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Foto-MITO1.jpg Foto-MITO2.jpg MITO3.jpg Foto-MITO4.jpg MITO5.jpg 09 Mb/chryslee.pdf 09 Mb/Mb/FIAT/09.pdf MITO6.jpg FIAT ASS 2009 MITO7.jpg MITO8.jpg MITO9.jpg AGNELLI FIAT/09/VAURO 14.05.09/vauro140509_12.jpg FOTO/09/NUOVO DOBLO'/04062009158.jpg 1912 LANCIA MARCHIONNE VIDEO

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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
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non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
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SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
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RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
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indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
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1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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Fiat: Sevel,
tribunale reintegra Fiom
ANSA
(ANSA) -
LANCIANO (CHIETI), 30 APR - Il tribunale del lavoro di Lanciano ha
dichiarato oggi il comportamento antisindacale della Sevel di Atessa
(Chieti), e con esso il gruppo Fiat, per aver negato l'efficacia e la
legittimita' delle nomine dei dirigenti della rappresentanza sindacale
aziendale della Fiom- Cgil e tutte le conseguenti prerogative sindacali
derivanti da tali nomine.
|
Fiat/ Il
Giudice dà ragione al ricorso Fiom contro Sevel Atessa
Lunedì, 30 aprile
2012 - 16:09:00
Il
giudice del lavoro del tribunale di Lanciano ha accolto il ricorso della
Fiom Chieti per condotta antisindacale della Sevel Spa, azienda del
gruppo Fiat. L'ordinanza del giudice Flavia Grilli e' stata
depositata e notificata alle parti nella tarda mattinata. Il 5 marzo
scorso la Fiom Chieti aveva depositato il ricorso contro la
Sevel per aver "negato efficacia e legittimita' delle 14 nomine Rsa Fiom
nell'unita' produttiva di Atessa".
La Sevel, joint
venture tar Fiat e Psa (Peugeot-Citroen), e' il piu' grande stabilimento
d'Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri ed e' presente
in Val di Sangro dal 1981. Attualmente impiega direttamente circa 6.200
lavoratori, oltre 20mila con l'indotto, per la produzione dei furgoni.
Nella galassia italiana della Fiat e' lo stabilimento che produce piu'
pezzi al giorno, circa 1.000 furgoni in 24 ore. La Fiom non ha
firmato il nuovo contratto Fiat entrato in vigore il primo gennaio
scorso anche nello stabilimento Sevel di Atessa.
"Il
giudice ha aderito a un orientamento giurisprudenziale che si va
consolidando sempre piu', secondo cui la rappresentativita' sindacale
aziendale va misurata sulla base degli iscritti al sindacato ai sensi
dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori e non sulla firma
o meno di accordi collettivi", spiega all'Agi uno dei legali della Fiom,
l'avvocato Domenico Sciorra del foro di Lanciano. "L'articolo 19 dello
Statuto dei Lavoratori - scrive in un passaggio del decreto il giudice
Flavia Grilli riferendosi alla norma circa la costituzione delle
rappresentanze sindacali aziendali - puo' applicarsi anche in favore di
quelle organizzazioni sindacali che, pur senza aver firmato un contratto
collettivo applicato, siano dotate di effettiva rappresentativita'
concretamente verificabile". Come noto, la Fiom non ha firmato il nuovo
contratto Fiat entrato in vigore il primo gennaio 2012 anche nello
stabilimento Sevel di Atessa, il piu' grande d'Italia nel settore
metalmeccanico. "La liberta' sindacale - scrive ancora il giudice - non
puo' non manifestarsi ed essere tutelata anche nella scelta di una
organizzazione sindacale effettivamente rappresentativa in base a dati
concretamente verificabili di non sottoscrivere un accordo o un
contratto". Il Lingotto, contattato, preferisce non commentare
l'ordinanza.
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Lavoro
E la Fiat
ignora il giudice
di Federico
Formica
Cinque operai
della Sevel di Atessa, joint venture tra il gruppo di Torino e la Psa,
hanno ottenuto di essere riammessi alla catena di montaggio dopo il
mancato rinnovo del contratto. Ma l'azienda italiana li ha lasciati a
casa senza stipendioNon c'è pace per gli operai Fiat. Il nuovo fronte è
nella Val di Sangro, una delle fabbriche più importanti d'Italia anche
se poco conosciuta fuori dall'Abruzzo: la Sevel di
Atessa. Qui, con oltre 6.000 lavoratori, Fiat produce in joint venture
con il gruppo francese Psa i veicoli commerciali Ducato, Citroen Jumper
e Peugeot Boxer.
Stavolta,
diversamente da Melfi, il sindacato c'entra poco o niente.
La vicenda è puramente giudiziaria: dopo quattro rinnovi a tempo
determinato oltre 150 ex operai hanno fatto causa all'azienda. E a
cinque di loro il giudice ha già riconosciuto il diritto ad essere
riammessi in catena di montaggio a tempo indeterminato. Il verdetto è
chiaro: ritenendo ingiustificato l'ultimo rinnovo a tempo il giudice di
Lanciano Flavia Grilli ha chiesto a Fiat di stabilizzare quegli operai.
Una sentenza che spiana la strada agli altri 150 ricorsi.
Sevel ha ignorato a metà la sentenza: ha lasciato i lavoratori a casa
senza stipendio, ma ha pagato le sei mensilità di risarcimento. La testa
di ponte è Costantino Manes: la prima causa, che anche
Fiat ritiene "inedita" è stata vinta proprio da lui, operaio di Termoli.
La giustizia gli ha dato ragione ma i fatti raccontano una realtà più
amara: oggi Costantino è a casa disoccupato e l'unico stipendio che
entra a fine mese è quello della moglie. "Dopo due anni di contratti
interinali più uno con Sevel, la dirigenza aveva promesso di
stabilizzarci. Cosa che ha fatto, ma per i colleghi che erano entrati in
fabbrica dopo di me. Quando è arrivato il turno mio e di altri 300, le
promesse sono crollate e l'azienda ha lasciato scadere il contratto. Lì
abbiamo deciso di fare causa. Ma Fiat ha scatenato una guerra santa
contro noi lavoratori. Ma è come se gli Stati Uniti dichiarassero guerra
a San Marino. Perché loro possono permettersi di aspettare tutti i gradi
di giudizio mentre noi, senza stipendio, abbiamo il fiato corto".
Interpellata dall'Espresso, Fiat si difende con un
cavillo: "Il giudice non ci ha ordinato il reintegro ma la riammissione.
Secondo i nostri legali, questa formula non ci obbliga a fare nulla.
Quando arriverà un decreto ingiuntivo, allora lo eseguiremo. Qui non c'è
alcun licenziamento: quei lavoratori sono stati con noi fino alla
scadenza naturale del contratto". Quanto al mancato rinnovo, dal
Lingotto rispondono che "nessuno si diverte a lasciare lavoratori a
casa. Nel frattemo il mercato è cambiato: a noi quelle persone non
servono più. Sarebbe singolare se il giudice ci costringesse a
riprendere 150 persone di cui non abbiamo bisogno".
In realtà, il decreto ingiuntivo chiesto da Fiat per riammettere gli
operai è in arrivo. L'ha già annunciato l'avvocato Nicola Del Re,
che ha seguito la causa di Costantino: "Fino ad ora non l'abbiamo
presentato", spiega, "pensando che Sevel applicasse il volere del
giudice. Di solito in questi casi l'azienda presenta ricorso ma nel
frattempo riammette il lavoratore. Sevel ha scelto semplicemente di
ignorare la sentenza". Resta da capire se, decreto alla mano, Fiat
continuerà a seguire la linea dura con gli operai "dissidenti" o se si
piegherà al volere del giudice.
"Ancora una volta la Fiat si pone al di sopra della legge italiana"
attacca Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera.
Proprio l'Idv ha denunciato ai media nazionali la vicenda Sevel,
invitando Costantino Manes e il suo avvocato in una conferenza stampa a
Montecitorio. "La vicenda Sevel è peggio di quella di Melfi ?€“ continua
Donadi ?€“ perché in quel caso Fiat pagava gli operai senza farli
lavorare, stavolta li lascia senza stipendio ignorando una sentenza. Se
non è far-west questo...".
Tra Melfi e la Val di Sangro c'è un'altra differenza. Perché dalla
vicenda Sevel c'è un grande assente: il sindacato. Costantino Manes, il
capofila dei 150 operai che stanno dando battaglia alla Fiat, non è
iscritto ad alcuna sigla. Lui ha scelto la strada della vertenza, lui ha
convinto altri 150 colleghi a fare altrettanto. Comunicati stampa,
convegni e incontri: tutto è stato organizzato dal basso.
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FIAT, BOCCATA
D’OSSIGENO PER LA NUOVA PANDA: ORDINI IN LENTA RISALITA
Categoria:
Economia e Lavoro
Data: 28/04/2012
Vendite a quota
43mila per l’utilitaria made in Pomigliano. Ma l’occupazione preoccupa :
i 2500 cassintegrati restano a casa. In estate il lancio delle versioni
ecologiche, a gpl e metano. Intanto il presidente Napolitano conferisce
la stella al merito a un dipendente morto in fabbrica nel 2002.
Le vendite
della nuova Panda stanno facendo registrare una boccata d’ossigeno,
un’improvvisa risalita dopo la fase di stallo che ha caratterizzato gli
ultimi due mesi. Uno stop da cui erano scaturite previsioni piuttosto
fosche insieme al contestuale annuncio che il rientro in fabbrica dei
cassintegrati avrebbe subito una lunga battuta d’arresto. Ma ora c’è una
ripresa. Da Torino la Fiat comunica che sono giunti a quota 43mila gli
ordinativi della moderna utilitaria, divenuta simbolo di speranza
dell’industria campana. Nella prima settimana di marzo le vendite erano
a quota 35mila, vale a dire da quando era stato dato il via libera alla
commercializzazione della nuova vettura, alla fine di dicembre. A un
certo punto, però, appena un mese fa, sembrava che il rallentamento
fosse di quelli da semiparalisi. Adesso invece la Panda made in Napoli
tira di nuovo il treno delle produzioni della newco di Pomigliano.
E i
concessionari rivendicano l’arrivo in tempi più brevi delle merci
sfornate dalla catena di montaggio. Nello stabilimento Fabbrica Italia
creato dall’ad Marchionne la cadenza produttiva giornaliera si attesta
intorno alle 650 vetture al giorno e, in base agli ordinativi in lieve
risalita, potrebbe essere garantita a breve una cadenza di 700 vetture.
Notizie non ancora confortanti, invece, dal fronte occupazionale. La
riassunzione dei circa 2500 cassintegrati provenienti dalle società, in
via di dismissione, Fiat Giambattista Vico ed Ex Ergom, resta bloccata
anche se in questa settimana sono rientrati nel perimetro di Pomigliano
circa 60 tra operai e impiegati. «Per quanto riguarda la risalita degli
ordini – spiega Michele Liberti, segretario provinciale della Fim –
bisogna dire che questo è tradizionalmente un periodo favorevole alle
vendite. Sul fronte più complessivo – aggiunge Liberti – c’è un clima di
attesa: stiamo vigilando quotidianamente nella consapevolezza che
Pomigliano è il miglior stabilimento Fiat d’Europa».
Gli organici
della Fip ammontano nel frattempo a circa 2120 addetti, vale a dire ad
oltre il quaranta per cento della saturazione occupazionale sottoscritta
con l’accordo per la nuova Panda, stipulato il 16 giugno del 2010.
L’intesa diede il via al radicale cambiamento dell’organizzazione del
lavoro e dei rapporti sindacali in tutto il gruppo Fiat. Mutamento poi
culminato, nel dicembre scorso, con la firma del contratto dell’auto
che, tra le altre cose, punta all’estrema flessibilità e anche
all’esclusione della Fiom da tutte le fabbriche italiane del settore. Ma
per quel che concerne proprio la flessibilità l’impianto di Pomigliano
sta facendo registrare una palese mancanza. Il famoso terzo turno, il
turno di notte, cioè una delle novità principali dell’accordo Panda,
slitterà infatti alla prossima estate, se non addirittura alla vigilia
dell’autunno.
Sono tre le
condizioni per il rilancio definitivo: l’introduzione delle versioni
“bifuel”, a gpl e a metano, la dismissione delle produzioni della Panda
prodotta in Polonia e, soprattutto, la risposta di mercato. «L’arrivo
delle versioni a gpl e a metano, previsto tra qualche mese – aggiunge
Luigi Mercogliano, segretario della Fismic - darà certamente nuovo
impulso alle produzioni e all’occupazione. A ogni modo – sottolinea il
sindacalista – sono complessivamente soddisfatto dell’andamento generale
sia perché i tempi e le modalità di concretizzazione dell’accordo finora
sono stati rispettati sia perché le prospettive, nonostante la pesante
recessione, lasciano ben sperare».
Intanto il
presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito la stella
al merito del lavoro ad Antonio D’Amico, un impiegato della Fiat morto
nella grande fabbrica automobilistica. D’Amico fu travolto poco dopo
l’alba del 6 marzo del 2002 da un carrello elevatore in corsa,
all’interno di un capannone. Aveva 52 anni. Sul luogo della tragedia
accorse il figlio di D’Amico, Rosario, anche lui dipendente Fiat. Sarà
lui a recarsi al Quirinale il prossimo primo maggio per ricevere la
stella dalle mani del capo dello Stato. «Dirò al presidente – commenta
Rosario D’Amico – che la morte di mio padre è rimasta impunita perché il
reato è andato prescritto. Dirò al presidente che dopo la morte di mio
padre sono stato trasferito ingiustamente in un impianto lontano dalla
Fiat che ha fatto piombare nella cassa integrazione me e altri 300 miei
colleghi».
(Fonte Foto: Rete Internet)
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| SU EDOARDO
AGNELLI ROMITI COMPIE 2 ERRORI OLTRE A NON CREDERE ALLA TESI
DELL'OMICIDIO:
EDOARDO NON
ERA NE CONTRO ROMITI NE' CONTRO GIOVANNI ALBERTO.
Mb
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di Ernesto Auci
Romiti e i
misteri del capitalismo italiano
E' uscito il
nuovo libro-intervista al manager, che fu capo della Fiat per 25 anni -
Difende il ruolo di Enrico Cuccia, per il quale Romiti ha nutrito una
devozione filiale - Benevolo con De Benedetti, ricordando i 100 giorni
in Fiat e le sfide in Confindustria e fuori - Strano: nomina solo di
sfuggita Cantarella, per quasi un decennio suo braccio destro
Cesare
Romiti è stato per venticinque anni come capo della Fiat al centro di
tutte le vicende del capitalismo italiano.
Un manager capace, con la fama sicuramente meritata di
duro, ma soprattutto un uomo di valore, con un alto senso del dovere ed
una convinzione ben salda di fare insieme agli interessi della propria
azienda anche quelli più generali del Paese. La lettura del libro
intervista raccolta da Paolo Madron è una esperienza emozionante per chi
ha vissuto, come osservatore o a volte come coprotagonista, certi
avvenimenti, ma soprattutto è molto istruttiva per i giovani
che si affacciano adesso sul mercato del lavoro non solo e non
tanto per conoscere la nostra storia, ma soprattutto per cercare di
capire dall'esperienza di una personalita' eccezionale come Romiti, con
quale atteggiamento bisogna affrontare la vita, superare le difficolta'
e mettere a frutto i successi.
Come afferma
giustamente Ferruccio de Bortoli nella sua prefazione
questa intervista non è un vero e proprio libro di storia. Anche se
Romiti assume spesso un atteggiamento il più possibile distaccato e
neutrale è inevitabile che in certi passaggi prevalgano i suoi ricordi
personali piuttosto che la ricostruzione oggettiva dei fatti. In
generale Romiti tende a difendere il modo di fare impresa di quegli anni
e soprattutto il ruolo di Cuccia e di Mediobanca, che
certamente ebbero grandi meriti nel fare dell'Italia un grande paese
industriale. Ma questo non spiega a sufficienza le ragioni per le quali
a partire dalla seconda metà degli anni '70 si e'
assistito ad un progressivo declino delle nostre imprese, all'uscita
dell'Italia da settori cruciali quali la chimica, l'elettronica ecc. Né
viene messo adeguatamente in luce lo sbocco catastrofico che la
crisi ebbe nel '92 non solo con tangentopoli ma con la svalutazione
della lira e le misure di austerità del Governo Amato.
Ma il libro non
ha la pretesa di rifare la storia dell'economia italiana ma di metterne
in luce attraverso il racconto di alcuni episodi e del modo di operare
di alcuni dei protagonisti di allora, le personalita', le simpatie e le
antipatie che pure hanno determinato l'esito di certe contese e
indirettamente le sorti del Paese. Siamo di fronte più ad una galleria
di caratteri e di culture che ad un esame freddo e distaccato dei fatti.
Romiti ha avuto per Enrico Cuccia una devozione quasi filiale.
E sicuramente il gran capo di Mediobanca era un uomo di grande spessore,
moralmente integerrimo, abbastanza unico da servirsi anche di persone
poco raccomandabili pur di perseguire il fine di tenere in piedi quel
poco che esisteva della grande industria privata italiana. E per lunghi
anni questo obiettivo è stato centrato. Verso la fine della sua
avventura terrena però il metodo ha prevalso spesso sull'obiettivo tanto
che una volta, quando Romiti era già uscito dalla Fiat, l'avv. Agnelli
durante un incontro privato criticò aspramente Mediobanca, a suo parere
ormai diventata solo un centro di potere che agiva non sulla base di
considerazioni di business, ma per perpetuare la sua influenza sul
mercato.
Con De
Benedetti, Romiti è stato nelle sue risposte particolarmente benevolo,
sia nel raccontare i 100 giorni in Fiat sia dopo quando i due si sono
sempre trovati su fronti opposti sia negli affari che in Confindustria.
Due persone fatte per non capirsi. Carlo, spregiudicato finanziere,
tendeva ad impersonare l'imprenditore pure di mercato, lasciando alla
Fiat il marchio di grande azienda assistita dallo Stato o quantomeno
collisa con i politici. Di fatto nessun imprenditore è stato più
politico di De Benedetti, e dalla politica ha avuto grandi vantaggi,
basti ricordare la Sme o la concessione delle frequenze per i cellulari
che permisero di salvare la Olivetti dalla bancarotta.
Strano poi che
Romiti non nomini, se non di sfuggita, Cantarella, che per quasi un
decennio è stato il suo braccio destro in Fiat Auto e poi nella holding.
E' in quel decennio che si sono aggravati i guai della Fiat, peggiorati
poi dalla politica avventurosa di Fresco e dello stesso Cantarella che
comprarono la Case in America e si lanciarono in poderosi investimenti
in Argentina ed in India che non hanno mai reso nulla.
Ma con
Cantarella la rottura è diventata insanabile quando la Fiat tentò la
scalata alla Montedison, preziosa perla dell'Impero Mediobanca,
e addirittura non fece mistero di volere anche la Fondiaria. Romiti,
ovviamente difendeva Mediobanca ed in particolare il delfino di Cuccia,
Maranghi ( uomo assai piu' rigido dello stesso Cuccia) e quella
contrapposizione frontale con Torino fu probabilmente all'origine
dell'aperto contrasto alla elezione di Carlo Callieri alla presidenza
della Confindustria. Romiti sostiene nel libro che a suo parere Callieri,
verso cui nutriva grande stima, era però espressione dei
"professionisti di Confindustria" mentre, come si e' visto in
seguito, i veri professionisti sono quelli emersi con la presidenza D'
Amato quando si affermò un concetto politico dell'associazionismo che
divideva gli scritti tra vincitori e vinti e che favoriva l'insediamento
alla presidenza delle terroriali e quindi in Giunta di uomini legati
alla presidenza confederale, un po' come le correnti dei partiti. I
professionisti della Confindustria non sono i Merloni o gli altri grandi
imprenditori che appoggiavano Callieri, ma coloro i quali fanno di una
poltrona nel sistema confederale un completamento del proprio giro di
relazioni e di affari.
Il
libro è ricco di personaggi e di episodi e si fa leggere con facilità e
piacere.
C'e un ultimo episodio che mi riguarda direttamente e che non posso non
citare: quello relativo alla mia nomina alla direzione del Sole
24 Ore. Sono grato a Romiti per essersi battuto per la mia
candidatura contro i pregiudizi, allora come oggi, assai forti nei
confronti di chiunque fosse catalogato come uomo Fiat. In un paese dove
molti indossano una casacca è veramente strano che ci si batta solo
contro chi è passato dalla Fiat. Io all'epoca avevo oltre 27 anni di
lavoro alle spalle di cui solo quattro passati in Fiat, 14 al Sole ed in
altri giornali, e sette in Confindustria. Credo di essere, seguendo in
questo una precisa affermazione dello stesso Romiti, una persona che non
ha mai amato mettersi delle etichette, e quindi non si capisce perché
debba esserci sempre questo pregiudizio verso chi ha prestato la propria
opera professionale in Fiat. E questo riguarda anche il fatto che non
puo' essere ritenuto elegante il passaggio dal Gruppo Espresso o dalla
Pirelli mentre solo per chi viene dalla Fiat devono valere dei sospetti
sulla propria professionalita'. Del resto, come ricorda lo stesso
Romiti, i risultati della mia direzione ed il pieno accordo con
Tronchetti, allora presidente della società editrice, stanno a
dimostrare quanto certi pregiudizi siano infondati.
Ma
essere contro la Fiat continua ad essere un sport nazionale di politici,
sindacalisti ed anche giornalisti. Avere per nemico la Fiat, fare un
libro contro gli Agnelli, assegna una facile patente di autonomia che
consente di aprire tanti spazi di carriera.
Romiti si e' battuto con durezza contro questi pregiudizi. La sua
esperienza viene ora consegnata ai giovani che potranno apprezzare non
solo le singole azioni o decisioni (alcune delle quali potranno pure
essere ritenute sbagliate) ma la dirittura morale dell'uomo, la fermezza
del carattere e la grande umanita' di un capo, burbero, ma mai
autoritario, che ha sempre cercato di basare il proprio ruolo di comando
non sull'autoritarismo ma sull'esempio, come recitava una massima bene
in vista sulla parete a lato della sua scrivania in Corso Marconi.
Auci conosce molto
bene Rommel :
Nato a Roma il 9
febbraio 1946 diventa giornalista professionista nel 1970. Dopo una
breve esperienza iniziale a Il Globo si trasferisce a Milano a Il Sole
24 Ore dove rimane fino al 1980 raggiungendo la qualifica di vice
direttore. Dopo un passaggio all'Europeo ed a Il Mattino di Napoli, nel
1984 diventa responsabile delle relazioni esterne di Confindustria con
la presidenza Lucchini. Nel 1992, al termine della presidenza
Pininfarina,si trasferisce alla Fiat come responsabile della
comunicazione. Nel 1997 diventa direttore del Il Sole 24 Ore di cui nel
2001 assume l'incarico di amministratore delegato. Nel 2003 assume la
carica di amministratore delgato di Itedi e de La Stampa e nel 2005
passa alla Fiat come responsabile dei rapporti istituzionali. |
|
|
Fiat S.p.A. è sponsor della Juventus con il marchio Jeep
Fiat S.p.A. e la Juventus Football Club S.p.A. hanno
sottoscritto un Memorandum of Understanding che prevede
da parte di Fiat la sponsorizzazione della maglia da gioco della
Juventus per le prossime tre stagioni sportive.1
1
Fiat S.p.A. e Juventus Football Club S.p.A. sono parti correlate
in quanto soggette al controllo di EXOR S.p.A. L’operazione
oggetto di questo comunicato, pur costituendo operazione
ordinaria a condizioni equivalenti a quelle di mercato, verrà
sottoposta alle procedure per l’approvazione delle operazioni di
minore rilevanza con parti correlate.
Dal 1° luglio 2012, Fiat S.p.A. diventerà quindi l’unico
sponsor di maglia di Juventus, per tutte le competizioni, a
fronte di un corrispettivo fisso complessivo di 35 milioni di
euro per le prossime tre stagioni, oltre alla fornitura di
vetture del gruppo. Nella prossima stagione sportiva 2012/2013
comparirà sulle maglie da gioco il marchio Jeep.
Il
Memorandum
prevede inoltre l’attribuzione a Fiat S.p.A. del diritto di
sfruttamento dell’immagine di Juventus, tra cui l’uso dei propri
marchi sull’abbigliamento tecnico di tutte le squadre del club e
molteplici altre possibilità di partnership in svariati campi.
L’accordo definitivo, che avrà durata fino al 30 giugno 2015,
sarà firmato nelle prossime settimane.
Con oltre settanta anni di storia leggendaria, celebrati nel
luglio dello scorso anno, Jeep può vantare una fama globale con
vetture distribuite in più di 120 Paesi del mondo.
Dall’introduzione del primo esemplare, nel 1941, più di 15
milioni di esemplari Jeep sono stati prodotti e distribuiti nel
mondo.
Torino, 6
aprile 2012 |
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Fiat:
giudice lavoro Torino respinge 21 ricorsi Fiom
12:27 14 APR 2012
(AGI)
- Torino, 14 apr - Il giudice del lavoro del tribunale di
Torino, Fabrizio Aprile, ha respinto 21 ricorsi della Fiom sulla
nomina di rappresentanti in 15 societa' di Fiat e Fiat
Industrial. La Fiom nei ricorsi chiedeva di poter nominare i
propri rappresentanti sindacali in base allo Statuto dei
lavoratori. Per il giudice accogliere la richiesta della Fiom
significa 'non interpretare l'articolo 19 dello statuto dei
lavoratori ma di riscriverlo; e questo non e' consentito al
Giudice, il quale, e' bene ricordarlo, e' soltanto soggetto alla
legge". "In effetti - si dice ancora nel dispositivo del giudice
- l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori dopo la
'manipolazione' seguita al referendum popolare dell'11 giugno
1995, riconosce il diritto di costituire RSa alle organizzazioni
sindacali 'che siano firmatarie di contratti collettivi di
lavoro applicati nell'unita' produttiva'. La parola 'firmatario'
senza ulteriore aggettivazione o dubbie sfumature semnatiche -
si dice ancora - si riferisce esattamente a colui che appone la
propria firma su un documento e che, in tal modo, vi aderisce
facendolo proprio". Il dispositivo del giudice del lavoro di
Torino evidenzia poi che "anche a valorizare nella sua massima
espansione il principio di effettivita' dell'azione sindacale e
della concreta partecipazione delle organizzazioni sindacali
alle trattative contrattuali non viene meno il requisito della
sottoscrizione dell'accordo collettivo; ne consegue che, ai fini
della costituzione delle Rsa, le organizzazioni sindacali hanno
l'onere di firmare, ossia di 'tenere fermo' il contratto
collettivo". Ed ancora si rileva che "la tesi della
rappresentantivita' tout court delle organizzazioni sindacali
non firmatarie del contratto collettivo, ma che ne abbiano in
concreto partecipato alle trattative, finirebbe paradossalmente
proprio con l'urtare il principio di effettivita' patrocinato
dalle Supreme corti". Infine per quanto riguarda "ogni eventuale
sospetto di incostituzionalita' della norma statutaria", il
giudice di Torino richiama ai "puntuali interventi operati 'ex
professo' dalla Corte Costituzionale". I ricorsi presentati
dalla Fiom contro Fiat in tutta Italia sono 61: di questi, fino
ad oggi, ne sono stati esaminati cinque, dei quali, due con
sentenze favorevoli all'organizzazione sindacale e tre a
Fiat.(AGI) .
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Il premio
Marchionne
di Gianni Dragoni
11 Febbraio 2012
I dipendenti della Fiat hanno ricevuto la prima busta paga in base
all’accordo di Pomigliano: per un operaio di 3° livello l’aumento è di
circa 17 centesimi al giorno. Il premio di Marchionne invece è di oltre
50 milioni di Euro: è più alto del dividendo che la Fiat pagherà ai soci
e si aggiunge a uno stipendio di 400 mila euro al mese. Per pagare le
tasse su questo premio Marchionne ha rivenduto in borsa le azioni
gratuite che aveva ricevuto. Essendo un residente in Svizzera, però,
paga meno tasse dei suoi dipendenti. La Fiat produce meno auto in Italia
e sta guadagnando di più in America. Si dice che Marchionne abbia
salvato la Chrysler... salverà anche la Fiat?
http://www.serviziopubblico.it/opinioni/2012/02/11/news/il_premio_marchionne.html?cat_id=8
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"Un Operaio in
Fiat", Anonimo Rotondia smentisce la smentita
TERMOLI. Riportiamo di seguito la replica di Anonimo
Rotondia, autore del libro 'Un Operaio in Fiat' relativo all'articolo
pubblicato il 9 febbraio scorso, in cui, la sindacalista Fiom, Stefania
Fantauzzi, si discolpava di un intervista apparsa sul testo, che,
probabilmente non è 'piaciuta' ai suoi colleghi.
"Non avrei replicato all’articolo apparso il 10
febbraio scorso sul “Quotidiano del Molise” (che ho letto solo due
giorni fa) se il giornalista che ha presentato le righe della signora
Stefania Fantauzzi si fosse limitato a chiamarle per quel che sono
state: “rettifica e scuse”, come del resto la stessa signora Fantauzzi
ha ben precisato all’inizio della sua lettera apparsa per la prima volta
il giorno prima, 9 febbraio, su “Termoli on line”, quotidiano web.
Avrebbe solo dovuto essere più attento ad interpretarla.
Sì, dico più attento semplicemente perché l’opinione pubblica non può
essere fuorviata da una disattenzione di chi interpreta a malo modo
l’italiano. Ed infatti si può parlare di smentita quando notizie false
vengono pubblicate su quotidiani o su libri, come nel mio caso.
Io mi sono limitato ad intervistare la signora Fantauzzi
ed a riportare pari pari quel che lei ha risposto alle domande che di
volta in volte le ho posto e, tra l’altro, prima di andare in stampa con
il libro, le ho sottoposto in visione, o revisione se lo avesse ritenuto
necessario, il capitolo che la riguardava. Ne più ne meno di ciò. Per
cui, lo ripeto, smentisco la smentita del giornalista e ringrazio ancora
Stefania (che l’occasione ci ha resi amici) la quale è stata chiara con
me prima, e chiara con i lettori del quotidiano poi. L’unico poco chiaro
ed anonimo dei tre (non ho trovato la firma in calce all’articolo del 10
febbraio sul Quotidiano del Molise) rimane il giornalista. Il mio
“anonimato, è ormai, noto a tutti! Grazie".
V/ef
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Sentenza del
Tribunale civile di Torino
Rai
condannata a risarcire Fiat per 7 milioni di euro
Il Tribunale Civile di Torino ha condannato la Rai e il giornalista
Corrado Formigli per un servizio trasmesso nel 2010 ad Annozero,
ritenuto non veritiero e denigratorio nei confronti di Fiat Group
Automobiles. La Rai e Formigli sono stati condannati al risarcimento
totale di 7 milioni di euro.
Michele Santoro,
sullo sfondo l'Alfa Romeo Mito oggetto del servizio
Roma, 20-02-2012
"Siamo molto
contenti, questa e' una sentenza importante per chi si impegna a
costruire oggetti di qualita' e valore e che rischia di vedere il suo
lavoro gravemente danneggiato da informazioni manipolate e non
veritiere": cosi' l'avvocato Michele Briamonte commenta la sentenza del
Tribunale Civile di Torino che ha condannato la Rai e il giornalista
Corrado Formigli per il servizio sulla Alfa Romeo Mito andato in onda
nella puntata del 2 dicembre 2010 della trasmissione Annozero, ritenuto
non veritiero e denigratorio nei confronti di Fiat Group Automobiles.
Si legge nella sentenza che "non sono state trasmesse informazioni
tecnicamente corrette in merito alle ?"qualita' prestazionali" della
vettura Alfa Mito, nel confronto tra tale vettura Fiat e altre due
autovetture, appartenenti a Case Automobilistiche concorrenti".
La Rai e Formigli sono stati condannati al risarcimento totale di 7
milioni di euro, 2 dei quali da usare per la pubblicazione della
sentenza sui giornali La Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera e
Quattroruote. "E' la prima volta - aggiunge l'avvocato Briamonte - che
si fa un'azione civile invece della querela penale per diffamazione. La
sentenza e' arrivata in tempi brevi ed e' immediatamente esecutiva. Il
Tribunale ha accertato che c'e' stata una premeditazione, che sono stati
manipolati pezzi del filmato e oscurate parti invece fondamentali ai
fini di una corretta informazione". Il Tribunale ha anche ordinato la
rimozione del servizio dal sito Internet della Rai. Quanto alla
posizione del conduttore, Michele Santoro, anche lui chiamato in causa
da Fiat Group Automobiles, e' stato assolto perche' non e' stato provato
il dolo e non c'e' prova che sia intervenuto nella realizzazione del
servizio.
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Fiat rientra in
Confindustria? Marchionne loda Bombassei: "Doti utili al rinnovamento"
Il primo gennaio
il colosso di Torino ha lasciato l'associazione degli industriali. Ma
con Bombassei al timone, la Fiat potrebbe valutare il rientro
di
Sergio Rame - 21 febbraio
2012, 17:56
Commenta
Lo schiaffo di
Fiat al presidente della
Confindustria Emma Marcegaglia fa ancora male.
Dal primo gennaio il colosso di Torino sta alla larga da viale
dell'Astronomia: l'addio aveva mandato su tutte le furie la leader
degli industriali e aveva aperto la strada ad altre defezioni.
Ad di Fiat, Sergio Marchionne
Ingrandisci immagine
Adesso, il
Lingotto si prepara a rientrare. L'amministratore delegato della Fiat
Sergio Marchionne
ha detto chiaramente che il programma di Alberto Bombassei, in corsa per
la guida della Confindustria, "è
certamente innovativo e votato al radicale cambiamento
dell’associazione".
"Noi ci riconosciamo in questo
processo di rinnovamento che se dovesse essere completato - ha
continuato Marchionne - porrebbe le basi per un rientro della Fiat in
Confindustria".
Per l'ad del
Lingotto,
Bombassei "è un uomo aperto al
dialogo, all’innovazione e al cambiamento" e le sue
"doti sarebbero molto utili a
Confindustria che dovrà essere profondamente rinnovata per partecipare
da protagonista alla modernizzazione del nostro Paese, in linea con le
riforme che il Governo Monti sta portando avanti". Secondo
Marchionne, Bombassei "è un
imprenditore di assoluto valore che guida un’azienda che da anni
fornisce prodotti d’eccellenza alla Fiat, alla Ferrari e da qualche
tempo alla Chrysler". Marchionne ha spiegato che la Brembo
è all’avanguardia tecnologica e con una forte vocazione internazionale.
Proprio per questo, pur essendo la Fiat uscita dalla Confindustria,
Marchionne ha riconosciuto l’importanza che l'associazione potrà avere
nel rilancio dell’economia italiana. E, su questo punto, l'ad della
Fiat è stato sin troppo chiaro:
"La scelta del futuro presidente è quindi molto importante".
"Giorgio Squinzi e Alberto
Bombassei sono due persone perbene e due grandi industriali - ha
sottolineato Marchionne - su Squinzi non mi posso pronunciare perchè non
lo conosco personalmente. Bombassei, invece, lo conosco molto bene".
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SERBO-STERZO - SE
IN ITALIA MARPIONNE CHIUDE STABILIMENTI E GETTA NEL CESTINO GLI ACCORDI
SINDACALI, IN SERBIA CALA LA CENSURA SULL’ACCORDO DI JOINT VENTURE COL
GOVERNO DI BELGRADO - IL CONTRATTO È COPERTO DA SEGRETO COMMERCIALE,
ALLA FACCIA DEI CITTADINI SERBI E DEI LORO DIRITTI, DENUNCIA IL
CONSIGLIO ANTI-CORRUZIONE - DEI 900 MLN € PROMESSI IL LINGOTTO NE HA
SBORSATI SOLO 100 (ALTRI 500 SONO UN PRESTITO DELLA BANCA EUROPEA
GARANTITO DALLA STESSA SERBIA) E LA PROMESSA DI 200 MILA MODELLI DELLA
NUOVA MONOVOLUME PARE BEN LONTANA DAL REALIZZARSI…
Ivana
Gherbaz per "il
Fatto Quotidiano"
Mentre in Italia
gli stabilimenti della Fiat chiudono, in Serbia sull'accordo di joint
venture siglato con il governo nel settembre 2008 cala la censura. Se
sul fantomatico modello L 0, che dovrebbe uscire dagli stabilimenti
serbi nel 2012, c'è il top secret imposto dalla casa automobilistica,
non è chiaro come mai siano stati oscurati anche i patti stretti tra
Fiat e il governo di Belgrado.
A denunciare
questo strano episodio di censura è stata Verica Barac presidente del
Consiglio anti-corruzione serbo che, dopo aver chiesto di visionare il
contratto per verificare se l'accordo era favorevole ai cittadini serbi,
si è vista recapitare 20 chili di carta per la maggior parte oscurati.
"Tutti i dati relativi agli obblighi delle parti contraenti sono stati
censurati - spiega la Barac - perché coperti dal segreto commerciale. Si
tratta di una vera presa in giro".
Sul documento
censurato, che è stato inviato agli uffici anti-corruzione dal ministero
dell'Economia, non è stato possibile fare le necessarie verifiche, ma
soprattutto, ha sottolineato la presidente Barac "non è possibile
mettere il segreto commerciale su qualcosa che tutti i cittadini serbi
stanno pagando. Un impegno economico inserito nei bilanci statali e
assunto dal governo, che ora di fatto sta facendo di tutto per ingannare
i cittadini ed evitare i controlli".
Il presidente
Boris Tadic ha cercato di gettare acqua sul fuoco spiegando che "gli
investitori stranieri, compresa la Fiat, hanno chiesto di tenere segreti
i loro contratti per proteggere gli investimenti", aggiungendo però che
gli organismi come il Consiglio anti-corruzione hanno diritto di
conoscere i termini del contratto. L'impegno preso dalla Fiat in Serbia,
che nel 2008 ha acquisito il 66 per cento della ex Zastava di Kragujevac
(il resto è rimasto allo Stato), è costato finora alle casse di Belgrado
300 milioni di euro, su un progetto di un miliardo.
Sergio Marchionne,
che aveva promesso un finanziamento di 900 milioni di euro, ne ha
sborsati invece solo 100 alla fine del 2010 mentre altri 500 milioni
sono arrivati da un prestito della Bei in parte garantito dalla stessa
Serbia. Tutto fa pensare che per il momento le stime fatte dalla Fiat di
produrre a regime 200 mila modelli della nuova monovolume sia ben
lontana dal realizzarsi. E se in molti hanno creduto al miracolo
economico promesso da Marchionne i modelli della Punto prodotti dallo
stabilimento di Kragujevac, che dovevano far gola ai mercati dell'Europa
dell'Est, restano invece parcheggiati nei piazzali.
A fine ottobre
erano 4000 e il ritmo di vendita è desolante: 100 modelli distribuiti in
un mese in Serbia e altri 10 all'estero. I lavoratori sono 1200 (1000
operai e 200 impiegati) e tutti in cassa integrazione con l' 80 % dello
stipendio che significa portarsi a casa 250 euro al mese. Ma tutti
continuano a sperare, perché per la Fiat quando si arriverà a produrre a
pieno regime saranno assunte altre 1400 persone.
Se poi si
considera anche l'indotto, sempre secondo le stime, ci sarebbe la
possibilità di avere 10 mila ulteriori posti di lavoro. Peccato però che
i 70 ettari, inizialmente individuati lungo l'autostrada Belgrado-Nis
dove avrebbero dovuto aprire 14 nuove aziende, si siano ridotti ai 20
ettari dell'ex deposito dell'esercito serbo di Grosnica a pochi passi da
Kragujevac.
Qui lo spazio è
sufficiente per non più di 6 imprese e finora si sono registrate alla
Camera di commercio serba solo la Magneti Marelli e la General Control.
A seguire i lavori per la realizzazione delle strutture è la Mis una
delle società di Miroslav Miskovic il secondo uomo più ricco della
Serbia.
Per l'ex
segretario del sindacato Samostalni della Fiat Serbia Zoran Mihajlovic:
"Senza l'arrivo dell'indotto il pericolo è che qui a Kragujevac si
assembleranno pezzi di provenienza dall'Italia; si faranno lavorare 2500
lavoratori avendo perduto 7500 posti di lavoro. Saremmo solo un piccolo
granello di sabbia nell'impero Fiat che non risolve il problema della
disoccupazione a Kragujevac, oltre ad avergli regalato 300 milioni di
euro".
[22-11-2011]
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1- MILENA
GABANELLI: “BENE, ADESSO SAPPIAMO CHE SE IL PRODOTTO FIAT NON VENDE BENE
È ANCHE COLPA DI ‘’ANNOZERO’’, DI CORRADO FORMIGLI E DELLA RAI,
CONDANNATI DAL TRIBUNALE DI TORINO A PAGARE UN RISARCIMENTO DANNI
ESEMPLARE: 5 MILIONI DI EURO OLTRE RIVALUTAZIONE MONETARIA DAL DICEMBRE
2010 ED INTERESSI PER AVER ACCUSATO UNA VETTURA DI ESSERE MENO VELOCE DI
UN'ALTRA” - 2- UN PARTICOLARE: TRA I PERITI CHE HANNO STILATO LA
CONSULENZA TECNICA D'UFFICIO CI SONO FRANCESCO PROFUMO, EX RETTORE DEL
POLITECNICO DI TORINO E OGGI MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, E FEDERICO CHELI,
INGEGNERE DEL POLITECNICO DI MILANO: I LORO ISTITUTI, SECONDO QUEL CHE
HANNO DICHIARATO AL GIUDICE, SONO FINANZIATI DALLA FIAT - 3- MICHELE
SANTORO: “SE TI MUORE UN FIGLIO PER COLPA DI QUALCUNO, IL MASSIMO DEL
RISARCIMENTO È 300MILA EURO. NON È SOLTANTO UN DETERRENTE PER UN
GIORNALISTA CHE SI VOGLIA OCCUPARE DI UNA MULTINAZIONALE. COSA DEVONO
FARE ORA GLI EDITORI? DIRE IN PARTENZA CHE DI CERTI MARCHI NON BISOGNA
OCCUPARSI” - 4- FELTRI CONTRO: “LA RAI PER SALDARE LA CONDANNA
UTILIZZERÀ PER FORZA DENARO DELLO STATO. CIÒ DIMOSTRA CHE IL SERVIZIO
PUBBLICO NON PUO’ FARE TRASMISSIONI D’ASSALTO, POLITICAMENTE MARCATE,
SCANDALISTICHE. CON I QUATTRINI DEGLI ABBONATI NON SI SCHERZA. LE
SBANDATE DEI DIVI NON DEVONO PESARE SULLE TASCHE DEI CITTADINI”
1 - LA
RAI, LA FIAT E IL RISARCIMENTO MILIONARIO
Lettera di Milena Gabanelli al
"Corriere
della Sera"
Caro direttore,
bene, adesso sappiamo che se il prodotto Fiat non vende bene è anche
colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal
tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare: 5 milioni
di euro oltre rivalutazione monetaria dal dicembre 2010 ed interessi.
L'oggetto del contendere è la valutazione di velocità di tre modelli di
automobili, uno dei quali Fiat, che viene dalla stessa pubblicizzato con
la frase «born to race».
Ci siamo occupati
anche noi dell'industria automobilistica torinese, le testimonianze più
importanti non sono state raccolte a Torino, perché Torino «è» la Fiat.
Non entro nel merito della sentenza, se il giudice ha condannato, avrà
le sue ragioni. Se la Rai e Formigli faranno appello, in quella sede
potranno senz'altro chiedere la rivisitazione integrale della questione.
Mi limito a
considerare due aspetti. Il primo: la perizia affidata dal tribunale ad
un collegio di esperti composto dal professor Francesco Profumo, dal
professor Federico Cheli e dal professor Salvatore Vicari. Profumo, oggi
ministro, al momento del conferimento dell'incarico era rettore del
Politecnico di Torino. La difesa di Formigli ha obiettato che il
Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e
Politecnico hanno rinnovato fino al 2014 l'accordo di collaborazione che
ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il corso di
laurea in ingegneria dell'autoveicolo).
Dal curriculum del
professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di
contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le
società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari
Auto, Fiat Auto». Salvatore Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel
consiglio d'amministrazione della Valdani-Vicari; Associati. Dentro la
Valdani-Vicari troviamo l'ex direttore generale di Teksid France (gruppo
siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene
l'attuale tax senior specialist di Fiat Services. È possibile domandarsi
se nella loro valutazione ci sia imparzialità?
Secondo aspetto:
la quantificazione del danno. Per il tribunale il servizio di Formigli
ha compromesso la reputazione progettuale e commerciale dell'automobile
in questione. Tradotto in euro: 1.750.000 danni patrimoniali, 3.250.000
per l'offesa arrecata a una società composta da un assai rilevante
numero di persone.
Pochi giorni fa,
sempre a Torino, nella sentenza Eternit il tribunale condanna due
dirigenti a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissioni di
misure infortunistiche, e ai responsabili civili impone il risarcimento
di 30 mila euro ad ogni famiglia che ha avuto un morto in casa per
amianto. Il tribunale civile di Milano, nel 2011, ha aggiornato le
tabelle che fissano i danni per perdita parentale.
La morte di un
figlio, di un genitore, della moglie o di un marito viene liquidata con
tetto massimo di 308.700 euro. Per la perdita di un fratello o di un
nipote il tetto massimo è di 134.040. Ben altra cifra dovranno pagare la
Rai e Formigli per aver accusato una vettura di essere meno veloce di
un'altra. Un'informazione considerata incompleta. Va ricordato inoltre
che Formigli aveva invitato, invano, i vertici al confronto.
La sentenza del
tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di
critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che
lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio
di sostenere simili cifre. Non risulta invece che sia mai stata emessa
condanna esemplare nei confronti di coloro che ti portano in tribunale
senza motivo. Per loro il rischio massimo, oltre la doverosa condanna
alle spese, è solo una piccola multa, mille euro, per aver disturbato il
giudice.
2-
FORMIGLI E IL SALASSO DELL'ONORE DEL LINGOTTO
R.I. per il "Fatto
quotidiano"
Ammettiamo che il
servizio di Corrado Formigli sulla Mito, trasmesso da Annozero il 2
dicembre 2010, fosse sbagliato. Ammettiamo che, come scrive il giudice
della 4a sezione del Tribunale civile di Torino, fosse "denigratorio e
difforme dal vero". Ammesso tutto questo, resta la cifra: il danno
patrimoniale calcolato in 1 milione 750 mila euro, quello non
patrimoniale in 5 milioni e 250 mila. Perfino Cipputi è stato offeso:
"La lesione alla reputazione della Fiat non può che avere avuto un
diffuso effetto sul senso di dignità professionale di un assai rilevante
numero di lavoratori Fiat".
"La
quantificazione del danno patrimoniale, fondata sui calcoli dei
consulenti, che non conosco e recepiti dal giudice, è giuridicamente
ineccepibile, anche se contestabile nel suo ammontare", spiega
l'avvocato Caterina Malavenda, esperto di diritto dell'informazione.
"Qualche dubbio ce
l'ho sull'ammontare del danno non patrimoniale, in latino pretium
doloris, liquidato in via equitativa. Esso deve ristorare il patimento
subìto da Fiat, per la denigrazione di un suo prodotto, limitatamente ad
una delle sue caratteristiche, la velocità su pista: mi chiedo se questo
patimento possa davvero valere 5 milioni e 250mila euro". Il danno non
patrimoniale si calcola in via equitativa.
Quali sono i
parametri? "Quello più importante è certamente la gravità dell'offesa,
nel caso in esame, non particolarmente infamante, cui si aggiunge la
diffusione della notizia, non modesta, visti gli ascolti della
trasmissione". La sentenza civile è immediatamente esecutiva, ma la Rai
ne chiederà la sospensione e ha annunciato ricorso in Appello.
Intanto Corrado
Formigli, oggi conduttore di Piazza pulita su La7, è allibito: "C'è
qualcosa di più ingiusto della sentenza, cioè la somma liquidata. Io
sono responsabile in solido con la Rai. Fiat potrebbe in teoria
chiedermi 7 milioni di euro: ma come può un giornalista disporre di
questa somma? Ho messo a confronto tre auto e ho detto che tutte e tre
erano sicure e stabili e che una delle tre era meno veloce delle altre.
Ma se guardiamo
Top gear, il più importante programma specializzato della Bbc, trasmesso
in cento Paesi del mondo, scopriamo che prende a calci le auto che non
vanno bene e nessuno osa querelare. Ora noi attraversiamo una crisi
globale, in cui le parole d'ordine sono crescita e competitività. Ma un
giornalismo che sta dalla parte dei consumatori e non solo dei
produttori aiuta a fare crescere le imprese e il mercato libero".
Un particolare:
tra i periti che hanno stilato la consulenza tecnica d'ufficio ci sono
Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino e oggi ministro
dell'Istruzione, e Federico Cheli, ingegnere del Politecnico di Milano:
i loro istituti, secondo quel che hanno dichiarato al giudice, sono
finanziati dalla Fiat.
La sentenza è un
pericoloso precedente che potrà essere utilizzato in futuro. Michele
Santoro, assolto nel procedimento, va oltre: "Ho avuto modo di leggere
parzialmente il dispositivo. Quello che per me risulta chiaro è
l'enormità: se ti muore un figlio per colpa di qualcuno, il massimo del
risarcimento è 300mila euro. Non è soltanto un deterrente per un
giornalista che si voglia occupare di una multinazionale. Cosa devono
fare ora gli editori? Dire in partenza che di certi marchi non bisogna
occuparsi.
Così si spiana la
strada a controlli preventivi da parte degli uffici legali. Negli
articoli di Quattroruote si parlava anche di altre caratteristiche, come
la spaziosità. Ma noi abbiamo fatto un discorso sul motore. Non me ne
intendo molto, ma l'esposizione mi sembrava chiara: Corrado stava
parlando della valutazione di un'auto da un punto di vista meccanico.
Abbiamo
commissionato una ricerca a Swg per chiedere ai nostri telespettatori se
quando comprano un'auto si basano su quel che dice Annozero. Hanno
risposto ‘no, c'informiamo con riviste specializzate'. Aggiungo: le
parti silenziate cui fa riferimento la sentenza, cioé non trasmesse,
erano tutte sfavorevoli a Fiat. Se s'illudono d'intimorirci, si
sbagliano.
Abbiamo sempre
orientato il nostro lavoro al coraggio di dare le notizie e alla
correttezza. Sono fiducioso che gli altri gradi di giudizio possano
corregere questa stortura. Anche se sono stato assolto e abbiamo preso
strade professionali diverse, in questa battaglia sarò sempre accanto a
Corrado".
3- FELTRI
CONTRO: "CON I QUATTRINI DEGLI ABBONATI NON SI SCHERZA"
Vittorio Feltri per "il
Giornale"
La Rai è stata
condannata a pagare 5 milioni di euro (come minimo) alla Fiat perché,
durante una puntata di Annozero , nel dicembre 2010, è andato in onda un
servizio giudicato denigratorio in quanto diceva peste e corna di
un'auto, l'Alfa Mito. L'autore,Corrado Formigli,ora conduttore di Piazza
pulita (La7), dovrà rispondere in solido con l'emittente; ma supponiamo
che nel suo contratto ci sia la cosiddetta manleva, cioè una clausola
che impone all'azienda di assumersi la responsabilità civile.
Il che peggiora le
cose dal punto di vista del contribuente. Infatti, la Rai per saldare la
pendenza utilizzerà per forza denaro dello Stato. Ciò dimostra che
abbiamo ragione noi quando sosteniamo che il servizio pubblico non possa
tenere sotto la propria egida trasmissioni d'assalto, politicamente
marcate, scandalistiche, ma debba imporre a chi le progetta, conduce e
realizza il rispetto di criteri professionali improntati a moderazione e
prudenza. Perché con i quattrini degli abbonati non si scherza. Non si
può pretendere che le sbandate dei divi vadano a pesare sulle tasche dei
cittadini.
Anche per Formigli vale il pistolotto fatto per Saviano: meno
disinvoltura nel maneggiare la macchina del fango.
[22-02-2012]
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Quattroruote/ GM,
Opel si allea con Peugeot. Detroit salva l'auto in Europa
Mercoledì, 22 febbraio 2012 - 08:39:00
General
Motors, fresca
di primato mondiale fra i produttori di auto dopo aver scalzato Totyota
dal gradino più alto, è a
un passo dall'alleanza con
la francese Peugeot.
L'indiscrezione, confermata da Parigi, arriva dal
Financial Times secondo
cui la più grande casa automobilistica di Detroit e il secondo gruppo
europeo delle quattroruote (dopo Volkswagen) sono in trattative
avanzate per una cooperazione in base alla quale i due gruppi unirebbero
le forze per costruire auto e componenti nel Vecchio Continente.
L'alleanza,
secondo il quotidiano della City, si
tradurrebbe nella produzione
di motori, sistemi di trasmissione e interi veicoli da parte di Peugeot
e Opel, che venderanno i prodotti coi loro marchi. Un
accordo potrebbe essere annunciato al Salone dell'auto di Ginevra a
marzo.
L'alleanza fra Peugeot e GM
non sarebbe una fusione ed è improbabile che includa uno scambio
azionario. "Tutte e due le case automobilistiche hanno avuto contatti
con altri costruttori europei alla ricerca di alternative per rendere le
loro attività in Europa redditizie", evidenzia il
Financial Times. Peugeot
ha avuto negli ultimi tre anni trattative su possibili alleanze con Fiat
e Mitsubishi. L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler,
Sergio Marchionne, ha
detto in alcune occasioni di essere alla ricerca di un partner per
produrre auto piccole dei segmenti 'A' e 'B'.
Le trattative fra Peugeot e GM
sono in corso da diversi mesi. L'amministratore delegato
di Peugeot, Philippe Varin, ha visitato il quartier generale di GM a
Detroit in gennaio in occasione di una cena degli amministratori
delegati dell'industria automobilistica a margine del Salone dell'Auto
di Detroit. Mentre Peugeot guarda a "potenziali cooperazioni e alleanze"
in un contesto di globalizzazione della propria strategia, afferma con
il Financial Times la
casa francese. 'Trattative sono in corso e non c'e' certezza che si
tradurranno in un accordo'. Un'alleanza Peugeot e Opel avrebbe
strategicamente senso visto che le attività delle due case
automobilistiche non si sovrappongono.
Psa, che ha
allacciato trattative simili anche con Ford, Toyota e Bmw, ha
dovuto invece presentare risultati economici che evidenziano alcune
fragilità. Per superare il 2012,
Varin ha presentato un
piano di austerità che prevede una
soppressione di 7.000 posti,
lo spostamento, a nuova data, del progetto in India e la cessione di una
parte del patrimonio immobiliare che non esclude neppure la sede
storica, parigina, de la Grande
Armée.
Il costruttore di
Detroit, invece, ha un buco
nero, proprio in Europa: la
sua filiale Opel è in profondo rosso e Akerson ha sottolineato di
essere "pronto ad agire in maniera rapida e decisiva".
Ha già impegnato il suo vice presidente
Steve Girsky, ma
Akerson ha sulle spalle la situazione del debito con il Tesoro
americano, pur avendo già rimborsato 22,3 miliardi di dollari, deve
attendere che il valore delle sue azioni arrivino a 53 dollari, per
sperare di recuperare i 27 che deve ancora restituire.
Secondo gli addetti ai lavori, la tedesca Opel è l'ostacolo che frena i
suoi progetti. Akerson forse sta chiedendosi se è stato
saggio ostacolare Fiat nel 2009: Opel, infatti, poteva essere parte di
un puzzle di successo
come è oggi Fiat/Chrysler. La Borsa ha reagito bene alla notizia
dell'alleanza, premiando le azioni Psa. A Parigi, la quotazione alle 12
era di 16,71 euro, in crescita del 16% rispetto alla chiusura di ieri.
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Martedì, 21 Febbraio 2012 20:10
la sentenza del
tribunale di torino
Fiat: Rai
impugnerà la sentenza su Annozero
Viale Mazzini
condannata a pagare 7 milioni di euro a causa di un servizio sulla Mito.
«Nessun commento»
MILANO
- La Rai non ci sta. E ha deciso che farà ricorso. Lo rende noto viale
Mazzini in una nota: «In merito alla sentenza del Tribunale di Torino
sulla vicenda Fiat-Rai-Annozero, ogni commento sarà articolato nell'atto
di impugnazione in corso di predisposizione». Nel mirino c'è un servizio
di Corrado Formigli (che si è detto scioccato) andato in onda
durante la trasmissione su Rai 2, in onda il 2 dicembre 2010.
LA SENTENZA-
Il ricorso riguarda la sentenza del tribunale di Torino in cui ha
condannato la Rai e Formigli a pagare sette milioni di euro. La
sentenza dovrà essere pubblicata entro 15 giorni sui tre maggiori
quotidiani nazionali, in una giornata di venerdì, sabato o domenica
oltre che su un mensile di automobili. Il tutto a spese di Rai e
Formigli: stimata per due milioni di euro a carico degli imputati.
NATALE (FNSI)
- «È meglio che l'informazione non parli in modo critico di un'auto,
soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande
inserzionista pubblicitario?». Se lo chiede il presidente della Fnsi,
Roberto Natale, spiegando che «è questo l'interrogativo che suscita la
sentenza. Sconcertante, tra l'altro, è il carico finanziario
spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista». «Il
risultato - prosegue Natale - non potrà che essere quello di
disincentivare ulteriormente ogni tipo di critica a prodotti
commerciali, in un settore informativo in cui già non mancano servizi di
sperticato elogio ad ogni nuova vettura. Il sindacato dei giornalisti
considera come sempre con grande rispetto il lavoro della magistratura,
ma questa sentenza rischia di essere un altro grave bavaglio
all'informazione. La Fnsi si augura che il giudizio d'appello possa
riconoscere meglio le ragioni dell'attività giornalistica».
Redazione Online
21 febbraio 2012 | 20:10©
RIPRODUZIONE RISERVATA
Cronaca
Fiat: Formigli,
condanna senza precedenti, cifra insostenibile
Roma, 21 feb. (Adnkronos) - "Un giudice di Torino ha condannato me e la
Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un
servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta
di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice
civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza
che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse
della nostra professione". Lo scrive sul proprio profilo facebook
Corrado Formigli, il giornalista condannato per un servizio sulla Fiat
trasmesso il 2 dicembre 2010 dalla trasmissione televisiva 'Annozero'.
"Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitivita' di Alfa
Romeo sul mercato delle auto sportive - racconta Formigli - avevo messo
a confronto tre piccole 'belve' su una pista per testare le loro
prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto gia' peraltro
realizzato dalla piu' autorevole rivista di settore, Quattroruote, la
quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l'Alfa Romeo
Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la piu'
lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e
dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si
era limitato a ribadire un confronto gia' realizzato e mai contestato".
"In uscita dal servizio - prosegue - dentro lo studio della Rai dove mi
trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito 'si e' beccata tre
secondi dalla Mini. Frase che, agli occhi di Fiat, e' risultata
un'insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni
giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l'immensa
sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del
totale, 'solo' un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano
il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila
euro rappresentano il danno non patrimoniale".
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SONO VERAMENTE
ALLIBITO DALLA INDIFFERENZA GENERALE CON CUI la Fiat priva
della dignità sia i lavoratori sia gli azionisti di minoranza !
Mi riferisco oltre
alla nota vicenda con gli operai, sia alla scissione Fiat , sia
alla leggerezza con cui vengono divulgate informazioni infondate come l'
acquisizione di Dalmier di Fiat Ind, senza alcun tipo di tutela dai
possibili aggiotaggi finora assolti da Torino-Casalbore !
Quando Consob si
deciderà a fare chiarezza sui palleggi di borsa che hanno portato al
raddoppio del titolo Fiat in 3 mesi , con quote di mercato Fiat e
redditività in calo ?
Il tutto prima ad
una quotazione borsistica FIAT senza alcuna valutazione oggettiva. Mb
aprile 2011 |
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Fitch mette il
rating di Fiat sotto osservazione per possibile downgrade
Fitch Ratings ha
comunicato oggi di aver messo il rating a lungo termine di Fiat S.p.A.
(BB+) sotto osservazione per possibile downgrade.
Il rating a breve
termine è confermato a “B”.
Torino, 21 aprile
2011 |
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IL FOSSATO TELECOM
NEI CONTI DI FOSSATI - ESCLUSA DAL CDA E DECISA A DAR BATTAGLIA, LA
FAMIGLIA DEGLI EX PROPRIETARI DI STAR (CHE HA IL 5% DEL CAPITALE DEL
COLOSSO TELEFONICO) PENSA ANCHE A UN’USCITA DI SCENA DALLE TLC, MA IL
COSTO È CARO: TRA SVALUTAZIONI PASSATE E L’ATTUALE QUOTAZIONE DEL
TITOLO, LA PERDITA POTENZIALE DEL PACCHETTO È SUPERIORE AI 500 MILIONI.
DICASI MEZZO MILIARDO DI EURO…
Marigia Mangano
per "Il
Sole 24 Ore"
Fuori dal
consiglio di amministrazione di Telecom Italia, ma pronti a dare
battaglia in assemblea. La famiglia Fossati, socio di peso del gruppo
telefonico con il 5% del capitale, ha già fatto capire che dopo
l'esclusione dal board farà sentire la propria voce nelle sedi
opportune. Intendendo, con queste ultime, l'assemblea di Telecom Italia
che la famiglia può tecnicamente convocare come e quando vuole.
Tuttavia in molti,
sul mercato, si interrogano su quale sarà poi nei fatti la linea
d'azione che seguiranno gli ex proprietari di Star. Tanto che qualcuno,
a Piazza Affari, azzarda perfino una possibile uscita di scena
attraverso la vendita del pacchetto. Di certo alla famiglia l'avventura
nel mondo delle tlc sta costando tanto. Tra svalutazioni passate e
l'attuale quotazione del titolo, la perdita potenziale del pacchetto è
superiore ai 500 milioni di euro. Mezzo miliardo.
TELECOM IN CARICO
A 1,7
- La quota detenuta in Telecom Italia è infatti in carico nel bilancio
della holding lussemburghese Findim, l'ultimo depositato e relativo
all'esercizio 2009, a un valore di 1,705 euro. Valutazione che - si
legge nel documento del Granducato - è stato ritenuto adeguato dal
consiglio di amministrazione in considerazione di piani di sviluppo
futuri». Attualmente la quota complessiva del 4,99% è iscritta nel
bilancio a un valore di 1.140 milioni di euro contro un valore di Borsa
di 702 milioni.
In pratica, per la
famiglia Fossati la minusvalenza complessiva potenziale sull'intero
pacchetto è pari a 438 milioni. A tale valore, peraltro, bisogna sommare
il costo del «passato». Già perché solo un anno prima la famiglia
Fossati aveva allineato il valore che esprimeva inizialmente un prezzo
per azione intorno ai 2 euro. La svalutazione era stata pari a 85,3
milioni, con il risultato finale che in tutto la quota Telecom è costata
523 milioni di euro. Una montagna di soldi.
IL PORTAFOGLIO
- Peraltro, quanto al portafoglio partecipazione complessivo della
capogruppo Findim Group Sa, le cose non vanno certo meglio per gli altri
investimenti, anche se in questo caso le cifre in ballo sono molto
ridimensionate rispetto al capitole Telecom Italia. Il riferimento è
alla partecipazione del 12,4% in Gas Plus.
La partecipazione,
iscritta in bilancio per 44,6 milioni, esprime un prezzo per azione pari
a 7,81 euro. Oggi il titolo Gas Plus non arriva a 4 euro: il prezzo di
Borsa segnato ieri è di 3,83 euro. Il risultato è che la quota ha una
minusvalenza potenziale di 23 milioni, praticamente la metà
dell'investimento fatto. E difficilmente tale valutazione potrà essere
mantenuta anche nel bilancio 2010.
Per il resto,
spicca come nota positiva in tema di investimenti in Borsa, solo il
trading sul colosso Usa Apple. La Findim Group era entrata con un
pacchetto sotto l'1%, ma del valore di 390 milioni, nel 2008. L'anno
dopo la famiglia ha deciso di vendere con una plusvalenza di 28,3
milioni. Nello stesso periodo sono stati ceduti anche una manciata di
titoli Telecom, operazione che ha comportato una minusvalenza di
590mila.
Nell'insieme gli
asset di Findim Group totalizzavano secondo l'ultimo rendiconto 1,40
miliardi di euro, di cui 1,18 in partecipazioni. Nel corso
dell'esercizio, la finanziaria è rientrata di parte del debito verso
imprese collegate, sceso a 240 milioni da 430 e verso persone collegate
(333 milioni contro 658 milioni).15-04-2011]
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ALTRI DEBITI IN
VISTA PER FIAT ! Mb
Fiat S.p.A. Via
Nizza 250, 10126 Torino Tel. +39 011 006 1111, Fax +39 011 006 1219
mediarelations@fiatspa.com www.fiatspa.com
Raggiunto
un accordo in merito all’incremento della partecipazione Fiat in
Chrysler
Fiat ha raggiunto
un accordo con Chrysler Group LLC e gli altri soci di Chrysler
relativamente all’esercizio da parte di Fiat della “Incremental Equity
Call Option” spettante a Fiat ai sensi dell’Operating Agreement di
Chrysler.
In base a tale
accordo, Fiat eserciterà per intero la “Incremental Equity Call Option”
subordinatamente e contestualmente al completamento da parte di
Chrysler, nel secondo trimestre del 2011, di una operazione di
rifinanziamento nell’ambito della quale il debito di Chrysler verso i
Governi statunitense e canadese sarà integralmente rimborsato.
A conclusione
dell’operazione, la partecipazione di Fiat in Chrysler aumenterà di un
ulteriore 16%.
Il prezzo
complessivo per l’esercizio della call option sarà di 1.268 milioni di
dollari USA.
"L’operazione che
annunciamo oggi - ha commentato il Presidente della Fiat, John Elkann -
segna una tappa storica per Fiat e Chrysler ed è per noi motivo di
grande soddisfazione ed orgoglio.
Insieme a
Chrysler, Fiat darà vita ad un gruppo automobilistico più forte, con una
gamma completa di prodotti, presente su tutti i mercati del mondo e
capace di competere con chiunque.
Nel corso degli
ultimi anni Fiat e Chrysler hanno saputo lavorare fianco a fianco, con
impegno e rispetto reciproco. Grazie al contributo di tutte le persone
che lavorano con noi e con il pieno sostegno mio e della mia famiglia,
questo spirito di collaborazione diventerá da oggi ancora più forte, per
creare automobili belle, divertenti, sicure e rispettose dell’ambiente".
Per
l’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne: “Si tratta di
un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di
integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che
porterà alla creazione di una casa automobilistica globale.
Abbiamo scelto
di stringere i tempi il più possibile per accelerare la nascita di un
gruppo unico, che possa trarre pieni benefici dallo sviluppo congiunto
delle rispettive attività internazionali.
Chrysler sta
seguendo uno straordinario cammino di ripresa, a livello industriale ed
economico, e la Fiat è pronta ad assumerne il controllo, per rendere il
legame ancora più stabile e più forte, nell’interesse di entrambe.
L’operazione
annunciata oggi, insieme all’ottenimento di un’ulteriore quota del 5 per
cento prevista entro la fine dell’anno, ci porterà a realizzare il sogno
da cui è nata quest’alleanza: dare vita ad un costruttore di auto
mondiale, con tecnologie all’avanguardia, efficiente e competitivo,
determinato a posizionarsi tra i leader del settore.
Sarà così
possibile assicurare a tutte le nostre persone un futuro molto più
sicuro in un ambiente stimolante, dove lo scambio e l’integrazione
culturale, unite alla spinta di competizione con la concorrenza, saranno
fonte di crescita professionale e personale”.
Torino, 21 aprile
2011 |
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Fiat S.p.A.
comunica il regolamento del prestito obbligazionario da € 1.000 milioni
con scadenza 2016
In data odierna è
avvenuto il regolamento dell’emissione obbligazionaria di ammontare
nominale pari a € 1.000 milioni con cedola fissa del 6,375% e scadenza
aprile 2016, il cui prezzo era stato fissato il 29 marzo 2011.
I titoli, che sono
stati emessi da Fiat Finance and Trade Ltd, société anonime, società
interamente controllata da Fiat S.p.A., nell’ambito del programma di
Global Medium Term Notes garantito da Fiat S.p.A., hanno ottenuto
l’assegnazione di un rating pari a Ba1 da Moody’s Investors Service, BB
da Standard & Poor’s e BB+ da Fitch. I titoli sono stati ammessi alla
quotazione presso la Borsa irlandese.
Torino, 1 aprile
2011
Il prestito
obbligazionario è offerto e collocato solamente al di fuori degli Stati
Uniti ad investitori che non siano definiti “U.S. persons” (così come
definite nella Regulation S dello U.S. Securities Act del 1933, come
successivamente modificato (il "Securities Act")) e non è stato né sarà
registrato secondo il Securities Act o secondo altre leggi rilevanti. Le
obbligazioni non saranno offerte o vendute negli Stati Uniti senza
opportuna registrazione o specifica esenzione dagli obblighi di
registrazione.
Questo comunicato
non rappresenta un’offerta di vendita o una sollecitazione all’acquisto
di prodotti finanziari. Le obbligazioni non dovranno essere vendute in
qualsiasi Stato o giurisdizione in cui tale offerta o vendita sarebbe
considerata illegale. Nessuna azione è stata né sarà intrapresa al fine
di permettere un’offerta pubblica delle obbligazioni in qualsiasi
giurisdizione, inclusa l’Italia.
Questo comunicato
non è un’offerta di vendita o una sollecitazione all’investimento in
obbligazioni negli Stati Uniti o in qualsiasi giurisdizione, inclusa
l’Italia. Le obbligazioni emesse da Fiat Finance and Trade Ltd, société
anonyme. e garantite da Fiat S.p.A. non potranno essere offerte o
vendute negli Stati Uniti o per conto o beneficio di persone residenti
negli Stati Uniti (“U.S. persons” così come definite nella Regulation S
del Securities Act) a meno che siano registrate ai sensi del Securities
Act o siano esentate da tale registrazione. Tali titoli non sono stati,
né saranno registrati ai sensi del Securities Act. Qualsiasi offerta
pubblica di questi titoli negli Stati Uniti sarà effettuata in base ad
un prospetto che conterrà informazioni dettagliate su Fiat Finance and
Trade Ltd, société anonyme, il suo management, e i suoi bilanci. Né Fiat
Finance and Trade Ltd, société anonyme né Fiat S.p.A. intendono
effettuare tale offerta pubblica negli Stati Uniti d’America o altrove.
Nessuna
autorizzazione è stata richiesta alla Commissione Nazionale per le
Società e la Borsa (CONSOB), come previsto dalla normativa applicabile
in materia di strumenti finanziari. Di conseguenza, le obbligazioni non
sono state, né saranno offerte, vendute o collocate in Italia
nell’ambito di una sollecitazione all'investimento di prodotti
finanziari. Le obbligazioni potranno essere offerte, vendute o collocate
in Italia solo nel rispetto della legge e dei regolamenti applicabili.
Questo
comunicato stampa è diretto solamente (i) a persone al di fuori del
Regno Unito, (ii) a persone che abbiano esperienza professionale in
questioni relative ad investimenti che rientrano nell’ambito
dell’Articolo 19(5) del Financial Services and Markets Act 2000
(Financial Promotion) Order 2005, come successivamente modificato (il
“Financial Promotion Order”) o (iii) a persone con patrimonio netto
elevato che rientrano nell’Articolo 49(2) commi da (a) a (d) ("high net
worth companies, unincorporated associations, etc.") del Financial
Promotion Order (tutti questi soggetti sono definiti come “Soggetti
Rilevanti”). Questo comunicato stampa non deve essere utilizzato da
soggetti che non sono Soggetti Rilevanti. Qualsiasi attività di
investimento collegata con il presente comunicato stampa è riservata e
potrà essere intrapresa solo da Soggetti Rilevanti.
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CARO AMICO
MUAMMAR/2 - ROMITI RIVELA DETTAGLI AGGHIACCIANTI SUL RAPPORTO
FIAT-GHEDDAFI (AZIONISTA DAL 1976 AL 1986): “20 GIORNI DOPO IL DISASTRO
DI USTICA, CI CHIAMÒ IL SOCIO LIBICO. VOLEVA RECUPERARE IL LORO AEREO DA
GUERRA CADUTO SULLA SILA. IO NE PARLAI CON I SERVIZI SEGRETI. E IL MIG
FU RICONSEGNATO” - PRIMA DELL’INGRESSO DEL "SOCIO IMPRESENTABILE",
AGNELLI CHIESE IL PERMESSO DELLA CIA (BUSH PADRE), DI ENRICO CUCCIA E DI
CIAMPI (GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA). TUTTI DIEDERO L’OK - “MA OGGI
È DIVERSO, SI È ECCEDUTO NEI RAPPORTI
Raffaella Polato
per il "Corriere
della Sera"
Trattative
lunghissime. Una sola condizione, alla fine: «Non sarebbero mai entrati
nella gestione. Non avrebbero mai avuto notizie sensibili» . E così fu,
dice Cesare Romiti. «Mai un'interferenza» , nei dieci anni della Libia
in Fiat. «Mai nessuna richiesta» . Non sull'azienda, almeno. Perché poi,
in realtà, del suo ruolo di azionista Tripoli una volta approfittò. Lui
comincia a raccontarla così: «Mi ricordo un unico episodio» .
Ma se sceglie
l'esordio minimal, e lo butta lì quasi per caso, quasi a suggerire
dettagli di secondo piano, l'uomo che per un quarto di secolo (dal 1974
al 1998) ha guidato il Lingotto ovviamente lo sa già: quello che sta per
aggiungere tanto secondario non è. Quell' «unico episodio» ha a che fare
con Ustica. Il Dc9 dell'Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980. Il
Mig dell'aeronautica militare libica trovato venti giorni dopo sulle
montagne della Sila.
È stato, rimane
uno dei grandi misteri italiani. E mentre si svolgeva, mentre era ancora
soltanto cronaca, Romiti ricevette una telefonata.
Il socio libico?
«Uno dei due consiglieri di Lafico in Fiat, sì. Erano Abdullah Saudi e
Regeb Misellati. Li avevo sentiti, naturalmente, subito dopo l'incidente
di Ustica. Incidente, poi... Temevamo tutti fosse stato un missile. Uno
sconfinamento, una battaglia segreta nei cieli, l'arma che parte e
colpisce l'aereo civile. Ne parlammo. Mi rassicurarono» .
Ci credette?
«So che qualche settimana più tardi si scoprì il "caccia"libico caduto
in Calabria. Misellati mi richiamò» .
Per dirle?
«Che volevano, dovevano recuperare i resti dell'aereo. E ci chiedevano
una mano» .
La diede?
L'amministratore delegato della Fiat aveva effettivamente quel potere?
«Ne parlai con i "servizi", a Roma. Non sapremo mai cos'era successo, né
a Ustica né sulla Sila, né durante né dopo. Sappiamo che il Mig fu
restituito» .
Dottor Romiti, non
era stato Giovanni Agnelli a definire lo scomodo e imbarazzante - anche
allora - socio libico «un azionista che si comporta come un banchiere
svizzero» ? Dubbi sull'ingresso di Muammar Gheddafi già ne avevate
avuti. Dopo Ustica, il Colonnello rimase per altri sei anni il
principale partner nel capitale Fiat. Cos'era: solo realpolitik degli
affari?
«Guardi che è vero: con noi i libici si sono sul serio comportati sempre
come banchieri svizzeri. Ricordiamo anche le condizioni della Fiat di
allora. Quando Tripoli entrò, nel 1976, avevamo un forte bisogno di
capitali. Ciò non toglie che le trattative siano state lunghissime,
quasi due anni. E questo proprio per i dubbi dell'Avvocato, e miei,
sulla loro "presentabilità"» .
Come andò?
«Un giorno venne da me Nicolò Gioia. Era stato direttore generale Fiat,
era in pensione, ma continuava a girare per il mondo. Mi riferì dei
contatti che aveva avuto in Libia e dell'interesse a investire nel
gruppo. Io ne parlai a mia volta con l'Avvocato, che mi chiese: "Romiti,
lei?". Dobbiamo stare attenti a non irritare loro da un lato, gli
americani dall'altro, risposi. Agli americani pensò naturalmente
l'Avvocato. Informò George Bush senior, che allora era alla guida della
Cia: ne ricevette una serie di raccomandazioni e il via libera. Poi,
insieme, andammo da Carlo Azeglio Ciampi: e ricevemmo la benedizione
anche del Governatore della Banca d'Italia» .
A quel punto,
però, l'affare era già fatto: e un ruolo notevole lo ebbe Enrico Cuccia.
«Andai io da lui. Come l'Avvocato, era un uomo curioso del mondo e
attratto dalle sfide. La Libia in Fiat sicuramente lo era. Cuccia studiò
l'operazione e disse sì. Ma disse anche, a Saudi e Misellati: "Non
dovete entrare nella gestione". Eseguirono. Venivano a Torino,
partecipavano ai consigli, guardavano i bilanci e se ne andavano. Quando
poi uscirono, nell' 86, misurarono il loro affare: la Fiat era rinata,
la Libia aveva guadagnato. E parecchio» .
È passato un
quarto di secolo. Voi trattavate in segreto e anche nell'imbarazzo.
Oggi, tutti hanno negli occhi la sfilata del governo, dei big di
Confindustria, dei grandi banchieri davanti alla tenda del Colonnello
piantata a Villa Borghese. Era solo un anno e mezzo fa. La «realpolitik
degli affari» non è andata troppo, e troppo superficialmente, «oltre» ?
Nessuno poteva immaginare quello che sta succedendo dal Bahrein al
Marocco, ma per la Libia il rischio-Paese è sempre stato alto. Molto più
alto.
«Il rapporto con Tripoli ha certamente ecceduto i limiti dei rapporti
tra due Stati. Il Colonnello si è presentato qui, in Italia, con quella
foto provocatoria appuntata sul bavero... Eppure andare là, in
passerella alla sua tenda, e stringergli la mano ha fatto premio su
tutto il resto. Compreso il fatto che nel frattempo la Libia è diventata
una dittatura tra le più feroci» .
Che cosa teme di
più, da quello che sta succedendo tra Medio Oriente e Nord Africa?
«Le decine di migliaia di profughi e immigrati che metterebbero in crisi
noi e l'intera Europa. L'impatto economico: pensi solo alla nostra
dipendenza energetica» .
E lo spettro
dell'integralismo islamico alle porte di casa?
«È l'ulteriore pericolo. Ma sono i giovani, soprattutto, a ribellarsi
alle dittature: perciò credo che, al bivio, forse sarà più facile
imboccare la strada della democrazia. Vorrei non fosse solo una
speranza» . 23-02-2011]
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CARO AMICO
MUAMMAR/3 - GABETTI, PER VENTI ANNI BRACCIO FINANZIARIO DI AGNELLI,
RACCONTA IL LUNGO NEGOZIATO SEGRETO PER L’INGRESSO DEI LIBICI IN FIAT -
OGGI SI SCOPRE CHE LA FIAT NON AVEVA IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE: “LA
NECESSITÀ DI SOLDI CI FECE SUPERARE LA PAURA DI TRATTARE CON IGNOTI.
POI, COMINCIARONO LA SCALATA IN BORSA, NON CAPIVAMO COSA STESSE
SUCCEDENDO” - NEL 1986, LA FIAT COSTRETTA DAGLI USA A LIBERARSI DI
GHEDDAFI. I LIBICI, PARA-GURI, HANNO FATTO GONFIARE IL PREZZO PER
RIVENDERE ALLA CIFRA RECORD DI 3 MLD DI DOLLARI
Salvatore Tropea
per "la
Repubblica"
«Se me li ricordo,
i libici? E come potrei dimenticarmeli: quella sera, a Ginevra, quando
abbiamo chiuso l´accordo con cui uscivano dalla Fiat dopo dieci anni, ho
stretto la mano ad Abdullah Saudi e gli ho detto: guardi qui, ho appena
scritto tre miliardi di dollari. Sappia che lei mi fa firmare l´assegno
più pesante della mia vita».
Gianluigi Gabetti,
l´uomo per oltre vent´anni più vicino all´Avvocato Agnelli, ha seguito
passo passo il negoziato d´ingresso della Libia nell´azionariato Fiat,
nel 1976, e ha guidato la trattativa per l´uscita degli uomini di
Gheddafi, nel 1986. In quegli anni, ha stretto un rapporto con i
plenipotenziari di Tripoli, un rapporto d´affari ma anche personale, con
passeggiate sotto i portici di Torino e qualche cena al "Cambio" e al
"Gatto Nero". «Ho anche avuto molti inviti ad andare a trovarli. Ma non
venga a Tripoli, mi diceva sorridendo Saudi: meglio in Barhein, dove ho
una bella casa».
Dottor Gabetti,
quell´accordo fece scandalo e clamore in tutto l´Occidente. A chi venne
l´idea?
«A loro. L´Avvocato un giorno mi disse che un alto dirigente Fiat era
stato contattato da un emissario libico che offriva collaborazione. Lui
era incuriosito, io diffidavo: dobbiamo vedere chi rappresenta davvero,
dicevo, e per che cosa. Pochi giorni dopo capimmo che si trattava di un
intervento finanziario, e che dietro c´era il governatore della Banca
libica. Incaricammo Mediobanca, e Cuccia prese direttamente in mano la
cosa. Nacque un rosario di incontri fissati, disdetti, ripresi, tutti in
gran segreto. Finché alla cena decisiva al ristorante Toulà si presentò
direttamente Saudi, disse che era l´ideatore della cosa, il negoziatore
e il futuro consigliere. Fu chiaro che facevano sul serio».
Quanto tempo durò
il negoziato?
«Dieci mesi. E sempre attenti a non farci scoprire. Nessuno seppe mai
nulla. Tanto che all´annuncio, il primo dicembre ‘76, l´Avvocato si
concesse il lusso di chiedere ai giornalisti: qualcuno ha idea di cosa
sto per dirvi? Silenzio. Il segreto era assoluto. Anche questa, disse
Cuccia ad Agnelli, era una prova della volontà libica di arrivare fino
in fondo».
Ma non era
un´alleanza innaturale, tra occidentali e libici?
«Altro che. Le nostre titubanze erano fortissime. Anche perché il
partner era un´entità per noi sconosciuta. Quel che conoscevamo bene,
però, erano le esigenze finanziarie stringenti della Fiat, che
prevalsero sui timori di una trattativa con ignoti».
Realpolitik da
parte di Agnelli, o cinismo?
«Diciamo che più del dolor potè il digiuno. Temevamo che a un certo
punto nel negoziato si facesse vivo Gheddafi. Non telefonò mai. Agnelli
lo incontrò molto più tardi, a Mosca».
E come si comportò
Tripoli in Consiglio?
«Con grande correttezza. I due rappresentanti, Saudi e Misallati,
avevano modi anglosassoni, parlavano inglese, erano cortesi e preparati.
Si erano anche predisposti una base tecnica d´appoggio a Torino, allo
studio Mailander. Ottimi partner, mai uno screzio».
Ma a un certo
punto scalano in Borsa: è così?
«Non abbiamo mai capito davvero che cosa stava succedendo.
Improvvisamente, circolano voci sulla loro voglia di ampliare la
posizione, loro negano, il titolo comincia a correre, studiamo con
Misallati una clausola protettiva fatta di medie complicate dei prezzi.
Ma a quel punto, il prezzo è altissimo, la plusvalenza troppo
allettante. E loro, alla fine sono degli speculatori».
Quando decidono di
vendere?
«Il giorno di Ferragosto dell´86 sono in vacanza ad East Hampton quando
suona il telefono e il centralino di casa Agnelli mi passa l´Avvocato da
Sankt Moritz. Venga subito, mi dice, c´è qui Saudi, vogliono vendere.
Arrivo e trovo Cuccia, Romiti e Maranghi con Agnelli. Tutti contenti».
Il socio era
diventato troppo scomodo?
«Sì. L´imbarazzo internazionale cresceva e l´America era molto inquieta.
La Libia era finita nella lista nerissima, e noi rischiavamo di perdere
gli ordini americani per le macchine movimento terra. Agnelli non poteva
nemmeno concepire che la Fiat finisse a sua volta sulla lista nera, per
Gheddafi, ne parlò direttamente con Bush padre, già capo della Cia,
vicepresidente e, poi, presidente degli Stati Uniti».
Quindi fu facile
negoziare l´uscita?
«Difficilissimo. Anzi, drammatico. Non avevamo i soldi. Volevano tre
miliardi e mezzo di dollari. Chiesi un mandato speciale ad Agnelli e mi
chiusi per una settimana a Ginevra con Saudi. Era una roccia: ho questo
mandato, ripeteva, non posso muovermi. Alla fine un poco si mosse,
spuntai 500 milioni, e ci stringemmo per l´ultima volta la mano. Si alzò
e disse che doveva telefonare»
A chi?
«Non ho mai saputo chi c´era dietro le quinte».23-02-2011]
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Stupendo
capolavoro dell’ufficio relazioni esterne Fiat in outsourcing al
Corriere - Titolo a quattro colonne cubitali: Fiat rompe con Sollers - e
si insinua che Sollers non sia in buona salute - Peccato che il Corriere
non possa poi omettere di osservare che ieri cinque minuti dopo i
comunicati congiunti Fiat-Sollers ne sia uscito un altro dove Sollers
annunciava l’accordo con Ford....
Bancomat per
Dagospia
Stupendo
capolavoro dell'ufficio relazioni esterne Fiat in outsourcing al
Corriere. Titolo a quattro colonne cubitali: Fiat rompe con Sollers. La
joint venture in Russia doveva portare a produrre auto e Suv, ma
l'ufficio relazioni esterne Fiat presso il Corriere insinua che Sollers
non sia in buona salute...
Forse la Fiat
quando hanno firmato l'accordo non aveva fatto la visura dei bilanci o
le era scaduto l'abbonamento a Lince per investigare la salute
finanziaria dei Partners. Quando si e' in crisi si risparmia sui costi
amministrativi....
Peccato che il
Corriere non possa poi omettere di osservare che ieri cinque minuti dopo
i comunicati congiunti Fiat-Sollers ne sia uscito un altro dove Sollers
annunciava l'accordo con Ford! Ma guarda cosa va a capitare.
E' chiaro che Ford
e' a sua volte in ristrettezze economiche, non paga Lince e non ha
verificato le informazioni su Sollers.
Ma poi il Corriere
compie il capolavoro, perche' un po' annegata alla fine dell'articolo ci
mette una banale notiziola: Giorgetto Giugiaro stronca la strategia di
Marchionne ricordandogli che l'auto non e' solo finanza e che la
competizione la vince chi fa auto migliori.
Era da tempo
venuto il dubbio anche a Dagobankomat e pochi altri in Italia che le
cose fossero cosi'. Sara' anche un concorrente che ora lavora nel gruppo
Volkswagen, ma come dire, il Giugiaro a Torino e nel mondo non e'
proprio l'ultimo degli esperti di automobili. Forse il vero titolo del
pezzo corrieristico doveva essere: Giugiaro stronca Marchionne e la
russa Sollers preferisce Ford.
Ma si sa, i
titolisti sono autonomi dai giornalisti. Non sempre forse lo sono dagli
azionisti che contano. 19-02-2011]
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Moody’s conferma
il rating di Fiat
Moody’s Investors
Service ha comunicato oggi di avere concluso la revisione del rating di
Fiat S.p.A., che era stato posto sotto osservazione per possibile
downgrade lo scorso 21 luglio 2010.
Il rating del
debito a lungo termine di Fiat S.p.A. viene confermato a “Ba1”. Il
rating a breve termine è confermato a “Not-Prime”. L’outlook è negativo.
Torino, 9 febbraio
2011 |
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- FIAT: SALTANO
STOCK OPTION MARCHIONNE SU OBIETTIVI 2008-2010...
(ANSA) - Sergio Marchionne, amministratore delegato di
Fiat e Chrysler, non riceverà 3,75 milioni di stock option riferite agli
esercizi 2008-2010 per non aver centrato gli "obiettivi di redditività"
previsti per il triennio dal piano di incentivazione approvato nel 2006.
In compenso, come riconoscimento per le operazioni straordinarie messe a
segno nel 2010, anno dello spin-off del Lingotto, il Cda di Fiat ha
'blindato' le azioni gratuite riservate al manager nel 2011 (1,125
milioni di titoli Fiat e Fiat Industrial), slegandole dai risultati e
subordinandole alla sua sola permanenza in carica.
E' quanto emerge
dal progetto di bilancio Fiat. Il cda del Lingotto, nella seduta dello
scorso 18 febbraio, ha infine "accertato la maturazione" a favore di
Marchionne "di 375.000 diritti" a ricevere azioni gratuite, nell'ambito
del piano di stock grant del 2009, "a seguito del raggiungimento degli
obiettivi gestionali assegnati".
23-02-2011]
3 - FIAT: NEL 2010
I DIPENDENTI AUMENTANO DI QUASI 10MILA UNITA'...
Radiocor - A fine dicembre 2010 i dipendenti del Gruppo
Fiat erano 199.924, in aumento di 9.910 unita' rispetto ai 190.014 di
fine 2009. La variazione, spiega il Lingotto nel bilancio 2010
consultato da Radiocor, e' stata originata in parte dall'incremento
dell'occupazione, derivante dal saldo positivo tra le assunzioni
effettuate nell'anno (circa 23.400) e le uscite registrate nello stesso
periodo (circa 18.400). L'incremento 'ha riguardato prevalentemente gli
operai in America Latina ed e' principalmente dovuto all'aumento dei
volumi produttivi nell'area'.23-02-2011]
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FIAT: TATA,
PUNTIAMO A RAFFORZARE JV, NESSUN DISACCORDO...
Radiocor - Tata Motors 'intende rafforzare la jv con
Fiat e smentisce categoricamente' un possibile disaccordo con il
costruttore italiano. Cosi' a 'Radiocor' il portavoce della societa'
indiana, che ha spiegato che Tata Motors intende 'rendere piu' solida
l'alleanza con Fiat vendendo piu' auto Fiat in India e aumentando la
presenza della Fiat nei concessionari indiani'. Sono cinque anni che e'
in corso la collaborazione tra Tata Motors e Fiat, le cui vendite nel
Paese registrano comunque livelli modesti. L'a.d. di Fiat, Sergio
Marchionne, parlando ai giornalisti a gennaio al Salone dell'Auto di
Detroit ha affermato: 'in India abbiamo il partner giusto. Dobbiamo solo
mettere piu' enfasi sull'aspetto commerciale. E' il piu' grande gestore
di attivita' industriali in India e non e' un rivale nel nostro
segmento'.11-02-2011] |
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TATATà, TATA
SFANCULA LA FIAT - un clamoroso divorzio dopo cinque anni di
collaborazione al di sotto delle attese. A concorrere all’acuirsi dei
contrasti, ci sarebbe il sempre maggior peso, a Mumbai, di Carl-Peter
Forster - L’ex capo di Gm Europa (una vecchia conoscenza di Marchionne)
non ha mai nascosto che l’accordo con Fiat non gli piace - L’Asia,
contando anche la Cina, è sempre più l’anello debole del Lingotto
Pierluigi Bonora
per "il
Giornale"
Dall'India
arrivano segnali di tempesta sui rapporti tra Fiat e Tata. C'è chi
ipotizza, tra le sfere istituzionali, anche un clamoroso divorzio dopo
cinque anni di collaborazione al di sotto delle attese. A concorrere
all'acuirsi dei contrasti, per altro rimarcati di recente da Sergio
Marchionne («Abbiamo dato loro il diritto di distribuire i veicoli e in
alcune aree non sta funzionando»), ci sarebbe il sempre maggior peso, a
Mumbai, di Carl-Peter Forster. L'ex capo di Gm Europa (una vecchia
conoscenza di Marchionne) sarebbe infatti il primo a remare contro.
L'intesa, così
come è stata architettata, a parere del tedesco si rivelerebbe troppo
sbilanciata a favore degli italiani. «Forster - dicono fonti asiatiche -
sta ridisegnando il gruppo, collocando uomini di sua fiducia nelle
posizioni strategiche. E non ha mai nascosto che l'accordo con Fiat non
gli piace». Il nuovo corso di Tata, inoltre, prevede la creazione di
proprie filiali in Europa, la prima delle quali nel Regno Unito.
E Ratan Tata? Il
tycoon settantaduenne di Mumbai al vertice dell'impero, nonché
consigliere di amministrazione della Fiat e amico stretto di Luca di
Montezemolo e della Ferrari? Il presidente del gruppo omonimo, con
interessi a 360 gradi nell'economia indiana, lascerà per raggiunti
limiti di età alla fine del 2012. La corsa alla successione è già
iniziata.
Non avendo figli,
tra i candidati al trono ci sarebbe Noel Tata, 53 anni, fratellastro di
Ratan, ora a capo delle operazioni internazionali dell'azienda. Anche
l'imminente rivoluzione ai vertici, insieme alle pressioni di Forster e
al malcontento di Marchionne, starebbe concorrendo al deterioramento
progressivo dell'alleanza.
Dall'India
sostengono anche che dietro l'acquisizione di Land Rover e Jaguar da
parte di Tata, all'epoca dell'operazione c'era la mano di Fiat,
interessata soprattutto ad avvalersi delle tecnologie di Land Rover nel
campo dei fuoristrada.
Il successivo
colpo di Torino sulla Chrysler, avrebbe raffreddato l'attenzione
italiana su Land Rover. Se Fiat dovesse rompere con Tata, potrebbe
creare in India una struttura sul modello brasiliano, avendo già uno
stabilimento. Il sito di Ranjangaon, che dà origine a Punto, Linea e ai
motori Multijet, è condiviso al 50% con Tata. L'Asia, contando anche la
Cina, è sempre più l'anello debole del Lingotto. 11-02-2011]
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FIAT:
PERDITE NETTE 2010 CHRYSLER 652 MLN$,UTILE OPERATIVO SOPRA STIME...
Radiocor - Nel 2010 Chrysler, la casa americana di cui
Fiat possiede il 25%, ha accusato perdite nette per 652 milioni di
dollari (-199 milioni nel quarto trimestre), ma un utile operativo per
763 milioni, superiore alla guidance, per altro alzata a inizio
novembre. I ricavi si sono collocati a circa 41,95 miliardi, in linea
con i target previsti. La liquidita' totale disponibile a fine dicembre
era pari a 9,6 miliardi e il free cash flow a 1,4 miliardi, piu' di 2
miliardi sopra degli obiettivi iniziali.
Secondo Sergio
Marchionne, ceo del costruttore Usa, tutti i lanci prodotto di Chrysler
'ne testimoniano la rinascita. Come confermato dai brand in vetrina al
Salone dell'Auto di Detroit, Chrysler ha mantenuto la promessa di
lanciare 16 modelli nuovi o con un profondo restyling negli ultimi 12
mesi. Si puo' dire con certezza che i risultati di Chrysler dell'anno
scorso hanno superato molte attese sia a livello di prodotto sia
finanziario'.
Tuttavia, ha messo
in guardia Marchionne, 'i l nostro lavoro non e' terminato. Abbiamo
ancora molto da fare per rispettare gli obiettivi del piano
quinquennale'. Per il 2011 Chrysler prevede ricavi netti per oltre 55
miliardi di dollari, un utile operativo superiore a 2 miliardi, un
Ebitda di oltre 4,8 miliardi e un utile netto tra 0,2-0,5 miliardi. Il
free cash flow e' atteso positivo per oltre un miliardo. Cosi' una nota
della casa americana.
31-01-2011]
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AUTO: tute blu,
orari e contratti a confronto. Fiat e Chrysler 'sognano' la Germania (La
Repubblica, pag. 19)31-01-2011]
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- FIAT: PER
TERMINI BATTUTE FINALI, PROPOSTE GIUDICATE COMPATIBILI...
(Adnkronos) - Battute finali per il rilancio
industriale dello stabilimento Fiat di Termini Imerese che il Lingotto
dismettera' a fine anno: Sviluppo economico e Invitalia hanno infatti
giudicato compatibili, sia dal punto di vista territoriale che da quello
finanziario, tutte le 7 proposte di industrializzazione del sito,
arrivate sul tavolo del dicastero e al centro dell'ultima verifica
governativa condotta oggi al dicastero di via Veneto.
Istruttoria
chiusa, dunque. Ora si dovrebbe passare alla fase operativa con
l'accordo di programma da stipulare, a breve, con la Regione Sicilia,
che si era impegnata a sostenere il rilancio dell'area, e con la
convocazione di Fim, Fiom, Uil e Ugl che potrebbe arrivare la prossima
settimana, per la gestione della fase finale del percorso.
"Da uno stato di
crisi ne ricaviamo una straordinaria ristrutturazione industriale",
spiega il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, secondo il quale
l'occupazione, se nessuno degli imprenditori si tirera' indietro,
potrebbe salire dagli attuali 1.500 dipendenti, che rimarranno in forze
alla Fiat fino al dicembre 2011, agli oltre 3.300 impiegati
complessivamente.01-02-2011]
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FIAT: DODICI
MESI DI CIGS A PARTIRE DAL 14 FEBBRAIO...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Partirà il 14 febbraio e durerà un anno la
cassa integrazione straordinaria (Cigs) prevista per le Carrozzerie di
Mirafiori della Fiat dopo l'accordo raggiunto con i sindacati (ad
eccezione della Fiom) e il via libera dei lavoratori che si sono
espressi nel referendum di metà gennaio. La data è stata ribadita
dall'azienda a seguito di un incontro con i sindacati richiesto dalla
Fiom. Il provvedimento era previsto dall'accordo raggiunto a dicembre
che prevede a Mirafiori un investimento di oltre un miliardo di euro;
secondo «Automotive News Europe» l'investimento da parte di Fiat e
Chrysler sarà di 1,3 miliardi per produrre 150mila Suv con marchio Jeep
e 100-130mila Alfa Romeo.01-02-2011] |
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La
Fiat, un’azienda che pochi anni fa era a un passo dalla vendita,
oggi sbarca in America e compra la Chrysler, mentre in Germania è a un
passo dall’acquisto della Opel, il prestigioso marchio europeo
controllato dalla General Motors. Il piano Marchionne ha portato la Fiat
al centro dello scenario economico mondiale. L’indebitamento della Fiat
consente un’operazione di questa portata? Gli aiuti di Stato al settore
dell’auto nei paesi dove la Fiat compra, Germania e Stati Uniti, sono la
ragione dell’operazione? Gli stabilimenti italiani della Fiat, come
Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, rischiano la chiusura? La Fiat è
da sempre della famiglia Agnelli. Sarà ancora così o di fatto
l’azienda torinese sta uscendo dall’Italia?
Mi gioco la Fiat è il titolo
della puntata di Annozero, in onda su Raidue giovedì 14 maggio. Un titolo
che fa esplicitamente riferimento alla fama di Marchionne non solo come
manager, ma anche come grande giocatore di poker. Ospiti della puntata il
viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile
economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista,
il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei e il giornalista
Gianni Dragoni del Sole24Ore.
CLICCA
QUI X VEDERE LA PUNTATA di ANNOZERO
VIDEO
TERRA 1
2
3
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- FIAT: WESTER,
GIULIETTA VA BENISSIMO E IN USA A FINE 2012...
(Adnkronos) - "La Giulietta va benissimo e il debutto
negli Stati Uniti e' previsto per la fine del 2012 e l'inizio del 2013".
Lo ha detto Harald J. Wester, ad di Abarth, Alfa Romeo e Maserati, a
margine di un convegno organizzato da Quattroruote a Palazzo Mezzanotte
a Milano. Riguardo all'interesse di Volkswagen per il marchio Alfa Romeo
l'ad ha commentato "Non abbiamo nessuno interesse a vendere". Wester si
e' detto sicuro che la Giulietta raggiungera' le 100mila auto prodotte
entro l'anno. E ha aggiunto che "bisognera' attendere il primo trimestre
2012 per la Giulia". Per quanto riguarda le vetture che saranno lanciate
in Usa l'ad di Alfa Romeo ha anticipato che si trattera' di piu' di
un'automobile e che "l'architettura della Giulietta costituira' la base
per la produzione di auto per il segmento C in tutto il mondo".
26-01-2011]
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PAPA (ST),
CONTATTI FIAT MOLTO FORTI SU AUTO ELETTRICA...
Radiocor - 'Abbiamo tantissimi contatti in generale e
abbiamo iniziato contatti molto forti con Fiat' nel'ambito dell'auto
elettrica. Lo ha detto Carmelo Papa , vice-president e d.g. del settore
industriale di Stmicroelectronics, convinto che 'il veicolo elettrico o
ibrido un giorno ci sara'. Il gruppo di Torino non e' in ritardo, ma ha
solo idee diverse dagli altri'. Il manager ha sottolineato che 'St ha
gia' una collaborazione con Magneti Marelli e quella con Fiat e' una
cosa piu' a lungo termine'.25-01-2011] |
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IL CASO FIAT E LA
VOGLIA DI STARE IN TENDENZA...
W. R. "Il
Sole 24 Ore" - Che bisogno c'era di buttarsi a comprare
titoli Fiat, appena dopo lo scorporo, come se fosse iniziata la stagione
dei saldi? Le azioni sono volate del 20%, ma dal massimo della settimana
scorsa sono cadute del 12%: cosicchè i guadagni dal 3 gennaio si sono
ridotti a poca cosa. C'era Goldman Sachs che le consigliava, si
giustificano gli investitori istituzionali. Vero: ma Goldman fa il suo
mestiere e tra l'altro è stata anche advisor dello scorporo di Fiat
Industrial. Avrebbe dovuto consigliare gli investitori di venderle le
Fiat?
Ma era tutto il
settore auto che stava crescendo in Europa. Verissimo: s'erano tutti
buttati su quei titoli, come se fossero l'occasione più ghiotta dei
listini europei: +40% il settore, da settembre a fine novembre, e con
Fiat che fa un altro 40% da dicembre. Tutti comperavano pensando che
altri si sarebbero accodati. I primi (e anche i secondi) hanno fatto
sicuramente un sacco di soldi. Ma i terzi (e i quarti) sono restati a
bocca asciutta. È sempre così, perché anche tra grandi investitori
prevale lo spirito gregario e la presunzione che altri ti debbano
seguire.25-01-2011]
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MORNING NOTE:
L'AGENDA DI GIOVEDI' 27 GENNAIO...
Radiocor - Torino - Cda Fiat per approvazione bilancio
2010
Bologna -
assemblea ordinaria e straordinaria Hera. Parte ordinaria; modifiche
statutarie, varie. Parte straordinaria: aumento capitale a servizio
conversione prestito obbligazionario, modifiche statutarie.
FIAT: 2 miliardi
per shopping, Marchionne bussa agli investitori e lancia un maxibond per
finanziare gli acquisti (dai giornali).27-01-2011]
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FIAT: SCIVOLA
IN BORSA (-1%); PESA ANCHE INDUSTRIAL (-2,6%)...
(ANSA) - Inverte la rotta Fiat in Piazza Affari,
passando in territorio negativo in attesa dei conti di fine esercizio.
Il titolo di Fiat Spa, dopo un avvio positivo, cede infatti l'1,08% a
7,3 euro, mentre amplia il calo Fiat Industrial, cedendo il 2,6% a 10,35
euro. Resiste Exor, che si mantiene invariata a 23,3 euro.
27-01-2011]
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- FIAT:
MARCHIONNE, 'LA FINE DI 111 ANNI DI SOLITUDINE'...
Radiocor - 'La fine di 111 anni di solitudine. Due
nuovi mondi rivisitati'. L'a.d. della Fiat Sergio Marchionne stavolta ha
preso spunto dalle opere di Gabriel Garcia Marquez e Aldous Huxley per
il titolo della presentazione sul bilancio 2010, consultata da Radiocor,
che illustrera' a breve alla platea degli analisti. Confermati i target
2011 di Fiat post scissione (a cui fa capo l'auto), che prevedono ricavi
per 37 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 0,9
milioni e 1,2 miliardi, un utile netto di 0,3 miliardi e un
indebitamento netto industriale tra 1,5 e 1,8 miliardi, e quelli del
piano 2010-2014.
6 - FIAT: UTILE
GESTIONE ORDINARIA 2010 A 2,2 MLD, SOPRA ATTESE...
Radiocor - L'anno scorso il gruppo Fiat ha superato
tutti i target gia' rivisti al rialzo e le attese degli analisti. Al
termine del cda il gruppo ha annunciato un rialzo dei ricavi del 12,3% a
56,3 miliardi, un utile della gestione ordinaria per 2,2 miliardi (da
1,1 miliardi nel 2009), rispetto ad attese pari a 1,94 miliardi, e un
utile netto pari a 600 milioni contro perdite precedenti di 848 milioni.
La liquidita' e'
salita a 15,9 miliardi, da 12,4 miliardi a fine 2009, e l'indebitamento
e' calato a 2,4 miliardi da 4,4 miliardi. Il cda Fiat intende proporre
un dividendo di 0,09 euro per azione ordinaria, 0,31 euro per le azioni
privilegiate e di risparmio. 'La politica dei dividendi per il 2011,
anno di transizione - si legge in una nota - e' prevista invariata, con
un pagamento atteso del 25% dell'utile consolidato sia per Fiat sia per
Fiat Industrial, con un minimo di 50 milioni di euro per la prima e di
100 milioni di euro per la seconda. Nel corso del 2011 i rispettivi cda
articole ranno una politica dei dividendi per gli anni successivi'.
27-01-2011]
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Fiat, i piani di
Marchionne per Melfi e Cassino
di
Pierluigi Bonora
Sevel Val di
Sangro, Melfi, Cassino e, quindi, gli altri impianti del gruppo Fiat che
producono motori: Torino, Pratola Serra (Avellino) e Termoli
(Campobasso). Sarà progressivo e in funzione delle caratteristiche delle
singole fabbriche, ma non per questo realizzato con tempi biblici,
l’allargamento del contratto di lavoro approvato dai referendum di
Pomigliano d’Arco e Mirafiori. In parallelo al percorso che porterà alla
definizione di «Fabbrica Italia» viaggia il piano di produzione e
vendita dei nuovi modelli targati Fiat, Abarth, Lancia, Alfa Romeo e
Fiat Professional, oltre a quelli targati Jeep. C’è un punto di domanda,
sul quale Sergio Marchionne è chiamato a fare chiarezza: il destino in
chiave Maserati dell’impianto industriale rilevato da Bertone. Avrà
infatti origine americane il Suv del Tridente che nascerà nella stessa
fabbrica Chrysler, alla periferia di Detroit, che produce il nuovo Grand
Cherokee.
In attesa di notizie e tempi più precisi su Bertone e Modena (la
produzione torinese sarà inizialmente riservata alla berlina «sotto» la
Quattroporte, mentre in Emilia continueranno a essere realizzate
l’attuale Quattroporte e le GranTurismo), vediamo quali sono i problemi
che Fiat e sindacati sovranno affrontare nelle nuove tappe di «Fabbrica
Italia». Partiamo da Sevel Val di Sangro, nel territorio di Chieti. Qui
il gruppo produce il veicolo commerciale Ducato, insieme ai modelli
«gemelli» targati Peugeot e Citroën. La fabbrica dà lavoro a oltre 6.200
persone e, visto l’andamento positivo del mercato (+6,2% le vendite in
Italia nel 2010 e le prospettive positive per l’anno in corso),
l’aspetto sul quale le parti si confronteranno riguarderà l’attesa
richiesta di ore straordinarie. Roberto Di Maulo (Fismic) mette fin da
ora le mani avanti: «La settimana non può essere portata da 40 a 48 ore
perché, in tal caso, non essendoci assunzioni, a rimetterci sarebbero i
giovani». L’ipotesi delle 48 ore piacerebbe invece alla Fiom, contraria
ai 18 turni che invece vedono il Lingotto favorevole. «I 18 turni -
aggiunge Di Maulo - potrebbero entrare nella trattativa per ottenere
nuovi ingressi: penso al recupero dei 1.000 interinali che hanno pagato
la precedente crisi».
Lo schema di incontri che i sindacati immaginano vedrebbe, subito dopo
Sevel, Melfi, la prima fabbrica integrata della Fiat dove ora è prodotta
la Punto Evo. In Lucania sono più di 5.200 gli occupati. La linea della
Punto Evo satura 15 turni e per arrivare a 18 occorre un altro modello
che potrebbe essere l’Alfa MiTo a 5 porte, attesa nel 2013. I sindacati
prevedono per Melfi un investimenti tra 500 e 1.000 milioni di euro.
Anche Cassino (Frosinone) presupporrebbe, visti i piani di Marchionne,
più occupati. «L’attuale organico (quasi 4.000 lavoratori) è
sottodimensionato - osserva Giovanni Centrella (Ugl) - e all’appello
mancano 500-600 persone». Oggi, intanto, il Lingotto diffonderà le prime
foto del crossover Fiat Freemont, su base Dodge Journey, proveniente
dagli Stati Uniti. Insieme alla Panda, attesa a fine anno, è la novità
Fiat del 2011. Il marchio Lancia avrà invece la nuova Thema (Chrysler
300C), la Y (dalla Polonia) e il Grand Voyager, sempre su base Chrysler.
Due i lanci per Fiat Professional: Panda Van e Doblò Dropside. Il 2012
sarà l’anno dei nuovi monovolume Fiat a 5 e 7 posti e del monovolume
compatto costruito in Serbia (quello «scippato» a Mirafiori), oltre al
restyling della 500 e al via libera a una compatta «low cost», prodotta
sempre nell’ex Jugoslavia. Alfa Romeo proporrà, insieme al Suv di
Mirafiori, la Giulia e la nuova MiTo; e Fiat Professional il Fiorino.
Lancia, invece, ritroverà la berlina Flavia (base Chrysler 200). L’anno
più importante sarà comunque il 2013 quando sono previste, tra le altre
vetture, la city-car Fiat e la nuova Punto, insieme all’Alfa MiTo a 5
porte, alla Spider del Biscione e a un crossover Lancia. Il Lingotto ha
dunque un piano prodotti preciso, per il quale deve però fare chiarezza
sulle destinazioni produttive e gli investimenti previsti. Oggi,
intanto, azienda, sindacati e Federmeccanica riprenderanno il tavolo su
Mirafiori. All’ordine del giono ci sono gli orari e la flessibilità. La
presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha invece precisato,
rispondendo alle polemiche sindacali degli ultimi giorni, che «tra
qualche anno il contratto nazionale ci sarà ancora; l’accordo di Fiat
Mirafiori non segna il suo tramonto».
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- L'INCHIESTA CON IL
FRENO A MANO...
Altro capolavoro sul Corriere marpionnizzato. Francesco Alberti sforna una
vibrante inchiesta di quelle che piacciono alla gente. "Sbandate, errori e
inchieste. Flop del super tram di Bologna. Spesi 182 milioni per il Civis a
guida ottica. Lo salva un vecchio autista" (p. 27). Un'intera, godibile,
paginata scorre inutilmente senza dirci chi sono i geni che l'hanno
costruito. Ve lo diciamo noi: i francesi di Irisbus, del gruppo Fiat.14-01-2011]
FIAT:
SUPERATO QUORUM, REFERENDUM VALIDO...
(Adnkronos) - E' stato superato poco fa il quorum per il
referendum in corso alle carrozzerie delle Fiat di Mirafiori. Alle ore 13
hanno votato complessivamente 3060 lavoratori dei 5431 addetti, pari al
56,3%. Il dato raggruppa sia i votanti del terzo turno, 384 operai che
avevano votato stanotte, sia operai e impiegati del primo turno che sono
stati 2676.14-01-2011]
3. ALLE 12 HANNO
VOTATO 2.588 TURNO MATTINO, SFIORATO 90%...
(ANSA) - A mezzogiorno, quindi con ancora un'ora a
disposizione di seggi aperti, nelle Carrozzerie di Mirafiori hanno votato
2.588 lavoratori avvicinandosi quindi al 90% degli aventi diritto, poco meno
di 3 mila. Le operazioni di voto riprenderanno alle 14.30 per il turno del
pomeriggio e si concluderanno presumibilmente alle 19.30. I risultati
definitivi sono attesi per la serata.14-01-2011]
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1 - IN GINOCCHIO DA TE...
Scusa, padrone, scusa! Non lo facciamo più! La perla del giorno è questo
colonnone pubblicato a pagina 12 del Corriere: "Compensi, il manager di
Torino: "Da Chrysler solo un gettone di presenza". Il passaggio più
commovente è questo: "Dopo tre giorni di interviste, incontri, conferenze
stampa, riprese televisive, fotografie, saluti e abbracci da tutti i
maggiori esponenti delle case automobilistiche e del capo del sindacato
americano Uaw, Sergio Marchionne trova il tempo per scorrere la rassegna
stampa. Si rattrista soltanto nel leggere le disquisizioni sui suoi compensi
e, tra i denti, si limita a sottolineare: "Ho rinunciato volontariamente a
un salario e a qualsiasi altro benefit dalla Chrysler".
Per la cronaca: la
firma è di Bianca Carretto da Detroit. "Le disquisizioni" che hanno
"rattristato" il Marpionne sono uscite sul Corriere a firma Massimo
Mucchetti. La poltrona salvata, per ora, è quella di don Flebuccio de
Bortoli.14-01-2011]
2 - IL GIORNO DELLE
SCELTE (CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA)...
"Mirafiori, tutti alle urne. Fiat spera che il sì superi il 60%. Camusso:
"Fiom resterà". Fassino: il piano dà certezze". Di diventare sindaco?
(Repubblica, p. 10). Capolavoro semantico sulla Stampa, dove Marco Alfieri
si incarica si dare un senso al silenzio della Lega Nord: "E a sorpresa
spunta un Carroccio pro-Fiat. Gli scontri sono lontani: piace l'opposizione
alle corporazioni" (p. 11). "Corporazioni"? Informarne gli operai.
Intanto le agenzie
stanno battendo i nuovi fasti delle immatricolazioni 2010. Auto Europa
-4,9%. Lingotto -17%. Altro non serve dire.
14-01-2011]
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2 - IL "NO" CHE
SALVEREBBE MARPIONNE
Quando questa sera alle 22 i 5.431 operai di Mirafiori inizieranno a votare,
Sergio Marpionne si ritirerà nell'albergo di Detroit per seguire fino alle
22 di domani (ora italiana) l'esito del referendum.
Nessuno dovrà
disturbare il figlio del carabiniere Concezio che è riuscito a spaccare
l'Italia con la sua rivoluzione di stampo fordista-giapponese. I
trombettieri del manager dal pullover sgualcito raccontano che la stanza
dove vive non è arredata con la razionalità delle sue strategie. In terra
giacciono in modo disordinato un'infinità di giornali e di memorandum che
ricordano l'ambiente in cui visse e morì il celebre regista e aviatore
Howard Hughes.
Questo miliardario
americano era in preda a una follia che non è certo l'attributo da imputare
al capo di Fiat-Chrysler, anche se folle è apparso lo spettacolo della
guerra tra i poveri che ha spaccato gli operai della Fiat e la città di
Torino.
Ancora ieri parlando a
una conferenza sull'automobile organizzata da Deutsche Bank, SuperSergio ha
chiesto di avere fiducia nel futuro, ma gran parte del suo discorso ha
esaltato le prospettive di Chrysler con l'annuncio che la conquista finale
sarà anticipata rispetto alla scadenza del 2013.
Dalla sua parte si
sono schierati con dichiarazioni di consenso sia la Marcegaglia che il
Cavaliere di Palazzo Chigi. Quest'ultimo lo ha fatto in una maniera
semplicemente scandalosa, ma in tempo utile per mettere la sua firma sul
risultato finale del referendum che secondo tutte le previsioni dovrebbe
dare via libera alla nuova stagione delle relazioni industriali.
A questo punto sarà
inutile parlare di ricatto e gli applausi del gracile ministro Sacconi e dei
due leader Bonanni e Angeletti si sprecheranno. Non è affatto detto che
questo entusiasmo sarà condiviso da Marpionne, l'uomo che con determinazione
cartesiana è arrivato a scompigliare le barricate dell'estremismo sindacale
e il quieto vivere della Confindustria.
A pensar male qualche
volta si azzecca, e c'è chi sussurra che un bel "no" al referendum farebbe
molto comodo al manager che ha anticipato Berlusconi nella sua
considerazione dell'Italia come un Paese da lasciarsi alle spalle.
Se invece arriverà un
bel "sì" allora cominceranno i dolori perché l'americano di Chieti e di
Toronto dovrà scoprire tutte le carte e raccontare come intende investire
gli altri miliardi del progetto Fabbrica Italia. Non solo: dovrà vedersela
con i rigurgiti di un sindacalismo ancora lontano dalla modernità che
metterà i bastoni tra le ruote dei Suv prodotti a Mirafiori per il mercato
americano.
13-01-2011]
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7. RENZI A LERNER, SI
PUO' ESSERE DI SINISTRA SENZA STARE CON FIOM...
(Adnkronos) - "Mi ha chiamato Gad Lerner, togliera' i
commenti idioti e lo ringrazio". Lo scrive Matteo Renzi sul suo profilo di
Facebook a proposito di alcuni commenti comparsi sul blog di Gad Lerner nei
quali, dopo l'endorsement a favore di Sergio Marchionne, il sindaco di
Firenze viene affiancato al suo predecessore Lando Conti, assassinato dalle
Brigate Rosse nel 1986.
Renzi ringrazia Lerner
perche' togliera' i commento ma sottolinea: "Nel merito, adesso, posso
dirgli con serenita' che si puo' essere di sinistra anche se non si ha la
stessa posizione della Fiom. Il salto della quaglia e' uno sport che non mi
riguarda, non mi appartiene e mi fa anche un po' schifo. Scusate se parlo in
modo troppo franco: il politichese del 'ma anche' o del 'ne' con ne' con'
non e' il mio forte", conclude con un riferimento implicito ai due
'rottamandi' per antomasia, secondo il primo cittadino di Firenze, ovvero
Walter Veltroni e Massimo D'Alema che proprio ieri a proposito di Mirafiori
ha detto di non essere ne' dalla parte di Marchionne ne' della Fiom.12-01-2011
11. VENDOLA, QUESTO
REFERENDUM E' UNA PORCATA...
(Adnkronos) - 'Questo referendum e' una porcata'. Cosi'
Nichi Vendola davanti alla porta 2 di Mirafiori dove e' arrivato poco fa per
incontrare gli operai al cambio turno. 'E' sgradevole rispondere a chi gli
chiede cosa voterei se si' o no perche' bisogna avere rispetto di tutti,
comunque votino. Non sono qui per dare un orientamento perche' spetta ai
lavoratori decidere -prosegue il governatore della Puglia- pero' dico che
questo referendum e' una porcata perche' votare tra la sopravvivenza e
l'essere buttati per strada, perche' cadere con il paracadute o senza e'
chiaro che si sceglie la prima soluzione'
12-01-2011]
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FIAT: SACCONI,
GOVERNO SOLLECITERA' INVESTIMENTO A MIRAFIORI...
(Adnkronos) - 'Dopo che l'investimento a Pomigliano e'
gia' entrato in una fase irreversibile, dato che i primi atti di spesa
sono stati compiuti, ora si tratta di garantire che altrettanto avvenga
per Mirafiori. Ovviamente il Governo e' impegnato con le organizzazioni
sindacali a sollecitare questo investimento, che e' molto importante
perche' avviene su vetture a maggior valore aggiunto, e conseguentemente
consolida le funzioni 'intelligenti', quali la ricerca e lo stile,
tradizionalmente localizzate a Torino. Non bisogna poi trascurare il
rapporto che finora c'e' stato tra Marchionne e il Governo'. Il ministro
del Lavoro Maurizio Sacconi, lo spiega in un'intervista al 'ilsussidiario.net'
.
19-01-2011]
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FIAT:
FEDERMECCANICA, CAMBIARE CONTRATTI...
(ANSA) - Bisogna modificare la riforma del modello
contrattuale del 2009 prevedendo la possibilita' che il contratto
aziendale sia sostitutivo di quello nazionale.
Lo ha detto il
direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli,spiegando che
saranno necessarie regole certe sulla rappresentanza.Alla domanda se ciò
significa la morte del contratto nazionale, Santarelli ha risposto:
'Federmeccanica ha 12mila aziende associate e che il contratto nazionale
sara' utilizzato da almeno 11.500 aziende'.
19-01-2011]
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COFFERATI,
SU MIRAFIORI IL PD HA SBAGLIATO TUTTO, TROPPA SUPERFICIALITA'...
(Adnkronos) - 'Sarebbe tragico se la sinistra
accettasse nella globalizzazione un cosi' duro colpo al sistema paese.
Se non si rendesse conto che l'esclusione della Fiom da Mirafiori e' un
vulnus, che la perdita dei diritti e il peggioramento delle condizioni
materiali dei lavoratori non sono delle variabili indipendenti della
democrazia'. Lo afferma l'ex Segretario generale della Cgil, Sergio
Cofferati, nell'intervista al settimanale 'Gli Altri', diretto da Piero
Sansonetti.
E ancora sulla
sinistra Cofferati dichiara: 'Penso che la sfera dei diritti umani sia
tripartita: ci sono quelli della persona, ci sono i diritti nella sfera
del lavoro e i diritti di cittadinanza, come afferma la Carta di Nizza.
Se uno dei tre anelli si indebolisce, ci saranno effetti negativi sugli
altri due. Questo e' il tema della sinistra, il tema che per il Pd
dovrebbe essere dominante ma che interessa tutti, tutte le forze
politiche. Per quale Paese stiamo lavorando?'.19-01-2011
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FIAT: CONSOB, JOHN GRIFFIN AL 2,218%...
(Adnkronos) - John Griffin, il presidente e fondatore di Blue Ridge
Capital, detiene, dallo scorso 10 gennaio, il 2,218% del capitale
sociale di Fiat. La partecipazione e' detenuta indirettamente attraverso
Blue Ridge Capital Holdings (1,407%) e Blue Ridge Capital offshore
holdings (0,811%). E' quanto si legge negli aggiornamenti della Consob.18-01-2011]
20. FIAT: WSJ, UNA
RIFORMA VITALE ANCHE PER L'ECONOMIA ITALIANA...
(Adnkronos) - L'accordo approvato a Mirafiori "semplicemente allinea le
pratiche del lavoro in Fiat con quelle del resto d'Europa e del mondo
industrializzato" eppure "ha scatenato un infuocato dibattito a livello
nazionale" perche' "ha aperto la strada ad altre aziende per ottenere
una maggiore flessibilita'". Lo scrive in un editoriale il 'Wall Street
Journal' per il quale "il declino di competitivita' dell'Italia non ha
colpito solo i lavoratori dell'automobile".
"Secondo i dati
dell'Fmi, il paese ha perso il 30 per cento della sua quota di mercato
dell'export globale dal 1996", un dato - sottolinea il giornale - "che
ha molto a che fare con un sistema di trattative a livello nazionale che
impone alle aziende contratti di lavoro del tipo 'uno per tutti'".
Ricordando che
l'indice della liberta' economica 2011, diffuso la scorsa settimana,
"pone l'Italia all'87mo posto, dietro Uganda e Brukina Faso" e che
"l'unico paese dell'Ue con un risultato peggiore e' la Grecia" il Wall
Street Journal conclude che "riforme come quelle sostenute dalla Fiat
sono vitali non solo per il successo della casa automobilistica ma anche
per l'economia italiana".18-01-2011]
21. FIAT: FT,
EUROPA SOLLEVATA DALLA VITTORIA DEL SI'...
(Adnkronos) - "In Europa sia i politici che i possessori di bond
dovrebbero essere particolarmente sollevati dal risultato" del
referendum della scorsa settimana in Fiat. Lo afferma in un editoriale,
il 'Financial Times' evidenzia la posta in gioco: infatti una vittoria
dei sindacati che a Mirafiori sostenevano il 'no' "avrebbe incoraggiato
le forze piu' estremiste nel resto della compagnia" rallentando "il
passo del cambiamento". Non solo: per il quotidiano economico "il colpo
alla credibilita' di Marchionne avrebbe potuto persino far fallire il
piano di conquistare la proprieta' di Chrysler".18-01-2011]
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- FIAT:
MARCEGAGLIA, RIENTRERA' IN CONFINDUSTRIA, CREDO A MARCHIONNE...
(Adnkronos) - Le newco di Mirafiori e Pomigliano
rientreranno in Confindustria: e' fiducioso il presidente di
Confindustria Emma Marcegaglia a margine del convegno 'Questione
femminile, questione Italia' al Senato. "Do per buone le parole di
Marchionne a New York, non vedo perche' dovrebbe dire cose che non vuole
fare", ha affermato Marcegaglia, aggiungendo che "Confindustria non
obbliga nessuno ad entrare, l'adesione e' volontaria e la strada per
rientrare potrebbe essere proprio quello che propone Federmeccanica. Ne
parleremo con la Fiat". 20-01-2011]
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Per coerenza gli
impiegati che hanno votato si dovrebbero scambiare le loro mansioni con gli
operai che hanno votato no ! Mb 31.12.10 |
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SCIOPERO GENERALE ANTIMARCHIONNE PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DEI
LAVORATORI USURPATI DAI MARCHYAKY IL 28.01.11 |
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1. FIAT...
Jena per "La
Stampa" - Sono molto contento di non essere un operaio.
2. RENZI A LERNER,
DISGUSTO PER ATTACCHI A ME SU TUO BLOG...
(ANSA) - "Ciascuno ha suoi giudizi e pregiudizi, come quelli di Gad Lerner.
Sul sito di Lerner ci sono commenti di chi scrive 'Renzi=Lando Conti' e lui
non dice nulla. Lando Conti era il sindaco di Firenze ucciso dalle BR.
Niente polemiche, Gad: solo tutto il mio disgusto".
Lo afferma il sindaco
di Firenze, Matteo Renzi, sul suo profilo Facebook. "Non ho verità in tasca
- sottolinea Renzi -: ma più che con la Fiom sto con il governo Obama che
scommette e investe sulla sfida di Marchionne. Reazionario anche Barack?".
Il giornalista, in una nota postata sul suo blog (alla quale sono seguiti
molti commenti, tra i quali quello indicato da Renzi), aveva criticato la
posizione assunta dal sindaco di Firenze ("io sto con Marchionne") nei
confronti dell'amministratore delegato di Fiat.
"Avrebbe fatto meglio
- scrive Lerner - a informarsi prima su quanta cassa integrazione stiamo
pagando alla Fiat dal 2009 in qua, e quanta ancora gliene dovremo pagare nel
2011 a Mirafiori, Pomigliano e altrove. Cialtroneria, ma non solo". "Il
fenomeno mediatico-televisivo Matteo Renzi - aggiunge - a me pare destinato
in tempi abbastanza ravvicinati al più classico salto della quaglia nel
centrodestra. Spero - conclude - che Pippo Civati e gli altri militanti
critici autoconvocati del Pd prendano le distanze da un leader certamente
più vicino ad Arcore che al mondo del lavoro dipendente".
3. FIOM ACCUSA
AZIENDA,ASSEMBLEE PER CHIEDERE DI VOTARE SI...
(ANSA) - I dirigenti della Fiat stanno incontrando gruppi
di lavoratori per spiegare l'accordo ma di fatto per chiedere di votare sì.
A dirlo è il responsabile del settore auto della Fiom Giorgio Airaudo che
accusa la Fiat di fare sindacato svolgendo le proprie assemblee. La Fiat ha
risposto che "é nelle sue prerogative" spiegare un accordo che l'azienda ha
firmato.
"Da questa mattina,
alle Carrozzerie di Mirafiori, afferma Airaudo, si sta verificando un
fenomeno singolarissimo. La produzione viene fermata dall'Azienda e gruppi
di lavoratori vengono riuniti dalla gerarchia aziendale che spiega loro, a
modo suo, i contenuti dell'accordo separato del 23 dicembre. In pratica, la
Fiat sta facendo le sue assemblee".
12-01-2011]
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NON SOLO IL BANANA E
FASSINO, ANCHE CHIAMPARINO E RENZI PRO-MARPIONNE: “IL PD TROPPO INCERTO” -
STELLA A CINQUE PUNTE CONTRO L’IMPULLOVERATO A SESTO SAN GIOVANNI - BRUNETTA
LIBERISTA: “L’AUTO NON LA PAGA PANTALONE. SE NON LE SAI FARE CHIUDI” -
MIRAFIORI SI PREPARA AL REFERENDUM (URNE CHIUSE DOMANI ALLE 18:45) - PER LA
CAMUSSO LA FIOM TORNERÀ COMUNQUE IN FABBRICA (“SI STA COMMETTENDO UNO
STRAORDINARIO TORTO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI
1. A MIRAFIORI
ASSEMBLEE DEL SI' E DEL NO, CLIMA D'ATTESA...
(ANSA) - Mattinata tranquilla di fronte ai cancelli di
Mirafiori dove oggi si svolgono le assemblee del fronte del sì e del no in
attesa che i 180 lavoratori del terzo turno, che inizia alle 22, diano il
via al voto sul referendum per l'accordo sulle Carrozzerie. L'assemblea
delle sigle per il sì (che sulla carta contano quasi il 70% dei consensi
all'interno delle Carrozzerie, secondo l'ultima votazioni per le
rappresentanze sindacali in Italia) è convocata in una sala parrocchiale
limitrofa allo stabilimento, ma appare molto meno partecipata di altre
iniziative, come quella di ieri sera alla Galleria d'arte moderna (Gam) in
centro città.
La Fiom attende il suo
segretario generale Maurizio Landini all'interno di Mirafiori per lo
svolgimento delle sue ultime assemblee prima del voto. La consultazione
referendaria coinvolgerà la grandissima parte dei 5.431 lavoratori, quasi
esclusivamente operai.
2. CAMUSSO, FIOM
TORNERA' COMUNQUE IN FABBRICA...
(ANSA) - "Comunque vadano le cose la Fiom tornerà
sicuramente in fabbrica". Lo ha affermato il segretario generale della Cgil
Susanna Camusso a proposito del referendum sull'accordo di Mirafiori.
Alla domanda se
davvero, come è stato scritto da alcuni giornali, le assemblee organizzate
dalla Fiom a Mirafiori saranno le ultime dopo 110 anni di storia della
fabbrica, la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha replicato
che "la Fiom è una grande organizzazione con migliaia di iscritti, non è che
viene cancellata così". "Evitiamo - ha proseguito - di attribuire
all'amministratore delegato della Fiat il potere di cancellare la storia e
le tradizioni e organizzazioni del nostro paese". Riguardo alla possibile
vittoria del sì al referendum che, in assenza di una firma anche tecnica
della Fiom comporterebbe l'esclusione di questa organizzazione dalla
rappresentanza dei lavoratori nella fabbrica, Camusso ha commentato che "in
quella fabbrica comunque vadano le cose, la Fiom Cgil ci tornerà".
3. CAMUSSO, BERLUSCONI
FA SPETTACOLO E ABDICA A SUO MESTIERE...
(Adnkronos) - "Di fronte ad una impresa che ha dichiarato
di voler fare degli investimenti, in un Paese normale il governo avrebbe
verificato questi investimenti ma non avendo fatto tutto cio' si fa
semplicemente dello spettacolo e se si guarda alla sua coreografia lo si fa
a fianco del presidente di quel paese che a suo tempo ha detto no a
Marchionne perche' non gli dava abbastanza garanzie".
Cosi' il segretario
generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine di un convegno organizzato
dalla Legacoop a Milano, commenta le affermazioni del presidente del
Consiglio, Silvio Berlusconi, che proprio ieri in Germania ha sottolineato
che la Fiat farebbe bene ad andarsene dall'Italia qualora vincessero i no al
referendum di Mirafiori.
4. CAMUSSO,
STRAORDINARIO TORTO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI...
(Adnkronos) - "E' evidente che si sta commettendo nei
confronti dei lavoratori uno straordinario torto". Cosi' il segreario
generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta quanto sta accadendo alla
Fiat di Mirafiori dove i lavoratori sono chiamati oggi e domani a esprimere
il loro consenso sul contratto di lavoro.
"Se tutti facessero un
passo indietro e fossero piu' rispettosi -ha sottolineato Camusso a margine
di una due giorni organizzata dalla Legacooperative a Milano- questo sarebbe
giusto perche' i lavoratori devono decidere se sul loro futuro sulle
condizioni di lavoro e sul diritto di rappresentanza oppure no. E' evidente
-ha aggiunto- che si tratta di una scelta difficile che non si puo'
trasformare in una partigianeria di soggetti diversi e bisognerebbe lasciare
alle organizzazioni sindacali e alle assemblee il diritto di discutere".
5. CHIAMPARINO, DELUSO
DA BERSANI, TROPPA INCERTEZZA SU VICENDA FIAT...
(Adnkronos) - Sergio Chiamparino si dice deluso da
Pierluigi Bersani, anche per come il Pd si sta muovendo sulla vicenda Fiat.
E alla domanda de Il Riformista che ha intervistato il sindaco di Torino,
Chiamparino risponde cosi': "se fossi stato il segretario del Pd avrei detto
le stesse cose che sto dicendo adesso. Si possono tirare le somme e vedere
se sia deluso o no... Mi rendo conto che il leader di un partito come il
nostro senta la necessita' di provare a tenere 'tutti dentro'. Ma alcune
cose non sono chiare. L'approccio del Pd alla questione Fiat e' stato
all'insegna di un grande incertezza, e' scaturita la linea del dire 'si'
agli investimenti' e no a tutto il resto".
6. RENZI, NON E' DI
SINISTRA SOLO QUELLO CHE DICONO FIOM E SINDACATI...
(Adnkronos) - Matteo Renzi ha replicato ai microfoni del Tg
LA7 alle critiche ricevute per essersi schierato con Sergio Marchionne: "Non
e' che e' di sinistra solo quello che dicono la Fiom e i sindacati", ha
detto il sindaco di Firenze. "Credo che chi investe nel futuro del Paese
debba essere apprezzato. La Fiat -ha concluso- ha preso soldi per anni dallo
Stato, ora i soldi li mette: mi sembra un passo in avanti".
7. BRUNETTA, AUTO NON
E' UN BENE PUBBLICO, NON DEVE PAGARE PANTALONE...
(Adnkronos) - 'Non voglio che sia Pantalone a pagare. Lo
Stato deve fare lo Stato e chi fa auto deve essere competitivo'. Ad
affermarlo, ai microfoni di Radio Radicale, e' il ministro della Pubblica
amministrazione, Renato Brunetta, in merito alla vicenda Fiat.
L'auto, sottolinea
Brunetta, 'non e' un bene pubblico. Lo Stato non deve ne' produrre panettoni
ne' produrre auto. Se i panettoni o le auto non sono buoni non devono
rimanere sul mercato' rileva ancora il ministro evidenziando come sia giusto
che un gruppo abbia una produttivita' , investimenti e un management
all'altezza dei tempi. Il rischio altrimenti e' che come successo 4 o 5
volte dal dopoguerra ad oggi e' che se ci sono 'modelli obsoleti la
differenza la deve pagare lo Stato'.
8. SCRITTA BR-PCC
CONTRO MARCHIONNE A SESTO S. GIOVANNI...
(ANSA) - Il sindaco di Sesto san Giovanni Giorgio Oldrini
ha condannato a nome dell'amministrazione comunale la scritta comparsa su un
muro del centro città: "Merchione muori! Marchionne crepa!" con la stella a
cinque punte e la firma Br-Pcc. "L'Amministrazione comunale - ha affermato
il sindaco - condanna duramente queste ignobili scritte, che speriamo frutto
della bravata di qualche ignorante che non conosce il duro prezzo pagato
dalla nostra città nella lotta al terrorismo delle Brigate Rosse. Nessuna
giustificazione può essere concessa a chi ancora pensa di utilizzare
simbologie e parole d'ordine che nulla hanno a che fare con la vita
democratica del nostro Paese".13-01-2011]
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Fiat: portavoce,
stupefatti dichiarazioni Landini su Rebaudengo
Dowjones
MILANO (MF-DJ)--"Siamo
stupefatti che il responsabile di Fiom, Maurizio Landini, riferisca di aver
ricevuto una lettera firmata dall'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, sul fatto
che Paolo Rebaudengo non sia piu' responsabile delle Relazioni Industriali
del gruppo".
Lo ha spiegato un
portavoce di Fiat, sottolineando che "Landini strumentalizza, attribuendo un
significato politico inesistente, la notizia che si riferisce alla scelta
personale della pensione da parte di Paolo Rebaudengo che, come recita un
comunicato interno emesso ieri, continuera' a collaborare con le strutture
operative di Fiat e di Fiat Industrial per la realizzazione di strategie
nelle relazioni industriali".
"Il tutto sara'
facilmente verificabile fin dalla prossima riunione sindacale", ha concluso
il portavoce, "quando le delegazioni aziendali saranno guidate proprio dallo
stesso Rebaudengo". com/ofb
|
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Fiat, lettera di 46
economisti: “Produrre e lavorare meglio, con democrazia. Solidarietà alla
Fiom”
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la democrazia e non conquista il lavoro" (AUDIO)
Il conflitto Fiat-Fiom
scoppiato a fine 2010 sul progetto per lo stabilimento di Mirafiori a Torino
– che segue l’analoga vicenda per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco – è
importante per il futuro economico e sociale del paese. Giornali e tv
presentano la versione Fiat, sostenuta anche dal governo, per cui con la
crescente competizione internazionale nel mercato dell’auto i lavoratori
devono accettare condizioni di lavoro peggiori, la perdita di alcuni
diritti, fino all’impossibilità di scegliere in modo democratico i propri
rappresentanti sindacali.
Vediamo i fatti. Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia,
appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità prodotte
nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili. La Fiat spende
per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo quote di fatturato
significativamente inferiori a quelle dei suoi principali concorrenti
europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti di propulsione a basso
impatto ambientale. A differenza di quanto avvenuto tra il 2004 e il 2008 –
quando l’azienda si è ripresa da una crisi che sembrava fatale – negli
ultimi anni la Fiat non ha introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata
una quota di mercato che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta
registrata nel continente nel corso del 2010.
Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida la
classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul capitale del
33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial e l’interesse ad
acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler segnalano che le priorità
della Fiat sono sempre più orientate verso la dimensione finanziaria, a cui
potrebbe essere sacrificata in futuro la produzione di auto in Italia e la
stessa proprietà degli stabilimenti.
A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato sulle
proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa strategia
ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni
duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati nell’ordine di 500
milioni di euro l’anno.
A fare le spese di questa gestione aziendale sono stati soprattutto i
lavoratori. Negli ultimi dieci anni l’occupazione Fiat nel settore auto a
livello mondiale è scesa da 74 mila a 54 mila addetti, e di questi appena 22
mila lavorano nelle fabbriche italiane. Le qualifiche dei lavoratori Fiat
sono in genere inferiori a quelle dei concorrenti, i salari medi sono tra i
più bassi d’Europa e la distanza dalle remunerazioni degli alti dirigenti
non è mai stata così alta: Sergio Marchionne guadagna oltre 250 volte il
salario di un operaio.
Questi dati devono essere al centro della discussione sul futuro della Fiat.
L’accordo concluso dalla Fiat con Fim, Uilm e Fimsic per Mirafiori – che la
Fiom ha rifiutato di firmare – prevede un vago piano industriale, poco
credibile sui livelli produttivi, tanto da rendere improbabile ora ogni
valutazione sulla produttività. L’accordo appare inadeguato a rilanciare e
qualificare la produzione, e scarica i costi sul peggioramento delle
condizioni dei lavoratori. Sul piano delle relazioni industriali i contenuti
dell’accordo sono particolarmente gravi: l’accordo si presenta come
sostitutivo del contratto nazionale di lavoro, e cancellerebbe la Fiom dalla
presenza nell’azienda e dal suo ruolo di rappresentanza dei lavoratori che
vi hanno liberamente aderito.
Il referendum del 13-14 gennaio tra i dipendenti sull’accordo, con la
minaccia Fiat di cancellare l’investimento nel caso sia respinto, pone i
lavoratori di fronte a una scelta impossibile tra diritti e lavoro. In
questa prospettiva, la strategia Fiat appare come la gestione di un
ridimensionamento produttivo in Italia, scaricando costi e rischi sui
lavoratori e imponendo un modello di relazioni industriali ispirato agli
aspetti peggiori di quello americano.
Esistono alternative a una strategia di questo tipo.
In Europa la crisi è stata affrontata da imprese come la Volkswagen con
accordi sindacali che hanno ridotto l’orario, limitato la perdita di reddito
e tutelato capacità produttive e occupazione; in questo modo la produzione
sta ora riprendendo insieme alla domanda. Produrre auto in Europa è
possibile se c’è un forte impegno di ricerca e sviluppo, innovazione e
investimenti attenti alla sostenibilità ambientale; per questo sono
necessari lavoratori con più competenze, meno precarietà e salari adeguati;
un’organizzazione del lavoro contrattata con i sindacati che assicuri alta
qualità, flessibilità delle produzioni e integrazione delle funzioni. E’
necessaria una politica industriale da parte del governo che non si limiti
agli incentivi per la rottamazione delle auto, ma definisca la direzione
dell’innovazione e degli investimenti verso produzioni sostenibili e di
qualità; le condizioni per mercati più efficienti; l’integrazione con le
politiche della ricerca, del lavoro, della domanda. Considerando l’eccesso
di capacità produttiva nell’auto in Europa, è auspicabile che queste
politiche vengano definite in un contesto europeo, evitando competizioni al
ribasso su costi e condizioni di lavoro. Su tutti questi temi è necessario
un confronto, un negoziato e un accordo con i sindacati che rappresentano i
lavoratori dell’azienda.
In nessun paese europeo l’industria dell’auto ha tentato di eliminare un
sindacato critico della strategia aziendale dalla possibilità di negoziare
le condizioni di lavoro e di rappresentare i lavoratori. L’accordo Fiat di
Mirafiori riduce le libertà e gli spazi di democrazia, aprendo uno scontro
che riporterebbe indietro l'economia e il paese.
Ci auguriamo che la Fiat rinunci a una strada che non porterebbe risultati
economici, ma un inasprimento dei conflitti sociali. Ci auguriamo che
governo e forze politiche e sindacali contribuiscano a una soluzione di
questo conflitto che ristabilisca i diritti dei lavoratori a essere
rappresentati in modo democratico e tuteli le condizioni di lavoro.
Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori coinvolti e alla Fiom,
sosteniamo lo sciopero nazionale del 28 gennaio 2011 e ci impegniamo ad
aprire una discussione sul futuro dell'industria, del lavoro e della
democrazia, sui luoghi di lavoro e nella società italiana.
Margherita Balconi, Università di Pavia
Paolo Bosi, Università di Modena e Reggio Emilia
Gian Paolo Caselli, Università di Modena e Reggio Emilia
Daniele Checchi, Università Statale di Milano
Tommaso Ciarli, Max Planck Institute of Economics
Vincenzo Comito, Università di Urbino
Marcella Corsi, Università di Roma “La Sapienza”
Pasquale De Muro, Università di Roma Tre
Giovanni Dosi, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Marco Faillo, Università degli Studi di Trento
Paolo Figini, Università di Bologna
Massimo Florio, Università Statale di Milano
Maurizio Franzini, Università di Roma “La Sapienza”
Lia Fubini, Università di Torino
Andrea Fumagalli, Università di Pavia
Mauro Gallegati, Università Politecnica delle Marche
Adriano Giannola, Università di Napoli Federico II
Anna Giunta, Università di Roma Tre
Andrea Ginzburg, Università di Modena e Reggio Emilia
Claudio Gnesutta, Università di Roma “La Sapienza”
Elena Granaglia, Università di Roma Tre
Simona Iammarino, London School of Economics
Peter Kammerer, Università di Urbino
Paolo Leon, Università di Roma Tre
Stefano Lucarelli, Università di Bergamo
Luigi Marengo, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Pietro Masina, Università di Napoli "L'Orientale"
Massimiliano Mazzanti, Università di Ferrara
Marco Mazzoli, Università Cattolica di Piacenza
Domenico Mario Nuti, Università di Roma “La Sapienza”
Paolo Palazzi, Università di Roma “La Sapienza”
Cosimo Perrotta, Università del Salento
Mario Pianta, Università di Urbino
Paolo Pini, Università di Ferrara
Felice Roberto Pizzuti, Università di Roma “La Sapienza”
Andrea Ricci, Università di Urbino
Andrea Roventini, Università di Verona
Maria Savona, University of Sussex
Francesco Scacciati, Università di Torino
Alessandro Sterlacchini, Università Politecnica delle Marche
Stefano Sylos Labini, Enea
Giuseppe Tattara, Università di Venezia
Andrea Vaona, Università di Verona
Marco Vivarelli, Università Cattolica di Piacenza
Antonello Zanfei, Università di Urbino
Adelino Zanini, Università Politecnica delle Marche
Per aderire, inviare una mail a:
redazione@sbilanciamoci.info
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BORSA: RIMBALZO
RIUSCITO, MILANO +1,4% CON IMPREGILO E FIAT INDUSTRIAL...
Radiocor - Seduta di rimbalzo per le Borse europee, che
recuperano terreno dopo lo scivolone di ieri, provocato dai timori sulla
tenuta delle finanze pubbliche dell'Eurozona. A Piazza Affari, il Ftse All
Share ha guadagnato l'1,35% e il Ftse Mib l'1,4%. A guidare il rimbalzo sono
stati i titoli industriali, con Impregilo (+6,59%) e Fiat Industrial
(+5,4%). Bene anche i finanziari.
4. MARCHIONNE, NON
CONFONDERE CAMBIAMENTO CON INSULTO A ITALIA...
Radiocor - 'Non si puo' confondere il cambiamento con un
insulto all'Italia'. Cosi' ha replicato l'a.d. del gruppo Fiat, Sergio
Marchionne, alle recenti dichiarazioni di Susanna Camusso, segretario
generale della Cgil, parlando ai giornalisti a margine del Salone dell'Auto
di Detroit.
'Se insulto significa
introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia mi assumo le mie
responsabilita' - ha affermato Marchionne - ma non lo e'. L'ho detto
ripetutamente e lo continuo a ripetere. E' un messaggio totalmente coerente
con la strategia industriale di questo gruppo. Siamo assolutamente convinti
che il modo di operare industrialmente in Italia, anche sulla base della
nostra esperienza internazionale, deve essere rinnovato'.
Marchionne ha aggiunto
che 'stiamo cercando di cambiare una serie di relazioni che storicamente
hanno guidato il sistema italiano. In questo sono assolutamente colpevole.
Stiamo cercando di cambiarlo, di aggiornarlo e di renderlo competitivo. Non
si puo' confondere questo con un insulto all'Italia. Anzi, vogliamo piu'
bene noi all'Italia in questo senso qua, cercando di cambiarla. Il vero
affetto e' cercare di fare crescere le persone e farle crescere bene. Stiamo
cercando di farlo a livello industriale'.
5. MARCHIONNE, CHI
PERDE ACCETTI SCONFITTA...
(ANSA) - "In qualsiasi società civile quando la maggioranza
esprime un'opinione anche con il 51 per cento, la minoranza ha perso". Lo ha
detto l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, parlando con i giornalisti al
Salone dell'Auto di Detroit. "E' un concetto di civiltà comune. Quando si
perde - ha affermato - si perde. Io ho perso tantissime volte in vita mia e
sono stato zitto. Sono andato avanti e non ho reclamato. Se venerdì vince il
sì ha vinto il sì e il discorso è chiuso. Non possiamo fare le votazioni 50
mila volte. Capisco che nessuno voglia perdere, ma una volta che ha perso ha
perso".
6. LANDINI, REBAUDENGO
LASCIA, ORMAI LOGICA FAR WEST...
(ANSA) - "Ci è arrivata una lettera dell'amministratore
delegato in cui comunica che la Fiat non ha più un responsabile per le
relazioni industriali; Rebaudengo dal 31 dicembre non svolge più le sue
funzioni". Lo riferisce il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio
Landini, intervenendo all'assemblea nazionale delle Camere del lavoro
promossa dalla Cgil. "Una cosa che può apparire come l'ennesimo atto
autoritario è invece assolutamente coerente con gli accordi imposti a
Pomigliano e a Mirafiori", che non hanno "più bisogno di imprese che abbiano
relazioni industriali perché cancellano alla radice qualsiasi possibilità di
contrattazione. E' una logica di far west - aggiunge Landini - può darsi che
tra un po' nominino uno sceriffo...".11-01-2011]
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FIAT, vittoria di
pirro - il referendum passa, ma solo di un soffio (54,7%) e grazie al voto
decisivo degli impiegati - a marpionne E’ MANCATO IL PLEBISCITO, E PER IL
MANAGER "DIMEZZATO" il lingotto POTREBBE DIVENTARE UN VIETNAM - Camusso:
“Bocciato modello autoritario” - Cremaschi: "L’azienda non ha più gli operai
dalla sua parte" - landini: "Sappiano Marchionne e Confindustria che così
non si governa
Lorenzo Galeazzi per
Il Fatto
Prevalgono i voti
favorevoli all'accordo con il 54,7%. La lunghissima notte del referendum
Fiat si è conclusa con un risultato sorprendente. I voti favorevoli
all'accordo di Mirafiori hanno infatti prevalso, ma solo di un soffio: si
sono infatti fermati al 54,7%. A far pendere la bilancia nei confronti del
sì è stato il voto decisivo degli impiegati.
Nella notte il no era
andato in vantaggio perché le operazioni di scrutinio erano partite dai
reparti montaggio e lastratura, ma poi, con il voto degli impiegati, la
situazione si è rovesciata e il testa a testa si è risolto a favore dei sì.
Altissima l'affluenza al voto, al 94,6% dei circa 5.500 aventi diritto.
Le operazioni di
scrutinio sono andate avanti circa per nove ore. Qualche momento di tensione
quando si è avuta la certezza della vittoria del sì: alcuni esponenti del
Fismic (uno dei sindacati favorevoli all'intesa) hanno esultato e ne è nato
un alterco con alcuni militanti della Fiom. Uno di loro è stato addirittura
colto da un malore e portato via in ambulanza.
Anche se Sergio
Marchionne commenta il risultato parlando di "scelta coraggiosa dei
lavoratori che hanno dimostrato di avere fiducia nel futuro", a cantare
vittoria è soprattutto la Fiom-Cgil. Il presidente del comitato centrale
Giorgio Cremaschi al fattoquotidiano.it dice che "l'Ad non ha più gli operai
con sé. Anche in una condizione di fascismo e repressione i lavoratori hanno
detto di no".
Il segretario generale
della Fiom, Maurizio Landini, parla di "risultato straordinario" e commenta:
"Sarebbe un atto di saggezza da parte di Fiat riaprire una trattativa vera,
perché le fabbriche senza il consenso dei lavoratori non funzionano".
Secondo il segretario generale della Fiom-Cgil, Susanna Camusso, "il voto di
Mirafiori, per il quale Rsu e iscritti Fiom si sono spesi, dimostra che non
c'è la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori
e quindi nega il ritorno del modello autoritario delle fabbriche-caserme.
Sappiano Marchionne e Confindustria che così non si governa".
Il risultato in realtà
ha sorpreso anche lo stesso sindacato delle tute blu che si aspettava delle
percentuali simili a quelle della consultazione dello stabilimento Fiat di
Pomigliano, dove, lo scorso 22 giugno, vinsero i sì al piano del numero uno
della casa automobilistica con il 63,4%. "Questo referendum ha superato le
nostre aspettative, tutti sapevamo che gli impiegati avrebbero votato
compatti per il sì, ma fra gli operai la nostra posizione è la netta
maggioranza. L'operazione di Marchionne di provare a restaurare il
capitalismo selvaggio si è conclusa con un flop", dice Cremaschi che
rilancia le prossime iniziative di lotta, a partire dallo sciopero generale
proclamato dalla Fiom per il 28 gennaio.
Cantano vittoria anche
sul fronte opposto, quello dei sindacati che avevano sottoscritto il patto
di Mirafiori e avevano fatto campagna per il sì alla consultazione. "Nasce
lo stabilimento del futuro. Ora festeggia Torino, sbaglia chi pensa che
Marchionne va a festeggiare a Detroit", queste le parole di Bruno Vitali,
segretario nazionale della Fim Cisl.
Anche Luigi Angeletti
benedice i risultati: "Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è
stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì
all'accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e
dell'industria automobilistica del nostro Paese".
Sull'argomento è
intervenuto anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che al giornale
radio Rai ha detto che "questo voto apre un'evoluzione nelle relazioni
industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un
migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari".
Ma il dato è che,
rispetto alla consultazione della scorsa estate nello stabilimento campano
della Fiat, il manager italo-canadese ha perso numerosi consensi. "Ne
perderà ancora", assicura Cremaschi che non risparmia critiche alla Cgil di
Susanna Camusso e al Partito democratico. Il sindacato confederale, secondo
la tuta blu, deve prendere del peso e dell'importanza della Fiom, mentre il
Pd ne esce con le ossa rotte.
"Fassino aveva detto
che se fosse stato un operaio avrebbe votato sì - incalza Cremaschi -
Avrebbe fatto meglio a dire ‘se fossi un impiegato'. Il Pd non si rende
conto che il tempo sta cambiando, Matteo Renzi, Sergio Chiamparino e tutti
gli altri sono solo delle anime morte".
Insomma, secondo le
tute blu della Cgil questi risultati segnano il passo a una sconfitta
politica e morale dell'Ad del Lingotto e dei suoi sostenitori. Non è un
mistero che la casa di Torino sperasse che i voti favorevoli alla
consultazione superassero il 60 per cento, come nel caso di Pomigliano. Così
non è stato.
"C'è la forza di
andare avanti e di rovesciare l'accordo della vergogna - dice il
sindacalista delle tute blu - Abbiamo tutto il tempo. Domani a Torino c'è
ancora la cassa integrazione. Abbiamo un anno intero in cui la Fiat deciderà
il suo futuro". E la Fiom assicura che comunque ci sarà, nonostante uno dei
punti del nuovo patto (non avendo firmato l'accordo) la metta di fatto al di
fuori della fabbrica. Anzi, a questo punto bisogna dire "della
NewCo".15-01-2011]
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LA CGIL FA FUOCO E
FIOM-ME - SCONTRO ALL’ULTIMO SANGUE NEL SINDACATO DELLA CAMUSSO - LA
SCELTA DEL NEO-SEGRETARIO SUL REFERENDUM PER MIRAFIORI (“ACCETTARNE LA
LEGITTIMITÀ E, SE SCONFITTI, PRENDERNE ATTO), SI SCONTRA COL “NIET” DEI
DURI E PURI LANDINI E CREMASCHI - C’È PERSINO CHI COMINCIA A PARLARE DI
SCISSIONE - E INTANTO LA POLITICA CI METTE LO ZAMPINO - BERTINOTTI,
VENDOLA E DI PIETRO CON LA FIOM - IL PD (AL SOLITO) È SPACCATO E IL
SOSTEGNO AI MASSIMALISTI DEL GRANDE EX COFFERATI PESA COME UN MACIGNO… -
-
Enrico Marro
per il "Corriere
della Sera"
Il 3 novembre
scorso, durante il comitato direttivo che elesse Susanna Camusso
segretario generale della Cgil, Giorgio Cremaschi passeggiava
nervosamente nei corridoi dell'Auditorium di via dei Frentani,
aspettando il risultato. E al cronista che gli chiedeva «Camusso sarà
meglio o peggio di Epifani?» rispose senza esitazioni: «Peggio». Perché?
«Perché Epifani era equilibrato o, come scrivete voi, un po' ondivago,
nel senso che alcune volte è stato con la Fiom e altre contro. La
Camusso no, ce l'avremo sempre contro».
Forse il leader
della sinistra dei metalmeccanici aveva visto giusto, perché alla prima
occasione importante, la vertenza Fiat, il leader della Cgil ha detto
chiaramente che la Fiom ha subito una sconfitta e che deve riflettere
sulla propria linea, cominciando a cambiare atteggiamento sul referendum
al quale i dipendenti delle carrozzerie di Mirafiori saranno chiamati
tra un paio di settimane per esprimere il loro giudizio sull'accordo tra
la Fiat e i sindacati, quello che Fiom non ha firmato.
E lo ha fatto con
l'intervista pubblicata ieri dal "Corriere della Sera" che ha scosso la
vita interna della confederazione e della Fiom, da troppo tempo abituate
a un dibattito dove spesso ipocrite formule sindacalesi hanno coperto
posizioni tra loro inconciliabili. E in questo caso la posizione della
Camusso è completamente diversa da quella presa pochi giorni fa dal
comitato centrale della Fiom, che ritiene illegittimo il referendum e
quindi non terrà conto del risultato e resterà fuori dalla fabbrica e
dalle rappresentanze sindacali che l'accordo riserva ai soli firmatari
dell'intesa.
Camusso, invece,
invita a votare no, ma dice che se vincerà il sì (come molti prevedono)
la Fiom dovrà prendere atto del risultato e cercare un modo (una firma
con riserva o altro) per rientrare in partita e in azienda. Al momento
non si vede come le due posizioni si possano incontrare, visto che il
segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha già detto che lui non
firmerà mai l'accordo di Mirafiori. Gli stessi Landini e Cremaschi ieri
si sono consultati e hanno deciso che risponderanno oggi all'intervista
della Camusso.
L'altro dirigente
di spicco della Fiom, Giorgio Airaudo, segretario responsabile per
l'auto, esce invece allo scoperto ed esprime preoccupazione per lo
scontro in atto e sollecita «una riunione tra la segreteria della
confederazione e quella della Fiom per discutere una situazione
obiettivamente difficile» .
A complicare la
partita interna alla Cgil ci si mettono anche le interferenze della
politica. Mentre molti dirigenti del Pd sono critici verso la Fiom
l'europarlamentare Pd, e soprattutto ex leader della stessa Cgil, Sergio
Cofferati, ieri è intervenuto definendo «surreale» la richiesta a
Landini di firmare l'accordo di Mirafiori. Non solo perché i suoi
contenuti sono negativi, dice Cofferati, ma anche per un vincolo dello
statuto della Cgil che vieta di «firmare intese che contengano lesioni
dei diritti dei lavoratori».
E l'intesa Fiat li
contiene, secondo Cofferati (si tratta delle sanzioni sugli scioperi in
violazione degli impegni di produttività e sui tassi anomali di
assenteismo per malattia).
L'uscita di
Cofferati, che in Cgil ha provocato la secca reazione di Agostino Megale
(«l'unica cosa surreale è che Cofferati dica alla Cgil che cosa dovrebbe
o non dovrebbe fare»), ha comunque un certo peso, anche perché l'ex
segretario della Cgil ha dato appena vita insieme con Fausto Bertinotti
e altri politici e intellettuali all'associazione «Lavoro e libertà» a
sostegno della Fiom. Sostegno che si affianca a quello che la Fiom
riceve da Nichi Vendola, leader di Sel, alla quale è iscritto lo stesso
Landini, e da Antonio Di Pietro, capo dell'Italia dei valori.
Insomma, la
situazione è complessa, anche dal punto di vista politico, per gli
equilibri interni alla Cgil. Nei giorni scorsi le leader della Funzione
pubblica e dei pensionati, Rossana Dettori (anche lei di Sel) e Carla
Cantone, hanno preso esplicitamente posizione a favore della Fiom.
Susanna Camusso si
trova davanti a un passaggio difficile. Portare fino in fondo il
chiarimento con la Fiom vuol dire fare i conti con l'unica categoria
della Cgil dove è la sinistra massimalista (minoritaria nella
confederazione) a comandare mentre la maggioranza congressuale della
Cgil non pesa più del 27%. E vuol dire fare i conti con una categoria
che con Landini teorizza ancora «l'indipendenza» della Fiom. Che
significa? Che andando fino in fondo c'è la scissione a sinistra della
Cgil?
«Ma no - assicura
Airaudo -. L'indipendenza della Fiom è dal governo e dalle imprese, non
dalla Cgil. Sfido chiunque a trovare un dirigente nella Fiom che prenda
in considerazione la scissione. E aggiungo che perché un'ipotesi del
genere fosse possibile, la Cgil dovrebbe diventare un'altra cosa».
Anche Camusso pare
concordare. «Non abbiamo bisogno di frenesie scissioniste», ha detto
nell'intervista al Corriere. Nelle prossime settimane si capirà se il
nuovo segretario della Cgil ha la forza per affermare anche sui ribelli
della Fiom la propria leadership oppure se saranno ancora le formule
ipocrite a prevalere. 03-01-2011]
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- L'AVVOCATO DI
FICTION MONTATA...
Da un terrificante polpettone di R2, il molesto bambino obeso di
Repubblica, apprendiamo che anche Gianni Agnelli avrà la sua brava
fiction (p. 42). La sta preparando per Mediaset Pietro Valsecchi, il
quale anticipa: "Stiamo lavorando con Ginevra Elkann, la nipote di
Agnelli, ci vorrà ancora un anno". Fossimo in Valsecchi, magari
amplieremmo il giro di consultazioni anche ad altri rami della famiglia
e faremmo anche una capatina all'Agenzia delle Entrate.
Sarebbe bello
spiegare ai telespettatori italiani il tormento di un senatore a vita
costretto a votare severe leggi di bilancio, sapendo di essere uno dei
maggiori evasori fiscali di sempre. Dài Valsecchi, stupiscici con la
storia del Tesoretto offshore di Nonno Gianni.
9 - FREE
MARCHETT...
Rubrica sospesa per solidarietà ai colleghi delle redazioni economiche,
alle prese con l'esordio in Borsa dello spin-off Fiat. Ma domani diremo
i peccati e i peccatori. 03-01-2011]
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BORSA: FIAT
INDUSTRIAL APRE A 9 EURO NEL GIORNO DEL DEBUTTO. FIAT SPA QUOTA A 7
EURO...
Radiocor - Fiat Industrial, societa' nata dallo spin-off delle attivita'
non auto dal gruppo del Lingotto, ha aperto la prima seduta di
contrattazione in borsa a quota 9 euro (ora tratta a 8,85 euro), mentre
Fiat spa tratta a 7 euro. La somma dei valori dei due titoli (16 euro),
entrambi quotati sul Ftse Mib (Italcementi ha lasciato il posto a Fiat
Industrial sul paniere principale) e' lievemente superiore alla chiusura
di Fiat di venerdi' scorso, a quota 15,43 euro, ma inferiore al
consensus, pari a 16,8 euro. Le stime di alcuni analisti indicavano
infatti per Fiat spa un prezzo di 7,6 euro e per Fiat Industrial di 9,2
euro, pari a un totale di 16,8 euro.
MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FIAT: oggi a Piazza Affari il debutto dello spin-off del
gruppo, Fiat Industrial scissa da Fiat spa. Marchionne alla cerimonia
(dai giornali). 'Se Fiom firma l'intesa la Cisl non mettera' veti',
intervista a Giuseppe Farina, segretario generale Fim (La Repubblica,
pag. 17). 'E' una svolta epocale per la nostra economia, il Paese torni
a voler bene alla grande impresa', intervista allo storico Valerio
Castronovo (Il Messaggero, pag. 7).
MARCHIONNE,
USCITA DA CONFINDUSTRIA POSSIBILE MA NON PROBABILE...
Radiocor - Un'uscita della Fiat da Confindustria 'la vedo come
possibile, ma non la vedo come probabile. Fiat non puo' continuare a
essere condiz ionata'. Cosi' l'a.d. Sergio Marchionne rispondendo alla
domande dei giornalisti a margine della cerimonia della quotazione di
Fiat Industrial.
8.
MARCHIONNE,TARGET UTILE GESTIONE ORDINARIA DI FIAT INDUSTRIAL, 2014 A
3,3 MLD...
Radiocor - Il risultato della gestione ordinaria di Fiat Industrial
'aumentera' in modo significativo, con un target di 3,3 miliardi di euro
nel 2014. L'ebitda industriale passera' da circa 1,4 miliardi a 4,1
miliardi nel 2014'. Cosi' l'a.d. di Fiat Industrial, Sergio Marchionne,
parlando alla cerimonia della quotazione della societa'. Marchionne ha
aggiunto che la scissione del gruppo Fiat e' stata decisa 'per
rispondere a una logica di crescita di autonomia e di efficienza.
L'identita' di un'azienda non sta in una ragione sociale, sta nelle
persone che ci lavorano, in un preciso momento e con precisi obiettivi'.
9. MARCHIONNE,NO
INVESTIMENTI SE 51% 'NO'...
(ANSA) - Se a Mirafiori "vince il no con il 51% la Fiat non farà
l'investimento". E' quanto ha detto dall'ad del Lingotto, Sergio
Marchionne, a margine del primo giorno di quotazione di Fiat Industrial.
A Mirafiori "Fiat non ha lasciato fuori nessuno se qualcuno ha deciso di
non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno: la Fiat
- ha aggiunto - ha bisogno di libertà gestionale".
10. ROMANO VALENTE
TORNA IN FIAT AUTO...
Da Il Giornale - Romano Valente torna per la terza volta alla Fiat Auto.
Il manager ha deciso di lasciare l'importante incarico di vicepresidente
di Hyundai Motor Italia «per andare a cogliere una nuova, importante
sfida professionale», come si legge in una nota. Secondo quanto ci
risulta, Valente avrebbe raccolto nuovamente il richiamo delle sirene
torinesi, con la prospettiva di entrare nel team di Andrea Formica, capo
del marchio Fiat e responsabile vendite di Fiat Group Automobiles.
Valente, in passato, ha operato in Alfa e Lancia. 03-01-2011]
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FIAT INDUSTRIAL:
NUOVA STRUTTURA ORGANIZZATIVA, NASCE IEC...
(ANSA) - Fiat Industrial, la società che controlla Iveco e Cnh, ha
annunciato la nuova struttura organizzativa e ha varato l'Industrial
Executive Council, il più alto organo esecutivo dopo il consiglio di
amministrazione. Lo comunica la società in una nota. L'organo sarà
composto dagli amministratori delegati delle società che fanno parte di
Fiat Industrial e dai responsabili delle funzioni chiave. "Compito
dell'Iec - si legge nella nota - è quello di rivedere l'andamento
operativo delle proprie attività, stabilire gli obiettivi, adottare le
scelte strategiche, decidere gli investimenti, condividere le best
practices e gestire lo sviluppo manageriale".
Lo Iec di Fiat
Industrial sarà presieduto da Sergio Marchionne e sarà composto da
Harold Boyanovsky per Cnh, da Alfredo Altavilla per Iveco, da Giovanni
Bartoli per Fpt Industrial, nonché da Monica Ciceri (Group Control),
Camillo Rossotto (Treasurer e Financial Services), Linda Knoll (Human
Resources), Roberto Russo (General Counsel) e Alessandro Nasi (Business
Development e Segretario). I manager di Fiat Spa, a capo di funzioni che
forniscono servizi a Fiat Industrial, parteciperanno su richiesta
all'Iec.
7. FIAT: CHRYSLER,
+16% VENDITE IN DICEMBRE, +17% NEL 2010...
Radiocor - Prosegue il buon momento di Chrysler Group: nel mese di
dicembre il colosso di Detroit, controllato da Fiat, ha registrato negli
Stati Uniti un rialzo delle immatricolazioni pari al 16% rispetto al
dicembre 2009, mentre quelle annuali sono salite del 17% a 1,1 milioni
di unita'. Come si legge nella nota diffusa dalla societa', le
immatricolazioni in dicembre sono state 100.702, contro le 86.523 dello
stesso periodo del 2009.05-01-2011]
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FIAT: BUON
AVVIO IN BORSA; INDUSTRIAL +1,7%, SPA +2%...
(ANSA) - Parte bene in Borsa, al secondo giorno di contrattazione, la
doppia Fiat. Industrial segna un prezzo di 9,1 euro con un rialzo
dell'1,78% mentre Fiat Spa sale del 2,06% a 7,1 euro. Entrambi i titoli
oscillano sui prezzi della chiusura
.Radiocor - FIAT: La doppia Fiat vince in Borsa. Marchionne alla Fiom:
con i no salta Mirafiori (dai giornali). 'Col 51% dei no a Mirafiori
ritiriamo l'investimento'. Intervista a Sergio Marchionne (Il Giornale,
pag. 6). 'Basta ideologie, i diritti non sono stati svenduti',
intervista al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (La Repubblica, pag.
1,3). Fiat split (Lex Colum, Financial Times, pag.14) Conti e modelli: i
nodi della svolta (Il Corriere della Sera, pag. 1,4). E con la
separazione dell'auto la conquista di Detroit e' piu' vicina (La
Repubblica, pag. 2). Mirafiori, referendum entro il 15 (La Stampa, pag.
5). D'Amato: 'Ora Confindustria deve rilanciare sulle riforme'.
Intervista all'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato (Il
Messaggero, pag. 1,2). Il gruppo in Italia fatica sulle vendite. Quota
in calo al 30% (dai giornali)04-01-2011]
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FIAT: BORSA PREMIA
SPIN-OFF, IN RIALZO SPA (+4,9%) E INDUSTRIAL (+3%)...
Radiocor - Fiat spa e Fiat Industrial hanno terminato la prima seduta di
contrattazione dopo lo spin-off con un rialzo rispettivamente del 4,9% e
del 3%, rispetto ai prezzi teorici di chiusura dell'ultima seduta del
2010. Fiat Industrial, societa' nata dallo spin-off delle attivita' non
auto dal gruppo del Lingotto, si e' assestata a un prezzo di 9 euro,
stesso valore a cui aveva aperto le contrattazioni questa mattina. Fiat
spa ha invece terminato la giornata leggermente al di sopra
dell'apertura (7 euro) a 7,025 euro.
La somma dei
valori dei due titoli (16,025 euro), entrambi quotati sul Ftse Mib
(Italcementi ha lasciato il posto a Fiat Industrial sul paniere
principale), ha mostrato un incremento del 3,8% circa dalla chiusura di
giovedi' 30 dicembre a 15,43 euro (il prezzo teorico di Fiat spa era di
6,6960 euro e quello di Industrial di 8,7340), ma inferiore al
consensus, pari a 16,8 euro. Le stime di alcuni analisti indicavano per
Fiat spa un prezzo di 7,6 euro e per Fiat Industrial di 9,2 euro.
[03-01-2011]
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FIAT: FISMIC A
FIOM, BASTA IDEOLOGIE, SI' GARANTISCE FUTURO TRANQUILLO...
(Adnkronos) - "L'accordo non e' affatto lesivo dei diritti dei
lavoratori, ma al contrario li difende. Bisogna smetterla con
dichiarazioni demagogiche che non hanno alcun riscontro con la realta''.E'
Roberto di Maulo, leader della Fismic a rispondere cosi' alle accuse
ribadite oggi dalla Fiom all'accordo per il rilancio dello stabilimento
Fiat di Mirafiori.'Per questo - aggiunge- i lavoratori sappiano che un
si' al referendum garantira' loro un futuro tranquillo, mentre un no
avrebbe conseguenze negative per lo stabilimento e, di conseguenza, per
loro e le loro famiglie'.
Il destino dei
lavoratori Fiat di Mirafiori, infatti, prosegue di Maulo, "e' nelle loro
mani". 'Nessuno puo' pensare che se quell'accordo non dovesse essere
approvato, ci sarebbero poi ammortizzatori adeguati per far fronte alle
necessita'. E' bene che si sappia che la mobilita' lunga di sette anni
non esiste piu'. E' bene che si sappia che gli ammortizzatori sociali di
una volta non ci sono piu'. Quindi o si vota SI' o il futuro di migliaia
di lavoratori e' segnato in maniera negativa', conclude.04-01-2011]
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LA CGIL FA FUOCO E
FIOM-ME - AI PIANI ALTI DEL SINDACATO SONO TUTTI INCAZZATI CON LE
INGERENZE DI COFFERATI: “NON PRENDIAMO LEZIONI DA LUI” - SI ALLARGA LA
FRATTURA TRA LA MAGGIORANZA DELLA CAMUSSO E I DURI E PURI DI LANDINI - E
SU “MICROMEGA” ARRIVA L’APPELLO PRO-FIOM FIRMATO FO, TABUCCHI, HACK,
GINO STRADA ECC - SUL CASO SI SPACCA PERSINO L’IDV: IL SUPER DIPIETRISTA
DONADI NON APPREZZA LA SVOLTA METALMECCANICA DEL SUO LEADER
1 - CGIL A
COFFERATI: A CIASCUNO IL SUO MESTIERE...
Da "la
Repubblica" - «Cofferati? Vada a rileggersi i suo libro "A ciascuno
il suo mestiere"». Dai piani alti della Cgil replicano così all´ex
segretario generale, l´uomo dei milioni in piazza a difesa dell´articolo
18, che si è schierato con la Fiom nella vicenda Fiat e contro la sua
stessa confederazione. Cofferati ha definito «surreale» l´ipotesi,
caldeggiata dall´attuale leader Susanna Camusso, di una firma
all´accordo per Mirafiori da parte dei metalmeccanici cigiellini se la
maggioranza dei lavoratori dovesse votare sì al prossimo referendum.
«Nessuno -
aggiungono in Cgil - può invitare Cofferati a non occuparsi di questioni
sindacali. È suo diritto farlo. Ma certo nemmeno la Cgil può prendere
lezioni da Cofferati su cosa fare su questioni di sua competenza. A
ciascuno - appunto - il suo mestiere».
Camusso ha
proposto alla Fiom di fare una campagna per il no al referendum, ma poi
di accettare l´orientamento prevalente dei lavoratori. Questo per
evitare che gli iscritti alla Fiom che lavorano alle Carrozzerie di
Mirafiori non abbiano più il proprio sindacato all´interno della
fabbrica. Chi non firma, infatti, non ha rappresentanti sindacali.
2 - DISSENSO DALLA
CGIL - L'APPELLO DI MICROMEGA: "NOI CON LA FIOM"...
Salvatore Cannavò per Il Fatto
La segreteria
nazionale della Fiom ha risposto picche all'invito del segretario
generale della Cgil a firmare, sia pure in forma tecnica, l'accordo
separato di Mirafiori. "Le firme tecniche non esistono", ha spiegato il
segretario generale dei metalmeccanici, Maurizio Landini mentre il
presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha
ricordato i precisi vincoli statutari che impongono al sindacato di non
firmare quell'accordo.
La situazione si è
dunque fatta tesa tanto che la stessa segreteria nazionale della Fiom ha
chiesto un incontro urgente alla segreteria Cgil, formalmente per
"respingere assieme il disegno messo in atto dalla Fiat" ma più
sostanzialmente per evitare l'estensione del conflitto.
Anche perché, in
corso Trieste vedono all'opera diverse pressioni affinché la Cgil regoli
una volta per tutte i conti con i "duri" della Fiom magari spingendo
questi ultimi a una scissione.
Maurizio Landini
ha definito "solo propaganda" questa eventualità che, infatti, non è
contemplata da nessuno dentro la Fiom. Che i rapporti siano complessi lo
dimostra anche "l'ingerenza" di un ex segretario della Cgil, come Sergio
Cofferati, che si è schierato con molta determinazione a fianco della
Fiom, cioè dalla parte di coloro che lo hanno sempre osteggiato.
"In effetti le
cose cambiano", dice Giorgio Cremaschi che ha fatto notare che proprio i
recenti deliberati della Cgil in materia statutaria (la n. 4)
impediscono la "sottoscrizione dell'accordo" in presenza di "lesioni dei
diritti dei lavoratori, pensionati e disoccupati, sanciti dalle leggi e
dalla contrattazione collettiva nazionale". La cosa curiosa è che la
norma è stata approvata lo scorso novembre dal Direttivo della Cgil con
il voto contrario proprio di Cremaschi e degli altri dirigenti Fiom. La
Fiom dunque non firma e, anzi, si prepara a definire il referendum
previsto per il 18-20 gennaio come "illegittimo", anche se gli iscritti
di Mirafiori daranno vita a un "Comitato per il No".
Contestualmente il
sindacato di Landini prepara lo sciopero generale del 28 gennaio. E per
questo da domani avvierà incontri specifici con l'Idv, il Pd e i partiti
della sinistra radicale. E alla Fiom arriva anche il sostegno della
"società civile" tramite un appello che verrà lanciato oggi sul sito di
MicroMega.
L'appello è
firmato da Andrea Camilleri, Margherita Hack, Paolo Flores d'Arcais ed
ancora Antonio Tabucchi, Dario Fo, Franca Rame, don Andrea Gallo, Gino
Strada. "Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene
una clausola inaudita: la cancellazione dei sindacati che non firmano
l'accordo", si legge nel testo.
"Questo
incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non
sta provocando l'insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti
i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell'equivalente
funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello
squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il
diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente". Per questo, "ci
sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzato dalla Fiom, sia
sacrosanto e vada appoggiato in ogni modo".
Nulla è avvenuto
in quasi quattro anni di governi Prodi e Berlusconi. Perché il caso
Battisti esplode solo adesso, diventa un evento di rilevanza mondiale e
i giornali gli dedicano da una settimana la prima pagina?
3 - DI PIETRO,FIOM
COMBATTE CONTRO REGIME MARCHIONNE...
(ANSA) - "Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l'instaurazione
di un regime voluto da Marchionne e noi dell'Idv combatteremo questa
battaglia con loro". E' questa l'opinione di Antonio Di Pietro che ha
partecipato ad una conferenza stampa dopo l'incontro con il leader dei
metalmeccanici. "La Fiom - ha aggiunto il presidente dell'Idv - è una
forza direttamente presa di mira, ma non è un caso isolato o estremo. E'
la punta di un iceberg che riguarda l'intero assetto democratico del
nostro paese".
"Dire che c'é un
scontro tra una sinistra ferma al '900 e una destra moderna significa -
sottolinea l'ex pm - raccontare una favoletta buona per incantare la
gente e fare accettare ciò che è inaccettabile. La verità è che lo
scontro avviene tra una imprenditoria che non è più capace di costruire
macchine e le forze democratiche che invitano quegli imprenditori a
trovare una soluzione passando per la via maestra nella ricerca,
dell'innovazione e degli investimenti".
4 - DONADI, IDV
NON SPOSI TESI FIOM...
(ANSA) - "L'Italia dei Valori non può sposare acriticamente le posizioni
della Fiom. Il prossimo esecutivo sarà l'occasione giusta per aprire un
confronto sulla nostra posizione riguardo alla vicenda che ha
contrapposto i vertici Fiat ed il sindacato dei metalmeccanici". Lo
afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.
"Marchionne -
aggiunge Donadi - ha sbagliato perché è indubbio che l'esclusione della
Fiom dal tavolo delle trattative sia stata una forzatura grave ed
inaccettabile. Ma sarebbe un errore anche ignorare la realtà odierna del
mercato dell'auto e le difficoltà di sopravvivere di un'azienda come la
Fiat, senza la disponibilità dei sindacati a rimettersi in discussione".
"Per questo -
conclude il capogruppo Idv - resto dell'opinione che Marchionne vada
sfidato non sul terreno di un accordo che, per quanto pesante, appare
accettabile, ma su quello della volontà della dirigenza di presentare un
piano industriale e di investimenti capace di ridare all'azienda quella
competitività che le manca sul piano industriale molto più che su quello
dell'organizzazione del lavoro".04-01-2011]
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FIAT: ANALISTI,
PER INDUSTRIAL TARGET PRICE 9,2 EURO, 7,6 PER SPA...
Radiocor - Fiat spa a 7,6 euro e la nuova Fiat
Industrial a 9,2 euro. Questi i target price medi stimati dagli analisti
in vista della scissione del gruppo Fiat, che da lunedi' 3 gennaio 2011
portera' alla quotazioni in Borsa di due titoli distinti. Il consensus
si riferisce alle previsioni di sei banche d'affari, italiane ed estere.
La somma dei due target post scissione (16,8 euro) e' superiore a quello
medio attualmente riconosciuto ai titoli del Lingotto, pari a 16,4 euro,
e decisamente piu' alta degli attuali corsi di Borsa, che si attestano a
14,89 euro. Per Fiat spa il target price minimo stimato dagli analisti
e' di 5 euro e quello massimo e' di 10,7 euro, mentre per Fiat
Industrial la forchetta va da 8 a 10,5 euro. L'avvio delle
contrattazioni sui titoli della nuova Fiat Industrial sara' celebrato,
lunedi' prossimo, con una cerimonia nella sede di Borsa Italiana in cui
e' attesa la presenza dell'amministratore delegato del gruppo, Sergio
Marchionne.
30-12-2010]
8. DE BENEDETTI:
CDB&FIGLI SAPA COMPLETA AUMENTO CAPITALE DA 100 MLN...
(Adnkronos) - La Carlo De Benedetti & Figli Sapa ha
perfezionato l'ultima tranche da 25 milioni di euro dell'aumento di
capitale da circa 100 milioni di euro deliberato nel 2009. Lo comunica
la societa', azionista di controllo di Cofide e accomandita della
famiglia De Benedetti.30-12-2010]
9. MILANO: PGT, I
CABASSI CHIEDONO PIU' VOLUMETRIE SU AREA EXPO...
Radiocor - Sulle aree Expo i Cabassi puntano a
costruire di piu', fino a un indice di edificabilita' pari a 1 contro lo
0,52 previsto dagli accordi di settembre mentre Fondazione Fiera Milano
vuole eliminare una sorta di tassa del 25% sulle plusvalenze che
arriveranno dall'operazione immobiliare post evento. E' quanto emerge,
secondo quanto risulta a Radiocor, dalle osservazioni al Pgt di Milano
inviate dai due proprietari dei terreni su cui sorgera' l'Expo del 2015.
In due documenti distinti Cabassi e Fondazione illustrano le loro
strategie nel post esposizione sul milione di metri quadri che per
cinque mesi puntano a catalizzare l'attenzione del mondo per poi
trasformarsi in una grande operazione immobiliare.
30-12-2010]
10. PGT, LIGRESTI
CON IMCO PUNTA SU SVILUPPO AREA CITTA' SALUTE...
Radiocor - Salvatore Ligresti scommette sul Cerba,
punta a ottenere ulteriori volumetrie nelle aree circostanti il nuovo
centro milanese di biomedica avanzata, e a edificare, in particolare,
sui 60mila metri quadrati di Macconago, adiacenti all'istituto
progettato da Stefano Boeri. Queste strategie emergono da alcuni
documenti riservati, consultati da Radiocor, che l'Ingegnere ha inviato,
tramite le holding di famiglia, in particolare Immobiliare Costruzioni
(Imco) e Altair, ai vertici del Comune di Milano per chiedere modifiche
al Piano di Governo del territorio (Pgt) su terreni di loro pertinenza.
Le richieste di Ligresti sono attualmente al vaglio degli esperti
comunali ma, a prescindere dalla risposta, rivelano l'assoluta'
centralita' degli esiti del Pgt nelle strategie di sviluppo delle
holding dell'Ingegnere. Attualmente le aree del Cerba sono in pegno alle
banche come garanzia per il rifinanziamento di Sinergia, la principale
cassaforte dei Ligresti.30-12-2010]
11. UE-CINA:
STAMPA, POSSIBILE FINE EMBARGO A VENDITA ARMI A INIZIO 2011...
(Adnkronos/Aki) - L'Ue potrebbe mettere fine a "inizio
2011" all'embargo sulla vendita di armi che dai fatti di piazza
Tienanmen del 1989 grava sulla Cina. E' quanto riferiscono fonti vicino
all'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune
Catherine Ashton, citate dal quotidiano francese "Le Figaro".
La questione
sarebbe infatti stata toccata durante l'ultimo Consiglio europeo del 16
e 17 dicembre a Bruxelles, in un rapporto confidenziale in cui e' emerso
che l'embargo imposto a Pechino costituisce un "ostacolo maggiore" alla
cooperazione tra Ue e Cina per quanto riguarda la politica estera e di
sicurezza, riferisce il "Figaro".
La fine
dell'embargo della vendita di armi verso la Cina potrebbe quindi "andare
molto veloce", hanno riferito le fonti vicino al dossier citate dal
giornale francese. Favorevole da tempo a questa decisione proprio
Parigi, ma perche' questa sia presa occorre l'unanimita' in seno ai 27
paesi Ue, di cui alcuni sono sempre stati particolarmente ostili. Tra
questi, l'Olanda, la Gran Bretagna e la Germania, la cui opposizione
intrasigente pero', secondo quanto riportato dal "Figaro", pare ora in
via di smussamento.30-12-2010]
12. INDIA:
DIPENDENTE CITIBANK ARRESTATO PER FRODE DA 89 MLN DOLLARI...
(Adnkronos/Dpa) - La polizia di New Delhi ha arrestato
un dipendente della succursale Citibank di Gurgaon, un sobborgo della
capitale indiana, sospettato di una frode milionaria. L'uomo, Shivraj
Puri, si e' consegnato spontaneamente, ha precisato il funzionario SS
Deswal, ipotizzando altri arresti dopo il suo interrogatorio.
Secondo la stampa
locale, il dipendente della banca avrebbe prelevato intorno ai 4
miliardi di rupie (89 mln di dollari) da una ventina di conti di ricchi
clienti per investirli in fondi dal rendimento immediato, risultati
pero' inesistenti.
"Ho gia' spiegato
tutto, ho piena fiducia nella magistratura e la verita' verra' fuori",
ha affermato Puri sostenendo la sua innocenza, secondo quanto riportato
dal sito web del 'Times of India'.30-12-2010]
13. FINCANTIERI:
CONTRATTO DA 4 MLD DOLLARI DA US NAVY PER COSTRUZIONE 10 LCS...
(Adnkronos) - Fincantieri, in partnership con Lockheed
Martin, numero uno al mondo nel settore della Difesa, si e' aggiudicata
un contratto per la costruzione di 10 navi Littoral Combat Ship. Il
valore della prima unita', si legge nella nota, e' di 437 milioni di
dollari. Le successive nove navi saranno acquistate dalla Marina
statunitense attraverso opzioni che saranno esercitate entro il 2015,
facendo cosi' salire il valore complessivo del contratto a oltre 4
miliardi di dollari. Il programma LCS prevede complessivamente la
realizzazione di 55 navi da acquisire entro il 2020, per un valore
totale di oltre 20 miliardi di dollari.
Le unita' saranno
realizzate negli stabilimenti americani di Fincantieri, ma una parte
significativa delle forniture sara' prodotta dalla Direzione Sistemi e
Componenti navali del gruppo. Tra queste forniture, i generatori diesel
elettrici di Isotta Fraschini Motori e un avanzato sistema di
stabilizzazione sono gia' installate a bordo delle prime due unita' del
programma. Le navi saranno costruite nello stabilimento Fincantieri
Marine Group di Marinette Marine in Wisconsin, dove Fincantieri ha gia'
realizzato la prima unita' Lcs 'Freedom' - in esercizio con
soddisfazione da parte della Marina Usa dal 2008 e impiegata con
successo in operazioni antidroga - e sta lavorando alla costruzione di
'Fort Worth', che e' stata varata lo scorso 4 dicembre e sara'
consegnata alla Marina entro il 2012.
Le nuove navi
beneficeranno di un efficientamento produttivo maturato sulla scorta
dell'esperienza realizzativa delle prime due.30-12-2010]
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1 - VOLANO STRACCI
A SINISTRA DOPO IL SOSTANZIALE APPOGGIO DEL PD “DALEMMONE” AL “DIKTAT DI
MARCHIONNE, SERVILMENTE E PRONTAMENTE FIRMATO DA UIL E FIM” - 2 - PER
PAOLO FLORES D’ARCAIS È UN RITORNO AL PATTO DI PALAZZO VIDONI TRA
MUSSOLINI, I SINDACATI E I PADRONI. E ALLA CGIL DICE: “NON SI CAPISCE
DAVVERO COSA DEBBA ANCORA ACCADERE, IN QUESTO SCIAGURATO PAESE, PERCHÉ
SI RITENGA NECESSARIO UNO SCIOPERO GENERALE” - 3 - GRISSINO FASSINO È
FURIOSO: “CONOSCO LE FABBRICHE MEGLIO DI LORO. SE I LAVORATORI NON DANNO
SOLUZIONI AI PROBLEMI, ALLA FINE SONO I PADRONI A IMPORLE”
1 - "DALEMONNE" AL
LINGOTTO
Paolo Flores d'Arcais per "Il
Fatto Quotidiano"
D'Alema ha fatto
la sua scelta: con Marchionne e contro la Fiom. Con qualche se e qualche
ma, come è nello stile slalomistico della casta Pd, ma la sostanza non
cambia. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di fronte, che
rischia di "fare epoca" certificando la definitiva morte del Pd, perché
l'inciucio con Marchionne nel quale D'Alema trascina il partito (Bersani
seguirà?) ha un sapore strategico, molto più grave perfino dei tanti
inciuci "tattici" (comunque devastanti) con Berlusconi.
Anche il diktat di
Marchionne, servilmente e prontamente firmato da Uil e Fim, certamente
farà epoca, come hanno prontamente e servilmente gorgheggiato gli aedi
di regime. Si tratta di capire di quale "epoca" si tratti. A giudicare
senza pregiudizi, si tratta in campo sociale dell'analogo rappresentato
dalle leggi berlusconiane di bavaglio ai giornalisti e camicia di forza
ai magistrati, fin qui fermate dalla sollevazione popolare della società
civile. Quei disegni di legge, che il governo non ha rinunciato a far
approvare, segnano un salto di qualità verso approdi specificamente
fascisti dell'attuale regime. Un equivalente funzionale e soft (soft?)
di fascismo risulta anche il diktat di Marchionne. Se qualcuno ritiene
il rilievo eccessivo, si accomodi a considerare le seguenti e modeste
verità di fatto.
Il diktat
marchionnesco prevede che 1) non vi saranno più rappresentanze elette
dei (dai) lavoratori, ma solo nominate dai sindacati che firmano
l'accordo, e che 2) i lavoratori che scioperino anche contro un solo
aspetto dell'accordo possano essere licenziati. Queste misure
costituiscono nel loro insieme un quadro di (non) diritti che negli
oltre sessant'anni di vita della Repubblica non era stato mai ventilato,
neppure in via ipotetica, neppure dalle forze più retrive della politica
e dell'imprenditoria. Per trovare un precedente bisogna risalire agli
anni del fascismo. Riassumiamo i fatti storici.
Nell'immediato
dopoguerra, dopo la rottura dell'unità sindacale, i lavoratori eleggono
in fabbrica i loro rappresentanti nelle "Commissioni Interne", su liste
sindacali in concorrenza. Lungo gli anni settanta e fino a quasi la metà
degli anni ottanta, invece, in un clima di unità sindacale dal basso,
imposta dalle lotte del '68 e del '69, i rappresentanti operai vengono
eletti su scheda bianca, senza sigle sindacali, votando per gruppi o
reparti "omogenei" direttamente i nomi dei compagni di lavoro che
riscuotono la maggiore fiducia. Con la nuova rottura dell'unità
sindacale si torna a rappresentanze elette su liste di sigle sindacali
concorrenti, che abbiano firmato accordi contrattuali o vi si siano
opposti (anche i Cobas insomma).
Lo "Statuto dei
lavoratori" del 1970 parla di rappresentanze sindacali in termini
volutamente generici, proprio perché non intende predeterminare per
legge quale delle due forme di elezione vada privilegiata, ma intende
come ovvio l'eguale diritto di tutti i lavoratori ad essere
rappresentati. Quanto al diritto di sciopero, esso è tutelato
costituzionalmente (art. 40) "nell'ambito delle leggi che lo regolano",
e dunque non può essere in alcun modo limitato da accordi privati. E la
legge oggi lo limita solo in specifici casi, esigendo preavvisi e/o
esenzioni per i servizi pubblici irrinunciabili.
Dunque, neppure ai tempi delle più dure repressioni antioperaie, che in
campo padronale avevano il volto di Valletta e dei reparti-confino per
gli attivisti Fiom, e in campo politico il volto di Mario Scelba e della
violenza della "Celere", era stato mai messo in discussione l'ovvio
principio che tutti i sindacati (anzi tutti gli operai) hanno diritto a
dar vita alle rappresentanze dei lavoratori, perché altrimenti sarebbero
"rappresentanze" non rappresentative.
Per ritrovare un
analogo al diktat marchionnesco bisogna infatti risalire al 2 ottobre
1925, al diktat di Palazzo Vidoni con cui Mussolini, il padronato e i
sindacati fascisti firmavano la cancellazione delle "Commissioni
Interne", sostituite dai "fiduciari " di regime (equivalente "sindacale"
dei capocaseggiato). Non c'è dunque nessuna esagerazione retorica
nell'allarme che i dirigenti Fiom hanno lanciato, ricordando questi
precedenti, e invocando lo sciopero generale contro misure che non solo
calpestano la Costituzione, ma che di questo "strame della Costituzione"
intendono fare il modello delle future relazioni industriali.
Quello che
colpisce e lascia anzi allibiti, semmai, è la mancanza di una risposta
anche minimamente adeguata, da parte di forze che si dicono
democratiche, e che verbalmente presentano rituali omaggi alla
Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Parliamo del Pd, dove
numerose sono le voci di servo encomio alla "voluntas Fiat", e comunque
maggioritarie quelle né carne né pesce, nella migliore tradizione di
Ponzio Pilato, e non vi è un solo leader di spicco che abbia preso
posizione netta a fianco della Fiom. Ma parliamo anche, e in questo caso
soprattutto, della Cgil: non si capisce davvero cosa debba ancora
accadere, in questo sciagurato paese, perché si ritenga necessario uno
sciopero generale, se non bastano neppure misure antioperaie che hanno
antecedenti solo nel fascismo.
E parliamo anche,
purtroppo, di una società civile che è stata ben altrimenti energica e
pronta nel rispondere alla volontà di fascistizzazione in tema di
giustizia e di informazione, e che invece sembra neghittosa di fronte a
questa seconda ganascia della tenaglia di fascistizzazione del paese.
Dimenticando che sulla distruzione delle libertà e dei diritti dei
lavoratori è già passata una volta la distruzione delle libertà e dei
diritti di tutti i cittadini. Ecco perché la sollevazione morale della
società civile a fianco dei metalmeccanici Fiom è oggi il dovere più
urgente, e la cartina di tornasole della capacità di resistere alle
lusinghe e alle violenze del fascismo postmoderno.
2 - FASSINO:
"CONOSCO LE FABBRICHE MEGLIO DI LORO ORA BASTA ARROCCARSI"
Goffredo De Marchis per
la Repubblica
Alla battutaccia
di Maurizio Landini risponde con fastidio: «Conosco le fabbriche
metalmeccaniche da molto più tempo di lui. E non solo quelle». Poi
conferma: «Voterei a favore dell´accordo di Mirafiori». L´ex segretario
dei Ds Piero Fassino, candidato alle primarie per il sindaco di Torino,
dice che la Fiom ha «un atteggiamento votato alla sconfitta». E ricorda
l´epoca in cui era il delegato del Pci per le fabbriche torinesi: «In
quegli anni ho imparato una lezione che Landini sembra ignorare. Come si
diceva in sindacalese, di fronte ai problemi veri non si fugge, bisogna
sporcarsi le mani».
Perché sì
all´accordo?
«Perché dal punto di vista produttivo ha un valore innegabile. Consente
un investimento che garantisce la certezza dell´occupazione a 15 mila
lavoratori tra Fiat e indotto. Rilancia Mirafiori che era vicina al
collasso. Attiva la produzione di modelli di alta gamma. È un´operazione
nel segno dell´espansione».
Con grandi
sacrifici per gli operai.
«È vero. Ai lavoratori sono richieste condizioni onerose. Compensate
però dalla sicurezza del lavoro. In America i sindacati della Chrysler
hanno sottoscritto un accordo che prevede per i neoassunti la riduzione
del salario da 28 a 14 dollari l´ora e 5 anni di non conflittualità».
Ma qui siamo in
Italia.
«Magari. Qui siamo nel mondo globalizzato. In Germania i sindacati di
molte aziende stanno ricontrattando le condizioni salariali per tenerne
conto. Ecco perché rifiutare l´accordo mi sembra un grave errore.
Peraltro avrebbe conseguenze solo sui lavoratori. La Fiat invece ne
uscirebbe indenne limitandosi a trasferire la produzione negli Usa. Ma
c´è un punto nell´intesa che non condivido».
Quale?
«Marchionne vuole l´esigibilità del contratto e ha ragione. Ma
l´obiettivo può essere conseguito con un´intesa interconfederale o
aziendale che stabilisca che gli accordi vengono sottoposti a referendum
il cui esito è vincolante per tutti i lavoratori e tutte le sigle. In
questo modo l´azienda è garantita nel rispetto del contratto, ma nessun
sindacato è negato nella sua funzione di rappresentanza».
Lei direbbe sì
nell´interesse dei lavoratori. Significa che la Fiom non sta difendendo
quegli interessi?
«Non mi permetto di fare una tale affermazione. Ma vedo che la Fiom si è
arroccata. È molto velleitario alzarsi dal tavolo e non firmare. Così il
sindacato non difende i lavoratori anzi li espone a un rischio maggiore.
La tutela delle rigidità non funziona più, oggi ci vuole il governo
delle flessibilità. La Fiom dice: 10 anni fa abbiamo sottoscritto degli
accordi e non si toccano. Ma 10 anni fa non c´erano la Cina, l´India, il
Brasile».
Si può paragonare
il no della Fiom di oggi alla posizione del Pci sulla scala mobile?
«Anche allora prevalse una linea puramente difensiva. Successivamente lo
riconobbero dirigenti come Trentin e Chiaromonte. Una strategia di
conservazione davanti a mutamenti radicali alla fine si rivela la più
debole e la più inefficace».
Le fabbriche sono
cambiate. Com´è cambiato lei rispetto al ragazzo che andava ai cancelli
di Mirafiori negli anni ‘80?
«Ho cercato di fare tesoro di quell´esperienza. Ho avuto maestri del
calibro di Emilio Pugno e Aventino Pace. Ho imparato che quando sei
davanti a problemi oggettivi, con una radice sostanziale, l´ultima delle
cose utili è negarli. Ci si sporca le mani e non si ha paura di farlo.
In quegli anni ne abbiamo inventate di soluzioni innovative. Il 6 per 6
nel settore tessile quando arrivava la competizione cinese,
l´organizzazione del lavoro nel settore gomma su due settimane con 12
giorni lavorati e 3 di riposo. Siamo stati dentro il cambiamento perché
quello non devi mai fare è metterti fuori. Pace insegnava a noi giovani
una grande verità: "Guardate che se ai problemi la soluzione non la date
voi, la darà il padrone senza di voi"».
Marchionne non
parla molto di qualità eppure solo 3 auto su 10 in Italia vengono dal
gruppo Fiat. Non sarà mica colpa degli operai e della produttività?
«L´osservazione è giusta. Ed è giusto incalzare il progetto di Fabbrica
Italia. Abbiamo una quantificazione di massima dell´investimento: 20
miliardi. Ma oggi sappiamo come saranno spesi, per Pomigliano e Torino,
solo un miliardo e mezzo. Sarebbe utile conoscere in quale direzione
andranno gli altri 18. Ma dobbiamo incalzare anche il governo che è
stato completamente assente, che non si pone il problema di una politica
industriale».
Lo sciopero del 28
gennaio proclamato dalla Fiom è una follia?
«Non spetta ai partiti pronunciarsi sugli scioperi. Ma a Landini chiedo:
al di là della denuncia come si propone di incidere su quello che
succede negli stabilimenti Fiat? Se denuncia e basta rischia di esaurire
il suo ruolo in una testimonianza. Sarà pure nobile sul piano etico. Ma
sul piano pratico la sua efficacia qual è?».
30-12-2010]
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FIAT: nuovo contratto a Pomigliano, intesa
firmata da Fim, Uilm, Ugl e Fismic. La Fiom decide 8 ore di sciopero
(dai giornali). 'Un accordo innovativo', intervista al direttore
generale di Confindustria, Giampaolo Galli (Il Sole 24 Ore, pag. 2).
'Pronti all'intesa sulla rappresentanza ma le tute blu Cgil sono fuori
dal mondo', intervista al vice presidente di Confindustria, Alberto
Bombassei (La Repubblica, pag. 2). 'Macche' vergogna, abbiamo ottenuto
soldi e posti di lavoro', intervista al numero uno Uil, Luigi Angeletti
(Il Resto del Carlino, pag. 2)30-12-2010
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- FIAT, ALL'ERTA SON POLACCHI...
Uno dei luoghi comuni sulla fabbrica Fiat di Pomigliano
è che gli operai italiani non lavorino come si deve.
Durante la querelle estiva, i sindacati sono stati
costretti a spiegare alla stampa polacca, dove il
Lingotto ha delocalizzato parte della produzione, che le
tute blu "non sono pigre come le dipingono".
Paradossale, dunque, che lo scorso 30 luglio il Rapex,
il sistema d'allerta europeo sui prodotti pericolosi,
nel suo bollettino ha pubblicato un avviso per migliaia
di modelli Doblò, Panda e Fiat 500 (segnalati problemi
all'anti roll-bar e allo sterzo). Auto uscite da
Pomigliano? Macché: secondo il Rapex, costruite in
Polonia. E. F.
01.10.10
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I MARCHJAKI
NON SANNO CHE PER L'OCSE: SALARI ITALIANI TRA I PIU' BASSI, SIAMO AGLI ULTIMI POSTI
(AGI)
I salari italiani sono agli ultimi posti tra quelli dei paesi
avanzati. Lo rivela l'Outlook 2010 dell'Ocse sull'occupazione,
secondo il quale nel 2008 i salari italiani si attestano in
media a 31.462 euro (-0,1% rispetto al 2007), contro i 37.172
euro dei paesi Ocse (+0,1%) e i 37.677 dei paesi Ue (+0,5%).
Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462)
Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e
Spagna (28.821). Nettamente meglio Stati Uniti (40.243 euro),
Francia (39.241) e Germania(37.203).
OCSE:
ITALIA, PERSI 500MILA POSTI MA SENZA CIG +4% DI
DISOCCUPAZIONE...
Radiocor
- La crisi
e' costata quasi mezzo milione di posti di lavoro all'Italia e
ha ulteriormente ridotto il tasso di occupazione, sceso dal
58,7% nel 2007 al 57,3%, al quart'ultimo posto tra i Paesi
industrializzati (solo di Messico, Ungheria e Turchia fanno
peggio). E' quanto emerge dall'Employment Outlook dell'Ocse. Per
riportare l'occupazione ai livelli ante-crisi, in base ai
calcoli dell'Organizzazione servirebbero 657mila nuovi posti.
Tuttavia 'e' improbabile che la ripresa attuale porti a una
significativa creazione di posti di lavoro nel breve termine' e
le proiezioni suggeriscono che la disoccupazione restera' agli
attuali livelli (8,9%) o sopra almeno fino alla fine del 2011.
L'Ocse peraltro stima che senza il ricorso alla Cassa
Integrazione, aumentata di oltre il 600% dall'inizio della
crisi, la disoccupazione sarebbe stata quasi 4 punti percentuali
piu' alta.
10.07.10 |
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DALLA TRIMESTRALE AL30-09-10 FIAT HO ESTRAPOLATO ALCUNI
PUNTI PER DIMOSTRARE CHE I MAGGIORI RESPONSABILI DELLE
DIFFICOLTA’ FIAT SONO I MARCHYAKY, CHE LE BANCHE
CONTINUANO A COPRIRE CON I SOLDI DEI CORRENTISTI CHE
QUANDO CHIEDONO PRESTITI SI SENTONO CHIEDERE DELLE
GARANZIE CHE I MARCHYAKY NON DANNO .Mb
Partecipazione in Chrysler Group
La partecipazione iniziale detenuta nella Chrysler Group
LLC permane iscritta, al 30 settembre 2010, per un
valore
pari a zero, tra le imprese collegate valutate secondo
il metodo del patrimonio netto. Si ricorda che, ai sensi
dei
paragrafi 29 e 30 dello IAS 28, il Gruppo Fiat, finché
deterrà una partecipazione di collegamento nella
Chrysler iscritta
in bilancio per un valore pari a zero, non dovrà
rilevare alcuna quota di perdite eventualmente
consuntivate da tale
collegata, in quanto non ha alcun obbligo di copertura
delle stesse. Nel momento in cui, successivamente, la
Chrysler
realizzerà degli utili, il Gruppo Fiat potrà rilevarli
solo per la parte eccedente la quota di perdite non
rilevata nei
precedenti esercizi.
In questo contesto, si precisa che nel corso del secondo
trimestre 2010 Chrysler Group LLC ha pubblicato il
proprio
bilancio consolidato per l’esercizio 10 giugno 2009
(data di inizio delle attività del nuovo gruppo) – 31
dicembre 2009,
mentre nel corso del terzo trimestre 2010 è stata
pubblicata la situazione economico-patrimoniale relativa
al primo
semestre 2010; entrambi sono stati redatti secondo i
principi contabili statunitensi (“US GAAP”). La seguente
tabella
riporta i valori del risultato e del patrimonio netto
come pubblicati da Chrysler per i periodi sopra citati:
(in milioni di dollari)
Esercizio
10 giugno-
31 dicembre 2009 1° semestre 2010
Risultato netto secondo i principi contabili
statunitensi (US GAAP)
(3.785) (369)
Patrimonio netto secondo i principi contabili
statunitensi (US GAAP)
(4.230) (3.609)
Sono attualmente in fase di predisposizione i
corrispondenti valori redatti secondo i principi
contabili internazionali
(“IFRS”), così come adottati dal Gruppo Fiat. Da prime
indicazioni risulta che i risultati netti conseguiti nei
periodi
sopra citati, se redatti secondo gli IFRS, avrebbero
presentato perdite inferiori rispetto a quelle US GAAP;
anche il
patrimonio netto al 31 dicembre 2009 e al 30 giugno 2010
sarebbe risultato meno negativo.
Per completezza di informativa, si ricorda che a Fiat
spetta il diritto di ricevere un’ulteriore
partecipazione sino al 15%
(sia in termini di valore sia di diritti di voto), al
netto degli effetti diluitivi, di Chrysler. Questa
ulteriore partecipazione
sarà attribuita a Fiat (senza alcun esborso da parte di
Fiat stessa) in tre tranche del 5% ognuna, subordinate
al
raggiungimento di predeterminati obiettivi industriali e
commerciali. In caso di mancato raggiungimento di uno o
più
dei suddetti obiettivi, Fiat avrà comunque la facoltà di
acquistare, ad un prezzo da determinarsi in base ad una
formula prestabilita che fa riferimento a parametri di
mercato, la percentuale di partecipazione al capitale
corrispondente all’obiettivo/obiettivi che non sono
stati raggiunti.
Inoltre, al Gruppo Fiat spetta l’opzione di acquistare
fino ad un ulteriore 16% (esercitabile dal 1° gennaio
2013 al
30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione
corrisponderà ad un prezzo da determinarsi in base ad
una
formula prestabilita che fa riferimento a parametri di
mercato. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino
a che il
debito di Chrysler Group LLC nei confronti del
Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo
canadese non sarà
inferiore a 4 miliardi di dollari. Fiat non potrà,
comunque, superare la quota di partecipazione del 49,9%
di Chrysler
fino a quando l’intero debito verso il Dipartimento del
Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà
stato
rimborsato.
Prospetti contabili consolidati e Note illustrative al
30 settembre 2010 pag.47
RELAZIONE FIAT AL 30.09.10
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------
Crediti verso le reti di vendita DA 5.926 A
5.108
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
19. Titoli correnti
Al 30 settembre 2010 la voce include prevalentemente
titoli a breve termine o negoziabili che rappresentano
un
investimento temporaneo di liquidità, ma non soddisfano
i requisiti per essere classificati nella voce
Disponibilità e
mezzi equivalenti
-----------------------------------------------------------------------------------------
L’incremento significativo dei Fondi per rischi ed oneri
riflette per 173 milioni di euro differenze cambio
positive
derivanti principalmente dalla rivalutazione del Dollaro
USA e del Real brasiliano rispetto all’Euro.
-------------------------------------------
l 30 settembre 2010 la voce Debiti finanziari ha
presentato un incremento di 1.165 milioni di euro
-------------------------------------------------------------
I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono
aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione,
per circa 214
milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti
finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del
debito di 122 milioni di
euro conseguente all’esercizio dell’opzione call
sul 5 % del capitale di Ferrari
I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono
aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione,
per circa 214
milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti
finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del
debito di 122 milioni di
euro conseguente all’esercizio dell’opzione call
sul 5 % del capitale di Ferrari
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- FIAT: Ecco l'accordo per Mirafiori, dove si
prepara il referendum (dai giornali). 'Le Nuove regole? Una sfida anche
per Confindustria', intervista al segretario generale Cgil, Susanna
Camusso (La Stampa, pag. 25). 'Basta con i veti delle minoranze nelle
fabbriche', intervista al giuslavorista Pietro Ichino (Il Giornale, pag.
9). Camusso, messaggio a Confindustria per 'allearsi' contro Marchionne
(Corriere della Sera, pag. 11). Camusso all'attacco di Marchionne
'antidemocratico e autoritario', intervista al leader Cgil (La
Repubblica, pag. 3). 27-12-2010]
CAMUSSO,
MARCHIONNE ANTIDEMOCRATICO E AUTORITARIO...
(ANSA) - Sergio Marchionne e' "antidemocratico,
illiberale e autoritario", così come è "antidemocratico" l'accordo
separato per Mirafiori che "cancella la libertà sindacale". Accordo che
la Fiom non ha firmato "perché poco rispettoso della fatica del lavoro",
anche se, comunque, "la Cgil non firmerebbe mai un accordo che
escludesse un altro sindacato". Il segretario generale della Cgil,
Susanna Camusso, parla così, in una intervista a Repubblica,
dell'accordo siglato da Cisl e Uil con Fiat-Chrysler alla vigilia di
Natale, che rappresenta, come dice anche alla Stampa, "il ritorno agli
anni Cinquanta". "Allora - spiega - c'erano i reparti di confino, oggi
c'é l'esclusione della rappresentanza sindacale". L'idea però "é la
stessa, e cioé quella di costruire un sindacato aziendalista il cui
unico scopo è propagare le posizioni dell'impresa", così come fanno
"Cisl e Uil" con la Fiat. 27-12-2010]
6. FIAT: ICHINO,
BASTA CON VETI MINORANZE NELLE FABBRICHE...
(ANSA) - Anche il "sindacato minoritario deve avere il
diritto alla rappresentanza, in proporzione ai consensi che ricevuti" ma
"non il potere di veto" che ha oggi "nel nostro sistema di relazioni
industriali, obsoleto e inconcludente". Lo spiega, in una intervista al
Giornale, il giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd, convinto che
cambiare il sistema della rappresentanza sia anche il modo "per evitare
che la Fiom diventi un maxi-Cobas". 27-12-2010]
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FIAT: DOMANI
TAVOLO CONTRATTO POMIGLIANO...
(ANSA) - Fiat e sindacati si riuniranno domani a Roma
per mettere a punto il contratto di lavoro per la Newco dello
stabilimento di Pomigliano che comincera' a assumere da gennaio 2011 i
dipendenti dell'impianto campano della Fiat. L'incontro e' previsto per
le 11 nella sede romana della Fiat. La trattativa su salario, orario,
scatti di anzianita', dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre ma
l'obiettivo dei sindacati e' di trovare un'intesa probabilmente gia'
mercoledi' 29.
27-12-2010]
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FIAT: ROMANI,
GOVERNO NON INTERVERRA' L'AZIENDA NON E' IN CRISI...
(Adnkronos) - 'E' corretto che un'azienda ponga il problema in termini
di relazioni industriali e il fatto stesso che tre sindacati su quattro
abbiano fatto un accordo con Fiat mi fa considerare questo patto non un
rischio per il Paese ma un'opportunita''. Lo ha sottolineato il ministro
per lo Sviluppo economico, Paolo Romani in occasione della sua visita
alla Vinyls di Porto Marghera.
E il ministro
spiega 'So che Fiat ha oggi, per quanto dice l'azienda, un livello di
assenteismo che viaggia sulla doppia cifra, contrariamente al 4-5% in
altre aziende, anche metalmeccaniche. Quindi, la Fiat ha chiesto ai
sindacati di risolvere anche questo problema insieme ad altri'. Quindi
sul fronte sindacale Romani sottolinea che 'La segretaria della Cgil
Camusso ha dato dei giudizi che non condivido su Marchionne, ma mi
sembra che abbia dato anche dei giudizi severi sulla Fiom, cioe' in casa
sua'.28-12-2010]
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Firmato il
nuovo contratto Fiat di Pomigliano. Il testo integrale dell'accordo
e che cosa prevede
Storia
dell'articolo
Questo
articolo è stato pubblicato il 29 dicembre 2010 alle ore 11:56.
Fim, Uilm, Ugl
metalmeccanici, Fismic, l'Associazione dei quadri Fiat e il Lingotto
hanno firmato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti dello
stabilimento di Pomigliano, che a partire da gennaio 2011 saranno
riassunti dalla Newco, sulla base dell'accordo di giugno che sblocca
investimenti per 700 milioni per la produzione della nuova Panda.
Il testo del nuovo contratto di lavoro Fiat per Pomigliano
La firma è
arrivata dopo una stretta finale iniziata ieri e continuata oggi presso
la sede romana della
Fiat. Alla trattativa non ha preso parte la Fiom che non aveva
firmato l'accordo del 15 giugno. Le novità del contratto siglato oggi,
secondo fonti sindacali, riguardano: l'incremento salariale, che con un
il rialzo medio si dovrebbe attestare a 360 euro lorde l'anno a regime
(30 euro lorde al mese); l'altro aspetto è relativo alla semplificazione
dell'inquadramento professionale (da sette a cingue gruppi), con fasce
intermedie all'interno dei gruppi per facilitare gli avanzamenti
professionali.
Sotto il profilo
della rappresentanza sindacale, come previsto anche per
l'accordo di Mirafiori, l'accordo ribadisce l'applicazione dello
statuto dei lavoratori che prevede una rappresentanza alle sigle
firmatarie dell'accordo. Con il nuovo contratto definito oggi, verranno
assunti già da gennaio alcune decine di lavoratori, principalmente
impiegati e tecnici, nella newco che produrrà la nuova Panda. Gli altri
lavoratori, in capo alla Giambattista Vico Plant, rimarranno in cassa
integrazione e con ore dedicate alla formazione. Il passaggio più
consistente di lavoratori alla nuova società di Fiat è previsto tra
maggio e giugno, mentre le riassunzioni si completeranno per la fine del
2011: nell'autunno dell'anno prossimo, infatti, è previsto l'avvio a
regime della produzione della nuova Panda per la quale Fiat stima
270mila veicoli l'anno.
Una giornata scandita dal duro scontro tra le sigle sindacali
Il via libera all'accordo è arrivato proprio nelle stesse ore in cui la
Fiom Cgil, che questo contratto - e quello di Mirafiori - non ha mai
voluto, stava proclamando otto ore di sciopero per il 28 gennaio. Il
comitato centrale della Fiom ha approvato il documento finale che,
accogliendo la richiesta della segreteria, proclama otto ore di sciopero
generale dei metalmeccanici per venerdì 28 gennaio. Il documento è stato
approvato con 102 voti a favore, nessun contrario e 29 astenuti, tra cui
il leader di un'area di minoranza Fausto Durante. «L'obiettivo
strategico della Fiat è chiaro - si legge nel documento -: provare a
cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti individuale e
collettivi nel lavoro». Lo scontro interessa da vicino i leader
sindacali.
di Giorgio
PogliottiPassi in avanti sul nuovo inquadramento e sui salari al primo
round del tavolo
Il testo dell'accordo su Pomigliano - Parte 1
Angeletti (Uil):
la Fiom è un movimento politico
«L'accordo non è un problema, ne avevamo già fatto uno nel 2008».
Soltanto «la Cgil non può pensare che una soluzione sulla rappresentanza
sia slegata dall'accordo sul modello contrattuale». Così in una
intervista alla Stampa, il leader della Uil Luigi Angeletti, apre alla
possibilità di un «patto sindacato-imprenditori», sottolineando che «è
solo interesse della Cgil partecipare alla vita sociale di questo
paese». Certo è, aggiunge, «che se si conviene sui meccanismi con cui si
prendono le decisioni, poi queste sono vincolanti anche per chi
soccombe. Chi perde non può fare uno sciopero contro un accordo che la
maggioranza ha sottoscritto». Non si può più, insomma, come «fa la
Fiom», pensare di «influire sulle decisioni degli altri» volendo poi «le
mani libere». Quanto all'esclusione della Fiom perché non ha firmato gli
accordi di Pomigliano e Mirafiori, Angeletti spiega che «non è un
problema di libertà sindacale: la Fiom dentro la Cgil ha smesso di
essere un sindacato, è un movimento politico», da «più di dieci anni». A
Mirafiori «non hanno firmato» perché interessati «solo a sviluppare una
politica 'antagonista'». Alla Fiom «non interessa nulla» del futuro
degli operai di Mirafiori, ma è interessata, conclude Angeletti, «solo a
mantenere uno spazio politico per influire sulle vicende politiche del
Paese. Il sindacato è solo uno strumento di visibilità ».
La risposta
durissima di Cremaschi (Fiom)
«Sugli accordi di Pomigliano e Mirafiori, Angeletti dice che la Fiom non
ha firmato, perché ha smesso di essere un sindacato per essere un
movimento politico in cerca di visibilità? È solo l'autodifesa di un
sindacato totalmente in mano all'azienda». Così il presidente del
Comitato centrale della Fiom,
Giorgio Cremaschi, intervistato dal quotidiano online
Affaritaliani.it, commenta l'intervista su La Stampa del segretario
generale della Uil
Luigi Angeletti.
«Angeletti e Bonanni - aggiunge - sono la vergogna del sindacalismo
italiano». A poco dal comitato centrale della Fiom che deciderà le
iniziative di lotta dopo l'accordo di Mirafiori, Cremaschi sottolinea
che «non è mai successo dal '45 ad oggi che un sindacato italiano
firmasse l'esclusione di un altro sindacato. È una macchia indelebile
sulla storia di Cisl e Uil. Per noi non contano più niente. Sono fuori
dalla cultura democratica sindacale dell'Italia costituzionale».
Cremaschi si dice infine sicuro che le manifestazioni di protesta della
Fiom «scuoteranno il Paese».
La lettera degli
operai favorevoli all'accordo
Basta con «lo stillicidio quotidiano» che arriva «orami da sei mesi in
modo perpetuo e scientifico». E basta con «le ipocrisie
elettoralistiche» che hanno come unico obiettivo quello di battere
Silvio Berlusconi. Lo scrivono a Pierluigi Bersani, Nichi Vendola e
Antonio di Pietro, una cinquantina di operai della Fiat di Pomigliano,
che hanno votato a favore del piano di Marchionne, in una lettera
pubblicata dal Giornale. «La questione Fiat», dicono, «non può
comportare sempre e comunque l'offesa dell'intelligenza altrui». «Noi
che abbiamo votato sì a quell'accordo ci siamo stancati di continue
dichiarazioni tese a sostenere chi non aveva valide alternative» e «non
accettiamo più questa ipocrisia da parte vostra».
I firmatari rimproverano ai tre leader l'immobilismo della sinistra
quando era al governo, su questioni come pause e malattia che oggi sono
il cavallo di battaglia, come sottolinea il Giornale, di Cgil e Fiom.
«Secondo voi - scrivono peraltro - se avessimo avuto una legge che
prevedeva più pause non era megliò?». O se «avessimo una legge che
tutelasse i lavoratori sulla malattia?». Peraltro, aggiungono, «secondo
voi gli operai si sono dimenticati di quando avete votato in Parlamento
l'inizio del precariato attraverso il pacchetto Treu?». Se la Fiom
avesse proposto «una valida alternativa» sarebbe stato diverso. Ma
«tutti urlano contro tutti e nessuno indica un percorso diverso e che
sia, soprattutto, realizzabile».
Dopo Berlusconi anche Bossi plaude all'accordo Fiat. Ma Marchionne e
Mirafiori agitano il Pd (di Celestina Dominelli)
©RIPRODUZIONE
RISERVATA
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Posa della prima
pietra del nuovo impianto Fiat a Pernambuco
La posa della
prima pietra del nuovo stabilimento Fiat nel complesso industriale
portuale di Suape, regione metropolitana di Recife, è stata festeggiata
dal presidente della Repubblica, Luís Inácio Lula da Silva, e
dall’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne.
L’atto simbolico
si è svolto oggi, presso il molo 5 del porto di Suape, presenti circa
1.000 invitati tra cui le autorità pubbliche e membri della comunità.
Tra essi, il governatore Eduardo Campos e il presidente Fiat per
l’America Latina, Cledorvino Belini hanno messo in rilievo i vantaggi
economici e sociali che scaturiranno dall’iniziativa come le nuove
industrie che ne saranno attratte e la specializzazione di personale
altamente qualificato.
Il
progetto è stato illustrato dal presidente Belini: lo stabilimento
occuperà un’area di 4,4 milioni di metri quadri, a circa 13 chilometri
di distanza dal porto di Suape. Gli investimenti ammonteranno a 3
miliardi di reais mentre la capacità di produzione arriverà a 200
mila veicoli/anno, a partire dal 2014. Lo stabilimento produrrà nuovi
modelli di veicoli sviluppati in Brasile e finalizzati alle richieste
dei consumatori brasiliani e latinoamericani. Oltre allo stabilimento,
gli investimenti comprendono la costruzione di un Centro Ricerche e
Sviluppo nonché un ampio programma di formazione delle risorse umane che
opereranno nel nuovo stabilimento.
Il polo
industriale intorno allo stabilimento raggrupperà inoltre i fornitori
dei componenti e sistemi, nell’ambito di un’architettura imprenditoriale
e di produzione che privilegia i perfezionamenti logistici e
l’efficienza, ottimizzati in base alla localizzazione strategica di
Suape, la quale favorisce la movimentazione delle materie prime e dei
prodotti finiti. “Questo abbinamento produrrà guadagni di competitività
per la Fiat, nell’ambito della crescita attesa del mercato
automobilistico in Brasile, e trasformerà il panorama economico della
regione”, ha dichiarato Belini. A pieno regime il polo industriale di
Suape creerà circa 3.500 posti di lavoro diretti e estenderà la sua
influenza su altri settori e affari.
I 3 miliardi di
reais d’investimento fanno parte di un totale di 10 miliardi di
reais che la Fiat investirà in Brasile tra i 2011 e il 2014, di cui
7 miliardi sono destinati ad aumentare di 150 mila veicoli la capacità
annuale di produzione dello stabilimento di Betim, a Minas Gerais, che
arriverà quindi a produrre 950 mila unità/anno, oltre allo sviluppo di
nuovi prodotti e tecnologie. “Il Brasile è oggi uno dei luoghi in cui
gli investimenti trovano un ambiente più sicuro e promettente”, ha
affermato Marchionne, evidenziando che non è la prima volta che esprime
questa opinione e che è oramai un fatto riconosciuto a livello
internazionale. L’Amministratore Delegato ha poi sottolineato la
rilevanza del Brasile per la Fiat: “Specialmente negli ultimi due anni,
quando tutte le industrie del mondo hanno dovuto fare i conti con una
crisi spaventosa, l’apporto delle attività brasiliane al Gruppo è stato
determinante”. Marchionne ha quindi ribadito l’intento di superare la
soglia di 1 milione di veicoli venduti all’anno in Brasile entro il 2014
e ha precisato che il legame tra la Fiat e il Brasile ha radici più
profonde di quelle puramente economiche e commerciali. “Tutti noi siamo
cresciuti come parte integrante del sistema brasiliano, ne abbiamo
condiviso le difficoltà, le sfide e i successi” ha aggiunto. “La cosa
che mi fa più piacere è vedere e sentire che qui la Fiat è considerata
un’azienda di casa. E vi assicuro che non c’è posto al mondo in cui
anche noi ci sentiamo a casa come in Brasile”.
Hanno preso parte
alla cerimonia al porto di Suape numerose autorità pubbliche e
imprenditori dello stato oltre ai concessionari Fiat della regione
nord-est e ai dirigenti delle principali aziende che forniscono pezzi di
ricambio e componenti. Gli invitati hanno poi potuto ammirare la
performance del gruppo di maracatu Leão Dourado, dell’Orchestra
Cidadã Meninos do Coque (uno dei progetti sociali più riusciti della
città di Recife) e del gruppo musicale del Programma Albero della Vita
promosso dalla Fiat presso la comunità del quartiere Jardim Teresópolis,
vicino allo stabilimento di Betim. Oltre alla posa simbolica della prima
pietra del nuovo stabilimento, è stata disposta anche una “capsula del
tempo” – una scatola contenente archivi e oggetti che verrà interrata
sotto il locale del futuro stabilimento come riferimento alla data della
posa della prima pietra.
Per ulteriori
informazioni: www.fiatpress.com.br
28 dicembre 2010 |
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2 - ANCHE LA
CONFINDUSTRIA DI EMMA MARCEGAGLIA METTE UNA GOCCIA DI VELENO SULLA CODA
DI MARPIONNE.
Ormai è chiaro che dopo l'incontro notturno all'Hotel Warwick di New
York dove la Emma ha chiesto conto al manager delle sue dichiarazioni,
le strade si sono divaricate in maniera clamorosa. Se qualcuno non
avesse ancora capito la distanza che separa viale dell'Astronomia dal
Lingotto e da Detroit, dovrebbe leggersi le scarne dichiarazioni
rilasciate al quotidiano "Il Foglio" dal direttore generale di
Confindustria Giampaolo Galli.
Quest'uomo ha i
tratti del bocconiano milanese che durante le esperienze professionali
al servizio studi della Banca d'Italia e in Confindustria ha sempre
dimostrato di essere più portato agli studi che all'organizzazione e
alla politica.
Questo carattere
gli ha evitato di prendere in pubblico posizioni audaci e ha impedito di
dare una svolta alla gestione di Confindustria dopo l'uscita del suo
predecessore, il parroco di campagna Maurizio Beretta.
L'offensiva di
Marpionne nei confronti della Confederazione che rappresenta 150mila
imprese, ha costretto il povero Galli a venire allo scoperto, ed è
quanto ha fatto nell'intervista al quotidiano di Giuliano Ferrara dove,
a costo di rinnegare la politica dell'ultimo anno, sostiene che la
strada da percorrere è quella di un accordo con tutte le organizzazioni
sindacali.
Sono parole belle,
ma sorprendenti se si pensa all'impegno che la Emma e il suo direttore
generale hanno profuso nell'ultimo anno per spaccare l'unità dei
sindacati per arrivare a un nuovo Statuto dei Lavori. Adesso che la Fiat
dichiara di voler tagliare la corda da Confindustria perfino un uomo
mite come il suo direttore generale si accorge che questo progetto
(coltivato sull'asse Bonanni-Sacconi) non è vincente per sbloccare il
conflitto dentro la Fiat.
E a proposito di
questa, il 59enne economista milanese non esita a sottolineare la
profonda differenza tra il modello americano che sta tanto a cuore a
Marpionne e quello tedesco dove il ruolo dei sindacati va ben oltre la
concertazione.
22-12-2010]
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Nel settore
automobilistico si guarda con attenzione a Fiat (+1,85%), la cui
divisione Industrial resta, secondo ipotesi di stampa, nelle mire di
Daimler (+0,45%). Occhi puntati anche su Porsche (+1,67%), più caute
invece Renault (+0,61%) e Bmw (+0,52%).21-12-2010]
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FIAT: rimborso a
Obama entro giugno (Il Corriere della Sera, pag. 36). Daimler non molla
la presa su Fiat industrial (La Repubblica, pag. 25). Oggi l'incontro di
fine anno tra l'ad Marchionne e i dirigenti. Marcegaglia: l'investimento
su Mirafiori va fatto (dai giornali)21-12-2010] |
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Dichiarazione
dell’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne
“E’ un gran bel
momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa,
ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento.
Mirafiori inizia
oggi una nuova fase della sua vita. Questo stabilimento è il simbolo
della Fiat, è quello che custodisce la storia dell’automobile italiana e
l’orgoglio manifatturiero. Grazie all’accordo di oggi, Mirafiori potrà
compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello
internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno
condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler.
Per quanto ci
riguarda, faremo partire gli investimenti previsti nel minor tempo
possibile.
Sono lieto che
alla fine abbia prevalso il senso di responsabilità, anche se avremmo
preferito una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati.
Adesso bisogna
lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint
venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società
Fiat-Chrysler.
Questa è una
grande opportunità ed è il miglior regalo di Natale che potessimo fare
alle nostre persone”.
Torino, 23
dicembre 2010
I Marchyaky si sbagliano come al solito, e le loro decisioni sono sempre
piu incivili, ed impossibili ! Non una sola affermazione ha una logica
di civilta’ e possibilita’ di riuscita !
Ma in questo fine anno molti sono stati gli errori e da piu parti .
Che Dio vi perdoni per cio’ che state facendo, avete farro e
probabilmente farete !
Mb
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Nuovo
finanziamento da 4,2 miliardi di euro per Fiat Industrial
In relazione alla
Scissione di Fiat S.p.A. (“Fiat”) a favore di Fiat Industrial S.p.A.
(“Fiat Industrial”o la “Società”) e alle future necessità di
finanziamento del Gruppo Fiat Industrial, la stessa ha firmato oggi con
successo un finanziamento di 4.200 milioni di euro con Banca IMI S.p.A.
(Gruppo Intesa Sanpaolo), Barclays Capital (la divisione di investment
banking di Barclays Bank PLC), BNP Paribas, Citigroup Global Markets
Limited, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank, Société Générale
Corporate & Investment Banking (la divisione di corporate e investment
banking di Société Générale), The Royal Bank of Scotland plc e UniCredit
S.p.A. in qualità di Bookrunner.
Il finanziamento
si compone di una linea di credito sindacata revolving da 2.000 milioni
di euro con durata triennale conclusa con un gruppo di 23 banche di
relazione di Fiat Industrial, internazionali e italiane, incluse le
banche Bookrunner. L’importo previsto della linea di credito al lancio
della sindacazione di 1.600 milioni di euro è stato incrementato a 2.000
milioni di euro a seguito dell’ampio successo di adesioni, dimostrando
il forte supporto delle principali banche nel mercato dei prestiti
sindacati.
Come
precedentemente comunicato, i Bookrunner hanno sottoscritto anche un
finanziamento a termine, con scadenza a un anno rinnovabile di un
ulteriore anno ad opzione di Fiat Industrial, che non è stato sindacato.
A seguito dell’incremento della linea di credito revolving, questo
finanziamento a termine è stato chiuso per un importo pari a 2.200
milioni di euro, portando così l’importo totale del finanziamento
disponibile per Fiat Industrial a 4.200 milioni di euro
Il finanziamento
sarà utilizzato per le generali esigenze aziendali e per i fabbisogni
legati al capitale di funzionamento, incluso il rimborso da parte di
Fiat Industrial, successivamente alla data di efficacia della Scissione,
dei finanziamenti infragruppo concessi da Fiat sino alla data di
efficacia della Scissione stessa.
Torino, 23
dicembre 2010
QUANDO LO FIAT CROLLERA’ SUL SISTEMA BANCARIO I GIUDICI CHI
PERSEGUIREANNO PER INCAUTO AFFIDAMENTO ? Mb
Ovviamente le azioni di responsabilita’ saranno ignorate ! |
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FIAT: Margegaglia,
la Fiat non ha delegittimato Confindustria (dai giornali). Contratto
Federauto, Fiom dice ancora no. Fim e Uilm lasciano Fiom alla deriva
(dai giornali)..14-12-2010] |
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FIAT: DA LIEBMAN A
DINI, MARCHIONNE GIOCA PER SE' MA PESERA' IN ITALIA...
(Adnkronos)- Con le sue richieste punta a cambiare il
destino di Fiat ma, pur giocando per se', e su un piano globale, l'ad
del Lingotto Sergio Marchionne pesera' sulle relazioni industriali
italiane tracciando un nuovo modello nel nostro Paese. Ne sono convinti
i maggiori opinion leader nazionali che, dal presidente della
commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, al giuslavorista della
Bocconi Stefano Liebman, al senatore del Pdl Giampiero Cantoni,
presidente della Commissione Difesa, guardano al numero Uno di Fiat come
il possibile l'ago della bilancia per il futuro del nostro sistema
sindacale e industriale.
L'ad di Fiat
Sergio Marchionne "sta tracciando un modello di relazione industriale
determinato dalla competitivita' derivata dalla globalizzazione" secondo
il senatore del Pdl Giampiero Cantoni, presidente della Commissione
Difesa che, anche da imprenditore e professore di economia
internazionale, analizza l'effetto Marchionne con l'ADNKRONOS. "Con
l'avvento della globalizzazione dove ogni cosa che arriva sul mercato si
confronta con una competitivita' internazionale le regole vanno riviste
e questo credo sia l'indicazione di Marchionne" afferma ancora Cantoni
che invita la Fiom a "fare una riflessione" sugli scenari che stanno
cambiando. "Fiom e sindacati -dice Cantoni- facciano una riflessione su
quanto ad un vecchio modello sindacale ci sia invece bisogno di un nuovo
modello".
L'ad di Fiat
Sergio Marchionne "gioca una partita per se', per la sua azienda. Ma non
c'e' dubbio che essendo tornata ad essere la piu' grande azienda
italiana, perche' ora e' una multinazionale che si muove su un piano
globale, la Fiat, cio' che verra' stabilito per la Fiat, avra'
un'influenza sul nostro Paese" afferma a sua volta convinto il
giuslavorista Stefano Liebman, ordinario di Diritto del lavoro al
Dipartimento Scienze Giuridiche della Bocconi. Ed al giuslavorista si
associa il presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto
Dini, per il quale "se le condizioni poste da Marchionne dovessero
essere accettate, si aprira' una stagione nuova nel mondo del lavoro in
Italia". "A mio parere, -aggiunge- si tratterebbe di un passo avanti
notevole".13-12-2010]
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FIAT: IHS GLOBAL
INSIGHT STIMA -24% VENDITE EUROPA NOVEMBRE...
Radiocor - Immatricolazioni previste in decisa frenata
per il gruppo Fiat, che a novembre in Europa ovest (Ue
15+Norvegia+Svezia) dovrebbe accusare una flessione intorno al 24,5% a
poco piu' di 70.500 unita' rispetto a un anno prima, con una quota al
6,9% (8,3% nel novembre 2009) su un mercato in calo dell'8,3% a poco
meno di 1,03 milioni. Cosi' a 'Radiocor' Pierluigi Bellini, associate
director di Ihs Global Insight, che ha stimato le vendite del Lingotto
nei primi 11 mesi dell'anno giu' del 17% a poco piu' di 932.200 (7,8% la
quota da 8,8%) su un mercato in calo del 5,1% a circa 12,02 milioni.
L'Acea rendera' noti il 15 dicembre i dati sul mercato dell'auto europeo
di novembre..13-12-2010] |
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L'AMERICANA AGCO VUOLE CNH...
Dal "Corriere della Sera" - Dopo l'Alfa Romeo, corteggiata da
Volkswagen, anche la Cnh, società del gruppo Fiat, ha ricevuto una
richiesta di acquisto da parte di Agco, multinazionale americana leader
nelle macchine e attrezzature agricole. La notizia è piaciuta alla
Borsa, il titolo di Fiat ieri è arrivato a sfiorare i 15 euro, con
volumi doppi rispetto alla media degli ultimi tre mesi.
Il presidente
della Agco, Martin Richenhagen, ha dichiarato di essere interessato a
trattare «anche se è difficile capire se Fiat vuole vendere». Ha
precisato che «Sergio Marchionne non sembra ancora pronto a cedere ma
potrebbe cambiare idea». Nelle scorse settimane la Agco ha rilevato il
50% che ancora non possedeva della Laverda di Breganze, per 65 milioni
di euro, ed è pronta per un altro raid, sollecitata dalle voci riportate
dalla stampa tedesca su un contatto di Daimler con Iveco. Richenhagen ha
deciso di comunicare la sua intenzione di rilevare Cnh, anzi ha già
preso contatto con l'Antitrust per studiare la fusione ed è alla ricerca
di un partner finanziario.
I risultati di
Chrysler condizioneranno le risposte del Lingotto. Se il marchio Usa
avrà un successo immediato, è più facile che Marchionne intenda
investire totalmente nell'auto e disfarsi delle società satelliti che si
occupano di altri asset, fermo restando che Fiat non ha bisogno di fare
cassa. Gli analisti hanno confermato il «buy» per Fiat, fissando
l'obiettivo a 16,9 euro. Un positivo giudizio arriva anche da Mediobanca
che assegna un rating «outperform» del valore ottimale di 15 euro.
09-12-2010]
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Fiat: Ghidella,
rilancio anni '80 basato su pace sindacale (Quattroruote)
Dowjones
MILANO (MF-DJ)--"Il
rilancio si basava sulla pace sindacale, sulla possibilita' di gestire
le fabbriche in maniera efficiente, sulla riorganizzazione del settore
auto, che negli anni era stato costruito in una maniera stratificata.
Tante marche, tanti personaggi a gestirli, conflitti interni: c'era da
mettere ordine".
Lo afferma in
un'intervista pubblicata da Quattroruote Vittorio Ghidella, ex
amministratore delegato di Fiat, in merito al rilancio della casa
torinese dopo la crisi degli anni '70, aggiungendo che "una parte
fondamentale del lavoro fu la ristrutturazione delle fabbriche e
l'apertura di impianti nuovi, con enormi investimenti. Io ho fatto
quello che qualsiasi amministratore avrebbe fatto. La cosa principale fu
partire dall'analisi del mercato, valutare i prodotti della concorrenza
e i nostri, rilanciare una gamma di prodotti con le tempistiche
corrette, reperire i capitali necessari e cosi' via. Attivita' che
sembrano banali, ma che in quelle condizioni erano difficili, perche'
c'era da ricreare uno spirito vincente in un'azienda che in quel momento
era perdente". Ghidella, capace di rilanciare la Fiat anche grazie a
modelli di successo come la Fiat Uno, la Fiat Croma, la Lancia Delta e
la Lancia Thema, parla anche della difficile situazione degli anni
Piombo e della famosa 'marcia dei quarantamila' sottolineando l'unica
reazione possibile della dirigenza "in quel momento di disordine, d'instabilita',
di rapporti impossibili con i sindacati, di scioperi, di disordini, di
sabotaggi. Non rimaneva altro che dare una spallata e quindi si decise,
su mia proposta, di fare qualcosa. Si prese spunto da una manifestazione
di facinorosi che, dopo aver fermato la produzione, furono licenziati.
Era un fatto inaudito, perche' in quegli anni nessuna azienda si
permetteva licenziamenti per motivi disciplinari".
"Comincio' -
prosegue Ghidella - una reazione violentissima del sindacato, che
arrivo' non solo a protestare, ma anche a bloccare le fabbriche. Tutto
cio' ando' avanti, di fronte allo sbigottimento generale del Paese. Ma
il momento culminante fu la reazione della popolazione di Torino, che
decise in maniera spontanea di muoversi in un corteo di protesta contro
l'impossibilita' di lavorare: di fronte a questo corteo dei 40 mila,
passato alla storia come reazione di saturazione alle continue pressioni
di natura demagogica e politica, sembro' che il mondo sindacale si
svegliasse. Venne raggiunto un accordo nel quale si confermarono i
licenziamenti e si dava la possibilita' di manovrare nelle fabbriche
mantenendo disciplina e ordine. Fu quello il punto culminante della
partenza della ristrutturazione". red/mur
(END) Dow Jones
Newswires
November 25, 2010
05:48 ET (10:48 GMT)
Copyright (c) 2010
MF-Dow Jones News Srl.
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Fiat
chiederà un risarcimento danni ai responsabili della trasmissione
“Annozero”
Fiat Group
Automobiles comunica di aver dato mandato ai propri legali per
intraprendere un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili della
trasmissione televisiva “Annozero” per le affermazioni andate in onda
nella puntata del 2 dicembre 2010 fortemente denigratorie e lesive
dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei
suoi dipendenti fatte a commento di una pseudo-prova comparativa.
In particolare,
Fiat Group Automobiles lamenta che in modo del tutto strumentale
“Annozero” abbia illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui
una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella
stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi
alla velocità, che i risultati di questa “prova” avrebbero dimostrato
una asserita inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo.
Si trattava di una
ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova
comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse
vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello
scorso mese di giugno di questa rivista.
Quello che,
incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato è che la valutazione
globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi
alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito
all’Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione
superiore a quella della Citroën DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper
S (1.598 cc).
Fiat, anche a
tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro
contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente
avanzati, intende pertanto intraprendere un’azione di risarcimento danni
(il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficienza) come forma
di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva
della verità.
Torino, 7 dicembre
2010
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FIAT:
SALTA TAVOLO, NIENTE ACCORDO PER MIRAFIORI...
(ANSA) - La trattativa sul piano per
Mirafiori è finita. Per l'azienda non esistono le
condizioni per raggiungere un'intesa. E' stata la Fiat a
decidere di chiudere il confronto con i sindacati perché
non ci sono le condizioni per realizzare l'investimento
a Mirafiori. I sindacati avevano chiesto di riprendere
il confronto tra qualche giorno per poter valutare
complessivamente le proposte dell'azienda.03-12-2010] |
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FIAT,
METTETEVI D'ACCORDO...
Scarsa coordinazione tra i corifei della libera
repubblica di Marpionne. Corriere delle banche
(creditrici): "Auto, il mercato cade ancora. Vendite
Fiat in calo del 26%" (p. 37). Poi passa la Stampa:
"Auto ancora in rosso. Fiat, segnali di recupero" (p.
39). Ma in via Marenco i titoli li fanno i sorveglianti?
O sono loro, senza divisa, i veri sorveglianti?
In
assenza di Salvatore Tropea, perfino Repubblica si
prende delle libertà: "Nuovo tonfo delle vendite Fiat"
(p. 29).
A proposito, una congiura dell'Internazionale Operaia
quella ha portato la Juventus a perdere l'Europa proprio
in Polonia. 02-12-2010]
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Chiarimenti su alcuni aspetti riguardanti l’alleanza
Chrysler-Fiat
In
riferimento alle opzioni call previste dagli accordi
Chrysler-Fiat, Fiat, che al momento detiene una
partecipazione del 20% in Chrysler Group LLC, ha il
diritto – condizionato al raggiungimento di tre diversi
eventi (c.d. Performance Events) – a ricevere, senza il
pagamento di corrispettivo, un’ulteriore partecipazione
sino al 15% in Chrysler Group LLC.
In
particolare, il primo Performance Event si verificherà
quando Chrysler riceverà le autorizzazioni regolamentari
per un motore basato sulla “famiglia” FIRE da produrre
negli Stati Uniti e si impegnerà ad iniziare questa
produzione. Il secondo Performance Event si verificherà
quando il gruppo Chrysler avrà effettuato vendite al di
fuori dei Paesi del Nafta per 1,5 miliardi di dollari e
avrà sottoscritto accordi di distribuzione in Sudamerica
di alcuni prodotti Chrysler. Infine, Fiat avrà il
diritto di ricevere una terza tranche del 5% di Chrysler
quando Chrysler avrà ricevuto le autorizzazioni
regolamentari per una autovettura basata su una
piattaforma Fiat con almeno 40 mpg (miglia per gallone)
e Chrysler si sarà impegnata a produrre detta vettura
negli Stati Uniti.
Oltre a questo diritto, per ogni Performance Event che
non si sia verificato entro il gennaio 2013, Fiat può
acquistare una partecipazione del 5% per mezzo
dell’esercizio di un primo diritto di call.
Fiat ha poi anche un ulteriore diritto di call per
acquistare sino al 16% del capitale di Chrysler (fermo
restando che Fiat non potrà possedere più del 49% del
capitale di Chrysler prima che sia effettuato il
rimborso integrale dei finanziamenti concessi dal
governo USA e del Canada). Fiat può esercitare queste
opzioni call dal gennaio 2013 al giugno 2016.
Il
prezzo da corrispondere per l’esercizio di queste
opzioni call è determinato sulla base di un multiplo
dell’EBITDA (la media dei multipli di altre aziende
automobilistiche, non eccedente il multiplo di Fiat).
Nel caso in cui al momento dell’esercizio di queste
opzioni call Chrysler sia una società quotata, tale
prezzo sarà basato sui valori di quotazione.
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Torino, 1° dicembre 2010
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Scissione parziale proporzionale di Fiat S.p.A. a
favore di Fiat Industrial S.p.A.
Fiat comunica che il periodo di opposizione alla
Scissione stabilito dal Codice Civile a favore dei
creditori è decorso senza che sia stata presentata
alcuna opposizione.
Resta quindi confermata la tempistica dell’operazione
che prevede, subordinatamente all’ottenimento delle
necessarie autorizzazioni da parte di Consob e Borsa
Italiana, che la Scissione divenga efficace il prossimo
1° gennaio 2011 e che le azioni di Fiat Industrial
S.p.A. siano negoziabili a partire dal prossimo 3
gennaio sul Mercato Telematico Azionario gestito da
Borsa Italiana.
Torino, 29 novembre 2010
Fiat Spa e Fiat Industrial Spa: due nuovi Gruppi, due
nuove identità
Per effetto della Scissione di Fiat Group, decisa in
occasione dell’assemblea degli Azionisti lo scorso 16
settembre, ci saranno il primo gennaio 2011 Fiat Spa e
Fiat Industrial Spa, due nuovi gruppi, entrambi quotati
presso Borsa Italiana, che avranno marchi distinti.
Fiat Spa, con una chiara missione di business
concentrata nel settore automobilistico, sarà
contraddistinta da un logo che riporta la scritta Fiat
con lettere allungate e di colore blu. Il nuovo marchio
nasce in risposta all’esigenza di differenziare il logo
del gruppo automobilistico dal brand di prodotto in modo
tale da rafforzare il ruolo guida della holding nella
gestione di un complesso produttivo plurimarche. La
progettazione del marchio, in particolare, è stata
guidata dalla volontà di creare un’icona in cui fosse
possibile ritrovare un forte legame tra passato e
futuro. Questo ha portato alla riedizione di un logo già
rappresentato nell’iconografia storica dell’azienda, ma
nel cui carattere è rintracciabile una forte tensione
alla modernità e all’innovazione.
Fiat Industrial Spa, rappresentata dai veicoli
industriali, dalle macchine per l’agricoltura e le
costruzioni e dai relativi motori e trasmissioni, ha
mantenuto l’iconografia che era stata creata per Fiat
Group. Di questa, infatti, conserva l’intento di
rappresentare solidità di un grande gruppo industriale.
Rispetto al marchio Fiat Group, lo sfondo è il
tradizionale blu dell’azienda e la denominazione Fiat
Industrial è rappresentata con il colore giallo-arancio.
I
nuovi marchi, che sono stati realizzati da “Robilant
Associati”, sostituiscono il logo Fiat Group che era
stato adottato nell’ottobre di cinque anni fa.
Torino, 29 novembre 2010
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FIAT: avviato il
confronto con i sindacati su Mirafiori, Parigi blocca
una commessa militare all'Iveco dopo un ricorso Renault
(dai giornali). Wolfsburg, il Pirellone e la suggestione
Arese (Il Corriere della Sera, pag. 39). Bonanni:
'l'incontro e' strategico per Fabbrica Italia' (La
Stampa, pag. 29). Partita da chiudere entro Natale (Il
Messaggero, pag. 24)25-11-2010]
FIAT: avviato il
confronto con i sindacati su Mirafiori, Parigi blocca
una commessa militare all'Iveco dopo un ricorso Renault
(dai giornali). Wolfsburg, il Pirellone e la suggestione
Arese (Il Corriere della Sera, pag. 39). Bonanni:
'l'incontro e' strategico per Fabbrica Italia' (La
Stampa, pag. 29). Partita da chiudere entro Natale (Il
Messaggero, pag. 24)25-11-2010]
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- SI ARRIVERÀ
ALLA VIGILIA DI NATALE PER SCOPRIRE CHE "FABBRICA ITALIA" NON È UN PACCO
DONO, MA SEMPLICEMENTE UN "PACCO"
Anche a Sergio Marpionne non frega assolutamente nulla
di ciò che domenica sera ha detto Luchino di Montezemolo nel salotto
"civile" di Fabio Fazio.
Certo, al manager dal
pullover sgualcito un eventuale discesa in campo del
"ragazzo dei Parioli" potrebbe far comodo per presidiare
la "colonia" italiana della Fiat. Oggi l'italo-canadese
si recherà a Kokomo, la piccola città dell'Indiana dove
arriva il presidente Obama. La condizione dei 50mila
abitanti di Kokomo è disastrosa con un tasso di
disoccupazione che l'anno scorso è schizzato al 20%
superando la media nazionale.
Il presidente
"giovane, bello e abbronzato" comincia a mostrare
capelli bianchi e ha molto a cuore le sorti di questa
città alla quale sono andati 400 milioni di dollari per
salvare 1.000 posti di lavoro di Chrysler.
Marpionne continua a
volare alto e si lascia alle spalle gli strilli dei
sindacati. Perfino il leader della Csil Bonanni si è
accorto che l'amministratore della Fiat ha portato il
cuore e la testa in America, e ha dato gli 8 giorni
all'azienda per scoprire le carte. Il povero Bonanni che
non ha mai brillato per intuizioni, aspetta di sedersi a
un tavolo per chiedere al figlio del carabiniere
Concezio di scoprire le carte sul fantomatico progetto
da 20 miliardi "Fabbrica Italia".
La riunione continua a
slittare e probabilmente si arriverà alla vigilia di
Natale per scoprire che "Fabbrica Italia" non è un pacco
dono, ma semplicemente un "pacco". Comunque Marpionne ha
già fatto sapere che lui davanti a Bonanni e alla
massiccia Camusso, non ha alcuna intenzione di sedersi.
A rappresentarlo ci sarà Paolo Rebaudengo, il manager
62enne di Asti che cura le relazioni industriali, un
uomo che non fuma, non beve e non dice parole
impegnative.
[23-11-2010]
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19. FIAT: A MELFI SCATTA LA CIG...
(ANSA) - I circa cinquemila operai
dello stabilimento di Melfi della Fiat saranno collocati in cassa
integrazione ordinaria dal 20 dicembre al 9 gennaio del prossimo anno.
L'azienda lo ha comunicato a Fim, Fiom, Uilm e Fismic. La decisione di
chiedere la cassa integrazione e' stata presa - ha spiegato la Fismic -
'i flussi produttivi alla domanda di mercato'. 'E' sempre piu' urgente
un piano industriale per capire il futuro dello stabilimento', dicono
dalla Fiom.23-11-2010]
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SAGAZ E IVECO TENTATE DA SANTANA...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Nelle prossime settimane si
giocherà il futuro di Santana Motor, l'ultimo
costruttore di autoveicoli che è ancora controllato da
capitale spagnolo (è in mano alla regione Andalusia). Il
gruppo, che produce 4X4 e veicoli militari è ormai da
vario tempo in crisi e alla ricerca di una soluzione per
poter sopravvivere. Secondo indiscrezioni raccolte negli
ambienti finanziari, le opzioni sono due: la chiusura o
un accordo con un partner estero. In questo ambito i
nomi maggiormente "gettonati" sono 2: i russi di Sagaz o
gli italiani di Iveco.
Questi ultimi, che da
anni collaborano con Santana, che produce il veicolo
Massif, pare abbiano rinnovato fino alla fine di
quest'anno la loro opzione di acquisto. Come a dire che
stanno valutando il dossier e che presto daranno una
risposta. Difficile dire come andrà a finire, tenuto
conto del fatto che il gruppo Fiat, con l'ingresso in
Chrysler, ha acquisito anche la tecnologia che riguarda
i 4X4. E Santana potrebbe andargli stretta.24-11-2010]
|
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MARZIANo A
POMIGLIANO - esce un INSTANT MOVIE DI PAOLO ROSSI TRA
GLI OPERAI FIAT, in bilico tra documentario, fiction e
reality - si SFOTTE LA RETORICA AZIENDALISTA di
MARPIONNE ma si Glissa sui temi del devastante
assenteismo o ne offre una spiegazione
para-antropologica: sarebbe tutta colpa di
un’industrializzazione vorace che ha sfregiato l’antica
cultura contadina di quei territori - insomma: a
pomigliano erano tutti agricoltori e con il nuovo lavoro
alla fiat non possono abbandonare i campi e gli orti...
Michele Anselmi per "il Riformista"
Lo stemma è lo stesso
della Fiat. Solo che dentro, su fondo rosso, c'è
stampato la sigla Rcl, che sta per "Ridotte capacità
lavorative". Non è un'invenzione cinematografica, bensì
un modo aziendale per indicare quegli operai che, dopo
tanti anni alla catena di montaggio, accusano
discopatie, reumatismi, guai di salute non del tutto
invalidanti. Sono sistemati in reparti "ad hoc", di
solito in compagnia di attivisti sindacali considerati
particolarmente indocili dalla Fiat.
Proprio "Rcl" si
chiama il film, in bilico tra documentario, fiction e
reality, che Paolo Rossi ha girato lo scorso luglio a
Pomigliano d'Arco. Una sorta di "instant movie", a pochi
giorni dal referendum operaio che vide il famoso piano
aziendale di Marchionne votato dal 63,4 per cento dei
lavoratori, con un inaspettato 36 per cento di contrari.
Naturalmente Paolo
Rossi, affiancato dal regista Massimiliano Carboni, non
resoconta quei fatti alla maniera di certe inchieste
televisive sulla spaccatura operaia. Lo spirito di "Rcl"
è diverso, come del resto suggerisce la curiosa parola
d'ordine, estetica e ideologica insieme, evocata dallo
stesso Rossi: "Surrealismo civile".
Prodotto da Ami
(Agenzia multimediale italiana) e Mauro Berardi, il film
debutterà il 2 dicembre, fuori concorso, alla 28°
Festival di Torino, per poi uscire il 10 distribuito
dalla Iris. "Il Riformista" l'ha visto in anteprima. Il
58enne comico di Monfalcone ne parla così: "Un metodo di
cinema all'improvviso si è sposato bene con un metodo di
teatro all'improvviso. Certo fare un film in quattro
giorni non è cosa da poco...". Un po' si vede sul piano
della resa, ma, per altri versi, sta qui la forza,
l'immediatezza, la simpatia di "Rcl".
Immaginate una piccola
troupe che sbarca a Pomigliano d'Arco sotto un sole che
squaglia. "Io sento odore di fantascienza" commenta il
regista con panama in testa che si fa chiamare
"maestro", appunto Rossi, aggirandosi per la stazione
della Circumvesuviana. Si aspettava un posto fatiscente
e scrostato, invece "sembra l'aeroporto di Francoforte".
L'accompagnano un
collaboratore addetto alle musiche dotato di chitarra
mignon, un operatore-operaista, un fonico neopapà, un
assistente tuttofare e un fotografo. Impegnati nei
sopralluoghi per un immaginario film su Pomigliano, i
sei girano per piazze e viuzze. Il regista non sa bene
cosa fare. Così si rivolge idealmente a Charlie Chaplin:
"Tu che con ‘Tempi moderni' hai saputo raccontare la
catena di montaggio, mandaci un'idea buona per
raccontare il lavoro in fabbrica oggi". Pare facile.
Nella Stalingrado
della classe operaia governa un sindaco di centrodestra,
Raffaele Russo. Mentre il parroco del paese, don Peppino
Gambardella, si rivela più a sinistra di Vendola. Dal
sindacalista Andrea Amendola arriva il consiglio giusto:
una cena a casa di alcuni operai, la sera dopo, per
capire davvero se lavorare alla catena di montaggio è
"come camminare su una scala mobile ma all'incontrario".
Intanto il gruppetto
inciampa sulla lettera spedita dagli operai polacchi ai
colleghi di Pomigliano. L'invito è a resistere, a non
farsi sputare addosso, a evitare la guerra tra poveri.
Il regista a quel punto ha un'idea: farà un film di
fantascienza su Pomigliano, "tra Eistensein, Fellini e
Fosse". Con un'astronave che arriva dal pianeta Lapo,
Shakira che canta per gli operai campani e polacchi e
Nino D'Angelo vestito da Karl Marx. Ma ci vogliono
troppi soldi, il produttore nicchia. Niente da fare. Non
resta, di nuovo, che chiedere aiuto al vecchio Chaplin,
spedendo in cielo piccole mongolfiere votive.
Folle? Abbastanza.
S'intende che "Rcl" si schiera senza remore dalla parte
degli operai di Pomigliano. Glissa sui temi del
devastante assenteismo o ne offre una spiegazione
para-antropologica: sarebbe tutta colpa di
un'industrializzazione vorace, clientelare e veloce che
ha sfregiato l'antica cultura contadina di quei
territori. In realtà le cose non stanno proprio così.
D'altro canto, il film
non è un reportage giornalistico. Vuole cogliere uno
stato d'animo diffuso, sbriciolare - un po' alla Roberto
Saviano - qualche luogo comune sul meridione,
sfotticchiare una certa retorica aziendalista in puro
stile Marchionne. Pensate: per migliorare "lo spirito di
squadra", la Fiat ha fatto venire i fratelli Abbagnale e
mostrato agli operai "Ogni maledetta domenica" di Oliver
Stone con Al Pacino.
Rossi se la ride sotto
i baffi che non ha, rispolvera la solita litania sul
popolo trasformato in pubblico dalla tv, ma il film,
nell'insieme, diverte e incuriosisce. Fa tutt'uno con la
battuta pronunciata lunedì sera da Corrado Guzzanti a
"Vieni via con me": "L'anomalia storica della Fiat? Gli
italiani da sempre gli pagano le macchine ma poi non le
comprano".
[24-11-2010]
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Precisazione Fiat su richiesta della Consob
Su
richiesta di Consob, in relazione alle notizie
pubblicate sulla stampa di questi ultimi giorni circa
Magneti Marelli, Ferrari ed Alfa Romeo, Fiat comunica
che l’incontro di venerdì scorso, programmato da tempo,
e' stato uno delle usuali riunioni fra il management
della società e rappresentanti della comunità
finanziaria.
Nell'occasione sono stati illustrati gli obiettivi
strategici di Fiat Industrial e di Fiat dopo la
programmata scissione. La presentazione, basata su dati
già comunicati al mercato, è stata oggetto di disclosure
pubblica ai sensi della normativa vigente.
Come è normale, da tale presentazione gli analisti hanno
tratto differenti conclusioni che hanno dato origine ai
rispettivi report. In particolare, le considerazioni
fatte dall’analista di Morgan Stanley riflettono le sue
personali deduzioni circa le possibili future strategie
dei due gruppi dopo la scissione, soprattutto per quanto
riguarda future ed ipotetiche operazioni straordinarie.
Come riflesso anche nelle valutazioni di altri operatori
di mercato, si tratta di alcune fra le opzioni
strategiche che l’operazione di scissione metterà a
disposizione del gruppo Fiat postscissione e che i
competenti organi societari potranno valutare nella loro
piena discrezionalità.
Torino, 16 novembre 2010
Cari Marchyaky il diritto di non pensarla come voi non
ci consente di licenziarvi come voi fate nei confronti
dei dissenzienti ! Mb |
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DALLA TRIMESTRALE AL30-09-10 FIAT HO ESTRAPOLATO ALCUNI
PUNTI PER DIMOSTRARE CHE I MAGGIORI RESPONSABILI DELLE
DIFFICOLTA’ FIAT SONO I MARCHYAKY, CHE LE BANCHE
CONTINUANO A COPRIRE CON I SOLDI DEI CORRENTISTI CHE
QUANDO CHIEDONO PRESTITI SI SENTONO CHIEDERE DELLE
GARANZIE CHE I MARCHYAKY NON DANNO .Mb
Partecipazione in Chrysler Group
La partecipazione iniziale detenuta nella Chrysler Group
LLC permane iscritta, al 30 settembre 2010, per un
valore
pari a zero, tra le imprese collegate valutate secondo
il metodo del patrimonio netto. Si ricorda che, ai sensi
dei
paragrafi 29 e 30 dello IAS 28, il Gruppo Fiat, finché
deterrà una partecipazione di collegamento nella
Chrysler iscritta
in bilancio per un valore pari a zero, non dovrà
rilevare alcuna quota di perdite eventualmente
consuntivate da tale
collegata, in quanto non ha alcun obbligo di copertura
delle stesse. Nel momento in cui, successivamente, la
Chrysler
realizzerà degli utili, il Gruppo Fiat potrà rilevarli
solo per la parte eccedente la quota di perdite non
rilevata nei
precedenti esercizi.
In questo contesto, si precisa che nel corso del secondo
trimestre 2010 Chrysler Group LLC ha pubblicato il
proprio
bilancio consolidato per l’esercizio 10 giugno 2009
(data di inizio delle attività del nuovo gruppo) – 31
dicembre 2009,
mentre nel corso del terzo trimestre 2010 è stata
pubblicata la situazione economico-patrimoniale relativa
al primo
semestre 2010; entrambi sono stati redatti secondo i
principi contabili statunitensi (“US GAAP”). La seguente
tabella
riporta i valori del risultato e del patrimonio netto
come pubblicati da Chrysler per i periodi sopra citati:
(in milioni di dollari)
Esercizio
10 giugno-
31 dicembre 2009 1° semestre 2010
Risultato netto secondo i principi contabili
statunitensi (US GAAP)
(3.785) (369)
Patrimonio netto secondo i principi contabili
statunitensi (US GAAP)
(4.230) (3.609)
Sono attualmente in fase di predisposizione i
corrispondenti valori redatti secondo i principi
contabili internazionali
(“IFRS”), così come adottati dal Gruppo Fiat. Da prime
indicazioni risulta che i risultati netti conseguiti nei
periodi
sopra citati, se redatti secondo gli IFRS, avrebbero
presentato perdite inferiori rispetto a quelle US GAAP;
anche il
patrimonio netto al 31 dicembre 2009 e al 30 giugno 2010
sarebbe risultato meno negativo.
Per completezza di informativa, si ricorda che a Fiat
spetta il diritto di ricevere un’ulteriore
partecipazione sino al 15%
(sia in termini di valore sia di diritti di voto), al
netto degli effetti diluitivi, di Chrysler. Questa
ulteriore partecipazione
sarà attribuita a Fiat (senza alcun esborso da parte di
Fiat stessa) in tre tranche del 5% ognuna, subordinate
al
raggiungimento di predeterminati obiettivi industriali e
commerciali. In caso di mancato raggiungimento di uno o
più
dei suddetti obiettivi, Fiat avrà comunque la facoltà di
acquistare, ad un prezzo da determinarsi in base ad una
formula prestabilita che fa riferimento a parametri di
mercato, la percentuale di partecipazione al capitale
corrispondente all’obiettivo/obiettivi che non sono
stati raggiunti.
Inoltre, al Gruppo Fiat spetta l’opzione di acquistare
fino ad un ulteriore 16% (esercitabile dal 1° gennaio
2013 al
30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione
corrisponderà ad un prezzo da determinarsi in base ad
una
formula prestabilita che fa riferimento a parametri di
mercato. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino
a che il
debito di Chrysler Group LLC nei confronti del
Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo
canadese non sarà
inferiore a 4 miliardi di dollari. Fiat non potrà,
comunque, superare la quota di partecipazione del 49,9%
di Chrysler
fino a quando l’intero debito verso il Dipartimento del
Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà
stato
rimborsato.
Prospetti contabili consolidati e Note illustrative al
30 settembre 2010 pag.47
RELAZIONE FIAT AL 30.09.10
-----------------------------------------------------------------------------------------------------------
Crediti verso le reti di vendita DA 5.926 A
5.108
------------------------------------------------------------------------------------------------------------
19. Titoli correnti
Al 30 settembre 2010 la voce include prevalentemente
titoli a breve termine o negoziabili che rappresentano
un
investimento temporaneo di liquidità, ma non soddisfano
i requisiti per essere classificati nella voce
Disponibilità e
mezzi equivalenti
-----------------------------------------------------------------------------------------
L’incremento significativo dei Fondi per rischi ed oneri
riflette per 173 milioni di euro differenze cambio
positive
derivanti principalmente dalla rivalutazione del Dollaro
USA e del Real brasiliano rispetto all’Euro.
-------------------------------------------
l 30 settembre 2010 la voce Debiti finanziari ha
presentato un incremento di 1.165 milioni di euro
-------------------------------------------------------------
I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono
aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione,
per circa 214
milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti
finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del
debito di 122 milioni di
euro conseguente all’esercizio dell’opzione call
sul 5 % del capitale di Ferrari
I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono
aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione,
per circa 214
milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti
finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del
debito di 122 milioni di
euro conseguente all’esercizio dell’opzione call
sul 5 % del capitale di Ferrari
|
|
-
FIAT:
allarme concessionari, Federauto: il Lingotto giu' a ottobre
del 39,5%. Ipotesi sul 'piano B', senza Fabbrica Italia si
punta su Usa, Polonia e Serbia. (dai giornali)[02-11-2010]
|
|
FIAT: quota ai minimi dal 2005 e vendite in picchiata in
ottobre. Per il mercato dell'auto italiano una brusca
frenata il mese scorso (dai giornali) Cassa in deroga. Fiat
punta ad ottenere 8 mesi per i lavoratori di Pomigliano (dai
giornali) Per la 500 negli Usa pronta la rete dei
concessionari (Il Corriere della Sera, pag. 37) Quel che
avreste voluto sapere su Pomigliano (Il Manifesto pag. 8)[03-11-2010 |
|
FIAT: stretta sui permessi sindacali. Critiche dei
sindacati. Trattativa sulla revisione dei benefici, via
libera allo sdoppiamento dei comitati aziendali dopo lo
spin off (Il Sole 24 Ore, pag. 23) Perche' realizza
circa meta' dei suoi profitti in Brasili e ha i conti in
rosso in Italia? Analisi dell'economista Tito Boeri (La
Repubblica, pag. 1-37)29-10-2010] |
5.
FIAT: PRODI, SERVE SUBITO PROPOSTA CONCRETA GOVERNO...
(Adnkronos) - 'Non e' che si possa
tirare avanti a lungo senza prendere una decisione
perche' il drammatico deficit nell'export-import
automobilistico italiano ci dice che non siamo in una
situazione migliore di quella in cui si trovavano gli
americani'. E' il monito che giunge dall'ex Presidente
del Consiglio, Romano Prodi, in suo intervento
pubblicato oggi su 'Il Messaggero'. 'Ci vorrebbe subito
una proposta concreta da parte del Governo', dice Prodi.
'Tutti l'attendiamo con ansia e non possiamo che fare
nostre le parole del ministro Bondi quando, in
riferimento all'esternazione di Marchionne, ha
serenamente confessato che 'se l'Italia avesse ancora
una classe dirigente degna di questo nome si
interrogherebbe a fondo sulle sue affermazioni'. Mi
auguro che quest'interrogazione avvenga subito senza
attendere il difficile e complesso cambiamento della
nostra classe dirigente'.
Inoltre, scrive l'ex premier, 'pur essendo convinto che
nella sua lunga vita la Fiat sia stata cosi' protetta da
essere stata quasi viziata, ed essendo altrettanto
convinto che riportare l'industria automobilistico nei
Paesi ad alto costo del lavoro sia un'impresa davvero
difficile, ritengo che questo sia un obiettivo
realistico del nostro paese e che le 'mostruose verita'
dell'intervista di Marchionne siano piu' utili che
dannose per raggiungere l'obiettivo'.
'Tali verita'- prosegue Prodi- al di la' degli aspetti
provocatori, debbono essere approndite e discusse non
con uno sguardo polemico rivolto al passato ma pensando
al futuro e partendo dalle risorse e dalle mancanze
italiane'.28-10-2010]
|
|
SCENARI DA ANALISTI SULLA FIAT SENZA EUROPA...
A. Mal. per "Il
Sole 24 Ore" - Quanto vale davvero Fiat
Auto? Quanto guadagnano le sue attività in Europa? I
report pubblicati in questi giorni su Fiat - oltre ad
alzare i target di prezzo in seguito ai conti
trimestrali positivi - prendono di petto la questione.
Barclays stima per il 2010 un rosso di 650 milioni delle
attività europee, che verrà più che compensato da
Brasile e veicoli commerciali per un risultato operativo
positivo per Fga di 611 milioni.
Soprattutto, gli analisti della banca inglese si
lanciano in un esercizio che pochi finora hanno fatto:
calcolare quanto guadagnerebbe Fiat Auto se anche
l'Europa tornasse a fare utili nel 2011: in caso di
Europa al pareggio, l'operativo potrebbe più che
raddoppiare a 1,313 miliardi contro i soli 478 (in calo
quindi sul 2010) nel caso in cui non cambi nulla; in
caso di margine del 3% in Europa, la redditività di Fiat
Auto arriverebbe a 1,7 miliardi. Quanto è fattibile? Il
rosso trimestrale annunciato ieri da Ford in Europa
chiarisce che - polemiche italiane a parte - i tempi
sono duri per tutti. E gli analisti avvertono: con lo
scorporo alle porte, le perdite di Fiat Auto in Europa
finiranno ancor più sotto i riflettori.27-10-2010]
11.
|
Radiocor - FIAT: l'a.d. Sergio
Marchionne, 'senza l'Italia farebbe meglio'. (dai
giornali). Bonanni: profitti ai lavoratori, su questo
sfido il Lingotto. Intervista al segretario nazionale
Cisl (Corriere della Sera, pag. 3). Sergio ha ragione si
rischia il deserto industriale, intervista al
vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei
(Corriere della Sera, pag.3). 'A Torino ricordino
prestiti e incentivi', intervista al ministro per la
Semplificazione, Roberto Calderoli (La Repubblica, pag.
2 e 3). 'Parla come se volesse andar via scaricando le
colpe sugli operai', colloquio con Guglielmo Epifani,
segretario generale Ggil (La Repubblica, pag. 3).25-10-2010 |
|
FIAT: MELFI, NUOVA CASSA INTEGRAZIONE...
(ANSA) - I lavoratori dello
stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat - dove si
produce la Punto Evo - saranno collocati in cassa
integrazione ordinaria nella settimana dal 15 al 21
novembre e per altri quattro giorni dello stesso mese
(25 e 26 e 29 e 30 novembre). L'azienda lo ha comunicato
poco fa ai sindacati. La decisione di ricorrere alla
cassa integrazione e' stata presa per adeguare la
produzione alla domanda del mercato.
FIAT: IN BRASILE INVESTIRA' 3 MLD EURO...
(ANSA) - La Fiat investira' 3 miliardi
di euro nei prossimi cinque anni in Brasile solo per le
automobili. Lo ha detto il direttore commerciale della
Fiat Automoveis, Lelio Ramos, al quotidiano 'O Estado de
S.Paulo'. Per tutto il gruppo in Brasile, che comprende
anche l'Iveco con i camion e la Case New Holland con le
macchine agricole, verranno impiegati dal 2011 al 2015
10 miliardi di reais (circa 4,4 miliardi di euro). La
Fiat e' da sette anni leader del mercato brasiliano.
STRANE COPPIE...
A forza di trattare il ministro del Lavoro Maurizio
Sacconi e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni sono
diventati amici. I due si frequentano anche di sera, con
le rispettive mogli. Domenica 10 ottobre erano al cinema
Barberini di Roma, a distrarsi con gli intrighi
psicologici di Inception. (G.S.)
MELFI, IN AULA I TESTIMONI DI PANORAMA...
L'«udienza straordinaria» è fissata per il 21 ottobre
2010. Amerigo Palma, giudice del lavoro di Melfi,
sentirà sette nuovi testimoni: per ricostruire cosa
avvenne la notte fra il 6 e il 7 luglio. Quella in cui,
durante uno sciopero nello stabilimento lucano della
Fiat, vennero licenziati Giovanni Barozzino, Antonio
Lamorte e Marco Pignatelli. I tre operai, iscritti alla
Fiom, sono stati reintegrati l'8 agosto dal Tribunale di
Melfi. Ora è in corso l'appello. La decisione di Palma
arriva dopo un'inchiesta di Panorama, pubblicata il 3
settembre.
Alcuni delegati sindacali avevano parlato di
«sabotaggio» e, temendo ripercussioni, avevano chiesto
l'anonimato. Adesso Palma, per chiarire i fatti, ha
convocato tutti gli Rsu non iscritti alla Fiom presenti
quella sera. E ha acquisito gli articoli di Panorama e
la registrazione di Matrix in cui si è parlato nella
nostra inchiesta.
23-10-10 |
|
Torna Salvatore Tropea dalla sua villa spagnola ed è
subito festa: "Fiat alza gli obiettivi e vola in Borsa".
E come garantisce il Lingottologo di Repubblica, "i
numeri danno ragione a Marchionne e a John Elkann" (p.
36). Più semplicemente, i soldi danno ragione ai soldi.[22-10-2010]
FIAT:
122 MILIONI PER 5% FERRARI CEDUTO DA MUBADALA...
Radiocor - Il gruppo Fiat ha esercitato
l'opzione call sul 5% della Ferrari detenuto dal fondo
arabo Mubadala per un valore di 122 milioni di euro. E'
quanto risulta dal fascicolo della trimestrale del
Lingotto consultato da 'Radiocor', da cui emerge che
l'operazione e' avvenuta 'nel corso del terzo
trimestre'. La cifra e' in linea con quanto previsto nel
bilancio Fiat 2009, dove si legge che l'opzione 'e'
esercitabile dal primo gennaio 2010 al 31 luglio 2010 a
un prezzo di 302,7 euro per azione per un totale di
quasi 122,4 milioni di euro dedotti i dividendi
eventualmente distribuiti'.
|
|
22-10-10 FIAT: VENDOLA, MARCHIONNE E'
MODERNITA'? BOLLA MEDIATICA E POLITICA
(ASCA) - Firenze, 22 ott - ''Se la modernita' e'
Marchionne ho
l'impressione che sia tutta una bolla mediatica e
politica''.
Lo ha detto Nichi
Vendola,
intervenendo in apertura del primo
congresso di
'Sinistra, ecologia e
liberta'' a
Firenze.
''E' un'idea di modernita' regressiva rispetto ai
rapporti sociali'', ha aggiunto Vendola.
Al contrario, secondo Vendola, ''modernita' e' liberta',
centralita' delle relazioni sociali, rapporto con
l'ambiente, relazione non gerarchica e violenta tra uomo
e donna''.
afe/mcc/ss
|
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Egregio Signor Bava,
La
ringraziamo per le questioni sollevate in merito a
potenziali aiuti di Stato concessi alla Fiat dalla
Serbia e dalla Polonia, e al possibile trasferimento di
attività della Fiat in questi paesi.
Per quanto riguarda i potenziali aiuti di Stato concessi
alla Fiat dalla Serbia e dalla Polonia, La preghiamo
innanzitutto di osservare che la Commissione europea è
competente a valutare solo gli aiuti di Stato degli
Stati membri dell'Unione europea e dei paesi candidati
all'adesione: non è quindi competente a esaminare
presunti aiuti accordati dalla Serbia. L'accordo
interinale concluso fra l'UE e la Serbia prevede
tuttavia il divieto di concedere aiuti di Stato che
possano falsare la concorrenza favorendo certe imprese,
nella misura in cui incidano sugli scambi fra l'UE e la
Serbia. L'autorità serba responsabile per gli aiuti di
Stato controlla e valuta le misure serbe di aiuti di
Stato che possono costituire una violazione dell'accordo
interinale. In base a ciò, in merito ai presunti aiuti
di Stato concessi dalla Serbia alla Fiat, Le suggeriamo
pertanto di contattare l'autorità serba responsabile per
gli aiuti di Stato (che è un dipartimento del Ministero
delle Finanze serbo).
Quanto agli aiuti polacchi al Gruppo Fiat, la Polonia ha
in effetti notificato alla Commissione, conformemente
alle disposizioni del trattato, l'intenzione di
concedere aiuti a un nuovo stabilimento di Fiat
Powertrain Technologies Poland per la produzione di
piccoli motori a Bielsko-Biała. I servizi della
Commissione stanno attualmente valutando il caso alla
luce della normativa in vigore in materia di aiuti
regionali.
Gli Stati membri possono in effetti, a determinate
condizioni, concedere aiuti regionali alle imprese, che
servono allo sviluppo di aree svantaggiate dell'Unione
europea sostenendo gli investimenti e la creazione di
posti di lavoro in tali regioni. L'articolo 107,
paragrafo 3, lettera a) del trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, quale interpretato dai vigenti
orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità
regionale 2007-2013 (Gazzetta ufficiale C 54 del
4.3.2006), consente espressamente di predisporre misure
di aiuto che incoraggino le imprese a insediare nuovi
stabilimenti in queste aree, anche se comportano
distorsioni della concorrenza e incidono sugli scambi
fra Stati membri, purché si rispettino determinate
norme.
La
Commissione non ha ricevuto alcuna informazione in
merito a eventuali progetti di trasferimento di
stabilimenti del Gruppo Fiat dall'Italia alla Polonia
e/o alla Serbia. In ogni caso, le norme comunitarie in
materia di aiuti di Stato sono volte a garantire che gli
aiuti non producano distorsioni della concorrenza o
effetti negativi sugli scambi, in particolare che gli
incentivi a situare le imprese in tali aree non vadano a
scapito di altre regioni e che degli aiuti beneficino le
zone più povere che necessitano di tali investimenti.
Gli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità
regionale 2007-2013 includono anche disposizioni volte a
ridurre la "volatilità" delle società, garantendo che
gli investimenti produttivi e i posti di lavoro creati
siano mantenuti nella regione interessata per un periodo
di tempo sufficiente ad assicurare che tali investimenti
rappresentino un contributo reale e sostenibile allo
sviluppo regionale. Queste disposizioni servono ad
evitare la corsa alle sovvenzioni e la chiusura di
impianti motivata esclusivamente dalla possibilità di
ottenere aiuti più elevati altrove.
Gli aiuti di Stato, tuttavia, sono solo uno dei fattori
che influenzano la decisione di rilocalizzazione di
un'impresa. Altri aspetti, come i salari, le competenze,
le tasse e l'ubicazione geografica pesano molto di più.
Gli aiuti di Stato non sono quindi generalmente la sola
causa della rilocalizzazione, ma possono spesso aiutare
a curarne gli effetti. Attraverso provvedimenti che
comportano aiuti regionali, aiuti alla formazione, aiuti
alla ristrutturazione, aiuti alla ricerca e sviluppo, e
così via, gli Stati membri possono predisporre misure
strutturali per sostenere il miglioramento delle
competenze e delle conoscenze, incoraggiare
l'innovazione e la creazione di posti di lavoro, o
adeguare il tessuto industriale regionale a modelli
economici in evoluzione.
Distinti saluti.
Blanca Rodriguez Galindo
Capo Unità
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FIAT: TOYOTA, TERMINI NON CI INTERESSA...
(ANSA) - La Toyota ''smentisce
categoricamente'' la notizia di un suo interesse per lo
stabilimento Fiat di Termini Imerese. Toyota Italia
definisce la notiza ''assolutamente infondata''.E anche
dall'ad di Invitalia e' venuta la precisazione che
''presso gli uffici dell'advisor Invitalia non e'
pervenuta alcuna manifestazione di interesse dal gruppo
Toyota. Qualora tale indiscrezione si dovesse tradurre
in una effettiva manifestazione di interesse la nostra
Agenzia la valutera''20-10-10 |
FIAT VOLUNTAS PCI - RICORDANDO IL CELEBRE COMIZIO DI
ENRICO Berlinguer DAVANTI AI CANCELLI DI MIRAFIORI (“Se
voi occuperete, noi saremo con voi”), Fassino NEGA
QUELLE PAROLE E PUNTA IL DITO CONTRO MARCO BENEDETTO,
ALL’EPOCA CAPO UFFICIO STAMPA DEL LINGOTTO: CONDIZIONò
L’ANSA - BENEDETTO: ’FASSINO non ricorda bene. Non ci fu
spectre Fiat: Berlinguer si schierò con gli occupanti di
Mirafiori anche in un comizio serale nel centro di
Torino"...
Marco Benedetto per
Blitz.quotidiano
Piero
Fassino è stato il migliore segretario del primo partito
della sinistra italiana dai tempi di Enrico Berlinguer.
Sua è stata la più importante e forse l'unica vittoria
elettorale di quel partito, nelle sue varie evoluzioni,
quella nelle regionali in Friuli Venezia Giulia e non fu
certo un'impresa facile.
Fassino vinse perché evitò di radicalizzare la lotta,
portò un candidato, Riccardo Illy, che non si può certo
definire un Vendola, soprattutto, come mi raccontò lui
stesso dopo il risultato, diede la parola d'ordine di
non parlare di Berlusconi, trasformando la campagna
elettorale da uno scontro su una persona, che divide a
metà l'odio e l'amore degli italiani, a un confronto sui
temi e sulla potenziale migliore capacità di
amministrare la regione.
Purtroppo per lui, e anche per la sinistra, Fassino non
ha molto glamour, causa l'eccessiva statura, l'aspetto
ossuto, quegli occhiali sempre sul naso che lo fanno
assomigliare a un lupo glabro di cappuccetto rosso. Non
conosce la vuota retorica di parole senza semantica di
Walter Veltroni, la sicumera arrogante di Massimo
D'Alema priva del buon senso semi proletario di D'Artagnan,
gli slogan a effetto e senza conseguenze di Pier Luigi
Bersani.
Forse per questo lo hanno brutalmente mandato a casa,
abbandonato anche da amici che un tempo lo adoravano,
prima di bere l'acqua marcia alle fontane di Roma.
Ed è
un peccato, perché Fassino è uno che studia le pratiche,
non parla a vanvera, perde le staffe con i giornali solo
quando alludono alle sue intercettazioni, ma nessuno è
perfetto. Credo anche che un po' della saggezza che in
età recente Fassino ha sfoggiato sia frutto della amara
esperienza fatta trent'anni fa, quando era giovanissimo
segretario del Pci torinese, ai tempi della vertenza
Fiat, finita in 35 giorni di blocco della fabbrica
simbolo di Mirafiori e nella sfilata, nel centro di
Torino, di decine di migliaia di dirigenti, quadri
aziendali e cittadini comuni esasperati da anni di
prepotenze e violenze sindacali crescenti.
A un
certo punto dello sciopero, il 26 settembre, Berlinguer
arrivò a Torino, parlò ai lavoratori e alla città, diede
ai lavoratori in sciopero l'appoggio morale del partito.
Parlò al mattino davanti ai cancelli di Mirafiori. Non
ricordo cosa disse perché non ebbi il coraggio di andare
fin là: c'era un certo clima di paura, pochi giornalisti
sfidavano le foto segnaletiche che qualcuno della Flm
faceva quando un inviato si addentrava nel tram
trasformato in sala stampa messo a disposizione del
sindacato dall'azienda comunale;
anche
un inviato del Manifesto preferì venire a lavorare nella
sala stampa che avevamo allestito al secondo piano di
Corso Marconi e in cui nessuno dell'ufficio stampa Fiat
poteva entrare, tranne le segretarie che portavano ai
giornalisti le fotocopie delle agenzie di stampa: non
volevo che qualcuno si sentisse oppresso dall'ingerenza
di stile vecchia Fiat che avevo tanto patito da giovane
cronista dell'Ansa di Genova. Ero convinto, allora come
oggi, che la forza delle cose e della verità sia
superiore a ogni mistificazione.
Questa sfilza di ricordi anche un po' personali può
apparire un po' noiosa e me ne asterrei se non fosse che
vuole essere una affettuosa replica a una persona che
stimo e che ha un certo ruolo nel paese. Non avevo
ancora letto l'intervista di Fassino alla Stampa che è
all'origine di questa rievocazione, quando mi ha
chiamato di buon'ora un mio maestro di mestiere,
Giampaolo Pansa, chiedendomi se ricordavo quei fatti.
Altrimenti, avendolo già fatto di recente, non
importunerei nessuno.
Ricordo però bene quel che Berlinguer disse la sera, in
piazza San Carlo, al secondo comizio che tenne, davanti
alla cittadinanza assortita. C'era tanta gente e c'ero
anch'io, con alcuni amici, dal lato opposto del palco,
davanti al caffé San Carlo, un po' nascosto da una delle
grandi colonne che reggono i portici della piazza.
C'erano altoparlanti dappertutto e si sentiva benissimo.
Berlinguer disse più o meno queste parole: "Se voi
occuperete [Mirafiori o la Fiat non ricordo] noi saremo
con voi". Ricordo bene che il mattino dopo ne parlai con
i colleghi dell'Ufficio stampa, Alberto Nicolello e
Simone Migliarino e altri, Fattori e Sodano, e
convenimmo che era stato un grande errore per il Pci
appiattirsi, come si dice oggi, sulle posizioni della
federazione dei metalmeccanici.
Certo
che facemmo anche qualche telefonata in giro: è il
lavoro di un ufficio stampa. Ma non si può certo parlare
di poderosa macchina di propaganda. Meno che mai
c'entrava l'Ansa, meno ancora il discorso di Mirafiori
del mattino. Potrà essere stato un lavoro sciatto del
redattore dell'Ansa di Torino che, citando Berlinguer,
avrà omesso delle frasi, ma non credo.
Chi
ha vissuto nei giornali in quegli anni ricorda che
sull'informazione c'era un controllo ferreo, quasi da
soviet e non da parte aziendale. L'idea che un poveretto
dell'Ufficio stampa della Fiat desse ordine di
modificare una notizia esagera la mia onnipotenza ma è
fuori della realtà di quei tempi. Meglio avesse
telefonato l'addetto stampa del demonio.
Non
solo all'Ansa, ma anche alla Stampa, giornale della
Fiat, l'azienda madre era vista come il paradigma del
male. La cronaca di Torino della Stampa era tutta anti
Fiat. Il compianto Sergio Devecchi, cronista sindacale
della Stampa, che aveva fatto comitato di redazione in
anni in cui c'era la cultura del reparto zero, ma subiva
l'anatema per essere socialdemocratico, parlava con me
piegato sotto la sua scrivania nello stanzone della
cronaca, per non farsi sentire dagli altri.
Ricordo ancora la fatica, con una di quelle telefonate
da agenti segreti, per fare uscire l'annuncio
dell'incontro al Teatro Nuovo, al Valentino, da cui
scaturì la marcia dei 40mila: una notizia a una colonna,
seminascosta.
Questa della poderosa macchina da guerra, tutt'altro che
gioiosa ma vincente, della propaganda Fiat è una idea
molto cara a Fassino: l'ha sostenuta nella sua tesi di
laurea qualche anno fa, in una intervista al magazine
del Corriere della sera, a Porta a Porta con Bruno Vespa
la sera che morì l'Avvocato Agnelli. Mi ha fatto
guadagnare punti in famiglia, mi fa un po' montare la
testa, perché una citazione in Tv è una medaglia, ma
semplicemente non è vero e Fassino non ricorda bene.
Penso
che lui voglia rimuovere una colpa della quale lo
ritengo invece del tutto innocente, quella di non avere
saputo trattenere Berlinguer dall'incauta affermazione.
Ora c'è da dire che quando Berlinguer fece i suoi
comizi, la partita sembrava tutta nelle mani del
sindacato: siamo ancora a metà del calvario e giova
ricordare che fino all'ultimo il sindacato contava di
vincere, essendo fortemente sbilanciato a suo favore
anche il ministro del Lavoro Franco Foschi. La marcia
dei 40 mila fu un uragano senza preavviso.
C'entra poco, per quel che accadde poi al Pci e al
sindacato, una frase dell'Ansa. l'errore fu strategico
non tanto nella conduzione della vertenza quanto nel non
capire quel che stava cambiando in Italia e nel mondo.
Ma non è una novità.
Poi
c'è un'altra cosa da tenere presente: che i capi godono
di un diritto di extraterritorialità che li autorizza a
dire quel che ritengono più giusto, anche contro
l'avviso prevalente di chi gli sta vicino: valeva per
gli Agnelli (vale per tutti il ricordo di Cesare
Annibaldi di Umberto Agnelli che non volle mutare una
riga di un'intervista che gli costò la poltrona), valeva
per Romiti, valeva anche per Berlinguer, come vale per
Berlusconi: se Paolo Bonaiuti dovesse flagellarsi ad
ogni incauta affermazione del suo datore di lavoro,
sarebbe ridotto a brandelli di carne sanguinante.
Di
una cosa sono certo, del mio ricordo. Come mio padre con
le sofferenze in trincea nella Grande guerra, alla mia
età oggi ricordo meglio i dettagli vecchi di decenni che
non il menu di ieri sera.
Ero lì, in piazza, Berlinguer era illuminato dai fari,
c'era tanta gente ma dove mi trovavo io la folla non era
densissima. C'era un pezzo di città, non solo attivisti
e lavoratori, ma gente comune, borghesi.
Per
precauzione, stavo un po' defilato, anche se pochi mi
potevano riconoscere e la mia giovane età mi rendeva
improbabile come capo dell'Ufficio stampa della Fiat.
Avevo 35 anni e solo la fiducia incosciente di Luca
Montezemolo mi poteva proiettare in quell'ufficio
d'angolo al secondo piano che era stato, come disse una
volta la mitica signorina "tota" Maria Rubiolo con
dispregio verso di me e mistica devozione verso Gino
Pestelli, dell'uomo del "terra, mare, cielo" e
soprattutto della defenestrazione da capo redattore
della Stampa voluta da Mussolini dopo il titolo del 27
giugno 1924 : "Il voto senatoriale a Mussolini il
pensiero del popolo a Matteotti". Tempi lontani ma mai
così vicini come oggi.
[15-10-2010]
|
Fiat: Fiom, Tribunale lavoro Torino ordina reintegro
operaio licenziato
ROMA (MF-DJ)--"Oggi il giudice del lavoro del Tribunale
di Torino ha dichiarato antisindacale il comportamento
della Fiat nel licenziamento di Pino Capozzi e ne ha
ordinato il reintegro. Il dispositivo della sentenza
sara' reso noto domani". Lo annuncia il responsabile
auto della Fiom, Giorgio Airaudo, spiegando che "Capozzi,
delegato della Fiom-Cgil di Mirafiori, era stato
licenziato a luglio per aver utilizzato la posta
elettronica aziendale per diffondere un volantino
sindacale".
"Siamo soddisfatti, sapevamo di avere ragione, ma e'
importante che l'abbia riconosciuto anche un Tribunale
della Repubblica - aggiunge il sindacalista - La Fiat
sta sbagliando a perseguire lo scontro, e' stata
chiaramente svolta un'azione intimidatoria nei confronti
dei lavoratori che, come Capozzi, hanno avuto la sola
responsabilita' di rappresentare, con la Fiom-Cgil, i
propri compagni di lavoro".
"Auspichiamo - prosegue Airaudo - che con la sentenza,
che riafferma le liberta' e i diritti dei lavoratori, si
possa tornare a discutere delle questioni davvero
importanti che riguardano la Fiat, a partire dal futuro
e dalla destinazione dei prodotti in tutti gli
stabilimenti italiani. Non e' possibile - conclude - che
nessuno abbia la forza di chiedere alla Fiat impegni per
questo Paese". com/rov
(END) Dow Jones Newswires
October 13, 2010 13:18 ET (17:18 GMT)
Copyright (c) 2010 MF-Dow Jones News Srl.
|
|
"Per i veicoli commerciali nuove regole sulle emissioni.
Un grande mezzo inquina meno di tanti più piccoli".
Meraviglioso saggio di relativismo (tumorale) sulla
Stampa Lingottata (p. 37). Ah, ci stavamo dimenticando
di dirvi a chi appartengono questi sereni e
disinteressati punti di vista: un certo Monferino Paolo,
amministratore delegato di Iveco. Ma la Iveco non faceva
i camion, una volta?
[08-10-2010]
|
|
FIAT: La prima volta di Fiat con il marchio Jeep. In 3
anni puntiamo a raddoppiare le vendite. Intervista a
Michael Manley, a.d. del marchio americano (Il Corriere
della Sera, pag. 45) La strategia del Lingotto per
Pechino (Il Corriere della Sera, pag. 45) Il sindacato
in Polonia: 'ci stanno tagliando la produzione' (Il
Fatto Quotidiano pag.13)
[07-10-2010]
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FIAT: senza accordo Fabbrica Italia non parte. I
sindacati: prima scopra le carte (dai giornali)[06-10-2010]
|
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9.
FIAT: MELFI, INAMMISSIBILE RICORSO FIOM SU REINTEGRO...
Radiocor
-
Il giudice del lavoro del tribunale Melfi, Emilio Minio,
ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla
Fiom per il reintegro effettivo dei tre operai della
Sata. L'udienza di discussione su tale ricorso si e'
svolta otto giorni fa.
29-09-2010]
|
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3
- OPERAIO DEL CIMITERO RIVENDICA LO SLOGAN FIAT...
È dovuta intervenire la magistratura per dare un padre
allo slogan che sui mercati di mezzo mondo ha
pubblicizzato la Fiat 500. L'inventore di «You are, we
car» è un dipendente del cimitero di Torino, Andrea
Bertotti. I giudici hanno stabilito che è «opera del suo
ingegno» la celebre frase che il Lingotto ha adottato
dopo avere bandito un concorso internazionale vinto
dall'agenzia 315 Creative shop. In alcuni colloqui con i
creativi di quella società, Bertotti avrebbe infatti
inventato lo slogan.
[24-09-2010]
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FIAT: Industrial interessa a Daimler. Ci sarebbe una
pre-offerta di 9 miliardi. (La Repubblica, pag. 26)
8.
JOHN ELKANN PREMIATO A NEW YORK, SONO ONORATO...
(ANSA) - John Elkann riceve il premio
2010 dell'Appeal of Conscience Foundation (Acf), la
fondazione fondata dal rabbino Arthur Schneier nel 1965
e attiva nel campo della libertà religiosa e dei diritti
umani. "Sono onorato: la promozione della pace, della
tolleranza e della comprensione fra religioni e culture
è una priorità per tutti noi che crediamo che solo
lavorando insieme possiamo estendere a molti i benefici
della libertà e della prosperita" ha detto Elkann
ricevendo il premio dal rabbino Schneier. Lo stesso
riconoscimento è stato ricevuto dall'avvocato Gianni
Agnelli 25 anni fa.
22-09-2010]
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1-
RICICLAGGIO. E’ QUESTA LA NUOVA IPOTESI DI REATO SU CUI
SI STA MUOVENDO LA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL
TESORO DI GIANNI AGNELLI NASCOSTO ALL’ESTERO - UN
SECONDO TESORO OCCULTATO RISPETTO AI CIRCA 1,4 MILIARDI
DI EURO PARCHEGGIATI FUORI DALL’ITALIA E FRUTTO DELL’OPA
EXOR DEL 1999, ORMAI VENUTI ALLA LUCE - 2- MARPIONNE
SPACCA IN DUE IL LINGOTTO, MA CARICA L’AUTO DI UN
MACIGNO DA 2,5 MILIARDI - "NON CI SONO ALTERNATIVE A
SUPER ALLEANZE INTERNAZIONALI" - TRADOTTO: JAKI è PRONTO
A SCARICARE I MARCHI FIAT, LANCIA, ALFAROMEO, MASERATI E
FERRARI AL MIGLIOR OFFERENTE SUL MERCATO - AGLI AGNELLI
BOYS RESTERANNO I VERI GIOIELLI DI FAMIGLIA: CAMION E
TRATTORI - UN BEL VITALIZIO, CON TANTE GRAZIE
ALL’AVVOCATO
1-
RIPARTE LA CACCIA AL TESORO DI AGNELLI. E I PM DI MILANO
INDAGANO PER RICICLAGGIO
Fabrizio Massaro per
"Milano Finanza"
Riciclaggio. E' questa la nuova ipotesi di reato su cui
si sta muovendo la Procura di Milano che indaga sul
presunto tesoro di Giovanni Agnelli nascosto all'estero.
Un secondo tesoro occultato, secondo la Procura,
ulteriore rispetto ai circa 1,4 miliardi di euro
parcheggiati fuori dall'Italia e frutto dell'opa Exor
del 1999, ormai venuti alla luce.
Su
questi 1,4 miliardi non dichiarati il sipario si è
infatti chiuso circa un mese fa. A ridosso di
Ferragosto, da un lato l'accomandita Giovanni Agnelli &
C (holding che raccoglie tutti i rami del composito clan
familiare), dall'altro la moglie dell'Avvocato, Marella
Caracciolo, e la figlia Margherita Agnelli de Pahlen
hanno raggiunto un accordo con il Fisco per circa 100
milioni complessivi.
Una cifra di per sé imponente, eppure modesta rispetto
alle somme in gioco, ma determinata sulla base degli
elementi di prova maggiormente solidi che l'Agenzia
delle Entrate era riuscita a recuperare. Quelle prove,
per essere più chiari, che avrebbero sicuramente
resistito a un eventuale ricorso degli Agnelli.
L'accomandita ha già versato i 50 milioni di sua
competenza, chiudendo le pendenze con il Fisco. Le due
eredi invece non hanno ancora definito la questione, a
quanto pare per il rifiuto di Margherita di pagare la
sua quota di 25 milioni (altrettanti sono per Marella,
che risponde in solido) per un'evasione da lei non
compiuta, visto che nel 2003, alla scomparsa del padre,
la dichiarazione dei redditi venne firmata solo dalla
madre Marella.
L'ipotesi di riciclaggio non riguarderebbe dunque questi
1,4 miliardi. Nello scenario ipotizzato dagli inquirenti
ci sarebbero approssimativamente ancora 600-700 milioni
non portati a conoscenza delle autorità fiscali
italiane. Milioni che, se fossero reperiti, potrebbero
essere a loro volta oggetto di una nuova contestazione
da parte dell'Agenzia delle Entrate. Dovrebbe trattarsi
del denaro che Margherita sostiene essere stato escluso
dall'inventario dei beni del padre fatto in occasione
dell'accordo ereditario del 2004 fra Marella e
Margherita.
Sulla base di quell'accordo, Margherita ottenne circa
1,15 miliardi di euro in cambio della rinuncia alle
quote della Dicembre, la società semplice a monte
dell'accomandita, e di cui John Elkann (figlio di
Margherita) è primo azionista. Secondo l'ex legale di
Margherita, Emanuele Gamna, ammontava a 1,5 miliardi di
euro il patrimonio inventariato al momento dell'accordo.
A
Milano i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta hanno da tempo
sulla scrivania il faldone sul presunto tesoro di
Agnelli e in quest'ambito a fine 2009 hanno indagato per
estorsione proprio Margherita e il suo avvocato Charles
Poncet. Avrebbero infatti tentato di ottenere dall'ex
legale della signora de Palhen, Emanuele Gamna, parte
dei 15 milioni di euro da lui incassati in nero
all'estero come parcella per l'accordo del 2004, oltre a
una dichiarazione giurata sui conti esteri dell'Avvocato
da usare nel processo civile promosso da Margherita
contro la madre e contro Gianluigi Gabetti, Franzo
Grande Stevens e Sigfried Maron, considerati i gestori
del tesoro estero di Agnelli. Una causa che però ha
visto Margherita sconfitta all'inizio di quest'anno.
Nel marzo scorso, per l'evasione fiscale sulla parcella,
Gamna è stato condannato con rito abbreviato a 14 mesi
di reclusione (pena sospesa) e a rifondere 10 milioni al
Fisco. E' proprio da alcune dichiarazioni di Gamna che
avrebbe preso corpo la nuova caccia al tesoro estero,
per il quale si ipotizza il riciclaggio. Sono già
partite due rogatorie, una per la Svizzera e una verso
il Liechtenstein (dove si trovava Alkyone, il fondo da
cui Margherita ottenne la sua quota di eredità), e
potrebbe esserne avviata una terza verso un Paese
europeo.
Nel mirino ci sarebbe fra l'altro un conto corrente
aperto presso la Morgan Stanley di Zurigo: gli
inquirenti vogliono conoscere riferimenti e movimenti
dei conti e dei titolari (persone fisiche o giuridiche).
Già diverse persone sarebbero state sentite dai
magistrati, come il misterioso nobile molto introdotto
nell'alta finanza elvetica che avrebbe svelato alcuni
segreti sui conti esteri presuntamente riconducibili
all'Avvocato.
Una delle ipotesi da esaminare riguarda l'eventuale
investimento di una parte di questi milioni in strumenti
finanziari a lungo termine ma comunque smobilizzabili,
che però sono stati lasciati all'estero dopo lo scoppio
del caso in seguito alla causa avviata da Margherita. Un
denaro che (qualora esistesse davvero) l'Avvocato
potrebbe avere deciso di lasciare a chi avesse preso le
redini della famiglia, per garantirgli una sua autonoma
forza patrimoniale.
2-
JAKI è PRONTO A SCARICARE I MARCHI FIAT, LANCIA,
ALFAROMEO, MASERATI E FERRARI AL MIGLIOR OFFERENTE SUL
MERCATO - AGLI AGNELLI BOYS RESTERANNO I VERI GIOIELLI
DI FAMIGLIA: CAMION E TRATTORI
Francesco De Dominicis per
"Libero"
A
giudicare dalla spartizione dei debiti, potrebbero
sembrare due sorelle gemelle, trattate equamente di
fronte a una successione. Forse non è proprio così.
Stiamo parlando, in effetti, di un'eredità pesante. Che
corrisponde a un macigno di ben 5 miliardi di euro, 2,5
a testa. Partono da qui, dalla massa debitoria ereditata
dal passato, Fiat Auto e Fiat Industrial, i nuovi gruppi
frutto dell'annunciato spezzatino, cucinato formalmente
a Torino dai vertici del Lingotto.
L'esposizione debitoria, insomma, è destinata a segnare
in maniera distinta il futuro dell'auto (che parte in
svantaggio) e dei veicoli industriali (il fiore
all'occhiello di casa Agnelli). Ma il dado è tratto. E
l'operazione è stata salutata con orgoglio e
soddisfazione in una giornata «storica». La casa
torinese ora avrà due gambe «forti e ambiziose» e con
«obiettivi ben riconoscibili dal mercato»: si apre «un
nuovo capitolo della storia» di Fiat.
È
toccato a John Elkann, che per la prima volta ha
presieduto l'assemblea degli azionisti, sottolineare con
tutta l'enfasi del caso l'importanza dello scorporo
delle attività industriali dall'auto. «Non abbiamo paura
del futuro, quello che ci interessa è proprio
costruirlo», ha spiegato il presidente.
Con il via libera dell'assemblea alla scissione saranno
separate le attività di Iveco e Cnh, insieme al ramo
Industrial & Marine di Fpt Powertrain Technologies,
dalle attività legate all'automobile, che includono Fiat
Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli e
l'altra componentistica. Il processo di scorporo si
completerà entro fine anno, Fiat Industrial approderà a
Piazza Affari dal 3 gennaio 2011.
Le
due società, come accennato, si spartiranno il debito
industriale in parti uguali, 2,5 miliardi a testa, con
una liquidità di 10 miliardi per Fiat e e di 3 miliardi
per Fiat Industrial. L'obiettivo per Fiat è di crescere
da 22 a 64 miliardi di euro di fatturato da qui al 2014
e per Fiat Industriali da 19 a 29. Cifre che non
spaventano Sergio Marchionne: «Oggi - ha detto
l'amministratore delegato Fiat - per l'auto è un
grandissimo giorno, da oggi l'auto è libera da camion,
trattori, escavatrici e potrà scegliere il suo destino»
. Destino che per la verità sembra sempre più lontano
dal recinto degli eredi Agnelli, forse più interessati a
tenersi il gioiello di famiglia, vale a dire
l'Industrial.
La
direzione l'ha indicata sempre Marchionne: «I due gruppi
che emergeranno dalla scissione avranno maggiore libertà
di azione, anche nel caso si presenti la possibilità di
stringere alleanze». Alleanze che appaiono ineluttabili
per l'Auto, per la quale rimane «il forte impegno a
sviluppare Alfa Romeo e a farlo diventare il marchio
premium del gruppo», allargando l'offerta ai Suv con
tecnologia Chrysler. Il Biscione potrebbe dunque
tornanre negli Usa, Canada e Messico. Confermato, poi,
che Fiat non potrà superare la quota del 49,9% di
Chrysler fino a quando l'intero debito verso il Tesoro
americano non sarà rimborsato.
L'asse Torino-Detroit, ha detto l'ad, ha creato
«vantaggi reciproci». Marchionne, maglioncino blu
d'ordinanza, ha poi messo in fila anche gli altri
accordi siglati recentemente da Fiat. «Tra i punti di
forza, bisogna ricordare anche un'altra alleanza, quella
con Credit Agricole nel settore dei servizi finanziari,
che è l'esempio di un modello di business competitivo.
La joint venture Fga Capital sta già erogando servizi
finanziari ai clienti dei marchi del gruppo Chrylser in
Europa». Entro l'anno invece dovrebbe essere
«completata» l'integrazione della vendita dei marchi
Chrysler, Jeep e Dodge con il network di Fiat.
Il
piano con Chrysler, ha aggiunto il top manager, prevede
«un'accelerazione dello sviluppo internazionale, con
particolare attenzione verso Cina, Russia e India».
Lancia è il marchio su cui si avrà l'impatto più ampio
dell'alleanza con Detroit perché le due gamme verranno
pienamente integrate in Europa con Lancia che diventerà
un full-liner. Mentre per Ferrari (obiettivo del Lingott
è tornare a controllare il 90% di Maranello) è previsto
un aumento della redditività con un livello dei volumi
nei prossimi anni «sostanzialmente stabili». Maserati
avrà una gamma più ampia e tenterà di abbracciare nuovi
fasce di mercato.
A
rovinare la festa, i dati sulle vendite del settore.
Prosegue infatti senza tregua il crollo del mercato
automobilistico europeo. Ad agosto le immatricolazioni
di auto nuove in Europa (27 paesi Ue più quelli Efta)
sono ammontate a 731.503 unità, in calo del 12,1%
rispetto al 2009. Segno meno anche a luglio (-17,9). E
nei due mesi estivi è tonfo anche per il mercato
italiano: -19,3% (a 68.718 immatricolazioni) ad agosto,
e -25,7% a luglio.
La
fine degli incentivi penalizza proprio il Lingotto che
ha registrato a luglio un crollo delle immatricolazioni
del 31,1% (80mila unità), con una quota di mercato al
7,5% dal precedente 9%. Male pure ad agosto: volumi a
-23,8% (46mila unità) e quota di mercato scesa al 6,4%
dal 7,4 per cento. Numeri che hanno pesato in Borsa,
dove il titolo ha perso il 2,2 per cento. 18-09-2010]
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LA FORD RESTITUIRÀ LA "LINEA" A FIAT...
Da "il
Giornale" - Allo stato attuale, e
soprattutto tenendo conto dell'evoluzione dell'alleanza
tra Fiat e Chrysler, nonché del Mulally-pensiero, una
volta chiusa tra qualche anno la produzione della
piccola Ka, la casa americana potrebbe restituire alla
Fiat la linea di assemblaggio di Tychy, in Polonia. Si
tratta dello stabilimento dove il gruppo di Torino
produce la Panda e la 500, quest'ultima in sinergia con
la Ford (la Ka ha il pianale in comune), dopo la joint
venture siglata nel settembre del 2005.
Alan Mulally, del resto, non ha mai nascosto - fin dal
suo arrivo a Dearborn nel 2006 - di ritenere prioritario
il concetto «One Ford», ovvero di puntare sull'autonomia
piena del gruppo e sullo sfruttamanto delle risorse
interne. Grazie alla sua strategia globale, infatti, il
gruppo del Michigan riesce a raggiungere autonomamente i
volumi di produzione previsti. È ancora presto per fare
delle valutazioni o avere notizie più precise. Resta
comunque il fatto che tra qualche anno Sergio Marchionne
potrebbe contare, per le sue Fiat e Chrysler-Jeep, anche
sulla linea ora occupata dalla Ford Ka con buona pace
degli operai polacchi preoccupati dalla decisione di
spostare la produzione della nuova Panda da Tychy a
Pomigliano d'Arco, in Italia.
28.10.10 |
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5
- INDIA AMARA...
Crisi del terzo anno tra Fiat e Tata. La collaborazione
fra il gruppo guidato da Sergio Marchionne e il colosso
indiano segna il passo. Le auto progettate a Torino ma
costruite in India non riscuotono il successo sperato:
il marchio italiano ha fatto registrare in luglio un
calo del 6 per cento rispetto allo stesso mese del 2009.
Carl Peter Foster, numero uno della Tata Motors, ha
espresso insoddisfazione sulla joint-venture. E ha
proposto di rinvigorire l'alleanza con nuovi modelli.
10-09-2010]
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Pubblicata il 07/09/2010
Andrea Formica
La
voce si rincorreva da tempo. Anche se manca la
definitiva ufficialità, secondo Automotive News, Lorenzo
Sistino, amministratore delegato di Fiat Auto e
Professional, se ne va. Il suo posto sarà preso da
Andrea Formica, 49 anni, che lunedì ha dato le
dimissioni da senior vice president di Toyota Europe,
dov'era responsabile delle vendite e del marketing.
Fine settembre. Da Torino, secondo tradizione, non
arriva nessuna conferma. Ma la scelta sembra ormai
fatta. Secondo i ben informati delle cose Fiat,
l'avvicendamento di Sistino è il primo step
dell'ennesima rivoluzione del management voluta da
Sergio Marchionne, che dovrebbe concretizzarsi in
maggiore dettaglio alla fine di settembre.
Era in Ford e in Toyota. Formica è uomo ben conosciuto
in Italia: per anni è stato il capo della Ford nel
nostro Paese, prima di essere promosso al quartier
generale europeo, a Colonia; da lì, nel 2002, si è
spostato alla Toyota. Ancora in forse il destino di
Sistino, 48 anni, che era assurto al ruolo di top
manager della Fiat nel gennaio del 2009. G.L.P.
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CARI AZIONISTI/OBBLIGAZIONISTI FIAT, SIETE PRONTI PER
L’ULTIMA, DEFINITIVA PARACULATA DEL LINGOTTO? - PERCHé
LA SEPARAZIONE DEL SETTORE AUTO (IN ROSSO) DAI TRATTORI
(IN NERO) NON è STATA fatta tra il 2006 e il 2007,
quando le quotazioni di Fiat salivano di giorno in
giorno verso i 24 euro per azione e i bilanci erano
tornati a fiorire, persino nel disastrato settore
dell’auto? - COME SARà SUDDIVISO IL DEBITO? - LO
SCETTICISMO DI MORGAN STANLEY SULLO SPINOFF CHE è PURE
VICINA A MARPIONNE...
Massimo Mucchetti per "Corriere Economia"
L'operazione poteva essere fatta tra il 2006 e il 2007,
quando le quotazioni di Fiat salivano di giorno in
giorno verso i 24 euro per azione e i bilanci erano
tornati a fiorire, persino nel disastrato settore
dell'auto. Ma qualche incertezza di troppo lasciò poi
spazio alla discesa dei valori di Borsa e Sergio
Marchionne perse l'attimo per la scissione della Fiat
Auto dai trattori della Cnh e dai camion dell'Iveco da
tempo invocata dagli analisti.
LE
PROSPETTIVE - Ora il momento è tornato. Il 16 settembre
la scissione verrà approvata dall'assemblea dei soci.
Avremo la Fiat Industrial, con macchine agricole,
movimento terra, veicoli industriali e relativi motori:
un gruppo da 21 miliardi di fatturato e 1,5 di trading
profit, secondo le stime di Morgan Stanley per il 2011.
E avremo la Fiat Spa, con l'auto di massa e di lusso, la
componentistica, i motori, la siderurgia, le macchine
utensili e le partecipazioni, 36 miliardi di ricavi e
uno di trading profit.
Ciascuna delle due Fiat avrà una dote di debiti di cui
la Consob dovrà verificare consistenza e congruità
d'assegnazione, questioni delicate perché coinvolgono i
diritti dei portatori di obbligazioni della holding fin
qui garantite dal complesso delle attività, e anche
questioni difficili perché la Commissione dovrebbe
giudicare sulla base di un documento informativo e non
di un vero e proprio prospetto. Ma il punto cruciale
riguarda il momento dell'operazione e il futuro, che
sono ormai diversi dagli anni d'oro.
Il
titolo non cade più, si è ripreso dai minimi del dopo
Lehman, ma è a quota 10 euro che si è stabilizzato. Tre
anni fa, l'amministratore delegato di Fiat era
circondato da consensi unanimi. Nemmeno il leader
comunista, Fausto Bertinotti, lo contestava. E
Marchionne contraccambiava spiegando che non era più il
costo del lavoro il vero problema.
Adesso, il vecchio quadro buonista risulta lacerato. In
Italia, la Fiat ha isolato la Fiom, guidato la
Federmeccanica alla resa dei conti con il radicalismo
sindacale, ridotto al minimo i rapporti con il governo,
che certo plaude alla rottura con la Cgil ma non dà più
un euro di aiuti mentre in Europa e Usa gli Stati
sostengono l'industria dell'auto a suon di miliardi.
Nel mondo, la Fiat sta giocando una partita ardua, con
una forte opzione Chrysler in mano, ma senza l'opzione
Opel a suo tempo presentata come necessaria per
raggiungere i 6 milioni di automobili, soglia produttiva
minima per competere su scala globale.
Le
prospettive sono poco leggibili. Secondo la società di
consulenza strategica americana A.T. Kearny, la domanda
di automobili crescerà soprattutto in Asia, mentre in
Europa e Nord America rimarrà ferma in cifra assoluta e
calerà dal 56 al 43% rispetto al totale mondiale. La
Fiat sarà dunque presente soprattutto in mercati maturi,
anche se Marchionne fonda i suoi piani su previsioni un
po' meno pessimistiche.
Le
economie di scala sono tutte da costruire. Sempre
secondo A.T. Kearny, nel 2015 metà della produzione
mondiale di auto di massa sarà fatta sulle prime 30
piattaforme globali con risparmi di mille dollari a
veicolo. Nella battaglia dei giganti molto sta
cambiando: nel 2000, Gm e Ford avevano 5 delle prime 10
piattaforme globali; nel 2005 solo 2; adesso nessuna,
come Fiat-Chrysler del resto.
E
nel 2015, le prime 5 piattaforme globali proprietarie
saranno Camry (Toyota), Golf (Volkswagen), Focus (Ford),
Cruze ( Gm) ed Elandtra (Hyundai). Nonostante le
acquisizioni e le joint-venture con governi e piccoli
produttori emergenti, la strada delle piattaforme
condivise con altre case importanti, com'è avvenuto con
la 500 e la Ka, si manterrà valida per Fiat.
LA
VALUTAZIONE - La scissione, in ogni caso, permetterà una
miglior valutazione borsistica delle attività del
gruppo. Finora, il titolo Fiat è stato trattato come se
fosse solo auto, settore strutturalmente meno redditizio
degli altri, e dunque era trattato a sconto. Dopo la
scissione, questo sconto non avrà più ragion d'essere.
Secondo le stime di Morgan Stanley, la Fiat Industrial
vale oltre 7 miliardi, mentre Fiat Spa, auto e affini,
supera di poco i 9.
Ma, come si vede dalla somma delle parti riportata in
tabella, il meglio sta nella prima e non nella seconda.
Oggi la Fiat Auto propriamente detta vale 3,4 miliardi e
la somma di Ferrari e Maserati 3,6. E se depurassimo il
dato dai debiti il valore di Fiat Auto sarebbe ancora
più contenuto. Non si guardi troppo la tabella: Morgan
Stanley suddivide il debito tra le due Fiat
attribuendone parecchio di più a Fiat Industrial perché,
generando più cassa, lo potrebbe sopportare meglio della
consorella. E Torino fa anche di più: riclassifica 3,7
miliardi di debito all'Industrial e solo 700 milioni
alla Fiat Spa.
Vedremo quando dal pro forma sul 2009 si passerà alla
realtà del 2010 senza più incentivi. Intanto, è curioso
notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a
Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie
sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20
miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat
al governo per raddoppiare la produzione di auto nel
paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini
Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture.
Ad
aprile, Marchionne aveva raccontato di una Fiat Auto
che, per pagare gli investimenti in Italia, avrebbe
aumentato coraggiosamente il debito da 4,4 a 5,9
miliardi e poi gradualmente l'avrebbe ridotto fino ad
avere un avanzo di cassa di oltre 3 miliardi nel 2014.
I
conti dicono che, nel primo semestre 2010, le
immobilizzazioni immateriali e tecniche nette di tutta
la Fiat sono aumentate di un solo miliardo e il debito
finanziario netto delle attività industriali è calato da
4,4 a 3,7 miliardi. Tutto merito del minor circolante o
anche gli investimenti segnano il passo?
13-09-2010]
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ELKANN, 'NON ABBIAMO PAURA DEL FUTURO' - MARCHIONNE: CON
LA SCISSIONE RISOLTO UN PROBLEMA STRATEGICO...
Radiocor - 'E' un'assemblea storica per Fiat. Siamo
chiamati a dar vita a due Fiat, una legata all'Auto, che
con Chrysler si e' molto rafforzata, e l'altra Fiat
Industrial, meno conosciuta, ma una delle societa' piu'
grandi al mondo con 60mila dipendenti e 30 miliardi di
euro di fatturato'. Cosi' il presidente, John Elkann, ha
aperto l'assemblea straordinaria di Fiat sulla scissione
ricordando che 'negli ultimi 10 anni' del suo lavoro nel
gruppo, 'iniziati in modo estremamente difficile', ci
sono anche stati 'momenti bui'.
'Molte cose sono cambiate - ha aggiunto - non perche'
sono cambiati i problemi ma il modo di affrontarli. Non
si puo' piu' vivere nel mondo delle favole, ma nella
realta', bisogna risolvere i problemi. In Fiat non
abbiamo paura del futuro, quello che ci interessa e'
costruirlo'.
'L'operazione che vi presentiamo oggi e' da molto al
centro dell'attenzione della comunita' finanziaria - ha
esordito l'ad del gruppo Fiat Sergio Marchionne - Si
tratta di un tema che ha a che fare con la
configurazione del gruppo negli ultimi anni. Il progetto
dara' vita a due entita' distinte, che permetteranno di
risolvere un problema strategico, che negli ultimi anni
e' stato una spina nel fianco per il gruppo. Si apre un
nuovo capitolo della nostra storia'.
4.
MARCHIONNE, NON ABBIAMO PIU' BISOGNO DI STAMPELLE...
(Adnkronos) - Fiat "grazie a quello che
e' stato fatto in questi anni, grazie agli sviluppi
tecnologici che ha raggiunto e grazie all'accordo con
Chrysler non ha piu' bisogno di stampelle e puo' essere
lei stessa artefice del proprio destino". Lo ha detto
l'ad della Fiat Sergio Marchionne che, concludendo il
suo intervento all'assemblea dei soci chiamata a
deliberare la scissione delle attivita' industriali
dall'Auto, ha aggiunto "oggi portiamo le lancette avanti
nel tempo. La nostra azienda, o meglio le nostre
aziende, potranno muoversi ad una velocita' notevolmente
piu' rapida di quanto non abbiano mai fatto".
5.
MARCHIONNE, CON SCISSIONE PER SOCIETA' INDEBITAMENTO
NETTO 1,5 MLD...
(Adnkronos) - Dopo la scissione, Fiat
Spa avra' un indebitamento netto consolidato di circa
1,5 miliardi di euro mentre Fiat Industrial ne avra' uno
pari a circa 10 miliardi di euro. Lo ha annunciato
l'amministratore delegato, Sergio Marchionne,
intervenendo all'assemblea degli azionisti. Fiat, ha
aggiunto, potra' contare su un portafoglio crediti da
attivita' di finanziamento pari a circa 2 miliardi,
mentre Fiat Industrial avra' un portafoglio crediti pari
a 10,5 miliardi.
FIAT: SI' ASSEMBLEA A SCISSIONE, PER MARCHIONNE NUOVO
CAPITOLO STORIA...
Radiocor - L'assemblea degli azionisti
della Fiat ha approvato la scissione del gruppo in Fiat
e Fiat Industrial. 'Il progetto dara' vita a due entita'
distinte che permetteranno di risolvere un problema
strategico e che negli ultimi anni e' stato una spina
nel fianco per il gruppo. Si apre un nuovo capitolo
della nostra storia' ha detto l'ad Sergio Marchionne che
ha indicato: 'l'indebitamento netto industriale
risultera' ripartito in misura uguale tra Fiat e Fiat
Industrial' ed 'entrambi i gruppi inizieranno ad operare
con un indebitamento netto industriale pari a circa 2,5
miliardi'.
6
- MARCHIONNE, CHRYSLER IN BORSA NEL SECONDO SEMESTRE
2011...
Radiocor - Chrysler tornera' in Borsa
nel secondo semestre 2011. Lo ha detto Sergio
Marchionne, ad di Fiat, rispondendo alla domanda dei
giornalisti sulla t empistica di ritorno sui mercati
della societa'. Il manager ha sottolineato che l'approdo
a Wall Street 'non sara' nella prima parte del 2011, ma
nella seconda'.
7
- SACCONI, INVESTIMENTO POMIGLIANO PARTITO GRAZIE AD
ACCORDO...
Radiocor - 'L'amministratore delegato
di Fiat-Chrysler, Marchionne conferma che l'investimento
di Pomigliano e' partito, grazie all'accordo che le nuov
e regole sulla contrattazione collettiva nazionale
dovranno ora consolidare'. Cosi' il ministro del Lavoro,
Maurizio Sacconi. 'Il processo di Pomigliano -
sottolinea in una nota - e' peraltro premessa necessaria
anche per una maggiore saturazione degli altri impianti
produttivi. Si conferma ancora una volta che il coraggio
e l'assunzione di responsabilita' della gran parte degli
attori sociali pagano e inducono risultati che
altrimenti non ci sarebbero. Come ha detto Tony Blair,
nella dimensione collettiva chi decide, divide, ma
realizza il bene comune'.
6.
ASSEMBLEA AZIONISTI, ASSENTE MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - L'ex presidente della
Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, e' assente
dall'assemblea degli azionisti inziata intorno alle 10
al Lingotto. Lo ha annunciato il presidente John Elkann,
aprendo l'assemblea.
20-09-10 |
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l’artiglio della palomba - aiuto, Il nuovo non avanza,
anzi va a pezzi e prende fuoco - "Peccato che le
macchine di Montezemolo – proprio nel momento clou,
destino ingrato - brucino in tutto il mondo. perfino
Sofia Coppola nel suo delizioso “Somewhere” manda in
panne i protagonisti, seduti su una Ferrari nera: mai si
era visto prima che si dovesse scendere da un mito e
proseguire a piedi con le valigie"... Barbara
Palombelli
Barbara Palombelli per Il Foglio
Aiuto! E' arrivata la crisi - dovremmo essere felici,
siamo così tristi - e non sappiamo cosa dire! Evvai,
diciamo tutto e il contrario di tutto, in ordine sparso?
Con Fini e senza Fini, sembra una canzone ma è un
dramma. Governissimo sì, un Tremonti o un Draghi se si
mette male o no, esecutivo per la legge elettorale zeppo
di costituzionalisti, con Di pietro o no, Casini sì e
no, primarie forse, oppure alle brutte va il segretario
Bersani a candidarsi come ennesimo sconfitto?
Meglio Vendola-Chiamparino, un tandem
trasgressivo-torinese o il cancella tutti Matteo Renzi,
magari con una donna per far vedere che non siamo
proprio antichi, e se invece andasse l'antico ma sicuro
D'Alema, temporaneamente residente all'estero? E a
Corrado Passera, così pronto a immolarsi per il bene del
Paese, niente? Un ministero tecnico?
Certo, se potessimo ringiovanire un po' Giuliano Amato o
Romano Prodi, un Nuovo Ulivo in tempo di vendemmia e si
va sul sobrio, non si terrorizza il Vaticano, qualche
bandiera in cantina ci sarà pure da qualche parte... con
la Bindi in tv contro tutti.
Il
nuovo non avanza, purtroppo. Peccato che le macchine di
Montezemolo - proprio nel momento clou, destino ingrato
- brucino in tutto il mondo, non deve essere un gran
periodino se perfino Sofia Coppola nel suo delizioso
"Somewhere" manda in panne i protagonisti, seduti su una
Ferrari nera: mai si era visto prima che si dovesse
scendere da un mito e proseguire a piedi con le valigie.
Cercasi un premier, un programma, un qualcosa di forte,
un tema da manifesto, un creativo creante, una squadra
decente, un po' di pace, qualche girotondo grillesco non
contestante, un pizzico di giustizialismo ma che si veda
poco, via i Dico, i trans, i gaypride, le inseminazioni,
la Nannini, nasconderli per qualche mese però non è così
facile.
Un'idea, ci vorrebbe un'idea nuova, sorprendente. Se
Marchionne non fosse svizzero, se Nanni Bazoli non fosse
banchiere, se Cesare Geronzi non regnasse su Trieste, se
Mario Monti non fosse così riservato, se tutti questi
editori ricconi in odore di insider trading, prestiti e
scudi vari non volessero toglierci pure il seggio in
Parlamento gridando forte: "la politica fa schifo".
Uh
che nostalgia della solennità delle riunioni notturne al
Bottegone (la sede del Pci in via delle Botteghe Oscure)
e dei vertici dc al palazzo Cenci Bolognetti in piazza
del Gesù. Caminetti, crocifissi antichi, velluti
consumati: imponevano uno stile, un solenne distacco
dalla marmaglia dei microfoni e delle telecamere.
Una cronaca immaginaria dai corridoi della attuale sede
nazionale del Partito Democratico - a giudicare da
quanto dicono i suoi massimi rappresentanti qua e là
alla festa di Torino e ovunque nei tg e nelle rubriche
annesse - non potrebbe non tenere conto del luogo dove
il partito-sintesi della Dc e del Pci si è rifugiato.
Una sede presa in sub-affitto dalla ex Margherita,
ricavata dalla ristrutturazione di una parte delle aule
dell'antico collegio Nazareno. Una scuola che ha
ospitato - la carità dei padri Scolopi a Roma è stata
sempre leggendaria - anche i ragazzi da aiutare, quelli
che avevano e hanno poca voglia di studiare.
Il
magistero di san Giuseppe Calasanzio, fondatore
dell'Ordine, è comunque più attuale e moderno della
caciara piddina. Il piano dell'Offerta Formativa
dell'attuale Nazareno, vicino di casa del defunto Pd, è
volto a realizzare nei ragazzi qualità preziose e
carenti nella truppa di via sant'Andrea delle Fratte.
E
cioè: Responsabilità matura ed autonoma come cittadini,
capacità di conformare la vita ai valori cristiani,
raggiungimento di un buon livello di preparazione
culturale, al fine di stimolare un costruttivo senso
critico. Un programma chiaro e lineare. Già pronto.
08-09-2010]
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CHRYSLER E LE 5 STELLE ANTI-SUICIDIO...
Da "Il
Giornale" - E se al posto della
Dodge-Chrysler ci fosse stato il modello di un
concorrente? Si sarebbe salvato ugualmente l'aspirante
suicida di New York piombato a 200 all'ora sul lunotto
della macchina dopo essersi lanciato dal 39° piano di un
grattacielo della Grande Mela? In America hanno subito
gridato al miracolo (solo qualche frattura per Thomas
Magill). Intanto c'è già chi scommette in un pentimento
del 22enne che, su Facebook, aveva preannunciato il
suicidio scrivendo «Odio la vita».
Tra qualche settimana, forse, vergherà online: «Amo la
Chrysler». Fatto sta che quanto è successo rappresenta
un grande spot per la casa americana che, a questo
punto, potrebbe chiedere le 5 stelle sui crash-test
anche per gli impatti dall'alto, soprattutto quelli
anomali. Una ragione in più, il miracolo della Dodge a
Manhattan, per fare di Sergio Marchionne il salvatore
non solo dell'azienda Usa ma, anche se indirettamente,
del giovane Thomas.
07.09.10 |
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E
SE A PIERO FERRARI IL 10% NON BASTASSE PIÙ?...
Da "Il
Giornale" - Per la Ferrari sono giorni
caldi, non solo a causa degli incendi che hanno quasi
incenerito cinque «458 Italia» e costretto la casa di
Maranello a richiamare, per le opportune verifiche,
1.248 supercar nel mondo. La temperatura è alta sul
fronte agonistico (a Monza ci si attende la grande
riscossa del team di F1) e su quello delle
indiscrezioni.
A
circolare con una certa insistenza, in proposito, è la
voce che vedrebbe l'attuale vicepresidente Piero
Ferrari, figlio del Drake e nonno di Enzino e Piero, i
rampolli della famiglia, salire di quota e portare così
il suo peso nell'azionariato oltre l'attuale 10% (un
altro 5% è nelle mani di Mubadala, mentre l'85% della
partecipazione è targato Fiat). E a cedere qualche quota
a Piero, secondo le voci, potrebbe essere proprio il
Lingotto. Un modo, per Sergio Marchionne, di fare un po'
di cassa «in famiglia», e l'occasione per nonno Piero di
dare ancora più valore alla dote per la figlia Antonella
e i due nipoti. Giorni caldi, si diceva.
07.09.10 |
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FIAT DI MELFI/ ROBERTO DI MAULO, SEGRETARIO DEL
SINDACATO FISMIC, CONFERMA: «PANORAMA HA SCRITTO IL
VERO, IL SABOTAGGIO CI FU»
-
«La prossima settimana, accompagnato dal mio legale,
andrò dal magistrato per chiedere di essere ascoltato»:
questo annuncia Roberto Di Maulo, segretario nazionale
della Fismic, il sindacato autonomo dei metalmeccanici,
in un'intervista che il settimanale Panorama pubblicherà
nel numero in edicola da domani, venerdi 10 settembre.
Sul numero precedente di Panorama, alcuni testimoni
avevano rivelato che nella notte tra il 6 luglio e il 7
luglio 2010, alla fiat di Melfi, il sabotaggio che il 13
luglio ha poi portato al licenziamento di tre operai ci
fu davvero. una verità inconfessabile per paura di
ritorsioni. inconfessabile perfino ai magistrati. «i
fatti denunciati da panorama sono veri» conferma Di
Maulo. «i nostri delegati presenti quella sera sono
disposti a confermarlo». Nell'intervista, Di Maulo
assicura anche: «rivelerò la loro identità al giudice. a
condizione che vengano protetti da eventuali
ritorsioni».
A
quanto risulta a panorama, si potrebbero aggiungere
anche altri operai, pronti a testimoniare sul
sabotaggio. L'udienza di secondo grado sui
licenziamenti, che sono stati revocati dal tribunale di
Potenza, e prevista il 6 ottobre. solo quel giorno il
giudice valuterà se sentire nuove testimonianze. Ed è da
li che potrebbe arrivare la conferma alla versione dei
dipendenti della fiat intervistati da panorama: la
pianificazione dell'ammutinamento, il blocco della
produzione e lo stazionamento sulle linee produttive dei
tre.
09.09.10 |
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SABOTAGGI A MELFI! - LA RICOSTRUZIONE DI "PANORAMA" SUI
LICENZIAMENTI dei tre metalmeccanici poi reintegrati per
ordine del giudice del lavoro: PIÙ CHE SCIOPERI,
SABOTAGGI SULLE LINEE DI PRODUZIONE - MINACCE, RICATTI,
INSULTI VERSO I COLLEGHI “CRUMIRI”(“ZOCCOLA”, “PUTTANA”,
SE È DONNA) - IL COLLEGA SINDACALISTA (PROTETTO
DALL’ANONIMATO) ACCUSA: “quelli della Fiom SI SENTONO I
PADRONI DELLO STABILIMENTO. SE LA SONO CERCATA
Da
"Il
Giornale"
Pubblichiamo ampi stralci dell'inchiesta firmata da
Antonio Rossitto su «Panorama» oggi in edicola.
Attraverso le testimonianze protette dall'anonimato
(«altrimenti mi linciano») di altri operai dello
stabilimento Fiat di Melfi (Potenza) è ricostruita la
verità sul licenziamento dei tre metalmeccanici poi
reintegrati per ordine del giudice del lavoro. Ricatti,
minacce e sabotaggi: l'inchiesta offre uno spaccato
inquietante della vita nella fabbrica. Dove quelli della
Fiom «si sentono padroni».
Melfi, lunedì 30 agosto 2010: mancano 10 minuti alle 5
di pomeriggio. In un minuscolo ufficio nel centro
storico si presenta un uomo alto, con il volto
preoccupato. (...) Lavora alla Fiat di Melfi da molti
anni, è un sindacalista. Prima ancora di sedere,
scandisce: «Parlo solo a una condizione: l'anonimato.
Altrimenti in fabbrica ho chiuso. Mi darebbero del
traditore. La gente pensa che dobbiamo schierarci con i
tre a prescindere. È un momento in cui la verità è
scomoda: stanno tutti con la Fiom».
(...) È uno dei dieci sindacalisti che la notte fra il 6
e il 7 luglio organizza il corteo: al fianco di
Barozzino e Lamorte, delegati di fabbrica della Fiom.
L'agitazione viene indetta unitariamente da tutte le
sigle, all'inizio del turno di notte: intorno alle 10 di
sera. È l'ennesimo di una lunga serie. Gli operai
protestano da nove giorni per la decisione della Fiat di
aumentare la produttività. Decidono di indire una
protesta anche quel giorno, alla catena di montaggio.
Partecipano 52 lavoratori sui 735 impiegati sulle linee:
appena il 7 per cento. Lo sciopero parte alle 2 meno un
quarto.
«Quelli della Fiom, armati di fischietto e vuvuzela,
cominciano il corteo. Fra noi sindacalisti si discute di
cosa fare. Io, nell'attesa, vado a fumare una sigaretta.
Quando rientro, verso le 2.15, vedo che davanti ai
colleghi ci sono una decina di responsabili
dell'azienda. E Lamorte e Barozzino sono in mezzo alla
linea dei carrellini, che sono fermi». L'operaio si
riferisce a una pista su cui corrono, appunto, dei
piccoli robot.
Portano accessori da montare sulle auto che scorrono
sulle linee accanto: bocchettoni, cinture, tappetini. I
due delegati della Fiom stazionano davanti alla pista.
Dopo si aggiungerà Pignatelli. «Lo sappiamo che là non
ci possiamo stare, e appena ce ne siamo resi conto ci
siamo spostati tutti» chiarisce a «Panorama» il
sindacalista. Il responsabile del reparto li chiama per
nome e cognome, chiede di togliersi di lì, aggiungendo
che sono passibili di licenziamento.
Una, due, dieci volte... «E loro immobili. Lo guardano
con aria di sfida, le braccia incrociate. Rimangono così
almeno un quarto d'ora». «Le regole le conosciamo»
continua. «Sappiamo dove possiamo stare e dove no. E
soprattutto lo sa Barozzino: i cortei sono il suo pane».
È il delegato più votato dello stabilimento: 161
preferenze alle ultime elezioni di giugno. È al quinto
mandato. Viene considerato il leader dell'ala più
oltranzista e meno dialogante della Fiom, che alla Fiat
di Melfi è la sigla con più iscritti e rappresentanti.
(...) Ancora più esplicito è un altro testimone. Anche
lui è un rappresentante sindacale. E anche lui è tra gli
organizzatori del corteo. «Quelli della Fiom hanno tutti
i torti in questa storia. Quella notte non ottenevano
niente con gli scioperi e hanno fatto un sabotaggio».
Accuse gravissime. E in netto contrasto con la
ricostruzione fatta da Emilio Minio, il giudice del
lavoro del tribunale di Melfi che il 9 agosto ha
ordinato alla Fiat il reintegro dei tre.
Il
sindacalista allora argomenta: «I responsabili dello
stabilimento avevano riorganizzato la produzione,
spostando gli operai che non scioperavano su un'unica
linea produttiva. La Fiom si è resa conto di non avere
fatto grandi danni e ha studiato un'azione più
eclatante». (...) «Loro, del resto, si sentono i padroni
dello stabilimento: non hanno paura. Se la sono
cercata».
(...) «Per inciso: a me, ‘sti cortei all'interno dello
stabilimento non piacciono per niente. Non si può
passare davanti agli operai che non scioperano e
insultarli. Quelli della Fiom urlano volgarità di ogni
tipo: "schiavi", "lavorate sempre", "vi fate rompere il
culo", "siete quattro bastardi". È un'umiliazione
intollerabile. Vedo brave persone in difficoltà,
costrette a calare la testa. Anche le operaie vengono
prese a maleparole dalle iscritte: "zoccola", "infame",
"puttana"». Anche quella sera ci furono insulti?
«Purtroppo sì» sibila il sindacalista. 03-09-2010]
|
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BONANNI CONTESTATO, 'PIOGGIA' FACSIMILE BANCONOTE...
(ANSA) - Un coro di "vergogna vergogna"
ed una pioggia di facsimile di banconote da 50 euro sul
palco hanno accolto l'arrivo del segretario generale
della Cisl alla Festa nazionale del Pd a Torino, dove
Raffaele Bonanni avrebbe dovuto partecipare ad un
dibattito con Enrico Letta. Bonanni è stato contestato
appena è apparso sul palco con una salve di fischi e non
ha potuto cominciare il suo intervento.
Il
momento più alto della tensione quando sul palco sono
stati lanciati anche alcuni fumogeni: è stato a quel
momento che alcuni esponenti sindacali che erano con il
leader della Cisl lo hanno protetto e accompagnato
lontano dal palco. I facsimile da 50 euro recavano la
scritta "Il denaro è un buon servo e un cattivo
padrone".
- FIAT: NEGA ACCESSO OPERAI MELFI AD ASSEMBLEA FIOM
CHIETI...
(ANSA) - Da Melfi ad Atessa, è ancora
muro Fiat contro gli operati licenziati dello
stabilimento lucano: "la Sevel di Atessa ha ritenuto di
negare l'accesso al proprio stabilimento a due degli
operai coinvolti nei fatti di Melfi, considerando la
richiesta della Fiom-Cgil di Chieti in contrasto con le
vigenti disposizioni di legge e di contratto in materia
di partecipazione di esterni alle assemblee sindacali
retribuite".
Con questa nota, il Lingotto interviene sulla vicenda
dell'assemblea prevista per domani ad Atessa, richiesta
dalla Fiom-Cgil Chieti, nella quale il sindacato aveva
chiesto il permesso di far parlare anche Giovanni
Barozzino e Antonio Lamorte, i due delegati sindacali al
centro della vicenda del licenziamento e successivo
reintegro a Melfi (Potenza).
4
- METALMECCANICI: FIOM PROCLAMA 4 ORE SCIOPERO...
(ANSA) - La Fiom ha proclamato quattro
ore di sciopero che saranno articolate a livello
territoriale, entro il 16 ottobre, giorno della
manifestazione nazionale organizzata a Roma. Il comitato
centrale dei metalmeccanici della Cgil ha approvato la
proposta presentate del segretario generale, Maurizio
Landini. Il documento ha ottenuto il 79% di voti
favorevoli (92 si su 119 votanti presenti). Il restante
20% circa è andato al secondo documento presentato da
Fausto Durante, esponente della minoranza interna della
Fiom.
07.09.10 |
|
DE' SILVA NON COVA VENDETTE MA SU ALFA HA LE IDEE
CHIARE...
Da "Il
Giornale" - Walter de' Silva è un grande
comunicatore, può affabulare parlando per ore di design
e di auto del futuro, a volte anche troppo, secondo i
vertici del gruppo Volkswagen, ma diventa un torrente in
piena quando si tira in ballo la Fiat di Paolo
Cantarella dalla quale uscì nel 2000. Una citazione
ricorrente, negli ultimi tempi, ogni qual volta si
ipotizza un futuro acquisto dell'Alfa Romeo da parte
dell'Audi, come nello scenario descritto in agosto da
Quattroruote che al direttore del design del gruppo Vw
proprio non è piaciuto.
Come ha spiegato, anzi, esternato, a un gruppo di
giornalisti a Monaco di Baviera, alla presentazione
della sua ultima creatura (Audi A7), de' Silva non nutre
alcun desiderio di rivalsa per «quella» Fiat e ha già
abbastanza marchi a cui pensare per aggiungerci anche
l'Alfa.
E
poi Marchionne non è Cantarella, anche se sulle Alfa
Romeo del futuro il designer ha molti dubbi, perché
manca la visione delle tante nicchie (ma non dice quali)
ancora da esplorare e che il Biscione potrebbe occupare
con modelli, guarda caso, che non sarebbero in
concorrenza con quelli Vw. Come dire: se Big Sergio non
dovesse farcela, l'ex è pronto ad aprire la cassaforte
dei suoi progetti segreti pronti per l'uso.
28.08.10 |
|
La
Stampa di quel che resta degli Agnelli fa il suo dovere.
Agevolata dal solito Saccon Sacconi che si fa
intervistare alla bisogna. Il titolo dell'intervista fa
quasi sobbalzare: "Ma non si può impedire ai colleghi di
lavorare" (p.9). Si riferiva all'altra volta, non a
ieri. Insomma, ce l'aveva con gli operai, non con i
sorveglianti. Anche questo è socialismo, oggi.
Nelle cronache di Repubblica, palesemente imbarazzata e
attenta a non sbilanciarsi (i suoi padroni si
comporterebbero come Fiat, ma i lettori non
apprezzerebbero), troviamo anche citato l'avvocato
Giovanni Anfora, venuto giù dal Lingotto a fare la voce
grossa ai tornelli (p.3). Quando era assistente di
diritto penale all'università di Torino, questo piccolo
sardo aveva già la faccia di quello che porta le brutte
notizie per conto di chi conta.
Poi, nel marzo del 2004, lo ricordiamo a Villa Frescot
mentre tenta di spiegare alle Fiamme Gialle che quei
quattro bassorilievi di Canova trovati nella casa di
Gianni Agnelli (morto da due mesi) non erano stati
rubati al barone trevigiano Franchetti. All'epoca,
l'ufficio stampa della Fiat lo aveva presentato come
"avvocato di Margherita Agnelli". Chissà oggi da che
parte sta, nella famosa magagna familiare del tesorone
off-shore di Nonno Gianni.
. 24-08-2010]
|
Fiat Group Automobiles
Pubblicata il 22/06/2010
-
Il pedale incriminato, che si blocca a fondocorsa
quando viene applicata una spinta laterale piuttosto
forte.
La
Fiat ha diramato stamane un comunicato ufficiale in
seguito al blocco del pedale dell'acceleratore dell'Alfa
Romeo Giulietta rilevato dalla rivista tedesca Auto
Bild. Nel testo del comunicato, che pubblichiamo
integralmente, si fa riferimento alle modalità e ai
carichi, espressi in Nm e in kg, necessari per
agganciare il pedale al piattello di finecorsa, e si
precisa che la Giulietta è equipaggiata con il Brake
Override System, ovvero il sistema che disattiva
l'acceleratore quando si preme il pedale del freno al di
sopra dei 5 km/h. Tutte le Alfa Romeo Giulietta, infine,
beneficieranno di un intervento risolutivo che impedirà
al pedale di bloccarsi.
Di seguito, il comunicato ufficiale della Fiat:
Sui numeri 23 e 24 del 2010 di Auto Bild sono usciti
articoli sul blocco del pedale acceleratore della Alfa
Romeo Giulietta durante una prova su pista. Nei testi
viene descritto come il pedale, in piena accelerazione,
sia scivolato lateralmente (da destra verso sinistra)
agganciandosi al piattello di fine corsa posto sul
pavimento dell'abitacolo, bloccandosi.
I tecnici di Fiat Group Automobiles hanno esaminato e
verificato attentamente e ripetutamente, anche
attraverso prove sperimentali, il fenomeno descritto.
Secondo i test effettuati il blocco può verificarsi
solamente nel caso in cui al pedale, già spinto e
trattenuto a fine corsa, venga applicata una spinta
laterale addizionale elevatissima. Si tratta di una
spinta laterale (da destra verso sinistra) estrema (275
N pari a non meno di circa 28 chilogrammi), del tutto
anormale rispetto alla spinta esercitata sul pedale
dell'acceleratore da un normale conducente, che non
supera i 50 N (tra 4 e 5 chilogrammi) e viene di regola
applicata dall'alto verso il basso o, tutt'al più, da
sinistra verso destra. Il fenomeno deriva quindi da un
comportamento del tutto anomalo e imprevedibile, tanto
che è stato possibile riprodurlo solo intenzionalmente e
dopo numerosi tentativi.
La tecnologia utilizzata per il pedale acceleratore
della Alfa Romeo Giulietta è largamente impiegata, da
anni, nell'industria automobilistica e non solo da Alfa
Romeo. Tuttavia, Fiat Group Automobiles non ha notizia
di casi nei quali sia stato lamentato questo fenomeno e,
ancor meno, di incidenti ricondotti dalla Clientela a
questo anomalia fenomeno, in relazione a qualsivoglia
modello.
Va inoltre messo in evidenza che l'Alfa Romeo Giulietta,
così come altri modelli del Gruppo, è equipaggiata con
un sistema di controllo intelligente del motore, il
"brake override system" che garantisce il controllo del
veicolo anche in situazioni estreme, quali quella
descritta. Tutte le volte in cui vengono premuti insieme
il pedale dell'acceleratore e quello del freno, questo
sistema assicura che il segnale proveniente dal pedale
del freno prevalga su qualsiasi altro comando e che il
motore venga automaticamente portato (indipendentemente
dalla condizione dell'acceleratore) al numero di giri
minimo, cosicché il veicolo possa essere facilmente
arrestato.
Il "brake override system" è attivo in tutti i casi in
cui il veicolo superi una velocità molto bassa (nel caso
di Alfa Romeo Giulietta è di 5 chilometri all'ora) e
interviene in un tempo pari a 0,5 secondi dal momento in
cui il pedale del freno viene premuto. Quindi, il
sistema garantisce che quando il pedale
dell'acceleratore rimane accidentalmente premuto (anche
indipendentemente dalla condotta segnalata negli
articoli che, come detto, Fiat Group Automobiles ritiene
estranea a un uso normale o anche solo ragionevolmente
prevedibile del veicolo) il conducente possa mantenere
il controllo del veicolo e arrestarlo con la semplice
pressione del pedale del freno.
Sebbene quanto precede consenta escludere problemi di
sicurezza, su tutte le Alfa Romeo Giulietta è già stato
avviato un intervento che renderà comunque impossibile
bloccare il pedale acceleratore nel modo descritto e ciò
a tutela ed a conferma della qualità del nuovo prodotto.
I primi clienti che hanno già ritirato le loro Alfa
Romeo Giulietta saranno quanto prima contattati per
effettuare gratuitamente l'intervento nel minor tempo
possibile.
I tecnici di Fiat Group Automobiles continueranno a
tenere sotto costante controllo il comportamento dei
veicoli e non esiteranno ad adottare le opportune misure
correttive, se necessarie.
|
|
Il
Corriere delle banche (creditrici) titola in prima:
"Napolitano critica la Fiat. Il presidente risponde ai
tre operai di Melfi reintegrati ma tenuti fuori dalla
catena di montaggio". E affida la difesa del Lingotto a
Mariastella Gelmini, che come giurista si consacrò dando
l'esame da avvocato in Calabria: "Sto con Marchionne: ha
fatto la scelta giusta" (p.1).
La
Repubblica, sempre imbarazzata su Torino e dintorni,
titola: "Napolitano: Fiat rispetti le sentenze" e scopre
che le macchine Fiat non le compra quasi più nessuno:
"Crollano a luglio le vendite del Lingotto, meno 32 per
cento" (p.1). Mentre "è già iniziato l'autunno caldo e
la linea dura sta ricompattando i sindacati" (p.3). Ma
va?
La
Stampa tenta l'impossibile: titolare al ribasso e non
far incazzare nessuno. Sussurro in prima: "Fiat, appello
di Napolitano. "Superare quello strappo". Poi fa il suo
dovere, intervistando il coraggioso sindacalista
Angeletti e un ignoto prof della Bocconi. Entrambi danno
ragione a...?
Mitico il Giornale, che dovendo manganellare
Debenedettos e pretaglia varia comunista, non mette in
prima pagina neppure un rigo su Napolitano che critica
la Fiat.
29.08.10 |
Gruppo Fiat
Pubblicata il 21/06/2010
Sciopero allo stabilimento Fiat di Termini Imerese
Questa mattina i lavoratori dello stabilimento Fiat di
Termini Imerese hanno proclamato uno sciopero per
protestare contro le parole dell'amministratore delegato
Sergio Marchionne, che qualche giorno fa aveva duramente
criticato lo sciopero del lunedì precedente (14 giugno).
Stop per i Mondiali. "Smettiamola di prenderci per i
fondelli – aveva detto Marchionne - lunedì scorso a
Termini Imerese si è scioperato solo perché giocava la
nazionale e così si fa a Pomigliano e in tutti gli
stabilimenti italiani".
Referendum a Pomigliano. Secondo i piani industriali
della Fiat l'impianto siciliano terminerà la produzione
di automobili nel 2011. Rimane "caldo", l'altro fronte,
quello di Pomigliano d'Arco (Na), dove il 22 giugno si
terrà il referendum tra i lavoratori per votare
sull'intesa tra il Lingotto e i sindacati. Un passo
necessario, in caso di vittoria del sì, per dare il via
all'investimento da 700 milioni di euro necessari a
trasferire la produzione della Fiat Panda nel sito
campano.
|
|
CASINO FIAT - I TRE RIBELLI DI MELFI SAREBBERO TRE
SOLDATINI ARRUOLATI DALLA FIOM-CGIL - FINORA NON SI
ERANO MAI SEGNALATI NE’ ERANO INQUADRATI TRA I
FACINOROSI - AL QUARTIER GENERALE DEL LINGOTTO NON C’E’
NESSUN DOSSIER CHE "ATTENZIONA" I SINDACALISTI - E IN
FABBRICA GLI ALTRI OPERAI CONTINUANO A LAVORARE
REGOLARMENTE - LA PRODUZIONE NON RALLENTA - SOLO UNA
MANCIATA DI MILITANTI CGIL CONTINUA A STRUMENTALIZZARE
LA FACCENDA E A FARE DA SPONDA ALLA BATTAGLIA CONTRO I
VERTICI AZIENDALI…
Francesco De Dominicis per "Libero"
Il
sospetto circola pure nelle linee di produzione dello
stabilimento Fiat Sata di Melfi. I tre operai "ribelli"
sarebbero «soldatini» abilmente arruolati dalla
Fiom-Cgil per tentare di dare battaglia ai vertici del
Lingotto. Licenziati e reintegrati dal giudice, Giovanni
Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, in
pratica, sarebbero «vittima di una vicenda molto più
grande di loro» come sostengono alcuni colleghi sia
della fabbrica in provincia di Potenza sia di altri siti
Fiat.
Fatto sta che, ieri, per il terzo giorno consecutivo, e
con la «soddisfazione» per la risposta al loro appello
da parte del Presidente della Repubblica Giorgio
Napolitano, i tre operai finiti (involontariamente)
sotto i riflettori si sono presentati oggi davanti allo
stabilimento di Melfi, senza varcare i cancelli. Ciò che
era avvenuto lunedì, anche se si erano fermati negli
uffici delle guardie.
Chi conosce a fondo la fabbrica di Melfi sostiene che
Barozzino, Lamorte e Pignatelli «non hanno mai avuto
rilevanza» e «non si sono mai segnalati per essere un
caso particolare». Insomma altro che facinorosi. I primi
due, in effetti, sono al primo livello della carriera
sindacale mentre il terzo non è nemmeno un delegato. Il
caso - che in qualche modo ha "costretto" addirittura
l'inquilino del Quirinale a dire la sua - sarebbe stato
costruito dalla Fiom. Che avrebbe agito dietro le quinte
mandando i tre iscritti allo sbaraglio.
I
dati sugli scioperi confermerebbero questa tesi. Sia in
occasione della manifestazione del 7 luglio sia in
quella di lunedì scorso (indetta proprio per difendere i
tre operai licenziati, ma non ammessi alle linee di
produzione) i numeri sulle adesioni sono assai bassi.
Nel primo caso hanno incrociato le braccia appena 50
operai sui circa 1.500 del turno; tre giorni fa, invece,
si sono fermati in 73 su circa 1400. Segno evidente che
il quadro non è incandescente. «È un fuocherello, ma la
rilevanza sui media è spropositata» sostengono esperti
del settore.
Non a caso, in questi giorni, «i giornalisti sono più
numerosi degli stessi operai a Melfi» stando a una
battuta che circola nei pressi dello stabilimento. Ieri
ancora tensione. Mentre Barozzino, a nome degli altri
due colleghi, ha ringraziato «il Presidente Napolitano»
nella speranza «che il suo intervento serva a sbloccare
questa vicenda», Lamorte ha sottolineato «l'importanza
delle dichiarazioni del ministro alle Infrastrutture,
Altero Matteoli, sulla necessità che le sentenze dei
giudici siano rispettate, anche se non piacciono».
Tutto questo è accaduto mentre la Fiat ufficializzava un
periodo di cassa integrazione ordinaria alla Sata di
Melfi, dal 22 settembre all'1 ottobre, «per adeguare i
flussi produttivi alle domanda di mercato». Alle 13.30 è
arrivato in autobus a San Nicola di Melfi anche Marco
Pignatelli, che ha confermato «che si presenterà ogni
giorno al cambio del turno, almeno fino a quando sarà
possibile». L'operaio ha aggiunto di aver appreso «dagli
avvocati della presentazione dell'istanza per la
definizione delle modalità di attuazione del decreto di
reintegro. Credo - ha continuato - che il giudice si
esprimerà al massimo entro lunedì o martedì prossimo»:
il segnale di una battaglia legale forse appena
all'inizio.
I
legali della Sata hanno ribattuto che «non è possibile
per il magistrato che ha pronunciato il decreto
intervenire nuovamente su un provvedimento già emesso,
modificandone il contenuto o determinando le modalità di
attuazione. Si tratterebbe - hanno evidenziato - di un
atto compiuto al di fuori di qualsiasi regola
processuale». La faccenda prende le mosse a luglio
scorso: durante il turno di notte, i tre operai
partecipano a un corteo interno, promosso dalla Fiom
contro i carichi di lavoro. Sostenendo che la protesta
abbia provocato il blocco di un carrello robotizzato che
riforniva di materiale operai che invece lavoravano, la
Fiat avvia un provvedimento disciplinare e poi licenzia
i tre operai (successivamente reintregrati dal tribunale
di Potenza). Il primo atto di una vicenda che la Fiom
sta portando avanti col rischio di far fuggire la Fiat
dall'Italia.
[26-08-2010]
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- SE NON È «MAIN» NON VALE E FIAT STUDIA LA PELLEGRINI
Corriere della Sera - Un conto era quel
marchio di fabbrica, «Fiat», a tutto petto sulla tuta
del campione e a tutta fiancata sulla carena della moto.
Un altro lo stesso marchio rimpicciolito, mischiato ad
altri, insomma retrocesso da « main » a sponsor
qualsiasi. Il gioco non vale più.
Valentino Rossi resta Valentino Rossi, con lui il
Lingotto ha vissuto stagioni di ritorno mediatico
irripetibilmente globale. Potrebbe viverne ancora,
forse, e forse ancora di più adesso che «il dottore»
scenderà dalla giapponese Yamaha per cavalcare
l'italianissima Ducati. Solo che c'è quel dettaglio.
Ducati ha altri programmi e altri sponsor. E Torino, al
«co», non è interessata: se si scioglie il binomio
immediato Rossi-Fiat, addio marchio di fabbrica in primo
piano planetario su piste, tv, foto.
In
tempi in cui Sergio Marchionne taglia tutto il
tagliabile una sponsorizzazione così diventa un lusso.
Inutile. Difatti: l'accordo è in alto mare, come ha
anticipato Il Sole 24 Ore il Lingotto va verso l'addio
al Moto Gp (non a Rossi: la Ferrari è sempre là). Con
qualche rimpianto, magari. Ma con qualche chance,
chissà, per sport decisamente più poveri. Fiat ha già
«dato» a scherma e pattinaggio. Potrebbe virare al
nuoto: Federica Pellegrini, a «Vale», ha da invidiare
solo gli ingaggi.
28.08.10 |
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- FISCO ARRIVA LO SCONTO SUL LAVORO DI NOTTE STILE
POMIGLIANO
Il Giornale - Sconto fiscale a a maglie
larghe sul lavoro notturno. L'imposta sostitutiva del
10%, più conveniente per il lavoratore rispetto
all'ordinaria aliquota Irpef, è applicabile a tutto il
compenso corrisposto per il lavoro notturno e non solo
alle relative indennità o maggiorazioni legate al
disagio dell'orario.
È
quanto ha chiarito ieri l'Agenzia delle Entrate. Una
delle prime applicazioni di questo principio dovrebbe
essere alla Fiat di Pomigliano, proprio dopo la
riorganizzazione complessiva dei turni nello
stabilimento voluta dall'amministratore delegato, Sergio
Marchionne, per garantire determinati standard di
produttività.
Gli sgravi sull'aumento di produttività si applicano
anche «agli aumenti salariali derivanti da turnazioni,
straordinario e lavoro notturno», aveva infatti
annunciato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, un
paio di settimane fa in uno degli ultimi consigli dei
ministri prima della pausa estiva, spiegando che era
appunto «il caso dell'accordo di Pomigliano»
21.08.10 |
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BLOOMBERG
MANDA SARAH NEGLI USA...
L'esperta a Milano di business del lusso e Fiat
dell'agenzia fondata da Mike Bloomberg, Sarah Forden
(autrice di un libro sulla saga Gucci, ex Dow Jones e
Women's wear daily) si prepara, secondo indiscrezioni, a
traslocare a Washington, per far parte del team di
reporter che lavora sui regolamenti del mondo
industriale (antitrust e Federal trade commission).
GRAZIE SARAH
PER AVER LAVORATO CON CAPACITA' ED IMPARZIALITA' SU FIAT
DOTE CHE I TUOI COLLEGHI NON HANNO AVUTO !NON VORREI CHE
QUESTI TUOI MERITI ABBIANO CONDIZIONATO
QUESTO TUO TRASFERIMENTO ! BAVAGLIO ? Mb
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MELFI, FIAT RICORRE CONTRO IL REINTEGRO
DEI TRE OPERAI
La
Stampa - La Fiat farà ricorso
«nel più breve tempo possibile» contro il
provvedimento del giudice del lavoro che ha
annullato il licenziamento di tre operai nello
stabilimento di Melfi. In una dichiarazione
ufficiale il Lingotto annuncia di aver ricevuto
oggi dalla Cancelleria copia del provvedimento.
«Valuteremo le motivazioni di questa decisione -
spiega la Fiat - che non appare coerente con il
quadro istruttorio già emerso, pur nella
sommarietà degli accertamenti condotti. Nella
convinzione di aver offerto prove
incontrovertibili del blocco volontario delle
linee di montaggio, che ha determinato un serio
pregiudizio per l'azienda costringendola ad
assumere doverosi atti di tutela della libertà
di tutti i lavoratori e della propria autonomia
imprenditoriale, verrà quindi presentato ricorso
in opposizione alla decisione nel più breve
tempo possibile».
L'azienda ricorda, infine, che «su questi stessi
fatti è stata presentata una denuncia in sede
penale».
18.08.10 |
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- CHRYSLER: UTILE OPERATIVO II TRIM. 2010 A
183 MLN $ (+28% SU I TRIM.)
Radiocor - Chrysler (gruppo
Fiat) ha registrato un utile operativo di 183
milioni di dollari nel secondo trimestre 2010
(+40 mln, il 28%, rispetto al primo trimestre).
I ricavi sono stati pari a 10,5 miliardi (+8,2%
rispetto ai 9,7 mld del trimestre precedente).
La perdita netta si e' ridotta a 172 mln di
dollari. Il gruppo comunica che gli obiettivi
finanziari per l'anno 2010 rimangono invariati
(incluso il breakeven operativo), ma
probabilmente verranno rivisti al rialzo sulla
base dei risultati del terzo trimestre.
4 - CHRYSLER: MARCHIONNE, NON ALZARE TARGET 2010
E' 'IMPOSSIBILE'
Radiocor - Considerando i risultati del secondo trimestre, che hanno messo in
luce 'numeri importanti', e' 'matematicamente
impossibile' non ritoccare al rialzo gli
obiettivi per il 2010. Lo ha detto
l'amministratore delegato Sergio Marchionne,
durante la conference call a commento dei
risultati diffusi questa mattina (nel documento
un rialzo del target era dato per possibile, in
base ai risultati del terzo trimestre).
18.08.10 |
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FIAT: NORGES BANK ENTRA CON IL 2,024%
(Consob)
Radiocor - Norges Bank, la banca
centrale norvegese, e' entrata nel capitale
della Fiat con una partecipazione del 2,024%.
L'operazione, come emerge dalle comunicazion i
alla Consob sulle partecipazioni rilevanti,
porta la data del 4 agosto. Norges Bank,
dall'inizio del 2010, ha mostrato un notevole
interesse per l'Italia, emergendo oltre la
soglia rilevante del 2% in diverse societa'
quotate: attualmente la banca ha in portafoglio
il 2,031% in Parmalat, il 2,05% in Atlantia, il
2,08% in Maire Tecnimont, il 2,033% in BasicNet
e l'1,96% in Impregilo. La banca di Oslo
gestisce il fondo pensioni governativo norvegese
18.08.10 |
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"Fiat, crollo delle vendite a luglio: -36% e i sindacati
frenano sul contratto dell'auto". Il mercato in generale
perde invece il 26% e la Fiat scende sotto quota 30% in
Italia (Repubblica, p. 21).
Attacco del pezzo della Stampa: "L'assenza degli
incentivi continua a far soffrire il mercato dell'auto
in Italia" (p.25). Che poi Fiat perda 10 punti più del
mercato è una considerazione che non sfiora la mente
dell'articolista.
Del resto in economia ci sono la propaganda, i numeri e
quel che vedi con i tuoi occhi (per esempio, in
autostrada). Sulla cura Marpionne, di solito, ci si
ferma alla prima.
03-08-2010]
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FIAT: NASCE FABBRICA ITALIA POMIGLIANO...
(Adnkronos) - Nasce Fabbrica Italia
Pomigliano. La nuova societa', secondo quanto risulta
dal registro delle imprese della Camera di commercio di
Torino e' stata costituita il 19 luglio scorso,
presidente e' Sergio Marchionne, il capitale sociale
pari a 50 mila euro. Oggetto della newco 'attivita' di
produzione, assemblaggio e vendita autoveicoli e loro
parti'. Nel Cda figurano Alessandro Baldi, Camillo
Rossotto e Roberto Russo.
9-
FERRARI: UTILE GESTIONE ORDINARIA +10%, CRESCE IN USA E
CINA...
(AGI) - Il Consiglio di amministrazione
della Ferrari si e' riunito oggi, sotto la presidenza di
Luca di Montezemolo, per esaminare i risultati del
secondo trimestre 2010. I ricavi della Ferrari sono
stati di 488 milioni di euro (+8,6% rispetto al secondo
trimestre dello scorso anno), una crescita sostenuta
dall'ottimo andamento della Ferrari California, dal
grande successo della 458 Italia e della 599 GTO e
dall'ulteriore sviluppo del programma di
personalizzazione. Nel secondo trimestre il numero di
vetture consegnate alla rete e' cresciuto del 2,6%,
rispetto allo stesso periodo del 2009, raggiungendo le
1.615 unita'.
Relativamente ai mercati arrivano importanti primi
segnali di ripresa degli Stati Uniti dove la Ferrari ha
registrato un aumento del 10%; continua la crescita in
Cina con un incremento di oltre il 20%, un valore
destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi.
"Fiat vuol lasciare Federmeccanica e dire addio al
contratto nazionale. Marchionne punta a nuove regole
sulla base del modello Pomigliano. Anche Cisl e Uil
fanno quadrato contro l'affondo del Lingotto". Ma il
pensionato spagnolo Salvatore Tropea ci tranquillizza:
"Marchionne ha consultato fior di legali" (Repubblica,
p. 20). Poi dicono che gli vogliono mettere il bavaglio.
La
realtà è che si comincia così: si cambia nome, si cambia
residenza e associazione padronale, giusto per mutare
intestazione dei contratti. E si finisce per non dormire
due notti nello stesso albergo. La mossa finale della
Misteriosa Entità Nomade Marpionnata? Pagare solo più in
contanti (ma sempre a 180 giorni).
Quando il piatto si fa magro, è il momento di leader
magri. Piero Fassino si sbenda da sé, profonde tutte le
sue energie nella rimozione della pietra e chi
t'incontra appena uscito dal sepolcro? Un giornalista
della Stampa che passava lì per caso. Informato che gli
operai italiani hanno un problemuccio con quei
filantropi della Fiat, Fassino esala le sue ultime
certezze: "Anche i lavoratori hanno bisogno di
un'azienda sana. L'ad ha salvato il gruppo, bisogna
riconoscerglielo. Quello che serve è far crescere la
produttività" (p.24). C'è un posto da sindaco di Torino,
oltre la bara?
31.07.10
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LA
FIAT NON ITALIANA È GIÀ UNA REALTÀ - gli Agnelli con la
separazione societaria hanno posto le condizioni per una
fusione tra Fiat Auto e Chrysler, DOPODICHE Torino sarà
un socio di minoranza, in progressiva uscita - Dunque,
come si fa a chiederle di farsi carico dei problemi del
PAESE? Solo in nome di un passato assistenzialista,
peraltro reciproco (incentivi contro occupazione
Enrico Cisnetto per "il
Messaggero"
La
discussione intorno alle mosse di Marchionne ha un che
di surreale, e Berlusconi con il suo modo di esprimersi
naïf lo ha fatto emergere con chiarezza. Infatti, quando
il Cavaliere, ricordandosi di essere un imprenditore,
sottolinea che ciascuna azienda deve essere libera di
collocare la sua produzione dove meglio ritiene, ma
nello stesso tempo, avendo un sussulto da premier,
auspica che la delocalizzazione della Fiat non avvenga a
scapito dell'Italia e dei suoi lavoratori", mette in
evidenza la contraddizione in cui vive il capitalismo
italico e che la vicenda Fiat sta facendo esplodere.
Da
un lato, infatti, non si vuole prendere atto che la Fiat
non è più un'azienda italiana, sia perché Marchionne ha
fatto la scelta strategica - giusta - di collocarla
nello scenario globale, laddove le case automobilistiche
si giocano la sopravvivenza (vedi il felice risanamento
in corso della Ford), sia perché gli Agnelli con la
separazione societaria approvata di recente hanno posto
le condizioni per una fusione tra Fiat Auto e Chrysler,
effettuata la quale Torino sarà un socio di minoranza,
ragionevolmente in progressiva uscita.
Dunque, se Fiat non è già più un'azienda nazionale ed è
destinata presto a dismettere i panni italiani anche
sotto il profilo del controllo, come si fa a chiederle
di farsi carico dei problemi dell'economia domestica?
Solo in nome di un passato assistenzialista, peraltro
reciproco (incentivi contro occupazione)?
Dall'altro lato, però, non si può pensare che un governo
- quale che esso sia - se ne freghi delle conseguenze
che genera la fuga verso i mercati low cost di quelle
imprese manifatturiere labour intensive la cui capacità
competitiva dipende principalmente dai costi, e in
particolare quello del lavoro. Ma siccome non si può,
anche volendo, fermare la delocalizzazione, si tratta di
guidarla anziché subirla riformulando il proprio modello
di sviluppo.
Invece noi, per un verso ci attardiamo a contestare la
legittimità delle scelte di Marchionne, costringendolo
ad una inutile manfrina sulla possibilità di mantenere
in Italia, che sia a Pomigliano o a Mirafiori,
produzioni che con certezza saranno portate laddove,
come in Serbia, un operaio costa meno di 500 euro al
mese.
Mentre per altro verso ci limitiamo ad auspicare che
tutto questo costi il meno possibile al nostro pil,
senza capire che avendo rinunciato ormai da molti anni
alla politica industriale siamo privi dello strumento
decisivo per fare in modo che questo avvenga. Infatti,
dobbiamo definire un nuovo modello di crescita, che
favorisca quelle realtà industriali in cui l'innovazione
del processo e del prodotto è più importante della
riduzione dei costi.
Faccio un solo esempio: Grafica Veneta, del
vicepresidente della Confindustria veneta Fabio
Franceschi, è una delle poche aziende tipografiche
d'Europa che guadagna, e bene, stampando libri. Perché
paga poco gli operai? No. Perché, per esempio, produce
"biolibri" con carta interamente riciclata e grazie al
fotovoltaico si è resa energeticamente autonoma e può
vendere volumi "carbon free" che il pubblico è disposto
a pagare qualcosa in più. Green economy dice niente? (www.enricocisnetto.it)
[26-07-2010]
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http://www.fiatgroup.com/it-it/mediacentre/press/Documents/2010/Lettera_aperta_a_tutte_le_persone_del_Gruppo_Fiat_in_Italia_-_9_luglio_2010.pdf
Incontro con le Organizzazioni Sindacali per la
definizione del Premio di Risultato 2010
Fiat ha
incontrato oggi le organizzazioni Fim, Fiom, Uilm e
Fismic per definire il valore del Premio di Risultato da
erogare nel 2010 ai dipendenti del Gruppo.
Al termine
della riunione è stato firmato un verbale nel quale
l’azienda ha confermato il pagamento delle quote mensili
del Premio per la parte riferita agli indicatori
derivanti da precedenti accordi (in totale € 1.343,03
lordi annui per i lavoratori inquadrati dalla prima alla
quarta categoria), mentre ha ribadito che, in relazione
ai risultati economici del Gruppo del 2009, non
sussistono le condizioni per riconoscere quote
aggiuntive a saldo.
L’azienda
ha inoltre confermato, in base a quanto previsto
dall’accordo di Premio di Risultato del luglio 2009 in
relazione al programma World Class Manufacturing,
l’erogazione nel mese di dicembre 2010 di una Una Tantum
di € 200 lordi per i lavoratori degli stabilimenti che
raggiungano il livello silver nel corso del corrente
anno.
14 luglio
2010
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- FIAT: MOODY'S; RATING SOTTO REVISIONE, POSSIBILE
TAGLIO...
(ANSA) - Moody's ha posto sotto
revisione il rating Ba1 assegnato a Fiat in vista di un
possibile declassamento, alla luce dello spin off
annunciato dal gruppo.
6-
FIAT: VENDITE CHRYSLER A 407MILA, +22% SU PRIMO
TRIMESTRE...
(AGI) - Le vendite di Chrysler sono
state, nel secondo trimestre, pari a circa 407mila auto,
in aumento del 22% rispetto alle 334 unita' vendute nei
primi tre mesi dell'anno. Lo si legge nelle slide di
presentazione della trimestrale. In particolare, sono
aumentato le quote negli Usa e in Canada
(rispettivamente 292 e 60 mila, con incrementi del 24 e
del 33%) e nel mondo (38mila, +9%). Diminuiscono invece
quelle in Messico, scese da 19 a 17 mila.
23.07.10 |
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1 - DOPO DECENNI DI
FINANZIAMENTE E ROTTAMAZIONI A SPESE DEL CONTRIBUEBNTE,
LA FIAT MOLLÒ L'"INGRATA" ITALIA
Gli ultimi operai di Mirafiori che stamane alle 5 hanno
varcato i cancelli per il primo turno alla Fiat, si sono
commossi alla lettura dei giornali e hanno incrociato le
braccia.
Gli articoli pubblicati su alcuni quotidiani dopo il
Consiglio di amministrazione che Sergio Marpionne ha
voluto tenere nel quartier generale di Chrysler, hanno
creato un'emozione fortissima nelle tute blu dello
stabilimento.
Lingotto
I risultati
ottenuti dalla Fiat nei primi sei mesi dell'anno sono
esaltanti, ma a riempire di lacrime gli occhi degli
operai sono i reportage sul "nuovo paradiso" che il
manager dal pullover sgualcito è riuscito a creare in
quella fetente città americana di Detroit dove nel 1934
il senatore Giovanni Agnelli scoprì i segreti
dell'automobile.
E fa davvero
impressione leggere i tre articoli di "Repubblica",
"Sole 24 Ore" e "MF" sull'entusiasmo con cui gli operai
di Chrysler si sentono recuperati a una nuova vita. "Noi
che abbiamo visto la morte in faccia sappiamo che cosa
vuol dire essere resuscitati e siamo orgogliosi di aver
contribuito a questa rinascita della Chrysler grazie
alla cura italiana".
Queste
dichiarazioni le ha rilasciate ieri Cynthia Holland,
un'opulenta e simpatica ragazza di colore, che l'inviato
di "Repubblica" Salvatore Tropea (corifeo della Fiat) ha
intervistato nel quartier generale di Auburn Hills, "un
complesso che per grandezza è secondo solo al Pentagono
e forse, dicono, alla ex-residenza di Ceaucescu". E la
foto della stessa Cynthia appare anche in una
corrispondenza del quotidiano "MF" con le parole "per
noi l'arrivo della Fiat è stato una manna dal cielo.
Eravamo morti e il Gruppo italiani ci ha riportato alla
vita".
Gli ultimi
operai di Mirafiori hanno divorato anche gli articoli
del "Sole 24 Ore" che esaltano l'impresa di Marpionne e
la bellezza dei capannoni "luminosi e puliti" di
Chrysler dove si leggono cartelli simili a quelli degli
stabilimenti giapponesi.
È evidente
che l'ufficio stampa della Fiat e dell'azienda
americana, guidato dalla mano di Gualberto Ranieri, ha
lavorato bene per dare il giusto risalto ai risultati di
bilancio e al nuovo mondo che si è aperto in America. Ma
è altrettanto chiaro che con questi articoli "ispirati",
il manager italo-canadese alza definitivamente il velo
sul suo progetto di portare fuori dall'Italia il cuore
dell'automobile.
Nella quiete
estiva del quartier generale di Chrysler, Marpionne
figlio del carabiniere Concezio, ha dato ulteriori
argomenti alla strategia di disimpegno e disincanto
dalla miserabile realtà italiana. E tanto per non
smentirsi annuncia sempre su "Repubblica" l'intenzione
di investire 1 miliardo di euro in Serbia per produrre
due versioni della monovolume che attualmente esce da
Mirafiori.
Poi con una
faccia tosta incredibile nega di avercela con i
dipendenti italiani, aggiunge che Pomigliano è un
"working progress", e che sul tavolo ha altri dossier
sulla Cina che potrebbero andare in porto in autunno.
Il velo è
squarciato e ed probabile che dopo la lettura dei
giornali di oggi anche i sindacalisti più sonnolenti
come Bonanni e Angeletti comincino a capire come andrà a
finire il futuro della Fiat. L'ha capito bene anche
qualche commentatore e qualche studioso di trasporti.
Tra i primi c'è Massimo Mucchetti, l'editorialista
principe del "Corriere della Sera" che oggi attribuisce
senza mezzi termini a Marpionne la volontà di giocare
all'estero contro la madrepatria.
"Oggi
Marchionne è forte. Sente di poter dettare le regole del
gioco. I sindacati appaiono divisi e impotenti. Il
Governo, ancora più debole, lucra consensi
sull'estremismo della Fiom, ma intanto Termini Imerese
chiude senza colpo ferire e Pomigliano rimane un rebus".
Così scrive Mucchetti e aggiunge: "Marchionne gonfia i
muscoli...manda il messaggio di un'azienda che non
dimentica il pugno di ferro e detta i suoi aut aut a un
paese che non esprimendo da troppi anni una politica
industriale si balocca con la Fabbrica Italia di
Marchionne, senza capirne i conti e senza avere un'idea
sull'attrazione transatlantica che la Chrysler
eserciterà, presto o tardi, sull'auto".
L'analisi è
lucida e spietata, e appare sul giornale milanese di cui
anche Fiat è azionista, ma non è l'unica voce in
controtendenza. Basta vedere infatti le dichiarazioni
degli economisti Giuseppe Berta e Carlo Scarpa, entrambi
preoccupati per la rivoluzione sindacale calata
dall'alto (Berta) e per il destino di Pomigliano che è
diventano un pantano (Scarpa).
Alcuni anni
fa chiesero a Gianni Agnelli se riteneva che l'Italia
fosse la Repubblica delle banane e lui rispose con la
solita ironia che vedeva più fichi secchi che banane. I
fichi secchi e le mele marce della politica e del
governo assistono distratti alla rivoluzione del manager
dal pullover sgualcito che licenzia i sindacalisti con
motivazioni pretestuose e butta ogni giorno benzina sul
fuoco.
Nel grande
edificio di Detroit il Marpionne amerikano ha piazzato
la scritta: "Le cose che facciamo dicono quello che
siamo". Per lui che vive nell'epoca dopo Cristo, cioè
nell'era post-moderna della globalizzazione, non c'è
spazio per le banane e i fichi secchi, né per quel pugno
di operai che stamane si sono commossi e per i quali
l'azienda ha annunciato ieri altre due settimane di
cassa integrazione.
23.07.10 |
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Dichiarazione di un portavoce
della Fiat
Le notizie
pubblicate oggi dal quotidiano Libero in merito a
possibili avvicendamenti al vertice della Ferrari sono
semplici illazioni giornalistiche prive di qualsiasi
fondamento.
Torino, 9
luglio 2010
Dichiarazione del Presidente
della Fiat, John Elkann, sull’attuazione dell’accordo
per Pomigliano d’Arco
La
decisione di procedere con gli investimenti programmati
è un importante segnale di fiducia. Significa che
crediamo nell'Italia e intendiamo fare fino in fondo la
nostra parte.
Molte cose
stanno cambiando intorno a noi, e oggi può essere
l'inizio di una fase completamente diversa: il successo
dipenderà da quanto ciascuno saprà essere protagonista
di questo cambiamento.
Torino, 9
luglio 2010
I commenti e le decisioni
delle agenzie di rating dopo l’annuncio del Piano
Strategico
Fitch
Ratings ha confermato ieri il rating di Fiat a “BB+” con
outlook negativo.
Moody’s
Investor Service ha confermato oggi il rating di Fiat a
“Ba1” con outlook negativo e, allo stesso tempo, ha
confermato il rating di CNH Global N.V. a “Ba3” con
outlook stabile.
Standard &
Poor’s Ratings Services ha posto il rating del debito a
lungo termine di Fiat “BB+” in CreditWatch con
implicazioni negative. Il rating a lungo termine di CNH
Global NV (BB+) è stato posto sotto osservazione con
implicazioni ancora in sviluppo, lasciando aperta la
possibilità di una revisione al rialzo o al ribasso.
Torino, 23
aprile 2010
|
|
IL
CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI FIAT APPROVA LA
SCISSIONE DEI BUSINESS VEICOLI INDUSTRIALI, MACCHINE
AGRICOLE E PER LE COSTRUZIONI E RELATIVI MOTORI E
TRASMISSIONI
Il
21 aprile 2010 Fiat S.p.A. ha annunciato l’intenzione di
procedere ad una scissione dei business veicoli
industriali, macchine agricole e per le costruzioni e
relativi motori e trasmissioni.
Oggi il Consiglio di Amministrazione della Fiat ha
approvato la scissione parziale proporzionale, ai sensi
degli artt. 2506 e seguenti del codice civile, con cui
Fiat S.p.A. intende trasferire ad una società di nuova
costituzione, Fiat Industrial S.p.A. alcuni elementi
dell’attivo (prevalentemente partecipazioni) relativi ai
business dei veicoli industriali, motori “industrial &
marine”, macchine agricole e per le costruzioni oltre a
debiti finanziari. Con la scissione, queste attività
saranno separate da quelle automobilistiche e dalla
relativa componentistica, che includono Fiat Group
Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid,
Comau e FPT Powertrain Technologies (attività di motori
e trasmissioni per autovetture e veicoli commerciali
leggeri).
Dalla data di efficacia della scissione – che si assume
possa essere il 1° gennaio 2011 – le azioni di Fiat
Industrial saranno assegnate agli azionisti Fiat sulla
base di un rapporto uno a uno.
Successivamente, Fiat e Fiat Industrial saranno quotate
separatamente presso il mercato telematico azionario di
Milano e opereranno in modo separato come società
quotate indipendenti con i rispettivi management e
consigli di amministrazione.
La
scissione darà chiarezza strategica e finanziaria ad
entrambi i business e permetterà loro di svilupparsi
strategicamente in modo indipendente l’uno dall’altro.
Inoltre, il Consiglio ritiene che l’operazione
consentirà la giusta valutazione sui mercati dei
capitali di entrambe le società.
La
scissione sarà pienamente proporzionale: ciascun
azionista riceverà un numero di azioni della stessa
categoria uguale al numero di azioni Fiat della medesima
categoria possedute alla data di efficacia della
scissione. Alla data di efficacia della scissione gli
azionisti di Fiat Industrial saranno quindi gli stessi
azionisti di Fiat.
In
conseguenza della scissione il patrimonio netto di Fiat
sarà ridotto di 3.750.346.053 euro. Tale riduzione
(raggiunta attraverso una corrispondente riduzione del
capitale sociale e delle riserve) non darà luogo a
cancellazione di azioni, ma sarà attuata con una
riduzione proporzionale del valore nominale di ciascuna
categoria di azioni che, dalla data di efficacia della
scissione, sarà pari a 3,50 euro. Di conseguenza, il
capitale sociale di Fiat Industrial sarà aumentato di
1.913.178.892 euro, inoltre 1.837.167.161 euro saranno
attribuiti a Fiat Industrial attraverso le altre
riserve.
Il
numero e le categorie di azioni – ed i relativi diritti
- di Fiat Industrial replicheranno esattamente il numero
e le categorie – ed i relativi diritti – di Fiat. Il
valore nominale di ciascuna categoria di azioni di Fiat
Industrial sarà pari a 1,50 euro.
Queste variazioni entreranno in vigore alla data di
efficacia della scissione e non troveranno quindi
applicazione con riferimento al bilancio 2010.
Le
azioni proprie attualmente possedute dalla Fiat, che
rappresentano circa il 3% del capitale sociale, non
saranno trasferite a Fiat Industrial. Dopo la scissione,
la Fiat deterrà quindi circa il 3% di Fiat Industrial.
Non vi saranno modifiche sostanziali ai piani di
incentivazione di Fiat, ad eccezione del fatto che ogni
riferimento o diritto ad acquistare o ricevere azioni
Fiat S.p.A. sarà da riferirsi, in conseguenza della
scissione, ad un pari numero di azioni Fiat e di azioni
Fiat Industrial. Questi piani saranno serviti con azioni
proprie e con le azioni di Fiat Industrial ricevute a
seguito della scissione.
La
scissione è soggetta all’approvazione degli azionisti ed
ai provvedimenti autorizzativi delle autorità
regolamentari mandato al Presidente ed
all’Amministratore Delegato di Fiat di convocare
l’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti
per approvare l’operazione ed alcune modifiche
statutarie che o sono conseguenza della scissione
(inclusa la riduzione dell’importo massimo autorizzato
per l’acquisto di azioni proprie) o sono richieste per
introdurre modifiche derivanti da norme in materia
societaria entrate in vigore di recente. Considerata la
presenza normale di azionisti di Fiat, l’assemblea si
terrà presumibilmente, con il quorum necessario, il 16
settembre 2010.
La
scissione avverrà in continuità di valori e, quindi, non
avrà effetti sui risultati consolidati del Gruppo e sul
risultato del bilancio civilistico di Fiat S.p.A. al 31
dicembre 2010.
Dalla scissione non nasceranno diritti di recesso degli
azionisti.
Il
Progetto di scissione, la Relazione Illustrativa e il
Documento Informativo saranno resi pubblici presso la
sede legale della Società e presso gli uffici di Borsa
Italiana S.p.A. ed anche attraverso il sito internet
www.fiatgroup.com.
Da
ultimo, Fiat Industrial Group ha ricevuto una “highly
confident letter” firmata congiuntamente da Barclays
Capital, BNP Paribas, Citi, Crédit Agricole Corporate
and Investment Bank, IntesaSanpaolo S.p.A., Société
Générale Corporate & Investment Banking, The Royal Bank
of Scotland plc e Unicredit Corporate Banking S.p.A. per
un nuovo finanziamento sino a 4 miliardi di euro (che
sarà reso disponibile con una combinazione di un
finanziamento “revolving” e di un finanziamento a
termine) che ci si aspetta possa essere finalizzato
prima della data di scissione.
Tale finanziamento potrà essere utilizzato per le
generali esigenze aziendali e per i fabbisogni legati al
capitale di funzionamento, inclusa la restituzione da
parte di Fiat Industrial, dopo la data di efficacia
dell’operazione, dei finanziamenti infragruppo oncessi
da Fiat sino alla data di efficacia della scissione.
c
Fiat Industrial è attualmente una controllata
totalitaria di Fiat e, pertanto è una parte correlata di
Fiat nel significato dell’art. 2, para. 1, lett. h) del
Reg. Consob n. 11971/1999. Se e in quanto richiesto, il
contenuto del Documento Informativo che sarà pubblicato
prima dell’assemblea degli azionisti che approverà la
Scissione dovrà essere conforme con i contenuti
richiesti dall’Allegato 3B, Schema 4 del Reg. Consob n.
11971/1999.
dirigenti preposti alla redazione dei documenti
contabili e societari, Alessandro Baldi e Camillo
Rossotto, ichiarano ai sensi del comma 2 articolo 154
bis del Testo Unico della Finanza che l'informativa
contabile ontenuta nel presente comunicato corrisponde
alle risultanze documentali, ai libri ed alle scritture
contabili.
Torino, 21 luglio 2010
|
|
FIAT:
MELFI, I TRE OPERAI LICENZIATI SU MURA CENTRO STORICO...
(AGI) -
"Difenderemo fino alla fine il posto di lavoro. Non abbiamo
fatto nulla di illegittimo e non desisteremo". Antonio Lamorte,
Giovanni Barozzino, di Rionero in Vulture (Pz) e Marco
Pignatelli, di Potenza, i tre operai della Fiat di Melfi
licenziati per aver interrotto la produzione durante una
manifestazione sindacale sono saliti da ieri pomeriggio sulle
mura medioevali di Melfi, decisi a rivendicare i loro diritti
sindacali.
I tre
hanno passato la notte scorsa all'aperto, riposando a turno
dentro una tenda, e lo stesso faranno nei prossimi giorni.
Domani, nel centro lucano la Fiom-Cgil organizzera' una
manifestazione di piazza, a cui prenderanno parte il segretario
generale dell Fiom, Maurizio Landini. Sempre per domani il
sindacato ha indetto lo sciopero di otto ore per tutti gli
stabilimenti Fiat.
17.07.10 |
- FIAT:
MELFI; 3 OPERAI LICENZIATI, 2 SONO DELEGATI FIOM
ANSA-
Tre operai
del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza)
della Fiat - dove si produce la Punto Evo - sono stati
licenziati dall'azienda, che li ha sospesi giovedi' scorso con
l'accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello
robotizzato durante un corteo interno. Dei tre operai, uno ha
ricevuto stamani, attraverso un telegramma, la comunicazione del
licenziamento; gli altri due, che sono delegati della Fiom, non
hanno ancora ricevuto finora alcuna comunicazione, ma i
dirigenti della loro organizzazione sono sicuri del
provvedimento.17.07.10 |
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STAFFETTA
RETRÒ FRA PT CRUISER E 500...
A. Mal.
per "il Sole 24 ore" - Prendi una piattaforma di auto piccola,
mettici una carrozzeria retrò, costruiscila in un Paese a costi
bassi e vendila a un prezzo da amatore. È la ricetta di un
successo durato 11 anni e che si è concluso proprio ieri con
l'uscita dalla catena di montaggio dell'ultimo esemplare: è la
storia della Chrysler Pt Cruiser, la berlina venduta dal 1999 in
oltre 1,35 milioni di unità.
Dalla
stessa catena di montaggio messicana usciranno fra qualche mese
le prime Fiat 500 destinate al mercato americano: un paradosso
ma non troppo, visto che gli ingredienti del successo - quelli
citati all'inizio - sono gli stessi e hanno già funzionato in
Europa: una base Panda con una carrozzeria retrò e una strizzata
d'occhi alla moda. L'operazione Usa è cominciata: la casa di
Detroit ha già avviato la selezione dei concessionari che
accanto alle Chrysler e Dodge esporranno anche un simbolo del
made in Italy. L'impresa non sarà facile, vista la diffidenza
degli americani per le "piccole"; l'obiettivo è di imitare il
buon successo della Mini. Sperando che l'eredità della cugina
americana porti bene.
10.07.10 |
-
MARCHIONNE A DIPENDENTI, SCEGLIERE SE STARE DENTRO O FUORI DA
COMPETIZIONE INTERNAZIONALE...
(Adnkronos) -
"Le regole della competizione internazionale non le abbiamo
scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita' di cambiarle,
anche se non ci piacciono. L'unica cosa che possiamo scegliere
e' se stare dentro o fuori dal gioco". Lo afferma
l'Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in una
lettera indirizzata "a tutti i dipendenti dell'azienda in Italia
a tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia", sottoolineando
che "ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui
dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che
riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che
riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a
livello internazionale".
"Scrivere una lettera e' una di quelle cose che si fa raramente
e solo con le persone alle quali si tiene veramente. Se ho
deciso di farlo -esordisce Marchionne- e' perche' la cosa che mi
sta piu' a cuore in questo momento e' potervi parlare
apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare
chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto
voi e la Fiat al centro dell'attenzione. Non e' la Fiat a
scrivere questa lettera, non e' quell'entita' astratta che
chiamiamo 'azienda' e non e', come direbbe qualcuno, il
'padrone'".
8 -
POMIGLIANO, ACCORDO SOTTOSCRITTO DA AZIENDA CON FIM-CISL,
UIL-UILM, FISMIC E UGL...
(Adnkronos/Labitalia) -
La Fiat e le organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Uil-Uilm e
Fismic, al termine di un incontro tenutosi oggi a Torino, hanno
convenuto di dare attuazione all'accordo raggiunto il 15 giugno
scorso per la produzione della futura Panda a Pomigliano d'Arco.
Lo comunica, in una nota, la casa automobilistica torinese. Alla
riunione erano presenti, tra gli altri, il segretario generale
della Cisl, Raffaele Bonanni, il segretario generale della Uil,
Luigi Angeletti, e l'amministratore delegato della Fiat, Sergio
Marchionne. L'Ugl, firmataria anch'essa dell'accordo del 15
giugno, non ha partecipato all'incontro di oggi, ma aveva gia'
incontrato l'azienda in precedenza.
10.07.10 |
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AUTO IN EUROPA: LA FIAT E’ FUORI MERCATO
E POMIGLIANO NON C’ENTRA NIENTE... - I DATI DEL PRIMO SEMESTRE
2010 SONO TRAGICAMENTE EVIDENTI: IL CALO DEL LINGOTTO NEL
MERCATO DELL’EUROPA A 27 PAESI È DEL 20,8% (E SCENDE AL SESTO
POSTO) - QUESTO VUOL DIRE CHE LE AUTO FIAT NON SONO FRA LE
MIGLIORI E - COME VOLUMI - NON SONO IN LINEA NEPPURE CON LA
MEDIA DEL MERCATO. PUNTO E BASTA. IL RESTO È CHIACCHIERA - MA LA
POLITICA TUTTA E LA GRANDE STAMPA (ANCHE DI SINISTRA) LO
NASCONDONO SEMPRE - IL GRUPPO FIAT È GRANDE PER NUMERI, E SOLO
ASSOMMANDO TUTTO, DA IVECO AI TRATTORI ALLA MAGNETI MARELLI, MA
NON È UN GRANDE E VINCENTE GRUPPO AUTOMOBILISTICO
1- AUTO IN
EUROPA: LA FIAT E' FUORI MERCATO E POMIGLIANO NON C'ENTRA
NIENTE...
Bankomat
per
Dagospia
Il dato
non mente. Leggete "il Sole 24 ore", sul sito o sul quotidiano:
si narrano i dati del mercato auto europeo del primo semestre
2010 rispetto al 2009, tragicamente evidenti.
Un modesto più 0,2% è il dato del mercato europeo nei primi sei
mesi dell'anno, ma Fiat è fuori gioco, perché il suo calo nel
mercato dell'Europa a 27 Paesi è del 20,8%.
Peggio di tutti i suoi principali concorrenti, mentre si
conferma anche il fatto che, a valori assoluti, FIAT non è uno
dei primi cinque produttori europei. Con il 7,4% di quota di
mercato, è la sesta Casa automobilistica.
Questo
vuol dire che le auto progettate e vendute da Fiat non sono fra
le migliori e - come volumi - non sono in linea neppure con la
media del mercato. Punto e basta. Il resto è chiacchiera. Qui
non c'entrano Pomigliano, Epifani, la camorra, i comunisti, i
meridionali. Qui c'entrano solo i cervelli torinesi e non solo
di Mr Marpionne dal pullover ostentato. A Torino sono poco
competitivi in termini di capacità progettuale e commerciale. Da
anni, lo sanno tutti.
Ma la
politica e la grande stampa lo nascondono sempre come è appena
possibile.
Il Gruppo Fiat è grande per numeri, e solo assommando tutto da
Iveco ai trattori alla Magneti Marelli, ma non è un grande e
vincente gruppo automobilistico.
Le auto da
sempre le fanno meglio in Francia, Germania e Giappone (non in
Polonia India e Corea, con rispetto parlando per questi onesti
Paesi: in EUROPA occidentale!). E pure la Ford è meglio della
Fiat. In un'Italia finto liberale e mercatista del Cavalier
Berlusconi questa amara e secca verità dovrebbe essere detta. Ma
non è conveniente forse neppure alla sinistra.
2- GIUGNO NEGATIVO PER LE VENDITE DI AUTO IN EUROPA. IN
CALO LA QUOTA DI MERCATO FIAT
Dal "Sole
24 ore"
Giugno
negativo per le immatricolazioni di nuove auto in Europa (paesi
Ue27 + Efta), calate del 6,2% a 1.383.445 unità rispetto allo
stesso mese del 2009, mentre il parziale dei primi sei mesi del
2010 é ancora in rialzo dello 0,6% a 7.495.520 unità rispetto
allo scorso anno. Secondo i dati Acea, nella sola area Ue27,
invece, le vendite sono diminuite in giugno del 6,9% a 1.341.092
unità, mentre nei primi sei mesi del 2010 rimangono positive
dello 0,2% a 7.285.487 unità.
Vendite in
calo in Germania (-32,3%), Italia (-19,1%) e Francia (-1,3%).
Positivi invece i mercati di Spagna (+25,6%) e Regno Unito
(+10,8%). Il maggior calo é stato segnato in Slovacchia
(-40,6%), mentre il maggior incremento in Irlanda (+75,8%).
Il gruppo
Fiat ha registrato nell'Europa a 27 un calo delle vendite del
20,8% 98.687 unità. Si riduce anche la quota di mercato che
passa dall'8,7 al 7,4%, un dato che colloca la casa torinese al
sesto posto tra i costruttori. Nei primi sei mesi le vendite
sono scese del 10% a 598.382 unità, mentre la quota di mercato è
diminuita dal 9,1 all'8,2 per cento.
Nel
confronto con i risultati dell'anno scorso va considerato che
allora, grazie agli eco-incentivi, Fiat Group Automobiles aveva
ottenuto volumi e quote record. Anche in giugno, come già a
maggio, il calo delle vendite del Gruppo in Europa è causato
principalmente dalle minori immatricolazioni in Italia, dove il
mercato globale ha registrato una contrazione del 19,1%, e in
Germania, dove le immatricolazioni complessive sono scese del
32,3 per cento.
Passando
in rassegna le altre maggiori case automobilistiche, in giugno
sono calate dell'8,1% le immatricolazioni di Volkswagen, del
5,0% quelle di Peugeot, del 14,8% quelle del gruppo Ford, del
12,4% le immatricolazioni di Toyota, mentre c'é stato un saldo
positivo invece per il gruppo Renault (+3,8%), per Bmw (+7,1%) e
Nissan (+27,1%). La miglior performance mensile appartiene al
gruppo Jaguar Land Rover con un +29 per cento. [16-07-2010]
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FIAT, A MELFI LA FIOM FA LE PROVE DI SABOTAGGIO ...
Pierluigi Bonora per "il Giornale" - Prove generali di
sabotaggio da parte della Fiom. Il sindacato rosso guidato da
Maurizio Landini ha cominciato dallo stabilimento Fiat di Melfi
le grandi manovre contro il piano di riorganizzazione messo a
punto da Sergio Marchionne.In
attesa che la Fiat e i sindacati firmatari dell`accordo sul
rilancio della fabbrica di Pomigliano tirino le somme dopo il
recente referendum (il 62,2% dei dipendenti ha votato sì al
piano), ieri si è infiammata la situazione a Melfi. Per la
fabbrica molisana dove viene prodotta la Punto Evo sono giorni
di tensione.
Per
protestare contro la decisione dell`azienda di sospendere tre
operai (due dei quali delegati Fiom), i lavoratori hanno
scioperato sia la notte scorsa sia ieri mattina. La sospensione
è stata decisa dopo che, durante un corteo interno, i tre operai
avrebbero impedito a un carrello robotizzato di proseguire il
suo percorso, non rifornendo di materiale le altre tute blu
lungo la linea.
Una
delle classiche azioni di sabotaggio che gli iscritti alla Fiom
potrebbero mettere in atto anche a Pomigliano e nelle altre
fabbriche del gruppo, capaci di bloccare la produzione. E
proprio interventi di disturbo del genere creano non poca
preoccupazione nella dirigenza del Lingotto in vista della
ripartenza dello stabilimento campano all`insegna della nuova
Panda.
Anche a
Mirafiori la situazione è tutt`altro che tranquilla. Ieri i
lavoratori della fabbrica torinese hanno nuovamente scioperato 2
ore per il premio di risultato. E un corteo di 1.800 persone ha
raggiunto il Motor Village. La Uilm, intanto, riferendosi a
Pomigliano, sostiene di «essere fermamente convinta che la Fiat
saprà onorare il patto sottoscritto con un sindacato moderno e
riformista per il bene del Paese e del Pil nazionale».
«Ci
sono momenti - spiega il leader Rocco Palombella - in cui gli
obiettivi di azienda e sindacato coincidono. È il caso del
mantenimento della produzione automobilistica in Italia grazie
agli investimenti, per circa 20 miliardi, sul territorio da
parte del gruppo».
09-07-2010]
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SPIN OFF
GARANTITO...
Sara
Bennewitz per "la Repubblica" - Sei banche sono pronte a
rifinanziare sulla fiducia il piano di scorporo delle attività
industriali Fiat da quelle dell´auto. Bnp Paribas, Calyon,
Citigroup, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Rbs la prossima
settimana proporranno a Marchionne le condizioni per una linea
di credito fino a 4 miliardi di euro. In attesa di esaminare i
dettagli del piano industriale, gli istituti tracceranno le
condizioni e i tassi (non vincolanti) per un nuovo prestito.
Il
Lingotto ha bisogno di questi 4 miliardi sia per estinguere
alcuni vecchi debiti di Fiat Auto sia per avere la liquidità
necessaria ad avviare il processo di scorporo. Solo quando
l´operazione sarà ultimata, Fiat Industrial potrà
autofinanziarsi emettendo nuove obbligazioni che prima dello
scorporo erano sempre garantite da Fiat Auto.
10.07.10 |
Fiat
500 0.9 TwinAir 85 CV: come va
Ha solo
due cilindri ed occupa appena 875 cc. Per questo pesa
poco e permette alla 500 che lo ospita sotto il cofano di
consumare ed inquinare ancor meno, senza rinunciare a nulla in
termini di prestazioni. Insomma, nell’era del “downsizing”
questo nuovo TwinAir sembra essere l’uovo di Colombo
motoristico. Un gioiellino frutto del savoir faire torinese nel
progettare vetture di piccole dimensioni. Ma cosa si prova al
volante della prima bicilindrica moderna? La curiosità è tanta
perché un’architettura motoristica del genere non si applicava
da anni. Noi un’idea ce la siamo fatta guidando la nuova
Fiat 500 TwinAir per alcuni chilometri. Vi raccontiamo com’è
andata in attesa di un test più approfondito necessario per
capire quanto un motore del genere sia in grado di far
risparmiare nell’uso quotidiano dell’auto.
E’ GRANDE, PER FINTA
Prima di metterci al volante ci siamo voluti togliere una
curiosità: aprire il cofano e vedere quando spazio occupa un
900 cc. A sorpresa il motore che si vede è bello grande, ma
in realtà non lo è. Ad ingannare l’occhio è il coperchione in
plastica che ricopre l’unità propulsiva, come ormai accade in
tutte la auto moderne. Si potrebbe ironizzare ipotizzando che i
progettisti abbian voluto limitare nei clienti “complessi di
inferiorità”, ma ci sono anche ragioni tecniche legate
all’insonorizzazione del monoblocco.
SUONA DIVERSO…
Girando la chiave, il TwinAir della 500 colpisce per la sonorità
insolita. Cambia il tipo di vibrazione trasmessa
nell’abitacolo, anche se poi quando il motore gira al minimo non
vibra più di un normale quattro cilindri. Il merito, nonostante
l’architettura bicilindrica che ha come inevitabile effetto
collaterale un maggior numero di vibrazioni, è del contralbero
di equilibratura messo a punto dagli ingegneri della Fiat
Powertrain. Sicchè, basta davvero poco a coprire del tutto la
voce del propulsore: un minimo di ventola di aria condizionata o
della musica anche a basso volume.
…SUONA 500
E allora ingraniamo la prima, dal cambio manuale a cinque marce,
e acceleriamo. Un sorriso si stampa immediatamente sulla faccia
di chi vi scrive perché quanto immaginato, ma non scritto poche
righe più su, si verifica: il sound della Fiat 500 MultiAir
ricorda quello del “cinquino” d’un tempo, anch’esso
rigorosamente bicilindrico. Intendiamoci, il TwinAir non produce
il borbottio da vecchio frullino. Il rumore è sommesso,
come si conviene ad un’utilitaria moderna, ma le dinamiche di
sviluppo del suono sono simili, con tanto di risonanza in fase
di rilascio dell’acceleratore. Un effetto legato
all’architettura del motore che secondo noi entusiasmerà chi la
“vecchia” 500 ce l’ha nel cuore, e ispirerà simpatia in tutti
gli altri.
DOPPIA ANIMA
Sound a parte, bastano pochi chilometri per apprezzare la
brillantezza in modalità “Normal”, in cui il motore eroga
tutti gli 85 CV di potenza e soprattutto i 145 Nm
metri di coppia massima a 1.900 giri. Il TwinAir è
pronto, ma per ottenere briosità bisogna tenerlo sopra i 2.000
giri, regime in cui entra in azione il turbo che spinge bene
fino ai 3.500 giri. Sopra questa soglia i rapporti lunghi del
cambio fanno perdere vigore, ma il bicilindrico Fiat è comunque
sfruttabile fino ai 5.000 giri. La rombosità che accompagna i
passeggeri nelle accelerazioni è sufficientemente contenuta e
comunque piacevole per via della particolare timbrica del due
cilindri che fa sembrare l’auto più sportiva di quello che in
realtà è. La musica cambia quando si schiaccia il tasto “ECO”,
messo a punto dai tecnici Fiat per minimizzare i consumi e le
emissioni inquinanti nell’uso cittadino. La coppia massima del
motore viene infatti “tagliata” elettronicamente a 100 Nm,
si alleggerisce lo sterzo e tutto ti invoglia a guidare con
tranquillità dando retta, possibilmente, al suggeritore
elettronico di cambiata. Anche perché spingendo sul pedale
dell’acceleratore, la risposta dell’auto è pigra e sembra dirti
“che stai facendo, perché vuoi consumare?”. Ovviamente è proprio
in modalità ECO che si va più lontani: nel ciclo combinato Fiat
dichiara appena 4,1 litri ogni 100 chilometri. Valore che
ci riserviamo di verificare in una prossima prova su strada.
|
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"Auto, affondano le vendite: per Fiat meno 27%. Meno 19% per le
immatricolazioni a giugno in Italia" (Repubblica, p. 25).
Continua l'inspiegabile fenomeno del Lingotto che perde più del
mercato, nonostante le bellissime vetture che produce con operai
italiani e ben pagati.
Pomigliano
o non Pomigliano, Panda o non Panda, ci viene il dubbio che a
produrre macchine povere, in paesi poveri e con operai poveri,
non si raggiunga la clientela ricca d'Europa, quella con cui si
fanno gli utili. Ma sicuramente siamo ottenebrati dallo
spettacolo del parco macchine sempre più costoso che vediamo
sulle autostrade di Emilia Romagna, Toscana, Lombardia,
Piemonte, Veneto, Francia, Germania eccetera eccetera: Audi, Bmw
e Suv tanti. Punto e Bravo, pochine. E' il consumatore che non
capisce?
02.07.10 |
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FIAT
VOLUNTAS LORO - SOFRI: "DAVVERO LA FIAT DICHIARA CHE “LAVORERÀ
CON CHI HA FIRMATO”? E’ UNA BELLISSIMA INNOVAZIONE NEL CONCETTO
DI REFERENDUM. ABROGATIVO DI CHI NON È D’ACCORDO" - POLITO: "LA
PRIMA STECCA DEL GURU COL MAGLIONCINO" - SACCONI: "PANDA A
POMIGLIANO? A UN PEZZO DI ITALIA NON VA GIU’" - TERMINI IN CIG,
PROTESTA AI CANCELLI DURANTE PARTITA ITALIA
1 - SOFRI
PER "IL FOGLIO" - DAVVERO LA FIAT DICHIARA CHE "LAVORERÀ CON CHI
HA FIRMATO"? E' UNA BELLISSIMA INNOVAZIONE NEL CONCETTO DI
REFERENDUM. ABROGATIVO DI CHI NON È D'ACCORDO, DICIAMO
Adriano Sofri per "Il Foglio" - Davvero la Fiat dichiara che
"lavorerà con chi ha firmato"? E' una bellissima innovazione nel
concetto di referendum. Abrogativo di chi non è d'accordo,
diciamo. Certo, 'sti operai sono duri di testa: dire no quasi al
40 per cento a un ultimatum su minestra e finestra! Mah,
guardiamo la partita. Troverei davvero scandaloso che la
Slovacchia, approfittando antisportivamente delle circostanze,
comprasse l'Italia.
2 - LA
PRIMA STECCA DEL GURU COL MAGLIONCINO...
Antonio
Polito per "Il
Riformista"
Sempre più
spesso i comportamenti individuali e collettivi in Italia
sembrano mossi da un oscuro «cupio dissolvi». Questo avviene
perché il concetto di bene comune e di vantaggio reciproco, che
dovrebbe ispirare in tutti atteggiamenti e scelte razionali, non
è più da tempo la stella polare di una comunità nazionale
squassata dalla ricerca spasmodica, e talvolta pretestuosa, del
conflitto. Si finisce così col fare del male agli altri senza
arrecare benefici a se stessi.
Il tipo di situazione che lo storico Carlo Cipolla definiva la
«legge del cretino».
È evidente
che a Pomigliano chi ha votato no ha votato contro il proprio
interesse primario, e cioè garantire futuro e lavoro alla sua
fabbrica. Ci sono tanti compagni operai, dalla Polonia a Torino,
che stanno alla finestra fregandosi le mani, sperando che
Marchionne porti ora la Panda dalle loro parti togliendola a
Pomigliano. Si dirà: ma chi ha votato no l'ha fatto proprio
perché non ha accettato uno scambio tra diritti e lavoro, e si è
levato in difesa dei primi anche a costo di perdere il secondo.
Mi
permetto di dubitarne. Nessuno, in provincia di Napoli, è
disposto a perdere il lavoro per non perdere diritti.
Semplicemente perché senza lavoro non c'è nessun diritto, e
perché solo se c'è lavoro ci si può poi battere per i diritti.
Il comportamento razionale di tutti quegli operai che, pur non
essendo iscritti alla Fiom, hanno votato per la Fiom, sarebbe
dunque stato quello di salvare l'azienda e poi cominciare dal
giorno dopo a battersi per riprendersi i propri diritti. Ciò
che, in sostanza, aveva proposto la stessa Cgil.
Ma
irrazionale è stato anche il comportamento di Marchionne. La
stella del manager col maglioncino, che piace a destra e a
sinistra, che è rispettato come un guru in Italia perché viene
dal Canada, nasce dal fatto che è considerato estraneo ai giochi
politici nostrani e alle lotte intestine del sindacato, e che
pensa solo al bene della sua azienda. Questo patrimonio di
autorevolezza, che aveva portato l'opinione pubblica italiana a
parteggiare per lui invece che per quei trinariciuti della Fiom,
è stato rapidamente dilapidato nei giorni che hanno preceduto il
referendum.
Con una
serie di comportamenti - dalla denuncia sprezzante degli operai
di Termini come hooligans, alla incredibile idea di organizzare
una marcia pro Fiat a Pomigliano come replica farsesca di quella
dei 40mila di Torino - Marchionne è parso impegnato sempre più
in una battaglia ideologica vecchio stampo, del tipo: spezziamo
le reni al sindacato rosso. Marchionne aveva il coltello dalla
parte del manico, perché la ragione era dalla sua parte. Ma ha
usato quel coltello per ferire. E ha ferito l'orgoglio di molti
lavoratori, spostandoli dalla parte dell'estremismo della Fiom.
«Marchionne mi ha insultata», diceva ieri una lavoratrice non
sindacalizzata al Sole 24 ore per spiegare il suo no.
Se il
manager lavorava fin dall'inizio per far fallire l'operazione
Panda a Pomigliano, si è comportato coerentemente. Ma siccome
non era e non è così, il suo comportamento è stato irrazionale.
Chi lo conosce dice che lui è così, e che preferisce la verità
alla diplomazia. Ma ora la diplomazia dovrà usarla lo stesso,
quantomeno nei confronti di chi, nel governo e nel sindacato,
gli è stato alleato e ora gli chiede di non fare scherzi e di
non rimangiarsi l'investimento. Questa prima performance della
Fiat globalizzata e de-montezemolata, insomma, non è stata
brillante. Anche nell'era della modernità il consenso è un bene
prezioso, e bisogna sudare per guadagnarselo.
3 -
SACCONI, RISULTATO OLTRE ASPETTATIVE INVESTIMENTO CONFERMATO...
(AGI) -
"Il risultato, che apre una prospettiva per l'intero
mezzogiorno, supera le mie aspettative". Questo il commento del
ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, all'esito del referendum
dei lavoratori Fiat di Pomigliano. E lo stesso ministro,
dicendosi convinto che la Fiat andra' avanti con i nuovi
investimenti nonostante il 34% dei "no", annuncia che il governo
valutera' una possibile detassazione e decontribuzione di parte
del salario aggiuntivo.
Intervistato dal "Corriere della Sera", Sacconi spiega che "un
accordo come questo, che chiede di lavorare tre turni per sei
giorni e' impopolare perche' cambia la vita delle persone",
tant'e' che gli stessi leader dei sindacati firmatari
dell'accordo "sapevano quanto fosse difficile anche solo
raggiungere il 60%". Comunque, secondo il ministro, il risultato
"e' netto: i sostenitori dell'accordo hanno vinto, la Fiom ha
perso".
4 -
SACCONI, PANDA A POMIGLIANO? A UN PEZZO DI ITALIA NON VA GIU'...
(Adnkronos)
- "In Italia c'e' una componente alla quale, quando le cose
vanno bene, secca tanto. C'e' una parte del paese che gioca al
'tanto peggio tanto meglio'. Ed invece, mi dispiace, ma e'
andata bene e rischiamo di avere davvero la Panda a Pomigliano".
E' sarcastico il titolare del Lavoro, Maurizio Sacconi, nel
replicare alle domande dei cronisti che gli fanno notare come
indiscrezioni facciano pensare che non tutti abbiano letto in
maniera ottimistica l'esito del referendum. Un ottimismo che per
primo lo stesso Sacconi ieri ha manifestato appena venuto a
conoscenza del risultato del voto dei lavoratori nello
stabilimento campano della Fiat.
Ne' il
ministro concorda con i rumors stando ai quali la casa torinese
non sarebbe soddisfatta dell'esito del referendum: "Chi l'ha
detto che la Fiat non e' contenta -ribatte Sacconi a margine di
un convegno al Cnel- leggete piuttosto i giornali torinesi. La
Fiat ha, invece, preso una posizione netta, inequivoca. Ha detto
'io procedo per attuare l'accordo con i firmatari dell'accordo'.
Poi -ribadisce il ministro- c'e' una parte del paese a cui tutto
questo dispiace. C'e' un pezzo di paese minoritario, un pezzo di
establishment a cui secca tanto che si possa fare la Panda a
Pomigliano. Cosa che ha un significato non solo per Fiat ma
anche per il Mezzogiorno".
Quanto
alla richiesta della Fiom di riaprire le trattative Sacconi
conferma quanto gia' detto ieri mattina: "Io credo siano le
parti firmatarie dell'accordo a dover decidere come procedere
-scandisce- Questa e' la posizione che ha assunto, credo
correttamente, la Fiat e quindi ora sara' alle parti individuare
i modi di un auspicabile allargamento del consenso,
coerentemente con gli impegni presi reciprocamente con
l'accordo".
"E'
evidente -rimarca Sacconi- che nessuno di loro, soprattutto Cisl
e Uil, cosi' come Ugl e Fismic, accetta l'idea di aver violato
diritti dei lavoratori. E' quindi chiaro che solo il rispetto
reciproco della posizioni puo' consentire anche un eventuale
allargamento del consenso. In ogni caso -conclude il ministro-
l'accordo e' stato approvato in modo inequivocabile ed ora si
puo' procedere lungo con l'investimento".
5 - TERMINI IN CIG, PROTESTA AI CANCELLI DURANTE PARTITA
ITALIA...
(AGI) - Le 2.200 tute blu dello stabilimento Fiat di Termini
Imerese e dell'indotto da oggi nuovamente in cassa integrazione.
Lo stop alle catene di montaggio e' fissato fino a martedi' 29.
Il 30 si riprendera' e si lavorera' sino al 23 luglio. Poi
ancora Cig per una settimana prima del fermo estivo per le ferie
di agosto. E questo pomeriggio nuova protesta davanti ai
cancelli, indetta da Fiom, Fim e Uilm ancora una volta contro le
scelte e le parole dell'amministratore delegato Sergio
Marchionne che li ha accusati - a loro dire strumentalmente - di
avere scioperato lo scorso 14 giugno per assistere alla partita
Italia-Paraguay.
24-06-2010]
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A
"REPUBBLICA" DEL LINGOTTO SI FA LATORE DEL SEGUENTE MESSAGGIO:
“MARCHIONNE, SPIAZZATO DAL VOTO, LASCERÀ LA PANDA ALL’ESTERO”.
MENTRE EZIOLO MAURO, DALL’ALTO DEL SUO MAGISTERO DI
CAPO-FABBRICA LAICO E DEMOCRATICO, CHIEDE A TUTTI “UN ESERCIZIO
DI RESPONSABILITÀ”. "IL GIORNALE VOLTA" LE SPALLE A MARPIONNE E
LITTORIO FELTRI RICORDA CHE IN ITALIA C’È UN SOLO PADRONE:
L’ARCONTE DI ARCORE. E ALLORA: "PER LA FIAT SERVE UN PIANO
ALITALIA”. NOTO CAPOLAVORO A DOPPIA TRAZIONE: PASSERA+BANANA (IL
SEGRETO DELLA FELICITÀ, VA DETTO
a cura di
Minimo Riserbo e Falbalà
IL PADRONE
IN REDAZIONE
"Lavoriamo
con chi ha firmato", minaccia il Marpionne che su Pomigliano
voleva un plebiscito. E invece si ritrova con un 62% di sì che
non gli garba. Una domanda al manager in pulloverino di
cachemire dai curatori di questa modesta rassegna: sei sicuro
che a votare "sì" sia stata la parte più produttiva e vitale
della fabbrica? E se, per assurda ipotesi, ci fossero più
"furbetti" e opportunisti tra chi ha chinato la testa, anziché
tra coloro che hanno ardito alzare la cresta?
In altre
parole: e se poi si scoprisse che la mala pianta assenteista e
fancazzista è annidata più nel ventre molle di chi ha ceduto al
primo ricatto, che non tra quelle teste matte della Fiom? Una
riflessione del genere, forse, un buon capo del personale di una
media azienda l'avrebbe già fatta. Spesso i rompicoglioni
lavorano meglio delle amebe.
In ogni
caso, quel nuovo modello di "relazioni industriali" puntato alla
tempia degli operai di Pomigliano sotto forma di "accordo"
piaceva ai padroni del vapore. I quali ora sperano tanto che
Marpionne non faccia la fesseria di impuntarsi. E allora il
Corriere delle banche creditrici gli manda a dire che "L'unica
via è rispettare gli impegni" (p.1). Mentre Saccon Sacconi si fa
intervistare dal giornale di don Flebuccio de Bortoli per dire
che siamo di fronte "a una svolta come per la scala mobile" e
per promettere "sgravi fiscali agli operai per i nuovi
sacrifici" (p.5).
Su
Repubblica, il compagno Salvatore Tropea emerge dalla piscina
della sua villa in Spagna e si fa latore del seguente messaggio:
"Marchionne, spiazzato dal voto, lascerà la Panda all'estero"
(p.3). Mentre Eziolo Mauro, dall'alto del suo magistero di
capo-fabbrica laico e democratico, chiede a tutti "un esercizio
di responsabilità" (p.1).
Sulla
Stampa, i cui inviati hanno per giorni e giorni raccontato una
storia ben più gloriosa del previsto, oggi è il momento delle
comiche retromarce. Gran reportaggio del monumentale Teodoro
Chiarelli: "Così è nato il ribaltone delle tute blu. Contrari al
40%: quasi il doppio del previsto" (dall'ufficio stampa Fiat).
"Ritmi troppo pesanti, così è cresciuto il no".
Indimenticabile incipit: "Il day after di Pomigliano è fatto di
nuvole barocche cariche di pioggia e dei volti scuri dei pochi
operai..." (Stampa, p. 3). Poi c'è il "retroscena" aziendale,
raccolto al bar interno di Via Marenco: "Fiat sceglie la strada
del rilancio" (Stampa, p.5). E ‘sti cavoli!
Il
Giornale volta le spalle a Marpionne e Littorio Feltri ricorda
che in Italia c'è un solo padrone: l'Arconte di Arcore. E allora
ecco il suo editoriale di giornata: "Pasticcio a Pomigliano.
Adesso per la Fiat serve un piano Alitalia". Noto capolavoro a
doppia trazione: Passera+Banana (il segreto della felicità, va
detto).
L'ORA DEI
SACRIFICI (ALTRUI)
Non
chiamatela Ici, che sa di vecchio. Chiamatela IMU! "Tagli,
scontro governo-Regioni. Dalla nuova Imu 25 miliardi. Tremonti:
le misure pesano sul Pil, ma senza si rischia il collasso. In
tre anni crescita ridotta dello 0,5%. Pd: a settembre nuovo
intervento da 6-7 miliardi. Errani: "Incontro molto negativo con
le Regioni". Ma con i Comuni è disgelo grazie all'imposta unica"
(Repubblica, p.7).
Solo il nostro caro PMU, Potere Marcio Unificato, poteva
inventarsi un gioco delle tre carte in salsa federalista di nome
IMU: Imposta sulla Merda Unica.
NELLE MANI
GIUSTE
Aaargh! Si
apre una botola e ne esce un Ciampo Ciampi in apprezzabile stato
di conservazione. "Nell'ottobre del 1998 mi fu chiesto di
guidare per la seconda volta il governo e quell'incarico invece
sfumò nell'arco di pochissime ore, senza che sapessi perché. Un
mistero che né D'Alema né Prodi, protagonisti a diverso livello
della vicenda, mi hanno mai svelato. La verità, ne sono
convinto, è che la mia presenza a Palazzo Chigi non era gradita
a troppa gente. A COMINCIARE DALLA MAFIA".
L'ex presidente della Repubblica appare a Marzio Breda del
Corriere (p.1 e non P2, fare attenzione), regalando scampoli di
puro orrore politico.
ALTA
MACELLERIA DENIS
Carlo
Bonini fruga e rimesta tra le prime carte dell'inchiesta e ne
ricava uno dei suoi micidiali sgubb a scoppio ritardato! "Dieci
milioni di euro con garanzie fittizie, così Verdini aprì i
forzieri della sua banca a Fusi". "Il Credito Cooperativo
fiorentino si espose per un quinto del patrimonio"(Repubblica,
p. 13), come scoprì l'immenso Mario Gerevini del Corriere, un
paio di mesi fa. Storia comunque ben scritta ed educativa. E che
fa sempre piacere leggere.
LA SANTA
CRICCA DEL VATICANO-ANO-ANO-ANO E QUEGLI AMICUCCI A SINISTRA
"Caso
Sepe, asse Bertone-Bagnasco. Vertice tra i cardinali per
arginare la crisi ed evitare la "chiamata di correità" (Stampa,
p. 11).
Gran cetriolata dello scacchista Antonio Massari sul Cetriolo
Quotidiano: "La moglie di Scajola voluta da Sepe per il museo di
Propaganda Fide. Lei disse: "Mio marito tace e copre i
colpevoli" (Fatto, p. 8).
Sul
Giornale, quei due ragazzacci di Chiocci e Malpica trovano una
foto che vale un tesoro. "L'editore dell'Unità brindava con la
cricca. Una foto ritrae l'ex governatore Pd della Sardegna,
l'imprenditore Renato Soru, mentre festeggia con Balducci
l'apertura dei cantieri per i lavori del G8 alla Maddalena. Gli
inquirenti indagano sui lavori svolti nell'isola da Boeri,
architetto "amico" (Giornale, p. 13).
LA BELLA
POLITICA
"Intercettazioni, scontro sulle audizioni. L'opposizione le
vuole Il centrodestra: ostruzionismo. Bongiorno: decido oggi. Se
sarà accolta la lista di esperti presentata dal Pd l'iter in
commissione rallenterà" (Corriere, p.11).
Ma per fortuna la maggioranza è unita e marcia compatta (verso
le elezioni anticipate). "Berlusconi, nuovo richiamo agli
alleati. "No a correnti e frammentazioni nel Pdl". E Menìa crea
"Area Nazionale", la cui sigla, casualmente, è "An". (Corriere,
p.10)
LA BELLA
INDUSTRIA
Poi, per
fortuna, c'è un Paese migliore. Un Paese del fare e non del
litigare. Un Paese che tira dritta e lavora sodo, anziché perder
tempo in liti da pollaio. E' il Paese dei grandi manager e della
grande industria del Nord. "Stanca lascia l'Expo. "Intorno al
progetto ci sono basse manovre". "La lettera della Bracco? Toni
che sconcertano" (Corriere, p.6).
MA FACCE
RIDE!
Parla il
sindaco di Palermo, Diego Cammarata: "Voglio togliere i rifiuti.
Contro di me anche il Pdl" (Corriere, p. 26). Oscure manovre di
partito dietro i cassonetti? Congiure dentro le campane per il
vetro?
AGENZIA
MASTIKAZZI
"Caso
Sepe, timori sull'8 per mille" (Corriere degli Illuminati, p.
27).
DISECONOMY
"Collocamento Saras: le banche sotto accusa. Salva la famiglia
Moratti. Chiusa l'inchiesta del pm Orsi, il prezzo dell'offerta
fu sovrastimato" (Repubblica, p. 22). Pare che il prospetto di
quotazione fosse semplicemente falso, come racconta l'ottimo
Walter Galbiati. Guai penali in arrivo per Federico Imbert,
Simone Rondelli, Francesco Cardinali, Paola Volpini e Guido
Tugnoli di JP Morgan; Galeazzo Pecori Giraldi, Oscar D'Intino e
Andrea Levantini di Morgan Stanley; Massimo Prosdocimi di
Caboto-Banca Intesa.
MISTER
GUIDO ROSSI, I SUPPOSE
Ma la cosa
più divertente è che la Procura che salva i Moratti ha in mano
un parere di Guido Rossi che "assegna a venditori e sponsor la
responsabilità del prospetto". Guido Rossi? Lo stesso che evitò
gli avvisi di garanzia a Tronchetti Dovera e a Buora per lo
scandalo Tavaroli? Lo stesso che ha messo la firma sulla
salvezza dei Moratti da Calciopoli? Ma tu guarda le combinazioni
della vita.
FREE
MARCHETT
rubrica
sospesa per solidarietà agli operai di Pomigliano. Tutti.
[24-06-2010]
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POMIGLIA-NO! - FIAT ATTACK: "L’AZIENDA LAVORERA’ CON I SINDACATI
CHE HANNO FIRMATO "L’ACCORDO di governabilità" - E GLI OPERAI
contrari, FIOM-CGIL E COBAS VARI? marpionne precisa: "preso atto
della impossibilita’ di trovare condivisione da parte di chi sta
ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista
pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano", POSSONO
ACCOMODARSI ALL’USCITA...
1 - FIAT ATTACK: "L'AZIENDA
LAVORERA' CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L'ACCORDO DI
GOVERNABILITÀ"
(Adnkronos)
Fiat
"lavorera' con le parti sindacali che si sono assunte la
responsabilita' dell'accordo al fine di individuare ed attuare
insieme le condizioni di governabilita' necessarie per la
realizzazione di progetti futuri". E' quanto si legge in una
nota dell'azienda dopo l'esito del referendum a Pomigliano.
Il
Lingotto "apprezza il comportamento delle Organizzazioni
Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso
l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group
Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista
Vico di Pomigliano".
La Fiat ha
anche "preso atto della impossibilita' di trovare condivisione
da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro
punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di
Pomigliano".
2 - LA
FIAT NON SI ASPETTAVA TANTI NO - BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA
AVANTI
Ansa
-
L'AZIENDA NON SI ASPETTAVA TANTI NO
- Non c'é
ancora alcun commento ufficiale da parte della Fiat, ma
certamente l'azienda non si aspettava tanti no dai lavoratori di
Pomigliano. La percentuale di voti contrari non sembra
raggiungere la "soglia minima" auspicata per gestire l'intesa.
Il referendum non e' mai stato considerato dalla Fiat il momento
conclusivo della partita Pomigliano visto che neanche la valanga
di si', auspicata nel giorni scorsi dall'azienda, sarebbe stata
di per se' una certezza. La Fiom ha sempre considerato
illegittimo il voto e ha detto che in tutti i casi non avrebbe
firmato l'accordo, contro il quale ha continuato a minacciare
azioni legali. Un atteggiamento ancora piu' ostile di quanto
Marchionne avesse previsto e, per questo, la Fiat ha anche
valutato la possibilita' di blindare l'intesa qualora il
consenso fosse stato molto alto. Il numero di no cosi' elevato
potrebbe tuttavia, a questo punto, spingere il Lingotto anche a
considerare altre ipotesi.
- BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI - "La
Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su
Pomigliano". A dirlo è il segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, che proprio a Pomigliano aggiunge: "il sì ha
vinto e quindi ora non ci sono scuse".
Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per
Pomigliano, la Cisl "sarà contro con forza". Lo dice, senza
mezzi termini, il segretario generale Raffaele Bonanni. "Mi
rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - ha
detto Bonanni - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere
con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di
lavoro, così saremo contro ad un abbozzo di
ripensamento".23-06-2010]
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1- AI
PIANI ALTI DEL LINGOTTO SI ASPETTAVANO UN RISULTATO BULGARO E SI
RITROVANO UN ESITO POLACCO. IL SOGNO DI FAR FUNZIONARE
POMIGLIANO COME UN OROLOGIO SVIZZERO, PAGATO CON I 700 MILIONI
(MAGARI DELLO STATO), SI È FRANTUMATO
Quello di Pomigliano d'Arco non è stato un plebiscito.
Il referendum tra gli operai della Fiat si è concluso con un
62,2% di sì contro il 36%, un risultato che non soddisfa le
attese di Sergio Marpionne, il manager dalla felpa sgualcita che
oggi vola in America in quella Chrysler dove i sindacati sono
per vocazione e per storia qualcosa di ben diverso dagli
oltranzisti della Fiom.
Ai piani
alti del Lingotto si aspettavano un risultato bulgaro e qualcuno
aveva paragonato la fiaccolata della settimana scorsa a
Pomigliano con la marcia dei 40mila dell'ottobre 1980 che segnò
una svolta decisiva per l'azienda.
A
proposito di quella marcia di colletti bianchi per le strade di
Torino, forse vale la pena di ricordare che Cesarone Romiti
tentò fino all'ultimo di evitare lo strappo volando a Roma alla
vigilia della manifestazione per cercare la mediazione del
governo. Poi la marcia partì organizzata dal suo braccio destro
Carlo Callieri che oggi in modo scorretto rivendica la paternità
dell'iniziativa perché la manifestazione scattò per volontà di
Romiti deluso dal silenzio del governo.
Marpionne
non è sceso a Roma dove non avrebbe trovato nemmeno il ministro
dello Sviluppo Economico perché non ha mai creduto a quella
"sponda del governo" di cui oggi il giornalista Salvatore Tropea
su "Repubblica" lamenta il disinteresse.
Negli
ultimi due anni il figlio del carabiniere Concezio non ha mai
cercato la mediazione politica ed è andato allo scontro in nome
di una filosofia che ha nella globalizzazione e nella
competitività i suoi capisaldi.
Adesso
l'attesa è per le decisioni che l'italo-canadese prenderà di
fronte al risultato deludente che arriva dalla fabbrica di
Pomigliano intitolata "Giambattista Vico". Costui era un
filosofo napoletano del ‘600 che distingueva l'età degli dei da
quella degli eroi e degli uomini. E sono uomini in carne ed ossa
quei 6.100 operai polacchi che da alcuni giorni sono
terribilmente incazzati per la chiusura del grande impianto che
produce 600mila auto ogni anno.
La
presenza della Fiat in Polonia risale addirittura agli anni '30
quando - come ha scritto ieri lo storico Valerio Castronovo sul
"Sole 24 Ore" - la Fiat decise di fabbricare la Balilla e
l'Ardita. E per chi non lo sapesse si può anche ricordare che
nella sua villa di Villar Perosa, l'Avvocato Agnelli teneva alle
spalle della scrivania un meraviglioso quadro sulla cavalleria
polacca.
A Varsavia
non riescono a capire che cosa succederà adesso e qualcuno parla
addirittura di una resurrezione di Solidarnosc e del suo leader
storico Lech Walesa.
Anche ai
piani alti di Confindustria temono che i risultati del
referendum di Pomigliano non chiudano la partita con la quale la
Marcegaglia voleva aprire una nuova stagione di relazioni
industriali. La signora di Mantova ha lavorato per mesi facendo
asse con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi,
l'ex-socialista che ogni notte divora le pagine del romanzo
"Radici" (la saga familiare dello scrittore Alex Haley dove lo
schiavo Kunta Kinte subisce ogni sorta di oppressione).
E deluso è
anche il falco di Confindustria, Alberto Bombassei, che in
questi giorni ha tenuto un profilo basso, ma dall'esito dei
rapporti sindacali pensava di lanciare la sua candidatura per la
successione alla Marcegaglia.
Il
pallino, o meglio la bomba ad orologeria, ritorna nelle mani di
Marpionne, l'uomo che ha dichiarato di vivere nell'epoca dopo
Cristo e sul quale perfino un nume tutelare della sinistra come
Eugenio Scalfari ha speso parole di comprensione.
Qualcuno
si chiede se il figlio del carabiniere Concezio vorrà imboccare
la strada del disimpegno dall'Italia evitando il rischio che il
contagio del Sud arrivi a Mirafiori e negli altri stabilimenti
della Fiat. Altri (come il quotidiano "Il Foglio") si
interrogano sulla possibilità che esista una terza soluzione
"meno sanguinaria". Di sicuro qualche carta di riserva
l'amministratore della Fiat ce l'ha chiusa nel cassetto, ma il
sogno di far funzionare Pomigliano come un orologio svizzero,
pagato con i 700 milioni (magari dello Stato), si è appannato.
28.06.10 |
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POMIGLIA-NO! - FIAT ATTACK: "L’AZIENDA LAVORERA’ CON I SINDACATI
CHE HANNO FIRMATO "L’ACCORDO di governabilità" - E GLI OPERAI
contrari, FIOM-CGIL E COBAS VARI? marpionne precisa: "preso atto
della impossibilita’ di trovare condivisione da parte di chi sta
ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista
pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano", POSSONO
ACCOMODARSI ALL’USCITA...
- FIAT ATTACK: "L'AZIENDA
LAVORERA' CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L'ACCORDO DI
GOVERNABILITÀ"
(Adnkronos)
Fiat
"lavorera' con le parti sindacali che si sono assunte la
responsabilita' dell'accordo al fine di individuare ed attuare
insieme le condizioni di governabilita' necessarie per la
realizzazione di progetti futuri". E' quanto si legge in una
nota dell'azienda dopo l'esito del referendum a Pomigliano.
Il
Lingotto "apprezza il comportamento delle Organizzazioni
Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso
l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group
Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista
Vico di Pomigliano".
La Fiat ha
anche "preso atto della impossibilita' di trovare condivisione
da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro
punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di
Pomigliano".
2 - LA
FIAT NON SI ASPETTAVA TANTI NO - BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA
AVANTI
Ansa
-
L'AZIENDA NON SI ASPETTAVA TANTI NO
- Non c'é
ancora alcun commento ufficiale da parte della Fiat, ma
certamente l'azienda non si aspettava tanti no dai lavoratori di
Pomigliano. La percentuale di voti contrari non sembra
raggiungere la "soglia minima" auspicata per gestire l'intesa.
Il referendum non e' mai stato considerato dalla Fiat il momento
conclusivo della partita Pomigliano visto che neanche la valanga
di si', auspicata nel giorni scorsi dall'azienda, sarebbe stata
di per se' una certezza. La Fiom ha sempre considerato
illegittimo il voto e ha detto che in tutti i casi non avrebbe
firmato l'accordo, contro il quale ha continuato a minacciare
azioni legali. Un atteggiamento ancora piu' ostile di quanto
Marchionne avesse previsto e, per questo, la Fiat ha anche
valutato la possibilita' di blindare l'intesa qualora il
consenso fosse stato molto alto. Il numero di no cosi' elevato
potrebbe tuttavia, a questo punto, spingere il Lingotto anche a
considerare altre ipotesi.
- BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI - "La
Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su
Pomigliano". A dirlo è il segretario generale della Cisl,
Raffaele Bonanni, che proprio a Pomigliano aggiunge: "il sì ha
vinto e quindi ora non ci sono scuse".
Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per
Pomigliano, la Cisl "sarà contro con forza". Lo dice, senza
mezzi termini, il segretario generale Raffaele Bonanni. "Mi
rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - ha
detto Bonanni - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere
con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di
lavoro, così saremo contro ad un abbozzo di
ripensamento".23-06-2010]
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FAVOREVOLI IL 62,2%. IL ’FRONTE DEL NO’ AL 36% - MARPIONNE GODE:
PANDA IN POLONIA! - IL TANTO ATTESO PLEBISCITO CHE FACEVA
POLPETTE DEI DIRITTI DEGLI OPERAI NON C’È STATO - 2- UNA
LIBERAZIONE PER IL LINGOTTO CHE ORA PUÒ SFANCULARE IL
FANCAZZISMO NAPOLETANO - 3- IL MOTIVO È SEMPLICE: SE TUTTI GLI
ISCRITTI ALLA FIOM PIÙ QUALCUNO DEI COBAS DECIDONO DI NON
RISPETTARE L´ACCORDO VUOL DIRE UN 20% DELLA FABBRICA, MILLE
DIPENDENTI SU CINQUEMILA E QUESTO SIGNIFICA L´IMPOSSIBILITÀ DI
GOVERNARE GLI IMPIANTI - 4- CON BERLUSCONI AL POSTO DI CLAUDIO
SCAJOLA TRA TORINO È ROMA È SCESO IL GELO - 5- L’EX CISL CARNITI:
"LA FIAT HA STABILITO DELLE CONDIZIONI POI HA DETTO: "PRENDERE O
LASCIARE". PIÙ DI CHE DI ACCETTAZIONE SI PUÒ PARLARE DI RESA. MA
QUESTO NON GARANTISCE L´AZIENDA NEL MEDIO-LUNGO PERIODO. MANCA
UN CONSENSO REALE"
Patrizia
Sessa per l'Ansa
Vince ma non sfonda il si' al referendum che si e' svolto oggi
allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco: un voto che e'
servito ai lavoratori per esprimere il proprio consenso o meno
all'intesa siglata lo scorso 15 giugno tra la
Fiat e la sigle sindacali, eccetto la Fiom. I sindacati si
dicono soddisfatti del 63% dei consensi circa conquistato dal
si' mentre il ministro Sacconi afferma che adesso il paese e'
piu' moderno.
Ma nella fabbrica campana della Fiat sono tutti consapevoli che
a pesare nel prossimo futuro sara' anche il 36% raggiunto dal
fronte del no. Ora e' tutto nelle mani della Fiat e qualcuno,
come la Fiom, teme che questo risultato possa non bastare al
Lingotto e che l'azienda possa giocare sulla percentuale
negativa registrata nella consultazione per tirarsi indietro e
negare gli investimenti, ovvero i 700 milioni per il progetto
nuova Panda a Pomigliano.
Poco dopo i primi scrutini, che in verita' sembravano profilare
una vittoria del si' con oltre il 76%, il ministro del Lavoro
Maurizio Sacconi aveva esortato la Fiat a riconoscere che ''vi
sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento
in un contesto di pace sociale''.
C'e' poi
l'altro fronte dei sindacati con la Fim e la Uilm in primo
luogo, che se da un lato si dicono soddisfatte del successo
ottenuto, dall'altro chiedono alla Fiat di ratificare presto
l'accordo e, quindi, di tener fede agli impegni. Saranno quindi
giorni altrettanto decisivi quelli che seguiranno al referendum
di ieri.
Il sindacato piu' critico all'accordo, la Fiom, anche stanotte
ha ribadito il suo no all'intesa, ma secondo quanto sottolineato
dal segretario della federazione napoletana, Massimo Brancato,
''se laFiat apre una trattativa e si predispone ad una
mediazione che rispetti la costituzione, le leggi dello stato e
il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare
un negoziato''.
E a
chiedere di riaprire le trattative, quando il risultato gia'
sembrava offrire ai contrari all'accordo un risultato per cosi'
dire affatto deludente, arriva anche la vice segretaria
nazionale della Cgil, Susanna Camusso: ''la partecipazione al
voto era prevedibile come la prevalenza del si' - spiega la
sindacalista - Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e la
produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la
trattativa per una trattativa condivisa da tutti''.
E se il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, subito dopo l'esito
del voto sottolinea che in questo referendum ''ha vinto il
lavoro e il buon senso'', il segretario della Uil Campania,
Giovanni Sgambati mette in evidenza come ''una percentuale cosi'
elevata di partecipazione non si era mai registrata in un
referendum sulla flessiblita' nel settore metalmeccanico''.
Un buon
risultato, avvertono, anche se stasera, all'uscita della
fabbrica alcuni lavoratori dello stabilimento, con in mano solo
le primissime proiezioni hanno comunque gia' avvertito: ''anche
se vince il si' la lotta per i nostri diritti continua''.
2 - DA
QUANDO POI BERLUSCONI HA ASSUNTO L´INTERIM DEL MINISTERO DELLE
ATTIVITÀ PRODUTTIVE AL POSTO DI CLAUDIO SCAJOLA TRA TORINO È
ROMA È IL GELO
Salvatore Tropea per
La Repubblica
«Quello
che ci interessa è un accordo praticabile». Nella "giorno del
giudizio" scandito dalle schede lasciate cadere nelle urne del
referendum sull´accordo di Pomigliano, il Lingotto ha scelto la
linea della cautela. Sergio Marchionne, rientrato da uno dei
suoi frequenti giri europei, ha trascorso nel suo ufficio la
giornata in un susseguirsi di telefonate con gli uomini della
Fiat mandati discretamente a monitorare la piazza di Pomigliano
e quelli che a Roma hanno tenuto i contatti con il mondo
sindacale.
La
delegazione in missione nella Capitale avrebbe volentieri
sondato gli ambienti del governo. Ma su quel versante ha dovuto
fare i conti con gli effetti dei guai giudiziari che hanno
interessato l´esecutivo. Già la fine degli incentivi aveva
raffreddato i rapporti tra il Lingotto e Palazzo Chigi.
Da quando
poi Berlusconi ha assunto l´interim del ministero delle Attività
Produttive al posto di Claudio Scajola tra Torino è Roma è il
gelo. Tranne qualche segnale da parte di Sacconi, il governo
sembra fare da spettatore: un´assenza che per ragioni diverse
pesa sia alla Fiat che al sindacato. In gioco c´è un
investimento da 700 milioni di euro che nel piano del 21 aprile
scorso Marchionne ha destinato agli impianti di Pomigliano.
Ma è
evidente che prima di passare alla fase di spesa l´ad della Fiat
vuole avere la certezza che l´accordo non si trasformi in un
tiro al bersaglio da parte della Fiom. Per questo, nell´attesa
dei risultati del referendum, ha concentrato la sua attenzione
su come muoversi da oggi in avanti.
Il suo
ragionamento è sostanzialmente questo: se tutti gli iscritti
alla Fiom più qualcuno dei Cobas decidono di non rispettare
l´accordo vuol dire un 20% della fabbrica, mille dipendenti su
cinquemila e questo significa l´impossibilità di governare gli
impianti. Per evitare questa deriva, per tutta la giornata di
ieri al Lingotto sono stati esaminati, ricorrendo anche al
parere di legali, le strade da seguire qualora la fabbrica si
rivelasse ingestibile.
Paradossalmente l´esito "risolutore" per la Fiat sarebbe una
massiccia percentuale di no che chiuderebbe la partita. Ma al
Lingotto si stanno attrezzando per l´eventualità di una vittoria
del sì che lasci aperta la porta a vincitori e perdenti. Questa
zona grigia complica la scelta di Marchionne, costringendolo a
fare una scommessa dall´esito non scontato: per riorganizzare
gli impianti di Pomigliano in modo che possa produrre la Panda
trasferita dalla fabbrica polacca di Tichy sarà necessario un
anno e mezzo, ma la Fiat non può aspettare la fine del 2011.
I lavori
devono partire subito e dunque anche gli investimenti. Al
Lingotto assicurano che la pedina dei soldi sarà giocata
soltanto quando si avrà appunto la certezza della praticabilità
dell´accordo. Sul tavolo di Marchionne i piani alternativi ci
sono: una newco appositamente creata per Pomigliano, lasciare la
Panda in Polonia o portarla in qualche altro sito europeo. Ma
non è escluso che si possa procedere a un tentativo in extremis
di trovare una via d´uscita tutta italiana. Magari coinvolgendo
le confederazioni e sperando che arrivi dal governo quel segnale
che sinora non c´è stato.
3 -
CARNITI: "MANCA UN VERO CONSENSO, COSÌ FINISCE IL CONTRATTO
NAZIONALE"
Carlo Clericetti
per
La Repubblica
Carniti,
lei lo avrebbe firmato l´accordo su Pomigliano?
Pierre
Carniti, come tutti ricorderanno, è stato segretario della Cisl
in uno dei periodi più effervescenti del conflitto sociale in
Italia, quello iniziato nel 1969.
«Io credo
che non bastino le firme, o una vittoria dei sì al referendum,
per chiudere questa vicenda. Non c´è stata una trattativa. La
Fiat ha stabilito delle condizioni poi ha detto: "prendere o
lasciare". Più di che di accettazione si può parlare di
capitolazione, resa. Ma questo non garantisce l´azienda nel
medio-lungo periodo, funzionano le cose che si basano su un
consenso reale».
Ha
sbagliato Marchionne o i sindacati che hanno firmato? O la Fiom
che rifiuta?
«Diceva
Churchill a proposito della guerra Boera: "E´ un disastro,
perché tutti hanno qualche ragione". Marchionne voleva
garantirsi rispetto ad alcuni problemi pratici, come
l´assenteismo superiore alla media. Ha ricordato i 1.500 assenti
a alle ultime elezioni perché impegnati come scrutatori o
rappresentanti di lista. Ma il sindacato non c´entra: queste
cose sono regolate per legge. Ma in fondo si tratta di cose di
contorno».
Perché,
qual è quella centrale?
«Quella
centrale è che questa vicenda segna l´inizio della fine per il
contratto nazionale. Si illudono quei politici che dicono, come
Enrico Letta, «Pomigliano sì, ma non è ripetibile». Non andrà
così. C´era già stato un primo passo del governo, con la
detassazione degli straordinari e la tassazione al 100% degli
aumenti contrattuali. Ma questo è un vero punto di svolta. Le
Confederazioni, invece di litigare come comari facendo il tifo
per la loro squadra, dovrebbero aprire un grande dibattito: cosa
c´è dopo il contratto nazionale? Da altre parti vengono delle
proposte, il salario minimo garantito, il contratto unico. Non
le condivido, ma sono ipotesi. L´unico grande assente è il
sindacato, che appare del tutto afasico. Come si difendono i
lavoratori senza il contratto nazionale? Tutto si può cambiare,
ma bisognerebbe avere un´idea di come»
Ma
insomma, lei avrebbe firmato?
«Io ho
firmato anche accordi pessimi, come quello Fiat dell´81. Può
succedere di doversi arrendere, e non volli lasciare Lama da
solo. Qui più che firmare, vista l´assenza di trattativa, avrei
preso atto»
4 -
POMIGLIANO; SACCONI, MARCHIONNE RISPETTERA' PATTO...
(ANSA) -
"Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea, ho fiducia
nella nota determinazione di un manager come Marchionne che
saprà certamente rispettare il patto siglato con le
organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere". Lo
afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a proposito
del risultato del referendum allo stabilimento di Pomigliano,
dove ha vinto il sì all'accordo non sottoscritto dalla Fiom.
"Ora che
l'accordo con il referendum è stato inequivocabilmente
approvato, io penso che sia una logica conseguenza
l'investimento", aggiunge Sacconi, a margine di una conferenza
stampa all'Istat. "Il mio auspicio - conclude - e che ora si
applichi l'accordo in tutti i suoi aspetti e che anche coloro
che non lo hanno sottoscritto vogliano accettare la logica della
saturazione degli impianti".23-06-2010]
|
|
"Sul tavolo l'opzione della newco, cosi' il Lingotto blinda
l'accordo. All'azienda non basta il si' delle urne, teme la
guerriglia Fiom", scrive Roberto Mania nel giorno del
referendum. E poi Repubblica si gloria cosi' dello scoop di
ieri: "Da Torino la conferma: dobbiamo valutare tutte le
possibilita' per garantire la piena praticabilita' dell'intesa"
(p. 9). E ci mancava pure che il Lingotto non confermasse
l'esistenza di una seconda pistola puntata alla tempia degli
operai!
La "fuga
di notizie" sul piano C, quello che prevede di ricominciare da
zero cambiandosi il nome e disapplicando i contratti collettivi,
e' stata assolutamente perfetta. E su un giornale "di sinistra"
funziona meglio.
Colpo grosso della Stampa che riesce a intervistare il
presidente della provincia di Napoli in persona! Si chiama Luigi
Cesaro, detto "Giggini a purpetta", e incredibilmente dichiara:
"la Panda all'estero sarebbe un incubo. Chi dice si' al
referendum usa il buonsenso" (p. 10).
28.06.10 |
FIAT:
SCIOPERO ALLA PIAGGIO CONTRO ACCORDO POMIGLIANO...
(AGI) -
Nuovo sciopero dei lavoratori della Piaggio contro l'accordo di
Pomigliano. Lo stop e' previsto dalle 9 alle 11. Lo rende noto
Giorgio Cremaschi della Fiom, ricordando che anche ieri i
lavoratori della Piaggio si erano fermati dalle 15 alle 17 e
avevano raggiunto in corteo la palazzina della direzione.
"Ancora un grande sciopero - afferma Cremaschi - contro il
diktat di Pomigliano, sciopero che conferma che Marchionne tra i
metalmeccanici e' piu' impopolare di Lippi se la nazionale non
ce la fa".28.06.10 |
|
- FIAT:
SCIOPERO A TERMINI IMERESE DOPO PAROLE MARCHIONNE...
(Ansa)
- Sciopero
alla Fiat di Termini Imerese. Gli operai hanno deciso di fermare
la produzione per protesta contro le parole dell'amministratore
delegato del Lingotto Sergio Marchionne che aveva criticato i
lavoratori siciliani accusandoli di avere scioperato lunedì
scorso solo per poter vedere la partita di calcio dei Mondiali
Italia-Paraguay.
Lo
sciopero alla Fiat di Termini Imerese è stato indetto in maniera
unitaria dai delegati di Fim-Fiom e Uilm e dall'Ugl. Gli operai
hanno deciso di fermarsi per un'ora, alcuni sono usciti dallo
stabilimento per incontrare davanti ai cancelli i segretari
sindacali. Intorno alle 10.30 è prevista un'assemblea in
fabbrica. A Termini Imerese, tra diretto e indotto, lavorano
circa 2.500 persone, impegnati nell'assembleaggio della Lancia
Ypsilon. La Fiat ha deciso di chiudere la fabbrica a fine 2011.
"Questa è
la risposta a Marchionne". Così il segretario della Fiom di
Palermo, Roberto Mastrosimone, commenta lo sciopero alla Fiat di
Termini Imerese. "Qui c'é gente che lavora da trent'anni -
aggiunge Mastrosimone - Il signor Marchionne non solo sta
chiudendo lo stabilimento ma addirittura adesso cerca di
screditare il lavoro degli operai. Eppure era stato proprio lui
a lodare la professionalità dei lavoratori di Termini Imerese,
spiegando che la scelta di chiudere dipendeva da altre cose".
20.06.10 |
"Se
Fiat rinuncia e' colpa della Fiom", governo all'attacco su
Pomigliano". Repubblica (p. 12) vorrebbe tanto essere in
disaccordo con Sacconi e Marcegaglia, Tremonti e Brunetta, ma
proprio non puo' permetterselo.
E anzi, con Roberto Mania svela un presunto piano C che potrebbe
spostare voti sul piano A: "Chiudere e ripartire con una nuova
societa'. Al Lingotto preparano il piano C". La newco
rileverebbe e riassumerebbe i 5 mila operai, ma senza aderire a
Confindustria e senza la palla al piede dei sindacati e dei
contratti collettivi. Cosi' potrebbe imporre il contratto
aziendale proposto da Marchionne. Furbi, ne'?
5 - COSI'
PARLO' IL SINDACALISTA DI STATO DEGLI STATALI
"La Fiom
e' ormai un movimento antinazionale e luddista, non rappresenta
più' i lavoratori. La Fiat non si deve preoccupare, ci pensiamo
noi a rappresentare la stragrande maggioranza dei lavoratori".
Raffaele Bonanni, travet capo della cisl al Corriere delle
banche creditrici (p. 13)
24.06.10 |
FIAT:
ACCORDO SEPARATO SU POMIGLIANO, SI' FIM-UILM-FISMIC, NO
FIOM-UGL...
Radiocor - Accordo separato per il futuro dello stabilimento
Fiat di Pomigliano tra la casa automobilistica e i sindacati.
Hanno aderito Fim, Uilm e Fismic e non hanno invece fornito la
propria adesione Fiom e Ugl. I sindacati che hanno aderito si
riservano ora di sottoporre il testo dell'intesa al referendum
dei propri iscritti prima della firma definitiva.Il leader
Fiom, Maurizio Landini ha precisato che 'non si tratta di
accordo separato perche' le sigle sindacali che hanno aderito
alla proposta del Lingotto non hanno firmato il documento'.
Landini ha anche ribadito il no netto al documento Fiat da parte
della Fiom ed ha annunciato che lunedi' si riunira' il comitato
direttivo per decidere le iniziative da intraprendere.
18.06.10 |
|
ILLUSTRATO
FIAT (IL PADRONE IN REDAZIONE)
...
Nonostante il governo tutto e Chiamparino premano per la firma,
a Pomigliano tocca registrare "Il no della Fiom. "Quel piano e'
incostituzionale". Cgil: si' all'investimento ma i diritti non
si toccano. Epifani: la Fiatr ci ripensi, la fabbrica e' una
caserma" (Repubblica, pp. 2-3).
Epifani
ammette pero' che "siamo di fronte a una situazione inedita,
nella quale il Lingotto ragiona come una multinazionale che non
ha più' nulla da chiedere al governo italiano".
Poi passa l'eterno Salvatore Tropea e ci fa sapere che "più' che
deluso Marchionne e' preoccupato perche' per la prima volta si
rende conto che questo paese non e' l'America, dove gli accordi
si fanno con tutte le organizzazioni sindacali". E allora, visto
che lo abbiamo deluso e lui "voleva il consenso di tutti, adesso
e' tentato dalla soluzione polacca".
Del resto,
come e' noto, la Polonia e' negli Usa. A meno che per "soluzione
polacca" il Marpionne intenda che carica tutti gli operai
campani su degli aerei che poi cadono. Ma li' Chiamparino e il
Piddi' tutto manifesterebbero vivo disappunto.
Sul "Corriere" dedicano un pezzo a "Beppe, operaio con laurea
che dice si' all'accordo" (p.2) e un'intervista a Enrico,
politico laureato che dice si' anche lui. Ma conta più' di
Sacconi, perche' Enrico di cognome fa Letta e sta con gli
"altri". Anzi, potrebbe proprio andarci, con gli altri.
19.06.10 |
FIAT: FIRMATO ACCORDO SU POMIGLIANO SENZA LA FIOM
( Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Roma, 15 giu - L'incontro tra Fiat e sindacati sullo
stabilimento di Pomigliano e' terminato con la firma
dell'accordo che sblocca l'investimento di 700 milioni per la
produzione della nuova Panda: come previsto, l'intesa e' stata
firmata solo da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, con l'esclusione della
Fiom che conferma il proprio no. E' stato inoltre deciso che il
referendum che chiamera' i lavoratori dello stabilimento campano
a pronunciarsi sull'accordo si terra' il 22 giugno. L'accordo
che e' stato firmato contiene sedici punti invece dei quindici
della versione che era stata in precedenza consegnata ai
sindacati: il punto che e' stato aggiunto riguarda
l'introduzione, proposta dalle sigle firmatarie dell'accordo, di
una commissione paritetica azienda-sindacati che si occupi di
verificare le inadempienze all'intesa e l'esistenza degli
estremi per eventuali sanzioni.
1- ILLUSTRATO FIAT (IL PADRONE IN REDAZIONE)
...
C'e' una sola semplice informazione che manca, nel bordello dei
presunti reportaggi-verita' da Pomigliano: ma quanto contano i
vari sindacati? Che percentuali hanno? Il parere di quel tizio
del Fismic quanto conta davvero, giornali a parte?
In attesa che la grande stampa che lotta contro il bavaglio ce
lo spieghi, ecco il titolo del "Corriere": "Firma senza Fiom,
referendum a Pomigliano. Accordo separato con Cisl, Uil e Ugl.
Voto il 22. Fiat: dalle urne un consenso qualificato" (p. 5).
Sulla "Stampa" si danno da fare per dimostrare al tirchio
Marpionne che avere un giornale "nazionale" serve a qualcosa.
Titolo del sedicente reportage: "Vinceranno i si' perche' non ci
sono alternative migliori", garantisce Roberto Giovannini (p. 5)
, capace di scovare anche il famoso operaio laureato che ieri ha
commosso "il Corriere".
Poi passa il mitico Teodoro Chiarelli, capace di iniziare cosi'
la propria sedicente analisi: "Il giorno decisivo sara' martedì'
22 giugno, San Paolino da Nola. E potrebbe "portare buono" visto
che il venerato in fondo e' un compaesano" (Stampa, p. 1). Certo
che come analizza il calendario il buon Chiarelli...
2- MA FACCE RIDE! ...
"E l'accordo a meta' agita anche il Pd. Bersani: "C'e' una
posizione sola, la mia". Sara', ma Ichino, Letta, Fioroni,
Chiamparino stanno apertamente con Marpionne. Repubblica
racconta il mal di pancia dei presunti compagnucci democrats,
che quando si parla di banche e poteri forti si divisono sempre
e danno un gran bello spettacolo alla cosiddetta base (p.2).
AUTO EUROPA:
-8,7% IMMATRICOLAZIONI MAGGIO, GRUPPO FIAT -22,3%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove auto in Europa
(Ue27+Efta) sono calate in maggio dell'8,7% a 1.164.994 unita'
rispetto a un anno fa mentre il parziale dei primi cinque mesi
del 2010 e' ancora in rialzo del 2,3% a 6.111.021 unita'
rispetto al 2009. Secondo i dati Acea nella sola area Ue27,
invece, le vendite sono diminuite in maggio del 9,3% a 1.129.508
unita' con un parziale dei primi cinque mesi del 2010 che rimane
positivo dell'1,9% a 5.943.096 unita'.
In maggio le
vendite di auto nuove sono calate in Germania (-35,1%), Italia
(-13,8%) e Francia (-11,5%) mentre sono cresciute in Spagna
(+44,6%) e Regno Unito (+15,6%). Tra i paesi minori in calo
Romania (-24,6%), Ungheria (-24,9%) con inoltre un tracollo del
54,1% per la Grecia. Il gruppo Fiat, in Ue27+Efta, ha venduto in
maggio 90.482 modelli (-22,3% su anno) e la quota di mercato e'
scesa dal 9,1% al 7,8%. (Corrado Poggi)
7-
FIAT: PALOMBELLA (UILM), OGGI PRONTI A FIRMARE PER POMIGLIANO
...
(AGI) - "All'incontro di oggi pronti a firmare". Rocco
Palombella, segretario generale della Uilm, lo dice al
quotidiano 'La Stampa'. Il sindacalista sembra convinto che la
riunione convocata per questo pomeriggio dalla Fiat si
concludera' con una firma. "Penso che la Fiat - spiega - ci
sottoporra' il testo, come concordato venerdi', della clausola
di garanzia per verificare, prima delle eventuali sanzioni,
l'applicazione degli accordi.
Credo che
si potra' siglare e andare finalmente dai lavoratori a sentire
la loro voce entro la settimana. Dopo aver informato
capillarmente i lavoratori in tutti i territori faremo il
referendum". Nell'intervista in terza pagina del quotidiano
diretto da Mario Calabresi il leader della Uilm fornisce il
giudizio sul ruolo del gruppo automobilistico torinese: "La Fiat
vuole investire e chiede al sindacato di assumersi delle
responsabilita'. Non ci trovo niente di assurdo in un'impresa
che spende 700 milioni di euro ed in cambio vuole farlo con il
consenso. Dobbiamo smetterla con i tabu'".
8-
AUTO: QUOTA FIAT IN EUROPA 7,8% A MAGGIO
(AGI) - Nel mese di maggio il mercato dell'auto ha perso in
Europa l'8,7%, ma rimane positivo il saldo nel progressivo
annuo: nei primi cinque mesi del 2010 le auto immatricolate sono
state 6 milioni 111 mila, il 2,3 per cento in piu' nel confronto
con l'anno scorso.
Fiat Group
Automobiles ha venduto in maggio circa 90.500 auto, per una
quota del 7,8%. Nel confrontare questi dati con quelli ottenuti
nello stesso mese del 2009, vanno considerati due fattori. Il
primo - spiegano a Mirafiori - e' che l'anno scorso in maggio
FGA aveva ottenuto volumi e quote molto positivi in quanto, a
differenza di altri concorrenti, era stata in grado di offrire
immediatamente ai clienti una gamma articolata e nuova di
vetture a basso impatto ambientale, che usufruivano degli
eco-incentivi. Il secondo fattore e' la mancata produzione
quest'anno di circa 8 mila vetture (500 e Panda) nello
stabilimento polacco di Tychy a causa dei danni provocati dalle
forti
12-
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IL RICATTO
DELLA FIAT – OGGI, PIÙ DI 5MILA LAVORATORI HANNO DATO VITA
SPONTANEAMENTE (?) A UNA FIACCOLATA PER SOSTENERE IL SÌ
ALL’ACCORDO TRA IL LINGOTTO E I SINDACATI. L’ATTACCO DEI COBAS:
"SERVI DEL PADRONE" - MARTEDÌ IL LINGOTTO VUOLE UN PLEBISCITO
ALTRIMENTI LA PANDA RIMANE IN POLONIA - NON BASTERÀ IL 51% E
NEPPURE IL 60 PER SCONGIURARE LA CONFLITTUALITÀ. AL MASSIMO SI
METTE IN CONTO IL 20 PER CENTO CONTRARIO DEGLI ISCRITTI FIOM, MA
NON DI PIÙ…
1 - PIÙ DI
5MILA LAVORATORI HANNO DATO VITA SPONTANEAMENTE A UNA FIACCOLATA
PER SOSTENERE IL SÌ ALL'ACCORDO TRA IL LINGOTTO E I SINDACATI.
L'ATTACCO DEI COBAS: "SERVI DEL PADRONE"
Il Giornale.it
Una
manifestazione nata spontaneamente tra i lavoratori: è quanto
sostengono i capi squadra e i capi reparto dello stabilimento
Fiat di Pomigliano d'Arco alla fiaccolata che si sta svolgendo
per dire sì all'accordo tra la Fiat ed i sindacati. Al corteo,
secondo le forze dell'ordine presenti sul posto, stanno
partecipando oltre 5 mila persone.
"Abbiamo
sentito tutti questa esigenza - spiega Lorenzo, uno dei capi
squadra - e poi il referendum si avvicina". Lorenzo sostiene
anche che nessun capo squadra nè capo reparto "ha fatto
pressioni sugli operai per il sì al referendum".
"Un futuro
per il Sud" "Abbiamo spiegato ai lavoratori i termini
dell'accordo - ha sostenuto - ed ora sta a loro decidere, anche
se noi speriamo in un sì che dia un futuro non solo al 'Vicò ma
all'intero sud". Anche Giocondina, impiegata al reparto Qualità,
sostiene che la manifestazione è stata organizzata con un passa
parola tra i dipendenti.
"L'azienda
non ci ha chiesto nulla - ha detto - e noi voteremo sì al
referendum perchè crediamo nel progetto Panda e nell'accordo che
non calpesta i diritti, non nega lo sciopero, nè di essere
malati. La Panda ci darà l'opportunità di lavorare in maniera
continuativa perchè è un'utilitaria ed è quindi più richiesta
sul mercato dei modelli che abbiamo prodotto finora".
I FISCHI
DEI COBAS
Attimi di tensione nel corso della fiaccolata quando un gruppo
che aderisce ai Cobas ha esposto sul ponte della Circumvesuviana
che sovrasta il viale che porta allo stabilimento Fiat, uno
striscione con la scritta 'Servi del padronè. I Cobas, una
decina in tutto, ha urlato slogan contro i manifestanti che
hanno reagito fischiando e urlando 'Pomigliano, Pomiglianò. Il
corteo ha sfilato sotto il Ponte scortato dalle forze
dell'ordine che hanno invitato alla calma i lavoratori. Il
serpentone di operai sta ora attraversando il paese per
raggiungere piazza Primavera
1 - ORA IL
LINGOTTO VUOLE UN PLEBISCITO ALTRIMENTI LA PANDA RIMANE IN
POLONIA - NON BASTERÀ IL 51% E NEPPURE IL 60 PER SCONGIURARE LA
CONFLITTUALITÀ AL MASSIMO SI METTE IN CONTO IL 20 PER CENTO
CONTRARIO DEGLI ISCRITTI FIOM, MA NON DI PIÙ
Salvatore Tropea per
Repubblica
Non siamo
proprio ai giorni turbolenti della marcia dei quarantamila ma il
clima che si respira al Lingotto ricorda molto da vicino
l´autunno di trent´anni fa. Per i vertici della Fiat, dal
presidente John Elkann a Sergio Marchionne al top management, il
referendum di martedì sull´accordo separato sarà il momento
decisivo: o si troverà il modo di produrre auto come si fa in
altri paesi o si dovrà imboccare subito un´altra strada.
L´ad del
Lingotto Sergio Marchionne non ha ancora detto a chiare lettere
quale potrebbe essere questa strada ma non è difficile intuire
che possa portare anche a Tychy, ovvero allo stabilimento
polacco da dove dovrebbero essere trasferite le Panda da
produrre a Pomigliano.
Andiamo a
vedere che cosa pensa la gente di Pomigliano e poi decideremo:
più che una considerazione sembra essere questa una parola
d´ordine che viene ripetuta in queste ore. Durante le quali,
qualcuno che ha vissuto la vertenza dei trentacinque giorni
prova a sdrammatizzare: «Abbiamo visto di peggio». Come dire che
anche questa passerà.
Ma che
cosa si aspetta la Fiat dal referendum? In queste ore di
vigilia, a Torino, non azzardano percentuali, qualcuno spera
addirittura che prima di martedì possa succedere qualcosa in
grado di sgomberare il cammino da ostacoli che vengono definiti
ideologici e comunque di altri tempi.
Ma la
reazione di ieri di Marchionne, il giudizio tagliente, su uno
scenario sindacale e non solo sindacale italiano che lui
sperimenta per la prima volta da quando sei anni fa è approdato
in Fiat, lascia intuire che egli ha messo in conto tutti i
possibili sbocchi, anche i più drammatici.
Perciò la
scelta di affidarsi al voto di martedì è l´ultima carta giocata
però con la consapevolezza che anche un risultato positivo
potrebbe non chiudere la partita definitivamente. Il suo
obiettivo è quello di evitare una conflittualità permanente.
Questo nelle intenzioni dei vertici del gruppo torinese
presuppone un risultato del referendum largamente a favore dei
firmatari dell´accordo. Ciò vuol dire che non basterà un 51 per
cento e neppure un 60.
La Fiat ha
preso certo in esame l´ipotesi di fronteggiare le eventuali
contestazioni legali, ma è questo un percorso che cercherà di
evitare nella convinzione che non si possa lavorare in presenza
di uno stillicidio di cause di lavoro che presumibilmente la
vedrebbero perdente. Perciò il Lingotto punta al bersaglio
grosso di un referendum plebiscitario, al massimo con il voto
contrario degli iscritti alla Fiom che non dovrebbe superare il
20 per cento. E, senza dirlo, confida anche nella sponda di Fim,
Uilm e Fismic che, a modo loro, sperano di regolare i conti con
la Fiom.
Dispiaciuto e seccato per questo irrigidimento che, interrompe
bruscamente la sua luna di miele col sindacato, Marchionne ha
pensato fino all´ultimo che fosse possibile una ricomposizione.
Forse lo pensa ancora ma se non avrà la più che certezza di un
chiarimento è pronto a fare altre scelte. Non teme che lo
scontro di Pomigliano possa contagiare altre realtà
dell´universo Fiat.
Sa che lo
sciopero di Mirafiori e le reazioni di Termini e di Melfi fanno
parte del gioco e che la partita decisiva è quella di
Pomigliano: il contratto, spiegano al Lingotto, riguarda quello
stabilimento e non altri dove non sono stati mai registrati i
problemi di assenteismo cronico rilevati a più riprese in quella
fabbrica.
E´
probabile che, come ai tempi dell´autunno dell´Ottanta, la Fiat
abbia pronta la documentazione che testimonierebbe questa
ingovernabilità. Il referendum e poi? La risposta è nelle parole
di Marchionne: «Se la gente non vuole che si facciano le auto a
Pomigliano andremo altrove». Non è il Piano B da lui ventilato
nella presentazione del 21 aprile quando probabilmente non
immaginava uno scontro così duro, ma potrebbe essere
un´anticipazione.
Certo non
sarà tanto facile riscrivere la parte del piano che prevede il
trasferimento della Panda da Tychy a Pomigliano e della Lancia Y
da Termini a Tychy, ma se fosse costretto Marchionne potrebbe
farlo. E´ questa l´opzione più realistica che hanno a Torino in
caso di rottura insanabile col sindacato.
Dopotutto
sarebbe una soluzione che alla Fiat risolverebbe anche il
problema dei rapporti col governo polacco il cui ex premier e
candidato presidenziale Jaroslaw Kaczynski, in un comizio
davanti allo stabilimento della Fiat Auto Poland (Fap), appena
due giorni fa ha criticato aspramente Varsavia per avere
accettato il trasferimento della Panda.
A Torino
c´è chi accenna anche ad altre possibilità alternative a un
ritorno in Polonia. Ma in questi giorni non si capisce se si
tratta di una minaccia o di una soluzione realizzabile nei tempi
eventualmente imposti dall´esito della vertenza di Pomigliano.
Perciò il
Lingotto preferisce concentrare l´attenzione sul referendum
nella convinzione o nella speranza che i lavoratori di
Pomigliano e la gente del posto «scelgano di stare dalla parte
del lavoro». Tutte le altre decisioni la Fiat le prenderà dopo
il fatidico martedì.
[19-06-2010]
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POMIGLIANO
ANARCHICA O FANCAZZISTA? – MARPIONNE ESCOGITA L’“OFFENSIVA
ANTI-OPERAIA” E LA SINISTRA SI DIVIDE TRA ANTAGONISTI E
RASSEGNATI -L´IMPIANTO HA IL RECORD NAZIONALE DI INVALIDI, IL
BOOM DEI DOPPI LAVORI, FURTI E SABOTAGGI (UNA MACCHINA È USCITA
CON DUE SEDILI DIVERSI) – MA PER COFFERATI “MARCHIONNE FA PEGGIO
DI ROMITI E I SINDACATI FIRMATARI VANNO VERSO IL SUICIDIO”…
1-
POMIGLIANO L´ANARCHICA "CI VOGLIONO RIEDUCARE"...
Alberto Statera per "la
Repubblica"
Nel
palazzo dell'Orologio di questo confuso e accaldato borgo al
confine partenopeo, dove tra altri strepiti si è appena
consumata la frattura a sinistra tra la Cgil e l'ex costola
della Fiom, tra sindacato contrattuali sta neocorporativo e
sindacato antagonista, il pendolo rintocca tra tardo-fordismo e
marchionismo, la nuova via italiana al Toyotismo.
Sergio
Marchionne l´italo-canadese-svizzero accreditato fin qui da una
pubblicistica piuttosto generosa di sentimenti
socialdemocratici, se non proprio delle stimmate da erede di
Adriano Olivetti e della fabbrica felice, è evidente che non
disdegna le sfide.
E,
aspirante cavaliere senza macchia nell´Italia post-keynesana, ha
scelto Pomigliano d´Arco, lo stabilimento Fiat marchiato
d´infamia, per fiaccare la «strutturale resistenza operaia
all´erogazione del lavoro», come la definì Frederick Winslow
Taylor. Forse sarà la sfida che cambierà (ma in meglio?) la
metrica delle relazioni industriali nel capitalismo italiano per
il suo l´alto valore simbolico, che molti vogliono paragonabile
a quello della Marcia dei Quarantamila colletti bianchi della
Fiat nell´ottobre del 1980.
Ciò che fa
esultare la Trimurti governativa incarnata da Giulio Tremonti,
Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, gratifica alquanto la
presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, e getta, come
al solito, scompiglio a sinistra, dove gli antagonisti, da
Fausto Bertinotti a Nichi Vendola, diventano più antagonisti e i
riformisti, da Pierluigi Bersani a Walter Veltroni fino al
Fiatologo Piero Fassino, giudicano con monsieur de Lapalisse che
è meglio lavorare peggio in una futura fabbrica marchionizzata
con 700 milioni d´investimento per trasportarvi dalla Polonia la
linea della nuova Panda, che non lavorare per niente, lasciando
scadere le rate del mutuo e non potendo comprare i libri per la
scuola dei figli.
Questa
fabbrica, oggi intitolata - corsi e ricorsi della storia - a
Gian Battista Vico, realizzata a un passo da Napoli a partire
dal 1968, quando infuriava l´autunno caldo, Cesare Romiti la
definì «un bastone gettato dall´Iri e dalla Democrazia cristiana
tra le gambe della Fiat». Una scelta tutta politica fatta non
«per», ma «contro la Fiat», che pure godè di ottimi incentivi,
per ingraziarsi le clientele meridionali.
Non aveva
alcun senso, secondo l´ex amministratore delegato, che l´Alfa
Romeo, produttrice di auto di qualità si mettesse a farne di
massa come l´Alfasud, che pure diventò un modello da Amarcord.
Nacque male Pomigliano e crebbe peggio, con il più basso tasso
di produttività, il più alto di assenteismo, soprattutto in
coincidenza con le partite del Napoli Calcio (fino al 24 per
cento), il venerdì, o sotto elezioni, quando c´è l´occasione di
fare i rappresentanti di lista.
L´ultima
volta pare siano stati 2800, oltre la metà della forza lavoro a
disertare la catena di montaggio. E poi il record nazionale di
invalidi, i doppi lavori, i furti e i difetti nelle auto
prodotte, che per decenni hanno fatto impazzire i concessionari.
Il tutto con episodi di luddismo e di sabotaggio sul prodotto,
alcuni dei quali degni dell´impareggiabile genio napoletano.
Come
quello che ricorre nella leggenda metropolitana dell´Alfa 159
uscita con due sedili diversi, icona automobilistica di un
ribellismo che l´italo - canadese in maglioncino blu pensa
adesso di poter debellare con il toyotismo spinto. La
«rieducazione» Marchionne la tentò già nel 2008, buttandoci
sopra 110 milioni di euro.
Chiuse la
fabbrica per due mesi, la fece ripitturare, non più rosso, ma
grigio e azzurro, e mise cinquemila operai a studiare la WCM,
World Class Manifacturing, raccomandata dal professore
giapponese Hajime Yamashina, teorico del lavoro operaio nel
secolo della globalizzazione, dell´eccellenza nell´intero ciclo
logistico-produttivo, dell´eliminazione di ogni «muda» (perdita
in giapponese), oggi ben piazzato come consulente di grandi
imprese italiane.
Trecento
assenteisti o scalmanati furono trasferiti (deportati, dicono
qui sia i moderati della Cgil che gli antagonisti della Fiom) in
un capannone di logistica soprannominato «L´isola dei famosi» a
Nola, all´ombra del «Vesuviello», o «Vulcano buono», il
megacentro commerciale che Renzo Piano ha realizzato per conto
del Cis di Gianni Punzo, l´amico napoletano di Luca di
Montezemolo.
Tra loro,
entrambi i figli di un vecchio ex caposquadra Verniciatura, oggi
in pensione, che non esita a dire, coperto dall´anonimato: «I
miei figli se lo sono meritato». Poco lavoro e troppa discoteca,
e non solo al venerdì. Non certo i soli ballerini, visto che
l´età media in tutti i reparti è sotto i 40 anni.
«Pomigliano è un bel Castello - filosofeggia Carmela Abbazia,
trentottenne pasionaria della Fiom con tre figli e compagno che
vive a Milano, la quale non può certo comprare la Panda che
contribuirà a produrre, certificando il fallimento di uno degli
elementi del fordismo - chi è fuori vuole entrare, chi è dentro
vuole uscire».
E poi ci
stupisce con un ditirambo imprevisto a favore di Marchionne:
«Per lui ho ammirazione e stima, capisco bene quel che vuol
fare, un tantinello di ragione ce l´ha, ma sa perché sono
frustrata? Perché in questa partita ho una spada nel fianco e
non in pugno come lui.
Non ho
nessuna possibilità di scelta, come in caserma agli ordini del
caporale». Riaperto a marzo del 2008, Pomigliano non brillò mai
per eccellenza. I topi continuarono a scorrazzare in mensa e a
rintanarsi nelle centraline elettriche, come documentano i
filmati su Youtube, e si rischiò lo sciopero della zoccola. Le
assenze non scemarono abbastanza, continuò qualche furto.
E´ rimasto
negli annali quello di qualche centinaio di sonde lambda, un
pezzo assai costoso, che fu messo in vendita sottocosto sul
mercato partenopeo. Anche gli operai migliori, non quelli al
seguito del sindacalismo anarcoide che abitano nella cittadella
fortificata dal radicalismo, ma quelli che riescono con molta
fatica - perché nessuno può dimenticare che lavorare qui dentro
à vera fatica - a dare un tocco umano all´automazione, non
negano che molti di loro, pur alieni da nefandezze gravi, non
sono puntuali.
Fumano sul
lavoro, prendono il caffè, mangiano la pizza al taglio, qualche
volta consumano o addirittura spacciano droghe. Incompatibile,
tutto incompatibile con la cronotecnica e con la «Lean
production», la fabbrica snella che Marchionne vuole creare qui
investendoci 700 milioni, nonostante l´orrida e falsa
pregiudiziale antropologica, quella che vuole i napoletani
peggio dei polacchi, votati all´indisciplina, all´anarchismo che
sarebbe iscritto nel loro Dna.
Una tesi
insopportabile persino nella bocca senza freni del ministro
antifannulloni Renato Brunetta. «Metamorfosi di una fabbrica in
bilico sul filo rosso che unisce passato e presente», ha
intitolato un po´ verbosamente la sua tesi di laurea Giuseppe
Dinarelli, uno dei tre laureati (con un 70 per cento di
diplomati in tutta la fabbrica) che lavora alla catena di
montaggio.
Meglio
lui, per la verità, di qualsiasi guru giapponese assoldato dal
Lingotto. Dinarelli ci dà il senso dell´operazione che tenta
Marchionne, riassumendola nella filosofia toyotista dei 6 zeri:
zero stock, zero difetti, zero tempi morti, zero conflitti, zero
tempi di attesa per il cliente, zero cartacce.
O in
quella della caccia ai 7 sprechi: sovrapproduzione, tempi morti,
processi lavorativi inutili, stoccaggio eccessivo, movimenti
inutili, produzione pezzi difettosi. Bello. Una magnifica
razionalizzazione partenopea, che però comporta un aumento dei
carichi di lavoro e dell´alienazione, «in uno schiacciasassi che
non lascia spazio al respiro», dice il dottore-operaio
appassionato, che cerca di dare un tocco umano alla sua catena
di montaggio.
Sotto
l´orologio di Pomigliano, tra sindacalisti diplomatici e
sindacalisti antagonisti superincazzati, non c´è chi non abbia
capito infine come batte il pendolo della neostoria del
capitalismo globale: se i diritti degli operai aumentano forse
un po´ nel Terzo Mondo, si assottigliano di conserva e
paradossalmente nel Primo. Ma dite a Tremonti e ai suoi, per
favore, che seppure ne uscirà depotenziata la contrattazione a
livello nazionale tra gli interessi corporati, il conflitto tra
capitale e lavoro non finisce qui martedì prossimo con il
referendum sul Marchio-Toyotismo.
2- COFFERATI: "MARCHIONNE FA PEGGIO DI ROMITI"...
Roberto Mania per "la
Repubblica"
Salva solo
la Fiom, Sergio Cofferati, già segretario generale della Cgil,
oggi europarlamentare pd. Sulla vicenda di Pomigliano attacca
tutti: la Cisl e la Uil, la sinistra, il governo, la
Confindustria e la Fiat di Sergio Marchionne.
Cofferati
è appena atterrato a Milano da Strasburgo. Sta andando a Genova
dove vive e dove domenica si sposerà per la seconda volta.
Officerà il rito civile Walter Veltroni, unico politico
invitato. Il segretario del suo partito, Pier Luigi Bersani, ha
espresso un "sì con riserva" all´accordo. Veltroni è sembrato
ancora più convinto. Lei cosa pensa? «Penso che la Fiom abbia
fatto bene a non firmare: non ho alcun dubbio.
Nella mia
vita da sindacalista ho visto brutti testi di accordi, ma questo
credo che sia un bruttissimo inedito. Ci sono cose che non si
possono assolutamente condividere se si ha a cuore la sorte del
sindacato, la qualità e la dignità del lavoro delle persone. Due
questioni mi hanno particolarmente colpito.
La prima è
la violazione, concordata tra le parti, di un diritto sancito
dalla Costituzione, cioè il diritto di sciopero. La seconda,
forse meno visibile per chi non ha dimestichezza con queste
materie, è la volontà di mettere in crisi i fondamenti della
rappresentanza e della contrattazione collettiva. È l´avvio di
una progressiva destrutturazione del sistema».
Un
suicidio da parte dei sindacati firmatari?
«Sì, il loro è un suicidio».
Eppure anche a sinistra, nel Pd in particolare, i giudizi non
sono stati così netti.
«Rispetto l´opinione di tutti, ma io, prima di parlare,
l´accordo l´ho letto più volte con attenzione e ho stentato a
credere che sui diritti, non sull´orario e l´organizzazione del
lavoro, si potesse arrivare a formulazioni come quelle che sono
state scritte. Ma ci si rende conto che a giudicare in ultima
istanza se l´eventuale sciopero è illegittimo sarà l´azienda
stessa?».
Quanto hanno pesato le divisioni sindacali su un risultato così
controverso?
«Pesa molto il clima politico. È gravissimo che la sinistra non
parli quando si attaccano i diritti costituzionali delle persone
che lavorano. È incredibile come sia giustamente reattiva sulla
giustizia, sull´informazione, mentre quando il centrodestra va
all´attacco dei diritti di chi lavora non ci sia la stessa
reazione».
Pensa che ci sia una subalternità culturale della sinistra alle
ragioni delle imprese?
«Quando non si reagisce su questi temi ci si allontana da alcuni
dei capisaldi fondativi della sinistra. In una società moderna
c´è una tripartizione di diritti tra loro connessi: i diritti
delle persone, i diritti di cittadinanza, i diritti di chi
lavora. Davvero c´è da interrogarsi perché la sinistra non
reagisca quando sono in gioco i diritti del lavoro».
A
Pomigliano, tuttavia, è in gioco la sopravvivenza dello
stabilimento, il lavoro per 15 mila persone compreso l´indotto.
«È incomprensibile la tesi secondo cui bisogna accettare tutto
perché c´è uno stato di necessità. So bene che l´attività di
Pomigliano è preziosissima e so che va difesa. Per innalzare la
qualità del prodotto, la produttività e la flessibilità degli
orari basta applicare il contratto di lavoro. Invece è la prima
volta che a un modello organizzativo nuovo si aggiunge
l´esplicita lesione dei diritti delle persone, la
destrutturazione del contratto, la cancellazione dei diritti di
rappresentanza collettiva».
Gli operai avranno comunque la possibilità di esprimersi
attraverso il referendum.
«C´è un uso strumentale del referendum. Un gruppo piccolo di
persone si pronuncerà su una alterazione della Costituzione in
una condizione di stato di necessità. E, addirittura, sarà
l´azienda a decidere il livello di consenso necessario per
rispettare l´intesa sottoscritta».
Ma
Marchionne non era il manager che piaceva alla sinistra?
«Questa Fiat è andata ben oltre la Fiat di Cesare Romiti. Il
quale, agli inizi degli anni 90, pretese l´accordo sindacale per
aprire lo stabilimento di Melfi ma non si sognò mai di mettere
in discussione i diritti delle persone. Ricordo che Romiti non
era certo un interlocutore tenero».
La
Confindustria si è schierata con Marchionne senza distinzioni.
Vuol dire che punta all´estensione del modello-Pomigliano?
«La posizione della Confindustria conferma che l´intenzione è
quella di considerare Pomigliano un modello da esportate
ovunque. Cercheranno tutti di adeguarsi. C´è una pigrizia
culturale impressionante. La Volvo che negli anni 70 si inventò
le "isole" per attenuare l´alienazione della catena di montaggio
era davvero su un altro pianeta».
[18-06-2010]
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HEIL
MARPIONNE! - L’ACCORDO SU POMIGLIANO è ANTI-COSTITUZIONALE - LA
FIOM: "le condizioni poste dalla Fiat – straordinari a 120 ore,
da fare anche in pausa, pausa ridotta da 40 a 30 minuti, deroghe
al contratto e alle leggi, sanzioni per chi sciopero,
indisponibilità a pagare la malattia nei primi 3 giorni – sono
inaccettabili” - DOPO DECENNI DI VERSAMENTI DI SANGUE ALLA FIAT,
PER PERMETTERE A LOR SIGNORI DI FARE GLI AGNELLI CON L’ERRE
MOSCIA, ECCO COSA CI RITROVIAMO: LA FABBRICA-LAGER... Salvatore Cannavò per "il
Fatto Quotidiano"
Maurizio
Landini, segretario generale Fiom, legge il dispositivo finale
del Comitato centrale, che sarà approvato all'unanimità, subito
dopo l'intervento di Andrea Amendola, segretario Fiom di
Pomigliano.
Con il suo
invito a "resistere", a cogliere "la valenza generale"
dell'attacco Fiat e del governo e con la sua fiducia nei
lavoratori di Pomigliano "che ci chiedono di non firmare anche
se poi, chiamati a scegliere tra vivere o morire, sceglieranno
logicamente di vivere", ha rappresentato pienamente il senso di
questa giornata e il prolungato applauso che riceve lo dimostra.
La Fiom
sceglie di resistere, dunque, perché ritiene che solo in questo
modo possa esistere e Landini spiega che le "condizioni poste
dalla Fiat - straordinari a 120 ore, da fare anche in pausa,
pausa ridotta da 40 a 30 minuti, deroghe al contratto e alle
leggi, sanzioni per chi sciopero, indisponibilità a pagare la
malattia nei primi 3 giorni - sono inaccettabili". Per questo il
referendum previsto da Fim e Uilm, e supportato dall'azienda,
non è proponibile "perché riguarda diritti che non sono
disponibili" in quanto sanciti da leggi e Costituzione.
Ma, allo
stesso tempo, la Fiom non ci sta a passare per la responsabile
della chiusura dello stabilimento campano e quindi esplicita le
proprie "condizioni", quelle su cui è disposta a chiudere. La
Fiom accetta i 18 turni e lo straordinario di 40 ore che
"permetterebbero a Fiat di produrre le 280 mila Panda che
costituiscono l'obiettivo del gruppo".
"Si tratta
di elementi del Contratto nazionale - spiega ancora Landini - e
quindi se la Fiat lo vuole applicare in questo modo la Fiom darà
l'ok". Si tratta di "disponibilità" mai concesse prima
dall'organizzazione dei metalmeccanici - "a Melfi ci siamo
opposti ai 18 turni e lì se ne fanno 17" - che apre quindi su
maggiore efficienza e flessibilità e su una nuova organizzazione
della produzione. L'apertura rappresenta il passaggio su cui la
minoranza interna, che sta con Epifani nella confederazione,
converge e decide di sostenere la prova di orgoglio della Fiom
che esce dal suo vertice con un voto unanime.
Contemporaneamente la Fiom predispone un pacchetto di iniziative
per estendere il caso Pomigliano a tutto il gruppo Fiat -
cercando quindi di influire sull'azienda - e a tutto il comparto
metalmeccanico. E così lo sciopero generale della Cgil, previsto
il 25 giugno, tra i metalmeccanici durerà 8 ore invece di 4
mentre nel giro di una o due settimana si terrà un'assemblea
nazionale dei delegati Fiat proprio a Pomigliano.
Il
Comitato centrale si è tenuto dopo un fine settimana di fuoco
per la Fiom, messa sul banco degli imputati da governo,
Confindustria, da Cisl e Uil e anche da una parte del Pd, come
Chiamparino. E ieri anche la Cgil ha cercato di intervenire con
un incontro a quattr'occhi chiesto da Epifani a Landini nel
quale il segretario generale ha sondato le possibilità di
ammorbidimento della Fiom.
Registrando una certa nettezza di posizioni ma anche apprezzando
le disponibilità che poi saranno registrate nel documento
finale. Il voto favorevole degli "epifaniani" lo dimostra anche
se c'è chi teme che il consenso di Durante sia "a scadenza".
Resta il
fatto che dopo l'intervento di Epifani alla festa della Cisl, in
cui proponeva uno sblocco della vertenza, ieri la segreteria
Cgil ha diramato un comunicato per porre l'accento sul fatto che
la proposta Fiat «può violare la legge, in particolare su
sciopero e malattia» e chiedendo all'azienda «una riflessione».
Un comunicato apprezzato dalla Fiom e che, probabilmente, tiene
aperta ancora un po' la trattativa. Oggi Fiat ha convocato i
sindacati che hanno aderito alla sua proposta più la Fiom come
"osservatore". La palla passa all'azienda torinese.
[15-06-2010]
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20.06.10 |
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6- BELINI
CRESCE IN FIAT ...
Dove vende
più auto la Fiat? Dove ha la fabbrica più grande? Dove conta di
più? E dove guadagna di più? La risposta è sempre la stessa: in
Brasile, un paese che sta cerscendo a un ritmo talmente veloce
che probabilmente quest'anno supererà la Germania per diventare
il quarto mercato del mondo.
E alla
guida della Fiat Automóveis (numero uno nel mercato del Brasile,
con quasi Il 26,8 di quota) c'è un top manager destinato a
pesare sempre di più nel gruppo. Cledorvino Belini, 60 anni, è
infatti uno degli uomini di punta nei piani che Marchionne ha
tracciato per i prossimi anni. Il manager brasiliano vedrà
crescere la mole di lavoro, non solo per rispondere alla
maggiore domanda interna,ma anche perché alle strutture di
design e di progettazione della Fiat locale verranno affidate
nuove responsabilità.
10.06.10 |
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Incontro con
i Sindacati per Pomigliano
Si è tenuta
oggi a Torino la riunione con il Sindacato sul futuro dello
stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco. Erano
presenti i rappresentanti di FIM, UILM, FISMIC e UGL, mentre erano
collegati in video conferenza da Napoli i sindacati territoriali
di FIM, UILM e FISMIC. Con la FIOM, che aveva dichiarato la sua
impossibilità a partecipare, è stato definito un incontro per il
giorno 4 giugno prossimo.
Nel corso
della riunione la Fiat ha presentato alcune ulteriori proposte che
tengono conto delle osservazioni raccolte nel corso della
trattativa e che si propongono di conciliare le esigenze
dell’Azienda con le richieste del Sindacato.
La Fiat
ritiene necessario che il piano venga definito con le
Organizzazioni Sindacali che dovranno assumersi la responsabilità
di garantirne la successiva realizzazione, assicurando il
funzionamento degli strumenti che congiuntamente verranno
adottati.
La
sopravvivenza e il rilancio dello stabilimento dipenderanno dal
livello di competitività che saprà raggiungere e mantenere nel
tempo in termini di costi, qualità e rapidità di risposta al
mercato.
Bisogna che
tutti abbiano il coraggio di operare un profondo cambiamento che
superi gli schemi e i comportamenti del passato, incompatibili con
le sfide future. Per assicurare il futuro di Pomigliano e di tutta
la struttura produttiva in Italia occorre rendere gli impianti più
efficienti e più competitivi.
Le nuove
proposte della Fiat sono quelle minime per poter giocare un ruolo
non marginale nella competizione internazionale. Il mancato
allineamento ai migliori standards produttivi sarebbe molto
penalizzante per lo stabilimento e ne renderebbe precario il
futuro. La Fiat non può rischiare il lancio di una vettura
fondamentale come la Panda producendola in un impianto non
competitivo.
“I tempi
stanno diventando stretti - ha detto l’Amministratore Delegato
della Fiat Sergio Marchionne - Il protrarsi della trattativa con i
Sindacati ha già provocato lo slittamento degli investimenti
necessari per l’avvio della produzione. Spero che si possa
giungere ad una rapida conclusione perché presto sarà impossibile
accettare ulteriori ritardi. In assenza di un accordo che offra
adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile riconsiderare il
progetto e prendere in considerazione ipotesi alternative per la
produzione della futura Panda”.
Torino, 28
maggio 2010
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TERMINI
IMERESE SI DIVIDE IN TRE INTERESSE DI CIMINO, ROSSIGNOLO E CINESI
PER L'IMPIANTO FIAT...
Per Termini Imerese si fa strada l'ipotesi di dividere in tre il
sito dello stabilimento siciliano che la Fiat vuole chiudere. E
anche i dipendenti verrebbero così riassorbiti da tre gruppi
diversi. Accanto alla cordata del finanziere siciliano Simone
Cimino, che punta sull'auto elettrica con l'indiana Reva e la
Pininfarina, potrebbe esserci spazio sia per Gian Mario Rossignolo,
che vuole fare concorrenza alla Mini nel settore delle vetture
compatte, sia per un gruppo cinese, che vorrebbe assemblare auto
in Sicilia ed esportarle con il marchio made in Italy. «L'area è
molto grande, c'è spazio per tutti e tre» sostiene Cimino. (E.R.)
MARCHIONNE:
"SENZA INTESA RIVEDERE POMIGLIANO"...
Da Il Giornale.it - "Spero che si possa giungere ad una rapida
conclusione perchè presto sarà impossibile accettare ulteriori
ritardi". Lo afferma l'a.d. della Fiat, Sergio Marchionne, a
proposito dell'incontro con i sindacati su Pomigliano.
"I tempi -
dice - stanno diventando stretti. Il protrarsi della trattativa
con i sindacati ha già provocato lo slittamento degli investimenti
necessari per l'avvio della produzione. In assenza di un accordo
che offra adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile
riconsiderare il progetto e prendere in considerazione ipotesi
alternative per la produzione della futura Panda".
La Fiat -
spiega l'azienda in una nota - ritiene necessario che il piano
venga definito con le organizzazioni sindacali che dovranno
assumersi la responsabilità di garantirne la successiva
realizzazione, assicurando il funzionamento degli strumenti che
congiuntamente verranno adottati. La sopravvivenza e il rilancio
dello stabilimento dipenderanno dal livello di competitività che
saprà raggiungere e mantenere nel tempo in termini di costi,
qualità e rapidità di risposta al mercato.
Bisogna che
tutti abbiano il coraggio di operare un profondo cambiamento -
dice ancora la Fiat - che superi gli schemi e i comportamenti del
passato, incompatibili con le sfide future. Per assicurare il
futuro di Pomigliano e di tutta la struttura produttiva in Italia
occorre rendere gli impianti più efficienti e più competitivi. Le
nuove proposte della Fiat sono quelle minime per poter giocare un
ruolo non marginale nella competizione internazionale. Il mancato
allineamento ai migliori standard produttivi sarebbe molto
penalizzante per lo stabilimento e ne renderebbe precario il
futuro. La Fiat non può rischiare il lancio di una vettura
fondamentale come la Panda producendola in un impianto non
competitivo.
2 - MASERATI
VERSO MARANELLO RINASCE IL POLO DEL LUSSO?...
Nel quartier generale del Lingotto, in via Nizza a Torino,
l'indiscrezione non trova conferma. Ma fonti vicine
all'azionariato del gruppo Fiat prevedono che presto la Maserati
possa uscire dall'attuale collocazione nell'organigramma
societario del gruppo, direttamente sotto la Fiat Auto, per
confluire sotto la Ferrari spa, ricostituendo il polo del lusso
che già vide luce alcuni anni fa.
In un'ottica
«global», dove se la Ferrari è di gran lunga leader d'immagine di
business anche la casa del Tridente ha qualche carta da giocare. E
intende farlo sfruttando le sinergie commerciali e di
comunicazione che da Maranello il Cavallino può riverberare sulla
vicina Modena. 28.05.10
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IL LINGOTTO DEI PRENDITORI
Intanto a Torino va in scena un regolamento di conti in
piena regola. La Stampa di ieri spara due paginate al
vetriolo contro il neo vicepresidente del Piemonte, l'ex
golden boy della Dc locale Roberto Rosso, e quello reagisce
così in un'intervista a Paola Setti del Giornale ("Mi
accusano, ma non sono indagato, p.11): "Vede, io critico i
vertici della Fiat, dicendo che prima di Marchionne sono
stati più prenditori che imprenditori. Poi annuncio la
rivoluzione del mercato del lavoro. E il giornale della mia
città mi fa questo sedere senza nemmeno un avviso di
garanzia subito dopo il mio insediamento. Non vorrei aver
calpestato troppi alluci". Già solo per "prenditori", Rosso
for ever! (a proposito, ma che bel cognome, per un
berlusconiano).
10-05-10 |
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AUTO: FIAT 500, SUPERATA QUOTA
500MILA, NASCE "500 MILLESIMA"
(AGI) - Fiat 500
ha superato il traguardo delle 500.000 unita' prodotte in
appena 31 mesi dalla commercializzazione. Per celebrare questo
record il brand realizzera' una speciale showcar, denominata
"Fiat 500 Millesima", realizzata con il contributo
della gente. La vettura avra', infatti, una carrozzeria
completamente ricoperta di 1500 tessere con i volti di
proprietari, personaggi famosi o semplici appassionati che, a
vario titolo, hanno contribuito al successo della
"piccola" di casa Fiat.
Per riservarsi uno spazio e'
sufficiente accedere al sito e utilizzare l'applicativo
dedicato che propone un'immagine in pianta della Fiat 500. In
pochi minuti, dopo essersi registrato l'utente potra'
prenotare uno dei quadrati ancora liberi (il 70% di questi e'
assegnato ai proprietari di Fiat 500) inviando una propria
foto ed anche un breve testo che racconti del suo legame con
la vettura oppure il link ad un proprio video presente su
YouTube o alla pagina personale disponibile su Facebook.
Completata la fase di prenotazione, la
showcar sara' pronta in tre settimane ed iniziera' la
partecipazione ad eventi e Saloni internazionali. Ad oggi
fiat500.com conta una "community" con oltre 120.000
utenti attivi da 206 Paesi, che partecipano alle oltre 30
attivita' online per un totale di quasi 240milioni di pagine
consultate.
01.05.10 |
FIAT: FITCH CONFERMA RATING, OUTLOOK RIMANE NEGATIVO...
Radiocor - Fitch conferma i rating Fiat all'indomani del
piano di separazione delle attivita' automobilistiche dalle
altre del gruppo torinese. L'agenzia ha ribadito il 'BB+' sul
lungo termine e il 'B' sul breve. L'outlook resta negativo.
'Complessivamente - si legge in una nota - lo spin off di Fiat
Industrial potrebbe essere moderatamente negativo per il
profilo di credito di Fiat dal momento che Fitch si aspetta
che i margini di profitto del gruppo saranno piu' bassi senza
Cnh e Iveco e la diversificazione verra' ridotta. Restano
anche alcune incertezze sull'esatto impatto della transazione
sul profilo di credito che dipendono da come il deal sara'
strutturato. In particolare, non e' stato deciso l'ammontare
di cash, di debito e di equity che verra' allocato a Fiat e a
Fiat Industrial'.
22.04.10
LO SMONTEZEMOLATO CHIEDE A MARPIONNE
DI PORTARE LA FERRARI IN BORSA (CON GLI AMICI SCEICCHI A
CACCIA DEL 30%) - IL NO PIERFURBY ALLO SGOMITANTE LUCHINO A
FARE TERZO POLO
Le centinaia di ragazze in minigonna che ieri hano affollato
l'Auditorium di Roma per toccare da vicino Luca di Montezemolo
sono uscite entusiaste e perplesse. Il cuore si e' allargato
quando il ragazzo dei Parioli ha chiuso il suo intervento con
le parole del poeta irlandese Yeats: " nei sogni comincia
la responsabilita' ", parole bellissime che hanno
inumidito gli occhi delle fanciulle in calore per l'ultima
orazione di Montezemolo come presidente della Luiss. Non e'
stata un lectio magistralis e nemmeno un testamento morale, ma
un discorso bifronte che ha lasciato aperti alcuni
interrogativi .
Nelle sue parole e' rimbalzato il
rimpianto per l'esperienza nella Fiat che e' stata evocata
come modello per invertire il senso di marcia del Paese, poi
Luchino rovistando nervosamente i capelli con il gesto che fa
impazzire le donne, ha imboccato la strada della politica e lo
ha fatto con frasi precise e domande retoriche." E' di
destra o di sinistra lottare contro l'evasione fiscale?, e' di
destra o di sinistra ridurre i costi stratosferici della
politica? ".
Le fanciulle in calore si sono
spellate le mani, ma non hanno ricordato che queste stesse
domande le ha fatte negli ultimi tempi in televisione Paolino
Mieli, l'uomo che viene considerato la "mente"
dell'asse centrista Montezemolo -Fini- Casini. Forse l'ha
capito Pierluigi Celli, il direttore generale della Luiss che
si sta chiedendo in questo momento che cosa vorra' fare della
sua carica la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia.
Cio' che conta che al di la del ritornello ossessivo sul
ricambio generazionale e sul merito, Luchino ha usato due
linguaggi: quello di ex presidente della Fiat e quello della
politica verso la quale si dichiara fintamente equidistante.
Allora e' giunto forse il momento di
dire che questo ruolo di Giano bifronte e' stato all'origine
della sua uscita dalla casa dell'automobile. Sembra infatti
che ad accelerare i tempi abbia contribuito l'accusa rivolta
da Sergio Marpionne di navigare nell'ambiguita' in un momento
in cui l'azienda di Torino deve chiarire il suo futuro agli
occhi del Cavaliere e di Tremonti.
Adesso il nodo e' stato sciolto, ma
corrono molti rumors sulla trattativa finale per chiudere la
parentesi dentro la Fiat. Alcuni dicono che il ragazzo dei
Parioli avrebbe chiesto una liquidazione alla Romiti, non
pero' con il pacco di miliardi e la presidenza della Gemina
riconosciuti a Cesarone, ma portandosi a casa la Ferrari. E'
questo il gioiello evocato anche ieri all' Auditorium che puo'
dare visibilita' e gloria fino a quando i giochi della
politica non saranno maturi.
La risposta di Marpionne e di Yaki e'
stato un no secco, ma e' rimasta sullo sfondo la promessa di
una quotazione in borsa della casa di Maranello. Se questo
avverra' vedremo Luchino, gia' impegnato con gli amici di Abu
Dhabi a intermediare operazioni industriali, farsi sotto con i
fondi arabi per mettersi in tasca con i soldi degli altri le
rosse della Formula Uno.
Ci vorra' del tempo e prima di allora
lo vedremo ancora sulla scena per costruire quel Centro
liberal - democratico che sogna insieme a Fini e a Pierfurby
Casini. Due politici in cerca d'autore che non hanno alcun
interesse a dividere la loro leadership con il carisma del
ragazzo dei Parioli. |
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C'È UN ALTRO
TESTIMONIAL CHE SI STA DANDO UN GRAN DA FARE PER TENERE ALTO
IL MADE IN ITALY. È IL CONSOLE ITALIANO DI NEW YORK TALÒ,
FAN ACCESO DELLA "500" FIAT
È un peccato che Mario Draghi durante il suo viaggio a
Washington non si sia fermato a New York.
Nella Grande Mela gli italiani
danno spettacolo, e non stiamo parlando di Sergio Marpionne o
di Yaki Elkann, la cui nomina è finita in poche righe della
cronaca mondana. E nemmeno di Teresa De Sio, l'attrice che
allo "Space Symphony" ha messo in scena
"Divinamente New York".
La performance più divertente
dei giorni scorsi l'ha realizzata proprio la Banca d'Italia di
intesa con il ministero dell'Economia e l'Istituto Italiano di
Cultura. Venerdì sera presso la "Casa italiana"
Zerilli Marimò di Manhattan è andata in scena una
performance dedicata a ripercorrere la vita e la figura di
Donato Menichella, l'ex-Governatore meridionale di Bankitalia
scomparso nel 1984. Lo spettacolo faceva parte di un simposio
al quale hanno partecipato il direttore generale, Fabrizio
Saccomanni, l'economista Fabrizio Barca del ministero
dell'Economia, e la professoressa Leandra D'Antone della
Sapienza di Roma.
Sul palcoscenico si sono mossi
gli attori della Compagnia Teatroscalo che hanno riproposto il
pensiero di Menichella come testimone chiave del Sud d'Italia.
C'è però un altro testimonial
che si sta dando un gran da fare per tenere alto il made in
Italy. È il console italiano Francesco Maria Talò,
l'ex-luogotenente dei carabinieri che dall'agosto 2007 svolge
la sua funzione diplomatica nella città americana. L'aspetto
più curioso e più discutibile della sua passione per
l'Italia è rappresentato dall'impegno con cui cerca di
pubblicizzare la nuova "500" della Fiat. A questo
proposito il 52enne diplomatico di La Spezia si è prestato a
una gag intitolata "Frank&Fred in the road" che
si può vedere sul sito www.I-italy.org .
A New York gli stessi italiani
si chiedono con ironia salace per quale ragione il buon Talò
si presti a queste sceneggiate.
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IDEA
BARCLAYS PER FIAT: TAGLI E AZIONI AI SINDACATI...
A.
Mal. per "il Sole 24 Ore" - La soluzione per lo scorporo di
Fiat auto? Dare il 25% ai sindacati in cambio del sì a
11mila licenziamenti. La proposta quanto meno insolita
arriva da un report di Barclays Capital che cita più volte
Antonio Gramsci (anche questo non capita tutti i giorni) per
sostenere la seguente tesi: «gli operai italiani di Fiat non
sono sfruttati, ma sfruttano i lavoratori e i consumatori di
Brasile e Polonia» perché senza i profitti in questi Paesi,
Fiat Auto non sarebbe in grado di mantenere i posti di
lavoro in Italia.
La
soluzione, secondo gli analisti della banca, potrebbe essere
quella adottata l'anno scorso sia da General Motors sia da
Chrysler (ma che nessuno in Europa ha finora mai osato
proporre): cedere ai sindacati il 25% di Fiat Auto -
valutato dalla banca 2,5 miliardi di euro - in cambio del sì
a 11mila tagli in Italia; ciò farebbe tornare
istantaneamente in attivo le attività italiane di Fiat Auto,
mentre i sindacati potrebbero, con quei fondi, garantire
60mila euro l'anno per 5 anni ai lavoratori licenziati.
25.04.10
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SUPERBONUS
SALVA-FIAT - LO STATO RIPAGA I 400MLN€ DELLO SCONTO ANTICIPATO
DALL’AZIENDA PER GLI INCENTIVI STATALI – DICHIARAZIONE D’AMORE DI
SCAJOLA SU “LA STAMPA”: “IO NON PARTECIPO AL TIRO AL BERSAGLIO”
(ALTRO DENARO IN ARRIVO PER L’INNOVAZIONE INDUSTRIALE?)…
Chiara Paolin per "Il Fatto"
La parola
d'ordine è ergonomia. L'incontro svoltosi martedì pomeriggio a
Roma tra il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, e
l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha sancito
il trionfo delle linee morbide. Si parlava del futuro di
Pomigliano d'Arco, tema spigolosissimo, 5.200 dipendenti
utilizzati quest'anno al 32%. Circa 500 potrebbero andare in
pensione, ma che fare per gli altri? L'idea è di portare in
Campania la produzione della nuova Panda trasferendola dalla
Polonia.
Ma gli
stabilimenti subiranno un totale stravolgimento produttivo:
altissima automazione, sistemi ergonomici di assemblaggio, grande
flessibilità da parte degli operai nel seguire i nuovi ritmi di
lavoro. Marchionne è stato chiaro nel dettare le condizioni per
l'arrivo della Panda a Pomigliano: "Non intendo essere costretto a
passare i miei fine settimana in trattative snervanti per un
sabato lavorativo in più o per qualche altra forma di
flessibilità". Insomma, se si stringeranno i denti, niente
chiusura o tagli drastici: solo Termini Imerese sarà abbandonato
da Fiat a fine 2011, Pomigliano invece si trasformerà in un polo
tecnologicamente avanzato.
"
Molti
aspetti restano da chiarire, i sindacati scalpitano per conoscere
i dettagli operativi, ma il clima generale è cambiato. Il primo
passo serio di riavvicinamento tra il governo e Fiat è stato lo
sblocco dei fondi per gli ecoincentivi 2009: l'ok arrivato qualche
giorno fa dall'Agenzia delle Entrate ha chiuso una crisi
diplomatica iniziata lo scorso novembre. Allora, mentre tutti
discutevano animatamente sull'ipotesi di rinnovare anche per il
2010 l'aiuto statale al settore auto, fece scalpore la
dichiarazione di Marchionne: "Sugli incentivi deciderà il governo.
Ma noi stiamo ancora aspettando i 400 milioni di euro che lo Stato
ci deve".
Apriti
cielo. Nella bagarre delle reazioni, tra chi ricordava come Fiat
sia stata foraggiata costantemente da fondi pubblici e chi invece
negava l'appoggio economico governativo negli ultimi anni (disse
Montezemolo: "Mai preso un euro"), si cominciò a fare i conti.
Scoprendo che l'ad diceva la pura verità: Fiat aveva anticipato ai
suoi clienti lo sconto previsto dagli incentivi statali, in attesa
di essere poi ripagata dallo Stato.
A fine 2009
la cifra s'è fatta consistente, circa 500 milioni per i quali i
tecnici dell'Agenzia delle Entrare, avevano immaginato non un
ritorno cash ma un'operazione di tipo fiscale. Ovvero, la
compensazione tra i crediti Fiat (gli incentivi anticipati) e le
imposte dovute dal gruppo all'erario. Ma c'era ancora un problema:
il credito superava abbondantemente il debito. Così l'Agenzia ha
deciso di attribuire a Fiat direttamente un bonus, un vero e
proprio credito fiscale, cedibile anche a terzi.
Quasi un
assegno circolare da sfruttare sia all'interno che all'esterno del
gruppo. Il 5 marzo un'apposita risoluzione ha chiarito ogni
dettaglio, dando finalmente il via libera all'operazione. Giusto
nei giorni in cui veniva presentato il decreto Incentivi,
totalmente privo di fondi per l'auto. Una scelta storica,
criticata da sindacati e lavoratori, viste le difficoltà del
settore, ma non dai vertici aziendali. Che si sono invece molto
agitati per le indiscrezioni emerse sui tagli contenuti nel Piano
Strategico attualmente in fase di elaborazione: 5 mila posti in
bilico secondo i rumors, nessuna conferma né smentita dalle
"precisazioni" firmate Marchionne.
Bisognerà
dunque attendere il 21 aprile per conoscere i nuovi assetti, ma
qualche segnale interessante è già arrivato. Qualche giorno fa
Scajola ha fatto una mezza dichiarazione d'amore alla Fiat sulle
pagine de "La Stampa", il quotidiano del gruppo torinese: "Molti
politici e sindacalisti hanno con la Fiat un rapporto complesso e
a volte poco razionale. Ma io non partecipo al tiro al bersaglio".
Lui no, e anzi si dimostra interlocutore più che attento anche
quando deve aprire i cordoni della borsa.
Perché
Tremonti avrà avuto i 300 milioni di incentivi da gestire, ma
anche Scajola ha cominciato a fare sul serio con la sua lampada di
Aladino. Trattasi di Industria 2015, il progetto ideato
dall'allora ministro Bersani per favorire l'innovazione
industriale, un'area di autonomia e indipendenza difesa con i
denti dal ministro dello Sviluppo.
Dopo un
avvio incerto, Industria 2015 sta faticosamente decollando, con i
primi cicli d'investimento ormai lanciati: il bando Made in Italy
(180 milioni di euro la dotazione) distribuisce denaro a 429
obiettivi, ma è partito anche quello sull'Efficienza energetica
(altri 200 milioni) che vede tra i beneficiari Fiat per alcuni
progetti di ricerca e innovazione. Non grandi cifre.
Non si
raggiungono gli 80 milioni, ma sono in molti a giurare che proprio
dal finanziamento ai progetti più futuribili passi il destino
delle buone relazioni tra Torino e Roma. Del resto, nei bandi di
Industria 2015 c'è praticamente di tutto, dall'ideazione di nuovi
"macchinari per l'essiccazione della pasta lunga" conferito alla
Fava Spa ai fondi per mega aziende come Enel e Telecom. Fiat ci
può stare benissimo.
[06-04-2010]
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Fiat: Fiom,
presidio operai davanti a Lingotto il 21 aprile
Sincadato,
non far passare sotto silenzio condizione lavoratori
02 aprile, 18:12 ANSA) - TORINO, 2 APR - I lavoratori del gruppo Fiat
manifesteranno davanti al Lingotto di Torino in occasione della
presentazione del piano industriale in programma il prossimo 21
aprile.
La mobilitazione e' organizzata dalla Fiom. ''L'iniziativa -
spiegano Giorgio Airaudo, segretario generale Fiom Piemonte, e
Federico Bellono, numero uno della Fiom di Torino - ha lo scopo di
non fare passare sotto silenzio la condizione delle lavoratrici e
dei lavoratori del gruppo Fiat che in molti stabilimenti, da
Termini Imerese a Mirafiori, hanno contribuito alla tenuta del
gruppo con molte ore di cassa integrazione che hanno defalcato
salari gia' molto bassi''. (ANSA).
14.04.10 |
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FIAT
NEWS
Riduzione dei modelli da 12 a 8 e "solo" 5 mila
lavoratori da far fuori. "Sempre più in Polonia la
produzione dei motori delle utilitarie". Ecco il nuovo
piano del Marpionne di turno per Fiat. E come ci spiega su
Repubblica Mastro Salvatore Cipolla da Tropea: "Gli
Agnelli accelerano sullo scorporo dell'auto" (p.1). A noi
coprofili lo "scorporo" ci piace sempre un casino,
specie appena alzati e con i giornali in mano.
E
ci piacerebbe anche lo scorporo degli Agnelli dall'Italia.
Anche nel loro interesse, visto che il Tesoro di Nonno Gianni
tanto non è qui (altrimenti l'Agenzia delle entrate l'avrebbe
già trovato, vero?).
FIAT:
il nuovo piano prevede piu' vetture in Italia, ma tagli anche
a Mirafiori. A un passo la separazione in due del gruppo con
le attivita' extra-auto verso John Elkann. Sempre piu' in
Polonia la produzione dei motori delle utilitarie (La
Repubblica, pag. 2-3)
PRECISAZIONI SULLE INDISCREZIONI DEL
QUOTIDIANO LA REPUBBLICA
In relazione alle
notizie pubblicate oggi sul quotidiano la Repubblica sulle
ipotesi di spin off del settore auto, non si può che ribadire
quanto già detto in un comunicato stampa, emesso il 6 marzo
scorso su richiesta della Consob, in cui si rimandava alla
presentazione del Piano Strategico del Gruppo per il periodo
2010-2014, che verrà illustrato il prossimo 21 aprile.
Eventuali
decisioni che dovessero essere conseguenti alla realizzazione
del Piano Strategico saranno adottate dagli organi sociali e
comunicate al mercato secondo quanto previsto dalla normativa.
Ogni notizia circa
ipotizzate operazioni straordinarie e relativi modalità,
tempi, perimetro e valori è frutto di congetture, nate al di
fuori del Gruppo.
Per quanto
riguarda invece le indiscrezioni del quotidiano sul piano
produttivo in Italia, la Fiat precisa che ha presentato il
progetto industriale, che abbraccia un arco temporale di due
anni (2010-2011), nel corso dell’incontro che si è tenuto
lo scorso 22 dicembre a Palazzo Chigi con le Istituzioni e i
Sindacati.
In
quell’occasione sono stati illustrati, nel dettaglio, il
piano gamma prodotto, comprese le vetture di derivazione
Chrysler, e le allocazioni produttive dei singoli modelli per
ogni stabilimento.
Il progetto, come
noto, prevede per i prossimi due anni un enorme impegno
finanziario della Fiat in Italia: verranno spesati, per
investimenti e attività di ricerca e sviluppo, due terzi
degli oltre 8 miliardi di euro previsti complessivamente per
tutte le attività del Gruppo nel mondo.
Vale la pena
ricordare che, pur in presenza di mercati internazionali
difficilissimi per il settore auto, la Fiat, per evitare i
licenziamenti, ha fatto ogni sforzo possibile per mitigare le
conseguenze della crisi sui lavoratori, facendo ricorso a 30
milioni di ore di cassa integrazione nel 2009.
Al momento il
Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico
per il 2010-2014 e qualsiasi anticipazione giornalistica è
assolutamente prematura e priva di ogni fondamento.
Torino, 24 marzo 2010
FIAT CORRE (+4%) IN BORSA SU IPOTESI PIANO
MARCHIONNE...
(ANSA) - Si rafforza la corrente di acquisti su Fiat in
Piazza Affari dopo le ipotesi sul nuovo piano industriale, non
commentate dalla casa di Torino: il titolo cresce del 4,31% a
9,805 euro. Forti gli scambi: al momento sono passate di mano
oltre 20 milioni di azioni, contro una media quotidiana
dell'ultimo mese di Borsa di 29 milioni di 'pezzi' trattati.
- FIAT: ANTICIPAZIONI SU PIANO PRIVE DI OGNI
FONDAMENTO...
(ANSA) - "Al momento il Gruppo è impegnato nella
preparazione del Piano Strategico per il 2010-2014 e qualsiasi
anticipazione giornalistica è assolutamente prematura e priva
di ogni fondamento". Lo afferma in una nota la casa
torinese.
3 - SACCONI: INQUIETANTI INDISCREZIONI SU PRESUNTO PIANO
5MILA ESUBERI...
Radiocor - 'Le indiscrezioni su un presunto piano Fiat
caratterizzato da ben 5 mila esuberi occupazionali sono
inquietanti e suscitano allarme sociale'. Cosi' il ministro
del Lavoro, Maurizio Sacconi, in una nota. 'Solleva un
legittimo interrogativo l'affermazione del portavoce della
Fiat secondo la quale le indiscrezioni stesse 'sono una
provocazione politica a pochi giorni dalle elezioni'. In ogni
caso il Governo - conclude Sacconi - proseguira' con fermezza
nel dialogo con le parti, lungo la linea tenuta a difesa di un
legittimo interesse nazionale a tutela prioritaria dei siti
produttivi e dei posti di lavoro in Italia'.
4 - MARCHIONNE: PER SPIN OFF AUTO NON NECESSARIO
CONSOLIDARE CHRYSLER...
Radiocor - Per un eventuale spin off del settore auto non
e' necessario consolidare la Chrysler. Lo ha detto l'a.d. di
Fiat, Sergio Marchionne arrivando all'Unione industriali di
Torino. 'Con il 20% della casa americana - ha detto
rispondendo ad una domanda dei giornalisti - abbiamo gia' il
controllo, quindi non e' necessario inserire nel bilancio
consolidato la partecipazione in Chrysler'. |
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Fiat
Group Automobiles e Chrysler Group LLC procedono
nell’integrazione delle attività di distribuzione in Europa
Fiat
Group Automobiles S.p.A. e Chrysler Group LLC fanno un
ulteriore passo avanti nel processo di integrazione delle
rispettive attività di distribuzione in Europa.
A
partire da Aprile 2010 FGA svolgerà attività commerciali di
supporto alla vendita e all’assistenza di prodotti dei
marchi Chrysler, Jeep® e Dodge in diversi paesi europei e
sostituirà progressivamente Daimler nello svolgimento di
queste operazioni.
FGA
Capital ha già preso il posto di Daimler per la fornitura di
servizi finanziari alla Chrysler in Europa.
Le
attività e i dipendenti delle società di vendita Chrysler
nei vari paesi europei saranno progressivamente trasferiti
nelle corrispondenti società commerciali di Fiat Group
Automobiles.
Torino, 15 marzo 2010
Dichiarazione
di un portavoce della Fiat
In relazione all’articolo pubblicato oggi sul sito de
L’Espresso intitolato “Fiat, il verde è optional” un
portavoce della Fiat precisa:
“La
Fiat non è al corrente di iniziative giudiziarie riguardanti
il suo stabilimento di Cassino né di indagini a carico di
alcun dirigente dell’azienda.
I
rifiuti provenienti dallo stabilimento derivano da un
normale ciclo industriale e il loro trattamento e
smaltimento viene effettuato da anni, in totale autonomia e
con propri impianti, dalla società Fenice che non è
controllata dalla Fiat, come erroneamente sostiene
L’Espresso, ma al cento per cento dal gruppo francese EDF,
uno dei più grandi operatori energetici in Europa”.
Torino, 18 febbraio 2010
Su
richiesta di Consob, in relazione alle notizie pubblicate
sulla stampa di questi ultimi giorni sulle ipotesi di spin
off del settore auto, Fiat comunica di aver da tempo
annunciato che il 21 aprile 2010 presenterà il proprio Piano
Strategico per il periodo 2010-2014.
In
tale occasione, il Gruppo, oltre a fornire al mercato i
target economico-finanziari di ciascun settore, renderà
pubbliche le direttrici lungo le quali si muoverà lo
sviluppo strategico ed il posizionamento di ciascuno dei
suoi business e del Gruppo.
Le
eventuali decisioni che dovessero essere conseguenti alla
realizzazione del Piano Strategico saranno adottate dagli
organi sociali e comunicate al mercato secondo quanto
previsto dalla normativa.
Al
momento, peraltro, il Gruppo è impegnato nella preparazione
del Piano Strategico ed ogni notizia circa ipotizzate
operazioni straordinarie e relativi modalità, tempi,
perimetro e valori è frutto di congetture, nate al di fuori
del Gruppo.
Si fa
infine presente che la società non ha al momento in
programma alcun consiglio di amministrazione al di fuori di
quelli già annunciati.
Torino, 6 marzo 2010 |
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- FIAT: PER TERMINI BANDO
INTERNAZIONALE ENTRO LA FINE DEL MESE...
Radiocor - Sono 16 le
manifestazioni di interesse arrivate per lo stabilimento Fiat
di Termini Imerese di cui 7 per l'automotive, e il ministero
dello Sviluppo economico intende fare un bando internazionale
entro la fine del mese per raccogliere altre proposte. E'
quanto emerge, secondo quanto si apprende dai partecipanti
all'incontro, nel corso della riunione tecnica al ministero
dello Sviluppo economico tra azienda, sindacati e tecnici del
ministero. La Regione Sicilia ha confermato la disponibilita'
a investimenti per 350 milioni di euro, altri 100 milioni
disponibili dal ministero.
- FIAT: ELKANN, NON ANTICIPO NULLA
RISPETTO AL 21 APRILE...
(AGI) - "Non
anticipo nulla rispetto all'Investor day del 21 aprile".
Cosi' il vicepresidente di Fiat, John Elkann, ha risposto ai
giornalisti a margine della presentazione del rapporto sulla
scuola della Fondazione Agnelli, a proposito dello spin off
dell'auto.
1 - PERCHÉ E PERCOME IL FISCO
ELVETICO SNOBBA IL TESORO DEGLI AGNELLI? AH, SAPERLO...
Ezio Rocchi-Balbi per http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=46650
Una saga familiare e giudiziaria made
in Switzerland. Tutto nero su bianco sul nuovo libro di Gigi
Moncalvo, "I lupi & gli agnelli", inclusa una
partita fiscale che non ha lasciato tracce sul territorio
elvetico. Stupito dell'apparente disinteresse che le autorità
fiscali riservano all'intero affaire è lo stesso autore del
libro: "Quello che non capisco è come mai il fisco
elvetico sembra ignorare tutta questa montagna di transazioni
e capitali... - rivela Moncalvo al Caffè - Dei capitali
esteri della famiglia Agnelli il fisco italiano se n'era
almeno occupato ai tempi di ‘mani pulite' . E quello che
allora si era ‘sistemato' in qualche modo, probabilmente con
un accordo, potrebbe riaprirsi ora col procedimento
giudiziario di Margherita previsto a marzo. ".
Ufficialmente le ombre e i misteri
della famiglia più potente d'Italia, gli Agnelli, dovrebbero
dipanarsi a Torino, dove è in dibattimento la causa che
oppone Margherita al resto del parentado (ma sarebbe più
corretto dire ai loro potentissimi rappresentanti legali), ma
basta sfogliare il libro di Moncalvo per comprendere che il
crocevia multimilionario della dinastia, da sempre, è
rossocrociato.
Ma se non è difficile comprendere
perchè - almeno finora - la macchina fiscale italiana abbia
manifestato un certo disinteresse per quel coacervo di
fondazioni, finanziarie e trust riconducibili allo scomparso
Gianni Agnelli, è curioso che le autorità elvetiche non
mettano lingua in un "tesoretto" valutato tra gli
800 e i 2mila milioni di euro. A tanto ammonterebbe, infatti,
almeno parte del patrimonio custodito all'estero.
Parte che, guarda caso, viene stimata
solo dal 2005, quando venne formalizzato l'accordo tombale tra
la figlia Margherita e la madre Marella, vedova dell'avvocato.
Ed è stato proprio il ricorso di Margherita, che ha
denunciato la mancata corresponsione di parte di questa
fortuna a lei sconosciuta. Una fortuna che sembra avere tutte
le sue radici ben ancorate sul territorio elvetico.
"Il family office di Zurigo
gestito dall'avvocato Sigfrid Maron era costituito da undici
persone che, quotidianamente, si occupavano solo del
patrimonio dell'Avvocato - spiega Moncalvo -. Non
dimentichiamo, del resto, che tutti i protagonisti di questa
saga familiare e finanziaria figurano come residenti in
Svizzera". Effettivamente la dinastia torinese sembra
usare i dintorni del Lingotto o a Mirafiori solo come
posteggio dell'auto; tutto il resto si svolge tra Lugano,
S.Moritz, Ginevra e, naturalmente, Zurigo.
Lo stesso avvocato Maron, negli atti
processuali che Moncalvo ha avuto modo di studiare a fondo (il
libro gli è costato due anni di preparazione), viene definito
solo "un dipendente" di Sadco e Sacofin, società di
gestione di patrimoni. Nomi che dicono poco o nulla, ma il
Sole 24ore, ricostruendo la loro storia tra Svizzera e
Lussemburgo, individua una galassia di società estere, dal
Delaware alle Isole Vergini britanniche, ma tutti i fili della
ragnatela riconducono in Geferstrasse 24, Zurigo.
Come non è un caso che studi legali e
parcelle milionarie rimbalzino da una parte all'altra del
pianeta senza perdere quell'imprinting rossocrociato che
caratterizza tutta la saga. Lo studio ginevrino Patry e Gamna,
ad esempio, si vede saldare una parcella di 25 milioni di euro
da Margherita Agnelli, nel 2004, con un fax inviato alla
filiale Ubs di Singapore, che finisce alla Pkb privatbank
zurighese.
E peccato che dallo studio legale
Chiomenti, cui Gamna è associato, non risulta emessa alcuna
fattura a riguardo. Solo in seguito lo studio Lachenal Patry
di Ginevra emette una fattura di oltre 15 milioni intestato a
Margherita con la cusale "Litige Successoral". Una
lite per successione che, inevitabilmente, solleva il sipario
sugli aspetti più segreti di Gianni Agnelli, il passato e il
presente economico dell'intera dinastia.
2 - È STATO TROVATO, BLOCCATO E SEQUESTRATO IL
TESORETTO DI EMANUELE GAMNA, L'EX AVVOCATO DI MARGHERITA
AGNELLI DE PAHLEN CHE INCASSÒ IN NERO SU UN CONTO CIFRATO
SVIZZERO 15 MILIONI DI EURO
Mario Gerevini per il Corriere della Sera
È stato trovato, bloccato e
sequestrato il tesoretto di Emanuele Gamna, l'ex avvocato di
Margherita Agnelli de Pahlen che incassò in nero su un conto
cifrato svizzero 15 milioni di euro. Quei soldi, dirottati
alle Channel Islands e ora riapparsi in una banca di Ginevra,
erano stati bonificati anni fa dalla figlia di Gianni Agnelli
sul conto «449 Kloten» della Pkb Privatbank di Lugano
riconducibile a Gamna: erano il compenso per l'attività
svolta dall'illustre professionista (2003-2004) nella
divisione dell'eredità miliardaria di Gianni Agnelli.
Poi però Margherita impugnò gli
accordi ereditari e nell'offensiva legale a tutto campo
contestò al suo ex avvocato (torinese, 58 anni, partner dello
Studio Chiomenti fino al giugno 2009), «l'esorbitante somma»
e lo denunciò alla Procura della Repubblica per evasione
fiscale.
Un esposto penale contro l'ex partner
è stato presentato anche dallo Studio Chiomenti. Secondo
quanto ha dichiarato all'autorità giudiziaria l'avvocato
svizzero Charles Poncet, la sua cliente Margherita Agnelli a
metà 2008 «respinse sdegnata l'offerta» di Gamna di
restituire un terzo della somma ricevuta, «non tanto per
l'importo ma perché riteneva di essere stata tradita come
amica prima ancora che come assistita».
Oggi Gamna è accusato dai pm di
Milano Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, titolari dell'inchiesta,
di truffa ai danni dello Stato (ma non infedele patrocinio
come era stato scritto in passato). Contro Poncet c'è
l'ipotesi di tentata estorsione ai danni di Gamna, in concorso
con la cliente Margherita Agnelli.
Avrebbero tentato di estorcergli un
affidavit (una sorta di giuramento) a sostegno delle loro tesi
nella disputa sull'eredità. Nel frattempo, però, il
tesoretto svizzero di Gamna sembrava scomparso nel nulla,
inghiottito dal conto «449 Kloten» e poi finito chissà
dove. Un anno e mezzo fa nel tentativo di «aggredire» la
provvista, Margherita aveva ottenuto dal Pretore di Lugano un
decreto di sequestro del conto alla banca Pkb.
Motivo: «restituzione onorari
indebitamente percepiti». Ma i soldi erano spariti. La somma
pretesa dalla signora de Pahlen era in realtà di circa 25
milioni perché comprendeva anche l'onorario (10 milioni),
fatturato e dichiarato al fisco elvetico, del codifensore Jean
Patry. Sul resto buio totale. Finché nelle ultime settimane
fa breccia, nella granitica riservatezza svizzera,
l'indiscrezione che a Ginevra sia intervenuta la magistratura
locale su «un famoso conto italiano». Ma quale? E perché?
L'indiscrezione prende forma e si
arriva in Rue Charles-Galland 12, quartiere elegante di
Ginevra, edifici fine '800 di gran lusso. Il numero 12, a
poche decine di metri dal Consolato d'Italia e dal Museo
dell'arte e della storia, è la sede ginevrina della banca
ticinese Pkb. Sempre lei, quella del conto «447 Kloten». Pkb
è molto «italiana» sia per clientela, sia per azionisti di
riferimento, ovvero la famiglia Trabaldo Togna.
Il presidente di Pkb è Jean Patry,
proprio il collega di Gamna che tutelò gli interessi di
Margherita nel negoziato sull'eredità. Qui, nella palazzina
di due piani arrivano quasi 14 milioni di euro provenienti,
pare, da una filiale delle Channel Islands (Isole del Canale)
di Hsbc, il colosso bancario con sede a Londra. Sono i soldi
di Gamna che erano parcheggiati nelle isole al largo della
Normandia.
Proviamo a chiedere informazioni
all'indirizzo E-mail (offshore@hsbc.com) della filiale Hsbc da
cui è partito il bonifico: nessuna risposta. L'operazione non
sfugge alle comunicazioni antiriciclaggio e la magistratura
svizzera, che già era preallertata sul dossier, blocca
immediatamente i 14 milioni in arrivo alla Pkb di Ginevra. Il
passo successivo è il sequestro giudiziale. E non può essere
che la naturale conseguenza della collaborazione con la
Procura di Milano, il soggetto che ha l'interesse diretto.
In tutta l'operazione, tuttavia,
potrebbe anche esserci stata la collaborazione dello stesso
Gamna il quale sembra avesse intavolato una trattativa con
l'Agenzia delle Entrate per scudare la somma. Alla fine,
comunque, i soldi della parcella fantasma sono stati
individuati e sequestrati. E ora, almeno in parte, potrebbero
tornare «a casa» cioè nella disponibilità dell'Agenzia
delle Entrate, passando attraverso il conto corrente Bnl del
Tribunale di Milano. Che non è cifrato nè tantomeno
off-shore.
[09-03-2010] |
FIAT ADDIO
(DAGO TRACCIA IL SOLCO, MARPIONNE LO DIFENDE) - Per la prima
volta viene ammessa pubblicamente quella che veniva sempre
indicata come un'indiscrezione. Il gruppo Fiat discuterà
ufficialmente la possibilità di un distacco del settore auto
da tutte le attività della conglomerata torinese che poi
potrebbe portare in futuro alla creazione di unico colosso
automobilistico attraverso una successiva fusione con
Chrysler...
Corriere.it
Per la prima volta viene ammessa
pubblicamente quella che veniva sempre indicata come
un'indiscrezione. Il gruppo Fiat discuterà ufficialmente la
possibilità di un distacco del settore auto da tutte le
attività della conglomerata torinese che poi potrebbe portare
in futuro alla creazione di unico colosso automobilistico
attraverso una successiva fusione con Chrysler. «Spin off
dell'auto? È un tormentone, ne parleremo il 21 aprile quando
presenteremo il piano di sviluppo del gruppo» ha detto
l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne
in visita al Salone dell'auto di Ginevra.
ALLEANZA CON PEUGEOT - A chi gli domandava poi se sia
ipotizzabile un allargamento all'auto dell'alleanza con
Peugeot esistente per i veicoli commerciali Marchionne ha
risposto: «Per il momento no: le relazioni sono ottime per i
veicoli commerciali. Lo sviluppo continuerà ad andare avanti».
TERMINI IMERESE - L'amministratore delegato di Fiat
si è poi soffermato sul problema della chiusura dello
stabilimento sicialiano di Termini Imerese: «Non voglio
aggiungere più niente su Termini Imerese. È un problema che
sta diventando molto difficile da gestire dal punto di vista
mediatico. Quello che mi dispiace veramente è che questa
storia la stanno vivendo sulla pelle i lavoratori di Termini
Imerese. La Fiat farà il possibile».
MERCATO DELL'AUTO - Marchionne ha poi ribadito che
senza gli incentivi il mercato italiano è atteso quest'anno
attorno a 1,75 milioni di unità: «In Italia bisognerà
aspettare il 2013 per avere una normalizzazione del mercato
dell'auto. Ci vogliono 3-4 anni perchè il mercato riacquisti
un ritmo normale. Siamo ancora nella stagione delle difficoltà.
L'importante comunque è che la crisi sia passata adesso
abbiamo la possibilità di gestire il futuro».
[03-03-2010]
Non vedo ne capisco il disegno strategico, infatti Fiat
ha smentito ! Mb
FIAT: studia lo
scorporo dell'Auto (dai giornali). Lo spin-off? 'Sul tavolo il
21 aprile', intervista all'a.d. Sergio Marchionne (Il
Giornale, pag. 31).
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Fiat Earnings Teleconference F IM
2010-01-25 16:34:09.530 GMT
Event Date: 01/25/2010
Company Name: Fiat
Event Description:Q4 2009 Earnings Call
Source: Fiat
For more event information and transcripts,
MANAGEMENT DISCUSSION SECTION
Operator:
Good afternoon ladies and gentlemen and
welcome to today's Fiat 2009 Fourth
Quarter and Full Year Results Conference
Call. For your information, today's
conference is being recorded.
At this time, I would like to hand the
conference over to Marco Auriemma,
Head of Fiat's Investor Relations. Mr.
Auriemma, please go ahead sir.
Marco Auriemma, Vice President, Investor
Relations:
Thank you, Marion . Good afternoon to you
all or good morning as the case may
be and welcome to Fiat 2009 Fourth
Quarter and Full Year Results Webcast and
Conference Call.
Mr. Sergio Marchionne, the Chief
Executive and Mr. Maurizio Francescatti, our
Group Treasurer will host today's call as
usual. They will use the material
you should have downloaded from our
website. And after introductory remarks,
we will be available to answer all the
question you may have.
Before moving ahead, let me just remind
you that any forward-looking
statement we might be making during
today's call are subject to the risks and
uncertainties mentioned in the Safe
Harbor statement included in the
presentation materials.
So now, I will turn the call over to Mr.
Sergio Marchionne.
Sergio Marchionne, Chief Executive
Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles:
Thank you and welcome to the 2009
financial results conference. I have had an
opportunity to read some of the remarks
that have been made after the
issuance of the press release this
morning. And I have to compliment some of
you on the quality of the analysis that
has been done after what has been an
incredibly difficult year for every
market participant in the automotive
sector. I'm hoping that as a result of
all this we're going to remove some of
the skepticism that I've noticed in some
of your remarks about '09
performance and certainly in terms of
2010 - our 2010 outlook.
If we could start on Page 2 and just deal
with the 2009 results. We have
spoken, now it is the fourth time that we
have spoken about 2009. And as we
predicted the second half of 2009 has
seen an improvement in the rate of
decline of our top line. This is a
combination of a couple of things. The
first one is that the automotive sector,
the car business has done
phenomenally better than 2008. And
secondly because the fourth quarter of
2008 even by itself was the beginning of
a series of market adjustments which
I think have probably completely in the
fourth quarter of this year.
The automobile sector has had the fourth
highest quarter in its history. And
effectively on a unit sales basis, we
were almost identical to 2008, combined
by - and is a result of the combination
of a strong performance in the second
half in Europe and a consistent strong
performance of our Latin American
operations for the whole year.
CNH is the one that has gone through
probably the most uneven set of trading
conditions for 2009. I'll spend more time
talking about this especially as it
relates to the construction equipment
sector. Iveco, as all truck
manufacturers has had - has seen a
Draconian cut in demand especially at the
heavy end of the product offering.
Although I think the - we're beginning to
see light at the end of the tunnel
certainly in the light and the medium
sector of the offering.
The more important thing to us is that
from a trading profit standpoint, we
delivered in excess of what we promised
of about 1.1 billion and trading
profit margins were 2.1%. There were
sequential improvements
quarter-over-quarter throughout 2009 in
terms of operating margin
performance. The auto sector including
the luxury brands delivered about 719
million worth of earnings. Roughly
two-thirds of that number came out of the
car side, 479 million came out of SG&A.
And we had a good contribution out of
both Ferrari and Maserati, which just by
the nature of the offering would
have been the businesses on the car side
that would have been more severely
impacted by the downturn.
CNH came in at 337 million which is a
long way away from over the - the over
a billion mark that was achieved in 2008.
It was a highest trading
performance of CNH since the merger of
Case and New Holland back in 1999. And
Iveco managed to eke out the trading
profit of 105 million, which was a
combination of a variety of things which
in addition to the sort of rigorous
cost containment efforts that we carried
out throughout the group, Iveco also
benefited from the involvement of special
vehicles and from a strong
performance in Latin America.
We also booked a number of unusual
charges, roughly 700 million, which we'll
deal with in a later slide. On a net
after-tax basis that number is about 600
million. And so it accounts for the
majority of the net loss that we booked
for the year.
The more - the most significant piece of
the performance from '09 was the
amount of cash generation that came out
of the business, we produced over 1.5
billion of cash for the year. Debt levels
are at about 4.4 billion at the end
of 2009, and as a result of that and a
number of capital market activities
that we carried out in the second half of
2009 we're now sitting on 12.4
billion of cash which - and I mean this
was intentional, it was not a mishap.
We intentionally created a large
liquidity buffer in the system to try and
deal with whatever may be coming across
us in the future. And secondly to
give us the highest level of flexibility
from an industrial standpoint in
terms of managing our businesses going
forward.
Moving onto Page 3, as I mentioned we've
got three times as much liquidity as
we had at the end of 2008. Some of you
were voicing concern starting on the
conference call that we had in January of
2009 as it related to 2008
performance, about the fact that the
group may have been needing capital. I
mention to you at the time that any
capital raising efforts have to be
directed towards the debt side of the
balance sheet, that we do not equity,
that we were effectively dealing with a
working capital reversal associated
with the downturn in volumes, and that's
effectively what happen. I mean we
were able to manage through the crisis. I
think we waited for the appropriate
time in which the capital markets came
back and we accessed it with a number
of transactions that gave rise to almost
five billion in liquidity.
We continue to work on the
internationalization of this group. We signed - I
don't want to belabor the point, but I
think the issue about Chrysler and the
integration of Chrysler is well on its
way. We presented our plan to the
markets on November the 4th. We confirm
those targets, the fact that by 2014
Chrysler is expected to generate roughly
$5 billion worth of trading profit.
And so all the initiatives that we have
announced on that data are proceeding
as planned, and I think we expect to see
an improvement in the performance of
this business as we approach the launches
of the significant product
rejuvenation efforts that have been put
in place in the last two quarters of
2009.
Just to remove any doubts, we have higher
liquidity than we had on November
the 4th. The number is less than six
billion, but it's more than what we had
when we talked to you on November the
4th. So Chrysler is doing well. I think
we just need to navigate through 2010,
will allow us to get to a new product
portfolio by the end of 2010.
We have finally found what I consider to
be a permanent, sustainable,
defensible choice in terms of a partner
in China. We signed an agreement with
Guangzhou Automotive, and that process is
fully underway. Hopefully it will
be in market by 2011 with certainly the
beginning of a product portfolio in
China. Our expectation is that we need to
be able to interlink that joint
venture with our Chrysler activity and
bring Chrysler to China within the
context of the general framework that was
signed in the summer of 2009.
We also signed an agreement with KAMAZ in
Russia for the production of
agricultural equipment, for production
and marketing of agricultural
equipment in Russia. This is absolutely
required in order - will allow us to
continue to be competitive in that
marketplace. And I think we found the
right partner to get that done. I think
it's the beginning of a long lasting
and probably deeper relationship with
KAMAZ that we've had so far.
Now in terms of the 2010 outlook which
has been interpreted by some of you
with the degree of caution, I think there
- it is - I mean, I've been running
this business now for a number of years.
I doubt very much that you will find
any automotive house that has been able
to call their trading profitable
performance for the year. We called this
number by the way in the fourth
quarter of 2009.
That gave us the opportunity to target a
number like 1.5 billion for the
whole year. We also expect that net debt
levels will be below five billion.
We're going to register an increase of
anywhere between 30 and 35% in capital
expenditure during the period of time as
a result of the slowdown that we
applied to our capital expenditure
programs in 2009 due to the restricted
availability of capital markets and
funding.
All those things make us relatively
comfortable that we'll have a positive
net income number for the year and that
we'll improve performance by 50% over
current levels. Now some of you may think
that that may not be enough. 50% is
a huge improvement especially when you
consider the level of uncertainty that
still surrounds some of our activities on
a global scale. But I think we have
reviewed the underlying operating
mechanisms of our sectors and we feel
relatively comfortable that based on what
we know as of today that those
numbers are in fact achievable.
If we move onto Slide number 4, obviously
all of the sectors have had a
decrease in turnover compared to 2008.
The important thing is that as has
been the case for most of 2009, the auto
sector continues to be the biggest
profit generator for the group. It
accounts for 70% of the combined trading
profit of the group today.
CNH, as you well know has had an uneven
trading year, has come in at 337
million which is a long way away from the
$1.650 billion we posted in 2008.
But all of it is demand driven,
especially on the construction equipment
side. And I think that Iveco has posted
respectable results given the fact
that market demand for - especially on
the heavy side was drastically cut in
2009 compared to 2008. I mean just in
rough numbers so we understand the
magnitude of the shrink, 2009 for every
three trucks sold in 2008, one was
sold in 2009 at the heavy end. So it's
been a phenomenal cutback in
performance. And I think that the fact
that we survived the event and we
ended up posting positive earnings
reflects a significant achievement for
that management team.
FPT obviously was impacted by the drop in
demand, especially on the
industrial side which is the single
largest component of its earnings
generation. The car side performed well,
but the transfer pricing mechanism
does not allow FPT to make a large amount
of money even if volumes are up.
But obviously the shortfall in industrial
engines was felt by FPT and it
posted a loss for the year of about 25
million.
If we can move onto Slide number 5 which
deals with the P&L, there's really
nothing unusual in the P&L. We'll
discuss the unusual items in detail in a
moment and the composition of the
interest charges that make up the interest
line. We ended up delivering a net loss
of 848, 600 million of which on a net
after tax basis relates to unusual items.
Which are now outlined on Slide 6, you
can see that most of them relate to
restructuring. That restructuring was
pretty well distributed across - was
effectively distributed across all of the
business. We also ended up taking a
write down on some fixed assets
associated with the shortened lives of some
of the platforms and architectures that
we have within Fiat Group
Automobiles, and this has been triggered
by the relationship with price that
- which is going to provide substitute
and more efficient platforms for usage
by FGA going forward.
Then there are a number of other
provisions which totaled 252 million. The
biggest portion of that number relates to
the adjustment of stocks and used
values for Iveco, for our truck business
and for dealing with some of its
Eastern European activities which were
really impacted in a very negative way
as result of the downturn. So we've had
to take back some inventory, rework
it. And the charges associated with those
are reflected in the others column
for Iveco.
More importantly, we have already spent
276 million of the whole charge that
was taken last year. The remainder we'll
be taking for most part in 2010 and
a very small residual will be taken off
in 2011.
Slide number 7 deals with the composition
of the financing charges. There is
nothing unusual other than the reversal
of the equity swap, which was
negative in 2008 by 263 million and ended
up being positive to the tune of
117 million in 2009. The desire that we
have to maintain this liquidity
buffer has got a substantial cost to us.
As you can see, the cost of carrying
in 2009 amount is 209 million - 207
million, and this is based on an average
cash flow of roughly six billion and 350
basis points in spreads between
borrowing costs and the interest that's
associated with maintaining the cash.
This is going to continue going forward.
As long as our interest is
maintained - our focus remains on
maintaining a large liquidity buffer, we
will be encountering the same type of
expense going forward. But it has not
been a bad year given what's gone on here.
Interest charge is below the 800
mark and we're targeting a similar number
for 2010.
Cash flow analysis on Page 8. You can see
that most of the improvements came
out of two things. One was obviously the
amount of cash that was released by
a reduction in working capital levels.
And secondly the substantial reduction
in capital expenditures, it was nearly
five billion in 2008 and went down to
about 3.4 billion in 2009. So 1.5 billion
worth of cash production and debt
levels down to 4.4.
Now if we can just deal on Slide number
10 with industry outlook and sales
volumes. I'm not going to spend much time
dealing with the numbers that we've
posted for 2009. I'll just give you my
views on what I think will happen in
2010.
For one on the car side is the German
government has already announced that
they will not renew the incentive scheme
that it had in place for 2009 and
that will reduce demand on the European
side by roughly a million cars. And
so what we have done now is that we have
targeted effectively two numbers.
One that assumes that the eco-incentive
or the scrapper schemes will be
extended in Europe in some modified form
for 2010. And that would give a
reduction of roughly 12% in volumes in
2010. If they were not to be renewed I
think we're going to see a market down
16%, for us a 16% reduction in volumes
compared to 2009.
Positive thing is that Brazil will
continue to perform well. We're expecting
an uptick of anywhere between two to 3%
on both the light commercial vehicle
side and the passenger car side. And
therefore our expectations are that we
will sell between 1.9 million and 2.1
million cars in 2010.
For those of you who are old enough to
remember what I suggested was the
breakeven point for this business, and I
think I've said there was about
1,840,000 cars. And therefore we can
confirm that we'll still be positive in
earnings in 2010 regardless of whether
the scrapper schemes are renewed or
not. Obviously we would prefer that they
were extended and renewed in
whatever form. I think eventually the
system needs to go back to a normalized
environment. My view is that 2010 is
probably the wrong year to abandon
scrapper scheme. I think that it will
have a pretty drastic impact on demand
on the Western European side, which may
ultimately have a beneficial impact
in terms of people rationalizing capacity
on a permanent basis as we've begun
to do. But I think the level of
uncertainty associated with that position
will also make trading conditions very,
very difficult in Europe.
The light commercial vehicle side has had
- unfortunately it's not had a
great performance in 2010. We were down
27%, and you'll see similar numbers
coming out of the light commercial
vehicle side, out of Iveco. They were down
27% in 2009. And we do not - we don't
expect to see a recovery in the Western
European market in 2010.
So this is an important consideration
because that - as you will see, and I
don't know whether it's in the slide here,
that the real issue for us is that
one light commercial vehicle is not the
equivalent of a passenger car in
terms of contribution. And so the change
in mix is the single largest driver
of the earnings performance of the car
business in 2009.
So on a 2010 to 2009 comparison, the
impact would not be large. But the loss
of - in excess of 100,000 light
commercial vehicles in Europe in 2009 has had
a significant impact on our trading
results. Rough calculations will suggest
that if we had maintained volumes on the
light commercial vehicle side, we
would have probably had earnings that
were as reported, plus 300 million. So
it's been a significant difference. I
think it's going to take a while before
we start seeing volumes that we saw in
2008 come back.
The indication certainly in terms of what
we've seen in December and January
are encouraging. And so we may be overly
negative in terms of the assessment
of the market for 2010. But if we are, it
would make a significant difference
in the earnings performance of the
business.
Brazil is expected to continue to grow as
I mentioned earlier, if you go onto
Slide number 11. I think that one - we
have done - regardless of the
sarcastic remarks that were made by one
of you in connection with our desire
to produce the lowest - the fleet with
the lowest CO2 emissions of any
European car producer, I think this
continues to be our objective. It's
something that we worked at - we have
worked very hard at over the last four
or five years. And it's an objective that
we intend to continue to focus on.
As you can see on the right-hand side of
the slide, we have done significant
product introductions in 2009. We've
introduced the second version of
MultiJet for our diesel engines. We've
introduced the MultiAir, which is also
going to be used by Chrysler in the Fiat
500, which will be available in the
American market in December of this year.
And the engine will be produced in
the United States with this technology.
We continue to work on alternative
fuel, so CNG and LPG continue to be -
continue to represent a significant
portion of the sales that we've had in
2009 and we expect that to continue in
2010.
Obviously the amount of work that has
gone on here, I think there's a chart
that deals with all this going forward in
terms of the streamlining of the
operations, the fact that we have removed
a substantial amount of SG&A costs
across the sector is even more relevant
for the car side which I think has
delivered in excess of what was asked in
terms of contribution to that
effort. And that is something that is now
- I think it's a permanent
achievement of the businesses and
something that will continue to impact
positively on the earnings performance of
the Group going forward.
Inventory is in perfect shape on the car
side. We have a very strong
portfolio coming out of 2009 working into
2010. I think the first quarter of
this year, from an invoicing standpoint,
is pretty well covered, certainly
for January and February and a big chunk
of March. I think a lot of people
are just waiting and hesitating now to
see what the government will do in
connection with the renewal of the
incentive scheme and this is true
especially in Europe. But we've got very
tight inventories in the system. We
will continue to manage demand and
production to ensure that we do not clog
up our distribution channels.
Slide number 13, which deals with CNH,
certainly on the agricultural side it
has been a relatively decent year and we
have performed relatively well. We
have performed relatively well given
what's happened in particular parts of
the market. The international side, which
includes the Eastern block
countries, Russia, the Ukraine and so on,
has gone through a severe period of
contraction because of the lack of access
to credit. And so that's negatively
impacted on our performance in a
significant way in 2009.
We have performed well in other parts of
the country - in other parts of the
world, with the exception of the U.S.,
where I think that although we have
had great success in positioning the
higher horsepower combines in the
marketplace, we've allowed some
competitors to occupy space in the midrange
sector. That's something that's being
addressed certainly in 2010, and it was
already - evidence of that correction was
already visible in the fourth
quarter of 2009.
We expect that this market in 2010 on the
Ag side will decline. I think we'll
have strong performance out of Latin
America. But I think we'll see an
acceleration of the decline in Western
Europe and the U.S. will continue to
perform well, although not at levels that
we have seen in 2009.
The construction equipment side is the
one that's truly been devastated by
the crisis in 2009. We talked about this
throughout the year and we made
reference to this also on the 2008
earnings call. The market has continued
try to find its bottom, I think we
probably hit it in this last quarter of
this year. We're beginning to see a
slight uptick in demand and it's
effectively forecast in our assessment of
what the industry will do in 2010.
We're expecting it to be up both on the
light and heavy end of the spectrum,
with Latin America being the largest
contributor to that recovery.
The U.S. market will probably do better
than it's done in 2009. But that's
not great shakes, given the fact that
volumes that we have experienced in
2009 are probably the lowest that we have
ever seen in any time series that's
available for comparison.
I'm going to skip through Slide number
15, which talks about what we've done
operationally. We've won a number of
awards with these tractors. I think that
the quality of our product offering
continues to be improved. The real issue
for us has been to manage the de-stocking
of the construction equipment
distribution channels. That has started
in a very effective way. At the
beginning of '09, we have done huge
progress in that direction. I think we
continue to work on this certainly for
the first semester of 2010. And I
don't think that we will be turning on
the industrial machine on the
construction equipment side until the
second half of this year.
Inventory trend, as you can see the
benefit of the de-stockings are clearly
visible both at company inventory level
and at dealer levels. And we're going
to continue to focus on this as being the
biggest place from which we expect
cash generation.
CNH of all the businesses has been the
largest contributor to the cash flow
of the fourth quarter. It was certainly
in line with the expectations that
we've had and it reflects the seasonal
trend associated with running that
business.
When we move onto Slide number 17 which
deals with our truck side. We do
expect a recovery in the truck business.
First half probably flat compared to
'09 and some visible, tangible, sizeable
recovery in the second half of this
year. It has been a very difficult year
for all of us. I think that as you
can see from the slide, the heavy side of
- decrease of 44% in volumes.
Eastern Europe has been down by 55%, and
these are significant decreases. I
mean I - it's very, very difficult to try
and find a parallel in history that
shows this kind of Draconian impact on
demand. I think the important thing is
that we have managed the industrial
machine to match the declining demand
curve. And I think to the extent that we
see any uptick in demand, I think
that we will be turning on the industrial
side of this. And I think that we
will be - there will be additional
unexpected benefits from the running on
the industrial machine obviously
associated with the absorption factor of the
fixed cost.
One of the things that's fundamentally
underestimated about Iveco, and some
of the concerns that you have about the
lack of critical size or critical
mass of Iveco is that it totally ignores
the work that was started by the
sector about four years ago as we signed
the joint venture with SAIC and we
entered the Chinese market in a very
significant way. As you can see from the
chart, we are now producing more vehicles
out of China than we are out of
Western Europe. Actually we're selling
more vehicles in China than we're
selling in Western Europe.
This is not insignificant
and it doesn't even reflect the fact that the whole
effort won't materialize until the latter
part of 2010 as we begin to bring
to market the wide array of product that
have been worked on since the
inception of the joint venture. We - our
objective when we started this was
to effectively create a larger Iveco in
Asia. We will deliver this on a joint
venture basis with our partner out of
Asia. And I think we'll talk more about
this on Investor Day when we meet on
April the 21st. But it was - we wanted
to be the largest truck manufacturer in
China as a result of all this, and we
will be. So I think this should allay any
fears about this being - this
business being sub-critical in the medium
to long term.
Slide 19 deals with inventory reduction,
40% roughly across both - across the
dealer network and company stocks. Slide
20 deals with our group purchasing
activities. We're beginning to see the
benefit associated with the
combination of all our purchasing
activities. We were down 3% across the year
with a significant improvement in
purchasing achievement the fourth quarter
of this year - of last year.
I think Side 21 probably tells the whole
story about what happened in 2009. I
think that we went through a severe
process of restructuring and right-sizing
of the organization, and we lost about
8,300 people in the process. A lot of
reductions happened on the white-collar
side, especially at CNH and
especially in North America.
We had a very keen interest in balancing
demand and supply. We want to
maintain a tight rein on working capital
levels for this half that obviously
impacted on the trading profit
performance of these businesses as we left
unabsorbed fixed cost unattended
throughout the period. But I think it was
important for us to finish the year in a
way in which we could effectively
reenter the market in 2010 in association
with the pick up in demand without
having to drag inventory overhangs
through the system. And this has been
accomplished across all business sectors
with no exception.
As important as that accomplishment was,
we were also able to reduce SG&A
cost across the group. We had targeted a
15% reduction compared to 2008. We
achieved a number in excess of 15% across
all sectors. I think the important
thing for us now is to maintain that cost
savings and permanent cost
reduction across the system. And all of
these were designed to allow us to
get ready for 2010, maintain the same
rigor, the same discipline on both
production and expenditures through the
SG&A side.
All the efforts on the world-class
manufacturing front continue. We've
achieved a reduction of 7.4% in terms of
conversion cost in 2009. We've
targeted 6% reduction across all
businesses within 2010, so that work
continuous unabated.
Two important decisions were taken in
2009. One was in connection with the
termination of car making activities out
of our Sicilian plant, which are now
scheduled to stop making cars by the end
of 2011. And the other one is the
re-absorption of the production from our
Imola plant into the other two
Italian plants, one in Lecce and the
other one in San Mauro. So that process
is underway, and both of these decisions
hopefully will bring some level of
sanity to the production capability of
the house.
2010 outlook on Page 22, some people
ridicule the reference to a year of
transitional stabilization. I invite
those people who ridicule the statement
to come over and manage this. I think it
would be very beneficial for people
who sit back as critics of this process.
I don't think people really
understand the amount of devastation
that's gone on onto this collection of
businesses throughout 2009.
I'd like to remind those people on the
call that two of the large car
companies filed for bankruptcy in the
United States in 2009. This is
unprecedented. And I think that a number
of European automotive players that
had to resort to government fundings in
order to bridge their financing
requirements, and it has been by far the
most difficult year that anybody
could have possibly expected. Even at the
beginning of last year I don't
think anybody could have foreseen the
amount of devastation that happened on
the demand side of these businesses.
So Fiat has come out of this process as I
said wiser, I think it's come out
much stronger. It has proved clearly that
it can manage these downturns
effectively. It has done everything that
was asked in terms of objectives. It
has delivered in excess of the trading
profit expectations that we made of
the group and it has built up a
sufficient liquidity buffer to try and
navigate through whatever may be coming
forward in 2010 and later years.
So our assessment of 2010 is - remains
cautious. Although I think we feel
comfortable with reaffirming our
commitment to produce 1.5 billion in trading
profit. We are going to resume in a more
vigorous way the amount of capital
expenditures that we have on the table. I
think that as you well know all of
us have cut back on those programs given
the uncertainty in the market and
given the lack of liquidity that was
available in the capital markets. We're
going to resume this. And we're expecting
a 30 to 35% increase in
expenditures over 2009.
If the eco-incentive systems that are in
place in Italy and in the other
countries in Europe were not to be
renewed in 2010, we expect that the
trading profit of the car side will be
negatively impacted to the tune of 350
to 400 million. This includes the
consequential impact on both Fiat
Powertrain Technologies on the engine
side and transmissions and on the
components piece of the businesses.
So revenues would drop by as a minimum
2.5 billion. We would lose between 350
to 400 million in trading profit, so we
would make between 1,150 and 1,100 in
trading profit for the year. These - this
lack of profit obviously would have
absolutely no tax relief because they
would be happening in Italy where we
don't book debits in association with
these reductions. And therefore it
would fall straight to the bottom line.
The important thing is that if we do have
a reversal of volumes of that
caliber, in all likelihood we will have -
we will also have a reversal of the
negative working capital position
associated with current production levels
which will negatively impact on the debt
levels for the group, and therefore
in all likelihood we will push levels
above the half a - the five billion
mark for 2010.
We - the last slide I think deals with
the announcement of the fact - the
announced of the Fiat Investor Day which
is going to be held in Turin on
April 21, 2010. It will be held the same
day that we release first quarter
earnings. And so you're all cordially
invited to attend.
I have nothing to say on Slide 24 about
the calendar, and I guess we're ready
to take questions.
Marco Auriemma, Vice President, Investor
Relations:
Thank you, Mr. Marchionne. Now we are
ready to start the Q&A session. Marion
, please retrieve the first question.
Q&A
Operator:
Thank you. [Operator Instructions] We'll take the first question from
Brian
Johnson from Barclays Capital.
<Q - Brian Johnson>: Good
afternoon. Could you give us a sense, you talked
about the cash generation at CNH, but the
cash generation in 2009 across the
other units? And then looking
forward to 2010 how that working capital would
play out?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I'm going to pass it on
to Maurizio so I can drink a coffee. Go
ahead.
<A - Maurizio Francescatti>: I
mean, there are some major generators in terms
of cash has been FGA of course, and to
some extent also Iveco through the
de-stocking has produced cash. So the
combinations of ceasing productions
levels have made - have brought the
production of working capital positively
from all of our major sector for 2010.
<Q - Brian Johnson>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: If I can just help
Maurizio now. To the extent that we
effectively de-stocked distribution
channels, everybody across the scheme has
positive cash generation. Because most of
the negative impact of the working
capital reversal was felt probably within
Q4 of 2008 and at least in part in
the first four months of 2009.
On a net basis they're all cash flow
positive on a trading basis. For 2010 if
we're right on the assumption that
volumes will increase, even if they
increase between three and 6%, this will
accomplish two things. One it would
get the industrial machine up and running
again. And to the extent that we've
got negative working capital positions
across these, sectors we will produce
cash as a result. And therefore we expect
to have an additional contribution
of working capital coming through the
system. And that's what makes us
comfortable to commit to a net debt level
of below five billion even though
we're increasing capital expenditures
between 30 and 35%. And that's the
reason why we feel comfortable.
If it doesn't happen, if the volume
increase doesn't happen you cannot get a
deterioration in working capital
positions from where you are today because
the industrial machine will not be turned
on. If it doesn't get turned on we
will not be generating - we won't be
aggregating our working capital position
at all. Although obviously it will have a
very negative impact on trading
profit as a result of all the fixed costs
associated with the industry
machine not being absorbed.
<Q - Brian Johnson>: Okay. And one
last - one just other question. What are
you assuming about pricing in the Western
European markets? And how would it
differ with and without eco incentives?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I think if the trading -
if the eco incentive schemes are not
renewed and given the tenuous nature of
the industrial setup of most of our
competitors, I think the pricing game is
going to become a lot tougher. And I
think margins will be eroded, because I
think people will be chasing whatever
remaining volume there is in the
marketplace and it will become tough.
That's just going to force us to get a
lot more selective in terms of what we
do. And I think what's built into our
forecast in terms of the loss of
creating profit assumes the margin
erosion associated with what I consider to
be excessively competitive trading
practices. If they do get renewed, I think
we'll see trading margins at or around
the same levels that we've seen in
2009. I don't think you're going to see
an improvement.
I remain convinced that the only solution
to this problem on a European basis
is that there is a very planned takeout
of production capacity across all
Western European countries. If that
doesn't happen these businesses will
continue to be marginal producers. They
may not destroy value, but I don't
think they're going to create anything.
All right? We started a cleanup
process...
<Q - Brian Johnson>: Thank you.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: We started a cleanup
process here at Fiat. We're going continue
with that cleanup process. I think we
need to make sure there are assets in
this business that are the most
competitive assets that you can find in the
European companies.
<Q - Brian Johnson>: Thank you.
Operator:
Next
question comes from Massimo Vecchio from Mediobanca. Please
go ahead.
<Q - Massimo Vecchio>: Good
afternoon to everybody. I would like to have your
view on market share gains in 2010 in the
car sector. Do you think that a new
model launch is still a way to gain
shares and above all, increase profit in
2010? Or probably given the current
market economy scenario, it will still be
low initial engines the key driver of
market share and it's probably better
to save new model launches in 2011?
Thanks.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, I mean I'll start
off with the last assertion. I
wholeheartedly agree that launches in
2010 are wasted. This is still a very
uncertain market. I think that you - and
that's been the reason why I think
we intelligently postponed a number of
our programs to make sure that they
coincided with what I consider to be a
structural recovery in demand in 2011
and later years. I still don't think
we're going to see phenomenal growth in
this market going forward, but certainly
much better and much more natural in
2011 than we've seen so far.
The other point that you made, which I
think I wouldn't necessarily agree
with, is that the focus on emissions and
efficiency of engines appears to be
something which is transient in nature,
that's only going to apply for 2009
and 2010. And that it's associated with
the eco incentive schemes that have
been put in place by government. The
procedures that have been put in place
and the requirements that have been
imposed on the industry by Brussels in
connection with emissions are going to
make it mandatory for everybody to be
in that sandbox by - between now and
2015.
These issues are no longer optional. I
think the level of taxation associated
with non-compliance with those standards
is going to make the whole portfolio
of offerings in the marketplace
substantially different by 2015 than they are
today. And therefore the question about
efficiency and who plays in that
marketplace going forward is going to
become really crucial.
The efforts that we've made here in terms
of all the world-class
manufacturing efforts to try and make
these plants best-in-class plants are
all designed to ensure that we end up
being the lowest cost producers on the
European context. And so the emphasis on
CO2, on the reduction of CO2
emissions, the improvement in mileage,
the emphasis that we've placed on CNG
and LPG as alternative fuels, the
association with Chrysler in terms of
coming up with both electric and hybrid
will make the composition of the
product offering by Fiat as competitive
as you can possibly make it in the
European place, European marketplace. I
would not discount that as being a
transient fashion. I think that this
thing is permanent and it's going to be
negatively impacting on demand for people
who don't comply with those
requirements way into the future.
<Q - Massimo Vecchio>: Thank you
very much.
Operator:
Next question comes from Martino De
Ambroggi from Equita. Please go ahead.
<Q - Martino De Ambroggi>: Yeah,
thank you. Good morning, good afternoon
everybody. First question, because you
talked about heavy cost cutting across
all the sectors, but you also mentioned
the breakeven point for Fiat Auto is
always at 185 million cars, which is the
same level you presented in 2006. So
my first question is, why is it
happening? Also I thought it was already well
below this level? And the second part of
the question is, what will be your
target at the end of the process,
including Chrysler synergies and including
also [inaudible] shutdown? Thank you.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: For the second question,
you're going to have to wait until
April 21. The answer to your first
question is relatively simple. As we
rebuild volumes, or rebuild brand equity
in this process, our commitment to
two things. One, network we build, and
the second one which has do with the
marketing and advertising expenses with
the launching of these brands was
phenomenal.
So the 1,840 represented a breakeven
point on the assumption that all the
associated costs would maintain those
volumes and the marketplace would be
resized to match that demand. What we
have done in 2009, in terms of managing
this process, is that we've actually
taken a hatchet to those costs and
reduced them substantially against 2008
levels, purely to reflect the level
of the ability of those programs to be
effective in a marketplace which was
so biased by the eco incentives that no
other - no amount of marketing or
positioning or advertising could have
possibly changed.
The number is 1,840. It doesn't - the
more important question that I think
you wanted to ask and that maybe I'll ask
on your behalf is, what is the
impact of world-class manufacturing and
the cost takeouts they are carrying
on? 6% reductions year-over-year in
conversion cost is a big number. And
what's happened as a result of the
competitiveness of the European market is,
all those savings have been chewed up by
a reduction in margin performance,
all of them.
Which means that in the absence of those
initiatives, probably we would have
been in much worse shape than we are
today. Which forces me to go back to my
original assertion that the only way in
which you can fix this business is to
deal with the structural overcapacity of
the system to allow people to earn
an adequate return on capital. In the
absence of this, this is going to be a
marginal business and needs to be - it
needs a permanent fix, which I think
is going to require everybody's effort to
accomplish.
<Q - Martino De Ambroggi>: Okay. Thank you. And if I may, one more question
on Brazil, you are presenting a growth
between two and 3%. Seems to be quite
conservative, I don't know if you have
more indication on this subject? Thank
you.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I have a more optimistic
view which is not built into the
forecast.
<Q
- Martino De Ambroggi>: Okay. Thank you.
Operator:
Next question comes from Monica Bosio
from Banca IMI.
<Q - Monica Bosio>: Yes, good
afternoon. I would have one question, is
regarding further restructuring cost on
2010, if you can give us an
indication? And I was wondering if Fiat
is planning further write-offs
related to automobiles investments made
before the Chrysler deal? And that's
the first question, and I don't remember
the second one. Just a minute.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: So why don't I answer
your first question while you remember
the next question?
<Q - Monica Bosio>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat
Group
Automobiles>: Is that okay?
<Q - Monica Bosio>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat
Group
Automobiles>: All right. Based on what
I know today, the restructuring -
there may be some additional
restructuring in 2010. But they're very specific
to particular joint ventures that we have
that may require interventions. So
I have no better knowledge today about
where they could be. But they have not
been built into the forecast and I have
neither the certainty nor the
knowledge to tell you what that number
is. I think we continue to look for
ways in which we can improve operations,
but I do not know today of anything
that would suggest that we're taking any.
Although there are a number of
plans that are on the table to do
additional stuff within the Group that may
trigger them.
<Q - Monica Bosio>: Okay. And the
second...
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: By the way, I don't know
and I think that the best thing we can
do, we're working on this right now, the
best thing to do is to wait until
April 21 and I can give you a better
update.
<Q - Monica Bosio>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat
Group
Automobiles>: The second part of your
first question, which had to do with
the write-offs of additional
architecture, the answer is no. There are no
additional write-downs. I think we've
addressed all the holes that we have
and all the potential redundancies. The
write-downs are a reflection of the
shortened lives of these assets, it's
that simple. And I think, based on the
product development cycle out of
Chrysler, there are no more coming.
<Q - Monica Bosio>: Okay. Thank
you. And as for the second question, I was
wondering, press reports the transfer of
production from Poland to Italy and
additional costs that could be estimated
in the region of 400 million. I was
wondering if you can elaborate on this?
And if you can give us an indication
on the - from what date are you going to
account this extra costs?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, I think that the
answer to that, the 400 million of
additional cost, is exaggerated. We
produced 320,000 Pandas in 2009. If you
divide 400 million by 320,000 it gives
you about 11 - about 1,200 a car,
maybe it's 1,250, I haven't got a
calculator.
I think that that number is way out of
range. I think that it is our
expectation and it is the issue that we
have tabled very clearly with the
unions here on the Italian side is that
our willingness to commit to the
production of Pandas at Pomigliano is
subject to the availability of
conditions that will allow that plant to
be as effective and as competitive
as any European plant on the car side.
Now taking into account wage rate
differentials as an aside, the rest of the
machines in Pomigliano needs to function
as efficiently, if not more
efficiently, than the equivalent
benchmark that we have within the Group. And
that's a commitment that I want the
unions to share with Fiat in terms of
bringing that vehicle into Pomigliano,
and in the absence of which we will be
forced to rethink the choice. Some meant
as a threat, but the Panda is a
large contributor to the earnings
performance of Fiat Group Automobiles. It
cannot be undermined or minimized by the
transfer.
<Q - Monica Bosio>: Okay. Thank
you very much.
Operator:
Next question comes from Thierry Huon
from BNP Paribas.
<Q - Thierry Huon>: Thierry Huon
speaking from BNP Paribas. A quick question
on your view on the European market for
2010. Minus 12 seems to be a rate
actually as you compare to what your main
competitor says, and especially
seems that the main uncertainties
regarding the eco incentives seems to be in
Italy. In France, we know that it is
going to remain in place, it's a case at
least until April in the U.K. and in
Spain. So I hardly understand why you
are so bearish. We are thinking that
about 600,000 units if the market is
down 12%, so I would like to understand
why you are so cautious?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: The number is more than
- the number is more than 600,000, 12%.
Just a million...
<Q - Thierry Huon>: No, sorry,
yeah, absolutely, the 600 was the difference
between the 12 and the 16 if the eco tax
were not in place.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Even that's exaggerated,
it's a bit less than that. But anyway
let's just - let's not get involved in
arithmetic here. I think that the
level of optimism or pessimism is a
reflection of what you smoke. I can
always get myself to a level of emotional
inducement that will allow me to
dream numbers better than this one. I've
seen what's happened in demand in
January in the Italian market side in the
absence of a commitment by the
Italian government to confirm incentives.
And I'll tell you, if it were not
for the strong product portfolio with
which we walked into 2010 and which has
effectively guaranteed us the first
quarter performance, I would be very,
very bearish on the remainder of the
year. I think there is tangible proof
that in the absence of the support
mechanism, European volumes will
drastically be cut. So whoever is giving
you numbers other than that, I wish
him the best of luck. I much prefer to
manage these numbers and be pleasantly
surprised on the upside than to believe
it the other way around.
<Q - Thierry Huon>: Okay. That's
fair. And a second question about SG&A
reduction. So you achieved a really good
result there. But it seems that -
seems impossible, because you took some
extraordinary measures which are not
necessarily sustainable going forward. So
could we expect you to keep 100% of
what was achieved in 2009 in this regard?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: You're talking about
working capital?
<Q - Thierry Huon>: No, no,
SG&A.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: On SG&A, no I -
look, the only uptick that you will ever see in
SG&A out of this Group today going
forward is an additional commitment to the
marketing, including advertising
positions of the SG&A business, which is
totally going to be dependent on demand
and the objective of growing share.
So it will be self-funding. Everything
else that's been done here is
permanent.
<Q - Thierry Huon>: Okay.
<A - Sergio Marchionne,
Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: That's why though - the
headline - but the title page of this
presentation is older, wiser and ready to
reengage. I didn't get older for
any reason. I made the comment a while
back that senseless suffering is of no
use to anybody. We've learned a lot in
the last 12 months. It is my sincere
hope that this organization has not
forgotten whatever we have learned in the
last 12 months. These need to be
permanent fixtures now in the way in which
we run this business.
And I think it's woken up everybody. I
think everybody understands now that
there's a new rhythm to all this. And I
think it's going to be a long, long
time and probably you're going to have to
change leadership in these sectors,
to the detriment of Fiat, to see a result
that's other than this. I think
that these are permanent and I don't - I
would be incredibly surprised if
these numbers moved drastically in the
other direction in the absence of a
commitment to reinvest in brand equities
and start pushing the marketing
effort forward.
<Q - Thierry Huon>: Okay. And then
a very last question about the truck and
your deal in China. Could we consider
that the trucks that you are selling
and producing in China for the JVs are
roughly the same, or are using the
same components, as the one you are
selling in Europe? Because I'm a bit
amazed that you could get a significant
scale effect with these JVs, given
the fact that the Chinese market seems to
be quite different?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I think there are two
objectives that were set in our presence
in China. The first one, obviously, was
to get access to what I consider to
be lower content volumes to provide
alternatives to the high end offerings
that Iveco would have in the Western
European market and therefore would be
able to deal with that production on an
international basis to allow it to
expand beyond its current boundaries of
trading.
The second one was to introduce its
lineup of products into China and to sell
them at the upper end of the product
offering. And so that possibility, which
has just started, eventually will have
positive repercussions on the
component costs or whatever else we make
here. And so there are benefits, and
substantial benefits, associated with
getting the Chinese operation to start
manufacturing similar products in China,
and therefore increasing scale. But
that is not going to be visible until
2011.
<Q - Thierry Huon>: Okay. That's
good. Thank you very much.
Operator:
Next question will come from John
Buckland of MF Global.
<Q - John Buckland>: Good
afternoon. Thanks for taking my question. Just
going on page - on Slide 21, it talks
about the actions you've made. It says
"effectively managed temporary
increase in demand in Brazil and Poland
through utilization of overtime." I
just wondered if you could elaborate on
this word temporary? Are you talking
about temporary overtime, or do you
think there is some effects in demand
which aren't going to be there? And
this is talking outside the Western
European incentive picture. And then on
Iveco...
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: If can just answer that
question, I'll give you time on the
second. I think the reason why we made
reference to the temporary nature of
that fix is to make sure that you
understood that we were not
institutionalizing the cost structure
associated with dealing with peak
demand. That it did not - that it
wouldn't end up being continuing, ongoing
structural cost of the business. They
were done in order to retain the
flexibility of managing a downturn.
That's all it means. It doesn't mean that
we're not ready to do it again. It just
means that we did not
institutionalize those costs on a
permanent basis.
<Q - John Buckland>: Right. But
you're currently using overtime now
effectively for - or the end of 2009, to
deliver the cars that you had in
your order book?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Yeah. And so - and what
it says, we have used overtime out of
Poland, we have used it out of Brazil.
And there's nothing in that overtime
commitment that has made those costs
permanent.
<Q - John Buckland>: No, sure,
sure.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: That's all we said,
right. Because the problem that you've got
with these things is that people - once
you institutionalize the cost, it's
incredibly difficult to get rid of it.
<Q - John Buckland>: But you're
expecting Brazil to go up more, so - and to -
so how do we deal with that?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, we're going to
deal with it the same way we dealt with it
in 2009, is by retaining the maximum
amount of industrial flexibility that we
can. I think it's incredibly dangerous in
this environment to try and
institutionalize costs in the expectation
of a permanent stable recovery in
volumes.
<Q - John Buckland>: All right.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I think we need to go
through 2010, and I need to see the light
at the end of the tunnel.
<Q - John Buckland>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: And it's either real
light, or it's a train coming in the
opposite direction. And if it is...
<Q - John Buckland>: Right, okay.
And just on Iveco, the performance
extremely good, given the massive drop in
volumes. I wonder if there's any
special one-time factors there. And also
whether - you talked about having a
very good performance in Brazil, special
vehicles, and clearly for the truck
business, services and maintenance is
also an important part, and one can see
that in the - in how the revenue
developed in the year. And I was just
wondered if you could break up the
performance in terms of profitability
between these things and just give us
some confidence that this performance
can be improved upon in 2010 if markets
do recover as you expect?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, let's agree on one
thing. If markets don't recover, the
result can be replicated, which is my
only objective right now, right. If
there is no...
<Q - John Buckland>: Right.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: We forecast a recovery
in volumes in 2010, a slight one, but
not - enough to be able to provide
guidance which is in excess of current
trading performance. There is nothing
unusual in the results that we've
booked on the trading profit line that
would suggest that next year's
results, or the ones thereafter, are
going to be negatively impacted by the
non-recurrence of the event.
What is much more important to me is the
stuff that I talked earlier in one
of the slides which dealt with the
restructuring efforts of the sector. The
single largest other column relates to
Iveco and the 173 million that you see
on the chart. And that number deals with
the adjustment of used equipment
values with the adjustment of stock
levels, the realignment of the
distribution channels in Eastern Europe,
all things which were associated
with a growth strategy which had to be
abruptly stopped as a result of credit
markets tightening and demand effectively
disappearing.
That has cleaned up the past and
hopefully we will not incur this type of
exposure going forward, because it was
built on the assumption that we will
not see this draconian drop in demand.
You see from the chart, the level of
collapse of the Eastern European markets
in truck demand, it's been huge,
much more than it's been in Western
Europe. And that has been an incredibly
costly experience to Iveco. And I think
some of the things that we reversed
in 2009 were effectively profits that
were booked in 2008 as part of normal
trading operations. And we've had to go
back the year after and effectively
correct that performance, simply based on
the fact that the market
disappeared. And so, if you take those
issues off the table and they've been
dealt with and they're out of the way,
what's left over in Iveco, the 105
million in trading profit, is a
sustainable number going forward. There's no
one-off in it.
<Q - John Buckland>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: And I appreciate your
effort to try and get a decomposition of
that number, but we don't do that.
<Q - John Buckland>: Right. But you
also - when we - and I think in the third
quarter, there's various questions about
the truck business and about the
behavior of truck makers and etcetera.
And you used the word that the truck
industry was in deep doo-doo. I just
wondered whether you're any more
optimistic about that industry, given
what you've seen in the last months or
weeks? It appears as though order intakes
and visibility is still pretty
poor.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: It's foggy at best. And
I think that I reiterate the point
about being -people being in doo-doo.
There's a couple of things that have
happened here. I think there's going to
be a realignment of the ownership
position on the truck side. We've seen
moves being made, people leaving,
people coming in. I think at the end of
the day the truck business is going
to look different by the end of 2010 than
it looks today.
I still think that this whole notion of
discipline in terms of matching
demand with production needs to be
maintained until we see any visible sign,
permanent visible signs of recovery. And
based on what I know as of today,
and I spoke to Paolo Monferino as late as
last night, I mean there are no
visible signs of recovery in the heavy
end. We do see a pickup in demand on
the light side and in the medium sector
of the business, but nothing to write
home to mom about, and certainly nothing
that would suggest that 2010 is
going to be a spectacular year.
I think we're going to see a significant
improvement in performance for Iveco
in 2010, but it's off - it's based off of
the trading performance of 105
million in 2009. So the improvement is
all relative, right. I mean, so we'll
do better, but we're not even going to
get close to what we posted in 2008.
<Q - John Buckland>: Sure. Sure.
Okay. Thank you.
Operator:
Next question comes from Stephen Reitman
from MainFirst. Please go ahead.
<Q - Stephen Reitman>: Yes, good
afternoon. Stephen Reitman from MainFirst in
London. Your sales in Brazil on the car
group were up by 11%. Obviously we
know that Brazil is a very important
contributor to whole FGA profitability,
over a billion euros locally accounted in
2008. What can you tell us the
trend, what happened to profitability in
Brazil in 2009 on a locally
accounted basis at least?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, I made no comment
on your number on 2008. I think I'll
blame it on Latin America exuberance and
we'll leave it at that. But it's
been better than 2008.
<Q - Stephen Reitman>: Okay.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Corrected for
exuberance.
<Q - Stephen Reitman>: Okay. Thank
you.
Operator:
Next question comes from Adam Jonas from
Morgan Stanley.
<Q - Adam Jonas>: Hi, it's Adam
Jonas. Just a couple of brief question
please. First, within your three to 6%
say extended incentive outlook at the
top line for 2010, are you able to tell
us what the auto division can do
within that? Or another way to ask it, if
in your down 12% Western European,
assuming you mean sell out or
registration environment, how close to flat
could your auto sales in that same market
environment be in terms of a sell
in or wholesale basis? That's my first
question.
And the second is related to the $179
million investment by Chrysler into the
Dundee plant for the 1.4 liter engine,
which I believe goes into production
at the very end of this year. How will
that affect - and forgive me and if
you want to tell me I've got to wait
until April 21, go ahead and stop me
now. But any - conceptually is this going
to be counted as revenue by
Powertrain? Is it purely a sharing of
cost? Or is it a little bit of both in
terms of how that can affect state
accounts? Thanks.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, let me deal with
the second question, it's probably
easier than the first. The first one is -
I'm not sure, it's a complicated
answer. But it's convoluted at least. On
the second issue, this is purely a
Chrysler investment. $179 million is
being spent by Chrysler in Dundee. The
only reference that it has back into Fiat
is the fact that there's a royalty
stream which is going to be paid on that
engine to Chrysler. This is - to
Fiat out of Chrysler. This is not a big
number. I will change my forecast as
a result of the royalty. What it does do
for me though is that, it localizes
the 1.4 liter engine in the U.S. that
makes it available for application into
the car that's going to be produced in
Toluca for consumption both in the
U.S. and in Latin America, because Mexico
will benefit from the free trade
agreement with Latin America. And it will
make that engine and any car which
wears that engine distributable in,
especially in Brazil without duties. And
so it was a big accomplishment to us in
terms of bringing that engine and
that know-how over.
The application of MultiAir to that
technology is the first introduction of
that technology across a potentially much
wider array of products, all of
which have to do with the World Engine
which is being manufactured by
Chrysler. So technically it's a huge step
forward in terms of the integration
of Chrysler and the transfer of
technology from Fiat into Chrysler. But
financially, certainly within 2010 and
2011 it sort of benefited Chrysler
with very little feedback into Fiat.
The first question, I think I tried to be
as detailed as I could be. And in
the absence of the renewal of eco
incentives our forecast was a loss of about
2.5 billion in revenues. That's what we
would have expected to lose. And so
it is a significant deterioration in top
line. And if we end up getting that
reduction we may not grow the top line
across the whole group. I mean the
number is big enough. It's a 5% reduction
in top line compared to 2009. So we
may just go flush with 2009 in 2010 in
the absence of the renewals. And the
impact of profitability I've indicated. I
mean it's going to be
distributed...
<Q - Adam Jonas>: Yeah.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Across the sectors. But
the lion's share of that deterioration
is going to happen in FGA.
<Q - Adam Jonas>: I may have asked
the question wrong, I apologize. In the
extended scenario, in the scenario where
you do grow revenues three to 6%,
does auto grow - does the auto division
grow revenues?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Yes, it does.
<Q - Adam Jonas>: Okay. Even in
Western Europe...
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: And I'll tell you why.
It grows revenues because it was built
into the analysis is a pretty reasonable
substitution of passenger cars for
light commercial vehicles.
<Q - Adam Jonas>: Even though you
do not expect any recovery in the LCV
market.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: But there's not a - no,
but we've coming off bottoms here. So I
mean the volume may not move
substantially but in our analysis just in terms
of the distribution itself, we do see an
increase in volumes for our car
business in Europe, in our light
commercial vehicles in Europe.
<Q - Adam Jonas>: Okay. Thanks very
much.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Thanks.
Operator:
We'll now take our last question from Max
Warburton from Bernstein. Please go
ahead.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Max, before you ask the
question, I just wanted to let you know
that the next Analyst Call is going to be
held in Orwellian doublespeak.
<Q - Max Warburton>: Sergio, I was
wondering whether you wanted an
explanation or an apology of what I wrote
before asking the questions. I
don't know if that's a good use of this
time. Shall I just go straight to the
questions or do you want me to explain?
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: I would just - I would
go straight to the question, I made my
point.
<Q - Max Warburton>: Okay. Thank you. The first one's just on Fiat Auto
revenues, I mean it was something else in
the note we put out. As an analyst
trying to understand operating leverage I
think once you helped us with a
slide that was called The Idiot's Guide
to Operating Leverage. And in Q4 we
had this very significant improvement in
revenues but a very, very modest
improvement in EBIT. And you talked a
little bit about Q4 drivers like cost
etcetera. I mean can I just clarify that
what we see in Q4 in auto is pretty
clean, that there's no special
provisioning or charges being taken to the
depress that number? Because it is an
outsider quite hard to understand why
you didn't make more money in Q4, that's
the first question.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: Well, god, you're
greedy.
<Q - Max Warburton>: And then the
second one is just on Chrysler. Can you
remind us how you're going to report
Chrysler? I know you've talked about
this before but you give us the net
income guidance for 2010? Are you going
to split Chrysler out? Are going to give
us a quarterly number or is there
some other way you're going to
communicate the financial performance? Thanks.
<A - Sergio Marchionne, Chief
Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group
Automobiles>: All right. Just two
things, one when I gave you the idiot-proof
version of a breakeven analysis and it's
- it assumed, at the time that I
gave it you an equal distribution of
light commercial vehicles versus
passenger cars across the whole range.
And that analysis has actually gone
sideways, because if you change the mix
of light commercial vehicles and that
analysis, the breakeven curve changes.
And so when we get together on April
21, I'm gong to give you some sensitivity
analysis of what happens if I move
- if I shift a portion of light
commercial vehicles into passenger cars and
otherwise. So you'll be slightly more
accurate in your forecast.
The second part of it is that I think
that we have shown a tremendous amount
of prudence in reporting the numbers for
the car side. I think it's
reflective of our position and the way in
which we report. And so I think you
should feel absolutely comfortable that
those numbers are ironclad numbers
and there are no nasty surprises coming
out of nowhere going forward.
The second question that you've asked
about the Chrysler numbers, what's
included in the 699 million worth of
write-offs, is it 699? Is a 41 million
write-off of all the costs associated
with the acquisition of the equity
position in Chrysler. So that position is
now being carried at zero. And the
41 million before anybody finds out what
- starts asking what that is, they
are fundamentally professional fees
associated with the acquisition. So we
paid lawyers and bankers and several from
institutions that are on the call
today. They received a fee for having
concluded the transaction. That 41
million has now brought our carrying cost
of Chrysler to zero.
We will not be booking any income or any
loss associated with Chrysler for
the foreseeable future until there is a
requirement that we have an equity
pickup out of that investment. It will be
treated at the relevant time as an
equity pickup. Right now, given the
uncertainty associated with that
position, we're going to continue to
carry the cost. So you should not be
seeing anything coming through and you
will not see anything coming through
in the 2010 to 2014 forecast on the
Analyst Day presentation on the 21st.
Because we - I can give you the numbers,
right. I mean I can tell you what -
I can give you a one liner that would
tell you what the impact on the
consolidated earnings would be if we made
the 2014 plan for Chrysler. And
that's as far as it will go. Because the
numbers that we're going to use for
April, for the April presentation are the
same ones that we presented to the
market on November the 4th.
In terms of your - getting better
knowledge of what's happening at Chrysler,
Chrysler has made a public commitment to
publish its financial statements on
a quarterly basis. So our commitment is
now to issue consolidated statements
for the year ended December 31, 2009 by
April 30, 2010. And we will be
reporting numbers on a quarterly basis at
the end of each quarter. I think
it's probably within 90 days after the
end of the quarter in the United
States. So you'll be able to see them.
They will be out of synch with the
disclosure of numbers out of Fiat, but at
least you'll have something to talk
about as we get onto the conference
calls.
<Q - Max Warburton>: Thanks.
Perfect.
Operator:
That will conclude today's
question-and-answer session. I would now like to
hand the call back over to Marco Auriemma
for any additional or closing
remarks.
Marco Auriemma, Vice President, Investor
Relations:
Thank you, Marion . We would like to
thank everyone for attending the call
with us. If you have any further
question, please don't hesitate to give us a
call. Have a good evening. Bye.
Operator:
Thank you. That will conclude today's
conference call. Thank you for your
participation, ladies and gentlemen. You
may now disconnect.
|
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CRISI,
QUALE CRISI? (BUONE NOTIZIE PER TERMINI IMERESE) - Oltre dieci
milioni di euro, per aver raggiunto gli obiettivi di bilancio
nel 2009 (SIC!), è l'ammontare delle buste paga di MarPionne
(4,8 MLN) E Montezemolo (5,2 MLN) - A John Elkann, LA
PAGHETTA: 631 mila euro - Nonostante la crisi infatti i
vertici del Lingotto hanno aumentato di un terzo il loro monte
emolumenti rispetto a quello del 2008....
1 - FIAT, CRESCONO I COMPENSI DEI TOP MANAGER - A
MARCHIONNE 4,8 MILIONI. SENZA GLI INCENTIVI SALTA L'UTILE DEL
2010
Paolo
Griseri per "la
Repubblica"
Giornale
Oltre dieci milioni di euro per aver raggiunto gli
obiettivi di bilancio nel 2009. E' questo l'ammontare delle
buste paga di Sergio Marchionne, Luca di Montezemolo e John
Elkann che dovrà essere approvato dall'assemblea degli
azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo. Nonostante la
crisi infatti i vertici del Lingotto hanno aumentato di un
terzo il loro monte emolumenti rispetto a quello del 2008,
quando Montezemoloe Marchionne avevano intascato 3,4 milioni
ciascuno.
A far salire i compensi sono stati quest'annoi bonus legati
agli obiettivi di bilancio. Per
il fatto
di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di
aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, Marchionne porteràa
casa un bonus di 1,345 milioni che si aggiunge ai 3,437
milioni percepiti per la carica di amministratore delegato del
gruppo. Si arriva così alla cifra complessiva di 4,78 milioni
di euro.
Nel calcolo non compare il compenso per il ruolo di
amministratore delegato della Chrysler che, in base agli
accordi, nel 2009 non è stato retribuito. Luca di Montezemolo
incasserà 5,2 milioni. Di questi 550 mila euro sono la
retribuzione per la presidenza mentre 4,6 milioni comprendono
l'emolumento per
la presidenza Ferrari
e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di
bilancio di Maranello.
Infine
John Elkann riceverà 631 mila euro a compenso della carica di
vicepresidente del gruppo. Per i top manager di prima fascia
il monte stipendiè salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del
2009.
I bonus dell'anno appena concluso difficilmente scatteranno
per il 2010. Nel prospetto di bilancio che verrà presentato
agli azionisti si legge che il mancato rinnovo degli incentivi
da parte del governo avrà effetti significativi sul bilancio
dei prossimi mesi. Fiat dovrebbe chiudere «in sostanziale
pareggio» il 2010 invece di raggiungere i 200300 milioni di
utile previsti con
il sostegno
statale.
Questo per effetto della riduzione dei ricavi (da
53 a
50 miliardi di euro) e dell'utile della gestione ordinaria (da
1,5 a
1,1 miliardi). In ogni caso, si legge ancora nel prospetto, il
mercato dell'auto italiano dovrebbe aver smaltito la droga
degli incentivi e tornare alla normalità nel 2011.
Di «fallimento della politica degli incentivi per l'auto
in Europa» ha parlato ieri a Bruxelles il ministro
dell'Industria Claudio Scajola durante un incontro dei
ministri di settore con il commissario Tajani. Tajani ha
lanciato l'idea di trasformare Termini Imerese nel «polo di
ricerca europeo sull'auto elettrica».
2 - LEZIONI TEDESCHE PER
LA FIAT
Massimo Giannini
per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
Mercoledì della scorsa settimana si è riunito il
consiglio d'amministrazione della Fiat, per esaminare i conti
del "terribile 2009", come l'ha definito Sergio
Marchionne qualche settimana fa. Nulla di nuovo. Il Lingotto
chiude con un utile della gestione ordinaria appena superiore
al miliardo di euro, e una perdita netta di 848 milioni.
Raddoppiato
l'incentivo all'amministratore delegato, sotto forma di
"stock grant", cioè assegnazione gratuita di
azioni. Confermato anche il ritorno del dividendo di 0,17 euro
per le azioni ordinarie e di 0,31 euro per le privilegiate,
per un totale di 244 milioni. «Lo dovevamo agli azionisti»,
è il ritornello che si sente ripetere in casa Fiat da alcune
settimane.
Nelle stesse ore, in Germania, andava in scena un film
completamente diverso. Un altro colosso dell'auto (non quello
che si è appena sposato con Chrysler, ma quello che se n'è
appena separato) ha «festeggiato» in tutt'altro modo l'annus
horriblis che si è appena concluso, Daimler ha chiuso in
rosso per 2,6 miliardi, soprattutto a causa del tracollo nei
mezzi pesanti.
E dopo ben quattordici anni, il gruppo che sforna
la prestigiosa Mercedes
ha preso una decisione storica: per quest'anno niente
dividendo agli azionisti. Non solo: per recuperare redditività
e produttività, il ceo Dieter Zetsche ha annunciato un «piano
di guerra» per l'anno in corso.
Qui
c'è da trarre una lezione tedesca. Senza facili demagogie.
Certo, i numeri della Daimler sono ben peggiori di quelli
della Fiat. Ma le prospettive di mercato, soprattutto adesso
che sono sfumati gli incentivi, restano preoccupanti anche per
questo
2010. In
Germania si prevede un mercato in calo quasi del 5%, in Gran
Bretagna del 7%, in Francia addirittura del 10.
Difficile, in questo scenario, che la piazza italiana possa
andare meglio. E allora, con questi chiari di luna e con la
cassa integrazione massiccia già annunciata per le prossime
settimane, il Lingotto non avrebbe fatto meglio ad
auto-imporsi una linea di più sana austerità sabauda,
piuttosto che brindare con fiumi di cedole ad una ripresa che
non c'è stata, non c'è e purtroppo non ci sarà?
[22-02-2010]
SENTI CHI PARLA! Montezemolo: "C'è corruzione perché
la politica non ha fatto riforme adeguate". 1985, lo
scandalo Maiocco, le banconote infilate in un volume di Enzo
Biagi - PER GIANNINI “IL NOSTRO ‘ATTINGERE’ SAREBBE,
COME MINIMO, RECIPROCO” (UN PAGLIARO NELL'OCCHIO!)
Lettera 1
Caro Dago, ho letto anche oggi, con la consueta attenzione, la
vostra ricostruzione di quanto sta accadendo nelle casematte
dei Poteri Forti, tra Telecom, Mediobanca e dintorni. Mi
interessa molto, occupandomi di queste vicende più o meno dal
1988, anno della mia assunzione all'economia di Repubblica. Ma
ho letto anche, non senza stupore, un passaggio che mi
riguarda. Secondo la vostra ricostruzione, io sarei dunque
"un giornalista che mostra di leggere e attingere a
Dagospia con sorprendente frequenza".
Sul "leggere" sì, non lo nego: per le ragioni
anzidette vi seguo sempre con curiosità e sistematicità.
Sull'"attingere", invece, andrei più cauto. In
linea di massima cerco di scrivere notizie inedite, o di
seguire e verificare piste che portano la notizia fuori dal
perimetro della semplice indiscrezione. E poi, se davvero
fosse vero quello che scrivete, il vostro
"attingere" non sarebbe inferiore al mio: la notizia
della candidatura di Renato Pagliaro alla successione di
Geronzi in Mediobanca, che oggi lanciate come uno scoop,
l'avevo già scritta su Repubblica, in un articolo di prima
pagina intitolato "Mediobanca, Geronzi accelera sulla
successione", addirittura il 17 febbraio scorso, cioè
nove giorni fa. Per puro amore di completezza e di verità vi
trascrivo il passaggio in questione:
"...Così Geronzi, che come dice un'autorevole fonte
milanese "non può trasferirsi in Generali e poi prendere
ordini da chi lo sostituirà in Mediobanca", avrebbe già
preparato un "piano
B". Il
suo candidato per la poltrona che fu di Cuccia e di Maranghi
sarebbe proprio Pagliaro, suo attuale direttore generale a
fianco all'amministratore delegato Alberto Nagel nella
complessa governance dell'istituto...".
Dunque, caro Dago: com'è evidente, a
seguire fino in fondo il tuo "teorema" ci si fa solo
del male. Il nostro "attingere" sarebbe, come
minimo, reciproco. Al pari, spero, della nostra stima.
Massimo Giannini
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FIAT: TERMINI IN CIG PER 2
SETTIMANE, SINDACI PREPARANO PRESIDIO...
(AGI) - Scattano oggi altre due settimane di cassa
integrazione per gli operai dello stabilimento Fiat di Termini
Imerese. Lo stop coincidera' con il fermo degli impianti
dell'indotto. Le tute blu riavvieranno la catena di montaggio
il prossimo 8 marzo. Nel frattempo rimangono accesi i motori
della protesta.
Per questa mattina il sindaco della
cittadina a 35 km da Palermo, Salvatore Burrafato, ha voluto
convocare in municipio i colleghi dei Comuni del comprensorio
termitano, l'arciprete Francesco Anfuso e i sindacati per
organizzare le nuove iniziative finalizzate a tenere desta
l'attenzione sul caso Fiat. Nei giorni scorsi le
amministrazioni avevano organizzato delle fiaccolate nei
centri dove sono presenti anche le fabbriche dell'indotto;
sabato scorso la ribalta sanremese, con la presenza di tre
operai sul palco dell'Ariston intervistati da Maurizio
Costanzo.ET
Per sabato prossimo, invece, e' in
preparazione un'altra mobilitazione che vedra' ancora i primi
cittadini e le comunita' protagonisti: previsto un corteo e un
presidio ai cancelli dello stabilimento per chiedere
all'azienda di rimanere e al governo nazionale di fare
pressing in questa direzione.
22.02.10 |
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FIAT
in rosso, incentivi alle stelle
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giovedì 18 febbraio 2010
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Non
statali, ma privati. Sono destinati ai top manager e li
pagano gli azionisti
Più
che rosea, oggi la situazione della FIAT è rossa, nel
senso che l'esercizio 2009 si è chiuso con una perdita
consolidata di 848 milioni di euro.
Non
accadeva dal 2004. La crisi ha reso il mercato dell'auto
un inferno, ed il 2010, senza incentivi statali, non
promette nulla di buono.
Proprio
alla luce della situazione attuale e futura, riteniamo
importante rimarcare due fatti.
Punto
1.
Nonostante la perdita consolidata, il CdA di Fiat ha
deciso di distribuire agli azionisti un dividendo.
E' il più basso dal 2000, ma è pure sempre un
dividendo: 0,17€ alle ordinarie, 0,325€ alle
risparmio e 0,31€ alle privilegiate. Cifre che,
moltiplicate per il numero delle azioni in circolazione,
comporteranno un esborso per le casse Fiat di circa 237
milioni.
Sommati
al passivo di cui sopra, significano un impoverimento
per le casse del gruppo di oltre un
miliardo di euro. Marchionne ha
affermato che tale scelta riflette la convinzione che
Fiat "ha la
capacità di continuare a generare utili".
Ce lo auguriamo, ma le ad oggi le previsioni sul
2010 non lasciano spazio all'euforia.
Punto
2.
Proprio ieri il CdA ha approvato alcune importanti
modifiche al piano
di incentivi. Niente aiuti statali, per
carità. Qui si parla di incentivi ai top manager.
Che - giustamente - in tempi di crisi hanno bisogno di
essere lautamente retribuiti per sentirsi coinvolti,
per allineare
i loro "interessi
a quelli degli azionisti" (così
riferisce il comunicato Fiat qui
allegato).
Lo
scorso anno l'assemblea degli azionisti aveva approvato
un piano di incentivi per complessivi 8 milioni di
diritti, due per l'A.d. e massimo sei per tutti gli
altri.
Ad
ogni diritto corrisponde un'azione, che Marchionne ed i
top manager Fiat avrebbero potuto ricevere se e solo se
negli esercizi 2009 e 2010 i beneficiari non avessero
lasciato l'azienda, e contemporaneamente fossero stati
conseguiti determinati obiettivi.
Quali che siano, il comunicato non lo dice.
Ci
dice, però, che ieri il CdA ha deciso di cambiare il
piano di incentivazione, mutandone la duratta, l'importo
ed il merito.
L'ammontare complessivo arriverà a 12 milioni di
diritti, mentre il periodo di riferimento è esteso
all'esercizio 2011.
Di
questi 12 milioni, un terzo (4 milioni di diritti, al
valore di borsa attuale circa 33 milioni di euro)
maturerano indipendentemente
dall'andamento della Fiat nel prossimo triennio:
basterà rimanere in azienda fino al 2011 per
beneficiarne. Due milioni di diritti andranno
all'Amministratore Delegato, gli altri due ai manager.
Rimanesse
tale il valore delle azioni (circa 8€, ma nel 2007
aveva superato i 20) l'A.D. Fiat incasserebbe - oltre ad
un compenso fisso che nel 2008 era stato di 3,4 milioni
- circa 16 milioni di bonus. Solamente per aver deciso
di restare in Fiat. Nel bene o, perchè no, anche nel
male.
Un
privilegio raro, specie in questi tempi di sbandierata austerity
politically correct.
C'era
forse il rischio che Capitan Marchionne puntasse a nuovi
lidi, abbandonando la barca in piena tempesta?
Da
www.spaitalia.it
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FIAT CORRE IN BORSA (+3,7%) SPINTA DA
PIANO INCENTIVI MANAGER...
(Apcom) - Fiat
svetta in testa al paniere delle blue chip, con un guadagno
del 3,7% e un massimo toccato a quota 8,19 euro. Elevati i
volumi, con l'1,2% del capitale già scambiato. Il mercato
festeggia la ripresa del programma di buy-back deciso ieri dal
cda e il nuovo piano di incentivazione del management.
Aumento dei diritti fino a 12 milioni,
dagli 8 precedenti, e allungamento della durata del piano fino
al 2011 sono le caratteristiche principali delle modifiche al
piano di incentivazione 2009-2010 che Fiat proporrà
all'assemblea del 26 marzo. I 4 milioni di azioni in più
rispetto al piano precedente dovrebbero essere 2 per l'ad
Sergio Marchionne e 2 per altri manager.
3 - SCAJOLA, GOVERNO HA DECISO DI NON
RINNOVARE INCENTIVI AUTO...
Radiocor - Gli
incentivi, per loro natura eccezionali e dunque temporanei,
non possono pero' divenire la 'regola'': ecco 'perche' il
Governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento
di tornare alla normalita' del mercato dell'auto, non
rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno
alla ricerca e all'innovazione'.
Cosi' il ministro dello Sviluppo
economico, Claudio Scajola, nell'informativa in Aula al Senato
su Termini Imerese. Per lo stabilimento siciliano, ha detto
Scajola, 'sono state presentate sinora 14 soluzioni
progettuali di riutilizzo del sito, riguardanti diverse
tipologie di attivita''.
La Fiat, ha poi aggiunto il ministro,
'ha confermato la centralita' dell'Italia e ha annunciato che
destinera' al nostro Paese due terzi degli 8 miliardi di
investimenti previsti nel prossimo biennio'. L'azienda
torinese ha anche 'annunciato che gli stabilimenti auto di
Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano d'Arco non subiranno
riduzioni di capacita' produttiva'.
4 - IL PREMIO FEDELTÀ DEL LINGOTTO A
MARCHIONNE...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Quanto vale Sergio Marchionne? Fiat
non ha dubbi. Almeno 15 milioni di euro. Il valore (a ieri)
dei 2 milioni di azioni gratuite che il Lingotto girerà
all'ad con l'ok al bilancio 2011 se il supermanager sarà
ancora al timone dell'azienda. Il premio è spuntato con la
revisione delle stock option del gruppo. Il progetto originale
vincolava il regalo di due milioni di titoli non solo alla
permanenza dell'ad in azienda, ma anche al raggiungimento di
alcuni obiettivi sui conti.
Oggi però l'auto non vive giornate
gloriose e Fiat rischia di non ottenere i risultati che
sperava. Poco male: il piano è stato allungato di un anno, le
azioni gratuite raddoppiate e - in nome del premio fedeltà -
i due milioni di nuovi azioni non hanno paletti
"reddituali". Comunque vada Fiat, Marchionne - se
sarà ancora a Torino ad aprile 2012 - avrà fatto Bingo
TORINO NON SONO PREOCCUPATI DEI
CLIENTI E DEL CROLLO DELLE VENDITE. LA PAROLA D'ORDINE DEL
LINGOTTO SEMBRA ESSERE PIUTTOSTO QUELLA DI
"FIDELIZZARE" I MANAGER
Anche a Termini Imerese gli operai hanno festeggiato il martedì
grasso mettendo sul volto la maschera di Sergio Marpionne. Lo
hanno fatto in modo gioioso per accogliere Pierluigi Bersani,
e per nascondere l'irritazione provocata dalle notizie della
Fiat.
L'ultima è davvero curiosa e dimostra
che anche nella città sabauda il carnevale è stato
festeggiato. Qui però i coriandoli e le stelle filanti si
sono materializzati in un piano di stock options che prevede
la spartizione tra i top manager del Gruppo di 12 milioni di
azioni.
Il Consiglio di amministrazione
presieduto da Luchino di Montezemolo ha infatti deliberato di
portare da 2 a 4 milioni i diritti di Marpionne legandoli al
raggiungimento degli obiettivi. Agli altri manager del Gruppo
sono stati assegnati 8 milioni, una parte dei quali di
"pura fidelizzazione".
Perbacco!, questa decisione è
importante perché introduce nella cultura manageriale un
concetto che solitamente è applicato nelle azioni di
marketing che in genere riguardano la clientela. Non a caso il
concetto di "fidelizzazione" è il più usato nelle
iniziative delle aziende per aumentare il tasso di
soddisfazione e di fedeltà del mercato.
A Torino hanno capovolto il lessico ed
evidentemente non sono preoccupati dei clienti e del crollo
delle vendite che dopo le dichiarazioni di questa mattina al
Senato di Sciaboletta Scajola, saranno inevitabili per il
mancato rinnovo degli incentivi. La parola d'ordine del
Lingotto sembra essere piuttosto quella di
"fidelizzare" i manager anche a costo di
"scomunicare" gli operai di Termini Imerese che ieri
hanno indossato la maschera di Marpionne.
E fa davvero un po' sorridere il
comunicato stampa emesso ieri dalla Fiat a difesa di una
scelta che appare inopportuna e intempestiva. "L'azienda
- si legge nel comunicato - si dota così di uno strumento più
aderente all'attuale contesto del settore automotoristico".
Che Marpionne se ne fotta dell'Italia
è ormai un dato acquisito. Il suo cuore e la sua testa sono a
Detroit, e quando si tratta di questioni italiane in
televisione manda avanti Ernesto Auci (già pensionato Fiat e
ancora consulente) come se questo bastasse a placare gli
animi.
A Termini Imerese si fanno macabre
risate. A Torino ricordano che i poveri non sanno contare
COMUNICATO FIAT:
Di questi 12 milioni, si
propone di destinarne 4 a finalità di pura fidelizzazione, la
cui maturazione è unicamente subordinata al perdurare dei
rapporti professionali con il Gruppo sino alla data di
approvazione del Bilancio consolidato al 31 dicembre 2011.
Tale componente di
fidelizzazione è costituita da 2 milioni di diritti destinati
all’Amministratore Delegato di Fiat S.p.A. e 2 milioni
destinati ai manager del Gruppo.
Infine, gli ulteriori 8 milioni
di diritti comprendono: 500.000 assegnati all’Amministratore
Delegato, in relazione ai quali sono già stati raggiunti i
risultati di performance relativi all’esercizio 2009; 1,5
milioni destinati all’Amministratore Delegato e 6 milioni ai
manager. Questi diritti sono condizionati al perdurare dei
rapporti professionali con il Gruppo sino all’approvazione
del Bilancio consolidato al 31 dicembre 2011 e al
raggiungimento di obiettivi di performance gestionale relativi
agli esercizi 2010 e 2011.
Restano invariate le altre
caratteristiche del Piano, che verrà servito con azioni già
emesse acquistate sul mercato e pertanto non avrà effetti
diluitivi, non prevedendo l’emissione di nuove azioni.
Il documento informativo
relativo al piano sarà reso pubblico nei tempi normativamente
previsti.
Torino, 16 febbraio 2010
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FIAT: UGL, NO A INCENTIVI DIMOSTRA RITARDO GOVERNO SU SETTORE
AUTO ...
(Adnkronos)
- "La scelta del governo di non
concedere incentivi all'auto dimostra il ritardo che questo
esecutivo ha sul settore auto e sul suo indotto. Bisogna avere
invece il coraggio di non concedere contributi diretti a
quelle aziende che non salvaguardano l'occupazione".
Cosi' il segretario dell'Ugl metalmeccanici, Giovanni
Centrella, commenta l'annuncio del ministro dello Sviluppo
Economico, Claudio Scajola, sulla fine degli incentivi per
l'auto. "E il caso di Termini Imerese della Fiat e' la
dimostrazione.
Bisogna invece che da parte di tutti parta uno scatto di
orgoglio: Governo e Lingotto trovino una soluzione idonea in
un settore che e' in grave crisi", prosegue. Una crisi
che dimostra appunto "la politica inadeguata del governo
sugli incentivi visto che quelli del 2009 hanno risolto solo
in minima parte la crisi occupazionale dell'automotive in
quanto hanno aiutato le auto prodotte all'estero e solo in
piccolissima parte quelle prodotte in Italia", conclude.
- FIAT: ACCORDO CON SOLLERS IN RUSSIA PER PRODUZIONE 500.000
AUTO...
Radiocor
- Il primo ministro russo Vladimir
Putin siglera' domani a Naberezhnye Chelny un accordo
ufficiale che prevede la creazione di una joint venture tra
Fiat e Sollers per la produzione di 500.000
auto l'anno. Secondo quanto
reso noto dal governo russo, l'accordo ha un valore di 2,4
miliardi di dollari e prevede la realizzazione di 9 modelli
sulla base della piattaforma Fiat-Chrysler
12.02.10
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AUTO: SCAJOLA, UE VERSO NO A INCENTIVI, AIUTI
AD ALTRI SETTORI...
Radiocor - 'Nel 2009 il Governo ha fortemente incentivato
l'auto. Oggi, nel confronto con i ministri degli altri paesi
europei ne ho tratto l'impressione di una comune uscita dagli
incentivi'. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico
Claudio Scajola. 'E' opportuno - ha aggiunto il ministro - che
quest'anno gli incentivi vengano dati ad altri settori che
hanno bisogno di essere spinti (tessile, elettrodomestici,
macchine agricolo). Quindi sull'auto ci concentreremo su
innovazione e ricerca. Domani - ha concluso - riferiro' in
Consiglio dei ministri'.
- FIAT: DA GIUNTA SICILIA 350 MLN EURO PER
INFRASTRUTTURE TERMINI IMERESE...
(Adnkronos) - La Giunta di governo della Regione
siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo, ha confermato
nella notte l'impegno assunto nel novembre scorso di investire
circa 350 milioni di euro per le infrastrutture nel sito
industriale di Termini Imerese e per "l'attivazione di
misure che consentano sgravi sul costo del lavoro e l'accesso
al credito d'imposta". La Giunta ha, inoltre, deliberato
di vincolare l'area in cui insiste lo stabilimento Fiat all'attivita'
industriale e, in particolare, alla produzione
automobilistica. "Abbiamo deciso - dice il Presidente
Lombardo - di dire no all'insediamento della grande
distribuzione commerciale. Ci auguriamo che la Fiat resti o
che, in alternativa, non si rimangi l'impegno assunto a
dicembre a Palazzo Chigi di consegnare le chiavi dello
stabilimento". "Inoltreremo immediatamente - ha
concluso Lombardo - il documento di Giunta al tavolo tecnico
per la Fiat istituito al ministero dello Sviluppo
economico".
12.02.10 |
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FIAT: MARCEGAGLIA, PER TERMINI IMERESE VI SONO
PROPOSTE DEGNE DI ATTENZIONE...
(Adnkronos)
- 'Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, ci sono otto o
nove proposte tra le quali alcune degne di attenzione'. Cosi'
il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commenta le
parole del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola
che, per lo stabilimento in Sicilia della Fiat, ha lanciato
alcune proposte. Secondo la Marcegaglia 'bisogna scegliere
quelle concrete, che possono stare in piedi, ed essere di
mercato'. A margine della Mobility Conference, in corso
all'Assolombarda di Milano, su 'Reti europee, intermodalita',
trasporto pubblico', il presidente di Confindustria ha
osservato che 'purtroppo lo stabilimento di Termini Imerese,
per problemi logistici e di efficienza, non riesce a stare in
piedi e il vero problema e' come reimpiegare le persone, non
perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo ed
ecco, quindi, che giudico positivo il fatto che via siano
delle proposte'.
- FIAT: VERTICE ALL'ARS, "COSTRUIRE
CORDATA IMPRENDITORI CHE POSSA SALVAGUARDARE I LIVELLI
OCCUPAZIONALI DI FIAT "...
(AGI) - Istituire un tavolo Parlamento- governo-industria per
valutare le proposte da sottoporre il prossimo 5 marzo al
ministero per lo Sviluppo economico e pianificare interventi
alternativi all'eventuale conferma di Fiat a smantellare dopo
il 2011 l'impianto di Termini Imerese. Al contempo costituire
una cordata di imprenditori che possa salvaguardare i livelli
occupazionali di Fiat e dell'indotto. E' quanto emerso oggi
dall'audizione in Commissione Attivita' produttive
dell'Assemblea regionale siciliana, presieduta da Salvino
Caputo, del presidente dell'Area industriale di Palermo
Salvatore Albanese, del presidente di Confindustria Palermo
Nino Salerno e del Sindaco di Termini Imerese Salvatore
Burrafato. "Ritengo doveroso - ha detto Caputo - non
demandare il futuro della Fiat al ministero per lo Sviluppo
economico. Come Regione e Parlamento abbiamo tutti il dovere
di attivare le iniziative di carattere economico ed
istituzionale per salvaguardare l'impianto industriale di
Termini Imerese e coinvolgere il mondo imprenditoriale
siciliano in un progetto alternativo a quello di Fiat".
12.02.10 |
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IL SENSO DELLA FIAT PER LA PRODUZIONE...
Bankomat
in esclusiva per Dagospia - Apprendiamo da "Repubblica -
Affari & Finanza" che la Fiat dal 1979 al 1989 ha
prodotto a Termini Imerese circa due milioni di Panda. Dal '93
e' quindi passata alle Punto e ne ha fatte 1,4 milioni, fino
al 2005. Poi a Termini la Fiat ha deciso di farci le Lancia Y
e in quattro anni fino al 2009 ne ha prodotte 238.000. Una
media di 50mila scarse all'anno per 5 anni. Contro una media
di circa 200mila ovvero 4 volte tanto di Panda. Le Punto in 11
anni sono state circa 120mila all'anno.
Allora la domanda facile facile - che
"Repubblica" non si fa certo in questi termini
rozzamente quantitativi - ma Bankomat vi propone e' : vuoi
vedere che il problema sono i modelli di Fiat e la sua
capacita' di venderli (panda e punto) anziché' gli operai di
Termini Imerese?
10.02.10 |
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MONTEZEMOLO, LA FIAT NON HA MAI
RICEVUTO UN EURO DALLO STATO...
(Ansa) - "Da
quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo
Stato, ma non voglio entrare in polemica, preferisco il
dialogo". Lo ha affermato il presidente della Fiat, Luca
Cordero di Montezemolo, a margine dell'inaugurazione dell'anno
accademico della Luiss.
4- CALDEROLI, DA MONTEZEMOLO
BARZELLETTA CHE NON FA RIDERE...
(Adnkronos) -
"Cosa? Se e' una barzelletta la dichiarazione di
Montezemolo per cui la Fiat, da quando c'e' lui, non ha
ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa
proprio ridere. Se invece Montezemolo non scherza e parla sul
serio allora la faccenda assume contorni 'sanitari'...'. Cosi'
Roberto Calderoli replica alle affermazioni del presidente
della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo.
'Non mi attendevo, sicuramente, della
riconoscenza, ma la negazione dell'evidenza -sottolinea il
ministro della Semplificazione normativa- mi portera' ad
assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente
diverso e intransigente rispetto a un'azienda, quale la Fiat ,
che i nostri padri consideravano un'azienda di Stato proprio
per via degli interventi statali che ha ricevuto nel corso
degli anni".
5- FERRERO, SU SOLDI PUBBLICI
MONTEZEMOLO COME PINOCCHIO...
(Adnkronos) -
'Montezemolo, quando dice che la Fiat con lui alla guida non
ha mai ricevuto un euro dallo Stato, e' come Pinocchio. Il
fatto e' che le bugie hanno le gambe corte. Sono cinquant'anni
che la Fiat riceve finanziamenti, in via diretta e indiretta,
da parte dello Stato e fa ottimi affari con essi, scaricando
sulle spalle dello Stato i destini e i posti di lavoro dei
suoi dipendenti. Anzi, visto che con la montagna di soldi
versati in tutti questi decenni dallo Stato alla Fiat, e' lo
Stato italiano che puo' rivendicare a buon diritto di essere
il suo socio di maggioranza'. E' quanto dichiara il portavoce
della Federazione della sinistra Paolo Ferrero
MONTEZEMOLO: NO COMMENT SU PAROLE
CALDEROLI...
(Adnkronos) -
"No comment': e' il presidente di Fiat Luca Cordero di
Montezemolo a rispondere ai giornalisti che gli chiedono un
giudizio sulle parole pronunciate dal ministro della
Semplificazione Roberto Calderoli. Montezemolo, a margine
dell'inaugurazione dell' Anno accademico della Luiss, si
limita ad aggiungere, rivolto ai cronisti:"attenti anche
voi, perche' non bisogna fare confusione: gli incentivi sono
un sostegno ai consumi, non sono soldi che vengono dati alle
aziende, ma -ha ridadito- a chi consuma".
02.02.10 |
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COME MAI LE
CIFRE SULLE IMMATRICOLAZIONI DELLA "500" FIAT SONO
QUASI SEMPRE "COPERTE"?
Avviso ai
naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che sui
maggiori quotidiani italiani, le cifre sulle immatricolazioni
della "500" Fiat sono quasi sempre
"coperte".
A distanza di quasi tre anni dal lancio di questo modello che
avrebbe dovuto sfondare i mercati, la Casa torinese continua a
primeggiare con la Fiat Punto (20.000 esemplari venduti a
gennaio) e le Panda (15.000). Non sembra un gran successo per
quella che doveva essere la carta vincente dell'azienda
torinese DA DAGOSPIA
A chi gli
incentivi auto? Alla Cina! - La Fiat chiede i contributi
statali ma poi i soldi se li pappano i broker di auto cinesi
che offrono macchine a prezzi stracciatissimi - Altro che la
Panda, tra ecoincentivi e rottamazione con 2mila euro porti a
casa un pick-up (con lo strillo "Che culo!") della
cinese Lifan - Per il Lingotto la Cina è vicina, ma la Cig è
vicinissima...
1 - ECOINCENTIVI, SGRAVI E
ROTTAMAZIONE: CON 2MILA EURO I CINESI TI REGALANO UN PICK-UP.
E LA FIAT VA IN CASSA INTEGRAZIONE
Paolo Campo per "Europa
Quotidiano"
La Cina? Mai così vicina. Almeno sulle quattro ruote nel
disastrato panorama automobilistico italiano. Dove, come per
Barack Obama, la Fiat un anno fa veniva portata in palmo di
mano come unica speranza per Detroit e oggi se la passa così
così, fra le proteste e le polemiche per la chiusura degli
stabilimenti. A ciascuno il suo Massachusetts, insomma.
Ma senza scomodare i massimi sistemi,
a volte basta un piccolo inciampo per capire cosa sta
succedendo all'auto italiana e perché la crisi sia più
insidiosa di quanto raccontino numeri e cronache. Questa è
una storia di piccoli cantieri e grandi furberie, di dumping e
convenienza, di incentivi e muraglie, altro che Google in
Cina.
Prendi, ad esempio, il pick-up, hai
presente? Quei furgoncini, metà suv, metà cassone, che un
tempo vedevi soltanto sulle provinciali che chissà dove
andavano e oggi, invece, sono frequentissimi nelle nostre città.
Motivo? Sì, certo, l'immatricolazione come autocarro, vuoi
mettere la convenienza: l'Iva, il bollo, costi abbattuti.
Ma anche una moltiplicazione
dell'offerta che non ha paragoni. Sono anni ormai che si parla
dell'arrivo dell'auto cinese in Italia, ormai non più con
modelli clonati o taroccati, anzi. Basta dare un'occhiata a
quel segmento, quello, ad esempio, del Piaggio Porter Maxxi,
un "veicolo perfetto per la città", come recita
orgogliosa la brochure di presentazione. Basta girare un po'
sulla rete e ci si imbatte in alternative che, certo, a prima
vista e con caratteristiche tecniche assai diverse, lasciano a
bocca aperta.
La Martin Motors, per esempio, che
lavora in partnership con aziende cinesi come la Lifan Auto
offre il suo pick-up - con lo strillo «Che culo!» - a poco
più di 2mila euro, tra ecoincentivi statali, regionali (per
la Lombardia) e rottamazione.
O la Gonow Europe che rappresenta
dalle nostre parti la Zhejang Gonow Auto, con sede a Taizhou,
il cui pick-up 4x4 - pretende il sito - "non teme
confronti": 2mila di cilindrata, motore Mitsubishi a soli
10mila euro.
Il che impone una riflessione più
generale. Non è che il sistema degli incentivi a pioggia,
alla fine, invece di stimolare la ripresa della produzione
italiana, ha aperto spazi e nicchie di mercato finora lasciate
non presidiate che finiscono per mettere ancora di più in
difficoltà le nostre fabbriche? Si dirà, è il mercato,
bellezza.
Tanto di guadagnato per il consumatore
che si vede offerti a prezzi stracciatissimi veicoli di
fattura orientale, ma dall'appeal tutto europeo. Senza troppi
tremontismi, però, e al netto di una serie di interrogativi
che riguardano standard, tutele, diritti e compatibilità di
quanto di produce oltre la Muraglia - di sicuro, assai diversi
da quelli italiani - la domanda è chi ci guadagna, poi, alla
fine? Nessun elogio del protezionismo, per carità, ci
mancherebbe.
Ma, forse, d'ora in poi, quando si
mette mano all'incentivo - imprese, legislatore, consumatore -
uno sguardo d'assieme sul battito d'ali della farfalla laggiù,
come si diceva ai bei tempi della globalizzazione, e sui
tifoni che si abbattono invece a casa nostra non guasterebbe.
Magari, chissà, sostenendo la
localizzazione degli impianti di produzione in ambito europeo;
un perimetro giuridico, sindacale, di vincoli ambientali meno
sfuggenti, per così dire. Se, poi, ad essere vicina è più
la Cig che la Cina, vaglielo a spiegare a quello sul furgone
che magari non era proprio, con tutto il rispetto, una botta
di culo.
2 - FIAT: VILLARI (MPA), RIPENSARE IL SISTEMA DEI
CONTRIBUTI - NO A STORTURE E DUMPING - INTERROGAZIONE A
TREMONTI
(Adnkronos) -
"Come e' possibile che gli incentivi finiscano per
favorire le automobili extraeuropee a scapito delle
nostre?". Lo dichiara il senatore Riccardo Villari (Mpa),
che annuncia una interrogazione parlamentare urgente al
ministro dell'Economia.
"Si apprende dalla stampa
-aggiunge- che il mercato automobilistico italiano e' popolato
di marche e case di distribuzione dalla Cina o dall'India che
offrono prezzi stracciatissimi al cliente, grazie all'incrocio
tra una serie di cavilli burocratici e il meccanismo degli
incentivi.
Niente di illegale, ma resta il fatto
che, nei giorni della chiusura annunciata degli stabilimenti
Fiat nel Mezzogiorno, occorre ripensare in maniera seria il
sistema dei contributi per evitare storture e dumping con
prezzi talmente bassi da essere completamente fuori mercato
col risultato di ammazzare la concorrenza".
"Nessun protezionismo, ma bisogna
aprire una riflessione urgente che riguarda anche le tutele
ambientale e i diritti dei lavoratori. Non vorremmo -conclude-
che le nostre aziende, in particolare quelle del Sud,
venissero penalizzate dall'osservanza di regole e leggi meno
vincolanti, per cosi' dire, altrove".
3 - LEDDI (PD), GOVERNO CHIARISCA SU PREZZI VETTURE
PRODOTTE IN PAESI EXTRA-UE
(Adnkronos) -
"Il governo chiarisca se corrisponde al vero che sono in
circolazione automobili prodotte in Paesi non europei che,
partendo dal prezzo iniziale di 10.200 euro, scendono a poco
piu' di 2.000 grazie ad un complicato collage di incentivi e
di contributi statali".
Lo dichiara la senatrice Maura Leddi
del Partito Democratico in una interrogazione al ministro
dello Sviluppo Economico. "Se e' cosi', non si ha la
sensazione di gettare i contributi al vento? Non sarebbe
meglio, semmai, limitare il sistema alle auto europee, che
garantiscono tutele sindacali e ambientali?", prosegue
Leddi.
"Bisogna fare chiarezza -afferma
Leddi- affinche' gli sforzi fatti dai contribuenti in un
momento di crisi per la ripresa della produzione italiana non
vengano utilizzati da aziende extra-europee con altri standard
qualitativi per schiacciare la concorrenza".
[02-02-2010]
AUTO NUOVE?
C'È POCO DA FAR FESTA - IL MERCATO SALE DEL 30% A GENNAIO,
MERITO DELLE VETTURE ACQUISTATE CON GLI INCENTIVI 2009 - LA
FIAT MANTIENE UNA QUOTA DEL 32%, MA CROLLANO GLI ORDINI
(VENDITE DIMEZZATE RISPETTO AGLI ULTIMI MESI DEL 2009) - SONO
SETTE I GRUPPI CANDIDATI A RILEVARE TERMINI IMERESE…
Luciano Mondellini per "MF"
Un trionfo di vendite, ma solo se si
guarda alle cifre in maniera superficiale. Il mercato italiano
dell'auto ha visto in gennaio immatricolazioni per 206 mila
vetture, mettendo a segno un balzo del 30,2% rispetto allo
stesso mese del 2009. Ma non è assolutamente il caso di
cantare vittoria. Le auto immatricolate il mese scorso sono
vetture ordinate negli ultimi mesi del 2009, quando erano
ancora in vigore gli incentivi statali alla rottamazione.
"Fiat"
La normativa sulle sovvenzioni dello
scorso anno consente infatti di immatricolare con bonus fino
al 31 marzo 2010 i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2009.
Se invece si analizzano i nuovi ordini raccolti in gennaio, ci
si accorge che gli ordini sono addirittura inferiori di circa
il 10% rispetto a quelli di gennaio 2009, che era stato il
peggior mese dell'anno scorso, quando il mercato era
nell'occhio del ciclone della crisi.
manifestazione di ieri a Palermo
Se poi il confronto si fa con
l'autunno dell'anno scorso (durante i quali si era scatenata
la corsa ad approfittare degli ultimi mesi disponibili per gli
incentivi 2009) il risultato è ancora più impietoso. Gli
ordini raccolti a gennaio dal gruppo Fiat, per esempio, sono
inferiori del 50% rispetto al periodo novembre-dicembre 2009.
A spingere ulteriormente al ribasso gli ordini è anche il
fatto che nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo
Economico, Claudio Scajola, ha spiegato che con tutta
probabilità le sovvenzioni saranno rinnovate. «Nessuno è
disposto a comprare a 100 oggi ciò che domani può avere a 90»,
ha fatto sapere il Centro Studi Promotor.
I nuovi incentivi tuttavia dovrebbero
essere inferiori e di più breve durata rispetto a quelli del
2009: circa 300 milioni per l'auto e per soli sei mesi.
Entrando nel particolare, il gruppo Fiat a gennaio ha
registrato 66 mila immatricolazioni, un incremento del 30,4% e
ciò ha permesso al Lingotto di difendere quota 32% (32,7% era
stata la percentuale nel mercato italiano nel 2009). Per
domani è confermato lo sciopero di quattro ore in tutti gli
stabilimenti Fiat contro la decisione di chiudere l'impianto
di Termini Imerese nel 2011.
Nel frattempo sono sette le proposte
finora pervenute a Scajola per rilevare lo stabilimento
palermitano: il fondo Cape di Simone Cimino, la Keplero del
finanziere Domenico Reviglio, i cinesi della Hong Kong Tai He,
il gruppo Ikea, un'azienda lombarda di autobus elettrici, una
cordata di imprenditori di Siracusa, e l'imprenditore Gian Mario
Rossignolo.
[02-02-2010] |
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FIAT: IL SILENZIO DEL PD - LA SINISTRA
HA ACCOLTO MARPIONNE COME UN OBAMA AZIENDALE - LO STORICO
REVELLI: “LA CLASSE DIRIGENTE TORINESE CHE HA COSTRUITO IL
SUO POTERE SULLA RINASCITA DEL LINGOTTO ORA NON RIESCE A
CRITICARLA” – PECCATO PERÒ CHE LA FIAT NON SIA PIÙ UN
CAMPIONE NAZIONALE. PRODUCE IN PATRIA PIÙ O MENO UN TERZO
DELLE MACCHINE CHE VENDE IN ITALIA…
Stefano Caselli per "il
Fatto Quotidiano"
davanti
alla 500
Se Gianni Agnelli amava ripetere che "ciò che è bene per
la Fiat è un bene anche per l'Italia", Sergio Marchionne
sembra pensare molto alla Fiat e poco all'Italia. Questo,
almeno, stando alle proteste dopo la decisione unilaterale del
Lingotto di ricorrere alla cassa integrazione per due
settimane, in tutti gli stabilimenti del paese, da Mirafiori a
Termini Imerese. Protesta il governo, protestano i sindacati,
non protesta quasi per nulla il Partito democratico: "C'è
una forte dipendenza psicologica dalla Fiat, soprattutto a
Torino. Per il Pd, poi, Marchionne è sempre stato un partner
ideale", sostiene Marco Revelli, torinese, storico e
sociologo della politica".
Professor Revelli, perché il Pd è così timido nel prendere una
posizione sullo scontro tra governo e Fiat sugli incentivi
all'auto e lo stop della produzione nelle fabbriche?
manifestazione
di ieri a Palermo
Colpisce l'afasia del Pd, ma in qualche misura è un fatto
spiegabile. Per il gruppo dirigente democratico Marchionne è
un po' l'equivalente di Barack Obama. Una delle pochissime
cose certe in quel partito è l'idea di avere un riferimento
forte all'interno della classe dirigente. Marchionne è
sembrato rispondere al ritratto dell'ultimo esponente di quel
capitalismo illuminato che non si sa bene che fine abbia
fatto. Ma è un punto di vista - temo - errato, perché nasce
da una profonda incomprensione su che cosa sia realmente la
Fiat oggi.
Cos'è oggi la Fiat?
La Fiat è una transnazionale leggera, che conserva i vecchi vizi
dell'azienda "campione nazionale". Continua a
considerarsi il solo fattore strategico di sviluppo di questo
paese a cui spettano - per tradizione e per diritto -
assistenza e finanziamento pubblico. È sempre stato così,
fin dai tempi del fascismo.
Peccato però che la Fiat non sia più un campione nazionale.
Basti pensare che sul mercato italiano importa da se stessa,
perché - com'è noto - produce in patria più o meno un terzo
delle macchine che vende in Italia. Questo avrebbe dovuto
suggerire ai sindacati un veto sulla proroga degli incentivi
alla rottamazione (ancora finanziamento pubblico). Invece si
è pensato soltanto a salvare il salvabile.
Colpisce in questi giorni il silenzio quasi totale della
dirigenza del Pd torinese, che governa questa città
da quasi vent'anni.
Il motivo principale di questa reticenza, tuttavia, è il
profondo imbarazzo di fronte alla prospettiva del fallimento
di un'idea strategica che la sinistra ha portato avanti a
Torino e in Piemonte: il superamento della crisi sociale e di
identità nata dalla trasformazione della grande città
industriale dal fordismo al post-fordismo grazie a una solida
alleanza con
il vecchio
e persistente potere della famiglia Agnelli.
Uscire dalla crisi, insomma, a braccetto di chi, della crisi, era
fondamentalmente la causa. È un'opzione - anche se a breve
non vedo scenari catastrofici per Torino - che rischia il
fallimento. Per anni, su questi presupposti, si sono
strutturate alleanze, fatte scelte strategiche,
governate le banche e indirizzato lo sviluppo urbano. Torino,
al di là dell'opzione edilizia turistico-circense
stile Olimpiadi, non ha mai davvero cercato soluzioni
strategiche diverse.
Basti pensare all'hi-tech, morto nella culla nei primi anni
Duemila e definitivamente abbandonato con la crisi di
Motorola. Insomma, per molti - forse - siamo di fronte a un
‘tradimento' e questo spiega un certo imbarazzo. Ma a
Marchionne va comunque riconosciuto di aver sempre parlato
chiaro. Illusioni, lui, non ne ha
mai date. E
le nuove strategie industriali della Fiat, sinceramente, non
mi sembrano un reale potenziale di sviluppo per Torino".
Ma chi rappresenta davvero il Partito democratico? Gli operai?
È chiaro che, in questa fase storica, il Pd rappresenta solo se
stesso. È un reticolo di oligarchie a cavallo tra
amministrazione pubblica e sistema degli interessi, un
agglomerato di poteri che si risolve in una rete di patti tra
i poteri stessi. Il corpo centrale del Partito democratico
sono gli amministratori, non gli elettori; amministratori
legati a una serie di filiere di fedeltà che in buona parte
derivano da storie pregresse, quella del Partito comunista su
tutte, con l'ovvia differenza che il Pci era ben radicato tra
gli elettori. In più c'è una classe dirigente un po' al di là
con gli anni, fatto salvo qualche rincalzo di quarantenni
cooptati negli ultimi 15 anni, ma sempre nei circuiti
dell'amministrazione. Per ora il Pd è ancora un partito che
parla un linguaggio burocratico, senza muovere vere passioni.
Teme che questa combinazione di due crisi - una politica e una
industriale - possa produrre, o riprodurre, tensioni sociali?
Il disagio sociale esiste ed è evidente, anche in una città
come Torino. Ma è un disagio opaco, inedito, che non viene
raccontato. Ci sono ampi
strati sociali
che percepiscono chiaramente il proprio impoverimento. Il
risultato è quasi sempre una disperazione individuale. Manca
la valvola di sicurezza del conflitto sociale, ossia la
dimensione collettiva del disagio.
[29-01-2010]
IL
DIVIDENDO FIAT , CON LE PERDITE IN CORSO VIOLA IL PRINCIPIO
DELLA PRUDENZA DEGLI AMMINISTRATORI.
LICENZIATI
FIAT PARTECIPATE ALL’ASSEMBLEA FIAT DEL 26.03.10.
Il
sindacato 3 anni fa , invece che leggere i bilanci Fiat,
osannava a Marchionne “SANTO SUBITO” ed ancora
oggi non si leggono i bilanci:
“Comunicato stampa
FIAT
RISULTATI DELL’ESERCIZIO E DEL QUARTO TRIMESTRE 2009
1
• Il margine sui ricavi è stato pari al 2,1%. Nell’anno
sono stati registrati miglioramenti progressivi trimestre su
trimestre
con il concretizzarsi delle aggressive misure di contenimento
dei costi e con lo stabilizzarsi della domanda.” • Nel secondo semestre il Gruppo è ritornato sui mercati dei
capitali sia in Europa che negli Stati Uniti raccogliendo
circa 5 miliardi di euro
con l’emissione di quattro bond, che hanno ricevuto richieste
di sottoscrizione per importi decisamente superiori a quelli
offerti.
3
COME SI A PAGARE INTERESSI PASSIVI SUPERIORI AL 2.1% SE IL
TASSO DI RENDIMENTO E SOLO QUELLO ?
“
Le poste atipiche presentano un saldo negativo pari a 699 milioni
di euro (componenti atipiche nette negative per 390 milioni di
euro nel 2008) e derivano
5
da oneri di ristrutturazione per 312 milioni di euro (165 milioni
di euro nel 2008), nonché
da altri
oneri atipici per 391 milioni di euro (245 milioni di euro nel
2008) che includono la
svalutazione di alcuni
investimenti in piattaforme e architetture del business delle
Automobili conseguente al
riallineamento strategico con il business di Chrysler Group
LLC e altri accantonamenti
per svalutazioni di attività operate dai diversi Settori del
Gruppo quale conseguenza
della crisi economica globale.
Cosa significa ? Con la Chrysler
la Fiat ha gia’ perso 391 milioni di euro ?
Indebitamento netto (15.898) (17.954)
Totale Patrimonio
netto 11.115 11.101
Maserati
Maserati ha realizzato nel 2009 ricavi
pari a 448 milioni di euro, in riduzione del 45,7%
rispetto all’anno precedente; nell’anno ha consegnato alla
rete 4.489 vetture, con un calo
del 48,7% rispetto al 2008, dovuto alla forte crisi dei segmenti
di mercato di riferimento
dei propri modelli
Ferrari
Nel 2009 Ferrari ha realizzato ricavi per 1.778
milioni di euro, in diminuzione del 7,4%
rispetto al 2008 per effetto dei minori volumi di vendita e di un
mix meno favorevole.
Nell’anno sono state consegnate alla rete di vendita 6.235
vetture, con una riduzione del
4,5% in un mercato globale che ha subito una contrazione di circa
il 40% nel segmento di
riferimento. In particolare, le consegne di vetture ad 8 cilindri
hanno beneficiato del
successo della California, mentre il nuovo modello 458 Italia,
presentato nell’ultima parte
dell’anno, non ha ancora contribuito al risultato economico del
2009, ma ha già registrato
una significativa raccolta ordini. Il totale delle vendite al
cliente finale è stato di 6.294
unità (-5,5% rispetto al 2008).
Ferrari ha chiuso il 2009 con un utile della gestione
ordinaria di 238 milioni di euro, a
fronte dell’utile di 339 milioni di euro del 2008. La
variazione risente dell’effetto negativo
di volumi e mix prodotto (che erano stati entrambi
particolarmente positivi nel 2008),
nonché dell’impatto negativo dei cambi
Il piano strategico di Chrysler, presentato ad inizio novembre
2009, prevede, nell’arco
di cinque anni, il lancio di 21 nuovi modelli, con volumi di
vendita previsti nel 2014 di
2,8 milioni di vetture, il 40% in più rispetto al 2008 e oltre
il doppio rispetto al 2009.
Circa il 60% di queste auto deriverà da piattaforme Fiat. Nel
2014 Chrysler sarà
un’azienda con un fatturato di circa 68 miliardi di dollari, un
utile operativo di circa 5
miliardi di dollari, avrà dimezzato l’indebitamento e
restituito interamente i finanziamenti
ricevuti dai governi Statunitense e Canadese.
In settembre Fiat è entrata negli indici Dow Jones
Sustainability (DJSI) World e Dow
Jones Sustainability STOXX, ottenendo il riconoscimento del fatto
che, per il Gruppo, la
sostenibilità è un modo di fare impresa sul quale si basano le
scelte di ogni giorno. Fiat
ha ricevuto un punteggio di 90/100, rispetto a una media di
72/100 delle aziende del
settore. Il DJSI World e il DJSI STOXX sono tra gli indici
borsistici più prestigiosi
perché comprendono solo aziende leader sia dal punto di vista
economico-finanziario
sia da quello sociale e ambientale. “ COSA SIGNIFICA ?
Mb
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FIAT: TONFO
IN BORSA (-4,8%), SCAMBI BOOM......
(ANSA) - Giornata
pesante per Fiat in Piazza Affari: il titolo ha perso il 4,86%
a 9 euro. Forti gli scambi: nella seduta, negativa per il
settore auto in Europa (indice Dj stoxx settoriale -2,5%) e
con un calo della della Borsa di Milano di poco inferiore ai
due punti percentuali, sono passate di mano 60 milioni di
azioni del Lingotto, pari al 5,5% del capitale, tre volte la
media quotidiana dell'ultimo mese. Vendite anche su Exor: la
controllante ha ceduto il 3,77% a un prezzo di 11,75 euro. Sul
titolo Fiat continuano a pesare le prospettive negative del
mercato dell'auto, all'indomani dell'annuncio dello stop della
produzione, per due settimane, negli stabilimenti italiani del
gruppo.
29.01.10 |
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COSÌ CIMINO CON "SUNNY CAR"
PUNTA SU TERMINI IMERESE...
Da "la Stampa"
- Termini Imerese come trampolino di
lancio per trasformare la Sicilia in un'isola verde dove
l'energia solare alimenti auto e mezzi pubblici che si
riforniscono grazie a una capillare rete di distributori. Un
progetto che appare a molti un'utopia lontana, mentre incombe
lo spettro della disoccupazione in una delle aree più
depresse d'Italia, ma in cui Simone Cimino, siciliano doc
trapiantato a Milano, presidente e fondatore del fondo Cape
Natixis, crede fortemente con il suo progetto "Sunny Car".
Nei giorni scorsi Cimino si inserisce
nel dibattito fra sindacati, istituzioni e Fiat sulla sorte
dell'impianto siciliano che, come annunciato dalla casa
torinese, dal 2012 cesserà la produzione di auto.
L'imprenditore lavora a una cordata italiana per riconvertire
l'impianto alla produzione di auto ecologiche: il progetto
"Sunny Car".
Una vettura elettrica che faccia il
pieno solo di energia solare, grazie a distributori sparsi in
una Sicilia riconvertita a questa inesauribile fonte
rinnovabile. L'idea di base è appunto quella di fare, in
vent'anni, della Sicilia (che sta diventando il primo
produttore di pannelli fotovoltaici con il nuovo stabilimento
Sharp), un'isola verde con auto e mezzi pubblici alimentati
col sole. Per Cimino quella di Termini Imerese è un'occasione
preziosa per rilanciare la vocazione industriale della Sicilia
e dare occupazione.
[11-01-2010]
È un maestro delle provocazioni. Ma
stavolta Antonio Di Pietro rischia di essere preso sul serio.
Per risolvere il problema di Termini Imerese, il leader dell'Idv
ha tirato fuori un'idea che potrebbe centrare il problema: «La
Fiat venda lo stabilimento per un euro alla Regione Sicilia».
Non sarebbe complicato: forse Di
Pietro non sa che nell'incontro prenatalizio con governo e
sindacati Sergio Marchionne aveva detto proprio una cosa
simile, ossia che a Torino «sono pronti anche a mettere a
disposizione lo stabilimento». Tradotto: se qualcuno lo
vuole...
E' MORTO FRANCESCO PAOLO
MATTIOLI...
Radiocor - E' morto a Roma Francesco
Paolo Mattioli. Mattioli era entrato nel gruppo Fiat del 1975
fino a ricoprire la carica di vice presidente esecutivo e
direttore finanziario di Fiat spa. Attualmente era consigliere
indipendente di Prysmian
ANGELETTI: PER LA FIAT L'ITALIA NON
PUO' ESSERE SOLO UN MERCATO ...
(Adnkronos) - "Il vero problema in Italia e' che noi produciamo poco piu'
di un terzo delle auto che compriamo. L'Italia non puo' essere
semplicemente un mercato. E' questa la questione che bisogna
porre alla Fiat, essendo l'unico produttore automobilistico
del paese". Lo ha detto da Palermo il segretario
nazionale della uil Luigi Angeletti a margine del decimo
congresso regionale del sindacato in corso a Palermo.
Per Angeletti il Lingotto ha gia'
fatto "un passo avanti", dicendo che "e' nei
loro programmi aumentare la produzione. Ma e' ancora
insufficiente, perche' dovrebbero arrivare a produrre 1
milione e 100 vetture, cosi' non ci sarebbero problemi per gli
stabilimenti". Per i leader sindacale "non c'e'
bisogno di dare incentivi, anche perche' i due terzi sono
andati a costruttori che producono in altri paesi. Allora,
dobbiamo chiedere a Fiat di continuare a produrre auto e se
fosse indisponibile -ha concluso Angeletti- dovremmo cercare
qualcun altro perche' non possiamo rassegnarci all'idea di non
produrre piu' auto". |
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FIAT:
+86,1% IMMATRICOLAZIONI BRAND GERMANIA 2009, +26,8%
DICEMBRE...
Radiocor
- Fiat a tutta birra in Germania. L'anno
scorso le immatricolazioni del brand in terra tedesca sono
balzate dell'86,1% verso il
2008 a
163.953 unita' con una quota pari al 4,3% su un mercato
dell'auto tedesco in rialzo del 23,2% a quasi 3,81 milioni. A
dicembre il rialzo delle vendite del marchio Fiat in Germania
e' pari al 26,8% a 6.036 su un mercato giu' del 4,6% a
215.564. E' quanto emerge dalle statistiche della
Motorizzazione tedesca (Kba) consultate da Radiocor.
08.01.10
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| FIAT: supera l'anno nero e
conserva un terzo del mercato nel
2009 in
Italia. L'Agenzia delle Entrate afferma di stare restituendo
alla Fiat i soldi che lo Stato le deve (dai giornali) 'Adesso
e' l'Alfa la prima criticita'. Finita l'egemonia Usa'.
Intervista a Giuseppe Berto, docente alla Bocconi di Milano
(Il Secolo XIX, pag.15)
08.01.10
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I
CONTADINI INDIANI FORMULANO I MIGLIORI AUGURI AGLI OPERAI DI TERMINI
IMERESE
I contadini di Singur, la piccola città indiana nella provincia del
Bengala, esprimono la loro solidarietà agli operai di Termini
Imerese per le notizie che sono circolate nelle ultime ore.
I contadini
indiani hanno saputo delle voci che corrono in Italia sul presunto
interesse del miliardario Ratan Tata a trasferire a Termini Imerese
una parte della produzione delle sue automobili. Loro conoscono bene
questo tycoon che dopo aver studiato negli Usa ha messo in piedi una
holding mostruosa ed è diventato uno degli uomini più ricchi del
mondo.
Nel gennaio
dell'anno scorso Ratan Tata per costruire gli stabilimenti
dell'utilitaria "Tata Nano" espropriò diverse centinaia
di ettari di terreni mettendo in crisi l'economia locale.
Dopo mesi di
trattative, scioperi e proteste, la Tata Motor Company abbandonò il
progetto e decise di costruire la piccola utilitaria fuori
dall'India. In quell'epoca si disse addirittura che la macchinetta
da 1.700 dollari sarebbe stata venduta in Italia quasi per fare
concorrenza alla Fiat dove Ratan Tata è di casa perché conosce
benissimo Luchino di Montezemolo e siede nel consiglio di
amministrazione della Casa torinese.
Adesso salta
fuori la notizia, immediatamente smentita da New Delhi, che il
72enne miliardario di Mumbay avrebbe intenzione di sbarcare a
Termini Imerese. Più che una notizia è una colossale presa per il
culo dei poveri operai che passeranno la notte di Natale dentro lo
stabilimento. Ma non è la prima, perché mentre Ratan Tata fa
sapere dall'India che di Termini Imerese non gliene frega
assolutamente nulla, nei giorni scorsi era corsa la voce che anche i
cinesi di Chery fossero interessati allo stabilimento siciliano.
Il paradosso
è che a dare fiato a queste autentiche cazzate non sono soltanto
alcuni sindacalisti come Enzo Masini di Fiom-Cgil, ma anche il
ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, che aveva
in agenda di incontrare martedì prossimo a Palazzo Chigi Sergio
Marpionne.
Purtroppo la
mano di uno psicolabile ha lanciato una statuetta sul volto del
presidente del Consiglio e l'incontro per Termini Imerese slitterà
a data da definire. Questo ritardo fa comodo a tutti, sia al geniale
Marpionne che non ha alcuna idea su Termini Imerese, sia al ministro
Sciaboletta che non ha mai avuto alcuna strategia industriale.
I contadini
indiani formulano i migliori auguri agli operai di Termini Imerese.
4-
L'EX DI BONDI SBARCA AL CONSOLATO DI NEW YORK
Sandro Bondi non passerà le vacanze a New York. La notizia viene
data per certa al ministero dei Beni Culturali dove corre voce che
la ex-moglie del ministro, Maria Gabriella Podestà, stia per
arrivare con un incarico al Consolato italiano della Grande Mela. La
signora ha 48 anni e oltre ad essere stata nominata nel luglio 2008
preside al liceo scientifico statale "Enrico Fermi" di Salò,
ha svolto attività di lettore-docente all'università di Boston e
ha contribuito con altre iniziative alla promozione all'estero della
cultura e della lingua italiana.
Adesso sembra
che stia per sbarcare con il nuovo incarico a New York dove c'è
fermento anche all'Istituto Italiano di Cultura per la sostituzione
di Renato Miracco, il critico d'arte, già consigliere culturale
alla Farnesina. Costui è sbarcato a New York come direttore
dell'Istituto nel 2007 e adesso sembra che Alain Elkann (padre di
quel Lapo che non sa parlare italiano) voglia piazzare sulla
poltrona un uomo della Fondazione Rosselli.
Da
dagospia
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DA FIAT A
OPEL, INTESE IN BILICO...
Bianca Carretto per "il Corriere della Sera" - La
Suzuki ha in essere contratti con diverse case
automobilistiche che potrebbero, in seguito all'accordo con
Volkswagen, non essere rinnovati. Con Fiat, nel 2005, la
Suzuki ha firmato un'intesa per produrre su licenza, nella sua
fabbrica Maruti di New Delhi, il motore diesel Multijet
1.3 litri
. Dal 2010 la Fiat fornirà alla Suzuki anche la tecnologia
per costruire, in Giappone, il diesel Euro 5 Multjet 2.0. La
casa italiana rispetterà l'impegno assunto; eventualmente sarà
la Suzuki a decidere l'interruzione del rapporto.
Nella
fabbrica di Esztergom, in Ungheria, di proprietà del marchio
giapponese, vengono costruite sia
la Fiat Sedici
che la sua gemella Suzuki SX4. Nello stesso sito sono prodotte
due piccole vetture,
la nuova Opel Agila
e
la Suzuki Splash
, frutto di una lunga alleanza tra General Motors e il marchio
nipponico (fino al
2008 GM
deteneva il 20% delle quote Suzuki). Anche con la Nissan
esiste una collaborazione: le due citycar Nissan Pixo e Suzuki
Alto, vengono assemblate in India, condividendo meccanica,
componentistica e design
12.12.09 |
FIAT: MONFERINO,
IVECO IN USA? PRIMA SOPRAVVIVERE SU NOSTRI MERCATI...
Radiocor - 'Iveco in America? Le priorita' sono quelle di
sopravvivere oggi sui nostri mercati tradizionali. Speriamo di
tornare forti in Europa visto che il mercato europeo dei
veicoli commerciali e industriali si e' praticamente
dimezzato. Poi, piano piano, quando ripartira' tutto il
processo degli investimenti, si riprenderanno tutti i
programmi'. E' quanto ha detto a Radiocor Paolo Monferino,
a.d. di Iveco (gruppo Fiat) su un eventuale sbarco sul mercato
d'oltreoceano della societa' che produce camion.
|
PUNTO E A
CAPO – ALLARME ROSSO! RICHIAMATE QUELLA FIAT: MEZZO MILIONE DI
PUNTO VENDUTE NEGLI ULTIMI DUE ANNI SONO A RISCHIO DI ROTTURA DELLO
STERZO - IL LINGOTTO È COSTRETTO A FAR PARTIRE UNA
GRANDE CAMPAGNA
DI CONTROLLO DELLE AUTO IN ITALIA E ALL'ESTERO…
Emiliano
Fittipaldi per
"l'Espresso"
Mezzo milione di automobili Punto Fiat già
commercializzate da controllare in fretta e furia. Prima che ci
scappi l'incidente, o peggio ancora il morto. La Fiat sta
organizzando una delle più grandi campagne di richiamo della sua
storia, a causa di un difetto di fabbricazione del piantone dello
sterzo su cinquecentomila auto fabbricate nel 2008 e nel 2009,
vendute metà in Italia e metà nel resto d'Europa. Una debolezza
strutturale di cui si sono accorti i greci qualche giorno fa.
Da Atene è partita una comunicazione al Rapex, il
Sistema di allerta rapido messo in piedi dalla Commissione europea
per i prodotti pericolosi. In mezzo ai soliti prodotti cinesi, tra
giocattoli che perdono pezzi e apparecchi elettrici che causano
scosse, nel penultimo bollettino (pubblicato il 27 novembre) spunta
a sorpresa la Fiat Grande Punto e la Grande Punto Abarth.
Ecco nel dettaglio i termini del problema: «Il prodotto
presenta rischi di danni perché un possibile scorretto avvitamento
detta vite superiore che fissa il piantone dello sterzo, potrebbe
causare la rottura dello sterzo con conseguente perdita di controllo
del volante, che a su volta potrebbe causare un incidente».
Le macchine da richiamare vanno dal numero di matricola
24267 al 412774, e dal numero 1112419 al 1392261. Dal Lingotto
ammettono l'esistenza della campagna: «Sono circa cinquecentomila
le Punto da controllare» spiega Franco Sodano,
ufficio stampa
«Per fortuna non ci sono stati ancora incidenti. L'eventuale
riparazione sarà a nostro carico».
Si tratta della seconda
grande campagna
dell'anno di una multinazionale del settore, dopo quella della
Toyota, che ad inizio ha dovuto richiamare 1,3 milioni di Yaris per
un difetto alle cinture di sicurezza. Già nel 1997 la Fiat richiamò
circa 40mila vetture modello Cinquecento, per controlli al
servofreno, ma in quel caso si esclusero problemi di sicurezza
reali.
Nel 2002, invece, dopo un braccio di ferro con un
associazione di consumatori, Fiat ritirò 40mila Lancia Dedra
costruite negli anni '90: il sospetto, in quel caso, interessava
possibili infiltrazioni di gas di scarico nell'abitacolo.
[04-12-2009]
MARCHIONNE:
CON CHRYSLER VERSO 5,5 MLN AUTO VENDUTE ANNO...
(Ansa) - Fiat e Chrysler raggiungeranno 'certamente prima del 2014' i
cinque milioni di auto vendute ogni anno, di cui la meta' fabbricate
da Chrysler.
Lo ha detto l'amministratore delegato di Fiat, Sergio
Marchionne, in un'intervista ad Automotive News nella quale il
manager spiega che il Lingotto non potra' raggiungere in Europa il
margine operativo del 7-7,7% fissato da Chrysler (di cui Fiat ha il
20%) negli Usa, perche' l'Europa non ha tagliato la sua capacita'
produttiva.
'In Europa - dice Marchionne nell'intervista - l'eccesso
strutturale di capacita' produttiva non e' stato affrontato', mentre
'l'amministrazione Obama ha spinto verso una ristrutturazione del
settore dove alcune societa' emergenti, post-ristrutturazione,
saranno molto meglio equipaggiate nel produrre un ritorno degli
investimenti'.
|
|
NEI CASSETTI DI MARPIONNE C'È IL PROGETTO DI TRASFORMARE
TERMINI IMERESE IN UNA SORTA DI "LABORATORIO DEL SUD" DOVE
SI SPERIMENTERANNO APPLICAZIONI INNOVATIVE PER L'AUTO ELETTRICA
Faceva una certa impressione l'immagine di Sergio Marpionne con il
suo pullover sgualcito mentre stringeva la mano al sorridente
ministro Sciaboletta Scajola.
L'abbigliamento sportivo
dell'amministratore delegato di Fiat strideva con quello dell'uomo
alto e con i baffetti lucidi che lo ha accompagnato in via Veneto e
che da sempre porta la borsa ai Signori di Torino.
Come Dagospia aveva previsto non c'è
stato alcun colpo di scena, né poteva esserci tra due personaggi
che non hanno alcun interesse a frantumare le vetrine. Da parte sua
Sciaboletta Scajola, seguito a ruota dai portavoce Mazzanti e De
Marchi, ha chiesto un aumento della produzione in Italia e ha
lasciato la porta aperta sugli incentivi per l'acquisto di vetture
ecologiche.
Marpionne invece ha fatto la parte
dell'uomo caduto dal pero che non sa quale sarà il destino di
Termini Imerese, ma vuole giocarsi la carta siciliana per portare a
casa il massimo risultato. Forse è il momento di dire che il
manager italo-canadese è un simpatico bugiardo perché non è
possibile che la mente fertile da cui è uscito il salvataggio di
Chrysler non abbia ancora pensato al futuro dei 1.400 operai
siciliani.
Chi crede a questa favola fa torto
alla sua intelligenza, ma di sicuro non ci credono a Torino dove nei
cassetti hanno già pronto il progetto industriale per Termini
Imerese. Questo progetto parte dalla considerazione che molti dei
1.400 operai avranno maturato nel 2011 i requisiti per il
prepensionamento ("La Stampa" di oggi scrive addirittura
che tutti sarebbero in questa condizione).
A questo punto Dagospia può rivelare
che nei cassetti del Lingotto c'è il progetto di trasformare
Termini Imerese in una sorta di "laboratorio del Sud" dove
si sperimenteranno applicazioni innovative per l'auto elettrica.
Questa idea è già stata anticipata
alla Regione Sicilia e al presidente Lombardo che sarà chiamato a
mettere sul tavolo gran parte dei quattrini. Una volta
ridimensionato drasticamente il numero degli operai, la bandierina
di Termini Imerese continuerà a sventolare, ma prima il Governo di
papi-Silvio e Sciaboletta Scajola dovranno dare garanzie sugli
incentivi.
La sceneggiata di ieri con stretta di
mano finale non è lo specchio della verità, ma soltanto
l'antipasto di una trattativa dalla quale la Sacra Famiglia degli
Agnelli uscirà felice e contenta.
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03.12.09 |
AI MINIMI
TERMINI (IMERESE) – SE LA FIAT NON FARà PIÙ AUTO IN SICILIA,
COSA PRODURRÀ DAL 2011? I CANNOLI E LA CASSATA? - OGGI SCAJOLA
INCONTRA UN MARPIONNE DISPOSTO A TRATTARE SU TUTTO MA NON SUL BLOCCO
DELLE LINEE SICILIANE – TRA I POSSIBILI SCENARI UNA DIVERSA
PRODUZIONE DI ALTRE SOCIETÀ DEL LINGOTTO…
Paolo Griseri per "la
Repubblica"
Claudio Scajola si impegna con i
sindacati di Termini Imerese: «Mi batterò perché la fabbrica non
chiuda e perché si mantenga la produzione industriale nello
stabilimento siciliano». Il titolare del ministero dell´Industria
non si spinge, prudentemente, più in là. Perché garantire la
produzione industriale non significa essere certi che quella
produzione sarà di automobili.
Il ministro dice che «è necessario
aumentare la produzione automobilistica negli stabilimenti italiani
della Fiat perché oggi è inferiore alle nostre aspettative». Ma
anche questo, da solo, non sarebbe sufficiente a garantire la
continuità della produzione di auto a Termini Imerese.
Così Fim, Fiom, Uilm e Fismic sono
tutti ufficialmente soddisfatti della presa di posizione del governo
ma non nascondono i loro timori: «Non possiamo consentire che si
arrivi alla riduzione della produzione in Italia o che sia l´Italia
a pagare le conseguenze dei successi americani di Marchionne», dice
per la Fiom Enzo Masini.
Per Farina della Fim «è giusto che
il governo si impegni a convincere la Fiat che è necessario
aumentare e non ridurre la produzione in Italia». «Non vorremmo
che si cominciasse a far saltare uno stabilimento e poi si
proseguisse con gli altri», è la fosca previsione del leader della
Cisl Raffaele Bonanni.
Scajola promette di impegnarsi per la
sopravvivenza dello stabilimento siciliano (e incassa il plauso del
Presidente della Regione, Lombardo) ma deve ammettere che «le
preoccupazioni dei sindacati sono fondate». Il ministro sa che
questa mattina, nel faccia a faccia in programma a mezzogiorno,
troverà di fronte un Marchionne disposto a trattare su tutto ma non
sul blocco delle linee siciliane nel 2011.
Nei giorni scorsi l´ad del Lingotto
lo ha detto chiaramente: «Non ci sono le condizioni per continuare
a produrre auto a Termini. Basta leggere i dati. La Fiat è pronta a
fare la sua parte ma deve sapere che per risolvere la situazione non
bastano i cerotti».
Dunque non sarà sufficiente qualche
finanziamento ad hoc per superare il gap di costi tra la Sicilia e
il resto d´Italia. Anche perché in quel caso si trasferirebbe
semplicemente in altri stabilimenti l´esubero di capacità
produttiva e di occupati.
Questa mattina Marchionne dovrà
dunque spiegare che cosa intende quando dice che a Termini la Fiat
farà la sua parte. Un ingresso nella compagine azionaria della
nuova attività industriale che sostituirà la produzione di auto?
Una diversa produzione non automobilistica di altre società del
Lingotto?
Scajola ha promesso ieri ai sindacati
che promuoverà «incontri informali» entro il 21 dicembre quando
le parti si troveranno tutte a Palazzo Chigi per la presentazione
del nuovo piano Fiat. E tutto fa pensare che la trattativa vera e
propria si svolgerà in quegli incontri informali.
[01-12-2009]
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MARCHIONNE, SU TERMINI IMERESE IL
PIANO NON CAMBIA...
Radiocor - Il piano Fiat su Termini Imerese 'non
cambia'. Lo stabilimento 'non fara' piu' auto, ma cosa altro non si
sa'. Lo ha detto l'a.d. di Fiat, Sergio Ma rchionne, al termine
dell'incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio
Scajola spiegando che nel orso dell'incontro non si e' parlato di
incentivi: 'Abbiamo condiviso dei dati con il ministro e la
decisione di portare tutto all'incontro del 21-22 dicembre a palazzo
Chigi per condividere il piano industria della Fiat'. L'azienda
'conferma l'impegno per l'Italia', ha aggiunto Marchionne.
01.02.09 |
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FIAT: pressing di Scajola. Oggi vertice
con Marchionne sul futuro dell'impianto in Sicilia. (dai giornali)
Marchionne spiega alla famiglia la strategia dell'asse
Torino-Detroit. (Il Corriere della Sera, pag. 37) 01.12.09
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SE IL PRESIDENTE DELLA FIAT, TALE MONTEZEMOLO, HA IN
MANO LA CURA PER SALVARE L'ITALIA FUTURA PERCHÉ NON LA CONFIDA AL SUO AD
MARPIONNE CHE VUOLE CHIUDERE LO STABILIMENTO FIAT DI TERMINI IMERESE?
Questa mattina Luchino di Montezemolo è entrato alla Camera di Commercio
di Roma dove insieme ad Andrea Mondello ha consegnato i premi di "ItaliaFutura"
ai giovani che hanno partecipato al concorso "Accade domani!".
Vale la pena ricordare ciò che invece è accaduto tra venerdì e
sabato della settimana scorsa quando il presidente della Fiat e Sergio
Marpionne hanno mandato messaggi forti e chiari al governo che sembrano
squilli di guerra. Il manager dal pullover sgualcito che attraversa
l'Atlantico come un pendolare, non ha avuto peli sulla lingua a proposito
degli stabilimenti Fiat in Italia e dopo aver annunciato che tra 10 giorni
presenterà al ministro Sciaboletta Scajola "un Piano industriale
intelligente", ha fatto capire che 6 stabilimenti sono troppi perché
tutti insieme "equivalgono a quello che facciamo in una sola fabbrica
in Brasile".
Non è una novità che Marpionne consideri eccessiva la produzione
di auto in Italia e nel mirino c'è soprattutto Termini Imerese dove la
Fiat dichiara di non aver mai ricevuto un euro dei 500 milioni promessi
dalla Regione Sicilia.
Queste parole hanno provocato l'occupazione del municipio di Termini
Imerese da parte degli operai e solo un blitz di Sciaboletta Scajola ha
impedito rivolte di piazza. Ciò che più ha ferito comunque il ministro
dell'aeroporto di Albenga è l'atteggiamento arrogante di Marpionne verso
il quale fin da aprile Scajola aveva lanciato messaggi di pace e corone di
incentivi.
La risposta della Fiat sembra intransigente perchè l'azienda,
giocando sulla debolezza dei sindacati, vuole rimettere in discussione la
sua presenza in Italia senza toccare Mirafiori, la cittadella rossa che
dal 1939 rappresenta la roccaforte degli ultimi operai della Fiat. Con
assoluta sincronia il pensiero del manager italo-canadese sembra
coincidere in questi giorni con quello di Luchino di Montezemolo che
sabato a Genova ha presentato la sua fondazione "ItaliaFutura"
ai Magazzini del Cotone.
Qui il ragazzo dei Parioli ha inferto un altro colpo durissimo al
governo e a Sciaboletta Scajola ripetendo che manca una politica
industriale "coraggiosa, forte e chiara". È pur vero che oltre
a questo attacco Luchino ha aggiunto altri pensieri spettinati del tipo
"basta con i veleni e la burocrazia e basta con le voci sulla mia
discesa in campo", ma ciò che colpisce è l'unità di linguaggio che
lo accomuna in questo momento al mitico Marpionne.
I vertici Fiat sembrano fottersene
altamente del Cavaliere e sono decisi a spostare il baricentro
dell'azienda in altre parti del mondo. A menare la danza è la visione di
Marpionne che pensa a una Fiat globale in un mondo globalizzato. "Il
mondo - ha detto venerdì scorso il manager dal pullover sgualcito davanti
alla ministra Gelmini - è cambiato profondamente e non possiamo guardare
una realtà che non esiste più".
Non esiste più la Fiat come azienda domestica, e con i prezzi
salati pagati al Mezzogiorno dove strillano i 1.300 operai di Termini
Imerese. La dimensione è ormai planetaria e oltre a un pugno di
stabilimenti in Italia, la Fiat è protesa in Polonia, Brasile e Stati
Uniti dove in ballo c'è il rilancio di Chrysler.
A Dagospia risulta peraltro che una bandierina importante sarà
piantata anche in Sudafrica dove nel 2010 si giocheranno i Mondiali di
calcio e dove nel lontano 1980 l'azienda finì nella bufera perché pagava
sotto salario gli operai di colore.
"Il mondo è cambiato", dicono all'unisono Marpionne e Luchino
anche a costo di sfregiare il governo degli incentivi e di schiaffeggiare
il ministro dell'aeroporto di Albenga.
Sarà interessante vedere gli sviluppi di questo braccio di ferro.
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IL
PAESE ALL'INCONTRARIO - I FURBETTI DI TORINO non faNNO in tempo a
chiedere IL credito di 500 milioni che IL FISCO si inginocchia a
dichiarare che presto verrà restituito il "maltolto" - E
per di più si predispongono a farlo prima di una richiesta formale!
- l’universo di imprese italiane, 5,6 milioni di cui solo 1.600
con più di 500 dipendenti, potrebbe chiedere alla stato lo stesso
trattamento della fiat?...
Nicola
Porro per "il Giornale"
La Fiat chiede, il Fisco esegue. Solo in Italia la
rottamazione prevede che sia la casa automobilistica ad anticipare,
per lo Stato, il beneficio di cui godono i consumatori. Ma tant'è.
E così la Fiat ha accumulato un credito di 500 milioni nei
confronti delle casse dello Stato.
Il suo leader, Sergio Marchionne, si secca e chiede a gran
voce che lo Stato dia alla Fiat ciò che la Fiat ha anticipato: non
fa in tempo a chiedere formalmente il dovuto che i signori
dell'Agenzia delle entrate (i signori in cui sono inciampate le
banche svizzere in Italia, quelli che vi chiedono indietro 100 euro
di Irap non pagati e non dovuti, quelli che quando vi lamentate
delle cartelle pazze chiedono rispetto per l'Istituzione e non già
per i cittadini) si precipitano a dichiarare che presto verrà
restituito il «maltolto».
Ma che bello, ma che bravi. Ma che bel quadretto. L'azienda
anticipa per lo Stato e le Entrate si affrettano a sanare
la posizione. E
per di più si predispongono a farlo prima di una richiesta formale.
Se fossimo sofisticati e non con l'anello al naso
penseremmo che si tratta di una sottile mossa per rendere sempre più
antipatica la Fiat alla totalità degli italiani: una mossa politica
per alimentare ciò che nel Paese c'è già in gran misura e cioè
l'esasperazione per il privilegio. E sì: la Fiat non solo ha
ragione, ma la può vendere. Il punto non è questo. Il punto è che
la soddisfazione della ragione del più grande rende più clamorosa
la frustrazione del più piccolo e del più debole che invece è
sempre più vessato.
Abbiamo già scritto dell'uso tutto italiano della
contrattazione fiscale con i diversi agenti delle entrate sul
territorio. E Befera, il capo dell'Agenzia, ci ha risposto che sono
eccezioni. Ma Befera sa cosa succede, solo per fare un esempio, a un
professionista con un ufficietto e una stampante, senza segretaria e
altri dipendenti, che si azzardi a non pagare l'Irap?
Lo sanno all'Agenzia delle entrate che quel poverocristo,
nonostante un miliardo di sentenze di Cassazione e persino della
Corte costituzionale, viene trascinato in giudizio e in contenzioso.
Aspettiamo l'interpello della Fiat, fanno sapere dall'Agenzia. Ma
certo. Andate a Torino a prendere anche una tazza di tè con il loro
direttore amministrativo: anzi scrivetelo insieme questo bel «interpello
formale».
È evidente che lo spirito che anima questo articolo è di
pura invidia. La Fiat si merita il rimborso. Detto per inciso i
fornitori Fiat, piccoli e grandi, sembrano le vittime di questo
ritardo. Il meccanismo è semplice. Lo Stato vara gli incentivi alla
rottamazione. La Fiat vende a più non posso. Anticipa gli incentivi
ai propri clienti. E ritarda, quanto può, i pagamenti ai propri
fornitori che fanno da banca per mamma Fiat. E il cerchio si chiude
sulla subfornitura: ma questo è un altro discorso. Parlavamo di
invidia, che ci muove.
È quella che avevamo per la Fiat quando otteneva dalle
banche il
Fiat rate, qualche punticino sotto i migliori tassi di mercato. Da
oggi la Fiat gode del Fisco rate. Se chiede, l'Agenzia esegue. Ecco
si potrebbe dire che l'universo di imprese italiane, 5,6 milioni di
cui solo 1.600 con più di 500 dipendenti, vorrebbe dallo
Stato il
trattamento Fiat. Per carità: magari non dategli incentivi, sussidi
e detassazioni di utili, che tanto non hanno. Ma dategli un Fisco
amico, esattori che capiscano che il loro stipendio è pagato dalla
produzione delle nostre imprese. È chiedere troppo?
[10-11-2009]
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FIAT:
AGENZIA ENTRATE
PRONTA CON SOLUZIONE SU CREDITI, ATTENDE INTERPELLO...
Radiocor - La risposta dell'Agenzia delle Entrate alla Fiat sui
crediti d'imposta e' pronta. Manca, pero', che l'azienda
automobilistica invii all'Amministrazione fiscale l'interpello
formale, a cui rispondere con una risoluzione. In proposito la Fiat
conferma a Radiocor che l'istanza e' in corso di presentazione. La
soluzione tecnica e' gia' stata trovata e i tempi per metterla in
campo sono brevissimi, per via amministrativa, appunto.
Si tratta - come anticipato domenica da 'Il Sole 24 Ore' -
di allargare la compensazione debiti-crediti d'imposta a tutte le
societa' collegate alla Fiat per la produzione di autovetture.
Venerdi' scorso, l'amministratore delegato Sergio Marchionne aveva
segnalato che lo Stato deve alla Fiat, entro fine anno, circa 500
milioni, accumulati tramite il meccanismo degli ecoincentivi per
l'acquisto di auto nuove.
11.11.09 |
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FIAT: IHS GLOBAL INSIGHT, PRODUZIONE CON CHRYSLER A 4,5 MLN
UNITA' NEL 2015...
Radiocor - Il gruppo Fiat, inclusa Chrysler, potra'
produrre un totale di 4,5 milioni di unita' nel 2015. Queste le stime di
Pierluigi Bellini, associate director di Ihs Global Insight, che,
interpellato da Radiocor, precisa che, di questa cifra, 3 milioni saranno
veicoli targati Fiat e 1,5 milioni Chrysler. Bellini definisce comunque la
previsione come 'conservative' e rileva: 'siamo molto prudenti nelle
stime. Se l'alleanza con Chrysler andra' bene ci saranno soldi per
maggiori investimenti e quindi la cifra e' destinata ad aumentare'.
12.11.09 |
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FIAT: Chrysler offre un piano di
esodo anticipato ai suoi 23mila dipendenti. (Il Giornale, pag. 27) Il
piano Marchionne per portare l'auto in Borsa (Affari e Finanza di
Repubblica pag 6) Il 'dream team' di Marchionne. (CorrierEconomia pag 1 e
4)
FIAT, 23 MILA TAGLI CON INCENTIVI PER LA CHRYSLER...
Da "la Repubblica" - La Chrysler ha annunciato che invierà a
23mila suoi dipendenti offerte di esodo incentivato. I lavoratori dell´azienda
automobilistica controllata dal gruppo Fiat potranno decidere entro il 13
novembre se accettare le proposte, mentre altri programmi speciali saranno
offerti nelle fabbriche in corso di chiusura nell´ambito delle procedure
fallimentari. Mercoledì prossimo l´ad Sergio Marchionne annuncerà il
piano industriale quinquennale di Chrysler.
10.11.09 |
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MARCHIONNE, AGGIORNAMENTO BUSINESS PLAN ENTRO I TRIM. 2010...
Radiocor - L'aggiornamento del business plan della
Fiat arrivera' 'entro il primo trimestre 2010'. E' quanto ha indicato a
Radiocor l'ad del gruppo t orinese, Sergio Marchionne, a margine di una
colazione della Camera di commercio Italo Svizzera.
09.10.09 |
CHI COPIA CHI – QUESTA VOLTA È LA CINA COPIONA CHE ACCUSA
L’ITALIA: “LA FIAT CI SPIAVA” - DUE ANNI FA TORINO DENUNCIÒ IL
PLAGIO E BLOCCÒ LE VENDITE DELLA VETTURA IN EUROPA - PER LA PANDA COPIATE
LE LINEE DELLA PERI - IL PRODUTTORE ASIATICO CHIEDE UN RISARCIMENTO DI
APPENA 15MILA $ …
Paolo Madron per "il
Sole 24 Ore"
Cina
- Auto Peri
Nell'era esausta della riproducibilità e dei copyright violati,
succede che i cinesi si siano stancati di sentirsi dare da tutto il
mondo dei copioni e abbiano deciso di contrattaccare, anche se in modo
francamente opinabile. Giornalisticamente fa notizia, è come se l'uomo
mordesse il cane. A mordere anzi, mordicchiare, vista l'entità del
risarcimento chiesto, è la Great Wall Motors, uno dei tanti produttori
di automobili della galassia cinese, con sede a Shijiazhuang, nel nord
del paese.
Ieri tra l'altro è stata una giornata storica per il settore, visto
che a ottobre le vendite di auto hanno raggiunto la fatidica soglia dei
10 milioni, con un balzo del 78% rispetto allo steso periodo del 2008.
Soddisfatta del risultato, la China Association of Automobile
Manufactures annuncia per fine anno lo sfondamento di quota 12 milioni.
greatwall
peri- fiat panda
Complice forse questo clima euforico, la Great Wall ha pensato bene
di attaccare la Fiat presentando alla locale Corte del Popolo una
memoria in cui l'accusa di averla spiata. I fatti risalgono al 2007,
quando la Great Wall stava per lanciare il suo modello di maggior
successo, la Peri. Introdottisi furtivamente nelle loro linee di
montaggio, le spie di Torino avrebbero fotografato parti dell'auto allo
scopo di copiarle paro paro (anzi, Peri Peri) nella Panda.
Ora, siccome la Panda è nata molto prima
della Peri, si suppone che i cinesi si riferiscano a qualche restyling
del fortunato modello torinese in cui avrebbero intravisto
inequivocabili somiglianze con il loro.
Ma forse sono le stesse che due anni fa il Lingotto aveva riscontrato
nella Peri, tanto da ottenerne dal tribunale di Torino il divieto della
vendita in Europa, mentre quello cinese cui si era parimenti rivolta
aveva invece stabilito che le due automobili erano diverse. Insomma,
dopo che la Fiat aveva citato la Great Wall di plagio, due anni dopo è
quest'ultima che rigetta l'accusa sui torinesi.
Quel che sfugge, ammesso e non concesso che gli italiani siano
colpevoli di spionaggio, è perché l'azienda cinese chieda un
risarcimento di soli 14.649 dollari. Modestia o scarsa determinazione?
Intervistato da un giornale locale, il legale della Great Wall si è
giustificato dicendo che è difficile quantificare il valore di ogni
segreto rubato. Ma che sia stato rubato, secondo lui, non ci piove visto
che le prove in suo possesso sarebbero schiaccianti.
A svelare l'arcano contribuirà comunque il testo della denuncia che
la Corte del Popolo sta per inviare alla Fiat. L'unica evidenza, per
ora, è che guardando in foto la Peri e la Panda, sembrano due gemelli
separati dalla nascita. Su chi sia stato partorito per primo Torino non
ha dubbi. Ma non è detto che la severa Corte del popolo di Shijiazhuang,
capace di condannare a morte chi infrange la legge (nel marzo scorso è
toccato a un venditore di cibo adulterato), sia della stessa opinione.
[21-10-2009]
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FIAT: 25 MLN UTILE NETTO III TRIMESTRE, 308 MLN
GESTIONE ORDINARIA, SOPRA ATTESE...
Radiocor - Risultati sopra le attese per il gruppo Fiat nel terzo
trimestre. Malgrado 'l'estrema debolezza del contesto economico globale',
il gruppo ha annunciato un utile della gestione ordinaria pari a 308
milioni (da 802 milioni un anno prima e contro attese pari a 260 milioni),
un risultato netto positivo per 25 milioni (468 milioni un anno prima e
attese di un rosso per 45 milioni) su ricavi in calo del 15,9% a 12
miliardi. Per il 2009 il Lingotto conferma il target di un utile della
gestione ordinaria superiore a un miliardo e un indebitamento netto
industriale sotto i 5 miliardi.
4- MARCHIONNE: "NESSUN PROBLEMA CON BANCHE"...
Radiocor - Esame dei risultati trimestrali del gruppo, importanza
dell'accordo tra Chn e la russa Kamaz e, soprattutto una liquidita' che
permette di non dover affannarsi a discutere con le banche. Questi, in
sintesi, secondo quanto risulta Radiocor, gli argomenti affrontati nel cda
della Fiat.
Il consiglio che ha visto la presenza di tutti i consiglieri, tranne
Ratan Tata, ufficialmente in viaggio, e Rene' Carron collegato in
teleconferenza, ha approvato i conti ma ha appreso con soddisfazione che
il gruppo, con una posizione netta di cassa di circa 8 miliardi, non ha
necessita' di 'inseguire' le banche per nuovi finanziamenti.
Inoltre, nella sua esposizione ai consiglieri, l'ad, Sergio Marchionne,
ha puntato sull'importanza dell'accordo stipulato l'8 ottobre scorso tra
Chn e la russa Kamaz, mentre non e' stato fatto cenno all'operazione
Chrysler. Marchionne ha rimandato al 4 novembre, giorno in cui presentera'
il piano industriale ai mercati, ogni comunicaz
FIAT, INCENTIVI, IL CROLLO DELL'OCCUPAZIONE:
Questa volta la grancassa dei giornali che si mettono in
ginocchio davanti alla Fiat ha dovuto arrendersi davanti ai numeri.
E i numeri li hanno dati ieri Luchino di Montezemolo e Sergio
Marpionne quando hanno detto che gli utili dell'auto sono scesi in
picchiata anche se "ben al di sopra delle aspettative". Il
mercato non ci ha creduto e il titolo è arrivato a perdere in Borsa
fino al 6,5% per poi recuperare sull'onda di Wall Street.
Ma i numeri più importanti li ha dati Marpionne quando ha parlato
della produzione in Italia e della forza lavoro impiegata in cinque
stabilimenti. Così si è capito che sono 21.900 i dipendenti nel nostro
Paese e 645mila le auto prodotte. In Polonia lavorano 5.800 unità,
mentre in Brasile 8.700 operai sono impiegati nello stabilimento di
Betim.
Il commento di Marpionne è stato lapidario ed è destinato a
sollevare un polverone. "Questa è una realtà industriale non
sostenibile" e senza mezzi termini ha fatto capire ancora una volta
che dopo gli incentivi le fabbriche del Sud si dovranno fermare. Poi il
manager dal pullover sgualcito ha lamentato il ritardo dei crediti nei
confronti dello Stato che arrivano a poco meno di 1 miliardo, ma nelle
orecchie è rimasto il filo del suo ragionamento che suona come un
diktat nei confronti del governo: se gli incentivi dovessero fermarsi il
crollo dell'occupazione sarà inevitabile.
Vogliamo chiamarlo ricatto?
[22-10-2009]
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MARCHIONNE FIRMA ACCORDO CON KAMAZ DAVANTI A PUTIN...
(Ansa) - L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha firmato
oggi a Mosca alla presenza del premier russo Vladimir Putin due joint
venture con Kamaz il piu' grande produttore russo di camion. Le Joint
Venture riguardano la produzione di circa un migliaio di macchine agricole
e per l'edilizia all'anno e la loro commercializzazione. Si tratta di un
investimento per alcune decine di milioni di dollari.
'Questo e' un altro passo avanti tra partner russi e italiani', ha
commentato Putin. 'Ho avuto occasione di parlare con il premier italiano
Silvio Berlusconi discutendo tutti gli aspetti della cooperazione.
Speriamo di vederlo presto a Mosca per continuare il nostro dialogo'.
'Finalmente abbiamo trovato il partner ideale per realizzare il nostro
obiettivo', ha osservato Marchionne. 'Per noi l'importante e' essere qui
in Russia in modo fattivo', ha proseguito promettendo di mantenere
l'impegno a 'localizzare qui al massimo la produzione, come chiesto dal
premier Putin'.
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FIAT: PRESENTA IL PIANO CHRYSLER IL 4 NOVEMBRE...
Radiocor - Chrysler, presentera' il previsto piano di rilancio il 4
novembre. Cosi' il portavoce, Gualberto Ranieri, precisando che la
societa' discutera' la situazio ne finanziaria con i giornalisti e gli
analisti nel quartier generale di Chrysler ad Auburn Hills. Il cda di
Chrysler ha esaminato il piano il 25 settembre e i manager l'hanno
presentato al Tesoro Usa la scorsa settimana. Fiat detiene da giugno il
20% di Chrysler.
MARCHIONNE FIRMA ACCORDO CON KAMAZ DAVANTI A PUTIN...
(Ansa) - L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha firmato
oggi a Mosca alla presenza del premier russo Vladimir Putin due joint
venture con Kamaz il piu' grande produttore russo di camion. Le Joint
Venture riguardano la produzione di circa un migliaio di macchine agricole
e per l'edilizia all'anno e la loro commercializzazione. Si tratta di un
investimento per alcune decine di milioni di dollari.
'Questo e' un altro passo avanti tra partner russi e italiani', ha
commentato Putin. 'Ho avuto occasione di parlare con il premier italiano
Silvio Berlusconi discutendo tutti gli aspetti della cooperazione.
Speriamo di vederlo presto a Mosca per continuare il nostro dialogo'.
'Finalmente abbiamo trovato il partner ideale per realizzare il nostro
obiettivo', ha osservato Marchionne. 'Per noi l'importante e' essere qui
in Russia in modo fattivo', ha proseguito promettendo di mantenere
l'impegno a 'localizzare qui al massimo la produzione, come chiesto dal
premier Putin'.
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BERLUSCONI: NUOVI INCENTIVI AUTO? SE SERVIRANNO IL
GOVERNO SARA' PRONTO...
Radiocor - Il Governo valutera' al momento opportuno se rinnovare
gli incentivi per l'auto. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio
Ber lusconi in un'intervista a Sky Tg 24 rispondendo a una domanda sulle
affermazioni dell'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, sul rischio di chiusura
di impianti se non verranno rinnovate le misure.
'Responsabilmente esamineremo la situazione. Abbiamo fatto un
intervento molto positivo che ha sostenuto il mercato'. Berlusconi ha poi
aggiunto 'se al momento opportuno, quando scade l'attuale, ci sara' la
convenienza di rinnovarlo, il Governo non si tirera' indietro'.
MARPIONNE SI SMARCA DALLE MIRE FINANZIARIE DELLA SACRA FAMIGLIA DEGLI
AGNELLI - "CHI COLLEGA INVESTIMENTI-EXOR E LE VICENDE FIAT-INCENTIVI,
DICE DELLE CAVOLATE” - S.M. VUOLE LA CHIUSURA DEGLI STABILIMENTI ITALICI
E SPOSTARE IN USA LA SUA STRATEGIA - E SILVIO APRE I CORDONI DELLA BORSA:
SONO 50 ANNI CHE LA FIAT STA GIOCANDO LA STESSA PARTITA A POKER SULLA
PELLE DEGLI ITALIANI. E FINORA L’HA SEMPRE VINTA -
Oltre ad essere un appassionato cultore di musica classica e
letteratura russa, Sergio Marpionne è senza dubbio un
grande giocatore di poker.
Il manager dal pullover sgualcito rivela questo hobby soprattutto
nelle partite industriali dove il più delle volte ha la meglio perché
si trova di fronte a giocatori incompetenti oppure compiacenti. Così è
stato ad esempio nella vicenda Chrysler quando il 57enne figlio di un
carabiniere abruzzese, ha trovato il compiaciuto elogio di Obama che gli
ha rifilato il ferrovecchio di Detroit senza chiedergli un dollaro.
Però qualcosa il presidente americano con la moglie
"abbronzata" aveva chiesto all'amministratore delegato della
Fiat, e qualcuno (come Dagospia) si era spinto ad
insinuare che la contropartita fosse in quella famosa lista di 4.500
evasori svizzeri che Ubs, la banca dove ieri Marpionne ha annunciato di
dimettersi, ha fornito al governo Usa.
Nessuno può dire se effettivamente Sergione
abbia
fatto da anello tra le lobbies di Zurigo e quelle che si trovano a
Washington, ma con l'annuncio di ieri delle dimissioni che saranno
operative tra sette mesi, Marpionne può considerare compiuta la sua
missione di banchiere.
E adesso, mentre sta per volare a Detroit dove domani incontrerà il
ministro dell'Aeroporto di Albenga, Sciaboletta
Scajola,
il manager italo-canadese è pronto a sedersi al tavolo per un'altra
partita di poker sul futuro degli stabilimenti italiani.
Ieri è salito sorridente sulla nuova portaerei Cavour della Marina
Militare costruita da Fincantieri che è stata scelta per presentare la
nuova "Punto Evo", e davanti al Golfo dei Poeti di La Spezia
ha calato dalle mani un'altra carta che farà discutere.i
Purtroppo i giornali si preoccupano più degli aumenti di capitale di
Unicredit e IntesaSanPaolo, che delle esternazioni del figlio del
carabiniere abruzzese, ma questi davanti a 500 marinaretti schierati sul
ponte della portaerei ha lanciato un messaggio pesante.
In pratica - ha detto Marpionne - se i governi
europei e quello italiano in particolare non confermeranno gli incentivi
all'automobile, le fabbriche italiane dovranno chiudere. Pare che queste
cose le abbia dette con la voce dimessa e davanti a quel Luchino di
Montezemolo che è assillato dai sindacati per il licenziamento di 220
operai della sua Poltrona Frau.
E tanto per smarcarsi ancora una volta dalla Sacra Famiglia degli
Agnelli
che pensa alle sue tasche prima ancora che all'industria, ha
ribadito che la Fiat non ha bisogno di capitali. "Io faccio
l'amministratore delegato - ha aggiunto il manager - e non ho influenza
su Exor che è l'azionista di riferimento del Gruppo. Chi collega le due
cose, cioè gli investimenti di Exor e le vicende della Fiat compresi
gli incentivi, dice soltanto delle cavolate".
Il linguaggio non è molto raffinato, ma il messaggio è preciso, e
ancora una volta le parole del figlio del carabiniere abruzzese
confermano l'esistenza delle anime separate sotto lo stesso tetto,
quella finanziaria che sta a cuore a Yaki e ai suoi
parenti, e quella industriale della Fiat per la quale Marpionne
vuole
camminare da solo con la chiusura degli stabilimenti italiani e lo
spostamento in America della sua strategia.
La partita a poker continua a Detroit dove domani Sciaboletta Scajola
si metterà la mano sul cuore e si impegnerà a evitare il disastro
dell'azienda torinese.
Sono 50 anni che la Fiat sta giocando la stessa partita a poker sulla
pelle degli italiani con giocatori competenti e compiacenti. E finora
l'ha sempre vinta.
[30-09-2009]
FIAT: Marchionne, chiusure senza incentivi. In Francia
e Inghilterra continueranno, l'Italia non potra' tirarsi indietro. (dai
giornali) Il gruppo mette in vendita il palazzo della Stampa. (Il
Giornale, pag. 14) |
SCAJOLA IN AMERICA CI SBARCA IN 500...
Per il ministro Claudio Scajola il viaggio negli
Stati Uniti assume un'importanza strategica. A partire da lunedì, il
titolare del dicastero di via Veneto vedrà i vertici dei colossi
americani dell'energia, in particolare quella nucleare: a cominciare dalla
Westinghouse, visitando la centrale di Beaver Valley. Ma il vero colpo di
scena avverrà il primo giorno, e nell'ambasciata italiana non si parla
d'altro: Scajola si farà vedere a bordo di una Fiat 500. Altro che le
gigantesche macchine a stelle e strisce che ormai nemmeno Barack
Obama dimostra di amare.
Il ministro, trasportato con l'utilitaria guidata dal console generale
Francesco
Talò, arriverà all'incontro con gli esponenti della comunità
imprenditoriale italiana, presso la sede dell'Ice di New York. E Scajola
è un vero appassionato di motori, in particolare delle vetture d'epoca,
tanto da possedere un'invidiata collezione. E' un bel segnale anche per
Sergio Marchionne e per la Fiat, quello di vedere un ministro italiano
che, nel territorio americano, vuole sottolineare, ostentandolo, il valore
della produzione tricolore
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DRAGHI AVREBBE FERMATO GLI AGNELLI ALLUPATI DI FIDEURAM (OGNI
INDECENZA HA IL SUO LIMITE) - IL SOLDI DALLO STATO PER COMPRARSI UNA società CHE VIENE UTILE
PER lo scudo fiscale nel momento in cui emergono cospicui tesoretti della
famiglia all’estero...
Nino Sunseri per "Libero"
Diventa complicato il rientro in banca della famiglia Agnelli.
L'operazione Fideuram incontra inattesi inciampi. A tal punto ostici che
l'affare potrebbe saltare e la società del risparmio gestito potrebbe
finire in mano agli spagnoli del Santander.
Sempre che Emilio Botin, gran capo del colosso
madrileno, riesca a superare la diffidenza verso l'Italia maturata dopo
essere stato escluso, in maniera che giudica sgarbata, da Intesa San
Paolo.
A mettersi di traverso sull'affare Exor-Fideuram, a quanto pare, è
niente meno che il governatore della Banca d'Italia, Mario
Draghi. Le modalità dell'operazione, infatti, devono essergli
sembrate frutto di geometrie fin troppo ardite. Soprattutto per il fatto
che la cassaforte di casa Agnelli concluderebbe l'affare accendendo un
debito di circa 800 milioni.
Una cifra alta per una finanziaria, come Exor, che vive
prevalentemente di dividendi. Tutto troppo fragile. Tanto oggi che le
banche sono sotto osservazione per i dubbi sulla loro solidità. E' vero
che Fideuram non ha sportelli e si occupa di risparmio.
Tuttavia a Draghi non deve essere sembrato opportuno
mettere una banca, anche se dalle caratteristiche un po' particolari, in
mano ad una società finanziaria che, per di più, dovrebbe accendere un
grosso debito per arrivare all'obiettivo. Non importa se c'è il sigillo
di casa Agnelli.
Secondo le indiscrezioni in circolazione
Corrado Passera ha chiesto 2,8 miliardi per Fideuram. Exor ha in cassa
solo un miliardo. Il resto da Banca Intesa che sottoscriverebbe il 30%
della nuova scatola cui conferire Fideuram. Per chiudere il cerchio
mancherebbero circa 800 milioni. Per coprirli ci sono due possibilità.
Un fondo di private equity che fornisce le risorse mancanti e aspetta
che la banca torni in Borsa per rientrare. Oppure provvede la stessa
Banca Intesa con un finanziamento diretto su Exor. Un cammino, da quanto
si capisce, che in via Nazionale giudicano troppo tortuoso. E anche
pericoloso perchè esposto agli umori mutevoli del mercato finanziario.
Non è nemmeno da escludere che, sullo sfondo, abbiano giocato un
ruolo importante le polemiche sul ruolo di Exor nella partita Fiat. Poco
eleganti le coincidenze. La cassaforte di casa Agnelli ha confermato
l'interesse per Fideuram proprio nel momento in cui Sergio Marchionne
chiedeva al governo di prorogare al 2010 gli incentivi per l'auto.
Una dissonanza troppo aspra per passare inosservata. Quasi la
dimostrazione simbolica che agli Agnelli delle quattro ruote non importa
più nulla. Il miliardo di euro di cui dispone Exor, forse, dovrebbe
essere utilizzato per sostenere lo sforzo di Marchionne
su
Fiat e Chrysler. Invece viene destinato all'acquisto di una banca. Al
sostegno dell'auto penseranno i governi di Roma e di Washington con
nuovi pacchetti di aiuti pubblici.
Quanto meno a Torino hanno scelto il momento meno opportuno per
avviare il loro progetto di diversificazione. E' vero che, per
tradizione, gli Agnelli hanno affiancato altri business a quello
dell'auto. Tuttavia i tempi sono cambiati e il mercato non apprezza più
le conglomerate. E nemmeno Draghi a quanto pare.
Senza contare un ultimo elemento. Trascurabile sul piano pratico.
Importante nella simbologia degli affari. Le società del risparmio
gestito saranno i veicoli privilegiati per utilizzare lo scudo fiscale.
Anche qui gli Agnelli sembrano aver commesso un errore di grammatica
politica: annunciano l'acquisto di Fideuram proprio nel momento in cui
emergono cospicui tesoretti della famiglia all'estero.
Messo così l'acquisto di Fideuram sembra solo una bella cortina di
ferro per concludere gli affari di famiglia lontanissimo da occhi
indiscreti. Magari non sarà così. Ma quasi sempre la forma diventa
sostanza.
[22-09-2009]
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SI SCRIVE FIAT, SI LEGGE BANCA INTESA - SOTTO IL PASTICCIACCIO
FIDEURAM-EXOR, BRUCIA LA SOPRAVVIVENZA DI PASSERA ALLA GUIDA DELLA BANCA -
BAZOLI ORDINA, DE BORTOLI DISPONE E MUCCHETTI ESEGUE - E SULLA PRIMA
PAGINA DEL CORRIERE ESPLODE UN VIOLENTISSIMO PEZZO CONTRO I FURBETTI DEL
LINGOTTINO...
Massimo Mucchetti per il Corriere
della Sera
L' amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne chiede una nuova
tornata di incentivi pubblici in tutta Europa per sostenere la do¬manda
di automobili e affrontare una crisi ancora non domata. Negli stessi
giorni l'Exor, controllata dalla famiglia Agnelli e detentrice del con¬trollo
di fatto della Fiat, tratta con In¬tesa Sanpaolo l'acquisizione di Fi¬deuram,
banca specializzata nella ge¬stione del risparmio raccolto da una rete
di promotori finanziari.
Sergio Marchionne chiede una nuova tornata di incentivi pubblici per
sostenere la domanda di automobili che, com'è naturale nel corso di una
recessione, resta fiacca. Ed esalta l'America dove la Casa Bianca lascia
chiudere gli stabilimenti in eccesso di Gm e Chrysler nonostante abbia
loro concesso ingenti aiuti per evitarne il fallimento.
In Europa, invece, si legano i contributi, peraltro assai meno
cospicui, alla difesa delle unità produttive di case automobilistiche
tutte ancora in piedi, tranne Opel che è in ginocchio. Meno di un anno
fa il governo italiano aveva concesso premi alla rottamazione dopo molte
titubanze. Vedremo se e come li rinnoverà.
La Fiat può minacciare lo smantellamento di Pomigliano e il
ridimensionamento di altri, accentuando un processo di delocalizzazione
già più marcato di quello dei concorrenti tedeschi e francesi. È un
argomento forte di fronte a un governo che non vuol lasciare per strada
nessuno.
Gli incentivi, del resto, aggiungono vendite che, aumentando il
gettito dell'Iva, ne attenuano l'impatto sui conti pubblici. Ma
l'amministratore delegato della Fiat sarebbe più convincente se desse
una visione più stabile del futuro e se avesse alle spalle un azionista
con le idee più chiare.
Marchionne è abituato a stupire il mercato raccontando una nuova
storia prima che la vecchia abbia avuto un esito misurabile. Con la
Borsa al rialzo, la domanda forte e i nuovi modelli pronti, ha
funzionato a meraviglia. Ma nella nuova situazione la politica degli
annunci funziona assai meno, specialmente se gli intervalli tra un
annuncio e l'altro si vanno riducendo a velocità sorprendente.
In un anno, il supermanager di Torino ha detto troppo. La Fiat non
sopravvive senza produrre almeno 6 milioni di automobili. Ed ecco la
Chrysler che, ancora lungi dall'essere consolidata e senza evidenti
sinergie, porta all'iniziale raddoppio da 2 a 4 milioni. Con la Opel
obiettivo raggiunto e, questa volta, grandi risparmi.
Chi è mai questa Magna? Con la casa di
Russelsheim, la Fiat finalmente scorporerà il settore dell'auto dal
resto del gruppo. I soci godranno dell'inevitabile apprezzamento di un
titolo che si fa in due. Nessuno potrà accusare gli Agnelli di
ritirarsi dal fronte dell'auto. A onor del vero, Marchionne confessa
agli analisti che tutto questo serve a non mettere più un euro in Fiat
Auto, un settore dove la Fiat ha perso oltre 11 miliardi negli ultimi 10
anni.
Ma nell'opinione pubblica passa l'idea - in realtà è solo una
speranza- della dinastia torinese impegnata a tenere a battesimo un
colosso globale, con i soldi dei governi americano, tedesco e inglese
che pagano per avere un management che risolva i loro problemi
automobilistici.
Sfortunatamente, la Germania trova più conveniente dare l'Opel e la
dote alla cordata austro-russo-canadese di Magna e Gaz. La Fiat Auto
resta dov'è. Ma si può vivere anche con 4 milioni di auto. Anzi, Fiat
e Chrysler ne faranno 6 da sole. Anzi, l'Italia deve prolungare gli
incentivi.
Negli stessi giorni in cui Marchionne prepara l'ultima esternazione,
l'Exor tratta con Intesa Sanpaolo l'acquisizione di Fideuram, banca
specializzata nella gestione del risparmio raccolto da una rete di
promotori finanziari. L'Exor è la controllata dalla famiglia Agnelli e
a sua volta detiene il controllo di fatto della Fiat.
La società ha un miliardo in cassa, ma la somma proviene da
un'emissione obbligazionaria, dunque da un debito acceso, si disse, per
far fronte a un'eventuale emergenza in Fiat. Ora gran parte di questa
onerosa riserva verrebbe destinata ad altro scopo. Per diversificare il
portafoglio, si spiega. Come se la Fiat fosse fuori dai guai.
È questa un'operazione difficile da capire. Nell'immediato sembra
avere l'effetto di indebolire sia la Fiat che Fideuram. La prima ha
bisogno di soci liquidi, come le grandi famiglie dell'auto tedesca e
giapponese che non diversificano. L'altra, nel momento in cui le banche
devono rafforzare i capitali e avere stabilità, poco sembra aver da
guadagnare da nuovi azionisti indebitati e intenzionati a rivenderla in
tutto o in parte al più presto.
Ci fosse il prezzo, per gli aspiranti compratori il discorso
cambierebbe un po'. Ma la circostanza che l'Exor sia azionista
eccellente di Intesa e sia anche rappresentata nei suoi consigli, dunque
in conflitto d'interessi, richiede una procedura tale da escludere
qualsiasi blitz.
Non a caso, dicono alla Compagnia di San Paolo, primo azionista un
po' scalpitante di Intesa, nel consiglio del 29 settembre non si porrà
la questione all'ordine del giorno. Gli Agnelli possono aspettare che si
chiarisca meglio il destino dell'azienda alla quale hanno legato il loro
nome, prima di tornare a investire nella finanza.
[20-09-2009]
GIALLO AGNELLI - DOPO L'INTERVENTO DI YAKI, DELL'EREDITÀ DEGLI
AGNELLI E DELLA PRESUNTA EVASIONE, NON SI PARLA PIÙ - E' DI VENERDÌ
SCORSO LA NOTIZIA DI UN'INDAGINE, AVVIATA DALLA PROCURA DI MILANO, AVVERSA
A CHARLES PONCET, EX LEGALE DI MARGHERITA - ALTRO FANGO SULLA RAMPOLLA
ESOSA...
1 - L'AFFARE SI INGROSSA
Dopo l'intervento del fratellino di Lapo-Lapo, di quelli che 'neisecolifedeliallavvocato'
e dei montezemolati, dell'eredità degli Agnelli e della presunta
evasione, non si parla più. E' di venerdì scorso la notizia di
un'indagine, avviata dalla Procura di Milano, avversa a Charles
Poncet, ex legale di Margherita, che avrebbe
esercitato - illecitamente - delle pressioni su Emanuele Gamna.
Gamna che, a sua volta, è stato anch'egli legale della rampolla di casa
Agnelli e che risulta indagato per evasione fiscale, sempre a Milano.
Nessuno dei 'giornalistisenzapadrone' ha scritto due righe
d'approfondimento sulla vicenda. Nessuno ha ricordato che se Gamna non
è più il legale di Margherita è perché la rampolla riteneva che
fosse legato allo studio di Grande Stevens, non certo
per le parcelle troppo alte.
Nessuno dei giornalistisenzapadrone si è chiesto se questa indagine
non sia solo un modo per gettare fango sulla rampolla, dato che uno dei
sospetti manovratori di fondi è tutt'altro che estraneo agli ambienti
giuridici italiani.
Ma torniamo ai fondi esteri, come mai non se ne parla più? Tra i
tanti reporter e dossieristi italici, nessuno più ha scovato nulla? E'
mai possibile? Oppure l'Avvocato ha inviato un bel conguaglio? Proprio
come quando, da titolare dei conti, impediva alla figlia Margherita di
accedervi, anche se razionalmente non sarebbe stato possibile, perché
sofferente di un 'attacco di morte'?
2 - INDAGATI A MILANO GLI EX AVVOCATI DI MARGHERITA AGNELLI -
IL CASO DEI 15 MILIONI DI EURO CHE INCASSATI PER LA CONSULENZA FINO AL
2004
Mario Gerevini per il Corriere della Sera
Adesso è quasi una spy story, con al centro Emanuele Gamna,
torinese, 57 anni, avvocato. Da tre mesi la Procura di Milano ha aperto
un fascicolo, affidato ai pm Eugenio Fusco e
Gaetano
Ruta, su una vicenda «laterale» dell'affaire Agnelli,
indagando per evasione fiscale Gamna, ex partner dello Studio Chiomenti,
firma legale tra le più note nel mondo della finanza.
Per la medesima vicenda è ipotizzata anche
una tentata estorsione a danno di Gamna e risulta indagato lo svizzero
Charles
Poncet che si è presentato lunedì scorso in Procura
rivendicando la correttezza del suo comportamento. È l'avvocato che,
per conto di Margherita Agnelli, aveva sottoposto a
Gamna la firma (mai avvenuta) di un affidavit. Cioè una sorta di
giuramento per avallare le tesi della figlia dell'Avvocato nella disputa
sull'eredità.
Ma il punto chiave, più che la tentata estorsione sulla quale vi
sarebbero scarsi riscontri, è la storia dei 15 milioni di euro che
Gamna incassò da Margherita per la consulenza fino al 2004 sulla
divisione ereditaria (poi sono arrivati nuovi avvocati).
I SOLDI SCOMPARSI IN SVIZZERA -
Quei soldi - sostiene Margherita - «scomparvero» su un conto cifrato
svizzero della banca Pkb, senza fattura nè dichiarazioni al fisco. A
riaccendere la vicenda sono una lettera e le tracce di un bonifico da
1,5 milioni. La lettera, partita dallo Studio Chiomenti, è agli atti
del procedimento disciplinare in corso all'Ordine degli avvocati di
Milano ma è stata acquisita anche dalla Procura.
Gamna a metà giugno, dopo 30 anni, è stato messo alla porta da
Chiomenti (300 professionisti) di cui era senior partner. Da subito la
linea di Chiomenti sulla parcella fantasma è stata la seguente:
«Eravamo all'oscuro, abbiamo saputo solo a fine maggio». Ma la lettera
è datata 21 gennaio 2009, 5 mesi prima che scoppiasse il caso. È su
carta intestata Chiomenti, indirizzata a Poncet, firmata dal direttore
generale dello Studio, Flavio Granaglia.
È la breve risposta a un lungo documento di Poncet che faceva la
cronistoria e chiedeva conto dei 15 milioni incassati da Gamna e mai
giustificati da una parcella: «Abbiamo preso nota, si rivolga a Marc
Bonnant, incaricato della difesa degli interessi del nostro
ufficio». Dunque il manager di Chiomenti sapeva a metà gennaio quello
che i vertici dello Studio avrebbero saputo solo a maggio?
IL GIALLO - Qui la vicenda si colora di giallo perché il manager ha
smentito di aver firmato la lettera. Dunque firma falsa. E
implicitamente un'accusa a Gamna. Manca ancora, però, la versione del
professionista «silurato» che finora ha scelto il silenzio. Intanto
sarebbe spuntata una parcella da 1,5 milioni effettivamente emessa dallo
Studio Chiomenti e oggetto eredità Agnelli. Chi l'ha pagata a Chiomenti?
Jean Patry, l'avvocato svizzero che affiancò Gamna nel
2003-2004 e che da Margherita ricevette 10 milioni, fatturandoli.
[21-09-2009]
|
Lettera 16
Siamo tutti dei Marchionne, ma non lo sapevamo -
17-09-2009] DA DAGOSPIA
Fiat non era diventata un'azienda modello? L'azienda che riusciva
a sostenersi con le proprie risorse, grazie all'abilità dei suoi manager?
L'orgoglio italico che comprava a destra e a manca? Con i soldi - a fondo
perduto - degli altri, siamo tutti in grado di comprare e sboronare sul
Sole 24 Ore. Siamo tutti dei Marchionne, ma non lo sapevamo. |
FIAT! (FRONTE INTERNAZIONALE AUTO-RIDUZIONE TASSE): CHI GODE, CHI
SFANCULA LA ‘STRONZA’ - ACCORDO USA-UBS. GIORNALI CHE RICORDANO CHE
MARPIONNE È VICEPRES. UBS? NESSUNO - DIRETTORI CHE HANNO PENSATO DI
INTERVISTARE MARPIONNE COME ESPERTO: NON PERVENUTO - ELENCO DELLE
INTERVISTE SULLA QUALUNQUE A GENTE CHE NON C’ENTRA UN TUBO: INFINITO -
(IN QUATTRO RIGHE ECCO LA MISERIA INFINITA DEL GIORNALISMO ITALIANO)
a cura di Massimo Riserbo e Falpalà
1 - FIAT (FRONTE INTERNAZIONALE AUTO-RIDUZIONE TASSE)
Hanno letto, hanno ritagliato, hanno riletto, si sono interrogati, hanno
incrociato, hanno chiesto il permesso, sono stati autorizzati e alla
fine CE L'HANNO FATTA! I famosi 007 del Fisco italiano sono arrivati
alla conclusione che forse la famiglia Agnelli, stirpe di benefattori
della Patria, si è auto-ridotta le tasse per qualche miliardo.
La notizia del Tg5 di ieri sera oggi è in prima pagina su tutti i
giornali. Ovviamente con alcune differenze.
La foto in prima di Giuanìn Lamiera ce l'hanno tutti meno la "Busiarda"
e Libero, che però ha fatto il titolo a tutta pagina. Poi,
nell'impostazione dei servizi, ci si divide in due fronti: quelli che
godono e quelli che la colpa è tutta di Margherita.
Fronte godimento: Libero, Giornale. Fronte "ma tu guarda che
stronza": tutti gli altri.
Miglior pezzo Fronte "ma tu guarda che stronza": Raffaella
Polato sul Corriere. Il passaggio chiave è questo: "le azioni Fiat
sono detenute in Italia e sono passate di mano secondo tutti i canoni di
legge" (p.3). Poi leggi Libero e scopri che non è così scontato
(p.3).
Salvatore Tropea perde la gara con la Polato perché è in vacanza
e allora Repubblica (p.19) ci fa notare che "la Procura di Torino
non ha fascicoli aperti sulla vicenda". Meno male, verrebbe da dire
Poi c'è la storia dell'accordo tra Fisco Usa e Ubs. Elenco dei
giornali che ricordano che Marchionne è vicepresidente in uscita della
banca svizzera: non pervenuto. Elenco dei direttori che hanno pensato di
intervistare Marchionne come esperto: non pervenuto. Elenco delle
interviste sulla qualunque a gente che non c'entra un tubo: infinito. In
tre righe ecco la miseria infinita del giornalismo italiano.
Sul Sole, però, c'è un colonnino di puro terrore: "L'Erario
studia gli elenchi degli italiani" (p.5). Vuoi vedere che ci sarà
un fronte tricolore sul caso Ubs? Questa notizia domani scomparirà.
[13-08-2009]
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NON SOLO AUTO, I
GUAI PER MARPIONNE ARRIVANO DAL crollo di Iveco e CNH
Con grande sollievo degli analisti Sergio Marpionne durante la
conference call di ieri pomeriggio per i risultati trimestrali di
Fiat ha dichiarato:
"non
mi suicido".
Il manager italo-svizzero che anche in questi giorni di calura indossa
il pullover nero, si riferiva allo stop che i tedeschi hanno imposto su
Opel. Per l'amministratore delegato di Fiat quella partita è chiusa e in
queste ore si sta preparando per tornare a Detroit dove si terrà il primo
consiglio di amministrazione della nuova Chrysler.
La verità non arriva mai tutta insieme, ma a momenti. Quello di
ieri è stato certamente un momento della verità importante per il top
manager del Lingotto. Senza mezzi termini ha dichiarato che il mercato sta
attraversando un anno orribile, e si è dimostrato molto cauto
sull'automobile augurandosi che gli incentivi del governo italiano e dei
governi europei continuino anche nel 2010 per sostenere un settore che
continua a perdere colpi.
Adesso per lui si tratta di dimostrare che la partita americana può
diventare profittevole, ma secondo tutti gli analisti una ristrutturazione
del Gruppo "è impellente". Così l'ha definita ieri sera a
"CNBC-Class" lo storico dell'industria e bocconiano, Giuseppe
Berta, che si riferiva soprattutto all'inevitabile spin-off di Fiat Auto e
al crollo di Iveco e CNH.
Queste due società sono sempre state considerate nel panorama Fiat
le vacche grasse che hanno portato utili strepitosi, ma i giornali di oggi
preferiscono scrivere che il calo dell'automobile (-179 milioni rispetto
ai 646 del trimestre 2008) non è così drammatico da compromettere le
sorti del Gruppo.
In realtà a Wall Street, dove ieri sera il
titolo CNH ha chiuso con un calo del 3,4%, corre da tempo la voce che Fiat
potrebbe mettere in vendita l'azienda specializzata nelle macchine per
l'agricoltura e le costruzioni. Un segnale in questo senso è dato anche
dal fatto che la concorrente Caterpillar ha ripreso a correre sul mercato
americano mentre CNH, per la quale si aspettava il pareggio nel trimestre,
ha perso il 21% del mercato.
Mentre Marpionne sale sull'aereo per Detroit e affonda le mani nelle
complicate vicende americane, non manca chi ha arricciato il naso di
fronte alle dichiarazioni trionfalistiche che il presidente di Fiat,
Luchino di Montezemolo, ha fatto il giorno prima della presentazione dei
risultati. Durante un incontro alla Camera di Commercio di Prato, Luchino
ha dichiarato infatti di essere "estremamente contento dei
risultati", una dichiarazione a Borsa aperta che ha tonificato il
titolo Fiat, ma che in altri paesi sarebbe stata bacchettata dalle Consob
locali.
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Opel: Rhj
pronta a nuova offerta...
(ANSA) - Rhj International consegnera' oggi o domani a General
Motors una nuova offerta, migliorata, per una quota di maggioranza di
Opel.Lo riferisce il Financial Times. I negoziati tra Gm e la belga Rhj
(controllata del fondo americano Ripplewood) sarebbero andati avanti per
tutto il weekend.Nella nuova offerta Rhj dira' di aver bisogno di minori
garanzie pubbliche rispetto a Magna (3,8 mld di euro, contro i 4,5 mld
richiesti da Magna). Rhj punta a una partecipazione di circa 51-55% in
Opel.
4 - Fiat: Melfi,
sciopero 2 ore a turno...
(ANSA) - Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno proclamato per oggi due
ore di sciopero per ogni turno nello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza).
L'agitazione, che riguarda anche le aziende terziarizzate e l'indotto Acm
(Auto componenistica meridionale), e' stata decisa per protestare ''contro
la indisponibilita' della Fiat ad accettare la proposta unitaria di tutte
le organizzazioni sindacali nazionali di corrispondere 800 euro come
premio di risultato nella busta paga di luglio''
14.07.09
MARPIONNE A QUATTRO RUOTE – SETTORE CAMION E MACCHINE PER
L’EDILIZIA (IVECO E CNH) IN CRISI NERA – TENGONO I TRATTORI (PREVISTO
SOLO 15% DI CONTRAZIONE NEL 2009) - LA SPERANZA CHE ESCANO DI SCENA I
PRODUTTORI MEDIO-PICCOLI…
Maurizio Maggi per
"L'espresso"
Per anni, a Torino, si sono preoccupati delle quattro ruote, delusi
dalla tiepida accoglienza riservata alla Fiat Stilo o alla Lancia Thesis
o dall'incapacità di conquistare clienti fuori dall'Italia. Ora, a
turbare i sonni di azionisti e manager del gruppo Fiat sono altri
veicoli, assai meno noti al grande pubblico: come il gigante Stralis e i
grandi escavatori per il movimento terra.
La crisi globale picchia duro su camion e trattori, l'ex isola felice
del Lingotto. Così tornano a inseguirsi le voci, accolte alla Fiat con
le classiche alzate di spalle, di progetti per cedere rami d'azienda o
per allestire alleanze strategiche nelle due aree. D'altronde, oggi
latitano non solo i clienti dei mezzi, ma anche i potenziali compratori
di aziende. Cedendo i camion o il settore del movimento terra, Fiat
rischia d'incassare un quinto rispetto a quanto avrebbe potuto intascare
18 o 24 mesi fa.
Per lunghi anni, prima che al volante si piazzasse Sergio
Marchionne, una fetta della famiglia Agnelli non vedeva l'ora
di scendere dall'auto e di focalizzarsi proprio sui 'trucks' e sulle
macchine per agricoltura e costruzioni: business meno ricchi di glamour,
ma capaci di tenere in piedi un gruppo fiaccato dalla lunga teoria di
bilanci in rosso dell'auto.
Mentre le amate macchine perdevano fior di quattrini, l'americana Cnh
e l'italiana Iveco, tra il 2002 e il 2008, hanno continuato a macinare
profitti operativi: 4,4 miliardi di euro la prima, 3,1 miliardi la
seconda. Le vetture, pur avendo smesso di perdere a livello operativo
nel 2006, nello stesso periodo hanno lasciato per strada 1,66 miliardi.
Nonostante si siano manifestati i primi segnali della crisi mondiale,
per Cnh e Iveco il 2008 è stato un anno record. Poi lo scenario è
drasticamente cambiato e a Torino si guarda con una certa apprensione
alle galline dalle uova d'oro dell'ultimo decennio. Per la prima volta
da lungo tempo, l'Iveco amministrata da Paolo Monferino
potrebbe chiudere in rosso: secondo le stime di Morgan Stanley,
passerebbe dagli 838 milioni di utile operativo del 2008 a perdite di
137 milioni nell'anno in corso e di 62 milioni di euro nel 2010.
Rallentano la corsa anche a Burr Ridge, Illinois: il colosso dei
trattori Cnh potrebbe ridurre a un terzo il suo risultato operativo (da
1,12 miliardi di euro a 433 milioni): un arretramento dovuto soprattutto
alle gravi difficoltà del settore 'construction', legato a filo doppio
all'edilizia e alle infrastrutture, comparti che pagano un tributo
altissimo alla frenata mondiale di costruzioni e grandi opere.
Iveco e Cnh sono in buona compagnia. Gli
esperti di JD Power immaginano che nel 2009 si venderà il 44 per cento
di camion in meno, con il leader Daimler (Mercedes) in
ritirata del 38 per cento, Scania e Volvo del 43 per cento e Iveco del
47 per cento. In Europa, dove si concentrano i due terzi delle vendite
Iveco, nei primi sei mesi del 2009 il mercato è calato di quasi il 38
per cento, e in certi paesi, come la Spagna, il calo ha superato il 60
per cento.
In Italia il rallentamento sfiora il 40 per cento e Iveco vede
scendere dal 16 al 13,3 per cento la propria quota. Dai 211 mila veicoli
immatricolati in tutto il mondo dal gruppo italiano nel 2008 dei
primati, si piomberà quest'anno a 100-120 mila. I 27 stabilimenti su
cui conta l'Iveco in 16 nazioni hanno ridotto fortemente l'attività e,
da fine 2008, 2 mila addetti lavorano al massimo due settimane al mese e
per i restanti periodi sono in cassa integrazione.
Chiuso il 2008 con una redditività del 7 per cento sul fatturato,
all'Iveco hanno sperato fino a un anno fa di superare il 10 per cento
nel 2010, perché era lì che Marchionne aveva collocato l'asticella.
Spazzato via dai fatti l'ambizioso obiettivo, si punta a limitare i
danni senza sbracare sui prezzi - che vanno dai 15 mila euro del piccolo
Daily fino ai 70-80 mila del camion pesante Stralis - e per ora ci si
consola con la timida risalita degli ordini in Italia a maggio e giugno,
dopo un primo quadrimestre 2009 da incubo. Storicamente debole sui
grossi camion, Iveco s'ggrappa ai leggeri: si pensa di vendere in futuro
il Daily negli Stati Uniti, sfruttando la rete Chrysler.
Altrettanto drammatica appare la retromarcia nel comparto
construction, che nel 2008 rappresentava il 31 per cento dei ricavi
della Case New Holland guidata da Harold Boyanovsky.
Contrariamente al settore agricolo, nel quale Cnh si batte spalla a
spalla con la statunitense John Deere per la leadership
mondiale, nelle costruzioni il numero uno indiscusso è l'americana
Caterpillar, seguita dalla nipponica Komatsu. Segue un gruppetto formato
da Volvo, Cnh, Jcb, Hitachi, Bobcat.
Nei primi 5 mesi del 2009, in Europa, si sono vendute 28 mila
macchine per il movimento terra, contro le 96 mila dell'anno scorso.
Nella Spagna travolta dal crollo dell'immobiliare il calo è stato
dell'87 per cento. Non si scherza neppure in Gran Bretagna (meno 68 per
cento) e Italia (meno 64). I pacchetti di stimolo varati a sostegno dei
redditi delle famiglie spesso sono stati finanziati usando i fondi già
promessi per le infrastrutture, con il conseguente stop a decine di
progetti. E anche se l'ammistrazione Obama deciderà di
investire forte, ci vorranno almeno sei mesi per assistere alla ripresa
del settore.
Relativamente meno problematica appare la situazione nei trattori,
dove si prevede per il 2009 una contrazione delle vendite del 15 per
cento rispetto al milione e mezzo di macchine del 2008. In Europa, dove
il calo potrebbe essere minore, si è passati in un anno dall'attesa di
3-5 mesi per la consegna dei mezzi ai clienti, al brusco rallentamento
della produzione per consentire ai dealer di collocare l'invenduto che
giace presso le concessionarie.
Se è difficile che si verifichino acquisizioni da parte dei grandi
operatori, non è impossibile che escano di scena produttori
medio-piccoli che non hanno i soldi per investire su nuovi prodotti al
passo con le normative anti-inquinamento imposte dall'Unione europea. I
big del settore hanno le spalle larghe, una presenza capillare in tutto
il pianeta e hanno fatto soldi a palate nel recente passato.
Di trattori e trebbie ci sarà sempre più bisogno, perché bisogna
sfamare un crescente numero di bocche. Mentre il mercato va verso
macchine sempre più potenti e costose e i margini dell'industria sono
già tradizionalmente molto alti. Ragguardevole è pure il guadagno sui
ricambi: quando si comprano meno trattori, si spende di più per
aggiustare quelli vecchi. Ben venga la modaiola 500 cabrio, dunque. Ma a
fare i soldi veri, intanto, in piena recessione, ci pensano ancora il
trattore T7000 e i suoi cugini di campagna.
[17-07-2009]
FERMI TUTTI! SI SPOSA GIANLUIGI GABETTI CON IL SUO GRANDE AMORE GIANNA
RECCHI! -
1 - Un sogno che diventa realtà per Marida
Recchi: vedere la rampolla stagionata Gianna salire
sull'altare al braccio del promesso sposo GianLuigi Gabetti.
S', l'avvocatene dell Fiat, vedova da un anno e mezzo, finalmente
regolarizza la lunga liason con la figlia di una delle famiglie più
potenti di Torino e d'Italia. Marida ha incarnato un'Angiolillo moltiplicata
per mille. Nella sua splendida casa a Palazzo Odescalchi si sono
attavagliati tutti, anche tipini come Ezio Mauro refrattari
alla vita mondana. Marida è stata un delle dame più influenti
d'Italia, isole comprese. Quando al potere c'era Bettino Craxi,
riusciva a portare da Torino a Milano un vassoio con le brioche e
cappuccino per Anna Craxi
|
| MENTRE MARCHIONNE FIRMAVA ACCORDI CON LA CINA A ROMA ,
IN CINA VENIVANO UCCISI 140 DIMOSTRANTI PER I DIRITTI ISLAMICI. SOLO IL
CAPO DELLO STATO HA PARLATO DI DIRITTI UMANI IN CINA AL PRIMO MINISTRO
CINESE, CHE POI SE NE ANDATO PRIMA DI PARTECIPARE AL G8.
OFFESO ?
06.07.09
Siglato l'accordo Fiat-GAC
Firmato l'accordo fra Fiat e GAC: nel 2011 uscirà
dagli stabilimenti cinesi la Linea, berlina medio–piccola con motori
Fiat 1.4
Uno stabilimento di 700 mila metri quadri, per una
prima tranche di investimento di 400 milioni di euro e
la produzione di 140 mila vetture e 220mila
motori all'anno, che inizierà verso la seconda metà del 2011.
Ecco le cifre della joint venture firmata, questa
mattina a Roma, tra la Fiat e la GAC (Guangzhou
Automobile Group Company Ltd.), alla presenza di Hu Jintao,
Presidente della Repubblica Popolare Cinese, del Premier Silvio
Berlusconi, di Sergio Marchionne,
Amministratore Delegato del Lingotto, e di Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group.
Con la firma dell'accordo, è stato anche comunicato il nome del
primo modello che sarà introdotto sul mercato cinese: si tratterà
della Fiat Linea, una berlina a tre volumi di classe
medio-piccola, equipaggiata dai motori Fiat 1.4 TurboJet da 120
e 150 CV, caratterizzati da bassi consumi ed emissioni,
che saranno prodotti nello stabilimento cinese.
Secondo gli accordi, una prima fase di produzione prevede lo sviluppo
di una linea di montaggio ad hoc negli stabilimenti di
Changsha, Capitale della Provincia dello Hunan, nella Cina
centro - meridionale.
La cittadina, che dista circa 600 km da Guangzhou, sarà collegata a
questa entro un paio d'anni da una linea ferroviaria ad alta velocità,
grazie anche ad un piano di sostegno a favore delle
Province della Cina centrale varato recentemente dal Governo, al quale
si rifà la joint venture tra Fiat e GAC.
In un secondo tempo, la produzione di auto e motori è destinata ad
aumentare fino a raggiungere la capacità annua di 250 mila
vetture e 300 mila motori.
Vale la pena ricordare, a questo proposito, che fra i due Gruppi
esiste già una collaborazione, nata nel 2008, attraverso la quale Fiat
Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies hanno
iniziato a fornire le tecnologie e il supporto industriale per lo
sviluppo della vettura che la GAC commercializzerà con il proprio
Marchio.
di Francesco
Giorgi
06/07/2009
COMUNICATO CONGIUNTO Fiat
Group e GAC Group firmano un accordo quadro per la produzione di
autovetture e motori in Cina
Il Gruppo Fiat e Guangzhou Automobile Group Co.
Ltd. (GAC Group) hanno firmato oggi un accordo quadro per la
costituzione di una joint venture paritetica che produrrà motori e
autovetture per il mercato cinese.
Alla presenza del Presidente della Repubblica
Popolare Cinese, Hu Jintao, e del Presidente del Consiglio Italiano,
Silvio Berlusconi, l’accordo quadro è stato sottoscritto, a Roma, da
Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group, e da Sergio Marchionne,
Amministratore Delegato del Gruppo Fiat.
L’intesa prevede la costruzione di un nuovo
stabilimento, che si estenderà su una superficie produttiva di oltre
700.000 metri quadri, con un investimento complessivo, da parte della
joint venture, pari ad oltre 400 milioni di Euro.
Nella prima fase di sviluppo, la joint venture
disporrà di una capacità installata di 140.000 autovetture e 220.000
motori all’anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la
capacità del sito fino a 250.000 vetture e 300.000 motori.
L’avvio della produzione è previsto per la
seconda metà del 2011.
I modelli prodotti saranno equipaggiati con motori
e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del
Governo Cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte
emissioni.
Il primo modello che verrà introdotto sul mercato
sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C. I motori saranno
Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli.
Lo stabilimento sarà situato nella città di
Changsha, capitale della provincia dello Hunan, importante snodo
stradale e ferroviario nel cuore della Cina centro-meridionale, a circa
600 chilometri a nord di Guangzhou, alla quale sarà collegata entro un
paio di anni attraverso una rete ferroviaria ad alta velocità.
L’iniziativa industriale potrà, inoltre,
avvalersi del piano di sostegno allo sviluppo che il Governo Cinese ha
recentemente varato per favorire i nuovi investitori nelle sei province
della Cina Centrale.
Roma, 6 luglio 200
Ulteriori informazioni su Fiat Group e GAC Group
Fiat Group in Cina
La presenza del Gruppo Fiat in Cina risale al
1979, quando venne aperto a Pechino il primo ufficio di rappresentanza
permanente. La prima iniziativa industriale venne intrapresa da Iveco,
nel 1985, quando siglò un accordo con il Gruppo NAC per la produzione
di veicoli commerciali leggeri, che dieci anni più tardi si trasformò
in una joint venture paritetica, denominata Naveco.
La presenza del Gruppo Fiat si è successivamente
ampliata con l’avvio di altri significativi progetti industriali e
commerciali, che hanno coinvolto le principali linee di business: Fiat
Group Automobiles, Ferrari e Maserati nel settore delle automobili; CNH
(macchine per l’agricoltura e macchine movimento terra); Fiat
Powertrain Technologies (motori e cambi); Magneti Marelli (sistemi
controllo motore e componenti); Teksid (basamenti per motori) e Comau
(sistemi di produzione).
Attualmente, il Gruppo Fiat è presente in Cina
con 3 uffici di rappresentanza, 14 società totalmente controllate e 9
joint venture, che occupano nel complesso circa 13.000 persone.
Nel 2008 le attività del Gruppo in Cina hanno
generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari.
GAC Group
GAC, società controllata dallo stato e uno dei
maggiori produttori di autovetture in Cina, opera sia sul mercato
internazionale sia su quello nazionale. Le sue attività comprendono la
progettazione e produzione di veicoli e componenti, la
commercializzazione e distribuzione di veicoli, finanziamenti per
vetture, assicurazioni e servizi collegati all’automobile. Dispone
inoltre di un sistema indipendente e completo per la produzione,
commercializzazione e ricerca e sviluppo nel campo automobilistico.
Attualmente GAC ha investimenti in decine di
controllate di rilievo tra cui Guangzhou Automobile Group Motor Co., Ltd,
Guangqi Honda Automobile Co., Ltd., Gac Toyota Motor Co., Ltd., Honda
Motor (China) Co., Ltd., Gac Hino Motors Co., Ltd., Guangzhou Automobile
Group bus Co., Ltd, Gac Toyota Engine Co., Ltd., Guangzhou Automobile
Group Component Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Business Co. e GAC
Automotive Engineering Institute.
Nel 2008 GAC ha consegnato oltre 530.000 vetture
ai clienti e ha realizzato ricavi per 109,9 miliardi di renminbi. Da sei
anni, figura al primo posto in termini di indici complessivi di
efficienza per le società industriali.
Fiat e GAC hanno già in corso una vasta
collaborazione tecnologica, avviata nel 2008, in base alla quale Fiat
Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies sono impegnate a
fornire tecnologie e supporto alla piattaforma industriale per lo
sviluppo del primo modello che GAC produrrà e commercializzerà con
marchio proprio.
Cina alza a 184 il bilancio dei morti in scontri Xinjiang
NAPOLITANO, LA CINA RISPETTI I DIRITTI UMANI
Spy foto esclusiva
Pubblicata il 26/06/2009
Eccola, finalmente solo con piccoli "cerotti" e qualche
leggera camuffatura, la nuova Punto Evo. L'abbiamo sorpresa nelle
vicinanze di Torino, dove stanno per concludersi i test prima della
commercializzazione, prevista entro la fine dell'anno.
Come potete notare dalle foto, gli interventi estetici sono minimi,
soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre il frontale sembra
più allungato e aerodinamico dell'attuale modello. Secondo le nostre
informazioni il restyling più profondo interesserà gli interni, con un
design rivisto della plancia e allestimenti più ricchi.
Novità ancora più importanti sotto il cofano, dove i motori saranno
aggiornati Euro 5 e si vedranno i Multiair. La Punto Evo sarà prodotta
nello stabilimento di Melfi insieme alla Grande Punto, che non uscirà di
scena, formando così un terzetto di modelli completato dalla Punto
Classic. (D.S.)
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CHE FARà IL VICE-PRES UBS, MARPIONNE? – LUNEDì INIZIA IL PROCESSO
CHE VEDE GLI usa CONTRO UBS: SE LA BANCA NON SVELERà I NOMI DEI 52MILA
CORRENTISTI USA IL TRIBUNALE POTREBBE BLOCCARE I BENI AMERICANI DELLA
BANCA (27 MILA DIPENDENTI) - ACCORDO?…
Arturo Zampaglione
per "la
Repubblica"
A quattro giorni dall´apertura del processo a Miami contro la Ubs,
accusata di non voler consegnare alla Irs (l´agenzia delle entrate) i
nomi dei 52mila correntisti americani, si fa più duro lo scontro tra la
Svizzera e gli Stati Uniti. In un documento depositato in tribunale, le
autorità di Berna hanno chiarito che impediranno alla Ubs di
trasmettere la lista in violazione delle leggi elvetiche sul segreto
bancario.
E il giudice della Florida che si occupa del caso, Alan Gold,
ha chiesto al governo di Washington di comunicargli entro domenica a
mezzogiorno se intende requisire i beni americani della banca svizzera
nel caso che l´ordine non venga rispettato.
Sullo sfondo di questo braccio di ferro c´è il rinnovato sforzo
internazionale contro i paradisi fiscali, di cui si è occupato anche il
G8 dell´Aquila. L´Ubs, che è la più grande banca svizzera e ha negli
Stati Uniti 27mila dipendenti, un terzo del totale, è da tempo nel
mirino per aver aiutato molti americani benestanti ad evadere le tasse
attraverso conti cifrati e società di comodo nel Lichtenstein, a Panama
e Hong Kong.E
A febbraio l´istituto di Zurigo, ammettendo le proprie responsabilità,
aveva pagato 780 milioni di dollari di multa al governo di Washington,
consegnando anche i nomi di 250 evasori, in modo da chiudere la partita
penale. Ma non è bastato a risolvere l´offensiva sul piano civile: l´Irs
ha infatti aperto un´altra vertenza per conoscere l´identità dei
correntisti americani, che sarebbero 52mila.
Il processo si aprirà lunedì a Miami. E in vista dell´appuntamento,
Berna, che si è sempre detta disponbile a una trattativa con il governo
americano, ma non a violare le proprie leggi (con il rischio di perdere
i miliardi depositati nelle sue banche), ha comunicato mercoledì che «prenderà
ogni misura necessaria per evitare che l´Ubs consegni le informazioni
sui clienti».
Una linea ferma, insomma, anche se la maggior parte degli analisti è
convinta che la guerra si concluderà con un accordo extra-giudiziario
attraverso il pagamento di una grossa somma (5 miliardi di dollari) da
parte della banca svizzera, per risarcire così il danno fiscale subito
dalla Irs senza violare il segreto.
«Siamo pronti a un compromesso», ha confermato ieri Serge Steiner,
portavoce della Ubs, pur ricordando che la questione deve essere
affrontata a livello dei due governi. I mercati finanziari credono in
questa ipotesi. Ieri, a metà mattinata, le quotazioni della Ubs
guadagnavano il 2 per cento.
Certo il risarcimento appesantirebbe ulteriormente i conti dell´istituto
guidato ora da Kaspar Villiger, che per effetto della
tempesta finanziaria ha registrato perdite per 53 miliardi di dollari ed
è stato costretto a chiedere per quattro volte l´aiuto del governo
svizzero. D´altra parte la piazza americana è troppo importante perché
l´Ubs possa permettersi di rimanerne fuori.
Anche se l´accordo appare l´ipotesi più credibile non si può
neanche escludere un irrigidimento delle parti. Se il governo americano
decidesse di bloccare gli asset Ubs, Berna potrebbe rivalersi sulle
banche Usa in Svizzera, avviando un´escalation imprevedibili.
[10-07-2009]
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COMUNICATO CONGIUNTO Fiat
Group e GAC Group firmano un accordo quadro per la produzione di
autovetture e motori in Cina
Il Gruppo Fiat e Guangzhou Automobile Group Co. Ltd.
(GAC Group) hanno firmato oggi un accordo quadro per la costituzione di
una joint venture paritetica che produrrà motori e autovetture per il
mercato cinese.
Alla presenza del Presidente della Repubblica
Popolare Cinese, Hu Jintao, e del Presidente del Consiglio Italiano,
Silvio Berlusconi, l’accordo quadro è stato sottoscritto, a Roma, da
Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group, e da Sergio Marchionne,
Amministratore Delegato del Gruppo Fiat.
L’intesa prevede la costruzione di un nuovo
stabilimento, che si estenderà su una superficie produttiva di oltre
700.000 metri quadri, con un investimento complessivo, da parte della
joint venture, pari ad oltre 400 milioni di Euro.
Nella prima fase di sviluppo, la joint venture
disporrà di una capacità installata di 140.000 autovetture e 220.000
motori all’anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la
capacità del sito fino a 250.000 vetture e 300.000 motori.
L’avvio della produzione è previsto per la
seconda metà del 2011.
I modelli prodotti saranno equipaggiati con motori e
cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del Governo
Cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni.
Il primo modello che verrà introdotto sul mercato
sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C. I motori saranno Fire
1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli.
Lo stabilimento sarà situato nella città di
Changsha, capitale della provincia dello Hunan, importante snodo stradale
e ferroviario nel cuore della Cina centro-meridionale, a circa 600
chilometri a nord di Guangzhou, alla quale sarà collegata entro un paio
di anni attraverso una rete ferroviaria ad alta velocità.
L’iniziativa industriale potrà, inoltre,
avvalersi del piano di sostegno allo sviluppo che il Governo Cinese ha
recentemente varato per favorire i nuovi investitori nelle sei province
della Cina Centrale.
Roma, 6 luglio 2009
Ulteriori informazioni su Fiat Group e GAC Group
Fiat Group in Cina
La presenza del Gruppo Fiat in Cina risale al 1979,
quando venne aperto a Pechino il primo ufficio di rappresentanza
permanente. La prima iniziativa industriale venne intrapresa da Iveco, nel
1985, quando siglò un accordo con il Gruppo NAC per la produzione di
veicoli commerciali leggeri, che dieci anni più tardi si trasformò in
una joint venture paritetica, denominata Naveco.
La presenza del Gruppo Fiat si è successivamente
ampliata con l’avvio di altri significativi progetti industriali e
commerciali, che hanno coinvolto le principali linee di business: Fiat
Group Automobiles, Ferrari e Maserati nel settore delle automobili; CNH
(macchine per l’agricoltura e macchine movimento terra); Fiat Powertrain
Technologies (motori e cambi); Magneti Marelli (sistemi controllo motore e
componenti); Teksid (basamenti per motori) e Comau (sistemi di
produzione).
Attualmente, il Gruppo Fiat è presente in Cina con
3 uffici di rappresentanza, 14 società totalmente controllate e 9 joint
venture, che occupano nel complesso circa 13.000 persone.
Nel 2008 le attività del Gruppo in Cina hanno
generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari.
GAC Group
GAC, società controllata dallo stato e uno dei
maggiori produttori di autovetture in Cina, opera sia sul mercato
internazionale sia su quello nazionale. Le sue attività comprendono la
progettazione e produzione di veicoli e componenti, la commercializzazione
e distribuzione di veicoli, finanziamenti per vetture, assicurazioni e
servizi collegati all’automobile. Dispone inoltre di un sistema
indipendente e completo per la produzione, commercializzazione e ricerca e
sviluppo nel campo automobilistico.
Attualmente GAC ha investimenti in decine di
controllate di rilievo tra cui Guangzhou Automobile Group Motor Co., Ltd,
Guangqi Honda Automobile Co., Ltd., Gac Toyota Motor Co., Ltd., Honda
Motor (China) Co., Ltd., Gac Hino Motors Co., Ltd., Guangzhou Automobile
Group bus Co., Ltd, Gac Toyota Engine Co., Ltd., Guangzhou Automobile
Group Component Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Business Co. e GAC
Automotive Engineering Institute.
Nel 2008 GAC ha consegnato oltre 530.000 vetture ai
clienti e ha realizzato ricavi per 109,9 miliardi di renminbi. Da sei
anni, figura al primo posto in termini di indici complessivi di efficienza
per le società industriali.
Fiat e GAC hanno già in corso una vasta
collaborazione tecnologica, avviata nel 2008, in base alla quale Fiat
Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies sono impegnate a fornire
tecnologie e supporto alla piattaforma industriale per lo sviluppo del
primo modello che GAC produrrà e commercializzerà con marchio proprio.
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Fiat:
Ad, non serve liquidita'...
(ANSA) - La Fiat non ha bisogno di liquidita' nel secondo trimestre ha
raggiunto gli obiettivi prefissati in termini di utile operativo, afferma
l'Ad. 'L'obiettivo - spiega Marchionne - era di migliorare nel secondo
trimestre e cosi e'.Siamo ok con l'utile operativo e abbiamo fiducia che
genereremo il livello di cash flow richiesto'. L'eventualita' di uno
scorporo di Fiat Auto con relativa quotazione in Borsa e' sospesa dal
momento che non e' andata in porto l'offerta per Opel'.
Fra Porsche e
Volkswagen la farsa della lite pubblica fra le due famiglie azioniste...
Da "La Stampa" - Perché tentano di chiamarla fusione
amichevole? A quando pare, le famiglie in lotta che si dividono il
controllo di Porsche e Volkswagen hanno accettato una fusione delle loro
società per aiutare il produttore tedesco di auto sportive di lusso a
uscire dal pasticcio in cui si è cacciato quando ha preso a prestito
capitali per acquistare una partecipazione di controllo nel suo
concorrente più grande. Ma tali famiglie continuano a bisticciare. Una
parte della contrattazione rasenta il ridicolo. Secondo alcune voci,
questa settimana Porsche ha respinto una proposta di Volkswagen di
acquistare la metà del produttore di vetture sportive soltanto perché
era stata inviata all'indirizzo sbagliato.
Avrebbe dovuto essere spedita al consiglio di
amministrazione e non al suo presidente. Ma il cda di Porsche è composto
interamente dai membri delle famiglie controllanti, Porsche e Piëch. Il
capo della famiglia Piëch è anche il presidente di Volkswagen.
Probabilmente ha spedito l'offerta al suo disaffezionato cugino, Wolfgang
Porsche, presidente dell'omonima società. Nel frattempo, Porsche tratta
col Qatar con l'obiettivo di alleggerire il suo onere del debito di 9
miliardi di euro. Il Qatar acquisterebbe una partecipazione in Porsche e
opzioni Porsche sul 20% delle azioni Vw. Ma Ferdinand Piëch, azionista di
maggioranza di Porsche, dovrebbe acconsentire a un tale accordo.
Il fulcro della questione è che Porsche non sembra
aver compreso di essere la parte più debole delle trattative. Volkswagen,
che dispone di circa 8 miliardi di euro di liquidità, è dispostissima ad
aiutare, ma alle sue condizioni. Vw vuole acquistare il ramo autovetture
di Porsche e farne solo un altro marchio nel suo portafoglio di dieci.
Dall'altro lato del tavolo, sembra che Porsche voglia qualsiasi tipo di
liquidità eccetto quella di Volkswagen. Ferdinand Piëch e suo cugino
Wolfgang Porsche stanno recitando pubblicamente il loro dramma familiare.
Potrebbe essere divertente da vedere, ma la lotta è impari.
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ALLEGRIA! AL CORRIERE (MA INSERTO "ECONOMIA") SBUCA UN PO'
DI VERITà SU MARPIONNE - "chi paga, iL governO USA, serve interessi
che non sono quelli DI Fiat e DELL'Italia - E se non viene ripescata in
extremis l’Opel, FIAT-CHRYSLER resterà incompiuta" - Da Melfi a
Termini Imerese: STABILIMENTI traVOLTI DAL calo dI produzione e sindacati
1 - Sotto il maglione
un po' di guai...
Massimo Mucchetti per il "Corriereconomia
del Corriere della Sera"
Sergio Marchionne è diventato un personaggio di
culto. Marco Gregoretti firma un instant book ai limiti
dell'ossimoro (L'Uomo dal maglione nero , biografia non autorizzata del
più coraggioso manager del mondo , Class Editori, giugno 2009) e il
vicedirettore del Riformista , Marco Ferrante, una biografia piena di
ammirazione (Marchionne. L'uomo che comprò la
Chrysler, Mondadori, 2009).
Pochi giorni dopo, il quotidiano Finanza e Mercati dà notizia che la
Fiat si prepara a emettere un miliardo di obbligazioni a 3 anni al 10%.
L'Eni ne ha appena chiuso un'emissione al 4% per una durata doppia. I
credit default swaps Fiat, ovvero le assicurazioni sul debito del gruppo
di Torino, viaggiano su livelli doppi e tripli rispetto a quelli delle
altre case automobilistiche europee. Le obbligazioni Fiat restano junk
bonds .
Il culto che circonda la sua personalità non è dovuto
all'iniziativa del venerato. Il top manager della Fiat non commenta la
politica. Non racconta chi sia il suo barbiere, quale orologio porti o
dove compri le scarpe. Non appare su barche lussuose al fianco di belle
signore. Di Marchionne si dice solo che lavora sodo.
GIOVANNI
AGNELLI
La sua immagine è il contrario di quella regale di
Giovanni
Agnelli e dei suoi imitatori. E tuttavia il suo maglione è
diventato un mito pop delle cronache finanziarie perché, invece di
fallire, la Fiat è arrivata a valere in Borsa più della General Motors
e della Ford messe assieme. Di più, Marchionne è
riuscito nell'impresa senza particolari aiuti pubblici.
Un successo che gli ha guadagnato una reputazione tale da invogliare
gli hedge funds a scommettere sulla Fiat e da convincere, poi, il
presidente Obama ad affidargli il salvataggio della
Chrysler. Ma la stessa reputazione sembra al momento non bastare al
governo tedesco e, questa volta, allo stesso governo americano per
consegnare alla Fiat anche l'Opel e le altre attività europee e
sudamericane di General Motors.
Marchionne è stato bravissimo a concentrare
l'attenzione del mercato con storie via via diverse. Prima storia, la
provvista finanziaria per mettere in sicurezza i conti, attraverso il
divorzio con Gm e la conversione in azioni dei crediti bancari. Finale
felice.
Poi, la rifocalizzazione industriale su auto e non auto (camion,
trattori, componenti). In questo secondo settore i risultati sono stati
forti non solo nei bilanci ma ancor più nel posizionamento in mercati
già ripuliti da eccessi concorrenziali. Seconda storia a lieto fine,
boom del titolo. Ma poi la recessione ha fatto riemergere la debolezza
di Fiat Auto.
Ancora il 25 gennaio 2008, conversando con un economista di Ca'
Foscari, Marchionne confidava: «Nel nostro accordo con
la General Motors c'erano cose che funzionavano. Ma ad esempio c'era
anche il fatto che molti manager americani consideravano i nostri
manager più brillanti come mezze cartucce ... L'arroganza, che anche la
Fiat aveva in passato, appartiene a tutte le case automobilistiche.
Per far progredire le intese finanziarie fra pari occorrerebbero doti
di management a tutti i livelli, dagli executive agli operativi, che io
non ho mai avuto occasione di trovare. Molto meglio allora puntare su
accordi industriali specifici» (Giuseppe Volpato, Fiat
Group Automobiles. Un' Araba fenice nell'industria automobilistica
internazionale, il Mulino, 2008).
Ma la crisi generale ha aumentato l'eccesso di capacità produttiva
nell'industria dell'auto europea, azzerandone i già modesti margini.
Secondo BernsteinResearch, nel 1990 il margine medio continentale era
al 5,5% del fatturato e il tasso di utilizzazione degli impianti poco
sopra l'80%. Nel disastroso 1993, gli impianti giravano al 65% e il
margine diventò negativo. Poi la risalita di entrambi gli indici un po'
sotto i livelli del 1990 e adesso la nuova, clamorosa caduta.
Bisognerebbe tagliare fabbriche per 2,5 milioni di pezzi: due volte
l'Opel. E così Marchionne racconta la sua nuova,
brillante storia: gli accordi industriali specifici - la piattaforma
comune per Fiat Panda, 500 e Ford Ka, i motori per Grande Punto e Opel
Corsa - non bastano più, bisogna fare acquisizioni e fusioni per
costruire un nuovo supergruppo da 6 milioni di auto e ripulire il
mercato.
In realtà, il mercato si ripulirebbe meglio e più rapidamente
attraverso il fallimento dei peggiori. Lo pensano Toyota, Honda,
Volkswagen, Bmw, Mercedes. Ma per tante ragioni i governi non credono al
darwinismo applicato all'auto. E così aprono lo spazio per la Fiat
Auto, forte nel management ma senza soldi, di proporsi come salvatrice
delle patrie automobilistiche.
Secondo un economista triestino che ha studiato i rapporti della Fiat
con lo Stato, il gruppo di Torino da campione nazionale protetto è
diventato un global player (Luca Germano, Governo e
grandi imprese , il Mulino, 2009). L'ultima svolta di Marchionne consiste nel far diventare la Fiat Auto un campione
plurinazionale con capitali forniti dagli Stati che verranno rimborsati
se tutto va bene o saranno convertiti in azioni (è già capitato con le
banche) se servirà.
Il manager più distante dalla politica sta tentando l'operazione più
politica di tutte. Ma chi paga, ovvero i governi, serve interessi che
non sono quelli della Fiat e dell'Italia. E se per Opel preferisce Magna
diventa difficile contestarlo come politicante quando Chrysler arriva
perché la Casa Bianca colpisce i creditori per salvare i posti di
lavoro. Ma se non viene ripescata in extremis l'Opel, l'ultima storia di
Marchionne resterà un'incompiuta transatlantica con
pochissime sinergie.
Forse, come lui stesso confida, la Fiat costruirà e venderà pure un
milione di Alfa negli Usa. Ma che cosa resterà in Italia se già ora la
produzione va a pieno regime in Polonia e a scartamento ridotto da noi?
I 300 milioni del governo per Termini e Pomigliano non fanno ben sperare
sulla tenuta autonoma della base produttiva Fiat in Italia.
2 - Marchionne alla
prova delle fabbriche italiane...
Il manager del gruppo Fiat è Giacomo Ferrari per il
"Corriereconomia" del
"Corriere della Sera"
Nessuna fabbrica chiusa, ma ricorso pesante
agli ammortizzatori sociali. E, per quanto riguarda lo stabilimento
siciliano di Termini Imerese, che con quello di Pomigliano d'Arco in
Campania era considerato tra quelli maggiormente a rischio, si andrà
verso una riconversione produttiva. Non più auto, ma (forse)
componentistica.
La Fiat non vuole aggiungere altri dettagli a quanto l'amministratore
delegato Sergio Marchionne aveva detto giovedì 18
giugno nel corso del vertice a Palazzo Chigi con il Governo, i sindacati
e i rappresentanti delle Regioni dove hanno sede i siti produttivi.
Chiudere a Imola
Nel frattempo, però, è stata presa un'altra decisione importante, che
in realtà non riguarda l'auto ma Cnh, la consociata attiva nelle
macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Ai sindacati è stato
comunicato che lo stabilimento di Imola, nel quale sono occupati 500
lavoratori, sarà chiuso entro due anni. Una misura imposta dal crollo
dei mercati.
Quello delle macchine movimento terra, ha detto Marchionne,
è letteralmente «colato a picco» nel primo trimestre di quest'anno,
mentre «la domanda di trattori e mietitrebbia è scesa rispettivamente
del 10 e del 23%». E pochi giorni fa il segretario nazionale della
Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi ha detto di aspettarsi in
prospettiva un sacrificio di 8-10 mila lavoratori complessivamente,
comprendendo anche quelli a tempo indeterminato (ai quali non è stato
rinnovato il contratto) e quelli dell'indotto.
Si tratta sostanzialmente della stessa cifra di esuberi che era
emersa nel corso della trattativa con Opel. Con la differenza che, in
caso di aggregazione con la casa tedesca, i tagli sarebbero avvenuti
parte in Italia e parte in Germania. La situazione, insomma, non lascia
spazio all'ottimismo.
«La verità è - sono sempre parole di Marchionne -
che diventa quanto mai necessaria una seria ristrutturazione
dell'industria dell'auto, se vogliamo portarla a un livello di
sostenibilità economica». Una ristrutturazione non soltanto aziendale,
ma globale. Di cui le alleanze sostenute dall'amministratore delegato
della Fiat rappresentano un passaggio obbligato.
«Un messaggio hard»
«Dentro un discorso soft, un messaggio hard». La metafora informatica,
riferita all'intervento di Marchionne, usata da un
sindacalista dopo l'incontro di Palazzo Chigi, riassume abbastanza bene
il carattere dell'amministratore delegato della Fiat, abituato ad
affrontare i problemi senza alzare la voce ma con determinazione.
E anche a mantenere gli impegni. Ebbene, le fabbriche italiane,
stando al piano Marchionne (che scade però il prossimo
anno) non dovrebbero per ora correre rischi. Pur ridimensionate,
sopravviveranno. Salvo, appunto, Termini Imerese, dove oggi si produce
la Lancia Ypsilon, destinata ad un altro sito.
Con la sfida americana che si è conclusa positivamente, almeno nelle
premesse; quella tedesca (la conquista del marchio Opel) per il momento
sembra persa, anche se i giochi potrebbero riaprirsi, adesso, per Sergio
Marchionne, la scommessa è tutta italiana. E potrebbe
trasformarsi nell'esame più difficile per il manager italo-canadese che
fino a questo momento ha collezionato più vittorie che sconfitte,
conquistando addirittura la fiducia del presidente Usa Barack
Obama.
La sovracapacità produttiva dell'industria automobilistica di cui ha
parlato la scorsa settimana John Elkann al convegno
Aspen riguarda però anche la stessa Fiat e in particolare i suoi cinque
stabilimenti italiani. Insieme, infatti, le catene di montaggio di
Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi e Termini Imerese possono sfornare
circa 940 mila vetture all'anno. Ma nel 2008 la produzione totale non è
andata oltre le 630 mila unità, poco più di due terzi del potenziale.
In percentuale, l'utilizzo degli impianti rispetto all'anno
precedente è migliorato nel 2008 soltanto a Cassino e Mirafiori, dove
si concentrano i modelli di maggiore successo, dalla Grande Punto alla
Bravo, dalla Croma alla Delta, mentre è calato considerevolmente a
Melfi (dal 77 al 65%), a Pomigliano (dal 78 al 64%) e a Termini Imerese
(dall'82 al 71%).
In fondo al tunnel
Si va dunque verso un inevitabile ridimensionamento. Anche se i segnali
positivi, per quanto riguarda Fiat, non mancano. In Germania e in
Francia, per esempio, i risultati sono stati sorprendenti. Sul mercato
tedesco nei primi cinque mesi dell'anno le vendite sono più che
raddoppiate, permettendo alla casa italiana di collocarsi al primo posto
fra gli importatori che operano nel Paese, mentre in Francia sono
cresciute del 12,8%.
E anche in Italia il Lingotto sta facendo meglio del mercato. Tra
gennaio e maggio, ha detto ancora Marchionne, «mentre
la domanda è scesa del 14,7%, il gruppo è riuscito a limitare il calo
all'11% e ad aumentare la quota di penetrazione al 33,3%, un punto e
mezzo in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso». Tutto
questo grazie anche alla «svolta ecologica»: le vetture a metano e gpl
«hanno raggiunto livelli record».
Termini, la protesta
degli operai Fiat. Volantinaggio e treni fermi per 2 ore da
Repubblica.it
Volantinaggio in autostrada, picchetti in fabbrica e stazione
bloccata. Gli operai della Fiat e delle aziende dell'indotto di Termini
Imerese protestano contro la riconversione dello stabilimento, che dal
2012 non sarà più destinato alla produzione di autoveicoli. I
lavoratori chiedono l'apertura di un tavolo di trattative, e secondo Fim,
Fiom e Uilm allo sciopero hanno aderito tutti gli operai. In segno di
protesta sono stati occupati anche i binari della stazione di Fiumetorto,
bloccando la circolazione ferroviaria che è ripresa solo dopo le 11.
E nelle stesse ore è stato rallentato anche il traffico in entrambe
le direzioni sulla Palermo Catania. Gli operai fermano gli automobilisti
distribuendo volantini in cui spiegano i motivi della protesta.
"Non stiamo solo rispondendo al piano della Fiat, ma vogliamo anche
sollecitare il governo a schierarsi dalla nostra parte in difesa dei
posti di lavoro", dice il respondabile della Fiom Roberto
Mastrosimone, "e la protesta andrà avanti finchè la
decisione dell'azienda non cambierà". Rimossi i blocchi a strade e
ferrovia i lavoratori si sono radunati davanti ai cancelli della
fabbrica, dove la protesta proseguirà anche nel pomeriggio.
[29-06-2009]
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Fiat-Chrysler,
primo summit a Torino
Il centro prove Fiat di Balocco, tra Novara e Vercelli, fa da
apripista pratico all’alleanza tra il Lingotto e Chrysler. La scorsa
settimana i capi brand di Fiat Group Automobiles, ovvero Lorenzo Sistino
(Fiat), Olivier François (Lancia) e Sergio Cravero (Alfa Romeo), hanno
testato sulla pista una quindicina di modelli tra Chrysler, Jeep e Dodge.
Nei prossimi giorni avverrà il contrario, visto che a Torino sono
attesi i manager della nuova società mista. I 23 dirigenti che
rispondono tutti all’amministratore delegato Sergio Marchionne avranno
modo anche loro (quelli americani, ovviamente) di testare la gamma di
veicoli italiani e conoscere più da vicino le caratteristiche delle
motorizzazioni destinate nei prossimi anni al mercato Usa. Tra i modelli
che Jim Press, Mike Manley e gli altri manager proveranno non mancherà
l’ultima arrivata, cioè la 500 Cabrio, che Sistino ha battezzato ieri
sempre a Balocco e che il 4 luglio sarà nelle concessionarie. Alla
stessa prima linea della newco Fiat-Chrysler, con il contributo dei
membri italiani Pietro Gorlier, Richard Palmer e Gualberto Ranieri,
saranno illustrati i metodi di lavoro praticati in casa Fiat che
dovranno essere applicati nella nuova struttura. Dagli Stati Uniti,
intanto, l’84enne Lee Iacocca, l’imprenditore-manager che negli anni
’80 riuscì nell’impresa di salvare Chrysler, si professa ottimista
sulla capacità di Fiat di rilanciare la casa Usa. Intervistato dall’Associated
Press, Iacocca mette però in guardia Marchionne dalle inevitabili
ingerenze del governo Usa, presente nell’azionariato. «Bisogna
liberarsi il prima possibile dell’aiuto-controllo della Casa Bianca -
avverte Iacocca - perché ti stanno addosso giorno e notte».
In Borsa, intanto, il titolo Fiat ha perso il 4,76% e l’11,07%,
accodandosi a una seduta difficile a livello europeo per il settore
auto. Di Fiat e del suo futuro è tornato a parlare anche il Financial
Times: il piano di ristrutturazione di Marchionne - si legge nella
sezione The lex column - diventa «difficile» senza l’accordo con
Opel. «Aggiungere all’alleanza con Chrysler - prosegue il quotidiano
- la tedesca Opel avrebbe fornito la copertura politica alla chiusura
degli stabilimenti di Napoli e della Sicilia», mentre senza la firma
con i tedeschi «diventa difficile» spiegarne le motivazioni. Da parte
loro i lavoratori di Termini Imerese ieri hanno manifestato, bloccando
per alcuni minuti, al mattino e nel pomeriggio, binari ferroviari e
strada statale. Dal 2012 la fabbrica siciliana sarà infatti destinata
ad altre produzioni, pur restando nel circuito Fiat. Oggi, infine, l’attenzione
si sposterà su Cnh (macchine per le costruzioni e l’agricoltura). Gli
impianti di Imola (Bologna), Lecce e San Mauro (Torino) hanno accusato
forti impatti negativi dal crollo della domanda. Parte così il
confronto tra Fiat e sindacati.
PBon
da DAGOSPIA
dalla jeep alla cinquecento, dalla topa alla topolino - L'ARRIVO DELLE
PICCOLE FIAT PUÒ AVERE CONSEGUENZE DEVASTANTI SULL'IDENTITÀ SESSUALE DEL
MASCHIO AMERICANO CHE ASSOCIA DA SEMPRE LA VIRILITÀ AI MACCHINONI CROMATI
- "Fiat: fun inside all the time!"...
Gary Kamiya per
"Internazionale" (Da "Salon")
(Gary Kamiya è uno dei fondatori della rivista online Salon.
Collabora con la New York Times Book Review)
Il 9 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti, in tutta la sua
saggezza, ha rovesciato un bel secchio di San Pellegrino ghiacciata su
quell'oggetto delicatissimo che è la libido del maschio americano.
Il tribunale ha dato il via libera definitivo alla vendita della
Chrysler alla casa automobilistica italiana Fiat. Un tempo potentissima,
l'azienda di Detroit oggi è ferma, i preziosi liquidi scolati via e le
ruote smontate, a languire in quel parcheggio deserto chiamato
bancarotta.
Non è compito mio stabilire se l'accordo sia sensato dal punto di
vista economico o se danneggerà i dipendenti e gli azionisti della
Chrysler. C'è un problema molto più grave da affrontare: cento milioni
di maschi statunitensi stanno per esternalizzare la loro immagine
sessuale a un'azienda la cui auto più famosa nel mondo era chiamata
Topolino. L'effetto potrebbe essere disastroso.
A DURA PROVA
Da quando la prima auto uscì dalle sferraglianti catene di montaggio di
Detroit, i maschi americani associano l'idea di virilità ai macchinoni
cromati, con i loro motori dalla cilindrata iperbolica, le turgide
decorazioni dei cofani e i paraurti sporgenti come seni giganteschi.
Messo a dura prova dai divorzi, dal femminismo, dall'inarrestabile
pinguedine, dalla rapida obsolescenza del suo repertorio di battute da
marpione, l'uomo statunitense trova conforto nell'oggetto lungo e rigido
che custodisce nel garage di casa.
Questo ruolo - essere una specie di fallo nazionale di scorta - è
l'unica spiegazione possibile al fatto che gli antiquati bestioni di
Detroit, insaziabili tracannatori di benzina, siano sopravvissuti così
a lungo.
Ora, invece, con una decisione improvvisa ed evirante, la corte
suprema ha decretato la fine dell'epoca della mascolina Jeep. Comincia
l'umiliante dominazione automobilistica di un paese come l'Italia, il
cui monumento più celebre non riesce neanche a raggiungere la completa
verticalità. Gli italiani ci faranno notare che quest'accordo non è la
fine del mondo: dopotutto, i maschi americani hanno già imparato a
guidare le auto prodotte da Giappone e Germania, due acerrimi nemici
durante la seconda guerra mondiale.
Perché, dunque, non dovrebbero adattarsi a guidare le auto sfornate
dalla terza potenza dell'Asse? La risposta, ovviamente, è che Germania
e Giappone rappresentavano il Male con la M maiuscola.
La prima occupò la Francia in un mese, l'altro conquistò tutta
l'Asia. Affrontarono le loro invasioni con un atteggiamento dinamico,
efficiente e pratico, lo stesso con cui oggi producono automobili. Gli
italiani, invece, sono riusciti a malapena a conquistare l'Etiopia, un
traguardo non proprio rassicurante.
Anche la storia recente della Fiat lascia
perplessi. Già in passato l'azienda torinese ha provato ad affacciarsi
sul mercato statunitense. Ma è stata una débàcle, resa memorabile da
una battuta sulle iniziali del marchio, secondo cui Fiat stava per
"fix it again, Tony" (riparala di nuovo, Tony).
Si dice che oggi la Fiat produca delle buone auto, non grandi ma
capaci di reggere le lunghe distanze. I maschi statunitensi, però, sono
abituati a guidare da un capo all'altro del paese, schiacciando a fondo
il pedale dell'acceleratore per sentire tutta la potenza del loro motore
a otto cilindri.
Difficilmente, quindi, potranno adattarsi a una casa automobilistica
che nel 1963 scriveva nel suo manuale di istruzioni: "Si tenga
presente che i pochi minuti di vantaggio che si ottengono coprendo una
certa distanza a velocità eccessiva possono comportare un notevole
aggravio di spesa in termini di carburante, pneumatici e manutenzione. E
come gettare denaro dalla finestra. I] buonsenso può farci
risparmiare". Una lettura che non avrebbe certo ispirato uno
scrittore come Jack Kerouac.
CONFUSI E SMINUITI
La vendita della Chrysler alla Fiat potrebbe avere conseguenze
devastanti sulla psiche dei maschi statunitensi. Confusi e sminuiti,
avvizziranno dietrc il volante delle loro automobiline: nessuna nazione
al mondo potrebbe superare indenne il passaggio dalla guida di un
gippone a quella di una Topolino.
Milioni di appuntamenti galanti si concluderanno con un bacetto sulla
guancia da parte di una donna delusa che sbatte una platonica portiera
cor gran rumore di latta. Le camere da letto d'America sprofonderanno
nello sconforto. Caleranno le vendite degli adesivi per paraurti con
scritte come If this van's; rockin', don't come a knockin' (non bussare
se vedi la macchina che balla).
Le donne statunitensi, a lungo trascurate, cadranno come frutti
maturi in mano a lascivi burocrati europei, amanti della pianificazione
centralizzata.
È uno scenario cupo. Eppure s'intravede un raggio di speranza. La
microscopica e famosissima Fiat Cinquecento - un'auto così piccola che
tre uomini riuscivano a sollevarla e spostarla - potrà anche sembrare
antiafrodisiaca ai maschi americani, ma per un'intera generazione di
italiani ha significato letteralmente sesso su quattro ruote.
Nel dopoguerra, mentre l'Italia cercava di uscire dalla povertà,
dalla fame e dalla disperazione, l'onnipresente Cinquecento
rappresentava la libertà di movimento e la promessa di una vita
migliore. Con questa macchinina i giovani potevano uscire di casa,
parcheggiare in una zona poco illuminata, foderare i finestrini di carta
di giornale, strisciare dentro l'abitacolo e darci sotto per contribuire
alla crescita demografica del paese.
SENSUALITÀ ASSICURATA
In questo momento buio della storia degli Stati Uniti, in cui milioni di
persone hanno perso il lavoro, l'immagine impudente della Fiat potrebbe
aiutare i cittadini statunitensi, maschi e femmine, a uscire dalla
crisi. Perché, anche se le macchine italiane non sembrano tanto sexy
(fatta eccezione per le Alfa Romeo e le Ferrari), sulla sensualità dei
maschi italiani non si possono avanzare dubbi.
Le Fiat, opportunamente commercializzate, potrebbero risvegliare
negli uomini statunitensi il desiderio latente di trasformarsi in
novelli Mastroianni e nelle donne quello di diventare come Monica
Vitti. Mi sembra già di vedere le pubblicità sui giornali: un
paio di belle gambe italiane che sbucano dal finestrino coperto di
giornali di una Cinquecento, con lo slogan: "Fiat: fun inside all
the time!".
D'accordo, vorrebbe dire cedere agli stranieri una bella fetta del
nostro immaginario sessuale nazionale. Ma se tutto questo serve a
salvare dei posti di lavoro e a dare una pompatina alla libido, quale
patriota non farebbe un simile sacrificio? E allora dài, Topolino
italiano, facci sentire il tuo ruggito !
[23-06-2009]
|
da DAGOSPIA
Marpionne non è entrato alla Casa Bianca solo perCHè“ il pullover
è il messaggio” - Alle sue spalle si sono mossi I poteri forti dELLA
finanza (Zurigo-Londra-New York) - un patto occulto OBAMA-UBS: Chrysler in
cambio della verità sui “furbetti” di Zurigo - DOPO DETROIT, SI è
RICORDATO DI QUEL PAESE CHE PER DECENNI HA DONATO SANGUE ALLA FIAT
Non si era mai visto che due giornali di importanza nazionale
pubblicassero nello stesso giorno e in prima pagina l'intervento
di un manager al tavolo del Governo.
Oggi la doppietta appare su "Repubblica e "la Stampa"
(l'house organ della Fiat) e contiene il testo delle parole che Sergio
Marpionne ha pronunciato nell'incontro di ieri a Palazzo Chigi davanti a
Papi-Silvio, al ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio
Scajola, e ai sindacalisti tra i quali spiccava il vestitino da
commessa della Rinascente (aggiornata) di Renata Polverini.
Con la pubblicazione del suo intervento sulla testa del manager
italo-canadese viene collocata una corona mediatica che si arricchisce
con i gioielli del "Financial Times", "Wall Street
Journal" e "Time", il settimanale americano che lo
paragona addirittura a Steve Jobs.
A godere di questo trionfo sono gli ultimi operai della Fiat, le
madame torinesi che passeggiano sotto i portici di piazza San Carlo, e i
due uomini della comunicazione che seguono l'escalation del manager dai
tre passaporti.
I due si chiamano Simone Migliarino e Guidalberto
Ranieri, quest'ultimo distaccato da pochi giorni a Detroit per
gestire i rapporti di Fiat-Chrysler con la stampa americana. Il loro
compito è facilitato dal fatto che ormai si tratta di gestire un mito e
Marpionne è diventato nel gotha dell'industria il
simbolo dell'innovazione e dell'intraprendenza.
Se fosse ancora vivo Marshall McLuhan, il sociologo
canadese che è considerato il padre della comunicazione, direbbe che
"il pullover è il messaggio" perché questo Marpionne
che ha studiato e lavorato nell'Ontario e a Toronto, è
riuscito a imporre la sua personalità con gesti e parole simbolici che
non hanno bisogno di grandi ricami.
Appare quindi naturale che siano già usciti due libri per
ripercorrere la vita e le sue gesta. A scriverli sono i giornalisti Marco
Ferrante (per la Feltrinelli) e Marco Gregoretti (per
Class Editori) che si sono esercitati in una biografia non autorizzata
dentro la quale è tracciato il profilo umano e professionale
dell'ultimo eroe italiano.
Ieri a Palazzo Chigi lo hanno ascoltato in silenzio, ma per essere
sicuro di non essere frainteso il mitico Marpionne ha chiesto e ottenuto
la pubblicazione del suo intervento su due giornali. Adesso è la volta
degli analisti e dei sindacati che sono chiamati a interpretare le sue
parole e gli omissis. L'amministratore della Fiat non dice niente sul
destino di Termini Imerese e lascia aleggiare la crisi dell'auto con lo
spettro di quei tagli occupazionali che nel lessico dei manager si
chiamano "ristrutturazione".
Nella sua infinita innocenza il ministro di Albenga, Claudio
Scajola, lo ha ascoltato a bocca aperta e non gli ha fatto
domande imbarazzanti perché era già soddisfatto di avere davanti a sé
quel manager che dopo aver conquistato Detroit si è finalmente degnato
di fornire la sua testimonianza al Governo di quel Paese che per decenni
ha donato il sangue alla Fiat e alla Sacra Famiglia degli Agnelli.
Se avesse voluto divertirsi (ma non è certo
nella sua natura) Scajola e qualcun altro avrebbero potuto chiedergli
come ha fatto Marpionne a introdurre il pullover nella
Casa Bianca e ad arruolare Barack Obama come il suo
direttore marketing.
Finora questa domanda non ha trovato alcuna risposta sulla stampa
italiana e internazionale protesa a incoronarlo. Soltanto Dagospia nella
sua infinita miseria continua a tormentarsi e a chiedersi le ragioni per
cui l'America dei SUV e degli hamburger si sia convertita con inusitata
prontezza al progetto dell'apolide con residenza svizzera.
Ed è proprio in Svizzera che forse bisogna cercare la risposta al
quesito. È noto che Marpionne oltre a fracassare le
Ferrari sulle strade dei Cantoni, è vicepresidente non esecutivo di
UBS, la grande banca elvetica che gestisce immensi patrimoni e
interessi. Meno nota è la morsa che la giustizia americana ha stretto
nel giugno dell'anno scorso intorno a UBS quando un ex-dipendente
americano della banca si è dichiarato colpevole di complicità in frode
fiscale davanti a un giudice federale della Florida.
L'impiegato dell'International Revenues Service del colosso UBS ha
ammesso in quell'occasione di aver aiutato alcuni facoltosi cittadini
svizzeri a evadere il fisco con un danno per l'erario Usa di molti
milioni di dollari. Da quel momento gli gnomi di Zurigo sono entrati nel
mirino della giustizia americana perchè secondo il procuratore della
Florida avrebbero cercato di impedire la perdita di 20 miliardi di
dollari amministrati per conto dei clienti svizzeri.
C'è anche il rovescio della medaglia perché nel maggio di
quest'anno il presidente bello giovane e abbronzato ha rilanciato la
lotta contro i paradisi fiscali e ha esclamato: "diciamo basta ad
agevolazioni indifendibili", poi ha aggiunto che una decina di
Paesi tra cui il Lussemburgo e la Svizzera si sono impegnati ad adottare
standard internazionali.
Il riferimento non è apparso casuale perché la nuova
Amministrazione di Obama vuole a tutti i costi ottenere
i nomi dei cittadini americani che hanno portato i risparmi nei caveaux
di Lugano e di Zurigo.
A questo punto vale la pena riprendere una voce che corre sui
marciapiedi di Wall Street dove i barboni e i manager di Lehman Brothers
passano le giornate a leggere Dagospia. L'interpretazione che questi
miserabili danno alla conquista americana di "Re Marpionne"
è legata a una sorta di tacita intesa tra le lobby finanziarie di
Zurigo e quelle di Washington, un patto occulto che avrebbe spianato la
strada per la Chrysler in cambio della verità sui "furbetti"
di Zurigo.
Se questa tesi fosse vera il successo americano dell'uomo dal
pullover sarebbe il frutto di un grande e silenzioso baratto che
consentirà alla piccola "500" di attraversare le strade di
Manhattan.
Gestire il mito è diventato facile, raccontarlo nei libri quasi
doveroso, spiegarne per intero le ragioni è un'operazione difficile.
Forse un giorno l'imprenditore-banchiere racconterà ai figli la verità.
Di certo si può dire soltanto che Marpionne non è entrato alla Casa
Bianca soltanto per i suoi meriti. Alle sue spalle si sono mossi poteri
forti di quella finanza internazionale che da Zurigo passa per Londra e
arriva a New York.
[19-06-2009]
“Suni è stata l’amore della mia vita” - MARISELA SVELA quarant’anni
d’amore SEGRETO - "CAPII CHE SAREBBE STATO AMORE. adorava ascoltare
le mie storie sesso. Più i racconti erano torbidi e pepati, più la
divertivano. Era spregiudicata e cinica. A mia figlia Margherita una volta
illustrò la bontà di una sana scopata"
Costanza Rizzacasa
per "A"i
"‘Marì, ti sei innamorata di un uomo alto
come un divano'. Sono state le prime parole di Suni quando
vide Roger (Tamraz, il finanziere
egiziano fondatore della Tamoil, ndr). Lo chiamava ‘Tam Tam'. Però ne
era incantata. Lui aveva capito che per sedurre me doveva conquistare Suni.
Aveva per lei mille attenzioni, ma all'inizio si spacciava per un
parrucchiere per signore del jet set. Mi invitò a Parigi per il secondo
volo del Concorde.
Arrivò con una Rolls Royce e donò a Suni un'icona russa. Lei lo
mise alla prova. ‘Stasera vorrei pranzare a L'Orangerie'. Un
ristorante così esclusivo che si doveva prenotare mesi prima. Lui
rispose: ‘Datemi un orario'. Ci fecero trovare un tavolo in mezzo al
camino. Accanto a noi Stavros Niarchos. Disse a Roger:
‘Comment vas-tu, mon camarade?' Suni era estasiata. Io, già pazza di
Roger, ero gelosissima. Ma Suni ha vissuto tutte le mie storie d'amore.
Da Alfonso de Borbón, cugino del re di Spagna, ad Alvise
di Robilant. Ai miei spasimanti scriveva sempre lei. Forse era
di lei che si innamoravano".
Scriveva anche a Paolo Federici, il suo secondo marito?
"Certo. Avevo conosciuto Paolo da Maria
Angiolillo, il giorno prima di partire per la Svizzera. Io e
Suni avevamo scoperto una clinica nel canton San Gallo dove già a quei
tempi, trent'anni fa, facevano il lavaggio del colon. Noi andavamo due
volte l'anno, suo fratello Gianni ci prendeva sempre in
giro: ‘Come può una persona chiudersi in un sanatorio per due
settimane a farsi dei grandi clisteri?'
Paolo mandò un telegramma: ‘Ho dimenticato il
colore dei tuoi occhi'. Girammo per i paesini di montagna alla ricerca
di un telegrafo. Suni gli rispose che avevo gli occhi
‘more doré, come le icone russe alla luce di una candela'. Paolo, che
non sapeva cosa significasse more doré, andò in giro per tutta Milano
per trovare qualcosa di quel colore".
Quindi la consultava nella scelta dei suoi uomini...
"Cercavo il suo consenso. Avevo bisogno di qualcuno che non
interrompesse l'armonia che c'era fra me e Suni".
Suni era gelosa dei suoi fidanzati?
"No. Però adorava ascoltare le mie storie d'amore e sesso. Più i
racconti erano torbidi e pepati, più la divertivano. Era spregiudicata
e cinica. A mia figlia Margherita una volta illustrò la bontà di una
sana scopata. A me raccomandava di essere prudente, ma solo per i miei
gioielli".
A un mese dalla morte dell'amica con cui ha condiviso gioie e dolori
per quasi quarant'anni ("dire l'età esatta mi metterebbe in
difficoltà", spiega con un pizzico di civetteria), Marisela
Rivas y Cardona de Federici ricorda Susanna Agnelli.
Quella privata, madrina dei suoi figli, che detestava le pareti bianchi
e scriveva le filastrocche al conte Alarico Palmieri. Erede di una
ricchissima famiglia venezuelana, nella sua villa sull'Appia Antica, a
Roma, Federici mostra i collages che anno dopo anno
faceva per l'amica, e che dopo la sua morte le sono stati restituiti.
Uno, del 2002, dice: "Le cose che si amano non si posseggono mai
completamente". Un altro, "Sappiamo ancora ridere
insieme". "Suni è stata l'amore della mia vita", spiega,
raccontando di un mondo dove le signore portavano le calze anche
d'estate e in casa non stavano mai coi capelli sciolti e senza la
borsetta in mano. "Riempiva una parte della mia esistenza in un
modo che né mio marito né i miei figli potranno fare mai, perché non
hanno la stessa devozione. Tra moglie e marito il sentimento si
esaurisce, con Suni ogni giorno era un'emozione nuova. Alla fine avevamo
assunto anche le stesse pose".
Come vi siete conosciute?
"Attraverso la mia amica Stella Pende. Lei era la
pseudo-fidanzata di Gianni Bulgari, il Paul
Newman ciociaro. Si vestiva da zingara, per strada le
gridavano, "A' fata, sembri Sandokan". Un
giorno, in auto in via Condotti, Stella indicò: ‘Ecco
Suni'. Io mi sono sporta dal finestrino e ho esclamato: ‘E io sono
Marisela'. Suni era sconcertata per la mia sfrontatezza, e anche Stella
mi rimproverò (‘Amorcito, come hai potuto?'). Ma io capii subito che
tra noi sarebbe nato qualcosa.
Suni era affascinata dalla mia esuberanza. Le
piaceva che non avessi peli sulla lingua. La maggior parte della gente
non sapeva prenderla. Facevano tutti tappetino, lei non lo sopportava.
Suni ti amava o ti odiava. E se le stavi antipatico non lo nascondeva.
Del resto poteva permetterselo. Ai grandi pranzi si annoiava. Dopo due
minuti si alzava e se ne andava. Era una donna inquieta, come Gianni".
Poi c'è stato il periodo
newyorkese.
"A Park Avenue eravamo vicine di casa. Da noi venivano Diana
Vreeland, i Kennedy, Oscar de la
Renta. La Vreeland beveva shots di
vodka alle dieci del mattino. Una donna bruttissima ma di immenso
fascino, con i capelli tinti nero corvino tutti tirati all'indietro. De
la Renta era grande amico di Gianni Agnelli. Dominicano, adorava le
banane fritte e soprattutto i fagioli neri, che Gianni detestava. Per
gli ottant'anni di Gianni gli organizzò un pranzo a base di fagioli
neri, dal primo al dessert. Un gesto d'affetto per celebrare una
lunghissima amicizia".
Lei e Suni litigavate mai?
"Facevamo litigate furibonde. Lei detestava il mio esibizionismo.
Non concepiva che dessi baci e abbracci a destra e a manca. Non faceva
parte della sua educazione. Miss Parker, l'istitutrice di casa Agnelli,
non perdonava le effusioni. Gianni diceva sempre che
innamorarsi era roba da cameriere, per Suni un bacio
sulla guancia era inconcepibile. Il suo saluto era una pacca sul
braccio. I figli dei suoi figli, per provocarla, le portavano a casa le
persone più bizzarre. Un giorno uno di loro si permise di rispondere al
cellulare mentre erano a tavola: ‘Aò, sto a casa de ‘a Suni
Agnelli. Sto a magnà ‘a zuppa di pesce'. Suni non si rimise
per una settimana".
E lei cosa non sopportava della sua amica?
"La sua ambiguità: mi impediva di frequentare una certa signora
molto in vista a Roma, poi scoprivo che ci andava lei. Eravamo due
primedonne, spesso in competizione. E poi l'arroganza e frettolosità
con cui spesso dispensava giudizi sulle persone. Ma era anche una donna
di grande ironia. A Natale ha regalato a tutti tre boccette di olio per
il corpo. Sul pacchetto aveva scritto, ‘Natale di crisi'".
La sorella preferita di Suni?
"Gianni per lei era fratello e sorella. Con le sorelle aveva
rapporti molto formali".
Di Gianni Agnelli che ricordo ha?
"Faceva la Formula 1 sull'Appia Antica. Il suo amico Carlo
Caracciolo aveva affittato una villa qui vicino. Gianni
prendeva l'Alfa e veniva a trovarlo. Facevano lunghe passeggiate, il
loro posto preferito era una tenuta agricola qui dietro. Lì, in mezzo a
mucche e pecore, Gianni esclamava con la sua famosa erre, "Che
rustici, che pini secolari... E' davvero la più bella strada del
mondo".
E Marella?
"Quando abitavo con Suni all'ultimo piano di
Palazzo Carandini, in via XXIV maggio, si raccontava che prima del
matrimonio i Caracciolo dovettero chiamare Benedetto Croce per
darle un po' di preparazione scolastica. Aveva dei piedi bellissimi ma
con gli Agnelli parlavano lingue diverse. Lei non
capiva la loro passione per il calcio, o come Maria Sole potesse vivere
in una fattoria in mezzo ai cavalli. Era talmente distaccata che perfino
Suni con lei si sentiva in soggezione.
Amica delle Niarchos, considerava gli Agnelli troppo poco
sofisticati. Perché in fondo loro erano persone semplici. Suni amava il
lusso più sfrenato, ma poi il suo piatto preferito erano gli spaghetti
al pomodoro. I gioielli dovevo prestarglieli io. Quando faceva il
sindaco all'Argentario girava in jeans e camicioni. Tanto che quando la
fecero ministro non aveva cosa mettersi. Dovemmo chiamare Ferré e le
sorelle Fontana in emergenza".
Quali erano le sue debolezze come donna?
"Se stessa. Si piaceva molto. Anche lei subiva il mito della Suni.
Faceva sempre dei cache-pot con il suo nome".
Il suo colore preferito?
"I pastello. Rosa, azzurro, verde acqua..."
Le letture?
"Adorava Proust, ma anche i gialli di Andrea Camilleri".
Aveva un rimpianto?
"Non aver finito l'università. Sarebbe stata un ottimo
medico".
Il consiglio più importante che le ha dato Suni?
"Bisogna che educhi i tuoi figli a farsi perdonare quello che hanno
e quel che sono".
[19-06-2009]
la conquista
dell'America di Marpionne va collocata all'interno di colossale baratto
Alle 7,51 di oggi le agenzie hanno battuto una dichiarazione
dell'ambasciatore Antonio Puri Purini, il
diplomatico che sta per lasciare la sede di Berlino e ha organizzato
la cena segreta tra Sergio Marpionne e Angela
Merkel per il destino di Opel.
Dalle sue parole emerge che la posizione e l'immagine della Fiat in
Germania si è rafforzata e che "è bene restare alla finestra"
perché la situazione potrebbe cambiare. Al quartiere generale del
Lingotto le parole dell'ambasciatore uscente sono state lette con
soddisfazione e allo stesso modo c'è stato un gran compiacimento per gli
articoli che sono usciti simultaneamente (!) sui giornali di sabato in
merito al "nuovo stile" che il capo della Fiat sta imponendo nel
grattacielo del Michigan dove ha scelto come ufficio un locale al quarto
piano invece della suite dell'ex-presidente Bob Nardelli.
Di queste cose si è parlato anche nel meeting segreto che si è svolto
sabato al centro sperimentale Fiat di Balocco, il complesso con 70 km di
piste che si trova sull'autostrada Torino-Milano. Qui l'italo-canadese che
secondo "Le Monde" "fa sognare l'Italia", ha riunito i
14 top-manager della Fiat per mettere a punto la strategia planetaria che
parte da Torino, salta a piè pari Termini Imerese, e si ferma per il
momento a Detroit senza escludere la possibilità di arrivare a Berlino.
Ai manager che lo hanno ascoltato in religioso silenzio Marpionne
si è guardato bene dal citare quel sito disgraziato di Dagospia
che il giorno prima ha tirato fuori una tesi davvero bizzarra sulle
ragioni che gli hanno consentito di conquistare l'America e il presidente Obama.
In sintesi, Dagospia ha riportato una voce
raccolta sui marciapiedi di Wall Street dove qualche analista prima di
suicidarsi, ha detto che dietro le sparate di Obama per
la Fiat ci sarebbe una sorta di baratto con la Svizzera e la banca Ubs di
cui Marpionne è vicepresidente non esecutivo. Il patto
occulto sarebbe stato siglato in cambio della verità sui
"furbetti" americani e svizzeri che in questi anni hanno evaso
il fisco provocando un danno di circa 20 miliardi di dollari
all'Amministrazione americana.
La tesi del baratto ha fatto sorridere l'ufficio stampa del Lingotto e
quei giornalisti che si sprecano a ritagliare il mito di Marpionne al
quale si vuole attribuire una capacità slegata dall'interesse delle
grandi lobby finanziarie che partono dalla Svizzera e arrivano in America.
A dispetto di tanta ironia ecco spuntare sul "Sole 24 Ore" di
sabato un articolo in cui si annuncia l'accordo siglato a Washington tra
Svizzera e Stati Uniti per allentare il segreto bancario elvetico
"almeno sul fronte dell'evasione fiscale". L'intesa, raggiunta
tra il Segretario al Tesoro Geithner e il ministro
svizzero delle finanze Hans-Rudolf Merz,
potrebbe migliorare il clima tra le due parti con possibili riflessi sulla
vicenda giudiziario-fiscale in cui è coinvolta negli Usa la maggior banca
elvetica Ubs, accusata di aver favorito le frodi fiscali di cittadini Usa.
Perbacco!, anzi perbaccolina!, questo vuol dire che la tesi sostenuta
venerdì da Dagospia non era una minchiata qualunque, ma aveva un suo
fondamento e che la conquista dell'America di Marpionne va
collocata all'interno di questo colossale baratto.
E a conferma di ciò bisogna spulciare la stampa e i siti internet del
Canton Ticino dove non più tardi di ieri si legge che il ministro delle
finanze svizzere ha chiesto all'Ubs di dare il proprio contributo perché
il Fisco americano vuole informazioni su 52mila clienti della banca
elvetica sospettati di frode.
Così si legge ad esempio in un'intervista pubblicata dalla "SonntagsZeitung"
del ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, un 68enne nato a Berna che è
stato un autorevole membro della "Max Schmidheiny Foundation <http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Max_Schmidheiny_Foundation&action=edit&redlink=1>
", la potente fondazione degli industriali svizzeri che vede tra i
suoi benefattori la banca Ubs e la Fiat (due nomi che camminano
apparentemente separati per le strade del mondo).
Questo per dire che Sergio Marpionne non è un
cavaliere solitario, ma un uomo eccezionale che si misura con poteri
eccezionali avendo alle spalle forze eccezionali.
PAX STATI UNITI-SVIZZERA (FIAT E CHRYSLER RINGRAZIANO I POTERI FORTI)
- FIRMATO NUOVO ACCORDO: SI ALLENTA IL SEGRETO BANCARIO SVIZZERO –
ADESSO PERò GLI USA DEVONO METTERE FINE ALLA PROCEDURA CIVILE CONTRO
L'UBS DEL VICEPRESIDENTE MARPIONNE…
Lino Terlizzi per "Il
Sole 24 Ore"
Svizzera e Stati Uniti hanno siglato a Washington un nuovo accordo
sulla doppia imposizione, aprendo così la strada a un allentamento del
segreto bancario elvetico, almeno sul fronte dell'evasione fiscale. La
notizia è stata diffusa dal ministero svizzero delle Finanze, Hans-Rudolf
Merz, i cui portavoce non hanno indicato però i dettagli
dell'intesa.
Il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner ha
espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto. L'intesa tra Berna e
Washington dimostra che la Svizzera sta procedendo lungo la via degli
impegni presi.
L'accordo potrebbe migliorare il clima tra le due parti, con
possibili riflessi sulla vicenda giudiziario-fiscale in cui è coinvolta
negli Usa la maggior banca elvetica, Ubs, accusata di aver favorito le
frodi fiscali di cittadini Usa. Formalmente quest'ultima vicenda non è
collegata all'accordo, ma il Governo elvetico spera in una soluzione,
anche se Washington non ha per ora dato segnali.
Posta sotto la forte pressione di Ocse, Usa,
Unione Europea, la Svizzera insieme ad altre piazze finanziarie, tra cui
il Lussemburgo, nel marzo scorso si era impegnata a rivedere i
meccanismi di collaborazione in campo fiscale. Come le altre piazze
accusate di non combattere a sufficienza l'evasione e messe nella lista
grigia dell'Ocse in occasione del G- 20 di aprile a Londra, la Svizzera
deve siglare almeno dodici nuovi accordi fiscali.
Quello con gli Usa è il sesto ed è sin qui il più importante.
Nelle scorse settimane, Berna aveva firmato con Danimarca, Francia,
Lussemburgo, Norvegia, Messico. Con l'Italia i negoziati dovrebbero
iniziare in tempi brevi.
Il ministro Merz aveva proposto a Washington di mettere fine alla
procedura civile lanciata contro Ubs proprio in concomitanza con il
nuovo accordo fiscale. Ma la questione è stata discussa solo a margine
dei negoziati.
I nuovi accordi sulla doppia imposizione dovranno essere approvati
dal Parlamento elvetico. Il primo di questo accordi, forse proprio
quello con gli Usa, potrebbe essere sottoposto a referendum, gli altri
no perché analoghi. E una bocciatura parlamentare o popolare, secondo
il ministro delle Finanze elvetico, sarebbe possibile nel caso la
questione Ubs non fosse risolta. Su questo capitolo, occorreranno altri
colloqui tra Berna e Washington.
[22-06-2009]
|
Marpionne-CHOC: "Restiamo a Termini Imerese ma non produrremo
più auto" (ma si guarda bene dal dire cosa arriveranno a fare gli
operai) - e aNNUNCIA LICENZIAMENTI: "si avvicina il limite delle 52
settimane di cassa integrazione per almeno dieci stabilimenti"...
La
Stampa.it
La Fiat intende mantenere la propria presenza industriale a
Termini Imerese con una produzione diversa dall'auto. Lo ha detto
l'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, secondo quanto
si apprende da fonti presenti all'incontro, al tavolo con governo e
sindacati, dove ha spiegato che la produzione della Lancia Y è
confermata fino al 2011 nello stabilimento siciliano. A partire
dall'anno successivo lo stabilimento sarà utilizzato con altre finalità
e per questo si dovrà rivedere l'accordo di programma. Lo stabilimento
di Pomigliano d'Arco, invece, manterrà la produzione dell'Alfa 159
berlina fino al 2010 e dell'Alfa 147 e gt e successivamente sarà
assegnata una nuova piattaforma con più modelli.
«Di fronte alla crisi globale del settore
auto c'è necessità di razionalizzazione per contrastare una
sovracapacità produttiva cronica. Stiamo gestendo una situazione
drammatica in modo assolutamente responsabile. Fiat non ha denunciato
eccedenze occupazionali strutturali e ha fatto ricorso solo alla cassa
integrazione ordinaria - ha riferito l'amministratore delegato - Stiamo
usando tutti gli ammortizzatori sociali possibili, ma si avvicina il
limite delle 52 settimane di cassa integrazione nell'ultimo quadrimestre
2009 per almeno dieci stabilimenti. Al momento non è possibile fare
previsioni precise perchè ci sono variabili difficili e non si possono
indicare prospettive di lungo periodo».
Mantenimento degli ecoincentivi europei, riconoscimento della
cassa integrazione ordinaria e straordinaria, sostenibilità finanziaria
di alcune iniziative produttive e riduzione del conflitto sociale e dei
costi produttivi: sono questi i presupposti per il mantenimento degli
equilibri occupazionali, individuati da Marchionne. Ha poi aggiunto che
non si può immaginare il gruppo Fiat senza forti radici in Italia perchè
è «un pezzo importante della sua storia e vogliamo che sia un pezzo
importante del suo futuro: se ognuno si assumerà la propria parte di
responsabilità e impegno questo sarà possibile evitando conseguenza
dolorose. Ritengo che sia una sfida alla nostra portata».
Secondo fonti di governo, inoltre, aprendo il tavolo con Fiat, il
premier Silvio Berlusconi ha voluto fare i suoi complimenti all'ad della
casa automobilistica italiana per le sue attività di «consolidamento
internazionale del gruppo». «Complimenti al signor Fiat». Berlusconi
poi ha assicurato che il governo sarà «attento e vicino» ai movimenti
di Fiat ed ha riferito che l'azienda «non ha in programma
delocalizzazioni».
[18-06-2009]
A PARTE il miliardo e 166 milioni € incassatI per l'eredita' del
padre, SBUCA La maxiparcella da 25 milioni € pagata agli avvocati
attraverso una banca di Singapore...
(Adnkronos) - Sarebbe di oltre 1,1 miliardi di euro l'ammontare
che Margherita Agnelli ricevette in eredita' nel 2004. Lo riporta 'il
Mondo'', nel numero domani in edicola, con un servizio esclusivo dal
titolo ''L'affaire Agnelli: il miliardo e 166 milioni di euro incassato
da Margherita per l'eredita' del padre. La maxiparcella da 25 milioni
pagata agli avvocati attraverso una banca di Singapore, la Guardia di
Finanza che acquisisce lettere e documenti. Ecco le carte segrete della
dinasty torinese''.
Dal servizio del ''Mondo'' emerge non solo la vera cifra di quanto
la figlia dell'Avvocato percepi' in seguito agli accordi del 2004, ma
anche una vicenda che potrebbe portare seri guai: nel 2004 infatti
Margherita, per il tramite della societa' Vilanda Capital ltd, ha pagato
i suoi legali 25 milioni di euro, transitati attraverso la Ubs di
Singapore, paradiso fiscale che il fisco italiano ha inserito nella
"black list".
i
Ma ora la Guardia di Finanza starebbe indagando su queste
transazioni e ha acquisito le carte dell'eredita'. All'origine della
vicenda, il litigio intrapreso dall'avvocato Charles Poncet, il nuovo
legale svizzero di Margherita De Pahlen, e i legali che avevano concluso
l'accordo del 2004 (l'avvocato svizzero Patry e l'avvocato italiano
Gamna dello studio Chiomenti) accusati di non aver difeso a sufficienza
gli interessi economici della figlia dell'Avvocato.
Come emerge dalle carte riportate da 'Il
Mondo', proprio questa somma, definita da Poncet
"astronomica", pagata da Margherita De Pahlen "per il
tramite della societa' Vilanda Capital ltd alla filiale Ubs di Singapore
a favore della Pkb privatbank ag di Zurigo", e' al centro della
controversia tra Poncet e Gamna, che "permettera' a Margherita di
finanziare in avvenire le eventuali procedure che intraprendera' in
Italia e di terminare quelle che ha in corso senza che a lei costino un
centesimo".
Il litigio tra i due studi legali prosegue da molto tempo, fino ad
un nuovo capitolo: una lettera, riportata da Il Mondo, in cui Charles
Poncet illustra a Margherita Agnelli la propria idea. L'idea e' di
risolvere la controversia facendo firmare all'avvocato Gamna un
"affidavit", cioe' una dichiarazione che permetta di stabilire
"l'esistenza di un mandato tra vostro padre e Gabetti e Grande
Stevens. Questo potra' essere utile ad Abbatescianni (ndr: l'avvocato
italiano che segue la causa promossa al tribunale di Torino dalla figlia
dell'Avvocato) nel processo italiano".
Se l'Avvocato Gamna accettera' di firmare l'affidavit "che
tiene conto della situazione delicata di Gamna", scrive Poncet in
una lettera datata 29 aprile 2008, egli "potra' essere sicuro che
la mia cliente (ndr: Margherita De Pahlen) non avra' piu' alcuna pretesa
da far valere contro di lui".
''Il Mondo'' conclude sottolinenado che non e' stato possibile
accertare se l'affidavit sia stato in effetti firmato o prodotto nel
processo di Torino: il quesito e' stato infatti posto all'Avvocato
Abbatescianni ma "la risposta non e' arrivata".
[18-06-2009]
Incontro
con le Istituzioni e le Organizzazioni Sindacali
Nell’incontro con il Governo, le Istituzioni
territoriali e le Organizzazioni sindacali, che si è svolto oggi a
Palazzo Chigi, l’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne,
ha illustrato l’attuale situazione del Gruppo e i programmi industriali
di medio periodo, con particolare riferimento agli stabilimenti in Italia.
Fiat Group Automobiles
Fiat Group Automobiles nei primi cinque mesi dell’anno,
a fronte di un mercato che è calato in Europa Occidentale del 12,8 per
cento, ha limitato la flessione al 3,8 per cento. La quota è salita di
quasi un punto percentuale, arrivando al 9,3 per cento.
La crisi dei mercati internazionali ha aggravato
ancora di più il problema della sovraccapacità produttiva, che da anni
caratterizza l’industria dell’auto mondiale. Si prevede che in Europa,
nel 2009, la percentuale di utilizzo degli impianti scenda a circa il 65%.
Oggi è assolutamente necessaria una
razionalizzazione dell’industria dell’auto per riportarla a un livello
di sostenibilità economica.
Tutti gli sforzi che Fiat ha fatto finora, a livello
gestionale, industriale ed economico, non sono più sufficienti. Occorrono
interventi strategici per raggiungere un’adeguata massa critica, per
aumentare i volumi prodotti per piattaforma e per estendere la presenza
geografica.
In quest’ottica va letta l’alleanza raggiunta
con Chrysler. Fiat e Chrysler insieme sono diventati il sesto produttore
al mondo.
Per quanto riguarda gli stabilimenti italiani,
alcuni dei quali hanno potuto beneficiare degli effetti positivi degli
eco-incentivi, gli assetti produttivi previsti per gli anni 2009-2010 sono
i seguenti:
Mirafiori :
conferma produzione Alfa MiTo ed inserimento versione MultiAir da
settembre 2009; proseguimento produzione Punto Classic, Multipla, Musa e
Idea.
Melfi :
avvio produttivo nuova Punto EVO; conferma produzione Grande Punto.
Cassino :
conferma produzione Bravo, Delta e Croma; avvio produzione nuova Alfa del
segmento C nel 2010.
Termini Imerese :
conferma produzione Ypsilon (con motori Euro 5) con proseguimento
produzione al 2011; mantenimento presenza industriale con produzioni
diverse da quella automobilistica; necessità di rivedere Accordo di
Programma sulla base del nuovo progetto.
Pomigliano :
conferma produzione Alfa 159 berlina e sport wagon (con motori Euro 5) e
proseguimento produzione oltre il 2010; conferma produzione Alfa 147 e GT
al 2010; prevista successiva assegnazione di una nuova piattaforma per uno
o più modelli.
Sevel Val di Sangro :
conferma produzione Ducato.
Iveco
Il mercato dei veicoli industriali è in profonda
sofferenza. In Europa Occidentale, la domanda complessiva del primo
trimestre è scesa di quasi il 40 per cento, con flessioni mai viste prima
in tutti i maggiori mercati. In questo contesto estremamente negativo, la
quota di mercato di Iveco, che ha scelto di proteggere i margini, è
risultata in calo di mezzo punto, con un picco negativo nel segmento dei
pesanti. Proprio in questo segmento, la raccolta degli ordini in Europa,
per tutti i costruttori, sta registrando una contrazione dell’80 per
cento rispetto al 2008.
I veicoli leggeri e pesanti di Iveco hanno
fortemente risentito del calo del mercato, con conseguenti ricadute sui
livelli di produzione degli impianti, che lavoreranno quest’anno a circa
un terzo della loro capacità produttiva.
Il comparto city bus, fortemente collegato alle
commesse pubbliche, sta scontando la contrazione degli ordini (-40 per
cento in Italia), che lascia prevedere un forte calo dei volumi di
produzione nel secondo semestre.
Sono confermate le attuali missioni produttive dei
tre stabilimenti di Brescia
(nuovo Eurocargo), Suzzara
(nuovo Daily) ed Avellino
(nuovi autobus Citelis
e Domino).
CNH
La domanda di macchine per le costruzioni,
nel primo trimestre, è crollata del 57 per cento a livello globale e in
maniera ancora più evidente in Europa Occidentale. Le vendite di Case e
New Holland hanno seguito, nel complesso, l’andamento dei mercati.
Gli impianti di Imola,
Lecce e
San Mauro hanno
accusato forti impatti negativi dal crollo della domanda. I volumi
produttivi attesi per quest’anno sono scesi a livelli difficilmente
sostenibili. L’utilizzo della manodopera nei primi quattro mesi dell’anno
si è attestata, in media, al di sotto del 40 per cento.
L’andamento del mercato, le previsioni per i
prossimi anni e l’alto tasso di dissaturazione degli stabilimenti
rendono necessarie una profonda riorganizzazione del business, una
razionalizzazione degli attuali siti produttivi e la definizione di un
piano per la gestione dei lavoratori in esubero.
Anche il mercato mondiale delle macchine per l’agricoltura
presenta un segno negativo. Nel primo trimestre, la domanda di
trattori e mietitrebbia è scesa rispettivamente del 10 e del 23 per
cento. Case IH e New Holland hanno registrato un andamento in linea con
quello del mercato.
Il settore, mentre ha mantenuto i livelli di domanda
nelle grandi macchine agricole, sta patendo una riduzione di volumi nel
comparto dei trattori a minore potenza, che vengono prodotti a Jesi.
Si prevede che la caduta del mercato avrà effetti più pesanti sui
livelli di produzione nella seconda parte dell’anno. Gli assetti
produttivi dello stabilimento sono confermati.
* * *
Nel corso del suo intervento, l’Amministratore
della Fiat, Sergio Marchionne, ha detto:
"Nell’incontro di oggi abbiamo tracciato un
quadro realistico della situazione. La Fiat non intende nascondersi dietro
il paravento della crisi. La stiamo affrontando con tutte le nostre forze.
Stiamo facendo il possibile per superarla. Siamo pronti a sfruttare tutte
le opportunità che si possono creare. Ma adesso è arrivato il momento,
per tutti, di prendere coscienza che i grandi traguardi non si raggiungono
da soli.
Mantenere gli equilibri occupazionali, di fronte all’emergenza
che stiamo vivendo nei mercati, non è un compito facile. Le iniziative
produttive delle quali abbiamo parlato oggi possono garantire in parte
questo obiettivo, ma devono anche essere sostenibili dal punto di vista
finanziario. Allo stesso modo, ci sono altri elementi di pari importanza.
Penso al fatto di poter contare su eco-incentivi in Europa che abbiano una
reale efficacia di stimolo della domanda. Penso al riconoscimento della
cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, che diventa indispensabile
per gestire senza traumi le temporanee fermate produttive e i necessari
processi di riorganizzazione, ai quali l’andamento della domanda ci
costringe. Penso anche al rigoroso contenimento dei costi di struttura e
alla possibilità di rispondere con tempestività alle richieste del
mercato. Questo non richiede solo il rispetto della normativa sulla
flessibilità del lavoro. Significa anche essere consapevoli che azioni di
conflitto immotivate portano solo danni perché non fanno altro che
regalare occasioni d’oro alla concorrenza".
Concludendo il suo intervento, Sergio Marchionne ha
affermato:
"Noi abbiamo una convinzione che è insieme un
invito. Non si può immaginare una Fiat senza forti radici in Italia. Lo
diciamo da anni: Fiat fa parte di questo Paese, è un pezzo importante
della sua storia e vogliamo che resti un pezzo importante del suo futuro.
Se questo è un obiettivo condiviso, è il momento
di unire gli sforzi di tutti: Governo, parti sociali e azienda. Se faremo
tutti un passo avanti anziché uno indietro, se ognuno di noi sarà
disposto ad assumere la propria parte di responsabilità e di impegno,
allora tutto questo sarà possibile. Potremo evitare conseguenze dolorose
e potremo costruire qualcosa di più solido e duraturo. Personalmente,
sono convinto che si tratti di una sfida alla nostra portata".
Torino, 18 giugno 2009
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COMUNICATO CONGIUNTO
Italia: firmato il prestito a Fiat per 400 milioni
La Banca europea per gli Investimenti (BEI) e il
Gruppo Fiat hanno firmato il contratto di finanziamento di 400 milioni di
euro approvato dal Consiglio di amministrazione della BEI lo scorso mese
di marzo. Il prestito e` finalizzato a sostenere i progetti in Ricerca e
Sviluppo del gruppo automobilistico e si inserisce nell`ambito della
European Clean Transport Facility (ECTF), il piano della BEI rivolto ai
produttori europei per investimenti finalizzati alla riduzione di
emissioni di anidride carbonica e alla maggiore efficienza energetica.
"Siamo particolarmente soddisfatti di
contribuire a realizzare i programmi della Fiat, primo gruppo
manifatturiero italiano e tra i protagonisti mondiali dell`auto, nella
progettazione e realizzazione di nuove tecnologie a ridotto impatto
ambientale per il settore dei trasporti", ha dichiarato Dario
Scannapieco, Vicepresidente della BEI responsabile per le operazioni in
Italia, Malta e Balcani Occidentali. "Gli investimenti in Ricerca e
sviluppo costituiscono infatti la base per lo sviluppo duraturo di
un`impresa e sono ancor piu` decisivi in un momento come quello attuale,
in cui occorre guardare avanti, mirando a rafforzare la propria
competitività, concetto che la FIAT dimostra di avere ben chiaro",
ha aggiunto.
"Sono grato alla BEI per il contratto di
finanziamento, ha detto l’amministratore delegato della Fiat Sergio
Marchionne, che è un contributo importante per proseguire nella ricerca
di soluzioni sempre più ecocompatibili e nello sviluppo di tecnologie
volte alla riduzione di consumi ed emissioni. Si tratta di una scelta
strategica che Fiat ha abbracciato da tempo e con convinzione, sia per
quanto riguarda i motori tradizionali sia per le alimentazioni alternative
come il metano, di cui abbiamo una leadership riconosciuta".
Torino, 16 giugno 2009
Banca europea per gli Investimenti
Marco Santarelli
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ECCLESTONE TRAVOLGE LUCHINO – IL PATRON DELLA FORMULA 1 SI SCHIERA
CON MOSLEY SULLE NUOVE REGOLE DELLA FIA – MINACCE AI TEAM RIBELLI
GUIDATI DALLA FERRARI (BRIATORE COMPRESO) - CAMPIONATO INDIPENDENTE? “SI
TROVERANNO DI FRONTE A GROSSI PROBLEMI”…
1 - Fia-Fota,
Ecclestone sta con Mosley e minaccia team ribelli...
Da "Apcom" - Continua a stringersi il cerchio intorno
agli otto team ribelli del Mondiale di Formula 1. Contrariamente a
quanto suggerito da voci incontrollate Bernie Ecclestone,
patron del circus iridato, si è schierato pubblicamente contro il
fronte dei team guidati dalla Ferrari nella lotta alle novità
regolamentari delineate dalla Federazione Internazionale
dell'Automobile.
Bernie
Ecclestone
Ecclestone ha minacciato le scuderie prefigurando
vita difficile ed una dura battaglia legale nel caso in cui la protesta
contro la Fia dovesse portare ad una rottura insanabile e alla
conseguente creazione di un campionato indipendente, eventualità
prefigurata da alcuni team.
"Se dovessero provarci, e non credo che ci riusciranno, si
troverebbero di fronte a grossi problemi", ha spiegato Ecclestone
all'edizione online del quotidiano britannico 'Daily Express':
"Anche senza considerare i miei contratti con le scuderie - ha
aggiunto il patron della Formula 1 - se qualcuno dovesse contattare le
persone, le società e le televisioni legate a noi da contratti allora
prenderemmo la questione in maniera molto seria.
Si tratterebbe di istigazione alla violazione di vincoli
contrattuali, non me ne starei con le mani in mano lasciando che accada
una cosa simile. Qualsiasi azione potrebbe costare centinaia di milioni
di sterline o chissà quanto".
2 - F1: FIA-FOTA, ECCLESTONE MINACCIA AZIONI LEGALI...
(Adnkronos) - Bernie Ecclestone minaccia azioni legali contro i
team ribelli della F1. Se Ferrari, Renault e le altre squadre della Fota
lasceranno il 'Circus', cercando di portarsi dietro anche gli sponsor, i
circuiti, le televisioni, "andranno incontro a grandi
problemi", dice Ecclestone in un'intervista al 'Daily Express'. Il
12 giugno la Fia annuncera' le 13 squadre che parteciperanno al Mondiale
2010.
La Fota non e' disposta a trattare con Mosley sulla questione del
tetto al budget e starebbe progettando un Mondiale parallelo. "Se
provano a creare una propria serie, e io non credo che saranno in grado
di farlo, andranno incontro a grandi problemi", dice Ecclestone.
"A parte i miei contratti con i team, se qualcuno andasse dalle
nostre controparti, dalle societa', dalle televisioni, prenderemmo la
cosa molto seriamente. Questo -prosegue- sarebbe un incentivo alla
violazione dei contratti e io non starei li' ad aspettare che accada.
Qualsiasi azione potrebbe costare centinaia di milioni di sterline, chi
sa quanto?", sottolinea Ecclestone.
3 - F1: FIA-FOTA, ECCLESTONE MINACCIA AZIONI LEGALI...
(Adnkronos) - Secondo Ecclestone, creare un
Mondiale parallelo e' un'impresa onerosa: "Io non credo che i CdA
di Toyota e Bmw, che stanno gia' cercando di tagliare i costi in F1,
sarebbero contenti se i loro team optassero per una serie che non sia il
Mondiale Fia di F1", osserva il boss del 'Circus'.
"Creare una serie costa un sacco di soldi. In questo momento
-spiega- noi forniamo ai team gli eventi a costo zero, con gli sponsor,
i soldi e le gare davanti al grande pubblico televisivo che fornisco
loro grazie a contratti ed appalti che vinciamo. Questi soldi tornano ai
team e loro li investono. Sarebbe diverso se dovessero trovarsi tutte le
sedi, le televisioni e promuovere il tutto quando noi abbiamo il
meglio".
Max
Mosley
I team vogliono che entro il 12 giugno venga firmato il Patto della
Concordia: "I team hanno avuto l'opportunita' per firmare il Patto
della Concordia 1998 che li avrebbe protetti dai cambiamenti tecnici di Max
(Mosley, ndr), ma hanno detto di no",
obietta Ecclestone.
[10-06-2009]
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CHRYSLER
GROUP LLC E FIAT PERFEZIONANO LA LORO ALLEANZA STRATEGICA GLOBALE
LA
NUOVA CHRYSLER, UNA SOCIETÀ PIÙ FORTE E COMPETITIVA A LIVELLO MONDIALE
Robert Kidder designato Presidente della
casa automobilistica americana;
Sergio Marchionne Amministratore Delegato
Auburn Hills, Michigan e
Torino, Italia – 10 giugno 2009 – Chrysler Group LLC e Fiat Group
comunicano il closing dell’alleanza strategica globale già annunciata,
con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di
risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in
modo efficace a livello mondiale.
Come previsto dall’accordo,
Fiat fornirà a Chrysler la tecnologia tra le più innovative e avanzate
al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie.
Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese
anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal
mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall’esperienza della
Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di
distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e
Russia.
"Questo è un
giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti,
che hanno vissuto quest’ultimo anno in un contesto pieno di incertezze,
ma anche per l’intera industria automobilistica", ha commentato
Sergio Marchionne, da oggi Amministratore Delegato di Chrysler Group LLC.
"Sin dall’inizio, eravamo decisi a fare di quest’alleanza un
passo fondamentale per risolvere i problemi che affliggono l’industria
dell’auto. D’ora in avanti, lavoreremo alla definizione di un nuovo
modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano
produrre utili".
Marchionne ha poi
aggiunto: "Partendo dalla cultura di innovazione di Chrysler e dalla
tecnologia e know-how di Fiat, intendiamo ampliare il portafoglio prodotti
di Chrysler sia in Nord America sia negli altri mercati. Le attività
della Chrysler rilevate dalla nuova società, ferme durante questo
periodo, sono già o saranno presto nuovamente operative, ed è già
iniziato il lavoro per sviluppare vetture ecologiche, a basso consumo e di
alta qualità, che saranno le caratteristiche distintive dei nuovi
prodotti del gruppo Chrysler".
"I punti di forza
che in primo luogo ci hanno spinto verso questa alleanza, ancora oggi più
veri e concreti, sono una casa automobilistica mondiale con tecnologie di
primo livello, dipendenti motivati, una maggiore efficienza, una rete
distributiva globale ed un fortissimo desiderio di costruire vetture che i
consumatori vogliono. Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell’Amministrazione
del Presidente Obama, non risolve sicuramente tutti i problemi che
attualmente affliggono l’industria automobilistica ma rappresenta un
passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della
futura generazione di produttori a livello globale. Sono consapevole del
fatto che questo è stato un processo difficile per tutti i soggetti
coinvolti, ma siamo pronti a dimostrare al consumatore americano che
Chrysler può tornare ad essere una società forte e competitiva con una
gamma di vetture affidabili che colpiscono l’immaginazione e ispirano
fedeltà", ha commentato Marchionne.
In base alle condizioni
approvate dal Tribunale di New York e dalle diverse autorità
regolamentari e antitrust, la società precedentemente conosciuta come
Chrysler LLC ha oggi formalmente ceduto sostanzialmente tutti i propri
beni (con l’esclusione di determinati debiti e altre passività) ad una
nuova società con la denominazione sociale di Chrysler Group LLC.
Chrysler Group ha
assegnato ad una controllata di Fiat una quota del 20% della
partecipazione nella nuova società, al netto degli effetti diluitivi.
Fiat ha anche stipulato una serie di accordi necessari per il
trasferimento di determinate tecnologie, piattaforme e propulsori alla
nuova Chrysler. La quota di Fiat aumenterà progressivamente fino ad un
totale del 35% subordinatamente al raggiungimento di determinati obiettivi
previsti dall’accordo. Tuttavia Fiat non potrà ottenere la quota di
maggioranza di Chrysler fino a quando i debiti derivanti dai finanziamenti
pubblici non saranno stati interamente rimborsati.
Contemporaneamente, l’United
Auto Workers’ Retiree Medical Benefits Trust, associazione volontaria di
ex dipendenti (VEBA), ha ricevuto una partecipazione del 55% di Chrysler
Group, al netto degli effetti diluitivi. Al Dipartimento del Tesoro
statunitense e al Governo canadese sono state assegnate quote
rispettivamente dell’8% e del 2% (al netto degli effetti diluitivi).
Queste percentuali riflettono le quote di partecipazione che saranno
detenute da ciascuno dei soci, se e quando Fiat maturerà il diritto ad
aumentare la propria partecipazione avendo raggiunto gli obiettivi
fissati.
La nuova Chrysler sarà
guidata da un Consiglio di Amministrazione composto da tre amministratori
nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne (Amministratore Delegato
di Fiat S.p.A.) in qualità di Amministratore Delegato, quattro nominati
dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal Governo canadese e uno
dall’United Auto Workers’ Retiree Medical Benefits Trust. Il Consiglio
dovrebbe nominare Presidente Robert Kidder. Il processo per la selezione
degli altri amministratori è attualmente in corso e le nomine saranno
comunicate al più presto.
Come annunciato in
precedenza, Chrysler ha stipulato un accordo con GMAC Financial Services
per fornire prodotti e servizi di finanziamento ai propri concessionari e
clienti in Nord America (NAFTA). GMAC Financial Services sarà il
fornitore preferenziale in Nord America per le attività di concessionarie
e clienti Chrysler, Jeep® e Dodge, inclusi finanziamenti alla rete e alla
clientela finale per vetture nuove e usate.
Fiat-Chrysler:
CON DUE PAGINETTE DELLA
CORTE SUPREMA CHE SCEGLIE DI NON ENTRARE SUL MERITO VIENE SBLOCCATO
L'ACORDO COME VOLEVA OBAMA:
SI PARTE ?
E così alla fine è arrivato anche il sì della Corte Suprema e la
Fiat-Chrysler può partire. Al di là dell'espressione un po' arcigna e
micragnosa, il magistrato Ruth Joan Bader Ginsburg nella serata di ieri ha
emesso un verdetto favorevole ai "conquistatori" italiani,
respingendo il ricorso presentato dai fondi pensione dell'Indiana che
contestavano la decisione di vendere la Chrysler alla Fiat emersa
dall'esame del tribunale fallimentare e confermata anche dalla Corte
d'Appello di New York.
A Torino hanno mantenuto i nervi saldi fino all'ultimo. Ieri un comunicato
del Lingotto ha ribadito la ferma volontà della Fiat di non tirarsi
indietro, persino nel caso che la decisione finale della Corte si
trascinasse oltre la deadline del 15 giugno. Un atteggiamento che, secondo
alcuni osservatori, avrebbe contribuito a togliere pressione dal giudice
supremo Ginsburg favorendo una decisione serena.
In questi giorni, forse già stasera, arriverà la formalizzazione
definitiva dell'accordo storico che riporta la Fiat in Nord America, non
soltanto come importatore e nemmeno come semplice assemblatore, ma come
protagonista di primo piano, al timone di ciò che resta della terza per
dimensioni di quelle che venivano chiamate le Big Three - le tre Grandi -
di Detroit. La sfida, nella quale ha già fallito una Casa come Mercedes,
è quantomai impegnativa. Per Marchionne e la sua squadra il bello
comincia adesso. (R.L.V.)
SE NON CE' RIUSCITA LA
MERCEDES E LA CERBERUS CI PUO' RIUSCIRE LA FIAT ? |
QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE – IL LINGOTTO DA SOLO NON CE LA FA
- CON Chrysler, Fiat può solo raddoppiare la produzione a 4 MLN di
vetture MA IL TARGET è A 6 MLN – PEUGEOT SAREBBE L’ALTERNATIVA IDEALE
A OPEL MA CI SONO PROBLEMI POLITICI… -
Antonella Olivieri
per "Il Sole
24 Ore"
Se si è in mezzo al guado non c'è altro da fare che guadagnare la
sponda. Ma quale? Nel caso di Fiat l'unica scelta è andare avanti.
Tradotto: molti sul mercato sono convinti che Fiat debba comunque
procedere con il progetto di scorporo dell'Auto, per avere carta
azionaria da spendere sul mercato delle aggregazioni.
Il piano originario era quello di portare sul mercato un gruppo con
la massa critica necessaria per sopravvivere al consolidamento del
settore, potenzialmente una public company da affidare alle capacità di
ristrutturazione di un manager dal track record provato come Sergio
Marchionne.
Con la sola Chrysler, Fiat può solo raddoppiare la produzione a 4
milioni di vetture, non raggiungere il target dei 6 milioni che lo
stesso a.d. aveva indicato. Se non si ripresenterà la chance Opel, sarà
arduo trovare un'alternativa che si presti altrettanto bene allo scopo.
Gm
Sul banco Gm c'è anche altra "merce", ma non è chiaro cosa
sia realmente in vendita. In Europa c'è ancora Saab, che però ha una
produzione annua limitata a 100mila autovetture, e potrebbe perciò
costituire più un problema che un'opportunità. Ci sono poi gli
impianti brasiliani che sfornano 800mila unità all' anno, non
sufficienti a centrare il target, ma abbastanza per avvicinarvisi. Il
problema è che le attività sud-americane sono le sole profittevoli per
il gigante americano in crisi, che, di conseguenza, se decidesse di
cederle, difficilmente rinuncerebbe al cash.
GRAFICO
INDUSTRIE AUTOMOBILISTICHE
E non è detto che si accontententerebbe di
poco. Perché su piazza, oltre a Fiat, c'è, testa a testa, Volkswagen,
che probabilmente non resterebbe alla finestra. Ma anche nel caso in cui
si trovasse una soluzione, si dovrebbe farla digerire all'Antitrust, dal
momento che Fiat (come del resto anche Volkswagen) con le attività
brasiliane di Gm avrebbe in loco una quota di mercato superiore al 40
per cento.
Peugeot
Sulla carta, Peugeot sarebbe l'alternativa ideale a Opel. Con la casa
francese, l'aggregato FiatChrysler sfiorerebbe una produzione di 7
milioni di vetture. Ma politicamente, avvertono gli analisti, sarebbe un
ginepraio. Peugeot ha appena ottenuto 3 miliardi di aiuti di Stato col
vincolo di non chiudere alcun impianto in Francia e le potenziali
sovrapposizioni con Fiat sono tante.
Finora Peugeot ha respinto le caute avances di chi testava il terreno
per un'eventuale aggregazione con il Lingotto, ma proprio in questi
giorni il vertice della società si è lasciato scappare che non esiterà
a cogliere opportunità di crescita. Cosa significhi in concreto è da
vedere.
Opel
La questione Opel non è chiusa è il tam-tam che risuona tra Roma e
Berlino. Per ora comunque sono ancora i russi ad avere il pallino in
mano. Prima che la partita arrivasse a questo punto, gli analisti del
Credit Suisse avevano osservato che Opel per Fiat era da interpretare più
come una mossa difensiva che offensiva.
«Fiat da sola non ce la fa» - lo stesso Lingotto «sembra
riconoscerlo », sottolinea il report - essendo «il più piccolo
produttore di auto di massa, e troppo dipendente da Italia e Brasile».
Peraltro il Cs osservava che il rischio di esecuzione nei tentativi di
aggregazione del settore è elevato.
Goldman Sachs, prima di sospendere la copertura del titolo (è
advisor per il progetto di scorporo dell'Auto), aveva definito «convincente»
la logica seguita da Fiat di cercare la massa critica, promuovendo il
tentativo di formare un polo a tre con Fiat, Chrysler e Gm Europe.
[05-06-2009]
MARCHIONNE: PER OPEL INTERESSE RESTA MA NON DIPENDE DA NOI...
(Adnkronos) - 'L'interesse rimane ma non dipende da
noi'. Cosi' l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, interpellato
sulla vicenda Opel a margine della festa dei Carabinieri.
'Tecnicamente non e' chiusa', ha aggiunto commentando le dichiarazioni
del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che ieri
affermava che la partita con Opel non era chiusa. 'Vedremo - ha
concluso - il comunicato stampa di venerdi' scorso era assolutamente
chiaro'.
4 - MARCHIONNE: NUOVA CHRYSLER AVRA' GRANDISSIMO FUTURO...
(Adnkronos) - L'ad della Fiat Sergio Marchionne non
nasconde la soddisfazione per il lavoro svolto con Chrysler e si dice
convinto che l'azienda avra' un grandissimo futuro. "Abbiamo quasi
completato la selezione del team che guidera' la nuova Chrysler -ha
detto Marchionne a margine della festa dei carabinieri-
ho trovato gente bravissima, e' un'azienda che avra' un grandissimo
futuro". A chi domandava se sara' lui il ceo della nuova
Chrysler, Marchionne ha risposto "cosi'
dicono" ed ha confermato "manterro' gli altri incarichi,
gestiamo tutto, si dorme di meno ma andiamo avanti".
5 - MARCHIONNE: GOVERNO ITALIANO SI E' COMPORTATO BENE...
(Adnkronos) - Nella vicenda Fiat-Opel il governo italiano
"si e' comportato bene, io non avrei fatto nient'altro". Parola
di Sergio Marchionne, che a margine della festa dei carabinieri ha
sottolineato: "Il governo italiano ha fatto quello che doveva fare
e' stato lontano da questo problema e deve continuare a stare
lontano fino a quando non si concretizza". L'ad
della Fiat ha poi proseguito: "Quello che abbiamo chiesto al
governo tedesco e' di dare sei miliardi di finanziamento o per lo meno
di appoggio e di garanzia alla nuova entita' e credo che sia un sistema
di garanzia che deve essere messo in piedi dal governo tedesco insieme
ad altri governi europei, quindi lo spazio per il governo italiano
di giocare su quella partita c'e'. Se l'operazione non va in porto
-ha concluso- non c'e' nessuna necessita' di farlo".
pe
6 - MARCHIONNE, CON PEUGEOT AL MOMENTO NON C'E' NULLA DA
DIRE...
(Adnkronos) - Fiat ha colloqui con tutti, dunque
anche con Peugeot ma "per il momento non c'e' nulla da dire".
Lo ha sottolineato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio
Marchionne che a margine della festa per il 195° anniversario di
fondazione dell'Arma dei carabinieri ha precisato: "Non
parliamo di francesi. Tra americani e tedeschi abbiamo
gia' abbastanza da fare. Abbiamo contatti con tutti, Psa sono anche
nostri soci, abbiamo attivita' in comune ma non abbiamo nulla in
corso. Tutto e' possibile, per il momento non c'e' nulla da
dire".
7
- Fiat: a Torino altri 2 mesi cig...
(ANSA) - La direzione aziendale della Cnh, oggi, durante
un incontro con i sindacati, ha comunicato un nuovo ricorso alla cassa
integrazione.Dal 4 luglio fino al 29 agosto ci sara' la cassa di
integrazione ordinaria per lo stabilimento di San Mauro (Torino), che
occupa 700 lavoratori. Lo rendono noto i sindacati. Con questo ulteriore
periodo di cassa, dal settembre 2008 le settimane totalizzate di cig nello
stabilimento della Cnh sono 45, a fronte delle 52 disponibili nel biennio.
Gm: siglato accordo per
Saturn...
(ANSA) - General Motors avrebbe firmato un protocollo
d'intesa per la vendita del suo marchio di distribuzione Saturn a Penske
Automotive.Si tratta del secondo maggior gruppo statunitense di
concessionari automobilistici. Lo scrive il Wall Street Journal senza
indicare il prezzo dell'operazione. Penske - scrive il Wsj - avrebbe in
corso trattative anche con altri costruttori automobilistici, come Renault,
per completare l'offerta di auto nelle sue concessionarie.
13 - Opel: GM chiede 7
mld per brevetti...
(ANSA) - Diventa piu' cara per la Magna l'acquisizione
della Opel: ''molto probabilmente'', scrive la stampa, la casa tedesca
dovra' sborsare di piu'. Stando alla stampa, la Opel dovra' dare alla
General Motors oltre sette miliardi di euro nei prossimi 10 anni per
sganciarsi completamente dalla casa madre. La General Motors, quindi, alza
la posta sulla Opel, scrive il quotidiano Handelsblatt, secondo cui il
gruppo Usa chiederebbe questa somma a fronte di royalty sui brevetti e
altre tasse sulle licenze.
14 - Nestle' Perugina:
90% in sciopero...
(ANSA) - Adesione al 90% alla Perugina (controllata
Nestle') per lo sciopero odierno, indetto ieri anche negli altri siti
italiani del gruppo. Lo sciopero e' stato proclmato dopo l'annuncio di una
probabile cessione, da parte della multinazionale svizzera, dei marchi
Motta ed Alemagna alla Bauli. Lo sottolinea il segretario nazionale
Uila-Uil, Pietro Pellegrini, chiedendo un piano
industriale per verificare le prospettive di Nestle' in Italia.
|
| 01.05.09
DOPO L'ILLUSIONE OTTICA FIAT-GM E CHRYSLER-MERCEDES BENZ ABBIAMO
QUELLA FIAT-CHRYSLER. di OBAMA per l'inefficienza ed inefficacia di
MARCHIONNE (INDEBITAMENTO IN CRESCITA, PIANO INDUSTRIALE INEFFICENTE ED
INEFFICACE)
"IL FICO STERILE DEVE ESSERE TAGLIATO"
QUALSIASI ESITO ABBIANO LE MARCHIONNATE ESSE SARANNO NEFASTE PER LA
FIAT IN QUANTO NON TENGONO CONTO DI UN PIANO INDUSTRIALE COERENTE.
MENTRE DAILMIER SARA' IL DESTINATARIO NATURALE DI OPEL CHE COSI
COMPLETERA' LA GAMMA VERSP IL BASSO CON CLASSE A E B. OCCORRE SOLOP
ASPETTARE IL CURATORE FALLIMENTARE. Mb
|
LA STAMPA VS. MERKEL: OPEL IN MANO AI RUSSI - MA SENZA PUTIN I
TEDESCHI RIMANGONO SENZA GAS (SENZA GLI ITALIANI COSA PERDONO, GLI
SPAGHETTI?) - IL PD: “BERLUSCONI HA GIRATO LA TESTA DALL’ ALTRA
PARTE" (CERTO, LA FIAT MARPIONNE L'HA SEMPRE SCHIZZATO)…
Andrea Tarquini per "la
Repubblica"
Fatto l´accordo, riesplodono le polemiche: la scelta della soluzione
Magna per Opel, con cui il governo di grande coalizione di Angela Merkel
spera di affrontare meglio le elezioni di settembre, crea nuove tensioni
nella maggioranza stessa e polemiche con i politici italiani di ogni
colore.
E intanto i media tedeschi sparano a zero sulla scelta: i nuovi
azionisti sono Obama e Putin, e il futuro della nuova azienda è in mano
ai russi, scrive l´autorevole e prudente Frankfurter Allgemeine.
Denunciando che nel frattempo, la politica di borsa larga del governo
per Opel ha già convinto centinaia di imprese a bussare ai fondi
statali. La Germania rischia una voragine di nuove spese mentre i conti
pubblici crollano in un profondo rosso da record storico.
Anche in Italia è bagarre sul caso Opel. Maggioranza e opposizione
si dividono. Il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola,
che per il 9 o 10 giugno ha convocato i sindacati italiani per parlare
della situazione in Fiat, ha affermato che il piano del Lingotto era da
un punto di vista industriale il migliore, ma la Germania ha fatto una
scelta finanziaria e non industriale.
Per Altero Matteoli, il governo tedesco «ha messo i piedi nel piatto»
e «Tremonti ha ragione nel sottolineare il ruolo dei poteri politici».
Il titolare dell´Interno, Maroni, sostiene che Berlino ha fatto una
scelta «sbagliata ma la rispetto».
L´opposizione accusa Berlusconi: per Dario
Franceschini, leader del Pd, Merkel, Putin e Obama si sono impegnati
ognuno per difendere le proprie industrie, Berlusconi invece «ha girato
la testa dall´altra parte».
L´umore tra Italia e Germania resta segnato dal no a Fiat. Ma il sì
a Magna e soprattutto ai russi suscita crescenti perplessità e timori
nella Repubblica federale. Il futuro decisionale sull´azienda tedesca,
secondo molti osservatori, cade in parte in mano alla Russia.
Non sono Sberbank e la fabbrica d´auto russa Gaz a salvare Opel- si
dice - al contrario è Opel, rilevata «a un prezzo da occasione
speciale» (come ha detto il patron di Sberbank, il potentissimo amico
di Putin, German Gref, sabato sera alla tv pubblica tedesca) a salvare
Gaz dalla chiusura. E resta dubbio se veramente (quando il mercato dell´auto
russo riprenderà) ci sarà spazio per Opel a fronte della concorrenza
francese, sudcoreana e giapponese.
E i problemi non sono finiti perché altre millecento aziende hanno
già chiesto aiuti pubblici. Un caso fra tanti: Arcandor, il gigante
della distribuzione e dei tour operator, ha bisogno di liquidità entro
metà giugno, pena il fallimento. Ci vuole un´iniezione di liquidità
entro metà giugno o 50mila posti di lavoro sono minacciati.
In totale, secondo la Frankfurter, le richieste di crediti ammontano
ad almeno 4,7 miliardi di euro, quelli di garanzie a oltre 7 miliardi.
La Csu bavarese critica la borsa larga di Frau Merkel e dei
socialdemocratici, gli esperti economici avvertono: quest´anno e il
2010 saranno tempi dell´orrore per le finanze pubbliche tedesche.
Molte, anzi troppe, sentenzia la conservatrice Welt am Sonntag, sono le
questioni che restano aperte dopo la vittoria di Magna.
[01-06-2009]
MARPIONNE, YAKI E LUCA PAGANO IL LORO DISPREZZO PER PAPI - BINARI
ROVENTI PER MAURO MORETTI (FS NEL MIRINO DELL'ANTITRUST) - ABETE SENZA
MICCIO - I GRANDI BANCHIERI BUCANO L'INUTILE FESTIVAL DI TRENTO - SBARCA
SOLO SPONSOR PASSERA
CORRADO
PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright Pizzi CORRADO
PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright Pizzi
1 - I GRANDI BANCHIERI BUCANO L'INUTILE FESTIVAL DI TRENTO -
SBARCA SOLO LO SPONSOR PASSERA
Con una grande cena a base di speck e di vini pregiati, Innocenzo
Cipolletta e l'economista fighetto della Bocconi,
Tito Boeri, hanno festeggiato il successo del
Festival dell'Economia che ha portato a Trento migliaia di
persone.
Pure essendo una scienza triste e improbabile l'economia ha appassionato
migliaia di giovani e questo evento ha segnato la leadership definitiva
del Festival su iniziative analoghe che si svolgono in Italia.
L'avvenimento più eccitante è stato il processo agli economisti che si
è svolto nella sala Depero davanti a centinaia di ragazzi tra cui
un'infinità di belle fanciulle che smaniavano dalla voglia di toccare
con mano il pensiero sensuale di Luigi Zingales e di
Alberto Alesina, i due snobboni che insegnano in
America e si muovono come gemelli.
Il processo agli economisti aveva 7 capi di imputazione e sul palco
sedevano Marco Onado, Massimo Gaggi, Zingales
e Luigi Spaventa nella veste di pubblico
ministero. La giuria dei ragazzi è stata implacabile e ha emesso un
verdetto di piena colpevolezza per quei cazzaroni di economisti (alcuni
presenti in sala) che negli ultimi mesi hanno detto tutto e il contrario
di tutto.
Anche i banchieri sono stati messi sotto accusa, ma sul palco non
c'erano perché hanno preferito evitare la grandine. Uno di loro, Corradino
Passera, è salito fino a Trento e in un'altra saletta ha
cercato di dare le sue risposte. La sua banca, IntesaSanPaolo, ha
versato un bel po' di quattrini nelle casse degli organizzatori come
sponsor insieme a Vodafone, Fiat, Lottomatica, e questa è forse la
ragione per cui gli è stata evitata la gogna popolare. Non c'erano
ragazze impazzite ad ascoltarlo e nemmeno contestatori d'occasione, per
cui Corradino ha potuto snocciolare per 13 minuti i
suoi pensierini sulla globalizzazione che "è entrata nelle case di
tutti" e sulla politica che si è comportata "in maniera
prevedibile, ma con meno protezionismo di 70 anni fa".
Poi il capo di BancaIntesa si è lanciato in un ardito gioco di
parole usando i termini global e local per indicare che la crisi ha
rilanciato i campanili e la nuova identità si può cercare nella
sintesi "local-global".
Il giochino dialettico non ha strappato gli applausi, ma alla fine Corradino
era soddisfatto e si è autoassolto come banchiere a nome di
tutta la categoria perché ha detto che "la crisi economica si
potrà superare grazie anche al buon modo di gestire le banche".
Mentre pronunciava queste parole il naso di Innocenzo Cipolletta, che
gli stava seduto accanto, è apparso più lungo e rosso del solito.
2 - BINARI ROVENTI PER MAURO MORETTI (FS NEL MIRINO
DELL'ANTITRUST)
Nel palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato il lavoro stamane
è cominciato più tardi del solito.
La colpa è della lettera lunga come un lenzuolo che Moretti ha
scritto per mano del suo portavoce Federico Fabretti
a due economisti de "laVoce.info" che a metà maggio
si sono permessi di criticare la campagna trionfalistica dell'azienda.
La lenzuolata appare sul quotidiano "Finanza&Mercati"
ed è una lunga e puntigliosa replica alle critiche di Andrea
Boitani e Carlo Scarpa, due esperti di
trasporti che hanno avuto l'ardire di ricordare come dal 2000 ad oggi le
Ferrovie abbiano ricevuto circa 3 miliardi di euro l'anno da Stato e
regioni.
I due reprobi non sono i soliti sindacalisti straccioni della Cgil
dalle cui fila è arrivato lo stesso Moretti, ma un
docente della Cattolica (Boitani) che ha contribuito anche a scrivere il
piano della logistica, e un professore baffuto di Parma (Scarpa) che ha
insegnato a Oxford ed è stato consulente della Banca d'Italia e di
Consob.
Con una violenza che il quotidiano "Finanza&Mercati"
definisce "ingiuriosa" Moretti ricorda che il bilancio è
tornato in attivo grazie all'aumento di oltre il 16% dei ricavi e che i
3 miliardi non sono "contributi", ma per due terzi
"corrispettivi a fronte dei servizi resi da Trenitalia". E con
vigore il manager di Rimini contesta la definizione delle FS come
"uno staterello nello Stato" e ricorda che le regioni sono
sempre state libere di indire gare per i servizi locali.
Alla fine dell'epistola, che è un autentico fiume di parole, c'è la
minaccia per i due professori: "lasciamo comunque - scrivono Moretti-Fabretti
- che siano i nostri legali a intraprendere ogni azione a
tutela dell'immagine del Gruppo".
La replica appare francamente esagerata, ma gli uscieri del
palazzo-obitorio spiegano che a rendere nervoso Moretti non sono i due
professori, bensì le punture di spillo del presidente dell'Antitrust Catricalà
che negli ultimi giorni ha preso di mira i manager di aziende
come Alitalia e FS che stanno nel cuore di papi-Silvio.
3 - MARPIONNE, YAKI E LUCA PAGANO IL LORO DISPREZZO PER
BERLUSCONI
Faceva tenerezza la 500 parcheggiata dal console italiano a New
York, Francesco Tatò, al numero 690 di Park
Avenue dove ha sede la rappresentanza italiana.
Con enfasi smisurata qualche giornale ha scritto: "la 500, regina
dell'America", ma in realtà il gesto del console che lavora nella
Grande Mela dall'agosto 2007 aveva un valore semplicemente simbolico.
Prima di conquistare gli States Sergio Marpionne dovrà
sudare ancora molto anche se il suo direttore marketing si chiama Barack
Obama e sta facendo del suo meglio per spianargli la strada.
Dopo la sberla presa a Monaco per la Opel, l'americano della Fiat si
è chiuso in silenzio nel quartier generale di Detroit, l'ex-capitale
dell'automobile che sta vivendo il più clamoroso esempio di
interventismo statale. Ciò che ha fatto Obama per
Chrysler e General Motors è infatti qualcosa di assolutamente unico che
aprirà un dibattito pazzesco sulla metamorfosi del capitalismo
americano e potrebbe portare a conseguenze imprevedibili.
A Marpionne è stata messa nelle mani la
bicicletta scassata di Chrysler che con l'aiuto dei due più stretti
collaboratori, Alfredo Altavilla e Lucio Noto,
dovrà rimettere in sesto per riuscire entro un anno a far
entrare gli americani nelle piccole 500. Il manager dei tre passaporti,
che i giornali vorrebbero scatenato su Saab, America Latina,
Peugeot-Citroen, Bmw, dovrebbe fermarsi un attimo e scrivere su un
foglietto l'elenco dei Grandi Assenti che gli hanno impedito di chiudere
il cerchio della sua operazione multinazionale.
Nella lista il primo posto è occupato da quell'uomo di Palazzo Chigi
che secondo gli psicologi soffre di disturbi narcisistici della
personalità, cioè papi-Silvio, il premier che ha
fatto cucù alla Merkel, ha definito "bello,
giovane e abbronzato" il presidente Obama e
pensava di trovare in Putin l'amico di Villa Certosa.
In realtà - come scrive oggi sul "Corriere della Sera"
l'ex-commissario europeo Mario Monti - "il caso
Fiat mostra che le scorciatoie italiane verso Washington e Mosca non
sono paganti e non sembrano aver prestato particolare attenzione ai
desideri italiani". Quali fossero i desideri italiani nessuno l'ha
capito e fa sorridere l'annuncio del ministro dell'aeroporto di Albenga,
Claudio Scajola, per il quale adesso è arrivato il
momento di incontrare Fiat e sindacati.
Povero Scajola!, ha dato gli incentivi a Torino, si
è messo addosso una felpa rossa con la scritta Fiat, ma quel diavolo di
un Marpionne non lo ha mai degnato di un sms e si è tenuto nel cervello
il famoso piano industriale.
Per questa ragione il governo è stato totalmente assente e assente
è stata anche la Sacra Famiglia degli Agnelli che è
apparsa soltanto all'ultimo atto della soap-opera tedesca con la pallida
figura di Yaki Elkann mandato allo sbaraglio come un
piccolo canguro in una foresta di leoni.
La verità è che questa nobile famiglia torinese è stata abituata
per decenni a staccare le cedole dei dividendi e di soldi non ha mai
avuto intenzione di cacciarne. E qui si tocca il cuore del problema e si
arriva a capire perché è saltato il sogno del povero Marpionne
che sotto il pullover sgualcito aveva la corazza del know-how,
ma il borsello completamente vuoto. Si è parlato di 500 milioni da
mettere sul tavolo per Opel, e si è detto che le grandi banche italiane
erano pronte a finanziare lo scorporo dell'auto, ma nessuno ha spiegato
l'entità di questo impegno e ha definito il valore dello spin-off.
In questo quadro anche Marpionne ha le sue
responsabilità e occupa un posto nella prima fila dei Grandi Assenti:
ha snobbato la politica italiana, ha dialogato con Luchino e
Yaki a colpi di laconici messaggini, e ha pensato che
il suo direttore marketing (Barack Obama) potesse
piegare la Cancelliera e mettere con le spalle al muro la potente lobby
Schroeder-Putin.
Da questa sera il giudice Gutierrez (che ha gestito il passaggio di
Chrysler a Fiat con una disinvoltura impressionante e discutibile) gli
metterà in mano la bicicletta di Chrysler e il povero Marpionne dovrà
pedalare.
FIAT RIAFFERMA IL SUO INTERESSE ALLA RICERCA DI UN
ACCORDO CON GENERAL MOTORS PER LA POSSIBILE FUSIONE DELLE PROPRIE ATTIVITA’
AUTOMOBILISTICHE CON QUELLE DI OPEL
Fiat riafferma la propria determinazione a perseguire
il suo obiettivo strategico di partecipare al processo di consolidamento
del settore automobilistico in Europa, e considera la potenziale fusione
con Opel un eccellente strumento per dare luogo alla costituzione del
secondo produttore automobilistico in Europa con una presenza geografica
globale e tutte le risorse tecniche, manageriali e finanziarie necessarie
per competere nell’attuale contesto di mercato. Il piano proposto da
Fiat limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione ed al tempo
stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la
condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni.
"La ricerca di un partner per Opel, iniziata da
General Motors e che ha poi coinvolto il Governo Tedesco a causa della
richiesta di sostegno finanziario, è stato un processo complicato e
difficile" ha detto Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di
Fiat S.p.A.. "Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero
di settimane ed abbiamo cercato di soddisfare in maniera responsabile le
richieste che provenivano dalle varie parti interessate al processo di
selezione. Le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra
martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente dal momento che non
eravamo stati informati di certi dati ed informazioni finanziarie chiave
che consideriamo essenziali per la formulazione di un’offerta di fusione
seria. Data la natura del processo e la sua durata estremamente limitata,
Fiat non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per
determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e
poter così formulare un’offerta di fusione che tenga in considerazione
sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat".
"Le richieste dell’ultima ora costringerebbero,
fra l’altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell’immediato,
mentre il Governo Tedesco determina i tempi e le altre condizioni del
finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e
irragionevoli. Non è infatti ragionevole ritenere che Fiat, dopo aver
fatto una prudente valutazione di business ed una attenta considerazione
dei propri interessi, possa finanziare un
gruppo le cui condizioni finanziarie allo stato
rimangono ignote. ll poco tempo fra questa richiesta e la data entro cui
deve essere assunto il relativo impegno non consente poi che si possano
completare le usuali attività di due
diligence".
"Rimaniamo impegnati a cercare di trovare modi per
venire incontro alle richieste di General Motors e del Governo
Tedesco," continua Sergio Marchionne, "ma l’emergenza della
situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali.
Abbiamo già offerto di apportare le nostre attività automobilistiche
senza debiti, in modo da conferire al nuovo Gruppo non solo una base
patrimoniale solida ed assolutamente necessaria, ma anche i flussi di
cassa derivanti da queste nostre attività che avrebbero aiutato a
stabilizzare la situazione finanziaria del nuovo Gruppo durante la fase
transitoria e nel successivo processo di integrazione. Di più non ci può
essere richiesto."
Alla luce di queste considerazioni, Fiat S.p.A. ha
deciso di non partecipare alle riunioni che il Governo Tedesco sta
cercando di organizzare a Berlino per oggi, venerdì 29 maggio, e che
hanno come unico argomento all’ordine del giorno il supporto finanziario
di urgenza ad Opel. Fiat rimane disponibile ed impegnata a continuare le
discussioni con tutte le parti interessate in modo da trovare una
soluzione stabile e duratura per le attività industriali del gruppo Opel.
Torino, 29 maggio 2009
|
mettere Opel in frigo con una gestione fiduciaria fino alle elezioni
in Germania LUNEDì SCORSO cena segretISSIMA merkel-marpionne in casa di
puri purini a berlino - SILVIO, ORFANO DI BUSH, NON VUOLE IL DALEMIANO
STEFANINI AMBASCIATORE A WASHINGTON - ANAS, NON CIUCCI PIù: Salvatore E
Guglielmi - NOEMI: IL PAPA RICICCIA PAPI PILATO
1 - mettere Opel in
frigorifero con una gestione fiduciaria fino almeno alle elezioni in
Germania - cena segreta merkel-marpionne in casa di puri purini a
berlino
Nessuno dei ministri tedeschi che devono decidere il destino di
Opel potrà seguire questa sera sui televisori la finale di Champions
League.
Quella benedetta donna di Angela Dorothea Merkel ha
indetto per le 21 una megariunione alla quale insieme ai rappresentanti
del governo parteciperanno i manager di General Motors, la società
proprietaria dell'Opel con un piede nella fossa che Obama vuole
salvare con 70 miliardi di dollari. Prima dell'incontro la Cancelliera e
i suoi ministri incontreranno nel pomeriggio Sergio Marpionne e
i rappresentanti di Magna e Ripplewood, il fantomatico fondo che vuole
mettere le mani sulla casa tedesca.
Nei circoli finanziari di Berlino e nelle birrerie di Monaco si è
diffusa la convinzione che la partita non si chiuderà nelle prossime
ore e che la strada preferita dal governo sarà quella di mettere Opel
in frigorifero con una gestione fiduciaria che durerà fino almeno alle
elezioni in Germania.
Ieri il pulloverato Sergio Marpionne ha detto di
essere fiducioso, ma ha aggiunto che la partita "è una
lotteria". In realtà per questa vicenda si può usare
tranquillamente la parola tedesca "bordell", un termine che si
usa anche in Emilia Romagna con una "l" in meno e sta a
significare un grande casino. Per raccapezzarsi bisogna andare con i
piedi di piombo e dare un'occhiata alle notizie che arrivano dalle fonti
più attendibili.
Una di queste è il quotidiano "Frankfurter Allgemeine",
l'equivalente del "Corriere della Sera" che oggi a pagina 11
parla di "riserve nei confronti della favorita Magna" e spiega
che la società di componentistica tedesca sta perdendo terreno perché
a differenza di Fiat non avrebbe intenzione di investire capitale
proprio in Opel.
Questa presa di distanza è molto interessante perché arriva dal
giornale più filogovernativo e più vicino alla Cancelliera Angela
Dorothea. Ancora più interessante e clamorosa è la notizia
che Dagospia nella sua infinita miseria ha raccolto questa notte sui
marciapiedi di Postdamer Platz secondo la quale Sergio
Marpionne e la Merkel si sarebbero incontrati lunedì a
quattrocchi nel corso di una cena riservatissima organizzata in casa
dell'ambasciatore italiano a Berlino, Antonio Puri Purini.
Il diplomatico italiano (in uscita) occupa dal settembre 2005 la sede
dell'ambasciata d'Italia in Germania, ed è riuscito a stringere con la
signora Merkel un rapporto molto intenso.
[27-05-2009]
Fiat- Opel: Gm chiede
altri 300mln...
(ANSA) - General Motors ha chiesto piu' soldi per Opel: altri
300 milioni di euro. Lo ha detto il ministro dell'economia tedesco Guttenberg.
La nuova richiesta di denaro, ha spiegato il ministro, ha determinato
uno stallo delle trattative. Guttenberg ha poi riferito
che quella passata ''e' stata una notte notevole, che ha dimostrato che
abbiamo a che fare con un tema complesso''. Una delle conclusioni, ha
aggiunto ''e' che abbiamo ancora bisogno di ulteriori verifiche''.
3 - Opel: in lizza
solo Fiat e Magna...
(ANSA) - Nella corsa all'acquisizione della Opel sono rimaste
solo la Fiat e il gruppo Magna, che hanno le stesse chances. I
pretendenti di Opel ''devono lavorare ulteriormente sui rispettivi piani
per acquisire il gruppo'', ha detto il ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor
zu Guttenberg uscendo dal vertice a Berlino. Guttenberg
ha aggiunto che ''i negoziati fra le parti ripartiranno e che
il governo spera trovare una soluzione entro venerdi'''.
PARE CHE MARCHIONNE VOGLIA ACQUISTARE , CON I
DEBITI FIAT, ANCHE LA SAAB. DOPO ACQUISTERA' PRIMA LA TOYOTA O LA
VOLKSWAGEN ?
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MERKEL-PUTIN-OBAMA: LA GUERRA PLANETARIA DI
MARPIONNE - YAKI LASCIA A CASA LUCHINO - PROFUMO APRE I CORDONI DELLA
BORSA - 'MULTIAIR", MOTORE ESOSO ED ESIGENTE
Oggi si gioca un anticipo della Champions League. La grande finale non si
terrà sul tappeto verde dell'Olimpico, ma dentro il moderno palazzo della
Cancelleria tedesca completato nel 2001 dagli architetti Axel Schultes e Charlotte
Frank dove si incontreranno la Merkel e Sergio
Marpionne.
Tra i due personaggi ci sono solo due anni di differenza perché Angela
Dorothea è nata ad Amburgo nel 1954 e il manager italo-canadese
è venuto alla luce a Chieti due anni prima. I fotografi che sono
appostati da ore nella rèception di vetro del palazzo, sanno già che
l'istantanea non sarà un capolavoro estetico.
La Merkel veste come la cameriera di una birreria
bavarese e Marpionne indossa il solito pullover inzuppato
di sudore che usa come pigiama e abito da cerimonia. Ciò che importa è
il valore storico e decisivo di questo incontro che si inserisce nella
scena di una guerra planetaria nella quale sono scesi in campo il
presidente degli Stati Uniti e Vladimir Putin.
Fino a qualche mese fa nessuno avrebbe mai immaginato che il capo della
Fiat avrebbe potuto provocare un casino di tali proporzioni che scomoda i
potenti della Terra, ma questo è il risultato della sua intraprendenza
che ha preso in contropiede i grandi player dell'automobile e i governi di
molti paesi.
In un altro palazzo di Berlino si incontreranno due personaggi più
giovani. Il primo è Karl Theodor zu Guttenberg, il
38enne ministro per l'Economia che ha il volto giusto per partecipare al
Grande Fratello. Questo Guttenberg è figlio di un
direttore d'orchestra e appartiene a una famiglia di baroni che ha radici
nel XII secolo, e nel 2000 ha sposato una pronipote di Bismark. Accanto a
lui ci sarà oggi Yaki Elkann, il nipote dell'Avvocato
che è nato a New York nel '76 ed è alla sua prima uscita sulla scena
internazionale. I due parleranno sicuramente in inglese e in nome del
lignaggio che segna le rispettive origini si intenderanno al volo.
Ma Yaki dovrebbe fare molta attenzione a questo Guttenberg che
sin dall'inizio della vicenda Opel si è comportato come un furbetto e il
4 maggio ha dichiarato che la Fiat ha un piano interessante. Resta il
fatto che il "ragazzo" della Fiat ha lasciato a casa Luchino
di Montezemolo per dimostrare che la Sacra Famiglia degli Agnelli
è al fianco di Marpionne, un gesto che in Germania
dovrebbe essere apprezzato come dimostrazione di un interesse della
proprietà italiana a impegnarsi nell'avventura tedesca.
In realtà l'incontro decisivo è quello nel palazzo della Cancelleria
dove l'aria continua a tirare in favore del consorzio Magna-Sberbank. È
di ieri la notizia che Commerzbank, il più grande istituto tedesco
controllato al 25% dal governo e consulente (attraverso Dresdner Kv) di
General Motors, ha messo sul piatto 4 miliardi di euro per vincere la
partita di Opel.
Anche Marpionne ha avuto le sue garanzie dalle banche
italiane e in un incontro segreto che è avvenuto sabato scorso a Roma si
è incontrato con Alessandro Profumo che gli ha
assicurato robuste linee di credito.
L'interesse del capo di Unicredit, che ha a Monaco una delle sue
roccaforti ed è advisor di Fiat, si accompagna a quello di Corradino
Passera che su questo tema è già stato consultato da Berlusconi
nel loro ultimo incontro a Palazzo Chigi.
IA TEDESCO)
La finale di Champions League dovrebbe chiudere la melina che si è
svolta negli ultimi giorni sulla testa degli operai italiani e tedeschi
con un balletto di cifre e di tagli di sapore esclusivamente mediatico.
Per Marpionne la conquista di Opel è questione di vita o
di morte. La strategia legata all'offerta di vetture ecologiche è
vincente agli occhi del governo americano, ma comporta costi rilevanti che
si possono ammortizzare soltanto raggiungendo la massa critica di una
produzione tra i 5-6 milioni di vetture.
La gamma dei veicoli con doppia alimentazione e i nuovi motori con
l'innovativo sistema "Multiair" fa lievitare il prezzo delle
autovetture e richiede una valanga di contributi statali. È probabile che
la finale di Champions League arrivi ai tempi supplementari e ai ri
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| 23/5/2009 (7:7) - IL RISIKO
DELL'AUTO - PROPOSTE A CONFRONTO
"Opel-Fiat, esuberi inferiori a 10 mila"
Il Lingotto mette fine alla guerra di cifre sul suo piano
VANNI CORNERO
TORINO
Alla guerra di cifre sui tagli ai posti di lavoro legati
all’operazione Opel ieri la Fiat ha risposto con una precisazione che
vuole essere definitiva: «Da tempo - si legge nella nota del Lingotto -
circolano notizie errate che indicano in 18.000 il numero degli esuberi
in Germania nel caso in cui l’offerta Fiat per la Opel fosse accolta.
Si tratta di un’informazione totalmente falsa. In realtà il piano
prevede che la riduzione degli organici, distribuita in tutta Europa e
in maniera progressiva nel tempo, sia complessivamente inferiore a 10
mila. L’impatto in Germania sarà quindi relativamente più basso di
questa cifra». Facendo un ragionamento su numeri concreti bisogna tener
conto che Fiat Group Automobiles ha 30.000 dipendenti in Italia e altri
22.000 nel resto del mondo, mentre Opel ne conta 25.000 in Germania.
Se sull’organico complessivo conseguente all’eventuale alleanza si
tagliassero, nel tempo, meno di 10.000 posti e tenendo conto che
verrebbero attivati gli ammortizzatori sociali previsti nei vari Paesi
la partita degli esuberi potrebbe chiudersi con un soft-landing senza
bisogno di ricorrere a licenziamenti. D’altronde il fatto che il land
del Nordreno Vestfalia ieri abbia fatto sapere di non voler accettare
l’offerta di Magna per Opel poichè, come dice il premier del land,
Juergen Ruettgers «sono inaccettabili i tagli dei posti di lavoro
previsti» è la dimostrazione che ogni piano possibile passa attraverso
una riduzione di organici. Ed è chiaro che, a circa tre mesi dalle
elezioni in Germania, non esiste politico tedesco pronto ad accollarsi
la fama di essere consenziente ad un taglio dell’occupazione. Senza
contare, infine, che un piano «conservativo», come quello proposto da
Magna, crea meno preoccupazione a chi deve avallarlo politicamente del
progetto all’insegna del dinamismo messo sul tavolo da Fiat. Il
ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, raffredda le tensioni:
«Credo - dice - che il governo tedesco stia opportunamente mantenendo
una posizione di equilibrio e non abbia ancora valutato compiutamente le
offerte. Sono del parere che le voci trapelate su preferenze o non
preferenze siano soltanto una schermaglia preliminare».
Sull’occupazione in Italia un altro esponente del governo, il ministro
del Welfare, Maurizio Sacconi, spiega: «La cifre degli esuberi
precisate dalla Fiat, per quanto discutibili rimangano, hanno una
dimensione molto inferiore a quella paventata da molti organi di
informazione. Ad ogni modo, siamo intenzionati ad aprire un negoziato
vero, non certo a recepire acriticamente ciò che ci sarà proposto. E
siamo decisamente intenzionati a difendere tutti i siti produttivi».
L’allarme dei sindacati resta alto: «Il numero degli esuberi è
comunque consistente, vorremmo poter discutere al più presto la loro
collocazione nel tempo e quella geografica», dice Roberto Di Maulo,
segretario generale del Fismic, e il suo omologo della Uilm, Antonino
Regazzi, è tassativo: «In Italia non ci possono esuberi, abbiamo già
pochi lavoratori». Allo stabilimento di Pomigliano i dipendenti non
nascondono di tifare Magna, temendo che le fabbriche italiane del gruppo
Fiat, e in particolare la loro, siano le più penalizzate dal piano di
Marchionne.
A Termini Imerese, invece, questa mattina Fim, Fiom e Uilm hanno
organizzato una manifestazione contro un eventuale ridimensionamento o
chiusura dello stabilimento. «Non sapendo cosa la Fiat intenda fare nel
suo piano industriale, ribadiamo che ci vuole un incontro e che non è
possibile pensare a chiusure nel nostro Paese», ribadisce il segretario
generale della Fiom, Gianni Rinaldini. E il leader torinese
dell’organizzazione sindacale, Giorgio Airaudo, aggiunge: «Mi pare
che Fiat e governo abbiano scelto di tenere la discussione in Italia a
babbo morto. Vogliono dividere i lavoratori. Noi chiediamo nuovi
prodotti per tutelare tutti i posti di lavoro». Dalla conferenza di
Unicredit, a Roma, Sergio Marchionne lancia un invito alla calma: «Ora
bisogna lasciarci lavorare - ha detto l’Ad Fiat - la nostra offerta è
la più razionale. Ma la partita è complessa, il panorama
dell’industria automobilistica cambierà significativamente e la Fiat
giocherà, in questo nuovo contesto, un ruolo significativo. Serve
collaborazione fra industria e governi, servono obiettivi condivisi».
Il plico con l'offerta per le attività di Opel e Vauxhall in
Inghilterra da parte della Fiat di Sergio Marchionne è arrivato in
tempo, rispettando la prima scadenza fissata dal ministro dell'Economia
tedesco Karl-Theodor zu Guttenber (Csu) alle 18 di ieri. Un termine
spostato improvvisamente alla mezzanotte senza spiegare il perché e che
ha, quindi, aggiunto un pizzico di suspense alla gara. Che ieri ha visto
un primo colpo di scena con la discesa in campo anche di un terzo
concorrente. Non solo. Il governo tedesco non ha confermato
ufficialmente la presentazione delle offerte, ma secondo un portavoce di
Gm Europe si tratta - oltre alla Fiat - del gruppo austro-canadese
Magna, alleato alla casa automobilistica russa Gaz, e del fondo
d'investimento belga Rhj, controllato dal fondo di private equity
americano Ripplewood.
È probabile che Berlino si metta al lavoro immediatamente per
studiare le offerte, visto che punta a una decisione sul futuro della
Opel durante «questa, al massimo all'inizio della prossima settimana»,
come ha sottolineato il ministro del Lavoro, Olaf Scholz. «Non abbiamo
molto tempo», ha detto Scholz, anche perché il suo collega Guttenberg
sta pensando di tornare negli Usa alla guida di un team di negoziatori
già alla fine di questa settimana, in vista dell'imminente scadenza
fissata da Washington per la Gm. Il tempo stringe, quindi, ma Berlino ci
tiene a sottolineare che tutto è ancora da decidere. A chi chiedeva
ieri un commento sull'ottimismo del ministro dello Sviluppo economico
Claudio Sacajola (ci sono «buone possibilità» che la Fiat chiuda con
Opel), infatti, il portavoce di Guttenberg, Steffen Moritz, ha risposto:
nella corsa per l'acquisizione della Opel «non ci sono favoriti».
Eppure non tutti la pensano come lui. Tra questi c'è Hendrik Hering,
il ministro dell'Economia della Renania Palatinato, la regione in cui si
trova l'impianto di Kaiserslautern, cioè quello che originariamente la
Fiat voleva ridimensionare. È il piano Magna che ha le migliori
possibilità di farcela, ha infatti detto ieri Hering. Certo è che il
consorzio Magna-Gaz-Sberbank sta puntando molto - fin dall'inizio - sul
gradimento dei sindacati e quindi delle regioni. Tanto che, secondo l'Handelsblatt,
già all'inizio della settimana prossima presenterà il suo piano al
consiglio di fabbrica del costruttore tedesco. La Fiat, da parte sua,
punta alla creazione di un colosso che integrerà le attività di Fiat
Group Automobiles, inclusa la partecipazione in Chrysler, e di Opel. Nel
frattempo prende corpo a tappe forzate la proposta di Guttenberg per
un'eventuale amministrazione fiduciaria temporanea della Opel, che
darebbe alla società la possibilità di sopravvivere - in caso di
insolvenza della casa madre americana - grazie a finanziamenti ponte per
1,5 miliardi di euro.
La vicenda Fiat, intanto, arriva oggi al Consiglio dei ministri che
discuterà anche sulla richiesta di un confronto con azienda e
sindacati. È stato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ad
annunciarlo ieri mentre a Piazza Affari il titolo ha chiuso sulla soglia
degli 8 euro (7,98), in crescita dell'1,79%, con oltre il 5% del
capitale che è passato di mano. Marchionne e il presidente Luca Cordero
di Montezemolo spieganooggi le mosse della Fiat alla famiglia riunita in
provincia di Vercelli, per l'assemblea dell'accomandita Giovanni Agnelli
e C. Infine novità in casa Chrysler. Robert Kidder, ex presidente di
Borden Chemical e Duracell, sarà il nuovo presidente di Chrylser al
posto di Nardelli.
Mentre la partita Opel è ancora in pieno svolgimento, in attesa
dell’offerta dell’austrocanadese Magna prevista entro il 20
maggio, si definisce la strategia della Fiat
sulla Chrysler, la casa automobilistica americana di cui il gruppo
italiano prenderà un iniziale 20 per cento del capitale in cambio di
tecnologia. Il primo dossier sul tavolo degli uomini dell’ad
Sergio Marchionne
è quello dei concessionari Usa: sono 3.188 e sono troppi. La Chrysler
infatti ottiene il 90 per cento del fatturato da circa metà dei suoi
venditori e quindi sarà necessario intervenire sulla rete con una serie
di tagli.
Per quanto riguarda i modelli, i programmi di Torino poggiano su alcuni
punti fermi: la società non cercherà di vendere auto Fiat negli Usa,
bensì vetture Chrysler con pianali e motori realizzati dalla casa
italiana, soprattutto per le cilindrate più piccole. Unica eccezione
potrebbe essere la 500, offerta come auto alla moda per gli
automobilisti della California e della costa orientale. Inoltre, verso
gli Stati Uniti dovrebbero partire alcune versioni dei furgoni Fiat
Ducato e Iveco Daily. In un secondo tempo il gruppo tenterà di saggiare
i gusti dei consumatori americani con le Alfa Romeo: se avranno
successo, alcuni modelli potranno essere prodotti in America.
Dalla Chrysler verso l’Europa dovrebbero arrivare le Jeep e la
piattaforma della 300c, una grande berlina a trazione posteriore di
derivazione Mercedes su cui la Fiat sta già lavorando per una nuova
ammiraglia Alfa-Lancia. Nel frattempo la situazione della Chrysler è
sempre più critica: ad aprile il mercato Usa è sceso del 34 per cento
mentre le vendite della più piccola fra le case di Detroit sono
crollate del 41,9 per cento. La sua quota di mercato è passata così in
un anno dal 12 al 9,4 per cento. Il tempo stringe.
Fiat: Marchionne, con Chrysler e Gm Europe
gruppo da 80 mld
MILANO (MF-DJ)--Il gruppo che si verra' a creare dall'integrazione tra
Fiat, Chrysler ed Opel avra' ricavi annuali di circa 80 mld euro.
Lo si legge dalle slide di presentazione dell'intervento dell'a.d. del
Lingotto, Sergio Marchionne, alla XII Italian Conference di Unicredit a
Roma.
Dalle slide si conferma peraltro che il gruppo potrebbe valutare
diverse strutture societarie, incluso un possibile spin off di Fiat Auto e
un conseguente collocamento in Borsa di una nuova societa' che combini
queste attivita' con quelle di Gm Europe. red/vz
(END) Dow Jones Newswires
May 22, 2009 13:02 ET (17:02 GMT)
IO NON CI CREDO ! Mb |
FIAT DOMANI - SENZA SUNI E SENZA AUTO, Gli eredi potranno dedicarsi
alla finanza, al turismo, a sofisticate operazioni di revisione e
certificazione, oscure ai più, ma fonte di considerevoli profitti.
Sull’esempio dei Rockefeller...
S. Ci. per
"Il Foglio"
Gli Agnelli senza la Fiat. Quel che sembrava un nonsense a Susanna,
sorella prediletta dell'Avvocato, alla quale ieri la casa reale
dell'industria italiana ha dato l'ultimo addio, è ormai all'ordine del
giorno. Sta prendendo corpo un progetto che cambierà il volto dei
"poteri forti" e del capitalismo, privo di chi ne ha
esercitato a lungo la leadership e spesso l'egemonia.
Oggi è convocata la società in accomandita che racchiude le quote
proprietarie degli ottanta eredi, per l'usuale assemblea di primavera.
Un incontro di routine, in apparenza; un tornante storico, di fatto.
Susanna rappresentava il 6,835 per cento dei diritti di voto; la quota
personale (3,814) è ridistribuita tra i figli avuti con Urbano
Rattazzi, alcuni dei quali hanno già ridotto le loro
partecipazioni. Poco cambia negli equilibri azionari del clan che vede John
Philip Elkann gestire il 31,034 appartenuto all'Avvocato.
Viene a mancare, però, una personalità carismatica la quale, dopo
la morte di Gianni e soprattutto dopo l'improvvisa
scomparsa di Umberto, ha avuto un ruolo determinante.
Prendendo per un breve periodo le redini di capofamiglia, fu lei a
impedire che venisse diluita la quota in Fiat, appoggiando l'ardita
triangolazione finanziaria Ifi-Ifil-Exor; fu lei a rintuzzare le
perplessità del nipote Andrea (figlio di Umberto);
fu ancora lei a volere Luca di Montezemolo. Il quale,
da oggi, si sentirà un po' più solo.
Marchionne cerca di trovare un futuro alla Fiat,
muovendosi con grande libertà; John parla e agisce con
l'aplomb dell'erede (l'ingegner Elkann, lo chiamano
alla Exor, insofferenti verso quel nomignolo Jaki che rimanda a una
fanciullezza ormai sublimata); la figura di Montezemolo appare
decentrata. Quando nel 2004 prese il posto di numero uno in Fiat era
appena stato eletto presidente di Confindustria e si era tenuto la
poltrona alla quale è più affezionato (la Ferrari).
Giunto in cima alla scala, trasformò in un
fortino il "salotto buono" stringendo la presa sul Corriere
della Sera. Poi pensò di scendere in politica a capo di una formazione
"terzista". Adesso, insegue le spericolate piroette di Marchionne
e assiste alla de-montezemolizzazione di Confindustria, dopo il
primo anno di Emma Marcegaglia. Si definì
"traghettatore" in casa Agnelli. E voleva
esserlo anche per quel ceto industriale che chiamò più volte a
"fare squadra". Invece, il partito della borghesia non s'è
mai materializzato. E la famiglia scioglie gli ormeggi.
La Fiat punta a diventare una grande compagnia internazionale.
Chrysler è il primo passo. Con General Motors le trattative sono a uno
stadio avanzato. Angela Merkel ha detto che per Opel
siamo in dirittura d'arrivo. Una parte dei finanziamenti, tra 8 e 9
miliardi, verrà dai governi, una parte da fondi e banche. Poi Marchionne
presenterà il vero piano industriale. A Colonia, ha assicurato
che non chiuderà nessun impianto tedesco. A Termini Imerese e
Pomigliano, si agitano. Il negoziato segue i suoi riti. Cadranno molti
posti di lavoro (almeno novemila) e alcuni marchi.
I cinici agenti di Borsa stapperanno champagne. A quel punto, verrà
chiesto un aumento di capitale e gli Agnelli
scenderanno a non più del dieci per cento. Nel nuovo conglomerato
multinazionale, siederanno al fianco di sindacalisti, esponenti dei
governi, banchieri, gestori dei fondi, avvocati d'affari, tycoon
indiani, magari qualche neomandarino cinese e forse pure degli sceicchi.
Gli eredi, al riparo dalle terribili congiunture automobilistiche,
potranno dedicarsi alla finanza, al turismo, a sofisticate operazioni di
revisione e certificazione, oscure ai più, ma fonte di considerevoli
profitti, a fondazioni culturali e caritatevoli. Sull'esempio dei
Rockefeller. Anche loro mollarono le redini di Standard and Oil, anche
loro furono attaccati dalla politica, bollati come esponenti di un
capitalismo monopolista e oligarchico.
Oggi possiedono un pacchetto di Exxon (erede del gruppo petrolifero
di famiglia) e la dinastia si è divisa in tanti clan, sempre più
indipendenti e separati. Come per i Rockefeller senza petrolio, gli Agnelli
senza Fiat perderanno peso specifico nella società italiana,
compreso il peso politico. Ma non hanno alternative. Se l'operazione
riesce, sono salvi; e con loro una parte importante dell'economia
italiana. Se no, saranno di fronte a scelte drammatiche; e con loro
sindacati e governo. Sia i sostenitori sia gli oppositori, entrambi in
gran numero, glissano troppo spesso su questo dilemma esistenziale che
non coinvolge solo una famiglia.
[20-05-2009]
SOLO SCONFITTE PER LA FERRARI – IL TRIBUNALE DÀ TORTO A MARANELLO E
RAGIONE ALLA FIA – LA PARTECIPAZIONE AL CAMPIONATO DI F1 SEMPRE PIÙ A
RISCHIO – MOSLEY: “NON BISOGNA PENSARE SOLO A SÉ” – LUCA:
“SENZA I TEAM MAGGIORI CHIAMATELA FORMULA GP3"…
Dal
Corriere.it
Il tribunale delle Grandi istanze di Parigi ha respinto il ricorso
presentato dalla Ferrari contro l'introduzione delle nuove regole varate
dalla Federazione internazionale (Fia) in vista del Mondiale 2010 di
Formula 1. La scuderia di Maranello ha chiesto inutilmente il blocco del
nuovo regolamento, che per la prossima stagione prevede l'entrata in
vigore di un tetto agli investimenti.
TETTO DI 40 MILIONI DI STERLINE - I team che non
rispetteranno integralmente i parametri tecnici potranno spendere al
massimo 40 milioni di sterline. La Ferrari, così come altre squadre,
ritiene che il provvedimento creerá un Mondiale diviso in due
categorie. Per questo, il Cavallino ha già annunciato che non si
iscriverà al Mondiale 2010 se le norme non verranno modificate.
La Federazione internazionale
dell'automobile, attraverso il presidente Max Mosley,
nei giorni scorsi ha ribadito che non intende eliminare la misura
relativa al tetto al budget. Le iscrizioni al prossimo campionato
possono essere presentate tra il 22 e il 29 maggio. La Ferrari ha già
annunciato l'intenzione di non iscriversi se le regole non muteranno.
Analoga posizione è stata adottata da Renault, Bmw, Red Bull e Renault.
MOSLEY: «NESSUNO DEVE PENSARE SOLO PER SE'» - Max
Mosley non ha nascosto la propria soddisfazione dopo il
verdetto: «Nessun concorrente dovrebbe porre il proprio interesse al di
sopra di quelli dello sport in cui compete. La Fia, i team e i nostri
partner commerciali continueranno a lavorare per garantire il benessere
della Formula 1 nel 2010 e oltre».
Max
Mosley
SCONOSCIUTI - In mattinata la Ferrari sul proprio
sito ufficiale ha ironizzato sull'eventuale prossimo campionato del
mondo di F1 voluto da Mosley e senza le scuderie più
importanti. Maranello riporta i nomi delle squadre che hanno manifestato
la loro intenzione di correre il prossimo anno in Formula 1. «A
scorrere l'elenco si fa fatica a trovare un nome degno di nota, uno di
quelli per cui andare a spendere 400 euro a testa per un biglietto in
tribuna per un Gran premio (più spese di viaggio e soggiorno)».
Le squadre in questione sono «Wirth Research, Lola, USF1, Epsilon
Euskadi, RML, Formtech, Campos, iSport». L'edizione online della
rivista specializzata Autosport aggiunge anche la Prodrive e la
Litespeed, una scuderia della Formula 3 britannica. «Un campionato del
mondo con queste squadre, con tutto il rispetto per loro, può avere lo
stesso valore della Formula 1 di oggi, dove si affrontano la Ferrari, i
grandi costruttori automobilistici e team che hanno fatto la storia di
questo sport? Non sarebbe più adeguato chiamarla Formula GP3?».
[20-05-2009]
Chrysler: fondi
pensione all'attacco...
(ANSA) - Tre fondi pensione dell'Indiana, che rappresentano
insegnanti e poliziotti, cercano di bloccare la cessione di Chrysler.I
fondi hanno chiesto al tribunale per la bancarotta di bloccare la
ristrutturazione di Chrysler perche' viola i loro diritti legali, visto
che il governo in questo processo riserva un trattamento migliore a
creditori non di prima linea ed utilizza in modo non appropriato fondi che
dovrebbero essere destinati al salvataggio delle banche e non di Chrysler.
4 - Gm: supermanager
vendono azioni...
(ANSA) - Tre manager di General Motors cedono titoli della
societa': sono i vice presidenti Bob Lutz, Thomas Stephens
e Maureen Kempston Darkes. Hanno ceduto
complessivamente 203.615 azioni a un prezzo compreso fra 1,09 e 1,45
dollari. Le cessioni sembrano alimentare l'ipotesi che Gm possa ricorrere
alla bancarotta. La scorsa settimana sei manager dell'azienda, fra i quali
Lutz e Stephens, avevano gia' ceduto
azioni della societa', facendo crollare il titolo ai minimi dal 1993.
Precisazione su riduzione organici
Da tempo stanno circolando notizie errate che indicano
in 18.000 il numero degli esuberi in Germania, nel caso in cui l’offerta
Fiat per la Opel fosse accolta. Si tratta di una informazione totalmente
falsa.
In realtà il piano Fiat prevede che la riduzione degli
organici, distribuita in tutta Europa e in maniera progressiva nel tempo,
sarà complessivamente inferiore a 10.000. L’impatto in Germania sarà
quindi relativamente più basso di questa cifra.
Torino, 22 maggio 2009
Parola chiave: fiat
|
Fiat: non
offriamo contanti ma asset...
(ANSA) - L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha
confermato che l'offerta del Lingotto per la Opel non prevede contanti, ma
l'apporto di attivita'. 'Penso che possiamo offrire molto alla Opel', ha
detto. La nostra offerta prevede 'un mucchio di asset, che producono
contanti e che sono buoni (come i contanti) e probabilmente meglio dei
contanti', ha spiegato. E poi: 'I contanti finiscono, gli asset che
producono contanti no'.
C'è che per rilanciare la Telecom, così ben curata dalla precedente
gestione di Marco Tronchetti Dov'era, servirebbero
soldi freschi. Lo dicono i conti e lo dice qualunque analista di Borsa.
Ma quando i soldi non ci sono, i soldi non sono tutto. Infatti quel
genio di Marpionne dice ai tedeschi: "Per Opel
offriamo asset, niente contanti. I contanti finiscono" (Stampa, p.10).
E' splendida la nuova filosofia del Lingotto. Neppure il cardinal Tettamanzi
avrebbe saputo dir meglio. Ora, proviamo tutti quanti a
comprarci qualcosa senza aprire il portafoglio, ma offrendo "asset".
Nella storia è già successo: si chiama baratto.
Fiat: Opel,
aperti anche ad altri...
(ANSA) - Il sindacato dei metalmeccanici tedesco Ig Metall e'
''aperto a colloqui anche con altri investitori''. Lo ha detto Bertold
Huber. il Segretario generale della Ig Metall ha parlato al
termine dell'incontro, con l'ad della Fiat, Sergio Marchionne.
Huber ha detto che i pretendenti devono avere capitale
proprio e liquidita', mantenere le fabbriche ed i posti di lavoro in
Germania, sostenere gli sviluppi tecnologici e garantire l'autonomia della
politica del marchio Opel.
Nella fusione con la
Porsche Volkswagen ha l'ultima parola...
Da "La Stampa" - Con una partecipazione
del 51% non si ottiene molto in questi giorni in Germania, come Porsche
sta scoprendo. Il produttore di vetture di lusso si è eccessivamente
indebitato per creare la sua proprietà di maggioranza di Volkswagen, il
suo concorrente tedesco più importante. Le due società - ognuna
diretta da uno dei rami antagonisti della famiglia che controlla Porsche
- all'inizio di questo mese hanno deciso una fusione. Ma Volkswagen
ha il sopravvento nelle trattative. Per mettere in chiaro la
questione, ha per l'appunto deciso di abbandonare le trattative. Ferdinand
Piëch, il presidente di Volkswagen che, sulla questione, si è
dissociato dai suoi cugini, vuole che Porsche dica la verità sullo
stato reale della sua situazione finanziaria - soprattutto sui costi
delle opzioni per l'acquisto di circa il 20% in più di VW che sono
ancora sul suo bilancio. Porsche, dall'altro lato non vuole diventare
soltanto
un altro dei dieci marchi sotto l'ombrello di VW. Ma il suo
management sta confluendo in una potente alleanza: il management di VW,
i suoi sindacati e uno degli Stati federali della Germania.
Lo Stato federale della Bassa Sassonia ha una partecipazione del 20%
in Volkswagen che gli consente di bloccare qualsiasi decisione
strategica. Fin da quando Porsche è stata presa dalla frenesia degli
acquisti, Piëch ha sfruttato abilmente questa pillola
avvelenata, ottenendo supporto dai potenti sindacati. Questi alleati gli
hanno conferito l'autorità di dettare le sue condizioni per una
fusione: la località delle sedi centrali (Wolfsburg, dove Volkswagen ha
la sede),
il direttore (il chief executive di VW) e il valore di Porsche (non
troppo elevato). Tutte le esigenze di Piëch sono una chiara fotografia
della situazione finanziaria di Porsche. Ciò determinerà in gran parte
i meccanismi della fusione. Piëch preferirebbe una
forma semplice - Volkswagen acquista la divisione auto di Porsche Se, la
holding quotata in Borsa. La principale ossessione del management di
Porsche sembra essere quella di evitare di perdere la faccia. A meno
che il rifiuto di dire la verità sulle opzioni significhi che
ha qualcosa da nascondere.
[19-05-2009]
|
LA CORSA AD OSTACOLI DI MARPIONNE – GM NON MOLLA IL SUDAMERICA
(L’ANNO SCORSO HA VENDUTO 1.3 MLN DI MACCHINE) – STRATEGIA PER ALZARE
LA POSTA? LA FIAT NON VUOLE CONCEDERGLI Più DEL 20% NELL’ALLEANZA CON
OPEL, DETROIT VUOLE IL 40%...
Francesco Semprini per
"La Stampa"
Il progetto del super-gruppo messo a punto da Sergio
Marchionne rischia di scontrarsi con la resistenza di General
Motors in America Latina. Il colosso di Detroit non sembra disposto a
cedere facilmente la divisione South America, che comprende anche le
attività in Africa e Medio Oriente, considerata tra le più redditizie
e con margini ampi di consolidamento.
Insomma c'è un altro nodo da sciogliere nel negoziato multilaterale
che vede l'amministratore delegato del Lingotto già impegnato in una
delicata trattativa con politici e sindacati tedeschi sul capitolo Opel.
«L'America Latina potrebbe essere un problema - spiega una fonte di
mercato al Financial Times - Gm non la consegnerà tanto facilmente».
Lo scorso anno il gruppo statunitense ha venduto nel sud del Nuovo
continente 1,3 milioni di vetture, ed è oggi il secondo più grande
produttore del Brasile. Mentre in Europa, Gm ha bisogno di un partner
per consentire ad Opel di ottenere i prestiti garantiti da Berlino, in
America Latina il gruppo può continuare quindi ad operare per conto
proprio. Il nodo potrebbe essere sciolto prima della scadenza del 27
maggio, termine ultimo entro il quale Gm deve trovare l'accordo con i
creditori per presentare il piano di ristrutturazione al Tesoro.
La resistenza sul fronte latino-americano potrebbe infatti essere una
strategia del gruppo per alzare la posta in palio nella partita con
Fiat. Dalle ultime indiscrezioni sembra che il Lingotto voglia limitare
la presenza di Gm nell'alleanza con Opel a un solo 20% del capitale,
mentre il gruppo di Detroit punterebbe a una quota non inferiore al 40%.
La divisione South America è quindi una
preziosa carta da giocare nella campagna globale, anche se non è
escluso che per la sua importanza strategica, la divisione rappresenti
una garanzia irrinunciabile per il gruppo di Detroit avviato, nonostante
le rassicurazioni del ceo Fritz Henderson, verso una
bancarotta nei tribunali fallimenari americani molto meno «soft» di
Chrysler.
Sul fronte europeo intanto il ministro dell'Economia tedesco, Karl-Theodor
zu Guttenberg ha fissato al 20 maggio il termine ultimo entro
il quale Fiat e l'austro-canadese Magna, dovranno presentare i dossier
al governo tedesco. Berlino starebbe pensando a un «modello» per la
Opel che prevede l'amministrazione fiduciaria temporanea, consentendo
così di proseguire le trattative con i potenziali investitori ed,
evitando il ricorso alle casse dello Stato.
Il modello a cui si riferisce il ministro prevede infatti
finanziamenti ponte da parte di banche alla casa automobilistica tedesca
attraverso una linea di credito di oltre un miliardo di euro. Secondo il
Wall Street Journal Fiat avrebbe nominato Unicredit e Citigroup advisor
per l'operazione Opel.
Intanto proseguono le grandi manovre di Gm negli Stati Uniti in vista
della scadenza del 1 giugno: la società sta mettendo a punto un nuovo
piano di incentivi alle uscite per i dipendenti aderenti al sindacato
United Auto Workers, nel tentativo di ridurre i costi del lavoro.
Mentre sul fronte operativo ha annunciato la rescissione dei
contratti di fornitura con circa circa 2 mila dei suoi punti vendita -
un terzo del totale - che si sommano alle notifiche di chiusura ai 789
rivenditori entro il 9 giugno, inviate Chrysler, ovvero il 25% della
rete su cui si poggiava la distribuzione del gruppo di Auburn
Hills. Il taglio deciso dal management dell'azienda potrebbe
tradursi nella perdita di circa 38 mila posti di lavoro, e avrà «effetto
a breve termine» sulle vendite offrendo allo stesso tempo «maggiore
stabilità» agli attuali dipendenti, spiega il Tesoro. Del resto il 50%
dei concessionari tagliati fuori dalla rete vendeva meno di cento
vetture all'anno.
[15-05-2009]
Tommaso Labate per Il
Riformista
Una settimana passata a commentare il triangolo Macherio-Palazzo
Grazioli-Casoria. Un'altra persa a litigare sui respingimenti
delle carrette del mare. Per non parlare dei giorni passati ad assistere a
quella baruffa sui candidati (Pistelli vs. Domenici) che
dalla Toscana si è allargata a macchia d'olio in tutta circoscrizione
Italia-Centro. E così, nascosta come polvere sotto il tappeto, dentro un
Pd in tutt'altre faccende affaccendato sta per scoppiare la «grana Fiat».
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO Montezemolo
e Marchionne zona rimozione da l'Unità
Con Marchionne o coi sindacati? Per una Fiat che si
sviluppa con successo all'estero o per una solidamente ancorata al
tricolore? Una grana, appunto, che si porta appresso il ritorno di due
grandi questioni.
Quella operaia, appunto, soprattutto dopo la presa d'atto che solo il
22,4 per cento dei Cipputi - stando al sondaggio Ipsos
pubblicato dal Sole 24 ore due settimane fa - si appresta a votare per il
Pd alle prossime elezioni europee (il Pdl, al contrario, sta al 43,2).
Quella meridionale, poi, dato che gli stabilimenti Fiat a rischio chiusura
sono quelli di Termini Imerese e Pomigliano d'Arco.
Le domande sono ancora senza una risposta. E ieri, giorno della
manifestazione torinese (a cui hanno preso parte, tra gli altri, Sergio
Chiamparino e Antonio Bassolino), tra i big del Nazareno più
d'uno, una volta ricevute le dovute rassicurazioni sullo stato di salute
di Gianni Rinaldini dopo il "respingimento" dal palco, ha tirato
un sospiro di sollievo. Della serie, «le polemiche su chi sfilava e chi
no, sulle differenze tra pro-Cgil e anti-Cgil, saranno oscurate
dall'aggressione dei Cobas».
Dario Franceschini, per ora, sceglie il silenzio. Una
strategia che, dentro il partito, più d'uno comincia a vedere con
diffidenza. Paolo Nerozzi, una vita in Cgil, oggi
senatore, non le manda a dire: «A me piacerebbe occuparmi più
approfonditamente della questione degli sbarchi. Ma sia chiaro: un partito
come il nostro non può permettersi di trascurare né il caso Fiat né
quello dei chimici di Porto Marghera».
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO RINALDINI
CONTESTATO A TORINO
L'esponente della Sinistra Pd dice quello che Pier Luigi
Bersani, tanto per fare un nome, si appresta a mettere nella sua
mozione congressuale. E cioé che, parole di Nerozzi, «nel centrosinistra
degli ultimi anni ci hanno fatto una testa così per dire che dovevamo
occupare il "centro" e togliere voti a Berlusconi.
Eccoli accontentati: adesso dobbiamo riprenderci gli operai. Ora solo
loro, il "centro"».
Certo, con la campagna elettorale in corso, al Pd processi e rese dei
conti sono rinviati all'8 giugno. Ma è un fatto che il segretario - che
pure aveva inaugurato il suo mandato all'insegna delle «proposte sociali»
- poi è stato attirato verso altri dossier. E che questo, oggi, sia
diventato tema di discussione. «Con la proposta dell'assegno ai
disoccupati e i messaggi sulla crisi economica, Dario ha
segnato due grandi punti a nostro favore. Ma gli annunci, da soli, non
bastano. Quelle cose - ripete Nerozzi - vanno ripetute in ogni iniziativa,
in continuazione, oltre i limiti dell'ossessione».
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO CIPPUTI
Il caso riguarda anche il rapporto tra il
principale partito di centrosinistra e Sergio Marchionne,
il manager che in tempi non sospetti venne sdoganato a sinistra persino da
Fausto Bertinotti. Cosa farà il Pd? Aprirà un confronto
politico serrato con il numero uno operativo della Fiat? Oppure difendere
l'icona dell'ad che ha rilanciato il marchio simbolo del made in Italy
all'estero?
Il deputato Francesco Boccia, economista ed esponente
dell'area dei quarantenni oltristi del Pd, sostiene che «Marchionne ha
l'occasione storica di diventare il nuovo Adriano Olivetti».
Contemporaneamente, però, lancia un appello: «Prima di sedersi al
tavolo, Marchionne si faccia portare un semplice foglio
di carta sul quale siano segnate le date delle migliaia di miliardi avuti
dalla Fiat come aiuti di Stato per sostenere l'occupazione al Sud. E poi
si metta la mano sulla coscienza».
Con gli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano a rischio, il
punto mediano tra Sergio e Cipputi è difficile da
individuare. Dalla "destra" del Pd Boccia avverte:
«Se il consenso internazionale della Fiat venisse pagato sulla pelle dei
lavoratori italiani sarebbe sciacallaggio puro». Identico il messaggio
della sinistra democrat, lanciato da Nerozzi: «Tra chi licenzierà e chi
sarà licenziato il Pd non potrà rimanere equidistante».
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO RINALDINI
CONTESTATO A TORINO
Da Terni Franceschini ha avvertito il partito: «Evitiamo
dibattiti esterni. Ci sono tante sale riunioni... ci chiudiamo lì dentro,
litighiamo se c'è da litigare, ma alla fine dobbiamo uscire con una voce
sola». Anche stavolta, però, la soluzione unitaria potrebbe non essere a
portata di mano. Il rischio è che la «grana Fiat», nell'ultima parte
della campagna elettorale, restituisca fiato alle liste a sinistra del Pd.
Nessuna offerta cash per GM Europe, Fiat
verso jv in Cina
18/05/2009 10.35
Il piano Opel sarà presentato mercoledì al Governo
tedesco. Sergio Marchionne, Ad di Fiat,
si incontrerà infatti con gli advisor e con i rappresentanti del
governo in Germania fino a mercoledì quando presenterà un'offerta
senza esborso di denaro per la divisione tedesca di GM.
E' quanto ha affermato una fonte vicina all'operazione all'agenzia Dow
Jones Newswires, aggiungendo che "il piano che Fiat
sta mettendo a punto con gli advisor non prevede chiusura di impianti in
Europa dove il gruppo americano sta attualmente operando".
Il piano, sottolinea la fonte, include peraltro una riduzione di alcuni
modelli prodotti da Opel e Saab e Marchionne è personalmente coinvolto
nel definire gli ultimi dettagli del piano, continuando costantemente ad
aggiungere e togliere dettagli fino all'ultimo minuto.
Già ieri Marchionne si è incontrato con il Governatore del Land della
Renania del Nord-Vestfalia, Juergen Ruettgers, per discutere del
progetto Opel in vista della scadenza di mercoledì. Secondo la
stampa tedesca, l'incontro fa parte di un'offensiva finale di Torino.
L'Ad di Fiat
a quanto pare vedrà entro domani anche il Governatore del Land della
Turingia, Dieter Althaus, e visiterà la sede centrale di Opel, a
Ruesselsheim. Le trattative per l'acquisto di Opel sono dunque in
una ''fase decisiva'', come ha sottolineato ieri la
cancelliera tedesca, Angela Merkel (Cdu), che ha confermato il suo
appoggio alla proposta del ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu
Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della
società.
Ma Fiat
lavora a 360°, intende infatti creare una jv con il partner cinese
Guangzhou Automobile a Guangzhou, nella regione del Guangdong. E' quanto
emerge dal sito web del ministero cinese della Tutela Ambientale.
Secondo i media locali, la produzione dovrebbe attestarsi a 140 mila
unità all'anno. Attualmente Fiat
condivide tecnologia con Guangzhou, il costruttore di auto cinese più
redditizio, dopo che ha abbandonato nel 2007 la jv con Nanjing. In Borsa
oggi il titolo Fiat
cede l'1,23% a 7,19 euro.
Fiat- Opel: Merkel,
fase decisiva...
(ANSA) - Le trattative per l'acquisto della Opel sono in una
''fase decisiva''. Lo ha detto ieri sera la cancelliera tedesca, Angela
Merkel (Cdu). In una trasmissione tv, la Merkel ha inoltre
confermato il suo appoggio alla proposta del ministro dell'Economia,
Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della
societa'. Mercoledi' scade il termine per la presentazione al governo
tedesco dei piani da parte dei potenziali acquirenti della casa
automobilistica.
3 - Fiat- Opel:
Marchionne da' garanzie...
(ANSA) - L'ad della Fiat, Marchionne, ha
assicurato che la Fiat manterra' tutti gli impianti della Opel in
Germania in caso di acquisto. Lo scrive la Bild, rivelando che il
manager ha dato le sue garanzie al governatore del Nord Reno-Westfalia,
Ruettgers, incontrandolo durante il fine settimana a Colonia. L'incontro
e' stato confermato alla Dpa da un portavoce della cancelleria della
regione. Secondo il quotidiano Handelsblatt. Marchionne vedra'
anche il governatore della Turingia, Althaus.
Francesca Gerosa
ZONA RIMOZIONE AUTO - Washington Post: Le ambizioni di MarPionne e
il rovescio della medaglia: METTERE INSIEME TRE FABBRICHE CHE PERDONO
DENARO - PARLA UNO DEI COBAS: “ALTRO CHE TEPPISTI. DA SANTORO A
TORINO, A NOI NEGANO IL DIRITTO DI PAROLA”…
1 - "ALTRO CHE TEPPISTI. A NOI NEGANO IL DIRITTO DI
PAROLA"...
Antonio de Lorenzo per "La
Stampa"
RINALDINI
E SLAI-COBAS
Arrabbiati sì, violenti no. Anzi. «Siamo venuti a Torino
autotassandoci, facendo sacrifici enormi. Io ho cinquant'anni e sono
una persona seria, non un facinoroso». Ciro Nacarlo fa
parte dei 316 operai dislocati dallo stabilimento di Pomigliano al
reparto di Nola, qualche decina di chilometri più avanti. Dai più
quello stabilimento è chiamato il «confino», perché oltre la metà
dei trasferiti sono iscritti allo Slai-Cobas. I «cattivi», i «duri
e puri», quelli che hanno rapporti difficili anche - e soprattutto -
con le altre sigle sindacali.
L'elenco dei 316 fu stilato all'inizio del 2008, anche se in sede
di ratifica della lista mancavano - manco a farlo apposta - proprio i
delegati dello Slai-Cobas. Ciro era con altri
militanti sotto al palco davanti alla palazzina del Lingotto. «Rinaldini
aggredito? Le immagini parlano da sole. Ad essere aggredito è stato
il nostro rappresentante che voleva salire sul palco. Lo hanno spinto
senza troppi complimenti lontano dal microfono».
Il delegato in questione è Corrado Delle Donne,
60 anni: «Guardate in faccia lui e tutti quelli dei Cobas e vedete se
ci sono teppisti. Siamo gente che cerca di difendere il posto di
lavoro». Parlando, possibilmente. Anche se le occasioni sono davvero
poche: colpa del difficile rapporto con i rappresentanti della
Triplice.
«Annozero? Hanno parlato tutti, tranne noi. Ci sarà una ragione?
Anzi, quando uno degli operai ha solamente accennato al futuro dei 316
operai di Nola, gli è stata subito tolta la parola dagli altri
sindacalisti». Ciro ricorda la partenza da Napoli,
la tappa a Milano e l'arrivo a Torino. «Dalla Campania siamo partiti
in una quarantina alla volta di Milano. Poi siamo saliti sul treno per
Torino. In totale eravamo non più di duecento persone».
Una carovana variegata, visto che alcuni hanno voluto portare con sé
anche moglie e figli.
«C'erano ragazzini con i propri genitori: tutto sembravamo, tranne
una banda di incappucciati». Ma fin dal loro arrivo a Torino la
situazione è apparsa chiara. «Ci hanno messo in fondo al corteo,
dovevamo capire che la nostra presenza non era gradita», spiega Ciro.
«Abbiamo deciso di sfilare comunque per avere la possibilità di
arrivare al palco e di parlare». Poi la stoccata: «Noi eravamo lì
per difendere i posti di lavoro, gli altri non so. Forse per fare
campagna elettorale, visto il materiale distribuito agli operai da
persone messe lì chissà da chi». Al termine del corteo tutti gli
operai si sono radunati nei pressi del camioncino che fungeva da
palco. Dopo l'intervento del segretario Fim, Giuseppe Farina, era
previsto quello del leader Fiom Rinaldini.
«Con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato
concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli
operai di Nola ma qualcuno dei confederali, che evidentemente non
condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione
per impedirlo». E Ciro ricorda quei momenti concitati: «Volevamo
solo dire la nostra, non siamo facinorosi. Chi ci accusa faccia
attenzione, perché potremmo anche querelarlo. Siamo stanchi, non
siamo noi i cattivi».
2 -
Fiat-Chrysler-GM/ Washington Post, Le ambizioni di Marchionne e il
rovescio della medaglia
Da Blitz.com
Il Washington Post pubblica una lunga
corrispondenza da Torino sulle iniziative dell'ad di Fiat Sergio
Marchionne per l'acquisto di Chrysler e di una fetta della
General Motors in Europa, tra cui la Opel, e sulla trasformazione di
Fiat "da un piccolo protagonista nell'industria globale dell'auto
ad un titano che punta a diventare il terzo produttore di automobili
nel mondo dopo Toyota e Volkswagen.
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO
Il Post, secondo cui gli italiani sono "abbacinati"
dall'evoluzione di Fiat, cita in prorposito il sindaco di Torino Sergio
Chiamparino, che dice: ‘'se quattro anni fa mi avesse
chiesto se potessi immaginare che Fiat si sarebbe rimessa in sella e
potesse trasformarsi da preda a cacciatore le avrei detto che era
pazzo, perchè la Fiat era gestita male".
Senza spendere un centesimo, scrive il Post, e sotto la gestione di
un ad senza precedenti esperienze nell'industria dell'auto, Fiat si è
accordata per acquisire il 20 per cento di Chrysler e potrebbe avere
la maggioranza azionaria in pochi anni. Se avesse successo anche
nell'affare con GM, Fiat produrrebbe quasi 6 milioni di auto l'anno,
il triplo di quanto ha prodotto l'anno scorso.
D'altra parte, prosegue il Post, aumentano le preoccupazioni per il
rovescio della medaglia, perchè se Fiat si prende la parte europea di
GM potrebbe tagliare 18 mila posti di lavoro prima di tornare a fare
profitti. Inoltre, la strategia di Fiat potrebbe fallire a causa della
inerente difficoltà di mettere insieme tre industrie che perdono
denaro.
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO
"Siamo preoccupati dal fatto che Fiat, diventando un marchio
globale possa lasciare l'Italia nella polvere", ha dichiarato al
Post Giorgio Airaudo, segretario della Fiom-Cgil, che
ha aggiunto: "la domanda cruciale che ci poniamo è: quale sarà
il ruolo dell'Italia? Quale sarà il futuro delle nostre fabbriche?
Che cosa produrremo?".
Al contempo, scrive il Post, non mancano dubbi su una delle
principali aspettative di Fiat, e cioè che dopo aver abbandonato un
quarto di secolo fa il mercato americano, avrà successo nel vendere
le sue piccole ed economiche auto ai consumatori statunitensi. Dice
ancora Airaudo: "Spero che gli americani
vorranno andare in giro su Alfa Romeo e Cinquecento, ma non ne sono
sicuro".
Gli operai e gli azionisti di Fiat, oltrechè i governi americano e
italiano, rileva il Post, puntano le loro speranze su Marchionne,
nominato ad di Fiat cinque anni fa. "Credo che si tratti di
vedere quanto Marchionne è capace di fare
miracoli", osserva Marina Whitman, ex-economista
alla GM ora docente all'Università del Michigan. "Con la sua
ambizione di diventare uno dei grandi in un mercato sempre più
consolidato, rischia di voler ingoiare un boccone troppo grosso",
aggiunge Whitman.
RINALDINI
CONTESTATO A TORINO
Se negli Usa le cose sono andate relativamente lisce, prosegue il
Post, non è così in Germania, dove la proposta intesa con la GM è
diventata un importante argomento in vista delle elezioni previste a
settembre. Sindacati e influenti uomini politici vogliono essere
rassicurati che Fiat non chiuderà fabbriche in Germania. Alcuni di
questi politici hanno apertamente espresso dubbi che Fiat sia la
scelta giusta per l'acquisizione di Opel, rilevando che la fabbrica
torinese è indebitata per 9 miliardi di dollari.
Potrebbero inoltre esserci difficolta' in Italia, osserva il Post.
"La famiglia Agnelli, che tuttora detiene il 30
per cento di Fiat, ha relazioni complicate col presidente del
consiglio Silvio Berlusconi, il quale, pur avendo
sempre encomiato gli Agnelli, non si è mai mostrato
entusiasta nel sostenere la Fiat o l'industria dell'auto". A
questo proposito il Post cita Sergio Romano:
"Quando Fiat era nei guai nel 2002 e si rivolse a Berlusconi,
non ci fu alcun segnale della sua volontà di intervenire".
[18-05-2009]
|
FIAT: STAMPA USA, DECIDERA' TAGLI CONCESSIONARI
CHRYSLER...
(ANSA) - Sara' Fiat a decidere quali concessionari Chrysler
confluiranno nella nuova societa' che nascera' dalla bancarotta della casa
automobilistica americana. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune
fonti. Un iniziale elenco dei concessionari che saranno mantenuti dovra'
essere presentato, in base alla documentazione depositata in tribunale,
entro il 14 maggio. La riduzione degli attuali 3.188 concessionari
Chrylser dovrebbe cosi' essere - aggiunge Bloomberg - la prima azione
manageriale di Torino nei confronti
di Chrysler.
CRISI: MONTEZEMOLO, IL PEGGIO E' PASSATO? IO CI ANDREI CAUTO...
(AGI) - "Io ci andrei un po' cauto": cosi' il presidente
del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, rispetto a chi dice che
il peggio della crisi e' passato. In un'intervista a Ballaro' (in
onda su RaiTre), Montezemolo spiega che "il panico soprattutto
finanziario certamente e' finito o mi auguro che sia cosi'. Detto
questo, quando io vedo l'economia reale, quando io vedo i dati della
produzione che sono usciti ieri e che non sono mai stati cosi' bassi
dal '91, quando vedo purtroppo tanta gente in cassa integrazione
dico: attenzione bisogna confrontarsi con una situazione difficile e
bisogna fare di tutto perche' persone che hanno rischiato, che
rischiano di perdere il posto o lo hanno perso, possano con una
ripresa vera dell'economia rientrare in azienda".
Ma nonostante questo per il presidente della Fiat "bisogna avere
fiducia, e bisogna avere ottimismo e credo che dei segnali come
quello di imprese, quando vedo che la Ferrero e' la prima azienda al mondo
come prestigio, quando vedo i tentativi di una Fiat che si dava per
fallita nel 2004, quando vedo una grande forza di reazione, credo
che questo sia un fatto positivo".
Ferrari: bene primo
trimestre 2009...
(ANSA) - I risultati della Ferrari nel primo trimestre 2009,
evidenziano una sostanziale tenuta rispetto ai livelli record del 2008. I
ricavi sono stati pari a 441 mln (455,7 nello stesso periodo del 2008) e
l'utile della gestione ordinaria e' stato di 54 mln (59). ''Questi
risultati - si spiega - sono stati conseguiti attraverso un continuo
rinnovo della gamma, una costante crescita delle attivita' legate al brand
e un forte impegno dell'azienda per massimizzare le efficienze''.
13 - F1: FERRARI, NON CI ISCRIVEREMO A MONDIALE 2010...
(ANSA) - La Ferrari conferma la propria
opposizione al nuovo regolamento imposto dalla Fia e non intende
iscrivere le proprie vetture al mondiale 2010. Lo ha comunicato
l'azienda al termine del cda che ha analizzato le prospettive e le
regole della Formula Uno.
14 - Benzina: nuovi
ritocchi all'insu'...
(ANSA) - Nuovi adeguamenti all'insu' per i prezzi dei carburanti,
che ieri hanno raggiunto i livelli piu' alti da fine 2008. Proprio mentre
il petrolio tocca i 60 dollari sui mercati internazionali, le due
compagnie che finora si erano mantenute a distanza dalle altre, hanno
ritoccato i prezzi. In particolare, Esso ha rivisto il prezzo della
benzina a 1,256 euro al litro e quello del gasolio a 1,104; Shell ha
invece portato la verde a 1,258 e il diesel a 1,105 euro al litro.
GM: BANCAROTTA PIU' PROBABILE, MANAGER CEDONO AZIONI...
(ANSA) - La bancarotta per General Motors e' piu' probabile
e sei manager della casa automobilistica cedono circa 315.000 dollari in
azioni e liquidano le altre partecipazioni dirette nella societa' in
lotta per la sopravvivenza. Fra i manager ad aver ceduto i titoli
figura il vice presidente Bob Lutz, che ha venduto
130.989 dollari in azioni. Gli altri manager sono Thomas
Stephens, il successore di Lutz; il
presidente di Gm Nord America Troy Clarke; il chief
information officer Ralph Szygenda; il
manufacturing chief Gary Cowger; e il numero uno
delle attivita' europee Carl-Peter Forster.
L'amministrazione delegato di Gm, Fritz Henderson, ha
dichiarato ieri che per la casa automobilistica la bancarotta e' piu'
probabile anche se resta comunque una speranza che possa essere
evitata. Il ricorso o meno al Chapter 11 dipende dall'esito del piano di
ristrutturazione del debito: se entro il 26 maggio il progetto
presentato da Gm non incassera' il via libera del 90% dei creditori
non garantiti, titolari di 27 miliardi di dollari di debito, la societa'
sara' costretta alla bancarotta.
GM, PRENDI I SOLDI E SCAPPA – VICE-PRESIDENTE, NUMERO 1 EUROPEO E
ALTRI 4 MANAGER SI VENDONO LE AZIONI DELl’AZIENDA PER PAURA DELLA
BANCAROTTA – IL titolo CROLLA (-22%): IPOTESI rimozione dal Dow Jones
– “Il piano DEL GOVERNO NON ha chance”… -
Francesco Semprini
per "La Stampa"
Lo spettro della bancarotta fa paura ai manager di General Motors che
corrono ai ripari vendendo le azioni. La manovra è recepita come un
segnale inquietante da Wall Street - dove il titolo crolla ai livelli
della Grande depressione - mentre i creditori sono sempre più contrari
allo «swap» del debito in azioni proposto da azienda e Tesoro. Il
blitz scatta lunedì mentre l'amministratore delegato, Fritz Henderson,
dice che «la bancarotta è più probabile».
Sei top-manager rompono gli indugi e approfittando di una deroga al
divieto di vendita, piazzano azioni per 315 mila dollari e liquidano le
altre partecipazioni dirette. Tra loro c'è il vicepresidente Bob
Lutz, che si sbarazza di 130.989 dollari in titoli, e il numero
uno delle attività europee, Carl-Peter Forster:
il timore è di ritrovarsi in mano carta straccia o quasi. Il rimbalzo a
Wall Street è immediato, il titolo perde oltre il 22% crollando a 1,10
dollari ovvero ai minimi degli ultimi 76 anni, e si rafforza l'ipotesi
di rimozione dal listino del Dow Jones dopo 84 anni di presenza.
Per le banche è un ulteriore motivo ad opporsi alla ristrutturazione
del debito voluta da azienda e Tesoro, ovvero lo swap dei 27 miliardi di
dollari di debito in azioni per un 10% del capitale. In questo scenario
il governo controllerebbe una quota del 50%, il sindacato Uaw il 39% e
gli attuali azionisti l'1%.
«Il piano non ha chance di successo, otterremmo molto di più nel
caso di bancarotta», avverte Eric Siegert, il
consulente finanziario del comitato dei creditori titolare del 20%
dell'esposizione, che rilancia chiedendo il 58% della società. In caso
non si raggiunga il consenso del 90% degli obbligazionisti entro il 26
maggio, Gm sarà costretta alla bancarotta.
La Casa Bianca non commenta sulla cessione
dei titoli da parte di sei manager e si limita a dire che «la task
force sta lavorando per consentire a Gm di raggiungere la sostenibilità
senza un continuo coinvolgimento del governo». Ma dietro il no comment
dell'amministrazione si nasconde il timore che la manovra rischi di
causare lo stallo definitivo e costringa ad optare per il «Chapter 11».
A tifare per l'ipotesi bancarotta è una parte dell'establishment
finanziario, ovvero hedge fund e gestori che potrebbero guadagnare in
caso di fallimento del gruppo, con le assicurazioni dei credit default
swap.
Sono i controversi prodotti derivati - considerati da molti una delle
cause della crisi - che coprono da eventuali perdite dovute al «default»
di un titolo obbligazionario. Del resto il prezzo dei bond e dei cds di
Gm confermano che lo scenario della bancarotta è molto quotato: un
titolo di debito è scambiato tra i 6 e i 12 cent su ogni dollaro.
In caso di default i titolari di cds su Gm riceverebbero 2,4 miliardi
di dollari, ma il rischio per l'azienda è che vada incontro a un
Chapter 11 molto più traumatico di quello di Chrysler.
Nella notte due novità su Opel: Gm ha definito «meritevole di
valutazione» l'offerta di Magna alternativa a quella di Fiat; e un
fondo di private equity si è fatto avanti per avere, di Opel, il solo
marchio.
[13-05-2009]
Marpionne A LUCA: Che
Ci Fa 'La Stampa' IN Fiat? Se La ComprIno Gli Agnelli Con I Loro Soldi -
JAKY MEDIA: TRE ANNI A CALABRESI PER ANDARE IN PAREGGIO
Mentre Sergio Marpionne vola su Marte per creare il
più grande mostro mai visto nella storia dell'automobile, Luchino
di Montezemolo si tiene attaccato all'italianità che lo ha fatto
un campione del made in Italy.
Anche ieri sera a "Ballarò" il ragazzo dei Parioli ha
dichiarato il suo amore per il Paese e con tempestività non casuale ha
rivelato di aver fatto un pensierino per la politica. "Lo dico forte
e chiaro - ha esclamato Luchino - la Fiat è
italianocentrica", e le sue parole sono risuonate come una sfida
sottile a chi vuole portare il cuore dell'automobile a Detroit e a Berlino
facendo pagare il prezzo alle banche e agli operai.
Ma c'è di più, perché Montezemolone ha finalmente
rivelato ciò che Dagospia nella sua infinita miseria ha scritto un anno
fa quando ha annunciato l'intenzione di creare "Italia Futura",
un think-tank "un po' all'americana" di giovani talenti che
dovrebbe selezionare una nuova classe dirigente fuori dalla logica dei
partiti.
Tanta attenzione per l'Italia porta Luchino a considerare anche il
ruolo e il futuro del quotidiano "La Stampa" che dal 1920
appartiene alla Sacra Famiglia degli Agnelli. Sul
giornale torinese le opinioni al vertice della Fiat sono spaccate. Per il
planetario Marpionne che vola su Marte con il pullover
sgualcito la proprietà del giornale è fuori dal perimetro industriale.
La sua vision è "globale" e la sua mission (per usare i termini
cari ai manager che non leggono un libro) è di creare una public company
dove le famiglie cedono il passo ai manager. Ed è questa l'opinione che
ha espresso in un incontro avvenuto pochi giorni fa a Torino con Luchino
di Montezemolo e il giovane Yaki.
Senza peli sulla lingua Marpionne ha detto: se credete
che "la Stampa" sia utile e debba continuare a restare come la
Juventus un fiore all'occhiello, non ho nulla in contrario, ma vi chiedo:
perché non esce dal perimetro Fiat e se la comprano gli Agnelli con
i loro soldi?
Anche se l'opinione di Marpionne era nota da tempo
l'interrogativo è calato come una lastra di ghiaccio. Per lui il
quotidiano fondato nel 1867 con il motto "frangar non flectar"
è una zavorra che pesa per 50 milioni di euro sul bilancio della Fiat, e
comunque non è un giornale internazionale all'altezza del "Wall
Street Journal" e del "Financial Times", gli unici
quotidiani che l'uomo dai tre passaporti legge al mattino.
Nell'incontro di Torino Montezemolo, che difende
l'italianità e non ha allontanato l'idea di fare politica, ha difeso le
sue ragioni con vigore e con le stesse proposizioni ripetute ieri sera
davanti all'esile Floris. Alla fine è stato Yaki a tirar
fuori dal marsupio la sua faccina da canguro e a proporre una mediazione.
Ha chiamato il neodirettore della "Stampa" Mario
Calabresi e gli ha detto: hai tempo tre anni per raggiungere il
pareggio. Se entro questo tempo i risultati non torneranno, il giornale
sarà venduto!
(Domandina finale: tra tre anni chi sarà ancora in piedi tra Marpionne,
Luchino, Yaki e la Fiat
|
MIBTEL -1.1% – TONFO FIAT (-5.2%) - Fiat punta aD accordo CON Gm
senza cash - 100 mln dalle banche per dissequestro SU CASO derivati DEL
COMUNE DI MILANO - USA TODAY: POLEMICHE PER MEGA FESTA GM CON SUPERCLIENTI
- -
1 - Milano chiude in
rosso, tonfo Fiat-5,2%, Mibtel-1,1%...
(Apcom) - Piazza Affari chiude la seduta in rosso, in linea con
le altre Borse europee e sulla scia dell'andamento negativo di Wall
Street. Seduta molto volatile - con un controvalore record di 5,11
miliardi di euro e 496.868 contratti - caratterizzata da forti acquisti
in mattinata anche grazie al nuovo taglio del costo del denaro da parte
della Bce, per poi girare in negativo a metà pomeriggio sulla scia
della Borsa americana. Il Mibtel ha chiuso a -1,11% e l'S&P Mib a
-1,44%.
Fra le blue chip spicca il capitombolo di Fiat (-5,2%) sulle prese di
beneficio dopo i forti acquisti delle ultime sedute amplificate anche
dall'incertezza relativa alle trattative con Opel. Forti vendite anche
su Prysmian (-4,9%), Mediolanum (-4,9%), Ansaldo (-4,6%) Cir (-4,2%),
Ubi (-4%), Lottomatica (-3,9%) e Pirelli (-3,9%). In controtendenza
Banco Popolare (+5,9%) all'indomani del via libera di Banca d'Italia
all'opa su Banca Italease, Unipol (+3,4%) e gli energetici Tenaris
(+3,1%), Snam (+2,8%) e Terna (+2%). Sul completo rally per Cell
Therapeutics (+54,9%), Viaggi del Ventaglio (+22.5%) e Risanamento
(+17,3%), in forte rosso Cofide (-8,6%), Acea (-7,6%) e Indesit (-6,5%).
2 - Fiat: punta a
accordo Gm senza cash..
(ANSA) - Fiat potrebbe arrivare ad avere il controllo della
attivita' europee e sud americane di General Motors senza sborsare
soldi. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti secondo cui Fiat
non prevede di pagare Gm nell'ambito di un possibile accordo per
rilevare Gm Europe e Gm America latina. Sergio Marchionne intende
offrire una quota della nuova societa' che nascerebbe da Fiat Auto, la
partecipazione in Chrysler e le attivita' di Gm, incluse Opel e Vauxhall.
3 - GM: Young,
servono altri 2, 6 mld...
(ANSA) - A Gm servirano altri 2,6 mld di dollari dal governo in
maggio, prima del termine fissato dall'amministrazione per la
ristrutturazione. Lo ha detto il chief financial officer della societa',
Ray Young. Il quale conferma cosi' quanto dichiarato nei giorni scorsi
dalla stessa Gm in un comunicato alla Sec. Nel caso in cui Gm incassasse
entro il primo giugno gli ulteriori 2,6 miliardi di dollari, porterebbe
a 18 miliardi il debito nei confronti dello Stato.
4 - Comune Milano:
100 mln dalle banche per dissequestro su derivati...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Le banche coinvolte nel caso
derivati del Comune di Milano passano al contrattacco. Deutsche Bank, Jp
Morgan, Depfa e Ubs, secondo quanto risulta a Radiocor, hanno proposto
al giudice per le indagini preliminari di Milano, Giuseppe
Vanore, il deposito cautelare di 100 milioni di euro di
liquidita'. Ciascuna banca contribuira' proporzionalmente ai profitti
illeciti ipotizzati dalla Procura in cambio del dissequestro dei 256
milioni di beni appartenenti alle banche e bloccati a fine aprile su
richiesta del pubblico ministro Alfredo Robledo.
5 - Telecom: ad, no a
aumenti capitale...
(ANSA) - Telecom Italia non ha bisogno di aumenti di capitale.
Lo ha ribadito l'amministratore delegato Franco Bernabe'
rispondendo agli analisti. ''Non abbiamo bisogno di incrementi di
capitale, ci sentiamo sicuri, abbiamo la flessibilita' necessaria e la
capacita' di reagire'' ha detto Bernabe'. 'Questo non
esclude che in futuro le condizioni possano cambiare, un aumento di
capitale sarebbe giustificato solo in caso di accordi strategici, ma per
ora non vedo niente del genere'' ha concluso.
6
- Usa: richiesta sussidi in calo...
(ANSA) - Le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati
Uniti sono calate la settimana scorsa di 34.000 unita' a quota 601.000
unita'. Contro le attese degli analisti che prevedevano un rialzo a
635.000 unita'. E' stato pero' rivisto al rialzo il dato della settimana
prima a quota 635.000 da 631.000 della precedente lettura.
7 - GM: USA TODAY, POLEMICHE PER MEGA FESTA CON
SUPERCLIENTI...
(ANSA) - La General Motors, il colosso americano
dell'auto sull'orlo della bancarotta, ha organizzato una
superfesta in un esclusivo hotel dell'Arizona, dove ha invitato
500 grossi clienti. Lo scrive Usa Today, il piu' diffuso
quotidiano degli Stati Uniti, ricordando che GM ha ricevuto in
questi ultimi mesi prestiti pubblici per oltre 15 miliardi di
dollari. La vicenda sta suscitando una serie di polemiche, visto
che il colosso di Detroit ha pagato viaggio ed alloggio per il 90%
degli ospiti del Sheraton Wild Horse Pass Resort & Spa. Un
portavoce di GM, Terry Radhigan, ha
spiegato al quotidiano che l'evento era stato previsto prima della
crisi e che gli ospiti hanno pagato di tasca propria se volevano
giocare a golf. La maggior parte del soggiorno e' stato dedicato a
spiegare ai clienti quali sono i nuovi modelli del 2010, ha
aggiunto Radhigan.Bernabe
8 - Wal-Mart/ Vendite
in crescita del 5% in aprile, battute attese...
(Apcom) - Wal-Mart Stores, la maggiore societa' di vendite al
dettaglio al mondo, ha annunciato oggi che le sue vendite nei centri
aperti da almeno un anno sono aumentate del 5% in aprile, superando le
attese del mercato. Gli analisti, infatti, si aspettavano in media un
rialzo del 2,9%. Le cifre sono piaciute al mercato e il titolo corre del
2,36% attestandosi a quota 50,68 dollari, dopo aver toccato punte al
rialzo di 51,15 dollari in avvio.
Le vendite nei centri aperti da almeno un anno e che prendono il nome
del gruppo hanno registrato negli Stati Uniti un incremento del 5,9%,
mentre quelle dei magazzini della catena Sam's Club sono aumentate dello
0,3%. Escluse le vendite di carburante le vendite sono cresciute del
4,0%. "Abbiamo guadagnato nuovi clienti, abbiamo aumentato la
nostra quota di mercato e abbiamo scoperto che quando i consumatori
hanno piu' soldi da spendere, spesso decidono di spenderli da Wal-Mart",
ha dichiarato il vice presidente Eduardo Castro-Wright.RT
RICORDATE quel manager accusato di PRENDERSI LA FIAT con la scusa di
risanarla? - se davvero le grandi banche italiane punteranno miliardI su
FiaT-CHRYSLER-OPEL, quella liquidità IMPROVVISAMENTE ricomparsa
susciterà lo stupore del governo? - Il governo Berlusconi compie un
anno e il 'Sole' DI Riotta SUONA LE TROMBETTE
a cura di Massimo Riserbo e Falbalà
GRAN FURBINO
La notizia è talmente grossa che oggi perfino i grandi giornali
italiani sono costretti a riporre - ma solo per qualche ora- i loro
tromboni. Visto che c'è una lettera ufficiale del governo al
Lingotto, non si poteva fare diversamente.
"Fiat, timori dei sindacati. "Due fabbriche a rischio".
Scajola: "L'Italia resti centrale, subito un
tavolo". La strategia di Marchionne: snellire più
che chiudere". (Corriere, p.9). "Fiat-Opel, rischio tagli in
Italia" (Messaggero, p.1). "Scajola al
vertice Fiat: centrali gli impianti italiani" (Sole, p.1).
Va detto che "Snellire più che chiudere" è geniale. Ma
non ci casca il Giornale che spara in prima: "Due impianti Fiat a
rischio chiusura. In Sicilia e nel Canavese". Va al sodo anche
Libero: "Scontro Marchionne-governo su Opel"
(p.23). Mentre sull'Espresso, Vittorio Malagutti è
l'unico che si mette davvero a fare i conti in tasca al piano
Marchionne ("Torino a caccia di cash", p.131) e al suo sogno
di crescere "a costo zero".
Ma se davvero le grandi banche italiane punteranno qualche miliardo
su Fiat-Chrysler-Opel, quella liquidità improvvisamente ricomparsa
susciterà lo stupore del governo e di Confindustria? E Donna Emma
saprà frenare le invidie dei suoi associati? Esiste in
Italia un giornalista capace di fare questa semplice domanda al
presidente di Confidustria o al presidente del Consiglio, gran
fustigatore delle banche?
LA REPUBBLICA DEL LINGOTTO
Meno male che c'è ancora un giornale che sa guardare dietro le
notizie. Ecco che scrivono in prima pagina gli Illuminati di
Repubblica: "Nessuno stabilimento chiuso, eppure in Italia
scoppia la polemica...". E si mobilita perfino la nobile penna di
Massimo Riva, che la butta sul "darwinismo in
economia".
Poi, ecco un furbo pezzo di Salvatore Tropea dal
quale si apprende, così en passant, che "Marchionne dovrà
trovare il tempo per spiegare alla famiglia Agnelli"
che scenderanno più o meno al 10%.
Il bravo Tropea ci fa venire in mente la storia di quel manager
Fiat accusato di volersi portar via l'azienda con la scusa di
risanarla. Era il 1976 e si chiamava Carlo De Benedetti.
Che nasca da qui la simpatia di Repubblica per tutta l'operazione
Marpionne? E gli operai piemontesi e siciliani da far fuori? Mica
leggono Repubblica, quei brubrù.
AVVISI AI NAVIGATI
"Altolà dell'Antitrust al patto su Intesa Sanpaolo. Catricalà:
"L'accordo tra Generali e Agricole è atipico". Ma la banca:
"Impegni rispettati" (Repubblica, p.27). Del resto ieri Corradino
Passera l'aveva detto: "l'Antitrust saprà ben
valutare". E Catricaquì-Catricalà sta ben valutando.
Spettacolare inversione della notizia sul Corriere delle banche. Al
giornale di Flebuccio de Bortoli, reduce dai fasti di
Porta a Porta, riescono a titolare così: "Intesa: rispettati gli
impegni Antitrust". Poi nel sottotitolo la notizia vera: "Ma
Catricalà annuncia per giovedì la decisione sul
patto Agricole-Generali". Si noti la sapienza di quel
"ma", che fa di Catricalà un inutile polemista sul nulla.
2 - MARCHIONNE IN GERMANIA, BERLINO PENSA AL PIANO B...
(ANSA) - La maratona transatlantica dell'amministratore
delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per la
conquista della Opel, continua oggi con la seconda tappa in Germania
in una settimana. Il governo tedesco, intanto, comincia a prepararsi
al peggio con un piano B da tirare fuori dal cassetto nel caso
d'insolvenza della casa madre General Motors.
Marchionne terrà un faccia-a-faccia con uno dei
suoi principali oppositori, Roland Koch, il
governatore dell'Assia, la regione che ospita il quartier generale e
il più grande impianto della Opel, a Ruesselsheim
[08-05-2009]
NEL PIANO OPEL DI MARPIONNE SAREBBE PREVISTA LA CHIUSURA DI DUE
STABILIMENTI IN ITALIA (E I SINDACATI? TUTTI ZITTI!) - CHRYSLER NON
RISOLVE I PROBLEMI DEL LINGOTTO - E GLI AGNELLI? SU UN´OTTOVOLANTE CHE
FA IL GIRO DELLA MORTE...
1 - LA STAMPA TEDESCA: "FIAT CHIUDE IN ITALIA"
Da Il Giornale.it
La stampa tedesca attacca il piano industriale, chiamato Project
Phoenix, della Fiat: secondo il quotidiano online Handelsblattnelle
nel piano di acquisizione della Opel presentato da Sergio
Marchionne al Ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor
zu Guttenberg sarebbe prevista la chiusura di due
stabilimenti in Italia più altri due in Europa, uno al nord e uno al
sud. L'articolo pubblicato online dall'Handelsblatt non fa i nomi dei
due impianti italiani che verrebbero chiusi, ma sottolinea - sempre
citando il piano - che la Fiat vuole entrare anche in Gm Sud America e
Gm Sud Africa, oltre che in Gm Europa.
2 - IL "FONDO LOCUSTA" CHIAMATO FIAT
Alessandro Penati per La Repubblica
Tempo fa Marchionne derise la Porsche
paragonandola a un hedge fund. Adesso però vuole trasformare la Fiat
in un fondo "locusta" di private equity, specializzato in
attività in crisi. Punta su aziende sull´orlo del baratro per
negoziare duro concessioni da creditori e dipendenti, rilevare le
attività con zero capitali, finanziare la ristrutturazione con la
leva fornita da altri, accorpare il tutto, e collocarlo in Borsa per
sfruttare l´entusiasmo del mercato per le scommesse.
Se va bene, profitti favolosi; se va male, i soldi sono degli
altri. In un crescendo rossiniano, offerta per Chrysler, per Opel,
scorporo Fiat Auto, trattativa per GM in SudAmerica e Saab: senza
capitali, Marchionne dichiara di voler creare "il secondo gruppo
mondiale".
Chrysler non risolve i problemi della Fiat, perché non ne
utilizzerà mai la capacità produttiva (quindi nessun impatto su
costi e margini), e per anni non genererà liquidità. Da dimostrare
che Fiat possa risolvere quelli di Chrysler che per almeno due anni
dovrà camminare sulle sue gambe continuando a vendere jeep e pickups,
dovendo sussidiare pesantemente (4.000 dollari per auto nel 2009) una
rete di vendita falcidiata, e mantenere l´assistenza a tutte le
vetture in circolazione.
Poi, fra due anni, dovrà vendere la 500
alla sua clientela, affezionata ai Suv, con margini risicati: dai 7000
dollari di profitto per un Suv a un massimo, penso, di 600 dollari per
una Punto (la Ford vende a 17.000 dollari la stessa Focus che in
Europa costa 30.000 dollari).
Ma questi sono problemi dei sindacati, che hanno accettato forti
concessioni in cambio del 55% della società conferita al loro fondo
sanitario (se perderanno il lavoro, rischiano anche la copertura
medica), dei creditori (quelli garantiti recuperano appena il 28%), e
del governo americano che, tra aiuti concessi e finanziamenti
promessi, entro il 2013 avrà riversato in Chrysler 20,8 miliardi.
Fiat non ci mette una lira. È questo il colpo di genio di
Marchionne: essersi proposto come ultima spiaggia a un governo Usa
disperato, dopo che Chrysler aveva ormai sondato tutte le alleanze
possibili al mondo (è scritto proprio così nell´istanza di
fallimento).
L´operazione Chrysler è però essenziale per poter rendere
attraente per la Borsa un futuro titolo Fiat Auto, scisso da Fiat Spa,
da offrire come merce di scambio per comprare Opel; senza metterci
capitali. Anche qui, facendo leva sui soldi pubblici da un governo
tedesco deciso a salvare Opel, in cambio di una ristrutturazione soft.
E poi, di fronte alla prospettiva che in Italia nasca "il secondo
gruppo mondiale", come faranno le nostre banche (e, alla fine,
anche il governo) a rifiutarsi di sostenere il progetto?
Ma c´è anche GM sull´orlo del baratro: deve cedere attività per
evitare la bancarotta. Marchionne si offre di rilevare le sue attività
in SudAmerica, che permetterebbe a Fiat tagli di costi anche laggiù.
Naturalmente, senza sborsare un soldo, ma offrendo a GM la carta della
futura Fiat Auto con dentro Chrysler e Opel. Così, GM ha interesse
affinché il Governo tedesco ceda Opel (di GM) a Fiat. Che si
prenderebbe pure Saab (sempre GM), altro caso disperato, ma
sicuramente con una ricca dote offerta dal governo svedese.
Montezemolo
Marchionne
Fiat era in mezzo al guado, ancora troppo piccola in tutti i
settori (auto, componenti, autocarri, macchinari). Doveva fare una
scelta. Ha fatto quella più rischiosa, da private equity, a leva. E
gli Agnelli? Si sono trovati su un´ottovolante che fa il giro della
morte. Ora possono solo sperare di ritrovarsi in portafoglio il 10 per
cento di un impero dell´auto. Altrimenti gli resterà solo la cara,
vecchia Fiat che l´anno scorso ha bruciato 6 miliardi di cassa (altri
400 milioni nel primo trimestre 2009); che ha 23 miliardi di debiti
lordi, 10 dei quali da rifinanziare quest´anno, e solo 5 in cassa. E
che ha fatto il 70% degli utili del 2008 trasferendo il marchio Fiat a
una controllata.
[10-05-2009]
[
TORINO, GRAN FURBINO: Marpionne fa incetta di sovvenzioni statali in
giro per il mondo - e gli Agnelli ELKANIZZATI riescono finalmente a
liberarsi dell’auto senza clamore -
a cura di Massimo Riserbo e Falbalà
GRAN FURBINO
"La sfida del Lingotto: più Stato, meno Agnelli nella
Fiat dei due mondi. Il verbale dell'incontro tra Marchionne e
gli analisti finanziari: "Noi siamo poveri e il mercato dei
capitali è scomparso".
Massimo Mucchetti scrive quello che tutti i colleghi
sanno ma non è elegante dire: la Fiat di Marpionne sta
facendo incetta di sovvenzioni statali in giro per il mondo e gli Agnelli
riescono finalmente a liberarsi dell'auto senza troppo
clamore. Pezzo confinato a pagina 2 di Corriere Economia. Beato chi ci
arriva, gli altri ciccia.
[11-05-2009]
Non ditelo a Sergio Marchionne ma
a Milano i manager di Ubs viaggiano in Toyota. Da quando hanno tagliato
taxi e autisti, per spostarsi in città gli advisor del Lingotto usano
solo Toyota Prius. Gliele ha messe a disposizione Ecoriders, il servizio
di Ncc «a zero impatto ambientale» creato dal fotografo Tito
Sanpaolesi, di cui servono già Lorenzo Sassoli de
Bianchi, Roberto Cavalli e il giovane fondatore
di Yoox Federico Marchetti. Certo, per i bankers abituati
a muoversi in Mercedes e Bmw, la piccola ibrida made in Japan può
sembrare poco glamourlasica.
Ma sono in arrivo dei Suv della Lexus, ovviamente ecologici, per chi anche
in tempi austeri proprio non se la sente di rinunciare allo status.
3 - All'Olimpico di Torino invece si va con Iveco. Il gruppo di Paolo
Monferino sarà lo sponsor della diciottesima edizione della
«Partita del Cuore», iniziativa di charity in agenda per lunedì
prossimo. Sul campo la nazionale cantanti di Eros Ramazzotti ,
sostenuta appunto dall'azienda del gruppo Fiat, e una formazione inedita,
la «Ale+10» guidata dallo juventino Alessandro Del Piero .
|
- FIAT: NYT, GM PUNTA A 30% LINGOTTO...
(ANSA) - General Motors punta almeno al 30% in Fiat
nell'ambito della vendita delle attivita' sud americane e europee al
Lingotto. Lo riporta il New York Times, secondo il quale invece
l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne,
vorrebbe dare al colosso di Detroit una quota inferiore al 10%.
5 - FIAT: GM VUOLE 30% DI FIAT AUTO PER CEDERE SUD AMERICA ED
EUROPA (NYT)...
(ASCA) - Roma, 7 mag - General Motors sarebbe disposta a cedere a
Fiat le proprie attivita' in America latina ed in Europa, ma in cambio
vuole una partecipazione del 30% in Fiat Auto. Sergio Marchionne,
Ad del gruppo Fiat, sarebbe invece intenzionato a riconoscere a Gm
qualcosa meno del 10% di Fiat Auto. Lo scrive il quotidiano New York
Times.
6 - FIAT: OPEL; FTD, BERLINO PREPARA PIANO EMERGENZA...
(ANSA) - Il governo tedesco sta preparando un piano
d'emergenza per la Opel contro un'eventuale insolvenza della casa
madre Americana General Motors (Gm). Lo scrive oggi il quotidiano
Financial Times Deutschland nella sua edizione online. Stanno
lavorando al piano, che prevede anche 'aiuti di breve periodo' sotto
forma di iniezioni di 'liquidita'', il ministro dell'Economia Karl-Theodor
zu Guttenberg (Csu) in collaborazione con la cancelleria e
il ministero delle Finanze, scrive l'Ftd attribuendo l'indiscrezione
a fonti governative.
7 - FIAT: CONTINUA LA PROTESTA IN BELGIO, LAVORATORI OCCUPANO
AUTOSALONE...
(Adnkronos/Aki) - Continua la protesta contro il piano di
tagli al centro Fiat di Bruxelles. I lavoratori che rischiano il
posto di lavoro stanno occupando da questa mattina l'officina e
l'autosalone della casa automobilistica torinese, in attesa di
ottenere "un piano sociale corretto". E' quanto ha riferito
Emanuele Agostini, il principale
delegato della Ftgb, il sindacato che guida la protesta.
"Abbiamo sequestrato tutte le macchine, tutto e' bloccato, sia
l'officina che l'autosalone", ha detto Agostini, aggiungendo:
"Abbiamo preso le chiavi, non ci spostiamo da qui, prevediamo
di restare giorno e notte, 24 ore su 24".
Fino a quando il Lingotto "non cedera' alla nostra richiesta di
un piano sociale corretto, come quello del 2007", ha spiegato
ancora Agostini riferendo che, almeno per il
momento, dall'azienda "non e' arrivato nessun chiarimento"
E la direzione "non vuole parlare". L'Italian automotive
center', il piu' grande autosalone della Fiat in Belgio, ha
annunciato un piano di tagli di 24 lavoratori.
DA CACCIATORE A PREDA - PORSCHE VOLEVA SCALARE VOLKSWAGEN MA LA CRISI
FINANZIARIA L’HA COSTRETTA ALLA RITIRATA – LE DUE AZIENDE SI
FONDERANNO (10 MARCHI CHE RIMARRANNO INDIPENDENTI): UN COLOSSO TEDESCO DI
UTILITARIE E SUPERCAR…
Beda Romano per
"Il Sole 24 Ore"
Mai rovesciamento di fronte è stato più clamoroso nella storia
recente del mondo automobilistico tedesco. Doveva essere una scalata;
sarà invece una fusione, quella tra Porsche e Volkswagen.GEN
Anticipata dalle voci dei giorni scorsi, l'operazione tutta
famigliare è un nuovo tassello in un mondo dell'auto in fortissimo
cambiamento, come dimostra anche il tentativo di Fiat di assorbire Opel
dopo aver siglato l'alleanza con Chrysler. L'obiettivo è di creare una
società "integrata", ha spiegato Porsche in un comunicato con
il quale ha annunciato una fusione con Volkswagen.
«Nella struttura finale, sotto lo stesso tetto vi saranno dieci
marchi tutti indipendenti l'uno dall'altro». In particolare verrà
salvaguardata proprio l'indipendenza di Porsche, una società che come
poche altre nel giro di pochi mesi ha subito in pieno crisi economica e
crash finanziario.
La scelta è stata fatta durante una drammatica riunione al vertice
tra le famiglie Piëch e Porsche, principali azionisti di Porsche, e
indirettamente di Volkswagen. L'operazione - che dovrebbe essere
precisata nei dettagli entro quattro settimane - è stata affidata a un
gruppo che comprende dirigenti delle due aziende e i rappresentanti dei
lavoratori.
Un ruolo particolare lo avrà anche la Bassa Sassonia che in Vw ha
una quota del 20%, e che ieri si è detta pronta a esaminare
l'operazione. L'annuncio di ieri -a seguito di un vertice misterioso
nelle Alpi austriache - giunge a conclusione di tre anni e mezzo a dir
poco rocamboleschi.
Nel 2005, i Porsche e i Piëch decidono di
architettare la scalata di Porsche ai danni di Volkswagen con
l'obiettivo di creare un gigante industriale. Tutto bene in un primo
tempo; fino a quando l'operazione, basata su ingegnosi acquisti di
opzioni e derivati, si arena sulle onde della crisi finanziaria e del
crollo di Borsa.
Il predatore, in questo caso Porsche, si trasforma in preda. Oberata
da debiti per nove miliardi di euro, la casa di Stoccarda si indebolisce
improvvisamente. I dubbi della vigilia, espressi da numerosi analisti
finanziari, emergono prepotentemente: Porsche, quindici volte più
piccola di Volkswagen, si vede costretta ad abbandonare l'obiettivo di
controllare il 75% del gruppo automobilistico di Wolfsburg, fermandosi
al 51 per cento.
Da settimane ormai, i Porsche e Piëch stavano discutendo
animatamente delle varie opzioni non tanto per unire le due aziende, ma
ormai per salvare Porsche. Due erano le possibilità sul tavolo. La
prima, promossa dal presidente del consiglio di gestione della società
di Stoccarda Wendelin Wiedeking, prevedeva giust'appunto una fusione tra
le due società, senza escludere l'aiuto di un nuovo azionista danaroso,
per esempio un fondo sovrano arabo.
Ferdinand
Porsche
La seconda, voluta da Ferdinand Piëch, presidente
del consiglio di sorveglianza di Volkswagen e azionista di Porsche, era
invece ancor più clamorosa: rovesciare completamente l'operazione e
chiedere a Vw di acquistare la casa di Stoccarda. «Cambiamenti
strutturali nell'assetto di Porsche sono inevitabili», sosteneva ieri Marc-René
Tonn, analista di M.M. Warburg ad Amburgo, prima
dell'annuncio della decisione delle due famiglie azioniste.
Nel suo comunicato di ieri, Porsche parla di imprecisate «misure
finanziarie ».È possibile l'arrivo di un nuovo socio, come chiesto da
Wiedeking, magari per indebolire Piëch, grande vecchio
dell'auto tedesca? O gli azionisti hanno in mente operazioni particolari
per ridurre il debito della nuova entità?Comunque,l'accordo tra le due
famiglie, e in particolare tra Wolfgang Porsche e il cugino Piëch,
è un clamoroso compromesso dell'ultimo minuto.
Ieri mattina, mentre le due famiglie si riunivano in gran segreto
nella regione di Salisburgo il capo del consiglio di fabbrica di Porsche,
Uwe Hück, escludeva con forza un acquisto, o meglio un
colpo di mano di Vw: «Porsche non sarà venduta», affermava alla rete
televisiva N-TV. In effetti i principali azionisti, almeno formalmente,
hanno preferito puntare su una fusione (non proprio alla pari)che
garantisca però l'indipendenza dei marchi.
ferdinand
piech
Dietro all'idea originale di unire le due aziende automobilistiche
non vi sono soltanto ragioni industriali - crescere per meglio
affrontare il mercato - ma anche sentimentali: riunire le due creature
fondate dall'antenato Ferdinand Porsche nel primo dopoguerra. Ironia
della sorte, la crisi ha trasformato un sogno un po' imperiale in un
salvataggio dell'ultimo minuto, non della preda ma del predatore. La
lezione è che la finanza non può tutto e che size matters, la taglia
conta.
[07-05-2009]
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Ferrari 599XX
Nuovi dettagli e immagini della 599XX, la Rossa di Maranello dedicata
esclusivamente alla pista con lo stesso rosso della F2008. Quanto costa?
Un milione di
euro
Team Infomotori.com
30 aprile 2009
Ferrari 599XX, basata sulla 599
GTB Fiorano, è un'auto da circuito estrema. Gli ingegneri Ferrari
hanno saputo migliorare la resa del motore 6.0 V12 facendo schizzare
la cavalleria da 620 cavalli a 700, ridisegnando le camere di
combustione, riducendo la dispersione dovuta alle forze di attrito e
alleggerendo componenti come l'albero motore e il regime di rotazione
del motore arriva cosè a 9.000 giri.Migliorata anche l'aerodinamica
grazie ai molti test nella galleria del vento ed ora l'auto gode di
280 kg di carico verticale a 200 km/h che diventano 630 kg a 300 km/h.
Ma non basta: grazie a due ventole viene estratta aria da sotto il
fondo e viene poi espulsa tramite fessure apposite poste accanto alle
luci posteriori.Ovviamente slick le ruote che hanno dimensioni
generose: 29/67 R19 l'anteriore e 31/71 R19 la posteriore, sviluppate
specificatamente per massimizzare la stabilità e aumentare
l'accelerazione laterale.Tanti numeri che però non sanno esprimere il
ribollire del sangue degli appassionati del Cavallino di fronte alle
immagini in questa galleria...
Ferrari 599XX 6
Ferrari 599XX
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8
- Opel: Magna conferma avvio colloqui...
(ANSA) - Il produttore di componenti d'auto austro-canadese Magna
ha confermato i colloqui per un eventuale ingresso nel capitale della Opel.
Sono in corso colloqui con ''Opel, General Motors e le autorita' in
Germania'', ha reso noto il gruppo. L'obiettivo e' di trovare ''potenziali
alternative per il futuro di Opel, inclusa una possibile acquisizione di
una quota di minoranza''. Non viene indicato il livello di una possibile
partecipazione e non si fa riferimento a possibili partner russi
9 - Renault: cessione
attivi immobiliari...
(ANSA) - La casa automobilistica francese Renault vuole cedere un
miliardo di euro di attivi immobiliari per migliorare la situazione
finanziaria. Lo scrive Le Monde secondo cui il progetto presentato nel cda
del 28 aprile e' centrato su attivi stimati in un miliardo di euro.
Renault ricorda che in febbraio aveva annunciato la sua intenzione di
cedere attivi immobiliari, pur senza precisarne l'ammontare.Il gruppo ha
registrato un calo del 30,8% del fatturato consolidato nel primo trimestre
dell'anno.
10 - GM: volano vendite
veicoli in Cina...
(ANSA) - Volano le vendite di General Motors in Cina: in aprile
l'aumento e' stato del 50% a 151.084 unita', comunica la casa
automobilistica. Gm ha beneficiato del pacchetto di stimolo fiscale varato
da Pechino, che ha rilanciato la domanda per minivan e auto. Il balzo
delle vendite cinesi e' in contrasto con le difficolta' incontrate da Gm
sul mercato americano: in lotta per evitare la bancarotta, la casa
automobilistica dovrebbe compiere ulteriori passi verso la chiusura di
2.600 concessionari.
VERSO LA SUPEr-FIAT (MA I SOLDI CI SONO?) - servono almeno 10-15
miliardi per realizzare il maxi-polo dell’auto – Intesa, Unicredit e
Calyon HANNO Già CONCESSO 1 MLD A TORINO - LO SCETTICISMO SULLA TABELLA
DI MARCIA – IL DISIMPEGNO DEGLI AGNELLI…
Rosario Dimito per "Il
Messaggero"
Le banche fanno i conti: servono almeno 10-15 miliardi per realizzare
il maxi-polo dell'auto della Fiat con dentro Opel e Chrysler. Gli
istituti sono in pressing per conquistare i posti in prima fila nella
complessa operazione di riorganizzazione societaria del Lingotto che ha
progettato una scissione dell'auto in una newco da quotare in Borsa, in
caso di fusione con Opel e le altre attività europee di General Motors.
E con Exor, la finanziaria degli Agnelli, pronta a diluire l'attuale
partecipazione del 33% fino al 15-20%.
Ma l'attivismo delle banche, giustificato con la necessità di
spuntare commissioni in tempi di magra si accompagna alle perplessità
sulla struttura del mega-polo dell'auto che per andare in porto ha
bisogno di ingenti capitali tra acquisizione di Opel, rifinanziamento
dei 5-7 miliardi di debiti e investimenti..
Parte della liquidità potrebbe essere rastrellata sul mercato: ma in
tempi di crisi come quelli attuali, l'impatto di un'operazione di queste
dimensioni potrebbe essere non soddisfacente. Nel progetto sarebbe
esclusa Gmac, la società di finanziamenti alle vendite rateali che
resterebbe a Gm.
Ieri le principali banche italiane e alcune grandi estere (Morgan
Stanley, Goldman, Citi, Merrill Lynch, JpMorgan, Credit Suisse, Deutsche
bank, Ubs) avrebbero preso contatto con gli uomini di Sergio Marchionne,
impegnato a Berlino nei colloqui col governo tedesco e in serata partito
per l'America.
«Certamente, la Fiat oggi sta contribuendo a
ridisegnare il settore automobilistico mondiale e questo è un grande
lavoro», ha detto Corrado Passera, consigliere
delegato di Intesa Sanpaolo, una delle banche che si sarebbe candidata
per avere un ruolo di advisor nella quotazione-scissione-acquisizione di
Opel, «in momenti come questi di grande difficoltà, si aprono anche
opportunità di cui possono approfittare coloro che hanno più coraggio
e più visione. Quindi, speriamo che quello che appare, cioè questo
grande ridisegno che vede la Fiat al centro di un progetto di lungo
periodo possa arrivare in fondo».
Intesa, Unicredit e Calyon hanno concesso di recente 1 miliardo
fresco a Torino: in cambio avrebbero avuto la promessa di essere
considerati nelle prossime mosse. Dalle prime analisi compiute dagli
istituti emerge che la scissione proporzionale possa creare valore alla
Fiat-Opel per almeno 2 miliardi di euro. Nel cda straordinario di
domenica scorsa, Marchionne avrebbe indicato in almeno 1 miliardo le
sinergie che scaturirebbero dall'operazione, di cui circa il 45% da
costi e il 55% da ricavi.
La newco la cui sede dipende dai negoziati coi vari governi coinvolti
e con Gm, erediterebbe anche il contratto stipulato la scorsa settimana
per acquisire Chrysler. Piuttosto le banche sarebbero scettiche sulla
tabella di marcia fissata per portare in Borsa la nuova multinazionale
dell'auto da 80 miliardi di ricavi e 9 marchi: il manager vorrebbe
completare l'operazione entro luglio sul presupposto che entro maggio
possa essere perfezionato l'acquisto di Opel e degli altri marchi Saab e
Vauhxall.
Il manager durante il board avrebbe posto una scadenza così
stringente perchè nel caso in cui non andasse in porto Opel, vuole
esaminare qualche alternativa, come Peugeot. Il governo tedesco sembra
manifestare più prudenza anche perchè, pur avendo considerato
"interessante" il piano-Marchionne, intende
avere il tempo di esaminare quello degli altri pretendenti, a cominciare
dal gruppo austro-canadese Magna, fattosi sotto soprattutto per
difendere il suo ruolo di fornitore.
Marchionne in cda non ne avrebbe parlato apertamente facendo
intendere però che se fosse il caso, l'operazione potrebbe coinvolgere
Magna dandogli una presenza nell'azionariato della Super Fiat.
Quanto agli aspetti finanziari, Marchionne avrebbe
carta bianca per spendere 500 milioni-1 miliardo, soldi che potrebbe
rastrellare sul mercato. Gli Agnelli non seguirebbero
l'aumento allentando la presa sul gruppo: una discesa che se si spiega
col disegno di creare una multinazionale dell'auto viene interpretato
anche come un disimpegno.
[06-05-2009]
- Fiat: Chrysler piu'
vicina...
(ANSA) - Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il
tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla
procedura accelerata. Al termine di un'udienza durata oltre 8 ore il
giudice ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior
parte degli asset della societa',con la Fiat principale offerente. Entro
il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti: il 27, sara'
decretato il vincitore. Il giudice spiana cosi' la strada all'alleanza
Fiat-Chrysler.
FURBETTI DEL LINGOTTO
Solo il Giornale di Paolino Berluschino si rifiuta di
suonare il trombone per le imprese della Fiat di Marpionne.
Titolo in prima: "La strategia segreta: sempre meno auto per la
famiglia Agnelli". Poi due bei paginoni in primo
sfoglio (p.8-9) dai quali si ricava che "la famiglia Agnelli si
sfila dal mondo dell'auto. Exor scenderebbe al 12-17%, come i grandi soci
Usa, tagliando il peso del Lingotto sui conti. E Marchionne sarebbe sempre
più svincolato dagli Agnelli".
Il Giornale non ha neppure paura a riferire che la stampa tedesca abbia
definito Marchionne "un truffatore" e dà
spazio a Klaus Franz, leader del sindacato Opel: "Vuole costruire una
casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e
americani".
6/5/2009 (7:21) - IL RISIKO DELL’AUTO - FRA
EUROPA E AMERICA
Ora la partita Fiat-Opel
L’Ad del Lingotto: non chiuderemo nessuno stabilimento in Germania
GIANLUCA PAOLUCCI
FRANCESCO SEMPRINI
New York, Washington, Detroit. Sono queste le tappe principali del nuovo
viaggio in Usa di Sergio Marchionne, che dopo il breve soggiorno
berlinese di lunedì è subito ripartito alla volta degli Usa.
Marchionne farà un «giro» degli impianti di Chrysler per prendere un
primo contatto con la realtà produttiva della casa di Detroit e seguirà
l’evoluzione della procedura del Chapter 11 al tribunale di New York.
Ma nell’agenda ci sarà ampio spazio anche per la vicenda tedesca.
L’ennesimo viaggio, il quinto in poco più di un mese, sarà
l’occasione per Marchionne per illustrare il suo progetto per Opel
anche all’azionista della casa tedesca, General Motors, che entro la
fine del mese dovrà presentare all’amministrazione Obama la versione
definitiva del suo piano di ristrutturazione. Marchionne dovrebbe anche
far presente - tanto al governo quanto a Gm - l’interesse del gruppo
italiano anche per le attività in America latina.
Sulla vicenda Opel resta alta l’attenzione in Germania. Klaus Franz,
il rappresentante di Ig Metall nel consiglio di sorveglianza della Opel,
ha detto che Marchionne avrebbe riferito di prevedere la chiusura
dell’impianto tedesco di Kaiserslautern e di altri siti produttivi di
Fiat/Opel in Gran Bretagna e in Italia, con tagli per 10 mila posti di
lavoro. Da parte sua, nel corso di un’intervista alla Bild, Marchionne
ha assicurato che il piano prevede il mantenimento di tutti e quattro
gli impianti tedeschi della Opel, spiegando che solo uno -
Kaiserslautern - potrebbe subire tagli. Analogo «progetto» quello
svelato dalla Faz, che cita un documento elaborato da Fiat - e subito
smentito dal Lingotto - con la previsione di chiudere tra l’altro
anche Termini Imerese e Pomigliano. La reazione più dura è stata però
quella del Ft Deutschland, che ha definito l’offerta italiana «una
truffa con promessa di matrimonio».
Intanto, il gruppo austro-canadese Magna entra ufficialmente nella gara,
confermando di puntare al 20% del capitale Opel insieme con alcuni
alleati. A mostrarsi fiducioso nel successo di Fiat è Silvio Berlusconi. Alla domanda se il Lingotto riuscira a conquistare
Opel, il
premier ha risposto: «Credo di sì, credo che tutti guardino a questo
con interesse, e credo che questa operazione per gli italiani sia un
sogno». Sul versante Chrysler, il sindacato Uaw ha chiarito di non aver
interesse a rimanere azionista di lungo termine della nuova società che
uscirà dal Chapter 11. «Non appena il fondo Veba se lo potrà
permettere venderà le sue quote», dice il presidente del sindacato Ron
Gettelfinger, spiegando che il ricavato andrà a finanziare parte dei
piani di assistenza sanitaria per i pensionati. Era stato proprio questo
il nodo del negoziato tra azienda, Tesoro e Uaw, assistito nel corso
delle trattative dallo studio legale Cleary Gottlieb. Uaw avrà il 55%
di Chrysler attraverso la Voluntary Employee Beneficiary Association, il
fondo fiduciario designato a gestire i piani pensionistici.
Il gruppo prevede di tornare in attivo solo nel 2012 ma se la «bancarotta
chirurgica» della società sarà rapida l’alleanza con Fiat potrebbe
sortire importanti effetti già a breve. Su questo si è dimostrato
ottimista Gettelfinger che oltre ad annunciare incontri con i sindacati
italiani nelle prossime settimane, è convinto in una soluzione rapida
da parte del tribunale. «Certo rimangono fattori di rischio», dice, e
uno di questi è l'opposizione dei creditori non-Tarp, quelli che non
hanno ricevuto aiuti dal governo e che hanno fatto fallire l’accordo
costringendo a procedere per il Chapter 11. Il loro ostruzionismo lunedì
non ha però impedito al giudice del tribunale fallimentare, Arthur
Gonzalez, di dare il via libera alla prima tranche di prestiti
governativi per Chrysler da 4,5 miliardi e al pagamento di fornitori e
concessionari. Il giudice ha inoltre messo in guardia Thomas Lauria,
legale del manipolo di dissidenti, spiegando che se l’operazione
dovesse fallire, ci rimetterebbero economicamente. Tanto che tra le loro
file si sta assistendo a defezioni: il loro numero si è ridotto e la
loro quota quasi dimezzata a circa 300 milioni di dollari.
6/5/2009 (7:27) - RETROSCENA
Caccia all'alleanza anti-Marchionne
Occhi puntati su Psa, decisiva la corsa a Cina e India
PIERO BIANCO
TORINO
All’improvviso tutto è cambiato. Gli scenari, i programmi, le
certezze sul futuro. I colossi mondiali dell’auto adesso si
interrogano preoccupati sugli effetti dello tsunami industriale ed
economico che le nuove alleanze possono scatenare. Da grande giocatore
di scopone, Sergio Marchionne ha «sparigliato» le carte. Prima con
Chrysler, ora con la determinatissima caccia alle quote di Opel. Se la
campagna tedesca (benedetta dagli americani della Gm) andrà in porto,
nascerà sotto il controllo della Fiat un gruppone a tre da podio
globale e da oltre 6 milioni di vetture. In grado di competere per la
medaglia d’argento, dando per scontato che nessuno quest’anno
toglierà il secondo oro consecutivo alla Toyota. Il primato dei
giapponesi non è in discussione, tuttavia anche i ricchi piangono. Allo
storico sorpasso che ha spodestato dopo 77 anni la General Motors nel
2008 (8,972 milioni di veicoli venduti contro 8,355), è seguita una débacle
preoccupante. Inimmaginabile per chi era sempre salito. Toyota continua
a soffrire in Usa e sul mercato domestico, per la prima volta ha chiuso
il bilancio in rosso e per la prima volta si è rifugiata nella cassa
integrazione.
La minaccia incombente si chiama Volkswagen, che è leader in Europa e
6,2 milioni li ha già raggiunti globalmente lo scorso anno. Volkswagen
ha giocato d’anticipo, accaparrandosi in tempi non sospetti marchi
prestigiosi come Audi (e Lamborghini), altri da volumi importanti e
strategici come Seat e Skoda. Inoltre gode di consolidate joint-venture
in Sudamerica e Cina. Marchionne ha gettato un sasso nello stagno
sonnecchiante del risiko automobilistico. Scatenando un putiferio. Quali
saranno le contromosse? Fioriranno nuove alleanze? Possibile, anzi
probabile. E chi sta già muovendosi per controbattere? Non Ford, che ha
scelto di correre da sola, partendo dal suo patrimonio di 5,4 milioni di
vetture. Ha il «peso» di una Volvo in difficoltà, ma anche i mezzi
per difendersi in autonomia. General Motors, se fosse privata di Opel e
soprattutto se riuscirà a sopravvivere, subirà un fatale
ridimensionamento: proprio per questo diventerebbe una preda ambita,
anche perché è ben posizionata in Cina. La prossima mossa potrebbe
arrivare ancora dall’Europa, sul filone franco-tedesco. Il gruppo PSA
(Peugeot/Citroen) ha flirtato a lungo con il Lingotto covando
l’ipotesi di un gemellaggio. Poteva nascere un trio diverso, con Bmw.
Quest’ultima ipotesi è tuttora percorribile, insieme sfiorerebbero i
3,5 milioni di auto, anche se un marchio Premium come quello di Monaco
(1,435 milioni di consegne nel 2008, Mini compresa) non ha necessità
assoluta di partner perché cavalca esclusivamente il mercato del lusso.
Di sicuro PSA è in cerca di un compagno di viaggio che garantisca
quella crescita fisiologica dei volumi importante. Renault-Nissan sono
alleate da tempo e, pur con qualche difficoltà, tengono la quota anche
in Europa, mentre il gruppo Kia-Hyundai ha raggiunto il sesto posto tra
i grandi. Daimler, che controlla Mercedes e riceve una spinta non
indifferente da Smart, non ha manifestato finora mire espansionistiche,
ancora scottata dal fallimento della precedente avventura con Chrysler.
Ma potrebbe entrare con un peso decisivo nel futuro risiko. Le grandi
variabili sono soprattutto due: Cina e India. Cioè le uniche realtà
con concrete prospettive di espansione. Quello cinese già quest’anno
diventerà il primo mercato mondiale (superando gli Stati Uniti), non è
calato: è solo cresciuto di meno e la differenza è fondamentale. Great
Wall si candida per diventare entro 5 anni uno dei tre costruttori
leader, l’unico vero problema per la Cina sono gli oltre 30 produttori
locali che disperdono energie. Per loro sì, sarà davvero determinante
fissare alleanze. Tata in India è finora cresciuta meno di quanto si
prevedesse, nonostante le acquisizioni di Jaguar e Land Rover. Chi,
dall’Europa o dall’America, riuscirà a trovare joint-venture solide
con i marchi asiatici potrebbe di nuovo «sparigliare» le carte.
6/5/2009 (8:38) - IL RISIKO DELL'AUTO
Fiat-Chrysler, nuovo passo avanti:
il tribunale dà il via libera alla vendita
«Le procedure sono appropriate»
NEW YORK
Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il tribunale per la
bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata
per la ristrutturazione della più piccola delle tre sorelle di Detroit:
al termine di un’udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il
giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla
vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della società,
con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire
offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato
il vincitore.
Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez
spiana così la strada all’alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando
il piano dell’amministrazione americana. «La corte ha deciso che le
procedure di gara sono appropriate e necessarie» ha spiegato Gonzalez.
Chrysler propone di cedere i propri asset a una nuova società
controllata da Fiat, dal sindacato United Auto Worker (Uaw), dal Tesoro
americano e dal governo canadese. Una volta conclusa l’asta, la
vendita dovrà essere completata entro il 15 giugno, con un’estensione
di 30 giorni per le autorizzazioni necessarie. Per gli asset di Chrysler
l’offerta di Fiat sarà di 2 miliardi di dollari. Si tratta di
un’offerta «equa, l’unico accordo disponibile» per la casa
automobilistica americana, spiega l’advisor finanziario di Chrysler,
Grenhill & Co. Se tutto procederà come previsto, Fiat si troverà
inizialmente in mano il 20% della nuova Chrysler con la possibilità di
salire al 35%, contro il 55% del Veba, l’8% del Tesoro americano e il
2% del governo canadese.
Per aiutare la ristrutturazione di Chrysler, Washington ha concesso un
prestito di 4,5 miliardi di dollari, finanziamento a cui Gonzalez ha
permesso a Chrylser di accedere. Fra le condizioni imposte dal governo a
fronte dei nuovi fondi c’è il completamento della vendita degli asset
a Fiat o il raggiungimento di un accordo analogo in meno di 60 giorni.
L’obiettivo dell’amministrazione Obama è quello di far uscire
Chrysler dal Chapter 11, cioè l’amministrazione controllata, entro la
fine di giugno lanciando la nuova Chrysler, alleggerita della gran parte
del debito e alleata con il Lingotto. Un’alleanza che darà vita al
sesto gruppo automobilistico al mondo e che - se i piani
dell’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne andranno avanti
- potrebbe presto includere anche Gm Europe e Gm America Latina.
FIAT: STEINMEIER DETTA LE CONDIZIONI PER L'INGRESSO IN OPEL
(AGI) - Berlino, 2 mag. - La partita decisiva per acquisire Opel
Sergio Marchionne dovra' giocarla lunedi' a Berlino con il partito
socialdemocratico. Spd e sindacati sembrano infatti preferire
attualmente l'offerta del gruppo austro-canadese Magna, che secondo il
settimanale 'Wirtschaftswoche' ha offerto 5 miliardi di euro per
acquisire la casa di Ruesselsheim, mentre il Lingotto non sarebbe
disposto a sborsare piu' di un miliardo. Il settimanale 'Der Spiegel'
scrive che "al momento il candidato favorito per l'ingresso in Opel
non e' Fiat, ma Magna", che guiderebbe una cordata di cui fanno
parte il costruttore di automobili russo Gaz e la banca russa Sberbank.
A cercare di spianare la strada a Magna e' anche l'ex cancelliere
Gerhard Schroeder, che ha ottimi contatti in Russia e che in occasione
della sua festa di compleanno si e' recentemente incontrato con il
presidente del colosso austro-canadese Siegfried Wolf. Il settimanale di
Amburgo rivela che il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha
nel frattempo stilato un catalogo in 14 punti, che l'eventuale
acquirente deve soddisfare per riuscire ad avere partita vinta.
Al primo posto viene messo "il mantenimento di tutti gli
impianti in Germania e possibilmente quello di molti posti di
lavoro", mentre l'investitore chiamato a spuntarla deve disporre di
"esperienza nell'esecuzione di complesse concezioni strategiche e
nella conduzione di aziende sul piano globale".
Si tratta di due richieste fondamentali che la Fiat sarebbe in
grado di rispettare senza difficolta', in particolare dopo l'ingresso
nell'americana Chrysler. Altri due punti determinanti solo quelli della
sicurezza delle garanzie di 3,3 miliardi di euro promessi dal governo
tedesco. Steinmeier chiede che queste garanzie non vengano
"straniate", mentre un altro elemento da rispettare e' la
"accettazione" del nuovo investitore da parte dei dipendenti
di Opel e dei suoi concessionari. All'interno del partito
socialdemocratico rimangono forti le riserve nei riguardi del Lingotto,
come ha dichiarato oggi al quotidiano 'Berliner Zeitung' Johannes Kahrs,
portavoce dell'ala conservatrice "Seeheimer Kreis", secondo il
quale "dal punto di vista della Spd la Fiat non e' apparsa fin
dall'inizio il partner ideale per Opel, poiche' non puo' essere escluso
un successivo smembramento dell'azienda".
Il presidente dei deputati Verdi al Bundestag, Juergen Trittin,
sospetta invece che la Fiat con le garanzie miliardarie offerte dal
governo tedesco finisca per finanziare il suo ingresso nella Chrysler.
"E' dubbio che cio' sia nell'interesse della Opel, dello Stato e
dei laender tedeschi", ha spiegato il leader ecologista.
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'FT': QUELLA DI MARPIONNE è UNA TRUFFA CON
PROMESSA DI MATRIMONIO - CHI C'è DIETRO MAGMA? - A RISCHIO LE FABRICHE
FIAT IN ITALIA
La Sacra Famiglia degli Agnelli non vede l'ora di alleggerire il peso
dell'automobile.
Anche per gli eredi dell'Avvocato e per Yaki Elkann è
difficile star dietro ai movimenti planetari di Sergio Marpionne che
rischia di perdersi nello spazio come un meteorite impazzito. Se il
manager italo-canadese dal pullover sgualcito riuscirà a chiudere il suo
disegno globale la Sacra Famiglia potrà conservare un 10% e chiudersi
nella cassaforte Exor, la holding lussemburghese dove sono riunite le
partecipazioni dentro le banche, il turismo, le attività finanziarie e la
Juventus.
A Torino c'è la consapevolezza che il disegno di Marpionne non
è assolutamente facile e si teme soprattutto la barricata tedesca dove il
sogno potrebbe infrangersi. I giornali sono in mano ai trombettieri che
gridano al successo, ma qui è in ballo qualcosa di più di una semplice
sinergia industriale.
Ieri sera Marcello De Cecco, l'economista abruzzese
che insegna alla Normale di Pisa ed è considerato il miglior cervello
sulla piazza, ha spiegato a Sky che si tratta di una "fusione di
scuola", una vera e propria "case history" dove si devono
integrare tre culture del lavoro (italiana, americana, tedesca).
elkann
MARchionne
Di fronte alla giornalista Sara Varetto (torinese e
competente) il professor De Cecco ha esclamato: "se
l'immagina i tedeschi che accettano i tagli?...è un momentaccio, adesso
tireranno fuori le spade". Poi ha spiegato che la concorrente Magna,
l'azienda di componentistica che si è messa di traverso a Marpionne
sta facendo semplicemente il gioco di qualche altro player
dell'automobile.
Le sorprese quindi non mancheranno e basta leggere i giornali stranieri
per capire che la vicenda si trascinerà per parecchi mesi. Nell'edizione
tedesca del "Financial Times" si parla a chiare lettere di una
truffa con promessa di matrimonio, ma anche sulla "Stampa", il
quotidiano della Fiat, spunta qualche dubbio. In un articolo che appare
oggi sulle difficoltà di Marpionne in Germania si parla
anche dei sindacati italiani che temono la chiusura di Pomigliano d'Arco e
Termini Imerese. E la "Stampa" scrive testualmente: "quelle
fabbriche sono oggettivamente a rischio".
"VUOLE una casa automobilistica globale con i soldi dei tedeschi
e americani" - in TEDESCO Fiat significa "Fehler In Allen Teilen",
COME DIRE: errori in ogni parte" - FIORELLO: 'Obama era così
contento che ha cantato: Jesus Chrysler Supercar!'
1 - FIORELLO SHOW «JESUS CHRYSLER SUPERCAR»
Da "La Stampa" -
«Dalla fusione tra Fiat e Chrysler uscirà un nuovo Monovolume, un
incrocio tra il Voyager della Chrysler e l'Ulisse della Fiat. Avrà un
faro solo... si chiamerà la Polifemo». Nel suo Fiorello Show
il comico non perde l'aggancio con l'attualità e propone anche battute
sulla vicenda Fiat-Chrysler. Il mattatore in teatro ironizza sulle
notizie legate alla casa automobilistica torinese, di cui è anche
testimonial: «A proposito di Fiat - scherza Fiorello - sapete che
Fabbrica Italiana Automobili Torino è anche una parola latina...
Adesso hanno fatto un accordo con il Vaticano per celebrare la messa
in latino... Così che si possa fare della pubblicità occulta con dei
messaggi subliminali tipo "Fiat Voluntas Dei"... Certo che Marchionne
ne sa una più del diavolo... Subito dopo la firma Obama
era così contento che ha cantato: Jesus Chrysler Supercar...».
2 - «MARCHIONNE UN TRUFFATORE»
Pierluigi Bonora per "Il
Giornale"
La risposta più efficace di Fiat alle critiche, dopo le grandi
manovre di Torino su Opel, arriva paradossalmente dagli stessi tedeschi:
ad aprile, la vendita di auto italiane è raddoppiata sia come volumi
(+142%) sia come quota (dal 3,3 al 6,8%), consolidando così la
posizione di Fiat come primo gruppo estero in Germania.Marchionne
zona rimozione da l'Unità
A spingere le marche di Mirafiori, Fiat e Alfa Romeo soprattutto, i
generosi ecoincentivi che hanno permesso al mercato di chiudere il mese
con un più 19,4%. Anche se la Bild, polemicamente, ha scritto che in
Germania il termine Fiat significa «Fehler In Allen Teilen», la
versione tedesca («errori in ogni parte») dello slogan americano «Fix
Again Tony» («riparala ancora Tony»), la 500 e la Panda continuano a
dominare la scena. Non si è fatta attendere la risposta di Sergio
Marchionne al quotidiano tedesco: «Questo è il passato, Fiat
oggi è un'azienda totalmente diversa rispetto a pochi anni fa».
Anche l'edizione tedesca del Financial Times è passata all'attacco,
prendendosela direttamente con l'amministratore delegato italiano,
descritto come «il truffatore che promette il matrimonio». Il
quotidiano rincara la dose sostenendo, poi, che «dietro i piani di
matrimonio con Opel non c'è una strategia brillante, ma un panico
dell'ultimo momento; Opel, inoltre, porterà all'altare una dote
attraente per il matrimonio con gli italiani sotto forma di garanzie
pubbliche».
Al coro anti-Fiat si aggiunge la Frankfurter Allgemeine Zeitung,
secondo cui esisterebbe un documento «strettamente segreto, intitolato
«Project Football», che contemplerebbe la chiusura di 10 fabbriche in
Europa con la perdita di 18mila posti di lavoro.
Il gruppo torinese, in una nota di smentita,
ha precisato che «non si tratta di informazioni che provengono da Fiat,
né fanno parte di alcun piano preparato dall'azienda». Tante pressioni
negative, dunque, all'indomani della visita di Marchionne a
Berlino e dell'esposizione, ai ministri dell'Economia e degli Esteri,
del piano di aggregazione con Gm Europa (Opel) e Chrysler che porterebbe
a un gruppo da 80 miliardi di ricavi e 7 milioni di veicoli prodotti.
Al tabloid Bild, che lo ha intervistato, Marchionne ha
assicurato che il progetto prevede il mantenimento di tutti gli impianti
tedeschi di Opel, spiegando che solo uno - quello di Kaiserslautern -
potrebbe subire una riduzione della forza lavoro. Tagli che, secondo Klaus
Franz, leader del consiglio sindacale di Opel, nonché membro
del consiglio di supervisione della compagnia, riguarderebbero invece
9-10mila posti.
«Il progetto di finanziamento non mi convince affatto - ha tuonato Franz
-, Marchionne vuole costruire una casa
automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e
americani». Franz prevede, inoltre, un forte
ridimensionamento di Opel, in quanto, a suo parere, a Marchionne
interessa soprattutto aver accesso alle tecnologie di Gm per le
vetture compatte e di media cilindrata.ysler
FIAT
Sono 14 le condizioni poste da Berlino a chi vuole acquistare la casa
tedesca: tra queste ci sarebbe il mantenimento della sede in Germania,
garanzie circa la solidità del piano finanziario e il Paese in cui
pagare le tasse.
«Ecco i primi ostacoli per Fiat», sottolineava ieri il Financial
Times, ammettendo comunque come il gruppo torinese restasse in pole
position per l'operazione Opel. In corsa, insieme al Lingotto ci
sarebbero altri 6 pretendenti tra cui Magna International, interessata,
però, a rilevare solo una partecipazione intorno al 20% di Opel.
CHRYSLER
In proposito, Marchionne ha precisato alla Bild che
si sentirebbe «sorpreso» se Berlino desse la preferenza all'offerta
del gruppo austriaco-canadese Magna, che cercherebbe di acquisire una
casa europea «con l'aiuto dei russi». «Il nostro piano è serio - ha
proseguito -: vogliamo creare un vero gruppo automobilistico europeo di
successo in tutto il mondo: la divisione auto di Fiat si fonderebbe con
Opel e Chrysler, così diventeremmo il secondo aggregato mondiale dopo
Toyota». E sul prestito miliardario da parte di Berlino, l'ad di Fiat
si è impegnato a restituirlo entro tre anni.
ogo
"GM"
Nella battaglia per Opel, il governo italiano ha rinnovato il pieno
appoggio a Marchionne. Il premier Silvio
Berlusconi, oltre a ritenere possibile un matrimonio di
Torino con Opel («sarebbe quasi un sogno da realizzare per gli
azionisti, i dipendenti di Fiat e anche per tutti gli italiani»), vede
profittevole il connubio tra Fiat e l'americana Chrysler. E ad
appoggiare l'impegno di Fiat, come già fatto in passato, si candida
anche il sistema bancario italiano. Giovanni Bazoli (Intesa
Sanpaolo) ha dato la disponibilità dell'istituto. E lo stesso vale per
Unicredit e Mediobanca.
[06-05-2009]
Prese di beneficio su Fiat, che ha chiuso in calo del 2,2% a 7,88 euro,
Chrysler: chiudera' 6
stabilimenti...
(ANSA) - Chrysler ha annunciato che chiudera' sei impianti di
produzione negli Stati Uniti che non fanno parte di quelli che verranno
ceduti a Fiat. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. Si tratta di stabilimenti
situati negli Stati del Michigan, Missouri, Ohio e Wisconsin. La casa
americana ha spiegato che la loro chiusura prendera' il via nella seconda
parte di quest'anno per arrivare al blocco totale della produzione entro
dicembre 2010.
4 - Opel: Gaz conferma
interesse...
(ANSA) - Il gruppo automobilistico russo Gaz, che fa capo al
miliardario russo Oleg Deripaska,e' interessato a un eventuale
investimento nella Opel. Lo ha detto al quotidiano economico tedesco
Handelsblatt un portavoce del gruppo che ha spiegato che la Gaz e' stata
invitata a partecipare a una cordata di investitori per rilevare la
controllata tedesca della General Motors e che sta valutando questa
possibilita'. E' la prima conferma ufficiale di un interesse del gruppo
russo per la Opel.
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IL GRUPPO FIAT E CHRYSLER FIRMANO UNA
ALLEANZA STRATEGICA GLOBALE
Fiat S.p.A. e Chrysler LLC annunciano
la firma di accordi per la creazione di un’alleanza strategica globale.
L’alleanza si compone di due aspetti: Fiat fornirà a Chrysler diritti
relativi a diverse piattaforme, tecnologie e modelli, nonché servizi di
management, cooperazione e assistenza nelle principali aree di attività
di Chrysler, quali gli acquisti e la distribuzione a livello
internazionale; Fiat riceverà una quota del capitale di Chrysler.
1.
Dichiarazione dell’Amministratore Delegato del
Gruppo Fiat,
Sergio Marchionne
"Quest’operazione – ha
commentato l’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne
– rappresenta una soluzione costruttiva e importante ai problemi che da
alcuni anni affliggono non soltanto Chrylser ma l'intera industria
automobilistica mondiale. L’alleanza permetterà di mettere insieme la
tecnologia Fiat, che è tra le più innovative e avanzate al mondo, le sue
piattaforme e i suoi propulsori per vetture piccole e medie nonché la sua
vasta rete di distribuzione in America Latina e in Europa con il grande
patrimonio della Chrysler, che ha una forte presenza in Nord America e
lavoratori pieni di talento e di impegno. Tutto ciò darà vita ad una
nuova forte casa automobilistica e aiuterà a preservare, insieme ai posti
di lavoro, un’industria manifatturiera di importanza cruciale per le
economie statunitense e canadese.
Da quando abbiamo iniziato le trattative
con Chrysler quasi un anno fa, il nostro obiettivo è sempre stato quello
di valorizzare i punti forti di entrambe le aziende per ottenere i volumi,
le efficienze e i risparmi necessari per creare due costruttori più
forti, in grado di competere in modo più efficace a livello globale.
Quest'operazione è un passo importante verso il raggiungimento di questo
traguardo.
Il nostro lavoro è appena iniziato.
Insieme ai nostri nuovi partner della Chrysler lavoreremo per valorizzare
l’enorme potenziale di quest'alleanza e per reintrodurre sul mercato
nordamericano alcuni dei nostri marchi più famosi, inclusa l'Alfa Romeo e
la Cinquecento, che ha vinto numerosi premi.
Non saremmo qui oggi ad annunciare
quest'accordo se non fosse stato per la costante dedizione, l’impegno e
la creatività della Task Force automobilistica statunitense e dei loro
colleghi canadesi. Mentre cercavamo di risolvere le difficoltà e superare
gli innumerevoli ostacoli tipici di operazioni di questo genere, non hanno
mai smesso di avere fiducia nel progetto. Grazie a quest’operazione,
hanno posto le basi per il ritorno sul mercato automobilistico di una
Chrysler forte e stabile.
Anche le organizzazioni sindacali di
entrambi i Paesi hanno dato un apporto significativo, accettando una
riduzione dei loro benefit e una partecipazione azionaria in cambio di
alcune delle loro richieste. Vorrei ringraziare i responsabili della
United
Auto Workers e della Canadian Auto
Workers per tutto quello che hanno fatto e per la loro costruttiva
partecipazione alla nostra sfida comune, che è quella di ricreare una
grande Chrysler.
Nelle prossime settimane e nei prossimi
mesi, passerò molto tempo ad incontrare i lavoratori della Chrysler e
visitare i suoi stabilimenti.
Il nostro accordo è necessariamente
soggetto alle procedure legali statunitensi che dureranno alcune
settimane; nel frattempo Chrysler si preparerà a ritornare in tempi brevi
un costruttore affidabile e competitivo. Sono convinto che la società sia
in grado di affrontare le sfide che le attuali difficili condizioni di
mercato pongono ricorrendo al proprio spirito innovativo, facendo della
qualità il punto di forza della propria gamma di prodotto e ascoltando i
propri clienti per dar loro le automobili che desiderano. Questo è il
modello che abbiamo rigorosamente seguito in Fiat negli ultimi anni e sono
convinto che possa essere adottato anche in questo caso per scrivere un
nuovo capitolo nella storia della Chrysler.
Credo che l’operazione appena conclusa
rappresenti per la Fiat e per tutta l’industria italiana un momento
storico. E’ un importante passo avanti nell’impegno di gettare nuove e
solide basi per il futuro.
Oggi è anche un giorno di grande
soddisfazione per tutte le donne e gli uomini della Fiat. Il fatto che il
know-how della nostra azienda sia stato apprezzato dai più alti livelli
dei Governi americano e canadese - che desidero ringraziare a nome dell’intero
management del nostro Gruppo - è per tutti noi un forte stimolo per il
lavoro che ci attende.
Siamo certi che da questa alleanza
uscirà una Fiat più forte e più internazionale, con maggiore capacità
di competere sui mercati di tutto il mondo".
2. L’operazione
L’operazione sarà effettuata
tramite la cessione accelerata di sostanzialmente tutti i beni di Chrysler
ad una NewCo in base a determinate previsioni della legge fallimentare
statunitense (US Bankruptcy Code). A seguito di un intenso periodo di
consultazione con il Dipartimento del Tesoro statunitense e con tutte le
altre parti interessate, inclusi il Governo canadese, la United Auto
Workers (UAW) e la Canadian Auto Workers (CAW), Chrysler ha scelto tale
opzione come la più efficace per la ristrutturazione del proprio debito.
Di conseguenza, Chrysler richiederà al Tribunale fallimentare di New York
l'approvazione della vendita delle attività di Chrysler alla NewCo. In
caso di approvazione dell’operazione da parte del Tribunale e
subordinatamente all’approvazione delle autorità regolamentari, le
parti saranno tenute a completare l’operazione nel più breve tempo
possibile.
In attesa di tali approvazioni,
Chrysler, nella sua forma attuale, continuerà a svolgere la propria
attività e il Dipartimento del Tesoro statunitense e il Governo canadese
concederanno alla società finanziamenti al fine di consentirle di
adempiere ai propri obblighi verso i dipendenti e di far fronte ai
fabbisogni operativi.
2
Dall’inizio di maggio, Chrysler
potrà beneficiare di nuovi accordi di finanziamento alla rete stipulati
con GMAC, la quale fornirà anche finanziamenti al cliente finale.
Al momento del closing dell’operazione,
la NewCo assumerà la ragione sociale di Chrysler e diventerà
proprietaria di sostanzialmente tutti i beni di Chrysler con l’esclusione
di determinati debiti e altre passività.
Al closing, la NewCo assegnerà a
Fiat una quota equivalente al 20 per cento del capitale e dei diritti di
voto, al netto degli effetti diluitivi, e Fiat stipulerà gli accordi
industriali con Chrysler.
Parimenti, la Voluntary Employee
Benefit Association (VEBA), al momento del closing, riceverà una
partecipazione del 55%, al netto degli effetti diluitivi. Tale
partecipazione sarà amministrata dal Dipartimento del Tesoro
statunitense.
Il Dipartimento del Tesoro
statunitense e il Governo canadese possiederanno complessivamente il
rimanente 10% del capitale, al netto degli effetti diluitivi.
La nuova Chrysler beneficerà inoltre
dei nuovi contratti collettivi di lavoro recentemente siglati con UAW e
CAW e di un finanziamento da parte del Dipartimento del Tesoro
statunitense di 6,5 miliardi di dollari.
La nuova Chrysler sarà gestita da un
consiglio di amministrazione composto da nove membri. Tre amministratori
saranno nominati da Fiat, uno dei quali dovrà soddisfare i criteri di
indipendenza stabiliti dal regolamento del New York Stock Exchange. VEBA e
il Governo canadese avranno il diritto di nominare un amministratore
ciascuno. Inizialmente, il Dipartimento del Tesoro statunitense avrà il
diritto di nominare quattro amministratori (tre dei quali indipendenti).
Fiat avrà il diritto di ricevere un’ulteriore
partecipazione del 15% (sia in termini di valore sia di diritti di voto),
al netto degli effetti diluitivi. Questa ulteriore partecipazione sarà
attribuita in tre tranche da 5% ognuna, subordinate al raggiungimento di
obiettivi predeterminati ed in particolare: all’ottenimento delle
approvazioni regolamentari per la produzione negli Stati Uniti della
famiglia del motore FIRE; al raggiungimento di target di vendita di
veicoli Chrysler al di fuori dell’area NAFTA; all’ottenimento delle
approvazioni regolamentari per la produzione di un modello Chrysler basato
su tecnologia Fiat.
Quando otterrà tale ulteriore
partecipazione del 15%, Fiat avrà anche il diritto di nominare un
ulteriore amministratore di Chrysler.
Inoltre, a Fiat spetterà l’opzione
di acquistare un ulteriore 16% (esercitabile dal 1 gennaio 2013 al 30
giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione sarà determinato in
base a criteri di valutazione standard di mercato e in ogni caso non
potrà essere superiore al multiplo di Fiat a quella data. Questa facoltà
non potrà essere esercitata fino a che il debito nei confronti del
Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà inferiore a 3 miliardi di
dollari.
Fiat non potrà superare la quota di
partecipazione del 49% fino a quando l’intero debito verso il
Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà stato rimborsato.
3
3. Il
contributo di Fiat
Fiat fornirà il proprio contributo a
Chrysler con tecnologie chiave e altre risorse.
In breve, il contributo di Fiat
consisterà in: licenze che permetteranno a Chrysler di utilizzare tutte
le piattaforme automobilistiche di Fiat Group Automobiles
(subordinatamente ad eventuali condizioni restrittive tra Fiat e terzi)
per la produzione di veicoli Chrysler nell’area NAFTA; licenze che
permetteranno a Chrysler di utilizzare determinate altre tecnologie chiave
di Fiat, quali quelle relative ai motori; la prestazione continuativa di
servizi di management per permettere a Chrysler di beneficiare dell’esperienza
Fiat nelle ristrutturazioni di attività industriali e operative;
partecipazione ai programmi di acquisto e approvvigionamento di Fiat;
distribuzione di veicoli Chrysler al di fuori dell’area NAFTA, in
particolare fornendo a Chrysler l’accesso alla rete commerciale Fiat in
Paesi dove la presenza di Chrysler è attualmente limitata.
L’alleanza, che è un elemento chiave
dell’Integration Plan di Chrysler, rafforzerà la continuità a lungo
termine di Chrysler tramite l’accesso a piattaforme competitive per
veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti che saranno
prodotti negli stabilimenti Chrysler.
L'alleanza permetterà, inoltre, al
Gruppo Fiat e Chrysler di trarre beneficio dalle rispettive reti
commerciali e industriali e dai rispettivi fornitori globali. L’alleanza
non prevede per Fiat alcun esborso di cassa verso Chrysler né impegni a
finanziare Chrysler in futuro.
Torino, 30 aprile 2009
|
OBAMA SMENTISCE LA FAVOLETTA DEL
'costo zerO': "la Fiat investirà milioni di dollari” - può
riuscire solo mettendo i soldi sul tavolo ed è quanto dovrà fare oggi A
Berlino - CHE parcella staccHERà Ubs, LA banca di Marpionne, 'exclusive
advisor' DELL'AFFARE?
Il "caso" e la "fortuna" hanno molto da
fare in questi giorni e si divertono come pazzi intorno alle vicende
della Fiat.
Mentre Obama faceva il suo spot televisivo citando
per ben 6 volte la casa torinese, Carletto De Benedetti
lasciava per sempre la presidenza della Cir, la finanziaria che aveva
costituito nel 1976 dopo aver sbattuto la porta in faccia alla Sacra
Famiglia degli Agnelli che per quattro mesi gli aveva
dato il volante dell'automobile. È davvero curiosa questa coincidenza
che vede Carletto lasciare nelle mani del figlio
Rodolfo e dell'economista dal ciuffo nervoso, Stefano Micossi,
le redini delle sue attività industriali.er
FIAT
Il caso ha voluto che tutto avvenisse nelle stesse ore in cui Sergio
Marpionne, un uomo per il quale non ci sono più aggettivi,
giocasse a New York la sua grande partita.
La fortuna si diverte è il titolo di un film degli anni '50 con James
Stewart che in inglese si chiamava "Jackpot" e quello
del manager italo-canadese-svizzero ha preso i contorni di un colossale
gioco d'azzardo che nell'intervista di venerdì alla "Stampa" Marpionne
ha definito "un matrimonio perfetto".
La cerimonia si è celebrata dentro stanze dove il fumo delle
sigarette si tagliava con il coltello e il manager dal pullover
sgualcito era stremato dalla fatica. Nell'intervista che gli ha fatto il
neodirettore del quotidiano torinese, Mario Calabresi,
viene fuori l'orgoglio di chi dal febbraio scorso ha lavorato per il
successo e si scoprono anche aspetti umani.
PRESS VICE PRES DI CHRYSLER PRESENTA LA 500
"Sono cresciuto parlando in inglese - dice Marpionne -
con un marcatissimo accento italiano. Ci ho messo più di sei anni a
perderlo, ma sono stati sei anni persi con le ragazze. L'imbarazzo di
aprire bocca mi paralizzava". E poi ha aggiunto che neanche quando
si è seduto a discutere davanti al ministro del Tesoro, Timothy
Geithner, ha rinunciato al suo maglione che è diventato lo
status symbol per i manager di tutto il mondo.
Se Marpionne è umano, l'azienda che nascerà dalla sua strategia
planetaria è qualcosa ancora di misterioso e mitologico. L'immagine più
appropriata è quella dell'ircocervo, l'animale metà caprone, metà
cervo sul quale Aristotele, Platone e Boezio
hanno tentato di tracciare un ritratto.
Mitologia a parte, il caprone Chrysler con le sue voragini pelose si
unisce al cervo della tecnologia italiana, frutto sorprendente di quella
Torino che ha riscoperto il core business dell'automobile e delle
attività manifatturiere alla faccia di chi, dopo le Olimpiadi della
neve, la voleva proiettata come capitale di un terziario avanzato e
considerava l'automobile un reperto archeologico.
Chissà che cosa avrà pensato Cesare Romiti sabato
mattina quando sul suo yacht ancorato all'Argentario (a pochi metri da
quello di Francesco Gaetano Caltagirone) ha letto i
giornali e il coro di complimenti nei confronti dell'anti-divo Marpionne?
Probabilmente ha arricciato il naso di fronte alla tesi del "costo
zero", cioè della favoletta secondo la quale tutto potrà avvenire
senza esborso di capitali.
Lasciamo pure perdere le perplessità dell'"Osservatore
Romano" che sabato si è chiesto dove porterà l'alleanza
Fiat-Chrysler, e mettiamo da parte lo scetticismo degli ultimi operai
della Fiat che guardando alla catena di montaggio le piccole 500 si
chiedono come gli americani obesi per troppi hamburger e bibitoni di
Coca-Cola, riusciranno a entrare con le famiglie (obese) e i bagagli
straripanti sulle piccole vetture di Marpionne. Questi
sono ragionamenti che ai piani alti del Lingotto considerano infantili,
ma ciò non toglie che meno infantile e più seria sia la questione del
cosiddetto "costo zero".
Chi ha sentito le dichiarazioni di Obama
non può avere dubbi: il presidente americano mentre esaltava
la tecnologia e il management italiani, continuava a insistere sul fatto
che gli americani viaggeranno sempre su auto Usa e che l'occupazione e
l'indotto saranno salvaguardati. E ha aggiunto che per arrivare a questo
risultato anche la Fiat "investirà milioni di dollari". Sono
parole sue e questo fa piazza pulita della favoletta, gonfiata
dall'ufficio stampa della Fiat, secondo la quale l'operazione di Detroit
avverrà a costo zero.
Tanto per cominciare bisognerebbe fare un discorso terra terra su
quello che finora è costata. Da febbraio a giovedì scorso (quando è
avvenuta la firma dei 50 protocolli) l'operazione ha visto in campo
stuoli di avvocati e un "exclusive advisor" che porta il nome
di Ubs, cioè della stessa banca di cui Marpionne è
vicepresidente.
Il team che per mesi ha assistito legalmente l'intera operazione era
composto alla fine da 50 persone. Il più giovane (come ha rivelato il
"Sole 24 Ore") si chiama Riccardo Mulone, un
laureato all'università di Catania che da 10 anni lavora in Ubs tra
Londra e Milano. Poi ci sono gli avvocati, primo fra tutti Scott
Miller, un legale di Palo Alto che è considerato un guru delle
grandi fusioni. E accanto a lui Filippo Modulo dello
studio Chiomenti di Roma.
Oltre ad aver assistito la Fiat in questi mesi dovranno vedersela a
partire da oggi con Arthur J. Gonzalez,
il terribile giudice di Manhattan che deve decidere sui crediti
rivendicati dalle banche e dai fornitori di Chrysler che non hanno
firmato l'accordo.
Ma la voce più grossa dei costi di questa fase che ha preceduto
l'accordo è rappresentata dalla parcella che sarà staccata da Ubs, la
banca svizzera di Marpionne, che di fronte a un merger
da 60 miliardi di dollari presenterà un conto proporzionale all'entità
dell'operazione.
Comunque non sono questi i costi che possono terrorizzare la Fiat e Marpionne.
L'operazione deve andare avanti, ma per procedere ha bisogno di una leva
finanziaria di enormi proporzioni. E qui salta fuori la necessità
vitale di chiudere l'accordo con Opel e di scorporare il settore auto
dal resto della Fiat.
In un articolo molto preciso di Massimo Mucchetti,
che appare oggi sul "Corriere della Sera", si spiegano le
ragioni per cui "il ritorno della Fiat negli States non sarà una
passeggiata". L'editorialista economico del giornale milanese ieri
ha fatto un'intervista (inutile e generosa) a Colao Meravigliao,
l'uomo McKinsey che guida Vodafone, e poi si è
dedicato a scrivere un articolo ben più importante che contiene due
domande precise.
Fino a quando - si chiede Mucchetti - la nuova
Chrysler produrrà in perdita?, e basteranno i prestiti federali a
raggiungere il punto di svolta? La risposta delle fonti ufficiose è due
anni e mezzo, tre.
La seconda domanda di Mucchetti riguarda la scommessa
imprenditoriale nella quale i tedeschi di Daimler per
11 anni hanno tentato di integrarsi con Detroit e alla fine "hanno
gettato la spugna azzerando un investimento di 77 miliardi di
dollari".
Queste sono domande fondamentali che liquidano la favoletta del
"costo zero" e spiegano la ragione per cui Fiat Auto dovrà
essere scorporata e quotata in Borsa mentre la Sacra Famiglia degli Agnelli
vedrà ridursi il suo peso azionario.
Il jackpot di Turbo-Marpionne può riuscire soltanto
mettendo i soldi sul tavolo ed è quanto dovrà fare a partire da oggi
nei palazzi del potere di Berlino dove contro l'ircocervo italiano tira
un'aria bruttissima. Se chiuderà con Opel nascerà un'azienda globale
con un manager globale per un mercato globale.
La Sacra Famiglia degli Agnelli e gli ultimi operai della Fiat
seguono con ansia la lotteria del Grande Giocatore e Luchino di
Montezemolo (totalmente estraneo alla partita e preoccupato per
le sorti della sua Ferrari) aspetta che da Berlino gli arrivi un sms.
Nell'intervista che domenica il "Corriere della Sera" gli ha
fatto per dovere aziendale, Luchino ha rivelato che
mentre Marpionne era a New York gli mandava degli Sms
con 10 parole e lui rispondeva con una sola.
Se arriverà un "ok" si chiuderà un'epoca e si potranno
dimenticare le parole di Gianni Agnelli che nel 2000
disse: "le alleanze sono un'opportunità, non una necessità. Fiat
può andare avanti anche da sola".
In caso contrario l'ufficio stampa della Fiat dovrà scrivere il
necrologio dell'azienda.
[04-05-2009]
Consiglio di Amministrazione della Fiat
Si è riunito oggi il Consiglio di Amministrazione della
Fiat che ha preso atto dei recenti accordi conclusi con la Chrysler.
Il Consiglio di Amministrazione ha dato anche il suo pieno
appoggio all’iniziativa che sarà portata avanti nelle prossime
settimane dall’Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, volta a
verificare se vi siano i presupposti per l’integrazione in una nuova
società delle attività di Fiat Group Automobiles, inclusa la
partecipazione in Chrysler, e di General Motors Europe.
Se l’operazione verrà finalizzata, si creerebbe un
gruppo automobilistico con un fatturato di circa 80 miliardi di euro.
In questo quadro, il Gruppo potrebbe valutare varie
operazioni societarie, compreso lo spin-off di Fiat Group Automobiles in
una società quotata che ne unisca le attività con quelle di General
Motors Europe.
Obiettivo di tutte queste operazioni è quello di
assicurare il miglior sviluppo strategico del settore automobilistico.
Torino, 3 maggio 2009
A Milano, in testa al listino principale c'è Fiat che guadagna il
6,99%. A spingere il titolo è la positiva conclusione dell'alleanza con
Chrysler, le prospettive di un'acquisizione di Opel (oggi Marchionne
è a Berlino per presentare il suo piano al Governo tedesco) e le
indiscrezioni su un possibile interesse della casa torinese agli asset di
General Motors in mercati emergenti come l'America Latina e la Cina
L'INTERVISTA
Montezemolo: «E adesso Opel,
partner ideale di una grande Fiat»
Il presidente: con Chrysler occasione irripetibile ma sappiamo che
ora inizia il lavoro duro
MILANO - E adesso Berlino? «Sarebbe la chiusura del cerchio».
Molto oltre non vuole andare, Luca Cordero di Montezemolo. Il dossier è
aperto, Sergio Marchionne è al lavoro, è l'amministratore delegato che
dopo aver convinto Barack Obama su Chrysler ora tenta il raddoppio con
Angela Merkel su Opel. E in Germania le barricate sono già state
alzate, la Fiat un pò di paura - anche - la fa, dunque «lasciamo che
Sergio si muova come sa». Ovviamente però conferma, il presidente del
Lingotto, che la casa tedesca «sarebbe per noi una straordinaria
opportunità, sarebbero i nostri partner ideali, nascerebbe un gruppo
molto forte».
Neanche il tempo di festeggiare
Detroit, avvocato? Non è un pò troppo?
«È una necessità. Guardate: in Fiat noi, tutti, proviamo orgoglio e
soddisfazione per l'operazione Chrysler e per le parole del presidente
degli Stati Uniti. A me, come presidente del Lingotto, lasci aggiungere
l'enorme gratitudine per un management che ha sempre mantenuto le
promesse fatte, si trattasse di risultati o di strategie. Però il
nostro primo sentimento è l'umiltà. Umiltà e una grande
determinazione. Da un mese, da quando Obama ha parlato per la prima
volta di noi, siamo sotto la lente del mondo. Lo sappiamo e sappiamo
soprattutto che è un'impresa molto difficile, da far tremare i polsi.
L'affrontiamo con entusiasmo, ma raddoppiando impegno e lavoro per
rafforzare Fiat e risanare Chrysler. È un'occasione irripetibile, ma il
lavoro duro inizia adesso».
Avrete brindato, però. Sei anni fa
la Fiat andava con il cappello in mano ad Arcore, Paolo Fresco e
Gabriele Galateri costretti all'umiliazione. Oggi vi chiama la Casa
Bianca. A salvare l'auto americana. «Dico sempre che bisogna
guardare avanti. Però sì, qualche volta è giusto anche ricordare da
dove si è partiti. E io ricordo molto bene i primi giorni a Torino. Il
giovedì mattina ero diventato presidente di Confindustria, la sera morì
Umberto Agnelli. Sergio e io ci siamo conosciuti grazie a lui: era stato
lui a volerci in consiglio. E il giorno dopo il suo funerale ci siamo
ritrovati Sergio a gestire l'azienda, io alla presidenza. Sui giornali
del mondo la Fiat era data per fallita».
In effetti lo era.
«Le prime notti non ci abbiamo dormito».
E oggi? L'ha detto lei: già Chrysler fa
tremare i polsi...
«Ma oggi partiamo dal lavoro enorme fatto dal management. È con questo
che ci siamo creati un punto fondamentale che, se vuole, è il nostro
plus: la credibilità. Ed è la credibilità che ha fatto sì che il
presidente Obama dicesse di noi quel che ha detto».
È anche però, forse non a caso,
un'operazione fatta fuori dal capitalismo di relazione o dei salotti.
«Ma è un'operazione-Paese. Ed è, credo, un orgoglio anche per
l'Italia e la sua industria. Gli uomini e le donne della Fiat in questi
anni hanno lavorato tornando a occuparsi di auto, fuori dalle stanze
della politica. È così che siamo tornati a essere un pò un
"ritratto di famiglia" dell'impresa italiana: impresa
familiare, privata, grande o piccola non importa, che va per il mondo,
raccoglie le sfide, si mette in gioco con i propri prodotti e
nient'altro. Al di là dei discorsi sul primo o sul quarto capitalismo,
è questa l'Italia delle mille eccellenze. Il manifatturiero è uno dei
suoi pilastri, e l'orgoglio è anche una Fiat che traina, con sé, un
intero sistema industriale grazie al lavoro duro, di squadra, di tutti:
da Sergio Marchionne all'ultimo operaio».
Gli operai, oggi, in America li
avrete come soci. Insieme a due governi. Un inedito rapporto
pubblico-privato: si potrebbe replicare, in Italia?
«Sono due Paesi, due culture, due situazioni totalmente diverse. Io ho
sempre sostenuto la necessità di un forte coinvolgimento dei dipendenti
nei risultati delle aziende. Ma la proprietà è un'altra cosa».
Vale anche per eventuali soci pubblici?
«Ho detto prima che il risanamento è stato possibile grazie al gioco
di squadra. Nel quale metto le banche, senza il cui appoggio non ce
l'avremmo fatta. Ci metto, oggi, gli incentivi al settore che il governo
italiano, come tutti gli altri, ha varato per contrastare una crisi
mondiale senza precedenti. Ma il punto fermo resta uno: l'aver sentito
sempre gli azionisti, prima Ifi-Ifil con Gianluigi Gabetti e ora Exor
con John Elkann, dietro di noi. Hanno rischiato, ci hanno creduto e
continuano a crederci».
Dicono però che una parte della
famiglia Agnelli sia, ora, preoccupata: giusto orgoglio, ma timori per
il peso che sta assumendo l'auto. Che patisce la crisi meno di altri, sì,
però i debiti sono 6 miliardi e gli unici utili si vedono da Ferrari e
Maserati.
«Intanto, Fiat non è solo auto. È camion, trattori, altro ancora.
Dopodiché: se guardo agli ultimi due mesi, stiamo reagendo bene alla
crisi. In marzo siamo diventati il terzo gruppo più venduto in
Germania, e non era mai accaduto. Siamo cresciuti molto in altri Paesi,
come la Francia, e abbiamo superato il 9% di quota in Europa. Sulle
alleanze, il nostro è un disegno con obiettivi a medio termine.
Azionisti preoccupati, dice? Io ho visto grande soddisfazione e grande
appoggio. È chiaro che ogni volta che fai un'operazione importante
assumi dei rischi. Ma è cambiato tutto, nel mondo. La Fiat da sola
forse poteva sopravvivere, certo non essere protagonista. Aver
anticipato il cambiamento, aver dato il via ai giochi che comunque
scompagineranno gli assetti dell'auto mondiale avrà effetti positivi.
Con Chrysler oggi. E con qualcos'altro, spero, nei prossimi mesi».
Se non andasse Opel? Potrebbero essere
le attività sudamericane di Gm? O un ritorno su Peugeot? E comunque: si
aspettava lo sbarramento tedesco?
«Piano, lasciamo lavorare Sergio. Quel che posso dire è che noi
perseguiamo coerentemente una strategia. E poi vediamo. Sappiamo quali
sono le nostre carte: ce le giocheremo».
Che cosa direbbe Giovanni Agnelli del
tutto e di Chrysler?
«Lui raccontava sempre che quando il nonno, il fondatore, mandò i
primi tecnici negli Usa la raccomandazione fu: non cambiate niente,
copiate e basta...».
Ora saranno loro a copiare noi,
quindi...
«Quindi gli Usa, che sono sempre stati il link dell'Avvocato, sarebbero
oggi per lui il sogno che si avvera. L'accordo Chrysler ci apre per la
prima volta il più grande mercato di consumo del mondo. Perfetto,
spero, per i prodotti che abbiamo: abbiamo lavorato su tecnologia e
motori "puliti", ma non abbiamo trascurato il design. Un'auto
come la 500 può essere un'icona anche negli Usa».
Con la squadra come farete? Snella e
vincente: ma ora basterà?
«Panchina corta, vuol dire? Sappiamo valore e potenzialità di tante
persone che ancora non vedete in campo: ne abbiamo molte, pronte ad
assumersi responsabilità di primo piano».
Nell'euforia del momento storico
abbiamo tutti un pò perso di vista le difficoltà qui. La crisi è
tutt'altro che passata, la cassa integrazione c'è ancora, il sindacato
chiede garanzie per gli stabilimenti italiani.
«Senza scivolare nel romanticismo, ricordo che Fiat sta per
Fabbrica Italiana Automobili Torino. Nemmeno per un secondo
abbandoneremo l'impegno verso Torino, l'Italia, i nostri dipendenti. Non
siamo diventati americani: il contrario. Bisogna però riconoscere la
realtà del momento. Ci sono nodi strutturali che, anche a causa della
caduta della domanda, dobbiamo affrontare in modo responsabile insieme
al governo e ai sindacati. Poi, non dimentichiamo l'Europa: la Ue si
giocherebbe la propria credibilità se assecondasse nazionalismi
superati quando, in palio, c'è il futuro di un settore fondamentale
come l'auto».
Pensa anche lei che, comunque, il peggio
della crisi l'abbiamo già visto, che il fondo sia già stato toccato?
«Sarei molto prudente: rischiamo di alimentare facili ottimismi. Credo
che sia rallentata la velocità della discesa, che i primi segnali di
risalita ci siano. Ma dobbiamo fare ancora molta attenzione».
L'Italia ha fatto quel che doveva?
«Ci sono questioni che, mi rendo conto, è più facile affrontare dalla
tribuna che non dal campo. Ma restano nodi che sono il frutto di decenni
di non scelte: il taglio delle spese improduttive, la burocrazia, le
pensioni, la sanità. E dobbiamo stare più che mai attenti a che non
aumentino i tanti divari. Ricchi e poveri. Nord e Sud. Sarebbe bello se
dalle imprese l'intero Paese imparasse il gusto del cambiamento e la
voglia di anticiparlo».
Curiosità: con Marchionne, nei
giorni caldi di Washington, anche lei parlava via sms?
«Sì. Ma io usavo dieci parole, lui mi rispondeva con una. Io mi firmo
Luca, lui "S.". Lo stile di uno che per portarci Chrysler non
ha dormito per un mese».
L'ha convinto a farsi almeno questo
weekend?
«Ci ho rinunciato: sono partite perse».
FESTEGGIO FIAT-CHRYSLER, MA GLI AMERICANI IN 500 NON LI VEDO, e se è per
questo nemmeno in Alfa - Per una semplice ragione: se quelle erano le macchine
adatte alle loro strade, ai loro bisogni, alle loro distanze, non potevano
pensarci prima?...
Giuliano Ferrara per
"Il Foglio"
Lasciatemi dire quel che penso della storia di Fiat e di Chrysler, e poi
archiviate il tutto come demenza, ignoranza, bastiancontrarismo. Io alle
favole non credo più da quando ero piccino, e anche da bambino ero un po'
scettico (mi dicono). E il sapore inconfondibile della favola aleggia sullo
storico affare Torino-Detroit.
Per le grandi notizie globali, prendo sempre Vittorio Zucconi e
mi regolo con lui come Lenin faceva con il capo della
rivoluzione ungherese dei Consigli, una specie di sinistra radicale del 1919
("Quando sento sparare una fanfaronata, penso sempre che sia stato Bela
Kun").
L'incipit del suo commento su Repubblica era questo: "Figlia di un
dio povero e frugale, che mai avrebbe sognato di convertire le divinità dei
motori nel loro santuario, la nostra bambina di latta arriva nella terra dei
ciclopi d'acciaio per cercare di salvarli dalla loro cecità". La
bambina di latta è la Fiat 500, e "può accadere" che la piccina
conquisti il mercato americano, garantisce Zucconi, uno che
scrive bello e spara grosso. Ma davvero?
Chrysler"
Intanto bisogna dire che Obama e Marchionne sono
due grandi dell'affabulazione. Due che sanno come sfruttare la crisi e come
generare speranza, prodotto non tipicamente manifatturiero. Non sono doti da
poco, lo dico senza ironia, e valgono altre virtù cardinali del fare
politica o del comando d'impresa: virtù come il realismo, la prudenza, il
coraggio, la competenza. E nella grande avventura di portare Torino a
Detroit, passando per Washington e ora anche per la New York
dell'amministrazione controllata (chapter 11), si rinvengono anche elementi
di realismo, di prudenza e di coraggio e di bella competenza. Però
festeggerei con giudizio.
Per essere breve e chiaro. Vedo le banche
americane che rinunciano a riscuotere i crediti, anche perché incassano i
finanziamenti federali e la rinuncia gliela chiede la Casa Bianca con il
Tesoro Usa (invece gli "speculatori" degli hedge fund non prendono
soldi dai contribuenti, fanno quel che vogliono, e hanno portato Chrysler al
fallimento in un batter d'occhio).
Vedo i sindacati che rinunciano a conquiste messe in discussione dal
semplice fatto che hanno affondato sia la Chrysler sia la General Motors:
nel sud degli Stati Uniti e nel resto del mondo il manufatto automobilistico
si fa con costi che sono di almeno un terzo inferiori a quelli di Detroit, e
se le Unions non cambiano linea negoziale la città dei macchinoni sul lago
Michigan, che è già parecchio desertificata, diventerà spettrale, una
ghost town.
obama
Vedo l'eccellenza relativa di una Fiat che è riuscita a imporre una sua
ripresina manifatturiera, nuovi modelli come la bambina magica, e soprattuto
detiene l'imprinting di un'automobile meno kolossal e meno dispendiosa di
quelle chrysleriane. Ma non vedo gli americani in 500, e se è per questo
nemmeno in Alfa. Per una semplice ragione: se quelle erano le macchine
adatte alle loro strade, ai loro bisogni, alle loro distanze, non potevano
pensarci prima?
Mi riesce anche difficile immaginare, al di là della cortina di high
talk che ci ammannisce soave il team Obama, capace di
vedere "un futuro luminoso" anche quando manca la luce, a una
grande operazione euro-americana, magari con estensioni asiatiche, che fa
nascere senza una lira di Torino, e con 6-8 miliardi di dollari americani,
un colosso da sei milioni di auto prodotte.
Credo anch'io, in mancanza di meglio, nel rilancio globale della
manifattura, nel valore che in futuro avrà la produzione contro la strega
cattiva della finanza, ma l'investimento, la lira, mi sembrano ancora
strumenti necessari per far funzionare le linee di assemblaggio, le
tecnologie produttive, il marketing. Chissà. Vedremo. Per adesso mi pare
che si debba festeggiare Marchionne perché giganteggia in strategie della
crisi, in un lobbismo di alto rango, in tecniche di seduzione
transatlantiche. Che non è poco, di questi tempi.
[04-05-2009]
IL MURO ANTI-MARPIONNE – È VOLKSWAGEN-AUDI L’AVVERSARIO NUMERO UNO
DELL’OPERAZIONE FIAT-OPEL – LA CASA DEL MAGGIOLONE È LEADER SUL MERCATO
INTERNO, SNODO CHIAVE D’EUROPA, E FA LOBBY - LA Daimler-Mercedes è crollata
del 34% rispetto all'anno precedente.…
Danilo Taino per il
"CorrierEconomia" del "Corriere
della Sera"
C'è un certo nervosismo, in queste ore, tra i produttori di auto in
Germania.
La Opel è nei guai e potrebbe finire in mani italiane, canadesi, arabe e,
certo, parecchi si agitano sulla poltrona, al pensiero. Ma c'è altro: la
settimana scorsa è risultato chiaro che per le case automobilistiche
tedesche - le più forti d'Europa e forse le più prestigiose del pianeta -
il vecchio mondo è già cambiato.
Il campione nazionale, il numero uno in fatto di ruote che girano su
gomma e trasportano persone e merci non è più Daimler. La
crisi finanziaria e la recessione hanno emesso il verdetto: al primo posto
per prestigio, risultati di gestione e strategie c'è Volkswagen.
CAMBIO DELLA GUARDIA
A prima vista può sembrare una banale questione di orgogli aziendali. Per
lo snodo europeo più importante nella ristrutturazione globale iniziata nel
settore - la Germania e il suo mercato - è invece qualcosa di
straordinariamente importante. «Significa che la Volkswagen sta imponendo
lo standard - dice un consulente industriale che vuole restare anonimo perché
lavora con ambedue le aziende - Fa profitti mentre Daimler perde,
usa meglio la sua tecnologia e ormai è forte sia nel segmento tradizionale
delle cilindrate piccole e medie sia in quello delle auto di lusso. Anche
negli automezzi pesanti riesce a fare utili nonostante il crollo del mercato».
Daimler non è nemmeno lontanamente un'azienda perduta,
anzi: il marchio Mercedes e la sua tecnologia rimangono l'invidia di
qualsiasi costruttore mondiale. I primi tre mesi di quest'anno, però, hanno
messo in evidenza la diversa capacità dei due gruppi di rispondere alla
recessione. La vendita di auto del gruppo Volkswagen è in pieno boom mentre
quella di Mercedes (auto e camion) è crollata del 34% rispetto all'anno
precedente.
Tra gennaio e marzo, il gruppo di Wolsburg ha registrato un utile netto
di 243 milioni, che è una caduta del 74% ma comunque è un profitto. Nello
stesso periodo, la casa di Stoccarda ha invece perso quasi 1,3 miliardi.
Alla Daimler si consolano dicendo che il premio alla rottamazione delle auto
voluto dal governo - 2.500 euro per veicoli vecchi più di nove anni se si
compra un'auto nuova o seminuova avvantaggia soprattutto Volkswagen e i
suoi modelli medi e piccoli, che infatti stanno registrando vendite record.
In realtà, gli analisti notano che nemmeno la
Classe A della Mercedes riesce a beneficiare del bonus governativo come
potrebbe: Jürgen Pieper, di Bankhaus Metzler, ha calcolato
che non più di quattromila Mercedes sono state vendute utilizzando il
bonus, contro circa duecentomila Volkswagen.
Inoltre, c'è la straordinaria crescita della Audi - parte del gruppo di
Wolsburg - che il presidente del consiglio di sorveglianza Ferdinand
Piëch e il Ceo Martin Winterkorn sono ormai riusciti a trasformare
in un concorrente almeno alla pari con la Mercedes nel segmento delle auto
di lusso.
L'amministratore delegato della Daimler, Dieter Zetsche,
ha promesso di sistemare le cose, «ma la Volkswagen ha preso un vantaggio
e, nel nuovo clima della crisi e probabilmente del post-crisi, sembra
posizionata meglio. Avere l'immagine della numero uno la aiuta anche ad
attrarre i manager e i tecnici migliori», dice il consulente.
Non solo, a dire il vero. Ne rafforza anche la muscolatura politica, che
già era fortissima, come dimostra l'impossibilità per l'Unione europea
di imporre l'abrogazione delle protezioni azionarie anti-competitive delle
quali la casa di Wolsburg gode. Di fronte a un ingresso della Fiat nella
Opel e a un'eventuale fusione tra le attività auto di Torino e quelle del
produttore tedesco controllato dalla General Motors, quanto si
infastidirebbe la Volkswagen?
MINACCIA TRICOLORE
Grazie al bonus governativo, i modelli della Fiat stanno avendo un vero e
proprio boom di vendite, in Germania: in marzo il 213% in più. Se si
considerano il milione e 350 mila auto vendute da gennaio a marzo nel
programma di rottamazione, le Polo e le Golf della Volkswagen hanno
conquistato il 15% di questo pezzo di mercato. La Opel Cosa (10,2%) e la
Fiat Panda (5%) assieme arriverebbero alla stessa quota. Cosa succederebbe
insomma se Torino conquistasse la Opel?
Fino a che punto la Volkswagen si sentirebbe minacciata dal nuovo
protagonista che, da quel che si è visto finora, si sta muovendo più
rapidamente nella rivoluzione dell'auto in corso? Le reazioni negative a
un'eventuale fusione Fiat-Opel arrivate dai sindacati e da alcuni ambienti
politici - in testa l'intervento del commissario Ue Günter
Verheugen - fanno pensare che questo ulteriore
sconvolgimento delle gerarchie automobilistiche tedesche non sarebbe
necessariamente gradito.
[05-05-2009]
|
| FIAT:
ELKANN, CON CHRYSLER SI CHIUDE GIOVEDI' SERA...
1 - IL CAPITALISMO 'SOCIALE' DI OBAMA E IL MISTERIOSO PROGETTO
GLOBALE DI MARPIONNE (VERSO CHRYSLER E OLTRE)
Nella Sacra Famiglia degli Agnelli c'è molta trepidazione per
l'annuncio che Obama farà domani davanti alle telecamere
sulla vicenda Chrysler-Fiat.
Ormai si dà per scontato che anche in caso di amministrazione
controllata, l'azienda torinese riuscirà a sbarcare a Detroit e su quel
mercato americano che è sempre stato inaccessibile. Il merito va tutto a Sergio
Marpionne, il manager laureato in legge che dopo l'attività
forense in uno studio professionale del Nord-America ha imboccato un
percorso industriale che nel 2003 lo ha portato al Lingotto su
designazione di Umberto Agnelli.
A quest'uomo italo-canadese-svizzero che è nato a Chieti 57 anni fa,
ma non ha detto una parola sul terremoto in Abruzzo, la Sacra Famiglia
degli Agnelli accenderà più di un cero perché è
riuscito a fare un triplo salto mortale senza chiedere agli eredi
dell'Avvocato di mettere mano al portafoglio.
È probabile che i soldi dovranno saltar fuori nei prossimi mesi, ma a
Torino dicono che le maggiori banche italiane sono già pronte a sostenere
il disegno di Marpionne qualora si rendessero necessarie
iniezioni di liquidità.
Ieri Yaki Elkann ha messo la testolina fuori dal
marsupio e ha rivelato che in questi giorni si è sentito ripetutamente
con l'amministratore delegato di Fiat ed è stato messo al corrente da
numerosi sms. È bello sapere che anche il giovane Yaki partecipa
all'avventura americana, ma di sicuro nessuno è riuscito a capire finora
le dimensioni reali del progetto di Marpionne, un manager
sempre più "globale" che nel momento in cui entra in crisi il
mercato "globale dell'automobile" tira fuori dal cervello un
progetto "globale".
Pare di capire infatti che la bandiera piantata a Detroit sia soltanto
l'inizio di una trama più complessa che si allargherebbe a Opel e ad
altri marchi automobilistici (Tata in primo luogo) in modo da arrivare a
quella soglia di sopravvivenza che sta oltre i 5 milioni di veicoli
l'anno.
È un gioco grandioso, misterioso, per adesso poco dispendioso, e comunque
libidinoso.
La libidine è anche intellettuale perché l'operazione Chrysler
rappresenta un salto di qualità nel capitalismo americano, un capitalismo
che nasce fordista e fortemente orientato al mercato. Poco meno di 20 anni
fa lo studioso Michael Albert scrisse un libro famoso
("Capitalismo contro capitalismo") sulla differenza tra il
modello anglosassone e il modello renano dove i sindacati, le banche e i
privati collaborano nella gestione dell'azienda.
A distanza di due decenni spunta in America un presidente come Obama
che pare credere in questo modello di capitalismo
"sociale" applicato in Germania e in Giappone.
E nel panorama disastrato di Detroit si affaccia il manager
"globale" Marpionne che in Italia ha sempre dichiarato di
rifiutare gli aiuti di Stato, poi applica alla perfezione il modello di
capitalismo renano al quale aggiunge l'ingrediente del "family
business", cioè quella virtù tipica del capitalismo italiano che
mantiene le grandi famiglie al vertice delle piramidi industriali.
Adesso c'è spazio per gli economisti e gli studiosi che dovranno
capire la dimensione industriale e culturale del progetto globale di un
manager che fin dall'ottobre 2005 ha sempre dichiarato di considerare il
sindacato un partner. C'è quanto basta per agitare il cervello e per
chiedersi che cosa farà Marpionne da grande. E qui vale
la pena tenere d'occhio un articolo che appare oggi sul "Sole 24
Ore" dove si comincia a dire che il futuro del top-manager di Fiat
(il più gettonato dalla business community internazionale) lo vedrebbe
prima o poi impegnato "fuori dalla Fiat o magari concentrato sempre
nell'auto ma in aggregazioni ben più grandi dello stesso Lingotto".
Il giornale di Confindustria, dove da pochi giorni è sbarcato alla
direzione il politologo-letterato Gianni Riotta, ha avuto
finora sulla vicenda Chrysler-Fiat un atteggiamento curioso. È l'unico
quotidiano, infatti, che invece di squillare le trombe a perdifiato ha
cosparso dubbi e insinuazioni sottili sull'avventura americana. E lo fa
anche oggi, non solo ipotizzando che oltre all'allenatore della Juventus
Ranieri anche Marpionne potrebbe spiccare il volo, ma
dando fiato agli analisti americani che sono pessimisti sul matrimonio tra
sindacati, banche, governo e management italiano.
Queste riserve non sono prive di fondamento e anche Dagospia nella sua
infinita miseria le ha formulate ricevendo lettere e accuse di lesa maestà
da parte di qualche lettore. Resta il fatto che questo primo step del
disegno grandioso, misterioso, poco dispendioso e libidinoso di Marpionne
sta per andare in porto.
Nel novembre 2007 l'uomo dal pullover sgualcito ha dichiarato "non
faccio il metalmeccanico!" e un anno dopo davanti agli industriali
torinesi ha letto 26 cartelle con citazioni di Nietzsche e
Mel Gibson. Di quest'ultimo ha preso la frase del film
Bravehearth dove l'attore americano dice: "gli uomini non seguono gli
uomini, ma seguono il coraggio".
Alla Sacra Famiglia degli Agnelli questo Mel
Gibson piace da morire.
CATRICALÀ (ANTITRUST) STANGA MARCHIONNE...
«Pratica commerciale scorretta»: è la motivazione con la quale
l'Antitrust ha multato per 150 mila euro la Fiat. Negli spot tv con Fiorello,
secondo l'autorità di Antonio Catricalà, «il prezzo e
le principali condizioni di vendita (come il tasso di finanziamento e
l'entità del contributo alla rottamazione) delle vetture promozionate non
sono stati comunicati al pubblico in maniera corretta». (Michele
Arnese)
GM: sospesi bonus a
manager...
(ANSA) - General Motors sospende per i manager il pagamento dei
bonus in seguito alla revisione sui premi accordati da parte del Tesoro
americano. La sospensione riguarda - secondo una comunicazione inviata
alla Sec - anche una parte dei bonus assegnati per quest'anno ai manager
di medio livello e a quelli al top, incluso l'amministratore delegato Fritz
Henderson. Il Tesoro sta rivedendo i premi in base ai termini
dell'accordo per il prestito concesso in dicembre alla casa
automobilistica.
2 - Chrysler:
probabile bancarotta...
(ANSA) - Una bancarotta protetta temporanea negli Usa per
Chrysler sarebbe un'ipotesi piu' che probabile, secondo l'Ad di Fiat Marchionne.
L'amministratore delegato della casa torinese l'avrebbe riferito al
presidente del sindacato Canadian Auto Workers (Caw), Ken Lewenza. Il Caw
ha dato il via libera all'accordo con Chrysler per un piu' drastico taglio
del costo del lavoro: in base all'intesa i circa 8.000 dipendenti in
Canada riceveranno una retribuzione di circa 15,57 dollari usa l'ora.
CASA BIANCA A QUATTRORUOTE – Obama salva – nazionalizzandola –
General Motors e lascia che siano i privati – pur dietro a un solido
sostegno STATALE – a cavarsela con Chrysler - “GM STA A CITIGROUP COME
CHRYSLER STA A UNA BANCA REGIONALE”...
Da "Il
Foglio"
L'Amministrazione Obama salva - di fatto
nazionalizzandola - General Motors e lascia che - pur dietro a un solido
sostegno governativo - siano i privati a cavarsela con Chrysler. Il
modello è quello adottato per il settore finanziario, che si basa sul
noto adagio "too big too fail": Gm sta a Citigroup come
Chrysler sta a una banca regionale.
Interessi diversi, impegni diversi. Alla vigilia del d-day di Fiat
alla conquista di Chrysler - tutto si deciderà domani sera, dice Jaki
Elkann - il Wall Street Journal spiega che il sindacato
potrebbe avere una quota del 55 per cento della compagnia americana, il
governo e i creditori dovrebbero avere insieme il 10 e Fiat arriverebbe
al 35.
Il peso dell'investimento di Fiat avrebbe un valore di 8 miliardi di
dollari e l'alleanza con il Lingotto consentirà la creazione di
quattromila nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Le banche si sono
messe di traverso su alcuni punti rallentando la trattativa per
massimizzare
i loro profitti - tutte banche aiutate dal governo, naturalmente - e,
secondo fonti del Washington Post, i 6,9 miliardi di dollari dovuti da
Chrysler sono stati svalutati a 2 miliardi.
Daimler ha fatto un passo indietro, condonando il
miliardo e mezzo di dollari di prestiti concessi a Chrysler. Così pare
che si sia trovata la quadra, anche perché lo stesso presidente, Barack
Obama, ha indicato nell'accordo l'àncora di salvezza per
l'azienda americana. Il ragionamento è semplice: Chrysler non è
quotata in Borsa, è gestita da un fondo di private equity (Cerberus),
non emette obbligazioni e ha un impatto "politico" più
ridotto.
Ecco perché i fondi concessi sono inferiori rispetto a Gm, la
bancarotta non è esclusa a priori e l'attivismo dei privati premiato.
E' lo stesso approccio utilizzato nelle tante banche regionali americane
che hanno sì ottenuto i fondi del Tarp, ma che poi si sono stabilizzate
grazie alle forze dei privati.
Con Gm la storia è diversa. Il governo ci è andato con la mano
pesante: "too big too fail" sì, ma con ramificazioni di
potere non così influenti come quelle della finanza. Così Rick
Wagoner, ad di Gm per otto anni, è stato invitato ad
andarsene, mentre Steve Rattener, lo zar dell'auto con
un solido passato di democratico e di "big" di Wall Street, ha
rifiutato parecchi piani di salvataggio.
Si fa come decide Washington. Anche perché, a differenza di
Chrysler, Gm è quotata in Borsa, ha un indotto gigantesco, emette
obbligazioni, ha già ottenuto grossi aiuti (18 miliardi di dollari già
ottenuti e 12 pendenti) e con i suoi motori ibridi può essere
utilizzata per soddisfare le pressioni delle "green lobby".
Poiché Washington sta sperimentando con le banche alcune
"difficoltà" con Gm ha deciso di fare un passetto in più:
voce in capitolo nella governance e il 51 per cento di proprietà in
prestiti statali tradotti in quote. Secondo Megan McArdle,
giornalista (in quota liberismo) dell'Atlantic, con Gm si è arrivati ad
agire per disperazione: i termini dell'accordo sono troppo generosi e
"i creditori sarebbero più soddisfatti davanti a una corte che
decide sul fallimento anche se l'azienda fosse liquidata immediatamente
e i suoi asset venduti ad altre aziende che fanno auto.
Finché il governo - conclude - non lascia che questo avvenga, si avrà
sempre la sensazione di azioni vuote". Giorgio Arfaras,
direttore di Economia@CentroEinaudi,
spiega così la strategia del governo: "Qualche tempo fa si diceva
da parte liberista che gli Stati Uniti stessero diventando socialisti, e
sembrava una battuta ad effetto; ora abbiamo qualcosa che assomiglia al
socialismo, in salsa yugoslava: poteri locali intermediati dallo stato.
I sindacati dell'auto e il governo sono proprietari della maggiore casa
automobilistica. Non un socialismo centralizzato ma federato, un
socialismo più morbido".
[29-04-2009]
LA REPUBBLICA DEL LINGOTTO
"L'ottimismo di John Elkann "Pronti a chiudere
giovedì" (p.12-13). Poi Salvatore Tropea ci fa
sapere che John e Marpionne sono molto interconnessi: "Con Sergio ci
siamo sentiti e continuiamo a sentirci telefonicamente più volte al
giorno. Anche con gli sms". Ammazza che coppia affiatata. A metà
pezzo, viene invece buttata lì una vera bomba: "Il giovane
rappresentante della famiglia Agnelli è così convinto della necessità
di dover passare attraverso la strettoia delle alleanze da mettere in
conto UN RIDIMENSIONAMENTO E FORSE LA RINUNCIA AL RUOLO DI
CONTROLLO".
Non avendo soldi da mettere sul piatto, gli Agnelli sanno
che perderanno il controllo di Fiat. Non era difficile da immaginare.
Ma intanto, nel Palazzo dell'informazione, si lucidano trombe e
tromboni, in attesa del grande annuncio. Come al solito, Raffaella
Polato si avvantaggia ("Il contropiede del Lingotto che
ridisegna l'auto mondiale", Corriere, p.3) e parte così: "Sergio
Marchionne ha sparigliato e spiazzato (...). Si chiedeva l'ultimo
elogiativo Economist che cosa spinga il big boss Fiat a giocarsi la
reputazione con cui ha conquistato persino la Casa Bianca, quel titolo di
"protagonista di uno straordinario rilancio" firmato da Barack
Obama in mondovisione. Lui risponderebbe che non è arroganza né
presunzione. E' sopravvivenz
(ANSA) - 'L'accordo Fiat-Chrysler sara' definito giovedi' sera (ora
italiana). Fino ad allora non avremo molti elementi' per dire quale sara'
l'esito: lo ha detto John Elkann al termine dell'assemblea degli azionisti
Exor.
4 - Accordo
Tesoro-creditori Chrysler...
(ANSA) - Il Tesoro americano avrebbe raggiunto un accordo con i creditori
di Chrysler per la ristrutturazione del debito. Lo riporta il Washington
Post, citando fonti vicine alle trattative.
5 - FIAT: WSJ, CHRYSLER STIMA INVESTIMENTO 8 MLD; CREERA' 4MILA
POSTI...
(AGI) - Chrysler stima che l'investimento di Fiat, nell'ambito
dell'accordo con la casa automobilistica, sara' di 8 miliardi di dollari e
consentira' la creazione di 4mila nuovi posti di lavoro. Lo scrive il Wall
Street Journal secondo cui il Lingotto avrebbe inoltre concordato di
produrre almeno un'auto piccola in uno stabilimento Chrysler negli Stati
Uniti. In base all'accordo raggiunto con il sindacato statunitense Uaw,
secondo il quotidiano, se l'intesa tra le due case automobilistiche andra'
in porto, Fiat dovrebbe avere alla fine il 35%, il sindacato il 55% mentre
il 10% andra' allo Stato e ai creditori.
6 - EXOR: ELKANN, MANTERREMO ALTRE CATEGORIE DI AZIONI...
(ANSA) - L'operazione di accorciamento della catena di controllo del
gruppo Agnelli 'e' stata fatta per semplificare evitando di toccare le
categorie di azioni. Riteniamo che al momento sia meglio mantenere questa
linea'. Lo ha detto il presidente di Exor, John Elkann, durante
l'assemblea degli azionisti, nel corso della quale, per la prima volta,
sono state selezionate dieci domande poste da analisti finanziari. Sui
futuri investimenti di Exor e sulla possibilita' che siano effettuati
anche in Italia Elkann ha spiegato che ‘laddove ci fossero opportunita'
interessanti verranno prese seriamente in considerazione''.
7 - JUVE, PROTESTA TIFOSI AD ASSEMBLEA EXOR...
(AGI/ITALPRESS) - Non si placa la delusione dei tifosi della Juventus per
l'annata che sta disputando la squadra bianconera. Dopo le contestazioni
della settimana scorsa e l'ennesima amarezza per il pari di domenica a
Reggio Calabria contro l'ultima in classifica, alcuni tifosi bianconeri
stamattina hanno esposto uno striscione davanti all'ingresso del Centro
Storico Fiat, sede del consiglio d'amministrazione della "Exor",
la finanziaria e societa' di investimenti di casa Agnelli che detiene il
pacchetto di maggioranza sia delle azioni della Fiat che della Juventus.
"Proprieta' assente, dirigenti incompetenti. Rivogliamo la nostra
Juve", recita lo striscione.
28.4.09 |
FIAT VOLUNTAS DI OBAMA
– CHRYSLER SI ARRENDE E CHIEDE LA BANCAROTTA CONTROLLATA - TRE FONDI
CREDITORI HANNO DETTO NO ALLA CASA BIANCA, MA L’ACCORDO CON MARCHIONNE
È FATTO. OBAMA LO HA APPENA ANNUNCIATO IN CONFERENZA STAMPA..
OBAMA ANNUNCIA L'ACCORDO FIAT-CHRYSLER: HA FORTI CHANCE SUCCESSO
(Agi/Reuters) - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha
annunciato ufficialmente l'accordo tra la Fiat e Chrysler. "Una
partnership - ha detto - con forti possibilita' di successo".
Paolo Griseri per Repubblica.it
Niente da fare, la Chrysler getta la spugna e chiede l'ammissione
al "Chapter 11", cioé alla bancarotta controllata. L'annuncio
arriva a poche ore dal discorso del presidente Obama (alle 18 italiane)
e dalla firma dell'intesa con Fiat. Firma che, comunque, ci sarà:
l'accordo tra la casa torinese e la terza azienda americana dell'auto è
fatto. La procedura di bancarotta non lo inficia: invece di acquisire la
sua quota (35%) direttamente dalla società, la Fiat comprerà dal
fallimento. Le condizioni dell'operazione restano le stesse. L'unico
problema potrebbero essere i tempi che si allungherano.
Secondo l'agenzia di stampa statunitense, che cita "un
funzionario dell'amministrazione Obama", a far scattare il ricorso
alla procedura fallimentare sarebbe stata la mancata adesione di alcuni
piccoli creditori: tre fondi che, insieme, avanzano un miliardo di
dollari dalla Chrysler. Secondo la stessa fonte, la mancanza di accordo
con i creditori "non impedirà a Chrysler di ristrutturarsi e
emergere più forte" dall'amministrazione controllata. La Detroit
Free Press scrive che Chrylser potrebbe restare in amministrazione
controllata per 30-45 giorni facendo coincidere, di fatto la chiusura
del periodo di amministrazione controllata con la scelta sul futuro di
General Motors che ha tempo fino al 31 maggio per evitare a sua volta la
bancarotta.
Nella notte di Washington le riunioni si erano susseguite agli
incontri informali e alcuni appuntamenti ci sono stati ancora in
mattinata. La possibilità di evitare la bancarotta (sia pure
controllata) della Chrysler è stata concreta. La Casa Bianca aveva
preparato due diversi testi a seconda che ci sia o non ci sia la
bancarotta controllata prevista dal capitolo 11 della legge fallimentare
americana.
Questa sera, subito dopo che Obama avrà annunciato qual è
l'esito della faticosa trattativa degli ultimi giorni, Fiat e Chrysler
emetteranno due distinti comunicati: la casa americana per illustrare i
termini dell'intesa mentre il Lingotto diffonderà, probabilmente, una
dichiarazione di Sergio Marchionne. Con il ricorso alla bancarotta
pilotata l'attuale ad di Chrysler, Bob Nardelli, uscirebbe di scena e si
creerebbe, entro 35 giorni, una nuova società in partnership con la
Fiat.
[30-04-2009]
|
| TORINO 27.03.09 SINTESI ASSEMBLEA FIAT che dimostra come
MARCHIONNE faccia tutto cio' che vuole senza alcun controllo sulla sua
EFFICIENZA ED EFFICACIA:
1) IL RISULTATO DI ESERCIZIO FIAT spa, E' STATO
INFLUENZATO PER 800 MILIONI DI EURO SU 1200 PER LA VENDITA DEL MARCHIO FIAT
A SOCIETA' DEL GRUPPO FIAT STESSO
2) MARCO BAVA HA DENUNCIATO AL COLLEGIO SINDACALE SENSI ART.2408 CC IL
DUBBIO SU UN REALE ACCORDO FIAT-CRYSLER
3) MARCHIONNE AVRA' 2.5 MILIONI DI AZIONI FIAT ENTRO IL
2010 PAGATE CON GLI UTILI DELLA SOCIETA' SOTTRATTI AI POSSIBILI DIVIDENDI.
4) Tutto cio' nonostante la posizione finanziaria
netta negativa del GRUPPO FIAT, passi da 10 a 17 miliardi di euro , su un
capitale di 11. OGGI MARCHIONNE FA TUTTO CIO'
CHE VUOLE SENZA COMPETENZA NE' ALCUN CONTROLLO SULLA SUA EFFICIENZA ED
EFFICACIA.
N.3 VIDEO ASSEMBLEA NELLA
SEZIONE VIDEO SITO www.marcobava.eu
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IFIL-EXOR: MARCHIONNE, SENZA QUELL'OPERAZIONE
NESSUN FUTURO PER FIAT
Torino, 27 mar. - (Adnkronos) - Il giorno
dopo l'avvio del processo Ifil-Exor sul'equity swap che nel 2005
permise all'Ifil di mantenere il controllo del 30% della Fiat, non
e' mancata una domanda sul caso alla conferenza stampa che si e'
tenuta al termine dell'assemblea degli azionisti del Lingotto.
Sottolineando di non voler entrare nel merito del caso giudiziario
l'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha risposto con quella che
ha definito ''un'opionione personale'' osservando che
''l'intervento dell'Ifil allora e' stata una cosa essenziale e
senza quello oggi non saremmo qui a parlare del futuro della Fiat''.
Un giudizio condiviso in pieno anche dal
presidente della Fiat, Luca Codero di Montezemolo, che ha soltanto
aggiunto, ''a titolo personale'', che ''se questo non fosse
avvenuto io non sarei qui''. ''Noi non saremmo qui'', ha quindi
aggiunto Marchionne. ''Confermo quello che e' stato detto ieri e
oggi'', ha poi soltanto aggiunto il vicepresidente del Lingotto,
John Elkann, sposando le parole di chi lo aveva preceduto.
|
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Rattner
accusato di una maxifrode nel New Mexico...
Da "La Stampa" - Una nuova tegola rischia di cadere
sulla testa di Steven Rattner. Quadrangle Group, la
società di investimento fondata dallo zar dell'auto, sarebbe ricorsa ai
servizi di un controverso consulente politico per ottenere appalti
pubblici da parte delle autorità del New Mexico. A dichiararlo è il
Consiglio per gli investimenti dello Stato sulla scia dell'inchiesta sul
giro di tangenti con le quali il gruppo avrebbe ottenuto la gestione di
100 milioni di dollari del fondo pensione pubblico dello Stato di New
York. Il faccendiere sarebbe Hank Morris: a lui Rattner avrebbe versato
una «commissione» da 1,1 milioni di dollari. |
| TORINO 26.04.09
Lo scambio
azionario CHRYSLER-FIAT
sara' UN BUCO NERO senza il paracadute per Fiat di GM:
I MIEI FORTI
DUBBI
LANCIO LA SFIDA AD OBAMA E MARCHIONNE
1) A COSA SERVE ALLA CHRYSLER UNA PIATTAFORMA
TECNOLOGICA, CHE PIU O MENO HANNO IN UGUAL MISURA TUTTI I PRODUTTORI DI
AUTO , SE NON HA I SOLDI PER FARE GLI INVESTIMENTI ? MA CHRYSLER NON FARA'
INVESTIMENTI MA COMPRERA' DA FIAT MOTORI .
2) E COMUNQUE LE TECNOLOGIE DI OGGI SONO
INSUFFICIENTI PER GARANTIRSI IL FUTURO, PER CUI OCCORRE INVESTIRE MOLTO DA
PARTE DI TUTTI I PRODUTTORI .
3) QUINDI LA CHRYSLER RISCHIA DI COMPERARE CON I
SOLDI DELLO STATO USA UNA TECNOLOGIA VECCHIA, CHE MAGARI HA GIA', E CHE
NON GLI SERVIRA' PER IL FUTURO. BASTI UN CONFRONTO FRA TOYOTA IQ E FIAT
500.
4) FIAT COSA DA A ED A CHI IN CAMBIO DEL CAPITALE
DELLA CHRYSLER ? PRODURRA' IN USA ? FARA' GLI INVESTIMENTI IN USA E
RESTITUIRA' I SOLDI AL CONTRIBUENTE AMERICANO ?
5) DI FATTO FIAT SARA' SOLO IL FORNITORE DI CHYSLER
CHE PAGHERA' CON I SOLDI DI OBAMA.
6) COME E CHI HA VALUTATO IL CONTROVALORE DELLA
TECNOLOGIA FIAT IL 35% DEL CAPITALE CHRYSLER ? SU QUALI BASI ?
7) E' QUINDI CHIARO CHE VIENE DATO IL MERCATO USA
ALLA FIAT IN CAMBIO DI NULLA, OBAMA LO SA ?
8) SECONDO ME OBAMA PIÙ CHE DARE SOLDI AI PRODUTTORI
DI AUTO DOVREBBE DARE INFRASTRUTTURE PER LA RICONVERSIONE AD IDROGENO
DELLE AUTO .
9) PER FIAT CHRYSLER può ESSERE SOLO UNA ZAVORRA CHE
LA FARA' AFFOGARE.
10) il motore idrido della Fiat e' tutto da definire
in tempi e costi.
|
| il
solito Marchionne.
Comunicato su
richiesta della Consob
In relazione alle notizie di stampa pubblicate oggi,
su richiesta di Consob, Fiat precisa che, fatto salvo quanto già
comunicato relativamente all’alleanza strategica con Chrysler, non ha al
momento predisposto alcuna offerta per l’acquisizione di quote di
partecipazione in Opel.
E’ peraltro noto che nell’attuale contesto
competitivo la società – così come gli altri concorrenti – esamina,
nel normale andamento della gestione, ogni opportunità delle più varie
forme di accordi per ottenere sinergie produttive ed accedere a nuovi
mercati.
Torino, 24 aprile 2009
Dichiarazione
dell’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne
Sono stupito dal tono e dal contenuto delle
dichiarazioni rilasciate stamattina dal Commissario europeo Verheugen.
Credevo che il suo ruolo a Bruxelles fosse chiaramente super
partes, indipendentemente dalla
sua nazionalità.
E’ la seconda volta nel giro di pochi mesi che il
Commissario Verheugen ha espresso opinioni che non sono costruttive per l’industria
dell’auto, affermando a un certo punto che non tutti i costruttori
europei sopravviveranno.
Queste affermazioni non aiutano nello scopo finale di
ristabilire solide condizioni sulle quali costruire il futuro dell’industria
dell’auto.
Dal Commissario responsabile per l’Impresa e l’Industria
mi sarei aspettato un dialogo costruttivo con i produttori europei per
risolvere i problemi che stanno impattando negativamente sull’industria
invece di lanciare sentenze di morte, scegliendo unilateralmente chi debba
sopravvivere.
Torino, 24 aprile 2009
Caro Dago hai visto come hanno attaccato Guenter Verheugen perchè ha
fatto una semplice domanda? Dove prende i soldi la FIAT per le operazioni
Chrysler e Opel visto che la FIAT è molto indebitata? Questo Guenter
Verheugen come si permette di fare domande ? vanificare tutto il lavoro
dei giornalisti Italiani nell'occultare le notizie, ma roba da
matti...Chiedere da dove si prendono i soldi è anche maleducazione hanno
cacciato Luttazzi dalla RAI per una mancanza di Bon ton del genere...
A.Paolo
DOPO LE TROMBETTE DEI GIORNALI ITALIANI ("LA FIAT CONQUISTA
L'AMERICA"), ARRIVANO LE PERNACCHIE DI Bruxelles - Il
commissario Verheugen INCHIODA MARPIONNE: "Troppi debiti, dove trova
i soldi per comprare Chrysler e Opel?" - HA RAGIONE....MA VIENE
ZITTITO...Mb
Alta tensione tra Bruxelles e Torino. In mattinata il commissario Ue
all'industria, Guenter Verheugen, ha espresso forte scetticismo rispetto
alle indiscrezioni sul possibile interesse di Fiat per la tedesca Opel:
«Dove trovano i soldi?», si è chiesto il commissario europeo.
Stizzita la replica di Sergio Marchionne, ad della Fiat: «Dal
commissario responsabile per l'impresa e l'industria mi sarei aspettato
un dialogo costruttivo con i produttori europei per risolvere i problemi
che stanno impattando negativamente sull'industria invece di sentenze di
morte, scegliendo unilateralmente chi debba sopravvivere».
«TROPPI DEBITI» - Il Commissario Verheugen, parlando a una radio
tedesca, ha definito Fiat un gruppo «fortemente indebitato». E si è
chiesto «dove questa società trovi i mezzi per portare avanti allo
stesso tempo due operazioni di questo genere», riferendosi al progetto
di ingresso nel capitale dell'americana Chrysler e del pacchetto di
maggioranza della tedesca Opel. In ogni caso, ha concluso Verheugen,
anzitutto «provo un senso di sorpresa»: la Fiat è un concorrente
diretto della Opel ed «è un costruttore d'auto europeo che non gode
della salute migliore».
Guenter
Verheugen
CHRYSLER VERSO BANCAROTTA PILOTATA - Intanto, Chrysler si starebbe
preparando a chiedere la protezione dai creditori già la prossima
settimana, che venga raggiunta o meno un'alleanza con Fiat. Secondo il
Wall Street Journal il ricorso al «Chapter 11», cioè a una procedura
di bancarotta pilotata, permetterà a Chrysler di liberarsi di alcune
voci di bilancio in passivo, permettendo così a Fiat di scegliersi le
parti più appetitose e redditizie della casa automobilistica.
[24-04-2009]
(ANSA) - ''Non ho nessun dubbio che abbiamo visto la parte parte piu'
bassa del ciclo''. Lo ha detto Sergio Marchionne, ad di Fiat. Per
Marchionne Fiat ''ha reagito bene a queste condizioni disastrose'', e
questo e' ''la base per chiudere l'anno con con 1mld di trading profit''.
''Sono totalmente focalizzato per l'operazione con Chrysler'', ha aggiunto
sostenendo che Fiat non dara' capitali a Chrysler per salvarla dal
fallimento. E su Opel ha ribadito che ''Chrysler e' la priorita'''.
5 - Fiat: opzione per avere
51% Chrysler...
(ANSA) - Fiat potra' salire al 51% di Chrysler con una opzione call sul
16% del capitale da esercitare entro sette anni.Lo si legge nelle slide di
presentazione della conference call.Fiat dara' asset in cambio del 20% di
Chrysler che verra' accresciuto al 35%. Si aspetta di vendere nel 2009
circa 1,9 mln di veicoli (2,15 nel 2008), con una quota in Europa del 9% e
in Italia del 33%. Impegno per risparmiare 0,5 mld nell'anno ma previste
sospensioni temporanee della produzione.
6 - FIAT: RICAVI GRUPPO IN CALO OLTRE 25% NEL TRIMESTRE...
(ANSA) - I ricavi del gruppo Fiat, pari a 11,3 miliardi di euro,
sono scesi del 25,3% rispetto al primo trimestre 2008, con volumi in
calo in tutti i business.
7 - FIAT: NUOVA PROTESTA A BRUXELLES PER PIANO LICENZIAMENTI...
(Adnkronos/Aki) - Circa 70 lavoratori della Fiat di Bruxelles si
sono riuniti intorno alle 10 davanti al grande autosalone della
Chaussee De Louvain per protestare nuovamente contro il piano di 24
licenziamenti annunciato dal Lingotto. In questo momento, gran parte
dei lavoratori sta manifestando nella hall dell'autosalone con
bandiere delle cinque sigle sindacali, fischietti, e grandi
striscioni con scritto: 'Fiat antisociale, antisindacale, anticommerciale,
senza piano di rilancio'.
Due delegati sindacali si sono invece recati davanti al quartier
generale di Fiat Belgio, proprio di fronte all'autosalone, chiedendo
di poter parlare con il direttore, Martin Rada. I lavoratori contestano
alla Fiat "di non aver ceduto nemmeno di un millimetro" nel
corso dell'incontro, lunedi' scorso, tra le organizzazioni
sindacali, la direzione e il mediatore del governo.
8 - OPEL: SINDACATO IG METALL CONTRO OPERAZIONE FIAT...
(ANSA) - Il potente sindacato dei metalmeccanici tedesco, Ig Metall, si e'
detto oggi contrario a un eventuale ingresso della Fiat nel capitale della
Opel (Gm). 'Per questa operazione non ci sara' alcun accordo, ne'
contributo, da parte dei lavoratori' Opel, ha detto il responsabile della
Ig Metall di Francoforte, Armin Schild. Nel frattempo, ne' la Fiat, ne' la
Opel hanno voluto commentare le indiscrezioni del settimanale Der Spiegel,
secondo cui la Fiat punta alla maggioranza della casa automobilistica
tedesca ed e' pronta a firmare una lettera d'intenti per l'operazione gia'
martedi' prossimo.
9 - FIAT: SPIEGEL, IN TRATTATIVE PER MAGGIORANZA OPEL...
(ANSA) - La Fiat e' in trattative per acquistare una quota di maggioranza
della Opel. Lo scrive il settimanale tedesco Der Spiegel nella sua
edizione online. Secondo il giornale, che attribuisce l'indiscrezione a
fonti vicine ai negoziati, una lettera d'intenti per l'operazione verra'
firmata martedi' prossimo.
10 - FIAT: ESUBERI CNH, RIDUZIONE 10-15% ADDETTI MONDO...
(ANSA) - La Fiat prevede di ridurre la forza lavoro di tutti gli
stabilimenti del mondo della Cnh del 10-15% per adeguare i costi e
la struttura della societa' alle prospettive del mercato. E' quanto
si legge nella slide della conference call, dal titolo 'azioni di
ristrutturazione alla Cnh'.
11 - AUTO: FT, VOLKSWAGEN VALUTA ACQUISTO PORSCHE...
(ANSA) - Volkswagen sta pensando a un'offerta per acquistare
l'attivita' automobilistica di Porsche, nell'obiettivo di migliorare la
situazione altamente indebitata della holding, Porsche SE. Lo riferisce il
Financial Times. L'operazione, che esce alla luce proprio in coincidenza
con l'assemblea annuale degli azionisti di Vw in programma oggi, verrebbe
a rovesciare l'audace scalata di Porsche su Vw, iniziata tre anni e mezzo
fa. Volkswagen e' la maggiore casa automobilistica europea, con un giro
d'affari 15 volte maggiore di quello di Porsche. Quest'ultima ha
rivelato di avere un debito netto di 9 miliardi di dollari.
12 - AUTO: USA; CONCESSIONARI DA TASK FORCE, NO BANCAROTTA GM...
(ANSA) - I rappresentanti dei concessionari americani dovrebbero
incontrare giovedi' la task force designata dal governo Obama per la
supervisione della ristrutturazione di Detroit. Secondo
indiscrezioni, al team presidenziale la National Automobile Dealers
Association, che rappresenta circa 20.000 concessionari
statunitensi, dovrebbe ribadire che la bancarotta per General Motors
non e' un'opzione, cosi' come il taglio del numero dei concessionari
di Gm indebolirebbe la stessa casa automobilistica.
23.04.09
IL SOLE 24 ORE - Editoriale di Orazio Carabini: "Ricchi o
poveri, se la statistica non è realtà". "Fiat, pronta
l'offerta per Opel". "La stretta fiscale sul credito fa male
alla piccola impresa". Fotocolor: "I talebani avanzano verso
Islamabad". "Napolitano: basta diffamare l'esperienza dei
partigiani". A centropagina: "Otto miliardi per
ricostruire". "Via al registro per le agenzie di rating".
In basso: "Mezzogiorno di fuoco alla Popolare di Milano"
STATI UNITI
THE NEW YORK TIMES - In apertura la notizia che il dipartimento al tesoro
degli Stati Uniti sta preparando il terreno per una procedura di
bancarotta pilotata per Chrysler, con la casa automobilistica in difficoltà
che potrebbe fare ricorso al Chapter 11 già dalla prossima settimana. Lo
rivelano fonti vicine alla situazione. Il New York Times riporta anche che
Fiat potrebbe quindi stringere la sua alleanza con la casa di Detroit
durante la fase fallimentare. In primo piano ancora il Pakistan: "Gli
Usa si interrogano sulla volontà del governo pachistano di fermare
l'avanzata dei talebani", che hanno preso il controllo di una zona a
un centinaio di chilometri dalla capitale Islamabad.
|
| Tutti uniti dietro al Conducadòr Marpionne, dopo
qualche incertezza iniziale. "Fiat-Chrysler, pressing sulle banche
americane. Montezemolo: siamo ottimisti (ma non spingeva per Opel?).
Passera: ha il nostro appoggio". Se il gran capo di Intesa Sanpaolo
se ne esce così, significa che forse un po' di ragione ce l'hanno anche a
Bruxelles: al Lingotto servono soldi freschi. Altro che le panzane che ci
hanno rifilato per settimane i giornali su salvataggi "a costo
zero".
29.04.09 |
FIAT:
QUATTRORUOTE, PREPARA IN SEGRETO PICCOLA IBRIDA...22.04.09
(ANSA) - La Fiat sta lavorando da mesi in segreto a un inedito
sistema ibrido da applicare alle 'piccole' del Lingotto. Lo rivela
Quattroruote sul numero di maggio. Nato per la 500 e la futura Topolino,
il progetto, secondo la rivista, potrebbe rivelarsi una pedina
straordinaria nel quadro degli accordi che stanno prendendo corpo tra
l'azienda italiana
e la Chrysler.
Il sistema ibrido, sottolinea Quattroruote, 'puo' essere infatti
adottato anche per numerosi modelli di classe media, producibili sia in
Italia sia negli Stati Uniti, avvalorando le potenzialita' tecnologiche
del gruppo guidato da Sergio Marchionne nei piccoli
propulsori a basso consumo. Il sistema ibrido abbina il futuro motore
bicilindrico 900 turbo a benzina (in produzione gia' nel 2010) a un
inedito cambio automatico italiano, all'interno del quale e' collocato il
motore elettrico, con batterie di nuova generazione agli ioni di litio e
la possibilita' di ricarica plug-in, ovvero da una presa di corrente.
Chrysler:
banche taglino debito...
(ANSA) - Il Tesoro Usa ha chiesto alle banche e agli altri
finanziatori di Chrysler di ridurre la propria esposizione creditoria del
22%. Da 6,9 mld di dollari a a 1,5 mld in cambio di una quota di azioni
del 5% nella casa automobilistica. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg
citando una fonte vicina al dossier. L'offerta arriva il giorno dopo la
proposta delle banche creditrici di ridurre il debito della casa
automobilistica a circa 4,5 miliardi di dollari in cambio del 40% delle
azioni.
PER LAPO RITORNO IN
FIAT VIA DETROIT?
Lapo Elkann potrebbe ritornare in Fiat. L'ipotesi circola
al Lingotto. Il secondogenito di Margherita Agnelli pare
destinato a far parte della squadra che Sergio Marchionne vuole
spedire a Detroit se si chiuderà l'accordo con la Chrysler. Lapo dovrebbe
occuparsi di «brand promotion»: la stessa funzione svolta a Torino fino
al 2004 quando partecipò al rilancio Fiat e alla messa in cantiere di
nuovi modelli e della 500. E proprio la 500 dovrebbe essere il primo
modello venduto negli Usa in caso di arrivo di Marchionne in Chrysler.
La squadra Fiat per Detroit potrebbe riservare altre sorprese. A Torino
si parla di colloqui fra Marchionne e Mike
Arcamone, vicepresidente della Gm Powertrain Europe, che
potrebbe lasciare la sua casacca per trasferirsi al Lingotto. Arcamone, di
origine italiana, è nato in Canada, dove ha mosso i primi passi della sua
carriera di manager proprio come Marchionne. (Gianni
Pintus)
|
TREMONTI, ACCORDO CON CHRYSLER SAREBBE
FANTASTICO...
(AGI) - "Sarebbe una cosa fantastica". Il ministro
dell'Economia Giulio Tremonti benedice la possibilita' di
un matrimonio tra Fiat e Chrysler. "Ci hanno sempre detto",
afferma in un'intervista al Tg3, "che l'Italia non fa ricerca, che le
nostre macchine partono a spinta. Fa un grande effetto positivo".
Questa mattina Tremonti ha incontrato il suo collega
canadese. "Il Canada", racconta il ministro, "ha grande
interesse. Le fabbriche della Chrysler sono in Canada. Vedono molto bene
l'accordo con Fiat. E per la verita'", conclude, "lo vediamo
molto bene anche noi".urdoch
5 - FIAT: NESSUNA OFFERTA PER OPEL...
(AGI) - Fiat "non ha al momento predisposto alcuna offerta
per l'acquisizione di quote di partecipazione in Opel". E' quanto si
legge in una nota diffusa dal gruppo torinese "su richiesta di Consob",
"in relazione alle notizie di stampa pubblicate oggi" e
"fatto salvo quanto gia' comunicato relativamente all'alleanza
strategica con Chrysler". "E' peraltro noto - prosegue la nota -
che nell'attuale contesto competitivo la societa' - cosi' come gli altri
concorrenti - esamina, nel normale andamento della gestione, ogni
opportunita' delle piu' varie forme di accordi per ottenere sinergie
produttive ed accedere a nuovi mercati".
24.04.09 |
| Se Sergio Marchionne giocherà
fino in fondo la partita su Chrysler e sarà costretto a dividersi tra
Torino e Detroit manderà all'aria altri giochi. Al tavolo verde.Per esempio lo scopone scientifico al quale con grande assiduità «costringe
» il sindaco Sergio Chiamparino, il suo vice Tom
Dealessandri e Gianni Coda. Il gioco per il top
management del Lingotto («prima» di Torino, Marchionne non sapeva
giocare), evidentemente deve essere una tradizione.DA DAGOSPIA. |
3 - Fiat:
boom vendite di auto a metano...
(ANSA) - Nel 1/o trimestre la Fiat ha registrato un raddoppio
delle vendite di veicoli alimentati a metano per un totale di oltre 35mila
vetture. Nel primo trimestre 2008 ne erano stati venduti 15.000. Il boom
e' anche dovuto agli incentivi governativi in vigore da meta' febbraio.
Secondo dati della casa torinese, nel solo mese di marzo gli ordini nel
comparto a metano 'sono praticamente quadruplicati'.
15.04.09
Tra i titoli che hanno invertito la rotta c'è Fiat (+2,63%), in un
comparto auto che a livello europeo arretra dell'1,08%. Secondo gli
operatori il mercato ha apprezzato le dichiarazioni rilasciate dall'a.d.
del gruppo Sergio Marchionne che, in un'intervista al
giornale canadese The Globe and Mail, ha sottolineato che il Lingotto
abbandonerà i piani relativi alla casa automobilistica americana se i
sindacati entro fine aprile non acconsentiranno a sostanziali tagli dei
costi del lavoro. Per gli esperti ciò é positivo in quanto «in caso di
buona riuscita dell'operazione Fiat si porta a casa Chrysler, in caso
contrario non perde nulla».
Marchionne ha spiegato che «ci sono il 50% delle
possibilità di arrivare a un accordo» ma, comunque, il gruppo torinese
è pronto a guardare a un altro partner internazionale se l'operazione con
Detroit dovesse saltare. «Siamo assolutamente pronti a mollare la presa.
Non ho alcun dubbio in merito», ha precisato l'a.d. di Fiat, pronto a
diventare anche il numero uno di Chrysler, aggiungendo che «non possiamo
prendere un impegno verso questa società a meno che si intravveda la luce
alla fine del tunnel».
|
MARPIONNE ALLA CONQUISTA DELLE AMERICHE – INTESA FIAT-CHRYSLER
VICINISSIMA – PER TORINO L’IPOTESI DI RILEVARE ANCHE PEZZI DI GM –
INTANTO LA CASA BIANCA FA MORAL SUASIONE CON LE BANCHE E I SINDACATI
POTREBBERO ENTRARE NEL CAPITALE – L’OPZIONE OPEL… -
Raffaella Polato per
il "Corriere della Sera"
C'è ancora una variabile molto, molto politica: quella parte di
opposizione, ma anche di opinione pubblica, che preme su Barack
Obama perché «non si può salvare Chrysler e lasciar fallire
Gm». Così è pure nelle stanze del potere, e non solo sulle colonne
dei quotidiani, che gli Usa parlano dell'ipotesi di mettere in qualche
modo insieme almeno «pezzi» delle due ex big di Detroit.
MARCHIONNE
E CORDERO DI MONTEZEMOLO
Se problema sarà, per la Fiat che punta alla più piccola delle case
americane, potrebbe però esserlo (semmai) più avanti: in fondo a Gm Barack
Obama ha concesso 30 giorni in più, la dead line tra nuovi
aiuti pubblici e probabile bancarotta qui scade il 31 maggio.
Fine aprile rimane invece la scadenza per «l'unica strada» -
definizione e insieme chiara indicazione della task force voluta dalla
Casa Bianca - che può salvare Chrysler. Il matrimonio con il Lingotto,
appunto, la consegna delle chiavi di Auburn Mills a Sergio
Marchionne. E se ufficialmente tutti si attengono alla cautela
d'obbligo, nella realtà i colpi d'acceleratore che potrebbero portare a
qualche novità già giovedì prossimo (giorno del board Fiat)
continuano.
L'ultimo è la notizia, lanciata ieri da
Automotive News, del possibile ingresso del sindacato Usa nell'azionariato.
È un chiaro segnale che i negoziati si stanno sbloccando, che la
potente United Workers Association va verso la conferma del «sì» a Marchionne
anche sul punto più delicato (il taglio del costo del lavoro).
barack
obama
E non è il solo effetto del piano presentato da Fiat, base della
discreta moral suasion governativa. Passi avanti si registrano nelle
trattative con gli istituti di credito, cui a breve il Tesoro Usa
(attentissimo pure ai conti del Lingotto) presenterà una nuova offerta
per il rimborso dei debiti Chrysler: e sarebbe a quel punto complicato
per i banchieri, salvati dai fondi pubblici, rifiutare di fare la
propria parte nel soccorso a un pezzo cruciale dell'industria americana.
È prematuro dire che è fatta. Gli ostacoli non sono del tutto
eliminati, e tutto può ancora incepparsi. Intanto però l'ultima
fotografia sullo stato del negoziato vedrebbe la Uaw, il sindacato,
pronto a convertire in azioni la metà dei 10,6 miliardi vantati come «obblighi
sanitari» verso Chrysler.
Significherebbe entrare nel capitale con una quota forse anche un po'
superiore al 20% che, all'inizio, avrà Fiat. Naturalmente, con il
placet di Marchionne. «Sono pronto a fare tutto il
possibile», ha dichiarato solo l'altro ieri: l'accordo con il sindacato
rientra nel quadro.
Come non è escluso possa rientrarci, e non solo se continueranno le
pressioni per una soluzione che coinvolga anche Gm, almeno qualche «pezzo»
dell'altra grande malata Usa. La partita, però, potrebbe spostarsi in
Europa. Accantonato il dossier Peugeot, il Lingotto starebbe guardando a
Opel. Potrebbe trovare lì il partner continentale e, insieme, quadrare
il cerchio della questione «aiuti anche a General Motors ».
[17-04-2009]
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Chrysler, controfferta
creditori potrebbe includere azioni, cash
NEW YORK, 14 aprile (Reuters) - I creditori privilegiati della
casa automobilistica statunitense Chrysler stanno preparando una
controfferta per il Tesoro Usa che potrebbe comprendere azioni
nell'alleanza Chrysler- Fiat e una parte in liquidità in cambio della
rinuncia alla rivalsa per un debito da 7 miliardi di dollari. Lo dicono
fonti a conoscenza della vicenda.
I creditori di Chrysler stanno valutandoi una risposta, dopo
essere stati informati sui punti principali dei piani di svolta della
casa automobilistica in difficoltà, tra cui la proposta di
strutturazione di capitale di un'alleanza tra Chrysler e Fiat (FIA.MI),
dicono le fonti.
Queste informazioni sono state fornite ai creditori domenica
scorsa, due settimane dopo la bocciatura da parte dei creditori della
richiesta del governo di cancellare 6 miliardi dalla cifra che avevano
concesso in prestito, dicono le fonti.
Le fonti, che non vogliono essere identificate perché i colloqui
sono confidenziali, dicono che la controfferta potrebbe arrivare in
pochi giorni.
Tra le banche creditrici ci sono JPMorgan Chase & Co (JPM.N),
Goldman Sachs (GS.N),
Morgan Stanley (MS.N)
e Citigroup (C.N).
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Il Gruppo Fiat ricostruisce un asilo comunale all’Aquila
Supporto tecnico e manodopera per i soccorsi
A seguito del grave terremoto che ha devastato l’Abruzzo,
il Gruppo Fiat si è immediatamente attivato per fornire supporto tecnico,
economico e umanitario a favore della popolazione colpita.
Nel mese di
aprile, per ogni vettura e veicolo commerciale Fiat, Alfa, Lancia e Fiat
Professional venduti, l’Azienda, in collaborazione con i concessionari
italiani, devolverà 40 euro. La somma che si stima di raggiungere è di
circa 2,5 milioni di euro e verrà impiegata per ricostruire un Asilo nido
comunale all’Aquila e ridare così ai bambini un luogo sicuro dove
essere accolti. Inoltre, Fiat Professional fornirà ai comuni colpiti dal
terremoto 15 Ducato Panorama per il trasporto scolastico. Importanti
iniziative verranno intraprese anche da Ferrari e Maserati.
In stretta collaborazione e con il coordinamento della
Protezione Civile, le diverse società del Gruppo hanno già prontamente
offerto mezzi e collaborazione nella prima fase dei soccorsi: Iveco ha
messo a disposizione sei Massif, tre Eurocargo attrezzati, due Iveco Astra
cava-cantiere e un Daily 4x4 con equipaggiamento speciale; New Holland ha
offerto macchinari e operatori specializzati e FPT Powertrain Technologies
gruppi elettrogeni insonorizzati che potranno servire per la produzione di
energia nelle tendopoli.
Il contatto con le organizzazioni che stanno gestendo le
attività di intervento è continuo e questo permetterà di far fronte ad
ulteriori esigenze in modo tempestivo ed efficace.
Anche gli stabilimenti del Gruppo che si trovano nelle
zone limitrofe a quelle dei comuni colpiti dal sisma hanno voluto dare il
loro tangibile contributo. Lo stabilimento Sevel di Val di Sangro e quello
di Magneti Marelli di Sulmona hanno dato la loro disponibilità a favorire
le iniziative di supporto ai soccorsi da parte degli operai, degli
impiegati e dei dirigenti.
Torino, 8 aprile 2009
BENE FIAT , E GLI
ALTRI COSTRUTTORI QUANTO HANNO MESSO ? Mb
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SALVATE IL SOLDATO A
QUATTRO RUOTE - IL PRESIDENTE DELLA CHRYSLER: “ENTRO FINE APRILE
VOGLIAMO CHIUDERE CON FIAT, LAVORIAMO 24 ORE SU 24 MA NON ESCLUDIAMO LA
BANCAROTTA” – E LANCIA LA 500 AL SALONE DI NEW YORK: “IDEALE PER
MANHATTAN”…
Andrea Malan per
"Il Sole 24 Ore"
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"Fiat"
«L'intesa con Fiat? Speriamo di farcela entro il 30 aprile». Jim
Press, president e numero due della Chrysler, ha stupito i giornalisti
al Salone dell'auto di New York presentandosi alla conferenza stampa a
bordo di una 500. «L'auto ideale per girare a New York» ha spiegato,
aggiungendo che «quello con Fiat sarebbe un grande matrimonio, non ci
sarebbero sovrapposizioni nella produzione o nella distribuzione».
Press parlava in occasione del lancio della nuova versione della Jeep
Grand Cherokee, e ha detto scherzando che la 500 «ha le stesse
dimensioni di un motore Hemi», ovvero il propulsore da sei litri di
cilindrata montato sulla gamma dei Suv Chrysler.
«Non saremmo qui a mostrarvi quello che lanceremo in futuro se
non fossimo convinti che i nostri prodotti andranno avanti» ha detto
Press. Chrysler ha tempo fino al 30 aprile per firmare l'intesa con Fiat
e convincere la task force del presidente Obama a finanziarla con 6
miliardi di dollari. Il rischio bancarotta? Press ha ribadito che
Chrysler preferirebbe evitarla, ma si sta anche preparando a questa
eventualità. Il rischio maggiore per la casa americana è che le grandi
banche creditrici, guidate da Jp Morgan, ritengano di poter recuperare
più fondi in caso di deposito dei libri in tribunale che non accettando
un piano di ristrutturazione extragiudiziale.
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"Chrysler"
Press ha definito «costruttivo» il
dialogo con gli stakeholders (oltre alle banche ci sono da convincere
anche i sindacati ad accettare il pagamento in azioni di parte del
contributo aziendale al fondo pensioni) e ha detto che «con Fiat
lavoriamo a tutta velocità, 24 ore al giorno». Il manager Fiat Alfredo
Altavilla, responsabile della divisione motori Fpt e delle nuove
alleanze, è a Detroit in questi giorni per proseguire i contatti
avviati a fine marzo. Se l'alleanza andrà in porto la Chrysler - ha
detto Press -nominerà un nuovo consiglio d'ammministrazione.
La task force di Obama ha detto a fine marzo che potrebbe
investire in Chrysler fino a 6 miliardi di dollari addizionali - oltre
ai 4 già versati dall'Amministrazione Bush - qualora l'intesa con Fiat
vada in porto. In un report dei giorni scorsi, l'agenzia di rating
Moody's ha assegnato al Chapter 11 di Chrysler ( fallimento più o meno
pilotato) una probabilità «superiore al 70%».
fiat
500
E anche in caso in cui non si verifichi, molti osservatori Usa si
chiedono se i finanziamenti pubblici saranno sufficienti a traghettare
l'azienda oltre la crisi; tenendo conto - affermano - che la stessa Fiat
ha subìto nel 2008 un forte calo della liquidità e ha già manifestato
l'intenzione di non contribuire fondi all'alleanza ma solo tecnologie.
«Non credo che 6 miliardi basteranno a Chrysler ad arrivare a
fine 2009» afferma per esempio John Wolkonowicz, analista della Ihs
Global Insight. Ron Harbour, esperto di produzione, sostiene che
serviranno fino a 500 milioni per ogni impianto di Chrysler da
rimodernare per produrre auto Fiat; fonti vicine al Lingotto ricordano
peraltro che tali investimenti saranno comunque a carico della casa
americana e che Fiat pagherà solo (con modalità da definire) al
momento in cui le vetture (modelli Alfa Romeo, oltre alla 500) dovessero
effettivamente essere prodotte Oltreoceano.
[09-04-2009]
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MARPIONNE IN USA PER SALVARE IL MATRIMONIO - “UN GAP
MULTIMILIARDARIO” DIVIDE LE BANCHE DALLA CHRYSLER, E MANCANO TRE
SETTIMANE ALLA SCADENZA DEL TERMINE DI OBAMA PER LA RISTRUTTURAZIONE DEL
DEBITO - PIÙ VANTAGGIOSE BANCAROTTA E "SPEZZATINO"…
Salvatore Tropea per La Repubblica
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"Chrysler"
Al Salone dell´auto di New York una Fiat 500 è stata premiata
come "World car design 2009". Il messaggio sembrerebbe
benaugurante per l´alleanza tra il gruppo del Lingotto e la Chrysler,
se non fosse che essa continua a scontrarsi con le resistenze delle
banche creditrici dell´azienda americana.
Ieri il Wall Street Journal ha ha riferito che le trattative tra gli
istituti e il Tesoro sono «a un punto morto», nel senso che le parti
negoziali sarebbero ancora divise da «un gap multimiliardario».
Quando mancano meno di tre settimane alla scadenza del termine
fissato dall´amministrazione Obama per la ristrutturazione del debito
della Chrysler, permane dunque un ostacolo che potrebbe compromettere l´alleanza
a cui sta personalmente lavorando in queste ore l´ad Sergio Marchionne,
con un team di collaboratori presenti con lui in un tour de force che si
svolge tra New York, Detroit e Washington. E dallo scontro in atto sull´indebitamento
muove lo schieramento di quanti ritengono siano più vantaggiose -
naturalmente per i creditori - la bancarotta e un correlato
"spezzatino" della Chrysler. Resta da vedere chi possa oggi
fare la corsa ad acquistare un qualsiasi asset di un´azienda
automobilistica.
Il Wsj, citando fonti vicine alle
trattative, ha scritto che i maggiori investitori della casa
automobilistica si sarebbero sentiti offesi dall´ultima offerta del
Tesoro, cioè il recupero di 15 centesimi per ogni dollaro investito che
equivale a un miliardo di dollari a fronte dei 6,8 dell´ammontare
complessivo del debito.
chrysler
FIAT
Il comitato dei creditori di cui fanno parte Citigroup, Goldman
Sachs, Elliott Management, Jp Morgan e Morgan Stanley ha fatto sapere
che si continuerà a lavorare per trovare una soluzione. Ma secondo il
Wsj alcuni creditori senior avrebbero già pronta una controproposta che
garantirebbe loro la possibilità di recuperare fino a 70 cents sul
dollaro. Dalla ristrutturazione del debito dipende anche l´assetto
societario futuro della casa americana del quale, se si troverà un
accordo, potrebbero entrare a far parte le banche, i sindacati e la
Fiat.
Attualmente a Jp Morgan fanno capo 2,5 miliardi di dollari del
debito, e un miliardo è sul conto di Citigroup. Goldman Sachs si
sarebbe invece disfatta della sua esposizione: ma si tratta di voci come
le molte altre messe ad arte in circolazione, per fare pressioni sulla
task force governativa e indurla ad accettare la via della bancarotta
pilotata. Una soluzione, questa, contro la quale stanno prendendo
posizione larghi strati dell´opinione pubblica. Al punto che un gruppo
di attivisti ha chiesto ai clienti di Jp Morgan di trasferire in altre
banche i loro conto correnti. «Se Jp Morgan vuole i nostri soldi,
allora salvi i nostri posti di lavoro», si legge sul sito Facebook di
un attivista.
Marchionne
Montezemolo
Procede con minori difficoltà il dialogo con i sindacati che pure
sono creditori attraverso i loro fondi pensioni i quali sono più
sensibili alla necessità di difendere l´occupazione (attraverso il
fondo pensioni sono esposti per 10,6 miliardi). Non è escluso che nel
corso della prossima settimana possa esserci su questo fronte una svolta
decisiva. È forse questa la ragione che induce il numero due di
Chrysler a essere ottimista sull´esito del negoziato.
[11-04-2009]
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OBAMA CHIAMA MARCHIONNE – L’IPOTESI (DA Automotive News)
“CIRCOLA PERCHé IL PRESIDENTE è FAVOREVOLE” – IL PRECEDENTE DI
Carlos Ghosn (NISSAN E RENAULT) – THE ECONOMIST: FIAT ENTRERà COMUNQUE
NEGLI USA – GM VERSO LA “BANCAROTTA CHIRURGICA”…
1 - "Obama vuole
Marchionne anche al vertice Chrysler"...
Maurizio Molinari per "La
Stampa"
Con un'indiscrezione di «Automotive News» si apre la partita per
le nomine della nuova Chrysler. L'indiscrezione è che «si discute un
ruolo diretto dell'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne in
Chrysler e possibilmente perfino nel ruolo di guida», in un nuovo board
a sette manager con uomini Fiat e della task force del governo.
Marchionne
Tanto basta per far discutere negli Stati Uniti gli scenari
relativi alla guida del big di Detroit, cui il presidente Barack Obama
ha dato tempo fino all'1 maggio per presentare il piano con Fiat, con
l'alternativa della bancarotta.
A ritenere credibile lo scenario di Marchionne alla guida di
Chrysler - ipotesi sulla quale il Lingotto risponde con un no comment -
è John McElroy, nome di punta della «Society of Automotive Analyst»,
secondo il quale «se questa ipotesi circola è perché il presidente
Barack Obama è favorevole».
Dietro la convinzione di McElroy vi sono «le parole pronunciate
dal presidente pubblicamente, con un giudizio positivo sull'operato di
Marchionne» e anche «l'esito positivo dei colloqui avuti a Washington
dal ceo di Fiat con la task force presidenziale sull'auto».
D'altra parte il precedente di Carlos Ghosn, che somma la guida di
Nissan e Renault, lascia intendere che i nuovi assetti dell'auto
potrebbero consentire a Marchionne di «guidare Chrysler rimanendo al
timone anche di Fiat». Da Detroit rimbalzano però altre ipotesi, a
cominciare da quella relativa ad una sostituzione di Bob Nardelli,
attuale ceo, con il vicepresidente Jim Press che «venendo da Toyota ha
una considerevole esperienza» osserva John Casesa, analista finanziario
del settore auto a New York.
Press avrebbe dalla sua quello di essere un interno, conoscere già
Chrysler e poter dunque procedere a tappe accelerate nella
ristrutturazione, proprio come richiede la Casa Bianca. Ma non è tutto.
barack
obama
«Non c'è dubbio che le indiscrezioni su Marchionne a Chrysler
non piaceranno a molti repubblicani che siedono a Capitol Hill» osserva
McElroy, secondo il quale «aver fatto uscire il suo nome potrebbe
essere anche uno sgambetto da parte di chi vuole evitare che una grande
azienda americana finisca in mani straniere nel bel mezzo della crisi
economica».
Anche in casa repubblicana tuttavia vi sono pareri discordi. Basti
pensare che se il senatore dell'Iowa Chuck Grassley, membro anziano
della commissione Finanze, è fra i più ostili all'acquisizione di
aziende Usa da parte di stranieri, repubblicano è anche Bob Corker,
eletto nel Tennessee, che si è detto favorevole all'accordo
Fiat-Chrysler «a patto che sia rimasto come unica soluzione per far
sopravvivere la casa di Detroit». Che è poi la stessa posizione
espressa di Obama.
La sovrapposizione fra opinioni della Casa Bianca, istanze
protezionistiche che vengono da Capitol Hill e delicate trattative
sull'alleanza automobilistica rendono possibile ogni tipo di esito anche
se McElroy si dice convinto «di almeno una cosa», ovvero che «Bob
Nardelli lascerà la guida di Chrysler perché è arrivato solo da due
anni, ha poca esperienza nel settore ed a nominarlo è stato il fondo
Cerberus dato oramai in uscita».
Todd Goyer, portavoce di Chrysler, si
limita ad affermare che «non vi sono cambiamenti di manager da
annunciare perché il nostro team sta lavorando compatto a creare solide
basi per il futuro». Ma l'impressione è che il nome del ceo sia
proprio una delle «solide basi» da definire entro l'1 maggio.
Robert
L. Nardelli
A guardare oltre il traguardo fissato dalla Casa Bianca è invece
«The Economist» che nell'ultimo numero con un articolo intitolato «Fiat,
ritorno in America» prevede che la casa torinese entrerà nel mercato
statunitense anche se l'attuale trattativa con Chrysler non dovesse
andare a buon fine, a causa di ostacoli con i sindacati o con le banche.
Se infatti Chrysler dovesse andare incontro alla procedura del «Chapter
11», la bancarotta sotto controllo del governo, Fiat «avrebbe la
maggioranza dei benefici senza i relativi grattacapi», scrive «The
Economist», prevedendo il «possibile acquisto» di «concessionari-chiave
e fabbriche con gli stipendi bassi» in maniera tale da garantire uno
sbarco a condizioni ancora più favorevoli di quelle che si prospettano
in questo momento.
2 - Chrysler, l'ipotesi
Marchionne amministratore delegato...
Giacomo Ferrari per il "Corriere
della Sera"
Alla scadenza mancano due settimane e mezzo: solo a fine aprile,
infatti, si conoscerà il destino della Chrysler. Alleanza con Fiat
oppure bancarotta. E, anche se, come ha dichiarato nei giorni scorsi il
numero uno della società Usa, Bob Nardelli, alla trattativa con il
Lingotto si lavora «tutti i giorni della settimana per 24 ore al giorno»,
il tempo stringe.
Un mese in più, invece, per General Motors, l'altro «grande
malato» dell'auto americana. Che, però, non ha in vista alcun
matrimonio: in questo caso la task force nominata dal governo dovrà
decidere tra mantenere in vita l'azienda, nazionalizzandola, oppure
lasciarla fallire.
Ebbene, entrambi i casi (Ford, la terza casa di Detroit, per ora
resiste) sembrano alla vigilia di una svolta. L'intesa Fiat-Chrysler è
più che mai in stand-by. Soprattutto per l'opposizione delle banche
creditrici, tentate da «pochi dollari subito » rispetto al rischio di
un rilancio targato Fiat. A Torino aspettano.
FRITZ
HENDERSON - AD GM
Ma intanto c'è già chi traccia scenari e lancia ipotesi: come
Automotive News, che indica Sergio Marchionne come il più probabile
amministratore delegato di Chrysler se il matrimonio dovesse andare in
porto.
Con un presidente di nazionalità americana e con altri
rappresentanti del Lingotto all'interno di un nuovo consiglio di sette
membri. Una soluzione che darebbe certamente qualche garanzia in più al
«partito del salvataggio» rispetto a quello del fallimento (che
aprirebbe la strada allo «spezzatino», cioè alla vendita di singole
attività). Ma che nella pratica si scontra con una difficoltà
obiettiva: quella per Marchionne di mantenere una doppia guida
operativa.
Per quanto riguarda, invece, General Motors, prende sempre più
piede l'ipotesi di un fallimento pilotato, nel caso non fosse possibile
raggiungere un accordo con gli obbligazionisti per trasformare il debito
in azioni. Il New York Times suggerisce una «rapida e chirurgica
bancarotta»: un percorso assai simile a quello seguito in Italia per
Alitalia.
In sostanza si tratterebbe di creare una nuova società nella
quale far confluire le attività ancora redditizie, mentre tutto il
resto dovrebbe rimanere in quella vecchia, da liquidare nel giro di
qualche anno utilizzando il finanziamento pubblico (tra i 5 e i 7
miliardi di dollari) già stanziato. Anche la new company, però,
avrebbe bisogno di nuovi fondi statali per ristrutturare gli impianti,
rilanciare la produzione e coprire i costi dell'assistenza sanitaria. E
ieri Gm ha accolto le voci perdendo il 17% a Wall Street.
[14-04-2009]
|
dal sito www.spaitalia.it
| Poltrona
Frau: "Etica e capitalismo" |
 |
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| giovedì
09 aprile 2009 |
|
Il 1°
aprile 2009 la casa editrice PASSIGLI ha pubblicato “Etica
e Capitalismo”, autore Luca Cordero di Montezemolo.
Centosessanta pagine
nelle quali l’ex Presidente di Confindustria “riprende i
temi della politica e dell'economia allargandoli agli
avvenimenti degli ultimi anni, dagli scandali finanziari alla
vicenda della Banca d'Italia, dal rapporto tra economia e
politica alla necessità di riforme economiche e politiche. Una
disamina dell'intera società italiana e dei suoi problemi”.
Pubblicazione senza
dubbio interessante ed opportuna, specie di questi tempi.
Ma ci auguriamo
caldamente che Montezemolo ne abbia regalato copia ai colleghi
dei Consigli di Amministrazione nei quali opera, primo fra tutti
quello di Poltrona Frau.
L’azienda di poltrone
di lusso, controllata dalla Charme Management – s.r.l.
presieduta proprio dal numero uno di Fiat e Ferrari – pare
infatti lacunosa dal punto di vista dell’etica e della
governance aziendale, specie per quel che concerne il rispetto
degli azionisti minori.
Nel 2008 la presenza dei
consiglieri alle riunioni dei CdA è stata scarsa, specie per
quanto riguarda il vicepresidente Matteo
Montezemolo (71% di partecipazione ai consigli di
amministrazione) e l’"etico" Luca (un misero 29%).
Nello scorso esercizio, inoltre, gli azionisti intervenuti
all’assemblea annuale hanno avuto il piacere di incontrare il
solo Presidente Moschini, assieme ai consiglieri Mosconi, Moiso
e Beolchini. Assenti gli altri sette membri del CdA.
E proprio l’assemblea
degli azionisti ha fatto traboccare il vaso.
Citiamo testualmente:
“La Società Poltrona Frau SpA ha sede in Torino, via Vela 42.
I Signori Azionisti sono convocati in Assemblea Ordinaria in
Tolentino (MC), S.S. 77 Km. 74,500, presso la sede
amministrativa della Società per il giorno 10 aprile 2009, alle
ore 9.00, in prima convocazione ed in seconda convocazione per
il giorno 11 aprile 2009 stesso luogo ed ora”.
Abbiamo capito bene?
Purtroppo sì.
Alla faccia dell’etica
sbandierata ai quattro venti, si predica bene e si razzola male.
Più che un avviso di
convocazione, questo pare un invito alla rinuncia.
La società ha sede
legale in pieno centro a Torino, presso lo studio del
commercialista Moiso (consigliere della società). Non
esattamente quel che ci si aspetta da una società quotata
regina del made in Italy nel mondo: non c’è nemmeno una targa
ad indicarlo. Gli uffici, invece, sono a Milano, in via Pietro
Cossa, zona centralissima.
Epperò i soci vengono
riuniti presso gli stabilimenti marchigiani, al km 74 della
statale di TOLENTINO, 20.000 abitanti a trenta chilometri da
Macerata! Esser l’ alle 9:00 di mattina costringe a pernottare
in zona. Hotel più economico: 4 stelle.
E non è tutto: il 10
aprile è venerdì Santo, mentre la seconda convocazione è
addirittura prevista per il Sabato Santo, il giorno prima di
Pasqua!
Increscioso.
Un comportamento
inaccettabile per una società quotata, per giunta nell’elite
del SEGMENTO STAR, quel ristretto club di aziende ad alti
requisiti si trasparenza.
Il Codice di
Autodisciplina - firmato e sottoscritto da
Poltrona Frau – raccomanda alle società di attivarsi al fine
di incrementare la partecipazione e le interazioni coi soci?
Poltrona Frau che fa? Ti invita a Tolentino durante le vacanze
pasquali.
Non ci sorprende notare
che, da quando è quotata, alle assemblee degli azionisti hanno
preso parte solo due persone, rappresentanti del socio di
maggioranza e di alcuni fondi minori.
Non sorprende nemmeno il
silenzio di Consob e Borsa Italiana, che non ravvisano alcun
estremo per intervenire con un richiamo od un ammonimento.
Un bell’esempio di
"Etica e capitalismo"…
Ps: abbiamo contattato la
sede legale di Torino. Chiunque voglia saperne di più
consultando i libri sociali cominci a fare i bagagli: sono a
Tolentino.
|
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SCAVA SCAVA,
GUARDA UN PO’ CHI MALCOSTRUì L’OSPEDALE DELL’AQUILA VENUTO GIù -
L’APPALTO FU vinto nel 1991 da un consorzio di imprese guidato da
Cogefar-FIAT - Nel 1992 Enzo Papi, manager FIAT, fu tra i primi a
confessare le tangenti pagatE
Massimo
Riserbo per Dagospia
Ci hanno messo le mani in tanti e per molti anni, e
va bene. Anzi, va male. Ma non è tanto difficile raccontare chi ha
costruito il San Salvatore dell'Aquila, l'ospedale venuto giù come un
presepe di cartongesso alla prima scossa di terremoto.
abruzzo
terremoto
Completata nel 2000, la struttura aveva aperto i
battenti nel 1992 e si era man mano ampliata con una serie di appalti
successivi. Il principale è quello vinto nel 1991 da un consorzio di
imprese guidato da Cogefar Impresit, il colosso delle costruzioni della
galassia Fiat dalle cui ceneri è poi nata Impregilo. Si trattava di una
commessa da 74 miliardi di lire, assegnata dalla Regione Abruzzo,
nell'ultimo anno "buono". Ovvero, prima di Tangentopoli.
Nel 1992, per le mazzette volate sui lavori
pubblici in Abruzzo, l'intera Giunta guidata dal democristiano Rocco
Salini finì in galera. Ed Enzo Papi, top manager di Cogefar, fu tra i
primi a confessare le tangenti pagate per gli appalti abruzzesi, dai
lavori sotto il Gran Sasso al disgraziatissimo ospedale (vedi i lanci
Ansa del 12 maggio '93).
Tra assoluzioni, depenalizzazioni e prescrizioni se
la sono cavata più o meno tutti quanti (al solo Salini restò una
condanna definitiva per falso ideologico), ma qui ovviamente non sono in
ballo le inchieste del passato.
Se mai la Procura dell'Aquila dovesse chiedersi
come sono stati fatti i calcoli del cemento armato, e soprattutto che
tipo di materiali è stato impiegato davvero per costruire un ospedale
diventato obitorio, non potrà certo trovare la risposta nelle vecchie
carte di Mani Pulite. Però potrà partire da lì, ovvero da Torino e
dintorni, per provare a capire chi e come ha costruito il San Salvatore.
E perché i collaudi sono stati fatti alla "volemose bene". Il
bene dei costruttori, non dei pazienti.
abruzzo
terremoto
2 - COSÌ MODERNO, COSÌ MALATO - IL SAN SALVATORE,
SIMBOLO DELLA TRAGEDIA, ORA AL CENTRO DI UN'INCHIESTA
Mariano Maugeri per "Il Sole
24 Ore"
L'ospedale civile San Salvatore è come un Lego
messo giù da un bambino impaziente. Un fronte di oltre due chilometri,
un edificio attaccato all'altro, ma con altezze diverse che non superano
mai i tre piani: più basso, un po' più in alto e all'altra estremità
il polo della facoltà di medicina e chirurgia, con annessa Biologia e
Psicologia.
abruzzo
terremoto
I mattoncini color sabbia non ingentiliscono una
costruzione datata e per nulla funzionale: «Per andare da cardiologia a
neurologia ci vuole il motorino », dice un medico. Il progettista è
l'architetto Marcello Venturini, originario di Paganico, un pugno di
chilometri dall'Aquila,e firma dell'architettura romana. A quei tempi
gli ospedali in altezza, almeno in Italia, non erano stati neppure
immaginati. Venturini monta i cinque Lego denominati con la lettera L
attorno ai tre corpi centrali: chirurgia, medicina, università. Ogni
numero di edificio denominato L ospita un reparto diverso. In più ci
sono cinque isole: quella centrale è dedicata al Pronto soccorso.
abruzzo
terremoto
Le tredici scatole si cominciano a costruire nel
'72. L'appalto lo vince la ditta Pascali di Lecce, fallita alla fine
della costruzione dei primi cinque lotti, praticamente la quasi totalità
della struttura. Progettista e direttore dei lavori è Venturini. I
calcoli sono a cura di Giangaspare Squadrilli. Alla Pascali subentra la
Edilirti dell'Aquila, cui toccherebbe il compito di completare e
rifinire: infissi, piastrelle, impianti elettrici, etc. Dopo pochi mesi
fallisce anche la ditta aquilana. Lo stop dura anni.
Finalmente, nel '91, si assembla un'associazione
temporanea d'impresa guidata da Cogefar Impresit, l'attuale Impregilo,
che insieme ad altre ditte completa le finiture, arreda l'ospedale,
attrezza le sale operatorie delle singole isole, aggiunge un asilo nido
e la scuola per infermieri. Un lavoro che dura anni. L'architetto
Venturini si dimette: è consulente di Cogefar e per evitare un
conflitto d'interessi fa un passo indietro.
Ormai la struttura è completa, adesso c'è
l'impiantistica e gli impianti elettrici da allestire. Nel '96 è
l'allora ministro della Sanità Rosy Bindi a prendere il pallino in
mano: nomina il senatore aquilano Ferdinando Di Orio presidente della
commissione parlamentare delle incompiute sanitarie. Il giudizio sul San
Salvatore è pesantissimo: «Impianto costruttivo irrazionale e obsoleto».
E poi il colpo di grazia: «I materiali impiegati sono di scarsa qualità».
abruzzo
terremoto
Nel 2000 cominciano a entrare in funzione i primi
reparti, trasferiti uno a uno dal vecchio San Salvatore, un convento
dell'800 con un nucleo originario posteriore al sisma del 1703 che in
questi giorni mostra la sua naturale solidità a chiunque abbia voglia
di andarlo ad ammirare. Ai piedi delle due colonne neoclassiche che ne
incorniciano l'ingresso non c'è un solo frammento di calcinaccio. Se
non fosse per la gru e la recinzione della parte antistante il portone -
qui nascerà un nuovo polo universitario - il vecchio ospedale potrebbe
riaprire i battenti domattina.
Al nuovo San Salvatore, invece, la notte del
terremoto crolla la farmacia ed esplodono i mattoni forati delle pareti,
comprese quelle delle sale operatorie. Fuggono tutti, e nelle ore
immediatamente seguenti al sisma le barelle con i feriti si dispongono
nei corridoi. Dopo qualche ora si sbaracca, e nessuno potrà mai dire
quanti feriti non è stato possibile soccorrere con la celerità
necessaria. Il trasferimento a Teramo, Avezzano e Pescara va da trenta
minuti a un'ora. Ieri, il direttore generale della Asl, Roberto Marzetti,
ha comunicato che nei prossimi giorni riapriranno i primi reparti.
Escluse, però, le sale operatorie.
abruzzo
terremoto
Se un ospedale è un luogo strategico dal quale
dipende la sopravvivenza di centinaia di feriti, le sale operatorie sono
i bunker nei quali si combatte il corpo a corpo tra la vita e la morte.
Al San Salvatore, nelle ore immediatamente seguenti alla devastante
scossa di terremoto, la vita non si è presa la sua sacrosanta
rivincita. E solo le indagini dei prossimi giorni ci diranno chi, dove e
perché ha commesso imperdonabili errori.
Ieri mattina, l'ospedale da campo allestito dalla
Protezione civile in uno slargo alle spalle del San Salvatore, ha
riconciliato l'Aquila con l'aggettivo civile che campeggia nella grande
aiuola che conduce al nosocomio. Decine di tende e decine di medici
appassionati e persino ironici, malgrado la drammaticità del momento,
lavorano come se fossero nei loro reparti abituali.
abruzzo
terremoto
Luca Antonini, un cardiologo di nemmeno
quarant'anni che ha perso la moglie e il figlioletto sotto le macerie,ci
dice che l'aiutoofferto da Obama all'Italia dovrebbe concretarsi con la
donazione o il prestito di unità mobili per la terapia d'urgenza. «Sono
strutture costosissime,nell'ordine dei dieci milioni di euro, ma solo
così potremmo ricominciare a lavorare».
I colleghi che incrociano il cardiologo si fermano,
lo abbracciano e gli sussurrano parole di conforto. Antonini si commuove
e solo una volta sussurra a un amico: «Non ce la faccio». Eppure è lì,
a portare soccorso, a proporre soluzioni per effettuare le
angioplastiche a chiunque ne abbia bisogno. Un piccolo eroe di questo
singolare Paese. Come Stefano Stuard, un giovanissimo primario di
nefrologia che ci mostra inorgoglito la tenda più grande del campo con
tutti i macchinari della dialisi pronti a partire: «Da domani possiamo
garantirne sessanta.
abruzzo
terremoto
Questo è il momento di aiutare chi ha bisogno, le
polemiche le faremo quando sarà il momento». O come Rocco Pollice, lo
psichiatra che lavora a «Smile friend», il servizio inventato in
questo ospedale per le patologie psichiatrichee il sostegno psicologico
nei ragazzi dai 14 ai 24 anni.
Qualche tenda più in là c'è l'oncologo Giampiero
Porzio, capellaccio australiano e felpa con la scritta Italia. Ci
trascina a vedere il suo reparto, quello vero: le pareti sembrano carte
geografiche di crepe: «Questo è un reparto di eccellenza, uno dei due
in Italia ad aver ricevuto la certificazione europea Esmo per le cure
palliative».
La notte del sisma Porzio e i suoi colleghi si sono
precipitati al San Salvatore e hanno messo in salvo i pazienti di
oncologia. Forse, i veri salvatori sono loro, che si sono opposti
all'accanimento della natura e agli errori di altri uomini sempre con il
sorriso sulle labbra. Medici che hanno vinto perché si sono rifiutati
di essere sconfitti.
[09-04-2009]
|
15 -
MARCHIONNE NEGLI USA PER ALLEANZA CON CHRYSLER...
(Asca) - Sergio Marchionne, Ad del gruppo Fiat,
e' partito ieri sera per gli Usa, dove e' giunto per discutere
e definire i dettagli dell'alleanza con la Chrysler. Entro il 30 di
aprile, la casa automobilistica di Detroit deve presentare il piano
industriale che, se approvato dalla Casa Bianca, aprirebbe l'accesso
agli aiuti di stato e all'ingresso del Lingotto nel capitale della
Chrysler. L'alleanza Fiat-Ckrysler ha gia' ricevuto
l'autorevole 'endorsement' del presidente Usa, Barack Obama,
che pero' ha invitato le due societa' a limare gli ultimi ostacoli
che consentano di definire il piano industriale di rilancio dell'azienda
Usa.
io non ci credo ! Mb |
Fiat: si
preannuncia una Pasqua americana per Marchionne
Finanzaonline.com - 9.4.09/08:14
Si preannuncia una Pasqua americana per Sergio Marchionne? La domanda non
trova oggi una risposta sicura, ma è probabile visto che ieri
l'amministratore delegato di Fiat è tornato a New York per seguire da
vicino l´evoluzione della partita Chrsyler sulla quale si moltiplicano
pressioni che non sempre vanno nella direzione di un salvataggio il cui
iter incrocia con quello di Gm: col risultato che l´accostamento di due
situazioni non proprio simili minaccia di compromettere la possibilità di
trovare una soluzione. Ieri il
senior vice presidente di Moody´s, Bruce Clark, ha dichiarato che la
capacità di Chrysler di finalizzare un´alleanza strategica con Fiat è
cruciale per la sua operatività, aggiungendo che pur mantenendo la
valutazione di rischio di bancarotta al 70% per Chrysler e Gm ritiene più
delicata la situazione dell´interlocutore di Fiat. E questo perchè per
la più piccola delle tre sorelle americane dell´auto sarebbe più
difficile dimostrare la capacità di andare avanti. |
Riparala
ancora, Tom
|
La frase del titolo è la traduzione
in italiano di un singolare modo di leggere in Inglese la
parola FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino, nonché
voce dal verbo latino fio/fis/factum est/fieri,
passivo del verbo facere, es.:fiat lux et lux fuit.
In Inglese questa parola può essere letta come un acronimo,
ovvero parola nuova formata con le lettere iniziali di
parole vecchie, che significa: Fit it again, Tom, ovvero:
Ripara ancora una volta la mia macchina,Tom,... si è rotta
di nuovo, è fragile, è scadente, non vale niente, etc.
etc.
Sentii veramente questa singolare lettura della parola Fiat
negli USA nel 1996, tredici anni fa, in piena era
democratica Bill Clinton, era delle sicurezze, dell'economia
in pieno vigore, delle macchine grosse e toste, quelle che
bevevano ettolitri di benzina senza problemi, tanto
costava poco e l'idea di emissioni velenose di anitride
carbonica non era ancora molto diffusa. Queste macchine
erano allora ancora simboli di un consumismo spensierato cui
tutti nel mondo potevano, anzi dovevano aspirare, per
adeguarsi al modello americano di perseguimento della
felicità nel mondo dell'economia a crescita infinita.
Segue l'era repubblicana G.Bush, tradizionalista ed
ardentemente religiosa, con il suo disastroso crollo di
finanza e banche, licenziamenti, disoccupazione,
pignoramenti delle case e gente che va vivere nei campeggi.
Tuttociò deve aver trascinato nel crollo anche un mondo di
certezze.
Il pacchetto stimolo dell' economia presentato dal
presidente B.Obama si accompagna a sostituzioni dei
dirigenti ai vertici di quelle compagnie che hanno bisogno
di massicce quantità di danaro del contribuente per
salvarsi dal fallimento. Ed ecco le dimissioni su richiesta
del governo di Richard Wagoner, capo della General Motors,
che ha lasciato il suo posto di dirigente del colosso di
Detroit sull'orlo del fallimento con una magnifica
buonuscita di 20 milioni di dollari, grazie a due piani
pensione.
Nello stesso tempo si parla del patto Chrysler-Fiat.Grande
orgoglio in Italia per questo accordo, le nostre piccole
500, pratiche e poco inquinanti, chiamate a salvare
dal fallimento le grosse SUV ed i comodissimi pickup,camioncini per famiglie. Che rivincita su fit it
again, Tom! Sono buone, dunque, le nostre economiche
piccolette, progettate per città con strade affollate,
strette e tortuose, e lo saranno anche su quelle americane,
diritte ed infinite. Torino è di colpo al centro
dell'attenzione del mondo per la sua produzione di macchine
con caratteristiche tecnologiche innovative, che
ben si inseriscono nella politica verde dell'attuale
governo americano. “Fiat partner ideale, così rilanceremo
la Chrysler”, dice B.Obama.
Queste manifestazioni di interferenza statale dell'economia
suscitano alte proteste da parte dei repubblicani che
vedono aspetti devastanti per l'economia delle imprese
private ed il futuro del paese. Un altro esempio recente di
questa interferenza potrebbe essere una notizia di agenzia
che titola:Governo USA fa causa a Bp per inquinamento da
petrolio in Alaska, perchè BPXA ha scaricato illegalmente
più di 200.000 galloni di petrolio nel mare a causa di
grosse perdite dalle condutture nella primavera estate
del 2006. Il fatto è accaduto in Alaska, e ci
rammenta lo slogan della governatrice Sarah Palin a
proposito di trivellazioni petrolifere: Drill,baby,drill!
Non sono affari degli italiani, sono cose americane che in
definitiva ci riguardano solo marginalmente, a parte
l'orgoglio di campanile suscitato dall'affare FIAT, e
gli echi e le conseguenze dei fatti americani che
inevitablmente si manifestano anche in eurolandia. A
noi, in questi giorni declassati a popolo cui si
devono panem et circenses, quando erroneamente credevamo di
essere cittadini portatori di diritti e doveri sanciti dalla
Costituzione, non resta altro che applaudire, tacendo, il Re
Sole.
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Fiat-Chrysler
Marchionne trova lo scoglio del debito Usa
Le banche americane cominciano ad alzare la posta. Passate in
rassegna nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Fiat,
Sergio Marchionne, sbarcato in Usa per definire i dettagli
dell’alleanza con Chrysler, sembrano cogliere al balzo l’occasione
per ottenere qualcosa in cambio dall’amministrazione Obama.
Il Wall Street Journal evidenzia, infatti, «la riluttanza degli
istituti che hanno erogato prestiti a Chrysler a rinegoziare i debiti,
in particolare a convertire 5 miliardi in titoli».
Le banche (tra queste figurano Goldman Sachs, Citigroup, Morgan Stanley
e Jp Morgan Chase), che hanno finanziato la casa americana con 6,8
miliardi di dollari nel 2007, sanno bene che la riduzione
dell’indebitamento, è uno degli impegni presi dalla casa americana
con la task force del Tesoro. Per loro, a questo punto, sarebbe più
vantaggiosa la soluzione della bancarotta. Ipotesi per la quale lo
stesso Marchionne si era espresso negativamente durante la missione
americana conclusasi venerdì: «Chrysler - aveva dichiarato l’ad a
Bloomberg - non dovrebbe essere condotta attraverso una bancarotta
pilotata».
L’esposizione del gruppo automobilistico del Michigan è tutt’altro
che leggera: ai circa 7 miliardi ottenuti dalle banche, bisogna
aggiungere 2 miliardi di debiti con il fondo Cerberus e l’ex compagna
di viaggio Daimler, 4 che dovranno essere restituiti allo Stato e altri
10 miliardi di dollari legati al fondo sanitario.
Il muro che le banche starebbero innalzando potrebbe ora rallentare la
trattativa, anche se a Torino hanno messo sicuramente in conto la
possibilità di trovare una serie di ostacoli nella fase decisiva della
discussione.
Da parte del Lingotto, comunque, resta il sostegno del presidente Barack
Obama il quale ha visto in Fiat l’unica possibilità di salvezza per
Chrysler.
|
| Sul listino principale si segnalano i
realizzi sui titoli che nella precedente seduta erano andati
particolarmente bene. A partire da Fiat (-3,41%) che ieri ha fatto segnare
un rialzo mai visto prima (+27%), sulla scia dei buoni dati sulle
immatricolazioni in Italia e in Germania. Ma soprattutto, come alcuni
operatori hanno confidato al Sole24ore.com, perché gli addetti ai lavori
sono convinti di una positiva conclusione dell'accordo con Chrysler.
Magari con l'ingresso di altri big del settore, come ipotizzatio nei
giorni scorsi dal Financial Times.
04.04.09
|
| 3
- Fiat/ Seduta boom (+27%), torna livelli novembre con dato vendite...PAZZESCO
SU QUALI BASI UN TITOLO FIAT +27 % IN UN GIORNO SENZA SAPERE NULLA DI
CONCRETO SULL'OPRAZIONE CHRYSLER, SENZA SAPERE SE FIAT CI GUADAGNA O CI
PERDE. ACQUISTO AZIONI PROPRIE FIAT ?
2 - LA GM BATTE CASSA A TORINO...
La Gm presenta il conto al Piemonte. La malridotta multinazionale
dell'auto ha spedito a Torino il vicepresidente per l'Europa Mike
Arcamone per spiegare che non intende ridimensionare la sua
presenza in città, dove vengono studiati i piccoli motori. Arcamone ha
confermato la volontà di potenziare l'Institute of automotive research
per sviluppare propulsori ecologici basati sulla tecnologia ibrida diesel
ed elettrico.
Però dopo l'annuncio è scoppiato un piccolo giallo. Caterina
Ferrero, consigliere regionale del Pdl, ha scoperto che la Gm si
attende dalla regione un investimento di 12 milioni, mentre la giunta di
centrosinistra guidata da Mercedes Bresso ne ha messi a
bilancio solo 2,5. (Gianni Pintus)
(Apcom) - Mentre l'amministratore delegato Sergio
Marchionne è negli Stati Uniti per definire l'alleanza con
Chrysler, i dati sulle immatricolazioni e sugli ordinativi hanno messo
oggi il turbo al titolo Fiat, ritornato sui livelli che non vedeva da
inizio novembre. Le azioni del Lingotto hanno chiuso la miglior seduta di
sempre, con un guadagno del 27,12% a 6,75 euro (massimo a 6,85 euro). Boom
di volumi, con oltre il 14% del capitale passato di mano. In gran spolvero
i titoli dell'intera galassia Fiat: le privilegio +20,1%, le risparmio
+16,4%, Exor +21,3%
Il mercato oggi sembra aver riscoperto il settore auto, fortemente
penalizzato in Borsa quest'inverno. Anche sugli altri listini europei i
titoli delle case automobilistiche sono state acquistate a man bassa: Bmw
a Francoforte è salita del 14,8%, DaimlerChrysler del 15,6%, a Parigi
Renault del 13,9%, Peugeot del 13,7%.
Ieri, a mercati chiusi, sono stati diffusi i dati sulle
immatricolazioni auto in Italia, che a marzo hanno evidenziato un segno
positivo per la prima volta da dicembre 2007 (+0,24% a 214.218 veicoli),
spinte dagli incentivi alla rottamazione varati dal Governo per rilanciare
l'industria. In particolare, le immatricolazioni del gruppo Fiat sono
aumentate del 6,1% a 69.882 veicoli, per una quota di mercato in crescita
al 32,62% dal 32,06% di febbraio.
4 - Auto: Germania,
vendite +40% a marzo...
(ANSA) - Le vendite di auto in Germania a marzo sono aumentate
del 40%, con un aumento record dal 1992. Lo ha annunciato l'associazione
di settore VDA. Nel primo trimestre, invece, le immatricolazioni sono
salite del 18% a 868.000 unita'.
|
FIAT D’AMERICA - DATE A
MarPionne i ritagli stampa SULl’infausta spedizione della Daimler alla
conquista dI Chrysler, che la stava portando alla rovina - L’IRONIA DI
FRESCO: "UN AFFARE ECCELLENTE. PER CHRYSLER è l’ultima ancora di
salvataggio...
1 - Fiat in Chrysler
- Achtung: già i tedeschi ci si sono fatti male
www.blitzquotidiano.it/
Marchionne
Che la Fiat prenda un pezzo di Chrysler è una cosa che fa piacere e
inorgoglisce molti italiani. E il fatto che a guidare la Fiat ci sia un
capo che è italiano solo nel cognome può aiutare a sfatare la
tradizione non certo felice delle imprese italiane (con le dovute
eccellenti eccezioni) e Fiat in particolare, quando si sono avventurate
fuori dei confini nazionali.
Ma se pensiamo, come molti in Italia pensano, che i tedeschi siano più
bravi di noi, allora è bene che Sergio Marchionne
si tenga sul tavolo una collezione di ritagli stampa che
riassumano l'infausta spedizione della Daimler in terra d'America,
proprio alla conquista della Chrysler, che la stava portando alla
rovina.
L'industria dell'auto americana è lì da ben prima che un'automobile
viaggiasse sulle strade italiane. E gli americani saranno pur sull'orlo
del fallimento, ma sono stracarichi di orgoglio nazionale e di disprezzo
verso gli italiani. E dobbiamo sempre pensare che, disperati e con
l'acqua alla gola, anche i migliori degli uomini possono fare cose
strane. Un piccolo esempio delle possibilità di
"incomprensione" che possono nascere ( e di cui Daimler
conserva ancora il ricordo) è di pochi giorni fa, quando Chrysler ha
scritto nel suo sito ufficiale che Fiat, rilevando il 35 percento, si
sarebbe anche accollata una analoga quota dei debiti.
Era mossa per rendere più gradita l'invasione dei
"maccheroni", agli occhi dei lavoratori americani, guidati da
sindacati molto più duri e di sinistra dei nostri. Deve esserne nata
una rissa internazionale, se alla fine Chrysler ha fatto marcia
indietro, come racconta il pezzo linkato sotto dal sito Huffington Post
Se l'accordo andrà a buon fine, tutti ne saremo contenti e il fatto
che la Fiat possieda una quota importante di quello che risulterà il
sesto complesso automobilistico del mondo vale una vittoria ai mondiali
per l'orgoglio nazionale.
Ma l'entusiasmo che anima molti ambienti italiani, a cominciare dai
giornali, non sembra giustificato. La Fiat intanto ha già dovuto dire
che prenderà per iniziare solo il 20%. A fronte dell'apporto delle sue
tecnologie, valutate tra gli otto e i dieci miliardi di dollari. Poi il
governo americano ha già detto che se la Fiat vorrà crescere nel
capitale Chrysler, dovrà mettere denaro contante e se la Fiat vorrà
assumere il controllo del colosso con sede tra Torino e Detroit, la Fiat
Chrysler dovrà prima restituire allo stato americano tutti i soldi che
questo gli ha dato: i quattro miliardi di dollari già concessi e i sei
che arriveranno se non ci sarà invece il fallimento.
Tutti in Italia probabilmente fanno il tifo per Fiat. Ma, se si
leggono le analisi degli esperti americani, questi parlano di accordo
impossibile, di tempi troppo stretti, di unica possibilità per Chrysler
quella di impiegare i 30 giorni concessi dal governo usa per fare
pulizia in casa e prepararsi alla bancarotta.
PAOLO
FRESCO
Con un'ipotesi che può essere la migliore per Fiat sotto certi
aspetti: quella che Fiat compri gli asset buoni da Chrysler prima che
questa fallisca. Ma in questo caso non ci sarebbe apporto di tecnologie,
che è una versione elegante del carta contro carta o del cani contro
gatti: in questo caso da Torino dovrebbero partire ordini di pagamento
importanti.
2 - L'IRONIA DI FRESCO FIAT: "UN AFFARE ECCELLENTE. PER
CHRYSLER... affare eccellente»
Fresco: il Lingotto si rafforzerà all'estero ma a Torino serve un
partner forte
Paolo Madron per "Il
Sole 24 Ore"
PAOLO
FRESCO
Loro due si conoscevano bene. Un po' perché Paolo Fresco,
prima di diventare nel '98 presidente della Fiat, aveva speso gran parte
della carriera oltreoceano, alla General Electric dove, per la serie
com'è piccolo il mondo, lavorava alle sue dipendenze Bob
Nardelli, l'attuale capo di Chrysler.
Ma soprattutto perché con Richard Wagoner, il padre
padrone della General Motors brutalmente silurato lo scorso fine
settimana dal presidente Obama, nel 2000 Fresco aveva
trattato l'alleanza con Fiat. Compresa la fatidica "put" che
obbligava la casa di Detroit a comprarsi tutto il Lingotto, e che
quattro anni dopo il neo amministratore delegato Sergio
Marchionne avrebbe abilmente monetizzato a vantaggio delle sue
casse.
Così, adesso che anche il potentissimo Wagoner ha
gettato la spugna, abbiamo chiesto a Fresco di raccontarci quei mesi
alla Fiat in cui si consumò il brevissimo e sfortunato (per gli
americani) matrimonio.
Una volta era il presidente della
General Motors che prendeva a schiaffi la Casa Bianca, non viceversa.
In effetti. Ma Obama doveva dare un segnale forte di
cambiamento. E cosa c'è di più forte se non mandare a casa Wagoner,
uno dei manager più potenti d'America?
A Torino dovrebbero fargli un monumento solo per il fatto di
aver regalato 4 miliardi di dollari alla Fiat senza nemmeno toccare
palla.
Di più. Sono 4,5 miliardi. Per la precisione 2,5 quando vendetti loro
il 20% di Fiat Auto, e 2 a Marchionne per non essere
costretti ad esercitare la put sul resto del capitale.
Per avere in cambio un pugno di mosche visto che la loro
quota Fiat fu progressivamente svalutata.
E pensi che nell'accordo concluso da Marchionne per
liberare Gm dalla put, il Lingotto si riprese anche le residue azioni
Fiat, mi pare fosse un 5%, che erano rimaste agli americani.
Rick
Wagoner
Cornuti e mazziati. Eppure, nonostante i 4,5 miliardi gettati
dalla finestra, nessuno all'epoca osò chiedere la testa di Wagoner.
Pensare che quella di un suo predecessore, Robert Stempel, rotolò per
molto meno.
No, non bisogna essere ingenerosi, perché fin da subito Wagoner
si è trovato alle prese con una situazione difficile. I
problemi di Detroit li ha ereditati, poi che non li abbia affrontati con
la necessaria rapidità e determinazione è un altro discorso. Ma resta
un bravo manager, e una persona onesta.
Dov'è caduto?
Su due ostacoli. Il primo gliel'hanno messo i sindacati di Detroit, dove
il costo complessivo della manodopera è più del doppio di quello che
paga la Toyota nelle sue fabbriche americane. L'altro, ma più che
ostacolo fu insipienza, di non essersi mosso prima. In fondo è quello
che gli imputa Obama, alla luce del fatto che Gm e
Chrysler sono già da anni tecnicamente fallite.
Da un punto di vista simbolico un reale fallimento di Gm
sarebbe però devastante per l'immaginario americano.
Avrebbe delle enormi implicazioni emotive. Ma se voltiamo indietro è
fallita anche Pan Am, che era una delle industrie simbolo del sistema,
il cui emblema era il grattacielo newyorkese su Park Avenue. Il tempo
guarisce tutte le ferite, anche quelle che a tutta prima fanno più
male.
Quando fece la famosa put con gli americani, era per evitare
che si comprassero subito tutto?
Al contrario. Ero io che avrei voluto vendere tutta Fiat Auto. Andò così.
Io volevo un matrimonio con una società più grande di cui la famiglia Agnelli
fosse socio di minoranza, e stavo trattando la cosa con Daimler
arrivando a un passo dall'altare.
Perché voleva vendere?
Perché quello dell'automobile è un business che appartiene al passato,
che è molto maturo e con una capacità produttiva che supera di una
volta e mezzo la domanda.
Solo che l'Avvocato non voleva passare alla storia per il
liquidatore di una gloriosa storia centenaria.
Infatti mi chiese di cercare una soluzione in cui avremmo mantenuto il
controllo. E io gli ho portato l'operazione con Gm. Ma ho insistito
perché venisse inserita una clausola che in futuro avrebbe consentito
alla Fiat di vendere tutta l'Auto. Gli americani, se pur in minoranza,
erano un socio molto ingombrante. Di qui la famosa put.
Che Wagoner accettò senza colpo ferire?
Tutt'altro. Loro si rendevano conto che firmavano una clausola che
andava tutta a nostro vantaggio. Ma io ne feci una condizione sine qua
non.
Come mai non riuscì a convincere Agnelli che era meglio
vendere tutto?
Forse perché non sono stato abbastanza bravo. Ma mi consola pensare che
anche Enrico Cuccia qualche tempo prima aveva fallito
nello stesso intento di farlo vendere ai tedeschi. E poi l'Avvocato in
questa sua resistenza aveva alleato Paolo Cantarella,
il suo amministratore delegato.
Ma suo fratello Umberto era invece d'accordo con lei.
A quell'epoca Umberto non contava nulla. Comunque è
vero che quando ne parlavo con lui lo trovavo d'accordo con le mie tesi.
E poi bisogna dire che quella con Gm non si configurava certo come
un'operazione svantaggiosa per Fiat.
Guardando all'agonia del colosso di Detroit, si potrebbe
parafrasare all'incontrario, cioè che ciò che va bene per Gm non va
bene per l'America.
Se Obama ha deciso di salvarla dimostra che tuttora
quello che va bene per Gm va bene per l'America. Solo che stavolta
l'Amministrazione ci è andata dentro a piedi uniti.
E Fiat, che chiamando la fatidica put doveva essere
inghiottita da Gm, ora si compra la Chrysler. Un buon affare secondo
lei?
Chrysler è in pessime acque, e questa è una bella operazione se vista
come occasione per rafforzare la presenza di Fiat nel mondo. Ma non è
la soluzione strategica in tema di alleanze. Se pensiamo che Fiat abbia
bisogno di trovare un partner forte, quello non è certo la più piccola
delle Big Three.
E vista da Chrysler?
Un affare eccellente, anche perché è l'ultima ancora di salvataggio
cui si possono aggrappare.
[01-04-2009]
|
L’ultimatum di Obama: la
testa DI WAGONER prima di autorizzare, oggi, la ’fase 2’ del
salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del contribuente. Il monito
della Casa Bianca: Detroit deve fare di più - - un mese a Chrysler per
allearsi con Fiat...
1 - 30 GIORNI PER CHIUDERE CON FIAT - 60 giorni a General Motors
per ridurre i costi
Da Sole 24 Ore.com
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"GM"
Trenta giorni per chiudere l'accordo con Fiat come condizione per
ottenere ulteriori fondi dal governo. È quanto prevede, riporta il New
York Times, il piano dell'amministrazione Obama per Chrysler. Se la casa
automobilistica americana riuscirà a finalizzare entro il 30 aprile
l'accordo con Fiat e ridurrà ulteriormente il proprio debito, «l'amministrazione
dovrebbe considerare un prestito da 6 miliardi di dollari».
L'amministrazione statunitense è convinta che Chrysler non possa
funzionare come una compagnia indipendente nella situazione attuale. Se
l'accordo Chrysler-Fiat non sarà completato, Washington prevede di
rinunciare, lasciando che la Chrysler vada verso la completa
liquidazione. Non è disponibile altro danaro, hanno sottolineato i
responsabili del Governo degli Stati Uniti.
Shawn Morgan, una portavoce di Chrysler, ha dichiarato che la compagnia
desidera lavorare con il dipartimento del Tesoro e con la task force di
Obama sul settore auto, ma ha rifiutato di commentare i programmi della
Casa Bianca. «Con l'imminente annuncio dell'amministrazione sulla
ristrutturazione dell'industria automobilistica, ogni commento o
dichiarazione sarebbero inappropriati», ha detto la Morgan.
Logo
"Chrysler"
Il New York Times riporta anche che il presidente americano Barack
Obama ha intenzione di concedere 60 gioni a General Motors per
presentare un piano di riduzione dei costi. L'amministrazione - riporta
il quotidiano - dovrebbe fornire alla casa automobilistica l'assistenza
necessaria in termini di aiuti durante questo arco di tempo. Nel
frattempo il numero uno di Gm , Richard Wagoner, lascia il suo incarico
come primo passo nell'ambito del piano per il salvataggio e la
ristrutturazione della compagnia di Detroit. Gm ha chiesto al Governo
ulteriori 16,6 miliardi di dollari di fondi, oltre ai 13,4 miliardi già
incassati, ma l'amministrazione Obama è stata esplicita: il piano
presentato non è sostenibile (così come quello di Chrysler) e in
mancanza di un valido progetto alternativo non verranno più erogati
fondi pubblici. La Casa Bianca sosterrà la liquidità operativa
necessaria alle due case nei periodi previsti.
2 - LO SCAMBIO:Obama ha
chiesto la sua testa prima di autorizzare, oggi, la «fase 2» del
salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del contribuente. Il
monito della Casa Bianca: Detroit deve fare di più Massimo Gaggi per il
Corriere della Sera
Era considerato un manager «inaffondabile»: 30 anni al vertice
di GM, gli ultimi otto da capo assoluto. Un presidente e amministratore
delegato inamovibile nonostante i suoi errori manageriali, l'incapacità
di offrire al mercato Usa vetture a basso consumo, le perdite
gigantesche (31 miliardi di dollari bruciati nel 2008). Rick Wagoner ha
resistito a tutto, ma ha dovuto cedere davanti all'offensiva della Casa
Bianca: Barack Obama ha chiesto la sua testa prima di autorizzare, oggi,
la «fase 2» del salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del
contribuente.
OBAMA
WAGONER
Le sue dimissioni sono trapelate ieri e sono il segno del
passaggio dall'era della concertazione nella quale il management GM,
anziché al rinnovamento tecnologico dei prodotti, badava in primo luogo
a gestire l'azienda con l'accordo dei sindacati e delle istituzioni
locali, a una fase di dirigismo col governo federale che diventa
protagonista.
Con l'obiettivo di evitare il fallimento
e salvare posti di lavoro, ma anche per ottenere dai gruppi di Detroit
scelte industriali in linea con le politiche ambientali e di risparmio
energetico dell'amministrazione Obama. Wagoner era convinto di cavarsela
anche stavolta nonostante una situazione aziendale sempre più
disastrosa e le ripetute richieste di dimissioni venute dal Congresso.
Solo dieci giorni fa aveva dichiarato in un'intervista di
considerarsi perfettamente in sella. Ma agli occhi di Obama - che aveva
chiesto alle aziende automobilistiche in crisi di presentare piani di
risanamento credibili, se volevano l'aiuto del governo per restare sul
mercato - i contribuenti americani, chiamati a finanziare un altro
"round" del salvataggio GM, oggi sono più importanti dei
sindacati. Così ieri, a poche ore dalla riunione odierna nella quale
ufficializzerà i nuovi interventi a sostegno del settore
automobilistico, il presidente ha giudicato "inadeguati" i
piani inviati alla sua "task force" da General Motors e
Chrysler.
A quel punto i vertici della GM hanno chiesto al loro "top
manager" di dimettersi. La stessa Casa Bianca non ha avuto
difficoltà ad ammettere che l'uscita di scena di Wagoner era una delle
condizioni per il via libera alla "fase 2" del salvataggio. I
due gruppi, che già avevano ottenuto un "fondo di sopravvivenza di
16 miliardi di dollari nel dicembre scorso, qualche settimana fa
avevano, infatti, chiesto altri 22 miliardi per arrivare alla fine del
2009 senza dover portare i libri in tribunale.
Le dimissioni di Wagoner sigillano una settimana, quella appena
conclusa, che per Tim Geithner è stata assai dura: due tesissime
audizioni parlamentari, numerose apparizioni in pubblico col ministro
che tentava di convincere platee scettiche dell'efficacia degli
interventi del governo, l'annuncio di una riforma delle norme che
regolano la finanza e un piano di salvataggio del sistema bancario, che
è stato ben accolto dai mercati.
Geithner
Timoty
Quella che inizia oggi sarà, per il ministro del Tesoro Usa, una
settimana altrettanto cruciale: un difficilissimo G 20 a Londra, con
contorno di proteste popolari contro i responsabili della crisi
finanziaria divenuta crisi globale, ma, prima, le decisioni della
"task force" per il settore dell'auto che dipende proprio dal
Tesoro: un salvataggio a spese del contribuente molto impopolare ma al
quale Obama non si sente di rinunciare, nel bel mezzo di una profonda
recessione e con la disoccupazione già alle stelle. Geithner avrebbe
avuto tutti i motivi per concedersi un week end di tregua. Invece, non
solo ha rinunciato al riposo per saltare da un talk show domenicale
all'altro, ma in tv è anche apparso per la prima volta sorridente e
abbastanza rilassato.
Continua a vivere in una condizione di perenne emergenza, ma
sembrano ormai lontani i giorni in cui il comico Bill Maher mostrava ai
telespettatori due immagini - Geithner «torchiato» davanti al
Parlamento e un cervo spaventato e chiedeva a Obama di assumere il cervo
come ministro del Tesoro. 47enne come Obama, Geithner si è rassegnato a
essere il suo ministro-parafulmine.
A chi, ieri, gli chiedeva come fosse possibile vivere perennemente
sulla graticola, ha risposto con un sorriso rassegnato: «Me ne sono
fatto una ragione. Ho capito che toccherà a me fare cose assai
impopolari e per un lungo periodo di tempo». Si comincia oggi con le
misure per l'auto: ieri Geithner ha confermato che il governo è pronto
a prestare altro denaro a GM e Chrysler per arrivare in fondo a un 2009
difficilissimo.
Crollato nell'autunno scorso, il mercato non ha ancora dato segni
di ripresa. La domanda annua degli Usa, che in passato si manteneva poco
sopra o poco sotto i 16 milioni di veicoli, quest'anno non dovrebbe
andare oltre i 10 milioni e mezzo di vetture. GM e Chrysler hanno
presentato i loro piani di risanamento al governo (la Ford, che ha una
situazione finanziaria migliore, non ha per ora bisogno di sostegni
pubblici).
La task force guidata da Steve Rattner (un finanziere democratico
che si è messo al servizio di Obama) li ha analizzati per capire se,
dopo la ristrutturazione - quella della Chrysler basata sul contributo
imprenditoriale e tecnologico della Fiat - i due gruppi saranno in grado
di andare avanti con le loro gambe. La forte contrazione del mercato
suggerisce grossi tagli di capacità produttiva e una riduzione del
numero dei protagonisti che operano sul mercato. Sapendo che i
finanziamenti all'auto coi soldi dei contribuenti sono impopolari, ieri
Obama ha detto pubblicamente che i piani presentati sono insufficienti e
ha chiesto a tutte le parti gruppi automobilistici, sindacati, fornitori
- di impegnarsi a fare molti di più in termini di ristrutturazione del
settore.
[30-03-2009]
IL TERREMOTO
Barack Obama boccia i
piani dell'auto
Monito a Chrysler: "Accordo con Fiat"
La Casa Bianca, che ha ottenuto la testa dell'ad di Gm Rick
Wagoner, ha dato parere negativo sui piani di rilancio delle
case automobilistiche. Francia: Psa Peugeot Citroen allontana l'ad
Streiff. Contraccolpi
sulle borse. Imprese Ue, la fiducia ai minimi
Roma, 30 marzo 2009 - Per la Casa Bianca né General
Motors né Chrysler hanno proposto piani di rilancio tali da poter
garantire loro nuovi aiuti pubblici. Secondo fonti di alto livello
dell’amministrazione, il presidente Barack Obama e i suoi
consiglieri ritengono che nessuna delle due case auto sia in grado di
sopravvivere e tornare redditizia e che i contribuenti Usa non
spenderanno miliardi e miliardi per tenere in vita i due gruppi.
Il governo ha dato alle due società un breve periodo per
tentare di dimostrare che il loro salvataggio merita di essere
effettuato e Obama farà un annuncio in merito oggi alle 11 ora di
Washington, le 17 in Italia, alla Casa Bianca. In base al piano
attuale Chrysler non può vivere come società indipendente, secondo
l’amministrazione Obama, che ha concesso 30 giorni al gruppo per
chiudere l’accordo con Fiat ed è pronta a offrire sei miliardi di
dollari se le due società riescono a stringere un’alleanza entro la
scadenza. Se il matrimonio con Fiat non si farà, Washington lascerà
Chrysler al suo destino. A Gm l’amministrazione ha offerto denaro
per garantire l’operatività per 60 giorni e ha chiesto e ottenuto
la testa dell’amministratore delegato Rick Wagoner.
Nuovo ad è Fritz Henderson, già presidente e direttore
generale, mentre il consigliere Kent Kresa, ex presidente e ad di
Northrop Grumman, è presidente ad interim. Il colosso di Detroit ha
anche annunciato un rimpasto in cda, con la nomina di nuovi
consiglieri che rappresenteranno la maggioranza. Secondo le fonti
dell’amministrazione, Gm non ha rispettato le promesse fatte in in
cambio del prestito da 13,4 miliardi già ottenuto, ma le prospettive
per il gruppo sono buone, grazie al suo brand globale e al suo
potenziale nella ricerca. Washington confida che Gm possa mettere
insieme un piano che le consenta di tenere aperte le linee produttive
nei prossimi anni ed è pronta a lavorare al fianco della società.
I GUAI DI GM E PEUGEOT
Il consiglio di sorveglianza di Psa Peugeot Citroen ha messo ieri
bruscamente fine al mandato dell’amministratore delegato del gruppo
automobilistico, Christian Streiff, che sarà sostituito dal primo
giugno da Philippe Varin, ex proprietario del gruppo siderurgico Corus.
Lo ha annunciato in un comunicato la società.
Roland Vardanega, membro del comitato, “ricoprirà
provvisoriamente la presidenza fino all’effettivo insediamento di
Philippe Varin”, ha aggiunto il gruppo, che ha chiarito che dal 15
aprile, Philippe Varin “prenderà conoscenza dei gruppi e delle
attività dello gruppo”. Peugeot si è detto “convinto che, sotto
la direzione di Philippe Varin, il gruppo PSA Peugeot Citroen sia in
grado, con l’insieme dei gruppi, di rivelare tutto il suo
potenziale”.
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FIAT: WASHINGTON POST, VINCENTE COMUNQUE
NELL'ACCORDO CON CHRYSLER...
(Adnkronos) - 'Comunque vada l'accordo con Chrysler, la Fiat ne
uscira' vincente. E comunque anche per Chrysler e' una scommessa che
vale la pena di essere giocata'. E' quanto scrive oggi il Washington Post,
sottolineando che la produzione di una piccola auto, come la Fiat
500, potrebbe essere una salvezza per il gruppo automobilistico americano.
Comunque, sia spiega il WP, 'non ci sono molte altre occasioni' per la
casa automobilistica Usa, 'se Fiat ha ragione' e in Usa si venderanno
queste auto di piccole dimensioni, 'allora il presidente della Chrysler Bob
Nardelli salvera' i posti di lavoro e forse ne creera' altri 5
mila. Se la Fiat sbaglia, vince comunque perche' avra' accesso alla
tecnologia per la costruzione dei camion'. 25.03.09 |
| 18.03.09 DA DAGOSPIA
C'è poi la questione della Fiat e dell'alleanza con Chrysler, ma
questo è un problema che angoscia soprattutto i manager dell'azienda,
primo fra tutti l'uomo dal pullover sgualcito, Sergio Marpionne.
I giornali sparano con grande evidenza le notizie che ieri sono state
rilanciate dall'agenzia Bloomberg sulle sinergie che l'alleanza
Fiat-Chrysler potrebbe generare. Di queste ha scritto Bob Nardelli,
il 60enne capo di Chrysler che in una email ai dipendenti ha esaltato le
potenzialità dell'accordo tra le due case automobilistiche. |
|
FIAT/
Una lotteria costosa per gli italiani
giovedì
12 febbraio 2009
Martedi prossimo sarà presentato alle
autorità statunitensi il progetto Chrysler-Fiat per ottenere ulteriori
investimenti, per circa tre miliardi di dollari, da parte del Governo
nella casa automobilistica di Detroit. Dei programmi, costi e benefici
della joint venture non si hanno informazioni chiare sul sito della Fiat,
e il contenuto dell’accordo non è noto se non sulla base di notizie di
stampa.
L’amministratore delegato di Fiat
Marchionne, in un contesto discorsivo, ma pur sempre pubblico, ha detto
che la progettata partecipazione nell’azienda americana è come un
biglietto della lotteria: il gruppo torinese lo farà for free,
nessun costo e solo benefici... se la fortuna ci assiste. Che il gioco
d’azzardo (esplicito) sia diventato l’ultima spiaggia della finanza?
Certamente, il contesto avrà
influenzato l’atteggiamento dell’intervistato, ma si tratta pur
sempre del The Wall Street Journal, e allora il messaggio
va colto. Non penso che gli amministratori della società di Detroit
presentino alla stessa maniera l'ipotesi di collaborazione con Fiat,
dalla quale dipendono i destini dell’azienda.
I parlamentari Usa, infatti, stanno
chiedendo prudenza nell’erogare altri miliardi di dollari di aiuti di
Stato alla Chrysler: sarebbe difficile per il governo sostenere che il
rilancio dell’economia passi in realtà per Las Vegas.
Ha scritto recentemente il Detroit
News: «Come può un costruttore in un settore globale, dove i nuovi
prodotti sono la chiave del successo, continuare a investire quando sia
il proprietario che il futuro socio estero rifiutano di mettere un solo
dollaro?».
Ma l’atteggiamento di Marchionne è
sintomatico. Una grande operazione, che coinvolgerà centinaia di
migliaia di operai e famiglie, è per lui un grande gioco, una
scommessa: l’eventuale fallimento è solo un possibile risultato, non
un personale insuccesso.
Nel frattempo, il suo compenso e i
suoi bonus, e la sua stessa posizione, non sono in discussione. Lo
scorso anno, lui e Montezemolo hanno incassato 14 milioni di euro di
compensi. Pensano di ridarli indietro, di utilizzarli per sostenere la
produzione, per alleviare la cassa integrazione (altri soldi pubblici,
ricordiamo)?
Vogliono, loro, aiutare la Fiat? Per
farlo basterebbe impiegare i loro compensi sottoscrivendo nuove azioni.
A casa, in Svizzera, Marchionne ha
convertito in azioni l'intero emolumento da vicepresidente di UBS - colà
di soli 250 mila euro. E in Italia? Montezemolo, giustamente preferisce
investire nei trasporti ferroviari, sui binari: di Stato, ovviamente.
I risultati brillanti di Fiat nel
2007, sulla base dei quali hanno costruito la loro immagine, erano
evidentemente fragili, provvisori - chiamarli falsi sarebbe esercizio di
logica aristotelica, perché gli eventi futuri (un anno dopo)
appartengono al caso, e non al novero delle competenze che vengono
richieste a chi pretende di guadagnare centinaia di volte lo stipendio
di un suo collaboratore.
Per assicurarseli, su La Repubblica,
Marchionne precisa: «Per quanto difficile, il 2008 si chiuderà per il
gruppo con un significativo risultato economico e con un trading profit
che sarà il più alto nei 109 anni di storia della Fiat».
Ma allora, le cose vanno bene o no?
Ha bisogno o no del nostro aiuto (questo significa di Stato) la
Fiat? Gli operai perché sono preoccupati? E se la preoccupazione fosse
per i dividendi della famiglia Agnelli? Quelli distribuiti nel 2008 sono
stati regolarmente incassati e messi da parte. Quelli del 2009 non
verranno distribuiti.
Per il futuro, precisa a La
Repubblica l’amministratore delegato: «Il 2009 sarà un anno carico
di significato. Se la realtà ci cambia sotto gli occhi, anche noi
dobbiamo cambiare, e cambiare di continuo. Questo vuol dire che
nessuno può fare più conto sulle certezze di ieri. Sono convinto, oggi
più che mai, che la più grande qualità della Fiat risieda nell'avere
una squadra di leader che può dare prova di tutto il suo valore nel
gestire questa fase».
E sì, non sarà difficile gestire
questa fase, basta aver chiesto soldi in prestito alle banche , che nel
frattempo li hanno chiesti allo Stato (sempre NOI), e assicurarsi gli
incentivi al settore da parte del Governo italiano.
Ci si potrà poi presentare giorno 17
a Detroit con qualcosa in mano per chiedere, insieme ai manager
americani, soldi ad Obama.
Ma, per fortuna, a Marchionne non si
applica la legge Usa e i limiti ai compensi (500.000 dollari, pare), che
saranno imposti ai colleghi americani, per decenza oltre che per
obbligo, non lo riguarderanno. Come non lo riguardano i 263 milioni di
perdite per derivati legati alle stock option .
E il cambiamento del 2009? Riguarda
solo tutti noi italiani-residenti che, grazie agli aiuti all'industria,
daremo un piccolo contributo affinché il compenso dei vertici Fiat non
venga messo in discussione, neppure in un anno, nel quale molti di noi
non avranno i soldi nemmeno per cambiare le gomme della vecchia Fiat.
Altro che cambiare auto.
Infatti, nonostante il contributo per
la rottamazione, occorrerebbe pagare il costo della macchina con soldi. E
se una volta potevamo pensare di ottenere un prestito dalla nostra
banca, ora no, il finanziamento ci sarà senz’altro negato, perché
dopo tutto le banche hanno già dato tutto… a Marchionne.
|
Fiat, proroga termini presentazione lista candidati per CdA
(Teleborsa) - Roma, 12 mar - Con riferimento alla prossima Assemblea degli
Azionisti, la società Fiat comunica che, a termini di legge e di statuto,
sono state presentate le sole liste di candidati per la nomina del
Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale proposte
dall'azionista Exor S.p.A..
Il termine per la presentazione di liste di candidati per la nomina del
Collegio Sindacale è quindi prorogato a tutto il 16 marzo e la
percentuale minima di partecipazione necessaria è ridotta al 0,5% delle
azioni ordinarie.
I curricula dei candidati proposti da Exor S.p.A. sono consultabili sul
sito internet www.fiatgroup.com.
Si ricorda infine che, considerato la composizione azionaria della società
e quanto avvenuto in precedenti occasioni, si prevede che l'Assemblea potrà
costituirsi e deliberare in seconda convocazione il 27 marzo.
13.03.09 |
NUCLEAR FIAT – CRESCE LA FRONDA A MARCHIONNE (CHE INTANTO PORTA IL
MOTORE MULTIAIR IN AMERICA) – POCO PROBABILE UN CAMBIO VERTICI: LA
FIDUCIA DI ANDREA AGNELLI E LE TRATTATIVE CON CHRYSLER – IL NUCLEARE
AIUTA IL NEGOZIATO CON PEUGEOT…
Gianni Gambarotta
per "Il Foglio"
Marchionne
Sergio Marchionne, amministratore delegato della
Fiat, ha fatto un viaggio lampo a Washington per discutere con le
autorità federali e i vertici della Chrysler l'alleanza che dovrebbe
portare la casa torinese ad acquisire, a costo zero, il 35 per cento di
quella
di Detroit.
Nella sua Borsa assieme a tutta la documentazione del caso, c'è
anche il dossier Multiair, il nuovo motore taglia consumi che dovrebbe
costituire un atout nel negoziato: il presidente Barack Obama ha
detto che concederà aiuti soltanto ai produttori che sapranno lanciare
auto con una forte vocazione al risparmio energetico.
E il Multiair, stando a quanto assicurano a Torino, sembra fatto
apposta per soddisfare le pretese della Casa Bianca. E' una dote più
che apprezzabile da portare alla sposa americana che invece è priva di
queste tecnologie. Dunque sotto la Mole si aspettano buone notizie dalla
trasferta statunitense del loro numero uno operativo.
Mentre Marchionne è stato oltre Atlantico impegnato
in questa operazione, i suoi collaboratori rimasti a casa si sono presi
un paio di giorni di respiro. L'amministratore delegato è un ottimo
manager, nessuno lo discute, ma è un tiranno. Stare qualche giorno
senza vederlo girare per i corridoi con il suo fare imperioso, sempre lì
con il fiato sul collo di tutti a chiedere, sollecitare, dare ordini
categorici non dispiace ai manager del Lingotto.
barack
obama
Come dice il proverbio, quando il gatto non c'è i topi ballano. E in
questi giorni a Torino lo fanno anche perché il gatto, secondo alcuni,
ha perso un po' dei suoi artigli, del suo scatto felino. Fuori dalla
metafora: le cose vanno male per tutti i costruttori di auto del mondo e
ovviamente anche per la Fiat.
Basta guardare il titolo, sceso in pochi mesi da 24 euro a circa 4,
il calo delle vendite, la crescita della cassa integrazione. Tempi duri
anche per super Sergio. E i manager che per anni ne hanno subìto le
intemperanze, ora molto discretamente si prendono qualche piccola
rivincita. Debolezze umane.
Per esempio, mentre era a Washington si sono chiesti se Marchionne
indossi il maglione negli incontri ufficiali con
l'amministrazione come ormai fa sistematicamente in Italia e non solo in
azienda, ma anche nelle occasioni pubbliche.
Più in generale si domandano se poi sia davvero una grande trovata
questa moda ultracasual da lui introdotta e da tutti lodata (da loro,
ossequiosamente, per primi) o non sia soltanto una stravaganza di un
manager che sull'onda del suo straordinario successo si concede tutto
quello che gli viene in mente.
ANDREA
AGNELLI
Il tema del maglione sì-maglione no non ha ovviamente importanza. E'
significativo però
per un fatto: mai in passato i manager Fiat si sarebbero permessi
qualche commento negativo sul capo. Ora invece lo fanno e in capannelli
nemmeno troppo ristretti. I giudizi non entusiastici vanno ben oltre
l'abbigliamento, ma si estendono ai temi della gestione, delle scelte
strategiche, delle ricette per affrontare la crisi.
Succede così, da sempre, in tutte le aziende quando arrivano i
problemi veri. E succede anche alla Fiat. Con una certa intensità che
sa quasi di fronda, tanto che qualcuno, mettendo insieme questi
mormorii, i crescenti impegni dello stesso Marchionne nell'Ubs
(la banca svizzera in difficoltà della quale è vicepresidente non
esecutivo) e alcuni altri indizi, è arrivato a ipotizzare un
rimescolamento dei vertici non lontano.
Ipotesi che non regge. Nell'intervista al Sole 24 Ore del primo
marzo, Andrea Agnelli,
figlio di Umberto e azionista al 10 per cento della
cassaforte che custodisce il pacchetto di controllo della Fiat, ha detto
che il vertice rimane com'è: Luca Cordero di Montezemolo
è stato confermato alla presidenza e Marchionne è stato paragonato al
mitico Vittorio Valletta: "Marchionne è
qui - ha detto Agnelli - e credo che rimarrà
qui".
L'ipotesi è smentita anche dalle circostanze. Un grande gruppo
industriale non può cambiare il top management proprio nel pieno di una
trattativa come quella con la Chrysler. Sarebbe autolesionistico,
soprattutto se si pensa che sullo sfondo si profila, oltre a quella
americana, una grande alleanza europea resa indispensabile da questa
crisi così dura.
PEUGEOT
Il nome che circola con più insistenza è quello della francese
Peugeot. Questo negoziato se si aprirà davvero (e la maggioranza di
esperti propende per il sì) dovrà ovviamente vedere la delegazione
italiana guidata da un vertice che nella sua collegialità abbia
pienamente in mano l'azienda, cosa impossibile se venisse rimaneggiato.
Agli eventuali negoziati parteciperanno (e sedendo al volante, visto
che entrambi sovvenzionano il settore) i governi italiano e francese. Un
aiuto alla trattativa, così come il Multiair sta facendo in quella
americana, potrà venire dall'atomo.
In questo senso: l'Italia ha appena annunciato che costruirà quattro
centrali nucleari in una joint venture con la Francia; a distanza di
poche ore la tedesca Siemens ha invece comunicato la rottura
dell'alleanza con la francese Areva proprio nel settore nucleare.
Le geoeconomia è composta da tanti elementi. A volte atomi e auto
possono seguire percorsi invisibili ai più, ma che si incontrano.
[09-03-2009]
CARO GAMBAROTTA MARCHIONNE SARA' FUORI DALLA FIAT MOLTO PRIMA DI
QUANTO TUTTI VUOI PENSIATE! |
| TO.6.03.09
LA FIAT PRESENTA AL SALONE DI GINEVRA LA 500 CABRIOLET CON
VISIBILITA' POSTERIORE = O = SICUREZZA. |
GRAND’ITALIA – NELLO STESSO GIORNO IN CUI MOODY DECLASSA IL TITOLO
FIAT A ‘junk bond’ (spazzatura), LA FIAT VARA INCENTIVI PER I MANAGER:
MarPionne potrà ricevere diritti che gli consentiranno di ottenere fino a
2 milioni di azioni del Lingotto…
Marchionne
Pierluigi Bonora per
Il Giornale
Inizia male la settimana che accompagnerà l'amministratore delegato
di Fiat, Sergio Marchionne, verso alcune importanti
scadenze: il Salone dell'auto di Ginevra, nella prima settimana di
marzo; l'incontro collegiale organizzato dall'Acea, sempre a Ginevra,
dove le case europee si leccheranno le ferite provocate dalla crisi
mondiale.
Che l'inizio del 2009 fosse molto difficile, lo stesso Marchionne
lo aveva messo in conto (il mercato auto è colato a picco), e
la decisione presa ieri da Moody's di riportare il rating di Fiat nel
territorio dei «junk bond» (spazzatura) è la conferma. Per il titolo
torinese, sotto stress da diverso tempo, è stata una nuova mazzata
(meno 5,6% a 3,54 euro, con scambi pari al 3% del capitale), anche se in
Europa c'è chi ha fatto peggio, come Renault e Porsche (entrambe hanno
perso il 10%).
Il possibile declassamento del rating assegnato da Moody's a Fiat era
stato ventilato lo scorso 15 gennaio. Il taglio riguarda il rating sul
debito a lungo termine, da Baa3 a Ba1, e quello sul debito a breve, da
Prime-3 a «Not Prime». «L'intervento - spiegano dall'agenzia di
rating - riflette il flusso di cassa significativamente negativo
nell'esercizio 2008, che ha portato a un peggioramento sensibile nella
flessibilità finanziaria, con un aumento del debito da 5,9 a 6,3
miliardi di euro».
Logo
"Fiat"
Il quadro delineato da Moody's non lascia
intravedere spiragli positivi: la situazione del mercato è vista
difficile, con un significativo calo dei volumi attesi e limitate
prospettive per una ripresa decisa nel 2010. Ecco perché l'agenzia
stima che la redditività operativa e la generazione di cassa del
Lingotto rimarranno molto deboli nel medio termine e, come conseguenza,
che il tempo necessario per l'abbandono della categoria «spazzatura» e
il ritorno al livello di «investment grade» richiederà più tempo.
Il rating Ba1, avverte Moody's, continua a riflettere il forte
recupero finanziario degli ultimi anni, un solido profilo industriale,
con un'ampia offerta di prodotti e buone posizioni di mercato in diverse
aree geografiche. L'outlook negativo, fa sempre notare Moody's, deriva
dalla pesante dipendenza di Fiat nei confronti del sostegno continuativo
delle sue banche principali, in considerazione del rinnovo delle linee
di credito a breve termine (un miliardo di euro), e tiene conto delle
previsioni di un deciso peggioramento di Fiat nei suoi mercati chiave.
Moody's vede, infatti, un calo della domanda di auto e veicoli
commerciali leggeri di circa il 40% nel primo trimestre del 2009. Per
quanto riguarda l'Italia, del resto, il vero impatto degli incentivi
alle rottamazioni è atteso tra aprile e giugno e il dato delle
immatricolazioni di febbraio dovrebbe attestarsi a un meno 22-23%,
stando alle indicazioni di ieri.
Il declassamento di Fiat è arrivato nel giorno in cui il cda ha
varato un nuovo piano di incentivazione dei manager, che verrà
sottoposto alla prossima assemblea del 27 marzo, secondo il quale Marchionne
potrà ricevere diritti che gli consentiranno di ottenere fino
a 2 milioni di azioni del Lingotto, su un totale di 8 milioni
disponibili per l'operazione.
Il piano è fondato sull'attribuzione di diritti al raggiungimento di
obiettivi prefissati per il 2009 e per il 2010, oltre che al
mantenimento del rapporto professionale con il gruppo.
[24-02-2009]
|
|
Moody’s riduce il rating di Fiat
Moody’s ha comunicato oggi di aver ridotto il rating sul
debito a lungo termine di Fiat da "Baa3" a "Ba1" e quello a
breve termine da "Prime-3" a "Not Prime". L’outlook è
negativo.
Torino, 23 febbraio 2009
|
Buongiorno, lavoro in una azienda fornitore Fiat. Dal
31/01/09 noi con tutti gli altri fornitori non riceviamo bonifici da parte
Fiat. Hanno sospeso i pagamenti per motivi di mancanza di liquidità, ma
noi temiamo che dietro ci sia una precisa volontà di Marchionne di
aggravare le condizioni delle aziende del settore automotive, per far si
che la Confindustria metta pressione al Governo per incrementare aiuti di
Stato al settore. Con lo scopo finale di concedere la mobilità a migliaia
di operai Fiat di svariati stabilimenti in Italia (in primis Pomigliano
dove guarda caso ne la 147 ne la 159 rientrano nelle categoria che possono
usufruire degli incentivi per acquisto auto ecologiche)
Un dipendente seriamente preoccupato
10.02.09 DA DAGOSPIA |
| TO.06.02.09 LA PROSSIMA MINACCIA DI MARCHIONNE SARA' DI
PORTARE
LA FIAT IN POLONIA ? Tanto il mercato resta in ITALIA a chi sarà
piu competitivo.
STAVOLTA LE BANCHE RISCHIANO DI PERDERE DI SOLDI CHE PRESTANO
ALLA FIAT. NON E' SUCCESSO NEL 2005 PERCHE' C'E' STATA LA
BOLLA SPECULATIVA PER LA QUALE BISOGNERA' ASPETTARE ALTRI 50 ANNI..
|
| O.27.01.09
SENSI ART.21 COSTITUZIONE
IT:
L'AIUTO ALL'INDUSTRIA
AUTOMOBLISTICA, IL BLUFF 2009 DI MARCHIONNE, QUALE FINALITA' HA :
- PRODURRE PIÙ AUTOMOBILI ? PER CHI ? PER METTERLE DOVE ?
VISTO CHE SIAMO IL PAESE EUROPEO CON LA MAGGIORE DENSITA'
AUTOMOBILISTICA.
- PRODURRE QUALI AUTOMOBILI ? LA FIAT 500 E LA PANDA , PRODOTTE DA
MARCHIONNE IN POLONIA ? ALLORA LA FIAT CHIEDA I CONTRIBUTI ALLA POLONIA
.
- A CHE PREZZO ? 5 MILIARDI DI EURO ? O MENO TANTO VALE FARE UN OPA
IN BORSA A 2 € E STATALIZZARE LA FIAT, CAMBIANDONE I CONNOTATI
PRODUTTIVI E DIRIGENZIALI.
- SALVARE IL POSTO DI LAVORO A MARCHIONNE & C O A AGLI OPERAI ?
TANTO GLI OPERAI CON MARCHIONNE IN CIG CI SONO ANDATI...E MARCHIONNE
CHE NON SE NE VUOLE ANDARE PERCHÉ CHI GLIELO DA UNO STIPENDIO DI
MILIONI DI EURO PER CHIEDERE I NOSTRI SOLDI , QUELLI DEGLI OPERAI
CASSAINTEGRATI , ALLO STATO ?
- ED E GIUSTO PRENDERE I NOSTRI SOLDI DALLA SPESA SOCIALE DELLA
SANITA' E DELL'EDUCAZIONE, DALLA SICUREZZA, PER ESEMPIO, PER CONSENTIRE
ALL'ARROGANTE MARCHIONNE & C DI SPADRONEGGIARE SUL FUTURO DI
60.000 E PIÙ PERSONE ?
- L'ARROGANTE MARCHIONNE & C PRIMA IMPONE LA SUA VOLONTÀ, LE
SUE AUTO , E POI CI TOGLIE I SOLDI PER CURARCI E ISTRUIRCI, PER CAPIRE
QUANTO SIANO INCAPACI I MARCHIONNE & C.
- CHI E' MARCHIONNE : UN ABILE GIOCATORE DI POKER...MA STIAMO
GIOCANDO A POKER O NO ? LA CARTA PER MANTENERSI UNO
STIPENDIO MILIONARIO PUO' ESSERE QUELLA DEGLI AIUTI DI
STATO PAGATI DA NOI
- IL BLUFF DI MARCHIONNE NEL 2009 PER ME , SENSI ART,21 COST, E'
QUELLO DEGLI AIUTI DI STATO ..
- GLI AIUTI ANCHE PER L'INDOTTO SONO MOTIVATI DAL FATTO CHE
MARCHIONNE & C LI VOGLIONO PRENDERE 2 VOLTE, PER L'AUTO E LA
COMPONENTISTICA ?
- PERCHE' IN USA LA FORD NON HA VOLUTO AIUTI DI STATO ?
AGNELLI NON ERA IL FORD ITALIANO ?
- OBAMA E' STATO TURLUPINATO DAGLI AUTOMOBILIERI (PRODUTTORI DI
AUTO SECONDO IL LINGUAGGIO DI G.A)
- A RISCHIO DOVREBBERO ESSERE I POSTI DEI CONSIGLI DI
AMMINISTRAZIONE CHE HANNO DECISO QUALI MODELLI DI AUTO PRODURRE
E COME PRODURLI, NON QUELLI DI CHI LI HA SOLO PRODOTTI.
- PERCHE' MARCHIONNE CON ARROGANTE PREPOTENZA DAL 2004 AD
OGGI HA SEMPRE DETTO CHE ERA SICURO DEI SUOI METODI E DEI SUOI
OBBIETTIVI ? CHI SBAGLIA NON PAGA ?
- E DOPO L'AUTO A CHI DAREMO CONTRIBUTI, A MONTEZEMOLO PER LA FRAU, A PRADA PER LA BARCA.. .INTANTO LORO SI CURANO IN CLINICHE
PRIVATE ED
I LORO FIGLI VANNO IN SCUOLE PRIVATE....MENTRE I FIGLI DEI
CASSINTEGRATI MUOIONO SFRUTTATI E MALATI. GRAZIE SIGNOR GOVERNO SE
QUESTA VOLTA NON VI FATE RICATTARE DAI PREPOTENTI, GIA' PROTETTI
DAL CARDINALE DI TORINO.
|
| TO.24.01.09
I RISULTATI
FIAT 2008 , SECONDO Marco BAVA sensi art.21 Cost, METTONO IN
EVIDENZA CHE:
1) Gli
oneri finanziari
netti nel
2008 sono stati pari a 947 milioni di euro (564 milioni di euro
nel
2007) e includono l’effetto negativo di 263 milioni di euro rilevato
nella valutazione a
valori
di mercato di due equity swap correlati a piani di stock option. 263
MILIONI DI EURO IL VERO COSTO DI MARCHIONNE PER MANDARE
2)
Nel
corso del 2008 il cash
flow industriale netto è
stato negativo per 5,8 miliardi di
euro,
risentendo dell’elevato livello di investimenti (5 miliardi di euro, in
crescita di
1,3
miliardi di euro rispetto al 2007) e dell’aumento di 3,6 miliardi di
euro del capitale di
funzionamento.
I ridotti volumi di business nel secondo semestre, specialmente nel
quarto
trimestre, hanno comportato, nel 2008, un incremento delle scorte di circa
2,1
miliardi
di euro (principalmente per Iveco e CNH) nonostante i fermi
produttivi.
3)
La liquidità del
Gruppo al 31 dicembre 2008 è di 3,9 miliardi di euro (6,9 miliardi a fine
2007.
3,6 miliardi di euro sono i soldi
bruciati da FIat per funzionare nel 2008.
4)
Indebitamento
netto)/Disponibilità netta
2008: (17.954);
2007:
(10.423) INFATTI
L'INDEBITAMENTO SALE DEL 44% .
5)
RISULTATO OPERATIVO DICHIARATO 2008-2007
(in
milioni di euro) 2008 2007
FPT
Powertrain
Technologies
166 271
Variazione -105
Componenti
(Magneti Marelli) 174
214
Variazione -40
Prodotti
Metallurgici
(Teksid) 41 47
Variazione -6
Mezzi
e Sistemi di
Produzione (Comau) 21
(23)
Variazione 44
Totale
402 509
Variazione -107
Margine
della gestione
ordinaria % 2,9 3,8
I PREZZI DI
TRASFERIMENTO INTERNO DALLA COMPONENTISTICA FIAT ALL'AUTO SCENDONO DI 107
MILIONI DI EURO PER DIMINUIRE I COSTI DELL'AUTO.
CHI VUOLE
CAPIRE...TRAGGA LE CONCLUSIONI ....SE E' POSSIBILE CHE QUANTO SCRIVA FIAT
SIA COERENTE:
•
La
domanda globale dei nostri prodotti diminuirà del 20% circa rispetto al
2008.(DA 59 A 47)
•
Il
risultato della gestione ordinaria del Gruppo sarà superiore a 1 miliardo
di euro ( 3,3 NEL 2008).
•
Oneri
di ristrutturazione pari a circa 300 milioni di euro (300 NEL 2008).
•
L’utile
netto del Gruppo sarà superiore a 300 milioni di euro (1728 NEL 2008).
•
Il
cash flow industriale netto del Gruppo sarà superiore a 1 miliardo di
euro,( 156 MILIONI NEL 2008) con
un
indebitamento netto industriale inferiore a 5 miliardi di euro. '
COME
IL RIPAGA I DEBITI??? CON I SOLDI DELLO STATO?
|
|
21.01.09
ACCORDO FIAT CRYSLER :
ILLOGICO PERCHE' CRYSLER E' UNA ZAVORRA MOLLATA DA MERCEDES 1 ANNO
FA, PER 7,5 MILIARDI DI $ E IL FONDO CERBERUS CHE L'HA ACQUISTATA STAVA PER FARE CAUSA ALLA MERCEDES PER CIO'
CHE VI HA TROVATO RISPETTO A QUANTO DICHIARATO. E POI CHI RIPAGHERA' IL
DEBITO CON LO STATO USA ? ROLAND BERGER ? COME MAI LA CRYSLER NON CONTINUA AD
USARE MOTORI E PIATTAFORME VOLKSWAGEN ?
INFATTI La
finalizzazione dell’alleanza è
soggetta a due diligence e approvazione da parte delle autorità
regolamentari, tra cui il
Dipartimento
del Tesoro americano.
ATTENTE BANCHE A DARE I SOLDI A FIAT GIA' NEL 2005 LI AVETE
PERSI DI FATTO..LA DROGA BORSISTICA DIFFICILMENTE RITORNERA' , I TEMPI
CAMBIANO, I MANAGERS NO !
|
VIDEO
DRAMMATICA ed ANTIDEMOCRATICA
ASSEMBLEA
FIAT 31.03.08 - IL VERO VOLTO DELLA FIAT CLICCA QUI
VEDI
ARTICOLO SU SPA.ITALIA CLICCA QUI
| 23.07.08
I RISULTATI DELLA SEMESTRALE FIAT POSSONO ESSERE SPIEGATI CON:
1) km 0 nei
concessionari che drogano mercato del 1 semestre 08
2) i dati della semestrale sono il passato , il
futuro e' dato dalle vendite che verranno fatte, che si prevede
scenderanno in quanto e' prevista la cassa integrazione oltre all'aumento
dei prezzi., e la redditività non e' garantita , anzi dovrebbe calare in
quanto di fatto si allineeranno al mercato, in quanto FIAT non e' price
leader.
3) dal 30-06-07 al 30-06-08 :
A) l'indebitamento netto Fiat aumenta di 571 milioni
di euro +4,7%, ed il patrimonio netto + 8,9%
B) la variazione NETTA DELLA DISPONIBILITA' SCENDE DI
2 MILIARDI DI EURO
C) A fine periodo i mezzi equivalenti passano da 7
miliardi di euro a 4 perché i crediti , per finanziare le vendite , sono
raddoppiati passando da 8 milioni a 16.
D) GLI ONERI FINANZIARI PASSANO DA 168 MILIONI A 441.
|
04.06.08 COME
FA LA FIAT AD ANDARE IN CONTROTENDENZA SUL MERCATO ? E COME FANNO LE
SOCIETA' DI RATING A DARE GIUDIZI FAVOREVOLI SOLO SU FIAT ? INOLTRE
CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE SALE ED IL MERCATO AUTOMOBILISTICO CHE
CALA SONO INCREDIBILI LE SOCIETA' DI RATING !
Ancora un rosso pesante per il mercato italiano delle auto nuove. Dopo
il lieve passivo di aprile, a maggio i dati del ministero dei Trasporti
evidenziano una flessione del 17,56% rispetto allo stesso periodo del
2007, per un totale di 204.607 immatricolazioni. Da gennaio le consegne si
sono attestate a quota 1.073.570 unità, con una perdita del 10,04% sui
primi cinque mesi dello scorso anno.
Nella top ten delle immatricolazioni di maggio, Fiat si mantiene al primo
posto con 51.644 unità (-11,52% rispetto all'analogo mese dello scorso
anno), seguono Ford (14.392, -27,9%) e Opel (14.256, -22,11%). Al quarto
posto si piazza Volkswagen (13.493, -19,59%), Citroën (11.280, -14,19%),
Peugeot (9911, -17,59%), Renault (9436, -16,14%). Pesantissimo passivo per
Toyota/Lexus (8294, -40,92%), davanti a Lancia (8952, -10,89%) e Mercedes
(6842, -18,51%).
Sempre il mese scorso, nella graduatoria delle vetture più vendute ha
primeggiato ancora la Punto che, con 15.042 immatricolazioni, ha preceduto
Panda (13.453) e 500 (9063). Fra le diesel, dietro alla Punto (7212) si
sono piazzate Bravo (3743) e Focus (3653). Per il continuo rincaro dei
prezzi del gasolio è proseguita la discesa dell'incidenza delle diesel:
51,3%, a maggio, sul totale del mercato; 52,7% da inizio anno, contro il
55,7% dei primi cinque mesi del 2007. Le immatricolazioni di aprile
suddivise per Casa
(file pdf, 60 Kb) e le top
ten dei modelli più venduti (file pdf, 50 Kb).
| SECONDO VOI QUESTA E' INDIPENDENZA? O
MARCHIONNE E' ORMAI UNA CHIMERA ?
Morgan Stanley, Fiat
è meglio di Porsche
03/04/2008
Questo combinato al recente calo che ha colpito il
prezzo azionario e allo stato patrimoniale "passato da una
situazione debitoria di 9,4 miliardi di euro del 2004 a un avanzo di
bilancio di 1,5 miliardi previsto per fine 2008" fa si che Fiat,
che in uno scenario ottimista verrebbe valutata 24 euro dagli
esperti americani, sostituisca nella lista dei preferiti Porsche in
quanto viene vista come "miglior strumento per giocarsi la
partita della crescita dei mercati emergenti preservandosi allo
stesso tempo dal rischio d'esposizione ai consumi Usa e al
dollaro".
Secondo Morgan Stanley vi è anche del valore nascosto nell'azienda
guidata dall'Ad Sergio Merchionne. Nei prezzi del titolo del
Lingotto "valutiamo Ferrari 3 euro, Iveco 7,2 e Chn 6,6 ma il
forte aumento delle materie prime, e l'elevata sostituzione dei
trattori, fanno si che la controllata americana possa in realtà
creare valore per miliardi di dollari per gli azionisti".
Il Credit Suisse ha invece migliorato la raccomandazione
sull'intero comparto auto europeo a market weight da underweight,
dopo il de-rating verso i minimi storici e prima di quella che
dovrebbe essere una stagione di solidi risultati trimestrali.
Su Fiat,
con il giudizio restato underperform e il prezzo obiettivo di 12
euro, gli analisti sottolineano che "non è un'investment story
basata sulla riduzione dei costi" anche perché il Lingotto
sembra avere infatti una forza lavoro "genuinamente
produttiva".
La banca d'affari elvetica puntando l'attenzione sui target 2010. In
particolare questi potrebbero non essere raggiunti se il management
italiano non saprà "chiudere il gap del 15-20% dei ricavi per
unità rispetto ai concorrenti". Per far questo la casa
automobilistica piemontese dovrà chiedere al cliente di pagare di
più per il rinvigorimento del brand Fiat.
Riccardo Designori
|
| 31.03.09
ASSEMBLEA FIAT
MARCO BAVA ED
EZIO RADAELLI SONO STATI OGGETTO DI TENTATIVO DI INTIMIDAZIONE DA PARTE
DELLA SICUREZZA FIAT AFFINCHE' NON CRITICASSERO LA GESTIONE FIAT DI MARCHIONNE CHE HA:
1) TOLTO DAL
PATRIMONIO DELLE CONTROLLATE 2,3 MILIARDI DI RISERVE PER PAGARE UN
DIVIDENDO DI 500 MILIONI , DOPO AVER SPESO 600 MILIONI PER L'ACQUISTO DI
AZIONI PROPRIE SU CUI FIAT HA PERSO IL 20%.
2) UN DEBITO
DI 1,8 VOLTE IL PATRIMONIO
3) CHE NEL
2007 HA SPESO ALTRI 43 MILIONI PER CONSENTIRE A MARCHIONNE DI COMPERARE
DAL 01.08.08 5 MILIONI DI AZIONI FIAT A 6 EURO CIRCA TASSATI CON LA
FISCALITA' PIU FAVOREVOLE SVIZZERA 4)
NEGATO LA TRACCIABILITA' DEI RIFIUTI TOSSICI FIAT. |
| La
Fiat è responsabile» |
 |
| |
 |
POTENZA
- «Le leggi ci sono. E' pronto un testo unico sulla sicurezza: ora
bisogna fare in modo di far applicare le norme». Lo ha detto, in
una nota, il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi, il
quale si è detto «addolorato per la morte di un addetto Fiat
presso lo stabilimento di Melfi (Potenza)».
«Ci sono gravissime responsabilità della Fiat e chiediamo che
siano accertate in tutti i livelli», ha affermato rincarando la
polemica Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom.
«Ricordiamo che la Fiat si era rifiutata di partecipare, sia a
Potenza che a Roma – aggiunge Cremaschi – agli incontri
convocati dal ministero della Salute sulla sicurezza nel gruppo. Per
questo la Fiom si costituirà parte civile contro l’azienda,
chiedendo accertamenti di responsabilità fino ai massimi livelli,
anche perché in questo periodo il gruppo ha dato luogo a una
ridicola campagna sulla salute e sulla sicurezza scavalcando gli rls
(rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza)».
Secondo l’esponente della Fiom «questo nuovo infortunio mortale
dimostra che erano sbagliati e dannosi gli ottimismi diffusi dopo i
dati statistici Inail che annunciavano una leggera caduta degli
infortuni mortali. Si tratta di un dato puramente casuale che può
variare in peggio in qualsiasi momento perché l’organizzazione
del lavoro non è cambiata e nelle grandi aziende gli incidenti sul
lavoro aumentano».
26/3/2008 |
| 07.03.08
LA FIAT SPA NON AVREBBE UN RISULTATO DI 2 MILIARDI DI EURO nel
2007 , MA SAREBBE SOTTO DI 300 MILIONI DI EURO, SE NON AVESSE INCASSATO UNA RIDUZIONE DI RISERVE DELLE
CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI DI EURO.
MARCHIONNE
DEPATRIMONIALIZZA LE CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI E EURO E LE
RIVALUTA PER 1,3 . GOODWELL=ARIA FRITTA.
PER
DISTRIBUIRE IL DIVIDENDO DI 500 MILIONI DI EURO DEPATRIMONIALIZZA LE
CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI DI EURO.
SE
MARCHIONNE NON AVESSE SPESO 400 MILIONI DI EURO PER ACQUISTARE
AZIONI PROPRIE IL TITOLO NON SAREBBE SALITO.
|
| Il Messico potrebbe diventare la base produttiva
per il ritorno dell'Alfa Romeo negli Stati Uniti? A questa domanda,
fatta al Salone di Ginevra da un giornalista dell'agenzia Reuters,
l'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, (ALIAS
BABBO NATALE) ha risposto "Sì, potrebbe essere". CI SONO
ANCHE BUONI MECCANICI ?-06/03/2008 |
RADIOCOR) 04-03-08 17:52:54 (0353)news 3 NNNN
| *** Fiat: Tata non esclude
distribuzione marchi Jaguar e Land Rover |
 |
"Potrebbero essere anche i nostri distributori"
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 mar - La rete del
gruppo Fiat potrebbe distribuire Jaguar e Land Rover.
L'ipotesi non e' esclusa da Ratan Tata, numero uno
dell'omonimo gruppo indiano, in un colloquio con alcune
testate internazionali con Radiocor unica italiana. A chi
gli chiedeva come saranno distribuiti i due prestigiosi
marchi in caso di successo dell'offerta del gruppo indiano a
Ford, Tata ha risposto: "E' molto prematuro parlarne.
Potrebbe essere attraverso Fiat oppure attraverso i nostri
distributori"
E LE ALFA ROMEO IN USA CHI LE DISTRIBUISCE TATA ? MAGARI NE FA ANCHE L'ASSISTENZA
AGGIUSTALA ANCORA TONY !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
|
|
|
| 05.03.08 MARCHIONNE DICE CHE NON C'E' RAGIONE DEL
RIBASSO FIAT, COME NON C'ERA DEL RIALZO...GIOCO A SOMMA 0 ? |
| 19-02-08 PROGETTO ABARTH BY MARCHIONNE : UN'ALTRA ERRATA
INTERPRETAZIONE, PERCHE' IL 2008 NON PUO' ESSERE LA FOTOCOPIA DEL
1960.... |
| IL 12.02.08 UN COMUNICATO DI MARCHIONNE TRANQUILLIZZA
CHE LA RECESSIONE NON INFLUIRA' SUL SETTORE AUTO. COME FA A DIRLO ? METTE
LUI I SOLDI FRA IL PREZZO DELLE AUTO ED IL BONUS DELLA ROTTAMAZIONE ? NON
SI PAGANO I MUTUI PER LA CASA FIGURIAMOCI SE SE PAGANO I FINANZIAMENTI PER
L'AUTO ! |
| PEUGEOT 207
LA PIU' VENDUTA IN EUROPA NEL 2007 |
(di Graziella Marino)
E' la Peugeot 207 la nuova regina d'Europa. Nel 2007, infatti, le
consegne dell'auto francese sono più che raddoppiate rispetto al
2006 (+105,5%), assicurandosi nei 27 Paesi Ue il titolo di modello
più venduto con 437.505 unità mentre nel 2006, anno di lancio, era
relegato in decima posizione. La Fiat Punto, invece, è scesa lo
scorso anno dalla quinta alla settima postazione, ma la casa
torinese si è rifatta sul fronte del brand che, nella 'top ten'
europea 2007, é salito in un anno dal settimo al sesto posto. E'
quanto emerge dalle elaborazioni dell'istituto di analisi Jato
Dynamics sulle vendite europee di auto nel 2007.
La Peugeot 207 ha superato sul filo di lana la seconda classificata
Volkswagen Golf, staccata dalla rivale di soli 2.500 esemplari a
435.055 unità (+4,5% sul 2006), che nel 2006 compariva al quarto
posto.
Terza, la Ford Focus (406.557 unità, -7,8%) che nel 2006 si era
conquistata invece il podio più alto. Sempre nel 2006, seconda in
classifica compariva la Opel Astra e terza la Renault Clio. Quest'ultimo modello francese, invece, nel 2007 è precipitato in
sesta postazione (con 382.041 unità, -11,5% sul 2006), preceduto,
in quinta, dalla Opel Astra (402.044), anch' essa scesa di tre posti
rispetto al 2006 (-7,9%), e seguito, in settima posizione, dalla
Fiat Punto. Il modello italiano, che nel 2006 aveva conquistato il
quinto posto in Europa, secondo l'analisi dei Jato Dynamics, ha
chiuso il 2007 con 377.989 unità vendute, in calo del 5,9% rispetto
alle 401.625 del 2006. In forte recupero rispetto al 2006, invece,
è la Opel Corsa che lo scorso anno ha venduto 402.173 unità
(+41,7%), conquistandosi il quarto posto in classifica, mentre
nell'anno precedente era in nona postazione. Chiudono la 'top ten'
2007, all'ottavo posto la Ford Fiesta (355.933 unità, +0,6% sul
2006), che nel 2006 compariva al sesto, al nono la Volkswagen Passat
(300.566, -9,4%), che nel 2006 compariva al settimo, e al decimo la
Bmw Serie 3 (295.312, +2%) che nel 2006 compariva all'ottavo.
Riguardo ai singoli marchi, l'analisi di Jato Dynamics, conferma
anche nel 2007 il primato delle vendite di Volkswagen (a 1.607.750
unità), nonostante il calo del 3,8% sul 2006. Seconda è Opel (a
1.323.076 unità, +0,1%), terza Ford (a 1.287.182, +1,1%). Quest'ultima, nel 2006 era quarta, perché il terzo posto in
classifica era occupato dal marchio Renault che, invece, nel 2007 è
sceso in quarta postazione (a 1.179.729, -8,3%). Quinta si conferma
Peugeot (a 1.092.388, -1,4%), mentre il marchio Fiat, grazie ad una
crescita delle vendite in Europa del 7,7%, passa dal settimo posto
del 2006 al sesto del 2007 (a964.116 unità). Seguono Citroen,
settima nel 2007 e sesta nel 2006, Toyota, Mercedes e Bmw. Questi
ultimi tre marchi mantengono la stessa posizione in classifica del
2006, confermandosi rispettivamente ottavo, nono e decimo. |
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| 11-01-08 TATA
NANO=Mb 999 - TUTTO QUELLO CHE LA FIAT AVREBBE POTUTO ED
DOVUTO INIZIARE A FARE DAL 2003 E CHE NON HA FATTO:
LEGGI QUI CHI E IL PATNER FIAT :
La fabbrica Tata uccide e
impoverisce
Sabina Morandi
Da Liberazione dello scorso 23 ottobre riprendiamo questa intervista di
Sabina Morandi in cui Medha Patkar denuncia il progetto indiano di
"auto a basso costo" e che tanto entusiasmo sta suscitando
nella stampa italiana.
Sabato ha sfilato insieme alle femministe, ieri ha
incontrato i capigruppo dei Verdi e di Rifondazione e il responsabile
Diritti umani del Partito democratico e poi è volata a Torino per
discutere con i rappresentanti di Fiom e Cisl, ma oggi è di nuovo a
Roma per un incontro con la Commissione Ambiente del Senato e per
partecipare all’inaugurazione del Centro di Documentazione Conflitti
Ambientali dell’Associazione "A Sud". Medha
Patkar, nota e instancabile leader del Narmada Bachao Andolan
(Movimento per la salvezza del fiume Narmada), è in Italia per
denunciare un progetto di cui gli italiani sanno ben poco: il progetto
"auto a basso costo" targatoTata.
Cosa sta succedendo in India?
I più grandi gruppi industriali dei nostri paesi,
governati entrambi da coalizioni di centro-sinistra, hanno sottoscritto
un patto per fabbricare auto a basso costo. Per fare posto alla
mega-fabbrica nel Bengala Occidentale, dove il partito comunista governa
da decenni, il governo ha impugnato addirittura una legge coloniale (il
Land Acquisition Act del 1894) per togliere la terra ai contadini di
Singur, a 40 chilometri da Calcutta (oggi Kolkata).
Inizialmente la popolazione locale ha cercato di trattare, chiedendo che
il mega-stabilimento della Tata Motor venisse edificato su terreni
industriali e non in quei 400 ettari in grado di sostenere un’economia
agricola fiorente con 3-4 raccolti l’anno.
La Tata ha rifiutato però di negoziare e il governo del Bengala non ha
fatto alcuna pressione in tal senso. Al contrario il presidente del
Partito Comunista Bhuddhadeb Bhattacharjee - il "Budda rosso",
per amici e detrattori - ha legittimato le pretese del gruppo
siderurgico liquidando le proteste con un semplicistico slogan: «Il
nostro vessillo non può certo ignorare le ragioni della falce, ma ora
è giusto dare priorità al martello».
Come ha reagito la popolazione
interessata?
Appena il progetto è stato annunciato, nel maggio del
2006, i contadini si sono mobilitati e hanno continuato a farlo a luglio
e in settembre, ma la repressione è stata durissima: 600 poliziotti e
1200 agenti "privati" sono stati spediti a recintare le terre
che interessavano alla Tata, anche se almeno metà dei terreni era
ancora oggetto di negoziato con i proprietari. Io stessa sono stata
fermata, malmenata e arrestata tre volte in una sola settimana.
Un’attivista locale, Tapasi Mallich, è stata stuprata e uccisa e,
poche settimane fa, un contadino si è impiccato dopo avere perso la sua
terra. Del resto le Zone Economiche Speciali (Sez) ovunque sono state
create hanno dato luogo a conflitti molto violenti: il 2 gennaio del
2006 400 poliziotti e un numero imprecisato di paramilitari vennero
spediti a sedare una rivolta indigena a Kalinganagar, nel poverissimo
Far East indiano.
Gli "adivasi", gli indigeni del subcontinente, si opponevano
alla requisizione delle loro terre per far posto a un’acciaieria della
Tata, e vennero falciati dalle pallottole della polizia. Dodici morti e
più di 30 feriti fu il bilancio della giornata che portò un’inusuale
ma breve attenzione sulle conseguenze dell’applicazione del programma
di sviluppo industriale incentrato sulle Sez. A gennaio i disordini si
sono spostati a Nandigram, nel Bengala Occidentale, dove il gruppo
indonesiano Salim vuole costruire un polo chimico.
Nella notte fra il 6 e il 7 gennaio le squadre paramilitari assoldate
dall’azienda e quelle dei contadini che sorvegliavano i terreni si
sono scontrati, lasciando sul terreno 11 morti.
Stiamo parlando di pesanti
violazioni dei diritti umani…
Non solo: stiamo parlando di un modello di sviluppo
distruttivo a tutti i livelli.
Al primo livello ci sono i contadini, proprietari e mezzadri, scacciati
dalle loro terre con metodi brutali e con l’impiego dei gruppi
paramilitari per sedare la ribellione di chi si oppone ai trasferimenti
e alle requisizioni forzate.
Al secondo livello c’è la scelta di distruggere una delle agricolture
più fiorenti del paese, e forse del mondo, con un progetto che lascerà
fuori fette consistenti della popolazione.
Se per i piccoli proprietari sono possibili risarcimenti, chi non
possiede niente, cioè la maggioranza, verrà lasciato a se stesso: la
Tata ha già fatto sapere che non garantisce l’assorbimento della
forza lavoro espulsa dal settore agricolo. Infine c’è un terzo
livello che riguarda, più in generale, la scelta di premiare produzioni
inquinanti come quelle di autoveicoli. L’idea di gettare nelle
congestionate strade indiane altri milioni di piccole auto private
invece di potenziare il trasporto pubblico è semplicemente folle.
Com’è possibile che un progetto
così devastante da punto di vista sociale e ambientale venga partorito
e sostenuto da un governo di centro-sinistra?
I governi sono sempre più corporatizzati in ogni luogo
del mondo e portano avanti l’agenda delle multinazionali. Oltretutto
è forte il dibattito fra una sinistra tradizionale, che considera
l’industrializzazione capitalista come uno stadio attraverso cui
bisogna passare per arrivare al socialismo, e quei movimenti sociali che
considerano impossibile venire a compromessi con le economie
neoliberiste. Non bisogna poi dimenticare che l’agenda delle
corporation viene sostenuta e imposta dagli organismi di credito
internazionali come la Banca Mondiale. Senza contare che le corporation
sono sempre più attive nelle campagne elettorali di quei paesi,
economicamente poveri ma ricchi di risorse. Attualmente c’è un vero e
proprio arrembaggio alle nostre risorse naturali da parte delle
corporation : ci sono le società immobiliari che vogliono costruire
appartamenti di lusso, l’industria del turismo che vuole riempire la
costa di hotel e campi da golf, le grandi aziende della pesca che
riducono in miseria i pescatori artigianali. Inoltre c’è una pesante
offensiva della Banca Mondiale per privatizzare le risorse idriche e
quelle sanitarie, un’offensiva che, purtroppo, vede i governi di
sinistra e di destra egualmente pronti ad adeguarsi.
Una delle leggi più innovative
della coalizione di centro-sinistra, la legge sul diritto
all’informazione, non serve per impedire lo scempio di Singur?
La legge, il Right of Information Act , è stata subito
impugnata, e sono state inviate richieste di chiarimento per fare luce
su di un progetto tutt’altro che trasparente. Purtroppo, proprio su
Singur, il governo non ha risposto nemmeno a una richiesta. Anche nel
Maharastra, dove governa la coalizione di centro-sinistra, non riusciamo
a farci rispondere su progetti immobiliari che mirano a
"ripulire" le bidonville per fare posto ai centri commerciali.
Cosa si aspetta da questo viaggio
in Italia?
I conflitti ambientali sono anche conflitti politici, e
questo è vero in India come in Italia: basti pensare alla Val di Susa,
a Vicenza, o alla Sardegna, dove gli agricoltori fanno lo sciopero della
fame come i contadini indiani. Ovunque si registra un conflitto fra le
persone che dipendono dalle risorse naturali e uno Stato che, invece di
difenderle, sta semplicemente suicidandosi rinunciando al proprio ruolo
e liquidando uno dietro l’altro i propri compiti. Oggi il governo si
disinteressa dell’acqua, delle foreste, dello stato delle coste e del
proprio patrimonio archeologico. L’unico ruolo rimasto sembra quello
di fare lo sherpa alle corporation . I movimenti hanno un ruolo
importantissimo in questo momento storico, e devono allacciare alleanze
forti fra vari settori all’interno di un singolo paese - penso per
esempio ai sindacati e ai movimenti ambientalisti - ma anche a livello
internazionale, visto che spesso i veri centri del potere sono altrove.
Credo sia assolutamente fondamentale collegarsi con i sindacati del Nord
del mondo. Non solo per raccogliere la loro solidarietà - e devo dire
che questa è già arrivata dal sindacato dei metalmeccanici italiano -
quanto per chiarire un concetto fondamentale: il progetto "auto a
basso costo", come altri dello stesso tenore, è devastante per il
lavoro, sia qui in Italia che in India. La delocalizzazione delle
fabbriche o delle lavorazioni all’inseguimento del costo più basso di
produzione crea disoccupati in casa vostra e crea disoccupati da noi,
visto che non è assolutamente in grado di dare lavoro alle decine di
migliaia di persone che, perdendo la terra, perdono ogni fonte di
sostentamento. Non è quindi solo questione di solidarietà: è la
stessa lotta combattuta su fronti diversi.
16 gennaio 2008
|
| 24.10.07
LA FIAT DI MARCHIONNE, ILLUSIONISTA DELL'ANNO, PRESENTA I CONTI AL 30 SETTEMBRE 2007 E
RISPETTO AL 30 SETTEMBRE 2006:
1) GLI AMMORTAMENTI SCENDONO DI 300 MILIONI DI EURO, SI INVESTE MENO
.
2) LE PLUSVALENZE SALGONO DI 300 MILIONI DI EURO, VI VENDE.
3) I CREDITI PER COMMERCIALI SALGONO DI 1 MILIARDO DI EURO, SI VENDE
PERCHE' SI FA CREDITO , LA GENTE NON RIESCE A PAGARE I MUTUI FIGURIAMOCI
LE RATE SULLE AUTO.
4) I DEBITI FINANZIARI SALGONO DI 1 MILIARDO DI EURO
5) LA LIQUIDITA' SCENDE DI 1 MILIARDO DI EURO .
6) MARCHIONNE FA L'ELEMOSINA DI 30 EURO SU UNA RISCHIESTA DI 117 ECCO
PERCHE' NON SI SA QUANTO COSTA VERAMENTE IL COSTO DEL LAVORO IN FIAT.
7) L'INDEBITAMENTO NETTO CRESCE DI 300 MILIONI DI EURO.
8) COME MAI IL TREND DEL MERCATO AUTO E' NEGATIVO E SALE SOLO
FIAT ?
9) SIAMO SICURI CHE I RICAVI FIAT SONO VERITIERI ?
10) CHE SENSO HA CHE SALGA TITOLO FIAT SE PETROLIO SALE ?
11) I FONDO PENSIONI COMETA DEI METALMECCANICI QUANTE AZIONI FIAT
HA?
SE
VOLETE VEDERE COSA POTREBBE SUCCEDERE ALLA FIAT LEGGETE QUI: E
QUI .
|
09.08.07 E' vergognoso come l'AD. della Fiat Marchionne , con residenza
fiscale in Svizzera, faccia un pesante sostegno del titolo Fiat con
acquisti di azioni proprie il 25.07.07 (2 milioni a 22 euro), il 26.07.07
(3,6 milioni a 21,5 euro) il 07.08.07 (1 milione a 19 euro ). QUANTO STA
PERDENDO SUI 18 MILIONI DI AZIONI CHE SONO COSTATI A FIAT 377,8 milioni di
euro ? Vale a dire 1/3 del costo di un nuovo modello. Inoltre si
produrranno 175.000 ALFA ROMEO in CINA , esportando posti di lavoro, da
cui importeremo prodotti finiti.... COMPLIMENTI ALLO SVIZZERO MARCHIONNE....CHE
GLI ELKAN ORMAI NON CONTROLLANOPIU'.
|
26.07.07 Ho provato la 500 di Marchionne e la Nuova twingo Renault
: la Marchionne car e' un bluff come lui : instabile beccheggia anche
nei rettilinei, pessima ergonomia volante grande piu' lunga della Panda ma
con meno abitabilità, un giocattolo ; la francese e' seriamente una gran
bella piccola vettura...anche nel prezzo. LA 500 DI MARCHIONNE SARA' UN
FLOP COME LO E' STATO IL NEW BEATTLE VOLKSWAGEN.
|
25.07.07 Escono i risultati della semestrale
Fiat :
1) indebitamento netto che cresce di 533
MILIONI DI EURO DAL 31.03.2007.
2) i crediti netti da attivita' finanziarie
sono cresciuti di 600 milioni di euro dal 2006.
3) il costo del venduto continua a non essere
analizzabile.
|
04.07.07 nasce la nuova
FIAT 500 , BELLA SENZ'ANIMA simbolo dell'innovazione e dell'italianità' infatti e'
prodotta in POLONIA e ha un pianale vecchio ...infatti della nuova Ford KA
, sorella della nuova 500 non c'e' notizia !
05.07.07 Marchionne ha
ucciso il sogno del ritorno della 500 in quanto non e' innovativa ,
infatti e' solo una Panda piu' costosa e a 2 porte , con capacita' di carico
limitata ma che costa piu' di una grande Punto, e RENAULT TWINGO (7.700
EURO) e C1-107-POLO-FIESTA ed e' un segmento in meno ! Sostituisce
la 600 ma costa il 40% in piu
In sintesi : come si fa a
pensare positivo sulla FIAT quando non ci sono dati che le confermano
?
|
| ATTENZIONE AL
BLUFF PER I RISPARMIATORI LAVORATORI
: TITOLO FIAT GONFIATO anche per l'acquisto di azioni proprie a piu'
di 20 euro
ECCO
IL PERCHE :
SINTESI MIO INTERVENTO FIAT
05.04.07
il risultato di bilancio e' stato ottenuto
con gli effetti
speciali ed e’
il risultato di un “gioco al rialzo” fondato puramente su
aspettative in particolare di mercato e redditività dell’auto.
·
Ma
intanto il magazzino dei prodotti finiti cresce DI UN MILIARDO DI EURO,
presumibilmente per l’aumento dello stock di invenduto di Fiat Auto
che praticamente vende solo PANDA E PUNTO. Con che margini ? non certo
il 2,6% indicato come minimo per l’auto visto il risultato della
gestione ordinaria sul fatturato sono dell1%, nel 2006 contro il 12%
della FERRARI. Gli investimenti
immateriali crescono di 1 miliardo per l'incremento dell'avviamento in
Ferrari. Scendono gli investimenti materiali in impianti.
·
Di
fatto il bilancio consolidato si fonda sulla plusvalenza nelle cessioni
di partecipazioni per 607 milioni di euro, incremento di attività
immateriali di 1 miliardo di euro per l’aumento dell’avviamento
FERRARI , MENTRE LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI SCENDONO DI 1 MILIARDO
PERCHÉ SI INVESTE MENO DI QUANTO SI AMMORTIZZI,
minori imposte stanziate per 400 milioni di euro circa. Inoltre
vengono scaricati 5 miliardi di debiti sulla FAFS. PER CUI SENZA QUESTA
OPERAZIONE L’INDEBITAMENTO NON SAREBBE SCESO.
·
Fiat
Partecipazioni che controlla FIAT AUTO viene ricapitalizzata, con
prestiti da FIAT FRANCE, per
le perdite delle partecipate .
·
Nonostante
ciò il risultato netto del Gruppo FIAT scende del 19% .
·
Infatti
passando al bilancio civilistico, quello che serve per distribuire i
soldi agli azionisti abbiamo che
la Fiat Spa per avere l'utile rivaluta le partecipazioni
per circa 2 miliardo di euro,
non ha imposte differite anzi usa quelle del passato , si
indebita per 8 miliardi di euro per avere 2 miliardi di utile,
rivalutare le partecipazioni per 6, pagarae 800 milioni di dividendo e
250 milioni di interessi passivi.
Il
50% dell’indebitamento di gruppo FIAT ha tassi fra il 5 il
7% quando un mutuo a tasso fisso e' del 4,75% di interesse.
La
FIAT SPA per pagare i dividendi da una posizione finanziaria positiva di
+3 miliardi di euro passa a - 4 miliardi.
·
Inoltre
i programmi produttivi dei vari settori, in particolare dell’auto sono
irrealistici: in 100 anni di sviluppo della motorizzazione la fiat e’
arrivata a produrre 2 milioni di vetture anno, secondo voi in 4 anni
arriverà a 3 milioni, con una saturazione crescente del mercato.
·
SE
LA FIAT AUTO VA bene perché sono stanziati 137 milioni di euro ?
·
L’obiettivo
che voi indicate in
4 anni e’ una redditività che raddoppia per tutti i settori , con i
investimenti costanti o in diminuzione. Impossibile credere che si possa
fare in 4 anni ciò che non si e potuto fare nei 4 anni precedenti.
·
Assurdo
il riacquisto delle azioni Ferrari per 919 milioni di euro in cui a
guadagnarci e’ stato solo il Presidente della Ferrari per che prima ne
ha acquistate 104.000
a 175 euro x azione per poi rivenderle
a 285 alla FIAT
stessa, 65% di plusvalenza in 6 mesi !
Tutto ciò oltre ai 14 milioni di euro che delle forniture di poltrone
frau , di proprietà di Montezemolo e a fiat. OLTRE agli stipendi per 7
milioni di euro delle 2 cariche di Presidente. LO stipendio di
MARCHIONNE e' di 6,5 milioni di euro in più e' costato 11 milioni per
stock option. MARCHIONNE avendo la residenza in Svizzera ha una fiscalità
del 23% contro il 48% dell'Italia.
|
MARCHIONNE BLUFF:
La trimestrale 30.09.06 Fiat nel
conto economico presenta un risultato operativo cresciuto di 445
milioni di euro di cui 365 derivano da minori accantonamenti per oneri
di ristrutturazione.
LA DIFFERENZA FRA I RICAVI NETTI ED IL
COSTO DEL VENDUTO E' SEMPRE DI 5 MILIONI DI EURO.
IL PATRIMONIO NETTO E' SEMPRE 9 MILIONI
DI EURO E L'INDEBITAMENTO NETTO E' SEMPRE 17 MILIONI DI EURO (PAG 4).
SE QUESTO E' MIGLIORARE !
A ME NON RISULTA, FORSE NON E'
PEGGIORATA....MA IL TRIPLICAMENTO DEL TITOLO E' BEN INGIUSTIFICATO.
QUANTI DI VOI HANNO FONDI CON FIAT
E NON LO SANNO ? E CHISSA' QUANTO LE STATE PAGANDO ?
(01.11.06) |
SANTO
NATALE 2004
SOLO LA
PREGHIERA PUO' SALVARE LA FIAT, DA QUESTO NATALE 04 INVITO TUTTI A PREGARE
PER LA CONTINUITA' DEI POSTI DI LAVORO FIAT
NON CERTO LE
PAROLE TRANQUILLIZZANTI DEL CARDINALE SEMPRE PIU ASSERVITO ALLA FIAT NELLA
STRENUA DIFESA DELLA DIRIGENZA PIUTTOSTO CHE DEI POSTI DI LAVORO!
GRANDE IMPEGNO
DELLA DIRIGENZA FIAT AD ELIMINARE POSTI DI LAVORO CON UNA GIUSTIFICAZIONE
AZIENDALE, MENTRE E' SOLO INCAPACITA' INDUSTRIALE.
MENTRE GLI
OPERAI PERDONO IL POSTO DI LAVORO LA DIRIGENZA HA LAUTI STIPENDI ,
PRIVILEGI...E LIQUIDAZIONI...ED E' DIFESA DA UN CARDINALE , ED UN SINDACO
SERVILI ALLA
STESSA...
CLICCA
QUI
| T0.13.03.03 Per Fiat nulla
sembra cambiare l'agonia continua lenta ed inesorabile !
Infatti chi sta danneggiando le Fiat e' il piano
industriale Boschetti della ritirata totale !
Intanto l'elicottero continua a volare come
un'avvoltoio sulle spoglie della Fiat e le banche fanno
gli utili con gli interessi pagati dalla Fiat !
Le tensioni sociali di Torino per la crisi Fiat, sono
manifestate anche dai disordini alla stadio !
|
| TO.28.02.03 OGGI per FIAT
forse e' iniziato un nuovo corso, non per il Comune di
Torino , per cui lo spreco pare l'obiettivo principale
visto che si distruggono le piscine...comunali...si
mettono semafori inutili in strada S.Vito Revigliasco...con
una strada che e' un colabrodo, anche con le strisce
rifatte !
|
| TO.23.02.03 La FIAT non
riesce neppure a sfuttare la pubblicita' gratis dei nuovi
modelli indicandone gia' il nome ! INDECISIONE A TUTTI I
LIVELI !
|
| Torino 17.02.03 La cordata
di COLANNINO comprende anche Fresco oltre a Cantarella ?
OVVVIAMENTE GLI AGNELLI STANNO A GUARDARE MENTRE GLI
SFILANO LA FIAT A ZERO EURO !
|
| Torino 18.02.03 Umberto
avra' il coraggio di proporre l'azione di responsabilita'
nei confronti di FRESCO-CANTARELLA '
|
| T0.24.01.03 Oggi
e' morto Gianni Agnelli, incontrera'
Edoardo ?
Propongo di intitolargli v.Nizza, da P.za
Carducci , in poi a sud ....
|
| TORINO 29.01.03 LA
FERRARI con cui e' morto TRUSSARDI aveva fatto
tutti i crash test ANCHE QUELLI Usa ?
L'Avvocato amava la CROMA ma Cantarella non
l'ha sostituita anche se il progetto e' nel
cassetto da 10 anni ! Perche' ?
|
| Torino 28.01.03 SE
SCOPPIA LA GUERRA LA FIAT NON VALE NULLA
, E GIA' OGGI IL PUT GM FIAT VALE 0, COME
FU LA VENDITA DI ROVER...
|
| TORINO 25.01.03 Gianni
Agnelli ha voluto morire, ...POLETTO, suo
confessore, diventera' PAPA...
|
| Torino 30.01.03 L'unica
strada che gli azionisti Fiat possono percorrere
aderire ad un'eventuale Opas di Gm su Fiat !
|
| Torino
12.02.03 Sulla vicenda Fiat si stanno delineando
soluzioni assai confuse e pasticciate, piu' simili agli
arrembaggi che ai salvataggi, in particolare appoggiate
da Antonianveneta e Banca di Roma.
Ho la netta sensazione che vi sia una notevole
sottovalutazione della vera causa crisi Fiat: mancanza di
un prodotto adeguato; ed anche ora si rischia di perdere
tempo e denaro per la nuova punto, cugina della Stilo di
Cantarella !
Una soluzione "all'italiana" che veda
l'esaltazione della furbata e del gioco di potere, da
armata brancaleone, e' pericolosa per l'intero sistema
economico del paese.
SI verifichi una ipotesi che parta da sistema bancario
ed arrivi a Gm con garanzie di mantenimento industriale
in Italia e di minimizzazione del rischio bancario. Lo
scorporo della Fiat auto , e' una soluzione che non
aggiunge garanzie al sistema bancario , indebolendo le
gia' esili garanzie attuali.
|
| To.23.01.03 Gli
italiani non comperano le auto FIAT figuriamoci
se comprerebbero le azioni della FIAT AUTO !
L'ottimismo di Barberis sulla Fiat e' lo
stesso che ebbe sulla Piaggio...che sta in crisi...
L'unica cosa che Fiat poteva chiedere al
Comune era di non bloccare le catalitiche, se non
si usano le auto , non si vendono !
QUANTO COSTANO GLI SHOW DI EVELINA IN p.zza.VITTORIO
!
|
TO.08.01.03
Lo scorporo
della Fiat Auto fa venire meno le garanzie per le banche
!
TO.07.01.03La
tempesta Colannino , magari con l'alleato Cantarella, si sta abbattendo sulla Fiat e gli
eventi lo dimostreranno quando vendera' la FIAT A
PEZZI !
Colannino e' incapace a fare investimenti, ma
capace di rifarsi l'ufficio spendendo 30 milioni,
come ha fatto con Telecom Italia !
Il RE MIDA della finanza e' Tronchetti che ha distribuito i
soldi della vendita Conner a Colannino e Gnutti, facendoli
ricchi e pericolosi.
| TORINO
24.12.02 S.NATALE
2002
C.A 2003
IL S.NATALE dovrebbe
portare a FRESCO l'umilta' di capire che la corda
si e' rotta e la FIAT sta sprofondando verso il
MEDIOEVO e che non si riprendera' sino a quando
ci sara' lui !
A TORINO AUGURO UN 2003
IN CUI L'ARROGANZA DI FRESCO VENGA DIMENTICATA !
|
|
TO.30.12.02
GIUSTIZIA E LIBERTA' DI DE BENEDETTI E' BRILLANTE COME
LUI, MA CON POCO MORDENTE .
TORINO ha distrutto ogni traccia della presenza LANCIA
, la FIAT SI autodistruggera' a causa degli AGNELLI !
|
| TORINO 19.12.02 Le
dichiarazioni di Fresco sono gravi,
irresponsabili, e tendono a narcotizzare il
sistema continuare wsulle attuali strategie
significa cadere nel baratro...come dimostrano i
dati....
a Pasqua e' morto il Salone dell'auto ed a
Natale la FIat.
SE COLANNINO VUOLE ENTRARE IN FIAT prima paghi
i debiti !
|
To 12.12.02
LA TEMPESTA IN UN BICCHIERE
D'ACQUA
DI IFI-FIAT-MEDIOBANCA
-BANCHE CREDITRICI FIAT , ha provocato :
-UMBERTO COMMISSARIATO DA
GALATERI
- I LEADERS DEGLI AGNELLI SONO
YAKI E LAPO.
- LA FINE DI MARANGHI E FORSE
DELLA STESSA MEDIOBANCA
- IL COMMISSARIAMENTO DELLA
FIAT DA PARTE DELLE BANCHE CREDITRICI
*******************************
-la BEFANA della Fiat ai figli
dei dipendenti e' un segno di leggerezza e fornalita' !
IL PIANO INDUSTRIALE FIAT AUTO
:
- e' impossibile e da disperati.
- e' teorico e senza alcun
nesso con la realta'...ed infatti non ha mai raggiunto
gli obiettiovi negli ultimi 4 anni....
- peggiora la situazione della
FIAT AUTO e la GM lo appoggia perche' azzera il valore
che dovra' pagare...
- ha come unico obiettivo
chiudere gli stabilimenti per consegnare la Fiat alla GM
senza operai...
-la Fiat chiude gli
stabilimenti pagati dallo Stato....
|
| Torino
25.11.02 MESSAGGIO
Al CARD. POLETTO di
TORINO
Al Sindaco di TORINO
LA FIAT POTREBBE NON
ARRIVARE A FINE ANNO, CON IL CONSEGUENTE PROBLEMA
DEI POSTI DI LAVORO.
LA MIA PAROLA CONTRO
QUELLA DI FRESCO !
LE BANCHE COSA SE NE
FARANNO DELLA FIAT ? LA STORIA SI RIPETE CON IL
FALLIMENTO DELLA BANCA DI ROMA E LA RINASCITA
DELL'IRI.
LA COLPA DELLA MANCATA
CONSAPEVOLEZZA DELLA CRISI FIAT E ANCHE DELLA
STAMPA SERVILE, PREZZOLATA E CORROTTA ,TRANNE
BALLARO SU RAI 3 , infatti U.A l'ha criticata.
LA RIDUZIONE DELLA
PRODUZIONE FA VENIRE MENO il TEOREMA GM-FIAT per
diminuire i costi attraverso l'economia di scala
! I 20 NUOVI MODELLI SONO VECCHI DI 10 ANNI. SI
E' PUNTATO TUTTO SULLA finanza per cui
l'industria in questo Paese non esiste piu', ed
io prevedo per l'ITALIA un crac come e accaduto
in ARGENTINA, se la FIAT non viene tolta dalle
banche agli AGNELLI, che continuano a bruciare
denaro per la loro incompetenza. PROPONGO QUINDI
:
La CONVERSIONE in
capitale proprio del prestito convertendo delle
BANCHE E del TFR dei lavoratori . Nomina di
ROMITI A RAPPRESENTANTE COMUNE DELLE BANCHE E
GESTORE STRAORDINARIO DELLA FIAT.
La vettura del rilancio
essere solo una, non possono essere 20 nuovi
modelli , per di piu' vecchi di 10 anni, a
rilanciare la FIAT che non ha neppure i soldi per
realizzarli !
Agli azionisti dico una
sola cosa comperate immobili ! Sono 10 anni che
cerco un alternativa alla fiat per Torino non ci
sono riuscito, w le formiche abbasso le cicale,
Le auto non sono tutte uguali, le Fiat danno meno
delle Toyota, sono approssimative, non
definitive, basta provarle , ed U.A lo sa.
La viabilita' Torino e'
dissestata e punitiva e non invita certo all' uso
dell'auto.
La demonizzazione dell'
auto, fatta anche dal Comune di Torino, ha
contribuito ad indebolire la FIAT, provocando la
perdita di posti di lavoro la morte di Torino .
La demonizzazione
dell'auto e' stata fatta anche attraverso la
difficolta' a viaggiare in auto per cui si e'
limitata la penetrazione economica dell'uso
dell'auto in quanto usando meno auto si consumano
meno auto . Nello stesso tempo se tutti usassero
il trasporto collettivo lo stesso non basterebbe,
per cui la vera soluzione e quella di un auto che
non inquini , ibrida modello Toyota Prius, ed
allungabile questo e' il futuro dell 'auto, un
appuntamento a cui la Fiat rischia di arrivare in
ritardo.
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| TORINO 11.10.02 ANNULLANDOSI
IL POTERE DEGLI AGNELLI, BERLUSCONI REGNERA'
INCONTRASTATO DA ALTRI POTERI FORTI !
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| TORINO 22.10.02 Nel cassetto
il prestigiatore Fresco ha il conferimento della Opel
nella FIAT Auto !
Cosi la Gm non deve pagare neppure 1 euro !
ALLA FIAT MANCA UN PROGETTO MINI, come ha avuto BMW !
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| To.04.10.02 Dopo un anno di Boschetti il
risultato e' cassaintegrazione a 0 ore e
ulteriore riduzione quote di mercato mentre gli
altri crescono !
La cessione a 1 euro
della Fiat Auto all GM sara' la dichiarazione di
morte della FIAT !
La GM non deve neppure
chiudere gli stabilmenti perche' lo sta gia'
facendo Umberto AGNELLI !
TORINO CHIUDE !
OBIETTIVO RAGGIUNTO DA
PAOLO FRESCO , E GLI AGNELLI COSA CI GUADAGNANO e
dove ?
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| Torino
22.09.02 Geronzi,
Umberto Agnelli e FRESCO stanno studiando uno scambio tra
IFI-BANCA DI ROMA-UNICREDITO, di FIAT contro MEDIOBANCA !
Gli operai
diventeranno bancari ?
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| TO.18.08.02 GNUTTI
STA SCALANDO LA FIAT PER LANCIARE L'OPA
CHE LE BANCHE SOTTOSCRIVERANNO....mentre
GALATERI sta studiando la fusione IFIL-FIAT
!
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| TORINO 30.07.02 Quali
garanzie ed a che tasso e' stato dato il
finanziamento di 3 miliardi di euro alla
FIAT ?
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| Torino 30.07.02 La
ripresa della FIAT e' solo apparente,
visto che le banche devono far lieviatre
i prezzi delle azioni, se no le loro
garanzie si azzerano !
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| TO.31.07.02 Mediocredito
Centrale by BANCA DI ROMA sara' la futura
IRI-MEDIOBANCA cominciando con il
controllo della FIAT per continuare con...
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| TO.12.07.02 NOTA ALLE
COMMISSIONI RIUNITE X CAMERA E 10 SENATO SULL'NDAGINE CONOSCITIVA SULL'INDUSTRIA DELL'AUTO
( CASO FIAT) DA PARTE DELL'AZIONISTA FIAT DI
MINORANZA MARCO BAVA
C.A ON.TABACCI
1 I
problemi della FIAT sono prevalentemente quelli
dei lavoratori, italiani.
2 questo
significa che la vendita della FIAT auto alla GM
porterebbe l'inesorabile chiusura degli
stabilimenti almeno del nord, con conseguenze
disastrose per l'economia piemontese.
3 la
conclusione non puo' che essere la dichiarazione
di "strategica" dell'industria
automobilistica , e dello "stato di crisi"
per il Piemonte.
4 La
crisi della FIAT AUTO e' originariamente
industriale che ora e' diventata anche
finanziaria, per risolverla occorre dare
priorita' al polo torinese dell'auto con un
palese appello ad un senso di orgoglio nazionale.
5 L'uomo
che puo' gestire questa transizione e' ANDREA PININFARINA. 6 IL RUOLO DELLE BANCHE garantirebbe
per un decennio il disimpegno degli Agnelli, e la
ricollocazione sul mercato della FIAT AUTO stessa
risanata da da chi conosce l'auto dalla sua
ideazione alla produzione.
7 Le
esigenze ambientali e d'uso dell'auto, ormai
indispensabile nella nostra vita, non possano che
assicurarle lunga vita per chi sapra'
inventaglielo.
Grazie
per l'attenzione restando a disposizione per ogni
chiarimento, molte cordialita'. MARCO BAVA .
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| Torino
03.09.02 La
FIAT produce per il pazziale, regala 60 miliardi di lire
a CANTARELLA, e 85 milioni di euro al TOROC di Evelina ,
questa e' l'accoppiata vincente per dare il colpo di
grazia alla FIAT, con la benedizione dell'AVVOCATO !
Cambiano i
concertisti ma la musica e' sempre la stessa :
deprofundis !
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| TORINO 30.08.02 W IL CONFLITTO
D'INTERESSE !
Dare una parte
degli 85 milioni di euro al TOROC da parte della FIAT
significa sacrificare la FIAT al TOROC , la SIGNORA ha
colpito ancora una volta dissennatamente !
Disoccupati FIAT
e dell'indotto , andate a mangiare a casa Sua !
|
| TORINO
24.07.02 Il
sistema economico sta collassando per cui c'e' la corsa all'arraffamento da parte di politici e manager.
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| TO.23.07.02 Barrichello e' stato di
nuovo sabotato, per non deludere l'AVVOCATO su SCHUMACHER
?
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| TO.23.07.02 A chi giova la
svalutazione della FIAT AUTO ?
Alla GM !
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| FIAT: COMMISSIONE TABACCI, UNA
CRISI CHE ARRIVA DA LONTANO... LE LINEE GUIDA DEL
DOCUMENTO FINALE DELL'INDAGINE PARLAMENTARE Roma, 17 lug.
- (Adnkronos) - La crisi della Fiat nasce da lontano ed
e' frutto di ''errori di strategia industriale'' e di una
''gestione carente dei marchi''. Queste, in sintesi, le
conclusioni cui sono giunti deputati e senatori delle
commissioni Attivita' produttive della Camera e Industria
del Senato al termine della lunga serie di audizioni
nell'indagine sulla crisi del mercato automobilistico ed
in particolare di quella del primo produttore nazionale,
promossa dal presidente della commissione di Montecitorio
Bruno Tabacci. Quella della Fiat, si legge nelle linee
guida del documento conclusivo, ''e' innanzitutto la
crisi di una strategia industriale ed a tale livello va
prioritariamente affrontata''. E ancora, ''la crisi della
Fiat ha origini remote che risalgono almeno agli anni'80.E'
in quel periodo che si e' preferito intensificare gli
investimenti in Paesi in via di sviluppo piuttosto che
accettare la sfida dei mercati europei concludendo
alleanze strategiche finalizzate ad acquisire nuove
tecnologie ed a realizzare nuovi prodotto''. Una crisi,
quella della Fiat, la cui strategia di rafforzamento
finanziario ha indotto il gruppo a stipulare due
importanti intese con alcuni istituti di credito
nazionali. Intese, rileva la commissione, che hanno fatto
emergere l'eccessivaesposizione debitoria della Fiat
causa acquisto partecipazione a Italenergia. Conseguenza
di cio' e' il rischio di ''consegnare ad operatori esteri
che, nei loro paesi, operano in situazione di monopolio,
il controllo di quote significative della produzione
energetica nazionale''. E il timore di vedere l'energia
in mano a gruppi stranieri, va in parallelo con la
preoccupazione sull'evoluzione dell'accordo Fiat-General
Motors che ''andra' verificata nei fatti -si legge nel
documento- sapendo che, qualunque siano le determinazioni
delle parti in causa, andranno individuate le modalita'
per salvaguardare le competenze e le professionalita'
dell'industria automobilistica nazionale''. Un patrimonio
per il quale ''al Parlamento ed al Governo spetta
elaborare una politica industriale di ampio respiro in
grado di produrre risultati positivi stabili e duraturi
in grado di sostenere la competitivita' della Fiat e di
avvantaggiare l'intera industria automobilistica nazionale''. I parlamentari individuano nella leva
fiscale la possibilita' di incentivare ''la sostituzione
degli autoveicoli privi dispositivo antiinquinamento con
effetti positivi sul piano ambientale e della sicurezza''
ma nutrono perplessita' sul ritorno della 'rottamazione'.
Alla Fiat il Parlamento da' atto di aver ''lavorato in
modo significativo sui costi e dispone di impianti di
eccellenza e comunque mediamente efficienti. Preoccupa
invece la diminuzione dell'incidenza delle spese di
ricerca e sviluppo per vettura prodotta. Ulteriori sforzi
-sottolineano i parlamentari- dovranno essere effettuati
per migliorare la qualita' dei prodotti''. I parlamentari
guidati da Tabacci sottolineano come ''alla proprieta'
deve inoltre essere chiesto di chiarire i propri
intendimenti e di impegnarsi senza condizioni nello
sforzo di risanamento al fine di contribuire a sostenere
la fiducia dei mercati e di consentire al management di
lavorare con serenita' per il conseguimento degli
obiettivi prefissati'' |
| TORINO
03.04.02 BOSCHETTI
CI HA MESSO SEI MESI PER SPACCIARE per PIANO INDUSTRIALE
un PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE , IN PARTICOLARE DEL
PERSONALE , NON CERTO DEI DIRIGENTI !
NON BASTA UNA INTESTAZIONE PER
FARE UN PIANO INDUSTRIALE quale banca ha controllato i
contenuti !
TUTTO CIO' NON SERVIRA' A
SALVARE LA FIAT ma a dare, a caro prezzo, il marchio alle
BANCHE !
QUANTO DOVRANNO PAGARE I
DEPOSITANTI DI BANCA DI ROMA, INTERSA E CREDITO PER
CEDERE LA FIAT AUTO ALLA GM , il caso BMW-ROVER insegna !
|
| TO.04.06.02 IL GOVERNATORE FAZIO vuole imporre il
salvataggio della FIAT con i soldi dei depositanti .
Il GOVERNO sta per fare una
legge per il salvataggio della FIAT DALLE PERDITE ANCHE
DELLA THESIS !
INTANTO SI SONO PERSI 37.000
posti di LAVORO nell'ultimo mese in ITALIA !
E BERLUSCONI RADDOPPIA LE SPESE
DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DA 721 MLIARDI DI LIRE A
1605 ! QUESTA E' EFFICIENZA ?
|
| L'ANNULLAMENTO
DEL SALONAUTO DI TORINO e' assurda in quanto in
tempi di crisi i saloni dell'auto dovrebbero
essere annuali, come lo sono tutti quelli
mondiali ed europei. La verita' e' che la FIAT e'
morta e questo e' il suo funerale !
COMPLIMENTI signor
SINDACO di Torino per la sua gestione della
citta' con gli AGNELLI ed Evelina ! - 15.04.02
|
| GRUPPO
FIAT: 02-04-02 Tutti
i responsabili si rendono conto che e'
industrialmente fallita, ma FRESCO-CANTARELLA
stanno la loro posto intoccabili ed inefficaci !
La fine della ex grande
FIAT e' tragicamente segnato ! SI SALVI CHI PUO'
! SIA FATTA LA VOLONTA' DI DIO !
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
|
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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