FRANCIA
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LA VITA A SCROCCO

 

 

 

 

KERVIEL, UN FURBETTO DELL’ARRONDISSEMENT O VITTIMA DEI POTERI FORTI? - CON 5 ANNI DI GALERA E LA RESTITUIZIONE ALLA SUA BANCA 4,9 MLD, LA SOCGÉN SI AUTO-ASSOLVE COME VITTIMA DEL SISTEMA BANCARIO - MA LA MAGGIORANZA DEI FRANCESI HA ELETTO KERVIEL A CAVALIERE DELL’ANTIPATIA POPOLARE VERSO LE BANCHE SANGUISUGHE - FIN DALL’INIZIO È STATO CHIARO CHE IL TRADER NON SI È MESSO IN TASCA NEPPURE UN CENTESIMO…

Domenico Quirico per "La Stampa"

 

Jérôme Kerviel che in due anni ha visto passare per le mani circa cinquanta miliardi di euro, che ha assaggiato fino alla feccia gli splendori e poi le miserie dell'idolo d'oro, la Borsa, oggi, dopo la disgrazia, lavora come tecnico informatico: duemila e trecento euro il mese. Per ripagare le perdite inflitte alla Société Générale dove svolgeva il ruolo di trader, fraudolentemente ha stabilito il tribunale, ovvero 4 miliardi e 900 milioni di euro, questo trentenne dovrebbe sottomettersi a una totale schiavitù per 177.536 anni.

Pena (i 5 anni aggiuntivi di prigione al confronto sembrano niente) così severa da essere inapplicabile: «stravagante» l'ha definita con qualche proprietà il perplesso leader centrista François Bayrou.

 

Colpevole dunque: totalmente, profondamente e soprattutto in modo solitario sanziona la sentenza di uno scandalo finanziario che ha rischiato di trascinare nel fondo un colosso del sistema bancario francese, e ha fatto da sinistro antefatto alla Grande Crisi che azzoppa tuttora l'Occidente. Questo «ragazzo gentile», come lo ha dipinto il suo avvocato, è secondo i giudici di Parigi un manipolatore, uno scroccone, un falsificatore spregiudicato e arrogante che ha ingannato la sua banca, mosso da un folle desiderio di trasformare pezzi di carta e speculazioni azzardose in oro.

«Oltrepassando il quadro del suo mandato e prendendo posizioni speculative all'insaputa della Societé Générale e in proporzioni gigantesche» striglia la sentenza, sempre scortato dagli sciacalli del «sangue freddo e del cinismo» con cui «ha portato una minaccia all'ordine economico mondiale». Addirittura.

La condanna di Kerviel automaticamente assolve il sistema bancario. Che trova un colpevole cosmico dunque. La scelta era chiara. Una punizione mite ne avrebbe fatto la vittima del Sistema speculativo, una pedina che la banca ha sollecitato, coperto, aiutato fino al momento in cui guadagnava per poi ripudiarlo quando il miracolo si è rivelato falso, di cartapesta.

 

Come ha sostenuto ostinatamente lui nel processo, ribaltando l'accusa; nessun pentimento, nessuna ritrattazione ma semmai una chiamata di correo. La mancanza di rimorso ha evidentemente avvelenato il giudice. Kerviel era difeso dal principe del foro francese, Olivier Metzner. Salvo miracoli in appello, assai improbabili, la catastrofe di ieri ne ridimensiona ampiamente la fama di invincibilità.

La Francia ha osservato, incredula, uno dei suoi «eroi» senza voce, imbambolato, ascoltare immobile la sentenza. Sì, perché la maggioranza dei francesi lo ha eletto a cavaliere senza macchia dell'antipatia diffusa verso le banche, eterni nemici che ti graffiano con le scadenze di un mutuo, la avidità delle spese di un conto corrente anche il più modesto, la avarizia degli interessi.

Stretto alla gola dalla peggiore crisi di questi anni che ne mette in dubbio la solidità e gli immancabili destini economici, mobilitato dalle invettive di un presidente populista che indica nel capitalismo Borsaiolo l'affamatore della Francia operosa e risparmiatrice, il francese medio ha sostenuto Kerviel sul web, nei blog, lo ha ringraziato di aver «assottigliato» i forzieri troppo colmi di questi banchieri arroganti e che hanno sempre ragione. Cinque miliardi evaporati, «ben fatto Jérôme!». Dimenticando generosamente che quei soldi erano i loro.

 

Ma fin dall'inizio è stato chiaro che questo figlio di un fabbro, senza grandi scuole nel curriculum, senza master di qua e di là, ma che lavorava 24 ore su 24, non si è messo in tasca neppure un centesimo. Miliardi sono passati nei suoi conti, prima nella voce attivi poi sciaguratamente trasmigrati in quella delle passività, senza che restasse impigliato nelle dita nulla: niente amanti in gran pompa, nessuna auto di lusso, niente vacanze ai Caraibi.

Un travet della speculazione, con i soliti fine settimana a Pont -l'Abbé in Bretagna, ottomila abitanti, a smaltire l'uggia guardando il mare e a sentire le chiacchiere delle clienti della madre, pettinatrice, che facevano gli occhi languidi a questo beau garçon che si stava facendo strada a Parigi.

E allora avanti con le magliette con la scritta merci Kerviel che continuano a fare il pienone su internet, i gruppi di sostegno che stragiurano sulla sua innocenza e gridano adesso, scandalizzati, al complotto dei «grossi», dei ricchi dei «Lor Signori».

Kerviel, nonostante una sentenza così assoluta e senza dubbi, resta un enigma. Perché bisogna arrampicarsi tra le vette e i precipizi di una odissea un po' tragica e un po' patetica, una storia del nostro tempo, di un provinciale che arriva a Parigi come tanti, con la valigia gonfia di sogni e si immerge nella giungla delle torri della Défense, il più grande quartiere d'affari d'Europa, la Manhattan parigina. E' il mondo che fa sbigottire dell'alta finanza dove con un clic del computer, se hai le chiavi di accesso, puoi ramingare tra i miliardi, da un capo all'altro del pianeta, tentare l'impossibile.

 

Poi un giorno la Gerarchia della Societé Générale, quello che veglia su tutto dall'undicesimo piano, paternalista e implacabile, che apprezza la sua fedeltà all'ambizione, la sua ubbidienza, dichiara che anche per lui la caccia al Graal è aperta: prova anche tu, tenta, guadagna, moltiplica, fatti prendere da questa ossessione che come uno spino, come un chiodo ti lavora dentro.

Anche se non hai il diploma delle Grandi scuole e sei un travet di provincia. In fondo il denaro è una democrazia che si può addomesticare. «Mi sono sentito scivolare - ha scritto Kerviel in un precoce, forse troppo precoce libro di memorie - volevo riuscire a tutti i costi».

 

Voglia di rivincita sociale spinta alla follia? Il bisogno di una mente infantile che ha continuamente necessità di riconoscenza? O semplicemente il meccanismo, la Macchina che lo ha sfruttato cinicamente spingendolo ai limiti e anche oltre? Nessuno si è mai accorto che ormai Kerviel lievitava in un mondo totalmente virtuale, una bolla d'aria e di zeri in cui le cifre non avevano alcun significato reale?

Non bisogna dimenticare che in quel periodo, secondo la Banca dei regolamenti internazionali, si scambiavano 370 mila miliardi di dollari sul mercato a trattativa. Che cosa erano in fondo i quasi 50 miliardi di euro che sono passati tra le mani di Kerviel? Briciole.

Nonostante la condanna il protagonista della «truffa del secolo» (ma quante volte si è usata questa definizione ?) non è stato condotto in carcere. Resta libero in attesa dell'appello. Intanto il suo salario sarà confiscato, salvo il necessario per la casa e il cibo. Poi sarà la Société Générale che dovrà decidere se essere clemente.

 

 

[06-10-2010

 

 

AIR FRANCE: ANNUNCIATA A DIPENDENTI MAXI PERDITA DA 1,3 MLD...
(Adnkronos)- Conti in profondo rosso per Air France nell'esercizio 2009-2010. Secondo quanto riferito da 'Le Figaro', la compagnia ha annunciato al comitato d'impresa una maxi perdita di 1,3 miliardi per l'esercizio che si chiude a fine marzo. Questa cifra, sottolinea il quotidiano, non sarebbe una sorpresa dal momento che 'Air France ha progressivamente preparato gli animi'.

Il 10 febbraio scorso, presentando i risultati relativi al terzo trimestre, l'aviolinea aveva annunciato perdite sui 9 mesi di 788 milioni di euro e prevedeva, nel quarto trimestre, perdite operative in linea con quelle dello scorso anno. Il conto, dunque, e' presto fatto: aggiungendo ai 788 milioni dei primi nove mesi dell'esercizio i 574 milioni persi nel quarto trimestre dell'esercizio del 2008-2009 si arriva a 1,36 miliardi di euro.

E', comunque, la prima volta che la cifra di 1,3 miliardi di euro viene annunciata pubblicamente al personale della compagnia. Si tratta di perdite dieci volte piu' grandi del passivo di 129 milioni di euro del precedente esercizio e bisogna riandare al 1993, quando Air France perse 8 miliardi di euro, per ritrovare una perdita di analoga entita'.

26.02.10

AIR FRANCE VERSO UNA PERDITA RECORD...
A. Ger per " Il Sole 24 Ore "
- I mercati l'hanno presa malissimo facendo perdere al titolo oltre il 10%. I risultati del terzo trimestre di Air France Klm ci dicono che l'industria del trasporto aereo non ha ancora superato la crisi e che la situazione almeno per il prossimo trimestre, come sottolinea la compagnia in un comunicato, "resta difficile". Sia la perdita netta che quella operativa sono state superiori al previsto, rispettivamente a 295 e 245 milioni di euro. Sembra lontanissimo il tempo, in cui, poco più di un anno fa, il colosso olandese riusciva a completare trionfalmente l'estenuante trattativa con Alitalia diventandone l'azionista di riferimento.

La crisi è cieca, come la fortuna, e non ha risparmiato nessuno: Air France Klm si appresta a chiudere l'anno (al 31 marzo) probabilmente con una perdita senza precedenti, intorno se non superiore al miliardo di euro. La speranza condivisa dagli analisti, grazie a qualche segnale positivo nel cargo e dal rallentamento del calo dei ricavi unitari in rapporto ai posti disponibili, è che si sia quasi toccato il fondo.  

12.02.10

 

LA TRUFFA DI JEROME KERVIEL CONTINUA A PESARE SUI CONTI DI SOCIÉTÉ GÉNÉRALE...
Pierre Briançon per "la Stampa" - Le difficoltà del passato continuano a pesare sulle speranze di Société Générale in un futuro migliore. La banca francese ha dichiarato che svaluterà di 1,4 miliardi di euro il proprio portafoglio di asset a rischio. Questa operazione ridurrà l'utile netto dell'ultimo trimestre 2009, che rispetto al miliardo di euro atteso dagli analisti avrà un valore solo leggermente positivo.

Gli investitori hanno scelto di vedere il bicchiere di SocGen mezzo vuoto, e hanno reagito alla notizia penalizzando l'azione del 4%. È anche possibile, tuttavia, che così facendo la banca inizi a uscire dal tunnel degli asset tossici. La gran parte della svalutazione - 1,2 miliardi di euro - riguarda il portafoglio di debiti collateralizzati della banca, rappresentati da prestiti immobiliari concessi per l'acquisto di edifici residenziali negli Stati Uniti. Poiché il mercato immobiliare americano continua a lanciare ciò che la banca definisce eufemisticamente «segnali contrastanti», SocGen ha deciso di essere più rigorosa nelle sue ipotesi di valorizzazione. Finora ha svalutato di oltre la metà il suo portafoglio di Cdo su Rmbs da 6 miliardi.

 

La maggiore esposizione di SocGen agli asset tossici è la ragione principale per cui il prezzo dell'azione della banca è più basso rispetto ai titoli delle rivali. Nel 2009 le azioni SocGen sono salite del 40%, mentre quelle della rivale Bnp Paribas hanno raddoppiato il valore. Il nuovo management ha sottoposto a un programma di recupero le attività corporate e investment banking, che nel 2008 avevano subìto una perdita pesante a causa della frode del trader Jerome Kerviel. Però SocGen ha deciso di allocare meno capitale all'attività aziendale.

Inoltre, il venir meno dei forti ricavi tratti dai titoli a rendimento fisso nel 2009 sta facendo emergere aree tuttora problematiche. SocGen rimane ottimista per il 2010, considerando le buone performance operative della maggior parte delle proprie divisioni. Ma ha anche avvertito che, nel quarto trimestre, gli accantonamenti complessivi per i debiti in sofferenza resteranno elevati, in linea con i livelli precedenti.  

15.01.10

 

FRANCIA: A FINE NOVEMBRE DEFICIT RAGGIUNGE 143,3 MLD...
(Adnkronos) - A fine novembre il deficit statale francese ammonta a 143,3 miliardi di euro contro 66,6 mld di euro nello stesso periodo dell'anno precedente. Lo rende noto il ministero del Budget francese in un comunicato precisando che il deficit sara' 'lievemente inferiore ai 140 miliardi' nel 2009 grazie 'alle entrate fiscali registrate a dicembre che sono diminuite meno rispetto alle attese'.

 

Al 30 novembre le spese si attestano a 329,7 mld di euro (contro 315,8 mln un anno fa) mentre le entrate nette ammontano a 203 mld, in calo rispetto ai 256,7 mld dello stesso periodo del 2008.  

 

 

 

NEL BUIO DELL’EUROTUNNEL LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO – UN GUAIO DIETRO L’ALTRO NELLA BREVE STORIA DELLA GALLERIA SOTTO LA MANICA CHE UNISCE PARIGI A LONDRA – DAI 400MILA PICCOLI RISPARMIATORI FRANCESI CHE HANNO PERSO MOLTI RISPARMI, ALLE CHIUSURE E INCIDENTI (L’ULTIMO SABATO SCORSO) CHE NE SCALFISCONO DI CONTINUO LA REPUTAZIONE…

Leonardo Martinelli per "Il Sole 24 Ore"

 

Una ricerca disperata: un posto qualunque per Londra. Nel senso che da Parigi c'è chi si è addirittura imbarcato su voli per Milano, Madrid o Zurigo, per poi da lì volare alla destinazione finale, la capitale inglese. E da Londra lo stesso. In entrambe le città la ricerca affannosa di voli aerei alternativi o ancora di un posticino sui vecchi pullman, che a Calais o a Dover scivolano sui vecchi traghetti. Perché i modernissimi Eurostar, Tgv di ultima generazione, fiori all'occhiello della tecnologia francese, non circolano più attraverso il tunnel sotto la Manica. Maledetto Eurotunnel.

 

Quella parola provoca ancora sussulti in tante famiglie di Francia, che alla fine degli anni Ottanta si fecero convincere a mettere i loro soldi in quell'opera faraonica, presentata come un investimento senza rischi, roba da noiosi padri di famiglia. Per 400mila piccoli risparmiatori Eurotunnel, azione che crollò, mentre la società restava in bilico sull'orlo del fallimento, si trasformò in un incubo.

Soltanto a partire dal 2007 l'azienda è stata risanata e il titolo ha ripreso rapidamente quota, compensando (ma solo in parte) le perdite degli investitori. Sembrava tutto filasse liscio, finalmente. Ma l'11 settembre 2008 il ribaltamento di un camion, trasportato su una delle navette che passano ogni giorno attraverso il traforo, provocò un incendio che lo devastò. Ci vollero parecchi mesi per ritornare alla normalità. Maledetto Eurotunnel.

 

Quell'incidente era stato forse dimenticato. Ma la maledizione non sembra avere fine. La notte fra venerdì e sabato scorsi uno dietro l'altro tre Eurostar si sono bloccati dentro l'Eurotunnel con il motore piantato. Altri due convogli, sopraggiunti subito dietro, hanno rallentato precipitosamente. Ebbene, 2mila passeggeri in panico: in certi casi ci sono volute 17 ore per tirarli fuori da quel buco. Ma quando finirà questa maledizione? «No, non parliamo così. E poi questa volta non abbiamo alcuna responsabilità. Anzi, se non ci fossimo stati noi quei treni sarebbero ancora lì dentro » osserva Pascal Sainson, direttore operativo di Eurotunnel, alle spalle alcune notti insonni.

 

Facciamo una premessa. La società Eurotunnel gestisce il traforo e anche il traffico delle navette, che permettono il passaggio di auto e camion. Ma non i treni passeggeri, che fanno riferimento a Eurostar, una società che ha laSncf,l'ente ferroviario francese, come azionista di maggioranza. E quella notte da dimenticare «a tirare fuori gli Eurostar in panne sono state le nostre locomotive diesel Krupp - continua Sainson - che abbiamo comprato proprio per affrontare questo tipo di emergenze ». Insomma, la vecchia, affidabile tecnologia tedesca.

Ma perché gli Eurostar si sono bloccati? A causa della neve. La neve? Ma in quelle pianure fra Parigi e Calais nevica sempre d'inverno. «Quest'anno le precipitazioni sono state eccezionali - aggiunge Sainson - ma è già capitato che gli Eurostar si siano fermati per la stessa ragione: la neve entra nel motore e fa andare in tilt il sistema di ventilazione. Diciamolo una volta per tutte: è un problema endemico, strutturale di quei treni. Lo abbiamo detto così tante volte».

In effetti le navette in questi giorni hanno continuato a circolare perché provviste di un altro sistema di raffreddamento, più efficace. Da Eurostar, al riguardo, non arrivano commenti. «Abbiamo iniziato un'inchiesta interna - ha sottolineato ieri Richard Brown,direttore generale dell'azienda - e durerà qualche settimana». Ieri Nicolas Sarkozy è andato su tutte le furie. Ha convocato Guillaume Pépy, numero uno di Sncf. Alla fine l'annuncio: a partire da oggi, martedì, il traffico passeggeri dovrebbe essere parzialmente ripristinato.

Forse due convogli su tre normalmente in circolazione saranno operativi. Anche se il ritorno alla normalità è previsto solo dopo Natale. E la caccia alle alternative (aereo o pullman) continua.

 

Se anche la colpa fosse tutta di Eurostar (e, di riflesso, di Alstom, il costruttore di questi fantastici Tgv ad hoc per la linea, dal design accattivante), siamo sicuri che l'immagine di Eurotunnel non venga colpita, anzi abbattuta ancora una volta? «Speriamo che questo non succeda», conclude Sainson. Ma forse non ne è convinto, neppure lui. Nell'immaginario collettivo francese quest'opera, voluta così fortemente dai suoi politici (molto meno da quelli di oltre Manica), ha sempre rappresentato una scocciatura.

François Mitterrand cercò a più riprese di convincere Margaret Thatcher a finanziare il traforo del secolo con i soldi pubblici di entrambi i paesi. Finché la Lady di ferro gli sbatté in faccia una frase eloquente: «Not a public penny».

Così la costruzione dell'opera iniziò nel 1987 finanziata esclusivamente con soldi privati, alla fine di provenienza francese per l'80 per cento. E per metà in arrivo dalle tasche dei piccoli risparmiatori, perlopiù di provincia: per loro sottoscrivere quegli aumenti successivi di capitale di Eurotunnel era come acquistare i bond dello stato, una passeggiata.

L'inaugurazione del traforo avvenne in pompa magna nel 1994: tre gallerie parallele di 50 chilometri, 39 dei quali sotto il mare. Neanche i giapponesi erano riusciti a fare altrettanto. Furono Mitterrand (alla fine del suo regno) ed Elisabetta II (di cappello a larghe falde munita) a presiedere la cerimonia. Piccolo dettaglio: i costi, negli anni, erano lievitati in maniera preoccupante dai 7,5 miliardi di euro previsti a 16. Eurotunnel si indebitò a livelli irragionevoli.

Già dal 1997 la società finì sull'orlo della bancarotta. Vivacchierà per un decennio, maledetta dai piccoli azionisti francesi, che non la smetteranno mai di protestare davanti al portone dorato dell'Eliseo. Nella primavera 2007 il nuovo ammi-nistratore delegato, Jacques Gounon, un manager davvero capace, riuscì a rinegoziare il debito (nove miliardi di euro) del gruppo. E finalmente un colpo di fortuna per Eurotunnel. Perché da lì a qualche mese sarebbe scoppiata la crisi dei subprime e Gounon non sarebbe mai riuscito a strappare le stesse condizioni. E la salvezza.

All'inizio di quest'anno per l'esercizio 2008 l'amministratore delegato è riuscito perfino a offrire il primo dividendo agli azionisti: quattro miseri centesimi per titolo, pur sempre un simbolo. Dopo, però, a causa della crisi economica, i conti si sono di nuovo deteriorati. Adesso il patatrac natalizio di Eurostar. Ma quando finirà?

 

 

 

[22-12-2009]  

 

 

COME IN UN FILM - La lista di 3.000 evasori trafugati e venduti al governo francese - dal bancario-talpa fa litigare Berna e Parigi – spionaggio per amore: la talpa nel 2008 decide di procurarsi i soldi per il divorzio mettendo a frutto le banche dati di Hsbc… - -

Corriere della Sera

L'ironia della storia è che la Svizzera creò il segreto bancario negli Anni 30 per difendersi dallo spionaggio francese (e tedesco). Ora però è sempre lo spionaggio che sta disfacendo il muro di riservatezza degli istituti elvetici e dei loro clienti stranieri. Il risultato è una lista di tremila nomi di evasori rubata e poi finita nelle mani del governo di Parigi, a costo di relazioni diplomatiche con Berna sul filo della rottura.

 

IL CASO
La vicenda ruota intorno a un 37enne franco-italiano delle Alpi Marittime, Hervé Falciani. Sposato, una figlia, ufficialmente informatico, Falciani alla sede di Ginevra della banca britannica Hsbc svolgeva un'attività fra le poche in crescita in questi anni di crisi: setacciava milioni di dati riservati sulla clientela, in cerca di informazioni commercialmente utili.

Tutto funziona bene dal 2001 al 2006, quando l'uomo si innamora della vicina d'ufficio franco-libanese Georgina Mikhael. Secondo quanto risulta dall'inchiesta in corso in Svizzera, la coppia di amanti nel 2008 decide di procurarsi i soldi per il divorzio di lui mettendo a frutto le banche dati di Hsbc.

I due volano a Beirut e cercano di vendere a quattro istituti l'accesso ai dati su più di 100 mila clienti di Hsbc. Per farlo, fingono di lavorare per una fantomatica società Palorva di Hong Kong di cui creano persino un sito internet. Il sospetto è che la banca dati in vendita sia stata ottenuta piratando migliaia di fax di istruzioni dei clienti di Hsbc per l'acquisto o cessione di fondi.

Ma alla giustizia francese, Falciani dirà che ha ricavato tutto grazie a una falla nei sistemi di sicurezza di Hsbc che lui stesso aveva segnalato ai propri superiori. Nemmeno Jérôme Kerviel, il trader-pirata di Société Générale, aveva irriso fino a questo punto la sua banca.

A Beirut - secondo quanto risulta dall'inchiesta in corso- i due amanti negoziano, arrivano vicini a un accordo, ma non estraggono un solo euro. È a quel punto che la loro strategia cambia e passa dai rapporti con le banche a quelli con i servizi segreti europei.

Prima Falciani si rivolge al Bnd, il servizio segreto civile di Berlino. Una mail anonima che arriva ai tedeschi offre così «la lista completa dei clienti di una delle prime cinque banche private, basata in Svizzera, e l'accesso al suo sistema informatico».

Si giustificherà Falciani, che ora si è rifugiato in Francia: «Non avevo tutti quei dati. Era un messaggio per stabilire un dialogo, volevo aiutare nella lotta all'evasione». L'avance ai tedeschi aveva un senso, perché la Germania ha già usato liste rubate al Liechtenstein di sospetti evasori fiscali. Ma Berlino declina e subito Falciani contatta la Dnef, il servizio della polizia finanziaria di Parigi.

 

È la fine del 2008 e ormai il tempo stringe. I telefoni di Georgina sono controllati, la spia bancaria è braccata e si rifugia nel Sud della Francia (con moglie, figlia e banca dati al seguito). Lì viene fermato e interrogato, accetta di cooperare con il giudice di Nizza Eric de Montgolfier.

Sulla talpa Berna ha piazzato una richiesta di estradizione ma per ora non riavrà il suo uomo. Il resto degli eventi è confuso anche per Le Monde, che ha ricostruito l'intera vicenda, ma in agosto di quest'anno il ministro del Bilancio francese Eric Woerth annuncia: «Abbiamo i nomi di tremila francesi con conti a Ginevra».

Vengono dalla lista di Falciani, il quale assicura di non aver ricevuto alcun compenso per cederli. Ma per i tremila sospetti evasori e per il presidente elvetico Hans-Rudolf Merz, furibondo, è una magra soddisfazione.

 

 

 

[22-12-2009]

 

 

MONTA LO SCONTENTO TRA I DIPENDENTI DI FRANCE TELECOM...
Anais Ginori per "la Repubblica" -
Un nuovo atto d´accusa contro France Telecom. Questa volta è la società di consulenza Technologia, a cui è stata affidata l´indagine interna dopo la serie di suicidi dei dipendenti, che attacca il management. Gli esperti tracciano un quadro drammatico.

Deterioramento delle relazioni personali, ambiente di lavoro teso e talvolta violento, degrado della salute fisica e mentale di alcuni lavoratori. Sono i risultati delle risposte al questionario distribuito nelle scorse settimane ai 102.000 impiegati in seguito ai 32 suicidi in due anni. Ha risposto quasi il 78% dei dipendenti. Le condizioni di lavoro a France Telecom, per gli esperti, «sono nettamente più sfavorevoli rispetto a qualsiasi altra azienda in Francia».

[16-12-2009]  

 

 

QUANTO COSTI, SARKò – SE IL CAV AVEVA ESAGERATO A DARE UN PASSAGGIO AD APICELLA, SARKO’ E CARLà FAN DI MEGLIO! - LE “SPESE PER LA COMUNICAZIONE E PROMOZIONE” DELL’IMMAGINE DEL NANO DELL'ELISEO AMMONTANO A 7,5 MLN € (DEI FRANCESI) – COSA AVRANNO MAI COMPRATO? SPULCIANDO TRA I CONTI SPUNTERà ANCHE LA CREMA ANTI-CELLULITE DI CARLà?...

Cristiano Gatti per "il Giornale"

Qui abbiamo fatto storie quando Berlusconi diede un passaggio, sull'aereo pubblico, al musico del cuore Apicella. Costo dell'operazione, zero: il volo comunque era previsto. Abituati a scandalizzarci per così poco, dovremmo ritenerci molto fortunati - almeno una volta, almeno per questo - di non essere cittadini francesi. Lì, a chiusura del 2009, i conti in tasca al presidente stanno scatenando il risentimento generale.

Nicolas Sarkozy e la signora Carla Bruni sono sotto accusa per gli esorbitanti investimenti di denaro statale sulla propria immagine. Sette milioni e mezzo di euro: per dirla tutta e capirla meglio, sono quindici miliardi del vecchio conio. Di fronte a simili gesti, il passaggio ad Apicella diventa scandalo da Giovani Marmotte.

Il quotidiano "Le Parisien", che s'è tolto lo sfizio di quantificare l'attività autopromozionale dell'Eliseo, ha immediatamente catturato le attenzioni dell'opinione pubblica. Addentrandosi nei numeri, la gente fatica a credere. Bastano le prime anticipazioni. Per dire: Sarko non nasconde di voler rivoluzionare la comunicazione presidenziale, ma l'idea modernista del sito internet è costata quest'anno 500mila euro, il doppio dell'anno scorso, il triplo del 2007. Cittadini di Parigi e allevatori dell'Alsazia concordemente si chiedono: ma cosa diavolo ci mette in quel sito, le pepite virtuali?

Ma c'è di più. Frugando nei conti, bohémien del Lungosenna e contadini della Borgogna apprendono che dalle casse pubbliche sono usciti 50mila euro anche per sviluppare il sito della signora Carla, sito costato 50mila euro. Scontata la domanda: ma che cosa ci mette la Bruni nel sito? Soprattutto: è così fondamentale, per la storia di Francia, che Carla Bruni abbia un sito finanziato dalle casse statali? Nel complesso, senza personalizzare: ma quanto ci costa, diavolo, la superba immagine di questa coppia stellare?

Proviamo a immedesimarci. Noi, che ci scandalizziamo per l'aerostop ad Apicella. Napolitano e Berlusconi, tirando le somme di fine anno, ci vengono a raccontare che per la propria immagine spendono 7,5 milioni di euro. L'immagine è una materia molto vasta e molto vaga: nessuno però è così tordo da non comprendere che proprio per questo consente di marciarci alla grande. In quanto italiani, coviamo già abbastanza rancore per i conti della nostra politica e delle nostre rappresentanze parlamentari: sinceramente, sette milioni e mezzo per la sola immagine ci provocherebbero molto dolore.

Una volta tanto, e chissà quando mai ricapiterà, possiamo guardare la Francia a testa alta. Napolitano ha cominciato - con molta fatica, ma ha cominciato - la cura dimagrante del bilancio presidenziale. Bisogna dargliene atto. Quanto a Berlusconi, via, persino Di Pietro e Travaglio possono riconoscerlo. Avrà mille difetti, ma sulle note spese non gli si può rinfacciare niente.

Lo strappo veloce ad Apicella, va bene: ma è a tutti gli effetti una barzelletta. Ai livelli più alti, quando le spese richiedono molti zeri, il premier rompe brutalmente da anni la luminosa tradizione dei profittatori altolocati di Palazzo Chigi. Usa un'abitazione sua, usa personale suo, mangia di suo. Quando invita regine e capi di Stato, apre senza problemi i suoi salotti privati, a Roma o in Costa Smeralda. Quanto alle spese d'immagine, certo ne ha: basti pensare, direbbe la satira, a parrucchieri, medici e truccatori. Ma per quanto ci faccia sorridere, questa vanità da giovanottone ha un pregio straordinario: a noialtri non costa un euro.

Con i sette milioni e mezzo scuciti ai contribuenti francesi per la propria immagine, singola e di coppia, Sarkozy e sua moglie non possono sottrarsi ai dubbi più fastidiosi. Quindici miliardi di lire sono tanti, per un capitolo di spesa così effimero e impalpabile. Davvero il sospetto è che nel calderone dell'immagine finiscano anche la bicicletta al carbonio di Sarko e la crema depilante della signora Carla («Immagine fisica»).

Magari non è così, ma sarà dura spiegare euro per euro. Ai primi di gennaio, la Corte dei conti si occuperà di questo. Di spulciare le uscite, una ad una. La curiosità è enorme: se le premesse sono i due siti internet da 550mila euro, il resto può riservare qualunque sorpresa.

Qualche sospetto di avere eletto una famiglia abbastanza costosa, del resto, i francesi l'hanno avvertito già mesi fa, quando proprio la Corte dei Conti rilevò uscite esorbitanti durante il semestre di presidenza europea. Ora, le spese d'immagine. Questi capitoli così sfuggenti, almeno all'immaginazione popolare, tipo «Immagine», «Pubbliche relazioni», «Promozione e comunicazione», già rilasciano un senso di futile e di superfluo, soprattutto quando costano cifre ingenti. Ma ancora più amara, oggi come oggi, sta rivelandosi la scoperta di una tassa tutta francese. Devono pagarsi i dritti d'immagine.

[15-12-2009] 

 

 

 

L’ORÉAL SHAMPOO SOAP – VINCE LA GENEROSISSIMA VECCHIA : MADAME BETTENCOURT, GRANDE AMICA DI VALORI, NON VERRÀ MESSA SOTTO TUTELA – ORA IL SUO GIGOLÒ GAY HA MOLTI OCCHI PUNTATI ADDOSSO: “HO RIFIUTATO A LUNGO I DONI DI LILIANE” (MA POI SE LI È INTASCATI) – “DARÒ VITA A UNA FONDAZIONE, MI PIACEREBBE CAMBIARE UN PO' LA SOCIETÀ” (MA VA LÀ)…

Leonardo Martinelli per "il Sole 24 Ore"

Liliane Bettencourt, la donna più ricca di Francia, ha vinto un primo round nella dura battaglia che l'oppone alla figlia. Ieri il tribunale di Neuilly-sur-Seine ha rifiutato di metterla sotto tutela, come richiesto pochi giorni fa da sua figlia Françoise Bettencourt- Meyers, che l'accusa di sperperare il patrimonio familiare a suon di doni strepitosamente generosi a favore del suo entourage, in particolare di François-Marie Barnier, fotografo del jetset parigino.

VALORI CON MADAME BETTANCOURT

Le ostilità, comunque, non si placano: domani la procura di Nanterre dovrà decidere se dare inizio a un processo penale vero e proprio contro Barnier, sulla scia delle accuse di circonvenzione di incapace, che provengono ancora da Françoise, unica erede di Liliane, pure del controllo del gruppo di famiglia, L'Oréal, numero uno mondiale della cosmetica. Intanto il fotografo ha rotto il suo silenzio, rilasciando ieri un'intervista a Le Monde. Definisce Liliane, che frequenta assiduamente, «lucida», «una donna libera », «che rompe le convenzioni ».

Come ammesso da Olivier Metzner, avvocato di FrançoIse, la richiesta di mettere sotto tutela Liliane, 87 anni, è stata rigettata dai magistrati, perché non accompagnata dai necessari certificati medici. In effetti la signora ha sempre rifiutato di sottoporsi a perizie da parte di esperti nominati dai tribunali, anche nel quadro dell'inchiesta preliminare avviata sulla base delle accuse di Françoise contro l'amico inseparabile della madre. Liliane ha presentato certificati, che la riconoscono sana di mente, ma rilasciati solo da medici scelti direttamente da lei.

Non è chiaro se questa prima mossa del tribunale di Neuillysur- Seine influenzerà i magistrati di Nanterre, che domani prenderanno la loro attesissima decisione (anche dall'Eliseo): dare il via o meno a un processo, che potrebbe avere riflessi, almeno indi-rettamente, sul futuro di uno dei gruppi industriali più importanti di Francia.
Liliane ha regalato, sotto forma di assegni, assicurazioni, case, dipinti e altri "presenti", qualcosa come un miliardo di euro a François-Marie Barnier.

«Sono doni che a lungo ho rifiutato», si è difeso il fotografo, personaggio assai stravagante della rive gauche parigina, omosessuale dichiarato. Sta di fatto che, alla fine, ha intascato. Cosa farà di tutti quei soldi? «Finanzio già un centro di traumatologia per bambini qui a Parigi. E poi darò vita a una fondazione. Voglio aiutare i giovani che hanno voglia di fare qualcosa, ma ne sono impediti da questo mondo di gente in giacca e cravatta: solo perché sono gay, arabi, neri, bianchi o che ne so. Mi piacerebbe cambiare un po' la società».

 

 

[10-12-2009]

 

 

 

L'INTESA SARKOZY-BROWN: SÌ A UN PATTO MONDIALE SULLE BANCHE -
Da "La Stampa" - Il presidente francese Nicolas Sarkozy e il premier britannico Gordon Brown hanno auspicato un patto mondiale di ampio respiro per meglio regolamentare il sistema bancario internazionale in un intervento congiunto sull'edizione di giovedi del Wall Street Journal.

Nel testo anticipato dall'Eliseo, Sarkozy e Brown affermano che, dopo la crisi finanziaria, è necessaria una intesa che possa costituire «una sintesi sia delle responsabilità del sistema bancario sia del rischio che presenta per il quadro economico nel suo insieme». Sarkozy e Brown dicono di apprezzare il ruolo di pioniere avuto dall'Europa «nella ristrutturazione del nostro sistema bancario» e «nella messa a punto di un nuovo forum di cooperazione economica come il G20», oltre che nelle altre misure prese per impedire che la recessione mondiale si aggravasse.

Il presidente francese e il premier britannico propongono tra l'altro l'introduzione di una «tassa straordinaria sui bonus che nel 2009 sono stati in parte il risultato dell'appoggio fornito dagli stati al sistema bancario». Sarkozy e Brown, che oggi avranno un incontro bilaterale a Bruxelles prima dei lavori del Consiglio europeo, auspicano anche un maggiore coordinamento a livello mondiale per impedire che la ripresa sia messa a repentaglio dalla volatilità dei cambi.  

12.12.09

 

È SEMPRE PIÙ BERLU-SARKÒ – IL CAGNOLINO DI CARLA BRUNI IN PIENO DELIRIO DA RE SOLE: CENSURA SULLA SATIRA CONTRO IL FIGLIO CHE DOVEVA GUIDARE L’EPAD, SPARITI DAL WEB I VIDEO DEL PROGRAMMA INCRIMINATO – E INTANTO IL NANO DELL'ELISEO FINISCE NEI GUAI PER UNA DOCCIA: TROPPO RICCA LA RISTRUTTURAZIONE DEL GRAND PALAIS…

1 - SARKÒ BLOCCA SATIRA SUL FIGLIO «FANTOCCIO»...
Elmar Burchia per Corriere.it

La loro arma? La presa in giro, la satira pungente, l'ironia. I personaggi presi di mira: attori, politici e sportivi. È il popolarissimo Les Guignols de l'info, un puppet show francese che fa satira con le marionette. E in queste ultime settimane il protagonista indiscusso dello show non poteva che essere Jean Sarkozy, figlio del presidente francese Nicolas e l'affaire della candidatura alla presidenza dell'Epad, l'ente pubblico che gestisce il quartiere parigino degli affari della Defense.

 

I video in rete che prendono in giro il rampollo 23enne sono spariti. «Censura», accusa senza mezzi termini la stampa d'Oltralpe. Da palazzo nessun commento. "Les guignols de l'info" di Canal+ si rifà con successo alla leggendaria trasmissione settimanale sulla tv inglese "Spitting Image", dove personaggi pubblici vengono presi in giro con pupazzi di gomma che sputano frasi irriverenti contro tutto e tutti.

E come nel Regno Unito anche in Francia nessuno si salva da una satira anche crudele. Ora ha fatto la sua comparsa anche Jean Sarkozy, secondo figlio del presidente, al secondo anno di giurisprudenza, che ha dovuto rinunciare alla testa del più grande quartiere d'affari europeo, dopo il terremoto provocato negli ambienti politici e le accuse di nepotismo.

