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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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11. BERNARD
ARNAULT CI RIPROVA CON KENZO...
Le. M. per "Il Sole 24 Ore" - No, Bernard Arnault non vende più. Il
patron del colosso Lvmh stava cercando di liberarsi da tempo della
griffe Kenzo, da lui acquisita nel 1993. Perché, diciamolo, il marchio
non si era mai ripreso dalla partenza del maestro Kenzo Takeda. Crédit
Agricole si era occupata dell'affaire per conto di Arnault e qualcuno si
era perfino fatto avanti per comprare una società che è ritornata al
pareggio nel 2007, ma non riesce ancora a generare utili significativi.
Ebbene, nel pieno
di una fase di rilancio del lusso a livello mondiale, Arnault ha
cambiato idea e ha deciso di provarci anche con Kenzo. In questi giorni
dovrebbe sostituire James Greenfield, amministratore delegato da soli
due anni, con Eric Marechelle. Antonio Marras, il sardo stilista del
marchio? Non ne è ancora stato deciso il destino. Il suo stile
etnico-cerebrale-chic, comunque, non ha mai convinto monsieur Arnault.
E, apparentemente, neppure la clientela.04-01-2011]
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TUNISI: ITALIA E
FRANCIA CHIUDONO GLI OCCHI SULLA CORRUZIONE DEL REGIME DEL PRESIDENTE
BEN ALI. EVITANO DI FARE PRESSIONI...
Da "la Repubblica" - Il regime di Ben Ali è «sclerotico e corrotto» in
balia della famiglia «quasi mafiosa» del presidente: parola
dell´ambasciatore Usa Robert F.Godec. Nei dispacci firmati nel 2008 e
2009 Godec punta il dito anche contro l´Italia, sottolineando che
«mentre alcuni europei sono d´accordo con noi, Paesi chiave come Francia
e Italia hanno evitato pressioni su Tunisi (sul tema riforme e
corruzione ndr.). Dovremmo impegnarci per fargliele fare». 09-12-2010]
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"SARKOZY PRONTO
AL DIALOGO CON LE FARC PER RIPORTARE IN LIBERTÀ LA BETANCOURT"
Da "la Repubblica" - Un Sarkozy ossessionato dalla liberazione di Ingrid
Betancourt, che voleva ottenere anche a costo di pagare un riscatto e di
incontrare di persona il capo delle Farc Manuel Marulanda, detto
Tirofijo: è il ritratto del presidente francese che emerge dai file di
WikiLeaks pubblicati ieri dal Paìs. I documenti raccontano che il leader
francese gestì la crisi prima di tutto in coordinamento con il
presidente americano George W. Bush e poi con il governo della Colombia:
pensava infatti che si sarebbe potuti arrivare a uno scambio di
prigionieri, con il guerrigliero Simòn Trinidad, in prigione negli Stati
Uniti, rilasciato in cambio della Betancourt.
I file in
questione sono stati inviati a Washington dalle ambasciate a Bogotà e a
Parigi: risalgono al periodo precedente alla morte di Marulanda, nel
marzo 2008. La liberazione della donna arrivò qualche mese dopo grazie a
un´operazione delle forze speciali colombiane che si travestirono da
operatori umanitari per arrivare agli ostaggi.
L´ambasciatore
americano a Bogotà racconta che Sarkozy coinvolse anche la Spagna e la
Svizzera nei suoi tentativi di liberare la ex candidata alle
presidenziali della Colombia. Fernando Cepeda attribuisce l´ossessione
di Sarkozy per la Betancourt a motivi interni alla politica francese. In
particolare, la donna era compagna di scuola e amica personale dell´ex
primo ministro Dominique de Villepin: Sarkozy voleva liberarla e voleva
che il suo ruolo nell´operazione fosse molto chiaro «per dimostrare che
poteva arrivare a raggiungere gli obiettivi che invece erano sfuggiti a
de Villepin», suo acerrimo rivale di partito.
09-12-2010]
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SARKOZY E L’AEREO
PER LA SUOCERA - LE “PARISIEN” INCARTA NICOLAS E CARLÀ: SONO PARTITI PER
UN VIAGGIO IN INDIA, PAGATO DAI GOVERNI, CON TRE AEREI E UNO STUOLO DI
AMICI E PARENTI, TUTTI OSPITATI IN ALBERGHI DA FAVOLA - L’ “AIR SARKÒ
ONE”, L’AEREO DEL PRESIDENTE APPENA INAUGURATO, NEANCHE POTEVA
ATTERRARE, E NE È STATO PORTATO UNO IN PIÙ SOLO PER LE GITE PRIVATE AL
TAJ MAHAL - NEL GRUPPO VACANZE, MAMMA BRUNI-TEDESCHI, UNA MODELLA AMICA
DI CARLA, IL TIZIO CHE LI HA FATTI CONOSCERE, E VARI “DELEGATI” PER
MANCANZA DI PROVE…
Giampiero
Martinotti per "la
Repubblica"
Chi paga? Chi si
accolla le spese personali di un viaggio ufficiale in India? Il viaggio
di Nicolas e Carla Sarkozy in India suscita interrogativi e pettegolezzi
a non finire. L'ultima rivelazione è arrivata ieri dal Canard enchaîné
l'aereo presidenziale era troppo grosso per atterrare ad Agra, dove il
capo dello Stato, la moglie e una parte del seguito sono andati a
visitare il mausoleo di Taj Mahal e la città imperiale di Fatehpur
Sikri.
E così il capo
dello Stato è arrivato in India con ben tre velivoli: l'Airbus A330
ribattezzato "Air Sarko One", appena messo in servizio e
superattrezzato, e due Falcon 7X. Il primo segue sempre il presidente e
serve in caso di guasto dell'aereo ufficiale. Il secondo sarebbe stato
invece utilizzato con il solo scopo di portare i Sarkozy e i loro amici
in visita privata ad Agra. Tre aerei per un solo viaggio suscitano,
ovviamente, più di una domanda e soprattutto commenti più o meno
sarcastici.
Il trasporto aereo
non è stato l'unico oggetto di polemica di un viaggio che la stampa
indiana ha seguito da vicino soprattutto a causa della presenza di Carla
Bruni e delle sue presunte preghiere per avere un secondo figlio. Il
Parisien si è infatti chiesto chi abbia pagato le spese per soggiornare
ad Agra all'Oberoi Amar Vilas, hotel che promette ai suoi ospiti un
trattamento da maraja.
Nella folta
delegazione figuravano il pubblicitario Jacques Séguéla, che ha
presentato l'ex top model al presidente; l'avvocato Thierry Herzog; la
giornalista Christine Ockrent, amministratore delegato di France 24 e
moglie di Bernard Kouchner, ex ministro degli Esteri; Marisa
Bruni-Tedeschi, madre della First Lady; Farida Khelfa, ex modella e
testimone di nozze di Carla.
Secondo l'Eliseo,
nella visita indiana "non c'era una parte privata in senso stretto. Si è
trattato di un invito delle autorità indiane, altrimenti il presidente
non sarebbe necessariamente andato ad Agra e Fatehpur Sikri".
Sempre secondo il
Parisien, i collaboratori di Sarkozy avrebbero fatto sapere che il
governo indiano ha pagato tutte le spese alberghiere della coppia
presidenziale e "di un numero limitato di invitati". Quali? Mistero. Le
spese della Ockrent sarebbero state pagate da France 24, il resto
sarebbe invece a carico del contribuente: il personale di sicurezza e i
tre aerei, compreso quello arrivato in India solo per portare i Sarkozy,
la mamma e gli amici a vedere uno dei siti patrimonio mondiale
dell'umanità. 09-12-2010]
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TARALLUCCI E
SHAMPOO - Alla fine ha vinto la figlia. Nonostante l’88enne Liliane
Bettencourt resti azionista di maggioranza (31%) dell’Oréal, è la 57enne
Françoise a vincere la guerra che tre anni fa lei stessa dichiarò alla
madre e soprattutto al suo dominante amico, il finocchio-chic Banier -
GLI azionisti SI ERANO STUFATI E VOLEVANO UN AZIONISTA FORTE E STABILE -
BANIER SI CONSOLA CON UN MILIARDUCCIO, MA RESTANO ANCORA IN BALLO LO
SCANDALO DEL MINISTRO WOERTH E IL FINANZIAMENTO ILLECITO A SARKÒ…
Stefano Montefiori
per il "Corriere
della Sera"
Alla fine ha vinto
la figlia. Nonostante gli avvocati ripetano che l'accordo annunciato
ieri «non prevede né vincitori né vinti», nonostante l'88enne Liliane
Bettencourt resti azionista di maggioranza (31%) dell'impero dei
cosmetici l'Oréal, è la 57enne Françoise Bettencourt Meyers a vincere la
guerra che tre anni fa lei stessa dichiarò alla madre e soprattutto al
suo invadente amico, il fotografo François Marie Banier.
Nell'affaire
partito come lite famigliare e diventato poi uno scandalo capace di
sfiorare l'Eliseo, la Bettencourt figlia ottiene sostanzialmente tutto
ciò che ha sempre chiesto: l'allontanamento di Banier (e del gestore
Patrice de Maistre e del fiscalista Fabrice Goguel) dall'entourage della
madre, il suo riavvicinamento a una donna alla quale in passato era
«attaccata come un'ostrica», e la nomina del marito Jean-Pierre Meyers a
capo della holding di famiglia «Tethys», nella quale entrano anche i
figli Nicolas e Jean-Victor. Liliane e Françoise, che abitano una di
fronte all'altra sui due lati di una stradina nel quartiere Saint James
di Neuilly, il sobborgo chic di Parigi, ieri sera si sono di nuovo
incontrate dopo oltre tre anni di silenzi e di carte bollate.
«Liliane
Bettencourt e Françoise Bettencourt Meyers si sono riavvicinate per
mettere termine ai conflitti che hanno turbato la vita famigliare - si
legge nel comunicato -. Hanno deciso di guardare all'avvenire e hanno
preso, di comune accordo, tutte le disposizioni necessarie». Questo
significa che la figlia Françoise rinuncia alle cause intentate contro
la madre (per farla interdire) e i suoi collaboratori (accusati di
essere dei profittatori) .
L'inquietante
François Marie Banier, 63 anni, che era solito salire in camera della
«sua donnona» (come la chiamava lui ) senza farsi annunciare, esce una
volta per tutte dal gioco, in grado comunque di consolarsi con il
miliardo di euro racimolati negli anni in appartamenti, quadri,
contanti.
La linea
ereditaria della famiglia è salva, le armi del secondo azionista Nestlé
(straniero e quindi inviso al governo francese) si spuntano, il colosso
L'Oréal può partire «alla conquista di un miliardo di nuovi
consumatori». Restano lo scandalo Woerth, e il sospetto che la signora
Liliane, oltre che all'amico stravagante, abbia dato troppi soldi alla
campagna elettorale del futuro presidente della Repubblica, Nicolas
Sarkozy
7-12-10
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AFFAIRE BETTENCOURT, FIGLIA RINUNCIA A CAUSA LEGALE CONTRO BANIER...
(Adnkronos) - Françoise Bettencourt-Meyers, la figlia
dell'ereditiera di L'Oreal, Liliane Bettencourt, rinuncia alla causa
legale avviata nei confronti di François-Marie Banier, sospettato dalla
figlia di aver approfittato delle debolezze della madre. Lo hanno
annunciato oggi i rispettivi avvocati.
L'avvocato di
François-Marie Banier, che non ha voluto svelare i dettagli dell'accordo
che sarebbe stato trovato, sottolinea alla radio francese 'France Info'
che e' stato trovato un 'accordo rapido e facile' tra le parti.
Françoise
Bettencourt-Meyers e Liliane Bettencourt, afferma alla radio francese
'Rtl' Olivier Metzner, l'avvocato dell'ereditiera, 'si sono
riavvicinate' e hanno deciso 'di mettere la parola fine alla procedura
che le opponeva'. L'accordo, sottolinea, prevede che Banier e il
consulente finanziario, Patrice de Maistre, 'vengano allontanati' e che
Banier 'rinunci a quello che gli era stato promesso'. Ora, conclude
Metzner, madre e figlia, 'che hanno ribadito il loro attaccamento a
'L'Oreal'', 'si ritroveranno, in tutta serenita'' prima di Natale.
06-12-2010]
8. PAROLA FINE PER
L'AFFAIRE BETTENCOURT, ORA DIVENTA CASO WOERTH...
(Adnkronos) - Con l'annuncio della pace fatta tra
Françoise Bettencourt-Meyers e Liliane Bettencourt si conclude la
'faida' 'familiare' dell'affaire. Ora i riflettori sono puntati
sull'aspetto politico del caso. Il trasferimento del caso dal Tribunale
di Nanterre a quello di Bordeaux deciso dalla Corte di Cassazione lo
scorso 17 novembre, quindi, riguardera' ormai esclusivamente gli aspetti
legati all'ex ministro del Lavoro, Eric
Woerth.
Il primo luglio il
processo, che si doveva tenere davanti al Tribunale di Nanterre, e'
stato rinviato 'sine die'. Il giudice ha chiesto ulteriore informazioni
in seguito alle rivelazioni di meta' giugno e delle registrazioni
telefoniche clandestine effettuate dal maggiordomo dell'ereditiera, tra
maggio 2009 e maggio 2010, nelle quali si sente il gestore del
patrimonio di Liliane, Patrice de Maistre, parlare di sospette manovre
per aggirare il fisco francese e imbarazzanti connessioni con l'Eliseo e
alcuni ministri, tra cui Eric Woerth. 06-12-2010]
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- LE MONDE
KARACHI-GATE - DE
VILLEPIN AL GIUDICE: NESSUN LEGAME TRA TANGENTI E
ATTENTATO, MA SONO "FORTEMENTE CONVINTO" DEL
FINANZIAMENTO ILLECITO DELLA CAMPAGNA BALLADUR
http://bit.ly/gPf6M0
- Dominique de
Villepin era segretario generale dell'Eliseo nel 1995,
durante la campagna elettorale Balladur che avrebbe
beneficiato di fondi neri, fatti tornare in Francia
dalle tangenti pagate al Pakistan per assicurarsi una
commessa da 850 mln $
STRAGE DEL VOLO
RIO-PARIGI DEL 2009: AIR FRANCE ACCUSA AIRBUS E THALES,
RICOMINCIANO LE RICERCHE NELL'ATLANTICO
http://bit.ly/hyX2aH
26-11-2010]
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SARKÒ SULLA
GRATICOLA PER IL KARACHI-GATE - TRA PERQUISIZIONI E
SEGRETI DI STATO APPOSTI DAL GOVERNO IN CARICA, CONTINUA
IL PROCESSO CHE LEGHEREBBE LE TANGENTI PAGATE NEL 1994
DALLA FRANCIA AL PAKISTAN A UN ATTENTATO MORTALE A
KARACHI NEL 2002, COME VENDETTA DEI SERVIZI PACHISTANI
PER LO STOP ALLE BUSTARELLE DECISA DA CHIRAC - E
COINVOLGE SARKOZY, CHE AVREBBE FATTO TORNARE FONDI NERI
A PARIGI PER FINANZIARE LA CAMPAGNA DI BALLADUR
ATTRAVERSO SOCIETÀ OFFSHORE
Domenico
Quirico per "La
Stampa"
Se non ci fossero
quegli undici morti sarebbe uno scandaletto, tangenti e
affari d'armi di diciassette anni fa, l'ammontare
addirittura ancora in franchi, archeologia giudiziaria,
figurarsi. Archeologici anche due supposti protagonisti,
Chirac, ex presidente e Balladur, ex primo ministro,
ormai pensionati.
E invece ci sono
purtroppo quegli undici morti, tecnici e ingegneri
navali francesi, innocenti, che nulla sapevano di
tangenti, di traffici sudici e che erano a Karachi per
lavorare, per seguire la messa a punto dei sommergibili
venduti dalla Francia al Pakistan. E che un giorno,
maggio del 2002, sul bus che li portava ai cantieri,
furono squartati da una bomba. Al Qaeda: sentenziarono
ai quattro venti i servizi francesi e pachistani. Era il
dopo 11 settembre, in piena guerra al terrorismo che in
quell'angolo del mondo aveva già allora la prima linea.
Nessuno dubitò, allora.
E invece 17 anni dopo,
quelle undici bare, che rientrarono avvolte dal
tricolore, hanno trasformato una vecchia vicenda in un
affaire in cui vi è molto di fosco e di losco, e che può
salire fino ai gradini del Palazzo, ovvero l'Eliseo.
Perché in fondo al tunnel giudiziario che tra omissioni,
mezze verità, e soprattutto il segreto di stato cercano
di illuminare due magistrati, inutile nasconderlo, c'è
l'ombra di Sarkozy.
Il suo nome è stato
evocato nelle indagini, mescolato in qualche modo a
tangenti e retro-tangenti versate con società di comodo.
Ma è difficile discernere il probabile dal possibile, il
sentito dire di dati di fatto. Colpa, bisogna dirlo, del
«segreto di stato» che occhieggia e intralcia a ogni
passo.
All'inizio di tutto un
colpo grosso della industria militare francese, la
quarta del mondo: la «Direzione delle costruzioni
navali» controllata dallo Stato, vende nel 1995 tre
sottomarini Agosta ai pachistani: 850 milioni di euro di
oggi. Successo rivendicato con trombe e tamburi (eran
tempi di coabitazione) dall'esecutivo di centrodestra,
ovvero Balladur e il suo braccio destro Sarkozy,
ministro del bilancio e animatore della campagna per le
presidenziali del premier, deciso a soffiare la
candidatura al suo nemico implacabile, Chirac.
Si versano, come vuole
l'uso, 83 milioni di euro di «commissioni» ai
pachistani: regola ferrea nel disinvolto mercato degli
armamenti. Delle commissioni si occupano intermediari
dai nomi da romanzo poliziesco, libanesi dalle biografie
sfuggenti, Ziad Takkidiene, Abdulrahman el Assir e
Jean-Marie Boivin, montatore di una società di comodo in
Lussemburgo, la Heine, il circuito finanziario per i
pagamenti. Ma già allora circolavano voci che una parte
del denaro avesse fatto andata e ritorno, finendo in
francesissime tasche, quelle della campagna elettorale
di Balladur.
Presidente nel 1996
diventa Chirac (con Villepin segretario all'Eliseo, e
Juppé primo ministro). Subito ordina di indagare sulle
retro-commissioni (l'allora ministro della Difesa Millon
confermò e ribadisce anche oggi) e di non pagare più.
Voleva tagliare i fondi al detestato Balludur e al suo
complice Sarkozy. I magistrati sospettano che
l'attentato fu una vendetta dei tremendi servizi
pachistani, l'Isi, veri padroni di tutti i traffici del
Paese, per castigare quei mancati pagamenti. Gli undici
francesi, dunque il terribile sospetto, furono uccisi da
quelle tangenti, doppiamente criminali.
Sarkozy sostiene di
non aver svolto alcun ruolo se non quello di portavoce
nella campagna di Balladur. E invita a attendere che la
magistratura faccia chiarezza. Ma è un fatto che
l'esecutivo oppone resistenza a togliere il vincolo del
segreto di stato su tutti i documenti chiesti dai
magistrati.
E ieri il quotidiano
Le Parisien ha rivelato che da una perquisizione molto
discreta al ministero delle Finanze sarebbero emerse
misteriose note manoscritte inviate a Sarkozy, in piena
campagna elettorale del 2006, con dettagli sui movimenti
di denaro di quell'operazione. Compaiono Lussemburgo,
Bahamas, Isola di Man, Isole Cayman: tutto quel
feudalesimo del denaro truffaldino che Sarkozy, pensate
un po', ha maledetto e annunciato di voler mettere al
bando. 24-11-2010]
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LEGGI & SCOPA!
- IN FRANCIA L’ATTRAZIONE FATALE COI POLITICI FALCIA LE
GIORNALISTE FRANCESI: BELLE E IN CARRIERA SI PRENDONO
UNA COTTA PER I MINISTRI UNO PIù BRUTTO DELL’ALTRO E
VENGONO SOSPESE DALLE PROPRIE TESTATE - I GIORNALISTI
MASCHI SONO INVECE IMMUNI: NELLA LORO MENTE MASCHILISTA
UNA DONNA NON È AL CUORE DEL SISTEMA POLITICO. È IL
POTERE A SCATENARE LA LIBIDINE (HILLARY, MERKEL: DONNE
PER MANCANZA DI PROVE
Giampiero
Martinotti per "La
Repubblica"
Le donne ministro sono
spesso belle, ma non seducono i giornalisti; mentre i
ministri sono spesso brutti e seducono le giornaliste,
in particolare quelle televisive.
Tra le numerose
"eccezioni francesi" ce n´è una di cui si parla poco,
rappresentata dalle coppie giornaliste-politici, che
sollevano sospetti sui rapporti tra media e potere e
finiscono quasi sempre con le donne che sacrificano la
loro carriera. Mai che vengano chieste le dimissioni di
un ministro perché la moglie presenta un telegiornale:
in genere, si chiede il contrario, e ormai le direzioni
delle tv anticipano tutti e trasferiscono le giornaliste
che hanno una storia sentimentale con un politico.
L´ultima in ordine di
tempo è Audrey Pulvar: il suo compagno, Arnaud
Montebourg, si è candidato alle primarie socialiste e
i-Télé, la rete "all news" per cui lei lavora, ha
immediatamente sospeso la sua trasmissione.
Non è la prima volta e
non sarà nemmeno l´ultima, perché i casi sono tanti:
Dominique Strauss-Kahn, direttore dell´Fmi e possibile
rivale di Sarkozy per l´Eliseo, ha sposato in terze
nozze Anne Sinclair, per molti anni la più popolare
giornalista televisiva. La quale ha lasciato il piccolo
schermo nel 1997, quando il marito diventò numero due
del governo Jospin. Anche Bernard Kouchner ha una moglie
giornalista televisiva, Christine Ockrent, che però non
ha mai voluto sacrificarsi del tutto: nel 2007 quando il
partner è entrato al governo ha lasciato una
trasmissione politica.
Ma poi ha accettato la
nomina ad amministratore delegato della società che
gestisce radio e tv pubbliche per l´estero suscitando
più di una polemica, visto che il marito guidava la
diplomazia transalpina. La lista è lunga, le polemiche
antiche: nel ‘92, Mitterrand fu intervistato in tv da
cinque giornalisti, fra cui proprio la Sinclair e la
Ockrent, i cui mariti erano all´epoca membri del governo
socialista.
Da allora le cose sono
cambiate, le giornaliste si sacrificano, come ha fatto
tre anni fa Béatrice Schönberg, moglie del ministro
Jean-Louis Borloo, e come dovrà forse fare Valérie
Trierweiler, compagna di François Hollande, che per lei
ha lasciato Ségolène Royal ma non le sue ambizioni
politiche.
Il numero di coppie e
la loro celebrità suscita sempre una certa diffidenza
nel pubblico, che vede nell´amore giornaliste-politici
il riflesso di una connivenza più generale fra le due
categorie.
Ma ancor più
interessante è cercare di capire perché i giornalisti
non seducono le donne politiche. Didier Hassoux, del
Canard enchainé, ha una risposta tagliente e
probabilmente fondata: «Nella mente maschilista dei
giornalisti politici una donna non è al cuore del
sistema politico, salvo qualche caso notevole. Una
ministra è un sottoministro, un burattino nelle mani di
qualcuno più potente. Non sono interessanti
professionalmente e quindi nemmeno sessualmente». È il
potere, insomma, a scatenare l´attrazione fatale. E in
politica, almeno per ora, lo detengono gli uomini.
[23-11-2010]
|
1-
LE FAMIGLIE DELLE 15 VITTIME DELL’ATTENTATO A KARACHI,
2002, IN CUI MORIRONO 11 INGEGNERI FRANCESI, HANNO
CHIESTO A SARKOZY DI TESTIMONIARE DAVANTI AI MAGISTRATI
- 2- SECONDO GLI INVESTIGATORI, L’ATTENTATO È STATO UNA
RITORSIONE PER TANGENTI NON PAGATE AL GOVERNO
PACHISTANO. NEL 1994, QUANDO SARKOZY ERA MINISTRO
DELL’ECONOMIA, IL GOVERNO DI ÉDOUARD BALLADUR, FECE UN
ACCORDO CON IL REGIME PAKISTAN PER VENDERE 3 SOTTOMARINI
AGOSTA 90 PER CIRCA 950 MILIONI DI DOLLARI - 3- FONDI
NERI: ALMENO DUE MILIONI, ATTRAVERSO UNA OFFSHORE,
SAREBBERO RITORNATI A PARIGI PER FINANZIARE ILLEGALMENTE
LA CAMPAGNA DI BALLADUR CONTRO CHIRAC - 4- IL “GUARDIAN”,
“L’AFFAIRE KARACHI È LA PIÙ ESPLOSIVA INDAGINE SULLA
CORRUZIONE NELLA STORIA FRANCESE E IL PIÙ GRANDE
SCANDALO A MINACCIARE PERSONALMENTE SARKOZY”
DAGOREPORT
- Le famiglie delle 15 vittime dell'attentato a Karachi,
Pakistan, nel 2002, hanno chiesto al presidente francese
Sarkozy di testimoniare davanti ai magistrati che si
occupano del caso.
-
Secondo il "Guardian", "L'affaire Karachi è la più
esplosiva indagine sulla corruzione nella storia
francese recente e il più grande scandalo a minacciare
personalmente Sarkozy"
-
Secondo gli investigatori, l'attentato, in cui morirono
11 ingegneri francesi, è stato una ritorsione per
tangenti non pagate al governo pachistano. Nel 1994,
quando Sarkozy era ministro dell'economia, il governo di
Édouard Balladur, fece un accordo con il Pakistan per
vendere 3 sottomarini Agosta 90 per circa 950 mln $.
-
A quanto risulta dalle indagini, per assicurarsi la
commessa furono pagate gigantesche somme a politici e
militari pachistani. Secondo la legge pachistana (in
vigore fino al 2000), pagare delle commissioni a
"intermediari" non costituiva reato. Ma in Francia la
legge è molto diversa. Oltre a questo, il vero scandalo
sarebbero i 2 mln $ in bustarelle ritrasferiti in
Francia per finanziare la campagna (persa) di Balladur
per le elezioni del 1995.
-
In quanto ministro dell'economia, Sarkozy avrebbe
gestito i dettagli della vendita dei sottomarini.
Inoltre, era tesoriere e portavoce della campagna
elettorale di Balladur.
-
Quando Chirac prese il posto di Balladur, ordinò lo
smantellamento della rete di affari sporchi con il
Pakistan e la cessazione immediata di tangenti e
pagamenti. Nel 2002, un autobus che portava un gruppo di
ingegneri al sito in cui veniva ultimata la costruzione
dei sottomarini fu fatto saltare in aria.
-
Per anni, il Pakistan e la Francia hanno dato la colpa
ad al Quaeda. Ma il giudice Trévedic, che indaga
sull'attentato, sostiene che si tratti di una vendetta
per la fine dei pagamenti di tangenti e commissioni.
-
Come rivela in esclusiva il sito "Mediapart", Charles
Millon, ministro della difesa del primo governo Chirac,
ha rivelato ai giudici la rete di pagamenti e tangenti
messa in piedi dal governo precedente, che passava
attraverso società schermo lussemburghesi.
-
Gérard-Philippe Menayas, direttore finanziario e
amministrativo della DCN (Direction des Constructions
Navales) tra il 1992 e il 2008 ha rivelato i retroscena
della costruzione finanziaria che è servita per
finanziare la campagna Balladur. Una testimonianza che
chiama in causa Sarkozy. Secondo Menayas, Sarkozy
avrebbe organizzato lui stesso il transito dei fondi
attraverso le società lussemburghesi.
-
Anche la polizia lussemburghese ha tirato in ballo
l'attuale presidente francese, come "l'architetto dei
fondi neri della campagna Balladur nel 1994 e 1995,
creando la società offshore Heine, usata poi dalla DCN
per pagare politici e militari pachistani". Questo
rapporto della polizia nasce da una rogatoria
internazionale chiesta dai giudici francesi nel 2008,
che ha permesso di ottenere molti documenti che rivelano
la costituzione, gestione e utilizzo delle società
schermo.
-
Il giudice Renaud van Ruymbeke, che si occupa della
causa intentata dalle famiglie delle vittime, si è più
volte scontrato con il segreto di Stato. Per questo ieri
le famiglie hanno chiesto che Sarkozy venga ascoltato
nel procedimento e racconti la sua versione dei fatti.
Chirac
al funerale delle vittime di Karachi
LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI FATTA DA "LE FIGARO":
http://bit.ly/b3Bq4e
GLI ARTICOLI DAL SITO MEDIAPART
(ABBONAMENTO PER 15 GG.: 1 €):
-
Il rapporto della polizia lussemburghese:
http://bit.ly/9OvmHT
Sottomarino
pachistano Agosta
-
L'interrogatorio dell'ex ministro Charles Millon:
http://bit.ly/arf4O9
-
Il video che ricostruisce il caso:
http://bit.ly/9wG7H0
LO SCANDALO SPIEGATO DAL "GUARDIAN":
http://bit.ly/d6oJAW [19-11-2010]
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2
- LE FIGARO
500 MORTI IN FRANCIA PER IL MEDIATOR, MEDICINA ANTI
DIABETE
http://bit.ly/d5Enkh
-
Avevamo parlato in una rassegna passata
(http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-19391/1.htm
) del Mediator, farmaco per il diabete e per dimagrire
che avrebbe causato 500 morti e 3500 ricoveri. Ora le
autorità sanitarie confermano: chi l'ha usato per più di
tre settimane, si rivolga al suo medico.
-
Il medicinale contro il diabete (poi prescritto ai
pazienti che avevano problemi di peso) della casa
farmaceutica Servier e ritirato lo scorso novembre,
avrebbe causato dai 500 ai 1.000 morti in Francia.
-
Ciò risulta da uno studio riservato della Cassa
Nazionale dell'assicurazione Medica (Cnam),
commissionato dall'Agenzia francese per la sicurezza dei
prodotti sanitari (Afssaps).
-
Molti malati avevano fatto causa a Servier (secondo
gruppo farmaceutico francese dopo Sanofi-Aventis) per le
complicazioni cardiache sopravvenute con l'uso di
Mediator. Questo medicinale è stato ritirato 33 anni
dopo la sua prima commercializzazione e 10 anni dopo che
era stata dichiarata ufficialmente l'allerta sugli
effetti collaterali.
SOLDATI ITALIANI IN AFGHANISTAN copyright L'ESPRESSO
-
Il Mediator è un anfetaminico simile all'Isomeride,
sempre della Servier, ritirato nel 1997. Nello stesso
anno, il "New England Journal of Medicine" aveva
pubblicato uno studio che mostrava come il Mediator
causasse danni alle valvole cardiache e ipertensione
polmonare.
IL
MINISTRO WOERTH CITATO IN GIUDIZIO favoritisme et de
prise illégale d'intérêts
http://bit.ly/boQoce
16-11-2010]
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IL
PIRATA DEL LUSSO - ARNAULT, PADRONE DELL’IMPERO CHE
CONTROLLA ANCHE LUIS VUITTON, ALL’ARREMBAGGIO DI HERMÈS
- AVEVA FALLITO CON GUCCI 10 ANNI FA, STAVOLTA È
RIUSCITO, SENZA DIRE NIENTE A NESSUNO E CON GRANDE
IMBARAZZO DELLE AUTORITÀ DI CONTROLLO, A RASTRELLARE IL
17% DELLA SCICCHISSIMA E REDDITIZIA RIVALE - I 60 EREDI
DEL SELLAIO HERMÈS DICONO DI NON VOLER VENDERE LE LORO
QUOTE, MA QUALCUNO HA GIÀ CEDUTO - ARNAULT NON HA
FRETTA: SA BENE CHE, COME NELLE MIGLIORI FAMIGLIE, CI
PENSERÀ LA NUOVA GENERAZIONE A SCANNARSI PER L’EREDITÀ
Giacomo Leso e Maurizio Maggi per "L'espresso"
Mai banali, le mosse di Bernard Arnault. Il
finanziere-industriale patron di Lvmh, colosso del lusso
mondiale, è sempre al centro di battaglie spettacolari.
Agli occhi del pubblico italiano divenne famoso quando,
alla fine del secolo scorso, cercò di conquistare la
Gucci - poi finita nelle mani del suo rivale François
Pinault - dando vita a una feroce schermaglia in Borsa
condita da cause nei tribunali di mezzo mondo.
Adesso va all'attacco dell'apparente blindata Hermès,
snobbissima icona dell'ultralusso: a prescindere da come
andrà a finire, la sua scalata spingerà addirittura il
governo francese a modificare la normativa sulla
comunicazione degli acquisti di titoli in Borsa.
In
molti - a cominciare da parecchi membri delle tre
famiglie che controllano la Hermès - si sono stupiti
apprendendo, il 23 ottobre scorso, che il gigante Louis
Vuitton Moet Hennessy aveva catturato il 14 per cento
del capitale degli storici rivali (con ulteriore
arrotondamento nei giorni successivi a quota 17,1 per
cento). Il 72 per cento di Hermès fa capo alle famiglie
Puech, Dumas e Guerrand, discendenti del sellaio Thierry
Hermès, che nel 1837 aprì la sua bottega di bardature e
finimenti per cavallo.
Il
controllo è garantito attraverso la società in
accomandita Emile Hermès Sarl, guidata da Bertrand
Puech. Se davvero vuole conquistare il controllo della
pregiata preda, Arnault deve incrinare il fronte
apparentemente compatto dei circa 60 azionisti delle
famiglie storicamente proprietarie.
Si
vedrà: la partita promette di essere lunga, come del
resto merita uno dei marchi più famosi del lusso
planetario. Intanto, l'infiammarsi della querelle ha già
spinto il ministro dell'Economia francese, Christine
Lagarde, a pensare a norme più efficaci e stringenti:
per rendere impossibile in futuro che un nuovo azionista
possa uscire allo scoperto dopo aver già comprato una
fetta così rilevante di una società quotata (neanche
attraverso i sofisticati contratti legati a derivati che
Lvmh avrebbe usato nel rastrellamento di Hermès)
A
dispetto delle tenorili dichiarazioni di unità, in
realtà, un primo scricchiolio nella galassia Hermès s'è
già avvertito, proprio nei giorni in cui Lvmh s'è
appalesato come scomodo compagno di viaggio. Laurent
Mommeja, fratello di Renaud Mommeja, influente membro
del consiglio di sorveglianza della società di Rue de
Faubourg Saint-Honoré, mentre sul listino il titolo
Hermès si surriscaldava, ha venduto quasi 10 mila
azioni, incassando 1,8 milioni di euro. Momméja, entrato
nei ranghi dirigenziali di Hermès nel 1997 come
direttore marketing in Europa e in Asia, è nipote di
Francis Puech, marito di Yvonne Hermès.
Il
cognome Hermès è sparito presto dai vertici perché la
terza generazione ha avuto soltanto figlie e il potere è
passato alle tre famiglie dei generi. Dal 2008, per la
prima volta, a gestire il gruppo non c'è un esponente
delle famiglie ereditarie, che però governano saldamente
con sei esponenti nel consiglio di gestione e tre in
quello di rappresentanza. Presidente e direttore
generale da due anni è Patrick Thomas, che ora è il
regista della Linea Maginot eretta per respingere
l'invasore. L'anomalia potrebbe presto rientrare: Thomas
ha 63 anni e in pole position tra i candidati alla
successione ci sono due hermesiani doc, Axel Dumas e
Guillaume de Seynes.
Arnault non ha fretta. Fanno notare gli analisti di
Crédit Suisse che, a fine 2009, Lvmh aveva a
disposizione parecchia liquidità per permettersi
l'operazione senza particolare sforzo, mentre quelli di
Barclays sottolineano come, avendo pagato circa 80 euro
per azione (che oggi viaggia ben sopra il doppio),
finirebbe per guadagnare anche se l'esercito degli eredi
non si sgretolasse. Oltre a essere un mito, del resto,
Hermès è una macchina da soldi. Dalle selle e dalle
borse di cuoio l'impero s'è allargato via via ai capi in
pelle, ai gioielli, all'abbigliamento, alla seta. Grace
Kelly trasformò nel dopoguerra la borsa di Hermès in uno
status symbol planetario.
Poi sono arrivati gli orologi e le misurate
acquisizioni, come quella delle scarpe inglesi Lobb, o
il 45 per cento della maison di Jean-Paul Gaultier.
Niente a che vedere, tuttavia, con la recente espansione
a colpi di shopping dell'eterno rivale Vuitton,
caratterizzato dall'approccio finanziario di Arnault. Il
quale era stato accostato a Hermès nella primavera del
2008, proprio quando l'arrivo al vertice di Thomas aveva
fatto ipotizzare, in Borsa, l'uscita di scena delle
famiglie targate Hermès o di parte di esse. L'azione
s'impennò; poi non accade nulla.
La
crisi economica mondiale non ha lasciato cicatrici sulla
leggendaria maison e sul suo potenziale conquistatore,
dieci volte più grosso in quanto a fatturato e
dipendenti (ma non per redditività). Nell'ultimo anno in
Borsa il lusso d'Oltralpe ha galoppato (molto più
dell'indice Cac 40) e i primi nove mesi sono stati
eccellenti per Lvmh, che ha aumentato i ricavi del 19
per cento, come per Hermès, che ha fatto ancor meglio.
È
normale che i discendenti del sellaio Thierry dichiarino
di non aver alcun interesse a mollare una gallina dalle
uova d'oro capace di macinare utili con impressionante
regolarità (quasi 1,4 miliardi negli ultimi cinque
anni).
Ma
ora nell'azienda di famiglia si è insinuato il
tarlo-Arnault. Il quale s'è ben guardato dal comportarsi
come ai tempi di Gucci: non ha richiesto posti in
consiglio d'amministrazione, come fece allora. Esperto e
paziente, s'è accomodato in attesa sulla riva del fiume.
Non lo hanno impressionato le prese di posizione in cui
lo si invita a sloggiare. In un gruppo di azionisti
dall'età media piuttosto alta gli smarcamenti non sono
impossibili.
Senza dimenticare che si sta facendo sotto la settima
generazione, che conta 170 eredi fra cui la trentenne
Julie Guerrand (new entry nel consiglio di
sorveglianza). Una situazione fluida, in cui prima o poi
potrebbero esserci due aspiranti alla leadership.
Si
dice, per esempio, che Pierre-Alexis Dumas aspiri a fare
come il babbo, Jean Louis, che a lungo ha abbinato la
carica di direttore artistico (quella attuale di
Pierre-Alexis) con il ruolo di supermanager della
famiglia. Progetto che lo metterebbe in conflitto con il
cugino Guillame de Seynes. Voci di corridoio, certo. Ma
Arnault osserva: se il blocco familiare cede, lui è
l'unica alternativa. Se tiene, porterà a casa i
dividendi che Hermès continuerà a maturare. 12-11-2010]
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PARIGI CONTRO L´UE "MULTA AD AIR FRANCE VALE QUANTO 2
AEREI"...
Da "la
Repubblica" - Il governo francese protesta
contro la multa inflitta dalla Commissione europea al
gruppo Air France-Klm per violazione delle regole della
concorrenza. La sanzione, pari a 309 milioni di euro, è
stata giudicata «totalmente sproporzionata» dal
sottosegretario agli Affari europei, Pierre Lellouche.
«È una cifra che equivale al costo di due Airbus A380 e
che non prende in considerazione gli attuali problemi
del settore, che attraversa un momento congiunturale
particolarmente difficile» ha spiegato Lellouche.
Il
governo ha anche annunciato di voler appoggiare la
decisione del gruppo franco-olandese di presentare un
ricorso contro la sanzione davanti al tribunale dell´Ue.
Dopo il richiamo sulle espulsioni dei Rom e sulla legge
per lo scudo fiscale, che prevede un´aliquota massima
per i redditi più alti, si apre così un nuovo scontro
tra Bruxelles. La Commissione europea ha inflitto la
multa a undici compagnie per aver costituito un cartello
nel trasporto merci. Le sanzioni più salate sono state
inflitte a Air France (182 milioni) seguita da Klm (127
milioni) e da British Airways (104). Lufthansa e la sua
controllata Swiss hanno ottenuto l´esenzione dalla
sanzione per aver collaborato fin dall´inizio con
l´inchiesta dell´antitrust sul cartello.
Secondo il vicepresidente della Commissione Ue, Joaquin
Almunia, responsabile dell´Antitrust europeo, tra la
fine del 1999 e l´inizio del 2006 le compagnie hanno
«coordinato i loro prezzi a svantaggio di imprese e
consumatori europei». In un comunicato, il gruppo Air
France-Klm ha sostenuto invece che non ci sono stati
danni per i clienti e l´ammenda della Ue «non tiene
alcun conto delle difficoltà economiche che ha
conosciuto il settore del cargo aereo».
12-11-2010]
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5 - LE MONDE
DEBUTTA L'AIR SARKÒ ONE"
http://bit.ly/b3k9pB
-
Il volo per il G20 di Seul inaugura il nuovo aereo
dell'Eliseo, un Airbus A330
11.11.10 |
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NUOVO RINVIO A GIUDIZIO PER CHIRAC
http://bit.ly/bWQxml
-
Accusato di "prise illégale d'intérêts", una specie di
abuso di potere, delitto punito fino a 5 anni di
prigione 09-11-2010]
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ELEGANZA ALLA FRANCESE...
Sara Bennewitz per "la
Repubblica" - Dopo il blitz, Bernard
Arnault sembra quasi aspettare che gli eredi Hermès
facciano come i Bancroft, che alla fine hanno ceduto
alle lusinghe di Rupert Murdoch vendendogli il Wall
Street Journal. I suoi manager, invece, non hanno
esitato a realizzare le loro stock option a cavallo
dell´operazione su Hermès. Il 26 ottobre, mentre Lvmh
annunciava di avere arrotondato la sua quota al 17,1% di
Hermès, Antonio Belloni ha incassato 18 milioni di euro
di plusvalenza scaricando in Borsa le sue opzioni su
titoli Lvmh.
Il
gesto di Belloni è perfettamente legale, come lo sarà,
eventualmente, il raid del colosso del lusso sulla
storica maison. Tuttavia nessuna delle due operazioni è
elegante: il manager di Lvmh ha venduto mentre il suo
patron comprava, e Arnault è diventato alla chetichella
il primo azionista del suo primo rivale di Francia.[09-11-2010]
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ARNAULT RASTRELLA, PARIGI INDAGA - LA CONSOB FRANCESE
(AMF) APRE UN’INCHIESTA SULLA SCALATA DI LVMH SU HERMÈS,
MA IL MAGNATE ARNAULT SI SENTE SICURO: “TUTTO SECONDO LE
REGOLE” - IL PROBLEMA PERÒ SONO PROPRIO LE REGOLE
FRANCESI: NEL CONTARE LE QUOTE DI CAPITALE NON SI
INCLUDONO I PRODOTTI DERIVATI, GRAZIE AI QUALI LVMH HA
RASTRELLATO I DUE TERZI DELLE AZIONI DISPONIBILI SUI
MERCATI FINANZIARI SENZA DOVER COMUNICARE NULLA ALLE
AUTORITÀ DI CONTROLLO…
Marco Moussanet per "Il
Sole 24 Ore"
L'Amf, la Consob francese, ha annunciato ieri l'apertura
di un'inchiesta sulle modalità con cui Lvmh ha acquisito
la partecipazione in Hermès, per accertare se sono state
o meno violate le regole in tema di obbligo di
comunicazione al mercato sul superamento delle soglie di
possesso del capitale.
Nessun commento da parte di Hermès, mentre il gruppo di
Bernard Arnault ha diffuso un comunicato in cui apprezza
la decisione: «Lvmh è convinto che l'inchiesta
consentirà di stabilire che nell'effettuare le
operazioni, come ha sempre affermato e contrariamente al
processo alle intenzioni che alcuni hanno voluto fargli,
sono state scrupolosamente rispettate le regole in
vigore».
Dal canto suo l'Amf invita a non trarre alcuna
conclusione dall'annuncio. «Al momento - spiega la sua
portavoce - abbiamo semplicemente stabilito che ci sono
alcuni aspetti da chiarire». E comunque l'indagine
richiederà «alcuni mesi».
L'opinione prevalente sul mercato è che Lvmh abbia in
effetti rispettato la lettera della nuova legge sulla
regolamentazione finanziaria, anche se in molti
ritengono che ne abbia tradito lo spirito. Ma non è su
questo, ovviamente, che si pronunceranno i gendarmi
della borsa.
D'altronde lo stesso presidente dell'Amf Jean-Pierre
Jouyet, in un'intervista al quotidiano economico Les
Echos (di proprietà proprio di Arnault), aveva ricordato
che nel rapporto presentato al governo in vista della
nuova legge sulla regolamentazione finanziaria, il
rappresentante del board dell'Authority, Bernard Field,
si era raccomandato che nel calcolo delle quote di
capitale detenute venissero conteggiati anche i prodotti
derivati (come gli equity swaps). E cioè anche i titoli
non detenuti ma di cui si potrebbe entrare in possesso
alla scadenza dei contratti. «Purtroppo - commentava
Jouyet - questa richiesta non è stata accolta».
Che nella legge ci sia insomma una falla, diversamente
da quanto avviene per esempio sui mercati anglosassoni,
lo hanno peraltro denunciato in molti, nei giorni
successivi il comunicato con il quale Lvmh annunciava a
sorpresa il possesso del 14% di Hermès, quota poi salita
con la conversione di altri derivati all'attuale 17,1
per cento.
Lo
aveva fatto in particolare la grande stampa
economico-finanziaria americana e inglese. E lo aveva
fatto l'associazione francese che rappresenta i piccoli
azionisti: «Se qualcuno può rastrellare sul mercato i
due terzi del flottante di una società - ha detto e
ripetuto la sua presidente Colette Neuville - senza
essere tenuto a comunicarlo è ovvio che c'è qualcosa che
non funziona».
Nella legge, appunto, non necessariamente nei
comportamenti di Lvmh.
A
questo punto, in attesa che l'Amf si pronunci, è però
abbastanza probabile che si vada incontro a una fase di
relativa calma nella guerra francese del lusso. Più
trincea e tenuta delle posizioni, insomma, che scontro
aperto con nuovi attacchi e contrattacchi. Dentro e
fuori il mercato. Anche se certo dietro le quinte tutti
lavorano alacremente a consolidare l'offensiva e a
organizzare la difesa.
08-11-2010]
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8 - LE FIGARO
IL
MINISTRO DEGLI INTERNI HORTEFEUX SMENTISCE IL RUOLO DEI
SERVIZI NEI FURTI AI GIORNALISTI FRANCESI
http://bit.ly/aqb67q
11.11.10 |
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FRANCIA:LICENZIATI DALLA EDF CON UN SMS...
(ANSA) - Licenziati con un sms: e'
l'insolito trattamento riservato a una decina di dipendenti
dell'azienda elettrica francese Edf. Indignato, il sindacato
dei lavoratori francesi, Cgt, ha deciso di sostenere davanti
al tribunale la causa di questi tecnici, assunti dopo un
breve periodo di formazione, per montare particolari
contatori detti 'intelligenti' nella regione Indre-et-Loire.
I dipendenti sono stati convocati dall'Edf con un sms e nel
colloquio e' stato loro presentata la lettera di
licenziamento.
10.11.10 |
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- LE MONDE
BNP
PARIBAS ACCUSATA DI INCORAGGIARE L'EVASIONE FISCALE DEI SUOI
CLIENTI RICCHI
http://bit.ly/brirri
- "BNP
Paribas banque privée", filiale di gestione di patrimoni,
permette da Ginevra ai contribuenti europei di sfuggire alle
imposte sul reddito finanziario, grazie a delle Sicav
(Società d'investimento a capitale variabile) chiamate
"Luxumbrella", l'ombrello lussemburghese. Questo riporta il
settimanale "Marianne" in uscita domani.05-11-2010]
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SARKOSPIA - IL GIORNALE SATIRICO-INVESTIGATIVO “LE CANARD
ENCHAINé” INCATENA IL nano dell’eliseo: “GIORNALISTI SPIATI,
INTERCETTATI, SORVEGLIATI E PEDINATI” - CREATA UNA “CELLULA
SPECIALE” DEI SERVIZI CHE SPII I GIORNALISTI CHE SEGUONO
ARGOMENTI SENSIBILI, COME I CASI DEL MINISTRO DEL LAVORO
WOERTH E DELLA MILIARDARIA BETTENCOURT e DEI PRESUNTI SCAZZI
BRUNI-SARKò - IL CONTROSPIONAGGIO AMMETTE Il METODo-STASI:
“SEGUIAMO LE FONTI DEI GIORNALISTI, PER L’INTERESSE
SUPERIORE DELLA NAZIONE”…
Francesca Pierantozzi per "Il Messaggero"
Giornalisti come terroristi, spiati dai servizi segreti,
intercettati, sorvegliati, pedinati? L'accusa contro le
lunghe orecchie dell'Eliseo e la curiosità
anticostituzionale di Nicolas Sarkozy era ieri in prima
pagina sul settimanale satirico francese Le Canard Enchainé.
L'Eliseo ha preferito liquidare la faccenda con una battuta,
«accuse fantasiose», ma il direttore del settimanale Claude
Angeli, intervistato a più riprese, ha continuato a
sottoscrivere: «l'Eliseo può dire quello che vuole, le fonti
del Canard sono buone, altrimenti non ci saremmo lanciati
con una simile notizia».
L'affare comincia a ingrossarsi. Secondo il Canard,
confortato dal sito di informazione Mediapart, l'Eliseo
avrebbe costituito una «cellula speciale» dei Servizi di
informazione per sorvegliare i giornalisti incaricati di
inchieste su «argomenti sensibili», quali lo scandalo
Bettencourt, l'affare di corruzione delle cosiddette
«retrocommissioni» in Pakistan, o le voci su presunte crisi
coniugali in casa Bruni-Sarkozy. In particolare, gli agenti
dell'«anti-giornalismo» sarebbero impegnati a identificare
le fonti degli articoli più scottanti.
«Posso capire che Sarkozy voglia sapere chi sono le
malelingue che sparlano di lui e Carlà o dello scandalo
Woerth-Bettencourt, ma arrivare a mobilitare il
controspionaggio mi sembra eccessivo», ha ironicamente
commentato il direttore del Canard Enchainé. Per il
sindacato nazionale dei giornalisti il caso è abbastanza
serio da essere definito «un affare di Stato». D'altra
parte, se l'Eliseo smentisce con una battuta, il ministero
dell'Interno si è trincerato dietro un «no comment».
La direzione del controspionaggio, inoltre, ha negato di
«occuparsi dei giornalisti» ma ha ammesso «di seguire a
volte le loro fonti, quando queste hanno a che vedere con la
difesa degli interessi dello Stato o quando le fughe di
notizie avvengono ad alto livello, in un gabinetto
ministeriale». Il direttore dei servizi di Informazione
Bernard Squarcini aveva già invocato «gli interessi
superiori della nazione» per giustificare la consultazione
delle fatture telefoniche del redattore di Le Monde che
seguiva l'affaire Bettencourt.
«Se il controspionaggio ammette di interessarsi alle fonti
dei giornalisti - ha ribattuto Claude Angeli - allora è
inevitabile che gli agenti si imbattano nei giornalisti. E
si da il caso che spiare i giornalisti è vietato dalla legge
francese e dalla Commissione europea».
04-11-2010]
|
7 - LE MONDE
LA
PROTESTA CALA, MA CONTINUANO LE MOBILITAZIONI
http://bit.ly/c8OqDE
BETTENCOURT: ILLEGALITÀ, CONFUSIONE, UN VERO SCANDALO!
http://bit.ly/d56wsB
-
Lettera del presidente del sindacato dei magistrati
29-10-2010]
|
GIALLO BETTENCOURT - SPARITI I COMPUTER DEI GIORNALISTI
che AVEVANO SVELATO PER PRIMI I RISVOLTI POLITICI DELLO
SCANDALO - NEI PORTATILI C’ERANO I FILE CON LE
TELEFONATE REGISTRATE DAL MAGGIORDOMO DI MADAME - OMBRE
SULL’ELISEO: I CRONISTI Le Monde, il settimanale Le
Point e il sito Mediapart SI SENTONO ASSEDIATI E
ACCUSANO I SERVIZI: «VOGLIONO RISALIRE ALLE NOSTRE
FONTI»...
Domenico Quirico per "La Stampa"
In
fondo «l'affaire» Bettencourt è «soltanto» una storia di
denaro, un untume, un alito grasso di «roba», a metà
Verga e a metà Zola. Tanta «roba», troppa, milioni
miliardi di euro, e collezioni d'arte azioni donazioni
eredità tangenti conti clandestini in Svizzera isole
nell'oceano indiano lussi violenti.
C'è un'aria greve di indigestione attorno a una signora
di 88 anni che adora il colore arancione, che è ancora
sulla breccia di passioni e livori, e che ha soprattutto
le chiavi della cassaforte dell'Oréal, colosso mondiale
della bellezza democratica, alla portata di tutte le
borse.
«Roba» da conservare distribuire afferrare dividere far
sparire che cola a ogni capitolo, ci si sbrana per
questa moderna «curée», la preda che viene data in pasto
ai cani alla fine della caccia, così grossa che non
esistono colpi bassi, zampate proibite.
La
Francia del reddito fisso è in tafferugli, per due anni
in più o in meno di grama pensione; e intanto quella dei
quartieri alti, claustrata a Neully, le fa da
contraltare bisbocciando su un regalo, di un miliardo di
euro! a un ganimede con talenti artistici. Ecco
«l'affaire»: quello in più intensa intimità con l'età di
Sarkozy, la ricapitola così ghiotta e sfaldata come è ed
appare.
A
tutto questo si addice, come per i romanzi di appendice,
la tecnica primitiva ma intrigantissima del colpo di
scena continuo, a bocconi, della «maledizione» che si
dipana come un gomitolo di lana e risucchia tutti coloro
che, familiari domestici amici avvocati politici
giornalisti giudici medici, toccano questo imbroglio
così lussuriosamente francese. È necessaria ogni volta
la ricapitolazione delle puntate precedenti per non
smarrirsi in un intrigo a più facce.
L'ultimo, come sempre aperto a interrogativi infiniti e
sviluppi imprevedibili, rampolla dalle redazioni: i
computer dei giornalisti che hanno cicalato più
copiosamente sulla vicenda, Le Monde, il settimanale Le
Point e il sito Mediapart, sono stati rubati. A
Mediapart erano, per la verità, entrati in azione nella
notte tra il 7 e l'otto di ottobre
Ma
solo quando hanno scoperto che non erano le uniche
vittime collegate al caso Bettencourt, i giornalisti
hanno lavorato di deduzione e compilato la denuncia.
Già, perché il sito ha svolto un ruolo di protagonista,
mettendo in piazza le registrazioni clandestine
realizzate da un maggiordomo tra il 2009 e il 2010 a
casa della miliardaria: insomma il copione della vicenda
dove già ne galleggiavano tutti i fecondi intrallazzi.
E
proprio il computer che custodiva quelle registrazioni è
scomparso. Nella casa di Gérard Davet di Le Monde invece
è stato prelevato il computer dove aveva messo al sicuro
gli elementi della sua inchiesta; e un Gps che consente
di risalire ai suoi spostamenti. Due i computer di Hervé
Gattegno invece arraffati nella sede di Le Point, anche
lui firma del caso Bettencourt.
Tre furti perfetti, senza sbavature, senza lasciare
tracce. Lavoro da e di professionisti, dicono tutti, che
assomiglia più alla tecnica dei Servizi che a quella di
un anonima dello scasso. I Servizi, più o meno
autorizzati, sono già, per la verità, ben immersi nella
palude Bettencourt. Le Monde ha presentato denuncia
contro la Direction centrale du renseignement interieur,
la sicurezza interna, per violazione del segreto sulle
fonti di informazione.
Avrebbe infatti controllato illegalmente il telefono di
Davet per risalire alla fonte dei suoi articoli sui
rapporti tra il ministro del lavoro e tesoriere del
partito di Sarkozy, Woerth, e la miliardaria. I due, che
negano risolutamente, si sarebbero scambiati favori
fiscali e donazioni in denaro per la campagna delle
presidenziali del 2007.
I
furti nei tre giornali fanno sprizzare di nuovo il lato
politico che potrebbe riservare, come si vede, succose
postillazioni. Intanto la saga di questi atridi della
lacca per capelli scala, tra madre e figlia, nuovi
vertici di rabbia auto-distruttiva. La figlia,
Françoise, moltiplica le richieste di messa sotto tutela
per impedire che si dilapidi la fortuna di cui è erede.
La madre, Liliane, replica colpo su colpo: ha denunciato
la figlia «per violenze morali» e lascia intravedere la
possibilità di «revocare alcune decisioni» ovvero di
diseredarla.
Al
tribunale di Nanterre, dove i faldoni di ricorsi denunce
perizie mediche perquisizioni ormai sono alti come
montagne, la lava cola alla stessa temperatura. Si
sbranano i due magistrati che si dividono il dossier,
uno si dice troppo cauto, l'altra troppo impetuosa.
Tanto che la Gerarchia ha deciso di avocare e nominare
un magistrato più «indipendente». Per scrivere nuovi
capitoli o la parola fine?
[28-10-2010]
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2 - LE MONDE
IL
SENATO VOTA IL TESTO DEFINITIVO DELLA RIFORMA DELLE
PENSIONI
http://bit.ly/9a3BI4
IL
MOVIMENTO ANTI-RIFORMA PERDE COLPI
http://bit.ly/9RiJY7
-
Dopo l'accordo blindato in Parlamento, la contestazione
alla riforma delle pensioni si indebolisce
IL
PARTITO SOCIALISTA PRESENTA UN RICORSO ALLA CORTE
COSTITUZIONALE PER FERMARE LA RIFORMA
http://bit.ly/91WyaE
-
Questa procedura, già messa in conto dall'Eliseo e che
con ogni probabilità non bloccherà la legge, spingerà
fino alla metà di novembre la promulgazione del testo da
parte di Sarkozy. Il Conseil Constitutionnel può
proporre modifiche di parti che potrebbero essere
incostituzionali, ma è assai improbabile che questo mini
il nucleo della riforma.
COMPUTER RUBATI AI GIORNALISTI CHE SEGUONO IL CASO
BETTENCOURT
http://bit.ly/9oh7xH
5 - LE FIGARO
IL
SEGRETARIO DEL SINDACATO CGT SI ASPETTA "MILIONI DI
PERSONE" ALLE MANIFESTAZIONI DI OGGI
http://bit.ly/diilAU
IL
65% DEI FRANCESI SOSTIENE LO SCIOPERO DI OGGI
http://bit.ly/aZgJjC
IL
SINDACO DI PARIGI DELANOË ACCUSATO DI FINANZIARE IL
SINDACATO CGT
http://bit.ly/chDMkd
I
FRANCESI COMINCIANO IL RITIRO DALL'AFGHANISTAN NEL 2011
http://bit.ly/cpKlnW
31.10.10 |
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- EUROPE 1
INTERVISTA A LILIANE BETTENCOURT! LA MILIARDARIA
EREDITIERA DI L'ORÉAL NE HA PER TUTTI
http://bit.ly/9YOZGD
-
Sulla disputa legale con la figlia, che le ha fatto
causa, convinta che sia stata raggirata dai suoi
collaboratori nella gestione del suo sconfinato
patrimonio: "Ho fatto così perché non sapevo cos'altro
fare...se mi mettono all'angolo, sono pronta a fare un
casino. Mia figlia mica mi controlla. Non sono sola, ho
della gente che lavora con me...se lei si mette in mezzo
allora..." . "Se sta cercando di darmi fastidio, allora
mi sta proprio rompendo le palle. Per fare queste cose
bisogna essere forti. E non so se sia abbastanza
gagliarda per portare avanti questa battaglia."
-
Parla poi del suo rapporto con il fotografo
François-Marie Banier, che non rinnega: "Mi ha fatto più
bene che male".
30.10.10 |
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QUANTO è BUONO Bernard ARNAULT - l’uomo più ricco di
Francia, A CAPO DEL POLO DEL LUSSO LVMH, FA RAZZIA DEL
17% della casa rivale Hermès per "contribuire al
mantenimento del carattere famigliare e francese" del
gruppo concorrente - Un investimento di 1,45 miliardi di
euro solo per stare a guardare "l’ottimo lavoro della
famiglia fondatrice"? - ASPETTANDO LE DIVISIONI DELLA
FAMIGLIA DUMAS, PROPRIETARIA DI HERMèS, aD Arnault manca
solo Giorgio Armani....
ASCESA DI ARNAULT IN HERMÈS - VIA ALLA SFIDA PER IL
LUSSO
Stefano Montefiori per il "Corriere
della Sera"
Il
monogramma di Louis Vuitton contro il cavallo di Hermès?
Bernard Arnault assicura che non vuole scalare la
società. Nessuna Opa, neanche un posto in consiglio di
amministrazione: la sua Lvmh ha comprato il 14,2% della
casa rivale Hermès - e passerà presto al 17% - per
«contribuire al mantenimento del carattere famigliare e
francese» del gruppo concorrente.
Un
investimento di 1,45 miliardi di euro solo per stare a
guardare «l'ottimo lavoro della famiglia fondatrice», e
diventare un azionista a lungo termine: questo è ciò che
ha dichiarato Arnault annunciando l'acquisto delle
azioni Hermès alla chiusura della Borsa, venerdì sera.
Ma un ruolo così defilato sarebbe una novità per l'uomo
più ricco di Francia, che nel 1987 cominciò a
rastrellare titoli della Lvmh fino a prenderne il
controllo totale dopo tre anni di furiosa battaglia.
Così, oggi, la famiglia che controlla il 70 per cento di
Hermès si riunirà per studiare come reagire a una mossa
inattesa, un terremoto nel mercato del lusso: il gruppo
«Louis Vuitton Moët Hennessy» di Bernard Arnault è il
numero uno mondiale, seguito da Richemont ( Cartier,
Montblanc , Chloè) e appunto Hermès, che nel 2010 è
stata protagonista di una prestazione straordinaria in
Borsa (più 90 per cento da gennaio a oggi).
I
tre rami familiari Dumas, Puech e Guerrand comprendono
circa 60 eredi del sellaio Thierry Hermès, che nel 1837
aprì a Parigi una bottega di finimenti per cavallo nella
oggi scomparsa rue Basse-du-Rempart, vicino alla chiesa
della Madeleine. Nei decenni successivi, con l'ascesa
dell'automobile come mezzo di trasporto, la ditta ormai
trasferita in rue du Faubourg-Saint-Honoré si
specializzò in borse e valigie, mantenendo però il
marchio di ispirazione equestre.
La
famiglia non ha mai voluto precisare se esistano patti
che impediscano la vendita di azioni all'esterno.
Arnault ha raccolto i titoli sul mercato, o li ha
acquistati direttamente da qualcuno dei numerosi eredi?
La compattezza della famiglia potrebbe cominciare a
incrinarsi.
A
differenza dei due gruppi rivali Lvmh e Richemont, che
hanno un ricchissimo portafoglio di marchi, negli anni
Hermès ha preferito non accumulare società
accontentandosi solo della cristalleria Saint Louis e
delle scarpe britanniche John Lobb. Un'immagine
tradizionalista e atemporale riassunta nel motto «Non
fare niente di brutto, qualcuno potrebbe comprarlo», e
non intaccata dalla felice collaborazione con l'enfant
terrible Jean-Paul Gaultier, che dal 2003 a oggi ha
disegnato la collezione femminile della maison.
Il
2010 potrebbe diventare un anno di svolta per Hermès:
dopo la morte, a maggio, del capo carismatico Jean-Louis
Dumas, Gaultier ha abbandonato la casa e sarà sostituito
da Christophe Lemaire, artefice della rinascita del
marchio Lacoste. E gli straordinari rialzi in Borsa
degli ultimi tempi hanno fatto sospettare un possibile
disimpegno da parte dei familiari, che finora aveva no
sempre smentito.
Nel primo semestre 2010 Hermès ha fatto quasi 200
milioni di euro di utili, da alcune settimane i negozi
Louis Vuitton di Parigi sono costretti a chiudere un'ora
prima perché non riescono a fare fronte alla domanda: il
lusso è uscito dalla crisi più forte che mai, e Bernard
Arnault sembra volerne approfittare.
2
- PERCHÉ ARNAULT FA SHOPPING...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Come nel giugno '98, quando
Prada annunciò di detenere il 5% del più diretto
concorrente, Gucci, la comunicazione di Lvmh provoca
clamore nel mondo del lusso: la partecipazione del 14,2%
in Hermès, benchmark di redditività, è l'anello di
fidanzamento che Bernard Arnault porta nella maison
celebre per le borse Birkin e Kelly da migliaia di euro.
Arnault precisa che starà buono, seduto sulla punta
della sedia, senza ambizioni di scalate e posti nel cda,
ma che il suo obiettivo è aiutare la famiglia Dumas a
preservare questo "brand-gioiello", come lo chiama lui.
In
realtà, attende che tra i membri della famiglia
fondatrice - dopo la scomparsa, a maggio, dell'artefice
della quotazione in borsa e del boom dell'azienda,
Jean-Louis - inizi a screpolarsi il muro anti-cessione.
Se ciò avverrà, l'uomo più ricco d'Oltralpe sarà lì,
pronto a integrare Hermès, leader nell'alta gamma, nella
sua galassia, dove il 59% dei profitti operativi arriva
però dal marchio Louis Vuitton, bauletti da 450 euro del
segmento luxury-mass. Un'integrazione intelligente a cui
manca solo una pedina leader nel prêt-à-porter: forse
Giorgio Armani.
[25-10-2010]
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LA
LÉGION DELL’ONORE PERDUTO - L’ULTIMA ROGNA DELLA
PRESIDENZA SARKOZY: UN TEMPO ERA LA MAGGIOR ONORIFICENZA
FRANCESE, OGGI RIDOTTA A UN MISERA MEDAGLIA DI SCAMBIO
TRA POLITICA E AFFARI - IL FEDELISSIMO DEL NANO
DELL’ELISEO, IL MINISTRO DEL LAVORO ERIC WOERTH HA
AMMESSO DI AVER FACILITATO LE PRATICHE PER ASSEGNARLA A
PATRICE DE MAISTRE, L’AMMINISTRATORE DEL PATRIMONIO DI
LILIANE BETTENCOURT E GRANDE FINANZIATORE DEL PARTITO
Marco Cicala per "Il
Venerdì di Repubblica"
Tutto è perduto fuorché la Legion d'Onore? Macché,
persino lei sembra messa maluccio. Tristemente ridotta a
medaglia di scambio tra politica ed affari. Altra rogna
per la già impopolare presidenza Sarkozy. L'ultimo
episodio vede protagonista il contestato ministro del
lavoro Eric Woerth, che ha ammesso di aver facilitato le
pratiche affinché l'alta onorificenza fosse attribuita a
Patrice de Maistre, amministratore del patrimonio di
Liliane Bettencourt (ereditiera L'Oréal, la più grossa
fortuna del Paese), nonché finanziatore dell'Ump, il
partito di Sarkozy. Non sarebbe stato il primo a venir
omaggiato dal Palazzo per i suoi devoti servigi.
Ricordate il maxiparty al ristorante Le Fouquet's con
cui le roi Nicolas festeggiò il trionfo alle
presidenziali nel maggio 2007? Tra gli invitati, una
ventina sarebbero stati in seguito medagliati a vario
livello. Soprattutto grandi patrons. Lo segnalava Le
Monde, pochi giorni fa. Fino alla Quinta repubblica, il
regime parlamentare che dalla fine degli anni 50
rafforzò i poteri dell'Eliseo, in Francia era inaudito
che magistrati, giornalisti o sindacalisti venissero
"premiati" dalla politica. Ma da allora la cultura della
separazione tra poteri s'è fatta più lasca.
Favori, clientele, mercimoni: c'è chi grida alla simonia
repubblicana. Ma il mercato delle onorificenze non è una
novità. Sotto Mitterrand o Chirac le Légion d'honneur
non piovevano forse con altrettanta generosità tra i
notabili delle rispettive roccaforti elettorali - la
regione della Nièvre per il "monarca" socialista, quella
della Corrèze per il suo successore neogollista?
A
rovistare nella storia recente della Légion, altri casi
non mancano. E ben più incresciosi. Vedi la vicenda del
faccendiere russo Arcadi Gaydamak, implicato e
condannato per il ruolo svolto nel traffico d'armi del
cosiddetto Angolagate, e già decorato con l'Ordre
National du Mérite, grazie alla gentile intercessione
dell'ex ministro Charles Pasqua. O la Legion d'Onore
accordata a Abdul Razak Baginda, già consigliere del
potere malaysiano, accusato di aver commissionato
l'omicidio dell'ex amante ma soprattutto mediatore nella
vendita di due sommergibili franco-spagnoli al governo
di Kuala Lumpur.
Per non parlare dell'ex dittatore panamense Manuel
Noriega, fatto commendatore da Mitterand nell'87. Un po'
troppo. Oltretutto il vecchio leader centroamericano è
stato appena condannato in Francia per riciclaggio di
denaro legato alla droga. L'onorificenza gli sarà presto
ritirata.
La
Légion d'honneur venne creata nel 1802 da Napoleone
Bonaparte. Da allora, a legioni l'hanno concupita.
Qualche coraggioso però l'ha rimandata indietro. Tra
questi, George Sand, l'artista Honoré Daumier ("Pregasi
il governo di lasciarmi tranquillo"), Guy de Maupassant,
i coniugi Curie, Claude Monet, Jean-Paul Sartre (ma
forse lui non conta: rifiutava tutto, anche il Nobel),
Simone de Beauvoir, Albert Camus... Quando a respingerla
fu lo scrittore Louis Aragon, Jacques Prévert commentò:
"Ottimo averla rifiutata. Ma ancora meglio sarebbe stato
non averla meritata". Saggezza di poeti.
22-10-2010]
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|
RYANAIR LASCIA A TERRA I DIPENDENTI FRANCESI...
Le. M. per "Il
Sole 24 Ore" - Sono lavoratori francesi o
irlandesi? Ryanair, la compagnia low cost, applica ai
suoi 200 dipendenti, tra piloti e assistenti di volo,
che operano sui voli basati a Marsiglia, il diritto del
proprio paese, l'Irlanda. Che significa contributi
sociali molto più bassi di quelli previsti da Parigi. Ma
la magistratura francese ha aperto un'inchiesta. Ed è
bastato questo a spingere l'estroso Michael O'Leary,
amministratore delegato di Ryanair, a decidere
l'abbandono di Marsiglia, sua unica base in Francia, dal
prossimo 11 gennaio.
La
vicenda sta gonfiando. Jean-Claude Gaudin, sindaco di
Marsiglia, preoccupato per la perdita dei posti di
lavoro (indotto compreso) punta il dito
sull'«irresponsabilità dei sindacati». Sono loro ad aver
denunciato i presunti abusi della compagnia irlandese.
Va detto che O'Leary è abbonato alle drammatizzazioni. E
ai ricatti più o meno velati agli aeroporti, con la
minaccia di levare le tende, se non si fa come dice lui.
La sfida continua.
23.10.10 |
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- LE MONDE
PER LA RIFORMA DELLE PENSIONI, A RISCHIO LA FORNITURA DI
CARBURANTE
http://bit.ly/b72sRJ
http://bit.ly/c7i23k
- Bloccare il lavoro delle raffinerie e puntare
sull'approvvigionamento di carburante: un modo per
mettere una pressione fortissima sul governo affinché
riveda la riforma delle pensioni.
- Senza ascoltare le direttive dei sindacati nazionali,
che non vogliono perdere consenso tra la popolazione
(già si allungano le file al distributore), le sezioni
locali - già in sciopero - sono decise a giocare questo
asso: "Andiamo verso il blocco del paese, ve lo
garantisco, e sarà colpa del governo che non ha voluto
discutere la riforma con i sindacati", s'infervora
Charles Foulard, del sindacato della Total e
coordinatore dello sciopero al porto di Marsiglia
- 8 delle 12 raffinerie francesi sono state bloccate
dall'inizio della mobilitazione, lunedì.
- In caso di mancanza improvvisa di carburante, le
autorità si stanno preparando ad attingere alle riserrve
strategiche del paese, che garantiscono 80 giorni di
petrolio grezzo o di prodotti raffinati. "Non cambierà
nulla, dicono al sindacato CFDT, se vorranno attingere
alle riserve, andremo a bloccare l'accesso ai depositi".
- Il voto al senato sulla riforma è stato spostato da
venerdì a mercoledì prossimo
4 - LE FIGARO
IL MEDIATOR SAREBBE RESPONSABILE DI 500-1.000 MORTI SOLO
IN FRANCIA
http://bit.ly/dagcNN
- Il medicinale contro il diabete (poi prescritto ai
pazienti che avevano problemi di peso) della casa
farmaceutica Servier e ritirato lo scorso novembre,
avrebbe causato dai 500 ai 1.000 morti in Francia.
- Ciò risulta da uno studio riservato della Cassa
Nazionale dell'assicurazione Medica (Cnam),
commissionato dall'Agenzia francese per la sicurezza dei
prodotti sanitari (Afssaps).
- Molti malati avevano fatto causa a Servier (secondo
gruppo farmaceutico francese dopo Sanofi-Aventis) per le
complicazioni cardiache sopravvenute con l'uso di
Mediator. Questo medicinale è stato ritirato 33 anni
dopo la sua prima commercializzazione e 10 anni dopo che
era stata dichiarata ufficialmente l'allerta sugli
effetti collaterali.
L'ESPRESSO
- Il Mediator è un anfetaminico simile all'Isomeride,
sempre della Servier, ritirato nel 1997. Nello stesso
anno, il "New England Journal of Medicine" aveva
pubblicato uno studio che mostrava come il Mediator
causasse danni alle valvole cardiache e ipertensione
polmonare.
LE MONDE
http://bit.ly/9iDIET
KERVIEL ESCLUDE OGNI NEGOZIAZIONE CON SOCIÉTÉ GÉNÉRALE,
CHE HA GIÀ RECUPERATO (CON UNA DEDUZIONE FISCALE) 1,7
MILIARDI DEI 4,9 PERSI
- Sabato è emerso da un'inchiesta di Europe 1 che Société
Générale ha già recuperato € 1,7 miliardi dei 4,9 persi
durante le spericolate operazioni finanziarie del suo
trader Jérôme Kerviel.
- La banca ha potuto beneficiare di uno speciale regime
di deduzione fiscale per gli istituti che hanno subito
delle "perdite eccezionali" in un singolo esercizio.
- Nonostante questa agevolazione, la banca nel processo
ha chiesto, e ottenuto, che Kerviel fosse condannato a
risarcire l'intera somma persa.
- Gli avvocati di Jérôme Kerviel lo dicono chiaramente:
SocGén ha truffato il tribunale. Non avendo messo agli
atti il fatto di aver recuperato 1/3 delle perdite, ha
ottenuto una condanna al risarcimento che va ben oltre
quanto a lei spettante.
- Inoltre, Kerviel ha dichiarato che non vi è stato
nessun contatto con la banca riguardo una possibile
negoziazione sull'effettivo risarcimento e le modalità
di questo. Secondo l'ex trader, con le sue dichiarazioni
concilianti la banca sta solo attuando "la sua strategia
di comunicazione". Né lui né i suoi avvocati sono stati
chiamati per discutere di accordi economici.
2- LE FIGARO
- MICHÈLE ALLIOT-MARIE: "È UN DOVERE ESSERE PRONTA, IN
CASO..."
http://bit.ly/cY9T3c
- Intervista esclusiva di Le Figaro al ministro della
giustizia, che manifesta il suo interesse per il posto
da primo ministro.
- "Quando si arriva a un certo livello di responsabilità
politica, bisogna informarsi di tutti i grandi temi ed
essere pronti a rispondere a ogni richiesta"
- La ministra si trova in un testa a testa con Jean-Louis
Borloo (ministro dell'ambiente) per sostituire François
Fillon nel rimpasto di governo che Sarkozy dovrebbe
effettuare tra oggi e la metà di novembre.
GRAVI DISAGI DOMANI IN TUTTA LA FRANCIA PER LO SCIOPERO
DEI TRASPORTI
http://bit.ly/bWluMA
- Solo un treno su tre dovrebbe circolare, secondo le
ferrovie francesi
- Anche autobus, metro saranno colpiti dallo sciopero, ma
è la RER che vedrà il massimo delle adesioni. Air France
cancellerà alcuni voli a corto e medio raggio
20.10.10 |
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DASSAULT NELLA PALUDE DELLA STAMPA FRANCESE...
M. Mou. per "Il
Sole 24 Ore" - I giornalisti del Parisien
hanno storto il naso all'idea che il quotidiano parigino
entri a far parte della scuderia editoriale di Serge
Dassault, il cui pezzo forte è oggi Le Figaro. Per
l'amicizia che lega Dassault al presidente Sarkozy e per
i conflitti che potrebbero nascere tra gli interessi
imprenditoriali di Dassault e la libertà d'informazione
del giornale. Quanto sta accadendo proprio al Figaro
sembra dar loro ragione.
Una parte della redazione segnala infatti un inedito
controllo preventivo, e in alcuni casi una censura vera
e propria, sugli articoli che riguardano paesi
interessati all'acquisto degli aerei Rafale prodotti dal
gruppo Dassault. Il direttore Etienne Mougeotte respinge
le accuse, ma l'associazione dei giornalisti del Figaro
ha ritenuto la vicenda sufficientemente grave da avviare
un sondaggio interno sui malumori della redazione.
Mentre quelli del Parisien si stanno dotando di una
"carta" che afferma la loro autonomia e indipendenza
«rispetto agli interessi di un uomo, di un partito, di
un clan o di un'impresa».
20.10.10 |
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KERVIEL, "SONO SCONVOLTO, PAGO PER TUTTI"...
(ANSA-AFP) - L'ex trader della banca
francese Societé Generale, Jerome Kerviel, condannato
ieri a cinque anni di prigione e al rimborso per 4,9
miliardi alla banca, si è detto "sconvolto dalla dura
condanna". "Sono abbattuto dal peso della pena - ha
detto Kerviel ai microfoni di Radio Europe 1 - Davvero
ho la sensazione di stare pagando per tutti". Kerviel ha
annunciato ricorso contro la decisione della corte.
[06-10-2010
|
1.
SOCIÉTÉ GÉNÉRALE: IL TRADER KERVIEL CONDANNATO A 5 ANNI
DI CARCERE...
Radiocor - Jerome Kerviel, ex trader di
Socie'te' Ge'ne'rale, e' stato condannato oggi a Parigi
a cinque anni di prigione e una multa di 375mila euro.
Kerviel, che nel 2008 ha causato una perdita di 5
miliardi di euro alla banca, e' stato riconosciuto
colpevole di abuso di informazioni privilegiate,
falsificazione, contraffazione e introduzione di dati
fraudolenti in un sistema informatico.15-10-10 |
|
"LA BETTENCOURT PERSE 22 MILIONI CON MADOFF"...
Da "La
Stampa" - Liliane Bettencourt vittima di
Bernard Madoff, il finanziere americano accusato di una
delle più grandi frodi finanziarie di tutti i tempi. A
rivelarlo è Patrice de Maistre, il responsabile della
gestione della fortuna di Bettencourt, affermando che la
miliardaria francese e azionista di maggioranza di
L'Oreal ha perso 22 milioni di euro in un investimento
legato a Madoff.
Liliane Bettencourt, spiega de Maistre in un'intervista
al «Journal du Dimanche», «ha perso 22 milioni di euro
investiti in Luxalpha, una sicav, che, sulla carta,
valeva 28 milioni di euro». Con altre vittime,
sottolinea de Maistre che è stato sentito nei giorni
scorsi dai magistrati francesi nell'ambito
dell'inchiesta francese sulla truffa Madoff, «abbiamo
avviato una procedura giudiziaria, in Lussemburgo, per
tentare di recuperare una parte di questi soldi».
De
Maistre è al centro anche dell'affaire Bettencourt che
in Francia da mesi tiene con il fiato sospeso il mondo
politico francese. Figlia unica del fondatore di
L'Oreal, Eugene Schueller, e vedova di un ex ministro
gollista, Andrè Bettencourt, Liliane Bettencourt, 87
anni, è una delle persone più ricche e influenti al
mondo. La sua unica figlia, Francoise
Meyers-Bettencourt, ha decoso di adire le vie legali,
temendo che la madre, titolare di una fortuna di oltre
20 miliardi di euro, potesse essere circuibile data
l'età avanzata e dilapidare inconsapevolmente il
patrimonio.
15-10-10 |
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SARKOZY E DASSAULT A CACCIA DI 'LE PARISIEN'...
Le. M. per "Il
Sole 24 Ore" - L'M&A nell'editoria frencese
solleva nuove polemiche. Nicolas Sarkozy nei mesi
passati aveva provato a influenzare il «salvataggio» di
Le Monde, cercando di metterlo in mani amiche, ma il
colpo non gli riuscì. Ora però c'è la partita di
ritorno: è in vendita Le Parisien, secondo quotidiano
francese, mirabile strumento d'influenza sull'opinione
pubblica in vista delle presidenziali del 2012. E il
presidente sta sostenendo Serge Dassault, l'acquirente
più probabile.
Sì, Dassault, proprietario dell'omonimo colosso
aeronautico (che vive grazie alle commesse pubbliche),
già proprietario del filogovernativo Le Figaro e perfino
senatore dell'Ump, il partito di Nicolas. La «fronda»,
però, è già in moto anche stavolta. La redazione di Le
Parisien, un giornale politicamente indipendente, non ne
vuole sapere di Dassault: promette già battaglia. E ieri
Dominique de Villepin, ex premier (di destra ma anti
Sarkozy), ha detto che la soluzione Dassault
«minaccerebbe la libertà di stampa». E se a Nicolas
andasse storta anche stavolta?
15.10.10 |
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era indeciso se essere berlusconi o bossi. nel dubbio
sarkò è riuscito ad essere tutte e due - IL NANO
DELL’ELISEO SFANCULA SENZA TANTI COMPLIMENTI IL
COMMISSARIO UE REDING, REA DI AVERLO CAZZIATO SULLO
SGOMBERO DEI ROM: “E ALLORA PRENDETEVELI VOI
LUSSEMBURGHESI” – S’INGROSSA L’AFFAIRE SARKÒ-LE MONDE:
SERVIZI SEGRETI, MANOVRE E MINACCE PER FERMARE LO
SCANDALO DEI FONDI NERI DAI BETTENCOURT
1
- SARKOZY ATTACCA IL COMMISSARIO UE REDING: "I ROM
PRENDETEVELI IN LUSSEMBURGO"...
(ANSA) - Il presidente francese Nicolas
Sarkozy suggerisce al commissario Ue Viviane Reding di
accogliere i Rom nel suo Paese, il Lussemburgo.
Il
suggerimento di Sarkozy alla Reding, che a Bruxelles è
responsabile della Giustizia, nonché vicepresidente
dell'esecutivo Ue, è stata riportata da un gruppo di
senatori che oggi hanno partecipato a una colazione di
lavoro con il presidente francese all'Eliseo. Ieri, la
commissaria lussemburghese ha usato parole molto dure
nei confronti della Francia, minacciando una procedura
di infrazione, in seguito alle misure adottate nei
confronti dei rom.
2
- LA BATTAGLIA DELLE SPIE TRA LE MONDE E SARKOZY...
Bernardo Valli per "la
Repubblica"
La
denuncia è contro ignoti. Contro X. Ma monsieur X è di
fatto la Presidenza della Repubblica. Quindi Nicolas
Sarkozy. Le Monde lo accusa di violare la legge sulla
libertà di stampa. Di avere commesso un reato: di avere
usato per fini personali i servizi di controspionaggio,
destinati a difendere la sicurezza dello Stato,
soprattutto dal terrorismo. Essi sono invece stati
impiegati per scoprire l´alto funzionario del Ministero
della Giustizia colpevole di avere fornito notizie a un
cronista di Le Monde sull´affare Bettencourt, al centro
del quale c´è il denaro della miliardaria azionista di
L´Oréal.
Un
affare che tormenta Sarkozy e in particolare il suo
ministro Eric Woerth. L´operazione è riuscita perché il
funzionario - talpa è stato scoperto e avrebbe già
ricevuto l´ordine di trasferirsi alla Cayenna.
Le
Monde sostiene che è stata violata la legge del 2010,
promossa proprio da Sarkozy. Una legge che protegge le
fonti da cui i giornalisti traggono notizie. Essa dice
con chiarezza che non si può violare la confidenzialità,
il segreto di quelle fonti, né direttamente né
indirettamente, salvo in casi eccezionali di interesse
pubblico. Vale a dire, appunto, in casi di terrorismo o
tanto gravi da mettere in pericolo la sicurezza dello
Stato. I difensori dell´intervento sostengono che
l´obiettivo era di scoprire il funzionario infedele e
non di colpire il cronista.
Ma
il movente, si replica, era di soffocare le notizie sul
caso Bettencourt. E quelle pubblicate da Le Monde sono
state giudicate molto fastidiose dalla Presidenza della
Repubblica. Le notizie riguardavano un caso di
corruzione e non la sicurezza dello Stato. Gli uomini di
Sarkozy garantiscono comunque che lui era completamente
estraneo alla faccenda.
Si
aperto cosi un duello tra il Capo dello Stato e il più
importante quotidiano di Francia. Il presidente è
inciampato in un ostacolo che non aveva previsto. Ex
ministro degli interni avrebbe conservato l´abitudine,
il vizio, di usare gli strumenti un tempo alle sue
dirette o indirette dipendenze. In quanto alle critiche
dei giornali, al massimo lo irritavano. Non pensava
certo che quei giornali arrivassero al punto di
denunciarlo, sia pure indirettamente, per un reato. A un
anno e mezzo dalla fine del quinquennio presidenziale,
con un´opinione pubblica tutt´altro che favorevole, in
un momento di intensa impopolarità, Sarkozy deve
affrontare un capitolo politico al quale è facile
affibbiare, per ora più per riflesso condizionato che
per rischi reali, l´inevitabile e non propiziatorio
titolo di Sarkogate. L´esito della denuncia resta assai
incerto, poiché in Francia la Procura è sotto la tutela
del Ministero della Giustizia, e quindi potrebbe anche
non accettarla. A meno che non intervenga il giudice
istruttore, che è indipendente.
I
rapporti tra Nicolas Sarkozy e i giornali si sono
appesantiti negli ultimi tempi. I suoi interventi nel
mondo della stampa sono sempre stati frequenti. I
passaggi di proprietà l´hanno sempre interessato. Ultimo
il caso dello stesso Le Monde, un´istituzione che
versava in gravi condizioni finanziarie. Non mancavano i
candidati pronti a fornire i capitali necessari, in
cambio di azioni che consentissero il controllo del
giornale. Un giornale in cui la società dei redattori
aveva la maggioranza ed era quindi di fatto la
proprietaria. Caso unico, non solo in Francia, in una
grande testata.
Il
passaggio ad azionisti esterni ha rappresentato un
avvenimento politico di rilievo. Il presidente ha
cercato di inserirsi nell´operazione. Ha invitato il
direttore e lo ha sconsigliato di accettare una cordata
di imprenditori giudicati di sinistra. E gli ha
ovviamente suggerito uomini a lui vicini. La scelta, con
l´approvazione quasi unanime del redattori, è stata
un´altra.
Tre imprenditori (Bergé, Niel, Pigasse) hanno garantito
l´assoluta indipendenza ai redattori e sono diventati
gli azionisti principali di Le Monde. Da allora i
rapporti tra il quotidiano e il presidente non sono
migliorati. La nuova situazione economica e l´assoluta
indipendenza garantita dai nuovi azionisti, danno forza
al quotidiano parigino nel confronto con il presidente
giudicato disinvolto nell´uso dei servizi di
controspionaggio.
I
rapporti del presidente sono diventati tesi anche con un
altro giornale parigino di prestigio, Le Nouvel
Observateur. Il settimanale liberale di sinistra, assai
diffuso tra gli intellettuali, aveva dimostrato una
certa indulgenza con Nicolas Sarkozy. Lasciando largo
spazio a un altro settimanale, Marianne, più battagliero
e popolare.
Ma
dopo la netta svolta a destra del presidente, nel
tentativo di recuperare gli elettori del Front National,
anche Nouvel Observateur ha ssunto toni pesanti. La sua
ultima copertina esibiva una grande fotografia di
Nicolas Sarkozy, con sopra la scritta: «Quest´uomo è
pericoloso?» Il recupero a sinistra tentato dal
presidente non è evidentemente riuscito.
15-09-2010]
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IL
WATERGATE DI SARKÒ – J’ACCUSE DI “LE MONDE”: “IL
PRESIDENTE HA USATO I SERVIZI SEGRETI PER SCOPRIRE CHI
AVEVA RIVELATO AL GIORNALE LA LIAISON BETTENCOURT-WOERTH
(IL SUO MINISTRO DEL LAVORO) – IL NANO DELL’ELISEO
SMENTISCE SDEGNATO, MA COME MAI L’ALTO MAGISTRATO
COLPEVOLE È STATO SPEDITO IN GUYANA IN MEZZO AI
COCCODRILLI? – CONTINUA LA BUFERA SUI ROM. IL MINISTRO
ORDINA LO SGOMBERO…
Domenico Quirico per "La
Stampa"
Nello scandalo Woerth-Bettencourt c'è posto per tutto,
anche per un (mini?) Watergate alla francese. Gli attori
sono di vaglia: da una parte l'esecutivo nella sua
massima configurazione, ovvero il Presidente, accusato
di utilizzare i servizi segreti per disinvolte
operazioni, e dall'altro il giornale più planetario di
Francia, Le Monde. Perché lo spionaggio puntava a
scoprire chi ha fornito al giornale ghiotte rivelazioni
e documenti polizieschi sui rapporti tra il ministro del
Lavoro e l'erede della fortuna L'Oréal.
Le
Monde non si è limitato a uno «j'accuse» tipografico in
prima pagina, ha presentato ieri una denuncia «contro
ignoti» per violazione della legge che protegge le fonti
giornalistiche. Spiegando nell'articolo che gli ignoti
sono in realtà notissimi, ovvero controspionaggio e
Eliseo.
L'indagine illegittima risale al luglio scorso e sarebbe
stata coronata da un rapido successo. La talpa è stata
individuata in un alto magistrato, consigliere penale
del ministro della Giustizia che sarebbe stato spedito
per punizione in colonia. In senso letterale, ovvero in
Guyana, con una non proprio prestigiosa «mission de
préfiguration». La definizione non esiste neppure nel
ricco vocabolario burocratico: deve studiare la
creazione di una Corte penale in quelle esotiche
appendici de la République, tra coccodrilli e cercatori
d'oro. L'Eliseo indignatissimo, ha replicato negando
«totalmente».
L'opposizione si scapiglia e già immagina lussuriosi e
letali sviluppi del Sarkogate.
La vicenda risale al mese più caldo dello scandalo.
Woerth, sospettato di aver elargito consistenti favori
fiscali alla Bettencourt, era flagellato di rivelazioni,
ogni smentita veniva sommersa da un'inflazione di
documenti giudiziari. Eccelleva dapprima il sito di
informazione Médiapart, etichettato dal governo di
«fascismo informativo» e lardellato di querele. Poi è
stata la volta di Le Monde, normalmente posatissimo, che
stavolta sembrava disporre di fonti formidabili.
In
particolare nel numero del 18 luglio i lettori potevano
consultare estratti dell'interrogatorio del consigliere
della miliardaria, Patrice de Maistre. L'Eliseo, secondo
Le Monde, avrebbe incaricato la «Direction centrale du
renseignement intérieur» di mettersi al lavoro sul
«traditore». Bernard Squarcini, che dirige questa
sezione dello spionaggio, ha ammesso che i suoi
collaboratori si sono occupati della vicenda, alla
ricerca di un «chiarimento». Avrebbero controllato le
telefonate di un consigliere del ministro della
Giustizia, David Sénat. Tra gli interlocutori c'era
Gérard Davet, giornalista di Le Monde. Ai primi di
settembre Sénat è scomparso dal ministero.
Le
Monde ha dedicato all'«affaire» un dettagliatissimo
articolo firmato dalla direttrice di redazione Sylvie
Kauffmann. E soprattutto un editoriale dal tono certo
non rarefatto: «La legge è senza equivoci, il segreto
delle fonti giornalistiche è protetto nell'esercizio
della loro missione di informazione del pubblico. E'
sotto la presidenza di Sarkozy che questo articolo è
stato aggiunto alla legge sulla stampa. E' sotto la sua
presidenza che viene trasgredito. Affrancarsi così dalle
regole della giustizia è la soluzione che l'Eliseo ha
immaginato per circoscrivere l'incendio. Poiché il
fuoco, ogni giorno o quasi, si reinfiamma, è comodo
accusare i giornalisti di essere degli incendiari. E di
cercare di farli tacere...».
ROM, BUFERA SU PARIGI. CIRCOLARE DEL MINISTERO:
"SGOMBERATELI"...
Da "La
Stampa" - La pubblicazione sui giornali di
una circolare del ministero degli Interni francese in
cui si parla espressamente di sgombero di campi rom ha
provocato nuove critiche contro il governo del
presidente Nicolas Sarkozy. Il ministro
dell'Immigrazione Eric Bresson si è affrettato ad
affermare di non essere a conoscenza del documento.
La
circolare del 5 agosto firmata da Michel Bart, direttore
di gabinetto del ministro degli Interni, Brice
Hortefeux, dimostra come l'etnia Rom sia stata presa di
mira con lo smantellamento dei campi, contrariamente a
quanto affermato dal governo. «Trecento campi illegali
dovranno essere sgomberati entro tre mesi, in
particolare quelli abitati da Rom», si legge sul testo
pubblicato da alcuni media transalpini.
14-09-2010]
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È
IN ARRIVO LA “VITA SEGRETA” DI CARLA CHE POTREBBE
METTERE LE FIAMME ALL’ELISEO ASSAI PIÙ CHE I DUE MILIONI
DI SCIOPERANTI NOSTALGICI DELLA PENSIONE A 60 ANNI -
ZEPPA DI PARTICOLARI, STORIE, PETTEGOLEZZI MA D’AUTORE,
CHE AVREBBERO GIÀ INDOTTO IL NANO SARKò A MINACCIARE
RITORSIONI SULLA CASA EDITRICE FLAMMARION - PAGINE DEL
LIBRO SONO DEDICATE ALLA CAMPAGNA DI INTIMIDAZIONE CHE
CARLA SOSTENUTA DAL NANO DELL’ELISEO AVREBBE CONDOTTO
SUI GIORNALI PER CANCELLARE FOTO INTERVISTE E ARTICOLI
SU CÉCILIA, LA PRECEDENTE MOGLIE DI SARKOZY
Domenico Quirico per "La
Stampa"
Attenzione: è in arrivo un libro che potrebbe mettere le
fiamme all'Eliseo assai più che i due milioni di
scioperanti nostalgici della pensione a sessanta anni.
Raccontano, e pare sia vero, che alla casa editrice
Flammarion il manoscritto di Besma Lahouri, giornalista
de L'Express, sia stato in questi mesi custodito in una
cassaforte guardata a vista da guardie armate.
Besma
Lahouri
Timori grotteschi? L'opera precedente della bibliografia
della Lahouri, una biografia assai poco autorizzata di
Zidane, venne infatti trafugata pochi giorni prima
dell'uscita in libreria. E questa volta la giornalista
colpisce ancora più in alto: una biografia anch'essa non
autorizzata di Carla Bruni. Zeppa di particolari,
storie, pettegolezzi ma d'autore, che avrebbero già
indotto il Palazzo a minacciare ritorsioni, a mobilitare
avvocati, a appuntire folgori disgregatrici.
«Carla: Une vie secrète» esce la settimana prossima:
salvo colpi di scena. Il settimanale Marianne ne
pubblica nel numero in edicola stamane ampi e assassini
estratti che lasciano intravedere buone ragioni per i
mugugni della prima coppia di Francia. Perché tutto si
lega: l'immagine del presidente è in evidente ribasso,
l'Economist gli dedica una copertina beffarda
(lillipuziano a fianco della moglie!), Le Nouvel
Observateur si chiede davanti a una sua foto da
ricercato «quest'uomo è pericoloso?».
C'è da dubitare che il narcisista e sospettosissimo (ex)
iperpresidente immagini i contorni di una congiura
universale, rilevi i tratti di una trama catilinaria con
in testa ovviamente i detestatissimi giornalisti? È un
attacco politico, altro che gossip: perché la moglie era
l'unica operazione riuscita della sua presidenza.
Besma Lahouri da brava reporter ha consumato le scarpe
seguendo le orme di Carla Bruni fin dalla culla si può
dire; intervistando la tata, gli amici, i morosi, il
chirurgo plastico che ne cura con affetto l'eterna
giovinezza. Sintetizzando, ne esce il contorno
sgradevole di una calcolatrice che sta meticolosamente
costruendo una nuova identità di donna di potere, il
contrario della umilina, discretissima, naïve che vuole
accreditare: «Una cosa è certa - scrive la Lahouri - la
Carlà che i francesi vedono non è quella vera».
I
francesi, loro, leggeranno con gusto i retroscena del
feroce scontro che l'ha opposta a Cécilia, la precedente
moglie di Sarkozy. Carla Bruni non sopporta secondo la
giornalista il pericoloso paragone con la donna di
talento che ha costruito il personaggio politico di
Sarkozy. Pagine del libro sono dedicate alla campagna di
intimidazione che Carla sostenuta dal marito avrebbe
condotto sui giornali per cancellare foto interviste e
articoli sulla rivale.
Si
narra che Fabrice Boé, allora amministratore delegato
del gruppo editoriale Prisma, è stato convocato
all'Eliseo nell'estate del 2009. Negli appartamenti
privati lo sventurato è stato sottoposto a una seduta
«staliniana» da Carla e dall'allora consigliere in
comunicazione Pierre Charon (poi licenziato e grande
testimone del libro). Con la minaccia di boicottaggio di
tutti i giornalisti del suo gruppo.
Ma
le maniere spicce con i giornalisti non sarebbero
secondo la biografa l'unica arma di Carla. Si racconta
dell'intervista concessa a un giovane reporter: «La sua
ospite è salita graziosamente su una scala per
recuperare un libro della biblioteca... lasciando
intravedere la sottoveste». A un altro per il suo primo
album musicale ha concesso l'intervista sdraiata a letto
con lui sui bordi: «Ancora oggi il giornalista evoca con
piacere la scena».
C'è poi il capitolo amori, per carità quelli antichi,
comunque per numero e profondità un po' ingombranti.
Perché la Bruni secondo la Lahouri ha una simpatica idea
tribale dei suoi trasporti affettivi, mantiene cioè
eccellenti rapporti con gli ex, e non solo con Raphaël
Enthoven che è il padre di suo figlio Aurélien: che pare
abbia aiutato recentemente a trovare un appartamento. E
non solo i suoi. Nella biografia è citata una scena del
party all'Eliseo il 14 luglio 2009: Carla che con aplomb
stringe la mano a un'ex di Sarkozy (giornalista)
lodandola per un'intervista.
Gli Obama, è noto, non amano i Sarkozy considerati
coppia poco frequentabile a causa del bling bling di
Nicolas e della ex vita tumultuosa di lei. La biografa
racconta di una confidenza che Carla avrebbe fatto
«all'amica» Michelle durante il recente tè alla Casa
Bianca: nel corso della visita di Stato in Inghilterra i
due birichini avrebbero fatto «attendere la regina
Elisabetta perché erano impegnati a fare l'amore. La
sera la cena alla Casa Bianca, in cui Carla aveva
riposto tutte le speranze, fu liquidata in meno di due
ore
[13-09-2010]
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TASSA SARKOZY SULLE LINEE ADSL CHE PORTANO LA TV...
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica" - Tassare l´Adsl. Anche se si
colpiranno venti milioni di famiglie in tempi grami per
la popolarità del governo. A pochi giorni dalla
presentazione della Finanziaria, il ministero delle
Finanze francese è deciso: l´Iva sulle offerte "triple
play" (Internet, telefono, televisione) sarà portata al
19,6 per cento.
Pazienza se le associazioni dei consumatori protestano e
se i provider storcono il naso: l´accesso alla Rete in
Francia è il meno costoso d´Europa (in generale 29,99
euro al mese per l´offerta succitata). Ed è proprio
l´Europa all´origine della decisione. Finora, l´Iva sui
fornitori di accesso alla Rete aveva due tassi diversi:
metà al 19,6 per cento e metà al 5,5 per cento (il tasso
ridotto applicabile a chi forniva anche servizi tv).
Ma
secondo Bruxelles, l´Iva va pareggiata. Alla spasmodica
ricerca di nuove entrate, il ministero delle Finanze ha
preso la palla al balzo: l´Iva verrà portata al 19,6 per
cento sull´intero fatturato dei provider.
Di
conseguenza, nelle casse dello Stato entrerà qualche
centinaio di milioni in più, mentre i consumatori
sborseranno almeno due euro in più al mese, allineando
la Francia sui prezzi austriaci (32,40 euro).
Nicolas Sarkozy ha invece rassicurato Canal Plus e i
produttori cinematografici. In un primo momento,
infatti, è stata forte la tentazione di aumentare l´Iva
che grava sulle pay-tv, ferma al 5,5%. Ma secondo gli
interessati, una misura del genere avrebbe provocato una
fuga in massa dei clienti e una conseguente diminuzione
dei fondi versati dalla tv privata alla produzione
cinematografica, di cui è il principale finanziatore.
Sarkozy si è impegnato personalmente a non rimettere in
discussione questo meccanismo.
19.09.10 |
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SHAMPOO L’OREAL PER SARKÒ – LE PRESIDENT SEMPRE PIÙ
INVISCHIATO NELLO SCANDALO BETTENCOURT – IL MINISTRO
WOERTH COSTRETTO AD AMMETTERE LA RACCOMANDAZIONE AL
GESTORE DEL PATRIMONIO DELLA DONNA PIÙ RICCA DI FRANCIA
(E GENEROSO FINANZIATORE) – NUOVE NUBI SI ADDENSANO
SULLA TESTA DEL NANEROTTOLO DI CARLÀ, ORMAI PREFERITO
NEI SONDAGGI DAL SUO PREMIER FILLON
Anais Ginori per "La
Repubblica"
Costretto a smentire se stesso, isolato nella
maggioranza, attaccato dalla sinistra che ieri ha
chiesto le sue dimissioni. Il ministro del Lavoro, Eric
Woerth, appare sempre più debole e potrebbe essere la
prossima vittima dell´inchiesta della magistratura sulla
fortuna di Liliane Bettencourt, erede dell´impero
L´Oréal, la donna più ricca di Francia.
Il
sospetto di finanziamenti illeciti da parte della
miliardaria in cambio di favori ha trovato ieri nuove
conferme. E´ stata infatti rivelata l´esistenza di una
lettera del 2007 nella quale Woerth raccomandava a
Nicolas Sarkozy, allora ministro dell´Interno e
candidato all´Eliseo, di assegnare la legione d´onore a
Patrice de Maistre, gestore del patrimonio della
Bettencourt.
Woerth era all´epoca tesoriere dell´Ump. Dall´inizio
dell´inchiesta, il ministro aveva sempre sostenuto di
aver solo consegnato l´onorificienza ma di non averla
mai proposta personalmente. «Sì, la lettera esiste - ha
dovuto ammettere ieri - ma è una cosa del tutto banale».
E´ stato lo stesso Woerth, il 23 gennaio 2008, a
consegnare il riconoscimento a Maistre, qualche
settimana dopo l´assunzione di Florence Woerth, sua
moglie, nella società che gestisce gli investimenti dei
Bettencourt.
Il
partito socialista è passato all´attacco, chiedendo per
la prima volta le dimissioni del ministro. Finora
Sarkozy ha sempre cercato di proteggerlo. Il titolare
del Lavoro deve infatti difendere la riforma delle
pensioni che la settimana prossima arriva in parlamento,
mentre i sindacati promettono grandi manifestazioni.
Ma
ora l´inchiesta Bettencourt si sta pericolosamente
allargando. Mercoledì sono state condotte nuove
perquisizioni nella casa della miliardaria. Gli
investigatori sono alla ricerca di promemoria che
l´anziana signora si faceva preparare prima degli
incontri con alcuni politici, forse anche con Sarkozy.
Nei diari dell´amico dell´ereditiera, Francois-Marie
Banier, già sequestrati dalla polizia, ci sarebbero
riferimenti a doni in denaro all´attuale capo dello
Stato. Banier ha confermato che la miliardaria aveva
parlato di colloqui con l´allora candidato della destra,
pur precisando che l´anziana signora può aver «fatto
confusione con i nomi».
Al
di là degli aspetti giudiziari, ancora da chiarire, per
Sarkozy il sospetto di alimentare conflitti di interessi
e di favorire le famiglie più ricche del paese continua
a pesare nei sondaggi. Cresce, invece, la popolarità del
primo ministro, Francois Fillon, uomo schivo e moderato,
vero vincitore di questa stagione nerissima per il
presidente.
Nell´ultimo sondaggio pubblicato da Libération, Fillon è
in crescita di due punti, con 48% di gradimenti. Molto
davanti a Sarkozy, che perde un altro punto e si deve
accontentare di un 34% di consensi. Il premier ha saputo
imporre il suo tono fermo ma calmo, dando l´immagine di
un uomo che parla poco e pensa a lavorare.
Tutto il contrario del capo dello Stato. Prima
dell´estate, Fillon era dato in uscita nel prossimo
rimpasto di governo. Adesso non è più sicuro che Sarkozy
potrà sacrificare un primo ministro solido e
rassicurante per il suo elettorato. 03-09-2010]
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SARKÒ E I CAVALIERI DELLA LEGION D’ORRORE – il nano
dell’eliseo STA SFORNANDO PREMI A GOGÒ AI FEDELISSIMI UN
ORDINE CREATO DA NAPOLEONE PER RICOMPENSARE I
COMBATTENTI – CHI SONO I “MODERNI” CAVALIERI DI SARKÒ?
UN VIRTUOSO DEL CACHEMIRE CHE VESTE IL PRESIDENTE, UN
PAIO DI COMICI, BARBRA STREISAND E CELINE DION - NEL
2008 È STATO DECORATO DE MAISTRE, GESTORE DELLE OPULENZE
REDDITIZIE (leggi: fondi neri) DI LILIANE BETTENCOURT…
Domenico Quirico per "la Stampa"
"Deriderla ma desiderarla. E soprattutto, quando la si
ottiene, dire che non la si è mai richiesta»: lo stile è
sempre quella dettato da Flaubert, che la Legion d'onore
la ottenne nel 1866, dalla buona volontà di Napoleone
III. Accade così dal 1802, quando l'ordine fu creato
dall'altro Napoleone per ricompensare gli eroi che lo
avevano accompagnato nella gloria sputando sangue dal
Manzanarre al Reno: attendono frementi questo supremo e
annuale rito repubblicano, i decorabili veri e
sedicenti; e i denigratori, i nichilisti. I primi
vagheggiano di vedervi finalmente riconosciuto il
proprio buon diritto; i secondi vi cercano con torbida
letizia le prove che tutto sta andando a rotoli nella
République.
Qualche volta se la spassano con lagni di evidente
valore retroattivo: come quando hanno scoperto che nel
2008 è stato decorato Patrice de Maistre, gestore delle
opulenze redditizie di Liliane Bettencourt e
saltapicchio a vario titolo in tutte le pieghe dello
scandalo relativo. Non solo: lui nega e sostiene che si
tratta di un omonimo, ma nel materiale dell'inchiesta
galleggia anche il sospetto che «il cavaliere», oltre a
sovrintendere a indisturbati aggiramenti del fisco,
fosse in prima persona allineato nel tabulato di una
banca svizzera con la qualifica di evasore. Abbastanza
per infiammare succhi di meditazione sugli eccessi di
condiscendenze e di promiscuità nelle nomine.
Siamo nel cuore della vanità umana, sentimento di
difficile e pericoloso maneggio. E, soprattutto, quelle
che un tempo erano distinzioni rare e impervie sono
inquinate da infornate collettive, a valanga: tra il
2009 e il 2011 è già stabilito vengano distribuite ben
4.885 croci di cavaliere, di tutti i gradi. Nel numero
sta il guaio. C'è, evidente, il rischio di scegliere
personaggi non sempre degni di Plutarco.
Sarkozy è accusato di decorare in massa, perseguendo
scopi di arruolamento clientelare. Eppure, non appena
divenne presidente, annunciò che anche qui avrebbe
spietatamente esercitato la sua "rottura" rivoluzionaria
e bonificatrice. L'aver ricevuto la decorazione solo nel
2005 da Chirac, ma nell'ufficio del presidente, senza
discorso e senza cerimonia, gli aveva lasciato un certo
rancore.
Tra i primi atti ci fu il rinvio di una sessione di
nomine: troppo poche donne, solo una su cinque, rimarcò,
e ordinò la parità. Poi volle aumentare i cavalieri
venuti dalle classi meno elevate, dalle minoranze
etniche. Senonché poi la rottura è rimasta nei cassetti,
e i critici affermano che Sarkozy ha ben compreso che in
questa cortigianeria politica chi si avvantaggia della
decorazione è soprattutto chi la concede: serve a
ricompensare i fedelissimi e allargare i devoti.
Per esempio, per quali meriti è stato decorato, dal
Presidente in persona, un certo Albert Nahmani?
Complicate ricerche dei soliti pettegoli hanno scoperto
che, sotto un altro nome, Franck Namani, c'è «un
virtuoso incontestato del cachemire», che ha il piacere
di vestire, con proprietà bisogna dire, il presidente. E
quali riconoscenze della Nazione ha accumulato Nicole
Choubrac, magistrato? Certo quella di aver pronunciato
la sentenza di divorzio da Cécilia.
Qualche pignolo ha fatto il conto: 19 dei 56 convitati
alla famosa «notte del Foquet's», i sansepolcristi della
scalata di Sarkò, hanno già ricevuto la decorazione. Ci
sono anche tutti i milionari compari del suo
indimenticabile periodo bling bling, quello degli yacht
prestati e dei rolex. Uno solo, finora, è stato
dimenticato: colpa di una sciagurata diserzione ai tempi
della guerra di Algeria.
Un'altra categoria che Sarkozy adora premiare è quella
delle star straniere dello spettacolo, da Barbra
Streisand a Celine Dion. Tra i francesi nutre una
peccaminosa preferenza per i protagonisti del genere
popolare, da Dany Boon, il comico, all'umorista Muriel
Robin. Per ricordare che detesta gli intellettuali. Dal
1927 esiste una «Associazione dei membri della legion
d'onore decorati per aver rischiato la vita». Sono
3.500, attivissimi nel monumentalizzare con la loro sola
presenza la decadenza. Chissà come hanno commentato la
decorazione di De Maistre?
CASO BETTENCOURT: OGGI L'EREDITIERA INTERROGATA
A CASA SUA
Da "la Stampa" - Liliane Bettencourt,
la donna più ricca di Francia al centro dello scandalo
che sta agitando il governo di Parigi, sarà interrogata
forse già oggi dalla polizia finanziaria nel quadro
dell'inchiesta condotta dalla procura di Nanterre. Lo
riferiscono i media francesi, che citano il suo legale.
L'anziana erede della fortuna L'Oreal si trova
attualmente in vacanza alle Baleari, in Spagna.
L'interrogatorio, riferisce il magazine Paris Match, si
svolgerà nella sua residenza di Neuilly-sur-Seine. La
Bettencourt, 87 anni, è sospettata di frode fiscale e
del versamento di finanziamenti illegali al partito Ump
del presidente francese Nicolas Sarkozy, tramite
l'attuale ministro del Lavoro Eric Woerth, che verrà
interrogato martedì o mercoledì prossimo, dopo che il
Consiglio dei ministri ha dato il via libera. Mercoledì
era già stata interrogata la moglie del ministro,
Florence, che lavorava per la Bettencourt.
[27-07-2010]
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BETTENCOURT, RESPINTA LA RICHIESTA DI TUTELA...
Dal "Sole 24 Ore" - Irricevibile.
Così la procura di Nanterre ha giudicato la richiesta di
Francoise, figlia dell'ereditiera L'Oreal Liliane
Bettencourt, di mettere sotto tutela la madre. La
domanda presentata in tribunale, ha rilevato il
procuratore Philippe Courroye, non è corredata da un
certificato medico sullo stato di salute della
miliardaria ultraottantenne, e quindi non può essere
accolta.
Intanto, non
si placano le polemiche politiche sul ruolo nella
vicenda del ministro del Lavoro Eric Woerth e della
moglie Florence. Woerth è l'uomo accusato di aver
intascato finanziamenti illeciti dall'ereditiera e
averle permesso quando era ministro del bilancio di
evadere 30 milioni di euro. La moglie Florence, nel
mirino per la sua consulenza a Bettencourt, ieri si è
difesa davanti agli inquirenti: ha detto che suo compito
è stato solo quello di «gestire i beni di l'Oreal»ma non
si è mai occupata della fortuna dell'ereditiera.
23.07.10
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SARKÒ INSCAJOLATO – LA PARABOLA POLITICA DEL
PRESIDENTE FRANCESE SOMIGLIA SEMPRE PIÙ ALLA CRICCA DEL
PUZZONE DI HARDCORE –L’AMMINSTRATORE DELLA BETTENCOURT
AMMETTE: LA MOGLIE DI WOERTH ASSUNTA MENTRE LUI ERA
MINISTRO DEL BILANCIO – NEL FRATTEMPO, NESSUNO INDAGÒ
SUL PATRIMONIO DI MADAME L’OREAL E IL FISCO LE RESTITUÌ
30 MLN GRAZIE A UNA LEGGE VOLUTA DA SARKOZY – CON LE
DIMISSIONI DI WOERTH, A RISCHIO LA RIFORMA DELLE
PENSIONI. E IL PROGRAMMA POLITICO DELL´ELISEO…
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica"
Se non è
alle corde, poco ci manca: Eric Woerth, ministro del
Lavoro ed ex titolare del Bilancio, si dibatte nelle
sabbie mobili del caso Bettencourt. Il fedelissimo di
Nicolas Sarkozy, l´uomo che ha tenuto e tiene ancora
(fino al 30 luglio) i cordoni della borsa del partito
presidenziale Ump è oggetto ogni giorno di nuove
rivelazioni.
Stavolta, è
un uomo che finora aveva tentato di salvarlo a metterlo
nei guai: Philippe De Maistre, gestore della fortuna
Bettencourt, ha detto agli inquirenti di aver assunto la
moglie su richiesta del ministro. Politicamente, e forse
anche giuridicamente, è un´affermazione esplosiva:
l´uomo che dovrebbe difendere in parlamento la riforma
delle pensioni è ormai un´anatra zoppa. A questo punto,
gli inquirenti non potranno far altro che chiedere al
consiglio dei ministri l´autorizzazione ad ascoltarlo
come testimone.
I poliziotti
si aspettavano molto dal fermo di quattro persone, tutte
rilasciate venerdì sera: l´amico della Bettencourt, il
fotografo-scrittore-pittore François-Marie Banier, de
Maistre, l´ex avvocato della miliardaria e il factotum
dell´isola di Arros, alle Seychelles. L´obiettivo era di
far luce sull´evasione fiscale: due conti svizzeri (78
milioni) e la proprietà di Arros (500 milioni). E di
verificare l´ipotesi di un conflitto di interessi tra il
ruolo di ministro del Bilancio, ricoperto da Woerth fino
al marzo scorso, e l´impiego della moglie, Florence,
nella struttura che gestisce il patrimonio della
miliardaria.
De Maistre,
secondo i verbali di interrogatorio pubblicati da "Le
Monde", ha ammesso per la prima volta che Woerth è
intervenuto direttamente per far assumere la moglie. Gli
inquirenti, durante alcune perquisizioni, hanno infatti
trovato un curriculum vitae della signora Woerth con
questa annotazione: «Remunerazione circa 200.000 euro.
Sono obbligato a parlarne a LB (Liliane Bettencourt,
ndr.) visto il marito 120.000 euro».
Il
finanziere si è spiegato così: «Si trattava di una nota
che ho dovuto portare ai signori Bettencourt per
accennare all´assunzione di Florence Woerth nella mia
équipe. Questo passo era dovuto al fatto che suo marito
era ministro, si trattava di una cosa sensibile». Poi de
Maistre spiega: «La signora Woerth non rappresentava un
rischio maggiore. Quando parlo di sensibilità, vuol dire
l´associazione della moglie del ministro del Bilancio
con una delle più importanti fortune di Francia».
Proprio il conflitto di interessi che viene rimproverato
a Woerth.
Nelle
registrazioni illegali fatte da un maggiordomo a casa
Bettencourt, De Maistre era stato esplicito
sull´assunzione della donna: «Quando l´ho fatto, suo
marito era ministro delle Finanze (in realtà del
Bilancio, ndr.). Mi ha chiesto di farlo, l´ho fatto per
fargli piacere». De Maistre ha precisato ai poliziotti
di aver visto Woerth due o tre volte all´inizio del 2007
«perché mi ha chiesto di ricevere sua moglie e questo
per consigliarla sulla sua carriera, perché, mi diceva,
lei non era interamente soddisfatta».
Nelle sue
dichiarazioni pubbliche, Woerth ha invece detto di aver
sempre alzato «una muraglia cinese» tra le sue attività
e quelle della moglie. Nel frattempo, nessuno ha
indagato sul patrimonio di Liliane Bettencourt e il
fisco le anche restituito 30 milioni grazie a una legge
voluta da Sarkozy.
Infine, la
questione della Legion d´onore, consegnata da Woerth a
De Maistre nel gennaio 2008: un riconoscimento in cambio
dell´assunzione di Florence Woerth? «Assolutamente no»,
risponde De Maistre, secondo il quale il cavalierato è
stato suggerito da un avvocato. Ma i poliziotti hanno
replicato mostrando una lettera in cui chiede al
ministro di consegnarli personalmente le insegne: «Si
direbbe sia stato Woerth ad averle fatto avere la Legion
d´onore».
Il ministro del Lavoro non ha
reagito personalmente alle rivelazioni della stampa. Il
suo avvocato si è limitato a dire che da
quell´interrogatorio non è uscito niente di nuovo. In
realtà, le caute ammissioni di De Maistre possono
affossare definitivamente un ministro politicamente già
molto indebolito.
19-07-2010]
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’ORÉAL
SOAP OPERA – L’AFFAIRE BETTENCOURT È LA TELENOVELA DELL’ANNO -
LA DISPUTA CON LA FIGLIA, L’AVIDITÀ DI AMICI E CONSIGLIERI
DELL’UMP PER FINANZIARE LA CORSA PRESIDENZIALE DI SARKÒ NEL
2007, IL TRADIMENTO DEL SUO AMICO GAY PER PICASSO E MATISSE -
TUTTO COMINCIA NEL 1987, SUL SET FOTOGRAFICO DI UNA RIVISTA
MOLTO RAFFINATA E ANCORA PIÙ SNOB, “EGOÏSTE”…
Orsola
Riva
per "il
Corriere Della Sera"
E così
arriviamo a oggi e all'intrigo che ha allungato le sue ombre
sull'Eliseo. Ed è vero che lunedì Sarkozy, in diretta tv, ha
sdegnosamente respinto ogni insinuazione. Ma al di là del dubbio
rilievo penale di accuse fatte e poi in parte ritrattate, resta
l'opacità dei contatti fra potentati economici e referenti
politici.
Una
pioggia di ruggine sulle ambizioni napoleoniche di Sarkozy,
francese a metà che, rivendicando con orgoglio di non aver fatto
le grandi scuole dei quadri di Stato, voleva dare una spallata
alle vecchie élite politiche. Ma questa è un'altra storia.
Dimenticate le ultime settimane. Riavvolgete il nastro
dell'«affaire Bettencourt» a prima delle due testimonianze
chiave del maggiordomo che ha chiamato in causa il ministro
Woerth e della contabile che ha fatto tremare l'Eliseo. E
immergetevi in questo francesissimo melodramma alla Douglas
Sirk.
Tutto
comincia nel 1987, sul set fotografico di una rivista molto
raffinata e ancora più snob, "Egoïste". Lei, Liliane Henriette
Charlotte Bettencourt, è la non più giovane ereditiera
dell'Oréal, l'eleganza intatta di un'aristocratica bellezza che
ha ispirato milioni di donne: è sua la testa stilizzata sulle
bombolette di lacca Elnett. Lui, François-Marie Banier, un
fotografo di fama: suo il ritratto di Carolina di Monaco con la
testa rasata.
Entrambi
sono già impegnati. François-Marie è legato da oltre vent' anni
a Pascal Greggory, attore feticcio di Chéreau. Liliane è sposata
con André («Dédé») Bettencourt, più volte ministro, prima di
Mendès France, poi del generale de Gaulle.
Una
classica coppia di potere, nata quasi quarant' anni prima con la
benedizione (e sotto l'irresistibile spinta) del padre di
Liliane, Eugène Schueller, legato al futuro genero da un debito
di gratitudine inestinguibile: è stato Dédé, infatti, a
intercedere per lui quando nel dopoguerra l'ex figlio di un
panettiere che aveva fatto fortuna con le tinture per capelli
rischiava grosso a causa delle sue simpatie per l'estrema destra
francese.
Anche
André Bettencourt ha flirtato pericolosamente con alcuni circoli
filonazisti e antisemiti alla fine degli anni Trenta, ma dal
1943 ha seguito l'amico Mitterrand dalla «parte giusta»
abbracciando la Resistenza, e così...
François-Marie non c'entra niente con Dédé: è un incrocio fra
"Bel Ami" di Maupassant e i "Quattrocento colpi" di Truffaut
(più il primo che i secondi). Per sfuggire alle botte del padre,
ha mollato il liceo e si è reinventato artista e dandy: a 22
anni ha pubblicato il suo primo romanzo, "Les résidences
secondaires" , con tanto di recensione entusiastica di Louis
Aragon (sedotto dalle grazie efebiche di François-Marie almeno
quanto dalla sua opera prima); ha fatto il drammaturgo, l'attore
a tempo perso, anche il pittore.
Ma
soprattutto ha frequentato le persone giuste, da Yves
Saint-Laurent a Pierre Cardin, da Dalí a Françoise Sagan. Con un
debole per le belle donne agées e un po' sole, come Silvana
Mangano e Nathalie Sarraute, le quali ricambiano con generosità
la sua brillante compagnia e il suo charme.
Succede
anche con Liliane. Qualcosa scatta su quel set fotografico... Da
quel momento in poi « Madame L'Oréal» e François-Marie diventano
inseparabili, lui sempre più assiduo a casa Bettencourt, un
hôtel particulier a Neuilly-sur-Seine. Lei sempre più divisa fra
l'attività caritatevole della sua fondazione e il sostegno al
suo giovane amico.
Passano
gli anni, vent'anni. Nel 2007 muore André Bettencourt. Fra il
personale di servizio della casa iniziano a circolare voci
strane, che Liliane voglia adottare François-Marie. E' troppo.
Troppo per Françoise Bettencourt-Meyers, unica figlia di Liliane
e André, che decide di far causa a Banier accusandolo di
manipolare l'anziana madre per il proprio tornaconto personale.
E che
tornaconto: si scopre che, negli anni, Madame Bettencourt ha
devoluto al suo protégé poco meno di un miliardo di euro (993
milioni per l'esattezza). Ci sono quadri di Picasso e Léger,
Matisse, Mondrian, Man Ray e de Chirico, per decine di milioni
di euro. E soprattutto ci sono diverse assicurazioni sulla vita
dell'ereditiera del valore di alcune centinaia di milioni
intestate proprio al bel François-Marie.
Il quadro
della faccenda è tutto salvo che equivoco. Ma madame
Bettencourt, vera leonessa, continua a respingere le accuse:
come potrebbe altrimenti? Anche Françoise non molla. In gioco
non c'è solo una delle più grosse fortune francesi, con un
patrimonio stimato di 17 miliardi di euro. C'è anche la
conduzione del colosso L'Oréal, di cui la famiglia Bettencourt
detiene il 31%, suddiviso fra madre e figlia: nel board, anche
il marito di Françoise, Jean-Pierre Meyers, nipote del rabbino
di Neuilly, morto ad Auschwitz.
Il caso
procede fra colpi sempre più bassi fino a giugno di quest'anno,
quando Françoise decide di consegnare alla polizia e pure al
sito di informazione Mediapart dell'ex direttore di "Le Monde"
Edwy Plenel 28 cd contenenti i nastri registrati di nascosto (un
dittafono piazzato su un vassoio di servizio) dal maggiordomo di
casa Bettencourt, Pascal B., nel frattempo licenziato.
Essi
testimoniano non solo delle pressioni psicologiche sempre più
insistenti e crudeli di Banier sull'amica per avere soldi e
ancora soldi. Ma soprattutto provano una serie di reati fiscali
molto gravi: in una registrazione, per esempio, si sente Patrice
de Maistre, pronipote del filosofo controrivoluzionario e
spericolato amministratore delle fortune della signora,
consigliarle di trasferire un ingente conto segreto (78 milioni
di euro) dalla Svizzera a Singapore.
Quel che è
peggio de Maistre chiama in causa la moglie del ministro Woerth,
Florence, una brillante carriera presso la banca Rothschild,
facendo capire di averla assunta per ingraziarsi le simpatie del
marito e godere della sua gratitudine eterna.
E non
basta. Qualche settimana dopo si fa avanti la contabile di
Madame Bettencourt, Claire T. (Thibout), anch' essa licenziata
nel frattempo perché non gradita a Banier, che lancia l'accusa
più grave: 150 mila euro in contanti donati da Monsieur e Madame
Bettencourt proprio al futuro ministro Woerth nella sua veste di
tesoriere
16-07-2010]
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CASO BETTENCOURT, 3 PERSONE IN STATO DI FERMO...
(Adnkronos) -
Tre persone sono state messe in stato di fermo oggi nel quadro
del dossier Woerth-Bettencourt. Lo rivela 'Le Monde' citando
fonti vicine all'inchiesta, e precisando che Patrice de Maistre,
gestore del patrimonio di Liliane bettencourt, Fabrice Goguel,
suo ex avvocato fiscalista e l'artista François-Marie Banier
vengono ascoltati dalla polizia da questa mattina.
Sempre il
quotidiano francese pubblichera' domani i passi piu'
significativi della deposizione resa la settimana scorsa da
Chantal Trovel, gia' segretaria particolare di Andre'
Bettencourt che - confermando che il miliardario aveva
l'abitudine di distribuire buste di denaro a uomini politici -
ha rafforzato la testimonianza resa da Claire Thibout, ex
contabile di Liliane Bettencourt al centro dei sospetti di
finanziamenti illegali alla campagna presidenziale di Sarkozy
nel 2007.
"Sapevo
che il signore e la signora Bettencourt aiutavano
finanziariamente dei politici, era evidente che le personbe
venivano per questo", ha dichiarato. "Durante il periodo che
precedeva le elezioni, vi erano persone che normalmente non
venivano a casa che chiedevano appuntamenti con Bettencourt", ha
aggiunto la Trovel precisando che il suo compito era quello di
inoltrare le richieste di appuntamento a Andre' Bettencourt, che
poi sceglieva. [15-07-2010]
17.07.10 |
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SARKÒ
INSARKATO - il nano dell’eliseo pensa di aver LIQUIDATO
“L’AFFAIRE BETTENCOURT” BUTTANDOLA IN POLITICA (RIFORMA DELLE
PENSIONI E DIVIETO PER IL BURQA) E FACENDO DIMETTERE DA
TESORIERE DEL PARTITO IL SUO MINISTRO-PORTABORSE WOERTH - MA
SBUCA UN’ALTRa mazzetta da 30MILA € GENTILE OMAGGIO DI MADAME
L’OREAL ALLA CAUSA DI SARKOZY (CARlà CHE FINE HA FATTO?)....
1- SARKÒ
LA BUTTA IN POLITICA: RIFORMA DELLE PENSIONI E PRIMO SÌ ANTI
BURQUA....
Luca Sebastiani
per "Il
Riformista"
Più che al
significato delle parole, lunedì sera bisognava fare attenzione
alle tonalità e alla gestualità di Sarkozy per capire tutta
l'importanza che il presidente della Republique riponeva in
questa intervista in diretta tivù. Per lanciare la sua
controffensiva dopo settimane in cui l'Eliseo sembrava aver
perso la mano sul timone del paese a profitto di media e
tribunali, Sarkò ha infatti ostentato una moderazione dei toni e
un'economia delle parole non affatto abituali per uno che ama
lanciarsi in logorroiche arringhe all'incrocio tra bullismo di
strada e retorica avvocatese.
Anche i
proverbiali tic nervosi del collo sono stati tenuti sotto
controllo per rispondere ai sospetti e le inquietudini dei
francesi con l'immagine di un presidente «presidenziale», alla
presa coi problemi «veri», al di sopra della mischia per
condurre lentamente ma saldamente la Francia fuori delle secche
della crisi. Sarà riuscito a convincere?
A leggere
gli editoriali di ieri il giudizio degli osservatori sembra
abbastanza tiepido; per misurare gli effetti sull'umor nero dei
francesi bisognerà invece aspettare qualche giorno, magari un
paio di settimane, per vedere se le rivelazioni che continuano a
uscire con fracasso da tribunali e giornali non arriveranno a
cancellare l'immagine dell'uomo al di sopra della mischia.
Del resto,
con una popolarità che dalla batosta delle regionali di marzo
sfiora un fondo del barile che sta sotto il trenta per cento del
consenso popolare, Sarkozy non aveva scelta e non poteva che
puntare tutto sui tempi lunghi della ripresa economica, cercando
nel frattempo di compattare lo zoccolo duro dell'elettorato
dell'Ump, magari con una strizzata a destra verso l'area
lepenista.
Non è un
caso che dopo aver passato un pomeriggio svuotato di rendez-vous
ufficiali, Sarkozy si sia chiuso all'Eliseo per lavorare una
rosa di risposte volte a convincere in particolare il «suo»
elettorato che l'uomo della rupture è sempre lo stesso e che lo
spirito del riformismo non l'ha abbandonato.
Ecco
allora l'operazione diversiva di lunedì sera rispetto agli
scandali Woerth-Bettencourt per puntare tutto sulle cose
«serie»: riforma delle pensioni (che tutti i governi di destra
hanno cercato di fare senza riuscirci), lotta contro la
pressione fiscale «più alta del mondo» (che la destra ama ma non
applica), frecciate contro le trentacinque ore (slogan di tutte
le destre dai tempi della gauche plurielle).
E sulle
questioni messe all'ordine del giorno dalla stampa? Poche
oculate parole. Dei ministri che hanno commesso la «leggerezza»
di spendere i soldi pubblici per comprare sigari o affittare jet
o lussuose suite, due «hanno dato le dimissioni», mentre gli
altri partiranno nel rimpastone confermato «per ottobre».
Per quanto
riguarda gli scandali rivelati dall'ex contabile della ricca
Liliane Bettencourt, che accusa la padrona di L'Oreal di aver
foraggiato con sontuose bustarelle parecchi maggiorenti del
gollismo e anche la campagna presidenziale di Sarkozy tramite il
ministro del Lavoro e tesoriere dell'Ump Eric Woerth, solo
«calunnie », che il presidente non ha voluto commentare più di
tanto. Sparito l'odio e gli attacchi alla stampa delle settimana
scorsa, con tono «presidenziale» Sarkozy ha preferito difendere
Woerth, «uomo onesto e competente».
Al limite
ha concesso un «consiglio» al ministro, di dimettersi da
tesoriere del partito, incarico che molti osservatori e
l'opposizione non avevano ritenuto opportuno per un ministro.
Ieri, dopo il Consiglio dei ministri Woerth ha prontamente
comunicato la decisione di lasciare la sua carica al partito e,
ha ribadito in ossequio alla parola presidenziale, la
determinazione del governo di portare avanti la riforma
sull'innalzamento dell'età pensionabile fino a 62 anni.
Questo
delle pensioni è l'ultimo grande cantiere riformista del
quinquennato e Sarkò ci punta tutto. La sfiducia dei francesi
nell'Eliseo è irreversibile, analizzano i sarkozisti, perché
dipende dalla crisi economica, rispetto alla quale non si può
che attendere e sperare in qualche segnale visibile di ripresa
l'anno prossimo, a ridosso della campagna elettorale. Intanto il
presidente deve lanciare qualche segnale politico a tutto campo.
Ai suoi
prima di tutto, sfoggiando una faccia più presidenziale e
rispolverando la vecchia determinazione riformista;
all'elettorato lepenista in secondo luogo, con la determinazione
mostrata anche ieri in Assemblea con il voto compatto della
maggioranza per il progetto di legge per l'interdizione totale
del burqa e niqab in Francia; e poi ai francesi, puntando
sull'occasione internazionale che gli viene offerta dalla
presidenza del G20 e del G8 del prossimo anno. E poi, in ultima
analisi, sperare che gli scandali finanziari intorno alla
Bettencourt finiscano. Ma su questo versante i giornalisti e i
tribunali sembra che non intendano mollare così facilmente. Il
successo della controffensiva in fondo dipenderà molto da loro.
2-
"ASSEGNI PER 30MILA EURO A SARKOZY" NUOVE RIVELAZIONI
SULL´AFFAIRE BETTENCOURT...
Dalla
"Reoubblica" - Non si ferma lo scandalo in Francia sui
finanziamenti alla campagna presidenziale di Sarkozy da parte
della famiglia Bettencourt. Dopo le smentite fatte due giorni fa
dal capo dello Stato, ieri il Nouvel Observateur ha pubblicato
un documento secondo cui i Bettencourt avrebbero donato al
partito di Sarkozy 30mila euro nel solo 2006.
Il testo
"confidenziale", indirizzato dal gestore del patrimonio degli
eredi della L´Oréal ad André Bettencourt il 29 settembre del
2006, ha come oggetto: "Finanziamento Ump, NS". Il NouvelObs non
ha dubbi: le iniziali "NS" indicano «chiaramente Nicolas
Sarkozy».
[14-07-2010]
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va in onda
il SARKÒ horror-SHOW - COME UN BANANA QUALUNQUE LE PRéSIDENT
grida al complotto: “MAI PRESO SOLDI. È UN ATTACCO ALLE RIFORME”
– la figuraccia continua: " WOERTH Deve DIMETTERSI DA TESORIERE
E FARE IL MINISTRO A TEMPO PIENO” – PER il sito MEDIAPART che ha
scoperto l’altarino della mazzetta l’oreal: “L’INCHIESTA è
CONTROLLATA DALL’ESECUTIVO, SENZA RISPETTO PER I DIRITTI DELLA
DIFESA E CONDOTTA DA UN PROCURATORE INTIMO DELL’ELISEO. E’
QUESTO LO SCANDALO PIÙ GRAVE”…
1-
SARKOZY: "MAI PRESO SOLDI"
Domenico Quirico
per "la
Stampa"
«Ho
consigliato a Eric Woerth di lasciare la carica di tesoriere del
partito per dedicarsi completamente alla riforma delle pensioni
che è importantissima. Il suo onore è ormai completamente
ristabilito, tutti i sospetti sono cancellati. Io desidero che
si dedichi alla riforma perché la Francia ha talmente tanti
problemi da regolare che non ha certo bisogno di polemiche».
Chissà se
Woerth è stato felice di questo singolare modo di Nicolas
Sarkozy di dargli fiducia invitandolo... a dimettersi. Terrazza
sui giardini dell'Eliseo, 20.15 di ieri sera: il Presidente e il
giornalista di France 2 David Poujadas faccia a faccia, separati
da un tavolino. Dietro, verzura e il tricolore.
È la scena
dell'operazione riconquista di un Presidente accerchiato dallo
scandalo Woerth-Bettencourt. Dopo settimane caotiche, tra
rivelazioni clamorose di finanziamenti illegali e ritrattazioni
(parziali), con tre francesi su quattro che non hanno più
fiducia in lui o lo detestano, Sarkozy doveva parlare. Tacere
più lungo sarebbe stato ammettere colpe.
Allora
subito all'attacco. Per lui c'è una spiegazione: qualcuno sta
cercando di fargli pagare la volontà implacabile di cambiare la
Francia. L'accusa della contabile di Liliane Bettencourt, che ha
parlato di pacchi di denaro della miliardaria passati a Sarkozy
quand'era ancora sindaco di Neuilly? «Una vergogna... ma ero
preparato, me lo aspettavo.
Quando uno
vuole andare fino in fondo con un rinnovamento che mai nessuno
ha tentato in questo Paese, deve sapere che prima o poi verranno
le calunnie. Io e mia moglie siamo stati feriti da voci orribili
sulla nostra vita di coppia, prima lo scandalo Clearstream, ora
questo».
Poi Eric
Woerth, il ministro e tesoriere del partito sospettato di aver
favorito intrighi fiscali dell'ereditiera di L'Oréal in cambio
di finanziamenti illeciti all'Ump durante le presidenziali del
2007. «Eric Woerth ha tutta la mia fiducia, è un uomo
competente, sarà lui che seguirà la legge per le pensioni fino
alla fine del suo percorso... è un uomo profondamente onesto che
ha subito per tre settimane calunnie e menzogne con una dignità
che fa onore anche alla classe politica francese».
«Non ha
mai dubitato di lui?» chiede Poujadas. «Mai» risponde con
sintesi plutarchiana Sarkozy, che riprende con foga:
«L'ispezione generale delle finanze ha studiato in dettaglio due
anni di attività come ministro e ha concluso che mai e in nessun
modo si è occupato degli affari fiscali della signora
Bettencourt. Quindi è lavato da ogni sospetto... La Francia non
è un Paese corrotto».
Ma Sarkozy
sapeva di dover concedere qualcosa. Ed ecco «il suggerimento» al
ministro (la cui moglie lavorava per la Bettencourt a 30 mila
euro al mese) di cedere l'imbarazzante carica di tesoriere. «È
un suggerimento, io non mi occupo degli affari interni del
partito, provvedano loro». Poi l'annuncio che la prossima
settimana nascerà una commissione «con tutte le famiglie
politiche, che si occuperà di tutte le forme di conflitto di
interessi». Così l'opposizione è accontentata.
Mezz'ora,
e per il Presidente lo scandalo non esiste più. Infatti passa a
discutere con il suo intervistatore «dell'essenziale», ovvero di
pensioni.
È davvero
finita? Basteranno le dimissioni di Woerth per spegnere la
vicenda senza troppi danni? Poco prima che il Presidente
comparisse sugli schermi per l'intervista bucolica, con
singolare tempismo la procura di Nanterre, che ha aperto sui
vari aspetti del caso addirittura tre inchieste, ha annunciato
una raffica di nuove perquisizioni. Anche il parere favorevole
dell'Ispezione generale delle finanze non appare a molti così
risolutiva come al Presidente: molti ricordano che non si tratta
di una autorità indipendente ma una emanazione del Ministero
delle Finanze, che prende ordini da Bercy.
2- IL FONDATORE DI MEDIAPART: "SOLI CONTRO IL POTERE"
Domenico Quirico per "la
Stampa"
Edwy
Plenel è il Grande Accusatore dello scandalo Woerth-Bettencourt,
implacabile nel denunciare una «repubblica dei compari».
Dopo De
Gaulle, tutti i presidenti della V Repubblica, di destra come di
sinistra, sono stati coinvolti in scandali di denaro. Una
conseguenza del potere assoluto, della funzione o del ruolo
dello Stato francese nell'economia?
«Non penso che ci sia stata una continuità dopo De Gaulle, ma
piuttosto un peggioramento negli ultimi trent'anni, dovuto a due
fenomeni: da una parte l'evoluzione globale della società, in
cui il denaro si fa dieci volte più presente; dall'altra una
società dove si passa agevolmente dalle cariche pubbliche alle
funzioni private, dall'alta amministrazione alla finanza e alla
banca.
Questo
fenomeno non è specifico della Francia e si incontra anche in
altri Paesi. Qui però la confusione tra pubblico e privato si
accompagna a un'assenza di responsabilità politica. Il nostro
sistema presidenziale crea un sistema dell'irresponsabilità che
si declina dall'alto verso il basso e spinge a fare di tutto, a
patto di non farsi scoprire per fatti penalmente rilevanti».
La
politica francese è fondamentalmente corrotta?
«No, penso
che la maggioranza degli eletti e del personale politico abbia
una visione alta e rispettabile della propria missione. In
Francia il nostro problema si chiama presidenzialismo: un
sistema che rende il nucleo-chiave della vita politica
intoccabile, inattaccabile, irresponsabile e quindi in grado di
emanciparsi da ogni regola.
Con questa
cultura del presidenzialismo, tutto l'edificio riposa sulla
virtù dell'individuo che occupa la carica di presidente. Ma una
democrazia non si può appoggiare solo sulla virtù individuale.
Ci vogliono dei poteri e dei contro-poteri forti. Non si può
affidare il bene comune a uno solo, pensando che almeno lui sarà
corretto, pulito, onesto».
Ma
funzionano, i contro-poteri in Francia?
«Esiste un
profondo squilibrio a detrimento dei contro-poteri e a favore
del potere esecutivo. Mediapart fa il suo lavoro ma c'è da
preoccuparsi quando si nota la sproporzione tra la nostra
piccola avventura giornalistica e i mezzi, i poteri e la potenza
della presidenza. Quella dispone della giustizia e della
polizia, noi abbiamo soltanto la nostra libertà. Considero
l'inchiesta preliminare Bettencourt uno scandalo, opaca e
controllata dal potere esecutivo, senza rispetto per i diritti
della difesa e condotta da un procuratore, Philippe Courroye,
pure intimo dell'Eliseo. E' questo lo scandalo più grave, oggi,
oltre ai fatti in sè».
Come
finirà questo affaire?
«Non lo
so. Ci troviamo davanti a una controffensiva massiccia per
ridurre ancora i piccoli contro-poteri. L'intervento televisivo
dà l'idea di una messinscena ben organizzata tra il procuratore
che conduce l'inchiesta, l'Ispezione generale delle finanze,
complice, e un'ora di presidente privo di contraddittorio sulla
rete pubblica». [13-07-2010]
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SARKÒ
AFFONDA TRA SCANDALI E FONDI NERI – STASERA LE PRESIDENT VA IN
TV PER DIFENDERSI DAGLI ATTACCHI E DA UN CALO VERTICALE DI
POPOLARITÀ - L’AFFARE BETTENCOURT SEMBRA SGONFIARSI MENTRE IL
FISCO “ASSOLVE” IL MINISTRO WOERTH – IL J’ACCUSE DI “LIBÈ”: “LA
FUGA DI NOTIZIE PRO-ELISEO È OPERA DEL SEGRETARIO GENERALE
GUEANT
1 - FONDI
NERI, FAVORI E CRISI DI GOVERNO IL GIORNO PIÙ LUNGO DI
SARKOZY...
Giampiero Martinotti
per "la
Repubblica"
Nicolas
Sarkozy scommette sul suo carisma per stroncare l´ondata di
rivelazioni che minano il suo mandato. Il capo dello Stato
risponderà questa sera in tv alle domande sull´affare
Bettencourt, che mette in difficoltà i suoi ministri e lui
stesso, sospettato di aver ricevuto fondi neri per finanziare la
campagna elettorale del 2007.
Ufficialmente, si presterà al gioco delle domande e risposte
(sicuramente preparato in anticipo, com´è cattiva tradizione
alla tv francese) alla vigilia del varo della riforma
pensionistica, in programma al Consiglio dei ministri di domani.
Ma come dicono i suoi, «risponderà a tutte le domande di
attualità» e proprio su questo terreno è atteso dall´opinione
pubblica.
Nelle
ultime ore, la pressione legata alle rivelazioni degli impiegati
di Liliane Bettencourt - la miliardaria proprietaria dell´Oréal
in processo con la figlia, sospettata di evasione fiscale e di
regali in contanti a destra e a manca - è diminuita. L´ex
contabile della Bettencourt ha infatti ritrattato le accuse
personali: se ha confermato che molti politici frequentavano la
villa di Neuilly per ricevere soldi, ha però detto che Sarkozy
era uno fra i tanti e di non avere nessun elemento per accusarlo
direttamente.
Claire
Thibout, questo il nome della donna, ha però confermato un altro
particolare: il versamento di 150 mila euro a Eric Woerth
(segretario amministrativo dell´Ump, ex ministro del Bilancio e
oggi titolare del Lavoro) per finanziare la campagna elettorale
di Sarkozy nel 2007. E secondo i quaderni tenuti dalla
contabile, dai conti della Bettencourt risultano 388 mila euro
usciti in contanti nei primi mesi di quell´anno.
Proprio
ieri, però, un rapporto del Fisco francese avrebbe scagionato il
ministro Woerth. E´ quanto ha scritto Le Figaro citando un
documento dell´Inspection General des Finances (Igf) che sarà
reso noto oggi, poco prima dell´atteso discorso del presidente
Sarkzoy.
La Thibout
ha però confermato la sua versione anche durante un confronto
con il gestore del patrimonio Bettancourt, Philippe de Maistre,
che avrebbe consegnato i soldi a Woerth. Le sue dichiarazioni
sono state confortate da una collega e smentite da altri, mentre
il suo avvocato ha denunciato pressioni della polizia per farla
ritrattare.
La procura
di Nanterre ha aperto ben tre inchieste preliminari: il capo
dell´ufficio, Philippe Courroye, è molto vicino a Sarkozy e
molti protagonisti chiedono un´inchiesta formale con la nomina
di un giudice istruttore, che Oltralpe, a differenza dei Pm, è
indipendente dal potere politico.
Davanti
alle telecamere, Sarkozy dovrà rispondere al groviglio di
accuse, spiegare perché non cambia un governo minato da scandali
piccoli e grandi (solo due sottosegretari si sono dimessi), come
si difende dall´accusa di essere troppo vicino al mondo della
grande finanza. Un esercizio difficile: secondo gli ultimi
sondaggi, il presidente è dato perdente alle presidenziali di
fronte a Martine Aubry. Per lui si tratta di spegnere l´incendio
e di riconquistare un´opinione pubblica che gli ha voltato le
spalle.
FUGA
NOTIZIE PRO-ELISEO, LIBERATION ACCUSA GUEANT...
(ANSA) -
Secondo il quotidiano francese Liberation, e' stato Claude
Gueant, segretario generale dell'Eliseo ad orchestrare la fuga
di notizie su alcuni giornali di estratti del verbale di
interrogatorio in cui Claire Thibout, ex contabile di Liliane
Bettencourt, ritrattava in parte le scottanti affermazioni in
cui chiamava in causa anche il presidente Nicolas Sarkozy.
Stando al quotidiano della gauche, e' questa la risposta alle
domande della deputata socialista Aurelie Filippetti: 'A chi
giovano le fughe? Chi sono gli autori e i mandanti?'.
La
parlamentare, in un comunicato, denunciava: 'Mentre
quell'interrogatorio era ancora in corso, abbiamo preso
conoscenza sulla stampa in diretta di 'dichiarazioni parziali o
scelte' della Thibout, che hanno permesso in tempo reale
all'Eliseo e alla maggioranza di orchestrare la loro
comunicazione sulla vicenda'.
Nell'interrogatorio, la Thibout aveva smentito di aver detto, in
un'intervista al sito Mediapart, che a Sarkozy - in visita a
casa Bettencourt - venivano consegnate buste di denaro in
contanti, pur mantenendo le sue accuse sui finanziamenti
illeciti della politica che partivano dalla famiglia
dell'azionista di L'Oreal. [12-07-2010]
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BERLUSKOZY
– QUANDO È NEI GUAI PURE il nano dell’eliseo SE LA PRENDE CON LA
STAMPA E URLA AL COMPLOTTO – MA QUANDO LOR SIGNORI INTASCANO,
MAGARI SU CONTI OFF-SHORE, MAGARI A LORO INSAPUTA, GRUZZOLI E
LINGOTTI è COLKPA DEI GIORNALI? – ORMAI I GOVERNI NON SONO DI
DESTRA O DI SINISTRA: SOLO SOLO UN CENTRO-TAVOLA PER
ATTOVAGLIARE COMITATI DI AFFARI
Dal "Riformista"
Un
classico. In Italia o in Francia che sia, ci sono dei momenti
nella vita politica in cui la partitura sembra già scritta, i
ruoli assegnati e tutto procede come se lo spettacolo fosse un
meccanismo ben rodato. Il tutto dà un incredibile impressione di
déjà vu. Uno di questi generi, che andrebbero studiati nella
loro struttura retorica, è quello dell'affaire, dello scandalo
di palazzo, insomma, dell'eterna bustarella che unge le ruote
della collusione tra politica e affari.
Ogni volta
che documenti e testi vari vengono a confortare l'ipotesi di un
illecito o sospetto passaggio di danaro, il potente di turno
veste i panni della vittima, indica al pubblico nella stampa il
male dei mali, urla al complotto. È il dramma che in queste ore
si può seguire sulla scena francese. Dopo ore di turbolenza e
indecisione, Nicolas Sarkozy ha infatti deciso di contrattaccare
sull'affaire Woerth con la più classica delle manovre: l'accusa
alla stampa.
Tanto più
dopo che ieri la testimone chiave che dalla stampa lanciava le
accuse più pesanti ha in parte ritrattato alcune sue
affermazioni. Claire Thibout, l'ex contabile di Liliane
Bettencourt, proprietaria di L'Oreal, lunedì in un'intervista al
sito d'informazione Mediapart aveva rivelato che nel 2007 la
miliardaria aveva elargito 150mila euro ad Eric Woerth,
all'epoca solo tesoriere dell'Ump, per finanziare la campagna di
Sarkozy.
Quest'ultimo poi, aveva aggiunto la contabile, era un habitué di
casa Bettencourt sin dai tempi in cui era sindaco di Neully,
quando come molti altri maggiorenti della destra gollista si
recava a pranzo o cena dalla ricca ereditiera per poi ripartirne
con buste da 50mila euro. Ieri alla polizia la testimone ha
dovuto ammettere di aver «romanzato» un po' la faccenda del
balletto delle buste, ma nella sostanza ha mantenuto le accuse
che aveva mosso dalle pagine di Mediapart.
Quell'esitazione però ha permesso a Sarkozy di screditare
l'attendibilità del test e puntare il dito contro la stampa.
Almeno il contrattacco gli ha permesso di scartare l'ipotesi del
rimpasto immediato e di riprendere in mano l'iniziativa. Dopo
aver fatto quadrato intorno al ministro del Lavoro Woerth, in
particolare gli attacchi del presidente e la maggioranza si sono
rivolti contro Mediapart, sito giornalistico d'investigazione da
settimane in prima linea sul dossier Woerth.
Sono stati
loro i primi a dare contezza del contenuto delle registrazioni
delle conversazioni di casa Bettencourt compiute dal maggiordomo
della miliardaria, e quindi a rendere pubblico come la
miliardaria evadesse il fisco mantenendo una certa compiacenza
verso Woerth, allora ministro del Budget.
Attraverso
Mediapart i francesi hanno scoperto ad esempio che il gestore
del patrimonio della Bettencourt, Patrice de Maistre, aveva
assunto la moglie di Woerth a 13mila euro al mese subito dopo la
vittoria di Sarkozy del 2007 per tenersi buono il nuovo ministro
che fra l'altro era colui che disponeva gli accertamenti
fiscali.
Contrariamente ai casi italiani, qui non c'entrano la giustizia,
i tribunali o le toghe politicizzate. Semmai le inchieste
preliminari attualmente in corso presso il tribunale di Nanterre
sono state aperte per verificare l'attendibilità delle
rivelazioni della stampa. Ieri di fronte ai suoi Sarkozy ha
scelto l'obiettivo del contrattacco nominando direttamente Edwy
Plenel, il direttore di Mediapart.
«Plenel -
ha detto Sarkò - utilizza le registrazioni illegali di un
maggiordomo licenziato senza riserva etica e metodologica. Ma
gli si ritorcerà contro». I colonnelli hanno seguito il capo e
da due giorni è un florilegio di accuse verso Plenel, uno
«stalinista » che usa «metodi fascisti». I legali di Mediapart
hanno fatto sapere di aver denunciato il portavoce dell'Ump
Xavier Bertrand.
In realtà
già la miliardaria Bettencourt aveva provato ad attaccare Plenel
in giustizia per la pubblicazione delle registrazioni, ma
giovedì scorso il tribunale di Parigi ha dato ragione a
Mediapart: «ordinare il ritiro di documenti che servono da
fondamento alla pubblicazione di informazioni legittime e
d'interesse generale vorrebbe dire esercitare una censura
contraria all'interesse pubblico».
Il
problema di Sarkozy allora non è giuridico, ma politico. La
sfiducia che gli scandali stanno ingenerando tra i francesi, non
dipende dai giornali, ma dal fatto che la vicinanza tra mondo
politico e mondo degli affari che sta emergendo è il segno sotto
cui è nato il mandato di Sarkò. I francesi si ricordano la cena
di Sarkozy con tutto il gotha economico finanziario francese per
festeggiare la vittoria dell'Eliseo; si ricordano la vacanza del
presidente sullo yacht del miliardario Bolloré e anche lo scudo
fiscale che ha premiato la Bettencourt di un assegno di
30milioni di euro mentre il governo ora annuncia l'austerità,
cioè il taglio al welfare. 09-07-2010]
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SARKO SCIÒ
(COME SI DICE TANGENTOPOLI IN FRANCESE?) - IERI ERA SCOMPARSA
L’EX CONTABILE CHE AVEVA RIVELATO I RETROSCENA DELLE MAZZETTE A
SARKOZY – OGGI È STATA RINTRACCIATA DALLA POLIZIA E HA
RITRATTATO - DA GOSSIP GIORNALISTICO, I CAZZI AMARI DEL
PRÉSIDENT DIVENTANO UFFICIALMENTE OGGETTO DI INDAGINE
GIUDIZIARIA, E COMINCIANO A VENIRE A GALLA LE PROVE DELLE
TRANSAZIONI ILLECITE…
1-
SCOMPARSA L'EX CONTABILE ...
Domenico Quirico per "la Stampa"
Adesso non
è soltanto un succulento dossier giornalistico. E' ufficialmente
un fascicolo giudiziario: l'indagine preliminare sul reato di
finanziamento occulto ai partiti. L'ha aperto la procura di
Nanterre, che indagherà sulle dichiarazioni rese alla polizia, e
al sito Mediapart, dalla loquace ex contabile dell'ereditiera
L'Oréal, Liliane Bettencourt.
Sono
l'alfa e l'omega di uno scandalo di Stato: perché rivelano il
passaggio, nel 2007, di 150 mila euro della miliardaria,
attraverso il ministro Eric Woerth, per sostenere la campagna
del candidato presidenziale della destra, Nicolas Sarkozy.
Finanziamento illegale, visto che sorpassa le spartane cifre
previste dalle norme, 7.500 euro. Woerth potrà essere
interrogato come teste e messo a confronto con la sua
accusatrice. «Bene, l'inchiesta servirà a fugare i calunniosi
sospetti», hanno commentato, non si sa con quanto sollievo
sincero, all'Eliseo.
Ormai la
vicenda galoppa. Ci si scambia querele in tribunale e insulti
nelle aule parlamentari: con la destra sarkosista che parla di
complotto calunnioso di stile fascista e la sinistra che
inneggia alla necessità di ripulire gli angolini del marcio di
regime. Manca solo il delitto.
Attenzione
però: il giallo fa già capolino. La contabile ieri è scomparsa.
La polizia voleva reinterrogarla, perché pare che con gli agenti
della brigata di repressione dei reati economici sia stata più
riservata che con i giornalisti di Mediapart. Resta il fatto che
il nocciolo delle sue dichiarazioni all'arsenico, capaci, se
veritiere, di mettere nei guai un presidente, sono state
confermate ieri dalla stessa polizia: che ha trovato le tracce
del prelievo di 50 mila euro fatto il 27 marzo 2007 dalla
contabile nella filiale di Bnp Paribas di Avenue de la Grande
Armée.
Cinquantamila euro che Claire Thibout segnò sotto la semplice
casuale «Bettencourt», come faceva ogni volta che i soldi erano
destinati ai politici per cancellare le tracce. E che poi nel
corso di una cena, sotto forma di anonimo pacchetto, sarebbero
passati a Woerth, tesoriere della campagna presidenziale.
Insieme ad altri centomila prelevati da un conto (clandestino)
in Svizzera. I poliziotti hanno ritrovato anche l'esplosiva
contabilità cui la donna rimandava per ottenere una scrupolosa
radiografica postuma di quei traffici.
Ieri il
fronte presidenziale ha cercato di dare un'immagine di compatta
determinazione. Il primo ministro Fillon ha incontrato un
centinaio di esterrefatti e allarmati deputati del suo gruppo e
li ha confortati a non dubitare del Presidente: «E' sempre lui
il maestro del gioco, non dovete cedere all'agitazione, è lui
che decide la data del rimpasto e in questo momento non è una
priorità politica».
Sarkozy ha
parlato del caso in Consiglio dei ministri. Ha ordinato alla
truppa di «mantenere il sangue freddo, lavorare e non tenere
conto del clima politico». Non sembra una strategia efficace:
finora le mosse del Presidente appaiono sbilenche, fuori tono.
Subisce la situazione, inveisce con arroganza ma non riesce a
ritrovare il filo dell'iniziativa.
Dietro il
paravento di tranquilla fermezza, a Palazzo si nota un certo
panico. Sarkozy si è legato a filo doppio con il destino del suo
ministro: non poteva fare diversamente, dopo averlo legittimato
dell'impegnativa qualifica di «galantuomo». A Sarkozy, cinico
perfetto, interessa solo il suo destino personale, i
collaboratori sono apprezzati solo fino a quando «rendono»,
lustrano il suo blasone e sanno stare al loro posto.
Poi si
gettano. Ma in questo caso la caduta di Woerth sarebbe
l'implicito riconoscimento della fondatezza delle accuse.
Giudiziariamente non ci sono rischi imminenti, il presidente ha
l'immunità e il reato potrebbe anche essere prescritto, visto
che sono passati tre anni. Ma politicamente sarebbe il disastro.
FRANCIA: EX CONTABILE BETTENCOURT RITRATTA PARZIALMENTE
(Adnkronos) -
Claire
Thibout, l'ex contabile della famiglia Bettencourt, ha
ritrattato parzialmente le sue affermazioni che avevano
coinvolto il presidente francese Nicolas Sarkozy, accusando il
sito Mediatrade di averle "romanzate". Lo rivela il sito del
quotidiano "le Monde", che cita fonti della polizia.
"L'articolo di Mediapart mi fa dire che avrei dichiarato delle
cose relative alla campagna di Balladour. E' completamente
falso. Mediapart ha romanzato le mie affermazioni. Non ho mai
detto che veniva regolarmente consegnate delle buste a Sarkozy",
ha detto ieri sera alla polizia l'ex contabile. Dopo il clamore
suscitato dalle sue dichiarazioni, pubblicate ieri sul sito
Mediapart, la Thibout si era resa irreperibile.
La polizia
l'ha rintracciata ieri sera nel sud della Francia dove la donna,
presa dal panico, si era rifugiata da suoi parenti. Interrogata,
la Thibout ha confermato di aver consegnato 50mila euro in
contanti appena ritirati dalla banca ai suoi datori di lavoro,
ma non ha piu' confermato che cio' sia avvenuto il 26 marzo
2007, come riportato invece da Mediapart. Sentita per la prima
volta dalla polizia lunedi' sera aveva allora situato la scena
fra marzo e aprile 2007.
Oggi la
Thibout verra' ascoltata a Parigi dagli inquirenti e messa a
confronto con Patrice de Maistre, l'amministratore della fortuna
di Liliane Bettencourt, principale azionista di L'Oreal.
Mediapart ribadisce intanto che le dichiarazioni della Thibout
sono state accuratamente trascritte nel corso di due
conversazioni, rilasciate in presenza di un testimone, ogni
volta diverso. Da queste dichiarazioni si evinceva che Sarkozy
riceveva finanziamenti elettorali dalla famiglia Bettencourt.
[08-07-2010]
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AVVISO
A TUTTI GLI OSTAGGI FRANCESI - VIAGGIARE IN LUOGHI
SCONSIGLIABILI ORA HA UN PREZZO – CHI VERRÀ RAPITO RICEVERÀ UNA
FATTURA PER SPESE SOSTENUTE PER RENDERE POSSIBILE LA LIBERAZIONE
(OPERAZIONI MILITARI, TRASFERTE DI FUNZIONARI, DIPLOMATICI E
007, TELEFONO, FAX, BENZINA E CANCELLERIA) – E IL SALDO FINALE
SARÀ IN MILIONI DI EURO. PIÙ IVA….
Domenico Quirico per "La
Stampa"
Hervé
Ghesqière e Stéphane Taponier sono due giornalisti di France 3
prigionieri, da più di sei mesi, dei taleban in Afghanistan.
Sembrano spariti nel nulla, ogni tanto arrivano prove,
indirette, che sono in vita, richieste di un riscatto politico,
ovvero il ritiro delle truppe francesi. Ma la vicenda sembra
pericolosamente immobile; tanto che i colleghi dei sequestrati
hanno deciso polemicamente di rompere la cortina di silenzio
imposta dal governo per «non mettere in pericolo le trattative».
Quando
saranno liberati, se l'Assemblea nazionale dà il via a una legge
in discussione da oggi e già approvata dal senato, riceveranno
una fattura dal Ministero della Difesa con la mortificante
dizione: spese logistiche sostenute dall'amministrazione dello
Stato per rendere possibile la vostra liberazione, ovvero
operazioni di rastrellamento dei militari, trasferte di
funzionari, diplomatici e agenti segreti, pagamento di
informazioni, telefono fax benzina cancelleria. Una alluvione di
cifre a più zeri fino al saldo finale, già calcolato,
sicuramente oltre dieci milioni di euro. Più Iva. Senza sconti
né rateizzazioni. Solo il riscatto eventuale sarà loro
risparmiato.
La legge è
pronta; con grande soddisfazione del capo di stato maggiore
dell'esercito, generale Georgelin, cui le spese rese necessarie
dall'imprudenza dei due reporter ficcanaso aveva suggerito
pubbliche e concitate riflessioni. Colpevoli, a suo dire, di non
essere rimasti barricati nelle caserme con aria condizionata
delle forze francesi a Kabul a raccontare «l'eroismo dei nostri
ragazzi», invece di andare a curiosare nelle valli dove dominano
i taleban, ufficialmente sbriciolati da mesi.
Ora si
cambia. Gli ostaggi francesi all'estero sono avvisati. Il
rischio temerario in luoghi non consigliabili è affar vostro, ma
a pagamento. Decidete di passare le vacanze nello Yemen dove il
sequestro di persona è la prima industria nazionale? Portate il
vostro yacht nelle acque somale care ai pirati per provare il
brivido del proibito? Benissimo. La Francia allerta i parà della
Legione, mobilita i suoi diplomatici. Poi però spedisce il
conto. Meticoloso fino all'ultimo centesimo.
Come
quando i vigili del fuoco vengono a aprirvi la casa perché avete
smarrito la chiave. Gli ostaggi sventurati sono quindi
equiparati dalla legge agli alpinisti cui frulla per il capo di
scalare la Nord del Bianco dopo tre lezioni al circolo della
montagna o agli speleologi che bighellonano allegramente negli
abissi. La legge recita: «Devono rimborsare le spese per il
soccorso all'estero le persone che si sono deliberatamente
esposte, senza motivo legittimo per la loro situazione
professionale o per una situazione di urgenza, a rischi che non
potevano ignorare».
L'idea
della legge è nata per il caso di due turisti francesi che si
erano recati in Pakistan per una scarpinata ed erano stati
rapiti e di uno yacht di milionari catturato al largo delle
coste somale.
I problemi
nascono su quel «motivo legittimo». Sono in ansia, giornalisti e
organizzazioni non governative, che non ignorano di essere
considerate al quai d'Orsay delle seccature di prima grandezza e
temono, nell'applicazione della norma, uno di quei glissando
logici che danno il capogiro. I giornalisti che decidono di
recarsi in un luogo sconsigliato dall'Onu o dalle autorità
francesi perché pericoloso dovranno pagare?
Un medico
che si reca nella terra di nessuno per soccorrere i profughi è
un irresponsabile da sanzionare finanziariamente oppure un eroe
da citare nelle lapidi della patria riconoscenza ? Con la
prospettiva di fatture di milioni di dollari c'è il rischio che
giornali e televisioni cancellino tutte le inchieste nei luoghi
pericolosi del pianeta. Quasi un attentato strisciante alla
libertà di stampa. E che le Ong rinuncino a operare laddove più
c'è bisogno di loro: dalla Somalia al Congo all'Iraq.
Per questo
un deputato socialista, Hervé Féron, aveva proposto un
emendamento: escludere dalla sfera di applicazione della legge
giornalisti, interventi umanitari, ricercatori e universitari.
Proposta bocciata. Ieri, durante il dibattito, il ministro degli
esteri Kouchner ha tentato di rassicurare: «Non saranno
coinvolti da questa norma né i giornalisti né le Ong, che fanno
il loro mestiere. Vogliamo colpire le agenzie di viaggio,
affinchè si dotino di adeguate assicurazioni».
Nella
primavera 2004 (nello stesso periodo fu rapito e ucciso il
contractor italiano Fabrizio Quattrocchi) il governo di Tokyo
constrinse Nahoko Takato (cooperante), Soichiro Koriyama
(fotoreporter freelance) e Noriyaki Imai (studente), sequestrati
e minacciati di morte per otto giorni dai guerriglieri iracheni,
a rimborsare le spese del loro rimpatrio, 6 mila dollari a
testa. Il motivo? Non avrebbero dovuto recarsi in Iraq, Paese ad
altissimo rischio. I tre pagarono e si scusarono.
[06-07-2010]
|
shampoo L’OREAL per sarkò – LO SCANDALO BETTENCOURT ARRIVA
ALL’ELISEO – IL CONTABILE DI LILIANE AFFERMA: TANGENTI AL
TESORIERE DEL PARTITO WOERTH (OGGI MINISTRO DEL LAVORO), PER LA
CAMPAGNA DI SARKOZY – SEGUONO SMENTITE INDIGNATE – INTANTO
L’AFFARE S’INGROSSA, LA DONNA PIÙ RICCA DI FRANCIA AL CENTRO DI
UN’INCHIESTA SULL’ESPORTAZIONE DI CAPITALI…
1 - VICENDA BETTENCOURT, NUOVE RIVELAZIONI SU SARKOZY E
WOERTH...
Radiocor - Eric Woerth, attuale ministro del Lavoro
francese, avrebbe ricevuto, nella sua posizione di tesoriere
dell'Ump, la somma di 150.000 euro in contanti da Liliane
Bettencourt, padrona de L'Oreal, per finanziare la corsa alla
Presidenza di Nicolas Sarkozy nella primavera del 2007. Lo
afferma Patrice de Maistre, contabile e uomo di fiducia della
Bettencourt. Il ministro del Lavoro smentisce tutto e secondo
fonti vicine al partito del presidente, Sarkozy 'sta
riflettendo' se fare un intervento pubblico sulla vicenda.
2 -
L'ORÉAL, BETTENCOURT IN MINORANZA. L'EVOLUZIONE DELLA VICENDA
DELLA RICCA SIGNORA...
Dal "Corriere
della Sera"
Liliane
Bettencourt, una delle donne più ricche di Francia, potrebbe
essere al centro di un'inchiesta per esportazione di capitali.
La procura
di Nanterre potrebbe decidere di aprire un fascicolo nei
confronti della donna, da giorni al centro di uno scandalo
fiscale che avrebbe coinvolto anche la moglie del ministro del
Lavoro Eric Woerth. La vicenda è già diventata una sorta di
«telenovela» politico-giudiziaria con la pubblicazione, a metà
giugno, di registrazioni telefoniche effettuate dal maggiordomo
di una delle donne più facoltose al mondo, nelle quali il
gestore del patrimonio della Bettencourt, Patrick de Maistre,
patron di Clymene, parlerebbe di sospette manovre per aggirare
il fisco francese e connessioni con la politica.
Se
l'inchiesta dovesse partire, secondo la stampa francese, la
Procura potrebbe interrogare la Bettencourt e il suo
amministratore, ma anche la moglie del ministro Woerth,
Florence, che da novembre 2007 ai giorni scorsi è stata una dei
cinque dipendenti di Clymene, società di gestione che appunto si
occupa del patrimonio Bettencourt. Patrimonio rilevante.
La vicenda
non coinvolge minimamente la società L'Oreal ma Liliane
Bettencourt è la figlia del fondatore del gruppo ed è azionista
assieme alla famiglia con il 31% delle azioni della società
quotata alla borsa di Parigi da quasi 50 anni. Tra gli altri
azionisti, la Nestlé con il 29,8%, mentre al mercato in generale
fa capo il 36,8%, e il restante 2,4% è rappresentato da azioni
proprie. Il gruppo infatti è gestito da manager nominati come
qualsiasi società quotata.
[06-07-2010]
|
15 -
GUAINO, ELISEO NON E' INTERVENUTO NEL DOSSIER 'LE MONDE'...
(Adnkronos) - L'Eliseo non e' intervenuto nel processo di
vendita di 'Le Monde', il prestigioso quotidiano francese che e'
stato rilevato dalla cordata costituita dagli uomini d'affari
Pierre Berge' e Xavier Niel e dal banchiere di Lazard, Matthieu
Pigasse. A sostenerlo in un'intervista a 'Le Parisien', e' Henri
Guaino, il Consigliere del presidente della Repubblica francese,
Nicolas Sarkozy. Nei giorni scorsi il direttore di 'Le Monde',
Eric Fottorino aveva detto, dopo un incontro con Sarkozy, che la
cordata Berge'-Niel-Pigasse non aveva i favori del presidente
della Repubblica. In lizza c'era anche la cordata guidata da
Claude Perdriel, il fondatore del Nouvel Observateur e
costituita dal gruppo spagnolo Prisa e da Orange (France
Telecom).
Guaino
sostiene che l'Eliseo non e' intervenuto nel dossier. 'No.
Scegliere tra il patron del 'Nouvel Observateur', che si situa a
sinistra, e il consigliere economico della socialista Segolene
Royal, non avrebbe molto interesse. Non trovate? E poi, chi
potrebbe pensare che i giornalisti di 'Le Monde' potrebbero
lasciarsi influenzare?'. 05-07-2010]
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SARKO SCIÒ
– PER FAR SCUDO AL SUO MINISTRO WOERTH IMPELAGATO NEL CASINO
L’ORÉAL, LO SCHIAVETTO DI CARLA BRUNI SACRIFICA I DUE
VICE-MINISTRI COINVOLTI NELLO SCANDALO DI JET PRIVATI E SIGARI
CUBANI PAGATI DAL GOVERNO – QUEL MAXI-RIMBORSO DI 30MLN DEL
FISCO FRANCESE A MADAME BETTENCOURT (GRAZIE A UNA LEGGE DI
SARKOZY) FA INCAZZARE MEZZA FRANCIA…
1- GOVERNO
SALTANO DUE VICE-MINISTRI DI SARKOZY...
Giampiero Martinotti
per "la
Repubblica"
Il governo
Fillon scricchiola, Nicolas Sarkozy tenta di salvare uno dei
suoi più fedeli colonnelli sacrificando alcune pedine
secondarie, ma l´affare Bettencourt e gli scandali più o meno
importanti rivelati dalla stampa nelle ultime settimane fanno
vacillare il centro-destra.
Appena
pochi giorni fa, il capo dello Stato aveva promesso un
"ripulisti" in autunno, con la nomina di un nuovo governo, ma la
pressione dell´opinione pubblica si è rivelata troppo forte e
ieri sera due sottosegretari sono stati licenziati. Un estremo
tentativo per salvare Eric Woerth, uomo dalle molteplici cariche
(segretario amministrativo del partito sarkozista, ex ministro
del Bilancio e oggi al Lavoro, dove pilota la riforma delle
pensioni), impantanato con la moglie in un conflitto d´interessi
nell´affare Bettencourt. Una mossa che rischia di accrescere,
anziché ridurre, le difficoltà in cui annaspa Woerth.
Le
dimissioni dei sottosegretari arrivano infatti troppo tardi. I
due sono oggetto di polemiche da diverse settimane, cioè da
quando il Canard enchainé ha rivelato la loro disinvoltura.
Christian Blanc, sottosegretario per la creazione della Grande
Parigi, è stato incastrato sul fatto che fa più discutere i
francesi: si è fatto pagare dal ministero 12 mila 500 euro di
sigari Avana. E non avendo riconosciuto i fatti, ha rimborsato
solo un terzo della cifra. Come se non bastasse, l´ex socialista
ed ex presidente di Air France ha un contenzioso con il fisco,
il colmo per un membro del governo.
L´altro
dimissionario è il sottosegretario alla Cooperazione, Alain
Jouyandet: mesi fa, è stato criticato per aver affittato un
aereo privato (116 mila 500 euro) per recarsi nelle Antille, poi
si è saputo che aveva ottenuto una licenza edilizia per la sua
casa in Costa azzurra barando sulla metratura.
Queste e
altre storie avevano creato un clima malsano, avvelenato poi dal
caso Woerth-Bettencourt. Da qui la decisione di Fillon e Sarkozy
di imporre ai due le dimissioni per cercare di salvare il
salvabile.
Per il
capo dello Stato si tratta soprattutto di salvare Woerth. Ma è
evidente che in queste settimane il suo fiuto politico (come
avvenne anche con la mancata nomina di suo figlio alla guida del
quartiere d´affari della Défense) ha fatto cilecca. Sarkozy
avrebbe dovuto intervenire subito, ma si è lasciato fuorviare
dalla concezione monarchica dei suoi predecessori, che si sono
sempre rifiutati di agire sotto la pressione dell´opinione
pubblica.
Ma oggi i
due sottosegretari licenziati fanno la figura di due soldatini
sacrificati per far scudo a un ufficiale, Woerth, il cui caso è
giudicato «grave» dal 56 per cento dei francesi. La vera crisi
politica sta qui, nei rapporti ambigui tra il potere sarkozista
e il potere industrial-finanziario, tra l´immunità concessa ad
alcuni e rifiutata ad altri, tra i sacrifici che chiederà la
politica di rigore e il mantenimento degli sgravi fiscali
concessi ai più grossi contribuenti nel 2007. Il divorzio tra
Sarkozy e l´opinione pubblica si situa su questo crinale e non
basteranno le dimissioni di due sottosegretari a risanarlo.
2- MAXI-RIMBORSO DEL FISCO FRANCESE A MADAME L´OREAL
Giampiero Martinotti per "la
Repubblica"
Non passa
giorno senza una nuova rivelazione capace di arricchire la
polemica sul caso Bettencourt e mettere alle corde Eric Woerth,
ministro del lavoro e soprattutto ex titolare del bilancio, in
pieno conflitto di interessi nella vicenda a causa della moglie,
Florence, che gestiva il patrimonio della donna più ricca di
Francia. Ieri il sito Mediapart ha rivelato che il fisco nel
2008 ha restituito a Liliane Bettencourt 30 milioni di euro
grazie alla legge simbolo di Nicolas Sarkozy, votata subito dopo
il suo arrivo all´Eliseo.
Poi si è
saputo che la ex contabile della donna poteva ritirare ogni
settimana 50mila euro in liquidi e annotava diligentemente i
beneficiari: i suoi quaderni sono stati riconsegnati alla
Bettencourt al momento del licenziamento e saranno certamente
spulciati dagli ispettori fiscali.
La notizia
del rimborso non è passata inosservata: la proprietaria
dell´Oréal ha pagato in dieci anni 400 milioni di tasse e per un
solo anno se n´è visti rimborsare 30 grazie al cosiddetto "scudo
fiscale", che non ha niente a vedere con l´italiano. La legge
prevede infatti che nessun contribuente possa versare al fisco
più del 50% dei suoi redditi. E poiché Oltralpe c´è la
patrimoniale, i contribuenti più ricchi si vedono rimborsare
parte delle imposte pagate.
Legale,
dunque, ridare 30 milioni alla Bettencourt, ma poiché in questi
giorni s´è saputo che ha proprietà estere non dichiarate (due
conti in Svizzera, un´isola alle Seychelles che non si sa bene a
chi appartenga), l´assegno dell´erario genera un clima nefasto,
perché gli amici ricchi del potere danno sempre l´impressione di
passare tra le maglie della legge.
In questo
quadro diventa quasi secondario sapere se Woerth ha dato o no
via libera al rimborso, poiché l´atto è praticamente automatico.
Ma il ministro è impantanato nella melma delle rivelazioni. Sua
moglie assicura che non sapeva dell´evasione fiscale, nessuno le
crede: la Tribune de Genève ha pubblicato le dichiarazioni di un
banchiere elvetico, secondo cui Florence Woerth passava molto
tempo a Ginevra.
Certo, la
Bettencourt ha nella Confederazione attività assolutamente
legali (è socia di Nestlé con almeno il 3%), ma l´idea che la
moglie del ministro ignorasse completamente le eventuali azioni
illecite della datrice di lavoro è poco credibile. In più,
l´attività in contanti dell´ex contabile lascia aleggiare un
profumo di finanziamenti illeciti, magari ai partiti.
E Woerth è
anche il segretario amministrativo del partito sarkozista. Nella
tempesta, l´unica tranquilla sembra la Bettencourt: in una poco
incisiva intervista data a Tf1 la donna, molto sorda, ha
manifestato un calma olimpica: il fisco indaga? «Che faccia il
suo mestiere!». 05-07-2010]
|
|
IL
PRESIDENTE E CARLà (COME UN GANGSTER CON LA SUA PUPA) FANNO
“FUORI” I GIORNALISTI ROMPICOGLIONI CON BOTTE E SPINTONI –
L’ULTIMA, TRE GIORNI FA, QUANDO LE PRéSIDENT DÀ ORDINE ALLE
GUARDIE DEL CORPO DI STRAPPARE LA TELECAMERA SCOMODA A UN
REPORTER DI FRANCE 3, E FINISCE A CEFFONI…
Maria
Giovanna Maglie per "Libero"
Remmert e
moglio MArcia
Ma che
bella coppia presidenziale. Lei ostenta una faccia ceramicata
che manco una starlette di Hollywood, e passa dai racconti
piccanti di sesso con il marito mentre Queen Elizabeth li
aspetta a pranzo, spiattellati alla collega Michelle Obama, ai
proclami su come riuscirà a mettere fine in due tre anni
all'epidemia di Aids, proclami capricciosi che "La Stampa" di
Torino ritiene degni di pubblicazione nobile; e c'è da
ringraziare il cielo che abbia apparentemente, almeno per ora
smesso di occuparsi amorevolmente delle sorti dei terroristi e
rapinatori e assassini italiani in fuga.
Lui sembra
la caricatura di un film marsigliese in bianco e nero, il
gangster con la pupa, e sputa sui giornalisti, vil razza
dannata, nel senso che li insulta personalmente, li fa cacciare
dal posto di lavoro anche se li preferirebbe direttamente in
galera, l'ultima, tre giorni fa, dà ordine alle guardie del
corpo di strappare la telecamera a un reporter di France 3, e
finisce a ceffoni.
Vi
raccontiamo alcune perle della première coppia francese,
peraltro digerite serenamente dai concittadini e dal mondo
dell'informazione, e vi chiediamo di immaginare come finirebbe
qua se l'uomo più accusato di tirannia mediatica, Silvio
Berlusconi, assomigliasse minimamente al suo collega di Parigi.
Per fortuna il premier è uomo che ama la parola e detesta la
violenza fisica.
Provatevi
a immaginare Sarkò se qualcuno, come ha fatto qualche giorno fa
Giuseppe D'Avanzo su "la Repubblica", dicesse di lui: «Bisogna
convincersene, quell'uomo (Berlusconi) sarà sempre in grado di
mostrare un'intenzione più maligna, una mossa ancora più
fraudolenta, un volto ancora peggiore» Lo spettacolo in Italia
ci viene risparmiato, e ne siamo lieti.
O no?
Torniamo in Francia. Qualche mese fa ai due audaci che avevano
messo sul "Journal de Dimanche" la notizia del presunto
tradimento reciproco tra Nicolas e Carla Bruni, è stato
comminato il licenziamento in tronco su richiesta del
presidente. Mercoledì sera, a Seine- Saint Denis, una delle zone
toste della banlieu parigina, una troupe della Tv di Stato stava
girando nella zona un reportage sul traffico di crack quando si
è trovata di fronte a sorpresa il capo dello Stato e
naturalmente la sua scorta.
A
completare la scena un ragazzo che il servizio d'ordine di
Sarkozy ha appena bloccato per ingiurie al presidente. È ferito
e coperto di sangue, ma quando la troupe fa per filmare la
scena, la scorta cerca di strappare la telecamera dalle mani del
giornalista, prendendolo a schiaffi e pugni Il presidente ha
sempre fatto così, e lo fa ancora meglio da quando al suo fianco
a gestire i rapporti con la stampa c'è Charron, uno che sembra
la fotocopia del capo quanto a duttilità intellettuale, e che ha
tra le sue frasi preferite: «I giornalisti devono avere paura di
noi, non noi da loro », che come sintesi del ruolo della stampa
nei Paesi democratici non scherza.
Vi
ricordate dell'ex moglie di Sarkozy, la signora Cécilia?
Nell'agosto del 2005 Sarkozy, non ancora presidente, chiese e
ottenne il licenziamento del direttore di Paris Match, Alain
Genestar, che aveva messo in copertina la sua ex moglie Cecilia
assieme all'amante, Richard Attias, quello che avrebbe sposato
qualche anno dopo Anche Carlina, come la chiamava l'avvocato
Agnelli quando la conobbe a soli quindici anni, non scherza.
In rete è
rimasto solo pochi giorni il filmato su alcune delle tappe
fondamentali della sua vita, autore il regista francese Thomas
Cazals, che metteva in evidenza aspetti frivoli e piccanti
dell'attuale premiere dame. Messo in rete il 18 maggio, in pochi
giorni è stato cliccatissimo: ripreso dai siti internet di tutto
il mondo il mini-documentario di 27 minuti dal titolo "In the
tube with Carla", realizzato con video trovati sul web è stato
poi rimosso dal provider che lo ospitava, Vimeo.com, anche se su
Youtube, se vi affrettate e la mannaia di Sarkò non è ancora
calata, se ne trova ancora un estratto.
Ci sono
immagini istruttive, le feste con le altre top model,come Naomi
Campbell, dove al tavolo della Bruni spunta anche un pene
gigante gonfiabile, e c'è un suomemorabile intervento come
ospite della trasmissione "Eurotrash" presentata dallo stilista
Jean-Paul Gaultier e da Antoine de Caunes. In diretta tv, la ex
modella, allora ventinovenne, è il 1996, tira fuori dalla sua
borsetta "La guida internazionale dell'amore e del sesso", una
sorta di dizionario con la traduzione in sette lingue delle
espressioni più comuni nel fare sesso.
«È utile
avere questo tipo di libri quando si viaggia molto, in diverse
parti del mondo, e si incontrano ogni giorno nuove persone:
dobbiamo sempre sapere cosa dire in caso si finisca a letto con
qualcuno». Qualcuno, molti anni dopo, è diventato uno abbastanza
potente da credere di poter mettere a tacere la stampa su fatti
pubblici e privati che riguardano lui e l'ex top model
libertina. Con qualche escursione anche nella satira tv, anche
qui il paragone con il Cav è d'obbligo. «Sarkozy ha gli occhi di
un merluzzo fritto», diceva il noto comico Stephane Guillon, da
un programma di successo che andava in onda su France Inter.
Andava, lo hanno chiuso.
28-06-2010]
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L’OREAL,
che shampoo! – NELL’INFINITA faida BETTENCOURT, la famiglia più
ricca di Francia, SPUNTA L’ELISEO – SI PARLA DI DONAZIONI
(LEGALI) A PERSONAGGI DEL GOVERNO E ANCHE A SARKÒ - C’È DI MEZZO
LA MOGLIE DEL MINISTRO WOERTH CHE dal 2007 gestiva una parte
della fortuna di Liliane Bettencourt – A BECCARLI è STATO IL
MAGGIORDOMO CHE REGISTRAVA LE CHIAMATE DELL’EREDITIERA (ORA
PUBBLICATE SUL WEB) PER CONTO DELLA DI LEI FIGLIA
Domenico
Quirico
per "la
Stampa"
Finora era
una lotta feroce, gonfia di veleno e di dolore, tra una madre
Liliane Bettencourt, la donna più ricca di Francia, e una
figlia, Françoise Bettencourt-Meyers, che si scannano per una
fortuna miliardaria, l'Oréal, multinazionale della bellezza
planetaria. La figlia sostiene che la madre, anziana e malata di
mente, dilapida milioni di euro per beneficiare finti amici e
scrocconi avidissimi (ha regalato un'isola delle Seychelles ad
un amico artista).
Ora è
diventata qualcos'altro: giorno dopo giorno, tra risse
giudiziarie, richieste di perizie psichiatrice, rivelazioni
impietose di tutti gli scheletri di famiglia, si è sviluppato
uno scandalo politico che lambisce due ministri importanti, Eric
Woerth, responsabile del lavoro e fino al marzo scorso del
bilancio, e Valérie Pécresse (istruzione superiore). E il
presidente Nicolas Sarkozy.
Scesi in
campo per dare una mano alla vecchia signora dei cosmetici; e
destinatari di assegni, secondo alcune registrazioni riportate
dal sito Mediapart, per garantirne il successo nel guazzabuglio
domestico, giudiziario e soprattutto fiscale.
Perché la
Bettencourt madre aveva un piccolo guaio per conti all'estero
rispettivamente di 65 milioni e 15 milioni di euro. Anche senza
sottoscrivere i fulmini scagliati dalla opposizione di centro e
di sinistra c'è abbastanza per sottolineare una infida
prossimità governativa con la Grande Ricchezza. Collusione
politica in questo momento letale per il Presidente.
La vicenda
ha già comunque una vittima di rango : la moglie del ministro
Woerth, Florence, che gestiva dal 2007 una parte della fortuna
di Liliane Bettencourt, ha deciso di lasciare il suo incarico.
Lo ha annunciato, in significativa coincidenza con le nuove
rivelazioni, il marito: «Il ruolo di mia moglie era
semplicemente di proporre investimenti nel quadro della legge -
si è difeso Woerth - io non sono mai intervenuto,
deontologicamente sono a posto». L'opposizione non la pensa
così.
Al centro
de l'affaire alcune registrazioni clandestine realizzate tra il
maggio del 2009 e il maggio 2010 dal maggiordomo di casa
Bettencourt che le ha poi passate alla figlia impegnata nella
implacabile ricerca di prove dell'imbambolimento della madre.
Dalle registrazioni emerge la fragilità della anziana signora
(87 anni) ma anche ben altro: l'esistenza di conti clandestini
in Svizzera e di un'isola alle Seychelles, manovre per aggirare
il fisco di cui i coniugi Woerth sarebbero stati a conoscenza,
l'intervento diretto dell'Eliseo nella procedura giudiziaria
scatenata dalla figlia.
Ma ieri
nuovo colpo di scena e ingresso in campo di protagonisti di gran
piumaggio. Sempre Mediapart, una specie di Saint Just versione
internet delle piaghe del sarkosismo, ha messo in onda un nuovo
estratto delle conversazioni tra l'amministratore della fortuna
dell'erede di L'Oréal, Patrice de Maistre (discendente
dell'implacabile nemico savoiardo della Rivoluzione), e la
signora Bettencourt.
De Maistre
parla di Valerie Pécresse allora candidata alle regionali: «la
Pécresse è in campagna. Perderà. Ma dobbiamo darle una mano».
Poi aggiunge: «Poi c'è Woerth il ministro del bilancio; dobbiamo
aiutare anche lui. E poi c'è Sarkozy.... il massimo legale, 7500
euro. Non è caro». De Maistre ha confermato : 7500 alla Pécresse,
7500 a Sarkozy, 10 mila per la costruzione di un auditorium.
Tutto legale dunque. Ma politicamente è accettabile? 22-06-2010]
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FRANCIA: BETTENCOURT (L'OREAL) SVELERA' TUTTE ATTIVITA'
ESTERE...
(AGI/AFP)
- Liliane Bettencourt, la principale azionista di L'Oreal,
nonche' la donna piu' ricca di Francia e la seconda donna piu'
ricca del mondo (dopo Alice Walton), s'impegna a dichiarare
tutte le sue attivita' all'estero. La 87enne Bettencourt ha
deciso di divulgare le sue attivita' all'estero per conformarsi
alla legge francese, dopo essere stata sospettata di evasione
fiscale. La donna e' finita nell'occhio del ciclone dopo alcune
intercettazioni effettuate dal suo maggiordomo, che aveva
segretamente messo un registratore nel suo ufficio. Le
registrazioni sono stato poi consegnate alla figlia, Francoise
Bettencourt Meyer che le ha trasmesse in Tribunale. In ballo
c'e' una cospicua eredita', che la madre vorrebbe lasciare a un
uomo molto piu' giovane di lei.28.06.10 |
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I NASTRI
DELLO SCANDALO L´OREAL METTONO NEI GUAI DUE MINISTRI...
Da "la Repubblica" -
Le rivelazioni emerse dalle conversazioni di Lilliane
Bettencourt, erede del gruppo L´Oreal e donna più ricca di
Francia, registrate segretamente dal suo maggiordomo dal maggio
2009 al maggio 2010, rischiano di provocare un terremoto
politico in Francia. E ieri alcuni deputati hanno chiesto le
dimissioni del ministro del Lavoro Eric Woerth.
Secondo
quei nastri, consegnati alla polizia, risulterebbero legami poco
trasparenti, con il sospetto di doni finanziari o addirittura di
mazzette, tra l´anziana ereditiera, 87 anni, e diverse
personalità dell´attuale maggioranza di governo. Tra questi
figurano appunto il ministro del Lavoro Eric Woerth e quello
dell´Educazione superiore Valerie Pecresse. Woerth, in
particolare, che nel 2009 era ministro del Bilancio, sarebbe
stato al corrente delle irregolarità fiscali nella gestione del
patrimonio della Bettencourt.
28.06.10 |
il bavaglio di berluskozy - Un giornalista francese rischia di
essere condannato a cinque anni di carcere e a una multa da
375mila euro per aver pubblicato, nel luglio del 2008 sul sito
di informazione Rue89.com, un video fuorionda del presidente
della Repubblica Nicolas Sarkozy negli studi dell’emittente
pubblica France 3...
conferenza stampa alla Casa Bianca
Dal "Corriere
della Sera"
Un giornalista francese, Augustin Scalbert, rischia di essere
condannato a cinque anni di carcere e a una multa da 375mila
euro per aver pubblicato, nel luglio del 2008 sul sito di
informazione Rue89.com, un video fuorionda del presidente della
Repubblica Nicolas Sarkozy negli studi dell'emittente pubblica
France 3.
L'uomo è finito sotto inchiesta per essersi rifiutato di
rivelare agli inquirenti da chi aveva ottenuto le immagini in
cui Sarkozy, ai tempi impegnato in un duro braccio di ferro con
i dipendenti del gruppo France Television sulla riforma del
sistema audiovisivo, si lamentava del mancato saluto di un
tecnico e faceva domande provocatorie al conduttore incaricato
di intervistarlo. La stampa francese è in rivolta.
Claude Soula del Nouvel Observateur parla di «buon giornalismo
bloccato da una museruola e condannato» e invita la legge
francese a garantire alla stampa «il diritto fondamentale di
fare il proprio lavoro, proteggendo la riservatezza delle
fonti». Di vera e propria «minaccia alla tutela delle fonti»
parla anche Reporters sans frontières che definisce «scandaloso»
il fatto che «due anni dopo i fatti, questa vicenda non sia
ancora stata archiviata e che abbia assunto tali proporzioni,
con un giornalista che rischia addirittura di finire in
prigione».
«Se ci dovessero essere sanzioni- fa eco il Sindacato nazionale
dei giornalisti francesi- lo considereremmo una minaccia alla
libertà di stampa». Il direttore di Rue89.com Pierre Haski si è
difeso così: «Quelle immagini non contengono segreti di Stato, o
di alcova, ma danno elementi informativi su un presidente ai
tempi in carica da solo un anno».
[16-06-2010]
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SARKÒ
TOCCA IL FONDO (NERO) – ARRIVA IN LUSSEMBRGO UN PAPOCCHIO FATTO
DI ARMI AL PAKISTAN (CON ANNESSI ATTENTATI ANTI-FRANCESI
FALSAMENTE ATTRIBUITI AD AL-QAEDA) E SOLDI PER FINANZIARIE LA
CAMPAGNA DI BALLADUR CONTRO CHIRAC – TUTTO ARCHITETTATO
DALL’ALLORA MINISTRO DEL BILANCIO SARKOZY – L’ELISEO SMENTISCE
SDEGNATO E GRIDA AL COMPLOTTO DELL’ECONOMIA PARALLELA E
DELINQUENZIALE, ANSIOSA DI VENDICARSI DEL ’CAFONE’ DEL
CAPITALISMO ETICO E FUSTIGATORE DEI PARADISI FISCALI...
Domenico Quirico per "la
Stampa"
Da un paio
di mesi c'è un melmoso torrente carsico che corre sotto la
politica francese e ne fa sfrigolare le massime fondamenta: ogni
tanto balza in superficie con voci, articoli, rivelazioni,
addirittura un libro. Ma questa volta c'è un documento,
addirittura poliziesco: è arrivato dal Lussemburgo al giudice
francese nel gennaio scorso, ha visto la luce solo ieri, a
dimostrazione che questa vicenda di corruttela su forniture
militari, con l'aggiunta di un massacro per vendetta attribuito
ad Al Qaeda, fa davvero paura al Potere in carica a Parigi.
Secondo la
polizia lussemburghese, Nicolas Sarkozy sarebbe l'architetto di
un raffinato sistema di retro-commissioni su forniture di
sottomarini al Pakistan, che ha fatto affluire nelle casse di
Edouard Balladur, impegnato nelle presidenziali contro Chirac,
96 milioni di franchi.
All'epoca
Sarkozy era ministro del Bilancio, per poi diventare stratega
della campagna (fallita) di Balladur contro Chirac nel 1995. Al
suo fianco c'era allora un altro tenace frequentatore di vicende
di tangenti, Charles Pasqua, ex ministro degli Interni. Lo hanno
appena condannato per un'altra faccenduola di tangenti su
forniture di armi all'Angola. I cannoni sono una forma di
attecchimento classico della corruzione, anche perché la Francia
è uno dei maggiori produttori mondiali.
Gli
inquirenti lussemburghesi, che citerebbero esplicitamente il
nome di Sarkozy e Balladur, affermano con forza: «Una parte
delle retro-commissioni è di certo ritornata in Francia per
finanziare la campagna politica per le presidenziali». Reazione
dell'Eliseo: «Tutto ciò è grottesco». Non basterà, però, per
placare le curiosità del tenace giudice francese Marc Trévidic,
che si è visto opporre finora il muro del «spiacenti, segreto
Difesa» alla richiesta di documenti.
Il
contratto per la fornitura di sottomarini «Agosta» al Pakistan
(826 miliardi di euro) fu un grosso colpo per la Direzione delle
costruzioni navali. Secondo l'inchiesta, e secondo le cattive
abitudini della industria degli armamenti, cominciarono a
correre tra Parigi e Karachi voluminosi plichi di «mance».
Strumento
dei passaggi sarebbe stata una società lussemburghese, «Heine»,
assai opaca: serviva alla Dcn per le operazioni occulte, quelle
da non citare nei verbali dei consigli di amministrazione. Il
copione, disegnato con molta diligenza dall'inchiesta, coinvolge
anche un uomo d'affari libanese, Ziad Takkedin, abituato al
retropalco degli affari internazionali, remunerato con 33
milioni di euro per il disturbo, fiotti di denaro che passano
dal Lussemburgo all'Isola di Man, altro territorio dove il
denaro sporco riacquista un bel colore: e un circuito di
finanziamenti occulti che, ammirati, gli inquirenti
lussemburghesi definiscono «straordinario per accortezza e
competenza tecnica, per la capacità di non lasciare prove,
l'assenza di nomi e di tracce visibili, qualcosa addirittura in
anticipo sui tempi».
Insomma,
dietro questi uccelli di rapina della vita pubblica ci sarebbe
una mente politico-finanziaria di grande rilievo.
La vicenda
delle tangenti ebbe una conclusione sanguinosa. Per vendicarsi
della sospensione dei «pagamenti» da parte dei francesi i
pachistani, ovvero la solita alleanza tra Servizi, politici e
trafficanti associati nel libero esercizio del peculato e della
malversazione, l'8 maggio 2002 organizzarono un attentato a
Karachi, in cui persero la vita undici ingegneri navali francesi
che lavoravano al progetto sottomarini.
La strage
venne attribuita frettolosamente alla già onerosa fedina
criminale di Al Qaeda. E tutti, compresi i parenti delle
vittime, furono messi a tacere. Pista che il giudice francese ha
meticolosamente smantellato.
Tutto è
ovviamente da provare ma il tono della polemica monta. C'è
materiale a sufficienza. Sarkozy, gran fustigatore dei paradisi
fiscali come il Lussemburgo, sospettato di essere l'architetto
geniale di una classica operazione di capitalismo sporco! I
difensori del presidente si preparano a gridare a un complotto
da parte dell'economia parallela e delinquenziale, ansiosa di
vendicarsi del catone del capitalismo etico.
L'AFFAIRE
CLEARSTREAM
Alcuni
politici furono accusati di avere conti segreti su Clearstream,
usati per tangenti nella vendita di fregate francesi a Taiwan.
Ci furono rivelazioni su un presunto conto di Sarkozy
all'estero, ma fu scagionato
L'APPARTAMENTO DI NEUILLY
Quando
Sarkozy era sindaco di Neuilly, si parlò di condizioni
particolari che gli sarebbero state fatte per l'acquisto di un
appartamento: il proprietario era un imprenditore che faceva
affari col comune.
IL FIGLIO
JEAN ALLA DÉFENSE
Jean, 23
anni, viene candidato alla guida dell'Istituto pubblico di
pianificazione della Défense. Dopo proteste e polemiche, deve
ritirarsi.
[04-06-2010]
|
LA
RÉPUBLIQUE DEI VELENI – GLI INTELLETTUALI FRANCESI IN
RIVOLTA CONTRO IL “NEPOTISTA” MITTERRAND – L’AMICONE
CHE CARLÀ HA PORTATO DA VILLA MEDICI AL MINISTERO DELLA
CULTURA, ORA DISPENSEREBBE POLTRONE A GOGÒ – I SINDACATI:
“QUAL È IL CRITERIO? L’OBBEDIENZA POLITICA OPPURE
L’AMICIZIA?” - LA REPLICA “A DECIDERE SONO IO”…
Domenico Quirico per
"la Stampa"
Dopo aver scampato la piccante
bufera, per il libro in cui trasfigurava liricamente
esperienze amorose con ragazzi asiatici, il ministro della
Cultura Frédéric Mitterrand si è rifugiato nel tran tran di
soddisfatto amministratore della Sapienza nazionale come Noè
sull'Arca. Molti trovano il suo gaudio, evidente, straripante,
indossato come una bardatura, un po' scomposto visti i tempi
sciroccosi che attraversa la Francia.
«Le Point», un settimanale
posato, non certo accusabile di bilioso antisarkosismo, gli ha
dedicato nell'ultimo numero una micidiale sequenza fotografica
con alcune sue polpose e ilari apparizioni: inghirlandata dal
titolo «clown». Ma i problemi per il ministro non paiono
derivare solo dalla insopprimibile tentazione allo snob. Gli
strali degli addetti ai lavori si riferiscono, semmai, alle
nomine: il ministro che appare così invulnerabile ai
volgarucci problemi amministrativi e votato all'empireo
culturale, sarebbe, secondo loro, un silenzioso ma
infaticabile traffichino del nepotismo.
Le solite gelosie di quella
palude di veleni che è il mondo dello spettacolo e della
cultura? Sfogliamo il dossier: panciuto. La nomina dello
scrittore Jean Marie Besset al teatro di Montpellier ha
provocato due infuocate lettere aperte di protesta da parte di
un centinaio di intellettuali, di direttori dei teatri
nazionali e dei sindacati. Inviperiti per il fondo e per la
forma.
Quando l'attore Charles Berling
, duplicato dal fratello Philippe regista, è stato installato
alla guida del nuovo teatro di Tolone «La Liberté», non
hanno indignato le stravaganti dichiarazioni programmatiche di
«non voler allestire spettacoli che piacciano a tutti». È
piuttosto la qualifica di amico di Carla Bruni Sarkozy che è
stata messa in causa. Carla Bruni che non è un segreto ha
districato Mitterrand, che a Roma si annoiava alla guida di
villa Medici, dal paludismo italiano per riportarlo alla più
confortevole atmosfera parigina e ministeriale.
E poi la designazione,
sbrigativa, di Dominque Hervieu alla «Maison de la danse» di
Lione. A Versailles sta per essere indirizzato Xavier Darcos,
ministro licenziato da Sarkozy a cui bisogna trovare
confortevole sistemazione: è aperta la pratica del nuovo
presidente di «France television» che una legge ha assegnato
direttamente al presidente della Repubblica.
E poi c'è il caso AFP, la
agenzia di stampa francese largamente dipendente dallo Stato
che assicura il quaranta per cento delle sue entrate. Un
segreto per nessuno certo; ma finora erano state rispettate le
forme. Non con Mitterrand: è stato insediato con ordine
sovrano alla presidenza Emmanuel Hoog, ex direttore
dell'Istituto nazionale dell'audiovisivo.
Dunque da parte di molti
inorriditi si grida all'avvento di una «repubblica delle
banane», dove si spartiscono i posti tra deferenti clientele.
Più sottilmente. Francois Le Pillouer, presidente del
sindacato delle imprese artistiche e culturali, si chiede: «Sono
nomine fatte con criteri di obbedienza politica o per
amicizia?».
Il ministro, una volta tanto poco sorridente, non si
lascia espugnare tanto facilmente e contrattacca sul «Journal
du Dimanche». Dove rivendica il tarchiato diritto sovrano di
decidere. A chi ricorda che le nomine dovrebbero essere
regolate da concorsi risponde infastidito: «Non ci sono
procedure, giusto delle consuetudini. È lo Stato che mette i
soldi e il ministro ha quindi la scelta. Negli altri Paesi non
so: in Francia è così».26-04-2010]
01.05.10 |
MI
MANDA CARLÀ – LA FIRST BOTOX DE FRANCE SI CONFERMA UNA
ARCITALIANA: BASTA ESSERE SUOI AMICHETTI PER FAR UN
CARRIERONE - IL CLIMAX DEL "MI MANDA CARLà": IL MARITO DELLA
GOVERNANTE NOMINATO “SENZA TITULI” DIRETTORE DI UN MUSEO! -
MA È SOLO L’ULTIMO DI UNA LUNGA LISTA: DAL GIORNALISTA
PROMOSSO DIRETTORE AL FOTOGRAFO MESSO AL SEGUITO DEL
MARITINO PRESIDENTE…
Guido
Mattioni
per "Il
Giornale"
Va
bene i cherchez la femme riguardanti i loro uomini pubblici.
Per un popolo latino, in fondo, simili debolezze sono più
motivi di vanto che di vergogna. E passino pure - siamo o
non siamo nel XXI secolo? - anche i cherchez l'homme di
certe avvenenti e disinibite ministre.
Ma les
amis, gli amici, o gli amici degli amici, o quel che è
peggio i «famigli», quelli proprio no! Figli come si sentono
ancora della Rivoluzione borghese contro i privilegi castali
e fedeli jusqu'à la mort unicamente alla loro battagliera
Marianna dal seno prosperoso e dal berretto frigio, i
francesi sembrano non starci proprio all'ondata di nomine
graziosamente piovute negli ultimi tempi dall'Eliseo e
andate a beneficiare spalle e cervici che, a dire di molti,
non le meriterebbero affatto. Quelle sì, per l'opinione
pubblica, sono una vergogna. Roba da basso impero.
Se poi
l'ispiratrice di certi prestigiosi incarichi dovesse essere
- come si è sussurrato e si sussurra - per davvero lei,
Carlà, algida e canterina première dame venuta perdipiù
d'Oltralpe, appare inevitabile che i nasi di Francia si
storcano ancor di più. La lista dei beneficiati è del resto
lunga. E i nomi sono tanti.
Pare
però che l'ultimo, quello di tale Luc Gruson, abbia davvero
colmato la misura. Quasi a far sì che ai francesi, come
cantava Paolo Conte, «le palle ancor gli girano». Ben più
che per le vittorie di Gino Bartali al Tour.
Il
carneade Gruson, inopinatamente finito a ricoprire la carica
di direttore del Cnhi, il museo parigino della storia
dell'immigrazione, stando a quanto scrive Libération sarebbe
infatti un amico di famiglia della Bruni. A questo incarico
sarebbe stato addirittura imposto «in maniera brutale»,
sottolinea il quotidiano della sinistra francese.
Ma la
politica non c'entra. O c'entra ben poco. A volerla dire
tutta è stato infatti lui stesso, proprio in un'intervista
concessa al foglio della gauche, ad ammettere candidamente
che sua moglie «è amica dei Bruni-Tedeschi». Anzi, ha
orgogliosamente precisato, è stata la loro governante.
Sentendosi conseguentemente forte di tale incontestabile
titolo «accademico», il Gruson è apparso insomma quasi
stupito dal clamore suscitato dalla sua nomina. Che sempre a
suo dire sarebbe anche manzonianamente vergine di servo
encomio in quanto «i Bruni-Tedeschi - precisa lui - non sono
gente che fa politica, sono piuttosto degli artisti».
Buttandola poi molto di più sul tecnico, quasi a voler
dimostrare una sua già navigata padronanza delle cose
amministrative, il neo direttore del Cnhi ha rintuzzato
l'obiezione del giornalista di Libération che gli ricordava
come i membri del comitato scientifico del museo, inaugurato
nel 2007, si siano detti pubblicamente preoccupati per
questa nomina priva a loro parere del requisito
dell'unanimità.
«È il
premier che firma il decreto su proposta di quattro ministri
di tutela», ha tagliato corto Gruson con il tono deciso di
potere che assumono dal primo secondo anche i neofiti grazie
al semplice contatto posteriore con una poltrona che conta.
Giornale
Come
si è detto, lui non sarebbe peraltro l'unico amico di Carla
Bruni entrato a far parte dell'entourage presidenziale. A
fargli buona e si immagina anche ben retribuita compagnia
c'è per esempio il pensoso scrittore e regista Frédéric
Mitterrand (nipote dall'occhio languido dell'ex presidente
socialista François), passato da Villa Medici, sede
dell'accademia della cultura transalpina a Roma, al
ministero della Cultura.
Ma ci
sono anche Philippe Val, direttore del settimanale satirico
Charlie Hebdo, nominato direttore di France Inter a Radio
France, e Pascal Rostain. Quest'ultimo, fotografo di fiducia
di Carla, è andato così ad affiancare Claude Gassian, il
pre-esistente fotoreporter ufficiale dell'Eliseo (per i
maligni, «il paparazzo di Corte»). E della lista dei
beneficiati è entrato recentemente a far parte anche Marin
Karmitz, catapultato al vertice del Consiglio per la
creazione artistica. I suoi meriti? Aver fondato i cinema
multisala Mk2. Come dire: «Signori, biglietto! E avanti il
prossimo».
[14-04-2010]
|
LODO MONDADORI DE FRANCE - DOPO “EL PAIS” LA SINISTRA PERDE
ANCHE “LE MONDE”. IL QUOTIDIANO DELLA SINISTRA IN CACHEMIRE,
SOMMERSO DI SNOBBISMO E DAI DEBITI, RISCHIA DI CHIUDERE I
BATTENTI – E CHI È L'UNICO SALVATORE CHE S’AFFACCIA
ALL'ORIZZONTE? MAIS OUI! LE GRAND PUZZON DE HARDCORE,
MONSIEUR BERLUSCONÌ - GLI SPAGNOLI ALLEATI DI TELECINCO
PRONTI A RILEVARE LA TESTATA - TRA I SOCI FRANCESI C'È PERÒ
ANCHE DE BENEDETTI, CHE VUOLE INVESTIRE I 750 MILIONI
CHIESTI AL CAVALIERE COME RISARCIMENTO…
Sandro
Iacometti per "Libero"
Dopo
El Pais anche Le Monde. Un altro faro editoriale della
sinistra rischia di finire nell'orbita di Silvio Berlusconi.
Questa volta a subire i colpi della crisi e a dover chiedere
aiuto al mercato è il punto di riferimento della cosiddetta
"gauche au cachemire", il quotidiano un po' snob e
radicalchic che esce con la data del giorno dopo e al posto
dell'editore ha un "consiglio di sorveglianza".
Tutto
cambia. E anche la storica testata francese volta pagina.
Con la ricapitalizzazione presentata venerdì all'assemblea
dei soci (il consiglio di cui sopra), il controllo della
società passerà molto probabilmente dai giornalisti a nuovi
investitori.
Ed ecco il bello. Tra i principali candidati c'è il gruppo
spagnolo Prisa (che controlla El Pais). Lo stesso che
qualche mese fa è entrato con il 18% in Telecinco in seguito
alla cessione del canale Cuatro e del 22% della pay tv
Digital+ alla società controllata da Mediaset.
Il
business tra Prisa e Berlusconi ha già lasciato di stucco i
lettori del Pais, che l'estate prima avevano potuto
visionare sul quotidiano le foto proibite di Villa Certosa
con le "veline"del Cavaliere. Ora la delusione colpirà anche
il popolo di Le Monde, che non simpatizza davvero per il
presidente del Consiglio italiano.
Attualmente lil quotidiano francese è controllato per il
60,4% da Lmpa (Le Monde et Partenaires Associes). Gli altri
azionisti sono il gruppo Lagardere (17,3%), le Nouvel
Observateur (1,7%). Poi c'è la Prisa, che ha già il 15% del
capitale e potrebbe salire al 34%.
Ma le
sorprese non sono finite. Perché tra i soci, con il 3%, c'è
anche il gruppo l'Espresso. E anche loro sarebbero in lizza,
malgrado le smentite dei giorni scorsi, per partecipare
all'aumento.
Secondo il quotidiano finanziario Les Echos «i componenti
della famiglia De Benedetti, che controlla il 53,9%
dell'Espresso, non sono per ora d'accordo tra loro».
L'ipotesi sul tavolo, in caso di adesione alla
ricapitalizzazione, è una crescita dal 3 al 17%. A quel
punto, anche se indirettamente, Berlusconi e De Benedetti si
troverebbero di nuovo invischiati in una storia di editoria,
proprio mentre è in corso il contenzioso da 750 milioni per
la vecchia guerra sul lodo Mondadori.
Beghe
che interessano poco a Le Monde, che rischia di portare i
libri in tribunale prima dell'estate se non troverà subito
risorse fresche. I 25 milioni di euro messi a disposizione
l'anno scorso da Bnp-Paribas sono infatti già stati
prosciugati. E ora l'alternativa alla cessione di quote di
controllo, tentata fino all'ultimo dai giornalisti-soci, non
è più tra le opzioni percorribili.
[13-04-2010]
|
CI SONO SEI
MILIONI DI SUPER-RATTI DI ULTIMA GENERAZIONE NELLA CAPITALE
FRANCESE – È UNA NUOVA SPECIE RESISTENTE AI VELENI. SCONFIGGERLI È
PRATICAMENTE IMPOSSIBILE - DALLA PERIFERIA È COMINCIATA LA MARCIA
VERSO I QUARTIERI RICCHI – DERATIZZATORI COSTRETTI AGLI
STRAORDINARI ANCHE DOVE HA LA CASA SARKÒ…
Carlo Grande
per
La Stampa
Si
riproducono più facilmente, trovano sempre più cibo e spesso
riescono a resistere persino ai veleni di ultima generazione:
signori, il super-ratto è servito. Lo dice anche l'etologo Danilo
Mainardi, che punta l'indice soprattutto sull'abbondanza di
rifiuti, condizione primaria per moltiplicare gli eserciti di
roditori, piaga ormai sempre più grave nelle grandi città.
E pensare
che il topo non è un animale soltanto denigrato: come l'orso,
compagno di culla dei nostri bambini nella versione peluche, anche
il topo ha una «letteratura» a volte favorevole, che lo rende
animale piuttosto ambivalente. Abbiamo davanti agli occhi le scene
di Nosferatu e della peste nel film di Herzog (con la terribile
invasione dei topi), ma anche le piacevolezze di Walt Disney e del
più recente e pluripremiato «Ratatouille» (Oscar come miglior film
di animazione nel 2007), storia di un topo buongustaio che
oltretutto non indulge nella grafica e nella sceneggiatura ai
soliti melensi cliché sugli animali.
Mainardi, come si passa da Topolino all'aborrito topo di fogna?
«Attraverso l'infantilizzazione che venne operata da Walt Disney,
uno che se ne intendeva. Topolino è stato "costruito" piano piano
per essere simpatico. Infatti non è un vero topo, si comporta da
uomo».
Il
primo Mickey Mouse era nervosetto...
«Appunto, all'inizio era piuttosto antipatico, faceva i dispetti,
vestiva braghette corte, aveva le gambette sottili e il muso molto
appuntito. Non aveva i tratti antropomorfi che acquistò in
seguito».
Come
cambiò?
«E'
un processo molto interessante, avvenne un po' alla volta:
accentuarono in lui l'infantilismo, facendogli ad esempio occhi
più grandi - inequivocabile segnale infantile - e accorciandogli
il muso, che divenne più paffuto».
Walt
Disney fece tutto da solo?
«No,
lavorò con una squadra di grafici: esistono studi che mostrano le
loro accurate ricerche e l'evoluzione del topolino».
Conoscevano i celebri studi di Lorenz, che studiò i «segnali
infantili» comuni alle specie umana e animale?
«No,
penso proprio di no. Quella di Lorenz è una storia parallela: lui
alla fine degli Anni 40 e 50 descrisse per primo la particolare
configurazione complessiva del volto dei bambini e dei cuccioli,
che suscita negli adulti atteggiamenti affettivi. In teoria Walt
Disney poteva conoscerli, ma non credo. Loro si basavano soltanto
sulle reazioni degli spettatori: semplicemente vedevano che il
topolino diventava sempre più simpatico man mano che assomigliava
a un bambino».
E'
una costante, per i «personaggi animali» che devono commuovere.
«Infatti Gambadilegno ha le orecchie a punta, mentre i cuccioli
del lupo sono più simpatici di lui: hanno il muso accorciato, sono
più paffuti e non hanno le orecchie all'insù. Walt Disney ha
giocato molto con infantilismo e con i cuccioli: con Bambi, ad
esempio».
Il
ratto reale, però, è un po' diverso da Topolino,
«Eccome, è un nemico difficile, intelligente, sociale,
opportunista. Si adatta, facilmente, è un animale che non è mai
stato molto popolare. Infatti, quando c'è una disinfestazione, la
chiamano senza tanti scrupoli "derattizzazione", mentre se devono
intervenire ad esempio sui colombi parlano di "specie
problematiche", un eufemismo. Sono molto cauti dal punto di vista
della comunicazione. Pensare che i colombi stanno diventando un
problema altrettanto serio... D'altra parte colombi e ratti vanno
di pari passo».
Ovvero?
«C'entrano molto con il fatto che ci sono moltissime risorse nelle
città. Ai colombi tanti danno da mangiare, i ratti il cibo se lo
vanno a trovare nei cassonetti. In realtà non si può dire che ci
siano troppi ratti e troppi colombi, ma che ci sono esattamente
quelli che la città è in grado di mantenere. Sono i cittadini che
lasciano loro le risorse».
Cioè, ci sono tanti ratti perché ci sono troppe risorse.
«Esattamente, e sconfiggerli è praticamente impossibile. Si
possono fare semplicemente delle selezioni, così avremo animali
più intelligenti e resistenti. La vera possibilità di eliminarli o
quanto meno di controllarli è limitare le risorse a loro
disposizione. Anche i predatori sono un'arma spuntata: i gatti
ormai sono abitanti fissi dei condomini, non vanno più a caccia.
Per cacciare un grosso topo ci vuole bel gatto cacciatore, uno di
quelli bravi».
2-
TOPOLINIA È A PARIGI
Domenico Quirico
per "la
Stampa"
La frattura sociale esemplificata con tanta efficacia da Fedro tra
il topo di campagna e il topo di città, il primo proletario e
conservatore, il secondo capitalista e termidoriano, finalmente è
superata. A Parigi. Bisognerà riscrivere l'apologo perché nel
frattempo c'è stato un '89 versione roditori. Nella città non a
caso di Ratatouille, un precursore, un eversore ma ancora mite e
culinario, è nato il sorcio gagliardamente giacobino, che applica
concretamente, almeno lui, l'égalité, che conquista e prospera nel
quartiere dei nababbi e in quello del reddito fisso o peggio delle
cambiali.
Questione di
numeri: ovvero l'esplosione demografica del terzo stato rattesco.
È statistica ufficiale: perché nel Paese dove non osano contare i
neri o gli arabi hanno contato i topi. Sono sei milioni, cifra
tonda, che galoppano lesti tra le zampe dei parigini. Il che
significa la documentabile presenza di quattro topi per abitante
nei quartieri ricchi, da otto dieci in quelli meno chiccosi.
Urbanisti: la «grande Paris» eccola già bell'e fatta; abbattuto il
Muro del Periphérique, tutti allegramente unificati. Dal rischio
della leptospirosi.
Recentemente
nidiate vivaci hanno messo in fuga, terrorizzati, gli abitanti
della cité Curial, nelle cementizie brughiere del XIX
arrondissement. Ma adesso sono in rissosa convivenza anche con il
VII, che è il settimo cielo dell'immobiliare: novemila euro al
metro quadro, acqua minerale al supermercato a 29 euro la
bottiglia, reddito medio 5.070 euro al mese. Compresi i topi.
Il topo
avanza, di più, si arrampica: nel senso che una volta affollava le
cantine, adesso zampetta senza paura negli attici, dà i brividi ai
piani alti. Ha detto addio alla provincia. È come la storia di
Francia: centralista, nel senso che adora la capitale. A
Marsiglia, Nantes o Tolosa il numero dei roditori infatti è
stabile. Sulle rive della Senna non sono più i topi di una volta,
è nato il topo parigino, il «surmulot», grosso, sodo, energico e
resistente persino ai veleni, capace di sviluppare anticorpi che
li rendono innocui.
La sua
storia è ricca di insegnamenti, anche politici. La Lunga Marcia
dei topi, raccontano gli scienziati, è iniziata nel 1979, luogo di
partenza ovviamente la banlieue, il grembo prolifico di tutti i
guai del Paese. Dopo poco tempo eccolo già a quindici chilometri
da place Vendome, con il musetto intrufolato nei rifiuti del
grande mercato di Rungis. Poi l'avanzata è diventata implacabile.
La caccia ai
colpevoli è già iniziata. In prima linea sul banco degli accusati
i gatti: diventati troppo aristogatti, impantofolati,
travettizzati, se ne stanno nei salotti invece di fare le ronde
preventive in cantina. Un'altra pagina della Francia in
inarrestabile decadenza.
E poi c'è l'ecologia. Il ministero ha appena pubblicato una
direttiva sui prodotti utilizzabili in materia di sradicazione:
«Molti ormai sono vietati, un bel guadagno per l'ambiente ma in
compenso i topi ne hanno tratto vantaggi» si sfrega le mani il
presidente della Aprac, l'Associazione per la promozione del ratto
comune da compagnia. Già, perché ci sono anche i fiancheggiatori,
quelli che si battono per difenderli, gli invasori.
Non sono i
soli che con la nuova popolazione topesca della capitale passano
ore di onesta letizia. Le società di derattizzazione sembravano
un'attività marginale, guardate con antipatia dagli amici di
topolino. Oggi hanno aumentato il fatturato mediamente del
quaranta per cento, tra un po' entreranno nel Cac 40 - l'indice
borsistico delle maggiori aziende francesi - con la Renault e L'Oréal.
Alla
stazione di Saint-Lazare il personale minacciava lo sciopero da
topi: hanno dovuto far passare gli stanziamenti da 20 mila a 40
mila euro. A Euroclean, quarto deratizzatore di Francia, hanno
istituito un servizio notturno: «Chiamano a tutte le ore,
terrorizzati, chiedono interventi di urgenza, anche da Neuilly che
è il comune ultraricco di Sarkozy».
I migliori
clienti? I ministeri, dove i topi pare si trovino benissimo.
Matignon, la residenza del primo ministro. E l'Eliseo. Sì: i «voyous»
a quattro zampe hanno preso possesso anche del palazzo
presidenziale. All'azienda incaricata di fronteggiare l'assalto
pensano di fregiarsi del titolo di «derattizzatori ufficiali di
Nicolas e Carla Sarkozy». Ah, dannato topo gauchiste!
[07-04-2010]
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PETTEGOLI DI FRANCIA AVVERTITI! NON FATE GLI STRONZI CON IL
NANO DELL’ELISEO – E’ STATO LICENZIATO IL GIORNALISTA DEL
“JOURNAL DU DIMANCHE” CHE AVEVA “INVENTATO” LA CRISI TRA
CARLÀ E SARKÒ – SFORTUNA (PER IL CRONISTA) VUOLE CHE SIA
“PARIS MATCH” CHE IL “JDD” SONO PROPRIETÀ DI UN CARISSIMO
AMICO DEL PRESIDENTE (COME SI DICE IN FRANCESE LIBERTà DI
INFORMAZIONE?)...
Domenico Quirico
per "la
Stampa"
La
libertà di stampa in Francia, come sollecitava
quell'impetuosa e ingenuosissima persona che era Victor
Hugo, è vastissima, ben presidiata dalle leggi, cara
all'opinione pubblica. Con un ma...da quando c'è Sarkozy:
non aguzzare troppo lo sguardo sulle attività sentimentali
del presidente. Essendo le medesime da alcuni anni
procellose e vastissime, la categoria dei pettegoli è
avvertita, dovrebbe sapere quali rischi si corrono.
Ovvero: non che ti depennino dal successivo banchetto estivo
nei giardini dell'Eliseo, il 14 luglio. Il rischio è che ti
licenzino, che ti trovi sulla strada senza pane e
companatico. Più o meno come è successo nel ben più ruvido
zarismo capitalistico di Putin quando un giornale ha
accennato a una «passione» un po' extraconiugale del
Presidente. In Francia bisogna chiedere informazioni a Alain
Genestar che dirigeva "Paris Match": aveva ingemmato una
copertina, nel 2006, con Cécilia ancora in Sarkozy che
cinguettava con l'Altro, a New York. Hanno aspettato un anno
e poi lo hanno licenziato.
Stavolta al «Journal du dimanche» non hanno atteso nemmeno
una settimana: per dimissionare i due responsabili del
«rumore» planetario che suggeriva una procella tra
«chouchou» Sarkozy e la moglie Carla, con propositi di
separazione e cuori già affranti per altri soggetti. Che
cosa lega i due episodi oltre che il tragico destino
lavorativo dei reprobi? Sia "Paris Match" che il "JDD" sono
proprietà di Arnaud Lagardère, un amico del presidente, anzi
per usare parole dell'uomo d'affari, «un fratello».
Come
evitare il dubbio universale che l'Eliseo abbia svolto una
parte preponderante nei licenziamenti? Impossibile.
Anche per una coincidenza: Carla Bruni si è appena lamentata
dell'accaduto con le amiche di «Madame Figaro»: vividamente
«indignata con i sedicenti giornalisti». Michael Amand era
direttore operativo di Newsweb, la società a cui il JDD
delega la gestione tecnica e editoriale del suo sito
internet: appartengono comunque entrambe a Lagardère.
Mesi
fa aveva chiesto, senza dirlo a nessuno, al capo del
marketing, tipo giovane, talentoso anche se non giornalista,
di allestire un blog sotto pseudonimo sul JDD: doveva
stiparci informazioni bollenti, pettegolezzi genere people,
scoop pruriginosi, purtroppo non sempre verificati.
Trovata astuta, pensava, per aumentare i contatti senza
sporcarsi le mani. Missione compiuta. «Michael F» produceva
come una fornace, non gli scappava nulla nè sulla riva
destra nè sulla riva gauche. Fino a quel nove marzo quando
Michael F. ha deciso, dal computer di casa, di spiattellare
le voci che ascoltava con sempre maggiore e pungente
frequenza sulla crisi a Palazzo.
È
stato vittima del successo, si può dire, moltiplicato dal
Capo di Buona speranza al deserto del Taklamakan.
Terrorizzati al JDD hanno subito censurato il blog. Troppo
tardi, hanno solo aumentato il sospetto che tutto fosse
vero. Ma al JDD pensavano di farla franca: in fondo era un
blog, malelingue esterne di cui il giornale non aveva
responsabilità. Ma quando hanno chiesto a Amand l'indirizzo
IP del bloghista, il numero cioè che permette di individuare
il computer, per sterminarlo a colpi di querele, ha
confessato. Ne hanno accettato con piacere le «dimissioni».
Olivier Jay è il direttore di redazione del JDD: «Nessuna
ingerenza dall'alto. Abbiamo deciso noi. Lagardère? Certo è
stato tenuto al corrente!».
[29-03-2010]
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UN
SARKÒ CORNUTO! – CARLÀ E IL NANETTO DELL'ELISEO SONO IN
CRISI: AVREBBERO ENTRAMBI L’AMANTE - LEI SI SAREBBE
INVAGHITA DEL CANTANTE BENJAMIN BIOLAY - LUI INVECE SI SAREBBE
BUTTATO SULLA POLITICA TRA LE BRACCIA DI CHANTAL JOUANNO,
CAMPIONESSA DI KARATE E SUO SOTTOSEGRETARIO…
Domenico
Quirico per "la
Stampa"
All'Eliseo
è un periodaccio: la crisi, quella economica, è sempre lì;
domenica, primo turno delle Regionali, si preannuncia un
disastro. E adesso si immischiano anche i siti; pettegoli,
pronti a trasformare la chiacchiera in tempesta. Sono loro la
versione tecnologicamente aggiornata del libello e della
mormorazione da bistrot, che ha provocato da queste parti, non
c'è da scherzare, la Rivoluzione francese.
Allora:
dopo aver macinato senza voglia da due anni su toni da
fotoromanzo a lietissimo fine sulla coppia innamoratissima e
perennemente tubante, costretti a fiorettare al massimo
sull'assenza di un reggipetto presidenziale, ora sono
scatenati.
Rilanciando
o lanciando, difficile sempre capire come nasce il primo
venticello, una «notizia» voluttuosa: gli innamoratissimi
sarebbero in crisi grave. Ma come, di già? Ma non era tutto
rimandato alla scadenza del mandato, all'inevitabile
apocalisse amorosa del ritorno dello Statista alle pantofole?
Niente
affatto, dicono i siti francesi "LePost" e
"Suchablog": le due tortore dell'Eliseo avrebbero già
trovato nuovi approdi lontani dal marmoreo fortilizio
casalingo. Il planetario sentimentale di lei sarebbe
magnetizzato da un cantante, Benjamin Biolay, che sabato ha
vinto l'Oscar della musica francese. Galeotta sarebbe stata la
preparazione dell'ultimo disco della presidentessa.
Il
capitolo di lui, Nicolas, secondo "LePost" e
"Suchablog", appare invece più imprevedibile e
lavorato: la nuova corrispondenza di amorosi sensi del
presidente sarebbe una karateka, addirittura la campionessa di
Francia. Titolo conquistato dopo aspre lotte domenica a
Parigi. E' una bruna, chioma corta, con muscoli elastici come
fionde, addottorata anche in lettere visto che scriveva i
discorsi di Sarkozy durante la campagna elettorale.
Il
frenetico borsino delle fortune alla Corte sarkosista da tempo
la indicava in forte crescita di fortuna. Dal che le
chiacchiere dei siti traggono elementi a suffragio delle voci.
Nome e cognome, dunque: Chantal Jouanno, che l'anagrafe
politica descrive peraltro felicemente sposata e madre di tre
figlioletti. Ma la Jouanno non prevale solo sul tatami; è
anche sottosegretario all'Ecologia e attivamente impegnata
nella (catastrofica) campagna per le regionali in Île de
France.
In
serata, un primo ripensamento (nel timore di querele): il sito
web del Journal du Dimanche, che ospitava un blog nel quale
erano riportate le voci su Sarkozy e Carla, hasoppresso il «post»
con le presunte rivelazioni, spiegando di averlo fatto «a
causa della grave violazione della vita privata» di cui si
era macchiato il post.
[10-03-2010]
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PARIGI
BRUCIA (DI TEPPISMO) - DOVE STA QUELLA ROMPICOJONI DI CARLA
BRUNI MENTRE LE PERIFERIE PARIGINE, A MEZZ'ORA DALL'ELISEO
DOVE SI SOLLAZZA CON IL NANO SARKO, SONO IN MANO A BANDE DI
TEPPISTI? - MINACCE DI MORTE, imboscatE a colpi di pistola,
LANCI DI PIETRE, tutti i trasporti della gigantesca banlieue
parigina sono ormai una zona fuori legge - scortaTe dalla
polizia le linee più sensibili: come la diligenza di 'ombre
rosse'...
Domenico Quirico per La
Stampa
La linea è la «148» tra Bobigny e
il museo dell'aviazione di Le Bourget. I colleghi ormai
guardano gli autisti in partenza con l'ammirazione che era
riservata ai conduttori delle diligenze del selvaggio West:
spavaldi, gente che ha fegato, non c'è che dire, soprattutto
in rapporto allo stipendio, ma che prima o poi finirà male.
Guidare (e prendere) un autobus sulla
linea più pericolosa delle banlieues di Parigi è una
tribolazione che l'azienda trasporti, Ratp, dovrebbe premiare
con una medaglia. I più intrepidi poi sono quelli del
cosiddetto «noctilien», la linee che funzionano dopo il
tramonto.
Ecco un piccolo, ma non completo,
elenco degli «incidenti». Non si dimentichi, per capire, che
questa epopea teppistica si svolge a mezzora dall'Eliseo da
dove il presidente Nicolas Sarkozy assicura ai francesi, un
po' dubbiosi, che in tema di sicurezza tutto procede
benissimo.
Il 4 settembre, alla fermata
Charles-Gide, tre passeggeri minacciano di morte l'autista che
ha chiesto loro di spegnere le sigarette. Obbligatoria
deviazione per evitare vendette. Il 26, alla citè Tilleuls
che è una specie di Termopili della violenza di periferia,
cercano di accecare l'autista con un laser per farlo andare
fuori strada. Primo ottobre: imboscata a colpi di pistola alla
fermata Altricham. Sono le tre del pomeriggio.
Sempre ad Altricham il sei novembre
due bande armate di mazze da baseball quarantotteggiano
furiosamente sull'automezzo; un ferito grave, necessaria
deviazione per salvare i passeggeri. Il giorno dopo alle 7,20
del mattino per tre ore non si passa a Blanc-Mesnil.
Scalmanano pericolosi assembramenti e scontri in strada.
Il 25 un automobilista innervosito
blocca il bus e minaccia di morte l'autista. Il 24 dicembre
vigilia di Natale, ma non a Bobigny, terminal della linea 148:
l'autista è picchiato violentemente, alcuni viaggiatori non
hanno gradito il suo intervento, volevano cacciare un bimbo in
passeggino che perturbava i loro comodi.
L'anno nuovo è come quello vecchio:
il nove gennaio una fucilata fa esplodere alla fermata della
chiesa Saint-Charles il vetro posteriore di un automezzo.
Martedì scorso tre controllori hanno avuto la pericolosa idea
di non lasciar salire un ragazzino che era senza biglietto.
Quando il bus ripassa dopo un quarto d'ora davanti alla
fermata a Tilleuls fanno siepe decine di adolescenti che
aspettano: ma non per salire ma per lapidare l'autobus a colpi
di pietre. Tutti i vetri saltano in aria.
La azienda trasporti ha alzato
bandiera bianca: cancellando la citè dal servizio. Un caso
particolare legato a una Iliade criminale che le bande di due
citè uscite dall'utero della emarginazione e poste sullo
sciagurato percorso compongono da anni? Niente affatto: tutti
i trasporti della gigantesca banlieue parigina sono ormai una
zona fuori legge.
Il quotidiano «le Parisien» ha
pubblicato una mappa con le linee pericolose di cui è meglio
servirsi solo in caso di necessità: sembra la geografia
dell'assedio prussiano a Parigi nel 1870, non c'è un comune
indenne, i collegamenti soggetti a persecuzioni sono una
cinquantina. Per questo la neonata Direzione della sicurezza
nelle banlieues ha deciso di far scortare dalla polizia le
linee più sensibili: come la diligenza di «ombre rosse».
[28-02-2010]
|
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SARKOZY CONVOCA
PRESIDENTE CONSIGLIO AMMINISTRAZIONE TOTAL...
(ANSA) - L'ex amministratore delegato
di Total e attuale presidente del consiglio di amministrazione
del gruppo, Thierry Desmarest, è stato ricevuto in tarda
mattinata all'Eliseo, sede della Presidenza della Repubblica
francese. "L'incontro ha avuto luogo" ha confermato
un portavoce dell'azienda all'agenzia France Presse, senza
fornire dettagli su natura e durata ma precisando che
l'amministratore delegato Christophe de Margerie, impegnato in
un viaggio d'affari negli Stati Uniti, non era presente.
Il governo francese sta
facendo forti pressioni sul gruppo Total affinché garantisca
il proseguimento delle attività industriali nello
stabilimento di Dunkerque, minacciato di chiusura
nell'ambito del piano di riorganizzazione della filiera del
gruppo in Francia
28.02.10 |
PRIMA
DI TUTTO, GLI AFFARI - PARIGI VENDE A MOSCA
L’AMMIRAGLIA “MISTRAL”, LA PORTAELICOTTERI CHE
INQUIETA GLI USA E LA GEORGIA - COMMISSIONATE ALTRE 5
BARCHETTE DA GUERRE AL PREZZO DI SALDO DI 500 milioni di
euro L'UNA - USA CONTRARI A TRASFERIRE TECNOLOGIE A UNA
POTENZA CHE NON FA PARTE DELLA NATO...
N. Guibert, N. Nougayrède, P. Smolar per
"la
Stampa" - Copyright "Le
Monde"
Prima
scena: Mosca, primo ottobre 2009. Il ministro degli
Esteri francese, Bernard Kouchner, e quello della
Difesa, Hervé Morin, in missione per conto
dell'industria militare francese, incontrano i loro
omologhi russi, Serghiei Lavrov e Anatoli Serdioukov,
per discutere di un dossier importante:
la vendita
della portaelicotteri Mistral, una nave d'assalto
anfibio, gioiello della Marina militare francese.
«Non
vogliamo essere prigionieri del passato», dichiara
Kouchner davanti ai giornalisti. Tradotto: la Russia è
un partner commerciale, non una potenza ostile. Morin
aggiunge: «Ci hanno trasmesso 181 quesiti tecnici».
Segno di interesse, dice.
Le
trattative continuano. Ma al di là degli aspetti
tecnici, la Mistral apre problemi di politica
internazionale. La Francia ha un tornaconto economico,
perché finora non è riuscita a venderla. Inoltre vuole
consolidare il suo rapporto bilaterale con la Russia.
Che, dal canto suo, vuole modernizzare il suo complesso
militare-industriale. Anche a costo di rivolgersi - ed
è la prima volta - a un Paese della Nato. Questo passo,
però, inquieta chi, in Europa o negli Stati Uniti,
denuncia l'aggressività della Russia nei confronti dei
suoi vicini, ad esempio la Georgia.
Seconda
scena: San Pietroburgo, 23 novembre 2009. Centinaia di
curiosi si accalcano sulla banchina per ammirare la
Mistral. La Russia ha manifestato il suo interesse per
questa nave da guerra l'indomani della guerra contro la
Georgia, nell'agosto 2008, che ha rivelato gravi
manchevolezze nel suo esercito. Le autorità francesi
giurano che l'esemplare arrivato in Russia è solo «un
guscio vuoto». Non sarà dunque rivelato alcun segreto
tecnologico militare.
Pietroburgo
«Quante
navi volete?», avevano chiesto due mesi prima Kouchner
e Morin. «La Russia ha cinque mari», aveva risposto
Lavrov. Cinque Mistral? Formalmente Mosca ne ha chiesta
una sola per la quale, in Francia, la Commissione
interministeriale per lo studio delle esportazioni di
materiali da guerra ha emesso parere favorevole. Lo
copieranno poi nei cantieri navali di San Pietroburgo?
L'Eliseo, alla fine del 2009, negava. Ma nell'agosto di
quello stesso il generale Nikolai Makarov dichiarava che
«tre o quattro altre navi» avrebbero potuto «essere
costruite con la Russia». Per la Francia, è un affare
importante: 500 milioni di euro a nave.
Ma
non tutto fila liscia. A Washington alcuni deputati
repubblicani si dicono preoccupati e ne approfittano per
graffiare l'Amministrazione Obama, che però non
risponde per conservare l'apertura alla Russia. Anche
Mikheil Saakashvili, il presidente della Georgia, è
preoccupato: «Da un punto di vista tecnico e legale, la
Russia resta in stato di guerra con uno dei suoi vicini
...
La vendita
della Mistral andrebbe a vantaggio di un aggressore che
cerca di legalizzare la pulizia etnica di 500 mila
cittadini georgiani e l'occupazione illegale, con la
forza, del 20 per cento del territorio di uno Stato
sovrano».
In
Francia
la vendita
della nave alla Russia ha strenui difensori, a
cominciare dal primo ministro, François Fillon, che
pensa soprattutto alle ricadute economiche. Invece al
Quai d'Orsay ci sono forti riserve: «La soluzione
ideale sarebbe che i russi rinuncino all'acquisto». Ma
sarebbe possibile? Secondo l'esperto di armamenti del
Centro russo di studi politici, Vadim Koziouline, «il
ministro della difesa russo è dell'idea che, se le
tecnologie sono inefficaci o inesistenti, occorre
comprarle all'estero».
Il
primo caso spettacolare è stato l'acquisto di
droni-spia da Israele all'inizio del
2009. L
'analista militare britannico Julian Cooper è invece
convinto che «i russi trascineranno le trattative finché
ne avranno convenienza, poi le lasceranno cadere».
L'interesse di Mosca, spiega, è un altro: «Fare
accettare in Russia il principio degli acquisti
all'estero. Usano il caso Mistral come leva per fare
pressione sul loro complesso militare-industriale. E poi
apprezzano
il fatto
che i francesi, e forse anche la Nato, accettino
tacitamente l'idea di vendere armi alla Russia. Questo sì
che apre delle prospettive!».
[26-01-2010]
|
IL
CORSARO XAVIER NIEL BEFFA SARKÒ – IL “PAZZO” CHE HA
FATTO CROLLARE LE TARIFFE INTERNET ENTRA A GAMBA TESA (E
CONTRO TUTTI) NEL SETTORE DEI TELEFONINI: È DELLA SUA ILIAD
LA LICENZA PER LANCIARE IL QUARTO OPERATORE MOBILE IN FRANCIA
– DEL 42ENNE SI SA POCHISSIMO, MA FINANZIA SITI
D'INFORMAZIONE ANTI SARKOZY, COME BAKCHICH.INFO, UNA SPECIE DI
DAGOSPIA FRANCESE…
Leonardo
Martinelli
per
"Il Sole 24 Ore"
Ha vinto
lui, Xavier Niel. Malgrado Nicolas Sarkozy. Malgrado tutti.
Iliad, di cui non è più ufficialmente il presidente, ma sì
il «capo» virtuale (il 65% delle azioni si trovano fra le
sue mani ed è lui a decidere tutto), ha strappato nei giorni
scorsi la quarta licenza della telefonia mobile in Francia. In
tanti hanno provato a scongiurare tale eventualità:
innanzitutto gli operatori già presenti sul mercato, timorosi
del creatore di Free, il marchio che a Parigi significa
accesso a internet a basso prezzo, quel «pazzo» che ha fatto
crollare le tariffe del settore. E che vuole fare lo stesso
con gli abbonamenti dei cellulari, davvero troppo cari da
queste parti rispetto al resto d'Europa.
Pochi
mesi fa ci si era messo pure Sarkozy, amicissimo di Martin
Bouygues, cui fa riferimento Bouygues Telecom, uno degli
operatori dei telefonini.
Ha
avanzato le sue riserve per l'arrivo di un nuovo attore nel
business della telefonia mobile: soprattutto un attore corsaro
come quello lì. Niente da fare: la gara d'appalto era già
stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale. Iliad, casa madre
dei marchi Free e Alice, è stato l'unico candidato a
presentarsi, dopo che nel 2007 era già fallito un suo
tentativo simile a una gara precedente, poi annullata. Questa
volta quella scheggia impazzita che è l'inventore della
Freebox ce l'ha fatta.
Ma chi
è Xavier Niel? 42 anni, si è qualificato per il 2008 al
dodicesimo posto nella classifica dei francesi più ricchi,
redatta dal settimanale Challenges, con un patrimonio
personale di 2,6 miliardi di euro. Niente male per uno che è
nato in un'oscura famiglia di impiegati a Créteil, periferia
di Parigi. Timido, un po' guru (delle nuove tecnologie),
spesso intravisto con jeans bucati (mai la cravatta),
misterioso (ma si sa che finanzia siti d'informazione anti
Sarkozy, come Mediapart e bakchich.info, una sorta di Dagospia
francese), Niel, che non ha frequentato le «grandes écoles»
di commercio dell'élite, è un vero marziano per
l'aristocratico gotha finanziario parigino.
A sedici
anni frequentava già (in anticipo, genietto della matematica)
le «classi preparatorie » per quelle grandi scuole. Ma
abbandonerà i corsi per smanettare dal suo Apple con un
gruppo di amici. E fornire servizi di «minitel rose ». Più
redditizi degli studi di alto livello.
Xavier
è figlio di quell'epoca, l'era del Minitel, il pioniere
francese di internet. Una scatola magica alla quale si
collegavano tutte le famiglie del Paese. I servizi più in
voga? Quelli porno, «rose» appunto, dove Niel, appena
adolescente, ha compiuto i primi passi. Con un gruppo di
fedeli (da allora sempre gli stessi), ha fondato Iliad nel
1991, che ha dato vita nel ‘93 a Worldnet, in Francia il
primo fornitore di accesso a internet, rivenduto sette anni più
tardi a 40 milioni di euro.
Nel 1999
Niel dà il via a Free, che cavalcherà il boom internet. Non
verrà fatto fuori dallo sboom grazie all'invenzione, in
seguito copiata in tutto
il mondo
, del «triple play», la tripla offerta di internet, canali
Tv e telefonia fissa illimitata in un solo «box», Freebox, a
meno di 30 euro. L'offerta, un successo, rivoluzionerà il
settore e costringerà i concorrenti ad allineare le loro
tariffe.
Free (e
Alice, l'altro marchio del gruppo Iliad) hanno appena superato
i 4,4 milioni di abbonati e i 4mila dipendenti. L'imprenditore
ne assumerà altri 10mila con la nuova avventura, Free Mobile.
A partire dal 2012 proporrà la sua offerta per la telefonia
mobile: vuole dimezzare le tariffe (già pensa a un forfait di
meno di 20 euro per
tre ore
di chiamate al mese).
Da
sottolineare: Niel è una sorta di Robin Hood delle nuove
tecnologie, ma non uno stinco di santo. Nel 2004 si è fatto
qualche giorno di carcere preventivo, accusato di sfruttamento
della prostituzione in sex shops, dove aveva investito.
Dichiarato in seguito innocente per questo reato, nel 2007 è
stato comunque condannato a due anni di prigione (con la
condizionale) e a 250mila euro di multa per avere incassato,
senza dichiararle, una parte delle entrate di questi sex shops.
Una traccia delle origini della sua fortuna. Già, il «minitel
rose».
[04-01-2010]
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QUALCHE
GOCCIA DI SANGUE HA SUGGELLATO IL GEMELLAGGIO TRA ITALIA E FRANCIA
NUCLEARE - L’AMBASCIATORE DI FRANCIA, JEAN-MARC DE LA SABLIERE, HA
APPUNTATO LA CROCE DELLA LEGION D’ONORE SUL PETTO DEL CAPATAZ DI
ENEL, FULVIO CONTI, CON TANTO VIGORE ENERGICO DA BUCARE GIACCA,
PANCIOTTO, CAMICIA FINO A PERFORARGLI IL PETTO - FESTEGGIATISSIMO DA
LETTA A MARCEGAGLIA, TRAPASSANDO NAGEL (CON MOGLIE PIN-UP) -
Reportage di Umberto Pizzi da
Zagarolo
Allons enfants! Una ‘sympathie
reciproque' piena di energia. L'ambasciatore di Francia, Jean-Marc
de La Sabliere, ha appuntato la Croce della Legion d'Onore sul petto
dell'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, con tanto vigore
energico da bucare giacca, panciotto, camicia fino a perforargli il
petto.
Qualche goccia di sangue ha suggellato
il gemellaggio tra l'Italia e la Francia nucleare. Il Fulvio
nazionale ha scalato il maestoso scalone d'onore di Palazzo Farnese
a pochi mesi dall'altra ambita onorificenza, la spilla di Cavaliere
del Lavoro, appuntata questa sul bavero della giacca dal Presidente
della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Nelle sontuose sale di Palazzo
Farnese, Conti non ha intonato inni baritonali (è noto il suo amore
per Frank Sinatra), ma ha elargito sorrisi e baci a molti amici
accorsi a congratularsi con lui, da Gianni Letta a Lorenzo Cesa, dal
messieur Quadrinò di Francia agli amici Massimo Caputi, Sergio
Tiberti e Michele Carpinelli. Baci e abbracci con Emma Marcegaglia,
accompagnata dal vicepresidente Sami Gattegno.
Presente in forze la banca di
famiglia, Mediobanca, con Alberto Nagel (scortato dall'incantevole
moglie), Maurizio Cereda e Francesco Ripandelli. Nutrita anche la
delegazione di Edf guidata a nome del nuovo messieux le president
Proglio, dal capo internazionale Wolf e da quello italiano D'Onghia.
Tutti sull'attenti i colleghi di Enel,
invitati e ringraziati nel suo discorso dal Fulvio nazionale: gli
avvocati Sartorelli e Cardillo, gli ingegneri Gallo e Vido e poi
Mancini, Comin e gli altri. Ed ovviamente il presidente Piero Gnudi,
con i consiglieri Fantozzi e Luciano. Ma la presenza più gradita è
stata certamente la nipotina Elettra, che inseguita dalla nonna
Daniela ha rotto ogni protocollo girando e rigirando per la sala.
Impunita come il nonno.
La Croce d'Onore lascia alle spalle di
Conti le ombre del fallimento della conquista di Suez-Electrabel,
subito sostituita dall'iberica Endesa. L'ambasciatore col doppio
nome e il de minuscolo lo ha accolto come "uno dei principali
protagonisti della cooperazione italo-francese" e ha ricordato
come Enel - "l'unica multinazionale al mondo che gestisce tutte
le tecnologie nucleari" - viaggi a braccetto con Edf nel
progetto per riportare l'atomo in Italia.
E, prima di bucare con lo spillone
della Croce il ‘revere' della giacca, ha chiosato: Conti? Un uomo
pieno di ‘energia'. Applausi e brindisi di tutti. Messieur Conti
ha ricambiato dans son parfait francais definendo ‘fondamentale'
l'intesa con Edf e ricordando come in terra gallica l'Enel abbia già
seminato pale eoliche, oltre a partecipare, insieme a molte
industrie italiane alla costruzione del primo reattore di terza
generazione avanzata, a Flamanville.
Infine a chiusura si è tolto un
sassolino: "Caro ambasciatore, tutto bene, ma non rinunceremo
alla richiesta di maggiore reciprocità tra i nostri due
Paesi". In soldoni, aprite il vostro mercato almeno quanto noi
abbiamo aperto il nostro.
[22-12-2009]
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PAPI DE
FRANCE - IL PRESIDENTE DI REGIONE FRÊCHE FA INFINITE GAFFES,
MA GODE DI MOLTA POPOLARITà A MONTPELLIER – IL SUO SEGRETO?
“SONO STATO SEMPRE ELETTO DA UNA MAGGIORANZA DI COGLIONI”
– “BISOGNA CERCARE DI ASSOMIGLIARE ALLA GENTE, RACCONTO
STORIELLE DI SESSO E DICONO CHE SONO UN INTELLETTUALE MA
DIVERTENTE”…
Giampiero
Martinotti per "la
Repubblica"
Jean-Marie
Le Pen non è il solo a pensare che nella Nazionale di calcio
ci siano troppi neri. La pensa così anche il Big Boss
socialista di Montpellier, un personaggio ingombrante da cui
Martine Aubry non riesce a liberarsi: nonostante sia stato
cacciato dal partito, il Ps lo sosterrà alle prossime
regionali di marzo.
La
direzione nazionale si è arresa di fronte all´evidenza: l´87
per cento dei militanti si è pronunciato in favore di Georges
Frêche, malgrado le sue idee vadano spesso a sconfinare nel
razzismo. Un personaggio che ricorda alcuni politici di casa
nostra e che non esita a trattare i propri elettori da «coglioni».
Ma
il suo potere nel Languedoc-Roussillon è troppo forte per i
leader socialisti, che come Don Abbondio non sono stati capaci
di darsi coraggio e hanno messo la testa sotto terra: non
ratificheranno la candidatura di Frêche, ma non presenteranno
nemmeno una lista concorrente.
In
Francia, tutti sanno chi è Frêche. Secondo un sondaggio, è
l´unico presidente di Regione conosciuto insieme a Ségolène
Royal, le sue sbruffonerie, spesso a tinte razziste, sono
celebri. Due anni fa, ha trattato gli "harkis", cioè
gli algerini che combatterono dalla parte dei francesi, da «sottouomini»,
solo perché ce l´aveva con due di loro. In seguito a questo
episodio è stato espulso dal Ps, un provvedimento che non ha
minimamente scalfito la carriera di quest´uomo di 71 anni,
sindaco di Montpellier dal 1977 al 2004 e da allora presidente
della giunta regionale e della comunità urbana del capoluogo.
Del
resto, il gioco di parole razzista è per lui una specialità.
Come quando se l´è presa con la Nazionale: «In questa
squadra ci sono nove black su undici. La normalità vorrebbe
che ce ne fossero tre o quattro. Sarebbe il riflesso della
società. Ma se ce ne sono tanti è perché i bianchi sono
delle nullità.
Mi
vergogno di questo paese. Presto ci saranno undici black».
Idem con gli immigrati: «Adesso non possono imporci la loro
religione. Chi non vuol rispettare i nostri valori rientri a
casa sua». E l´incapacità della Francia a integrare gli
immigrati costituisce ai suoi occhi «la più grande minaccia
interna per il nostro futuro».
Razzista,
Frêche? Secondo molti, compresi alcuni leader socialisti, la
risposta è negativa. Il Big Boss di Montpellier, peraltro
bravo amministratore, non farebbe altro che lusingare il suo
elettorato, dirgli quel che vuole sentirsi dire. Lui stesso l´ha
quasi teorizzato davanti agli studenti dell´università: «I
coglioni sono maggioritari, sono stato sempre eletto da una
maggioranza di coglioni. Li infinocchio con la mia faccia
onesta, gli racconto storielle di sesso e dicono che sono un
intellettuale ma divertente. Dicono che sono come loro e
quando capita questo, la vittoria è assicurata: la gente vota
per chi gli assomiglia, quindi bisogna cercare di assomigliare
alla gente».
Una
filosofia a quanto pare imbattibile, cui ha dovuto inchinarsi
anche lo stato maggiore socialista, per il quale la cosa
principale è tenere il Languedoc-Roussillon a sinistra. Anche
se verdi e comunisti non vogliono più sentir parlare di Frêche.
[10-12-2009]
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BALSAMO OREAL!
- LA GENEROSISSIMA BEFANA DI MADAME BETTENCOURT CONTINUA: DOPO IL
FOTOGRAFO-GIGOLò BANIER (BENEFICIATO DI 993 milioni PER I SUOI
'SERVIZI'!), ORA spunta Sir Lindsay Owen-Jones, per 18 anni A CAPO
del gruppo di cosmetici di cui è oggi presidente: 100 MILIONI - E
LA FIGLIA FRANÇOISE VUOLE INTERNARE LA MAMMINA DI 87 ANNI...
Giuliana
Ferraino per il "Corriere
della Sera"
Nella battaglia legale che da due anni contrappone la
donna più ricca di Francia, Liliane Bettencourt, 87 anni, erede
dell'impero L'Oréal, alla sua unica figlia, Françoise, spunta Sir
Lindsay Owen-Jones, il manager gallese che per 18 anni (fino
all'aprile del 2006), è stato amministratore delegato del gruppo di
cosmetici di cui è oggi presidente.
Anche Sir Lindsay, 62 anni e una moglie italiana
(Cristina) avrebbe beneficiato della generosità di Madame
Bettencourt ricevendo in regalo 100 milioni, come è scritto nel
dossier dell'inchiesta preliminare preparato dalla procura e
rivelato dalla stampa francese a pochi giorni dall'udienza fissata
per l'11 dicembre.
Il tribunale di Nanterre è chiamato a decidere se
accogliere le accuse contro François- Marie Banier, 56 anni,
l'amico da oltre vent'anni e fotografo del jet-set colpevole,
secondo Françoise Bettencourt, che ha la sua stessa età (56 anni),
di aver raggirato l'anziana madre, con l'obiettivo di spillarne una
montagna di soldi. Una montagna alta per l'esattezza 993 milioni,
elargiti attraverso assegni, polizze di assicurazione e alcuni
quadri, da Matisse a Picasso, da Mondrian a De Chirico.
Banier, più che negare, ha sempre spiegato i doni con la
grande largesse di Madame Bettencourt. Liberalità di cui si
sarebbero avvantaggiate anche altre persone a lei vicine. Come Sir
Lindsay, chiamato in causa non senza malizia proprio dal fotografo
in una deposizione del 2005, per spiegare la ragione di tre
contratti di assicurazione a suo nome per un valore totale di 34
milioni.
Owen-Jones, che quando era al timone de L'Oréal era tra
i top manager più pagati di Francia, non smentisce l'esistenza del
«regalo» milionario. Ma, spiega in un comunicato, non vuole fare
commenti «per rispetto all'impegno preso di non agire, in un modo o
nell'altro, per favorire una o l'altra parte in questo affare». La
madre e la figlia, che ora non si parlano più.
Perché la figlia vuole far dichiarare la madre non in
pieno possesso delle sue facoltà e metterla sotto tutela legale. E
la madre, che lo scorso febbraio ha già dimostrato con una perizia
medica di essere capace di intendere e di volere, continua a
replicare che con i suoi soldi è «libera di fare ciò che vuole».
Fermo restando che la figlia riceverà gran parte della sua fortuna,
stimata nel 2009 dalla rivista francese Challange in 10 miliardi.
Questione di soldi o pura preoccupazione filiale, come
protesta Françoise in un'accorata lettera manoscritta alla madre e
recapitata al suo indirizzo di Neuilly, alle porte di Parigi, il 2
dicembre per annunciarle la richiesta di tutela legale?
Di Liliane Bettencourt Owen-Jones ha la gigantografia con
dedica nel suo ufficio, nel quartier generale di Clichy, alla
periferia di Parigi: è appesa tra due foto di «Magic Carpet», la
sua barca a vela di
33 metri
, perché la vela, che pratica tra
la Costa
Azzurra e Portofino insieme alla moglie, è una delle sue passioni,
come lo sono correre in automobile, gareggiare in moto, pilotare il
suo elicottero.
In
passato il manager l'ha descritta come «una persona molto schiva ma
stupenda », che non ha «mai voluto interferire» nel suo lavoro,
pur essendo la prima azionista, con circa il 30%. E però ha scelto
di non schierarsi apertamente in suo favore nella saga familiare che
ha spaccato la Francia.
Sir
Lindsay è l'uomo che a suon di acquisizioni ha saputo trasformare
L'Oréal nel primo produttore mondiale di cosmetici, con 23 marchi
globali, da Lancôme a Garnier, e 17,5 miliardi di fatturato nel
2008. Perciò anche Françoise Bettencourt lo difende. I cento
milioni che gli ha donato la madre?
Attraverso una persona a lei vicina, fa sapere che «tenuto
conto dell'immenso lavoro compiuto alla testa de L'Oréal, si può
perfettamente comprendere che Liliane Bettencourt abbia voluto
esprimere la sua gratitudine, mentre i servizi resi da François-Marie
Banier sembrano meno evidenti».
[09-12-2009]
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FRANCE TÉLÉCOM
PAGHERÀ LA BOLLETTA DEGLI AIUTI DI STATO...
Giampiero Martinotti per "la Repubblica" - Il vecchio
vizio francese di proteggere le proprie imprese, a dispetto delle
regole europee e a volte anche del buonsenso, può costar caro. A
farne le spese, questa volta, è France Télécom, che dovrà
rimborsare un miliardo di euro di aiuti pubblici illeciti. Dopo una
vertenza giuridica durata anni, la Corte europea di Giustizia ha
dato ragione alla Commissione e torto all´azienda e allo Stato
transalpini
01.12.09
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QUEL
PIAZZISTA DI SARKÒ - IL PRESIDENTE FRANCESE VENDE 5 NAVI MILITARI
ALLA RUSSIA – NEL PORTO DI SAN PIETROBURGO LA GENTE FA LA FILA PER
AMMIRARLE – E INTANTO lo schiavetto nano DI CARLA BRUNI SI SMARCA
DAL richiamo OBAMIANO per l'AFGHANISTAN…
1 - SARKÒ PIAZZISTA DI MISTRAL 5 NAVI
VENDUTE A MOSCA...
Roberto Zichitella per "Il
Riformista"
Il Mistral si è spinto fino al porto
di San Pietroburgo. Ma non si tratta del celebre vento che di solito
spazza la Provenza. Il Mistral che ha gettato l'ancora nelle acque
del porto russo è uno dei gioielli della Marina militare francese.
Si tratta di una nave portaelicotteri, seconda per dimensioni solo
alla portaerei Charles De Gaulle. È un colosso lungo 199 metri e
largo 32, con un hangar di 1800 metri quadri nel quale possono
trovare riparo 16 elicotteri (sia gli NH90, adatti al trasporto di
truppe e materiali, sia i Tigre, velivoli da combattimento usati a
sostegno delle truppe di terra), oltre a una dozzina di mezzi
blindati anfibi.
A pieno carico pesa 21.500 tonnellate
ed è una nave così polivalente da essersi guadagnata il soprannome
di "coltellino svizzero". Infatti può trasformarsi anche
in ospedale galleggiante e dispone di una centrale di comando molto
sofisticata dalla quale si possono coordinare operazioni navali su
larga scala.
A San Pietroburgo la gente fa la fila
per ammirare questa nave d'assalto. Ma per la Russia la Mistral non
è solo un'attrazione turistica. Fin dalla sua entrata in servizio,
nel gennaio del 2006, la portaelicotteri è diventata l'oggetto del
desiderio degli alti ammiragli russi, ansiosi di rinnovare una
flotta lontana dagli splendori del passato.
Da tempo il Cremlino ha aperto una
trattativa con la Francia per l'acquisto di almeno cinque navi
Mistral e ormai il negoziato sembra essere arrivato alla fase
finale. I francesi avrebbero fatto un'offerta e ora si attende la
risposta della Russia. Il costo di ciascuna di queste navi dovrebbe
aggirarsi fra i 400 e i 500 milioni di euro. Per la Francia la
commessa russa sarebbe anche una buona occasione per dare ossigeno
ai cantieri navali di Saint-Nazaire, la città della Loira Atlantica
dove centinaia di lavoratori rischiano di perdere il posto di
lavoro.
Ma la reciproca soddisfazione di
francesi e russi deve fare i conti con l'allarme che si sta
diffondendo nel Caucaso e nei paesi baltici, le due regioni che
avvertono maggiormente il peso di Mosca. Le inquietudini maggiori
arrivano dalla Georgia, la nazione che nell'agosto del 2008 si è
scontrata militarmente con la Russia. A Tiblisi non capiscono come
mai proprio la Francia (il paese che, grazie anche a un impegno
diretto di Nicolas Sarkozy, cercò di trovare una soluzione
diplomatica al conflitto) debba vendere navi da guerra al temuto
vicino russo.
Si fa portavoce di queste paure
Alexander Rondeli, presidente della Fondazione georgiana per gli
studi strategici e internazionali. «La Russia», dice Rondeli, «vuole
ristabilire il suo ruolo di grande potenza e la sua influenza sulle
ex repubbliche dell'Unione Sovietica. La Mistral è una nave
d'assalto formidabile per attaccare la Georgia o i paesi baltici. È
come dare un'arma supertecnologica a un bandito, perciò abbiamo
paura».
Timori eccessivi? Non troppo, dal
momento che l'ammiraglio Vladimir Vysotsky, comandante della Marina
russa, ha detto candidamente che con navi come la Mistral la flotta
del Mar Nero nel 2008 avrebbe potuto compiere la sua missione in
Georgia in soli 40 minuti invece che in 26 ore.
Dalle ex repubbliche baltiche
dell'Urss si fa sentire la voce di Urmas Paet, ministro degli esteri
dell'Estonia. Paet si chiede se le navi Mistral saranno vendute ai
russi con o senza armamenti di alta tecnologia e comunque vuole
sollevare il problema durante una prossima riunione della
commissione della Ue dedicata alle armi convenzionali. Fonti
francesi citate dal quotidiano Le Figaro assicurano che la Mistral
sarà venduta ai russi «nuda, senza armamenti».
La Nato si tira fuori dalla questione.
Il portavoce dell'alleanza, James Appathurai, si limita a
dichiarare: «La Nato non ha un punto di vista ufficiale su questa
vicenda. Siamo al corrente dei negoziati in corso e se l'affare andrà
in porto siamo certi che tutto sarà fatto nel rispetto delle norme
doganali».
Il caso vuole che mentre la Mistral si
mette in mostra a San Pietroburgo siano in visita a Parigi sia
Vladimir Putin che il ministro degli esteri georgiano Grigol
Vashadze. Vashadze ha dichiarato che chiederà al suo omologo
Kouchner «garanzie di sicurezza a lungo termine». Secondo Vladimir
Orlov, ambasciatore russo a Parigi, la vendita delle navi da guerra
Mistral non è invece nell'agenda di Putin, che a Parigi discuterà
soprattutto di energia. Putin non incontrerà Sarkozy, che si trova
in Brasile, a Manaus, per il vertice dei paesi dell'Amazzonia, di
cui fa parte anche la Guyana francese, territorio d'oltremare della
République.
2 - E LA FRANCIA VUOLE TIRARSI FUORI
DALLA SURGE...
Da "Il Riformista"
Il "New York Times" conferma
quanto scritto dal "Riformista" ieri sulla volontà degli
Usa di cercare di convincere gli alleati della Nato a inviare altri
10.000 soldati in Afghanistan. Ma la Francia sembra essere
contraria. Per il quotidiano americano i membri della Nato e gli
altri Paesi alleati non sarebbero però disponibili a spingersi
oltre i 5.000 militari e l'Amministrazione Usa deve fare dunque i
conti con le loro resistenze.
Parigi non ne vuol sapere di superare
il numero di 3.750 soldati che ha già sul terreno. La Gran Bretagna
ha promesso altri 500 soldati, ma Gordon Brown si trova a
fronteggiare un'opinione pubblica sempre più contraria. La Germania
ha già fatto sapere che, prima di una decisione, intende attendere
gli esiti della nuova conferenza internazionale sull'Afghanistan,
prevista per gennaio.
[27-11-2009]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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