FIAT
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1912
LANCIA
MARCHIONNE
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.


MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Fiat: Sevel, tribunale reintegra Fiom

(ANSA) - LANCIANO (CHIETI), 30 APR - Il tribunale del lavoro di Lanciano ha dichiarato oggi il comportamento antisindacale della Sevel di Atessa (Chieti), e con esso il gruppo Fiat, per aver negato l'efficacia e la legittimita' delle nomine dei dirigenti della rappresentanza sindacale aziendale della Fiom- Cgil e tutte le conseguenti prerogative sindacali derivanti da tali nomine.

 

Fiat/ Il Giudice dà ragione al ricorso Fiom contro Sevel Atessa

Lunedì, 30 aprile 2012 - 16:09:00

Il giudice del lavoro del tribunale di Lanciano ha accolto il ricorso della Fiom Chieti per condotta antisindacale della Sevel Spa, azienda del gruppo Fiat. L'ordinanza del giudice Flavia Grilli e' stata depositata e notificata alle parti nella tarda mattinata. Il 5 marzo scorso la Fiom Chieti aveva depositato il ricorso contro la Sevel per aver "negato efficacia e legittimita' delle 14 nomine Rsa Fiom nell'unita' produttiva di Atessa".

La Sevel, joint venture tar Fiat e Psa (Peugeot-Citroen), e' il piu' grande stabilimento d'Europa per la produzione di veicoli commerciali leggeri ed e' presente in Val di Sangro dal 1981. Attualmente impiega direttamente circa 6.200 lavoratori, oltre 20mila con l'indotto, per la produzione dei furgoni. Nella galassia italiana della Fiat e' lo stabilimento che produce piu' pezzi al giorno, circa 1.000 furgoni in 24 ore. La Fiom non ha firmato il nuovo contratto Fiat entrato in vigore il primo gennaio scorso anche nello stabilimento Sevel di Atessa.

"Il giudice ha aderito a un orientamento giurisprudenziale che si va consolidando sempre piu', secondo cui la rappresentativita' sindacale aziendale va misurata sulla base degli iscritti al sindacato ai sensi dell'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori e non sulla firma o meno di accordi collettivi", spiega all'Agi uno dei legali della Fiom, l'avvocato Domenico Sciorra del foro di Lanciano. "L'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori - scrive in un passaggio del decreto il giudice Flavia Grilli riferendosi alla norma circa la costituzione delle rappresentanze sindacali aziendali - puo' applicarsi anche in favore di quelle organizzazioni sindacali che, pur senza aver firmato un contratto collettivo applicato, siano dotate di effettiva rappresentativita' concretamente verificabile". Come noto, la Fiom non ha firmato il nuovo contratto Fiat entrato in vigore il primo gennaio 2012 anche nello stabilimento Sevel di Atessa, il piu' grande d'Italia nel settore metalmeccanico. "La liberta' sindacale - scrive ancora il giudice - non puo' non manifestarsi ed essere tutelata anche nella scelta di una organizzazione sindacale effettivamente rappresentativa in base a dati concretamente verificabili di non sottoscrivere un accordo o un contratto". Il Lingotto, contattato, preferisce non commentare l'ordinanza.

 

 

Lavoro

E la Fiat ignora il giudice

di Federico Formica

Cinque operai della Sevel di Atessa, joint venture tra il gruppo di Torino e la Psa, hanno ottenuto di essere riammessi alla catena di montaggio dopo il mancato rinnovo del contratto. Ma l'azienda italiana li ha lasciati a casa senza stipendioNon c'è pace per gli operai Fiat. Il nuovo fronte è nella Val di Sangro, una delle fabbriche più importanti d'Italia anche se poco conosciuta fuori dall'Abruzzo: la Sevel di Atessa. Qui, con oltre 6.000 lavoratori, Fiat produce in joint venture con il gruppo francese Psa i veicoli commerciali Ducato, Citroen Jumper e Peugeot Boxer.

Stavolta, diversamente da Melfi, il sindacato c'entra poco o niente. La vicenda è puramente giudiziaria: dopo quattro rinnovi a tempo determinato oltre 150 ex operai hanno fatto causa all'azienda. E a cinque di loro il giudice ha già riconosciuto il diritto ad essere riammessi in catena di montaggio a tempo indeterminato. Il verdetto è chiaro: ritenendo ingiustificato l'ultimo rinnovo a tempo il giudice di Lanciano Flavia Grilli ha chiesto a Fiat di stabilizzare quegli operai. Una sentenza che spiana la strada agli altri 150 ricorsi.

Sevel ha ignorato a metà la sentenza: ha lasciato i lavoratori a casa senza stipendio, ma ha pagato le sei mensilità di risarcimento. La testa di ponte è Costantino Manes: la prima causa, che anche Fiat ritiene "inedita" è stata vinta proprio da lui, operaio di Termoli. La giustizia gli ha dato ragione ma i fatti raccontano una realtà più amara: oggi Costantino è a casa disoccupato e l'unico stipendio che entra a fine mese è quello della moglie. "Dopo due anni di contratti interinali più uno con Sevel, la dirigenza aveva promesso di stabilizzarci. Cosa che ha fatto, ma per i colleghi che erano entrati in fabbrica dopo di me. Quando è arrivato il turno mio e di altri 300, le promesse sono crollate e l'azienda ha lasciato scadere il contratto. Lì abbiamo deciso di fare causa. Ma Fiat ha scatenato una guerra santa contro noi lavoratori. Ma è come se gli Stati Uniti dichiarassero guerra a San Marino. Perché loro possono permettersi di aspettare tutti i gradi di giudizio mentre noi, senza stipendio, abbiamo il fiato corto".



Interpellata dall'Espresso, Fiat si difende con un cavillo: "Il giudice non ci ha ordinato il reintegro ma la riammissione. Secondo i nostri legali, questa formula non ci obbliga a fare nulla. Quando arriverà un decreto ingiuntivo, allora lo eseguiremo. Qui non c'è alcun licenziamento: quei lavoratori sono stati con noi fino alla scadenza naturale del contratto". Quanto al mancato rinnovo, dal Lingotto rispondono che "nessuno si diverte a lasciare lavoratori a casa. Nel frattemo il mercato è cambiato: a noi quelle persone non servono più. Sarebbe singolare se il giudice ci costringesse a riprendere 150 persone di cui non abbiamo bisogno".

In realtà, il decreto ingiuntivo chiesto da Fiat per riammettere gli operai è in arrivo. L'ha già annunciato l'avvocato Nicola Del Re, che ha seguito la causa di Costantino: "Fino ad ora non l'abbiamo presentato", spiega, "pensando che Sevel applicasse il volere del giudice. Di solito in questi casi l'azienda presenta ricorso ma nel frattempo riammette il lavoratore. Sevel ha scelto semplicemente di ignorare la sentenza". Resta da capire se, decreto alla mano, Fiat continuerà a seguire la linea dura con gli operai "dissidenti" o se si piegherà al volere del giudice.

"Ancora una volta la Fiat si pone al di sopra della legge italiana" attacca Massimo Donadi, capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera. Proprio l'Idv ha denunciato ai media nazionali la vicenda Sevel, invitando Costantino Manes e il suo avvocato in una conferenza stampa a Montecitorio. "La vicenda Sevel è peggio di quella di Melfi ?€“ continua Donadi ?€“ perché in quel caso Fiat pagava gli operai senza farli lavorare, stavolta li lascia senza stipendio ignorando una sentenza. Se non è far-west questo...".

Tra Melfi e la Val di Sangro c'è un'altra differenza. Perché dalla vicenda Sevel c'è un grande assente: il sindacato. Costantino Manes, il capofila dei 150 operai che stanno dando battaglia alla Fiat, non è iscritto ad alcuna sigla. Lui ha scelto la strada della vertenza, lui ha convinto altri 150 colleghi a fare altrettanto. Comunicati stampa, convegni e incontri: tutto è stato organizzato dal basso.

 

 

FIAT, BOCCATA D’OSSIGENO PER LA NUOVA PANDA: ORDINI IN LENTA RISALITA

Categoria: Economia e Lavoro

Data: 28/04/2012

Vendite a quota 43mila per l’utilitaria made in Pomigliano. Ma l’occupazione preoccupa : i 2500 cassintegrati restano a casa. In estate il lancio delle versioni ecologiche, a gpl e metano. Intanto il presidente Napolitano conferisce la stella al merito a un dipendente morto in fabbrica nel 2002.

Le vendite della nuova Panda stanno facendo registrare una boccata d’ossigeno, un’improvvisa risalita dopo la fase di stallo che ha caratterizzato gli ultimi due mesi. Uno stop da cui erano scaturite previsioni piuttosto fosche insieme al contestuale annuncio che il rientro in fabbrica dei cassintegrati avrebbe subito una lunga battuta d’arresto. Ma ora c’è una ripresa. Da Torino la Fiat comunica che sono giunti a quota 43mila gli ordinativi della moderna utilitaria, divenuta simbolo di speranza dell’industria campana. Nella prima settimana di marzo le vendite erano a quota 35mila, vale a dire da quando era stato dato il via libera alla commercializzazione della nuova vettura, alla fine di dicembre. A un certo punto, però, appena un mese fa, sembrava che il rallentamento fosse di quelli da semiparalisi. Adesso invece la Panda made in Napoli tira di nuovo il treno delle produzioni della newco di Pomigliano.

E i concessionari rivendicano l’arrivo in tempi più brevi delle merci sfornate dalla catena di montaggio. Nello stabilimento Fabbrica Italia creato dall’ad Marchionne la cadenza produttiva giornaliera si attesta intorno alle 650 vetture al giorno e, in base agli ordinativi in lieve risalita, potrebbe essere garantita a breve una cadenza di 700 vetture. Notizie non ancora confortanti, invece, dal fronte occupazionale. La riassunzione dei circa 2500 cassintegrati provenienti dalle società, in via di dismissione, Fiat Giambattista Vico ed Ex Ergom, resta bloccata anche se in questa settimana sono rientrati nel perimetro di Pomigliano circa 60 tra operai e impiegati. «Per quanto riguarda la risalita degli ordini – spiega Michele Liberti, segretario provinciale della Fim – bisogna dire che questo è tradizionalmente un periodo favorevole alle vendite. Sul fronte più complessivo – aggiunge Liberti – c’è un clima di attesa: stiamo vigilando quotidianamente nella consapevolezza che Pomigliano è il miglior stabilimento Fiat d’Europa».

Gli organici della Fip ammontano nel frattempo a circa 2120 addetti, vale a dire ad oltre il quaranta per cento della saturazione occupazionale sottoscritta con l’accordo per la nuova Panda, stipulato il 16 giugno del 2010. L’intesa diede il via al radicale cambiamento dell’organizzazione del lavoro e dei rapporti sindacali in tutto il gruppo Fiat. Mutamento poi culminato, nel dicembre scorso, con la firma del contratto dell’auto che, tra le altre cose, punta all’estrema flessibilità e anche all’esclusione della Fiom da tutte le fabbriche italiane del settore. Ma per quel che concerne proprio la flessibilità l’impianto di Pomigliano sta facendo registrare una palese mancanza. Il famoso terzo turno, il turno di notte, cioè una delle novità principali dell’accordo Panda, slitterà infatti alla prossima estate, se non addirittura alla vigilia dell’autunno.

Sono tre le condizioni per il rilancio definitivo: l’introduzione delle versioni “bifuel”, a gpl e a metano, la dismissione delle produzioni della Panda prodotta in Polonia e, soprattutto, la risposta di mercato. «L’arrivo delle versioni a gpl e a metano, previsto tra qualche mese – aggiunge Luigi Mercogliano, segretario della Fismic - darà certamente nuovo impulso alle produzioni e all’occupazione. A ogni modo – sottolinea il sindacalista – sono complessivamente soddisfatto dell’andamento generale sia perché i tempi e le modalità di concretizzazione dell’accordo finora sono stati rispettati sia perché le prospettive, nonostante la pesante recessione, lasciano ben sperare».

Intanto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha conferito la stella al merito del lavoro ad Antonio D’Amico, un impiegato della Fiat morto nella grande fabbrica automobilistica. D’Amico fu travolto poco dopo l’alba del 6 marzo del 2002 da un carrello elevatore in corsa, all’interno di un capannone. Aveva 52 anni. Sul luogo della tragedia accorse il figlio di D’Amico, Rosario, anche lui dipendente Fiat. Sarà lui a recarsi al Quirinale il prossimo primo maggio per ricevere la stella dalle mani del capo dello Stato. «Dirò al presidente – commenta Rosario D’Amico – che la morte di mio padre è rimasta impunita perché il reato è andato prescritto. Dirò al presidente che dopo la morte di mio padre sono stato trasferito ingiustamente in un impianto lontano dalla Fiat che ha fatto piombare nella cassa integrazione me e altri 300 miei colleghi».
(Fonte Foto: Rete Internet)

 

 

 

SU EDOARDO AGNELLI ROMITI COMPIE 2 ERRORI OLTRE A NON CREDERE ALLA TESI DELL'OMICIDIO:

EDOARDO NON ERA NE CONTRO ROMITI NE' CONTRO GIOVANNI ALBERTO.

Mb

di Ernesto Auci

Romiti e i misteri del capitalismo italiano

E' uscito il nuovo libro-intervista al manager, che fu capo della Fiat per 25 anni - Difende il ruolo di Enrico Cuccia, per il quale Romiti ha nutrito una devozione filiale - Benevolo con De Benedetti, ricordando i 100 giorni in Fiat e le sfide in Confindustria e fuori - Strano: nomina solo di sfuggita Cantarella, per quasi un decennio suo braccio destro

 

Cesare Romiti è stato per venticinque anni come capo della Fiat al centro di tutte le vicende del capitalismo italiano. Un manager capace, con la fama sicuramente meritata di duro, ma soprattutto un uomo di valore, con un alto senso del dovere ed una convinzione ben salda di fare insieme agli interessi della propria azienda anche quelli più generali del Paese. La lettura del libro intervista raccolta da Paolo Madron è una esperienza emozionante per chi ha vissuto, come osservatore o a volte come coprotagonista, certi avvenimenti, ma soprattutto è molto istruttiva per i giovani che si affacciano adesso sul mercato del lavoro non solo e non tanto per conoscere la nostra storia, ma soprattutto per cercare di capire dall'esperienza di una personalita' eccezionale come Romiti, con quale atteggiamento bisogna affrontare la vita, superare le difficolta' e mettere a frutto i successi.

Come afferma giustamente Ferruccio de Bortoli nella sua prefazione questa intervista non è un vero e proprio libro di storia. Anche se Romiti assume spesso un atteggiamento il più possibile distaccato e neutrale è inevitabile che in certi passaggi prevalgano i suoi ricordi personali piuttosto che la ricostruzione oggettiva dei fatti. In generale Romiti tende a difendere il modo di fare impresa di quegli anni e soprattutto il ruolo di Cuccia e di Mediobanca, che certamente ebbero grandi meriti nel fare dell'Italia un grande paese industriale. Ma questo non spiega a sufficienza le ragioni per le quali a partire dalla seconda metà degli anni '70 si e' assistito ad un progressivo declino delle nostre imprese, all'uscita dell'Italia da settori cruciali quali la chimica, l'elettronica ecc. Né viene messo adeguatamente in luce lo sbocco catastrofico che la crisi ebbe nel '92 non solo con tangentopoli ma con la svalutazione della lira e le misure di austerità del Governo Amato.

Ma il libro non ha la pretesa di rifare la storia dell'economia italiana ma di metterne in luce attraverso il racconto di alcuni episodi e del modo di operare di alcuni dei protagonisti di allora, le personalita', le simpatie e le antipatie che pure hanno determinato l'esito di certe contese e indirettamente le sorti del Paese. Siamo di fronte più ad una galleria di caratteri e di culture che ad un esame freddo e distaccato dei fatti. Romiti ha avuto per Enrico Cuccia una devozione quasi filiale. E sicuramente il gran capo di Mediobanca era un uomo di grande spessore, moralmente integerrimo, abbastanza unico da servirsi anche di persone poco raccomandabili pur di perseguire il fine di tenere in piedi quel poco che esisteva della grande industria privata italiana. E per lunghi anni questo obiettivo è stato centrato. Verso la fine della sua avventura terrena però il metodo ha prevalso spesso sull'obiettivo tanto che una volta, quando Romiti era già uscito dalla Fiat, l'avv. Agnelli durante un incontro privato criticò aspramente Mediobanca, a suo parere ormai diventata solo un centro di potere che agiva non sulla base di considerazioni di business, ma per perpetuare la sua influenza sul mercato.

Con De Benedetti, Romiti è stato nelle sue risposte particolarmente benevolo, sia nel raccontare i 100 giorni in Fiat sia dopo quando i due si sono sempre trovati su fronti opposti sia negli affari che in Confindustria. Due persone fatte per non capirsi. Carlo, spregiudicato finanziere, tendeva ad impersonare l'imprenditore pure di mercato, lasciando alla Fiat il marchio di grande azienda assistita dallo Stato o quantomeno collisa con i politici. Di fatto nessun imprenditore è stato più politico di De Benedetti, e dalla politica ha avuto grandi vantaggi, basti ricordare la Sme o la concessione delle frequenze per i cellulari che permisero di salvare la Olivetti dalla bancarotta.

Strano poi che Romiti non nomini, se non di sfuggita, Cantarella, che per quasi un decennio è stato il suo braccio destro in Fiat Auto e poi nella holding. E' in quel decennio che si sono aggravati i guai della Fiat, peggiorati poi dalla politica avventurosa di Fresco e dello stesso Cantarella che comprarono la Case in America e si lanciarono in poderosi investimenti in Argentina ed in India che non hanno mai reso nulla.

Ma con Cantarella la rottura è diventata insanabile quando la Fiat tentò la scalata alla Montedison, preziosa perla dell'Impero Mediobanca, e addirittura non fece mistero di volere anche la Fondiaria. Romiti, ovviamente difendeva Mediobanca ed in particolare il delfino di Cuccia, Maranghi ( uomo assai piu' rigido dello stesso Cuccia) e quella contrapposizione frontale con Torino fu probabilmente all'origine dell'aperto contrasto alla elezione di Carlo Callieri alla presidenza della Confindustria. Romiti sostiene nel libro che a suo parere Callieri, verso cui nutriva grande stima, era però espressione dei "professionisti di Confindustria" mentre, come si e' visto in seguito, i veri professionisti sono quelli emersi con la presidenza D' Amato quando si affermò un concetto politico dell'associazionismo che divideva gli scritti tra vincitori e vinti e che favoriva l'insediamento alla presidenza delle terroriali e quindi in Giunta di uomini legati alla presidenza confederale, un po' come le correnti dei partiti. I professionisti della Confindustria non sono i Merloni o gli altri grandi imprenditori che appoggiavano Callieri, ma coloro i quali fanno di una poltrona nel sistema confederale un completamento del proprio giro di relazioni e di affari.

Il libro è ricco di personaggi e di episodi e si fa leggere con facilità e piacere. C'e un ultimo episodio che mi riguarda direttamente e che non posso non citare: quello relativo alla mia nomina alla direzione del Sole 24 Ore. Sono grato a Romiti per essersi battuto per la mia candidatura contro i pregiudizi, allora come oggi, assai forti nei confronti di chiunque fosse catalogato come uomo Fiat. In un paese dove molti indossano una casacca è veramente strano che ci si batta solo contro chi è passato dalla Fiat. Io all'epoca avevo oltre 27 anni di lavoro alle spalle di cui solo quattro passati in Fiat, 14 al Sole ed in altri giornali, e sette in Confindustria. Credo di essere, seguendo in questo una precisa affermazione dello stesso Romiti, una persona che non ha mai amato mettersi delle etichette, e quindi non si capisce perché debba esserci sempre questo pregiudizio verso chi ha prestato la propria opera professionale in Fiat. E questo riguarda anche il fatto che non puo' essere ritenuto elegante il passaggio dal Gruppo Espresso o dalla Pirelli mentre solo per chi viene dalla Fiat devono valere dei sospetti sulla propria professionalita'. Del resto, come ricorda lo stesso Romiti, i risultati della mia direzione ed il pieno accordo con Tronchetti, allora presidente della società editrice, stanno a dimostrare quanto certi pregiudizi siano infondati.

Ma essere contro la Fiat continua ad essere un sport nazionale di politici, sindacalisti ed anche giornalisti. Avere per nemico la Fiat, fare un libro contro gli Agnelli, assegna una facile patente di autonomia che consente di aprire tanti spazi di carriera. Romiti si e' battuto con durezza contro questi pregiudizi. La sua esperienza viene ora consegnata ai giovani che potranno apprezzare non solo le singole azioni o decisioni (alcune delle quali potranno pure essere ritenute sbagliate) ma la dirittura morale dell'uomo, la fermezza del carattere e la grande umanita' di un capo, burbero, ma mai autoritario, che ha sempre cercato di basare il proprio ruolo di comando non sull'autoritarismo ma sull'esempio, come recitava una massima bene in vista sulla parete a lato della sua scrivania in Corso Marconi.

Auci conosce molto bene Rommel :

 

Nato a Roma il 9 febbraio 1946 diventa giornalista professionista nel 1970. Dopo una breve esperienza iniziale a Il Globo si trasferisce a Milano a Il Sole 24 Ore dove rimane fino al 1980 raggiungendo la qualifica di vice direttore. Dopo un passaggio all'Europeo ed a Il Mattino di Napoli, nel 1984 diventa responsabile delle relazioni esterne di Confindustria con la presidenza Lucchini. Nel 1992, al termine della presidenza Pininfarina,si trasferisce alla Fiat come responsabile della comunicazione. Nel 1997 diventa direttore del Il Sole 24 Ore di cui nel 2001 assume l'incarico di amministratore delegato. Nel 2003 assume la carica di amministratore delgato di Itedi e de La Stampa e nel 2005 passa alla Fiat come responsabile dei rapporti istituzionali.

 

Fiat S.p.A. è sponsor della Juventus con il marchio Jeep

Fiat S.p.A. e la Juventus Football Club S.p.A. hanno sottoscritto un Memorandum of Understanding che prevede da parte di Fiat la sponsorizzazione della maglia da gioco della Juventus per le prossime tre stagioni sportive.1

1 Fiat S.p.A. e Juventus Football Club S.p.A. sono parti correlate in quanto soggette al controllo di EXOR S.p.A. L’operazione oggetto di questo comunicato, pur costituendo operazione ordinaria a condizioni equivalenti a quelle di mercato, verrà sottoposta alle procedure per l’approvazione delle operazioni di minore rilevanza con parti correlate.

Dal 1° luglio 2012, Fiat S.p.A. diventerà quindi l’unico sponsor di maglia di Juventus, per tutte le competizioni, a fronte di un corrispettivo fisso complessivo di 35 milioni di euro per le prossime tre stagioni, oltre alla fornitura di vetture del gruppo. Nella prossima stagione sportiva 2012/2013 comparirà sulle maglie da gioco il marchio Jeep.

Il Memorandum prevede inoltre l’attribuzione a Fiat S.p.A. del diritto di sfruttamento dell’immagine di Juventus, tra cui l’uso dei propri marchi sull’abbigliamento tecnico di tutte le squadre del club e molteplici altre possibilità di partnership in svariati campi.

L’accordo definitivo, che avrà durata fino al 30 giugno 2015, sarà firmato nelle prossime settimane.

Con oltre settanta anni di storia leggendaria, celebrati nel luglio dello scorso anno, Jeep può vantare una fama globale con vetture distribuite in più di 120 Paesi del mondo. Dall’introduzione del primo esemplare, nel 1941, più di 15 milioni di esemplari Jeep sono stati prodotti e distribuiti nel mondo.

Torino, 6 aprile 2012

 

 

Fiat: giudice lavoro Torino respinge 21 ricorsi Fiom

 

12:27 14 APR 2012

(AGI) - Torino, 14 apr - Il giudice del lavoro del tribunale di Torino, Fabrizio Aprile, ha respinto 21 ricorsi della Fiom sulla nomina di rappresentanti in 15 societa' di Fiat e Fiat Industrial. La Fiom nei ricorsi chiedeva di poter nominare i propri rappresentanti sindacali in base allo Statuto dei lavoratori. Per il giudice accogliere la richiesta della Fiom significa 'non interpretare l'articolo 19 dello statuto dei lavoratori ma di riscriverlo; e questo non e' consentito al Giudice, il quale, e' bene ricordarlo, e' soltanto soggetto alla legge". "In effetti - si dice ancora nel dispositivo del giudice - l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori dopo la 'manipolazione' seguita al referendum popolare dell'11 giugno 1995, riconosce il diritto di costituire RSa alle organizzazioni sindacali 'che siano firmatarie di contratti collettivi di lavoro applicati nell'unita' produttiva'. La parola 'firmatario' senza ulteriore aggettivazione o dubbie sfumature semnatiche - si dice ancora - si riferisce esattamente a colui che appone la propria firma su un documento e che, in tal modo, vi aderisce facendolo proprio". Il dispositivo del giudice del lavoro di Torino evidenzia poi che "anche a valorizare nella sua massima espansione il principio di effettivita' dell'azione sindacale e della concreta partecipazione delle organizzazioni sindacali alle trattative contrattuali non viene meno il requisito della sottoscrizione dell'accordo collettivo; ne consegue che, ai fini della costituzione delle Rsa, le organizzazioni sindacali hanno l'onere di firmare, ossia di 'tenere fermo' il contratto collettivo". Ed ancora si rileva che "la tesi della rappresentantivita' tout court delle organizzazioni sindacali non firmatarie del contratto collettivo, ma che ne abbiano in concreto partecipato alle trattative, finirebbe paradossalmente proprio con l'urtare il principio di effettivita' patrocinato dalle Supreme corti". Infine per quanto riguarda "ogni eventuale sospetto di incostituzionalita' della norma statutaria", il giudice di Torino richiama ai "puntuali interventi operati 'ex professo' dalla Corte Costituzionale". I ricorsi presentati dalla Fiom contro Fiat in tutta Italia sono 61: di questi, fino ad oggi, ne sono stati esaminati cinque, dei quali, due con sentenze favorevoli all'organizzazione sindacale e tre a Fiat.(AGI) .
 

 

 

 

Il premio Marchionne

di Gianni Dragoni

11 Febbraio 2012

I dipendenti della Fiat hanno ricevuto la prima busta paga in base all’accordo di Pomigliano: per un operaio di 3° livello l’aumento è di circa 17 centesimi al giorno. Il premio di Marchionne invece è di oltre 50 milioni di Euro: è più alto del dividendo che la Fiat pagherà ai soci e si aggiunge a uno stipendio di 400 mila euro al mese. Per pagare le tasse su questo premio Marchionne ha rivenduto in borsa le azioni gratuite che aveva ricevuto. Essendo un residente in Svizzera, però, paga meno tasse dei suoi dipendenti. La Fiat produce meno auto in Italia e sta guadagnando di più in America. Si dice che Marchionne abbia salvato la Chrysler... salverà anche la Fiat?

 

http://www.serviziopubblico.it/opinioni/2012/02/11/news/il_premio_marchionne.html?cat_id=8

 

 

"Un Operaio in Fiat", Anonimo Rotondia smentisce la smentita

TERMOLI. Riportiamo di seguito la replica di Anonimo Rotondia, autore del libro 'Un Operaio in Fiat' relativo all'articolo pubblicato il 9 febbraio scorso, in cui, la sindacalista Fiom, Stefania Fantauzzi, si discolpava di un intervista apparsa sul testo, che, probabilmente non è 'piaciuta' ai suoi colleghi.

"Non avrei replicato all’articolo apparso il 10 febbraio scorso sul “Quotidiano del Molise” (che ho letto solo due giorni fa) se il giornalista che ha presentato le righe della signora Stefania Fantauzzi si fosse limitato a chiamarle per quel che sono state: “rettifica e scuse”, come del resto la stessa signora Fantauzzi ha ben precisato all’inizio della sua lettera apparsa per la prima volta il giorno prima, 9 febbraio, su “Termoli on line”, quotidiano web.

Avrebbe solo dovuto essere più attento ad interpretarla. Sì, dico più attento semplicemente perché l’opinione pubblica non può essere fuorviata da una disattenzione di chi interpreta a malo modo l’italiano. Ed infatti si può parlare di smentita quando notizie false vengono pubblicate su quotidiani o su libri, come nel mio caso.

 Io mi sono limitato ad intervistare la signora Fantauzzi ed a riportare pari pari quel che lei ha risposto alle domande che di volta in volte le ho posto e, tra l’altro, prima di andare in stampa con il libro, le ho sottoposto in visione, o revisione se lo avesse ritenuto necessario, il capitolo che la riguardava. Ne più ne meno di ciò. Per cui, lo ripeto, smentisco la smentita del giornalista e ringrazio ancora Stefania (che l’occasione ci ha resi amici) la quale è stata chiara con me prima, e chiara con i lettori del quotidiano poi. L’unico poco chiaro ed anonimo dei tre (non ho trovato la firma in calce all’articolo del 10 febbraio sul Quotidiano del Molise) rimane il giornalista. Il mio “anonimato, è ormai, noto a tutti! Grazie".

V/ef

 

 

Sentenza del Tribunale civile di Torino

Rai condannata a risarcire Fiat per 7 milioni di euro

Il Tribunale Civile di Torino ha condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli per un servizio trasmesso nel 2010 ad Annozero, ritenuto non veritiero e denigratorio nei confronti di Fiat Group Automobiles. La Rai e Formigli sono stati condannati al risarcimento totale di 7 milioni di euro.

Michele Santoro, sullo sfondo l'Alfa Romeo Mito oggetto del servizio

Roma, 20-02-2012

"Siamo molto contenti, questa e' una sentenza importante per chi si impegna a costruire oggetti di qualita' e valore e che rischia di vedere il suo lavoro gravemente danneggiato da informazioni manipolate e non veritiere": cosi' l'avvocato Michele Briamonte commenta la sentenza del Tribunale Civile di Torino che ha condannato la Rai e il giornalista Corrado Formigli per il servizio sulla Alfa Romeo Mito andato in onda nella puntata del 2 dicembre 2010 della trasmissione Annozero, ritenuto non veritiero e denigratorio nei confronti di Fiat Group Automobiles.

Si legge nella sentenza che "non sono state trasmesse informazioni tecnicamente corrette in merito alle ?"qualita' prestazionali" della vettura Alfa Mito, nel confronto tra tale vettura Fiat e altre due autovetture, appartenenti a Case Automobilistiche concorrenti".

La Rai e Formigli sono stati condannati al risarcimento totale di 7 milioni di euro, 2 dei quali da usare per la pubblicazione della sentenza sui giornali La Stampa, La Repubblica, Il Corriere della Sera e Quattroruote. "E' la prima volta - aggiunge l'avvocato Briamonte - che si fa un'azione civile invece della querela penale per diffamazione. La sentenza e' arrivata in tempi brevi ed e' immediatamente esecutiva. Il Tribunale ha accertato che c'e' stata una premeditazione, che sono stati manipolati pezzi del filmato e oscurate parti invece fondamentali ai fini di una corretta informazione". Il Tribunale ha anche ordinato la rimozione del servizio dal sito Internet della Rai. Quanto alla posizione del conduttore, Michele Santoro, anche lui chiamato in causa da Fiat Group Automobiles, e' stato assolto perche' non e' stato provato il dolo e non c'e' prova che sia intervenuto nella realizzazione del servizio.

 

 

Fiat rientra in Confindustria? Marchionne loda Bombassei: "Doti utili al rinnovamento"

Il primo gennaio il colosso di Torino ha lasciato l'associazione degli industriali. Ma con Bombassei al timone, la Fiat potrebbe valutare il rientro

di Sergio Rame - 21 febbraio 2012, 17:56

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Lo schiaffo di Fiat al presidente della Confindustria Emma Marcegaglia fa ancora male. Dal primo gennaio il colosso di Torino sta alla larga da viale dell'Astronomia: l'addio aveva mandato su tutte le furie la leader degli industriali e aveva aperto la strada ad altre defezioni.

 

Ad di Fiat, Sergio Marchionne

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Adesso, il Lingotto si prepara a rientrare. L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha detto chiaramente che il programma di Alberto Bombassei, in corsa per la guida della Confindustria, "è certamente innovativo e votato al radicale cambiamento dell’associazione". "Noi ci riconosciamo in questo processo di rinnovamento che se dovesse essere completato - ha continuato Marchionne - porrebbe le basi per un rientro della Fiat in Confindustria".

Per l'ad del Lingotto, Bombassei "è un uomo aperto al dialogo, all’innovazione e al cambiamento" e le sue "doti sarebbero molto utili a Confindustria che dovrà essere profondamente rinnovata per partecipare da protagonista alla modernizzazione del nostro Paese, in linea con le riforme che il Governo Monti sta portando avanti". Secondo Marchionne, Bombassei "è un imprenditore di assoluto valore che guida un’azienda che da anni fornisce prodotti d’eccellenza alla Fiat, alla Ferrari e da qualche tempo alla Chrysler". Marchionne ha spiegato che la Brembo è all’avanguardia tecnologica e con una forte vocazione internazionale. Proprio per questo, pur essendo la Fiat uscita dalla Confindustria, Marchionne ha riconosciuto l’importanza che l'associazione potrà avere nel rilancio dell’economia italiana. E, su questo punto, l'ad della Fiat è stato sin troppo chiaro: "La scelta del futuro presidente è quindi molto importante". "Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei sono due persone perbene e due grandi industriali - ha sottolineato Marchionne - su Squinzi non mi posso pronunciare perchè non lo conosco personalmente. Bombassei, invece, lo conosco molto bene".

 

 

SERBO-STERZO - SE IN ITALIA MARPIONNE CHIUDE STABILIMENTI E GETTA NEL CESTINO GLI ACCORDI SINDACALI, IN SERBIA CALA LA CENSURA SULL’ACCORDO DI JOINT VENTURE COL GOVERNO DI BELGRADO - IL CONTRATTO È COPERTO DA SEGRETO COMMERCIALE, ALLA FACCIA DEI CITTADINI SERBI E DEI LORO DIRITTI, DENUNCIA IL CONSIGLIO ANTI-CORRUZIONE - DEI 900 MLN € PROMESSI IL LINGOTTO NE HA SBORSATI SOLO 100 (ALTRI 500 SONO UN PRESTITO DELLA BANCA EUROPEA GARANTITO DALLA STESSA SERBIA) E LA PROMESSA DI 200 MILA MODELLI DELLA NUOVA MONOVOLUME PARE BEN LONTANA DAL REALIZZARSI…

Ivana Gherbaz per "il Fatto Quotidiano"

Mentre in Italia gli stabilimenti della Fiat chiudono, in Serbia sull'accordo di joint venture siglato con il governo nel settembre 2008 cala la censura. Se sul fantomatico modello L 0, che dovrebbe uscire dagli stabilimenti serbi nel 2012, c'è il top secret imposto dalla casa automobilistica, non è chiaro come mai siano stati oscurati anche i patti stretti tra Fiat e il governo di Belgrado.

A denunciare questo strano episodio di censura è stata Verica Barac presidente del Consiglio anti-corruzione serbo che, dopo aver chiesto di visionare il contratto per verificare se l'accordo era favorevole ai cittadini serbi, si è vista recapitare 20 chili di carta per la maggior parte oscurati. "Tutti i dati relativi agli obblighi delle parti contraenti sono stati censurati - spiega la Barac - perché coperti dal segreto commerciale. Si tratta di una vera presa in giro".

Sul documento censurato, che è stato inviato agli uffici anti-corruzione dal ministero dell'Economia, non è stato possibile fare le necessarie verifiche, ma soprattutto, ha sottolineato la presidente Barac "non è possibile mettere il segreto commerciale su qualcosa che tutti i cittadini serbi stanno pagando. Un impegno economico inserito nei bilanci statali e assunto dal governo, che ora di fatto sta facendo di tutto per ingannare i cittadini ed evitare i controlli".

Il presidente Boris Tadic ha cercato di gettare acqua sul fuoco spiegando che "gli investitori stranieri, compresa la Fiat, hanno chiesto di tenere segreti i loro contratti per proteggere gli investimenti", aggiungendo però che gli organismi come il Consiglio anti-corruzione hanno diritto di conoscere i termini del contratto. L'impegno preso dalla Fiat in Serbia, che nel 2008 ha acquisito il 66 per cento della ex Zastava di Kragujevac (il resto è rimasto allo Stato), è costato finora alle casse di Belgrado 300 milioni di euro, su un progetto di un miliardo.

Sergio Marchionne, che aveva promesso un finanziamento di 900 milioni di euro, ne ha sborsati invece solo 100 alla fine del 2010 mentre altri 500 milioni sono arrivati da un prestito della Bei in parte garantito dalla stessa Serbia. Tutto fa pensare che per il momento le stime fatte dalla Fiat di produrre a regime 200 mila modelli della nuova monovolume sia ben lontana dal realizzarsi. E se in molti hanno creduto al miracolo economico promesso da Marchionne i modelli della Punto prodotti dallo stabilimento di Kragujevac, che dovevano far gola ai mercati dell'Europa dell'Est, restano invece parcheggiati nei piazzali.

A fine ottobre erano 4000 e il ritmo di vendita è desolante: 100 modelli distribuiti in un mese in Serbia e altri 10 all'estero. I lavoratori sono 1200 (1000 operai e 200 impiegati) e tutti in cassa integrazione con l' 80 % dello stipendio che significa portarsi a casa 250 euro al mese. Ma tutti continuano a sperare, perché per la Fiat quando si arriverà a produrre a pieno regime saranno assunte altre 1400 persone.

Se poi si considera anche l'indotto, sempre secondo le stime, ci sarebbe la possibilità di avere 10 mila ulteriori posti di lavoro. Peccato però che i 70 ettari, inizialmente individuati lungo l'autostrada Belgrado-Nis dove avrebbero dovuto aprire 14 nuove aziende, si siano ridotti ai 20 ettari dell'ex deposito dell'esercito serbo di Grosnica a pochi passi da Kragujevac.

Qui lo spazio è sufficiente per non più di 6 imprese e finora si sono registrate alla Camera di commercio serba solo la Magneti Marelli e la General Control. A seguire i lavori per la realizzazione delle strutture è la Mis una delle società di Miroslav Miskovic il secondo uomo più ricco della Serbia.

Per l'ex segretario del sindacato Samostalni della Fiat Serbia Zoran Mihajlovic: "Senza l'arrivo dell'indotto il pericolo è che qui a Kragujevac si assembleranno pezzi di provenienza dall'Italia; si faranno lavorare 2500 lavoratori avendo perduto 7500 posti di lavoro. Saremmo solo un piccolo granello di sabbia nell'impero Fiat che non risolve il problema della disoccupazione a Kragujevac, oltre ad avergli regalato 300 milioni di euro".

 

[22-11-2011]

 

 

1- MILENA GABANELLI: “BENE, ADESSO SAPPIAMO CHE SE IL PRODOTTO FIAT NON VENDE BENE È ANCHE COLPA DI ‘’ANNOZERO’’, DI CORRADO FORMIGLI E DELLA RAI, CONDANNATI DAL TRIBUNALE DI TORINO A PAGARE UN RISARCIMENTO DANNI ESEMPLARE: 5 MILIONI DI EURO OLTRE RIVALUTAZIONE MONETARIA DAL DICEMBRE 2010 ED INTERESSI PER AVER ACCUSATO UNA VETTURA DI ESSERE MENO VELOCE DI UN'ALTRA” - 2- UN PARTICOLARE: TRA I PERITI CHE HANNO STILATO LA CONSULENZA TECNICA D'UFFICIO CI SONO FRANCESCO PROFUMO, EX RETTORE DEL POLITECNICO DI TORINO E OGGI MINISTRO DELL’ISTRUZIONE, E FEDERICO CHELI, INGEGNERE DEL POLITECNICO DI MILANO: I LORO ISTITUTI, SECONDO QUEL CHE HANNO DICHIARATO AL GIUDICE, SONO FINANZIATI DALLA FIAT - 3- MICHELE SANTORO: “SE TI MUORE UN FIGLIO PER COLPA DI QUALCUNO, IL MASSIMO DEL RISARCIMENTO È 300MILA EURO. NON È SOLTANTO UN DETERRENTE PER UN GIORNALISTA CHE SI VOGLIA OCCUPARE DI UNA MULTINAZIONALE. COSA DEVONO FARE ORA GLI EDITORI? DIRE IN PARTENZA CHE DI CERTI MARCHI NON BISOGNA OCCUPARSI” - 4- FELTRI CONTRO: “LA RAI PER SALDARE LA CONDANNA UTILIZZERÀ PER FORZA DENARO DELLO STATO. CIÒ DIMOSTRA CHE IL SERVIZIO PUBBLICO NON PUO’ FARE TRASMISSIONI D’ASSALTO, POLITICAMENTE MARCATE, SCANDALISTICHE. CON I QUATTRINI DEGLI ABBONATI NON SI SCHERZA. LE SBANDATE DEI DIVI NON DEVONO PESARE SULLE TASCHE DEI CITTADINI”

 

1 - LA RAI, LA FIAT E IL RISARCIMENTO MILIONARIO
Lettera di Milena Gabanelli al "Corriere della Sera"

Caro direttore, bene, adesso sappiamo che se il prodotto Fiat non vende bene è anche colpa di Annozero, di Corrado Formigli e della Rai, condannati dal tribunale di Torino a pagare un risarcimento danni esemplare: 5 milioni di euro oltre rivalutazione monetaria dal dicembre 2010 ed interessi. L'oggetto del contendere è la valutazione di velocità di tre modelli di automobili, uno dei quali Fiat, che viene dalla stessa pubblicizzato con la frase «born to race».

Ci siamo occupati anche noi dell'industria automobilistica torinese, le testimonianze più importanti non sono state raccolte a Torino, perché Torino «è» la Fiat. Non entro nel merito della sentenza, se il giudice ha condannato, avrà le sue ragioni. Se la Rai e Formigli faranno appello, in quella sede potranno senz'altro chiedere la rivisitazione integrale della questione.

Mi limito a considerare due aspetti. Il primo: la perizia affidata dal tribunale ad un collegio di esperti composto dal professor Francesco Profumo, dal professor Federico Cheli e dal professor Salvatore Vicari. Profumo, oggi ministro, al momento del conferimento dell'incarico era rettore del Politecnico di Torino. La difesa di Formigli ha obiettato che il Politecnico di Torino viene finanziato dalla Fiat (nel 2011 Fiat e Politecnico hanno rinnovato fino al 2014 l'accordo di collaborazione che ha permesso, alla fine degli anni Novanta, di istituire il corso di laurea in ingegneria dell'autoveicolo).

Dal curriculum del professor Cheli emerge che: «Da anni è responsabile di una serie di contratti di ricerca tra il Politecnico di Milano e, tra le altre, le società Pirelli Pneumatici, Bridgestone, Centro Ricerche Fiat, Ferrari Auto, Fiat Auto». Salvatore Vicari, docente alla Bocconi, è stato nel consiglio d'amministrazione della Valdani-Vicari; Associati. Dentro la Valdani-Vicari troviamo l'ex direttore generale di Teksid France (gruppo siderurgico fondato da Fiat). Dalla Valdani Vicari invece proviene l'attuale tax senior specialist di Fiat Services. È possibile domandarsi se nella loro valutazione ci sia imparzialità?

Secondo aspetto: la quantificazione del danno. Per il tribunale il servizio di Formigli ha compromesso la reputazione progettuale e commerciale dell'automobile in questione. Tradotto in euro: 1.750.000 danni patrimoniali, 3.250.000 per l'offesa arrecata a una società composta da un assai rilevante numero di persone.

Pochi giorni fa, sempre a Torino, nella sentenza Eternit il tribunale condanna due dirigenti a 16 anni di reclusione per disastro doloso e omissioni di misure infortunistiche, e ai responsabili civili impone il risarcimento di 30 mila euro ad ogni famiglia che ha avuto un morto in casa per amianto. Il tribunale civile di Milano, nel 2011, ha aggiornato le tabelle che fissano i danni per perdita parentale.

La morte di un figlio, di un genitore, della moglie o di un marito viene liquidata con tetto massimo di 308.700 euro. Per la perdita di un fratello o di un nipote il tetto massimo è di 134.040. Ben altra cifra dovranno pagare la Rai e Formigli per aver accusato una vettura di essere meno veloce di un'altra. Un'informazione considerata incompleta. Va ricordato inoltre che Formigli aveva invitato, invano, i vertici al confronto.

La sentenza del tribunale di Torino costituisce un monito molto duro verso il diritto di critica (che in questo caso non è stato preso in considerazione), e che lascerà il segno, poiché difficilmente un editore si assumerà il rischio di sostenere simili cifre. Non risulta invece che sia mai stata emessa condanna esemplare nei confronti di coloro che ti portano in tribunale senza motivo. Per loro il rischio massimo, oltre la doverosa condanna alle spese, è solo una piccola multa, mille euro, per aver disturbato il giudice.

2- FORMIGLI E IL SALASSO DELL'ONORE DEL LINGOTTO
R.I. per il "Fatto quotidiano"

Ammettiamo che il servizio di Corrado Formigli sulla Mito, trasmesso da Annozero il 2 dicembre 2010, fosse sbagliato. Ammettiamo che, come scrive il giudice della 4a sezione del Tribunale civile di Torino, fosse "denigratorio e difforme dal vero". Ammesso tutto questo, resta la cifra: il danno patrimoniale calcolato in 1 milione 750 mila euro, quello non patrimoniale in 5 milioni e 250 mila. Perfino Cipputi è stato offeso: "La lesione alla reputazione della Fiat non può che avere avuto un diffuso effetto sul senso di dignità professionale di un assai rilevante numero di lavoratori Fiat".

"La quantificazione del danno patrimoniale, fondata sui calcoli dei consulenti, che non conosco e recepiti dal giudice, è giuridicamente ineccepibile, anche se contestabile nel suo ammontare", spiega l'avvocato Caterina Malavenda, esperto di diritto dell'informazione.

"Qualche dubbio ce l'ho sull'ammontare del danno non patrimoniale, in latino pretium doloris, liquidato in via equitativa. Esso deve ristorare il patimento subìto da Fiat, per la denigrazione di un suo prodotto, limitatamente ad una delle sue caratteristiche, la velocità su pista: mi chiedo se questo patimento possa davvero valere 5 milioni e 250mila euro". Il danno non patrimoniale si calcola in via equitativa.

Quali sono i parametri? "Quello più importante è certamente la gravità dell'offesa, nel caso in esame, non particolarmente infamante, cui si aggiunge la diffusione della notizia, non modesta, visti gli ascolti della trasmissione". La sentenza civile è immediatamente esecutiva, ma la Rai ne chiederà la sospensione e ha annunciato ricorso in Appello.

Intanto Corrado Formigli, oggi conduttore di Piazza pulita su La7, è allibito: "C'è qualcosa di più ingiusto della sentenza, cioè la somma liquidata. Io sono responsabile in solido con la Rai. Fiat potrebbe in teoria chiedermi 7 milioni di euro: ma come può un giornalista disporre di questa somma? Ho messo a confronto tre auto e ho detto che tutte e tre erano sicure e stabili e che una delle tre era meno veloce delle altre.

Ma se guardiamo Top gear, il più importante programma specializzato della Bbc, trasmesso in cento Paesi del mondo, scopriamo che prende a calci le auto che non vanno bene e nessuno osa querelare. Ora noi attraversiamo una crisi globale, in cui le parole d'ordine sono crescita e competitività. Ma un giornalismo che sta dalla parte dei consumatori e non solo dei produttori aiuta a fare crescere le imprese e il mercato libero".

Un particolare: tra i periti che hanno stilato la consulenza tecnica d'ufficio ci sono Francesco Profumo, ex rettore del Politecnico di Torino e oggi ministro dell'Istruzione, e Federico Cheli, ingegnere del Politecnico di Milano: i loro istituti, secondo quel che hanno dichiarato al giudice, sono finanziati dalla Fiat.

La sentenza è un pericoloso precedente che potrà essere utilizzato in futuro. Michele Santoro, assolto nel procedimento, va oltre: "Ho avuto modo di leggere parzialmente il dispositivo. Quello che per me risulta chiaro è l'enormità: se ti muore un figlio per colpa di qualcuno, il massimo del risarcimento è 300mila euro. Non è soltanto un deterrente per un giornalista che si voglia occupare di una multinazionale. Cosa devono fare ora gli editori? Dire in partenza che di certi marchi non bisogna occuparsi.

Così si spiana la strada a controlli preventivi da parte degli uffici legali. Negli articoli di Quattroruote si parlava anche di altre caratteristiche, come la spaziosità. Ma noi abbiamo fatto un discorso sul motore. Non me ne intendo molto, ma l'esposizione mi sembrava chiara: Corrado stava parlando della valutazione di un'auto da un punto di vista meccanico.

Abbiamo commissionato una ricerca a Swg per chiedere ai nostri telespettatori se quando comprano un'auto si basano su quel che dice Annozero. Hanno risposto ‘no, c'informiamo con riviste specializzate'. Aggiungo: le parti silenziate cui fa riferimento la sentenza, cioé non trasmesse, erano tutte sfavorevoli a Fiat. Se s'illudono d'intimorirci, si sbagliano.

Abbiamo sempre orientato il nostro lavoro al coraggio di dare le notizie e alla correttezza. Sono fiducioso che gli altri gradi di giudizio possano corregere questa stortura. Anche se sono stato assolto e abbiamo preso strade professionali diverse, in questa battaglia sarò sempre accanto a Corrado".

3- FELTRI CONTRO: "CON I QUATTRINI DEGLI ABBONATI NON SI SCHERZA"
Vittorio Feltri per "il Giornale"

La Rai è stata condannata a pagare 5 milioni di euro (come minimo) alla Fiat perché, durante una puntata di Annozero , nel dicembre 2010, è andato in onda un servizio giudicato denigratorio in quanto diceva peste e corna di un'auto, l'Alfa Mito. L'autore,Corrado Formigli,ora conduttore di Piazza pulita (La7), dovrà rispondere in solido con l'emittente; ma supponiamo che nel suo contratto ci sia la cosiddetta manleva, cioè una clausola che impone all'azienda di assumersi la responsabilità civile.

Il che peggiora le cose dal punto di vista del contribuente. Infatti, la Rai per saldare la pendenza utilizzerà per forza denaro dello Stato. Ciò dimostra che abbiamo ragione noi quando sosteniamo che il servizio pubblico non possa tenere sotto la propria egida trasmissioni d'assalto, politicamente marcate, scandalistiche, ma debba imporre a chi le progetta, conduce e realizza il rispetto di criteri professionali improntati a moderazione e prudenza. Perché con i quattrini degli abbonati non si scherza. Non si può pretendere che le sbandate dei divi vadano a pesare sulle tasche dei cittadini.
Anche per Formigli vale il pistolotto fatto per Saviano: meno disinvoltura nel maneggiare la macchina del fango.

 

 

[22-02-2012]

 

 

Quattroruote/ GM, Opel si allea con Peugeot. Detroit salva l'auto in Europa

Mercoledì, 22 febbraio 2012 - 08:39:00


 

General Motors, fresca di primato mondiale fra i produttori di auto dopo aver scalzato Totyota dal gradino più alto, è a un passo dall'alleanza con la francese Peugeot.

L'indiscrezione, confermata da Parigi, arriva dal Financial Times  secondo cui la più grande casa automobilistica di Detroit e il secondo gruppo europeo delle quattroruote  (dopo Volkswagen) sono in trattative avanzate per una cooperazione in base alla quale i due gruppi unirebbero le forze per costruire auto e componenti nel Vecchio Continente.

L'alleanza, secondo il quotidiano della City, si tradurrebbe nella produzione di motori, sistemi di trasmissione e interi veicoli da parte di Peugeot e Opel, che venderanno i prodotti coi loro marchi. Un accordo potrebbe essere annunciato al Salone dell'auto di Ginevra a marzo.

L'alleanza fra Peugeot e GM non sarebbe una fusione ed è improbabile che includa uno scambio azionario. "Tutte e due le case automobilistiche hanno avuto contatti con altri costruttori europei alla ricerca di alternative per rendere le loro attività in Europa redditizie", evidenzia il Financial Times. Peugeot ha avuto negli ultimi tre anni trattative su possibili alleanze con Fiat e Mitsubishi. L'amministratore delegato di Fiat e Chrysler, Sergio Marchionne, ha detto in alcune occasioni di essere alla ricerca di un partner per produrre auto piccole dei segmenti 'A' e 'B'.

Le trattative fra Peugeot e GM sono in corso da diversi mesi. L'amministratore delegato di Peugeot, Philippe Varin, ha visitato il quartier generale di GM a Detroit in gennaio in occasione di una cena degli amministratori delegati dell'industria automobilistica a margine del Salone dell'Auto di Detroit. Mentre Peugeot guarda a "potenziali cooperazioni e alleanze" in un contesto di globalizzazione della propria strategia, afferma con il Financial Times la casa francese. 'Trattative sono in corso e non c'e' certezza che si tradurranno in un accordo'. Un'alleanza Peugeot e Opel avrebbe strategicamente senso visto che le attività delle due case automobilistiche non si sovrappongono.

Psa, che ha allacciato trattative simili anche con Ford, Toyota e Bmw, ha dovuto invece presentare risultati economici che evidenziano alcune fragilità. Per superare il 2012, Varin ha presentato un piano di austerità che prevede una soppressione di 7.000 posti, lo spostamento, a nuova data, del progetto in India e la cessione di una parte del patrimonio immobiliare che non esclude neppure la sede storica, parigina, de la Grande Armée.

Il costruttore di Detroit, invece, ha un buco nero, proprio in Europa: la sua filiale Opel è in profondo rosso e Akerson ha sottolineato di essere "pronto ad agire in maniera rapida e decisiva". Ha già impegnato il suo vice presidente Steve Girsky, ma Akerson ha sulle spalle la situazione del debito con il Tesoro americano, pur avendo già rimborsato 22,3 miliardi di dollari, deve attendere che il valore delle sue azioni arrivino a 53 dollari, per sperare di recuperare i 27 che deve ancora restituire. Secondo gli addetti ai lavori, la tedesca Opel è l'ostacolo che frena i suoi progetti. Akerson forse sta chiedendosi se è stato saggio ostacolare Fiat nel 2009: Opel, infatti, poteva essere parte di un puzzle di successo come è oggi Fiat/Chrysler. La Borsa ha reagito bene alla notizia dell'alleanza, premiando le azioni Psa. A Parigi, la quotazione alle 12 era di 16,71 euro, in crescita del 16% rispetto alla chiusura di ieri.

 

 

 

 

Fiat: Rai impugnerà la sentenza su Annozero

 

Martedì, 21 Febbraio 2012 20:10

la sentenza del tribunale di torino

Fiat: Rai impugnerà la sentenza su Annozero

Viale Mazzini condannata a pagare 7 milioni di euro a causa di un servizio sulla Mito. «Nessun commento»

MILANO - La Rai non ci sta. E ha deciso che farà ricorso. Lo rende noto viale Mazzini in una nota: «In merito alla sentenza del Tribunale di Torino sulla vicenda Fiat-Rai-Annozero, ogni commento sarà articolato nell'atto di impugnazione in corso di predisposizione». Nel mirino c'è un servizio di Corrado Formigli (che si è detto scioccato) andato in onda durante la trasmissione su Rai 2, in onda il 2 dicembre 2010.

LA SENTENZA- Il ricorso riguarda la sentenza del tribunale di Torino in cui ha condannato la Rai e Formigli a pagare sette milioni di euro. La sentenza dovrà essere pubblicata entro 15 giorni sui tre maggiori quotidiani nazionali, in una giornata di venerdì, sabato o domenica oltre che su un mensile di automobili. Il tutto a spese di Rai e Formigli: stimata per due milioni di euro a carico degli imputati.

NATALE (FNSI) - «È meglio che l'informazione non parli in modo critico di un'auto, soprattutto quando a produrla è una grande casa che è anche un grande inserzionista pubblicitario?». Se lo chiede il presidente della Fnsi, Roberto Natale, spiegando che «è questo l'interrogativo che suscita la sentenza. Sconcertante, tra l'altro, è il carico finanziario spropositato messo sulle spalle di un singolo giornalista». «Il risultato - prosegue Natale - non potrà che essere quello di disincentivare ulteriormente ogni tipo di critica a prodotti commerciali, in un settore informativo in cui già non mancano servizi di sperticato elogio ad ogni nuova vettura. Il sindacato dei giornalisti considera come sempre con grande rispetto il lavoro della magistratura, ma questa sentenza rischia di essere un altro grave bavaglio all'informazione. La Fnsi si augura che il giudizio d'appello possa riconoscere meglio le ragioni dell'attività giornalistica».

Redazione Online 21 febbraio 2012 | 20:10© RIPRODUZIONE RISERVATA

Cronaca

Fiat: Formigli, condanna senza precedenti, cifra insostenibile

Roma, 21 feb. (Adnkronos) - "Un giudice di Torino ha condannato me e la Rai a risarcire con 7 milioni di euro Fiat per aver realizzato un servizio, nel dicembre del 2010, per la trasmissione Annozero. Si tratta di una condanna senza precedenti, applicata sulla base del codice civile. Una cifra impressionante, del tutto insostenibile. Una sentenza che investe non soltanto la vita di una persona, ma le ragioni stesse della nostra professione". Lo scrive sul proprio profilo facebook Corrado Formigli, il giornalista condannato per un servizio sulla Fiat trasmesso il 2 dicembre 2010 dalla trasmissione televisiva 'Annozero'. "Nel servizio incriminato, al fine di valutare la competitivita' di Alfa Romeo sul mercato delle auto sportive - racconta Formigli - avevo messo a confronto tre piccole 'belve' su una pista per testare le loro prestazioni assieme a un pilota collaudatore. Un confronto gia' peraltro realizzato dalla piu' autorevole rivista di settore, Quattroruote, la quale aveva sancito con tanto di responso cronometrico che l'Alfa Romeo Mito Quadrifoglio Verde, una delle tre auto a confronto, era la piu' lenta su circuito, distanziata dalla Mini Cooper S di tre secondi e dalla Citroen DS3 di un secondo e mezzo. Insomma, il test di Annozero si era limitato a ribadire un confronto gia' realizzato e mai contestato". "In uscita dal servizio - prosegue - dentro lo studio della Rai dove mi trovavo, mi sono limitato a constatare che la Mito 'si e' beccata tre secondi dalla Mini. Frase che, agli occhi di Fiat, e' risultata un'insopportabile aggressione mediatica. Non mi addentro nelle ragioni giuridiche di questa sentenza, mi limito a osservare l'immensa sproporzione tra fatto e ammenda, quindi il suo intento punitivo. Del totale, 'solo' un milione e settecentocinquanta mila euro quantificano il danno patrimoniale, mentre ben cinque milioni e duecentocinquantamila euro rappresentano il danno non patrimoniale".

 

 

SONO VERAMENTE ALLIBITO DALLA INDIFFERENZA GENERALE  CON CUI  la Fiat priva  della dignità  sia i  lavoratori  sia gli azionisti di minoranza !

Mi riferisco oltre alla nota vicenda con gli operai,  sia alla scissione Fiat , sia alla leggerezza con cui vengono divulgate informazioni infondate come l' acquisizione di Dalmier di Fiat Ind,  senza alcun tipo di tutela dai possibili aggiotaggi finora assolti da Torino-Casalbore !

Quando  Consob si deciderà a fare chiarezza sui palleggi di borsa che hanno portato al raddoppio del titolo Fiat in 3 mesi , con quote di mercato Fiat  e redditività in calo ?

Il tutto prima ad una quotazione borsistica FIAT senza alcuna valutazione oggettiva. Mb aprile 2011

 

 

www.la7.tv/richplayer/?assetid=50201823 MASSIMO MUCCHETTI SU FIAT ALLA 7

Fitch mette il rating di Fiat sotto osservazione per possibile downgrade

Fitch Ratings ha comunicato oggi di aver messo il rating a lungo termine di Fiat S.p.A. (BB+) sotto osservazione per possibile downgrade.

Il rating a breve termine è confermato a “B”.

Torino, 21 aprile 2011

 

IL FOSSATO TELECOM NEI CONTI DI FOSSATI - ESCLUSA DAL CDA E DECISA A DAR BATTAGLIA, LA FAMIGLIA DEGLI EX PROPRIETARI DI STAR (CHE HA IL 5% DEL CAPITALE DEL COLOSSO TELEFONICO) PENSA ANCHE A UN’USCITA DI SCENA DALLE TLC, MA IL COSTO È CARO: TRA SVALUTAZIONI PASSATE E L’ATTUALE QUOTAZIONE DEL TITOLO, LA PERDITA POTENZIALE DEL PACCHETTO È SUPERIORE AI 500 MILIONI. DICASI MEZZO MILIARDO DI EURO…

Marigia Mangano per "Il Sole 24 Ore"

 

Fuori dal consiglio di amministrazione di Telecom Italia, ma pronti a dare battaglia in assemblea. La famiglia Fossati, socio di peso del gruppo telefonico con il 5% del capitale, ha già fatto capire che dopo l'esclusione dal board farà sentire la propria voce nelle sedi opportune. Intendendo, con queste ultime, l'assemblea di Telecom Italia che la famiglia può tecnicamente convocare come e quando vuole.

Tuttavia in molti, sul mercato, si interrogano su quale sarà poi nei fatti la linea d'azione che seguiranno gli ex proprietari di Star. Tanto che qualcuno, a Piazza Affari, azzarda perfino una possibile uscita di scena attraverso la vendita del pacchetto. Di certo alla famiglia l'avventura nel mondo delle tlc sta costando tanto. Tra svalutazioni passate e l'attuale quotazione del titolo, la perdita potenziale del pacchetto è superiore ai 500 milioni di euro. Mezzo miliardo.

 

TELECOM IN CARICO A 1,7 - La quota detenuta in Telecom Italia è infatti in carico nel bilancio della holding lussemburghese Findim, l'ultimo depositato e relativo all'esercizio 2009, a un valore di 1,705 euro. Valutazione che - si legge nel documento del Granducato - è stato ritenuto adeguato dal consiglio di amministrazione in considerazione di piani di sviluppo futuri». Attualmente la quota complessiva del 4,99% è iscritta nel bilancio a un valore di 1.140 milioni di euro contro un valore di Borsa di 702 milioni.

In pratica, per la famiglia Fossati la minusvalenza complessiva potenziale sull'intero pacchetto è pari a 438 milioni. A tale valore, peraltro, bisogna sommare il costo del «passato». Già perché solo un anno prima la famiglia Fossati aveva allineato il valore che esprimeva inizialmente un prezzo per azione intorno ai 2 euro. La svalutazione era stata pari a 85,3 milioni, con il risultato finale che in tutto la quota Telecom è costata 523 milioni di euro. Una montagna di soldi.

IL PORTAFOGLIO - Peraltro, quanto al portafoglio partecipazione complessivo della capogruppo Findim Group Sa, le cose non vanno certo meglio per gli altri investimenti, anche se in questo caso le cifre in ballo sono molto ridimensionate rispetto al capitole Telecom Italia. Il riferimento è alla partecipazione del 12,4% in Gas Plus.

 

La partecipazione, iscritta in bilancio per 44,6 milioni, esprime un prezzo per azione pari a 7,81 euro. Oggi il titolo Gas Plus non arriva a 4 euro: il prezzo di Borsa segnato ieri è di 3,83 euro. Il risultato è che la quota ha una minusvalenza potenziale di 23 milioni, praticamente la metà dell'investimento fatto. E difficilmente tale valutazione potrà essere mantenuta anche nel bilancio 2010.

Per il resto, spicca come nota positiva in tema di investimenti in Borsa, solo il trading sul colosso Usa Apple. La Findim Group era entrata con un pacchetto sotto l'1%, ma del valore di 390 milioni, nel 2008. L'anno dopo la famiglia ha deciso di vendere con una plusvalenza di 28,3 milioni. Nello stesso periodo sono stati ceduti anche una manciata di titoli Telecom, operazione che ha comportato una minusvalenza di 590mila.

 

Nell'insieme gli asset di Findim Group totalizzavano secondo l'ultimo rendiconto 1,40 miliardi di euro, di cui 1,18 in partecipazioni. Nel corso dell'esercizio, la finanziaria è rientrata di parte del debito verso imprese collegate, sceso a 240 milioni da 430 e verso persone collegate (333 milioni contro 658 milioni).15-04-2011]

 

 

ALTRI DEBITI IN VISTA PER FIAT ! Mb

 

 

Fiat S.p.A. Via Nizza 250, 10126 Torino Tel. +39 011 006 1111, Fax +39 011 006 1219 mediarelations@fiatspa.com www.fiatspa.com

 Raggiunto un accordo in merito all’incremento della partecipazione Fiat in Chrysler

Fiat ha raggiunto un accordo con Chrysler Group LLC e gli altri soci di Chrysler relativamente all’esercizio da parte di Fiat della “Incremental Equity Call Option” spettante a Fiat ai sensi dell’Operating Agreement di Chrysler.

In base a tale accordo, Fiat eserciterà per intero la “Incremental Equity Call Option” subordinatamente e contestualmente al completamento da parte di Chrysler, nel secondo trimestre del 2011, di una operazione di rifinanziamento nell’ambito della quale il debito di Chrysler verso i Governi statunitense e canadese sarà integralmente rimborsato.

A conclusione dell’operazione, la partecipazione di Fiat in Chrysler aumenterà di un ulteriore 16%.

Il prezzo complessivo per l’esercizio della call option sarà di 1.268 milioni di dollari USA.

"L’operazione che annunciamo oggi - ha commentato il Presidente della Fiat, John Elkann - segna una tappa storica per Fiat e Chrysler ed è per noi motivo di grande soddisfazione ed orgoglio.

Insieme a Chrysler, Fiat darà vita ad un gruppo automobilistico più forte, con una gamma completa di prodotti, presente su tutti i mercati del mondo e capace di competere con chiunque.

Nel corso degli ultimi anni Fiat e Chrysler hanno saputo lavorare fianco a fianco, con impegno e rispetto reciproco. Grazie al contributo di tutte le persone che lavorano con noi e con il pieno sostegno mio e della mia famiglia, questo spirito di collaborazione diventerá da oggi ancora più forte, per creare automobili belle, divertenti, sicure e rispettose dell’ambiente".

Per l’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne: “Si tratta di un passo fondamentale verso il completamento di quel grande disegno di integrazione tra Fiat e Chrysler, iniziato meno di due anni fa, che porterà alla creazione di una casa automobilistica globale.

Abbiamo scelto di stringere i tempi il più possibile per accelerare la nascita di un gruppo unico, che possa trarre pieni benefici dallo sviluppo congiunto delle rispettive attività internazionali.

Chrysler sta seguendo uno straordinario cammino di ripresa, a livello industriale ed economico, e la Fiat è pronta ad assumerne il controllo, per rendere il legame ancora più stabile e più forte, nell’interesse di entrambe.

L’operazione annunciata oggi, insieme all’ottenimento di un’ulteriore quota del 5 per cento prevista entro la fine dell’anno, ci porterà a realizzare il sogno da cui è nata quest’alleanza: dare vita ad un costruttore di auto mondiale, con tecnologie all’avanguardia, efficiente e competitivo, determinato a posizionarsi tra i leader del settore.

Sarà così possibile assicurare a tutte le nostre persone un futuro molto più sicuro in un ambiente stimolante, dove lo scambio e l’integrazione culturale, unite alla spinta di competizione con la concorrenza, saranno fonte di crescita professionale e personale”.

Torino, 21 aprile 2011

 

 

 Fiat S.p.A. comunica il regolamento del prestito obbligazionario da € 1.000 milioni con scadenza 2016

In data odierna è avvenuto il regolamento dell’emissione obbligazionaria di ammontare nominale pari a € 1.000 milioni con cedola fissa del 6,375% e scadenza aprile 2016, il cui prezzo era stato fissato il 29 marzo 2011.

I titoli, che sono stati emessi da Fiat Finance and Trade Ltd, société anonime, società interamente controllata da Fiat S.p.A., nell’ambito del programma di Global Medium Term Notes garantito da Fiat S.p.A., hanno ottenuto l’assegnazione di un rating pari a Ba1 da Moody’s Investors Service, BB da Standard & Poor’s e BB+ da Fitch. I titoli sono stati ammessi alla quotazione presso la Borsa irlandese.

Torino, 1 aprile 2011

Il prestito obbligazionario è offerto e collocato solamente al di fuori degli Stati Uniti ad investitori che non siano definiti “U.S. persons” (così come definite nella Regulation S dello U.S. Securities Act del 1933, come successivamente modificato (il "Securities Act")) e non è stato né sarà registrato secondo il Securities Act o secondo altre leggi rilevanti. Le obbligazioni non saranno offerte o vendute negli Stati Uniti senza opportuna registrazione o specifica esenzione dagli obblighi di registrazione.

Questo comunicato non rappresenta un’offerta di vendita o una sollecitazione all’acquisto di prodotti finanziari. Le obbligazioni non dovranno essere vendute in qualsiasi Stato o giurisdizione in cui tale offerta o vendita sarebbe considerata illegale. Nessuna azione è stata né sarà intrapresa al fine di permettere un’offerta pubblica delle obbligazioni in qualsiasi giurisdizione, inclusa l’Italia.

Questo comunicato non è un’offerta di vendita o una sollecitazione all’investimento in obbligazioni negli Stati Uniti o in qualsiasi giurisdizione, inclusa l’Italia. Le obbligazioni emesse da Fiat Finance and Trade Ltd, société anonyme. e garantite da Fiat S.p.A. non potranno essere offerte o vendute negli Stati Uniti o per conto o beneficio di persone residenti negli Stati Uniti (“U.S. persons” così come definite nella Regulation S del Securities Act) a meno che siano registrate ai sensi del Securities Act o siano esentate da tale registrazione. Tali titoli non sono stati, né saranno registrati ai sensi del Securities Act. Qualsiasi offerta pubblica di questi titoli negli Stati Uniti sarà effettuata in base ad un prospetto che conterrà informazioni dettagliate su Fiat Finance and Trade Ltd, société anonyme, il suo management, e i suoi bilanci. Né Fiat Finance and Trade Ltd, société anonyme né Fiat S.p.A. intendono effettuare tale offerta pubblica negli Stati Uniti d’America o altrove.

Nessuna autorizzazione è stata richiesta alla Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (CONSOB), come previsto dalla normativa applicabile in materia di strumenti finanziari. Di conseguenza, le obbligazioni non sono state, né saranno offerte, vendute o collocate in Italia nell’ambito di una sollecitazione all'investimento di prodotti finanziari. Le obbligazioni potranno essere offerte, vendute o collocate in Italia solo nel rispetto della legge e dei regolamenti applicabili.

Questo comunicato stampa è diretto solamente (i) a persone al di fuori del Regno Unito, (ii) a persone che abbiano esperienza professionale in questioni relative ad investimenti che rientrano nell’ambito dell’Articolo 19(5) del Financial Services and Markets Act 2000 (Financial Promotion) Order 2005, come successivamente modificato (il “Financial Promotion Order”) o (iii) a persone con patrimonio netto elevato che rientrano nell’Articolo 49(2) commi da (a) a (d) ("high net worth companies, unincorporated associations, etc.") del Financial Promotion Order (tutti questi soggetti sono definiti come “Soggetti Rilevanti”). Questo comunicato stampa non deve essere utilizzato da soggetti che non sono Soggetti Rilevanti. Qualsiasi attività di investimento collegata con il presente comunicato stampa è riservata e potrà essere intrapresa solo da Soggetti Rilevanti.

 

 

CARO AMICO MUAMMAR/2 - ROMITI RIVELA DETTAGLI AGGHIACCIANTI SUL RAPPORTO FIAT-GHEDDAFI (AZIONISTA DAL 1976 AL 1986): “20 GIORNI DOPO IL DISASTRO DI USTICA, CI CHIAMÒ IL SOCIO LIBICO. VOLEVA RECUPERARE IL LORO AEREO DA GUERRA CADUTO SULLA SILA. IO NE PARLAI CON I SERVIZI SEGRETI. E IL MIG FU RICONSEGNATO” - PRIMA DELL’INGRESSO DEL "SOCIO IMPRESENTABILE", AGNELLI CHIESE IL PERMESSO DELLA CIA (BUSH PADRE), DI ENRICO CUCCIA E DI CIAMPI (GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA). TUTTI DIEDERO L’OK - “MA OGGI È DIVERSO, SI È ECCEDUTO NEI RAPPORTI

Raffaella Polato per il "Corriere della Sera"

Trattative lunghissime. Una sola condizione, alla fine: «Non sarebbero mai entrati nella gestione. Non avrebbero mai avuto notizie sensibili» . E così fu, dice Cesare Romiti. «Mai un'interferenza» , nei dieci anni della Libia in Fiat. «Mai nessuna richiesta» . Non sull'azienda, almeno. Perché poi, in realtà, del suo ruolo di azionista Tripoli una volta approfittò. Lui comincia a raccontarla così: «Mi ricordo un unico episodio» .

Ma se sceglie l'esordio minimal, e lo butta lì quasi per caso, quasi a suggerire dettagli di secondo piano, l'uomo che per un quarto di secolo (dal 1974 al 1998) ha guidato il Lingotto ovviamente lo sa già: quello che sta per aggiungere tanto secondario non è. Quell' «unico episodio» ha a che fare con Ustica. Il Dc9 dell'Itavia precipitato in mare il 27 giugno 1980. Il Mig dell'aeronautica militare libica trovato venti giorni dopo sulle montagne della Sila.

È stato, rimane uno dei grandi misteri italiani. E mentre si svolgeva, mentre era ancora soltanto cronaca, Romiti ricevette una telefonata.

Il socio libico?
«Uno dei due consiglieri di Lafico in Fiat, sì. Erano Abdullah Saudi e Regeb Misellati. Li avevo sentiti, naturalmente, subito dopo l'incidente di Ustica. Incidente, poi... Temevamo tutti fosse stato un missile. Uno sconfinamento, una battaglia segreta nei cieli, l'arma che parte e colpisce l'aereo civile. Ne parlammo. Mi rassicurarono» .

Ci credette?
«So che qualche settimana più tardi si scoprì il "caccia"libico caduto in Calabria. Misellati mi richiamò» .

Per dirle?
«Che volevano, dovevano recuperare i resti dell'aereo. E ci chiedevano una mano» .

La diede? L'amministratore delegato della Fiat aveva effettivamente quel potere?
«Ne parlai con i "servizi", a Roma. Non sapremo mai cos'era successo, né a Ustica né sulla Sila, né durante né dopo. Sappiamo che il Mig fu restituito» .

Dottor Romiti, non era stato Giovanni Agnelli a definire lo scomodo e imbarazzante - anche allora - socio libico «un azionista che si comporta come un banchiere svizzero» ? Dubbi sull'ingresso di Muammar Gheddafi già ne avevate avuti. Dopo Ustica, il Colonnello rimase per altri sei anni il principale partner nel capitale Fiat. Cos'era: solo realpolitik degli affari?
«Guardi che è vero: con noi i libici si sono sul serio comportati sempre come banchieri svizzeri. Ricordiamo anche le condizioni della Fiat di allora. Quando Tripoli entrò, nel 1976, avevamo un forte bisogno di capitali. Ciò non toglie che le trattative siano state lunghissime, quasi due anni. E questo proprio per i dubbi dell'Avvocato, e miei, sulla loro "presentabilità"» .

Come andò?
«Un giorno venne da me Nicolò Gioia. Era stato direttore generale Fiat, era in pensione, ma continuava a girare per il mondo. Mi riferì dei contatti che aveva avuto in Libia e dell'interesse a investire nel gruppo. Io ne parlai a mia volta con l'Avvocato, che mi chiese: "Romiti, lei?". Dobbiamo stare attenti a non irritare loro da un lato, gli americani dall'altro, risposi. Agli americani pensò naturalmente l'Avvocato. Informò George Bush senior, che allora era alla guida della Cia: ne ricevette una serie di raccomandazioni e il via libera. Poi, insieme, andammo da Carlo Azeglio Ciampi: e ricevemmo la benedizione anche del Governatore della Banca d'Italia» .

A quel punto, però, l'affare era già fatto: e un ruolo notevole lo ebbe Enrico Cuccia.
«Andai io da lui. Come l'Avvocato, era un uomo curioso del mondo e attratto dalle sfide. La Libia in Fiat sicuramente lo era. Cuccia studiò l'operazione e disse sì. Ma disse anche, a Saudi e Misellati: "Non dovete entrare nella gestione". Eseguirono. Venivano a Torino, partecipavano ai consigli, guardavano i bilanci e se ne andavano. Quando poi uscirono, nell' 86, misurarono il loro affare: la Fiat era rinata, la Libia aveva guadagnato. E parecchio» .

È passato un quarto di secolo. Voi trattavate in segreto e anche nell'imbarazzo. Oggi, tutti hanno negli occhi la sfilata del governo, dei big di Confindustria, dei grandi banchieri davanti alla tenda del Colonnello piantata a Villa Borghese. Era solo un anno e mezzo fa. La «realpolitik degli affari» non è andata troppo, e troppo superficialmente, «oltre» ? Nessuno poteva immaginare quello che sta succedendo dal Bahrein al Marocco, ma per la Libia il rischio-Paese è sempre stato alto. Molto più alto.
«Il rapporto con Tripoli ha certamente ecceduto i limiti dei rapporti tra due Stati. Il Colonnello si è presentato qui, in Italia, con quella foto provocatoria appuntata sul bavero... Eppure andare là, in passerella alla sua tenda, e stringergli la mano ha fatto premio su tutto il resto. Compreso il fatto che nel frattempo la Libia è diventata una dittatura tra le più feroci» .

 

Che cosa teme di più, da quello che sta succedendo tra Medio Oriente e Nord Africa?
«Le decine di migliaia di profughi e immigrati che metterebbero in crisi noi e l'intera Europa. L'impatto economico: pensi solo alla nostra dipendenza energetica» .

E lo spettro dell'integralismo islamico alle porte di casa?
«È l'ulteriore pericolo. Ma sono i giovani, soprattutto, a ribellarsi alle dittature: perciò credo che, al bivio, forse sarà più facile imboccare la strada della democrazia. Vorrei non fosse solo una speranza» . 23-02-2011]

 

CARO AMICO MUAMMAR/3 - GABETTI, PER VENTI ANNI BRACCIO FINANZIARIO DI AGNELLI, RACCONTA IL LUNGO NEGOZIATO SEGRETO PER L’INGRESSO DEI LIBICI IN FIAT - OGGI SI SCOPRE CHE LA FIAT NON AVEVA IL CONTROLLO DELLA SITUAZIONE: “LA NECESSITÀ DI SOLDI CI FECE SUPERARE LA PAURA DI TRATTARE CON IGNOTI. POI, COMINCIARONO LA SCALATA IN BORSA, NON CAPIVAMO COSA STESSE SUCCEDENDO” - NEL 1986, LA FIAT COSTRETTA DAGLI USA A LIBERARSI DI GHEDDAFI. I LIBICI, PARA-GURI, HANNO FATTO GONFIARE IL PREZZO PER RIVENDERE ALLA CIFRA RECORD DI 3 MLD DI DOLLARI

Salvatore Tropea per "la Repubblica"

«Se me li ricordo, i libici? E come potrei dimenticarmeli: quella sera, a Ginevra, quando abbiamo chiuso l´accordo con cui uscivano dalla Fiat dopo dieci anni, ho stretto la mano ad Abdullah Saudi e gli ho detto: guardi qui, ho appena scritto tre miliardi di dollari. Sappia che lei mi fa firmare l´assegno più pesante della mia vita».

Gianluigi Gabetti, l´uomo per oltre vent´anni più vicino all´Avvocato Agnelli, ha seguito passo passo il negoziato d´ingresso della Libia nell´azionariato Fiat, nel 1976, e ha guidato la trattativa per l´uscita degli uomini di Gheddafi, nel 1986. In quegli anni, ha stretto un rapporto con i plenipotenziari di Tripoli, un rapporto d´affari ma anche personale, con passeggiate sotto i portici di Torino e qualche cena al "Cambio" e al "Gatto Nero". «Ho anche avuto molti inviti ad andare a trovarli. Ma non venga a Tripoli, mi diceva sorridendo Saudi: meglio in Barhein, dove ho una bella casa». 

Dottor Gabetti, quell´accordo fece scandalo e clamore in tutto l´Occidente. A chi venne l´idea?
«A loro. L´Avvocato un giorno mi disse che un alto dirigente Fiat era stato contattato da un emissario libico che offriva collaborazione. Lui era incuriosito, io diffidavo: dobbiamo vedere chi rappresenta davvero, dicevo, e per che cosa. Pochi giorni dopo capimmo che si trattava di un intervento finanziario, e che dietro c´era il governatore della Banca libica. Incaricammo Mediobanca, e Cuccia prese direttamente in mano la cosa. Nacque un rosario di incontri fissati, disdetti, ripresi, tutti in gran segreto. Finché alla cena decisiva al ristorante Toulà si presentò direttamente Saudi, disse che era l´ideatore della cosa, il negoziatore e il futuro consigliere. Fu chiaro che facevano sul serio».

Quanto tempo durò il negoziato?
«Dieci mesi. E sempre attenti a non farci scoprire. Nessuno seppe mai nulla. Tanto che all´annuncio, il primo dicembre ‘76, l´Avvocato si concesse il lusso di chiedere ai giornalisti: qualcuno ha idea di cosa sto per dirvi? Silenzio. Il segreto era assoluto. Anche questa, disse Cuccia ad Agnelli, era una prova della volontà libica di arrivare fino in fondo».

Ma non era un´alleanza innaturale, tra occidentali e libici?
«Altro che. Le nostre titubanze erano fortissime. Anche perché il partner era un´entità per noi sconosciuta. Quel che conoscevamo bene, però, erano le esigenze finanziarie stringenti della Fiat, che prevalsero sui timori di una trattativa con ignoti».

Realpolitik da parte di Agnelli, o cinismo?
«Diciamo che più del dolor potè il digiuno. Temevamo che a un certo punto nel negoziato si facesse vivo Gheddafi. Non telefonò mai. Agnelli lo incontrò molto più tardi, a Mosca».

E come si comportò Tripoli in Consiglio?
«Con grande correttezza. I due rappresentanti, Saudi e Misallati, avevano modi anglosassoni, parlavano inglese, erano cortesi e preparati. Si erano anche predisposti una base tecnica d´appoggio a Torino, allo studio Mailander. Ottimi partner, mai uno screzio».

Ma a un certo punto scalano in Borsa: è così?
«Non abbiamo mai capito davvero che cosa stava succedendo. Improvvisamente, circolano voci sulla loro voglia di ampliare la posizione, loro negano, il titolo comincia a correre, studiamo con Misallati una clausola protettiva fatta di medie complicate dei prezzi. Ma a quel punto, il prezzo è altissimo, la plusvalenza troppo allettante. E loro, alla fine sono degli speculatori».

Quando decidono di vendere?
«Il giorno di Ferragosto dell´86 sono in vacanza ad East Hampton quando suona il telefono e il centralino di casa Agnelli mi passa l´Avvocato da Sankt Moritz. Venga subito, mi dice, c´è qui Saudi, vogliono vendere. Arrivo e trovo Cuccia, Romiti e Maranghi con Agnelli. Tutti contenti».

Il socio era diventato troppo scomodo?
«Sì. L´imbarazzo internazionale cresceva e l´America era molto inquieta. La Libia era finita nella lista nerissima, e noi rischiavamo di perdere gli ordini americani per le macchine movimento terra. Agnelli non poteva nemmeno concepire che la Fiat finisse a sua volta sulla lista nera, per Gheddafi, ne parlò direttamente con Bush padre, già capo della Cia, vicepresidente e, poi, presidente degli Stati Uniti».

Quindi fu facile negoziare l´uscita?
«Difficilissimo. Anzi, drammatico. Non avevamo i soldi. Volevano tre miliardi e mezzo di dollari. Chiesi un mandato speciale ad Agnelli e mi chiusi per una settimana a Ginevra con Saudi. Era una roccia: ho questo mandato, ripeteva, non posso muovermi. Alla fine un poco si mosse, spuntai 500 milioni, e ci stringemmo per l´ultima volta la mano. Si alzò e disse che doveva telefonare»

A chi?
«Non ho mai saputo chi c´era dietro le quinte».23-02-2011]

 

 

Stupendo capolavoro dell’ufficio relazioni esterne Fiat in outsourcing al Corriere - Titolo a quattro colonne cubitali: Fiat rompe con Sollers - e si insinua che Sollers non sia in buona salute - Peccato che il Corriere non possa poi omettere di osservare che ieri cinque minuti dopo i comunicati congiunti Fiat-Sollers ne sia uscito un altro dove Sollers annunciava l’accordo con Ford....

Bancomat per Dagospia

Stupendo capolavoro dell'ufficio relazioni esterne Fiat in outsourcing al Corriere. Titolo a quattro colonne cubitali: Fiat rompe con Sollers. La joint venture in Russia doveva portare a produrre auto e Suv, ma l'ufficio relazioni esterne Fiat presso il Corriere insinua che Sollers non sia in buona salute...

 

Forse la Fiat quando hanno firmato l'accordo non aveva fatto la visura dei bilanci o le era scaduto l'abbonamento a Lince per investigare la salute finanziaria dei Partners. Quando si e' in crisi si risparmia sui costi amministrativi....

Peccato che il Corriere non possa poi omettere di osservare che ieri cinque minuti dopo i comunicati congiunti Fiat-Sollers ne sia uscito un altro dove Sollers annunciava l'accordo con Ford! Ma guarda cosa va a capitare.

E' chiaro che Ford e' a sua volte in ristrettezze economiche, non paga Lince e non ha verificato le informazioni su Sollers.

Ma poi il Corriere compie il capolavoro, perche' un po' annegata alla fine dell'articolo ci mette una banale notiziola: Giorgetto Giugiaro stronca la strategia di Marchionne ricordandogli che l'auto non e' solo finanza e che la competizione la vince chi fa auto migliori.

 

Era da tempo venuto il dubbio anche a Dagobankomat e pochi altri in Italia che le cose fossero cosi'. Sara' anche un concorrente che ora lavora nel gruppo Volkswagen, ma come dire, il Giugiaro a Torino e nel mondo non e' proprio l'ultimo degli esperti di automobili. Forse il vero titolo del pezzo corrieristico doveva essere: Giugiaro stronca Marchionne e la russa Sollers preferisce Ford.

Ma si sa, i titolisti sono autonomi dai giornalisti. Non sempre forse lo sono dagli azionisti che contano. 19-02-2011]

 

 

 

 Moody’s conferma il rating di Fiat

Moody’s Investors Service ha comunicato oggi di avere concluso la revisione del rating di Fiat S.p.A., che era stato posto sotto osservazione per possibile downgrade lo scorso 21 luglio 2010.

Il rating del debito a lungo termine di Fiat S.p.A. viene confermato a “Ba1”. Il rating a breve termine è confermato a “Not-Prime”. L’outlook è negativo.

Torino, 9 febbraio 2011

 

- FIAT: SALTANO STOCK OPTION MARCHIONNE SU OBIETTIVI 2008-2010...
(ANSA) - Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e Chrysler, non riceverà 3,75 milioni di stock option riferite agli esercizi 2008-2010 per non aver centrato gli "obiettivi di redditività" previsti per il triennio dal piano di incentivazione approvato nel 2006. In compenso, come riconoscimento per le operazioni straordinarie messe a segno nel 2010, anno dello spin-off del Lingotto, il Cda di Fiat ha 'blindato' le azioni gratuite riservate al manager nel 2011 (1,125 milioni di titoli Fiat e Fiat Industrial), slegandole dai risultati e subordinandole alla sua sola permanenza in carica.

E' quanto emerge dal progetto di bilancio Fiat. Il cda del Lingotto, nella seduta dello scorso 18 febbraio, ha infine "accertato la maturazione" a favore di Marchionne "di 375.000 diritti" a ricevere azioni gratuite, nell'ambito del piano di stock grant del 2009, "a seguito del raggiungimento degli obiettivi gestionali assegnati".

23-02-2011]

 

3 - FIAT: NEL 2010 I DIPENDENTI AUMENTANO DI QUASI 10MILA UNITA'...
Radiocor - A fine dicembre 2010 i dipendenti del Gruppo Fiat erano 199.924, in aumento di 9.910 unita' rispetto ai 190.014 di fine 2009. La variazione, spiega il Lingotto nel bilancio 2010 consultato da Radiocor, e' stata originata in parte dall'incremento dell'occupazione, derivante dal saldo positivo tra le assunzioni effettuate nell'anno (circa 23.400) e le uscite registrate nello stesso periodo (circa 18.400). L'incremento 'ha riguardato prevalentemente gli operai in America Latina ed e' principalmente dovuto all'aumento dei volumi produttivi nell'area'.23-02-2011]

 

 

 FIAT: TATA, PUNTIAMO A RAFFORZARE JV, NESSUN DISACCORDO...
Radiocor - Tata Motors 'intende rafforzare la jv con Fiat e smentisce categoricamente' un possibile disaccordo con il costruttore italiano. Cosi' a 'Radiocor' il portavoce della societa' indiana, che ha spiegato che Tata Motors intende 'rendere piu' solida l'alleanza con Fiat vendendo piu' auto Fiat in India e aumentando la presenza della Fiat nei concessionari indiani'. Sono cinque anni che e' in corso la collaborazione tra Tata Motors e Fiat, le cui vendite nel Paese registrano comunque livelli modesti. L'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, parlando ai giornalisti a gennaio al Salone dell'Auto di Detroit ha affermato: 'in India abbiamo il partner giusto. Dobbiamo solo mettere piu' enfasi sull'aspetto commerciale. E' il piu' grande gestore di attivita' industriali in India e non e' un rivale nel nostro segmento'.11-02-2011]

 

TATATà, TATA SFANCULA LA FIAT - un clamoroso divorzio dopo cinque anni di collaborazione al di sotto delle attese. A concorrere all’acuirsi dei contrasti, ci sarebbe il sempre maggior peso, a Mumbai, di Carl-Peter Forster - L’ex capo di Gm Europa (una vecchia conoscenza di Marchionne) non ha mai nascosto che l’accordo con Fiat non gli piace - L’Asia, contando anche la Cina, è sempre più l’anello debole del Lingotto

Pierluigi Bonora per "il Giornale"

 

Dall'India arrivano segnali di tempesta sui rapporti tra Fiat e Tata. C'è chi ipotizza, tra le sfere istituzionali, anche un clamoroso divorzio dopo cinque anni di collaborazione al di sotto delle attese. A concorrere all'acuirsi dei contrasti, per altro rimarcati di recente da Sergio Marchionne («Abbiamo dato loro il diritto di distribuire i veicoli e in alcune aree non sta funzionando»), ci sarebbe il sempre maggior peso, a Mumbai, di Carl-Peter Forster. L'ex capo di Gm Europa (una vecchia conoscenza di Marchionne) sarebbe infatti il primo a remare contro.

L'intesa, così come è stata architettata, a parere del tedesco si rivelerebbe troppo sbilanciata a favore degli italiani. «Forster - dicono fonti asiatiche - sta ridisegnando il gruppo, collocando uomini di sua fiducia nelle posizioni strategiche. E non ha mai nascosto che l'accordo con Fiat non gli piace». Il nuovo corso di Tata, inoltre, prevede la creazione di proprie filiali in Europa, la prima delle quali nel Regno Unito.

E Ratan Tata? Il tycoon settantaduenne di Mumbai al vertice dell'impero, nonché consigliere di amministrazione della Fiat e amico stretto di Luca di Montezemolo e della Ferrari? Il presidente del gruppo omonimo, con interessi a 360 gradi nell'economia indiana, lascerà per raggiunti limiti di età alla fine del 2012. La corsa alla successione è già iniziata.

 

Non avendo figli, tra i candidati al trono ci sarebbe Noel Tata, 53 anni, fratellastro di Ratan, ora a capo delle operazioni internazionali dell'azienda. Anche l'imminente rivoluzione ai vertici, insieme alle pressioni di Forster e al malcontento di Marchionne, starebbe concorrendo al deterioramento progressivo dell'alleanza.

 

Dall'India sostengono anche che dietro l'acquisizione di Land Rover e Jaguar da parte di Tata, all'epoca dell'operazione c'era la mano di Fiat, interessata soprattutto ad avvalersi delle tecnologie di Land Rover nel campo dei fuoristrada.

Il successivo colpo di Torino sulla Chrysler, avrebbe raffreddato l'attenzione italiana su Land Rover. Se Fiat dovesse rompere con Tata, potrebbe creare in India una struttura sul modello brasiliano, avendo già uno stabilimento. Il sito di Ranjangaon, che dà origine a Punto, Linea e ai motori Multijet, è condiviso al 50% con Tata. L'Asia, contando anche la Cina, è sempre più l'anello debole del Lingotto. 11-02-2011]

 

 

 FIAT: PERDITE NETTE 2010 CHRYSLER 652 MLN$,UTILE OPERATIVO SOPRA STIME...
Radiocor - Nel 2010 Chrysler, la casa americana di cui Fiat possiede il 25%, ha accusato perdite nette per 652 milioni di dollari (-199 milioni nel quarto trimestre), ma un utile operativo per 763 milioni, superiore alla guidance, per altro alzata a inizio novembre. I ricavi si sono collocati a circa 41,95 miliardi, in linea con i target previsti. La liquidita' totale disponibile a fine dicembre era pari a 9,6 miliardi e il free cash flow a 1,4 miliardi, piu' di 2 miliardi sopra degli obiettivi iniziali.

Secondo Sergio Marchionne, ceo del costruttore Usa, tutti i lanci prodotto di Chrysler 'ne testimoniano la rinascita. Come confermato dai brand in vetrina al Salone dell'Auto di Detroit, Chrysler ha mantenuto la promessa di lanciare 16 modelli nuovi o con un profondo restyling negli ultimi 12 mesi. Si puo' dire con certezza che i risultati di Chrysler dell'anno scorso hanno superato molte attese sia a livello di prodotto sia finanziario'.

Tuttavia, ha messo in guardia Marchionne, 'i l nostro lavoro non e' terminato. Abbiamo ancora molto da fare per rispettare gli obiettivi del piano quinquennale'. Per il 2011 Chrysler prevede ricavi netti per oltre 55 miliardi di dollari, un utile operativo superiore a 2 miliardi, un Ebitda di oltre 4,8 miliardi e un utile netto tra 0,2-0,5 miliardi. Il free cash flow e' atteso positivo per oltre un miliardo. Cosi' una nota della casa americana.

31-01-2011]

 

 

 

 

AUTO: tute blu, orari e contratti a confronto. Fiat e Chrysler 'sognano' la Germania (La Repubblica, pag. 19)31-01-2011]

 

 

 

 

- FIAT: PER TERMINI BATTUTE FINALI, PROPOSTE GIUDICATE COMPATIBILI...
(Adnkronos) - Battute finali per il rilancio industriale dello stabilimento Fiat di Termini Imerese che il Lingotto dismettera' a fine anno: Sviluppo economico e Invitalia hanno infatti giudicato compatibili, sia dal punto di vista territoriale che da quello finanziario, tutte le 7 proposte di industrializzazione del sito, arrivate sul tavolo del dicastero e al centro dell'ultima verifica governativa condotta oggi al dicastero di via Veneto.

Istruttoria chiusa, dunque. Ora si dovrebbe passare alla fase operativa con l'accordo di programma da stipulare, a breve, con la Regione Sicilia, che si era impegnata a sostenere il rilancio dell'area, e con la convocazione di Fim, Fiom, Uil e Ugl che potrebbe arrivare la prossima settimana, per la gestione della fase finale del percorso.

"Da uno stato di crisi ne ricaviamo una straordinaria ristrutturazione industriale", spiega il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, secondo il quale l'occupazione, se nessuno degli imprenditori si tirera' indietro, potrebbe salire dagli attuali 1.500 dipendenti, che rimarranno in forze alla Fiat fino al dicembre 2011, agli oltre 3.300 impiegati complessivamente.01-02-2011]

 

 

 

 FIAT: DODICI MESI DI CIGS A PARTIRE DAL 14 FEBBRAIO...
Da "Il Sole 24 Ore" - Partirà il 14 febbraio e durerà un anno la cassa integrazione straordinaria (Cigs) prevista per le Carrozzerie di Mirafiori della Fiat dopo l'accordo raggiunto con i sindacati (ad eccezione della Fiom) e il via libera dei lavoratori che si sono espressi nel referendum di metà gennaio. La data è stata ribadita dall'azienda a seguito di un incontro con i sindacati richiesto dalla Fiom. Il provvedimento era previsto dall'accordo raggiunto a dicembre che prevede a Mirafiori un investimento di oltre un miliardo di euro; secondo «Automotive News Europe» l'investimento da parte di Fiat e Chrysler sarà di 1,3 miliardi per produrre 150mila Suv con marchio Jeep e 100-130mila Alfa Romeo.01-02-2011]

 

La Fiat, un’azienda che pochi anni fa era a un passo dalla vendita, oggi sbarca in America e compra la Chrysler, mentre in Germania è a un passo dall’acquisto della Opel, il prestigioso marchio europeo controllato dalla General Motors. Il piano Marchionne ha portato la Fiat al centro dello scenario economico mondiale. L’indebitamento della Fiat consente un’operazione di questa portata? Gli aiuti di Stato al settore dell’auto nei paesi dove la Fiat compra, Germania e Stati Uniti, sono la ragione dell’operazione? Gli stabilimenti italiani della Fiat, come Pomigliano d’Arco e Termini Imerese, rischiano la chiusura? La Fiat è da sempre della famiglia Agnelli. Sarà ancora così o di fatto l’azienda torinese sta uscendo dall’Italia?

Mi gioco la Fiat è il titolo della puntata di Annozero, in onda su Raidue giovedì 14 maggio. Un titolo che fa esplicitamente riferimento alla fama di Marchionne non solo come manager, ma anche come grande giocatore di poker. Ospiti della puntata il viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli, il responsabile economico del Pd Pierluigi Bersani, Oliviero Diliberto di Lista Comunista, il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei e il giornalista Gianni Dragoni del Sole24Ore.

CLICCA QUI X VEDERE  LA PUNTATA di ANNOZERO

VIDEO TERRA    1 2 3

 

 

- FIAT: WESTER, GIULIETTA VA BENISSIMO E IN USA A FINE 2012...
(Adnkronos) - "La Giulietta va benissimo e il debutto negli Stati Uniti e' previsto per la fine del 2012 e l'inizio del 2013". Lo ha detto Harald J. Wester, ad di Abarth, Alfa Romeo e Maserati, a margine di un convegno organizzato da Quattroruote a Palazzo Mezzanotte a Milano. Riguardo all'interesse di Volkswagen per il marchio Alfa Romeo l'ad ha commentato "Non abbiamo nessuno interesse a vendere". Wester si e' detto sicuro che la Giulietta raggiungera' le 100mila auto prodotte entro l'anno. E ha aggiunto che "bisognera' attendere il primo trimestre 2012 per la Giulia". Per quanto riguarda le vetture che saranno lanciate in Usa l'ad di Alfa Romeo ha anticipato che si trattera' di piu' di un'automobile e che "l'architettura della Giulietta costituira' la base per la produzione di auto per il segmento C in tutto il mondo".

26-01-2011]

 

 

 

PAPA (ST), CONTATTI FIAT MOLTO FORTI SU AUTO ELETTRICA...
Radiocor - 'Abbiamo tantissimi contatti in generale e abbiamo iniziato contatti molto forti con Fiat' nel'ambito dell'auto elettrica. Lo ha detto Carmelo Papa , vice-president e d.g. del settore industriale di Stmicroelectronics, convinto che 'il veicolo elettrico o ibrido un giorno ci sara'. Il gruppo di Torino non e' in ritardo, ma ha solo idee diverse dagli altri'. Il manager ha sottolineato che 'St ha gia' una collaborazione con Magneti Marelli e quella con Fiat e' una cosa piu' a lungo termine'.25-01-2011]

 

IL CASO FIAT E LA VOGLIA DI STARE IN TENDENZA...
W. R. "Il Sole 24 Ore" - Che bisogno c'era di buttarsi a comprare titoli Fiat, appena dopo lo scorporo, come se fosse iniziata la stagione dei saldi? Le azioni sono volate del 20%, ma dal massimo della settimana scorsa sono cadute del 12%: cosicchè i guadagni dal 3 gennaio si sono ridotti a poca cosa. C'era Goldman Sachs che le consigliava, si giustificano gli investitori istituzionali. Vero: ma Goldman fa il suo mestiere e tra l'altro è stata anche advisor dello scorporo di Fiat Industrial. Avrebbe dovuto consigliare gli investitori di venderle le Fiat?

Ma era tutto il settore auto che stava crescendo in Europa. Verissimo: s'erano tutti buttati su quei titoli, come se fossero l'occasione più ghiotta dei listini europei: +40% il settore, da settembre a fine novembre, e con Fiat che fa un altro 40% da dicembre. Tutti comperavano pensando che altri si sarebbero accodati. I primi (e anche i secondi) hanno fatto sicuramente un sacco di soldi. Ma i terzi (e i quarti) sono restati a bocca asciutta. È sempre così, perché anche tra grandi investitori prevale lo spirito gregario e la presunzione che altri ti debbano seguire.25-01-2011]

 

 

 

MORNING NOTE: L'AGENDA DI GIOVEDI' 27 GENNAIO...
Radiocor - Torino - Cda Fiat per approvazione bilancio 2010

Bologna - assemblea ordinaria e straordinaria Hera. Parte ordinaria; modifiche statutarie, varie. Parte straordinaria: aumento capitale a servizio conversione prestito obbligazionario, modifiche statutarie.

 

FIAT: 2 miliardi per shopping, Marchionne bussa agli investitori e lancia un maxibond per finanziare gli acquisti (dai giornali).27-01-2011]

 

 

FIAT: SCIVOLA IN BORSA (-1%); PESA ANCHE INDUSTRIAL (-2,6%)...
(ANSA) - Inverte la rotta Fiat in Piazza Affari, passando in territorio negativo in attesa dei conti di fine esercizio. Il titolo di Fiat Spa, dopo un avvio positivo, cede infatti l'1,08% a 7,3 euro, mentre amplia il calo Fiat Industrial, cedendo il 2,6% a 10,35 euro. Resiste Exor, che si mantiene invariata a 23,3 euro.

27-01-2011]

 

 

 

 

 

- FIAT: MARCHIONNE, 'LA FINE DI 111 ANNI DI SOLITUDINE'...
Radiocor - 'La fine di 111 anni di solitudine. Due nuovi mondi rivisitati'. L'a.d. della Fiat Sergio Marchionne stavolta ha preso spunto dalle opere di Gabriel Garcia Marquez e Aldous Huxley per il titolo della presentazione sul bilancio 2010, consultata da Radiocor, che illustrera' a breve alla platea degli analisti. Confermati i target 2011 di Fiat post scissione (a cui fa capo l'auto), che prevedono ricavi per 37 miliardi di euro, un utile della gestione ordinaria tra 0,9 milioni e 1,2 miliardi, un utile netto di 0,3 miliardi e un indebitamento netto industriale tra 1,5 e 1,8 miliardi, e quelli del piano 2010-2014.

6 - FIAT: UTILE GESTIONE ORDINARIA 2010 A 2,2 MLD, SOPRA ATTESE...
Radiocor - L'anno scorso il gruppo Fiat ha superato tutti i target gia' rivisti al rialzo e le attese degli analisti. Al termine del cda il gruppo ha annunciato un rialzo dei ricavi del 12,3% a 56,3 miliardi, un utile della gestione ordinaria per 2,2 miliardi (da 1,1 miliardi nel 2009), rispetto ad attese pari a 1,94 miliardi, e un utile netto pari a 600 milioni contro perdite precedenti di 848 milioni.

La liquidita' e' salita a 15,9 miliardi, da 12,4 miliardi a fine 2009, e l'indebitamento e' calato a 2,4 miliardi da 4,4 miliardi. Il cda Fiat intende proporre un dividendo di 0,09 euro per azione ordinaria, 0,31 euro per le azioni privilegiate e di risparmio. 'La politica dei dividendi per il 2011, anno di transizione - si legge in una nota - e' prevista invariata, con un pagamento atteso del 25% dell'utile consolidato sia per Fiat sia per Fiat Industrial, con un minimo di 50 milioni di euro per la prima e di 100 milioni di euro per la seconda. Nel corso del 2011 i rispettivi cda articole ranno una politica dei dividendi per gli anni successivi'.

 27-01-2011]

 

 

 

Fiat, i piani di Marchionne per Melfi e Cassino

di Pierluigi Bonora

 

Sevel Val di Sangro, Melfi, Cassino e, quindi, gli altri impianti del gruppo Fiat che producono motori: Torino, Pratola Serra (Avellino) e Termoli (Campobasso). Sarà progressivo e in funzione delle caratteristiche delle singole fabbriche, ma non per questo realizzato con tempi biblici, l’allargamento del contratto di lavoro approvato dai referendum di Pomigliano d’Arco e Mirafiori. In parallelo al percorso che porterà alla definizione di «Fabbrica Italia» viaggia il piano di produzione e vendita dei nuovi modelli targati Fiat, Abarth, Lancia, Alfa Romeo e Fiat Professional, oltre a quelli targati Jeep. C’è un punto di domanda, sul quale Sergio Marchionne è chiamato a fare chiarezza: il destino in chiave Maserati dell’impianto industriale rilevato da Bertone. Avrà infatti origine americane il Suv del Tridente che nascerà nella stessa fabbrica Chrysler, alla periferia di Detroit, che produce il nuovo Grand Cherokee.
In attesa di notizie e tempi più precisi su Bertone e Modena (la produzione torinese sarà inizialmente riservata alla berlina «sotto» la Quattroporte, mentre in Emilia continueranno a essere realizzate l’attuale Quattroporte e le GranTurismo), vediamo quali sono i problemi che Fiat e sindacati sovranno affrontare nelle nuove tappe di «Fabbrica Italia». Partiamo da Sevel Val di Sangro, nel territorio di Chieti. Qui il gruppo produce il veicolo commerciale Ducato, insieme ai modelli «gemelli» targati Peugeot e Citroën. La fabbrica dà lavoro a oltre 6.200 persone e, visto l’andamento positivo del mercato (+6,2% le vendite in Italia nel 2010 e le prospettive positive per l’anno in corso), l’aspetto sul quale le parti si confronteranno riguarderà l’attesa richiesta di ore straordinarie. Roberto Di Maulo (Fismic) mette fin da ora le mani avanti: «La settimana non può essere portata da 40 a 48 ore perché, in tal caso, non essendoci assunzioni, a rimetterci sarebbero i giovani». L’ipotesi delle 48 ore piacerebbe invece alla Fiom, contraria ai 18 turni che invece vedono il Lingotto favorevole. «I 18 turni - aggiunge Di Maulo - potrebbero entrare nella trattativa per ottenere nuovi ingressi: penso al recupero dei 1.000 interinali che hanno pagato la precedente crisi».
Lo schema di incontri che i sindacati immaginano vedrebbe, subito dopo Sevel, Melfi, la prima fabbrica integrata della Fiat dove ora è prodotta la Punto Evo. In Lucania sono più di 5.200 gli occupati. La linea della Punto Evo satura 15 turni e per arrivare a 18 occorre un altro modello che potrebbe essere l’Alfa MiTo a 5 porte, attesa nel 2013. I sindacati prevedono per Melfi un investimenti tra 500 e 1.000 milioni di euro. Anche Cassino (Frosinone) presupporrebbe, visti i piani di Marchionne, più occupati. «L’attuale organico (quasi 4.000 lavoratori) è sottodimensionato - osserva Giovanni Centrella (Ugl) - e all’appello mancano 500-600 persone». Oggi, intanto, il Lingotto diffonderà le prime foto del crossover Fiat Freemont, su base Dodge Journey, proveniente dagli Stati Uniti. Insieme alla Panda, attesa a fine anno, è la novità Fiat del 2011. Il marchio Lancia avrà invece la nuova Thema (Chrysler 300C), la Y (dalla Polonia) e il Grand Voyager, sempre su base Chrysler. Due i lanci per Fiat Professional: Panda Van e Doblò Dropside. Il 2012 sarà l’anno dei nuovi monovolume Fiat a 5 e 7 posti e del monovolume compatto costruito in Serbia (quello «scippato» a Mirafiori), oltre al restyling della 500 e al via libera a una compatta «low cost», prodotta sempre nell’ex Jugoslavia. Alfa Romeo proporrà, insieme al Suv di Mirafiori, la Giulia e la nuova MiTo; e Fiat Professional il Fiorino. Lancia, invece, ritroverà la berlina Flavia (base Chrysler 200). L’anno più importante sarà comunque il 2013 quando sono previste, tra le altre vetture, la city-car Fiat e la nuova Punto, insieme all’Alfa MiTo a 5 porte, alla Spider del Biscione e a un crossover Lancia. Il Lingotto ha dunque un piano prodotti preciso, per il quale deve però fare chiarezza sulle destinazioni produttive e gli investimenti previsti. Oggi, intanto, azienda, sindacati e Federmeccanica riprenderanno il tavolo su Mirafiori. All’ordine del giono ci sono gli orari e la flessibilità. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha invece precisato, rispondendo alle polemiche sindacali degli ultimi giorni, che «tra qualche anno il contratto nazionale ci sarà ancora; l’accordo di Fiat Mirafiori non segna il suo tramonto».

 

 

- L'INCHIESTA CON IL FRENO A MANO...
Altro capolavoro sul Corriere marpionnizzato. Francesco Alberti sforna una vibrante inchiesta di quelle che piacciono alla gente. "Sbandate, errori e inchieste. Flop del super tram di Bologna. Spesi 182 milioni per il Civis a guida ottica. Lo salva un vecchio autista" (p. 27). Un'intera, godibile, paginata scorre inutilmente senza dirci chi sono i geni che l'hanno costruito. Ve lo diciamo noi: i francesi di Irisbus, del gruppo Fiat.14-01-2011]

 

 FIAT: SUPERATO QUORUM, REFERENDUM VALIDO...
(Adnkronos) - E' stato superato poco fa il quorum per il referendum in corso alle carrozzerie delle Fiat di Mirafiori. Alle ore 13 hanno votato complessivamente 3060 lavoratori dei 5431 addetti, pari al 56,3%. Il dato raggruppa sia i votanti del terzo turno, 384 operai che avevano votato stanotte, sia operai e impiegati del primo turno che sono stati 2676.14-01-2011]

 

 

 

3. ALLE 12 HANNO VOTATO 2.588 TURNO MATTINO, SFIORATO 90%...
(ANSA) - A mezzogiorno, quindi con ancora un'ora a disposizione di seggi aperti, nelle Carrozzerie di Mirafiori hanno votato 2.588 lavoratori avvicinandosi quindi al 90% degli aventi diritto, poco meno di 3 mila. Le operazioni di voto riprenderanno alle 14.30 per il turno del pomeriggio e si concluderanno presumibilmente alle 19.30. I risultati definitivi sono attesi per la serata.14-01-2011]

 

 

 

 

1 - IN GINOCCHIO DA TE...
Scusa, padrone, scusa! Non lo facciamo più! La perla del giorno è questo colonnone pubblicato a pagina 12 del Corriere: "Compensi, il manager di Torino: "Da Chrysler solo un gettone di presenza". Il passaggio più commovente è questo: "Dopo tre giorni di interviste, incontri, conferenze stampa, riprese televisive, fotografie, saluti e abbracci da tutti i maggiori esponenti delle case automobilistiche e del capo del sindacato americano Uaw, Sergio Marchionne trova il tempo per scorrere la rassegna stampa. Si rattrista soltanto nel leggere le disquisizioni sui suoi compensi e, tra i denti, si limita a sottolineare: "Ho rinunciato volontariamente a un salario e a qualsiasi altro benefit dalla Chrysler".

 

Per la cronaca: la firma è di Bianca Carretto da Detroit. "Le disquisizioni" che hanno "rattristato" il Marpionne sono uscite sul Corriere a firma Massimo Mucchetti. La poltrona salvata, per ora, è quella di don Flebuccio de Bortoli.14-01-2011]

 

 

 

2 - IL GIORNO DELLE SCELTE (CON LA PISTOLA ALLA TEMPIA)...
"Mirafiori, tutti alle urne. Fiat spera che il sì superi il 60%. Camusso: "Fiom resterà". Fassino: il piano dà certezze". Di diventare sindaco? (Repubblica, p. 10). Capolavoro semantico sulla Stampa, dove Marco Alfieri si incarica si dare un senso al silenzio della Lega Nord: "E a sorpresa spunta un Carroccio pro-Fiat. Gli scontri sono lontani: piace l'opposizione alle corporazioni" (p. 11). "Corporazioni"? Informarne gli operai.

 

Intanto le agenzie stanno battendo i nuovi fasti delle immatricolazioni 2010. Auto Europa -4,9%. Lingotto -17%. Altro non serve dire.

14-01-2011]

 

 

 

2 - IL "NO" CHE SALVEREBBE MARPIONNE
Quando questa sera alle 22 i 5.431 operai di Mirafiori inizieranno a votare, Sergio Marpionne si ritirerà nell'albergo di Detroit per seguire fino alle 22 di domani (ora italiana) l'esito del referendum.

 

Nessuno dovrà disturbare il figlio del carabiniere Concezio che è riuscito a spaccare l'Italia con la sua rivoluzione di stampo fordista-giapponese. I trombettieri del manager dal pullover sgualcito raccontano che la stanza dove vive non è arredata con la razionalità delle sue strategie. In terra giacciono in modo disordinato un'infinità di giornali e di memorandum che ricordano l'ambiente in cui visse e morì il celebre regista e aviatore Howard Hughes.

 

Questo miliardario americano era in preda a una follia che non è certo l'attributo da imputare al capo di Fiat-Chrysler, anche se folle è apparso lo spettacolo della guerra tra i poveri che ha spaccato gli operai della Fiat e la città di Torino.

 

Ancora ieri parlando a una conferenza sull'automobile organizzata da Deutsche Bank, SuperSergio ha chiesto di avere fiducia nel futuro, ma gran parte del suo discorso ha esaltato le prospettive di Chrysler con l'annuncio che la conquista finale sarà anticipata rispetto alla scadenza del 2013.

 

Dalla sua parte si sono schierati con dichiarazioni di consenso sia la Marcegaglia che il Cavaliere di Palazzo Chigi. Quest'ultimo lo ha fatto in una maniera semplicemente scandalosa, ma in tempo utile per mettere la sua firma sul risultato finale del referendum che secondo tutte le previsioni dovrebbe dare via libera alla nuova stagione delle relazioni industriali.

A questo punto sarà inutile parlare di ricatto e gli applausi del gracile ministro Sacconi e dei due leader Bonanni e Angeletti si sprecheranno. Non è affatto detto che questo entusiasmo sarà condiviso da Marpionne, l'uomo che con determinazione cartesiana è arrivato a scompigliare le barricate dell'estremismo sindacale e il quieto vivere della Confindustria.

 

A pensar male qualche volta si azzecca, e c'è chi sussurra che un bel "no" al referendum farebbe molto comodo al manager che ha anticipato Berlusconi nella sua considerazione dell'Italia come un Paese da lasciarsi alle spalle.

 

Se invece arriverà un bel "sì" allora cominceranno i dolori perché l'americano di Chieti e di Toronto dovrà scoprire tutte le carte e raccontare come intende investire gli altri miliardi del progetto Fabbrica Italia. Non solo: dovrà vedersela con i rigurgiti di un sindacalismo ancora lontano dalla modernità che metterà i bastoni tra le ruote dei Suv prodotti a Mirafiori per il mercato americano.

13-01-2011]

 

 

 

7. RENZI A LERNER, SI PUO' ESSERE DI SINISTRA SENZA STARE CON FIOM...
(Adnkronos) - "Mi ha chiamato Gad Lerner, togliera' i commenti idioti e lo ringrazio". Lo scrive Matteo Renzi sul suo profilo di Facebook a proposito di alcuni commenti comparsi sul blog di Gad Lerner nei quali, dopo l'endorsement a favore di Sergio Marchionne, il sindaco di Firenze viene affiancato al suo predecessore Lando Conti, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1986.

Renzi ringrazia Lerner perche' togliera' i commento ma sottolinea: "Nel merito, adesso, posso dirgli con serenita' che si puo' essere di sinistra anche se non si ha la stessa posizione della Fiom. Il salto della quaglia e' uno sport che non mi riguarda, non mi appartiene e mi fa anche un po' schifo. Scusate se parlo in modo troppo franco: il politichese del 'ma anche' o del 'ne' con ne' con' non e' il mio forte", conclude con un riferimento implicito ai due 'rottamandi' per antomasia, secondo il primo cittadino di Firenze, ovvero Walter Veltroni e Massimo D'Alema che proprio ieri a proposito di Mirafiori ha detto di non essere ne' dalla parte di Marchionne ne' della Fiom.12-01-2011

 

11. VENDOLA, QUESTO REFERENDUM E' UNA PORCATA...
(Adnkronos) - 'Questo referendum e' una porcata'. Cosi' Nichi Vendola davanti alla porta 2 di Mirafiori dove e' arrivato poco fa per incontrare gli operai al cambio turno. 'E' sgradevole rispondere a chi gli chiede cosa voterei se si' o no perche' bisogna avere rispetto di tutti, comunque votino. Non sono qui per dare un orientamento perche' spetta ai lavoratori decidere -prosegue il governatore della Puglia- pero' dico che questo referendum e' una porcata perche' votare tra la sopravvivenza e l'essere buttati per strada, perche' cadere con il paracadute o senza e' chiaro che si sceglie la prima soluzione'

12-01-2011]

 

 

FIAT: SACCONI, GOVERNO SOLLECITERA' INVESTIMENTO A MIRAFIORI...
(Adnkronos) - 'Dopo che l'investimento a Pomigliano e' gia' entrato in una fase irreversibile, dato che i primi atti di spesa sono stati compiuti, ora si tratta di garantire che altrettanto avvenga per Mirafiori. Ovviamente il Governo e' impegnato con le organizzazioni sindacali a sollecitare questo investimento, che e' molto importante perche' avviene su vetture a maggior valore aggiunto, e conseguentemente consolida le funzioni 'intelligenti', quali la ricerca e lo stile, tradizionalmente localizzate a Torino. Non bisogna poi trascurare il rapporto che finora c'e' stato tra Marchionne e il Governo'. Il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, lo spiega in un'intervista al 'ilsussidiario.net' .

19-01-2011]

 

 

FIAT: FEDERMECCANICA, CAMBIARE CONTRATTI...
(ANSA) - Bisogna modificare la riforma del modello contrattuale del 2009 prevedendo la possibilita' che il contratto aziendale sia sostitutivo di quello nazionale.

Lo ha detto il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli,spiegando che saranno necessarie regole certe sulla rappresentanza.Alla domanda se ciò significa la morte del contratto nazionale, Santarelli ha risposto: 'Federmeccanica ha 12mila aziende associate e che il contratto nazionale sara' utilizzato da almeno 11.500 aziende'.

19-01-2011]

 

 

 COFFERATI, SU MIRAFIORI IL PD HA SBAGLIATO TUTTO, TROPPA SUPERFICIALITA'...
(Adnkronos) - 'Sarebbe tragico se la sinistra accettasse nella globalizzazione un cosi' duro colpo al sistema paese. Se non si rendesse conto che l'esclusione della Fiom da Mirafiori e' un vulnus, che la perdita dei diritti e il peggioramento delle condizioni materiali dei lavoratori non sono delle variabili indipendenti della democrazia'. Lo afferma l'ex Segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati, nell'intervista al settimanale 'Gli Altri', diretto da Piero Sansonetti.

E ancora sulla sinistra Cofferati dichiara: 'Penso che la sfera dei diritti umani sia tripartita: ci sono quelli della persona, ci sono i diritti nella sfera del lavoro e i diritti di cittadinanza, come afferma la Carta di Nizza. Se uno dei tre anelli si indebolisce, ci saranno effetti negativi sugli altri due. Questo e' il tema della sinistra, il tema che per il Pd dovrebbe essere dominante ma che interessa tutti, tutte le forze politiche. Per quale Paese stiamo lavorando?'.19-01-2011

 

 

FIAT: CONSOB, JOHN GRIFFIN AL 2,218%...
(Adnkronos) - John Griffin, il presidente e fondatore di Blue Ridge Capital, detiene, dallo scorso 10 gennaio, il 2,218% del capitale sociale di Fiat. La partecipazione e' detenuta indirettamente attraverso Blue Ridge Capital Holdings (1,407%) e Blue Ridge Capital offshore holdings (0,811%). E' quanto si legge negli aggiornamenti della Consob.18-01-2011]

 

 

20. FIAT: WSJ, UNA RIFORMA VITALE ANCHE PER L'ECONOMIA ITALIANA...
(Adnkronos) - L'accordo approvato a Mirafiori "semplicemente allinea le pratiche del lavoro in Fiat con quelle del resto d'Europa e del mondo industrializzato" eppure "ha scatenato un infuocato dibattito a livello nazionale" perche' "ha aperto la strada ad altre aziende per ottenere una maggiore flessibilita'". Lo scrive in un editoriale il 'Wall Street Journal' per il quale "il declino di competitivita' dell'Italia non ha colpito solo i lavoratori dell'automobile".

"Secondo i dati dell'Fmi, il paese ha perso il 30 per cento della sua quota di mercato dell'export globale dal 1996", un dato - sottolinea il giornale - "che ha molto a che fare con un sistema di trattative a livello nazionale che impone alle aziende contratti di lavoro del tipo 'uno per tutti'".

Ricordando che l'indice della liberta' economica 2011, diffuso la scorsa settimana, "pone l'Italia all'87mo posto, dietro Uganda e Brukina Faso" e che "l'unico paese dell'Ue con un risultato peggiore e' la Grecia" il Wall Street Journal conclude che "riforme come quelle sostenute dalla Fiat sono vitali non solo per il successo della casa automobilistica ma anche per l'economia italiana".18-01-2011]

 

 

 

21. FIAT: FT, EUROPA SOLLEVATA DALLA VITTORIA DEL SI'...
(Adnkronos) - "In Europa sia i politici che i possessori di bond dovrebbero essere particolarmente sollevati dal risultato" del referendum della scorsa settimana in Fiat. Lo afferma in un editoriale, il 'Financial Times' evidenzia la posta in gioco: infatti una vittoria dei sindacati che a Mirafiori sostenevano il 'no' "avrebbe incoraggiato le forze piu' estremiste nel resto della compagnia" rallentando "il passo del cambiamento". Non solo: per il quotidiano economico "il colpo alla credibilita' di Marchionne avrebbe potuto persino far fallire il piano di conquistare la proprieta' di Chrysler".18-01-2011]

 

 

 

 

- FIAT: MARCEGAGLIA, RIENTRERA' IN CONFINDUSTRIA, CREDO A MARCHIONNE...
(Adnkronos) - Le newco di Mirafiori e Pomigliano rientreranno in Confindustria: e' fiducioso il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia a margine del convegno 'Questione femminile, questione Italia' al Senato. "Do per buone le parole di Marchionne a New York, non vedo perche' dovrebbe dire cose che non vuole fare", ha affermato Marcegaglia, aggiungendo che "Confindustria non obbliga nessuno ad entrare, l'adesione e' volontaria e la strada per rientrare potrebbe essere proprio quello che propone Federmeccanica. Ne parleremo con la Fiat". 20-01-2011]

 

 

 

Per coerenza gli impiegati che hanno votato si  dovrebbero scambiare le loro mansioni con gli operai che hanno votato no ! Mb 31.12.10

 

SCIOPERO GENERALE ANTIMARCHIONNE  PER LA SALVAGUARDIA DEI DIRITTI DEI LAVORATORI USURPATI  DAI  MARCHYAKY  IL 28.01.11

 

 

1. FIAT...
Jena per "La Stampa" - Sono molto contento di non essere un operaio.

 

2. RENZI A LERNER, DISGUSTO PER ATTACCHI A ME SU TUO BLOG...
(ANSA) - "Ciascuno ha suoi giudizi e pregiudizi, come quelli di Gad Lerner. Sul sito di Lerner ci sono commenti di chi scrive 'Renzi=Lando Conti' e lui non dice nulla. Lando Conti era il sindaco di Firenze ucciso dalle BR. Niente polemiche, Gad: solo tutto il mio disgusto".

Lo afferma il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sul suo profilo Facebook. "Non ho verità in tasca - sottolinea Renzi -: ma più che con la Fiom sto con il governo Obama che scommette e investe sulla sfida di Marchionne. Reazionario anche Barack?". Il giornalista, in una nota postata sul suo blog (alla quale sono seguiti molti commenti, tra i quali quello indicato da Renzi), aveva criticato la posizione assunta dal sindaco di Firenze ("io sto con Marchionne") nei confronti dell'amministratore delegato di Fiat.

 

"Avrebbe fatto meglio - scrive Lerner - a informarsi prima su quanta cassa integrazione stiamo pagando alla Fiat dal 2009 in qua, e quanta ancora gliene dovremo pagare nel 2011 a Mirafiori, Pomigliano e altrove. Cialtroneria, ma non solo". "Il fenomeno mediatico-televisivo Matteo Renzi - aggiunge - a me pare destinato in tempi abbastanza ravvicinati al più classico salto della quaglia nel centrodestra. Spero - conclude - che Pippo Civati e gli altri militanti critici autoconvocati del Pd prendano le distanze da un leader certamente più vicino ad Arcore che al mondo del lavoro dipendente".

3. FIOM ACCUSA AZIENDA,ASSEMBLEE PER CHIEDERE DI VOTARE SI...
(ANSA) - I dirigenti della Fiat stanno incontrando gruppi di lavoratori per spiegare l'accordo ma di fatto per chiedere di votare sì. A dirlo è il responsabile del settore auto della Fiom Giorgio Airaudo che accusa la Fiat di fare sindacato svolgendo le proprie assemblee. La Fiat ha risposto che "é nelle sue prerogative" spiegare un accordo che l'azienda ha firmato.

"Da questa mattina, alle Carrozzerie di Mirafiori, afferma Airaudo, si sta verificando un fenomeno singolarissimo. La produzione viene fermata dall'Azienda e gruppi di lavoratori vengono riuniti dalla gerarchia aziendale che spiega loro, a modo suo, i contenuti dell'accordo separato del 23 dicembre. In pratica, la Fiat sta facendo le sue assemblee".

 

12-01-2011]

 

NON SOLO IL BANANA E FASSINO, ANCHE CHIAMPARINO E RENZI PRO-MARPIONNE: “IL PD TROPPO INCERTO” - STELLA A CINQUE PUNTE CONTRO L’IMPULLOVERATO A SESTO SAN GIOVANNI - BRUNETTA LIBERISTA: “L’AUTO NON LA PAGA PANTALONE. SE NON LE SAI FARE CHIUDI” - MIRAFIORI SI PREPARA AL REFERENDUM (URNE CHIUSE DOMANI ALLE 18:45) - PER LA CAMUSSO LA FIOM TORNERÀ COMUNQUE IN FABBRICA (“SI STA COMMETTENDO UNO STRAORDINARIO TORTO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI

 

1. A MIRAFIORI ASSEMBLEE DEL SI' E DEL NO, CLIMA D'ATTESA...
(ANSA) - Mattinata tranquilla di fronte ai cancelli di Mirafiori dove oggi si svolgono le assemblee del fronte del sì e del no in attesa che i 180 lavoratori del terzo turno, che inizia alle 22, diano il via al voto sul referendum per l'accordo sulle Carrozzerie. L'assemblea delle sigle per il sì (che sulla carta contano quasi il 70% dei consensi all'interno delle Carrozzerie, secondo l'ultima votazioni per le rappresentanze sindacali in Italia) è convocata in una sala parrocchiale limitrofa allo stabilimento, ma appare molto meno partecipata di altre iniziative, come quella di ieri sera alla Galleria d'arte moderna (Gam) in centro città.

La Fiom attende il suo segretario generale Maurizio Landini all'interno di Mirafiori per lo svolgimento delle sue ultime assemblee prima del voto. La consultazione referendaria coinvolgerà la grandissima parte dei 5.431 lavoratori, quasi esclusivamente operai.

 

2. CAMUSSO, FIOM TORNERA' COMUNQUE IN FABBRICA...
(ANSA) - "Comunque vadano le cose la Fiom tornerà sicuramente in fabbrica". Lo ha affermato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso a proposito del referendum sull'accordo di Mirafiori.

Alla domanda se davvero, come è stato scritto da alcuni giornali, le assemblee organizzate dalla Fiom a Mirafiori saranno le ultime dopo 110 anni di storia della fabbrica, la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ha replicato che "la Fiom è una grande organizzazione con migliaia di iscritti, non è che viene cancellata così". "Evitiamo - ha proseguito - di attribuire all'amministratore delegato della Fiat il potere di cancellare la storia e le tradizioni e organizzazioni del nostro paese". Riguardo alla possibile vittoria del sì al referendum che, in assenza di una firma anche tecnica della Fiom comporterebbe l'esclusione di questa organizzazione dalla rappresentanza dei lavoratori nella fabbrica, Camusso ha commentato che "in quella fabbrica comunque vadano le cose, la Fiom Cgil ci tornerà".

 

3. CAMUSSO, BERLUSCONI FA SPETTACOLO E ABDICA A SUO MESTIERE...
(Adnkronos) - "Di fronte ad una impresa che ha dichiarato di voler fare degli investimenti, in un Paese normale il governo avrebbe verificato questi investimenti ma non avendo fatto tutto cio' si fa semplicemente dello spettacolo e se si guarda alla sua coreografia lo si fa a fianco del presidente di quel paese che a suo tempo ha detto no a Marchionne perche' non gli dava abbastanza garanzie".

Cosi' il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine di un convegno organizzato dalla Legacoop a Milano, commenta le affermazioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che proprio ieri in Germania ha sottolineato che la Fiat farebbe bene ad andarsene dall'Italia qualora vincessero i no al referendum di Mirafiori.

4. CAMUSSO, STRAORDINARIO TORTO NEI CONFRONTI DEI LAVORATORI...
(Adnkronos) - "E' evidente che si sta commettendo nei confronti dei lavoratori uno straordinario torto". Cosi' il segreario generale della Cgil, Susanna Camusso, commenta quanto sta accadendo alla Fiat di Mirafiori dove i lavoratori sono chiamati oggi e domani a esprimere il loro consenso sul contratto di lavoro.

 

"Se tutti facessero un passo indietro e fossero piu' rispettosi -ha sottolineato Camusso a margine di una due giorni organizzata dalla Legacooperative a Milano- questo sarebbe giusto perche' i lavoratori devono decidere se sul loro futuro sulle condizioni di lavoro e sul diritto di rappresentanza oppure no. E' evidente -ha aggiunto- che si tratta di una scelta difficile che non si puo' trasformare in una partigianeria di soggetti diversi e bisognerebbe lasciare alle organizzazioni sindacali e alle assemblee il diritto di discutere".

 

5. CHIAMPARINO, DELUSO DA BERSANI, TROPPA INCERTEZZA SU VICENDA FIAT...
(Adnkronos) - Sergio Chiamparino si dice deluso da Pierluigi Bersani, anche per come il Pd si sta muovendo sulla vicenda Fiat. E alla domanda de Il Riformista che ha intervistato il sindaco di Torino, Chiamparino risponde cosi': "se fossi stato il segretario del Pd avrei detto le stesse cose che sto dicendo adesso. Si possono tirare le somme e vedere se sia deluso o no... Mi rendo conto che il leader di un partito come il nostro senta la necessita' di provare a tenere 'tutti dentro'. Ma alcune cose non sono chiare. L'approccio del Pd alla questione Fiat e' stato all'insegna di un grande incertezza, e' scaturita la linea del dire 'si' agli investimenti' e no a tutto il resto".

 

6. RENZI, NON E' DI SINISTRA SOLO QUELLO CHE DICONO FIOM E SINDACATI...
(Adnkronos) - Matteo Renzi ha replicato ai microfoni del Tg LA7 alle critiche ricevute per essersi schierato con Sergio Marchionne: "Non e' che e' di sinistra solo quello che dicono la Fiom e i sindacati", ha detto il sindaco di Firenze. "Credo che chi investe nel futuro del Paese debba essere apprezzato. La Fiat -ha concluso- ha preso soldi per anni dallo Stato, ora i soldi li mette: mi sembra un passo in avanti".

 

7. BRUNETTA, AUTO NON E' UN BENE PUBBLICO, NON DEVE PAGARE PANTALONE...
(Adnkronos) - 'Non voglio che sia Pantalone a pagare. Lo Stato deve fare lo Stato e chi fa auto deve essere competitivo'. Ad affermarlo, ai microfoni di Radio Radicale, e' il ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, in merito alla vicenda Fiat.

L'auto, sottolinea Brunetta, 'non e' un bene pubblico. Lo Stato non deve ne' produrre panettoni ne' produrre auto. Se i panettoni o le auto non sono buoni non devono rimanere sul mercato' rileva ancora il ministro evidenziando come sia giusto che un gruppo abbia una produttivita' , investimenti e un management all'altezza dei tempi. Il rischio altrimenti e' che come successo 4 o 5 volte dal dopoguerra ad oggi e' che se ci sono 'modelli obsoleti la differenza la deve pagare lo Stato'.

 

8. SCRITTA BR-PCC CONTRO MARCHIONNE A SESTO S. GIOVANNI...
(ANSA) - Il sindaco di Sesto san Giovanni Giorgio Oldrini ha condannato a nome dell'amministrazione comunale la scritta comparsa su un muro del centro città: "Merchione muori! Marchionne crepa!" con la stella a cinque punte e la firma Br-Pcc. "L'Amministrazione comunale - ha affermato il sindaco - condanna duramente queste ignobili scritte, che speriamo frutto della bravata di qualche ignorante che non conosce il duro prezzo pagato dalla nostra città nella lotta al terrorismo delle Brigate Rosse. Nessuna giustificazione può essere concessa a chi ancora pensa di utilizzare simbologie e parole d'ordine che nulla hanno a che fare con la vita democratica del nostro Paese".13-01-2011]

 

 

Fiat: portavoce, stupefatti dichiarazioni Landini su Rebaudengo

 

Dowjones

MILANO (MF-DJ)--"Siamo stupefatti che il responsabile di Fiom, Maurizio Landini, riferisca di aver ricevuto una lettera firmata dall'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, sul fatto che Paolo Rebaudengo non sia piu' responsabile delle Relazioni Industriali del gruppo".

Lo ha spiegato un portavoce di Fiat, sottolineando che "Landini strumentalizza, attribuendo un significato politico inesistente, la notizia che si riferisce alla scelta personale della pensione da parte di Paolo Rebaudengo che, come recita un comunicato interno emesso ieri, continuera' a collaborare con le strutture operative di Fiat e di Fiat Industrial per la realizzazione di strategie nelle relazioni industriali".

"Il tutto sara' facilmente verificabile fin dalla prossima riunione sindacale", ha concluso il portavoce, "quando le delegazioni aziendali saranno guidate proprio dallo stesso Rebaudengo". com/ofb

 

 

Fiat, lettera di 46 economisti: “Produrre e lavorare meglio, con democrazia. Solidarietà alla Fiom”

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Il conflitto Fiat-Fiom scoppiato a fine 2010 sul progetto per lo stabilimento di Mirafiori a Torino – che segue l’analoga vicenda per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco – è importante per il futuro economico e sociale del paese. Giornali e tv presentano la versione Fiat, sostenuta anche dal governo, per cui con la crescente competizione internazionale nel mercato dell’auto i lavoratori devono accettare condizioni di lavoro peggiori, la perdita di alcuni diritti, fino all’impossibilità di scegliere in modo democratico i propri rappresentanti sindacali.

Vediamo i fatti. Nel 2009 la Fiat ha prodotto 650 mila auto in Italia, appena un terzo di quelle realizzate nel 1990, mentre le quantità prodotte nei maggiori paesi europei sono cresciute o rimaste stabili. La Fiat spende per investimenti produttivi e per ricerca e sviluppo quote di fatturato significativamente inferiori a quelle dei suoi principali concorrenti europei, ed è poco attiva nel campo delle fonti di propulsione a basso impatto ambientale. A differenza di quanto avvenuto tra il 2004 e il 2008 – quando l’azienda si è ripresa da una crisi che sembrava fatale – negli ultimi anni la Fiat non ha introdotto nuovi modelli. Il risultato è stata una quota di mercato che in Europa è scesa al 6,7%, la caduta più alta registrata nel continente nel corso del 2010.

Al tempo stesso, tuttavia, nel terzo trimestre del 2010 la Fiat guida la classifica di redditività per gli azionisti, con un ritorno sul capitale del 33%. La recente divisione tra Fiat Auto e Fiat Industrial e l’interesse ad acquisire una quota di maggioranza nella Chrysler segnalano che le priorità della Fiat sono sempre più orientate verso la dimensione finanziaria, a cui potrebbe essere sacrificata in futuro la produzione di auto in Italia e la stessa proprietà degli stabilimenti.

A dispetto della retorica dell’impresa capace di “stare sul mercato sulle proprie gambe”, va ricordato che la Fiat ha perseguito questa strategia ottenendo a vario titolo, tra la fine degli anni ottanta e i primi anni duemila, contributi pubblici dal governo italiano stimati nell’ordine di 500 milioni di euro l’anno.

A fare le spese di questa gestione aziendale sono stati soprattutto i lavoratori. Negli ultimi dieci anni l’occupazione Fiat nel settore auto a livello mondiale è scesa da 74 mila a 54 mila addetti, e di questi appena 22 mila lavorano nelle fabbriche italiane. Le qualifiche dei lavoratori Fiat sono in genere inferiori a quelle dei concorrenti, i salari medi sono tra i più bassi d’Europa e la distanza dalle remunerazioni degli alti dirigenti non è mai stata così alta: Sergio Marchionne guadagna oltre 250 volte il salario di un operaio.

Questi dati devono essere al centro della discussione sul futuro della Fiat. L’accordo concluso dalla Fiat con Fim, Uilm e Fimsic per Mirafiori – che la Fiom ha rifiutato di firmare – prevede un vago piano industriale, poco credibile sui livelli produttivi, tanto da rendere improbabile ora ogni valutazione sulla produttività. L’accordo appare inadeguato a rilanciare e qualificare la produzione, e scarica i costi sul peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Sul piano delle relazioni industriali i contenuti dell’accordo sono particolarmente gravi: l’accordo si presenta come sostitutivo del contratto nazionale di lavoro, e cancellerebbe la Fiom dalla presenza nell’azienda e dal suo ruolo di rappresentanza dei lavoratori che vi hanno liberamente aderito.

Il referendum del 13-14 gennaio tra i dipendenti sull’accordo, con la minaccia Fiat di cancellare l’investimento nel caso sia respinto, pone i lavoratori di fronte a una scelta impossibile tra diritti e lavoro. In questa prospettiva, la strategia Fiat appare come la gestione di un ridimensionamento produttivo in Italia, scaricando costi e rischi sui lavoratori e imponendo un modello di relazioni industriali ispirato agli aspetti peggiori di quello americano.
Esistono alternative a una strategia di questo tipo.

In Europa la crisi è stata affrontata da imprese come la Volkswagen con accordi sindacali che hanno ridotto l’orario, limitato la perdita di reddito e tutelato capacità produttive e occupazione; in questo modo la produzione sta ora riprendendo insieme alla domanda. Produrre auto in Europa è possibile se c’è un forte impegno di ricerca e sviluppo, innovazione e investimenti attenti alla sostenibilità ambientale; per questo sono necessari lavoratori con più competenze, meno precarietà e salari adeguati; un’organizzazione del lavoro contrattata con i sindacati che assicuri alta qualità, flessibilità delle produzioni e integrazione delle funzioni. E’ necessaria una politica industriale da parte del governo che non si limiti agli incentivi per la rottamazione delle auto, ma definisca la direzione dell’innovazione e degli investimenti verso produzioni sostenibili e di qualità; le condizioni per mercati più efficienti; l’integrazione con le politiche della ricerca, del lavoro, della domanda. Considerando l’eccesso di capacità produttiva nell’auto in Europa, è auspicabile che queste politiche vengano definite in un contesto europeo, evitando competizioni al ribasso su costi e condizioni di lavoro. Su tutti questi temi è necessario un confronto, un negoziato e un accordo con i sindacati che rappresentano i lavoratori dell’azienda.

In nessun paese europeo l’industria dell’auto ha tentato di eliminare un sindacato critico della strategia aziendale dalla possibilità di negoziare le condizioni di lavoro e di rappresentare i lavoratori. L’accordo Fiat di Mirafiori riduce le libertà e gli spazi di democrazia, aprendo uno scontro che riporterebbe indietro l'economia e il paese.

Ci auguriamo che la Fiat rinunci a una strada che non porterebbe risultati economici, ma un inasprimento dei conflitti sociali. Ci auguriamo che governo e forze politiche e sindacali contribuiscano a una soluzione di questo conflitto che ristabilisca i diritti dei lavoratori a essere rappresentati in modo democratico e tuteli le condizioni di lavoro. Esprimiamo la nostra solidarietà ai lavoratori coinvolti e alla Fiom, sosteniamo lo sciopero nazionale del 28 gennaio 2011 e ci impegniamo ad aprire una discussione sul futuro dell'industria, del lavoro e della democrazia, sui luoghi di lavoro e nella società italiana.

Margherita Balconi, Università di Pavia
Paolo Bosi, Università di Modena e Reggio Emilia
Gian Paolo Caselli, Università di Modena e Reggio Emilia
Daniele Checchi, Università Statale di Milano
Tommaso Ciarli, Max Planck Institute of Economics
Vincenzo Comito, Università di Urbino
Marcella Corsi, Università di Roma “La Sapienza”
Pasquale De Muro, Università di Roma Tre
Giovanni Dosi, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Marco Faillo, Università degli Studi di Trento
Paolo Figini, Università di Bologna
Massimo Florio, Università Statale di Milano
Maurizio Franzini, Università di Roma “La Sapienza”
Lia Fubini, Università di Torino
Andrea Fumagalli, Università di Pavia
Mauro Gallegati, Università Politecnica delle Marche
Adriano Giannola, Università di Napoli Federico II
Anna Giunta, Università di Roma Tre
Andrea Ginzburg, Università di Modena e Reggio Emilia
Claudio Gnesutta, Università di Roma “La Sapienza”
Elena Granaglia, Università di Roma Tre
Simona Iammarino, London School of Economics
Peter Kammerer, Università di Urbino
Paolo Leon, Università di Roma Tre
Stefano Lucarelli, Università di Bergamo
Luigi Marengo, Scuola Superiore Sant’Anna, Pisa
Pietro Masina, Università di Napoli "L'Orientale"
Massimiliano Mazzanti, Università di Ferrara
Marco Mazzoli, Università Cattolica di Piacenza
Domenico Mario Nuti, Università di Roma “La Sapienza”
Paolo Palazzi, Università di Roma “La Sapienza”
Cosimo Perrotta, Università del Salento
Mario Pianta, Università di Urbino
Paolo Pini, Università di Ferrara
Felice Roberto Pizzuti, Università di Roma “La Sapienza”
Andrea Ricci, Università di Urbino
Andrea Roventini, Università di Verona
Maria Savona, University of Sussex
Francesco Scacciati, Università di Torino
Alessandro Sterlacchini, Università Politecnica delle Marche
Stefano Sylos Labini, Enea
Giuseppe Tattara, Università di Venezia
Andrea Vaona, Università di Verona
Marco Vivarelli, Università Cattolica di Piacenza
Antonello Zanfei, Università di Urbino
Adelino Zanini, Università Politecnica delle Marche


Per aderire, inviare una mail a: redazione@sbilanciamoci.info

 

 

BORSA: RIMBALZO RIUSCITO, MILANO +1,4% CON IMPREGILO E FIAT INDUSTRIAL...
Radiocor - Seduta di rimbalzo per le Borse europee, che recuperano terreno dopo lo scivolone di ieri, provocato dai timori sulla tenuta delle finanze pubbliche dell'Eurozona. A Piazza Affari, il Ftse All Share ha guadagnato l'1,35% e il Ftse Mib l'1,4%. A guidare il rimbalzo sono stati i titoli industriali, con Impregilo (+6,59%) e Fiat Industrial (+5,4%). Bene anche i finanziari.

4. MARCHIONNE, NON CONFONDERE CAMBIAMENTO CON INSULTO A ITALIA...
Radiocor - 'Non si puo' confondere il cambiamento con un insulto all'Italia'. Cosi' ha replicato l'a.d. del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, alle recenti dichiarazioni di Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, parlando ai giornalisti a margine del Salone dell'Auto di Detroit.

'Se insulto significa introdurre un nuovo modello di lavorare in Italia mi assumo le mie responsabilita' - ha affermato Marchionne - ma non lo e'. L'ho detto ripetutamente e lo continuo a ripetere. E' un messaggio totalmente coerente con la strategia industriale di questo gruppo. Siamo assolutamente convinti che il modo di operare industrialmente in Italia, anche sulla base della nostra esperienza internazionale, deve essere rinnovato'.

Marchionne ha aggiunto che 'stiamo cercando di cambiare una serie di relazioni che storicamente hanno guidato il sistema italiano. In questo sono assolutamente colpevole. Stiamo cercando di cambiarlo, di aggiornarlo e di renderlo competitivo. Non si puo' confondere questo con un insulto all'Italia. Anzi, vogliamo piu' bene noi all'Italia in questo senso qua, cercando di cambiarla. Il vero affetto e' cercare di fare crescere le persone e farle crescere bene. Stiamo cercando di farlo a livello industriale'.

5. MARCHIONNE, CHI PERDE ACCETTI SCONFITTA...
(ANSA) - "In qualsiasi società civile quando la maggioranza esprime un'opinione anche con il 51 per cento, la minoranza ha perso". Lo ha detto l'ad della Fiat, Sergio Marchionne, parlando con i giornalisti al Salone dell'Auto di Detroit. "E' un concetto di civiltà comune. Quando si perde - ha affermato - si perde. Io ho perso tantissime volte in vita mia e sono stato zitto. Sono andato avanti e non ho reclamato. Se venerdì vince il sì ha vinto il sì e il discorso è chiuso. Non possiamo fare le votazioni 50 mila volte. Capisco che nessuno voglia perdere, ma una volta che ha perso ha perso".

6. LANDINI, REBAUDENGO LASCIA, ORMAI LOGICA FAR WEST...
(ANSA) - "Ci è arrivata una lettera dell'amministratore delegato in cui comunica che la Fiat non ha più un responsabile per le relazioni industriali; Rebaudengo dal 31 dicembre non svolge più le sue funzioni". Lo riferisce il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, intervenendo all'assemblea nazionale delle Camere del lavoro promossa dalla Cgil. "Una cosa che può apparire come l'ennesimo atto autoritario è invece assolutamente coerente con gli accordi imposti a Pomigliano e a Mirafiori", che non hanno "più bisogno di imprese che abbiano relazioni industriali perché cancellano alla radice qualsiasi possibilità di contrattazione. E' una logica di far west - aggiunge Landini - può darsi che tra un po' nominino uno sceriffo...".11-01-2011]

 

 

FIAT, vittoria di pirro - il referendum passa, ma solo di un soffio (54,7%) e grazie al voto decisivo degli impiegati - a marpionne E’ MANCATO IL PLEBISCITO, E PER IL MANAGER "DIMEZZATO" il lingotto POTREBBE DIVENTARE UN VIETNAM - Camusso: “Bocciato modello autoritario” - Cremaschi: "L’azienda non ha più gli operai dalla sua parte" - landini: "Sappiano Marchionne e Confindustria che così non si governa

Lorenzo Galeazzi per Il Fatto

 

 

Prevalgono i voti favorevoli all'accordo con il 54,7%. La lunghissima notte del referendum Fiat si è conclusa con un risultato sorprendente. I voti favorevoli all'accordo di Mirafiori hanno infatti prevalso, ma solo di un soffio: si sono infatti fermati al 54,7%. A far pendere la bilancia nei confronti del sì è stato il voto decisivo degli impiegati.

 

Nella notte il no era andato in vantaggio perché le operazioni di scrutinio erano partite dai reparti montaggio e lastratura, ma poi, con il voto degli impiegati, la situazione si è rovesciata e il testa a testa si è risolto a favore dei sì. Altissima l'affluenza al voto, al 94,6% dei circa 5.500 aventi diritto.

Le operazioni di scrutinio sono andate avanti circa per nove ore. Qualche momento di tensione quando si è avuta la certezza della vittoria del sì: alcuni esponenti del Fismic (uno dei sindacati favorevoli all'intesa) hanno esultato e ne è nato un alterco con alcuni militanti della Fiom. Uno di loro è stato addirittura colto da un malore e portato via in ambulanza.

 

Anche se Sergio Marchionne commenta il risultato parlando di "scelta coraggiosa dei lavoratori che hanno dimostrato di avere fiducia nel futuro", a cantare vittoria è soprattutto la Fiom-Cgil. Il presidente del comitato centrale Giorgio Cremaschi al fattoquotidiano.it dice che "l'Ad non ha più gli operai con sé. Anche in una condizione di fascismo e repressione i lavoratori hanno detto di no".

Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, parla di "risultato straordinario" e commenta: "Sarebbe un atto di saggezza da parte di Fiat riaprire una trattativa vera, perché le fabbriche senza il consenso dei lavoratori non funzionano". Secondo il segretario generale della Fiom-Cgil, Susanna Camusso, "il voto di Mirafiori, per il quale Rsu e iscritti Fiom si sono spesi, dimostra che non c'è la possibilità di governare la fabbrica senza il consenso dei lavoratori e quindi nega il ritorno del modello autoritario delle fabbriche-caserme. Sappiano Marchionne e Confindustria che così non si governa".

Il risultato in realtà ha sorpreso anche lo stesso sindacato delle tute blu che si aspettava delle percentuali simili a quelle della consultazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano, dove, lo scorso 22 giugno, vinsero i sì al piano del numero uno della casa automobilistica con il 63,4%. "Questo referendum ha superato le nostre aspettative, tutti sapevamo che gli impiegati avrebbero votato compatti per il sì, ma fra gli operai la nostra posizione è la netta maggioranza. L'operazione di Marchionne di provare a restaurare il capitalismo selvaggio si è conclusa con un flop", dice Cremaschi che rilancia le prossime iniziative di lotta, a partire dallo sciopero generale proclamato dalla Fiom per il 28 gennaio.

 

Cantano vittoria anche sul fronte opposto, quello dei sindacati che avevano sottoscritto il patto di Mirafiori e avevano fatto campagna per il sì alla consultazione. "Nasce lo stabilimento del futuro. Ora festeggia Torino, sbaglia chi pensa che Marchionne va a festeggiare a Detroit", queste le parole di Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim Cisl.

Anche Luigi Angeletti benedice i risultati: "Come per tutti i veri cambiamenti la decisione è stata sofferta. Alla fine hanno vinto le ragioni del lavoro. Il sì all'accordo ci fa vedere con più ottimismo il futuro di Mirafiori e dell'industria automobilistica del nostro Paese".

 

Sull'argomento è intervenuto anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi che al giornale radio Rai ha detto che "questo voto apre un'evoluzione nelle relazioni industriali soprattutto nelle grandi fabbriche che dovrebbe consentire un migliore uso degli impianti e effettiva crescita dei salari".

Ma il dato è che, rispetto alla consultazione della scorsa estate nello stabilimento campano della Fiat, il manager italo-canadese ha perso numerosi consensi. "Ne perderà ancora", assicura Cremaschi che non risparmia critiche alla Cgil di Susanna Camusso e al Partito democratico. Il sindacato confederale, secondo la tuta blu, deve prendere del peso e dell'importanza della Fiom, mentre il Pd ne esce con le ossa rotte.

 

"Fassino aveva detto che se fosse stato un operaio avrebbe votato sì - incalza Cremaschi - Avrebbe fatto meglio a dire ‘se fossi un impiegato'. Il Pd non si rende conto che il tempo sta cambiando, Matteo Renzi, Sergio Chiamparino e tutti gli altri sono solo delle anime morte".

Insomma, secondo le tute blu della Cgil questi risultati segnano il passo a una sconfitta politica e morale dell'Ad del Lingotto e dei suoi sostenitori. Non è un mistero che la casa di Torino sperasse che i voti favorevoli alla consultazione superassero il 60 per cento, come nel caso di Pomigliano. Così non è stato.

"C'è la forza di andare avanti e di rovesciare l'accordo della vergogna - dice il sindacalista delle tute blu - Abbiamo tutto il tempo. Domani a Torino c'è ancora la cassa integrazione. Abbiamo un anno intero in cui la Fiat deciderà il suo futuro". E la Fiom assicura che comunque ci sarà, nonostante uno dei punti del nuovo patto (non avendo firmato l'accordo) la metta di fatto al di fuori della fabbrica. Anzi, a questo punto bisogna dire "della NewCo".15-01-2011]

 

 

 

LA CGIL FA FUOCO E FIOM-ME - SCONTRO ALL’ULTIMO SANGUE NEL SINDACATO DELLA CAMUSSO - LA SCELTA DEL NEO-SEGRETARIO SUL REFERENDUM PER MIRAFIORI (“ACCETTARNE LA LEGITTIMITÀ E, SE SCONFITTI, PRENDERNE ATTO), SI SCONTRA COL “NIET” DEI DURI E PURI LANDINI E CREMASCHI - C’È PERSINO CHI COMINCIA A PARLARE DI SCISSIONE - E INTANTO LA POLITICA CI METTE LO ZAMPINO - BERTINOTTI, VENDOLA E DI PIETRO CON LA FIOM - IL PD (AL SOLITO) È SPACCATO E IL SOSTEGNO AI MASSIMALISTI DEL GRANDE EX COFFERATI PESA COME UN MACIGNO… - -

 

Enrico Marro per il "Corriere della Sera"

 

Il 3 novembre scorso, durante il comitato direttivo che elesse Susanna Camusso segretario generale della Cgil, Giorgio Cremaschi passeggiava nervosamente nei corridoi dell'Auditorium di via dei Frentani, aspettando il risultato. E al cronista che gli chiedeva «Camusso sarà meglio o peggio di Epifani?» rispose senza esitazioni: «Peggio». Perché? «Perché Epifani era equilibrato o, come scrivete voi, un po' ondivago, nel senso che alcune volte è stato con la Fiom e altre contro. La Camusso no, ce l'avremo sempre contro».

 

Forse il leader della sinistra dei metalmeccanici aveva visto giusto, perché alla prima occasione importante, la vertenza Fiat, il leader della Cgil ha detto chiaramente che la Fiom ha subito una sconfitta e che deve riflettere sulla propria linea, cominciando a cambiare atteggiamento sul referendum al quale i dipendenti delle carrozzerie di Mirafiori saranno chiamati tra un paio di settimane per esprimere il loro giudizio sull'accordo tra la Fiat e i sindacati, quello che Fiom non ha firmato.

 

E lo ha fatto con l'intervista pubblicata ieri dal "Corriere della Sera" che ha scosso la vita interna della confederazione e della Fiom, da troppo tempo abituate a un dibattito dove spesso ipocrite formule sindacalesi hanno coperto posizioni tra loro inconciliabili. E in questo caso la posizione della Camusso è completamente diversa da quella presa pochi giorni fa dal comitato centrale della Fiom, che ritiene illegittimo il referendum e quindi non terrà conto del risultato e resterà fuori dalla fabbrica e dalle rappresentanze sindacali che l'accordo riserva ai soli firmatari dell'intesa.

 

Camusso, invece, invita a votare no, ma dice che se vincerà il sì (come molti prevedono) la Fiom dovrà prendere atto del risultato e cercare un modo (una firma con riserva o altro) per rientrare in partita e in azienda. Al momento non si vede come le due posizioni si possano incontrare, visto che il segretario della Fiom, Maurizio Landini, ha già detto che lui non firmerà mai l'accordo di Mirafiori. Gli stessi Landini e Cremaschi ieri si sono consultati e hanno deciso che risponderanno oggi all'intervista della Camusso.

 

L'altro dirigente di spicco della Fiom, Giorgio Airaudo, segretario responsabile per l'auto, esce invece allo scoperto ed esprime preoccupazione per lo scontro in atto e sollecita «una riunione tra la segreteria della confederazione e quella della Fiom per discutere una situazione obiettivamente difficile» .

 

A complicare la partita interna alla Cgil ci si mettono anche le interferenze della politica. Mentre molti dirigenti del Pd sono critici verso la Fiom l'europarlamentare Pd, e soprattutto ex leader della stessa Cgil, Sergio Cofferati, ieri è intervenuto definendo «surreale» la richiesta a Landini di firmare l'accordo di Mirafiori. Non solo perché i suoi contenuti sono negativi, dice Cofferati, ma anche per un vincolo dello statuto della Cgil che vieta di «firmare intese che contengano lesioni dei diritti dei lavoratori».

E l'intesa Fiat li contiene, secondo Cofferati (si tratta delle sanzioni sugli scioperi in violazione degli impegni di produttività e sui tassi anomali di assenteismo per malattia).

 

L'uscita di Cofferati, che in Cgil ha provocato la secca reazione di Agostino Megale («l'unica cosa surreale è che Cofferati dica alla Cgil che cosa dovrebbe o non dovrebbe fare»), ha comunque un certo peso, anche perché l'ex segretario della Cgil ha dato appena vita insieme con Fausto Bertinotti e altri politici e intellettuali all'associazione «Lavoro e libertà» a sostegno della Fiom. Sostegno che si affianca a quello che la Fiom riceve da Nichi Vendola, leader di Sel, alla quale è iscritto lo stesso Landini, e da Antonio Di Pietro, capo dell'Italia dei valori.

Insomma, la situazione è complessa, anche dal punto di vista politico, per gli equilibri interni alla Cgil. Nei giorni scorsi le leader della Funzione pubblica e dei pensionati, Rossana Dettori (anche lei di Sel) e Carla Cantone, hanno preso esplicitamente posizione a favore della Fiom.

 

Susanna Camusso si trova davanti a un passaggio difficile. Portare fino in fondo il chiarimento con la Fiom vuol dire fare i conti con l'unica categoria della Cgil dove è la sinistra massimalista (minoritaria nella confederazione) a comandare mentre la maggioranza congressuale della Cgil non pesa più del 27%. E vuol dire fare i conti con una categoria che con Landini teorizza ancora «l'indipendenza» della Fiom. Che significa? Che andando fino in fondo c'è la scissione a sinistra della Cgil?

 

«Ma no - assicura Airaudo -. L'indipendenza della Fiom è dal governo e dalle imprese, non dalla Cgil. Sfido chiunque a trovare un dirigente nella Fiom che prenda in considerazione la scissione. E aggiungo che perché un'ipotesi del genere fosse possibile, la Cgil dovrebbe diventare un'altra cosa».

Anche Camusso pare concordare. «Non abbiamo bisogno di frenesie scissioniste», ha detto nell'intervista al Corriere. Nelle prossime settimane si capirà se il nuovo segretario della Cgil ha la forza per affermare anche sui ribelli della Fiom la propria leadership oppure se saranno ancora le formule ipocrite a prevalere. 03-01-2011]

 

 

 - L'AVVOCATO DI FICTION MONTATA...
Da un terrificante polpettone di R2, il molesto bambino obeso di Repubblica, apprendiamo che anche Gianni Agnelli avrà la sua brava fiction (p. 42). La sta preparando per Mediaset Pietro Valsecchi, il quale anticipa: "Stiamo lavorando con Ginevra Elkann, la nipote di Agnelli, ci vorrà ancora un anno". Fossimo in Valsecchi, magari amplieremmo il giro di consultazioni anche ad altri rami della famiglia e faremmo anche una capatina all'Agenzia delle Entrate.

 

Sarebbe bello spiegare ai telespettatori italiani il tormento di un senatore a vita costretto a votare severe leggi di bilancio, sapendo di essere uno dei maggiori evasori fiscali di sempre. Dài Valsecchi, stupiscici con la storia del Tesoretto offshore di Nonno Gianni.

 

 

 

9 - FREE MARCHETT...
Rubrica sospesa per solidarietà ai colleghi delle redazioni economiche, alle prese con l'esordio in Borsa dello spin-off Fiat. Ma domani diremo i peccati e i peccatori. 03-01-2011]

 

 

 

BORSA: FIAT INDUSTRIAL APRE A 9 EURO NEL GIORNO DEL DEBUTTO. FIAT SPA QUOTA A 7 EURO...
Radiocor - Fiat Industrial, societa' nata dallo spin-off delle attivita' non auto dal gruppo del Lingotto, ha aperto la prima seduta di contrattazione in borsa a quota 9 euro (ora tratta a 8,85 euro), mentre Fiat spa tratta a 7 euro. La somma dei valori dei due titoli (16 euro), entrambi quotati sul Ftse Mib (Italcementi ha lasciato il posto a Fiat Industrial sul paniere principale) e' lievemente superiore alla chiusura di Fiat di venerdi' scorso, a quota 15,43 euro, ma inferiore al consensus, pari a 16,8 euro. Le stime di alcuni analisti indicavano infatti per Fiat spa un prezzo di 7,6 euro e per Fiat Industrial di 9,2 euro, pari a un totale di 16,8 euro.

MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - FIAT: oggi a Piazza Affari il debutto dello spin-off del gruppo, Fiat Industrial scissa da Fiat spa. Marchionne alla cerimonia (dai giornali). 'Se Fiom firma l'intesa la Cisl non mettera' veti', intervista a Giuseppe Farina, segretario generale Fim (La Repubblica, pag. 17). 'E' una svolta epocale per la nostra economia, il Paese torni a voler bene alla grande impresa', intervista allo storico Valerio Castronovo (Il Messaggero, pag. 7).

 MARCHIONNE, USCITA DA CONFINDUSTRIA POSSIBILE MA NON PROBABILE...
Radiocor - Un'uscita della Fiat da Confindustria 'la vedo come possibile, ma non la vedo come probabile. Fiat non puo' continuare a essere condiz ionata'. Cosi' l'a.d. Sergio Marchionne rispondendo alla domande dei giornalisti a margine della cerimonia della quotazione di Fiat Industrial.

8. MARCHIONNE,TARGET UTILE GESTIONE ORDINARIA DI FIAT INDUSTRIAL, 2014 A 3,3 MLD...
Radiocor - Il risultato della gestione ordinaria di Fiat Industrial 'aumentera' in modo significativo, con un target di 3,3 miliardi di euro nel 2014. L'ebitda industriale passera' da circa 1,4 miliardi a 4,1 miliardi nel 2014'. Cosi' l'a.d. di Fiat Industrial, Sergio Marchionne, parlando alla cerimonia della quotazione della societa'. Marchionne ha aggiunto che la scissione del gruppo Fiat e' stata decisa 'per rispondere a una logica di crescita di autonomia e di efficienza. L'identita' di un'azienda non sta in una ragione sociale, sta nelle persone che ci lavorano, in un preciso momento e con precisi obiettivi'.

9. MARCHIONNE,NO INVESTIMENTI SE 51% 'NO'...
(ANSA) - Se a Mirafiori "vince il no con il 51% la Fiat non farà l'investimento". E' quanto ha detto dall'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, a margine del primo giorno di quotazione di Fiat Industrial. A Mirafiori "Fiat non ha lasciato fuori nessuno se qualcuno ha deciso di non firmare non significa che io abbia lasciato fuori qualcuno: la Fiat - ha aggiunto - ha bisogno di libertà gestionale".

10. ROMANO VALENTE TORNA IN FIAT AUTO...
Da Il Giornale - Romano Valente torna per la terza volta alla Fiat Auto. Il manager ha deciso di lasciare l'importante incarico di vicepresidente di Hyundai Motor Italia «per andare a cogliere una nuova, importante sfida professionale», come si legge in una nota. Secondo quanto ci risulta, Valente avrebbe raccolto nuovamente il richiamo delle sirene torinesi, con la prospettiva di entrare nel team di Andrea Formica, capo del marchio Fiat e responsabile vendite di Fiat Group Automobiles. Valente, in passato, ha operato in Alfa e Lancia. 03-01-2011]

 

 

FIAT INDUSTRIAL: NUOVA STRUTTURA ORGANIZZATIVA, NASCE IEC...
(ANSA) - Fiat Industrial, la società che controlla Iveco e Cnh, ha annunciato la nuova struttura organizzativa e ha varato l'Industrial Executive Council, il più alto organo esecutivo dopo il consiglio di amministrazione. Lo comunica la società in una nota. L'organo sarà composto dagli amministratori delegati delle società che fanno parte di Fiat Industrial e dai responsabili delle funzioni chiave. "Compito dell'Iec - si legge nella nota - è quello di rivedere l'andamento operativo delle proprie attività, stabilire gli obiettivi, adottare le scelte strategiche, decidere gli investimenti, condividere le best practices e gestire lo sviluppo manageriale".

Lo Iec di Fiat Industrial sarà presieduto da Sergio Marchionne e sarà composto da Harold Boyanovsky per Cnh, da Alfredo Altavilla per Iveco, da Giovanni Bartoli per Fpt Industrial, nonché da Monica Ciceri (Group Control), Camillo Rossotto (Treasurer e Financial Services), Linda Knoll (Human Resources), Roberto Russo (General Counsel) e Alessandro Nasi (Business Development e Segretario). I manager di Fiat Spa, a capo di funzioni che forniscono servizi a Fiat Industrial, parteciperanno su richiesta all'Iec.

7. FIAT: CHRYSLER, +16% VENDITE IN DICEMBRE, +17% NEL 2010...
Radiocor - Prosegue il buon momento di Chrysler Group: nel mese di dicembre il colosso di Detroit, controllato da Fiat, ha registrato negli Stati Uniti un rialzo delle immatricolazioni pari al 16% rispetto al dicembre 2009, mentre quelle annuali sono salite del 17% a 1,1 milioni di unita'. Come si legge nella nota diffusa dalla societa', le immatricolazioni in dicembre sono state 100.702, contro le 86.523 dello stesso periodo del 2009.05-01-2011]

 

 

 

FIAT: BUON AVVIO IN BORSA; INDUSTRIAL +1,7%, SPA +2%...
(ANSA) - Parte bene in Borsa, al secondo giorno di contrattazione, la doppia Fiat. Industrial segna un prezzo di 9,1 euro con un rialzo dell'1,78% mentre Fiat Spa sale del 2,06% a 7,1 euro. Entrambi i titoli oscillano sui prezzi della chiusura

.Radiocor - FIAT: La doppia Fiat vince in Borsa. Marchionne alla Fiom: con i no salta Mirafiori (dai giornali). 'Col 51% dei no a Mirafiori ritiriamo l'investimento'. Intervista a Sergio Marchionne (Il Giornale, pag. 6). 'Basta ideologie, i diritti non sono stati svenduti', intervista al ministro del Lavoro Maurizio Sacconi (La Repubblica, pag. 1,3). Fiat split (Lex Colum, Financial Times, pag.14) Conti e modelli: i nodi della svolta (Il Corriere della Sera, pag. 1,4). E con la separazione dell'auto la conquista di Detroit e' piu' vicina (La Repubblica, pag. 2). Mirafiori, referendum entro il 15 (La Stampa, pag. 5). D'Amato: 'Ora Confindustria deve rilanciare sulle riforme'. Intervista all'ex presidente di Confindustria Antonio D'Amato (Il Messaggero, pag. 1,2). Il gruppo in Italia fatica sulle vendite. Quota in calo al 30% (dai giornali)04-01-2011]

 

 

 

 

FIAT: BORSA PREMIA SPIN-OFF, IN RIALZO SPA (+4,9%) E INDUSTRIAL (+3%)...
Radiocor - Fiat spa e Fiat Industrial hanno terminato la prima seduta di contrattazione dopo lo spin-off con un rialzo rispettivamente del 4,9% e del 3%, rispetto ai prezzi teorici di chiusura dell'ultima seduta del 2010. Fiat Industrial, societa' nata dallo spin-off delle attivita' non auto dal gruppo del Lingotto, si e' assestata a un prezzo di 9 euro, stesso valore a cui aveva aperto le contrattazioni questa mattina. Fiat spa ha invece terminato la giornata leggermente al di sopra dell'apertura (7 euro) a 7,025 euro.

 

La somma dei valori dei due titoli (16,025 euro), entrambi quotati sul Ftse Mib (Italcementi ha lasciato il posto a Fiat Industrial sul paniere principale), ha mostrato un incremento del 3,8% circa dalla chiusura di giovedi' 30 dicembre a 15,43 euro (il prezzo teorico di Fiat spa era di 6,6960 euro e quello di Industrial di 8,7340), ma inferiore al consensus, pari a 16,8 euro. Le stime di alcuni analisti indicavano per Fiat spa un prezzo di 7,6 euro e per Fiat Industrial di 9,2 euro.

[03-01-2011]

 

 

 

 

FIAT: FISMIC A FIOM, BASTA IDEOLOGIE, SI' GARANTISCE FUTURO TRANQUILLO...
(Adnkronos) - "L'accordo non e' affatto lesivo dei diritti dei lavoratori, ma al contrario li difende. Bisogna smetterla con dichiarazioni demagogiche che non hanno alcun riscontro con la realta''.E' Roberto di Maulo, leader della Fismic a rispondere cosi' alle accuse ribadite oggi dalla Fiom all'accordo per il rilancio dello stabilimento Fiat di Mirafiori.'Per questo - aggiunge- i lavoratori sappiano che un si' al referendum garantira' loro un futuro tranquillo, mentre un no avrebbe conseguenze negative per lo stabilimento e, di conseguenza, per loro e le loro famiglie'.

Il destino dei lavoratori Fiat di Mirafiori, infatti, prosegue di Maulo, "e' nelle loro mani". 'Nessuno puo' pensare che se quell'accordo non dovesse essere approvato, ci sarebbero poi ammortizzatori adeguati per far fronte alle necessita'. E' bene che si sappia che la mobilita' lunga di sette anni non esiste piu'. E' bene che si sappia che gli ammortizzatori sociali di una volta non ci sono piu'. Quindi o si vota SI' o il futuro di migliaia di lavoratori e' segnato in maniera negativa', conclude.04-01-2011]

 

 

LA CGIL FA FUOCO E FIOM-ME - AI PIANI ALTI DEL SINDACATO SONO TUTTI INCAZZATI CON LE INGERENZE DI COFFERATI: “NON PRENDIAMO LEZIONI DA LUI” - SI ALLARGA LA FRATTURA TRA LA MAGGIORANZA DELLA CAMUSSO E I DURI E PURI DI LANDINI - E SU “MICROMEGA” ARRIVA L’APPELLO PRO-FIOM FIRMATO FO, TABUCCHI, HACK, GINO STRADA ECC - SUL CASO SI SPACCA PERSINO L’IDV: IL SUPER DIPIETRISTA DONADI NON APPREZZA LA SVOLTA METALMECCANICA DEL SUO LEADER

1 - CGIL A COFFERATI: A CIASCUNO IL SUO MESTIERE...
Da "la Repubblica" - «Cofferati? Vada a rileggersi i suo libro "A ciascuno il suo mestiere"». Dai piani alti della Cgil replicano così all´ex segretario generale, l´uomo dei milioni in piazza a difesa dell´articolo 18, che si è schierato con la Fiom nella vicenda Fiat e contro la sua stessa confederazione. Cofferati ha definito «surreale» l´ipotesi, caldeggiata dall´attuale leader Susanna Camusso, di una firma all´accordo per Mirafiori da parte dei metalmeccanici cigiellini se la maggioranza dei lavoratori dovesse votare sì al prossimo referendum.

 

«Nessuno - aggiungono in Cgil - può invitare Cofferati a non occuparsi di questioni sindacali. È suo diritto farlo. Ma certo nemmeno la Cgil può prendere lezioni da Cofferati su cosa fare su questioni di sua competenza. A ciascuno - appunto - il suo mestiere».

Camusso ha proposto alla Fiom di fare una campagna per il no al referendum, ma poi di accettare l´orientamento prevalente dei lavoratori. Questo per evitare che gli iscritti alla Fiom che lavorano alle Carrozzerie di Mirafiori non abbiano più il proprio sindacato all´interno della fabbrica. Chi non firma, infatti, non ha rappresentanti sindacali.

 

2 - DISSENSO DALLA CGIL - L'APPELLO DI MICROMEGA: "NOI CON LA FIOM"...
Salvatore Cannavò per Il Fatto

 

La segreteria nazionale della Fiom ha risposto picche all'invito del segretario generale della Cgil a firmare, sia pure in forma tecnica, l'accordo separato di Mirafiori. "Le firme tecniche non esistono", ha spiegato il segretario generale dei metalmeccanici, Maurizio Landini mentre il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, ha ricordato i precisi vincoli statutari che impongono al sindacato di non firmare quell'accordo.

La situazione si è dunque fatta tesa tanto che la stessa segreteria nazionale della Fiom ha chiesto un incontro urgente alla segreteria Cgil, formalmente per "respingere assieme il disegno messo in atto dalla Fiat" ma più sostanzialmente per evitare l'estensione del conflitto.

 

Anche perché, in corso Trieste vedono all'opera diverse pressioni affinché la Cgil regoli una volta per tutte i conti con i "duri" della Fiom magari spingendo questi ultimi a una scissione.

Maurizio Landini ha definito "solo propaganda" questa eventualità che, infatti, non è contemplata da nessuno dentro la Fiom. Che i rapporti siano complessi lo dimostra anche "l'ingerenza" di un ex segretario della Cgil, come Sergio Cofferati, che si è schierato con molta determinazione a fianco della Fiom, cioè dalla parte di coloro che lo hanno sempre osteggiato.

 

"In effetti le cose cambiano", dice Giorgio Cremaschi che ha fatto notare che proprio i recenti deliberati della Cgil in materia statutaria (la n. 4) impediscono la "sottoscrizione dell'accordo" in presenza di "lesioni dei diritti dei lavoratori, pensionati e disoccupati, sanciti dalle leggi e dalla contrattazione collettiva nazionale". La cosa curiosa è che la norma è stata approvata lo scorso novembre dal Direttivo della Cgil con il voto contrario proprio di Cremaschi e degli altri dirigenti Fiom. La Fiom dunque non firma e, anzi, si prepara a definire il referendum previsto per il 18-20 gennaio come "illegittimo", anche se gli iscritti di Mirafiori daranno vita a un "Comitato per il No".

Contestualmente il sindacato di Landini prepara lo sciopero generale del 28 gennaio. E per questo da domani avvierà incontri specifici con l'Idv, il Pd e i partiti della sinistra radicale. E alla Fiom arriva anche il sostegno della "società civile" tramite un appello che verrà lanciato oggi sul sito di MicroMega.

 

L'appello è firmato da Andrea Camilleri, Margherita Hack, Paolo Flores d'Arcais ed ancora Antonio Tabucchi, Dario Fo, Franca Rame, don Andrea Gallo, Gino Strada. "Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita: la cancellazione dei sindacati che non firmano l'accordo", si legge nel testo.

"Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l'insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell'equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente". Per questo, "ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzato dalla Fiom, sia sacrosanto e vada appoggiato in ogni modo".

Nulla è avvenuto in quasi quattro anni di governi Prodi e Berlusconi. Perché il caso Battisti esplode solo adesso, diventa un evento di rilevanza mondiale e i giornali gli dedicano da una settimana la prima pagina?

 

3 - DI PIETRO,FIOM COMBATTE CONTRO REGIME MARCHIONNE...
(ANSA) - "Maurizio Landini e la Fiom combattono contro l'instaurazione di un regime voluto da Marchionne e noi dell'Idv combatteremo questa battaglia con loro". E' questa l'opinione di Antonio Di Pietro che ha partecipato ad una conferenza stampa dopo l'incontro con il leader dei metalmeccanici. "La Fiom - ha aggiunto il presidente dell'Idv - è una forza direttamente presa di mira, ma non è un caso isolato o estremo. E' la punta di un iceberg che riguarda l'intero assetto democratico del nostro paese".

"Dire che c'é un scontro tra una sinistra ferma al '900 e una destra moderna significa - sottolinea l'ex pm - raccontare una favoletta buona per incantare la gente e fare accettare ciò che è inaccettabile. La verità è che lo scontro avviene tra una imprenditoria che non è più capace di costruire macchine e le forze democratiche che invitano quegli imprenditori a trovare una soluzione passando per la via maestra nella ricerca, dell'innovazione e degli investimenti".

 

4 - DONADI, IDV NON SPOSI TESI FIOM...
(ANSA) - "L'Italia dei Valori non può sposare acriticamente le posizioni della Fiom. Il prossimo esecutivo sarà l'occasione giusta per aprire un confronto sulla nostra posizione riguardo alla vicenda che ha contrapposto i vertici Fiat ed il sindacato dei metalmeccanici". Lo afferma il presidente del gruppo Idv alla Camera Massimo Donadi.

 

"Marchionne - aggiunge Donadi - ha sbagliato perché è indubbio che l'esclusione della Fiom dal tavolo delle trattative sia stata una forzatura grave ed inaccettabile. Ma sarebbe un errore anche ignorare la realtà odierna del mercato dell'auto e le difficoltà di sopravvivere di un'azienda come la Fiat, senza la disponibilità dei sindacati a rimettersi in discussione".

"Per questo - conclude il capogruppo Idv - resto dell'opinione che Marchionne vada sfidato non sul terreno di un accordo che, per quanto pesante, appare accettabile, ma su quello della volontà della dirigenza di presentare un piano industriale e di investimenti capace di ridare all'azienda quella competitività che le manca sul piano industriale molto più che su quello dell'organizzazione del lavoro".04-01-2011]

 

FIAT: ANALISTI, PER INDUSTRIAL TARGET PRICE 9,2 EURO, 7,6 PER SPA...
Radiocor - Fiat spa a 7,6 euro e la nuova Fiat Industrial a 9,2 euro. Questi i target price medi stimati dagli analisti in vista della scissione del gruppo Fiat, che da lunedi' 3 gennaio 2011 portera' alla quotazioni in Borsa di due titoli distinti. Il consensus si riferisce alle previsioni di sei banche d'affari, italiane ed estere. La somma dei due target post scissione (16,8 euro) e' superiore a quello medio attualmente riconosciuto ai titoli del Lingotto, pari a 16,4 euro, e decisamente piu' alta degli attuali corsi di Borsa, che si attestano a 14,89 euro. Per Fiat spa il target price minimo stimato dagli analisti e' di 5 euro e quello massimo e' di 10,7 euro, mentre per Fiat Industrial la forchetta va da 8 a 10,5 euro. L'avvio delle contrattazioni sui titoli della nuova Fiat Industrial sara' celebrato, lunedi' prossimo, con una cerimonia nella sede di Borsa Italiana in cui e' attesa la presenza dell'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne.

30-12-2010]

 

 

 

 

8. DE BENEDETTI: CDB&FIGLI SAPA COMPLETA AUMENTO CAPITALE DA 100 MLN...
(Adnkronos) - La Carlo De Benedetti & Figli Sapa ha perfezionato l'ultima tranche da 25 milioni di euro dell'aumento di capitale da circa 100 milioni di euro deliberato nel 2009. Lo comunica la societa', azionista di controllo di Cofide e accomandita della famiglia De Benedetti.30-12-2010]

 

 

 

 

9. MILANO: PGT, I CABASSI CHIEDONO PIU' VOLUMETRIE SU AREA EXPO...
Radiocor - Sulle aree Expo i Cabassi puntano a costruire di piu', fino a un indice di edificabilita' pari a 1 contro lo 0,52 previsto dagli accordi di settembre mentre Fondazione Fiera Milano vuole eliminare una sorta di tassa del 25% sulle plusvalenze che arriveranno dall'operazione immobiliare post evento. E' quanto emerge, secondo quanto risulta a Radiocor, dalle osservazioni al Pgt di Milano inviate dai due proprietari dei terreni su cui sorgera' l'Expo del 2015. In due documenti distinti Cabassi e Fondazione illustrano le loro strategie nel post esposizione sul milione di metri quadri che per cinque mesi puntano a catalizzare l'attenzione del mondo per poi trasformarsi in una grande operazione immobiliare.

30-12-2010]

 

10. PGT, LIGRESTI CON IMCO PUNTA SU SVILUPPO AREA CITTA' SALUTE...
Radiocor - Salvatore Ligresti scommette sul Cerba, punta a ottenere ulteriori volumetrie nelle aree circostanti il nuovo centro milanese di biomedica avanzata, e a edificare, in particolare, sui 60mila metri quadrati di Macconago, adiacenti all'istituto progettato da Stefano Boeri. Queste strategie emergono da alcuni documenti riservati, consultati da Radiocor, che l'Ingegnere ha inviato, tramite le holding di famiglia, in particolare Immobiliare Costruzioni (Imco) e Altair, ai vertici del Comune di Milano per chiedere modifiche al Piano di Governo del territorio (Pgt) su terreni di loro pertinenza. Le richieste di Ligresti sono attualmente al vaglio degli esperti comunali ma, a prescindere dalla risposta, rivelano l'assoluta' centralita' degli esiti del Pgt nelle strategie di sviluppo delle holding dell'Ingegnere. Attualmente le aree del Cerba sono in pegno alle banche come garanzia per il rifinanziamento di Sinergia, la principale cassaforte dei Ligresti.30-12-2010]

 

 

11. UE-CINA: STAMPA, POSSIBILE FINE EMBARGO A VENDITA ARMI A INIZIO 2011...
(Adnkronos/Aki) - L'Ue potrebbe mettere fine a "inizio 2011" all'embargo sulla vendita di armi che dai fatti di piazza Tienanmen del 1989 grava sulla Cina. E' quanto riferiscono fonti vicino all'Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Catherine Ashton, citate dal quotidiano francese "Le Figaro".

 

La questione sarebbe infatti stata toccata durante l'ultimo Consiglio europeo del 16 e 17 dicembre a Bruxelles, in un rapporto confidenziale in cui e' emerso che l'embargo imposto a Pechino costituisce un "ostacolo maggiore" alla cooperazione tra Ue e Cina per quanto riguarda la politica estera e di sicurezza, riferisce il "Figaro".

La fine dell'embargo della vendita di armi verso la Cina potrebbe quindi "andare molto veloce", hanno riferito le fonti vicino al dossier citate dal giornale francese. Favorevole da tempo a questa decisione proprio Parigi, ma perche' questa sia presa occorre l'unanimita' in seno ai 27 paesi Ue, di cui alcuni sono sempre stati particolarmente ostili. Tra questi, l'Olanda, la Gran Bretagna e la Germania, la cui opposizione intrasigente pero', secondo quanto riportato dal "Figaro", pare ora in via di smussamento.30-12-2010]

 

 

12. INDIA: DIPENDENTE CITIBANK ARRESTATO PER FRODE DA 89 MLN DOLLARI...
(Adnkronos/Dpa) - La polizia di New Delhi ha arrestato un dipendente della succursale Citibank di Gurgaon, un sobborgo della capitale indiana, sospettato di una frode milionaria. L'uomo, Shivraj Puri, si e' consegnato spontaneamente, ha precisato il funzionario SS Deswal, ipotizzando altri arresti dopo il suo interrogatorio.

 

Secondo la stampa locale, il dipendente della banca avrebbe prelevato intorno ai 4 miliardi di rupie (89 mln di dollari) da una ventina di conti di ricchi clienti per investirli in fondi dal rendimento immediato, risultati pero' inesistenti.

"Ho gia' spiegato tutto, ho piena fiducia nella magistratura e la verita' verra' fuori", ha affermato Puri sostenendo la sua innocenza, secondo quanto riportato dal sito web del 'Times of India'.30-12-2010]

 

 

 

13. FINCANTIERI: CONTRATTO DA 4 MLD DOLLARI DA US NAVY PER COSTRUZIONE 10 LCS...
(Adnkronos) - Fincantieri, in partnership con Lockheed Martin, numero uno al mondo nel settore della Difesa, si e' aggiudicata un contratto per la costruzione di 10 navi Littoral Combat Ship. Il valore della prima unita', si legge nella nota, e' di 437 milioni di dollari. Le successive nove navi saranno acquistate dalla Marina statunitense attraverso opzioni che saranno esercitate entro il 2015, facendo cosi' salire il valore complessivo del contratto a oltre 4 miliardi di dollari. Il programma LCS prevede complessivamente la realizzazione di 55 navi da acquisire entro il 2020, per un valore totale di oltre 20 miliardi di dollari.

Le unita' saranno realizzate negli stabilimenti americani di Fincantieri, ma una parte significativa delle forniture sara' prodotta dalla Direzione Sistemi e Componenti navali del gruppo. Tra queste forniture, i generatori diesel elettrici di Isotta Fraschini Motori e un avanzato sistema di stabilizzazione sono gia' installate a bordo delle prime due unita' del programma. Le navi saranno costruite nello stabilimento Fincantieri Marine Group di Marinette Marine in Wisconsin, dove Fincantieri ha gia' realizzato la prima unita' Lcs 'Freedom' - in esercizio con soddisfazione da parte della Marina Usa dal 2008 e impiegata con successo in operazioni antidroga - e sta lavorando alla costruzione di 'Fort Worth', che e' stata varata lo scorso 4 dicembre e sara' consegnata alla Marina entro il 2012.

Le nuove navi beneficeranno di un efficientamento produttivo maturato sulla scorta dell'esperienza realizzativa delle prime due.30-12-2010]

 

 

 

1 - VOLANO STRACCI A SINISTRA DOPO IL SOSTANZIALE APPOGGIO DEL PD “DALEMMONE” AL “DIKTAT DI MARCHIONNE, SERVILMENTE E PRONTAMENTE FIRMATO DA UIL E FIM” - 2 - PER PAOLO FLORES D’ARCAIS È UN RITORNO AL PATTO DI PALAZZO VIDONI TRA MUSSOLINI, I SINDACATI E I PADRONI. E ALLA CGIL DICE: “NON SI CAPISCE DAVVERO COSA DEBBA ANCORA ACCADERE, IN QUESTO SCIAGURATO PAESE, PERCHÉ SI RITENGA NECESSARIO UNO SCIOPERO GENERALE” - 3 - GRISSINO FASSINO È FURIOSO: “CONOSCO LE FABBRICHE MEGLIO DI LORO. SE I LAVORATORI NON DANNO SOLUZIONI AI PROBLEMI, ALLA FINE SONO I PADRONI A IMPORLE”

1 - "DALEMONNE" AL LINGOTTO
Paolo Flores d'Arcais per "Il Fatto Quotidiano"

D'Alema ha fatto la sua scelta: con Marchionne e contro la Fiom. Con qualche se e qualche ma, come è nello stile slalomistico della casta Pd, ma la sostanza non cambia. Si tratta di un vero e proprio cambiamento di fronte, che rischia di "fare epoca" certificando la definitiva morte del Pd, perché l'inciucio con Marchionne nel quale D'Alema trascina il partito (Bersani seguirà?) ha un sapore strategico, molto più grave perfino dei tanti inciuci "tattici" (comunque devastanti) con Berlusconi.

Anche il diktat di Marchionne, servilmente e prontamente firmato da Uil e Fim, certamente farà epoca, come hanno prontamente e servilmente gorgheggiato gli aedi di regime. Si tratta di capire di quale "epoca" si tratti. A giudicare senza pregiudizi, si tratta in campo sociale dell'analogo rappresentato dalle leggi berlusconiane di bavaglio ai giornalisti e camicia di forza ai magistrati, fin qui fermate dalla sollevazione popolare della società civile. Quei disegni di legge, che il governo non ha rinunciato a far approvare, segnano un salto di qualità verso approdi specificamente fascisti dell'attuale regime. Un equivalente funzionale e soft (soft?) di fascismo risulta anche il diktat di Marchionne. Se qualcuno ritiene il rilievo eccessivo, si accomodi a considerare le seguenti e modeste verità di fatto.

 

Il diktat marchionnesco prevede che 1) non vi saranno più rappresentanze elette dei (dai) lavoratori, ma solo nominate dai sindacati che firmano l'accordo, e che 2) i lavoratori che scioperino anche contro un solo aspetto dell'accordo possano essere licenziati. Queste misure costituiscono nel loro insieme un quadro di (non) diritti che negli oltre sessant'anni di vita della Repubblica non era stato mai ventilato, neppure in via ipotetica, neppure dalle forze più retrive della politica e dell'imprenditoria. Per trovare un precedente bisogna risalire agli anni del fascismo. Riassumiamo i fatti storici.

Nell'immediato dopoguerra, dopo la rottura dell'unità sindacale, i lavoratori eleggono in fabbrica i loro rappresentanti nelle "Commissioni Interne", su liste sindacali in concorrenza. Lungo gli anni settanta e fino a quasi la metà degli anni ottanta, invece, in un clima di unità sindacale dal basso, imposta dalle lotte del '68 e del '69, i rappresentanti operai vengono eletti su scheda bianca, senza sigle sindacali, votando per gruppi o reparti "omogenei" direttamente i nomi dei compagni di lavoro che riscuotono la maggiore fiducia. Con la nuova rottura dell'unità sindacale si torna a rappresentanze elette su liste di sigle sindacali concorrenti, che abbiano firmato accordi contrattuali o vi si siano opposti (anche i Cobas insomma).

 

Lo "Statuto dei lavoratori" del 1970 parla di rappresentanze sindacali in termini volutamente generici, proprio perché non intende predeterminare per legge quale delle due forme di elezione vada privilegiata, ma intende come ovvio l'eguale diritto di tutti i lavoratori ad essere rappresentati. Quanto al diritto di sciopero, esso è tutelato costituzionalmente (art. 40) "nell'ambito delle leggi che lo regolano", e dunque non può essere in alcun modo limitato da accordi privati. E la legge oggi lo limita solo in specifici casi, esigendo preavvisi e/o esenzioni per i servizi pubblici irrinunciabili.

Dunque, neppure ai tempi delle più dure repressioni antioperaie, che in campo padronale avevano il volto di Valletta e dei reparti-confino per gli attivisti Fiom, e in campo politico il volto di Mario Scelba e della violenza della "Celere", era stato mai messo in discussione l'ovvio principio che tutti i sindacati (anzi tutti gli operai) hanno diritto a dar vita alle rappresentanze dei lavoratori, perché altrimenti sarebbero "rappresentanze" non rappresentative.

 

Per ritrovare un analogo al diktat marchionnesco bisogna infatti risalire al 2 ottobre 1925, al diktat di Palazzo Vidoni con cui Mussolini, il padronato e i sindacati fascisti firmavano la cancellazione delle "Commissioni Interne", sostituite dai "fiduciari " di regime (equivalente "sindacale" dei capocaseggiato). Non c'è dunque nessuna esagerazione retorica nell'allarme che i dirigenti Fiom hanno lanciato, ricordando questi precedenti, e invocando lo sciopero generale contro misure che non solo calpestano la Costituzione, ma che di questo "strame della Costituzione" intendono fare il modello delle future relazioni industriali.

Quello che colpisce e lascia anzi allibiti, semmai, è la mancanza di una risposta anche minimamente adeguata, da parte di forze che si dicono democratiche, e che verbalmente presentano rituali omaggi alla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Parliamo del Pd, dove numerose sono le voci di servo encomio alla "voluntas Fiat", e comunque maggioritarie quelle né carne né pesce, nella migliore tradizione di Ponzio Pilato, e non vi è un solo leader di spicco che abbia preso posizione netta a fianco della Fiom. Ma parliamo anche, e in questo caso soprattutto, della Cgil: non si capisce davvero cosa debba ancora accadere, in questo sciagurato paese, perché si ritenga necessario uno sciopero generale, se non bastano neppure misure antioperaie che hanno antecedenti solo nel fascismo.

 

E parliamo anche, purtroppo, di una società civile che è stata ben altrimenti energica e pronta nel rispondere alla volontà di fascistizzazione in tema di giustizia e di informazione, e che invece sembra neghittosa di fronte a questa seconda ganascia della tenaglia di fascistizzazione del paese. Dimenticando che sulla distruzione delle libertà e dei diritti dei lavoratori è già passata una volta la distruzione delle libertà e dei diritti di tutti i cittadini. Ecco perché la sollevazione morale della società civile a fianco dei metalmeccanici Fiom è oggi il dovere più urgente, e la cartina di tornasole della capacità di resistere alle lusinghe e alle violenze del fascismo postmoderno.

2 - FASSINO: "CONOSCO LE FABBRICHE MEGLIO DI LORO ORA BASTA ARROCCARSI"
Goffredo De Marchis per la Repubblica

Alla battutaccia di Maurizio Landini risponde con fastidio: «Conosco le fabbriche metalmeccaniche da molto più tempo di lui. E non solo quelle». Poi conferma: «Voterei a favore dell´accordo di Mirafiori». L´ex segretario dei Ds Piero Fassino, candidato alle primarie per il sindaco di Torino, dice che la Fiom ha «un atteggiamento votato alla sconfitta». E ricorda l´epoca in cui era il delegato del Pci per le fabbriche torinesi: «In quegli anni ho imparato una lezione che Landini sembra ignorare. Come si diceva in sindacalese, di fronte ai problemi veri non si fugge, bisogna sporcarsi le mani».

Perché sì all´accordo?
«Perché dal punto di vista produttivo ha un valore innegabile. Consente un investimento che garantisce la certezza dell´occupazione a 15 mila lavoratori tra Fiat e indotto. Rilancia Mirafiori che era vicina al collasso. Attiva la produzione di modelli di alta gamma. È un´operazione nel segno dell´espansione».

 

Con grandi sacrifici per gli operai.
«È vero. Ai lavoratori sono richieste condizioni onerose. Compensate però dalla sicurezza del lavoro. In America i sindacati della Chrysler hanno sottoscritto un accordo che prevede per i neoassunti la riduzione del salario da 28 a 14 dollari l´ora e 5 anni di non conflittualità».

Ma qui siamo in Italia.
«Magari. Qui siamo nel mondo globalizzato. In Germania i sindacati di molte aziende stanno ricontrattando le condizioni salariali per tenerne conto. Ecco perché rifiutare l´accordo mi sembra un grave errore. Peraltro avrebbe conseguenze solo sui lavoratori. La Fiat invece ne uscirebbe indenne limitandosi a trasferire la produzione negli Usa. Ma c´è un punto nell´intesa che non condivido».

Quale?
«Marchionne vuole l´esigibilità del contratto e ha ragione. Ma l´obiettivo può essere conseguito con un´intesa interconfederale o aziendale che stabilisca che gli accordi vengono sottoposti a referendum il cui esito è vincolante per tutti i lavoratori e tutte le sigle. In questo modo l´azienda è garantita nel rispetto del contratto, ma nessun sindacato è negato nella sua funzione di rappresentanza».

 

Lei direbbe sì nell´interesse dei lavoratori. Significa che la Fiom non sta difendendo quegli interessi?
«Non mi permetto di fare una tale affermazione. Ma vedo che la Fiom si è arroccata. È molto velleitario alzarsi dal tavolo e non firmare. Così il sindacato non difende i lavoratori anzi li espone a un rischio maggiore. La tutela delle rigidità non funziona più, oggi ci vuole il governo delle flessibilità. La Fiom dice: 10 anni fa abbiamo sottoscritto degli accordi e non si toccano. Ma 10 anni fa non c´erano la Cina, l´India, il Brasile».

Si può paragonare il no della Fiom di oggi alla posizione del Pci sulla scala mobile?
«Anche allora prevalse una linea puramente difensiva. Successivamente lo riconobbero dirigenti come Trentin e Chiaromonte. Una strategia di conservazione davanti a mutamenti radicali alla fine si rivela la più debole e la più inefficace».

Le fabbriche sono cambiate. Com´è cambiato lei rispetto al ragazzo che andava ai cancelli di Mirafiori negli anni ‘80?
«Ho cercato di fare tesoro di quell´esperienza. Ho avuto maestri del calibro di Emilio Pugno e Aventino Pace. Ho imparato che quando sei davanti a problemi oggettivi, con una radice sostanziale, l´ultima delle cose utili è negarli. Ci si sporca le mani e non si ha paura di farlo. In quegli anni ne abbiamo inventate di soluzioni innovative. Il 6 per 6 nel settore tessile quando arrivava la competizione cinese, l´organizzazione del lavoro nel settore gomma su due settimane con 12 giorni lavorati e 3 di riposo. Siamo stati dentro il cambiamento perché quello non devi mai fare è metterti fuori. Pace insegnava a noi giovani una grande verità: "Guardate che se ai problemi la soluzione non la date voi, la darà il padrone senza di voi"».

 

Marchionne non parla molto di qualità eppure solo 3 auto su 10 in Italia vengono dal gruppo Fiat. Non sarà mica colpa degli operai e della produttività?
«L´osservazione è giusta. Ed è giusto incalzare il progetto di Fabbrica Italia. Abbiamo una quantificazione di massima dell´investimento: 20 miliardi. Ma oggi sappiamo come saranno spesi, per Pomigliano e Torino, solo un miliardo e mezzo. Sarebbe utile conoscere in quale direzione andranno gli altri 18. Ma dobbiamo incalzare anche il governo che è stato completamente assente, che non si pone il problema di una politica industriale».

Lo sciopero del 28 gennaio proclamato dalla Fiom è una follia?
«Non spetta ai partiti pronunciarsi sugli scioperi. Ma a Landini chiedo: al di là della denuncia come si propone di incidere su quello che succede negli stabilimenti Fiat? Se denuncia e basta rischia di esaurire il suo ruolo in una testimonianza. Sarà pure nobile sul piano etico. Ma sul piano pratico la sua efficacia qual è?».

 30-12-2010]

 

 

FIAT: nuovo contratto a Pomigliano, intesa firmata da Fim, Uilm, Ugl e Fismic. La Fiom decide 8 ore di sciopero (dai giornali). 'Un accordo innovativo', intervista al direttore generale di Confindustria, Giampaolo Galli (Il Sole 24 Ore, pag. 2). 'Pronti all'intesa sulla rappresentanza ma le tute blu Cgil sono fuori dal mondo', intervista al vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei (La Repubblica, pag. 2). 'Macche' vergogna, abbiamo ottenuto soldi e posti di lavoro', intervista al numero uno Uil, Luigi Angeletti (Il Resto del Carlino, pag. 2)30-12-2010

 

 

 

 

- FIAT, ALL'ERTA SON POLACCHI...
Uno dei luoghi comuni sulla fabbrica Fiat di Pomigliano è che gli operai italiani non lavorino come si deve. Durante la querelle estiva, i sindacati sono stati costretti a spiegare alla stampa polacca, dove il Lingotto ha delocalizzato parte della produzione, che le tute blu "non sono pigre come le dipingono".

 

Paradossale, dunque, che lo scorso 30 luglio il Rapex, il sistema d'allerta europeo sui prodotti pericolosi, nel suo bollettino ha pubblicato un avviso per migliaia di modelli Doblò, Panda e Fiat 500 (segnalati problemi all'anti roll-bar e allo sterzo). Auto uscite da Pomigliano? Macché: secondo il Rapex, costruite in Polonia. E. F.

 

01.10.10

 

 

 

I MARCHJAKI NON SANNO CHE PER L'OCSE: SALARI ITALIANI TRA I PIU' BASSI, SIAMO AGLI ULTIMI POSTI
(AGI)
I salari italiani sono agli ultimi posti tra quelli dei paesi avanzati. Lo rivela l'Outlook 2010 dell'Ocse sull'occupazione, secondo il quale nel 2008 i salari italiani si attestano in media a 31.462 euro (-0,1% rispetto al 2007), contro i 37.172 euro dei paesi Ocse (+0,1%) e i 37.677 dei paesi Ue (+0,5%). Dietro di noi solo Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821). Nettamente meglio Stati Uniti (40.243 euro), Francia (39.241) e Germania(37.203).

 

OCSE: ITALIA, PERSI 500MILA POSTI MA SENZA CIG +4% DI DISOCCUPAZIONE...
Radiocor
- La crisi e' costata quasi mezzo milione di posti di lavoro all'Italia e ha ulteriormente ridotto il tasso di occupazione, sceso dal 58,7% nel 2007 al 57,3%, al quart'ultimo posto tra i Paesi industrializzati (solo di Messico, Ungheria e Turchia fanno peggio). E' quanto emerge dall'Employment Outlook dell'Ocse. Per riportare l'occupazione ai livelli ante-crisi, in base ai calcoli dell'Organizzazione servirebbero 657mila nuovi posti.

Tuttavia 'e' improbabile che la ripresa attuale porti a una significativa creazione di posti di lavoro nel breve termine' e le proiezioni suggeriscono che la disoccupazione restera' agli attuali livelli (8,9%) o sopra almeno fino alla fine del 2011. L'Ocse peraltro stima che senza il ricorso alla Cassa Integrazione, aumentata di oltre il 600% dall'inizio della crisi, la disoccupazione sarebbe stata quasi 4 punti percentuali piu' alta.

10.07.10

 

 

DALLA TRIMESTRALE AL30-09-10 FIAT HO ESTRAPOLATO ALCUNI PUNTI PER DIMOSTRARE CHE I MAGGIORI RESPONSABILI DELLE DIFFICOLTA’ FIAT SONO I MARCHYAKY, CHE LE BANCHE CONTINUANO A COPRIRE CON I SOLDI DEI CORRENTISTI CHE QUANDO CHIEDONO PRESTITI SI SENTONO CHIEDERE DELLE GARANZIE CHE I MARCHYAKY NON DANNO .Mb

 

Partecipazione in Chrysler Group

La partecipazione iniziale detenuta nella Chrysler Group LLC permane iscritta, al 30 settembre 2010, per un valore

pari a zero, tra le imprese collegate valutate secondo il metodo del patrimonio netto. Si ricorda che, ai sensi dei

paragrafi 29 e 30 dello IAS 28, il Gruppo Fiat, finché deterrà una partecipazione di collegamento nella Chrysler iscritta

in bilancio per un valore pari a zero, non dovrà rilevare alcuna quota di perdite eventualmente consuntivate da tale

collegata, in quanto non ha alcun obbligo di copertura delle stesse. Nel momento in cui, successivamente, la Chrysler

realizzerà degli utili, il Gruppo Fiat potrà rilevarli solo per la parte eccedente la quota di perdite non rilevata nei

precedenti esercizi.

In questo contesto, si precisa che nel corso del secondo trimestre 2010 Chrysler Group LLC ha pubblicato il proprio

bilancio consolidato per l’esercizio 10 giugno 2009 (data di inizio delle attività del nuovo gruppo) – 31 dicembre 2009,

mentre nel corso del terzo trimestre 2010 è stata pubblicata la situazione economico-patrimoniale relativa al primo

semestre 2010; entrambi sono stati redatti secondo i principi contabili statunitensi (“US GAAP”). La seguente tabella

riporta i valori del risultato e del patrimonio netto come pubblicati da Chrysler per i periodi sopra citati:

(in milioni di dollari)

Esercizio

10 giugno-

31 dicembre 2009 1° semestre 2010

Risultato netto secondo i principi contabili statunitensi (US GAAP) (3.785) (369)

Patrimonio netto secondo i principi contabili statunitensi (US GAAP) (4.230) (3.609)

Sono attualmente in fase di predisposizione i corrispondenti valori redatti secondo i principi contabili internazionali

(“IFRS”), così come adottati dal Gruppo Fiat. Da prime indicazioni risulta che i risultati netti conseguiti nei periodi

sopra citati, se redatti secondo gli IFRS, avrebbero presentato perdite inferiori rispetto a quelle US GAAP; anche il

patrimonio netto al 31 dicembre 2009 e al 30 giugno 2010 sarebbe risultato meno negativo.

Per completezza di informativa, si ricorda che a Fiat spetta il diritto di ricevere un’ulteriore partecipazione sino al 15%

(sia in termini di valore sia di diritti di voto), al netto degli effetti diluitivi, di Chrysler. Questa ulteriore partecipazione

sarà attribuita a Fiat (senza alcun esborso da parte di Fiat stessa) in tre tranche del 5% ognuna, subordinate al

raggiungimento di predeterminati obiettivi industriali e commerciali. In caso di mancato raggiungimento di uno o più

dei suddetti obiettivi, Fiat avrà comunque la facoltà di acquistare, ad un prezzo da determinarsi in base ad una

formula prestabilita che fa riferimento a parametri di mercato, la percentuale di partecipazione al capitale

corrispondente all’obiettivo/obiettivi che non sono stati raggiunti.

Inoltre, al Gruppo Fiat spetta l’opzione di acquistare fino ad un ulteriore 16% (esercitabile dal 1° gennaio 2013 al

30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione corrisponderà ad un prezzo da determinarsi in base ad una

formula prestabilita che fa riferimento a parametri di mercato. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino a che il

debito di Chrysler Group LLC nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà

inferiore a 4 miliardi di dollari. Fiat non potrà, comunque, superare la quota di partecipazione del 49,9% di Chrysler

fino a quando l’intero debito verso il Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà stato

rimborsato. Prospetti contabili consolidati e Note illustrative al 30 settembre 2010   pag.47 RELAZIONE FIAT AL 30.09.10

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Crediti verso le reti di vendita DA  5.926   A 5.108

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19. Titoli correnti

Al 30 settembre 2010 la voce include prevalentemente titoli a breve termine o negoziabili che rappresentano un

investimento temporaneo di liquidità, ma non soddisfano i requisiti per essere classificati nella voce Disponibilità e

mezzi equivalenti

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L’incremento significativo dei Fondi per rischi ed oneri riflette per 173 milioni di euro differenze cambio positive

derivanti principalmente dalla rivalutazione del Dollaro USA e del Real brasiliano rispetto all’Euro.

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l 30 settembre 2010 la voce Debiti finanziari ha presentato un incremento di 1.165 milioni di euro

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I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione, per circa 214

milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del debito di 122 milioni di

euro conseguente all’esercizio dell’opzione call sul 5 % del capitale di Ferrari

 

 

I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione, per circa 214

milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del debito di 122 milioni di

euro conseguente all’esercizio dell’opzione call sul 5 % del capitale di Ferrari

 

 

 

 

 

 

 

- FIAT: Ecco l'accordo per Mirafiori, dove si prepara il referendum (dai giornali). 'Le Nuove regole? Una sfida anche per Confindustria', intervista al segretario generale Cgil, Susanna Camusso (La Stampa, pag. 25). 'Basta con i veti delle minoranze nelle fabbriche', intervista al giuslavorista Pietro Ichino (Il Giornale, pag. 9). Camusso, messaggio a Confindustria per 'allearsi' contro Marchionne (Corriere della Sera, pag. 11). Camusso all'attacco di Marchionne 'antidemocratico e autoritario', intervista al leader Cgil (La Repubblica, pag. 3). 27-12-2010]

 

 CAMUSSO, MARCHIONNE ANTIDEMOCRATICO E AUTORITARIO...
(ANSA) - Sergio Marchionne e' "antidemocratico, illiberale e autoritario", così come è "antidemocratico" l'accordo separato per Mirafiori che "cancella la libertà sindacale". Accordo che la Fiom non ha firmato "perché poco rispettoso della fatica del lavoro", anche se, comunque, "la Cgil non firmerebbe mai un accordo che escludesse un altro sindacato". Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, parla così, in una intervista a Repubblica, dell'accordo siglato da Cisl e Uil con Fiat-Chrysler alla vigilia di Natale, che rappresenta, come dice anche alla Stampa, "il ritorno agli anni Cinquanta". "Allora - spiega - c'erano i reparti di confino, oggi c'é l'esclusione della rappresentanza sindacale". L'idea però "é la stessa, e cioé quella di costruire un sindacato aziendalista il cui unico scopo è propagare le posizioni dell'impresa", così come fanno "Cisl e Uil" con la Fiat. 27-12-2010]

 

 

 

6. FIAT: ICHINO, BASTA CON VETI MINORANZE NELLE FABBRICHE...
(ANSA) - Anche il "sindacato minoritario deve avere il diritto alla rappresentanza, in proporzione ai consensi che ricevuti" ma "non il potere di veto" che ha oggi "nel nostro sistema di relazioni industriali, obsoleto e inconcludente". Lo spiega, in una intervista al Giornale, il giuslavorista Pietro Ichino, senatore del Pd, convinto che cambiare il sistema della rappresentanza sia anche il modo "per evitare che la Fiom diventi un maxi-Cobas". 27-12-2010]

 

 

FIAT: DOMANI TAVOLO CONTRATTO POMIGLIANO...
(ANSA) - Fiat e sindacati si riuniranno domani a Roma per mettere a punto il contratto di lavoro per la Newco dello stabilimento di Pomigliano che comincera' a assumere da gennaio 2011 i dipendenti dell'impianto campano della Fiat. L'incontro e' previsto per le 11 nella sede romana della Fiat. La trattativa su salario, orario, scatti di anzianita', dovrebbe concludersi entro il 31 dicembre ma l'obiettivo dei sindacati e' di trovare un'intesa probabilmente gia' mercoledi' 29.

 27-12-2010]

 

FIAT: ROMANI, GOVERNO NON INTERVERRA' L'AZIENDA NON E' IN CRISI...
(Adnkronos) - 'E' corretto che un'azienda ponga il problema in termini di relazioni industriali e il fatto stesso che tre sindacati su quattro abbiano fatto un accordo con Fiat mi fa considerare questo patto non un rischio per il Paese ma un'opportunita''. Lo ha sottolineato il ministro per lo Sviluppo economico, Paolo Romani in occasione della sua visita alla Vinyls di Porto Marghera.

E il ministro spiega 'So che Fiat ha oggi, per quanto dice l'azienda, un livello di assenteismo che viaggia sulla doppia cifra, contrariamente al 4-5% in altre aziende, anche metalmeccaniche. Quindi, la Fiat ha chiesto ai sindacati di risolvere anche questo problema insieme ad altri'. Quindi sul fronte sindacale Romani sottolinea che 'La segretaria della Cgil Camusso ha dato dei giudizi che non condivido su Marchionne, ma mi sembra che abbia dato anche dei giudizi severi sulla Fiom, cioe' in casa sua'.28-12-2010]

 

 

  • Firmato il nuovo contratto Fiat di Pomigliano. Il testo integrale dell'accordo e che cosa prevede

Storia dell'articolo

Questo articolo è stato pubblicato il 29 dicembre 2010 alle ore 11:56.

Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici, Fismic, l'Associazione dei quadri Fiat e il Lingotto hanno firmato il nuovo contratto di lavoro per i 4.600 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano, che a partire da gennaio 2011 saranno riassunti dalla Newco, sulla base dell'accordo di giugno che sblocca investimenti per 700 milioni per la produzione della nuova Panda.

 



Il testo del nuovo contratto di lavoro Fiat per Pomigliano

La firma è arrivata dopo una stretta finale iniziata ieri e continuata oggi presso la sede romana della Fiat. Alla trattativa non ha preso parte la Fiom che non aveva firmato l'accordo del 15 giugno. Le novità del contratto siglato oggi, secondo fonti sindacali, riguardano: l'incremento salariale, che con un il rialzo medio si dovrebbe attestare a 360 euro lorde l'anno a regime (30 euro lorde al mese); l'altro aspetto è relativo alla semplificazione dell'inquadramento professionale (da sette a cingue gruppi), con fasce intermedie all'interno dei gruppi per facilitare gli avanzamenti professionali.

Sotto il profilo della rappresentanza sindacale, come previsto anche per l'accordo di Mirafiori, l'accordo ribadisce l'applicazione dello statuto dei lavoratori che prevede una rappresentanza alle sigle firmatarie dell'accordo. Con il nuovo contratto definito oggi, verranno assunti già da gennaio alcune decine di lavoratori, principalmente impiegati e tecnici, nella newco che produrrà la nuova Panda. Gli altri lavoratori, in capo alla Giambattista Vico Plant, rimarranno in cassa integrazione e con ore dedicate alla formazione. Il passaggio più consistente di lavoratori alla nuova società di Fiat è previsto tra maggio e giugno, mentre le riassunzioni si completeranno per la fine del 2011: nell'autunno dell'anno prossimo, infatti, è previsto l'avvio a regime della produzione della nuova Panda per la quale Fiat stima 270mila veicoli l'anno.

Una giornata scandita dal duro scontro tra le sigle sindacali
Il via libera all'accordo è arrivato proprio nelle stesse ore in cui la Fiom Cgil, che questo contratto - e quello di Mirafiori - non ha mai voluto, stava proclamando otto ore di sciopero per il 28 gennaio. Il comitato centrale della Fiom ha approvato il documento finale che, accogliendo la richiesta della segreteria, proclama otto ore di sciopero generale dei metalmeccanici per venerdì 28 gennaio. Il documento è stato approvato con 102 voti a favore, nessun contrario e 29 astenuti, tra cui il leader di un'area di minoranza Fausto Durante. «L'obiettivo strategico della Fiat è chiaro - si legge nel documento -: provare a cancellare in modo definitivo il sistema dei diritti individuale e collettivi nel lavoro». Lo scontro interessa da vicino i leader sindacali.

Che cosa dice l'intesa di Pomigliano: retribuzioni più alte e inquadramento più snello

di Giorgio PogliottiPassi in avanti sul nuovo inquadramento e sui salari al primo round del tavolo

Il testo dell'accordo su Pomigliano - Parte 1

 

Angeletti (Uil): la Fiom è un movimento politico
«L'accordo non è un problema, ne avevamo già fatto uno nel 2008». Soltanto «la Cgil non può pensare che una soluzione sulla rappresentanza sia slegata dall'accordo sul modello contrattuale». Così in una intervista alla Stampa, il leader della Uil Luigi Angeletti, apre alla possibilità di un «patto sindacato-imprenditori», sottolineando che «è solo interesse della Cgil partecipare alla vita sociale di questo paese». Certo è, aggiunge, «che se si conviene sui meccanismi con cui si prendono le decisioni, poi queste sono vincolanti anche per chi soccombe. Chi perde non può fare uno sciopero contro un accordo che la maggioranza ha sottoscritto». Non si può più, insomma, come «fa la Fiom», pensare di «influire sulle decisioni degli altri» volendo poi «le mani libere». Quanto all'esclusione della Fiom perché non ha firmato gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, Angeletti spiega che «non è un problema di libertà sindacale: la Fiom dentro la Cgil ha smesso di essere un sindacato, è un movimento politico», da «più di dieci anni». A Mirafiori «non hanno firmato» perché interessati «solo a sviluppare una politica 'antagonista'». Alla Fiom «non interessa nulla» del futuro degli operai di Mirafiori, ma è interessata, conclude Angeletti, «solo a mantenere uno spazio politico per influire sulle vicende politiche del Paese. Il sindacato è solo uno strumento di visibilità ».

La risposta durissima di Cremaschi (Fiom)
«Sugli accordi di Pomigliano e Mirafiori, Angeletti dice che la Fiom non ha firmato, perché ha smesso di essere un sindacato per essere un movimento politico in cerca di visibilità? È solo l'autodifesa di un sindacato totalmente in mano all'azienda». Così il presidente del Comitato centrale della Fiom, Giorgio Cremaschi, intervistato dal quotidiano online Affaritaliani.it, commenta l'intervista su La Stampa del segretario generale della Uil Luigi Angeletti.
«Angeletti e Bonanni - aggiunge - sono la vergogna del sindacalismo italiano». A poco dal comitato centrale della Fiom che deciderà le iniziative di lotta dopo l'accordo di Mirafiori, Cremaschi sottolinea che «non è mai successo dal '45 ad oggi che un sindacato italiano firmasse l'esclusione di un altro sindacato. È una macchia indelebile sulla storia di Cisl e Uil. Per noi non contano più niente. Sono fuori dalla cultura democratica sindacale dell'Italia costituzionale». Cremaschi si dice infine sicuro che le manifestazioni di protesta della Fiom «scuoteranno il Paese».

La lettera degli operai favorevoli all'accordo
Basta con «lo stillicidio quotidiano» che arriva «orami da sei mesi in modo perpetuo e scientifico». E basta con «le ipocrisie elettoralistiche» che hanno come unico obiettivo quello di battere Silvio Berlusconi. Lo scrivono a Pierluigi Bersani, Nichi Vendola e Antonio di Pietro, una cinquantina di operai della Fiat di Pomigliano, che hanno votato a favore del piano di Marchionne, in una lettera pubblicata dal Giornale. «La questione Fiat», dicono, «non può comportare sempre e comunque l'offesa dell'intelligenza altrui». «Noi che abbiamo votato sì a quell'accordo ci siamo stancati di continue dichiarazioni tese a sostenere chi non aveva valide alternative» e «non accettiamo più questa ipocrisia da parte vostra».
I firmatari rimproverano ai tre leader l'immobilismo della sinistra quando era al governo, su questioni come pause e malattia che oggi sono il cavallo di battaglia, come sottolinea il Giornale, di Cgil e Fiom. «Secondo voi - scrivono peraltro - se avessimo avuto una legge che prevedeva più pause non era megliò?». O se «avessimo una legge che tutelasse i lavoratori sulla malattia?». Peraltro, aggiungono, «secondo voi gli operai si sono dimenticati di quando avete votato in Parlamento l'inizio del precariato attraverso il pacchetto Treu?». Se la Fiom avesse proposto «una valida alternativa» sarebbe stato diverso. Ma «tutti urlano contro tutti e nessuno indica un percorso diverso e che sia, soprattutto, realizzabile».

Dopo Berlusconi anche Bossi plaude all'accordo Fiat. Ma Marchionne e Mirafiori agitano il Pd (di Celestina Dominelli)

 

 

 

Posa della prima pietra del nuovo impianto Fiat a Pernambuco

La posa della prima pietra del nuovo stabilimento Fiat nel complesso industriale portuale di Suape, regione metropolitana di Recife, è stata festeggiata dal presidente della Repubblica, Luís Inácio Lula da Silva, e dall’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne.

L’atto simbolico si è svolto oggi, presso il molo 5 del porto di Suape, presenti circa 1.000 invitati tra cui le autorità pubbliche e membri della comunità. Tra essi, il governatore Eduardo Campos e il presidente Fiat per l’America Latina, Cledorvino Belini hanno messo in rilievo i vantaggi economici e sociali che scaturiranno dall’iniziativa come le nuove industrie che ne saranno attratte e la specializzazione di personale altamente qualificato.

Il progetto è stato illustrato dal presidente Belini: lo stabilimento occuperà un’area di 4,4 milioni di metri quadri, a circa 13 chilometri di distanza dal porto di Suape. Gli investimenti ammonteranno a 3 miliardi di reais mentre la capacità di produzione arriverà a 200 mila veicoli/anno, a partire dal 2014. Lo stabilimento produrrà nuovi modelli di veicoli sviluppati in Brasile e finalizzati alle richieste dei consumatori brasiliani e latinoamericani. Oltre allo stabilimento, gli investimenti comprendono la costruzione di un Centro Ricerche e Sviluppo nonché un ampio programma di formazione delle risorse umane che opereranno nel nuovo stabilimento.

Il polo industriale intorno allo stabilimento raggrupperà inoltre i fornitori dei componenti e sistemi, nell’ambito di un’architettura imprenditoriale e di produzione che privilegia i perfezionamenti logistici e l’efficienza, ottimizzati in base alla localizzazione strategica di Suape, la quale favorisce la movimentazione delle materie prime e dei prodotti finiti. “Questo abbinamento produrrà guadagni di competitività per la Fiat, nell’ambito della crescita attesa del mercato automobilistico in Brasile, e trasformerà il panorama economico della regione”, ha dichiarato Belini. A pieno regime il polo industriale di Suape creerà circa 3.500 posti di lavoro diretti e estenderà la sua influenza su altri settori e affari.

I 3 miliardi di reais d’investimento fanno parte di un totale di 10 miliardi di reais che la Fiat investirà in Brasile tra i 2011 e il 2014, di cui 7 miliardi sono destinati ad aumentare di 150 mila veicoli la capacità annuale di produzione dello stabilimento di Betim, a Minas Gerais, che arriverà quindi a produrre 950 mila unità/anno, oltre allo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie. “Il Brasile è oggi uno dei luoghi in cui gli investimenti trovano un ambiente più sicuro e promettente”, ha affermato Marchionne, evidenziando che non è la prima volta che esprime questa opinione e che è oramai un fatto riconosciuto a livello internazionale. L’Amministratore Delegato ha poi sottolineato la rilevanza del Brasile per la Fiat: “Specialmente negli ultimi due anni, quando tutte le industrie del mondo hanno dovuto fare i conti con una crisi spaventosa, l’apporto delle attività brasiliane al Gruppo è stato determinante”. Marchionne ha quindi ribadito l’intento di superare la soglia di 1 milione di veicoli venduti all’anno in Brasile entro il 2014 e ha precisato che il legame tra la Fiat e il Brasile ha radici più profonde di quelle puramente economiche e commerciali. “Tutti noi siamo cresciuti come parte integrante del sistema brasiliano, ne abbiamo condiviso le difficoltà, le sfide e i successi” ha aggiunto. “La cosa che mi fa più piacere è vedere e sentire che qui la Fiat è considerata un’azienda di casa. E vi assicuro che non c’è posto al mondo in cui anche noi ci sentiamo a casa come in Brasile”.

Hanno preso parte alla cerimonia al porto di Suape numerose autorità pubbliche e imprenditori dello stato oltre ai concessionari Fiat della regione nord-est e ai dirigenti delle principali aziende che forniscono pezzi di ricambio e componenti. Gli invitati hanno poi potuto ammirare la performance del gruppo di maracatu Leão Dourado, dell’Orchestra Cidadã Meninos do Coque (uno dei progetti sociali più riusciti della città di Recife) e del gruppo musicale del Programma Albero della Vita promosso dalla Fiat presso la comunità del quartiere Jardim Teresópolis, vicino allo stabilimento di Betim. Oltre alla posa simbolica della prima pietra del nuovo stabilimento, è stata disposta anche una “capsula del tempo” – una scatola contenente archivi e oggetti che verrà interrata sotto il locale del futuro stabilimento come riferimento alla data della posa della prima pietra.

Per ulteriori informazioni: www.fiatpress.com.br

28 dicembre 2010

 

 

 

2 - ANCHE LA CONFINDUSTRIA DI EMMA MARCEGAGLIA METTE UNA GOCCIA DI VELENO SULLA CODA DI MARPIONNE.
Ormai è chiaro che dopo l'incontro notturno all'Hotel Warwick di New York dove la Emma ha chiesto conto al manager delle sue dichiarazioni, le strade si sono divaricate in maniera clamorosa. Se qualcuno non avesse ancora capito la distanza che separa viale dell'Astronomia dal Lingotto e da Detroit, dovrebbe leggersi le scarne dichiarazioni rilasciate al quotidiano "Il Foglio" dal direttore generale di Confindustria Giampaolo Galli.

Quest'uomo ha i tratti del bocconiano milanese che durante le esperienze professionali al servizio studi della Banca d'Italia e in Confindustria ha sempre dimostrato di essere più portato agli studi che all'organizzazione e alla politica.

Questo carattere gli ha evitato di prendere in pubblico posizioni audaci e ha impedito di dare una svolta alla gestione di Confindustria dopo l'uscita del suo predecessore, il parroco di campagna Maurizio Beretta.

L'offensiva di Marpionne nei confronti della Confederazione che rappresenta 150mila imprese, ha costretto il povero Galli a venire allo scoperto, ed è quanto ha fatto nell'intervista al quotidiano di Giuliano Ferrara dove, a costo di rinnegare la politica dell'ultimo anno, sostiene che la strada da percorrere è quella di un accordo con tutte le organizzazioni sindacali.

 

Sono parole belle, ma sorprendenti se si pensa all'impegno che la Emma e il suo direttore generale hanno profuso nell'ultimo anno per spaccare l'unità dei sindacati per arrivare a un nuovo Statuto dei Lavori. Adesso che la Fiat dichiara di voler tagliare la corda da Confindustria perfino un uomo mite come il suo direttore generale si accorge che questo progetto (coltivato sull'asse Bonanni-Sacconi) non è vincente per sbloccare il conflitto dentro la Fiat.

E a proposito di questa, il 59enne economista milanese non esita a sottolineare la profonda differenza tra il modello americano che sta tanto a cuore a Marpionne e quello tedesco dove il ruolo dei sindacati va ben oltre la concertazione.

 

 22-12-2010]

 

 

 

Nel settore automobilistico si guarda con attenzione a Fiat (+1,85%), la cui divisione Industrial resta, secondo ipotesi di stampa, nelle mire di Daimler (+0,45%). Occhi puntati anche su Porsche (+1,67%), più caute invece Renault (+0,61%) e Bmw (+0,52%).21-12-2010]

 

 

FIAT: rimborso a Obama entro giugno (Il Corriere della Sera, pag. 36). Daimler non molla la presa su Fiat industrial (La Repubblica, pag. 25). Oggi l'incontro di fine anno tra l'ad Marchionne e i dirigenti. Marcegaglia: l'investimento su Mirafiori va fatto (dai giornali)21-12-2010]

 

Dichiarazione dell’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne

“E’ un gran bel momento per tutti quelli che hanno faticato per raggiungere un’intesa, ma soprattutto per i lavoratori e per il futuro dello stabilimento.

Mirafiori inizia oggi una nuova fase della sua vita. Questo stabilimento è il simbolo della Fiat, è quello che custodisce la storia dell’automobile italiana e l’orgoglio manifatturiero. Grazie all’accordo di oggi, Mirafiori potrà compiere un salto di qualità e farsi apprezzare a livello internazionale, diventando un esempio unico in Italia di impegno condiviso da un costruttore di automobili estero, come la Chrysler.

Per quanto ci riguarda, faremo partire gli investimenti previsti nel minor tempo possibile.

Sono lieto che alla fine abbia prevalso il senso di responsabilità, anche se avremmo preferito una condivisione del progetto da parte di tutti i sindacati.

Adesso bisogna lavorare per realizzare il contratto collettivo specifico per la joint venture che consentirà il passaggio dei lavoratori alla nuova società Fiat-Chrysler.

Questa è una grande opportunità ed è il miglior regalo di Natale che potessimo fare alle nostre persone”.

Torino, 23 dicembre 2010

 

I Marchyaky si sbagliano come al solito, e le loro decisioni sono sempre piu incivili,  ed impossibili ! Non una sola affermazione ha una logica di civilta’ e possibilita’ di riuscita !

Ma in questo fine anno molti sono stati gli errori e da piu parti .

Che Dio vi perdoni per cio’ che state facendo, avete farro e probabilmente farete !

Mb

 

 

Nuovo finanziamento da 4,2 miliardi di euro per Fiat Industrial

In relazione alla Scissione di Fiat S.p.A. (“Fiat”) a favore di Fiat Industrial S.p.A. (“Fiat Industrial”o la “Società”) e alle future necessità di finanziamento del Gruppo Fiat Industrial, la stessa ha firmato oggi con successo un finanziamento di 4.200 milioni di euro con Banca IMI S.p.A. (Gruppo Intesa Sanpaolo), Barclays Capital (la divisione di investment banking di Barclays Bank PLC), BNP Paribas, Citigroup Global Markets Limited, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank, Société Générale Corporate & Investment Banking (la divisione di corporate e investment banking di Société Générale), The Royal Bank of Scotland plc e UniCredit S.p.A. in qualità di Bookrunner.

Il finanziamento si compone di una linea di credito sindacata revolving da 2.000 milioni di euro con durata triennale conclusa con un gruppo di 23 banche di relazione di Fiat Industrial, internazionali e italiane, incluse le banche Bookrunner. L’importo previsto della linea di credito al lancio della sindacazione di 1.600 milioni di euro è stato incrementato a 2.000 milioni di euro a seguito dell’ampio successo di adesioni, dimostrando il forte supporto delle principali banche nel mercato dei prestiti sindacati.

Come precedentemente comunicato, i Bookrunner hanno sottoscritto anche un finanziamento a termine, con scadenza a un anno rinnovabile di un ulteriore anno ad opzione di Fiat Industrial, che non è stato sindacato. A seguito dell’incremento della linea di credito revolving, questo finanziamento a termine è stato chiuso per un importo pari a 2.200 milioni di euro, portando così l’importo totale del finanziamento disponibile per Fiat Industrial a 4.200 milioni di euro

Il finanziamento sarà utilizzato per le generali esigenze aziendali e per i fabbisogni legati al capitale di funzionamento, incluso il rimborso da parte di Fiat Industrial, successivamente alla data di efficacia della Scissione, dei finanziamenti infragruppo concessi da Fiat sino alla data di efficacia della Scissione stessa.

Torino, 23 dicembre 2010

 

 

QUANDO LO FIAT  CROLLERA’ SUL SISTEMA BANCARIO I GIUDICI CHI PERSEGUIREANNO PER INCAUTO AFFIDAMENTO ? Mb

Ovviamente le azioni di responsabilita’ saranno ignorate !

 

 

FIAT: Margegaglia, la Fiat non ha delegittimato Confindustria (dai giornali). Contratto Federauto, Fiom dice ancora no. Fim e Uilm lasciano Fiom alla deriva (dai giornali)..14-12-2010]

 

FIAT: DA LIEBMAN A DINI, MARCHIONNE GIOCA PER SE' MA PESERA' IN ITALIA...
(Adnkronos)- Con le sue richieste punta a cambiare il destino di Fiat ma, pur giocando per se', e su un piano globale, l'ad del Lingotto Sergio Marchionne pesera' sulle relazioni industriali italiane tracciando un nuovo modello nel nostro Paese. Ne sono convinti i maggiori opinion leader nazionali che, dal presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, al giuslavorista della Bocconi Stefano Liebman, al senatore del Pdl Giampiero Cantoni, presidente della Commissione Difesa, guardano al numero Uno di Fiat come il possibile l'ago della bilancia per il futuro del nostro sistema sindacale e industriale.

L'ad di Fiat Sergio Marchionne "sta tracciando un modello di relazione industriale determinato dalla competitivita' derivata dalla globalizzazione" secondo il senatore del Pdl Giampiero Cantoni, presidente della Commissione Difesa che, anche da imprenditore e professore di economia internazionale, analizza l'effetto Marchionne con l'ADNKRONOS. "Con l'avvento della globalizzazione dove ogni cosa che arriva sul mercato si confronta con una competitivita' internazionale le regole vanno riviste e questo credo sia l'indicazione di Marchionne" afferma ancora Cantoni che invita la Fiom a "fare una riflessione" sugli scenari che stanno cambiando. "Fiom e sindacati -dice Cantoni- facciano una riflessione su quanto ad un vecchio modello sindacale ci sia invece bisogno di un nuovo modello".

L'ad di Fiat Sergio Marchionne "gioca una partita per se', per la sua azienda. Ma non c'e' dubbio che essendo tornata ad essere la piu' grande azienda italiana, perche' ora e' una multinazionale che si muove su un piano globale, la Fiat, cio' che verra' stabilito per la Fiat, avra' un'influenza sul nostro Paese" afferma a sua volta convinto il giuslavorista Stefano Liebman, ordinario di Diritto del lavoro al Dipartimento Scienze Giuridiche della Bocconi. Ed al giuslavorista si associa il presidente della commissione Esteri del Senato, Lamberto Dini, per il quale "se le condizioni poste da Marchionne dovessero essere accettate, si aprira' una stagione nuova nel mondo del lavoro in Italia". "A mio parere, -aggiunge- si tratterebbe di un passo avanti notevole".13-12-2010]

 

 

FIAT: IHS GLOBAL INSIGHT STIMA -24% VENDITE EUROPA NOVEMBRE...
Radiocor - Immatricolazioni previste in decisa frenata per il gruppo Fiat, che a novembre in Europa ovest (Ue 15+Norvegia+Svezia) dovrebbe accusare una flessione intorno al 24,5% a poco piu' di 70.500 unita' rispetto a un anno prima, con una quota al 6,9% (8,3% nel novembre 2009) su un mercato in calo dell'8,3% a poco meno di 1,03 milioni. Cosi' a 'Radiocor' Pierluigi Bellini, associate director di Ihs Global Insight, che ha stimato le vendite del Lingotto nei primi 11 mesi dell'anno giu' del 17% a poco piu' di 932.200 (7,8% la quota da 8,8%) su un mercato in calo del 5,1% a circa 12,02 milioni. L'Acea rendera' noti il 15 dicembre i dati sul mercato dell'auto europeo di novembre..13-12-2010]

 

 

 . L'AMERICANA AGCO VUOLE CNH...
Dal "Corriere della Sera" - Dopo l'Alfa Romeo, corteggiata da Volkswagen, anche la Cnh, società del gruppo Fiat, ha ricevuto una richiesta di acquisto da parte di Agco, multinazionale americana leader nelle macchine e attrezzature agricole. La notizia è piaciuta alla Borsa, il titolo di Fiat ieri è arrivato a sfiorare i 15 euro, con volumi doppi rispetto alla media degli ultimi tre mesi.

 

Il presidente della Agco, Martin Richenhagen, ha dichiarato di essere interessato a trattare «anche se è difficile capire se Fiat vuole vendere». Ha precisato che «Sergio Marchionne non sembra ancora pronto a cedere ma potrebbe cambiare idea». Nelle scorse settimane la Agco ha rilevato il 50% che ancora non possedeva della Laverda di Breganze, per 65 milioni di euro, ed è pronta per un altro raid, sollecitata dalle voci riportate dalla stampa tedesca su un contatto di Daimler con Iveco. Richenhagen ha deciso di comunicare la sua intenzione di rilevare Cnh, anzi ha già preso contatto con l'Antitrust per studiare la fusione ed è alla ricerca di un partner finanziario.

I risultati di Chrysler condizioneranno le risposte del Lingotto. Se il marchio Usa avrà un successo immediato, è più facile che Marchionne intenda investire totalmente nell'auto e disfarsi delle società satelliti che si occupano di altri asset, fermo restando che Fiat non ha bisogno di fare cassa. Gli analisti hanno confermato il «buy» per Fiat, fissando l'obiettivo a 16,9 euro. Un positivo giudizio arriva anche da Mediobanca che assegna un rating «outperform» del valore ottimale di 15 euro.

 09-12-2010]

 

Fiat: Ghidella, rilancio anni '80 basato su pace sindacale (Quattroruote)

 

Dowjones

MILANO (MF-DJ)--"Il rilancio si basava sulla pace sindacale, sulla possibilita' di gestire le fabbriche in maniera efficiente, sulla riorganizzazione del settore auto, che negli anni era stato costruito in una maniera stratificata. Tante marche, tanti personaggi a gestirli, conflitti interni: c'era da mettere ordine".

Lo afferma in un'intervista pubblicata da Quattroruote Vittorio Ghidella, ex amministratore delegato di Fiat, in merito al rilancio della casa torinese dopo la crisi degli anni '70, aggiungendo che "una parte fondamentale del lavoro fu la ristrutturazione delle fabbriche e l'apertura di impianti nuovi, con enormi investimenti. Io ho fatto quello che qualsiasi amministratore avrebbe fatto. La cosa principale fu partire dall'analisi del mercato, valutare i prodotti della concorrenza e i nostri, rilanciare una gamma di prodotti con le tempistiche corrette, reperire i capitali necessari e cosi' via. Attivita' che sembrano banali, ma che in quelle condizioni erano difficili, perche' c'era da ricreare uno spirito vincente in un'azienda che in quel momento era perdente". Ghidella, capace di rilanciare la Fiat anche grazie a modelli di successo come la Fiat Uno, la Fiat Croma, la Lancia Delta e la Lancia Thema, parla anche della difficile situazione degli anni Piombo e della famosa 'marcia dei quarantamila' sottolineando l'unica reazione possibile della dirigenza "in quel momento di disordine, d'instabilita', di rapporti impossibili con i sindacati, di scioperi, di disordini, di sabotaggi. Non rimaneva altro che dare una spallata e quindi si decise, su mia proposta, di fare qualcosa. Si prese spunto da una manifestazione di facinorosi che, dopo aver fermato la produzione, furono licenziati. Era un fatto inaudito, perche' in quegli anni nessuna azienda si permetteva licenziamenti per motivi disciplinari".

"Comincio' - prosegue Ghidella - una reazione violentissima del sindacato, che arrivo' non solo a protestare, ma anche a bloccare le fabbriche. Tutto cio' ando' avanti, di fronte allo sbigottimento generale del Paese. Ma il momento culminante fu la reazione della popolazione di Torino, che decise in maniera spontanea di muoversi in un corteo di protesta contro l'impossibilita' di lavorare: di fronte a questo corteo dei 40 mila, passato alla storia come reazione di saturazione alle continue pressioni di natura demagogica e politica, sembro' che il mondo sindacale si svegliasse. Venne raggiunto un accordo nel quale si confermarono i licenziamenti e si dava la possibilita' di manovrare nelle fabbriche mantenendo disciplina e ordine. Fu quello il punto culminante della partenza della ristrutturazione". red/mur

 
 

(END) Dow Jones Newswires

November 25, 2010 05:48 ET (10:48 GMT)

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Fiat chiederà un risarcimento danni ai responsabili della trasmissione “Annozero”

Fiat Group Automobiles comunica di aver dato mandato ai propri legali per intraprendere un’azione giudiziaria nei confronti dei responsabili della trasmissione televisiva “Annozero” per le affermazioni andate in onda nella puntata del 2 dicembre 2010 fortemente denigratorie e lesive dell’immagine e dell’onorabilità della società, dei suoi prodotti e dei suoi dipendenti fatte a commento di una pseudo-prova comparativa.

In particolare, Fiat Group Automobiles lamenta che in modo del tutto strumentale “Annozero” abbia illustrato le prestazioni di tre autovetture, fra cui una Alfa Romeo MiTo, impegnate in un test apparentemente eseguito nella stagione autunnale, per concludere, sulla sola base dei dati relativi alla velocità, che i risultati di questa “prova” avrebbero dimostrato una asserita inferiorità tecnica complessiva dell’Alfa Romeo MiTo.

Si trattava di una ripresa televisiva che è stata artificialmente collegata ad una prova comparativa condotta nella stagione primaverile, non con le stesse vetture, dal mensile Quattroruote e poi pubblicata nel numero dello scorso mese di giugno di questa rivista.

Quello che, incredibilmente, la trasmissione non ha raccontato è che la valutazione globale di Quattroruote, risultante dalla comparazione dei dati relativi alle prestazioni tecniche, alla sicurezza e al confort ha attribuito all’Alfa Romeo MiTo in versione Quadrifoglio (1.368 cc) una votazione superiore a quella della Citroën DS3 THP (1.598 cc) e della Mini Cooper S (1.598 cc).

Fiat, anche a tutela delle migliaia di lavoratori che quotidianamente danno il loro contributo alla realizzazione di prodotti sicuri e tecnologicamente avanzati, intende pertanto intraprendere un’azione di risarcimento danni (il cui ricavato sarà interamente devoluto in beneficienza) come forma di difesa a fronte di una condotta tanto ingiustificata quanto lesiva della verità.

Torino, 7 dicembre 2010

 

 

 FIAT: SALTA TAVOLO, NIENTE ACCORDO PER MIRAFIORI...
(ANSA) - La trattativa sul piano per Mirafiori è finita. Per l'azienda non esistono le condizioni per raggiungere un'intesa. E' stata la Fiat a decidere di chiudere il confronto con i sindacati perché non ci sono le condizioni per realizzare l'investimento a Mirafiori. I sindacati avevano chiesto di riprendere il confronto tra qualche giorno per poter valutare complessivamente le proposte dell'azienda.03-12-2010]

 

 FIAT, METTETEVI D'ACCORDO...
Scarsa coordinazione tra i corifei della libera repubblica di Marpionne. Corriere delle banche (creditrici): "Auto, il mercato cade ancora. Vendite Fiat in calo del 26%" (p. 37). Poi passa la Stampa: "Auto ancora in rosso. Fiat, segnali di recupero" (p. 39). Ma in via Marenco i titoli li fanno i sorveglianti? O sono loro, senza divisa, i veri sorveglianti?

 

In assenza di Salvatore Tropea, perfino Repubblica si prende delle libertà: "Nuovo tonfo delle vendite Fiat" (p. 29).
A proposito, una congiura dell'Internazionale Operaia quella ha portato la Juventus a perdere l'Europa proprio in Polonia. 02-12-2010]

 

 

 

 

Chiarimenti su alcuni aspetti riguardanti l’alleanza Chrysler-Fiat

In riferimento alle opzioni call previste dagli accordi Chrysler-Fiat, Fiat, che al momento detiene una partecipazione del 20% in Chrysler Group LLC, ha il diritto – condizionato al raggiungimento di tre diversi eventi (c.d. Performance Events) – a ricevere, senza il pagamento di corrispettivo, un’ulteriore partecipazione sino al 15% in Chrysler Group LLC.

In particolare, il primo Performance Event si verificherà quando Chrysler riceverà le autorizzazioni regolamentari per un motore basato sulla “famiglia” FIRE da produrre negli Stati Uniti e si impegnerà ad iniziare questa produzione. Il secondo Performance Event si verificherà quando il gruppo Chrysler avrà effettuato vendite al di fuori dei Paesi del Nafta per 1,5 miliardi di dollari e avrà sottoscritto accordi di distribuzione in Sudamerica di alcuni prodotti Chrysler. Infine, Fiat avrà il diritto di ricevere una terza tranche del 5% di Chrysler quando Chrysler avrà ricevuto le autorizzazioni regolamentari per una autovettura basata su una piattaforma Fiat con almeno 40 mpg (miglia per gallone) e Chrysler si sarà impegnata a produrre detta vettura negli Stati Uniti.

Oltre a questo diritto, per ogni Performance Event che non si sia verificato entro il gennaio 2013, Fiat può acquistare una partecipazione del 5% per mezzo dell’esercizio di un primo diritto di call.

Fiat ha poi anche un ulteriore diritto di call per acquistare sino al 16% del capitale di Chrysler (fermo restando che Fiat non potrà possedere più del 49% del capitale di Chrysler prima che sia effettuato il rimborso integrale dei finanziamenti concessi dal governo USA e del Canada). Fiat può esercitare queste opzioni call dal gennaio 2013 al giugno 2016.

Il prezzo da corrispondere per l’esercizio di queste opzioni call è determinato sulla base di un multiplo dell’EBITDA (la media dei multipli di altre aziende automobilistiche, non eccedente il multiplo di Fiat). Nel caso in cui al momento dell’esercizio di queste opzioni call Chrysler sia una società quotata, tale prezzo sarà basato sui valori di quotazione.

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Torino, 1° dicembre 2010

 

 

 

 Scissione parziale proporzionale di Fiat S.p.A. a favore di Fiat Industrial S.p.A.

Fiat comunica che il periodo di opposizione alla Scissione stabilito dal Codice Civile a favore dei creditori è decorso senza che sia stata presentata alcuna opposizione.

Resta quindi confermata la tempistica dell’operazione che prevede, subordinatamente all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte di Consob e Borsa Italiana, che la Scissione divenga efficace il prossimo 1° gennaio 2011 e che le azioni di Fiat Industrial S.p.A. siano negoziabili a partire dal prossimo 3 gennaio sul Mercato Telematico Azionario gestito da Borsa Italiana.

Torino, 29 novembre 2010

 

 Fiat Spa e Fiat Industrial Spa: due nuovi Gruppi, due nuove identità

Per effetto della Scissione di Fiat Group, decisa in occasione dell’assemblea degli Azionisti lo scorso 16 settembre, ci saranno il primo gennaio 2011 Fiat Spa e Fiat Industrial Spa, due nuovi gruppi, entrambi quotati presso Borsa Italiana, che avranno marchi distinti.

Fiat Spa, con una chiara missione di business concentrata nel settore automobilistico, sarà contraddistinta da un logo che riporta la scritta Fiat con lettere allungate e di colore blu. Il nuovo marchio nasce in risposta all’esigenza di differenziare il logo del gruppo automobilistico dal brand di prodotto in modo tale da rafforzare il ruolo guida della holding nella gestione di un complesso produttivo plurimarche. La progettazione del marchio, in particolare, è stata guidata dalla volontà di creare un’icona in cui fosse possibile ritrovare un forte legame tra passato e futuro. Questo ha portato alla riedizione di un logo già rappresentato nell’iconografia storica dell’azienda, ma nel cui carattere è rintracciabile una forte tensione alla modernità e all’innovazione.

Fiat Industrial Spa, rappresentata dai veicoli industriali, dalle macchine per l’agricoltura e le costruzioni e dai relativi motori e trasmissioni, ha mantenuto l’iconografia che era stata creata per Fiat Group. Di questa, infatti, conserva l’intento di rappresentare solidità di un grande gruppo industriale. Rispetto al marchio Fiat Group, lo sfondo è il tradizionale blu dell’azienda e la denominazione Fiat Industrial è rappresentata con il colore giallo-arancio.

I nuovi marchi, che sono stati realizzati da “Robilant Associati”, sostituiscono il logo Fiat Group che era stato adottato nell’ottobre di cinque anni fa.

Torino, 29 novembre 2010

 

 

FIAT: avviato il confronto con i sindacati su Mirafiori, Parigi blocca una commessa militare all'Iveco dopo un ricorso Renault (dai giornali). Wolfsburg, il Pirellone e la suggestione Arese (Il Corriere della Sera, pag. 39). Bonanni: 'l'incontro e' strategico per Fabbrica Italia' (La Stampa, pag. 29). Partita da chiudere entro Natale (Il Messaggero, pag. 24)25-11-2010]

 

FIAT: avviato il confronto con i sindacati su Mirafiori, Parigi blocca una commessa militare all'Iveco dopo un ricorso Renault (dai giornali). Wolfsburg, il Pirellone e la suggestione Arese (Il Corriere della Sera, pag. 39). Bonanni: 'l'incontro e' strategico per Fabbrica Italia' (La Stampa, pag. 29). Partita da chiudere entro Natale (Il Messaggero, pag. 24)25-11-2010]

 

 

 

 - SI ARRIVERÀ ALLA VIGILIA DI NATALE PER SCOPRIRE CHE "FABBRICA ITALIA" NON È UN PACCO DONO, MA SEMPLICEMENTE UN "PACCO"
Anche a Sergio Marpionne non frega assolutamente nulla di ciò che domenica sera ha detto Luchino di Montezemolo nel salotto "civile" di Fabio Fazio.

Certo, al manager dal pullover sgualcito un eventuale discesa in campo del "ragazzo dei Parioli" potrebbe far comodo per presidiare la "colonia" italiana della Fiat. Oggi l'italo-canadese si recherà a Kokomo, la piccola città dell'Indiana dove arriva il presidente Obama. La condizione dei 50mila abitanti di Kokomo è disastrosa con un tasso di disoccupazione che l'anno scorso è schizzato al 20% superando la media nazionale.

 

Il presidente "giovane, bello e abbronzato" comincia a mostrare capelli bianchi e ha molto a cuore le sorti di questa città alla quale sono andati 400 milioni di dollari per salvare 1.000 posti di lavoro di Chrysler.

Marpionne continua a volare alto e si lascia alle spalle gli strilli dei sindacati. Perfino il leader della Csil Bonanni si è accorto che l'amministratore della Fiat ha portato il cuore e la testa in America, e ha dato gli 8 giorni all'azienda per scoprire le carte. Il povero Bonanni che non ha mai brillato per intuizioni, aspetta di sedersi a un tavolo per chiedere al figlio del carabiniere Concezio di scoprire le carte sul fantomatico progetto da 20 miliardi "Fabbrica Italia".

 

La riunione continua a slittare e probabilmente si arriverà alla vigilia di Natale per scoprire che "Fabbrica Italia" non è un pacco dono, ma semplicemente un "pacco". Comunque Marpionne ha già fatto sapere che lui davanti a Bonanni e alla massiccia Camusso, non ha alcuna intenzione di sedersi. A rappresentarlo ci sarà Paolo Rebaudengo, il manager 62enne di Asti che cura le relazioni industriali, un uomo che non fuma, non beve e non dice parole impegnative.

[23-11-2010]

 

 

19. FIAT: A MELFI SCATTA LA CIG...
(ANSA) - I circa cinquemila operai dello stabilimento di Melfi della Fiat saranno collocati in cassa integrazione ordinaria dal 20 dicembre al 9 gennaio del prossimo anno. L'azienda lo ha comunicato a Fim, Fiom, Uilm e Fismic. La decisione di chiedere la cassa integrazione e' stata presa - ha spiegato la Fismic - 'i flussi produttivi alla domanda di mercato'. 'E' sempre piu' urgente un piano industriale per capire il futuro dello stabilimento', dicono dalla Fiom.23-11-2010]

 

 SAGAZ E IVECO TENTATE DA SANTANA...
Mi. C. per "Il Sole 24 Ore" - Nelle prossime settimane si giocherà il futuro di Santana Motor, l'ultimo costruttore di autoveicoli che è ancora controllato da capitale spagnolo (è in mano alla regione Andalusia). Il gruppo, che produce 4X4 e veicoli militari è ormai da vario tempo in crisi e alla ricerca di una soluzione per poter sopravvivere. Secondo indiscrezioni raccolte negli ambienti finanziari, le opzioni sono due: la chiusura o un accordo con un partner estero. In questo ambito i nomi maggiormente "gettonati" sono 2: i russi di Sagaz o gli italiani di Iveco.

Questi ultimi, che da anni collaborano con Santana, che produce il veicolo Massif, pare abbiano rinnovato fino alla fine di quest'anno la loro opzione di acquisto. Come a dire che stanno valutando il dossier e che presto daranno una risposta. Difficile dire come andrà a finire, tenuto conto del fatto che il gruppo Fiat, con l'ingresso in Chrysler, ha acquisito anche la tecnologia che riguarda i 4X4. E Santana potrebbe andargli stretta.24-11-2010]

 

 

MARZIANo A POMIGLIANO - esce un INSTANT MOVIE DI PAOLO ROSSI TRA GLI OPERAI FIAT, in bilico tra documentario, fiction e reality - si SFOTTE LA RETORICA AZIENDALISTA di MARPIONNE ma si Glissa sui temi del devastante assenteismo o ne offre una spiegazione para-antropologica: sarebbe tutta colpa di un’industrializzazione vorace che ha sfregiato l’antica cultura contadina di quei territori - insomma: a pomigliano erano tutti agricoltori e con il nuovo lavoro alla fiat non possono abbandonare i campi e gli orti... Michele Anselmi per "il Riformista"

 

Lo stemma è lo stesso della Fiat. Solo che dentro, su fondo rosso, c'è stampato la sigla Rcl, che sta per "Ridotte capacità lavorative". Non è un'invenzione cinematografica, bensì un modo aziendale per indicare quegli operai che, dopo tanti anni alla catena di montaggio, accusano discopatie, reumatismi, guai di salute non del tutto invalidanti. Sono sistemati in reparti "ad hoc", di solito in compagnia di attivisti sindacali considerati particolarmente indocili dalla Fiat.

Proprio "Rcl" si chiama il film, in bilico tra documentario, fiction e reality, che Paolo Rossi ha girato lo scorso luglio a Pomigliano d'Arco. Una sorta di "instant movie", a pochi giorni dal referendum operaio che vide il famoso piano aziendale di Marchionne votato dal 63,4 per cento dei lavoratori, con un inaspettato 36 per cento di contrari.

 

 

Naturalmente Paolo Rossi, affiancato dal regista Massimiliano Carboni, non resoconta quei fatti alla maniera di certe inchieste televisive sulla spaccatura operaia. Lo spirito di "Rcl" è diverso, come del resto suggerisce la curiosa parola d'ordine, estetica e ideologica insieme, evocata dallo stesso Rossi: "Surrealismo civile".

Prodotto da Ami (Agenzia multimediale italiana) e Mauro Berardi, il film debutterà il 2 dicembre, fuori concorso, alla 28° Festival di Torino, per poi uscire il 10 distribuito dalla Iris. "Il Riformista" l'ha visto in anteprima. Il 58enne comico di Monfalcone ne parla così: "Un metodo di cinema all'improvviso si è sposato bene con un metodo di teatro all'improvviso. Certo fare un film in quattro giorni non è cosa da poco...". Un po' si vede sul piano della resa, ma, per altri versi, sta qui la forza, l'immediatezza, la simpatia di "Rcl".

 

Immaginate una piccola troupe che sbarca a Pomigliano d'Arco sotto un sole che squaglia. "Io sento odore di fantascienza" commenta il regista con panama in testa che si fa chiamare "maestro", appunto Rossi, aggirandosi per la stazione della Circumvesuviana. Si aspettava un posto fatiscente e scrostato, invece "sembra l'aeroporto di Francoforte".

L'accompagnano un collaboratore addetto alle musiche dotato di chitarra mignon, un operatore-operaista, un fonico neopapà, un assistente tuttofare e un fotografo. Impegnati nei sopralluoghi per un immaginario film su Pomigliano, i sei girano per piazze e viuzze. Il regista non sa bene cosa fare. Così si rivolge idealmente a Charlie Chaplin: "Tu che con ‘Tempi moderni' hai saputo raccontare la catena di montaggio, mandaci un'idea buona per raccontare il lavoro in fabbrica oggi". Pare facile.

 

Nella Stalingrado della classe operaia governa un sindaco di centrodestra, Raffaele Russo. Mentre il parroco del paese, don Peppino Gambardella, si rivela più a sinistra di Vendola. Dal sindacalista Andrea Amendola arriva il consiglio giusto: una cena a casa di alcuni operai, la sera dopo, per capire davvero se lavorare alla catena di montaggio è "come camminare su una scala mobile ma all'incontrario".

Intanto il gruppetto inciampa sulla lettera spedita dagli operai polacchi ai colleghi di Pomigliano. L'invito è a resistere, a non farsi sputare addosso, a evitare la guerra tra poveri. Il regista a quel punto ha un'idea: farà un film di fantascienza su Pomigliano, "tra Eistensein, Fellini e Fosse". Con un'astronave che arriva dal pianeta Lapo, Shakira che canta per gli operai campani e polacchi e Nino D'Angelo vestito da Karl Marx. Ma ci vogliono troppi soldi, il produttore nicchia. Niente da fare. Non resta, di nuovo, che chiedere aiuto al vecchio Chaplin, spedendo in cielo piccole mongolfiere votive.

 

Folle? Abbastanza. S'intende che "Rcl" si schiera senza remore dalla parte degli operai di Pomigliano. Glissa sui temi del devastante assenteismo o ne offre una spiegazione para-antropologica: sarebbe tutta colpa di un'industrializzazione vorace, clientelare e veloce che ha sfregiato l'antica cultura contadina di quei territori. In realtà le cose non stanno proprio così.

D'altro canto, il film non è un reportage giornalistico. Vuole cogliere uno stato d'animo diffuso, sbriciolare - un po' alla Roberto Saviano - qualche luogo comune sul meridione, sfotticchiare una certa retorica aziendalista in puro stile Marchionne. Pensate: per migliorare "lo spirito di squadra", la Fiat ha fatto venire i fratelli Abbagnale e mostrato agli operai "Ogni maledetta domenica" di Oliver Stone con Al Pacino.

Rossi se la ride sotto i baffi che non ha, rispolvera la solita litania sul popolo trasformato in pubblico dalla tv, ma il film, nell'insieme, diverte e incuriosisce. Fa tutt'uno con la battuta pronunciata lunedì sera da Corrado Guzzanti a "Vieni via con me": "L'anomalia storica della Fiat? Gli italiani da sempre gli pagano le macchine ma poi non le comprano".

 

 

[24-11-2010]

 

 

 

 Precisazione Fiat  su richiesta della Consob

Su richiesta di Consob, in relazione alle notizie pubblicate sulla stampa di questi ultimi giorni circa Magneti Marelli, Ferrari ed Alfa Romeo, Fiat comunica che l’incontro di venerdì scorso, programmato da tempo, e' stato uno delle usuali riunioni fra il management della società e rappresentanti della comunità finanziaria.

Nell'occasione sono stati illustrati gli obiettivi strategici di Fiat Industrial e di Fiat dopo la programmata scissione. La presentazione, basata su dati già comunicati al mercato, è stata oggetto di disclosure pubblica ai sensi della normativa vigente.

Come è normale, da tale presentazione gli analisti hanno tratto differenti conclusioni che hanno dato origine ai rispettivi report. In particolare, le considerazioni fatte dall’analista di Morgan Stanley riflettono le sue personali deduzioni circa le possibili future strategie dei due gruppi dopo la scissione, soprattutto per quanto riguarda future ed ipotetiche operazioni straordinarie.

Come riflesso anche nelle valutazioni di altri operatori di mercato, si tratta di alcune fra le opzioni strategiche che l’operazione di scissione metterà a disposizione del gruppo Fiat postscissione e che i competenti organi societari potranno valutare nella loro piena discrezionalità.

Torino, 16 novembre 2010

 

Cari Marchyaky il diritto di non pensarla come voi non ci consente di licenziarvi come voi fate nei confronti dei dissenzienti ! Mb

 

DALLA TRIMESTRALE AL30-09-10 FIAT HO ESTRAPOLATO ALCUNI PUNTI PER DIMOSTRARE CHE I MAGGIORI RESPONSABILI DELLE DIFFICOLTA’ FIAT SONO I MARCHYAKY, CHE LE BANCHE CONTINUANO A COPRIRE CON I SOLDI DEI CORRENTISTI CHE QUANDO CHIEDONO PRESTITI SI SENTONO CHIEDERE DELLE GARANZIE CHE I MARCHYAKY NON DANNO .Mb

 

Partecipazione in Chrysler Group

La partecipazione iniziale detenuta nella Chrysler Group LLC permane iscritta, al 30 settembre 2010, per un valore

pari a zero, tra le imprese collegate valutate secondo il metodo del patrimonio netto. Si ricorda che, ai sensi dei

paragrafi 29 e 30 dello IAS 28, il Gruppo Fiat, finché deterrà una partecipazione di collegamento nella Chrysler iscritta

in bilancio per un valore pari a zero, non dovrà rilevare alcuna quota di perdite eventualmente consuntivate da tale

collegata, in quanto non ha alcun obbligo di copertura delle stesse. Nel momento in cui, successivamente, la Chrysler

realizzerà degli utili, il Gruppo Fiat potrà rilevarli solo per la parte eccedente la quota di perdite non rilevata nei

precedenti esercizi.

In questo contesto, si precisa che nel corso del secondo trimestre 2010 Chrysler Group LLC ha pubblicato il proprio

bilancio consolidato per l’esercizio 10 giugno 2009 (data di inizio delle attività del nuovo gruppo) – 31 dicembre 2009,

mentre nel corso del terzo trimestre 2010 è stata pubblicata la situazione economico-patrimoniale relativa al primo

semestre 2010; entrambi sono stati redatti secondo i principi contabili statunitensi (“US GAAP”). La seguente tabella

riporta i valori del risultato e del patrimonio netto come pubblicati da Chrysler per i periodi sopra citati:

(in milioni di dollari)

Esercizio

10 giugno-

31 dicembre 2009 1° semestre 2010

Risultato netto secondo i principi contabili statunitensi (US GAAP) (3.785) (369)

Patrimonio netto secondo i principi contabili statunitensi (US GAAP) (4.230) (3.609)

Sono attualmente in fase di predisposizione i corrispondenti valori redatti secondo i principi contabili internazionali

(“IFRS”), così come adottati dal Gruppo Fiat. Da prime indicazioni risulta che i risultati netti conseguiti nei periodi

sopra citati, se redatti secondo gli IFRS, avrebbero presentato perdite inferiori rispetto a quelle US GAAP; anche il

patrimonio netto al 31 dicembre 2009 e al 30 giugno 2010 sarebbe risultato meno negativo.

Per completezza di informativa, si ricorda che a Fiat spetta il diritto di ricevere un’ulteriore partecipazione sino al 15%

(sia in termini di valore sia di diritti di voto), al netto degli effetti diluitivi, di Chrysler. Questa ulteriore partecipazione

sarà attribuita a Fiat (senza alcun esborso da parte di Fiat stessa) in tre tranche del 5% ognuna, subordinate al

raggiungimento di predeterminati obiettivi industriali e commerciali. In caso di mancato raggiungimento di uno o più

dei suddetti obiettivi, Fiat avrà comunque la facoltà di acquistare, ad un prezzo da determinarsi in base ad una

formula prestabilita che fa riferimento a parametri di mercato, la percentuale di partecipazione al capitale

corrispondente all’obiettivo/obiettivi che non sono stati raggiunti.

Inoltre, al Gruppo Fiat spetta l’opzione di acquistare fino ad un ulteriore 16% (esercitabile dal 1° gennaio 2013 al

30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione corrisponderà ad un prezzo da determinarsi in base ad una

formula prestabilita che fa riferimento a parametri di mercato. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino a che il

debito di Chrysler Group LLC nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà

inferiore a 4 miliardi di dollari. Fiat non potrà, comunque, superare la quota di partecipazione del 49,9% di Chrysler

fino a quando l’intero debito verso il Dipartimento del Tesoro statunitense e del Governo canadese non sarà stato

rimborsato. Prospetti contabili consolidati e Note illustrative al 30 settembre 2010   pag.47 RELAZIONE FIAT AL 30.09.10

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Crediti verso le reti di vendita DA  5.926   A 5.108

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19. Titoli correnti

Al 30 settembre 2010 la voce include prevalentemente titoli a breve termine o negoziabili che rappresentano un

investimento temporaneo di liquidità, ma non soddisfano i requisiti per essere classificati nella voce Disponibilità e

mezzi equivalenti

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L’incremento significativo dei Fondi per rischi ed oneri riflette per 173 milioni di euro differenze cambio positive

derivanti principalmente dalla rivalutazione del Dollaro USA e del Real brasiliano rispetto all’Euro.

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l 30 settembre 2010 la voce Debiti finanziari ha presentato un incremento di 1.165 milioni di euro

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I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione, per circa 214

milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del debito di 122 milioni di

euro conseguente all’esercizio dell’opzione call sul 5 % del capitale di Ferrari

 

 

I debiti per anticipazioni su cessioni di crediti sono aumentati, al netto degli effetti cambi di conversione, per circa 214

milioni di euro, mentre l’incremento degli Altri debiti finanziari, include, tra l’altro, l’iscrizione del debito di 122 milioni di

euro conseguente all’esercizio dell’opzione call sul 5 % del capitale di Ferrari

 

 

 

 

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FIAT: allarme concessionari, Federauto: il Lingotto giu' a ottobre del 39,5%. Ipotesi sul 'piano B', senza Fabbrica Italia si punta su Usa, Polonia e Serbia. (dai giornali)[02-11-2010]

 

 

 

FIAT: quota ai minimi dal 2005 e vendite in picchiata in ottobre. Per il mercato dell'auto italiano una brusca frenata il mese scorso (dai giornali) Cassa in deroga. Fiat punta ad ottenere 8 mesi per i lavoratori di Pomigliano (dai giornali) Per la 500 negli Usa pronta la rete dei concessionari (Il Corriere della Sera, pag. 37) Quel che avreste voluto sapere su Pomigliano (Il Manifesto pag. 8)[03-11-2010

 

FIAT: stretta sui permessi sindacali. Critiche dei sindacati. Trattativa sulla revisione dei benefici, via libera allo sdoppiamento dei comitati aziendali dopo lo spin off (Il Sole 24 Ore, pag. 23) Perche' realizza circa meta' dei suoi profitti in Brasili e ha i conti in rosso in Italia? Analisi dell'economista Tito Boeri (La Repubblica, pag. 1-37)29-10-2010]

 

5. FIAT: PRODI, SERVE SUBITO PROPOSTA CONCRETA GOVERNO...
(Adnkronos) - 'Non e' che si possa tirare avanti a lungo senza prendere una decisione perche' il drammatico deficit nell'export-import automobilistico italiano ci dice che non siamo in una situazione migliore di quella in cui si trovavano gli americani'. E' il monito che giunge dall'ex Presidente del Consiglio, Romano Prodi, in suo intervento pubblicato oggi su 'Il Messaggero'. 'Ci vorrebbe subito una proposta concreta da parte del Governo', dice Prodi. 'Tutti l'attendiamo con ansia e non possiamo che fare nostre le parole del ministro Bondi quando, in riferimento all'esternazione di Marchionne, ha serenamente confessato che 'se l'Italia avesse ancora una classe dirigente degna di questo nome si interrogherebbe a fondo sulle sue affermazioni'. Mi auguro che quest'interrogazione avvenga subito senza attendere il difficile e complesso cambiamento della nostra classe dirigente'.

 

Inoltre, scrive l'ex premier, 'pur essendo convinto che nella sua lunga vita la Fiat sia stata cosi' protetta da essere stata quasi viziata, ed essendo altrettanto convinto che riportare l'industria automobilistico nei Paesi ad alto costo del lavoro sia un'impresa davvero difficile, ritengo che questo sia un obiettivo realistico del nostro paese e che le 'mostruose verita' dell'intervista di Marchionne siano piu' utili che dannose per raggiungere l'obiettivo'.

'Tali verita'- prosegue Prodi- al di la' degli aspetti provocatori, debbono essere approndite e discusse non con uno sguardo polemico rivolto al passato ma pensando al futuro e partendo dalle risorse e dalle mancanze italiane'.28-10-2010]

 

 

 

 SCENARI DA ANALISTI SULLA FIAT SENZA EUROPA...
A. Mal. per "Il Sole 24 Ore" - Quanto vale davvero Fiat Auto? Quanto guadagnano le sue attività in Europa? I report pubblicati in questi giorni su Fiat - oltre ad alzare i target di prezzo in seguito ai conti trimestrali positivi - prendono di petto la questione. Barclays stima per il 2010 un rosso di 650 milioni delle attività europee, che verrà più che compensato da Brasile e veicoli commerciali per un risultato operativo positivo per Fga di 611 milioni.

Soprattutto, gli analisti della banca inglese si lanciano in un esercizio che pochi finora hanno fatto: calcolare quanto guadagnerebbe Fiat Auto se anche l'Europa tornasse a fare utili nel 2011: in caso di Europa al pareggio, l'operativo potrebbe più che raddoppiare a 1,313 miliardi contro i soli 478 (in calo quindi sul 2010) nel caso in cui non cambi nulla; in caso di margine del 3% in Europa, la redditività di Fiat Auto arriverebbe a 1,7 miliardi. Quanto è fattibile? Il rosso trimestrale annunciato ieri da Ford in Europa chiarisce che - polemiche italiane a parte - i tempi sono duri per tutti. E gli analisti avvertono: con lo scorporo alle porte, le perdite di Fiat Auto in Europa finiranno ancor più sotto i riflettori.27-10-2010]

 

11.

 


Radiocor - FIAT: l'a.d. Sergio Marchionne, 'senza l'Italia farebbe meglio'. (dai giornali). Bonanni: profitti ai lavoratori, su questo sfido il Lingotto. Intervista al segretario nazionale Cisl (Corriere della Sera, pag. 3). Sergio ha ragione si rischia il deserto industriale, intervista al vicepresidente di Confindustria, Alberto Bombassei (Corriere della Sera, pag.3). 'A Torino ricordino prestiti e incentivi', intervista al ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli (La Repubblica, pag. 2 e 3). 'Parla come se volesse andar via scaricando le colpe sugli operai', colloquio con Guglielmo Epifani, segretario generale Ggil (La Repubblica, pag. 3).25-10-2010

 

 

 

FIAT: MELFI, NUOVA CASSA INTEGRAZIONE...
(ANSA) - I lavoratori dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat - dove si produce la Punto Evo - saranno collocati in cassa integrazione ordinaria nella settimana dal 15 al 21 novembre e per altri quattro giorni dello stesso mese (25 e 26 e 29 e 30 novembre). L'azienda lo ha comunicato poco fa ai sindacati. La decisione di ricorrere alla cassa integrazione e' stata presa per adeguare la produzione alla domanda del mercato.

 

FIAT: IN BRASILE INVESTIRA' 3 MLD EURO...
(ANSA) - La Fiat investira' 3 miliardi di euro nei prossimi cinque anni in Brasile solo per le automobili. Lo ha detto il direttore commerciale della Fiat Automoveis, Lelio Ramos, al quotidiano 'O Estado de S.Paulo'. Per tutto il gruppo in Brasile, che comprende anche l'Iveco con i camion e la Case New Holland con le macchine agricole, verranno impiegati dal 2011 al 2015 10 miliardi di reais (circa 4,4 miliardi di euro). La Fiat e' da sette anni leader del mercato brasiliano.

 

 

STRANE COPPIE...
A forza di trattare il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e il segretario della Cisl Raffaele Bonanni sono diventati amici. I due si frequentano anche di sera, con le rispettive mogli. Domenica 10 ottobre erano al cinema Barberini di Roma, a distrarsi con gli intrighi psicologici di Inception. (G.S.)

 

 

MELFI, IN AULA I TESTIMONI DI PANORAMA...
L'«udienza straordinaria» è fissata per il 21 ottobre 2010. Amerigo Palma, giudice del lavoro di Melfi, sentirà sette nuovi testimoni: per ricostruire cosa avvenne la notte fra il 6 e il 7 luglio. Quella in cui, durante uno sciopero nello stabilimento lucano della Fiat, vennero licenziati Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. I tre operai, iscritti alla Fiom, sono stati reintegrati l'8 agosto dal Tribunale di Melfi. Ora è in corso l'appello. La decisione di Palma arriva dopo un'inchiesta di Panorama, pubblicata il 3 settembre.

 

Alcuni delegati sindacali avevano parlato di «sabotaggio» e, temendo ripercussioni, avevano chiesto l'anonimato. Adesso Palma, per chiarire i fatti, ha convocato tutti gli Rsu non iscritti alla Fiom presenti quella sera. E ha acquisito gli articoli di Panorama e la registrazione di Matrix in cui si è parlato nella nostra inchiesta.

23-10-10

 

Torna Salvatore Tropea dalla sua villa spagnola ed è subito festa: "Fiat alza gli obiettivi e vola in Borsa". E come garantisce il Lingottologo di Repubblica, "i numeri danno ragione a Marchionne e a John Elkann" (p. 36). Più semplicemente, i soldi danno ragione ai soldi.[22-10-2010]

 FIAT: 122 MILIONI PER 5% FERRARI CEDUTO DA MUBADALA...
Radiocor - Il gruppo Fiat ha esercitato l'opzione call sul 5% della Ferrari detenuto dal fondo arabo Mubadala per un valore di 122 milioni di euro. E' quanto risulta dal fascicolo della trimestrale del Lingotto consultato da 'Radiocor', da cui emerge che l'operazione e' avvenuta 'nel corso del terzo trimestre'. La cifra e' in linea con quanto previsto nel bilancio Fiat 2009, dove si legge che l'opzione 'e' esercitabile dal primo gennaio 2010 al 31 luglio 2010 a un prezzo di 302,7 euro per azione per un totale di quasi 122,4 milioni di euro dedotti i dividendi eventualmente distribuiti'.

 

 

22-10-10 FIAT: VENDOLA, MARCHIONNE E' MODERNITA'? BOLLA MEDIATICA E POLITICA  

(ASCA) - Firenze, 22 ott - ''Se la modernita' e' Marchionne ho l'impressione che sia tutta una bolla mediatica e politica''.

Lo ha detto Nichi Vendola, intervenendo in apertura del primo congresso di 'Sinistra, ecologia e liberta'' a Firenze.

''E' un'idea di modernita' regressiva rispetto ai rapporti sociali'', ha aggiunto Vendola.

Al contrario, secondo Vendola, ''modernita' e' liberta', centralita' delle relazioni sociali, rapporto con l'ambiente, relazione non gerarchica e violenta tra uomo e donna''.

afe/mcc/ss

 

 

Egregio Signor Bava,

La ringraziamo per le questioni sollevate in merito a potenziali aiuti di Stato concessi alla Fiat dalla Serbia e dalla Polonia, e al possibile trasferimento di attività della Fiat in questi paesi.

Per quanto riguarda i potenziali aiuti di Stato concessi alla Fiat dalla Serbia e dalla Polonia, La preghiamo innanzitutto di osservare che la Commissione europea è competente a valutare solo gli aiuti di Stato degli Stati membri dell'Unione europea e dei paesi candidati all'adesione: non è quindi competente a esaminare presunti aiuti accordati dalla Serbia. L'accordo interinale concluso fra l'UE e la Serbia prevede tuttavia il divieto di concedere aiuti di Stato che possano falsare la concorrenza favorendo certe imprese, nella misura in cui incidano sugli scambi fra l'UE e la Serbia. L'autorità serba responsabile per gli aiuti di Stato controlla e valuta le misure serbe di aiuti di Stato che possono costituire una violazione dell'accordo interinale. In base a ciò, in merito ai presunti aiuti di Stato concessi dalla Serbia alla Fiat, Le suggeriamo pertanto di contattare l'autorità serba responsabile per gli aiuti di Stato (che è un dipartimento del Ministero delle Finanze serbo).

Quanto agli aiuti polacchi al Gruppo Fiat, la Polonia ha in effetti notificato alla Commissione, conformemente alle disposizioni del trattato, l'intenzione di concedere aiuti a un nuovo stabilimento di Fiat Powertrain Technologies Poland per la produzione di piccoli motori a Bielsko-Biała. I servizi della Commissione stanno attualmente valutando il caso alla luce della normativa in vigore in materia di aiuti regionali.

Gli Stati membri possono in effetti, a determinate condizioni, concedere aiuti regionali alle imprese, che servono allo sviluppo di aree svantaggiate dell'Unione europea sostenendo gli investimenti e la creazione di posti di lavoro in tali regioni. L'articolo 107, paragrafo 3, lettera a) del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, quale interpretato dai vigenti orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 (Gazzetta ufficiale C 54 del 4.3.2006), consente espressamente di predisporre misure di aiuto che incoraggino le imprese a insediare nuovi stabilimenti in queste aree, anche se comportano distorsioni della concorrenza e incidono sugli scambi fra Stati membri, purché si rispettino determinate norme. 

La Commissione non ha ricevuto alcuna informazione in merito a eventuali progetti di trasferimento di stabilimenti del Gruppo Fiat dall'Italia alla Polonia e/o alla Serbia. In ogni caso, le norme comunitarie in materia di aiuti di Stato sono volte a garantire che gli aiuti non producano distorsioni della concorrenza o effetti negativi sugli scambi, in particolare che gli incentivi a situare le imprese in tali aree non vadano a scapito di altre regioni e che degli aiuti beneficino le zone più povere che necessitano di tali investimenti. Gli orientamenti in materia di aiuti di Stato a finalità regionale 2007-2013 includono anche disposizioni volte a ridurre la "volatilità" delle società, garantendo che gli investimenti produttivi e i posti di lavoro creati siano mantenuti nella regione interessata per un periodo di tempo sufficiente ad assicurare che tali investimenti rappresentino un contributo reale e sostenibile allo sviluppo regionale. Queste disposizioni servono ad evitare la corsa alle sovvenzioni e la chiusura di impianti motivata esclusivamente dalla possibilità di ottenere aiuti più elevati altrove.

Gli aiuti di Stato, tuttavia, sono solo uno dei fattori che influenzano la decisione di rilocalizzazione di un'impresa. Altri aspetti, come i salari, le competenze, le tasse e l'ubicazione geografica pesano molto di più. Gli aiuti di Stato non sono quindi generalmente la sola causa della rilocalizzazione, ma possono spesso aiutare a curarne gli effetti. Attraverso provvedimenti  che comportano aiuti regionali, aiuti alla formazione, aiuti alla ristrutturazione, aiuti alla ricerca e sviluppo, e così via, gli Stati membri possono predisporre misure strutturali per sostenere il miglioramento delle competenze e delle conoscenze, incoraggiare l'innovazione e la creazione di posti di lavoro, o adeguare il tessuto industriale regionale a modelli economici in evoluzione.

Distinti saluti.

 

                                                                  Blanca Rodriguez Galindo

                                                                          Capo Unità

 

 

 

FIAT: TOYOTA, TERMINI NON CI INTERESSA...
(ANSA) - La Toyota ''smentisce categoricamente'' la notizia di un suo interesse per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Toyota Italia definisce la notiza ''assolutamente infondata''.E anche dall'ad di Invitalia e' venuta la precisazione che ''presso gli uffici dell'advisor Invitalia non e' pervenuta alcuna manifestazione di interesse dal gruppo Toyota. Qualora tale indiscrezione si dovesse tradurre in una effettiva manifestazione di interesse la nostra Agenzia la valutera''20-10-10

 

FIAT VOLUNTAS PCI - RICORDANDO IL CELEBRE COMIZIO DI ENRICO Berlinguer DAVANTI AI CANCELLI DI MIRAFIORI (“Se voi occuperete, noi saremo con voi”), Fassino NEGA QUELLE PAROLE E PUNTA IL DITO CONTRO MARCO BENEDETTO, ALL’EPOCA CAPO UFFICIO STAMPA DEL LINGOTTO: CONDIZIONò L’ANSA - BENEDETTO: ’FASSINO non ricorda bene. Non ci fu spectre Fiat: Berlinguer si schierò con gli occupanti di Mirafiori anche in un comizio serale nel centro di Torino"...

Marco Benedetto per Blitz.quotidiano

Piero Fassino è stato il migliore segretario del primo partito della sinistra italiana dai tempi di Enrico Berlinguer. Sua è stata la più importante e forse l'unica vittoria elettorale di quel partito, nelle sue varie evoluzioni, quella nelle regionali in Friuli Venezia Giulia e non fu certo un'impresa facile.

Fassino vinse perché evitò di radicalizzare la lotta, portò un candidato, Riccardo Illy, che non si può certo definire un Vendola, soprattutto, come mi raccontò lui stesso dopo il risultato, diede la parola d'ordine di non parlare di Berlusconi, trasformando la campagna elettorale da uno scontro su una persona, che divide a metà l'odio e l'amore degli italiani, a un confronto sui temi e sulla potenziale migliore capacità di amministrare la regione.

Purtroppo per lui, e anche per la sinistra, Fassino non ha molto glamour, causa l'eccessiva statura, l'aspetto ossuto, quegli occhiali sempre sul naso che lo fanno assomigliare a un lupo glabro di cappuccetto rosso. Non conosce la vuota retorica di parole senza semantica di Walter Veltroni, la sicumera arrogante di Massimo D'Alema priva del buon senso semi proletario di D'Artagnan, gli slogan a effetto e senza conseguenze di Pier Luigi Bersani.
Forse per questo lo hanno brutalmente mandato a casa, abbandonato anche da amici che un tempo lo adoravano, prima di bere l'acqua marcia alle fontane di Roma.

Ed è un peccato, perché Fassino è uno che studia le pratiche, non parla a vanvera, perde le staffe con i giornali solo quando alludono alle sue intercettazioni, ma nessuno è perfetto. Credo anche che un po' della saggezza che in età recente Fassino ha sfoggiato sia frutto della amara esperienza fatta trent'anni fa, quando era giovanissimo segretario del Pci torinese, ai tempi della vertenza Fiat, finita in 35 giorni di blocco della fabbrica simbolo di Mirafiori e nella sfilata, nel centro di Torino, di decine di migliaia di dirigenti, quadri aziendali e cittadini comuni esasperati da anni di prepotenze e violenze sindacali crescenti.

A un certo punto dello sciopero, il 26 settembre, Berlinguer arrivò a Torino, parlò ai lavoratori e alla città, diede ai lavoratori in sciopero l'appoggio morale del partito. Parlò al mattino davanti ai cancelli di Mirafiori. Non ricordo cosa disse perché non ebbi il coraggio di andare fin là: c'era un certo clima di paura, pochi giornalisti sfidavano le foto segnaletiche che qualcuno della Flm faceva quando un inviato si addentrava nel tram trasformato in sala stampa messo a disposizione del sindacato dall'azienda comunale;

anche un inviato del Manifesto preferì venire a lavorare nella sala stampa che avevamo allestito al secondo piano di Corso Marconi e in cui nessuno dell'ufficio stampa Fiat poteva entrare, tranne le segretarie che portavano ai giornalisti le fotocopie delle agenzie di stampa: non volevo che qualcuno si sentisse oppresso dall'ingerenza di stile vecchia Fiat che avevo tanto patito da giovane cronista dell'Ansa di Genova. Ero convinto, allora come oggi, che la forza delle cose e della verità sia superiore a ogni mistificazione.

Questa sfilza di ricordi anche un po' personali può apparire un po' noiosa e me ne asterrei se non fosse che vuole essere una affettuosa replica a una persona che stimo e che ha un certo ruolo nel paese. Non avevo ancora letto l'intervista di Fassino alla Stampa che è all'origine di questa rievocazione, quando mi ha chiamato di buon'ora un mio maestro di mestiere, Giampaolo Pansa, chiedendomi se ricordavo quei fatti. Altrimenti, avendolo già fatto di recente, non importunerei nessuno.

Ricordo però bene quel che Berlinguer disse la sera, in piazza San Carlo, al secondo comizio che tenne, davanti alla cittadinanza assortita. C'era tanta gente e c'ero anch'io, con alcuni amici, dal lato opposto del palco, davanti al caffé San Carlo, un po' nascosto da una delle grandi colonne che reggono i portici della piazza. C'erano altoparlanti dappertutto e si sentiva benissimo.

Berlinguer disse più o meno queste parole: "Se voi occuperete [Mirafiori o la Fiat non ricordo] noi saremo con voi". Ricordo bene che il mattino dopo ne parlai con i colleghi dell'Ufficio stampa, Alberto Nicolello e Simone Migliarino e altri, Fattori e Sodano, e convenimmo che era stato un grande errore per il Pci appiattirsi, come si dice oggi, sulle posizioni della federazione dei metalmeccanici.

Certo che facemmo anche qualche telefonata in giro: è il lavoro di un ufficio stampa. Ma non si può certo parlare di poderosa macchina di propaganda. Meno che mai c'entrava l'Ansa, meno ancora il discorso di Mirafiori del mattino. Potrà essere stato un lavoro sciatto del redattore dell'Ansa di Torino che, citando Berlinguer, avrà omesso delle frasi, ma non credo.

Chi ha vissuto nei giornali in quegli anni ricorda che sull'informazione c'era un controllo ferreo, quasi da soviet e non da parte aziendale. L'idea che un poveretto dell'Ufficio stampa della Fiat desse ordine di modificare una notizia esagera la mia onnipotenza ma è fuori della realtà di quei tempi. Meglio avesse telefonato l'addetto stampa del demonio.

Non solo all'Ansa, ma anche alla Stampa, giornale della Fiat, l'azienda madre era vista come il paradigma del male. La cronaca di Torino della Stampa era tutta anti Fiat. Il compianto Sergio Devecchi, cronista sindacale della Stampa, che aveva fatto comitato di redazione in anni in cui c'era la cultura del reparto zero, ma subiva l'anatema per essere socialdemocratico, parlava con me piegato sotto la sua scrivania nello stanzone della cronaca, per non farsi sentire dagli altri.

Ricordo ancora la fatica, con una di quelle telefonate da agenti segreti, per fare uscire l'annuncio dell'incontro al Teatro Nuovo, al Valentino, da cui scaturì la marcia dei 40mila: una notizia a una colonna, seminascosta.

Questa della poderosa macchina da guerra, tutt'altro che gioiosa ma vincente, della propaganda Fiat è una idea molto cara a Fassino: l'ha sostenuta nella sua tesi di laurea qualche anno fa, in una intervista al magazine del Corriere della sera, a Porta a Porta con Bruno Vespa la sera che morì l'Avvocato Agnelli. Mi ha fatto guadagnare punti in famiglia, mi fa un po' montare la testa, perché una citazione in Tv è una medaglia, ma semplicemente non è vero e Fassino non ricorda bene.

Penso che lui voglia rimuovere una colpa della quale lo ritengo invece del tutto innocente, quella di non avere saputo trattenere Berlinguer dall'incauta affermazione. Ora c'è da dire che quando Berlinguer fece i suoi comizi, la partita sembrava tutta nelle mani del sindacato: siamo ancora a metà del calvario e giova ricordare che fino all'ultimo il sindacato contava di vincere, essendo fortemente sbilanciato a suo favore anche il ministro del Lavoro Franco Foschi. La marcia dei 40 mila fu un uragano senza preavviso.
C'entra poco, per quel che accadde poi al Pci e al sindacato, una frase dell'Ansa. l'errore fu strategico non tanto nella conduzione della vertenza quanto nel non capire quel che stava cambiando in Italia e nel mondo. Ma non è una novità.

Poi c'è un'altra cosa da tenere presente: che i capi godono di un diritto di extraterritorialità che li autorizza a dire quel che ritengono più giusto, anche contro l'avviso prevalente di chi gli sta vicino: valeva per gli Agnelli (vale per tutti il ricordo di Cesare Annibaldi di Umberto Agnelli che non volle mutare una riga di un'intervista che gli costò la poltrona), valeva per Romiti, valeva anche per Berlinguer, come vale per Berlusconi: se Paolo Bonaiuti dovesse flagellarsi ad ogni incauta affermazione del suo datore di lavoro, sarebbe ridotto a brandelli di carne sanguinante.

Di una cosa sono certo, del mio ricordo. Come mio padre con le sofferenze in trincea nella Grande guerra, alla mia età oggi ricordo meglio i dettagli vecchi di decenni che non il menu di ieri sera.
Ero lì, in piazza, Berlinguer era illuminato dai fari, c'era tanta gente ma dove mi trovavo io la folla non era densissima. C'era un pezzo di città, non solo attivisti e lavoratori, ma gente comune, borghesi.

Per precauzione, stavo un po' defilato, anche se pochi mi potevano riconoscere e la mia giovane età mi rendeva improbabile come capo dell'Ufficio stampa della Fiat. Avevo 35 anni e solo la fiducia incosciente di Luca Montezemolo mi poteva proiettare in quell'ufficio d'angolo al secondo piano che era stato, come disse una volta la mitica signorina "tota" Maria Rubiolo con dispregio verso di me e mistica devozione verso Gino Pestelli, dell'uomo del "terra, mare, cielo" e soprattutto della defenestrazione da capo redattore della Stampa voluta da Mussolini dopo il titolo del 27 giugno 1924 : "Il voto senatoriale a Mussolini il pensiero del popolo a Matteotti". Tempi lontani ma mai così vicini come oggi.

 

[15-10-2010]

 

Fiat: Fiom, Tribunale lavoro Torino ordina reintegro operaio licenziato

 

ROMA (MF-DJ)--"Oggi il giudice del lavoro del Tribunale di Torino ha dichiarato antisindacale il comportamento della Fiat nel licenziamento di Pino Capozzi e ne ha ordinato il reintegro. Il dispositivo della sentenza sara' reso noto domani". Lo annuncia il responsabile auto della Fiom, Giorgio Airaudo, spiegando che "Capozzi, delegato della Fiom-Cgil di Mirafiori, era stato licenziato a luglio per aver utilizzato la posta elettronica aziendale per diffondere un volantino sindacale".

"Siamo soddisfatti, sapevamo di avere ragione, ma e' importante che l'abbia riconosciuto anche un Tribunale della Repubblica - aggiunge il sindacalista - La Fiat sta sbagliando a perseguire lo scontro, e' stata chiaramente svolta un'azione intimidatoria nei confronti dei lavoratori che, come Capozzi, hanno avuto la sola responsabilita' di rappresentare, con la Fiom-Cgil, i propri compagni di lavoro".

"Auspichiamo - prosegue Airaudo - che con la sentenza, che riafferma le liberta' e i diritti dei lavoratori, si possa tornare a discutere delle questioni davvero importanti che riguardano la Fiat, a partire dal futuro e dalla destinazione dei prodotti in tutti gli stabilimenti italiani. Non e' possibile - conclude - che nessuno abbia la forza di chiedere alla Fiat impegni per questo Paese". com/rov

 
 

(END) Dow Jones Newswires

October 13, 2010 13:18 ET (17:18 GMT)

Copyright (c) 2010 MF-Dow Jones News Srl.

 

 

"Per i veicoli commerciali nuove regole sulle emissioni. Un grande mezzo inquina meno di tanti più piccoli". Meraviglioso saggio di relativismo (tumorale) sulla Stampa Lingottata (p. 37). Ah, ci stavamo dimenticando di dirvi a chi appartengono questi sereni e disinteressati punti di vista: un certo Monferino Paolo, amministratore delegato di Iveco. Ma la Iveco non faceva i camion, una volta?

 

 

[08-10-2010]

 

 

 

FIAT: La prima volta di Fiat con il marchio Jeep. In 3 anni puntiamo a raddoppiare le vendite. Intervista a Michael Manley, a.d. del marchio americano (Il Corriere della Sera, pag. 45) La strategia del Lingotto per Pechino (Il Corriere della Sera, pag. 45) Il sindacato in Polonia: 'ci stanno tagliando la produzione' (Il Fatto Quotidiano pag.13)

[07-10-2010]

 

 

 

FIAT: senza accordo Fabbrica Italia non parte. I sindacati: prima scopra le carte (dai giornali)[06-10-2010]

 

 

 

9. FIAT: MELFI, INAMMISSIBILE RICORSO FIOM SU REINTEGRO...
Radiocor
- Il giudice del lavoro del tribunale Melfi, Emilio Minio, ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Fiom per il reintegro effettivo dei tre operai della Sata. L'udienza di discussione su tale ricorso si e' svolta otto giorni fa.

 29-09-2010]

 

 

3 - OPERAIO DEL CIMITERO RIVENDICA LO SLOGAN FIAT...
È dovuta intervenire la magistratura per dare un padre allo slogan che sui mercati di mezzo mondo ha pubblicizzato la Fiat 500. L'inventore di «You are, we car» è un dipendente del cimitero di Torino, Andrea Bertotti. I giudici hanno stabilito che è «opera del suo ingegno» la celebre frase che il Lingotto ha adottato dopo avere bandito un concorso internazionale vinto dall'agenzia 315 Creative shop. In alcuni colloqui con i creativi di quella società, Bertotti avrebbe infatti inventato lo slogan.

 

 

[24-09-2010]

 

 

FIAT: Industrial interessa a Daimler. Ci sarebbe una pre-offerta di 9 miliardi. (La Repubblica, pag. 26)

 

8. JOHN ELKANN PREMIATO A NEW YORK, SONO ONORATO...
(ANSA) - John Elkann riceve il premio 2010 dell'Appeal of Conscience Foundation (Acf), la fondazione fondata dal rabbino Arthur Schneier nel 1965 e attiva nel campo della libertà religiosa e dei diritti umani. "Sono onorato: la promozione della pace, della tolleranza e della comprensione fra religioni e culture è una priorità per tutti noi che crediamo che solo lavorando insieme possiamo estendere a molti i benefici della libertà e della prosperita" ha detto Elkann ricevendo il premio dal rabbino Schneier. Lo stesso riconoscimento è stato ricevuto dall'avvocato Gianni Agnelli 25 anni fa.

 22-09-2010]

 

 

1- RICICLAGGIO. E’ QUESTA LA NUOVA IPOTESI DI REATO SU CUI SI STA MUOVENDO LA PROCURA DI MILANO CHE INDAGA SUL TESORO DI GIANNI AGNELLI NASCOSTO ALL’ESTERO - UN SECONDO TESORO OCCULTATO RISPETTO AI CIRCA 1,4 MILIARDI DI EURO PARCHEGGIATI FUORI DALL’ITALIA E FRUTTO DELL’OPA EXOR DEL 1999, ORMAI VENUTI ALLA LUCE - 2- MARPIONNE SPACCA IN DUE IL LINGOTTO, MA CARICA L’AUTO DI UN MACIGNO DA 2,5 MILIARDI - "NON CI SONO ALTERNATIVE A SUPER ALLEANZE INTERNAZIONALI" - TRADOTTO: JAKI è PRONTO A SCARICARE I MARCHI FIAT, LANCIA, ALFAROMEO, MASERATI E FERRARI AL MIGLIOR OFFERENTE SUL MERCATO - AGLI AGNELLI BOYS RESTERANNO I VERI GIOIELLI DI FAMIGLIA: CAMION E TRATTORI - UN BEL VITALIZIO, CON TANTE GRAZIE ALL’AVVOCATO

 

1- RIPARTE LA CACCIA AL TESORO DI AGNELLI. E I PM DI MILANO INDAGANO PER RICICLAGGIO
Fabrizio Massaro per "Milano Finanza"

Riciclaggio. E' questa la nuova ipotesi di reato su cui si sta muovendo la Procura di Milano che indaga sul presunto tesoro di Giovanni Agnelli nascosto all'estero. Un secondo tesoro occultato, secondo la Procura, ulteriore rispetto ai circa 1,4 miliardi di euro parcheggiati fuori dall'Italia e frutto dell'opa Exor del 1999, ormai venuti alla luce.

 

Su questi 1,4 miliardi non dichiarati il sipario si è infatti chiuso circa un mese fa. A ridosso di Ferragosto, da un lato l'accomandita Giovanni Agnelli & C (holding che raccoglie tutti i rami del composito clan familiare), dall'altro la moglie dell'Avvocato, Marella Caracciolo, e la figlia Margherita Agnelli de Pahlen hanno raggiunto un accordo con il Fisco per circa 100 milioni complessivi.

 

Una cifra di per sé imponente, eppure modesta rispetto alle somme in gioco, ma determinata sulla base degli elementi di prova maggiormente solidi che l'Agenzia delle Entrate era riuscita a recuperare. Quelle prove, per essere più chiari, che avrebbero sicuramente resistito a un eventuale ricorso degli Agnelli.

L'accomandita ha già versato i 50 milioni di sua competenza, chiudendo le pendenze con il Fisco. Le due eredi invece non hanno ancora definito la questione, a quanto pare per il rifiuto di Margherita di pagare la sua quota di 25 milioni (altrettanti sono per Marella, che risponde in solido) per un'evasione da lei non compiuta, visto che nel 2003, alla scomparsa del padre, la dichiarazione dei redditi venne firmata solo dalla madre Marella.

L'ipotesi di riciclaggio non riguarderebbe dunque questi 1,4 miliardi. Nello scenario ipotizzato dagli inquirenti ci sarebbero approssimativamente ancora 600-700 milioni non portati a conoscenza delle autorità fiscali italiane. Milioni che, se fossero reperiti, potrebbero essere a loro volta oggetto di una nuova contestazione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Dovrebbe trattarsi del denaro che Margherita sostiene essere stato escluso dall'inventario dei beni del padre fatto in occasione dell'accordo ereditario del 2004 fra Marella e Margherita.

Sulla base di quell'accordo, Margherita ottenne circa 1,15 miliardi di euro in cambio della rinuncia alle quote della Dicembre, la società semplice a monte dell'accomandita, e di cui John Elkann (figlio di Margherita) è primo azionista. Secondo l'ex legale di Margherita, Emanuele Gamna, ammontava a 1,5 miliardi di euro il patrimonio inventariato al momento dell'accordo.

A Milano i pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta hanno da tempo sulla scrivania il faldone sul presunto tesoro di Agnelli e in quest'ambito a fine 2009 hanno indagato per estorsione proprio Margherita e il suo avvocato Charles Poncet. Avrebbero infatti tentato di ottenere dall'ex legale della signora de Palhen, Emanuele Gamna, parte dei 15 milioni di euro da lui incassati in nero all'estero come parcella per l'accordo del 2004, oltre a una dichiarazione giurata sui conti esteri dell'Avvocato da usare nel processo civile promosso da Margherita contro la madre e contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Sigfried Maron, considerati i gestori del tesoro estero di Agnelli. Una causa che però ha visto Margherita sconfitta all'inizio di quest'anno.

Nel marzo scorso, per l'evasione fiscale sulla parcella, Gamna è stato condannato con rito abbreviato a 14 mesi di reclusione (pena sospesa) e a rifondere 10 milioni al Fisco. E' proprio da alcune dichiarazioni di Gamna che avrebbe preso corpo la nuova caccia al tesoro estero, per il quale si ipotizza il riciclaggio. Sono già partite due rogatorie, una per la Svizzera e una verso il Liechtenstein (dove si trovava Alkyone, il fondo da cui Margherita ottenne la sua quota di eredità), e potrebbe esserne avviata una terza verso un Paese europeo.

Nel mirino ci sarebbe fra l'altro un conto corrente aperto presso la Morgan Stanley di Zurigo: gli inquirenti vogliono conoscere riferimenti e movimenti dei conti e dei titolari (persone fisiche o giuridiche). Già diverse persone sarebbero state sentite dai magistrati, come il misterioso nobile molto introdotto nell'alta finanza elvetica che avrebbe svelato alcuni segreti sui conti esteri presuntamente riconducibili all'Avvocato.

Una delle ipotesi da esaminare riguarda l'eventuale investimento di una parte di questi milioni in strumenti finanziari a lungo termine ma comunque smobilizzabili, che però sono stati lasciati all'estero dopo lo scoppio del caso in seguito alla causa avviata da Margherita. Un denaro che (qualora esistesse davvero) l'Avvocato potrebbe avere deciso di lasciare a chi avesse preso le redini della famiglia, per garantirgli una sua autonoma forza patrimoniale.

 

2- JAKI è PRONTO A SCARICARE I MARCHI FIAT, LANCIA, ALFAROMEO, MASERATI E FERRARI AL MIGLIOR OFFERENTE SUL MERCATO - AGLI AGNELLI BOYS RESTERANNO I VERI GIOIELLI DI FAMIGLIA: CAMION E TRATTORI
Francesco De Dominicis per "Libero"

A giudicare dalla spartizione dei debiti, potrebbero sembrare due sorelle gemelle, trattate equamente di fronte a una successione. Forse non è proprio così. Stiamo parlando, in effetti, di un'eredità pesante. Che corrisponde a un macigno di ben 5 miliardi di euro, 2,5 a testa. Partono da qui, dalla massa debitoria ereditata dal passato, Fiat Auto e Fiat Industrial, i nuovi gruppi frutto dell'annunciato spezzatino, cucinato formalmente a Torino dai vertici del Lingotto.

L'esposizione debitoria, insomma, è destinata a segnare in maniera distinta il futuro dell'auto (che parte in svantaggio) e dei veicoli industriali (il fiore all'occhiello di casa Agnelli). Ma il dado è tratto. E l'operazione è stata salutata con orgoglio e soddisfazione in una giornata «storica». La casa torinese ora avrà due gambe «forti e ambiziose» e con «obiettivi ben riconoscibili dal mercato»: si apre «un nuovo capitolo della storia» di Fiat.

È toccato a John Elkann, che per la prima volta ha presieduto l'assemblea degli azionisti, sottolineare con tutta l'enfasi del caso l'importanza dello scorporo delle attività industriali dall'auto. «Non abbiamo paura del futuro, quello che ci interessa è proprio costruirlo», ha spiegato il presidente.

Con il via libera dell'assemblea alla scissione saranno separate le attività di Iveco e Cnh, insieme al ramo Industrial & Marine di Fpt Powertrain Technologies, dalle attività legate all'automobile, che includono Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli e l'altra componentistica. Il processo di scorporo si completerà entro fine anno, Fiat Industrial approderà a Piazza Affari dal 3 gennaio 2011.