 

Per nulla contento dell'irriverenza sulla tv, a quanto sembra, è stato papà Sarkò. «I Guignols hanno oltrepassato la linea», avrebbe detto il presidente stando a quanto riporta il giornale satirico "Le Canard Enchaîné". Di più: a quanto sembra Nicholas Sarkozy avrebbe chiesto la testa del vice direttore di Canal+ Rodolphe Belmer. Per ora sono spariti di colpo dal web tutti i filmati con gli sketch del figlio. Non vi è più traccia sui portali quali YouTube e Dailymotion. Ora l'intera Francia si chiede: la rete Canal+ si è sottomessa alle pressioni arrivate dall'Eliseo o è in atto un sorta di autocensura?

 

2 - SPESI 245MILA EURO AL GRAND PALAIS DI PARIGI - IL PRESIDENTE NEI GUAI PER LA DOCCIA...
Dal "Corriere della Sera" - Nuove controversie per Nicolas Sarkozy, questa volta per una doccia. Il deputato dell'opposizione René Dosière ha accusato il presidente francese di aver speso 245 mila euro per essersi fatto costruire una doccia al Grand Palais di Parigi in occasione del vertice dell'Unione mediterranea del 2008, quando la Francia aveva la presidenza di turno dell'Unione europea. L'Eliseo nega, precisando che la cifra è servita per ristrutturare otto sale riunioni per i 43 leader del vertice. Resta il fatto che la Francia, nel suo semestre Ue, ha speso la cifra record di 170 milioni di euro.

 
[29-10-2009]

 

 

 

A FUROR DI POPOLO, DOPO 15 GIORNI DI SFANCULAMENTI E MANIFESTANTI CON LE BANANE IN MANO, IL SARKOZINO È STATO COSTRETTO A RINUNCIARE ALLA GUIDA DELLA DÉFENSE – “NON VOGLIO UNA VITTORIA MACCHIATA DA UN SOSPETTO DI QUESTA PORTATA” – IL TAPINO SARÀ "SOLTANTO" CONSIGLIERE…

Giampiero Martinotti per "la Repubblica"

 

L´indignazione popolare, le proteste politiche, i commenti negativi di tutta la stampa possono produrre effetti e non restare lettera morta, perlomeno Oltralpe: dopo quindici giorni di polemiche, Jean Sarkozy ha rinunciato alla presidenza della Défense, il più grande centro d´affari europeo. Lo ha annunciato ieri sera in un´intervista televisiva, con sobrietà e intelligenza: «Non voglio sospetti».

E a chi ieri ha manifestato nella capitale con in mano delle banane il figlio del presidente ha di fatto teso la mano per dire che la Francia non è una Repubblica delle banane. Il gran gesto è arrivato al Tg delle 20, del tutto inatteso.

 

Oggi, il consiglio generale degli Hauts-de-Seine nominerà il suo nuovo consigliere di amministrazione nell´Epad, l´organismo che gestisce la Défense. Un avvenimento che ha scatenato i media di tutto il mondo, tanto che si sono accreditati ben duecento giornalisti. Il giovane Sarkozy sarà candidato a quel posto e sarà sicuramente eletto (la destra ha 30 consiglieri su 45). Ma il 4 dicembre non sarà candidato alla presidenza dell´Epad e in questo modo mette fine a tutte le polemiche, cominciate due settimane fa.

 

Nei giorni scorsi, in un´intervista al Figaro, il padre aveva dato l´impressione di voler tenere duro e aveva respinto le accuse di nepotismo: «Attraverso mio figlio vogliono colpire me». Ma i sondaggi erano categorici: due terzi dei francesi trovavano più o meno scandaloso l´arrivo del giovane Sarkozy all´Epad e anche i simpatizzanti di destra erano in maggioranza contrari. Il ventitreenne studente di Legge fuoricorso ne ha preso atto.

Visibilmente emozionato, ha spiegato su France 2 le sue ragioni: «Ho ascoltato quel che si è detto: non voglio una vittoria macchiata da un sospetto di questa portata. E´ una decisione che ho preso da solo». Senza parlarne con il capo dello Stato? «Non ho parlato con il presidente, ne ho parlato con mio padre», ha risposto, insistendo tuttavia sul carattere personale della sua decisione: «Quando si fa politica, si ascolta la gente. Non sono né sordo né cieco, faccio una scelta dettata dalla ragione».

Al tempo stesso, Jean Sarkozy ha risposto ai suoi contestatori: «La mia candidatura ha provocato una vera campagna di manipolazione e di disinformazione. Si è parlato di intrighi, di manovre, di cose false. Non corro dietro agli onori». Essendo stato eletto al consiglio generale, ha spiegato, la mia candidatura al vertice dell´Epad era legittima. Ma di fronte alla tormenta ha preferito fare un passo indietro.

 

Una decisione saggia, subito accolta con soddisfazione dall´opposizione di sinistra e con un certo sollievo nella maggioranza. Da giorni, il caso Sarkozy Jr. era oggetto di chiacchiere e lazzi , nei salotti come nei caffè. I parlamentari di destra avevano lanciato l´allarme ed echeggiato l´ira dei loro elettori, alimentata anche dalle disavventure del ministro della Cultura, Frédéric Mitterrand. E i termini ricorrenti erano quelli di nepotismo, di Repubblica delle banane. Un clima malsano cui Jean Sarkozy ha messo fine ieri sera. Da solo, dice lui, ma sicuramente con la benedizione del padre.

 
[23-10-2009]

 

 

 

LA FRANCIA BOICOTTA LE FERROVIE DI STATO (MORETTI DEVE "RINGRAZIARE" LUCHINO) - ECCO IL "MADE IN ITALY" DEI FURBETTI DI "ITALIA FUTURA": LE FERROVIE FRANCESI, SNCF, POSSONO ENTRARE TRANQUILLAMENTE CON IL 20% NELLA SOCIETÀ NTV CREATA DA DELLA VALLE-MONTEZEMOLO-PUNZO, INTESA, GENERALI, BOMBASSEI E SCIARRONE)

Sandro Iacometti per "Libero"

Mauro Moretti lo va dicendo da tempo. «I francesi vogliono venire da noi, ma noi non possiamo andare da loro». Nessuno, però, lo ha mai preso troppo sul serio. Anzi, qualcuno lo ha pure accusato di parlar male dei cugini d'Oltralpe solo perché si sono alleati con Montezemolo per fare concorrenza alle Fs.

 

Tutto può essere. Poi, però, accade che il colosso Veolia metta in vendita la divisione Cargo, che i tedeschi rinuncino alla gara, che le Fs italiane siano l'unico candidato e che alla fine, come per incanto, spunti fuori una cordata guidata dalle ferrovie di Stato francesi che si pappa tutto il boccone.

Vabbé, si è detto, ci avranno pensato all'ultimo e avranno fatto l'offerta migliore. Evviva il mercato. Poi, però, accade ancora che i francesi mettano a gara la tratta fra Milano e Parigi, che oltre alle Fs ci siano solo aziende minori e che, quando la vittoria sembra ormai in tasca, le autorità di controllo d'Oltralpe se ne escano sostenendo che il gruppo italiano non ha le carte in regola. Coincidenze, sicuramente. Sta di fatto che «loro vengono da noi, ma noi non possiamo andare da loro».

Facciamo un po' d'ordine. Le ferrovie francesi, Sncf, sono entrate tranquillamente con il 20% nella società Ntv creata da Luca Cordero di Montezemolo (38,4% Della Valle-Montezemolo-Punzo, 20% Intesa-Sanpaolo, 15% Generali, 5% Bombassei e 1,6% Sciarrone) per duellare sull'alta velocità italiana dal 2011.

 

Anche le Fs di Moretti, come si usa fare in un regime di concorrenza, hanno pensato di espandersi all'estero. In Germania tutto è andato liscio. Trenitalia ha acquistato la maggioranza (51%) del capitale della società tedesca TX Logistik AG, la seconda principale impresa ferroviaria privata nel settore merci, e ha rafforzato la sua presenza nel Nord Europa.

Poi, è arrivata l'occasione Veolia Cargo. Prima dell'estate tutto sembrava fatto. A sorpresa, agli inizi di settembre, il gruppo francese Veolia Environement sceglie di vendere alla cordata composta da Sncf (attraverso Geodis) ed Europorte 2, l'impresa che gestisce la galleria sotto la Manica. Trenitalia non solo resta a bocca asciutta, ma si becca anche la concorrenza dei francesi in casa attraverso le attività italiane di Veolia Cargo.

 

Si arriva così alla Milano-Torino-Lione-Parigi, che dal 13 dicembre, in base alla decisione di Parigi di liberalizzare le tratte transfrontaliere, dovrà aprirsi ai privati. L'occasione è ghiotta perché le Fs potrebbero fare concorrenza a Sncf su una delle sue linee più redditizie, dove il rivale francese realizza margini intorno al 25%.

La gara è partita lo scorso aprile, apparentemente senza problemi e senza concorrenti in grado di impensierire Trenitalia. Mercoledì scorso la doccia fredda: la Epsf (la società francese che si occupa di rilasciare le autorizzazioni) fa sapere al quotidiano Les Echos che «ciascun nuovo entrante deve ottenere un certificato di sicurezza e un'autorizzazione per il materiale rotabile. In entrambi i casi ci sono state riunioni di lavoro durante l'estate, ma le Fs non hanno depositato ufficialmente alcun dossier».

Insomma, secondo i francesi Moretti avrebbe chiesto di partecipare alla gara e poi si sarebbe dimenticato di consegnare la documentazione. Le Fs, ovviamente, assicurano di aver presentato la richiesta per il rilascio del certificato addirittura nel maggio 2008. Bizzarro? Forse, come dice Moretti, è semplicemente che «loro vengono da noi, ma noi non possiamo andare da loro». Montezemolo, in ogni caso, ringrazia.

 
[16-10-2009]

 

 

 

LA COMPAGNA CARLÀ NON HA RIEN DE RIEN DA DIRE SUL REGALETTO DELLA DÉFENSE AL SARKOZINO DI 23 ANNI - LA FRANCIA SI INCAZZA – NEPOTISTA LUI? NEANCHE PER SOGNO! SUO FIGLIO È UNA POVERA VITTIMA “IN PASTO AI LUPI” – L’EREDE JEAN CI METTE DEL SUO:“DEVO ANDARE IN ESILIO PER AVERE IL DIRITTO A CANDIDARMI?”…

Domenico Quirico per "La Stampa"

L'erede»; «il principe Jean», più banalmente «il figlio di papà»: ai francesi comincia a venire la fisima della dinastia. Dopo Nicolas c'è un altro Sarkozy che avanza a passi da lupo, un intransigente con tatuato nella coscienza un articolo ferreo: prendere il potere. E deciso come il babbo a fare in fretta, forse troppo in fretta.

Perché il popolo, come accade in tutti i Paesi rigidamente repubblicani, comincia a porsi qualche domanda politica per queste scorbutiche sequenze di Sarkozy. I giornali inglesi hanno scomodato addirittura la simoniaca decadenza dell'Impero romano: e se la République fosse invece sul punto di assomigliare a quelle approssimative «democrazie» africane?

Già: stavolta questo biondissimo dottrinario della Poltrona ha esagerato: a 23 anni, con in tasca un miserrimo diploma, al secondo faticoso anno di giurisprudenza, è lecito essere posti a capo di una società che ha 150 mila dipendenti e 3,3 milioni di metri quadrati di uffici? Unica garanzia: l'aureola del volere paterno.

Perché il giovanotto è candidatissimo alla guida dell'«Epad, l'Etablissement public d'Aménagement de la Défense, ovvero l'ente che gestisce il più grande quartiere di affari d'Europa. Un regno di 160 ettari tra Puteaux e Courbevoie a cui se ne aggiungeranno altri 430 per recente decisione presidenziale. A dicembre il giovanissimo erede in scalpitante parcheggio al consiglio generale degli Hauts-de-Seine dovrebbe diventarne presidente.

È roba di famiglia visto che Sarkozy ne è stato in passato presidente. L'elezione è una formalità perché l'Ump è stramaggioritario, ma non tutti sembrano d'accordo. Sul Web, dove si è addensato un uragano di ironie, insulti, sberleffi. Ma anche nella classe politica. Compresi i deputati dell'Ump.

E lui, l'erede? Si difende, anzi contrattacca: «Devo andare in esilio per avere il diritto a candidarmi?». Si presenta come vittima perfino dell'antisemitismo (la moglie è ebrea) e annuncia: «Non mi spavento. Quanto alla laurea mi do da fare ma non è facile conciliare tutto, e poi quello che conta non è il pezzo di carta ma il mio mestiere». Che evidentemente è fare il Presidente.

Il contrattacco, ieri, è partito anche dal padre, anche se per allusioni. In visita a un liceo per spiegare la sua riforma delle superiore, il presidente ha ricordato che l'istituzione dei licei, nel 1802, ha sottolineato che significò «la fine dei privilegi di nascita». Privilegi che non riguardano certamente il figlio. Nepotismo? Ma quando mai, il figlio è una vittima: «Non è mai giusto per qualcuno essere dato in pasto ai lupi».

Il «presunto» nepotismo coincide però con una serie di impicci, rovesci, marce indietro. A metà del mandato Sarkozy inanella errori. I ministri moltiplicano le gaffe: Mitterrand azzoppato dal suo romanzo pedofilo, Kouchner che ha osato manifestare disaccordo con il presidente sull'Iran, Besson fatto a pezzi in un libro della ex moglie abbandonata.

Lo strombazzato piano Attali per la riforma dello Stato è stato gettato in qualche cassetto. Neppure la politica estera gli sorride: la battaglia per riformare il capitalismo è snobbata da tutti, l'Africa degli amici dittatori si fa tentare dai cinesi. E il premio Nobel Obama non ha voluto riceverlo alla Casa Bianca.

 

 
[14-10-2009]

 

 

 

QUI PARIGI! DAVID DE ROTSCHILD, IL BANCHIERE DEI BANCHIERI, PRESENTA CON IL 'LOGGIONISTA' ANTOINE BERNHEIM E L'INTRUFOLONE TARAK BEN AMMAR, IL LIBRO DI GIANCARLO ELIA VALORI - NON FINISCE QUI, IN PLATEA: GALATERI, RENÈ CARRON (CREDIT AGRICOLE), ZALESKI E FITOUSSI - DE ROTSCHILD: "IL MONDO È PASSATO VICINISSIMO AL BARATRO - SFIORATO IL FALLIMENTO BANCARIO"

 

Tullio Giannotti per ANSA

LIBRO DI VALORI 

Antoine Bernheim, David de Rotschild e Tarak Ben Ammar hanno presentato questa sera a Parigi, 'Il futuro è già qui, al fianco del suo autore Giancarlo Elia Valori, nel corso di una serata di prestigio all'Ambasciata d'Italia. Per la presentazione francese dell'opera di Valori, già vincitrice del Premio Ischia Mediterraneo 2009, era presente un parterre 'top' del mondo dell'economia.

Il dibattito, che ha spaziato dagli scenari dell'attuale crisi mondiale, alle prospettive del Mediterraneo, ai principali temi internazionali, è stato introdotto dall'Ambasciatore d'Italia a Parigi, Giovanni Caracciolo di Vietri.

«Il futuro è già qui - ha detto l'ambasciatore - è un esercizio intellettuale complesso, che nasce da conoscenze profonde dell'autore in materia di economia, di politica, di relazioni internazionali, militari e di sicurezza. Non un libro 'da comodino, ma un'opera che reclama l'attenzione costante del lettore, che deve essere studiata, analizzata e deve essere oggetto di riflessioni».

Riflessioni e attenzioni che i tre rappresentanti del mondo economico al fianco di Valori hanno proposto ad un pubblico nel quale erano presenti fra gli altri il presidente del Consiglio di amministrazione della Saint-Gobain, Jean-Louis Beffa, il direttore dell'Ice di Parigi, Leonardo Radicati, il presidente di Telecom Italia, Gabriele Galateri e il presidente di Credit Agricole, Renè Carron.

Il produttore Ben Ammar ha proposto riflessioni a tutto campo, soprattutto su temi di politica internazionale, come la pace in Medio Oriente, il Mediterraneo e l'immigrazione. Sul Medio Oriente, ha sottolineato che il Nobel al presidente Barack Obama è stato «un modo di dire al presidente del più grande paese del mondo, fate in modo che l'anno prossimo si raggiunga la pace in Medio oriente».

Sul Mediterraneo ha ricordato come il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi abbia fatto «quello che mai nessuno aveva fatto prima, ha chiesto scusa per il passato dell'Italia in quel paese». Ed è questa la chiave, ha aggiunto, per risolvere anche i problemi di immigrazione: «il diritto a spostarsi, a viaggiare ha sempre fatto parte dell'umanesimo. Se l'Africa non conosce l'Europa, un giorno avremo tutti capi che non hanno viaggiato, come Saddam o Ahmadinejad».

Per il presidente di Generali, Antoine Bernheim, «se si arriva a scambi importanti» fra l'Europa e l'Africa, «si ridurranno i flussi migratori e ci sarà maggior sviluppo nei paesi africani». Bernheim ha discusso anche un tema forte del libro di Valori, il futuro del petrolio: «non sarei così pessimista - ha detto - io penso che abbia ancora un futuro, anche se il prezzo del barile dovrebbe essere un pò più alto». Quanto alla crisi, per Bernheim si tratta di un problema «più grave del riscaldamento climatico» e «il pessimismo di Valori è più che giustificato».

Il banchiere David de Rotschild ha osservato che «il mondo è passato vicinissimo al baratro» con questa crisi e che «è stato sfiorato il fallimento del sistema bancario. Ora - ha aggiunto - anche se il sistema bancario non è del tutto sano, ne è globalmente uscito». Per Rotschild, il mondo, dopo la caduta, si trova «in piano» ma non ancora all'uscita dalla crisi: «non bisogna fare gli ottimisti ad ogni costo. Fin quando si distruggono posti di lavoro non possiamo dire di avere la crisi dietro le spalle».

Valori ha parlato di alcuni temi forti del suo libro, in cui - ha detto - «ho analizzato uno per uno, nella loro realtà attuale e nelle loro future implicazioni, gli elementi essenziali attorno ai quali ruotano i destini dell'umanità: il petrolio, la crescita demografica dei paesi in via di sviluppo, l'invecchiamento della popolazione del mondo occidentale, il riscaldamento globale e le attività finanziarie».

L'opera, ha ricordato non dimentica aspetti «ideologici, culturali e religiosi» come la minaccia del fondamentalismo islamico, le ambizioni della Russia, l'ascesa di Cina e India e «soprattutto, il ruolo importante dell'Italia in Europa e nel bacino del Mediterraneo». Il futuro, per Valori, è «scrutare il mondo 'nelle nebbie del domanì», ha detto con riferimento «al titolo di un vecchio libro di Johann Huizinga». Un'attività che ha voluto divulgare con la sua opera e che «finora è stata un esercizio intellettuale utile ma ristretto a piccoli gruppi di intellettuali e di decisori politici ed economici».

 
[13-10-2009]

 

 

 

 

FANGHIGLIA SARKÒ – CARO FIGLIOLETTO FANCAZZISTA FUORICORSO, TI NOMINO "CAPO" DELLA DÉFENSE! – A SOLI 23 ANNI JEAN SARKOZY GESTIRÀ IL QUARTIERE DEGLI AFFARI (2.500 AZIENDE E 150.000 LAVORATORI) – LA FRANCIA SI RIBELLA – E CARLÀ CONFESSA: “SONO IN ANALISI DA 8 ANNI”…

Giampiero Martinotti per "La Repubblica"

Prima di essere eletto presidente della Repubblica, aveva detto di volere nomine «irreprensibili», ma stavolta Nicolas Sarkozy ha smentito se stesso: la designazione di suo figlio Jean, 23 anni, alla guida del più importante centro d´affari europeo è talmente eccentrica da aver sollevato un´ondata di proteste e di sarcasmi che il capo dello Stato, forse, non si aspettava.

Una petizione lanciata su internet ha raccolto in poche ore 28 mila firme, la stampa estera censura la scelta e non risparmia gli sberleffi, sul web le caricature di Jean Sarkozy fioriscono e mettono alla berlina padre e figlio. Perfino la tv cinese, anche se una delle meno adatte a dar lezioni di democrazia, ha ironizzato sulla vicenda.

Il "delfino", com´è stato soprannominato, è considerato troppo giovane per prendere le redini dell´organismo che controlla e promuove lo sviluppo della Défense, il polo d´affari voluto da De Gaulle alle porte della capitale.

Studente fuoricorso alla facoltà di Giurisprudenza, consigliere generale a Neuilly-sur-Seine (la ricchissima cittadina che è stata feudo elettorale del padre), il giovanotto non nasconde le sue ambizioni e naturalmente chiede di non essere giudicato in base all´anagrafe. Ma il caso è troppo plateale per non suscitare un pandemonio: la Défense accoglie la sede sociale di 2 mila 500 aziende e nel quartiere lavorano 150 mila persone.

La destra, ovviamente, ha giustificato la scelta: «Il ragazzo ha forse più talento di suo padre alla stessa età», si è spinto a dire uno zelante amico della famiglia. Ma qualcuno, coperto dall´anonimato, è stato più sincero: «Il nepotismo non è una novità». E nelle truppe parlamentari si nota qualche sbandata. Le ultime scelte presidenziali sono considerate poco «leggibili» per l´elettorato moderato.

A sinistra, invece, tutti sparano a zero: «Che si occupi dell´interesse del Paese invece di sistemare suo figlio», dice Ségolène Royal. Altri citano Berlusconi («cosa si direbbe se mettesse i suoi figli alla guida di un organismo pubblico») e accusano Sarkozy di voler mantenere il controllo sul dipartimento di Neuilly (Hauts-de-Seine), il più ricco del paese. Il leader centrista François Bayrou ha addirittura paragonato la Francia di Sarkozy all´Impero romano.

La vera campagna contro la nomina di Sarkozy junior, prevista il 4 dicembre, è tuttavia quella lanciata su internet. Con goliardia e ironia, sta letteralmente travolgendo la rete: oltre alla petizione, il microblog su Twitter dedicato al "delfino" è il più visitato Oltralpe. Caricature e disegni si sprecano, Jean Sarkozy viene candidato a tutto: da segretario dell´Onu ad allenatore della Nazionale o a modello per il busto di Marianna.

E su Facebook vogliono per lui il Nobel: «In pochi mesi ha reso il sorriso ai francesi e d´ora in poi lavorerà al futuro della Défense, quartiere fondamentale per la pace nel mondo».

2- CARLA BRUNI SI RACCONTA IN UN FILM "SONO IN ANALISI DA OTTO ANNI"
Da "La Repubblica" - Bella, ma tormentata, Carla Bruni confessa di essere sotto analisi da otto anni. La moglie del presidente francese ed ex modella racconta la sua esperienza in "La prima seduta", un film diretto da Gerard Miller, psicanalista molto presente sulle tv francesi. Per la prima volta, nel film la Bruni parlerà dei risvolti più intimi e personali della sua vita e di come è cambiata la sua esistenza da quando è diventata la moglie del presidente francese Nicolas Sarkozy, conosciuto e sposato in meno di quattro mesi.

 
[13-10-2009]

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk