E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
visitarlo
periodicamente
usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
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non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
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consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigliemail.
GRAZIE !
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !
LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
sapere x capire (15.10.11)
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
LA PIÙ GRANDE STATUA DI
CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO
1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna.
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI
come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo ilgiornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
CRONACA
| giovedì 10 novembre 2011,
18:00
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
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contrassegno che pagherai alla consegna.
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1) Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a) dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b) Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a) non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI.
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
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da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
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borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
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pura informazione.
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rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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SECONDO MARCO BAVA, TRATTI DA DAGOSPIA
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Scontro fra titani, a mezzo Giornale di Sallustioni: "La denuncia di
Bondi: "Bocchino mi ha minacciato. Voleva soldi per la moglie". Il
ministro accusa il capogruppo finiano: "Fa il moralista, ma più volte ha
fatto pressioni per ottenere nomine di amici e fondi per film prodotti
da società della sua famiglia" (p.1).16-12-2010]
IL
FUTURO È LIBERTÀ, MA IL PASSATO NON PASSA -
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO PER GIAN-ELISABETTO: È
INFORMATO DELLA PRESENZA IN FLI DEL SENATORE NINO
STRANO, AUTODEFINITOSI “ESTETA FOTTUTO, AMICO DI
TRAVESTITI, TROIE E OMOSESSUALI” E SOPRATTUTTO INDAGATO
PER MAFIA (PER LA SECONDA VOLTA)? - E CHE DIRE DEL
PLURINDAGATO (SALVATO DALLA PRESCRIZIONE) GIAMPIERO
CATONE, NOMINATO RESPONSABILE PER L’ABRUZZO E TRA MILLE
PROTESTE SOSTITUITO CON DANIELE TOTO?...
1
- NINO STRANO: DALLE INCHIESTE ALLA MORTADELLA... Giuseppe Lo Bianco per "il
Fatto Quotidiano"
Se
gli si parla di "bunga bunga" il senatore Nino Strano
pensa subito ai bronzi di Riace: "Mi squaglio davanti a
una creatura di marmo". Precisando: "Ma non ho mai avuto
un rapporto sessuale con un gay". In Parlamento lo
ricordano con la bocca piena di mortadella celebrare la
sconfitta del governo Prodi in un pomeriggio di "bon
ton" a palazzo Madama arricchito dall'offesa al collega
Nuccio Cusumano, chiamato "checca squallida".
"A
me piace il turpiloquio, mi afferra, mi tira per un
braccio" rivelò il senatore che si definisce oggi
"esteta fottuto, amico di travestiti, troie e
omosessuali". Chissà se utilizzava lo stesso linguaggio
all'inizio della sua carriera politica, negli anni del
dopo stragi, quando, sotto l'ombrello della mafia
stragista, si candidò, nel '94, nel movimento
indipendentista Lega Sicilia, fondato da lui stesso e da
Nando Platania, quest'ultimo accusato dal pentito Tullio
Cannella di cambiare "pizzini" che lo stesso
collaboratore avrebbe recapitato a Bagarella.
Una stagione ancora oscura durante la quale il boss
corleonese invaghito di separatismo voleva duplicare
l'esperimento leghista catanese a Palermo, racconta il
pentito, che parla anche della candidatura di Strano
alla presidenza della provincia di Catania. L'inchiesta
finì in un'archiviazione, lui proseguì l'avventura
politica in An: l'anno scorso è stato assessore
regionale al Turismo della giunta Lombardo e lanciò tra
le polemiche la Sicilia come meta del turismo gay.
Poi tentò la riconferma, ma Lombardo gli negò la qualità
di "tecnico", lasciandolo fuori dalla sua quarta giunta.
Si consola con la Film Commission, decidendo di
finanziare film in base a criteri turistici, piuttosto
che culturali. L'indagine per mafia lo sorprende a
Perugia, alla convention di Fli, ma il suo motto ricorda
passioni di altri leader: "Frequento con piacere i
locali dove ogni desiderio è possibile. Le mie donne
sono sempre con me. Vivo dannatamente di
contraddizioni".
2
- GIAMPIERO CATONE: RICICLATO E PLURINDAGATO... Chiara Paolin per "il
Fatto Quotidiano"
Chissà cosa farà nella sua prossima vita l'onorevole
Giampiero Catone: già ne ha vissute molte. Napoletano di
nascita e abruzzese d'adozione, 54 anni ben portati,
uomo Dc devoto a Rocco Buttiglione sin dalla più tenera
età, Catone è un virtuoso dello slalom
politico-istituzionale.
Mentre la Prima Repubblica cadeva a pezzi, lui riuscì
fortunosamente a impossessarsi del simbolo scudocrociato
assicurandolo in dote all'amico Rocco, il quale lo
premiò nominandolo suo capo di Gabinetto al ministero
delle Politiche Comunitarie con delega particolare allo
sviluppo economico. Un posto ideale per Catone, ormai
approdato a una felice vita Udc: economia, lavoro e
relativi fondi lo hanno sempre appassionato moltissimo.
Al punto da inventarsi attività inesistenti per cui
richiedere lauti finanziamenti al Ministero
dell'industria.
Per questo nel 2001 fu arrestato con l'accusa di
associazione a delinquere finalizzata alla truffa
aggravata, falso, false comunicazioni sociali e
bancarotta fraudolenta pluriaggravata. In pratica, due
bancarotte da 12 milioni di euro l'una, e 6 milioni di
finanziamenti ottenuti a fondo perduto. Dopo una serie
di pericolosi rinvii a giudizio, arrivò la manna della
prescrizione, ma ancora nel 2003 e nel 2007 la giustizia
tornò a occuparsi di lui per bancarotta fraudolenta ed
estorsione. Accuse da cui venne assolto, e subito
promosso al Pdl: un seggio sicuro in Lombardia, una
lussuosa poltrona da deputato che però non gli ha fatto
passare la voglia di cambiare ancora.
È
infatti entrato in Fli il 24 settembre, nei giorni più
caldi del divorzio libertario: in cambio è arrivata la
nomina a responsabile del movimento per l'Abruzzo. Ma la
base locale ha reagito malissimo, dimissioni a raffica e
una domanda: come parlare di legalità con un
rappresentante plurindagato? Il 4 novembre il clamoroso
dietrofront: Daniele Toto, nipote dell'avioimprenditore
(e a sua volta indagato) Carlo, ha scalzato Catone.
09-11-2010]
DA
MONTECARLO A NAPOLI: Sono finiti nel presepe 2010 di San
Gregorio Armeno, i Tullianos - "ELISABETTO" con tee
shirt ’I Love Montecarlo’ e cartello esplicativo
"professione cognato" e la sorellina, minigonnata,
procace e verace nel suo sorriso cavallino. in mezzo a
loro, FINI E una Ferrari rossa
Sono finiti nel presepe di San Gregorio Armeno, i
Tullianos. L'ingombrante fratello Giancarlo con tanto di
tee shirt I Love Montecarlo e di cartello esplicativo
"professione cognato" e la tanta contestata casetta
sotto il braccio e la sorellina, minigonnata, procace e
verace nel suo sorriso cavallino. Sguardo sornione il
Fini occhialuto e incravattato, in mezzo a loro una
Ferrari rossa.
Le
statuine alte 30 centimetri in terracotta ammiccano
sotto la scritta casa Tulliani che assomiglia molto alla
grotta del bambino Gesu'. E cosi' la Sacra Famiglia si
riunisce per Natale sulle bancarelle di Marco e Giuseppe
Ferrigno, padre e figlio, storici presepai napoletani (
sono alla quinta generazione di artigiani), sempre
aggiornati sulle new entry dell'attualita' piu'
scandalistica.
Sono stati loro a mettere sul presepe i personaggi di
Mani Pulite. Fini & company, in versione pastorale,
costano 65 euro. Ma chi se li mettera' mai in casa sotto
l'albero di Natale, insieme a Pulcinella che si ingozza
di spaghetti e lo " scartellato", il gobbo, pieno di
corni anti/iattura?. E chi glielo regala a Fini un
cornetto anti/jella? 22-10-2010]
FACCIAMO QUATTRO ’SALDI" A MONTECARLO? - PER FORTUNA CHE
INTERNET NON SCORDA - UN GIRO SUL WEB E SI TROVANO I
PREZZI DELLA STESSA SOCIETÀ CHE STIMÒ LA CASA DELLA
CONTESSA CEDUTA AD AN: NEL 2001 A MONTECARLO CON LA
SOMMETTA DI 240MILA € SI COMPRAVA UNA MONOCAMERA DI 25MQ
- NEL 2008 UN APPARTAMENTO UGUALE A QUELLO AFFITTATO A
"ELISABETTO" TULLIANI ERA VENDUTO A OLTRE DUE MLN…
Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "Il
Giornale"
Quella casa a Montecarlo An l'ha venduta a prezzo di
saldo. E se la Procura di Roma sul punto
inspiegabilmente temporeggia appellandosi alla non
completa traduzione dal francese dei documenti arrivati
da Montecarlo per rogatoria, l'incongruenza del prezzo è
di evidenza solare. I magistrati capitolini hanno voluto
una «fonte affidabile» per le valutazioni dei prezzi di
mercato nei vari momenti dell'affaire. Il Giornale,
oggi, si affida ai prezzi delle offerte immobiliari
ufficiali messi online negli ultimi 10 anni dalla stessa
società che si occupò della stima di casa Colleoni
quando An la ereditò, nel 1999.
Ovvero l'immobilier Michel Dotta, che tra l'altro
amministra il condominio di Palais Milton, al civico 14
di Boulevard Princesse Charlotte, casa monegasca «di»
Tulliani. Per Fini, Dotta è certo un'azienda più che
affidabile visto che nelle sue otto «spiegazioni», lo
scorso 8 agosto, l'ex leader di An fondò la sua
convinzione della congruità del prezzo di vendita
proprio paragonando quei 300mila euro incassati dalla
off-shore Printemps nel 2008 ai 450 milioni di lire
della valutazione firmata Dotta, intorno al 2000. E fa
niente che il presidente della Camera omise di ricordare
che, tra stima e cessione, erano appunto passati un bel
po' d'anni.
Se la
Procura dovrebbe aver ricevuto i valori medi di mercato
anno per anno, nella linea cronologica di questo
complesso affaire, anche il Web ci permette di scavare
nel passato. Per capire che aria tirava nel mercato
immobiliare monegasco in quell'estate del 2008, quando
An svendette a Printemps, e anche nel lontano 2001, poco
dopo la presa di possesso della casa da parte del
partito di via della Scrofa.
Per
farlo, basta andare sulla «macchina del tempo» del web,
come ci ha suggerito il collega Silvio Leoni.
L'«internet archive», che appunto memorizza istantanee
di siti web mese dopo mese e le conserva per i posteri,
è all'indirizzo http://www.archive.org/web/web.php.
Basta infilare l'url della Dotta immobilier
(www.dotta.mc) e premere il pulsante «take me back». Il
gioco è fatto, e si può navigare in un'ottantina di
«versioni temporali» del sito di Dotta tra il 2001 e il
2008. Ognuna con le sue offerte di vendita, e con i
prezzi aggiornati alla data di «congelamento» del sito.
Per i
300mila euro a cui An ha venduto la casa di Montecarlo,
due camere, ingresso, bagno, cucina e terrazzo per 65-70
metri quadri commerciali, era decisamente difficile
concludere una compravendita anche nel lontano 2001.
Figuriamoci sette anni dopo.
Le
offerte a marzo di quell'anno contavano affari meno
appetibili. C'era un «double studio» di 75 metri
quadrati al 24esimo piano del palazzo Millefiori, di
certo con una vista migliore di casa Tulliani, ma anche
molto meno a buon mercato: 730mila euro, tre volte la
stima che Dotta redasse per An. Anche per i 73 metri
quadrati dell'appartamento nel palazzo «Giotto» che
Dotta proponeva ai propri clienti servivano almeno
822mila euro. E un piccolo «studio» con terrazzo nel
«Grand Large», si portava via per 456mila euro. A meno,
243mila euro, praticamente la valutazione
dell'appartamento che An aveva appena ereditato, c'era
solo una monocamera, 25 metri quadri nel Riviera Palace.
Gli
anni corrodono tante cose, ma non il valore del mattone.
Anzi, complice la bolla immobiliare, i prezzi crescono
ovunque. A maggior ragione nella lussuosa Montecarlo
dove schizzano, oggi, a 25-30mila euro a metro quadrato.
Saltiamo dunque a febbraio del 2008, cinque mesi prima
del rogito con cui An venderà a Printemps. Dal sito
Dotta del 2008 spunta la casetta di 30 metri quadri con
angolo cucina nell'elegante Parc Saint Roman, al
Larvotto. Per averne le chiavi toccava sborsare 1,6
milioni di euro. Cifre non per tutti anche al Carré
d'Or, dove la Dotta immobilier versione 2008 proponeva
46 metri quadrati nel Park Palace, non lontano dalla
casa di An in boulevard Princesse Charlotte, per 1,7
milioni di euro.
Allargando gli spazi, s'allargano anche gli esborsi: pur
vantando terrazza e garage, 65 metri quadri al
«Sardanapale» (a due passi dalla casa dell'uomo che
firmò per la Printemps, James Walfenzao, dove Tulliani
domicilia le proprie bollette), costavano 2,4 milioni di
euro. D'altra parte, non è che rinunciando alla vista
mozzafiato le cose cambiassero molto, nel listino
immobiliare monegasco di quell'inizio 2008.
A
Place des Moulins comprare casa di 61 metri quadri
(ingresso, camera, bagno, cucina e loggia) costava 1
milione e 950mila euro. Di affaroni come quello che An
propose alla Printemps, nel Principato, nemmeno un box
auto. Spendendo 80mila euro in più, un bilocale
oltreconfine, in Francia. Come noto, fiscalmente, non
proprio la stessa cosa. [15-10-2010]
TULLIANI-GATE - DALLE AUTORITÀ DI MONTECARLO ARRIVA LA
NOTIZIA CHE IL VALORE DEL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ DEL
1999, TRA LA DEFUNTA CONTESSA E AN, ERA CONGRUO
(EQUIVALENTE A 240MILA €) - QUANTO BASTA AL TIPINO FINO
DELLA VEDOVA PER DIRE CHE “IL TEMPO È GALANTUOMO” CON
GIANFREGNONE - PECCATO CHE L’APPARTAMENTO SIA STATO
SVENDUTO ALLA TIMARA MICA NEL ’99 MA DIECI ANNI DOPO E
FORSE QUALCHE RIVALUTAZIONE VA FATTO O NO? - MAGARI I
TIPINI FINI, QUANDO PAGANO, CHIEDONO IL PREZZO DEL ’99
1 - CASA MONTECARLO, PER AUTORITA' MONEGASCHE CONGRUO VALORE NEL
1999... (Adnkronos) - Quando nel 1999 passo' in
eredita' dalla contessa Annamaria Colleoni ad An
l'immobile di Boulevard Princesse Charlotte, a
Montecarlo, oggi al centro di una inchiesta giudiziaria,
le autorita' monegasche ritennero congrua la valutazione
del bene. Valutazione corrispondente agli attuali 230 e
i 240 mila euro.
E' quanto emerge dalle informazioni e dai documenti che
le autorita' del Principato hanno fornito alla Procura
della Repubblica di Roma rispondendo al supplemento di
rogatoria fatto circa un mese fa. La Procura di Roma in
sostanza vuole stabilire se la vendita nel 2008
dell'immobile per 300 mila euro ad una societa' off
shore sia stata congrua.
Sulla vicenda il procuratore della Repubblica di Roma
Giovanni Ferrara e l'aggiunto Pierfilippo Laviani stanno
indagando dalla scorsa estate ipotizzando, nel caso che
non sia stato congruo il prezzo incassato per la vendita
il reato di truffa contro ignoti. L'indagine e' nata
sulla base dell'esposto presentato da due rappresentanti
de 'La Destra' di Francesco Storace.
Tra le carte ricevute dalla Procura della Repubblica di
Roma ci sono anche quelle relative al passaggio di
proprieta' dell'appartamento ad una societa' off shore
ed il successivo affitto a Giancarlo Tulliani fratello
della compagna di Gianfranco Fini. L'inchiesta potrebbe
concludersi entro il mese in corso.
2 - CONGRUI 270 MILA EURO ATTO SUCCESSIONE...
(ANSA) - La congruità del valore
dell'immobile fatta dalle autorità di Montecarlo sulla
casa ereditato da Alleanza Nazionale si riferisce alla
cifra indicata (meno di 270 mila euro), nel 1999,
nell'atto si successione della casa di Boulevard
Princesse Charlotte e non al passaggio di proprietà alla
società off-shore, sottoscritto nel 2008.
La congruità del valore dell'immobile contenuto nell'atto
di successione, si apprende a Piazzale Clodio, non ha
nulla a che vedere con il valore indicato nel passaggio
di proprietà nella società off shore. Il tutto è ora al
vaglio degli inquirenti i quali dovranno accertare se
l'immobile, ceduto per 300 mila euro, sia stato alienato
per una cifra inferiore al valore di mercato.
3 - DELLA VEDOVA (FLI), IL TEMPO E' GALANTUOMO...
(ANSA) - "Il tempo è galantuomo".
Benedetto Della Vedova, vicepresidente dei deputati di
Fli, conversando con i cronisti a Montecitorio, accoglie
con soddisfazione la notizia secondo cui le autorità di
Montecarlo hanno giudicato congruo il valore del
passaggio di proprietà dell'appartamento di An a
Montecarlo. "Non canto nessuna vittoria, io non ne
dubitavo - spiega Della Vedova - Fini aveva spiegato
esattamente come erano andate le cose anche in quelli
che erano i punti più difficili per lui. In ogni caso
aspettiamo il giudizio conclusivo".
4 - TOTARO (PDL), CONGRUO VALORE 1999 NON VENDITA
2008... (ANSA) - "Non capisco l'esultanza di
Della Vedova e Granata perché le autorità di Montecarlo
hanno riconosciuto congruo il valore di circa 300 mila
euro ai soli fini catastali della casa di Montecarlo nel
1999 al momento del passaggio di proprietà dalla defunta
contessa Colleoni ad Alleanza Nazionale. Infatti non
hanno mica detto che tale valore era congruo nel 2008 al
momento della vendita fatta da Fini alla società
offshore 'indicata' dal cognato Giancarlo Tulliani e
anzi, alla luce di questa dichiarazione, mi riesce
davvero difficile pensare che possano ammettere ciò.
Quindi mi dispiace per Della Vedova e Granata che cercano
di sollevare un polverone per fare confusione. Anzi
riproponiamo a loro il quesito: come fa una casa
valutata circa 300 mila euro nel 1999 a valere solo 300
mila euro nove anni dopo?". Lo afferma il senatore del
PdL, Achille Totaro.
5 - STORACE: PASSAGGIO 1999 NON CAMBIA NULLA SU
QUANTO ACCADUTO 10 ANNI DOPO... (ANSA) - "Indagini difensive di parte,
come previsto dal Codice". E' questa la reazione del
leader della Destra, Francesco Storace, interpellato
dall'ANSA, alla notizia che le autorità di Montecarlo
giudicano congruo il valore, indicato nel 1999 nel
passaggio di proprietà dell'appartamento di Montecarlo
da An. "Credo sia necessarie due valutazioni: una
tecnica e una politica - afferma Storace - In primis il
fatto che una non conosciuta autorità monegasca indichi
che il valore del passaggio nel 1999 fosse congruo non
cambia nulla rispetto a ciò che è accaduto 10 anni
dopo".
"In seconda istanza - aggiunge - se hanno tutta questa
fretta di archiviare, viste le numerose indiscrezioni
della Procura, lo facciano. Chi ha denunciato avrà così
la possibilità di accedere agli atti e verificare con
quanto scrupolo sono state condotte, riservandosi la
possibilità di ricorrere ad indagini difensive di parte
come previsto dal Codice".
13-10-2010]
1-
ALTRO CHE LA FAMIGLIA TULLIANI, IL RISCHIO DELL’AFFAIRE
DELLA CASA MONEGASCA È CHE SI ACCENDANO I RIFLETTORI SUI
RAPPORTI TRA LA ATLANTIS DEI CORALLO E I TIPINI FINI -
2- LE VICENDE DELL’ATLANTIS WORLD, LA CONCESSIONARIA
DELLE MACCHINETTE MANGIASOLDI PIÙ “INGUAIATA” COL FISCO
(30 MILIARDI LA SOMMA CONTESTATA) SI SONO SOVRAPPOSTE,
NELLE ULTIME SETTIMANE, ALLE DISAVVENTURE DI GIANCARLO
TULLIANI E AI PARADISI FISCALI - 3- IL LEGALE
RAPPRESENTANTE DI ATLANTIS, FINO AL GIORNO DELLA SUA
ELEZIONE IN PARLAMENTO, È STATO AMEDEO LABOCCETTA, PDL,
EX UOMO FORTE DI AN A NAPOLI, SORPRESO DAI FLASH
ALL’USCITA DELL’HOTEL VESUVIO CON FINI E I FRATELLI
TULLIANI UNA SETTIMANA DOPO LA S-VENDITA DELLA CASA DI
MONTECARLO (LABOCCETTA QUERELA "IL FATTO") - 4-IL FILO
ROSSO TRA ATLANTIS E MONTECARLO È SEMPRE WALFENZAO, IL
MAGO OFFSHORE - (E STASERA, A ROMA, APERTURA DI UNA
NUOVA SALA B PLUS GIOCOLEGALE LTD, EX ATLANTIS)
1-
E STASERA APRE UNA NUOVA SALA B PLUS GIOCOLEGALE LTD A
ROMA
Comunicato - B Plus Giocolegale Ltd comunica che sarà
inaugurata, giovedì 7 ottobre, alle ore 21:00, la prima
sala "Happy Games Club", con oltre 2.000 metri quadri e
150 apparecchi VLT. Un polo di intrattenimento che sarà
aperto proprio in concomitanza con la rassegna
fieristica Enada. La sala Happy Games Club, a Roma in
zona "La Rustica", si propone come polo innovativo per
il gioco e il divertimento.
Uno spazio multifunzionale che è stato studiato per
soddisfare un'utenza diversificata. La Sala Happy Games
Club ripropone le atmosfere da casinò rilette in chiave
moderna: spazio, dunque, ai colori e a particolari
soluzioni d'arredo. La sala è dotata di una zona
fumatori, servizi di ristorazione e di un'ampia area
parcheggio.
2-
ALTRO CHE TULLIANI, IL RISCHIO DELL'AFFAIRE MONEGASCO È
CHE SI ACCENDANO I RIFLETTORI SUI RAPPORTI TRA LA
ATLANTIS DEI CORALLO E I FINIANI Marco Menduni e Francesco Bonazzi per "Il Secolo
XIX"
Immaginate un qualsiasi cittadino, o un dirigente
d'azienda, che si rechi negli uffici del fisco e dica:
siccome non mi avete risolto il problema delle tasse che
non ho pagato in passato, non posso pagarvi nemmeno
quelle future. Eppure quel che appare un paradosso
diventa normalità quando ci si addentra nel mondo delle
slot machine e delle dieci concessionarie che, in
Italia, detengono il monopolio delle macchinette
mangiasoldi.
Quelle che sono ancora sotto processo per la maxi-multa
da 98 miliardi che la Corte dei conti continua a
contestare. Aziende che ora devono pagare allo Stato la
seconda rata di una nuova concessione, quella sulle
videolottery, gli apparecchi supertecnologici di nuova
generazione, che potranno avere un jackpot da 500 mila
euro. Però nicchiano.
....Poi c'è l'ultima partita, quella che riguarda
Atlantis World, la concessionaria più "inguaiata" (30
miliardi la somma contestata) e le cui vicende si sono
sovrapposte, nelle ultime settimane, alla vicenda della
casa di Montecarlo di Giancarlo Tulliani e ai paradisi
fiscali. Il legale rappresentante di Atlantis, fino al
giorno della sua elezione in parlamento, è stato Amedeo
Laboccetta, Pdl, ex uomo forte di An a Napoli.
La
polemica ha riacceso l'attenzione sulla concessione
rilasciata ad Atlantis, la cui sede principale è nei
Caraibi. In un'interrogazione parlamentare Francesco
Barbato dell'Idv ha affermato: «Nelle vicende relative
alla Atlantis emergono forti condizionamenti politici».
Idv presenterà una denuncia alla magistratura.
QUEL PARADISO DELLE SLOT MACHINE CHE I MONOPOLI ITALIANI
IGNORANO Marco Lillo per il Fatto Quotidiano -
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/06/quel-paradiso-delle-slot-machine-che-i-monopoli-italiani-ignorano/68364/
Dieci miliardi in monete da un euro. Settantacinque mila
tonnellate di metallo, una montagna tintinnante di soldi
che è difficile anche solo da immaginare. A tanto
ammonta la ricchezza in cerca di autore raccolta ogni
anno dalle slot machines del concessionario Betplus.
L'intero settore - se continua il trend attuale: un
introito superiore ai 15 miliardi nel primo semestre -
nel 2010 incasserà più di trenta miliardi di euro, un
fatturato superiore a quello della Fiat Auto. Il leader
indiscusso di questo mercato immenso è la Betplus, già
nota con il nome di Atlantis World, che vale da sola il
30 per cento del mercato.
enricodigiacomo.org
La
concessione per il controllo di questa massa
impressionante di denaro è stato affidato nel 2004 dallo
Stato italiano a un raggruppamento di imprese capeggiato
proprio da Atlantis World Nv, una società con base alle
Antille olandesi che è controllata attraverso una lunga
catena di off-shore e trust e che sarebbe riferibile (se
ci si fida delle sue vaghe dichiarazioni) a Francesco
Corallo.
Non è stata l'Azienda Autonoma dei Monopoli di Stato,
l'Aams, a svelare il ruolo di questo cinquantenne
catanese ma proprio chi scrive in un articolo pubblicato
su L'espresso nel 2004. In una conversazione telefonica
con l'autore, Francesco Corallo spiegò nel 2004 di
essere "il primo azionista di Atlantis World" con una
percentuale oscillante intorno al 20 per cento mentre il
resto del capitale era in mano a soggetti finanziari
delle Antille.
Non si trattava di un'ammissione neutra. Francesco
Corallo è un incensurato che però ha un cognome pesante
e una storia complessa. Suo padre, Gateano Corallo, è
stato condannato a sette anni e mezzo per associazione a
delinquere proprio per i suoi affari nel settore del
gioco. Corallo senior era riuscito a sfuggire
all'arresto quando i magistrati milanesi sventarono la
scalata ai casino di Campione e Sanremo da parte degli
amici del boss di Catania, Nitto Santapaola.