Le due società, come accennato, si spartiranno il debito industriale in parti uguali, 2,5 miliardi a testa, con una liquidità di 10 miliardi per Fiat e e di 3 miliardi per Fiat Industrial. L'obiettivo per Fiat è di crescere da 22 a 64 miliardi di euro di fatturato da qui al 2014 e per Fiat Industriali da 19 a 29. Cifre che non spaventano Sergio Marchionne: «Oggi - ha detto l'amministratore delegato Fiat - per l'auto è un grandissimo giorno, da oggi l'auto è libera da camion, trattori, escavatrici e potrà scegliere il suo destino» . Destino che per la verità sembra sempre più lontano dal recinto degli eredi Agnelli, forse più interessati a tenersi il gioiello di famiglia, vale a dire l'Industrial.

La direzione l'ha indicata sempre Marchionne: «I due gruppi che emergeranno dalla scissione avranno maggiore libertà di azione, anche nel caso si presenti la possibilità di stringere alleanze». Alleanze che appaiono ineluttabili per l'Auto, per la quale rimane «il forte impegno a sviluppare Alfa Romeo e a farlo diventare il marchio premium del gruppo», allargando l'offerta ai Suv con tecnologia Chrysler. Il Biscione potrebbe dunque tornanre negli Usa, Canada e Messico. Confermato, poi, che Fiat non potrà superare la quota del 49,9% di Chrysler fino a quando l'intero debito verso il Tesoro americano non sarà rimborsato.

L'asse Torino-Detroit, ha detto l'ad, ha creato «vantaggi reciproci». Marchionne, maglioncino blu d'ordinanza, ha poi messo in fila anche gli altri accordi siglati recentemente da Fiat. «Tra i punti di forza, bisogna ricordare anche un'altra alleanza, quella con Credit Agricole nel settore dei servizi finanziari, che è l'esempio di un modello di business competitivo. La joint venture Fga Capital sta già erogando servizi finanziari ai clienti dei marchi del gruppo Chrylser in Europa». Entro l'anno invece dovrebbe essere «completata» l'integrazione della vendita dei marchi Chrysler, Jeep e Dodge con il network di Fiat.

Il piano con Chrysler, ha aggiunto il top manager, prevede «un'accelerazione dello sviluppo internazionale, con particolare attenzione verso Cina, Russia e India». Lancia è il marchio su cui si avrà l'impatto più ampio dell'alleanza con Detroit perché le due gamme verranno pienamente integrate in Europa con Lancia che diventerà un full-liner. Mentre per Ferrari (obiettivo del Lingott è tornare a controllare il 90% di Maranello) è previsto un aumento della redditività con un livello dei volumi nei prossimi anni «sostanzialmente stabili». Maserati avrà una gamma più ampia e tenterà di abbracciare nuovi fasce di mercato.

A rovinare la festa, i dati sulle vendite del settore. Prosegue infatti senza tregua il crollo del mercato automobilistico europeo. Ad agosto le immatricolazioni di auto nuove in Europa (27 paesi Ue più quelli Efta) sono ammontate a 731.503 unità, in calo del 12,1% rispetto al 2009. Segno meno anche a luglio (-17,9). E nei due mesi estivi è tonfo anche per il mercato italiano: -19,3% (a 68.718 immatricolazioni) ad agosto, e -25,7% a luglio.

La fine degli incentivi penalizza proprio il Lingotto che ha registrato a luglio un crollo delle immatricolazioni del 31,1% (80mila unità), con una quota di mercato al 7,5% dal precedente 9%. Male pure ad agosto: volumi a -23,8% (46mila unità) e quota di mercato scesa al 6,4% dal 7,4 per cento. Numeri che hanno pesato in Borsa, dove il titolo ha perso il 2,2 per cento. 18-09-2010]

 

 

LA FORD RESTITUIRÀ LA "LINEA" A FIAT...
Da "il Giornale" - Allo stato attuale, e soprattutto tenendo conto dell'evoluzione dell'alleanza tra Fiat e Chrysler, nonché del Mulally-pensiero, una volta chiusa tra qualche anno la produzione della piccola Ka, la casa americana potrebbe restituire alla Fiat la linea di assemblaggio di Tychy, in Polonia. Si tratta dello stabilimento dove il gruppo di Torino produce la Panda e la 500, quest'ultima in sinergia con la Ford (la Ka ha il pianale in comune), dopo la joint venture siglata nel settembre del 2005.

Alan Mulally, del resto, non ha mai nascosto - fin dal suo arrivo a Dearborn nel 2006 - di ritenere prioritario il concetto «One Ford», ovvero di puntare sull'autonomia piena del gruppo e sullo sfruttamanto delle risorse interne. Grazie alla sua strategia globale, infatti, il gruppo del Michigan riesce a raggiungere autonomamente i volumi di produzione previsti. È ancora presto per fare delle valutazioni o avere notizie più precise. Resta comunque il fatto che tra qualche anno Sergio Marchionne potrebbe contare, per le sue Fiat e Chrysler-Jeep, anche sulla linea ora occupata dalla Ford Ka con buona pace degli operai polacchi preoccupati dalla decisione di spostare la produzione della nuova Panda da Tychy a Pomigliano d'Arco, in Italia.

28.10.10

 

 

 

5 - INDIA AMARA...
Crisi del terzo anno tra Fiat e Tata. La collaborazione fra il gruppo guidato da Sergio Marchionne e il colosso indiano segna il passo. Le auto progettate a Torino ma costruite in India non riscuotono il successo sperato: il marchio italiano ha fatto registrare in luglio un calo del 6 per cento rispetto allo stesso mese del 2009. Carl Peter Foster, numero uno della Tata Motors, ha espresso insoddisfazione sulla joint-venture. E ha proposto di rinvigorire l'alleanza con nuovi modelli. 10-09-2010]

 

 

Cambio al vertice
ANDREA FORMICA NUOVO AD FIAT

Pubblicata il 07/09/2010

Andrea Formica

La voce si rincorreva da tempo. Anche se manca la definitiva ufficialità, secondo Automotive News, Lorenzo Sistino, amministratore delegato di Fiat Auto e Professional, se ne va. Il suo posto sarà preso da Andrea Formica, 49 anni, che lunedì ha dato le dimissioni da senior vice president di Toyota Europe, dov'era responsabile delle vendite e del marketing.

Fine settembre. Da Torino, secondo tradizione, non arriva nessuna conferma. Ma la scelta sembra ormai fatta. Secondo i ben informati delle cose Fiat, l'avvicendamento di Sistino è il primo step dell'ennesima rivoluzione del management voluta da Sergio Marchionne, che dovrebbe concretizzarsi in maggiore dettaglio alla fine di settembre.

Era in Ford e in Toyota. Formica è uomo ben conosciuto in Italia: per anni è stato il capo della Ford nel nostro Paese, prima di essere promosso al quartier generale europeo, a Colonia; da lì, nel 2002, si è spostato alla Toyota. Ancora in forse il destino di Sistino, 48 anni, che era assurto al ruolo di top manager della Fiat nel gennaio del 2009. G.L.P.

 

 

 

CARI AZIONISTI/OBBLIGAZIONISTI FIAT, SIETE PRONTI PER L’ULTIMA, DEFINITIVA PARACULATA DEL LINGOTTO? - PERCHé LA SEPARAZIONE DEL SETTORE AUTO (IN ROSSO) DAI TRATTORI (IN NERO) NON è STATA fatta tra il 2006 e il 2007, quando le quotazioni di Fiat salivano di giorno in giorno verso i 24 euro per azione e i bilanci erano tornati a fiorire, persino nel disastrato settore dell’auto? - COME SARà SUDDIVISO IL DEBITO? - LO SCETTICISMO DI MORGAN STANLEY SULLO SPINOFF CHE è PURE VICINA A MARPIONNE...

Massimo Mucchetti per "Corriere Economia"

 

L'operazione poteva essere fatta tra il 2006 e il 2007, quando le quotazioni di Fiat salivano di giorno in giorno verso i 24 euro per azione e i bilanci erano tornati a fiorire, persino nel disastrato settore dell'auto. Ma qualche incertezza di troppo lasciò poi spazio alla discesa dei valori di Borsa e Sergio Marchionne perse l'attimo per la scissione della Fiat Auto dai trattori della Cnh e dai camion dell'Iveco da tempo invocata dagli analisti.

LE PROSPETTIVE - Ora il momento è tornato. Il 16 settembre la scissione verrà approvata dall'assemblea dei soci. Avremo la Fiat Industrial, con macchine agricole, movimento terra, veicoli industriali e relativi motori: un gruppo da 21 miliardi di fatturato e 1,5 di trading profit, secondo le stime di Morgan Stanley per il 2011. E avremo la Fiat Spa, con l'auto di massa e di lusso, la componentistica, i motori, la siderurgia, le macchine utensili e le partecipazioni, 36 miliardi di ricavi e uno di trading profit.

 

Ciascuna delle due Fiat avrà una dote di debiti di cui la Consob dovrà verificare consistenza e congruità d'assegnazione, questioni delicate perché coinvolgono i diritti dei portatori di obbligazioni della holding fin qui garantite dal complesso delle attività, e anche questioni difficili perché la Commissione dovrebbe giudicare sulla base di un documento informativo e non di un vero e proprio prospetto. Ma il punto cruciale riguarda il momento dell'operazione e il futuro, che sono ormai diversi dagli anni d'oro.

Il titolo non cade più, si è ripreso dai minimi del dopo Lehman, ma è a quota 10 euro che si è stabilizzato. Tre anni fa, l'amministratore delegato di Fiat era circondato da consensi unanimi. Nemmeno il leader comunista, Fausto Bertinotti, lo contestava. E Marchionne contraccambiava spiegando che non era più il costo del lavoro il vero problema.

 

Adesso, il vecchio quadro buonista risulta lacerato. In Italia, la Fiat ha isolato la Fiom, guidato la Federmeccanica alla resa dei conti con il radicalismo sindacale, ridotto al minimo i rapporti con il governo, che certo plaude alla rottura con la Cgil ma non dà più un euro di aiuti mentre in Europa e Usa gli Stati sostengono l'industria dell'auto a suon di miliardi.

Nel mondo, la Fiat sta giocando una partita ardua, con una forte opzione Chrysler in mano, ma senza l'opzione Opel a suo tempo presentata come necessaria per raggiungere i 6 milioni di automobili, soglia produttiva minima per competere su scala globale.

Le prospettive sono poco leggibili. Secondo la società di consulenza strategica americana A.T. Kearny, la domanda di automobili crescerà soprattutto in Asia, mentre in Europa e Nord America rimarrà ferma in cifra assoluta e calerà dal 56 al 43% rispetto al totale mondiale. La Fiat sarà dunque presente soprattutto in mercati maturi, anche se Marchionne fonda i suoi piani su previsioni un po' meno pessimistiche.

 

Le economie di scala sono tutte da costruire. Sempre secondo A.T. Kearny, nel 2015 metà della produzione mondiale di auto di massa sarà fatta sulle prime 30 piattaforme globali con risparmi di mille dollari a veicolo. Nella battaglia dei giganti molto sta cambiando: nel 2000, Gm e Ford avevano 5 delle prime 10 piattaforme globali; nel 2005 solo 2; adesso nessuna, come Fiat-Chrysler del resto.

E nel 2015, le prime 5 piattaforme globali proprietarie saranno Camry (Toyota), Golf (Volkswagen), Focus (Ford), Cruze ( Gm) ed Elandtra (Hyundai). Nonostante le acquisizioni e le joint-venture con governi e piccoli produttori emergenti, la strada delle piattaforme condivise con altre case importanti, com'è avvenuto con la 500 e la Ka, si manterrà valida per Fiat.

 

LA VALUTAZIONE - La scissione, in ogni caso, permetterà una miglior valutazione borsistica delle attività del gruppo. Finora, il titolo Fiat è stato trattato come se fosse solo auto, settore strutturalmente meno redditizio degli altri, e dunque era trattato a sconto. Dopo la scissione, questo sconto non avrà più ragion d'essere. Secondo le stime di Morgan Stanley, la Fiat Industrial vale oltre 7 miliardi, mentre Fiat Spa, auto e affini, supera di poco i 9.

Ma, come si vede dalla somma delle parti riportata in tabella, il meglio sta nella prima e non nella seconda. Oggi la Fiat Auto propriamente detta vale 3,4 miliardi e la somma di Ferrari e Maserati 3,6. E se depurassimo il dato dai debiti il valore di Fiat Auto sarebbe ancora più contenuto. Non si guardi troppo la tabella: Morgan Stanley suddivide il debito tra le due Fiat attribuendone parecchio di più a Fiat Industrial perché, generando più cassa, lo potrebbe sopportare meglio della consorella. E Torino fa anche di più: riclassifica 3,7 miliardi di debito all'Industrial e solo 700 milioni alla Fiat Spa.

Vedremo quando dal pro forma sul 2009 si passerà alla realtà del 2010 senza più incentivi. Intanto, è curioso notare come Morgan Stanley, banca storicamente vicina a Marchionne, non consideri le proiezioni finanziarie sottostanti a Fabbrica Italia, il programma di 20 miliardi di investimenti in 5 anni presentato dalla Fiat al governo per raddoppiare la produzione di auto nel paese e ottenere via libera alla chiusura di Termini Imerese e alle ristrutturazioni prossime venture.

 

Ad aprile, Marchionne aveva raccontato di una Fiat Auto che, per pagare gli investimenti in Italia, avrebbe aumentato coraggiosamente il debito da 4,4 a 5,9 miliardi e poi gradualmente l'avrebbe ridotto fino ad avere un avanzo di cassa di oltre 3 miliardi nel 2014.

I conti dicono che, nel primo semestre 2010, le immobilizzazioni immateriali e tecniche nette di tutta la Fiat sono aumentate di un solo miliardo e il debito finanziario netto delle attività industriali è calato da 4,4 a 3,7 miliardi. Tutto merito del minor circolante o anche gli investimenti segnano il passo?

 13-09-2010]

 

ELKANN, 'NON ABBIAMO PAURA DEL FUTURO' - MARCHIONNE: CON LA SCISSIONE RISOLTO UN PROBLEMA STRATEGICO...
Radiocor - 'E' un'assemblea storica per Fiat. Siamo chiamati a dar vita a due Fiat, una legata all'Auto, che con Chrysler si e' molto rafforzata, e l'altra Fiat Industrial, meno conosciuta, ma una delle societa' piu' grandi al mondo con 60mila dipendenti e 30 miliardi di euro di fatturato'. Cosi' il presidente, John Elkann, ha aperto l'assemblea straordinaria di Fiat sulla scissione ricordando che 'negli ultimi 10 anni' del suo lavoro nel gruppo, 'iniziati in modo estremamente difficile', ci sono anche stati 'momenti bui'.

'Molte cose sono cambiate - ha aggiunto - non perche' sono cambiati i problemi ma il modo di affrontarli. Non si puo' piu' vivere nel mondo delle favole, ma nella realta', bisogna risolvere i problemi. In Fiat non abbiamo paura del futuro, quello che ci interessa e' costruirlo'.

 

'L'operazione che vi presentiamo oggi e' da molto al centro dell'attenzione della comunita' finanziaria - ha esordito l'ad del gruppo Fiat Sergio Marchionne - Si tratta di un tema che ha a che fare con la configurazione del gruppo negli ultimi anni. Il progetto dara' vita a due entita' distinte, che permetteranno di risolvere un problema strategico, che negli ultimi anni e' stato una spina nel fianco per il gruppo. Si apre un nuovo capitolo della nostra storia'.

4. MARCHIONNE, NON ABBIAMO PIU' BISOGNO DI STAMPELLE...
(Adnkronos) - Fiat "grazie a quello che e' stato fatto in questi anni, grazie agli sviluppi tecnologici che ha raggiunto e grazie all'accordo con Chrysler non ha piu' bisogno di stampelle e puo' essere lei stessa artefice del proprio destino". Lo ha detto l'ad della Fiat Sergio Marchionne che, concludendo il suo intervento all'assemblea dei soci chiamata a deliberare la scissione delle attivita' industriali dall'Auto, ha aggiunto "oggi portiamo le lancette avanti nel tempo. La nostra azienda, o meglio le nostre aziende, potranno muoversi ad una velocita' notevolmente piu' rapida di quanto non abbiano mai fatto".

5. MARCHIONNE, CON SCISSIONE PER SOCIETA' INDEBITAMENTO NETTO 1,5 MLD...
(Adnkronos) - Dopo la scissione, Fiat Spa avra' un indebitamento netto consolidato di circa 1,5 miliardi di euro mentre Fiat Industrial ne avra' uno pari a circa 10 miliardi di euro. Lo ha annunciato l'amministratore delegato, Sergio Marchionne, intervenendo all'assemblea degli azionisti. Fiat, ha aggiunto, potra' contare su un portafoglio crediti da attivita' di finanziamento pari a circa 2 miliardi, mentre Fiat Industrial avra' un portafoglio crediti pari a 10,5 miliardi.

 

FIAT: SI' ASSEMBLEA A SCISSIONE, PER MARCHIONNE NUOVO CAPITOLO STORIA...
Radiocor - L'assemblea degli azionisti della Fiat ha approvato la scissione del gruppo in Fiat e Fiat Industrial. 'Il progetto dara' vita a due entita' distinte che permetteranno di risolvere un problema strategico e che negli ultimi anni e' stato una spina nel fianco per il gruppo. Si apre un nuovo capitolo della nostra storia' ha detto l'ad Sergio Marchionne che ha indicato: 'l'indebitamento netto industriale risultera' ripartito in misura uguale tra Fiat e Fiat Industrial' ed 'entrambi i gruppi inizieranno ad operare con un indebitamento netto industriale pari a circa 2,5 miliardi'.

 

6 - MARCHIONNE, CHRYSLER IN BORSA NEL SECONDO SEMESTRE 2011...
Radiocor - Chrysler tornera' in Borsa nel secondo semestre 2011. Lo ha detto Sergio Marchionne, ad di Fiat, rispondendo alla domanda dei giornalisti sulla t empistica di ritorno sui mercati della societa'. Il manager ha sottolineato che l'approdo a Wall Street 'non sara' nella prima parte del 2011, ma nella seconda'.

 

7 - SACCONI, INVESTIMENTO POMIGLIANO PARTITO GRAZIE AD ACCORDO...
Radiocor - 'L'amministratore delegato di Fiat-Chrysler, Marchionne conferma che l'investimento di Pomigliano e' partito, grazie all'accordo che le nuov e regole sulla contrattazione collettiva nazionale dovranno ora consolidare'. Cosi' il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. 'Il processo di Pomigliano - sottolinea in una nota - e' peraltro premessa necessaria anche per una maggiore saturazione degli altri impianti produttivi. Si conferma ancora una volta che il coraggio e l'assunzione di responsabilita' della gran parte degli attori sociali pagano e inducono risultati che altrimenti non ci sarebbero. Come ha detto Tony Blair, nella dimensione collettiva chi decide, divide, ma realizza il bene comune'.

 

6. ASSEMBLEA AZIONISTI, ASSENTE MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - L'ex presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, e' assente dall'assemblea degli azionisti inziata intorno alle 10 al Lingotto. Lo ha annunciato il presidente John Elkann, aprendo l'assemblea.

20-09-10

 

l’artiglio della palomba - aiuto, Il nuovo non avanza, anzi va a pezzi e prende fuoco - "Peccato che le macchine di Montezemolo – proprio nel momento clou, destino ingrato - brucino in tutto il mondo. perfino Sofia Coppola nel suo delizioso “Somewhere” manda in panne i protagonisti, seduti su una Ferrari nera: mai si era visto prima che si dovesse scendere da un mito e proseguire a piedi con le valigie"... Barbara Palombelli

Barbara Palombelli per Il Foglio

Aiuto! E' arrivata la crisi - dovremmo essere felici, siamo così tristi - e non sappiamo cosa dire! Evvai, diciamo tutto e il contrario di tutto, in ordine sparso? Con Fini e senza Fini, sembra una canzone ma è un dramma. Governissimo sì, un Tremonti o un Draghi se si mette male o no, esecutivo per la legge elettorale zeppo di costituzionalisti, con Di pietro o no, Casini sì e no, primarie forse, oppure alle brutte va il segretario Bersani a candidarsi come ennesimo sconfitto?

 

Meglio Vendola-Chiamparino, un tandem trasgressivo-torinese o il cancella tutti Matteo Renzi, magari con una donna per far vedere che non siamo proprio antichi, e se invece andasse l'antico ma sicuro D'Alema, temporaneamente residente all'estero? E a Corrado Passera, così pronto a immolarsi per il bene del Paese, niente? Un ministero tecnico?

Certo, se potessimo ringiovanire un po' Giuliano Amato o Romano Prodi, un Nuovo Ulivo in tempo di vendemmia e si va sul sobrio, non si terrorizza il Vaticano, qualche bandiera in cantina ci sarà pure da qualche parte... con la Bindi in tv contro tutti.

 

Il nuovo non avanza, purtroppo. Peccato che le macchine di Montezemolo - proprio nel momento clou, destino ingrato - brucino in tutto il mondo, non deve essere un gran periodino se perfino Sofia Coppola nel suo delizioso "Somewhere" manda in panne i protagonisti, seduti su una Ferrari nera: mai si era visto prima che si dovesse scendere da un mito e proseguire a piedi con le valigie.

Cercasi un premier, un programma, un qualcosa di forte, un tema da manifesto, un creativo creante, una squadra decente, un po' di pace, qualche girotondo grillesco non contestante, un pizzico di giustizialismo ma che si veda poco, via i Dico, i trans, i gaypride, le inseminazioni, la Nannini, nasconderli per qualche mese però non è così facile.

 

Un'idea, ci vorrebbe un'idea nuova, sorprendente. Se Marchionne non fosse svizzero, se Nanni Bazoli non fosse banchiere, se Cesare Geronzi non regnasse su Trieste, se Mario Monti non fosse così riservato, se tutti questi editori ricconi in odore di insider trading, prestiti e scudi vari non volessero toglierci pure il seggio in Parlamento gridando forte: "la politica fa schifo".

 

Uh che nostalgia della solennità delle riunioni notturne al Bottegone (la sede del Pci in via delle Botteghe Oscure) e dei vertici dc al palazzo Cenci Bolognetti in piazza del Gesù. Caminetti, crocifissi antichi, velluti consumati: imponevano uno stile, un solenne distacco dalla marmaglia dei microfoni e delle telecamere.

Una cronaca immaginaria dai corridoi della attuale sede nazionale del Partito Democratico - a giudicare da quanto dicono i suoi massimi rappresentanti qua e là alla festa di Torino e ovunque nei tg e nelle rubriche annesse - non potrebbe non tenere conto del luogo dove il partito-sintesi della Dc e del Pci si è rifugiato.

Una sede presa in sub-affitto dalla ex Margherita, ricavata dalla ristrutturazione di una parte delle aule dell'antico collegio Nazareno. Una scuola che ha ospitato - la carità dei padri Scolopi a Roma è stata sempre leggendaria - anche i ragazzi da aiutare, quelli che avevano e hanno poca voglia di studiare.

 

Il magistero di san Giuseppe Calasanzio, fondatore dell'Ordine, è comunque più attuale e moderno della caciara piddina. Il piano dell'Offerta Formativa dell'attuale Nazareno, vicino di casa del defunto Pd, è volto a realizzare nei ragazzi qualità preziose e carenti nella truppa di via sant'Andrea delle Fratte.

E cioè: Responsabilità matura ed autonoma come cittadini, capacità di conformare la vita ai valori cristiani, raggiungimento di un buon livello di preparazione culturale, al fine di stimolare un costruttivo senso critico. Un programma chiaro e lineare. Già pronto.

08-09-2010]

 

 

CHRYSLER E LE 5 STELLE ANTI-SUICIDIO...
Da "Il Giornale" - E se al posto della Dodge-Chrysler ci fosse stato il modello di un concorrente? Si sarebbe salvato ugualmente l'aspirante suicida di New York piombato a 200 all'ora sul lunotto della macchina dopo essersi lanciato dal 39° piano di un grattacielo della Grande Mela? In America hanno subito gridato al miracolo (solo qualche frattura per Thomas Magill). Intanto c'è già chi scommette in un pentimento del 22enne che, su Facebook, aveva preannunciato il suicidio scrivendo «Odio la vita».

Tra qualche settimana, forse, vergherà online: «Amo la Chrysler». Fatto sta che quanto è successo rappresenta un grande spot per la casa americana che, a questo punto, potrebbe chiedere le 5 stelle sui crash-test anche per gli impatti dall'alto, soprattutto quelli anomali. Una ragione in più, il miracolo della Dodge a Manhattan, per fare di Sergio Marchionne il salvatore non solo dell'azienda Usa ma, anche se indirettamente, del giovane Thomas.

07.09.10

 

 

E SE A PIERO FERRARI IL 10% NON BASTASSE PIÙ?...
Da "Il Giornale" - Per la Ferrari sono giorni caldi, non solo a causa degli incendi che hanno quasi incenerito cinque «458 Italia» e costretto la casa di Maranello a richiamare, per le opportune verifiche, 1.248 supercar nel mondo. La temperatura è alta sul fronte agonistico (a Monza ci si attende la grande riscossa del team di F1) e su quello delle indiscrezioni.

 

A circolare con una certa insistenza, in proposito, è la voce che vedrebbe l'attuale vicepresidente Piero Ferrari, figlio del Drake e nonno di Enzino e Piero, i rampolli della famiglia, salire di quota e portare così il suo peso nell'azionariato oltre l'attuale 10% (un altro 5% è nelle mani di Mubadala, mentre l'85% della partecipazione è targato Fiat). E a cedere qualche quota a Piero, secondo le voci, potrebbe essere proprio il Lingotto. Un modo, per Sergio Marchionne, di fare un po' di cassa «in famiglia», e l'occasione per nonno Piero di dare ancora più valore alla dote per la figlia Antonella e i due nipoti. Giorni caldi, si diceva.

07.09.10

 

 FIAT DI MELFI/ ROBERTO DI MAULO, SEGRETARIO DEL SINDACATO FISMIC, CONFERMA: «PANORAMA HA SCRITTO IL VERO, IL SABOTAGGIO CI FU» - «La prossima settimana, accompagnato dal mio legale, andrò dal magistrato per chiedere di essere ascoltato»: questo annuncia Roberto Di Maulo, segretario nazionale della Fismic, il sindacato autonomo dei metalmeccanici, in un'intervista che il settimanale Panorama pubblicherà nel numero in edicola da domani, venerdi 10 settembre.

Sul numero precedente di Panorama, alcuni testimoni avevano rivelato che nella notte tra il 6 luglio e il 7 luglio 2010, alla fiat di Melfi, il sabotaggio che il 13 luglio ha poi portato al licenziamento di tre operai ci fu davvero. una verità inconfessabile per paura di ritorsioni. inconfessabile perfino ai magistrati. «i fatti denunciati da panorama sono veri» conferma Di Maulo. «i nostri delegati presenti quella sera sono disposti a confermarlo». Nell'intervista, Di Maulo assicura anche: «rivelerò la loro identità al giudice. a condizione che vengano protetti da eventuali ritorsioni».

A quanto risulta a panorama, si potrebbero aggiungere anche altri operai, pronti a testimoniare sul sabotaggio. L'udienza di secondo grado sui licenziamenti, che sono stati revocati dal tribunale di Potenza, e prevista il 6 ottobre. solo quel giorno il giudice valuterà se sentire nuove testimonianze. Ed è da li che potrebbe arrivare la conferma alla versione dei dipendenti della fiat intervistati da panorama: la pianificazione dell'ammutinamento, il blocco della produzione e lo stazionamento sulle linee produttive dei tre.

09.09.10

 

SABOTAGGI A MELFI! - LA RICOSTRUZIONE DI "PANORAMA" SUI LICENZIAMENTI dei tre metalmeccanici poi reintegrati per ordine del giudice del lavoro: PIÙ CHE SCIOPERI, SABOTAGGI SULLE LINEE DI PRODUZIONE - MINACCE, RICATTI, INSULTI VERSO I COLLEGHI “CRUMIRI”(“ZOCCOLA”, “PUTTANA”, SE È DONNA) - IL COLLEGA SINDACALISTA (PROTETTO DALL’ANONIMATO) ACCUSA: “quelli della Fiom SI SENTONO I PADRONI DELLO STABILIMENTO. SE LA SONO CERCATA

Da "Il Giornale"

Pubblichiamo ampi stralci dell'inchiesta firmata da Antonio Rossitto su «Panorama» oggi in edicola. Attraverso le testimonianze protette dall'anonimato («altrimenti mi linciano») di altri operai dello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza) è ricostruita la verità sul licenziamento dei tre metalmeccanici poi reintegrati per ordine del giudice del lavoro. Ricatti, minacce e sabotaggi: l'inchiesta offre uno spaccato inquietante della vita nella fabbrica. Dove quelli della Fiom «si sentono padroni».

 

 

Melfi, lunedì 30 agosto 2010: mancano 10 minuti alle 5 di pomeriggio. In un minuscolo ufficio nel centro storico si presenta un uomo alto, con il volto preoccupato. (...) Lavora alla Fiat di Melfi da molti anni, è un sindacalista. Prima ancora di sedere, scandisce: «Parlo solo a una condizione: l'anonimato. Altrimenti in fabbrica ho chiuso. Mi darebbero del traditore. La gente pensa che dobbiamo schierarci con i tre a prescindere. È un momento in cui la verità è scomoda: stanno tutti con la Fiom».

(...) È uno dei dieci sindacalisti che la notte fra il 6 e il 7 luglio organizza il corteo: al fianco di Barozzino e Lamorte, delegati di fabbrica della Fiom. L'agitazione viene indetta unitariamente da tutte le sigle, all'inizio del turno di notte: intorno alle 10 di sera. È l'ennesimo di una lunga serie. Gli operai protestano da nove giorni per la decisione della Fiat di aumentare la produttività. Decidono di indire una protesta anche quel giorno, alla catena di montaggio. Partecipano 52 lavoratori sui 735 impiegati sulle linee: appena il 7 per cento. Lo sciopero parte alle 2 meno un quarto.

«Quelli della Fiom, armati di fischietto e vuvuzela, cominciano il corteo. Fra noi sindacalisti si discute di cosa fare. Io, nell'attesa, vado a fumare una sigaretta. Quando rientro, verso le 2.15, vedo che davanti ai colleghi ci sono una decina di responsabili dell'azienda. E Lamorte e Barozzino sono in mezzo alla linea dei carrellini, che sono fermi». L'operaio si riferisce a una pista su cui corrono, appunto, dei piccoli robot.

 

Portano accessori da montare sulle auto che scorrono sulle linee accanto: bocchettoni, cinture, tappetini. I due delegati della Fiom stazionano davanti alla pista. Dopo si aggiungerà Pignatelli. «Lo sappiamo che là non ci possiamo stare, e appena ce ne siamo resi conto ci siamo spostati tutti» chiarisce a «Panorama» il sindacalista. Il responsabile del reparto li chiama per nome e cognome, chiede di togliersi di lì, aggiungendo che sono passibili di licenziamento.

Una, due, dieci volte... «E loro immobili. Lo guardano con aria di sfida, le braccia incrociate. Rimangono così almeno un quarto d'ora». «Le regole le conosciamo» continua. «Sappiamo dove possiamo stare e dove no. E soprattutto lo sa Barozzino: i cortei sono il suo pane». È il delegato più votato dello stabilimento: 161 preferenze alle ultime elezioni di giugno. È al quinto mandato. Viene considerato il leader dell'ala più oltranzista e meno dialogante della Fiom, che alla Fiat di Melfi è la sigla con più iscritti e rappresentanti.

(...) Ancora più esplicito è un altro testimone. Anche lui è un rappresentante sindacale. E anche lui è tra gli organizzatori del corteo. «Quelli della Fiom hanno tutti i torti in questa storia. Quella notte non ottenevano niente con gli scioperi e hanno fatto un sabotaggio». Accuse gravissime. E in netto contrasto con la ricostruzione fatta da Emilio Minio, il giudice del lavoro del tribunale di Melfi che il 9 agosto ha ordinato alla Fiat il reintegro dei tre.

 

Il sindacalista allora argomenta: «I responsabili dello stabilimento avevano riorganizzato la produzione, spostando gli operai che non scioperavano su un'unica linea produttiva. La Fiom si è resa conto di non avere fatto grandi danni e ha studiato un'azione più eclatante». (...) «Loro, del resto, si sentono i padroni dello stabilimento: non hanno paura. Se la sono cercata».

(...) «Per inciso: a me, ‘sti cortei all'interno dello stabilimento non piacciono per niente. Non si può passare davanti agli operai che non scioperano e insultarli. Quelli della Fiom urlano volgarità di ogni tipo: "schiavi", "lavorate sempre", "vi fate rompere il culo", "siete quattro bastardi". È un'umiliazione intollerabile. Vedo brave persone in difficoltà, costrette a calare la testa. Anche le operaie vengono prese a maleparole dalle iscritte: "zoccola", "infame", "puttana"». Anche quella sera ci furono insulti? «Purtroppo sì» sibila il sindacalista. 03-09-2010]

 

 

 BONANNI CONTESTATO, 'PIOGGIA' FACSIMILE BANCONOTE...
(ANSA) - Un coro di "vergogna vergogna" ed una pioggia di facsimile di banconote da 50 euro sul palco hanno accolto l'arrivo del segretario generale della Cisl alla Festa nazionale del Pd a Torino, dove Raffaele Bonanni avrebbe dovuto partecipare ad un dibattito con Enrico Letta. Bonanni è stato contestato appena è apparso sul palco con una salve di fischi e non ha potuto cominciare il suo intervento.

Il momento più alto della tensione quando sul palco sono stati lanciati anche alcuni fumogeni: è stato a quel momento che alcuni esponenti sindacali che erano con il leader della Cisl lo hanno protetto e accompagnato lontano dal palco. I facsimile da 50 euro recavano la scritta "Il denaro è un buon servo e un cattivo padrone".

 

 - FIAT: NEGA ACCESSO OPERAI MELFI AD ASSEMBLEA FIOM CHIETI...
(ANSA) - Da Melfi ad Atessa, è ancora muro Fiat contro gli operati licenziati dello stabilimento lucano: "la Sevel di Atessa ha ritenuto di negare l'accesso al proprio stabilimento a due degli operai coinvolti nei fatti di Melfi, considerando la richiesta della Fiom-Cgil di Chieti in contrasto con le vigenti disposizioni di legge e di contratto in materia di partecipazione di esterni alle assemblee sindacali retribuite".

Con questa nota, il Lingotto interviene sulla vicenda dell'assemblea prevista per domani ad Atessa, richiesta dalla Fiom-Cgil Chieti, nella quale il sindacato aveva chiesto il permesso di far parlare anche Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, i due delegati sindacali al centro della vicenda del licenziamento e successivo reintegro a Melfi (Potenza).

4 - METALMECCANICI: FIOM PROCLAMA 4 ORE SCIOPERO...
(ANSA) - La Fiom ha proclamato quattro ore di sciopero che saranno articolate a livello territoriale, entro il 16 ottobre, giorno della manifestazione nazionale organizzata a Roma. Il comitato centrale dei metalmeccanici della Cgil ha approvato la proposta presentate del segretario generale, Maurizio Landini. Il documento ha ottenuto il 79% di voti favorevoli (92 si su 119 votanti presenti). Il restante 20% circa è andato al secondo documento presentato da Fausto Durante, esponente della minoranza interna della Fiom.

 

07.09.10

 

DE' SILVA NON COVA VENDETTE MA SU ALFA HA LE IDEE CHIARE...
Da "Il Giornale" - Walter de' Silva è un grande comunicatore, può affabulare parlando per ore di design e di auto del futuro, a volte anche troppo, secondo i vertici del gruppo Volkswagen, ma diventa un torrente in piena quando si tira in ballo la Fiat di Paolo Cantarella dalla quale uscì nel 2000. Una citazione ricorrente, negli ultimi tempi, ogni qual volta si ipotizza un futuro acquisto dell'Alfa Romeo da parte dell'Audi, come nello scenario descritto in agosto da Quattroruote che al direttore del design del gruppo Vw proprio non è piaciuto.

 

Come ha spiegato, anzi, esternato, a un gruppo di giornalisti a Monaco di Baviera, alla presentazione della sua ultima creatura (Audi A7), de' Silva non nutre alcun desiderio di rivalsa per «quella» Fiat e ha già abbastanza marchi a cui pensare per aggiungerci anche l'Alfa.

E poi Marchionne non è Cantarella, anche se sulle Alfa Romeo del futuro il designer ha molti dubbi, perché manca la visione delle tante nicchie (ma non dice quali) ancora da esplorare e che il Biscione potrebbe occupare con modelli, guarda caso, che non sarebbero in concorrenza con quelli Vw. Come dire: se Big Sergio non dovesse farcela, l'ex è pronto ad aprire la cassaforte dei suoi progetti segreti pronti per l'uso.

28.08.10

 

 

 

La Stampa di quel che resta degli Agnelli fa il suo dovere. Agevolata dal solito Saccon Sacconi che si fa intervistare alla bisogna. Il titolo dell'intervista fa quasi sobbalzare: "Ma non si può impedire ai colleghi di lavorare" (p.9). Si riferiva all'altra volta, non a ieri. Insomma, ce l'aveva con gli operai, non con i sorveglianti. Anche questo è socialismo, oggi.

Nelle cronache di Repubblica, palesemente imbarazzata e attenta a non sbilanciarsi (i suoi padroni si comporterebbero come Fiat, ma i lettori non apprezzerebbero), troviamo anche citato l'avvocato Giovanni Anfora, venuto giù dal Lingotto a fare la voce grossa ai tornelli (p.3). Quando era assistente di diritto penale all'università di Torino, questo piccolo sardo aveva già la faccia di quello che porta le brutte notizie per conto di chi conta.

Poi, nel marzo del 2004, lo ricordiamo a Villa Frescot mentre tenta di spiegare alle Fiamme Gialle che quei quattro bassorilievi di Canova trovati nella casa di Gianni Agnelli (morto da due mesi) non erano stati rubati al barone trevigiano Franchetti. All'epoca, l'ufficio stampa della Fiat lo aveva presentato come "avvocato di Margherita Agnelli". Chissà oggi da che parte sta, nella famosa magagna familiare del tesorone off-shore di Nonno Gianni.

. 24-08-2010]

 

Fiat Group Automobiles

PEDALE BLOCCATO: LA RISPOSTA UFFICIALE

Pubblicata il 22/06/2010

  • Il pedale incriminato, che si blocca a fondocorsa quando viene applicata una spinta laterale piuttosto forte.

La Fiat ha diramato stamane un comunicato ufficiale in seguito al blocco del pedale dell'acceleratore dell'Alfa Romeo Giulietta rilevato dalla rivista tedesca Auto Bild. Nel testo del comunicato, che pubblichiamo integralmente, si fa riferimento alle modalità e ai carichi, espressi in Nm e in kg, necessari per agganciare il pedale al piattello di finecorsa, e si precisa che la Giulietta è equipaggiata con il Brake Override System, ovvero il sistema che disattiva l'acceleratore quando si preme il pedale del freno al di sopra dei 5 km/h. Tutte le Alfa Romeo Giulietta, infine, beneficieranno di un intervento risolutivo che impedirà al pedale di bloccarsi.

Di seguito, il comunicato ufficiale della Fiat:

Sui numeri 23 e 24 del 2010 di Auto Bild sono usciti articoli sul blocco del pedale acceleratore della Alfa Romeo Giulietta durante una prova su pista. Nei testi viene descritto come il pedale, in piena accelerazione, sia scivolato lateralmente (da destra verso sinistra) agganciandosi al piattello di fine corsa posto sul pavimento dell'abitacolo, bloccandosi.

I tecnici di Fiat Group Automobiles hanno esaminato e verificato attentamente e ripetutamente, anche attraverso prove sperimentali, il fenomeno descritto. Secondo i test effettuati il blocco può verificarsi solamente nel caso in cui al pedale, già spinto e trattenuto a fine corsa, venga applicata una spinta laterale addizionale elevatissima. Si tratta di una spinta laterale (da destra verso sinistra) estrema (275 N pari a non meno di circa 28 chilogrammi), del tutto anormale rispetto alla spinta esercitata sul pedale dell'acceleratore da un normale conducente, che non supera i 50 N (tra 4 e 5 chilogrammi) e viene di regola applicata dall'alto verso il basso o, tutt'al più, da sinistra verso destra. Il fenomeno deriva quindi da un comportamento del tutto anomalo e imprevedibile, tanto che è stato possibile riprodurlo solo intenzionalmente e dopo numerosi tentativi.

La tecnologia utilizzata per il pedale acceleratore della Alfa Romeo Giulietta è largamente impiegata, da anni, nell'industria automobilistica e non solo da Alfa Romeo. Tuttavia, Fiat Group Automobiles non ha notizia di casi nei quali sia stato lamentato questo fenomeno e, ancor meno, di incidenti ricondotti dalla Clientela a questo anomalia fenomeno, in relazione a qualsivoglia modello.

Va inoltre messo in evidenza che l'Alfa Romeo Giulietta, così come altri modelli del Gruppo, è equipaggiata con un sistema di controllo intelligente del motore, il "brake override system" che garantisce il controllo del veicolo anche in situazioni estreme, quali quella descritta. Tutte le volte in cui vengono premuti insieme il pedale dell'acceleratore e quello del freno, questo sistema assicura che il segnale proveniente dal pedale del freno prevalga su qualsiasi altro comando e che il motore venga automaticamente portato (indipendentemente dalla condizione dell'acceleratore) al numero di giri minimo, cosicché il veicolo possa essere facilmente arrestato.

Il "brake override system" è attivo in tutti i casi in cui il veicolo superi una velocità molto bassa (nel caso di Alfa Romeo Giulietta è di 5 chilometri all'ora) e interviene in un tempo pari a 0,5 secondi dal momento in cui il pedale del freno viene premuto. Quindi, il sistema garantisce che quando il pedale dell'acceleratore rimane accidentalmente premuto (anche indipendentemente dalla condotta segnalata negli articoli che, come detto, Fiat Group Automobiles ritiene estranea a un uso normale o anche solo ragionevolmente prevedibile del veicolo) il conducente possa mantenere il controllo del veicolo e arrestarlo con la semplice pressione del pedale del freno.

Sebbene quanto precede consenta escludere problemi di sicurezza, su tutte le Alfa Romeo Giulietta è già stato avviato un intervento che renderà comunque impossibile bloccare il pedale acceleratore nel modo descritto e ciò a tutela ed a conferma della qualità del nuovo prodotto. I primi clienti che hanno già ritirato le loro Alfa Romeo Giulietta saranno quanto prima contattati per effettuare gratuitamente l'intervento nel minor tempo possibile.

I tecnici di Fiat Group Automobiles continueranno a tenere sotto costante controllo il comportamento dei veicoli e non esiteranno ad adottare le opportune misure correttive, se necessarie.

 

 

Il Corriere delle banche (creditrici) titola in prima: "Napolitano critica la Fiat. Il presidente risponde ai tre operai di Melfi reintegrati ma tenuti fuori dalla catena di montaggio". E affida la difesa del Lingotto a Mariastella Gelmini, che come giurista si consacrò dando l'esame da avvocato in Calabria: "Sto con Marchionne: ha fatto la scelta giusta" (p.1).

 

La Repubblica, sempre imbarazzata su Torino e dintorni, titola: "Napolitano: Fiat rispetti le sentenze" e scopre che le macchine Fiat non le compra quasi più nessuno: "Crollano a luglio le vendite del Lingotto, meno 32 per cento" (p.1). Mentre "è già iniziato l'autunno caldo e la linea dura sta ricompattando i sindacati" (p.3). Ma va?

La Stampa tenta l'impossibile: titolare al ribasso e non far incazzare nessuno. Sussurro in prima: "Fiat, appello di Napolitano. "Superare quello strappo". Poi fa il suo dovere, intervistando il coraggioso sindacalista Angeletti e un ignoto prof della Bocconi. Entrambi danno ragione a...?

Mitico il Giornale, che dovendo manganellare Debenedettos e pretaglia varia comunista, non mette in prima pagina neppure un rigo su Napolitano che critica la Fiat.
 

29.08.10

 

 

Gruppo Fiat

NUOVO SCIOPERO A TERMINI IMERESE

Pubblicata il 21/06/2010

Sciopero allo stabilimento Fiat di Termini Imerese

Questa mattina i lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese hanno proclamato uno sciopero per protestare contro le parole dell'amministratore delegato Sergio Marchionne, che qualche giorno fa aveva duramente criticato lo sciopero del lunedì precedente (14 giugno).

Stop per i Mondiali. "Smettiamola di prenderci per i fondelli – aveva detto Marchionne - lunedì scorso a Termini Imerese si è scioperato solo perché giocava la nazionale e così si fa a Pomigliano e in tutti gli stabilimenti italiani".

Referendum a Pomigliano. Secondo i piani industriali della Fiat l'impianto siciliano terminerà la produzione di automobili nel 2011. Rimane "caldo", l'altro fronte, quello di Pomigliano d'Arco (Na), dove il 22 giugno si terrà il referendum tra i lavoratori per votare sull'intesa tra il Lingotto e i sindacati. Un passo necessario, in caso di vittoria del sì, per dare il via all'investimento da 700 milioni di euro necessari a trasferire la produzione della Fiat Panda nel sito campano.

 

 

CASINO FIAT - I TRE RIBELLI DI MELFI SAREBBERO TRE SOLDATINI ARRUOLATI DALLA FIOM-CGIL - FINORA NON SI ERANO MAI SEGNALATI NE’ ERANO INQUADRATI TRA I FACINOROSI - AL QUARTIER GENERALE DEL LINGOTTO NON C’E’ NESSUN DOSSIER CHE "ATTENZIONA" I SINDACALISTI - E IN FABBRICA GLI ALTRI OPERAI CONTINUANO A LAVORARE REGOLARMENTE - LA PRODUZIONE NON RALLENTA - SOLO UNA MANCIATA DI MILITANTI CGIL CONTINUA A STRUMENTALIZZARE LA FACCENDA E A FARE DA SPONDA ALLA BATTAGLIA CONTRO I VERTICI AZIENDALI…

Francesco De Dominicis per "Libero"

 

Il sospetto circola pure nelle linee di produzione dello stabilimento Fiat Sata di Melfi. I tre operai "ribelli" sarebbero «soldatini» abilmente arruolati dalla Fiom-Cgil per tentare di dare battaglia ai vertici del Lingotto. Licenziati e reintegrati dal giudice, Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli, in pratica, sarebbero «vittima di una vicenda molto più grande di loro» come sostengono alcuni colleghi sia della fabbrica in provincia di Potenza sia di altri siti Fiat.

 

Fatto sta che, ieri, per il terzo giorno consecutivo, e con la «soddisfazione» per la risposta al loro appello da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, i tre operai finiti (involontariamente) sotto i riflettori si sono presentati oggi davanti allo stabilimento di Melfi, senza varcare i cancelli. Ciò che era avvenuto lunedì, anche se si erano fermati negli uffici delle guardie.

Chi conosce a fondo la fabbrica di Melfi sostiene che Barozzino, Lamorte e Pignatelli «non hanno mai avuto rilevanza» e «non si sono mai segnalati per essere un caso particolare». Insomma altro che facinorosi. I primi due, in effetti, sono al primo livello della carriera sindacale mentre il terzo non è nemmeno un delegato. Il caso - che in qualche modo ha "costretto" addirittura l'inquilino del Quirinale a dire la sua - sarebbe stato costruito dalla Fiom. Che avrebbe agito dietro le quinte mandando i tre iscritti allo sbaraglio.

 

I dati sugli scioperi confermerebbero questa tesi. Sia in occasione della manifestazione del 7 luglio sia in quella di lunedì scorso (indetta proprio per difendere i tre operai licenziati, ma non ammessi alle linee di produzione) i numeri sulle adesioni sono assai bassi. Nel primo caso hanno incrociato le braccia appena 50 operai sui circa 1.500 del turno; tre giorni fa, invece, si sono fermati in 73 su circa 1400. Segno evidente che il quadro non è incandescente. «È un fuocherello, ma la rilevanza sui media è spropositata» sostengono esperti del settore.

Non a caso, in questi giorni, «i giornalisti sono più numerosi degli stessi operai a Melfi» stando a una battuta che circola nei pressi dello stabilimento. Ieri ancora tensione. Mentre Barozzino, a nome degli altri due colleghi, ha ringraziato «il Presidente Napolitano» nella speranza «che il suo intervento serva a sbloccare questa vicenda», Lamorte ha sottolineato «l'importanza delle dichiarazioni del ministro alle Infrastrutture, Altero Matteoli, sulla necessità che le sentenze dei giudici siano rispettate, anche se non piacciono».

 

Tutto questo è accaduto mentre la Fiat ufficializzava un periodo di cassa integrazione ordinaria alla Sata di Melfi, dal 22 settembre all'1 ottobre, «per adeguare i flussi produttivi alle domanda di mercato». Alle 13.30 è arrivato in autobus a San Nicola di Melfi anche Marco Pignatelli, che ha confermato «che si presenterà ogni giorno al cambio del turno, almeno fino a quando sarà possibile». L'operaio ha aggiunto di aver appreso «dagli avvocati della presentazione dell'istanza per la definizione delle modalità di attuazione del decreto di reintegro. Credo - ha continuato - che il giudice si esprimerà al massimo entro lunedì o martedì prossimo»: il segnale di una battaglia legale forse appena all'inizio.

 

I legali della Sata hanno ribattuto che «non è possibile per il magistrato che ha pronunciato il decreto intervenire nuovamente su un provvedimento già emesso, modificandone il contenuto o determinando le modalità di attuazione. Si tratterebbe - hanno evidenziato - di un atto compiuto al di fuori di qualsiasi regola processuale». La faccenda prende le mosse a luglio scorso: durante il turno di notte, i tre operai partecipano a un corteo interno, promosso dalla Fiom contro i carichi di lavoro. Sostenendo che la protesta abbia provocato il blocco di un carrello robotizzato che riforniva di materiale operai che invece lavoravano, la Fiat avvia un provvedimento disciplinare e poi licenzia i tre operai (successivamente reintregrati dal tribunale di Potenza). Il primo atto di una vicenda che la Fiom sta portando avanti col rischio di far fuggire la Fiat dall'Italia.

 

 

 

 [26-08-2010]

 

 

- SE NON È «MAIN» NON VALE E FIAT STUDIA LA PELLEGRINI
Corriere della Sera - Un conto era quel marchio di fabbrica, «Fiat», a tutto petto sulla tuta del campione e a tutta fiancata sulla carena della moto. Un altro lo stesso marchio rimpicciolito, mischiato ad altri, insomma retrocesso da « main » a sponsor qualsiasi. Il gioco non vale più.

Valentino Rossi resta Valentino Rossi, con lui il Lingotto ha vissuto stagioni di ritorno mediatico irripetibilmente globale. Potrebbe viverne ancora, forse, e forse ancora di più adesso che «il dottore» scenderà dalla giapponese Yamaha per cavalcare l'italianissima Ducati. Solo che c'è quel dettaglio. Ducati ha altri programmi e altri sponsor. E Torino, al «co», non è interessata: se si scioglie il binomio immediato Rossi-Fiat, addio marchio di fabbrica in primo piano planetario su piste, tv, foto.

In tempi in cui Sergio Marchionne taglia tutto il tagliabile una sponsorizzazione così diventa un lusso. Inutile. Difatti: l'accordo è in alto mare, come ha anticipato Il Sole 24 Ore il Lingotto va verso l'addio al Moto Gp (non a Rossi: la Ferrari è sempre là). Con qualche rimpianto, magari. Ma con qualche chance, chissà, per sport decisamente più poveri. Fiat ha già «dato» a scherma e pattinaggio. Potrebbe virare al nuoto: Federica Pellegrini, a «Vale», ha da invidiare solo gli ingaggi.

 

28.08.10

 

- FISCO ARRIVA LO SCONTO SUL LAVORO DI NOTTE STILE POMIGLIANO
Il Giornale - Sconto fiscale a a maglie larghe sul lavoro notturno. L'imposta sostitutiva del 10%, più conveniente per il lavoratore rispetto all'ordinaria aliquota Irpef, è applicabile a tutto il compenso corrisposto per il lavoro notturno e non solo alle relative indennità o maggiorazioni legate al disagio dell'orario.

 

È quanto ha chiarito ieri l'Agenzia delle Entrate. Una delle prime applicazioni di questo principio dovrebbe essere alla Fiat di Pomigliano, proprio dopo la riorganizzazione complessiva dei turni nello stabilimento voluta dall'amministratore delegato, Sergio Marchionne, per garantire determinati standard di produttività.

Gli sgravi sull'aumento di produttività si applicano anche «agli aumenti salariali derivanti da turnazioni, straordinario e lavoro notturno», aveva infatti annunciato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, un paio di settimane fa in uno degli ultimi consigli dei ministri prima della pausa estiva, spiegando che era appunto «il caso dell'accordo di Pomigliano»

21.08.10

 

 BLOOMBERG MANDA SARAH NEGLI USA...
 

L'esperta a Milano di business del lusso e Fiat dell'agenzia fondata da Mike Bloomberg, Sarah Forden (autrice di un libro sulla saga Gucci, ex Dow Jones e Women's wear daily) si prepara, secondo indiscrezioni, a traslocare a Washington, per far parte del team di reporter che lavora sui regolamenti del mondo industriale (antitrust e Federal trade commission).

GRAZIE SARAH PER AVER LAVORATO CON CAPACITA' ED IMPARZIALITA' SU FIAT DOTE CHE I TUOI COLLEGHI NON HANNO AVUTO !NON VORREI CHE QUESTI  TUOI MERITI  ABBIANO CONDIZIONATO QUESTO TUO TRASFERIMENTO !  BAVAGLIO ? Mb

 

 MELFI, FIAT RICORRE CONTRO IL REINTEGRO DEI TRE OPERAI
La Stampa - La Fiat farà ricorso «nel più breve tempo possibile» contro il provvedimento del giudice del lavoro che ha annullato il licenziamento di tre operai nello stabilimento di Melfi. In una dichiarazione ufficiale il Lingotto annuncia di aver ricevuto oggi dalla Cancelleria copia del provvedimento.

«Valuteremo le motivazioni di questa decisione - spiega la Fiat - che non appare coerente con il quadro istruttorio già emerso, pur nella sommarietà degli accertamenti condotti. Nella convinzione di aver offerto prove incontrovertibili del blocco volontario delle linee di montaggio, che ha determinato un serio pregiudizio per l'azienda costringendola ad assumere doverosi atti di tutela della libertà di tutti i lavoratori e della propria autonomia imprenditoriale, verrà quindi presentato ricorso in opposizione alla decisione nel più breve tempo possibile».

L'azienda ricorda, infine, che «su questi stessi fatti è stata presentata una denuncia in sede penale».

18.08.10

 

- CHRYSLER: UTILE OPERATIVO II TRIM. 2010 A 183 MLN $ (+28% SU I TRIM.)
Radiocor - Chrysler (gruppo Fiat) ha registrato un utile operativo di 183 milioni di dollari nel secondo trimestre 2010 (+40 mln, il 28%, rispetto al primo trimestre). I ricavi sono stati pari a 10,5 miliardi (+8,2% rispetto ai 9,7 mld del trimestre precedente). La perdita netta si e' ridotta a 172 mln di dollari. Il gruppo comunica che gli obiettivi finanziari per l'anno 2010 rimangono invariati (incluso il breakeven operativo), ma probabilmente verranno rivisti al rialzo sulla base dei risultati del terzo trimestre.

 

4 - CHRYSLER: MARCHIONNE, NON ALZARE TARGET 2010 E' 'IMPOSSIBILE'
Radiocor -
Considerando i risultati del secondo trimestre, che hanno messo in luce 'numeri importanti', e' 'matematicamente impossibile' non ritoccare al rialzo gli obiettivi per il 2010. Lo ha detto l'amministratore delegato Sergio Marchionne, durante la conference call a commento dei risultati diffusi questa mattina (nel documento un rialzo del target era dato per possibile, in base ai risultati del terzo trimestre).

18.08.10

 

FIAT: NORGES BANK ENTRA CON IL 2,024% (Consob)
Radiocor - Norges Bank, la banca centrale norvegese, e' entrata nel capitale della Fiat con una partecipazione del 2,024%. L'operazione, come emerge dalle comunicazion i alla Consob sulle partecipazioni rilevanti, porta la data del 4 agosto. Norges Bank, dall'inizio del 2010, ha mostrato un notevole interesse per l'Italia, emergendo oltre la soglia rilevante del 2% in diverse societa' quotate: attualmente la banca ha in portafoglio il 2,031% in Parmalat, il 2,05% in Atlantia, il 2,08% in Maire Tecnimont, il 2,033% in BasicNet e l'1,96% in Impregilo. La banca di Oslo gestisce il fondo pensioni governativo norvegese

 

18.08.10

 


"Fiat, crollo delle vendite a luglio: -36% e i sindacati frenano sul contratto dell'auto". Il mercato in generale perde invece il 26% e la Fiat scende sotto quota 30% in Italia (Repubblica, p. 21).

Attacco del pezzo della Stampa: "L'assenza degli incentivi continua a far soffrire il mercato dell'auto in Italia" (p.25). Che poi Fiat perda 10 punti più del mercato è una considerazione che non sfiora la mente dell'articolista.

Del resto in economia ci sono la propaganda, i numeri e quel che vedi con i tuoi occhi (per esempio, in autostrada). Sulla cura Marpionne, di solito, ci si ferma alla prima.

 03-08-2010]

 

 

FIAT: NASCE FABBRICA ITALIA POMIGLIANO...
(Adnkronos) - Nasce Fabbrica Italia Pomigliano. La nuova societa', secondo quanto risulta dal registro delle imprese della Camera di commercio di Torino e' stata costituita il 19 luglio scorso, presidente e' Sergio Marchionne, il capitale sociale pari a 50 mila euro. Oggetto della newco 'attivita' di produzione, assemblaggio e vendita autoveicoli e loro parti'. Nel Cda figurano Alessandro Baldi, Camillo Rossotto e Roberto Russo.

 

9- FERRARI: UTILE GESTIONE ORDINARIA +10%, CRESCE IN USA E CINA...
(AGI) - Il Consiglio di amministrazione della Ferrari si e' riunito oggi, sotto la presidenza di Luca di Montezemolo, per esaminare i risultati del secondo trimestre 2010. I ricavi della Ferrari sono stati di 488 milioni di euro (+8,6% rispetto al secondo trimestre dello scorso anno), una crescita sostenuta dall'ottimo andamento della Ferrari California, dal grande successo della 458 Italia e della 599 GTO e dall'ulteriore sviluppo del programma di personalizzazione. Nel secondo trimestre il numero di vetture consegnate alla rete e' cresciuto del 2,6%, rispetto allo stesso periodo del 2009, raggiungendo le 1.615 unita'.

Relativamente ai mercati arrivano importanti primi segnali di ripresa degli Stati Uniti dove la Ferrari ha registrato un aumento del 10%; continua la crescita in Cina con un incremento di oltre il 20%, un valore destinato a migliorare ulteriormente nei prossimi mesi.

 

"Fiat vuol lasciare Federmeccanica e dire addio al contratto nazionale. Marchionne punta a nuove regole sulla base del modello Pomigliano. Anche Cisl e Uil fanno quadrato contro l'affondo del Lingotto". Ma il pensionato spagnolo Salvatore Tropea ci tranquillizza: "Marchionne ha consultato fior di legali" (Repubblica, p. 20). Poi dicono che gli vogliono mettere il bavaglio.

La realtà è che si comincia così: si cambia nome, si cambia residenza e associazione padronale, giusto per mutare intestazione dei contratti. E si finisce per non dormire due notti nello stesso albergo. La mossa finale della Misteriosa Entità Nomade Marpionnata? Pagare solo più in contanti (ma sempre a 180 giorni).

 

 

Quando il piatto si fa magro, è il momento di leader magri. Piero Fassino si sbenda da sé, profonde tutte le sue energie nella rimozione della pietra e chi t'incontra appena uscito dal sepolcro? Un giornalista della Stampa che passava lì per caso. Informato che gli operai italiani hanno un problemuccio con quei filantropi della Fiat, Fassino esala le sue ultime certezze: "Anche i lavoratori hanno bisogno di un'azienda sana. L'ad ha salvato il gruppo, bisogna riconoscerglielo. Quello che serve è far crescere la produttività" (p.24). C'è un posto da sindaco di Torino, oltre la bara?

 

31.07.10

 

 

LA FIAT NON ITALIANA È GIÀ UNA REALTÀ - gli Agnelli con la separazione societaria hanno posto le condizioni per una fusione tra Fiat Auto e Chrysler, DOPODICHE Torino sarà un socio di minoranza, in progressiva uscita - Dunque, come si fa a chiederle di farsi carico dei problemi del PAESE? Solo in nome di un passato assistenzialista, peraltro reciproco (incentivi contro occupazione

Enrico Cisnetto per "il Messaggero"

 

La discussione intorno alle mosse di Marchionne ha un che di surreale, e Berlusconi con il suo modo di esprimersi naïf lo ha fatto emergere con chiarezza. Infatti, quando il Cavaliere, ricordandosi di essere un imprenditore, sottolinea che ciascuna azienda deve essere libera di collocare la sua produzione dove meglio ritiene, ma nello stesso tempo, avendo un sussulto da premier, auspica che la delocalizzazione della Fiat non avvenga a scapito dell'Italia e dei suoi lavoratori", mette in evidenza la contraddizione in cui vive il capitalismo italico e che la vicenda Fiat sta facendo esplodere.

Da un lato, infatti, non si vuole prendere atto che la Fiat non è più un'azienda italiana, sia perché Marchionne ha fatto la scelta strategica - giusta - di collocarla nello scenario globale, laddove le case automobilistiche si giocano la sopravvivenza (vedi il felice risanamento in corso della Ford), sia perché gli Agnelli con la separazione societaria approvata di recente hanno posto le condizioni per una fusione tra Fiat Auto e Chrysler, effettuata la quale Torino sarà un socio di minoranza, ragionevolmente in progressiva uscita.

 

Dunque, se Fiat non è già più un'azienda nazionale ed è destinata presto a dismettere i panni italiani anche sotto il profilo del controllo, come si fa a chiederle di farsi carico dei problemi dell'economia domestica? Solo in nome di un passato assistenzialista, peraltro reciproco (incentivi contro occupazione)?

Dall'altro lato, però, non si può pensare che un governo - quale che esso sia - se ne freghi delle conseguenze che genera la fuga verso i mercati low cost di quelle imprese manifatturiere labour intensive la cui capacità competitiva dipende principalmente dai costi, e in particolare quello del lavoro. Ma siccome non si può, anche volendo, fermare la delocalizzazione, si tratta di guidarla anziché subirla riformulando il proprio modello di sviluppo.

 

Invece noi, per un verso ci attardiamo a contestare la legittimità delle scelte di Marchionne, costringendolo ad una inutile manfrina sulla possibilità di mantenere in Italia, che sia a Pomigliano o a Mirafiori, produzioni che con certezza saranno portate laddove, come in Serbia, un operaio costa meno di 500 euro al mese.

Mentre per altro verso ci limitiamo ad auspicare che tutto questo costi il meno possibile al nostro pil, senza capire che avendo rinunciato ormai da molti anni alla politica industriale siamo privi dello strumento decisivo per fare in modo che questo avvenga. Infatti, dobbiamo definire un nuovo modello di crescita, che favorisca quelle realtà industriali in cui l'innovazione del processo e del prodotto è più importante della riduzione dei costi.

 

Faccio un solo esempio: Grafica Veneta, del vicepresidente della Confindustria veneta Fabio Franceschi, è una delle poche aziende tipografiche d'Europa che guadagna, e bene, stampando libri. Perché paga poco gli operai? No. Perché, per esempio, produce "biolibri" con carta interamente riciclata e grazie al fotovoltaico si è resa energeticamente autonoma e può vendere volumi "carbon free" che il pubblico è disposto a pagare qualcosa in più. Green economy dice niente? (www.enricocisnetto.it)

 [26-07-2010]

 

 

 

http://www.fiatgroup.com/it-it/mediacentre/press/Documents/2010/Lettera_aperta_a_tutte_le_persone_del_Gruppo_Fiat_in_Italia_-_9_luglio_2010.pdf

 

Incontro con le Organizzazioni Sindacali per la definizione del Premio di Risultato 2010

Fiat ha incontrato oggi le organizzazioni Fim, Fiom, Uilm e Fismic per definire il valore del Premio di Risultato da erogare nel 2010 ai dipendenti del Gruppo.

Al termine della riunione è stato firmato un verbale nel quale l’azienda ha confermato il pagamento delle quote mensili del Premio per la parte riferita agli indicatori derivanti da precedenti accordi (in totale € 1.343,03 lordi annui per i lavoratori inquadrati dalla prima alla quarta categoria), mentre ha ribadito che, in relazione ai risultati economici del Gruppo del 2009, non sussistono le condizioni per riconoscere quote aggiuntive a saldo.

L’azienda ha inoltre confermato, in base a quanto previsto dall’accordo di Premio di Risultato del luglio 2009 in relazione al programma World Class Manufacturing, l’erogazione nel mese di dicembre 2010 di una Una Tantum di € 200 lordi per i lavoratori degli stabilimenti che raggiungano il livello silver nel corso del corrente anno.

14 luglio 2010

 

 

 

- FIAT: MOODY'S; RATING SOTTO REVISIONE, POSSIBILE TAGLIO...
(ANSA) -
Moody's ha posto sotto revisione il rating Ba1 assegnato a Fiat in vista di un possibile declassamento, alla luce dello spin off annunciato dal gruppo.

6- FIAT: VENDITE CHRYSLER A 407MILA, +22% SU PRIMO TRIMESTRE...
(AGI) -
Le vendite di Chrysler sono state, nel secondo trimestre, pari a circa 407mila auto, in aumento del 22% rispetto alle 334 unita' vendute nei primi tre mesi dell'anno. Lo si legge nelle slide di presentazione della trimestrale. In particolare, sono aumentato le quote negli Usa e in Canada (rispettivamente 292 e 60 mila, con incrementi del 24 e del 33%) e nel mondo (38mila, +9%). Diminuiscono invece quelle in Messico, scese da 19 a 17 mila.

 

23.07.10

 

1 - DOPO DECENNI DI FINANZIAMENTE E ROTTAMAZIONI A SPESE DEL CONTRIBUEBNTE, LA FIAT MOLLÒ L'"INGRATA" ITALIA
Gli ultimi operai di Mirafiori che stamane alle 5 hanno varcato i cancelli per il primo turno alla Fiat, si sono commossi alla lettura dei giornali e hanno incrociato le braccia.
Gli articoli pubblicati su alcuni quotidiani dopo il Consiglio di amministrazione che Sergio Marpionne ha voluto tenere nel quartier generale di Chrysler, hanno creato un'emozione fortissima nelle tute blu dello stabilimento.

 

 Lingotto

I risultati ottenuti dalla Fiat nei primi sei mesi dell'anno sono esaltanti, ma a riempire di lacrime gli occhi degli operai sono i reportage sul "nuovo paradiso" che il manager dal pullover sgualcito è riuscito a creare in quella fetente città americana di Detroit dove nel 1934 il senatore Giovanni Agnelli scoprì i segreti dell'automobile.

E fa davvero impressione leggere i tre articoli di "Repubblica", "Sole 24 Ore" e "MF" sull'entusiasmo con cui gli operai di Chrysler si sentono recuperati a una nuova vita. "Noi che abbiamo visto la morte in faccia sappiamo che cosa vuol dire essere resuscitati e siamo orgogliosi di aver contribuito a questa rinascita della Chrysler grazie alla cura italiana".

 

Queste dichiarazioni le ha rilasciate ieri Cynthia Holland, un'opulenta e simpatica ragazza di colore, che l'inviato di "Repubblica" Salvatore Tropea (corifeo della Fiat) ha intervistato nel quartier generale di Auburn Hills, "un complesso che per grandezza è secondo solo al Pentagono e forse, dicono, alla ex-residenza di Ceaucescu". E la foto della stessa Cynthia appare anche in una corrispondenza del quotidiano "MF" con le parole "per noi l'arrivo della Fiat è stato una manna dal cielo. Eravamo morti e il Gruppo italiani ci ha riportato alla vita".

Gli ultimi operai di Mirafiori hanno divorato anche gli articoli del "Sole 24 Ore" che esaltano l'impresa di Marpionne e la bellezza dei capannoni "luminosi e puliti" di Chrysler dove si leggono cartelli simili a quelli degli stabilimenti giapponesi.

 

È evidente che l'ufficio stampa della Fiat e dell'azienda americana, guidato dalla mano di Gualberto Ranieri, ha lavorato bene per dare il giusto risalto ai risultati di bilancio e al nuovo mondo che si è aperto in America. Ma è altrettanto chiaro che con questi articoli "ispirati", il manager italo-canadese alza definitivamente il velo sul suo progetto di portare fuori dall'Italia il cuore dell'automobile.

 

Nella quiete estiva del quartier generale di Chrysler, Marpionne figlio del carabiniere Concezio, ha dato ulteriori argomenti alla strategia di disimpegno e disincanto dalla miserabile realtà italiana. E tanto per non smentirsi annuncia sempre su "Repubblica" l'intenzione di investire 1 miliardo di euro in Serbia per produrre due versioni della monovolume che attualmente esce da Mirafiori.

Poi con una faccia tosta incredibile nega di avercela con i dipendenti italiani, aggiunge che Pomigliano è un "working progress", e che sul tavolo ha altri dossier sulla Cina che potrebbero andare in porto in autunno.

Il velo è squarciato e ed probabile che dopo la lettura dei giornali di oggi anche i sindacalisti più sonnolenti come Bonanni e Angeletti comincino a capire come andrà a finire il futuro della Fiat. L'ha capito bene anche qualche commentatore e qualche studioso di trasporti. Tra i primi c'è Massimo Mucchetti, l'editorialista principe del "Corriere della Sera" che oggi attribuisce senza mezzi termini a Marpionne la volontà di giocare all'estero contro la madrepatria.

 

"Oggi Marchionne è forte. Sente di poter dettare le regole del gioco. I sindacati appaiono divisi e impotenti. Il Governo, ancora più debole, lucra consensi sull'estremismo della Fiom, ma intanto Termini Imerese chiude senza colpo ferire e Pomigliano rimane un rebus". Così scrive Mucchetti e aggiunge: "Marchionne gonfia i muscoli...manda il messaggio di un'azienda che non dimentica il pugno di ferro e detta i suoi aut aut a un paese che non esprimendo da troppi anni una politica industriale si balocca con la Fabbrica Italia di Marchionne, senza capirne i conti e senza avere un'idea sull'attrazione transatlantica che la Chrysler eserciterà, presto o tardi, sull'auto".

L'analisi è lucida e spietata, e appare sul giornale milanese di cui anche Fiat è azionista, ma non è l'unica voce in controtendenza. Basta vedere infatti le dichiarazioni degli economisti Giuseppe Berta e Carlo Scarpa, entrambi preoccupati per la rivoluzione sindacale calata dall'alto (Berta) e per il destino di Pomigliano che è diventano un pantano (Scarpa).

Alcuni anni fa chiesero a Gianni Agnelli se riteneva che l'Italia fosse la Repubblica delle banane e lui rispose con la solita ironia che vedeva più fichi secchi che banane. I fichi secchi e le mele marce della politica e del governo assistono distratti alla rivoluzione del manager dal pullover sgualcito che licenzia i sindacalisti con motivazioni pretestuose e butta ogni giorno benzina sul fuoco.

 

Nel grande edificio di Detroit il Marpionne amerikano ha piazzato la scritta: "Le cose che facciamo dicono quello che siamo". Per lui che vive nell'epoca dopo Cristo, cioè nell'era post-moderna della globalizzazione, non c'è spazio per le banane e i fichi secchi, né per quel pugno di operai che stamane si sono commossi e per i quali l'azienda ha annunciato ieri altre due settimane di cassa integrazione.

23.07.10

 

Dichiarazione di un portavoce della Fiat

Le notizie pubblicate oggi dal quotidiano Libero in merito a possibili avvicendamenti al vertice della Ferrari sono semplici illazioni giornalistiche prive di qualsiasi fondamento.

Torino, 9 luglio 2010

Dichiarazione del Presidente della Fiat, John Elkann, sull’attuazione dell’accordo per Pomigliano d’Arco

La decisione di procedere con gli investimenti programmati è un importante segnale di fiducia. Significa che crediamo nell'Italia e intendiamo fare fino in fondo la nostra parte.

Molte cose stanno cambiando intorno a noi, e oggi può essere l'inizio di una fase completamente diversa: il successo dipenderà da quanto ciascuno saprà essere protagonista di questo cambiamento.

Torino, 9 luglio 2010

 

 

I commenti e le decisioni delle agenzie di rating dopo l’annuncio del Piano Strategico

Fitch Ratings ha confermato ieri il rating di Fiat a “BB+” con outlook negativo.

Moody’s Investor Service ha confermato oggi il rating di Fiat a “Ba1” con outlook negativo e, allo stesso tempo, ha confermato il rating di CNH Global N.V. a “Ba3” con outlook stabile.

Standard & Poor’s Ratings Services ha posto il rating del debito a lungo termine di Fiat “BB+” in CreditWatch con implicazioni negative. Il rating a lungo termine di CNH Global NV (BB+) è stato posto sotto osservazione con implicazioni ancora in sviluppo, lasciando aperta la possibilità di una revisione al rialzo o al ribasso.

Torino, 23 aprile 2010

 

 

 

IL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DI FIAT APPROVA LA SCISSIONE DEI BUSINESS VEICOLI INDUSTRIALI, MACCHINE AGRICOLE E PER LE COSTRUZIONI E RELATIVI MOTORI E TRASMISSIONI

Il 21 aprile 2010 Fiat S.p.A. ha annunciato l’intenzione di procedere ad una scissione dei business veicoli industriali, macchine agricole e per le costruzioni e relativi motori e trasmissioni.

Oggi il Consiglio di Amministrazione della Fiat ha approvato la scissione parziale proporzionale, ai sensi degli artt. 2506 e seguenti del codice civile, con cui Fiat S.p.A. intende trasferire ad una società di nuova costituzione, Fiat Industrial S.p.A. alcuni elementi dell’attivo (prevalentemente partecipazioni) relativi ai business dei veicoli industriali, motori “industrial & marine”, macchine agricole e per le costruzioni oltre a debiti finanziari. Con la scissione, queste attività saranno separate da quelle automobilistiche e dalla relativa componentistica, che includono Fiat Group Automobiles, Ferrari, Maserati, Magneti Marelli, Teksid, Comau e FPT Powertrain Technologies (attività di motori e trasmissioni per autovetture e veicoli commerciali leggeri).

Dalla data di efficacia della scissione – che si assume possa essere il 1° gennaio 2011 – le azioni di Fiat Industrial saranno assegnate agli azionisti Fiat sulla base di un rapporto uno a uno.

Successivamente, Fiat e Fiat Industrial saranno quotate separatamente presso il mercato telematico azionario di Milano e opereranno in modo separato come società quotate indipendenti con i rispettivi management e consigli di amministrazione.

La scissione darà chiarezza strategica e finanziaria ad entrambi i business e permetterà loro di svilupparsi strategicamente in modo indipendente l’uno dall’altro. Inoltre, il Consiglio ritiene che l’operazione consentirà la giusta valutazione sui mercati dei capitali di entrambe le società.

La scissione sarà pienamente proporzionale: ciascun azionista riceverà un numero di azioni della stessa categoria uguale al numero di azioni Fiat della medesima categoria possedute alla data di efficacia della scissione. Alla data di efficacia della scissione gli azionisti di Fiat Industrial saranno quindi gli stessi azionisti di Fiat.

In conseguenza della scissione il patrimonio netto di Fiat sarà ridotto di 3.750.346.053 euro. Tale riduzione (raggiunta attraverso una corrispondente riduzione del capitale sociale e delle riserve) non darà luogo a cancellazione di azioni, ma sarà attuata con una riduzione proporzionale del valore nominale di ciascuna categoria di azioni che, dalla data di efficacia della scissione, sarà pari a 3,50 euro. Di conseguenza, il capitale sociale di Fiat Industrial sarà aumentato di 1.913.178.892 euro, inoltre 1.837.167.161 euro saranno attribuiti a Fiat Industrial attraverso le altre riserve.

Il numero e le categorie di azioni – ed i relativi diritti - di Fiat Industrial replicheranno esattamente il numero e le categorie – ed i relativi diritti – di Fiat. Il valore nominale di ciascuna categoria di azioni di Fiat Industrial sarà pari a 1,50 euro.

Queste variazioni entreranno in vigore alla data di efficacia della scissione e non troveranno quindi applicazione con riferimento al bilancio 2010.

Le azioni proprie attualmente possedute dalla Fiat, che rappresentano circa il 3% del capitale sociale, non saranno trasferite a Fiat Industrial. Dopo la scissione, la Fiat deterrà quindi circa il 3% di Fiat Industrial.

Non vi saranno modifiche sostanziali ai piani di incentivazione di Fiat, ad eccezione del fatto che ogni riferimento o diritto ad acquistare o ricevere azioni Fiat S.p.A. sarà da riferirsi, in conseguenza della scissione, ad un pari numero di azioni Fiat e di azioni Fiat Industrial. Questi piani saranno serviti con azioni proprie e con le azioni di Fiat Industrial ricevute a seguito della scissione.

La scissione è soggetta all’approvazione degli azionisti ed ai provvedimenti autorizzativi delle autorità regolamentari mandato al Presidente ed all’Amministratore Delegato di Fiat di convocare l’assemblea ordinaria e straordinaria degli azionisti per approvare l’operazione ed alcune modifiche statutarie che o sono conseguenza della scissione (inclusa la riduzione dell’importo massimo autorizzato per l’acquisto di azioni proprie) o sono richieste per introdurre modifiche derivanti da norme in materia societaria entrate in vigore di recente. Considerata la presenza normale di azionisti di Fiat, l’assemblea si terrà presumibilmente, con il quorum necessario, il 16 settembre 2010.

La scissione avverrà in continuità di valori e, quindi, non avrà effetti sui risultati consolidati del Gruppo e sul risultato del bilancio civilistico di Fiat S.p.A. al 31 dicembre 2010.

Dalla scissione non nasceranno diritti di recesso degli azionisti.

Il Progetto di scissione, la Relazione Illustrativa e il Documento Informativo saranno resi pubblici presso la sede legale della Società e presso gli uffici di Borsa Italiana S.p.A. ed anche attraverso il sito internet www.fiatgroup.com.

Da ultimo, Fiat Industrial Group ha ricevuto una “highly confident letter” firmata congiuntamente da Barclays Capital, BNP Paribas, Citi, Crédit Agricole Corporate and Investment Bank, IntesaSanpaolo S.p.A., Société Générale Corporate & Investment Banking, The Royal Bank of Scotland plc e Unicredit Corporate Banking S.p.A. per un nuovo finanziamento sino a 4 miliardi di euro (che sarà reso disponibile con una combinazione di un finanziamento “revolving” e di un finanziamento a termine) che ci si aspetta possa essere finalizzato prima della data di scissione.

Tale finanziamento potrà essere utilizzato per le generali esigenze aziendali e per i fabbisogni legati al capitale di funzionamento, inclusa la restituzione da parte di Fiat Industrial, dopo la data di efficacia dell’operazione, dei finanziamenti infragruppo oncessi da Fiat sino alla data di efficacia della scissione.

c

   

Fiat Industrial è attualmente una controllata totalitaria di Fiat e, pertanto è una parte correlata di Fiat nel significato dell’art. 2, para. 1, lett. h) del Reg. Consob n. 11971/1999. Se e in quanto richiesto, il contenuto del Documento Informativo che sarà pubblicato prima dell’assemblea degli azionisti che approverà la Scissione dovrà essere conforme con i contenuti richiesti dall’Allegato 3B, Schema 4 del Reg. Consob n. 11971/1999.

dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili e societari, Alessandro Baldi e Camillo Rossotto, ichiarano ai sensi del comma 2 articolo 154 bis del Testo Unico della Finanza che l'informativa contabile ontenuta nel presente comunicato corrisponde alle risultanze documentali, ai libri ed alle scritture contabili.

Torino, 21 luglio 2010

 

 

 

 

 FIAT: MELFI, I TRE OPERAI LICENZIATI SU MURA CENTRO STORICO...
(AGI) - "Difenderemo fino alla fine il posto di lavoro. Non abbiamo fatto nulla di illegittimo e non desisteremo". Antonio Lamorte, Giovanni Barozzino, di Rionero in Vulture (Pz) e Marco Pignatelli, di Potenza, i tre operai della Fiat di Melfi licenziati per aver interrotto la produzione durante una manifestazione sindacale sono saliti da ieri pomeriggio sulle mura medioevali di Melfi, decisi a rivendicare i loro diritti sindacali.

I tre hanno passato la notte scorsa all'aperto, riposando a turno dentro una tenda, e lo stesso faranno nei prossimi giorni. Domani, nel centro lucano la Fiom-Cgil organizzera' una manifestazione di piazza, a cui prenderanno parte il segretario generale dell Fiom, Maurizio Landini. Sempre per domani il sindacato ha indetto lo sciopero di otto ore per tutti gli stabilimenti Fiat.

17.07.10

- FIAT: MELFI; 3 OPERAI LICENZIATI, 2 SONO DELEGATI FIOM
ANSA-
Tre operai del reparto montaggio dello stabilimento di Melfi (Potenza) della Fiat - dove si produce la Punto Evo - sono stati licenziati dall'azienda, che li ha sospesi giovedi' scorso con l'accusa di aver ostacolato il percorso di un carrello robotizzato durante un corteo interno. Dei tre operai, uno ha ricevuto stamani, attraverso un telegramma, la comunicazione del licenziamento; gli altri due, che sono delegati della Fiom, non hanno ancora ricevuto finora alcuna comunicazione, ma i dirigenti della loro organizzazione sono sicuri del provvedimento.17.07.10

 

STAFFETTA RETRÒ FRA PT CRUISER E 500...
A. Mal. per "il Sole 24 ore" - Prendi una piattaforma di auto piccola, mettici una carrozzeria retrò, costruiscila in un Paese a costi bassi e vendila a un prezzo da amatore. È la ricetta di un successo durato 11 anni e che si è concluso proprio ieri con l'uscita dalla catena di montaggio dell'ultimo esemplare: è la storia della Chrysler Pt Cruiser, la berlina venduta dal 1999 in oltre 1,35 milioni di unità.

Dalla stessa catena di montaggio messicana usciranno fra qualche mese le prime Fiat 500 destinate al mercato americano: un paradosso ma non troppo, visto che gli ingredienti del successo - quelli citati all'inizio - sono gli stessi e hanno già funzionato in Europa: una base Panda con una carrozzeria retrò e una strizzata d'occhi alla moda. L'operazione Usa è cominciata: la casa di Detroit ha già avviato la selezione dei concessionari che accanto alle Chrysler e Dodge esporranno anche un simbolo del made in Italy. L'impresa non sarà facile, vista la diffidenza degli americani per le "piccole"; l'obiettivo è di imitare il buon successo della Mini. Sperando che l'eredità della cugina americana porti bene.

10.07.10

 

- MARCHIONNE A DIPENDENTI, SCEGLIERE SE STARE DENTRO O FUORI DA COMPETIZIONE INTERNAZIONALE...
(Adnkronos) -
"Le regole della competizione internazionale non le abbiamo scelte noi e nessuno di noi ha la possibilita' di cambiarle, anche se non ci piacciono. L'unica cosa che possiamo scegliere e' se stare dentro o fuori dal gioco". Lo afferma l'Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, in una lettera indirizzata "a tutti i dipendenti dell'azienda in Italia a tutte le persone del Gruppo Fiat in Italia", sottoolineando che "ci troviamo in una situazione molto delicata, in cui dobbiamo decidere il nostro futuro. Si tratta di un futuro che riguarda noi tutti, come lavoratori e come persone, e che riguarda il nostro Paese, per il ruolo che vuole occupare a livello internazionale".

 

"Scrivere una lettera e' una di quelle cose che si fa raramente e solo con le persone alle quali si tiene veramente. Se ho deciso di farlo -esordisce Marchionne- e' perche' la cosa che mi sta piu' a cuore in questo momento e' potervi parlare apertamente, per condividere con voi alcuni pensieri e per fare chiarezza sulle tante voci che in questi ultimi mesi hanno visto voi e la Fiat al centro dell'attenzione. Non e' la Fiat a scrivere questa lettera, non e' quell'entita' astratta che chiamiamo 'azienda' e non e', come direbbe qualcuno, il 'padrone'".

8 - POMIGLIANO, ACCORDO SOTTOSCRITTO DA AZIENDA CON FIM-CISL, UIL-UILM, FISMIC E UGL...
(Adnkronos/Labitalia) -
La Fiat e le organizzazioni sindacali Fim-Cisl, Uil-Uilm e Fismic, al termine di un incontro tenutosi oggi a Torino, hanno convenuto di dare attuazione all'accordo raggiunto il 15 giugno scorso per la produzione della futura Panda a Pomigliano d'Arco. Lo comunica, in una nota, la casa automobilistica torinese. Alla riunione erano presenti, tra gli altri, il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne. L'Ugl, firmataria anch'essa dell'accordo del 15 giugno, non ha partecipato all'incontro di oggi, ma aveva gia' incontrato l'azienda in precedenza.

10.07.10

 

 

AUTO IN EUROPA: LA FIAT E’ FUORI MERCATO E POMIGLIANO NON C’ENTRA NIENTE... - I DATI DEL PRIMO SEMESTRE 2010 SONO TRAGICAMENTE EVIDENTI: IL CALO DEL LINGOTTO NEL MERCATO DELL’EUROPA A 27 PAESI È DEL 20,8% (E SCENDE AL SESTO POSTO) - QUESTO VUOL DIRE CHE LE AUTO FIAT NON SONO FRA LE MIGLIORI E - COME VOLUMI - NON SONO IN LINEA NEPPURE CON LA MEDIA DEL MERCATO. PUNTO E BASTA. IL RESTO È CHIACCHIERA - MA LA POLITICA TUTTA E LA GRANDE STAMPA (ANCHE DI SINISTRA) LO NASCONDONO SEMPRE - IL GRUPPO FIAT È GRANDE PER NUMERI, E SOLO ASSOMMANDO TUTTO, DA IVECO AI TRATTORI ALLA MAGNETI MARELLI, MA NON È UN GRANDE E VINCENTE GRUPPO AUTOMOBILISTICO

 

1- AUTO IN EUROPA: LA FIAT E' FUORI MERCATO E POMIGLIANO NON C'ENTRA NIENTE...
Bankomat
per Dagospia

 

Il dato non mente. Leggete "il Sole 24 ore", sul sito o sul quotidiano: si narrano i dati del mercato auto europeo del primo semestre 2010 rispetto al 2009, tragicamente evidenti.
Un modesto più 0,2% è il dato del mercato europeo nei primi sei mesi dell'anno, ma Fiat è fuori gioco, perché il suo calo nel mercato dell'Europa a 27 Paesi è del 20,8%.

Peggio di tutti i suoi principali concorrenti, mentre si conferma anche il fatto che, a valori assoluti, FIAT non è uno dei primi cinque produttori europei. Con il 7,4% di quota di mercato, è la sesta Casa automobilistica.

 

Questo vuol dire che le auto progettate e vendute da Fiat non sono fra le migliori e - come volumi - non sono in linea neppure con la media del mercato. Punto e basta. Il resto è chiacchiera. Qui non c'entrano Pomigliano, Epifani, la camorra, i comunisti, i meridionali. Qui c'entrano solo i cervelli torinesi e non solo di Mr Marpionne dal pullover ostentato. A Torino sono poco competitivi in termini di capacità progettuale e commerciale. Da anni, lo sanno tutti.

 

Ma la politica e la grande stampa lo nascondono sempre come è appena possibile.
Il Gruppo Fiat è grande per numeri, e solo assommando tutto da Iveco ai trattori alla Magneti Marelli, ma non è un grande e vincente gruppo automobilistico.

Le auto da sempre le fanno meglio in Francia, Germania e Giappone (non in Polonia India e Corea, con rispetto parlando per questi onesti Paesi: in EUROPA occidentale!). E pure la Ford è meglio della Fiat. In un'Italia finto liberale e mercatista del Cavalier Berlusconi questa amara e secca verità dovrebbe essere detta. Ma non è conveniente forse neppure alla sinistra.


2- GIUGNO NEGATIVO PER LE VENDITE DI AUTO IN EUROPA. IN CALO LA QUOTA DI MERCATO FIAT
Dal "Sole 24 ore"

Giugno negativo per le immatricolazioni di nuove auto in Europa (paesi Ue27 + Efta), calate del 6,2% a 1.383.445 unità rispetto allo stesso mese del 2009, mentre il parziale dei primi sei mesi del 2010 é ancora in rialzo dello 0,6% a 7.495.520 unità rispetto allo scorso anno. Secondo i dati Acea, nella sola area Ue27, invece, le vendite sono diminuite in giugno del 6,9% a 1.341.092 unità, mentre nei primi sei mesi del 2010 rimangono positive dello 0,2% a 7.285.487 unità.

Vendite in calo in Germania (-32,3%), Italia (-19,1%) e Francia (-1,3%). Positivi invece i mercati di Spagna (+25,6%) e Regno Unito (+10,8%). Il maggior calo é stato segnato in Slovacchia (-40,6%), mentre il maggior incremento in Irlanda (+75,8%).

Il gruppo Fiat ha registrato nell'Europa a 27 un calo delle vendite del 20,8% 98.687 unità. Si riduce anche la quota di mercato che passa dall'8,7 al 7,4%, un dato che colloca la casa torinese al sesto posto tra i costruttori. Nei primi sei mesi le vendite sono scese del 10% a 598.382 unità, mentre la quota di mercato è diminuita dal 9,1 all'8,2 per cento.

 

Nel confronto con i risultati dell'anno scorso va considerato che allora, grazie agli eco-incentivi, Fiat Group Automobiles aveva ottenuto volumi e quote record. Anche in giugno, come già a maggio, il calo delle vendite del Gruppo in Europa è causato principalmente dalle minori immatricolazioni in Italia, dove il mercato globale ha registrato una contrazione del 19,1%, e in Germania, dove le immatricolazioni complessive sono scese del 32,3 per cento.

Passando in rassegna le altre maggiori case automobilistiche, in giugno sono calate dell'8,1% le immatricolazioni di Volkswagen, del 5,0% quelle di Peugeot, del 14,8% quelle del gruppo Ford, del 12,4% le immatricolazioni di Toyota, mentre c'é stato un saldo positivo invece per il gruppo Renault (+3,8%), per Bmw (+7,1%) e Nissan (+27,1%). La miglior performance mensile appartiene al gruppo Jaguar Land Rover con un +29 per cento. [16-07-2010]

 

 

 FIAT, A MELFI LA FIOM FA LE PROVE DI SABOTAGGIO ...
Pierluigi Bonora per "il Giornale" - Prove generali di sabotaggio da parte della Fiom. Il sindacato rosso guidato da Maurizio Landini ha cominciato dallo stabilimento Fiat di Melfi le grandi manovre contro il piano di riorganizzazione messo a punto da Sergio Marchionne.

In attesa che la Fiat e i sindacati firmatari dell`accordo sul rilancio della fabbrica di Pomigliano tirino le somme dopo il recente referendum (il 62,2% dei dipendenti ha votato sì al piano), ieri si è infiammata la situazione a Melfi. Per la fabbrica molisana dove viene prodotta la Punto Evo sono giorni di tensione.

Per protestare contro la decisione dell`azienda di sospendere tre operai (due dei quali delegati Fiom), i lavoratori hanno scioperato sia la notte scorsa sia ieri mattina. La sospensione è stata decisa dopo che, durante un corteo interno, i tre operai avrebbero impedito a un carrello robotizzato di proseguire il suo percorso, non rifornendo di materiale le altre tute blu lungo la linea.

Una delle classiche azioni di sabotaggio che gli iscritti alla Fiom potrebbero mettere in atto anche a Pomigliano e nelle altre fabbriche del gruppo, capaci di bloccare la produzione. E proprio interventi di disturbo del genere creano non poca preoccupazione nella dirigenza del Lingotto in vista della ripartenza dello stabilimento campano all`insegna della nuova Panda.

Anche a Mirafiori la situazione è tutt`altro che tranquilla. Ieri i lavoratori della fabbrica torinese hanno nuovamente scioperato 2 ore per il premio di risultato. E un corteo di 1.800 persone ha raggiunto il Motor Village. La Uilm, intanto, riferendosi a Pomigliano, sostiene di «essere fermamente convinta che la Fiat saprà onorare il patto sottoscritto con un sindacato moderno e riformista per il bene del Paese e del Pil nazionale».

 

«Ci sono momenti - spiega il leader Rocco Palombella - in cui gli obiettivi di azienda e sindacato coincidono. È il caso del mantenimento della produzione automobilistica in Italia grazie agli investimenti, per circa 20 miliardi, sul territorio da parte del gruppo».

 

09-07-2010]

 

 

SPIN OFF GARANTITO...
Sara Bennewitz per "la Repubblica" - Sei banche sono pronte a rifinanziare sulla fiducia il piano di scorporo delle attività industriali Fiat da quelle dell´auto. Bnp Paribas, Calyon, Citigroup, Intesa Sanpaolo, Unicredit e Rbs la prossima settimana proporranno a Marchionne le condizioni per una linea di credito fino a 4 miliardi di euro. In attesa di esaminare i dettagli del piano industriale, gli istituti tracceranno le condizioni e i tassi (non vincolanti) per un nuovo prestito.

Il Lingotto ha bisogno di questi 4 miliardi sia per estinguere alcuni vecchi debiti di Fiat Auto sia per avere la liquidità necessaria ad avviare il processo di scorporo. Solo quando l´operazione sarà ultimata, Fiat Industrial potrà autofinanziarsi emettendo nuove obbligazioni che prima dello scorporo erano sempre garantite da Fiat Auto.

10.07.10

 

Fiat 500 0.9 TwinAir 85 CV: come va

Ha solo due cilindri ed occupa appena 875 cc. Per questo pesa poco e permette alla 500 che lo ospita sotto il cofano di consumare ed inquinare ancor meno, senza rinunciare a nulla in termini di prestazioni. Insomma, nell’era del “downsizing” questo nuovo TwinAir sembra essere l’uovo di Colombo motoristico. Un gioiellino frutto del savoir faire torinese nel progettare vetture di piccole dimensioni. Ma cosa si prova al volante della prima bicilindrica moderna? La curiosità è tanta perché un’architettura motoristica del genere non si applicava da anni. Noi un’idea ce la siamo fatta guidando la nuova Fiat 500 TwinAir per alcuni chilometri. Vi raccontiamo com’è andata in attesa di un test più approfondito necessario per capire quanto un motore del genere sia in grado di far risparmiare nell’uso quotidiano dell’auto.

E’ GRANDE, PER FINTA
Prima di metterci al volante ci siamo voluti togliere una curiosità: aprire il cofano e vedere quando spazio occupa un 900 cc. A sorpresa il motore che si vede è bello grande, ma in realtà non lo è. Ad ingannare l’occhio è il coperchione in plastica che ricopre l’unità propulsiva, come ormai accade in tutte la auto moderne. Si potrebbe ironizzare ipotizzando che i progettisti abbian voluto limitare nei clienti “complessi di inferiorità”, ma ci sono anche ragioni tecniche legate all’insonorizzazione del monoblocco.

SUONA DIVERSO…
Girando la chiave, il TwinAir della 500 colpisce per la sonorità insolita. Cambia il tipo di vibrazione trasmessa nell’abitacolo, anche se poi quando il motore gira al minimo non vibra più di un normale quattro cilindri. Il merito, nonostante l’architettura bicilindrica che ha come inevitabile effetto collaterale un maggior numero di vibrazioni, è del contralbero di equilibratura messo a punto dagli ingegneri della Fiat Powertrain. Sicchè, basta davvero poco a coprire del tutto la voce del propulsore: un minimo di ventola di aria condizionata o della musica anche a basso volume.

…SUONA 500
E allora ingraniamo la prima, dal cambio manuale a cinque marce, e acceleriamo. Un sorriso si stampa immediatamente sulla faccia di chi vi scrive perché quanto immaginato, ma non scritto poche righe più su, si verifica: il sound della Fiat 500 MultiAir ricorda quello del “cinquino” d’un tempo, anch’esso rigorosamente bicilindrico. Intendiamoci, il TwinAir non produce il borbottio da vecchio frullino. Il rumore è sommesso, come si conviene ad un’utilitaria moderna, ma le dinamiche di sviluppo del suono sono simili, con tanto di risonanza in fase di rilascio dell’acceleratore. Un effetto legato all’architettura del motore che secondo noi entusiasmerà chi la “vecchia” 500 ce l’ha nel cuore, e ispirerà simpatia in tutti gli altri.

DOPPIA ANIMA
Sound a parte, bastano pochi chilometri per apprezzare la brillantezza in modalità “Normal”, in cui il motore eroga tutti gli 85 CV di potenza e soprattutto i 145 Nm metri di coppia massima a 1.900 giri. Il TwinAir è pronto, ma per ottenere briosità bisogna tenerlo sopra i 2.000 giri, regime in cui entra in azione il turbo che spinge bene fino ai 3.500 giri. Sopra questa soglia i rapporti lunghi del cambio fanno perdere vigore, ma il bicilindrico Fiat è comunque sfruttabile fino ai 5.000 giri. La rombosità che accompagna i passeggeri nelle accelerazioni è sufficientemente contenuta e comunque piacevole per via della particolare timbrica del due cilindri che fa sembrare l’auto più sportiva di quello che in realtà è. La musica cambia quando si schiaccia il tasto “ECO”, messo a punto dai tecnici Fiat per minimizzare i consumi e le emissioni inquinanti nell’uso cittadino. La coppia massima del motore viene infatti “tagliata” elettronicamente a 100 Nm, si alleggerisce lo sterzo e tutto ti invoglia a guidare con tranquillità dando retta, possibilmente, al suggeritore elettronico di cambiata. Anche perché spingendo sul pedale dell’acceleratore, la risposta dell’auto è pigra e sembra dirti “che stai facendo, perché vuoi consumare?”. Ovviamente è proprio in modalità ECO che si va più lontani: nel ciclo combinato Fiat dichiara appena 4,1 litri ogni 100 chilometri. Valore che ci riserviamo di verificare in una prossima prova su strada.

 

 

"Auto, affondano le vendite: per Fiat meno 27%. Meno 19% per le immatricolazioni a giugno in Italia" (Repubblica, p. 25). Continua l'inspiegabile fenomeno del Lingotto che perde più del mercato, nonostante le bellissime vetture che produce con operai italiani e ben pagati.

 

Pomigliano o non Pomigliano, Panda o non Panda, ci viene il dubbio che a produrre macchine povere, in paesi poveri e con operai poveri, non si raggiunga la clientela ricca d'Europa, quella con cui si fanno gli utili. Ma sicuramente siamo ottenebrati dallo spettacolo del parco macchine sempre più costoso che vediamo sulle autostrade di Emilia Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Francia, Germania eccetera eccetera: Audi, Bmw e Suv tanti. Punto e Bravo, pochine. E' il consumatore che non capisce?

02.07.10

 

FIAT VOLUNTAS LORO - SOFRI: "DAVVERO LA FIAT DICHIARA CHE “LAVORERÀ CON CHI HA FIRMATO”? E’ UNA BELLISSIMA INNOVAZIONE NEL CONCETTO DI REFERENDUM. ABROGATIVO DI CHI NON È D’ACCORDO" - POLITO: "LA PRIMA STECCA DEL GURU COL MAGLIONCINO" - SACCONI: "PANDA A POMIGLIANO? A UN PEZZO DI ITALIA NON VA GIU’" - TERMINI IN CIG, PROTESTA AI CANCELLI DURANTE PARTITA ITALIA

1 - SOFRI PER "IL FOGLIO" - DAVVERO LA FIAT DICHIARA CHE "LAVORERÀ CON CHI HA FIRMATO"? E' UNA BELLISSIMA INNOVAZIONE NEL CONCETTO DI REFERENDUM. ABROGATIVO DI CHI NON È D'ACCORDO, DICIAMO
Adriano Sofri per "Il Foglio" - Davvero la Fiat dichiara che "lavorerà con chi ha firmato"? E' una bellissima innovazione nel concetto di referendum. Abrogativo di chi non è d'accordo, diciamo. Certo, 'sti operai sono duri di testa: dire no quasi al 40 per cento a un ultimatum su minestra e finestra! Mah, guardiamo la partita. Troverei davvero scandaloso che la Slovacchia, approfittando antisportivamente delle circostanze, comprasse l'Italia.

 

2 - LA PRIMA STECCA DEL GURU COL MAGLIONCINO...
Antonio
Polito per "Il Riformista"

Sempre più spesso i comportamenti individuali e collettivi in Italia sembrano mossi da un oscuro «cupio dissolvi». Questo avviene perché il concetto di bene comune e di vantaggio reciproco, che dovrebbe ispirare in tutti atteggiamenti e scelte razionali, non è più da tempo la stella polare di una comunità nazionale squassata dalla ricerca spasmodica, e talvolta pretestuosa, del conflitto. Si finisce così col fare del male agli altri senza arrecare benefici a se stessi.
Il tipo di situazione che lo storico Carlo Cipolla definiva la «legge del cretino».

 

È evidente che a Pomigliano chi ha votato no ha votato contro il proprio interesse primario, e cioè garantire futuro e lavoro alla sua fabbrica. Ci sono tanti compagni operai, dalla Polonia a Torino, che stanno alla finestra fregandosi le mani, sperando che Marchionne porti ora la Panda dalle loro parti togliendola a Pomigliano. Si dirà: ma chi ha votato no l'ha fatto proprio perché non ha accettato uno scambio tra diritti e lavoro, e si è levato in difesa dei primi anche a costo di perdere il secondo.

 

Mi permetto di dubitarne. Nessuno, in provincia di Napoli, è disposto a perdere il lavoro per non perdere diritti. Semplicemente perché senza lavoro non c'è nessun diritto, e perché solo se c'è lavoro ci si può poi battere per i diritti. Il comportamento razionale di tutti quegli operai che, pur non essendo iscritti alla Fiom, hanno votato per la Fiom, sarebbe dunque stato quello di salvare l'azienda e poi cominciare dal giorno dopo a battersi per riprendersi i propri diritti. Ciò che, in sostanza, aveva proposto la stessa Cgil.

Ma irrazionale è stato anche il comportamento di Marchionne. La stella del manager col maglioncino, che piace a destra e a sinistra, che è rispettato come un guru in Italia perché viene dal Canada, nasce dal fatto che è considerato estraneo ai giochi politici nostrani e alle lotte intestine del sindacato, e che pensa solo al bene della sua azienda. Questo patrimonio di autorevolezza, che aveva portato l'opinione pubblica italiana a parteggiare per lui invece che per quei trinariciuti della Fiom, è stato rapidamente dilapidato nei giorni che hanno preceduto il referendum.

 

Con una serie di comportamenti - dalla denuncia sprezzante degli operai di Termini come hooligans, alla incredibile idea di organizzare una marcia pro Fiat a Pomigliano come replica farsesca di quella dei 40mila di Torino - Marchionne è parso impegnato sempre più in una battaglia ideologica vecchio stampo, del tipo: spezziamo le reni al sindacato rosso. Marchionne aveva il coltello dalla parte del manico, perché la ragione era dalla sua parte. Ma ha usato quel coltello per ferire. E ha ferito l'orgoglio di molti lavoratori, spostandoli dalla parte dell'estremismo della Fiom. «Marchionne mi ha insultata», diceva ieri una lavoratrice non sindacalizzata al Sole 24 ore per spiegare il suo no.

 

Se il manager lavorava fin dall'inizio per far fallire l'operazione Panda a Pomigliano, si è comportato coerentemente. Ma siccome non era e non è così, il suo comportamento è stato irrazionale. Chi lo conosce dice che lui è così, e che preferisce la verità alla diplomazia. Ma ora la diplomazia dovrà usarla lo stesso, quantomeno nei confronti di chi, nel governo e nel sindacato, gli è stato alleato e ora gli chiede di non fare scherzi e di non rimangiarsi l'investimento. Questa prima performance della Fiat globalizzata e de-montezemolata, insomma, non è stata brillante. Anche nell'era della modernità il consenso è un bene prezioso, e bisogna sudare per guadagnarselo.

3 - SACCONI, RISULTATO OLTRE ASPETTATIVE INVESTIMENTO CONFERMATO...
(AGI) - "Il risultato, che apre una prospettiva per l'intero mezzogiorno, supera le mie aspettative". Questo il commento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, all'esito del referendum dei lavoratori Fiat di Pomigliano. E lo stesso ministro, dicendosi convinto che la Fiat andra' avanti con i nuovi investimenti nonostante il 34% dei "no", annuncia che il governo valutera' una possibile detassazione e decontribuzione di parte del salario aggiuntivo.

 

Intervistato dal "Corriere della Sera", Sacconi spiega che "un accordo come questo, che chiede di lavorare tre turni per sei giorni e' impopolare perche' cambia la vita delle persone", tant'e' che gli stessi leader dei sindacati firmatari dell'accordo "sapevano quanto fosse difficile anche solo raggiungere il 60%". Comunque, secondo il ministro, il risultato "e' netto: i sostenitori dell'accordo hanno vinto, la Fiom ha perso".

4 - SACCONI, PANDA A POMIGLIANO? A UN PEZZO DI ITALIA NON VA GIU'...
(Adnkronos) - "In Italia c'e' una componente alla quale, quando le cose vanno bene, secca tanto. C'e' una parte del paese che gioca al 'tanto peggio tanto meglio'. Ed invece, mi dispiace, ma e' andata bene e rischiamo di avere davvero la Panda a Pomigliano". E' sarcastico il titolare del Lavoro, Maurizio Sacconi, nel replicare alle domande dei cronisti che gli fanno notare come indiscrezioni facciano pensare che non tutti abbiano letto in maniera ottimistica l'esito del referendum. Un ottimismo che per primo lo stesso Sacconi ieri ha manifestato appena venuto a conoscenza del risultato del voto dei lavoratori nello stabilimento campano della Fiat.

 

Ne' il ministro concorda con i rumors stando ai quali la casa torinese non sarebbe soddisfatta dell'esito del referendum: "Chi l'ha detto che la Fiat non e' contenta -ribatte Sacconi a margine di un convegno al Cnel- leggete piuttosto i giornali torinesi. La Fiat ha, invece, preso una posizione netta, inequivoca. Ha detto 'io procedo per attuare l'accordo con i firmatari dell'accordo'. Poi -ribadisce il ministro- c'e' una parte del paese a cui tutto questo dispiace. C'e' un pezzo di paese minoritario, un pezzo di establishment a cui secca tanto che si possa fare la Panda a Pomigliano. Cosa che ha un significato non solo per Fiat ma anche per il Mezzogiorno".

Quanto alla richiesta della Fiom di riaprire le trattative Sacconi conferma quanto gia' detto ieri mattina: "Io credo siano le parti firmatarie dell'accordo a dover decidere come procedere -scandisce- Questa e' la posizione che ha assunto, credo correttamente, la Fiat e quindi ora sara' alle parti individuare i modi di un auspicabile allargamento del consenso, coerentemente con gli impegni presi reciprocamente con l'accordo".

 

"E' evidente -rimarca Sacconi- che nessuno di loro, soprattutto Cisl e Uil, cosi' come Ugl e Fismic, accetta l'idea di aver violato diritti dei lavoratori. E' quindi chiaro che solo il rispetto reciproco della posizioni puo' consentire anche un eventuale allargamento del consenso. In ogni caso -conclude il ministro- l'accordo e' stato approvato in modo inequivocabile ed ora si puo' procedere lungo con l'investimento".

5 - TERMINI IN CIG, PROTESTA AI CANCELLI DURANTE PARTITA ITALIA...
(AGI) - Le 2.200 tute blu dello stabilimento Fiat di Termini Imerese e dell'indotto da oggi nuovamente in cassa integrazione. Lo stop alle catene di montaggio e' fissato fino a martedi' 29. Il 30 si riprendera' e si lavorera' sino al 23 luglio. Poi ancora Cig per una settimana prima del fermo estivo per le ferie di agosto. E questo pomeriggio nuova protesta davanti ai cancelli, indetta da Fiom, Fim e Uilm ancora una volta contro le scelte e le parole dell'amministratore delegato Sergio Marchionne che li ha accusati - a loro dire strumentalmente - di avere scioperato lo scorso 14 giugno per assistere alla partita Italia-Paraguay.

 24-06-2010]

 

 

A "REPUBBLICA" DEL LINGOTTO SI FA LATORE DEL SEGUENTE MESSAGGIO: “MARCHIONNE, SPIAZZATO DAL VOTO, LASCERÀ LA PANDA ALL’ESTERO”. MENTRE EZIOLO MAURO, DALL’ALTO DEL SUO MAGISTERO DI CAPO-FABBRICA LAICO E DEMOCRATICO, CHIEDE A TUTTI “UN ESERCIZIO DI RESPONSABILITÀ”. "IL GIORNALE VOLTA" LE SPALLE A MARPIONNE E LITTORIO FELTRI RICORDA CHE IN ITALIA C’È UN SOLO PADRONE: L’ARCONTE DI ARCORE. E ALLORA: "PER LA FIAT SERVE UN PIANO ALITALIA”. NOTO CAPOLAVORO A DOPPIA TRAZIONE: PASSERA+BANANA (IL SEGRETO DELLA FELICITÀ, VA DETTO

a cura di Minimo Riserbo e Falbalà

 

IL PADRONE IN REDAZIONE
"Lavoriamo con chi ha firmato", minaccia il Marpionne che su Pomigliano voleva un plebiscito. E invece si ritrova con un 62% di sì che non gli garba. Una domanda al manager in pulloverino di cachemire dai curatori di questa modesta rassegna: sei sicuro che a votare "sì" sia stata la parte più produttiva e vitale della fabbrica? E se, per assurda ipotesi, ci fossero più "furbetti" e opportunisti tra chi ha chinato la testa, anziché tra coloro che hanno ardito alzare la cresta?

 

In altre parole: e se poi si scoprisse che la mala pianta assenteista e fancazzista è annidata più nel ventre molle di chi ha ceduto al primo ricatto, che non tra quelle teste matte della Fiom? Una riflessione del genere, forse, un buon capo del personale di una media azienda l'avrebbe già fatta. Spesso i rompicoglioni lavorano meglio delle amebe.

 

In ogni caso, quel nuovo modello di "relazioni industriali" puntato alla tempia degli operai di Pomigliano sotto forma di "accordo" piaceva ai padroni del vapore. I quali ora sperano tanto che Marpionne non faccia la fesseria di impuntarsi. E allora il Corriere delle banche creditrici gli manda a dire che "L'unica via è rispettare gli impegni" (p.1). Mentre Saccon Sacconi si fa intervistare dal giornale di don Flebuccio de Bortoli per dire che siamo di fronte "a una svolta come per la scala mobile" e per promettere "sgravi fiscali agli operai per i nuovi sacrifici" (p.5).

Su Repubblica, il compagno Salvatore Tropea emerge dalla piscina della sua villa in Spagna e si fa latore del seguente messaggio: "Marchionne, spiazzato dal voto, lascerà la Panda all'estero" (p.3). Mentre Eziolo Mauro, dall'alto del suo magistero di capo-fabbrica laico e democratico, chiede a tutti "un esercizio di responsabilità" (p.1).

 

Sulla Stampa, i cui inviati hanno per giorni e giorni raccontato una storia ben più gloriosa del previsto, oggi è il momento delle comiche retromarce. Gran reportaggio del monumentale Teodoro Chiarelli: "Così è nato il ribaltone delle tute blu. Contrari al 40%: quasi il doppio del previsto" (dall'ufficio stampa Fiat). "Ritmi troppo pesanti, così è cresciuto il no".

Indimenticabile incipit: "Il day after di Pomigliano è fatto di nuvole barocche cariche di pioggia e dei volti scuri dei pochi operai..." (Stampa, p. 3). Poi c'è il "retroscena" aziendale, raccolto al bar interno di Via Marenco: "Fiat sceglie la strada del rilancio" (Stampa, p.5). E ‘sti cavoli!

Il Giornale volta le spalle a Marpionne e Littorio Feltri ricorda che in Italia c'è un solo padrone: l'Arconte di Arcore. E allora ecco il suo editoriale di giornata: "Pasticcio a Pomigliano. Adesso per la Fiat serve un piano Alitalia". Noto capolavoro a doppia trazione: Passera+Banana (il segreto della felicità, va detto).

 

L'ORA DEI SACRIFICI (ALTRUI)
Non chiamatela Ici, che sa di vecchio. Chiamatela IMU! "Tagli, scontro governo-Regioni. Dalla nuova Imu 25 miliardi. Tremonti: le misure pesano sul Pil, ma senza si rischia il collasso. In tre anni crescita ridotta dello 0,5%. Pd: a settembre nuovo intervento da 6-7 miliardi. Errani: "Incontro molto negativo con le Regioni". Ma con i Comuni è disgelo grazie all'imposta unica" (Repubblica, p.7).
Solo il nostro caro PMU, Potere Marcio Unificato, poteva inventarsi un gioco delle tre carte in salsa federalista di nome IMU: Imposta sulla Merda Unica.

 

NELLE MANI GIUSTE
Aaargh! Si apre una botola e ne esce un Ciampo Ciampi in apprezzabile stato di conservazione. "Nell'ottobre del 1998 mi fu chiesto di guidare per la seconda volta il governo e quell'incarico invece sfumò nell'arco di pochissime ore, senza che sapessi perché. Un mistero che né D'Alema né Prodi, protagonisti a diverso livello della vicenda, mi hanno mai svelato. La verità, ne sono convinto, è che la mia presenza a Palazzo Chigi non era gradita a troppa gente. A COMINCIARE DALLA MAFIA".
L'ex presidente della Repubblica appare a Marzio Breda del Corriere (p.1 e non P2, fare attenzione), regalando scampoli di puro orrore politico.

ALTA MACELLERIA DENIS
Carlo Bonini fruga e rimesta tra le prime carte dell'inchiesta e ne ricava uno dei suoi micidiali sgubb a scoppio ritardato! "Dieci milioni di euro con garanzie fittizie, così Verdini aprì i forzieri della sua banca a Fusi". "Il Credito Cooperativo fiorentino si espose per un quinto del patrimonio"(Repubblica, p. 13), come scoprì l'immenso Mario Gerevini del Corriere, un paio di mesi fa. Storia comunque ben scritta ed educativa. E che fa sempre piacere leggere.

 

LA SANTA CRICCA DEL VATICANO-ANO-ANO-ANO E QUEGLI AMICUCCI A SINISTRA
"Caso Sepe, asse Bertone-Bagnasco. Vertice tra i cardinali per arginare la crisi ed evitare la "chiamata di correità" (Stampa, p. 11).
Gran cetriolata dello scacchista Antonio Massari sul Cetriolo Quotidiano: "La moglie di Scajola voluta da Sepe per il museo di Propaganda Fide. Lei disse: "Mio marito tace e copre i colpevoli" (Fatto, p. 8).

Sul Giornale, quei due ragazzacci di Chiocci e Malpica trovano una foto che vale un tesoro. "L'editore dell'Unità brindava con la cricca. Una foto ritrae l'ex governatore Pd della Sardegna, l'imprenditore Renato Soru, mentre festeggia con Balducci l'apertura dei cantieri per i lavori del G8 alla Maddalena. Gli inquirenti indagano sui lavori svolti nell'isola da Boeri, architetto "amico" (Giornale, p. 13).

 

LA BELLA POLITICA
"Intercettazioni, scontro sulle audizioni. L'opposizione le vuole Il centrodestra: ostruzionismo. Bongiorno: decido oggi. Se sarà accolta la lista di esperti presentata dal Pd l'iter in commissione rallenterà" (Corriere, p.11).
Ma per fortuna la maggioranza è unita e marcia compatta (verso le elezioni anticipate). "Berlusconi, nuovo richiamo agli alleati. "No a correnti e frammentazioni nel Pdl". E Menìa crea "Area Nazionale", la cui sigla, casualmente, è "An". (Corriere, p.10)

LA BELLA INDUSTRIA
Poi, per fortuna, c'è un Paese migliore. Un Paese del fare e non del litigare. Un Paese che tira dritta e lavora sodo, anziché perder tempo in liti da pollaio. E' il Paese dei grandi manager e della grande industria del Nord. "Stanca lascia l'Expo. "Intorno al progetto ci sono basse manovre". "La lettera della Bracco? Toni che sconcertano" (Corriere, p.6).

MA FACCE RIDE!
Parla il sindaco di Palermo, Diego Cammarata: "Voglio togliere i rifiuti. Contro di me anche il Pdl" (Corriere, p. 26). Oscure manovre di partito dietro i cassonetti? Congiure dentro le campane per il vetro?

 

AGENZIA MASTIKAZZI
"Caso Sepe, timori sull'8 per mille" (Corriere degli Illuminati, p. 27).

 

DISECONOMY
"Collocamento Saras: le banche sotto accusa. Salva la famiglia Moratti. Chiusa l'inchiesta del pm Orsi, il prezzo dell'offerta fu sovrastimato" (Repubblica, p. 22). Pare che il prospetto di quotazione fosse semplicemente falso, come racconta l'ottimo Walter Galbiati. Guai penali in arrivo per Federico Imbert, Simone Rondelli, Francesco Cardinali, Paola Volpini e Guido Tugnoli di JP Morgan; Galeazzo Pecori Giraldi, Oscar D'Intino e Andrea Levantini di Morgan Stanley; Massimo Prosdocimi di Caboto-Banca Intesa.

 

MISTER GUIDO ROSSI, I SUPPOSE
Ma la cosa più divertente è che la Procura che salva i Moratti ha in mano un parere di Guido Rossi che "assegna a venditori e sponsor la responsabilità del prospetto". Guido Rossi? Lo stesso che evitò gli avvisi di garanzia a Tronchetti Dovera e a Buora per lo scandalo Tavaroli? Lo stesso che ha messo la firma sulla salvezza dei Moratti da Calciopoli? Ma tu guarda le combinazioni della vita.

FREE MARCHETT
rubrica sospesa per solidarietà agli operai di Pomigliano. Tutti. [24-06-2010]

 

POMIGLIA-NO! - FIAT ATTACK: "L’AZIENDA LAVORERA’ CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L’ACCORDO di governabilità" - E GLI OPERAI contrari, FIOM-CGIL E COBAS VARI? marpionne precisa: "preso atto della impossibilita’ di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano", POSSONO ACCOMODARSI ALL’USCITA...

 

 1 - FIAT ATTACK: "L'AZIENDA LAVORERA' CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L'ACCORDO DI GOVERNABILITÀ"
(Adnkronos)

 

Fiat "lavorera' con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilita' dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilita' necessarie per la realizzazione di progetti futuri". E' quanto si legge in una nota dell'azienda dopo l'esito del referendum a Pomigliano.

Il Lingotto "apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano".

La Fiat ha anche "preso atto della impossibilita' di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano".

2 - LA FIAT NON SI ASPETTAVA TANTI NO - BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI
Ansa

- L'AZIENDA NON SI ASPETTAVA TANTI NO - Non c'é ancora alcun commento ufficiale da parte della Fiat, ma certamente l'azienda non si aspettava tanti no dai lavoratori di Pomigliano. La percentuale di voti contrari non sembra raggiungere la "soglia minima" auspicata per gestire l'intesa. Il referendum non e' mai stato considerato dalla Fiat il momento conclusivo della partita Pomigliano visto che neanche la valanga di si', auspicata nel giorni scorsi dall'azienda, sarebbe stata di per se' una certezza. La Fiom ha sempre considerato illegittimo il voto e ha detto che in tutti i casi non avrebbe firmato l'accordo, contro il quale ha continuato a minacciare azioni legali. Un atteggiamento ancora piu' ostile di quanto Marchionne avesse previsto e, per questo, la Fiat ha anche valutato la possibilita' di blindare l'intesa qualora il consenso fosse stato molto alto. Il numero di no cosi' elevato potrebbe tuttavia, a questo punto, spingere il Lingotto anche a considerare altre ipotesi.

- BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI - "La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano". A dirlo è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che proprio a Pomigliano aggiunge: "il sì ha vinto e quindi ora non ci sono scuse".

Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per Pomigliano, la Cisl "sarà contro con forza". Lo dice, senza mezzi termini, il segretario generale Raffaele Bonanni. "Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - ha detto Bonanni - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro, così saremo contro ad un abbozzo di ripensamento".23-06-2010]

 

 

 

1- AI PIANI ALTI DEL LINGOTTO SI ASPETTAVANO UN RISULTATO BULGARO E SI RITROVANO UN ESITO POLACCO. IL SOGNO DI FAR FUNZIONARE POMIGLIANO COME UN OROLOGIO SVIZZERO, PAGATO CON I 700 MILIONI (MAGARI DELLO STATO), SI È FRANTUMATO
Quello di Pomigliano d'Arco non è stato un plebiscito.
Il referendum tra gli operai della Fiat si è concluso con un 62,2% di sì contro il 36%, un risultato che non soddisfa le attese di Sergio Marpionne, il manager dalla felpa sgualcita che oggi vola in America in quella Chrysler dove i sindacati sono per vocazione e per storia qualcosa di ben diverso dagli oltranzisti della Fiom.

 

Ai piani alti del Lingotto si aspettavano un risultato bulgaro e qualcuno aveva paragonato la fiaccolata della settimana scorsa a Pomigliano con la marcia dei 40mila dell'ottobre 1980 che segnò una svolta decisiva per l'azienda.

A proposito di quella marcia di colletti bianchi per le strade di Torino, forse vale la pena di ricordare che Cesarone Romiti tentò fino all'ultimo di evitare lo strappo volando a Roma alla vigilia della manifestazione per cercare la mediazione del governo. Poi la marcia partì organizzata dal suo braccio destro Carlo Callieri che oggi in modo scorretto rivendica la paternità dell'iniziativa perché la manifestazione scattò per volontà di Romiti deluso dal silenzio del governo.

 

Marpionne non è sceso a Roma dove non avrebbe trovato nemmeno il ministro dello Sviluppo Economico perché non ha mai creduto a quella "sponda del governo" di cui oggi il giornalista Salvatore Tropea su "Repubblica" lamenta il disinteresse.

Negli ultimi due anni il figlio del carabiniere Concezio non ha mai cercato la mediazione politica ed è andato allo scontro in nome di una filosofia che ha nella globalizzazione e nella competitività i suoi capisaldi.

Adesso l'attesa è per le decisioni che l'italo-canadese prenderà di fronte al risultato deludente che arriva dalla fabbrica di Pomigliano intitolata "Giambattista Vico". Costui era un filosofo napoletano del ‘600 che distingueva l'età degli dei da quella degli eroi e degli uomini. E sono uomini in carne ed ossa quei 6.100 operai polacchi che da alcuni giorni sono terribilmente incazzati per la chiusura del grande impianto che produce 600mila auto ogni anno.

La presenza della Fiat in Polonia risale addirittura agli anni '30 quando - come ha scritto ieri lo storico Valerio Castronovo sul "Sole 24 Ore" - la Fiat decise di fabbricare la Balilla e l'Ardita. E per chi non lo sapesse si può anche ricordare che nella sua villa di Villar Perosa, l'Avvocato Agnelli teneva alle spalle della scrivania un meraviglioso quadro sulla cavalleria polacca.

 

A Varsavia non riescono a capire che cosa succederà adesso e qualcuno parla addirittura di una resurrezione di Solidarnosc e del suo leader storico Lech Walesa.

Anche ai piani alti di Confindustria temono che i risultati del referendum di Pomigliano non chiudano la partita con la quale la Marcegaglia voleva aprire una nuova stagione di relazioni industriali. La signora di Mantova ha lavorato per mesi facendo asse con il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, l'ex-socialista che ogni notte divora le pagine del romanzo "Radici" (la saga familiare dello scrittore Alex Haley dove lo schiavo Kunta Kinte subisce ogni sorta di oppressione).

E deluso è anche il falco di Confindustria, Alberto Bombassei, che in questi giorni ha tenuto un profilo basso, ma dall'esito dei rapporti sindacali pensava di lanciare la sua candidatura per la successione alla Marcegaglia.

 

Il pallino, o meglio la bomba ad orologeria, ritorna nelle mani di Marpionne, l'uomo che ha dichiarato di vivere nell'epoca dopo Cristo e sul quale perfino un nume tutelare della sinistra come Eugenio Scalfari ha speso parole di comprensione.

 

Qualcuno si chiede se il figlio del carabiniere Concezio vorrà imboccare la strada del disimpegno dall'Italia evitando il rischio che il contagio del Sud arrivi a Mirafiori e negli altri stabilimenti della Fiat. Altri (come il quotidiano "Il Foglio") si interrogano sulla possibilità che esista una terza soluzione "meno sanguinaria". Di sicuro qualche carta di riserva l'amministratore della Fiat ce l'ha chiusa nel cassetto, ma il sogno di far funzionare Pomigliano come un orologio svizzero, pagato con i 700 milioni (magari dello Stato), si è appannato.

28.06.10

 

POMIGLIA-NO! - FIAT ATTACK: "L’AZIENDA LAVORERA’ CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L’ACCORDO di governabilità" - E GLI OPERAI contrari, FIOM-CGIL E COBAS VARI? marpionne precisa: "preso atto della impossibilita’ di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano", POSSONO ACCOMODARSI ALL’USCITA...

 

 - FIAT ATTACK: "L'AZIENDA LAVORERA' CON I SINDACATI CHE HANNO FIRMATO "L'ACCORDO DI GOVERNABILITÀ"
(Adnkronos)

 

Fiat "lavorera' con le parti sindacali che si sono assunte la responsabilita' dell'accordo al fine di individuare ed attuare insieme le condizioni di governabilita' necessarie per la realizzazione di progetti futuri". E' quanto si legge in una nota dell'azienda dopo l'esito del referendum a Pomigliano.

 

Il Lingotto "apprezza il comportamento delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l'impegno e il significato dell'iniziativa di Fiat Group Automobiles per dare prospettive allo stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano".

La Fiat ha anche "preso atto della impossibilita' di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano".

2 - LA FIAT NON SI ASPETTAVA TANTI NO - BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI
Ansa

 

- L'AZIENDA NON SI ASPETTAVA TANTI NO - Non c'é ancora alcun commento ufficiale da parte della Fiat, ma certamente l'azienda non si aspettava tanti no dai lavoratori di Pomigliano. La percentuale di voti contrari non sembra raggiungere la "soglia minima" auspicata per gestire l'intesa. Il referendum non e' mai stato considerato dalla Fiat il momento conclusivo della partita Pomigliano visto che neanche la valanga di si', auspicata nel giorni scorsi dall'azienda, sarebbe stata di per se' una certezza. La Fiom ha sempre considerato illegittimo il voto e ha detto che in tutti i casi non avrebbe firmato l'accordo, contro il quale ha continuato a minacciare azioni legali. Un atteggiamento ancora piu' ostile di quanto Marchionne avesse previsto e, per questo, la Fiat ha anche valutato la possibilita' di blindare l'intesa qualora il consenso fosse stato molto alto. Il numero di no cosi' elevato potrebbe tuttavia, a questo punto, spingere il Lingotto anche a considerare altre ipotesi.

- BONANNI: NIENTE SCHERZI, ORA AVANTI - "La Fiat ora non scherzi e proceda con gli investimenti su Pomigliano". A dirlo è il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che proprio a Pomigliano aggiunge: "il sì ha vinto e quindi ora non ci sono scuse".

Se Marchionne volesse fare un passo indietro sul piano per Pomigliano, la Cisl "sarà contro con forza". Lo dice, senza mezzi termini, il segretario generale Raffaele Bonanni. "Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo - ha detto Bonanni - se si dovesse verificare un'ipotesi del genere con la stessa forza con la quale abbiamo difeso i posti di lavoro, così saremo contro ad un abbozzo di ripensamento".23-06-2010]

 

 

 

- FAVOREVOLI IL 62,2%. IL ’FRONTE DEL NO’ AL 36% - MARPIONNE GODE: PANDA IN POLONIA! - IL TANTO ATTESO PLEBISCITO CHE FACEVA POLPETTE DEI DIRITTI DEGLI OPERAI NON C’È STATO - 2- UNA LIBERAZIONE PER IL LINGOTTO CHE ORA PUÒ SFANCULARE IL FANCAZZISMO NAPOLETANO - 3- IL MOTIVO È SEMPLICE: SE TUTTI GLI ISCRITTI ALLA FIOM PIÙ QUALCUNO DEI COBAS DECIDONO DI NON RISPETTARE L´ACCORDO VUOL DIRE UN 20% DELLA FABBRICA, MILLE DIPENDENTI SU CINQUEMILA E QUESTO SIGNIFICA L´IMPOSSIBILITÀ DI GOVERNARE GLI IMPIANTI - 4- CON BERLUSCONI AL POSTO DI CLAUDIO SCAJOLA TRA TORINO È ROMA È SCESO IL GELO - 5- L’EX CISL CARNITI: "LA FIAT HA STABILITO DELLE CONDIZIONI POI HA DETTO: "PRENDERE O LASCIARE". PIÙ DI CHE DI ACCETTAZIONE SI PUÒ PARLARE DI RESA. MA QUESTO NON GARANTISCE L´AZIENDA NEL MEDIO-LUNGO PERIODO. MANCA UN CONSENSO REALE"

Patrizia Sessa per l'Ansa

Vince ma non sfonda il si' al referendum che si e' svolto oggi allo stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco: un voto che e' servito ai lavoratori per esprimere il proprio consenso o meno all'intesa siglata lo scorso 15 giugno tra la
Fiat e la sigle sindacali, eccetto la Fiom. I sindacati si dicono soddisfatti del 63% dei consensi circa conquistato dal si' mentre il ministro Sacconi afferma che adesso il paese e' piu' moderno.

Ma nella fabbrica campana della Fiat sono tutti consapevoli che a pesare nel prossimo futuro sara' anche il 36% raggiunto dal fronte del no. Ora e' tutto nelle mani della Fiat e qualcuno, come la Fiom, teme che questo risultato possa non bastare al Lingotto e che l'azienda possa giocare sulla percentuale negativa registrata nella consultazione per tirarsi indietro e negare gli investimenti, ovvero i 700 milioni per il progetto nuova Panda a Pomigliano.

Poco dopo i primi scrutini, che in verita' sembravano profilare una vittoria del si' con oltre il 76%, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi aveva esortato la Fiat a riconoscere che ''vi sono tutte le condizioni per realizzare il promesso investimento in un contesto di pace sociale''.

C'e' poi l'altro fronte dei sindacati con la Fim e la Uilm in primo luogo, che se da un lato si dicono soddisfatte del successo ottenuto, dall'altro chiedono alla Fiat di ratificare presto l'accordo e, quindi, di tener fede agli impegni. Saranno quindi giorni altrettanto decisivi quelli che seguiranno al referendum di ieri.

Il sindacato piu' critico all'accordo, la Fiom, anche stanotte ha ribadito il suo no all'intesa, ma secondo quanto sottolineato dal segretario della federazione napoletana, Massimo Brancato, ''se laFiat apre una trattativa e si predispone ad una mediazione che rispetti la costituzione, le leggi dello stato e il contratto, ci sediamo a un tavolo e siamo disponibili a fare un negoziato''.

E a chiedere di riaprire le trattative, quando il risultato gia' sembrava offrire ai contrari all'accordo un risultato per cosi' dire affatto deludente, arriva anche la vice segretaria nazionale della Cgil, Susanna Camusso: ''la partecipazione al voto era prevedibile come la prevalenza del si' - spiega la sindacalista - Chiediamo a Fiat di avviare l'investimento e la produzione della nuova Panda a Pomigliano e di riaprire la trattativa per una trattativa condivisa da tutti''.

E se il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, subito dopo l'esito del voto sottolinea che in questo referendum ''ha vinto il lavoro e il buon senso'', il segretario della Uil Campania, Giovanni Sgambati mette in evidenza come ''una percentuale cosi' elevata di partecipazione non si era mai registrata in un referendum sulla flessiblita' nel settore metalmeccanico''.

Un buon risultato, avvertono, anche se stasera, all'uscita della fabbrica alcuni lavoratori dello stabilimento, con in mano solo le primissime proiezioni hanno comunque gia' avvertito: ''anche se vince il si' la lotta per i nostri diritti continua''.

2 - DA QUANDO POI BERLUSCONI HA ASSUNTO L´INTERIM DEL MINISTERO DELLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE AL POSTO DI CLAUDIO SCAJOLA TRA TORINO È ROMA È IL GELO
Salvatore Tropea per La Repubblica

«Quello che ci interessa è un accordo praticabile». Nella "giorno del giudizio" scandito dalle schede lasciate cadere nelle urne del referendum sull´accordo di Pomigliano, il Lingotto ha scelto la linea della cautela. Sergio Marchionne, rientrato da uno dei suoi frequenti giri europei, ha trascorso nel suo ufficio la giornata in un susseguirsi di telefonate con gli uomini della Fiat mandati discretamente a monitorare la piazza di Pomigliano e quelli che a Roma hanno tenuto i contatti con il mondo sindacale.

La delegazione in missione nella Capitale avrebbe volentieri sondato gli ambienti del governo. Ma su quel versante ha dovuto fare i conti con gli effetti dei guai giudiziari che hanno interessato l´esecutivo. Già la fine degli incentivi aveva raffreddato i rapporti tra il Lingotto e Palazzo Chigi.

Da quando poi Berlusconi ha assunto l´interim del ministero delle Attività Produttive al posto di Claudio Scajola tra Torino è Roma è il gelo. Tranne qualche segnale da parte di Sacconi, il governo sembra fare da spettatore: un´assenza che per ragioni diverse pesa sia alla Fiat che al sindacato. In gioco c´è un investimento da 700 milioni di euro che nel piano del 21 aprile scorso Marchionne ha destinato agli impianti di Pomigliano.

Ma è evidente che prima di passare alla fase di spesa l´ad della Fiat vuole avere la certezza che l´accordo non si trasformi in un tiro al bersaglio da parte della Fiom. Per questo, nell´attesa dei risultati del referendum, ha concentrato la sua attenzione su come muoversi da oggi in avanti.

Il suo ragionamento è sostanzialmente questo: se tutti gli iscritti alla Fiom più qualcuno dei Cobas decidono di non rispettare l´accordo vuol dire un 20% della fabbrica, mille dipendenti su cinquemila e questo significa l´impossibilità di governare gli impianti. Per evitare questa deriva, per tutta la giornata di ieri al Lingotto sono stati esaminati, ricorrendo anche al parere di legali, le strade da seguire qualora la fabbrica si rivelasse ingestibile.

Paradossalmente l´esito "risolutore" per la Fiat sarebbe una massiccia percentuale di no che chiuderebbe la partita. Ma al Lingotto si stanno attrezzando per l´eventualità di una vittoria del sì che lasci aperta la porta a vincitori e perdenti. Questa zona grigia complica la scelta di Marchionne, costringendolo a fare una scommessa dall´esito non scontato: per riorganizzare gli impianti di Pomigliano in modo che possa produrre la Panda trasferita dalla fabbrica polacca di Tichy sarà necessario un anno e mezzo, ma la Fiat non può aspettare la fine del 2011.

I lavori devono partire subito e dunque anche gli investimenti. Al Lingotto assicurano che la pedina dei soldi sarà giocata soltanto quando si avrà appunto la certezza della praticabilità dell´accordo. Sul tavolo di Marchionne i piani alternativi ci sono: una newco appositamente creata per Pomigliano, lasciare la Panda in Polonia o portarla in qualche altro sito europeo. Ma non è escluso che si possa procedere a un tentativo in extremis di trovare una via d´uscita tutta italiana. Magari coinvolgendo le confederazioni e sperando che arrivi dal governo quel segnale che sinora non c´è stato.

3 - CARNITI: "MANCA UN VERO CONSENSO, COSÌ FINISCE IL CONTRATTO NAZIONALE"
Carlo Clericetti
per La Repubblica

Carniti, lei lo avrebbe firmato l´accordo su Pomigliano?
Pierre Carniti, come tutti ricorderanno, è stato segretario della Cisl in uno dei periodi più effervescenti del conflitto sociale in Italia, quello iniziato nel 1969.

«Io credo che non bastino le firme, o una vittoria dei sì al referendum, per chiudere questa vicenda. Non c´è stata una trattativa. La Fiat ha stabilito delle condizioni poi ha detto: "prendere o lasciare". Più di che di accettazione si può parlare di capitolazione, resa. Ma questo non garantisce l´azienda nel medio-lungo periodo, funzionano le cose che si basano su un consenso reale».

Ha sbagliato Marchionne o i sindacati che hanno firmato? O la Fiom che rifiuta?
«Diceva Churchill a proposito della guerra Boera: "E´ un disastro, perché tutti hanno qualche ragione". Marchionne voleva garantirsi rispetto ad alcuni problemi pratici, come l´assenteismo superiore alla media. Ha ricordato i 1.500 assenti a alle ultime elezioni perché impegnati come scrutatori o rappresentanti di lista. Ma il sindacato non c´entra: queste cose sono regolate per legge. Ma in fondo si tratta di cose di contorno».

Perché, qual è quella centrale?
«Quella centrale è che questa vicenda segna l´inizio della fine per il contratto nazionale. Si illudono quei politici che dicono, come Enrico Letta, «Pomigliano sì, ma non è ripetibile». Non andrà così. C´era già stato un primo passo del governo, con la detassazione degli straordinari e la tassazione al 100% degli aumenti contrattuali. Ma questo è un vero punto di svolta. Le Confederazioni, invece di litigare come comari facendo il tifo per la loro squadra, dovrebbero aprire un grande dibattito: cosa c´è dopo il contratto nazionale? Da altre parti vengono delle proposte, il salario minimo garantito, il contratto unico. Non le condivido, ma sono ipotesi. L´unico grande assente è il sindacato, che appare del tutto afasico. Come si difendono i lavoratori senza il contratto nazionale? Tutto si può cambiare, ma bisognerebbe avere un´idea di come»

Ma insomma, lei avrebbe firmato?
«Io ho firmato anche accordi pessimi, come quello Fiat dell´81. Può succedere di doversi arrendere, e non volli lasciare Lama da solo. Qui più che firmare, vista l´assenza di trattativa, avrei preso atto»

4 - POMIGLIANO; SACCONI, MARCHIONNE RISPETTERA' PATTO...
(ANSA) - "Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea, ho fiducia nella nota determinazione di un manager come Marchionne che saprà certamente rispettare il patto siglato con le organizzazioni che hanno avuto il coraggio di decidere". Lo afferma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a proposito del risultato del referendum allo stabilimento di Pomigliano, dove ha vinto il sì all'accordo non sottoscritto dalla Fiom.

"Ora che l'accordo con il referendum è stato inequivocabilmente approvato, io penso che sia una logica conseguenza l'investimento", aggiunge Sacconi, a margine di una conferenza stampa all'Istat. "Il mio auspicio - conclude - e che ora si applichi l'accordo in tutti i suoi aspetti e che anche coloro che non lo hanno sottoscritto vogliano accettare la logica della saturazione degli impianti".23-06-2010]

 

 


"Sul tavolo l'opzione della newco, cosi' il Lingotto blinda l'accordo. All'azienda non basta il si' delle urne, teme la guerriglia Fiom", scrive Roberto Mania nel giorno del referendum. E poi Repubblica si gloria cosi' dello scoop di ieri: "Da Torino la conferma: dobbiamo valutare tutte le possibilita' per garantire la piena praticabilita' dell'intesa" (p. 9). E ci mancava pure che il Lingotto non confermasse l'esistenza di una seconda pistola puntata alla tempia degli operai!

 

La "fuga di notizie" sul piano C, quello che prevede di ricominciare da zero cambiandosi il nome e disapplicando i contratti collettivi, e' stata assolutamente perfetta. E su un giornale "di sinistra" funziona meglio.


Colpo grosso della Stampa che riesce a intervistare il presidente della provincia di Napoli in persona! Si chiama Luigi Cesaro, detto "Giggini a purpetta", e incredibilmente dichiara: "la Panda all'estero sarebbe un incubo. Chi dice si' al referendum usa il buonsenso" (p. 10).

28.06.10

 

FIAT: SCIOPERO ALLA PIAGGIO CONTRO ACCORDO POMIGLIANO...
(AGI) - Nuovo sciopero dei lavoratori della Piaggio contro l'accordo di Pomigliano. Lo stop e' previsto dalle 9 alle 11. Lo rende noto Giorgio Cremaschi della Fiom, ricordando che anche ieri i lavoratori della Piaggio si erano fermati dalle 15 alle 17 e avevano raggiunto in corteo la palazzina della direzione. "Ancora un grande sciopero - afferma Cremaschi - contro il diktat di Pomigliano, sciopero che conferma che Marchionne tra i metalmeccanici e' piu' impopolare di Lippi se la nazionale non ce la fa".28.06.10

 

- FIAT: SCIOPERO A TERMINI IMERESE DOPO PAROLE MARCHIONNE...
(Ansa)
- Sciopero alla Fiat di Termini Imerese. Gli operai hanno deciso di fermare la produzione per protesta contro le parole dell'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne che aveva criticato i lavoratori siciliani accusandoli di avere scioperato lunedì scorso solo per poter vedere la partita di calcio dei Mondiali Italia-Paraguay.

 

Lo sciopero alla Fiat di Termini Imerese è stato indetto in maniera unitaria dai delegati di Fim-Fiom e Uilm e dall'Ugl. Gli operai hanno deciso di fermarsi per un'ora, alcuni sono usciti dallo stabilimento per incontrare davanti ai cancelli i segretari sindacali. Intorno alle 10.30 è prevista un'assemblea in fabbrica. A Termini Imerese, tra diretto e indotto, lavorano circa 2.500 persone, impegnati nell'assembleaggio della Lancia Ypsilon. La Fiat ha deciso di chiudere la fabbrica a fine 2011.

"Questa è la risposta a Marchionne". Così il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone, commenta lo sciopero alla Fiat di Termini Imerese. "Qui c'é gente che lavora da trent'anni - aggiunge Mastrosimone - Il signor Marchionne non solo sta chiudendo lo stabilimento ma addirittura adesso cerca di screditare il lavoro degli operai. Eppure era stato proprio lui a lodare la professionalità dei lavoratori di Termini Imerese, spiegando che la scelta di chiudere dipendeva da altre cose".

20.06.10

 

"Se Fiat rinuncia e' colpa della Fiom", governo all'attacco su Pomigliano". Repubblica (p. 12) vorrebbe tanto essere in disaccordo con Sacconi e Marcegaglia, Tremonti e Brunetta, ma proprio non puo' permetterselo.
E anzi, con Roberto Mania svela un presunto piano C che potrebbe spostare voti sul piano A: "Chiudere e ripartire con una nuova societa'. Al Lingotto preparano il piano C". La newco rileverebbe e riassumerebbe i 5 mila operai, ma senza aderire a Confindustria e senza la palla al piede dei sindacati e dei contratti collettivi. Cosi' potrebbe imporre il contratto aziendale proposto da Marchionne. Furbi, ne'?

 

5 - COSI' PARLO' IL SINDACALISTA DI STATO DEGLI STATALI
"La Fiom e' ormai un movimento antinazionale e luddista, non rappresenta più' i lavoratori. La Fiat non si deve preoccupare, ci pensiamo noi a rappresentare la stragrande maggioranza dei lavoratori". Raffaele Bonanni, travet capo della cisl al Corriere delle banche creditrici (p. 13)

24.06.10

 

FIAT: ACCORDO SEPARATO SU POMIGLIANO, SI' FIM-UILM-FISMIC, NO FIOM-UGL...
Radiocor - Accordo separato per il futuro dello stabilimento Fiat di Pomigliano tra la casa automobilistica e i sindacati. Hanno aderito Fim, Uilm e Fismic e non hanno invece fornito la propria adesione Fiom e Ugl. I sindacati che hanno aderito si riservano ora di sottoporre il testo dell'intesa al referendum dei propri iscritti prima della firma definitiva.

Il leader Fiom, Maurizio Landini ha precisato che 'non si tratta di accordo separato perche' le sigle sindacali che hanno aderito alla proposta del Lingotto non hanno firmato il documento'. Landini ha anche ribadito il no netto al documento Fiat da parte della Fiom ed ha annunciato che lunedi' si riunira' il comitato direttivo per decidere le iniziative da intraprendere.

18.06.10

 

 

ILLUSTRATO FIAT (IL PADRONE IN REDAZIONE)
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Nonostante il governo tutto e Chiamparino premano per la firma, a Pomigliano tocca registrare "Il no della Fiom. "Quel piano e' incostituzionale". Cgil: si' all'investimento ma i diritti non si toccano. Epifani: la Fiatr ci ripensi, la fabbrica e' una caserma" (Repubblica, pp. 2-3).

Epifani ammette pero' che "siamo di fronte a una situazione inedita, nella quale il Lingotto ragiona come una multinazionale che non ha più' nulla da chiedere al governo italiano".
Poi passa l'eterno Salvatore Tropea e ci fa sapere che "più' che deluso Marchionne e' preoccupato perche' per la prima volta si rende conto che questo paese non e' l'America, dove gli accordi si fanno con tutte le organizzazioni sindacali". E allora, visto che lo abbiamo deluso e lui "voleva il consenso di tutti, adesso e' tentato dalla soluzione polacca".

Del resto, come e' noto, la Polonia e' negli Usa. A meno che per "soluzione polacca" il Marpionne intenda che carica tutti gli operai campani su degli aerei che poi cadono. Ma li' Chiamparino e il Piddi' tutto manifesterebbero vivo disappunto.
Sul "Corriere" dedicano un pezzo a "Beppe, operaio con laurea che dice si' all'accordo" (p.2) e un'intervista a Enrico, politico laureato che dice si' anche lui. Ma conta più' di Sacconi, perche' Enrico di cognome fa Letta e sta con gli "altri". Anzi, potrebbe proprio andarci, con gli altri.

19.06.10

 

FIAT: FIRMATO ACCORDO SU POMIGLIANO SENZA LA FIOM
( Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Roma, 15 giu - L'incontro tra Fiat e sindacati sullo stabilimento di Pomigliano e' terminato con la firma dell'accordo che sblocca l'investimento di 700 milioni per la produzione della nuova Panda: come previsto, l'intesa e' stata firmata solo da Fim, Uilm, Fismic e Ugl, con l'esclusione della Fiom che conferma il proprio no. E' stato inoltre deciso che il referendum che chiamera' i lavoratori dello stabilimento campano a pronunciarsi sull'accordo si terra' il 22 giugno. L'accordo che e' stato firmato contiene sedici punti invece dei quindici della versione che era stata in precedenza consegnata ai sindacati: il punto che e' stato aggiunto riguarda l'introduzione, proposta dalle sigle firmatarie dell'accordo, di una commissione paritetica azienda-sindacati che si occupi di verificare le inadempienze all'intesa e l'esistenza degli estremi per eventuali sanzioni.

1- ILLUSTRATO FIAT (IL PADRONE IN REDAZIONE)
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C'e' una sola semplice informazione che manca, nel bordello dei presunti reportaggi-verita' da Pomigliano: ma quanto contano i vari sindacati? Che percentuali hanno? Il parere di quel tizio del Fismic quanto conta davvero, giornali a parte?
In attesa che la grande stampa che lotta contro il bavaglio ce lo spieghi, ecco il titolo del "Corriere": "Firma senza Fiom, referendum a Pomigliano. Accordo separato con Cisl, Uil e Ugl. Voto il 22. Fiat: dalle urne un consenso qualificato" (p. 5).

Sulla "Stampa" si danno da fare per dimostrare al tirchio Marpionne che avere un giornale "nazionale" serve a qualcosa. Titolo del sedicente reportage: "Vinceranno i si' perche' non ci sono alternative migliori", garantisce Roberto Giovannini (p. 5) , capace di scovare anche il famoso operaio laureato che ieri ha commosso "il Corriere".

Poi passa il mitico Teodoro Chiarelli, capace di iniziare cosi' la propria sedicente analisi: "Il giorno decisivo sara' martedì' 22 giugno, San Paolino da Nola. E potrebbe "portare buono" visto che il venerato in fondo e' un compaesano" (Stampa, p. 1). Certo che come analizza il calendario il buon Chiarelli...


2- MA FACCE RIDE! ...
"E l'accordo a meta' agita anche il Pd. Bersani: "C'e' una posizione sola, la mia". Sara', ma Ichino, Letta, Fioroni, Chiamparino stanno apertamente con Marpionne. Repubblica racconta il mal di pancia dei presunti compagnucci democrats, che quando si parla di banche e poteri forti si divisono sempre e danno un gran bello spettacolo alla cosiddetta base (p.2).

AUTO EUROPA: -8,7% IMMATRICOLAZIONI MAGGIO, GRUPPO FIAT -22,3%...
Radiocor - Le immatricolazioni di nuove auto in Europa (Ue27+Efta) sono calate in maggio dell'8,7% a 1.164.994 unita' rispetto a un anno fa mentre il parziale dei primi cinque mesi del 2010 e' ancora in rialzo del 2,3% a 6.111.021 unita' rispetto al 2009. Secondo i dati Acea nella sola area Ue27, invece, le vendite sono diminuite in maggio del 9,3% a 1.129.508 unita' con un parziale dei primi cinque mesi del 2010 che rimane positivo dell'1,9% a 5.943.096 unita'.

In maggio le vendite di auto nuove sono calate in Germania (-35,1%), Italia (-13,8%) e Francia (-11,5%) mentre sono cresciute in Spagna (+44,6%) e Regno Unito (+15,6%). Tra i paesi minori in calo Romania (-24,6%), Ungheria (-24,9%) con inoltre un tracollo del 54,1% per la Grecia. Il gruppo Fiat, in Ue27+Efta, ha venduto in maggio 90.482 modelli (-22,3% su anno) e la quota di mercato e' scesa dal 9,1% al 7,8%. (Corrado Poggi)

7- FIAT: PALOMBELLA (UILM), OGGI PRONTI A FIRMARE PER POMIGLIANO ...
(AGI) - "All'incontro di oggi pronti a firmare". Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, lo dice al quotidiano 'La Stampa'. Il sindacalista sembra convinto che la riunione convocata per questo pomeriggio dalla Fiat si concludera' con una firma. "Penso che la Fiat - spiega - ci sottoporra' il testo, come concordato venerdi', della clausola di garanzia per verificare, prima delle eventuali sanzioni, l'applicazione degli accordi.

Credo che si potra' siglare e andare finalmente dai lavoratori a sentire la loro voce entro la settimana. Dopo aver informato capillarmente i lavoratori in tutti i territori faremo il referendum". Nell'intervista in terza pagina del quotidiano diretto da Mario Calabresi il leader della Uilm fornisce il giudizio sul ruolo del gruppo automobilistico torinese: "La Fiat vuole investire e chiede al sindacato di assumersi delle responsabilita'. Non ci trovo niente di assurdo in un'impresa che spende 700 milioni di euro ed in cambio vuole farlo con il consenso. Dobbiamo smetterla con i tabu'".

8- AUTO: QUOTA FIAT IN EUROPA 7,8% A MAGGIO
(AGI) - Nel mese di maggio il mercato dell'auto ha perso in Europa l'8,7%, ma rimane positivo il saldo nel progressivo annuo: nei primi cinque mesi del 2010 le auto immatricolate sono state 6 milioni 111 mila, il 2,3 per cento in piu' nel confronto con l'anno scorso.

Fiat Group Automobiles ha venduto in maggio circa 90.500 auto, per una quota del 7,8%. Nel confrontare questi dati con quelli ottenuti nello stesso mese del 2009, vanno considerati due fattori. Il primo - spiegano a Mirafiori - e' che l'anno scorso in maggio FGA aveva ottenuto volumi e quote molto positivi in quanto, a differenza di altri concorrenti, era stata in grado di offrire immediatamente ai clienti una gamma articolata e nuova di vetture a basso impatto ambientale, che usufruivano degli eco-incentivi. Il secondo fattore e' la mancata produzione quest'anno di circa 8 mila vetture (500 e Panda) nello stabilimento polacco di Tychy a causa dei danni provocati dalle forti

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IL RICATTO DELLA FIAT – OGGI, PIÙ DI 5MILA LAVORATORI HANNO DATO VITA SPONTANEAMENTE (?) A UNA FIACCOLATA PER SOSTENERE IL SÌ ALL’ACCORDO TRA IL LINGOTTO E I SINDACATI. L’ATTACCO DEI COBAS: "SERVI DEL PADRONE" - MARTEDÌ IL LINGOTTO VUOLE UN PLEBISCITO ALTRIMENTI LA PANDA RIMANE IN POLONIA - NON BASTERÀ IL 51% E NEPPURE IL 60 PER SCONGIURARE LA CONFLITTUALITÀ. AL MASSIMO SI METTE IN CONTO IL 20 PER CENTO CONTRARIO DEGLI ISCRITTI FIOM, MA NON DI PIÙ…

 

1 - PIÙ DI 5MILA LAVORATORI HANNO DATO VITA SPONTANEAMENTE A UNA FIACCOLATA PER SOSTENERE IL SÌ ALL'ACCORDO TRA IL LINGOTTO E I SINDACATI. L'ATTACCO DEI COBAS: "SERVI DEL PADRONE"
Il Giornale.it

Una manifestazione nata spontaneamente tra i lavoratori: è quanto sostengono i capi squadra e i capi reparto dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco alla fiaccolata che si sta svolgendo per dire sì all'accordo tra la Fiat ed i sindacati. Al corteo, secondo le forze dell'ordine presenti sul posto, stanno partecipando oltre 5 mila persone.

 

"Abbiamo sentito tutti questa esigenza - spiega Lorenzo, uno dei capi squadra - e poi il referendum si avvicina". Lorenzo sostiene anche che nessun capo squadra nè capo reparto "ha fatto pressioni sugli operai per il sì al referendum".

"Un futuro per il Sud" "Abbiamo spiegato ai lavoratori i termini dell'accordo - ha sostenuto - ed ora sta a loro decidere, anche se noi speriamo in un sì che dia un futuro non solo al 'Vicò ma all'intero sud". Anche Giocondina, impiegata al reparto Qualità, sostiene che la manifestazione è stata organizzata con un passa parola tra i dipendenti.

"L'azienda non ci ha chiesto nulla - ha detto - e noi voteremo sì al referendum perchè crediamo nel progetto Panda e nell'accordo che non calpesta i diritti, non nega lo sciopero, nè di essere malati. La Panda ci darà l'opportunità di lavorare in maniera continuativa perchè è un'utilitaria ed è quindi più richiesta sul mercato dei modelli che abbiamo prodotto finora".

 

I FISCHI DEI COBAS
Attimi di tensione nel corso della fiaccolata quando un gruppo che aderisce ai Cobas ha esposto sul ponte della Circumvesuviana che sovrasta il viale che porta allo stabilimento Fiat, uno striscione con la scritta 'Servi del padronè. I Cobas, una decina in tutto, ha urlato slogan contro i manifestanti che hanno reagito fischiando e urlando 'Pomigliano, Pomiglianò. Il corteo ha sfilato sotto il Ponte scortato dalle forze dell'ordine che hanno invitato alla calma i lavoratori. Il serpentone di operai sta ora attraversando il paese per raggiungere piazza Primavera

1 - ORA IL LINGOTTO VUOLE UN PLEBISCITO ALTRIMENTI LA PANDA RIMANE IN POLONIA - NON BASTERÀ IL 51% E NEPPURE IL 60 PER SCONGIURARE LA CONFLITTUALITÀ AL MASSIMO SI METTE IN CONTO IL 20 PER CENTO CONTRARIO DEGLI ISCRITTI FIOM, MA NON DI PIÙ
Salvatore Tropea per Repubblica

 

Non siamo proprio ai giorni turbolenti della marcia dei quarantamila ma il clima che si respira al Lingotto ricorda molto da vicino l´autunno di trent´anni fa. Per i vertici della Fiat, dal presidente John Elkann a Sergio Marchionne al top management, il referendum di martedì sull´accordo separato sarà il momento decisivo: o si troverà il modo di produrre auto come si fa in altri paesi o si dovrà imboccare subito un´altra strada.

L´ad del Lingotto Sergio Marchionne non ha ancora detto a chiare lettere quale potrebbe essere questa strada ma non è difficile intuire che possa portare anche a Tychy, ovvero allo stabilimento polacco da dove dovrebbero essere trasferite le Panda da produrre a Pomigliano.

 

Andiamo a vedere che cosa pensa la gente di Pomigliano e poi decideremo: più che una considerazione sembra essere questa una parola d´ordine che viene ripetuta in queste ore. Durante le quali, qualcuno che ha vissuto la vertenza dei trentacinque giorni prova a sdrammatizzare: «Abbiamo visto di peggio». Come dire che anche questa passerà.

Ma che cosa si aspetta la Fiat dal referendum? In queste ore di vigilia, a Torino, non azzardano percentuali, qualcuno spera addirittura che prima di martedì possa succedere qualcosa in grado di sgomberare il cammino da ostacoli che vengono definiti ideologici e comunque di altri tempi.

Ma la reazione di ieri di Marchionne, il giudizio tagliente, su uno scenario sindacale e non solo sindacale italiano che lui sperimenta per la prima volta da quando sei anni fa è approdato in Fiat, lascia intuire che egli ha messo in conto tutti i possibili sbocchi, anche i più drammatici.

Perciò la scelta di affidarsi al voto di martedì è l´ultima carta giocata però con la consapevolezza che anche un risultato positivo potrebbe non chiudere la partita definitivamente. Il suo obiettivo è quello di evitare una conflittualità permanente. Questo nelle intenzioni dei vertici del gruppo torinese presuppone un risultato del referendum largamente a favore dei firmatari dell´accordo. Ciò vuol dire che non basterà un 51 per cento e neppure un 60.

 

La Fiat ha preso certo in esame l´ipotesi di fronteggiare le eventuali contestazioni legali, ma è questo un percorso che cercherà di evitare nella convinzione che non si possa lavorare in presenza di uno stillicidio di cause di lavoro che presumibilmente la vedrebbero perdente. Perciò il Lingotto punta al bersaglio grosso di un referendum plebiscitario, al massimo con il voto contrario degli iscritti alla Fiom che non dovrebbe superare il 20 per cento. E, senza dirlo, confida anche nella sponda di Fim, Uilm e Fismic che, a modo loro, sperano di regolare i conti con la Fiom.

Dispiaciuto e seccato per questo irrigidimento che, interrompe bruscamente la sua luna di miele col sindacato, Marchionne ha pensato fino all´ultimo che fosse possibile una ricomposizione. Forse lo pensa ancora ma se non avrà la più che certezza di un chiarimento è pronto a fare altre scelte. Non teme che lo scontro di Pomigliano possa contagiare altre realtà dell´universo Fiat.

Sa che lo sciopero di Mirafiori e le reazioni di Termini e di Melfi fanno parte del gioco e che la partita decisiva è quella di Pomigliano: il contratto, spiegano al Lingotto, riguarda quello stabilimento e non altri dove non sono stati mai registrati i problemi di assenteismo cronico rilevati a più riprese in quella fabbrica.

 

E´ probabile che, come ai tempi dell´autunno dell´Ottanta, la Fiat abbia pronta la documentazione che testimonierebbe questa ingovernabilità. Il referendum e poi? La risposta è nelle parole di Marchionne: «Se la gente non vuole che si facciano le auto a Pomigliano andremo altrove». Non è il Piano B da lui ventilato nella presentazione del 21 aprile quando probabilmente non immaginava uno scontro così duro, ma potrebbe essere un´anticipazione.

Certo non sarà tanto facile riscrivere la parte del piano che prevede il trasferimento della Panda da Tychy a Pomigliano e della Lancia Y da Termini a Tychy, ma se fosse costretto Marchionne potrebbe farlo. E´ questa l´opzione più realistica che hanno a Torino in caso di rottura insanabile col sindacato.

Dopotutto sarebbe una soluzione che alla Fiat risolverebbe anche il problema dei rapporti col governo polacco il cui ex premier e candidato presidenziale Jaroslaw Kaczynski, in un comizio davanti allo stabilimento della Fiat Auto Poland (Fap), appena due giorni fa ha criticato aspramente Varsavia per avere accettato il trasferimento della Panda.

 

A Torino c´è chi accenna anche ad altre possibilità alternative a un ritorno in Polonia. Ma in questi giorni non si capisce se si tratta di una minaccia o di una soluzione realizzabile nei tempi eventualmente imposti dall´esito della vertenza di Pomigliano.

Perciò il Lingotto preferisce concentrare l´attenzione sul referendum nella convinzione o nella speranza che i lavoratori di Pomigliano e la gente del posto «scelgano di stare dalla parte del lavoro». Tutte le altre decisioni la Fiat le prenderà dopo il fatidico martedì.

 

 

 [19-06-2010]

 

 

POMIGLIANO ANARCHICA O FANCAZZISTA? – MARPIONNE ESCOGITA L’“OFFENSIVA ANTI-OPERAIA” E LA SINISTRA SI DIVIDE TRA ANTAGONISTI E RASSEGNATI -L´IMPIANTO HA IL RECORD NAZIONALE DI INVALIDI, IL BOOM DEI DOPPI LAVORI, FURTI E SABOTAGGI (UNA MACCHINA È USCITA CON DUE SEDILI DIVERSI) – MA PER COFFERATI “MARCHIONNE FA PEGGIO DI ROMITI E I SINDACATI FIRMATARI VANNO VERSO IL SUICIDIO”…

1- POMIGLIANO L´ANARCHICA "CI VOGLIONO RIEDUCARE"...
Alberto
Statera per "la Repubblica"

Nel palazzo dell'Orologio di questo confuso e accaldato borgo al confine partenopeo, dove tra altri strepiti si è appena consumata la frattura a sinistra tra la Cgil e l'ex costola della Fiom, tra sindacato contrattuali sta neocorporativo e sindacato antagonista, il pendolo rintocca tra tardo-fordismo e marchionismo, la nuova via italiana al Toyotismo.

Sergio Marchionne l´italo-canadese-svizzero accreditato fin qui da una pubblicistica piuttosto generosa di sentimenti socialdemocratici, se non proprio delle stimmate da erede di Adriano Olivetti e della fabbrica felice, è evidente che non disdegna le sfide.

E, aspirante cavaliere senza macchia nell´Italia post-keynesana, ha scelto Pomigliano d´Arco, lo stabilimento Fiat marchiato d´infamia, per fiaccare la «strutturale resistenza operaia all´erogazione del lavoro», come la definì Frederick Winslow Taylor. Forse sarà la sfida che cambierà (ma in meglio?) la metrica delle relazioni industriali nel capitalismo italiano per il suo l´alto valore simbolico, che molti vogliono paragonabile a quello della Marcia dei Quarantamila colletti bianchi della Fiat nell´ottobre del 1980.

Ciò che fa esultare la Trimurti governativa incarnata da Giulio Tremonti, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta, gratifica alquanto la presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, e getta, come al solito, scompiglio a sinistra, dove gli antagonisti, da Fausto Bertinotti a Nichi Vendola, diventano più antagonisti e i riformisti, da Pierluigi Bersani a Walter Veltroni fino al Fiatologo Piero Fassino, giudicano con monsieur de Lapalisse che è meglio lavorare peggio in una futura fabbrica marchionizzata con 700 milioni d´investimento per trasportarvi dalla Polonia la linea della nuova Panda, che non lavorare per niente, lasciando scadere le rate del mutuo e non potendo comprare i libri per la scuola dei figli.

Questa fabbrica, oggi intitolata - corsi e ricorsi della storia - a Gian Battista Vico, realizzata a un passo da Napoli a partire dal 1968, quando infuriava l´autunno caldo, Cesare Romiti la definì «un bastone gettato dall´Iri e dalla Democrazia cristiana tra le gambe della Fiat». Una scelta tutta politica fatta non «per», ma «contro la Fiat», che pure godè di ottimi incentivi, per ingraziarsi le clientele meridionali.

Non aveva alcun senso, secondo l´ex amministratore delegato, che l´Alfa Romeo, produttrice di auto di qualità si mettesse a farne di massa come l´Alfasud, che pure diventò un modello da Amarcord. Nacque male Pomigliano e crebbe peggio, con il più basso tasso di produttività, il più alto di assenteismo, soprattutto in coincidenza con le partite del Napoli Calcio (fino al 24 per cento), il venerdì, o sotto elezioni, quando c´è l´occasione di fare i rappresentanti di lista.

L´ultima volta pare siano stati 2800, oltre la metà della forza lavoro a disertare la catena di montaggio. E poi il record nazionale di invalidi, i doppi lavori, i furti e i difetti nelle auto prodotte, che per decenni hanno fatto impazzire i concessionari. Il tutto con episodi di luddismo e di sabotaggio sul prodotto, alcuni dei quali degni dell´impareggiabile genio napoletano.

Come quello che ricorre nella leggenda metropolitana dell´Alfa 159 uscita con due sedili diversi, icona automobilistica di un ribellismo che l´italo - canadese in maglioncino blu pensa adesso di poter debellare con il toyotismo spinto. La «rieducazione» Marchionne la tentò già nel 2008, buttandoci sopra 110 milioni di euro.

Chiuse la fabbrica per due mesi, la fece ripitturare, non più rosso, ma grigio e azzurro, e mise cinquemila operai a studiare la WCM, World Class Manifacturing, raccomandata dal professore giapponese Hajime Yamashina, teorico del lavoro operaio nel secolo della globalizzazione, dell´eccellenza nell´intero ciclo logistico-produttivo, dell´eliminazione di ogni «muda» (perdita in giapponese), oggi ben piazzato come consulente di grandi imprese italiane.

Trecento assenteisti o scalmanati furono trasferiti (deportati, dicono qui sia i moderati della Cgil che gli antagonisti della Fiom) in un capannone di logistica soprannominato «L´isola dei famosi» a Nola, all´ombra del «Vesuviello», o «Vulcano buono», il megacentro commerciale che Renzo Piano ha realizzato per conto del Cis di Gianni Punzo, l´amico napoletano di Luca di Montezemolo.

Tra loro, entrambi i figli di un vecchio ex caposquadra Verniciatura, oggi in pensione, che non esita a dire, coperto dall´anonimato: «I miei figli se lo sono meritato». Poco lavoro e troppa discoteca, e non solo al venerdì. Non certo i soli ballerini, visto che l´età media in tutti i reparti è sotto i 40 anni.

«Pomigliano è un bel Castello - filosofeggia Carmela Abbazia, trentottenne pasionaria della Fiom con tre figli e compagno che vive a Milano, la quale non può certo comprare la Panda che contribuirà a produrre, certificando il fallimento di uno degli elementi del fordismo - chi è fuori vuole entrare, chi è dentro vuole uscire».

E poi ci stupisce con un ditirambo imprevisto a favore di Marchionne: «Per lui ho ammirazione e stima, capisco bene quel che vuol fare, un tantinello di ragione ce l´ha, ma sa perché sono frustrata? Perché in questa partita ho una spada nel fianco e non in pugno come lui.

Non ho nessuna possibilità di scelta, come in caserma agli ordini del caporale». Riaperto a marzo del 2008, Pomigliano non brillò mai per eccellenza. I topi continuarono a scorrazzare in mensa e a rintanarsi nelle centraline elettriche, come documentano i filmati su Youtube, e si rischiò lo sciopero della zoccola. Le assenze non scemarono abbastanza, continuò qualche furto.

E´ rimasto negli annali quello di qualche centinaio di sonde lambda, un pezzo assai costoso, che fu messo in vendita sottocosto sul mercato partenopeo. Anche gli operai migliori, non quelli al seguito del sindacalismo anarcoide che abitano nella cittadella fortificata dal radicalismo, ma quelli che riescono con molta fatica - perché nessuno può dimenticare che lavorare qui dentro à vera fatica - a dare un tocco umano all´automazione, non negano che molti di loro, pur alieni da nefandezze gravi, non sono puntuali.

Fumano sul lavoro, prendono il caffè, mangiano la pizza al taglio, qualche volta consumano o addirittura spacciano droghe. Incompatibile, tutto incompatibile con la cronotecnica e con la «Lean production», la fabbrica snella che Marchionne vuole creare qui investendoci 700 milioni, nonostante l´orrida e falsa pregiudiziale antropologica, quella che vuole i napoletani peggio dei polacchi, votati all´indisciplina, all´anarchismo che sarebbe iscritto nel loro Dna.

Una tesi insopportabile persino nella bocca senza freni del ministro antifannulloni Renato Brunetta. «Metamorfosi di una fabbrica in bilico sul filo rosso che unisce passato e presente», ha intitolato un po´ verbosamente la sua tesi di laurea Giuseppe Dinarelli, uno dei tre laureati (con un 70 per cento di diplomati in tutta la fabbrica) che lavora alla catena di montaggio.

Meglio lui, per la verità, di qualsiasi guru giapponese assoldato dal Lingotto. Dinarelli ci dà il senso dell´operazione che tenta Marchionne, riassumendola nella filosofia toyotista dei 6 zeri: zero stock, zero difetti, zero tempi morti, zero conflitti, zero tempi di attesa per il cliente, zero cartacce.

O in quella della caccia ai 7 sprechi: sovrapproduzione, tempi morti, processi lavorativi inutili, stoccaggio eccessivo, movimenti inutili, produzione pezzi difettosi. Bello. Una magnifica razionalizzazione partenopea, che però comporta un aumento dei carichi di lavoro e dell´alienazione, «in uno schiacciasassi che non lascia spazio al respiro», dice il dottore-operaio appassionato, che cerca di dare un tocco umano alla sua catena di montaggio.

Sotto l´orologio di Pomigliano, tra sindacalisti diplomatici e sindacalisti antagonisti superincazzati, non c´è chi non abbia capito infine come batte il pendolo della neostoria del capitalismo globale: se i diritti degli operai aumentano forse un po´ nel Terzo Mondo, si assottigliano di conserva e paradossalmente nel Primo. Ma dite a Tremonti e ai suoi, per favore, che seppure ne uscirà depotenziata la contrattazione a livello nazionale tra gli interessi corporati, il conflitto tra capitale e lavoro non finisce qui martedì prossimo con il referendum sul Marchio-Toyotismo.


2- COFFERATI: "MARCHIONNE FA PEGGIO DI ROMITI"...
Roberto
Mania per "la Repubblica"

Salva solo la Fiom, Sergio Cofferati, già segretario generale della Cgil, oggi europarlamentare pd. Sulla vicenda di Pomigliano attacca tutti: la Cisl e la Uil, la sinistra, il governo, la Confindustria e la Fiat di Sergio Marchionne.

Cofferati è appena atterrato a Milano da Strasburgo. Sta andando a Genova dove vive e dove domenica si sposerà per la seconda volta. Officerà il rito civile Walter Veltroni, unico politico invitato. Il segretario del suo partito, Pier Luigi Bersani, ha espresso un "sì con riserva" all´accordo. Veltroni è sembrato ancora più convinto. Lei cosa pensa? «Penso che la Fiom abbia fatto bene a non firmare: non ho alcun dubbio.

Nella mia vita da sindacalista ho visto brutti testi di accordi, ma questo credo che sia un bruttissimo inedito. Ci sono cose che non si possono assolutamente condividere se si ha a cuore la sorte del sindacato, la qualità e la dignità del lavoro delle persone. Due questioni mi hanno particolarmente colpito.

La prima è la violazione, concordata tra le parti, di un diritto sancito dalla Costituzione, cioè il diritto di sciopero. La seconda, forse meno visibile per chi non ha dimestichezza con queste materie, è la volontà di mettere in crisi i fondamenti della rappresentanza e della contrattazione collettiva. È l´avvio di una progressiva destrutturazione del sistema».

Un suicidio da parte dei sindacati firmatari?
«Sì, il loro è un suicidio».

Eppure anche a sinistra, nel Pd in particolare, i giudizi non sono stati così netti.
«Rispetto l´opinione di tutti, ma io, prima di parlare, l´accordo l´ho letto più volte con attenzione e ho stentato a credere che sui diritti, non sull´orario e l´organizzazione del lavoro, si potesse arrivare a formulazioni come quelle che sono state scritte. Ma ci si rende conto che a giudicare in ultima istanza se l´eventuale sciopero è illegittimo sarà l´azienda stessa?».

Quanto hanno pesato le divisioni sindacali su un risultato così controverso?
«Pesa molto il clima politico. È gravissimo che la sinistra non parli quando si attaccano i diritti costituzionali delle persone che lavorano. È incredibile come sia giustamente reattiva sulla giustizia, sull´informazione, mentre quando il centrodestra va all´attacco dei diritti di chi lavora non ci sia la stessa reazione».

Pensa che ci sia una subalternità culturale della sinistra alle ragioni delle imprese? «Quando non si reagisce su questi temi ci si allontana da alcuni dei capisaldi fondativi della sinistra. In una società moderna c´è una tripartizione di diritti tra loro connessi: i diritti delle persone, i diritti di cittadinanza, i diritti di chi lavora. Davvero c´è da interrogarsi perché la sinistra non reagisca quando sono in gioco i diritti del lavoro».

A Pomigliano, tuttavia, è in gioco la sopravvivenza dello stabilimento, il lavoro per 15 mila persone compreso l´indotto.
«È incomprensibile la tesi secondo cui bisogna accettare tutto perché c´è uno stato di necessità. So bene che l´attività di Pomigliano è preziosissima e so che va difesa. Per innalzare la qualità del prodotto, la produttività e la flessibilità degli orari basta applicare il contratto di lavoro. Invece è la prima volta che a un modello organizzativo nuovo si aggiunge l´esplicita lesione dei diritti delle persone, la destrutturazione del contratto, la cancellazione dei diritti di rappresentanza collettiva».

Gli operai avranno comunque la possibilità di esprimersi attraverso il referendum.
«C´è un uso strumentale del referendum. Un gruppo piccolo di persone si pronuncerà su una alterazione della Costituzione in una condizione di stato di necessità. E, addirittura, sarà l´azienda a decidere il livello di consenso necessario per rispettare l´intesa sottoscritta».

Ma Marchionne non era il manager che piaceva alla sinistra?
«Questa Fiat è andata ben oltre la Fiat di Cesare Romiti. Il quale, agli inizi degli anni 90, pretese l´accordo sindacale per aprire lo stabilimento di Melfi ma non si sognò mai di mettere in discussione i diritti delle persone. Ricordo che Romiti non era certo un interlocutore tenero».

La Confindustria si è schierata con Marchionne senza distinzioni. Vuol dire che punta all´estensione del modello-Pomigliano?
«La posizione della Confindustria conferma che l´intenzione è quella di considerare Pomigliano un modello da esportate ovunque. Cercheranno tutti di adeguarsi. C´è una pigrizia culturale impressionante. La Volvo che negli anni 70 si inventò le "isole" per attenuare l´alienazione della catena di montaggio era davvero su un altro pianeta».

 

 

[18-06-2010]

 

 

HEIL MARPIONNE! - L’ACCORDO SU POMIGLIANO è ANTI-COSTITUZIONALE - LA FIOM: "le condizioni poste dalla Fiat – straordinari a 120 ore, da fare anche in pausa, pausa ridotta da 40 a 30 minuti, deroghe al contratto e alle leggi, sanzioni per chi sciopero, indisponibilità a pagare la malattia nei primi 3 giorni – sono inaccettabili” - DOPO DECENNI DI VERSAMENTI DI SANGUE ALLA FIAT, PER PERMETTERE A LOR SIGNORI DI FARE GLI AGNELLI CON L’ERRE MOSCIA, ECCO COSA CI RITROVIAMO: LA FABBRICA-LAGER... Salvatore Cannavò per "il Fatto Quotidiano"

Maurizio Landini, segretario generale Fiom, legge il dispositivo finale del Comitato centrale, che sarà approvato all'unanimità, subito dopo l'intervento di Andrea Amendola, segretario Fiom di Pomigliano.

Con il suo invito a "resistere", a cogliere "la valenza generale" dell'attacco Fiat e del governo e con la sua fiducia nei lavoratori di Pomigliano "che ci chiedono di non firmare anche se poi, chiamati a scegliere tra vivere o morire, sceglieranno logicamente di vivere", ha rappresentato pienamente il senso di questa giornata e il prolungato applauso che riceve lo dimostra.

La Fiom sceglie di resistere, dunque, perché ritiene che solo in questo modo possa esistere e Landini spiega che le "condizioni poste dalla Fiat - straordinari a 120 ore, da fare anche in pausa, pausa ridotta da 40 a 30 minuti, deroghe al contratto e alle leggi, sanzioni per chi sciopero, indisponibilità a pagare la malattia nei primi 3 giorni - sono inaccettabili". Per questo il referendum previsto da Fim e Uilm, e supportato dall'azienda, non è proponibile "perché riguarda diritti che non sono disponibili" in quanto sanciti da leggi e Costituzione.

Ma, allo stesso tempo, la Fiom non ci sta a passare per la responsabile della chiusura dello stabilimento campano e quindi esplicita le proprie "condizioni", quelle su cui è disposta a chiudere. La Fiom accetta i 18 turni e lo straordinario di 40 ore che "permetterebbero a Fiat di produrre le 280 mila Panda che costituiscono l'obiettivo del gruppo".

"Si tratta di elementi del Contratto nazionale - spiega ancora Landini - e quindi se la Fiat lo vuole applicare in questo modo la Fiom darà l'ok". Si tratta di "disponibilità" mai concesse prima dall'organizzazione dei metalmeccanici - "a Melfi ci siamo opposti ai 18 turni e lì se ne fanno 17" - che apre quindi su maggiore efficienza e flessibilità e su una nuova organizzazione della produzione. L'apertura rappresenta il passaggio su cui la minoranza interna, che sta con Epifani nella confederazione, converge e decide di sostenere la prova di orgoglio della Fiom che esce dal suo vertice con un voto unanime.

Contemporaneamente la Fiom predispone un pacchetto di iniziative per estendere il caso Pomigliano a tutto il gruppo Fiat - cercando quindi di influire sull'azienda - e a tutto il comparto metalmeccanico. E così lo sciopero generale della Cgil, previsto il 25 giugno, tra i metalmeccanici durerà 8 ore invece di 4 mentre nel giro di una o due settimana si terrà un'assemblea nazionale dei delegati Fiat proprio a Pomigliano.

Il Comitato centrale si è tenuto dopo un fine settimana di fuoco per la Fiom, messa sul banco degli imputati da governo, Confindustria, da Cisl e Uil e anche da una parte del Pd, come Chiamparino. E ieri anche la Cgil ha cercato di intervenire con un incontro a quattr'occhi chiesto da Epifani a Landini nel quale il segretario generale ha sondato le possibilità di ammorbidimento della Fiom.

Registrando una certa nettezza di posizioni ma anche apprezzando le disponibilità che poi saranno registrate nel documento finale. Il voto favorevole degli "epifaniani" lo dimostra anche se c'è chi teme che il consenso di Durante sia "a scadenza".

Resta il fatto che dopo l'intervento di Epifani alla festa della Cisl, in cui proponeva uno sblocco della vertenza, ieri la segreteria Cgil ha diramato un comunicato per porre l'accento sul fatto che la proposta Fiat «può violare la legge, in particolare su sciopero e malattia» e chiedendo all'azienda «una riflessione». Un comunicato apprezzato dalla Fiom e che, probabilmente, tiene aperta ancora un po' la trattativa. Oggi Fiat ha convocato i sindacati che hanno aderito alla sua proposta più la Fiom come "osservatore". La palla passa all'azienda torinese.

 [15-06-2010]

 

 

 

20.06.10

 

6- BELINI CRESCE IN FIAT ...
Dove vende più auto la Fiat? Dove ha la fabbrica più grande? Dove conta di più? E dove guadagna di più? La risposta è sempre la stessa: in Brasile, un paese che sta cerscendo a un ritmo talmente veloce che probabilmente quest'anno supererà la Germania per diventare il quarto mercato del mondo.

E alla guida della Fiat Automóveis (numero uno nel mercato del Brasile, con quasi Il 26,8 di quota) c'è un top manager destinato a pesare sempre di più nel gruppo. Cledorvino Belini, 60 anni, è infatti uno degli uomini di punta nei piani che Marchionne ha tracciato per i prossimi anni. Il manager brasiliano vedrà crescere la mole di lavoro, non solo per rispondere alla maggiore domanda interna,ma anche perché alle strutture di design e di progettazione della Fiat locale verranno affidate nuove responsabilità.

10.06.10

 

Incontro con i Sindacati per Pomigliano

Si è tenuta oggi a Torino la riunione con il Sindacato sul futuro dello stabilimento Giambattista Vico di Pomigliano d’Arco. Erano presenti i rappresentanti di FIM, UILM, FISMIC e UGL, mentre erano collegati in video conferenza da Napoli i sindacati territoriali di FIM, UILM e FISMIC. Con la FIOM, che aveva dichiarato la sua impossibilità a partecipare, è stato definito un incontro per il giorno 4 giugno prossimo.

Nel corso della riunione la Fiat ha presentato alcune ulteriori proposte che tengono conto delle osservazioni raccolte nel corso della trattativa e che si propongono di conciliare le esigenze dell’Azienda con le richieste del Sindacato.

La Fiat ritiene necessario che il piano venga definito con le Organizzazioni Sindacali che dovranno assumersi la responsabilità di garantirne la successiva realizzazione, assicurando il funzionamento degli strumenti che congiuntamente verranno adottati.

La sopravvivenza e il rilancio dello stabilimento dipenderanno dal livello di competitività che saprà raggiungere e mantenere nel tempo in termini di costi, qualità e rapidità di risposta al mercato.

Bisogna che tutti abbiano il coraggio di operare un profondo cambiamento che superi gli schemi e i comportamenti del passato, incompatibili con le sfide future. Per assicurare il futuro di Pomigliano e di tutta la struttura produttiva in Italia occorre rendere gli impianti più efficienti e più competitivi.

Le nuove proposte della Fiat sono quelle minime per poter giocare un ruolo non marginale nella competizione internazionale. Il mancato allineamento ai migliori standards produttivi sarebbe molto penalizzante per lo stabilimento e ne renderebbe precario il futuro. La Fiat non può rischiare il lancio di una vettura fondamentale come la Panda producendola in un impianto non competitivo.

“I tempi stanno diventando stretti - ha detto l’Amministratore Delegato della Fiat Sergio Marchionne - Il protrarsi della trattativa con i Sindacati ha già provocato lo slittamento degli investimenti necessari per l’avvio della produzione. Spero che si possa giungere ad una rapida conclusione perché presto sarà impossibile accettare ulteriori ritardi. In assenza di un accordo che offra adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile riconsiderare il progetto e prendere in considerazione ipotesi alternative per la produzione della futura Panda”.

Torino, 28 maggio 2010

 

 

TERMINI IMERESE SI DIVIDE IN TRE INTERESSE DI CIMINO, ROSSIGNOLO E CINESI PER L'IMPIANTO FIAT...
Per Termini Imerese si fa strada l'ipotesi di dividere in tre il sito dello stabilimento siciliano che la Fiat vuole chiudere. E anche i dipendenti verrebbero così riassorbiti da tre gruppi diversi. Accanto alla cordata del finanziere siciliano Simone Cimino, che punta sull'auto elettrica con l'indiana Reva e la Pininfarina, potrebbe esserci spazio sia per Gian Mario Rossignolo, che vuole fare concorrenza alla Mini nel settore delle vetture compatte, sia per un gruppo cinese, che vorrebbe assemblare auto in Sicilia ed esportarle con il marchio made in Italy. «L'area è molto grande, c'è spazio per tutti e tre» sostiene Cimino. (E.R.)

 

MARCHIONNE: "SENZA INTESA RIVEDERE POMIGLIANO"...
Da Il Giornale.it - "Spero che si possa giungere ad una rapida conclusione perchè presto sarà impossibile accettare ulteriori ritardi". Lo afferma l'a.d. della Fiat, Sergio Marchionne, a proposito dell'incontro con i sindacati su Pomigliano.

"I tempi - dice - stanno diventando stretti. Il protrarsi della trattativa con i sindacati ha già provocato lo slittamento degli investimenti necessari per l'avvio della produzione. In assenza di un accordo che offra adeguate garanzie potrebbe diventare inevitabile riconsiderare il progetto e prendere in considerazione ipotesi alternative per la produzione della futura Panda".

La Fiat - spiega l'azienda in una nota - ritiene necessario che il piano venga definito con le organizzazioni sindacali che dovranno assumersi la responsabilità di garantirne la successiva realizzazione, assicurando il funzionamento degli strumenti che congiuntamente verranno adottati. La sopravvivenza e il rilancio dello stabilimento dipenderanno dal livello di competitività che saprà raggiungere e mantenere nel tempo in termini di costi, qualità e rapidità di risposta al mercato.

Bisogna che tutti abbiano il coraggio di operare un profondo cambiamento - dice ancora la Fiat - che superi gli schemi e i comportamenti del passato, incompatibili con le sfide future. Per assicurare il futuro di Pomigliano e di tutta la struttura produttiva in Italia occorre rendere gli impianti più efficienti e più competitivi. Le nuove proposte della Fiat sono quelle minime per poter giocare un ruolo non marginale nella competizione internazionale. Il mancato allineamento ai migliori standard produttivi sarebbe molto penalizzante per lo stabilimento e ne renderebbe precario il futuro. La Fiat non può rischiare il lancio di una vettura fondamentale come la Panda producendola in un impianto non competitivo.

2 - MASERATI VERSO MARANELLO RINASCE IL POLO DEL LUSSO?...
Nel quartier generale del Lingotto, in via Nizza a Torino, l'indiscrezione non trova conferma. Ma fonti vicine all'azionariato del gruppo Fiat prevedono che presto la Maserati possa uscire dall'attuale collocazione nell'organigramma societario del gruppo, direttamente sotto la Fiat Auto, per confluire sotto la Ferrari spa, ricostituendo il polo del lusso che già vide luce alcuni anni fa.

In un'ottica «global», dove se la Ferrari è di gran lunga leader d'immagine di business anche la casa del Tridente ha qualche carta da giocare. E intende farlo sfruttando le sinergie commerciali e di comunicazione che da Maranello il Cavallino può riverberare sulla vicina Modena. 28.05.10

 

 

 

IL LINGOTTO DEI PRENDITORI
Intanto a Torino va in scena un regolamento di conti in piena regola. La Stampa di ieri spara due paginate al vetriolo contro il neo vicepresidente del Piemonte, l'ex golden boy della Dc locale Roberto Rosso, e quello reagisce così in un'intervista a Paola Setti del Giornale ("Mi accusano, ma non sono indagato, p.11): "Vede, io critico i vertici della Fiat, dicendo che prima di Marchionne sono stati più prenditori che imprenditori. Poi annuncio la rivoluzione del mercato del lavoro. E il giornale della mia città mi fa questo sedere senza nemmeno un avviso di garanzia subito dopo il mio insediamento. Non vorrei aver calpestato troppi alluci". Già solo per "prenditori", Rosso for ever! (a proposito, ma che bel cognome, per un berlusconiano).

 

10-05-10

 

AUTO: FIAT 500, SUPERATA QUOTA 500MILA, NASCE "500 MILLESIMA"
(AGI) - Fiat 500 ha superato il traguardo delle 500.000 unita' prodotte in appena 31 mesi dalla commercializzazione. Per celebrare questo record il brand realizzera' una speciale showcar, denominata "Fiat 500 Millesima", realizzata con il contributo della gente. La vettura avra', infatti, una carrozzeria completamente ricoperta di 1500 tessere con i volti di proprietari, personaggi famosi o semplici appassionati che, a vario titolo, hanno contribuito al successo della "piccola" di casa Fiat.

Per riservarsi uno spazio e' sufficiente accedere al sito e utilizzare l'applicativo dedicato che propone un'immagine in pianta della Fiat 500. In pochi minuti, dopo essersi registrato l'utente potra' prenotare uno dei quadrati ancora liberi (il 70% di questi e' assegnato ai proprietari di Fiat 500) inviando una propria foto ed anche un breve testo che racconti del suo legame con la vettura oppure il link ad un proprio video presente su YouTube o alla pagina personale disponibile su Facebook.

Completata la fase di prenotazione, la showcar sara' pronta in tre settimane ed iniziera' la partecipazione ad eventi e Saloni internazionali. Ad oggi fiat500.com conta una "community" con oltre 120.000 utenti attivi da 206 Paesi, che partecipano alle oltre 30 attivita' online per un totale di quasi 240milioni di pagine consultate.

01.05.10

 

FIAT: FITCH CONFERMA RATING, OUTLOOK RIMANE NEGATIVO...
Radiocor - Fitch conferma i rating Fiat all'indomani del piano di separazione delle attivita' automobilistiche dalle altre del gruppo torinese. L'agenzia ha ribadito il 'BB+' sul lungo termine e il 'B' sul breve. L'outlook resta negativo. 'Complessivamente - si legge in una nota - lo spin off di Fiat Industrial potrebbe essere moderatamente negativo per il profilo di credito di Fiat dal momento che Fitch si aspetta che i margini di profitto del gruppo saranno piu' bassi senza Cnh e Iveco e la diversificazione verra' ridotta. Restano anche alcune incertezze sull'esatto impatto della transazione sul profilo di credito che dipendono da come il deal sara' strutturato. In particolare, non e' stato deciso l'ammontare di cash, di debito e di equity che verra' allocato a Fiat e a Fiat Industrial'.

22.04.10

 

LO SMONTEZEMOLATO CHIEDE A MARPIONNE DI PORTARE LA FERRARI IN BORSA (CON GLI AMICI SCEICCHI A CACCIA DEL 30%) - IL NO PIERFURBY ALLO SGOMITANTE LUCHINO A FARE TERZO POLO
Le centinaia di ragazze in minigonna che ieri hano affollato l'Auditorium di Roma per toccare da vicino Luca di Montezemolo sono uscite entusiaste e perplesse. Il cuore si e' allargato quando il ragazzo dei Parioli ha chiuso il suo intervento con le parole del poeta irlandese Yeats: " nei sogni comincia la responsabilita' ", parole bellissime che hanno inumidito gli occhi delle fanciulle in calore per l'ultima orazione di Montezemolo come presidente della Luiss. Non e' stata un lectio magistralis e nemmeno un testamento morale, ma un discorso bifronte che ha lasciato aperti alcuni interrogativi .

Nelle sue parole e' rimbalzato il rimpianto per l'esperienza nella Fiat che e' stata evocata come modello per invertire il senso di marcia del Paese, poi Luchino rovistando nervosamente i capelli con il gesto che fa impazzire le donne, ha imboccato la strada della politica e lo ha fatto con frasi precise e domande retoriche." E' di destra o di sinistra lottare contro l'evasione fiscale?, e' di destra o di sinistra ridurre i costi stratosferici della politica? ".

 

Le fanciulle in calore si sono spellate le mani, ma non hanno ricordato che queste stesse domande le ha fatte negli ultimi tempi in televisione Paolino Mieli, l'uomo che viene considerato la "mente" dell'asse centrista Montezemolo -Fini- Casini. Forse l'ha capito Pierluigi Celli, il direttore generale della Luiss che si sta chiedendo in questo momento che cosa vorra' fare della sua carica la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Cio' che conta che al di la del ritornello ossessivo sul ricambio generazionale e sul merito, Luchino ha usato due linguaggi: quello di ex presidente della Fiat e quello della politica verso la quale si dichiara fintamente equidistante.

 

Allora e' giunto forse il momento di dire che questo ruolo di Giano bifronte e' stato all'origine della sua uscita dalla casa dell'automobile. Sembra infatti che ad accelerare i tempi abbia contribuito l'accusa rivolta da Sergio Marpionne di navigare nell'ambiguita' in un momento in cui l'azienda di Torino deve chiarire il suo futuro agli occhi del Cavaliere e di Tremonti.

 

Adesso il nodo e' stato sciolto, ma corrono molti rumors sulla trattativa finale per chiudere la parentesi dentro la Fiat. Alcuni dicono che il ragazzo dei Parioli avrebbe chiesto una liquidazione alla Romiti, non pero' con il pacco di miliardi e la presidenza della Gemina riconosciuti a Cesarone, ma portandosi a casa la Ferrari. E' questo il gioiello evocato anche ieri all' Auditorium che puo' dare visibilita' e gloria fino a quando i giochi della politica non saranno maturi.

La risposta di Marpionne e di Yaki e' stato un no secco, ma e' rimasta sullo sfondo la promessa di una quotazione in borsa della casa di Maranello. Se questo avverra' vedremo Luchino, gia' impegnato con gli amici di Abu Dhabi a intermediare operazioni industriali, farsi sotto con i fondi arabi per mettersi in tasca con i soldi degli altri le rosse della Formula Uno.

 

Ci vorra' del tempo e prima di allora lo vedremo ancora sulla scena per costruire quel Centro liberal - democratico che sogna insieme a Fini e a Pierfurby Casini. Due politici in cerca d'autore che non hanno alcun interesse a dividere la loro leadership con il carisma del ragazzo dei Parioli.

C'È UN ALTRO TESTIMONIAL CHE SI STA DANDO UN GRAN DA FARE PER TENERE ALTO IL MADE IN ITALY. È IL CONSOLE ITALIANO DI NEW YORK TALÒ, FAN ACCESO DELLA "500" FIAT
È un peccato che Mario Draghi durante il suo viaggio a Washington non si sia fermato a New York.

Nella Grande Mela gli italiani danno spettacolo, e non stiamo parlando di Sergio Marpionne o di Yaki Elkann, la cui nomina è finita in poche righe della cronaca mondana. E nemmeno di Teresa De Sio, l'attrice che allo "Space Symphony" ha messo in scena "Divinamente New York".

 

La performance più divertente dei giorni scorsi l'ha realizzata proprio la Banca d'Italia di intesa con il ministero dell'Economia e l'Istituto Italiano di Cultura. Venerdì sera presso la "Casa italiana" Zerilli Marimò di Manhattan è andata in scena una performance dedicata a ripercorrere la vita e la figura di Donato Menichella, l'ex-Governatore meridionale di Bankitalia scomparso nel 1984. Lo spettacolo faceva parte di un simposio al quale hanno partecipato il direttore generale, Fabrizio Saccomanni, l'economista Fabrizio Barca del ministero dell'Economia, e la professoressa Leandra D'Antone della Sapienza di Roma.

 

Sul palcoscenico si sono mossi gli attori della Compagnia Teatroscalo che hanno riproposto il pensiero di Menichella come testimone chiave del Sud d'Italia.

C'è però un altro testimonial che si sta dando un gran da fare per tenere alto il made in Italy. È il console italiano Francesco Maria Talò, l'ex-luogotenente dei carabinieri che dall'agosto 2007 svolge la sua funzione diplomatica nella città americana. L'aspetto più curioso e più discutibile della sua passione per l'Italia è rappresentato dall'impegno con cui cerca di pubblicizzare la nuova "500" della Fiat. A questo proposito il 52enne diplomatico di La Spezia si è prestato a una gag intitolata "Frank&Fred in the road" che si può vedere sul sito www.I-italy.org .

A New York gli stessi italiani si chiedono con ironia salace per quale ragione il buon Talò si presti a queste sceneggiate.

 

 

 

IDEA BARCLAYS PER FIAT: TAGLI E AZIONI AI SINDACATI...
A. Mal. per "il Sole 24 Ore" - La soluzione per lo scorporo di Fiat auto? Dare il 25% ai sindacati in cambio del sì a 11mila licenziamenti. La proposta quanto meno insolita arriva da un report di Barclays Capital che cita più volte Antonio Gramsci (anche questo non capita tutti i giorni) per sostenere la seguente tesi: «gli operai italiani di Fiat non sono sfruttati, ma sfruttano i lavoratori e i consumatori di Brasile e Polonia» perché senza i profitti in questi Paesi, Fiat Auto non sarebbe in grado di mantenere i posti di lavoro in Italia.

La soluzione, secondo gli analisti della banca, potrebbe essere quella adottata l'anno scorso sia da General Motors sia da Chrysler (ma che nessuno in Europa ha finora mai osato proporre): cedere ai sindacati il 25% di Fiat Auto - valutato dalla banca 2,5 miliardi di euro - in cambio del sì a 11mila tagli in Italia; ciò farebbe tornare istantaneamente in attivo le attività italiane di Fiat Auto, mentre i sindacati potrebbero, con quei fondi, garantire 60mila euro l'anno per 5 anni ai lavoratori licenziati.

25.04.10

 

 

SUPERBONUS SALVA-FIAT - LO STATO RIPAGA I 400MLN€ DELLO SCONTO ANTICIPATO DALL’AZIENDA PER GLI INCENTIVI STATALI – DICHIARAZIONE D’AMORE DI SCAJOLA SU “LA STAMPA”: “IO NON PARTECIPO AL TIRO AL BERSAGLIO” (ALTRO DENARO IN ARRIVO PER L’INNOVAZIONE INDUSTRIALE?)…

Chiara Paolin per "Il Fatto"

La parola d'ordine è ergonomia. L'incontro svoltosi martedì pomeriggio a Roma tra il ministro per lo Sviluppo, Claudio Scajola, e l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, ha sancito il trionfo delle linee morbide. Si parlava del futuro di Pomigliano d'Arco, tema spigolosissimo, 5.200 dipendenti utilizzati quest'anno al 32%. Circa 500 potrebbero andare in pensione, ma che fare per gli altri? L'idea è di portare in Campania la produzione della nuova Panda trasferendola dalla Polonia.

Ma gli stabilimenti subiranno un totale stravolgimento produttivo: altissima automazione, sistemi ergonomici di assemblaggio, grande flessibilità da parte degli operai nel seguire i nuovi ritmi di lavoro. Marchionne è stato chiaro nel dettare le condizioni per l'arrivo della Panda a Pomigliano: "Non intendo essere costretto a passare i miei fine settimana in trattative snervanti per un sabato lavorativo in più o per qualche altra forma di flessibilità". Insomma, se si stringeranno i denti, niente chiusura o tagli drastici: solo Termini Imerese sarà abbandonato da Fiat a fine 2011, Pomigliano invece si trasformerà in un polo tecnologicamente avanzato.

"

Molti aspetti restano da chiarire, i sindacati scalpitano per conoscere i dettagli operativi, ma il clima generale è cambiato. Il primo passo serio di riavvicinamento tra il governo e Fiat è stato lo sblocco dei fondi per gli ecoincentivi 2009: l'ok arrivato qualche giorno fa dall'Agenzia delle Entrate ha chiuso una crisi diplomatica iniziata lo scorso novembre. Allora, mentre tutti discutevano animatamente sull'ipotesi di rinnovare anche per il 2010 l'aiuto statale al settore auto, fece scalpore la dichiarazione di Marchionne: "Sugli incentivi deciderà il governo. Ma noi stiamo ancora aspettando i 400 milioni di euro che lo Stato ci deve".

Apriti cielo. Nella bagarre delle reazioni, tra chi ricordava come Fiat sia stata foraggiata costantemente da fondi pubblici e chi invece negava l'appoggio economico governativo negli ultimi anni (disse Montezemolo: "Mai preso un euro"), si cominciò a fare i conti. Scoprendo che l'ad diceva la pura verità: Fiat aveva anticipato ai suoi clienti lo sconto previsto dagli incentivi statali, in attesa di essere poi ripagata dallo Stato.

A fine 2009 la cifra s'è fatta consistente, circa 500 milioni per i quali i tecnici dell'Agenzia delle Entrare, avevano immaginato non un ritorno cash ma un'operazione di tipo fiscale. Ovvero, la compensazione tra i crediti Fiat (gli incentivi anticipati) e le imposte dovute dal gruppo all'erario. Ma c'era ancora un problema: il credito superava abbondantemente il debito. Così l'Agenzia ha deciso di attribuire a Fiat direttamente un bonus, un vero e proprio credito fiscale, cedibile anche a terzi.

Quasi un assegno circolare da sfruttare sia all'interno che all'esterno del gruppo. Il 5 marzo un'apposita risoluzione ha chiarito ogni dettaglio, dando finalmente il via libera all'operazione. Giusto nei giorni in cui veniva presentato il decreto Incentivi, totalmente privo di fondi per l'auto. Una scelta storica, criticata da sindacati e lavoratori, viste le difficoltà del settore, ma non dai vertici aziendali. Che si sono invece molto agitati per le indiscrezioni emerse sui tagli contenuti nel Piano Strategico attualmente in fase di elaborazione: 5 mila posti in bilico secondo i rumors, nessuna conferma né smentita dalle "precisazioni" firmate Marchionne.

Bisognerà dunque attendere il 21 aprile per conoscere i nuovi assetti, ma qualche segnale interessante è già arrivato. Qualche giorno fa Scajola ha fatto una mezza dichiarazione d'amore alla Fiat sulle pagine de "La Stampa", il quotidiano del gruppo torinese: "Molti politici e sindacalisti hanno con la Fiat un rapporto complesso e a volte poco razionale. Ma io non partecipo al tiro al bersaglio". Lui no, e anzi si dimostra interlocutore più che attento anche quando deve aprire i cordoni della borsa.

Perché Tremonti avrà avuto i 300 milioni di incentivi da gestire, ma anche Scajola ha cominciato a fare sul serio con la sua lampada di Aladino. Trattasi di Industria 2015, il progetto ideato dall'allora ministro Bersani per favorire l'innovazione industriale, un'area di autonomia e indipendenza difesa con i denti dal ministro dello Sviluppo.

Dopo un avvio incerto, Industria 2015 sta faticosamente decollando, con i primi cicli d'investimento ormai lanciati: il bando Made in Italy (180 milioni di euro la dotazione) distribuisce denaro a 429 obiettivi, ma è partito anche quello sull'Efficienza energetica (altri 200 milioni) che vede tra i beneficiari Fiat per alcuni progetti di ricerca e innovazione. Non grandi cifre.

Non si raggiungono gli 80 milioni, ma sono in molti a giurare che proprio dal finanziamento ai progetti più futuribili passi il destino delle buone relazioni tra Torino e Roma. Del resto, nei bandi di Industria 2015 c'è praticamente di tutto, dall'ideazione di nuovi "macchinari per l'essiccazione della pasta lunga" conferito alla Fava Spa ai fondi per mega aziende come Enel e Telecom. Fiat ci può stare benissimo.

[06-04-2010]

 

Fiat: Fiom, presidio operai davanti a Lingotto il 21 aprile

Sincadato, non far passare sotto silenzio condizione lavoratori

02 aprile, 18:12 ANSA) - TORINO, 2 APR - I lavoratori del gruppo Fiat manifesteranno davanti al Lingotto di Torino in occasione della presentazione del piano industriale in programma il prossimo 21 aprile.

La mobilitazione e' organizzata dalla Fiom. ''L'iniziativa - spiegano Giorgio Airaudo, segretario generale Fiom Piemonte, e Federico Bellono, numero uno della Fiom di Torino - ha lo scopo di non fare passare sotto silenzio la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo Fiat che in molti stabilimenti, da Termini Imerese a Mirafiori, hanno contribuito alla tenuta del gruppo con molte ore di cassa integrazione che hanno defalcato salari gia' molto bassi''. (ANSA).

 14.04.10

 

 

FIAT NEWS
Riduzione dei modelli da 12 a 8 e "solo" 5 mila lavoratori da far fuori. "Sempre più in Polonia la produzione dei motori delle utilitarie". Ecco il nuovo piano del Marpionne di turno per Fiat. E come ci spiega su Repubblica Mastro Salvatore Cipolla da Tropea: "Gli Agnelli accelerano sullo scorporo dell'auto" (p.1). A noi coprofili lo "scorporo" ci piace sempre un casino, specie appena alzati e con i giornali in mano.

E ci piacerebbe anche lo scorporo degli Agnelli dall'Italia. Anche nel loro interesse, visto che il Tesoro di Nonno Gianni tanto non è qui (altrimenti l'Agenzia delle entrate l'avrebbe già trovato, vero?).

FIAT: il nuovo piano prevede piu' vetture in Italia, ma tagli anche a Mirafiori. A un passo la separazione in due del gruppo con le attivita' extra-auto verso John Elkann. Sempre piu' in Polonia la produzione dei motori delle utilitarie (La Repubblica, pag. 2-3)

 

PRECISAZIONI SULLE INDISCREZIONI DEL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA

In relazione alle notizie pubblicate oggi sul quotidiano la Repubblica sulle ipotesi di spin off del settore auto, non si può che ribadire quanto già detto in un comunicato stampa, emesso il 6 marzo scorso su richiesta della Consob, in cui si rimandava alla presentazione del Piano Strategico del Gruppo per il periodo 2010-2014, che verrà illustrato il prossimo 21 aprile.

Eventuali decisioni che dovessero essere conseguenti alla realizzazione del Piano Strategico saranno adottate dagli organi sociali e comunicate al mercato secondo quanto previsto dalla normativa.

Ogni notizia circa ipotizzate operazioni straordinarie e relativi modalità, tempi, perimetro e valori è frutto di congetture, nate al di fuori del Gruppo.

Per quanto riguarda invece le indiscrezioni del quotidiano sul piano produttivo in Italia, la Fiat precisa che ha presentato il progetto industriale, che abbraccia un arco temporale di due anni (2010-2011), nel corso dell’incontro che si è tenuto lo scorso 22 dicembre a Palazzo Chigi con le Istituzioni e i Sindacati.

In quell’occasione sono stati illustrati, nel dettaglio, il piano gamma prodotto, comprese le vetture di derivazione Chrysler, e le allocazioni produttive dei singoli modelli per ogni stabilimento.

Il progetto, come noto, prevede per i prossimi due anni un enorme impegno finanziario della Fiat in Italia: verranno spesati, per investimenti e attività di ricerca e sviluppo, due terzi degli oltre 8 miliardi di euro previsti complessivamente per tutte le attività del Gruppo nel mondo.

Vale la pena ricordare che, pur in presenza di mercati internazionali difficilissimi per il settore auto, la Fiat, per evitare i licenziamenti, ha fatto ogni sforzo possibile per mitigare le conseguenze della crisi sui lavoratori, facendo ricorso a 30 milioni di ore di cassa integrazione nel 2009.

Al momento il Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico per il 2010-2014 e qualsiasi anticipazione giornalistica è assolutamente prematura e priva di ogni fondamento.

Torino, 24 marzo 2010

FIAT CORRE (+4%) IN BORSA SU IPOTESI PIANO MARCHIONNE...
(ANSA) - Si rafforza la corrente di acquisti su Fiat in Piazza Affari dopo le ipotesi sul nuovo piano industriale, non commentate dalla casa di Torino: il titolo cresce del 4,31% a 9,805 euro. Forti gli scambi: al momento sono passate di mano oltre 20 milioni di azioni, contro una media quotidiana dell'ultimo mese di Borsa di 29 milioni di 'pezzi' trattati.

 

- FIAT: ANTICIPAZIONI SU PIANO PRIVE DI OGNI FONDAMENTO...
(ANSA) - "Al momento il Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico per il 2010-2014 e qualsiasi anticipazione giornalistica è assolutamente prematura e priva di ogni fondamento". Lo afferma in una nota la casa torinese.

3 - SACCONI: INQUIETANTI INDISCREZIONI SU PRESUNTO PIANO 5MILA ESUBERI...
Radiocor - 'Le indiscrezioni su un presunto piano Fiat caratterizzato da ben 5 mila esuberi occupazionali sono inquietanti e suscitano allarme sociale'. Cosi' il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, in una nota. 'Solleva un legittimo interrogativo l'affermazione del portavoce della Fiat secondo la quale le indiscrezioni stesse 'sono una provocazione politica a pochi giorni dalle elezioni'. In ogni caso il Governo - conclude Sacconi - proseguira' con fermezza nel dialogo con le parti, lungo la linea tenuta a difesa di un legittimo interesse nazionale a tutela prioritaria dei siti produttivi e dei posti di lavoro in Italia'.

4 - MARCHIONNE: PER SPIN OFF AUTO NON NECESSARIO CONSOLIDARE CHRYSLER...
Radiocor - Per un eventuale spin off del settore auto non e' necessario consolidare la Chrysler. Lo ha detto l'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne arrivando all'Unione industriali di Torino. 'Con il 20% della casa americana - ha detto rispondendo ad una domanda dei giornalisti - abbiamo gia' il controllo, quindi non e' necessario inserire nel bilancio consolidato la partecipazione in Chrysler'.

Fiat Group Automobiles e Chrysler Group LLC procedono nell’integrazione delle attività di distribuzione in Europa

Fiat Group Automobiles S.p.A. e Chrysler Group LLC fanno un ulteriore passo avanti nel processo di integrazione delle rispettive attività di distribuzione in Europa.

A partire da Aprile 2010 FGA svolgerà attività commerciali di supporto alla vendita e all’assistenza di prodotti dei marchi Chrysler, Jeep® e Dodge in diversi paesi europei e sostituirà progressivamente Daimler nello svolgimento di queste operazioni.

FGA Capital ha già preso il posto di Daimler per la fornitura di servizi finanziari alla Chrysler in Europa.

Le attività e i dipendenti delle società di vendita Chrysler nei vari paesi europei saranno progressivamente trasferiti nelle corrispondenti società commerciali di Fiat Group Automobiles.

Torino, 15 marzo 2010

 

 Dichiarazione di un portavoce della Fiat

In relazione all’articolo pubblicato oggi sul sito de L’Espresso intitolato “Fiat, il verde è optional” un portavoce della Fiat precisa:

“La Fiat non è al corrente di iniziative giudiziarie riguardanti il suo stabilimento di Cassino né di indagini a carico di alcun dirigente dell’azienda.

I rifiuti provenienti dallo stabilimento derivano da un normale ciclo industriale e il loro trattamento e smaltimento viene effettuato da anni, in totale autonomia e con propri impianti, dalla società Fenice che non è controllata dalla Fiat, come erroneamente sostiene L’Espresso, ma al cento per cento dal gruppo francese EDF, uno dei più grandi operatori energetici in Europa”.

Torino, 18 febbraio 2010

 

 Su richiesta di Consob, in relazione alle notizie pubblicate sulla stampa di questi ultimi giorni sulle ipotesi di spin off del settore auto, Fiat comunica di aver da tempo annunciato che il 21 aprile 2010 presenterà il proprio Piano Strategico per il periodo 2010-2014.

In tale occasione, il Gruppo, oltre a fornire al mercato i target economico-finanziari di ciascun settore, renderà pubbliche le direttrici lungo le quali si muoverà lo sviluppo strategico ed il posizionamento di ciascuno dei suoi business e del Gruppo.

Le eventuali decisioni che dovessero essere conseguenti alla realizzazione del Piano Strategico saranno adottate dagli organi sociali e comunicate al mercato secondo quanto previsto dalla normativa.

Al momento, peraltro, il Gruppo è impegnato nella preparazione del Piano Strategico ed ogni notizia circa ipotizzate operazioni straordinarie e relativi modalità, tempi, perimetro e valori è frutto di congetture, nate al di fuori del Gruppo.

Si fa infine presente che la società non ha al momento in programma alcun consiglio di amministrazione al di fuori di quelli già annunciati.

Torino, 6 marzo 2010

 

 

- FIAT: PER TERMINI BANDO INTERNAZIONALE ENTRO LA FINE DEL MESE...
Radiocor - Sono 16 le manifestazioni di interesse arrivate per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese di cui 7 per l'automotive, e il ministero dello Sviluppo economico intende fare un bando internazionale entro la fine del mese per raccogliere altre proposte. E' quanto emerge, secondo quanto si apprende dai partecipanti all'incontro, nel corso della riunione tecnica al ministero dello Sviluppo economico tra azienda, sindacati e tecnici del ministero. La Regione Sicilia ha confermato la disponibilita' a investimenti per 350 milioni di euro, altri 100 milioni disponibili dal ministero.

 

- FIAT: ELKANN, NON ANTICIPO NULLA RISPETTO AL 21 APRILE...
(AGI) -
"Non anticipo nulla rispetto all'Investor day del 21 aprile". Cosi' il vicepresidente di Fiat, John Elkann, ha risposto ai giornalisti a margine della presentazione del rapporto sulla scuola della Fondazione Agnelli, a proposito dello spin off dell'auto.

1 - PERCHÉ E PERCOME IL FISCO ELVETICO SNOBBA IL TESORO DEGLI AGNELLI? AH, SAPERLO...
Ezio Rocchi-Balbi per http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=46650

 

Una saga familiare e giudiziaria made in Switzerland. Tutto nero su bianco sul nuovo libro di Gigi Moncalvo, "I lupi & gli agnelli", inclusa una partita fiscale che non ha lasciato tracce sul territorio elvetico. Stupito dell'apparente disinteresse che le autorità fiscali riservano all'intero affaire è lo stesso autore del libro: "Quello che non capisco è come mai il fisco elvetico sembra ignorare tutta questa montagna di transazioni e capitali... - rivela Moncalvo al Caffè - Dei capitali esteri della famiglia Agnelli il fisco italiano se n'era almeno occupato ai tempi di ‘mani pulite' . E quello che allora si era ‘sistemato' in qualche modo, probabilmente con un accordo, potrebbe riaprirsi ora col procedimento giudiziario di Margherita previsto a marzo. ".

 

Ufficialmente le ombre e i misteri della famiglia più potente d'Italia, gli Agnelli, dovrebbero dipanarsi a Torino, dove è in dibattimento la causa che oppone Margherita al resto del parentado (ma sarebbe più corretto dire ai loro potentissimi rappresentanti legali), ma basta sfogliare il libro di Moncalvo per comprendere che il crocevia multimilionario della dinastia, da sempre, è rossocrociato.

Ma se non è difficile comprendere perchè - almeno finora - la macchina fiscale italiana abbia manifestato un certo disinteresse per quel coacervo di fondazioni, finanziarie e trust riconducibili allo scomparso Gianni Agnelli, è curioso che le autorità elvetiche non mettano lingua in un "tesoretto" valutato tra gli 800 e i 2mila milioni di euro. A tanto ammonterebbe, infatti, almeno parte del patrimonio custodito all'estero.

 

Parte che, guarda caso, viene stimata solo dal 2005, quando venne formalizzato l'accordo tombale tra la figlia Margherita e la madre Marella, vedova dell'avvocato. Ed è stato proprio il ricorso di Margherita, che ha denunciato la mancata corresponsione di parte di questa fortuna a lei sconosciuta. Una fortuna che sembra avere tutte le sue radici ben ancorate sul territorio elvetico.

"Il family office di Zurigo gestito dall'avvocato Sigfrid Maron era costituito da undici persone che, quotidianamente, si occupavano solo del patrimonio dell'Avvocato - spiega Moncalvo -. Non dimentichiamo, del resto, che tutti i protagonisti di questa saga familiare e finanziaria figurano come residenti in Svizzera". Effettivamente la dinastia torinese sembra usare i dintorni del Lingotto o a Mirafiori solo come posteggio dell'auto; tutto il resto si svolge tra Lugano, S.Moritz, Ginevra e, naturalmente, Zurigo.

Lo stesso avvocato Maron, negli atti processuali che Moncalvo ha avuto modo di studiare a fondo (il libro gli è costato due anni di preparazione), viene definito solo "un dipendente" di Sadco e Sacofin, società di gestione di patrimoni. Nomi che dicono poco o nulla, ma il Sole 24ore, ricostruendo la loro storia tra Svizzera e Lussemburgo, individua una galassia di società estere, dal Delaware alle Isole Vergini britanniche, ma tutti i fili della ragnatela riconducono in Geferstrasse 24, Zurigo.

 

Come non è un caso che studi legali e parcelle milionarie rimbalzino da una parte all'altra del pianeta senza perdere quell'imprinting rossocrociato che caratterizza tutta la saga. Lo studio ginevrino Patry e Gamna, ad esempio, si vede saldare una parcella di 25 milioni di euro da Margherita Agnelli, nel 2004, con un fax inviato alla filiale Ubs di Singapore, che finisce alla Pkb privatbank zurighese.

E peccato che dallo studio legale Chiomenti, cui Gamna è associato, non risulta emessa alcuna fattura a riguardo. Solo in seguito lo studio Lachenal Patry di Ginevra emette una fattura di oltre 15 milioni intestato a Margherita con la cusale "Litige Successoral". Una lite per successione che, inevitabilmente, solleva il sipario sugli aspetti più segreti di Gianni Agnelli, il passato e il presente economico dell'intera dinastia.

2 - È STATO TROVATO, BLOCCATO E SEQUESTRATO IL TESORETTO DI EMANUELE GAMNA, L'EX AVVOCATO DI MARGHERITA AGNELLI DE PAHLEN CHE INCASSÒ IN NERO SU UN CONTO CIFRATO SVIZZERO 15 MILIONI DI EURO
Mario Gerevini per il Corriere della Sera

 

È stato trovato, bloccato e sequestrato il tesoretto di Emanuele Gamna, l'ex avvocato di Margherita Agnelli de Pahlen che incassò in nero su un conto cifrato svizzero 15 milioni di euro. Quei soldi, dirottati alle Channel Islands e ora riapparsi in una banca di Ginevra, erano stati bonificati anni fa dalla figlia di Gianni Agnelli sul conto «449 Kloten» della Pkb Privatbank di Lugano riconducibile a Gamna: erano il compenso per l'attività svolta dall'illustre professionista (2003-2004) nella divisione dell'eredità miliardaria di Gianni Agnelli.

Poi però Margherita impugnò gli accordi ereditari e nell'offensiva legale a tutto campo contestò al suo ex avvocato (torinese, 58 anni, partner dello Studio Chiomenti fino al giugno 2009), «l'esorbitante somma» e lo denunciò alla Procura della Repubblica per evasione fiscale.

Un esposto penale contro l'ex partner è stato presentato anche dallo Studio Chiomenti. Secondo quanto ha dichiarato all'autorità giudiziaria l'avvocato svizzero Charles Poncet, la sua cliente Margherita Agnelli a metà 2008 «respinse sdegnata l'offerta» di Gamna di restituire un terzo della somma ricevuta, «non tanto per l'importo ma perché riteneva di essere stata tradita come amica prima ancora che come assistita».

Oggi Gamna è accusato dai pm di Milano Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, titolari dell'inchiesta, di truffa ai danni dello Stato (ma non infedele patrocinio come era stato scritto in passato). Contro Poncet c'è l'ipotesi di tentata estorsione ai danni di Gamna, in concorso con la cliente Margherita Agnelli.

 

Avrebbero tentato di estorcergli un affidavit (una sorta di giuramento) a sostegno delle loro tesi nella disputa sull'eredità. Nel frattempo, però, il tesoretto svizzero di Gamna sembrava scomparso nel nulla, inghiottito dal conto «449 Kloten» e poi finito chissà dove. Un anno e mezzo fa nel tentativo di «aggredire» la provvista, Margherita aveva ottenuto dal Pretore di Lugano un decreto di sequestro del conto alla banca Pkb.

Motivo: «restituzione onorari indebitamente percepiti». Ma i soldi erano spariti. La somma pretesa dalla signora de Pahlen era in realtà di circa 25 milioni perché comprendeva anche l'onorario (10 milioni), fatturato e dichiarato al fisco elvetico, del codifensore Jean Patry. Sul resto buio totale. Finché nelle ultime settimane fa breccia, nella granitica riservatezza svizzera, l'indiscrezione che a Ginevra sia intervenuta la magistratura locale su «un famoso conto italiano». Ma quale? E perché?

L'indiscrezione prende forma e si arriva in Rue Charles-Galland 12, quartiere elegante di Ginevra, edifici fine '800 di gran lusso. Il numero 12, a poche decine di metri dal Consolato d'Italia e dal Museo dell'arte e della storia, è la sede ginevrina della banca ticinese Pkb. Sempre lei, quella del conto «447 Kloten». Pkb è molto «italiana» sia per clientela, sia per azionisti di riferimento, ovvero la famiglia Trabaldo Togna.

Il presidente di Pkb è Jean Patry, proprio il collega di Gamna che tutelò gli interessi di Margherita nel negoziato sull'eredità. Qui, nella palazzina di due piani arrivano quasi 14 milioni di euro provenienti, pare, da una filiale delle Channel Islands (Isole del Canale) di Hsbc, il colosso bancario con sede a Londra. Sono i soldi di Gamna che erano parcheggiati nelle isole al largo della Normandia.

Proviamo a chiedere informazioni all'indirizzo E-mail (offshore@hsbc.com) della filiale Hsbc da cui è partito il bonifico: nessuna risposta. L'operazione non sfugge alle comunicazioni antiriciclaggio e la magistratura svizzera, che già era preallertata sul dossier, blocca immediatamente i 14 milioni in arrivo alla Pkb di Ginevra. Il passo successivo è il sequestro giudiziale. E non può essere che la naturale conseguenza della collaborazione con la Procura di Milano, il soggetto che ha l'interesse diretto.

In tutta l'operazione, tuttavia, potrebbe anche esserci stata la collaborazione dello stesso Gamna il quale sembra avesse intavolato una trattativa con l'Agenzia delle Entrate per scudare la somma. Alla fine, comunque, i soldi della parcella fantasma sono stati individuati e sequestrati. E ora, almeno in parte, potrebbero tornare «a casa» cioè nella disponibilità dell'Agenzia delle Entrate, passando attraverso il conto corrente Bnl del Tribunale di Milano. Che non è cifrato nè tantomeno off-shore.

[09-03-2010] 

 

 

 

FIAT ADDIO (DAGO TRACCIA IL SOLCO, MARPIONNE LO DIFENDE) - Per la prima volta viene ammessa pubblicamente quella che veniva sempre indicata come un'indiscrezione. Il gruppo Fiat discuterà ufficialmente la possibilità di un distacco del settore auto da tutte le attività della conglomerata torinese che poi potrebbe portare in futuro alla creazione di unico colosso automobilistico attraverso una successiva fusione con Chrysler...

 

Corriere.it

Per la prima volta viene ammessa pubblicamente quella che veniva sempre indicata come un'indiscrezione. Il gruppo Fiat discuterà ufficialmente la possibilità di un distacco del settore auto da tutte le attività della conglomerata torinese che poi potrebbe portare in futuro alla creazione di unico colosso automobilistico attraverso una successiva fusione con Chrysler. «Spin off dell'auto? È un tormentone, ne parleremo il 21 aprile quando presenteremo il piano di sviluppo del gruppo» ha detto l'amministratore delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne in visita al Salone dell'auto di Ginevra.

 

ALLEANZA CON PEUGEOT - A chi gli domandava poi se sia ipotizzabile un allargamento all'auto dell'alleanza con Peugeot esistente per i veicoli commerciali Marchionne ha risposto: «Per il momento no: le relazioni sono ottime per i veicoli commerciali. Lo sviluppo continuerà ad andare avanti».

 

TERMINI IMERESE - L'amministratore delegato di Fiat si è poi soffermato sul problema della chiusura dello stabilimento sicialiano di Termini Imerese: «Non voglio aggiungere più niente su Termini Imerese. È un problema che sta diventando molto difficile da gestire dal punto di vista mediatico. Quello che mi dispiace veramente è che questa storia la stanno vivendo sulla pelle i lavoratori di Termini Imerese. La Fiat farà il possibile».

 

MERCATO DELL'AUTO - Marchionne ha poi ribadito che senza gli incentivi il mercato italiano è atteso quest'anno attorno a 1,75 milioni di unità: «In Italia bisognerà aspettare il 2013 per avere una normalizzazione del mercato dell'auto. Ci vogliono 3-4 anni perchè il mercato riacquisti un ritmo normale. Siamo ancora nella stagione delle difficoltà. L'importante comunque è che la crisi sia passata adesso abbiamo la possibilità di gestire il futuro».

 

[03-03-2010]

 

Non vedo ne capisco il disegno strategico, infatti Fiat ha smentito  ! Mb

FIAT: studia lo scorporo dell'Auto (dai giornali). Lo spin-off? 'Sul tavolo il 21 aprile', intervista all'a.d. Sergio Marchionne (Il Giornale, pag. 31).

 

Fiat Earnings Teleconference F IM

2010-01-25 16:34:09.530 GMT

 

Event Date: 01/25/2010

Company Name: Fiat

Event Description:Q4 2009 Earnings Call

Source: Fiat

For more event information and transcripts,

MANAGEMENT DISCUSSION SECTION

 

  Operator:

  Good afternoon ladies and gentlemen and welcome to today's Fiat 2009 Fourth

  Quarter and Full Year Results Conference Call. For your information, today's

  conference is being recorded.

  At this time, I would like to hand the conference over to Marco Auriemma,

  Head of Fiat's Investor Relations. Mr. Auriemma, please go ahead sir.

 

  Marco Auriemma, Vice President, Investor Relations:

  Thank you, Marion . Good afternoon to you all or good morning as the case may

  be and welcome to Fiat 2009 Fourth Quarter and Full Year Results Webcast and

  Conference Call.

  Mr. Sergio Marchionne, the Chief Executive and Mr. Maurizio Francescatti, our

  Group Treasurer will host today's call as usual. They will use the material

  you should have downloaded from our website. And after introductory remarks,

  we will be available to answer all the question you may have.

  Before moving ahead, let me just remind you that any forward-looking

  statement we might be making during today's call are subject to the risks and

  uncertainties mentioned in the Safe Harbor statement included in the

  presentation materials.

  So now, I will turn the call over to Mr. Sergio Marchionne.

 

  Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles:

  Thank you and welcome to the 2009 financial results conference. I have had an

  opportunity to read some of the remarks that have been made after the

  issuance of the press release this morning. And I have to compliment some of

  you on the quality of the analysis that has been done after what has been an

  incredibly difficult year for every market participant in the automotive

  sector. I'm hoping that as a result of all this we're going to remove some of

  the skepticism that I've noticed in some of your remarks about '09

  performance and certainly in terms of 2010 - our 2010 outlook.

  If we could start on Page 2 and just deal with the 2009 results. We have

  spoken, now it is the fourth time that we have spoken about 2009. And as we

  predicted the second half of 2009 has seen an improvement in the rate of

  decline of our top line. This is a combination of a couple of things. The

  first one is that the automotive sector, the car business has done

  phenomenally better than 2008. And secondly because the fourth quarter of

  2008 even by itself was the beginning of a series of market adjustments which

  I think have probably completely in the fourth quarter of this year.

  The automobile sector has had the fourth highest quarter in its history. And

  effectively on a unit sales basis, we were almost identical to 2008, combined

  by - and is a result of the combination of a strong performance in the second

  half in Europe and a consistent strong performance of our Latin American

  operations for the whole year.

  CNH is the one that has gone through probably the most uneven set of trading

  conditions for 2009. I'll spend more time talking about this especially as it

  relates to the construction equipment sector. Iveco, as all truck

  manufacturers has had - has seen a Draconian cut in demand especially at the

  heavy end of the product offering. Although I think the - we're beginning to

  see light at the end of the tunnel certainly in the light and the medium

  sector of the offering.

  The more important thing to us is that from a trading profit standpoint, we

  delivered in excess of what we promised of about 1.1 billion and trading

  profit margins were 2.1%. There were sequential improvements

  quarter-over-quarter throughout 2009 in terms of operating margin

  performance. The auto sector including the luxury brands delivered about 719

  million worth of earnings. Roughly two-thirds of that number came out of the

  car side, 479 million came out of SG&A. And we had a good contribution out of

  both Ferrari and Maserati, which just by the nature of the offering would

  have been the businesses on the car side that would have been more severely

  impacted by the downturn.

  CNH came in at 337 million which is a long way away from over the - the over

  a billion mark that was achieved in 2008. It was a highest trading

  performance of CNH since the merger of Case and New Holland back in 1999. And

  Iveco managed to eke out the trading profit of 105 million, which was a

  combination of a variety of things which in addition to the sort of rigorous

  cost containment efforts that we carried out throughout the group, Iveco also

  benefited from the involvement of special vehicles and from a strong

  performance in Latin America.

  We also booked a number of unusual charges, roughly 700 million, which we'll

  deal with in a later slide. On a net after-tax basis that number is about 600

  million. And so it accounts for the majority of the net loss that we booked

  for the year.

  The more - the most significant piece of the performance from '09 was the

  amount of cash generation that came out of the business, we produced over 1.5

  billion of cash for the year. Debt levels are at about 4.4 billion at the end

  of 2009, and as a result of that and a number of capital market activities

  that we carried out in the second half of 2009 we're now sitting on 12.4

  billion of cash which - and I mean this was intentional, it was not a mishap.

  We intentionally created a large liquidity buffer in the system to try and

  deal with whatever may be coming across us in the future. And secondly to

  give us the highest level of flexibility from an industrial standpoint in

  terms of managing our businesses going forward.

  Moving onto Page 3, as I mentioned we've got three times as much liquidity as

  we had at the end of 2008. Some of you were voicing concern starting on the

  conference call that we had in January of 2009 as it related to 2008

  performance, about the fact that the group may have been needing capital. I

  mention to you at the time that any capital raising efforts have to be

  directed towards the debt side of the balance sheet, that we do not equity,

  that we were effectively dealing with a working capital reversal associated

  with the downturn in volumes, and that's effectively what happen. I mean we

  were able to manage through the crisis. I think we waited for the appropriate

  time in which the capital markets came back and we accessed it with a number

  of transactions that gave rise to almost five billion in liquidity.

  We continue to work on the internationalization of this group. We signed - I

  don't want to belabor the point, but I think the issue about Chrysler and the

  integration of Chrysler is well on its way. We presented our plan to the

  markets on November the 4th. We confirm those targets, the fact that by 2014

  Chrysler is expected to generate roughly $5 billion worth of trading profit.

  And so all the initiatives that we have announced on that data are proceeding

  as planned, and I think we expect to see an improvement in the performance of

  this business as we approach the launches of the significant product

  rejuvenation efforts that have been put in place in the last two quarters of

  2009.

  Just to remove any doubts, we have higher liquidity than we had on November

  the 4th. The number is less than six billion, but it's more than what we had

  when we talked to you on November the 4th. So Chrysler is doing well. I think

  we just need to navigate through 2010, will allow us to get to a new product

  portfolio by the end of 2010.

  We have finally found what I consider to be a permanent, sustainable,

  defensible choice in terms of a partner in China. We signed an agreement with

  Guangzhou Automotive, and that process is fully underway. Hopefully it will

  be in market by 2011 with certainly the beginning of a product portfolio in

  China. Our expectation is that we need to be able to interlink that joint

  venture with our Chrysler activity and bring Chrysler to China within the

  context of the general framework that was signed in the summer of 2009.

  We also signed an agreement with KAMAZ in Russia for the production of

  agricultural equipment, for production and marketing of agricultural

  equipment in Russia. This is absolutely required in order - will allow us to

  continue to be competitive in that marketplace. And I think we found the

  right partner to get that done. I think it's the beginning of a long lasting

  and probably deeper relationship with KAMAZ that we've had so far.

  Now in terms of the 2010 outlook which has been interpreted by some of you

  with the degree of caution, I think there - it is - I mean, I've been running

  this business now for a number of years. I doubt very much that you will find

  any automotive house that has been able to call their trading profitable

  performance for the year. We called this number by the way in the fourth

  quarter of 2009.

  That gave us the opportunity to target a number like 1.5 billion for the

  whole year. We also expect that net debt levels will be below five billion.

  We're going to register an increase of anywhere between 30 and 35% in capital

  expenditure during the period of time as a result of the slowdown that we

  applied to our capital expenditure programs in 2009 due to the restricted

  availability of capital markets and funding.

  All those things make us relatively comfortable that we'll have a positive

  net income number for the year and that we'll improve performance by 50% over

  current levels. Now some of you may think that that may not be enough. 50% is

  a huge improvement especially when you consider the level of uncertainty that

  still surrounds some of our activities on a global scale. But I think we have

  reviewed the underlying operating mechanisms of our sectors and we feel

  relatively comfortable that based on what we know as of today that those

  numbers are in fact achievable.

  If we move onto Slide number 4, obviously all of the sectors have had a

  decrease in turnover compared to 2008. The important thing is that as has

  been the case for most of 2009, the auto sector continues to be the biggest

  profit generator for the group. It accounts for 70% of the combined trading

  profit of the group today.

  CNH, as you well know has had an uneven trading year, has come in at 337

  million which is a long way away from the $1.650 billion we posted in 2008.

  But all of it is demand driven, especially on the construction equipment

  side. And I think that Iveco has posted respectable results given the fact

  that market demand for - especially on the heavy side was drastically cut in

  2009 compared to 2008. I mean just in rough numbers so we understand the

  magnitude of the shrink, 2009 for every three trucks sold in 2008, one was

  sold in 2009 at the heavy end. So it's been a phenomenal cutback in

  performance. And I think that the fact that we survived the event and we

  ended up posting positive earnings reflects a significant achievement for

  that management team.

  FPT obviously was impacted by the drop in demand, especially on the

  industrial side which is the single largest component of its earnings

  generation. The car side performed well, but the transfer pricing mechanism

  does not allow FPT to make a large amount of money even if volumes are up.

  But obviously the shortfall in industrial engines was felt by FPT and it

  posted a loss for the year of about 25 million.

  If we can move onto Slide number 5 which deals with the P&L, there's really

  nothing unusual in the P&L. We'll discuss the unusual items in detail in a

  moment and the composition of the interest charges that make up the interest

  line. We ended up delivering a net loss of 848, 600 million of which on a net

  after tax basis relates to unusual items.

  Which are now outlined on Slide 6, you can see that most of them relate to

  restructuring. That restructuring was pretty well distributed across - was

  effectively distributed across all of the business. We also ended up taking a

  write down on some fixed assets associated with the shortened lives of some

  of the platforms and architectures that we have within Fiat Group

  Automobiles, and this has been triggered by the relationship with price that

  - which is going to provide substitute and more efficient platforms for usage

  by FGA going forward.

  Then there are a number of other provisions which totaled 252 million. The

  biggest portion of that number relates to the adjustment of stocks and used

  values for Iveco, for our truck business and for dealing with some of its

  Eastern European activities which were really impacted in a very negative way

  as result of the downturn. So we've had to take back some inventory, rework

  it. And the charges associated with those are reflected in the others column

  for Iveco.

  More importantly, we have already spent 276 million of the whole charge that

  was taken last year. The remainder we'll be taking for most part in 2010 and

  a very small residual will be taken off in 2011.

  Slide number 7 deals with the composition of the financing charges. There is

  nothing unusual other than the reversal of the equity swap, which was

  negative in 2008 by 263 million and ended up being positive to the tune of

  117 million in 2009. The desire that we have to maintain this liquidity

  buffer has got a substantial cost to us. As you can see, the cost of carrying

  in 2009 amount is 209 million - 207 million, and this is based on an average

  cash flow of roughly six billion and 350 basis points in spreads between

  borrowing costs and the interest that's associated with maintaining the cash.

  This is going to continue going forward. As long as our interest is

  maintained - our focus remains on maintaining a large liquidity buffer, we

  will be encountering the same type of expense going forward. But it has not

  been a bad year given what's gone on here. Interest charge is below the 800

  mark and we're targeting a similar number for 2010.

  Cash flow analysis on Page 8. You can see that most of the improvements came

  out of two things. One was obviously the amount of cash that was released by

  a reduction in working capital levels. And secondly the substantial reduction

  in capital expenditures, it was nearly five billion in 2008 and went down to

  about 3.4 billion in 2009. So 1.5 billion worth of cash production and debt

  levels down to 4.4.

  Now if we can just deal on Slide number 10 with industry outlook and sales

  volumes. I'm not going to spend much time dealing with the numbers that we've

  posted for 2009. I'll just give you my views on what I think will happen in

  2010.

  For one on the car side is the German government has already announced that

  they will not renew the incentive scheme that it had in place for 2009 and

  that will reduce demand on the European side by roughly a million cars. And

  so what we have done now is that we have targeted effectively two numbers.

  One that assumes that the eco-incentive or the scrapper schemes will be

  extended in Europe in some modified form for 2010. And that would give a

  reduction of roughly 12% in volumes in 2010. If they were not to be renewed I

  think we're going to see a market down 16%, for us a 16% reduction in volumes

  compared to 2009.

  Positive thing is that Brazil will continue to perform well. We're expecting

  an uptick of anywhere between two to 3% on both the light commercial vehicle

  side and the passenger car side. And therefore our expectations are that we

  will sell between 1.9 million and 2.1 million cars in 2010.

  For those of you who are old enough to remember what I suggested was the

  breakeven point for this business, and I think I've said there was about

  1,840,000 cars. And therefore we can confirm that we'll still be positive in

  earnings in 2010 regardless of whether the scrapper schemes are renewed or

  not. Obviously we would prefer that they were extended and renewed in

  whatever form. I think eventually the system needs to go back to a normalized

  environment. My view is that 2010 is probably the wrong year to abandon

  scrapper scheme. I think that it will have a pretty drastic impact on demand

  on the Western European side, which may ultimately have a beneficial impact

  in terms of people rationalizing capacity on a permanent basis as we've begun

  to do. But I think the level of uncertainty associated with that position

  will also make trading conditions very, very difficult in Europe.

  The light commercial vehicle side has had - unfortunately it's not had a

  great performance in 2010. We were down 27%, and you'll see similar numbers

  coming out of the light commercial vehicle side, out of Iveco. They were down

  27% in 2009. And we do not - we don't expect to see a recovery in the Western

  European market in 2010.

  So this is an important consideration because that - as you will see, and I

  don't know whether it's in the slide here, that the real issue for us is that

  one light commercial vehicle is not the equivalent of a passenger car in

  terms of contribution. And so the change in mix is the single largest driver

  of the earnings performance of the car business in 2009.

  So on a 2010 to 2009 comparison, the impact would not be large. But the loss

  of - in excess of 100,000 light commercial vehicles in Europe in 2009 has had

  a significant impact on our trading results. Rough calculations will suggest

  that if we had maintained volumes on the light commercial vehicle side, we

  would have probably had earnings that were as reported, plus 300 million. So

  it's been a significant difference. I think it's going to take a while before

  we start seeing volumes that we saw in 2008 come back.

  The indication certainly in terms of what we've seen in December and January

  are encouraging. And so we may be overly negative in terms of the assessment

  of the market for 2010. But if we are, it would make a significant difference

  in the earnings performance of the business.

  Brazil is expected to continue to grow as I mentioned earlier, if you go onto

  Slide number 11. I think that one - we have done - regardless of the

  sarcastic remarks that were made by one of you in connection with our desire

  to produce the lowest - the fleet with the lowest CO2 emissions of any

  European car producer, I think this continues to be our objective. It's

  something that we worked at - we have worked very hard at over the last four

  or five years. And it's an objective that we intend to continue to focus on.

  As you can see on the right-hand side of the slide, we have done significant

  product introductions in 2009. We've introduced the second version of

  MultiJet for our diesel engines. We've introduced the MultiAir, which is also

  going to be used by Chrysler in the Fiat 500, which will be available in the

  American market in December of this year. And the engine will be produced in

  the United States with this technology. We continue to work on alternative

  fuel, so CNG and LPG continue to be - continue to represent a significant

  portion of the sales that we've had in 2009 and we expect that to continue in

  2010.

  Obviously the amount of work that has gone on here, I think there's a chart

  that deals with all this going forward in terms of the streamlining of the

  operations, the fact that we have removed a substantial amount of SG&A costs

  across the sector is even more relevant for the car side which I think has

  delivered in excess of what was asked in terms of contribution to that

  effort. And that is something that is now - I think it's a permanent

  achievement of the businesses and something that will continue to impact

  positively on the earnings performance of the Group going forward.

  Inventory is in perfect shape on the car side. We have a very strong

  portfolio coming out of 2009 working into 2010. I think the first quarter of

  this year, from an invoicing standpoint, is pretty well covered, certainly

  for January and February and a big chunk of March. I think a lot of people

  are just waiting and hesitating now to see what the government will do in

  connection with the renewal of the incentive scheme and this is true

  especially in Europe. But we've got very tight inventories in the system. We

  will continue to manage demand and production to ensure that we do not clog

  up our distribution channels.

  Slide number 13, which deals with CNH, certainly on the agricultural side it

  has been a relatively decent year and we have performed relatively well. We

  have performed relatively well given what's happened in particular parts of

  the market. The international side, which includes the Eastern block

  countries, Russia, the Ukraine and so on, has gone through a severe period of

  contraction because of the lack of access to credit. And so that's negatively

  impacted on our performance in a significant way in 2009.

  We have performed well in other parts of the country - in other parts of the

  world, with the exception of the U.S., where I think that although we have

  had great success in positioning the higher horsepower combines in the

  marketplace, we've allowed some competitors to occupy space in the midrange

  sector. That's something that's being addressed certainly in 2010, and it was

  already - evidence of that correction was already visible in the fourth

  quarter of 2009.

  We expect that this market in 2010 on the Ag side will decline. I think we'll

  have strong performance out of Latin America. But I think we'll see an

  acceleration of the decline in Western Europe and the U.S. will continue to

  perform well, although not at levels that we have seen in 2009.

  The construction equipment side is the one that's truly been devastated by

  the crisis in 2009. We talked about this throughout the year and we made

  reference to this also on the 2008 earnings call. The market has continued

  try to find its bottom, I think we probably hit it in this last quarter of

  this year. We're beginning to see a slight uptick in demand and it's

  effectively forecast in our assessment of what the industry will do in 2010.

  We're expecting it to be up both on the light and heavy end of the spectrum,

  with Latin America being the largest contributor to that recovery.

  The U.S. market will probably do better than it's done in 2009. But that's

  not great shakes, given the fact that volumes that we have experienced in

  2009 are probably the lowest that we have ever seen in any time series that's

  available for comparison.

  I'm going to skip through Slide number 15, which talks about what we've done

  operationally. We've won a number of awards with these tractors. I think that

  the quality of our product offering continues to be improved. The real issue

  for us has been to manage the de-stocking of the construction equipment

  distribution channels. That has started in a very effective way. At the

  beginning of '09, we have done huge progress in that direction. I think we

  continue to work on this certainly for the first semester of 2010. And I

  don't think that we will be turning on the industrial machine on the

  construction equipment side until the second half of this year.

  Inventory trend, as you can see the benefit of the de-stockings are clearly

  visible both at company inventory level and at dealer levels. And we're going

  to continue to focus on this as being the biggest place from which we expect

  cash generation.

  CNH of all the businesses has been the largest contributor to the cash flow

  of the fourth quarter. It was certainly in line with the expectations that

  we've had and it reflects the seasonal trend associated with running that

  business.

  When we move onto Slide number 17 which deals with our truck side. We do

  expect a recovery in the truck business. First half probably flat compared to

  '09 and some visible, tangible, sizeable recovery in the second half of this

  year. It has been a very difficult year for all of us. I think that as you

  can see from the slide, the heavy side of - decrease of 44% in volumes.

  Eastern Europe has been down by 55%, and these are significant decreases. I

  mean I - it's very, very difficult to try and find a parallel in history that

  shows this kind of Draconian impact on demand. I think the important thing is

  that we have managed the industrial machine to match the declining demand

  curve. And I think to the extent that we see any uptick in demand, I think

  that we will be turning on the industrial side of this. And I think that we

  will be - there will be additional unexpected benefits from the running on

  the industrial machine obviously associated with the absorption factor of the

  fixed cost.

  One of the things that's fundamentally underestimated about Iveco, and some

  of the concerns that you have about the lack of critical size or critical

  mass of Iveco is that it totally ignores the work that was started by the

  sector about four years ago as we signed the joint venture with SAIC and we

  entered the Chinese market in a very significant way. As you can see from the

  chart, we are now producing more vehicles out of China than we are out of

  Western Europe. Actually we're selling more vehicles in China than we're

  selling in Western Europe.

  This is not insignificant and it doesn't even reflect the fact that the whole

  effort won't materialize until the latter part of 2010 as we begin to bring

  to market the wide array of product that have been worked on since the

  inception of the joint venture. We - our objective when we started this was

  to effectively create a larger Iveco in Asia. We will deliver this on a joint

  venture basis with our partner out of Asia. And I think we'll talk more about

  this on Investor Day when we meet on April the 21st. But it was - we wanted

  to be the largest truck manufacturer in China as a result of all this, and we

  will be. So I think this should allay any fears about this being - this

  business being sub-critical in the medium to long term.

  Slide 19 deals with inventory reduction, 40% roughly across both - across the

  dealer network and company stocks. Slide 20 deals with our group purchasing

  activities. We're beginning to see the benefit associated with the

  combination of all our purchasing activities. We were down 3% across the year

  with a significant improvement in purchasing achievement the fourth quarter

  of this year - of last year.

  I think Side 21 probably tells the whole story about what happened in 2009. I

  think that we went through a severe process of restructuring and right-sizing

  of the organization, and we lost about 8,300 people in the process. A lot of

  reductions happened on the white-collar side, especially at CNH and

  especially in North America.

  We had a very keen interest in balancing demand and supply. We want to

  maintain a tight rein on working capital levels for this half that obviously

  impacted on the trading profit performance of these businesses as we left

  unabsorbed fixed cost unattended throughout the period. But I think it was

  important for us to finish the year in a way in which we could effectively

  reenter the market in 2010 in association with the pick up in demand without

  having to drag inventory overhangs through the system. And this has been

  accomplished across all business sectors with no exception.

  As important as that accomplishment was, we were also able to reduce SG&A

  cost across the group. We had targeted a 15% reduction compared to 2008. We

  achieved a number in excess of 15% across all sectors. I think the important

  thing for us now is to maintain that cost savings and permanent cost

  reduction across the system. And all of these were designed to allow us to

  get ready for 2010, maintain the same rigor, the same discipline on both

  production and expenditures through the SG&A side.

  All the efforts on the world-class manufacturing front continue. We've

  achieved a reduction of 7.4% in terms of conversion cost in 2009. We've

  targeted 6% reduction across all businesses within 2010, so that work

  continuous unabated.

  Two important decisions were taken in 2009. One was in connection with the

  termination of car making activities out of our Sicilian plant, which are now

  scheduled to stop making cars by the end of 2011. And the other one is the

  re-absorption of the production from our Imola plant into the other two

  Italian plants, one in Lecce and the other one in San Mauro. So that process

  is underway, and both of these decisions hopefully will bring some level of

  sanity to the production capability of the house.

  2010 outlook on Page 22, some people ridicule the reference to a year of

  transitional stabilization. I invite those people who ridicule the statement

  to come over and manage this. I think it would be very beneficial for people

  who sit back as critics of this process. I don't think people really

  understand the amount of devastation that's gone on onto this collection of

  businesses throughout 2009.

  I'd like to remind those people on the call that two of the large car

  companies filed for bankruptcy in the United States in 2009. This is

  unprecedented. And I think that a number of European automotive players that

  had to resort to government fundings in order to bridge their financing

  requirements, and it has been by far the most difficult year that anybody

  could have possibly expected. Even at the beginning of last year I don't

  think anybody could have foreseen the amount of devastation that happened on

  the demand side of these businesses.

  So Fiat has come out of this process as I said wiser, I think it's come out

  much stronger. It has proved clearly that it can manage these downturns

  effectively. It has done everything that was asked in terms of objectives. It

  has delivered in excess of the trading profit expectations that we made of

  the group and it has built up a sufficient liquidity buffer to try and

  navigate through whatever may be coming forward in 2010 and later years.

  So our assessment of 2010 is - remains cautious. Although I think we feel

  comfortable with reaffirming our commitment to produce 1.5 billion in trading

  profit. We are going to resume in a more vigorous way the amount of capital

  expenditures that we have on the table. I think that as you well know all of

  us have cut back on those programs given the uncertainty in the market and

  given the lack of liquidity that was available in the capital markets. We're

  going to resume this. And we're expecting a 30 to 35% increase in

  expenditures over 2009.

  If the eco-incentive systems that are in place in Italy and in the other

  countries in Europe were not to be renewed in 2010, we expect that the

  trading profit of the car side will be negatively impacted to the tune of 350

  to 400 million. This includes the consequential impact on both Fiat

  Powertrain Technologies on the engine side and transmissions and on the

  components piece of the businesses.

  So revenues would drop by as a minimum 2.5 billion. We would lose between 350

  to 400 million in trading profit, so we would make between 1,150 and 1,100 in

  trading profit for the year. These - this lack of profit obviously would have

  absolutely no tax relief because they would be happening in Italy where we

  don't book debits in association with these reductions. And therefore it

  would fall straight to the bottom line.

  The important thing is that if we do have a reversal of volumes of that

  caliber, in all likelihood we will have - we will also have a reversal of the

  negative working capital position associated with current production levels

  which will negatively impact on the debt levels for the group, and therefore

  in all likelihood we will push levels above the half a - the five billion

  mark for 2010.

  We - the last slide I think deals with the announcement of the fact - the

  announced of the Fiat Investor Day which is going to be held in Turin on

  April 21, 2010. It will be held the same day that we release first quarter

  earnings. And so you're all cordially invited to attend.

  I have nothing to say on Slide 24 about the calendar, and I guess we're ready

  to take questions.

 

  Marco Auriemma, Vice President, Investor Relations:

  Thank you, Mr. Marchionne. Now we are ready to start the Q&A session. Marion

  , please retrieve the first question.

 

Q&A

 

  Operator:

  Thank you. [Operator Instructions] We'll take the first question from Brian

  Johnson from Barclays Capital.

 

  <Q - Brian Johnson>: Good afternoon. Could you give us a sense, you talked

  about the cash generation at CNH, but the cash generation in 2009 across the

  other units?  And then looking forward to 2010 how that working capital would

  play out?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I'm going to pass it on to Maurizio so I can drink a coffee. Go

  ahead.

 

  <A - Maurizio Francescatti>: I mean, there are some major generators in terms

  of cash has been FGA of course, and to some extent also Iveco through the

  de-stocking has produced cash. So the combinations of ceasing productions

  levels have made - have brought the production of working capital positively

  from all of our major sector for 2010.

 

  <Q - Brian Johnson>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: If I can just help Maurizio now. To the extent that we

  effectively de-stocked distribution channels, everybody across the scheme has

  positive cash generation. Because most of the negative impact of the working

  capital reversal was felt probably within Q4 of 2008 and at least in part in

  the first four months of 2009.

  On a net basis they're all cash flow positive on a trading basis. For 2010 if

  we're right on the assumption that volumes will increase, even if they

  increase between three and 6%, this will accomplish two things. One it would

  get the industrial machine up and running again. And to the extent that we've

  got negative working capital positions across these, sectors we will produce

  cash as a result. And therefore we expect to have an additional contribution

  of working capital coming through the system. And that's what makes us

  comfortable to commit to a net debt level of below five billion even though

  we're increasing capital expenditures between 30 and 35%. And that's the

  reason why we feel comfortable.

  If it doesn't happen, if the volume increase doesn't happen you cannot get a

  deterioration in working capital positions from where you are today because

  the industrial machine will not be turned on. If it doesn't get turned on we

  will not be generating - we won't be aggregating our working capital position

  at all. Although obviously it will have a very negative impact on trading

  profit as a result of all the fixed costs associated with the industry

  machine not being absorbed.

 

  <Q - Brian Johnson>: Okay. And one last - one just other question. What are

  you assuming about pricing in the Western European markets? And how would it

  differ with and without eco incentives?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I think if the trading - if the eco incentive schemes are not

  renewed and given the tenuous nature of the industrial setup of most of our

  competitors, I think the pricing game is going to become a lot tougher. And I

  think margins will be eroded, because I think people will be chasing whatever

  remaining volume there is in the marketplace and it will become tough.

  That's just going to force us to get a lot more selective in terms of what we

  do. And I think what's built into our forecast in terms of the loss of

  creating profit assumes the margin erosion associated with what I consider to

  be excessively competitive trading practices. If they do get renewed, I think

  we'll see trading margins at or around the same levels that we've seen in

  2009. I don't think you're going to see an improvement.

  I remain convinced that the only solution to this problem on a European basis

  is that there is a very planned takeout of production capacity across all

  Western European countries. If that doesn't happen these businesses will

  continue to be marginal producers. They may not destroy value, but I don't

  think they're going to create anything. All right? We started a cleanup

  process...

 

  <Q - Brian Johnson>: Thank you.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: We started a cleanup process here at Fiat. We're going continue

  with that cleanup process. I think we need to make sure there are assets in

  this business that are the most competitive assets that you can find in the

  European companies.

 

  <Q - Brian Johnson>: Thank you.

 

  Operator:

  Next question comes from Massimo Vecchio from Mediobanca. Please go ahead.

 

  <Q - Massimo Vecchio>: Good afternoon to everybody. I would like to have your

  view on market share gains in 2010 in the car sector. Do you think that a new

  model launch is still a way to gain shares and above all, increase profit in

  2010? Or probably given the current market economy scenario, it will still be

  low initial engines the key driver of market share and it's probably better

  to save new model launches in 2011? Thanks.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, I mean I'll start off with the last assertion. I

  wholeheartedly agree that launches in 2010 are wasted. This is still a very

  uncertain market. I think that you - and that's been the reason why I think

  we intelligently postponed a number of our programs to make sure that they

  coincided with what I consider to be a structural recovery in demand in 2011

  and later years. I still don't think we're going to see phenomenal growth in

  this market going forward, but certainly much better and much more natural in

  2011 than we've seen so far.

  The other point that you made, which I think I wouldn't necessarily agree

  with, is that the focus on emissions and efficiency of engines appears to be

  something which is transient in nature, that's only going to apply for 2009

  and 2010. And that it's associated with the eco incentive schemes that have

  been put in place by government. The procedures that have been put in place

  and the requirements that have been imposed on the industry by Brussels in

  connection with emissions are going to make it mandatory for everybody to be

  in that sandbox by - between now and 2015.

  These issues are no longer optional. I think the level of taxation associated

  with non-compliance with those standards is going to make the whole portfolio

  of offerings in the marketplace substantially different by 2015 than they are

  today. And therefore the question about efficiency and who plays in that

  marketplace going forward is going to become really crucial.

  The efforts that we've made here in terms of all the world-class

  manufacturing efforts to try and make these plants best-in-class plants are

  all designed to ensure that we end up being the lowest cost producers on the

  European context. And so the emphasis on CO2, on the reduction of CO2

  emissions, the improvement in mileage, the emphasis that we've placed on CNG

  and LPG as alternative fuels, the association with Chrysler in terms of

  coming up with both electric and hybrid will make the composition of the

  product offering by Fiat as competitive as you can possibly make it in the

  European place, European marketplace. I would not discount that as being a

  transient fashion. I think that this thing is permanent and it's going to be

  negatively impacting on demand for people who don't comply with those

  requirements way into the future.

 

  <Q - Massimo Vecchio>: Thank you very much.

 

  Operator:

  Next question comes from Martino De Ambroggi from Equita. Please go ahead.

 

  <Q - Martino De Ambroggi>: Yeah, thank you. Good morning, good afternoon

  everybody. First question, because you talked about heavy cost cutting across

  all the sectors, but you also mentioned the breakeven point for Fiat Auto is

  always at 185 million cars, which is the same level you presented in 2006. So

  my first question is, why is it happening? Also I thought it was already well

  below this level? And the second part of the question is, what will be your

  target at the end of the process, including Chrysler synergies and including

  also [inaudible] shutdown? Thank you.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: For the second question, you're going to have to wait until

  April 21. The answer to your first question is relatively simple. As we

  rebuild volumes, or rebuild brand equity in this process, our commitment to

  two things. One, network we build, and the second one which has do with the

  marketing and advertising expenses with the launching of these brands was

  phenomenal.

  So the 1,840 represented a breakeven point on the assumption that all the

  associated costs would maintain those volumes and the marketplace would be

  resized to match that demand. What we have done in 2009, in terms of managing

  this process, is that we've actually taken a hatchet to those costs and

  reduced them substantially against 2008 levels, purely to reflect the level

  of the ability of those programs to be effective in a marketplace which was

  so biased by the eco incentives that no other - no amount of marketing or

  positioning or advertising could have possibly changed.

  The number is 1,840. It doesn't - the more important question that I think

  you wanted to ask and that maybe I'll ask on your behalf is, what is the

  impact of world-class manufacturing and the cost takeouts they are carrying

  on? 6% reductions year-over-year in conversion cost is a big number. And

  what's happened as a result of the competitiveness of the European market is,

  all those savings have been chewed up by a reduction in margin performance,

  all of them.

  Which means that in the absence of those initiatives, probably we would have

  been in much worse shape than we are today. Which forces me to go back to my

  original assertion that the only way in which you can fix this business is to

  deal with the structural overcapacity of the system to allow people to earn

  an adequate return on capital. In the absence of this, this is going to be a

  marginal business and needs to be - it needs a permanent fix, which I think

  is going to require everybody's effort to accomplish.

 

  <Q - Martino De Ambroggi>: Okay. Thank you. And if I may, one more question

  on Brazil, you are presenting a growth between two and 3%. Seems to be quite

  conservative, I don't know if you have more indication on this subject? Thank

  you.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I have a more optimistic view which is not built into the

  forecast.

 

  <Q - Martino De Ambroggi>: Okay. Thank you.

 

  Operator:

  Next question comes from Monica Bosio from Banca IMI.

 

  <Q - Monica Bosio>: Yes, good afternoon. I would have one question, is

  regarding further restructuring cost on 2010, if you can give us an

  indication? And I was wondering if Fiat is planning further write-offs

  related to automobiles investments made before the Chrysler deal? And that's

  the first question, and I don't remember the second one. Just a minute.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: So why don't I answer your first question while you remember

  the next question?

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Is that okay?

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: All right. Based on what I know today, the restructuring -

  there may be some additional restructuring in 2010. But they're very specific

  to particular joint ventures that we have that may require interventions. So

  I have no better knowledge today about where they could be. But they have not

  been built into the forecast and I have neither the certainty nor the

  knowledge to tell you what that number is. I think we continue to look for

  ways in which we can improve operations, but I do not know today of anything

  that would suggest that we're taking any. Although there are a number of

  plans that are on the table to do additional stuff within the Group that may

  trigger them.

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay. And the second...

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: By the way, I don't know and I think that the best thing we can

  do, we're working on this right now, the best thing to do is to wait until

  April 21 and I can give you a better update.

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: The second part of your first question, which had to do with

  the write-offs of additional architecture, the answer is no. There are no

  additional write-downs. I think we've addressed all the holes that we have

  and all the potential redundancies. The write-downs are a reflection of the

  shortened lives of these assets, it's that simple. And I think, based on the

  product development cycle out of Chrysler, there are no more coming.

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay. Thank you. And as for the second question, I was

  wondering, press reports the transfer of production from Poland to Italy and

  additional costs that could be estimated in the region of 400 million. I was

  wondering if you can elaborate on this? And if you can give us an indication

  on the - from what date are you going to account this extra costs?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, I think that the answer to that, the 400 million of

  additional cost, is exaggerated. We produced 320,000 Pandas in 2009. If you

  divide 400 million by 320,000 it gives you about 11 - about 1,200 a car,

  maybe it's 1,250, I haven't got a calculator.

  I think that that number is way out of range. I think that it is our

  expectation and it is the issue that we have tabled very clearly with the

  unions here on the Italian side is that our willingness to commit to the

  production of Pandas at Pomigliano is subject to the availability of

  conditions that will allow that plant to be as effective and as competitive

  as any European plant on the car side.

  Now taking into account wage rate differentials as an aside, the rest of the

  machines in Pomigliano needs to function as efficiently, if not more

  efficiently, than the equivalent benchmark that we have within the Group. And

  that's a commitment that I want the unions to share with Fiat in terms of

  bringing that vehicle into Pomigliano, and in the absence of which we will be

  forced to rethink the choice. Some meant as a threat, but the Panda is a

  large contributor to the earnings performance of Fiat Group Automobiles. It

  cannot be undermined or minimized by the transfer.

 

  <Q - Monica Bosio>: Okay. Thank you very much.

 

  Operator:

  Next question comes from Thierry Huon from BNP Paribas.

 

  <Q - Thierry Huon>: Thierry Huon speaking from BNP Paribas. A quick question

  on your view on the European market for 2010. Minus 12 seems to be a rate

  actually as you compare to what your main competitor says, and especially

  seems that the main uncertainties regarding the eco incentives seems to be in

  Italy. In France, we know that it is going to remain in place, it's a case at

  least until April in the U.K. and in Spain. So I hardly understand why you

  are so bearish. We are thinking that about 600,000 units if the market is

  down 12%, so I would like to understand why you are so cautious?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: The number is more than - the number is more than 600,000, 12%.

  Just a million...

 

  <Q - Thierry Huon>: No, sorry, yeah, absolutely, the 600 was the difference

  between the 12 and the 16 if the eco tax were not in place.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Even that's exaggerated, it's a bit less than that. But anyway

  let's just - let's not get involved in arithmetic here. I think that the

  level of optimism or pessimism is a reflection of what you smoke. I can

  always get myself to a level of emotional inducement that will allow me to

  dream numbers better than this one. I've seen what's happened in demand in

  January in the Italian market side in the absence of a commitment by the

  Italian government to confirm incentives. And I'll tell you, if it were not

  for the strong product portfolio with which we walked into 2010 and which has

  effectively guaranteed us the first quarter performance, I would be very,

  very bearish on the remainder of the year. I think there is tangible proof

  that in the absence of the support mechanism, European volumes will

  drastically be cut. So whoever is giving you numbers other than that, I wish

  him the best of luck. I much prefer to manage these numbers and be pleasantly

  surprised on the upside than to believe it the other way around.

 

  <Q - Thierry Huon>: Okay. That's fair. And a second question about SG&A

  reduction. So you achieved a really good result there. But it seems that -

  seems impossible, because you took some extraordinary measures which are not

  necessarily sustainable going forward. So could we expect you to keep 100% of

  what was achieved in 2009 in this regard?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: You're talking about working capital?

 

  <Q - Thierry Huon>: No, no, SG&A.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: On SG&A, no I - look, the only uptick that you will ever see in

  SG&A out of this Group today going forward is an additional commitment to the

  marketing, including advertising positions of the SG&A business, which is

  totally going to be dependent on demand and the objective of growing share.

  So it will be self-funding. Everything else that's been done here is

  permanent.

 

  <Q - Thierry Huon>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: That's why though - the headline - but the title page of this

  presentation is older, wiser and ready to reengage. I didn't get older for

  any reason. I made the comment a while back that senseless suffering is of no

  use to anybody. We've learned a lot in the last 12 months. It is my sincere

  hope that this organization has not forgotten whatever we have learned in the

  last 12 months. These need to be permanent fixtures now in the way in which

  we run this business.

  And I think it's woken up everybody. I think everybody understands now that

  there's a new rhythm to all this. And I think it's going to be a long, long

  time and probably you're going to have to change leadership in these sectors,

  to the detriment of Fiat, to see a result that's other than this. I think

  that these are permanent and I don't - I would be incredibly surprised if

  these numbers moved drastically in the other direction in the absence of a

  commitment to reinvest in brand equities and start pushing the marketing

  effort forward.

 

  <Q - Thierry Huon>: Okay. And then a very last question about the truck and

  your deal in China. Could we consider that the trucks that you are selling

  and producing in China for the JVs are roughly the same, or are using the

  same components, as the one you are selling in Europe? Because I'm a bit

  amazed that you could get a significant scale effect with these JVs, given

  the fact that the Chinese market seems to be quite different?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I think there are two objectives that were set in our presence

  in China. The first one, obviously, was to get access to what I consider to

  be lower content volumes to provide alternatives to the high end offerings

  that Iveco would have in the Western European market and therefore would be

  able to deal with that production on an international basis to allow it to

  expand beyond its current boundaries of trading.

  The second one was to introduce its lineup of products into China and to sell

  them at the upper end of the product offering. And so that possibility, which

  has just started, eventually will have positive repercussions on the

  component costs or whatever else we make here. And so there are benefits, and

  substantial benefits, associated with getting the Chinese operation to start

  manufacturing similar products in China, and therefore increasing scale. But

  that is not going to be visible until 2011.

 

  <Q - Thierry Huon>: Okay. That's good. Thank you very much.

 

  Operator:

  Next question will come from John Buckland of MF Global.

 

  <Q - John Buckland>: Good afternoon. Thanks for taking my question. Just

  going on page - on Slide 21, it talks about the actions you've made. It says

  "effectively managed temporary increase in demand in Brazil and Poland

  through utilization of overtime." I just wondered if you could elaborate on

  this word temporary? Are you talking about temporary overtime, or do you

  think there is some effects in demand which aren't going to be there? And

  this is talking outside the Western European incentive picture. And then on

  Iveco...

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: If can just answer that question, I'll give you time on the

  second. I think the reason why we made reference to the temporary nature of

  that fix is to make sure that you understood that we were not

  institutionalizing the cost structure associated with dealing with peak

  demand. That it did not - that it wouldn't end up being continuing, ongoing

  structural cost of the business. They were done in order to retain the

  flexibility of managing a downturn. That's all it means. It doesn't mean that

  we're not ready to do it again. It just means that we did not

  institutionalize those costs on a permanent basis.

 

  <Q - John Buckland>: Right. But you're currently using overtime now

  effectively for - or the end of 2009, to deliver the cars that you had in

  your order book?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Yeah. And so - and what it says, we have used overtime out of

  Poland, we have used it out of Brazil. And there's nothing in that overtime

  commitment that has made those costs permanent.

 

  <Q - John Buckland>: No, sure, sure.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: That's all we said, right. Because the problem that you've got

  with these things is that people - once you institutionalize the cost, it's

  incredibly difficult to get rid of it.

 

  <Q - John Buckland>: But you're expecting Brazil to go up more, so - and to -

  so how do we deal with that?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, we're going to deal with it the same way we dealt with it

  in 2009, is by retaining the maximum amount of industrial flexibility that we

  can. I think it's incredibly dangerous in this environment to try and

  institutionalize costs in the expectation of a permanent stable recovery in

  volumes.

 

  <Q - John Buckland>: All right.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I think we need to go through 2010, and I need to see the light

  at the end of the tunnel.

 

  <Q - John Buckland>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: And it's either real light, or it's a train coming in the

  opposite direction. And if it is...

 

  <Q - John Buckland>: Right, okay. And just on Iveco, the performance

  extremely good, given the massive drop in volumes. I wonder if there's any

  special one-time factors there. And also whether - you talked about having a

  very good performance in Brazil, special vehicles, and clearly for the truck

  business, services and maintenance is also an important part, and one can see

  that in the - in how the revenue developed in the year. And I was just

  wondered if you could break up the performance in terms of profitability

  between these things and just give us some confidence that this performance

  can be improved upon in 2010 if markets do recover as you expect?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, let's agree on one thing. If markets don't recover, the

  result can be replicated, which is my only objective right now, right. If

  there is no...

 

  <Q - John Buckland>: Right.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: We forecast a recovery in volumes in 2010, a slight one, but

  not - enough to be able to provide guidance which is in excess of current

  trading performance. There is nothing unusual in the results that we've

  booked on the trading profit line that would suggest that next year's

  results, or the ones thereafter, are going to be negatively impacted by the

  non-recurrence of the event.

  What is much more important to me is the stuff that I talked earlier in one

  of the slides which dealt with the restructuring efforts of the sector. The

  single largest other column relates to Iveco and the 173 million that you see

  on the chart. And that number deals with the adjustment of used equipment

  values with the adjustment of stock levels, the realignment of the

  distribution channels in Eastern Europe, all things which were associated

  with a growth strategy which had to be abruptly stopped as a result of credit

  markets tightening and demand effectively disappearing.

  That has cleaned up the past and hopefully we will not incur this type of

  exposure going forward, because it was built on the assumption that we will

  not see this draconian drop in demand. You see from the chart, the level of

  collapse of the Eastern European markets in truck demand, it's been huge,

  much more than it's been in Western Europe. And that has been an incredibly

  costly experience to Iveco. And I think some of the things that we reversed

  in 2009 were effectively profits that were booked in 2008 as part of normal

  trading operations. And we've had to go back the year after and effectively

  correct that performance, simply based on the fact that the market

  disappeared. And so, if you take those issues off the table and they've been

  dealt with and they're out of the way, what's left over in Iveco, the 105

  million in trading profit, is a sustainable number going forward. There's no

  one-off in it.

 

  <Q - John Buckland>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: And I appreciate your effort to try and get a decomposition of

  that number, but we don't do that.

 

  <Q - John Buckland>: Right. But you also - when we - and I think in the third

  quarter, there's various questions about the truck business and about the

  behavior of truck makers and etcetera. And you used the word that the truck

  industry was in deep doo-doo. I just wondered whether you're any more

  optimistic about that industry, given what you've seen in the last months or

  weeks? It appears as though order intakes and visibility is still pretty

  poor.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: It's foggy at best. And I think that I reiterate the point

  about being -people being in doo-doo. There's a couple of things that have

  happened here. I think there's going to be a realignment of the ownership

  position on the truck side. We've seen moves being made, people leaving,

  people coming in. I think at the end of the day the truck business is going

  to look different by the end of 2010 than it looks today.

  I still think that this whole notion of discipline in terms of matching

  demand with production needs to be maintained until we see any visible sign,

  permanent visible signs of recovery. And based on what I know as of today,

  and I spoke to Paolo Monferino as late as last night, I mean there are no

  visible signs of recovery in the heavy end. We do see a pickup in demand on

  the light side and in the medium sector of the business, but nothing to write

  home to mom about, and certainly nothing that would suggest that 2010 is

  going to be a spectacular year.

  I think we're going to see a significant improvement in performance for Iveco

  in 2010, but it's off - it's based off of the trading performance of 105

  million in 2009. So the improvement is all relative, right. I mean, so we'll

  do better, but we're not even going to get close to what we posted in 2008.

 

  <Q - John Buckland>: Sure. Sure. Okay. Thank you.

 

  Operator:

  Next question comes from Stephen Reitman from MainFirst. Please go ahead.

 

  <Q - Stephen Reitman>: Yes, good afternoon. Stephen Reitman from MainFirst in

  London. Your sales in Brazil on the car group were up by 11%. Obviously we

  know that Brazil is a very important contributor to whole FGA profitability,

  over a billion euros locally accounted in 2008. What can you tell us the

  trend, what happened to profitability in Brazil in 2009 on a locally

  accounted basis at least?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, I made no comment on your number on 2008. I think I'll

  blame it on Latin America exuberance and we'll leave it at that. But it's

  been better than 2008.

 

  <Q - Stephen Reitman>: Okay.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Corrected for exuberance.

 

  <Q - Stephen Reitman>: Okay. Thank you.

 

  Operator:

  Next question comes from Adam Jonas from Morgan Stanley.

 

  <Q - Adam Jonas>: Hi, it's Adam Jonas. Just a couple of brief question

  please. First, within your three to 6% say extended incentive outlook at the

  top line for 2010, are you able to tell us what the auto division can do

  within that? Or another way to ask it, if in your down 12% Western European,

  assuming you mean sell out or registration environment, how close to flat

  could your auto sales in that same market environment be in terms of a sell

  in or wholesale basis? That's my first question.

  And the second is related to the $179 million investment by Chrysler into the

  Dundee plant for the 1.4 liter engine, which I believe goes into production

  at the very end of this year. How will that affect - and forgive me and if

  you want to tell me I've got to wait until April 21, go ahead and stop me

  now. But any - conceptually is this going to be counted as revenue by

  Powertrain? Is it purely a sharing of cost? Or is it a little bit of both in

  terms of how that can affect state accounts? Thanks.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, let me deal with the second question, it's probably

  easier than the first. The first one is - I'm not sure, it's a complicated

  answer. But it's convoluted at least. On the second issue, this is purely a

  Chrysler investment. $179 million is being spent by Chrysler in Dundee. The

  only reference that it has back into Fiat is the fact that there's a royalty

  stream which is going to be paid on that engine to Chrysler. This is - to

  Fiat out of Chrysler. This is not a big number. I will change my forecast as

  a result of the royalty. What it does do for me though is that, it localizes

  the 1.4 liter engine in the U.S. that makes it available for application into

  the car that's going to be produced in Toluca for consumption both in the

  U.S. and in Latin America, because Mexico will benefit from the free trade

  agreement with Latin America. And it will make that engine and any car which

  wears that engine distributable in, especially in Brazil without duties. And

  so it was a big accomplishment to us in terms of bringing that engine and

  that know-how over.

  The application of MultiAir to that technology is the first introduction of

  that technology across a potentially much wider array of products, all of

  which have to do with the World Engine which is being manufactured by

  Chrysler. So technically it's a huge step forward in terms of the integration

  of Chrysler and the transfer of technology from Fiat into Chrysler. But

  financially, certainly within 2010 and 2011 it sort of benefited Chrysler

  with very little feedback into Fiat.

  The first question, I think I tried to be as detailed as I could be. And in

  the absence of the renewal of eco incentives our forecast was a loss of about

  2.5 billion in revenues. That's what we would have expected to lose. And so

  it is a significant deterioration in top line. And if we end up getting that

  reduction we may not grow the top line across the whole group. I mean the

  number is big enough. It's a 5% reduction in top line compared to 2009. So we

  may just go flush with 2009 in 2010 in the absence of the renewals. And the

  impact of profitability I've indicated. I mean it's going to be

  distributed...

 

  <Q - Adam Jonas>: Yeah.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Across the sectors. But the lion's share of that deterioration

  is going to happen in FGA.

 

  <Q - Adam Jonas>: I may have asked the question wrong, I apologize. In the

  extended scenario, in the scenario where you do grow revenues three to 6%,

  does auto grow - does the auto division grow revenues?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Yes, it does.

 

  <Q - Adam Jonas>: Okay. Even in Western Europe...

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: And I'll tell you why. It grows revenues because it was built

  into the analysis is a pretty reasonable substitution of passenger cars for

  light commercial vehicles.

 

  <Q - Adam Jonas>: Even though you do not expect any recovery in the LCV

  market.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: But there's not a - no, but we've coming off bottoms here. So I

  mean the volume may not move substantially but in our analysis just in terms

  of the distribution itself, we do see an increase in volumes for our car

  business in Europe, in our light commercial vehicles in Europe.

 

  <Q - Adam Jonas>: Okay. Thanks very much.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Thanks.

 

  Operator:

  We'll now take our last question from Max Warburton from Bernstein. Please go

  ahead.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Max, before you ask the question, I just wanted to let you know

  that the next Analyst Call is going to be held in Orwellian doublespeak.

 

  <Q - Max Warburton>: Sergio, I was wondering whether you wanted an

  explanation or an apology of what I wrote before asking the questions. I

  don't know if that's a good use of this time. Shall I just go straight to the

  questions or do you want me to explain?

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: I would just - I would go straight to the question, I made my

  point.

 

  <Q - Max Warburton>: Okay. Thank you. The first one's just on Fiat Auto

  revenues, I mean it was something else in the note we put out. As an analyst

  trying to understand operating leverage I think once you helped us with a

  slide that was called The Idiot's Guide to Operating Leverage. And in Q4 we

  had this very significant improvement in revenues but a very, very modest

  improvement in EBIT. And you talked a little bit about Q4 drivers like cost

  etcetera. I mean can I just clarify that what we see in Q4 in auto is pretty

  clean, that there's no special provisioning or charges being taken to the

  depress that number? Because it is an outsider quite hard to understand why

  you didn't make more money in Q4, that's the first question.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: Well, god, you're greedy.

 

  <Q - Max Warburton>: And then the second one is just on Chrysler. Can you

  remind us how you're going to report Chrysler?  I know you've talked about

  this before but you give us the net income guidance for 2010? Are you going

  to split Chrysler out? Are going to give us a quarterly number or is there

  some other way you're going to communicate the financial performance? Thanks.

 

  <A - Sergio Marchionne, Chief Executive Officer, Fiat SpA and Fiat Group

  Automobiles>: All right. Just two things, one when I gave you the idiot-proof

  version of a breakeven analysis and it's - it assumed, at the time that I

  gave it you an equal distribution of light commercial vehicles versus

  passenger cars across the whole range. And that analysis has actually gone

  sideways, because if you change the mix of light commercial vehicles and that

  analysis, the breakeven curve changes. And so when we get together on April

  21, I'm gong to give you some sensitivity analysis of what happens if I move

  - if I shift a portion of light commercial vehicles into passenger cars and

  otherwise. So you'll be slightly more accurate in your forecast.

  The second part of it is that I think that we have shown a tremendous amount

  of prudence in reporting the numbers for the car side. I think it's

  reflective of our position and the way in which we report. And so I think you

  should feel absolutely comfortable that those numbers are ironclad numbers

  and there are no nasty surprises coming out of nowhere going forward.

  The second question that you've asked about the Chrysler numbers, what's

  included in the 699 million worth of write-offs, is it 699? Is a 41 million

  write-off of all the costs associated with the acquisition of the equity

  position in Chrysler. So that position is now being carried at zero. And the

  41 million before anybody finds out what - starts asking what that is, they

  are fundamentally professional fees associated with the acquisition. So we

  paid lawyers and bankers and several from institutions that are on the call

  today. They received a fee for having concluded the transaction. That 41

  million has now brought our carrying cost of Chrysler to zero.

  We will not be booking any income or any loss associated with Chrysler for

  the foreseeable future until there is a requirement that we have an equity

  pickup out of that investment. It will be treated at the relevant time as an

  equity pickup. Right now, given the uncertainty associated with that

  position, we're going to continue to carry the cost. So you should not be

  seeing anything coming through and you will not see anything coming through

  in the 2010 to 2014 forecast on the Analyst Day presentation on the 21st.

  Because we - I can give you the numbers, right. I mean I can tell you what -

  I can give you a one liner that would tell you what the impact on the

  consolidated earnings would be if we made the 2014 plan for Chrysler. And

  that's as far as it will go. Because the numbers that we're going to use for

  April, for the April presentation are the same ones that we presented to the

  market on November the 4th.

  In terms of your - getting better knowledge of what's happening at Chrysler,

  Chrysler has made a public commitment to publish its financial statements on

  a quarterly basis. So our commitment is now to issue consolidated statements

  for the year ended December 31, 2009 by April 30, 2010. And we will be

  reporting numbers on a quarterly basis at the end of each quarter. I think

  it's probably within 90 days after the end of the quarter in the United

  States. So you'll be able to see them. They will be out of synch with the

  disclosure of numbers out of Fiat, but at least you'll have something to talk

  about as we get onto the conference calls.

 

  <Q - Max Warburton>: Thanks. Perfect.

 

  Operator:

  That will conclude today's question-and-answer session. I would now like to

  hand the call back over to Marco Auriemma for any additional or closing

  remarks.

 

  Marco Auriemma, Vice President, Investor Relations:

  Thank you, Marion . We would like to thank everyone for attending the call

  with us. If you have any further question, please don't hesitate to give us a

  call. Have a good evening. Bye.

 

  Operator:

  Thank you. That will conclude today's conference call. Thank you for your

  participation, ladies and gentlemen. You may now disconnect.  

 

 

CRISI, QUALE CRISI? (BUONE NOTIZIE PER TERMINI IMERESE) - Oltre dieci milioni di euro, per aver raggiunto gli obiettivi di bilancio nel 2009 (SIC!), è l'ammontare delle buste paga di MarPionne (4,8 MLN) E Montezemolo (5,2 MLN) - A John Elkann, LA PAGHETTA: 631 mila euro - Nonostante la crisi infatti i vertici del Lingotto hanno aumentato di un terzo il loro monte emolumenti rispetto a quello del 2008....

1 - FIAT, CRESCONO I COMPENSI DEI TOP MANAGER - A MARCHIONNE 4,8 MILIONI. SENZA GLI INCENTIVI SALTA L'UTILE DEL 2010
Paolo Griseri per "la Repubblica"

Giornale

Oltre dieci milioni di euro per aver raggiunto gli obiettivi di bilancio nel 2009. E' questo l'ammontare delle buste paga di Sergio Marchionne, Luca di Montezemolo e John Elkann che dovrà essere approvato dall'assemblea degli azionisti della Fiat in calendario il 26 marzo. Nonostante la crisi infatti i vertici del Lingotto hanno aumentato di un terzo il loro monte emolumenti rispetto a quello del 2008, quando Montezemoloe Marchionne avevano intascato 3,4 milioni ciascuno.

A far salire i compensi sono stati quest'annoi bonus legati agli obiettivi di bilancio. Per il fatto di aver raggiunto un utile di gestione di 1,1 miliardi e di aver tenuto l'indebitamento a 4,4 miliardi, Marchionne porteràa casa un bonus di 1,345 milioni che si aggiunge ai 3,437 milioni percepiti per la carica di amministratore delegato del gruppo. Si arriva così alla cifra complessiva di 4,78 milioni di euro.

 

Nel calcolo non compare il compenso per il ruolo di amministratore delegato della Chrysler che, in base agli accordi, nel 2009 non è stato retribuito. Luca di Montezemolo incasserà 5,2 milioni. Di questi 550 mila euro sono la retribuzione per la presidenza mentre 4,6 milioni comprendono l'emolumento per la presidenza Ferrari e il raggiungimento dei bonus legati agli obiettivi di bilancio di Maranello.

Infine John Elkann riceverà 631 mila euro a compenso della carica di vicepresidente del gruppo. Per i top manager di prima fascia il monte stipendiè salito dagli 11 milioni del 2008 ai 19 del 2009.

 

I bonus dell'anno appena concluso difficilmente scatteranno per il 2010. Nel prospetto di bilancio che verrà presentato agli azionisti si legge che il mancato rinnovo degli incentivi da parte del governo avrà effetti significativi sul bilancio dei prossimi mesi. Fiat dovrebbe chiudere «in sostanziale pareggio» il 2010 invece di raggiungere i 200300 milioni di utile previsti con il sostegno statale.

Questo per effetto della riduzione dei ricavi (da 53 a 50 miliardi di euro) e dell'utile della gestione ordinaria (da 1,5 a 1,1 miliardi). In ogni caso, si legge ancora nel prospetto, il mercato dell'auto italiano dovrebbe aver smaltito la droga degli incentivi e tornare alla normalità nel 2011.

 

Di «fallimento della politica degli incentivi per l'auto in Europa» ha parlato ieri a Bruxelles il ministro dell'Industria Claudio Scajola durante un incontro dei ministri di settore con il commissario Tajani. Tajani ha lanciato l'idea di trasformare Termini Imerese nel «polo di ricerca europeo sull'auto elettrica».

 

2 - LEZIONI TEDESCHE PER LA FIAT
Massimo Giannini
per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

Mercoledì della scorsa settimana si è riunito il consiglio d'amministrazione della Fiat, per esaminare i conti del "terribile 2009", come l'ha definito Sergio Marchionne qualche settimana fa. Nulla di nuovo. Il Lingotto chiude con un utile della gestione ordinaria appena superiore al miliardo di euro, e una perdita netta di 848 milioni.

Raddoppiato l'incentivo all'amministratore delegato, sotto forma di "stock grant", cioè assegnazione gratuita di azioni. Confermato anche il ritorno del dividendo di 0,17 euro per le azioni ordinarie e di 0,31 euro per le privilegiate, per un totale di 244 milioni. «Lo dovevamo agli azionisti», è il ritornello che si sente ripetere in casa Fiat da alcune settimane.

Nelle stesse ore, in Germania, andava in scena un film completamente diverso. Un altro colosso dell'auto (non quello che si è appena sposato con Chrysler, ma quello che se n'è appena separato) ha «festeggiato» in tutt'altro modo l'annus horriblis che si è appena concluso, Daimler ha chiuso in rosso per 2,6 miliardi, soprattutto a causa del tracollo nei mezzi pesanti.

E dopo ben quattordici anni, il gruppo che sforna la prestigiosa Mercedes ha preso una decisione storica: per quest'anno niente dividendo agli azionisti. Non solo: per recuperare redditività e produttività, il ceo Dieter Zetsche ha annunciato un «piano di guerra» per l'anno in corso.

Qui c'è da trarre una lezione tedesca. Senza facili demagogie. Certo, i numeri della Daimler sono ben peggiori di quelli della Fiat. Ma le prospettive di mercato, soprattutto adesso che sono sfumati gli incentivi, restano preoccupanti anche per questo 2010. In Germania si prevede un mercato in calo quasi del 5%, in Gran Bretagna del 7%, in Francia addirittura del 10.

Difficile, in questo scenario, che la piazza italiana possa andare meglio. E allora, con questi chiari di luna e con la cassa integrazione massiccia già annunciata per le prossime settimane, il Lingotto non avrebbe fatto meglio ad auto-imporsi una linea di più sana austerità sabauda, piuttosto che brindare con fiumi di cedole ad una ripresa che non c'è stata, non c'è e purtroppo non ci sarà?

 

[22-02-2010]

SENTI CHI PARLA! Montezemolo: "C'è corruzione perché la politica non ha fatto riforme adeguate". 1985, lo scandalo Maiocco, le banconote infilate in un volume di Enzo Biagi - PER GIANNINI “IL NOSTRO ‘ATTINGERE’ SAREBBE, COME MINIMO, RECIPROCO” (UN PAGLIARO NELL'OCCHIO!)

Lettera 1
Caro Dago, ho letto anche oggi, con la consueta attenzione, la vostra ricostruzione di quanto sta accadendo nelle casematte dei Poteri Forti, tra Telecom, Mediobanca e dintorni. Mi interessa molto, occupandomi di queste vicende più o meno dal 1988, anno della mia assunzione all'economia di Repubblica. Ma ho letto anche, non senza stupore, un passaggio che mi riguarda. Secondo la vostra ricostruzione, io sarei dunque "un giornalista che mostra di leggere e attingere a Dagospia con sorprendente frequenza".

Sul "leggere" sì, non lo nego: per le ragioni anzidette vi seguo sempre con curiosità e sistematicità. Sull'"attingere", invece, andrei più cauto. In linea di massima cerco di scrivere notizie inedite, o di seguire e verificare piste che portano la notizia fuori dal perimetro della semplice indiscrezione. E poi, se davvero fosse vero quello che scrivete, il vostro "attingere" non sarebbe inferiore al mio: la notizia della candidatura di Renato Pagliaro alla successione di Geronzi in Mediobanca, che oggi lanciate come uno scoop, l'avevo già scritta su Repubblica, in un articolo di prima pagina intitolato "Mediobanca, Geronzi accelera sulla successione", addirittura il 17 febbraio scorso, cioè nove giorni fa. Per puro amore di completezza e di verità vi trascrivo il passaggio in questione:

"...Così Geronzi, che come dice un'autorevole fonte milanese "non può trasferirsi in Generali e poi prendere ordini da chi lo sostituirà in Mediobanca", avrebbe già preparato un "piano B". Il suo candidato per la poltrona che fu di Cuccia e di Maranghi sarebbe proprio Pagliaro, suo attuale direttore generale a fianco all'amministratore delegato Alberto Nagel nella complessa governance dell'istituto...".

Dunque, caro Dago: com'è evidente, a seguire fino in fondo il tuo "teorema" ci si fa solo del male. Il nostro "attingere" sarebbe, come minimo, reciproco. Al pari, spero, della nostra stima.
Massimo Giannini

 

FIAT: TERMINI IN CIG PER 2 SETTIMANE, SINDACI PREPARANO PRESIDIO...
(AGI) - Scattano oggi altre due settimane di cassa integrazione per gli operai dello stabilimento Fiat di Termini Imerese. Lo stop coincidera' con il fermo degli impianti dell'indotto. Le tute blu riavvieranno la catena di montaggio il prossimo 8 marzo. Nel frattempo rimangono accesi i motori della protesta.

Per questa mattina il sindaco della cittadina a 35 km da Palermo, Salvatore Burrafato, ha voluto convocare in municipio i colleghi dei Comuni del comprensorio termitano, l'arciprete Francesco Anfuso e i sindacati per organizzare le nuove iniziative finalizzate a tenere desta l'attenzione sul caso Fiat. Nei giorni scorsi le amministrazioni avevano organizzato delle fiaccolate nei centri dove sono presenti anche le fabbriche dell'indotto; sabato scorso la ribalta sanremese, con la presenza di tre operai sul palco dell'Ariston intervistati da Maurizio Costanzo.ET

Per sabato prossimo, invece, e' in preparazione un'altra mobilitazione che vedra' ancora i primi cittadini e le comunita' protagonisti: previsto un corteo e un presidio ai cancelli dello stabilimento per chiedere all'azienda di rimanere e al governo nazionale di fare pressing in questa direzione.

22.02.10

 

FIAT in rosso, incentivi alle stelle

 

giovedì 18 febbraio 2010

Non statali, ma privati. Sono destinati ai top manager e li pagano gli azionisti

Più che rosea, oggi la situazione della FIAT è rossa, nel senso che l'esercizio 2009 si è chiuso con una perdita consolidata di 848 milioni di euro.

Non accadeva dal 2004. La crisi ha reso il mercato dell'auto un inferno, ed il 2010, senza incentivi statali, non promette nulla di buono.

Proprio alla luce della situazione attuale e futura, riteniamo importante rimarcare due fatti.

Punto 1. Nonostante la perdita consolidata, il CdA di Fiat ha deciso di distribuire agli azionisti un dividendo. E' il più basso dal 2000, ma è pure sempre un dividendo: 0,17€ alle ordinarie, 0,325€ alle risparmio e 0,31€ alle privilegiate. Cifre che, moltiplicate per il numero delle azioni in circolazione, comporteranno un esborso per le casse Fiat di circa 237 milioni.

Sommati al passivo di cui sopra, significano un impoverimento per le casse del gruppo di oltre un miliardo di euro. Marchionne ha affermato che tale scelta riflette la convinzione che Fiat "ha la capacità di continuare a generare utili". Ce lo auguriamo,  ma le ad oggi le previsioni sul 2010 non lasciano spazio all'euforia.

Punto 2. Proprio ieri il CdA ha approvato alcune importanti modifiche al piano di incentivi. Niente aiuti statali, per carità. Qui si parla di incentivi ai top manager.  Che - giustamente - in tempi di crisi hanno bisogno di essere lautamente retribuiti per sentirsi coinvolti, per allineare i loro "interessi a quelli degli azionisti" (così riferisce il comunicato Fiat qui allegato).

Lo scorso anno l'assemblea degli azionisti aveva approvato un piano di incentivi per complessivi 8 milioni di diritti, due per l'A.d. e massimo sei per tutti gli altri.

Ad ogni diritto corrisponde un'azione, che Marchionne ed i top manager Fiat avrebbero potuto ricevere se e solo se negli esercizi 2009 e 2010 i beneficiari non avessero lasciato l'azienda, e contemporaneamente fossero stati conseguiti determinati obiettivi. Quali che siano, il comunicato non lo dice.

Ci dice, però, che ieri il CdA ha deciso di cambiare il piano di incentivazione, mutandone la duratta, l'importo ed il merito.  L'ammontare complessivo arriverà a 12 milioni di diritti, mentre il periodo di riferimento è esteso all'esercizio 2011.

Di questi 12 milioni, un terzo (4 milioni di diritti, al valore di borsa attuale circa 33 milioni di euro) maturerano indipendentemente dall'andamento della Fiat nel prossimo triennio: basterà rimanere in azienda fino al 2011 per beneficiarne. Due milioni di diritti andranno all'Amministratore Delegato, gli altri due ai manager.

Rimanesse tale il valore delle azioni (circa 8€, ma nel 2007 aveva superato i 20) l'A.D. Fiat incasserebbe - oltre ad un compenso fisso che nel 2008 era stato di 3,4 milioni - circa 16 milioni di bonus. Solamente per aver deciso di restare in Fiat. Nel bene o, perchè no, anche nel male.

Un privilegio raro, specie in questi tempi di sbandierata austerity politically correct.

C'era forse il rischio che Capitan Marchionne puntasse a nuovi lidi, abbandonando la barca in piena tempesta?

 

Da www.spaitalia.it

 

 

FIAT CORRE IN BORSA (+3,7%) SPINTA DA PIANO INCENTIVI MANAGER...
(Apcom)
- Fiat svetta in testa al paniere delle blue chip, con un guadagno del 3,7% e un massimo toccato a quota 8,19 euro. Elevati i volumi, con l'1,2% del capitale già scambiato. Il mercato festeggia la ripresa del programma di buy-back deciso ieri dal cda e il nuovo piano di incentivazione del management.

Aumento dei diritti fino a 12 milioni, dagli 8 precedenti, e allungamento della durata del piano fino al 2011 sono le caratteristiche principali delle modifiche al piano di incentivazione 2009-2010 che Fiat proporrà all'assemblea del 26 marzo. I 4 milioni di azioni in più rispetto al piano precedente dovrebbero essere 2 per l'ad Sergio Marchionne e 2 per altri manager.

 

3 - SCAJOLA, GOVERNO HA DECISO DI NON RINNOVARE INCENTIVI AUTO...
Radiocor
- Gli incentivi, per loro natura eccezionali e dunque temporanei, non possono pero' divenire la 'regola'': ecco 'perche' il Governo ha ritenuto che anche in Italia sia giunto il momento di tornare alla normalita' del mercato dell'auto, non rinnovando gli incentivi e intensificando invece il sostegno alla ricerca e all'innovazione'.

Cosi' il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, nell'informativa in Aula al Senato su Termini Imerese. Per lo stabilimento siciliano, ha detto Scajola, 'sono state presentate sinora 14 soluzioni progettuali di riutilizzo del sito, riguardanti diverse tipologie di attivita''.

 

La Fiat, ha poi aggiunto il ministro, 'ha confermato la centralita' dell'Italia e ha annunciato che destinera' al nostro Paese due terzi degli 8 miliardi di investimenti previsti nel prossimo biennio'. L'azienda torinese ha anche 'annunciato che gli stabilimenti auto di Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano d'Arco non subiranno riduzioni di capacita' produttiva'.

4 - IL PREMIO FEDELTÀ DEL LINGOTTO A MARCHIONNE...
Ettore Livini per "la Repubblica" -
Quanto vale Sergio Marchionne? Fiat non ha dubbi. Almeno 15 milioni di euro. Il valore (a ieri) dei 2 milioni di azioni gratuite che il Lingotto girerà all'ad con l'ok al bilancio 2011 se il supermanager sarà ancora al timone dell'azienda. Il premio è spuntato con la revisione delle stock option del gruppo. Il progetto originale vincolava il regalo di due milioni di titoli non solo alla permanenza dell'ad in azienda, ma anche al raggiungimento di alcuni obiettivi sui conti.

 

Oggi però l'auto non vive giornate gloriose e Fiat rischia di non ottenere i risultati che sperava. Poco male: il piano è stato allungato di un anno, le azioni gratuite raddoppiate e - in nome del premio fedeltà - i due milioni di nuovi azioni non hanno paletti "reddituali". Comunque vada Fiat, Marchionne - se sarà ancora a Torino ad aprile 2012 - avrà fatto Bingo

TORINO NON SONO PREOCCUPATI DEI CLIENTI E DEL CROLLO DELLE VENDITE. LA PAROLA D'ORDINE DEL LINGOTTO SEMBRA ESSERE PIUTTOSTO QUELLA DI "FIDELIZZARE" I MANAGER
Anche a Termini Imerese gli operai hanno festeggiato il martedì grasso mettendo sul volto la maschera di Sergio Marpionne. Lo hanno fatto in modo gioioso per accogliere Pierluigi Bersani, e per nascondere l'irritazione provocata dalle notizie della Fiat.

L'ultima è davvero curiosa e dimostra che anche nella città sabauda il carnevale è stato festeggiato. Qui però i coriandoli e le stelle filanti si sono materializzati in un piano di stock options che prevede la spartizione tra i top manager del Gruppo di 12 milioni di azioni.

 

Il Consiglio di amministrazione presieduto da Luchino di Montezemolo ha infatti deliberato di portare da 2 a 4 milioni i diritti di Marpionne legandoli al raggiungimento degli obiettivi. Agli altri manager del Gruppo sono stati assegnati 8 milioni, una parte dei quali di "pura fidelizzazione".

Perbacco!, questa decisione è importante perché introduce nella cultura manageriale un concetto che solitamente è applicato nelle azioni di marketing che in genere riguardano la clientela. Non a caso il concetto di "fidelizzazione" è il più usato nelle iniziative delle aziende per aumentare il tasso di soddisfazione e di fedeltà del mercato.

A Torino hanno capovolto il lessico ed evidentemente non sono preoccupati dei clienti e del crollo delle vendite che dopo le dichiarazioni di questa mattina al Senato di Sciaboletta Scajola, saranno inevitabili per il mancato rinnovo degli incentivi. La parola d'ordine del Lingotto sembra essere piuttosto quella di "fidelizzare" i manager anche a costo di "scomunicare" gli operai di Termini Imerese che ieri hanno indossato la maschera di Marpionne.

 

E fa davvero un po' sorridere il comunicato stampa emesso ieri dalla Fiat a difesa di una scelta che appare inopportuna e intempestiva. "L'azienda - si legge nel comunicato - si dota così di uno strumento più aderente all'attuale contesto del settore automotoristico".

Che Marpionne se ne fotta dell'Italia è ormai un dato acquisito. Il suo cuore e la sua testa sono a Detroit, e quando si tratta di questioni italiane in televisione manda avanti Ernesto Auci (già pensionato Fiat e ancora consulente) come se questo bastasse a placare gli animi.

A Termini Imerese si fanno macabre risate. A Torino ricordano che i poveri non sanno contare

COMUNICATO FIAT:

Di questi 12 milioni, si propone di destinarne 4 a finalità di pura fidelizzazione, la cui maturazione è unicamente subordinata al perdurare dei rapporti professionali con il Gruppo sino alla data di approvazione del Bilancio consolidato al 31 dicembre 2011.

Tale componente di fidelizzazione è costituita da 2 milioni di diritti destinati all’Amministratore Delegato di Fiat S.p.A. e 2 milioni destinati ai manager del Gruppo.

Infine, gli ulteriori 8 milioni di diritti comprendono: 500.000 assegnati all’Amministratore Delegato, in relazione ai quali sono già stati raggiunti i risultati di performance relativi all’esercizio 2009; 1,5 milioni destinati all’Amministratore Delegato e 6 milioni ai manager. Questi diritti sono condizionati al perdurare dei rapporti professionali con il Gruppo sino all’approvazione del Bilancio consolidato al 31 dicembre 2011 e al raggiungimento di obiettivi di performance gestionale relativi agli esercizi 2010 e 2011.

Restano invariate le altre caratteristiche del Piano, che verrà servito con azioni già emesse acquistate sul mercato e pertanto non avrà effetti diluitivi, non prevedendo l’emissione di nuove azioni.

Il documento informativo relativo al piano sarà reso pubblico nei tempi normativamente previsti.

Torino, 16 febbraio 2010

 

 

 

FIAT: UGL, NO A INCENTIVI DIMOSTRA RITARDO GOVERNO SU SETTORE AUTO ...
(Adnkronos) -
"La scelta del governo di non concedere incentivi all'auto dimostra il ritardo che questo esecutivo ha sul settore auto e sul suo indotto. Bisogna avere invece il coraggio di non concedere contributi diretti a quelle aziende che non salvaguardano l'occupazione". Cosi' il segretario dell'Ugl metalmeccanici, Giovanni Centrella, commenta l'annuncio del ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, sulla fine degli incentivi per l'auto. "E il caso di Termini Imerese della Fiat e' la dimostrazione.

Bisogna invece che da parte di tutti parta uno scatto di orgoglio: Governo e Lingotto trovino una soluzione idonea in un settore che e' in grave crisi", prosegue. Una crisi che dimostra appunto "la politica inadeguata del governo sugli incentivi visto che quelli del 2009 hanno risolto solo in minima parte la crisi occupazionale dell'automotive in quanto hanno aiutato le auto prodotte all'estero e solo in piccolissima parte quelle prodotte in Italia", conclude.

- FIAT: ACCORDO CON SOLLERS IN RUSSIA PER PRODUZIONE 500.000 AUTO...
Radiocor
- Il primo ministro russo Vladimir Putin siglera' domani a Naberezhnye Chelny un accordo ufficiale che prevede la creazione di una joint venture tra Fiat e Sollers per la produzione di 500.000 auto l'anno. Secondo quanto reso noto dal governo russo, l'accordo ha un valore di 2,4 miliardi di dollari e prevede la realizzazione di 9 modelli sulla base della piattaforma Fiat-Chrysler

 12.02.10

 

 

AUTO: SCAJOLA, UE VERSO NO A INCENTIVI, AIUTI AD ALTRI SETTORI...
Radiocor -
'Nel 2009 il Governo ha fortemente incentivato l'auto. Oggi, nel confronto con i ministri degli altri paesi europei ne ho tratto l'impressione di una comune uscita dagli incentivi'. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. 'E' opportuno - ha aggiunto il ministro - che quest'anno gli incentivi vengano dati ad altri settori che hanno bisogno di essere spinti (tessile, elettrodomestici, macchine agricolo). Quindi sull'auto ci concentreremo su innovazione e ricerca. Domani - ha concluso - riferiro' in Consiglio dei ministri'.

 

- FIAT: DA GIUNTA SICILIA 350 MLN EURO PER INFRASTRUTTURE TERMINI IMERESE...
(Adnkronos) -
La Giunta di governo della Regione siciliana, presieduta da Raffaele Lombardo, ha confermato nella notte l'impegno assunto nel novembre scorso di investire circa 350 milioni di euro per le infrastrutture nel sito industriale di Termini Imerese e per "l'attivazione di misure che consentano sgravi sul costo del lavoro e l'accesso al credito d'imposta". La Giunta ha, inoltre, deliberato di vincolare l'area in cui insiste lo stabilimento Fiat all'attivita' industriale e, in particolare, alla produzione automobilistica. "Abbiamo deciso - dice il Presidente Lombardo - di dire no all'insediamento della grande distribuzione commerciale. Ci auguriamo che la Fiat resti o che, in alternativa, non si rimangi l'impegno assunto a dicembre a Palazzo Chigi di consegnare le chiavi dello stabilimento". "Inoltreremo immediatamente - ha concluso Lombardo - il documento di Giunta al tavolo tecnico per la Fiat istituito al ministero dello Sviluppo economico".

12.02.10

 

FIAT: MARCEGAGLIA, PER TERMINI IMERESE VI SONO PROPOSTE DEGNE DI ATTENZIONE...
(Adnkronos) - 'Per lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, ci sono otto o nove proposte tra le quali alcune degne di attenzione'. Cosi' il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, commenta le parole del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola che, per lo stabilimento in Sicilia della Fiat, ha lanciato alcune proposte. Secondo la Marcegaglia 'bisogna scegliere quelle concrete, che possono stare in piedi, ed essere di mercato'. A margine della Mobility Conference, in corso all'Assolombarda di Milano, su 'Reti europee, intermodalita', trasporto pubblico', il presidente di Confindustria ha osservato che 'purtroppo lo stabilimento di Termini Imerese, per problemi logistici e di efficienza, non riesce a stare in piedi e il vero problema e' come reimpiegare le persone, non perdere posti di lavoro in un momento delicato come questo ed ecco, quindi, che giudico positivo il fatto che via siano delle proposte'.

 

- FIAT: VERTICE ALL'ARS, "COSTRUIRE CORDATA IMPRENDITORI CHE POSSA SALVAGUARDARE I LIVELLI OCCUPAZIONALI DI FIAT "...
(AGI) - Istituire un tavolo Parlamento- governo-industria per valutare le proposte da sottoporre il prossimo 5 marzo al ministero per lo Sviluppo economico e pianificare interventi alternativi all'eventuale conferma di Fiat a smantellare dopo il 2011 l'impianto di Termini Imerese. Al contempo costituire una cordata di imprenditori che possa salvaguardare i livelli occupazionali di Fiat e dell'indotto. E' quanto emerso oggi dall'audizione in Commissione Attivita' produttive dell'Assemblea regionale siciliana, presieduta da Salvino Caputo, del presidente dell'Area industriale di Palermo Salvatore Albanese, del presidente di Confindustria Palermo Nino Salerno e del Sindaco di Termini Imerese Salvatore Burrafato. "Ritengo doveroso - ha detto Caputo - non demandare il futuro della Fiat al ministero per lo Sviluppo economico. Come Regione e Parlamento abbiamo tutti il dovere di attivare le iniziative di carattere economico ed istituzionale per salvaguardare l'impianto industriale di Termini Imerese e coinvolgere il mondo imprenditoriale siciliano in un progetto alternativo a quello di Fiat".

 

12.02.10

 

IL SENSO DELLA FIAT PER LA PRODUZIONE...
Bankomat in esclusiva per Dagospia - Apprendiamo da "Repubblica - Affari & Finanza" che la Fiat dal 1979 al 1989 ha prodotto a Termini Imerese circa due milioni di Panda. Dal '93 e' quindi passata alle Punto e ne ha fatte 1,4 milioni, fino al 2005. Poi a Termini la Fiat ha deciso di farci le Lancia Y e in quattro anni fino al 2009 ne ha prodotte 238.000. Una media di 50mila scarse all'anno per 5 anni. Contro una media di circa 200mila ovvero 4 volte tanto di Panda. Le Punto in 11 anni sono state circa 120mila all'anno.

Allora la domanda facile facile - che "Repubblica" non si fa certo in questi termini rozzamente quantitativi - ma Bankomat vi propone e' : vuoi vedere che il problema sono i modelli di Fiat e la sua capacita' di venderli (panda e punto) anziché' gli operai di Termini Imerese?

10.02.10

 

MONTEZEMOLO, LA FIAT NON HA MAI RICEVUTO UN EURO DALLO STATO...
(Ansa) - "Da quando sono alla Fiat non abbiamo ricevuto un euro dallo Stato, ma non voglio entrare in polemica, preferisco il dialogo". Lo ha affermato il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Luiss.

4- CALDEROLI, DA MONTEZEMOLO BARZELLETTA CHE NON FA RIDERE...
(Adnkronos) - "Cosa? Se e' una barzelletta la dichiarazione di Montezemolo per cui la Fiat, da quando c'e' lui, non ha ricevuto un euro dallo Stato, allora la barzelletta non fa proprio ridere. Se invece Montezemolo non scherza e parla sul serio allora la faccenda assume contorni 'sanitari'...'. Cosi' Roberto Calderoli replica alle affermazioni del presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo.

 

'Non mi attendevo, sicuramente, della riconoscenza, ma la negazione dell'evidenza -sottolinea il ministro della Semplificazione normativa- mi portera' ad assumere, a titolo personale, un atteggiamento completamente diverso e intransigente rispetto a un'azienda, quale la Fiat , che i nostri padri consideravano un'azienda di Stato proprio per via degli interventi statali che ha ricevuto nel corso degli anni".

5- FERRERO, SU SOLDI PUBBLICI MONTEZEMOLO COME PINOCCHIO...
(Adnkronos) - 'Montezemolo, quando dice che la Fiat con lui alla guida non ha mai ricevuto un euro dallo Stato, e' come Pinocchio. Il fatto e' che le bugie hanno le gambe corte. Sono cinquant'anni che la Fiat riceve finanziamenti, in via diretta e indiretta, da parte dello Stato e fa ottimi affari con essi, scaricando sulle spalle dello Stato i destini e i posti di lavoro dei suoi dipendenti. Anzi, visto che con la montagna di soldi versati in tutti questi decenni dallo Stato alla Fiat, e' lo Stato italiano che puo' rivendicare a buon diritto di essere il suo socio di maggioranza'. E' quanto dichiara il portavoce della Federazione della sinistra Paolo Ferrero

 

MONTEZEMOLO: NO COMMENT SU PAROLE CALDEROLI...
(Adnkronos) - "No comment': e' il presidente di Fiat Luca Cordero di Montezemolo a rispondere ai giornalisti che gli chiedono un giudizio sulle parole pronunciate dal ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. Montezemolo, a margine dell'inaugurazione dell' Anno accademico della Luiss, si limita ad aggiungere, rivolto ai cronisti:"attenti anche voi, perche' non bisogna fare confusione: gli incentivi sono un sostegno ai consumi, non sono soldi che vengono dati alle aziende, ma -ha ridadito- a chi consuma".

   

02.02.10

 

COME MAI LE CIFRE SULLE IMMATRICOLAZIONI DELLA "500" FIAT SONO QUASI SEMPRE "COPERTE"?
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che sui maggiori quotidiani italiani, le cifre sulle immatricolazioni della "500" Fiat sono quasi sempre "coperte".
A distanza di quasi tre anni dal lancio di questo modello che avrebbe dovuto sfondare i mercati, la Casa torinese continua a primeggiare con la Fiat Punto (20.000 esemplari venduti a gennaio) e le Panda (15.000). Non sembra un gran successo per quella che doveva essere la carta vincente dell'azienda torinese DA DAGOSPIA

A chi gli incentivi auto? Alla Cina! - La Fiat chiede i contributi statali ma poi i soldi se li pappano i broker di auto cinesi che offrono macchine a prezzi stracciatissimi - Altro che la Panda, tra ecoincentivi e rottamazione con 2mila euro porti a casa un pick-up (con lo strillo "Che culo!") della cinese Lifan - Per il Lingotto la Cina è vicina, ma la Cig è vicinissima...

 

1 - ECOINCENTIVI, SGRAVI E ROTTAMAZIONE: CON 2MILA EURO I CINESI TI REGALANO UN PICK-UP. E LA FIAT VA IN CASSA INTEGRAZIONE

Paolo Campo per "Europa Quotidiano"

La Cina? Mai così vicina. Almeno sulle quattro ruote nel disastrato panorama automobilistico italiano. Dove, come per Barack Obama, la Fiat un anno fa veniva portata in palmo di mano come unica speranza per Detroit e oggi se la passa così così, fra le proteste e le polemiche per la chiusura degli stabilimenti. A ciascuno il suo Massachusetts, insomma.

 

Ma senza scomodare i massimi sistemi, a volte basta un piccolo inciampo per capire cosa sta succedendo all'auto italiana e perché la crisi sia più insidiosa di quanto raccontino numeri e cronache. Questa è una storia di piccoli cantieri e grandi furberie, di dumping e convenienza, di incentivi e muraglie, altro che Google in Cina.

Prendi, ad esempio, il pick-up, hai presente? Quei furgoncini, metà suv, metà cassone, che un tempo vedevi soltanto sulle provinciali che chissà dove andavano e oggi, invece, sono frequentissimi nelle nostre città. Motivo? Sì, certo, l'immatricolazione come autocarro, vuoi mettere la convenienza: l'Iva, il bollo, costi abbattuti.

 

Ma anche una moltiplicazione dell'offerta che non ha paragoni. Sono anni ormai che si parla dell'arrivo dell'auto cinese in Italia, ormai non più con modelli clonati o taroccati, anzi. Basta dare un'occhiata a quel segmento, quello, ad esempio, del Piaggio Porter Maxxi, un "veicolo perfetto per la città", come recita orgogliosa la brochure di presentazione. Basta girare un po' sulla rete e ci si imbatte in alternative che, certo, a prima vista e con caratteristiche tecniche assai diverse, lasciano a bocca aperta.

 

La Martin Motors, per esempio, che lavora in partnership con aziende cinesi come la Lifan Auto offre il suo pick-up - con lo strillo «Che culo!» - a poco più di 2mila euro, tra ecoincentivi statali, regionali (per la Lombardia) e rottamazione.

O la Gonow Europe che rappresenta dalle nostre parti la Zhejang Gonow Auto, con sede a Taizhou, il cui pick-up 4x4 - pretende il sito - "non teme confronti": 2mila di cilindrata, motore Mitsubishi a soli 10mila euro.

Il che impone una riflessione più generale. Non è che il sistema degli incentivi a pioggia, alla fine, invece di stimolare la ripresa della produzione italiana, ha aperto spazi e nicchie di mercato finora lasciate non presidiate che finiscono per mettere ancora di più in difficoltà le nostre fabbriche? Si dirà, è il mercato, bellezza.

 

Tanto di guadagnato per il consumatore che si vede offerti a prezzi stracciatissimi veicoli di fattura orientale, ma dall'appeal tutto europeo. Senza troppi tremontismi, però, e al netto di una serie di interrogativi che riguardano standard, tutele, diritti e compatibilità di quanto di produce oltre la Muraglia - di sicuro, assai diversi da quelli italiani - la domanda è chi ci guadagna, poi, alla fine? Nessun elogio del protezionismo, per carità, ci mancherebbe.

Ma, forse, d'ora in poi, quando si mette mano all'incentivo - imprese, legislatore, consumatore - uno sguardo d'assieme sul battito d'ali della farfalla laggiù, come si diceva ai bei tempi della globalizzazione, e sui tifoni che si abbattono invece a casa nostra non guasterebbe.

Magari, chissà, sostenendo la localizzazione degli impianti di produzione in ambito europeo; un perimetro giuridico, sindacale, di vincoli ambientali meno sfuggenti, per così dire. Se, poi, ad essere vicina è più la Cig che la Cina, vaglielo a spiegare a quello sul furgone che magari non era proprio, con tutto il rispetto, una botta di culo.

2 - FIAT: VILLARI (MPA), RIPENSARE IL SISTEMA DEI CONTRIBUTI - NO A STORTURE E DUMPING - INTERROGAZIONE A TREMONTI
(Adnkronos) - "Come e' possibile che gli incentivi finiscano per favorire le automobili extraeuropee a scapito delle nostre?". Lo dichiara il senatore Riccardo Villari (Mpa), che annuncia una interrogazione parlamentare urgente al ministro dell'Economia.

"Si apprende dalla stampa -aggiunge- che il mercato automobilistico italiano e' popolato di marche e case di distribuzione dalla Cina o dall'India che offrono prezzi stracciatissimi al cliente, grazie all'incrocio tra una serie di cavilli burocratici e il meccanismo degli incentivi.

 

Niente di illegale, ma resta il fatto che, nei giorni della chiusura annunciata degli stabilimenti Fiat nel Mezzogiorno, occorre ripensare in maniera seria il sistema dei contributi per evitare storture e dumping con prezzi talmente bassi da essere completamente fuori mercato col risultato di ammazzare la concorrenza".

"Nessun protezionismo, ma bisogna aprire una riflessione urgente che riguarda anche le tutele ambientale e i diritti dei lavoratori. Non vorremmo -conclude- che le nostre aziende, in particolare quelle del Sud, venissero penalizzate dall'osservanza di regole e leggi meno vincolanti, per cosi' dire, altrove".

3 - LEDDI (PD), GOVERNO CHIARISCA SU PREZZI VETTURE PRODOTTE IN PAESI EXTRA-UE
(Adnkronos) - "Il governo chiarisca se corrisponde al vero che sono in circolazione automobili prodotte in Paesi non europei che, partendo dal prezzo iniziale di 10.200 euro, scendono a poco piu' di 2.000 grazie ad un complicato collage di incentivi e di contributi statali".

Lo dichiara la senatrice Maura Leddi del Partito Democratico in una interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico. "Se e' cosi', non si ha la sensazione di gettare i contributi al vento? Non sarebbe meglio, semmai, limitare il sistema alle auto europee, che garantiscono tutele sindacali e ambientali?", prosegue Leddi.

"Bisogna fare chiarezza -afferma Leddi- affinche' gli sforzi fatti dai contribuenti in un momento di crisi per la ripresa della produzione italiana non vengano utilizzati da aziende extra-europee con altri standard qualitativi per schiacciare la concorrenza".

 

 

[02-02-2010]

AUTO NUOVE? C'È POCO DA FAR FESTA - IL MERCATO SALE DEL 30% A GENNAIO, MERITO DELLE VETTURE ACQUISTATE CON GLI INCENTIVI 2009 - LA FIAT MANTIENE UNA QUOTA DEL 32%, MA CROLLANO GLI ORDINI (VENDITE DIMEZZATE RISPETTO AGLI ULTIMI MESI DEL 2009) - SONO SETTE I GRUPPI CANDIDATI A RILEVARE TERMINI IMERESE…

Luciano Mondellini per "MF"

Un trionfo di vendite, ma solo se si guarda alle cifre in maniera superficiale. Il mercato italiano dell'auto ha visto in gennaio immatricolazioni per 206 mila vetture, mettendo a segno un balzo del 30,2% rispetto allo stesso mese del 2009. Ma non è assolutamente il caso di cantare vittoria. Le auto immatricolate il mese scorso sono vetture ordinate negli ultimi mesi del 2009, quando erano ancora in vigore gli incentivi statali alla rottamazione.

"Fiat"

La normativa sulle sovvenzioni dello scorso anno consente infatti di immatricolare con bonus fino al 31 marzo 2010 i veicoli ordinati entro il 31 dicembre 2009. Se invece si analizzano i nuovi ordini raccolti in gennaio, ci si accorge che gli ordini sono addirittura inferiori di circa il 10% rispetto a quelli di gennaio 2009, che era stato il peggior mese dell'anno scorso, quando il mercato era nell'occhio del ciclone della crisi.

manifestazione di ieri a Palermo

Se poi il confronto si fa con l'autunno dell'anno scorso (durante i quali si era scatenata la corsa ad approfittare degli ultimi mesi disponibili per gli incentivi 2009) il risultato è ancora più impietoso. Gli ordini raccolti a gennaio dal gruppo Fiat, per esempio, sono inferiori del 50% rispetto al periodo novembre-dicembre 2009. A spingere ulteriormente al ribasso gli ordini è anche il fatto che nei giorni scorsi il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha spiegato che con tutta probabilità le sovvenzioni saranno rinnovate. «Nessuno è disposto a comprare a 100 oggi ciò che domani può avere a 90», ha fatto sapere il Centro Studi Promotor.

 

I nuovi incentivi tuttavia dovrebbero essere inferiori e di più breve durata rispetto a quelli del 2009: circa 300 milioni per l'auto e per soli sei mesi. Entrando nel particolare, il gruppo Fiat a gennaio ha registrato 66 mila immatricolazioni, un incremento del 30,4% e ciò ha permesso al Lingotto di difendere quota 32% (32,7% era stata la percentuale nel mercato italiano nel 2009). Per domani è confermato lo sciopero di quattro ore in tutti gli stabilimenti Fiat contro la decisione di chiudere l'impianto di Termini Imerese nel 2011.

Nel frattempo sono sette le proposte finora pervenute a Scajola per rilevare lo stabilimento palermitano: il fondo Cape di Simone Cimino, la Keplero del finanziere Domenico Reviglio, i cinesi della Hong Kong Tai He, il gruppo Ikea, un'azienda lombarda di autobus elettrici, una cordata di imprenditori di Siracusa, e l'imprenditore Gian Mario Rossignolo.

 

[02-02-2010] 

 

 

 

FIAT: IL SILENZIO DEL PD - LA SINISTRA HA ACCOLTO MARPIONNE COME UN OBAMA AZIENDALE - LO STORICO REVELLI: “LA CLASSE DIRIGENTE TORINESE CHE HA COSTRUITO IL SUO POTERE SULLA RINASCITA DEL LINGOTTO ORA NON RIESCE A CRITICARLA” – PECCATO PERÒ CHE LA FIAT NON SIA PIÙ UN CAMPIONE NAZIONALE. PRODUCE IN PATRIA PIÙ O MENO UN TERZO DELLE MACCHINE CHE VENDE IN ITALIA…

Stefano Caselli per "il Fatto Quotidiano"

davanti alla 500

Se Gianni Agnelli amava ripetere che "ciò che è bene per la Fiat è un bene anche per l'Italia", Sergio Marchionne sembra pensare molto alla Fiat e poco all'Italia. Questo, almeno, stando alle proteste dopo la decisione unilaterale del Lingotto di ricorrere alla cassa integrazione per due settimane, in tutti gli stabilimenti del paese, da Mirafiori a Termini Imerese. Protesta il governo, protestano i sindacati, non protesta quasi per nulla il Partito democratico: "C'è una forte dipendenza psicologica dalla Fiat, soprattutto a Torino. Per il Pd, poi, Marchionne è sempre stato un partner ideale", sostiene Marco Revelli, torinese, storico e sociologo della politica". 

Professor Revelli, perché il Pd è così timido nel prendere una posizione sullo scontro tra governo e Fiat sugli incentivi all'auto e lo stop della produzione nelle fabbriche?

manifestazione di ieri a Palermo

Colpisce l'afasia del Pd, ma in qualche misura è un fatto spiegabile. Per il gruppo dirigente democratico Marchionne è un po' l'equivalente di Barack Obama. Una delle pochissime cose certe in quel partito è l'idea di avere un riferimento forte all'interno della classe dirigente. Marchionne è sembrato rispondere al ritratto dell'ultimo esponente di quel capitalismo illuminato che non si sa bene che fine abbia fatto. Ma è un punto di vista - temo - errato, perché nasce da una profonda incomprensione su che cosa sia realmente la Fiat oggi. 

Cos'è oggi la Fiat?

La Fiat è una transnazionale leggera, che conserva i vecchi vizi dell'azienda "campione nazionale". Continua a considerarsi il solo fattore strategico di sviluppo di questo paese a cui spettano - per tradizione e per diritto - assistenza e finanziamento pubblico. È sempre stato così, fin dai tempi del fascismo.

Peccato però che la Fiat non sia più un campione nazionale. Basti pensare che sul mercato italiano importa da se stessa, perché - com'è noto - produce in patria più o meno un terzo delle macchine che vende in Italia. Questo avrebbe dovuto suggerire ai sindacati un veto sulla proroga degli incentivi alla rottamazione (ancora finanziamento pubblico). Invece si è pensato soltanto a salvare il salvabile.

Colpisce in questi giorni il silenzio quasi totale della dirigenza del Pd torinese, che governa questa città   da quasi vent'anni.

Il motivo principale di questa reticenza, tuttavia, è il profondo imbarazzo di fronte alla prospettiva del fallimento di un'idea strategica che la sinistra ha portato avanti a Torino e in Piemonte: il superamento della crisi sociale e di identità nata dalla trasformazione della grande città industriale dal fordismo al post-fordismo grazie a una solida alleanza con il vecchio e persistente potere della famiglia Agnelli.

Uscire dalla crisi, insomma, a braccetto di chi, della crisi, era fondamentalmente la causa. È un'opzione - anche se a breve non vedo scenari catastrofici per Torino - che rischia il fallimento. Per anni, su questi presupposti, si sono strutturate   alleanze, fatte scelte strategiche, governate le banche e indirizzato lo sviluppo urbano. Torino, al di là   dell'opzione edilizia turistico-circense stile Olimpiadi, non ha mai davvero cercato soluzioni strategiche diverse.

Basti pensare all'hi-tech, morto nella culla nei primi anni Duemila e definitivamente abbandonato con la crisi di Motorola. Insomma, per molti - forse - siamo di fronte a un ‘tradimento' e questo spiega un certo imbarazzo. Ma a Marchionne va comunque riconosciuto di aver sempre parlato chiaro. Illusioni, lui, non ne ha mai date. E le nuove strategie industriali della Fiat, sinceramente, non mi sembrano un reale potenziale di sviluppo per Torino".

Ma chi rappresenta davvero il Partito democratico? Gli operai? 

 

È chiaro che, in questa fase storica, il Pd rappresenta solo se stesso. È un reticolo di oligarchie a cavallo tra amministrazione pubblica e sistema degli interessi, un agglomerato di poteri che si risolve in una rete di patti tra i poteri stessi. Il corpo centrale del Partito democratico sono gli amministratori, non gli elettori; amministratori legati a una serie di filiere di fedeltà che in buona parte derivano da storie pregresse, quella del Partito comunista su tutte, con l'ovvia differenza che il Pci era ben radicato tra gli elettori. In più c'è una classe dirigente un po' al di là con gli anni, fatto salvo qualche rincalzo di quarantenni cooptati negli ultimi 15 anni, ma sempre nei circuiti dell'amministrazione. Per ora il Pd è ancora un partito che parla un linguaggio burocratico, senza muovere vere passioni.

Teme che questa combinazione di due crisi - una politica e una industriale - possa produrre, o riprodurre, tensioni sociali?

Il disagio sociale esiste ed è evidente, anche in una città come Torino. Ma è un disagio opaco, inedito, che non viene raccontato. Ci sono ampi strati sociali che percepiscono chiaramente il proprio impoverimento. Il risultato è quasi sempre una disperazione individuale. Manca la valvola di sicurezza del conflitto sociale, ossia la dimensione collettiva del disagio.

[29-01-2010]

IL DIVIDENDO FIAT , CON LE PERDITE IN CORSO VIOLA IL PRINCIPIO DELLA PRUDENZA DEGLI AMMINISTRATORI.

LICENZIATI FIAT PARTECIPATE ALL’ASSEMBLEA FIAT DEL 26.03.10.

Il sindacato 3 anni fa , invece che leggere i bilanci Fiat, osannava a Marchionne “SANTO SUBITO” ed ancora oggi non si leggono i bilanci:

Comunicato stampa FIAT

RISULTATI DELL’ESERCIZIO E DEL QUARTO TRIMESTRE 2009

1

Il margine sui ricavi è stato pari al 2,1%. Nell’anno sono stati registrati miglioramenti progressivi trimestre su trimestre

con il concretizzarsi delle aggressive misure di contenimento dei costi e con lo stabilizzarsi della domanda.” • Nel secondo semestre il Gruppo è ritornato sui mercati dei capitali sia in Europa che negli Stati Uniti raccogliendo circa 5 miliardi di euro

con l’emissione di quattro bond, che hanno ricevuto richieste di sottoscrizione per importi decisamente superiori a quelli offerti.

3

COME SI A PAGARE INTERESSI PASSIVI SUPERIORI AL 2.1% SE IL TASSO DI RENDIMENTO E SOLO QUELLO ?

Le poste atipiche presentano un saldo negativo pari a 699 milioni

di euro (componenti atipiche nette negative per 390 milioni di euro nel 2008) e derivano

5

da oneri di ristrutturazione per 312 milioni di euro (165 milioni di euro nel 2008), nonché

da altri oneri atipici per 391 milioni di euro (245 milioni di euro nel 2008) che includono la

svalutazione di alcuni investimenti in piattaforme e architetture del business delle

Automobili conseguente al riallineamento strategico con il business di Chrysler Group

LLC e altri accantonamenti per svalutazioni di attività operate dai diversi Settori del

Gruppo quale conseguenza della crisi economica globale.

Cosa significa ? Con la Chrysler  la Fiat ha gia’ perso 391 milioni di euro ?

Indebitamento netto (15.898) (17.954)

Totale Patrimonio

netto 11.115 11.101

Maserati

Maserati ha realizzato nel 2009 ricavi pari a 448 milioni di euro, in riduzione del 45,7% rispetto all’anno precedente; nell’anno ha consegnato alla rete 4.489 vetture, con un calo del 48,7% rispetto al 2008, dovuto alla forte crisi dei segmenti di mercato di riferimento dei propri modelli

Ferrari

Nel 2009 Ferrari ha realizzato ricavi per 1.778 milioni di euro, in diminuzione del 7,4% rispetto al 2008 per effetto dei minori volumi di vendita e di un mix meno favorevole.

Nell’anno sono state consegnate alla rete di vendita 6.235 vetture, con una riduzione del 4,5% in un mercato globale che ha subito una contrazione di circa il 40% nel segmento di riferimento. In particolare, le consegne di vetture ad 8 cilindri hanno beneficiato del successo della California, mentre il nuovo modello 458 Italia, presentato nell’ultima parte dell’anno, non ha ancora contribuito al risultato economico del 2009, ma ha già registrato una significativa raccolta ordini. Il totale delle vendite al cliente finale è stato di 6.294 unità (-5,5% rispetto al 2008).

Ferrari ha chiuso il 2009 con un utile della gestione ordinaria di 238 milioni di euro, a fronte dell’utile di 339 milioni di euro del 2008. La variazione risente dell’effetto negativo di volumi e mix prodotto (che erano stati entrambi particolarmente positivi nel 2008), nonché dell’impatto negativo dei cambi

Il piano strategico di Chrysler, presentato ad inizio novembre 2009, prevede, nell’arco di cinque anni, il lancio di 21 nuovi modelli, con volumi di vendita previsti nel 2014 di 2,8 milioni di vetture, il 40% in più rispetto al 2008 e oltre il doppio rispetto al 2009.

Circa il 60% di queste auto deriverà da piattaforme Fiat. Nel 2014 Chrysler sarà un’azienda con un fatturato di circa 68 miliardi di dollari, un utile operativo di circa 5 miliardi di dollari, avrà dimezzato l’indebitamento e restituito interamente i finanziamenti ricevuti dai governi Statunitense e Canadese.

In settembre Fiat è entrata negli indici Dow Jones Sustainability (DJSI) World e Dow Jones Sustainability STOXX, ottenendo il riconoscimento del fatto che, per il Gruppo, la sostenibilità è un modo di fare impresa sul quale si basano le scelte di ogni giorno. Fiat ha ricevuto un punteggio di 90/100, rispetto a una media di 72/100 delle aziende del settore. Il DJSI World e il DJSI STOXX sono tra gli indici borsistici più prestigiosi perché comprendono solo aziende leader sia dal punto di vista economico-finanziario sia da quello sociale e ambientale. “ COSA SIGNIFICA ?

 Mb

 

 

FIAT: TONFO IN BORSA (-4,8%), SCAMBI BOOM......
(ANSA)
- Giornata pesante per Fiat in Piazza Affari: il titolo ha perso il 4,86% a 9 euro. Forti gli scambi: nella seduta, negativa per il settore auto in Europa (indice Dj stoxx settoriale -2,5%) e con un calo della della Borsa di Milano di poco inferiore ai due punti percentuali, sono passate di mano 60 milioni di azioni del Lingotto, pari al 5,5% del capitale, tre volte la media quotidiana dell'ultimo mese. Vendite anche su Exor: la controllante ha ceduto il 3,77% a un prezzo di 11,75 euro. Sul titolo Fiat continuano a pesare le prospettive negative del mercato dell'auto, all'indomani dell'annuncio dello stop della produzione, per due settimane, negli stabilimenti italiani del gruppo. 29.01.10

 

COSÌ CIMINO CON "SUNNY CAR" PUNTA SU TERMINI IMERESE...
Da "la Stampa" -
Termini Imerese come trampolino di lancio per trasformare la Sicilia in un'isola verde dove l'energia solare alimenti auto e mezzi pubblici che si riforniscono grazie a una capillare rete di distributori. Un progetto che appare a molti un'utopia lontana, mentre incombe lo spettro della disoccupazione in una delle aree più depresse d'Italia, ma in cui Simone Cimino, siciliano doc trapiantato a Milano, presidente e fondatore del fondo Cape Natixis, crede fortemente con il suo progetto "Sunny Car".

Nei giorni scorsi Cimino si inserisce nel dibattito fra sindacati, istituzioni e Fiat sulla sorte dell'impianto siciliano che, come annunciato dalla casa torinese, dal 2012 cesserà la produzione di auto. L'imprenditore lavora a una cordata italiana per riconvertire l'impianto alla produzione di auto ecologiche: il progetto "Sunny Car".

Una vettura elettrica che faccia il pieno solo di energia solare, grazie a distributori sparsi in una Sicilia riconvertita a questa inesauribile fonte rinnovabile. L'idea di base è appunto quella di fare, in vent'anni, della Sicilia (che sta diventando il primo produttore di pannelli fotovoltaici con il nuovo stabilimento Sharp), un'isola verde con auto e mezzi pubblici alimentati col sole. Per Cimino quella di Termini Imerese è un'occasione preziosa per rilanciare la vocazione industriale della Sicilia e dare occupazione.

[11-01-2010]

È un maestro delle provocazioni. Ma stavolta Antonio Di Pietro rischia di essere preso sul serio. Per risolvere il problema di Termini Imerese, il leader dell'Idv ha tirato fuori un'idea che potrebbe centrare il problema: «La Fiat venda lo stabilimento per un euro alla Regione Sicilia».

Non sarebbe complicato: forse Di Pietro non sa che nell'incontro prenatalizio con governo e sindacati Sergio Marchionne aveva detto proprio una cosa simile, ossia che a Torino «sono pronti anche a mettere a disposizione lo stabilimento». Tradotto: se qualcuno lo vuole...

 E' MORTO FRANCESCO PAOLO MATTIOLI...
Radiocor -
E' morto a Roma Francesco Paolo Mattioli. Mattioli era entrato nel gruppo Fiat del 1975 fino a ricoprire la carica di vice presidente esecutivo e direttore finanziario di Fiat spa. Attualmente era consigliere indipendente di Prysmian

ANGELETTI: PER LA FIAT L'ITALIA NON PUO' ESSERE SOLO UN MERCATO ...
(Adnkronos) -
"Il vero problema in Italia e' che noi produciamo poco piu' di un terzo delle auto che compriamo. L'Italia non puo' essere semplicemente un mercato. E' questa la questione che bisogna porre alla Fiat, essendo l'unico produttore automobilistico del paese". Lo ha detto da Palermo il segretario nazionale della uil Luigi Angeletti a margine del decimo congresso regionale del sindacato in corso a Palermo.

Per Angeletti il Lingotto ha gia' fatto "un passo avanti", dicendo che "e' nei loro programmi aumentare la produzione. Ma e' ancora insufficiente, perche' dovrebbero arrivare a produrre 1 milione e 100 vetture, cosi' non ci sarebbero problemi per gli stabilimenti". Per i leader sindacale "non c'e' bisogno di dare incentivi, anche perche' i due terzi sono andati a costruttori che producono in altri paesi. Allora, dobbiamo chiedere a Fiat di continuare a produrre auto e se fosse indisponibile -ha concluso Angeletti- dovremmo cercare qualcun altro perche' non possiamo rassegnarci all'idea di non produrre piu' auto".

 

 

 


FIAT: +86,1% IMMATRICOLAZIONI BRAND GERMANIA 2009, +26,8% DICEMBRE...
Radiocor -
Fiat a tutta birra in Germania. L'anno scorso le immatricolazioni del brand in terra tedesca sono balzate dell'86,1% verso il 2008 a 163.953 unita' con una quota pari al 4,3% su un mercato dell'auto tedesco in rialzo del 23,2% a quasi 3,81 milioni. A dicembre il rialzo delle vendite del marchio Fiat in Germania e' pari al 26,8% a 6.036 su un mercato giu' del 4,6% a 215.564. E' quanto emerge dalle statistiche della Motorizzazione tedesca (Kba) consultate da Radiocor. 08.01.10

 

 

FIAT: supera l'anno nero e conserva un terzo del mercato nel 2009 in Italia. L'Agenzia delle Entrate afferma di stare restituendo alla Fiat i soldi che lo Stato le deve (dai giornali) 'Adesso e' l'Alfa la prima criticita'. Finita l'egemonia Usa'. Intervista a Giuseppe Berto, docente alla Bocconi di Milano (Il Secolo XIX, pag.15) 08.01.10

 

I CONTADINI INDIANI FORMULANO I MIGLIORI AUGURI AGLI OPERAI DI TERMINI IMERESE
I contadini di Singur, la piccola città indiana nella provincia del Bengala, esprimono la loro solidarietà agli operai di Termini Imerese per le notizie che sono circolate nelle ultime ore.

I contadini indiani hanno saputo delle voci che corrono in Italia sul presunto interesse del miliardario Ratan Tata a trasferire a Termini Imerese una parte della produzione delle sue automobili. Loro conoscono bene questo tycoon che dopo aver studiato negli Usa ha messo in piedi una holding mostruosa ed è diventato uno degli uomini più ricchi del mondo.

Nel gennaio dell'anno scorso Ratan Tata per costruire gli stabilimenti dell'utilitaria "Tata Nano" espropriò diverse centinaia di ettari di terreni mettendo in crisi l'economia locale.

Dopo mesi di trattative, scioperi e proteste, la Tata Motor Company abbandonò il progetto e decise di costruire la piccola utilitaria fuori dall'India. In quell'epoca si disse addirittura che la macchinetta da 1.700 dollari sarebbe stata venduta in Italia quasi per fare concorrenza alla Fiat dove Ratan Tata è di casa perché conosce benissimo Luchino di Montezemolo e siede nel consiglio di amministrazione della Casa torinese.

Adesso salta fuori la notizia, immediatamente smentita da New Delhi, che il 72enne miliardario di Mumbay avrebbe intenzione di sbarcare a Termini Imerese. Più che una notizia è una colossale presa per il culo dei poveri operai che passeranno la notte di Natale dentro lo stabilimento. Ma non è la prima, perché mentre Ratan Tata fa sapere dall'India che di Termini Imerese non gliene frega assolutamente nulla, nei giorni scorsi era corsa la voce che anche i cinesi di Chery fossero interessati allo stabilimento siciliano.

Il paradosso è che a dare fiato a queste autentiche cazzate non sono soltanto alcuni sindacalisti come Enzo Masini di Fiom-Cgil, ma anche il ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, che aveva in agenda di incontrare martedì prossimo a Palazzo Chigi Sergio Marpionne.

Purtroppo la mano di uno psicolabile ha lanciato una statuetta sul volto del presidente del Consiglio e l'incontro per Termini Imerese slitterà a data da definire. Questo ritardo fa comodo a tutti, sia al geniale Marpionne che non ha alcuna idea su Termini Imerese, sia al ministro Sciaboletta che non ha mai avuto alcuna strategia industriale.

I contadini indiani formulano i migliori auguri agli operai di Termini Imerese.

4- L'EX DI BONDI SBARCA AL CONSOLATO DI NEW YORK
Sandro Bondi non passerà le vacanze a New York. La notizia viene data per certa al ministero dei Beni Culturali dove corre voce che la ex-moglie del ministro, Maria Gabriella Podestà, stia per arrivare con un incarico al Consolato italiano della Grande Mela. La signora ha 48 anni e oltre ad essere stata nominata nel luglio 2008 preside al liceo scientifico statale "Enrico Fermi" di Salò, ha svolto attività di lettore-docente all'università di Boston e ha contribuito con altre iniziative alla promozione all'estero della cultura e della lingua italiana.

Adesso sembra che stia per sbarcare con il nuovo incarico a New York dove c'è fermento anche all'Istituto Italiano di Cultura per la sostituzione di Renato Miracco, il critico d'arte, già consigliere culturale alla Farnesina. Costui è sbarcato a New York come direttore dell'Istituto nel 2007 e adesso sembra che Alain Elkann (padre di quel Lapo che non sa parlare italiano) voglia piazzare sulla poltrona un uomo della Fondazione Rosselli.

Da dagospia

 

 

DA FIAT A OPEL, INTESE IN BILICO...
Bianca Carretto per "il Corriere della Sera" - La Suzuki ha in essere contratti con diverse case automobilistiche che potrebbero, in seguito all'accordo con Volkswagen, non essere rinnovati. Con Fiat, nel 2005, la Suzuki ha firmato un'intesa per produrre su licenza, nella sua fabbrica Maruti di New Delhi, il motore diesel Multijet 1.3 litri . Dal 2010 la Fiat fornirà alla Suzuki anche la tecnologia per costruire, in Giappone, il diesel Euro 5 Multjet 2.0. La casa italiana rispetterà l'impegno assunto; eventualmente sarà la Suzuki a decidere l'interruzione del rapporto.

Nella fabbrica di Esztergom, in Ungheria, di proprietà del marchio giapponese, vengono costruite sia la Fiat Sedici che la sua gemella Suzuki SX4. Nello stesso sito sono prodotte due piccole vetture, la nuova Opel Agila e la Suzuki Splash , frutto di una lunga alleanza tra General Motors e il marchio nipponico (fino al 2008 GM deteneva il 20% delle quote Suzuki). Anche con la Nissan esiste una collaborazione: le due citycar Nissan Pixo e Suzuki Alto, vengono assemblate in India, condividendo meccanica, componentistica e design

12.12.09

 

FIAT: MONFERINO, IVECO IN USA? PRIMA SOPRAVVIVERE SU NOSTRI MERCATI...
Radiocor - 'Iveco in America? Le priorita' sono quelle di sopravvivere oggi sui nostri mercati tradizionali. Speriamo di tornare forti in Europa visto che il mercato europeo dei veicoli commerciali e industriali si e' praticamente dimezzato. Poi, piano piano, quando ripartira' tutto il processo degli investimenti, si riprenderanno tutti i programmi'. E' quanto ha detto a Radiocor Paolo Monferino, a.d. di Iveco (gruppo Fiat) su un eventuale sbarco sul mercato d'oltreoceano della societa' che produce camion.  

 

PUNTO E A CAPO – ALLARME ROSSO! RICHIAMATE QUELLA FIAT: MEZZO MILIONE DI PUNTO VENDUTE NEGLI ULTIMI DUE ANNI SONO A RISCHIO DI ROTTURA DELLO STERZO - IL LINGOTTO È COSTRETTO A FAR PARTIRE UNA GRANDE CAMPAGNA DI CONTROLLO DELLE AUTO IN ITALIA E ALL'ESTERO…

Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"

Mezzo milione di automobili Punto Fiat già commercializzate da controllare in fretta e furia. Prima che ci scappi l'incidente, o peggio ancora il morto. La Fiat sta organizzando una delle più grandi campagne di richiamo della sua storia, a causa di un difetto di fabbricazione del piantone dello sterzo su cinquecentomila auto fabbricate nel 2008 e nel 2009, vendute metà in Italia e metà nel resto d'Europa. Una debolezza strutturale di cui si sono accorti i greci qualche giorno fa.

Da Atene è partita una comunicazione al Rapex, il Sistema di allerta rapido messo in piedi dalla Commissione europea per i prodotti pericolosi. In mezzo ai soliti prodotti cinesi, tra giocattoli che perdono pezzi e apparecchi elettrici che causano scosse, nel penultimo bollettino (pubblicato il 27 novembre) spunta a sorpresa la Fiat Grande Punto e la Grande Punto Abarth.

Ecco nel dettaglio i termini del problema: «Il prodotto presenta rischi di danni perché un possibile scorretto avvitamento detta vite superiore che fissa il piantone dello sterzo, potrebbe causare la rottura dello sterzo con conseguente perdita di controllo del volante, che a su volta potrebbe causare un incidente».

Le macchine da richiamare vanno dal numero di matricola 24267 al 412774, e dal numero 1112419 al 1392261. Dal Lingotto ammettono l'esistenza della campagna: «Sono circa cinquecentomila le Punto da controllare» spiega Franco Sodano, ufficio stampa «Per fortuna non ci sono stati ancora incidenti. L'eventuale riparazione sarà a nostro carico».

Si tratta della seconda grande campagna dell'anno di una multinazionale del settore, dopo quella della Toyota, che ad inizio ha dovuto richiamare 1,3 milioni di Yaris per un difetto alle cinture di sicurezza. Già nel 1997 la Fiat richiamò circa 40mila vetture modello Cinquecento, per controlli al servofreno, ma in quel caso si esclusero problemi di sicurezza reali.

Nel 2002, invece, dopo un braccio di ferro con un associazione di consumatori, Fiat ritirò 40mila Lancia Dedra costruite negli anni '90: il sospetto, in quel caso, interessava possibili infiltrazioni di gas di scarico nell'abitacolo.

 

[04-12-2009]

MARCHIONNE: CON CHRYSLER VERSO 5,5 MLN AUTO VENDUTE ANNO...
(Ansa
) - Fiat e Chrysler raggiungeranno 'certamente prima del 2014' i cinque milioni di auto vendute ogni anno, di cui la meta' fabbricate da Chrysler.

Lo ha detto l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, in un'intervista ad Automotive News nella quale il manager spiega che il Lingotto non potra' raggiungere in Europa il margine operativo del 7-7,7% fissato da Chrysler (di cui Fiat ha il 20%) negli Usa, perche' l'Europa non ha tagliato la sua capacita' produttiva.

'In Europa - dice Marchionne nell'intervista - l'eccesso strutturale di capacita' produttiva non e' stato affrontato', mentre 'l'amministrazione Obama ha spinto verso una ristrutturazione del settore dove alcune societa' emergenti, post-ristrutturazione, saranno molto meglio equipaggiate nel produrre un ritorno degli investimenti'.

 

 

 

NEI CASSETTI DI MARPIONNE C'È IL PROGETTO DI TRASFORMARE TERMINI IMERESE IN UNA SORTA DI "LABORATORIO DEL SUD" DOVE SI SPERIMENTERANNO APPLICAZIONI INNOVATIVE PER L'AUTO ELETTRICA
Faceva una certa impressione l'immagine di Sergio Marpionne con il suo pullover sgualcito mentre stringeva la mano al sorridente ministro Sciaboletta Scajola.

L'abbigliamento sportivo dell'amministratore delegato di Fiat strideva con quello dell'uomo alto e con i baffetti lucidi che lo ha accompagnato in via Veneto e che da sempre porta la borsa ai Signori di Torino.

Come Dagospia aveva previsto non c'è stato alcun colpo di scena, né poteva esserci tra due personaggi che non hanno alcun interesse a frantumare le vetrine. Da parte sua Sciaboletta Scajola, seguito a ruota dai portavoce Mazzanti e De Marchi, ha chiesto un aumento della produzione in Italia e ha lasciato la porta aperta sugli incentivi per l'acquisto di vetture ecologiche.

Marpionne invece ha fatto la parte dell'uomo caduto dal pero che non sa quale sarà il destino di Termini Imerese, ma vuole giocarsi la carta siciliana per portare a casa il massimo risultato. Forse è il momento di dire che il manager italo-canadese è un simpatico bugiardo perché non è possibile che la mente fertile da cui è uscito il salvataggio di Chrysler non abbia ancora pensato al futuro dei 1.400 operai siciliani.

 

Chi crede a questa favola fa torto alla sua intelligenza, ma di sicuro non ci credono a Torino dove nei cassetti hanno già pronto il progetto industriale per Termini Imerese. Questo progetto parte dalla considerazione che molti dei 1.400 operai avranno maturato nel 2011 i requisiti per il prepensionamento ("La Stampa" di oggi scrive addirittura che tutti sarebbero in questa condizione).

A questo punto Dagospia può rivelare che nei cassetti del Lingotto c'è il progetto di trasformare Termini Imerese in una sorta di "laboratorio del Sud" dove si sperimenteranno applicazioni innovative per l'auto elettrica.

Questa idea è già stata anticipata alla Regione Sicilia e al presidente Lombardo che sarà chiamato a mettere sul tavolo gran parte dei quattrini. Una volta ridimensionato drasticamente il numero degli operai, la bandierina di Termini Imerese continuerà a sventolare, ma prima il Governo di papi-Silvio e Sciaboletta Scajola dovranno dare garanzie sugli incentivi.

La sceneggiata di ieri con stretta di mano finale non è lo specchio della verità, ma soltanto l'antipasto di una trattativa dalla quale la Sacra Famiglia degli Agnelli uscirà felice e contenta.

 

   

03.12.09

 

AI MINIMI TERMINI (IMERESE) – SE LA FIAT NON FARà PIÙ AUTO IN SICILIA, COSA PRODURRÀ DAL 2011? I CANNOLI E LA CASSATA? - OGGI SCAJOLA INCONTRA UN MARPIONNE DISPOSTO A TRATTARE SU TUTTO MA NON SUL BLOCCO DELLE LINEE SICILIANE – TRA I POSSIBILI SCENARI UNA DIVERSA PRODUZIONE DI ALTRE SOCIETÀ DEL LINGOTTO…

Paolo Griseri per "la Repubblica"

Claudio Scajola si impegna con i sindacati di Termini Imerese: «Mi batterò perché la fabbrica non chiuda e perché si mantenga la produzione industriale nello stabilimento siciliano». Il titolare del ministero dell´Industria non si spinge, prudentemente, più in là. Perché garantire la produzione industriale non significa essere certi che quella produzione sarà di automobili.

 

Il ministro dice che «è necessario aumentare la produzione automobilistica negli stabilimenti italiani della Fiat perché oggi è inferiore alle nostre aspettative». Ma anche questo, da solo, non sarebbe sufficiente a garantire la continuità della produzione di auto a Termini Imerese.

Così Fim, Fiom, Uilm e Fismic sono tutti ufficialmente soddisfatti della presa di posizione del governo ma non nascondono i loro timori: «Non possiamo consentire che si arrivi alla riduzione della produzione in Italia o che sia l´Italia a pagare le conseguenze dei successi americani di Marchionne», dice per la Fiom Enzo Masini.

 

Per Farina della Fim «è giusto che il governo si impegni a convincere la Fiat che è necessario aumentare e non ridurre la produzione in Italia». «Non vorremmo che si cominciasse a far saltare uno stabilimento e poi si proseguisse con gli altri», è la fosca previsione del leader della Cisl Raffaele Bonanni.

Scajola promette di impegnarsi per la sopravvivenza dello stabilimento siciliano (e incassa il plauso del Presidente della Regione, Lombardo) ma deve ammettere che «le preoccupazioni dei sindacati sono fondate». Il ministro sa che questa mattina, nel faccia a faccia in programma a mezzogiorno, troverà di fronte un Marchionne disposto a trattare su tutto ma non sul blocco delle linee siciliane nel 2011.

 

Nei giorni scorsi l´ad del Lingotto lo ha detto chiaramente: «Non ci sono le condizioni per continuare a produrre auto a Termini. Basta leggere i dati. La Fiat è pronta a fare la sua parte ma deve sapere che per risolvere la situazione non bastano i cerotti».

Dunque non sarà sufficiente qualche finanziamento ad hoc per superare il gap di costi tra la Sicilia e il resto d´Italia. Anche perché in quel caso si trasferirebbe semplicemente in altri stabilimenti l´esubero di capacità produttiva e di occupati.

Questa mattina Marchionne dovrà dunque spiegare che cosa intende quando dice che a Termini la Fiat farà la sua parte. Un ingresso nella compagine azionaria della nuova attività industriale che sostituirà la produzione di auto? Una diversa produzione non automobilistica di altre società del Lingotto?

Scajola ha promesso ieri ai sindacati che promuoverà «incontri informali» entro il 21 dicembre quando le parti si troveranno tutte a Palazzo Chigi per la presentazione del nuovo piano Fiat. E tutto fa pensare che la trattativa vera e propria si svolgerà in quegli incontri informali.

 

 

[01-12-2009]  

 

 

MARCHIONNE, SU TERMINI IMERESE IL PIANO NON CAMBIA...
Radiocor - Il piano Fiat su Termini Imerese 'non cambia'. Lo stabilimento 'non fara' piu' auto, ma cosa altro non si sa'. Lo ha detto l'a.d. di Fiat, Sergio Ma rchionne, al termine dell'incontro con il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola spiegando che nel orso dell'incontro non si e' parlato di incentivi: 'Abbiamo condiviso dei dati con il ministro e la decisione di portare tutto all'incontro del 21-22 dicembre a palazzo Chigi per condividere il piano industria della Fiat'. L'azienda 'conferma l'impegno per l'Italia', ha aggiunto Marchionne.

01.02.09

 

FIAT: pressing di Scajola. Oggi vertice con Marchionne sul futuro dell'impianto in Sicilia. (dai giornali) Marchionne spiega alla famiglia la strategia dell'asse Torino-Detroit. (Il Corriere della Sera, pag. 37) 01.12.09

   

 

 

SE IL PRESIDENTE DELLA FIAT, TALE MONTEZEMOLO, HA IN MANO LA CURA PER SALVARE L'ITALIA FUTURA PERCHÉ NON LA CONFIDA AL SUO AD MARPIONNE CHE VUOLE CHIUDERE LO STABILIMENTO FIAT DI TERMINI IMERESE?
Questa mattina Luchino di Montezemolo è entrato alla Camera di Commercio di Roma dove insieme ad Andrea Mondello ha consegnato i premi di "ItaliaFutura" ai giovani che hanno partecipato al concorso "Accade domani!".

Vale la pena ricordare ciò che invece è accaduto tra venerdì e sabato della settimana scorsa quando il presidente della Fiat e Sergio Marpionne hanno mandato messaggi forti e chiari al governo che sembrano squilli di guerra. Il manager dal pullover sgualcito che attraversa l'Atlantico come un pendolare, non ha avuto peli sulla lingua a proposito degli stabilimenti Fiat in Italia e dopo aver annunciato che tra 10 giorni presenterà al ministro Sciaboletta Scajola "un Piano industriale intelligente", ha fatto capire che 6 stabilimenti sono troppi perché tutti insieme "equivalgono a quello che facciamo in una sola fabbrica in Brasile".

Non è una novità che Marpionne consideri eccessiva la produzione di auto in Italia e nel mirino c'è soprattutto Termini Imerese dove la Fiat dichiara di non aver mai ricevuto un euro dei 500 milioni promessi dalla Regione Sicilia.

Queste parole hanno provocato l'occupazione del municipio di Termini Imerese da parte degli operai e solo un blitz di Sciaboletta Scajola ha impedito rivolte di piazza. Ciò che più ha ferito comunque il ministro dell'aeroporto di Albenga è l'atteggiamento arrogante di Marpionne verso il quale fin da aprile Scajola aveva lanciato messaggi di pace e corone di incentivi.

La risposta della Fiat sembra intransigente perchè l'azienda, giocando sulla debolezza dei sindacati, vuole rimettere in discussione la sua presenza in Italia senza toccare Mirafiori, la cittadella rossa che dal 1939 rappresenta la roccaforte degli ultimi operai della Fiat. Con assoluta sincronia il pensiero del manager italo-canadese sembra coincidere in questi giorni con quello di Luchino di Montezemolo che sabato a Genova ha presentato la sua fondazione "ItaliaFutura" ai Magazzini del Cotone.

Qui il ragazzo dei Parioli ha inferto un altro colpo durissimo al governo e a Sciaboletta Scajola ripetendo che manca una politica industriale "coraggiosa, forte e chiara". È pur vero che oltre a questo attacco Luchino ha aggiunto altri pensieri spettinati del tipo "basta con i veleni e la burocrazia e basta con le voci sulla mia discesa in campo", ma ciò che colpisce è l'unità di linguaggio che lo accomuna in questo momento al mitico Marpionne.

I vertici Fiat sembrano fottersene altamente del Cavaliere e sono decisi a spostare il baricentro dell'azienda in altre parti del mondo. A menare la danza è la visione di Marpionne che pensa a una Fiat globale in un mondo globalizzato. "Il mondo - ha detto venerdì scorso il manager dal pullover sgualcito davanti alla ministra Gelmini - è cambiato profondamente e non possiamo guardare una realtà che non esiste più".

Non esiste più la Fiat come azienda domestica, e con i prezzi salati pagati al Mezzogiorno dove strillano i 1.300 operai di Termini Imerese. La dimensione è ormai planetaria e oltre a un pugno di stabilimenti in Italia, la Fiat è protesa in Polonia, Brasile e Stati Uniti dove in ballo c'è il rilancio di Chrysler.

A Dagospia risulta peraltro che una bandierina importante sarà piantata anche in Sudafrica dove nel 2010 si giocheranno i Mondiali di calcio e dove nel lontano 1980 l'azienda finì nella bufera perché pagava sotto salario gli operai di colore.
"Il mondo è cambiato", dicono all'unisono Marpionne e Luchino anche a costo di sfregiare il governo degli incentivi e di schiaffeggiare il ministro dell'aeroporto di Albenga.
Sarà interessante vedere gli sviluppi di questo braccio di ferro.

 

 

IL PAESE ALL'INCONTRARIO - I FURBETTI DI TORINO non faNNO in tempo a chiedere IL credito di 500 milioni che IL FISCO si inginocchia a dichiarare che presto verrà restituito il "maltolto" - E per di più si predispongono a farlo prima di una richiesta formale! - l’universo di imprese italiane, 5,6 milioni di cui solo 1.600 con più di 500 dipendenti, potrebbe chiedere alla stato lo stesso trattamento della fiat?...

Nicola Porro per "il Giornale"

 

La Fiat chiede, il Fisco esegue. Solo in Italia la rottamazione prevede che sia la casa automobilistica ad anticipare, per lo Stato, il beneficio di cui godono i consumatori. Ma tant'è. E così la Fiat ha accumulato un credito di 500 milioni nei confronti delle casse dello Stato.

Il suo leader, Sergio Marchionne, si secca e chiede a gran voce che lo Stato dia alla Fiat ciò che la Fiat ha anticipato: non fa in tempo a chiedere formalmente il dovuto che i signori dell'Agenzia delle entrate (i signori in cui sono inciampate le banche svizzere in Italia, quelli che vi chiedono indietro 100 euro di Irap non pagati e non dovuti, quelli che quando vi lamentate delle cartelle pazze chiedono rispetto per l'Istituzione e non già per i cittadini) si precipitano a dichiarare che presto verrà restituito il «maltolto».

 

Ma che bello, ma che bravi. Ma che bel quadretto. L'azienda anticipa per lo Stato e le Entrate si affrettano a sanare la posizione. E per di più si predispongono a farlo prima di una richiesta formale.

Se fossimo sofisticati e non con l'anello al naso penseremmo che si tratta di una sottile mossa per rendere sempre più antipatica la Fiat alla totalità degli italiani: una mossa politica per alimentare ciò che nel Paese c'è già in gran misura e cioè l'esasperazione per il privilegio. E sì: la Fiat non solo ha ragione, ma la può vendere. Il punto non è questo. Il punto è che la soddisfazione della ragione del più grande rende più clamorosa la frustrazione del più piccolo e del più debole che invece è sempre più vessato.

Abbiamo già scritto dell'uso tutto italiano della contrattazione fiscale con i diversi agenti delle entrate sul territorio. E Befera, il capo dell'Agenzia, ci ha risposto che sono eccezioni. Ma Befera sa cosa succede, solo per fare un esempio, a un professionista con un ufficietto e una stampante, senza segretaria e altri dipendenti, che si azzardi a non pagare l'Irap?

 

Lo sanno all'Agenzia delle entrate che quel poverocristo, nonostante un miliardo di sentenze di Cassazione e persino della Corte costituzionale, viene trascinato in giudizio e in contenzioso. Aspettiamo l'interpello della Fiat, fanno sapere dall'Agenzia. Ma certo. Andate a Torino a prendere anche una tazza di tè con il loro direttore amministrativo: anzi scrivetelo insieme questo bel «interpello formale».

È evidente che lo spirito che anima questo articolo è di pura invidia. La Fiat si merita il rimborso. Detto per inciso i fornitori Fiat, piccoli e grandi, sembrano le vittime di questo ritardo. Il meccanismo è semplice. Lo Stato vara gli incentivi alla rottamazione. La Fiat vende a più non posso. Anticipa gli incentivi ai propri clienti. E ritarda, quanto può, i pagamenti ai propri fornitori che fanno da banca per mamma Fiat. E il cerchio si chiude sulla subfornitura: ma questo è un altro discorso. Parlavamo di invidia, che ci muove.

 

È quella che avevamo per la Fiat quando otteneva dalle banche il Fiat rate, qualche punticino sotto i migliori tassi di mercato. Da oggi la Fiat gode del Fisco rate. Se chiede, l'Agenzia esegue. Ecco si potrebbe dire che l'universo di imprese italiane, 5,6 milioni di cui solo 1.600 con più di 500 dipendenti, vorrebbe dallo Stato il trattamento Fiat. Per carità: magari non dategli incentivi, sussidi e detassazioni di utili, che tanto non hanno. Ma dategli un Fisco amico, esattori che capiscano che il loro stipendio è pagato dalla produzione delle nostre imprese. È chiedere troppo?

 

 

[10-11-2009]

 

 

 

FIAT: AGENZIA ENTRATE PRONTA CON SOLUZIONE SU CREDITI, ATTENDE INTERPELLO...
Radiocor - La risposta dell'Agenzia delle Entrate alla Fiat sui crediti d'imposta e' pronta. Manca, pero', che l'azienda automobilistica invii all'Amministrazione fiscale l'interpello formale, a cui rispondere con una risoluzione. In proposito la Fiat conferma a Radiocor che l'istanza e' in corso di presentazione. La soluzione tecnica e' gia' stata trovata e i tempi per metterla in campo sono brevissimi, per via amministrativa, appunto.

Si tratta - come anticipato domenica da 'Il Sole 24 Ore' - di allargare la compensazione debiti-crediti d'imposta a tutte le societa' collegate alla Fiat per la produzione di autovetture. Venerdi' scorso, l'amministratore delegato Sergio Marchionne aveva segnalato che lo Stato deve alla Fiat, entro fine anno, circa 500 milioni, accumulati tramite il meccanismo degli ecoincentivi per l'acquisto di auto nuove.  

11.11.09

 

FIAT: IHS GLOBAL INSIGHT, PRODUZIONE CON CHRYSLER A 4,5 MLN UNITA' NEL 2015...

Radiocor - Il gruppo Fiat, inclusa Chrysler, potra' produrre un totale di 4,5 milioni di unita' nel 2015. Queste le stime di Pierluigi Bellini, associate director di Ihs Global Insight, che, interpellato da Radiocor, precisa che, di questa cifra, 3 milioni saranno veicoli targati Fiat e 1,5 milioni Chrysler. Bellini definisce comunque la previsione come 'conservative' e rileva: 'siamo molto prudenti nelle stime. Se l'alleanza con Chrysler andra' bene ci saranno soldi per maggiori investimenti e quindi la cifra e' destinata ad aumentare'.

12.11.09

 

FIAT: Chrysler offre un piano di esodo anticipato ai suoi 23mila dipendenti. (Il Giornale, pag. 27) Il piano Marchionne per portare l'auto in Borsa (Affari e Finanza di Repubblica pag 6) Il 'dream team' di Marchionne. (CorrierEconomia pag 1 e 4)

 

FIAT, 23 MILA TAGLI CON INCENTIVI PER LA CHRYSLER...
Da "la Repubblica" - La Chrysler ha annunciato che invierà a 23mila suoi dipendenti offerte di esodo incentivato. I lavoratori dell´azienda automobilistica controllata dal gruppo Fiat potranno decidere entro il 13 novembre se accettare le proposte, mentre altri programmi speciali saranno offerti nelle fabbriche in corso di chiusura nell´ambito delle procedure fallimentari. Mercoledì prossimo l´ad Sergio Marchionne annuncerà il piano industriale quinquennale di Chrysler.

10.11.09

 

MARCHIONNE, AGGIORNAMENTO BUSINESS PLAN ENTRO I TRIM. 2010...

Radiocor - L'aggiornamento del business plan della Fiat arrivera' 'entro il primo trimestre 2010'. E' quanto ha indicato a Radiocor l'ad del gruppo t orinese, Sergio Marchionne, a margine di una colazione della Camera di commercio Italo Svizzera.

09.10.09

 

CHI COPIA CHI – QUESTA VOLTA È LA CINA COPIONA CHE ACCUSA L’ITALIA: “LA FIAT CI SPIAVA” - DUE ANNI FA TORINO DENUNCIÒ IL PLAGIO E BLOCCÒ LE VENDITE DELLA VETTURA IN EUROPA - PER LA PANDA COPIATE LE LINEE DELLA PERI - IL PRODUTTORE ASIATICO CHIEDE UN RISARCIMENTO DI APPENA 15MILA $ …

Paolo Madron per "il Sole 24 Ore"

Cina - Auto Peri

Nell'era esausta della riproducibilità e dei copyright violati, succede che i cinesi si siano stancati di sentirsi dare da tutto il mondo dei copioni e abbiano deciso di contrattaccare, anche se in modo francamente opinabile. Giornalisticamente fa notizia, è come se l'uomo mordesse il cane. A mordere anzi, mordicchiare, vista l'entità del risarcimento chiesto, è la Great Wall Motors, uno dei tanti produttori di automobili della galassia cinese, con sede a Shijiazhuang, nel nord del paese.

Ieri tra l'altro è stata una giornata storica per il settore, visto che a ottobre le vendite di auto hanno raggiunto la fatidica soglia dei 10 milioni, con un balzo del 78% rispetto allo steso periodo del 2008. Soddisfatta del risultato, la China Association of Automobile Manufactures annuncia per fine anno lo sfondamento di quota 12 milioni.

greatwall peri- fiat panda

Complice forse questo clima euforico, la Great Wall ha pensato bene di attaccare la Fiat presentando alla locale Corte del Popolo una memoria in cui l'accusa di averla spiata. I fatti risalgono al 2007, quando la Great Wall stava per lanciare il suo modello di maggior successo, la Peri. Introdottisi furtivamente nelle loro linee di montaggio, le spie di Torino avrebbero fotografato parti dell'auto allo scopo di copiarle paro paro (anzi, Peri Peri) nella Panda.

Ora, siccome la Panda è nata molto prima della Peri, si suppone che i cinesi si riferiscano a qualche restyling del fortunato modello torinese in cui avrebbero intravisto inequivocabili somiglianze con il loro.

Ma forse sono le stesse che due anni fa il Lingotto aveva riscontrato nella Peri, tanto da ottenerne dal tribunale di Torino il divieto della vendita in Europa, mentre quello cinese cui si era parimenti rivolta aveva invece stabilito che le due automobili erano diverse. Insomma, dopo che la Fiat aveva citato la Great Wall di plagio, due anni dopo è quest'ultima che rigetta l'accusa sui torinesi.

Quel che sfugge, ammesso e non concesso che gli italiani siano colpevoli di spionaggio, è perché l'azienda cinese chieda un risarcimento di soli 14.649 dollari. Modestia o scarsa determinazione? Intervistato da un giornale locale, il legale della Great Wall si è giustificato dicendo che è difficile quantificare il valore di ogni segreto rubato. Ma che sia stato rubato, secondo lui, non ci piove visto che le prove in suo possesso sarebbero schiaccianti.

A svelare l'arcano contribuirà comunque il testo della denuncia che la Corte del Popolo sta per inviare alla Fiat. L'unica evidenza, per ora, è che guardando in foto la Peri e la Panda, sembrano due gemelli separati dalla nascita. Su chi sia stato partorito per primo Torino non ha dubbi. Ma non è detto che la severa Corte del popolo di Shijiazhuang, capace di condannare a morte chi infrange la legge (nel marzo scorso è toccato a un venditore di cibo adulterato), sia della stessa opinione.

[21-10-2009]

 

 

 

FIAT: 25 MLN UTILE NETTO III TRIMESTRE, 308 MLN GESTIONE ORDINARIA, SOPRA ATTESE...
Radiocor - Risultati sopra le attese per il gruppo Fiat nel terzo trimestre. Malgrado 'l'estrema debolezza del contesto economico globale', il gruppo ha annunciato un utile della gestione ordinaria pari a 308 milioni (da 802 milioni un anno prima e contro attese pari a 260 milioni), un risultato netto positivo per 25 milioni (468 milioni un anno prima e attese di un rosso per 45 milioni) su ricavi in calo del 15,9% a 12 miliardi. Per il 2009 il Lingotto conferma il target di un utile della gestione ordinaria superiore a un miliardo e un indebitamento netto industriale sotto i 5 miliardi.

4- MARCHIONNE: "NESSUN PROBLEMA CON BANCHE"...
Radiocor - Esame dei risultati trimestrali del gruppo, importanza dell'accordo tra Chn e la russa Kamaz e, soprattutto una liquidita' che permette di non dover affannarsi a discutere con le banche. Questi, in sintesi, secondo quanto risulta Radiocor, gli argomenti affrontati nel cda della Fiat.

Il consiglio che ha visto la presenza di tutti i consiglieri, tranne Ratan Tata, ufficialmente in viaggio, e Rene' Carron collegato in teleconferenza, ha approvato i conti ma ha appreso con soddisfazione che il gruppo, con una posizione netta di cassa di circa 8 miliardi, non ha necessita' di 'inseguire' le banche per nuovi finanziamenti.

Inoltre, nella sua esposizione ai consiglieri, l'ad, Sergio Marchionne, ha puntato sull'importanza dell'accordo stipulato l'8 ottobre scorso tra Chn e la russa Kamaz, mentre non e' stato fatto cenno all'operazione Chrysler. Marchionne ha rimandato al 4 novembre, giorno in cui presentera' il piano industriale ai mercati, ogni comunicaz

FIAT, INCENTIVI, IL CROLLO DELL'OCCUPAZIONE: 
Questa volta la grancassa dei giornali che si mettono in ginocchio davanti alla Fiat ha dovuto arrendersi davanti ai numeri.

E i numeri li hanno dati ieri Luchino di Montezemolo e Sergio Marpionne quando hanno detto che gli utili dell'auto sono scesi in picchiata anche se "ben al di sopra delle aspettative". Il mercato non ci ha creduto e il titolo è arrivato a perdere in Borsa fino al 6,5% per poi recuperare sull'onda di Wall Street.

Ma i numeri più importanti li ha dati Marpionne quando ha parlato della produzione in Italia e della forza lavoro impiegata in cinque stabilimenti. Così si è capito che sono 21.900 i dipendenti nel nostro Paese e 645mila le auto prodotte. In Polonia lavorano 5.800 unità, mentre in Brasile 8.700 operai sono impiegati nello stabilimento di Betim.

Il commento di Marpionne è stato lapidario ed è destinato a sollevare un polverone. "Questa è una realtà industriale non sostenibile" e senza mezzi termini ha fatto capire ancora una volta che dopo gli incentivi le fabbriche del Sud si dovranno fermare. Poi il manager dal pullover sgualcito ha lamentato il ritardo dei crediti nei confronti dello Stato che arrivano a poco meno di 1 miliardo, ma nelle orecchie è rimasto il filo del suo ragionamento che suona come un diktat nei confronti del governo: se gli incentivi dovessero fermarsi il crollo dell'occupazione sarà inevitabile.
Vogliamo chiamarlo ricatto?

[22-10-2009]

 

 

 

 

MARCHIONNE FIRMA ACCORDO CON KAMAZ DAVANTI A PUTIN...
(Ansa) - L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha firmato oggi a Mosca alla presenza del premier russo Vladimir Putin due joint venture con Kamaz il piu' grande produttore russo di camion. Le Joint Venture riguardano la produzione di circa un migliaio di macchine agricole e per l'edilizia all'anno e la loro commercializzazione. Si tratta di un investimento per alcune decine di milioni di dollari.

'Questo e' un altro passo avanti tra partner russi e italiani', ha commentato Putin. 'Ho avuto occasione di parlare con il premier italiano Silvio Berlusconi discutendo tutti gli aspetti della cooperazione. Speriamo di vederlo presto a Mosca per continuare il nostro dialogo'. 'Finalmente abbiamo trovato il partner ideale per realizzare il nostro obiettivo', ha osservato Marchionne. 'Per noi l'importante e' essere qui in Russia in modo fattivo', ha proseguito promettendo di mantenere l'impegno a 'localizzare qui al massimo la produzione, come chiesto dal premier Putin'.

 

 

FIAT: PRESENTA IL PIANO CHRYSLER IL 4 NOVEMBRE...
Radiocor - Chrysler, presentera' il previsto piano di rilancio il 4 novembre. Cosi' il portavoce, Gualberto Ranieri, precisando che la societa' discutera' la situazio ne finanziaria con i giornalisti e gli analisti nel quartier generale di Chrysler ad Auburn Hills. Il cda di Chrysler ha esaminato il piano il 25 settembre e i manager l'hanno presentato al Tesoro Usa la scorsa settimana. Fiat detiene da giugno il 20% di Chrysler.

MARCHIONNE FIRMA ACCORDO CON KAMAZ DAVANTI A PUTIN...
(Ansa) - L'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha firmato oggi a Mosca alla presenza del premier russo Vladimir Putin due joint venture con Kamaz il piu' grande produttore russo di camion. Le Joint Venture riguardano la produzione di circa un migliaio di macchine agricole e per l'edilizia all'anno e la loro commercializzazione. Si tratta di un investimento per alcune decine di milioni di dollari.

'Questo e' un altro passo avanti tra partner russi e italiani', ha commentato Putin. 'Ho avuto occasione di parlare con il premier italiano Silvio Berlusconi discutendo tutti gli aspetti della cooperazione. Speriamo di vederlo presto a Mosca per continuare il nostro dialogo'. 'Finalmente abbiamo trovato il partner ideale per realizzare il nostro obiettivo', ha osservato Marchionne. 'Per noi l'importante e' essere qui in Russia in modo fattivo', ha proseguito promettendo di mantenere l'impegno a 'localizzare qui al massimo la produzione, come chiesto dal premier Putin'.

 

BERLUSCONI: NUOVI INCENTIVI AUTO? SE SERVIRANNO IL GOVERNO SARA' PRONTO...
Radiocor - Il Governo valutera' al momento opportuno se rinnovare gli incentivi per l'auto. Lo afferma il presidente del Consiglio, Silvio Ber lusconi in un'intervista a Sky Tg 24 rispondendo a una domanda sulle affermazioni dell'a.d. di Fiat, Sergio Marchionne, sul rischio di chiusura di impianti se non verranno rinnovate le misure.

'Responsabilmente esamineremo la situazione. Abbiamo fatto un intervento molto positivo che ha sostenuto il mercato'. Berlusconi ha poi aggiunto 'se al momento opportuno, quando scade l'attuale, ci sara' la convenienza di rinnovarlo, il Governo non si tirera' indietro'.

MARPIONNE SI SMARCA DALLE MIRE FINANZIARIE DELLA SACRA FAMIGLIA DEGLI AGNELLI - "CHI COLLEGA INVESTIMENTI-EXOR E LE VICENDE FIAT-INCENTIVI, DICE DELLE CAVOLATE” - S.M. VUOLE LA CHIUSURA DEGLI STABILIMENTI ITALICI E SPOSTARE IN USA LA SUA STRATEGIA - E SILVIO APRE I CORDONI DELLA BORSA: SONO 50 ANNI CHE LA FIAT STA GIOCANDO LA STESSA PARTITA A POKER SULLA PELLE DEGLI ITALIANI. E FINORA L’HA SEMPRE VINTA -

 

Oltre ad essere un appassionato cultore di musica classica e letteratura russa, Sergio Marpionne è senza dubbio un grande giocatore di poker.

Il manager dal pullover sgualcito rivela questo hobby soprattutto nelle partite industriali dove il più delle volte ha la meglio perché si trova di fronte a giocatori incompetenti oppure compiacenti. Così è stato ad esempio nella vicenda Chrysler quando il 57enne figlio di un carabiniere abruzzese, ha trovato il compiaciuto elogio di Obama che gli ha rifilato il ferrovecchio di Detroit senza chiedergli un dollaro.

Però qualcosa il presidente americano con la moglie "abbronzata" aveva chiesto all'amministratore delegato della Fiat, e qualcuno (come Dagospia) si era spinto ad insinuare che la contropartita fosse in quella famosa lista di 4.500 evasori svizzeri che Ubs, la banca dove ieri Marpionne ha annunciato di dimettersi, ha fornito al governo Usa.

Nessuno può dire se effettivamente Sergione abbia fatto da anello tra le lobbies di Zurigo e quelle che si trovano a Washington, ma con l'annuncio di ieri delle dimissioni che saranno operative tra sette mesi, Marpionne può considerare compiuta la sua missione di banchiere.

E adesso, mentre sta per volare a Detroit dove domani incontrerà il ministro dell'Aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, il manager italo-canadese è pronto a sedersi al tavolo per un'altra partita di poker sul futuro degli stabilimenti italiani.

Ieri è salito sorridente sulla nuova portaerei Cavour della Marina Militare costruita da Fincantieri che è stata scelta per presentare la nuova "Punto Evo", e davanti al Golfo dei Poeti di La Spezia ha calato dalle mani un'altra carta che farà discutere.i

Purtroppo i giornali si preoccupano più degli aumenti di capitale di Unicredit e IntesaSanPaolo, che delle esternazioni del figlio del carabiniere abruzzese, ma questi davanti a 500 marinaretti schierati sul ponte della portaerei ha lanciato un messaggio pesante.

 

In pratica - ha detto Marpionne - se i governi europei e quello italiano in particolare non confermeranno gli incentivi all'automobile, le fabbriche italiane dovranno chiudere. Pare che queste cose le abbia dette con la voce dimessa e davanti a quel Luchino di Montezemolo che è assillato dai sindacati per il licenziamento di 220 operai della sua Poltrona Frau.

E tanto per smarcarsi ancora una volta dalla Sacra Famiglia degli Agnelli che pensa alle sue tasche prima ancora che all'industria, ha ribadito che la Fiat non ha bisogno di capitali. "Io faccio l'amministratore delegato - ha aggiunto il manager - e non ho influenza su Exor che è l'azionista di riferimento del Gruppo. Chi collega le due cose, cioè gli investimenti di Exor e le vicende della Fiat compresi gli incentivi, dice soltanto delle cavolate".

Il linguaggio non è molto raffinato, ma il messaggio è preciso, e ancora una volta le parole del figlio del carabiniere abruzzese confermano l'esistenza delle anime separate sotto lo stesso tetto, quella finanziaria che sta a cuore a Yaki e ai suoi parenti, e quella industriale della Fiat per la quale Marpionne vuole camminare da solo con la chiusura degli stabilimenti italiani e lo spostamento in America della sua strategia.

La partita a poker continua a Detroit dove domani Sciaboletta Scajola si metterà la mano sul cuore e si impegnerà a evitare il disastro dell'azienda torinese.
Sono 50 anni che la Fiat sta giocando la stessa partita a poker sulla pelle degli italiani con giocatori competenti e compiacenti. E finora l'ha sempre vinta.

 
[30-09-2009]

 

FIAT: Marchionne, chiusure senza incentivi. In Francia e Inghilterra continueranno, l'Italia non potra' tirarsi indietro. (dai giornali) Il gruppo mette in vendita il palazzo della Stampa. (Il Giornale, pag. 14)

 

 

SCAJOLA IN AMERICA CI SBARCA IN 500...
Per il ministro Claudio Scajola il viaggio negli Stati Uniti assume un'importanza strategica. A partire da lunedì, il titolare del dicastero di via Veneto vedrà i vertici dei colossi americani dell'energia, in particolare quella nucleare: a cominciare dalla Westinghouse, visitando la centrale di Beaver Valley. Ma il vero colpo di scena avverrà il primo giorno, e nell'ambasciata italiana non si parla d'altro: Scajola si farà vedere a bordo di una Fiat 500. Altro che le gigantesche macchine a stelle e strisce che ormai nemmeno Barack Obama dimostra di amare.

Il ministro, trasportato con l'utilitaria guidata dal console generale Francesco Talò, arriverà all'incontro con gli esponenti della comunità imprenditoriale italiana, presso la sede dell'Ice di New York. E Scajola è un vero appassionato di motori, in particolare delle vetture d'epoca, tanto da possedere un'invidiata collezione. E' un bel segnale anche per Sergio Marchionne e per la Fiat, quello di vedere un ministro italiano che, nel territorio americano, vuole sottolineare, ostentandolo, il valore della produzione tricolore

 

 

 

DRAGHI AVREBBE FERMATO GLI AGNELLI ALLUPATI DI FIDEURAM (OGNI INDECENZA HA IL SUO LIMITE) - IL SOLDI DALLO STATO PER COMPRARSI UNA società CHE VIENE UTILE PER lo scudo fiscale nel momento in cui emergono cospicui tesoretti della famiglia all’estero...

Nino Sunseri per "Libero"

Diventa complicato il rientro in banca della famiglia Agnelli. L'operazione Fideuram incontra inattesi inciampi. A tal punto ostici che l'affare potrebbe saltare e la società del risparmio gestito potrebbe finire in mano agli spagnoli del Santander.

Sempre che Emilio Botin, gran capo del colosso madrileno, riesca a superare la diffidenza verso l'Italia maturata dopo essere stato escluso, in maniera che giudica sgarbata, da Intesa San Paolo.

A mettersi di traverso sull'affare Exor-Fideuram, a quanto pare, è niente meno che il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi. Le modalità dell'operazione, infatti, devono essergli sembrate frutto di geometrie fin troppo ardite. Soprattutto per il fatto che la cassaforte di casa Agnelli concluderebbe l'affare accendendo un debito di circa 800 milioni.

Una cifra alta per una finanziaria, come Exor, che vive prevalentemente di dividendi. Tutto troppo fragile. Tanto oggi che le banche sono sotto osservazione per i dubbi sulla loro solidità. E' vero che Fideuram non ha sportelli e si occupa di risparmio.

Tuttavia a Draghi non deve essere sembrato opportuno mettere una banca, anche se dalle caratteristiche un po' particolari, in mano ad una società finanziaria che, per di più, dovrebbe accendere un grosso debito per arrivare all'obiettivo. Non importa se c'è il sigillo di casa Agnelli.

Secondo le indiscrezioni in circolazione Corrado Passera ha chiesto 2,8 miliardi per Fideuram. Exor ha in cassa solo un miliardo. Il resto da Banca Intesa che sottoscriverebbe il 30% della nuova scatola cui conferire Fideuram. Per chiudere il cerchio mancherebbero circa 800 milioni. Per coprirli ci sono due possibilità.

Un fondo di private equity che fornisce le risorse mancanti e aspetta che la banca torni in Borsa per rientrare. Oppure provvede la stessa Banca Intesa con un finanziamento diretto su Exor. Un cammino, da quanto si capisce, che in via Nazionale giudicano troppo tortuoso. E anche pericoloso perchè esposto agli umori mutevoli del mercato finanziario.

Non è nemmeno da escludere che, sullo sfondo, abbiano giocato un ruolo importante le polemiche sul ruolo di Exor nella partita Fiat. Poco eleganti le coincidenze. La cassaforte di casa Agnelli ha confermato l'interesse per Fideuram proprio nel momento in cui Sergio Marchionne chiedeva al governo di prorogare al 2010 gli incentivi per l'auto.

Una dissonanza troppo aspra per passare inosservata. Quasi la dimostrazione simbolica che agli Agnelli delle quattro ruote non importa più nulla. Il miliardo di euro di cui dispone Exor, forse, dovrebbe essere utilizzato per sostenere lo sforzo di Marchionne su Fiat e Chrysler. Invece viene destinato all'acquisto di una banca. Al sostegno dell'auto penseranno i governi di Roma e di Washington con nuovi pacchetti di aiuti pubblici.

Quanto meno a Torino hanno scelto il momento meno opportuno per avviare il loro progetto di diversificazione. E' vero che, per tradizione, gli Agnelli hanno affiancato altri business a quello dell'auto. Tuttavia i tempi sono cambiati e il mercato non apprezza più le conglomerate. E nemmeno Draghi a quanto pare.

Senza contare un ultimo elemento. Trascurabile sul piano pratico. Importante nella simbologia degli affari. Le società del risparmio gestito saranno i veicoli privilegiati per utilizzare lo scudo fiscale. Anche qui gli Agnelli sembrano aver commesso un errore di grammatica politica: annunciano l'acquisto di Fideuram proprio nel momento in cui emergono cospicui tesoretti della famiglia all'estero.

Messo così l'acquisto di Fideuram sembra solo una bella cortina di ferro per concludere gli affari di famiglia lontanissimo da occhi indiscreti. Magari non sarà così. Ma quasi sempre la forma diventa sostanza.

 
[22-09-2009]

 

 

SI SCRIVE FIAT, SI LEGGE BANCA INTESA - SOTTO IL PASTICCIACCIO FIDEURAM-EXOR, BRUCIA LA SOPRAVVIVENZA DI PASSERA ALLA GUIDA DELLA BANCA - BAZOLI ORDINA, DE BORTOLI DISPONE E MUCCHETTI ESEGUE - E SULLA PRIMA PAGINA DEL CORRIERE ESPLODE UN VIOLENTISSIMO PEZZO CONTRO I FURBETTI DEL LINGOTTINO...

Massimo Mucchetti per il Corriere della Sera

L' amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne chiede una nuova tornata di incentivi pubblici in tutta Europa per sostenere la do¬manda di automobili e affrontare una crisi ancora non domata. Negli stessi giorni l'Exor, controllata dalla famiglia Agnelli e detentrice del con¬trollo di fatto della Fiat, tratta con In¬tesa Sanpaolo l'acquisizione di Fi¬deuram, banca specializzata nella ge¬stione del risparmio raccolto da una rete di promotori finanziari.

Sergio Marchionne chiede una nuova tornata di incentivi pubblici per sostenere la domanda di automobili che, com'è naturale nel corso di una recessione, resta fiacca. Ed esalta l'America dove la Casa Bianca lascia chiudere gli stabilimenti in eccesso di Gm e Chrysler nonostante abbia loro concesso ingenti aiuti per evitarne il fallimento.

In Europa, invece, si legano i contributi, peraltro assai meno cospicui, alla difesa delle unità produttive di case automobilistiche tutte ancora in piedi, tranne Opel che è in ginocchio. Meno di un anno fa il governo italiano aveva concesso premi alla rottamazione dopo molte titubanze. Vedremo se e come li rinnoverà.

La Fiat può minacciare lo smantellamento di Pomigliano e il ridimensionamento di altri, accentuando un processo di delocalizzazione già più marcato di quello dei concorrenti tedeschi e francesi. È un argomento forte di fronte a un governo che non vuol lasciare per strada nessuno.

 

Gli incentivi, del resto, aggiungono vendite che, aumentando il gettito dell'Iva, ne attenuano l'impatto sui conti pubblici. Ma l'amministratore delegato della Fiat sarebbe più convincente se desse una visione più stabile del futuro e se avesse alle spalle un azionista con le idee più chiare.

Marchionne è abituato a stupire il mercato raccontando una nuova storia prima che la vecchia abbia avuto un esito misurabile. Con la Borsa al rialzo, la domanda forte e i nuovi modelli pronti, ha funzionato a meraviglia. Ma nella nuova situazione la politica degli annunci funziona assai meno, specialmente se gli intervalli tra un annuncio e l'altro si vanno riducendo a velocità sorprendente.

In un anno, il supermanager di Torino ha detto troppo. La Fiat non sopravvive senza produrre almeno 6 milioni di automobili. Ed ecco la Chrysler che, ancora lungi dall'essere consolidata e senza evidenti sinergie, porta all'iniziale raddoppio da 2 a 4 milioni. Con la Opel obiettivo raggiunto e, questa volta, grandi risparmi.

Chi è mai questa Magna? Con la casa di Russelsheim, la Fiat finalmente scorporerà il settore dell'auto dal resto del gruppo. I soci godranno dell'inevitabile apprezzamento di un titolo che si fa in due. Nessuno potrà accusare gli Agnelli di ritirarsi dal fronte dell'auto. A onor del vero, Marchionne confessa agli analisti che tutto questo serve a non mettere più un euro in Fiat Auto, un settore dove la Fiat ha perso oltre 11 miliardi negli ultimi 10 anni.

Ma nell'opinione pubblica passa l'idea - in realtà è solo una speranza- della dinastia torinese impegnata a tenere a battesimo un colosso globale, con i soldi dei governi americano, tedesco e inglese che pagano per avere un management che risolva i loro problemi automobilistici.

Sfortunatamente, la Germania trova più conveniente dare l'Opel e la dote alla cordata austro-russo-canadese di Magna e Gaz. La Fiat Auto resta dov'è. Ma si può vivere anche con 4 milioni di auto. Anzi, Fiat e Chrysler ne faranno 6 da sole. Anzi, l'Italia deve prolungare gli incentivi.

Negli stessi giorni in cui Marchionne prepara l'ultima esternazione, l'Exor tratta con Intesa Sanpaolo l'acquisizione di Fideuram, banca specializzata nella gestione del risparmio raccolto da una rete di promotori finanziari. L'Exor è la controllata dalla famiglia Agnelli e a sua volta detiene il controllo di fatto della Fiat.

La società ha un miliardo in cassa, ma la somma proviene da un'emissione obbligazionaria, dunque da un debito acceso, si disse, per far fronte a un'eventuale emergenza in Fiat. Ora gran parte di questa onerosa riserva verrebbe destinata ad altro scopo. Per diversificare il portafoglio, si spiega. Come se la Fiat fosse fuori dai guai.

È questa un'operazione difficile da capire. Nell'immediato sembra avere l'effetto di indebolire sia la Fiat che Fideuram. La prima ha bisogno di soci liquidi, come le grandi famiglie dell'auto tedesca e giapponese che non diversificano. L'altra, nel momento in cui le banche devono rafforzare i capitali e avere stabilità, poco sembra aver da guadagnare da nuovi azionisti indebitati e intenzionati a rivenderla in tutto o in parte al più presto.

Ci fosse il prezzo, per gli aspiranti compratori il discorso cambierebbe un po'. Ma la circostanza che l'Exor sia azionista eccellente di Intesa e sia anche rappresentata nei suoi consigli, dunque in conflitto d'interessi, richiede una procedura tale da escludere qualsiasi blitz.

Non a caso, dicono alla Compagnia di San Paolo, primo azionista un po' scalpitante di Intesa, nel consiglio del 29 settembre non si porrà la questione all'ordine del giorno. Gli Agnelli possono aspettare che si chiarisca meglio il destino dell'azienda alla quale hanno legato il loro nome, prima di tornare a investire nella finanza.

 
[20-09-2009]

GIALLO AGNELLI - DOPO L'INTERVENTO DI YAKI, DELL'EREDITÀ DEGLI AGNELLI E DELLA PRESUNTA EVASIONE, NON SI PARLA PIÙ - E' DI VENERDÌ SCORSO LA NOTIZIA DI UN'INDAGINE, AVVIATA DALLA PROCURA DI MILANO, AVVERSA A CHARLES PONCET, EX LEGALE DI MARGHERITA - ALTRO FANGO SULLA RAMPOLLA ESOSA...

1 - L'AFFARE SI INGROSSA
Dopo l'intervento del fratellino di Lapo-Lapo, di quelli che 'neisecolifedeliallavvocato' e dei montezemolati, dell'eredità degli Agnelli e della presunta evasione, non si parla più. E' di venerdì scorso la notizia di un'indagine, avviata dalla Procura di Milano, avversa a Charles Poncet, ex legale di Margherita, che avrebbe esercitato - illecitamente - delle pressioni su Emanuele Gamna. Gamna che, a sua volta, è stato anch'egli legale della rampolla di casa Agnelli e che risulta indagato per evasione fiscale, sempre a Milano.

Nessuno dei 'giornalistisenzapadrone' ha scritto due righe d'approfondimento sulla vicenda. Nessuno ha ricordato che se Gamna non è più il legale di Margherita è perché la rampolla riteneva che fosse legato allo studio di Grande Stevens, non certo per le parcelle troppo alte.

Nessuno dei giornalistisenzapadrone si è chiesto se questa indagine non sia solo un modo per gettare fango sulla rampolla, dato che uno dei sospetti manovratori di fondi è tutt'altro che estraneo agli ambienti giuridici italiani.

Ma torniamo ai fondi esteri, come mai non se ne parla più? Tra i tanti reporter e dossieristi italici, nessuno più ha scovato nulla? E' mai possibile? Oppure l'Avvocato ha inviato un bel conguaglio? Proprio come quando, da titolare dei conti, impediva alla figlia Margherita di accedervi, anche se razionalmente non sarebbe stato possibile, perché sofferente di un 'attacco di morte'?

2 - INDAGATI A MILANO GLI EX AVVOCATI DI MARGHERITA AGNELLI - IL CASO DEI 15 MILIONI DI EURO CHE INCASSATI PER LA CONSULENZA FINO AL 2004
Mario Gerevini per il Corriere della Sera

 

Adesso è quasi una spy story, con al centro Emanuele Gamna, torinese, 57 anni, avvocato. Da tre mesi la Procura di Milano ha aperto un fascicolo, affidato ai pm Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, su una vicenda «laterale» dell'affaire Agnelli, indagando per evasione fiscale Gamna, ex partner dello Studio Chiomenti, firma legale tra le più note nel mondo della finanza.

Per la medesima vicenda è ipotizzata anche una tentata estorsione a danno di Gamna e risulta indagato lo svizzero Charles Poncet che si è presentato lunedì scorso in Procura rivendicando la correttezza del suo comportamento. È l'avvocato che, per conto di Margherita Agnelli, aveva sottoposto a Gamna la firma (mai avvenuta) di un affidavit. Cioè una sorta di giuramento per avallare le tesi della figlia dell'Avvocato nella disputa sull'eredità.

Ma il punto chiave, più che la tentata estorsione sulla quale vi sarebbero scarsi riscontri, è la storia dei 15 milioni di euro che Gamna incassò da Margherita per la consulenza fino al 2004 sulla divisione ereditaria (poi sono arrivati nuovi avvocati).

I SOLDI SCOMPARSI IN SVIZZERA -
Quei soldi - sostiene Margherita - «scomparvero» su un conto cifrato svizzero della banca Pkb, senza fattura nè dichiarazioni al fisco. A riaccendere la vicenda sono una lettera e le tracce di un bonifico da 1,5 milioni. La lettera, partita dallo Studio Chiomenti, è agli atti del procedimento disciplinare in corso all'Ordine degli avvocati di Milano ma è stata acquisita anche dalla Procura.

Gamna a metà giugno, dopo 30 anni, è stato messo alla porta da Chiomenti (300 professionisti) di cui era senior partner. Da subito la linea di Chiomenti sulla parcella fantasma è stata la seguente: «Eravamo all'oscuro, abbiamo saputo solo a fine maggio». Ma la lettera è datata 21 gennaio 2009, 5 mesi prima che scoppiasse il caso. È su carta intestata Chiomenti, indirizzata a Poncet, firmata dal direttore generale dello Studio, Flavio Granaglia.

 

È la breve risposta a un lungo documento di Poncet che faceva la cronistoria e chiedeva conto dei 15 milioni incassati da Gamna e mai giustificati da una parcella: «Abbiamo preso nota, si rivolga a Marc Bonnant, incaricato della difesa degli interessi del nostro ufficio». Dunque il manager di Chiomenti sapeva a metà gennaio quello che i vertici dello Studio avrebbero saputo solo a maggio?

IL GIALLO - Qui la vicenda si colora di giallo perché il manager ha smentito di aver firmato la lettera. Dunque firma falsa. E implicitamente un'accusa a Gamna. Manca ancora, però, la versione del professionista «silurato» che finora ha scelto il silenzio. Intanto sarebbe spuntata una parcella da 1,5 milioni effettivamente emessa dallo Studio Chiomenti e oggetto eredità Agnelli. Chi l'ha pagata a Chiomenti? Jean Patry, l'avvocato svizzero che affiancò Gamna nel 2003-2004 e che da Margherita ricevette 10 milioni, fatturandoli.

 
[21-09-2009]

 

 

 

Lettera 16

Siamo tutti dei Marchionne, ma non lo sapevamo -

17-09-2009] DA DAGOSPIA
Fiat non era diventata un'azienda modello? L'azienda che riusciva a sostenersi con le proprie risorse, grazie all'abilità dei suoi manager? L'orgoglio italico che comprava a destra e a manca? Con i soldi - a fondo perduto - degli altri, siamo tutti in grado di comprare e sboronare sul Sole 24 Ore. Siamo tutti dei Marchionne, ma non lo sapevamo.

 

 

 

FIAT! (FRONTE INTERNAZIONALE AUTO-RIDUZIONE TASSE): CHI GODE, CHI SFANCULA LA ‘STRONZA’ - ACCORDO USA-UBS. GIORNALI CHE RICORDANO CHE MARPIONNE È VICEPRES. UBS? NESSUNO - DIRETTORI CHE HANNO PENSATO DI INTERVISTARE MARPIONNE COME ESPERTO: NON PERVENUTO - ELENCO DELLE INTERVISTE SULLA QUALUNQUE A GENTE CHE NON C’ENTRA UN TUBO: INFINITO - (IN QUATTRO RIGHE ECCO LA MISERIA INFINITA DEL GIORNALISMO ITALIANO)


a cura di Massimo Riserbo e Falpalà

1 - FIAT (FRONTE INTERNAZIONALE AUTO-RIDUZIONE TASSE)
Hanno letto, hanno ritagliato, hanno riletto, si sono interrogati, hanno incrociato, hanno chiesto il permesso, sono stati autorizzati e alla fine CE L'HANNO FATTA! I famosi 007 del Fisco italiano sono arrivati alla conclusione che forse la famiglia Agnelli, stirpe di benefattori della Patria, si è auto-ridotta le tasse per qualche miliardo.

La notizia del Tg5 di ieri sera oggi è in prima pagina su tutti i giornali. Ovviamente con alcune differenze.
La foto in prima di Giuanìn Lamiera ce l'hanno tutti meno la "Busiarda" e Libero, che però ha fatto il titolo a tutta pagina. Poi, nell'impostazione dei servizi, ci si divide in due fronti: quelli che godono e quelli che la colpa è tutta di Margherita.

Fronte godimento: Libero, Giornale. Fronte "ma tu guarda che stronza": tutti gli altri.
Miglior pezzo Fronte "ma tu guarda che stronza": Raffaella Polato sul Corriere. Il passaggio chiave è questo: "le azioni Fiat sono detenute in Italia e sono passate di mano secondo tutti i canoni di legge" (p.3). Poi leggi Libero e scopri che non è così scontato (p.3).

Salvatore Tropea perde la gara con la Polato perché è in vacanza e allora Repubblica (p.19) ci fa notare che "la Procura di Torino non ha fascicoli aperti sulla vicenda". Meno male, verrebbe da dire

 

Poi c'è la storia dell'accordo tra Fisco Usa e Ubs. Elenco dei giornali che ricordano che Marchionne è vicepresidente in uscita della banca svizzera: non pervenuto. Elenco dei direttori che hanno pensato di intervistare Marchionne come esperto: non pervenuto. Elenco delle interviste sulla qualunque a gente che non c'entra un tubo: infinito. In tre righe ecco la miseria infinita del giornalismo italiano.

Sul Sole, però, c'è un colonnino di puro terrore: "L'Erario studia gli elenchi degli italiani" (p.5). Vuoi vedere che ci sarà un fronte tricolore sul caso Ubs? Questa notizia domani scomparirà.

 

 
[13-08-2009]

 

 

 

NON SOLO AUTO, I GUAI PER MARPIONNE ARRIVANO DAL crollo di Iveco e CNH
Con grande sollievo  degli analisti Sergio Marpionne durante la conference call di ieri pomeriggio  per i risultati trimestrali di Fiat ha dichiarato: "non mi suicido".
Il manager italo-svizzero che anche in questi giorni di calura indossa il pullover nero, si riferiva allo stop che i tedeschi hanno imposto su Opel. Per l'amministratore delegato di Fiat quella partita è chiusa e in queste ore si sta preparando per tornare a Detroit dove si terrà il primo consiglio di amministrazione della nuova Chrysler.

La verità non arriva mai tutta insieme, ma a momenti. Quello di ieri è stato certamente un momento della verità importante per il top manager del Lingotto. Senza mezzi termini ha dichiarato che il mercato sta attraversando un anno orribile, e si è dimostrato molto cauto sull'automobile augurandosi che gli incentivi del governo italiano e dei governi europei continuino anche nel 2010 per sostenere un settore che continua a perdere colpi.

Adesso per lui si tratta di dimostrare che la partita americana può diventare profittevole, ma secondo tutti gli analisti una ristrutturazione del Gruppo "è impellente". Così l'ha definita ieri sera a "CNBC-Class" lo storico dell'industria e bocconiano, Giuseppe Berta, che si riferiva soprattutto all'inevitabile spin-off di Fiat Auto e al crollo di Iveco e CNH.

Queste due società sono sempre state considerate nel panorama Fiat le vacche grasse che hanno portato utili strepitosi, ma i giornali di oggi preferiscono scrivere che il calo dell'automobile (-179 milioni rispetto ai 646 del trimestre 2008) non è così drammatico da compromettere le sorti del Gruppo.

In realtà a Wall Street, dove ieri sera il titolo CNH ha chiuso con un calo del 3,4%, corre da tempo la voce che Fiat potrebbe mettere in vendita l'azienda specializzata nelle macchine per l'agricoltura e le costruzioni. Un segnale in questo senso è dato anche dal fatto che la concorrente Caterpillar ha ripreso a correre sul mercato americano mentre CNH, per la quale si aspettava il pareggio nel trimestre, ha perso il 21% del mercato.

 

Mentre Marpionne sale sull'aereo per Detroit e affonda le mani nelle complicate vicende americane, non manca chi ha arricciato il naso di fronte alle dichiarazioni trionfalistiche che il presidente di Fiat, Luchino di Montezemolo, ha fatto il giorno prima della presentazione dei risultati. Durante un incontro alla Camera di Commercio di Prato, Luchino ha dichiarato infatti di essere "estremamente contento dei risultati", una dichiarazione a Borsa aperta che ha tonificato il titolo Fiat, ma che in altri paesi sarebbe stata bacchettata dalle Consob locali.

 

 

 

Opel: Rhj pronta a nuova offerta...
(ANSA) - Rhj International consegnera' oggi o domani a General Motors una nuova offerta, migliorata, per una quota di maggioranza di Opel.Lo riferisce il Financial Times. I negoziati tra Gm e la belga Rhj (controllata del fondo americano Ripplewood) sarebbero andati avanti per tutto il weekend.Nella nuova offerta Rhj dira' di aver bisogno di minori garanzie pubbliche rispetto a Magna (3,8 mld di euro, contro i 4,5 mld richiesti da Magna). Rhj punta a una partecipazione di circa 51-55% in Opel.

4 - Fiat: Melfi, sciopero 2 ore a turno...
(ANSA) - Fim, Uilm, Fismic e Ugl hanno proclamato per oggi due ore di sciopero per ogni turno nello stabilimento Fiat di Melfi (Potenza). L'agitazione, che riguarda anche le aziende terziarizzate e l'indotto Acm (Auto componenistica meridionale), e' stata decisa per protestare ''contro la indisponibilita' della Fiat ad accettare la proposta unitaria di tutte le organizzazioni sindacali nazionali di corrispondere 800 euro come premio di risultato nella busta paga di luglio''

14.07.09

 

MARPIONNE A QUATTRO RUOTE – SETTORE CAMION E MACCHINE PER L’EDILIZIA (IVECO E CNH) IN CRISI NERA – TENGONO I TRATTORI (PREVISTO SOLO 15% DI CONTRAZIONE NEL 2009) - LA SPERANZA CHE ESCANO DI SCENA I PRODUTTORI MEDIO-PICCOLI…

Maurizio Maggi per "L'espresso"

Per anni, a Torino, si sono preoccupati delle quattro ruote, delusi dalla tiepida accoglienza riservata alla Fiat Stilo o alla Lancia Thesis o dall'incapacità di conquistare clienti fuori dall'Italia. Ora, a turbare i sonni di azionisti e manager del gruppo Fiat sono altri veicoli, assai meno noti al grande pubblico: come il gigante Stralis e i grandi escavatori per il movimento terra.

La crisi globale picchia duro su camion e trattori, l'ex isola felice del Lingotto. Così tornano a inseguirsi le voci, accolte alla Fiat con le classiche alzate di spalle, di progetti per cedere rami d'azienda o per allestire alleanze strategiche nelle due aree. D'altronde, oggi latitano non solo i clienti dei mezzi, ma anche i potenziali compratori di aziende. Cedendo i camion o il settore del movimento terra, Fiat rischia d'incassare un quinto rispetto a quanto avrebbe potuto intascare 18 o 24 mesi fa.

Per lunghi anni, prima che al volante si piazzasse Sergio Marchionne, una fetta della famiglia Agnelli non vedeva l'ora di scendere dall'auto e di focalizzarsi proprio sui 'trucks' e sulle macchine per agricoltura e costruzioni: business meno ricchi di glamour, ma capaci di tenere in piedi un gruppo fiaccato dalla lunga teoria di bilanci in rosso dell'auto.

Mentre le amate macchine perdevano fior di quattrini, l'americana Cnh e l'italiana Iveco, tra il 2002 e il 2008, hanno continuato a macinare profitti operativi: 4,4 miliardi di euro la prima, 3,1 miliardi la seconda. Le vetture, pur avendo smesso di perdere a livello operativo nel 2006, nello stesso periodo hanno lasciato per strada 1,66 miliardi.

Nonostante si siano manifestati i primi segnali della crisi mondiale, per Cnh e Iveco il 2008 è stato un anno record. Poi lo scenario è drasticamente cambiato e a Torino si guarda con una certa apprensione alle galline dalle uova d'oro dell'ultimo decennio. Per la prima volta da lungo tempo, l'Iveco amministrata da Paolo Monferino potrebbe chiudere in rosso: secondo le stime di Morgan Stanley, passerebbe dagli 838 milioni di utile operativo del 2008 a perdite di 137 milioni nell'anno in corso e di 62 milioni di euro nel 2010.

Rallentano la corsa anche a Burr Ridge, Illinois: il colosso dei trattori Cnh potrebbe ridurre a un terzo il suo risultato operativo (da 1,12 miliardi di euro a 433 milioni): un arretramento dovuto soprattutto alle gravi difficoltà del settore 'construction', legato a filo doppio all'edilizia e alle infrastrutture, comparti che pagano un tributo altissimo alla frenata mondiale di costruzioni e grandi opere.

Iveco e Cnh sono in buona compagnia. Gli esperti di JD Power immaginano che nel 2009 si venderà il 44 per cento di camion in meno, con il leader Daimler (Mercedes) in ritirata del 38 per cento, Scania e Volvo del 43 per cento e Iveco del 47 per cento. In Europa, dove si concentrano i due terzi delle vendite Iveco, nei primi sei mesi del 2009 il mercato è calato di quasi il 38 per cento, e in certi paesi, come la Spagna, il calo ha superato il 60 per cento.

In Italia il rallentamento sfiora il 40 per cento e Iveco vede scendere dal 16 al 13,3 per cento la propria quota. Dai 211 mila veicoli immatricolati in tutto il mondo dal gruppo italiano nel 2008 dei primati, si piomberà quest'anno a 100-120 mila. I 27 stabilimenti su cui conta l'Iveco in 16 nazioni hanno ridotto fortemente l'attività e, da fine 2008, 2 mila addetti lavorano al massimo due settimane al mese e per i restanti periodi sono in cassa integrazione.

Chiuso il 2008 con una redditività del 7 per cento sul fatturato, all'Iveco hanno sperato fino a un anno fa di superare il 10 per cento nel 2010, perché era lì che Marchionne aveva collocato l'asticella. Spazzato via dai fatti l'ambizioso obiettivo, si punta a limitare i danni senza sbracare sui prezzi - che vanno dai 15 mila euro del piccolo Daily fino ai 70-80 mila del camion pesante Stralis - e per ora ci si consola con la timida risalita degli ordini in Italia a maggio e giugno, dopo un primo quadrimestre 2009 da incubo. Storicamente debole sui grossi camion, Iveco s'ggrappa ai leggeri: si pensa di vendere in futuro il Daily negli Stati Uniti, sfruttando la rete Chrysler.

Altrettanto drammatica appare la retromarcia nel comparto construction, che nel 2008 rappresentava il 31 per cento dei ricavi della Case New Holland guidata da Harold Boyanovsky. Contrariamente al settore agricolo, nel quale Cnh si batte spalla a spalla con la statunitense John Deere per la leadership mondiale, nelle costruzioni il numero uno indiscusso è l'americana Caterpillar, seguita dalla nipponica Komatsu. Segue un gruppetto formato da Volvo, Cnh, Jcb, Hitachi, Bobcat.

Nei primi 5 mesi del 2009, in Europa, si sono vendute 28 mila macchine per il movimento terra, contro le 96 mila dell'anno scorso. Nella Spagna travolta dal crollo dell'immobiliare il calo è stato dell'87 per cento. Non si scherza neppure in Gran Bretagna (meno 68 per cento) e Italia (meno 64). I pacchetti di stimolo varati a sostegno dei redditi delle famiglie spesso sono stati finanziati usando i fondi già promessi per le infrastrutture, con il conseguente stop a decine di progetti. E anche se l'ammistrazione Obama deciderà di investire forte, ci vorranno almeno sei mesi per assistere alla ripresa del settore.

Relativamente meno problematica appare la situazione nei trattori, dove si prevede per il 2009 una contrazione delle vendite del 15 per cento rispetto al milione e mezzo di macchine del 2008. In Europa, dove il calo potrebbe essere minore, si è passati in un anno dall'attesa di 3-5 mesi per la consegna dei mezzi ai clienti, al brusco rallentamento della produzione per consentire ai dealer di collocare l'invenduto che giace presso le concessionarie.

Se è difficile che si verifichino acquisizioni da parte dei grandi operatori, non è impossibile che escano di scena produttori medio-piccoli che non hanno i soldi per investire su nuovi prodotti al passo con le normative anti-inquinamento imposte dall'Unione europea. I big del settore hanno le spalle larghe, una presenza capillare in tutto il pianeta e hanno fatto soldi a palate nel recente passato.

Di trattori e trebbie ci sarà sempre più bisogno, perché bisogna sfamare un crescente numero di bocche. Mentre il mercato va verso macchine sempre più potenti e costose e i margini dell'industria sono già tradizionalmente molto alti. Ragguardevole è pure il guadagno sui ricambi: quando si comprano meno trattori, si spende di più per aggiustare quelli vecchi. Ben venga la modaiola 500 cabrio, dunque. Ma a fare i soldi veri, intanto, in piena recessione, ci pensano ancora il trattore T7000 e i suoi cugini di campagna.

 
[17-07-2009]
 

FERMI TUTTI! SI SPOSA GIANLUIGI GABETTI CON IL SUO GRANDE AMORE GIANNA RECCHI! - 

1 - Un sogno che diventa realtà per Marida Recchi: vedere la rampolla stagionata Gianna salire sull'altare al braccio del promesso sposo GianLuigi Gabetti. S', l'avvocatene dell Fiat, vedova da un anno e mezzo, finalmente regolarizza la lunga liason con la figlia di una delle famiglie più potenti di Torino e d'Italia. Marida ha incarnato un'Angiolillo moltiplicata per mille. Nella sua splendida casa a Palazzo Odescalchi si sono attavagliati tutti, anche tipini come Ezio Mauro refrattari alla vita mondana. Marida è stata un delle dame più influenti d'Italia, isole comprese. Quando al potere c'era Bettino Craxi, riusciva a portare da Torino a Milano un vassoio con le brioche e cappuccino per Anna Craxi

 

 

 

MENTRE MARCHIONNE FIRMAVA ACCORDI CON LA CINA A ROMA , IN CINA VENIVANO UCCISI 140 DIMOSTRANTI PER I DIRITTI ISLAMICI. SOLO IL CAPO DELLO STATO HA PARLATO DI DIRITTI UMANI IN CINA AL PRIMO MINISTRO CINESE, CHE POI SE NE ANDATO PRIMA DI PARTECIPARE AL G8.

OFFESO ?

06.07.09

Siglato l'accordo Fiat-GAC

Firmato l'accordo fra Fiat e GAC: nel 2011 uscirà dagli stabilimenti cinesi la Linea, berlina medio–piccola con motori Fiat 1.4

Uno stabilimento di 700 mila metri quadri, per una prima tranche di investimento di 400 milioni di euro e la produzione di 140 mila vetture e 220mila motori all'anno, che inizierà verso la seconda metà del 2011.

Ecco le cifre della joint venture firmata, questa mattina a Roma, tra la Fiat e la GAC (Guangzhou Automobile Group Company Ltd.), alla presenza di Hu Jintao, Presidente della Repubblica Popolare Cinese, del Premier Silvio Berlusconi, di Sergio Marchionne, Amministratore Delegato del Lingotto, e di Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group.

Con la firma dell'accordo, è stato anche comunicato il nome del primo modello che sarà introdotto sul mercato cinese: si tratterà della Fiat Linea, una berlina a tre volumi di classe medio-piccola, equipaggiata dai motori Fiat 1.4 TurboJet da 120 e 150 CV, caratterizzati da bassi consumi ed emissioni, che saranno prodotti nello stabilimento cinese.

Secondo gli accordi, una prima fase di produzione prevede lo sviluppo di una linea di montaggio ad hoc negli stabilimenti di Changsha, Capitale della Provincia dello Hunan, nella Cina centro - meridionale.

La cittadina, che dista circa 600 km da Guangzhou, sarà collegata a questa entro un paio d'anni da una linea ferroviaria ad alta velocità, grazie anche ad un piano di sostegno a favore delle Province della Cina centrale varato recentemente dal Governo, al quale si rifà la joint venture tra Fiat e GAC.

In un secondo tempo, la produzione di auto e motori è destinata ad aumentare fino a raggiungere la capacità annua di 250 mila vetture e 300 mila motori.

Vale la pena ricordare, a questo proposito, che fra i due Gruppi esiste già una collaborazione, nata nel 2008, attraverso la quale Fiat Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies hanno iniziato a fornire le tecnologie e il supporto industriale per lo sviluppo della vettura che la GAC commercializzerà con il proprio Marchio.

di Francesco Giorgi
06/07/2009

COMUNICATO CONGIUNTO Fiat Group e GAC Group firmano un accordo quadro per la produzione di autovetture e motori in Cina

Il Gruppo Fiat e Guangzhou Automobile Group Co. Ltd. (GAC Group) hanno firmato oggi un accordo quadro per la costituzione di una joint venture paritetica che produrrà motori e autovetture per il mercato cinese.

Alla presenza del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, e del Presidente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, l’accordo quadro è stato sottoscritto, a Roma, da Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group, e da Sergio Marchionne, Amministratore Delegato del Gruppo Fiat.

L’intesa prevede la costruzione di un nuovo stabilimento, che si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700.000 metri quadri, con un investimento complessivo, da parte della joint venture, pari ad oltre 400 milioni di Euro.

Nella prima fase di sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140.000 autovetture e 220.000 motori all’anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la capacità del sito fino a 250.000 vetture e 300.000 motori.

L’avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2011.

I modelli prodotti saranno equipaggiati con motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del Governo Cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni.

Il primo modello che verrà introdotto sul mercato sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C. I motori saranno Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli.

Lo stabilimento sarà situato nella città di Changsha, capitale della provincia dello Hunan, importante snodo stradale e ferroviario nel cuore della Cina centro-meridionale, a circa 600 chilometri a nord di Guangzhou, alla quale sarà collegata entro un paio di anni attraverso una rete ferroviaria ad alta velocità.

L’iniziativa industriale potrà, inoltre, avvalersi del piano di sostegno allo sviluppo che il Governo Cinese ha recentemente varato per favorire i nuovi investitori nelle sei province della Cina Centrale.

Roma, 6 luglio 200

Ulteriori informazioni su Fiat Group e GAC Group

Fiat Group in Cina

La presenza del Gruppo Fiat in Cina risale al 1979, quando venne aperto a Pechino il primo ufficio di rappresentanza permanente. La prima iniziativa industriale venne intrapresa da Iveco, nel 1985, quando siglò un accordo con il Gruppo NAC per la produzione di veicoli commerciali leggeri, che dieci anni più tardi si trasformò in una joint venture paritetica, denominata Naveco.

La presenza del Gruppo Fiat si è successivamente ampliata con l’avvio di altri significativi progetti industriali e commerciali, che hanno coinvolto le principali linee di business: Fiat Group Automobiles, Ferrari e Maserati nel settore delle automobili; CNH (macchine per l’agricoltura e macchine movimento terra); Fiat Powertrain Technologies (motori e cambi); Magneti Marelli (sistemi controllo motore e componenti); Teksid (basamenti per motori) e Comau (sistemi di produzione).

Attualmente, il Gruppo Fiat è presente in Cina con 3 uffici di rappresentanza, 14 società totalmente controllate e 9 joint venture, che occupano nel complesso circa 13.000 persone.

Nel 2008 le attività del Gruppo in Cina hanno generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari.

GAC Group

GAC, società controllata dallo stato e uno dei maggiori produttori di autovetture in Cina, opera sia sul mercato internazionale sia su quello nazionale. Le sue attività comprendono la progettazione e produzione di veicoli e componenti, la commercializzazione e distribuzione di veicoli, finanziamenti per vetture, assicurazioni e servizi collegati all’automobile. Dispone inoltre di un sistema indipendente e completo per la produzione, commercializzazione e ricerca e sviluppo nel campo automobilistico.

Attualmente GAC ha investimenti in decine di controllate di rilievo tra cui Guangzhou Automobile Group Motor Co., Ltd, Guangqi Honda Automobile Co., Ltd., Gac Toyota Motor Co., Ltd., Honda Motor (China) Co., Ltd., Gac Hino Motors Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group bus Co., Ltd, Gac Toyota Engine Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Component Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Business Co. e GAC Automotive Engineering Institute.

Nel 2008 GAC ha consegnato oltre 530.000 vetture ai clienti e ha realizzato ricavi per 109,9 miliardi di renminbi. Da sei anni, figura al primo posto in termini di indici complessivi di efficienza per le società industriali.

Fiat e GAC hanno già in corso una vasta collaborazione tecnologica, avviata nel 2008, in base alla quale Fiat Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies sono impegnate a fornire tecnologie e supporto alla piattaforma industriale per lo sviluppo del primo modello che GAC produrrà e commercializzerà con marchio proprio.

Cina alza a 184 il bilancio dei morti in scontri Xinjiang

sabato 11 luglio 2009 10:27

Di Chris Buckley

URUMQI, Cina (Reuters) - La Cina ha alzato a 184 il bilancio dei morti per gli scontri etnici nell'estremo occidente del paese e ha specificato per la prima volta l'etnia delle vittime, mentre permane la tensione nella città al centro delle proteste.

L'agenzia di stampa ufficiale Xinhua ha detto oggi che 137 dei morti nei tumulti del 5 luglio a Urumqi, il capoluogo dello Xinjiang, sono cinesi dell'etnia han, quella maggioritaria nella popolazione di 1,3 miliardi; di questi 111 sono uomini e 26 donne.

Quarantasei sono uiguri, la popolazione musulmana turcofona maggioritaria nello Xinjiang, che ha legami culturali con altri popoli dell'Asia centrale. Tutti tranne uno sono uomini. Gli uiguri costituiscono il 46% dei 21,3 milioni di abitanti nello Xinjiang, secondo le statistiche del governo.

Xinhua ha detto che un'altra persona uccisa negli attacchi dello scorso fine settimana è di etnia hui, un gruppo musulmano che è culturalmente affine agli han cinesi.

Il breve resoconto non dice se il bilancio dei morti comprende rivoltosi che potrebbero essere stati uccisi dalle forze di sicurezza.

Le reazioni nelle strade di Urumqi alla comunicazione ufficiale riflettono il profondo fossato etnico dello Xinjiang, e gli uiguri mostrano di non credere alle cifre del governo.

"Sono i numeri degli han. Noi abbiamo i nostri", dice Akumjia, un abitante uiguro, mentre getta un occhio sulle forze di sicurezza che hanno isolato la strada dove ieri è stata accennata una protesta vicino ad una moschea e ci sono stati arresti. Un elicottero delle forze di sicurezza sorvola la zona.

"Forse molti altri uiguri sono morti, La polizia si è spaventata e ha perso il controllo".

Il governo non ha detto che tipo di forze sono state impiegate per soffocare la sanguinosa rivolta. Molti uiguri hanno detto di aver sentito o visto armi da fuoco.

Pechino non si può permettere di allentare la presa sul vasto territorio che confina con Russia, Mongolia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India e contiene importanti riserve di petrolio, oltre ad essere la prima regione per l'estrazione di gas naturale del paese.

NAPOLITANO, LA CINA RISPETTI I DIRITTI UMANI

(AGI) - Roma, 6 lug. - Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sollevato questa mattina il problema del rispetto dei diritti dell'uomo nella Repubblica Popolare cinese. Lo ha fatto nel corso dei colloqui ufficiale con il presidente cinese Hu Jintao, a Roma per una visita di Stato prima del G8. "Abbiamo concordato sul fatto che lo stesso sviluppo economico in Cina apre nuove prospettive e pone nuove esigenze nel campo dei diritti dell'uomo", ha detto Napolitano al termine dell'incontro. Un argomento, questo, che tradizionalmente vede impegnata l'Italia in modo particolare. Un'azione che, ha aggiunto Napolitano, continuera' ad essere esercitata "nel massimo rispetto delle ragioni cinesi e dell'autonomia delle istituzioni" del Paese asiatico. Hu Jintao ha parlato di un "colloquio amichevole, sincero e approfondito" ed ha indicato nella "lungimiranza" e nella "rispetto reciproco" le chiavi per un fruttuoso rapporto fra Roma e Pechino.

 

 

 

 

 

 

 

Spy foto esclusiva

SVELATA LA FIAT PUNTO EVO: l'innovazione !

Pubblicata il 26/06/2009

Eccola, finalmente solo con piccoli "cerotti" e qualche leggera camuffatura, la nuova Punto Evo. L'abbiamo sorpresa nelle vicinanze di Torino, dove stanno per concludersi i test prima della commercializzazione, prevista entro la fine dell'anno.

Come potete notare dalle foto, gli interventi estetici sono minimi, soprattutto nella parte posteriore e laterale, mentre il frontale sembra più allungato e aerodinamico dell'attuale modello. Secondo le nostre informazioni il restyling più profondo interesserà gli interni, con un design rivisto della plancia e allestimenti più ricchi.

Novità ancora più importanti sotto il cofano, dove i motori saranno aggiornati Euro 5 e si vedranno i Multiair. La Punto Evo sarà prodotta nello stabilimento di Melfi insieme alla Grande Punto, che non uscirà di scena, formando così un terzetto di modelli completato dalla Punto Classic. (D.S.)

 

 

 

CHE FARà IL VICE-PRES UBS, MARPIONNE? – LUNEDì INIZIA IL PROCESSO CHE VEDE GLI usa CONTRO UBS: SE LA BANCA NON SVELERà I NOMI DEI 52MILA CORRENTISTI USA IL TRIBUNALE POTREBBE BLOCCARE I BENI AMERICANI DELLA BANCA (27 MILA DIPENDENTI) - ACCORDO?…

Arturo Zampaglione per "la Repubblica"

A quattro giorni dall´apertura del processo a Miami contro la Ubs, accusata di non voler consegnare alla Irs (l´agenzia delle entrate) i nomi dei 52mila correntisti americani, si fa più duro lo scontro tra la Svizzera e gli Stati Uniti. In un documento depositato in tribunale, le autorità di Berna hanno chiarito che impediranno alla Ubs di trasmettere la lista in violazione delle leggi elvetiche sul segreto bancario.

E il giudice della Florida che si occupa del caso, Alan Gold, ha chiesto al governo di Washington di comunicargli entro domenica a mezzogiorno se intende requisire i beni americani della banca svizzera nel caso che l´ordine non venga rispettato.

Sullo sfondo di questo braccio di ferro c´è il rinnovato sforzo internazionale contro i paradisi fiscali, di cui si è occupato anche il G8 dell´Aquila. L´Ubs, che è la più grande banca svizzera e ha negli Stati Uniti 27mila dipendenti, un terzo del totale, è da tempo nel mirino per aver aiutato molti americani benestanti ad evadere le tasse attraverso conti cifrati e società di comodo nel Lichtenstein, a Panama e Hong Kong.E

A febbraio l´istituto di Zurigo, ammettendo le proprie responsabilità, aveva pagato 780 milioni di dollari di multa al governo di Washington, consegnando anche i nomi di 250 evasori, in modo da chiudere la partita penale. Ma non è bastato a risolvere l´offensiva sul piano civile: l´Irs ha infatti aperto un´altra vertenza per conoscere l´identità dei correntisti americani, che sarebbero 52mila.

Il processo si aprirà lunedì a Miami. E in vista dell´appuntamento, Berna, che si è sempre detta disponbile a una trattativa con il governo americano, ma non a violare le proprie leggi (con il rischio di perdere i miliardi depositati nelle sue banche), ha comunicato mercoledì che «prenderà ogni misura necessaria per evitare che l´Ubs consegni le informazioni sui clienti».

Una linea ferma, insomma, anche se la maggior parte degli analisti è convinta che la guerra si concluderà con un accordo extra-giudiziario attraverso il pagamento di una grossa somma (5 miliardi di dollari) da parte della banca svizzera, per risarcire così il danno fiscale subito dalla Irs senza violare il segreto.

«Siamo pronti a un compromesso», ha confermato ieri Serge Steiner, portavoce della Ubs, pur ricordando che la questione deve essere affrontata a livello dei due governi. I mercati finanziari credono in questa ipotesi. Ieri, a metà mattinata, le quotazioni della Ubs guadagnavano il 2 per cento.

Certo il risarcimento appesantirebbe ulteriormente i conti dell´istituto guidato ora da Kaspar Villiger, che per effetto della tempesta finanziaria ha registrato perdite per 53 miliardi di dollari ed è stato costretto a chiedere per quattro volte l´aiuto del governo svizzero. D´altra parte la piazza americana è troppo importante perché l´Ubs possa permettersi di rimanerne fuori.

Anche se l´accordo appare l´ipotesi più credibile non si può neanche escludere un irrigidimento delle parti. Se il governo americano decidesse di bloccare gli asset Ubs, Berna potrebbe rivalersi sulle banche Usa in Svizzera, avviando un´escalation imprevedibili.

 

 
[10-07-2009]

 

 

 

COMUNICATO CONGIUNTO Fiat Group e GAC Group firmano un accordo quadro per la produzione di autovetture e motori in Cina

Il Gruppo Fiat e Guangzhou Automobile Group Co. Ltd. (GAC Group) hanno firmato oggi un accordo quadro per la costituzione di una joint venture paritetica che produrrà motori e autovetture per il mercato cinese.

Alla presenza del Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, e del Presidente del Consiglio Italiano, Silvio Berlusconi, l’accordo quadro è stato sottoscritto, a Roma, da Zhang Fangyou, Presidente di GAC Group, e da Sergio Marchionne, Amministratore Delegato del Gruppo Fiat.

L’intesa prevede la costruzione di un nuovo stabilimento, che si estenderà su una superficie produttiva di oltre 700.000 metri quadri, con un investimento complessivo, da parte della joint venture, pari ad oltre 400 milioni di Euro.

Nella prima fase di sviluppo, la joint venture disporrà di una capacità installata di 140.000 autovetture e 220.000 motori all’anno. Successivamente, sarà possibile incrementare la capacità del sito fino a 250.000 vetture e 300.000 motori.

L’avvio della produzione è previsto per la seconda metà del 2011.

I modelli prodotti saranno equipaggiati con motori e cambi tecnologicamente evoluti, per rispondere alle richieste del Governo Cinese di sviluppare veicoli a bassi consumi e ridotte emissioni.

Il primo modello che verrà introdotto sul mercato sarà la Linea, berlina a tre volumi di segmento C. I motori saranno Fire 1.4 T-Jet da 120 e 150 cavalli.

Lo stabilimento sarà situato nella città di Changsha, capitale della provincia dello Hunan, importante snodo stradale e ferroviario nel cuore della Cina centro-meridionale, a circa 600 chilometri a nord di Guangzhou, alla quale sarà collegata entro un paio di anni attraverso una rete ferroviaria ad alta velocità.

L’iniziativa industriale potrà, inoltre, avvalersi del piano di sostegno allo sviluppo che il Governo Cinese ha recentemente varato per favorire i nuovi investitori nelle sei province della Cina Centrale.

Roma, 6 luglio 2009

 

Ulteriori informazioni su Fiat Group e GAC Group

Fiat Group in Cina

La presenza del Gruppo Fiat in Cina risale al 1979, quando venne aperto a Pechino il primo ufficio di rappresentanza permanente. La prima iniziativa industriale venne intrapresa da Iveco, nel 1985, quando siglò un accordo con il Gruppo NAC per la produzione di veicoli commerciali leggeri, che dieci anni più tardi si trasformò in una joint venture paritetica, denominata Naveco.

La presenza del Gruppo Fiat si è successivamente ampliata con l’avvio di altri significativi progetti industriali e commerciali, che hanno coinvolto le principali linee di business: Fiat Group Automobiles, Ferrari e Maserati nel settore delle automobili; CNH (macchine per l’agricoltura e macchine movimento terra); Fiat Powertrain Technologies (motori e cambi); Magneti Marelli (sistemi controllo motore e componenti); Teksid (basamenti per motori) e Comau (sistemi di produzione).

Attualmente, il Gruppo Fiat è presente in Cina con 3 uffici di rappresentanza, 14 società totalmente controllate e 9 joint venture, che occupano nel complesso circa 13.000 persone.

Nel 2008 le attività del Gruppo in Cina hanno generato un fatturato di quasi 2,4 miliardi di dollari.

GAC Group

GAC, società controllata dallo stato e uno dei maggiori produttori di autovetture in Cina, opera sia sul mercato internazionale sia su quello nazionale. Le sue attività comprendono la progettazione e produzione di veicoli e componenti, la commercializzazione e distribuzione di veicoli, finanziamenti per vetture, assicurazioni e servizi collegati all’automobile. Dispone inoltre di un sistema indipendente e completo per la produzione, commercializzazione e ricerca e sviluppo nel campo automobilistico.

Attualmente GAC ha investimenti in decine di controllate di rilievo tra cui Guangzhou Automobile Group Motor Co., Ltd, Guangqi Honda Automobile Co., Ltd., Gac Toyota Motor Co., Ltd., Honda Motor (China) Co., Ltd., Gac Hino Motors Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group bus Co., Ltd, Gac Toyota Engine Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Component Co., Ltd., Guangzhou Automobile Group Business Co. e GAC Automotive Engineering Institute.

Nel 2008 GAC ha consegnato oltre 530.000 vetture ai clienti e ha realizzato ricavi per 109,9 miliardi di renminbi. Da sei anni, figura al primo posto in termini di indici complessivi di efficienza per le società industriali.

Fiat e GAC hanno già in corso una vasta collaborazione tecnologica, avviata nel 2008, in base alla quale Fiat Group Automobiles e Fiat Powertrain Technologies sono impegnate a fornire tecnologie e supporto alla piattaforma industriale per lo sviluppo del primo modello che GAC produrrà e commercializzerà con marchio proprio.

 

 

 

Fiat: Ad, non serve liquidita'...
(ANSA) - La Fiat non ha bisogno di liquidita' nel secondo trimestre ha raggiunto gli obiettivi prefissati in termini di utile operativo, afferma l'Ad. 'L'obiettivo - spiega Marchionne - era di migliorare nel secondo trimestre e cosi e'.Siamo ok con l'utile operativo e abbiamo fiducia che genereremo il livello di cash flow richiesto'. L'eventualita' di uno scorporo di Fiat Auto con relativa quotazione in Borsa e' sospesa dal momento che non e' andata in porto l'offerta per Opel'.

Fra Porsche e Volkswagen la farsa della lite pubblica fra le due famiglie azioniste...
Da "La Stampa" - Perché tentano di chiamarla fusione amichevole? A quando pare, le famiglie in lotta che si dividono il controllo di Porsche e Volkswagen hanno accettato una fusione delle loro società per aiutare il produttore tedesco di auto sportive di lusso a uscire dal pasticcio in cui si è cacciato quando ha preso a prestito capitali per acquistare una partecipazione di controllo nel suo concorrente più grande. Ma tali famiglie continuano a bisticciare. Una parte della contrattazione rasenta il ridicolo. Secondo alcune voci, questa settimana Porsche ha respinto una proposta di Volkswagen di acquistare la metà del produttore di vetture sportive soltanto perché era stata inviata all'indirizzo sbagliato.

Avrebbe dovuto essere spedita al consiglio di amministrazione e non al suo presidente. Ma il cda di Porsche è composto interamente dai membri delle famiglie controllanti, Porsche e Piëch. Il capo della famiglia Piëch è anche il presidente di Volkswagen. Probabilmente ha spedito l'offerta al suo disaffezionato cugino, Wolfgang Porsche, presidente dell'omonima società. Nel frattempo, Porsche tratta col Qatar con l'obiettivo di alleggerire il suo onere del debito di 9 miliardi di euro. Il Qatar acquisterebbe una partecipazione in Porsche e opzioni Porsche sul 20% delle azioni Vw. Ma Ferdinand Piëch, azionista di maggioranza di Porsche, dovrebbe acconsentire a un tale accordo.

Il fulcro della questione è che Porsche non sembra aver compreso di essere la parte più debole delle trattative. Volkswagen, che dispone di circa 8 miliardi di euro di liquidità, è dispostissima ad aiutare, ma alle sue condizioni. Vw vuole acquistare il ramo autovetture di Porsche e farne solo un altro marchio nel suo portafoglio di dieci. Dall'altro lato del tavolo, sembra che Porsche voglia qualsiasi tipo di liquidità eccetto quella di Volkswagen. Ferdinand Piëch e suo cugino Wolfgang Porsche stanno recitando pubblicamente il loro dramma familiare. Potrebbe essere divertente da vedere, ma la lotta è impari.

 

 

 

 

ALLEGRIA! AL CORRIERE (MA INSERTO "ECONOMIA") SBUCA UN PO' DI VERITà SU MARPIONNE - "chi paga, iL governO USA, serve interessi che non sono quelli DI Fiat e DELL'Italia - E se non viene ripescata in extremis l’Opel, FIAT-CHRYSLER resterà incompiuta" - Da Melfi a Termini Imerese: STABILIMENTI traVOLTI DAL calo dI produzione e sindacati

 

1 - Sotto il maglione un po' di guai...
Massimo Mucchetti per il "Corriereconomia del Corriere della Sera"

 

Sergio Marchionne è diventato un personaggio di culto. Marco Gregoretti firma un instant book ai limiti dell'ossimoro (L'Uomo dal maglione nero , biografia non autorizzata del più coraggioso manager del mondo , Class Editori, giugno 2009) e il vicedirettore del Riformista , Marco Ferrante, una biografia piena di ammirazione (Marchionne. L'uomo che comprò la Chrysler, Mondadori, 2009).

Pochi giorni dopo, il quotidiano Finanza e Mercati dà notizia che la Fiat si prepara a emettere un miliardo di obbligazioni a 3 anni al 10%. L'Eni ne ha appena chiuso un'emissione al 4% per una durata doppia. I credit default swaps Fiat, ovvero le assicurazioni sul debito del gruppo di Torino, viaggiano su livelli doppi e tripli rispetto a quelli delle altre case automobilistiche europee. Le obbligazioni Fiat restano junk bonds .

 

Il culto che circonda la sua personalità non è dovuto all'iniziativa del venerato. Il top manager della Fiat non commenta la politica. Non racconta chi sia il suo barbiere, quale orologio porti o dove compri le scarpe. Non appare su barche lussuose al fianco di belle signore. Di Marchionne si dice solo che lavora sodo.

GIOVANNI AGNELLI

La sua immagine è il contrario di quella regale di Giovanni Agnelli e dei suoi imitatori. E tuttavia il suo maglione è diventato un mito pop delle cronache finanziarie perché, invece di fallire, la Fiat è arrivata a valere in Borsa più della General Motors e della Ford messe assieme. Di più, Marchionne è riuscito nell'impresa senza particolari aiuti pubblici.

Un successo che gli ha guadagnato una reputazione tale da invogliare gli hedge funds a scommettere sulla Fiat e da convincere, poi, il presidente Obama ad affidargli il salvataggio della Chrysler. Ma la stessa reputazione sembra al momento non bastare al governo tedesco e, questa volta, allo stesso governo americano per consegnare alla Fiat anche l'Opel e le altre attività europee e sudamericane di General Motors.

 

Marchionne è stato bravissimo a concentrare l'attenzione del mercato con storie via via diverse. Prima storia, la provvista finanziaria per mettere in sicurezza i conti, attraverso il divorzio con Gm e la conversione in azioni dei crediti bancari. Finale felice.

Poi, la rifocalizzazione industriale su auto e non auto (camion, trattori, componenti). In questo secondo settore i risultati sono stati forti non solo nei bilanci ma ancor più nel posizionamento in mercati già ripuliti da eccessi concorrenziali. Seconda storia a lieto fine, boom del titolo. Ma poi la recessione ha fatto riemergere la debolezza di Fiat Auto.

 

Ancora il 25 gennaio 2008, conversando con un economista di Ca' Foscari, Marchionne confidava: «Nel nostro accordo con la General Motors c'erano cose che funzionavano. Ma ad esempio c'era anche il fatto che molti manager americani consideravano i nostri manager più brillanti come mezze cartucce ... L'arroganza, che anche la Fiat aveva in passato, appartiene a tutte le case automobilistiche.

Per far progredire le intese finanziarie fra pari occorrerebbero doti di management a tutti i livelli, dagli executive agli operativi, che io non ho mai avuto occasione di trovare. Molto meglio allora puntare su accordi industriali specifici» (Giuseppe Volpato, Fiat Group Automobiles. Un' Araba fenice nell'industria automobilistica internazionale, il Mulino, 2008).

 

Ma la crisi generale ha aumentato l'eccesso di capacità produttiva nell'industria dell'auto europea, azzerandone i già modesti margini. Secondo Bernstein­Research, nel 1990 il margine medio continentale era al 5,5% del fatturato e il tasso di utilizzazione degli impianti poco sopra l'80%. Nel disastroso 1993, gli impianti giravano al 65% e il margine diventò negativo. Poi la risalita di entrambi gli indici un po' sotto i livelli del 1990 e adesso la nuova, clamorosa caduta.

Bisognerebbe tagliare fabbriche per 2,5 milioni di pezzi: due volte l'Opel. E così Marchionne racconta la sua nuova, brillante storia: gli accordi industriali specifici - la piattaforma comune per Fiat Panda, 500 e Ford Ka, i motori per Grande Punto e Opel Corsa - non bastano più, bisogna fare acquisizioni e fusioni per costruire un nuovo supergruppo da 6 milioni di auto e ripulire il mercato.

 

In realtà, il mercato si ripulirebbe meglio e più rapidamente attraverso il fallimento dei peggiori. Lo pensano Toyota, Honda, Volkswagen, Bmw, Mercedes. Ma per tante ragioni i governi non credono al darwinismo applicato all'auto. E così aprono lo spazio per la Fiat Auto, forte nel management ma senza soldi, di proporsi come salvatrice delle patrie automobilistiche.

Secondo un economista triestino che ha studiato i rapporti della Fiat con lo Stato, il gruppo di Torino da campione nazionale protetto è diventato un global player (Luca Germano, Governo e grandi imprese , il Mulino, 2009). L'ultima svolta di Marchionne consiste nel far diventare la Fiat Auto un campione plurinazionale con capitali forniti dagli Stati che verranno rimborsati se tutto va bene o saranno convertiti in azioni (è già capitato con le banche) se servirà.

Il manager più distante dalla politica sta tentando l'operazione più politica di tutte. Ma chi paga, ovvero i governi, serve interessi che non sono quelli della Fiat e dell'Italia. E se per Opel preferisce Magna diventa difficile contestarlo come politicante quando Chrysler arriva perché la Casa Bianca colpisce i creditori per salvare i posti di lavoro. Ma se non viene ripescata in extremis l'Opel, l'ultima storia di Marchionne resterà un'incompiuta transatlantica con pochissime sinergie.

 

Forse, come lui stesso confida, la Fiat costruirà e venderà pure un milione di Alfa negli Usa. Ma che cosa resterà in Italia se già ora la produzione va a pieno regime in Polonia e a scartamento ridotto da noi? I 300 milioni del governo per Termini e Pomigliano non fanno ben sperare sulla tenuta autonoma della base produttiva Fiat in Italia.

2 - Marchionne alla prova delle fabbriche italiane...
Il manager del gruppo Fiat è  Giacomo Ferrari per il "Corriereconomia" del "Corriere della Sera"

Nessuna fabbrica chiusa, ma ricorso pesante agli ammortizzatori sociali. E, per quanto riguarda lo stabilimento siciliano di Termini Imerese, che con quello di Pomigliano d'Arco in Campania era considerato tra quelli maggiormente a rischio, si andrà verso una riconversione produttiva. Non più auto, ma (forse) componentistica.

La Fiat non vuole aggiungere altri dettagli a quanto l'amministratore delegato Sergio Marchionne aveva detto giovedì 18 giugno nel corso del vertice a Palazzo Chigi con il Governo, i sindacati e i rappresentanti delle Regioni dove hanno sede i siti produttivi.

Chiudere a Imola
Nel frattempo, però, è stata presa un'altra decisione importante, che in realtà non riguarda l'auto ma Cnh, la consociata attiva nelle macchine per le costruzioni e per l'agricoltura. Ai sindacati è stato comunicato che lo stabilimento di Imola, nel quale sono occupati 500 lavoratori, sarà chiuso entro due anni. Una misura imposta dal crollo dei mercati.

 

Quello delle macchine movimento terra, ha detto Marchionne, è letteralmente «colato a picco» nel primo trimestre di quest'anno, mentre «la domanda di trattori e mietitrebbia è scesa rispettivamente del 10 e del 23%». E pochi giorni fa il segretario nazionale della Fiom-Cgil Giorgio Cremaschi ha detto di aspettarsi in prospettiva un sacrificio di 8-10 mila lavoratori complessivamente, comprendendo anche quelli a tempo indeterminato (ai quali non è stato rinnovato il contratto) e quelli dell'indotto.

Si tratta sostanzialmente della stessa cifra di esuberi che era emersa nel corso della trattativa con Opel. Con la differenza che, in caso di aggregazione con la casa tedesca, i tagli sarebbero avvenuti parte in Italia e parte in Germania. La situazione, insomma, non lascia spazio all'ottimismo.

«La verità è - sono sempre parole di Marchionne - che diventa quanto mai necessaria una seria ristrutturazione dell'industria dell'auto, se vogliamo portarla a un livello di sostenibilità economica». Una ristrutturazione non soltanto aziendale, ma globale. Di cui le alleanze sostenute dall'amministratore delegato della Fiat rappresentano un passaggio obbligato.

 

«Un messaggio hard»
«Dentro un discorso soft, un messaggio hard». La metafora informatica, riferita all'intervento di Marchionne, usata da un sindacalista dopo l'incontro di Palazzo Chigi, riassume abbastanza bene il carattere dell'amministratore delegato della Fiat, abituato ad affrontare i problemi senza alzare la voce ma con determinazione.

E anche a mantenere gli impegni. Ebbene, le fabbriche italiane, stando al piano Marchionne (che scade però il prossimo anno) non dovrebbero per ora correre rischi. Pur ridimensionate, sopravviveranno. Salvo, appunto, Termini Imerese, dove oggi si produce la Lancia Ypsilon, destinata ad un altro sito.

Con la sfida americana che si è conclusa positivamente, almeno nelle premesse; quella tedesca (la conquista del marchio Opel) per il momento sembra persa, anche se i giochi potrebbero riaprirsi, adesso, per Sergio Marchionne, la scommessa è tutta italiana. E potrebbe trasformarsi nell'esame più difficile per il manager italo-canadese che fino a questo momento ha collezionato più vittorie che sconfitte, conquistando addirittura la fiducia del presidente Usa Barack Obama.

La sovracapacità produttiva dell'industria automobilistica di cui ha parlato la scorsa settimana John Elkann al convegno Aspen riguarda però anche la stessa Fiat e in particolare i suoi cinque stabilimenti italiani. Insieme, infatti, le catene di montaggio di Mirafiori, Cassino, Pomigliano, Melfi e Termini Imerese possono sfornare circa 940 mila vetture all'anno. Ma nel 2008 la produzione totale non è andata oltre le 630 mila unità, poco più di due terzi del potenziale.

 

In percentuale, l'utilizzo degli impianti rispetto all'anno precedente è migliorato nel 2008 soltanto a Cassino e Mirafiori, dove si concentrano i modelli di maggiore successo, dalla Grande Punto alla Bravo, dalla Croma alla Delta, mentre è calato considerevolmente a Melfi (dal 77 al 65%), a Pomigliano (dal 78 al 64%) e a Termini Imerese (dall'82 al 71%).

In fondo al tunnel
Si va dunque verso un inevitabile ridimensionamento. Anche se i segnali positivi, per quanto riguarda Fiat, non mancano. In Germania e in Francia, per esempio, i risultati sono stati sorprendenti. Sul mercato tedesco nei primi cinque mesi dell'anno le vendite sono più che raddoppiate, permettendo alla casa italiana di collocarsi al primo posto fra gli importatori che operano nel Paese, mentre in Francia sono cresciute del 12,8%.

E anche in Italia il Lingotto sta facendo meglio del mercato. Tra gennaio e maggio, ha detto ancora Marchionne, «mentre la domanda è scesa del 14,7%, il gruppo è riuscito a limitare il calo all'11% e ad aumentare la quota di penetrazione al 33,3%, un punto e mezzo in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso». Tutto questo grazie anche alla «svolta ecologica»: le vetture a metano e gpl «hanno raggiunto livelli record».

 

Termini, la protesta degli operai Fiat. Volantinaggio e treni fermi per 2 ore da Repubblica.it

Volantinaggio in autostrada, picchetti in fabbrica e stazione bloccata. Gli operai della Fiat e delle aziende dell'indotto di Termini Imerese protestano contro la riconversione dello stabilimento, che dal 2012 non sarà più destinato alla produzione di autoveicoli. I lavoratori chiedono l'apertura di un tavolo di trattative, e secondo Fim, Fiom e Uilm allo sciopero hanno aderito tutti gli operai. In segno di protesta sono stati occupati anche i binari della stazione di Fiumetorto, bloccando la circolazione ferroviaria che è ripresa solo dopo le 11.

E nelle stesse ore è stato rallentato anche il traffico in entrambe le direzioni sulla Palermo Catania. Gli operai fermano gli automobilisti distribuendo volantini in cui spiegano i motivi della protesta. "Non stiamo solo rispondendo al piano della Fiat, ma vogliamo anche sollecitare il governo a schierarsi dalla nostra parte in difesa dei posti di lavoro", dice il respondabile della Fiom Roberto Mastrosimone, "e la protesta andrà avanti finchè la decisione dell'azienda non cambierà". Rimossi i blocchi a strade e ferrovia i lavoratori si sono radunati davanti ai cancelli della fabbrica, dove la protesta proseguirà anche nel pomeriggio.

 

 

 
[29-06-2009]

 

 

 

Fiat-Chrysler, primo summit a Torino

 

Il centro prove Fiat di Balocco, tra Novara e Vercelli, fa da apripista pratico all’alleanza tra il Lingotto e Chrysler. La scorsa settimana i capi brand di Fiat Group Automobiles, ovvero Lorenzo Sistino (Fiat), Olivier François (Lancia) e Sergio Cravero (Alfa Romeo), hanno testato sulla pista una quindicina di modelli tra Chrysler, Jeep e Dodge. Nei prossimi giorni avverrà il contrario, visto che a Torino sono attesi i manager della nuova società mista. I 23 dirigenti che rispondono tutti all’amministratore delegato Sergio Marchionne avranno modo anche loro (quelli americani, ovviamente) di testare la gamma di veicoli italiani e conoscere più da vicino le caratteristiche delle motorizzazioni destinate nei prossimi anni al mercato Usa. Tra i modelli che Jim Press, Mike Manley e gli altri manager proveranno non mancherà l’ultima arrivata, cioè la 500 Cabrio, che Sistino ha battezzato ieri sempre a Balocco e che il 4 luglio sarà nelle concessionarie. Alla stessa prima linea della newco Fiat-Chrysler, con il contributo dei membri italiani Pietro Gorlier, Richard Palmer e Gualberto Ranieri, saranno illustrati i metodi di lavoro praticati in casa Fiat che dovranno essere applicati nella nuova struttura. Dagli Stati Uniti, intanto, l’84enne Lee Iacocca, l’imprenditore-manager che negli anni ’80 riuscì nell’impresa di salvare Chrysler, si professa ottimista sulla capacità di Fiat di rilanciare la casa Usa. Intervistato dall’Associated Press, Iacocca mette però in guardia Marchionne dalle inevitabili ingerenze del governo Usa, presente nell’azionariato. «Bisogna liberarsi il prima possibile dell’aiuto-controllo della Casa Bianca - avverte Iacocca - perché ti stanno addosso giorno e notte».
In Borsa, intanto, il titolo Fiat ha perso il 4,76% e l’11,07%, accodandosi a una seduta difficile a livello europeo per il settore auto. Di Fiat e del suo futuro è tornato a parlare anche il Financial Times: il piano di ristrutturazione di Marchionne - si legge nella sezione The lex column - diventa «difficile» senza l’accordo con Opel. «Aggiungere all’alleanza con Chrysler - prosegue il quotidiano - la tedesca Opel avrebbe fornito la copertura politica alla chiusura degli stabilimenti di Napoli e della Sicilia», mentre senza la firma con i tedeschi «diventa difficile» spiegarne le motivazioni. Da parte loro i lavoratori di Termini Imerese ieri hanno manifestato, bloccando per alcuni minuti, al mattino e nel pomeriggio, binari ferroviari e strada statale. Dal 2012 la fabbrica siciliana sarà infatti destinata ad altre produzioni, pur restando nel circuito Fiat. Oggi, infine, l’attenzione si sposterà su Cnh (macchine per le costruzioni e l’agricoltura). Gli impianti di Imola (Bologna), Lecce e San Mauro (Torino) hanno accusato forti impatti negativi dal crollo della domanda. Parte così il confronto tra Fiat e sindacati.
PBon

 

da DAGOSPIA

dalla jeep alla cinquecento, dalla topa alla topolino - L'ARRIVO DELLE PICCOLE FIAT PUÒ AVERE CONSEGUENZE DEVASTANTI SULL'IDENTITÀ SESSUALE DEL MASCHIO AMERICANO CHE ASSOCIA DA SEMPRE LA VIRILITÀ AI MACCHINONI CROMATI - "Fiat: fun inside all the time!"...

Gary Kamiya per "Internazionale" (Da "Salon")

(Gary Kamiya è uno dei fondatori della rivista online Salon. Collabora con la New York Times Book Review)

Il 9 giugno la Corte Suprema degli Stati Uniti, in tutta la sua saggezza, ha rovesciato un bel secchio di San Pellegrino ghiacciata su quell'oggetto delicatissimo che è la libido del maschio americano.

 

Il tribunale ha dato il via libera definitivo alla vendita della Chrysler alla casa automobilistica italiana Fiat. Un tempo potentissima, l'azienda di Detroit oggi è ferma, i preziosi liquidi scolati via e le ruote smontate, a languire in quel parcheggio deserto chiamato bancarotta.

Non è compito mio stabilire se l'accordo sia sensato dal punto di vista economico o se danneggerà i dipendenti e gli azionisti della Chrysler. C'è un problema molto più grave da affrontare: cento milioni di maschi statunitensi stanno per esternalizzare la loro immagine sessuale a un'azienda la cui auto più famosa nel mondo era chiamata Topolino. L'effetto potrebbe essere disastroso.

A DURA PROVA
Da quando la prima auto uscì dalle sferraglianti catene di montaggio di Detroit, i maschi americani associano l'idea di virilità ai macchinoni cromati, con i loro motori dalla cilindrata iperbolica, le turgide decorazioni dei cofani e i paraurti sporgenti come seni giganteschi. Messo a dura prova dai divorzi, dal femminismo, dall'inarrestabile pinguedine, dalla rapida obsolescenza del suo repertorio di battute da marpione, l'uomo statunitense trova conforto nell'oggetto lungo e rigido che custodisce nel garage di casa.

 

Questo ruolo - essere una specie di fallo nazionale di scorta - è l'unica spiegazione possibile al fatto che gli antiquati bestioni di Detroit, insaziabili tracannatori di benzina, siano sopravvissuti così a lungo.

Ora, invece, con una decisione improvvisa ed evirante, la corte suprema ha decretato la fine dell'epoca della mascolina Jeep. Comincia l'umiliante dominazione automobilistica di un paese come l'Italia, il cui monumento più celebre non riesce neanche a raggiungere la completa verticalità. Gli italiani ci faranno notare che quest'accordo non è la fine del mondo: dopotutto, i maschi americani hanno già imparato a guidare le auto prodotte da Giappone e Germania, due acerrimi nemici durante la seconda guerra mondiale.

Perché, dunque, non dovrebbero adattarsi a guidare le auto sfornate dalla terza potenza dell'Asse? La risposta, ovviamente, è che Germania e Giappone rappresentavano il Male con la M maiuscola.

La prima occupò la Francia in un mese, l'altro conquistò tutta l'Asia. Affrontarono le loro invasioni con un atteggiamento dinamico, efficiente e pratico, lo stesso con cui oggi producono automobili. Gli italiani, invece, sono riusciti a malapena a conquistare l'Etiopia, un traguardo non proprio rassicurante.

Anche la storia recente della Fiat lascia perplessi. Già in passato l'azienda torinese ha provato ad affacciarsi sul mercato statunitense. Ma è stata una débàcle, resa memorabile da una battuta sulle iniziali del marchio, secondo cui Fiat stava per "fix it again, Tony" (riparala di nuovo, Tony).

Si dice che oggi la Fiat produca delle buone auto, non grandi ma capaci di reggere le lunghe distanze. I maschi statunitensi, però, sono abituati a guidare da un capo all'altro del paese, schiacciando a fondo il pedale dell'acceleratore per sentire tutta la potenza del loro motore a otto cilindri.

 

Difficilmente, quindi, potranno adattarsi a una casa automobilistica che nel 1963 scriveva nel suo manuale di istruzioni: "Si tenga presente che i pochi minuti di vantaggio che si ottengono coprendo una certa distanza a velocità eccessiva possono comportare un notevole aggravio di spesa in termini di carburante, pneumatici e manutenzione. E come gettare denaro dalla finestra. I] buonsenso può farci risparmiare". Una lettura che non avrebbe certo ispirato uno scrittore come Jack Kerouac.

CONFUSI E SMINUITI
La vendita della Chrysler alla Fiat potrebbe avere conseguenze devastanti sulla psiche dei maschi statunitensi. Confusi e sminuiti, avvizziranno dietrc il volante delle loro automobiline: nessuna nazione al mondo potrebbe superare indenne il passaggio dalla guida di un gippone a quella di una Topolino.

Milioni di appuntamenti galanti si concluderanno con un bacetto sulla guancia da parte di una donna delusa che sbatte una platonica portiera cor gran rumore di latta. Le camere da letto d'America sprofonderanno nello sconforto. Caleranno le vendite degli adesivi per paraurti con scritte come If this van's; rockin', don't come a knockin' (non bussare se vedi la macchina che balla).

Le donne statunitensi, a lungo trascurate, cadranno come frutti maturi in mano a lascivi burocrati europei, amanti della pianificazione centralizzata.

È uno scenario cupo. Eppure s'intravede un raggio di speranza. La microscopica e famosissima Fiat Cinquecento - un'auto così piccola che tre uomini riuscivano a sollevarla e spostarla - potrà anche sembrare antiafrodisiaca ai maschi americani, ma per un'intera generazione di italiani ha significato letteralmente sesso su quattro ruote.

Nel dopoguerra, mentre l'Italia cercava di uscire dalla povertà, dalla fame e dalla disperazione, l'onnipresente Cinquecento rappresentava la libertà di movimento e la promessa di una vita migliore. Con questa macchinina i giovani potevano uscire di casa, parcheggiare in una zona poco illuminata, foderare i finestrini di carta di giornale, strisciare dentro l'abitacolo e darci sotto per contribuire alla crescita demografica del paese.

SENSUALITÀ ASSICURATA
In questo momento buio della storia degli Stati Uniti, in cui milioni di persone hanno perso il lavoro, l'immagine impudente della Fiat potrebbe aiutare i cittadini statunitensi, maschi e femmine, a uscire dalla crisi. Perché, anche se le macchine italiane non sembrano tanto sexy (fatta eccezione per le Alfa Romeo e le Ferrari), sulla sensualità dei maschi italiani non si possono avanzare dubbi.

Le Fiat, opportunamente commercializzate, potrebbero risvegliare negli uomini statunitensi il desiderio latente di trasformarsi in novelli Mastroianni e nelle donne quello di diventare come Monica Vitti. Mi sembra già di vedere le pubblicità sui giornali: un paio di belle gambe italiane che sbucano dal finestrino coperto di giornali di una Cinquecento, con lo slogan: "Fiat: fun inside all the time!".

D'accordo, vorrebbe dire cedere agli stranieri una bella fetta del nostro immaginario sessuale nazionale. Ma se tutto questo serve a salvare dei posti di lavoro e a dare una pompatina alla libido, quale patriota non farebbe un simile sacrificio? E allora dài, Topolino italiano, facci sentire il tuo ruggito !

 

 
[23-06-2009]

 

 

da DAGOSPIA

Marpionne non è entrato alla Casa Bianca solo perCHè“ il pullover è il messaggio” - Alle sue spalle si sono mossi I poteri forti dELLA finanza (Zurigo-Londra-New York) - un patto occulto OBAMA-UBS: Chrysler in cambio della verità sui “furbetti” di Zurigo - DOPO DETROIT, SI è RICORDATO DI QUEL PAESE CHE PER DECENNI HA DONATO SANGUE ALLA FIAT

 

Non si era mai  visto che due giornali di importanza nazionale pubblicassero nello stesso  giorno e in prima pagina l'intervento di un manager al tavolo del  Governo.

 

Oggi la doppietta appare su "Repubblica e "la Stampa" (l'house organ della Fiat) e contiene il testo delle parole che Sergio Marpionne ha pronunciato nell'incontro di ieri a Palazzo Chigi davanti a Papi-Silvio, al ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio Scajola, e ai sindacalisti tra i quali spiccava il vestitino da commessa della Rinascente (aggiornata) di Renata Polverini.

Con la pubblicazione del suo intervento sulla testa del manager italo-canadese viene collocata una corona mediatica che si arricchisce con i gioielli del "Financial Times", "Wall Street Journal" e "Time", il settimanale americano che lo paragona addirittura a Steve Jobs.

A godere di questo trionfo sono gli ultimi operai della Fiat, le madame torinesi che passeggiano sotto i portici di piazza San Carlo, e i due uomini della comunicazione che seguono l'escalation del manager dai tre passaporti.

I due si chiamano Simone Migliarino e Guidalberto Ranieri, quest'ultimo distaccato da pochi giorni a Detroit per gestire i rapporti di Fiat-Chrysler con la stampa americana. Il loro compito è facilitato dal fatto che ormai si tratta di gestire un mito e Marpionne è diventato nel gotha dell'industria il simbolo dell'innovazione e dell'intraprendenza.

 

Se fosse ancora vivo Marshall McLuhan, il sociologo canadese che è considerato il padre della comunicazione, direbbe che "il pullover è il messaggio" perché questo Marpionne che ha studiato e lavorato nell'Ontario e a Toronto, è riuscito a imporre la sua personalità con gesti e parole simbolici che non hanno bisogno di grandi ricami.

Appare quindi naturale che siano già usciti due libri per ripercorrere la vita e le sue gesta. A scriverli sono i giornalisti Marco Ferrante (per la Feltrinelli) e Marco Gregoretti (per Class Editori) che si sono esercitati in una biografia non autorizzata dentro la quale è tracciato il profilo umano e professionale dell'ultimo eroe italiano.

Ieri a Palazzo Chigi lo hanno ascoltato in silenzio, ma per essere sicuro di non essere frainteso il mitico Marpionne ha chiesto e ottenuto la pubblicazione del suo intervento su due giornali. Adesso è la volta degli analisti e dei sindacati che sono chiamati a interpretare le sue parole e gli omissis. L'amministratore della Fiat non dice niente sul destino di Termini Imerese e lascia aleggiare la crisi dell'auto con lo spettro di quei tagli occupazionali che nel lessico dei manager si chiamano "ristrutturazione".

 

Nella sua infinita innocenza il ministro di Albenga, Claudio Scajola, lo ha ascoltato a bocca aperta e non gli ha fatto domande imbarazzanti perché era già soddisfatto di avere davanti a sé quel manager che dopo aver conquistato Detroit si è finalmente degnato di fornire la sua testimonianza al Governo di quel Paese che per decenni ha donato il sangue alla Fiat e alla Sacra Famiglia degli Agnelli.

Se avesse voluto divertirsi (ma non è certo nella sua natura) Scajola e qualcun altro avrebbero potuto chiedergli come ha fatto Marpionne a introdurre il pullover nella Casa Bianca e ad arruolare Barack Obama come il suo direttore marketing.

Finora questa domanda non ha trovato alcuna risposta sulla stampa italiana e internazionale protesa a incoronarlo. Soltanto Dagospia nella sua infinita miseria continua a tormentarsi e a chiedersi le ragioni per cui l'America dei SUV e degli hamburger si sia convertita con inusitata prontezza al progetto dell'apolide con residenza svizzera.

Ed è proprio in Svizzera che forse bisogna cercare la risposta al quesito. È noto che Marpionne oltre a fracassare le Ferrari sulle strade dei Cantoni, è vicepresidente non esecutivo di UBS, la grande banca elvetica che gestisce immensi patrimoni e interessi. Meno nota è la morsa che la giustizia americana ha stretto nel giugno dell'anno scorso intorno a UBS quando un ex-dipendente americano della banca si è dichiarato colpevole di complicità in frode fiscale davanti a un giudice federale della Florida.

 

L'impiegato dell'International Revenues Service del colosso UBS ha ammesso in quell'occasione di aver aiutato alcuni facoltosi cittadini svizzeri a evadere il fisco con un danno per l'erario Usa di molti milioni di dollari. Da quel momento gli gnomi di Zurigo sono entrati nel mirino della giustizia americana perchè secondo il procuratore della Florida avrebbero cercato di impedire la perdita di 20 miliardi di dollari amministrati per conto dei clienti svizzeri.

C'è anche il rovescio della medaglia perché nel maggio di quest'anno il presidente bello giovane e abbronzato ha rilanciato la lotta contro i paradisi fiscali e ha esclamato: "diciamo basta ad agevolazioni indifendibili", poi ha aggiunto che una decina di Paesi tra cui il Lussemburgo e la Svizzera si sono impegnati ad adottare standard internazionali.

Il riferimento non è apparso casuale perché la nuova Amministrazione di Obama vuole a tutti i costi ottenere i nomi dei cittadini americani che hanno portato i risparmi nei caveaux di Lugano e di Zurigo.

A questo punto vale la pena riprendere una voce che corre sui marciapiedi di Wall Street dove i barboni e i manager di Lehman Brothers passano le giornate a leggere Dagospia. L'interpretazione che questi miserabili danno alla conquista americana di "Re Marpionne" è legata a una sorta di tacita intesa tra le lobby finanziarie di Zurigo e quelle di Washington, un patto occulto che avrebbe spianato la strada per la Chrysler in cambio della verità sui "furbetti" di Zurigo.

Se questa tesi fosse vera il successo americano dell'uomo dal pullover sarebbe il frutto di un grande e silenzioso baratto che consentirà alla piccola "500" di attraversare le strade di Manhattan.

Gestire il mito è diventato facile, raccontarlo nei libri quasi doveroso, spiegarne per intero le ragioni è un'operazione difficile. Forse un giorno l'imprenditore-banchiere racconterà ai figli la verità. Di certo si può dire soltanto che Marpionne non è entrato alla Casa Bianca soltanto per i suoi meriti. Alle sue spalle si sono mossi poteri forti di quella finanza internazionale che da Zurigo passa per Londra e arriva a New York.

 

 
[19-06-2009]

“Suni è stata l’amore della mia vita” - MARISELA SVELA quarant’anni d’amore SEGRETO - "CAPII CHE SAREBBE STATO AMORE. adorava ascoltare le mie storie sesso. Più i racconti erano torbidi e pepati, più la divertivano. Era spregiudicata e cinica. A mia figlia Margherita una volta illustrò la bontà di una sana scopata"

 

Costanza Rizzacasa per "A"i

"‘Marì, ti sei innamorata di un uomo alto come un divano'. Sono state le prime parole di Suni quando vide Roger (Tamraz, il finanziere egiziano fondatore della Tamoil, ndr). Lo chiamava ‘Tam Tam'. Però ne era incantata. Lui aveva capito che per sedurre me doveva conquistare Suni. Aveva per lei mille attenzioni, ma all'inizio si spacciava per un parrucchiere per signore del jet set. Mi invitò a Parigi per il secondo volo del Concorde.

 

Arrivò con una Rolls Royce e donò a Suni un'icona russa. Lei lo mise alla prova. ‘Stasera vorrei pranzare a L'Orangerie'. Un ristorante così esclusivo che si doveva prenotare mesi prima. Lui rispose: ‘Datemi un orario'. Ci fecero trovare un tavolo in mezzo al camino. Accanto a noi Stavros Niarchos. Disse a Roger: ‘Comment vas-tu, mon camarade?' Suni era estasiata. Io, già pazza di Roger, ero gelosissima. Ma Suni ha vissuto tutte le mie storie d'amore. Da Alfonso de Borbón, cugino del re di Spagna, ad Alvise di Robilant. Ai miei spasimanti scriveva sempre lei. Forse era di lei che si innamoravano".

Scriveva anche a Paolo Federici, il suo secondo marito?
"Certo. Avevo conosciuto Paolo da Maria Angiolillo, il giorno prima di partire per la Svizzera. Io e Suni avevamo scoperto una clinica nel canton San Gallo dove già a quei tempi, trent'anni fa, facevano il lavaggio del colon. Noi andavamo due volte l'anno, suo fratello Gianni ci prendeva sempre in giro: ‘Come può una persona chiudersi in un sanatorio per due settimane a farsi dei grandi clisteri?'

 

Paolo mandò un telegramma: ‘Ho dimenticato il colore dei tuoi occhi'. Girammo per i paesini di montagna alla ricerca di un telegrafo. Suni gli rispose che avevo gli occhi ‘more doré, come le icone russe alla luce di una candela'. Paolo, che non sapeva cosa significasse more doré, andò in giro per tutta Milano per trovare qualcosa di quel colore".

Quindi la consultava nella scelta dei suoi uomini...
"Cercavo il suo consenso. Avevo bisogno di qualcuno che non interrompesse l'armonia che c'era fra me e Suni".

Suni era gelosa dei suoi fidanzati?
"No. Però adorava ascoltare le mie storie d'amore e sesso. Più i racconti erano torbidi e pepati, più la divertivano. Era spregiudicata e cinica. A mia figlia Margherita una volta illustrò la bontà di una sana scopata. A me raccomandava di essere prudente, ma solo per i miei gioielli".

 

A un mese dalla morte dell'amica con cui ha condiviso gioie e dolori per quasi quarant'anni ("dire l'età esatta mi metterebbe in difficoltà", spiega con un pizzico di civetteria), Marisela Rivas y Cardona de Federici ricorda Susanna Agnelli. Quella privata, madrina dei suoi figli, che detestava le pareti bianchi e scriveva le filastrocche al conte Alarico Palmieri. Erede di una ricchissima famiglia venezuelana, nella sua villa sull'Appia Antica, a Roma, Federici mostra i collages che anno dopo anno faceva per l'amica, e che dopo la sua morte le sono stati restituiti.

Uno, del 2002, dice: "Le cose che si amano non si posseggono mai completamente". Un altro, "Sappiamo ancora ridere insieme". "Suni è stata l'amore della mia vita", spiega, raccontando di un mondo dove le signore portavano le calze anche d'estate e in casa non stavano mai coi capelli sciolti e senza la borsetta in mano. "Riempiva una parte della mia esistenza in un modo che né mio marito né i miei figli potranno fare mai, perché non hanno la stessa devozione. Tra moglie e marito il sentimento si esaurisce, con Suni ogni giorno era un'emozione nuova. Alla fine avevamo assunto anche le stesse pose".

 

Come vi siete conosciute?
"Attraverso la mia amica Stella Pende. Lei era la pseudo-fidanzata di Gianni Bulgari, il Paul Newman ciociaro. Si vestiva da zingara, per strada le gridavano, "A' fata, sembri Sandokan". Un giorno, in auto in via Condotti, Stella indicò: ‘Ecco Suni'. Io mi sono sporta dal finestrino e ho esclamato: ‘E io sono Marisela'. Suni era sconcertata per la mia sfrontatezza, e anche Stella mi rimproverò (‘Amorcito, come hai potuto?'). Ma io capii subito che tra noi sarebbe nato qualcosa.

Suni era affascinata dalla mia esuberanza. Le piaceva che non avessi peli sulla lingua. La maggior parte della gente non sapeva prenderla. Facevano tutti tappetino, lei non lo sopportava. Suni ti amava o ti odiava. E se le stavi antipatico non lo nascondeva. Del resto poteva permetterselo. Ai grandi pranzi si annoiava. Dopo due minuti si alzava e se ne andava. Era una donna inquieta, come Gianni".

Poi c'è stato il periodo newyorkese.
"A Park Avenue eravamo vicine di casa. Da noi venivano Diana Vreeland, i Kennedy, Oscar de la Renta. La Vreeland beveva shots di vodka alle dieci del mattino. Una donna bruttissima ma di immenso fascino, con i capelli tinti nero corvino tutti tirati all'indietro. De la Renta era grande amico di Gianni Agnelli. Dominicano, adorava le banane fritte e soprattutto i fagioli neri, che Gianni detestava. Per gli ottant'anni di Gianni gli organizzò un pranzo a base di fagioli neri, dal primo al dessert. Un gesto d'affetto per celebrare una lunghissima amicizia".

Lei e Suni litigavate mai?
"Facevamo litigate furibonde. Lei detestava il mio esibizionismo. Non concepiva che dessi baci e abbracci a destra e a manca. Non faceva parte della sua educazione. Miss Parker, l'istitutrice di casa Agnelli, non perdonava le effusioni. Gianni diceva sempre che innamorarsi era roba da cameriere, per Suni un bacio sulla guancia era inconcepibile. Il suo saluto era una pacca sul braccio. I figli dei suoi figli, per provocarla, le portavano a casa le persone più bizzarre. Un giorno uno di loro si permise di rispondere al cellulare mentre erano a tavola: ‘Aò, sto a casa de ‘a Suni Agnelli. Sto a magnà ‘a zuppa di pesce'. Suni non si rimise per una settimana".

E lei cosa non sopportava della sua amica?
"La sua ambiguità: mi impediva di frequentare una certa signora molto in vista a Roma, poi scoprivo che ci andava lei. Eravamo due primedonne, spesso in competizione. E poi l'arroganza e frettolosità con cui spesso dispensava giudizi sulle persone. Ma era anche una donna di grande ironia. A Natale ha regalato a tutti tre boccette di olio per il corpo. Sul pacchetto aveva scritto, ‘Natale di crisi'".

 

La sorella preferita di Suni?
"Gianni per lei era fratello e sorella. Con le sorelle aveva rapporti molto formali".

Di Gianni Agnelli che ricordo ha?
"Faceva la Formula 1 sull'Appia Antica. Il suo amico Carlo Caracciolo aveva affittato una villa qui vicino. Gianni prendeva l'Alfa e veniva a trovarlo. Facevano lunghe passeggiate, il loro posto preferito era una tenuta agricola qui dietro. Lì, in mezzo a mucche e pecore, Gianni esclamava con la sua famosa erre, "Che rustici, che pini secolari... E' davvero la più bella strada del mondo".

E Marella?
"Quando abitavo con Suni all'ultimo piano di Palazzo Carandini, in via XXIV maggio, si raccontava che prima del matrimonio i Caracciolo dovettero chiamare Benedetto Croce per darle un po' di preparazione scolastica. Aveva dei piedi bellissimi ma con gli Agnelli parlavano lingue diverse. Lei non capiva la loro passione per il calcio, o come Maria Sole potesse vivere in una fattoria in mezzo ai cavalli. Era talmente distaccata che perfino Suni con lei si sentiva in soggezione.

Amica delle Niarchos, considerava gli Agnelli troppo poco sofisticati. Perché in fondo loro erano persone semplici. Suni amava il lusso più sfrenato, ma poi il suo piatto preferito erano gli spaghetti al pomodoro. I gioielli dovevo prestarglieli io. Quando faceva il sindaco all'Argentario girava in jeans e camicioni. Tanto che quando la fecero ministro non aveva cosa mettersi. Dovemmo chiamare Ferré e le sorelle Fontana in emergenza".

Quali erano le sue debolezze come donna?
"Se stessa. Si piaceva molto. Anche lei subiva il mito della Suni. Faceva sempre dei cache-pot con il suo nome".

Il suo colore preferito?
"I pastello. Rosa, azzurro, verde acqua..."

Le letture?
"Adorava Proust, ma anche i gialli di Andrea Camilleri".

Aveva un rimpianto?
"Non aver finito l'università. Sarebbe stata un ottimo medico".

Il consiglio più importante che le ha dato Suni?
"Bisogna che educhi i tuoi figli a farsi perdonare quello che hanno e quel che sono".

 

 
[19-06-2009]

la conquista dell'America di Marpionne va collocata all'interno di colossale baratto
Alle 7,51 di oggi  le agenzie hanno battuto una dichiarazione dell'ambasciatore Antonio Puri  Purini, il diplomatico che sta per lasciare la sede di Berlino e ha  organizzato la cena segreta tra Sergio Marpionne e Angela Merkel per il  destino di Opel.

 

Dalle sue parole emerge che la posizione e l'immagine della Fiat in Germania si è rafforzata e che "è bene restare alla finestra" perché la situazione potrebbe cambiare. Al quartiere generale del Lingotto le parole dell'ambasciatore uscente sono state lette con soddisfazione e allo stesso modo c'è stato un gran compiacimento per gli articoli che sono usciti simultaneamente (!) sui giornali di sabato in merito al "nuovo stile" che il capo della Fiat sta imponendo nel grattacielo del Michigan dove ha scelto come ufficio un locale al quarto piano invece della suite dell'ex-presidente Bob Nardelli.

Di queste cose si è parlato anche nel meeting segreto che si è svolto sabato al centro sperimentale Fiat di Balocco, il complesso con 70 km di piste che si trova sull'autostrada Torino-Milano. Qui l'italo-canadese che secondo "Le Monde" "fa sognare l'Italia", ha riunito i 14 top-manager della Fiat per mettere a punto la strategia planetaria che parte da Torino, salta a piè pari Termini Imerese, e si ferma per il momento a Detroit senza escludere la possibilità di arrivare a Berlino.

 

Ai manager che lo hanno ascoltato in religioso silenzio Marpionne si è guardato bene dal citare quel sito disgraziato di Dagospia che il giorno prima ha tirato fuori una tesi davvero bizzarra sulle ragioni che gli hanno consentito di conquistare l'America e il presidente Obama.

In sintesi, Dagospia ha riportato una voce raccolta sui marciapiedi di Wall Street dove qualche analista prima di suicidarsi, ha detto che dietro le sparate di Obama per la Fiat ci sarebbe una sorta di baratto con la Svizzera e la banca Ubs di cui Marpionne è vicepresidente non esecutivo. Il patto occulto sarebbe stato siglato in cambio della verità sui "furbetti" americani e svizzeri che in questi anni hanno evaso il fisco provocando un danno di circa 20 miliardi di dollari all'Amministrazione americana.

La tesi del baratto ha fatto sorridere l'ufficio stampa del Lingotto e quei giornalisti che si sprecano a ritagliare il mito di Marpionne al quale si vuole attribuire una capacità slegata dall'interesse delle grandi lobby finanziarie che partono dalla Svizzera e arrivano in America.

A dispetto di tanta ironia ecco spuntare sul "Sole 24 Ore" di sabato un articolo in cui si annuncia l'accordo siglato a Washington tra Svizzera e Stati Uniti per allentare il segreto bancario elvetico "almeno sul fronte dell'evasione fiscale". L'intesa, raggiunta tra il Segretario al Tesoro Geithner e il ministro svizzero delle finanze Hans-Rudolf Merz, potrebbe migliorare il clima tra le due parti con possibili riflessi sulla vicenda giudiziario-fiscale in cui è coinvolta negli Usa la maggior banca elvetica Ubs, accusata di aver favorito le frodi fiscali di cittadini Usa.

 

Perbacco!, anzi perbaccolina!, questo vuol dire che la tesi sostenuta venerdì da Dagospia non era una minchiata qualunque, ma aveva un suo fondamento e che la conquista dell'America di Marpionne va collocata all'interno di questo colossale baratto.

E a conferma di ciò bisogna spulciare la stampa e i siti internet del Canton Ticino dove non più tardi di ieri si legge che il ministro delle finanze svizzere ha chiesto all'Ubs di dare il proprio contributo perché il Fisco americano vuole informazioni su 52mila clienti della banca elvetica sospettati di frode.

Così si legge ad esempio in un'intervista pubblicata dalla "SonntagsZeitung" del ministro delle finanze Hans-Rudolf Merz, un 68enne nato a Berna che è stato un autorevole membro della "Max Schmidheiny Foundation <http://en.wikipedia.org/w/index.php?title=Max_Schmidheiny_Foundation&action=edit&redlink=1> ", la potente fondazione degli industriali svizzeri che vede tra i suoi benefattori la banca Ubs e la Fiat (due nomi che camminano apparentemente separati per le strade del mondo).

Questo per dire che Sergio Marpionne non è un cavaliere solitario, ma un uomo eccezionale che si misura con poteri eccezionali avendo alle spalle forze eccezionali.
 

PAX STATI UNITI-SVIZZERA (FIAT E CHRYSLER RINGRAZIANO I POTERI FORTI) - FIRMATO NUOVO ACCORDO: SI ALLENTA IL SEGRETO BANCARIO SVIZZERO – ADESSO PERò GLI USA DEVONO METTERE FINE ALLA PROCEDURA CIVILE CONTRO L'UBS DEL VICEPRESIDENTE MARPIONNE…

Lino Terlizzi per "Il Sole 24 Ore"

Svizzera e Stati Uniti hanno siglato a Washington un nuovo accordo sulla doppia imposizione, aprendo così la strada a un allentamento del segreto bancario elvetico, almeno sul fronte dell'evasione fiscale. La notizia è stata diffusa dal ministero svizzero delle Finanze, Hans-Rudolf Merz, i cui portavoce non hanno indicato però i dettagli dell'intesa.

Il segretario al Tesoro americano Timothy Geithner ha espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto. L'intesa tra Berna e Washington dimostra che la Svizzera sta procedendo lungo la via degli impegni presi.

L'accordo potrebbe migliorare il clima tra le due parti, con possibili riflessi sulla vicenda giudiziario-fiscale in cui è coinvolta negli Usa la maggior banca elvetica, Ubs, accusata di aver favorito le frodi fiscali di cittadini Usa. Formalmente quest'ultima vicenda non è collegata all'accordo, ma il Governo elvetico spera in una soluzione, anche se Washington non ha per ora dato segnali.

Posta sotto la forte pressione di Ocse, Usa, Unione Europea, la Svizzera insieme ad altre piazze finanziarie, tra cui il Lussemburgo, nel marzo scorso si era impegnata a rivedere i meccanismi di collaborazione in campo fiscale. Come le altre piazze accusate di non combattere a sufficienza l'evasione e messe nella lista grigia dell'Ocse in occasione del G- 20 di aprile a Londra, la Svizzera deve siglare almeno dodici nuovi accordi fiscali.

Quello con gli Usa è il sesto ed è sin qui il più importante. Nelle scorse settimane, Berna aveva firmato con Danimarca, Francia, Lussemburgo, Norvegia, Messico. Con l'Italia i negoziati dovrebbero iniziare in tempi brevi.

Il ministro Merz aveva proposto a Washington di mettere fine alla procedura civile lanciata contro Ubs proprio in concomitanza con il nuovo accordo fiscale. Ma la questione è stata discussa solo a margine dei negoziati.

I nuovi accordi sulla doppia imposizione dovranno essere approvati dal Parlamento elvetico. Il primo di questo accordi, forse proprio quello con gli Usa, potrebbe essere sottoposto a referendum, gli altri no perché analoghi. E una bocciatura parlamentare o popolare, secondo il ministro delle Finanze elvetico, sarebbe possibile nel caso la questione Ubs non fosse risolta. Su questo capitolo, occorreranno altri colloqui tra Berna e Washington.

 
[22-06-2009]

 

 

 

 

Marpionne-CHOC: "Restiamo a Termini Imerese ma non produrremo più auto" (ma si guarda bene dal dire cosa arriveranno a fare gli operai) - e aNNUNCIA LICENZIAMENTI: "si avvicina il limite delle 52 settimane di cassa integrazione per almeno dieci stabilimenti"...

La Stampa.it

 

La Fiat intende mantenere la propria presenza industriale a Termini Imerese con una produzione diversa dall'auto. Lo ha detto l'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, secondo quanto si apprende da fonti presenti all'incontro, al tavolo con governo e sindacati, dove ha spiegato che la produzione della Lancia Y è confermata fino al 2011 nello stabilimento siciliano. A partire dall'anno successivo lo stabilimento sarà utilizzato con altre finalità e per questo si dovrà rivedere l'accordo di programma. Lo stabilimento di Pomigliano d'Arco, invece, manterrà la produzione dell'Alfa 159 berlina fino al 2010 e dell'Alfa 147 e gt e successivamente sarà assegnata una nuova piattaforma con più modelli.

 

«Di fronte alla crisi globale del settore auto c'è necessità di razionalizzazione per contrastare una sovracapacità produttiva cronica. Stiamo gestendo una situazione drammatica in modo assolutamente responsabile. Fiat non ha denunciato eccedenze occupazionali strutturali e ha fatto ricorso solo alla cassa integrazione ordinaria - ha riferito l'amministratore delegato - Stiamo usando tutti gli ammortizzatori sociali possibili, ma si avvicina il limite delle 52 settimane di cassa integrazione nell'ultimo quadrimestre 2009 per almeno dieci stabilimenti. Al momento non è possibile fare previsioni precise perchè ci sono variabili difficili e non si possono indicare prospettive di lungo periodo».

Mantenimento degli ecoincentivi europei, riconoscimento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria, sostenibilità finanziaria di alcune iniziative produttive e riduzione del conflitto sociale e dei costi produttivi: sono questi i presupposti per il mantenimento degli equilibri occupazionali, individuati da Marchionne. Ha poi aggiunto che non si può immaginare il gruppo Fiat senza forti radici in Italia perchè è «un pezzo importante della sua storia e vogliamo che sia un pezzo importante del suo futuro: se ognuno si assumerà la propria parte di responsabilità e impegno questo sarà possibile evitando conseguenza dolorose. Ritengo che sia una sfida alla nostra portata».

Secondo fonti di governo, inoltre, aprendo il tavolo con Fiat, il premier Silvio Berlusconi ha voluto fare i suoi complimenti all'ad della casa automobilistica italiana per le sue attività di «consolidamento internazionale del gruppo». «Complimenti al signor Fiat». Berlusconi poi ha assicurato che il governo sarà «attento e vicino» ai movimenti di Fiat ed ha riferito che l'azienda «non ha in programma delocalizzazioni».

 

 
[18-06-2009]

 

A PARTE il miliardo e 166 milioni € incassatI per l'eredita' del padre, SBUCA La maxiparcella da 25 milioni € pagata agli avvocati attraverso una banca di Singapore...

(Adnkronos) - Sarebbe di oltre 1,1 miliardi di euro l'ammontare che Margherita Agnelli ricevette in eredita' nel 2004. Lo riporta 'il Mondo'', nel numero domani in edicola, con un servizio esclusivo dal titolo ''L'affaire Agnelli: il miliardo e 166 milioni di euro incassato da Margherita per l'eredita' del padre. La maxiparcella da 25 milioni pagata agli avvocati attraverso una banca di Singapore, la Guardia di Finanza che acquisisce lettere e documenti. Ecco le carte segrete della dinasty torinese''.

 

Dal servizio del ''Mondo'' emerge non solo la vera cifra di quanto la figlia dell'Avvocato percepi' in seguito agli accordi del 2004, ma anche una vicenda che potrebbe portare seri guai: nel 2004 infatti Margherita, per il tramite della societa' Vilanda Capital ltd, ha pagato i suoi legali 25 milioni di euro, transitati attraverso la Ubs di Singapore, paradiso fiscale che il fisco italiano ha inserito nella "black list".

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Ma ora la Guardia di Finanza starebbe indagando su queste transazioni e ha acquisito le carte dell'eredita'. All'origine della vicenda, il litigio intrapreso dall'avvocato Charles Poncet, il nuovo legale svizzero di Margherita De Pahlen, e i legali che avevano concluso l'accordo del 2004 (l'avvocato svizzero Patry e l'avvocato italiano Gamna dello studio Chiomenti) accusati di non aver difeso a sufficienza gli interessi economici della figlia dell'Avvocato.

 

Come emerge dalle carte riportate da 'Il Mondo', proprio questa somma, definita da Poncet "astronomica", pagata da Margherita De Pahlen "per il tramite della societa' Vilanda Capital ltd alla filiale Ubs di Singapore a favore della Pkb privatbank ag di Zurigo", e' al centro della controversia tra Poncet e Gamna, che "permettera' a Margherita di finanziare in avvenire le eventuali procedure che intraprendera' in Italia e di terminare quelle che ha in corso senza che a lei costino un centesimo".

Il litigio tra i due studi legali prosegue da molto tempo, fino ad un nuovo capitolo: una lettera, riportata da Il Mondo, in cui Charles Poncet illustra a Margherita Agnelli la propria idea. L'idea e' di risolvere la controversia facendo firmare all'avvocato Gamna un "affidavit", cioe' una dichiarazione che permetta di stabilire "l'esistenza di un mandato tra vostro padre e Gabetti e Grande Stevens. Questo potra' essere utile ad Abbatescianni (ndr: l'avvocato italiano che segue la causa promossa al tribunale di Torino dalla figlia dell'Avvocato) nel processo italiano".

 

Se l'Avvocato Gamna accettera' di firmare l'affidavit "che tiene conto della situazione delicata di Gamna", scrive Poncet in una lettera datata 29 aprile 2008, egli "potra' essere sicuro che la mia cliente (ndr: Margherita De Pahlen) non avra' piu' alcuna pretesa da far valere contro di lui".

 

''Il Mondo'' conclude sottolinenado che non e' stato possibile accertare se l'affidavit sia stato in effetti firmato o prodotto nel processo di Torino: il quesito e' stato infatti posto all'Avvocato Abbatescianni ma "la risposta non e' arrivata".

 

 
[18-06-2009]

Incontro con le Istituzioni e le Organizzazioni Sindacali

Nell’incontro con il Governo, le Istituzioni territoriali e le Organizzazioni sindacali, che si è svolto oggi a Palazzo Chigi, l’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha illustrato l’attuale situazione del Gruppo e i programmi industriali di medio periodo, con particolare riferimento agli stabilimenti in Italia.

Fiat Group Automobiles

Fiat Group Automobiles nei primi cinque mesi dell’anno, a fronte di un mercato che è calato in Europa Occidentale del 12,8 per cento, ha limitato la flessione al 3,8 per cento. La quota è salita di quasi un punto percentuale, arrivando al 9,3 per cento.

La crisi dei mercati internazionali ha aggravato ancora di più il problema della sovraccapacità produttiva, che da anni caratterizza l’industria dell’auto mondiale. Si prevede che in Europa, nel 2009, la percentuale di utilizzo degli impianti scenda a circa il 65%.

Oggi è assolutamente necessaria una razionalizzazione dell’industria dell’auto per riportarla a un livello di sostenibilità economica.

Tutti gli sforzi che Fiat ha fatto finora, a livello gestionale, industriale ed economico, non sono più sufficienti. Occorrono interventi strategici per raggiungere un’adeguata massa critica, per aumentare i volumi prodotti per piattaforma e per estendere la presenza geografica.

In quest’ottica va letta l’alleanza raggiunta con Chrysler. Fiat e Chrysler insieme sono diventati il sesto produttore al mondo.

Per quanto riguarda gli stabilimenti italiani, alcuni dei quali hanno potuto beneficiare degli effetti positivi degli eco-incentivi, gli assetti produttivi previsti per gli anni 2009-2010 sono i seguenti:

Mirafiori: conferma produzione Alfa MiTo ed inserimento versione MultiAir da settembre 2009; proseguimento produzione Punto Classic, Multipla, Musa e Idea.

Melfi: avvio produttivo nuova Punto EVO; conferma produzione Grande Punto.

Cassino: conferma produzione Bravo, Delta e Croma; avvio produzione nuova Alfa del segmento C nel 2010.

Termini Imerese: conferma produzione Ypsilon (con motori Euro 5) con proseguimento produzione al 2011; mantenimento presenza industriale con produzioni diverse da quella automobilistica; necessità di rivedere Accordo di Programma sulla base del nuovo progetto.

Pomigliano: conferma produzione Alfa 159 berlina e sport wagon (con motori Euro 5) e proseguimento produzione oltre il 2010; conferma produzione Alfa 147 e GT al 2010; prevista successiva assegnazione di una nuova piattaforma per uno o più modelli.

Sevel Val di Sangro: conferma produzione Ducato.

 

Iveco

Il mercato dei veicoli industriali è in profonda sofferenza. In Europa Occidentale, la domanda complessiva del primo trimestre è scesa di quasi il 40 per cento, con flessioni mai viste prima in tutti i maggiori mercati. In questo contesto estremamente negativo, la quota di mercato di Iveco, che ha scelto di proteggere i margini, è risultata in calo di mezzo punto, con un picco negativo nel segmento dei pesanti. Proprio in questo segmento, la raccolta degli ordini in Europa, per tutti i costruttori, sta registrando una contrazione dell’80 per cento rispetto al 2008.

I veicoli leggeri e pesanti di Iveco hanno fortemente risentito del calo del mercato, con conseguenti ricadute sui livelli di produzione degli impianti, che lavoreranno quest’anno a circa un terzo della loro capacità produttiva.

Il comparto city bus, fortemente collegato alle commesse pubbliche, sta scontando la contrazione degli ordini (-40 per cento in Italia), che lascia prevedere un forte calo dei volumi di produzione nel secondo semestre.

Sono confermate le attuali missioni produttive dei tre stabilimenti di Brescia (nuovo Eurocargo), Suzzara (nuovo Daily) ed Avellino (nuovi autobus Citelis e Domino).

CNH

La domanda di macchine per le costruzioni, nel primo trimestre, è crollata del 57 per cento a livello globale e in maniera ancora più evidente in Europa Occidentale. Le vendite di Case e New Holland hanno seguito, nel complesso, l’andamento dei mercati.

Gli impianti di Imola, Lecce e San Mauro hanno accusato forti impatti negativi dal crollo della domanda. I volumi produttivi attesi per quest’anno sono scesi a livelli difficilmente sostenibili. L’utilizzo della manodopera nei primi quattro mesi dell’anno si è attestata, in media, al di sotto del 40 per cento.

L’andamento del mercato, le previsioni per i prossimi anni e l’alto tasso di dissaturazione degli stabilimenti rendono necessarie una profonda riorganizzazione del business, una razionalizzazione degli attuali siti produttivi e la definizione di un piano per la gestione dei lavoratori in esubero.

Anche il mercato mondiale delle macchine per l’agricoltura presenta un segno negativo. Nel primo trimestre, la domanda di trattori e mietitrebbia è scesa rispettivamente del 10 e del 23 per cento. Case IH e New Holland hanno registrato un andamento in linea con quello del mercato.

Il settore, mentre ha mantenuto i livelli di domanda nelle grandi macchine agricole, sta patendo una riduzione di volumi nel comparto dei trattori a minore potenza, che vengono prodotti a Jesi. Si prevede che la caduta del mercato avrà effetti più pesanti sui livelli di produzione nella seconda parte dell’anno. Gli assetti produttivi dello stabilimento sono confermati.

* * *

 

Nel corso del suo intervento, l’Amministratore della Fiat, Sergio Marchionne, ha detto:

"Nell’incontro di oggi abbiamo tracciato un quadro realistico della situazione. La Fiat non intende nascondersi dietro il paravento della crisi. La stiamo affrontando con tutte le nostre forze. Stiamo facendo il possibile per superarla. Siamo pronti a sfruttare tutte le opportunità che si possono creare. Ma adesso è arrivato il momento, per tutti, di prendere coscienza che i grandi traguardi non si raggiungono da soli.

Mantenere gli equilibri occupazionali, di fronte all’emergenza che stiamo vivendo nei mercati, non è un compito facile. Le iniziative produttive delle quali abbiamo parlato oggi possono garantire in parte questo obiettivo, ma devono anche essere sostenibili dal punto di vista finanziario. Allo stesso modo, ci sono altri elementi di pari importanza. Penso al fatto di poter contare su eco-incentivi in Europa che abbiano una reale efficacia di stimolo della domanda. Penso al riconoscimento della cassa integrazione, ordinaria e straordinaria, che diventa indispensabile per gestire senza traumi le temporanee fermate produttive e i necessari processi di riorganizzazione, ai quali l’andamento della domanda ci costringe. Penso anche al rigoroso contenimento dei costi di struttura e alla possibilità di rispondere con tempestività alle richieste del mercato. Questo non richiede solo il rispetto della normativa sulla flessibilità del lavoro. Significa anche essere consapevoli che azioni di conflitto immotivate portano solo danni perché non fanno altro che regalare occasioni d’oro alla concorrenza".

Concludendo il suo intervento, Sergio Marchionne ha affermato:

"Noi abbiamo una convinzione che è insieme un invito. Non si può immaginare una Fiat senza forti radici in Italia. Lo diciamo da anni: Fiat fa parte di questo Paese, è un pezzo importante della sua storia e vogliamo che resti un pezzo importante del suo futuro.

Se questo è un obiettivo condiviso, è il momento di unire gli sforzi di tutti: Governo, parti sociali e azienda. Se faremo tutti un passo avanti anziché uno indietro, se ognuno di noi sarà disposto ad assumere la propria parte di responsabilità e di impegno, allora tutto questo sarà possibile. Potremo evitare conseguenze dolorose e potremo costruire qualcosa di più solido e duraturo. Personalmente, sono convinto che si tratti di una sfida alla nostra portata".

Torino, 18 giugno 2009

 

 

 

 

COMUNICATO CONGIUNTO

Italia: firmato il prestito a Fiat per 400 milioni

La Banca europea per gli Investimenti (BEI) e il Gruppo Fiat hanno firmato il contratto di finanziamento di 400 milioni di euro approvato dal Consiglio di amministrazione della BEI lo scorso mese di marzo. Il prestito e` finalizzato a sostenere i progetti in Ricerca e Sviluppo del gruppo automobilistico e si inserisce nell`ambito della European Clean Transport Facility (ECTF), il piano della BEI rivolto ai produttori europei per investimenti finalizzati alla riduzione di emissioni di anidride carbonica e alla maggiore efficienza energetica.

"Siamo particolarmente soddisfatti di contribuire a realizzare i programmi della Fiat, primo gruppo manifatturiero italiano e tra i protagonisti mondiali dell`auto, nella progettazione e realizzazione di nuove tecnologie a ridotto impatto ambientale per il settore dei trasporti", ha dichiarato Dario Scannapieco, Vicepresidente della BEI responsabile per le operazioni in Italia, Malta e Balcani Occidentali. "Gli investimenti in Ricerca e sviluppo costituiscono infatti la base per lo sviluppo duraturo di un`impresa e sono ancor piu` decisivi in un momento come quello attuale, in cui occorre guardare avanti, mirando a rafforzare la propria competitività, concetto che la FIAT dimostra di avere ben chiaro", ha aggiunto.

"Sono grato alla BEI per il contratto di finanziamento, ha detto l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, che è un contributo importante per proseguire nella ricerca di soluzioni sempre più ecocompatibili e nello sviluppo di tecnologie volte alla riduzione di consumi ed emissioni. Si tratta di una scelta strategica che Fiat ha abbracciato da tempo e con convinzione, sia per quanto riguarda i motori tradizionali sia per le alimentazioni alternative come il metano, di cui abbiamo una leadership riconosciuta".

Torino, 16 giugno 2009

Banca europea per gli Investimenti

Marco Santarelli

 

 

 

ECCLESTONE TRAVOLGE LUCHINO – IL PATRON DELLA FORMULA 1 SI SCHIERA CON MOSLEY SULLE NUOVE REGOLE DELLA FIA – MINACCE AI TEAM RIBELLI GUIDATI DALLA FERRARI (BRIATORE COMPRESO) - CAMPIONATO INDIPENDENTE? “SI TROVERANNO DI FRONTE A GROSSI PROBLEMI”…

1 - Fia-Fota, Ecclestone sta con Mosley e minaccia team ribelli...
Da "Apcom" -
Continua a stringersi il cerchio intorno agli otto team ribelli del Mondiale di Formula 1. Contrariamente a quanto suggerito da voci incontrollate Bernie Ecclestone, patron del circus iridato, si è schierato pubblicamente contro il fronte dei team guidati dalla Ferrari nella lotta alle novità regolamentari delineate dalla Federazione Internazionale dell'Automobile.

Bernie Ecclestone

Ecclestone ha minacciato le scuderie prefigurando vita difficile ed una dura battaglia legale nel caso in cui la protesta contro la Fia dovesse portare ad una rottura insanabile e alla conseguente creazione di un campionato indipendente, eventualità prefigurata da alcuni team.

"Se dovessero provarci, e non credo che ci riusciranno, si troverebbero di fronte a grossi problemi", ha spiegato Ecclestone all'edizione online del quotidiano britannico 'Daily Express': "Anche senza considerare i miei contratti con le scuderie - ha aggiunto il patron della Formula 1 - se qualcuno dovesse contattare le persone, le società e le televisioni legate a noi da contratti allora prenderemmo la questione in maniera molto seria.

Si tratterebbe di istigazione alla violazione di vincoli contrattuali, non me ne starei con le mani in mano lasciando che accada una cosa simile. Qualsiasi azione potrebbe costare centinaia di milioni di sterline o chissà quanto".

2 - F1: FIA-FOTA, ECCLESTONE MINACCIA AZIONI LEGALI...
(Adnkronos) - Bernie Ecclestone
minaccia azioni legali contro i team ribelli della F1. Se Ferrari, Renault e le altre squadre della Fota lasceranno il 'Circus', cercando di portarsi dietro anche gli sponsor, i circuiti, le televisioni, "andranno incontro a grandi problemi", dice Ecclestone in un'intervista al 'Daily Express'. Il 12 giugno la Fia annuncera' le 13 squadre che parteciperanno al Mondiale 2010.

La Fota non e' disposta a trattare con Mosley sulla questione del tetto al budget e starebbe progettando un Mondiale parallelo. "Se provano a creare una propria serie, e io non credo che saranno in grado di farlo, andranno incontro a grandi problemi", dice Ecclestone. "A parte i miei contratti con i team, se qualcuno andasse dalle nostre controparti, dalle societa', dalle televisioni, prenderemmo la cosa molto seriamente. Questo -prosegue- sarebbe un incentivo alla violazione dei contratti e io non starei li' ad aspettare che accada. Qualsiasi azione potrebbe costare centinaia di milioni di sterline, chi sa quanto?", sottolinea Ecclestone.

 

3 - F1: FIA-FOTA, ECCLESTONE MINACCIA AZIONI LEGALI...
(Adnkronos) -
Secondo Ecclestone, creare un Mondiale parallelo e' un'impresa onerosa: "Io non credo che i CdA di Toyota e Bmw, che stanno gia' cercando di tagliare i costi in F1, sarebbero contenti se i loro team optassero per una serie che non sia il Mondiale Fia di F1", osserva il boss del 'Circus'.

"Creare una serie costa un sacco di soldi. In questo momento -spiega- noi forniamo ai team gli eventi a costo zero, con gli sponsor, i soldi e le gare davanti al grande pubblico televisivo che fornisco loro grazie a contratti ed appalti che vinciamo. Questi soldi tornano ai team e loro li investono. Sarebbe diverso se dovessero trovarsi tutte le sedi, le televisioni e promuovere il tutto quando noi abbiamo il meglio".

Max Mosley

I team vogliono che entro il 12 giugno venga firmato il Patto della Concordia: "I team hanno avuto l'opportunita' per firmare il Patto della Concordia 1998 che li avrebbe protetti dai cambiamenti tecnici di Max (Mosley, ndr), ma hanno detto di no", obietta Ecclestone.

 

 
[10-06-2009]

 

 

 

CHRYSLER GROUP LLC E FIAT PERFEZIONANO LA LORO ALLEANZA STRATEGICA GLOBALE

LA NUOVA CHRYSLER, UNA SOCIETÀ PIÙ FORTE E COMPETITIVA A LIVELLO MONDIALE

Robert Kidder designato Presidente della casa automobilistica americana;

Sergio Marchionne Amministratore Delegato

Auburn Hills, Michigan e Torino, Italia – 10 giugno 2009 – Chrysler Group LLC e Fiat Group comunicano il closing dell’alleanza strategica globale già annunciata, con la piena operatività della nuova Chrysler, che da oggi dispone di risorse, tecnologie e rete di distribuzione necessarie per competere in modo efficace a livello mondiale.

Come previsto dall’accordo, Fiat fornirà a Chrysler la tecnologia tra le più innovative e avanzate al mondo, le piattaforme e i propulsori per vetture piccole e medie. Chrysler potrà così offrire una più ampia gamma di prodotti comprese anche vetture a basso impatto ambientale, sempre più richieste dal mercato. Chrysler potrà anche trarre beneficio dall’esperienza della Fiat nelle ristrutturazioni aziendali e avrà accesso alla rete di distribuzione internazionale di Fiat, in particolare in America Latina e Russia.

"Questo è un giorno molto importante, non solo per Chrysler e per i suoi dipendenti, che hanno vissuto quest’ultimo anno in un contesto pieno di incertezze, ma anche per l’intera industria automobilistica", ha commentato Sergio Marchionne, da oggi Amministratore Delegato di Chrysler Group LLC. "Sin dall’inizio, eravamo decisi a fare di quest’alleanza un passo fondamentale per risolvere i problemi che affliggono l’industria dell’auto. D’ora in avanti, lavoreremo alla definizione di un nuovo modello di riferimento per le aziende automobilistiche che vogliano produrre utili".

Marchionne ha poi aggiunto: "Partendo dalla cultura di innovazione di Chrysler e dalla tecnologia e know-how di Fiat, intendiamo ampliare il portafoglio prodotti di Chrysler sia in Nord America sia negli altri mercati. Le attività della Chrysler rilevate dalla nuova società, ferme durante questo periodo, sono già o saranno presto nuovamente operative, ed è già iniziato il lavoro per sviluppare vetture ecologiche, a basso consumo e di alta qualità, che saranno le caratteristiche distintive dei nuovi prodotti del gruppo Chrysler".

"I punti di forza che in primo luogo ci hanno spinto verso questa alleanza, ancora oggi più veri e concreti, sono una casa automobilistica mondiale con tecnologie di primo livello, dipendenti motivati, una maggiore efficienza, una rete distributiva globale ed un fortissimo desiderio di costruire vetture che i consumatori vogliono. Questa alleanza, creata con il pieno sostegno dell’Amministrazione del Presidente Obama, non risolve sicuramente tutti i problemi che attualmente affliggono l’industria automobilistica ma rappresenta un passo fondamentale per posizionare Fiat e Chrysler tra i leader della futura generazione di produttori a livello globale. Sono consapevole del fatto che questo è stato un processo difficile per tutti i soggetti coinvolti, ma siamo pronti a dimostrare al consumatore americano che Chrysler può tornare ad essere una società forte e competitiva con una gamma di vetture affidabili che colpiscono l’immaginazione e ispirano fedeltà", ha commentato Marchionne.

 

In base alle condizioni approvate dal Tribunale di New York e dalle diverse autorità regolamentari e antitrust, la società precedentemente conosciuta come Chrysler LLC ha oggi formalmente ceduto sostanzialmente tutti i propri beni (con l’esclusione di determinati debiti e altre passività) ad una nuova società con la denominazione sociale di Chrysler Group LLC.

Chrysler Group ha assegnato ad una controllata di Fiat una quota del 20% della partecipazione nella nuova società, al netto degli effetti diluitivi. Fiat ha anche stipulato una serie di accordi necessari per il trasferimento di determinate tecnologie, piattaforme e propulsori alla nuova Chrysler. La quota di Fiat aumenterà progressivamente fino ad un totale del 35% subordinatamente al raggiungimento di determinati obiettivi previsti dall’accordo. Tuttavia Fiat non potrà ottenere la quota di maggioranza di Chrysler fino a quando i debiti derivanti dai finanziamenti pubblici non saranno stati interamente rimborsati.

Contemporaneamente, l’United Auto Workers’ Retiree Medical Benefits Trust, associazione volontaria di ex dipendenti (VEBA), ha ricevuto una partecipazione del 55% di Chrysler Group, al netto degli effetti diluitivi. Al Dipartimento del Tesoro statunitense e al Governo canadese sono state assegnate quote rispettivamente dell’8% e del 2% (al netto degli effetti diluitivi). Queste percentuali riflettono le quote di partecipazione che saranno detenute da ciascuno dei soci, se e quando Fiat maturerà il diritto ad aumentare la propria partecipazione avendo raggiunto gli obiettivi fissati.

La nuova Chrysler sarà guidata da un Consiglio di Amministrazione composto da tre amministratori nominati da Fiat, tra i quali Sergio Marchionne (Amministratore Delegato di Fiat S.p.A.) in qualità di Amministratore Delegato, quattro nominati dal Dipartimento del Tesoro statunitense, uno dal Governo canadese e uno dall’United Auto Workers’ Retiree Medical Benefits Trust. Il Consiglio dovrebbe nominare Presidente Robert Kidder. Il processo per la selezione degli altri amministratori è attualmente in corso e le nomine saranno comunicate al più presto.

Come annunciato in precedenza, Chrysler ha stipulato un accordo con GMAC Financial Services per fornire prodotti e servizi di finanziamento ai propri concessionari e clienti in Nord America (NAFTA). GMAC Financial Services sarà il fornitore preferenziale in Nord America per le attività di concessionarie e clienti Chrysler, Jeep® e Dodge, inclusi finanziamenti alla rete e alla clientela finale per vetture nuove e usate.

 

Fiat-Chrysler:

CON  DUE PAGINETTE DELLA CORTE SUPREMA CHE SCEGLIE DI NON  ENTRARE SUL MERITO  VIENE SBLOCCATO L'ACORDO  COME VOLEVA OBAMA: 

SI PARTE ?

Pubblicata il 10/06/2009

Fiat-Chrysler

E così alla fine è arrivato anche il sì della Corte Suprema e la Fiat-Chrysler può partire. Al di là dell'espressione un po' arcigna e micragnosa, il magistrato Ruth Joan Bader Ginsburg nella serata di ieri ha emesso un verdetto favorevole ai "conquistatori" italiani, respingendo il ricorso presentato dai fondi pensione dell'Indiana che contestavano la decisione di vendere la Chrysler alla Fiat emersa dall'esame del tribunale fallimentare e confermata anche dalla Corte d'Appello di New York.

A Torino hanno mantenuto i nervi saldi fino all'ultimo. Ieri un comunicato del Lingotto ha ribadito la ferma volontà della Fiat di non tirarsi indietro, persino nel caso che la decisione finale della Corte si trascinasse oltre la deadline del 15 giugno. Un atteggiamento che, secondo alcuni osservatori, avrebbe contribuito a togliere pressione dal giudice supremo Ginsburg favorendo una decisione serena.

In questi giorni, forse già stasera, arriverà la formalizzazione definitiva dell'accordo storico che riporta la Fiat in Nord America, non soltanto come importatore e nemmeno come semplice assemblatore, ma come protagonista di primo piano, al timone di ciò che resta della terza per dimensioni di quelle che venivano chiamate le Big Three - le tre Grandi - di Detroit. La sfida, nella quale ha già fallito una Casa come Mercedes, è quantomai impegnativa. Per Marchionne e la sua squadra il bello comincia adesso. (R.L.V.)

SE NON CE' RIUSCITA LA MERCEDES E LA CERBERUS CI PUO' RIUSCIRE LA FIAT ?

 

 

 

QUESTO MATRIMONIO S’HA DA FARE – IL LINGOTTO DA SOLO NON CE LA FA - CON Chrysler, Fiat può solo raddoppiare la produzione a 4 MLN di vetture MA IL TARGET è A 6 MLN – PEUGEOT SAREBBE L’ALTERNATIVA IDEALE A OPEL MA CI SONO PROBLEMI POLITICI… -

Antonella Olivieri per "Il Sole 24 Ore"

 

Se si è in mezzo al guado non c'è altro da fare che guadagnare la sponda. Ma quale? Nel caso di Fiat l'unica scelta è andare avanti. Tradotto: molti sul mercato sono convinti che Fiat debba comunque procedere con il progetto di scorporo dell'Auto, per avere carta azionaria da spendere sul mercato delle aggregazioni.

Il piano originario era quello di portare sul mercato un gruppo con la massa critica necessaria per sopravvivere al consolidamento del settore, potenzialmente una public company da affidare alle capacità di ristrutturazione di un manager dal track record provato come Sergio Marchionne.

Con la sola Chrysler, Fiat può solo raddoppiare la produzione a 4 milioni di vetture, non raggiungere il target dei 6 milioni che lo stesso a.d. aveva indicato. Se non si ripresenterà la chance Opel, sarà arduo trovare un'alternativa che si presti altrettanto bene allo scopo.

Gm
Sul banco Gm c'è anche altra "merce", ma non è chiaro cosa sia realmente in vendita. In Europa c'è ancora Saab, che però ha una produzione annua limitata a 100mila autovetture, e potrebbe perciò costituire più un problema che un'opportunità. Ci sono poi gli impianti brasiliani che sfornano 800mila unità all' anno, non sufficienti a centrare il target, ma abbastanza per avvicinarvisi. Il problema è che le attività sud-americane sono le sole profittevoli per il gigante americano in crisi, che, di conseguenza, se decidesse di cederle, difficilmente rinuncerebbe al cash.

GRAFICO INDUSTRIE AUTOMOBILISTICHE

E non è detto che si accontententerebbe di poco. Perché su piazza, oltre a Fiat, c'è, testa a testa, Volkswagen, che probabilmente non resterebbe alla finestra. Ma anche nel caso in cui si trovasse una soluzione, si dovrebbe farla digerire all'Antitrust, dal momento che Fiat (come del resto anche Volkswagen) con le attività brasiliane di Gm avrebbe in loco una quota di mercato superiore al 40 per cento.

Peugeot
Sulla carta, Peugeot sarebbe l'alternativa ideale a Opel. Con la casa francese, l'aggregato FiatChrysler sfiorerebbe una produzione di 7 milioni di vetture. Ma politicamente, avvertono gli analisti, sarebbe un ginepraio. Peugeot ha appena ottenuto 3 miliardi di aiuti di Stato col vincolo di non chiudere alcun impianto in Francia e le potenziali sovrapposizioni con Fiat sono tante.

Finora Peugeot ha respinto le caute avances di chi testava il terreno per un'eventuale aggregazione con il Lingotto, ma proprio in questi giorni il vertice della società si è lasciato scappare che non esiterà a cogliere opportunità di crescita. Cosa significhi in concreto è da vedere.

Opel
La questione Opel non è chiusa è il tam-tam che risuona tra Roma e Berlino. Per ora comunque sono ancora i russi ad avere il pallino in mano. Prima che la partita arrivasse a questo punto, gli analisti del Credit Suisse avevano osservato che Opel per Fiat era da interpretare più come una mossa difensiva che offensiva.

«Fiat da sola non ce la fa» - lo stesso Lingotto «sembra riconoscerlo », sottolinea il report - essendo «il più piccolo produttore di auto di massa, e troppo dipendente da Italia e Brasile». Peraltro il Cs osservava che il rischio di esecuzione nei tentativi di aggregazione del settore è elevato.

Goldman Sachs, prima di sospendere la copertura del titolo (è advisor per il progetto di scorporo dell'Auto), aveva definito «convincente» la logica seguita da Fiat di cercare la massa critica, promuovendo il tentativo di formare un polo a tre con Fiat, Chrysler e Gm Europe.

 

 
[05-06-2009]

MARCHIONNE: PER OPEL INTERESSE RESTA MA NON DIPENDE DA NOI...
(Adnkronos) - 'L'interesse rimane ma non  dipende da noi'. Cosi' l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, interpellato  sulla vicenda Opel a margine della festa dei Carabinieri. 'Tecnicamente non e' chiusa', ha aggiunto commentando le  dichiarazioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, che ieri  affermava che la partita con Opel non era chiusa. 'Vedremo - ha  concluso - il comunicato stampa di venerdi' scorso era assolutamente chiaro'.

 

4 - MARCHIONNE: NUOVA CHRYSLER AVRA' GRANDISSIMO FUTURO...
(Adnkronos) - L'ad della Fiat Sergio Marchionne non nasconde la soddisfazione per il lavoro svolto con Chrysler e si  dice convinto che l'azienda avra' un grandissimo futuro. "Abbiamo quasi completato la selezione del team che guidera' la nuova Chrysler  -ha detto Marchionne a margine della festa dei carabinieri- ho trovato  gente bravissima, e' un'azienda che avra' un grandissimo futuro".   A chi domandava se sara' lui il ceo della nuova Chrysler,  Marchionne ha risposto "cosi' dicono" ed ha confermato "manterro' gli  altri incarichi, gestiamo tutto, si dorme di meno ma andiamo avanti".  

5 - MARCHIONNE: GOVERNO ITALIANO SI E' COMPORTATO BENE...
(Adnkronos) - Nella vicenda Fiat-Opel il governo  italiano "si e' comportato bene, io non avrei fatto nient'altro".  Parola di Sergio Marchionne, che a margine della festa dei carabinieri  ha sottolineato: "Il governo italiano ha fatto quello che doveva fare  e' stato lontano da questo problema e deve continuare a stare lontano  fino a quando non si concretizza".   L'ad della Fiat ha poi proseguito: "Quello che abbiamo chiesto  al governo tedesco e' di dare sei miliardi di finanziamento o per lo  meno di appoggio e di garanzia alla nuova entita' e credo che sia un  sistema di garanzia che deve essere messo in piedi dal governo tedesco  insieme ad altri governi europei, quindi lo spazio per il governo  italiano di giocare su quella partita c'e'. Se l'operazione non va in  porto -ha concluso- non c'e' nessuna necessita' di farlo".

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6 - MARCHIONNE, CON PEUGEOT AL MOMENTO NON C'E' NULLA DA DIRE...
(Adnkronos) - Fiat ha colloqui con tutti,  dunque anche con Peugeot ma "per il momento non c'e' nulla da dire".  Lo ha sottolineato l'amministratore delegato della Fiat, Sergio  Marchionne che a margine della festa per il 195° anniversario di  fondazione dell'Arma dei carabinieri ha precisato: "Non parliamo di  francesi.   Tra americani e tedeschi abbiamo gia' abbastanza da fare.  Abbiamo contatti con tutti, Psa sono anche nostri soci, abbiamo  attivita' in comune ma non abbiamo nulla in corso. Tutto e' possibile,  per il momento non c'e' nulla da dire".

7 - Fiat: a Torino altri 2 mesi cig...
(ANSA) - La direzione aziendale della Cnh, oggi, durante un incontro con i sindacati, ha comunicato un nuovo ricorso alla cassa integrazione.Dal 4 luglio fino al 29 agosto ci sara' la cassa di integrazione ordinaria per lo stabilimento di San Mauro (Torino), che occupa 700 lavoratori. Lo rendono noto i sindacati. Con questo ulteriore periodo di cassa, dal settembre 2008 le settimane totalizzate di cig nello stabilimento della Cnh sono 45, a fronte delle 52 disponibili nel biennio.

Gm: siglato accordo per Saturn...
(ANSA) - General Motors avrebbe firmato un protocollo d'intesa per la vendita del suo marchio di distribuzione Saturn a Penske Automotive.Si tratta del secondo maggior gruppo statunitense di concessionari automobilistici. Lo scrive il Wall Street Journal senza indicare il prezzo dell'operazione. Penske - scrive il Wsj - avrebbe in corso trattative anche con altri costruttori automobilistici, come Renault, per completare l'offerta di auto nelle sue concessionarie.

13 - Opel: GM chiede 7 mld per brevetti...
(ANSA) - Diventa piu' cara per la Magna l'acquisizione della Opel: ''molto probabilmente'', scrive la stampa, la casa tedesca dovra' sborsare di piu'. Stando alla stampa, la Opel dovra' dare alla General Motors oltre sette miliardi di euro nei prossimi 10 anni per sganciarsi completamente dalla casa madre. La General Motors, quindi, alza la posta sulla Opel, scrive il quotidiano Handelsblatt, secondo cui il gruppo Usa chiederebbe questa somma a fronte di royalty sui brevetti e altre tasse sulle licenze.

14 - Nestle' Perugina: 90% in sciopero...
(ANSA) - Adesione al 90% alla Perugina (controllata Nestle') per lo sciopero odierno, indetto ieri anche negli altri siti italiani del gruppo. Lo sciopero e' stato proclmato dopo l'annuncio di una probabile cessione, da parte della multinazionale svizzera, dei marchi Motta ed Alemagna alla Bauli. Lo sottolinea il segretario nazionale Uila-Uil, Pietro Pellegrini, chiedendo un piano industriale per verificare le prospettive di Nestle' in Italia.

 

 

 

01.05.09

DOPO L'ILLUSIONE OTTICA FIAT-GM E CHRYSLER-MERCEDES BENZ ABBIAMO QUELLA FIAT-CHRYSLER. di OBAMA per l'inefficienza ed inefficacia di MARCHIONNE (INDEBITAMENTO IN CRESCITA, PIANO INDUSTRIALE INEFFICENTE ED INEFFICACE) 

"IL FICO STERILE DEVE ESSERE TAGLIATO"

QUALSIASI ESITO ABBIANO LE MARCHIONNATE ESSE SARANNO NEFASTE PER LA FIAT IN QUANTO NON TENGONO CONTO DI UN PIANO INDUSTRIALE COERENTE.

MENTRE DAILMIER SARA' IL DESTINATARIO NATURALE DI OPEL CHE COSI COMPLETERA' LA GAMMA VERSP IL BASSO CON CLASSE A E B. OCCORRE SOLOP ASPETTARE IL CURATORE FALLIMENTARE. Mb

 

 

 

LA STAMPA VS. MERKEL: OPEL IN MANO AI RUSSI - MA SENZA PUTIN I TEDESCHI RIMANGONO SENZA GAS (SENZA GLI ITALIANI COSA PERDONO, GLI SPAGHETTI?) - IL PD: “BERLUSCONI HA GIRATO LA TESTA DALL’ ALTRA PARTE" (CERTO, LA FIAT MARPIONNE L'HA SEMPRE SCHIZZATO)…

Andrea Tarquini per "la Repubblica"

Fatto l´accordo, riesplodono le polemiche: la scelta della soluzione Magna per Opel, con cui il governo di grande coalizione di Angela Merkel spera di affrontare meglio le elezioni di settembre, crea nuove tensioni nella maggioranza stessa e polemiche con i politici italiani di ogni colore.

 

E intanto i media tedeschi sparano a zero sulla scelta: i nuovi azionisti sono Obama e Putin, e il futuro della nuova azienda è in mano ai russi, scrive l´autorevole e prudente Frankfurter Allgemeine. Denunciando che nel frattempo, la politica di borsa larga del governo per Opel ha già convinto centinaia di imprese a bussare ai fondi statali. La Germania rischia una voragine di nuove spese mentre i conti pubblici crollano in un profondo rosso da record storico.

 

Anche in Italia è bagarre sul caso Opel. Maggioranza e opposizione si dividono. Il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, che per il 9 o 10 giugno ha convocato i sindacati italiani per parlare della situazione in Fiat, ha affermato che il piano del Lingotto era da un punto di vista industriale il migliore, ma la Germania ha fatto una scelta finanziaria e non industriale.

Per Altero Matteoli, il governo tedesco «ha messo i piedi nel piatto» e «Tremonti ha ragione nel sottolineare il ruolo dei poteri politici». Il titolare dell´Interno, Maroni, sostiene che Berlino ha fatto una scelta «sbagliata ma la rispetto».

 

L´opposizione accusa Berlusconi: per Dario Franceschini, leader del Pd, Merkel, Putin e Obama si sono impegnati ognuno per difendere le proprie industrie, Berlusconi invece «ha girato la testa dall´altra parte».

L´umore tra Italia e Germania resta segnato dal no a Fiat. Ma il sì a Magna e soprattutto ai russi suscita crescenti perplessità e timori nella Repubblica federale. Il futuro decisionale sull´azienda tedesca, secondo molti osservatori, cade in parte in mano alla Russia.

Non sono Sberbank e la fabbrica d´auto russa Gaz a salvare Opel- si dice - al contrario è Opel, rilevata «a un prezzo da occasione speciale» (come ha detto il patron di Sberbank, il potentissimo amico di Putin, German Gref, sabato sera alla tv pubblica tedesca) a salvare Gaz dalla chiusura. E resta dubbio se veramente (quando il mercato dell´auto russo riprenderà) ci sarà spazio per Opel a fronte della concorrenza francese, sudcoreana e giapponese.

 

E i problemi non sono finiti perché altre millecento aziende hanno già chiesto aiuti pubblici. Un caso fra tanti: Arcandor, il gigante della distribuzione e dei tour operator, ha bisogno di liquidità entro metà giugno, pena il fallimento. Ci vuole un´iniezione di liquidità entro metà giugno o 50mila posti di lavoro sono minacciati.

 

In totale, secondo la Frankfurter, le richieste di crediti ammontano ad almeno 4,7 miliardi di euro, quelli di garanzie a oltre 7 miliardi. La Csu bavarese critica la borsa larga di Frau Merkel e dei socialdemocratici, gli esperti economici avvertono: quest´anno e il 2010 saranno tempi dell´orrore per le finanze pubbliche tedesche. Molte, anzi troppe, sentenzia la conservatrice Welt am Sonntag, sono le questioni che restano aperte dopo la vittoria di Magna.

 

 

 
[01-06-2009]

MARPIONNE, YAKI E LUCA PAGANO IL LORO DISPREZZO PER PAPI - BINARI ROVENTI PER MAURO MORETTI (FS NEL MIRINO DELL'ANTITRUST) - ABETE SENZA MICCIO - I GRANDI BANCHIERI BUCANO L'INUTILE FESTIVAL DI TRENTO - SBARCA SOLO SPONSOR PASSERA

 
CORRADO PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright PizziCORRADO PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright Pizzi

1 - I GRANDI BANCHIERI BUCANO L'INUTILE FESTIVAL DI TRENTO - SBARCA SOLO LO SPONSOR PASSERA
Con una  grande cena a base di speck e di vini pregiati, Innocenzo Cipolletta e  l'economista fighetto della Bocconi, Tito Boeri, hanno festeggiato il successo  del Festival dell'Economia che ha portato a Trento migliaia di  persone.
Pure essendo una scienza triste e improbabile l'economia ha appassionato migliaia di giovani e questo evento ha segnato la leadership definitiva del Festival su iniziative analoghe che si svolgono in Italia. L'avvenimento più eccitante è stato il processo agli economisti che si è svolto nella sala Depero davanti a centinaia di ragazzi tra cui un'infinità di belle fanciulle che smaniavano dalla voglia di toccare con mano il pensiero sensuale di Luigi Zingales e di Alberto Alesina, i due snobboni che insegnano in America e si muovono come gemelli.

 

Il processo agli economisti aveva 7 capi di imputazione e sul palco sedevano Marco Onado, Massimo Gaggi, Zingales e Luigi Spaventa nella veste di pubblico ministero. La giuria dei ragazzi è stata implacabile e ha emesso un verdetto di piena colpevolezza per quei cazzaroni di economisti (alcuni presenti in sala) che negli ultimi mesi hanno detto tutto e il contrario di tutto.

 

Anche i banchieri sono stati messi sotto accusa, ma sul palco non c'erano perché hanno preferito evitare la grandine. Uno di loro, Corradino Passera, è salito fino a Trento e in un'altra saletta ha cercato di dare le sue risposte. La sua banca, IntesaSanPaolo, ha versato un bel po' di quattrini nelle casse degli organizzatori come sponsor insieme a Vodafone, Fiat, Lottomatica, e questa è forse la ragione per cui gli è stata evitata la gogna popolare. Non c'erano ragazze impazzite ad ascoltarlo e nemmeno contestatori d'occasione, per cui Corradino ha potuto snocciolare per 13 minuti i suoi pensierini sulla globalizzazione che "è entrata nelle case di tutti" e sulla politica che si è comportata "in maniera prevedibile, ma con meno protezionismo di 70 anni fa".

 

Poi il capo di BancaIntesa si è lanciato in un ardito gioco di parole usando i termini global e local per indicare che la crisi ha rilanciato i campanili e la nuova identità si può cercare nella sintesi "local-global".
Il giochino dialettico non ha strappato gli applausi, ma alla fine Corradino era soddisfatto e si è autoassolto come banchiere a nome di tutta la categoria perché ha detto che "la crisi economica si potrà superare grazie anche al buon modo di gestire le banche".
Mentre pronunciava queste parole il naso di Innocenzo Cipolletta, che gli stava seduto accanto, è apparso più lungo e rosso del solito.
 
2 - BINARI ROVENTI PER MAURO MORETTI (FS NEL MIRINO DELL'ANTITRUST)
Nel  palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato il lavoro stamane è cominciato più  tardi del solito.
La colpa è della lettera lunga come un lenzuolo che Moretti ha scritto per mano del suo portavoce Federico Fabretti a due economisti de "laVoce.info" che a metà maggio si sono permessi di criticare la campagna trionfalistica dell'azienda.

 

La lenzuolata appare sul quotidiano "Finanza&Mercati" ed è una lunga e puntigliosa replica alle critiche di Andrea Boitani e Carlo Scarpa, due esperti di trasporti che hanno avuto l'ardire di ricordare come dal 2000 ad oggi le Ferrovie abbiano ricevuto circa 3 miliardi di euro l'anno da Stato e regioni.

I due reprobi non sono i soliti sindacalisti straccioni della Cgil dalle cui fila è arrivato lo stesso Moretti, ma un docente della Cattolica (Boitani) che ha contribuito anche a scrivere il piano della logistica, e un professore baffuto di Parma (Scarpa) che ha insegnato a Oxford ed è stato consulente della Banca d'Italia e di Consob.

 

Con una violenza che il quotidiano "Finanza&Mercati" definisce "ingiuriosa" Moretti ricorda che il bilancio è tornato in attivo grazie all'aumento di oltre il 16% dei ricavi e che i 3 miliardi non sono "contributi", ma per due terzi "corrispettivi a fronte dei servizi resi da Trenitalia". E con vigore il manager di Rimini contesta la definizione delle FS come "uno staterello nello Stato" e ricorda che le regioni sono sempre state libere di indire gare per i servizi locali.

 

Alla fine dell'epistola, che è un autentico fiume di parole, c'è la minaccia per i due professori: "lasciamo comunque - scrivono Moretti-Fabretti - che siano i nostri legali a intraprendere ogni azione a tutela dell'immagine del Gruppo".

La replica appare francamente esagerata, ma gli uscieri del palazzo-obitorio spiegano che a rendere nervoso Moretti non sono i due professori, bensì le punture di spillo del presidente dell'Antitrust Catricalà che negli ultimi giorni ha preso di mira i manager di aziende come Alitalia e FS che stanno nel cuore di papi-Silvio.
 
3 - MARPIONNE, YAKI E LUCA PAGANO IL LORO DISPREZZO PER BERLUSCONI
Faceva  tenerezza la 500 parcheggiata dal console italiano a New York, Francesco Tatò,  al numero 690 di Park Avenue dove ha sede la rappresentanza  italiana.
Con enfasi smisurata qualche giornale ha scritto: "la 500, regina dell'America", ma in realtà il gesto del console che lavora nella Grande Mela dall'agosto 2007 aveva un valore semplicemente simbolico.
Prima di conquistare gli States Sergio Marpionne dovrà sudare ancora molto anche se il suo direttore marketing si chiama Barack Obama e sta facendo del suo meglio per spianargli la strada.

 

Dopo la sberla presa a Monaco per la Opel, l'americano della Fiat si è chiuso in silenzio nel quartier generale di Detroit, l'ex-capitale dell'automobile che sta vivendo il più clamoroso esempio di interventismo statale. Ciò che ha fatto Obama per Chrysler e General Motors è infatti qualcosa di assolutamente unico che aprirà un dibattito pazzesco sulla metamorfosi del capitalismo americano e potrebbe portare a conseguenze imprevedibili.

 

A Marpionne è stata messa nelle mani la bicicletta scassata di Chrysler che con l'aiuto dei due più stretti collaboratori, Alfredo Altavilla e Lucio Noto, dovrà rimettere in sesto per riuscire entro un anno a far entrare gli americani nelle piccole 500. Il manager dei tre passaporti, che i giornali vorrebbero scatenato su Saab, America Latina, Peugeot-Citroen, Bmw, dovrebbe fermarsi un attimo e scrivere su un foglietto l'elenco dei Grandi Assenti che gli hanno impedito di chiudere il cerchio della sua operazione multinazionale.

Nella lista il primo posto è occupato da quell'uomo di Palazzo Chigi che secondo gli psicologi soffre di disturbi narcisistici della personalità, cioè papi-Silvio, il premier che ha fatto cucù alla Merkel, ha definito "bello, giovane e abbronzato" il presidente Obama e pensava di trovare in Putin l'amico di Villa Certosa.

 

In realtà - come scrive oggi sul "Corriere della Sera" l'ex-commissario europeo Mario Monti - "il caso Fiat mostra che le scorciatoie italiane verso Washington e Mosca non sono paganti e non sembrano aver prestato particolare attenzione ai desideri italiani". Quali fossero i desideri italiani nessuno l'ha capito e fa sorridere l'annuncio del ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio Scajola, per il quale adesso è arrivato il momento di incontrare Fiat e sindacati.

Povero Scajola!, ha dato gli incentivi a Torino, si è messo addosso una felpa rossa con la scritta Fiat, ma quel diavolo di un Marpionne non lo ha mai degnato di un sms e si è tenuto nel cervello il famoso piano industriale.

 

Per questa ragione il governo è stato totalmente assente e assente è stata anche la Sacra Famiglia degli Agnelli che è apparsa soltanto all'ultimo atto della soap-opera tedesca con la pallida figura di Yaki Elkann mandato allo sbaraglio come un piccolo canguro in una foresta di leoni.

 

La verità è che questa nobile famiglia torinese è stata abituata per decenni a staccare le cedole dei dividendi e di soldi non ha mai avuto intenzione di cacciarne. E qui si tocca il cuore del problema e si arriva a capire perché è saltato il sogno del povero Marpionne che sotto il pullover sgualcito aveva la corazza del know-how, ma il borsello completamente vuoto. Si è parlato di 500 milioni da mettere sul tavolo per Opel, e si è detto che le grandi banche italiane erano pronte a finanziare lo scorporo dell'auto, ma nessuno ha spiegato l'entità di questo impegno e ha definito il valore dello spin-off.

In questo quadro anche Marpionne ha le sue responsabilità e occupa un posto nella prima fila dei Grandi Assenti: ha snobbato la politica italiana, ha dialogato con Luchino e Yaki a colpi di laconici messaggini, e ha pensato che il suo direttore marketing (Barack Obama) potesse piegare la Cancelliera e mettere con le spalle al muro la potente lobby Schroeder-Putin.

Da questa sera il giudice Gutierrez (che ha gestito il passaggio di Chrysler a Fiat con una disinvoltura impressionante e discutibile) gli metterà in mano la bicicletta di Chrysler e il povero Marpionne dovrà pedalare.
 

FIAT RIAFFERMA IL SUO INTERESSE ALLA RICERCA DI UN ACCORDO CON GENERAL MOTORS PER LA POSSIBILE FUSIONE DELLE PROPRIE ATTIVITA’ AUTOMOBILISTICHE CON QUELLE DI OPEL

Fiat riafferma la propria determinazione a perseguire il suo obiettivo strategico di partecipare al processo di consolidamento del settore automobilistico in Europa, e considera la potenziale fusione con Opel un eccellente strumento per dare luogo alla costituzione del secondo produttore automobilistico in Europa con una presenza geografica globale e tutte le risorse tecniche, manageriali e finanziarie necessarie per competere nell’attuale contesto di mercato. Il piano proposto da Fiat limiterebbe i costi sociali del processo di integrazione ed al tempo stesso consentirebbe di ottenere significative sinergie attraverso la condivisione di piattaforme, componenti, motori e trasmissioni.

"La ricerca di un partner per Opel, iniziata da General Motors e che ha poi coinvolto il Governo Tedesco a causa della richiesta di sostegno finanziario, è stato un processo complicato e difficile" ha detto Sergio Marchionne, Amministratore Delegato di Fiat S.p.A.. "Siamo coinvolti in queste attività da un certo numero di settimane ed abbiamo cercato di soddisfare in maniera responsabile le richieste che provenivano dalle varie parti interessate al processo di selezione. Le questioni emerse nelle ultime fasi del negoziato tra martedì e mercoledì ci hanno sorpreso negativamente dal momento che non eravamo stati informati di certi dati ed informazioni finanziarie chiave che consideriamo essenziali per la formulazione di un’offerta di fusione seria. Data la natura del processo e la sua durata estremamente limitata, Fiat non ha avuto pieno accesso alle informazioni contabili di Opel per determinare con esattezza la situazione finanziaria della stessa Opel e poter così formulare un’offerta di fusione che tenga in considerazione sia le esigenze di General Motors come venditore che quelle di Fiat".

"Le richieste dell’ultima ora costringerebbero, fra l’altro, Fiat a sostenere finanziariamente Opel nell’immediato, mentre il Governo Tedesco determina i tempi e le altre condizioni del finanziamento ponte, esponendo così Fiat a rischi non necessari e irragionevoli. Non è infatti ragionevole ritenere che Fiat, dopo aver fatto una prudente valutazione di business ed una attenta considerazione dei propri interessi, possa finanziare un

 

gruppo le cui condizioni finanziarie allo stato rimangono ignote. ll poco tempo fra questa richiesta e la data entro cui deve essere assunto il relativo impegno non consente poi che si possano completare le usuali attività di due diligence".

"Rimaniamo impegnati a cercare di trovare modi per venire incontro alle richieste di General Motors e del Governo Tedesco," continua Sergio Marchionne, "ma l’emergenza della situazione non può forzare Fiat ad assumere rischi del tutto inusuali. Abbiamo già offerto di apportare le nostre attività automobilistiche senza debiti, in modo da conferire al nuovo Gruppo non solo una base patrimoniale solida ed assolutamente necessaria, ma anche i flussi di cassa derivanti da queste nostre attività che avrebbero aiutato a stabilizzare la situazione finanziaria del nuovo Gruppo durante la fase transitoria e nel successivo processo di integrazione. Di più non ci può essere richiesto."

Alla luce di queste considerazioni, Fiat S.p.A. ha deciso di non partecipare alle riunioni che il Governo Tedesco sta cercando di organizzare a Berlino per oggi, venerdì 29 maggio, e che hanno come unico argomento all’ordine del giorno il supporto finanziario di urgenza ad Opel. Fiat rimane disponibile ed impegnata a continuare le discussioni con tutte le parti interessate in modo da trovare una soluzione stabile e duratura per le attività industriali del gruppo Opel.

Torino, 29 maggio 2009

 

 

 

mettere Opel in frigo con una gestione fiduciaria fino alle elezioni in Germania LUNEDì SCORSO cena segretISSIMA merkel-marpionne in casa di puri purini a berlino - SILVIO, ORFANO DI BUSH, NON VUOLE IL DALEMIANO STEFANINI AMBASCIATORE A WASHINGTON - ANAS, NON CIUCCI PIù: Salvatore E Guglielmi - NOEMI: IL PAPA RICICCIA PAPI PILATO

1 - mettere Opel in frigorifero con una gestione fiduciaria fino almeno alle elezioni in Germania - cena segreta merkel-marpionne in casa di puri purini a berlino

Nessuno dei ministri tedeschi che  devono decidere il destino di Opel potrà seguire questa sera sui televisori la finale di Champions League.

Quella benedetta donna di Angela Dorothea Merkel ha indetto per le 21 una megariunione alla quale insieme ai rappresentanti del governo parteciperanno i manager di General Motors, la società proprietaria dell'Opel con un piede nella fossa che Obama vuole salvare con 70 miliardi di dollari. Prima dell'incontro la Cancelliera e i suoi ministri incontreranno nel pomeriggio Sergio Marpionne e i rappresentanti di Magna e Ripplewood, il fantomatico fondo che vuole mettere le mani sulla casa tedesca.

Nei circoli finanziari di Berlino e nelle birrerie di Monaco si è diffusa la convinzione che la partita non si chiuderà nelle prossime ore e che la strada preferita dal governo sarà quella di mettere Opel in frigorifero con una gestione fiduciaria che durerà fino almeno alle elezioni in Germania.

Ieri il pulloverato Sergio Marpionne ha detto di essere fiducioso, ma ha aggiunto che la partita "è una lotteria". In realtà per questa vicenda si può usare tranquillamente la parola tedesca "bordell", un termine che si usa anche in Emilia Romagna con una "l" in meno e sta a significare un grande casino. Per raccapezzarsi bisogna andare con i piedi di piombo e dare un'occhiata alle notizie che arrivano dalle fonti più attendibili.

Una di queste è il quotidiano "Frankfurter Allgemeine", l'equivalente del "Corriere della Sera" che oggi a pagina 11 parla di "riserve nei confronti della favorita Magna" e spiega che la società di componentistica tedesca sta perdendo terreno perché a differenza di Fiat non avrebbe intenzione di investire capitale proprio in Opel.

Questa presa di distanza è molto interessante perché arriva dal giornale più filogovernativo e più vicino alla Cancelliera Angela Dorothea. Ancora più interessante e clamorosa è la notizia che Dagospia nella sua infinita miseria ha raccolto questa notte sui marciapiedi di Postdamer Platz secondo la quale Sergio Marpionne e la Merkel si sarebbero incontrati lunedì a quattrocchi nel corso di una cena riservatissima organizzata in casa dell'ambasciatore italiano a Berlino, Antonio Puri Purini. Il diplomatico italiano (in uscita) occupa dal settembre 2005 la sede dell'ambasciata d'Italia in Germania, ed è riuscito a stringere con la signora Merkel un rapporto molto intenso.

 
[27-05-2009]

 

Fiat- Opel: Gm chiede altri 300mln...
(ANSA) -
General Motors ha chiesto piu' soldi per Opel: altri 300 milioni di euro. Lo ha detto il ministro dell'economia tedesco Guttenberg. La nuova richiesta di denaro, ha spiegato il ministro, ha determinato uno stallo delle trattative. Guttenberg ha poi riferito che quella passata ''e' stata una notte notevole, che ha dimostrato che abbiamo a che fare con un tema complesso''. Una delle conclusioni, ha aggiunto ''e' che abbiamo ancora bisogno di ulteriori verifiche''.

 

3 - Opel: in lizza solo Fiat e Magna...
(ANSA) -
Nella corsa all'acquisizione della Opel sono rimaste solo la Fiat e il gruppo Magna, che hanno le stesse chances. I pretendenti di Opel ''devono lavorare ulteriormente sui rispettivi piani per acquisire il gruppo'', ha detto il ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg uscendo dal vertice a Berlino. Guttenberg ha aggiunto che ''i negoziati fra le parti ripartiranno e che il governo spera trovare una soluzione entro venerdi'''.

PARE CHE MARCHIONNE VOGLIA ACQUISTARE , CON I DEBITI FIAT, ANCHE LA SAAB. DOPO ACQUISTERA' PRIMA LA TOYOTA O LA VOLKSWAGEN ?

 

 

 

MERKEL-PUTIN-OBAMA: LA GUERRA PLANETARIA DI MARPIONNE - YAKI LASCIA A CASA LUCHINO - PROFUMO APRE I CORDONI DELLA BORSA - 'MULTIAIR", MOTORE ESOSO ED ESIGENTE
Oggi si gioca un anticipo della Champions League. La grande finale non si terrà sul tappeto verde dell'Olimpico, ma dentro il moderno palazzo della Cancelleria tedesca completato nel 2001 dagli architetti Axel Schultes e Charlotte Frank dove si incontreranno la Merkel e Sergio Marpionne.

Tra i due personaggi ci sono solo due anni di differenza perché Angela Dorothea è nata ad Amburgo nel 1954 e il manager italo-canadese è venuto alla luce a Chieti due anni prima. I fotografi che sono appostati da ore nella rèception di vetro del palazzo, sanno già che l'istantanea non sarà un capolavoro estetico.

La Merkel veste come la cameriera di una birreria bavarese e Marpionne indossa il solito pullover inzuppato di sudore che usa come pigiama e abito da cerimonia. Ciò che importa è il valore storico e decisivo di questo incontro che si inserisce nella scena di una guerra planetaria nella quale sono scesi in campo il presidente degli Stati Uniti e Vladimir Putin.

Fino a qualche mese fa nessuno avrebbe mai immaginato che il capo della Fiat avrebbe potuto provocare un casino di tali proporzioni che scomoda i potenti della Terra, ma questo è il risultato della sua intraprendenza che ha preso in contropiede i grandi player dell'automobile e i governi di molti paesi.

In un altro palazzo di Berlino si incontreranno due personaggi più giovani. Il primo è Karl Theodor zu Guttenberg, il 38enne ministro per l'Economia che ha il volto giusto per partecipare al Grande Fratello. Questo Guttenberg è figlio di un direttore d'orchestra e appartiene a una famiglia di baroni che ha radici nel XII secolo, e nel 2000 ha sposato una pronipote di Bismark. Accanto a lui ci sarà oggi Yaki Elkann, il nipote dell'Avvocato che è nato a New York nel '76 ed è alla sua prima uscita sulla scena internazionale. I due parleranno sicuramente in inglese e in nome del lignaggio che segna le rispettive origini si intenderanno al volo.

Ma Yaki dovrebbe fare molta attenzione a questo Guttenberg che sin dall'inizio della vicenda Opel si è comportato come un furbetto e il 4 maggio ha dichiarato che la Fiat ha un piano interessante. Resta il fatto che il "ragazzo" della Fiat ha lasciato a casa Luchino di Montezemolo per dimostrare che la Sacra Famiglia degli Agnelli è al fianco di Marpionne, un gesto che in Germania dovrebbe essere apprezzato come dimostrazione di un interesse della proprietà italiana a impegnarsi nell'avventura tedesca.

In realtà l'incontro decisivo è quello nel palazzo della Cancelleria dove l'aria continua a tirare in favore del consorzio Magna-Sberbank. È di ieri la notizia che Commerzbank, il più grande istituto tedesco controllato al 25% dal governo e consulente (attraverso Dresdner Kv) di General Motors, ha messo sul piatto 4 miliardi di euro per vincere la partita di Opel.

Anche Marpionne ha avuto le sue garanzie dalle banche italiane e in un incontro segreto che è avvenuto sabato scorso a Roma si è incontrato con Alessandro Profumo che gli ha assicurato robuste linee di credito.

L'interesse del capo di Unicredit, che ha a Monaco una delle sue roccaforti ed è advisor di Fiat, si accompagna a quello di Corradino Passera che su questo tema è già stato consultato da Berlusconi nel loro ultimo incontro a Palazzo Chigi.

IA TEDESCO)

La finale di Champions League dovrebbe chiudere la melina che si è svolta negli ultimi giorni sulla testa degli operai italiani e tedeschi con un balletto di cifre e di tagli di sapore esclusivamente mediatico. Per Marpionne la conquista di Opel è questione di vita o di morte. La strategia legata all'offerta di vetture ecologiche è vincente agli occhi del governo americano, ma comporta costi rilevanti che si possono ammortizzare soltanto raggiungendo la massa critica di una produzione tra i 5-6 milioni di vetture.

La gamma dei veicoli con doppia alimentazione e i nuovi motori con l'innovativo sistema "Multiair" fa lievitare il prezzo delle autovetture e richiede una valanga di contributi statali. È probabile che la finale di Champions League arrivi ai tempi supplementari e ai ri

 

 

 

23/5/2009 (7:7) - IL RISIKO DELL'AUTO - PROPOSTE A CONFRONTO
"Opel-Fiat, esuberi inferiori a 10 mila"
Il Lingotto mette fine alla guerra di cifre sul suo piano
VANNI CORNERO
TORINO
Alla guerra di cifre sui tagli ai posti di lavoro legati all’operazione Opel ieri la Fiat ha risposto con una precisazione che vuole essere definitiva: «Da tempo - si legge nella nota del Lingotto - circolano notizie errate che indicano in 18.000 il numero degli esuberi in Germania nel caso in cui l’offerta Fiat per la Opel fosse accolta. Si tratta di un’informazione totalmente falsa. In realtà il piano prevede che la riduzione degli organici, distribuita in tutta Europa e in maniera progressiva nel tempo, sia complessivamente inferiore a 10 mila. L’impatto in Germania sarà quindi relativamente più basso di questa cifra». Facendo un ragionamento su numeri concreti bisogna tener conto che Fiat Group Automobiles ha 30.000 dipendenti in Italia e altri 22.000 nel resto del mondo, mentre Opel ne conta 25.000 in Germania.

Se sull’organico complessivo conseguente all’eventuale alleanza si tagliassero, nel tempo, meno di 10.000 posti e tenendo conto che verrebbero attivati gli ammortizzatori sociali previsti nei vari Paesi la partita degli esuberi potrebbe chiudersi con un soft-landing senza bisogno di ricorrere a licenziamenti. D’altronde il fatto che il land del Nordreno Vestfalia ieri abbia fatto sapere di non voler accettare l’offerta di Magna per Opel poichè, come dice il premier del land, Juergen Ruettgers «sono inaccettabili i tagli dei posti di lavoro previsti» è la dimostrazione che ogni piano possibile passa attraverso una riduzione di organici. Ed è chiaro che, a circa tre mesi dalle elezioni in Germania, non esiste politico tedesco pronto ad accollarsi la fama di essere consenziente ad un taglio dell’occupazione. Senza contare, infine, che un piano «conservativo», come quello proposto da Magna, crea meno preoccupazione a chi deve avallarlo politicamente del progetto all’insegna del dinamismo messo sul tavolo da Fiat. Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, raffredda le tensioni: «Credo - dice - che il governo tedesco stia opportunamente mantenendo una posizione di equilibrio e non abbia ancora valutato compiutamente le offerte. Sono del parere che le voci trapelate su preferenze o non preferenze siano soltanto una schermaglia preliminare».

Sull’occupazione in Italia un altro esponente del governo, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, spiega: «La cifre degli esuberi precisate dalla Fiat, per quanto discutibili rimangano, hanno una dimensione molto inferiore a quella paventata da molti organi di informazione. Ad ogni modo, siamo intenzionati ad aprire un negoziato vero, non certo a recepire acriticamente ciò che ci sarà proposto. E siamo decisamente intenzionati a difendere tutti i siti produttivi». L’allarme dei sindacati resta alto: «Il numero degli esuberi è comunque consistente, vorremmo poter discutere al più presto la loro collocazione nel tempo e quella geografica», dice Roberto Di Maulo, segretario generale del Fismic, e il suo omologo della Uilm, Antonino Regazzi, è tassativo: «In Italia non ci possono esuberi, abbiamo già pochi lavoratori». Allo stabilimento di Pomigliano i dipendenti non nascondono di tifare Magna, temendo che le fabbriche italiane del gruppo Fiat, e in particolare la loro, siano le più penalizzate dal piano di Marchionne.

A Termini Imerese, invece, questa mattina Fim, Fiom e Uilm hanno organizzato una manifestazione contro un eventuale ridimensionamento o chiusura dello stabilimento. «Non sapendo cosa la Fiat intenda fare nel suo piano industriale, ribadiamo che ci vuole un incontro e che non è possibile pensare a chiusure nel nostro Paese», ribadisce il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. E il leader torinese dell’organizzazione sindacale, Giorgio Airaudo, aggiunge: «Mi pare che Fiat e governo abbiano scelto di tenere la discussione in Italia a babbo morto. Vogliono dividere i lavoratori. Noi chiediamo nuovi prodotti per tutelare tutti i posti di lavoro». Dalla conferenza di Unicredit, a Roma, Sergio Marchionne lancia un invito alla calma: «Ora bisogna lasciarci lavorare - ha detto l’Ad Fiat - la nostra offerta è la più razionale. Ma la partita è complessa, il panorama dell’industria automobilistica cambierà significativamente e la Fiat giocherà, in questo nuovo contesto, un ruolo significativo. Serve collaborazione fra industria e governi, servono obiettivi condivisi».

Il plico con l'offerta per le attività di Opel e Vauxhall in Inghilterra da parte della Fiat di Sergio Marchionne è arrivato in tempo, rispettando la prima scadenza fissata dal ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenber (Csu) alle 18 di ieri. Un termine spostato improvvisamente alla mezzanotte senza spiegare il perché e che ha, quindi, aggiunto un pizzico di suspense alla gara. Che ieri ha visto un primo colpo di scena con la discesa in campo anche di un terzo concorrente. Non solo. Il governo tedesco non ha confermato ufficialmente la presentazione delle offerte, ma secondo un portavoce di Gm Europe si tratta - oltre alla Fiat - del gruppo austro-canadese Magna, alleato alla casa automobilistica russa Gaz, e del fondo d'investimento belga Rhj, controllato dal fondo di private equity americano Ripplewood.

 È probabile che Berlino si metta al lavoro immediatamente per studiare le offerte, visto che punta a una decisione sul futuro della Opel durante «questa, al massimo all'inizio della prossima settimana», come ha sottolineato il ministro del Lavoro, Olaf Scholz. «Non abbiamo molto tempo», ha detto Scholz, anche perché il suo collega Guttenberg sta pensando di tornare negli Usa alla guida di un team di negoziatori già alla fine di questa settimana, in vista dell'imminente scadenza fissata da Washington per la Gm. Il tempo stringe, quindi, ma Berlino ci tiene a sottolineare che tutto è ancora da decidere. A chi chiedeva ieri un commento sull'ottimismo del ministro dello Sviluppo economico Claudio Sacajola (ci sono «buone possibilità» che la Fiat chiuda con Opel), infatti, il portavoce di Guttenberg, Steffen Moritz, ha risposto: nella corsa per l'acquisizione della Opel «non ci sono favoriti».

Eppure non tutti la pensano come lui. Tra questi c'è Hendrik Hering, il ministro dell'Economia della Renania Palatinato, la regione in cui si trova l'impianto di Kaiserslautern, cioè quello che originariamente la Fiat voleva ridimensionare. È il piano Magna che ha le migliori possibilità di farcela, ha infatti detto ieri Hering. Certo è che il consorzio Magna-Gaz-Sberbank sta puntando molto - fin dall'inizio - sul gradimento dei sindacati e quindi delle regioni. Tanto che, secondo l'Handelsblatt, già all'inizio della settimana prossima presenterà il suo piano al consiglio di fabbrica del costruttore tedesco. La Fiat, da parte sua, punta alla creazione di un colosso che integrerà le attività di Fiat Group Automobiles, inclusa la partecipazione in Chrysler, e di Opel. Nel frattempo prende corpo a tappe forzate la proposta di Guttenberg per un'eventuale amministrazione fiduciaria temporanea della Opel, che darebbe alla società la possibilità di sopravvivere - in caso di insolvenza della casa madre americana - grazie a finanziamenti ponte per 1,5 miliardi di euro.

La vicenda Fiat, intanto, arriva oggi al Consiglio dei ministri che discuterà anche sulla richiesta di un confronto con azienda e sindacati. È stato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ad annunciarlo ieri mentre a Piazza Affari il titolo ha chiuso sulla soglia degli 8 euro (7,98), in crescita dell'1,79%, con oltre il 5% del capitale che è passato di mano. Marchionne e il presidente Luca Cordero di Montezemolo spieganooggi le mosse della Fiat alla famiglia riunita in provincia di Vercelli, per l'assemblea dell'accomandita Giovanni Agnelli e C. Infine novità in casa Chrysler. Robert Kidder, ex presidente di Borden Chemical e Duracell, sarà il nuovo presidente di Chrylser al posto di Nardelli.

Mentre la partita Opel è ancora in pieno svolgimento, in attesa dell’offerta dell’austrocanadese Magna prevista entro il 20 maggio, si definisce la strategia della Fiat sulla Chrysler, la casa automobilistica americana di cui il gruppo italiano prenderà un iniziale 20 per cento del capitale in cambio di tecnologia. Il primo dossier sul tavolo degli uomini dell’ad Sergio Marchionne è quello dei concessionari Usa: sono 3.188 e sono troppi. La Chrysler infatti ottiene il 90 per cento del fatturato da circa metà dei suoi venditori e quindi sarà necessario intervenire sulla rete con una serie di tagli.
Per quanto riguarda i modelli, i programmi di Torino poggiano su alcuni punti fermi: la società non cercherà di vendere auto Fiat negli Usa, bensì vetture Chrysler con pianali e motori realizzati dalla casa italiana, soprattutto per le cilindrate più piccole. Unica eccezione potrebbe essere la 500, offerta come auto alla moda per gli automobilisti della California e della costa orientale. Inoltre, verso gli Stati Uniti dovrebbero partire alcune versioni dei furgoni Fiat Ducato e Iveco Daily. In un secondo tempo il gruppo tenterà di saggiare i gusti dei consumatori americani con le Alfa Romeo: se avranno successo, alcuni modelli potranno essere prodotti in America.
Dalla Chrysler verso l’Europa dovrebbero arrivare le Jeep e la piattaforma della 300c, una grande berlina a trazione posteriore di derivazione Mercedes su cui la Fiat sta già lavorando per una nuova ammiraglia Alfa-Lancia. Nel frattempo la situazione della Chrysler è sempre più critica: ad aprile il mercato Usa è sceso del 34 per cento mentre le vendite della più piccola fra le case di Detroit sono crollate del 41,9 per cento. La sua quota di mercato è passata così in un anno dal 12 al 9,4 per cento. Il tempo stringe.

Fiat: Marchionne, con Chrysler e Gm Europe gruppo da 80 mld


 

MILANO (MF-DJ)--Il gruppo che si verra' a creare dall'integrazione tra Fiat, Chrysler ed Opel avra' ricavi annuali di circa 80 mld euro.

Lo si legge dalle slide di presentazione dell'intervento dell'a.d. del Lingotto, Sergio Marchionne, alla XII Italian Conference di Unicredit a Roma.

Dalle slide si conferma peraltro che il gruppo potrebbe valutare diverse strutture societarie, incluso un possibile spin off di Fiat Auto e un conseguente collocamento in Borsa di una nuova societa' che combini queste attivita' con quelle di Gm Europe. red/vz

 

(END) Dow Jones Newswires

May 22, 2009 13:02 ET (17:02 GMT)

IO NON CI CREDO ! Mb

 

 

FIAT DOMANI - SENZA SUNI E SENZA AUTO, Gli eredi potranno dedicarsi alla finanza, al turismo, a sofisticate operazioni di revisione e certificazione, oscure ai più, ma fonte di considerevoli profitti. Sull’esempio dei Rockefeller...

S. Ci. per "Il Foglio"

 

Gli Agnelli senza la Fiat. Quel che sembrava un nonsense a Susanna, sorella prediletta dell'Avvocato, alla quale ieri la casa reale dell'industria italiana ha dato l'ultimo addio, è ormai all'ordine del giorno. Sta prendendo corpo un progetto che cambierà il volto dei "poteri forti" e del capitalismo, privo di chi ne ha esercitato a lungo la leadership e spesso l'egemonia.

Oggi è convocata la società in accomandita che racchiude le quote proprietarie degli ottanta eredi, per l'usuale assemblea di primavera. Un incontro di routine, in apparenza; un tornante storico, di fatto. Susanna rappresentava il 6,835 per cento dei diritti di voto; la quota personale (3,814) è ridistribuita tra i figli avuti con Urbano Rattazzi, alcuni dei quali hanno già ridotto le loro partecipazioni. Poco cambia negli equilibri azionari del clan che vede John Philip Elkann gestire il 31,034 appartenuto all'Avvocato.

 

Viene a mancare, però, una personalità carismatica la quale, dopo la morte di Gianni e soprattutto dopo l'improvvisa scomparsa di Umberto, ha avuto un ruolo determinante. Prendendo per un breve periodo le redini di capofamiglia, fu lei a impedire che venisse diluita la quota in Fiat, appoggiando l'ardita triangolazione finanziaria Ifi-Ifil-Exor; fu lei a rintuzzare le perplessità del nipote Andrea (figlio di Umberto); fu ancora lei a volere Luca di Montezemolo. Il quale, da oggi, si sentirà un po' più solo.

Marchionne cerca di trovare un futuro alla Fiat, muovendosi con grande libertà; John parla e agisce con l'aplomb dell'erede (l'ingegner Elkann, lo chiamano alla Exor, insofferenti verso quel nomignolo Jaki che rimanda a una fanciullezza ormai sublimata); la figura di Montezemolo appare decentrata. Quando nel 2004 prese il posto di numero uno in Fiat era appena stato eletto presidente di Confindustria e si era tenuto la poltrona alla quale è più affezionato (la Ferrari).

Giunto in cima alla scala, trasformò in un fortino il "salotto buono" stringendo la presa sul Corriere della Sera. Poi pensò di scendere in politica a capo di una formazione "terzista". Adesso, insegue le spericolate piroette di Marchionne e assiste alla de-montezemolizzazione di Confindustria, dopo il primo anno di Emma Marcegaglia. Si definì "traghettatore" in casa Agnelli. E voleva esserlo anche per quel ceto industriale che chiamò più volte a "fare squadra". Invece, il partito della borghesia non s'è mai materializzato. E la famiglia scioglie gli ormeggi.

 

La Fiat punta a diventare una grande compagnia internazionale. Chrysler è il primo passo. Con General Motors le trattative sono a uno stadio avanzato. Angela Merkel ha detto che per Opel siamo in dirittura d'arrivo. Una parte dei finanziamenti, tra 8 e 9 miliardi, verrà dai governi, una parte da fondi e banche. Poi Marchionne presenterà il vero piano industriale. A Colonia, ha assicurato che non chiuderà nessun impianto tedesco. A Termini Imerese e Pomigliano, si agitano. Il negoziato segue i suoi riti. Cadranno molti posti di lavoro (almeno novemila) e alcuni marchi.

I cinici agenti di Borsa stapperanno champagne. A quel punto, verrà chiesto un aumento di capitale e gli Agnelli scenderanno a non più del dieci per cento. Nel nuovo conglomerato multinazionale, siederanno al fianco di sindacalisti, esponenti dei governi, banchieri, gestori dei fondi, avvocati d'affari, tycoon indiani, magari qualche neomandarino cinese e forse pure degli sceicchi.

 

Gli eredi, al riparo dalle terribili congiunture automobilistiche, potranno dedicarsi alla finanza, al turismo, a sofisticate operazioni di revisione e certificazione, oscure ai più, ma fonte di considerevoli profitti, a fondazioni culturali e caritatevoli. Sull'esempio dei Rockefeller. Anche loro mollarono le redini di Standard and Oil, anche loro furono attaccati dalla politica, bollati come esponenti di un capitalismo monopolista e oligarchico.

Oggi possiedono un pacchetto di Exxon (erede del gruppo petrolifero di famiglia) e la dinastia si è divisa in tanti clan, sempre più indipendenti e separati. Come per i Rockefeller senza petrolio, gli Agnelli senza Fiat perderanno peso specifico nella società italiana, compreso il peso politico. Ma non hanno alternative. Se l'operazione riesce, sono salvi; e con loro una parte importante dell'economia italiana. Se no, saranno di fronte a scelte drammatiche; e con loro sindacati e governo. Sia i sostenitori sia gli oppositori, entrambi in gran numero, glissano troppo spesso su questo dilemma esistenziale che non coinvolge solo una famiglia.

 

 
[20-05-2009]

SOLO SCONFITTE PER LA FERRARI – IL TRIBUNALE DÀ TORTO A MARANELLO E RAGIONE ALLA FIA – LA PARTECIPAZIONE AL CAMPIONATO DI F1 SEMPRE PIÙ A RISCHIO – MOSLEY: “NON BISOGNA PENSARE SOLO A SÉ” – LUCA: “SENZA I TEAM MAGGIORI CHIAMATELA FORMULA GP3"…

Dal Corriere.it

 

Il tribunale delle Grandi istanze di Parigi ha respinto il ricorso presentato dalla Ferrari contro l'introduzione delle nuove regole varate dalla Federazione internazionale (Fia) in vista del Mondiale 2010 di Formula 1. La scuderia di Maranello ha chiesto inutilmente il blocco del nuovo regolamento, che per la prossima stagione prevede l'entrata in vigore di un tetto agli investimenti.

TETTO DI 40 MILIONI DI STERLINE - I team che non rispetteranno integralmente i parametri tecnici potranno spendere al massimo 40 milioni di sterline. La Ferrari, così come altre squadre, ritiene che il provvedimento creerá un Mondiale diviso in due categorie. Per questo, il Cavallino ha già annunciato che non si iscriverà al Mondiale 2010 se le norme non verranno modificate.

La Federazione internazionale dell'automobile, attraverso il presidente Max Mosley, nei giorni scorsi ha ribadito che non intende eliminare la misura relativa al tetto al budget. Le iscrizioni al prossimo campionato possono essere presentate tra il 22 e il 29 maggio. La Ferrari ha già annunciato l'intenzione di non iscriversi se le regole non muteranno. Analoga posizione è stata adottata da Renault, Bmw, Red Bull e Renault.

MOSLEY: «NESSUNO DEVE PENSARE SOLO PER SE'» - Max Mosley non ha nascosto la propria soddisfazione dopo il verdetto: «Nessun concorrente dovrebbe porre il proprio interesse al di sopra di quelli dello sport in cui compete. La Fia, i team e i nostri partner commerciali continueranno a lavorare per garantire il benessere della Formula 1 nel 2010 e oltre».

Max Mosley

SCONOSCIUTI - In mattinata la Ferrari sul proprio sito ufficiale ha ironizzato sull'eventuale prossimo campionato del mondo di F1 voluto da Mosley e senza le scuderie più importanti. Maranello riporta i nomi delle squadre che hanno manifestato la loro intenzione di correre il prossimo anno in Formula 1. «A scorrere l'elenco si fa fatica a trovare un nome degno di nota, uno di quelli per cui andare a spendere 400 euro a testa per un biglietto in tribuna per un Gran premio (più spese di viaggio e soggiorno)».

Le squadre in questione sono «Wirth Research, Lola, USF1, Epsilon Euskadi, RML, Formtech, Campos, iSport». L'edizione online della rivista specializzata Autosport aggiunge anche la Prodrive e la Litespeed, una scuderia della Formula 3 britannica. «Un campionato del mondo con queste squadre, con tutto il rispetto per loro, può avere lo stesso valore della Formula 1 di oggi, dove si affrontano la Ferrari, i grandi costruttori automobilistici e team che hanno fatto la storia di questo sport? Non sarebbe più adeguato chiamarla Formula GP3?».

 

 
[20-05-2009]

Chrysler: fondi pensione all'attacco...
(ANSA) -
Tre fondi pensione dell'Indiana, che rappresentano insegnanti e poliziotti, cercano di bloccare la cessione di Chrysler.I fondi hanno chiesto al tribunale per la bancarotta di bloccare la ristrutturazione di Chrysler perche' viola i loro diritti legali, visto che il governo in questo processo riserva un trattamento migliore a creditori non di prima linea ed utilizza in modo non appropriato fondi che dovrebbero essere destinati al salvataggio delle banche e non di Chrysler.

 

4 - Gm: supermanager vendono azioni...
(ANSA) -
Tre manager di General Motors cedono titoli della societa': sono i vice presidenti Bob Lutz, Thomas Stephens e Maureen Kempston Darkes. Hanno ceduto complessivamente 203.615 azioni a un prezzo compreso fra 1,09 e 1,45 dollari. Le cessioni sembrano alimentare l'ipotesi che Gm possa ricorrere alla bancarotta. La scorsa settimana sei manager dell'azienda, fra i quali Lutz e Stephens, avevano gia' ceduto azioni della societa', facendo crollare il titolo ai minimi dal 1993.

Precisazione su riduzione organici

Da tempo stanno circolando notizie errate che indicano in 18.000 il numero degli esuberi in Germania, nel caso in cui l’offerta Fiat per la Opel fosse accolta. Si tratta di una informazione totalmente falsa.

In realtà il piano Fiat prevede che la riduzione degli organici, distribuita in tutta Europa e in maniera progressiva nel tempo, sarà complessivamente inferiore a 10.000. L’impatto in Germania sarà quindi relativamente più basso di questa cifra.

Torino, 22 maggio 2009

Parola chiave: fiat

Fiat, nessuna chiusura di impianti in Germania. Ma i Laender sono tiepidi

L'amministratore delegato del gruppo torinese rassicura l'opinione pubblica tedesca sul destino delle fabbriche dopo un accordo con Opel. Ma dagli Stati tedeschi arrivano pressioni per un accordo con Magna. LEGGI ANCXHE: Il dossier Fiat

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Fiat: per Opel strada in salita. Il governo tedesco: “Nessun favorito”

Scade oggi pomeriggio il termine per la presentazione dei piani dei potenziali acquirenti di Opel al governo di Angela Merkel. Secondo il Financial Times saranno tre le concorrenti: Fiat, gli austro-canadesi di Magna e il fondo belga Rhj International. E per il Lingotto c'è lo scoglio dei sindacati

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A Fiat l’invito del ministro Scajola: “Mantenere cinque impianti in Italia”

Il titolare dello Sviluppo Economico: "Per il governo è inderogabile". Presto un tavolo sul settore auto per fare il punto sull'indotto. I quotidiani tedeschi: "Berlino si aspetta tre offerte per rilevare la Opel". Marchionne è in Germania per il rush finale. LEGGI ANCHE: Il dossier Fiat

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Fiat: come cambia la Chrysler

Per il mercato americano dell'auto l'azienda di Torino ha in programma una serie di modifiche. A partire dal taglio dei concessionari, dalla vendita oltreoceano di furgoni Ducato e Iveco alla messa a punto della gamma. Per rilanciare una casa in calo del 42 per cento. LEGGI ANCHE: Il dossier Fiat

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Auto tedesca all’italiana: il piatto è servito

Portare la Opel nel nuovo polo Fiat-Chrysler e creare il secondo produttore mondiale: Grazie alle tecnologie di Torino, ma anche a tanti soldi pubblici. I risvolti meno noti del piano Marchionne

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Fiat-Chrysler, via libera dal tribunale Usa per l’accordo

Il tribunale fallimentare degli Stati Uniti approva la fusione tra il gruppo torinese e la società di Detroit. La scadenza per presentare eventuali offerte alternative è stata fissata al 20 maggio, ma ad oggi non sono emerse proposte in tal senso. LEGGI ANCHE: Marchionne: "Sarò Ad di Chrysler" - Su Opel Berlino apre alla Fiat

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Marchionne star su twitter. C’è attesa per i piani del Lingotto

Passaparola inarrestabile tra i blog dopo la nomina al vertice della Chrysler per Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat. Su twitter i tedeschi seguono con cautela le trattative per Opel: in Germania non è mai stato chiuso uno stabilimento automobilistico dalla fine della Seconda guerra mondiale. LEGGI ANCHE: Contro Fiat: i russi di Gaz e la canadese Magna preparano un'offerta per Opel

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Fiat-Chrysler, ok alla vendita. Marchionne: “Creare il secondo gruppo mondiale”

Disco verde all'asta dalla maggior parte degli asset della società americana, con il Lingotto principale offerente. Sul fronte Opel i sindacati tedeschi chiedono un intervento dello Stato nel capitale e denunciano: "10mila posti a rischio". Il VIDEO servizio. LEGGI ANCHE: Fiat-Chrysler, ecco in dieci punti a che cosa servirà l'accordo - Marchionne se vince prende tutto

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Marchionne assicura i tedeschi su Opel e punta al Sud America

Il governo tedesco fissa i paletti per l'acquisizione della costola europea della Gm. L'ad del Lingotto intervistato dalla Blid: "Gli stabilimenti Opel in Germania restano 4, scenderà il numero dei lavoratori. Restituiremo gli aiuti pubblici in 3 anni". Il VIDEO servizio. LEGGI ANCHE: Fiat-Chrysler, ecco in dieci punti a che cosa servirà l'accordo - Marchionne se vince prende tutto

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Su Opel Berlino apre alla Fiat: “Piano interessante”

Al termine dell'incontro di oggi con l'amministratore delegato del Lingotto Sergio Marchionne, il ministro tedesco dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg ha definito "interessante" l'idea di creare in tempi brevi un colosso europeo dell'auto. LEGGI ANCHE: Fiat-Chrysler, ecco in dieci punti a che cosa servirà l'accordo - Marchionne se vince prende tutto

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Fiat: non offriamo contanti ma asset...
(ANSA) -
L'ad di Fiat, Sergio Marchionne, ha confermato che l'offerta del Lingotto per la Opel non prevede contanti, ma l'apporto di attivita'. 'Penso che possiamo offrire molto alla Opel', ha detto. La nostra offerta prevede 'un mucchio di asset, che producono contanti e che sono buoni (come i contanti) e probabilmente meglio dei contanti', ha spiegato. E poi: 'I contanti finiscono, gli asset che producono contanti no'.
C'è che per rilanciare la Telecom, così ben curata dalla precedente gestione di Marco Tronchetti Dov'era, servirebbero soldi freschi. Lo dicono i conti e lo dice qualunque analista di Borsa.
Ma quando i soldi non ci sono, i soldi non sono tutto. Infatti quel genio di Marpionne dice ai tedeschi: "Per Opel offriamo asset, niente contanti. I contanti finiscono" (Stampa, p.10).

E' splendida la nuova filosofia del Lingotto. Neppure il cardinal Tettamanzi avrebbe saputo dir meglio. Ora, proviamo tutti quanti a comprarci qualcosa senza aprire il portafoglio, ma offrendo "asset". Nella storia è già successo: si chiama baratto.

 Fiat: Opel, aperti anche ad altri...
(ANSA) -
Il sindacato dei metalmeccanici tedesco Ig Metall e' ''aperto a colloqui anche con altri investitori''. Lo ha detto Bertold Huber. il Segretario generale della Ig Metall ha parlato al termine dell'incontro, con l'ad della Fiat, Sergio Marchionne. Huber ha detto che i pretendenti devono avere capitale proprio e liquidita', mantenere le fabbriche ed i posti di lavoro in Germania, sostenere gli sviluppi tecnologici e garantire l'autonomia della politica del marchio Opel.

Nella fusione con la Porsche Volkswagen ha l'ultima parola...

Da "La Stampa" - Con una partecipazione del 51% non si ottiene molto in questi giorni in Germania, come Porsche sta scoprendo. Il produttore di vetture di lusso si è eccessivamente indebitato per creare la sua proprietà di maggioranza di Volkswagen, il suo concorrente tedesco più importante. Le due società - ognuna diretta da uno dei rami antagonisti della famiglia che controlla Porsche - all'inizio di questo mese hanno deciso una fusione. Ma Volkswagen 

ha il sopravvento nelle trattative. Per mettere in chiaro la questione, ha per l'appunto deciso di abbandonare le trattative. Ferdinand Piëch, il presidente di Volkswagen che, sulla questione, si è dissociato dai suoi cugini, vuole che Porsche dica la verità sullo stato reale della sua situazione finanziaria - soprattutto sui costi delle opzioni per l'acquisto di circa il 20% in più di VW che sono ancora sul suo bilancio. Porsche, dall'altro lato non vuole diventare soltanto 

un altro dei dieci marchi sotto l'ombrello di VW. Ma il suo management sta confluendo in una potente alleanza: il management di VW, i suoi sindacati e uno degli Stati federali della Germania.

Lo Stato federale della Bassa Sassonia ha una partecipazione del 20% in Volkswagen che gli consente di bloccare qualsiasi decisione strategica. Fin da quando Porsche è stata presa dalla frenesia degli acquisti, Piëch ha sfruttato abilmente questa pillola avvelenata, ottenendo supporto dai potenti sindacati. Questi alleati gli hanno conferito l'autorità di dettare le sue condizioni per una fusione: la località delle sedi centrali (Wolfsburg, dove Volkswagen ha la sede), 

il direttore (il chief executive di VW) e il valore di Porsche (non troppo elevato). Tutte le esigenze di Piëch sono una chiara fotografia della situazione finanziaria di Porsche. Ciò determinerà in gran parte i meccanismi della fusione. Piëch preferirebbe una forma semplice - Volkswagen acquista la divisione auto di Porsche Se, la holding quotata in Borsa. La principale ossessione del management di Porsche sembra essere quella di evitare di perdere la faccia. A meno

 che il rifiuto di dire la verità sulle opzioni significhi che ha qualcosa da nascondere.

 

[19-05-2009]

 

 

 

LA CORSA AD OSTACOLI DI MARPIONNE – GM NON MOLLA IL SUDAMERICA (L’ANNO SCORSO HA VENDUTO 1.3 MLN DI MACCHINE) – STRATEGIA PER ALZARE LA POSTA? LA FIAT NON VUOLE CONCEDERGLI Più DEL 20% NELL’ALLEANZA CON OPEL, DETROIT VUOLE IL 40%...

Francesco Semprini per "La Stampa"

 

Il progetto del super-gruppo messo a punto da Sergio Marchionne rischia di scontrarsi con la resistenza di General Motors in America Latina. Il colosso di Detroit non sembra disposto a cedere facilmente la divisione South America, che comprende anche le attività in Africa e Medio Oriente, considerata tra le più redditizie e con margini ampi di consolidamento.

Insomma c'è un altro nodo da sciogliere nel negoziato multilaterale che vede l'amministratore delegato del Lingotto già impegnato in una delicata trattativa con politici e sindacati tedeschi sul capitolo Opel. «L'America Latina potrebbe essere un problema - spiega una fonte di mercato al Financial Times - Gm non la consegnerà tanto facilmente».

Lo scorso anno il gruppo statunitense ha venduto nel sud del Nuovo continente 1,3 milioni di vetture, ed è oggi il secondo più grande produttore del Brasile. Mentre in Europa, Gm ha bisogno di un partner per consentire ad Opel di ottenere i prestiti garantiti da Berlino, in America Latina il gruppo può continuare quindi ad operare per conto proprio. Il nodo potrebbe essere sciolto prima della scadenza del 27 maggio, termine ultimo entro il quale Gm deve trovare l'accordo con i creditori per presentare il piano di ristrutturazione al Tesoro.

 

La resistenza sul fronte latino-americano potrebbe infatti essere una strategia del gruppo per alzare la posta in palio nella partita con Fiat. Dalle ultime indiscrezioni sembra che il Lingotto voglia limitare la presenza di Gm nell'alleanza con Opel a un solo 20% del capitale, mentre il gruppo di Detroit punterebbe a una quota non inferiore al 40%.

La divisione South America è quindi una preziosa carta da giocare nella campagna globale, anche se non è escluso che per la sua importanza strategica, la divisione rappresenti una garanzia irrinunciabile per il gruppo di Detroit avviato, nonostante le rassicurazioni del ceo Fritz Henderson, verso una bancarotta nei tribunali fallimenari americani molto meno «soft» di Chrysler.

Sul fronte europeo intanto il ministro dell'Economia tedesco, Karl-Theodor zu Guttenberg ha fissato al 20 maggio il termine ultimo entro il quale Fiat e l'austro-canadese Magna, dovranno presentare i dossier al governo tedesco. Berlino starebbe pensando a un «modello» per la Opel che prevede l'amministrazione fiduciaria temporanea, consentendo così di proseguire le trattative con i potenziali investitori ed, evitando il ricorso alle casse dello Stato.

Il modello a cui si riferisce il ministro prevede infatti finanziamenti ponte da parte di banche alla casa automobilistica tedesca attraverso una linea di credito di oltre un miliardo di euro. Secondo il Wall Street Journal Fiat avrebbe nominato Unicredit e Citigroup advisor per l'operazione Opel.

Intanto proseguono le grandi manovre di Gm negli Stati Uniti in vista della scadenza del 1 giugno: la società sta mettendo a punto un nuovo piano di incentivi alle uscite per i dipendenti aderenti al sindacato United Auto Workers, nel tentativo di ridurre i costi del lavoro.

 

Mentre sul fronte operativo ha annunciato la rescissione dei contratti di fornitura con circa circa 2 mila dei suoi punti vendita - un terzo del totale - che si sommano alle notifiche di chiusura ai 789 rivenditori entro il 9 giugno, inviate Chrysler, ovvero il 25% della rete su cui si poggiava la distribuzione del gruppo di Auburn Hills. Il taglio deciso dal management dell'azienda potrebbe tradursi nella perdita di circa 38 mila posti di lavoro, e avrà «effetto a breve termine» sulle vendite offrendo allo stesso tempo «maggiore stabilità» agli attuali dipendenti, spiega il Tesoro. Del resto il 50% dei concessionari tagliati fuori dalla rete vendeva meno di cento vetture all'anno.

 

 
[15-05-2009]

Tommaso Labate per Il Riformista

Una settimana passata a commentare il triangolo Macherio-Palazzo Grazioli-Casoria. Un'altra persa a litigare sui respingimenti delle carrette del mare. Per non parlare dei giorni passati ad assistere a quella baruffa sui candidati (Pistelli vs. Domenici) che dalla Toscana si è allargata a macchia d'olio in tutta circoscrizione Italia-Centro. E così, nascosta come polvere sotto il tappeto, dentro un Pd in tutt'altre faccende affaccendato sta per scoppiare la «grana Fiat».

RINALDINI CONTESTATO A TORINO Montezemolo e Marchionne zona rimozione da l'Unità

Con Marchionne o coi sindacati? Per una Fiat che si sviluppa con successo all'estero o per una solidamente ancorata al tricolore? Una grana, appunto, che si porta appresso il ritorno di due grandi questioni.

Quella operaia, appunto, soprattutto dopo la presa d'atto che solo il 22,4 per cento dei Cipputi - stando al sondaggio Ipsos pubblicato dal Sole 24 ore due settimane fa - si appresta a votare per il Pd alle prossime elezioni europee (il Pdl, al contrario, sta al 43,2). Quella meridionale, poi, dato che gli stabilimenti Fiat a rischio chiusura sono quelli di Termini Imerese e Pomigliano d'Arco.

Le domande sono ancora senza una risposta. E ieri, giorno della manifestazione torinese (a cui hanno preso parte, tra gli altri, Sergio Chiamparino e Antonio Bassolino), tra i big del Nazareno più d'uno, una volta ricevute le dovute rassicurazioni sullo stato di salute di Gianni Rinaldini dopo il "respingimento" dal palco, ha tirato un sospiro di sollievo. Della serie, «le polemiche su chi sfilava e chi no, sulle differenze tra pro-Cgil e anti-Cgil, saranno oscurate dall'aggressione dei Cobas».

Dario Franceschini, per ora, sceglie il silenzio. Una strategia che, dentro il partito, più d'uno comincia a vedere con diffidenza. Paolo Nerozzi, una vita in Cgil, oggi senatore, non le manda a dire: «A me piacerebbe occuparmi più approfonditamente della questione degli sbarchi. Ma sia chiaro: un partito come il nostro non può permettersi di trascurare né il caso Fiat né quello dei chimici di Porto Marghera».

RINALDINI CONTESTATO A TORINORINALDINI CONTESTATO A TORINO

L'esponente della Sinistra Pd dice quello che Pier Luigi Bersani, tanto per fare un nome, si appresta a mettere nella sua mozione congressuale. E cioé che, parole di Nerozzi, «nel centrosinistra degli ultimi anni ci hanno fatto una testa così per dire che dovevamo occupare il "centro" e togliere voti a Berlusconi. Eccoli accontentati: adesso dobbiamo riprenderci gli operai. Ora solo loro, il "centro"».

Certo, con la campagna elettorale in corso, al Pd processi e rese dei conti sono rinviati all'8 giugno. Ma è un fatto che il segretario - che pure aveva inaugurato il suo mandato all'insegna delle «proposte sociali» - poi è stato attirato verso altri dossier. E che questo, oggi, sia diventato tema di discussione. «Con la proposta dell'assegno ai disoccupati e i messaggi sulla crisi economica, Dario ha segnato due grandi punti a nostro favore. Ma gli annunci, da soli, non bastano. Quelle cose - ripete Nerozzi - vanno ripetute in ogni iniziativa, in continuazione, oltre i limiti dell'ossessione».

RINALDINI CONTESTATO A TORINO CIPPUTI

Il caso riguarda anche il rapporto tra il principale partito di centrosinistra e Sergio Marchionne, il manager che in tempi non sospetti venne sdoganato a sinistra persino da Fausto Bertinotti. Cosa farà il Pd? Aprirà un confronto politico serrato con il numero uno operativo della Fiat? Oppure difendere l'icona dell'ad che ha rilanciato il marchio simbolo del made in Italy all'estero?

Il deputato Francesco Boccia, economista ed esponente dell'area dei quarantenni oltristi del Pd, sostiene che «Marchionne ha l'occasione storica di diventare il nuovo Adriano Olivetti». Contemporaneamente, però, lancia un appello: «Prima di sedersi al tavolo, Marchionne si faccia portare un semplice foglio di carta sul quale siano segnate le date delle migliaia di miliardi avuti dalla Fiat come aiuti di Stato per sostenere l'occupazione al Sud. E poi si metta la mano sulla coscienza».

Con gli stabilimenti di Termini Imerese e Pomigliano a rischio, il punto mediano tra Sergio e Cipputi è difficile da individuare. Dalla "destra" del Pd Boccia avverte: «Se il consenso internazionale della Fiat venisse pagato sulla pelle dei lavoratori italiani sarebbe sciacallaggio puro». Identico il messaggio della sinistra democrat, lanciato da Nerozzi: «Tra chi licenzierà e chi sarà licenziato il Pd non potrà rimanere equidistante».

RINALDINI CONTESTATO A TORINORINALDINI CONTESTATO A TORINO

Da Terni Franceschini ha avvertito il partito: «Evitiamo dibattiti esterni. Ci sono tante sale riunioni... ci chiudiamo lì dentro, litighiamo se c'è da litigare, ma alla fine dobbiamo uscire con una voce sola». Anche stavolta, però, la soluzione unitaria potrebbe non essere a portata di mano. Il rischio è che la «grana Fiat», nell'ultima parte della campagna elettorale, restituisca fiato alle liste a sinistra del Pd.

Nessuna offerta cash per GM Europe, Fiat verso jv in Cina

18/05/2009 10.35

Il piano Opel sarà presentato mercoledì al Governo tedesco. Sergio Marchionne, Ad di Fiat, si incontrerà infatti con gli advisor e con i rappresentanti del governo in Germania fino a mercoledì quando presenterà un'offerta senza esborso di denaro per la divisione tedesca di GM.

E' quanto ha affermato una fonte vicina all'operazione all'agenzia Dow Jones Newswires, aggiungendo che "il piano che Fiat sta mettendo a punto con gli advisor non prevede chiusura di impianti in Europa dove il gruppo americano sta attualmente operando".

Il piano, sottolinea la fonte, include peraltro una riduzione di alcuni modelli prodotti da Opel e Saab e Marchionne è personalmente coinvolto nel definire gli ultimi dettagli del piano, continuando costantemente ad aggiungere e togliere dettagli fino all'ultimo minuto.

Già ieri Marchionne si è incontrato con il Governatore del Land della Renania del Nord-Vestfalia, Juergen Ruettgers, per discutere del progetto Opel in vista della scadenza di mercoledì. Secondo la stampa tedesca, l'incontro fa parte di un'offensiva finale di Torino.

L'Ad di Fiat a quanto pare vedrà entro domani anche il Governatore del Land della Turingia, Dieter Althaus, e visiterà la sede centrale di Opel, a Ruesselsheim. Le trattative per l'acquisto di Opel sono dunque in una ''fase decisiva'', come ha sottolineato ieri la cancelliera tedesca, Angela Merkel (Cdu), che ha confermato il suo appoggio alla proposta del ministro dell'Economia, Karl-Theodor zu Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della società.

Ma Fiat lavora a 360°, intende infatti creare una jv con il partner cinese Guangzhou Automobile a Guangzhou, nella regione del Guangdong. E' quanto emerge dal sito web del ministero cinese della Tutela Ambientale. Secondo i media locali, la produzione dovrebbe attestarsi a 140 mila unità all'anno. Attualmente Fiat condivide tecnologia con Guangzhou, il costruttore di auto cinese più redditizio, dopo che ha abbandonato nel 2007 la jv con Nanjing. In Borsa oggi il titolo Fiat cede l'1,23% a 7,19 euro.

Fiat- Opel: Merkel, fase decisiva...
(ANSA)
- Le trattative per l'acquisto della Opel sono in una ''fase decisiva''. Lo ha detto ieri sera la cancelliera tedesca, Angela Merkel (Cdu). In una trasmissione tv, la Merkel ha inoltre confermato il suo appoggio alla proposta del ministro dell'Economia, Guttenberg (Cdu), per una temporanea amministrazione fiduciaria della societa'. Mercoledi' scade il termine per la presentazione al governo tedesco dei piani da parte dei potenziali acquirenti della casa automobilistica.

3 - Fiat- Opel: Marchionne da' garanzie...
(ANSA) -
L'ad della Fiat, Marchionne, ha assicurato che la Fiat manterra' tutti gli impianti della Opel in Germania in caso di acquisto. Lo scrive la Bild, rivelando che il manager ha dato le sue garanzie al governatore del Nord Reno-Westfalia, Ruettgers, incontrandolo durante il fine settimana a Colonia. L'incontro e' stato confermato alla Dpa da un portavoce della cancelleria della regione. Secondo il quotidiano Handelsblatt. Marchionne vedra' anche il governatore della Turingia, Althaus.

Francesca Gerosa

ZONA RIMOZIONE AUTO - Washington Post: Le ambizioni di MarPionne e il rovescio della medaglia: METTERE INSIEME TRE FABBRICHE CHE PERDONO DENARO - PARLA UNO DEI COBAS: “ALTRO CHE TEPPISTI. DA SANTORO A TORINO, A NOI NEGANO IL DIRITTO DI PAROLA”…

1 - "ALTRO CHE TEPPISTI. A NOI NEGANO IL DIRITTO DI PAROLA"...
Antonio de Lorenzo per "La Stampa"

RINALDINI E SLAI-COBAS

Arrabbiati sì, violenti no. Anzi. «Siamo venuti a Torino autotassandoci, facendo sacrifici enormi. Io ho cinquant'anni e sono una persona seria, non un facinoroso». Ciro Nacarlo fa parte dei 316 operai dislocati dallo stabilimento di Pomigliano al reparto di Nola, qualche decina di chilometri più avanti. Dai più quello stabilimento è chiamato il «confino», perché oltre la metà dei trasferiti sono iscritti allo Slai-Cobas. I «cattivi», i «duri e puri», quelli che hanno rapporti difficili anche - e soprattutto - con le altre sigle sindacali.

L'elenco dei 316 fu stilato all'inizio del 2008, anche se in sede di ratifica della lista mancavano - manco a farlo apposta - proprio i delegati dello Slai-Cobas. Ciro era con altri militanti sotto al palco davanti alla palazzina del Lingotto. «Rinaldini aggredito? Le immagini parlano da sole. Ad essere aggredito è stato il nostro rappresentante che voleva salire sul palco. Lo hanno spinto senza troppi complimenti lontano dal microfono».

 

Il delegato in questione è Corrado Delle Donne, 60 anni: «Guardate in faccia lui e tutti quelli dei Cobas e vedete se ci sono teppisti. Siamo gente che cerca di difendere il posto di lavoro». Parlando, possibilmente. Anche se le occasioni sono davvero poche: colpa del difficile rapporto con i rappresentanti della Triplice.

«Annozero? Hanno parlato tutti, tranne noi. Ci sarà una ragione? Anzi, quando uno degli operai ha solamente accennato al futuro dei 316 operai di Nola, gli è stata subito tolta la parola dagli altri sindacalisti». Ciro ricorda la partenza da Napoli, la tappa a Milano e l'arrivo a Torino. «Dalla Campania siamo partiti in una quarantina alla volta di Milano. Poi siamo saliti sul treno per Torino. In totale eravamo non più di duecento persone».
Una carovana variegata, visto che alcuni hanno voluto portare con sé anche moglie e figli.

 

«C'erano ragazzini con i propri genitori: tutto sembravamo, tranne una banda di incappucciati». Ma fin dal loro arrivo a Torino la situazione è apparsa chiara. «Ci hanno messo in fondo al corteo, dovevamo capire che la nostra presenza non era gradita», spiega Ciro.

«Abbiamo deciso di sfilare comunque per avere la possibilità di arrivare al palco e di parlare». Poi la stoccata: «Noi eravamo lì per difendere i posti di lavoro, gli altri non so. Forse per fare campagna elettorale, visto il materiale distribuito agli operai da persone messe lì chissà da chi». Al termine del corteo tutti gli operai si sono radunati nei pressi del camioncino che fungeva da palco. Dopo l'intervento del segretario Fim, Giuseppe Farina, era previsto quello del leader Fiom Rinaldini.

«Con i dirigenti confederali presenti sul palco era stato concordato che avrebbero potuto parlare anche lo Slai Cobas e gli operai di Nola ma qualcuno dei confederali, che evidentemente non condivideva questa decisione, ha innescato una violenta provocazione per impedirlo». E Ciro ricorda quei momenti concitati: «Volevamo solo dire la nostra, non siamo facinorosi. Chi ci accusa faccia attenzione, perché potremmo anche querelarlo. Siamo stanchi, non siamo noi i cattivi».

2 - Fiat-Chrysler-GM/ Washington Post, Le ambizioni di Marchionne e il rovescio della medaglia
Da Blitz.com

Il Washington Post pubblica una lunga corrispondenza da Torino sulle iniziative dell'ad di Fiat Sergio Marchionne per l'acquisto di Chrysler e di una fetta della General Motors in Europa, tra cui la Opel, e sulla trasformazione di Fiat "da un piccolo protagonista nell'industria globale dell'auto ad un titano che punta a diventare il terzo produttore di automobili nel mondo dopo Toyota e Volkswagen.

RINALDINI CONTESTATO A TORINO

Il Post, secondo cui gli italiani sono "abbacinati" dall'evoluzione di Fiat, cita in prorposito il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, che dice: ‘'se quattro anni fa mi avesse chiesto se potessi immaginare che Fiat si sarebbe rimessa in sella e potesse trasformarsi da preda a cacciatore le avrei detto che era pazzo, perchè la Fiat era gestita male".

Senza spendere un centesimo, scrive il Post, e sotto la gestione di un ad senza precedenti esperienze nell'industria dell'auto, Fiat si è accordata per acquisire il 20 per cento di Chrysler e potrebbe avere la maggioranza azionaria in pochi anni. Se avesse successo anche nell'affare con GM, Fiat produrrebbe quasi 6 milioni di auto l'anno, il triplo di quanto ha prodotto l'anno scorso.

D'altra parte, prosegue il Post, aumentano le preoccupazioni per il rovescio della medaglia, perchè se Fiat si prende la parte europea di GM potrebbe tagliare 18 mila posti di lavoro prima di tornare a fare profitti. Inoltre, la strategia di Fiat potrebbe fallire a causa della inerente difficoltà di mettere insieme tre industrie che perdono denaro.

RINALDINI CONTESTATO A TORINO

"Siamo preoccupati dal fatto che Fiat, diventando un marchio globale possa lasciare l'Italia nella polvere", ha dichiarato al Post Giorgio Airaudo, segretario della Fiom-Cgil, che ha aggiunto: "la domanda cruciale che ci poniamo è: quale sarà il ruolo dell'Italia? Quale sarà il futuro delle nostre fabbriche? Che cosa produrremo?".

Al contempo, scrive il Post, non mancano dubbi su una delle principali aspettative di Fiat, e cioè che dopo aver abbandonato un quarto di secolo fa il mercato americano, avrà successo nel vendere le sue piccole ed economiche auto ai consumatori statunitensi. Dice ancora Airaudo: "Spero che gli americani vorranno andare in giro su Alfa Romeo e Cinquecento, ma non ne sono sicuro".

Gli operai e gli azionisti di Fiat, oltrechè i governi americano e italiano, rileva il Post, puntano le loro speranze su Marchionne, nominato ad di Fiat cinque anni fa. "Credo che si tratti di vedere quanto Marchionne è capace di fare miracoli", osserva Marina Whitman, ex-economista alla GM ora docente all'Università del Michigan. "Con la sua ambizione di diventare uno dei grandi in un mercato sempre più consolidato, rischia di voler ingoiare un boccone troppo grosso", aggiunge Whitman.

RINALDINI CONTESTATO A TORINO

Se negli Usa le cose sono andate relativamente lisce, prosegue il Post, non è così in Germania, dove la proposta intesa con la GM è diventata un importante argomento in vista delle elezioni previste a settembre. Sindacati e influenti uomini politici vogliono essere rassicurati che Fiat non chiuderà fabbriche in Germania. Alcuni di questi politici hanno apertamente espresso dubbi che Fiat sia la scelta giusta per l'acquisizione di Opel, rilevando che la fabbrica torinese è indebitata per 9 miliardi di dollari.

Potrebbero inoltre esserci difficolta' in Italia, osserva il Post. "La famiglia Agnelli, che tuttora detiene il 30 per cento di Fiat, ha relazioni complicate col presidente del consiglio Silvio Berlusconi, il quale, pur avendo sempre encomiato gli Agnelli, non si è mai mostrato entusiasta nel sostenere la Fiat o l'industria dell'auto". A questo proposito il Post cita Sergio Romano: "Quando Fiat era nei guai nel 2002 e si rivolse a Berlusconi, non ci fu alcun segnale della sua volontà di intervenire".

 

 
[18-05-2009]

 

 

 

FIAT: STAMPA USA, DECIDERA' TAGLI CONCESSIONARI CHRYSLER...
(ANSA) -
Sara' Fiat a decidere quali concessionari Chrysler confluiranno nella nuova societa' che nascera' dalla bancarotta della casa automobilistica americana. Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando alcune fonti. Un iniziale elenco dei concessionari che saranno mantenuti dovra' essere presentato, in base alla documentazione depositata in tribunale,
entro il 14 maggio. La riduzione degli attuali 3.188 concessionari Chrylser dovrebbe cosi' essere - aggiunge Bloomberg - la prima azione manageriale di Torino nei confronti
di Chrysler.

CRISI: MONTEZEMOLO, IL PEGGIO E' PASSATO? IO CI ANDREI CAUTO...
(AGI) -
"Io ci andrei un po' cauto": cosi' il  presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, rispetto  a chi dice che il peggio della crisi e' passato. In  un'intervista a Ballaro' (in onda su RaiTre), Montezemolo  spiega che "il panico soprattutto finanziario certamente e'  finito o mi auguro che sia cosi'. Detto questo, quando io vedo  l'economia reale, quando io vedo i dati della produzione che  sono usciti ieri e che non sono mai stati cosi' bassi dal '91,  quando vedo purtroppo tanta gente in cassa integrazione dico:  attenzione bisogna confrontarsi con una situazione difficile e  bisogna fare di tutto perche' persone che hanno rischiato, che  rischiano di perdere il posto o lo hanno perso, possano con una  ripresa vera dell'economia rientrare in azienda".

Ma nonostante questo per il presidente della Fiat "bisogna  avere fiducia, e bisogna avere ottimismo e credo che dei  segnali come quello di imprese, quando vedo che la Ferrero e' la prima azienda al mondo come prestigio, quando vedo i  tentativi di una Fiat che si dava per fallita nel 2004, quando  vedo una grande forza di reazione, credo che questo sia un fatto positivo".

Ferrari: bene primo trimestre 2009...
(ANSA) -
I risultati della Ferrari nel primo trimestre 2009, evidenziano una sostanziale tenuta rispetto ai livelli record del 2008. I ricavi sono stati pari a 441 mln (455,7 nello stesso periodo del 2008) e l'utile della gestione ordinaria e' stato di 54 mln (59). ''Questi risultati - si spiega - sono stati conseguiti attraverso un continuo rinnovo della gamma, una costante crescita delle attivita' legate al brand e un forte impegno dell'azienda per massimizzare le efficienze''.

13 - F1: FERRARI, NON CI ISCRIVEREMO A MONDIALE 2010...
(ANSA) -
La Ferrari conferma la  propria opposizione al nuovo regolamento imposto dalla Fia e non  intende iscrivere le proprie vetture al mondiale 2010. Lo ha  comunicato l'azienda al termine del cda che ha analizzato le  prospettive e le regole della Formula Uno.   

14 - Benzina: nuovi ritocchi all'insu'...
(ANSA)
- Nuovi adeguamenti all'insu' per i prezzi dei carburanti, che ieri hanno raggiunto i livelli piu' alti da fine 2008. Proprio mentre il petrolio tocca i 60 dollari sui mercati internazionali, le due compagnie che finora si erano mantenute a distanza dalle altre, hanno ritoccato i prezzi. In particolare, Esso ha rivisto il prezzo della benzina a 1,256 euro al litro e quello del gasolio a 1,104; Shell ha invece portato la verde a 1,258 e il diesel a 1,105 euro al litro.

GM: BANCAROTTA PIU' PROBABILE, MANAGER CEDONO AZIONI...
(ANSA) -
La bancarotta per General Motors  e' piu' probabile e sei manager della casa automobilistica cedono circa 315.000 dollari in azioni e liquidano le altre  partecipazioni dirette nella societa' in lotta per la  sopravvivenza. Fra i manager ad aver ceduto i titoli figura il  vice presidente Bob Lutz, che ha venduto 130.989 dollari in  azioni. Gli altri manager sono Thomas Stephens, il successore di  Lutz; il presidente di Gm Nord America Troy Clarke; il chief  information officer Ralph Szygenda; il manufacturing chief Gary  Cowger; e il numero uno delle attivita' europee Carl-Peter  Forster.

L'amministrazione delegato di Gm, Fritz Henderson, ha dichiarato ieri che per la casa automobilistica la bancarotta e' piu' probabile anche se resta comunque una speranza che possa  essere evitata. Il ricorso o meno al Chapter 11 dipende dall'esito del piano di ristrutturazione del debito: se entro il  26 maggio il progetto presentato da Gm non incassera' il via  libera del 90% dei creditori non garantiti, titolari di 27 miliardi di dollari di debito, la societa' sara' costretta alla  bancarotta.

GM, PRENDI I SOLDI E SCAPPA – VICE-PRESIDENTE, NUMERO 1 EUROPEO E ALTRI 4 MANAGER SI VENDONO LE AZIONI DELl’AZIENDA PER PAURA DELLA BANCAROTTA – IL titolo CROLLA (-22%): IPOTESI rimozione dal Dow Jones – “Il piano DEL GOVERNO NON ha chance”… -

Francesco Semprini per "La Stampa"

Lo spettro della bancarotta fa paura ai manager di General Motors che corrono ai ripari vendendo le azioni. La manovra è recepita come un segnale inquietante da Wall Street - dove il titolo crolla ai livelli della Grande depressione - mentre i creditori sono sempre più contrari allo «swap» del debito in azioni proposto da azienda e Tesoro. Il blitz scatta lunedì mentre l'amministratore delegato, Fritz Henderson, dice che «la bancarotta è più probabile». 

Sei top-manager rompono gli indugi e approfittando di una deroga al divieto di vendita, piazzano azioni per 315 mila dollari e liquidano le altre partecipazioni dirette. Tra loro c'è il vicepresidente Bob Lutz, che si sbarazza di 130.989 dollari in titoli, e il numero uno delle attività europee, Carl-Peter Forster: il timore è di ritrovarsi in mano carta straccia o quasi. Il rimbalzo a Wall Street è immediato, il titolo perde oltre il 22% crollando a 1,10 dollari ovvero ai minimi degli ultimi 76 anni, e si rafforza l'ipotesi di rimozione dal listino del Dow Jones dopo 84 anni di presenza.

Per le banche è un ulteriore motivo ad opporsi alla ristrutturazione del debito voluta da azienda e Tesoro, ovvero lo swap dei 27 miliardi di dollari di debito in azioni per un 10% del capitale. In questo scenario il governo controllerebbe una quota del 50%, il sindacato Uaw il 39% e gli attuali azionisti l'1%.

«Il piano non ha chance di successo, otterremmo molto di più nel caso di bancarotta», avverte Eric Siegert, il consulente finanziario del comitato dei creditori titolare del 20% dell'esposizione, che rilancia chiedendo il 58% della società. In caso non si raggiunga il consenso del 90% degli obbligazionisti entro il 26 maggio, Gm sarà costretta alla bancarotta.

La Casa Bianca non commenta sulla cessione dei titoli da parte di sei manager e si limita a dire che «la task force sta lavorando per consentire a Gm di raggiungere la sostenibilità senza un continuo coinvolgimento del governo». Ma dietro il no comment dell'amministrazione si nasconde il timore che la manovra rischi di causare lo stallo definitivo e costringa ad optare per il «Chapter 11».

A tifare per l'ipotesi bancarotta è una parte dell'establishment finanziario, ovvero hedge fund e gestori che potrebbero guadagnare in caso di fallimento del gruppo, con le assicurazioni dei credit default swap.

Sono i controversi prodotti derivati - considerati da molti una delle cause della crisi - che coprono da eventuali perdite dovute al «default» di un titolo obbligazionario. Del resto il prezzo dei bond e dei cds di Gm confermano che lo scenario della bancarotta è molto quotato: un titolo di debito è scambiato tra i 6 e i 12 cent su ogni dollaro.

In caso di default i titolari di cds su Gm riceverebbero 2,4 miliardi di dollari, ma il rischio per l'azienda è che vada incontro a un Chapter 11 molto più traumatico di quello di Chrysler.

Nella notte due novità su Opel: Gm ha definito «meritevole di valutazione» l'offerta di Magna alternativa a quella di Fiat; e un fondo di private equity si è fatto avanti per avere, di Opel, il solo marchio.

 

 
[13-05-2009]

Marpionne A LUCA: Che Ci Fa 'La Stampa' IN Fiat? Se La ComprIno Gli Agnelli Con I Loro Soldi - JAKY MEDIA: TRE ANNI A CALABRESI PER ANDARE IN PAREGGIO
Mentre Sergio Marpionne vola su  Marte per creare il più grande mostro mai visto nella storia dell'automobile,  Luchino di Montezemolo si tiene attaccato all'italianità che lo ha fatto un  campione del made in Italy.

Anche ieri sera a "Ballarò" il ragazzo dei Parioli ha dichiarato il suo amore per il Paese e con tempestività non casuale ha rivelato di aver fatto un pensierino per la politica. "Lo dico forte e chiaro - ha esclamato Luchino - la Fiat è italianocentrica", e le sue parole sono risuonate come una sfida sottile a chi vuole portare il cuore dell'automobile a Detroit e a Berlino facendo pagare il prezzo alle banche e agli operai.

Ma c'è di più, perché Montezemolone ha finalmente rivelato ciò che Dagospia nella sua infinita miseria ha scritto un anno fa quando ha annunciato l'intenzione di creare "Italia Futura", un think-tank "un po' all'americana" di giovani talenti che dovrebbe selezionare una nuova classe dirigente fuori dalla logica dei partiti.

Tanta attenzione per l'Italia porta Luchino a considerare anche il ruolo e il futuro del quotidiano "La Stampa" che dal 1920 appartiene alla Sacra Famiglia degli Agnelli. Sul giornale torinese le opinioni al vertice della Fiat sono spaccate. Per il planetario Marpionne che vola su Marte con il pullover sgualcito la proprietà del giornale è fuori dal perimetro industriale. La sua vision è "globale" e la sua mission (per usare i termini cari ai manager che non leggono un libro) è di creare una public company dove le famiglie cedono il passo ai manager. Ed è questa l'opinione che ha espresso in un incontro avvenuto pochi giorni fa a Torino con Luchino di Montezemolo e il giovane Yaki.

Senza peli sulla lingua Marpionne ha detto: se credete che "la Stampa" sia utile e debba continuare a restare come la Juventus un fiore all'occhiello, non ho nulla in contrario, ma vi chiedo: perché non esce dal perimetro Fiat e se la comprano gli Agnelli con i loro soldi?
Anche se l'opinione di Marpionne era nota da tempo l'interrogativo è calato come una lastra di ghiaccio. Per lui il quotidiano fondato nel 1867 con il motto "frangar non flectar" è una zavorra che pesa per 50 milioni di euro sul bilancio della Fiat, e comunque non è un giornale internazionale all'altezza del "Wall Street Journal" e del "Financial Times", gli unici quotidiani che l'uomo dai tre passaporti legge al mattino.

Nell'incontro di Torino Montezemolo, che difende l'italianità e non ha allontanato l'idea di fare politica, ha difeso le sue ragioni con vigore e con le stesse proposizioni ripetute ieri sera davanti all'esile Floris. Alla fine è stato Yaki a tirar fuori dal marsupio la sua faccina da canguro e a proporre una mediazione.
Ha chiamato il neodirettore della "Stampa" Mario Calabresi e gli ha detto: hai tempo tre anni per raggiungere il pareggio. Se entro questo tempo i risultati non torneranno, il giornale sarà venduto!
(Domandina finale: tra tre anni chi sarà ancora in piedi tra Marpionne, Luchino, Yaki e la Fiat

 

 

 

MIBTEL -1.1% – TONFO FIAT (-5.2%) - Fiat punta aD accordo CON Gm senza cash - 100 mln dalle banche per dissequestro SU CASO derivati DEL COMUNE DI MILANO - USA TODAY: POLEMICHE PER MEGA FESTA GM CON SUPERCLIENTI -  -

1 - Milano chiude in rosso, tonfo Fiat-5,2%, Mibtel-1,1%...
(Apcom) -
Piazza Affari chiude la seduta in rosso, in linea con le altre Borse europee e sulla scia dell'andamento negativo di Wall Street. Seduta molto volatile - con un controvalore record di 5,11 miliardi di euro e 496.868 contratti - caratterizzata da forti acquisti in mattinata anche grazie al nuovo taglio del costo del denaro da parte della Bce, per poi girare in negativo a metà pomeriggio sulla scia della Borsa americana. Il Mibtel ha chiuso a -1,11% e l'S&P Mib a -1,44%.

 

Fra le blue chip spicca il capitombolo di Fiat (-5,2%) sulle prese di beneficio dopo i forti acquisti delle ultime sedute amplificate anche dall'incertezza relativa alle trattative con Opel. Forti vendite anche su Prysmian (-4,9%), Mediolanum (-4,9%), Ansaldo (-4,6%) Cir (-4,2%), Ubi (-4%), Lottomatica (-3,9%) e Pirelli (-3,9%). In controtendenza Banco Popolare (+5,9%) all'indomani del via libera di Banca d'Italia all'opa su Banca Italease, Unipol (+3,4%) e gli energetici Tenaris (+3,1%), Snam (+2,8%) e Terna (+2%). Sul completo rally per Cell Therapeutics (+54,9%), Viaggi del Ventaglio (+22.5%) e Risanamento (+17,3%), in forte rosso Cofide (-8,6%), Acea (-7,6%) e Indesit (-6,5%).

2 - Fiat: punta a accordo Gm senza cash..
(ANSA) -
Fiat potrebbe arrivare ad avere il controllo della attivita' europee e sud americane di General Motors senza sborsare soldi. Lo riporta il Wall Street Journal citando fonti secondo cui Fiat non prevede di pagare Gm nell'ambito di un possibile accordo per rilevare Gm Europe e Gm America latina. Sergio Marchionne intende offrire una quota della nuova societa' che nascerebbe da Fiat Auto, la partecipazione in Chrysler e le attivita' di Gm, incluse Opel e Vauxhall.

3 - GM: Young, servono altri 2, 6 mld...
(ANSA) -
A Gm servirano altri 2,6 mld di dollari dal governo in maggio, prima del termine fissato dall'amministrazione per la ristrutturazione. Lo ha detto il chief financial officer della societa', Ray Young. Il quale conferma cosi' quanto dichiarato nei giorni scorsi dalla stessa Gm in un comunicato alla Sec. Nel caso in cui Gm incassasse entro il primo giugno gli ulteriori 2,6 miliardi di dollari, porterebbe a 18 miliardi il debito nei confronti dello Stato.

4 - Comune Milano: 100 mln dalle banche per dissequestro su derivati...
(Il Sole 24 Ore Radiocor) -
Le banche coinvolte nel caso derivati del Comune di Milano passano al contrattacco. Deutsche Bank, Jp Morgan, Depfa e Ubs, secondo quanto risulta a Radiocor, hanno proposto al giudice per le indagini preliminari di Milano, Giuseppe Vanore, il deposito cautelare di 100 milioni di euro di liquidita'. Ciascuna banca contribuira' proporzionalmente ai profitti illeciti ipotizzati dalla Procura in cambio del dissequestro dei 256 milioni di beni appartenenti alle banche e bloccati a fine aprile su richiesta del pubblico ministro Alfredo Robledo.

5 - Telecom: ad, no a aumenti capitale...
(ANSA) -
Telecom Italia non ha bisogno di aumenti di capitale. Lo ha ribadito l'amministratore delegato Franco Bernabe' rispondendo agli analisti. ''Non abbiamo bisogno di incrementi di capitale, ci sentiamo sicuri, abbiamo la flessibilita' necessaria e la capacita' di reagire'' ha detto Bernabe'. 'Questo non esclude che in futuro le condizioni possano cambiare, un aumento di capitale sarebbe giustificato solo in caso di accordi strategici, ma per ora non vedo niente del genere'' ha concluso.

6 - Usa: richiesta sussidi in calo...
(ANSA) -
Le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono calate la settimana scorsa di 34.000 unita' a quota 601.000 unita'. Contro le attese degli analisti che prevedevano un rialzo a 635.000 unita'. E' stato pero' rivisto al rialzo il dato della settimana prima a quota 635.000 da 631.000 della precedente lettura.

7 - GM: USA TODAY, POLEMICHE PER MEGA FESTA CON SUPERCLIENTI...
(ANSA) -
La General Motors, il colosso  americano dell'auto sull'orlo della bancarotta, ha organizzato  una superfesta in un esclusivo hotel dell'Arizona, dove ha  invitato 500 grossi clienti.  Lo scrive Usa Today, il piu' diffuso quotidiano degli Stati  Uniti, ricordando che GM ha ricevuto in questi ultimi mesi  prestiti pubblici per oltre 15 miliardi di dollari.  La vicenda sta suscitando una serie di polemiche, visto che  il colosso di Detroit ha pagato viaggio ed alloggio per il 90%  degli ospiti del Sheraton Wild Horse Pass Resort & Spa.  Un portavoce di GM, Terry Radhigan, ha spiegato al quotidiano  che l'evento era stato previsto prima della crisi e che gli  ospiti hanno pagato di tasca propria se volevano giocare a golf.  La maggior parte del soggiorno e' stato dedicato a spiegare ai  clienti quali sono i nuovi modelli del 2010, ha aggiunto  Radhigan.Bernabe

8 - Wal-Mart/ Vendite in crescita del 5% in aprile, battute attese...
(Apcom) -
Wal-Mart Stores, la maggiore societa' di vendite al dettaglio al mondo, ha annunciato oggi che le sue vendite nei centri aperti da almeno un anno sono aumentate del 5% in aprile, superando le attese del mercato. Gli analisti, infatti, si aspettavano in media un rialzo del 2,9%. Le cifre sono piaciute al mercato e il titolo corre del 2,36% attestandosi a quota 50,68 dollari, dopo aver toccato punte al rialzo di 51,15 dollari in avvio.

Le vendite nei centri aperti da almeno un anno e che prendono il nome del gruppo hanno registrato negli Stati Uniti un incremento del 5,9%, mentre quelle dei magazzini della catena Sam's Club sono aumentate dello 0,3%. Escluse le vendite di carburante le vendite sono cresciute del 4,0%. "Abbiamo guadagnato nuovi clienti, abbiamo aumentato la nostra quota di mercato e abbiamo scoperto che quando i consumatori hanno piu' soldi da spendere, spesso decidono di spenderli da Wal-Mart", ha dichiarato il vice presidente Eduardo Castro-Wright.RT

 

RICORDATE quel manager accusato di PRENDERSI LA FIAT con la scusa di risanarla? - se davvero le grandi banche italiane punteranno miliardI su FiaT-CHRYSLER-OPEL, quella liquidità IMPROVVISAMENTE ricomparsa susciterà lo stupore del governo? - Il governo Berlusconi compie un anno e il 'Sole' DI Riotta SUONA LE TROMBETTE

a cura di Massimo Riserbo e Falbalà

 


GRAN FURBINO

La notizia è talmente grossa che oggi perfino i grandi giornali italiani sono costretti a riporre - ma solo per qualche ora- i loro tromboni. Visto che c'è una lettera ufficiale del governo al Lingotto, non si poteva fare diversamente.
"Fiat, timori dei sindacati. "Due fabbriche a rischio". Scajola: "L'Italia resti centrale, subito un tavolo". La strategia di Marchionne: snellire più che chiudere". (Corriere, p.9). "Fiat-Opel, rischio tagli in Italia" (Messaggero, p.1). "Scajola al vertice Fiat: centrali gli impianti italiani" (Sole, p.1).

Va detto che "Snellire più che chiudere" è geniale. Ma non ci casca il Giornale che spara in prima: "Due impianti Fiat a rischio chiusura. In Sicilia e nel Canavese". Va al sodo anche Libero: "Scontro Marchionne-governo su Opel" (p.23). Mentre sull'Espresso, Vittorio Malagutti è l'unico che si mette davvero a fare i conti in tasca al piano Marchionne ("Torino a caccia di cash", p.131) e al suo sogno di crescere "a costo zero".

Ma se davvero le grandi banche italiane punteranno qualche miliardo su Fiat-Chrysler-Opel, quella liquidità improvvisamente ricomparsa susciterà lo stupore del governo e di Confindustria? E Donna Emma saprà frenare le invidie dei suoi associati? Esiste in Italia un giornalista capace di fare questa semplice domanda al presidente di Confidustria o al presidente del Consiglio, gran fustigatore delle banche?

 

LA REPUBBLICA DEL LINGOTTO
Meno male che c'è ancora un giornale che sa guardare dietro le notizie. Ecco che scrivono in prima pagina gli Illuminati di Repubblica: "Nessuno stabilimento chiuso, eppure in Italia scoppia la polemica...". E si mobilita perfino la nobile penna di Massimo Riva, che la butta sul "darwinismo in economia".
Poi, ecco un furbo pezzo di Salvatore Tropea dal quale si apprende, così en passant, che "Marchionne dovrà trovare il tempo per spiegare alla famiglia Agnelli" che scenderanno più o meno al 10%.

Il bravo Tropea ci fa venire in mente la storia di quel manager Fiat accusato di volersi portar via l'azienda con la scusa di risanarla. Era il 1976 e si chiamava Carlo De Benedetti. Che nasca da qui la simpatia di Repubblica per tutta l'operazione Marpionne? E gli operai piemontesi e siciliani da far fuori? Mica leggono Repubblica, quei brubrù.

AVVISI AI NAVIGATI
"Altolà dell'Antitrust al patto su Intesa Sanpaolo. Catricalà: "L'accordo tra Generali e Agricole è atipico". Ma la banca: "Impegni rispettati" (Repubblica, p.27). Del resto ieri Corradino Passera l'aveva detto: "l'Antitrust saprà ben valutare". E Catricaquì-Catricalà sta ben valutando.

Spettacolare inversione della notizia sul Corriere delle banche. Al giornale di Flebuccio de Bortoli, reduce dai fasti di Porta a Porta, riescono a titolare così: "Intesa: rispettati gli impegni Antitrust". Poi nel sottotitolo la notizia vera: "Ma Catricalà annuncia per giovedì la decisione sul patto Agricole-Generali". Si noti la sapienza di quel "ma", che fa di Catricalà un inutile polemista sul nulla.

 

2 - MARCHIONNE IN GERMANIA, BERLINO PENSA AL PIANO B...
(ANSA) -
La maratona transatlantica dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, per la conquista della Opel, continua oggi con la seconda tappa in Germania in una settimana. Il governo tedesco, intanto, comincia a prepararsi al peggio con un piano B da tirare fuori dal cassetto nel caso d'insolvenza della casa madre General Motors.

Marchionne terrà un faccia-a-faccia con uno dei suoi principali oppositori, Roland Koch, il governatore dell'Assia, la regione che ospita il quartier generale e il più grande impianto della Opel, a Ruesselsheim

 
[08-05-2009]

NEL PIANO OPEL DI MARPIONNE SAREBBE PREVISTA LA CHIUSURA DI DUE STABILIMENTI IN ITALIA (E I SINDACATI? TUTTI ZITTI!) - CHRYSLER NON RISOLVE I PROBLEMI DEL LINGOTTO - E GLI AGNELLI? SU UN´OTTOVOLANTE CHE FA IL GIRO DELLA MORTE...

1 - LA STAMPA TEDESCA: "FIAT CHIUDE IN ITALIA"
Da Il Giornale.it

 

La stampa tedesca attacca il piano industriale, chiamato Project Phoenix, della Fiat: secondo il quotidiano online Handelsblattnelle nel piano di acquisizione della Opel presentato da Sergio Marchionne al Ministro dell'Economia tedesco Karl-Theodor zu Guttenberg sarebbe prevista la chiusura di due stabilimenti in Italia più altri due in Europa, uno al nord e uno al sud. L'articolo pubblicato online dall'Handelsblatt non fa i nomi dei due impianti italiani che verrebbero chiusi, ma sottolinea - sempre citando il piano - che la Fiat vuole entrare anche in Gm Sud America e Gm Sud Africa, oltre che in Gm Europa.

2 - IL "FONDO LOCUSTA" CHIAMATO FIAT
Alessandro Penati per La Repubblica

Tempo fa Marchionne derise la Porsche paragonandola a un hedge fund. Adesso però vuole trasformare la Fiat in un fondo "locusta" di private equity, specializzato in attività in crisi. Punta su aziende sull´orlo del baratro per negoziare duro concessioni da creditori e dipendenti, rilevare le attività con zero capitali, finanziare la ristrutturazione con la leva fornita da altri, accorpare il tutto, e collocarlo in Borsa per sfruttare l´entusiasmo del mercato per le scommesse.

Se va bene, profitti favolosi; se va male, i soldi sono degli altri. In un crescendo rossiniano, offerta per Chrysler, per Opel, scorporo Fiat Auto, trattativa per GM in SudAmerica e Saab: senza capitali, Marchionne dichiara di voler creare "il secondo gruppo mondiale".

Chrysler non risolve i problemi della Fiat, perché non ne utilizzerà mai la capacità produttiva (quindi nessun impatto su costi e margini), e per anni non genererà liquidità. Da dimostrare che Fiat possa risolvere quelli di Chrysler che per almeno due anni dovrà camminare sulle sue gambe continuando a vendere jeep e pickups, dovendo sussidiare pesantemente (4.000 dollari per auto nel 2009) una rete di vendita falcidiata, e mantenere l´assistenza a tutte le vetture in circolazione.

Poi, fra due anni, dovrà vendere la 500 alla sua clientela, affezionata ai Suv, con margini risicati: dai 7000 dollari di profitto per un Suv a un massimo, penso, di 600 dollari per una Punto (la Ford vende a 17.000 dollari la stessa Focus che in Europa costa 30.000 dollari).

Ma questi sono problemi dei sindacati, che hanno accettato forti concessioni in cambio del 55% della società conferita al loro fondo sanitario (se perderanno il lavoro, rischiano anche la copertura medica), dei creditori (quelli garantiti recuperano appena il 28%), e del governo americano che, tra aiuti concessi e finanziamenti promessi, entro il 2013 avrà riversato in Chrysler 20,8 miliardi.

Fiat non ci mette una lira. È questo il colpo di genio di Marchionne: essersi proposto come ultima spiaggia a un governo Usa disperato, dopo che Chrysler aveva ormai sondato tutte le alleanze possibili al mondo (è scritto proprio così nell´istanza di fallimento).

L´operazione Chrysler è però essenziale per poter rendere attraente per la Borsa un futuro titolo Fiat Auto, scisso da Fiat Spa, da offrire come merce di scambio per comprare Opel; senza metterci capitali. Anche qui, facendo leva sui soldi pubblici da un governo tedesco deciso a salvare Opel, in cambio di una ristrutturazione soft. E poi, di fronte alla prospettiva che in Italia nasca "il secondo gruppo mondiale", come faranno le nostre banche (e, alla fine, anche il governo) a rifiutarsi di sostenere il progetto?

Ma c´è anche GM sull´orlo del baratro: deve cedere attività per evitare la bancarotta. Marchionne si offre di rilevare le sue attività in SudAmerica, che permetterebbe a Fiat tagli di costi anche laggiù. Naturalmente, senza sborsare un soldo, ma offrendo a GM la carta della futura Fiat Auto con dentro Chrysler e Opel. Così, GM ha interesse affinché il Governo tedesco ceda Opel (di GM) a Fiat. Che si prenderebbe pure Saab (sempre GM), altro caso disperato, ma sicuramente con una ricca dote offerta dal governo svedese.

Montezemolo Marchionne

Fiat era in mezzo al guado, ancora troppo piccola in tutti i settori (auto, componenti, autocarri, macchinari). Doveva fare una scelta. Ha fatto quella più rischiosa, da private equity, a leva. E gli Agnelli? Si sono trovati su un´ottovolante che fa il giro della morte. Ora possono solo sperare di ritrovarsi in portafoglio il 10 per cento di un impero dell´auto. Altrimenti gli resterà solo la cara, vecchia Fiat che l´anno scorso ha bruciato 6 miliardi di cassa (altri 400 milioni nel primo trimestre 2009); che ha 23 miliardi di debiti lordi, 10 dei quali da rifinanziare quest´anno, e solo 5 in cassa. E che ha fatto il 70% degli utili del 2008 trasferendo il marchio Fiat a una controllata.

 

 
[10-05-2009]
 
[

TORINO, GRAN FURBINO: Marpionne fa incetta di sovvenzioni statali in giro per il mondo - e gli Agnelli ELKANIZZATI riescono finalmente a liberarsi dell’auto senza clamore -

a cura di Massimo Riserbo e Falbalà

 

GRAN FURBINO
"La sfida del Lingotto: più Stato, meno Agnelli nella Fiat dei due mondi. Il verbale dell'incontro tra Marchionne e gli analisti finanziari: "Noi siamo poveri e il mercato dei capitali è scomparso".
Massimo Mucchetti scrive quello che tutti i colleghi sanno ma non è elegante dire: la Fiat di Marpionne sta facendo incetta di sovvenzioni statali in giro per il mondo e gli Agnelli riescono finalmente a liberarsi dell'auto senza troppo clamore. Pezzo confinato a pagina 2 di Corriere Economia. Beato chi ci arriva, gli altri ciccia.

 

 
[11-05-2009]

Non ditelo a Sergio Marchionne ma a Milano i manager di Ubs viaggiano in Toyota. Da quando hanno tagliato taxi e autisti, per spostarsi in città gli advisor del Lingotto usano solo Toyota Prius. Gliele ha messe a disposizione Ecoriders, il servizio di Ncc «a zero impatto ambientale» creato dal fotografo Tito Sanpaolesi, di cui servono già Lorenzo Sassoli de Bianchi, Roberto Cavalli e il giovane fondatore di Yoox Federico Marchetti. Certo, per i bankers abituati a muoversi in Mercedes e Bmw, la piccola ibrida made in Japan può sembrare poco glamourlasica.
Ma sono in arrivo dei Suv della Lexus, ovviamente ecologici, per chi anche in tempi austeri proprio non se la sente di rinunciare allo status.

3 - All'Olimpico di Torino invece si va con Iveco. Il gruppo di Paolo Monferino sarà lo sponsor della diciottesima edizione della «Partita del Cuore», iniziativa di charity in agenda per lunedì prossimo. Sul campo la nazionale cantanti di Eros Ramazzotti , sostenuta appunto dall'azienda del gruppo Fiat, e una formazione inedita, la «Ale+10» guidata dallo juventino Alessandro Del Piero .

 

 

 

- FIAT: NYT, GM PUNTA A 30% LINGOTTO...
(ANSA) - General Motors punta almeno al 30%  in Fiat nell'ambito della vendita delle attivita' sud americane  e europee al Lingotto. Lo riporta il New York Times, secondo il  quale invece l'amministratore delegato di Fiat, Sergio  Marchionne, vorrebbe dare al colosso di Detroit una quota  inferiore al 10%.

 

5 - FIAT: GM VUOLE 30% DI FIAT AUTO PER CEDERE SUD AMERICA ED EUROPA (NYT)...
(ASCA) -
Roma, 7 mag - General Motors sarebbe disposta a cedere a Fiat le proprie attivita' in America latina ed in Europa, ma in cambio vuole una partecipazione del 30% in Fiat Auto. Sergio Marchionne, Ad del gruppo Fiat, sarebbe invece intenzionato a riconoscere a Gm qualcosa meno del 10%  di Fiat Auto. Lo scrive il quotidiano New York Times.

6 - FIAT: OPEL; FTD, BERLINO PREPARA PIANO EMERGENZA...
(ANSA) - Il governo tedesco sta preparando  un piano d'emergenza per la Opel contro un'eventuale insolvenza  della casa madre Americana General Motors (Gm). Lo scrive oggi  il quotidiano Financial Times Deutschland nella sua edizione  online.  Stanno lavorando al piano, che prevede anche 'aiuti di breve  periodo' sotto forma di iniezioni di 'liquidita'', il  ministro dell'Economia Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu) in  collaborazione con la cancelleria e il ministero delle Finanze,  scrive l'Ftd attribuendo l'indiscrezione a fonti governative.

7 - FIAT: CONTINUA LA PROTESTA IN BELGIO, LAVORATORI OCCUPANO AUTOSALONE...
(Adnkronos/Aki) -
Continua la protesta  contro il piano di tagli al centro Fiat di Bruxelles. I lavoratori che  rischiano il posto di lavoro stanno occupando da questa mattina  l'officina e l'autosalone della casa automobilistica torinese, in  attesa di ottenere "un piano sociale corretto". E' quanto ha riferito  Emanuele Agostini, il principale delegato della Ftgb, il sindacato che  guida la protesta. "Abbiamo sequestrato tutte le macchine, tutto e'  bloccato, sia l'officina che l'autosalone", ha detto Agostini,  aggiungendo: "Abbiamo preso le chiavi, non ci spostiamo da qui,  prevediamo di restare giorno e notte, 24 ore su 24".

Fino a quando il Lingotto "non cedera' alla nostra richiesta di  un piano sociale corretto, come quello del 2007", ha spiegato ancora  Agostini riferendo che, almeno per il momento, dall'azienda "non e'  arrivato nessun chiarimento" E la direzione "non vuole parlare".  L'Italian automotive center', il piu' grande autosalone della Fiat in  Belgio, ha annunciato un piano di tagli di 24 lavoratori.  

 

DA CACCIATORE A PREDA - PORSCHE VOLEVA SCALARE VOLKSWAGEN MA LA CRISI FINANZIARIA L’HA COSTRETTA ALLA RITIRATA – LE DUE AZIENDE SI FONDERANNO (10 MARCHI CHE RIMARRANNO INDIPENDENTI): UN COLOSSO TEDESCO DI UTILITARIE E SUPERCAR…

Beda Romano per "Il Sole 24 Ore"

Mai rovesciamento di fronte è stato più clamoroso nella storia recente del mondo automobilistico tedesco. Doveva essere una scalata; sarà invece una fusione, quella tra Porsche e Volkswagen.GEN

Anticipata dalle voci dei giorni scorsi, l'operazione tutta famigliare è un nuovo tassello in un mondo dell'auto in fortissimo cambiamento, come dimostra anche il tentativo di Fiat di assorbire Opel dopo aver siglato l'alleanza con Chrysler. L'obiettivo è di creare una società "integrata", ha spiegato Porsche in un comunicato con il quale ha annunciato una fusione con Volkswagen.

«Nella struttura finale, sotto lo stesso tetto vi saranno dieci marchi tutti indipendenti l'uno dall'altro». In particolare verrà salvaguardata proprio l'indipendenza di Porsche, una società che come poche altre nel giro di pochi mesi ha subito in pieno crisi economica e crash finanziario.

La scelta è stata fatta durante una drammatica riunione al vertice tra le famiglie Piëch e Porsche, principali azionisti di Porsche, e indirettamente di Volkswagen. L'operazione - che dovrebbe essere precisata nei dettagli entro quattro settimane - è stata affidata a un gruppo che comprende dirigenti delle due aziende e i rappresentanti dei lavoratori.

Un ruolo particolare lo avrà anche la Bassa Sassonia che in Vw ha una quota del 20%, e che ieri si è detta pronta a esaminare l'operazione. L'annuncio di ieri -a seguito di un vertice misterioso nelle Alpi austriache - giunge a conclusione di tre anni e mezzo a dir poco rocamboleschi.

Nel 2005, i Porsche e i Piëch decidono di architettare la scalata di Porsche ai danni di Volkswagen con l'obiettivo di creare un gigante industriale. Tutto bene in un primo tempo; fino a quando l'operazione, basata su ingegnosi acquisti di opzioni e derivati, si arena sulle onde della crisi finanziaria e del crollo di Borsa.

Il predatore, in questo caso Porsche, si trasforma in preda. Oberata da debiti per nove miliardi di euro, la casa di Stoccarda si indebolisce improvvisamente. I dubbi della vigilia, espressi da numerosi analisti finanziari, emergono prepotentemente: Porsche, quindici volte più piccola di Volkswagen, si vede costretta ad abbandonare l'obiettivo di controllare il 75% del gruppo automobilistico di Wolfsburg, fermandosi al 51 per cento.

Da settimane ormai, i Porsche e Piëch stavano discutendo animatamente delle varie opzioni non tanto per unire le due aziende, ma ormai per salvare Porsche. Due erano le possibilità sul tavolo. La prima, promossa dal presidente del consiglio di gestione della società di Stoccarda Wendelin Wiedeking, prevedeva giust'appunto una fusione tra le due società, senza escludere l'aiuto di un nuovo azionista danaroso, per esempio un fondo sovrano arabo.

Ferdinand Porsche

La seconda, voluta da Ferdinand Piëch, presidente del consiglio di sorveglianza di Volkswagen e azionista di Porsche, era invece ancor più clamorosa: rovesciare completamente l'operazione e chiedere a Vw di acquistare la casa di Stoccarda. «Cambiamenti strutturali nell'assetto di Porsche sono inevitabili», sosteneva ieri Marc-René Tonn, analista di M.M. Warburg ad Amburgo, prima dell'annuncio della decisione delle due famiglie azioniste.

Nel suo comunicato di ieri, Porsche parla di imprecisate «misure finanziarie ».È possibile l'arrivo di un nuovo socio, come chiesto da Wiedeking, magari per indebolire Piëch, grande vecchio dell'auto tedesca? O gli azionisti hanno in mente operazioni particolari per ridurre il debito della nuova entità?Comunque,l'accordo tra le due famiglie, e in particolare tra Wolfgang Porsche e il cugino Piëch, è un clamoroso compromesso dell'ultimo minuto.

Ieri mattina, mentre le due famiglie si riunivano in gran segreto nella regione di Salisburgo il capo del consiglio di fabbrica di Porsche, Uwe Hück, escludeva con forza un acquisto, o meglio un colpo di mano di Vw: «Porsche non sarà venduta», affermava alla rete televisiva N-TV. In effetti i principali azionisti, almeno formalmente, hanno preferito puntare su una fusione (non proprio alla pari)che garantisca però l'indipendenza dei marchi.

ferdinand piech

Dietro all'idea originale di unire le due aziende automobilistiche non vi sono soltanto ragioni industriali - crescere per meglio affrontare il mercato - ma anche sentimentali: riunire le due creature fondate dall'antenato Ferdinand Porsche nel primo dopoguerra. Ironia della sorte, la crisi ha trasformato un sogno un po' imperiale in un salvataggio dell'ultimo minuto, non della preda ma del predatore. La lezione è che la finanza non può tutto e che size matters, la taglia conta.

 

 
[07-05-2009]

 

 

 

 

Ferrari 599XX

Nuovi dettagli e immagini della 599XX, la Rossa di Maranello dedicata esclusivamente alla pista con lo stesso rosso della F2008. Quanto costa? Un milione di euro
Team Infomotori.com
Ferrari 599XX 6
Ferrari 599XX 6

Ferrari 599XX, basata sulla 599 GTB Fiorano, è un'auto da circuito estrema. Gli ingegneri Ferrari hanno saputo migliorare la resa del motore 6.0 V12 facendo schizzare la cavalleria da 620 cavalli a 700, ridisegnando le camere di combustione, riducendo la dispersione dovuta alle forze di attrito e alleggerendo componenti come l'albero motore e il regime di rotazione del motore arriva cosè a 9.000 giri.Migliorata anche l'aerodinamica grazie ai molti test nella galleria del vento ed ora l'auto gode di 280 kg di carico verticale a 200 km/h che diventano 630 kg a 300 km/h. Ma non basta: grazie a due ventole viene estratta aria da sotto il fondo e viene poi espulsa tramite fessure apposite poste accanto alle luci posteriori.Ovviamente slick le ruote che hanno dimensioni generose: 29/67 R19 l'anteriore e 31/71 R19 la posteriore, sviluppate specificatamente per massimizzare la stabilità e aumentare l'accelerazione laterale.Tanti numeri che però non sanno esprimere il ribollire del sangue degli appassionati del Cavallino di fronte alle immagini in questa galleria...

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8 - Opel: Magna conferma avvio colloqui...
(ANSA) -
Il produttore di componenti d'auto austro-canadese Magna ha confermato i colloqui per un eventuale ingresso nel capitale della Opel. Sono in corso colloqui con ''Opel, General Motors e le autorita' in Germania'', ha reso noto il gruppo. L'obiettivo e' di trovare ''potenziali alternative per il futuro di Opel, inclusa una possibile acquisizione di una quota di minoranza''. Non viene indicato il livello di una possibile partecipazione e non si fa riferimento a possibili partner russi

9 - Renault: cessione attivi immobiliari...
(ANSA) -
La casa automobilistica francese Renault vuole cedere un miliardo di euro di attivi immobiliari per migliorare la situazione finanziaria. Lo scrive Le Monde secondo cui il progetto presentato nel cda del 28 aprile e' centrato su attivi stimati in un miliardo di euro. Renault ricorda che in febbraio aveva annunciato la sua intenzione di cedere attivi immobiliari, pur senza precisarne l'ammontare.Il gruppo ha registrato un calo del 30,8% del fatturato consolidato nel primo trimestre dell'anno.

10 - GM: volano vendite veicoli in Cina...
(ANSA) -
Volano le vendite di General Motors in Cina: in aprile l'aumento e' stato del 50% a 151.084 unita', comunica la casa automobilistica. Gm ha beneficiato del pacchetto di stimolo fiscale varato da Pechino, che ha rilanciato la domanda per minivan e auto. Il balzo delle vendite cinesi e' in contrasto con le difficolta' incontrate da Gm sul mercato americano: in lotta per evitare la bancarotta, la casa automobilistica dovrebbe compiere ulteriori passi verso la chiusura di 2.600 concessionari.

 

VERSO LA SUPEr-FIAT (MA I SOLDI CI SONO?) - servono almeno 10-15 miliardi per realizzare il maxi-polo dell’auto – Intesa, Unicredit e Calyon HANNO Già CONCESSO 1 MLD A TORINO - LO SCETTICISMO SULLA TABELLA DI MARCIA – IL DISIMPEGNO DEGLI AGNELLI…

Rosario Dimito per "Il Messaggero"

Le banche fanno i conti: servono almeno 10-15 miliardi per realizzare il maxi-polo dell'auto della Fiat con dentro Opel e Chrysler. Gli istituti sono in pressing per conquistare i posti in prima fila nella complessa operazione di riorganizzazione societaria del Lingotto che ha progettato una scissione dell'auto in una newco da quotare in Borsa, in caso di fusione con Opel e le altre attività europee di General Motors. E con Exor, la finanziaria degli Agnelli, pronta a diluire l'attuale partecipazione del 33% fino al 15-20%.

Ma l'attivismo delle banche, giustificato con la necessità di spuntare commissioni in tempi di magra si accompagna alle perplessità sulla struttura del mega-polo dell'auto che per andare in porto ha bisogno di ingenti capitali tra acquisizione di Opel, rifinanziamento dei 5-7 miliardi di debiti e investimenti..

Parte della liquidità potrebbe essere rastrellata sul mercato: ma in tempi di crisi come quelli attuali, l'impatto di un'operazione di queste dimensioni potrebbe essere non soddisfacente. Nel progetto sarebbe esclusa Gmac, la società di finanziamenti alle vendite rateali che resterebbe a Gm.

Ieri le principali banche italiane e alcune grandi estere (Morgan Stanley, Goldman, Citi, Merrill Lynch, JpMorgan, Credit Suisse, Deutsche bank, Ubs) avrebbero preso contatto con gli uomini di Sergio Marchionne, impegnato a Berlino nei colloqui col governo tedesco e in serata partito per l'America.

«Certamente, la Fiat oggi sta contribuendo a ridisegnare il settore automobilistico mondiale e questo è un grande lavoro», ha detto Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, una delle banche che si sarebbe candidata per avere un ruolo di advisor nella quotazione-scissione-acquisizione di Opel, «in momenti come questi di grande difficoltà, si aprono anche opportunità di cui possono approfittare coloro che hanno più coraggio e più visione. Quindi, speriamo che quello che appare, cioè questo grande ridisegno che vede la Fiat al centro di un progetto di lungo periodo possa arrivare in fondo».

Intesa, Unicredit e Calyon hanno concesso di recente 1 miliardo fresco a Torino: in cambio avrebbero avuto la promessa di essere considerati nelle prossime mosse. Dalle prime analisi compiute dagli istituti emerge che la scissione proporzionale possa creare valore alla Fiat-Opel per almeno 2 miliardi di euro. Nel cda straordinario di domenica scorsa, Marchionne avrebbe indicato in almeno 1 miliardo le sinergie che scaturirebbero dall'operazione, di cui circa il 45% da costi e il 55% da ricavi.

La newco la cui sede dipende dai negoziati coi vari governi coinvolti e con Gm, erediterebbe anche il contratto stipulato la scorsa settimana per acquisire Chrysler. Piuttosto le banche sarebbero scettiche sulla tabella di marcia fissata per portare in Borsa la nuova multinazionale dell'auto da 80 miliardi di ricavi e 9 marchi: il manager vorrebbe completare l'operazione entro luglio sul presupposto che entro maggio possa essere perfezionato l'acquisto di Opel e degli altri marchi Saab e Vauhxall.

Il manager durante il board avrebbe posto una scadenza così stringente perchè nel caso in cui non andasse in porto Opel, vuole esaminare qualche alternativa, come Peugeot. Il governo tedesco sembra manifestare più prudenza anche perchè, pur avendo considerato "interessante" il piano-Marchionne, intende avere il tempo di esaminare quello degli altri pretendenti, a cominciare dal gruppo austro-canadese Magna, fattosi sotto soprattutto per difendere il suo ruolo di fornitore.

Marchionne in cda non ne avrebbe parlato apertamente facendo intendere però che se fosse il caso, l'operazione potrebbe coinvolgere Magna dandogli una presenza nell'azionariato della Super Fiat.

Quanto agli aspetti finanziari, Marchionne avrebbe carta bianca per spendere 500 milioni-1 miliardo, soldi che potrebbe rastrellare sul mercato. Gli Agnelli non seguirebbero l'aumento allentando la presa sul gruppo: una discesa che se si spiega col disegno di creare una multinazionale dell'auto viene interpretato anche come un disimpegno.

 

[06-05-2009]

- Fiat: Chrysler piu' vicina...
(ANSA) - Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata. Al termine di un'udienza durata oltre 8 ore il giudice ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della societa',con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti: il 27, sara' decretato il vincitore. Il giudice spiana cosi' la strada all'alleanza Fiat-Chrysler.

FURBETTI DEL LINGOTTO
Solo il Giornale di Paolino Berluschino si rifiuta di suonare il trombone per le imprese della Fiat di Marpionne. Titolo in prima: "La strategia segreta: sempre meno auto per la famiglia Agnelli". Poi due bei paginoni in primo sfoglio (p.8-9) dai quali si ricava che "la famiglia Agnelli si sfila dal mondo dell'auto. Exor scenderebbe al 12-17%, come i grandi soci Usa, tagliando il peso del Lingotto sui conti. E Marchionne sarebbe sempre più svincolato dagli Agnelli".

Il Giornale non ha neppure paura a riferire che la stampa tedesca abbia definito Marchionne "un truffatore" e dà spazio a Klaus Franz, leader del sindacato Opel: "Vuole costruire una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e americani".

6/5/2009 (7:21) - IL RISIKO DELL’AUTO - FRA EUROPA E AMERICA
Ora la partita Fiat-Opel
L’Ad del Lingotto: non chiuderemo nessuno stabilimento in Germania
GIANLUCA PAOLUCCI
FRANCESCO SEMPRINI
New York, Washington, Detroit. Sono queste le tappe principali del nuovo viaggio in Usa di Sergio Marchionne, che dopo il breve soggiorno berlinese di lunedì è subito ripartito alla volta degli Usa. Marchionne farà un «giro» degli impianti di Chrysler per prendere un primo contatto con la realtà produttiva della casa di Detroit e seguirà l’evoluzione della procedura del Chapter 11 al tribunale di New York. Ma nell’agenda ci sarà ampio spazio anche per la vicenda tedesca. L’ennesimo viaggio, il quinto in poco più di un mese, sarà l’occasione per Marchionne per illustrare il suo progetto per Opel anche all’azionista della casa tedesca, General Motors, che entro la fine del mese dovrà presentare all’amministrazione Obama la versione definitiva del suo piano di ristrutturazione. Marchionne dovrebbe anche far presente - tanto al governo quanto a Gm - l’interesse del gruppo italiano anche per le attività in America latina.

Sulla vicenda Opel resta alta l’attenzione in Germania. Klaus Franz, il rappresentante di Ig Metall nel consiglio di sorveglianza della Opel, ha detto che Marchionne avrebbe riferito di prevedere la chiusura dell’impianto tedesco di Kaiserslautern e di altri siti produttivi di Fiat/Opel in Gran Bretagna e in Italia, con tagli per 10 mila posti di lavoro. Da parte sua, nel corso di un’intervista alla Bild, Marchionne ha assicurato che il piano prevede il mantenimento di tutti e quattro gli impianti tedeschi della Opel, spiegando che solo uno - Kaiserslautern - potrebbe subire tagli. Analogo «progetto» quello svelato dalla Faz, che cita un documento elaborato da Fiat - e subito smentito dal Lingotto - con la previsione di chiudere tra l’altro anche Termini Imerese e Pomigliano. La reazione più dura è stata però quella del Ft Deutschland, che ha definito l’offerta italiana «una truffa con promessa di matrimonio».

Intanto, il gruppo austro-canadese Magna entra ufficialmente nella gara, confermando di puntare al 20% del capitale Opel insieme con alcuni alleati. A mostrarsi fiducioso nel successo di Fiat è Silvio Berlusconi. Alla domanda se il Lingotto riuscira a conquistare Opel, il premier ha risposto: «Credo di sì, credo che tutti guardino a questo con interesse, e credo che questa operazione per gli italiani sia un sogno». Sul versante Chrysler, il sindacato Uaw ha chiarito di non aver interesse a rimanere azionista di lungo termine della nuova società che uscirà dal Chapter 11. «Non appena il fondo Veba se lo potrà permettere venderà le sue quote», dice il presidente del sindacato Ron Gettelfinger, spiegando che il ricavato andrà a finanziare parte dei piani di assistenza sanitaria per i pensionati. Era stato proprio questo il nodo del negoziato tra azienda, Tesoro e Uaw, assistito nel corso delle trattative dallo studio legale Cleary Gottlieb. Uaw avrà il 55% di Chrysler attraverso la Voluntary Employee Beneficiary Association, il fondo fiduciario designato a gestire i piani pensionistici.

Il gruppo prevede di tornare in attivo solo nel 2012 ma se la «bancarotta chirurgica» della società sarà rapida l’alleanza con Fiat potrebbe sortire importanti effetti già a breve. Su questo si è dimostrato ottimista Gettelfinger che oltre ad annunciare incontri con i sindacati italiani nelle prossime settimane, è convinto in una soluzione rapida da parte del tribunale. «Certo rimangono fattori di rischio», dice, e uno di questi è l'opposizione dei creditori non-Tarp, quelli che non hanno ricevuto aiuti dal governo e che hanno fatto fallire l’accordo costringendo a procedere per il Chapter 11. Il loro ostruzionismo lunedì non ha però impedito al giudice del tribunale fallimentare, Arthur Gonzalez, di dare il via libera alla prima tranche di prestiti governativi per Chrysler da 4,5 miliardi e al pagamento di fornitori e concessionari. Il giudice ha inoltre messo in guardia Thomas Lauria, legale del manipolo di dissidenti, spiegando che se l’operazione dovesse fallire, ci rimetterebbero economicamente. Tanto che tra le loro file si sta assistendo a defezioni: il loro numero si è ridotto e la loro quota quasi dimezzata a circa 300 milioni di dollari.

 

6/5/2009 (7:27) - RETROSCENA
Caccia all'alleanza anti-Marchionne
Occhi puntati su Psa, decisiva la corsa a Cina e India
PIERO BIANCO
TORINO
All’improvviso tutto è cambiato. Gli scenari, i programmi, le certezze sul futuro. I colossi mondiali dell’auto adesso si interrogano preoccupati sugli effetti dello tsunami industriale ed economico che le nuove alleanze possono scatenare. Da grande giocatore di scopone, Sergio Marchionne ha «sparigliato» le carte. Prima con Chrysler, ora con la determinatissima caccia alle quote di Opel. Se la campagna tedesca (benedetta dagli americani della Gm) andrà in porto, nascerà sotto il controllo della Fiat un gruppone a tre da podio globale e da oltre 6 milioni di vetture. In grado di competere per la medaglia d’argento, dando per scontato che nessuno quest’anno toglierà il secondo oro consecutivo alla Toyota. Il primato dei giapponesi non è in discussione, tuttavia anche i ricchi piangono. Allo storico sorpasso che ha spodestato dopo 77 anni la General Motors nel 2008 (8,972 milioni di veicoli venduti contro 8,355), è seguita una débacle preoccupante. Inimmaginabile per chi era sempre salito. Toyota continua a soffrire in Usa e sul mercato domestico, per la prima volta ha chiuso il bilancio in rosso e per la prima volta si è rifugiata nella cassa integrazione.

La minaccia incombente si chiama Volkswagen, che è leader in Europa e 6,2 milioni li ha già raggiunti globalmente lo scorso anno. Volkswagen ha giocato d’anticipo, accaparrandosi in tempi non sospetti marchi prestigiosi come Audi (e Lamborghini), altri da volumi importanti e strategici come Seat e Skoda. Inoltre gode di consolidate joint-venture in Sudamerica e Cina. Marchionne ha gettato un sasso nello stagno sonnecchiante del risiko automobilistico. Scatenando un putiferio. Quali saranno le contromosse? Fioriranno nuove alleanze? Possibile, anzi probabile. E chi sta già muovendosi per controbattere? Non Ford, che ha scelto di correre da sola, partendo dal suo patrimonio di 5,4 milioni di vetture. Ha il «peso» di una Volvo in difficoltà, ma anche i mezzi per difendersi in autonomia. General Motors, se fosse privata di Opel e soprattutto se riuscirà a sopravvivere, subirà un fatale ridimensionamento: proprio per questo diventerebbe una preda ambita, anche perché è ben posizionata in Cina. La prossima mossa potrebbe arrivare ancora dall’Europa, sul filone franco-tedesco. Il gruppo PSA (Peugeot/Citroen) ha flirtato a lungo con il Lingotto covando l’ipotesi di un gemellaggio. Poteva nascere un trio diverso, con Bmw.

Quest’ultima ipotesi è tuttora percorribile, insieme sfiorerebbero i 3,5 milioni di auto, anche se un marchio Premium come quello di Monaco (1,435 milioni di consegne nel 2008, Mini compresa) non ha necessità assoluta di partner perché cavalca esclusivamente il mercato del lusso. Di sicuro PSA è in cerca di un compagno di viaggio che garantisca quella crescita fisiologica dei volumi importante. Renault-Nissan sono alleate da tempo e, pur con qualche difficoltà, tengono la quota anche in Europa, mentre il gruppo Kia-Hyundai ha raggiunto il sesto posto tra i grandi. Daimler, che controlla Mercedes e riceve una spinta non indifferente da Smart, non ha manifestato finora mire espansionistiche, ancora scottata dal fallimento della precedente avventura con Chrysler. Ma potrebbe entrare con un peso decisivo nel futuro risiko. Le grandi variabili sono soprattutto due: Cina e India. Cioè le uniche realtà con concrete prospettive di espansione. Quello cinese già quest’anno diventerà il primo mercato mondiale (superando gli Stati Uniti), non è calato: è solo cresciuto di meno e la differenza è fondamentale. Great Wall si candida per diventare entro 5 anni uno dei tre costruttori leader, l’unico vero problema per la Cina sono gli oltre 30 produttori locali che disperdono energie. Per loro sì, sarà davvero determinante fissare alleanze. Tata in India è finora cresciuta meno di quanto si prevedesse, nonostante le acquisizioni di Jaguar e Land Rover. Chi, dall’Europa o dall’America, riuscirà a trovare joint-venture solide con i marchi asiatici potrebbe di nuovo «sparigliare» le carte.

 

6/5/2009 (8:38) - IL RISIKO DELL'AUTO
Fiat-Chrysler, nuovo passo avanti:
il tribunale dà il via libera alla vendita
«Le procedure sono appropriate»
NEW YORK
Fiat compie un nuovo passo verso Chrysler. Il tribunale per la bancarotta di New York ha dato il via libera alla procedura accelerata per la ristrutturazione della più piccola delle tre sorelle di Detroit: al termine di un’udienza durata oltre otto ore Arthur Gonzalez, il giudice che si occupa del dossier Chrylser, ha dato il disco verde alla vendita attraverso asta dalla maggior parte degli asset della società, con la Fiat principale offerente. Entro il 20 maggio potranno pervenire offerte concorrenti, mentre una settimana dopo, il 27, sarà decretato il vincitore.

Respingendo le obiezioni sollevate da un gruppo di creditori, Gonzalez spiana così la strada all’alleanza fra Fiat e Chrysler, appoggiando il piano dell’amministrazione americana. «La corte ha deciso che le procedure di gara sono appropriate e necessarie» ha spiegato Gonzalez. Chrysler propone di cedere i propri asset a una nuova società controllata da Fiat, dal sindacato United Auto Worker (Uaw), dal Tesoro americano e dal governo canadese. Una volta conclusa l’asta, la vendita dovrà essere completata entro il 15 giugno, con un’estensione di 30 giorni per le autorizzazioni necessarie. Per gli asset di Chrysler l’offerta di Fiat sarà di 2 miliardi di dollari. Si tratta di un’offerta «equa, l’unico accordo disponibile» per la casa automobilistica americana, spiega l’advisor finanziario di Chrysler, Grenhill & Co. Se tutto procederà come previsto, Fiat si troverà inizialmente in mano il 20% della nuova Chrysler con la possibilità di salire al 35%, contro il 55% del Veba, l’8% del Tesoro americano e il 2% del governo canadese.

Per aiutare la ristrutturazione di Chrysler, Washington ha concesso un prestito di 4,5 miliardi di dollari, finanziamento a cui Gonzalez ha permesso a Chrylser di accedere. Fra le condizioni imposte dal governo a fronte dei nuovi fondi c’è il completamento della vendita degli asset a Fiat o il raggiungimento di un accordo analogo in meno di 60 giorni. L’obiettivo dell’amministrazione Obama è quello di far uscire Chrysler dal Chapter 11, cioè l’amministrazione controllata, entro la fine di giugno lanciando la nuova Chrysler, alleggerita della gran parte del debito e alleata con il Lingotto. Un’alleanza che darà vita al sesto gruppo automobilistico al mondo e che - se i piani dell’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne andranno avanti - potrebbe presto includere anche Gm Europe e Gm America Latina.

 

FIAT: STEINMEIER DETTA LE CONDIZIONI PER L'INGRESSO IN OPEL

(AGI) - Berlino, 2 mag. - La partita decisiva per acquisire Opel Sergio Marchionne dovra' giocarla lunedi' a Berlino con il partito socialdemocratico. Spd e sindacati sembrano infatti preferire attualmente l'offerta del gruppo austro-canadese Magna, che secondo il settimanale 'Wirtschaftswoche' ha offerto 5 miliardi di euro per acquisire la casa di Ruesselsheim, mentre il Lingotto non sarebbe disposto a sborsare piu' di un miliardo. Il settimanale 'Der Spiegel' scrive che "al momento il candidato favorito per l'ingresso in Opel non e' Fiat, ma Magna", che guiderebbe una cordata di cui fanno parte il costruttore di automobili russo Gaz e la banca russa Sberbank.
  A cercare di spianare la strada a Magna e' anche l'ex cancelliere Gerhard Schroeder, che ha ottimi contatti in Russia e che in occasione della sua festa di compleanno si e' recentemente incontrato con il presidente del colosso austro-canadese Siegfried Wolf. Il settimanale di Amburgo rivela che il ministro degli Esteri Frank-Walter Steinmeier ha nel frattempo stilato un catalogo in 14 punti, che l'eventuale acquirente deve soddisfare per riuscire ad avere partita vinta.
  Al primo posto viene messo "il mantenimento di tutti gli impianti in Germania e possibilmente quello di molti posti di lavoro", mentre l'investitore chiamato a spuntarla deve disporre di "esperienza nell'esecuzione di complesse concezioni strategiche e nella conduzione di aziende sul piano globale".
  Si tratta di due richieste fondamentali che la Fiat sarebbe in grado di rispettare senza difficolta', in particolare dopo l'ingresso nell'americana Chrysler. Altri due punti determinanti solo quelli della sicurezza delle garanzie di 3,3 miliardi di euro promessi dal governo tedesco. Steinmeier chiede che queste garanzie non vengano "straniate", mentre un altro elemento da rispettare e' la "accettazione" del nuovo investitore da parte dei dipendenti di Opel e dei suoi concessionari. All'interno del partito socialdemocratico rimangono forti le riserve nei riguardi del Lingotto, come ha dichiarato oggi al quotidiano 'Berliner Zeitung' Johannes Kahrs, portavoce dell'ala conservatrice "Seeheimer Kreis", secondo il quale "dal punto di vista della Spd la Fiat non e' apparsa fin dall'inizio il partner ideale per Opel, poiche' non puo' essere escluso un successivo smembramento dell'azienda".
  Il presidente dei deputati Verdi al Bundestag, Juergen Trittin, sospetta invece che la Fiat con le garanzie miliardarie offerte dal governo tedesco finisca per finanziare il suo ingresso nella Chrysler. "E' dubbio che cio' sia nell'interesse della Opel, dello Stato e dei laender tedeschi", ha spiegato il leader ecologista.

 

 

 

'FT': QUELLA DI MARPIONNE è UNA TRUFFA CON PROMESSA DI MATRIMONIO - CHI C'è DIETRO MAGMA? - A RISCHIO LE FABRICHE FIAT IN ITALIA
La Sacra Famiglia degli Agnelli non vede l'ora di alleggerire il peso dell'automobile.
Anche per gli eredi dell'Avvocato e per Yaki Elkann è difficile star dietro ai movimenti planetari di Sergio Marpionne che rischia di perdersi nello spazio come un meteorite impazzito. Se il manager italo-canadese dal pullover sgualcito riuscirà a chiudere il suo disegno globale la Sacra Famiglia potrà conservare un 10% e chiudersi nella cassaforte Exor, la holding lussemburghese dove sono riunite le partecipazioni dentro le banche, il turismo, le attività finanziarie e la Juventus.

A Torino c'è la consapevolezza che il disegno di Marpionne non è assolutamente facile e si teme soprattutto la barricata tedesca dove il sogno potrebbe infrangersi. I giornali sono in mano ai trombettieri che gridano al successo, ma qui è in ballo qualcosa di più di una semplice sinergia industriale.

Ieri sera Marcello De Cecco, l'economista abruzzese che insegna alla Normale di Pisa ed è considerato il miglior cervello sulla piazza, ha spiegato a Sky che si tratta di una "fusione di scuola", una vera e propria "case history" dove si devono integrare tre culture del lavoro (italiana, americana, tedesca).

elkann MARchionne

Di fronte alla giornalista Sara Varetto (torinese e competente) il professor De Cecco ha esclamato: "se l'immagina i tedeschi che accettano i tagli?...è un momentaccio, adesso tireranno fuori le spade". Poi ha spiegato che la concorrente Magna, l'azienda di componentistica che si è messa di traverso a Marpionne sta facendo semplicemente il gioco di qualche altro player dell'automobile.

Le sorprese quindi non mancheranno e basta leggere i giornali stranieri per capire che la vicenda si trascinerà per parecchi mesi. Nell'edizione tedesca del "Financial Times" si parla a chiare lettere di una truffa con promessa di matrimonio, ma anche sulla "Stampa", il quotidiano della Fiat, spunta qualche dubbio. In un articolo che appare oggi sulle difficoltà di Marpionne in Germania si parla anche dei sindacati italiani che temono la chiusura di Pomigliano d'Arco e Termini Imerese. E la "Stampa" scrive testualmente: "quelle fabbriche sono oggettivamente a rischio".

 

"VUOLE una casa automobilistica globale con i soldi dei tedeschi e americani" - in TEDESCO Fiat significa "Fehler In Allen Teilen", COME DIRE: errori in ogni parte" - FIORELLO: 'Obama era così contento che ha cantato: Jesus Chrysler Supercar!'

1 - FIORELLO SHOW «JESUS CHRYSLER SUPERCAR»
Da "La Stampa" - «Dalla fusione tra Fiat e Chrysler uscirà un nuovo Monovolume, un incrocio tra il Voyager della Chrysler e l'Ulisse della Fiat. Avrà un faro solo... si chiamerà la Polifemo». Nel suo Fiorello Show il comico non perde l'aggancio con l'attualità e propone anche battute sulla vicenda Fiat-Chrysler. Il mattatore in teatro ironizza sulle notizie legate alla casa automobilistica torinese, di cui è anche testimonial: «A proposito di Fiat - scherza Fiorello - sapete che Fabbrica Italiana Automobili Torino è anche una parola latina...

Adesso hanno fatto un accordo con il Vaticano per celebrare la messa in latino... Così che si possa fare della pubblicità occulta con dei messaggi subliminali tipo "Fiat Voluntas Dei"... Certo che Marchionne ne sa una più del diavolo... Subito dopo la firma Obama era così contento che ha cantato: Jesus Chrysler Supercar...».

2 - «MARCHIONNE UN TRUFFATORE»
Pierluigi Bonora per "Il Giornale"

La risposta più efficace di Fiat alle critiche, dopo le grandi manovre di Torino su Opel, arriva paradossalmente dagli stessi tedeschi: ad aprile, la vendita di auto italiane è raddoppiata sia come volumi (+142%) sia come quota (dal 3,3 al 6,8%), consolidando così la posizione di Fiat come primo gruppo estero in Germania.Marchionne zona rimozione da l'Unita&#768;

A spingere le marche di Mirafiori, Fiat e Alfa Romeo soprattutto, i generosi ecoincentivi che hanno permesso al mercato di chiudere il mese con un più 19,4%. Anche se la Bild, polemicamente, ha scritto che in Germania il termine Fiat significa «Fehler In Allen Teilen», la versione tedesca («errori in ogni parte») dello slogan americano «Fix Again Tony» («riparala ancora Tony»), la 500 e la Panda continuano a dominare la scena. Non si è fatta attendere la risposta di Sergio Marchionne al quotidiano tedesco: «Questo è il passato, Fiat oggi è un'azienda totalmente diversa rispetto a pochi anni fa».

Anche l'edizione tedesca del Financial Times è passata all'attacco, prendendosela direttamente con l'amministratore delegato italiano, descritto come «il truffatore che promette il matrimonio». Il quotidiano rincara la dose sostenendo, poi, che «dietro i piani di matrimonio con Opel non c'è una strategia brillante, ma un panico dell'ultimo momento; Opel, inoltre, porterà all'altare una dote attraente per il matrimonio con gli italiani sotto forma di garanzie pubbliche».

Al coro anti-Fiat si aggiunge la Frankfurter Allgemeine Zeitung, secondo cui esisterebbe un documento «strettamente segreto, intitolato «Project Football», che contemplerebbe la chiusura di 10 fabbriche in Europa con la perdita di 18mila posti di lavoro.

Il gruppo torinese, in una nota di smentita, ha precisato che «non si tratta di informazioni che provengono da Fiat, né fanno parte di alcun piano preparato dall'azienda». Tante pressioni negative, dunque, all'indomani della visita di Marchionne a Berlino e dell'esposizione, ai ministri dell'Economia e degli Esteri, del piano di aggregazione con Gm Europa (Opel) e Chrysler che porterebbe a un gruppo da 80 miliardi di ricavi e 7 milioni di veicoli prodotti.

Al tabloid Bild, che lo ha intervistato, Marchionne ha assicurato che il progetto prevede il mantenimento di tutti gli impianti tedeschi di Opel, spiegando che solo uno - quello di Kaiserslautern - potrebbe subire una riduzione della forza lavoro. Tagli che, secondo Klaus Franz, leader del consiglio sindacale di Opel, nonché membro del consiglio di supervisione della compagnia, riguarderebbero invece 9-10mila posti.

«Il progetto di finanziamento non mi convince affatto - ha tuonato Franz -, Marchionne vuole costruire una casa automobilistica globale con i soldi dei contribuenti tedeschi e americani». Franz prevede, inoltre, un forte ridimensionamento di Opel, in quanto, a suo parere, a Marchionne interessa soprattutto aver accesso alle tecnologie di Gm per le vetture compatte e di media cilindrata.ysler FIAT

Sono 14 le condizioni poste da Berlino a chi vuole acquistare la casa tedesca: tra queste ci sarebbe il mantenimento della sede in Germania, garanzie circa la solidità del piano finanziario e il Paese in cui pagare le tasse.

«Ecco i primi ostacoli per Fiat», sottolineava ieri il Financial Times, ammettendo comunque come il gruppo torinese restasse in pole position per l'operazione Opel. In corsa, insieme al Lingotto ci sarebbero altri 6 pretendenti tra cui Magna International, interessata, però, a rilevare solo una partecipazione intorno al 20% di Opel.

CHRYSLER

In proposito, Marchionne ha precisato alla Bild che si sentirebbe «sorpreso» se Berlino desse la preferenza all'offerta del gruppo austriaco-canadese Magna, che cercherebbe di acquisire una casa europea «con l'aiuto dei russi». «Il nostro piano è serio - ha proseguito -: vogliamo creare un vero gruppo automobilistico europeo di successo in tutto il mondo: la divisione auto di Fiat si fonderebbe con Opel e Chrysler, così diventeremmo il secondo aggregato mondiale dopo Toyota». E sul prestito miliardario da parte di Berlino, l'ad di Fiat si è impegnato a restituirlo entro tre anni.

ogo "GM"

Nella battaglia per Opel, il governo italiano ha rinnovato il pieno appoggio a Marchionne. Il premier Silvio Berlusconi, oltre a ritenere possibile un matrimonio di Torino con Opel («sarebbe quasi un sogno da realizzare per gli azionisti, i dipendenti di Fiat e anche per tutti gli italiani»), vede profittevole il connubio tra Fiat e l'americana Chrysler. E ad appoggiare l'impegno di Fiat, come già fatto in passato, si candida anche il sistema bancario italiano. Giovanni Bazoli (Intesa Sanpaolo) ha dato la disponibilità dell'istituto. E lo stesso vale per Unicredit e Mediobanca.

 
[06-05-2009]

Prese di beneficio su Fiat, che ha chiuso in calo del 2,2% a 7,88 euro,

Chrysler: chiudera' 6 stabilimenti...
(ANSA) -
Chrysler ha annunciato che chiudera' sei impianti di produzione negli Stati Uniti che non fanno parte di quelli che verranno ceduti a Fiat. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg. Si tratta di stabilimenti situati negli Stati del Michigan, Missouri, Ohio e Wisconsin. La casa americana ha spiegato che la loro chiusura prendera' il via nella seconda parte di quest'anno per arrivare al blocco totale della produzione entro dicembre 2010.

4 - Opel: Gaz conferma interesse...
(ANSA) -
Il gruppo automobilistico russo Gaz, che fa capo al miliardario russo Oleg Deripaska,e' interessato a un eventuale investimento nella Opel. Lo ha detto al quotidiano economico tedesco Handelsblatt un portavoce del gruppo che ha spiegato che la Gaz e' stata invitata a partecipare a una cordata di investitori per rilevare la controllata tedesca della General Motors e che sta valutando questa possibilita'. E' la prima conferma ufficiale di un interesse del gruppo russo per la Opel.

 

 

 

IL GRUPPO FIAT E CHRYSLER FIRMANO UNA ALLEANZA STRATEGICA GLOBALE

Fiat S.p.A. e Chrysler LLC annunciano la firma di accordi per la creazione di un’alleanza strategica globale. L’alleanza si compone di due aspetti: Fiat fornirà a Chrysler diritti relativi a diverse piattaforme, tecnologie e modelli, nonché servizi di management, cooperazione e assistenza nelle principali aree di attività di Chrysler, quali gli acquisti e la distribuzione a livello internazionale; Fiat riceverà una quota del capitale di Chrysler.

  1. 1.

Dichiarazione dell’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat,

Sergio Marchionne

"Quest’operazione – ha commentato l’Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, Sergio Marchionne – rappresenta una soluzione costruttiva e importante ai problemi che da alcuni anni affliggono non soltanto Chrylser ma l'intera industria automobilistica mondiale. L’alleanza permetterà di mettere insieme la tecnologia Fiat, che è tra le più innovative e avanzate al mondo, le sue piattaforme e i suoi propulsori per vetture piccole e medie nonché la sua vasta rete di distribuzione in America Latina e in Europa con il grande patrimonio della Chrysler, che ha una forte presenza in Nord America e lavoratori pieni di talento e di impegno. Tutto ciò darà vita ad una nuova forte casa automobilistica e aiuterà a preservare, insieme ai posti di lavoro, un’industria manifatturiera di importanza cruciale per le economie statunitense e canadese.

Da quando abbiamo iniziato le trattative con Chrysler quasi un anno fa, il nostro obiettivo è sempre stato quello di valorizzare i punti forti di entrambe le aziende per ottenere i volumi, le efficienze e i risparmi necessari per creare due costruttori più forti, in grado di competere in modo più efficace a livello globale. Quest'operazione è un passo importante verso il raggiungimento di questo traguardo.

Il nostro lavoro è appena iniziato. Insieme ai nostri nuovi partner della Chrysler lavoreremo per valorizzare l’enorme potenziale di quest'alleanza e per reintrodurre sul mercato nordamericano alcuni dei nostri marchi più famosi, inclusa l'Alfa Romeo e la Cinquecento, che ha vinto numerosi premi.

Non saremmo qui oggi ad annunciare quest'accordo se non fosse stato per la costante dedizione, l’impegno e la creatività della Task Force automobilistica statunitense e dei loro colleghi canadesi. Mentre cercavamo di risolvere le difficoltà e superare gli innumerevoli ostacoli tipici di operazioni di questo genere, non hanno mai smesso di avere fiducia nel progetto. Grazie a quest’operazione, hanno posto le basi per il ritorno sul mercato automobilistico di una Chrysler forte e stabile.

Anche le organizzazioni sindacali di entrambi i Paesi hanno dato un apporto significativo, accettando una riduzione dei loro benefit e una partecipazione azionaria in cambio di alcune delle loro richieste. Vorrei ringraziare i responsabili della United

 

Auto Workers e della Canadian Auto Workers per tutto quello che hanno fatto e per la loro costruttiva partecipazione alla nostra sfida comune, che è quella di ricreare una grande Chrysler.

Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, passerò molto tempo ad incontrare i lavoratori della Chrysler e visitare i suoi stabilimenti.

Il nostro accordo è necessariamente soggetto alle procedure legali statunitensi che dureranno alcune settimane; nel frattempo Chrysler si preparerà a ritornare in tempi brevi un costruttore affidabile e competitivo. Sono convinto che la società sia in grado di affrontare le sfide che le attuali difficili condizioni di mercato pongono ricorrendo al proprio spirito innovativo, facendo della qualità il punto di forza della propria gamma di prodotto e ascoltando i propri clienti per dar loro le automobili che desiderano. Questo è il modello che abbiamo rigorosamente seguito in Fiat negli ultimi anni e sono convinto che possa essere adottato anche in questo caso per scrivere un nuovo capitolo nella storia della Chrysler.

Credo che l’operazione appena conclusa rappresenti per la Fiat e per tutta l’industria italiana un momento storico. E’ un importante passo avanti nell’impegno di gettare nuove e solide basi per il futuro.

Oggi è anche un giorno di grande soddisfazione per tutte le donne e gli uomini della Fiat. Il fatto che il know-how della nostra azienda sia stato apprezzato dai più alti livelli dei Governi americano e canadese - che desidero ringraziare a nome dell’intero management del nostro Gruppo - è per tutti noi un forte stimolo per il lavoro che ci attende.

Siamo certi che da questa alleanza uscirà una Fiat più forte e più internazionale, con maggiore capacità di competere sui mercati di tutto il mondo".

2. L’operazione

L’operazione sarà effettuata tramite la cessione accelerata di sostanzialmente tutti i beni di Chrysler ad una NewCo in base a determinate previsioni della legge fallimentare statunitense (US Bankruptcy Code). A seguito di un intenso periodo di consultazione con il Dipartimento del Tesoro statunitense e con tutte le altre parti interessate, inclusi il Governo canadese, la United Auto Workers (UAW) e la Canadian Auto Workers (CAW), Chrysler ha scelto tale opzione come la più efficace per la ristrutturazione del proprio debito. Di conseguenza, Chrysler richiederà al Tribunale fallimentare di New York l'approvazione della vendita delle attività di Chrysler alla NewCo. In caso di approvazione dell’operazione da parte del Tribunale e subordinatamente all’approvazione delle autorità regolamentari, le parti saranno tenute a completare l’operazione nel più breve tempo possibile.

In attesa di tali approvazioni, Chrysler, nella sua forma attuale, continuerà a svolgere la propria attività e il Dipartimento del Tesoro statunitense e il Governo canadese concederanno alla società finanziamenti al fine di consentirle di adempiere ai propri obblighi verso i dipendenti e di far fronte ai fabbisogni operativi.

2

Dall’inizio di maggio, Chrysler potrà beneficiare di nuovi accordi di finanziamento alla rete stipulati con GMAC, la quale fornirà anche finanziamenti al cliente finale.

Al momento del closing dell’operazione, la NewCo assumerà la ragione sociale di Chrysler e diventerà proprietaria di sostanzialmente tutti i beni di Chrysler con l’esclusione di determinati debiti e altre passività.

Al closing, la NewCo assegnerà a Fiat una quota equivalente al 20 per cento del capitale e dei diritti di voto, al netto degli effetti diluitivi, e Fiat stipulerà gli accordi industriali con Chrysler.

Parimenti, la Voluntary Employee Benefit Association (VEBA), al momento del closing, riceverà una partecipazione del 55%, al netto degli effetti diluitivi. Tale partecipazione sarà amministrata dal Dipartimento del Tesoro statunitense.

Il Dipartimento del Tesoro statunitense e il Governo canadese possiederanno complessivamente il rimanente 10% del capitale, al netto degli effetti diluitivi.

La nuova Chrysler beneficerà inoltre dei nuovi contratti collettivi di lavoro recentemente siglati con UAW e CAW e di un finanziamento da parte del Dipartimento del Tesoro statunitense di 6,5 miliardi di dollari.

La nuova Chrysler sarà gestita da un consiglio di amministrazione composto da nove membri. Tre amministratori saranno nominati da Fiat, uno dei quali dovrà soddisfare i criteri di indipendenza stabiliti dal regolamento del New York Stock Exchange. VEBA e il Governo canadese avranno il diritto di nominare un amministratore ciascuno. Inizialmente, il Dipartimento del Tesoro statunitense avrà il diritto di nominare quattro amministratori (tre dei quali indipendenti).

Fiat avrà il diritto di ricevere un’ulteriore partecipazione del 15% (sia in termini di valore sia di diritti di voto), al netto degli effetti diluitivi. Questa ulteriore partecipazione sarà attribuita in tre tranche da 5% ognuna, subordinate al raggiungimento di obiettivi predeterminati ed in particolare: all’ottenimento delle approvazioni regolamentari per la produzione negli Stati Uniti della famiglia del motore FIRE; al raggiungimento di target di vendita di veicoli Chrysler al di fuori dell’area NAFTA; all’ottenimento delle approvazioni regolamentari per la produzione di un modello Chrysler basato su tecnologia Fiat.

Quando otterrà tale ulteriore partecipazione del 15%, Fiat avrà anche il diritto di nominare un ulteriore amministratore di Chrysler.

Inoltre, a Fiat spetterà l’opzione di acquistare un ulteriore 16% (esercitabile dal 1 gennaio 2013 al 30 giugno 2016). Il controvalore di tale partecipazione sarà determinato in base a criteri di valutazione standard di mercato e in ogni caso non potrà essere superiore al multiplo di Fiat a quella data. Questa facoltà non potrà essere esercitata fino a che il debito nei confronti del Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà inferiore a 3 miliardi di dollari.

Fiat non potrà superare la quota di partecipazione del 49% fino a quando l’intero debito verso il Dipartimento del Tesoro statunitense non sarà stato rimborsato.

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3. Il contributo di Fiat

Fiat fornirà il proprio contributo a Chrysler con tecnologie chiave e altre risorse.

In breve, il contributo di Fiat consisterà in: licenze che permetteranno a Chrysler di utilizzare tutte le piattaforme automobilistiche di Fiat Group Automobiles (subordinatamente ad eventuali condizioni restrittive tra Fiat e terzi) per la produzione di veicoli Chrysler nell’area NAFTA; licenze che permetteranno a Chrysler di utilizzare determinate altre tecnologie chiave di Fiat, quali quelle relative ai motori; la prestazione continuativa di servizi di management per permettere a Chrysler di beneficiare dell’esperienza Fiat nelle ristrutturazioni di attività industriali e operative; partecipazione ai programmi di acquisto e approvvigionamento di Fiat; distribuzione di veicoli Chrysler al di fuori dell’area NAFTA, in particolare fornendo a Chrysler l’accesso alla rete commerciale Fiat in Paesi dove la presenza di Chrysler è attualmente limitata.

L’alleanza, che è un elemento chiave dell’Integration Plan di Chrysler, rafforzerà la continuità a lungo termine di Chrysler tramite l’accesso a piattaforme competitive per veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti che saranno prodotti negli stabilimenti Chrysler.

L'alleanza permetterà, inoltre, al Gruppo Fiat e Chrysler di trarre beneficio dalle rispettive reti commerciali e industriali e dai rispettivi fornitori globali. L’alleanza non prevede per Fiat alcun esborso di cassa verso Chrysler né impegni a finanziare Chrysler in futuro.

Torino, 30 aprile 2009

 

 

 

 

OBAMA SMENTISCE LA FAVOLETTA DEL 'costo zerO': "la Fiat investirà milioni di dollari” - può riuscire solo mettendo i soldi sul tavolo ed è quanto dovrà fare oggi A Berlino - CHE parcella staccHERà Ubs, LA banca di Marpionne, 'exclusive advisor' DELL'AFFARE?

Il "caso" e la "fortuna" hanno  molto da fare in questi giorni e si divertono come pazzi intorno alle vicende  della Fiat.

Mentre Obama faceva il suo spot televisivo citando per ben 6 volte la casa torinese, Carletto De Benedetti lasciava per sempre la presidenza della Cir, la finanziaria che aveva costituito nel 1976 dopo aver sbattuto la porta in faccia alla Sacra Famiglia degli Agnelli che per quattro mesi gli aveva dato il volante dell'automobile. È davvero curiosa questa coincidenza che vede Carletto lasciare nelle mani del figlio Rodolfo e dell'economista dal ciuffo nervoso, Stefano Micossi, le redini delle sue attività industriali.er FIAT

Il caso ha voluto che tutto avvenisse nelle stesse ore in cui Sergio Marpionne, un uomo per il quale non ci sono più aggettivi, giocasse a New York la sua grande partita.

La fortuna si diverte è il titolo di un film degli anni '50 con James Stewart che in inglese si chiamava "Jackpot" e quello del manager italo-canadese-svizzero ha preso i contorni di un colossale gioco d'azzardo che nell'intervista di venerdì alla "Stampa" Marpionne ha definito "un matrimonio perfetto".

La cerimonia si è celebrata dentro stanze dove il fumo delle sigarette si tagliava con il coltello e il manager dal pullover sgualcito era stremato dalla fatica. Nell'intervista che gli ha fatto il neodirettore del quotidiano torinese, Mario Calabresi, viene fuori l'orgoglio di chi dal febbraio scorso ha lavorato per il successo e si scoprono anche aspetti umani. PRESS VICE PRES DI CHRYSLER PRESENTA LA 500

"Sono cresciuto parlando in inglese - dice Marpionne - con un marcatissimo accento italiano. Ci ho messo più di sei anni a perderlo, ma sono stati sei anni persi con le ragazze. L'imbarazzo di aprire bocca mi paralizzava". E poi ha aggiunto che neanche quando si è seduto a discutere davanti al ministro del Tesoro, Timothy Geithner, ha rinunciato al suo maglione che è diventato lo status symbol per i manager di tutto il mondo.

Se Marpionne è umano, l'azienda che nascerà dalla sua strategia planetaria è qualcosa ancora di misterioso e mitologico. L'immagine più appropriata è quella dell'ircocervo, l'animale metà caprone, metà cervo sul quale Aristotele, Platone e Boezio hanno tentato di tracciare un ritratto.

 

Mitologia a parte, il caprone Chrysler con le sue voragini pelose si unisce al cervo della tecnologia italiana, frutto sorprendente di quella Torino che ha riscoperto il core business dell'automobile e delle attività manifatturiere alla faccia di chi, dopo le Olimpiadi della neve, la voleva proiettata come capitale di un terziario avanzato e considerava l'automobile un reperto archeologico.

Chissà che cosa avrà pensato Cesare Romiti sabato mattina quando sul suo yacht ancorato all'Argentario (a pochi metri da quello di Francesco Gaetano Caltagirone) ha letto i giornali e il coro di complimenti nei confronti dell'anti-divo Marpionne? Probabilmente ha arricciato il naso di fronte alla tesi del "costo zero", cioè della favoletta secondo la quale tutto potrà avvenire senza esborso di capitali.

Lasciamo pure perdere le perplessità dell'"Osservatore Romano" che sabato si è chiesto dove porterà l'alleanza Fiat-Chrysler, e mettiamo da parte lo scetticismo degli ultimi operai della Fiat che guardando alla catena di montaggio le piccole 500 si chiedono come gli americani obesi per troppi hamburger e bibitoni di Coca-Cola, riusciranno a entrare con le famiglie (obese) e i bagagli straripanti sulle piccole vetture di Marpionne. Questi sono ragionamenti che ai piani alti del Lingotto considerano infantili, ma ciò non toglie che meno infantile e più seria sia la questione del cosiddetto "costo zero".

Chi ha sentito le dichiarazioni di Obama non può avere dubbi: il presidente americano mentre esaltava la tecnologia e il management italiani, continuava a insistere sul fatto che gli americani viaggeranno sempre su auto Usa e che l'occupazione e l'indotto saranno salvaguardati. E ha aggiunto che per arrivare a questo risultato anche la Fiat "investirà milioni di dollari". Sono parole sue e questo fa piazza pulita della favoletta, gonfiata dall'ufficio stampa della Fiat, secondo la quale l'operazione di Detroit avverrà a costo zero.

Tanto per cominciare bisognerebbe fare un discorso terra terra su quello che finora è costata. Da febbraio a giovedì scorso (quando è avvenuta la firma dei 50 protocolli) l'operazione ha visto in campo stuoli di avvocati e un "exclusive advisor" che porta il nome di Ubs, cioè della stessa banca di cui Marpionne è vicepresidente.

Il team che per mesi ha assistito legalmente l'intera operazione era composto alla fine da 50 persone. Il più giovane (come ha rivelato il "Sole 24 Ore") si chiama Riccardo Mulone, un laureato all'università di Catania che da 10 anni lavora in Ubs tra Londra e Milano. Poi ci sono gli avvocati, primo fra tutti Scott Miller, un legale di Palo Alto che è considerato un guru delle grandi fusioni. E accanto a lui Filippo Modulo dello studio Chiomenti di Roma.

Oltre ad aver assistito la Fiat in questi mesi dovranno vedersela a partire da oggi con Arthur J. Gonzalez, il terribile giudice di Manhattan che deve decidere sui crediti rivendicati dalle banche e dai fornitori di Chrysler che non hanno firmato l'accordo.
Ma la voce più grossa dei costi di questa fase che ha preceduto l'accordo è rappresentata dalla parcella che sarà staccata da Ubs, la banca svizzera di Marpionne, che di fronte a un merger da 60 miliardi di dollari presenterà un conto proporzionale all'entità dell'operazione.

Comunque non sono questi i costi che possono terrorizzare la Fiat e Marpionne. L'operazione deve andare avanti, ma per procedere ha bisogno di una leva finanziaria di enormi proporzioni. E qui salta fuori la necessità vitale di chiudere l'accordo con Opel e di scorporare il settore auto dal resto della Fiat.

In un articolo molto preciso di Massimo Mucchetti, che appare oggi sul "Corriere della Sera", si spiegano le ragioni per cui "il ritorno della Fiat negli States non sarà una passeggiata". L'editorialista economico del giornale milanese ieri ha fatto un'intervista (inutile e generosa) a Colao Meravigliao, l'uomo McKinsey che guida Vodafone, e poi si è dedicato a scrivere un articolo ben più importante che contiene due domande precise.

Fino a quando - si chiede Mucchetti - la nuova Chrysler produrrà in perdita?, e basteranno i prestiti federali a raggiungere il punto di svolta? La risposta delle fonti ufficiose è due anni e mezzo, tre.
La seconda domanda di Mucchetti riguarda la scommessa imprenditoriale nella quale i tedeschi di Daimler per 11 anni hanno tentato di integrarsi con Detroit e alla fine "hanno gettato la spugna azzerando un investimento di 77 miliardi di dollari".

Queste sono domande fondamentali che liquidano la favoletta del "costo zero" e spiegano la ragione per cui Fiat Auto dovrà essere scorporata e quotata in Borsa mentre la Sacra Famiglia degli Agnelli vedrà ridursi il suo peso azionario.

Il jackpot di Turbo-Marpionne può riuscire soltanto mettendo i soldi sul tavolo ed è quanto dovrà fare a partire da oggi nei palazzi del potere di Berlino dove contro l'ircocervo italiano tira un'aria bruttissima. Se chiuderà con Opel nascerà un'azienda globale con un manager globale per un mercato globale.

La Sacra Famiglia degli Agnelli e gli ultimi operai della Fiat seguono con ansia la lotteria del Grande Giocatore e Luchino di Montezemolo (totalmente estraneo alla partita e preoccupato per le sorti della sua Ferrari) aspetta che da Berlino gli arrivi un sms. Nell'intervista che domenica il "Corriere della Sera" gli ha fatto per dovere aziendale, Luchino ha rivelato che mentre Marpionne era a New York gli mandava degli Sms con 10 parole e lui rispondeva con una sola.

Se arriverà un "ok" si chiuderà un'epoca e si potranno dimenticare le parole di Gianni Agnelli che nel 2000 disse: "le alleanze sono un'opportunità, non una necessità. Fiat può andare avanti anche da sola".
In caso contrario l'ufficio stampa della Fiat dovrà scrivere il necrologio dell'azienda.

 

 
[04-05-2009]

 

Consiglio di Amministrazione della Fiat

Si è riunito oggi il Consiglio di Amministrazione della Fiat che ha preso atto dei recenti accordi conclusi con la Chrysler.

Il Consiglio di Amministrazione ha dato anche il suo pieno appoggio all’iniziativa che sarà portata avanti nelle prossime settimane dall’Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, volta a verificare se vi siano i presupposti per l’integrazione in una nuova società delle attività di Fiat Group Automobiles, inclusa la partecipazione in Chrysler, e di General Motors Europe.

Se l’operazione verrà finalizzata, si creerebbe un gruppo automobilistico con un fatturato di circa 80 miliardi di euro.

In questo quadro, il Gruppo potrebbe valutare varie operazioni societarie, compreso lo spin-off di Fiat Group Automobiles in una società quotata che ne unisca le attività con quelle di General Motors Europe.

Obiettivo di tutte queste operazioni è quello di assicurare il miglior sviluppo strategico del settore automobilistico.

Torino, 3 maggio 2009

A Milano, in testa al listino principale c'è Fiat che guadagna il 6,99%. A spingere il titolo è la positiva conclusione dell'alleanza con Chrysler, le prospettive di un'acquisizione di Opel (oggi Marchionne è a Berlino per presentare il suo piano al Governo tedesco) e le indiscrezioni su un possibile interesse della casa torinese agli asset di General Motors in mercati emergenti come l'America Latina e la Cina

 

L'INTERVISTA

Montezemolo: «E adesso Opel,
partner ideale di una grande Fiat»

Il presidente: con Chrysler occasione irripetibile ma sappiamo che ora inizia il lavoro duro

MILANO - E adesso Berlino? «Sarebbe la chiusura del cerchio». Molto oltre non vuole andare, Luca Cordero di Montezemolo. Il dossier è aperto, Sergio Marchionne è al lavoro, è l'amministratore delegato che dopo aver convinto Barack Obama su Chrysler ora tenta il raddoppio con Angela Merkel su Opel. E in Germania le barricate sono già state alzate, la Fiat un pò di paura - anche - la fa, dunque «lasciamo che Sergio si muova come sa». Ovviamente però conferma, il presidente del Lingotto, che la casa tedesca «sarebbe per noi una straordinaria opportunità, sarebbero i nostri partner ideali, nascerebbe un gruppo molto forte».

Neanche il tempo di festeggiare Detroit, avvocato? Non è un pò troppo?
«È una necessità. Guardate: in Fiat noi, tutti, proviamo orgoglio e soddisfazione per l'operazione Chrysler e per le parole del presidente degli Stati Uniti. A me, come presidente del Lingotto, lasci aggiungere l'enorme gratitudine per un management che ha sempre mantenuto le promesse fatte, si trattasse di risultati o di strategie. Però il nostro primo sentimento è l'umiltà. Umiltà e una grande determinazione. Da un mese, da quando Obama ha parlato per la prima volta di noi, siamo sotto la lente del mondo. Lo sappiamo e sappiamo soprattutto che è un'impresa molto difficile, da far tremare i polsi. L'affrontiamo con entusiasmo, ma raddoppiando impegno e lavoro per rafforzare Fiat e risanare Chrysler. È un'occasione irripetibile, ma il lavoro duro inizia adesso».

Avrete brindato, però. Sei anni fa la Fiat andava con il cappello in mano ad Arcore, Paolo Fresco e Gabriele Galateri costretti all'umiliazione. Oggi vi chiama la Casa Bianca. A salvare l'auto americana. «Dico sempre che bisogna guardare avanti. Però sì, qualche volta è giusto anche ricordare da dove si è partiti. E io ricordo molto bene i primi giorni a Torino. Il giovedì mattina ero diventato presidente di Confindustria, la sera morì Umberto Agnelli. Sergio e io ci siamo conosciuti grazie a lui: era stato lui a volerci in consiglio. E il giorno dopo il suo funerale ci siamo ritrovati Sergio a gestire l'azienda, io alla presidenza. Sui giornali del mondo la Fiat era data per fallita».

In effetti lo era.
«Le prime notti non ci abbiamo dormito».

E oggi? L'ha detto lei: già Chrysler fa tremare i polsi...
«Ma oggi partiamo dal lavoro enorme fatto dal management. È con questo che ci siamo creati un punto fondamentale che, se vuole, è il nostro plus: la credibilità. Ed è la credibilità che ha fatto sì che il presidente Obama dicesse di noi quel che ha detto».

È anche però, forse non a caso, un'operazione fatta fuori dal capitalismo di relazione o dei salotti.
«Ma è un'operazione-Paese. Ed è, credo, un orgoglio anche per l'Italia e la sua industria. Gli uomini e le donne della Fiat in questi anni hanno lavorato tornando a occuparsi di auto, fuori dalle stanze della politica. È così che siamo tornati a essere un pò un "ritratto di famiglia" dell'impresa italiana: impresa familiare, privata, grande o piccola non importa, che va per il mondo, raccoglie le sfide, si mette in gioco con i propri prodotti e nient'altro. Al di là dei discorsi sul primo o sul quarto capitalismo, è questa l'Italia delle mille eccellenze. Il manifatturiero è uno dei suoi pilastri, e l'orgoglio è anche una Fiat che traina, con sé, un intero sistema industriale grazie al lavoro duro, di squadra, di tutti: da Sergio Marchionne all'ultimo operaio».

Gli operai, oggi, in America li avrete come soci. Insieme a due governi. Un inedito rapporto pubblico-privato: si potrebbe replicare, in Italia?
«Sono due Paesi, due culture, due situazioni totalmente diverse. Io ho sempre sostenuto la necessità di un forte coinvolgimento dei dipendenti nei risultati delle aziende. Ma la proprietà è un'altra cosa».

Vale anche per eventuali soci pubblici?
«Ho detto prima che il risanamento è stato possibile grazie al gioco di squadra. Nel quale metto le banche, senza il cui appoggio non ce l'avremmo fatta. Ci metto, oggi, gli incentivi al settore che il governo italiano, come tutti gli altri, ha varato per contrastare una crisi mondiale senza precedenti. Ma il punto fermo resta uno: l'aver sentito sempre gli azionisti, prima Ifi-Ifil con Gianluigi Gabetti e ora Exor con John Elkann, dietro di noi. Hanno rischiato, ci hanno creduto e continuano a crederci».

Dicono però che una parte della famiglia Agnelli sia, ora, preoccupata: giusto orgoglio, ma timori per il peso che sta assumendo l'auto. Che patisce la crisi meno di altri, sì, però i debiti sono 6 miliardi e gli unici utili si vedono da Ferrari e Maserati.
«Intanto, Fiat non è solo auto. È camion, trattori, altro ancora. Dopodiché: se guardo agli ultimi due mesi, stiamo reagendo bene alla crisi. In marzo siamo diventati il terzo gruppo più venduto in Germania, e non era mai accaduto. Siamo cresciuti molto in altri Paesi, come la Francia, e abbiamo superato il 9% di quota in Europa. Sulle alleanze, il nostro è un disegno con obiettivi a medio termine. Azionisti preoccupati, dice? Io ho visto grande soddisfazione e grande appoggio. È chiaro che ogni volta che fai un'operazione importante assumi dei rischi. Ma è cambiato tutto, nel mondo. La Fiat da sola forse poteva sopravvivere, certo non essere protagonista. Aver anticipato il cambiamento, aver dato il via ai giochi che comunque scompagineranno gli assetti dell'auto mondiale avrà effetti positivi. Con Chrysler oggi. E con qualcos'altro, spero, nei prossimi mesi».

Se non andasse Opel? Potrebbero essere le attività sudamericane di Gm? O un ritorno su Peugeot? E comunque: si aspettava lo sbarramento tedesco?
«Piano, lasciamo lavorare Sergio. Quel che posso dire è che noi perseguiamo coerentemente una strategia. E poi vediamo. Sappiamo quali sono le nostre carte: ce le giocheremo».

Che cosa direbbe Giovanni Agnelli del tutto e di Chrysler?
«Lui raccontava sempre che quando il nonno, il fondatore, mandò i primi tecnici negli Usa la raccomandazione fu: non cambiate niente, copiate e basta...».

Ora saranno loro a copiare noi, quindi...
«Quindi gli Usa, che sono sempre stati il link dell'Avvocato, sarebbero oggi per lui il sogno che si avvera. L'accordo Chrysler ci apre per la prima volta il più grande mercato di consumo del mondo. Perfetto, spero, per i prodotti che abbiamo: abbiamo lavorato su tecnologia e motori "puliti", ma non abbiamo trascurato il design. Un'auto come la 500 può essere un'icona anche negli Usa».

Con la squadra come farete? Snella e vincente: ma ora basterà?
«Panchina corta, vuol dire? Sappiamo valore e potenzialità di tante persone che ancora non vedete in campo: ne abbiamo molte, pronte ad assumersi responsabilità di primo piano».

Nell'euforia del momento storico abbiamo tutti un pò perso di vista le difficoltà qui. La crisi è tutt'altro che passata, la cassa integrazione c'è ancora, il sindacato chiede garanzie per gli stabilimenti italiani.
«Senza scivolare nel romanticismo, ricordo che Fiat sta per Fabbrica Italiana Automobili Torino. Nemmeno per un secondo abbandoneremo l'impegno verso Torino, l'Italia, i nostri dipendenti. Non siamo diventati americani: il contrario. Bisogna però riconoscere la realtà del momento. Ci sono nodi strutturali che, anche a causa della caduta della domanda, dobbiamo affrontare in modo responsabile insieme al governo e ai sindacati. Poi, non dimentichiamo l'Europa: la Ue si giocherebbe la propria credibilità se assecondasse nazionalismi superati quando, in palio, c'è il futuro di un settore fondamentale come l'auto».

Pensa anche lei che, comunque, il peggio della crisi l'abbiamo già visto, che il fondo sia già stato toccato?
«Sarei molto prudente: rischiamo di alimentare facili ottimismi. Credo che sia rallentata la velocità della discesa, che i primi segnali di risalita ci siano. Ma dobbiamo fare ancora molta attenzione».

L'Italia ha fatto quel che doveva?
«Ci sono questioni che, mi rendo conto, è più facile affrontare dalla tribuna che non dal campo. Ma restano nodi che sono il frutto di decenni di non scelte: il taglio delle spese improduttive, la burocrazia, le pensioni, la sanità. E dobbiamo stare più che mai attenti a che non aumentino i tanti divari. Ricchi e poveri. Nord e Sud. Sarebbe bello se dalle imprese l'intero Paese imparasse il gusto del cambiamento e la voglia di anticiparlo».

Curiosità: con Marchionne, nei giorni caldi di Washington, anche lei parlava via sms?
«Sì. Ma io usavo dieci parole, lui mi rispondeva con una. Io mi firmo Luca, lui "S.". Lo stile di uno che per portarci Chrysler non ha dormito per un mese».

L'ha convinto a farsi almeno questo weekend?
«Ci ho rinunciato: sono partite perse».

Raffaella Polato
03 maggio 2009

 

FESTEGGIO FIAT-CHRYSLER, MA GLI AMERICANI IN 500 NON LI VEDO, e se è per questo nemmeno in Alfa - Per una semplice ragione: se quelle erano le macchine adatte alle loro strade, ai loro bisogni, alle loro distanze, non potevano pensarci prima?...

Giuliano Ferrara per "Il Foglio"

 

Lasciatemi dire quel che penso della storia di Fiat e di Chrysler, e poi archiviate il tutto come demenza, ignoranza, bastiancontrarismo. Io alle favole non credo più da quando ero piccino, e anche da bambino ero un po' scettico (mi dicono). E il sapore inconfondibile della favola aleggia sullo storico affare Torino-Detroit.

Per le grandi notizie globali, prendo sempre Vittorio Zucconi e mi regolo con lui come Lenin faceva con il capo della rivoluzione ungherese dei Consigli, una specie di sinistra radicale del 1919 ("Quando sento sparare una fanfaronata, penso sempre che sia stato Bela Kun").

L'incipit del suo commento su Repubblica era questo: "Figlia di un dio povero e frugale, che mai avrebbe sognato di convertire le divinità dei motori nel loro santuario, la nostra bambina di latta arriva nella terra dei ciclopi d'acciaio per cercare di salvarli dalla loro cecità". La bambina di latta è la Fiat 500, e "può accadere" che la piccina conquisti il mercato americano, garantisce Zucconi, uno che scrive bello e spara grosso. Ma davvero?

Chrysler"

Intanto bisogna dire che Obama e Marchionne sono due grandi dell'affabulazione. Due che sanno come sfruttare la crisi e come generare speranza, prodotto non tipicamente manifatturiero. Non sono doti da poco, lo dico senza ironia, e valgono altre virtù cardinali del fare politica o del comando d'impresa: virtù come il realismo, la prudenza, il coraggio, la competenza. E nella grande avventura di portare Torino a Detroit, passando per Washington e ora anche per la New York dell'amministrazione controllata (chapter 11), si rinvengono anche elementi di realismo, di prudenza e di coraggio e di bella competenza. Però festeggerei con giudizio.

Per essere breve e chiaro. Vedo le banche americane che rinunciano a riscuotere i crediti, anche perché incassano i finanziamenti federali e la rinuncia gliela chiede la Casa Bianca con il Tesoro Usa (invece gli "speculatori" degli hedge fund non prendono soldi dai contribuenti, fanno quel che vogliono, e hanno portato Chrysler al fallimento in un batter d'occhio).

Vedo i sindacati che rinunciano a conquiste messe in discussione dal semplice fatto che hanno affondato sia la Chrysler sia la General Motors: nel sud degli Stati Uniti e nel resto del mondo il manufatto automobilistico si fa con costi che sono di almeno un terzo inferiori a quelli di Detroit, e se le Unions non cambiano linea negoziale la città dei macchinoni sul lago Michigan, che è già parecchio desertificata, diventerà spettrale, una ghost town.

obama

Vedo l'eccellenza relativa di una Fiat che è riuscita a imporre una sua ripresina manifatturiera, nuovi modelli come la bambina magica, e soprattuto detiene l'imprinting di un'automobile meno kolossal e meno dispendiosa di quelle chrysleriane. Ma non vedo gli americani in 500, e se è per questo nemmeno in Alfa. Per una semplice ragione: se quelle erano le macchine adatte alle loro strade, ai loro bisogni, alle loro distanze, non potevano pensarci prima?

Mi riesce anche difficile immaginare, al di là della cortina di high talk che ci ammannisce soave il team Obama, capace di vedere "un futuro luminoso" anche quando manca la luce, a una grande operazione euro-americana, magari con estensioni asiatiche, che fa nascere senza una lira di Torino, e con 6-8 miliardi di dollari americani, un colosso da sei milioni di auto prodotte.

Credo anch'io, in mancanza di meglio, nel rilancio globale della manifattura, nel valore che in futuro avrà la produzione contro la strega cattiva della finanza, ma l'investimento, la lira, mi sembrano ancora strumenti necessari per far funzionare le linee di assemblaggio, le tecnologie produttive, il marketing. Chissà. Vedremo. Per adesso mi pare che si debba festeggiare Marchionne perché giganteggia in strategie della crisi, in un lobbismo di alto rango, in tecniche di seduzione transatlantiche. Che non è poco, di questi tempi.

 

 
[04-05-2009]

IL MURO ANTI-MARPIONNE – È VOLKSWAGEN-AUDI L’AVVERSARIO NUMERO UNO DELL’OPERAZIONE FIAT-OPEL – LA CASA DEL MAGGIOLONE È LEADER SUL MERCATO INTERNO, SNODO CHIAVE D’EUROPA, E FA LOBBY - LA Daimler-Mercedes è crollata del 34% rispetto all'anno precedente.…

Danilo Taino per il "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

C'è un certo nervosismo, in queste ore, tra i produttori di auto in Germania.
La Opel è nei guai e potrebbe finire in mani italiane, canadesi, arabe e, certo, parecchi si agitano sulla poltrona, al pensiero. Ma c'è altro: la settimana scorsa è risultato chiaro che per le case automobilistiche tedesche - le più forti d'Europa e forse le più prestigiose del pianeta - il vecchio mondo è già cambiato.

 

Il campione nazionale, il numero uno in fatto di ruote che girano su gomma e trasportano persone e merci non è più Daimler. La crisi finanziaria e la recessione hanno emesso il verdetto: al primo posto per prestigio, risultati di gestione e strategie c'è Volkswagen.

CAMBIO DELLA GUARDIA
A prima vista può sembrare una banale questione di orgogli aziendali. Per lo snodo europeo più importante nella ristrutturazione globale iniziata nel settore - la Germania e il suo mercato - è invece qualcosa di straordinariamente importante. «Significa che la Volkswagen sta imponendo lo standard - dice un consulente industriale che vuole restare anonimo perché lavora con ambedue le aziende - Fa profitti mentre Daimler perde, usa meglio la sua tecnologia e ormai è forte sia nel segmento tradizionale delle cilindrate piccole e medie sia in quello delle auto di lusso. Anche negli automezzi pesanti riesce a fare utili nonostante il crollo del mercato».

Daimler non è nemmeno lontanamente un'azienda perduta, anzi: il marchio Mercedes e la sua tecnologia rimangono l'invidia di qualsiasi costruttore mondiale. I primi tre mesi di quest'anno, però, hanno messo in evidenza la diversa capacità dei due gruppi di rispondere alla recessione. La vendita di auto del gruppo Volkswagen è in pieno boom mentre quella di Mercedes (auto e camion) è crollata del 34% rispetto all'anno precedente.

 

Tra gennaio e marzo, il gruppo di Wolsburg ha registrato un utile netto di 243 milioni, che è una caduta del 74% ma comunque è un profitto. Nello stesso periodo, la casa di Stoccarda ha invece perso quasi 1,3 miliardi. Alla Daimler si consolano dicendo che il premio alla rottamazione delle auto voluto dal governo - 2.500 euro per veicoli vecchi più di nove anni se si compra un'auto nuova o seminuova ­avvantaggia soprattutto Volkswagen e i suoi modelli medi e piccoli, che infatti stanno registrando vendite record.

In realtà, gli analisti notano che nemmeno la Classe A della Mercedes riesce a beneficiare del bonus governativo come potrebbe: Jürgen Pieper, di Bankhaus Metzler, ha calcolato che non più di quattromila Mercedes sono state vendute utilizzando il bonus, contro circa duecentomila Volkswagen.

Inoltre, c'è la straordinaria crescita della Audi - parte del gruppo di Wolsburg - che il presidente del consiglio di sorveglianza Ferdinand Piëch e il Ceo Martin Winterkorn sono ormai riusciti a trasformare in un concorrente almeno alla pari con la Mercedes nel segmento delle auto di lusso.

L'amministratore delegato della Daimler, Dieter Zetsche, ha promesso di sistemare le cose, «ma la Volkswagen ha preso un vantaggio e, nel nuovo clima della crisi e probabilmente del post-crisi, sembra posizionata meglio. Avere l'immagine della numero uno la aiuta anche ad attrarre i manager e i tecnici migliori», dice il consulente.

Non solo, a dire il vero. Ne rafforza anche la muscolatura politica, che già era fortissima, come dimostra l'impossi­bilità per l'Unione europea di imporre l'abrogazione delle protezioni azionarie anti-competitive delle quali la casa di Wolsburg gode. Di fronte a un ingresso della Fiat nella Opel e a un'eventuale fusione tra le attività auto di Torino e quelle del produttore tedesco controllato dalla General Motors, quanto si infastidirebbe la Volkswagen?

MINACCIA TRICOLORE
Grazie al bonus governativo, i modelli della Fiat stanno avendo un vero e proprio boom di vendite, in Germania: in marzo il 213% in più. Se si considerano il milione e 350 mila auto vendute da gennaio a marzo nel programma di rottamazione, le Polo e le Golf della Volkswagen hanno conquistato il 15% di questo pezzo di mercato. La Opel Cosa (10,2%) e la Fiat Panda (5%) assieme arriverebbero alla stessa quota. Cosa succede­rebbe insomma se Torino con­quistasse la Opel?

Fino a che punto la Volkswagen si sentirebbe minacciata dal nuovo protagonista che, da quel che si è visto finora, si sta muovendo più rapidamente nella rivoluzione dell'auto in corso? Le reazioni negative a un'eventuale fusione Fiat-Opel arrivate dai sindacati e da alcuni ambienti politici - in testa l'intervento del commissario Ue Günter Verheugen - fanno pensare che questo ulteriore sconvolgimento delle gerar­chie automobilistiche tedesche non sarebbe necessariamente gradito.

 

 
[05-05-2009]

 

 

 

 

FIAT: ELKANN, CON CHRYSLER SI CHIUDE GIOVEDI' SERA...

 

1 - IL CAPITALISMO 'SOCIALE' DI OBAMA E IL MISTERIOSO PROGETTO GLOBALE DI MARPIONNE (VERSO CHRYSLER E OLTRE)
Nella Sacra Famiglia degli Agnelli  c'è molta trepidazione per l'annuncio che Obama farà domani davanti alle telecamere sulla vicenda Chrysler-Fiat.

Ormai si dà per scontato che anche in caso di amministrazione controllata, l'azienda torinese riuscirà a sbarcare a Detroit e su quel mercato americano che è sempre stato inaccessibile. Il merito va tutto a Sergio Marpionne, il manager laureato in legge che dopo l'attività forense in uno studio professionale del Nord-America ha imboccato un percorso industriale che nel 2003 lo ha portato al Lingotto su designazione di Umberto Agnelli.

A quest'uomo italo-canadese-svizzero che è nato a Chieti 57 anni fa, ma non ha detto una parola sul terremoto in Abruzzo, la Sacra Famiglia degli Agnelli accenderà più di un cero perché è riuscito a fare un triplo salto mortale senza chiedere agli eredi dell'Avvocato di mettere mano al portafoglio.
È probabile che i soldi dovranno saltar fuori nei prossimi mesi, ma a Torino dicono che le maggiori banche italiane sono già pronte a sostenere il disegno di Marpionne qualora si rendessero necessarie iniezioni di liquidità.

Ieri Yaki Elkann ha messo la testolina fuori dal marsupio e ha rivelato che in questi giorni si è sentito ripetutamente con l'amministratore delegato di Fiat ed è stato messo al corrente da numerosi sms. È bello sapere che anche il giovane Yaki partecipa all'avventura americana, ma di sicuro nessuno è riuscito a capire finora le dimensioni reali del progetto di Marpionne, un manager sempre più "globale" che nel momento in cui entra in crisi il mercato "globale dell'automobile" tira fuori dal cervello un progetto "globale".

Pare di capire infatti che la bandiera piantata a Detroit sia soltanto l'inizio di una trama più complessa che si allargherebbe a Opel e ad altri marchi automobilistici (Tata in primo luogo) in modo da arrivare a quella soglia di sopravvivenza che sta oltre i 5 milioni di veicoli l'anno.
È un gioco grandioso, misterioso, per adesso poco dispendioso, e comunque libidinoso.

La libidine è anche intellettuale perché l'operazione Chrysler rappresenta un salto di qualità nel capitalismo americano, un capitalismo che nasce fordista e fortemente orientato al mercato. Poco meno di 20 anni fa lo studioso Michael Albert scrisse un libro famoso ("Capitalismo contro capitalismo") sulla differenza tra il modello anglosassone e il modello renano dove i sindacati, le banche e i privati collaborano nella gestione dell'azienda.

A distanza di due decenni spunta in America un presidente come Obama che pare credere in questo modello di capitalismo "sociale" applicato in Germania e in Giappone.
E nel panorama disastrato di Detroit si affaccia il manager "globale" Marpionne che in Italia ha sempre dichiarato di rifiutare gli aiuti di Stato, poi applica alla perfezione il modello di capitalismo renano al quale aggiunge l'ingrediente del "family business", cioè quella virtù tipica del capitalismo italiano che mantiene le grandi famiglie al vertice delle piramidi industriali.

Adesso c'è spazio per gli economisti e gli studiosi che dovranno capire la dimensione industriale e culturale del progetto globale di un manager che fin dall'ottobre 2005 ha sempre dichiarato di considerare il sindacato un partner. C'è quanto basta per agitare il cervello e per chiedersi che cosa farà Marpionne da grande. E qui vale la pena tenere d'occhio un articolo che appare oggi sul "Sole 24 Ore" dove si comincia a dire che il futuro del top-manager di Fiat (il più gettonato dalla business community internazionale) lo vedrebbe prima o poi impegnato "fuori dalla Fiat o magari concentrato sempre nell'auto ma in aggregazioni ben più grandi dello stesso Lingotto".

Il giornale di Confindustria, dove da pochi giorni è sbarcato alla direzione il politologo-letterato Gianni Riotta, ha avuto finora sulla vicenda Chrysler-Fiat un atteggiamento curioso. È l'unico quotidiano, infatti, che invece di squillare le trombe a perdifiato ha cosparso dubbi e insinuazioni sottili sull'avventura americana. E lo fa anche oggi, non solo ipotizzando che oltre all'allenatore della Juventus Ranieri anche Marpionne potrebbe spiccare il volo, ma dando fiato agli analisti americani che sono pessimisti sul matrimonio tra sindacati, banche, governo e management italiano.

Queste riserve non sono prive di fondamento e anche Dagospia nella sua infinita miseria le ha formulate ricevendo lettere e accuse di lesa maestà da parte di qualche lettore. Resta il fatto che questo primo step del disegno grandioso, misterioso, poco dispendioso e libidinoso di Marpionne sta per andare in porto.

Nel novembre 2007 l'uomo dal pullover sgualcito ha dichiarato "non faccio il metalmeccanico!" e un anno dopo davanti agli industriali torinesi ha letto 26 cartelle con citazioni di Nietzsche e Mel Gibson. Di quest'ultimo ha preso la frase del film Bravehearth dove l'attore americano dice: "gli uomini non seguono gli uomini, ma seguono il coraggio".
Alla Sacra Famiglia degli Agnelli questo Mel Gibson piace da morire.

 CATRICALÀ (ANTITRUST) STANGA MARCHIONNE...
«Pratica commerciale scorretta»: è la motivazione con la quale l'Antitrust ha multato per 150 mila euro la Fiat. Negli spot tv con Fiorello, secondo l'autorità di Antonio Catricalà, «il prezzo e le principali condizioni di vendita (come il tasso di finanziamento e l'entità del contributo alla rottamazione) delle vetture promozionate non sono stati comunicati al pubblico in maniera corretta». (Michele Arnese)

 

GM: sospesi bonus a manager...
(ANSA) -
General Motors sospende per i manager il pagamento dei bonus in seguito alla revisione sui premi accordati da parte del Tesoro americano. La sospensione riguarda - secondo una comunicazione inviata alla Sec - anche una parte dei bonus assegnati per quest'anno ai manager di medio livello e a quelli al top, incluso l'amministratore delegato Fritz Henderson. Il Tesoro sta rivedendo i premi in base ai termini dell'accordo per il prestito concesso in dicembre alla casa automobilistica.

2 - Chrysler: probabile bancarotta...
(ANSA) -
Una bancarotta protetta temporanea negli Usa per Chrysler sarebbe un'ipotesi piu' che probabile, secondo l'Ad di Fiat Marchionne. L'amministratore delegato della casa torinese l'avrebbe riferito al presidente del sindacato Canadian Auto Workers (Caw), Ken Lewenza. Il Caw ha dato il via libera all'accordo con Chrysler per un piu' drastico taglio del costo del lavoro: in base all'intesa i circa 8.000 dipendenti in Canada riceveranno una retribuzione di circa 15,57 dollari usa l'ora.

CASA BIANCA A QUATTRORUOTE – Obama salva – nazionalizzandola – General Motors e lascia che siano i privati – pur dietro a un solido sostegno STATALE – a cavarsela con Chrysler - “GM STA A CITIGROUP COME CHRYSLER STA A UNA BANCA REGIONALE”...

Da "Il Foglio"

L'Amministrazione Obama salva - di fatto nazionalizzandola - General Motors e lascia che - pur dietro a un solido sostegno governativo - siano i privati a cavarsela con Chrysler. Il modello è quello adottato per il settore finanziario, che si basa sul noto adagio "too big too fail": Gm sta a Citigroup come Chrysler sta a una banca regionale.

 

Interessi diversi, impegni diversi. Alla vigilia del d-day di Fiat alla conquista di Chrysler - tutto si deciderà domani sera, dice Jaki Elkann - il Wall Street Journal spiega che il sindacato potrebbe avere una quota del 55 per cento della compagnia americana, il governo e i creditori dovrebbero avere insieme il 10 e Fiat arriverebbe al 35.

Il peso dell'investimento di Fiat avrebbe un valore di 8 miliardi di dollari e l'alleanza con il Lingotto consentirà la creazione di quattromila nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti. Le banche si sono messe di traverso su alcuni punti rallentando la trattativa per massimizzare
i loro profitti - tutte banche aiutate dal governo, naturalmente - e, secondo fonti del Washington Post, i 6,9 miliardi di dollari dovuti da Chrysler sono stati svalutati a 2 miliardi.

 

Daimler ha fatto un passo indietro, condonando il miliardo e mezzo di dollari di prestiti concessi a Chrysler. Così pare che si sia trovata la quadra, anche perché lo stesso presidente, Barack Obama, ha indicato nell'accordo l'àncora di salvezza per l'azienda americana. Il ragionamento è semplice: Chrysler non è quotata in Borsa, è gestita da un fondo di private equity (Cerberus), non emette obbligazioni e ha un impatto "politico" più ridotto.

Ecco perché i fondi concessi sono inferiori rispetto a Gm, la bancarotta non è esclusa a priori e l'attivismo dei privati premiato. E' lo stesso approccio utilizzato nelle tante banche regionali americane che hanno sì ottenuto i fondi del Tarp, ma che poi si sono stabilizzate grazie alle forze dei privati.

Con Gm la storia è diversa. Il governo ci è andato con la mano pesante: "too big too fail" sì, ma con ramificazioni di potere non così influenti come quelle della finanza. Così Rick Wagoner, ad di Gm per otto anni, è stato invitato ad andarsene, mentre Steve Rattener, lo zar dell'auto con un solido passato di democratico e di "big" di Wall Street, ha rifiutato parecchi piani di salvataggio.

 

Si fa come decide Washington. Anche perché, a differenza di Chrysler, Gm è quotata in Borsa, ha un indotto gigantesco, emette obbligazioni, ha già ottenuto grossi aiuti (18 miliardi di dollari già ottenuti e 12 pendenti) e con i suoi motori ibridi può essere utilizzata per soddisfare le pressioni delle "green lobby".

Poiché Washington sta sperimentando con le banche alcune "difficoltà" con Gm ha deciso di fare un passetto in più: voce in capitolo nella governance e il 51 per cento di proprietà in prestiti statali tradotti in quote. Secondo Megan McArdle, giornalista (in quota liberismo) dell'Atlantic, con Gm si è arrivati ad agire per disperazione: i termini dell'accordo sono troppo generosi e "i creditori sarebbero più soddisfatti davanti a una corte che decide sul fallimento anche se l'azienda fosse liquidata immediatamente e i suoi asset venduti ad altre aziende che fanno auto.

Finché il governo - conclude - non lascia che questo avvenga, si avrà sempre la sensazione di azioni vuote". Giorgio Arfaras, direttore di Economia@CentroEinaudi,
spiega così la strategia del governo: "Qualche tempo fa si diceva da parte liberista che gli Stati Uniti stessero diventando socialisti, e sembrava una battuta ad effetto; ora abbiamo qualcosa che assomiglia al socialismo, in salsa yugoslava: poteri locali intermediati dallo stato. I sindacati dell'auto e il governo sono proprietari della maggiore casa automobilistica. Non un socialismo centralizzato ma federato, un socialismo più morbido".

 

 
[29-04-2009]

 

 

 

LA REPUBBLICA DEL LINGOTTO
"L'ottimismo di John Elkann "Pronti a chiudere giovedì" (p.12-13). Poi Salvatore Tropea ci fa sapere che John e Marpionne sono molto interconnessi: "Con Sergio ci siamo sentiti e continuiamo a sentirci telefonicamente più volte al giorno. Anche con gli sms". Ammazza che coppia affiatata. A metà pezzo, viene invece buttata lì una vera bomba: "Il giovane rappresentante della famiglia Agnelli è così convinto della necessità di dover passare attraverso la strettoia delle alleanze da mettere in conto UN RIDIMENSIONAMENTO E FORSE LA RINUNCIA AL RUOLO DI CONTROLLO".

Non avendo soldi da mettere sul piatto, gli Agnelli sanno che perderanno il controllo di Fiat. Non era difficile da immaginare.

Ma intanto, nel Palazzo dell'informazione, si lucidano trombe e tromboni, in attesa del grande annuncio. Come al solito, Raffaella Polato si avvantaggia ("Il contropiede del Lingotto che ridisegna l'auto mondiale", Corriere, p.3) e parte così: "Sergio Marchionne ha sparigliato e spiazzato (...). Si chiedeva l'ultimo elogiativo Economist che cosa spinga il big boss Fiat a giocarsi la reputazione con cui ha conquistato persino la Casa Bianca, quel titolo di "protagonista di uno straordinario rilancio" firmato da Barack Obama in mondovisione. Lui risponderebbe che non è arroganza né presunzione. E' sopravvivenz

 


(ANSA) - 'L'accordo Fiat-Chrysler sara' definito giovedi' sera (ora italiana). Fino ad allora non avremo molti elementi' per dire quale sara' l'esito: lo ha detto John Elkann al termine dell'assemblea degli azionisti Exor.

4 - Accordo Tesoro-creditori Chrysler...
(ANSA) - Il Tesoro americano avrebbe raggiunto un accordo con i creditori di Chrysler per la ristrutturazione del debito. Lo riporta il Washington Post, citando fonti vicine alle trattative.

5 - FIAT: WSJ, CHRYSLER STIMA INVESTIMENTO 8 MLD; CREERA' 4MILA POSTI...
(AGI) - Chrysler stima che l'investimento di Fiat, nell'ambito dell'accordo con la casa automobilistica, sara' di 8 miliardi di dollari e consentira' la creazione di 4mila nuovi posti di lavoro. Lo scrive il Wall Street Journal secondo cui il Lingotto avrebbe inoltre concordato di produrre almeno un'auto piccola in uno stabilimento Chrysler negli Stati Uniti. In base all'accordo raggiunto con il sindacato statunitense Uaw, secondo il quotidiano, se l'intesa tra le due case automobilistiche andra' in porto, Fiat dovrebbe avere alla fine il 35%, il sindacato il 55% mentre il 10% andra' allo Stato e ai creditori.

6 - EXOR: ELKANN, MANTERREMO ALTRE CATEGORIE DI AZIONI...
(ANSA) - L'operazione di accorciamento della catena di controllo del gruppo Agnelli 'e' stata fatta per semplificare evitando di toccare le categorie di azioni. Riteniamo che al momento sia meglio mantenere questa linea'. Lo ha detto il presidente di Exor, John Elkann, durante l'assemblea degli azionisti, nel corso della quale, per la prima volta, sono state selezionate dieci domande poste da analisti finanziari. Sui futuri investimenti di Exor e sulla possibilita' che siano effettuati anche in Italia Elkann ha spiegato che ‘laddove ci fossero opportunita' interessanti verranno prese seriamente in considerazione''.

7 - JUVE, PROTESTA TIFOSI AD ASSEMBLEA EXOR...
(AGI/ITALPRESS) - Non si placa la delusione dei tifosi della Juventus per l'annata che sta disputando la squadra bianconera. Dopo le contestazioni della settimana scorsa e l'ennesima amarezza per il pari di domenica a Reggio Calabria contro l'ultima in classifica, alcuni tifosi bianconeri stamattina hanno esposto uno striscione davanti all'ingresso del Centro Storico Fiat, sede del consiglio d'amministrazione della "Exor", la finanziaria e societa' di investimenti di casa Agnelli che detiene il pacchetto di maggioranza sia delle azioni della Fiat che della Juventus. "Proprieta' assente, dirigenti incompetenti. Rivogliamo la nostra Juve", recita lo striscione.

28.4.09

 

 

FIAT VOLUNTAS DI OBAMA – CHRYSLER SI ARRENDE E CHIEDE LA BANCAROTTA CONTROLLATA - TRE FONDI CREDITORI HANNO DETTO NO ALLA CASA BIANCA, MA L’ACCORDO CON MARCHIONNE È FATTO. OBAMA LO HA APPENA ANNUNCIATO IN CONFERENZA STAMPA..

OBAMA ANNUNCIA L'ACCORDO FIAT-CHRYSLER: HA FORTI CHANCE SUCCESSO
(Agi/Reuters) - Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha annunciato ufficialmente l'accordo tra la Fiat e Chrysler. "Una partnership - ha detto - con forti possibilita' di successo".

Paolo Griseri per Repubblica.it

Niente da fare, la Chrysler getta la spugna e chiede l'ammissione al "Chapter 11", cioé alla bancarotta controllata. L'annuncio arriva a poche ore dal discorso del presidente Obama (alle 18 italiane) e dalla firma dell'intesa con Fiat. Firma che, comunque, ci sarà: l'accordo tra la casa torinese e la terza azienda americana dell'auto è fatto. La procedura di bancarotta non lo inficia: invece di acquisire la sua quota (35%) direttamente dalla società, la Fiat comprerà dal fallimento. Le condizioni dell'operazione restano le stesse. L'unico problema potrebbero essere i tempi che si allungherano.

Secondo l'agenzia di stampa statunitense, che cita "un funzionario dell'amministrazione Obama", a far scattare il ricorso alla procedura fallimentare sarebbe stata la mancata adesione di alcuni piccoli creditori: tre fondi che, insieme, avanzano un miliardo di dollari dalla Chrysler. Secondo la stessa fonte, la mancanza di accordo con i creditori "non impedirà a Chrysler di ristrutturarsi e emergere più forte" dall'amministrazione controllata. La Detroit Free Press scrive che Chrylser potrebbe restare in amministrazione controllata per 30-45 giorni facendo coincidere, di fatto la chiusura del periodo di amministrazione controllata con la scelta sul futuro di General Motors che ha tempo fino al 31 maggio per evitare a sua volta la bancarotta.

Nella notte di Washington le riunioni si erano susseguite agli incontri informali e alcuni appuntamenti ci sono stati ancora in mattinata. La possibilità di evitare la bancarotta (sia pure controllata) della Chrysler è stata concreta. La Casa Bianca aveva preparato due diversi testi a seconda che ci sia o non ci sia la bancarotta controllata prevista dal capitolo 11 della legge fallimentare americana.

Questa sera, subito dopo che Obama avrà annunciato qual è l'esito della faticosa trattativa degli ultimi giorni, Fiat e Chrysler emetteranno due distinti comunicati: la casa americana per illustrare i termini dell'intesa mentre il Lingotto diffonderà, probabilmente, una dichiarazione di Sergio Marchionne. Con il ricorso alla bancarotta pilotata l'attuale ad di Chrysler, Bob Nardelli, uscirebbe di scena e si creerebbe, entro 35 giorni, una nuova società in partnership con la Fiat.

 

[30-04-2009]

 

 

 

TORINO 27.03.09

SINTESI ASSEMBLEA FIAT che dimostra come MARCHIONNE faccia tutto cio' che vuole senza alcun controllo sulla sua EFFICIENZA ED EFFICACIA:

1) IL RISULTATO DI ESERCIZIO FIAT spa,  E' STATO INFLUENZATO PER 800 MILIONI DI EURO SU 1200 PER LA VENDITA DEL MARCHIO FIAT A SOCIETA' DEL GRUPPO FIAT STESSO

2) MARCO BAVA HA DENUNCIATO AL COLLEGIO SINDACALE SENSI ART.2408 CC IL DUBBIO SU UN REALE ACCORDO FIAT-CRYSLER

3) MARCHIONNE AVRA' 2.5 MILIONI DI AZIONI FIAT ENTRO IL 2010 PAGATE CON GLI UTILI DELLA SOCIETA' SOTTRATTI AI POSSIBILI DIVIDENDI.

4) Tutto cio' nonostante la posizione finanziaria netta negativa del GRUPPO FIAT, passi da 10 a 17 miliardi di euro , su un capitale di 11. OGGI MARCHIONNE FA TUTTO CIO' CHE VUOLE SENZA COMPETENZA NE'  ALCUN CONTROLLO SULLA SUA EFFICIENZA ED EFFICACIA.

N.3 VIDEO ASSEMBLEA NELLA SEZIONE VIDEO SITO www.marcobava.eu 

 
IFIL-EXOR: MARCHIONNE, SENZA QUELL'OPERAZIONE NESSUN FUTURO PER FIAT
Torino, 27 mar. - (Adnkronos) - Il giorno dopo l'avvio del processo Ifil-Exor sul'equity swap che nel 2005 permise all'Ifil di mantenere il controllo del 30% della Fiat, non e' mancata una domanda sul caso alla conferenza stampa che si e' tenuta al termine dell'assemblea degli azionisti del Lingotto. Sottolineando di non voler entrare nel merito del caso giudiziario l'ad del Lingotto, Sergio Marchionne, ha risposto con quella che ha definito ''un'opionione personale'' osservando che ''l'intervento dell'Ifil allora e' stata una cosa essenziale e senza quello oggi non saremmo qui a parlare del futuro della Fiat''.

Un giudizio condiviso in pieno anche dal presidente della Fiat, Luca Codero di Montezemolo, che ha soltanto aggiunto, ''a titolo personale'', che ''se questo non fosse avvenuto io non sarei qui''. ''Noi non saremmo qui'', ha quindi aggiunto Marchionne. ''Confermo quello che e' stato detto ieri e oggi'', ha poi soltanto aggiunto il vicepresidente del Lingotto, John Elkann, sposando le parole di chi lo aveva preceduto.

 

 

 

Rattner accusato di una maxifrode nel New Mexico...
Da "La Stampa" -
Una nuova tegola rischia di cadere sulla testa di Steven Rattner. Quadrangle Group, la società di investimento fondata dallo zar dell'auto, sarebbe ricorsa ai servizi di un controverso consulente politico per ottenere appalti pubblici da parte delle autorità del New Mexico. A dichiararlo è il Consiglio per gli investimenti dello Stato sulla scia dell'inchiesta sul giro di tangenti con le quali il gruppo avrebbe ottenuto la gestione di 100 milioni di dollari del fondo pensione pubblico dello Stato di New York. Il faccendiere sarebbe Hank Morris: a lui Rattner avrebbe versato una «commissione» da 1,1 milioni di dollari.

 

TORINO 26.04.09

Lo scambio azionario CHRYSLER-FIAT sara' UN BUCO NERO senza il paracadute per Fiat di GM:

 I MIEI FORTI DUBBI

LANCIO LA SFIDA AD OBAMA E MARCHIONNE

1) A COSA SERVE ALLA CHRYSLER UNA PIATTAFORMA TECNOLOGICA, CHE PIU O MENO HANNO IN UGUAL MISURA TUTTI I PRODUTTORI DI AUTO , SE NON HA I SOLDI PER FARE GLI INVESTIMENTI ? MA CHRYSLER NON FARA' INVESTIMENTI MA COMPRERA' DA FIAT MOTORI .

2) E COMUNQUE LE TECNOLOGIE DI OGGI SONO INSUFFICIENTI PER GARANTIRSI IL FUTURO, PER CUI OCCORRE INVESTIRE MOLTO DA PARTE DI TUTTI I PRODUTTORI .

3) QUINDI LA CHRYSLER RISCHIA DI COMPERARE CON I SOLDI DELLO STATO USA UNA TECNOLOGIA VECCHIA, CHE MAGARI HA GIA', E CHE NON GLI SERVIRA' PER IL FUTURO. BASTI UN CONFRONTO FRA TOYOTA IQ E FIAT 500.

4) FIAT COSA DA A ED A CHI IN CAMBIO DEL CAPITALE DELLA CHRYSLER ? PRODURRA' IN USA ? FARA' GLI INVESTIMENTI IN USA E RESTITUIRA' I SOLDI AL CONTRIBUENTE AMERICANO ?

5) DI FATTO FIAT SARA' SOLO IL FORNITORE DI CHYSLER CHE PAGHERA' CON I SOLDI DI OBAMA.

6) COME E CHI HA VALUTATO IL CONTROVALORE DELLA TECNOLOGIA FIAT IL 35% DEL CAPITALE CHRYSLER ? SU QUALI BASI ?

7) E' QUINDI CHIARO CHE VIENE DATO IL MERCATO USA ALLA FIAT IN CAMBIO DI NULLA, OBAMA LO SA ?

8) SECONDO ME OBAMA PIÙ CHE DARE SOLDI AI PRODUTTORI DI AUTO DOVREBBE DARE INFRASTRUTTURE PER LA RICONVERSIONE AD IDROGENO DELLE AUTO .

9) PER FIAT CHRYSLER può ESSERE SOLO UNA ZAVORRA CHE LA FARA' AFFOGARE.

10) il motore idrido della Fiat e' tutto da definire in tempi e costi. 

 

 

il solito Marchionne.

Comunicato su richiesta della Consob

In relazione alle notizie di stampa pubblicate oggi, su richiesta di Consob, Fiat precisa che, fatto salvo quanto già comunicato relativamente all’alleanza strategica con Chrysler, non ha al momento predisposto alcuna offerta per l’acquisizione di quote di partecipazione in Opel.

E’ peraltro noto che nell’attuale contesto competitivo la società – così come gli altri concorrenti – esamina, nel normale andamento della gestione, ogni opportunità delle più varie forme di accordi per ottenere sinergie produttive ed accedere a nuovi mercati.

Torino, 24 aprile 2009

 

Dichiarazione dell’Amministratore Delegato della Fiat, Sergio Marchionne

Sono stupito dal tono e dal contenuto delle dichiarazioni rilasciate stamattina dal Commissario europeo Verheugen.

Credevo che il suo ruolo a Bruxelles fosse chiaramente super partes, indipendentemente dalla sua nazionalità.

E’ la seconda volta nel giro di pochi mesi che il Commissario Verheugen ha espresso opinioni che non sono costruttive per l’industria dell’auto, affermando a un certo punto che non tutti i costruttori europei sopravviveranno.

Queste affermazioni non aiutano nello scopo finale di ristabilire solide condizioni sulle quali costruire il futuro dell’industria dell’auto.

Dal Commissario responsabile per l’Impresa e l’Industria mi sarei aspettato un dialogo costruttivo con i produttori europei per risolvere i problemi che stanno impattando negativamente sull’industria invece di lanciare sentenze di morte, scegliendo unilateralmente chi debba sopravvivere.

Torino, 24 aprile 2009


Caro Dago hai visto come hanno attaccato Guenter Verheugen perchè ha fatto una semplice domanda? Dove prende i soldi la FIAT per le operazioni Chrysler e Opel visto che la FIAT è molto indebitata? Questo Guenter Verheugen come si permette di fare domande ? vanificare tutto il lavoro dei giornalisti Italiani nell'occultare le notizie, ma roba da matti...Chiedere da dove si prendono i soldi è anche maleducazione hanno cacciato Luttazzi dalla RAI per una mancanza di Bon ton del genere...
A.Paolo

DOPO LE TROMBETTE DEI GIORNALI ITALIANI ("LA FIAT CONQUISTA L'AMERICA"), ARRIVANO LE PERNACCHIE DI Bruxelles - Il commissario Verheugen INCHIODA MARPIONNE: "Troppi debiti, dove trova i soldi per comprare Chrysler e Opel?" - HA RAGIONE....MA VIENE ZITTITO...Mb

Alta tensione tra Bruxelles e Torino. In mattinata il commissario Ue all'industria, Guenter Verheugen, ha espresso forte scetticismo rispetto alle indiscrezioni sul possibile interesse di Fiat per la tedesca Opel: «Dove trovano i soldi?», si è chiesto il commissario europeo. Stizzita la replica di Sergio Marchionne, ad della Fiat: «Dal commissario responsabile per l'impresa e l'industria mi sarei aspettato un dialogo costruttivo con i produttori europei per risolvere i problemi che stanno impattando negativamente sull'industria invece di sentenze di morte, scegliendo unilateralmente chi debba sopravvivere».

«TROPPI DEBITI» - Il Commissario Verheugen, parlando a una radio tedesca, ha definito Fiat un gruppo «fortemente indebitato». E si è chiesto «dove questa società trovi i mezzi per portare avanti allo stesso tempo due operazioni di questo genere», riferendosi al progetto di ingresso nel capitale dell'americana Chrysler e del pacchetto di maggioranza della tedesca Opel. In ogni caso, ha concluso Verheugen, anzitutto «provo un senso di sorpresa»: la Fiat è un concorrente diretto della Opel ed «è un costruttore d'auto europeo che non gode della salute migliore».

Guenter Verheugen

CHRYSLER VERSO BANCAROTTA PILOTATA - Intanto, Chrysler si starebbe preparando a chiedere la protezione dai creditori già la prossima settimana, che venga raggiunta o meno un'alleanza con Fiat. Secondo il Wall Street Journal il ricorso al «Chapter 11», cioè a una procedura di bancarotta pilotata, permetterà a Chrysler di liberarsi di alcune voci di bilancio in passivo, permettendo così a Fiat di scegliersi le parti più appetitose e redditizie della casa automobilistica.

 
[24-04-2009]


(ANSA) - ''Non ho nessun dubbio che abbiamo visto la parte parte piu' bassa del ciclo''. Lo ha detto Sergio Marchionne, ad di Fiat. Per Marchionne Fiat ''ha reagito bene a queste condizioni disastrose'', e questo e' ''la base per chiudere l'anno con con 1mld di trading profit''. ''Sono totalmente focalizzato per l'operazione con Chrysler'', ha aggiunto sostenendo che Fiat non dara' capitali a Chrysler per salvarla dal fallimento. E su Opel ha ribadito che ''Chrysler e' la priorita'''.

5 - Fiat: opzione per avere 51% Chrysler...
(ANSA) - Fiat potra' salire al 51% di Chrysler con una opzione call sul 16% del capitale da esercitare entro sette anni.Lo si legge nelle slide di presentazione della conference call.Fiat dara' asset in cambio del 20% di Chrysler che verra' accresciuto al 35%. Si aspetta di vendere nel 2009 circa 1,9 mln di veicoli (2,15 nel 2008), con una quota in Europa del 9% e in Italia del 33%. Impegno per risparmiare 0,5 mld nell'anno ma previste sospensioni temporanee della produzione.

6 - FIAT: RICAVI GRUPPO IN CALO OLTRE 25% NEL TRIMESTRE...
(ANSA) - I ricavi del gruppo Fiat, pari a  11,3 miliardi di euro, sono scesi del 25,3% rispetto al primo  trimestre 2008, con volumi in calo in tutti i business.

7 - FIAT: NUOVA PROTESTA A BRUXELLES PER PIANO LICENZIAMENTI... (Adnkronos/Aki) - Circa 70 lavoratori della  Fiat di Bruxelles si sono riuniti intorno alle 10 davanti al grande  autosalone della Chaussee De Louvain per protestare nuovamente contro  il piano di 24 licenziamenti annunciato dal Lingotto. In questo  momento, gran parte dei lavoratori sta manifestando nella hall  dell'autosalone con bandiere delle cinque sigle sindacali, fischietti,  e grandi striscioni con scritto: 'Fiat antisociale, antisindacale,  anticommerciale, senza piano di rilancio'.

Due delegati sindacali si sono invece recati davanti al quartier  generale di Fiat Belgio, proprio di fronte all'autosalone, chiedendo  di poter parlare con il direttore, Martin Rada. I lavoratori  contestano alla Fiat "di non aver ceduto nemmeno di un millimetro" nel  corso dell'incontro, lunedi' scorso, tra le organizzazioni sindacali,  la direzione e il mediatore del governo.

8 - OPEL: SINDACATO IG METALL CONTRO OPERAZIONE FIAT...
(ANSA) - Il potente sindacato dei metalmeccanici tedesco, Ig Metall, si e' detto oggi contrario a un eventuale ingresso della Fiat nel capitale della Opel (Gm). 'Per questa operazione non ci sara' alcun accordo, ne' contributo, da parte dei lavoratori' Opel, ha detto il responsabile della Ig Metall di Francoforte, Armin Schild. Nel frattempo, ne' la Fiat, ne' la Opel hanno voluto commentare le indiscrezioni del settimanale Der Spiegel, secondo cui la Fiat punta alla maggioranza della casa automobilistica tedesca ed e' pronta a firmare una lettera d'intenti per l'operazione gia' martedi' prossimo.

9 - FIAT: SPIEGEL, IN TRATTATIVE PER MAGGIORANZA OPEL...
(ANSA) - La Fiat e' in trattative per acquistare una quota di maggioranza della Opel. Lo scrive il settimanale tedesco Der Spiegel nella sua edizione online. Secondo il giornale, che attribuisce l'indiscrezione a fonti vicine ai negoziati, una lettera d'intenti per l'operazione verra' firmata martedi' prossimo.

10 - FIAT: ESUBERI CNH, RIDUZIONE 10-15% ADDETTI MONDO...
(ANSA) - La Fiat prevede di ridurre la forza  lavoro di tutti gli stabilimenti del mondo della Cnh del 10-15%  per adeguare i costi e la struttura della societa' alle  prospettive del mercato. E' quanto si legge nella slide della  conference call, dal titolo 'azioni di ristrutturazione alla  Cnh'.

11 - AUTO: FT, VOLKSWAGEN VALUTA ACQUISTO PORSCHE...
(ANSA) - Volkswagen sta pensando a un'offerta  per acquistare l'attivita' automobilistica di Porsche, nell'obiettivo di migliorare la situazione altamente indebitata della holding, Porsche SE. Lo riferisce il Financial Times. L'operazione, che esce alla luce proprio in coincidenza con l'assemblea annuale degli azionisti di Vw in programma oggi, verrebbe a rovesciare l'audace scalata di Porsche su Vw, iniziata tre anni e mezzo fa. Volkswagen e' la maggiore casa automobilistica europea, con un giro d'affari 15 volte maggiore  di quello di Porsche. Quest'ultima ha rivelato di avere un debito netto di 9 miliardi di dollari.

12 - AUTO: USA; CONCESSIONARI DA TASK FORCE, NO BANCAROTTA GM...
(ANSA) - I rappresentanti dei  concessionari americani dovrebbero incontrare giovedi' la task  force designata dal governo Obama per la supervisione della  ristrutturazione di Detroit. Secondo indiscrezioni, al team  presidenziale la National Automobile Dealers Association, che  rappresenta circa 20.000 concessionari statunitensi, dovrebbe  ribadire che la bancarotta per General Motors non e' un'opzione,  cosi' come il taglio del numero dei concessionari di Gm  indebolirebbe la stessa casa automobilistica.

23.04.09

IL SOLE 24 ORE - Editoriale di Orazio Carabini: "Ricchi o poveri, se la statistica non è realtà". "Fiat, pronta l'offerta per Opel". "La stretta fiscale sul credito fa male alla piccola impresa". Fotocolor: "I talebani avanzano verso Islamabad". "Napolitano: basta diffamare l'esperienza dei partigiani". A centropagina: "Otto miliardi per ricostruire". "Via al registro per le agenzie di rating". In basso: "Mezzogiorno di fuoco alla Popolare di Milano"

STATI UNITI
THE NEW YORK TIMES - In apertura la notizia che il dipartimento al tesoro degli Stati Uniti sta preparando il terreno per una procedura di bancarotta pilotata per Chrysler, con la casa automobilistica in difficoltà che potrebbe fare ricorso al Chapter 11 già dalla prossima settimana. Lo rivelano fonti vicine alla situazione. Il New York Times riporta anche che Fiat potrebbe quindi stringere la sua alleanza con la casa di Detroit durante la fase fallimentare. In primo piano ancora il Pakistan: "Gli Usa si interrogano sulla volontà del governo pachistano di fermare l'avanzata dei talebani", che hanno preso il controllo di una zona a un centinaio di chilometri dalla capitale Islamabad.

 

 

 

 

Tutti uniti dietro al Conducadòr Marpionne, dopo qualche incertezza iniziale. "Fiat-Chrysler, pressing sulle banche americane. Montezemolo: siamo ottimisti (ma non spingeva per Opel?). Passera: ha il nostro appoggio". Se il gran capo di Intesa Sanpaolo se ne esce così, significa che forse un po' di ragione ce l'hanno anche a Bruxelles: al Lingotto servono soldi freschi. Altro che le panzane che ci hanno rifilato per settimane i giornali su salvataggi "a costo zero".

29.04.09

 

 

FIAT: QUATTRORUOTE, PREPARA IN SEGRETO PICCOLA IBRIDA...22.04.09
(ANSA) -
La Fiat sta lavorando da mesi in segreto a un inedito sistema ibrido da applicare alle 'piccole' del Lingotto. Lo rivela Quattroruote sul numero di maggio. Nato per la 500 e la futura Topolino, il progetto, secondo la rivista, potrebbe rivelarsi una pedina straordinaria nel quadro degli accordi che stanno prendendo corpo tra l'azienda italiana
e la Chrysler.

Il sistema ibrido, sottolinea Quattroruote, 'puo' essere infatti adottato anche per numerosi modelli di classe media, producibili sia in Italia sia negli Stati Uniti, avvalorando le potenzialita' tecnologiche del gruppo guidato da Sergio Marchionne nei piccoli propulsori a basso consumo. Il sistema ibrido abbina il futuro motore bicilindrico 900 turbo a benzina (in produzione gia' nel 2010) a un inedito cambio automatico italiano, all'interno del quale e' collocato il motore elettrico, con batterie di nuova generazione agli ioni di litio e la possibilita' di ricarica plug-in, ovvero da una presa di corrente.

Chrysler: banche taglino debito...
(ANSA)
- Il Tesoro Usa ha chiesto alle banche e agli altri finanziatori di Chrysler di ridurre la propria esposizione creditoria del 22%. Da 6,9 mld di dollari a a 1,5 mld in cambio di una quota di azioni del 5% nella casa automobilistica. Lo riferisce l'agenzia Bloomberg citando una fonte vicina al dossier. L'offerta arriva il giorno dopo la proposta delle banche creditrici di ridurre il debito della casa automobilistica a circa 4,5 miliardi di dollari in cambio del 40% delle azioni.

PER LAPO RITORNO IN FIAT VIA DETROIT?
Lapo Elkann potrebbe ritornare in Fiat. L'ipotesi circola al Lingotto. Il secondogenito di Margherita Agnelli pare destinato a far parte della squadra che Sergio Marchionne vuole spedire a Detroit se si chiuderà l'accordo con la Chrysler. Lapo dovrebbe occuparsi di «brand promotion»: la stessa funzione svolta a Torino fino al 2004 quando partecipò al rilancio Fiat e alla messa in cantiere di nuovi modelli e della 500. E proprio la 500 dovrebbe essere il primo modello venduto negli Usa in caso di arrivo di Marchionne in Chrysler.

La squadra Fiat per Detroit potrebbe riservare altre sorprese. A Torino si parla di colloqui fra Marchionne e Mike Arcamone, vicepresidente della Gm Powertrain Europe, che potrebbe lasciare la sua casacca per trasferirsi al Lingotto. Arcamone, di origine italiana, è nato in Canada, dove ha mosso i primi passi della sua carriera di manager proprio come Marchionne. (Gianni Pintus)

 

 

 

 

TREMONTI, ACCORDO CON CHRYSLER SAREBBE FANTASTICO...
(AGI) -
"Sarebbe una cosa fantastica". Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti benedice la possibilita' di un matrimonio tra Fiat e Chrysler. "Ci hanno sempre detto", afferma in un'intervista al Tg3, "che l'Italia non fa ricerca, che le nostre macchine partono a spinta. Fa un grande effetto positivo". Questa mattina Tremonti ha incontrato il suo collega canadese. "Il Canada", racconta il ministro, "ha grande interesse. Le fabbriche della Chrysler sono in Canada. Vedono molto bene l'accordo con Fiat. E per la verita'", conclude, "lo vediamo molto bene anche noi".urdoch

5 - FIAT: NESSUNA OFFERTA PER OPEL...
(AGI) -
Fiat "non ha al momento predisposto alcuna offerta per l'acquisizione di quote di partecipazione in Opel". E' quanto si legge in una nota diffusa dal gruppo torinese "su richiesta di Consob", "in relazione alle notizie di stampa pubblicate oggi" e "fatto salvo quanto gia' comunicato relativamente all'alleanza strategica con Chrysler". "E' peraltro noto - prosegue la nota - che nell'attuale contesto competitivo la societa' - cosi' come gli altri concorrenti - esamina, nel normale andamento della gestione, ogni opportunita' delle piu' varie forme di accordi per ottenere sinergie produttive ed accedere a nuovi mercati".

24.04.09

 

 

CON LA TOYOTA IQ Mostra immagine a dimensione intera

LA FIAT 500 HA CHIUSO e con la cabrio non si vede nulla come con   MARCHIONNE.

 

  Se Sergio Marchionne giocherà fino in fondo la partita su Chrysler e sarà costretto a dividersi tra Torino e Detroit manderà all'aria altri giochi. Al tavolo verde.Per esempio lo scopone scientifico al quale con grande assiduità «costringe » il sindaco Sergio Chiamparino, il suo vice Tom Dealessandri e Gianni Coda. Il gioco per il top management del Lingotto («prima» di Torino, Marchionne non sapeva giocare), evidentemente deve essere una tradizione.DA DAGOSPIA.

 

 

3 - Fiat: boom vendite di auto a metano...
(ANSA) -
Nel 1/o trimestre la Fiat ha registrato un raddoppio delle vendite di veicoli alimentati a metano per un totale di oltre 35mila vetture. Nel primo trimestre 2008 ne erano stati venduti 15.000. Il boom e' anche dovuto agli incentivi governativi in vigore da meta' febbraio. Secondo dati della casa torinese, nel solo mese di marzo gli ordini nel comparto a metano 'sono praticamente quadruplicati'.

15.04.09

Tra i titoli che hanno invertito la rotta c'è Fiat (+2,63%), in un comparto auto che a livello europeo arretra dell'1,08%. Secondo gli operatori il mercato ha apprezzato le dichiarazioni rilasciate dall'a.d. del gruppo Sergio Marchionne che, in un'intervista al giornale canadese The Globe and Mail, ha sottolineato che il Lingotto abbandonerà i piani relativi alla casa automobilistica americana se i sindacati entro fine aprile non acconsentiranno a sostanziali tagli dei costi del lavoro. Per gli esperti ciò é positivo in quanto «in caso di buona riuscita dell'operazione Fiat si porta a casa Chrysler, in caso contrario non perde nulla».

Marchionne ha spiegato che «ci sono il 50% delle possibilità di arrivare a un accordo» ma, comunque, il gruppo torinese è pronto a guardare a un altro partner internazionale se l'operazione con Detroit dovesse saltare. «Siamo assolutamente pronti a mollare la presa. Non ho alcun dubbio in merito», ha precisato l'a.d. di Fiat, pronto a diventare anche il numero uno di Chrysler, aggiungendo che «non possiamo prendere un impegno verso questa società a meno che si intravveda la luce alla fine del tunnel».

 

 

 

MARPIONNE ALLA CONQUISTA DELLE AMERICHE – INTESA FIAT-CHRYSLER VICINISSIMA – PER TORINO L’IPOTESI DI RILEVARE ANCHE PEZZI DI GM – INTANTO LA CASA BIANCA FA MORAL SUASIONE CON LE BANCHE E I SINDACATI POTREBBERO ENTRARE NEL CAPITALE – L’OPZIONE OPEL… -

Raffaella Polato per il "Corriere della Sera"

C'è ancora una variabile molto, molto politica: quella parte di opposizione, ma anche di opinione pubblica, che preme su Barack Obama perché «non si può salvare Chrysler e lasciar fallire Gm». Così è pure nelle stanze del potere, e non solo sulle colonne dei quotidiani, che gli Usa parlano dell'ipotesi di mettere in qualche modo insieme almeno «pezzi» delle due ex big di Detroit.

MARCHIONNE E CORDERO DI MONTEZEMOLO

Se problema sarà, per la Fiat che punta alla più piccola delle case americane, potrebbe però esserlo (semmai) più avanti: in fondo a Gm Barack Obama ha concesso 30 giorni in più, la dead line tra nuovi aiuti pubblici e probabile bancarotta qui scade il 31 maggio.

Fine aprile rimane invece la scadenza per «l'unica strada» - definizione e insieme chiara indicazione della task force voluta dalla Casa Bianca - che può salvare Chrysler. Il matrimonio con il Lingotto, appunto, la consegna delle chiavi di Auburn Mills a Sergio Marchionne. E se ufficialmente tutti si attengono alla cautela d'obbligo, nella realtà i colpi d'acceleratore che potrebbero portare a qualche novità già giovedì prossimo (giorno del board Fiat) continuano.

L'ultimo è la notizia, lanciata ieri da Automotive News, del possibile ingresso del sindacato Usa nell'azionariato. È un chiaro segnale che i negoziati si stanno sbloccando, che la potente United Workers Association va verso la conferma del «sì» a Marchionne anche sul punto più delicato (il taglio del costo del lavoro).

barack obama

E non è il solo effetto del piano presentato da Fiat, base della discreta moral suasion governativa. Passi avanti si registrano nelle trattative con gli istituti di credito, cui a breve il Tesoro Usa (attentissimo pure ai conti del Lingotto) presenterà una nuova offerta per il rimborso dei debiti Chrysler: e sarebbe a quel punto complicato per i banchieri, salvati dai fondi pubblici, rifiutare di fare la propria parte nel soccorso a un pezzo cruciale dell'industria americana.

È prematuro dire che è fatta. Gli ostacoli non sono del tutto eliminati, e tutto può ancora incepparsi. Intanto però l'ultima fotografia sullo stato del negoziato vedrebbe la Uaw, il sindacato, pronto a convertire in azioni la metà dei 10,6 miliardi vantati come «obblighi sanitari» verso Chrysler.

Significherebbe entrare nel capitale con una quota forse anche un po' superiore al 20% che, all'inizio, avrà Fiat. Naturalmente, con il placet di Marchionne. «Sono pronto a fare tutto il possibile», ha dichiarato solo l'altro ieri: l'accordo con il sindacato rientra nel quadro.

Come non è escluso possa rientrarci, e non solo se continueranno le pressioni per una soluzione che coinvolga anche Gm, almeno qualche «pezzo» dell'altra grande malata Usa. La partita, però, potrebbe spostarsi in Europa. Accantonato il dossier Peugeot, il Lingotto starebbe guardando a Opel. Potrebbe trovare lì il partner continentale e, insieme, quadrare il cerchio della questione «aiuti anche a General Motors ».

 

 
[17-04-2009]

 

 

 

Chrysler, controfferta creditori potrebbe includere azioni, cash

Tue Apr 14, 2009 8:02pm BST

NEW YORK, 14 aprile (Reuters) - I creditori privilegiati della casa automobilistica statunitense Chrysler stanno preparando una controfferta per il Tesoro Usa che potrebbe comprendere azioni nell'alleanza Chrysler- Fiat e una parte in liquidità in cambio della rinuncia alla rivalsa per un debito da 7 miliardi di dollari. Lo dicono fonti a conoscenza della vicenda.

I creditori di Chrysler stanno valutandoi una risposta, dopo essere stati informati sui punti principali dei piani di svolta della casa automobilistica in difficoltà, tra cui la proposta di strutturazione di capitale di un'alleanza tra Chrysler e Fiat (FIA.MI), dicono le fonti.

Queste informazioni sono state fornite ai creditori domenica scorsa, due settimane dopo la bocciatura da parte dei creditori della richiesta del governo di cancellare 6 miliardi dalla cifra che avevano concesso in prestito, dicono le fonti.

Le fonti, che non vogliono essere identificate perché i colloqui sono confidenziali, dicono che la controfferta potrebbe arrivare in pochi giorni.

Tra le banche creditrici ci sono JPMorgan Chase & Co (JPM.N), Goldman Sachs (GS.N), Morgan Stanley (MS.N) e Citigroup (C.N).

 

 

 

 

Il Gruppo Fiat ricostruisce un asilo comunale all’Aquila

Supporto tecnico e manodopera per i soccorsi

A seguito del grave terremoto che ha devastato l’Abruzzo, il Gruppo Fiat si è immediatamente attivato per fornire supporto tecnico, economico e umanitario a favore della popolazione colpita.

Nel mese di aprile, per ogni vettura e veicolo commerciale Fiat, Alfa, Lancia e Fiat Professional venduti, l’Azienda, in collaborazione con i concessionari italiani, devolverà 40 euro. La somma che si stima di raggiungere è di circa 2,5 milioni di euro e verrà impiegata per ricostruire un Asilo nido comunale all’Aquila e ridare così ai bambini un luogo sicuro dove essere accolti. Inoltre, Fiat Professional fornirà ai comuni colpiti dal terremoto 15 Ducato Panorama per il trasporto scolastico. Importanti iniziative verranno intraprese anche da Ferrari e Maserati.

In stretta collaborazione e con il coordinamento della Protezione Civile, le diverse società del Gruppo hanno già prontamente offerto mezzi e collaborazione nella prima fase dei soccorsi: Iveco ha messo a disposizione sei Massif, tre Eurocargo attrezzati, due Iveco Astra cava-cantiere e un Daily 4x4 con equipaggiamento speciale; New Holland ha offerto macchinari e operatori specializzati e FPT Powertrain Technologies gruppi elettrogeni insonorizzati che potranno servire per la produzione di energia nelle tendopoli.

Il contatto con le organizzazioni che stanno gestendo le attività di intervento è continuo e questo permetterà di far fronte ad ulteriori esigenze in modo tempestivo ed efficace.

Anche gli stabilimenti del Gruppo che si trovano nelle zone limitrofe a quelle dei comuni colpiti dal sisma hanno voluto dare il loro tangibile contributo. Lo stabilimento Sevel di Val di Sangro e quello di Magneti Marelli di Sulmona hanno dato la loro disponibilità a favorire le iniziative di supporto ai soccorsi da parte degli operai, degli impiegati e dei dirigenti.

Torino, 8 aprile 2009

BENE FIAT , E GLI ALTRI COSTRUTTORI QUANTO HANNO MESSO ? Mb

 

 

 

SALVATE IL SOLDATO A QUATTRO RUOTE - IL PRESIDENTE DELLA CHRYSLER: “ENTRO FINE APRILE VOGLIAMO CHIUDERE CON FIAT, LAVORIAMO 24 ORE SU 24 MA NON ESCLUDIAMO LA BANCAROTTA” – E LANCIA LA 500 AL SALONE DI NEW YORK: “IDEALE PER MANHATTAN”

Andrea Malan per "Il Sole 24 Ore"

Logo "Fiat"

«L'intesa con Fiat? Speriamo di farcela entro il 30 aprile». Jim Press, president e numero due della Chrysler, ha stupito i giornalisti al Salone dell'auto di New York presentandosi alla conferenza stampa a bordo di una 500. «L'auto ideale per girare a New York» ha spiegato, aggiungendo che «quello con Fiat sarebbe un grande matrimonio, non ci sarebbero sovrapposizioni nella produzione o nella distribuzione». Press parlava in occasione del lancio della nuova versione della Jeep Grand Cherokee, e ha detto scherzando che la 500 «ha le stesse dimensioni di un motore Hemi», ovvero il propulsore da sei litri di cilindrata montato sulla gamma dei Suv Chrysler.

«Non saremmo qui a mostrarvi quello che lanceremo in futuro se non fossimo convinti che i nostri prodotti andranno avanti» ha detto Press. Chrysler ha tempo fino al 30 aprile per firmare l'intesa con Fiat e convincere la task force del presidente Obama a finanziarla con 6 miliardi di dollari. Il rischio bancarotta? Press ha ribadito che Chrysler preferirebbe evitarla, ma si sta anche preparando a questa eventualità. Il rischio maggiore per la casa americana è che le grandi banche creditrici, guidate da Jp Morgan, ritengano di poter recuperare più fondi in caso di deposito dei libri in tribunale che non accettando un piano di ristrutturazione extragiudiziale.

Logo "Chrysler"

Press ha definito «costruttivo» il dialogo con gli stakeholders (oltre alle banche ci sono da convincere anche i sindacati ad accettare il pagamento in azioni di parte del contributo aziendale al fondo pensioni) e ha detto che «con Fiat lavoriamo a tutta velocità, 24 ore al giorno». Il manager Fiat Alfredo Altavilla, responsabile della divisione motori Fpt e delle nuove alleanze, è a Detroit in questi giorni per proseguire i contatti avviati a fine marzo. Se l'alleanza andrà in porto la Chrysler - ha detto Press -nominerà un nuovo consiglio d'ammministrazione.

La task force di Obama ha detto a fine marzo che potrebbe investire in Chrysler fino a 6 miliardi di dollari addizionali - oltre ai 4 già versati dall'Amministrazione Bush - qualora l'intesa con Fiat vada in porto. In un report dei giorni scorsi, l'agenzia di rating Moody's ha assegnato al Chapter 11 di Chrysler ( fallimento più o meno pilotato) una probabilità «superiore al 70%».

fiat 500

E anche in caso in cui non si verifichi, molti osservatori Usa si chiedono se i finanziamenti pubblici saranno sufficienti a traghettare l'azienda oltre la crisi; tenendo conto - affermano - che la stessa Fiat ha subìto nel 2008 un forte calo della liquidità e ha già manifestato l'intenzione di non contribuire fondi all'alleanza ma solo tecnologie.

«Non credo che 6 miliardi basteranno a Chrysler ad arrivare a fine 2009» afferma per esempio John Wolkonowicz, analista della Ihs Global Insight. Ron Harbour, esperto di produzione, sostiene che serviranno fino a 500 milioni per ogni impianto di Chrysler da rimodernare per produrre auto Fiat; fonti vicine al Lingotto ricordano peraltro che tali investimenti saranno comunque a carico della casa americana e che Fiat pagherà solo (con modalità da definire) al momento in cui le vetture (modelli Alfa Romeo, oltre alla 500) dovessero effettivamente essere prodotte Oltreoceano.

 

 
[09-04-2009]

 

 

 

MARPIONNE IN USA PER SALVARE IL MATRIMONIO - “UN GAP MULTIMILIARDARIO” DIVIDE LE BANCHE DALLA CHRYSLER, E MANCANO TRE SETTIMANE ALLA SCADENZA DEL TERMINE DI OBAMA PER LA RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO - PIÙ VANTAGGIOSE BANCAROTTA E "SPEZZATINO"…

Salvatore Tropea per La Repubblica

Logo "Chrysler"

Al Salone dell´auto di New York una Fiat 500 è stata premiata come "World car design 2009". Il messaggio sembrerebbe benaugurante per l´alleanza tra il gruppo del Lingotto e la Chrysler, se non fosse che essa continua a scontrarsi con le resistenze delle banche creditrici dell´azienda americana.
Ieri il Wall Street Journal ha ha riferito che le trattative tra gli istituti e il Tesoro sono «a un punto morto», nel senso che le parti negoziali sarebbero ancora divise da «un gap multimiliardario».

Quando mancano meno di tre settimane alla scadenza del termine fissato dall´amministrazione Obama per la ristrutturazione del debito della Chrysler, permane dunque un ostacolo che potrebbe compromettere l´alleanza a cui sta personalmente lavorando in queste ore l´ad Sergio Marchionne, con un team di collaboratori presenti con lui in un tour de force che si svolge tra New York, Detroit e Washington. E dallo scontro in atto sull´indebitamento muove lo schieramento di quanti ritengono siano più vantaggiose - naturalmente per i creditori - la bancarotta e un correlato "spezzatino" della Chrysler. Resta da vedere chi possa oggi fare la corsa ad acquistare un qualsiasi asset di un´azienda automobilistica.

Il Wsj, citando fonti vicine alle trattative, ha scritto che i maggiori investitori della casa automobilistica si sarebbero sentiti offesi dall´ultima offerta del Tesoro, cioè il recupero di 15 centesimi per ogni dollaro investito che equivale a un miliardo di dollari a fronte dei 6,8 dell´ammontare complessivo del debito.

chrysler FIAT

Il comitato dei creditori di cui fanno parte Citigroup, Goldman Sachs, Elliott Management, Jp Morgan e Morgan Stanley ha fatto sapere che si continuerà a lavorare per trovare una soluzione. Ma secondo il Wsj alcuni creditori senior avrebbero già pronta una controproposta che garantirebbe loro la possibilità di recuperare fino a 70 cents sul dollaro. Dalla ristrutturazione del debito dipende anche l´assetto societario futuro della casa americana del quale, se si troverà un accordo, potrebbero entrare a far parte le banche, i sindacati e la Fiat.

Attualmente a Jp Morgan fanno capo 2,5 miliardi di dollari del debito, e un miliardo è sul conto di Citigroup. Goldman Sachs si sarebbe invece disfatta della sua esposizione: ma si tratta di voci come le molte altre messe ad arte in circolazione, per fare pressioni sulla task force governativa e indurla ad accettare la via della bancarotta pilotata. Una soluzione, questa, contro la quale stanno prendendo posizione larghi strati dell´opinione pubblica. Al punto che un gruppo di attivisti ha chiesto ai clienti di Jp Morgan di trasferire in altre banche i loro conto correnti. «Se Jp Morgan vuole i nostri soldi, allora salvi i nostri posti di lavoro», si legge sul sito Facebook di un attivista.

Marchionne Montezemolo

Procede con minori difficoltà il dialogo con i sindacati che pure sono creditori attraverso i loro fondi pensioni i quali sono più sensibili alla necessità di difendere l´occupazione (attraverso il fondo pensioni sono esposti per 10,6 miliardi). Non è escluso che nel corso della prossima settimana possa esserci su questo fronte una svolta decisiva. È forse questa la ragione che induce il numero due di Chrysler a essere ottimista sull´esito del negoziato.

 

 
[11-04-2009]

 

 

 

OBAMA CHIAMA MARCHIONNE – L’IPOTESI (DA Automotive News) “CIRCOLA PERCHé IL PRESIDENTE è FAVOREVOLE” – IL PRECEDENTE DI Carlos Ghosn (NISSAN E RENAULT) – THE ECONOMIST: FIAT ENTRERà COMUNQUE NEGLI USA – GM VERSO LA “BANCAROTTA CHIRURGICA”…

1 - "Obama vuole Marchionne anche al vertice Chrysler"...
Maurizio Molinari per "La Stampa"

Con un'indiscrezione di «Automotive News» si apre la partita per le nomine della nuova Chrysler. L'indiscrezione è che «si discute un ruolo diretto dell'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne in Chrysler e possibilmente perfino nel ruolo di guida», in un nuovo board a sette manager con uomini Fiat e della task force del governo.

Marchionne

Tanto basta per far discutere negli Stati Uniti gli scenari relativi alla guida del big di Detroit, cui il presidente Barack Obama ha dato tempo fino all'1 maggio per presentare il piano con Fiat, con l'alternativa della bancarotta.

A ritenere credibile lo scenario di Marchionne alla guida di Chrysler - ipotesi sulla quale il Lingotto risponde con un no comment - è John McElroy, nome di punta della «Society of Automotive Analyst», secondo il quale «se questa ipotesi circola è perché il presidente Barack Obama è favorevole».

Dietro la convinzione di McElroy vi sono «le parole pronunciate dal presidente pubblicamente, con un giudizio positivo sull'operato di Marchionne» e anche «l'esito positivo dei colloqui avuti a Washington dal ceo di Fiat con la task force presidenziale sull'auto».

D'altra parte il precedente di Carlos Ghosn, che somma la guida di Nissan e Renault, lascia intendere che i nuovi assetti dell'auto potrebbero consentire a Marchionne di «guidare Chrysler rimanendo al timone anche di Fiat». Da Detroit rimbalzano però altre ipotesi, a cominciare da quella relativa ad una sostituzione di Bob Nardelli, attuale ceo, con il vicepresidente Jim Press che «venendo da Toyota ha una considerevole esperienza» osserva John Casesa, analista finanziario del settore auto a New York.

Press avrebbe dalla sua quello di essere un interno, conoscere già Chrysler e poter dunque procedere a tappe accelerate nella ristrutturazione, proprio come richiede la Casa Bianca. Ma non è tutto.

barack obama

«Non c'è dubbio che le indiscrezioni su Marchionne a Chrysler non piaceranno a molti repubblicani che siedono a Capitol Hill» osserva McElroy, secondo il quale «aver fatto uscire il suo nome potrebbe essere anche uno sgambetto da parte di chi vuole evitare che una grande azienda americana finisca in mani straniere nel bel mezzo della crisi economica».

Anche in casa repubblicana tuttavia vi sono pareri discordi. Basti pensare che se il senatore dell'Iowa Chuck Grassley, membro anziano della commissione Finanze, è fra i più ostili all'acquisizione di aziende Usa da parte di stranieri, repubblicano è anche Bob Corker, eletto nel Tennessee, che si è detto favorevole all'accordo Fiat-Chrysler «a patto che sia rimasto come unica soluzione per far sopravvivere la casa di Detroit». Che è poi la stessa posizione espressa di Obama.

La sovrapposizione fra opinioni della Casa Bianca, istanze protezionistiche che vengono da Capitol Hill e delicate trattative sull'alleanza automobilistica rendono possibile ogni tipo di esito anche se McElroy si dice convinto «di almeno una cosa», ovvero che «Bob Nardelli lascerà la guida di Chrysler perché è arrivato solo da due anni, ha poca esperienza nel settore ed a nominarlo è stato il fondo Cerberus dato oramai in uscita».

Todd Goyer, portavoce di Chrysler, si limita ad affermare che «non vi sono cambiamenti di manager da annunciare perché il nostro team sta lavorando compatto a creare solide basi per il futuro». Ma l'impressione è che il nome del ceo sia proprio una delle «solide basi» da definire entro l'1 maggio.

Robert L. Nardelli

A guardare oltre il traguardo fissato dalla Casa Bianca è invece «The Economist» che nell'ultimo numero con un articolo intitolato «Fiat, ritorno in America» prevede che la casa torinese entrerà nel mercato statunitense anche se l'attuale trattativa con Chrysler non dovesse andare a buon fine, a causa di ostacoli con i sindacati o con le banche.

Se infatti Chrysler dovesse andare incontro alla procedura del «Chapter 11», la bancarotta sotto controllo del governo, Fiat «avrebbe la maggioranza dei benefici senza i relativi grattacapi», scrive «The Economist», prevedendo il «possibile acquisto» di «concessionari-chiave e fabbriche con gli stipendi bassi» in maniera tale da garantire uno sbarco a condizioni ancora più favorevoli di quelle che si prospettano in questo momento.

2 - Chrysler, l'ipotesi Marchionne amministratore delegato...
Giacomo Ferrari per il "Corriere della Sera"

Alla scadenza mancano due settimane e mezzo: solo a fine aprile, infatti, si conoscerà il destino della Chrysler. Alleanza con Fiat oppure bancarotta. E, anche se, come ha dichiarato nei giorni scorsi il numero uno della società Usa, Bob Nardelli, alla trattativa con il Lingotto si lavora «tutti i giorni della settimana per 24 ore al giorno», il tempo stringe.

Un mese in più, invece, per General Motors, l'altro «grande malato» dell'auto americana. Che, però, non ha in vista alcun matrimonio: in questo caso la task force nominata dal governo dovrà decidere tra mantenere in vita l'azienda, nazionalizzandola, oppure lasciarla fallire.

Ebbene, entrambi i casi (Ford, la terza casa di Detroit, per ora resiste) sembrano alla vigilia di una svolta. L'intesa Fiat-Chrysler è più che mai in stand-by. Soprattutto per l'opposizione delle banche creditrici, tentate da «pochi dollari subito » rispetto al rischio di un rilancio targato Fiat. A Torino aspettano.

FRITZ HENDERSON - AD GM

Ma intanto c'è già chi traccia scenari e lancia ipotesi: come Automotive News, che indica Sergio Marchionne come il più probabile amministratore delegato di Chrysler se il matrimonio dovesse andare in porto.

Con un presidente di nazionalità americana e con altri rappresentanti del Lingotto all'interno di un nuovo consiglio di sette membri. Una soluzione che darebbe certamente qualche garanzia in più al «partito del salvataggio» rispetto a quello del fallimento (che aprirebbe la strada allo «spezzatino», cioè alla vendita di singole attività). Ma che nella pratica si scontra con una difficoltà obiettiva: quella per Marchionne di mantenere una doppia guida operativa.

Per quanto riguarda, invece, General Motors, prende sempre più piede l'ipotesi di un fallimento pilotato, nel caso non fosse possibile raggiungere un accordo con gli obbligazionisti per trasformare il debito in azioni. Il New York Times suggerisce una «rapida e chirurgica bancarotta»: un percorso assai simile a quello seguito in Italia per Alitalia.

In sostanza si tratterebbe di creare una nuova società nella quale far confluire le attività ancora redditizie, mentre tutto il resto dovrebbe rimanere in quella vecchia, da liquidare nel giro di qualche anno utilizzando il finanziamento pubblico (tra i 5 e i 7 miliardi di dollari) già stanziato. Anche la new company, però, avrebbe bisogno di nuovi fondi statali per ristrutturare gli impianti, rilanciare la produzione e coprire i costi dell'assistenza sanitaria. E ieri Gm ha accolto le voci perdendo il 17% a Wall Street.

 

 
[14-04-2009]

 

 

 

 

dal sito www.spaitalia.it 
Poltrona Frau: "Etica e capitalismo" PDF Stampa
giovedì 09 aprile 2009
Il 1° aprile 2009 la casa editrice PASSIGLI  ha pubblicato “Etica e Capitalismo”, autore Luca Cordero di Montezemolo.

Centosessanta pagine nelle quali l’ex Presidente di Confindustria “riprende i temi della politica e dell'economia allargandoli agli avvenimenti degli ultimi anni, dagli scandali finanziari alla vicenda della Banca d'Italia, dal rapporto tra economia e politica alla necessità di riforme economiche e politiche. Una disamina dell'intera società italiana e dei suoi problemi”.

Pubblicazione senza dubbio interessante ed opportuna, specie di questi tempi.

Ma ci auguriamo caldamente che Montezemolo ne abbia regalato copia ai colleghi dei Consigli di Amministrazione nei quali opera, primo fra tutti quello di Poltrona Frau.

L’azienda di poltrone di lusso, controllata dalla Charme Management – s.r.l. presieduta proprio dal numero uno di Fiat e Ferrari – pare infatti lacunosa dal punto di vista dell’etica e della governance aziendale, specie per quel che concerne il rispetto degli azionisti minori.

Nel 2008 la presenza dei consiglieri alle riunioni dei CdA è stata scarsa, specie per quanto riguarda  il vicepresidente Matteo Montezemolo (71% di partecipazione ai consigli di amministrazione) e l’"etico" Luca (un misero 29%). Nello scorso esercizio, inoltre, gli azionisti intervenuti all’assemblea annuale hanno avuto il piacere di incontrare il solo Presidente Moschini, assieme ai consiglieri Mosconi, Moiso e Beolchini. Assenti gli altri sette membri del CdA.

E proprio l’assemblea degli azionisti ha fatto traboccare il vaso.

Citiamo testualmente: “La Società Poltrona Frau SpA ha sede in Torino, via Vela 42. I Signori Azionisti sono convocati in Assemblea Ordinaria in Tolentino (MC), S.S. 77 Km. 74,500, presso la sede amministrativa della Società per il giorno 10 aprile 2009, alle ore 9.00, in prima convocazione ed in seconda convocazione per il giorno 11 aprile 2009 stesso luogo ed ora”.

Abbiamo capito bene? Purtroppo sì.

Alla faccia dell’etica sbandierata ai quattro venti, si predica bene e si razzola male.

Più che un avviso di convocazione, questo pare un invito alla rinuncia. 

La società ha sede legale in pieno centro a Torino, presso lo studio del commercialista Moiso (consigliere della società). Non esattamente quel che ci si aspetta da una società quotata regina del made in Italy nel mondo: non c’è nemmeno una targa ad indicarlo. Gli uffici, invece, sono a Milano, in via Pietro Cossa, zona centralissima.

Epperò i soci vengono riuniti presso gli stabilimenti marchigiani, al km 74 della statale di TOLENTINO, 20.000 abitanti a trenta chilometri da Macerata! Esser l’ alle 9:00 di mattina costringe a pernottare in zona. Hotel più economico: 4 stelle.

E non è tutto: il 10 aprile è venerdì Santo, mentre la seconda convocazione è addirittura prevista per il Sabato Santo, il giorno prima di Pasqua! 

Increscioso.

Un comportamento inaccettabile per una società quotata, per giunta nell’elite del SEGMENTO STAR, quel ristretto club di aziende ad alti requisiti si trasparenza.

Il Codice di Autodisciplina  - firmato e sottoscritto da Poltrona Frau – raccomanda alle società di attivarsi al fine di incrementare la partecipazione e le interazioni coi soci? Poltrona Frau che fa? Ti invita a Tolentino durante le vacanze pasquali.

Non ci sorprende notare che, da quando è quotata, alle assemblee degli azionisti hanno preso parte solo due persone, rappresentanti del socio di maggioranza e di alcuni fondi minori.

Non sorprende nemmeno il silenzio di Consob e Borsa Italiana, che non ravvisano alcun estremo per intervenire con un richiamo od un ammonimento.

Un bell’esempio di "Etica e capitalismo"…

 

Ps: abbiamo contattato la sede legale di Torino. Chiunque voglia saperne di più consultando i libri sociali cominci a fare i bagagli: sono a Tolentino.

 

 

SCAVA SCAVA, GUARDA UN PO’ CHI MALCOSTRUì L’OSPEDALE DELL’AQUILA VENUTO GIù - L’APPALTO FU vinto nel 1991 da un consorzio di imprese guidato da Cogefar-FIAT - Nel 1992 Enzo Papi, manager FIAT, fu tra i primi a confessare le tangenti pagatE

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Massimo Riserbo per Dagospia

Ci hanno messo le mani in tanti e per molti anni, e va bene. Anzi, va male. Ma non è tanto difficile raccontare chi ha costruito il San Salvatore dell'Aquila, l'ospedale venuto giù come un presepe di cartongesso alla prima scossa di terremoto.

abruzzo terremoto

Completata nel 2000, la struttura aveva aperto i battenti nel 1992 e si era man mano ampliata con una serie di appalti successivi. Il principale è quello vinto nel 1991 da un consorzio di imprese guidato da Cogefar Impresit, il colosso delle costruzioni della galassia Fiat dalle cui ceneri è poi nata Impregilo. Si trattava di una commessa da 74 miliardi di lire, assegnata dalla Regione Abruzzo, nell'ultimo anno "buono". Ovvero, prima di Tangentopoli.

Nel 1992, per le mazzette volate sui lavori pubblici in Abruzzo, l'intera Giunta guidata dal democristiano Rocco Salini finì in galera. Ed Enzo Papi, top manager di Cogefar, fu tra i primi a confessare le tangenti pagate per gli appalti abruzzesi, dai lavori sotto il Gran Sasso al disgraziatissimo ospedale (vedi i lanci Ansa del 12 maggio '93).

Tra assoluzioni, depenalizzazioni e prescrizioni se la sono cavata più o meno tutti quanti (al solo Salini restò una condanna definitiva per falso ideologico), ma qui ovviamente non sono in ballo le inchieste del passato.

Se mai la Procura dell'Aquila dovesse chiedersi come sono stati fatti i calcoli del cemento armato, e soprattutto che tipo di materiali è stato impiegato davvero per costruire un ospedale diventato obitorio, non potrà certo trovare la risposta nelle vecchie carte di Mani Pulite. Però potrà partire da lì, ovvero da Torino e dintorni, per provare a capire chi e come ha costruito il San Salvatore. E perché i collaudi sono stati fatti alla "volemose bene". Il bene dei costruttori, non dei pazienti.

abruzzo terremoto

2 - COSÌ MODERNO, COSÌ MALATO - IL SAN SALVATORE, SIMBOLO DELLA TRAGEDIA, ORA AL CENTRO DI UN'INCHIESTA
Mariano Maugeri per "Il Sole 24 Ore"

L'ospedale civile San Salvatore è come un Lego messo giù da un bambino impaziente. Un fronte di oltre due chilometri, un edificio attaccato all'altro, ma con altezze diverse che non superano mai i tre piani: più basso, un po' più in alto e all'altra estremità il polo della facoltà di medicina e chirurgia, con annessa Biologia e Psicologia.

abruzzo terremoto

I mattoncini color sabbia non ingentiliscono una costruzione datata e per nulla funzionale: «Per andare da cardiologia a neurologia ci vuole il motorino », dice un medico. Il progettista è l'architetto Marcello Venturini, originario di Paganico, un pugno di chilometri dall'Aquila,e firma dell'architettura romana. A quei tempi gli ospedali in altezza, almeno in Italia, non erano stati neppure immaginati. Venturini monta i cinque Lego denominati con la lettera L attorno ai tre corpi centrali: chirurgia, medicina, università. Ogni numero di edificio denominato L ospita un reparto diverso. In più ci sono cinque isole: quella centrale è dedicata al Pronto soccorso.

abruzzo terremoto

Le tredici scatole si cominciano a costruire nel '72. L'appalto lo vince la ditta Pascali di Lecce, fallita alla fine della costruzione dei primi cinque lotti, praticamente la quasi totalità della struttura. Progettista e direttore dei lavori è Venturini. I calcoli sono a cura di Giangaspare Squadrilli. Alla Pascali subentra la Edilirti dell'Aquila, cui toccherebbe il compito di completare e rifinire: infissi, piastrelle, impianti elettrici, etc. Dopo pochi mesi fallisce anche la ditta aquilana. Lo stop dura anni.

Finalmente, nel '91, si assembla un'associazione temporanea d'impresa guidata da Cogefar Impresit, l'attuale Impregilo, che insieme ad altre ditte completa le finiture, arreda l'ospedale, attrezza le sale operatorie delle singole isole, aggiunge un asilo nido e la scuola per infermieri. Un lavoro che dura anni. L'architetto Venturini si dimette: è consulente di Cogefar e per evitare un conflitto d'interessi fa un passo indietro.

Ormai la struttura è completa, adesso c'è l'impiantistica e gli impianti elettrici da allestire. Nel '96 è l'allora ministro della Sanità Rosy Bindi a prendere il pallino in mano: nomina il senatore aquilano Ferdinando Di Orio presidente della commissione parlamentare delle incompiute sanitarie. Il giudizio sul San Salvatore è pesantissimo: «Impianto costruttivo irrazionale e obsoleto». E poi il colpo di grazia: «I materiali impiegati sono di scarsa qualità».

abruzzo terremoto

Nel 2000 cominciano a entrare in funzione i primi reparti, trasferiti uno a uno dal vecchio San Salvatore, un convento dell'800 con un nucleo originario posteriore al sisma del 1703 che in questi giorni mostra la sua naturale solidità a chiunque abbia voglia di andarlo ad ammirare. Ai piedi delle due colonne neoclassiche che ne incorniciano l'ingresso non c'è un solo frammento di calcinaccio. Se non fosse per la gru e la recinzione della parte antistante il portone - qui nascerà un nuovo polo universitario - il vecchio ospedale potrebbe riaprire i battenti domattina.

Al nuovo San Salvatore, invece, la notte del terremoto crolla la farmacia ed esplodono i mattoni forati delle pareti, comprese quelle delle sale operatorie. Fuggono tutti, e nelle ore immediatamente seguenti al sisma le barelle con i feriti si dispongono nei corridoi. Dopo qualche ora si sbaracca, e nessuno potrà mai dire quanti feriti non è stato possibile soccorrere con la celerità necessaria. Il trasferimento a Teramo, Avezzano e Pescara va da trenta minuti a un'ora. Ieri, il direttore generale della Asl, Roberto Marzetti, ha comunicato che nei prossimi giorni riapriranno i primi reparti. Escluse, però, le sale operatorie.

abruzzo terremoto

Se un ospedale è un luogo strategico dal quale dipende la sopravvivenza di centinaia di feriti, le sale operatorie sono i bunker nei quali si combatte il corpo a corpo tra la vita e la morte. Al San Salvatore, nelle ore immediatamente seguenti alla devastante scossa di terremoto, la vita non si è presa la sua sacrosanta rivincita. E solo le indagini dei prossimi giorni ci diranno chi, dove e perché ha commesso imperdonabili errori.

Ieri mattina, l'ospedale da campo allestito dalla Protezione civile in uno slargo alle spalle del San Salvatore, ha riconciliato l'Aquila con l'aggettivo civile che campeggia nella grande aiuola che conduce al nosocomio. Decine di tende e decine di medici appassionati e persino ironici, malgrado la drammaticità del momento, lavorano come se fossero nei loro reparti abituali.

abruzzo terremoto

Luca Antonini, un cardiologo di nemmeno quarant'anni che ha perso la moglie e il figlioletto sotto le macerie,ci dice che l'aiutoofferto da Obama all'Italia dovrebbe concretarsi con la donazione o il prestito di unità mobili per la terapia d'urgenza. «Sono strutture costosissime,nell'ordine dei dieci milioni di euro, ma solo così potremmo ricominciare a lavorare».

I colleghi che incrociano il cardiologo si fermano, lo abbracciano e gli sussurrano parole di conforto. Antonini si commuove e solo una volta sussurra a un amico: «Non ce la faccio». Eppure è lì, a portare soccorso, a proporre soluzioni per effettuare le angioplastiche a chiunque ne abbia bisogno. Un piccolo eroe di questo singolare Paese. Come Stefano Stuard, un giovanissimo primario di nefrologia che ci mostra inorgoglito la tenda più grande del campo con tutti i macchinari della dialisi pronti a partire: «Da domani possiamo garantirne sessanta.

abruzzo terremoto

Questo è il momento di aiutare chi ha bisogno, le polemiche le faremo quando sarà il momento». O come Rocco Pollice, lo psichiatra che lavora a «Smile friend», il servizio inventato in questo ospedale per le patologie psichiatrichee il sostegno psicologico nei ragazzi dai 14 ai 24 anni.

Qualche tenda più in là c'è l'oncologo Giampiero Porzio, capellaccio australiano e felpa con la scritta Italia. Ci trascina a vedere il suo reparto, quello vero: le pareti sembrano carte geografiche di crepe: «Questo è un reparto di eccellenza, uno dei due in Italia ad aver ricevuto la certificazione europea Esmo per le cure palliative».

La notte del sisma Porzio e i suoi colleghi si sono precipitati al San Salvatore e hanno messo in salvo i pazienti di oncologia. Forse, i veri salvatori sono loro, che si sono opposti all'accanimento della natura e agli errori di altri uomini sempre con il sorriso sulle labbra. Medici che hanno vinto perché si sono rifiutati di essere sconfitti.

 

 
[09-04-2009]

 

 

15 - MARCHIONNE NEGLI USA PER ALLEANZA CON CHRYSLER...
(Asca) -
Sergio Marchionne, Ad del gruppo Fiat,  e' partito ieri sera per gli Usa, dove e' giunto per  discutere e definire i dettagli dell'alleanza con la  Chrysler. Entro il 30 di aprile, la casa automobilistica di  Detroit deve presentare il piano industriale che, se  approvato dalla Casa Bianca, aprirebbe l'accesso agli aiuti  di stato e all'ingresso del Lingotto nel capitale della  Chrysler.  L'alleanza Fiat-Ckrysler ha gia' ricevuto l'autorevole  'endorsement' del presidente Usa, Barack Obama, che pero'  ha invitato le due societa' a limare gli ultimi ostacoli che  consentano di definire il piano industriale di rilancio  dell'azienda Usa.

io non ci credo ! Mb

 

 

Fiat: si preannuncia una Pasqua americana per Marchionne

Finanzaonline.com - 9.4.09/08:14

Si preannuncia una Pasqua americana per Sergio Marchionne? La domanda non trova oggi una risposta sicura, ma è probabile visto che ieri l'amministratore delegato di Fiat è tornato a New York per seguire da vicino l´evoluzione della partita Chrsyler sulla quale si moltiplicano pressioni che non sempre vanno nella direzione di un salvataggio il cui iter incrocia con quello di Gm: col risultato che l´accostamento di due situazioni non proprio simili minaccia di compromettere la possibilità di trovare una soluzione. Ieri il senior vice presidente di Moody´s, Bruce Clark, ha dichiarato che la capacità di Chrysler di finalizzare un´alleanza strategica con Fiat è cruciale per la sua operatività, aggiungendo che pur mantenendo la valutazione di rischio di bancarotta al 70% per Chrysler e Gm ritiene più delicata la situazione dell´interlocutore di Fiat. E questo perchè per la più piccola delle tre sorelle americane dell´auto sarebbe più difficile dimostrare la capacità di andare avanti.

 

 

Riparala ancora, Tom

(di Emanuela Medoro)
lunedì 06 aprile 2009
in DAL MONDO
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non valutato -


La frase del  titolo è la traduzione in italiano di un singolare modo di leggere in Inglese la parola FIAT, Fabbrica Italiana Automobili Torino, nonché voce dal verbo  latino fio/fis/factum est/fieri,   passivo del verbo facere, es.:fiat lux et lux fuit.

In Inglese questa parola può essere letta come un acronimo, ovvero parola nuova formata con le lettere iniziali di  parole vecchie, che significa: Fit it again, Tom, ovvero: Ripara ancora una volta la mia macchina,Tom,... si è rotta di nuovo, è fragile, è scadente, non vale niente, etc. etc.

Sentii veramente questa singolare lettura della parola Fiat negli USA nel 1996, tredici anni fa, in piena era democratica Bill Clinton, era delle sicurezze, dell'economia in pieno vigore, delle macchine grosse e toste, quelle che bevevano ettolitri  di benzina senza problemi, tanto costava poco e l'idea di emissioni velenose di anitride carbonica non era ancora molto diffusa. Queste macchine erano allora ancora simboli di un consumismo spensierato cui tutti nel mondo potevano, anzi dovevano aspirare, per  adeguarsi al modello americano di perseguimento della felicità nel mondo dell'economia  a crescita infinita.

Segue l'era repubblicana G.Bush, tradizionalista ed ardentemente religiosa, con il suo disastroso crollo di finanza e banche, licenziamenti,  disoccupazione,  pignoramenti delle case e gente che va vivere nei campeggi. Tuttociò deve aver trascinato nel crollo anche un mondo di certezze.

Il pacchetto stimolo dell' economia presentato dal presidente B.Obama si accompagna a sostituzioni dei dirigenti ai vertici di quelle compagnie che hanno bisogno di massicce quantità di danaro del contribuente per salvarsi dal fallimento. Ed ecco le dimissioni su richiesta del governo di Richard Wagoner, capo della General Motors, che ha lasciato il suo posto di dirigente del colosso di Detroit sull'orlo del fallimento con una magnifica buonuscita di 20 milioni di dollari, grazie a due piani pensione.
Nello stesso tempo si parla del patto Chrysler-Fiat.Grande orgoglio in Italia per questo accordo, le nostre piccole 500, pratiche  e poco inquinanti, chiamate a salvare dal fallimento le grosse SUV ed i comodissimi pickup,camioncini per famiglie. Che rivincita su fit it again, Tom! Sono buone, dunque, le nostre economiche piccolette, progettate per città con strade affollate, strette e tortuose, e lo saranno anche su quelle americane, diritte ed infinite. Torino è  di colpo al centro dell'attenzione del mondo per la sua produzione di macchine con  caratteristiche tecnologiche  innovative, che ben si inseriscono nella politica verde  dell'attuale governo americano. “Fiat partner ideale, così rilanceremo la Chrysler”, dice B.Obama.  
Queste manifestazioni di interferenza statale dell'economia  suscitano alte proteste da parte dei repubblicani che  vedono aspetti devastanti per l'economia delle imprese private ed il futuro del paese. Un altro esempio recente di questa interferenza potrebbe essere una notizia di agenzia che titola:Governo USA fa causa a Bp per inquinamento da petrolio in Alaska, perchè BPXA ha scaricato illegalmente più di 200.000 galloni di petrolio nel mare a causa di  grosse perdite dalle condutture  nella primavera estate del 2006. Il fatto è accaduto in Alaska, e  ci rammenta lo slogan della governatrice Sarah Palin a proposito di trivellazioni petrolifere: Drill,baby,drill!

Non sono affari degli italiani, sono cose americane che in definitiva ci riguardano solo marginalmente, a parte l'orgoglio di campanile suscitato dall'affare FIAT, e  gli echi e le conseguenze dei fatti americani che inevitablmente si manifestano  anche in eurolandia. A  noi, in questi giorni declassati a  popolo cui si devono panem et circenses, quando erroneamente credevamo di essere cittadini portatori di diritti e doveri sanciti dalla Costituzione, non resta altro che applaudire, tacendo, il Re Sole.

 

 

 

Fiat-Chrysler Marchionne trova lo scoglio del debito Usa

Le banche americane cominciano ad alzare la posta. Passate in rassegna nei giorni scorsi dall’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, sbarcato in Usa per definire i dettagli dell’alleanza con Chrysler, sembrano cogliere al balzo l’occasione per ottenere qualcosa in cambio dall’amministrazione Obama.
Il Wall Street Journal evidenzia, infatti, «la riluttanza degli istituti che hanno erogato prestiti a Chrysler a rinegoziare i debiti, in particolare a convertire 5 miliardi in titoli».
Le banche (tra queste figurano Goldman Sachs, Citigroup, Morgan Stanley e Jp Morgan Chase), che hanno finanziato la casa americana con 6,8 miliardi di dollari nel 2007, sanno bene che la riduzione dell’indebitamento, è uno degli impegni presi dalla casa americana con la task force del Tesoro. Per loro, a questo punto, sarebbe più vantaggiosa la soluzione della bancarotta. Ipotesi per la quale lo stesso Marchionne si era espresso negativamente durante la missione americana conclusasi venerdì: «Chrysler - aveva dichiarato l’ad a Bloomberg - non dovrebbe essere condotta attraverso una bancarotta pilotata».
L’esposizione del gruppo automobilistico del Michigan è tutt’altro che leggera: ai circa 7 miliardi ottenuti dalle banche, bisogna aggiungere 2 miliardi di debiti con il fondo Cerberus e l’ex compagna di viaggio Daimler, 4 che dovranno essere restituiti allo Stato e altri 10 miliardi di dollari legati al fondo sanitario.
Il muro che le banche starebbero innalzando potrebbe ora rallentare la trattativa, anche se a Torino hanno messo sicuramente in conto la possibilità di trovare una serie di ostacoli nella fase decisiva della discussione.
Da parte del Lingotto, comunque, resta il sostegno del presidente Barack Obama il quale ha visto in Fiat l’unica possibilità di salvezza per Chrysler.

 

 

 

Sul listino principale si segnalano i realizzi sui titoli che nella precedente seduta erano andati particolarmente bene. A partire da Fiat (-3,41%) che ieri ha fatto segnare un rialzo mai visto prima (+27%), sulla scia dei buoni dati sulle immatricolazioni in Italia e in Germania. Ma soprattutto, come alcuni operatori hanno confidato al Sole24ore.com, perché gli addetti ai lavori sono convinti di una positiva conclusione dell'accordo con Chrysler. Magari con l'ingresso di altri big del settore, come ipotizzatio nei giorni scorsi dal Financial Times.

04.04.09

 

 

 

 

3 - Fiat/ Seduta boom (+27%), torna livelli novembre con dato vendite...PAZZESCO SU QUALI BASI UN TITOLO FIAT +27 % IN UN GIORNO SENZA SAPERE NULLA DI CONCRETO SULL'OPRAZIONE CHRYSLER, SENZA SAPERE SE FIAT CI GUADAGNA O CI PERDE. ACQUISTO AZIONI PROPRIE FIAT ? 

2 - LA GM BATTE CASSA A TORINO...
La Gm presenta il conto al Piemonte. La malridotta multinazionale dell'auto ha spedito a Torino il vicepresidente per l'Europa Mike Arcamone per spiegare che non intende ridimensionare la sua presenza in città, dove vengono studiati i piccoli motori. Arcamone ha confermato la volontà di potenziare l'Institute of automotive research per sviluppare propulsori ecologici basati sulla tecnologia ibrida diesel ed elettrico.

Però dopo l'annuncio è scoppiato un piccolo giallo. Caterina Ferrero, consigliere regionale del Pdl, ha scoperto che la Gm si attende dalla regione un investimento di 12 milioni, mentre la giunta di centrosinistra guidata da Mercedes Bresso ne ha messi a bilancio solo 2,5. (Gianni Pintus)


(Apcom) -
Mentre l'amministratore delegato Sergio Marchionne è negli Stati Uniti per definire l'alleanza con Chrysler, i dati sulle immatricolazioni e sugli ordinativi hanno messo oggi il turbo al titolo Fiat, ritornato sui livelli che non vedeva da inizio novembre. Le azioni del Lingotto hanno chiuso la miglior seduta di sempre, con un guadagno del 27,12% a 6,75 euro (massimo a 6,85 euro). Boom di volumi, con oltre il 14% del capitale passato di mano. In gran spolvero i titoli dell'intera galassia Fiat: le privilegio +20,1%, le risparmio +16,4%, Exor +21,3%

Il mercato oggi sembra aver riscoperto il settore auto, fortemente penalizzato in Borsa quest'inverno. Anche sugli altri listini europei i titoli delle case automobilistiche sono state acquistate a man bassa: Bmw a Francoforte è salita del 14,8%, DaimlerChrysler del 15,6%, a Parigi Renault del 13,9%, Peugeot del 13,7%.

Ieri, a mercati chiusi, sono stati diffusi i dati sulle immatricolazioni auto in Italia, che a marzo hanno evidenziato un segno positivo per la prima volta da dicembre 2007 (+0,24% a 214.218 veicoli), spinte dagli incentivi alla rottamazione varati dal Governo per rilanciare l'industria. In particolare, le immatricolazioni del gruppo Fiat sono aumentate del 6,1% a 69.882 veicoli, per una quota di mercato in crescita al 32,62% dal 32,06% di febbraio.

4 - Auto: Germania, vendite +40% a marzo...
(ANSA) -
Le vendite di auto in Germania a marzo sono aumentate del 40%, con un aumento record dal 1992. Lo ha annunciato l'associazione di settore VDA. Nel primo trimestre, invece, le immatricolazioni sono salite del 18% a 868.000 unita'.

 

 

 

FIAT D’AMERICA - DATE A MarPionne i ritagli stampa SULl’infausta spedizione della Daimler alla conquista dI Chrysler, che la stava portando alla rovina - L’IRONIA DI FRESCO: "UN AFFARE ECCELLENTE. PER CHRYSLER è l’ultima ancora di salvataggio...

1 - Fiat in Chrysler - Achtung: già i tedeschi ci si sono fatti male
www.blitzquotidiano.it/

Marchionne

Che la Fiat prenda un pezzo di Chrysler è una cosa che fa piacere e inorgoglisce molti italiani. E il fatto che a guidare la Fiat ci sia un capo che è italiano solo nel cognome può aiutare a sfatare la tradizione non certo felice delle imprese italiane (con le dovute eccellenti eccezioni) e Fiat in particolare, quando si sono avventurate fuori dei confini nazionali.

Ma se pensiamo, come molti in Italia pensano, che i tedeschi siano più bravi di noi, allora è bene che Sergio Marchionne si tenga sul tavolo una collezione di ritagli stampa che riassumano l'infausta spedizione della Daimler in terra d'America, proprio alla conquista della Chrysler, che la stava portando alla rovina.

L'industria dell'auto americana è lì da ben prima che un'automobile viaggiasse sulle strade italiane. E gli americani saranno pur sull'orlo del fallimento, ma sono stracarichi di orgoglio nazionale e di disprezzo verso gli italiani. E dobbiamo sempre pensare che, disperati e con l'acqua alla gola, anche i migliori degli uomini possono fare cose strane. Un piccolo esempio delle possibilità di "incomprensione" che possono nascere ( e di cui Daimler conserva ancora il ricordo) è di pochi giorni fa, quando Chrysler ha scritto nel suo sito ufficiale che Fiat, rilevando il 35 percento, si sarebbe anche accollata una analoga quota dei debiti.

Era mossa per rendere più gradita l'invasione dei "maccheroni", agli occhi dei lavoratori americani, guidati da sindacati molto più duri e di sinistra dei nostri. Deve esserne nata una rissa internazionale, se alla fine Chrysler ha fatto marcia indietro, come racconta il pezzo linkato sotto dal sito Huffington Post

Se l'accordo andrà a buon fine, tutti ne saremo contenti e il fatto che la Fiat possieda una quota importante di quello che risulterà il sesto complesso automobilistico del mondo vale una vittoria ai mondiali per l'orgoglio nazionale.

Ma l'entusiasmo che anima molti ambienti italiani, a cominciare dai giornali, non sembra giustificato. La Fiat intanto ha già dovuto dire che prenderà per iniziare solo il 20%. A fronte dell'apporto delle sue tecnologie, valutate tra gli otto e i dieci miliardi di dollari. Poi il governo americano ha già detto che se la Fiat vorrà crescere nel capitale Chrysler, dovrà mettere denaro contante e se la Fiat vorrà assumere il controllo del colosso con sede tra Torino e Detroit, la Fiat Chrysler dovrà prima restituire allo stato americano tutti i soldi che questo gli ha dato: i quattro miliardi di dollari già concessi e i sei che arriveranno se non ci sarà invece il fallimento.

Tutti in Italia probabilmente fanno il tifo per Fiat. Ma, se si leggono le analisi degli esperti americani, questi parlano di accordo impossibile, di tempi troppo stretti, di unica possibilità per Chrysler quella di impiegare i 30 giorni concessi dal governo usa per fare pulizia in casa e prepararsi alla bancarotta.

PAOLO FRESCO

Con un'ipotesi che può essere la migliore per Fiat sotto certi aspetti: quella che Fiat compri gli asset buoni da Chrysler prima che questa fallisca. Ma in questo caso non ci sarebbe apporto di tecnologie, che è una versione elegante del carta contro carta o del cani contro gatti: in questo caso da Torino dovrebbero partire ordini di pagamento importanti.

2 - L'IRONIA DI FRESCO FIAT: "UN AFFARE ECCELLENTE. PER CHRYSLER... affare eccellente»
Fresco: il Lingotto si rafforzerà all'estero ma a Torino serve un partner forte

Paolo Madron per "Il Sole 24 Ore"

PAOLO FRESCO

Loro due si conoscevano bene. Un po' perché Paolo Fresco, prima di diventare nel '98 presidente della Fiat, aveva speso gran parte della carriera oltreoceano, alla General Electric dove, per la serie com'è piccolo il mondo, lavorava alle sue dipendenze Bob Nardelli, l'attuale capo di Chrysler.

Ma soprattutto perché con Richard Wagoner, il padre padrone della General Motors brutalmente silurato lo scorso fine settimana dal presidente Obama, nel 2000 Fresco aveva trattato l'alleanza con Fiat. Compresa la fatidica "put" che obbligava la casa di Detroit a comprarsi tutto il Lingotto, e che quattro anni dopo il neo amministratore delegato Sergio Marchionne avrebbe abilmente monetizzato a vantaggio delle sue casse.

Così, adesso che anche il potentissimo Wagoner ha gettato la spugna, abbiamo chiesto a Fresco di raccontarci quei mesi alla Fiat in cui si consumò il brevissimo e sfortunato (per gli americani) matrimonio.

Una volta era il presidente della General Motors che prendeva a schiaffi la Casa Bianca, non viceversa.
In effetti. Ma Obama doveva dare un segnale forte di cambiamento. E cosa c'è di più forte se non mandare a casa Wagoner, uno dei manager più potenti d'America?

A Torino dovrebbero fargli un monumento solo per il fatto di aver regalato 4 miliardi di dollari alla Fiat senza nemmeno toccare palla.
Di più. Sono 4,5 miliardi. Per la precisione 2,5 quando vendetti loro il 20% di Fiat Auto, e 2 a Marchionne per non essere costretti ad esercitare la put sul resto del capitale.

Per avere in cambio un pugno di mosche visto che la loro quota Fiat fu progressivamente svalutata.
E pensi che nell'accordo concluso da Marchionne per liberare Gm dalla put, il Lingotto si riprese anche le residue azioni Fiat, mi pare fosse un 5%, che erano rimaste agli americani.

Rick Wagoner

Cornuti e mazziati. Eppure, nonostante i 4,5 miliardi gettati dalla finestra, nessuno all'epoca osò chiedere la testa di Wagoner. Pensare che quella di un suo predecessore, Robert Stempel, rotolò per molto meno.
No, non bisogna essere ingenerosi, perché fin da subito Wagoner si è trovato alle prese con una situazione difficile. I problemi di Detroit li ha ereditati, poi che non li abbia affrontati con la necessaria rapidità e determinazione è un altro discorso. Ma resta un bravo manager, e una persona onesta.

Dov'è caduto?
Su due ostacoli. Il primo gliel'hanno messo i sindacati di Detroit, dove il costo complessivo della manodopera è più del doppio di quello che paga la Toyota nelle sue fabbriche americane. L'altro, ma più che ostacolo fu insipienza, di non essersi mosso prima. In fondo è quello che gli imputa Obama, alla luce del fatto che Gm e Chrysler sono già da anni tecnicamente fallite.

Da un punto di vista simbolico un reale fallimento di Gm sarebbe però devastante per l'immaginario americano.
Avrebbe delle enormi implicazioni emotive. Ma se voltiamo indietro è fallita anche Pan Am, che era una delle industrie simbolo del sistema, il cui emblema era il grattacielo newyorkese su Park Avenue. Il tempo guarisce tutte le ferite, anche quelle che a tutta prima fanno più male.

Quando fece la famosa put con gli americani, era per evitare che si comprassero subito tutto?
Al contrario. Ero io che avrei voluto vendere tutta Fiat Auto. Andò così. Io volevo un matrimonio con una società più grande di cui la famiglia Agnelli fosse socio di minoranza, e stavo trattando la cosa con Daimler arrivando a un passo dall'altare.

Perché voleva vendere?
Perché quello dell'automobile è un business che appartiene al passato, che è molto maturo e con una capacità produttiva che supera di una volta e mezzo la domanda.

Solo che l'Avvocato non voleva passare alla storia per il liquidatore di una gloriosa storia centenaria.
Infatti mi chiese di cercare una soluzione in cui avremmo mantenuto il controllo. E io gli ho portato l'operazione con Gm. Ma ho insistito perché venisse inserita una clausola che in futuro avrebbe consentito alla Fiat di vendere tutta l'Auto. Gli americani, se pur in minoranza, erano un socio molto ingombrante. Di qui la famosa put.

Che Wagoner accettò senza colpo ferire?
Tutt'altro. Loro si rendevano conto che firmavano una clausola che andava tutta a nostro vantaggio. Ma io ne feci una condizione sine qua non.

Come mai non riuscì a convincere Agnelli che era meglio vendere tutto?
Forse perché non sono stato abbastanza bravo. Ma mi consola pensare che anche Enrico Cuccia qualche tempo prima aveva fallito nello stesso intento di farlo vendere ai tedeschi. E poi l'Avvocato in questa sua resistenza aveva alleato Paolo Cantarella, il suo amministratore delegato.

Ma suo fratello Umberto era invece d'accordo con lei.
A quell'epoca Umberto non contava nulla. Comunque è vero che quando ne parlavo con lui lo trovavo d'accordo con le mie tesi. E poi bisogna dire che quella con Gm non si configurava certo come un'operazione svantaggiosa per Fiat.

Guardando all'agonia del colosso di Detroit, si potrebbe parafrasare all'incontrario, cioè che ciò che va bene per Gm non va bene per l'America.
Se Obama ha deciso di salvarla dimostra che tuttora quello che va bene per Gm va bene per l'America. Solo che stavolta l'Amministrazione ci è andata dentro a piedi uniti.

E Fiat, che chiamando la fatidica put doveva essere inghiottita da Gm, ora si compra la Chrysler. Un buon affare secondo lei?
Chrysler è in pessime acque, e questa è una bella operazione se vista come occasione per rafforzare la presenza di Fiat nel mondo. Ma non è la soluzione strategica in tema di alleanze. Se pensiamo che Fiat abbia bisogno di trovare un partner forte, quello non è certo la più piccola delle Big Three.

E vista da Chrysler?
Un affare eccellente, anche perché è l'ultima ancora di salvataggio cui si possono aggrappare.

 

 
[01-04-2009]

 

 

 

L’ultimatum di Obama: la testa DI WAGONER prima di autorizzare, oggi, la ’fase 2’ del salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del contribuente. Il monito della Casa Bianca: Detroit deve fare di più - - un mese a Chrysler per allearsi con Fiat...

1 - 30 GIORNI PER CHIUDERE CON FIAT - 60 giorni a General Motors per ridurre i costi
Da Sole 24 Ore.com

Logo "GM"

Trenta giorni per chiudere l'accordo con Fiat come condizione per ottenere ulteriori fondi dal governo. È quanto prevede, riporta il New York Times, il piano dell'amministrazione Obama per Chrysler. Se la casa automobilistica americana riuscirà a finalizzare entro il 30 aprile l'accordo con Fiat e ridurrà ulteriormente il proprio debito, «l'amministrazione dovrebbe considerare un prestito da 6 miliardi di dollari».

L'amministrazione statunitense è convinta che Chrysler non possa funzionare come una compagnia indipendente nella situazione attuale. Se l'accordo Chrysler-Fiat non sarà completato, Washington prevede di rinunciare, lasciando che la Chrysler vada verso la completa liquidazione. Non è disponibile altro danaro, hanno sottolineato i responsabili del Governo degli Stati Uniti.
Shawn Morgan, una portavoce di Chrysler, ha dichiarato che la compagnia desidera lavorare con il dipartimento del Tesoro e con la task force di Obama sul settore auto, ma ha rifiutato di commentare i programmi della Casa Bianca. «Con l'imminente annuncio dell'amministrazione sulla ristrutturazione dell'industria automobilistica, ogni commento o dichiarazione sarebbero inappropriati», ha detto la Morgan.

Logo "Chrysler"

Il New York Times riporta anche che il presidente americano Barack Obama ha intenzione di concedere 60 gioni a General Motors per presentare un piano di riduzione dei costi. L'amministrazione - riporta il quotidiano - dovrebbe fornire alla casa automobilistica l'assistenza necessaria in termini di aiuti durante questo arco di tempo. Nel frattempo il numero uno di Gm , Richard Wagoner, lascia il suo incarico come primo passo nell'ambito del piano per il salvataggio e la ristrutturazione della compagnia di Detroit. Gm ha chiesto al Governo ulteriori 16,6 miliardi di dollari di fondi, oltre ai 13,4 miliardi già incassati, ma l'amministrazione Obama è stata esplicita: il piano presentato non è sostenibile (così come quello di Chrysler) e in mancanza di un valido progetto alternativo non verranno più erogati fondi pubblici. La Casa Bianca sosterrà la liquidità operativa necessaria alle due case nei periodi previsti.

2 - LO SCAMBIO:Obama ha chiesto la sua testa prima di autorizzare, oggi, la «fase 2» del salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del contribuente. Il monito della Casa Bianca: Detroit deve fare di più Massimo Gaggi per il Corriere della Sera

Era considerato un manager «inaffondabile»: 30 anni al vertice di GM, gli ultimi otto da capo assoluto. Un presidente e amministratore delegato inamovibile nonostante i suoi errori manageriali, l'incapacità di offrire al mercato Usa vetture a basso consumo, le perdite gigantesche (31 miliardi di dollari bruciati nel 2008). Rick Wagoner ha resistito a tutto, ma ha dovuto cedere davanti all'offensiva della Casa Bianca: Barack Obama ha chiesto la sua testa prima di autorizzare, oggi, la «fase 2» del salvataggio della GM e della Chrysler. A spese del contribuente.

OBAMA WAGONER

Le sue dimissioni sono trapelate ieri e sono il segno del passaggio dall'era della concertazione nella quale il management GM, anziché al rinnovamento tecnologico dei prodotti, badava in primo luogo a gestire l'azienda con l'accordo dei sindacati e delle istituzioni locali, a una fase di dirigismo col governo federale che diventa protagonista.

Con l'obiettivo di evitare il fallimento e salvare posti di lavoro, ma anche per ottenere dai gruppi di Detroit scelte industriali in linea con le politiche ambientali e di risparmio energetico dell'amministrazione Obama. Wagoner era convinto di cavarsela anche stavolta nonostante una situazione aziendale sempre più disastrosa e le ripetute richieste di dimissioni venute dal Congresso.

Solo dieci giorni fa aveva dichiarato in un'intervista di considerarsi perfettamente in sella. Ma agli occhi di Obama - che aveva chiesto alle aziende automobilistiche in crisi di presentare piani di risanamento credibili, se volevano l'aiuto del governo per restare sul mercato - i contribuenti americani, chiamati a finanziare un altro "round" del salvataggio GM, oggi sono più importanti dei sindacati. Così ieri, a poche ore dalla riunione odierna nella quale ufficializzerà i nuovi interventi a sostegno del settore automobilistico, il presidente ha giudicato "inadeguati" i piani inviati alla sua "task force" da General Motors e Chrysler.

A quel punto i vertici della GM hanno chiesto al loro "top manager" di dimettersi. La stessa Casa Bianca non ha avuto difficoltà ad ammettere che l'uscita di scena di Wagoner era una delle condizioni per il via libera alla "fase 2" del salvataggio. I due gruppi, che già avevano ottenuto un "fondo di sopravvivenza di 16 miliardi di dollari nel dicembre scorso, qualche settimana fa avevano, infatti, chiesto altri 22 miliardi per arrivare alla fine del 2009 senza dover portare i libri in tribunale.

Le dimissioni di Wagoner sigillano una settimana, quella appena conclusa, che per Tim Geithner è stata assai dura: due tesissime audizioni parlamentari, numerose apparizioni in pubblico col ministro che tentava di convincere platee scettiche dell'efficacia degli interventi del governo, l'annuncio di una riforma delle norme che regolano la finanza e un piano di salvataggio del sistema bancario, che è stato ben accolto dai mercati.

Geithner Timoty

Quella che inizia oggi sarà, per il ministro del Tesoro Usa, una settimana altrettanto cruciale: un difficilissimo G 20 a Londra, con contorno di proteste popolari contro i responsabili della crisi finanziaria divenuta crisi globale, ma, prima, le decisioni della "task force" per il settore dell'auto che dipende proprio dal Tesoro: un salvataggio a spese del contribuente molto impopolare ma al quale Obama non si sente di rinunciare, nel bel mezzo di una profonda recessione e con la disoccupazione già alle stelle. Geithner avrebbe avuto tutti i motivi per concedersi un week end di tregua. Invece, non solo ha rinunciato al riposo per saltare da un talk show domenicale all'altro, ma in tv è anche apparso per la prima volta sorridente e abbastanza rilassato.

Continua a vivere in una condizione di perenne emergenza, ma sembrano ormai lontani i giorni in cui il comico Bill Maher mostrava ai telespettatori due immagini - Geithner «torchiato» davanti al Parlamento e un cervo spaventato e chiedeva a Obama di assumere il cervo come ministro del Tesoro. 47enne come Obama, Geithner si è rassegnato a essere il suo ministro-parafulmine.

A chi, ieri, gli chiedeva come fosse possibile vivere perennemente sulla graticola, ha risposto con un sorriso rassegnato: «Me ne sono fatto una ragione. Ho capito che toccherà a me fare cose assai impopolari e per un lungo periodo di tempo». Si comincia oggi con le misure per l'auto: ieri Geithner ha confermato che il governo è pronto a prestare altro denaro a GM e Chrysler per arrivare in fondo a un 2009 difficilissimo.

Crollato nell'autunno scorso, il mercato non ha ancora dato segni di ripresa. La domanda annua degli Usa, che in passato si manteneva poco sopra o poco sotto i 16 milioni di veicoli, quest'anno non dovrebbe andare oltre i 10 milioni e mezzo di vetture. GM e Chrysler hanno presentato i loro piani di risanamento al governo (la Ford, che ha una situazione finanziaria migliore, non ha per ora bisogno di sostegni pubblici).

La task force guidata da Steve Rattner (un finanziere democratico che si è messo al servizio di Obama) li ha analizzati per capire se, dopo la ristrutturazione - quella della Chrysler basata sul contributo imprenditoriale e tecnologico della Fiat - i due gruppi saranno in grado di andare avanti con le loro gambe. La forte contrazione del mercato suggerisce grossi tagli di capacità produttiva e una riduzione del numero dei protagonisti che operano sul mercato. Sapendo che i finanziamenti all'auto coi soldi dei contribuenti sono impopolari, ieri Obama ha detto pubblicamente che i piani presentati sono insufficienti e ha chiesto a tutte le parti gruppi automobilistici, sindacati, fornitori - di impegnarsi a fare molti di più in termini di ristrutturazione del settore.

 
[30-03-2009]

 

IL TERREMOTO

Barack Obama boccia i piani dell'auto
Monito a Chrysler: "Accordo con Fiat"

La Casa Bianca, che ha ottenuto la testa dell'ad di Gm Rick Wagoner, ha dato parere negativo sui piani di rilancio delle case automobilistiche. Francia: Psa Peugeot Citroen allontana l'ad Streiff. Contraccolpi sulle borse. Imprese Ue, la fiducia ai minimi

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Obama Roma, 30 marzo 2009 - Per la Casa Bianca né General Motors né Chrysler hanno proposto piani di rilancio tali da poter garantire loro nuovi aiuti pubblici. Secondo fonti di alto livello dell’amministrazione, il presidente Barack Obama e i suoi consiglieri ritengono che nessuna delle due case auto sia in grado di sopravvivere e tornare redditizia e che i contribuenti Usa non spenderanno miliardi e miliardi per tenere in vita i due gruppi.

 

Il governo ha dato alle due società un breve periodo per tentare di dimostrare che il loro salvataggio merita di essere effettuato e Obama farà un annuncio in merito oggi alle 11 ora di Washington, le 17 in Italia, alla Casa Bianca. In base al piano attuale Chrysler non può vivere come società indipendente, secondo l’amministrazione Obama, che ha concesso 30 giorni al gruppo per chiudere l’accordo con Fiat ed è pronta a offrire sei miliardi di dollari se le due società riescono a stringere un’alleanza entro la scadenza. Se il matrimonio con Fiat non si farà, Washington lascerà Chrysler al suo destino. A Gm l’amministrazione ha offerto denaro per garantire l’operatività per 60 giorni e ha chiesto e ottenuto la testa dell’amministratore delegato Rick Wagoner.

 

Nuovo ad è Fritz Henderson, già presidente e direttore generale, mentre il consigliere Kent Kresa, ex presidente e ad di Northrop Grumman, è presidente ad interim. Il colosso di Detroit ha anche annunciato un rimpasto in cda, con la nomina di nuovi consiglieri che rappresenteranno la maggioranza. Secondo le fonti dell’amministrazione, Gm non ha rispettato le promesse fatte in in cambio del prestito da 13,4 miliardi già ottenuto, ma le prospettive per il gruppo sono buone, grazie al suo brand globale e al suo potenziale nella ricerca. Washington confida che Gm possa mettere insieme un piano che le consenta di tenere aperte le linee produttive nei prossimi anni ed è pronta a lavorare al fianco della società.

 

I GUAI DI GM E PEUGEOT

Il consiglio di sorveglianza di Psa Peugeot Citroen ha messo ieri bruscamente fine al mandato dell’amministratore delegato del gruppo automobilistico, Christian Streiff, che sarà sostituito dal primo giugno da Philippe Varin, ex proprietario del gruppo siderurgico Corus. Lo ha annunciato in un comunicato la società.

 

Roland Vardanega, membro del comitato, “ricoprirà provvisoriamente la presidenza fino all’effettivo insediamento di Philippe Varin”, ha aggiunto il gruppo, che ha chiarito che dal 15 aprile, Philippe Varin “prenderà conoscenza dei gruppi e delle attività dello gruppo”. Peugeot si è detto “convinto che, sotto la direzione di Philippe Varin, il gruppo PSA Peugeot Citroen sia in grado, con l’insieme dei gruppi, di rivelare tutto il suo potenziale”.

 

 

 

 

FIAT: WASHINGTON POST, VINCENTE COMUNQUE NELL'ACCORDO CON CHRYSLER...
(Adnkronos) -
'Comunque vada l'accordo con Chrysler, la Fiat ne uscira' vincente. E comunque anche per Chrysler  e' una scommessa che vale la pena di essere giocata'. E' quanto scrive oggi il Washington Post, sottolineando che la produzione di una  piccola auto, come la Fiat 500, potrebbe essere una salvezza per il gruppo automobilistico americano. Comunque, sia spiega il WP, 'non ci sono molte altre occasioni' per la casa automobilistica Usa, 'se Fiat ha ragione' e in Usa si venderanno queste auto di piccole dimensioni, 'allora il presidente della Chrysler Bob Nardelli salvera' i posti di lavoro e forse ne creera' altri 5 mila. Se la Fiat sbaglia, vince comunque perche' avra' accesso alla tecnologia per la costruzione dei camion'. 25.03.09

 

 

18.03.09 DA DAGOSPIA

C'è poi la questione della Fiat e dell'alleanza con Chrysler, ma questo è un problema che angoscia soprattutto i manager dell'azienda, primo fra tutti l'uomo dal pullover sgualcito, Sergio Marpionne. I giornali sparano con grande evidenza le notizie che ieri sono state rilanciate dall'agenzia Bloomberg sulle sinergie che l'alleanza Fiat-Chrysler potrebbe generare. Di queste ha scritto Bob Nardelli, il 60enne capo di Chrysler che in una email ai dipendenti ha esaltato le potenzialità dell'accordo tra le due case automobilistiche.

 

 

FIAT/ Una lotteria costosa per gli italiani

giovedì 12 febbraio 2009

Martedi prossimo sarà presentato alle autorità statunitensi il progetto Chrysler-Fiat per ottenere ulteriori investimenti, per circa tre miliardi di dollari, da parte del Governo nella casa automobilistica di Detroit. Dei programmi, costi e benefici della joint venture non si hanno informazioni chiare sul sito della Fiat, e il contenuto dell’accordo non è noto se non sulla base di notizie di stampa.

 

L’amministratore delegato di Fiat Marchionne, in un contesto discorsivo, ma pur sempre pubblico, ha detto che la progettata partecipazione nell’azienda americana è come un biglietto della lotteria: il gruppo torinese lo farà for free, nessun costo e solo benefici... se la fortuna ci assiste. Che il gioco d’azzardo (esplicito) sia diventato l’ultima spiaggia della finanza?

Certamente, il contesto avrà influenzato l’atteggiamento dell’intervistato, ma si tratta pur sempre del The Wall Street Journal, e allora il messaggio va colto. Non penso che gli amministratori della società di Detroit presentino alla stessa maniera l'ipotesi di collaborazione con Fiat, dalla quale dipendono i destini dell’azienda.

I parlamentari Usa, infatti, stanno chiedendo prudenza nell’erogare altri miliardi di dollari di aiuti di Stato alla Chrysler: sarebbe difficile per il governo sostenere che il rilancio dell’economia passi in realtà per Las Vegas.

Ha scritto recentemente il Detroit News: «Come può un costruttore in un settore globale, dove i nuovi prodotti sono la chiave del successo, continuare a investire quando sia il proprietario che il futuro socio estero rifiutano di mettere un solo dollaro?».

Ma l’atteggiamento di Marchionne è sintomatico. Una grande operazione, che coinvolgerà centinaia di migliaia di operai e famiglie, è per lui un grande gioco, una scommessa: l’eventuale fallimento è solo un possibile risultato, non un personale insuccesso.

Nel frattempo, il suo compenso e i suoi bonus, e la sua stessa posizione, non sono in discussione. Lo scorso anno, lui e Montezemolo hanno incassato 14 milioni di euro di compensi. Pensano di ridarli indietro, di utilizzarli per sostenere la produzione, per alleviare la cassa integrazione (altri soldi pubblici, ricordiamo)?

Vogliono, loro, aiutare la Fiat? Per farlo basterebbe impiegare i loro compensi sottoscrivendo nuove azioni.

A casa, in Svizzera, Marchionne ha convertito in azioni l'intero emolumento da vicepresidente di UBS - colà di soli 250 mila euro. E in Italia? Montezemolo, giustamente preferisce investire nei trasporti ferroviari, sui binari: di Stato, ovviamente.

I risultati brillanti di Fiat nel 2007, sulla base dei quali hanno costruito la loro immagine, erano evidentemente fragili, provvisori - chiamarli falsi sarebbe esercizio di logica aristotelica, perché gli eventi futuri (un anno dopo) appartengono al caso, e non al novero delle competenze che vengono richieste a chi pretende di guadagnare centinaia di volte lo stipendio di un suo collaboratore.

Per assicurarseli, su La Repubblica, Marchionne precisa: «Per quanto difficile, il 2008 si chiuderà per il gruppo con un significativo risultato economico e con un trading profit che sarà il più alto nei 109 anni di storia della Fiat».

Ma allora, le cose vanno bene o no? Ha bisogno o no del nostro aiuto (questo significa di Stato) la Fiat? Gli operai perché sono preoccupati? E se la preoccupazione fosse per i dividendi della famiglia Agnelli? Quelli distribuiti nel 2008 sono stati regolarmente incassati e messi da parte. Quelli del 2009 non verranno distribuiti.

Per il futuro, precisa a La Repubblica l’amministratore delegato: «Il 2009 sarà un anno carico di significato. Se la realtà ci cambia sotto gli occhi, anche noi dobbiamo cambiare, e cambiare di continuo. Questo vuol dire che nessuno può fare più conto sulle certezze di ieri. Sono convinto, oggi più che mai, che la più grande qualità della Fiat risieda nell'avere una squadra di leader che può dare prova di tutto il suo valore nel gestire questa fase».

E sì, non sarà difficile gestire questa fase, basta aver chiesto soldi in prestito alle banche , che nel frattempo li hanno chiesti allo Stato (sempre NOI), e assicurarsi gli incentivi al settore da parte del Governo italiano.

Ci si potrà poi presentare giorno 17 a Detroit con qualcosa in mano per chiedere, insieme ai manager americani, soldi ad Obama.

Ma, per fortuna, a Marchionne non si applica la legge Usa e i limiti ai compensi (500.000 dollari, pare), che saranno imposti ai colleghi americani, per decenza oltre che per obbligo, non lo riguarderanno. Come non lo riguardano i 263 milioni di perdite per derivati legati alle stock option .

E il cambiamento del 2009? Riguarda solo tutti noi italiani-residenti che, grazie agli aiuti all'industria, daremo un piccolo contributo affinché il compenso dei vertici Fiat non venga messo in discussione, neppure in un anno, nel quale molti di noi non avranno i soldi nemmeno per cambiare le gomme della vecchia Fiat. Altro che cambiare auto.

Infatti, nonostante il contributo per la rottamazione, occorrerebbe pagare il costo della macchina con soldi. E se una volta potevamo pensare di ottenere un prestito dalla nostra banca, ora no, il finanziamento ci sarà senz’altro negato, perché dopo tutto le banche hanno già dato tutto… a Marchionne.

 

 

 

 

Fiat, proroga termini presentazione lista candidati per CdA


(Teleborsa) - Roma, 12 mar - Con riferimento alla prossima Assemblea degli Azionisti, la società Fiat comunica che, a termini di legge e di statuto, sono state presentate le sole liste di candidati per la nomina del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale proposte dall'azionista Exor S.p.A..
Il termine per la presentazione di liste di candidati per la nomina del Collegio Sindacale è quindi prorogato a tutto il 16 marzo e la percentuale minima di partecipazione necessaria è ridotta al 0,5% delle azioni ordinarie.
I curricula dei candidati proposti da Exor S.p.A. sono consultabili sul sito internet www.fiatgroup.com.
Si ricorda infine che, considerato la composizione azionaria della società e quanto avvenuto in precedenti occasioni, si prevede che l'Assemblea potrà costituirsi e deliberare in seconda convocazione il 27 marzo.

13.03.09

 

 

NUCLEAR FIAT – CRESCE LA FRONDA A MARCHIONNE (CHE INTANTO PORTA IL MOTORE MULTIAIR IN AMERICA) – POCO PROBABILE UN CAMBIO VERTICI: LA FIDUCIA DI ANDREA AGNELLI E LE TRATTATIVE CON CHRYSLER – IL NUCLEARE AIUTA IL NEGOZIATO CON PEUGEOT…

Gianni Gambarotta per "Il Foglio"

Marchionne

Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, ha fatto un viaggio lampo a Washington per discutere con le autorità federali e i vertici della Chrysler l'alleanza che dovrebbe portare la casa torinese ad acquisire, a costo zero, il 35 per cento di quella
di Detroit.

Nella sua Borsa assieme a tutta la documentazione del caso, c'è anche il dossier Multiair, il nuovo motore taglia consumi che dovrebbe costituire un atout nel negoziato: il presidente Barack Obama ha detto che concederà aiuti soltanto ai produttori che sapranno lanciare auto con una forte vocazione al risparmio energetico.

E il Multiair, stando a quanto assicurano a Torino, sembra fatto apposta per soddisfare le pretese della Casa Bianca. E' una dote più che apprezzabile da portare alla sposa americana che invece è priva di queste tecnologie. Dunque sotto la Mole si aspettano buone notizie dalla trasferta statunitense del loro numero uno operativo.

Mentre Marchionne è stato oltre Atlantico impegnato in questa operazione, i suoi collaboratori rimasti a casa si sono presi un paio di giorni di respiro. L'amministratore delegato è un ottimo manager, nessuno lo discute, ma è un tiranno. Stare qualche giorno senza vederlo girare per i corridoi con il suo fare imperioso, sempre lì con il fiato sul collo di tutti a chiedere, sollecitare, dare ordini categorici non dispiace ai manager del Lingotto.

barack obama

Come dice il proverbio, quando il gatto non c'è i topi ballano. E in questi giorni a Torino lo fanno anche perché il gatto, secondo alcuni, ha perso un po' dei suoi artigli, del suo scatto felino. Fuori dalla metafora: le cose vanno male per tutti i costruttori di auto del mondo e ovviamente anche per la Fiat.

Basta guardare il titolo, sceso in pochi mesi da 24 euro a circa 4, il calo delle vendite, la crescita della cassa integrazione. Tempi duri anche per super Sergio. E i manager che per anni ne hanno subìto le intemperanze, ora molto discretamente si prendono qualche piccola rivincita. Debolezze umane.

Per esempio, mentre era a Washington si sono chiesti se Marchionne indossi il maglione negli incontri ufficiali con l'amministrazione come ormai fa sistematicamente in Italia e non solo in azienda, ma anche nelle occasioni pubbliche.

Più in generale si domandano se poi sia davvero una grande trovata questa moda ultracasual da lui introdotta e da tutti lodata (da loro, ossequiosamente, per primi) o non sia soltanto una stravaganza di un manager che sull'onda del suo straordinario successo si concede tutto quello che gli viene in mente.

ANDREA AGNELLI

Il tema del maglione sì-maglione no non ha ovviamente importanza. E' significativo però
per un fatto: mai in passato i manager Fiat si sarebbero permessi qualche commento negativo sul capo. Ora invece lo fanno e in capannelli nemmeno troppo ristretti. I giudizi non entusiastici vanno ben oltre l'abbigliamento, ma si estendono ai temi della gestione, delle scelte strategiche, delle ricette per affrontare la crisi.

Succede così, da sempre, in tutte le aziende quando arrivano i problemi veri. E succede anche alla Fiat. Con una certa intensità che sa quasi di fronda, tanto che qualcuno, mettendo insieme questi mormorii, i crescenti impegni dello stesso Marchionne nell'Ubs (la banca svizzera in difficoltà della quale è vicepresidente non esecutivo) e alcuni altri indizi, è arrivato a ipotizzare un rimescolamento dei vertici non lontano.

Ipotesi che non regge. Nell'intervista al Sole 24 Ore del primo marzo, Andrea Agnelli,
figlio di Umberto e azionista al 10 per cento della cassaforte che custodisce il pacchetto di controllo della Fiat, ha detto che il vertice rimane com'è: Luca Cordero di Montezemolo è stato confermato alla presidenza e Marchionne è stato paragonato al mitico Vittorio Valletta: "Marchionne è qui - ha detto Agnelli - e credo che rimarrà qui".

L'ipotesi è smentita anche dalle circostanze. Un grande gruppo industriale non può cambiare il top management proprio nel pieno di una trattativa come quella con la Chrysler. Sarebbe autolesionistico, soprattutto se si pensa che sullo sfondo si profila, oltre a quella americana, una grande alleanza europea resa indispensabile da questa crisi così dura.

PEUGEOT

Il nome che circola con più insistenza è quello della francese Peugeot. Questo negoziato se si aprirà davvero (e la maggioranza di esperti propende per il sì) dovrà ovviamente vedere la delegazione italiana guidata da un vertice che nella sua collegialità abbia pienamente in mano l'azienda, cosa impossibile se venisse rimaneggiato.

Agli eventuali negoziati parteciperanno (e sedendo al volante, visto che entrambi sovvenzionano il settore) i governi italiano e francese. Un aiuto alla trattativa, così come il Multiair sta facendo in quella americana, potrà venire dall'atomo.

In questo senso: l'Italia ha appena annunciato che costruirà quattro centrali nucleari in una joint venture con la Francia; a distanza di poche ore la tedesca Siemens ha invece comunicato la rottura dell'alleanza con la francese Areva proprio nel settore nucleare.

Le geoeconomia è composta da tanti elementi. A volte atomi e auto possono seguire percorsi invisibili ai più, ma che si incontrano.

 
[09-03-2009]

CARO GAMBAROTTA MARCHIONNE SARA' FUORI DALLA FIAT MOLTO PRIMA DI QUANTO TUTTI VUOI PENSIATE!

 

 

TO.6.03.09

LA FIAT PRESENTA AL SALONE DI GINEVRA LA 500 CABRIOLET CON VISIBILITA' POSTERIORE = O = SICUREZZA.

 

 

GRAND’ITALIA – NELLO STESSO GIORNO IN CUI MOODY DECLASSA IL TITOLO FIAT A ‘junk bond’ (spazzatura), LA FIAT VARA INCENTIVI PER I MANAGER: MarPionne potrà ricevere diritti che gli consentiranno di ottenere fino a 2 milioni di azioni del Lingotto…

Marchionne

Pierluigi Bonora per Il Giornale

Inizia male la settimana che accompagnerà l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, verso alcune importanti scadenze: il Salone dell'auto di Ginevra, nella prima settimana di marzo; l'incontro collegiale organizzato dall'Acea, sempre a Ginevra, dove le case europee si leccheranno le ferite provocate dalla crisi mondiale.

Che l'inizio del 2009 fosse molto difficile, lo stesso Marchionne lo aveva messo in conto (il mercato auto è colato a picco), e la decisione presa ieri da Moody's di riportare il rating di Fiat nel territorio dei «junk bond» (spazzatura) è la conferma. Per il titolo torinese, sotto stress da diverso tempo, è stata una nuova mazzata (meno 5,6% a 3,54 euro, con scambi pari al 3% del capitale), anche se in Europa c'è chi ha fatto peggio, come Renault e Porsche (entrambe hanno perso il 10%).

Il possibile declassamento del rating assegnato da Moody's a Fiat era stato ventilato lo scorso 15 gennaio. Il taglio riguarda il rating sul debito a lungo termine, da Baa3 a Ba1, e quello sul debito a breve, da Prime-3 a «Not Prime». «L'intervento - spiegano dall'agenzia di rating - riflette il flusso di cassa significativamente negativo nell'esercizio 2008, che ha portato a un peggioramento sensibile nella flessibilità finanziaria, con un aumento del debito da 5,9 a 6,3 miliardi di euro».

Logo "Fiat"

Il quadro delineato da Moody's non lascia intravedere spiragli positivi: la situazione del mercato è vista difficile, con un significativo calo dei volumi attesi e limitate prospettive per una ripresa decisa nel 2010. Ecco perché l'agenzia stima che la redditività operativa e la generazione di cassa del Lingotto rimarranno molto deboli nel medio termine e, come conseguenza, che il tempo necessario per l'abbandono della categoria «spazzatura» e il ritorno al livello di «investment grade» richiederà più tempo.

Il rating Ba1, avverte Moody's, continua a riflettere il forte recupero finanziario degli ultimi anni, un solido profilo industriale, con un'ampia offerta di prodotti e buone posizioni di mercato in diverse aree geografiche. L'outlook negativo, fa sempre notare Moody's, deriva dalla pesante dipendenza di Fiat nei confronti del sostegno continuativo delle sue banche principali, in considerazione del rinnovo delle linee di credito a breve termine (un miliardo di euro), e tiene conto delle previsioni di un deciso peggioramento di Fiat nei suoi mercati chiave.

Moody's vede, infatti, un calo della domanda di auto e veicoli commerciali leggeri di circa il 40% nel primo trimestre del 2009. Per quanto riguarda l'Italia, del resto, il vero impatto degli incentivi alle rottamazioni è atteso tra aprile e giugno e il dato delle immatricolazioni di febbraio dovrebbe attestarsi a un meno 22-23%, stando alle indicazioni di ieri.

Il declassamento di Fiat è arrivato nel giorno in cui il cda ha varato un nuovo piano di incentivazione dei manager, che verrà sottoposto alla prossima assemblea del 27 marzo, secondo il quale Marchionne potrà ricevere diritti che gli consentiranno di ottenere fino a 2 milioni di azioni del Lingotto, su un totale di 8 milioni disponibili per l'operazione.
Il piano è fondato sull'attribuzione di diritti al raggiungimento di obiettivi prefissati per il 2009 e per il 2010, oltre che al mantenimento del rapporto professionale con il gruppo.

[24-02-2009]

 

 

Moody’s riduce il rating di Fiat

Moody’s ha comunicato oggi di aver ridotto il rating sul debito a lungo termine di Fiat da "Baa3" a "Ba1" e quello a breve termine da "Prime-3" a "Not Prime". L’outlook è negativo.

Torino, 23 febbraio 2009

 

Buongiorno, lavoro in una azienda fornitore Fiat. Dal 31/01/09 noi con tutti gli altri fornitori non riceviamo bonifici da parte Fiat. Hanno sospeso i pagamenti per motivi di mancanza di liquidità, ma noi temiamo che dietro ci sia una precisa volontà di Marchionne di aggravare le condizioni delle aziende del settore automotive, per far si che la Confindustria metta pressione al Governo per incrementare aiuti di Stato al settore. Con lo scopo finale di concedere la mobilità a migliaia di operai Fiat di svariati stabilimenti in Italia (in primis Pomigliano dove guarda caso ne la 147 ne la 159 rientrano nelle categoria che possono usufruire degli incentivi per acquisto auto ecologiche)
Un dipendente seriamente preoccupato

10.02.09 DA DAGOSPIA

 

 

TO.06.02.09

LA PROSSIMA MINACCIA DI MARCHIONNE SARA' DI PORTARE LA FIAT IN POLONIA ? Tanto il mercato resta in ITALIA a chi sarà piu competitivo.

STAVOLTA LE BANCHE RISCHIANO DI PERDERE DI SOLDI CHE PRESTANO ALLA FIAT. NON  E' SUCCESSO NEL 2005 PERCHE' C'E' STATA LA BOLLA SPECULATIVA PER LA QUALE BISOGNERA' ASPETTARE ALTRI 50 ANNI..

 

 

 

O.27.01.09

SENSI ART.21 COSTITUZIONE IT:

L'AIUTO ALL'INDUSTRIA AUTOMOBLISTICA, IL BLUFF 2009 DI MARCHIONNE,  QUALE FINALITA' HA :

  1. PRODURRE PIÙ  AUTOMOBILI  ?  PER CHI ?  PER METTERLE DOVE ? VISTO CHE SIAMO IL PAESE EUROPEO CON LA MAGGIORE DENSITA' AUTOMOBILISTICA.
  2. PRODURRE QUALI AUTOMOBILI ? LA FIAT 500 E LA PANDA , PRODOTTE DA MARCHIONNE IN POLONIA ? ALLORA LA FIAT CHIEDA I CONTRIBUTI ALLA POLONIA .
  3. A CHE PREZZO ? 5 MILIARDI DI EURO ? O MENO TANTO VALE FARE UN OPA IN BORSA A 2 € E STATALIZZARE LA FIAT, CAMBIANDONE I CONNOTATI PRODUTTIVI E DIRIGENZIALI.
  4. SALVARE IL POSTO DI LAVORO A MARCHIONNE & C O A AGLI OPERAI ? TANTO GLI OPERAI CON MARCHIONNE IN CIG CI SONO ANDATI...E  MARCHIONNE CHE NON SE NE VUOLE ANDARE  PERCHÉ CHI GLIELO DA UNO STIPENDIO DI MILIONI DI EURO PER CHIEDERE I NOSTRI SOLDI , QUELLI DEGLI OPERAI CASSAINTEGRATI , ALLO STATO ?
  5. ED E GIUSTO PRENDERE I NOSTRI SOLDI DALLA SPESA SOCIALE DELLA SANITA' E DELL'EDUCAZIONE, DALLA SICUREZZA, PER ESEMPIO, PER CONSENTIRE ALL'ARROGANTE  MARCHIONNE & C DI SPADRONEGGIARE SUL FUTURO DI 60.000 E PIÙ PERSONE ?
  6. L'ARROGANTE MARCHIONNE & C PRIMA IMPONE LA SUA VOLONTÀ, LE SUE AUTO , E POI CI TOGLIE I SOLDI PER CURARCI E ISTRUIRCI, PER CAPIRE QUANTO SIANO INCAPACI  I MARCHIONNE & C.
  7. CHI E' MARCHIONNE : UN ABILE GIOCATORE DI POKER...MA STIAMO GIOCANDO A POKER O NO ? LA CARTA PER MANTENERSI UNO STIPENDIO   MILIONARIO PUO' ESSERE QUELLA DEGLI AIUTI DI STATO  PAGATI DA NOI
  8. IL BLUFF DI MARCHIONNE NEL 2009 PER ME , SENSI ART,21 COST, E' QUELLO DEGLI AIUTI DI STATO ..
  9. GLI AIUTI ANCHE PER L'INDOTTO SONO MOTIVATI DAL FATTO CHE MARCHIONNE & C LI VOGLIONO PRENDERE 2 VOLTE, PER L'AUTO E LA COMPONENTISTICA ?
  10. PERCHE' IN USA LA FORD NON HA VOLUTO AIUTI DI STATO ?  AGNELLI NON ERA IL FORD ITALIANO ?
  11. OBAMA E' STATO TURLUPINATO DAGLI AUTOMOBILIERI (PRODUTTORI DI AUTO SECONDO IL LINGUAGGIO DI G.A) 
  12. A RISCHIO DOVREBBERO ESSERE I POSTI DEI CONSIGLI DI AMMINISTRAZIONE  CHE HANNO DECISO QUALI MODELLI DI AUTO PRODURRE E COME PRODURLI, NON QUELLI DI CHI LI HA SOLO PRODOTTI.
  13. PERCHE' MARCHIONNE CON ARROGANTE PREPOTENZA  DAL 2004 AD OGGI HA SEMPRE DETTO CHE ERA SICURO DEI SUOI METODI E DEI SUOI OBBIETTIVI ? CHI SBAGLIA NON PAGA ?
  14. E DOPO L'AUTO A CHI DAREMO CONTRIBUTI, A MONTEZEMOLO PER LA FRAU, A PRADA PER LA BARCA.. .INTANTO LORO SI CURANO IN CLINICHE PRIVATE ED I LORO FIGLI VANNO IN SCUOLE PRIVATE....MENTRE I FIGLI DEI CASSINTEGRATI MUOIONO SFRUTTATI E MALATI. GRAZIE SIGNOR GOVERNO SE QUESTA VOLTA NON VI FATE RICATTARE DAI PREPOTENTI,  GIA' PROTETTI DAL CARDINALE DI TORINO. 

 

TO.24.01.09

I RISULTATI FIAT 2008 , SECONDO Marco BAVA sensi art.21 Cost,  METTONO IN EVIDENZA CHE:

1) Gli oneri finanziari netti nel 2008 sono stati pari a 947 milioni di euro (564 milioni di euro nel 2007) e includono l’effetto negativo di 263 milioni di euro rilevato nella valutazione a valori di mercato di due equity swap correlati a piani di stock option. 263 MILIONI DI EURO IL VERO COSTO DI MARCHIONNE  PER  MANDARE 

2) Nel corso del 2008 il cash flow industriale netto è stato negativo per 5,8 miliardi di

euro, risentendo dell’elevato livello di investimenti (5 miliardi di euro, in crescita di

1,3 miliardi di euro rispetto al 2007) e dell’aumento di 3,6 miliardi di euro del capitale di

funzionamento. I ridotti volumi di business nel secondo semestre, specialmente nel

quarto trimestre, hanno comportato, nel 2008, un incremento delle scorte di circa 2,1

miliardi di euro (principalmente per Iveco e CNH) nonostante i fermi produttivi. 

3) La liquidità del Gruppo al 31 dicembre 2008 è di 3,9 miliardi di euro (6,9 miliardi a fine

2007. 3,6 miliardi di euro sono i soldi bruciati da FIat per funzionare nel 2008. 

4) Indebitamento netto)/Disponibilità netta  2008: (17.954); 2007:  (10.423)  INFATTI L'INDEBITAMENTO SALE DEL 44% .

5) RISULTATO OPERATIVO DICHIARATO   2008-2007 

(in milioni di euro) 2008 2007

FPT Powertrain Technologies 166 271 Variazione -105

Componenti (Magneti Marelli) 174 214 Variazione -40

Prodotti Metallurgici (Teksid) 41 47 Variazione -6

Mezzi e Sistemi di Produzione (Comau) 21 (23) Variazione 44

Totale 402 509 Variazione -107

Margine della gestione ordinaria % 2,9 3,8

I PREZZI DI TRASFERIMENTO INTERNO DALLA COMPONENTISTICA FIAT ALL'AUTO SCENDONO DI 107 MILIONI DI EURO PER DIMINUIRE I COSTI DELL'AUTO.

CHI VUOLE CAPIRE...TRAGGA LE CONCLUSIONI ....SE E' POSSIBILE CHE QUANTO SCRIVA FIAT SIA COERENTE:

La domanda globale dei nostri prodotti diminuirà del 20% circa rispetto al 2008.(DA 59 A 47)

Il risultato della gestione ordinaria del Gruppo sarà superiore a 1 miliardo di euro ( 3,3 NEL 2008).

Oneri di ristrutturazione pari a circa 300 milioni di euro (300  NEL 2008).

L’utile netto del Gruppo sarà superiore a 300 milioni di euro (1728 NEL 2008).

Il cash flow industriale netto del Gruppo sarà superiore a 1 miliardo di euro,( 156 MILIONI NEL 2008) con un indebitamento netto industriale inferiore a 5 miliardi di euro. ' 

COME IL RIPAGA I DEBITI??? CON I SOLDI DELLO STATO?

 

 

 

21.01.09

ACCORDO FIAT CRYSLER :

 ILLOGICO PERCHE' CRYSLER E' UNA ZAVORRA MOLLATA DA MERCEDES 1 ANNO FA, PER 7,5 MILIARDI DI $ E IL FONDO CERBERUS  CHE L'HA ACQUISTATA STAVA PER FARE CAUSA ALLA MERCEDES PER CIO' CHE VI HA TROVATO RISPETTO A QUANTO DICHIARATO. E POI  CHI RIPAGHERA' IL DEBITO CON LO STATO USA ? ROLAND BERGER ? COME MAI LA CRYSLER NON CONTINUA AD USARE MOTORI E PIATTAFORME  VOLKSWAGEN ? 

INFATTI La finalizzazione dell’alleanza è soggetta a due diligence e approvazione da parte delle autorità regolamentari, tra cui il Dipartimento del Tesoro americano.

ATTENTE BANCHE A DARE I SOLDI A FIAT GIA' NEL 2005 LI  AVETE PERSI DI FATTO..LA  DROGA BORSISTICA DIFFICILMENTE RITORNERA' , I TEMPI CAMBIANO, I MANAGERS NO !

 

VIDEO DRAMMATICA ed ANTIDEMOCRATICA 

ASSEMBLEA FIAT 31.03.08 - IL VERO VOLTO DELLA FIAT CLICCA QUI

 

 

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23.07.08 I RISULTATI DELLA SEMESTRALE FIAT  POSSONO ESSERE SPIEGATI CON:

1) km 0 nei concessionari che drogano mercato del 1 semestre 08

2) i dati della semestrale sono il passato , il futuro e' dato dalle vendite che verranno fatte, che si prevede scenderanno in quanto e' prevista la cassa integrazione oltre all'aumento dei prezzi., e la redditività non e' garantita , anzi dovrebbe calare in quanto di fatto si allineeranno al mercato, in quanto FIAT non e' price leader.  

3) dal 30-06-07 al 30-06-08 :

A) l'indebitamento netto Fiat aumenta di 571 milioni di euro +4,7%, ed il patrimonio netto + 8,9%

B) la variazione NETTA DELLA DISPONIBILITA' SCENDE DI 2 MILIARDI DI EURO 

C) A fine periodo i mezzi equivalenti passano da 7 miliardi di euro a 4 perché i crediti , per finanziare le vendite , sono raddoppiati passando da 8 milioni a 16. 

D) GLI ONERI FINANZIARI PASSANO DA 168 MILIONI A 441.

 

 

04.06.08 COME FA LA FIAT AD ANDARE IN CONTROTENDENZA SUL MERCATO ?  E COME FANNO LE SOCIETA' DI RATING A DARE GIUDIZI FAVOREVOLI SOLO SU FIAT ?  INOLTRE CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE SALE ED IL MERCATO AUTOMOBILISTICO CHE CALA  SONO INCREDIBILI LE  SOCIETA' DI RATING ! 

 

MAGGIO IN CADUTA LIBERA

 03/06/2008

Mercato italiano

Ancora un rosso pesante per il mercato italiano delle auto nuove. Dopo il lieve passivo di aprile, a maggio i dati del ministero dei Trasporti evidenziano una flessione del 17,56% rispetto allo stesso periodo del 2007, per un totale di 204.607 immatricolazioni. Da gennaio le consegne si sono attestate a quota 1.073.570 unità, con una perdita del 10,04% sui primi cinque mesi dello scorso anno.

Nella top ten delle immatricolazioni di maggio, Fiat si mantiene al primo posto con 51.644 unità (-11,52% rispetto all'analogo mese dello scorso anno), seguono Ford (14.392, -27,9%) e Opel (14.256, -22,11%). Al quarto posto si piazza Volkswagen (13.493, -19,59%), Citroën (11.280, -14,19%), Peugeot (9911, -17,59%), Renault (9436, -16,14%). Pesantissimo passivo per Toyota/Lexus (8294, -40,92%), davanti a Lancia (8952, -10,89%) e Mercedes (6842, -18,51%).

Sempre il mese scorso, nella graduatoria delle vetture più vendute ha primeggiato ancora la Punto che, con 15.042 immatricolazioni, ha preceduto Panda (13.453) e 500 (9063). Fra le diesel, dietro alla Punto (7212) si sono piazzate Bravo (3743) e Focus (3653). Per il continuo rincaro dei prezzi del gasolio è proseguita la discesa dell'incidenza delle diesel: 51,3%, a maggio, sul totale del mercato; 52,7% da inizio anno, contro il 55,7% dei primi cinque mesi del 2007. Le immatricolazioni di aprile suddivise per Casa (file pdf, 60 Kb) e le top ten dei modelli più venduti (file pdf, 50 Kb).

 

SECONDO VOI QUESTA E' INDIPENDENZA? O MARCHIONNE E' ORMAI UNA CHIMERA ?

Morgan Stanley, Fiat è meglio di Porsche 

03/04/2008
Questo combinato al recente calo che ha colpito il prezzo azionario e allo stato patrimoniale "passato da una situazione debitoria di 9,4 miliardi di euro del 2004 a un avanzo di bilancio di 1,5 miliardi previsto per fine 2008" fa si che Fiat, che in uno scenario ottimista verrebbe valutata 24 euro dagli esperti americani, sostituisca nella lista dei preferiti Porsche in quanto viene vista come "miglior strumento per giocarsi la partita della crescita dei mercati emergenti preservandosi allo stesso tempo dal rischio d'esposizione ai consumi Usa e al dollaro".

Secondo Morgan Stanley vi è anche del valore nascosto nell'azienda guidata dall'Ad Sergio Merchionne. Nei prezzi del titolo del Lingotto "valutiamo Ferrari 3 euro, Iveco 7,2 e Chn 6,6 ma il forte aumento delle materie prime, e l'elevata sostituzione dei trattori, fanno si che la controllata americana possa in realtà creare valore per miliardi di dollari per gli azionisti".

Il Credit Suisse ha invece migliorato la raccomandazione sull'intero comparto auto europeo a market weight da underweight, dopo il de-rating verso i minimi storici e prima di quella che dovrebbe essere una stagione di solidi risultati trimestrali.
 
Su Fiat, con il giudizio restato underperform e il prezzo obiettivo di 12 euro, gli analisti sottolineano che "non è un'investment story basata sulla riduzione dei costi" anche perché il Lingotto sembra avere infatti una forza lavoro "genuinamente produttiva".

La banca d'affari elvetica puntando l'attenzione sui target 2010. In particolare questi potrebbero non essere raggiunti se il management italiano non saprà "chiudere il gap del 15-20% dei ricavi per unità rispetto ai concorrenti". Per far questo la casa automobilistica piemontese dovrà chiedere al cliente di pagare di più per il rinvigorimento del brand Fiat.
 
Riccardo Designori

 

 

31.03.09 ASSEMBLEA FIAT

MARCO BAVA ED EZIO RADAELLI SONO STATI OGGETTO DI TENTATIVO DI INTIMIDAZIONE DA PARTE DELLA SICUREZZA FIAT AFFINCHE' NON CRITICASSERO LA GESTIONE FIAT DI  MARCHIONNE CHE HA:

1) TOLTO DAL PATRIMONIO DELLE CONTROLLATE 2,3 MILIARDI DI RISERVE PER PAGARE UN DIVIDENDO DI 500 MILIONI , DOPO AVER SPESO 600 MILIONI PER L'ACQUISTO DI AZIONI PROPRIE SU CUI FIAT HA PERSO IL 20%.

2) UN DEBITO DI  1,8 VOLTE IL PATRIMONIO

3) CHE NEL 2007 HA SPESO ALTRI 43 MILIONI PER CONSENTIRE A MARCHIONNE DI COMPERARE DAL 01.08.08 5 MILIONI DI AZIONI FIAT A 6 EURO CIRCA TASSATI CON LA FISCALITA' PIU FAVOREVOLE SVIZZERA

4) NEGATO LA TRACCIABILITA' DEI  RIFIUTI TOSSICI FIAT.

 

La Fiat è responsabile»
 
POTENZA - «Le leggi ci sono. E' pronto un testo unico sulla sicurezza: ora bisogna fare in modo di far applicare le norme». Lo ha detto, in una nota, il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi, il quale si è detto «addolorato per la morte di un addetto Fiat presso lo stabilimento di Melfi (Potenza)».

«Ci sono gravissime responsabilità della Fiat e chiediamo che siano accertate in tutti i livelli», ha affermato rincarando la polemica Giorgio Cremaschi, della segreteria nazionale della Fiom. «Ricordiamo che la Fiat si era rifiutata di partecipare, sia a Potenza che a Roma – aggiunge Cremaschi – agli incontri convocati dal ministero della Salute sulla sicurezza nel gruppo. Per questo la Fiom si costituirà parte civile contro l’azienda, chiedendo accertamenti di responsabilità fino ai massimi livelli, anche perché in questo periodo il gruppo ha dato luogo a una ridicola campagna sulla salute e sulla sicurezza scavalcando gli rls (rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza)».
Secondo l’esponente della Fiom «questo nuovo infortunio mortale dimostra che erano sbagliati e dannosi gli ottimismi diffusi dopo i dati statistici Inail che annunciavano una leggera caduta degli infortuni mortali. Si tratta di un dato puramente casuale che può variare in peggio in qualsiasi momento perché l’organizzazione del lavoro non è cambiata e nelle grandi aziende gli incidenti sul lavoro aumentano».

26/3/2008
 
07.03.08 LA FIAT SPA NON AVREBBE UN RISULTATO DI 2 MILIARDI DI EURO nel 2007 , MA SAREBBE SOTTO DI 300 MILIONI DI EURO,  SE NON AVESSE INCASSATO UNA RIDUZIONE DI RISERVE DELLE CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI DI EURO. 

 MARCHIONNE DEPATRIMONIALIZZA LE CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI E EURO E LE RIVALUTA PER 1,3 . GOODWELL=ARIA FRITTA.

PER  DISTRIBUIRE IL DIVIDENDO DI 500 MILIONI DI EURO DEPATRIMONIALIZZA LE CONTROLLATE PER 2,3 MILIARDI DI EURO.

SE MARCHIONNE NON AVESSE SPESO 400 MILIONI DI EURO PER ACQUISTARE AZIONI PROPRIE IL TITOLO NON SAREBBE SALITO.

Il Messico potrebbe diventare la base produttiva per il ritorno dell'Alfa Romeo negli Stati Uniti? A questa domanda, fatta al Salone di Ginevra da un giornalista dell'agenzia Reuters, l'amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, (ALIAS BABBO NATALE) ha risposto "Sì, potrebbe essere". CI SONO ANCHE BUONI MECCANICI ?-06/03/2008
RADIOCOR) 04-03-08 17:52:54 (0353)news 3 NNNN 
*** Fiat: Tata non esclude distribuzione marchi Jaguar e Land Rover

"Potrebbero essere anche i nostri distributori" 
 
 (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 04 mar - La rete del 
gruppo Fiat potrebbe distribuire Jaguar e Land Rover. 
L'ipotesi non e' esclusa da Ratan Tata, numero uno 
dell'omonimo gruppo indiano, in un colloquio con alcune 
testate internazionali con Radiocor unica italiana. A chi 
gli chiedeva come saranno distribuiti i due prestigiosi 
marchi in caso di successo dell'offerta del gruppo indiano a 
Ford, Tata ha risposto: "E' molto prematuro parlarne. 
Potrebbe essere attraverso Fiat oppure attraverso i nostri 
distributori"
E LE ALFA ROMEO IN USA CHI LE DISTRIBUISCE TATA ? MAGARI NE FA ANCHE L'ASSISTENZA 
AGGIUSTALA ANCORA TONY !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 

 

05.03.08 MARCHIONNE DICE CHE NON C'E' RAGIONE DEL RIBASSO FIAT, COME NON C'ERA DEL RIALZO...GIOCO A SOMMA 0 ?  

 

19-02-08 PROGETTO ABARTH BY MARCHIONNE : UN'ALTRA ERRATA INTERPRETAZIONE, PERCHE' IL 2008 NON PUO' ESSERE LA  FOTOCOPIA DEL 1960....

 

IL 12.02.08 UN COMUNICATO DI MARCHIONNE TRANQUILLIZZA CHE LA RECESSIONE NON INFLUIRA' SUL SETTORE AUTO. COME FA A DIRLO ? METTE LUI I SOLDI FRA IL PREZZO DELLE AUTO ED IL BONUS DELLA ROTTAMAZIONE ? NON SI PAGANO I MUTUI PER LA CASA FIGURIAMOCI SE SE PAGANO I FINANZIAMENTI PER L'AUTO !

 

PEUGEOT 207 LA PIU' VENDUTA IN EUROPA NEL 2007
(di Graziella Marino)
E' la Peugeot 207 la nuova regina d'Europa. Nel 2007, infatti, le consegne dell'auto francese sono più che raddoppiate rispetto al 2006 (+105,5%), assicurandosi nei 27 Paesi Ue il titolo di modello più venduto con 437.505 unità mentre nel 2006, anno di lancio, era relegato in decima posizione. La Fiat Punto, invece, è scesa lo scorso anno dalla quinta alla settima postazione, ma la casa torinese si è rifatta sul fronte del brand che, nella 'top ten' europea 2007, é salito in un anno dal settimo al sesto posto. E' quanto emerge dalle elaborazioni dell'istituto di analisi Jato Dynamics sulle vendite europee di auto nel 2007.

La Peugeot 207 ha superato sul filo di lana la seconda classificata Volkswagen Golf, staccata dalla rivale di soli 2.500 esemplari a 435.055 unità (+4,5% sul 2006), che nel 2006 compariva al quarto posto.

Terza, la Ford Focus (406.557 unità, -7,8%) che nel 2006 si era conquistata invece il podio più alto. Sempre nel 2006, seconda in classifica compariva la Opel Astra e terza la Renault Clio. Quest'ultimo modello francese, invece, nel 2007 è precipitato in sesta postazione (con 382.041 unità, -11,5% sul 2006), preceduto, in quinta, dalla Opel Astra (402.044), anch' essa scesa di tre posti rispetto al 2006 (-7,9%), e seguito, in settima posizione, dalla Fiat Punto. Il modello italiano, che nel 2006 aveva conquistato il quinto posto in Europa, secondo l'analisi dei Jato Dynamics, ha chiuso il 2007 con 377.989 unità vendute, in calo del 5,9% rispetto alle 401.625 del 2006. In forte recupero rispetto al 2006, invece, è la Opel Corsa che lo scorso anno ha venduto 402.173 unità (+41,7%), conquistandosi il quarto posto in classifica, mentre nell'anno precedente era in nona postazione. Chiudono la 'top ten' 2007, all'ottavo posto la Ford Fiesta (355.933 unità, +0,6% sul 2006), che nel 2006 compariva al sesto, al nono la Volkswagen Passat (300.566, -9,4%), che nel 2006 compariva al settimo, e al decimo la Bmw Serie 3 (295.312, +2%) che nel 2006 compariva all'ottavo. Riguardo ai singoli marchi, l'analisi di Jato Dynamics, conferma anche nel 2007 il primato delle vendite di Volkswagen (a 1.607.750 unità), nonostante il calo del 3,8% sul 2006. Seconda è Opel (a 1.323.076 unità, +0,1%), terza Ford (a 1.287.182, +1,1%). Quest'ultima, nel 2006 era quarta, perché il terzo posto in classifica era occupato dal marchio Renault che, invece, nel 2007 è sceso in quarta postazione (a 1.179.729, -8,3%). Quinta si conferma Peugeot (a 1.092.388, -1,4%), mentre il marchio Fiat, grazie ad una crescita delle vendite in Europa del 7,7%, passa dal settimo posto del 2006 al sesto del 2007 (a964.116 unità). Seguono Citroen, settima nel 2007 e sesta nel 2006, Toyota, Mercedes e Bmw. Questi ultimi tre marchi mantengono la stessa posizione in classifica del 2006, confermandosi rispettivamente ottavo, nono e decimo. 

 

 

11-01-08 TATA NANO=Mb 999 -  TUTTO QUELLO CHE  LA FIAT AVREBBE POTUTO ED DOVUTO INIZIARE A FARE DAL 2003 E CHE NON HA FATTO:

LEGGI QUI CHI E IL PATNER FIAT : 

La fabbrica Tata uccide e impoverisce

Sabina Morandi
Da Liberazione dello scorso 23 ottobre riprendiamo questa intervista di Sabina Morandi in cui Medha Patkar denuncia il progetto indiano di "auto a basso costo" e che tanto entusiasmo sta suscitando nella stampa italiana.

Sabato ha sfilato insieme alle femministe, ieri ha incontrato i capigruppo dei Verdi e di Rifondazione e il responsabile Diritti umani del Partito democratico e poi è volata a Torino per discutere con i rappresentanti di Fiom e Cisl, ma oggi è di nuovo a Roma per un incontro con la Commissione Ambiente del Senato e per partecipare all’inaugurazione del Centro di Documentazione Conflitti Ambientali dell’Associazione "A Sud". Medha Patkar, nota e instancabile leader del Narmada Bachao Andolan (Movimento per la salvezza del fiume Narmada), è in Italia per denunciare un progetto di cui gli italiani sanno ben poco: il progetto "auto a basso costo" targatoTata.

Cosa sta succedendo in India?

I più grandi gruppi industriali dei nostri paesi, governati entrambi da coalizioni di centro-sinistra, hanno sottoscritto un patto per fabbricare auto a basso costo. Per fare posto alla mega-fabbrica nel Bengala Occidentale, dove il partito comunista governa da decenni, il governo ha impugnato addirittura una legge coloniale (il Land Acquisition Act del 1894) per togliere la terra ai contadini di Singur, a 40 chilometri da Calcutta (oggi Kolkata).
Inizialmente la popolazione locale ha cercato di trattare, chiedendo che il mega-stabilimento della Tata Motor venisse edificato su terreni industriali e non in quei 400 ettari in grado di sostenere un’economia agricola fiorente con 3-4 raccolti l’anno.
La Tata ha rifiutato però di negoziare e il governo del Bengala non ha fatto alcuna pressione in tal senso. Al contrario il presidente del Partito Comunista Bhuddhadeb Bhattacharjee - il "Budda rosso", per amici e detrattori - ha legittimato le pretese del gruppo siderurgico liquidando le proteste con un semplicistico slogan: «Il nostro vessillo non può certo ignorare le ragioni della falce, ma ora è giusto dare priorità al martello».

Come ha reagito la popolazione interessata?

Appena il progetto è stato annunciato, nel maggio del 2006, i contadini si sono mobilitati e hanno continuato a farlo a luglio e in settembre, ma la repressione è stata durissima: 600 poliziotti e 1200 agenti "privati" sono stati spediti a recintare le terre che interessavano alla Tata, anche se almeno metà dei terreni era ancora oggetto di negoziato con i proprietari. Io stessa sono stata fermata, malmenata e arrestata tre volte in una sola settimana.
Un’attivista locale, Tapasi Mallich, è stata stuprata e uccisa e, poche settimane fa, un contadino si è impiccato dopo avere perso la sua terra. Del resto le Zone Economiche Speciali (Sez) ovunque sono state create hanno dato luogo a conflitti molto violenti: il 2 gennaio del 2006 400 poliziotti e un numero imprecisato di paramilitari vennero spediti a sedare una rivolta indigena a Kalinganagar, nel poverissimo Far East indiano.
Gli "adivasi", gli indigeni del subcontinente, si opponevano alla requisizione delle loro terre per far posto a un’acciaieria della Tata, e vennero falciati dalle pallottole della polizia. Dodici morti e più di 30 feriti fu il bilancio della giornata che portò un’inusuale ma breve attenzione sulle conseguenze dell’applicazione del programma di sviluppo industriale incentrato sulle Sez. A gennaio i disordini si sono spostati a Nandigram, nel Bengala Occidentale, dove il gruppo indonesiano Salim vuole costruire un polo chimico.
Nella notte fra il 6 e il 7 gennaio le squadre paramilitari assoldate dall’azienda e quelle dei contadini che sorvegliavano i terreni si sono scontrati, lasciando sul terreno 11 morti.

Stiamo parlando di pesanti violazioni dei diritti umani…

Non solo: stiamo parlando di un modello di sviluppo distruttivo a tutti i livelli.
Al primo livello ci sono i contadini, proprietari e mezzadri, scacciati dalle loro terre con metodi brutali e con l’impiego dei gruppi paramilitari per sedare la ribellione di chi si oppone ai trasferimenti e alle requisizioni forzate.
Al secondo livello c’è la scelta di distruggere una delle agricolture più fiorenti del paese, e forse del mondo, con un progetto che lascerà fuori fette consistenti della popolazione.
Se per i piccoli proprietari sono possibili risarcimenti, chi non possiede niente, cioè la maggioranza, verrà lasciato a se stesso: la Tata ha già fatto sapere che non garantisce l’assorbimento della forza lavoro espulsa dal settore agricolo. Infine c’è un terzo livello che riguarda, più in generale, la scelta di premiare produzioni inquinanti come quelle di autoveicoli. L’idea di gettare nelle congestionate strade indiane altri milioni di piccole auto private invece di potenziare il trasporto pubblico è semplicemente folle.

Com’è possibile che un progetto così devastante da punto di vista sociale e ambientale venga partorito e sostenuto da un governo di centro-sinistra?

I governi sono sempre più corporatizzati in ogni luogo del mondo e portano avanti l’agenda delle multinazionali. Oltretutto è forte il dibattito fra una sinistra tradizionale, che considera l’industrializzazione capitalista come uno stadio attraverso cui bisogna passare per arrivare al socialismo, e quei movimenti sociali che considerano impossibile venire a compromessi con le economie neoliberiste. Non bisogna poi dimenticare che l’agenda delle corporation viene sostenuta e imposta dagli organismi di credito internazionali come la Banca Mondiale. Senza contare che le corporation sono sempre più attive nelle campagne elettorali di quei paesi, economicamente poveri ma ricchi di risorse. Attualmente c’è un vero e proprio arrembaggio alle nostre risorse naturali da parte delle corporation : ci sono le società immobiliari che vogliono costruire appartamenti di lusso, l’industria del turismo che vuole riempire la costa di hotel e campi da golf, le grandi aziende della pesca che riducono in miseria i pescatori artigianali. Inoltre c’è una pesante offensiva della Banca Mondiale per privatizzare le risorse idriche e quelle sanitarie, un’offensiva che, purtroppo, vede i governi di sinistra e di destra egualmente pronti ad adeguarsi.

Una delle leggi più innovative della coalizione di centro-sinistra, la legge sul diritto all’informazione, non serve per impedire lo scempio di Singur?

La legge, il Right of Information Act , è stata subito impugnata, e sono state inviate richieste di chiarimento per fare luce su di un progetto tutt’altro che trasparente. Purtroppo, proprio su Singur, il governo non ha risposto nemmeno a una richiesta. Anche nel Maharastra, dove governa la coalizione di centro-sinistra, non riusciamo a farci rispondere su progetti immobiliari che mirano a "ripulire" le bidonville per fare posto ai centri commerciali.

Cosa si aspetta da questo viaggio in Italia?

I conflitti ambientali sono anche conflitti politici, e questo è vero in India come in Italia: basti pensare alla Val di Susa, a Vicenza, o alla Sardegna, dove gli agricoltori fanno lo sciopero della fame come i contadini indiani. Ovunque si registra un conflitto fra le persone che dipendono dalle risorse naturali e uno Stato che, invece di difenderle, sta semplicemente suicidandosi rinunciando al proprio ruolo e liquidando uno dietro l’altro i propri compiti. Oggi il governo si disinteressa dell’acqua, delle foreste, dello stato delle coste e del proprio patrimonio archeologico. L’unico ruolo rimasto sembra quello di fare lo sherpa alle corporation . I movimenti hanno un ruolo importantissimo in questo momento storico, e devono allacciare alleanze forti fra vari settori all’interno di un singolo paese - penso per esempio ai sindacati e ai movimenti ambientalisti - ma anche a livello internazionale, visto che spesso i veri centri del potere sono altrove. Credo sia assolutamente fondamentale collegarsi con i sindacati del Nord del mondo. Non solo per raccogliere la loro solidarietà - e devo dire che questa è già arrivata dal sindacato dei metalmeccanici italiano - quanto per chiarire un concetto fondamentale: il progetto "auto a basso costo", come altri dello stesso tenore, è devastante per il lavoro, sia qui in Italia che in India. La delocalizzazione delle fabbriche o delle lavorazioni all’inseguimento del costo più basso di produzione crea disoccupati in casa vostra e crea disoccupati da noi, visto che non è assolutamente in grado di dare lavoro alle decine di migliaia di persone che, perdendo la terra, perdono ogni fonte di sostentamento. Non è quindi solo questione di solidarietà: è la stessa lotta combattuta su fronti diversi.

16 gennaio 2008

 

24.10.07

LA FIAT DI MARCHIONNE, ILLUSIONISTA DELL'ANNO,  PRESENTA I CONTI AL 30 SETTEMBRE 2007 E RISPETTO AL 30 SETTEMBRE 2006: 

1) GLI AMMORTAMENTI SCENDONO DI 300 MILIONI DI EURO, SI INVESTE MENO .

2) LE PLUSVALENZE SALGONO DI 300 MILIONI DI EURO, VI VENDE.

3) I CREDITI PER COMMERCIALI SALGONO DI 1 MILIARDO DI EURO, SI VENDE PERCHE' SI FA CREDITO , LA GENTE NON RIESCE A PAGARE I MUTUI FIGURIAMOCI LE RATE SULLE AUTO.

4) I DEBITI FINANZIARI SALGONO DI 1 MILIARDO DI EURO

5) LA LIQUIDITA'  SCENDE DI 1 MILIARDO DI EURO .

6) MARCHIONNE FA L'ELEMOSINA DI 30 EURO SU UNA RISCHIESTA DI 117 ECCO PERCHE' NON SI SA QUANTO COSTA VERAMENTE IL COSTO DEL LAVORO IN  FIAT.

7) L'INDEBITAMENTO NETTO CRESCE DI 300 MILIONI DI EURO.

8) COME MAI IL  TREND DEL MERCATO AUTO E' NEGATIVO E SALE SOLO FIAT ?

9) SIAMO SICURI CHE I RICAVI FIAT SONO VERITIERI ?

10) CHE SENSO HA CHE SALGA TITOLO FIAT SE PETROLIO SALE ?

11) I FONDO PENSIONI COMETA DEI METALMECCANICI QUANTE AZIONI FIAT HA?

SE VOLETE VEDERE COSA POTREBBE SUCCEDERE ALLA FIAT LEGGETE QUI: E QUI .

 

 

09.08.07 E' vergognoso come l'AD. della Fiat Marchionne , con residenza fiscale in Svizzera, faccia un pesante sostegno del titolo Fiat con acquisti di azioni proprie il 25.07.07 (2 milioni a 22 euro), il 26.07.07 (3,6 milioni a 21,5 euro) il 07.08.07 (1 milione a 19 euro ). QUANTO STA PERDENDO SUI 18 MILIONI DI AZIONI CHE SONO COSTATI A FIAT 377,8 milioni di euro ? Vale a dire 1/3 del costo di un nuovo modello. Inoltre si produrranno 175.000 ALFA ROMEO in CINA , esportando posti di lavoro, da cui importeremo prodotti finiti.... COMPLIMENTI ALLO SVIZZERO MARCHIONNE....CHE GLI ELKAN ORMAI NON CONTROLLANOPIU'.

 

26.07.07 Ho provato la 500 di Marchionne e la Nuova twingo Renault : la Marchionne car e' un bluff come lui : instabile  beccheggia anche nei rettilinei, pessima ergonomia volante grande piu' lunga della Panda ma con meno abitabilità, un giocattolo ; la francese e' seriamente una gran bella piccola vettura...anche nel prezzo. LA 500 DI MARCHIONNE SARA' UN FLOP COME LO E' STATO IL NEW BEATTLE VOLKSWAGEN.

 

25.07.07 Escono i risultati della semestrale Fiat :

1) indebitamento netto che cresce di 533 MILIONI DI EURO DAL 31.03.2007.

2) i crediti netti da attivita' finanziarie sono cresciuti di 600 milioni di euro dal 2006. 

3) il costo del venduto continua a non essere analizzabile.

 

04.07.07 nasce la nuova FIAT 500 , BELLA SENZ'ANIMA simbolo dell'innovazione e dell'italianità' infatti e'  prodotta in POLONIA e ha un pianale vecchio ...infatti della nuova Ford KA , sorella della nuova 500 non c'e' notizia ! 

05.07.07 Marchionne ha ucciso il sogno del ritorno della 500 in quanto non e' innovativa , infatti e' solo una Panda piu' costosa e a 2 porte , con capacita' di carico limitata ma che costa piu' di una grande Punto, e RENAULT TWINGO (7.700 EURO) e  C1-107-POLO-FIESTA ed e' un segmento in meno ! Sostituisce la 600 ma costa il 40% in piu

In sintesi : come si fa a pensare positivo sulla FIAT quando non ci sono dati che le confermano ? 

 

 

 

ATTENZIONE AL  BLUFF PER I RISPARMIATORI LAVORATORI : TITOLO FIAT GONFIATO  anche per l'acquisto di azioni proprie a piu' di 20 euro

ECCO IL PERCHE :

 

 

SINTESI MIO INTERVENTO FIAT  05.04.07
il risultato di bilancio e' stato ottenuto con gli effetti speciali ed  e’ il risultato di un “gioco al rialzo” fondato puramente su aspettative in particolare di mercato e redditività dell’auto.
 

·         Ma intanto il magazzino dei prodotti finiti cresce DI UN MILIARDO DI EURO, presumibilmente per l’aumento dello stock di invenduto di Fiat Auto che praticamente vende solo PANDA E PUNTO. Con che margini ? non certo il 2,6% indicato come minimo per l’auto visto il risultato della gestione ordinaria sul fatturato sono dell1%, nel 2006 contro il 12% della FERRARI. Gli investimenti immateriali crescono di 1 miliardo per l'incremento dell'avviamento in Ferrari. Scendono gli investimenti materiali in impianti.

·         Di fatto il bilancio consolidato si fonda sulla plusvalenza nelle cessioni di partecipazioni per 607 milioni di euro, incremento di attività immateriali di 1 miliardo di euro per l’aumento dell’avviamento FERRARI , MENTRE LE IMMOBILIZZAZIONI MATERIALI SCENDONO DI 1 MILIARDO PERCHÉ SI INVESTE MENO DI QUANTO SI AMMORTIZZI,   minori imposte stanziate per 400 milioni di euro circa. Inoltre vengono scaricati 5 miliardi di debiti sulla FAFS. PER CUI SENZA QUESTA OPERAZIONE L’INDEBITAMENTO NON SAREBBE SCESO.

·         Fiat Partecipazioni che controlla FIAT AUTO viene ricapitalizzata, con prestiti da FIAT FRANCE,  per le perdite delle partecipate .

·         Nonostante ciò il risultato netto del Gruppo FIAT scende del 19% .

·         Infatti passando al bilancio civilistico, quello che serve per distribuire i soldi agli azionisti abbiamo che   la Fiat Spa per avere  l'utile rivaluta le  partecipazioni per circa 2 miliardo di euro,  non ha imposte differite anzi usa quelle del passato , si indebita per 8 miliardi di euro per avere 2 miliardi di utile, rivalutare le partecipazioni per 6, pagarae 800 milioni di dividendo e 250 milioni di interessi passivi. 

     Il 50% dell’indebitamento di gruppo  FIAT  ha tassi fra il 5 il 7% quando un mutuo a tasso fisso e' del 4,75% di interesse.

     La FIAT SPA per pagare i dividendi da una posizione finanziaria positiva di +3 miliardi di euro passa a - 4 miliardi.

·         Inoltre i programmi produttivi dei vari settori, in particolare dell’auto sono irrealistici: in 100 anni di sviluppo della motorizzazione la fiat e’ arrivata a produrre 2 milioni di vetture anno, secondo voi in 4 anni arriverà a 3 milioni,  con una saturazione crescente del mercato.

·         SE LA FIAT AUTO VA bene perché sono stanziati 137 milioni di euro ?

 

·         L’obiettivo  che voi indicate  in 4 anni e’ una redditività che raddoppia per tutti i settori , con i investimenti costanti o in diminuzione. Impossibile credere che si possa fare in 4 anni ciò che non si e potuto fare nei 4 anni precedenti.

·         Assurdo il riacquisto delle azioni Ferrari per 919 milioni di euro in cui a guadagnarci e’ stato solo il Presidente della Ferrari per che prima ne  ha acquistate  104.000 a 175 euro x azione per poi rivenderle  a 285  alla FIAT stessa, 65% di plusvalenza in 6 mesi !

    Tutto ciò oltre ai 14 milioni di euro che delle forniture di poltrone frau , di proprietà di Montezemolo e a fiat. OLTRE agli stipendi per 7 milioni di euro delle 2 cariche di Presidente.  LO stipendio di  MARCHIONNE e' di 6,5 milioni di euro in più e' costato 11 milioni per stock option. MARCHIONNE avendo la residenza in Svizzera ha una fiscalità del 23% contro il 48% dell'Italia. 

 

MARCHIONNE BLUFF:

La trimestrale 30.09.06  Fiat nel conto economico presenta un risultato operativo  cresciuto di 445 milioni di euro di cui 365 derivano da minori accantonamenti per oneri di ristrutturazione.

LA DIFFERENZA FRA I RICAVI NETTI ED IL COSTO DEL VENDUTO E' SEMPRE DI 5 MILIONI  DI EURO.
 
IL PATRIMONIO NETTO E' SEMPRE 9 MILIONI DI EURO E L'INDEBITAMENTO NETTO E' SEMPRE 17 MILIONI DI EURO (PAG 4).
 
SE QUESTO E' MIGLIORARE !
A ME NON RISULTA, FORSE NON E' PEGGIORATA....MA IL TRIPLICAMENTO DEL TITOLO E' BEN INGIUSTIFICATO.
QUANTI DI VOI  HANNO FONDI CON FIAT E NON LO SANNO ? E CHISSA' QUANTO LE STATE PAGANDO ?

(01.11.06)

 

 SANTO NATALE 2004 

SOLO LA PREGHIERA PUO' SALVARE LA FIAT, DA QUESTO NATALE 04 INVITO TUTTI A PREGARE PER LA CONTINUITA' DEI POSTI DI LAVORO  FIAT 

NON CERTO LE PAROLE TRANQUILLIZZANTI DEL CARDINALE SEMPRE PIU ASSERVITO ALLA FIAT NELLA STRENUA DIFESA DELLA DIRIGENZA PIUTTOSTO CHE DEI POSTI DI LAVORO!

GRANDE IMPEGNO DELLA DIRIGENZA FIAT AD ELIMINARE POSTI DI LAVORO CON UNA GIUSTIFICAZIONE AZIENDALE, MENTRE E' SOLO INCAPACITA' INDUSTRIALE.

MENTRE GLI OPERAI PERDONO IL POSTO DI LAVORO LA DIRIGENZA HA LAUTI STIPENDI , PRIVILEGI...E LIQUIDAZIONI...ED E' DIFESA DA UN CARDINALE , ED UN SINDACO SERVILI ALLA STESSA...

 

PIANO INDUSTRIALE FIAT : E' UN ILLUSIONE OTTICA. CLICCA QUI

 

T0.13.03.03

Per Fiat nulla sembra cambiare l'agonia continua lenta ed inesorabile !

Infatti chi sta danneggiando le Fiat e' il piano industriale Boschetti della ritirata totale !

Intanto l'elicottero continua a volare come un'avvoltoio sulle spoglie della Fiat e le banche fanno gli utili con gli interessi pagati dalla Fiat !

Le tensioni sociali di Torino per la crisi Fiat, sono manifestate anche dai disordini alla stadio !

 

TO.28.02.03

OGGI per FIAT forse e' iniziato un nuovo corso, non per il Comune di Torino , per cui lo spreco pare l'obiettivo principale visto che si distruggono le piscine...comunali...si mettono semafori inutili in strada S.Vito Revigliasco...con una strada che e' un colabrodo, anche con le strisce rifatte !

 

TO.23.02.03

La FIAT non riesce neppure a sfuttare la pubblicita' gratis dei nuovi modelli indicandone gia' il nome ! INDECISIONE A TUTTI I LIVELI !

 

Torino 17.02.03

La cordata di COLANNINO comprende anche Fresco oltre a Cantarella ?

OVVVIAMENTE GLI AGNELLI STANNO A GUARDARE MENTRE GLI SFILANO LA FIAT A ZERO EURO !

 

Torino 18.02.03

Umberto avra' il coraggio di proporre l'azione di responsabilita' nei confronti di FRESCO-CANTARELLA '

 

T0.24.01.03

Oggi e' morto Gianni Agnelli, incontrera' Edoardo ?

Propongo di intitolargli v.Nizza, da P.za Carducci , in poi a sud ....

 

TORINO 29.01.03

LA FERRARI con cui e' morto TRUSSARDI aveva fatto tutti i crash test ANCHE QUELLI Usa ?

L'Avvocato amava la CROMA ma Cantarella non l'ha sostituita anche se il progetto e' nel cassetto da 10 anni ! Perche' ?

 

Torino 28.01.03

SE SCOPPIA LA GUERRA LA FIAT NON VALE NULLA , E GIA' OGGI IL PUT GM FIAT VALE 0, COME FU LA VENDITA DI ROVER...

 

TORINO 25.01.03

Gianni Agnelli ha voluto morire, ...POLETTO, suo confessore, diventera' PAPA...

 

Torino 30.01.03

L'unica strada che gli azionisti Fiat possono percorrere aderire ad un'eventuale Opas di Gm su Fiat !

 

Torino 12.02.03

Sulla vicenda Fiat si stanno delineando soluzioni assai confuse e pasticciate, piu' simili agli arrembaggi che ai salvataggi, in particolare appoggiate da Antonianveneta e Banca di Roma.

Ho la netta sensazione che vi sia una notevole sottovalutazione della vera causa crisi Fiat: mancanza di un prodotto adeguato; ed anche ora si rischia di perdere tempo e denaro per la nuova punto, cugina della Stilo di Cantarella !

Una soluzione "all'italiana" che veda l'esaltazione della furbata e del gioco di potere, da armata brancaleone, e' pericolosa per l'intero sistema economico del paese.

SI verifichi una ipotesi che parta da sistema bancario ed arrivi a Gm con garanzie di mantenimento industriale in Italia e di minimizzazione del rischio bancario. Lo scorporo della Fiat auto , e' una soluzione che non aggiunge garanzie al sistema bancario , indebolendo le gia' esili garanzie attuali.

To.23.01.03

Gli italiani non comperano le auto FIAT figuriamoci se comprerebbero le azioni della FIAT AUTO !

L'ottimismo di Barberis sulla Fiat e' lo stesso che ebbe sulla Piaggio...che sta in crisi...

L'unica cosa che Fiat poteva chiedere al Comune era di non bloccare le catalitiche, se non si usano le auto , non si vendono !

QUANTO COSTANO GLI SHOW DI EVELINA IN p.zza.VITTORIO !

 

 

TO.08.01.03

Lo scorporo della Fiat Auto fa venire meno le garanzie per le banche !

 

TO.07.01.03

La tempesta Colannino , magari con l'alleato Cantarella, si sta abbattendo sulla Fiat e gli eventi lo dimostreranno quando vendera' la FIAT A PEZZI !

Colannino e' incapace a fare investimenti, ma capace di rifarsi l'ufficio spendendo 30 milioni, come ha fatto con Telecom Italia !

Il RE MIDA della finanza e' Tronchetti che ha distribuito i soldi della vendita Conner a Colannino e Gnutti, facendoli ricchi e pericolosi.

TORINO 24.12.02

S.NATALE 2002

C.A 2003

IL S.NATALE dovrebbe portare a FRESCO l'umilta' di capire che la corda si e' rotta e la FIAT sta sprofondando verso il MEDIOEVO e che non si riprendera' sino a quando ci sara' lui !

A TORINO AUGURO UN 2003 IN CUI L'ARROGANZA DI FRESCO VENGA DIMENTICATA !

 

TO.30.12.02

GIUSTIZIA E LIBERTA' DI DE BENEDETTI E' BRILLANTE COME LUI, MA CON POCO MORDENTE .

TORINO ha distrutto ogni traccia della presenza LANCIA , la FIAT SI autodistruggera' a causa degli AGNELLI !

 

TORINO 19.12.02

Le dichiarazioni di Fresco sono gravi, irresponsabili, e tendono a narcotizzare il sistema continuare wsulle attuali strategie significa cadere nel baratro...come dimostrano i dati....

a Pasqua e' morto il Salone dell'auto ed a Natale la FIat.

SE COLANNINO VUOLE ENTRARE IN FIAT prima paghi i debiti !

 

To 12.12.02

LA TEMPESTA IN UN BICCHIERE D'ACQUA

DI IFI-FIAT-MEDIOBANCA -BANCHE CREDITRICI FIAT , ha provocato :

-UMBERTO COMMISSARIATO DA GALATERI

- I LEADERS DEGLI AGNELLI SONO YAKI E LAPO.

- LA FINE DI MARANGHI E FORSE DELLA STESSA MEDIOBANCA

- IL COMMISSARIAMENTO DELLA FIAT DA PARTE DELLE BANCHE CREDITRICI

*******************************

-la BEFANA della Fiat ai figli dei dipendenti e' un segno di leggerezza e fornalita' !

IL PIANO INDUSTRIALE FIAT AUTO :

- e' impossibile e da disperati.

- e' teorico e senza alcun nesso con la realta'...ed infatti non ha mai raggiunto gli obiettiovi negli ultimi 4 anni....

- peggiora la situazione della FIAT AUTO e la GM lo appoggia perche' azzera il valore che dovra' pagare...

- ha come unico obiettivo chiudere gli stabilimenti per consegnare la Fiat alla GM senza operai...

-la Fiat chiude gli stabilimenti pagati dallo Stato....

 

Torino 25.11.02

MESSAGGIO

Al CARD. POLETTO di TORINO

Al Sindaco di TORINO

LA FIAT POTREBBE NON ARRIVARE A FINE ANNO, CON IL CONSEGUENTE PROBLEMA DEI POSTI DI LAVORO.

LA MIA PAROLA CONTRO QUELLA DI FRESCO !

LE BANCHE COSA SE NE FARANNO DELLA FIAT ? LA STORIA SI RIPETE CON IL FALLIMENTO DELLA BANCA DI ROMA E LA RINASCITA DELL'IRI.

LA COLPA DELLA MANCATA CONSAPEVOLEZZA DELLA CRISI FIAT E ANCHE DELLA STAMPA SERVILE, PREZZOLATA E CORROTTA ,TRANNE BALLARO SU RAI 3 , infatti U.A l'ha criticata.

LA RIDUZIONE DELLA PRODUZIONE FA VENIRE MENO il TEOREMA GM-FIAT per diminuire i costi attraverso l'economia di scala ! I 20 NUOVI MODELLI SONO VECCHI DI 10 ANNI. SI E' PUNTATO TUTTO SULLA finanza per cui l'industria in questo Paese non esiste piu', ed io prevedo per l'ITALIA un crac come e accaduto in ARGENTINA, se la FIAT non viene tolta dalle banche agli AGNELLI, che continuano a bruciare denaro per la loro incompetenza. PROPONGO QUINDI :

La CONVERSIONE in capitale proprio del prestito convertendo delle BANCHE E del TFR dei lavoratori . Nomina di ROMITI A RAPPRESENTANTE COMUNE DELLE BANCHE E GESTORE STRAORDINARIO DELLA FIAT.

La vettura del rilancio essere solo una, non possono essere 20 nuovi modelli , per di piu' vecchi di 10 anni, a rilanciare la FIAT che non ha neppure i soldi per realizzarli !

Agli azionisti dico una sola cosa comperate immobili ! Sono 10 anni che cerco un alternativa alla fiat per Torino non ci sono riuscito, w le formiche abbasso le cicale, Le auto non sono tutte uguali, le Fiat danno meno delle Toyota, sono approssimative, non definitive, basta provarle , ed U.A lo sa.

La viabilita' Torino e' dissestata e punitiva e non invita certo all' uso dell'auto.

La demonizzazione dell' auto, fatta anche dal Comune di Torino, ha contribuito ad indebolire la FIAT, provocando la perdita di posti di lavoro la morte di Torino .

La demonizzazione dell'auto e' stata fatta anche attraverso la difficolta' a viaggiare in auto per cui si e' limitata la penetrazione economica dell'uso dell'auto in quanto usando meno auto si consumano meno auto . Nello stesso tempo se tutti usassero il trasporto collettivo lo stesso non basterebbe, per cui la vera soluzione e quella di un auto che non inquini , ibrida modello Toyota Prius, ed allungabile questo e' il futuro dell 'auto, un appuntamento a cui la Fiat rischia di arrivare in ritardo.

 

TORINO 11.10.02

ANNULLANDOSI IL POTERE DEGLI AGNELLI, BERLUSCONI REGNERA' INCONTRASTATO DA ALTRI POTERI FORTI !

 

TORINO 22.10.02

Nel cassetto il prestigiatore Fresco ha il conferimento della Opel nella FIAT Auto !

Cosi la Gm non deve pagare neppure 1 euro !

ALLA FIAT MANCA UN PROGETTO MINI, come ha avuto BMW !

 

To.04.10.02

Dopo un anno di Boschetti il risultato e' cassaintegrazione a 0 ore e ulteriore riduzione quote di mercato mentre gli altri crescono !

La cessione a 1 euro della Fiat Auto all GM sara' la dichiarazione di morte della FIAT !

La GM non deve neppure chiudere gli stabilmenti perche' lo sta gia' facendo Umberto AGNELLI !

TORINO CHIUDE !

OBIETTIVO RAGGIUNTO DA PAOLO FRESCO , E GLI AGNELLI COSA CI GUADAGNANO e dove ?

 

Torino 22.09.02

Geronzi, Umberto Agnelli e FRESCO stanno studiando uno scambio tra IFI-BANCA DI ROMA-UNICREDITO, di FIAT contro MEDIOBANCA !

Gli operai diventeranno bancari ?

 

TO.18.08.02

GNUTTI STA SCALANDO LA FIAT PER LANCIARE L'OPA CHE LE BANCHE SOTTOSCRIVERANNO....mentre GALATERI sta studiando la fusione IFIL-FIAT !

 

TORINO 30.07.02

Quali garanzie ed a che tasso e' stato dato il finanziamento di 3 miliardi di euro alla FIAT ?

 

Torino 30.07.02

La ripresa della FIAT e' solo apparente, visto che le banche devono far lieviatre i prezzi delle azioni, se no le loro garanzie si azzerano !

 

TO.31.07.02

Mediocredito Centrale by BANCA DI ROMA sara' la futura IRI-MEDIOBANCA cominciando con il controllo della FIAT per continuare con...

 

TO.12.07.02

NOTA ALLE COMMISSIONI RIUNITE X CAMERA E 10 SENATO SULL'NDAGINE CONOSCITIVA SULL'INDUSTRIA DELL'AUTO ( CASO FIAT) DA PARTE DELL'AZIONISTA FIAT DI MINORANZA MARCO BAVA

C.A ON.TABACCI

1 I problemi della FIAT sono prevalentemente quelli dei lavoratori, italiani.

2 questo significa che la vendita della FIAT auto alla GM porterebbe l'inesorabile chiusura degli stabilimenti almeno del nord, con conseguenze disastrose per l'economia piemontese.

3 la conclusione non puo' che essere la dichiarazione di "strategica" dell'industria automobilistica , e dello "stato di crisi" per il Piemonte.

4 La crisi della FIAT AUTO e' originariamente industriale che ora e' diventata anche finanziaria, per risolverla occorre dare priorita' al polo torinese dell'auto con un palese appello ad un senso di orgoglio nazionale.

5 L'uomo che puo' gestire questa transizione e' ANDREA PININFARINA. 6 IL RUOLO DELLE BANCHE garantirebbe per un decennio il disimpegno degli Agnelli, e la ricollocazione sul mercato della FIAT AUTO stessa risanata da da chi conosce l'auto dalla sua ideazione alla produzione.

7 Le esigenze ambientali e d'uso dell'auto, ormai indispensabile nella nostra vita, non possano che assicurarle lunga vita per chi sapra' inventaglielo.

Grazie per l'attenzione restando a disposizione per ogni chiarimento, molte cordialita'. MARCO BAVA .

 

Torino 03.09.02

La FIAT produce per il pazziale, regala 60 miliardi di lire a CANTARELLA, e 85 milioni di euro al TOROC di Evelina , questa e' l'accoppiata vincente per dare il colpo di grazia alla FIAT, con la benedizione dell'AVVOCATO !

Cambiano i concertisti ma la musica e' sempre la stessa : deprofundis !

 

TORINO 30.08.02

W IL CONFLITTO D'INTERESSE !

Dare una parte degli 85 milioni di euro al TOROC da parte della FIAT significa sacrificare la FIAT al TOROC , la SIGNORA ha colpito ancora una volta dissennatamente !

Disoccupati FIAT e dell'indotto , andate a mangiare a casa Sua !

 

TORINO 24.07.02

Il sistema economico sta collassando per cui c'e' la corsa all'arraffamento da parte di politici e manager.

 

TO.23.07.02

Barrichello e' stato di nuovo sabotato, per non deludere l'AVVOCATO su SCHUMACHER ?

TO.23.07.02

A chi giova la svalutazione della FIAT AUTO ?

Alla GM !

 

FIAT: COMMISSIONE TABACCI, UNA CRISI CHE ARRIVA DA LONTANO... LE LINEE GUIDA DEL DOCUMENTO FINALE DELL'INDAGINE PARLAMENTARE Roma, 17 lug. - (Adnkronos) - La crisi della Fiat nasce da lontano ed e' frutto di ''errori di strategia industriale'' e di una ''gestione carente dei marchi''. Queste, in sintesi, le conclusioni cui sono giunti deputati e senatori delle commissioni Attivita' produttive della Camera e Industria del Senato al termine della lunga serie di audizioni nell'indagine sulla crisi del mercato automobilistico ed in particolare di quella del primo produttore nazionale, promossa dal presidente della commissione di Montecitorio Bruno Tabacci. Quella della Fiat, si legge nelle linee guida del documento conclusivo, ''e' innanzitutto la crisi di una strategia industriale ed a tale livello va prioritariamente affrontata''. E ancora, ''la crisi della Fiat ha origini remote che risalgono almeno agli anni'80.E' in quel periodo che si e' preferito intensificare gli investimenti in Paesi in via di sviluppo piuttosto che accettare la sfida dei mercati europei concludendo alleanze strategiche finalizzate ad acquisire nuove tecnologie ed a realizzare nuovi prodotto''. Una crisi, quella della Fiat, la cui strategia di rafforzamento finanziario ha indotto il gruppo a stipulare due importanti intese con alcuni istituti di credito nazionali. Intese, rileva la commissione, che hanno fatto emergere l'eccessivaesposizione debitoria della Fiat causa acquisto partecipazione a Italenergia. Conseguenza di cio' e' il rischio di ''consegnare ad operatori esteri che, nei loro paesi, operano in situazione di monopolio, il controllo di quote significative della produzione energetica nazionale''. E il timore di vedere l'energia in mano a gruppi stranieri, va in parallelo con la preoccupazione sull'evoluzione dell'accordo Fiat-General Motors che ''andra' verificata nei fatti -si legge nel documento- sapendo che, qualunque siano le determinazioni delle parti in causa, andranno individuate le modalita' per salvaguardare le competenze e le professionalita' dell'industria automobilistica nazionale''. Un patrimonio per il quale ''al Parlamento ed al Governo spetta elaborare una politica industriale di ampio respiro in grado di produrre risultati positivi stabili e duraturi in grado di sostenere la competitivita' della Fiat e di avvantaggiare l'intera industria automobilistica nazionale''. I parlamentari individuano nella leva fiscale la possibilita' di incentivare ''la sostituzione degli autoveicoli privi dispositivo antiinquinamento con effetti positivi sul piano ambientale e della sicurezza'' ma nutrono perplessita' sul ritorno della 'rottamazione'. Alla Fiat il Parlamento da' atto di aver ''lavorato in modo significativo sui costi e dispone di impianti di eccellenza e comunque mediamente efficienti. Preoccupa invece la diminuzione dell'incidenza delle spese di ricerca e sviluppo per vettura prodotta. Ulteriori sforzi -sottolineano i parlamentari- dovranno essere effettuati per migliorare la qualita' dei prodotti''. I parlamentari guidati da Tabacci sottolineano come ''alla proprieta' deve inoltre essere chiesto di chiarire i propri intendimenti e di impegnarsi senza condizioni nello sforzo di risanamento al fine di contribuire a sostenere la fiducia dei mercati e di consentire al management di lavorare con serenita' per il conseguimento degli obiettivi prefissati''

 

TORINO 03.04.02

BOSCHETTI CI HA MESSO SEI MESI PER SPACCIARE per PIANO INDUSTRIALE un PIANO DI RAZIONALIZZAZIONE , IN PARTICOLARE DEL PERSONALE , NON CERTO DEI DIRIGENTI !

NON BASTA UNA INTESTAZIONE PER FARE UN PIANO INDUSTRIALE quale banca ha controllato i contenuti !

TUTTO CIO' NON SERVIRA' A SALVARE LA FIAT ma a dare, a caro prezzo, il marchio alle BANCHE !

QUANTO DOVRANNO PAGARE I DEPOSITANTI DI BANCA DI ROMA, INTERSA E CREDITO PER CEDERE LA FIAT AUTO ALLA GM , il caso BMW-ROVER insegna !

 

TO.04.06.02

IL GOVERNATORE FAZIO vuole imporre il salvataggio della FIAT con i soldi dei depositanti .

Il GOVERNO sta per fare una legge per il salvataggio della FIAT DALLE PERDITE ANCHE DELLA THESIS !

INTANTO SI SONO PERSI 37.000 posti di LAVORO nell'ultimo mese in ITALIA !

E BERLUSCONI RADDOPPIA LE SPESE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DA 721 MLIARDI DI LIRE A 1605 ! QUESTA E' EFFICIENZA ?

 

PERICOLO FIAT DEDRA(21.05.02)

FINALMENTE : L'AUTO ALLUNGABILE ! Presto di Rinspeed al SALONE DI GINEVRA (TORINO 18.03.02)

 

L'ANNULLAMENTO DEL SALONAUTO DI TORINO e' assurda in quanto in tempi di crisi i saloni dell'auto dovrebbero essere annuali, come lo sono tutti quelli mondiali ed europei.

La verita' e' che la FIAT e' morta e questo e' il suo funerale !

COMPLIMENTI signor SINDACO di Torino per la sua gestione della citta' con gli AGNELLI ed Evelina ! - 15.04.02

 

GRUPPO FIAT: 02-04-02

Tutti i responsabili si rendono conto che e' industrialmente fallita, ma FRESCO-CANTARELLA stanno la loro posto intoccabili ed inefficaci !

La fine della ex grande FIAT e' tragicamente segnato ! SI SALVI CHI PUO' ! SIA FATTA LA VOLONTA' DI DIO !

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

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