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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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- FINMECCANICA:
SI AGGIUDICA COMMESSE PER 155 MLN EURO...
(Adnkronos) - Finmeccanica si aggiudica commesse per un
valore totale di circa 155 milioni di euro attraverso le sue aziende Drs
Technologies, Selex Galileo, Elsag Datamat, Ansaldo Sts e Selex Sistemi
Integrati. Drs Technologies ha ricevuto commesse per un valore totale di
oltre 74 milioni di dollari. Una prima commessa del valore di 43,5
milioni di dollari riguarda la fornitura di supporto logistico (CLS -
Contractor Logistics Support) per gli E-6 TACAMO (Take Charge and Move
Out) e per l'ABNCP (Airborne Command Post) della flotta aerea della
Marina Militare degli Stati Uniti. A questa commessa si aggiunge un
contratto, del valore di 21 milioni di dollari, per la fornitura di
Visori Termici per Armi Pesanti (HWTS) per il Ministero della Difesa del
Regno Unito.
26-01-2011]
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. FINMECCANICA:
ACCORDO UE-ITALIA SU RIMBORSO AIUTI DI STATO AGUSTA WESTLAND...
(Adnkronos) - La Commissione europea ha formalmente
approvato le trattative con l'Italia riguardanti l'ammontare delle
sovvenzioni che Agusta Westland deve rimborsare al
governo italiano per due progetti militari che hanno avuto anche
applicazioni civili. L'impresa ha ricevuto aiuti di Stato per due progetti:
l'elicottero A 139 e il convertiplano BA 609, che hanno anche avuto versioni
civili. In base al trattato Ue, gli Stati membri possono prendere misure per
la tutela dei loro interessi essenziali, compresa la difesa, ma le misure
non possono falsare le condizioni di concorrenza sul mercato interno dell'Ue
per i prodotti che non siano destinati solo a un uso militare.12-01-2011 |
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FINMECCANICA:
CONTRATTO DI 570 MLN STERLINE PER AGUSTAWESTLAND...
(Adnkronos) - AgustaWestland, una societa' Finmeccanica, si e'
aggiudicata un contratto del valore di circa 570 milioni di sterline con
il ministero della Difesa britannico per il secondo quinquennio
(2011-2016) del contratto quadro venticinquennale Imos (Integrated
Merlin Operational Support). Lo rende noto Finmeccanica in un
comunicato.
Il contratto Imos
comprende un pacchetto completo di supporto inteso a garantire
un'elevata efficacia operativa della flotta di elicotteri AW101 Merlin
del ministero della Difesa britannico e in servizio presso la Royal Navy
e la Royal Air Force. AgustaWestland si era aggiudicata nel marzo 2006
il contratto Imos, della durata complessiva di 25 anni, volto a
incrementare ulteriormente l'efficacia operativa degli elicotteri
Merlin, assicurando al contempo al Ministero della Difesa e ai
contribuenti del Regno Unito risparmi nei costi di supporto pari a circa
500 milioni di sterline nel corso dell'intero periodo di 25 anni. Il
contratto Imos sostiene oltre 1000 posti di lavoro in Gran Bretagna.
AgustaWestland sta
inoltre fornendo soluzioni di supporto similari per le flotte di
elicotteri Sea King e Apache del Regno Unito e sta sviluppando soluzioni
di supporto operativo integrato e addestramento per gli AW159 Lynx
Wildcat, 62 dei quali ordinati dalla Royal Navy e dal British Army.
17-01-2011]
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FINMECCANICA: ATR,ORDINI PER 2,4 MLD DLR...
(ANSA) - Il costruttore italo-francese di velivoli
turbopropulsori Atr, joint venture paritetica fra Alenia Aeronautica
(gruppo Finmeccanica) e Eads, nel 2010 ha registrato 80 ordini per nuovi
aerei, da 12 compagnie, e 33 opzioni, per un valore complessivo intorno
a 2,4 miliardi di dollari. I nuovi ordini sono arrivati principalmente
dall'America Latina (38%) e dall'Europa (32%), ma la quota proveniente
dal Nordamerica e' in aumento (14%). Le consegne sono state 51. 20-01-2011]
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- FINMECCANICA:
DOMANI CDA, PRIMO ESAME RIASSETTO PER ELSAG E SELEX COMM...
(Adnkronos) - Nuovo riassetto in vista per le attivita'
del gruppo Finmeccanica. Si riunisce domani il consiglio di
amministrazione che, a quanto apprende l'Adnkronos, avrebbe tra i punti
all'ordine del giorno un primo esame di uno studio di fattibilita' sulla
riorganizzazione di alcuni asset nell'ambito di un progetto complessivo
gia' avviato dalla holding nella primavera scorsa. Il progetto potrebbe
interessare anche Elsag Datamat e Selex Communications, in vista di una
loro eventuale fusione.
Elsag Datamat e'
una societa' attiva nella progettazione e nello sviluppo di sistemi,
prodotti, soluzioni e servizi hi-tech per l'informatica, l'automazione e
la sicurezza. La societa' e' stata gia' interessata dal piano di
ottimizzazione, varato dalla holding dell'aerospazio e difesa nel maggio
2010, per il riassetto delle attivita' nei settori dell'elettronica per
la difesa e sicurezza e dello spazio, che ha interessato anche Selex
Sistemi Integrati, Selex Galileo e Telespazio.
Dal primo gennaio
scorso, Telespazio ha acquisito la Business Unit Spazio di Elsag Datamat,
che conta 111 dipendenti. Selex Communications e' fornitore globale di
sistemi avanzati di comunicazione, navigazione e identificazione per la
protezione delle comunita', del territorio e delle infrastrutture
critiche per il settore civile, militare e istituzionale. 20-01-2011]
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COLA IL SIPARIO SU
FINMECCANICA - GUARGUA E GLI ALTRI CONTINUANO A NEGARE TUTTO, MA DOPO
LORENZO COLA ANCHE IL COMMERCIALISTA IANNILLI STA PER PATTEGGIARE, PRONTO A
SPIATTELLARE NUOVE MAGAGNE SU TANGENTI E FONDI NERI - OLTRE AL CASINO SULLA
DIGINT VOLUTA DA GUARGUAGLIONE, C’È SEMPRE LA QUESTIONE SELEX (DELLA MOGLIE
MARINA GROSSI), E STA PER ESPLODERE L’INCHIESTA NAPOLETANA SUL CENTRO
ELABORAZIONI MATERIALI VIDEO (CEN) DEL MINISTERO DELL’INTERNO…
Marco Ludovico per "Il
Sole 24 Ore"
1 - FINMECCANICA: COLA
SCEGLIE DI PATTEGGIARE...
L'inchiesta della procura di Roma su Finmeccanica è alle battute finali. Ha
patteggiato tre anni e 4 mesi di reclusione Lorenza Cola, il superconsulente
della holding, ora agli arresti domiciliari. È probabile, come testimoniano
più voci qualificate, che la stessa strada sarà imboccata da Marco Iannili,
commercialista di Cola e altra figura-chiave dell'indagine condotta, su due
fronti diversi, dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pubblico
ministero Paolo Ielo. I verbali di Cola e di Iannilli sono carichi di
informazioni di ogni genere.
Resta da vedere però
se, al di là delle vicende che riguardano la società Digint, il lavoro della
procura di Roma si estenderà ad altri filoni. E se, soprattutto, coinvolgerà
- come rumoreggia un tam tam ossessivo da diversi mesi - anche politici di
prima fila.
Anche ieri, però, come
ha sempre ribadito fin dall'inizio dell'inchiesta, la società guidata da
Pier Francesco Guarguaglini ha affermato con un comunicato ufficiale «di non
aver mai costituito fondi neri, né in Italia né all'estero, e di non essere
coinvolta in nessun tipo di pagamento di tangenti». I verbali resi da Cola
agli inquirenti sembrano invece andare in questo senso e la holding replica
che il ruolo del consulente «era essenzialmente limitato a una pur
importante acquisizione sul mercato americano» vale a dire la Drs, per un
importo pari a 5,2 miliardi di dollari.
Le stesse affermazioni
di Cola su Digint, dice sempre la nota ufficiale, «appaiono assolutamente
prive di ogni fondamento». In definitiva «Finmeccanica confida che il lavoro
della magistratura chiarisca in breve tempo la sua totale estraneità da
tutte le vicende in corso».
In realtà la
prospettiva giudiziaria dei vertici aziendali non appare così serena, anzi.
Il punto sulle indagini e sulle possibili conclusioni è stato fatto dalla
procura di Roma alla fine dell'anno scorso in una riunione riservata alla
presenza del numero uno dei pubblici ministeri, Giovanni Ferrara. Va anche
detto che nelle ultime settimane non sono mancate tensioni anche molto
elevate tra gli inquirenti, segno della delicatezza della posta in gioco. La
riunione di fine anno, con la presenza e l'autorità di Ferrara, avrebbe
smussato gli angoli contrapposti e definito un percorso di approdo
investigativo più o meno condiviso tra tutti i procuratori.
Al di là di Digint,
infatti, e delle ipotesi sollevate in proposito da Cola, c'è l'altro pezzo
di inchiesta, quello - che appare più pesante - in capo al pm Ielo, sui
rapporti tra Finmeccanica ed Enav (l'ente nazionale di assistenza al volo).
Questo filone mette in discussione le posizioni dell'amministratore delegato
dell'ente, Guido Pugliesi, e del responsabile della Selex Sistemi Integrati,
Marina Grossi, moglie di Guarguaglini.
Sotto la lente degli
inquirenti ci sono i contratti e gli appalti stipulati tra la Selex Sistemi
Integrati e l'Enav. Pugliesi e Grossi, indagati, hanno sempre proclamato la
loro innocenza sia ufficialmente che davanti ai procuratori. Resta anche da
valutare il ruolo di Lorenzo Borgogni, direttore centrale delle relazioni
esterne di Finmeccanica e figura strategica nelle decisioni della holding.
Senza contare, poi,
che alla procura di Napoli è in corso più di un'inchiesta che riguarda
Finmeccanica. Come quella del procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dei pm
Filippelli, Falcone e D'Onofrio sugli appalti per il Cen (Centro
elaborazioni materiali video) del Viminale. Indagine, questa, che potrebbe
riservare sviluppi clamorosi a breve. Ma c'è anche il fascicolo di cui è
titolare un altro magistrato di prima linea della procura partenopea,
Vincenzo Piscitelli.
2 - L'ASCESA RAPIDA DI DIGINT: SUBITO STRATEGICA...
Ci sono almeno due documenti ufficiali che dimostrano come Digint, la
società al centro dell'inchiesta Finmeccanica della procura di Roma, è
considerata strategica dal suo vertice da più di tre anni.
Già il 12 novembre
2007, infatti, l'amministratore delegato Pier Francesco Guarguaglini scrive
alle società della holding per annunciare «l'acquisizione della società
Digint, specializzata nel settore» della sicurezza aziendale considerata,
dallo stesso Guarguaglini, «insufficiente».
Con quella lettera, in
sostanza, l'amministratore delegato chiede alle singole società di calcolare
i fondi «prevedendoli nel budget 2008» per l'avvio della «nuova procedura di
sicurezza interna» che Digint avrebbe poi realizzato in ogni singola
azienda. Somme non da poco: si parla di cifre che vanno da 200mila euro fino
a due-tre volte di più, a seconda delle dimensione della società.
Ma, a parte i costi da
mettere in bilancio, il sistema di controllo e di sicurezza interna
concepito da Digint avrebbe sollevato notevoli perplessità in d alcune
società , a causa di una presunta alta invasività sulle postazioni di lavoro
dei singoli dipendenti. Tanto che Ansaldo, una delle imprese più importanti
della holding Finmeccanica, avrebbe espresso parere contrario. Fatto sta che
Guarguaglini non molla e porta avanti il suo progetto con tenacia.
Tanto da scendere in
campo, di nuovo, il 6 luglio dell'anno scorso, con un 'altra lettera.
L'obiettivo di questo intervento ulteriore è di sollecitare e chiudere le
posizioni aziendali che ancora non hanno consolidato o attivato il contratto
con Digint. Il numero uno di Finmeccanica, che coinvolge nella comunicazione
tutti i suoi massimi dirigenti, allega proprio la prima lettera, quella del
12 novembre, e soprattutto invita le aziende interessate a fornire entro il
24 luglio al Group security office - l'ufficio responsabile della sicurezza
- «conferma dell'avvenuta applicazione del nuovo modello, mediante emissione
e applicazione di apposita procedura aziendale».
Di più: il vertice
della holding chiede, sempre entro venti giorni dalla data della lettera, la
«trasmissione al Group security office di Finmeccanica della descrizione
della rete dati della vostra azienda». L'obiettivo viene indicato con
chiarezza: «Consentire la pianificazione di un'attività di audit» cioè di
verifica e controllo «che sarà effettuata mediante assessment (è la
valutazione della sicurezza dei sistemi informatici, ndr) realizzato con
l'utilizzo delle apparecchiature e delle metodologie Digint».
Guarguaglini poi
aggiunge che le attività di audit si svolgeranno tra il 1° settembre e il 30
novembre 2009. Resta indubbio che Digint, attraverso questa scelta del
vertice aziendale, pur essendo società acquistata di recente, riesce così a
realizzare in tempi molto rapidi un valore considerevole, per il livello dei
contratti stipulati . 11-01-2011]
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- SCOMMETTIAMO CHE GUARGUAGLIONE SI SALVA?...
Sarà un caso, ma forse anche il primo azionista della Finmeccanica abita
dalle parti di chi paga lo stipendio al simpatico ambasciatore Usa, uno che
da bambino giocava ai giardinetti dei Parioli con Luchino di Monteprezzemolo
perché il suo papà era il massimo referente della Cia a Roma. E l'inchiesta
romana su Finmeccanica prende una piega riduzionista, mentre finge di alzare
il tiro su presunte "tangenti ai politici" (non le trovarono neppure durante
Tangentopoli, sarà un caso?)
Scrive Fiorenza
"Tarzanini" sul Corriere: "Finmeccanica, patteggia il super consulente Cola.
Pena di 3 anni e 4 mesi, confiscati 4 milioni di euro. Indagini sulle
tangenti ai politici" (p. 19).
Bene, di chi e di che
cosa ha parlato ai pm il consigliori della Real Coppia di Denari,
Pierfrancesco Guarguaglini e Marini Grossi? A leggere l'articolo, se ne
ricava che avrebbe inguaiato professionisti e manager di seconda linea. Ma
"non è stato in grado di fornire dettagli" su presunte tangenti ai politici.
Lo stesso quadro
emerge dal pezzo del bravo Massimo Martinelli sul Messaggero ("Cola ammette
le tangenti ai politici e concorda la pena con i pm romani", p. 9), che alla
fine annuncia però "una nuova accelerazione dell'inchiesta". Vedremo.
Scommettiamo che alla
fine il Guargua ne esce pulito come un angioletto e la moglie, al massimo,
farà la figura di quella intorno alla quale tutti rubavano, rigorosamente a
sua insaputa? 10-01-2011]
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FINMECCANICA: AZIENDA,
MAI COSTITUITO FONDI NERI PER TANGENTI...
(Adnkronos) - Finmeccanica non ha mai costituito fondi neri
ne' in Italia ne' all'estero e non e' coinvolta in nessun tipo di pagamento
di tangenti. A precisarlo, ancora una volta, e' la holding dell'aerospazio e
difesa in relazione alle notizie pubblicate oggi da alcuni organi di
informazione. In merito agli stralci di verbale pubblicati in cui si
riportano le dichiarazioni di Lorenzo Cola, ex consulente di Finmeccanica,
il gruppo ribadisce che il suo ruolo era essenzialmente limitato ad una pur
importante acquisizione sul mercato americano e non il millantato ruolo di
'consulente globale'.
'Del resto- prosegue
Finmeccanica- le dichiarazioni di Cola riportate dai giornali e relative a
Digint appaiono assolutamente prive di ogni fondamento per cio' che riguarda
un possibile ruolo strategico di una piccola societa' che, come piu' volte
chiarito, si occupa esclusivamente di difesa dei sistemi informatici del
gruppo'.
'Tali affermazioni
millantatorie riportate dagli organi di stampa hanno per lunghi mesi
condizionato la reputazione della societa' senza che sia mai emerso alcun
riscontro. Finmeccanica- conclude- confida che il lavoro della Magistratura
chiarisca in breve tempo la sua totale estraneita' da tutte le vicende in
corso'.10-01-2011]
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Ritrovata notizia sul Sole 24 Ore di Johnny Raiotta! Istruttiva cartuccella
recuperata e pubblicata dal giornalista Sapiens Marco Ludovico: "L'ascesa
rapida di Digint, subito strategica" (p. 16). Il presidentissimo
Guarguaglione, quello che di Digint non sapeva praticamente nulla, ha
firmato un paio di circolari interne in cui intimava a tutte le controllate
di adottare il software di protezione della società creata da Ghioni
(scandalo Telecom) e co-posseduta da Gennarino Mockbel. Non solo, ma pare
che sulla presunta svolta dell'inchiesta Finmeccanica, nella procura di Roma
ci siano parecchie divergenze di vedute. Diciamo così.
11-01-2011]
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GUARGUAGLINI
PIERFRANCESCO
La quiete dopo la tempesta. E' questa che cercava il Comandante supremo
di Finmeccanica dopo il diluvio degli ultimi tre mesi, un labirinto
infernale di voci che lo hanno investito anche tra le mura domestiche.
Che tirasse un'aria brutta l'aveva capito fin da novembre del 2009
quando durante una visita di Napolitano alla Selex, il ministro
dell'economia, Giulietto Tremonti aveva esclamato: "ecco l'uomo che ci
ha fatto spendere un sacco di soldi per comprare l'americana DRS".
Eppure per il
manager di Castagneto Carducci l'acquisto della societa' leader in USA
degli armamenti, era sembrata una polizza sulla vita. E forse sarà tale
se alla scadenza del suo mandato in primavera questo 75enne, che quando
parla non usa un linguaggio epico, riusciraà a sopravvivere. Per adesso
ha incassato la benedizione del Banana e del suo maggiordomo, Gianni
Letta, ma sono in molti a voler mettere le mani sul corpaccione del
Gruppo per farne uno spezzatino.
Alla richiesta di
fare un passo indietro con deleghe ridotte, il Guargua oppone i
risultati dell'azienda dove dice (con un po' di cinismo) che ha trovato
tra i manager affermati anche la moglie Marina Grossi. Con lei ha cenato
a Capodanno, un pasto sobrio a base di cotoletta alla Milanese, qualche
frutto della Maremma raccolto con braccia e Zappa, una bottiglia di
Borgogno (pardon, Borgogna) e qualche amaretto della ditta
Gabanelli-Sarzanini innaffiato di cocaCola.
Poi la signora ha
voluto ballare il valzer, e qui la scena è stata davvero curiosa perchè
nessuno dei due coniugi faceva un passo indietro.
Sono rimasti cosi, immobili come in una foto d'epoca. 03-01-2011]
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RICICLAGGIO:
VICENDA DIGINT, CHIESTO GIUDIZIO IMMEDIATO PER COLA...
(Adnkronos) - La Procura della Repubblica di Roma ha chiesto al giudice
dell'udienza preliminare di disporre il giudizio immediato, con
riferimento all'affare Digint, di Lorenzo Cola, gia' consulente di
Finmeccanica e indagato a Roma in varie inchieste. Il reato contestato a
Cola e' quello di concorso nel riciclaggio di 8 milioni di euro. A
chiedere il giudizio sono stati il procuratore aggiunto Giancarlo
Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli. Secondo gli
investigatori dietro la vicenda Digint (e' partecipata al 49% da
Finmeccanica) sarebbe celato un giro di fondi neri.
Cola e' stato
arrestato nel luglio scorso e nel corso di numerosi interrogatori ha
ammesso i suoi rapporti con Gennaro Mokbel, coinvolto a sua volta nel
maxi riciclaggio di 2 miliardi di euro. Cola e' anche indagato
nell'inchiesta per le presunte irregolarita' legate agli appalti Enav.
Secondo gli investigatori ha avuto un ruolo di primo piano
nell'attivita' di assegnazione di lavori in subappalto da parte di
Selex, controllata da Finmeccanica e amministrata da Marina Grossi.04-01-2011]
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CASO
FINMECCANICA, CONFLITTO D'AMBASCIATORE...
Un conflitto di interessi grava su Giovanni Castellaneta, ex
ambasciatore e consigliere diplomatico di Berlusconi. Oggi è presidente
di Sace (l'agenzia di assicurazione del ministero dell'Economia) e
rappresenta il governo nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica.
E proprio alla holding di Stato a ottobre Sace ha garantito i rischi del
credito (oltre 180 milioni di euro) per la fornitura di elicotteri
Agusta Westland, radar e impianti di telecomunicazioni diretti al
governo di Panama.
Ma altre ombre
avvolgono il colosso della difesa sotto inchiesta alla Procura di Roma.
Tra le società coinvolte nell'affare panamense anche la Selex Sistemi
Integrati di Marina Grossi per impianti di vigilanza costiera. Ricche
commesse vinte dalla moglie del presidente di Finmeccanica Pierfrancesco
Guarguaglini, nonostante sia accusata di corruzione insieme
all'amministratore delegato di Enav Guido Pugliesi. Nel mirino, appalti
sovrafatturati assegnati da Enav a Selex senza ricorrere a gara pubblica
per lavori negli aeroporti di Palermo, Napoli e Lamezia Terme. M. S. 23-12-2010]
|
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E D’ALEMA CHE
TRACCIA IL SOLCO MA è LA RUSSA CHE LO DIFENDE - NONOSTANTE LE
FINANZIARIE DA CANNA DEL GAS E GLI SPICCIOLI PER LA CULTURA, ‘GNAZIO LA
RISSA METTE LA FIRMA SU 131 AEREI MILITARI (AMERICANI), PER LA MODICA
CIFRA DI 15 MILIARDI €, UN PROGETTO PRODOTTO DALLA MENTE FERVIDA DEL
MAGO DALEMIX - RIDOTTO INVECE L’ORDINE PER I CACCIA “EUROFIGHTER”
ITALO-EUROPEI, CHE SI CERCA DI PIAZZARE AI PAESI EX POVERI (PERCHÉ NOI
SIAMO PIÙ FURBI) - GLI UNICI A GUADAGNARE, COME AL SOLITO, SONO I SOCI
PRIVATI DI FINMECCANICA, VISTO CHE LO STATO SI ACCOLLA TUTTE LE SPESE
Daniele Martini
per "il
Fatto Quotidiano"
Si chiama Joint
Strike F-35, è un cacciabombardiere monoposto sofisticatissimo, definito
dai tecnici di "quinta generazione". Costa uno sproposito, 130 milioni
di euro ad esemplare, e per l'Italia sta diventando la pietra dello
scandalo. Per diversi motivi. Primo: nonostante il bilancio dello Stato
pianga e il governo tagli in ogni direzione, infierendo soprattutto nei
confronti dell'Istruzione, dai fondi per l'Università alla ricerca,
dalle borse di studio alle pulizie delle aule, il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, è in procinto di firmare il contratto per la fornitura
della bellezza di 131 aerei, dando un'accelerata finale a un impegno
assunto 12 anni fa dal governo presieduto da Massimo D'Alema.
Costo stimato:
oltre 15 miliardi di euro, la spesa più alta in assoluto decisa da un
governo italiano per un aereo militare. Azienda fornitrice la Lockheed
Martin, marchio che in Italia fa venire alla mente un'altra stagione e
un altro scandalo avvenuto tra il 1972 e il 1976, collegato anche quello
a una fornitura di aerei, i mastodontici C 130 da trasporto militare.
Una vicenda in cui rimasero coinvolti, tra gli altri, lo Stato maggiore
dell'Aeronautica e il presidente della Finmeccanica, Camillo Crociani,
che dovette rifugiarsi in Messico.
GLI SPICCIOLI DI
ALENIA
Nella Legge di Stabilità (la ex Finanziaria) sono già stati stanziati i
primi 471 milioni per dare all'Italia la possibilità di presentarsi al
tavolo per la firma definitiva, più altri 185 milioni che sono la prima
tranche di un contratto da 800 milioni che lo Stato ha stipulato con la
ditta costruttrice Maltauro per la realizzazione nell'area
dell'aeroporto militare di Cameri, in provincia di Novara, di hangar e
strutture per la produzione della parte italiana dell'aereo (le ali)
riservata all'Alenia, società posseduta al 100 per cento da
Finmeccanica, a sua volta quotata in Borsa, posseduta solo per un terzo
dalla parte pubblica e per il resto da privati.
In pratica lo
Stato sta pagando per intero i costi per le strutture produttive di
un'azienda in larga misura privata. L'avvio dei lavori è previsto per
l'inizio di gennaio.
Secondo motivo di
perplessità: per recuperare le risorse per gli F-35, il ministro non
esita a contrarre gli stanziamenti per l'acquisto di un altro aereo da
combattimento, l'Eurofighter Typhoon, anche questo molto costoso, ma che
almeno aveva il merito, dal punto di vista economico e strategico, di
essere prodotto da aziende europee.
L'Eurofighter è
frutto della cooperazione tra Italia, Germania, Inghilterra e Spagna e
dà lavoro a 100 mila persone in Europa, più di 20mila in Italia. E
quando fu lanciato diversi anni fa, fu presentato come un esempio del
tentativo di avviare un progressivo sganciamento strategico dal dominio
americano sul versante della tecnologia e della produzione bellica. In
confronto, gli F-35 americani lasciano molto meno all'Europa e in
particolare all'Italia (ufficialmente considerata solo "partner di
secondo livello"), poco più che le briciole, 600 operai, secondo le
prime stime, più 2 mila tecnici, in parte spostati dalle linee
dell'Eurofighter.
UN GRAN SALUTO AL
CACCIA "EUROPEO"
Il governo italiano non ha cancellato del tutto gli acquisti del caccia
europeo, ma li sta riducendo parecchio e dopo averne comprato una
quarantina di esemplari, ne acquisirà altri 60 fino al 2018, ma
cancellerà la fornitura successiva, quella che i tecnici chiamano la
"tranche 3B".
Per rientrare un
po' dei costi altissimi sostenuti finora per l'Eurofighter, l'Italia sta
cercando insieme ad altri governi europei (Spagna, Germania, Gran
Bretagna) di piazzarlo in mezzo mondo, dalla Romania all'India, dalla
Turchia all'Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi al Qatar.
Terzo motivo di
dubbio: le caratteristiche specifiche dell'aereo e i ripetuti
rallentamenti della fase di sperimentazione dei prototipi. Secondo
Silvia Corti, ricercatrice dell'Archivio Disarmo, l'F-35 è un aereo
"dotato di grande forza distruttiva e in grado di trasportare armi
nucleari", requisiti che a prima vista non si attagliano molto alle
forze armate italiane. Secondo un altro esperto, Francesco Vignarca,
perfino i massimi vertici Lockheed hanno ammesso che lo sviluppo del
progetto è rallentato da "grossi problemi tecnici e industriali", mentre
l'organismo tecnico di controllo del parlamento Usa, ha espresso riserve
sull'efficacia di un progetto d'arma così mastodontico.
AUMENTANO LE SPESE
L'ultimo elemento di dubbio consiste nel fatto che l'acquisto dei
costosissimi F-35 avviene nell'ambito di un nutrito programma di spese
militari approvato alcune settimane fa dalla commissione Difesa del
Senato (con l'astensione del Partito democratico) nel corso di una
seduta lampo durata meno di un'ora. In quell'occasione fu dato il via
libera all'acquisto di un arsenale:
10 elicotteri per l'Aeronautica (200 milioni di euro nel periodo
2010-2018),
siluri per sommergibili (125 milioni),
armamenti controcarro da montare sugli elicotteri d'attacco (altri 200
milioni),
una nave di supporto subacqueo in grado di sostituire la vecchia Anteo
(125 milioni).
Poi 22 milioni per
l'acquisto di mortai da 81 millimetri, e infine l'avvio di un sistema di
informazioni fra diversi paesi, il Dii (Defense Information
Infrastructure), valore 236 milioni.
22-12-2010]
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FINMECCANICA:
SOCIETA', MAI TRATTATO CON 'ORGANIZZAZIONE' MOKBEL...
(Adnkronos) - "Non e' veritiera" l'affermazione circa
la contrarieta' del Direttore Generale, Giorgio Zappa, all'acquisizione
di Digint. "Ancora piu' grave" l'affermazione che Finmeccanica 'compro'
e poi cedette (la Digint) all'organizzazione criminale che farebbe capo
a Gennaro Mokbel'. Finmeccanica "non ha mai trattato alcunche' con
"l'organizzazione" di Mokbel e tantomeno la cessione di quote di
Digint". Il gruppo di Piazza Monte Grappa evidenzia in una nota come
nell'articolo apparso oggi sul Corriere della Sera e intitolato 'Nomine.
La primavera delle cento poltrone' sono presenti "numerose e gravi
inesattezze". Trattandosi di affermazioni "non vere e fortemente lesive
della reputazione del Gruppo", Finmeccanica ha dato mandato ai propri
avvocati di adire per le vie legali. 21-12-2010]
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FINMECCANICA:
ALENIA AERMACCHI PRESENTA PRIMI DUE T-346A PER AERONAUTICA...
(Adnkronos) - Alenia Aermacchi, una societa' di
Finmeccanica e controllata da Alenia Aeronautica, ha presentato oggi i
primi due velivoli T-346A che fanno parte del primo lotto di sei
addestratori destinati alla nostra Aeronautica Militare. Il roll-out si
e' svolto presso gli stabilimenti Alenia Aermacchi di Venegono
Superiore, alla presenza dei vertici aziendali, dei rappresentanti delle
Forze Armate e delle Istituzioni locali. Questi primi due velivoli
T-346A verranno assegnati, nei prossimi mesi, al Reparto Sperimentale di
Volo presso la base aerea di Pratica di Mare (Roma), dove effettueranno
le prove di valutazione operativa.21-12-2010] |
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FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, SONO SERENO E NON MI CURO DEI GIORNALI...
(Adnkronos) - 'Io sono sempre sereno, certo quando uno
sente parlare bene della Finmeccanica e anche di me stesso mi fa sempre
piacere. La mia forza e' che continuo a lavorare tranquillamente'. Cosi'
il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco
Guarguaglini, interviene sulle vicende che lo vedono coinvolto in queste
settimane e sulle affermazioni a suo favore fatte stamattina dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, parlando a
margine della presentazione del centro di controllo Galileo di
Telespazio nella sede del Fucino, in Abruzzo.
'All'estero finora
-continua Guarguaglini- ci sono stati pochissimi problemi in termini di
business perche' i giornali stranieri hanno ripreso molto poco la
questione. I giornali stranieri si basano sui fatti e se non ci sono i
fatti non parlano'.'Certo -aggiunge il numero uno di Finmeccanica- in
Italia il discorso e' diverso perche' ora un ufficiale pubblico quando
deve firmare qualcosa un po' di tempo lo perde'.
20-12-2010
FINMECCANICA: GUARGUAGLINI, SPERIAMO DI RECUPERARE ALITALIA...
(Adnkronos) - 'Io sono sereno, ultimamente con il
governo ci sono molte cose importanti a cominciare dalla Libia. Siamo
convinti che l'accordo governo-Libia-Finmeccanica vada avanti. E
speriamo di poter recuperare anche Alitalia'. Lo ha affermato il
presidente e amministratore delegato di Finmeccanica Pier Francesco
Guarguaglini, parlando a margine della presentazione del centro di
controllo Galileo di Telespazio nella sede del Fucino, in Abruzzo.
'Fino a che non
c'e' un ordine fermo e fisso' di Alitalia alla brasiliana Embraer 'io mi
battero' fino in fondo a spiegare le ragioni per cui conviene acquistare
superjet'.
E commentando
alcune affermazioni della ad di Alitalia Rocco Sabelli sui tempi,
Guarguaglini spiega: 'Penso che Sabelli si riferisse ai tempi di
certificazione del superjet. Noi siamo convinti che i tempi saranno
compatibili con le consegne'. 'Noi -continua ancora Guarguaglini- siamo
pronti, Aeroflot gia' vola, le consegne in Italia sarebbero per il
prossimo anno, a giugno, quindi c'e' tempo per la certificazione'.20-12-2010
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MARINA GROSSI
RESPINGE L'ACCUSA DI AVER PAGATO TANGENTI
(Adnkronos) - Ha respinto l'accusa di aver pagato
tangenti l'amministratore delegato della Selex Marina Grossi che nei
giorni scorsi, per 5 ore e' stata sentita dal procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo e dal pm Paolo Ielo titolari dell'inchiesta che si
riferisce all'affidamento di appalti da parte dell'Enav. Marina Grossi,
moglie del presidente della Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini
nell'inchiesta e' indagata per corruzione e le accuse di aver pagato
tangenti le sono state rivolte recentemente da Lorenzo Cola, gia'
consulente di Finmeccanica e ora detenuto in carcere per l'accusa di
frode fiscale e corruzione aggravata.
Cola il 9 dicembre
scorso, avendo deciso di collaborare con i magistrati ha rivolto una
serie di accuse alla Grossi in qualita' di amministratore delegato della
Selex con riferimento appunto al pagamento di tangenti derivanti
dall'affidamento di appalti. Assistita dagli avvocati Vittorio Virga e
Marcello Melandri la Grossi e' stata ascoltata dai magistrati con
riferimento alle dichiarazioni di Cola. Secondo quanto si e' appreso tra
l'altro la Grossi avrebbe ribadito che Cola ha svolto una funzione
limitata quale consulente esterno di Finmeccanica definendo prive di
fondamento le accuse che le ha rivolto".22-12-2010]
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1- COLA FA COLARE
A PICCO, AFFONDANDOLA DEFINITIVAMENTE, LA MARINA DI ’O GUARGUAGLIONE -
2- LA ZARINA, MARINA GROSSI È GIÀ INDAGATA NELL’INCHIESTA ENAV PER
CORRUZIONE - 3- LORENZO COLA AL PM CAPALDO: "NE DISCUTEMMO
PERSONALMENTE. MARINA GROSSI, AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA SELEX
SISTEMI INTEGRATI, SOCIETÀ CONTROLLATA DI FINMECCANICA, SAPEVA CHE PER
LAVORARE IN ENAV OCCORREVA PAGARE TANGENTI. È UN SISTEMA CHE HA
EREDITATO E CHE HA CONTINUATO A REALIZZARE" - 4- E ORA, LA COPPIA
SCOPPIA? DIMISSIONI? CHE FARà GIANNI LETTA, GRAN SPONSOR DI GUARGUA? DI
CERTO, SI AFFILANO LE CANDIDATURE PER LA SUCCESSIONE A MARZO 2011
Carlo Bonini per
La Repubblica
"Ne discutemmo
personalmente. Marina Grossi, amministratore delegato della Selex
Sistemi integrati, società controllata di Finmeccanica, sapeva che per
lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È un sistema che ha
ereditato e che ha continuato a realizzare".
In tre verbali di
interrogatorio in buona parte ancora "omissati" (14 ottobre, 1 e 9
dicembre scorsi), Lorenzo Cola, "consulente globale della holding", per
dirla con le sue parole, detenuto a Regina Coeli dall'8 luglio e
indagato per riciclaggio, frode fiscale e corruzione aggravata, consegna
al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e ai sostituti Paolo Ielo e
Giovanni Bombardieri i segreti del "Sistema Finmeccanica-Selex".
Ne mette a nudo
l'origine e la natura corruttiva. Descrive, indicandone i meccanismi,
l'architettura delle "provviste nere" ("fondi extracontabili", li
definisce con un eufemismo) e il loro impiego, nonché "l'obbligo di
retrocessione occulta di denaro contante" che Selex (e prima di lei
Alenia) imponeva, se volevano stare sulla giostra, alle società cui
subappaltava i lavori ottenuti da Enav. Dalle infrastrutture
aeroportuali alla tecnologia informatica.
Le parole di Cola
segnano la Caporetto di Marina Grossi e del marito Pier Francesco
Guarguaglini, presidente e ad di Finmeccanica. Annunciano un futuro
giudiziario fosco (la Grossi è già indagata nell'inchiesta Enav per
corruzione). Mettono a nudo la metodica operazione di "spin" con cui
Finmeccanica ha cercato sin qui di negare anche l'evidenza.
A cominciare dal
vero lavoro di Cola, dai suoi rapporti con Guarguaglini e la Selex.
"Sono un consulente globale di Finmeccanica dal 2005 - racconta Cola -
Mi ritrovo a collaborare continuamente con Pierfrancesco Guarguaglini,
Lorenzo Borgogni, Giorgio Zappa. Non ho specifici settori di intervento.
Sono un consulente che si occupa a richiesta".
E "a richiesta",
appunto, sorveglia, consiglia e indirizza anche il business degli
appalti che Enav stabilmente affida a Selex. È un business corrotto.
Dalla testa ai piedi. Selex paga Enav per ricevere appalti. E le società
cui Selex subappalta le "retrocedono" in nero una parte del fatturato
attraverso sovrafatturazioni.
"Il Sistema -
spiega Cola - ha origine almeno dal periodo di Paolo Prudente (quando
cioè Selex si chiamava Alenia, di cui Prudente era direttore generale
ndr). È continuato successivamente e certamente l'ingegnere Marina
Grossi ne era al corrente. Lo dico perché la Grossi ne parlava con
Manlio Fiore (direttore responsabile di Selex ndr) e con l'avvocato
Letizia Colucci (condirettore generale di Selex ndr). E costoro me lo
riferivano, soprattutto quando c'erano problemi. La Grossi sapeva anche
che con le disponibilità extracontabili venivano pagati i vertici di
Enav per l'assegnazione dei lavori alla Selex".
Della necessità di
corrompere, a dire il vero, Cola discute di persona anche con la Grossi,
che, per altro, si lamenta dell'esosità delle richieste. "Con lei si
parlava del fatto che per lavorare in Enav occorreva pagare tangenti. È
un sistema che lei ha ereditato e che ha continuato a realizzare. Con
me, in particolare, la Grossi ne ha parlato in un'occasione specifica,
dicendomi: "Con questi di Enav è molto difficile lavorare. Ogni cosa
bisogna pagare".
Io risposi:
"Occorre fare come faceva Prudente". Per altro, negli ultimi tre anni,
la Grossi non poteva davvero lamentarsi, perché ha ricevuto un sacco di
lavori". Già, il Sistema, in fondo, era semplice. E con semplicità Cola,
che per altro del "nero" si ritagliava una fetta, lo descrive:
"Il denaro per il
pagamento delle tangenti derivava dai singoli contratti. Quando si
costruiva il contratto (di Enav ndr) con Selex, normalmente il
riferimento era Manlio Fiore. Si calcolavano le spese e, tra esse, il
valore delle tangenti e delle somme che mi erano dovute. E si aumentava
il valore del contratto. Da tali sovrafatturazioni, si traeva il denaro
per il pagamento delle tangenti. Non mi occupavo delle tecnicalità. Mi
limitavo a percepire quanto a me destinato, su conti a me riferibili".
In Enav, a dire di
Cola, le tangenti Selex le intascano l'amministratore delegato Guido
Pugliesi e il consigliere di amministrazione Ilario Floresta, già
parlamentare di Forza Italia e sottosegretario al Bilancio nel
Berlusconi I. I quali, per altro, sollecitano pagamenti anche dalle
società che subappaltano da Selex le opere commissionate da Enav.
Società che lo
stesso Cola impone (la "Arctrade" di Marco Iannilli e la "Print System"
di Tommaso Di Lernia, nonché "una decina di società riferibili a Lorenzo
Borgogni"). "Iannilli - ricorda infatti Cola - mi disse che lui e Di
Lernia, dopo aver ricevuto i subappalti da Selex, avevano pagato somme
di denaro a Pugliesi e Floresta. Anche a me corrispondevano un compenso
per averli introdotti a Selex".
Le accuse di Cola
trovano una conferma nei due ultimi verbali di interrogatorio di Marco
Iannilli (da ieri libero, dopo che i pm hanno chiesto al gip la revoca
dei domiciliari). Il 21 ottobre e il 10 novembre, lo spicciafaccende del
"consulente globale" "dichiara - annotano i pm - di avere erogato
utilità a Ilario Floresta e Fabrizio Testa, già consigliere di
amministrazione Enav ed ex presidente di Technosky".
E conferma il
meccanismo delle sovrafatturazioni: "Alla fine del 2009, per i lavori
all'aeroporto di Palermo, Selex emise nei confronti di Enav fatture per
circa 10 milioni di euro per lavori non eseguiti". La ragione? "Enav
aveva necessità di implementare i costi e Selex di fare fatturato".
Naturalmente, "anche qui sono intervenuti i consueti rapporti di
pagamento tra Di Lernia e Pugliesi".18-12-2010]
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'O GUARGUAGLIONE E LA SUA MARINA DA SBARCO TRONEGGIANO ALLA CERIMONIA DEGLI
AUGURI MA SPICCAVA L'ASSENZA DEL BOSS DELL'ENAV, GUIDO PUGLIESI, CHE HA
DISERTATO IL CONCERTO CON UNA SCUSA POCO CREDIBILE
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il
comandante supremo di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini ha
assistito con la moglie Marina Grossi e i manager al completo al
concerto che si è tenuto all'Auditorium di Roma per la tradizionale
cerimonia degli auguri.
Oltre ai big di
piazza Monte Grappa erano presenti i rappresentanti del mondo
dell'aeronautica. Nel parterre spiccava l'assenza dell'amministratore
delegato dell'Enav, Guido Pugliesi, che ha disertato il concerto con una
scusa poco credibile".17-12-2010]
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FINMECCANICA E IL SUO GRASSO GROSSI MATRIMONIO...
Don Flebuccio de Bortoli in frenata sulla Guargua-story,
dopo le sparate di ieri su presunti depistaggi
dell'inchiesta, orchestrati con l'amichevole
partecipazione della Guardia di Finanza. "Martini e la
"botta": "Solo una chiacchiera che girava in
Parlamento". E in fondo al pezzo del Corriere la mitica
smentita di Piazzale Montegrappa: "Mai promosso o
auspicato alcuna azione di boicottaggio o depistaggio"
(p. 25). A quando un comunicato ufficiale per dire: "Non
c'ingroppiamo minorenni"?
Su
Repubblica, sapiente spiegazione del borgognante
Borgogni, il direttore delle relazioni millesimate di
Finmeccanica: "Ricordo la telefonata, ma mi limitai ad
ascoltare". Però il problema è serio, perché ieri i pm
hanno di nuovo interrogato il "consulente" Lorenzo Cola.
Che parla, parla, parla e ormai va a botte di verbali da
9 ore l'uno. Legge l'elenco del telefono?
Intanto, sulla Stampa, il grande Guido Ruotolo azzanna
in un colpo solo Finmeccanica e Polizia: "Gli affari di
Finmeccanica. Appalti e fatture, Viminale nel mirino. La
procura di Napoli: prove sul vicecapo della Polizia e
sul prefetto dell'Aquila. Dieci persone coinvolte" (p.
10). Botta tremenda, a parte la foto dei coniugi più
armati d'Europa, ai gangli dell'asse Letta-De Gennaro.
Tremendino Tremonti tace e gode in silenzio. I caramba,
pure. La Buoncostume del commissario Davanzoni osserva
con cautela.
E
visto che fottere è sempre meglio che criticare,
"Critiche al premier, Genchi a un passo dall'espulsione
dalla Polizia" (Cetriolo, p.1). Manganelli per il
silenzio. 02-12-2010]
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ENAV: PROCURA ROMA, NESSUN BOICOTAGGIO INCHIESTA...
(Adnkronos) - "Su diversi quotidiani
nazionali sono state pubblicate ricostruzioni
giornalistiche delle modalita' di svolgimento delle
indagini nei confronti del presidente dell'Enav e di
altri indagati. In tale ricostruzione si fa in vario
modo riferimento a tentativi di 'boicattere l'inchiesta'
o di 'fermare' i pubblici ministeri inquirenti e si
attribuiscono a magistrati della Procura della
Repubblica di Roma e a corpi di polizia particolari
ruoli e comportamenti nella conduzione delle
investigazioni in corso. Come dirigente dell'ufficio
avverto la necessita' di intervenire, nel piu' assoluto
rispetto del segreto delle indagini preliminari, per
fornire chiarimenti su 'rappresentazioni' delle indagini
che rischiano di incidere negativamente sulla loro
conduzione oltre che sull'immagine dell'ufficio e dei
corpi di polizia che con esso collaborano". Lo
sottolinea il procuratore capo di Roma Giovanni Ferrara
in una nota diffusa oggi.
18. ENAV: FINMECCANICA, MAI PROMOSSO BOICOTTAGGIO E
DEPISTAGGIO INDAGINI...
(Adnkronos)- Finmeccanica non ha mai
promosso o auspicato alcuna azione volta boicottare e
depistare le indagini relative agli appalti Enav. E'
quanto precisa il gruppo in relazione a notizie
riportate oggi da alcuni organi di informazione italiani
in cui si descrive un'ipotetica azione di
'boicottaggio', 'depistaggio' o, in ogni caso, di
'interferenze per depotenziare le indagini'. 'La lettera
di rettifica dell'Avv. Renato Borzone, difensore del
dott. Lorenzo Borgogni, Direttore delle Relazioni
Esterne del Gruppo, evidenzia- si sottolinea nella nota-
il ruolo passivo dello stesso dott. Borgogni come
semplice ascoltatore nelle conversazioni intercettate'.01-12-2010]
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FINMECCANICA: E DOPO I SERVIZI DEVIATI, LA GDF
DEVIANTE...
"Così hanno tentato di boicottare l'inchiesta
Finmeccanica". I sospetti dei pm di Roma su alcuni
indagati. La telefonata: "Una botta e tutto si chiuderà"
(Corriere, p. 9). Il Ros dei caramba, all'inizio
dell'estate, intercetta una telefonata tra il presidente
Enav Luigi Martini e il caporione delle famose relazioni
esterne ed istituzionali di Finmeccanica, Lorenzo
Borgogni (entrambi indagati). Il primo dice al
millesimato Borgogni: "Stai tranquillo perché ora a
Capaldo arriva una botta della Finanza che gli farà
perdere l'inchiesta".
Casualmente, due mesi dopo, la Gdf di Roma consegna a un
altro pm della capitale un fascicolo partito da un
provvidenziale "anonimo" che ipotizza un reato più
grave: la corruzione. Si fa sempre così, quando si vuole
spostare un'inchiesta. Per fortuna i magistrati si
parlano e il Ros intercetta.
Bella domanda di Carlo Bonini su Ri-pubblica: "I vertici
di Enav e Finmeccanica sanno come nascono l'anonimo
della Guardia di Finanza e la "botta" a Capaldo? Sono
forse stati della partita?" (p. 21).
Gran buco della Stampa di Torino, città dove
Guarguaglini e Lady Grossi hanno parecchi dipendenti e
hanno appena inscenato una strombazzatissima
"convention". Alla Busiarda erano troppo occupati a
festeggiare l'approvazione della sedicente "Riforma
Gelmini" (strillo in prima: "Università, sì della
Camera"). Buco finmeccanico anche per Giornale e
Cetriolo Quotidiano. Che però ha un bello scoop di
Antonio Massari sui maneggi per fermare il pm Woodcook e
calunniarlo (p.1).
FINMECCANICA: E DOPO I SERVIZI DEVIATI, LA GDF DEVIANTE!
- Il Ros dei caramba, all’inizio dell’estate, intercetta
una telefonata tra il presidente Enav Luigi Martini e il
caporione delle famose relazioni esterne ed
istituzionali di guarguaglini, Lorenzo Borgogni
(entrambi indagati): “Stai tranquillo perché ora a
Capaldo arriva una botta della Finanza che gli farà
perdere l’inchiesta” - Casualmente, due mesi dopo, la
Gdf di Roma consegna a un altro pm della capitale un
fascicolo “anonimo” che ipotizza un reato più grave: la
corruzione. Si fa sempre così, quando si vuole spostare
un’inchiesta. Per fortuna i magistrati si parlano e il
Ros intercetta...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Nelle scorse settimane alcuni indagati avrebbero cercato
di fermare l'inchiesta su Finmeccanica. Il tentativo,
smascherato da intercettazioni telefoniche, è adesso al
centro di un'indagine avviata dalla Procura di Perugia.
E ha per protagonisti gli stessi alti funzionari che i
magistrati romani accusano di aver creato una
contabilità occulta attraverso fatture false e appalti
gonfiati per pagare tangenti a manager e politici.
Spiccano i nomi del presidente dell'Enav Luigi Martini e
del capo delle relazioni esterne della holding Lorenzo
Borgogni, che i magistrati romani accusano di essere uno
dei terminali del sistema di corruzione. Ieri è stato
interrogato per oltre due ore e nei prossimi giorni
dovrebbe essere convocato lo stesso Martini. Ma prima
era già stato ascoltato come parte lesa il procuratore
aggiunto della capitale Giancarlo Capaldo, il titolare
del fascicolo.
«ARRIVA LA BOTTA» - Il caso nasce la scorsa estate. Gli
accertamenti sull'affare Digint e sull'esistenza di
«fondi neri» sono in una fase cruciale con Capaldo e i
carabinieri del Ros che hanno rintracciato svariati
conti esteri e molti milioni di euro riconducibili a
consulenti e funzionari che hanno effettuato
l'operazione di compravendita della società e stanno
effettuando rogatorie in Medio Oriente e in altri
paradisi fiscali. I vertici di Finmeccanica sono
evidentemente in agitazione. Viene captata una
telefonata tra Martini e Borgogni che commentano gli
ultimi sviluppi.
«Stai tranquillo - afferma il primo - perché ora arriva
una "botta" della finanza che gli farà perdere
l'inchiesta». Capaldo capisce che è lui l'obiettivo, ma
inizialmente si decide di non dare un peso specifico
alla conversazione che potrebbe anche essere una
millanteria. Si vigila comunque su eventuali
interferenze che potrebbero essere messe in atto per
depotenziare le indagini o addirittura per far cambiare
mano al fascicolo.
Nulla accade fino agli inizi di ottobre scorso, quando
il nucleo di polizia tributaria della capitale trasmette
ai magistrati una informativa sugli affari di Enav e sui
sospetti che riguardano un giro di false fatture. Il
capo dell'ufficio delega il pubblico ministero Paolo
Ielo che dispone nuove verifiche. Procede ipotizzando il
reato di corruzione nei confronti dei vertici dell'Ente
e quando il quadro delle presunte responsabilità appare
delineato informa i capi dell'ufficio che intende
eseguire perquisizioni negli uffici e nelle abitazioni
degli indagati.
SI
CERCA LA «TALPA» - In quel momento la trama dei sospetti
viene così svelata, Ielo viene informato dell'esistenza
dell'intercettazione tra Martini e Borgogni. Si valuta
la possibilità che la «botta» di cui parlavano sia
proprio quell'informativa consegnata dai finanzieri. Si
cerca di capire chi possa aver informato i due manager
che effettivamente la Guardia di finanza avesse avviato
verifiche sull'Enav. Si scopre così che lo spunto per
gli investigatori del nucleo di polizia tributaria è
stato fornito da una denuncia su irregolarità fiscali
che però è arrivata in forma anonima.
Agli inizi della scorsa settimana l'accordo tra
magistrati è raggiunto. Il fascicolo su Finmeccanica -
che intanto si è arricchito grazie alla scelta di
collaborare presa da Lorenzo Cola, il consulente del
presidente Pier Francesco Guarguaglini, e dal suo
commercialista Marco Iannilli - e quello su Enav
rimangono separati. Ma i titolari delle indagini avranno
una delega comune e lavoreranno insieme.
I
magistrati sono convinti che questa soluzione servirà a
proteggere entrambe le inchieste da possibili fughe di
notizie che possano agevolare gli indagati, almeno sino
a che non sarà individuata la «talpa» che ha informato
Martini dell'iniziativa delle Fiamme Gialle e che,
questo è il timore, avrebbe potuto continuare a passare
informazioni.
E
così venerdì scorso - quando scattano le perquisizioni
nelle sedi di Selex Sistemi Integrati e di Enav, negli
uffici delle società che hanno ottenuto gli appalti e i
subappalti, nelle abitazioni dei vertici aziendali - si
decide di trasmettere copia dell'intercettazione alla
Procura di Perugia, competente a indagare sui magistrati
della capitale sia quando sono indagati sia quando sono
parte lesa. E adesso spetterà proprio agli inquirenti
umbri individuare la fonte che ha cercato di fermare
l'attività di Capaldo, o quantomeno di conoscere il
contenuto del suo fascicolo.
COLA INDICA I «PAGATORI» - Non è un mistero che
l'indagine sia ormai entrata in una fase estremamente
delicata. Nei provvedimenti di perquisizione e sequestro
eseguiti la scorsa settimana - notificati
all'amministratore di Selex Marina Grossi e di quello di
Enav Guido Pugliesi per corruzione e frode fiscale, al
presidente dell'Ente di assistenza al volo Luigi
Martini, al suo predecessore Bruno Nieddu, al componente
del consiglio di amministrazione dello stesso Ente
Ilario Floresta, al capo delle relazioni esterne di
Finmeccanica Lorenzo Borgogni, ai dirigenti di Selex
Letizia Colucci e Manlio Fiore, all'ex amministratore di
Techno Sky Paolo Prudente, oltre a numerosi imprenditori
- è ben spiegato il meccanismo che consentiva di creare
i «fondi neri».
Enav passava gli appalti a Selex, che a sua volta
individuava le ditte per i subappalti. La maggior parte
venivano affidati a Techno Sky, a sua volta controllata
da Enav. Gli altri finivano a pochi privilegiati scelti
a trattativa privata che così ricevevano un fiume di
denaro. È stato Cola a raccontarlo, ma ha aggiunto altri
preziosi dettagli.
E
così le sue rivelazioni sono state così descritte nel
decreto firmato dai pubblici ministeri: «Risulta che per
un verso Paolo Prudente pagava gli amministratori Enav
per l'assegnazione dei lavori a Selex, per altro verso
l'esistenza di un concorso di Lorenzo Borgogni, con
società che a lui si riferivano (Renco, Auxilium, Simav
- sistemi integrati, Aicon e Corus) nell'emissione di
fatture sovradimensionate nei confronti di Selex». Cola
assegna a Borgogni una posizione chiave e afferma che
ottenne come ricompensa almeno 300 mila euro in
contanti, oltre alle commesse per le sue aziende. Oggi è
previsto un nuovo interrogatorio del consulente.
01-12-2010]
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STRATEGIE DIFENSIVE - L’AVVOCATO DI GUARGUAGLINI E DELLA
MOGLIE MARINA GROSSI È VITTORIO VIRGA, GIÀ DIFENSORE DI
PAOLO BERLUSCONI, PREVITI, FOSCALE E CONFALONIERI - È
caduta la prima testa. Uno degli indagati, Antonio
Iozzino, non è più presidente di Techno Sky Srl,
posseduta al 100% dall’Enav, la società pubblica che
controlla il traffico aereo - NUOVO INTERROGATORIO PER
COLA E ROGATORIA SUI CONTI…
1
- BUFERA SULL'ENAV: LASCIA IL PRESIDENTE TECHNO SKY
Gianni Dragoni per "Il
Sole 24 Ore"
È
caduta la prima testa in seguito alle indagini
giudiziarie su Enav e Finmeccanica con le accuse di
tangenti, corruzione, frode fiscale. Uno degli indagati,
Antonio Iozzino, non è più presidente di Techno Sky Srl,
posseduta al 100% dall'Enav, la società pubblica che
controlla il traffico aereo.
Iozzino, 65 anni, è cessato dalla carica il 17 novembre.
Un'uscita in sordina, poco prima che - il 25 novembre -
l'indagine della Procura di Roma facesse il botto, con
una raffica di avvisi di garanzia, in particolare per
l'amministratore delegato Enav Guido Pugliesi insieme al
presidente Luigi Martini, nonché due figure di rilievo
di Finmeccanica, l'a.d. di Selex Si Marina Grossi e il
direttore relazioni esterne del gruppo, Lorenzo
Borgogni. L'ingegner Grossi è la moglie del numero uno
di Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, non
indagato, Borgogni è il suo braccio destro.
Techno Sky è stata costituita dall'Enav quando a fine
2006 ha comprato le attività di manutenzione radar da
Vitrociset. Iozzino, già direttore generale di
Vitrociset, passò all'Enav come a.d. di Techno Sky. Il
19 giugno scorso l'Enav gli aveva revocato le deleghe
dopo aver rilevato «irregolarità gestionali e
procedurali», lasciandolo però nel cda come presidente.
Adesso è fuori dal cda, ridotto a due componenti, l'a.d.
Massimo Garbini e Antonio Serafini.
Marina Grossi è difesa dall'avvocato Vittorio Virga di
Roma. Lo stesso penalista scelto da Guarguaglini da
alcuni mesi di fronte alle indiscrezioni sulle indagini.
Virga è conosciuto tra l'altro per aver difeso da varie
accuse di corruzione Paolo Berlusconi, fratello del
premier. Ha inoltre difeso l'ex dirigente Fininvest
Giancarlo Foscale (cugino di Silvio Berlusconi) nel
processo All Iberian, è l'avvocato del presidente di
Mediaset Fedele Confalonieri nei processi sulla
compravendita di diritti tv e Hdc-Crespi.
Virga è stato il difensore di Cesare Previti nel
processo a Brescia in cui l'ex ministro del primo
governo Berlusconi - poi condannato per corruzione - era
accusato del complotto per far allontanare dal pool di
Mani pulite Antonio Di Pietro. Il quale chiede «che i
vertici di Finmeccanica si dimettano immediatamente».
Guarguaglini ieri ha partecipato alla convention dei
circa 2.000 dirigenti del gruppo a Torino, presenti la
moglie e Borgogni. Ha parlato per 40 minuti,
un'introduzione sui guai giudiziari rigettando le accuse
e dicendo di avere «piena fiducia nella magistratura»,
poi un'analisi dei budget della difesa nel mondo, in cui
ravvisa un potenziale di crescita per il gruppo nei
paesi emergenti.
Il
sottosegretario Guido Crosetto ha detto che «nessuno
contesta l'attività giudiziaria, ma quando serve solo
per indebolire un'azienda e non a perseguire la verità,
qualche dubbio viene sul fatto che sia utile per
l'Italia o meno».
Ospite alla convention John Podesta, ex capo di
gabinetto del presidente Usa Bill Clinton ed ex
coordinatore del Transition team di Barack Obama, in un
dibattito - moderato da Francesco Giorgino del Tg1 - con
Robin Niblett, direttore di Chatham House, istituto
inglese di affari internazionali.
2 - NUOVO INTERROGATORIO PER COLA E ROGATORIA
SUI CONTI...
Da "Il
Sole 24 Ore"
Saranno presto convocati dalla procura di Roma per
essere interrogati gli indagati dell'inchiesta sulle
sovrafatturazioni legate agli appalti dell'Enav negli
aeroporti italiani. I magistrati stanno ultimando
l'esame dei documenti sequestrati la scorsa settimana
nelle sedi dell'Enav, di Selex Sistemi Integrati (gruppo
Finmeccanica) e di altre sette società che hanno
ricevuto lavori in subappalto negli scali. In settimana
sarà di nuovo interrogato Lorenzo Cola, l'ex consulente
esterno di Finmeccanica le cui dichiarazioni, insieme a
quelle del commercialista Marco Iannilli, hanno portato
alle perquisizioni di venerdì scorso.
Proprio Cola, negli ultimi verbali di interrogatorio, ha
spiegato che «il meccanismo delle sovrafatturazioni era
consolidato da tempo e serviva per creare fondi neri dai
quali si attingevano soldi per manager e politici». Al
fine di accertare l'eventuale pagamento di tangenti, i
magistrati si preparano a inviare una serie di rogatorie
all'estero, di cui una in Svizzera. Fonti investigative
qualificate ribadiscono che, allo stato, tra gli
indagati non figurano politici.
[30-11-2010]
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GROSSI (MARINA) GUAI A FINMECCANICA - ECCO COME LADY
GUARGUAGLINI È DIVENTATA LA SIGNORA DEGLI APPALTI - PER
I PM LA SUA SELEX “EREDITA” NEL RAPPORTO CON ENAV IL
MECCANISMO DELLE SOVRAFATTURAZIONI. LA "SIGNORA" NON
DEVE FARE ALTRO CHE RENDERSENE GARANTE, LASCIANDO CHE
COLA E BORGOGNI, LE APPENDICI DEL MARITO, SPICCINO IL
LAVORO SPORCO - LINDA LANZILLOTTA, EX CDA ENAV: “MI RESI
CONTO CHE NON SOLO ENAV DIPENDEVA DA FINMECCANICA PER LA
TECNOLOGIA, MA CHE LA TECNOLOGIA SI PORTAVA DIETRO, DEL
TUTTO INOPINATAMENTE, IL MATTONE
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Ora che la tempesta è cominciata, e i guai del Gruppo
hanno la faccia di Marina Grossi e della sua "Selex
Sistemi integrati", di cui è amministratore delegato, in
Finmeccanica le lingue si fanno biforcute, le fronde
prendono coraggio. «La Signora» - così la chiamano in
piazza Monte Grappa - conosce la nemesi dell´agiografia
che si fa maldicenza, del sussiego che si fa
irriverenza. Forse perché, qualcuno immagina che buttare
a mare lei possa significare tenere in sella lui, il
Presidente e marito Pierfrancesco Guarguaglini.
La
storia della torinese d´acciaio che giovanissima si
imbarca come ingegnere elettronico, che scala le
gerarchie aziendali prima di diventare la moglie del
Capo, le sue interviste celebrative di una vita di
«eccellenza professionale» prima nel "Mbda", poi alle
Officine Galileo, quindi all´Alenia Marconi System (poi
"Selex"), diventano improvvisamente indizi del loro
contrario.
E
questo con un occhio agli atti dell´inchiesta della
Procura di Roma, che tratteggia la "Signora" tutt´altro
che indipendente nelle sue scelte, stretta come è tra
Lorenzo Cola, il "consulente" che non deve bussare alla
porta di Guarguaglini e che con lui comunica con un
«telefono cellulare dedicato», e Lorenzo Borgogni, il
capo delle Relazioni esterne di Finmeccanica che di
Guarguaglini è da sempre l´alter ego. Quasi ne fosse
sotto tutela.
Comunque obbediente alle loro indicazioni che fanno di
"Selex" il perno del Sistema di corruzione degli appalti
Enav. E dunque: fin dove poteva arrivare davvero
l´autonomia della "Signora"? E dove, al contrario,
diventava cruciale il peso dei "consigliori" del marito?
Se
si deve stare a ciò che Cola racconta ai pubblici
ministeri nei suoi ultimi interrogatori affrontati nel
carcere di Rebibbia, la Grossi e la sua "Selex"
«ereditano» nel rapporto con Enav un Sistema che li
precede. «Il meccanismo delle sovrafatturazioni - dice
Cola - era consolidato da tempo e serviva per creare
fondi neri dai quali si attingevano soldi per manager e
politici».
Dunque, la "Signora" non deve fare altro che rendersene
garante, lasciando che Cola e Borgogni, le appendici del
marito, spiccino il lavoro sporco. Forse Cola dice la
verità. Forse, e più probabilmente, la aggiusta a suo
uso.
È
sufficiente ascoltare Linda Lanzillotta, già ministro
del secondo governo Prodi, oggi senatrice dell´Api e
soprattutto consigliere di amministrazione dell´Enav,
"in quota opposizione", dal 2003 al 2006, primo governo
Berlusconi.
Di
quegli anni, ha un ricordo ancora nitido. A cominciare,
dice, da «ciò che rapidamente mi fu chiaro».
«Finmeccanica, attraverso Alenia Spazio e Alenia Marconi
aveva predisposto per Enav il software per il controllo
del traffico aereo. Con una peculiarità, che già da sola
mi appariva incredibile. Enav di quel software non era
diventato proprietario. Pagava cifre colossali di
affitto e manutenzione».
C´è di più. Ricorda ancora la Lanzillotta: «Presto mi
resi conto che non solo Enav dipendeva da Finmeccanica
per la tecnologia, ma che la tecnologia si portava
dietro, del tutto inopinatamente, il mattone. Mi spiego.
Se c´erano da assegnare appalti edili negli aeroporti,
ecco che veniva regolarmente scelta una società
segnalata dal gruppo Finmeccanica. Come se per quella
azienda l´esclusiva su un software dovesse significare
anche quella sulla ristrutturazione di qualsiasi altro
manufatto aeroportuale, come i bagni della torre di
controllo di Malpensa. Se poi qualcuno, come la
sottoscritta, insisteva nel mettersi di traverso, il
problema veniva risolto con la segretezza degli
affidamenti. Insomma, Enav procedeva a un´arbitraria
attrazione delle opere edili nella segretezza
normalmente assicurata alla fornitura delle tecnologie».
I
ricordi della Lanzillotta consentono di correggere in
parte le parole di Cola e di ridare una qualche
centralità alla Signora e alla sua Selex. Autorizzano a
pensare che Marina Grossi non erediti il Sistema, ma
contribuisca a tenerlo a battesimo. Il 2003, infatti,
anno in cui la Lanzillotta mette piede per la prima
volta nel cda di Enav e del Sistema avvista, solitaria e
inascoltata, l´architettura, è anche l´anno in cui i
protagonisti principali di questo affaire guadagnano
contemporaneamente il proscenio.
In quel 2003, infatti, Guarguaglini è da nemmeno un anno
stato nominato al vertice di Finmeccanica, Marina
Grossi, che è in Alenia, ne diventa la moglie, Guido
Pugliesi è diventato amministratore delegato di Enav.
Cominciano le fortune di Lorenzo Borgogni e Lorenzo
Cola. Una coincidenza? 29-11-2010]
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- L'EX AD FABIANO FABIANI VA IN SOCCORSO DI GUARGUAGLINI
PER SALVARE SE STESSO
C'era un sole bellissimo questa mattina a Torino quando
il comandante supremo di Finmeccanica, Piefrancesco
Guarguaglini, e la moglie Marina Grossi hanno
attraversato la città per raggiungere l'aeroporto di
Caselle dal quale si vedono le Alpi.
Qui, in un grande capannone di Alenia dove un tempo si
costruivano i piccoli aerei di Fiat Avio, sono entrati
centinaia di manager per la Convention del Gruppo che si
svolge ogni anno in questo periodo.
L'edizione precedente si è svolta nei container della
Fiera di Roma con un allestimento faraonico e aveva per
titolo "A New Mindset" (Innovare la mente per costruire
il futuro), e il futuro è entrato anche nella riunione
di oggi che il Guargua ha chiamato "Facing the Future"
per insistere sul concetto della sfida al "mondo che
cambia".
Dopo aver ascoltato fino a tarda notte nella camera del
grande albergo di via Roma le notizie sulla tempesta di
WikiLeaks, i coniugi Guarguaglini hanno preso sonno in
letti separati convinti che tra le migliaia di files
vomitati da quel farabuttone di Julian Assange, non vi
sia nulla che riguarda gli elicotteri della Casa Bianca
e l'acquisto dell'americana Drs. E anche i business con
Putin del Cavaliere "fisicamente e politicamente debole"
per i party notturni, sembrano indirizzati piuttosto
alla questione energetica che tocca l'Eni e non
Finmeccanica.
A
questo punto si può immaginare che davanti allo stato
maggiore dell'azienda riunito nel capannone di Torino e
lontano dagli occhi dei giornalisti, il manager di
Castagneto Carducci abbia fatto un discorso pieno di
orgoglio per i numeri raggiunti dal Gruppo durante la
sua gestione. Ad ascoltarlo in prima fila c'erano il
barbuto Giorgio Zappa, il direttore finanziario Pansa
(candidato alla poltrona di amministratore delegato) e
Marina Grossi, la "czarina" sulla quale si è abbattuta
la tempesta.
Solo nel pomeriggio si potrà sapere se il Guargua avrà
sentito il bisogno di citare le parole pronunciate da
Giorgio Napolitano quando il 23 novembre dell'anno
scorso visitò sulla Tiburtina Selex Sistemi Informatici,
l'azienda dove Lorenzo Cola si muoveva da padrone di
casa. Resta il fatto che le rivelazioni di ieri sera del
maledetto sito sono (per adesso) una mano provvidenziale
che caccia via dalle prime pagine gli intrecci della
bionda "czarina" con altre aziende e con i partiti.
Un
asset del tutto inaspettato è arrivato ieri al Guargua
da Fabiano Fabiani, l'Etrusco 80enne di Tarquinia che è
arrivato in Finmeccanica nell'81 per guidarla fino al
'97. Fabiani è uno dei pochi insieme a Franco Viezzoli
che conosce vita, morte e miracoli di quella
Finmeccanica che con l'aiuto di Romano Prodi riuscì a
equilibrare tra le attività civili e la produzione di
armi. "Per me la Rai è stata la moglie - dice l'Etrusco
- e Finmeccanica l'amante, l'esperienza più bella perché
lì si produceva, si facevano i fatti".
Sono parole di un uomo pragmatico e realista che ha
saputo navigare su un'infinità di poltrone fino a quando
non è andato a sbattere contro Bettino Craxi che per
supponenza e alterigia lo considerava un suo pari. Il
realismo entra a gonfie vele nell'intervista di ieri
perché, dopo aver difeso a spada tratta Guarguaglini,
l'Etrusco di Tarquinia dice una verità che solo
l'ipocrisia non considera scontata: "il mercato
dell'industria militare non è un mercato vero,
semplicemente perché i mercati li fanno i governi, non
sono le imprese come Finmeccanica a fare politica
internazionale".
E
lui ne sa qualcosa quando ricorda le missioni di
Andreatta in Estremo Oriente e la stagione delle grandi
acquisizioni europee negli anni '80 e '90 dove le lotte
con i concorrenti francesi e americani sono state
feroci. Anche allora si gridò al complotto
internazionale e alla memoria (non di Fabiani, né della
giornalista Antonella Rampino) ritornano le vicende
giudiziarie che colpirono l'Etrusco e Finmeccanica nel
'93 quando la Guardia di Finanza e i magistrati guidati
dal sostituto procuratore di Roma, Giorgio Castellucci,
chiesero il rinvio a giudizio di Fabiani e di 14
consulenti di Finmeccanica per falso di bilancio e di
fatturazioni.
A
quell'epoca il boiardo democristiano dovette respingere
le accuse di aver comprato alcune società in America
(Bailey Controls, Dee Howard) a prezzi esagerati.
Accanto a lui c'erano personaggi come Fausto Cereti,
Enrico Gimelli, Bruno Musso, Enrico Albareto, Bruno
Steve (direttore generale), mentre i rapporti con
Washington li teneva il fedele Battista. Quelle accuse
finirono in nulla e il polverone servì soltanto a
rendere ancora più cinico l'uomo che aveva legato il suo
nome alla Rai di Ettore Bernabei.
Adesso il copione sembra ripetersi, ma il messaggio
pragmatico di Fabiani è di stare con i piedi per terra.
Al Guargua che l'Etrusco stima come un "bravo
dirigente", fa capire che prima di gridare al complotto
internazionale, deve chiamare in causa i governi che lo
hanno pilotato e guardare al futuro tenendo d'occhio
soprattutto le "manine" italiane che da oltre sei mesi
stanno cercando di fotterlo.
29-11-2010]
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LA
RIVINCITA DI TREMONTI. AL GUARGUA RESTA SOLO GIANNI
LETTA. IL MANAGER DIFFICILMENTE SARÀ RICONFERMATO (IN
BALLO PANSA, SCARONI, CATTANEO, BERNABè) - TREMENDINO
NON HA MAI GRADITO LA “COSTOSA” OPERAZIONE DRS - DA
TELECOM SERBIA ALL’AFFARE MITROKHIN, ED ORA
FINMECCANICA-COLA, COME MAI SBUCA SEMPRE IL NOME
DELL’ammiraglio Giuseppe Grignolo, ex alto dirigente
Sismi
1- LA RIVINCITA DI TREMONTI. AL GUARGUA RESTA
SOLO GIANNI LETTA. IL MANAGER DIFFICILMENTE SARÀ
RICONFERMATO. TREMENDINO NON HA MAI GRADITO LA "COSTOSA"
OPERAZIONE DRS.
Gianmaria Pica per
il Riformista
Il
mandato di Pier Francesco Guarguaglini, presidente e
amministratore delegato di Finmeccanica, scadrà il
prossimo aprile con l'approvazione del bilancio 2010, ma
- dicono fonti molto vicine a Palazzo Chigi -
difficilmente sarà confermato.
Quello di oggi, infatti, è un Guarguaglini molto
"debole". Da otto anni alla guida di Finmeccanica e
adesso potrebbe anche farsi da parte. In una recente
intervista a Repubblica, lo stesso Guarguaglini si è
detto disponibile a partecipare al ricambio dei vertici
della società. Una settimana fa, un articolo del
Corriere della Sera - con cui è stato fatto il punto
delle inchieste sugli appalti della pubblica
amministrazione - è stato correlato con una foto in
primo piano di Guarguaglini che, tra l'altro, non
risulta iscritto nel registro degli indagati.
Domenica scorsa il servizio della trasmissione Report,
sulle indagini giudiziarie intorno al gruppo, ha
lanciato un nuovo affondo sul presidente e ad di
Finmeccanica: sono tutti simboli della fase di fragilità
del manager settantaquattrenne, culminata con il
comunicato diffuso giovedì dalla società che smentisce
«le indiscrezioni in merito a possibili dimissioni di
Pier Francesco Guarguaglini».
Come unico e grande sostenitore che lo vorrebbe ancora
alla guida di Finmeccanica - oltre all'amico e
conterraneo, il ministro Altero Matteoli che, però, non
ha potere sulle nomine governative - è rimasto il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni
Letta. Negli ultimi tre giorni Guarguaglini ha fatto
visita a Letta a Palazzo Chigi due volte. E il
sottosegretario, da quanto si apprende, gli avrebbe
ribadito la sua totale fiducia.
Già nella primavera 2010, quando si iniziava a studiare
il toto-nomine per lo spoil system berlusconiano, Letta
disse che per quanto lo riguardava, «Guarguaglini
andrebbe confermato di sicuro, ma non dipende solo da
me». Il riferimento è chiaro: l'altro protagonista della
partita Guarguaglini-Finmeccanica è il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti, azionista di maggioranza
della società con circa il 30 per cento delle quote. Per
il momento il ministro è rimasto in silenzio.
Qualcuno dice che Tremonti non avrebbe mai digerito il
modo con cui Guarguaglini avrebbe condotto l'operazione
di acquisizione di Drs, l'azienda Usa leader nel settore
dei servizi e dei prodotti elettronici per la difesa.
Drs è costata alla semi-pubblica Finmeccanica 5,2
miliardi di dollari e il numero uno di via XX Settembre
- alle prese con la tenuta dei conti dello Stato - si
sarebbe lamentato con i suoi collaboratori della scarsa
informazione, da parte di Guarguaglini, sulla "costosa"
acquisizione di Drs.
Comunque, secondo alcuni osservatori, Guarguaglini non
avrebbe alcuna intenzione di farsi da parte prima della
scadenza naturale del suo mandato, ritenendo di non
avere commesso irregolarità nella gestione degli appalti
Finmeccanica. Su Guarguaglini, Letta ha detto la sua, ma
deve comunque tener conto dell'attuale difficile
situazione - rilanciata anche dai media nazionali - del
manager che si occupa di difesa.
Tremonti, dal canto suo, spingerebbe per portare al
comando di Finmeccanica Alessandro Pansa, condirettore
generale del gruppo e grande esperto degli aspetti
finanziari - strategici per gli interessi del Tesoro -
della società aerospaziale.
Al
momento, circola la voce che a Palazzo Chigi si starebbe
studiando un piano che accontenterebbe sia Letta sia
Tremonti. L'attuale posizione di Guarguaglini verrebbe
scorporata: Guarguaglini rimarrebbe alla guida
dell'azienda di Piazza Monte Grappa come presidente (a
cui andrebbero alcune deleghe), mentre per la carica di
amministratore delegato della società si sta pensando a
una soluzione tutta interna.
Il
più quotato come Ceo è proprio Pansa (spesso lodato
pubblicamente anche da Letta). Se la soluzione interna
non vedesse la luce - cioè se non si riuscisse a trovare
l'accordo tra Letta e Tremonti, o se dall'inchiesta
sugli appalti Finmeccanica risultasse direttamente
coinvolto Guarguaglini - si opterebbe per una scelta più
drastica: amministratore delegato e presidente esterni.
In
questo caso Guarguaglini uscirebbe dal gruppo e al suo
posto potrebbero arrivare manager più vicini al capo del
Tesoro: Paolo Scaroni, oggi numero uno dell'Eni; oppure
Flavio Cattaneo, ad di Terna (molto vicino anche alla
Lega, partito con cui Tremonti ama dialogare). Per la
presidenza negli ultimi mesi è spuntato anche il nome di
Franco Bernabè - secondo qualcuno, ultimamente in buona
con Tremonti - oltre a quello di Massimo Sarmi, ad di
Poste Italiane, ma considerato troppo vicino al partito
finiano Futuro e libertà.
2-
GRIGNOLO CHI? DA REPORT
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Enav, via Alenia, appaltava alla SVE opere civili, e
cioè la parte in muratura delle torri di controllo e le
basi in cemento dei radar aeroportuali. Sono trascorsi
due anni, siamo nel 2003. Bernardo Barra ha lasciato
Lorenzo Cola e si è messo a fare consulenze per alcune
imprese, tra cui la SVE. E incontra il presidente di
Enav, Bruno Nieddu, per perorare la causa di SVE che
continua a non avere contratti.
BERNARDO BARRA - IMPRENDITORE
Nieddu disse che io non sapevo dove c'era l'effettivo
potere, al che aggiunsi subito: "so che i referenti di
Cola sono l'ammiraglio Grignolo del Sismi e il generale
Verdicchio della Guardia di Finanza". Dico: "ma mi
scusi, ma per caso il referente di Cola, in Enav, è
lei?"
Non mi ha risposto più e, rosso di carnagione, diventò
ancora più rosso.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nieddu questo particolare non lo ricorda e non che alla
SVE siano degli stinchi di santi. Il responsabile,
Angelo Capriotti, ha una ventina di avvisi di garanzia.
In alcuni casi è stato prosciolto ma c'è un'indagine
ancora in corso per truffa e false fatturazioni. Per
Alenia, secondo la procura di Roma, avrebbe fatto
fatture per lavori inesistenti, e i soldi sarebbero poi
finiti a
gonfiare fondi neri in una società di Madeira. Proprio
in questa inchiesta la guardia di finanza scopre il
ruolo di Lorenzo Cola e Capriotti ci spiega il perché.
3-
SPIE E SEGRETI
Claudia Passa per http://www.loccidentale.it -
18 Giugno 2007
Un
posto alla Corte dei Conti o al Consiglio di Stato,
insomma un ruolo in seno agli alti consessi in cui nel
nostro Paese si esercita la giustizia amministrativa e
contabile, è un premio o una punizione? E ancora, se un
governo ritiene che un funzionario non sia stato fedele
al suo compito e lo destituisce nel volgere di una
riunione di consiglio dei ministri, è moralmente e
istituzionalmente corretto che decida di destinarlo alla
Corte che giudica sulle spese della pubblica
amministrazione?
Ogni riferimento al caso Visco-Speciale, e al tentativo
di mettere a tacere il generale delle Fiamme gialle
riservandogli una poltrona di lusso a via Baiamonti, è
assolutamente intenzionale. Ma l'interrogativo non è
nuovo, e non nasce né con Vincenzo Visco, né con Roberto
Speciale. E neppure con Nicolò Pollari, ex direttore del
Sismi, cui è toccata più o meno la stessa sorte a
seguito dell'inchiesta milanese per la sparizione di un
imam all'epoca indagato per terrorismo internazionale.
Senza perdersi nella notte dei tempi, gli strani
percorsi che nel nostro Paese hanno portato alti
ufficiali del nostro apparato militare e d'intelligence
nei ranghi della magistratura amministrativo-contabile
conducono la memoria alle vicende biografiche di due ex
direttori di Forte Braschi, il generale Sergio Siracusa
e l'ammiraglio Gianfranco Battelli.
Un
soldato e un marinaio, diversi per carattere e per
provenienza, uniti dal fatto d'esser stati entrambi
formalmente accusati dal Parlamento italiano d'aver
omesso, sotto i governi Dini Prodi e D'Alema, l'attività
di controspionaggio quando da Londra gli 007 di Sua
Maestà recapitarono ai colleghi italiani quell'atomica
politico-spionistica meglio nota come dossier Mitrokhin.
Ad
accendere i riflettori sui percorsi professionali
d'entrambi fu per primo un altro ammiraglio, al secolo
Giuseppe Grignolo, ex alto dirigente della nostra
intelligence militare, ex fedelissimo e addirittura
testimone di nozze di Battelli finché l'esplosione del
caso Mitrokhin e l'esigenza di difendersi dalla bufera
in arrivo non l'hanno trasformato in testimone d'accusa.
Grignolo, vecchio "lupo di mare", aveva dato ad
intendere in sede di Commissione d'inchiesta che la
(mala) gestione del dossier da parte del Sismi aveva
"soddisfatto" i "referenti" istituzionali dell'epoca,
"tanto è vero che il generale Siracusa...".
Già, il generale Siracusa. Se Battelli, chiamato da
Prodi nel '96 a dirigere l'intelligence militare, dopo
l'avvicendamento con Pollari nell'autunno del 2001 è
finito alla Corte dei Conti, la carriera di Sergio
Siracusa ha quasi dell'incredibile. Lasciato Forte
Braschi, al generale fu riservata la poltrona più
ambita, quella di comandante dell'Arma dei Carabinieri.
Era la seconda volta nella storia d'Italia che un ex
capo dei Servizi segreti finiva a guidare la Benemerita.
Il solo precedente era quello di Giovanni de Lorenzo.
Non solo. A Siracusa - caso questa volta unico - fu
consentito addirittura il posticipo del pensionamento di
ben due anni e il prolungamento dell'incarico in due
mandati.
Come? Attraverso la legge di riordino dell'Arma,
fieramente osteggiata dal Cocer e anche dai sindacati di
Polizia, che raddoppiò da 25 a 50 i generali ai vertici
e allungò i termini di pensionamento. Una riforma
concepita nel '97, discussa con una fretta malcelata,
approvata nel marzo 2000 sotto il governo D'Alema e
pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il primo aprile
dello stesso anno.
Data che, guarda caso, coincideva con il compleanno del
generale Sergio Siracusa e con il raggiungimento, per
lui, del limite d'età oltrepassato il quale - se a
salvarlo non fosse giunta tempestiva la legge di
riordino - avrebbe dovuto andarsene in pensione, invece
di restare al vertice dei Carabinieri, per poi
trasferirsi al Consiglio di Stato.
Sicracusa ha sempre tagliato corto liquidando come
"insinuazioni" l'interpretazione di chi vedeva nella sua
sfolgorante e inusuale carriera una sorta di
"ricompensa" per come il dossier Mitrokhin era stato, o
meglio, non era stato gestito dal controspionaggio
militare. E a sua difesa ha affermato a Palazzo San
Macuto che la legge di riordino dell'Arma che gli aveva
consentito di restare al suo posto anche dopo aver
superato il limite di età era stata "votata dal 90 per
cento del Parlamento". Per evitare di darsi la zappa sui
piedi gli sarebbe bastato consultare i verbali di
Montecitorio: su 454 deputati presenti, i sì erano stati
199 appena. 28-11-2010]
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Che ci faceva ieri l’amministratore di Enav Guido
Pugliesi a palazzo Chigi? Appuntamento con Letta per
protestare contro la coppia Guargaglini-Grossi che lo
indicherebbero a capro espiatorio - APPALTI E COSTI
GONFIATI COSÌ ERA ORGANIZZATA LA FABBRICA DEI FONDI NERI
- Cola: "Per lavorare, me dovevano paga’" - la Selex di
marina grossi "emetteva fatture relative a operazioni
inesistenti per un valore non inferiore a 10 milioni di
euro, per consentire a Enav l’evasione delle imposte
1-
DAGOREPORT
Che ci faceva ieri l'amministratore di Enav Guido
Pugliesi a palazzo Chigi? Appuntamento con Letta per
protestare contro la coppia Guargaglini-Grossi che lo
indicherebbero a capro espiatorio.
2-
APPALTI E COSTI GONFIATI COSÌ ERA ORGANIZZATA LA
FABBRICA DEI FONDI NERI
Fiorenza Sarzanini per il
Corriere della Sera
Appalti moltiplicati per favorire sempre le stesse
società. E così alimentare la contabilità occulta,
spesso trasferita all'estero. Il primo esame della
documentazione sequestrata negli uffici della Selex
sistemi integrati e delle aziende che poi ottenevano i
lavori delinea il meccanismo illecito che sarebbe stato
utilizzato al fine di creare «fondi neri» per versare
tangenti a manager e politici.
Il
meccanismo svelato dal consulente di Finmeccanica
Lorenzo Cola trova riscontro nelle carte portate via da
carabinieri del Ros e finanzieri. Rivelando come sia
stato lo stesso Cola, grazie alle imprese che
controllava attraverso prestanome, ad accaparrarsi la
fetta più grossa. Basti pensare che in appena quattro
anni era riuscito a far lievitare di venti volte i
guadagni.
Le
fatture rivelano anche l'esistenza di consulenze
affidate a società offshore che, dicono i magistrati,
sarebbero servite a veicolare il denaro in Svizzera e in
numerosi paradisi fiscali. Un meccanismo che ha portato
all'iscrizione nel registro degli indagati
dell'amministratore di Selex Marina Grossi e di quello
di Enav Guido Pugliesi per corruzione e frode fiscale,
del presidente dell'Ente di assistenza al volo Luigi
Martini, del suo predecessore Bruno Nieddu, del
componente del consiglio di amministrazione dello stesso
Ente Ilario Floresta, del capo delle relazioni esterne
di Finmeccanica Lorenzo Borgogni, dei dirigenti di Selex
Letizia Colucci e Manlio Fiore, oltre a numerosi
imprenditori.
LA
DOPPIA CORDATA
Le verifiche del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo
e dei sostituti Paolo Ielo e Rodolfo Sabelli ora si
concentrano sui lavori effettuati in numerosi aeroporti
italiani come Palermo, Napoli, Lamezia Terme, ma anche
Malpensa e altri scali. Costruzione delle torri di
controllo, manutenzione dei radar, sistemi di controllo
del vento: Enav passava gli appalti a Selex, che a sua
volta individuava le ditte per i subappalti.
La
maggior parte venivano affidati a Techno Sky, a sua
volta controllata da Enav. Gli altri finivano a pochi
privilegiati scelti a trattativa privata che così
ricevevano un fiume di denaro. L'accusa, confortata
dalle rivelazioni di Cola e del suo commercialista Marco
Iannilli, individua due cordate che di fatto si
spartivano la torta.
La
prima, riconducibile appunto a Cola, comprende la Arc
Trade, la Cogim, la Print Sistem e la Trs. La seconda,
invece, include ditte che i magistrati definiscono
«riferibili ad attività di Lorenzo Borgogni», cioè La
Renco, la Simav sistemi di manutenzione avanzati, la
Chorus services e architecture e la Aicom.
Cola accusa Borgogni di aver preso «almeno 300mila euro
in contanti e altre utilità». Lui stesso ammette di aver
guadagnato svariati milioni per le sue consulenze. Ora
si cercano gli altri beneficiari della politica e
dell'imprenditoria. Intanto sono le cifre a fornire il
volume degli affari.
IL
RECORD DEL 2009
Nel 2004 Enav dà a Selex lavori per 341 milioni di euro.
Le due aziende di Cola, Trs e Print Sistem, si
aggiudicano lavori per 2 milioni e mezzo di euro. L'anno
dopo al vertice di Selex arriva Marina Grossi, la moglie
di Guarguaglini, nominata amministratore delegato, ed
Enav «gira» appalti per 314 milioni. Cola questa volta
fa il salto e alle due ditte che controlla arrivano
subcommesse per 8 milioni e trecentomila euro.
Nel 2006 e nel 2007 gli incassi tornano a essere
modesti. Mentre il 2008 è l'anno dell'ascesa con appalti
Enav che ammontano a 397 milioni di euro e subappalti
che superano i 14 milioni di euro. Il vero boom arriva
nel 2009, esattamente il periodo nel quale, contestano i
pubblici ministeri, Selex «emetteva fatture relative a
operazioni in tutto o in parte inesistenti per un valore
non inferiore a 10 milioni di euro, per consentire a
Enav l'evasione delle imposte dirette o indirette».
Il
dettaglio dei numeri appare eloquente. A bilancio
vengono iscritti appalti concessi da Enav per un totale
di 490 milioni di euro. L'analisi dei subappalti mostra
la divisione della torta: Print Sistem ottiene lavori
per 34 milioni di euro, Techno Sky per 12 milioni e
quattrocentomila. Ma in scena compare anche Arc Trade,
che se ne aggiudica per un valore di otto milioni e
mezzo. A conti fatti, soltanto le società di Cola
gestiscono in quei dodici mesi 43 milioni di euro.
LE
PERCENTUALI DEI MEDIATORI
«Per lavorare, me dovevano paga'», ha detto Cola ai
magistrati riferendosi alle ditte che aveva segnalato.
Non era l'unico. Nell'elenco degli indagati i magistrati
romani hanno inserito anche Paolo Prudente, direttore
generale di Selex fino all'arrivo della Grossi, e
Antonio Iozzini, amministratore delegato di Techno Sky
fino a luglio scorso.
In
realtà il manager fu sostituito, insieme ai componenti
del consiglio di amministrazione, perché accusato dai
vertici di Enav di aver commesso «irregolarità
gestionali e procedurali» che avevano poi determinato
l'avvio di un audit che si è conclusa qualche giorno fa.
In particolare si parla di commesse pagate prima
dell'esecuzione e di costi gonfiati.
Nel provvedimento eseguito due giorni fa che disponeva
perquisizioni e sequestri negli uffici e nelle
abitazioni degli indagati, viene specificata la
necessità di acquisire la documentazione relativa a
«inchieste interne e audit in ordine alla regolarità
dell'assegnazione dei lavori, nonché copia
dell'organigramma e delle relative modifiche dei
dirigenti di Enav e Selex negli ultimi cinque anni, per
la ricostruzione dei singoli procedimenti».
I
magistrati sono infatti convinti che l'esame di quella
documentazione possa fornire elementi utili a
individuare altri beneficiari del sistema. Manager che
avrebbero rivestito il doppio ruolo di committenti e
nello stesso t empo, percettori di mazzette. L'esame
delle carte rivelerà eventuali altri illeciti. Ma la
fibrillazione di queste ore riguarda anche contratti
esteri siglati da Finmeccanica che potrebbero essere
rivelati nei dettagli dal sito Wikileaks.
28-11-2010]
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FINMECCANICA, FINE GIOCHI! - L’ULTIMA? CHI ATTACCA LA COPPIA
GUARGUAGLINI-GROSSI, ATTACCA L’ITALIA! - BERLUSCONI E
FRATTAGLIE FRATTINI PERDONO UN’ALTRA OCCASIONE PER STARE
ZITTI E LA MAGISTRATURA SI INALBERA - GUARDATE SE FINI O
ALE-DANNO CON I LORO AENNINI ANDRINI E MOKBEL IMPEGALATI
NELLO SCANDALO DIGINT SI PERMETTONO LA SFACCIATAGGINE DI
APRIRE BOCCA IN DIFESA DEL GRUPPO DI VIA MONTE GRAPPA
1 - BERLUSCONI, PREOCCUPATO, SPERO INDAGINI PORTINO A NULLA...
Radiocor - 'Sono preoccupato perche'
Finmeccanica e' un asset straordinario, in questi giorni
ha firmato un contratto per un miliardo e mezzo per
forniture alla Federazione russa, mi auguro che queste
indagini portino a nulla, come sono convinto sia, e
comunque considero suicida che il Paese proceda contro
chi costituisce con la propria capacita' operativa la
forza del Paese'. Il presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, risponde cosi' a chi gli chiede se e'
preoccupato per le indagini avviate sul gruppo
industriale se conferma la fiducia al suo presidente e
ad Pier Francesco Guarguaglini.
2 - FRATTINI, ATTACCO A FINMECCANICA E' STRATEGIA CONTRO ITALIA...
Radiocor - 'L'attacco a Finmeccanica,
la diffusione ripetuta di immagini sui rifiuti di Napoli
o sui crolli di Pompei, l'annunciata pubblicazione di
rapporti riservati concernenti la politica degli Stati
Uniti, con possibili ripercussioni negative anche per
l'Italia, impongono fermezza e determinazione per
difendere l'immagine nazionale e la tutela degli
interessi economici e politici del Paese'.
E' quanto si legge nel
comunicato diffuso da Palazzo Chigi al termine della
seduta del Consiglio dei ministri dove 'il ministro
degli Affari esteri, Franco Frattini, ha riferito su
vicende delicate che rappresentano il sintomo di
strategie dirette a colpire l'immagine dell'Italia sulla
scena internazionale'. L'intento di una difesa ferma 'e'
stato unanimemente condiviso dal Consiglio'.
3 - ANM, PREMIER NON ATTACCHI INCHIESTE...
(ANSA) - "E' dovere delle Istituzioni
collaborare con la Magistratura nella difficile azione
di contrasto alla corruzione e non quello di attaccare
le iniziative giudiziarie senza conoscerne motivazioni e
contenuti". Così il segretario della Anm, Giuseppe
Cascini replica alle dichiarazioni del Presidente del
Consiglio sull'inchiesta che riguarda Finmeccanica.
"La corruzione è una
dei mali principali del nostro Paese - aggiunge Cascini
- danneggia l'economia, deprime la concorrenza e
allontana gli investitori stranieri".
4 - BERSANI, TENIAMO ALLA CHIAREZZA...
(ANSA) - "Tutti teniamo a Finmeccanica
e tutti teniamo anche alla chiarezza". Così Pier Luigi
Bersani, a margine del seminario del gruppo del Pd alla
Camera, ha commentato le affermazioni del premier
Berlusconi contro l'inchiesta che vede al centro
Finmeccanica.
5 - DILIBERTO, PREMIER DI GRAVITA' INAUDITA...
(ANSA) - "Quanto affermato da
Berlusconi in merito alle indagini in corso su
Finmeccanica sono di una gravità inaudita e confermano
la pericolosità che alberga nel personaggio. Siamo alla
follia. Un serio presidente del consiglio dovrebbe
chiedere di fare piena e immediata luce sulla vicenda e
non attaccare i magistrati chi indagano. Di questo
passo, altrimenti, il senso di legalità, giustizia e
verità va a farsi benedire per sempre". E' quanto
afferma Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della
Federazione della sinistra.
6- INCHIESTA SUL SISTEMA FINMECCANICA
di Gianluca Di Feo ed Emiliano Fittipaldi per
l'Espresso
Sono cinque le procure che indagano sul colosso italiano
degli armamenti. E l'inchiesta di Trapani sugli appalti
chiama in causa due uomini di punta di Guarguaglini
-
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/sistema-finmeccanica/2128186
26-11-2010]
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Finmeccanica,
fine giochi - Dall’alba finanzieri e carabinieri del Ros
stanno entrati in azione A ROMA perquisendo la sede
dell’Enav, azienda legata al gruppo Finmeccanica - Le
indagini riguardano gli appalti con Selex Sistemi
Integrati, la società in mano a marina grossi - rumors:
la moglie diletta di guarguaglini pronta a dimettersi -
GUARGUA RESISTE: "NON LASCIO IL GRUPPO
1- ATTO
FINALE
Fiorenza Sarzanini per
Corriere.it
Dall'alba finanzieri e
carabinieri del Ros sono entrati in aziende legate al
gruppo Finmeccanica e nella sede dell'Enav di via
Salaria a Roma per acquisire documentazione così come
disposto dalla Procura della Capitale. Le indagini
riguardano gli appalti, in particolare quelli tra Selex
Sistemi Integrati e l'Enav, oltre al controllo dei
bilanci di numerose aziende del gruppo specializzato in
sistemi di difesa. L'inchiesta è coordinata dal
procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e condotta dai
sostituti Rodolfo Sabelli e Paolo Ielo.
2- GUARGUAGLINI RESISTE: «NESSUN FONDO NERO NON LASCIO IL GRUPPO»
L'AD E LA NOTA SULL'INCHIESTA SULL'AZIENDA
Antonella Baccaro per il "Corriere della Sera"
Sarebbero «destituite
di ogni fondamento» le voci di possibili dimissioni
dell'amministratore delegato e presidente di
Finmeccanica, Pier Francesco Guarguaglini, in seguito
alle indagini della Procura di Roma su una presunta
operazione di riciclaggio che ha coinvolto un ex
consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola.
La smentita è stata
dettata ieri dall'azienda con una nota ufficiale, che
faceva seguito a alcune indiscrezioni di stampa, diffusa
alla nove del mattino con l'evidente scopo di arginare
eventuali speculazioni di Borsa. Mossa riuscita: ieri il
titolo ha chiuso con un ribasso dello 0,23%.
Ma la visita di
Guarguaglini ieri sera a Palazzo Chigi, dove è stato
ricevuto dal sottosegretario Gianni Letta, uno dei suoi
principali mentori, ha rinfocolato le voci di un
possibile abbandono prima della scadenza naturale del
mandato, nel l a prossima primavera.
L'incontro con Letta,
durato una ventina di minuti, è stato definito di
«normale routine» da fonti di piazzale Montegrappa.
Qualcuno l'ha legato alla sottoscrizione di un accordo
internazionale. Ma di certo a nessuno sfugge la
delicatezza del momento: le indagini proseguono con gli
interrogatori di Cola e il coinvolgimento anche
dell'Enav (ente di assistenza al volo).
Così non si può non
notare lo strano silenzio dei membri del governo sulla
vicenda. Quando, a giugno scorso, le prime indiscrezioni
su un possibile coinvolgimento di Finmeccanica erano
emerse sui giornali, il titolare degli Esteri, Franco
Frattini, aveva detto al Corriere: «Se ci sono interessi
occulti che vorrebbero destabilizzare i nostri grandi
gruppi industriali, strategici per il Paese, vanno
contrastati».
E ancora: «Forse c'è
anche un attacco agli interessi nazionali, chiunque
abbia in mente qualcosa, di fatto è un nemico giurato
dell'Italia». A luglio la ministra dell'Istruzione
Mariastella Gelmini e il collega della Difesa, Ignazio
La Russa, in visita allo stand di Finmeccanica al Salone
di Farnborough, avevano confermato fiducia al
capoazienda: «Voglio rappresentare la stima del governo
a Guarguaglini - aveva detto la Gelmini - per il grande
lavoro che ha fatto e sta face ndo pe r l'azienda di cui
tutti gli italiani sono orgogliosi».
Ma in queste ore
nessun membro dell'esecutivo ha fatto altrettanto.
Certo, c'è una crisi in atto e molti altri problemi da
risolvere, ma al momento pare che l'unico riferimento di
Guarguaglini sia rimasto Gianni Letta. Certo non si è
sentito il responsabile dell'Economia, Giulio Tremonti,
azionista al 30,2% dell'azienda, che non è stato mai
accreditato tra i sostenitori di Guarguaglini.
Di qui l'impressione
che possa essere iniziata tra i due una trattativa sui
tempi e i modi di un'eventuale uscita anticipata del
manager e sul suo ruolo in azienda. Perché non bisogna
dimenticare che Guarguaglini punta a restarci in qualità
di presidente. Con qualche delega pesante. 26-11-2010
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FINMECCANICA E QUEL GRASSO GROSSI MATRIMONIO...
Dopo la micidiale puntata di Report, Repubblica torna
all'attacco del fortilizio familiare di piazza
Montegrappa: "Finmeccanica, fondi neri. Inchiesta
interna di Enav. Prime conferme su irregolarità negli
appalti. Cola torna a parlare" . In una nota, il gruppo
guidato da Guarguaglini Battaglia e Signora "ribadisce
di non aver mai costituito fondi neri né in Italia né
all'estero" (p. 22). Registriamo con sollievo.
Ma intanto si scatena
anche il Corriere, con la Sarzanini: "Finmeccanica, la
società dei fondi neri". Il superconsulente Cola
interrogato per 6 ore. Sentiti i vertici Enav" (p. 15).
Per la Stampa, invece, sono notizie per addetti ai
lavori e vanno date in economia. Anzi, sono per addetti
al borsino: "Tonfo Finmeccanica. Il titolo scende fino a
-5%. Le smentite del gruppo non convincono il mercato"
(p. 30). Ma smentite a che cosa? Booooh!23-11-2010]
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L’AFFARE
FINMECCANICA S’INGROSSA - L’ENAV QUERELA "REPORT" ED UN
PROPRIO EX DIRIGENTE AZIENDALE PER l’acquisizione nel
dicembre 2006 di Vitrociset Sistemi Srl - INVECE DAL
COMANDANTE GUARGUAGLINI E DALLA ZARINA MARINA GROSSI
ANCORA NESSUNA REAZIONE. MAGARI SONO TROPPO IMPEGNATI A
RISPONDERE A TREMENDINO TREMONTI…
ANSA) -
Enav querela la trasmissione televisiva 'Report' per
l'edizione andata in onda ieri e un proprio ex dirigente
aziendale, "ritenendo totalmente infondate le
ricostruzioni effettuate" sulla base delle sue
dichiarazioni.
Lo rende noto l'ente
nazionale di assistenza al volo in un comunicato in cui
spiega che "tra i vari temi trattati, che saranno tutti
oggetto di azione giudiziaria" sono "totalmente falsi e
gravemente calunniosi e diffamatori dell'immagine
dell'azienda e del suo amministratore delegato i
contenuti sulla presunta stima di 80 milioni per
l'acquisizione nel dicembre 2006 di Vitrociset Sistemi
Srl, oggi Techno Sky Srl".
Infatti, "la
valutazione del prezzo - prosegue l'Enav - è stata
effettuata da tre advisor di livello internazionale che
hanno ritenuto congruo il corrispettivo di 108 milioni.
Tali informazioni erano state peraltro fornite per
iscritto e documentate a Report che, invece, ha inteso
non darne evidenza. L'operazione di acquisizione ha
superato positivamente il vaglio di tutte le numerose
autorità, istituzioni e magistrature che l'hanno
autorizzata o approfonditamente esaminata".
Per quanto riguarda,
"le accuse di falso in bilancio, avanzate a suo tempo in
una denuncia dell'ex dirigente aziendale licenziato in
tronco" e intervistato, "il Tribunale del Lavoro di Roma
ha dato atto in sentenza della 'obiettiva
inconsistenza'".
"E' altrettanto
infondata - dice l'Enav - l'accusa di non aver
rispettato la normativa che prevedeva il raggiungimento
di un obiettivo di recupero di produttività aziendale".
"Palesemente false" anche "le dichiarazioni relative ai
rapporti con la società Optimatica" che "opera in Enav
dal 1999 con la stessa compagine azionaria costituita da
persone fisiche residenti in Italia, con abilitazioni di
sicurezza di elevato livello e con attività che vanno
ben oltre quanto suggestivamente riportato nel contesto
del servizio giornalistico". "Stupisce, inoltre, che
venga riservata tanta evidenza alla testimonianza di un
ex dirigente aziendale, in alcuni casi in assenza di
contraddittorio o di preventiva verifica" conclude
l'Enav che "si era resa disponibile al contraddittorio".
[22-11-2010]
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FLASH! DOPO IL "REPORT" DI IERI, TREMONTI HA CONVOCATO PER STASERA IL
GUARGUA!!! - 1- TRA TRUFFE CAROSELLO FIRMATE TELECOM
SPARKLE E GIOCHI SOCIETARI DALLE PLUSVALENZE MILIONARIE
DEL FACCENDIERE DI GUARGUAGLINI, L’AMICO DEGLI SPIONI DI
MEZZO MONDO LORENZO COLA, "REPORT" FA ESPLODERE LA BOMBA
DI TAORMINA (AVVOCATO DELL’EX DEPUTATO DEL PDL NICOLA DI
GIROLAMO): C’È UNA SUPER ALLEANZA NAZIONALE COMANDATA DA
GENNARO MOKBEL (COME IL SUPER SISMI DI PAZIENZA?). - 2-
“MOKBEL È UN UOMO MOLTO PIÙ POTENTE DI QUANTO NON SI
RITENGA. È IL PUNTO DI EMERGENZA DI UNA…COME DIRE, DI
UNA SUBORGANIZZAZIONE DI ALLEANZA NAZIONALE” - 3- IL
FILO ROSSO CHE CONGIUNGE MOKBEL CON ALEMANNO, TRAMITE
ANDRINI: “LA CANDIDATURA DI DI GIROLAMO È STATA FATTA DA
ANDRINI, NATURALMENTE NON IN QUANTO TALE” - 4- DI
GIROLAMO, IL COMMERCIALISTA DELLA BANDA MOKBEL, SALVATO
AL SENATO PER “VOLONTÀ DI FINI”: “AVEVA GLI ARGOMENTI
GIUSTI PER POTER OTTENERE QUESTO RISULTATO” - 5- CHI
FINANZIÒ LA CAMPAGNA MILIONARIA DI ALE-DANNO ALLE
COMUNALI DI ROMA DEL 2008?
1- DA "REPORT" DI DOMENICA 21 NOVEMBRE 2010, RAI TRE
Testo integrale disponibile su:
http://bit.ly/dqJBP3
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L'uomo dei paradisi fiscali della banda Mokbel è l'ex
senatore del Pdl Nicola Di Girolamo, arrestato lo scorso
marzo dopo qualche mese di carcere, ha patteggiato la
pena e confessato tutti i particolari della frode.
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Di Girolamo risponde come riciclaggio soltanto, si fa
per dire, di 4550 milioni di euro. Questa è stata la
serie di operazioni che ha portato avanti lui.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma il caso Di Girolamo nasce molto prima del suo
arresto, nel 2008. Quando al Senato giunge la richiesta
del tribunale di Roma di far decadere il suo mandato
perché era stato eletto nella circoscrizione europea
sulla base di schede di voto false, appoggiato da una
famiglia della 'ndrangheta calabrese. La giunta delle
elezioni, il 20 ottobre 2008, decide di cacciarlo via.
Poco dopo, in Senato, iniziano a circolare voci sul caso
Mokbel. E l'aula a quel punto ribalta il voto della
giunta e lo salva.
Dalla seduta del
Senato 29/ 01/ 2009
RENATO SCHIFANI
Votazione aperta, ciascun senatore stia al proprio
posto. Avete votato tutti? Vi sono contestazioni sui
posti, è tutto è posto? Tutti le luci in regala?
Votazione chiusa: presenti 261, votanti 260, maggioranza
131, favorevoli 134, contrari 124,..., colleghi,...
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Il ribaltamento è dovuto sicuramente alla volontà
manifestata da Fini di salvare definitivamente Di
Girolamo.
PAOLO MONDANI
Lei crede veramente che Gianfranco Fini fosse così
preoccupato di quello che sarebbe potuto emergere sul
caso Mokbel Di Girolamo?
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Penso che si sia stati sicuramente in presenza di una
situazione in cui gli interessi erano fortissimi. E ho
capito che Di Girolamo aveva gli argomenti giusti per
poter ottenere questo risultato.
PAOLO MONDANI
Di Girolamo chi l'ha candidato?
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
La candidatura di Di Girolamo è stata fatta da Andrini,
naturalmente non in quanto tale, ma insomma con un forte
peso.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Stefano Andrini è un esponente di Alleanza Nazionale con
qualche serio precedente penale alle spalle. La
magistratura scrive che e' lui a pianificare
l'illegittima elezione di Di Girolamo e a seguirla passo
passo insieme a Gennaro Mokbel. Nel 2009, sei mesi dopo
l'esplosione del caso, Gianni Alemanno nomina Andrini
manager dell'Ama, l'azienda dei rifiuti di Roma. In
seguito agli sviluppi dell'inchiesta, Andrini si è
dimesso ma è rimasto all'Ama come dipendente. La domanda
è: come è riuscito uno come Mokbel a ottenere questi
appoggi in Alleanza Nazionale?
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Gennaro Mokbel secondo me è un uomo molto più potente di
quanto non si ritenga. E anche ridurlo al rango
di...come dire, di riciclatore o di raccoglitore di
denaro illecito forse è un po'...è sbagliato. Secondo me
Mokbel è alla testa di qualcosa d'importante, dal punto
di vista politico
e in questa logica si muovono anche altri personaggi, al
di là di Andrini, ma anche altri. Mokbel è il punto di
emergenza di una...come dire, di una suborganizzazione
di Alleanza Nazionale.
PAOLO MONDANI
Possiamo pensare che Di Girolamo abbia fatto al
magistrato anche nomi di altri padrini politici di
questa operazione Mokbel?
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Qualcun altro sì, qualcun altro sì.
PAOLO MONDANI
Solo di Alleanza Nazionale?
CARLO TAORMINA - LEGA LE NICOLA DI GIROLAMO
Non solo di Alleanza Nazionale, non solo.
PAOLO MONDANI
Del Pdl?
CARLO TAORMINA - LEGALE NICOLA DI GIROLAMO
Sempre centrodestra.
2- FINMECCANICA, NUOVE ACCUSE DA COLA - FONDI NERI, UN SECONDO
MEMORIALE SUI RAPPORTI TRA GUARGUAGLINI E L´ENAV -
COINVOLTA ANCHE LA MOGLIE DELL´AD, MARINA GROSSI,
AMMINISTRATRICE DELLA SELEX SISTEMI - GLI INQUIRENTI:
L´EX CONSULENTE STA FORNENDO DETTAGLI INEDITI E MOLTO
INTERESSANTI
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Cominciano giorni
difficili per Finmeccanica. Per il suo presidente,
Pierfrancesco Guarguaglini, per la moglie Marina Grossi,
amministratore della controllata Selex Sistemi
Integrati, per il vertice e il consiglio di
amministrazione dell´Enav, che di Selex è stato
l´inesauribile granaio cui attingere per mettere a posto
i bilanci, creare liquidità, ingrassare la catena
"alimentare" di subappalti che ha gonfiato i fatturati
di modeste srl chiamate a lavorare alla sicurezza del
traffico aereo e dei nostri aeroporti e regolarmente
controllate o riconducibili a uomini che avevano
lavorato per Enav o comunque nell´orbita di
Finmeccanica.
Nell´inchiesta della
Procura di Roma sui fondi neri del colosso degli
armamenti e della sicurezza militare e civile
(Finmeccanica è tra i primi cinque gruppi al mondo)
riprende infatti ad agitarsi il fantasma di Lorenzo
Cola, il consulente personale della famiglia
Guarguaglini, l´uomo che portò la banda Mokbel nel
stanza dei bottoni di piazza Montegrappa e che, da
luglio, è detenuto con l´accusa di aver riciclato 8
milioni e trecento mila euro dell´affare "Digint" (la
società lussemburghese partecipata da Mokbel e
Finmeccanica che avrebbe dovuto fare da veicolo per
creare provviste nere).
Venerdì notte, nel
carcere di Rebibbia, Lorenzo Cola è tornato a rispondere
per la terza volta in nemmeno due mesi alle domande del
procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti
Giovanni Bombardieri e Rodolfo Sabelli. E la sua
"collaborazione" ha prodotto un secondo memoriale (il
primo lo aveva consegnato il 14 ottobre) e un nuovo
verbale in cui - per dirla con le parole di una
qualificata fonte inquirente - Cola «si è fatto più
concreto. Ha cominciato a riferire circostanze sin qui
non note all´indagine e a confermare alcuni dei passaggi
significativi dell´inchiesta che lo riguarda».
Per quel che è
possibile ricostruire, Cola ha deciso di afferrarsi a
Pierfrancesco Guarguaglini e alla moglie Marina Grossi.
Smentendo il primo (che, da mesi, e ancora
nell´intervista concessa a "Repubblica" mercoledì
scorso, continua a parlare di Cola con il tono svagato
che si riserva a uno dei tanti consulenti che passano
per Finmeccanica) e coinvolgendo con maggiore precisione
la seconda. Della Selex di Marina Grossi, Cola è stato
infatti non un semplice consulente, ma una sorta di
amministratore di fatto. E decidere di raccontare - come
Cola avrebbe cominciato a fare - la storia del rapporto
tra Selex ed Enav, significa davvero che i giorni di
Finmeccanica e della famiglia Guarguaglini si annunciano
neri.
Non fosse altro per
una seconda circostanza. All´inchiesta Finmeccanica
lavora a pieno titolo un nuovo sostituto: Paolo Ielo, il
pubblico ministero figlio legittimo della scuola e del
metodo di lavoro di Mani Pulite. Aperto nel settembre
scorso, il suo fascicolo istruttorio su Enav (per la
quale il procuratore aggiunto Capaldo ha ora la
"codelega" e in cui risulta iscritto al registro degli
indagati l´intero vertice dell´Ente, a cominciare dal
presidente Luigi Martini e dall´amministratore delegato
Guido Pugliesi) è oggi la seconda gamba su cui cammina
l´inchiesta Finmeccanica. E, anche alla luce di quello
che Cola ha cominciato a raccontare, promette di essere
la leva capace di scoperchiare numeri, sostanza e nomi
di quell´accusa - «fondi neri» - che Finmeccanica da
sette mesi nega con sdegno. Ma di cui tuttavia già
esiste un robusto canovaccio.
Nel tempo, infatti,
Enav ha consegnato a Selex appalti milionari (talvolta,
come nel caso dell´aeroporto di Palermo, anticipando
fatture per lavori non ancora cominciati) che hanno
condiviso una medesima anomalia. Sono stati girati da
Selex in subappalto a Technosky (che di Enav è una
controllata) e da questa a società nate dal nulla quali
"Arctrade", "Optimatica", "Print Sistem". Tutte con
un´identica caratteristica: un legame diretto dei loro
amministratori con uomini di Enav o Finmeccanica.
Un appalto che passa
di mano più volte ne gonfia i costi e aumenta la
possibilità di fatturazioni fittizie utili alla
creazione di fondi neri. Soprattutto - è il caso di Enav
- quando l´Ente che appalta è così generoso che comincia
a saldare i lavori prima ancora che comincino o
dimentica di verificare se siano stati completati.
Quando affida commesse cruciali a società che non
presentano sulla carta nessuna competenza specifica.
Ma quell´appalto
diventa ancora più anomalo se si scopre ad esempio -
come pure è documentato agli atti di questa inchiesta e
come ne ha riferito "Repubblica" un mese fa - che un
consigliere di amministrazione Enav, quale Ilario
Floresta, è nelle mani, meglio sarebbe dire nella tasca,
di Lorenzo Cola e del suo spicciafaccende Marco
Iannilli, che con la loro "Arctrade" da Enav ricevono
appalti capaci di far schizzare nel solo 2009 un
fatturato altrimenti esangue a 24 milioni di euro.
Floresta, infatti, viene beneficiato dai due di 250 mila
euro a titolo di compromesso di vendita di un immobile,
che in realtà non sarà mai venduto.
3- PACINI BATTAGLIA A REPORT: "ECCO COME CI INTESTAVAMO QUOTE DI
SOCIETÀ FANTASMA"
Da "la
Repubblica" - È Pierfrancesco Pacini
Battaglia, l´ex faccendiere di Mani Pulite, ai tempi al
centro di un giro di fondi neri dell´Eni per 500
miliardi di lire, ad accusare il presidente e
amministratore delegato di Finmeccanica, Pier Francesco
Guarguaglini. E lo ha fatto nella puntata di Report
andata in onda ieri su Raitre, quando, intervistato, ha
confermato come lui e Guarguaglini attraverso lo schermo
di società lussemburghesi si intestassero quote di
società che avrebbero dovuto ricevere commesse
dall´Alenia (gruppo Finmeccanica), società di cui
Guarguaglini era in procinto di diventarne il numero
uno.
«Le sigle Pfpb e Pfg
tra i soci, vogliono dire Pierfrancesco Pacini Battaglia
e Pierfrancesco Guarguaglini», ha confermato Pacini
Battaglia. Le società che avrebbero dovuto prendere i
contratti da Guarguaglini, 14 anni fa, erano la Trs e la
Tesis. Allora - sembra - non se ne fece nulla. Ma
«scopriamo - dicono a Report - che a fine 2004 la Trs
acquisisce un contratto da Alenia Marconi Systems e che
a tutt´oggi è partner di Selex sistemi integrati, la
società di Finmeccanica guidata dalla moglie di
Guarguaglini, Marina Grossi».
Secondo la
trasmissione televisiva, poi, lo schema Pacini del ´96
non è altro che la fotocopia di quello che Finmeccanica
ha utilizzato con le società create da Lorenzo Cola, un
consulente del gruppo, vicino ai vertici e ora indagato.
Una di queste è la Digint, finita al centro
dell´inchiesta sul faccendiere Gennaro Mokbel.
Era stata creata da
questi e Cola proprio per ricevere commesse da
Finmeccanica nell´ambito della sicurezza digitale. A
fermare l´affare, è però arrivata la procura di Roma,
mentre, secondo la trasmissione, Cola avrebbe portato a
termine altri operazioni con le commesse Enav, gestite
sempre da Finmeccanica e subappaltate ad aziende dello
stesso Cola, come la Cogim.
22-11-2010]
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1 - E PACINI SVELO' I GUARGUA-TRUCCHI...
Mentre i principali giornali italiani fanno finta di
distrarsi con l'Irlanda, della quale ai loro lettori non
frega una beatissima cippa, è ora di occuparsi di quella
meravigliosa Love-boat che guida con mano ferma la
Finmeccanica. E ora la domanda che gira nel Palazzo e
nei servizi secreti di mezzo mondo è la seguente: ma
dopo le botte prese ieri su RaiTre, quanto può durare la
coppia di vertice Guarguaglini-Marina Grossi?
La sequenza più bella
del Report di ieri è stata quella in cui Chicchi Pacini
Battaglia spiega come ha fatto carriera il Guargua, fin
dai tempi della Oto Melara, tra società off-shore e
acquisizioni a prezzi gonfiati. Racconta tutto al bar di
un albergo, fingendo di non accorgersi che lo stanno
riprendendo. Un genio! Bella anche l'immagine di
Gasparri e degli altri (ex) finiani che si spellano le
mani dopo aver respinto la prima autorizzazione a
procedere contro l'ex senatore Nick Di Girolamo. Un
certo pezzo di Finmeccanica era per caso cosa loro?
Su Repubblica (p. 19),
Carlo Bonini fiuta il vento nelle pale (degli
elicotteri) e sentenzia: "I giorni di Finmeccanica e
della famiglia Guarguaglini si annunciano neri". C'è che
in carcere sta cominciando a parlare seriamente anche
Lorenzo Cola, "il faccendiere di Guarguaglini", come
ieri sera lo ha definito in tv senza troppi giri di
parole l'avvocato Carlo Taormina. Sul Corriere, Fiorenza
Sarzanini scrive il solito pezzo interessante, ma al
desk di via Solferino qualcuno si caga sotto ed ecco
come glielo titolano: "Appalti di Finmeccanica. Le
verità del consulente". Il tutto a pagina 20.
Chissà se la procura
di Roma avrà davvero voglia di affondare i colpi su
Finmeccanica, o se invece si sta solo preparando il
campo a un brusco ribaltone dei vertici di piazza
Montegrappa e poi tutti "amici" come prima. Perché una
cosa non è emersa dal Report di ieri sera: quanti
parenti eccellenti ci sono in Finmeccanica e quanti
giornalisti cechi-sordi-muti bazzicano in quel giro.
22-11-2010]
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BOMBA CHE COLA
SU GUARGUAGLINI - IL BRACCIO DESTRO DEL BOSS DI
FINMECCANICA avrebbe cominciato a rivelare il sistema
che consentiva l’assegnazione di appalti, frazionando le
«commesse» e generando una maggiorazione di costi,
dunque un guadagno illecito per gli intermediari - ma il
sospetto degli inquirenti è che in realtà questi
«passaggi» da una società all’altra servissero ad
accantonare fondi da trasferire all’estero e tangenti
per manager e politici - Un ruolo chiave lo avrebbe
avuto la «Selex Sistemi Integrati», controllata da
Finmeccanica e amministrata da Marina Grossi, la moglie
di Guarguaglini....
Fiorenza
Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Un nuovo lunghissimo
memoriale e tre interrogatori per delineare il proprio
ruolo in Finmeccanica, i rapporti con la società Selex,
i contatti con l'Enav. Parla Lorenzo Cola, il consulente
del presidente Pierfrancesco Guarguaglini finito in
carcere per riciclaggio nel luglio scorso.
Dopo la scelta del suo
commercialista Marco Iannilli di collaborare con i
magistrati, anche lui si mostra disponibile a rivelare i
retroscena di numerosi affari che lo hanno visto
protagonista. Incontri in carcere ai quali hanno finora
assistito soltanto pubblici ministeri e i difensori.
L'obiettivo appare
limitare al massimo la circolazione delle notizie e ciò
fa comprendere quanto venga ritenuta rilevante la sua
decisione di rispondere alle domande. Già oggi potrebbe
esserci un nuovo faccia a faccia con gli inquirenti.
GLI APPALTI FRAZIONATI
Iniziata per ricostruire i retroscena dell'affare Digint
- l'azienda controllata da Finmeccanica che secondo
l'accusa fu acquisita in parte dal gruppo criminale che
faceva capo a Gennaro Mokbel per essere utilizza nella
creazione di «fondi neri» - l'indagine guidata dal
procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto
Rodolfo Sabelli appare entrata in una fase decisiva.
Perché Cola avrebbe
cominciato a rivelare il sistema che consentiva
l'assegnazione di appalti nel settore della Difesa e
della sicurezza aerea, frazionando le «commesse» e
generando una maggiorazione di costi, dunque un guadagno
illecito per gli intermediari. L'indagato non lo ha
ammesso, ma il sospetto degli inquirenti è che in realtà
questi «passaggi» da una società all'altra servissero ad
accantonare fondi da trasferire all'estero e tangenti
per manager e politici. Un ruolo chiave in queste
operazioni lo avrebbe avuto la «Selex Sistemi
Integrati», controllata da Finmeccanica e amministrata
da Marina Grossi, la moglie di Guarguaglini.
Iannilli ha affermato
durante uno dei suoi interrogatori che «Cola era uomo di
fiducia del presidente Guarguaglini per gli affari di
Finmeccanica negli Usa e che era stato affiancato, pure
in mancanza di cariche formali, quale consigliere quasi
"a tutela" all'ingegner Marina Grossi, nel suo incarico
alla Selex». Una circostanza che Cola non avrebbe
smentito pur negando di aver commesso illeciti, come
sottolineano i suoi difensori Franco Coppi e Ottavio
Marotta.
L'inchiesta di Report
andata in onda ieri sera su Raitre mostra in maniera
efficace come alcune società utilizzate alla fine degli
anni 90 da Guarguaglini siano state in realtà
«riciclate» recentemente da Cola proprio per gestire
alcuni appalti milionari. Durante il programma di Milena
Gabanelli è stato mostrato un rapporto della Guardia di
Finanza del 1996 che evidenziava «il disegno criminoso
rivolto a controllare tramite società lussemburghesi, le
italiane Trs, Magint e Tesis Spa.
Società alle quali
Guarguaglini, ormai prossimo alla nomina quale numero
uno dell'Alenia, avrebbe elargito compensi, distraendo
di volta in volta parte delle disponibilità economiche
dell'Alenia, senza in alcun modo figurare». All'epoca
Guarguaglini era l'amministratore dell'industria bellica
Oto Melara. Fu inquisito e poi prosciolto.
Ma adesso ad
incuriosire i magistrati è la scoperta che «nel
consorzio di imprese Dit creato proprio da Cola per
gestire contratti nel settore della Difesa figura
proprio la Trs» e che «il consorzio ha ottenuto
contratti per realizzare opere civili per conto di
Enav». E anche di questo si chiederà conto a Cola.
LA VENDITA DI IMMOBILI
I vertici di Enav e Finmeccanica hanno già sottolineato
la necessità di utilizzare «passaggi intermedi perché
non si possono assegnare appalti in maniera diretta», ma
sono in corso ulteriori controlli anche perché si è
deciso di unire l'indagine sul colosso dei sistemi di
Difesa con quella condotta dal pubblico ministero Paolo
Ielo che si concentra invece sulla cessione di alcuni
rami d'azienda e sui bilanci dell'Enav.
A raccontare alcuni
retroscena che riguardano proprio i vertici dell'Ente è
stato Iannilli quando ha rivelato come Cola abbia
«reimpiegato 250 mila euro della provvista Digint per il
preliminare di compravendita di un immobile di proprietà
di Ilario Floresta, consigliere di amministrazione di
Enav». In realtà, secondo il commercialista «l'atto non
ebbe alcun seguito e Floresta trattenne i soldi».
Analoga operazione
immobiliare sarebbe stata pianificata con Lorenzo
Borgogni, capo delle relazioni esterne di Finmeccanica
che avrebbe percepito 800 mila euro per vendere a Cola
il suo casale in Toscana valutato tre milioni di euro.
Nei giorni scorsi Borgogni è stato interrogato, ha detto
che si trattava di un investimento comune per finanziare
la sua produzione di vini e ha detto di aver restituito
i soldi del preliminare dopo gli arresti avvenuti a
febbraio scorso. Ma ciò non ha fugato il dubbio
dell'accusa secondo cui tali operazioni servissero in
realtà a «coprire» la redistribuzione di fondi.
22-11-2010]
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15. GUARGUAGLINI SFIDA HERCULES...
Contropiede di Finmeccanica in Cina. Con Pierfrancesco
Guarguaglini che sogna addirittura di dribblare il
presidente Obama. Pechino vuole rinnovare la flotta di
aerei da trasporto, con uno dei contratti più ricchi
all'orizzonte. Finmeccanica ha in catalogo un gioiello,
il C27J Spartan, progettato però con ampia
collaborazione della Lockheed: per esportarlo ci vuole
il permesso di Washington.
Ma
la Casa Bianca ha offerto ai cinesi l'ultima versione
del leggendario C130 Hercules, che ha la stessa
tecnologia del turboelica italiano. "Se l'America ha
avanzato questa proposta, allora noi possiamo farci
avanti con lo Spartan", ha detto il patron di
Finmeccanica. Una mossa che però rischia di rendere
ancora più tesi i rapporti tra il colosso a
partecipazione pubblica italiano e Lockheed, il partner
statunitense da cui ha divorziato un anno fa dopo le
liti per l'elicottero presidenziale. G.D.F.
[29-10-2010]
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GUARGUAGLINI COME IL LINO BANFI DEL FILM “ALLENATORE NEL
PALLONE” - ALL’ULTIMA TRAGICOMMEDIA SUI FONDI NERI
FINMECCANICA ARRIVANO LE PALLONATE: PER I PM, QUASI 10
MLN € FINITI NELLE CASSE DELLA ’VALLE DEL GIOVENCO’,
SQUADRA DI PRIMA DIVISIONE MA CON UN CAST STELLARE:
PAOLO ROSSI PRESIDENTE ONORARIO (QUELLO VERO ERA L’AD DI
SELEX MANAGEMENT), BIRINDELLI E L’EX INTER CESAR IN
CAMPO. BONETTI (attuale allenatore dello Zambia) IN
PANCHINA…
Giuseppe Caporale per "la
Repubblica"
GROSSI
Finivano in una piccola squadra di calcio i soldi del
gruppo Finmeccanica. In una squadra di prima divisione,
la Valle del Giovenco. E questa società sportiva, nata
dal nulla, aveva messo in piedi con quei finanziamenti
occulti (in meno di tre anni) una compagine stellare,
almeno per la categoria. Paolo Rossi (gloria del
mondiale 1982) presidente onorario, Cesar (ex Inter) e
Birindelli in campo, Dario Bonetti (attuale allenatore
dello Zambia) in panchina.
Ed
il presidente ufficiale era invece Sabatino Stornelli,
amministratore delegato della Selex Management (gruppo
Finmeccanica), ora sotto inchiesta insieme a Vincenzo
Angeloni (ex parlamentare di centrodestra), patron della
squadra e altro dominus della vicenda, secondo i
magistrati. Infatti, la Procura dell´Aquila ha scoperto
che la Valle del Giovenco è stata utilizzata per
realizzare quasi dieci milioni di euro di «fondi neri».
Soldi che si sospetta possano essere stati utilizzati
per pagare tangenti. Non solo, una parte delle carte di
questa indagine è finita sul tavolo della distrettuale
antimafia della Procura di Napoli che indaga
sull´appalto del Viminale per la sicurezza della città
di Napoli, vinto proprio da una società del gruppo
Finmeccanica (Elsag Datamat spa). Una vicenda -
quest´ultima - dove sono indagati l´attuale prefetto
dell´Aquila Giovanna Iurato (all´epoca dei fatti
responsabile della gara d´appalto per il ministero degli
Interni) e il vice capo della Polizia Nicola Izzo.
La
storia aquilana nasce da un´inchiesta sulle tangenti per
il terremoto. Già, perché quando gli uomini della
Polizia guidati dal vice questore Nicola Zupo, ad agosto
scorso, hanno perquisito la sede della Selex Management
srl (gruppo Finmeccanica) a Chieti Scalo, hanno trovato
una lettera di una dipendente, indirizzata al
condirettore generale del gruppo Finmeccanica,
Alessandro Pansa.
Si
legge: «Egregio dottor Pansa, l´ingegner Sabatino
Stornelli (amministratore della Selex Management ed
indagato all´Aquila, ndr) ha distratto cinque milioni e
cinquecento mila euro dall´azienda per la gestione della
società di calcio Valle del Giovenco, con la complicità
del dottor Angelini e dell´ingegner Carlini. Emettevano
fatture false per operazioni inesistenti alla Eldim
Security che poi provvedeva a sponsorizzare la società
suddetta, ciò suffragato dal fatto che dopo le
dimissioni dell´ingegner Stornelli (da presidente della
squadra di calcio, ndr) gli succedeva il signor
Francesco Paolo Di Martino, amministratore della Eldim
Security srl.
Altre fatture false, cioè senza che i lavori siano stati
eseguiti, sono state emesse dalla Sedim spa per un
importo di quattro milioni di euro per scopi personali
(...) Mi rivolgo a lei, prima di recarmi alla Procura
della Repubblica, per fare pulizia (...) e rimettere le
cose in ordine. Preferisco che le cose rimangano nel
gruppo senza sollevare polveroni (...) Se ciò non
dovesse avvenire sarò costretto a rivolgermi alla
magistratura». La lettera è stata sequestrata e la
dipendente interrogata. Il tutto poi è stato oggetto di
una vertice tra la distrettuale antimafia di Napoli e
quella dell´Aquila (il 9 settembre scorso).
Già, perché Di Martino (imprenditore di Castellammare di
Stabia) è coinvolto proprio nell´indagine su
Finmenccanica e l´appalto per il Viminale. E la procura
antimafia di Napoli - a luglio - seguendo le sue tracce,
aveva già sequestrato tutta la documentazione contabile
della squadra di calcio abruzzese (dove anche Di Martino
è stato presidente e finanziatore).
Dentro quella contabilità, ora allo studio di tre
procure (Napoli, L´Aquila e Avezzano) pare stia
emergendo un elevato numero di fatture false. Sempre la
Polizia ha sequestrato nella sede della Selex Management
alcune fatture della società Auxilium tech srl
(amministrata da un altro presidente della Valle Del
Giovenco, Luca Matroianni) per oltre cinquecentomila
euro.
«Appare evidente - scrive il vice questore Zupo - che
trattasi di fatture puramente formali». Si tratta di
«scatole vuote che assolvono invece alla funzione di
emettere delle false fatturazioni», conclude
l´investigatore nella relazione inviata alla Procura
dell´Aquila. E non si escludono imminenti sviluppi
specie dall´inchiesta di Napoli, mentre la squadra di
calcio è scomparsa e la società in liquidazione tra i
debiti.25-10-2010]
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MO’ SO’ CAZZI PER GUARGUAGLINI E SIGNORA - Lorenzo Cola,
il "facilitatore" del Gruppo Finmeccanica, l´uomo che ha
incassato sui propri conti svizzeri gli 8 milioni della
provvista con cui la "Banda Mokbel" mise le mani sulla
"Digint", società partecipata da Finmeccanica, comincia
a parlare - E IL COMMERCIALISTA IANNILLI TIRA IN BALLO
IL CDA DI ENAV - QUEI "MISTERIOSI" PRELIMINARI
COMPRAVENDITA DI UN IMMOBILE DI ILARIO FLORESTA
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Dopo i giorni della "paura" (in luglio) e quelli
dell´apparente letargo (in agosto e settembre), qualcosa
riprende a muoversi nell´inchiesta della procura di Roma
sui fondi neri di Finmeccanica. Accusato di riciclaggio
e arrivato al quarto mese di detenzione, Lorenzo Cola,
il "facilitatore" del Gruppo, l´uomo che ha incassato
sui propri conti svizzeri gli 8 milioni della provvista
con cui la "Banda Mokbel" mise le mani sulla "Digint",
società partecipata da Finmeccanica, comincia a parlare.
Giovedì scorso, nel carcere di "Rebibbia", alla presenza
dei suoi avvocati Franco Coppi e Ottavio Marotta, in un
interrogatorio cominciato alle 3 del pomeriggio e chiuso
a notte alta, Cola ha risposto alle domande del
procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dei sostituti
Giovanni Bombardieri e Rodolfo Sabelli, cui ha per altro
consegnato un "memoriale" cui ha lavorato in cella per
oltre un mese. «Una prima "apertura" - chiosa una
qualificata fonte investigativa - Ma non ancora una vera
e propria collaborazione».
È
un fatto che con la rinuncia a tacere, Cola è a un
passaggio cruciale. Decidere, nel dare conto delle sue
provvigioni milionarie, se afferrarsi o meno al vertice
di Finmeccanica, di cui è stato una protesi, pur di
rimontare il pozzo in cui è sprofondato. E in questa
chiave, il suo interrogatorio suona anche come un
tentativo di sondare fino a che punto il presidente
della società Pierfrancesco Guarguaglini, come anche il
suo potente e onnipresente capo delle relazioni esterne,
Lorenzo Borgogni, abbiano intenzione di continuare a
sostenerlo.
Tanto più che il loro destino processuale è legato anche
e innanzitutto ai segreti che Cola custodisce. Sulla
vicenda "Digint", ovviamente, ma anche e soprattutto
sulle commesse della "Selex", la controllata di
Finmeccanica, di cui Marina Grossi, moglie di
Guarguaglini, è amministratrice e di cui Cola è stato
assai più che un semplice "consulente".
Del resto, a fari spenti, proprio nel mese di settembre,
la procura e il Ros dei carabinieri hanno acquisito
nuovi elementi che oggi consentono di dire che
l´inchiesta sui fondi neri di Finmeccanica non è più
costretta nell´angusto confine della sola operazione
"Digint". Che l´orizzonte dell´indagine si è allargato
ad Enav, alle fatturazioni della "Selex". Decisiva,
ancora una volta, la collaborazione di Marco Iannilli
(anche lui indagato per "Digint"), che di Cola è stato
il "commercialista", lo "spallone", e persino il
domestico (tra le sue incombenze era anche quella di
sfamare i cani del "principale" nei suoi periodi di
assenza).
Interrogato nuovamente tre settimane fa, Marco Iannilli
ha infatti aperto nuovi squarci sul sistema di relazioni
di Cola in Finmeccanica ed Enav, sull´uso dei compensi
per le sue consulenze. Iannilli ha confermato
l´esistenza di un rapporto simbiotico tra Cola e
Guarguaglini e la paranoia con cui i due proteggevano le
loro comunicazioni. «Cola - ha detto - aveva un
cellulare dedicato alle sole conversazioni con il
presidente di Finmeccanica».
E,
nel ribadire come Enav fosse il granaio della società
"Selex" (da Enav dipende l´80 per cento del fatturato
nel settore civile di "Selex"), ha spiegato come quella
società fosse «zona di affari» di «esclusiva competenza
di Cola», quasi ne fosse l´amministratore di fatto. Ma,
soprattutto, Iannilli ha svelato una circostanza che
promette di complicare la posizione di Enav e dell´uomo
più vicino a Guarguaglini.
«Una parte della provvista Digint finita sui conti
svizzeri di Cola, pari a 250 mila euro - ha raccontato
Iannilli - venne reimpiegata in contanti dallo stesso
Cola per il preliminare di compravendita di un immobile
di proprietà di Ilario Floresta, consigliere di
amministrazione di Enav», nonché ex deputato di Forza
Italia già coinvolto in un inchiesta della procura di
Catania sul voto di scambio del clan Santapaola. «Quel
preliminare - ha aggiunto - non ebbe alcun seguito». E
Floresta, dunque, avrebbe trattenuto quei 250 mila euro.
Ma, soprattutto, quel "preliminare" non doveva essere la
sola operazione fatta sui fondi esteri di Cola. A dire
di Iannilli, era in progetto un secondo "preliminare",
«per un valore superiore ai 3 milioni di euro».
«Riguardava la tenuta in Toscana di Lorenzo Borgogni»,
capo delle relazioni esterne di Finmeccanica, e «non se
ne fece nulla perché deflagrò il caso Mokbel».
Ebbene: per quale diavolo di motivo Cola si doveva
impegnare in "preliminari" di compravendita destinati a
non andare a buon fine con interlocutori chiave in Enav
e Finmeccanica? Per ridistribuire i fondi neri del
Gruppo? Sono due delle domande che ballano
nell´indagine. E da cui - per quanto se ne sa - la
procura ricomincerà ad interrogare di qui a breve.
18-10-2010]
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CAPO, ABBIAMO UN PROBLEMA IN FINMECCANICA...
Chi ha la memoria corta e chi ha il memoriale lungo. Al
riparo dai riflettori, l'inchiesta romana sull'affare
Digint imbocca una pista pericolosa per Finmeccanica,
l'aziendona di Stato condotta in famiglia da
Pierfrancesco Guarguaglini e da sua moglie Marina
Grossi.
"Fondi neri Finmeccanica, spunta il memoriale di Cola.
Prime rivelazioni ai pm dell'uomo di Guarguaglini. I
rapporti con l'Enav e quei misteriosi preliminari di
compravendita di un immobiliare di Ilario Floresta"
(Repubblica, p. 20). E il commercialista di Cola, Marco
Iannilli, parla di "un progetto per un secondo
"preliminare" per un valore superiore ai 3 milioni di
euro che riguardava la tenuta in Toscana di Lorenzo
Borgogni", capo delle relazioni esterne di Finmeccanica.
Il
Messaggero tiene bassa Finmeccanica e punta invece sulla
pista aeroportuale: "Inchiesta Enav, indagato Pugliesi.
I pm: ipotesi di falso in bilancio. Sotto osservazione
l'attività di tutto il consiglio di amministrazione" (p.
9).
23.10.10 |
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- GUARGUAGLINI DA UN TAGLIO NETTO ALLE VOCI CHE
ATTRIBUIVANO A TREMONTI LA PATERNITÀ DELL'INDAGINE SUI
FONDI NERI DI FINMECCANICA, SICE PRONTO A TOGLIERSI DI
MEZZO NEL 2011 E LANCIA UNA BOTTARELLA ALLA MARCEGAGLIA
Era un Guarguaglini in gran forma quello che si è
presentato ieri a Genova al Matching Innovazione, un
convegno organizzato dalla Compagnia delle Opere, il
braccio armato di Comunione&Fatturazione.
Quando esce dal suo ufficio di piazza Monte Grappa, il
comandante supremo di Finmeccanica respira un'aria
diversa e ritrova un piglio che gli scioglie la lingua
anche sui temi e sulle vicende più delicate degli ultimi
mesi. Così oggi sul "Secolo XIX" appare una lunga
intervista dove senza alcun timore parla dei business
del Gruppo in giro per il mondo e chiama per nome e
cognome gli amici e i nemici.
Nella prima categoria, quella degli amici, mette in pole
position Giulietto Tremonti con il quale nega di aver
mai avuto un rapporto critico. "Fra di noi non c'è mai
stato gelo. Ho le mie idee, le esprimo e figuriamoci se
non le riferisco all'azionista... con Tremonti mi sono
incontrato più o meno spesso, io lo stimo e lui ha
dimostrato di ricambiare".
Con queste parole il Guargua vuole dare un taglio netto
alle voci che attribuivano a Giulietto e a qualche suo
zelante collaboratore la paternità della manina che
prima dell'estate aveva messo in giro le voci che poi
hanno portato all'indagine sui fondi neri di
Finmeccanica.
La
genuflessione di Guarguaglini nei confronti
dell'ex-tributarista di Sondrio arriva fino al punto di
dire che se il ministro gli chiedesse di rilevare le
attività di Fincantieri lui sarebbe pronto a studiare la
cosa e a dargli una risposta.
Qui il Guargua non aggiunge un dettaglio divertente che
riguarda la storica antipatia nei confronti di Giuseppe
Bono, il manager calabrese che prima di sbarcare sul
carrozzone indebitato di Fincantieri, è stato direttore
generale e amministratore delegato di Finmeccanica.
Dopo Bono arrivò la diarchia Guarguaglini-Testore, il
manager ex-Fiat al quale fu attribuito per la sua
eleganza più estetica che intellettuale il nome di
"indossatore delegato". Adesso - dice Guarguaglini - c'è
la mia dittatura", e aggiunge: "il 25 febbraio 2011 avrò
74 anni e potrei pensare che è ora di smettere, non ho
certamente nulla in contrario e ritengo che il governo
possa essere interessato a parlarne con me per cercare
la soluzione migliore".
Nella lista degli amici aggiunge anche il nome di
Roberto Maroni che dice, alludendo alle commesse del
ministero degli Interni nel campo dei sistemi di
sicurezza, "ci dà una mano su molti versanti", poi dopo
aver ricordato che a casa sua con la seconda moglie
Marina Grossi parla soltanto di Selex Sistemi Integrati
e non di Finmeccanica (chissà che godimento!), il
Guargua non risparmia botte in testa a un'altra signora,
la Emma Marcegaglia con la quale ha il dente avvelenato.
Bisogna ricordare infatti che alla fine di luglio
sembrava scontata la nomina del manager di Castagneto
Carducci alla vicepresidenza per i Rapporti
Internazionali dell'Associazione imprenditoriale. Le
vicende giudiziarie innescate dai magistrati di Napoli
hanno bloccato le intenzioni della Marcegaglia con la
quale la ruggine era iniziata a febbraio quando Giuseppe
Zampini, amministratore delegato di Ansaldo Energia, si
dimise polemicamente dalla Confindustria di Genova. Per
dare peso alle sue parole il comandante supremo non
ricorda la bagarre genovese, ma dice che l'Italia ha
bisogno di molte riforme e ognuno deve fare la sua
parte. "Non sono così convinto che Confindustria l'abbia
fatta per intero".
01,10.10 |
FINMECCANICA, COLA AI PM: "L´AFFARE DIGINT
FU REGOLARE"
La
Repubblica - «L´operazione Digint fu regolare». Lorenzo Cola, uomo di fiducia di
Pier Francesco Guarguaglini, arrestato per
riciclaggio l´8 luglio, ieri è stato sentito in
carcere. Un interrogatorio durato quattro ore
che, però, non convince i pm: non sta in piedi
la ricostruzione dell´operazione che mise in
affari Finmeccanica con la banda di Mokbel. Ai
magistrati Cola ha detto che l´intera vicenda è
stata gestita dal suo commercialista, Marco
Iannilli, al quale nel 2007 ha ceduto il 20 per
cento della azioni di Digint che aveva avuto
come premio per l´affare da Financial Lincoln
per 4 milioni di euro. E sarebbero proprio
quelli, secondo Cola, i soldi che gli
investigatori del Ros hanno trovato su un conto
presso il Credit Agricole di Lugano a lui
riconducibile.11-08-10 |
|
4-
GUARGUAGLINI E IL SUO GROSSO GRASSI PROBLEMA ...
Nonostante le diffide dei legali di Finmeccanica, il
Corriere continua a occuparsi dell'inchiesta che fa
tremare Piazza Montegrappa. Lo fa con 22 righe
intitolate "Con Cola la Selex riempita di commesse". "La
societa' Selex era organizzata in quattro divisioni: una
affidata a Lorenzo Colla, le altre a Lorenzo Borgogni,
uno degli uomini più' vicini a Guarguaglini.
Cola mi disse che lui era una sorta di tutela della
moglie di quest'ultimo, Marina Grossi". Marco Iannilli,
il commercialista di Colla arrestato nell'indagine
Mokbel-Finmeccanica, collabora con la Procura di Roma e
dovrebbe fornire nuovi documenti sul trasferimento di
denaro per conto di Cola che, secondo i pm, serviva a
creare provviste per creare provviste di "fondi neri"
(p. 11).
Su
Borgogni, Repubblica fa notare: "Se fosse vero, sarebbe
una stranezza che il capo delle relazioni esterne
gestisca la maggioranza delle commesse della controllata
diretta dalla moglie del suo capo" (p. 19).
31.07.10 |
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GUARGUAGLINI, NON GUARDIAMO A 'MODELLO FIAT' SU
CONTRATTO...
(Adnkronos)- Finmeccanica ha un buon
rapporto con le organizzazioni sindacali e non e'
interessata a una eventuale 'importazione' del modello
Fiat in materia contrattuale, prospettato dall'ad della
casa torinese, Sergio Marchionne. A escludere un
mutamento di rotta in materia di relazioni industriali,
e' stato il numero uno della holding dell'aerospazio e
difesa, Pier Francesco Guarguaglini.
'Ognuno guarda in casa sua- ha detto interpellato nel
corso della conferenza stampa sui risultati del
semestre- io non ci ho pensato. I rapporti con le nostre
organizzazioni sindacali sono collaborativi e non
svegliamo il can che dorme'. 'Noi- ha aggiunto il cfo e
condirettore generale di Finmeccanica Alessandro Pansa-
abbiamo una diversa struttura industriale e di business.
I nostri problemi sono molto diversi anche in termine di
allocazione territoriale'.
31.07.10 |
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FINMECCANICA, fine guargua – IL COMMERCIALISTA di
lorenzo cola svela i REGALI DA MIGLIAIA DI EURO FATTi A
GUARGUAGLIONE E CONSORTE: “12 ROLEX E UNA BORSA DA 5.000
EURO PER FESTEGGIARE UNA AcQUISIZIONE” – DIGINT:
SPIEGATO IL PASSAGGIO DEI SOLDI DA SINGAPORE ALLA
SVIZZERA - mokbel e i fondi neri...
Cristiana Mangani per "il
Messaggero"
Cinque ore di interrogatorio per Marco Iannilli, il
commercialista dell'ex consulente di Finmeccanica
Lorenzo Cola. Il terzo dal giorno dell'arresto, dopo lo
scandalo Fastweb e Telecom Italia Sparkle, e il secondo
nel giro di pochi giorni. Dopo l'ex senatore Nicola Di
Girolamo, che dal carcere ha cominciato a collaborare
con la giustizia offrendo grossi spunti di indagine,
anche Iannilli è diventato personaggio fondamentale per
la procura della Capitale.
E
così ieri ha raccontato ai magistrati di regali da
migliaia di euro che Lorenzo Cola avrebbe fatto al
presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e
alla moglie. Dodici orologi Rolex nel Natale del 2008
che sarebbero stati consegnati a Guarguaglini e ad altri
dirigenti del colosso per festeggiare l'acquisizione
della società Usa DRS Technologies, specializzata nella
realizzazione di supporti militari.
L'esito di quella operazione fece incassare al
consulente una buona fetta di denaro. Il commercialista
ha parlato anche di una borsa di Hermes del valore di
cinquemila euro regalata nella stessa occasione a Marina
Grossi, moglie del presidente del colosso mondiale per
gli armamenti.
I
magistrati gli contestano il reato di intestazione
fittizia di beni. Al centro dell'atto istruttorio di
ieri, c'è stato anche il percorso di circa otto milioni
di euro legati alla vicenda Digint, società alle cui
quote di acquisizione era interessato l'imprenditore
Gennaro Mokbel. Per gli inquirenti una parte consistente
di quella somma, destinata all'operazione finanziaria,
avrebbe preso la strada dei paradisi fiscali con
l'obiettivo della creazione di fondi neri.
Un
flusso di denaro che sarebbe transitato tra Singapore e
Hong Kong per fluire in Svizzera e Lussemburgo. Iannilli
avrebbe fornito pochi particolari su questa vicenda,
anche se ha spiegato che porterà altra documentazione e
bonifici bancari nella prossima audizione in programma
ad agosto.
Il
commercialista, che si trova agli arresti domiciliari ed
è difeso dagli avvocati Fabio Lattanzi e Piergiorgio
Manca, è il nuovo teste chiave dell'inchiesta stralcio
che ha coinvolto Finmeccanica. Gli inquirenti, infatti,
ritengono che sia lui a coinvolgere Gennaro Mokbel
nell'affare Digint, a presentarlo a Lorenzo Cola, e
questo, a sua volta, ai vertici della società di
armamenti.
Iannilli ha anche consegnato ai pm gli estratti conto di
alcune operazioni spiegando le singole voci sia in
entrata che in uscita. E ora i magistrati dovranno
effettuare dei riscontri anche alla luce della recente
trasferta in Svizzera dove sono stati individuati i
soldi riconducibili a Cola grazie alle indicazioni di
Corrado Prandi, altro uomo di fiducia dell'ex consulente
di Finmeccanica.
Era stato, infatti, lo stesso manager arrestato a
parlare a Capaldo, durante l'interrogatorio di garanzia,
di dieci milioni di euro che si trovavano nella sua
disponibilità in Svizzera ed erano gestiti dall'ex
dipendente di Ernst&Young, Marco Prandi. Parte dei
soldi, ha precisato Cola, provenivano da bonifici di
Finmeccanica.
29-07-2010]
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GUARGUAGLINI PIER FRANCESCO...
Fortezza di via Montegrappa, Quartiere Prati, Roma. Nei
giorni dell'assedio giudiziario e dalla montagna di
debiti (2,4 miliardi di euro) che pesa sulle ali della
sua fabbrichetta d'armi, l'Ingegnere di Castagneto
Carducci assiste impotente dalla finestra del suo studio
allo scempio degli uccelli che si accaniscono con i loro
bisogni sul faccione scolpito da Igor Mitoraj.
L'artista polacco più amato dalla sua fidata amica,
Donna Maria Angiolillo. Il presidente di Finmeccanica,
raccontano nella Fortezza di via Montegrappa, ora
rischia di darsi la Zappa (Giorgio) su piedi continuando
a negare l'esistenza di fondi neri all'estero da parte
del suo gruppo.
Anche il suo fidato e potente responsabile della
comunicazione, l'ex socialista toscano Borgogni,
all'improvviso sembra aver perduto tutta la baldanza con
la quale trattava, alla pari di sottoposti, consiglieri
d'amministrazione e revisori contabili. Ma non sempre il
manico della menzogna si adatta agli utensili usati in
passato.
31.07.10 |
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FINMECCANICA “COLA” A PICCO – ADDIO
SCARCERAZIONE! LA PROCURA BLOCCA 10 MLN€ E TROVA I CONTI
ESTERI DELL’EX CONSULENTE DI ‘O GUARGUAGLIONE: USA,
LONDRA SINGAPORE E LUSSEMBURGO (FORSE È LÌ L´ALTRA PARTE
DEL "TESORO") - RAPPORTI ANCHE FRA COLA E ENAV – MA IL
MINISTRO FRATTINI DIFENDE IL GRUPPO: “QUANDO È DIFFICILE
BATTERLI COME CONCORRENZA, SI CERCA DI DARE QUALCHE
COLPO SOTTO LA CINTURA”…
1- COLA, SEQUESTRO IN SVIZZERA LA PROCURA
BLOCCA DIECI MILIONI CONTI ANCHE IN USA E A LONDRA...
Carlo Bonini e Maria Elena
Vincenzi per "la
Repubblica"
Immaginate
un gioco di matrioske. La Svizzera. New York. Londra.
Singapore. E, ora, anche il Lussemburgo. I conti esteri
di Lorenzo Cola, la chiave dell´affaire Finmeccanica,
l´uomo del Presidente Pier Francesco Guarguaglini, il
ventriloquo del Sismi collezionista di cimeli del Terzo
Reich, detenuto dall´8 luglio a Regina Coeli con
l´accusa di aver riciclato 7 milioni e mezzo di euro
della provvigione nera uscita dalle tasche della "banda
Mokbel" per l´operazione "Digint", cominciano a parlare.
E gonfiano
le stime di un «tesoro» che potrebbe presto superare i
20 milioni di euro. Dieci dei quali, ora, ufficialmente
sequestrati in Svizzera, tra lunedì e martedì, dal
procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo nella sua
trasferta a Lugano. Di più: quei conti promettono di
allargare l´orizzonte dell´inchiesta ai rapporti che
Cola, in nome di Finmeccanica, ha avuto con Enav (l´Ente
Nazionale di assistenza al volo) e con Selex. Dunque con
Guido Pugliesi (amministratore delegato di Enav) e
Marina Grossi, moglie di Guarguaglini e ad di Selex.
I
CONTI DI LUGANO, LONDRA, NEW YORK, SINGAPORE,
LUSSEMBURGO - É una partita, questa, che, con
tutta evidenza, si annuncia infernale. E che, non a
caso, ieri ha convinto Cola a rinunciare a chiedere la
propria scarcerazione al Tribunale del Riesame.
«Ripartiamo da zero - spiega il professor Franco Coppi,
uno dei suoi legali - Aspettiamo che la Procura ci metta
a disposizione alcune importanti intercettazioni e
verbali, quindi chiederemo di poter sostenere un
interrogatorio con i pm più serio di quello di garanzia
e, a quel punto, presenteremo un nuovo ricorso al
Riesame».
Anche
perché, reduce da due giorni di rogatoria in Svizzera,
Capaldo è tornato ieri a Roma non solo con il sequestro
di 10 milioni di euro, ma anche con la documentazione
dei due conti di Cola individuati a Lugano e su cui il
denaro era parcheggiato. Il "975031" acceso presso la
Banca della Svizzera Italiana e intestato alla "Yorkell
overseas", società offshore con sede in Belize.
E il conto
"Riolite", acceso nella filiale del "Credit Agricole".
Sul primo dei due, è stata "tracciata" parte dei 7
milioni e mezzo di euro della provvigione pagata dalla
banda Mokbel. Dal secondo, tra l´agosto e il settembre
del 2007, sono stati invece movimentati 4 milioni e 400
mila euro verso Londra e gli Stati Uniti. Dove, del
resto, sono stati individuati almeno altri quattro conti
esteri di Cola.
Due a
Londra, intestati alla società offshore "Pamegard".
Altrettanti a New York, intestati alla società di
consulenza "Duddley". Lugano, Londra, New York, dunque,
ma anche Singapore (dove Cola, nel 2008, utilizzò un
conto intestato alla società offshore "Pinefold") e
Lussemburgo, dove, ne sono convinti la Procura e il Ros
dei carabinieri, sarebbe la parte di «tesoro» non ancora
tracciata e per la quale si attende l´esito delle ultime
rogatorie.
L´OMBRA DI ENAV E SELEX - Fin qui, i conti. Ma
c´è dell´altro. Interrogato in carcere il 7 giugno
scorso, l´ex senatore Nicola Di Girolamo nel dare conto
dell´operazione "Digint" consegna agli inquirenti un
dettaglio solo apparentemente insignificante, ma che in
realtà svela a chi lo ascolta in quale razza di crocevia
si trovi Lorenzo Cola e dove l´indagine possa arrivare.
Dice Di
Girolamo: «Dopo l´acquisto insieme a Mokbel del 51 per
cento della "Digint", mi venne detto che il valore della
società doveva essere gonfiato con contratti di appalto.
Ho sentito dire che gli appalti che doveva ricevere "Digint"
dovevano essere di Enav e Vitrociset». Ebbene, cosa
diavolo c´entra Enav con una società come "Digint"? E
perché Cola può spingersi a promettere alla banda Mokbel
l´impiego di una leva di quel genere?
Sappiamo già
("Repubblica" 20 luglio) che Cola «è» Finmeccanica, al
punto da poter confidare al telefono, due settimane
prima della nomina («sto lavorando molto, molto bene»)
che Giuseppe Giordo, già Ceo di Alenia aeronautica Usa,
diventerà amministratore delegato di Alenia Aeronautica.
Ma, ora, fonti qualificate vicine a Enav confermano che
il network di Cola aveva uno dei suoi snodi cruciali
anche nell´amministratore delegato della società, Guido
Pugliesi.
Non fosse
altro perché Enav è stato per anni il «granaio» della "Selex",
la controllata di Finmeccanica di cui Marina Grossi è
amministratore delegato (i due terzi del fatturato nel
settore delle opere civili di Selex è con Enav) e Cola,
come Marco Iannilli (uomo di Mokbel), è "consulente".
C´è di più. Nell´orbita di Cola ed Enav - aggiungono le
stesse fonti - si muove anche Tommaso Di Lernia,
imprenditore noto alle cronache per essere stato
arrestato nell´aprile del 2006 nell´inchiesta sulla
scalata alla Rcs e ora proprietario della "Print
system", società con 6 milioni e mezzo di fatturato,
specializzata in sistemi radar e con un portafoglio
clienti che ha in Selex ed Enav i due principali
committenti.
É un fatto,
o forse solo una curiosa coincidenza, che dopo l´arresto
di Mokbel e Di Girolamo Enav abbia improvvisamente
modificato le procedure per l´assegnazione degli appalti
per le opere civili, fino ad allora assegnati, senza
gara, alla Selex. Chi sa, dunque, che un qualche allarme
non sia suonato anche lì. E che le indicazioni di Di
Girolamo non comincino ad aprire nuove porte.
3-
E IL MINISTRO FRATTINI DIFENDE IL GRUPPO
"C´È QUALCUNO CHE DÀ COLPI SOTTO LA CINTURA"...
Da "la Repubblica" - «Non amo parlare di complotti
internazionali. Non credo che ci siano molti gruppi al
mondo come Finmeccanica. E quando è difficile batterli
come concorrenza, si cerca di dare qualche colpo sotto
la cintura». A difendere il colosso il ministro degli
Esteri, Franco Frattini. «Finmeccanica è un gruppo di
interesse nazionale - ha detto il numero uno della
Farnesina in visita all´air show di Farnborough - e va
difeso anche di fronte a tentativi di azione negativa
che il governo respinge con grande forza».
5-
[22-07-2010]
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CONTRO
TREMONTI E LA RUSSA, GUARGUAGLINI HA IN MANO SOLO
LA CARTA DI GIANNI LETTA - ARIA DI TEMPESTA SULLA
FILIALE ITALIANA ERNST&YOUNG, LA SOCIETÀ CHE SVOLGE
ATTIVITÀ DI CONSULENZA E DI REVISIONE DEI BILANCI
A dispetto della bufera che continua a imperversare su
Finmeccanica, ieri il comandante supremo, Pierfrancesco
Guarguaglini, è stato uno dei protagonisti del Salone
dell'Aria che si tiene vicino Londra.
Ai numerosi
giornalisti italiani e stranieri si è donato senza
riserve e ha cercato di spostare il tiro dalle vicende
giudiziarie ai grandi business. Il manager di Castagneto
Carducci non parla un inglese alla Oxford, ma ci tiene a
far presente che lui appartiene alla categoria degli
"uomini del fare", pragmatici e cinici, capaci di
superare qualsiasi ostacolo.
A dire il
vero il "cinghialone maremmano" (così lo chiamano nel
quartier generale di Roma) quando ha dichiarato che
l'azionista Tremonti ha fiducia in lui, ha aggiunto un
"per adesso" che suona più speranzoso che sicuro. E oggi
dovrà fare buon viso accompagnando nel colossale stand
di Farnborough il mefistofelico ministro La Russa che
non lo ha mai amato e che vorrebbe piazzare al suo posto
il milanese para-leghista Flavio Cattaneo.
Mentre
Guarguaglini spara numeri brillanti sui ricavi e sugli
ordini nel portafoglio di Finmeccanica, a Milano c'è chi
vive in un silenzio preoccupato le vicende che hanno
portato all'arresto di Lorenzo Cola, il misterioso
personaggio con il corpo pieno di tatuaggi che nelle
telefonate dichiara (come scrive oggi "Repubblica") di
sentirsi come il dio Thor dei Vichinghi.
Pare infatti
che una certa agitazione serpeggi negli uffici di
Ernst&Young, la società che svolge attività di
consulenza e di revisione dei bilanci. Da quando è
scoppiata la vicenda Finmeccanica questo colosso che
opera in 140 paesi con circa 144mila dipendenti, è
entrato nel mirino degli investigatori. Per un'azienda
di questo tipo, abituata a muoversi nel segno della
discrezione e sul velluto di parcelle mirabolanti, non è
piacevole finire sui giornali con l'ipotesi di aver
tramato in maniera poco trasparente.
È probabile
che il presidente della società, che ha il suo quartier
generale tra New York e Londra, sia piuttosto
infastidito dalle notizie italiane. Costui si chiama Jim
Turley ed è stato anche uno dei dirigenti dei boyscout
americani, ma con il suo lavoro è riuscito a collocare
Ernst&Young tra le prime 100 grandi società del mondo.
Ieri all'Air
Show di Londra molti giornalisti italiani hanno cercato
di capire quale sia stato il ruolo della società di
consulenza dentro l'affare Finmeccanica. A scavare
dietro le quinte ci ha pensato più di altri Gianni
Dragoni del "Sole 24 Ore" che ha avvicinato Nicola
Mugnato, il 38enne manager di Treviso che guida la
Digint, la piccola società di software per
intercettazioni telefoniche acquisita da Finmeccanica
nel 2007.
Ebbene a
Mugnato si è sciolta la lingua perché dopo aver spiegato
che fu il "vichingo" Cola a portarlo in qualità di
consulente nel palazzo di Finmeccanica, ha detto che sia
il piano finanziario, sia la scelta della società
lussemburghese Lincon come veicolo utilizzato da
Finmeccanica per acquistare la maggioranza della Digint,
furono effettuati da Ernst&Young.
Non solo:
sembra, secondo quanto dichiara ancora Mugnato, che
questa quota di maggioranza della società lussemburghese
gli sia stata girata all'inizio di quest'anno da
Ernst&Young ("l'operazione è stata fatta nei suoi
uffici, senza che versassi denaro").
L'attivismo
di quella che in Italia dopo KPMG è la società leader
nella revisione dei bilanci e nella consulenza, appare
per lo meno curioso e inconsueto.
Nel suo
ufficio di New York il chairman Jim Turley si sta
chiedendo dove sia finita la "reputation" della filiale
italiana. È una domanda legittima che guardacaso cade
nel momento in cui sul sito di Ernst&Young Italia
appaiono i risultati di un'indagine sui casi di frode e
corruzione a livello nel mondo.
17.07.10 |
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FINMECCANICA COLA A PICCO – Guarguaglione
Guarguaglini e Lady Grossi hanno un grosso grasso
problema che si chiama Cola: “Tutto lo staff italiano è
cotto…qualcuno ha già disegnato un nuovo mondo…Mi hanno
detto, devi vedere la partita da lontano perché se usi i
tuoi strumenti di difesa saremo in disputa fino
all’ultimo minuto” - Parole arcane perché ergatto
intenda
Carlo Bonini e
Maria Elena Vincenzi per "la
Repubblica"
«Lo staff
italiano è cotto. Qualcuno ha già disegnato il nuovo
mondo... Mi sento come Thor, ma non posso chiamare il
mio Odino, perché è un rischio». C´è una telefonata,
agli atti dell´inchiesta della Procura di Roma sui fondi
neri di Finmeccanica, che aiuta a capire perché Lorenzo
Cola e l´affare "Digint" tolgono il sonno al presidente
Pier Francesco Guarguaglini.
E le ragioni
del poderoso sforzo di comunicazione con cui l´azienda
prova ormai da undici giorni a far dimenticare il nome
di quel "consulente" e ventriloquo del Sismi arrestato
l´8 luglio con l´accusa di aver riciclato 7 milioni e
mezzo di euro della provvista nera versata dalla Banda
Mokbel per acquisire il 51 per cento della "Digint",
società partecipata da Finmeccanica.
La
telefonata porta la data del 26 maggio scorso, un
mercoledì. Sono le 9.35 del mattino e Lorenzo Cola - che
evidentemente ignora di essere ascoltato dai carabinieri
del Ros - compone dal suo telefono cellulare americano
l´utenza di un numero in Virginia.
Chi risponde
è un amico, un certo "Lloyd". I due parlano in inglese.
Annotano i carabinieri: «La conversazione si apre con la
partita dell´Inter (quattro giorni prima si è giocata la
finale di Champion´s league). Lorenzo dice di non aver
risposto ai telefoni per due giorni prima della partita,
anche quando "l´altro Lorenzo" lo ha cercato». L´«altro
Lorenzo» è Borgogni, direttore centrale della
comunicazione di Finmeccanica.
L´OMBRA DI GUARGUAGLINI. La circostanza che
cerchi Cola non è casuale. Sono infatti giorni terribili
per Finmeccanica. L´azienda è ormai certa che la Procura
di Roma indaghi sui fondi neri (le prime notizie
appariranno sui quotidiani del 28 maggio) e non è un
caso che si pensi di fare uno squillo all´uomo del
Presidente. Che, del resto, appare molto informato.
Liquidata l´Inter, infatti, all´amico Loyd - come
scrivono i carabinieri nell´informativa del 25 giugno al
Procuratore Giancarlo Capaldo e al sostituto Giovanni
Bombardieri - Cola spiega di «avere moltissime novità».
E gliele
riassume così: «Lo staff italiano è cotto. In Italia c´è
una grossa crisi e qualcuno ha già disegnato il nuovo
mondo». Naturalmente, nel disegno del "nuovo mondo" ci
sono anche i futuri assetti di Finmeccanica. Dice Cola:
«Gli altri sono completamente persi, mi seguono come
pulcini. L´unica cosa buona è che sto lavorando molto,
molto bene per "Giordo". Sono sicuro, al 99 per cento,
che entro il 10 giugno sarà nominato "Ceo" di Alenia».
Cola non è
un indovino. Ma, evidentemente, per sapere in anticipo
quel che accadrà in Alenia, non deve essere neanche "uno
dei tanti consulenti" come continua a ripetere l´azienda
dal giorno in cui è finito a Regina Coeli. È un fatto
che, nonostante non venga chiarito al telefono chi sia
questo "Giordo", il 22 giugno, Alenia avrà
effettivamente un nuovo Ceo, Filippo Bagnato.
Del resto,
Cola, quel che sa di Finmeccanica, lo sa da
Finmeccanica. A Lloyd, spiega quali istruzioni gli sono
arrivate dall´azienda ora che le acque stanno per farsi
davvero agitate. «Mi hanno detto: "Non vogliamo
scocciarti, ma per una volta devi vedere la partita da
lontano. Perché se usi i tuoi strumenti di difesa,
saremo in disputa fino all´ultimo minuto».
Insomma, il
messaggio di piazza Montegrappa è chiaro. Cola deve
togliersi di mezzo e levarsi dalla testa l´idea di
provare a difendersi, quando la Procura gli sarà
addosso, con argomenti che possano trascinare in un
angolo i vertici dell´azienda. Deve, almeno per un po´,
starsene in tribuna a «vedere la partita». Meglio se
«lontano», negli Stati Uniti.
Cola, che
non è un fesso, del suggerimento si è fatto un´idea.
Dice a Lloyd: «Prima devono trovare un modo per
neutralizzarmi e poi andranno direttamente sul lavoro».
Prima, insomma, devono mettere a tacere lui,
sprofondarlo nel silenzio, e poi occuparsi della grana
della Procura, direttamente e con le mani libere.
Certo, lui
un desiderio lo avrebbe. Attingendo a piene mani nella
cultura di cui sono figli i tatuaggi "neri" di cui si è
riempito il corpo, non trova di meglio che confidare
all´amico di sentirsi come il vichingo «dio del tuono in
lotta con i giganti». Come «Thor», dice. Peccato,
aggiunge, di non poter chiamare suo "padre", Odino.
«Se chiamo
il mio Odino, è un rischio». Chi possa essere l´Odino di
Cola-Thor, lo dice, senza tanti giri di parole, una
qualificata fonte investigativa: «E chi volete che sia?
Chi è Dio in Finmeccanica? Il Presidente». Un´ipotesi
investigativa, certo, che tuttavia non deve essere poi
così peregrina se, ancora ieri, Guarguaglini,
dall´Inghilterra, rivendicava come, «in questa
inchiesta», «non ci sia una sola intercettazione» con la
sua voce.
Il 26 maggio
Cola è sincero. A Lloyd, oltre a raccontare della
tempesta perfetta in cui è precipitato, annuncia quello
che si prepara a fare davvero. «Sto aspettando il
secondo figlio e poi ti raggiungerò per due, tre mesi.
Mia moglie sta bene. Perché cerco di risparmiarle
qualsiasi problema. La faccio vivere in una "bella
storia" dove nulla accade». Nella storia di Cola, al
contrario, di cose ne accadono molte.
E molte che non controlla,
evidentemente. Come gli ascolti dei carabinieri che
convincono la Procura a mettergli le manette il
pomeriggio dell´8 luglio quando sta per salire su un
volo per gli Usa via Parigi. Raccontano oggi, che in
quei frangenti sia stato molto cortese. Che sia entrato
in carcere tutt´altro che sconvolto. E qui, come
sappiamo, ha cominciato a raccontare una storia che
aveva avuto tempo per mandare a mente. «L´operazione
Digint è mia. E tutto è regolare».
20-07-2010]
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GUARGUAGLINI, PER ORA HO FIDUCIA TESORO E RESTO QUA...
Radiocor - 'Se l'azionista non ha
fiducia in me, me lo deve dire. Per ora ho la fiducia
dell'azionista e sto dove sto'. Cosi' il presidente e
a.d. d i Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini ha
risposto ai giornalisti che gli chiedevano se gli fosse
stata rinnovata la fiducia da parte del Governo, alla
luce delle inchieste giudiziarie che stanno scuotendo il
gruppo.
9-
FINMECCANICA: MAXI ORDINE PER 30 SUPERJET 100 DA 951
MLN...
(Adnkronos) - Maxi ordine dalla
compagnia indonesiana Kartika Airlines per 30 nuovi
Superjet 100 per un valore di 951 milioni di dollari a
prezzi di listino. Il velivolo regionale di ultima
generazione e' realizzato dalla Scac, Sukhoi Civil
Aircraft, nella quale Alenia Aeronautica, azienda di
Finmeccanica, detiene il 25% delle azioni piu' una.
L'accordo e' stato annunciato nel corso di una
conferenza stampa a Farnbourogh. L'intesa prevede 30
ordini fermi e le consegne avverranno tra il 2012 e il
2015.
10-
GUARGUAGLINI, TAGLI BUDGET PREOCCUPANO INDUSTRIA...
(Adnkronos) - 'I tagli ai budget da
parte dei governi preoccupano l'industria europea'. Il
presidente e amministratore delegato di Finmeccanica,
Pier Francesco Guarguaglini, coglie l'occasione del
salone di Farnborough per rilanciare l'allarme sulle
conseguenze del giro di vite alle spese per i programmi
per la difesa e sicurezza. 'Viene a mancare- ha spiegato
Guarguaglini- il cliente di riferimento'.
11-
FINMECCANICA: NEL 2011 ORDINI OLTRE 22 MLD DI EURO...
(Adnkronos) - Supereranno la soglia
dei 22 mld di euro gli ordini per Finmeccanica nel 2011.
E' questo il dato diffuso nel corso della conferenza
stampa del gruppo aeronautico nel corso del salone
aerospaziale di Farnborough. Il 22% arrivera' dagli Usa,
l'8% dal Regno Unito, il 19% dall'Italia, cioe' i tre
mercati che Finmeccanica considera domestici. Il 51%
arrivera', invece, dal resto del mondo.
23.07.10 |
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Il Sismi, il servizio segreto militare, era
informato dell’acquisizione da parte di Finmeccanica
della società Digint, poi ceduta all’organizzazione
criminale di Gennaro Mokbel - Un alto funzionario
dell’intelligence avrebbe addirittura partecipato a una
delle riunioni preparatorie e poi sarebbe diventato
responsabile del settore sicurezza di Alenia in America
- A rivelarlo è stato uno dei soci di ‘Ernst & Young’,
ritenuto testimone chiave nell’inchiesta che mira a
dimostrare come l’affare servisse in realtà a costituire
‘fondi neri’ all’estero….
Fiorenza Sarzanini per il
Corriere della Sera
Il Sismi, il
servizio segreto militare, era informato
dell'acquisizione da parte di Finmeccanica della società
«Digint», poi ceduta all'organizzazione criminale che
farebbe capo a Gennaro Mokbel. Un alto funzionario
dell'intelligence avrebbe addirittura partecipato a una
delle riunioni preparatorie e poi sarebbe diventato
responsabile del settore sicurezza di Alenia in America.
A rivelarlo
è stato uno dei soci di «Ernst & Young», che gestì
l'operazione finanziaria, adesso ritenuto testimone
chiave nell'inchiesta che mira a dimostrare come
l'affare servisse in realtà a costituire «fondi neri»
all'estero.
Dopo
l'arresto di Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica
accusato di riciclaggio proprio perché avrebbe
trasferito sui propri conti correnti i proventi pari a 8
milioni e 300 mila euro, il procuratore aggiunto di Roma
Giancarlo Capaldo e i pubblici ministeri delegati alle
indagini hanno interrogato numerosi manager dell'azienda
specializzata nei sistemi di difesa-compreso il
presidente Pierfrancersco Guarguaglini - e anche quelli
che ebbero un ruolo esterno.
I loro
verbali mostrano le contraddizioni nella ricostruzione
dei fatti, ma soprattutto rivelano l'esistenza di altre
operazioni riconducibili a Cola per il trasferimento di
denaro su depositi stranieri.
L'incontro a Milano con il
capo degli 007
Il 9 luglio scorso viene convocato al palazzo di
giustizia della capitale Giuseppe Mongiello,
responsabile del settore fiscale dello «Studio Legale
Tributario » partnership di «Ernst & Young». Cola è
stato bloccato da poche ore mentre si accingeva a
partire per gli Stati Uniti. Il testimone non si sottrae
alle domande dei magistrati.
«I miei
rapporti con Finmeccanica per quanto riguarda la Holding
sono con il presidente Guarguaglini, con il responsabile
delle comunicazioni Borgogni e con il responsabile del
settore fiscale Correale. Ho conosciuto Lorenzo Cola in
quanto mi è stato presentato circa a metà del 2006,
circa sei o sette mesi prima che avesse inizio
l'operazione «Digint», da Guarguaglini o da persona di
Finmeccanica vicina a Guarguaglini, come consulente
esterno di Finmeccanica. Posso dire però con
tranquillità che successivamente ho incontrato Cola in
Finmeccanica e ho avuto la conferma dei rapporti molto
stretti tra i due: posso qualificare Cola, se non come
il braccio destro di Guarguaglini, sicuramente come suo
uomo di fiducia.
Dopo qualche mese Cola mi disse che
Finmeccanica era intenzionata a rilevare una tecnologia
di avanguardia di cui era in possesso la società Ikon,
ma con modalità riservate. Ricordo anche che la prima
volta Cola mi parlò di questa cosa a casa sua a Milano
alla presenza di un militare, tale Maurizio Pozzi, che
si presentò come capocentro Sismi di Milano e che ora so
essere capo sicurezza Alenia in nord America (società
che fa parte del Gruppo Finmeccanica, ndr).
Pur non
avendo modo di dubitare che Cola parlasse a nome di
Finmeccanica per i suoi rapporti con la dirigenza, ne
parlai con Luca Manuelli che era l'amministratore di
«Finmeccanica Group Services» e anche perché era uso
dello studio avere documentazione che attestasse gli
incarichi ricevuti e ci fu uno scambio di note scritte.
I miei interlocutori per questa operazione erano Cola,
Manuelli e Borgogni, però ho assistito a telefonate
fatte da Manuelli a Guarguaglini per ragguagliarlo
direttamente su questa operazione».
Dopo poco Mongiello aggiunge:
«Avevo saputo da Cola che la tecnologia Ikon, che doveva
essere trasferita a Finmeccanica tramite "Digint", gli
era stata segnalata proprio da Pozzi, il capocentro
Sismi. Per questo ragione io ho sempre ritenuto che Cola
fosse vicino o comunque collegato ai Servizi.
Questa circostanza, unita al fatto
che essere molto vicino ai vertici di Finmeccanica mi
induceva a non fare molte domande sulle indicazioni che
mi forniva di volta in volta per effettuare le
operazioni che mi venivano richieste. Voglio precisare,
a conferma dei rapporti di cui godeva Cola all'interno
di Finmeccanica, che lo stesso dava del "tu" a tutti i
massimi vertici del Gruppo, cioè a Guarguaglini,
Manuelli, Zappa, Borgogni, Giordo, alla moglie di
Guarguaglini che è amministratore della "Selex Sistemi
Integrati", e ad altri».
Riunioni e affari con gli uomini di Mokbel
È ancora Mongiello a confermare come l'operazione sia
stata gestita sin dall'inizio con i personaggi-in
particolare il senatore Nicola Di Girolamo e la «mente
finanziaria » Marco Toseroni - poi arrestati con
l'accusa di aver fatto parte dell'associazione criminale
che farebbe capo a Mokbel. Circostanza che Guarguaglini
e gli altri vertici della holding hanno sempre negato.
L'indagine
condotta dai carabinieri del Ros ha consentito di
verificare che attraverso la lussemburghese «Financial
Lincoln » è stata costituita la società «Digint» che ha
acquisito appunto il ramo d'azienda dalla Ikon che
riguardava il tracciamento dei dati. Così il fiscalista
ne ricostruisce i passaggi salienti: «Al momento della
proposizione dell'operazione, Cola mi disse che le quote
della società che venne individuata in una società
lussemburghese - ottimo strumento per garantire la
riservatezza della titolarità delle quote - dovevano
essere divise in modo che il 51 per cento venisse
riservato a lui o società che avrebbe indicato per conto
di Finmeccanica e il restante 49 per cento diviso in
parti uguali tra Albini e Mugnato (soci della Ikon ndr).
Il 51 per
cento riservato a cola fu in via provvisoria intestato a
mia moglie in attesa di indicazione di Cola e preciso
che lo sollecitai più volte a fornirmi indicazioni
sull'intestazione definitiva. Posso dire che tutta
l'operazione finalizzata al rilievo della "Financial
Lincoln" e alla costituzione di "Digint" con tecnologia
"Ikon" è stata effettuata su richiesta e per conto di
Finmeccanica.
Tutte le
cariche interne a "Digint", amministratori e collegio
sindacale, sono avvenute sempre su indicazione di
Finmeccanica, in particolare di Manuelli su indicazione
del vertice, ritengo Guarguaglini e Borgogni che si
occupa delle cariche del Gruppo.
Effettivamente ricordo che Cola ci presentò all'interno
dello studio di via Romagnosi l'avvocato Di Girolamo e
Toseroni come soggetti interessati, io ritenevo per suo
conto, all'intestazione del 51 per cento delle quote che
all'epoca erano, provvisoriamente, ancora in capo a mia
moglie. Non ricordo se ci sono stati altri incontri con
Di Girolamo e Toseroni. Sicuramente è venuto spesso
Marco Iannilli (anche lui arrestato per concorso in
riciclaggio con l'organizzazione di Mokbel, ndr) che
seguiva l'operazione per Cola».
Il
Fondo «schermo» voluto dal presidente
Secondo il testimone i vertici erano informati passo
dopo passo dell'operazione. E per dimostrarlo cita
un'altra circostanza: «Cola ci disse che Guarguaglini
non gradiva che risultasse che Finmeccanica partecipasse
in minoranza a una società controllata da una piccola
società con minimo capitale sociale e peraltro di
diritto lussemburghese, per cui Cola stesso ci disse che
occorreva "schermare" questa titolarità riferendo la
titolarità delle quote della "Financial Lincoln" al
Fondo Allianz.
Di questo si
occupò Corrado Prandi, ex dipendente di "Ernst & Young"
che io stesso ho presentato a Cola. Economicamente ho
sempre ritenuto che si trattasse di un'operazione
"neutra" nel senso che avveniva tutta all'interno di
Finmeccanica, senza quindi pagamenti per le intestazioni
di quote. Sono rimasto pertanto sbalordito quando ho
letto su internet che Cola avrebbe ricevuto in pagamento
per questa società "Digint" la somma di 8 milioni e 300
mila euro ».
Proprio per
conoscere il grado di conoscenza dell'operazione da
parte dei vertici di Finmeccanica il 12 luglio scorso
viene convocato come testimone il presidente
Guarguaglini. Nel suo verbale ci sono diverse parti
«omissate», ma nella sostanza ribadisce la regolarità
dell'operazione «che mi fu proposta nella primavera del
2007 dallo studio "Ernst & Young" e per esso da Cola e
Mongiello che mi parlarono di un software molto avanzato
adatto alla difesa dei sistemi informatici di
Finmeccanica che avrebbe potuto avere successo sia
all'interno del Gruppo che in un momento successivo,
attraverso la sua commercializzazione ».
Guarguaglini
sembra voler prendere le distanze da Cola e infatti
afferma: «L'ho conosciuto tra la fine del 2006 e
l'inizio del 2007, ma l'ho frequentato poco». In realtà
a smentire questa circostanza, oltre a Mongiello, è il
direttore generale di Finmeccanica Giorgio Zappa, che
viene interrogato il giorno successivo e subito nega di
essersi occupato dell'affare "Digint".
«Ho conosciuto Cola dopo circa un
anno e mezzo dal mio arrivo nel 2004 a Finmeccanica
dalla Alenia di cui ero amministratore delegato. Cola,
che frequentava il 7˚ piano di piazza Montegrappa, si
era presentato nel mio ufficio ma io già sapevo che era
ben conosciuto dal presidente Guarguaglini con cui
peraltro successivamente l'ho visto più volte.
Cola mi
disse di provenire da Ms, ora diventata "Selex Sistemi
Integrati", settore radar, e quindi già in precedenza
dal mondo Finmeccanica. Ricordo che quando lo conobbi
lui mi disse che conosceva Guarguaglini e la mogli
Grossi da circa sette, otto anni. Con Cola ho avuto
frequentazioni che si sono concretizzate in sette, otto
incontri formali e quattro, cinque pranzi o cene ad
alcune delle quali ha partecipato anche l'attuale
presidente della Fondazione Ansaldo di Genova, Luigi
Giraldi.
Cola vantava
frequentazioni e conoscenze di rilievo in America, anche
al Congresso, tanto che io ricordo di averlo segnalato
al presidente di Alenia Nordamerica qualche mese prima
del giugno 2007, epoca di aggiudicazione della gara in
America per l'aereo C27J per la quale potevano essergli
utili le conoscenze in America di Cola». Il 9 luglio,
poco dopo l'arresto di Cola, viene interrogato Corrado
Prandi, l'uomo che ne avrebbe gestito almeno in parte le
disponibilità finanziarie. Anche nel suo verbale ci sono
svariati «omissisi»
Operazioni all'estero ordinate da Cola
«La prima volta che ho fatto ingresso in Finmeccanica -
racconta - è stato nel 2006, 2007 emi ha portato
Mongiello. Non avevomai saputo che Cola fosse
interessato a "Digint" e quando è venuta fuori la
notizia sulla stampa, Cola mi disse che era stata creata
da lui per fare una cortesia ai suoi due amici Mugnato e
Albini.
Nel 2008 ho
conosciuto Iannilli e ho saputo che era il
commercialista di Cola. Io avevo due conti utilizzati
per Cola: il primo si chiamava Pinefold, aperto e chiuso
perché confluito in Yorkel nel 2008, e Yorkel stesso.
Cola mi ha chiesto il numero di conto Yorkel per far
fare dei trasferimenti a Iannilli in suo favore.
Iannilli ha trasferito sul conto di Cola
complessivamente due o tre milioni di euro circa: ciò è
avvenuto sul conto Yorkel nel 2008».
Prandi
inizialmente esclude «di aver ricevuto per conto di Cola
trasferimenti di denaro dalla Smi di San Marino da parte
di Iannilli nel 2007 e lo escludo quasi certamente anche
per il 2008. Ho invece ricevuto nel 2009 somme di
denaro, complessivamente inferiori a un milione di euro
da Marco Iannilli dal conto Smi per conto di Cola».
Ma di fronte
alle contestazioni dei magistrati ammette di «aver
conosciuto Iannilli nel 2007» e a questo punto rivela
anche «l'esistenza di un conto in Svizzera che Cola
aveva presso il Credito Agricole di Lugano». Quattro
giorni dopo torna in Procura e «sciogliendo la riserva
rispetto ad alcune dichiarazioni precedenti» aggiunge
dettagli ritenuti molto importanti dagli inquirenti per
la ricostruzione di altre operazioni finanziarie
all'estero.
Racconta
Prandi: «Presso la Duddley, Cola riceve la somma di 780
mila dollari nel periodo agosto-ottobre 2007. Dallo
stesso conto di Lugano, nei mesi successivi, vengono
trasferite somme per l'importo complessivo di quattro
milioni di dollari presso il conto Pamgard di Londra, da
dove poi confluiscono presso lo studio legale Pavia di
New York.
Il motivo di
trasferimento di questa somma è il seguente: in quel
momento Cola aveva pensato di acquistare un immobile in
un condominio cooperativa di New York che però non andò
a buon fine per cui le somme pervenute allo studio Pavia
per metà sono ritornate in Svizzera presso il conto
Riolite e in parte sono confluite in un Trust poi
utilizzato per l'acquisto di un appartamento a New York
nella (5˚.
Sul conto Riolite sono pervenute al
Cola altre somme. In particolare è pervenuta a Cola dal
19 luglio al 14 agosto 2007 la somma di quattro milioni
e 400 mila euro e poi nel settembre 2007 la somma di 200
mila euro. La provenienza delle somme sono da "Gartime"
e "Emerald" società riferibili a Iannilli».
17-07-2010]
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GUARGUAGLINI RESTERÀ AL SUO POSTO RINUNCIANDO PERÒ AL
DOPPIO INCARICO DI PRESIDENTE E AMMINISTRATORE DELEGATO.
IL COMANDANTE SUPREMO DOVREBBE ESSERE PRESTO "DIMEZZATO"
CON LA NOMINA DI ALESSANDRO PANSA (ATTUALE CONDIRETTORE
GENERALE DI FINMECCANICA) SULLA POLTRONA DI
AMMINISTRATORE DELEGATO
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori
naviganti che i giornalisti italiani e stranieri
presenti al Salone dell'Aria di Farnborough non hanno
capito la presenza di Maria Stella Gelmini nel
mirabolante stand di Finmeccanica.
Più chiare sono apparse invece le
parole del mefistofelico Ignazio La Russa che ha
tagliato 25 Eurofighter dal portafoglio ordini di
Guarguaglini. Nell'occasione il ministro della Difesa ha
smentito di essere lo sponsor di Flavio Cattaneo per la
successione al comandante supremo del Gruppo. Dopo
queste dichiarazioni ha preso corpo con insistenza la
voce che Guarguaglini resterà al suo posto rinunciando
però al doppio incarico di presidente e amministratore
delegato. Il comandante supremo dovrebbe essere presto
"dimezzato" con la nomina di Alessandro Pansa (attuale
condirettore generale di Finmeccanica) sulla poltrona di
amministratore delegato".
21-07-2010]
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15-
FINMECCANICA: GIORDO, DA CANCELLAZIONE 25 EFA NESSUN
IMPATTO SU CONTI...
(Adnkronos)- La cancellazione di 25
Eurofighter non avra' alcun impatto sui conti di Alenia
Aeronautica e d Finmeccanica. Ad assicuarlo e' stato il
neo amministratore delegato di Alenia Aeronautica
Giuseppe Giordo, a seguito dell'annuncio dato ieri dal
ministro della Difesa Ignazio La Russa. 'L'eventuale
taglio della tranche 3B dell'Eurofighter non impatta sui
numeri di Alenia e di Finmeccanica', ha detto Giordo
parlando a amrgine della confereza stampa di Superjet
International.
16-
GIORDO (AD FINMECCANICA), PER SUPERJET SI APRE MERCATO
AMERICANO...
(Adnkronos) - L'ordine per nuovi 30
Superjet 100 dalla societa' di leasing statunitense
Pearl Aircraft Corporation fa da battistrada su un
mercato dalle enormi potenzialita' quale e' quello
americano. E' Giuseppe Giordo, neo amministratore
delegato di Alenia Aeronautica, a sottolineare cosi' la
portata dell'accordo sottoscritto all'Air Show di
Farnborough da Superjet International, la joint venture
partecipata al 51per cento da Alenia e al 49% da Sukhoi
Holding, resposnabile delle attivita' di marketing,
vendita, peronsalizzazione e consegna del jet di
trasporto regionale dell'ultima generazione. 'E' un buon
inizio per il Superjet: questo e' il primo ordine
americano che apre possibilita' in Nord America. Si
tratta di un mercato enorme dove un aereo come Superjet
potra' avere successo', ha detto Giordo.
17-
RICICLAGGIO: FINMECCANICA, COLA RINUNCIA A RICORSO...
(Adnkronos) - Ha rinunciato al
ricorso davanti al Tribunale del Riesame Lorenzo Cola,
l'ex consulente esterno di Finmeccanica, che chiedeva la
revoca dell'ordine di custodia cautelare che l'ha
portato in carcere l'8 luglio scorso nell'ambito
dell'inchiesta sul riciclaggio di due miliardi di euro.
I difensori Franco Coppi e Ottavio
Marotta hanno preso questa decisione perche' la Procura
di Roma non ha depositato ancora alcuni verbali di
intercettazioni telefoniche e l'interrogatorio di Marco
Iannilli. E' colui che a Milano avrebbe incontrato Cola
rivelandogli che Gennaro Mokbel faceva parte
dell'operazione Digint. I difensori di Cola quando
avranno esaminato le carte mancanti chiederanno ancora
un interrogatorio del loro cliente poi decideranno se
ripresentare ricorso al Tribunale del Riesame.
[21-07-2010]
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COLA
(LORENZO) IL SIPARIO SU FINMECCANICA – IL GRUPPO DI
GUARGUAGLIONe CERCA DI SCAVARE UN SOLCO TRA L’AZIENDA E IL
PRESUNTO ARCHITETTO DELL’OPERAZIONE DIGINT – LO STRANO
INCONTRO SUBITO PRIMA DELLE MANETTE CON L’EX GENERALE
DELL’ARMA SAVINO (TOH!, LA CASA GLIEL’HA RISTRUTTURATA
ANEMONE) – LA TELEFONATA DI COLA ALLA MOGLIE: “QUI CI SONO
PROBLEMI, LA PARTENZA PER GLI USA DIVENTA NECESSARIA”…
business
Carlo
Bonini per "la
Repubblica"
Millantatore o uomo del Presidente Pier Francesco Guarguaglini?
Professionista in proprio o espressione diretta e braccio in
"outsourcing" del secondo gruppo industriale più importante del
Paese? Le ultime ore da uomo libero di Lorenzo Cola e un suo
incontro riservato con un ex generale dei carabinieri in piazza
san Lorenzo in Lucina, a Roma, possono offrire qualche altra
risposta, più di quante già non ne dia l´istruttoria della
Procura.
Soprattutto se si scopre che quel generale, oltre a una storia
professionale particolare, ha un nome, Vittorio Savino, che, lo
vedremo, in Finmeccanica, ha un suo peso, se non altro per ciò
di cui si occupa: la sicurezza aziendale.
I fatti,
dunque. Con insistenza Finmeccanica sta provando a scavare un
solco, il più largo e profondo possibile, tra i vertici
dell´azienda e Lorenzo Cola, il consulente di "famiglia", l´uomo
con accesso diretto a Pier Francesco Guarguaglini e alla moglie
Marina Grossi, detenuto a Regina Coeli e che ora si vuole
improvvisamente "ex".
L´architetto dell´operazione Digint, l´uomo del "sistema" utile
a creare provviste nere che ora in piazza Monte Grappa nessuno
sembra più ricordare. Il suo nome scompare nella nota di ieri in
cui Finmeccanica «ribadisce che il gruppo non ha mai costituito
fondi neri all´estero e non ha mai attivato strutture societarie
tali da compiere operazioni di storno».
Che
«Gennaro Mokbel non ha mai posseduto direttamente il 51% di
Digint». Che Nicola Mugnato, uomo del direttore centrale delle
Relazioni esterne dell´azienda, Lorenzo Borgogni, è figura
"neutra" in questa storia. Un semplice «gestore del software di
protezione informatica di Digint, di cui è direttore generale».
Epperò, il
diavolo fa le pentole ma non i coperchi e, appunto, si scopre
ora che giovedì l´ultima persona che Lorenzo Cola incontra da
uomo libero, quando ha ormai quasi un piede sull´aereo che deve
portarlo negli Stati Uniti, è un´altra figura di qualche rilievo
in Finmeccanica.
Un ex
generale di corpo d´armata dei carabinieri, Vittorio Savino,
consulente per la sicurezza aziendale e consigliere nel Cda di
una delle società controllate del Gruppo. I due, come dà atto il
verbale di arresto, si incontrano in piazza san Lorenzo in
Lucina.
E i
carabinieri del Ros che stanno pedinando Cola aspettando il
momento utile per notificargli il provvedimento di fermo,
riconoscono subito nel suo interlocutore il generale che, nel
2004, da comandante delle Unità mobili dell´Arma (la divisione
"Palidoro"), si è congedato accompagnato, diciamo, non
esattamente da chiarissima fama.
Francesco
Cossiga - in un atto di sindacato ispettivo del Senato del
luglio di quell´anno - lo definisce «noto nell´Arma e nelle
Forze Armate come un servile "trafficone" politico», che «ha
sempre ostentato grande potere personale a motivo della di lui
vantata amicizia personale con alto esponente della politica»,
Silvio Berlusconi, «tanto da fargli ripetutamente affermare di
essere il vero Comandante generale dell´Arma».
Non solo.
Savino compare anche in quel pozzo nero che è la "lista" del
costruttore Diego Anemone acquisita dalla Procura di Perugia
nell´inchiesta sul "sistema Balducci" e i grandi appalti.
All´annotazione «30/04», per lavori di ristrutturazione (non è
dato sapere se gratuiti o meno), nella sua casa di via Due
Macelli: «Parquet, cucina, scala, armadio». Un servizio
completo.
Insomma, i
carabinieri che pedinano Cola hanno ottime ragioni per restare
in osservazione del lungo conciliabolo, attendendone la
conclusione (perché Savino non sappia quanto sta per accadere al
suo interlocutore). E altrettante buone ragioni per annotare il
dettaglio. Se non altro perché, poche ore prima, Cola ha
telefonato alla moglie in Svezia per spiegarle che «a Roma ci
sono problemi», che la «partenza per gli Stati Uniti» diventa
necessaria. Quanto, necessaria era, evidentemente, quell´ultima
chiacchierata di persona con il generale che a Finmeccanica, e
non solo, è di casa. [13-07-2010]
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- FINMECCANICA: MAI COSTITUITO FONDI NERI...
Da Borse.it -Finmeccanica non ha mai costituito fondi neri e
il presidente Pier Francesco Guarguaglini non ha mai incontrato
Mokbel. E' quanto ha precisato in una nota diffusa nel fine
settimana il colosso pubblico in relazione alle notizie di
stampa riguardanti presunti fondi neri all'estero. Finmeccanica
ha inoltre smentito "categoricamente che Mokbel possieda o abbia
posseduto direttamente il 51% della Digint"
FINMECCANICA:
VERSO ACCORDO CON MITTEL PER VALORIZZARE
IMMOBILI...
Radiocor -
Accordo in arrivo tra Finmeccanica e il gruppo Mittel per
valorizzare un cospicuo portafoglio di immobili del gruppo
attivo nei settori della difesa e dell'aerospazio. Le
trattative, secondo quanto risulta a Radiocor, sono in fase
avanzata e riguardano una parte significativa del patrimonio
immobiliare di Finmeccanica, che vale, nel suo complesso, oltre
1,5 miliardi di euro.
10.07.10 |
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FINMECCANICA: ALTIMETRO THALES ALENIA SCELTO PER MARINA USA...
(Adnkronos) -
Thales
Alenia Spa ha firmato un contratto con la Ball Aerospace
relativo alla fase preliminare dello sviluppo dell'altimetro
GFO-2 RA, che sara' imbarcato a bordo del satellite di nuova
generazione Geosat Follow-On 2 (GFO-2). Questa primo accordo
riguarda tutti gli aspetti di definizione, progettazione e
compatibilita' di sistema, mentre il contratto finale per la
produzione dell'altimetro e' atteso per la fine del 2010. Ball
Aerospace e' primo contraente del programma per conto della U.S.
Navy.
Il
satellite di nuova generazione GFO-2 fornira' le misure che
copriranno tutti gli oceani del Pianeta, assicurando dati di
vitale importanza per la strategia militare. Thales Alenia Space,
in qualita' di partner del programma, sviluppera' l'altimetro a
bi-frequenza sulla base della tecnologia derivata dalla famiglia
degli altimetri Poseidon, gia' operativi sulla serie dei
satelliti oceanografici Jason.
'Siamo
particolarmente orgogliosi per esser stati scelti da Ball
Aerospace per svolgere questo lavoro per la Marina
statunitense", ha affermato Reynald Seznec, presidente e
amministratore delegato di Thales Alenia Space. "Questa e' la
prima volta che il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti
sceglie una societa' europea per la fornitura di un altimetro a
microonde. Il nostro business chiaramente vincente, conferma la
fama mondiale della nostra linea di prodotti altimetro, che
vanta una comprovata esperienza nel settore spaziale'.
Thales
Alenia Space e Ball Aerospace hanno gia' collaborato nel settore
della climatologia, da quando lo strumento Caliop, costruito da
Ball Aerospace, e' stato integrato sul satellite Calipso proprio
nei laboratori di Thales Alenia Space, nell'ambito della
cooperazione tra la NASA e l'agenzia spaziale francese CNES.
28.06.10 |
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LA VERSIONE
DEL GUARGUAGLIONE - gli attuali guai giudiziari arrivAno da
lontano e non solo dalle procure - DALLA Libia di Gheddafi ALLA
Russia di Putin, PASSANDO PER OBAMA, IVI COMPRESI Emirati Arabi,
India, Malesia, Polonia, e Turchia, FINMECCANICA HA FATTO MAN
BASSA DI COMMESSE militari CHE VALGONO ORMAI 30 MILIARDI DI
DOLLARI - TROPPO SECONDO I RIVALI DI FRANCIA E GERMANIA... Angela Zoppo per "Milano
Finanza"
C'è la Libia
di Gheddafi, la Russia di Putin. Ci sono, naturalmente, gli
Stati Uniti della meno generosa amministrazione Obama, ma
parliamo pur sempre di una superpotenza che continua a stanziare
cifre da capogiro per la difesa: l'ultimo budget proposto al
Congresso per il 2011 sarà pure più tirato ma supera comunque i
700 miliardi di dollari. Ci sono, poi, paesi dalle democrazie
ancora balbettanti, altri che possono provocare qualche mal di
pancia se visti dalla Casa Bianca.
Se si
guarda a come si è mossa Finmeccanica negli ultimi quattro anni
della gestione di Pier Francesco Guarguaglini, tessendo il filo
delle sole commesse militari collezionate dalla holding di
piazza Monte Grappa, emerge una geografia estremamente
eterogenea, che scavalca agilmente interessi politici opposti
per seguire le sole ragioni del business.
Una
strategia disinvolta e allo stesso tempo premiante, perché a
conti fatti per la holding quotata a piazza Affari si traduce in
un controvalore di quasi 30 miliardi di dollari, cifra alla
quale si arriva sommando le più importanti commesse ottenute dal
2005 ad oggi (si veda infografica nella pagina a fianco).
E
qualcuno, proprio per questo, ipotizza che gli attuali guai
giudiziari del vertice di Piazza Monte Grappa, arrivino da
lontano e non solo dalle procure. E l'inchiesta di MF-Milano
Finanza sulla potenza di fuoco di Finmeccanica può aiutare a
capire meglio questo rebus internazionale.
NON C'È CRISI IN DIFESA.
Il settore degli armamenti, nonostante i tanti allarmi, è stato
tra i meno toccati dalla crisi. Nell'ultima relazione di
bilancio, il top management di Finmeccanica ha spiegato ai suoi
azionisti che nonostante la difficile congiuntura economica «si
può prevedere che nei prossimi anni i budget rimarranno, salvo
poche eccezioni, sostanzialmente stabili nei paesi occidentali»
e che addirittura, «sono destinati ad aumentare in alcuni Paesi
emergenti».
A volte ci
si muove su un filo sottile, arrivano cioè commesse border line,
che non sono propriamente militari ma non possono nemmeno essere
inscritte nella categoria di quelle civili.
Non
riguardano gli armamenti veri e propri, ma i sistemi di
sicurezza, settore nel quale sono previsti incrementi
nell'ordine del 7% annuo a livello mondiale. La costante
minaccia del terrorismo ha fatto impennare il mercato: i paesi
che si sentono più vulnerabili chiedono apparati per la
sicurezza interna e la protezione delle infrastrutture
strategiche, o ancora per la sorveglianza dei confini e la
difesa da quelle che, in linguaggio da addetti ai lavori, si
chiamano minacce asimmetriche.
Il loro
peso nell'economia delle aziende del settore è crescente: si
calcola che se il mercato dei sistemi elettronici muove circa 70
miliardi di euro all'anno, quello dei sistemi elettronici per la
sicurezza (Homeland Security) possa valere intorno ai 55
miliardi di euro.
LA
PARTITA CON OBAMA.
I risultati di questa nuova stagione del mercato della difesa si
sono visti con chiarezza nel bilancio 2009: per fare un esempio,
l'ebitda adjusted al 31 dicembre scorso è salito a sfiorare
quota 1,6 miliardi di euro, il 22% in più rispetto al 2008. La
crescita è stata trainata dai settori Elicotteri, Elettronica
per la Difesa e Sicurezza ed Energia.
Gli Usa
hanno rappresentato il maggior terreno di sfida per la holding
di piazza Monte Grappa. E non solo perché Finmeccanica è stata,
insieme all'ormai ex partner Lockheed Martin, la prima vittima
illustre dei tagli imposti da Obama, con lo stop alla commessa
degli elicotteri presidenziali vinta nel 2005. Una mossa
vincente è stata senza dubbio l'acquisizione del gruppo Drs. Ci
voleva un grimaldello per forzare le barriere imposte dal
Pentagono alla politica nazionale di procurement, che non lascia
troppi varchi alle aziende d'oltre oceano.
Quando si
punta alle commesse miliardarie la sola strada è stringere
alleanze con prime contractor ingombranti, e Boeing, che ha
preteso di imporre il suo marchio agli elicotteri AgustaWestland
che correranno di nuovo per la flotta della Casa Bianca, lo è
senz'altro più di quanto lo sia stata Lockheed Martin. Se,
invece ci si muove su partite minori, la via maestra è giocare
in casa come Finmeccanica sta facendo attraverso DRS.
Da quando
è entrata nell'orbita di piazza Monte Grappa, la neo acquisita
americana ha contribuito alla causa con 12 commesse, alcune
anche consistenti come quella da circa un miliardo di dollari
per i sistemi elettronici degli elicotteri OH-58D Kiowa Warrior.
La controllata è servita per stare al passo con la ridefinizione
dei principali programmi militari a stelle e strisce, con «uno
spostamento dell'attenzione dai sistemi tradizionali verso
prodotti ed equipaggiamenti che rispondano meglio ai nuovi
requisiti operativi imposti dalle minacce asimmetriche».
Non a caso
il top management non perde occasione per ribadire quanto la
società statunitense hi-tech abbia contributo ai risultati del
2009, sotto il profilo dei ricavi e dell'ebitda, per concludere
che «la capacità di DRS di soddisfare tempestivamente le
richieste delle Forze Armate americane si è rivelata un'arma
vincente».
Nei
programmi di Guarguaglini, non a caso, c'è la maggiore
integrazione della controllata, con due obiettivi complementari:
da una parte DRS dovrà diventare meno americana e più
internazionale, andando a proporsi sugli altri mercati,
dall'altra dovrà sempre più affiancare la capogruppo e le
consorelle nella campagna di espansione negli Usa.
AVARA ALBIONE.
Nessuno, fino a pochi anni fa, pensava che Finmeccanica avrebbe
invece cominciato ad avere il fiato corto in Gran Bretagna.
Invece, eccezion fatta per gli elicotteri AgustaWestland, che
comunque dal 2007 è rimasta ferma, il mercato inglese è stato
avaro con il gruppo italiano. Vero è che da Downing Street sono
partiti segnali più incoraggianti.
Proprio di
recente una delegazione del gruppo è volata a Londra per un
incontro organizzato dal ministero del Tesoro che chiamava a
raccolta il gotha dell'industria europea, promettendo condizioni
più favorevoli agli investimenti in terra britannica. Ma è
altrettanto innegabile che Londra, spinta dalla crisi
finanziaria, è alle prese con la revisione della Strategic
Defence Review.
Le
contromosse di Finmeccanica, che non vuole perdere terreno, sono
già state avviate. Il gruppo, si apprende, «sta indirizzando le
proprie attività sia verso il sostegno alle operazioni «fuori
teatro», sfruttando le occasioni offerte dagli urgent
operational requirements, sia verso il supporto a quello che
ormai è diventato il suo core-business in Uk, ovvero gli
elicotteri. Che hanno bisogno di supporto logistico.
Sono
partiti così i primi contratti di integrated operational support,
considerati già un modello di riferimento per la collaborazione
tra il Ministero della Difesa britannico e l'industria. È così
che il gruppo ha portato a casa il supporto operativo integrato,
dal 2010 al 2014, dei 67 elicotteri Apache AH-MK!, che vale
quasi 500 milioni di euro.
La Francia
è un capitolo più modesto, lambito dalle ricadute del programma
delle fregate Fremm, con la commessa da 164 milioni di euro
aggiudicata a WASS/Oto Melara/Elettronica nel 2006, e tornato
temporaneamente in auge con il contratto da 600 milioni di euro
aggiudicato ad AgustaWestland. La Germania pesa per appena 80
milioni di euro, tanti quanti ne vale il contratto datato 2007
con Oto Melara. Il resto è altrove.
IL
DEAL CON GLI EMERGENTI.
Nei paesi emergenti come l'India e in quelli che stanno
esordendo o rientrando di prepotenza sulla scena internazionale:
Arabia Saudita, Brasile, Corea del Sud, Emirati Arabi Uniti,
Libia, Russia, e Turchia. Finmeccanica ha varcato tutti questi
confini, accettando condizioni diverse da quelle richieste per
operare sui mercati occidentali: altrove, infatti, ottenere una
commessa significa accettare di investire sul territorio e
trasferire tecnologia e competenze. Obblighi fissati per
contratto che in campo militare vanno gestiti con la massima
delicatezza.
Nelle
grandi manovre del risiko Finmeccanica Selex Sistemi Integrati
appare forse un po' più defilata. La controllata oggi alla
ribalta delle cronache perché tirata in ballo nell'inchiesta
della Procura di Napoli sugli appalti del ministero
dell'Interno, ha preso commesse militari in cinque paesi:
Emirati Arabi, India, Malesia, Polonia, e Turchia. Ma solo uno è
relativamente recente, quello del 2009 per il sistema Vts
dell'esercito turco, 25 milioni di dollari.
15-06-2010]
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FINMECCANICA: SI RAFFORZA COLLABORAZIONE CON AERONAUTICA
MILITARE...
(Adnkronos) -
Si rafforza la collaborazione tra Aeronautica Militare e
Finmeccanica. Il 16 giugno prossimo avra' luogo a Roma, presso
la sede del gruppo, il primo di una serie di appuntamenti volti
ad ottimizzare il flusso informativo tra le due entita'.
Presenzieranno all'incontro il Capo di Stato Maggiore
dell'Aeronautica Militare, generale Giuseppe Bernardis e il
presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pier
Francesco Guarguaglini. Gli incontri, riservati ad Aeronautica
Militare e Finmeccanica, cominceranno con un seminario di
approfondimento sulle reciproche strategie, si articoleranno in
una serie di relazioni sui progetti in evoluzione dei due
soggetti e proseguiranno in futuro con l'approfondimento di
singole tematiche inerenti questioni tecniche, strategiche e
logistiche. 'Questi incontri confermano l'attuale stato di
collaborazione tra le due entita' - hanno affermato Bernardis e
Guarguaglini - e siamo sicuri possano ulteriormente incentivare
le partnership.'
10.06.10 |
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Da
ITALIA OGGI
1 - PANORAMA PER FINMECCANICA RESUSCITA IL MANAGER DEFUNTO...
Il potere della stampa riesce a varcare i confini del
paranormale: il settimanale Panorama, per esempio, resuscita i
morti. Anche se a fin di bene, visto che si tratta di elogiare
una donna manager. L'ultimo numero del settimanale diretto da
Giorgio Mulè si è occupato delle indagini su Finmeccanica,
pubblicando un servizio su Marina Grossi, amministratore
delegato di Selex sistemi integrati e consorte del presidente
del gruppo, Pier Francesco Guarguaglini.
A pagina 44, Giacomo Amadori, cronista di punta del settimanale
Mondadori, fa parlare Franco Bardelli, ex presidente e
amministratore delle Officine Galileo. Con Bardelli che
«ricorda», come si legge nell'articolo, che «con Pier Francesco
fummo impressionati dalla sua efficienza»: Grossi era una
dirigente molto attiva e la sua personalità avevano colpito non
poco il futuro marito.
Appare come rilasciata nel corso di un'intervista la
dichiarazione di Bardelli, evidentemente realizzata su un
tavolino a tre gambe da un medium. Sì, perché il manager
Bardelli è morto il 21 gennaio di quest'anno, ma dall'alto
sembra continuare a occuparsi delle vicende terrene del gruppo
per il quale ha lavorato senza risparmiarsi.
Tra l'altro nella pagina di Panorama si passa rapidamente
dall'indicativo presente, e proprio per le parole del fu
Bardelli, al passato remoto utilizzato per illustrare una
dichiarazione della Grossi, che invece è vivente, con uno
«scherzo» scelto per minimizzare il rischio di veder divergere
le strade professionali di Pier Francesco e Marina. Alla
Mondadori si sono accorti, ma senza clamore, delle parole del
resuscitato.
(Pierre de Nolac)
10.06.10 |
FIN-MECCANICA, FINE GUARGUAGLIONE - “I SOLDI SONO PASSATI DI
MANO IN MANO A PACCHI", ACCUSA L’EX SENATORE DI GIROLAMO AI
MAGISTRATI - I PM AVREBBERO LE PROVE CHE MOKBEL VERSÒ 7.5 MLN €
PER INGRAZIARSI IL GUARGUA – OCCHI PUNTATI ANCHE SULLA MOGLIE
MARINA GROSSI - ”SCOPRIRE FONDI NERI IN UN’AZIENDA GIGANTESCA
CHE VENDE ARMI IN TUTTO IL MONDO, MEDIO ORIENTE COMPRESO, è COME
SCOPRIRE COLLAGENE IN CASA DI ALBA PARIETTI E FARD NEL BAGNO DI
BERLUSCONI - …
1-
"ECCO COME I FONDI NERI FINIVANO A FINMECCANICA"...
Francesco Grignetti per "la
Stampa"
S'aggrava la posizione di Pier Francesco Guarguaglini, il
presidente del gruppo Finmeccanica, al centro di uno dei filoni
d'inchiesta che riguardano le attività di Gennaro Mokbel.
Quest'ultimo è quell'imprenditore romano con passione per la
destra estrema al centro dell'inchiesta sul riciclaggio
internazionale e sulla truffa al fisco che ha sconvolto le
società Fastweb e Telecom Italia Sparkle.
Sempre
l'inchiesta su Mokbel ha portato alle dimissioni del senatore
Nicola Di Girolamo, accusato di avere incassato voti di mafia.
Ora tocca a Finmeccanica. Che ci sia un'inchiesta sui rapporti
«pericolosi» tra Mokbel e i dirigenti della società pubblica che
produce aerei, elicotteri, armamenti e sistemi digitali è noto
da giorni.
Da
ultimo si sono moltiplicati gli interrogatori. Due giorni fa è
toccato al manager Marco Toseroni e all'ex senatore. La novità è
che entrambi collaborano con la giustizia. Ed è in questa
occasione che la procura di Roma ha svelato alcune carte. Gli
investigatori ritengono di avere la prova che Mokbel abbia
versato 7 milioni e mezzo di euro per ingraziarsi Guarguaglini.
E dagli interrogatori sono giunte alcune determinanti conferme.
«I soldi sono passati di mano in mano a pacchi», ha confermato
Di Girolamo ai pm.
Di
questa vicenda, i magistrati avevano saputo dalle
intercettazioni. In una prima intercettazione, del febbraio
2008, si sentiva l'imprenditore dire in puro romanesco: «Aho,
so' cinque mesi che avemo tirato fori li sordi e non avemo visto
'no straccio de contratto... nun c'avemo futuro. Con tutti i
contratti dentro questa società, acquisirà un certo valore,
consistente, importante, noi vendiamo la nostra quota a
Finmeccanica che è da quantificare in... non so quanti mijoni,
giusto?... Ma tu l'hai visto un contratto, l'hai visto?».
In
un'altra conversazione è Di Girolamo, nella sua veste di
commercialista, che lo tranquillizza: «Abbiamo costruito questa
holding per i crismi e secondo i dettami che avevamo concordato,
è quella che consentirà a tutti di fare un salto di qualità. E'
ineccepibile, tecnicamente perfetta, è lo strumento più asettico
e qualificato per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo.
Attraverso quest'operazione di Finmeccanica, che è il fiore
all'occhiello che potremmo rivenderci domani mattina... solo una
holding del genere potevi entrare in Finmeccanica».
«Mokbel
- ha raccontato Di Girolamo - intendeva inserirsi in
Finmeccanica, ma l'ha tradito il carattere, la sua incapacità di
avere pazienza. Il suo "investimento", un versamento in nero di
7,5 milioni di euro, secondo lui doveva produrre utili
immediatamente, o in contratti per almeno 50 milioni oppure in
acquisizioni di altre partecipazioni redditizie.
In serata con una nota il presidente e amministratore delegato
di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini ha affermato che «
non ha mai conosciuto nè incontrato il signor Mokbel».
2- IL
SISTEMA PER IL RICICLAGGIO...
Da "la
Stampa"
-
L'inchiesta su Finmeccanica è partita dai presunti fondi neri di
Fastweb e di Telecom Sparkle. Gli investigatori ipotizzano un
enorme giro di denaro sporco. Secondo tre procure ci sarebbero
conti correnti che potrebbero condurre a Finmeccanica, il
colosso della difesa e dello spazio. Tra le società coinvolte
anche quella della moglie del numero uno Guarguaglini.
NICOLA
DI GIROLAMO
Nell'inchiesta sono finiti Gennaro Mokbel, imprenditore romano
considerato la mente del sistema, e Nicola di Girolamo, il
senatore del Pdl eletto all'estero, che si è dimesso ed è stato
arestato. A Di Girolamo i magistrati contestano il reato di
riciclaggio.
[09-06-2010]
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GUARGUAGLONE FELIX: FINMECCANICA CORRERÀ CON BOEING NELLA NUOVA
GARA PER LA COSTRUZIONE DELL'ELICOTTERO DI OBAMA. MA NON È LA
FINE DEL MASSACRO MEDIATICO: OLTRE AI COMPETITOR STRANIERI SI
CONOSCONO I NOMI E I COGNOMI DELLE MANINE ITALIANE CHE MIRANO A
SCALZARE IL GUARGUA DALLA SUA POLTRONA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il
comandante supremo di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini,
ha letto con gioia la notizia ri-pubblicata oggi dall'"Herald
Tribune" (è stata anticipata dal Sole 24 Ore on line con un
pezzo di Gianni Dragoni) secondo la quale il suo Gruppo correrà
con Boeing nella nuova gara per la costruzione dell'elicottero
di Obama.
Ai
piani alti di Finmeccanica ritengono che questa notizia metta
fine al massacro mediatico ispirato dalla manina di competitor
stranieri. Questa tesi non è del tutto vera perché, come sanno
bene anche nel quartier generale di piazza Monte Grappa, si
conoscono i nomi e i cognomi delle manine italiane che mirano a
scalzare il Guargua dalla sua poltrona".
10.06.10 |
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C’EST la
FIN-MECCANICA – SPUNTA UNA PISTA SANMARINESE NEI PRESUNTI FONDI
NERI TARGATI MOKBEL RICONDUCIBILI AL GRUPPO DI GUARGUAGLIoNe -
IL RICICLAGGIO È LA PRINCIPALE IPOTESI DI REATO MA SI VALUTA
ANCHE LA CORRUZIONE – GUARGUA NON CI STA: “NON HO MAI VISTO NÉ
CONOSCIUTO MOKBEL" – L’INTERCETTAZIONE GALEOTTA, PARLA IL
MAGNAGER TOSERONI: “DIGINT È ’NA SCATOLA VUOTA DOVE
APPARENTEMENTE C’È UNA ‘DELEGA’ DA PARTE DI FINMECCANICA PER LA
CESSIONE DEL 51%”…
Domenico Lusi per "il
Sole 24 Ore"
Gli otto
milioni di euro investiti nel 2007 nell'affare Digint non
appartenevano tutti al comitato d'affari che faceva capo a
Gennaro Mokbel. Ne sono convinti i pm romani che indagano
sull'operazione. E che per questo motivo hanno avviato
accertamenti tesi a verificare quale fosse la reale provenienza
e la destinazione finale del capitale investito nella società
partecipata al 49% da Finmeccanica. C'è il forte sospetto che la
somma sia solo transitata attraverso la Digint per poi essere
dirottata verso San Marino e altri paradisi fiscali.
Per questo
motivo, nelle scorse settimane, la Procura ha inoltrato diverse
rogatorie verso i Paesi interessati e gli Usa. Si intende fare
luce non solo sull'operazione Digint, ma anche su eventuali
conti esteri in qualche modo riconducibili a soggetti legati a
Finmeccanica. Fondi neri che sarebbero stati costituiti per
distribuire tangenti e ottenere appalti. L'attenzione dei pm
romani si concentra in particolare sulle fatture emesse da
alcune controllate da Finmeccanica, tra cui la Selex, per la
fornitura di apparecchiature ad alta tecnologia.
Fatture a
cui non sarebbe corrisposta alcuna fornitura e che sarebbero
servite per accantonare le provviste di capitale all'estero.
Finmeccanica e il suo a. d., Francesco Guarguaglini, hanno
smentito seccamente ogni ipotesi di costituzione di fondi neri
all'estero o in Italia. «Queste notizie fanno un danno enorme a
42mila famiglie e se uno ci mette anche i fornitori si può
parlare di 150mila famiglie italiane» ha detto Guarguaglini,
aggiungendo di non avere «mai visto né conosciuto Mokbel:
Finmeccanica non ha mai avuto a che fare con lui».
Le
indagini sulla Digint riguardano la complessa operazione
finanziaria che alla fine del 2007 portò il gruppo Mokbel a
rilevare, attraverso la Rhuna Investments e la controllata Hagal
Capital, il 51% della società dalla lussemburghese Financial
Lincoln. Otto milioni il costo dell'operazione. Troppi, secondo
il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i pm Giovanni
Bombardieri e Francesca Passaniti. Quando il 7 giugno 2007
Finmeccanica Group Services acquistò da Financial Lincoln il 49%
della Digint (compreso il diritto a nominare i membri del cda e
l'a.d.) sborsò 2 milioni di euro.
Come mai,
pochi mesi dopo, Mokbel paga per il restante 51% ben 8 milioni?
I pm sospettano che l'operazionesia servita in realtà a
riciclare denaro di provenienza illecita, anche per conto di
altri.
È
rivelatrice un'intercettazione del 12 febbraio 2008, acquisita
nell'ambito dell'inchiesta su Telecom Italia Sparkle e Fastweb,
di cui quella sulla Digint costituisce uno stralcio.
Al circolo
romano "Antico tiro a volo" sono riuniti Mokbel, l'ex senatore
del Pdl Nicola Di Girolamo, il manager Marco Toseroni e altri
sodali del gruppo, tra cui Vincenzo Sanguigni, Marco Iannilli e
Lorenzo Cola, consigliere di Guarguaglini per i mercati
africano, asiatico e statunitense. «Abbiamo acquisito la società
lussemburghese nei termini che loro ci avevano chiesto» dice
Toseroni. Che poi, parlando della Digint, aggiunge:«È 'na
scatola vuota, è una partecipazione dove apparentemente c'è una
"delega" da parte di Finmeccanica per la cessione del 51 per
cento».
Tra gli
architetti dell'operazione, Di Girolamo, che venerdì è stato
interrogato, ma solo sul suo ruolo nella vicenda Ti
Sparkle-Fastweb. Presto l'ex senatore sarà risentito, come anche
Toseroni, sulla Digint. L'interrogatorio di Di Girolamo potrebbe
svolgersi venerdì. Proprio Di Girolamo e Toseroni, insieme a
Mokbel, sono al momento gli unici indagati per questo filone. La
principale ipotesi a cui lavorano i pm è il riciclaggio, ma si
valutano anche la corruzione e reati di natura fiscale.
Su
Finmeccanica indaga anche Napoli. Al centro dell'inchiesta
l'aggiudicazione di alcune gare, tra cui quella per il sistema
di videosorveglianza della "Cittadella della Polizia" di Napoli,
fornito dalla Elsag Datamat. Domani i pm sentiranno come teste
il nuovo prefetto dell'Aquila, Giovanna Iurato, fino a qualche
settimana fa direttore del reparto tecnico logistico del
ministero dell'Interno. Iurato, sposata con un dirigente della
Elsag Datamat, dovrà chiarire le procedure seguite per
l'aggiudicazione dell'appalto da 33 milioni.
La Elsag
è, tra l'altro, la stessa società scelta per gestire i sistemi
informatici durante il G-8 dell'Aquila. Nell'ambito
dell'inchiesta napoletana, lo scorso dicembre, è stato sentito
come persona informata dei fatti anche Guido Bertolaso, mentre
il mese prima era toccato a Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore
barese coinvolto nelle inchieste sugli appalti in Puglia.
Tarantini
aveva detto di avere presentato nel 2008 Bertolaso
all'imprenditore Enrico Intini, interessato a entrare nel giro
delle aziende assegnatarie degli appalti della Protezione
Civile. Secondo Tarantini, Bertolaso promise a Intini lavori
tramite la Selex. Della cosa non si fece in realtà nulla, ma i
pm vogliono verificare se anche a Napoli, come a Bari,fosse
stato messo in piedi un sistema per l'aggiudicazione
preferenziale di appalti ad alcune aziende. 31-05-2010]
|
GUARGUAGLIONI S’INCAZZA - IL RAS DI FINMECCANICA PASSA AL
CONTRATTACCO: IPOTESI AGGIOTAGGIO PER LE VOCI SU PRESUNTE
INDAGINI – C’È QUALCOSA DI STRANO NELL’ANDAMENTO DEL TITOLO IN
BORSA LO SCORSO 28 MAGGIO (IL GIORNO DELLE RIVELAZIONI SUI
GIORNALI) – INTANTO LADY GUARGUA, MARINA GROSSI, RINVIA
L’INTERROGATORIO: IMPEGNI ISTITUZIONALI (quali? la festa della
repubblica al quirinale? UN LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON LO SI NEGA
A NESSUNO
E MOGLIE
MARINA GROSSI
1 -
FINMECCANICA IPOTIZZA AGGIOTAGGIO SU FALSE VOCI INDAGINI...
(ANSA) -
Finmeccanica potrebbe procedere contro ignoti per aggiotaggio in
relazione alle voci su presunte indagini a suo carico. Lo rende
noto un comunicato della società. "In relazione agli articoli di
stampa che da venerdì si sono rincorsi in merito a presunte
indagini su Finmeccanica e che hanno nuociuto gravemente
all'immagine e alla performance del titolo sul mercato
borsistico - si legge nel comunicato - il presidente e
amministratore delegato del Gruppo, Pier Francesco Guarguaglini,
con la piena e unanime condivisione dei membri del consiglio di
amministrazione, ha valutato l'opportunità di procedere, a
tutela della società, nelle competenti sedi penali, civili e
amministrative, anche in ordine alla sussistenza di fatti che
possono configurare il reato di aggiotaggio o di altri reati".
"A tale
decisione - prosegue la nota - si è pervenuti valutando
l'andamento delle contrattazioni del titolo sul mercato di
Borsa, nella giornata di venerdì 28 maggio, a seguito di
articoli che, come già dichiarato in un precedente comunicato
stampa della società, sono destituiti di fondamento per quanto
attiene ai comportamenti della società e dei suoi vertici
aziendali".
2 -
INCHIESTA NAPOLI;RINVIATO INTERROGATORIO GROSSI...
(ANSA)
- E' stato
rinviato l'interrogatorio dell'ingegner Marina Grossi,
amministratore delegato di Selex (gruppo Finmeccanica), che era
stata convocata per oggi negli uffici della Procura di Napoli.
Grossi - moglie di Pierfrancesco Guarguaglini, ad di
Finmeccanica - doveva essere sentita come teste nell'ambito
dell'inchiesta sugli appalti per la sicurezza, che conta diversi
indagati tra imprenditori, faccendieri e funzionari del
ministero dell'Interno.
Ha però
fatto pervenire ai pm una comunicazione nella quale spiega di
non poter lasciare Roma a causa di impegni istituzionali. Nei
prossimi giorni sarà fissata una nuova data per
l'interrogatorio. Questa mattina, intanto, il procuratore
aggiunto Rosario Cantelmo e i sostituti Vincenzo D'Onofrio,
Raffaello Falcone e Pierpaolo Filippelli hanno ascoltato il
vicequestore primo dirigente Anna Smilari, responsabile del Cen,
il centro elaborazione dati della polizia. Uno degli appalti
sospetti è quello da 37 milioni di euro: prevedeva lo
spostamento del centro dalla caserma di via Conte della Cerra a
quella del bosco di Capodimonte. Smilari ha risposto alle
domande dei magistrati per più di tre ore. 01-06-2010]
|
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il
GUARGUAglione disarmato - La Finmeccanica disporrebbe di una
provvista "parallela" di 300 milioni di euro - L´INCONTRO DEI
VERTICI FINMECCANICA CON L´UOMO DI FIDUCIA DI MOKBEL - IL SUMMIT
NEL MAGGIO DEL 2008: "C´ERANO ANCHE DUE DELLA CIA" - IL
FACCENDIERE VIDE IL DIRETTORE GENERALE ZAPPA: "E ADESSO SI
APRONO GRANDI SCENARI. MI HANNO OFFERTO DI APRIRE UN´AGENZIA PER
LA VENDITA DI PRODOTTI MILITARI IN ASIA
1 - OGGI
PRIMI INTERROGATORI A NAPOLI
Guido Ruotolo per la Stampa
Settimana
importante quella si apre oggi a Napoli, per l'inchiesta
Finmeccanica, la holding guidata da Pierfrancesco Guarguaglini.
Tra oggi e domani saranno sentiti sei testimoni, i
«ministeriali», per ricostruire i passaggi dell'affidamento
dell'appalto (33 milioni di euro) al Raggruppamento temporaneo
d'imprese guidato dalla Elsag Datamat della Finmeccanica, per il
Cen, Centro elaborazione dati della polizia di Stato, che doveva
sorgere nella zona di Capodimonte, a Napoli.
Sarà
certamente sentita il neo prefetto dell'Aquila, Giovanna Maria
Iurato, che era responsabile al Viminale del Dipartimento che si
occupa del patrimonio e dei servizi tecnico-logistici e in
quanto tale gestì l'appalto per la costruzione del Cen a Napoli
affidandolo alla Finmeccanica. Il prefetto Iurato è la moglie di
uno dei dirigenti-consulenti della Elsag Datamat.
Saranno
poi sentiti altri funzionari e prefetti del Viminale, che hanno
fatto parte della Commissione aggiudicatrice dell'appalto sotto
osservazione o che hanno predisposto atti specifici (tra gli
altri, il prefetto Saporito).
MARINA
GROSSI
Questa
inchiesta vede già una decina di indagati, tra cui alcuni
dirigenti napoletani delle società del gruppo Finmeccanica che
il 22 aprile sono state perquisite dagli investigatori
napoletani. Una di queste, la Selex Sistemi integrati sarebbe
coinvolta anche nella inchiesta romana sui fondi neri
Finmeccanica, una tranche dell'indagine Fastweb e Telecom Italia
Sparkle, e della banda di truffatori guidata dall'estremista di
destra Gennaro Mokbel.
In questi
giorni Finmeccanica ha sempre smentito di avere attivato fondi
neri all'estero, dichiarandosi pronta a chiarire qualsiasi
dubbio alla Procura di Roma. Gli investigatori della capitale
stanno indagando su un pagamento «estero su estero» di circa
otto milioni di euro risalente al 2007 e che era funzionale
all'acquisto da parte della banda Mokbel di quote della società
Digint.
La
Finmeccanica disporrebbe, dunque, di una provvista che potrebbe
essere «parallela», e ammontare addirittura a 300 milioni di
euro. Un sospetto, naturalmente, che gli investigatori vogliono
al più presto verificare.
2 -
L´INCONTRO DEI VERTICI FINMECCANICA CON L´UOMO DI FIDUCIA DI
MOKBEL - IL SUMMIT NEL MAGGIO DEL 2008: "C´ERANO ANCHE DUE DELLA
CIA" - IL FACCENDIERE VIDE IL DIRETTORE GENERALE ZAPPA: "E
ADESSO SI APRONO GRANDI SCENARI. MI HANNO OFFERTO DI APRIRE
UN´AGENZIA PER LA VENDITA DI PRODOTTI MILITARI IN ASIA"
Maria Elena Vincenzi e Elsa Vinci per La Repubblica
C´è un
contatto diretto tra gli uomini di Mokbel e il vertice di
Finmeccanica. Il 6 maggio 2008 gli inquirenti documentano «un
incontro presso uno degli uffici dell´azienda» leader in
armamenti, «tra il direttore generale Giorgio Zappa», candidato
alla successione di Guarguaglini, e uno dei più stretti
collaboratori di Mokbel, Marco Toseroni, uomo chiave, con l´ex
senatore Nicola Di Girolamo, nel piano di agganciare
Finmeccanica ed entrare nell´affare degli armamenti. Toseroni e
Di Girolamo sarebbero indagati nella nuova inchiesta per
riciclaggio aperta dalla procura di Roma.
L´incontro
con Zappa. L´ex senatore, scrivono gli inquirenti, «non
partecipa alla riunione con Zappa». Ma appena «concluso
l´incontro è stato raggiunto da due persone e informato degli
sviluppi». «Anche Gennaro Mokbel viene edotto immediatamente».
«È la moglie Giorgia Ricci che lo chiama per riferire i
particolari della riunione». In una telefonata di due giorni
dopo, l´affarista romano affronta «analiticamente gli aspetti
imprenditoriali con Finmeccanica».
Le
intercettazioni documentano altri contatti. Il piano è quello di
realizzare «un´agenzia di prodotti per la sicurezza nell´Asia
centrale», ed è partito alcuni mesi prima dell´incontro con il
direttore generale di Finmeccanica.
Armi in
Asia. Il 7 febbraio 2008 Mokbel, intercettato al telefono, con
tale Antonio Ricci: «Tony, io l´altra sera so´ stato con il
numero tre delle terza industria militare del mondo e con due
della Cia. C´aveva una scorta fuori... de quelle che nun se
possono di´... Armati. Mi hanno offerto non a me ma sempre
tramite l´avvocato Nicola (Di Girolamo) di aprire una loro
agenzia per tutto il centro Asia per la vendita di prodotti di
sicurezza e militari.... Elicotteri Agusta e via dicendo.
C´abbiamo una riunione lunedì».
Mokbel ne
parla con uno dei suoi collaboratori, Aurelio Gionta: «Non devi
proprio fiata´ Aurè... Intanto gli ho spuntato che posso fare
una società... diventa responsabile Finmeccanica per tutto il
centro Asia... Questa è una cosa che a me personalmente...
Perché ci apre tutto un altro scenario che manco te lo voglio
di´».
Mr.
Guarguaglini. Il 9 aprile 2008, Marco Toseroni informa il suo
collaboratore per i mercati asiatici, Chandra Randhir, «di avere
ricevuto una chiamata dai suoi amici della compagnia militare
(Finmeccanica) i quali gli hanno prospettato la possibilità di
incontrare direttamente Mr. Guarguaglini per poi procedere alle
trattative con altre persone».
Qualche
giorno dopo, il 15 aprile, Toseroni al telefono dice che «gli
amici della società militare gli hanno confermato che l´incontro
si terrà nella settimana del 5 maggio. Hanno portato il dossier
finale con tutte le informazioni». Non a caso, un mese dopo, il
6 maggio c´è l´appuntamento con il direttore generale Zappa.
Toseroni annuncia: «Dopo la riunione possiamo partire per l´Asia
per iniziare a lavorare al progetto dell´agenzia».
"Il
signore della Cia". Gli inquirenti scrivono che da
intercettazioni telefoniche e ambientali «sono state captate
ulteriori conversazioni che hanno fatto emergere aspetti di
significativa illegalità che riguardano il cosiddetto progetto
Finmeccanica, con la complicità di Marco Iannilli e di una terza
persona definita "il signore della Cia", tale Lorenzo,
identificabile verosimilmente con Lorenzo Cola».
Il profilo
del consulente di Guarguaglini per la procura di Roma è tutto da
verificare, ma gli uomini di Mokbel non hanno dubbi. Il 13
febbraio 2008, Toseroni racconta di avere «incontrato il
consulente dell´ad di Finmeccanica, persona che riveste un ruolo
importante nella società militare ma ha anche un ruolo notevole
nei servizi segreti italiani e in quelli statunitensi».
[31-05-2010]
|
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1-
GUARGUAGLINI ATTIVA LA CONTRAEREA MA IL SUO IMPERO DI
RIFERIMENTO (LETTA E MATTEOLI) SI STA SGRETOLANDO GIORNO PER
GIORNO SOTTO I COLPI DI MANINE MISTERIOSE - PRENDE SEMPRE PIÙ
CORPO L'IDEA DI UNO SDOPPIAMENTO DELLE CARICHE
Ci sono volute 48 ore prima che il comandante supremo di
Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, ordinasse ai suoi più
stretti collaboratori di attivare la contraerea.
La
batteria dei missili terra-aria collegati alla rete radar
(costruita con amore dall'azienda della moglie Marina Grossi) è
spuntata tra le piante che ornano il roof del palazzo-uffici di
piazza Monte Grappa, e ha tentato di rispondere all'attacco
sollevato dalle rivelazioni sui presunti fondi neri all'estero
che hanno richiamato l'attenzione di tre procure.
La ragione
per cui il manager di Castagneto Carducci ha atteso due giorni
prima di dare la sua risposta ai telegiornali e a "Repubblica"
con una lunga intervista, va cercata nella difficoltà di capire
la matrice dell'attacco portato in grande stile nei confronti di
un Gruppo che insieme all'Eni si colloca tra le prime
multinazionali italiane.
Anche gli
ingegneri elettronici che nel corso degli anni hanno alimentato
con il loro know-how il successo di Finmeccanica sul mercato
della difesa, all'inizio non erano riusciti a capire se quelli
indirizzati contro il palazzo di piazza Monte Grappa fossero
missili balistici intercontinentali a lungo raggio, oppure
ordigni antinave capaci di colpire unità di superficie e di
affondare le corazzate più grandi.
Da parte
sua il comandante supremo ha preso tempo e per riflettere meglio
ha raggiunto l'hangar di Pratica di Mare dove venerdì sera ha
incontrato oltre 1.500 anziani del Gruppo ai quali ha detto:
"difenderemo e svilupperemo questa meravigliosa realtà con tutte
le nostre forze". Solo a quel punto i top manager presenti hanno
capito che il Guargua non avrebbe abbassato la guardia e che
avrebbe reagito di fronte alle paginate e alle voci che lo hanno
tirato in ballo.
D'altra
parte sapeva benissimo che da oltre due mesi circolavano nei
ristoranti e nei palazzi della Capitale voci oblique su
Finmeccanica e in particolare sull'acquisizione del 2008
dell'americana Drs per 3,4 miliardi di euro. E non è un mistero
per nessuno che i suoi rapporti con il ministro della Difesa La
Russa e Giulietto Tremonti si sono via via deteriorati dando
vita all'ipotesi che Guarguaglini possa lasciare il suo mandato
un anno prima della scadenza.
Forse è
stata questa spiegazione più "domestica" a indurre il 73enne a
difendersi dalla pioggia di insinuazioni e a rifiutare con forza
qualsiasi ipotesi di andarsene a casa.
Nel
quartier generale di Finmeccanica si è fatta strada ormai la
convinzione che è inutile parlare di complotto internazionale
come fa invece l'ex-boiardo Ettore Bernabei che vede gli
attacchi della finanza ebraica e mondiale anche dentro i peccati
di Santa Romana Chiesa.
In altre
parole il Guargua, che nel tempo libero frequenta i cacciatori
della Maremma, è convinto che nel mirino non ci sia un robusto
piccione, ma un passero dall'aria composta che è seduto a
Palazzo Chigi e porta il nome di Gianni Letta. È lui l'artefice
di quell'immensa costruzione che come una cattedrale romanica
sta crollando giorno per giorno sotto i colpi di manine
misteriose.
La
simmetria perfetta del potere costruito dal Gran Ciambellano di
Berlusconi si sta incrinando paurosamente. Le teste cadono come
birilli e si portano dietro la credibilità del Governo. Prima è
toccato a Sciaboletta Scajola, poi nel ventilatore sono finiti
il fratacchione Matteoli e l'anima candida di Sandro Bondi, ma
più di altri crolla la torre della cricca, con il Gentiluomo di
Sua Santità Balducci e Guido Bertolaso, che non più tardi di
ieri ha reiterato la volontà di tagliare la corda.
In questa
logica da fine impero il povero Letta è costretto a mettere la
faccia sulla manovra di Tremonti e non ce la fa più a difendere
il perimetro del Palazzo fino a ieri sorretto dalla volontà di
non cambiare i cavalli vincenti. Tra questi c'è sempre stato
anche il comandante supremo di Finmeccanica, l'uomo che ha
seguito fedelmente i movimenti del premier in America, Libia e
Russia.
Adesso si
tratta di vedere se la roccaforte di Palazzo Chigi resisterà
agli attacchi delle manine domestiche protese a sacrificare
l'uomo di Finmeccanica. C'è un partito in azione che sta
lavorando sui giornali per suggerire una soluzione interna e
porta avanti il nome di Giorgio Zappa, ma questa è un'ipotesi
priva di fondamento come inconsistente è la voce che vorrebbe
Paoletto Scaroni o Giuseppe Bono di Fincantieri o Gianni De
Gennaro su quella poltrona.
Mentre la
magistratura fa il suo lavoro prende sempre più corpo l'idea di
uno sdoppiamento delle cariche ed è probabile (se non ci saranno
altri colpi di scena) che le manine domestiche attivate per
colpire con missili di superficie piazza Monte Grappa
riusciranno a tagliare le ali al piccione Guarguaglini per far
volare sulla poltrona di amministratore delegato un manager più
giovane e meno chiacchierato.
2- AH, BEI
TEMPI QUANDO C'ERA BUSH E GIANNI CASTELLANETA ERA VICE
PRESIDENTE DI FINMECCANICA E COME HOBBY ERA AMBASCIATORE A
WASHINGTON
C'è un uomo che in questi giorni ha assistito con grande ansia
alla battaglia su Finmeccanica.
È Giovanni
Castellaneta, il diplomatico 68enne nato a Gravina in Puglia che
dal 2005 al 2009 è stato ambasciatore d'Italia negli Stati
Uniti. La sua storia degli ultimi anni si intreccia strettamente
con quella del Gruppo di Guarguaglini per il quale Castellaneta
ha fornito servizi preziosi. Quando nel 2003 era consigliere
diplomatico riuscì ad entrare nel consiglio di amministrazione
del Gruppo, poi nel 2004 fu nominato vicepresidente di
Finmeccanica, una carica che ha esercitato attivamente
soprattutto nella gestione dei dossier sulla maxi-commessa di
elicotteri dell'Amministrazione Bush.
Il suo
attivismo gli ha messo addosso l'etichetta di "commesso
viaggiatore", ma il 68enne diplomatico non ha mai fatto mistero
dei suoi rapporti con l'azienda italiana. E quando l'anno scorso
il Governo decise di sostituirlo nella sede di Washington,
Castellaneta tentò di prolungare per un anno il suo incarico ma
trovò l'opposizione di Gianfranco Fini. Come contropartita nel
settembre dell'anno scorso è diventato presidente della Sace a
conferma del suo grande interesse per le attività industriali e
commerciali.
Il suo
nome non è minimamente affiorato nello scandalo di questi giorni
anche perché dopo la cancellazione della commessa per gli
elicotteri in Finmeccanica non lo considerano una carta
vincente. In lui resta il rammarico per una situazione che lo ha
visto protagonista di delicate partite internazionali nelle
quali spuntano nomi di anonimi faccendieri.
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UN PAESE
ALLO SBANDO ...
La coppia Pier Fumantino Guarguaglini-Marina Grossi trascina
Finmeccanica nel mirino delle procure.
L'ultimo tassello del potere ex finiano trasmigrato sotto l'ala di
Gianni Letta vacilla paurosamente sotto i colpi dei pm, della
Guardia di Finanza e di Tremendino Tremonti. Era questa la scossa
in arrivo che ieri rendeva più livido del solito l'Arconte di
Arcore. L'attacco su Finmeccanica, gli sussurrano all'orecchio gli
ultimi fedelissimi, sarebbe la prova che anche Oltreoceano si sono
stufati di lui.
MARINA
GROSSI
Ecco i
titoli di chi ha avuto il coraggio della prima pagina.
"Repubblica": "La procura indaga su Finmeccanica. I pm di Roma:
l'ipotesi è quella di riciclaggio".
"Corriere"
delle elite corrucciate: "Inchiesta su Finmeccanica. "Fondi neri
all'estero". Perquisita la società della moglie di Guarguaglini".
"La Stampa":
"Fondi neri, indagini su Finmeccanica. Il colosso pubblico nel
mirino di tre procure".
"Il
Messaggero": "Il caso Mockbel investe Finmeccanica. Si indaga su
un conto segreto all'estero".
"Il Secolo
XIX": "Inchiesta di tre procure. Ora Finmeccanica trema. Sotto
tiro appalti, società e movimenti di denaro".
Come spesso
accade, Fiorenza Sarzanini scrive per il Corriere il pezzo più
completo: "Verifiche sulle attività del presidente Guarguaglini e
della moglie a capo di una società partecipata". L'inchiesta
romana ipotizza "provviste di soldi occultate all'estero e
utilizzate per ottenere commesse e appalti. Fondi neri che
Finmeccanica avrebbe accantonato grazie all'attività di società
collegate alla holding (...). Soldi finiti nelle tasche di
politici e funzionari anche stranieri, per agevolare la chiusura
degli accordi" (p.11).
Carlo Bonini
è invece abile a inquadrare il giro di vite giudiziario su
Finmeccanica nell'ambito della battaglia per gli elicotteri Usa. E
racconta il ruolo del consulente Sergio Cola, "amico del
presidente Guarguaglini" (Repubblica, p.11). Capito perché agli
Usa non piace la legge bavaglio sulle intercettazioni?
Buco secco
per Cetriolo Quotidiano, "Mf", "Italia Oggi", "Giornale" e
"Libero". Il quotidiano di Belpietro si dedica solo a "Fincantieri
che rilancia il porto di Ancona" e si beve la seguente notizia: "Guarguaglini
entrerà in Confindustria" (p. 27). Capita a tutti, ma il Sole fa
di peggio: pubblica la notizia in poche righe e con meno nomi
possibili.
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COME MAI UNA
BUFERA DI FONDI NERI STA TRAVOLGENDO LA FINMECCANICA DI
GUARGUAGLINI? - MAGARI ALL’ORIGINE DELL’INCHIESTA DELLA GUARDIA DI
FINANZA (IN BALLO DA QUATTRO MESI) SUI CONTI CORRENTI ALL’ESTERO,
DA SEMPRE INDISPENSABILI PER "OLIARE" APPALTI E COMMESSE (DOV’è LA
SORPRESA?), STANNO ACCOVACCIATI I MALUMORI (EUFEMISMO)
DELL’ESTABLISHMENT DEL PENTAGONO NEI CONFRONTI DI UN’AZIENDA
STRATEGICA, IN QUANTO PRODUTTRICE DI ARMAMENTI, ELICOTTERI, AEREI
DA GUERRA ETC., CHE SI è PERMESSA RECENTEMENTE DI FARE UN BEL
CONTRATTONE CON GHEDDAFI, QUINDI ADIRE LE VIE LEGALI CON GLI STATI
UNITI, REI DI AVER DISDETTO L’ONEROSO ACCORDO-ELICOTTERI? -
(GUARDA IL CAOS DELLE COINCIDENZE, DOPO BERTOLASO-BALDUCCI, UN
ALTRO LETTA-LETTA COME L’EX FINIANO GUARGUAGLINI è FINITO TRA LE
FIAMME GIALLE DI VIA XX SETTEMBRE)
Guido Ruotolo
per
La Stampa
Fondi
neri. Conti correnti all'estero che potrebbero ricondurre a
Finmeccanica, il colosso pubblico della difesa e dell'aerospazio.
Una contabilità parallela che potrebbe far ipotizzare l'esistenza
di un meccanismo di corruzione per ottenere appalti, commesse. E
sarebbero tre le Procure - Roma, Napoli e Milano - interessate a
capire se esiste questo «meccanismo» corruttivo all'interno della
holding guidata da Pier Francesco Guarguaglini. Le indagini sono
naturalmente top secret ma dalle indiscrezioni che circolano
sembrerebbe che l'inchiesta romana sia quella che potrebbe aver
scoperto l'esistenza di conti esteri riconducibili a Finmeccanica.
Stiamo
parlando dell'inchiesta Fastweb-Telecom, quella che ha portato in
carcere la banda di truffatori capeggiata da Gennaro Mokbel e
dall'avvocato Nicola Di Girolamo, l'ex senatore del Pdl eletto a
palazzo Madama con i brogli elettorali e il sostegno della
‘ndrangheta. Tra gli atti della inchiesta del Ros dei carabinieri
e della Guardia di finanza, coordinata dal procuratore aggiunto
Giancarlo Capaldo, anche delle intercettazioni che avevano per
oggetto gli affari con Finmeccanica.
fnmccnc15
guarguaglini alexei meshkov
La banda di
riciclatori aveva quote per otto milioni di euro nella società
«Digint», partecipata dalla lussemburghese Financial Lincoln e per
il 49% da Finmeccanica. In una conversazione Mokbel afferma: «Io
ieri sera sono stato a cena con uno dei capoccioni di
Finmeccanica, uno dei tre che comandano. Lui vive a Washington, ha
firmato l'accordo da sei miliardi... sugli aerei... Tramite
l'avvocato Nicola (il senatore Di Girolamo?, ndr) ci hanno offerto
di aprire un'agenzia per tutto il centro Asia, per la vendita di
prodotti di sicurezza... e prodotti militari... elicotteri Agusta.
Ci abbiamo una riunione lunedì». Quando queste intercettazioni
sono diventate pubbliche, Finmeccanica ha smentito che Mokbel o
comunque qualcuno della sua banda sia mai stato ricevuto dai
vertici della holding. Il direttore generale di Finmeccanica,
Giorgio Zappa, sollecitato dai giornalisti, nel giorno della
retata Mokbel si limitò a commentare con un «no comment» i
rapporti che emergevano tra la banda e Finmeccanica.
Secondo
indiscrezioni nelle inchieste giudiziarie sul gruppo Finmeccanica
sarebbe coinvolta anche la società «Selex Sistemi Integrati», che
ha come amministratore delegato Marina Grossi, moglie
dell'ingegner Guarguaglini. E negli uffici della «Selex
Comunication», nella sede centrale di Finmeccanica spa, nelle
società Elsag Datamat, Vitrociset, Engineering Ingegneria
Informatica e in altre aziende del gruppo, alla fine di aprile si
sono presentati gli investigatori per acquisire diversi documenti
su ordine della Procura di Napoli, che indaga sugli appalti del
«piano sicurezza». Appalti pilotati, è questa l'ipotesi del
procuratore aggiunto Rosario Cantelmo e dei pm napoletani
D'Onofrio, Falcone, Filippelli e Maresca, che indagano per il
momento per associazione a delinquere finalizzata alla turbativa
d'asta.
Appalti
per la videosorveglianza, come quella del Centro elaborazione dati
della polizia di Stato che doveva sorgere a Napoli, nella zona di
Capodimonte. E appalti per caserme di polizia e carabinieri in
tutta la provincia. Secondo indiscrezioni, la Procura di Napoli
avrebbe già nel suo paniere diversi iscritti sul registro degli
indagati e nei prossimi giorni potrebbero esserci delle novità:
un'accelerazione delle attività istruttorie. Consultate, fonti
Finmeccanica, naturalmente, cadono dalle nuvole. Nessun commento
alle indiscrezioni sulle indagini su eventuali fondi neri. Si
aspettano le mosse degli inquirenti. Che qualcuno scopra le carte.
[28-05-2010]
L’ESPRESSO DEL 4 MARZO 2010. PAGINA 54
BRILLA COME DINAMITE: "RICICLO A BANDA LARGA" - SOMMARIO: "LA GANG
CHE RIPULIVA MILIARDI TRA BOSS E TELEFONIA PUNTAVA A UN AFFARE DA
500 MILIONI CON FINMECCANICA. ECCO LA REGISTRAZIONE DEI LORO
INCONTRI" - E POI: "COMMESSE CHE LA FINMECCANICA DOVREBBE
ASSEGNARE ALLA DIGINT, LA SOCIETÀ CHE I CRIMINALI DI MOKBEL
AVREBBE COSTRUITO INSIEME AGLI UOMINI DI GUARGUAGLINI" - DA QUESTA
INCHIESTA è DECOLLATA LA GDF PER METTERE AL MURO IL BOSS
FINMECCANICA
Emiliano Fittipaldi
per
L'Espresso numero 9 del 04-03-2010 pagina 54
Quando la
banda si chiude nel suo ufficio ai Parioli, il 12 febbraio 2008, i
carabinieri sentono chiacchierare assai animatamente. Ci sono
tutti, sono i protagonisti che hanno messo in piedi la più
colossale truffa della storia d'Italia, come l'hanno definita i
pubblici ministeri di Roma, la banda che ha convinto imprese della
telefonia come Fastweb e Telecom, imprenditori senza scrupoli,
broker, prestanome, poliziotti e politici a riciclare oltre 2
miliardi di euro di denaro sporco, soldi da collegare anche alle
'ndrine calabresi.
Per il
filone delle frodi i magistrati hanno ordinato l'arresto del
fondatore di Fastweb Silvio Scaglia e messo sotto accusa anche
l'ad Stefano Parisi. Ma nella riunione spiata dai militari si
discuteva di agganciare un'altra holding di rilievo mondiale:
Finmeccanica.
In piedi,
davanti alla scrivania, c'è Gennaro Mokbel, il capo. Un passato
nella destra estrema, fondatore di un movimento politico chiamato
Alleanza Federalista, è il leader indiscusso. Lo ascoltano tutti,
l'uomo è potente e violento: uno che per ottenere quello che vuole
usa, quando c'è bisogno, le pistole e le minacce.
Davanti
ci sono Marco Iannilli, Marco Toseroni, Aurelio Gionta e il futuro
senatore della Repubblica, Nicola "Nic" Di Girolamo, l'avvocato
che tra pochi mesi entrerà a Palazzo Madama nelle liste del centro
destra grazie ai voti della mafia calabrese. Di Girolamo ha negato
ogni contatto con la malavita ma le foto di questa pagina, di una
cena elettorale del 2008, lo smetiscono.
Il
gruppetto sta litigando perché un investimento fatto insieme a
Finmeccanica non starebbe dando i frutti sperati. Secondo
l'informativa degli inquirenti, l'operazione finanziaria con il
colosso pubblico dell'armamento - il terzo gruppo del mondo del
settore - viene effettuata attraverso una holding, la Rhuna
Investment, e una controllata lussemburghese, la Hagal Capital Sa.
Ma Mokbel
è arrabbiato, perché, dice, sono cinque mesi «che abbiamo tirato
fuori i soldi, ma non abbiamo visto uno straccio di contratto, non
abbiamo visto il futuro». Il futuro, spera la banda, sono
commesse. Commesse che la Finmeccanica dovrebbe assegnare alla
Digint, la società che i criminali avrebbero costruito insieme
agli uomini di Pier Francesco Guarguaglini.
Un
investimento costato al sodalizio 8 milioni di euro. Soldi
immobilizzati, per ora. Secondo Mokbel, con «tutti i contratti
dentro... questa società acquisirà un certo valore, consistente,
importante, noi vendiamo la nostra quota a Finmeccanica, che è da
quantificare in, non so quante decine di milioni, giusto?.. Ma tu
l'hai visto un contratto, l'hai visto?».
Qualcuno
propone di vendere subito la quota, ma Toseroni - indicato come
l'altro capo del sodalizio - lo manda a quel paese: «Ma non mi
puoi fare guadagnare neanche 150 mila che devo guadagnare in
Finmeccanica, perché io con 150 mila euro non ci campo, è molto
semplice il discorso».
Troppo
pochi 150 mila euro, non ci si vive bene. Le indagini hanno
mostrato come la gang fosse abituata a ben altri lussi, dalle
fuoriserie agli yacht. Nella riunione spiata dalle cimici
elettroniche l'atmosfera è calda, i nervi a fior di pelle. "Nic"
Di Girolamo interviene, cercando di smorzare i toni. Si dimostra
soddisfatto delle strategie imprenditoriali sue e degli amici, non
può sapere che le sue parole sono registrate e danno dritte
importanti agli investigatori.
«Abbiamo
costruito questa holding (la Rhuna, ndr.) per i crismi e secondo i
dettami che avevamo concordato tutti quanti, è quella che ci
consentirà a tutti di fare il salto di qualità, è ineccepibile,
tecnicamente perfetta... è lo strumento più asettico e qualificato
per partecipare e sedersi a qualsiasi tavolo... Attraverso sta
holding abbiamo fatto st'operazione di Finmeccanica, che è il
fiore all'occhiello che potremmo rivenderci domani mattina... che
solo una holding del genere potevi entrà in Finmeccanica, anzi
addirittura Finmeccanica ha chiesto... una partecipazione
attraverso un fondo lussemburghese».
Possibile
mai che un gigante mondiale come Finmeccanica fosse in affari con
la banda del riciclaggio? Sembra di sì. La Digint è, dichiarano
gli intercettati nelle loro conversazioni del febbraio 2008, «una
scatola vuota». Che in tre, quattro anni potrebbe però valere «550
milioni di euro... se gliela vende a Finmeccanica».
Dopo
qualche mese, il 6 maggio 2008, davanti al portone del quartier
generale di Finmeccanica, in piazza Monte Grappa, si vedono Marco
Toseroni e il legale asiatico Rahndir Ram Chandra. Devono
incontrare, scrivono gli investigatori, «il direttore generale di
Finmeccanica Zappa, per meglio definire i rapporti strategici tra
loro». "Nic" Di Girolamo è intanto stato eletto senatore grazie -
come contestano i magistrati - ai voti procurati dagli Arena, la
famiglia mafiosa di Isola Capo Rizzuto.
Lui non
va all'incontro, ma manda un altro sodale - anche lui arrestato
nell'operazione di Carabinieri e Guardia di Finanza che ha
stroncato l'organizzazione - a prendere l'avvocato di Singapore a
Fiumicino. I carabinieri si appostano davanti a Finmeccanica, e
vedono Toseroni insieme a Chandra arrivare alla sede della
holding. «Dopo aver sostato per qualche minuto, accedevano
all'interno».
L'incontro sembra andare bene. Appena finita la riunione, i due
informano il senatore sull'esito della visita. Pure Mokbel, la
sera, è al settimo cielo. È al compleanno di un amico, e parla al
telefono con la moglie. «Comunque quel Lollo (Lorenzo Cota, altro
indagato, ndr.) è veramente potente, perché oggi li ha portati dal
capo... dal vicecapo... e proprio lui, come al solito, tutto
sbracato... cioè gli dava mezzi ordini... hai capito... e quello
eseguiva... È andata benissimo, è andata, piccolè!».
Chi hanno
incontrato? I carabinieri scrivono una nota, a margine: «Da
accertamenti alla banca dati della Camera di Commercio risulta che
il presidente e amministratore delegato del gruppo si identifica
in Guarguaglini Pier Francesco, mentre il direttore generale si
identifica in Zappa Giorgio»
2
- FINMECCANICA: IN MIRINO PROCURA PER FONDI NERI, GRUPPO SI DICE
ESTRANEO...
Radiocor - Finmeccanica finisce nel mirino della procura di Roma
che sta indagando sui soldi riciclati da Gennaro Mokbel.
L'indagine verte su pr ovviste di soldi occultate all'estero e
utilizzate per ottenere commesse e appalti, fondi neri che il
gruppo avrebbe accantonato grazie all'attivita' di societa'
collegate alla holding. Secondo quanto scrivono i principali
quotidiani, i magistrati capitolini stanno verificando le
attivita' del presidente e a.d., Pier Francesco Guarguaglini, e
della moglie, Marina Grossi a.d. della controllata Selex sistemi
integrati.
In una
nota Finmeccanica dichiara categoricamente di non essere coinvolta
nella costituzione di fondi neri e aggiunge che nessun
provvedimento e' stato notificato a societa' e dirigenti del
gruppo. Il gruppo di aerospazio e difesa si dice inoltre pronta a
fornire alle autorita' competenti ogni e qualsiasi piu' ampio
chiarimento e informazione possa risultare utile. Intanto in Borsa
Finmeccanica e' la peggiore del Ftse-Mib, lasciando sul terreno,
in questo momento, il 2,6% a 8,54 euro.
3
- FINMECCANICA: PROCURA ROMA INDAGA SU PASSAGGIO DENARO ESTERO SU
ESTERO ...
(Adnkronos) - Nasce da uno stralcio dell'inchiesta sul riciclaggio
di 2 miliardi di euro, l' indagine che, secondo notizie di stampa
apparse oggi, coinvolgerebbe la Finmeccanica. Sulla vicenda si e'
appreso oggi da ambienti giudiziari che ci sono tre indagati, per
altro gia' arrestati nell'ambito dell'indagine che ha coinvolto a
febbraio Fastweb e Telecom Italia Sparkle. La parte stralciata dal
fascicolo principale vede indagati Gennaro Mokbel e altre due
persone e l'ipotesi di reato per il momento contro ignoti e'
quella di riciclaggio.
L'episodio che e' all'esame del procuratore aggiunto Giancarlo
Capaldo e dei sostituti Giovanni Bombardieri e Francesca
Passaniti, riguarda, secondo quanto si e' appreso, un passaggio di
denaro ammontante a 8 milioni di euro estero su estero e risalente
almeno al 2007.
A
proposito di quanto riportato da alcuni quotidiani, la Procura di
Roma ha precisato che non sono iscritti nel registro degli
indagati Pierfrancesco Guarguaglini e sua moglie Marina Grossi e
che la perquisizione fatta non e' stata disposta dalla Procura di
Roma.
Intanto il comandante del Ros Giampaolo Ganzer ha avuto questa
mattina un incontro con il procuratore aggiunto Capaldo, essendo
state affidate a lui le indagini sui risvolti che coinvolgerebbero
Finmeccanica.
4
- È UN´INTERCETTAZIONE AD APRIRE LA NUOVA PISTA - LA PROCURA DI
ROMA SULLE TRACCE DEI MILIONI RICICLATI DA GENNARO MOKBEL - A
NAPOLI C´È UN´INCHIESTA È SUGLI APPALTI DEL PIANO PER LA SICUREZZA
DEL 2007
Elsa Vinci e Maria Elena Vincenzi
per "la
Repubblica"
È
un´intercettazione ad aprire la nuova pista. La procura di Roma
sulle tracce dei milioni riciclati da Gennaro Mokbel, agli arresti
per aver organizzato la truffa che ha trascinato davanti ai
giudici i vertici di aziende del calibro di Fastweb e Telecom
Italia Sparkle, avvia un´inchiesta stralcio su un altro colosso,
Finmeccanica, leader in Italia nelle alte tecnologie.
È una
costola dell´indagine madre, che fornisce però il contenitore
giuridico per il nuovo filone, cioè l´ipotesi di riciclaggio. In
questo momento alla procura di Roma nessuno pensa che Finmeccanica
abbia ripulito il denaro di Mokbel, tuttavia è partita la caccia a
otto milioni di euro fantasma.
Il 21
settembre 2007 l´affarista romano viene intercettato mentre parla
con Marco Toseroni, poi arrestato. Discutono di soldi, di un conto
a Singapore, si cita tale Lorenzo. Gli inquirenti scopriranno che
si tratta di un consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola, uomo
vicino a Pierfrancesco Guarguaglini, presidente e ad del colosso
pubblico.
Durante
le indagini, i pm si sono imbattuti in almeno un centinaio di
aziende, le verifiche hanno fatto aumentare il numero degli
indagati, che da 56 sono diventati circa 80. I nomi delle imprese
sono risultati collegati alla truffa dei servizi vuoti. Ma
Finmeccanica non sembra legata alla frode.
Tuttavia
si scopre che Cola lavorava alla Digint, piccola azienda di
security informatica con sede in Lombardia, che sarebbe stata
creata dal gruppo di Mokbel. Il prezzo del sodalizio, scrivono i
pm nell´ordinanza, è di 8 milioni di euro. Denaro che la procura
sta cercando. Il 12 febbraio 2008 una cimice nell´ufficio
dell´affarista capta una sua conversazione con l´ex senatore
Nicola Di Girolamo, Toseroni, e un altro degli arrestati, Aurelio
Gionta.
Mokbel
dice: «Tutti i contratti dentro... Questa società acquisirà un
certo valore, consistente, importante. Noi vendiamo la nostra
quota a Finmeccanica che è da quantificare non so in quante decine
di milioni. Giusto? Ma tu l´hai visto un contratto?» Toseroni si
infiamma: «Ma non mi puoi fare guadagnare neanche 150 mila euro,
che devo guadagnare in Finmeccanica. Perché io con 150 mila euro
non ci campo». Da qui le nuove indagini.
La
procura di Roma non è la sola a lavorare su Finmeccanica. A Napoli
c´è un´inchiesta è sugli appalti del piano per la sicurezza del
2007: videosorveglianza e la realizzazione del Cen, una "banca
dati" dei filmati realizzati a fini di ordine pubblico. Per
quest´ultima gara il 22 aprile è stata perquisita la sede centrale
della holding in via Monte Grappa a Roma.
L´ipotesi di
reato è associazione a delinquere finalizzata alla turbativa
d´asta. Già ascoltati come testimoni Guido Bertolaso e
l´imprenditore barese Gianpaolo Tarantini protagonista del caso D´Addario.
È possibile che proprio il filone napoletano possa riservare
sorprese. Soprattutto se gli inquirenti dovessero essere venuti a
capo del giro di fatturazioni della capogruppo, controllata
Finmeccanica, che si aggiudicò l´appalto: Elsag Datamat spa.
28-05-2010]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
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piemontesi! |
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