Gaetano Corallo è stato rinviato a giudizio nel 1989 dal
giudice Paolo Arbasino proprio per il suo ruolo di ponte
tra il mondo del gioco e il boss assoluto della mafia di
Catania. Santapaola era amico di Corallo Senior e aveva
fatto le vacanze a Saint Marteen nella fine del 1979. I
giornali pubblicarono le foto di Corallo e Santapaola
che sorridevano insieme.
Il
pentito Angelo Siino aggiunse che Santapaola aveva
trascorso un anno da latitante a Saint Marteen nel 1986,
quando sfuggiva all'arresto per l'omicidio del generale
Dalla Chiesa. Proprio in quel periodo fu arrestato il
fratello di Santapaola, Giuseppe, e indosso aveva
proprio l' indirizzo di Gaetano Corallo nell'isola
caraibica.
Rapporti antichi se si pensa che nel 1975, lo stesso
Nitto Santapaola fu fermato sull'auto di Corallo: "un
mio amico", disse ai poliziotti. Francesco Corallo
allora era un ragazzo. Anche se il giudice Arbasino
ricorda nella sua ordinanza che era intestatario di
alcune società usate dal padre. Il figlio sostiene di
avere perso i contatti con Gateano Corallo e ha sempre
affermato che i suoi casino non hanno nulla a che vedere
con il Rouge et Noire, creato dal padre nel 1982 sulla
stessa isola di Saint Marteen. Molti investigatori però
non ci hanno creduto. Al Fatto risulta che Gateano
Corallo e il figlio Francesco sono stati indagati
insieme per traffico internazionale di stupefacenti
dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.
Le
informative della Guardia di Finanza e della Polizia
sostenevano che padre e figlio erano in contatto con
Marco Marino Diodato, un italiano emigrato in Bolivia
dove aveva fatto fortuna sposando la figlia di Hugo
Banzer, il presidente dello stato sudamericano. Diodato
è stato poi arrestato per traffico di droga e per gioco
illegale dalle autorità boliviane ed è stato accusato
anche di essere il mandante dell'attentato che ha fatto
saltare in aria su un'autobomba il giudice Monica Von
Borries.
Per gli articoli scritti tra il 2004 e il 2007 sulla
Atlantis e sulla famiglia Corallo, il Gruppo Espresso,
che ha avuto il coraggio di pubblicarli, ha subito una
causa a Londra (dove Atlantis aveva trasferito la sede e
voleva lanciare una grande offerta pubblica al mercato
per raccogliere capitali freschi) con una richiesta
danni di decine di milioni di sterline.
Mentre qualcuno combatteva e vinceva una battaglia
legale costosa, lo Stato italiano ha confermato e
prorogato la concessione alla Atlantis fino al maggio
del 2011.
A
distanza di sei anni dalle nostre prime inchieste, siamo
tornati a chiedere ai dirigenti dell'Azienda Autonoma
dei Monopoli di Stato, chi sia il proprietario reale, la
persona fisica che controlla la ex Atlantis World, ora
Betplus. La risposta del direttore dei giochi dell'Aams
Antonio Tagliaferri è stata disarmante.
Il
dirigente che da anni si occupa del settore dominato da
Atlantis World - Betplus ha ammesso al Fatto Quotidiano:
"Non so chi sia la persona fisica che sta dietro la ex
Atlantis World". Tagliaferri sostiene di avere
interessato inutilmente la Prefettura di Roma al
riguardo: "Abbiamo chiesto più volte se la società
Atlantis World fosse in regola con i requisiti della
legislazione antimafia e ci hanno sempre risposto di sì.
La legislazione non ci attribuisce altri poteri".
Eppure c'è una lettera che è arrivata all'Aams il 7
dicembre 2004 e che avrebbe dovuto far suonare un
campanello d'allarme sulla proprietà. Un socio di
Atlantis World nel raggruppamento di imprese che ha
vinto la concessione, la società PLP, nella persona del
suo amministratore Remo Molinari, scriveva: "Atlantis
World ha concentrato la sua attività nell'ambito del
Raggruppamento Temporaneo di imprese solo sulla gestione
finanziaria ....di tale attività a oggi la P.L.P. Srl
non ha alcuna evidenza e non è quindi in grado di
riscontrare 1) le fonti di finanziamento utilizzate per
sostenere le attività del raggruppamento temporaneo di
imprese; 2) il completo adempimento degli obblighi
assunti verso l'Aams".
Molinari proseguiva: " in tale contesto di per sé
preoccupante e, soprattutto non trasparente, il ruolo
rivestito dal signor Francesco Corallo in seno alla
mandataria del raggruppamento temporaneo di imprese
suindicato crea ulteriori evidenti problemi di rapporto
tra le parti.
Invero, nonostante non risulti dotato di alcun potere
che ne comporti la rappresentanza, il signor Francesco
Corallo, di fatto, esercita la direzione e il
coordinamento del management nell'ambito delle attività
svolte da Atlantis Group of companies NV, specialmente
come detto per quanto attiene alla gestione finanziaria
dei fondi....soggetti estranei al RTI, asseritamente
collaboratori del signor Francesco Corallo talvolta
hanno anche impedito l'accesso ai tecnici di PLP
all'area telematica". Il 22 luglio del 2005 la PLP ha
deciso di vendere la sua quota, lasciando campo libero a
Corallo.
Le
informative prefettizie richieste dalla Aams su Atlantis
effettivamente hanno ricevuto sempre risposta positiva
ma non hanno mai avuto ad oggetto Francesco Corallo ma
solo il procuratore in Italia della società: Amedeo
Laboccetta, oggi deputato del Pdl. Chissà cosa avrebbe
risposto la Prefettura se Tagliaferri avesse chiesto
informazioni su Corallo.
Al
Fatto risulta che fino a pochi mesi fa Francesco Corallo
era indagato dalla Procura di Roma in un indagine per
riciclaggio. L'inchiesta è partita nel 2007 ed era
condotta da Italo Ormanni, allora capo della Direzione
distrettuale antimafia a Roma e ora al Ministero con
Angelino Alfano. Secondo quello che risulta al Fatto
Quotidiano l'indagine si avvia verso l'archiviazione. La
vicenda della società leader nel settore del gioco in
Italia è tornata di attualità per colpa del cosiddetto
caso Montecarlo.
Il
Fatto Quotidiano ha pubblicato il 4 agosto scorso la
notizia che la stessa società e lo stesso professionista
esperto in paradisi fiscali (James Walfenzao della
Corpag, società delle Antille con sedi a Curacao e Saint
Lucia) si sono occupati di creare nel 2008 le scatole
societarie che schermano la proprietà della società
della casa di Montecarlo abitata da Giancarlo Tulliani e
dall'altro hanno creato la struttura che nel 2004 è
stata usata per celare alle autorità italiane chi sia la
persona fisica che ha la titolarità effettiva del
colosso del gioco Atlantis World.
Quando ha letto la notizia sul Fatto Quotidiano, il
parlamentare Francesco Barbato dell'Italia dei Valori è
balzato sulla sedia e ha presentato un'interrogazione
parlamentare per chiedere al ministero dell'economia
come sia possibile "la mancanza di trasparenza sulla
reale proprietà di Atlantis.
Visto che l'unico nome di una persona fisica che
sostiene di essere socio in proprio della Atlantis Gioco
Legale Ltd concessionaria dell'Azienda autonoma dei
monopoli di Stato AAMS nel controllo del gioco legale, è
quello di Francesco Corallo, il figlio di Gaetano
Corallo, il quale è stato condannato per associazione a
delinquere di stampo mafioso in primo e secondo grado,
accusa che è stata trasformata - dopo una serie di
pronunciamenti della Cassazione - in associazione a
delinquere semplice: la condanna a sette anni e mezzo
era legata proprio alla scalata dei casinò italiani da
parte di soggetti legati al clan mafioso di Nitto
Santapaola, boss di Catania che sarebbe stato
fotografato con Gaetano Corallo a Saint Marteen, Antille
olandesi, dove allora Gaetano gestiva un casino e dove
oggi il figlio Francesco gestisce altri tre diversi
casino". Il sottosegretario Alberto Giorgetti ha
risposto con una nota dell'Aams nella quale
sostanzialmente si dice che tutto è in regola.
4- LABOCCETTA, ORA PORTO IN TRIBUNALE 'IL
FATTO'... (ANSA) - "Dopo Repubblica porterò in
tribunale anche 'Il Fatto Quotidiano'". Lo dichiara
Amedeo Laboccetta, deputato napoletano del PdL,
componente del direttivo a Montecitorio e membro della
commissione Antimafia. "Una violenta campagna di
criminalizzazione condita da falsità, calunnie e fango -
spiega - mi viene rivolta contro in queste ore da questo
foglio che utilizza, tra gli altri, per la sua attività
di demonizzazione, il peggior deputato dipietrista, il
signor Barbato".
5-
LA LETTERA DI LABOCCETTA A DAGOSPIA DELL'8 AGOSTO
2010...
Caro Dagospia, la foto che ritrae Gianfranco Fini,
Elisabetta Tulliani e il fratello Giancarlo all'uscita
dell'Hotel Vesuvio di Napoli è effettivamente legata a
un evento che mi riguarda, allorquando organizzai
nell'albergo accanto al Vesuvio una cena con oltre 500
invitati, fra cui esponenti della società civile
napoletana (avvocati, magistrati, medici, docenti
universitari) che mi avevano sostenuto in passato nelle
mie battaglie politiche, per festeggiare la mia prima
elezione a deputato.
All'epoca non esisteva il Popolo della Libertà e il mio
storico partito di appartenenza era Alleanza Nazionale,
per cui era ovvio che invitassi il leader di An a
partecipare a questo evento. A quella cena parteciparono
centinaia di persone e al tavolo con me e Fini c'erano
almeno altre dieci persone.
Quanto al resto non esiste nulla di nulla. A Saint
Maarten ci vado in vacanza da oltre dieci anni, come
molti turisti europei e non vi posseggo alcuna casa o
villa. Nel 2004 vi invitai Gianfranco Fini conoscendone
la passione per le immersioni subacquee per cui quei
luoghi sono rinomati. Nulla di più, della vendita e
dell'esistenza dell'appartamento di Montecarlo ho
appreso in questi giorni leggendo i giornali. On. Amedeo Laboccetta
[07-10-2010]
DA
LAVITOLA IN SU - IL REPORTAGE SUDATO BY FORMIGLI E
CASADIO TRA I MISTERI DI ST. LUCIA - IL TULLIANI-GATE IN
SALSA CARAIBICA STARRING UN MINISTRO STRANAMENTE SOLERTE
NEI CONFRONTI DEL DIRETTORE/EDITORE DELL’“AVANTI”,
QUELLA MAIL CHE SPUNTA TRA LE MANI DI VALTERINO PROPRIO
AL MOMENTO GIUSTO, E L’INTRECCIO CHE PORTA DRITTI DRITTI
ALLE SLOT MACHINE DI CORALLO, che era rappresentato in
italia da LABOCCETTA, epoca fini…
Corrado Formigli e Andrea Casadio per "Il
Fatto Quotidiano" (con la collaborazione di Filippo
Barone)
È
lunedì 27 settembre il giorno della verità. A St Lucia
fa un caldo così fradicio che sudi prima ancora di
uscire dalla doccia. C'è un'aria strana al Windjammer
Resort, da paradiso tropicale in svendita. Coppiette di
pensionati della Florida salgono in terrazza a far
colazione in ciabatte e bermuda a fiori e scrutano
delusi l'orizzonte: anche oggi pioverà, come ogni
maledetto giorno da un mese. Immaginate un paradiso
tropicale clamoroso cresciuto male, in fretta, coi
resort con le torrette, le fontanelle in marmo finto e
tutto il lusso a buon prezzo per coppiette della
Virginia in luna di miele.
Poi, in pochi anni, un altro paradiso ci cresce sopra,
si sovrappone a quello dei Pitons, le stupende rocce
vulcaniche simbolo dell'isola. È il paradiso dei soldi
neri, sporchi, evasi. Di trustees, fiduciarie, schermi
riflettenti, caselle postali dai nomi esotici e
canaglieschi. Arrivano quattrini nuovi. Così sul
lungomare di Castries, la capitale dell'isola, crescono
le quattro facciate a vetri dei ministeri e della Bank
of St Lucia.
Intorno baracche e casinò tirato su a spanne e qualche
insegna pretenziosa di studi d'affari.
L'appuntamento è per le 9.30 alla conferenza stampa di
Rudolph Francis per i giornalisti locali.
giustizia dell'isola caraibica di Santa Lucia
Proveremo a imbucarci. Francis è il ministro di
Giustizia di St Lucia, un armadio di un metro e novanta
fasciato in abiti scuri nonostante l'isola alle nove sia
già un hammam. Per darsi un tono ha mollato il suo
ufficio per piazzarsi in quello del primo ministro, che
non c'è.
Per arrivarci ha percorso cento metri a piedi, tanto
distano i due palazzi. Oggi l'aitante Guardasigilli si
lamenta della fuga di notizie che ha reso pubblica la
sua lettera confidenziale sulle società off-shore Timara
e Printemps. Che bisogno c'era di usare la posta interna
quando un'informativa così scottante avrebbe potuto
consegnarla direttamente nelle mani del capo del
governo? Prima domanda senza risposta. Ma di stranezze,
in questo lunedì chiave dei misteri ce ne sono molte.
Innanzitutto questa conferenza stampa mattutina dalla
quale veniamo tenuti fuori.
L'impressione è che a quest'ora - sono le dieci -
Francis non possa ancora parlare con gli italiani. Pochi
giorni prima ha fatto un comunicato stampa, nel quale
motiva la sua indagine su Timara e Printemps con la
necessità di chiarire se ci fosse rischio di un danno
per l'industria off-shore dell'isola. Motivazione
risibile, visto che la segretezza dei "beneficial
owners", gli effettivi proprietari delle fiduciarie, è
il primo bene da proteggere in un paradiso fiscale.
Intanto, nessuno sa quando tornerà il primo ministro
King, immortalato in una tristissima foto appesa al
muro. E nessuno sa neppure dove si trovi il ministro
degli Esteri Rufus Bousquet. Chiediamo al gigantesco
portavoce di Francis, il rude Leborne, quando potrà
riceverci il ministro. Niente da fare, ci invita ad
andarcene. Un po' di tigna e becchiamo Francis mentre
cerca di svignarsela.
Dieci minuti di inseguimento sempre con le stesse
domande: cosa ha provocato l'investigazione su Timara e
Printemps? Quali prove ha Francis che dietro la
palazzina verde salvia di Manoel street 10 si celi
proprio il cognato di Fini? E che rischio rappresentano
per l'industria off-shore dell'isola queste due scatole
vuote che si sono passate l'un l'altra un appartamento
monegasco venduto a 300 mila euro?
Il
ministro non risponde, rimandando al comunicato stampa
di tre giorni prima. Gioca coi tasti del suo Blackberry,
l'assedio delle telecamere non lo smuove. Ha un piano in
mente? Non può bruciare i tempi che sono già stati
stabiliti?
UNA STRANA CONFERENZA STAMPA - E I GIORNALI ITALIANI -
Sono le 10.45 di lunedì. Gli orari a questo punto
diventano cruciali. Perché è a quest'ora che le scelte
del Guardasigilli si velano di ambiguità. Stretto
all'angolo dai cronisti italiani, continua
incredibilmente a prendere tempo.
Quella che segue non è la verità ufficiale, ma
un'ipotesi dettata dal buon senso, dal concatenarsi
logico degli eventi e dalle stesse ammissioni di Valter
Lavitola, l'editore faccendiere che a questo punto è già
entrato in campo.
È
possibile ipotizzare che vi sia un canale di
comunicazione preferenziale tra Francis e Lavitola. Di
Lavitola sapete già tutto. In estrema sintesi, è uno
strano uomo d'affari che si muove tra Brasile e
Centroamerica. Editore dell'Avanti! e ottimo amico di
Silvio Berlusconi, che lo ha ricevuto a Palazzo Grazioli
pochi giorni dopo la pubblicazione della "lettera
confidenziale" di Francis su Tulliani.
Voleva conoscere - racconta Lavitola - gli sviluppi
della situazione. Con Valter c'è grande confidenza, è
lui che ha organizzato per il premier la festa con lap
dancer e ballerine di samba a San Paolo durante la
visita ufficiale in Brasile. Ed è sempre lui che ha
accompagnato il premier a Panama. L'editore dell'Avanti
è infatti buon amico del presidente dello Stato del
canale, Ricardo Martinelli.
Lavitola è arrivato a Santo Domingo dall'Italia. È lì
che aspetta di entrare in campo. In Repubblica
dominicana ha coperture politiche e amici nei giornali.
Aspetta un segnale da St Lucia. Con lui c'è José Torres,
il cronista sul cui tavolo è arrivato per primo il
documento su Tulliani, dirottato lì da un'oscura fonte
del Guatemala. Da Torres, il documento è poi arrivato
sul tavolo di Dagospia, quindi su Libero e Il Giornale.
Torres è sul libro paga di Lavitola.
Mentre l'editore dell'Avanti attende, Francis è sempre
più nervoso. Nella conferenza stampa con i giornali
locali ha fatto una stupidaggine: all'unica domanda
posta sulla vicenda italiana, ha risposto così: "Ho
avviato l'indagine su quelle società dopo le notizie su
St Lucia uscite sui giornali italiani tre-sei mesi fa".
Un
errore madornale: il primo articolo sulla casa di
Montecarlo esce suI Giornale il 28 luglio scorso. Meno
di due mesi prima. Francis probabilmente si accorge
della gaffe, qualcuno gliene chiede conto, il video
della conferenza stampa è già a disposizione di
Annozero: Pete Ninvalle, direttore della tv locale Dbs,
ce lo ha passato. A questo punto Francis potrebbe subito
convocare una conferenza stampa con gli italiani per
chiarire tutto. Invece traccheggia. Perché aspetta? Non
può convocare gli italiani prima che sia arrivato
sull'isola Valter Lavitola?
È
un caso, un lampo, un istinto. Succede questo: siamo in
macchina, stiamo andando a trovare Ninvalle per rivedere
il video della gaffe di Francis. La strada che porta
all'ufficio di Pete corre parallela alla pista
dell'aeroporto George F.L. Charles di Castries.
All'improvviso un potentissimo Cessna Citation compare
sul filo dell'orizzonte, ruote posteriori già a terra,
potenti fari di profondità accesi.
Chi è che plana a St Lucia di lunedì? Un magnate? Un
ministro? Il Citation manovra e si ferma, noi
riprendiamo la scena. Sei persone scendono dalla
scaletta. A occhio nudo non puoi riconoscerli. Solo più
tardi, ingrandendo le immagini, avremo la conferma.
La
tappa successiva è uno squillo. Leborne, l'uomo di
Francis, chiama: conferenza stampa alle 16.30.
WALFENZAO, CORALLO E LE SOCIETÀ OFF-SHORE - A
quell'incontro, tenuto sempre nell'ufficio di un primo
ministro sparito nel nulla, arriverà, del tutto
inatteso, Valter Lavitola col suo codazzo a libro paga:
Torres, un misterioso interprete che schiva
accuratamente le telecamere, una bella ragazza
dominicana e un cameraman.
Per tre volte Annozero, Corriere e Stampa provano a
chiedere a Francis le prove che inchiodano Tulliani. Per
tre volte Francis scuote le testa: top secret. A questo
punto sbuca, sapientemente citata da Lavitola, la famosa
mail fra James Walfenzao e Michael Gordon, i due
architetti di Timara e Printemps. Walfenzao e Gordon
conoscono chi c'è dietro quelle due società, avendole
costruite loro come schermo del beneficial owner.
Walfenzao è una specie di ologramma, un'entità senza
volto. Vive tra Montecarlo, Curacao e Miami, amministra
la Corpag Ltd, fabbrica ombre. Controlla per conto di
Francesco Corallo parte del capitale del colosso
Atlantis - casinò e alberghi a Santo Domingo e St
Maarten, un gigantesco buisiness di slot machine in
Italia - amministra e sposta capitali sommersi in mezzo
mondo. È un uomo potente, custodisce segreti e identità.
Come Corallo, il cui padre, Gaetano, è stato condannato
per associazione a delinquere, sospettato di essere
vicino al clan Santapaola e a lungo latitante in
Centroamerica. Francesco Corallo, incensurato ma
prudentemente alla larga dall'Italia, ha il cuore del
suo impero a Saint Maarten, Antille olandesi, dove
Amedeo Laboccetta, ex finiano passato armi e bagagli con
Berlusconi, ha portato in vacanza Fini nel 2004.
Corallo è in attesa di un rinnovo delle licenze per le
sue slot machine italiane, quindi anche di un bel
certificato antimafia. In questa fase ha bisogno di
ottimi rapporti col nostro governo: l'amicizia con
Laboccetta torna preziosa, i contatti coi giornalisti
invece da evitare come la peste. Quando lo chiamiamo, si
barrica dietro un inglese con forte accento meridionale.
Ma
torniamo alla conferenza stampa di Francis. Lavitola fa
riferimento a questa mail fra Walfenzao e Gordon (il
referente di Walfenzao sull'isola, costruttore di
scatole vuote con sede a Manoel street 10) e chiede al
ministro se l'abbia letta. Insomma, se sia quella una
delle prove a carico di Tulliani. A questo punto
Francis, con telecamere a favore e sorriso accomodante,
conferma.
Un
sì che è un tesoro inestimabile per la macchina del
fango costruita attorno agli appetiti del giovane
furbetto Tulliani. La trappola è scattata. Serviva una
nuova prova per inchiodare Tulliani-Fini alla casa
monegasca? Eccola, servita in pompa magna con una
conferenza stampa a orologeria. È solo uno scenario, si
badi bene, e niente più. Ma provate a immaginare ancora.
Il
Cessna targato N441BP è fermo sulla pista dell'aeroporto
La Romana di Santo Domingo. Lavitola è in attesa di una
chiamata. I giornalisti italiani a St Lucia premono. La
credibilità di Francis vacilla: la sua versione
sull'indagine governativa fa acqua, perfino l'ex primo
ministro dell'isola Kenny Anthony conferma: "L'identità
di un beneficial owner può essere indagata solo in caso
di reati, riciclaggio di denaro sporco o accordi
bilaterali sulle tasse fra Stati: e in ogni caso serve
la richiesta di un giudice".
Nessuno di questi casi riguarda Timara e Printemps,
l'inchiesta governativa appare estemporanea e azzardata.
Ecco allora la conferenza stampa convocata in orario
comodo per una trasvolata in Cessna di oltre mille
miglia che porta Valter e i suoi cinque accompagnatori
davanti a Francis.
Quindi, il riferimento alla mail che accuserebbe
Tulliani: Walfenzao segnala preoccupato a Gordon che le
due off-shore stanno attirando l'attenzione della stampa
italiana per il fatto che la sorella del cliente ha un
legame con uno dei due politici italiani in conflitto
fra di loro.
Insomma, il fabbricante di ombre si angoscia per il
proprio buon nome e decide di scaricare Tulliani. È vero
che di questi tempi perfino un professionista caraibico
dei fondi neri considera la politica italiana troppo
sporca e vischiosa, ma lo scrupolo sembra un po'
eccessivo. La tesi di Lavitola è semplice: Walfenzao,
per evitare schizzi di fango, allerta Gordon, il quale a
sua volta soffia a Francis il nome di Tulliani per
liberarsi da pressioni e sospetti. Così il cerchio si
chiude e, magari, l'Ocse promuove St Lucia nella lista
dei paesi collaboranti.
BUGIE, OMISSIONI E UN AEREO PRIVATO CON I MOTORI ACCESI
- Uno scenario che appare un po' troppo costruito. Gli
avvocati di Tulliani osservano che la parola "cliente"
contenuta nella mail non significa per forza beneficial
owner, ma anche semplicemente affittuario (Tulliani paga
un affitto per l'appartamento di Montecarlo). Ma,
soprattutto, c'è il jet Citation che dà a quella
conferenza stampa di lunedì l'aria di un'accurata
messinscena.
Le
risposte di Francis su perché e modalità dell'indagine
non convincono: urge spostare di nuovo l'attenzione su
Tulliani e la proprietà della casa di Montecarlo. Serve
una prova concreta da dare in pasto alla stampa. Spiega
Lavitola che, aspettandosi da un momento all'altro la
chiusura dell'inchiesta a St Lucia, aveva pronto sulla
pista di Santo Domingo il Citation di un amico
imprenditore, tale Rogelio Oruna.
Ma
lo dice dopo essere stato scoperto dalle telecamere di
Annozero. Prima aveva sostenuto di essere arrivato con
American Airlines il giorno prima, domenica 26
settembre. Anche Torres e il misterioso interprete
avevano mentito, ma in modo differente, citando la
compagnia aerea American Eagle. Pasticcioni questi tre,
non si mettono d'accordo sulle bugie da dire. In
compenso nascondono in tutti i modi il jet privato.
Autorizzando così il sospetto che quello che è successo
lunedì: la conferenza stampa, la mail di Walfenzao,
perfino l'incontro successivo di Lavitola con i
giornalisti italiani all'Auberge Seraphine, faccia parte
di un piano accurato per lanciare l'ultima bomba contro
Fini. "Ho detto al collega Corrado Formigli di Annozero
che ero arrivato con un volo di linea in quanto non
volevo alimentare ulteriori leggende: non sapevo fosse
un peccato mortale farsi prestare da un amico un aereo
per 4 ore".
Così scrive Lavitola sull'Avanti!. Interpellato da noi,
il comandante del Cessna Citation 560 XL ci ha spiegato
che l'aereo è del miliardario spagnolo Pablo Pinero,
proprietario della catena alberghiera Bahia Principe,
che ha interessi a Santo Domingo, Giamaica e Cancun (lui
lo chiama "il mio boss") e del leader del Partito
Rivoluzionario dominicano Maldonado, ex ministro delle
infrastrutture, politico potente invischiato nella
tangentopoli dominicana ribattezzata dai giornalisti
spagnoli "Operazione Malaya".
Il
comandante non cita Oruna, racconta che il jet è stato
imprestato grazie all'amicizia dei passeggeri con
Maldonado e che quel regalino - 4 ore di volo - vale 15
mila dollari. Quali siano le società che schermano i
reali proprietari qui poco importa: il pilota sa
perfettamente chi sono i suoi capi e chi gli paga lo
stipendio. Sa anche che la sua missione a St Lucia è
delicata e tiene il jet coi motori accesi sulla pista di
St Lucia per ore, pronto a partire in ogni istante.
Quello stesso aereo, che la Us Federal Aviation
Administration attribuisce alla società Inversiones
Izmir S.A, è al centro da qualche anno di piroette
societarie per nascondere i veri padroni: oltre a Pinero
e Maldonado, anche il costruttore dominicano Sanchez,
destinatario di generose licenze edilizie da parte
dell'ex ministro delle Infrastrutture. Quindi abbiamo
l'editore dell'Avanti! ben piazzato con alcuni dei
padroni di Santo Domingo (Il centro degli interessi
anche di Corallo, ricordate?).
Quando la credibilità di Francis comincia a barcollare,
il jet parte alla volta di Castries per l'ultimo atto
del piano: l'arma letale, la mail del padrone delle
ombre Walfenzao. Il Citation è così totalmente a
servizio di Lavitola che è in grado di partire senza
alcun preavviso: è quello che accade la mattina di
lunedì 27 settembre, quando il jet lascia Santo Domingo
senza neppure consegnare il piano di volo, obbligatorio
per tutti i voli civili in decollo. Per tutti, ma non
per il Cessna del facilitatore Valter.
Ecco, questo sembra il suo ruolo: un facilitatore
folcloristico ma in grado di connettere tutti i
terminali e indurre il cortocircuito fatale a Fini.
Deciso a giocare con ambiguità il ruolo del cronista
investigativo per spostare l'attenzione dei media sulla
proprietà della casa di Montecarlo. Ma a seguire il suo
gioco si rischia di perdere di vista il quadro nel quale
quella verità viene costruita.
Ammesso che Tulliani sia infatti il padrone del
pied-à-terre monegasco, non è meno importante capire
come si arriva alla diffusione del suo nome attraverso
la famosa "lettera confidenziale" di Francis.
MI
CHIAMO VALTER E RISOLVO I PROBLEMI - Le vie possono
essere diverse: Lavitola è in grado di arrivare al
presidente panamense, a Maldonado, forse a Corallo
(quindi a Walfenzao). Ma a St Lucia si espone in prima
persona. Almeno secondo David.
Chi è David? Per ora, una voce e nulla più. Telefona due
volte alla nostra redazione, la prima mentre siamo in
diretta con la puntata di Annozero e ci occupiamo del
caso Fini. La seconda dopo aver visto - dice lui -
l'inchiesta che abbiamo realizzato a St Lucia mostrando
il jet di Lavitola. Sostiene di essere molto vicino alla
moglie del ministro degli Esteri di St Lucia Rufus
Bousquet.
Questa è la sua testimonianza:"Qualcuno ha fabbricato un
documento falso sulla casa di Montecarlo. Falso perché
non proviene dal governo di St Lucia. Noi abbiamo visto
il documento i primi di giugno e ci siamo chiesti: cosa
diavolo sta succedendo? Chi l'ha fatto? Il nostro primo
ministro ha fatto un sacco di telefonate in giro, a
Santo Domingo e altrove.
È
proprio allora che compare mister Lavitola. Lui dice a
Bousquet che questo documento deve venire autenticato,
garantito come vero dal governo di St Lucia, perché se
non fosse stato autenticato, l'isola avrebbe potuto
subire ingenti danni economici perché l'Italia ha molto
denaro custodito a St Lucia".
Le
parole di David vanno prese con un certo scetticismo,
non trovando per ora riscontri oggettivi. Tranne che su
un punto: effettivamente Lavitola arriva sull'isola i
primi di giugno. E' il facilitatore stesso a confermarlo
ai microfoni di Annozero: "A giugno sono venuto a
seguire questo caso".
Poi si rimangia quell'affermazione, ma resta curiosa la
coincidenza delle gaffe: la sua e quella di Francis che
parla di notizie uscite tre-sei mesi fa. A giugno la
tensione fra Berlusconi e Fini sta arrivando al culmine.
Serviva l'arma totale in vista della rottura definitiva?
Ecco allora entrare in campo il facilitatore: "My name
is Valter, I solve problems", parafrasando una mitica
scena di Pulp Fiction.
Il
racconto di David è strano, un po' zigzagante.
Disseminato di inesattezze. Come quando ci dice che il
primo ministro e il ministro degli Esteri di St Lucia
sono fuori dall'isola a tempo indeterminato. Invece
mercoledì 29 settembre erano entrambi a St Lucia, come
testimonia il direttore della Dbs Pete Ninvalle.
Ma
è altrettanto vero che la questione più importante che
abbia mai investito St Lucia nella sua storia e che
rischia di distruggere per sempre la sua reputazione di
paradiso fiscale, viene gestita da Rudolph Francis in
totale solitudine. Nelle ore decisive, quando la stampa
preme e il facilitatore sbarca col suo Citation
sull'isola, il ministro della Giustizia si muove in un
inquietante vuoto di potere.
[05-10-2010]
-
"LIBERO" DI FINI-RLO! "DUE MESI DI TEMPO. POI FINI È
CONVINTO CHE IL SUO PROBLEMA SARÀ RISOLTO DA ALTRI:
SILVIO VERRÀ PORTATO VIA DAI NEMICI DI SEMPRE, I
MAGISTRATI" - 2- LA TATTICA DEL LOGORAMENTO: "ARRIVARE A
METÀ DICEMBRE NON DICENDO MAI APERTAMENTE DI BOCCIARE
UNO SCUDO GIUDIZIARIO PER BERLUSCONI, MA RENDENDOLO
IMPOSSIBILE DI FATTO CON UN PO’ DI GUERRIGLIA E DI
MELINA PARLAMENTARE" - 3- LA "PISTOLA FUMANTE" DEI
TIPINI FINI: "GLI AMERICANI SONO FURIOSI CON BERLUSCONI
PER IL GASDOTTO CHE HA REALIZZATO CON PUTIN. UN’AFFARE
PARE TUTT’ALTRO CHE PUBBLICO, MA MOLTO PRIVATO, CON UN
PICCOLO RUOLO NEL BUSINESS PER LA TURCHIA DI ERDOGAN"
Due mesi e mezzo di tempo. Poi Gianfranco Fini è
convinto che il suo problema sarà risolto da altri:
Silvio Berlusconi verrà portato via dai nemici di
sempre, i magistrati. È questa la sola vera alleanza che
Futuro e Libertà sta cercando in queste settimane, nella
convinzione che l'intervento delle toghe sarà il
grimaldello con cui fare saltare definitivamente il PdL
e con esso la seconda Repubblica.
Fini stesso ne ha parlato privatamente con i suoi uomini
più fedeli. E noi, raccogliendo privatamente la
testimonianza di alcuni di loro, siamo in grado di
ricostruire lo scenario immaginato dal presidente della
Camera e dalle sue truppe. Per loro l'importante è
arrivare a metà dicembre non dicendo mai apertamente di
bocciare uno scudo giudiziario per il premier, ma
rendendolo impossibile di fatto con un po' di guerriglia
e di melina parlamentare.
Il
15 dicembre - ne sono convinti- la Corte Costituzionale
boccerà il legittimo impedimento, che in ogni caso
rappresentava uno scudo temporaneo destinato
all'estinzione. A quel punto il Cavaliere sarà nudo di
fronte ai suoi nemici più terribili. I processi a Milano
dopo tanto attendere metteranno il turbo, e fioccheranno
le condanne. Se anche Berlusconi a quel punto, capendo
l'antifona, marcerà diritto verso le elezioni giocando
il ruolo da vittima predestinata, almeno una condanna
pesante arriverà prima del voto.
E
Fini ne è convinto: questa volta la musica sarà diversa
dalle altre campagne elettorali. Anzi, ai suoi il
presidente della Camera ha rivelato pure di più:
«Giochino pure con la casa di Montecarlo. Queste sono
armi spuntate. Io ho la smoking gun contro Berlusconi.
Ma la tirerò fuori solo al momento opportuno. Magari
proprio al culmine della prossima campagna elettorale».
Naturalmente che cosa sia questa smoking gun è segreto
ben custodito. Ma nelle truppe finiane qualche ipotesi
si sta facendo, basata magari su battute, allusioni o
mozziconi di frasi sentite pronunciare dal leader nei
tempi più bui.
Sussurra uno di loro: «Io credo che Gianfranco possa
giocarsi il suo ottimo rapporto attuale con gli
americani. Che - più volte lo abbiamo capito - sono
furiosi con Berlusconi per il gasdotto che ha realizzato
con Vladimir Putin. Anche a noi sono giunte voci e
dossier che ipotizzano come quell'affare sia tutt'altro
che pubblico. L'ipotesi è che sia molto privato, con un
piccolo ruolo nel business per la Turchia di Erdogan.
Certo, noi non saremmo in grado di provare nessuna di
queste voci. Ma se dessero una mano gli americani a
svelare quella proprietà reale, allora sì che sarebbe
una smoking gun!».
Nell'entourage finiano sono convinti che le elezioni
anticipate siano un falso problema: prestissimo o
comunque assai presto Berlusconi «se lo porteranno via i
giudici». Le immagini che circolano nel gruppo sono
perfino truculente: «sarà una cosa come la caduta di
Benito Mussolini, perché l'Italia è fatta così: quando i
suoi beniamini cadono in disgrazia, tutti sopra come
avvoltoi per spolparli. Temo che il destino sia quello
di una nuova piazzale Loreto. Ma non si tratta solo del
personaggio in questione, che potrebbe anche fuggire
alle Bahamas o a Santa Lucia, se lì- come sembra - ha
tanti amici. Io non so cosa potrà accadere del suo
impero industriale dopo. Perché è lì che si concentrano
appetiti e desideri di vendetta».
Questo si dice in privato nelle strette fila del piccolo
gruppo di Futuro e Libertà. La consegna però è quella di
non fare trapelare mai in pubblico una parola di troppo
sulle vicende giudiziarie di Berlusconi. Fino alla
nausea tutti all'unisono ripeteranno che «il premier ha
diritto a governare» e di essere disposti a valutare
(mai però ad approvare nei fatti) una qualche forma di
scudo giudiziario per lui. C'è un rischio naturalmente:
che le elezioni arrivino prima dei tempi necessari alla
magistratura.
I
finiani non danno particolare importanza alla cosa. Se
si dovesse andare presto alle urne loro sono pronti a
farlo da soli: «tanto abbiamo da difendere solo una
trentina di posti da deputati, non è difficile perché
prenderemo almeno fra il 6 e l'8 per cento dei voti».
Alla Camera forse.
Per il Senato sono convinti di potere fare una alleanza
tecnica limitata a quel voto con Casini «che alla Camera
andrà da solo con la sua Udc». In questo modo
passerebbero la soglia fatidica dell'8 cento e
potrebbero divenire determinanti in parlamento. Anche
Casini punterebbe su questo scenario, in grado di fare
nascere i governi nel Parlamento e non nell'urna in modo
plebiscitario.
Se
questo fosse la parola "ribaltone" scomparirebbe una
volta per tutte dal gergo della politica. Se pure
vincesse Berlusconi alla Camera, sarebbe costretto a
un'alleanza con Casini e Fini per governare. E a Futuro
e Libertà basterebbe solo guadagnare il tempo necessario
ai giudici per togliere Berlusconi di mezzo una volta
per tutte. Unico intoppo di questo piano di battaglia è
proprio la campagna elettorale.
Per i finiani deve iniziare ora, al di là della data
effettiva del voto: loro hanno bisogno di consolidare il
partito. «Per farlo», ammette uno dei fedelissimi, «è
necessario più che mai avere Fini a pieno tempo sul
territorio. Bisognerebbe davvero che lasciasse la
presidenza della Camera. E chissà se la casa di
Montecarlo e Giancarlo Tulliani per questo non si
rivelino presto i migliori alleati che abbiamo...».
[29-09-2010]
LA
"PISTOLA FUMANTE" CHE PROVEREBBE CHE DIETRO L’OFFSHORE
C’è "ELISABETTO" TULLIANI - UNA MAIL CHE PUBBLICHERà
DOMANI IL DIRETTORE-EDITORE DELL’AVANTI VALTER LAVITOLA
- (CHISSà COME LA PRENDERà IL BANANA CHE STA CERCANDO IN
OGNI MODO, VEDI L’EVENTUALE RIBALTONE FELTRI-FERRARA AL
"GIORNALE", DI TROVARE UN MODUS VIVENDI CON FINI)
IL
TESTO TRADOTTO DELLA LETTERA (SCRITTA IN UN INGLESE UN
PO' TRABALLANTE)
Da: James Walfenzao
A: Evan Hermiston, Michael Gordon
Inviata: 6 agosto, 2010 1:44 pm Oggetto: timara + printemps
Signori,
Queste due società hanno attirato l'attenzione della
stampa italiana.
A quanto ci risulta (finora non lo sapevamo) c'è un
collegamento politico che sta portando a un gran
litigio/scandalo ora che Berlusconi e Fini (in
precedenza partner politici) stanno discutendo
aspramente.
La sorella del cliente sembra avere forti legami con i
politici coinvolti.
Sebbene la maggior parte del fango viene gettato da
giornali controllati da Berlusconi, anche giornali più
seri come il Corriere della Sera ne stanno scrivendo.
Il mio nome come direttore [delle società] viene
menzionato, ma non ci sono commenti che dicano che
abbiamo fatto qualcosa di sbagliato.
È comunque molto irritante.
Queste società sono state usate per comprare un piccolo
appartamento a MC [Monte Carlo].
Credevamo che il valore fosse basso e siamo andati dal
notaio a verificare. Il notaio ci ha spiegato il perché
del prezzo (l'appartamento era stato ereditato da una
signora anziana che era deceduta - era in cattive
condizioni - mal conservato ecc.); il notaio ci ha
spiegato che per lui il prezzo andava bene e che non
poteva fare il passaggio di proprietà per un prezzo
troppo basso visto che ne deve ricavare anche la tassa
di trasferimento da versare allo Stato.
Potreste essere avvicinati da giornalisti - vi
suggerisco di non rispondere.
Stiamo pensando di dimetterci, prima però vogliamo
sentire cosa ha da dire il cliente.
Vi terremo informati.
Pensavo fosse giusto mettervi al corrente.
Cordialmente,
James
P.S.: Stiamo divulgando informazioni all'interno di
Corpag solo a chi è tenuto a conoscerle.
[01-10-2010]
finiamola! - I MAGISTRATI HANNO IN MANO UNA LETTERA DI
10 ANNI FA CON L’OFFERTA DI UN ALTRO ACQUIRENTE - AN NEI
BILANCI ABBASSÒ IL VALORE DELLA CASA - DOPO PONTONE, UN
ALTRO EX FEDELISSIMO SCHIANTA GIANMENEFREGO - APOLLONJ
GHETTI: “FINI SAPEVA CHE LA CASA VALEVA ALMENO 1,2
MILIONI” - “NEL 2002 MI FECE VEDERE LA PIANTINA, CHE IO
VALUTAI (IN QUANTO AGENTE IMMOBILIARE, AMICO E DIRIGENTE
DI AN). UN ALTRO ESPERTO DIEDE LA STESSA VALUTAZIONE”…
1. "FINI SAPEVA: LA CASA VALE 1,3 MILIONI" Stefano Zurlo per "il
Giornale"
Filippo
Apolloni Ghetti
Quando ha letto il Giornale è rimasto di stucco: «Ma
guarda un po' che fine ha fatto la casa di Montecarlo:
l'hanno svenduta per 300 mila euro. Un prezzo ridicolo».
Quando, invece, ha ascoltato la reazione di Fini si è
sentito preso per i fondelli: «Ma come fa a definire
congruo quel prezzo? Ma Gianfranco chi vuole prendere in
giro? Me no di certo».
Filippo Apolloni Ghetti, 59 anni, importante agente
immobiliare romano di simpatie fasciste e poi aennine,
guardò insieme a Gianfranco Fini la piantina
dell'appartamento di boulevard Princesse Charlotte 14 e
lo valutò, grossomodo, 1 milione e duecentomila, un
milione e trecentomila euro. «Non ricordo il giorno
esatto, ma ricordo bene che c'era l'euro da poco. Quindi
direi che eravamo nel 2002».
Otto anni fa, un'epoca in cui la saga dei Tulliani era
ancora di là da venire. Oggi Apolloni Ghetti, che
intanto ha seguito Francesco Storace ed è uno dei
dirigenti de La Destra, racconta al Giornale per la
prima volta la storia di quella perizia e del colloquio
avuto con Fini sull'appartamento di Montecarlo.
Come mai Fini la chiamò?
«Devo premettere che sono stato in gioventù dirigente
del Fuan e all'epoca ero membro dell'assemblea nazionale
di An. Con Gianfranco ci conosciamo da quaranta anni e
fra di noi c'è sempre stato un buon rapporto personale».
Dunque?
«Dunque era abbastanza normale che Fini mi consultasse
per valutare un immobile. È successo anche alte volte,
magari passando attraverso la sua segreteria e gli
amministratori del partito».
Quella volta come andò?
«Fini mi chiamò in via della Scrofa, nel suo ufficio. Lì
mi mostrò una piantina e mi disse più o meno queste
parole: "Sai, la contessa Colleoni, che io manco
conoscevo, ci ha lasciato in eredità questo appartamento
a Montecarlo". Devo dire che l'uomo era o pareva
stupito; mi feci intendere che dopo il passaggio dal Msi
ad An i lasciti erano drasticamente calati, questo
regalo l'aveva sorpreso. Non se l'aspettava».
Lei?
Gli dissi: "Gianfranco, cosa faccio, vado a Montecarlo a
vederlo?" "No, non ti voglio disturbare, guarda un po'
la mappa". Mi spiegò che erano 75 metri quadri
commerciali. Io cominciai a fare le mie considerazioni,
lui prendeva diligentemente appunti. E via via spiegava:
mi accennò al fatto che il quartierino doveva essere
ristrutturato».
Ma
le disse più esplicitamente che era in pessimo stato?
«No, per niente. Mi disse che doveva esser
ristrutturato. Andammo avanti a discutere a lungo. Venti
minuti, mezz'ora, di più, non lo so. Io alla fine
espressi la mia valutazione: "Gianfranco l'appartamento
vale almeno 1,2-1,3 milioni di euro"».
fini
montecarlo
Fini commentò la sua analisi?
«Se ne uscì con un sonoro "però". Poi aggiunse: "I miei
mi avevano parlato di ottocentomila euro", e lo disse
con il disprezzo che un leader può avere per i suoi
funzionari che considera incompetenti».
Ottocentomila euro?
«Ottocentomila; questa la valutazione data a Fini dai
suoi tecnici. Ma non finì lì».
Che altro successe?
«Per essere più sicuro organizzai un consulto telefonico
volante. Chiamai Giorgio Viganò, un grande agente
immobiliare oggi purtroppo scomparso, e chiese lumi a
lui».
Scusi, lei chiamò un altro immobiliarista davanti a
Fini?
«Certo, mi rendevo conto che la perizia era
confidenziale, non approfondita, e volevo irrobustire il
mio parere. Anche se ero sicuro del fatto mio per due
ragioni: perché avevo visto la piantina e perché quella
via di Montecarlo, boulevard Princesse Charlotte, la
conosco benissimo».
Dunque telefonò a Viganò.
«Che confermò a grandi linee il mio expertise.
"L'appartamento - mi disse - vale fra un milione e cento
e un milione trecentomila euro". Poi aggiunse una
considerazione interessante: "Guarda che se hai la
fortuna di pescare il cliente giusto, quello che vuole a
tutti i costi la residenza a Montecarlo, il prezzo sale.
Puoi guadagnare altri centomila, duecentomila euro"».
Italo
Bocchino e Gianfranco Fini
Lei?
«Riferii a Fini che chiamò qualcuno sulla linea
telefonica interna del partito e scandì queste parole:
"Guarda che Filippo dice che l'appartamento di
Montecarlo vale più di un milione di euro"».
Chi era questo interlocutore?
«Non lo so. Io aggiunsi una sorta di postilla:
"Gianfranco, piuttosto che rivenderlo a meno di un
milione, tiello lì che tanto si rivaluta". Lui mi
ascoltava e cercava di capire. Però si intuiva che
riteneva quella donazione una specie di rogna, forse
perché si trovava a Montecarlo, all'estero, era
difficile da gestire, poneva evidentemente problemi di
vario genere. Dunque, feci la mia controproposta».
Quale?
«"Gianfranco - buttai lì - se me lo dai a un milione
secco, te lo compro io". Io avrei fatto un investimento,
lui si sarebbe tolto quel problema. "Filippo- mi rispose
- ma ti interessa veramente?" "No, per niente, però ti
voglio venire incontro". "No, meglio di no - replicò lui
- tu sei membro dell'assemblea di An. Qualcuno potrebbe
avere da ridire"». E Apolloni Ghetti s'interrompe e
sorride sarcastico: «A Apolloni Ghetti no, al cognato
sì. Pazienza, è andata così».
Conclusione?
«Gli suggerii di metterlo sul mercato con una sorta di
asta a salire in busta chiusa, dando l'annuncio sui
giornali e partendo da non meno di un milione. Lui
ascoltò e chiosò: "Buona idea".
Poi?
«Di quell'appartamento non ho più saputo nulla. Finché
questa estate ho aperto il Giornale e sono rimasto a
bocca aperta nel leggere che era stato ceduto a
trecentomila euro. Capisce? Trecentomila euro. Non può
capire il mio stato d'animo, la mia rabbia, la mia
umiliazione, nel vedere poi le incredibili dichiarazioni
di Fini che sosteneva e sostiene ancora che quella cifra
fosse congrua. Offendeva così la mia intelligenza e
quella di chiunque mastichi un minimo, ma proprio un
minimo, queste tematiche. Per fortuna me ne sono andato
tre anni fa, ho seguito Storace, come presidente
dell'associazione Ludovisi lavoro per tenere unito il
centrodestra, tutto il centrodestra».
Insomma, quanto vale secondo lei oggi l'appartamento di
boulevard Princesse Charlotte?
«Almeno un milione e mezzo di euro».
2.
AN NEI BILANCI ABBASSÒ IL VALORE DELL'ALLOGGIO Francesco Grignetti per "La
Stampa"
Dopo l'acquisizione dei nuovi atti presso
l'amministrazione di Alleanza nazionale, ossia gli
allegati alla successione Colleoni del 1999, è ora
chiaro ai magistrati romani che il partito che fu
guidato da Gianfranco Fini aveva stimato già dieci anni
fa che l'appartamento di Montecarlo aveva un valore
elevato. Risulta infatti dalle dichiarazioni fiscali
dell'epoca che An denunciò di essere entrata in possesso
di una casa dal valore di 1 milione e 800 mila franchi,
pari all'epoca a 540 milioni di lire.
Ragionando in moneta unica sono circa 270mila euro. Un
valore più elevato rispetto a quanto fu poi iscritto a
bilancio. Ovvero, come dichiarò ad agosto il presidente
della Camera: «L'appartamento fu valutato, quando venne
in possesso di An, circa 450 milioni di lire». Una certa
discrepanza tra il valore fiscale e quello patrimoniale
non stupisce. E' prassi che si dichiari un valore basso
per pagare il minimo di tasse, salvo poi pagare quanto
dovuto al momento di un'eventuale vendita.
Ma
alla procura salta anche agli occhi che se An dichiarò
al fisco un valore effettivo di 270mila euro nel 1999 e
poi è stato venduto a 300mila nel 2008 ciò vuol dire che
praticamente non è stata applicata alcuna rivalutazione.
L'appartamento di boulevard Princesse Charlotte è stato
venduto al prezzo più basso possibile.
Fissare quale fosse il valore dichiarato al fisco era un
punto importante per l'inchiesta. Dato che si procede
per l'ipotesi di truffa aggravata, e tutto ruota attorno
alla questione del prezzo di vendita, scoprire che di
fatto il valore del 1999 non è stato rivalutato,
nonostante l'arrivo dell'euro e la crescita esponenziale
del mercato immobiliare di Montecarlo, questo è il primo
dato sicuro.
Tutta la documentazione acquisita fino è all'esame del
procuratore capo Giovanni Ferrara e dall'aggiunto
Pierfilippo Laviani, i quali hanno avanzato anche un
supplemento di rogatoria chiedendo all'autorità
monegasca altri documenti e soprattutto se il valore di
300 mila euro per la compravendita del 2008 sia stato
ritenuto congruo dalla stessa autorità del Principato.
Tra gli altri documenti, c'è anche una lettera di dieci
anni fa - consegnata agli investigatori dal senatore Pdl
Antonino Caruso - in cui un ignoto cittadino di
Montecarlo avanzava un'offerta di acquisto. «Si fa
chiaro riferimento alla possibilità di vendita
dell'immobile», dice Caruso. Agli investigatori, Caruso
ha consegnato anche una minuta che gli era pervenuta dal
notaio monegasco Aureglia e che fissava in 2 milioni e
mezzo di franchi il valore da dichiarare. «Questa - dice
il senatore Caruso - era la cifra che all'epoca il
notaio indicava come congrua. E si badi che quei 2
milioni e mezzo di franchi sarebbero 380mila euro
d'oggi, ottantamila più del prezzo di vendita».
[24-09-2010]
FUTURO & MATTONE (COSÌ FAN TUTTI!) - L’EX SINDACO DI
LATINA, IL FINIANO ZACCHEO RISPONDE COSÌ SULL’
“ALLOGGETTO” DI AN IN PIAZZA MIGNANELLI DOVE OGGI
ABITANO LE FIGLIE: “LEI LO SA QUANTO HANNO PAGATO GLI
IMMOBILI I D’ALEMA, I MANCINO, I DI PIETRO, TUTTI GLI
ALTRI POLITICI? DUECENTO MILIONI, TRECENTO MILIONI,
QUATTROCENTO MILIONI PER 300 METRI QUADRATI! IO HO
PAGATO 500 MILA EURO PER UN APPARTAMENTINO DI 42-43
METRI QUADRATI
Franco Bechis per “Libero”
Arriva alle 11 del mattino. Quasi fa irruzione in
redazione con la copia di Libero fra le mani. È un
ciclone, Valentina Zaccheo. È la figlia primogenita di
Vincenzo, già deputato di Alleanza Nazionale e già
sindaco di Latina. Con sua sorella abita a Roma
nell’appartamento in piazza Mignanelli che Alleanza
Sportiva Italiana (Asi) comprò dalla Scip per rivenderlo
una settimana dopo ai Zaccheo. Valentina è una furia,
sostiene naturalmente le sue ragioni.
Implora di andare a vedere l’appartamento, che è
piccolo, pagato secondo lei il giusto. Fissa con i suoi
occhi azzurri intensi il cronista trattenendo le
lacrime. Dice di avere sentito Flavia Perina che aveva
cercato di dissuaderla: «La linea di Fini è non
rispondere più. Silenzio assoluto dopo ogni articolo».
Ma
come si fa a dare la linea a un tornado? E infatti ecco
qui Valentina, pronta al guanto di sfida: «Se pensa che
abbiamo commesso illeciti, noi che siamo una famiglia
onesta, vada dal magistrato a denunciarci. Se c’è una
irregolarità, è giusto che paghiamo».
Lei sostiene di avere pagato 30 mila euro in più
all’Asi. Vuole che verifichiamo le cifre pubblicate con
il notaio Paolo Becchetti. Cosa che facciamo subito. Lui
conferma le cifre di Libero, ma aggiunge: «Conosco
Zaccheo. È una persona perbene. So che ha faticato a
trovare i soldi per comprare l’appartamento alle sue
figlie. Guardi, non l’ha pagato poco. Con tutti i
politici che hanno comprato veramente a un tozzo di pane
gli appartamenti degli enti, avere pagato 515 mila euro
una casa di prestigio, ma grande poco più di 40 metri
quadrati, non è certo uno scandalo». Insiste il notaio
per dare spazio alla versione di Zaccheo.
Ne
nasce una lunga telefonata. Lui vorrebbe la rettifica
dei fatti con la sua versione. E la cosa migliore è
proprio lasciargliela raccontare. Ecco la telefonata
negli esatti termini in cui è avvenuta.
Libero:
«Pronto, onorevole Zaccheo?»
Zaccheo:
«Pronto? È lei l’autore dell’articolo? Ma lo sa cosa
stiamo passando? Prima quella cosa di Striscia la
Notizia, con quell’audio che era falso in cui avrei
raccomandato le mie figlie a Renata Polverini. Io avevo
chiesto invece di mantenere gli impegni politici assunti
per la mia città, non di pensare alle mie figlie! Poi ho
avuto un incidente d’auto che a momenti ci lasciavo le
penne. Mia figlia è rimasta sconvolta da tutto ciò, e
fra pochi giorni deve fare la tesi di laurea. Lei
capisce che un papà…Lei è un papà di famiglia?»
Libero:
«Sì»
Zaccheo:
«E allora si metta nei miei panni. Avessero colpito me,
io sono abituato in 50 anni di politica a vedermela da
solo con tutti. Ma qui si tratta della mia famiglia. La
vicenda cui lei ha fatto riferimento stamattina…»
Libero:
«L’acquisto della casa in piazza Mignanelli…»
Zaccheo:«Eh,
trattasi di un alloggetto di tre vani che ho riscattato.
L’ho pagato 500 mila euro, e quello è il prezzo di
mercato. Non avevo i soldi e ho chiesto il mutuo alla
banca della Camera dei deputati. Non ho nemmeno fruito
dell’abbattimento del 30 per cento. Io le faccio una
domanda. Lei lo sa quanto hanno pagato gli immobili i
D’Alema, i Mancino, i Di Pietro, tutti gli altri
politici? Duecento milioni, trecento milioni,
quattrocento milioni per 300 metri quadrati! Io ho
pagato 500 mila euro per un appartamentino di 42-43
metri quadrati. Un prezzo congruo, quello che mi fissava
l’Inail al momento della vendita»
Libero:
«Mi scusi, ma l’Inail come faceva a fissarle il prezzo?
Non ha venduto a lei, ma all’Asi che poi gliela ha
rivenduta!»
Zaccheo:
«No, no, no. L’ho comprata io».
Libero:
«Scusi, ma ho i contratti di vendita. Lei ha comprato
dall’associazione sportiva vicina ad Alleanza nazionale,
non dall’Inail».
Zaccheo:
«Io ero il responsabile enti locali e rapporti con il
Parlamento dell’associazione. Quella era una foresteria
che loro avevano in affitto dall’Inail e me l’hanno data
in uso. Con regolare contratto di affitto. E il fitto
l’ho sempre pagato io. Al momento in cui è stata venduta
ho esercitato il diritto di prelazione».
Libero:
«Guardi che lei non aveva il diritto di prelazione.
Questo ce l’aveva l’Asi. E infatti lo ha esercitato
l’Asi che ha comprato proprio per rivenderlo a lei. Ho
il contratto di acquisto».
Zaccheo:
«No, guardi. Ho acquistato io. Nessuno meglio del notaio
può spiegarglielo».
Libero:
«E infatti il notaio mi ha proprio spiegato quello che
ho scritto. Ho il contratto sotto mano. Non è come dice
lei».
Zaccheo:
«Aspetti che chiedo a mia moglie (glielo chiede). Ah,
sì. Mi dice che ha ragione lei».
Libero:
«Appunto, Zaccheo. Lei non poteva esercitare il diritto
di prelazione».
Zaccheo:
«Avrei potuto…»
Libero:
«No, non poteva…»
Zaccheo:
«… è vero, è vero, è vero. Ha ragione lei».
Libero:
«Ed è quel abbiamo raccontato ieri. Quindi fin qui
abbiamo scritto giusto. Allora cosa le preme
rettificare?»
Zaccheo:
«Che l’affittuario ero io in precedenza. In quanto io
ero parlamentare e non si può vivere sempre in albergo.
Quindi ho preso in affitto quella casa da Alleanza
sportiva italiana. Quando all’improvviso è stato
venduto, non avendo disponibilità ho dovuto accendere il
mutuo per pagarlo. Ma ho sempre pagato l’affitto
all’Inail!»
Libero:
«No, lei non pagava l’affitto all’Inail, che manco
sapeva che in quella casa vivesse lei dentro…»
Zaccheo:
«Aspetti che di queste cose si occupano solo il mio
commercialista e mia moglie (chiama la moglie). Ah, sì,
io non pagavo l’affitto all’Inail, ha ragione lei. Le
cedole erano a nome Asi, ma le pagavo io! Guardi, se lei
mi fa lo stesso trattamento, le do io i nomi di chi a
Roma ha pagato davvero nulla. Settanta milioni, cento
milioni per case che valevano dieci volte di più! Le
faccio fare pagine intere con ex Forza Italia, ex Ds, ex
Margherita…»
Libero:
«Sicuro! Ne abbiamo già scritto paginate. Ma questo non
cambia la storia della casa di piazza Mignanelli…»
Zaccheo:
«Ma io avevo diritto a comprarlo! Ero già lì dentro.
L’Asi non aveva i soldi per acquistarlo, e allora mi
sono fatto avanti io...»
Libero:
«Ma mi ha appena detto che anche lei non aveva i
soldi!»
Zaccheo:
«Ho chiesto il mutuo! Ma le ripeto, lei è un padre di
famiglia. La imploro di dare la giusta dimensione a
questa cosa. Dovrebbe scrivere che in fondo si tratta di
un politico che ha pagato il giusto prezzo facendosi il
mutuo. Lei lo trova un altro uomo politico così? In
quell’alloggio c’ero io. Poi sono diventato sindaco di
Latina e non avevo più bisogno...»
Libero:
«Ha lasciato l’appartamento?»
Zaccheo:
«No, nel contratto c’era scritto che potevo abitarci io
e la mia famiglia. È venuta mia figlia. Ci ha messo i
suoi mobili, la cucina. E mi ha detto: papà, se la
vendono me la compri?»
Libero:
«E lei ha detto di sì».
Zaccheo:
«Io le ho detto: “se prendi un bel voto, papà farà un
sacrificio”. Si laurea con 110 e lode, vince il
dottorato di ricerca. Una ragazza fantastica. Lei cosa
avrebbe fatto?»
Libero:
«Capisco, ma non si deve laureare fra qualche giorno?»
Zaccheo:
«No, quella è la seconda figlia. Parlo della prima. Ci
abitano tutte e due. Si metta la mano sulla coscienza.
Tenga anche conto della mia storia».
Libero:
«Quale storia?»
Zaccheo:
«Non è che uno diventa il deputato più votato della
provincia di Latina così per caso, no? Non è che diventa
un sindaco così amato, no? Con me candidato a Latina il
Pdl ha preso la percentuale più alta di tutta Italia. Io
ho sempre avuto un grande consenso anche quando ero nel
Msi, con la Dc che aveva una maggioranza bulgara».
Libero:
«Complimenti. Ma che c’entra con la casa?»
Zaccheo:
«Ma lei deve conoscere gli antefatti per giudicare.
Allora, io divento parlamentare. Alloggio presso l’Hotel
Nazionale. Un bel giorno mi viene a trovare un
personaggio per chiedermi una cortesia. E stava nel
consiglio di amministrazione dell’Inail. Parla con me,e
io gli risolvo il problema. Era il 1994, e lui mi chiede
perché mai vivo in albergo. Mi spiega che l’Inail è
piena di case vuote, e che sta facendo i bandi. Molti ex
parlamentari non sono stati rieletti e hanno lasciato
Roma. Molti altri sono stati arrestati con Mani
Pulite…»
Libero:
«E lei ha fatto domanda?»
Zaccheo:
«Sì, per una casa in via del Vantaggio. Mi hanno detto
che la mia l’unica domanda».
Libero:
«Quindi prese quella casa?»
Zaccheo:
«Macchè, quelli aprono le buste e la assegnano a Rosy
Bindi. Chiedo spiegazioni. Si scusano. Rifaccio la
domanda, in altra parte di Roma. Assegnano la casa a un
magistrato…»
Libero:
«Che sfortuna!»
Zaccheo:
«Faccio la domanda la terza volta, e assegnano la casa a
un generale della Guardia di Finanza. Allora io mi sono
incazzato, davvero. Quella persona che avevo conosciuto
all’Inail allora mi porta a pranzo con il presidente in
quel ristorante pugliese dove andava Pinuccio Tatarella
in via della Colonna Antonina».
Libero:
«E cosa ha detto al presidente?»
Zaccheo:
«Beh, sa…Io sono uno un po’così…»
Libero:
«Non so, mi dica. Così come?»
Zaccheo:
«Sa, io ho preso due rapinatori sul fatto a Napoli, li
ho afferrati e li ho gonfiati di botte come zampogne.Ho
colto sul fatto un rumeno che rapinava a Latina, l’ho
preso per il collo e l’ho portato io personalmente in
questura con la macchina di servizio…»
Libero:
«Ah, però! Guardi che io non volevo farla arrabbiare con
il mio articolo…»
Zaccheo:
«(non ascolta e prosegue) A quel presidente dell’Inail
ho detto: qui le cose sono due. O io la gonfio come un
pallone, o lei verrà arrestato per le porcherie che sta
facendo.. Dopo un mese l’hanno arrestato».
Libero:
«Gli è andata bene, allora! Lo aveva denunciato lei?»
Zaccheo:
«No, non io. Ma aveva preso mazzette su queste cose. Su
porcherie come quelle che ha fatto a me. Comunque, a
quel punto c’erano altri alloggi liberi. E quello di
piazza Mignanelli venne assegnato all’Asi, di cui io ero
dirigente nazionale. E io me lo sono fatto assegnare
come foresteria. Ha capito adesso?»
Libero:
«Sì, ho capito. Non metto più in dubbio nulla. Mi
arrendo».18-09-2010]
1-
IL RE DEI COSTRUTTORI MONEGASCHI LUCIANO GARZELLI, CHE
SI È OCCUPATO DEI LAVORI: "AVEVO CONTATTI CON LA SIGNORA
E COL FRATELLO. HANNO PORTATO LORO LA CUCINA, MAIOLICHE,
PARQUET, I RUBINETTI: QUESTO È ANOMALO PER DEGLI
AFFITTUARI" - 2- SUL PREZZO DELL’APPARTAMENTO: "CON
300MILA EURO SI COMPRA UN BOX PER UN POSTO MACCHINA.
QUELLA CASA VALE ALMENO UN MILIONE E LA COSA INCREDIBILE
È CHE LE AUTORITÀ MONEGASCHE NON HANNO FATTO ALCUNA
OPERAZIONE DI CONTROLLO" - 3- L’EX TESORIERE DI AN,
PONTONE: "IL PREZZO DELLA CASA è STATO DECISO DAL
PARTITO" - "IO NON HO AVUTO NESSUN RUOLO SULLA CIFRA;
NON È STATO OGGETTO DI TRATTATIVA". SOTTINTESO: ANDAVA
BENE COSÌ A CHI HA DECISO, OVVERO A GIANFRANCO FINI
1-
PARLA IL RE DEI COSTRUTTORI DI MONTECARLO 'LA TULLIANI RISTRUTTURÒ L'APPARTAMENTO'
Gianmarco Chiocci per
Il Giornale
Prima le presentazioni, poi le rivelazioni choc. Luciano
Garzelli è l'italiano più noto a Montecarlo. Avrà una
sessantina d'anni ed è uno che conta tanto, ma tanto,
nel Principato di Monaco. Gode dell'amicizia personale
di sua altezza serenissima Alberto e dell'intera Casa
Grimaldi, ed è «il» costruttore monegasco per
antonomasia in quanto amministratore delegato del
colosso immobiliare Engeco fondato nel 1974 da Stefano
Casiraghi. In materia di case e compravendite, da queste
parti, nessuno ne sa più di lui. «È la Cassazione del
mattone», scherza uno dei testimoni dell'affaire
Tulliani.
E
testimone prezioso dello scandalo dell'estate è proprio
lui, il vulcanico Luciano, al pari del figlio Stefano
che il 30 luglio raccontò al Giornale di aver
presenziato ai lavori nell'appartamento di rue Princesse
Charlotte 14 - quale rappresentante della società di
ristrutturazione Tecabat - dove il cognato di Fini
(affittuario) controllava e dirigeva direttamente in
loco le operazioni di restauro (pagate dalla società off
shore Timara Ltd, proprietaria dell'immobile): «Insomma,
c'era un rapporto diretto tra Tulliani e Timara» disse
il giovane Garzelli, poi redarguito pesantemente dai
superiori per le dichiarazioni incautamente rilasciate a
questo quotidiano.
Se
il figlio ha ricoperto un ruolo marginale, seppur
attivo, nella vicenda, il padre è il dominus dell'intera
operazione. A lui s'è rivolto l'ambasciatore italiano
nel Principato per aiutare l'«esperto immobiliarista»
(sono parole di Gianfranco Fini) a trovare società di
ristrutturazione a lui gradite per rimettere a posto la
casetta monegasca donata dalla contessa Anna Maria
Colleoni ad Alleanza nazionale.
Incontriamo Luciano Garzelli al termine di una riunione
di lavoro, di fronte al porto, a duecento metri dal
pulpito da cui sventola la bandiera a scacchi della
Formula uno. Si vede subito che ha molte cose da dire
anche perché sovrappone concetti e precisazioni. Ecco il
botta e risposta. Integrale.
Intanto una premessa, signor Garzelli. Se per
l'intervista del 30 luglio suo figlio Stefano ha avuto
problemi sul lavoro ce ne scusiamo ma...
«Niente, non fa niente. Ormai è tutto passato. Non ne
parliamo più».
Senta oggi (ieri, ndr) il Giornale ha riportato le
parole del notaio Paul-Louis Aureglia (che ratificò i
due passaggi di proprietà dell'apparta¬mento oggi
abitato da Tulliani e che ha ipotizzato una sorta di
truffa al Principato per la violazione di una legge sul
diritto di prelazione sull'acquisto degli immobili
«protetti» da parte del governo locale, ndr). Parla di
«stronzate» fatte, di presunte truffe orchestrate
intorno all'appartamento...
«(Luciano Garzelli legge il Giornale e scuote la testa).
Ma lo dico pure io. Con 300mila euro a Monaco si compra
un parcheggio e la cosa incredibile è che le autorità
monegasche non hanno fatto alcuna operazione (di
controllo, ndr)».
La
potevano fare?
«E certo. 300mila euro è un prezzo sottostimato».
Scusi, ma quanto vale quell'immobile?
«Tra un milione e un milione e mezzo».
Abbiamo parlato con la Tecabat che ha ristrutturato...
«Senta, io con la mia Engeco non c'entro niente. Mi ha
chiamato l'ambasciatore (Franco Mistretta, ndr) che
aveva ricevuto una telefonata... - se me lo chiederà il
giudice dirò da chi - Luciano c'è questa cosa da fare.
Sono andato là personalmente, ho detto sono della
Engeco, facciamo grattacieli, case, ponti... e mi han
detto, sai siccome c'è un certo personaggio... Allora lì
ho sentiti, hanno detto sono una sessantina di metri
quadrati però i materiali li portiamo noi. Allora ho
detto, grazie arrivederci. E me ne sono andato. E poi mi
hanno richiamato».
Scusi Garzelli, ma le hanno detto che i materiali li
avrebbero portati loro?
«Non "li avrebbero", li hanno portati loro. Qui hanno
messo solo in opera i materiali che hanno portato loro.
La cucina, le maioiliche, il parquet, i rubinetti».
Ci
perdoni, torniamo all'ambasciatore. Esattamente cosa le
ha detto?
«Mi hanno chiamato per fare un lavoro qui a Montecarlo.
Poi mi ha dato un telefono del signor Tulliani».
Con la signora Tulliani lei ha avuto rapporti?
«Certo. Mi ha chiamato».
Perché c'erano problemi nell'appartamento?
«Modifiche da fare, i lavori nella stanza, il muro da
rompere. Il problema, insisto, è a monte. A quando è
stata fatta questa vendita a trecentomila euro».
Ci
perdoni l'ignoranza. Ma è normale, qui a Monaco, che un
semplice affittuario scelga lui i materiali della
ristrutturazione e se li faccia arrivare dall'Italia?
«Non è normale. Loro hanno fatto così. C'era anche un
architetto romano che mi contattava via e-mail. Si
chiama (...)».
A
parte le telefonate con i Tulliani lei ha avuto anche
contatti via e-mail, per lettera, via posta, diciamo
così, normale?
«Scusi, ma che sta facendo il giudice lei? Io su questo
punto rispondo solo al giudice. Se me lo chiede lui,
glielo dico a lui. Arrivederci».
2-
L'EX TESORIERE DI AN: "IL PREZZO DELLA CASA DECISO DAL
PARTITO" Francesco Grignetti per
La Stampa
Ha
ammesso quel che proprio doveva ammettere sulla
compravendita dell'appartamento di Montecarlo, il
senatore Francesco Pontone, ma niente di più.
Interrogato ieri come testimone dai magistrati di Roma,
l'ex tesoriere di Alleanza nazionale, finiano doc, ha
tenuto a mettere nelle giuste proporzioni il suo ruolo
in questa vicenda. E così ha scaricato «sul partito»
l'onere delle decisioni.
Naturalmente dire «il partito» significa allludere a
Gianfranco Fini. E' escluso però che il presidente della
Camera venga sentito dal magistrato. I prossimi passi di
quest'inchiesta prevedono invece l'interrogatorio di due
suoi fedelissimi, il capo della sua segreteria Donato
Lamorte e la segretaria particolare Rita Marino.
Furono loro due, emissari di Fini, a visitare l'immobile
di Montecarlo qualche tempo dopo la donazione del 1998 e
sempre loro a raccontare nell'ambito del partito lo
stato di abbandono dell'appartamento. Da essi il
procuratore capo Giovanni Ferrara e l'aggiunto Laviani
vogliono chiarimenti ai fini dell'inchiesta che verte,
come si sa, su un'ipotesi di truffa aggravata.
«Si vuole capire - è il ragionamento che si raccoglie
nei corridoi della procura - se la vendita dell'immobile
sia avvenuta a un prezzo congruo di mercato. Non ci
interessa a chi e perché sia stato ceduto
quell'immobile».
Escluso dunque che si arrivi a convocare il presidente
della Camera, e visto che l'oggetto dell'inchiesta è il
prezzo della vendita (non chi sia il reale acquirente),
pare che non sarà più convocato neppure Giancarlo
Tulliani, il «cognato» di Fini, inquilino
dell'appartamento in questione, ma anche mediatore
immobiliare che si attivò nel 2008 perché una misteriosa
società off-shore acquistasse la casa e poi
interessatissimo osservatore dei lavori di rifacimento.
Il
senatore Pontone ha insomma ripercorso con i giudici il
suo ruolo, sempre attento a presentarsi come semplice
esecutore di ordini. Ha raccontato i dettagli della sua
visita nel Principato l'11 luglio 2008, quando, su
espressa delega del presidente del partito Gianfranco
Fini («poteri generali che gli sono stati conferiti allo
scopo di disporre dei beni sociali»), ha firmato il
contratto di vendita per trecentomila euro.
Ma
quando gli hanno chiesto come si fosse arrivati a quel
prezzo, Pontone ha sostenuto di saperne poco. «Io - ha
detto il senatore - non ho avuto nessun ruolo sulla
cifra; non è stato oggetto di trattativa». Sottinteso:
andava bene così a chi ha deciso, ovvero a Fini. Il
tesoriere ha spiegato: ero stato incaricato di andare lì
a vendere e così ho fatto. Punto. E nemmeno sapeva i
retroscena: Giancarlo Tulliani l'ha visto una sola volta
a cena molto dopo la vendita dell'appartamento, ignorava
anche che fosse stato lui a «presentare» al partito la
società acquirente.
Se
Pontone cerca di scivolare nell'ombra, c'è invece chi
cerca la ribalta. Luciano Gaucci, l'ex fidanzato di
Elisabetta Tulliani, la compagna di Fini, sta per fare
irruzione in tv. Ha ricevuto due inviti in contemporanea
dalla redazione di «Matrix» e da Lucia Annunziata per
«In mezz'ora». Finora ha detto di no ai primi, e ciò ha
alimentato sospetti di censura, ma invece pare che stia
per dire di sì alla Annunziata. Probabilmente lo vedremo
domenica lanciare le sue accuse alla Tulliani.
15-09-2010]
1-
FIAMME GIALLE E SERVIZI SEGRETI INDAGANO SULLA STRANA
SVENDITA DI MONTECARLO - VOGLIONO TOGLIERSI IL DUBBIO
CHE LA PRINTEMPS, LA SOCIETÀ OFF-SHORE CHE COMPRÒ
L’IMMOBILE DA AN, E LA SUA GEMELLA TIMARA OGGI
PROPRIETARIA DELLA CASA, NON SIANO COLLEGATE ATTRAVERSO
L’ANCORA MISTERIOSA PROPRIETÀ AD UNA SPORCA STORIA DI
RICICLAGGIO E L’EVASIONE FISCALE SULLO SFONDO DEL GIOCO
ONLINE - 2- IL CONTO BANCARIO SU CUI "ELISABETTO" HA
DEPOSITATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO - 3- IL GIALLO
DELLE UTENZE ALL’INDIRIZZO DI JAMES WALFENZAO, REGISTA
DELLE OPERAZIONI AI CARAIBI E DEL PAGAMENTO DEI LAVORI
DI RISTRUTTURAZIONE DELL’APPARTAMENTO - 4- ATTENTI ALLA
FOTO: SCATTATA UNA SETTIMANA DOPO LA SVENDITA DI
MONTECARLO, DAVANTI ALL’INGRESSO DELL’HOTEL VESUVIO DI
NAPOLI, VEDE FINI E I TULLIANI IN COMPAGNIA DI AMEDEO
LABOCCETTA, OGGI PDL MA PER LUNGO TEMPO VICINO AD AN E A
FINI. BENE. QUANDO L’ATLANTIS, COLOSSO MONDIALE DEL
GIOCO D’AZZARDO, SBARCA IN ITALIA SI AFFIDA COME
PROCURATORE A LABOCCETTA. E CHI è L’AMMINISTRATORE DELLA
ATLANTIS ? WALFENZAO! Sì, COLUI CHE, IN RAPPRESENTANZA
DELLA SOCIETà OFFSHORE PRINTEMPS, ACQUISTA
L’APPARTAMENTO DI MONTECARLO (E IL CERCHIO SI CHIUDE
1-
LE CARTE SEGRETE DI MONTECARLO Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per
Il Giornale
Tulliani e Timara Ltd, Timara Ltd e Tulliani. Si
intrecciano pericolosamente i destini della società
off-shore proprietaria dell'immobile di Montecarlo e
l'inquilino eccellente che attraverso il
cognato-presidente della Camera sponsorizzò prima la
(s)vendita della casa donata ad An dalla contessa
Colleoni e poi si ritrovò lui stesso nelle condizioni di
andare ad abitare al 14 di Boulevard Charlotte.
I
destini (e i sospetti) si alimentano in relazione ai
risvolti inquietanti sulla ristrutturazione del noto
appartamento. Nessuno, però, ha parlato. Nemmeno il
celebre syndic Michele Dotta, amministratore di quel
prestigioso palazzo e della stragrande maggioranza degli
immobili nel Principato, custode dunque dei segreti di
migliaia di inquilini, seppe o volle dare delucidazioni
al riguardo.
LAVORI IN CORSO (GRATIS)
A forza di scavare siamo arrivati a contattare un
preziosissimo testimone: Stefano Garzelli, figlio del
più grande costruttore di Montecarlo, presente
fisicamente nell'appartamento dei misteri per conto
della società Tecabat incaricata di rimettere a posto
l'immobile acquistato a un prezzo stracciato dalla Ltd
Printemps e che a sua volta lo alienò alla società
«gemella» Timara Ltd, attuale proprietaria. Garzelli jr
ha rivelato che esisteva «un rapporto diretto» fra
Giancarlo Tulliani e la Timara Ltd; che nel cantiere
Tulliani era sempre presente e diceva la sua su come
dovevano essere fatti gli interventi; che il compenso
finale ammontava a 100mila euro ma non ricordava a chi
era stato fatturato, se a Timara o a Tulliani.
Luciano Garzelli, papà di Stefano, ricevette incarico
dall'ambasciatore Mistretta di cercare una soluzione ai
problemi immobiliari dei Tulliani. L'imprenditore ha
riferito che non solo Giancarlo, ma anche la sorella
Elisabetta, mise becco sui lavori; che non si interessò
più alla ristrutturazione perché i Tulliani avevano
deciso di portare loro i materiali dall'Italia (cucina,
arredi, piastrelle, eccetera); che alla fine passò la
pratica a una società minore, la Tecabat, dove il figlio
per l'appunto lavorava; e infine ha rimarcato come non
sia normale che dei semplici affittuari portino
«dall'Italia» i materiali per la ristrutturazione, posto
che proprio sui materiali insiste il maggior guadagno
per le società di restauro.
RESTAURO MADE IN ITALY
Il titolare della Tecabat, Rino Terrana, a cui Garzelli
jr faceva riferimento, parlando col Giornale ha
complicato la vita a Giancarlo Tulliani: ha ammesso che
i 100mila euro del restauro la sua società li ha
fatturati personalmente alla Timara Ltd e non al cognato
di Fini.
A
sentire più imprese edili del Principato «non è normale»
che i materiali per i lavori vengano portati
dall'Italia; «non è normale» che una società monegasca
di ristrutturazione accetti questa opzione svantaggiosa,
a meno che non abbia ricevuto raccomandazioni importanti
cui è impossibile dire di no; «non è normale» che siano
gli stessi residenti a Monaco a far arrivare dall'Italia
i materiali; non è normale ma è «fattibile» che prima di
prendere possesso dell'immobile un inquilino possa
mettersi d'accordo con il proprietario dell'appartamento
accollandosi l'onere delle spese dei materiali e della
ristrutturazione, che successivamente scalerà dalle rate
del canone mensile.
Quest'ipotesi, purtroppo per Tulliani, si scontra con
l'ammissione del proprietario della Tecabat che afferma
d'aver fatturato 100mila euro alla Timara e non a
Tulliani. Appare dunque singolare che la Timara Ltd, che
acquistò la casa messa in vendita da An (su segnalazione
del cognato di Fini) dalla gemella Printemps Ltd, si
accolli pure le spese della ristrutturazione dando carta
bianca su tutto ai Tulliani.
A
ciò occorre aggiungere che Garzelli senior al Giornale
ha detto di essere in possesso delle mail di un
architetto romano che per conto dei Tulliani lo
contattava ripetutamente proprio in merito ai lavori da
effettuare nel famoso appartamento.
IL
CANONE DA 19.200 EURO
Ma c'è di più: nel contratto d'affitto che il giovane
Tulliani ha firmato il 30 gennaio 2009 verrebbe fuori
che il canone annuo versato dal cognato di Fini alla
Timara Ltd è assolutamente fuori mercato: appena 19.200
euro l'anno, e cioè solo 1.600 euro al mese. Per una
cifra del genere a Monaco farebbero la fila da
Ventimiglia.
Di
più. Per ottenere la residenza a Montecarlo si seguono
due strade: o si ha un'attività professionale nel
Principato, oppure occorre avere una garanzia bancaria
solida che attesti l'indipendenza economica per vivere
nel posto più caro al mondo. Dalla sua carta di
soggiorno numero 053961 rilasciata il 20 febbraio 2009
risulterebbe che abbia optato per la seconda strada, che
da queste parti significa un versamento cospicuo (dai
300 ai 400mila euro cash) vincolato alla banca per tutta
la durata della sua residenza.
IL
NUMERO DEL TESORO
Il conto numero 175-69-00017-1570-900001, acceso presso
la Companie Monegasque de Banque, potrebbe ora essere
messo sotto controllo dalla guardia di finanza. E
allora, sui risvolti a dir poco curiosi della
ristrutturazione, le domande si sprecano: a quale titolo
l'affittuario Tulliani durante i lavori si comportava
come il padrone dell'immobile? Che tipo di «rapporto
diretto» c'è - per usare l'espressione usata da Garzelli
jr - fra Tulliani e la Timara?
Posto che la Tecabat ha fatturato alla Timara Ltd, chi
ha pagato i materiali arrivati dall'Italia visto che
secondo Garzelli senior i Tulliani insistettero per
portarli personalmente? Se esiste un accordo fra Timara
(proprietario) e Tulliani (affittuario) secondo cui
quest'ultimo si accolla le spese dei lavori a fronte di
un successivo sconto sull'affitto, perché la Tecabat
fattura a Timara e non direttamente all'inquilino?
Eppoi.
LE
UTENZE OFF-SHORE
Tulliani ha girato alcune delle sue utenze personali al
27 avenue Princesse Grace, e più precisamente
all'attenzione di James Walfenzao, l'amministratore
della società off-shore Printemps Ltd che l'11 luglio,
nello studio del notaio Aureglia, formalizzò l'atto
d'acquisto dell'appartamento della Colleoni alla
presenza del senatore di An Francesco Pontone.
Perché lo fece? Perché venne formalizzata questa
«deviazione» posto che Tulliani era già residente a
Montecarlo da nove mesi? E infine. Giancarlo Tulliani è
a conoscenza che Walfenzao era l'amministratore della
Jason Ltd che controlla sia la società che ha comprato
l'appartamento dove tuttora abita, sia quella che grazie
al suo interessamento presso Gianfranco Fini riuscì ad
accaparrarsi l'appartamento da un milione e mezzo di
euro spendendone solo 300mila?
2-
I SERVIZI SEGRETI SEGUONO LA PISTA CHE PORTA AI CARAIBI Stefano Zurlo per Il
Giornale
Tante, troppe coincidenze. Gli stessi nomi che tornano a
migliaia di chilometri di distanza. E il sospetto che il
pasticcio della casa di Montecarlo possa portare
lontano, molto lontano gli investigatori. Così da tempo,
a sentire l'agenzia il Velino, Guardia di finanza e
servizi segreti hanno deciso di chiarirsi le idee sulla
strana vendita dell'appartamento di boulevard Princesse
Charlotte 14.
E
vogliono togliersi una volta per tutte il dubbio che la
Printemps, la società off-shore che comprò l'immobile da
An, e la sua gemella Timara oggi proprietaria
dell'appartamento, non siano collegate attraverso
l'ancora misteriosa proprietà ad una storia più grande.
Una storia in cui i segugi delle Fiamme gialle e gli 007
sospettano anche il riciclaggio e l'evasione fiscale
sullo sfondo del gioco online.
Un
intreccio complesso e a tratti non ancora decifrato, ma
che pone qualche domanda agli investigatori che
ritrovano gli stessi personaggi da una parte all'altra
del mondo.
Per raccapezzarsi, bisogna partire dalla data, ormai
famosa, dell'11 luglio 2008: quel giorno An vende, o
meglio svende il quartierno a una società off-shore dei
Caraibi, la Printemps di Santa Lucia. Per il venditore,
ovvero per An, nello studio del notaio monegasco Louis
Aureglia si presenta il senatore Francesco Pontone, per
la Printemps una coppia formata da James Walfenzao e
Bastiaan Izelaar. Walfenzao: è lui l'uomo chiave o uno
degli attori dell'operazione.
È
un professionista caraibico, specializzato nella
costituzione di trust, fiduciarie e società costruite
col metro della riservatezza. Walfenzao, con Izelaar, è
dunque uno dei protagonisti del giallo dell'estate. Ma a
migliaia di chilometri di distanza, rieccolo, Walfenzao
ricompare ai Caraibi come amministratore per conto di
Francesco Corallo di parte del capitale dell'Atlantis,
un colosso mondiale del gioco d'azzardo che nel 2004 è
sbarcato anche in Italia, nel campo del gioco online.
Curioso, perché Corallo è da sempre vicino ad An, e
ancora prima al Msi; l'Atlantis quando arriva in Italia
si affida come procuratore ad Amedeo Laboccetta, oggi
parlamentare Pdl ma per lungo tempo vicino ad An e a
Gianfranco Fini.
Insomma Walfenzao, più ubiquo di padre Pio, gioca sul
mappamondo fra Montecarlo e le Antille Olandesi. Anzi,
per la precisione, l'isola di Saint Marteen dove,
combinazione, nel 2004 proprio Laboccetta, che da quelle
parti è di casa e ai Caraibi vorrebbe essere addirittura
seppellito, porta Fini, seguita da Daniela Di Sotto, in
quel periodo ancora sua moglie, e dal suo uomo di
fiducia Francesco Proietti.
Fini, fra un'immersione e l'altra, trova pure il tempo
di andare a cena al ristorante di Corallo,
l'imprenditore che, come accennato, è il socio forte
della potentissima Atlantis. Corallo, secondo Marco
Lillo del Fatto quotidiano, è stato messo due volte
sotto inchiesta e due volte archiviato per traffico di
droga e riciclaggio.
Insomma, è incensurato a differenza del padre Gaetano,
catanese, condannato a 7 anni e mezzo per associazione a
delinquere, coinvolto a suo tempo nell'inchiesta che
mirava a far luce sul tentativo della mafia catanese,
quella del boss Nitto Santapaola, di impadronirsi di
alcuni casinò.
Come si vede, ci sono in questa storia monegasca alcune
coincidenze e suggestioni che portano molto lontano. Ben
oltre i 70 metri quadri di boulevard Princesse
Charlotte. Ed è questa la pista che battono Guardia di
finanza e Servizi. L'ipotesi, tutta da dimostrare, è che
la Printemps sia stata costituita da soggetti italiani,
o loro prestanomi, che intrattengono rapporti di
concessione con i Monopoli.
È
appunto, o potrebbe essere, il caso dell'Atlantis che,
attraverso la sua controllata italiana, invade con le
sue macchinette il territorio italiano e ha come suo
referente, fino al 2008, proprio Laboccetta.
Del resto l'Aisi, il servizio segreto interno, ha nel
mirino le società che nel nostro Paese sono titolari del
gioco online, compreso il poker, anche se hanno la sede
legale all'estero. L'obiettivo istituzionale,
naturalmente, è la lotta al riciclaggio e all'evasione
fiscale e il lavoro prevede uno screening a tappeto
degli operatori del settore. Così, ma il condizionale è
d'obbligo, la storia dei Tulliani, della cucina e dei
mobili potrebbe, sia pure indirettamente, rimandare a
scenari molto più complessi.
17-09-2010]
assunta e mai licenziata - "da Fini voglio soltanto due
cose. La prima è che si assuma le responsabilità della
faccenda di Montecarlo. E poi Voglio sapere che fine
hanno fatto i cento miliardi di lire che c’erano in
cassa nel 1988, quando morì Almirante" - "non hanno
capito che dovevano fare come la Lega di Bossi, ce
rimanersene a casa propria. Ma una volta che sono
entrati nella casa del padrone, che si aspettavano?"...
Tommaso Labate per Il Riformista
«È
una provocazione, la prova che Gianfranco ha perso del
tutto il senso del pudore. Non voglio neanche sentire
quello che dirà».
Addirittura.
«Anzi no, è peggio di una provocazione. È una cosa
ridicola. Poteva andarsene da un'altra parte ma a
Mirabello no. La considero un'offesa alla memoria di mio
marito e alla coscienza delle persone di destra che
hanno consentito a Fini di arrivare dov'è arrivato. Vuol
sapere la verità? Mi fa pena».«E quanta gente c'era quel
giorno. Una folla oceanica. No, Fini non si doveva
permettere di tornare là. C'è un momento per parlare e
uno per stare zitti. Gianfranco doveva parlare un mese
fa, assumendosi la piena responsabolità della faccenda
dell'appartamento di Montecarlo. Oggi, invece, deve solo
stare zitto. Invece è stato zitto un mese fa e domenica
(domani) farà sentire la sua voce».
Alle 2 di ieri pomeriggio, Assunta de Medici nata
Stramandinoli vedova Almirante, la Donna Assunta della
destra italiana insomma, è in faccende di casa
affaccendata: «Sto pulendo l'argenteria. Lavoro sempre
io, sa?», dice al Riformista prima che la chiacchierata
finisca, inevitabilmente, all'attesa per l'intervento di
Fini in programma domani.
Ha
sentito, Donna Assunta? Nel Pdl c'è chi si stava
organizzando per andare a contestarlo.
Fatti suoi. Non m'importa. Tanto domenica (domani, ndr)
se ne starà lì a parlare protetto dalle forze di
pubblica sicurezza. Anzi, temo che quel giorno non ci
sarà neanche un poliziotto in servizio da quelle parti.
Saranno tutti appresso a lui, purtroppo.
E
se qualche contestatore azzardasse un saluto romano?
Non so se Fini si meriterà di essere salutato
romanamente, fascistamente. Io, che nasco monarchica,
sul saluto romano la penso sempre allo stesso modo.
Come?
È igienico. Ed evita di dover stringere tante mani
sudate.
Sia sincera, Donna Assunta. Lei ce l'ha ancora con Fini
per la svolta di Fiuggi.
E certo che ce l'ho ancora con lui. Quel cambio di nome
è stato un tradimento. Io non credo più a nessuno di
loro. Salvo giusto Storace, che ha fondato La Destra
pagando l'altissimo prezzo di rimanere da solo. E La
Russa, che ha mantenuto i patti con Berlusconi.
D'altronde, tutti gli altri non hanno capito che
dovevano fare come la Lega di Bossi, che io stimo, e
rimanersene a casa propria. Ma una volta che sono
entrati nella casa del padrone, che si aspettavano? Per
il resto non credo più a niente e nessuno. Neanche alla
vita. Sto diventando eretica.
Ma
lei, che è così vicina ai temi della legalità, non è
indignata per la faccenda del processo breve di
Berlusconi?
Questa cosa del processo breve, a onor del vero, un po'
fastidio mi dà. Però non ne so molto. E poi, mi scusi,
il processo non dovrebbe essere sempre breve? O mi
sbaglio?
Sì, ma l'interesse personale del premier verso questa
legge...
Sia come sia, il governo pensi a stare più vicino ai
magistrati, che spesso non hanno neanche i soldi della
benzina.
Ecco, Donna Assunta, su questo lei e Fini sareste
senz'altro d'accordo.
Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose.
La prima è che si assuma le responsabilità della
faccenda di Montecarlo, salvando l'onore di due
galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto
obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta
chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento
sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento
miliardi di lire che c'erano in cassa nel 1988, quando
morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia
stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha
un'età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le
proprie responsabilità.
Ammetterà, però, che la campagna nei confronti di
Elisabetta Tulliani non è stata delle più delicate.
Non conosco la signora Tulliani ma una cosa la voglio
dire. Daniela (Di Sotto, ex moglie di Fini, ndr) s'è
dimostrata una gran signora. È stata abbandonata, eppure
neanche adesso ha detto una parola. Lo sa che cosa sono
in grado di fare le donne quando vengono lasciate, no?
04-09-2010]
1-
QUESTA È LA FOTO PUBBLICATA DA ‘LIBERO’ DI UNO DEI
TERRAZZINI DELLA CASA DI GIANFRANCO FINI ED ELISABETTA
TULLIANI A ROMA. IN GRADO DI APRIRE UN ALTRO GIALLO.
PRESA CON IL TELE-OBIETTIVO L’AQUILA DI LEGNO CHE VI
CAMPEGGIA SULLA PARETE SEMBRA POGGIARE PROPRIO SU UN
FASCIO LITTORIO (IL PASSATO CHE NON TRAPASSA?) - 2-
SPIAGGIA DI ANSEDONIA SOTTO ASSEDIO! UNA QUINDICINA DI
COATTI FACINOROSI DI TUTTE LE ETÀ SI SONO PRESENTATI
SOTTO L’OMBRELLONE DI FINI: “DOVE SEI?, TI AFFOGHIAMO” -
3- AL PARCHEGGIO SUL CRISTALLO IMPOLVERATO DELLA
MERCEDES DI FINI LA SCRITTA “LADRO”
Questa è la foto pubblicata da Libero di uno dei
terrazzini della casa di Gianfranco Fini ed Elisabetta
Tulliani a Roma. In grado di aprire un altro giallo.
Presa con il tele-obiettivo l'aquila di legno che vi
campeggia sulla parete sembra poggiare proprio su un
fascio littorio.
Come se i simboli rinnegati in pubblico dall'ex leader
di An siano gelosamente custoditi in privato. Non ci
sono dubbi invece sul busto bronzeo appoggiato alla
balconata: non è quello di Benito Mussolini (anche se
l'uomo bronzeo di cui si vede la nuca sembra privo di
capigliatura)....
2
- LA CONTESTAZIONE IN RIVA AL MARE "FINI DOVE SEI? TI
AFFOGHIAMO" Maurizio Bologni per
La Repubblica
Lo
hanno contestato mentre faceva il bagno. «Fini dove sei?
Ti affoghiamo» gli hanno gridato. Lui era in mare con la
compagna Elisabetta Tulliani. Loro, una quindicina di
persone di tutte le età, a pochi metri di distanza,
sulla spiaggia. Fini non ha battuto ciglio. Ha fissato
il gruppetto. E loro sono tornati da dove erano venuti.
Ma anche il buen retiro ad Ansedonia sta riservando
dispiaceri all´ex leader di An. E lo costringe a
rinunce. Niente più passeggiate e bagni di folla nel
centro di Orbetello, frequenti gli scorsi anni.
Lunedì mattina il presidente della Camera, compagna,
bambine e suocera sono arrivati al mare presto. Fini ha
parcheggiato la Mercedes classe A nel posto riservato
sotto la tettoia. Gli agenti della scorta hanno
accompagnato la famiglia in spiaggia e quando sono
tornati indietro hanno trovato sul cristallo della
vettura sporco di polvere la scritta «ladro».
Ma
l´episodio più sgradevole è accaduto poco dopo quando è
arrivato sotto l´ombrellone dei Fini quel gruppetto
proveniente dalla spiaggia libera. «C´erano nonni e
nipoti, accento romano» racconta Lilli Franceschetti.
«Gridavano ‘Fini ti affoghiamo´. Io e mio marito abbiamo
avuto paura e sperato che intervenisse la scorta,
sembrava un´accozzaglia di barbari».
Fini e famiglia sono tornati alle attività balneari.
Giochi coi figli. Chiacchiere e strette di mano. Un
bagnante gli ha donato un grosso polipo appena pescato.
Ma ieri mattina Fini e la Tulliani hanno evitato la
spiaggia e preferito prendere il largo su un gommone per
fare immersioni subacque. Intanto, tramite l´avvocato
Michele Giordano, la Tulliani ha chiesto alla
magistratura il sequestro delle foto di famiglia con
Fini e le «figlie minori» pubblicate da Oggi e dai
quotidiani. «Sono immagini private - sostiene il legale
- in luogo privato, di cui non si è mai autorizzata la
pubblicazione».
[25-08-2010]
NON SOLO IL “COGNATO” E LA “SUOCERA”, MAMMA RAI HA
‘ADOTTATO’ ANCHE SILVIA BATTAZZA, MOGLIE DEL PORTAVOCE
DI FINI – GUARDO IL CAOS: Alfano diventa portavoce di
Fini nell’aprile 2008. Sua moglie, giornalista nella
rete di San Marino, approda a viale Mazzini sul finire
di quell’anno, arrivando all’assunzione dopo pochi mesi
senza passare la lunga trafila che tocca a molti precari
che restano in attesa per ANNI…
Non solo i familiari del presidente della Camera. Anche
quelli dei suoi collaboratori trovano spazio e lavoro
nella Tv pubblica. Degli affari con la Rai ottenuti
dalla compagna di Gianfranco Fini, Elisabetta Tulliani,
dalla mamma Francesca Frau e dal fratello Giancarlo,
abbiamo già ampiamente dato conto.
Ma
anche gli affetti del portavoce della terza carica dello
Stato, Fabrizio Alfano, che in questi giorni infuocati
ha molto da lavorare, hanno trovato accoglienza in viale
Mazzini. Sua moglie Silvia Battazza, giornalista, è
stata recentemente assunta a tempo indeterminato, cioè a
vita, in Rai.
In
particolare all'ufficio stampa, un porto delle nebbie
delle reti pubbliche dove accanto a colleghi volenterosi
ce ne sono altri meno disposti a darsi da fare. Lei
vanta un curriculum di tutto rispetto e una militanza in
una piccola tv partecipata dalla Rai.
La
sua assunzione all'ufficio stampa è datata dicembre
2009, dopo un annetto di contratto a tempo determinato.
Un po' di conti: suo marito Fabrizio Alfano, giornalista
dell'agenzia di stampa Agi, diventa portavoce di Fini
quando questi viene nominato presidente della Camera
nell'aprile 2008. Sua moglie approda a viale Mazzini sul
finire di quell'anno, arrivando all'assunzione dopo
pochi mesi senza passare la lunga trafila che tocca a
molti precari che restano in attesa per anni.
Comunque Silvia non arriva fresca fresca dal nulla: alle
spalle ha una lunga esperienza come giornalista nella
rete di San Marino, partecipata al 50 per cento dalla
Rai. Ma certo c'è una bella differenza tra la piccola
emittente e il colosso romano. Al Tg della piccola
Repubblica resta dal '94 al 2006 (è lei, di bella
presenza, a tenerlo a battesimo), poi, anche per
desiderio di riunire la famiglia (la coppia ha un
figlio), arriva nella capitale dove all'inizio lavora
all'ambasciata di San Marino e poi al ministero delle
Politiche comunitarie con incarichi per l'informazione
on line. Da lì il passaggio in Rai. L'operazione non
desta particolare preoccupazione per i sindacati interni
all'azienda che evitano inutili proteste ma ottengono in
cambio di sistemare la posizione di altri colleghi.
Comunque la storia degli Alfano in Rai non è solo di
questi giorni. Il padre di Fabrizio, Franco, ora in
pensione, è stato un giornalista importante in azienda:
conduttore televisivo, vice direttore del Tg2 (dal 1990
al 1996) e direttore degli acquisti sportivi nonché
assistente del direttore generale Rai dal '97 al 2000.
Nel 1997 è stato anche direttore della televisione di
San Marino, la stessa dove lavorava la futura nuora e
dove la giovane coppia si conosce.
Il
padre è stato consigliere dell'Ordine dei giornalisti e
docente di deontologia professionale nel master di
giornalismo all'università di Tor Vergata. A lui si
devono anche (quando lavorava nell'emittente privata
romana GBR) le uniche riprese televisive del cadavere di
Aldo Moro ritrovato in via Caetani. Le immagini furono
poi cedute alla Rai e alle maggiori televisioni
mondiali. Per questo motivo gli fu assegnato il premio
«cronista dell'anno».
Insomma, una famiglia di giornalisti arrivati in
posizioni importanti. Il figlio Fabrizio, dopo molti
anni come stimato cronista parlamentare dell'agenzia
Agi, ha deciso di passare dall'altra parte rispondendo
alla chiamata di Fini come suo portavoce. E anche la
moglie ne ha seguito le orme, diventando addetto stampa.
Della Tv pubblica.
[20-08-2010]
SEGRETI DI SAINT LUCIA, L’ISOLA DEI CARAIBI DOVE HANNO
SEDE LE DUE SOCIETA’ COINVOLTE NELL’ACQUISTO DELLA CASA
DI MONTECARLO, VENDUTA DA AN – IL POSTO GIUSTO PER FARE
IMPICCI: per creare una società basta andare su UN sito
internet E IN 24 ORE è REGISTRATA – “E non c’è altra
isola caraibica che permetta di farlo direttamente”….
Una palazzina verde: è qui che hanno sede le misteriose società off
shore attraverso le quali è transitato l'appartamento
monegasco ricevuto in eredità da Alleanza nazionale, e
oggi nella disponibilità di Giancarlo Tulliani, fratello
di Elisabetta e «cognato » del presidente della camera
Gianfranco Fini. Panorama ha fatto un viaggio a Saint
Lucia, l'isola caraibica dove ha sede la Printemps, la
società che acquistò l'immobile per 300 mila euro dai
tesorieri del partito, e la Timara, che tre mesi dopo lo
comprò per 330 mila euro.
Tutte le società hanno sede ufficialmente al numero 10
di Manoel street. Ma sul portone non c'è neppure una
targa; nemmeno quella della Corporate agents, la società
di Michael Gordon, il direttore della società che ha
stilato i contratti di formazione della Printemps e
della Timara.
Contattato da Panorama, Gordon risponde così alle
richieste di chiarimenti: «Non ho nessun ricordo della
nascita di quelle società: ne faccio talmente tante... E
anche se ne avessi non ne parlerei. Sono un avvocato e
non è mia abitudine dare informazioni sui miei clienti».
Anche al registro delle società estere, che si chiama
Pinnacle, una funzionaria oppone un cortese rifiuto alla
domanda di conoscere i nomi degli intestatari delle
società. E conferma: i nomi sono depositati
escluivamente presso l'agente fiduciario Gordon.
Intervistato da Panorama, il responsabile del registro
delle International business companies, Lester Martyr,
spiega che per creare una società off-shore a Saint
Lucia basta andare sul sito internet della Pinnacle, da
qualsiasi paese del mondo: «Dal momeno in cui ci si
registra alla costituzione della società» racconta
«bastano 24 ore. E non c'è altra isola caraibica che
permetta di farlo direttamente».
[19-08-2010]
Amici, suocera, cognato: è da 16 anni che Gian-fiasco
piazza i suoi alla Rai - dall’”inserimento” di Mauro
Miccio nel Cda presieduto da Letizia Moratti alla difesa
di Clemente Mimun, allora direttore del Tg2 «puntato»
dalla sinistra, alla valanga nera: Mauro Mazza, Bruno
Socillo, Gennaro Malgiere, Guido Paglia - fu il numero
uno di An a ‘inaugurare Vallettopoli’ inserendo nei
programmi Rai ‘Fanny Cadeo e Angela Cavagna,
soprannominata “la tetta della destra”’…
L'interessamento di Gianfranco Fini per i destini
televisivi delle società partecipate dalla «suocera»
Francesca Frau e dal «cognato» Giancarlo Tulliani non
rappresenta un'eccezione. È da quando - nel lontano 1994
- il leader della destra italiana ha messo piede nel
Palazzo che in un modo o nell'altro le sorti (e gli
uomini e le donne) della tv pubblica gli stanno
particolarmente a cuore.
È
l'aprile di sedici anni fa, il centrodestra ha da poco
vinto le elezioni e il presidente di Alleanza Nazionale
non perde tempo. «I professori - dichiarò da Giovanni
Minoli a Mixer - debbono andare a casa entro quindici
giorni perché ormai sono delegittimati». Un
inequivocabile avvertimento al Cda guidato da Claudio
Dematté. Il suo primo atto è l'«inserimento» di Mauro
Miccio nel Cda presieduto da Letizia Moratti. Ma il
primo governo Berlusconi ha una durata troppo breve
perché la strategia lottizzatoria possa estrinsecarsi.
Tuttavia nel cosiddetto periodo della «traversata nel
deserto» (1995-2001), quello del centrodestra confinato
all'opposizione, Fini balza ugualmente agli onori delle
cronache. Si mette in evidenza per la difesa di Clemente
Mimun, allora direttore del Tg2 «puntato» dalla
sinistra. E poi inizia a raccogliere attorno a sé un
côté di intellighenzia che il suo ex portavoce Francesco
Storace all'epoca descriveva così: «Alla Rai si sono
avvicinati tutti, ma i nomi non li faccio, siamo
diventati perfino i difensori dei giornalisti di
sinistra, quelli bravi. Da Michele Santoro a Lucia
Annunziata, passando per il mio amico Sandro Curzi». E
nel 2000, desideroso di poter catechizzare gli italiani
all'estero, ottiene un notevole successo per un
esponente dell'opposizione, conseguendo la nomina del
fido Massimo Magliaro alla guida di Rai International.
Ma
è solo dopo le trionfali elezioni del 2001 vinte da
Berlusconi che Gianfranco Fini può nuovamente inebriarsi
con il profumo del potere. E di quanto sia rilevante e
influente il peso di An in Rai non fa mistero. Il primo
vero atto, infatti, non è una nomina, ma uno
squadernamento (attività che a Fini è sempre ben
riuscita): manda infatti a monte l'accordo per la
designazione di Carlo Rossella alla presidenza della
Rai.
Ma
di quel periodo si ricorda meglio l'irresistibile ascesa
dei «ragazzi di via Milano», gli ex redattori del Secolo
d'Italia assurti agli onori del vertice della tv
pubblica. Mauro Mazza diventa direttore del Tg2, Bruno
Socillo del Giornale Radio, Gennaro Malgieri entra nel
consiglio di amministrazione, Guido Paglia va alle
relazioni esterne.
Diventano appannaggio finiano anche RaiSport con
Fabrizio Maffei e i diritti sportivi con Paolo Francia.
Quest'ultimo, però, ha vita breve nell'incarico perché
commette un imperdonabile errore: contraddire il capo.
Dall'alto infatti arriva l'ordine di acquisire i diritti
dei campionati mondiali di sci da Media Partners. La
richiesta è esorbitante, circa 8,5 milioni di euro
all'anno. Francia rifiuta e Fini non la prende bene,
silurandolo. Il nuovo direttore generale della Rai,
Flavio Cattaneo, ottiene in consiglio l'approvazione di
un contratto biennale da 3,8 milioni e il fatturato per
Media Partners, società fino ad allora in difficoltà,
triplica.
Ma
non è l'unico caso in cui il nome di Fini viene citato
dalle cronache di quel periodo. Il suo portavoce Salvo
Sottile viene «beccato» dal pm voyeur Woodcock con
qualche valletta al ministero degli Esteri. Fini,
dispiaciuto e rammaricato come oggi per Tulliani, non
esita a farne subito a meno.
Eppure il sottosegretario Santanché ha raccontato di
recente che fu il numero uno di An a «inaugurare
Vallettopoli» inserendo nei programmi Rai «Fanny Cadeo e
Angela Cavagna, soprannominata "la tetta della destra"».
E, per dirla tutta, anche nelle intercettazioni dell'ex
direttore di RaiFiction Agostino Saccà con le quali si
pensava di imbarazzare il premier c'è un nome che
ricorre un paio di volte. Indovinate quale?
«Hanno fatto un provino a un certo Petrella che
interessa a Fini personalmente, che ha chiamato Fini
personalmente», si confidò al telefono l'ex dirigente.
In un'altra intercettazione si lamenta dell'asse
An-centrosinistra (è la Rai di Prodi, ndr) che consente
al dg Cappon di procedere spedito alle nomine: «avranno
avuto una benedizione di Fini».
La
cronaca recente, dopo che Fini, reinsediatosi
Berlusconi, bloccò per mesi le nomine Rai pur di
assicurare a Mauro Mazza la direzione di Rai1, non
sorprende. Un milione e mezzo di euro alla At Media
della «suocera» Francesca Frau per lo spazio Per capirti
su Rai1 (ora bloccato). E una serie di pressioni su
Guido Paglia per ottenere un minimo garantito per il
giovane Tulliani nonostante non fosse iscritto
nell'elenco dei fornitori Rai. Tre titoli minori venduti
a Rai Cinema e sogni di gloria richiusi nel cassetto.
[14-08-2010]
SULLA CASA A MONTECARLO Esplode la guerra tra
gli ex di an - Enzo Raisi, membro del Comitato
dei garanti di An, ed esponente del neo-gruppo
finiani, scarica tutto su la russa – ‘gnazio
replica " RAISI PUBBLICHI ATTO. LÍ CI SONO TUTTE
LE RISPOSTE” – INTERVIENE il senatore Antonino
Caruso, membro del comitato dei garanti di An.
“HA FIRMATO PONTONE SU PROCURA DI FINI"…
1 - RAISI: LA CASA DI MONTECARLO? LA RUSSA SA
TUTTO
(DIRE) - "L'appartamento
in questione, che e' stata venduto soltanto
perche' non ha senso che un partito abbia un
appartamento a Montecarlo, e' iscritto al
bilancio 2008 del partito di An. E pochi hanno
calcolato che Fini non era gia' piu' presidente
ma c'era un comitato costituito da tutti i
cosiddetti 'colonnelli' con Ignazio La Russa nel
ruolo di primus inter pares. Percio' dire 'io
non sapevo, io non ero a conoscenza' mi sembra
un po' balzana come cosa".
Enzo Raisi, membro del Comitato dei garanti di
An, ed esponente del neo-gruppo finiani Fli,
parla con Affaritaliani.it e chiama in causa
direttamente il ministro della Difesa sulla
vicenda della casa a Montecarlo.
Come sono andate le cose?
"C'e' stato un bilancio pubblico votato
dall'assemblea del partito e quello che era
l'amministratore delegato non ne sa nulla? Lo
dico anche da ex semplice iscritto di An. Sembra
una barzelletta, nessuno sapeva niente".
Perche'?
"Mah... posso dire che addirittura ci sono
persone del partito che sono andate a vedere
l'appartamento per capire se c'era la
possibilita' di comprarlo. E sono andati via con
la coda in mezzo alle gambe in quanto era una
casa poco commerciabile e nessuno la voleva,
anche perche' era da anni disabitata. Credo che
sia costata di piu' la ristrutturazione che il
valore stesso dell'appartamento. E' l'ennesima
bufala".
Ma ci sara' un responsabile preciso?
"Siamo tutti responsabili, noi ex componenti
dell'assemblea nazionale perche' abbiamo votato
il bilancio e nessuno ha sollevato il problema.
L'interrogativo e' se l'abbiamo venduta in modo
congruo oppure no, e' stata iscritta a bilancio
e perche' nessuno si e' alzato e ha detto
qualcosa? Perche' nessuno dei vertici del
partito si e' interessato se c'era qualcosa che
non andava? Dire 'non ne sapevo niente' mi
sembra una cosa infelice e legata al momento del
confronto politico duro piu' che al buon senso
delle cose. Sembra che Fini fosse il
padre-padrone, ma non e' cosi'".
Perche' l'appartamento e' finito a una societa'
off shore?
"Il comitato dei garanti- risponde Enzo Raisi,
deputato Fli- entra in funzione dopo il 2008,
quindi non siamo responsabili ne' tantomeno
dobbiamo verificare quello che e' successo
prima. Quando c'e' stato consegnato il
patrimonio di An la casa di Montecarlo non c'era
piu'".
Ok, ma si sa sara' fatto un'idea?
"Se lei ha una casa a Montecarlo pensa che
trovera' qualche scemo che se la fa intestare?
No, trovera' soltanto una finanziaria off shore
che la compra. Perche' se un italiano o un
francese si intesta una casa a Montecarlo il
giorno ha la Guardia di Finanza in casa o la
corrispondente polizia locale. Montecarlo e'
considerato un paese a rischio. Far finta di non
sapere queste cose vuol dire vivere dall'altra
parte del mondo. Nove su dieci sono off shore le
case a Montecarlo".
Poi arriva ad abitarci il fratello della
Tulliani, ovvero la compagna di Fini. Perche'?
"Non ne ho la piu' pallida idea. Posso
immaginare che, in un'ottica di rapporti e di
buona conoscenza, lui vive e lavora la' ha e e
quindi e' andato ad abitare in quella casa. Poi
non conosco la vita del cognato di Fini. Ha
chiesto un contratto d'affitto registrato e
quindi non sussiste il problema".
Allora dov'e' il problema?
"E' stata venduta congruamente oppure no? Il
vero nocciolo e' questo".
E' stata venduta sottocosto?
"Non conosco il valore di quella casa. Ma posso
dire che il partito l'ha venduta perche' era un
costo considerato eccessivo e non era cedibile
se non prima della ristrutturazione. Nessuno
voleva spendere i soldi per una casa a
Montecarlo e l'oggetto non era funzionale
all'attivita' del partito. Qualsiasi ipotesi di
affitto era impossibile se non prima di una
ristrutturazione perche' cosi' com'era era
impossibile viverci. A quel punto hanno visto
delle offerte e l'hanno venduta ma a quanto non
lo so".
Pero' altri di An la volevano?
"Ripeto, so per certo che alcuni vertici del
partito erano andati a vederla con l'idea di
acquistarla e poi hanno detto 'non mi
interessa'". Faccia i nomi? "Non posso tirare in
ballo nessuno. Ma sono stato informato
direttamente dalle persone stesse".
2 - LA RUSSA: SE RAISI HA DUBBI PUBBLICHI ATTO.
LÍ CI SONO TUTTE LE RISPOSTE
(Apcom) - "Perché‚ dobbiamo
rispondere? Basta pubblicare l'atto. Se Raisi ha
dei dubbi pubblichi l'atto su Il Secolo d'Italia
e lí ci sono tutte le risposte". Con queste
parole Ignazio La Russa, ad Affaritaliani.it
replica all'esponente finiano Enzo Raisi che lo
tirava in ballo sulla vicenda della casa a
Montecarlo.
3 - AN: SULLA CASA A MONTECARLO E' BOTTA E
RISPOSTA RAISI-CARUSO =
"CHIEDETE A LA RUSSA" - "HA FIRMATO PONTONE SU
PROCURA DI FINI"
(Adnkronos) - Sulla vicenda
della casa a Montecarlo lasciata in eredita' ad
An e poi vendura, e' botta e risposta tra il
deputato Enzo Raisi, passato dal Pdl a Fli, e il
senatore Antonino Caruso, membro del comitato
dei garanti di An.
"La vendita della casa -sottolinea il primo in
un'intervista al 'Secolo d'Italia ' del quale e'
anche amministratore- e' stata iscritta a
bilancio nel 2008. La data e' molto importante.
Forse non tutti si ricordano che, all'epoca,
Gianfranco Fini non era piu' il presidente di
Alleanza nazionale. Il partito infatti era
gestito da una reggenza di tutti i cosiddetti
colonnelli con Ignazio La Russa come primus
inter pares. Quindi chi vuol sapere i
particolari di quella transazione dovrebbe
andare a chiedere proprio a La Russa e non a
Fini".
"Raisi -replica Caruso- o e' male informato o
svolge un'attivita' calunniosa. L'appartamento
infatti fu venduto nel luglio 2008 con atto
notarile stipulato a Montecarlo da Franco
Pontone, che agiva in nome e per conto di
Alleanza nazionale, in virtu' di una procura
generale conferitagli il primo dicembre 2004 da
Gianfranco Fini, presidente di An, per poter
disporre dei beni sociali".
06-08-2010]
Telefoni, foto, viaggi e taxi: i bilanci
salatissimi di Alleanza nazionale al setaccio
dei berluscones - Il bilancio 2009: più di 150
mila euro per "servizi esterni", 6 mila per la
benzina – sotto la lente d’ingrandimento i 10
milioni e mezzo di immobilizzazioni finanziarie
- quasi 67 milioni, conservati in depositi
bancari e postali - Il vero nodo della contesa
si trova negli allegati al bilancio. A
cominciare da quello numero 27. Una partita da
quasi cinque milioni di euro…
L'affaire Montecarlo-Tulliani è tutt'altro che
spenta e già si affilano le armi in vista dello
scontro vero, sui bilanci di Alleanza nazionale.
Da giorni, i berlusconiani stanno passando al
setaccio i conti del partito. Al momento,
l'analisi si è fermata al rendiconto 2009 anno
in cui si svolse il congresso che ha portato
allo scioglimento di An e alla confluenza nel
Pdl: allora, l'intero patrimonio è stato
trasferito ad un'associazione che porta lo
stesso nome del partito, Alleanza nazionale, e i
poteri sono andati a un comitato di gestione e a
uno di indirizzo.
Nel primo, compaiono i finiani Franco Pontone e
Rita Marino, segretaria personale del presidente
della Camera, e il larussiano Giovanni
Catanzaro. Nel secondo, presieduto dal finiano
Donato Lamorte, ci sono i larussiani-gasparriani
Caruso, Valentino, Gamba e Petri, gli
alemanniani Biava e Leo e i finiani Raisi e
Digilio: dunque, la maggioranza è filo
berlusconiana.
Ed è proprio questa seconda area che vuole veder
chiaro sulla gestione nelle spese dei finiani e
sta spulciando il bilancio, voce per voce, per
verificare come siano stati utilizzati i soldi
di An. Per esempio, sotto la lente
d'ingrandimento i 10 milioni e mezzo di
immobilizzazioni finanziarie. Di questi, tre
sono crediti finanziari, e l'obiettivo del
controllo è capire di che tipo di crediti si
tratti.
Un altro capitolo riguarda la disponibilità
liquida, la parte più cospicua del bilancio:
quasi 67 milioni, conservati in depositi bancari
e postali. Un punto interrogativo anche sui
14mila euro di fidejussioni e sugli oltre
quattro milioni impegnati in garanzie, date o
ricevute da terzi. Nel bilancio, inoltre,
figurano 773mila euro provenienti da plusvalenze
da alienazioni.
A riguardo, in una delle recenti riunioni, sono
state fatte domande precise. Risposta:
provengono dall'eredità Colleoni. Il vero nodo
della contesa si trova negli allegati al
bilancio. A cominciare da quello numero 27. Una
partita da quasi cinque milioni di euro. Esclusi
il milione e 250 mila euro andati come
contributo al Pdl, l'attenzione si concentra sui
restanti tre milioni e rotti. Ci sono 206mila
euro spesi in un anno per i telefoni: parecchio,
si direbbe, visto che al partito, di fatto,
dall'aprile 2009, non c'è più nessuno.
Altri 84mila euro sono andati in non meglio
precisate "prestazioni occasionali". Oltre
duemila euro poi per il servizio taxi e altri
quasi 21mila per manutenzioni e riparazioni
delle automobili. Verrà anche avanzata la
richiesta di vedere le fatture per quei 27mila
euro che risultano essere stati pagati per
l'affitto delle sale-riunioni negli alberghi.
Si profila il sospetto che questa voce inglobi
l'uso da parte di Fini di una stanza in un
albergo al centro di Roma per incontri privati e
comunque non istituzionali: per quest'ultimi,
infatti, il presidente della Camera riceve al
piano nobile di Montecitorio; mentre a quelli
ufficiali è destinato l'appartamento privato
all'altana del palazzo.
Le istanze di chiarimento comprenderanno
probabilmente pure i 154mila euro per viaggi e
servizi esterni. Mentre sembra chiara la
questione relativa ai 138mila euro spesi per i
collaboratori: si tratterebbe dei contratti di
dipendenti che sono poi stati "ceduti" al Pdl,
ma non ancora messi in regola nelle file di via
dell'Umiltà.
I berluscones pretendono di saperne di più anche
in merito ai 476mila euro classificati sotto la
voce "servizi vari", dicitura ritenuta troppo
generica. Sotto esame come i 26mila euro per i
servizi fotografici e gli altri 13mila per i
servizi di allestimenti, che non risultano però
inseriti nel bilancio del congresso di
scioglimento di An.
A proposito, quanto è costato mettere la parola
fine sul partito, il 21 e il 22 marzo 2009?
Quasi due milioni e mezzo di euro, la cui gran
parte è stata impiegata per l'organizzazione
della manifestazione, più 26mila andati in spese
"varie".
Più chiaro l'utilizzo di altri 50mila euro: con
circa 26mila è stata pagata la produzione di
materiali. La distribuzione risulta essere
costata invece cinquemila, mentre quasi 19mila
sono "partiti" in altre prestazioni e servizi. E
siamo all'allegato 32, l'altro foglietto al
centro delle polemiche interne e su cui si
discuterà, dopo le vacanze.
Sottolineata in rosso è la riga sulla quale sono
riportati i seimila euro "bruciati" per
carburanti e lubrificanti, che si aggiungono ai
già citati 20mila per la manutenzione delle
vetture. Altri 19mila sono stati usati per la
cancelleria, uscita che pure ha fatto storcere
il naso, considerato che i parlamentari hanno
una specifica dotazione dalla Camera e dal
Senato, e dunque non dovrebbero aver bisogno di
penne e matite di partito.
Questi soldi vanno sommati ai 5.800 euro
sborsati per l'acquisto di giornali e riviste, e
agli 11.700 riguardanti spese generiche. Che
sollevano quesiti come i circa 76mila euro per
spese sempre generiche, ma di rappresentanza.
Infine - e già nei giorni scorsi la questione ha
provocato critiche non proprio sommesse - c'è il
denaro per le varie campagne elettorali.
Per esempio, nel febbraio 2009, sono stati dati
96mila euro ai singoli candidati per le
Regionali in Sardegna; a giugno 350mila per i
candidati alle Europee e 789mila a quelli delle
Amministrative: verrà chiesta la lista con i
nomi dei beneficiari.
[10-08-2010]
1- "IL GIORNALE" SPARA GLI ATTI DELLA CAUSA
CIVILE DI GAUCCI CONTRO ELISABETTA TULLIANI - 2-
LUCIANONE: "COSÌ È DIVENTATA RICCA LADY FINI: LE
INTESTAI UN PATRIMONIO DI IMMOBILI, QUADRI E
AUTO DI LUSSO PER SOTTRARLO AI CREDITORI. E LEI
ME L’HA FREGATO" - 3- L’ELENCO DEI BENI CHE LA
"PRESTANOME" TULLIANI, DURANTE LA RELAZIONE TRA
IL 1998 E IL 2004, AVREBBE FREGATO A GAUCCi: 5
CASE, 5 AUTO, ORI E BRILLOCCHI PER UN
MILIARDUCCIO DI LIRE, DE CHIRICO E GUTTUSO,’UN
TERRENO ULIVETATO IN CASAPROTA (RIETI)’ - 3-
FELTRUSCONI CARICA A TESTA BASSA: "’LA
REPUBBLICA’ DI IERI: "FINI: NON LASCERÒ LA
CAMERA". SU QUESTO NON AVEVAMO DUBBI. SPERIAMO
ALMENO CHE LASCI LA CASA DI MONTECARLO, DONATO
AD AN E FINITO NON SI SA PERCHÉ ALLA FAMIGLIA
TULLIANI"
Sorpresa! A forza di scartabellare fra gli
incartamenti immobiliari di Montecarlo a caccia
di ulteriori riscontri sull' appartamento della
contessa Colleoni ereditato da An, finito a
società off shore e poi nella disponibilità di
Giancarlo Tulliani, «cognato» di Gianfranco
Fini, siano rimbalzati all'ottava sezione del
tribunale civile di Roma.
Dove l'inquilino del Principato di Monaco è
tirato in ballo indirettamente dall'ex «cognato»
Luciano Gaucci, fidanzato un tempo di sua
sorella Elisabetta che nel frattempo s'è poi
accasata (in una casa che oggi Gaucci rivuole
indietro) col presidente della Camera che lo
stesso Gaucci presentò a Elisabetta.
L'ex presidente del Perugia calcio lamenta lo
scippo, da parte dell'attuale compagna di Fini,
del suo gigantesco patrimonio, affidatole
allorché dovette riparare a Santo Domingo per le
note vicende giu¬diziarie. Il j'accuse all'ex
fidanzata è contenuto nelle 14 pagine dell'atto
di citazione nel quale Gaucci «ha convenuto in
giudizio Elisabetta Tulliani, Giancarlo
Tulliani, France¬sca Frau (madre dei due
Tulliani, ndr ) e la società Wind Rose Srl».
Nella causa, intentata mesi addietro e affidata
all' avvocato Alessandro Sammarco, Lucianone
punta a dimostrare come la donna ama¬ta per
sette intensissimi anni sia riuscita a
raggirarlo, arrivando a farsi intestare beni per
milioni di euro, per poi voltargli le spalle nel
suo momento di maggiore difficoltà.
Ricostruzione sempre smentita, punto per punto,
dalla diretta interessata. Che in occasione di
alcune vaghe dichiarazioni di Gaucci sulla causa
intenta¬ta alla Tulliani «per quattro case
scippate che farebbero gola al fisco» rilanciate
dal sito Dagospia e dal Giornale , aveva fatto
parlare gli avvocati: «Quanto da voi attribuito
al signor Gaucci è del tutto falso e gravemente
lesivo della reputazione dell'avvocato
Elisabetta Tulliani. Abbiamo ricevuto incarico
di agire in giudizio contro chiunque abbia
interesse a sostenere tale menzogna ».
Il documento d'accusa, agli atti della causa
civile, si apre con la storia personale dell'
imprenditore romano che si autodefinisce
«cultore, finanziatore e amministratore di molte
società di calcio» fino a quando non è risultato
«invi¬so ai 'padroni' del calcio che, d'accordo
con qualche potere bancario (...) l'hanno
costretto alla resa tendendogli la trappola che
lo ha fatto scivolare nella bancarotta».
Come incipit Gaucci fa poi presente che in
relazione ai numerosi impegni (e forse in
ragione anche della sua fuga all' estero, ma
questo non lo scrive) egli fu costretto a
instaurare con alcune persone rapporti di
estrema fiducia «dovendo a questi affidare non
solo la gestione dei suoi affari e dei suoi beni
mobili e immobili, quanto anche la intestazione
fiduciaria dei beni che venivano acquistati e
destinati spesso a essere rivenduti per
procurarsi denaro liquido 'in nero', senza farlo
passare dai bilanci, per 'foraggiare'... i suoi
innumerevoli rapporti».
E qui spunta l'amica del figlio che poi
diventerà la sua compagna: Elisabetta Tulliani.
Sempre dall'atto di citazione dei legali di
Gaucci: «Verso la fine degli anni '90, quando la
relazione sentimentale tra Gaucci e la Tulliani
si presentava piuttosto solida, le condizioni
economiche del Gaucci cominciavano invece a
indebolirsi e a traballare ed egli iniziava a
sentire odore di crisi.
Fu così che il Gaucci, per salvaguardare
parzialmente il proprio patrimonio, contando,
appunto, sulla solidità del rapporto di amore e
fiducia che allora lo legava alla signorina
Tulliani, decideva di mettere al riparo alcuni
dei propri risparmi investendoli nell'acquisto
di svariati quadri di valore e anche di beni
immobili, affidandoli e intestandoli a
Elisabetta Tulliani e suoi familiari o società
all'uopo costituite con gli stessi familiari
della Tulliani, senza minimamente pensare
all'ipotesi di poter essere, in futuro,
'fregato' dalla sua, all'epoca, fidanzata».
Fregato, dice lui. Che la donna dovesse essere
solo il «mezzo» utilizzato per sottrarre i beni
ai creditori, lo si evincerebbe, secondo l'atto
d'accusa, «da un'apposita 'dichiarazione di
fede' fimata da Elisabetta Tulliani, nella quale
ella riconosceva il suo ruolo di 'prestanome'».
Per correttezza va detto però che questa
asserita dichiarazione formalmente non esiste.
Non è agli atti perché, stando ai difensori di
Lucianone, «non più reperita a segui¬to delle
note vicende giudizia¬rie di Gaucci, nelle quali
probabilmente è andata smarrita ».
La disponibilità della Tulliani a fare da
prestanome, si legge sempre nella citazione,
sarebbe stata sempre ripagata «con regalie di
ogni tipo: gioielli, pietre preziose, brillanti,
viaggi in località prestigiose, voli aerei, un
orologio con brillanti del valore di 40 milioni
di lire, ecc, fino a spendere la cifra di circa
un miliardo di lire ».
I beni mobili e immobili acquistati da Gaucci e
che poi sarebbero stati «intestati
fiduciariamente ai Tulliani», l'ex patron del
Perugia li elenca uno ad uno al giudice De
Petra: un appartamento in via Sardegna, a Roma,
composto da un attico al sesto piano; un terreno
in località Colle Pantoni, sulla Prenestina, con
annessi alcuni fabbricati; un terreno destinato
a uliveto a Casaprota, vicino Rieti, di 2,5
ettari; un gruppo di immobili a Roma in zona
Valcannuta (dove la Tulliani abita oggi con
Gianfranco Fini) formato da cinque appartamenti,
altrettante soffitte, quattro box e tre posti
auto scoperti.
Quanto ai beni mobili-Gaucci sciorina un parco
auto extralusso: due Porsche, una Mercedes,
un'Audi, una Mini Morris «tutte intestate a
Elisabetta Tulliani per un importo complessivo
di 500 mi¬lioni di lire ». Poi svariati dipinti
di autori famosi «tra cui uno di Guttuso, un
altro di De Chirico e un terzo firmato da
Campigli (...) per un valore complessivo di due
miliardi di lire ».
In coda all'elenco, fra i beni intestati alla
Tulliani, Gaucci fa risalire anche le quote
del¬la società di Viterbese calcio (nella quale
Elisabetta ricoprì l'incarico di presidente)
oltre a un orologio in oro e brillanti da 40
milioni, una collana di perle, una seconda
collana in oro, bracciali in oro e altri
pre¬ziosi. «Il tutto per un valore stimato di
non meno di un miliardo di lire».
A leggere l'atto di citazione il tentativo di
risolvere bonariamente la questione non solo non
avrebbe avuto successo, ma le persone un tempo
legate a Gaucci (Elisabetta e familiari)
avrebbero contesta¬no energicamente «il
contenuto delle richieste avanzate dal Gaucci»
negando «in buona sostanza, palesemente, la
verità».
Verità che per Elisabetta Tulliani non è
assolutamente quella raccontata dal suo ex
fidanzato. «L'unica volta in cui la signorina
Tulliani si è degnata di incontrare lo scrivente
avvocato - è scritto in modo energico nel
documento - ella ha preteso che l'incontro
avvenisse fuori dallo studio (...) e l'unico
atteggiamento che in lei si è potuto riscontrare
è stato quello di mantenere la massima
diffidenza.
fini con elisabetta tulliani e la figlia
carolina a destra giancarlo il fratello di fini
e sua moglie con figlia
Con fare aggressivo (di chi ha la coda di
paglia), ha giustificato la compravendita di
immobili effettuata tra il 1998 e il 2004
sostenendo di averle concluse con danaro
proprio, dimenticando che all'epoca era una
semplice praticante avvocato con nessuna
capacità di guadagno e senza reddito, come sarà
di¬mostrato attraverso le dichiarazioni fiscali
della stessa».
Nello stesso incontro avuto a quattr'occhi con
l'avvocato di Gaucci, la Tulliani, sempre
secondo la versione (di parte, ovviamente) del
legale avrebbe detto «in modo disdicevo¬le,
visto il riferimento allo status del Gaucci,
latitante all' estero e con la restrizione della
libertà personale, che 'Gaucci è ormai un uomo
finito'... ».
A giustificazione dei suoi acquisti, la Tulliani
ha poi parlato di una vincita al lotto,
«dimenticando - spiegano ancora gli avvocati -
che però la giocata e la vincita l'ha fatta
Luciano Gaucci», che in seconda battuta avrebbe
ceduto metà della vincita (2,8 miliardi di lire)
alla fidanzata di allora. Poi la donna avrebbe
proseguito sostenendo che «tra i collaboratori
di Gaucci, visto il vento contrario, molti erano
disposti a 'cambiate bandiera' e a 'prendere le
sue parti...'
La cessione dei beni di Gaucci all'ex fidanzata
viene spiegata con lo stesso motivo: «L'unica
ragione che ha spinto Gaucci a intestare tali
proprietà ai Tulliani, pur avendole pagate
esclusivamente con proprio denaro proveniente
dai redditi delle sue attività, dalla vincita
all'enalotto e da un prestito bancario è stata
quella di tentare di evitare che tale denaro
finisse in mano ai creditori (...). Mai il
Gaucci avrebbe immaginato - soprattutto per la
grande fiducia riposta in Elisabetta Tulliani e
per il grande amore do¬natole e gli onori di cui
l'ha coperta, che la Tulliani potesse arrivare a
voltare le spalle e negare questa che è l'unica
verità possibile.
E ciò malgrado essa abbia raggiunto posizioni
nella scalata sociale, che si era proposta ed
iniziata con i corteggiamenti a Luciano Gaucci,
fin da quando aveva appena vent'anni». La chiosa
che Gaucci affida ai suoi avvocati è un
messaggio per addetti ai lavori: «La signora
Elisabetta Tulliani era all'epoca, ed è tuttora,
perfet¬tamente consapevole del motivo che allora
spinse il signor Luciano Gaucci a intestare a
lei e ai suoi familiari tali e tante proprietà.
Tale intestazione era, ed è, esclusivamente
fiduciaria, destinata all'unico scopo di
sottrarre detti beni alla eventuale esecuzione
dei creditori del signor Luciano Gaucci di sue
società». Ra¬gion per cui, si legge ancora
nell'atto depositato al giudice dell'ottava
sezione del tribu¬nale civile, Gaucci sostiene
che «le dazioni effettuate in favore di
Elisabetta Tulliani e della di lei famiglia
(...) devono essere annullate con le conseguenti
restituzioni alla sua persona».
2 - LA COMPAGNA DI GIANFRANCO, SOUBRETTE TV
LAUREATA IN LEGGE
Elisabetta Tulliani ha 38 anni ed è l'attuale
compagna del presidente della Camera Gianfranco
Fini. Avvocato (ma il suo sito internet recita
cooming soon da un bel po' di mesi) con un
passato di show girl (La domenica sportiva,
Unomattina e Tintarella di luna i programmi in
Rai più importanti), la Tulliani ha incontrato
l'ex leader di An nel 2005, poco dopo aver rotto
la relazione con l'ex presidente del Perugia
Calcio Luciano Gaucci. La loro storia d'amore è
durata fino al 2004.
L'ex dirigente sportivo si è sempre vantato di
aver presentato per primo la Tulliani a Fini. Ma
la compagna dell'ex leader di An sostiene che
l'incontro che fece scattare la scintilla tra i
due fu all'ambasciata Usa per festeggiare il 4
luglio 2005. «È molto affascinante e
intelligente - ha detto una volta la Tulliani a
un settimanale di gossip - Gianfranco è un uomo
sicuro di sé ma anche molto dolce».
Nel dicembre 2007, a sei mesi dalla separazione
consensuale annunciata da Fini con la prima
moglie Daniela Di Sotto (con la quale ha una
figlia, Giuliana, di 24 anni), è nata la loro
prima figlia Carolina. Ne seguirà un'altra,
Martina, nata il 10 ottobre del 2009 al
Policlinico Gemelli di Roma. Di quel parto la
Tulliani ricorda: «Gianfranco è sempre stato al
mio fianco - ha detto al settimanale Chi - e con
la sua calma mi ha trasmesso serenità».
3 - ECCO L'ELENCO DI CASE E TERRENI CHE GAUCCI
RIVENDICA
Questo è l'elenco dei beni mobili e immobili
conte¬nuto nell'atto di citazione presentato dai
legali di Luciano Gaucci contro Elisabetta
Tulliani, , il fratel¬lo Giancarlo, il padre
Sergio, la madre Francesca Frau e la società
Wind Rose lo scorso 22 ottobre 2009 al giudice
De Petra presso l'ottava sezione del Tribunale
civile di Roma. Nell'esposto si chiede la
restituzione di tutti questi beni, di proprietà
di Gaucci ma fiduciariamente intestati ai membri
del¬la famiglia Tulliani per 'salvaguardare
parzial¬mente il proprio patrimonio' prima della
bufera giudiziaria che ha investito l'ex patron
del Perugia.
1. Appartamento sito in Roma, via Sardegna n.
22, piano VI (attico), int. 18, in catasto al
Foglio 472, particella 9, sub. 21, A/4, vani 4
(trasferito con atto Notaio Santacroce di Roma
il 06.11.1998, rep. 11611) da Calcani Laura a
Elisabetta Tulliani;
2. Terreno in Capranica Prenestina, località
Colle Pantoni, con fabbricati, Foglio 19, part.
253 di ettari 2,34 (trasferito con atto Notaio
Valenti di Palestrina il 02.08.2000, rep.
91726), da Cialdea Margherita a Soc. Wind Rose
Srl.;
3. Gruppo di immobili siti in Roma, località
Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52,
Fabbricato «A2», distinti in catasto al Foglio
414, particella n. 3616, zona cens. 5, e
precisamente:
a) appartamento int. 21, V piano, scala D,
composto di 4 camere, accessori, balconi, in
Catasto sub. 174, classe 2, cat. A/2, vani 6,
Rendita lire 2.160.000;
b) appartamento int. 22, V piano, scala D,
composto di 3 camere, accessori, balconi, in
Catasto sub. 175, cat. A/2, classe 2, vani 4,5,
Rendita lire 1.620.000; Chiappini con la
quale ha condotto Tintarella di Luna su Rai Due
c) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col
n. 6, sub. 205, cat. C/2, classe 2, mq 31,
Rendita lire 195.000,
d) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col
n. 7, sub. 206, cat. C/2, classe 2, mq 9,
Rendita lire 56.700;
e) box n. 4, in Catasto sub. 226, cat. C/6,
classe 6, mq 17, Rendita lire 2002.000, con
ingresso dalla rampa di via Raffaele Conforti
n.50, piano I, sottostrada;
f) box n.5, in Catasto sub 227, cat C/6 classe
6, mq 16, Rendita 190.000; con ingresso dalla
rampa di via Raffaele Conforti n. 50, piano I
sottostrada;
g) posto auto scoperto n.15, in Catasto sub.
118, cat. C/6, classe n. 2, mq 13, Rendita lire
81.900;
h) posto auto scoperto n. 16, in Catasto sub.
119, cat C/6, classe 2, mq 13, Rendita lire
81.900;
(trasferiti con atto notaio Politi di Roma in
data 31.07.2001, rep. 41078, da Soc. Valbo Srl a
Elisabetta Tulliani);
4. Gruppo di immobili in Roma, loc. Valcannuta,
via Raffaele Conforti n. 52, Fabbricato «A2»
distinti in catasto al Foglio 414, Particella
3616, zona cens. 5, e precisamente
a) appartamento al piano IV, scala C, int. 18,
in Catasto sub. 163, cat. A/2, classe 2, vani
4,5, Rendita lire 1.620.00;
b) soffitta al piano VI, distinta col n. 16, in
Catasto sub. 192, cat. A/2, classe 2, mq 10,
Rendita £ 63.000;
c) box con accesso dalla rampa di Raffaele
Conforti n. 50, al piano I sottostrada, distinto
col n. 6 in Catasto sub. 228, cat. C/6, classe
6, mq 17, rendita lire 202.000;
d) posto auto scoperto al piano terreno distinto
col n. 24, in Catasto sub. 128, int. c/6, classe
2, mq 13, Rendita lire 81.900;
(trasferiti con atto Notaio Politi di Roma in
data 31.07.2001 rep. 41707 e intestati a
Giancarlo Tulliani, fratello di Elisabetta
Tulliani);
5. Gruppo di immobili in Roma, località
Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52,
fabbricato «A2», distinti in catasto al F414,
particella 3616, zona cens. 5, e precisamente;
a) appartamento al piano IV, scala C, distinto
col n. 17, in Catasto sub 162, cat A/2, vani 3,
Rendita euro 557,77;
b) soffitta al piano VI, scala C, in Catasto sub
185, cat C/2, classe 2, mq 11, Rendita euro
35,79; (trasferiti con atto Notaio Politi in
data 07.06.2002, rep. 42634 e intestati a Sergio
Tulliani e Frau Francesca, genitori di
Elisabetta Tulliani; questo atto, peraltro, è
stato stipulato direttamente da Luciano Gaucci
quale amministratore della Società Katapo, senza
averne i poteri e perciò nullo);
6. Gruppo di immobili in Roma, località
Valcannuta, via Raffaele Conforti n. 52,
fabbricato «A2», distinti in catasto al Foglio
414, particella 3616, zona cens. 5, e
precisamente;
a) appartamento al piano terreno, scala D,
distinto col n. Int. 2, composto di 3 camere,
accessori, giardino, in Catasto sub. 135, cat
A/2, classe 2, vani 5, superficie Catastale mq
78, Rendita euro 929,62;
b) soffitta al piano VI, distinta in Catasto col
n. 217, cat C/2, classe 2, mq 5, Rendita euro
16,27;
c) box di pertinenza dell'appartamento int. 2,
con accesso dalla rampa di via Raffaele Conforti
n. 50, al I piano sottostrada, distinto in
Catasto col n. 14, sub 236, cat. C/6, classe 6,
mq 15, R. euro 92,19; (trasferiti con atto
notaio Politi il 24.09.2004, rep. 46082 e
intestati a Sergio Tulliani e Frau Francesca,
genitori di Elisabetta Tulliani);
7. Terreno ulivetato in Casaprota (Ri) della
estensione di ettari 2,5, in catasto al Foglio
9, particelle 56, 285, 288, 253, 381, acquistati
da Luciano Gaucci con interposta soc. Katape srl
e trasferiti alla Soc. Wind Rose srl; con atto
Notaio A. Valentini di Rieti, in data:
15.05.2002, rep. 48489/5724;
8. n. 5 autovetture, e precisamente n. 2
Porsche, n. 1 Mercedes, n. 1 Audi, n. 1
Mimimorris, tutte acquistate presso l'autosalone
«Autocentri Balduina», di via Appia Nuova 773,
Roma, e intestata alla signora Elisabetta
Tulliani, per un importo complessivo di oltre
500.000.000 di lire;
9. diversi quadri di autori famosi, tra cui tre
di autori molto noti, e precisamente uno a firma
di Guttuso, un altro a firma di De Chirico,
acquistati presso la Galleria d'arte «Gradiva»
di A. Russo in Roma, e un terzo a firma di
Campigli, acquistato presso la Galleria D'Arte
«Nuova Gizzi» di Torino, piazza Solferino n. 2,
per un valore complessivo all'epoca di
2.000.000.000 di lire;
10. Intestazione di quote ad Elisabetta Tulliani
in varie Società di Calcio di Luciano Gaucci; in
particolare nella Società Sportiva Viterbese il
Gaucci aveva fatto nominare Elisabetta Tulliani
persino Presidente;
11. Orologio in oro e brillanti del valore di
40.000.000 di lire, collane di perle, collane in
oro, bracciali in oro, e preziosi vari; il tutto
per il valore di non meno di 1.000.000.000 di
lire.
[01-08-2010]
NON DITE A FINI CHE SU REPUBBLICA.IT SI TROVA
ANCORA IL VIDEO-HORROR-SHOW-CULT, STARRING
GAUCCI E LA TULLIANI CHE FANNO PUCCI-PUCCI NEL
LORO MANIERO UMBRO - - 1- “UNA NOTIZIA È UNA
NOTIZIA ANCHE QUANDO A DARLA È UN GIORNALE SERVO
DI BERLUSCONI” - “IL FATTO”: “SE FOSSIMO IN GRAN
BRETAGNA FINI DOVREBBE DIMETTERSI DA PRESIDENTE
DELLA CAMERA NON PER LA SUA CACCIATA DAL PDL MA
PER LA SCARSA TRASPARENZA SULL’AFFAIRE MONEGASCO
A CAVALLO TRA PARTITO E FAMIGLIA. COME GIÀ IN
PASSATO SUGLI APPALTI TV AFFIDATI DALLA RAI ALLE
SOCIETÀ DELLA FAMIGLIA DELLA COMPAGNA FINI NON
HA DETTO UNA PAROLA. I GRANDI GIORNALI HANNO
EVITATO DI CHIEDERE CONTO E SI SONO LIMITATI A
RIPORTARE IN UNA BREVE L’ENNESIMO ATTACCO DEL
‘GIORNALE’ A FINI” - 2- E FELTRUSCONI SCODELLA
L’INCREDIBILE CONTRATTO DI MONTECARLO: AD AN LA
MISERA SOMMETTA DI 300 MILA EURO DA UN PARADISO
FISCALE PER UN IMMOBILE BILLIONARIO()
LETTERA
Caro Dago, le invio questo link per un video
strepitoso che vede protagonisti Elisabetta
Tulliani e Luciano Gaucci. Credo sia
paradigmatico e illustri molto bene la
personalità dell'attuale "moglie" del presidente
della Camera...
Una notizia è una notizia anche quando a darla è
un giornale servo del potere. E un politico deve
rispondere alle domande anche quando le pongono
i camerieri del sultano. La storia della casa di
Montecarlo donata dalla contessa Colleoni al'ex
segretario di Alleanza Nazionale nel 1999 e ora
abitata dal cognato di Gianfranco Fini è una
buona occasione per riflettere sullo stato della
politica e del giornalismo e del rapporto tra i
due poteri in Italia.
Se fossimo in Gran Bretagna Fini dovrebbe
dimettersi da presidente della Camera non per la
sua cacciata dal Pdl ma per la scarsa
trasparenza sull'affaire monegasco a cavallo tra
partito e famiglia. In mancanza di risposte
convincenti sulla traiettoria che ha portato il
lascito della contessa dalla "giusta battaglia"
all'uso personale del fratello della sua
compagna, Fini sarebbe un politico finito.
Il suo ruolo impone al presidente della Camera
di chiarire tutto e subito. Fini non si limita a
suonare il campanello per sedare gli animi dei
parlamentari più scalmanati ma guida
un'istituzione che gestisce tra contratti e
forniture un bilancio miliardario. Il Fatto
Quotidiano dal giorno successivo alla
pubblicazione della notizia della casa di
Montecarlo sul Giornale di Paolo Berlusconi ha
scritto che Fini dovrebbe dare una risposta alle
domande poste dal cognome "Tulliani" apposto di
recente sulla cassetta postale che fu della
contessa Colleoni.
Il presidente della camera, come già in passato
sugli appalti televisivi affidati dalla Rai alle
società della famiglia della compagna (dei quali
anche Il Fatto Quotidiano si è occupato) non ha
detto una parola. I grandi giornali hanno
evitato di chiedere conto al presidente della
Camera e si sono limitati a riportare la notizia
in una breve che raccontava l'ennesimo attacco
del Giornale a Fini.
Questo atteggiamento può trovare una
giustificazione nella fonte della notizia e nei
tempi prescelti per la sua pubblicazione. Non
siamo in Gran Bretagna e se non sono
anglosassoni i politici lo è ancora di meno la
nostra stampa. Insomma sappiamo bene che se Fini
non è Cameron, Il Giornale non è il Times e
Libero non è l'Independent. Il quotidiano di
Vittorio Feltri appartiene al fratello del
presidente del Consiglio mentre quello diretto
da Maurizio Belpietro è di un parlamentare del
Pdl, Antonio Angelucci, ed entrambi ottengono i
loro ricavi pubblicitari dalla concessionaria
Visibilia del sottosegretario del Governo,
Daniela Santanché.
La campagna anti-Fini è stata avviata dai due
giornali appena l'ex leader di An ha osato
distinguersi da Berlusconi sui temi che più
stanno a cuore al padrone del Pdl. E si sono
accentuati quando i finiani hanno tirato fuori
la questione morale all'interno del partito del
presidente per i casi Verdini, Scajola, Brancher
e Cosentino. L'uso della stampa come una clava
per minacciare e poi colpire il dissenso è
un'anomalia pericolosa più della storia della
casa della contessa fascista affittata al
cognato di Fini da una misteriosa società
anonima delle Antille, ma il dito sporco non
deve nascondere la luna.
Il collega del Giornale, Gian Marco Chiocci, ha
scoperto un filone interessante. La sua
inchiesta è uno scoop che qualsiasi giornalista
investigativo sognerebbe di fare. Siamo di
fronte quindi a un esempio di corretto
funzionamento del ‘Quarto potere'? Siamo davanti
alla festa della democrazia che si celebra ogni
volta che un giornalista addenta la preda e
svolge il suo ruolo di cane da guardia della
politica nell'interesse dei cittadini?
In realtà la scena che abbiamo di fronte
somiglia di più a quella di una muta di mastini
lanciata dalla famiglia Berlusconi contro l'ex
braccio destro del premier che lo ha denudato di
fronte all'opinione pubblica come protettore dei
corotti. La stampa italiana in questa vicenda
non fa una bella figura.
Le inchieste sugli affari delle famiglie
Bocchino, Tulliani e Granata sarebbero state un
esercizio di coraggio giornalistico se fossero
uscite sul Giornale e su Libero quando
Berlusconi filava d'amore e d'accordo con Fini.
Oggi sono solo la conferma che la stampa
italiana resta l'arma del più forte e non lo
strumento di difesa del più debole.
C'è una bella differenza tra l'inchiesta ‘Casa
nostra' de L'espresso sulle case acquistate con
lo sconto da Franco Marini, Walter Veltroni e
Clemente Mastella, e gli articoli del Giornale
sull'appartamento affittato da monsieur Tulliani
a Montecarlo. Nel primo caso un giornale di
proprietà di Carlo de Benedetti (che aveva
finanziato l'Udeur di Mastella e sosteneva il
Governo Prodi) svelava gli altarini immobiliari
ed editoriali del ministro della Giustizia del
centrosinistra, facendo tremare il Governo
amico.
Oggi invece il Giornale di Vittorio Feltri
colpisce il nemico del fratello del padrone in
un momento di difficoltà. La libertà di stampa
può essere invocata quando è usata per difendere
i governati dai governanti e non quando serve
come arma del governante più forte contro quello
più debole.
Ciò posto, l'articolo di Gian Marco Chiocci
rivela un fatto che interessa non solo all'uomo
più potente d'Italia che è anche il fratello del
suo editore ma anche al pubblico. E sbagliano i
grandi quotidiani che non approfondiscono i
profili oscuri della vicenda monegasca
liquidando lo scoop del collega come "fango"
lanciato da Berlusconi su Fini.
Il comportamento corretto da tenere per
avvicinare il nostro paese a una democrazia
occidentale è quello di comportarsi come se
fossimo in Gran Bretagna anche se i politici, i
colleghi e persino i lettori si comportano come
in Thailandia. Anche a costo di somigliare al
marziano di Flaiano o all'englishman di Sting,
sfidando l'ironia e i sorrisi di commiserazione
di chi ha capito come va il mondo in Italia,
bisogna comportarsi come un marziano a Roma o
come un englishman a Milano.
Certo, se fossimo in Gran Bretagna Il Giornale
non sarebbe di proprietà di Paolo Berlusconi, il
fratello non occuperebbe Palazzo Chigi e il
cognato di Fini non occuperebbe la casa di
Montecarlo. Ma se fossimo in Gran Bretagna i
giornali, tutti i giornali di destra e sinistra,
cercherebbero di scoprire la verità sulle
società off-shore delle Antille che hanno messo
le mani sul lascito della contessa. E lo
farebbero nell'interesse esclusivo del vero
padrone che, almeno per il Fatto Quotidiano, è
uno solo: il lettore. Ed è quello che faremo. Oh
yes.
2 - MONTECARLO, AD AN SOLDI DA UN PARADISO
FISCALE - L'IMMOBILE, RICEVUTO IN EREDITÀ, FU
VENDUTO DAL PARTITO PER APPENA 300MILA EURO A
UNA SOCIETÀ OFF SHORE COSTITUITA 40 GIORNI PRIMA
A SAINT LUCIA, PAESE NELLA LISTA GRIGIA
DELL'OCSE PER RISCHIO RICICLAGGIO. ECCO IL
CONTRATTO. Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per
Il Giornale
Dalle campagne di Monterotondo a via della
Scrofa, e dalla sede di An a Roma dritti a
Montecarlo, passando due volte dal via
dell'isola caraibica di Saint Lucia. Nella
versione politica del Monopoli tutti i
concorrenti gareggiano all'insegna del fair play
e, in primo luogo, della riservatezza. Il
«premio» è l'appartamento al civico 14 di
Boulevard Princesse Charlotte, nel Principato di
Monaco, dove da qualche mese è in affitto il
giovane imprenditore Giancarlo Tulliani,
fratello della compagna di Gianfranco Fini,
Elisabetta.
La storia, con i suoi buchi neri e le sue
omissioni, è già nota ai lettori. Ma il Giornale
è riuscito a scardinare il segreto monegasco e a
visionare il contratto di compravendita, ed è
dunque in grado di dimostrare come quella casa
sia stata ceduta direttamente da Alleanza
nazionale a una finanziaria off-shore con sede a
Saint Lucia, paradiso fiscale caraibico, nella
lista grigia dell'Ocse come Paese a rischio
riciclaggio, per una cifra di molto inferiore al
suo valore di mercato.
Quella del perché la casa sia stata alienata a
un tale prezzo di favore è una delle tantissime
domande alle quali potranno dare una risposta
solo Fini e i suoi, che tacciono.
Ma andiamo con ordine. Scorrendo le dodici
pagine del contratto di compravendita,
archiviato nel fascicolo 1283A-Acte0009A della
conservatoria monegasca, appare il rogito. È
dell'11 luglio del 2008, e il frontespizio già
lascia poco spazio all'immaginazione: «Vente par
l'Association de droit italien dénommé "Alleanza
nazionale" au profit de la société "Printemps
Ltd"». In calce, annotato a mano, il prezzo
della compravendita: 300mila euro. Tondi tondi.
Poi, prima pagina del contratto e prima
sorpresa. Al rogito era presente Francesco
Pontone, tesoriere di An, avvocato e senatore di
lungo corso (è alla settima legislatura), e il
dettaglio mal si concilia con le reticenze e i
buchi di memoria dello stesso. Che al Giornale è
letteralmente caduto dalle nuvole sul contratto,
sulla società, sulla casa. Su tutto.
Ma lasciamo parlare l'atto.
«Di fronte al sottoscritto Paul-Luis Aureglia,
notaio in Monaco (Principato), in boulevard des
Moulins, 4, è comparso il senatore Francesco
Pontone, che elegge domicilio a Roma, via della
Scrofa, 39, di nazionalità italiana, nato a
Napoli il 30 marzo 1927, che agisce in nome e
per conto dell'associazione di diritto italiano
chiamata "Alleanza nazionale", partito politico
la cui sede è a Roma, via della Scrofa, 39,
identificato dal codice fiscale numero
80204110581, in virtù dei poteri generali che
gli sono stati conferiti, compreso quello di
disporre dei beni sociali, dal signor Gianfranco
Fini, nella sua qualità di presidente della
citata associazione, ai termini di una procura
generale ricevuta da Mario Enzo Romano, notaio
in Roma, il primo dicembre 2004 (...)».
Se Pontone e An sono le vendeur (i venditori),
l'acquéreur (l'acquirente) prosegue l'atto, è
«la società denominata "Printemps Ltd", con
capitale di mille dollari Usa, che ha sede in
Manoel Street, 10, Castries, Saint Lucia,
costituita con scrittura privata il 30 maggio
2008, registrata lo stesso giorno presso il
registro societario di Saint Lucia al numero
2008-00324». A rappresentare la Printemps dal
notaio, l'amministratore delegato Bastiaan
Anthonie Izelaar e l'amministratore James
Walfenzao, entrambi residenti a Monaco, ed
entrambi direttori della Jaman Directors Ltd,
altra società off-shore che controlla la
Printemps, con sede allo stesso indirizzo
dell'isola di Saint Lucia.
Nella Printemps figura pure un italiano,
Gianfranco Comparetti, il quale rintracciato al
telefono aggiunge ulteriori anomalie alla
storia: «Io di questa società non so niente, non
la conosco, non capisco come ci possa essere
finito dentro. Non conosco Tulliani, conosco
Fini solo per nome, da 25 anni sono via
dall'Italia. Vivo tra Montecarlo e i Caraibi e
di questo appartamento e della società Timara
che lo detiene non so nulla».
L'affare si complica. Si passa poi alla
descrizione dell'immobile oggetto della
compravendita, all'interno di «una proprietà al
numero 14 di Boulevard Princesse Charlotte, a
Monte Carlo, composta da due immobili contigui,
Palais Milton e Palais Shakespeare, con
giardino, il tutto occupante una superficie
approssimativa di 1.065 metri quadri». La casa
ereditata da An consiste nella «totalità del
nono lotto, comprendente un appartamento situato
al pianterreno dell'immobile sopra descritto
(...) e composto da: sala, due camere, cucina,
bagno e balcone».
L'atto notarile sa bene da dove arriva
quell'appartamento, e infatti dedica all'origine
della proprietà un paragrafo. «I beni e i
diritti immobiliari attualmente in vendita
appartengono al venditore per averli ricevuti
nella successione della signorina Anna Maria
Colleoni, di nazionalità italiana, nata a Roma
il 26 luglio 1934, in vita disoccupata,
residente e domiciliata a Roma, dove è deceduta
il 12 giugno 1999». Si dà anche conto del
testamento olografo, datato 6 dicembre 1997, con
il quale la nostalgica e generosa donna ha
nominato «il partito Alleanza nazionale» suo
erede universale, nella persona di Gianfranco
Fini suo presidente. Titolo riconosciuto,
osserva il notaio, anche «in virtù di
un'ordinanza emessa il primo agosto 2001 dal
presidente del tribunale di primo grado del
Principato di Monaco» a favore dell'associazione
Alleanza nazionale.
La Colleoni, si apprende ancora dall'atto,
«aveva acquisito i citati beni dalla società
anonima monegasca denominata "Società
immobiliare Milton-Shakespeare" (...) il dieci
luglio 1962, (...) al prezzo di 30mila nuovi
franchi dell'epoca». Di certo fu un buon
investimento. Ma erano altri tempi (curiosa la
data d'acquisto originaria, esattamente 46 anni
e un giorno prima della "svendita" di An), e per
scoprire uno strepitoso investimento basta
arrivare a pagina 8 del contratto, dove si parla
di soldi. «La presente vendita è rispettivamente
consentita e accettata al prezzo di 300mila
euro, che l'acquirente ha pagato in contanti»,
scrive il notaio.
Val la pena di ricordare che per comprare
quell'appartamento, ancora nel 2006, uno degli
altri inquilini del Palais Milton aveva offerto
a via della Scrofa un milione e mezzo di euro,
come termine ultimo di una lunga serie di
proposte d'acquisto inoltrate a partire dal
2000, partite da Monaco e rimbalzate indietro
dai rifiuti o dai silenzi dei dirigenti del
partito romano. E per magra che sia, persino la
Printemps otterrà una plusvalenza quando, tre
mesi dopo, cederà alla Timara Ltd l'appartamento
a un prezzo di 330mila euro, con un rogito
affidato alla figlia del notaio Aureglia,
Nathalie Aureglia Caruso. Anche se, come è
emerso, Printemps e Timara hanno lo stesso
indirizzo di sede legale, ossia quella comune
anche alla Jaman Directors.
L'atto di acquisto specifica anche i vincoli a
cui l'acquirente era tenuto, prima di avviare
lavori di miglioria e ristrutturazione, che poi
in effetti (previa informazione del syndict del
condominio, Michel Dotta) hanno avuto luogo,
come è noto, sotto la supervisione dello stesso
futuro inquilino, ossia Giancarlo Tulliani.
Al documento sono allegate copie dell'atto
costitutivo della Printemps e i certificati
d'agenzia dei rappresentanti della stessa
società off-shore, ma c'è anche la procura con
la quale Fini, nel 2004, nominò il senatore
Pontone procuratore generale per il «tesoro» del
partito, redatta «in Roma, ministero degli
Esteri»: il presidente della Camera all'epoca
era infatti titolare della Farnesina, e il
notaio andò semplicemente a trovarlo «in
ufficio».
Siamo dunque alla svolta. Più i conoscitori dei
segreti dell'appartamento Colleoni tacciono e
più si diradano le ombre su quell'appartamento
in posizione invidiabile, nel cuore di
Montecarlo, a mezza strada tra la stazione
ferroviaria e lo storico casinò. La cui
donazione ad An, come ricordano negli ultimi
giorni Francesco Storace e altri esponenti
politici che non hanno gradito il nuovo corso
finiano, era vincolata alla «buona battaglia».
Che Fini in persona ha combattuto sinché era in
vita la nobildonna.
Ora è chiaro, certificato, dimostrato a chi An
ha venduto, e si sa chi abbia poi ceduto la casa
alla Timara Ltd proprietaria dell'immobile poi
affittato a Giancarlo Tulliani. Ci sono le date,
e i prezzi delle transazioni registrati dal
notaio e in conservatoria. Ma non tutti i
misteri sono chiariti. C'è la cifra che An
avrebbe iscritto a bilancio proprio per la
cessione di un immobile ereditato da Anna Maria
Colleoni, e che secondo quanto ipotizzato da
Libero è proprio l'appartamento di Boulevard
Princesse Charlotte, 14: 67mila euro.
Oltre a essere risibile, non corrisponderebbe
alla già bassissima quotazione che risulta
dall'atto. E poi c'è il giallo di queste società
off-shore create ad hoc, sarà la coincidenza,
per l'operazione (entrambe «nascono» a maggio
del 2008, le due compravendite sono di luglio e
ottobre), in che modo An le ha individuate come
potenziali acquirenti? E come mai proprio il
«cognato» dell'ex leader di An ha finito per
affittare quell'appartamento? Anziché tacere (e
querelare) perché Gianfranco Fini non ci aiuta a
dare una spiegazione ai lettori? E già che c'è,
sul piano della legalità senza se e senza ma,
può dirci se reputa normale questo giro di
Monopoli
[03-08-2010]
grazie enalotto! - spiegano i legali: “tra la signora
Tulliani ed il signor Gaucci e’ pendente soltanto una
controversia civile dinanzi al Tribunale Ordinario di
Roma per l’accertamento della titolarita’ di un
complesso di beni immobili e mobili. Nessuna denuncia
per appropriazione indebita” – “I beni mobili e immobili
indicati dal Gaucci nell’atto di citazione sono stati
acquistati con denaro proprio della Tulliani e della sua
famiglia. In particolare, l’acquisto dei suddetti beni
e’ avvenuto con i ricavi di una vincita all’Enalotto e
con gli ulteriori risparmi dei genitori della Tulliani’
– COME IN UNA FAVOLA….
(Adnkronos) - 'Non risponde assolutamente a verita'
l'affermazione secondo la quale la signora Tulliani
sarebbe stata denunciata dall'imprenditore Luciano
Gaucci per appropriazione indebita. Altrettanto falsa e
diffamatoria e' l'affermazione secondo la quale il
Gaucci, poco prima di fallire e di partire per Santo
Domingo, avrebbe intestato una ingente quantita' di beni
immobili e mobili (case, appartamenti, quadri di valore
e auto di lusso) alla signora Tulliani e ai suoi
familiari'.
In
nome e per conto di Elisabetta Tulliani, gli avvocati
Carlo Guglielmo Izzo e Adriano Izzo smentiscono le
affermazioni contenute nell'articolo pubblicato oggi da
'il Giornale', intitolato 'Caso Gaucci, una domanda
anche sui beni della Tulliani', e chiedono di pubblicare
la rettifica.
'In primo luogo -spiegano i legali- tra la signora
Tulliani ed il signor Gaucci e' pendente soltanto una
controversia civile dinanzi al Tribunale Ordinario di
Roma per l'accertamento della titolarita' di un
complesso di beni immobili e mobili. Nessuna denuncia
per appropriazione indebita e' stata proposta da Gaucci
nei confronti della Tulliani, ne' e' pendente altro
procedimento penale a carico di quest'ultima per i fatti
in questione'.
'La nostra assistita -aggiungono- intende fare
definitivamente chiarezza sull'argomento e, al riguardo,
ribadisce quanto gia' ampiamente affermato e provato
nell'ambito del giudizio civile pendente nei confronti
del Gaucci. I beni mobili e immobili indicati dal Gaucci
nell'atto di citazione sono stati acquistati con denaro
proprio della Tulliani e della sua famiglia. In
particolare, l'acquisto dei suddetti beni e' avvenuto
con i ricavi di una vincita all'Enalotto e con gli
ulteriori risparmi dei genitori della Tulliani'.
'Di tale circostanza -rimarcano gli avvocati Carlo
Guglielmo Izzo e Adriano Izzo- la nostra assistita ha
fornito ampia prova documentale, dimostrando, in
particolare, che la vincita all'Enalotto era di sua
esclusiva pertinenza e che, addirittura, dopo l'incasso
della somma, una parte cospicua di essa, esattamente
Lire 1.100.000.000 (un miliardo e cento milioni), e'
stata messa a disposizione del Gaucci con l'espresso
incarico di provvedere a gestirla in proficui
investimenti nell'interesse della medesima. Tale somma
non e' mai stata restituita dal Gaucci, con la
conseguenza che la Sig.ra Tulliani si e' trovata
costretta a svolgere apposita domanda di restituzione
nel giudizio civi
[03-08-2010]
Montecarlo, l’affare s’ingrossa - per quale motivo andò
a visitare l’appartamento di Boulevard Princesse
Charlotte anche, perfino, pure la segretaria di Fini? -
rita Marino: “Io e Lamorte andammo a vederla. Era in
pessime condizioni” - Il sospetto più ovvio è che
qualcuno, sempre dentro al partito, abbia segnalato al
‘cognato’ Tulliani che, nel frattempo, per motivi di
lavoro, come ha spiegato lui stesso, doveva trasferirsi
nel Principato…
«Ormai questa casa è diventata una telenovela», esclama
Rita Marino, storica segretaria personale di Gianfranco
Fini e membro del comitato di gestione dell'ex partito
di An. Lei pure, qualche anno fa, andò a visitare,
insieme a Donato Lamorte, l'appartamento di Boulevard
Princesse Charlotte numero 14, a Montecarlo, dove adesso
vive in affitto Giancarlo Tulliani, fratello di
Elisabetta, la compagna del presidente della Camera.
«Ricordo - racconta - che entrando in quella casa ci
dicemmo subito che sarebbe stato più conveniente
venderla che ristrutturarla. Era ridotta malissimo». E
infatti l'11 luglio del 2008, per 300 mila euro, la
casa, lasciata in eredità al partito dalla contessa Anna
Maria Colleoni, fu venduta alla società «Printemps Ltd»
con sede nell'isola di Santa Lucia (Piccole Antille) ai
Caraibi, paradiso naturale ma anche fiscale per molte
imprese.
Il
fatto però che ora ci viva in affitto non un inquilino
qualunque ma Giancarlo Tulliani è stata definita
«un'inspiegabile coincidenza» perfino dall'uomo che
materialmente l'11 luglio 2008 firmò nel Principato
l'atto di vendita per conto di An: il senatore Francesco
Pontone.
Il
sospetto più ovvio è che qualcuno, sempre dentro al
partito, sapendo dell'esistenza di quella dimora
monegasca, l'abbia poi segnalata a Tulliani che, nel
frattempo, per motivi di lavoro - come ha spiegato lui
stesso - doveva trasferirsi nel Principato.
Ma
chi poteva sapere, a parte Pontone? I due amministratori
olandesi della «Printemps», Tony Izelaar e James
Walfenzao, fanno i consulenti d'affari per grandi banche
e fondi d'investimento internazionali. Walfenzao,
soprattutto, è molto attivo ai Caraibi, tra Santa Lucia
e le Antille olandesi, dove collabora, tra gli altri,
con un imprenditore italiano, Francesco Corallo,
titolare della multinazionale Atlantis World Giocolegale
con base proprio alle Antille.
Ebbene, ci sarebbe un ex deputato di An molto amico di
Corallo che frequenta le Antille addirittura dal '96: si
chiama Amedeo Laboccetta, che non è mai stato a Santa
Lucia dove ha sede la «Printemps» del consulente di
Corallo, Walfenzao, ma è talmente innamorato della
vicina isola di Saint Martin che ha già prenotato un
posto - dice - nel cimitero locale per quando verrà il
giorno della sua sepoltura.
Però Laboccetta nega di essere l'informatore segreto di
Giancarlo Tulliani: «Io Giancarlo lo conosco bene -
ammette - ma non sapevo nulla dell'esistenza di una casa
a Montecarlo di proprietà del partito né lui mi ha mai
detto di averne bisogno. Una volta a Saint Martin
invitai a casa mia pure il presidente Fini, è vero, ma
solo perché lui, sub appassionato, era venuto in vacanza
da quelle parti per osservare da vicino gli squali.
Lo
ricordo ancora: era il giorno dell'onomastico di mia
moglie Patrizia, il 25 agosto. Ogni anno facciamo una
cena e sarà così anche questo mese. Dall'11 sarò lì.
Tulliani a Montecarlo? Chiedete a Pontone. Davvero ha
detto che per lui è una coincidenza inspiegabile? È un
mistero».
[05-08-2010]
CASA, MALEDETTA CASA! LA PROCURA DI ROMA INDAGA SUL
CASINO DI MONTECARLO - LA DENUNCIA DI STORACE - LE
IPOTESI DI REATO SONO APPROPRIAZIONE INDEBITA E TRUFFA
AGGRAVATA, IL FASCICOLO A PIAZZALE CLODIO È PER IL
MOMENTO CONTRO IGNOTI - FORSE ORA SARÀ POSSIBILE
SCOPRIRE SE È DAVVERO PER UNA “PARTICOLARE, INSPIEGABILE
COINCIDENZA” (PAROLE DEL SENATORE PONTONE, DELEGATO DA
FINI A FIRMARE LA VENDITA DELL’APPARTAMENTO ALLA SOCIETÀ
OFFSHORE PRINTEMPS LTD) CHE IN QUELLA CASA, ALLA FINE,
SIA ANDATO AD ABITARCI, IN AFFITTO, PROPRIO IL “COGNATO”
Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica per
Il Giornale
L'inchiesta del Giornale approda in procura. I Pm
romani, da ieri, indagano sulla casa monegasca lasciata
in eredità ad An e a Gianfranco Fini da Anna Maria
Colleoni, e nella quale ora abita, in affitto da una
società off-shore, il cognato del presidente della
Camera.
Le ipotesi di reato sono appropriazione indebita e
truffa aggravata, il fascicolo a piazzale Clodio è per
il momento contro ignoti.
A
portare la questione all'attenzione della magistratura,
la denuncia di due esponenti della Destra, il partito di
Francesco Storace: Marco Di Andrea e Roberto Buonasorte.
Sarà dunque la procura capitolina a cercare di fare luce
sul destino di quel generoso lascito dell'erede del
condottiero Bartolomeo Colleoni, che oltre alla ormai
celebre abitazione di Montecarlo conta su altri beni
mobili e immobili, per un valore di svariati milioni di
euro.
Eredità concessa per la «buona battaglia»: la donna,
prima di morire, aveva infatti deciso di far testamento
a favore di Alleanza nazionale nella persona del suo
presidente Fini per una scelta di passione ideale, ma in
molti - tra cui i due autori della denuncia - hanno
trovato che l'impiego che il partito ha fatto di quei
beni, a cominciare dalla casa monegasca, svenduta a una
società off-shore per una frazione del suo valore, non
soddisfino il fine a cui la Colleoni avrebbe inteso
vincolare il «dono».
Forse ora che sulla vicenda è stato aperto un fascicolo
d'indagine verrà anche rotto il muro di silenzi e
reticenze alzato dai protagonisti della storia. E sarà
possibile scoprire se è davvero per una «particolare,
inspiegabile coincidenza» (parole del senatore Francesco
Pontone, delegato da Fini a firmare la vendita
dell'appartamento alla società Printemps Ltd) che in
quella casa, alla fine, sia andato ad abitarci, in
affitto, proprio il «cognato» del presidente della
Camera, Giancarlo Tulliani.
Intanto nel giallo dell'affaire immobiliare salta fuori
un filo che lega l'«intermediario» James Walfenzao -
l'uomo che firmò il contratto di acquisto della casa da
An - proprio ad Alleanza nazionale, per il tramite
dell'Atlantis World Group dell'italiano Francesco
Corallo (figlio di Gaetano, già coinvolto in indagini
legate ai casinò e ad affari con soggetti vicini al boss
catanese Nitto Santapaola).
L'Atlantis è attivo in Italia nel settore di slot e
videopoker su concessione, e possiede quattro casinò ai
Caraibi (tre a Saint Maarten e uno a Santo Domingo) che
diverranno sette dopo l'inaugurazione dei prossimi tre,
a Saint Maarten, Panama e Santo Domingo. E uno dei
ristoranti del casinò Atlantis World di Saint Maarten ha
avuto tra i suoi ospiti, nel 2004, Gianfranco Fini,
accompagnato da Amedeo Laboccetta, amico di Corallo ed
ex rappresentante della Atlantis World Group per
l'Italia.
Fini era dunque in vacanza, portato da Laboccetta, in
quegli stessi mari tropicali che bagnano le coste di
Saint Lucia, l'isola dove hanno sede sia Printemps che
Timara, le società che compreranno da An la casa
monegasca per poi affittarla al giovane Tulliani.
Eredità, doppia vendita e inquilino con nome ingombrante
sono le uniche certezze di questa storia complessa.
Ereditata da An nel 2001, la casa è stata «dimenticata»
per anni dal partito, che ha anche rifiutato una serie
di vantaggiose proposte di acquisto dagli altri
inquilini del palazzo che la ospita.
Fino a quando, nel 2008, An la cede per appena 300mila
euro a una società creata presumibilmente ad hoc un
mesetto prima, la Printemps, il cui amministratore è
appunto James Walfenzao. E la Printemps la rivende, tre
mesi dopo, con 30mila euro di plusvalenza a una società
gemella (stesso capitale sociale, stessa sede sull'isola
caraibica di Saint Lucia), la Timara.
Operazioni evidentemente mirate alla copertura del reale
acquirente dell'immobile, visto che nel secondo rogito
firmano come venditore e compratore Tony Izelaar e Suzi
Beach, che lavorano come colleghi nella stessa società
di servizi monegasca, la Jason sam, che si occupa tra
l'altro di creare società in paradisi fiscali, tra cui
appunto Saint Lucia, per aiutare clienti danarosi a
concludere affari immobiliari lontani da occhi
indiscreti e dalle attenzioni del fisco del Paese
d'origine. Il vero acquirente della casa, probabilmente,
si sarà rivolto per la bisogna alla Jason. Oppure
direttamente a Walfenzao.
Già, perché ieri Marco Lillo sul
‘Fatto quotidiano' ha rivelato che mister Walfenzao, tra
i suoi tanti incarichi a Miami, Monaco e Curacao, siede
anche sulla poltrona di una finanziaria londinese, la
Atlantis Holding Uk. E da lì controlla, «in nome e per
conto» di Francesco Corallo, una quota della ex Atlantis
giocolegale, da poco ribattezzata B Plus, società del
gruppo che si occupa di scommesse e slot nel nostro
Paese.
Insomma, ha già prestato i suoi
servizi per Corallo, imprenditore vicino alla fu
Alleanza nazionale. Questo link potrebbe essere
l'ennesima «particolare, inspiegabile coincidenza», o
più probabilmente è una spiegazione di uno dei gialli
della vicenda: ossia, come mai An si sia rivolta proprio
a questo gruppo di professionisti - legati alla «Corpag»
di cui Walfenzao è rappresentante per le Antille
Olandesi e per Miami, e Izelaar con la Jason per
Montecarlo - per cedere la casetta. Resta, ovviamente,
il mistero di chi si nasconda dietro la struttura di
copertura che impedisce di conoscere la reale proprietà
dell'appartamento al piano terra del «Palais Milton».
Il
Giornale, due giorni fa, ha cercato invano Walfenzao
nell'elegante «Residence Saint Roman», dove i portieri
non ricordano di aver mai sentito il suo nome. E l'ha
poi rintracciato telefonicamente. Ma il professionista
al cellulare ha tagliato corto, spiegando di non voler
parlare degli «affari dei suoi clienti», confermando
implicitamente, dunque, di aver giocato un ruolo da
intermediario.
Ma
chi ha voluto proprio lui in quel ruolo? E perché la
casa è stata poi affittata proprio al fratellino della
compagna di Fini? Domande che ora potrebbero essere
rivolte ai protagonisti della vicenda dai magistrati
romani, investiti della questione.
[05-08-2010]
NON FATE LEGGERE A FINI LA PAZZESCA BIO DELL'EX LATITANTE DI S.
DOMINGO: “ELISABETTA TULLIANI ERA IN CLASSE CON MIO FIGLIO - siamo stati
fidanzati quasi sette anni - È con lei che giocai la schedina
dell’Enalotto con cui vinsi due miliardi e ottocento milioni di lire -
MEJO UNA di 25 che una coetanea di 60"...
Dal libro "Luciano Gaucci Latitante... ai
Tropici" di Francesco Giuseppe Catullo (Armando
Curcio editore)
(...) Le foto scorrevano nelle mani di Santillo che le scrutava con
attenzione alla ricerca di qualche volto a lui noto. Quindi si fermò su
una perché credeva di aver riconosciuto i soggetti ritratti. La osservò
bene e poi domandò al padrone di casa: "Questa è la compagna del
presidente della Camera Gianfranco Fini, vero?"
"Dici Elisabetta?" rispose Gaucci con tono d'orgoglio.
"L'ho vista più volte sui giornali", fu la risposta di
Paolo, mentre constatava che Luciano Gaucci era una
specie di Forrest Gump, onnipresente personaggio nelle più svariate
situazioni. "Certo che lo so che è la fidanzata di Fini.
Sono stato io a presentarli. Fu una mattina di primavera. Stavo
passeggiando insieme a Elisabetta vicino Montecitorio per fare delle
spese nella galleria.
A un certo punto incrociammo con lo sguardo l'onorevole Fini che
stava uscendo dal Parlamento, dall'altra parte della strada. Allora
anche lui ci vide e siccome mi conosceva, senza curarsi del traffico,
attraversò con tutta la scorta via del Corso, fermandosi quasi al
centro della carreggiata per salutarci e abbracciarci.
Meglio, per salutare e abbracciare lei! Mi ricordo che le macchine
suonavano all'impazzata i clacson, perché quelli della scorta avevamo
bloccato tutto; i due però non si facevano infastidì da niente.
L'onorevole non stava a sentì i clacson della gente, ma solo le campane
degli angeli! Come dire, anche l'onorevole se stava a innamorà!"
Chiese allora Santillo: "Ma tu non dicesti
niente? Non stavate insieme tu e Elisabetta?" "E che dovevo dì?"
rispose sorridendo Luciano. "Dopo poco io e Elisabetta ci
lasciammo", disse alzando leggermente le braccia con le mani a
palme aperte. "Ma fammi capire, per te fu una storia importante
quella con la Tulliani?"
Paolo pose il suo interrogativo, avido di raccogliere pettegolezzi su
quelle bizzarre vicende d'amore. "Penso di sì, siamo stati
fidanzati quasi sette anni. È con lei che giocai la schedina
dell'Enalotto con cui vinsi due miliardi e ottocento milioni di
lire." "Enalotto? Due miliardi e ottocento milioni di lire? Ma
stai scherzando?" incalzò Santillo con evidente stupore.
"Sì... sì, fu un pomeriggio invernale del 1999 o 2000. Era
sabato, io e Elisabetta ci trattenevamo in casa. Mi ricordo che erano le
cinque, fuori era già buio ed ero anche un po' assonnato. Avevamo
mangiato tantissimo a pranzo. A un certo punto Elisabetta iniziò a
parlarmi di questo nuovo gioco..."
"L'Enalotto, dici?" domandò Paolo pieno di fermento per
quella bizzarra storia. "Vuoi dire che prima di giocare non sapevi
cosa fosse l'Enalotto? "Sì, sì l'Enalotto. Non ne sapevo niente
prima. Elisabetta mi diceva che se avessi azzeccato sei numeri su
novanta, si potevano vincere un sacco di soldi."
"E allora?" l'incredulo Santillo
interrompeva di continuo. "Un attimo, un attimo. Le dissi:
‘Elisabetta, vestiamoci e andiamo in tabaccheria a giocare'. Facemmo
una di quelle corse per arrivare in tempo nella tabaccheria sotto casa,
perché alle diciotto chiudevano le giocate. Arrivammo all'ultimo minuto
per dare quei sei numeri. Fuori pioveva fortissimo."
"Giocasti solo sei numeri? Nessun sistema?" "Ma quale
sistema, sei numeri solo e mentre li davo, già mi sentivo di aver
vinto. La sera stessa, infatti, ci mettemmo io ed Elisabetta seduti
sul divano a vedere la pesca dei numeri. Eravamo emozionati come
bambini.
Ogni numero che usciva e che azzeccavamo gridavamo come pazzi: Olé!
Alla fine del sorteggio, quando mi resi conto di aver fatto 5 + 1, emisi
un grido così grosso che feci tremare la Basilica di Santa Maria
Maggiore di fronte casa. Che sera, quella sera!" concluse Luciano
mentre il suo sguardo fisso superava la finestra aperta per arrivare al
mare. (...)
Dopo il racconto strabiliante, Santillo comprese bene come mai
Luciano e la bionda Elisabetta se la ridevano così gaiamente nella foto
che aveva tra le mani. ‘Questa foto l'avranno fatta sicuramente poco
tempo dopo la riscossione della vincita', pensava Paolo con fare
dissacrante, per poi sviare il discorso dall'argomento fortuna che tanto
lo infastidiva, all'altro riguardante l'ex fidanzata: "E
Elisabetta... dove l'hai conosciuta?"
"Elisabetta andava a scuola con mio figlio", rispose
tranquillamente Luciano. "Una compagna di scuola di tuo
figlio?" domandò Paolo sempre più stupito. "Eh! Andavano a
scuola insieme. Mi è piaciuta e gliel'ho detto. Anch'io sono piaciuto a
lei e quindi ci siamo messi insieme", rispose serafico, senza
badare alla meraviglia che aveva suscitato nell'interlocutore, che
incalzò con un terzo interrogativo sul medesimo argomento.
"Ma lei era molto più giovane di te?" "Eh! E che c'è
di male? È una bella donna, no?" "Certo che è bella, ma è
molto più giovane di te!" "Scusami Paolo, ma tu, al posto
mio, potendo scegliere ti saresti preso una coetanea di sessant'anni o
una ragazza di venticinque?" "No... no... hai ragione!"
rispose Santillo, riflettendo sull'argomentare dell'imprenditore, che
effettivamente non faceva una piega.
Ma, infastidito da quella logica così coerente, cercò di metterlo
di nuovo in difficoltà, chiedendogli: "Ma tuo figlio non c'è
rimasto male visto che ti sei messo con una sua compagna di
scuola?"
"Male? Perché male? Se il figlio vede suo padre felice, è
felice pure lui. Cosa vuoi che gliene importi a mio figlio se mi sono
fidanzato con una sua compagna di scuola, mica Elisabetta stava con lui.
Anzi, quando mi sono lasciato con Elisabetta, poi mi sono fidanzato con
una sua amica, che a sua volta era un'altra compagna di scuola di mio
figlio."
Santillo rimase scioccato dalle risposte disinvolte di Gaucci e senza
pensarci, spontaneamente, formulò la sua ultima domanda: "E se
fosse stata maschile la classe di tuo figlio, cosa avresti fatto?"
EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0:
BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"
Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno
decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su
Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading.
SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !
LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
Cromo esavalente nella Dora a Torino
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato