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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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LA MOSSA DELLO
SCARPARO CONTRO I POTERI MARCI - L’ATTACCO BOMBASTICO A BAZOLI E GERONZI
("che decidono morte e miracoli in via Solferino") SI SPIEGA SOLO COL
FATTO CHE I DUE "ARZILLI VECCHIETTI" NON FANNO PIù PAURA A NESSUNO -
PASSERA, COMPAGNO DI MERENDE DI DELLA VALLE E MONTEZEMOLO, HA SOTTRATTO
A BAZOLI IL POTERE (e la cassa) IN BANCA INTESA. idem per GERONZI: UNA
VOLTA DEPRIVATO DELLA CASSA DI CAPITALIA PRIMA E MEDIOBANCA DOPO, con
generali CONTA DUE CIUFOLI
DAGOREPORT
"Perché il patron delle Tod's si sveglia proprio adesso?", si domanda
Malagutti. La risposta, secondo il nostro parere, è una e una sola: i
due "arzilli vecchietti" non fanno più paura a nessuno.
Abramo Bazoli è
stato definitivamente uccellato dal suo amministratore delegato Passera.
Dopo una degenza di cinque mesi per un brutto incidente automobilistico,
il presidente di Intesa si è ritrovato spodestato definitivamente dalle
leve di cassa (e la storia del Passera, uccello del paradiso fiscale di
Madeira, apparsa sul Corriere di De Bortoli, pupillo di Bazoli, avrebbe
gelato i rapporti tra i due).
Aggiungere che
Passera è legatissimo a Montezemolo, compagno di merende dello Scarparo,
al punto di aver doviziosamente finanziato con 600 milioni i treni NTL,
e il cerchio si chiude.
Idem per l'altro
arzillo vecchietto, quello dei Castelli romani. Una volta fuori da
Capitalia prima e da Mediobanca poi, deprivato quindi del rubinetto del
credito, per finire i suoi giorni alle Generali di Trieste, Gerovital
Geronzi ha visto il suo raggio di potere limitarsi alle quote nei
consigli di amministrazione, da Rcs a Mediobanca.
Ecco: se i due
nonnetti ora decidono di fare la guerra allo Scarparo, quali "armi"
hanno in mano? Ed ecco l'attacco del ciccio viola di Casette d'Ete:
tentare la botta definitiva ai due vecchietti che continuano a fare il
bello e il cattivo tempo, pur non avendo in mano le chiavi della
cassaforte.
1- AL CORRIERE
VOLANO GLI STRACCI DELLA VALLE CONTRO BAZOLI E GERONZI: COMANDANO CON I
SOLDI DEGLI ALTRI
Vittorio Malagutti per
Il Fatto
L'ha rifatto. Per
la quarta volta in una settimana l'imprenditore Diego Della Valle,
quello delle scarpe Tod's e della Fiorentina, è partito lancia in resta
contro i banchieri più potenti d'Italia. Contro Giovanni Bazoli,
presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa, e contro Cesare
Geronzi, passato un anno fa dallo scranno più alto di Mediobanca a
quello delle Generali.
Due "arzilli
vecchietti", li ha definiti Della Valle. Gente che non investe del suo,
ma pretende di comandare con i soldi degli altri. Chiaro no? Non
abbastanza, almeno per Della Valle, che ha pensato bene di ribadire il
concetto con una fluviale intervista a Repubblica, pubblicata ieri.
La posta in palio
si chiama Corriere della Sera, formidabile centro di potere governato da
un affollato patto di sindacato (13 grandi soci) a cui partecipa tra gli
altri Della Valle, azionista del gruppo Rcs con una quota del 5,4 per
cento e i suoi due rivali Bazoli e Geronzi. Tra gli azionisti di comando
troviamo Mediobanca, Fiat, Pesenti, Ligresti, Tronchetti Provera.
Insomma, gli esponenti principali di quello che un tempo veniva definito
il salotto buono del capitalismo nazionale.
L'imprenditore marchigiano dice di voler impedire che "come è successo
in passato" le decisioni sul Corriere vengano prese "bypassando il
consiglio di amministrazione". In pratica accusa i due "arzilli
vecchietti" (parole sue) di tirare i fili del giornale più importante
d'Italia senza passare dai luoghi deputati per legge a prendere le
decisioni.
Già che c'era
Della Valle se l'è presa (senza nominarlo) con il sito di Dagospia di
Roberto D'Agostino, colpevole (dice lui) di averlo maltrattato negli
ultimi tempi. E lascia capire che gli attacchi di Dagospia sarebbero
partiti da non meglio precisati uffici stampa "arroganti e poco
professionali". Parole pesanti, a maggior ragione in un ambiente dove il
dibattito tra soci è di solito affidato a dichiarazioni in codice.
A questo punto, però, negli ambienti finanziari la domanda è una sola:
perché il patron delle Tod's si sveglia proprio adesso? È entrato in Rcs
come socio importante nel 2003 e dal 2004 fa parte del patto e del
consiglio di amministrazione. E in tutti questi anni il gruppo ha sempre
mantenuto un assetto di governo che non ha eguali in Italia, ma forse
neppure nel mondo, con tre organi decisionali (patto, cda di Rcs, cda
del Corriere) dove sono rappresentati gli azionisti forti.
Con una struttura
tanto bizantina è francamente difficile capire dove si formano davvero
le decisioni. Della Valle, però, se la prende con Bazoli e Geronzi. Non
solo, nell'intervista a Repubblica lascia partire anche quella che
sembra una frecciata al direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli,
che avrebbe pubblicato "articoli qualche volta fuori misura per
dimostrare che si è indipendenti dalla proprietà". Il riferimento è ad
alcuni pezzi su Fiat (azionista influente di Rcs) non allineati sulle
posizioni di Sergio Marchionne.
A dire il vero, però, mister Tod's sembra anche scontento della gestione
aziendale, affidata all'amministratore delegato Antonello Perricone. Ne
parla con toni più felpati di quelli riservati ai banchieri, ma dice che
il piano industriale (su cui si è astenuto un mese fa) dovrà essere
"verificato nella tempistica".
In realtà nel
mondo finanziario non è un mistero che l'imprenditore vorrebbe
interventi molto più incisivi per risanare un gruppo editoriale che
quest'anno rivedrà il profitto (poca cosa) dopo le perdite di 130
milioni del 2009, ma è ancora gravato da debiti per quasi un miliardo di
euro. Sul riassetto industriale, che prevede una riduzione di benefit e
protezioni per i giornalisti, la proposta di mediazione del direttore
non è stata votata dalla redazione. E il timore di Della Valle è che si
arrivi a un accordo al ribasso, con la mediazione dei poteri forti
Bazoli e Geronzi.
Si spiegherebbe
anche così la sua scelta di alzare la voce, di rovesciare il tavolo nel
tentativo di forzare le scelte in consiglio. Forse anche perché teme che
se il risanamento andrà per le lunghe i titoli perdano ancora terreno in
Borsa o, peggio ancora, i soci siano chiamati a mettere mano al
portafoglio per un aumento di capitale. E a quel punto i banchieri
impiegherebbero il denaro delle istituzioni che rappresentano, mentre
Della Valle, pagherebbe di tasca propria.
Fin qui il
Corriere non si è rivelato un grande affare per lui. Nel 2006 i titoli
Rcs erano in portafoglio alla sua holding di famiglia per 143 milioni.
Nel 2009 il valore era diminuito di due terzi. Una perdita secca di
quasi 100 milioni. E potrebbe non essere ancora finita.
2- OGGI VALE PER
RCS, DOMANI PUÒ VALERE PER UN OBIETTIVO DIVERSO. E NEANCHE TANTO
LONTANO: LE GENERALI
Marcello Zacché per
Il Giornale
Sostiene Diego
Della Valle, patron della Tod's ma anche grande azionista delle
Generali, di Mediobanca e della Rizzoli, che i direttori del Corriere
della Sera, una volta che le deleghe vengono assegnate dal consiglio
d'amministrazione, «bisogna lasciarli lavorare e sopportarli». Molto
probabilmente si tratta di un refuso, mentre la parola giusta era
«supportarli». O forse è stato un lapsus.
Comunque pare un
passaggio originale da cui partire, perché l'intervista rilasciata ieri
da Della Valle a Repubblica è uno di quegli eventi che nel campo dei
cosiddetti poteri forti fa discutere e rivela due o tre cosette
interessanti. Tanto più in una fase politica delicata come questa, nella
quale gli umori dei grandi della finanza sono da interpretare per bene.
E Della Valle è notoriamente vicino ai centristi, grande amico di Luca
di Montezemolo, e di Enrico Mentana.
Il tema di
partenza è appunto il Corriere, perché il suo direttore, Ferruccio De
Bortoli, è finito nel mirino di alcuni tra i suoi 14 grandi soci
(riuniti nel patto di sindacato che controlla il 65% della Rcs) per
alcuni articoli critici nei confronti di questi stessi, come per esempio
la Fiat. Ma non solo: hanno fatto clamore gli attacchi anche ad altri
pezzi di sistema, come l'Eni di Paolo Scaroni.
Quando succede
questo, intorno al Corriere viene subito da chiedersi chi sono i
mandanti, chi ha iniziato per primo, chi ha risposto per secondo,
eccetera. Come se le colonne del primo quotidiano nazionale diventassero
il terreno per la regolazione dei conti tra i grandi soci di cui sopra.
Tra i quali ricordiamo Mediobanca, Fiat, Generali, Intesa, Tod's,
Pirelli, Ligresti. Banche e imprese.
E in questo
quadro, ogni movimento rilevante sarebbe sempre benedetto di un accordo
di fondo tra i due grandi saggi della finanza: Giovanni Bazoli e Cesare
Geronzi, presidenti di Intesa e Generali. Lo stesso accordo che, meno di
due anni fa, produsse la soluzione De Bortoli per sostituire Paolo
Mieli. Ebbene: oggi Della Valle si schiera apertamente contro questa
lettura. Affermando che non possono essere due «vecchietti arzilli» che
decidono morte e miracoli in via Solferino.
Influenzando, tra
l'altro, anche sistemi di pressione informativa parallela, per esempio
via Internet. E questo perché la Rcs non è un'azienda diversa dalla
altre, e va gestita come le altre nei luoghi deputati, ossia nei
consigli d'amministrazione. Segue (salvo lapsus) il sostegno a De
Bortoli.
Ma perché Della
Valle dice questo e lo dice oggi? In fondo egli non è estraneo a questo
sistema di potere, né alle sue logiche. Viceversa non sarebbe presente
nei santuari di Mediobanca, Generali ed Rcs. Parimenti, è sua facoltà
esternare tali pensieri all'interno dei consigli stessi in cui siede.
Mentre le dichiarazioni di questo tipo, se fatte in pubblico, risultano
volutamente mirate a lanciare messaggi più complessi.
Allora
l'impressione è che ci sia una strategia, perché il Della Valle di
questo inizio decennio è una figura diversa e più forte del passato, che
può provare ad alzare la posta e spezzare i vecchi equilibri con una
sorta di «manifesto post bancario», nel quale si decreta la fine del
potere, soprattutto personale, derivante dal sistema bancocentrico, a
favore di chi i capitali ce li mette in proprio.
Un manifesto che
vede da un lato le banche ridimensionate dalla crisi finanziaria;
dall'altro imprese come la Tod's che proprio con la crisi è diventate
una multinazionale del Lusso: i conti 2010 (fatturato in crescita del
10%) sono stati accolti dal mercato come assai meglio delle attese.
Mentre il titolo è entrato nell'indice FtseMib e Della Valle è da poco
diventato il primo socio di Saks, negli Usa.
Aggiungiamo il
recente clamoroso successo dell'operazione Colosseo, che verrà
restaurato grazie ai 25 milioni della sponsorizzazione della Tod's, e il
cerchio si chiude. Dunque lo «scarparo» - non ce ne voglia per il
nomignolo che da gran lavoratore pensiamo non lo offenda - ci tiene a
rimarcare che chi pensa di avere a che fare con un portatore d'acqua, si
sbaglia.
Nelle scelte,
nella gestione, nelle nomine, bisognerà fare i conti con lui. E non
solo: nell'intervista c'è un passaggio che riguarda Giuseppe Rotelli
(l'imprenditore ospedaliero che arriva al 10% di Rcs ma non siede nel
patto), che «ha investito soldi suoi ed è giusto che stia nel cda», che
suona come una chiamata alle armi. Come un invito a sganciarsi dalla
tutela bancaria. Invito valido per tutti quelli che, come Della Valle,
desiderano sottoscrivere il suo manifesto. Il che, se oggi vale per Rcs,
domani può valere per un obiettivo diverso. E neanche tanto lontano: le
Generali.
30-01-2011]
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NON FATE LEGGERE A PERISSINOTTO E A GERONZI
IL SITO ZEROHEDGE CHE SPARA: "LA PROSSIMA TESSERA DEL
DOMINO A CADERE: LE COMPAGNIE ASSICURATIVE EUROPEE -
ESPLODONO I CREDIT DEFAULT SWAPS DI ASSICURAZIONI
GENERALI"
È probabile che molti uomini della finanza e delle
imprese regaleranno a Natale il libro "Too big to fail"
che sta scalando le classifiche nelle librerie italiane.
È
un volume di 640 pagine scritto da Andrew Ross Sorkin,
un giovane giornalista del "New York Times" che è
riuscito a raccontare i retroscena e gli scandali del
crollo di Wall Street e di Lehman Brothers. La lettura
di questo libro è impressionante per la quantità e la
precisione dei dettagli sui protagonisti dei giorni in
cui sembrava che il mondo crollasse. Molte pagine sono
dedicate anche al salvataggio del colosso assicurativo
AIG per il quale il governo americano intervenne con 85
miliardi di dollari.
È
di oggi la notizia che AIG (American International
Group) si è rimessa in sesto ed è riuscita a piazzare
sul mercato dei bond obbligazioni per 2 miliardi di
dollari. Questa informazione appare in prima pagina sul
"Sole 24 Ore" e dovrebbe mettere a tacere chi pensa che
dopo la bolla subprime, derivati, case, banche e stati
sovrani dell'Eurozona, stia per arrivare l'Apocalisse
nel mondo delle compagnie assicurative.
A
spargere benzina sul fuoco ha provveduto nelle ultime
ore il sito inglese "Zero Hedge" che fa capo a Tyler
Durden. Questo Tyler Durden in realtà non esiste ed è
uno pseudonimo ripreso da un personaggio del cinema
dietro il quale si nasconderebbe un certo Daniel
Ivandjiiski. L'unico fatto certo è che il sito fondato
nel gennaio 2009 usa un linguaggio molto critico e non
risparmia nessuno. In passato ha attaccato frontalmente
Goldman Sachs lasciando perplessa la comunità
finanziaria della City per il suo tono iperbolico.
Martedì ha preso di mira le Generali di Trieste e si è
soffermato in particolare sulla quantità di obbligazioni
di Paesi europei che fanno parte del patrimonio della
Compagnia. Con parole che solo gli addetti ai lavori
possono capire, Tyler Durden sostiene che il Leone di
Trieste dispone di asset per 423 miliardi e che ben 262
miliardi di questo patrimonio è basato sui bond europei.
Il
sito di Londra indica anche la percentuale dei vari
paesi Eurozona in cui sono spalmate le obbligazioni
Generali (Italia 28%, Francia 22%, Germania 25%). E
aggiunge a commento: "sappiamo tutti cosa è successo al
prezzo dei bond italiani nelle ultime settimane con lo
spread dei bund tedeschi che è arrivato al massimo
storico".
A
proposito dello spread sui Credit Default Swaps,
aggiunge che quello di Generali martedì è schizzato di
34 punti base in un giorno.
È
probabile che a Trieste le parole minacciose del
fantomatico Tyler Durden sul sito "zero hedge" non
creino brividi e terremoti. In occasione dell'investor
day che si è tenuto alla fine della settimana scorsa,
queste notizie erano già di dominio pubblico e la
spalmatura delle obbligazioni tra paesi come la
Germania, la Francia e l'Italia non era interpretata
come un allarme.
L'unica domanda che resta in piedi riguarda la manina
che lancia questi messaggi sul principale protagonista
delle assicurazioni italiane. Al buon Perissinotto e al
presidente Cesarone Geronzi il compito di cercarla.
http://www.zerohedge.com/article/next-shoe-drop-european-insurance-companies-assicurazioni-generali-cds-explodes?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+zerohedge%2Ffeed+%28zero+hedge+-+on+a+long+enough+
timeline%2C+the+survival+rate+for+everyone+drops+to+zero%29
.02-12-2010]
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- GONG! NUOVO ROUND DELLA VALLE-GERONZI. LO
SCARPARO: "IN ITALIA ABBIAMO DEI PERSONAGGI CHE SEMBRANO
DISK JOCKEY DELLA FINANZA" (ANCHE SE E' UNA BUGIA, PER
NOI E' UN GRANDE SPOT: "DAGOSPIA È UN SITO CHE NON
GUARDO MAI")
Questa mattina alle 11 nella sala della stampa estera
Luigino Abete riprenderà a sudare.
Di fronte ai
corrispondenti dei giornali stranieri e italiani dovrà
rispondere alle domande sul programma di investimenti di
Cinecittà, la holding nella quale si ritrova accanto al
compagno di merende Dieguito Della Valle.
Luigino è reduce da
una settimana di gloria che è cominciata con la
celebrazione davanti al Capo dello Stato del centenario
di Assonime, l'Associazione delle società per azioni di
cui è presidente e sulla quale sono partiti dai giornali
squilli di tromba perfino esagerati. Per l'imprenditore
romano l'appuntamento di questa mattina può avere
qualche insidia perché le domande potrebbero cadere
sugli investimenti immobiliari che Cinecittà intende
fare e sui quali si è parlato di speculazione.
È probabile che
Luigino si trovi solo di fronte ai giornalisti morbosi
perché Dieguito Della Valle considera amichevole e
marginale la sua partecipazione nel business di
Cinecittà. Ormai l'imprenditore marchigiano ha scelto di
volare più alto. In un'intervista al quotidiano "La
Stampa" non parla affatto di Cinecittà ma ripercorre le
fortune della sua azienda che con 3.000 dipendenti vale
2 miliardi ed è sbarcata nei magazzini Sacks di New York
dove tra poco si apriranno i grandi saldi di Natale.
Lo scarparo
marchigiano non dimentica mai di ricordare la figura del
padre Doro che a 80 anni continua ad aiutarlo in azienda
e gli ha consentito di diventare un uomo d'oro con un
posto di prima fila dentro Mediobanca, Rcs e Generali.
E a proposito di
Generali dove - come Dagospia ha raccontato nei giorni
scorsi - Dieguito ha avuto uno scontro verbale con il
presidente Cesarone Geronzi, lo scarparo si toglie un
sassolino dai mocassini e dice: "in Italia abbiamo dei
personaggi che sembrano disk jockey della finanza". È
probabile che Cesarone Geronzi, impegnato oggi a Venezia
nell'incontro con gli investitori internazionali, scriva
sulla sua agendina questa frase provocatoria perché
l'allusione di Dieguito al banchiere di Marino che come
un disk jockey ha cambiato disco passando da Capitalia a
Mediobanca e da Mediobanca alle Generali, non passerà
senza conseguenze.
È chiaro che il patron
di Tod's ormai si sente un protagonista di prima fila e
può permettersi il lusso di dare consigli politici
("Montezemolo ha fatto bene a seguire il mio consiglio
di non scendere in campo") e di dire clamorose bugie. La
più grossa si trova alla fine dell'intervista-omaggio
che appare oggi sul giornale della Fiat quando dice che
"Dagospia non gli interessa. È un sito che non guardo
mai".
Verrebbe da chiedergli
a questo punto se per andare all'inferno bisogna
camminare scalzi o avere le scarpe a pallini.26-11-2010]
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1- MENTRE TUTTI PERDONO TEMPO A FICCARE IL NASINO SOTTO LE LENZUOLA
DELLA MIGNOTTOCRAZIA BERLUSCONA, I POTERI FORTI SI
SBRANANO SULLE MACERIE DEL DOPO-SILVIO - 2- SVELATA DA
DAGOSPIA, È SCOPPIATA LA BOMBA GENERALI. INNESCATA DA
GEROVITAL GERONZI PUNTA ALLA CONQUISTA DELLA CASSAFORTE
D’ITALIA, IN MANO A MEDIOBANCA, CHE RACCHIUDE
TELECOMITALIA, RCS-CORRIERE DELLA SERA E ASSICURAZIONI
GENERALI - 3- STRATEGIA DELLA GERONTOCRAZIA: DEBELLARE
DEFITIVAMENTE IL QUARTETTO ANTAGONISTA
PERISSINOTTO-AGRUSTI-NAGEL-PAGLIARO A COLPI DI ISVAP:
ECCO LE CARTE DEL PASTICCIO DEL FINANZIERE CECO KELLNER
NELLA SUA SCALATA DEL 2007 AL COLOSSO TRIESTINO DOVE
RICOPRE IL DUPLICE RUOLO DI AZIONISTA E MEMBRO DEL CDA
1- DAGOREPORT
Dopo Dagospia anche il 'Sole' di Riotta scopre la bomba
Generali con il durissimo j'accuse dell'Isvap di
Giannini. Cosa si nasconde dietro l'intreccio tra
Generali e Repubblica Ceca? Qual è il vero ruolo del
finanziere ceco Kellner nella sua scalata del 2007 al
colosso triestino dove ricopre il duplice ruolo di
azionista e membro del cda.
Cosa hanno da dire in
proposito Ciccio Perissinotto ed il direttore generale
Agrusti, che è il vero boss della compagnia triestina,
che con il sostegno del vecchio Berhneim accompagnarono
l'operazione?
All'Isvap vogliono
anche spiegazioni sui poteri degli attuali
amministratori. Anche Mediobanca segue da vicino lo
sviluppo della vicenda e c'è chi giura che il giovane
Nagel ha una gran voglia di spostarsi a Trieste proprio
al posto di Perissinotto perchè ha capito che a
Piazzetta Cuccia può solo pettinare le bambole. Ma il
mandarino Geronzi non lo farà certo passare mentre
Caltagirone e Pelliccioli stanno a guardare per adesso
il casino che scoppierà pronti ad entrare pesantemente
nella partita.
2- IN ARRIVO LE RISPOSTE ALL'ISVAP SUL CASO REPUBBLICA CECA
Riccardo Sabbatini per il
Sole 24 Ore
Si preparano a
rispondere nei tempi richiesti ai quesiti posti
dall'Isvap. Ma fin d'ora le Generali sottolineano la
loro «grande soddisfazione» - fanno sapere a Trieste -
per i risultati raggiunti nell'Europa dell'Est grazie
all'alleanza stretta con la Ppf di Petr Kellner. Il tema
è divenuto d'attualità in questi giorni a seguito della
lettera - la sua esistenza è stata rivelata sul sito di
gossip Dagospia - con la quale il regulator ha chiesto
informazioni sulle ultime evoluzioni della corporate
governance triestina, anche in relazione alla partita
ceca ed ai rapporti con Kellner, divenuto nel frattempo
un importante azionista del Leone (con circa il 2%). Le
risposte arriveranno nelle prossime settimane - come
richiesto dall'authority - ma il clamore assunto dalla
vicenda ha insinuato il dubbio che si toccasse un nervo
scoperto nella recente strategia del gruppo triestino. I
numeri che emergono ai bilanci, però, dicono altro.
Le forze messe assieme
nella joint venture Generali-Ppf realizzata nel 2007
hanno permesso alla compagnia italiana, che detiene il
51% di quell'intesa, di scalare posizioni su posizioni
nella classifica dei maggiori assicuratori dell'area. È
divenuta il primo operatore nella repubblica ceca, il
terzo in Slovacchia, l'ottavo in Polonia, ha consolidato
il secondo posto in Ungheria. Con quasi 4 miliardi di
premi nel 2009 ha triplicato la produzione nel ramo vita
(a 1,7 miliardi) e più che raddoppiato (a 2,2 miliardi)
quella nei rami danni.
Sotto il profilo
reddituale le compagnie del gruppo italiano attive
nell'area avevano realizzato nel 2007 un utile operativo
di 87,9 milioni di euro, balzato nel 2009 a 637 milioni
di euro, di cui la quota di Generali è di 319 milioni.
Considerando l'apporto di capitale cash investito nella
joint venture (circa 1,1 miliardi) la redditività è
significativa. Applicando gli stessi multipli utilizzati
per l'Ipo della compagnia polacca Pzu la valutazione di
Generali Ppf si attesterebbe tra i 6 e i 6,5 miliardi di
euro rispetto ai 5 miliardi stimati nel 2007.
Certamente la crisi
dei mercati ha investito economie di paesi che hanno
ancora una struttura finanziaria fragile. Ma la fiducia,
e la scommessa, degli assicuratori italiani è che
proprio quei paesi saranno i primi a ripartire quando il
trend dei mercati tornerà positivo.
Fin qui la portata
economica dell'intesa. E i chiarimenti richiesti
dall'Isvap? Su questo i manager triestini tengono le
bocche cucite. Da quanto si è appreso, comunque, le
curiosità dell'organo di vigilanza sulla partita ceca
riguarderebbero soprattutto due punti. Il ruolo di
Kellner nella governance del Leone, nel duplice ruolo di
azionista e membro del cda - una posizione peraltro
comune ad altri importanti soci del Leone - e la
gestione dei potenziali conflitti d'interesse che
possono insorgere.
Sul punto, peraltro,
già insistono le nuove norme sulle operazioni con parti
correlate stabilite dalla Consob e che entreranno in
vigore a gennaio. Le relative procedure interne,
approvate all'ultimo cda della compagnia e pubblicate in
questi giorni sul suo sito web, impongono una
trasparenza per le operazioni in conflitto e l'adozione
di speciali procedure autorizzative per gli «affari» che
superano l'ammontare di 500 milioni.
Va anche aggiunto che
la strategia seguita dalle Generali per l'espansione
all'estero ha quasi sempre puntato (ad esempio in Cina o
India) a costruire joint venture con partner locali così
da potersi giovare delle conoscenze del mercato locale
che quei compagni di strada potevano garantire.
L'altro set di
richieste informative riguarda la gestione delle diverse
opzioni put e call sottoscritte nell'ambito dell'accordi
con Kellner, e che sarebbero state oggetto di una
recente verifica. Le opzioni, come fu precisato nei
comunicati ufficiali diffusi nel 2007, attribuivano a
Generali un diritto ad acquistare la quota della joint
venture un mano al partner ceco in caso di stallo nella
governance e di material default. E, «in certi casi» (al
tempo non fu reso noto quali) Ppf poteva esercitare un
diritto a vendere. Le risposte, appunto, arriveranno
nelle prossime settimane. 21-11-2010]
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5-
LA VENDETTA DI BERNHEIM CONTRO GEROVITAL GERONZI SI
CONSUMA SUL "FINANCIAL TIMES": UN ARTICOLO INVITA
BOLLORÉ A "DISTRICARSI DALLA RETE ITALIANA" DI
MEDIOBANCA E GENERALI. NEGLI AMBIENTI DELLA FINANZA
MILANESE L'ARTICOLO E' APPARSO ISPIRATO DAL VECCHIO
EX-PRESIDENTE DELLE GENERALI, ANTOINE BERNHEIM"
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori
naviganti che il noto giornalista inglese Paul Betts
(amico di Arpe, Passera, Colaninno) ha scritto oggi sul
Financial Times un articolo in cui invita il finanziere
Bollore' a "districarsi dalla rete italiana" di
Mediobanca e Generali. Negli ambienti della finanza
milanese l'articolo e' apparso ispirato dal vecchio
ex-presidente delle Generali, Antoine Bernheim".
19-11-2010]
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1-
SULL’ULTIMO CDA DELLE GENERALI, IN DATA 11 NOVEMBRE, È
CALATO UN SILENZIO ASSORDANTE. NESSUNO OSA PARLARE
INFATTI DELLA LETTERA FIRMATA DELL’ ISVAP, CHE CONTIENE
UN PESANTISSIMO ATTO DI ACCUSA CONTRO LA GESTIONE DEL
COLOSSO TRIESTINO - 2- A TRIESTE COMMENTANO CHE LA
LETTERA DI GIANNINI È SOLO UN PRETESTO ORGANIZZATO NEI
SACRI PALAZZI ROMANI PER DARE IL BENSERVITO AGLI ULTIMI
MOHICANI DI BERNHEIM (NELL’ORDINE: NAGEL, PAGLIARO,
PERISSINOTTO, AGRUSTI, BALBINOT) - 3- IL TOSTISSIMO
SCAZZO TRA GERONZI E DELLA VALLE. CG: "NON DIRE
SCIOCCHEZZE! QUESTE COSE LE PUOI DIRE SOLO AI TUOI
LECCAPIEDI!" - DDV: "LA PAROLA "SCIOCCHEZZE" ME LA PUÒ
DIRE SOLO MIO PADRE. NON CI PROVARE MAI PIÙ!". GELO.
SIPARIO
DAGOREPORT
Sull'ultimo Cda delle Generali di Trieste, in data 11
novembre, è calato un silenzio assordante. Nessuno osa
parlare infatti della lettera che il presidente Cesare
Geronzi è stato costretto a leggere ai consiglieri.
Una missiva firmata da Giancarlo Giannini, presidente
dell'authority sulle assicurazione (Isvap), che contiene
un pesantissimo atto di accusa contro la gestione del
colosso triestino.
Giannini ha anche preteso che la lettera venisse letta
in consiglio affinché tutti si rendessero conto delle
contestazioni avanzate.
C'è un precedente inquietante: quando la Banca d'Italia
costrinse Roberto Calvi, allora padrone dell'Ambrosiano,
di informare i consiglieri sullo stato di dissesto della
banca.
Come mai il pio Giannini si è scagliato contro Gerovital
Geronzi e il duplex Perissinotto-Balbinot? E perchè
Gerovital ha letto la lettera solo dopo tre ore di un
consiglio senza particolari problemi che ha assistito
allo scazzo furibondo tra lo stesso Geronzi e lo
scarparo a pallini, ossia Della Valle da Casette d'Ete?
"Non dire sciocchezze", ha tuonato Cesarone a Dieguito.
"Queste cose le puoi dire solo ai tuoi leccapiedi"
Replica durissima dello Scarparo marchigiano: "La parola
"sciocchezze" me la può dire solo mio padre. Non ci
provare mai più". Gelo. Sipario.
A
Trieste commentano che la lettera di Giannini è solo un
pretesto organizzato nei sacri palazzi romani per dare
il benservito agli ultimi mohicani di Bernheim
(nell'ordine: Nagel, Pagliaro, Perissinotto, Agrusti,
Balbinot). 17-11-2010]
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QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO CUCINATO DA LIGRESTI-GERONZI -
ECCO COSA SI NASCONDE DIETRO L’INDISPONIBILITà DELLE
BANCHE A COLLOCARE UN AUMENTO DI CAPITALE DI PREMAFIN
FONDIARIA-SAI - Nella fretta Geronzi ha organizzato
l’intervento di BOLLORè per cercare di bloccare la presa
MEDIOBANCA di Pagliaro e Nagel SU LIGRESTI. Ma i
francesi sono forse geronzi ma non gonzi e han fatto
sapere - e pure scritto - che se ci sono problemi di Opa
obbligatoria si ritirano. O peggio di antitrust
La
Consob, si e' gia' capito da mesi, senza Presidente
lavora bene. Anzi benissimo. Adesso spinge perche' sia
data adeguata notizia al mercato su voti in consiglio
espressi in relazione ad operazioni con le parti
correlate. Insomma: che si sappia se e perche' il dott
Bianchi o il Rag Rossi hanno votato contro la tal
delibera che vendeva il cespite tal dei tali ad una
societa' esterna, si', ma magari controllata da alcuni
azionisti o amministratori della societa' stessa.
Fondiaria Sai abbonda di operazioni del genere: secondo
una lodevole ricostruzione odierna del Sole, in cinque
anni " ...le operazioni con parti correlate sono costate
al gruppo Premafin Fondiaria Sai 411 milioni di euro".
La storia della debolezza patrimoniale di Sai Fondiaria
e' nota agli addetti ai lavori da tempo. In un Paese
normale - ci scusi D'Alema per la citazione - Paese che
forse non esiste, da tempo lSVAP di Giannini,
l'authority sulle assicurazioni, avrebbe dovuto
obbligare la grande e storica compagnia governata dai
Ligresti ad un congruo aumento di capitale. Che al fin
fine forse la controllante Premafin lancera', ma per ora
tutto si e' incagliato, in apparenza sul cosiddetto
consorzio di collocamento e garanzia.
Possibile? Possibile mai che non si trovino banche
disponibili? Disponibili da sempre a finanziare Ligresti
per i suoi fini di controllo, prendendo a pegno azioni
Sai-Fondiaria, ma non a collocargli un aumento di
capitale? Qualcosa ci sfugge.
Bankomat prova a spiegarlo, felice di essere smentito
dai fatti. Il punto e' che i pegni sono assunti dalle
banche solitamente senza diritto di voto, per non
incorrere in potenziali accuse di intrusione gestoria
nella societa' oggetto e negli affari del loro
creditore. Mentre collocando un aumento si rischia di
diventare azionista davvero.
Allora il gioco e' chiaro: finche' si tratta di aiutare
la parte correlata famiglia Ligresti a controllare una
compagnia, che a sua volta controlla pacchetti decisivi
di Mediobanca o Unicredit - tanto per citarne alcuni -
va tutto bene. La cosa passa dalle segrete stanze degli
uffici crediti che a loro volta fan capo al management
delle banche, che cosi' si tengono amici i Ligresti.
Ma
se le banche diventassero davvero azioniste effettive di
Sai Fondiaria, sarebbe un gran pasticccio. Quanti più'
consiglieri e quante delibere nei vari istituti
sarebbero interessati dalle norme sulle parti correlate?
Più' e peggio di quanto gia' non succeda oggi.
Nella fretta Geronzi ha organizzato l'intervento di
Groupama per cercare di bloccare la presa di Pagliaro e
Nagel sull'Ingegnere di Paterno'. Ma i francesi sono
forse geronzi ma non gonzi e han fatto sapere - e pure
scritto - che se ci sono problemi di Opa obbligatoria si
ritirano. O peggio di antitrust.
Alla fine pertanto e' tutto fermo, con buona pace dei
piccoli azionisti e dei clienti di Sai Fondiaria, e
dell'Isvap, perche' l'aumento di capitale non si puo'
fare per problemi a monte, perche' e' prioritario
garantire il controllo della compagnia alla Famiglia,
non irrobustirla davvero e salvarla.
Complimenti a tutti ed al monumentale gioco di parti
correlate e conflitto d'interessi. 17-11-2010]
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1-
Perché nessuno riporta dello scazzo con sfanculamento
tra lo Scarparo a pallini e Gerovital Geronzi durante il
consiglio delle Generali Assicurazioni di ieri? E perché
nessuno parla della lettera di fuoco che l'Isvap, la
Consob delle assicurazioni, ha inviato a Trieste
segnalando una serie di inadempienza più violente della
bora? Ah, saperlo...
11.11.10 |
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COME
GEROVITAL GERONZI HA ALLUNGATO I SUOI ARTIGLI SUL TESORO
DELLA PENISOLA RACCHIUSO IN MEDIOBANCA (TELECOMITALIA,
RCS-CORRIERE E GENERALI ASSICURAZIONI) - ATTRAVERSO IL
FINANZIERE FRANCESE BOLLORè, VICE DI GERONZI IN GENERALI, -
NASCE UN BLOCCO CHE PESERÀ PER CIRCA IL 15% IN QUELLA
MEDIOBANCA CHE È IL MAGGIOR AZIONISTA DELLE GENERALI DI CUI
BOLLORÉ È VICEPRESIDENTE, E AL TEMPO STESSO LA SALDATURA
PLASTICA DELL’ASSE CHE VA DAL PRESIDENTE DEL LEONE CESARE
GERONZI, AL FINANZIERE BRETONE, AI LIGRESTI. UN BEL
ROMPICAPO? SENZA DUBBIO. E UN ROMPICAPO AL QUALE ANCHE
L’ANTITRUST - SEMPRE ATTENTA AGLI INTRECCI INTORNO A
MEDIOBANCA - POTREBBE DECIDERE FINALMENTE DI DEDICARSI
Francesco Manacorda per
La Stampa
Si
scrive Vincent, ma si legge Vincenzo. Vincenzo Bollorè
perchè il finanziere bretone dimostra ancora una volta di
essere più italiano di tanti suoi colleghi al di qua delle
Alpi: per la sua capacità di collocarsi strategicamente in
quella ragnatela di partecipazioni incrociate e rapporti
personali che è il capitalismo tricolore, ma anche perché
essersi adeguato perfettamente al Belpaese in campo di
conflitti d'interesse, comunicazioni al mercato un po'
surreali, manovre arrembanti che si rivelano preveggenti e
fruttuose.
Non è
proprio un caso scontato, insomma, che il vicepresidente
delle Generali prima si lanci in acquisti fino al 5% di una
compagnia concorrente come Fonsai e poi agisca - nonostante
le smentite di prammatica ripetute in queste settimane - da
traghettatore per un altro concorrente francese nel capitale
della stessa compagnia.
Certo,
la mossa alla fine non è il male peggiore per Mediobanca e
Generali - che temevano sopra ogni altra cosa lo sbarco in
Fonsai dei colossi internazionali Axa ed Allianz - ma ieri è
comunque bastata a far storcere la bocca a più di un socio
del Leone.
Allo
stesso modo non si può certo imputare al povero Vincenzo la
natura incestuosa del capitalismo italiano, ma sta di fatto
che alla fine dell'operazione franco-ligrestiana il quadro
sarà grossomodo il seguente: Bollorè, con una quota di
Mediobanca che può arrivare al 6%, seduto nel patto di
sindacato di piazzetta Cuccia; accanto a lui gli storici
alleati di Groupama con un 5% complessivo, fuori e dentro
dall'accordo sindacato, e poi la solita Fonsai con il 4%
sempre nel patto Mediobanca. Ma proprio a monte di Fonsai -
in Premafin - si ritrovano di nuovo Groupama, che avrà il
17,89%, e - se deciderà di restare - lo stesso Bollorè con
una quota che oggi è del 5%.
Dunque
un blocco che peserà per circa il 15% in quella Mediobanca
che è il maggior azionista delle Generali di cui Bolloré è
vicepresidente, e al tempo stesso la saldatura plastica
dell'asse che va dal presidente del Leone Cesare Geronzi, al
finanziere bretone, ai Ligresti. Un bel rompicapo? Senza
dubbio. E un rompicapo al quale anche l'Antitrust - sempre
attenta agli intrecci intorno a Mediobanca - potrebbe
decidere di dedicarsi.
Allo
stesso modo la Consob, che in questi mesi ha sempre seguito
con attenzione particolare le mosse di Premafin adesso ha
«acceso un faro», come si usa dire, su quello che è
avvenuto; compresi presumibilmente gli acquisti in serie di
Bolloré.
Certo,
la versione ufficiosa che ieri è stata fatta circolare
racconta la storia pittoresca di un accordo deciso in meno
di 72 ore, tra un cda di Groupama mercoledì e uno di
Premafin, che si sarebbe vista piovere dal nulla la proposta
francese solo giovedì, tenutosi ieri. Come se un affare del
genere non richiedesse più tempo e impegno che l'acquisto di
uno scooter usato.
Sempre
la stessa versione glissa sul ruolo di Bollorè, che però
secondo alcune fonti sarebbe stato presente proprio
all'incontro tra i Ligresti e i rappresentanti di Groupama
che si è tenuto giovedì mattina nelle stanze di Mediobanca.
All'assemblea, non a caso, il finanziere bretone è arrivato
oltre mezz'ora dopo gli altri consiglieri. E ne è uscito
troppo presto per sentire un socio che proponeva un'azione
di responsabilità contro i vertici di Mediobanca, colpevoli
- a suo dire - di aver appaltato la pubblicità della
controllata CheBanca! senza gara a una sola società. Una
società che si chiama Havas, ed è del Vincenzo d'Oltralpe.
30-10-2010]
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MUCCHETTI MISTERY - COME MAI IL VICE DIRETTORE DEL
CORRIERE LANCIA UNA STORIA COSì RISIBILE CHE VEDE
GERONZI, UNICO TRA I SOCI DI TELECOMITALIA, CANDIDARE
PROFUMO AL POSTO DI BERNABé QUANDO LA DETRONIZZAZIONE DI
MISTER ARROGANCE HA VISTO GEROVITAL IN PRIMA LINEA? -
FORSE LO VEDREMO NELLE PROSSIME PUNTATE DOVE ANDRà A
PARARE MUCCA PAZZA
Massimo Mucchetti per il "Corriere
della Sera"
Per Franco Bernabè l'audizione di ieri alla Camera è
stata l'occasione per delimitare il campo di battaglia
sul futuro di Telecom Italia e suo personale. Con la
nomina di Paolo Romani a ministro dello Sviluppo
economico e con le parole del presidente dell'Antitrust,
Antonio Catricalà, ha ripreso fiato l'idea di forzare
l'ex monopolio ad accelerare gli investimenti nella rete
di nuova generazione e a condividerli con la Cassa
depositi e prestiti e i concorrenti Vodafone, Fastweb,
Wind.
Nello stesso tempo, riaffiora l'insoddisfazione di
Cesare Geronzi mentre dalle Generali si auspica un
cambio della guardia alla scadenza del consiglio in
primavera e addirittura si ipotizzano candidati di
prestigio internazionale come Alessandro Profumo.
Bernabè ha parlato al governo e, di fatto, agli
azionisti. Al governo ha ricordato che Telecom è uscita
dal regime di concessione pubblica nel gennaio 1998. Dei
suoi investimenti, pertanto, risponde solo ai soci. I
quali sanno che nessun ex monopolio si prepara a
condividere la rete, l'asset più prezioso. Basta
garantire parità d'accesso ai concorrenti con l'Open
access.
Ci
sono lamentele? Proprio ieri Corrado Calabrò, il
presidente dell'Agcom, primo fautore delle reti di nuova
generazione, ha contestato le stime dei rivali di
Telecom sui costi di interconnessione. Nessun ministro
può dunque avanzare pretese dirigiste. D'altra parte, la
stessa Cassa depositi e prestiti non è disposta a
regalare quattrini all'ipotetica società della rete ma
solo a finanziare progetti veri. E di progetti veri ci
sono solo quelli delle Regioni Lombardia, Basilicata e
Sardegna e della Provincia di Trento, fatti assieme a
Telecom Italia.
Ai
soci Bernabè ha proposto nuove prospettive in America
Latina. Dopo tanti contenziosi, Brasile e Argentina sono
sbloccati. In Telecom Argentina, in particolare, Telecom
ha acquisito il controllo elevando dal 50 al 58% la
quota nella holding Sofora. Ora Telecom può consolidare
linea per linea.
L'effetto sull'Ebitda è notevole, quello sul risultato
finale quasi nullo perché l'interessenza, al netto delle
quote dei terzi, sale solo dal 14 al 16%. Ma Bernabè
potrà elevare l'interessenza al 30% acquisendo maggior
presa sul cash flow attraverso un po' di ingegneria
finanziaria. E questo conta. Resta l'Italia, dove
Telecom fatica ancora. Il taglio dei costi c'è e salva i
margini, ma i ricavi soffrono.
E
se gli analisti di Mediobanca declassano il titolo da
outperform a neutral, i banchieri di Piazzetta Cuccia
attribuiscono le difficoltà principalmente alla crisi
dell'economia confermando piena fiducia a Bernabè. Allo
stesso modo di Intesa Sanpaolo, dove l'amministratore
delegato Corrado Passera non ha dubbi, mentre a suo
tempo qualche dubbio l'aveva manifestato, in sintonia
con Geronzi, il presidente Giovanni Bazoli. Il fatto è
che tutti oggi hanno le loro gatte da pelare. E di
Profumo si parla soltanto: nessuno gli ha ancora chiesto
nulla. 20-10-2010]
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MEDIOBANCA: A GERONZI EMOLUMENTI PER 2,7 MLN EURO
NEL 2009-10...
Radiocor - Cesare Geronzi ha ricevuto
emolumenti per 2,7 milioni di euro durante la permanenza
alla presidenza di Mediobanca nell'esercizio 2009-2010
concluso lo scorso 30 giugno. E' quanto emerge dal
bilancio dell'istituto di Piazzetta Cuccia. Geronzi ha
lasciato l'incarico dopo la sua nomina alla presidenza
delle Generali, in aprile. Al suo successore, Renato
Pagliaro, presidente dal 10 maggio scorso e fino ad
allora direttore generale e all'a.d. Alberto Nagel sono
andati compensi complessivi per 2,55 milioni di euro, ma
non sono stati versati bonus, come nel precedente
esercizio. Ad entrambi sono state pero' attribuite
350mila stock option.20.10.10 |
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salvate il soldato ligresti (da una montagna di debiti)
- geronzi non può permettersi di "perdere" Don
Salvatore: metterebbe in pericolo la sua poltrona di
presidente delle generali - ed ecco arrivare i capitali
del francese bolloré - Gli imprenditori vanno e vengono.
Si consumano grandi crack (Cirio, Parmalat) ed epiche
battaglie per il potere. Ma Geronzi è sempre lì. Sempre
più forte. E gli amministratori di Mediobanca, ammirati,
mettono a bilancio addidittura un tributo al presidente
uscente....
Vittorio Malagutti per
Il Fatto
Vincent Bolloré, il finanziere francese, anzi bretone,
che controlla un impero da 3 miliardi e più di ricavi
tra finanza, trasporti, media e pubblicità, dice che non
c'è niente di importante. Che lui, grande amico del
presidente Nikolas Sarkozy, è un investitore tranquillo
che "non ha mai dato fastidio a nessuno". Traduzione: se
Bolloré compra azioni del gruppo di Salvatore Ligresti
lo fa solo perché vede buone occasioni di guadagno nel
lungo termine.
Chiaro, chiarissimo, ma in Borsa nessuno ha creduto a
questa spiegazione minimalista. E la speculazione ha
continuato a scommettere alla grande su prossime novità
in casa Ligresti. Tant'è vero che mentre Bolloré
parlava, ieri pomeriggio, i titoli oggetto delle sue
recenti attenzioni sono partiti a razzo. Premafin è
salita addirittura del 7,9 per cento e la controllata
Fondiaria, la compagnia di assicurazioni che è la polpa
del gruppo, ha messo a segno un progresso del 6,5 per
cento.
L'unico fatto alla base di questo exploit è la notizia
che Bolloré ha portato dal 2 per cento circa al 2,38 per
cento la sua partecipazione nel capitale Premafin.
Quest'ultima ha guadagnato in Borsa addirittura il 17,5
per cento dal 28 settembre, quando per la prima volta si
è avuta notizia delle manovre del finanziere bretone. E
anche Fondiaria in sole otto sedute ha recuperato il
12,6 per cento. Tutto sommato non è neppure granché se
si pensa che la stessa Fondiaria un anno fa viaggiava
intorno ai 14 euro e adesso, solo grazie all'exploit di
questi giorni, è tornata a superare quota 8 euro.
I grandi investitori, e lo stesso Ligresti, hanno quindi
tutto l'interesse a veder montare la panna delle voci,
perchè quantomeno serve a rilanciare quotazioni (e
quindi il valore dei loro pacchetti azionari) che sono
in coma profondo ormai da molto tempo. Il motivo dei
forti ribassi dei mesi scorsi è semplice: il gruppo
Ligresti se la passa davvero male.
Fondiaria perde soldi (157 milioni solo nel primo
semestre di quest'anno) perchè troppo concentrata nel
ramo Rc auto in grave crisi e per di più imbottita di
immobili, in parte scaricati dalle società personali
dello stesso Ligresti, dal rendimento deludente e
difficili da vendere sul mercato del mattone ancora in
affanno.
Gli
indici patrimoniali che segnalano la solidità della
compagnia (margine di solvibilità) forse non ancora a un
livello di allarme rosso, ma certo preoccupano gli
analisti. Proprio il primo di ottobre Fondiaria ha
incassato la bocciatura della società di rating
Standard& Poor's che abbassato la valutazione da BBB+ a
BBB. E il secondo siluro nel giro di pochi mesi: a marzo
il rating era A-.
Per riportare la situazione sotto controllo ci sono due
strade. Si possono cercare compratori per alcune
attività (immobili, società controllate). Oppure
chiedere in Borsa denaro fresco con un aumento di
capitale.
Di questi tempi però vendere asset è difficile, a meno di
non accontentarsi di prezzi da saldo. E l'aumento di
capitale è molto improbabile per che Ligresti per andare
in minoranza nel capitale della compagnia dovrebbe
mettere mano al portafoglio e spendere denaro di cui al
momento non dispone visto che anche le sue holding
personali sono fortemente indebitate. E allora, per
evitare guai peggiori, non resta che la soluzione di
sistema. Funziona così: il potere finanziario che fa
capo alla galassia Mediobanca-Generali farà il possibile
per puntellare Ligresti. E questo per almeno due ordini
di motivi.
Primo: il finanziere siciliano gioca un ruolo
fondamentale nel capitale di alcune società chiave per
gli assetti di potere del capitalismo nazionale:
Corriere della Sera, Pirelli e la stessa Mediobanca.
Secondo: se una compagnia straniera riuscisse mettere le
mani su Fondiaria (la terza in Italia) gli equilibri
finirebbe per mettere in pericolo la posizione delle
Generali (prime in graduatoria). E così l'ingresso in
scena di Bolloré viene interpretato come un segnale
chiaro che sta prendendo forma la rete di protezione
intorno a Ligresti.
Il finanziere francese da quasi un decennio è ben
inserito nei salotti che contano. Ad aprile è diventato
vicepresidente di Generali proprio in occasione della
nomina del nuovo numero uno Cesare Geronzi, a cui
nell'ultimo anno si è molto avvicinato. Non bastasse,
Bolloré ha anche un ruolo importante in Mediobanca dove,
oltre a essere azionista con una quota del 5 per cento,
guida il cosiddetto gruppo C dei soci esteri del patto
di sindacato.
Quindi, si ragiona in Borsa, gli acquisti di questi
giorni dalla Francia si spiegano in una logica tutta
italiana. E'quindi possibile che nei prossimi mesi si
reciti un copione simile a quello già andato in scena di
recente.
Prima
di fare le valigie da Unicredit, Profumo ha dato via
libera a un'operazione con cui la banca ha rifinanziato
a condizioni assai vantaggiose una delle holding
personali del finanziere siciliano. Anche Geronzi si è
speso per sistemare la partita su Citylife, il nuovo
quartiere milanese in costruzione dove è coinvolta
Generali insieme con Ligresti. E la stessa Mediobanca,
esposta per oltre un miliardo su Fondiaria, ha già
riconfermato pieno appoggio.
Infine, molto più defilato come spesso gli accade, si
sta muovendo anche un finanziere di lungo corso come
Francesco Micheli, protagonista di innumerevoli blitz
borsistici, legato a Ligresti da una lunga amicizia. È
stato lui, nel 2002, a giocare un ruolo decisivo nelle
manovre borsistiche che hanno portato il finanziere
siciliano a prendere il controllo di Fondiaria. E da
allora non ha più lasciato il suo ruolo di
suggeritore-consigliere.
I BILANCI CELEBRANO LE GESTA DI GERONZI
E' durata quasi vent'anni la stagione di Cesare Geronzi
in Mediobanca. Dal marzo del 1992 all'aprile di quest'
anno, come ricorda l'ultimo bilancio dell'istituto
(chiuso a giugno) reso pubblico ieri. Nel frattempo
niente è più come prima sotto il cielo della finanza
italiana. Pochissimi dei protagonisti di allora sono
ancora sulla breccia. E, a parte Giovanni Bazoli di
Intesa, nessuno tra i banchieri che allora dominavano la
scena si trova adesso al posto di comando di un grande
istituto.
Nel
1992 Geronzi varcò la soglia del tempio allora governato
da Enrico Cuccia quando da poco era salito al vertice
della neonata Banca di Roma. Due decenni dopo è partito
dalla presidenza di Mediobanca a quella delle Generali.
Un trasloco che è stato la consacrazione definitiva di
un potere senza eguali sulla scena finanziaria. Gli
imprenditori vanno e vengono. Si consumano grandi crack
(Cirio, Parmalat) ed epiche battaglie per il potere. Ma
Geronzi è sempre lì. Sempre più forte. E gli
amministratori di Mediobanca, ammirati, mettono a
bilancio addidittura un tributo al presidente uscente.
10-10-2010]
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SE PER L'ALITALIA TRIESTE STA IN SLOVENIA...
Da "Il
Giornale" - Ieri è stato inaugurato il volo
Trieste-Milano Linate, che non veniva effettuato dal
1998. Il nuovo servizio viene riferito, a torto o
aragione, a Cesare Geronzi, da aprile nuovo presidente
delle Generali, che hanno sede nel capoluogo giuliano:
con lui in sella il complesso iter delle autorizzazioni
avrebbe ricevuto un impulso decisivo.
Linate, infatti, è un aeroporto contingentato e non
avrebbe potuto aumentare i collegamenti, se non in
deroga alle norme che lo regolano. Così è stato
individuato un escamotage: poiché le deroghe sono
ammesse per le cosiddette «aree di convergenza», ex
«obiettivo 1», zone cioè bisognose di sostegno, Trieste
è stata assimilata alla Slovenia per poter ottenere le
autorizzazioni al volo. Nelle richieste, dell'ottobre
2009, si fa riferimento, non senza qualche forzatura, a
un unico bacino aeroportuale tra Venezia Giulia e
Slovenia.
16.10.10 |
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CARO GERONZI, TI SCRIVO
Quando ha letto Gerovital Geronzi definire la fusione
Capitalia-Unicredit "un'operazione straordinaria non
solo per me e per Profumo, ma per il Paese", il
professor Alessandro Penati non ci ha visto più. E oggi
scaraventa su Repubblica una lettera aperta al Sor
Cesare (p. 1-26). "Le chiedo scusa a nome dei cittadini
di questo Paese che che ancora non hanno capito quanto
Lei ha fatto per loro. Li perdoni presidente, in tema di
finanza sono duri di comprendonio, zoticoni che si fanno
rifilare bond Parmalat e Cirio (tanto per citare nomi a
Lei familiari), e bisogna avere pazienza.
Poi Penati passa alla famosa "operazione straordinaria"
e fa notare che agli azionisti di Unicredit sono stati
fatti sborsare 17,6 miliardi per "la sua Capitalia, che
oggi si potrebbe comprare con appena 4 miliardi"; "il
tutto con un tempismo perfetto, alla vigilia della più
grande crisi bancaria degli ultimi cent'anni" e "con la
soddisfazione di trovarsi pieni di prestiti in
sofferenza".
Infine, la modesta preghiera: "A Lei, Presidente che
opportunamente si definisce "banchiere di sistema", e a
tutti gli altri che per il bene del Paese salvano
Alitalia, aiutano Risanamento, Pirelli RE e Ligresti
(...), tutelano la stabilità di Mediobanca e del
Corriere, garantiscono l'italianità di Telecom,
chiederei di rinunciare alla vostra proverbiale
generosità e per una volta di anteporre agli interessi
del Paese quelli gretti e meschini di quei poveri
zoticoni che investono i loro risparmi nelle società che
fondete, risanate e sostenete".. [27-09-2010]
"Il piano anti-indagini di Eternit. "Controllate quel
procuratore". Sul Corriere, Marco Imarisio fa due cose
che non usano più in Italia: segue i processi (anziché
solo le indagini preliminari) e coltiva la memoria. "Per
l'accusa, nel 2000 la multinazionale sapeva dei pericoli
e tentò di non far emergere i collegamenti tra la casa
madre e le sedi italiane. Pedinato Guariniello.
Un'agenzia di pubbliche relazioni milanese "gestì in
segreto il caso amianto". Il tutto quattro anni prima
che si aprisse ufficialmente l'inchiesta (p. 21). . [27-09-2010]
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GERONZI, RESTIAMO ATTENTI A TRASFORMAZIONI IN BANCHE
E FINANZA...
(Adnkronos) - Le Assicurazioni Generali
mantengono "la doverosa attenzione del gruppo alle
trasformazioni che avvengono nel settore creditizio e
finanziario nel nostro Paese e a quelle che si
prospettano", attenzione che "non si traduce ne' in
ingerenza ne' in schieramenti di parte, come
rappresentato futilmente da qualche articolo di stampa
privo di solidi argomenti".
Queste, riporta una sintesi diffusa dalla compagnia
triestina, le parole del presidente Cesare Geronzi, che
oggi ha incontrato gli imprenditori del Friuli-Venezia
Giulia, per iniziativa del presidente della Regione
Renzo Tondo, ripercorrendo i poco piu' di quattro mesi
al vertice della compagnia.
L'incontro si e' tenuto a San Giorgio di Nogaro, in
provincia di Udine. Per Geronzi "le iniziative delle
Generali e dell'intero suo gruppo dirigente sono quelle
che la compagnia decide trasparentemente, e in ossequio
alle norme vigenti, di assumere".
A
proposito del lavoro compiuto nelle Generali, riporta la
sintesi dell'intervento diffusa dalla compagnia, Geronzi
dice tra l'altro che "sono state avviate iniziative per
analizzare e migliorare l'organizzazione tutta, in
funzione di guadagni di efficienza e di trasparenza: a
breve, sosterranno le prime indicazioni".
26.10.10 |
LA
FRASE CETRIOLO DI GERONZI: “IO QUI A RIMINI IN MEMORIA
DI DON GIUSSANI MA NON SONO MAI ANDATO A CERNOBBIO” – SI
SCRIVE CERNOBBIO MA SI LEGGE PASSERA-PROFUMO-DRAGHI (LA
FINANZA ANGLO-USA) - Le filiere sono ormai definite. I
cattolici "papalini": belusconi, bossi, geronzi (con
bazoli), DA UNA PARTE. DALL’ALTRA I laici: fini,
passera, DE BENEDETTI, enrico letta, veltroni,
chiamparino, vendola ecc. Nel mezzo, casini, d’alema ecc
ecc. Fuori DI pietro…
(ANSA)
'Io non vado mai da nessuna parte, e sono qui al Meeting
per la prima volta perche' non tutti sanno che don
Giussani ha avuto una frequentazione della mia famiglia
nella mia casa ai Castelli romani': lo rivela il
presidente d Generali Cesare Geronzi, raccontando: 'ho
avuto la fortuna di presenziare li' ad un incontro tra
don Giussani e Guido Carli che considero il mio maestro.
E' stato questo ricordo a convincermi di accettare
l'invito a partecipare quest'anno a Meeting, e sono
molto lieto di averlo fatto in quanto questa realta'
vista da vicino e' molto diversa da come si percepisce
da lontano'. A chi parla di 'lobby degli 'apolidi'
conquistati da Cl' Geronzi dice: 'Io sono uno di quegli
apolidi, ma posso dire che quello che si tiene qui e'
ben diverso da quello che si tiene ogni anno a
Cernobbio, dove io non sono mai andato'
25-08-2010]
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-
GENERALI: GERONZI, BANCHIERI D'AFFARI? 'NE SIAMO DISTINTI E
DISTANTI'...
Radiocor -
'I banchieri d'affari vanno in giro per fare gli affari ma, come
diceva Cuccia, i loro'. Cesare Geronzi, presidente delle
Generali risp onde cosi' ai cronisti che gli chiedono il motivo
delle visite di mercoledi', nella sede di Milano del Leone di
Trieste, di Domenico Siniscalco e Galeazzo Pecori Giraldi. 'Noi
li consideriamo e li rispettiamo - aggiunge Geronzi al termine
dell'assemblea dell'Ania - ma come diceva Cossiga per citare un
altro piu' importante di noi, ne siamo distinti e distanti'.
Geronzi non ha poi voluto commentare l'emendamento alla manovra
che comporta una stretta fiscale per le assicurazioni rinviando
'all'autorevole commento di Cerchiai'.
10.07.10 |
|
SENTITE UN
PO’ COME GERO-VITAL GERONZI SBERTUCCIA LA VISITA ALLE GENERALI
DI SINISCALCO E Pecori Giraldi (Morgan Stanley): ’I banchieri
d’affari vanno in giro per fare gli affari ma i loro. Come
diceva Cossiga, ne siamo distinti e distanti’’ - ALTRO STRAPPO
ALLA CRINIERA DEL LEONE: sempre più sull’asse Milano-Roma LE
RIUNIONI - Spunta Vagnone, EX Ras, come candidato alla posizione
di "country manager" per l’Italia...
1 - GERONZI,
BANCHIERI D'AFFARI? 'NE SIAMO DISTINTI E DISTANTI'
Radiocor - 'I banchieri d'affari vanno in giro per fare gli
affari ma, come diceva Cuccia, i loro'. Cesare Geronzi,
presidente delle Generali risponde cosi' ai cronisti che gli
chiedono il motivo delle visite di mercoledi', nella sede di
Milano del Leone di Trieste, di Domenico Siniscalco e Galeazzo
Pecori Giraldi.
'Noi li
consideriamo e li rispettiamo - aggiunge Geronzi al termine
dell'assemblea dell'Ania - ma come diceva Cossiga per citare un
altro piu' importante di noi, ne siamo distinti e distanti'.
Geronzi non ha poi voluto commentare l'emendamento alla manovra
che comporta una stretta fiscale per le assicurazioni rinviando
'all'autorevole commento di Cerchiai".
2 - PER
GENERALI SPUNTA VAGNONE
Francesco Manacorda
per "La
Stampa"
Spunta il
nome di Paolo Vagnone, in passato amministratore delegato della
Ras, come candidato alla posizione di «country manager» per
l'Italia del gruppo Generali. Alcuni tra i principali soci del
Leone guardano infatti con interesse alla figura di questo
ingegnere prestato alle assicurazioni e ora alla finanza.
Vagnone è cresciuto in Ras sotto la guida di Mario Greco fino a
sostituirlo come ad della stessa compagnia nel 2005. Ma già nel
2007, in disaccordo con la casa madre Allianz aveva lasciato il
gruppo per guidare le attività italiane di Fortress, operatore
Usa attivo nella gestione alternativa del risparmio.
Sebbene
l'interesse nei suoi confronti sia vivo, quella di Vagnone non è
ancora una candidatura ufficiale; potrebbe del resto essere
ostacolata anche dalla decisione del manager di accettare
un'altra offerta. Di fatto il tema del «country manager»
italiano, che dovrebbe appunto concentrarsi sul mercato
domestico delle Generali lasciando libero il Ceo di gruppo
Giovanni Perissinotto di svolgere una funzione di coordinamento,
mentre il Ceo Sergio Balbinot continuerà a occuparsi
dell'estero, non è ancora arrivata sul tavolo dei consiglieri.
La sua
designazione dovrebbe avvenire in autunno, mentre non si sa se
il tema è stato affrontato nel comitato esecutivo che si è
tenuto ieri a Milano sotto la presidenza di Cesare Geronzi. Lo
stesso comitato ha invece esaminato la redditività della
compagnia nei rami Vita e Danni e nelle diverse aree
geografiche.
Tornano al
«country manager» uno scoglio da superare riguarda anche
eventuali resistenze della struttura Generali. Non è ovvio,
infatti, che l'attuale management della compagnia - con oltre 80
mila dipendenti tra i quali potenzialmente scegliere - accolga
in modo entusiastico l'inserimento di una figura esterna.
Non a caso
Perissinotto avrebbe caldeggiato per la stessa carica l'attuale
direttore generale e responsabile della finanza di gruppo,
Raffaele Agrusti. Ma questa candidatura sarebbe già superata,
anche alla luce del fatto che Agrusti non potrebbe concentrare
troppe competenze nelle sue mani e il suo ruolo come
responsabile della finanza è essenziale.
Intanto
l'arrivo alla presidenza del romano Cesare Geronzi pare avviare
un graduale smottamento tellurico destinato a portare un po' più
a Sud il Leone, almeno nelle sue riunioni collegiali. Il
prossimo consiglio d'amministrazione - in programma per il 5
agosto e nel quale verranno esaminati i dati semestrali del
gruppo - non dovrebbe infatti tenersi come di tradizione a
Venezia ma sarebbe spostato a Milano.
E il
successivo comitato strategico, in calendario ai primi di
settembre, si terrebbe invece a Roma. Probabile che nel futuro
il presidente, in accordo con i soci, cercherà si spostare
sempre più sull'asse Milano-Roma i lavori degli organi
collegiali. Una buona notizia anche per i banchieri d'affari che
spesso per presentarsi al soglio del Leone attendono proprio le
trasferte milanesi: ieri in piazza Cordusio se ne sono
presentati diversi - per incontri di routine con Perissinotto -
tra cui Domenico Siniscalco di Morgan Stanley e Galeazzo Pecori
Giraldi di SocGen. 08-07-2010]
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CRISI?
QUALE CRISI! MAXIPENSIONE PER BERNHEIM: 1,5MLN (UN MILIONE E
MEZZO) ALL’ANNO! - L’EX PADRONE-PRESIDENTE DELLE ASSICURAZIONI
GENERALI, VISTA LA SUA GIOVANE ETÀ (86 ANNI) HA PRETESO E
OTTENUTO DAL CDA ANCHE LA CLAUSOLA PENSIONISTICA DI
REVERSIBILITÀ AL 60% ALLA MOGLIE, VALE A DIRE 900 MILA EURO
ALL’ANNO, 125 MILA AL MESE - FORSE, OTTENUTA SODDISFAZIONE SU
QUESTO PUNTO, BERNHEIM DECIDERÀ ANCHE DI FIRMARE ALCUNE LETTERE
DI DIMISSIONI DAI POSTI DI CONSIGLIERE CHE ANCORA OCCUPA SIA IN
ALCUNE SOCIETÀ CONTROLLATE DALLE GENERALI, AD ESEMPIO IN
MEDIOBANCA, DOVE DOVREBBE ESSERE SOSTITUITO IN CDA DALL’AD
GIOVANNI PERISSINOTTO, MA DOVE FINORA NON RISULTA ARRIVATA
NESSUNA MISSIVA DI DIMISSIONI
Francesco
Manacorda
per "la
Stampa"
La
maxipensione di Antoine Bernheim - 1,5 milioni di euro l'anno,
parzialmente reversibili - arriverà al suo titolare
regolarmente. Il consiglio d'amministrazione delle Generali, che
si è riunito ieri a Milano, ha infatti deciso di non deliberare
sulla questione del trattamento economico di Bernheim, ma ha
semplicemente preso atto dell'esistenza di un regolamento
interno - già applicato in passato - sulla questione, accettando
quindi il fatto che si tratta di un'obbligazione pregressa.
La
questione è quindi, di fatto, delegata al management, guidato
dal Ceo di gruppo Giovanni Perissinotto. Quel che è sicuro è che
in futuro lo stesso trattamento non varrà più: anche per
l'attuale presidente della compagnia, Cesare Geronzi, in caso di
uscita ci si limiterebbe a un forfait pari a 2 anni di
retribuzione.
Qualche
sopracciglio alzato tra i consiglieri - specie quelli che
rappresentano i soci «privati», che anche in queste vicende
marginali avrebbero voluto dare un segnale di nuovo corso della
compagnia - ma poi una constatazione sostenuta anche dai pareri
legali, chiesti un mese e mezzo fa: l'impegno preso nei
confronti di Bernheim da un passato consiglio delle Generali
ormai undici anni fa - correva il 1999 - resta vincolante per la
compagnia.
Per il
finanziere francese, oggi presidente d'onore delle Generali, la
questione è così sistemata con un pacchetto di sicura
soddisfazione, compresa la clausola di reversibilità al 60% alla
moglie. Si tratta del resto dello stesso trattamento di cui
Bernheim usufruì dal 1999 - data della sua «cacciata» dalle
Generali - al 2002, quando riuscì a tornare alla presidenza.
Forse,
ottenuta soddisfazione su questo punto Bernheim, 86 anni,
deciderà anche di firmare alcune lettere di dimissioni dai posti
di consigliere che ancora occupa sia in alcune società
controllate dalle Generali, sia ad esempio in Mediobanca, dove
dovrebbe essere sostituito in cda dallo stesso Perissinotto, ma
dove finora non risulta arrivata nessuna missiva di dimissioni.
Ieri il
consiglio delle Generali ha anche approfondito il tema di
Solvency II, i nuovi criteri di patrimonializzazione per il
settore assicurativo, con un corposo seminario rivolto proprio
ai consiglieri. Il Leone, che in base alle regole di Solvency I
gode oggi di un rating AA dovrà valutare l'impatto dei nuovi
criteri - che al momento sono in parte ancora indeterminati -
sui propri ratios patrimoniali.
Ne deriva
anche che dai requisiti di Solvency II dipenderà in parte la
possibilità di attuare un'espansione per linee esterne senza
ricorrere a operazioni sul capitale che probabilmente non
verrebbero viste di buon occhio dai grandi soci. Ieri il cda ha
anche nominato Attilio Invernizzi vice direttore generale con la
responsabilità dell'area Risorse umane e organizzazione di
gruppo a livello mondiale.
Invernizzi, 59 anni nato a Cigliano in provincia di Vercelli,
sostituisce Lodovico Floriani andato in pensione a fine aprile
ed era direttore centrale responsabile delle risorse umane e
organizzazione per il gruppo in Italia. Viene da una lunga
esperienza nel gruppo Fiat, dove ha lavorato in aziende come
Snia, Sorin e La Stampa.
[01-07-2010]
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SANT’INTESA BAZOLI-GERONZI! - GERO-VITAL, IN CAMBIO DEL VIA
LIBERA AL LEONE DI TRIESTE E ALL’INGRESSO NEL CDA DELLA
QUOTIDIANI RCS, DA IL VIA LIBERA AL DISIMPEGNO DELLE GENERALI DA
BANCA INTESA - UNA PARTECIZIONE CHE ABRAMO HA SEMPRE DESIDERATO
AVERE SOTTO CONTROLLO - IL CONSIGLIO DI GENERALI AFFRONTA ANCHE
IL TEMA CITYLIFE (LIGRESTI CI COVA)…
Francesco Manacorda per "La Stampa"
Generali
apre la strada al disimpegno da Intesa-Sanpaolo. Il segnale è
stato la limatura della quota - dal 5,074% al 4,973% - nella
banca comunicata nei giorni scorsi dalla compagnia alla Consob.
Con questa mossa Trieste, che segnala il passaggio della
partecipazione a una natura puramente finanziaria, ha adesso la
possibilità di scendere fino alla soglia del 2% senza troppa
pubblicità, quando le condizioni di mercato lo renderanno
possibile e - qui andiamo sul difficile visto che i titoli sono
in bilancio a 3,95 euro contro poco più di 2 euro in Borsa -
anche conveniente.
Al
consiglio d'amministrazione che si tiene oggi a Milano, sotto al
presidenza di Cesare Geronzi, il tema delle partecipazioni
bancarie è uno di quelli destinato a tenere banco. Se n'è già
parlato nel comitato esecutivo, l'organo che con la nuova
governance pare avere assunto maggiore importanza, del 4 giugno.
Di fronte all'esigenza del management, guidato dal Group Ceo
Giovanni Perissinotto, di liquidare alcune partecipazioni non
più funzionali ad accordi di bancassicurazione, dai soci
dovrebbe arrivare un sostanziale via libera.
Oltre a
quel 5% Di Intesa-Sanpaolo cui si appoggiava la disciolta Intesa
Vita c'è un 5,5% di Allianz - sui libri a 6,63 euro mentre sul
mercato è sotto i 6 - legato a un altro accordo di
bancassicurazione che scade in settembre, e un 1,13% (9,98 euro
il valore di carico, 8,5 quello di Borsa) del Santander.
Tra i temi
da affrontare in cda anche il settore dell'immobiliare, con il
recente potenziamento dell'impegno in Citylife, e la
composizione del comitato investimenti, una delle novità della
governance uscita dall'ultima assemblea.
A
precedere il consiglio di oggi ci sarà anche una sorta di
«seminario» sul tema di Solvency II, l'esoterica
regolamentazione patrimoniale delle assicurazioni che è ancora
in fase di scrittura e da cui dipendono molte delle future mosse
della compagnia italiana e delle sue concorrenti.
Dalla
severità o meno di Solvency II dipenderà infatti anche la
disponibilità di capitale che il Leone potrà utilizzare per
qualche eventuale acquisizione. Difficile dunque che prima di
fine anno, quando le nuove regole per il comparto assicurativo
dovrebbero finalmente essere fissate, Trieste possa lanciarsi in
qualche operazione di rilievo.
[30-06-2010]
BORSA
ELETTRICA: CALA PREZZO MEDIO ACQUISTO ENERGIA (-8%)...
(AGI) - In forte il calo del prezzo medio d'acquisto
dell'energia: nella settimana da lunedi' 21 a domenica 27
giugno, alla Borsa elettrica, e' stato pari a 56,11 euro al MWh,
in flessione di 4,88 euro al MWh rispetto alla settimana
precedente (-8,0%). In calo anche i volumi di energia elettrica
scambiati in borsa, pari a 3,7 milioni di MWh (-2,6%); la
liquidita' del mercato e' invece salita 0,2 punti percentuali
attestandosi al 62,3%. Il prezzo medio di vendita e' variato tra
54,92 euro al MWh della zona Sud e 65,21 euro al MWh della
Sardegna.
4- CONSOB:
VEGAS, DI MIA NOMINA LEGGO SU GIORNALI, NON SAREBBE LUTTO...
(AGI) -
"Delle ipotesi di una mia nomina alla presidenza della Consob ne
leggo sui giornali" Lo ha affermato il vice ministro
dell'Economia e Finanze, Giuseppe Vegas, a proposito delle
indiscrezioni di stampa su una sua possibile nomina alla
presidenza della Commissione. "Certo - ha aggiunto a margine di
un incontro a Milano - se fosse vero non credo sarebbe un
lutto".
5- UE: DAL
PRIMO GENNAIO 2011 AL VIA TAGLIO BONUS A BANCHIERI ...
(AGI/AFP)
- L'Unione europea tagliera' tutti i bonus dei banchieri e
trader dal prossimo primo gennaio. La misura diventa operativa
dopo il via libera di oggi del Parlamento europeo. (
6- BCE:
ASSEGNA FONDI PER 131,9 MLD IN ASTA A 3 MESI, SOTTO ATTESE...
Radiocor -
La Bce ha assegnato fondi per 131,933 miliardi nel corso
dell'asta di rifinanziamento a 91 giorni (scadenza il 30 agosto
2010) tenuta oggi al tasso fisso dell'1% e con volume
illimitato. Il totale e' inferiore alle attese che andavano da
250 a 300 miliardi, il che avrebbe rappresentato comunque un
volume record per un'asta a tre mesi. Come precisa la Bce, che
ha organizzato l'asta per accompagnare la scadenza oggi della
prima asta a un anno assegnata nel giugno scorso con un volume
record di 442 miliardi, l'operazione ha registrato richieste da
171 istituti di credito. L'asta sara' regolata il primo luglio.
7-
TELEFONICA: STATO PORTOGHESE BLOCCA ACQUISTO VIVO CON LA GOLDEN
SHARE...
Radiocor -
Lo Stato portoghese ha bloccato l'acquisto di Vivo da parte di
Telefonica. Lo Stato ha esercitato la 'golden share' mettendo il
v eto alla vendita da parte di Portogal Telecom della
partecipazione nell'operatore brasiliano per 7,5 miliardi.
Telefonica intende muoversi con i propri legali per contrastare
la decisione, ha detto un portavoce.
8-
SINTONIA: BENETTON, NON CI INTERESSA PIU' QUOTA IN ENEL GREEN
POWER...
(Adnkronos) - Sintonia, la holding che fa capo alla famiglia
Benetton, non e' piu' interessata all'acquisto di una quota
inEnel Green Power, la societa' specializzata in energie
rinnovabili che Enel collochera' in Borsa. A dirlo e' Gilberto
Benetton presidente di Edizioni, la holding a monte di Sintonia.
Parlando a margine dell'apertura dello Sky Lounge alla Stazione
Centrale di Milano, Benetton ha detto 'era un'ipotesi che era
stata ventilata a suo tempo, oggi non ci interessa piu'',
aggiungendo come motivazione che 'loro non sbloccano e noi
andiamo su altre strade'.
9- CDP: OK
CDA A SWAP, AZIONI ENI IN CAMBIO DI QUOTE ENEL, POSTE, ST...
Radiocor -
Il cda di Cassa depositi e prestiti ha deliberato la permuta
mediante cessione al Tesoro della partecipazione in Enel, pari
al 17,362%, del 35% di Poste Italiane e del 50% di St. La
cessione della partecipazione in Enel, ricorda una nota, avviene
in ottemperanza a un provvedimento dell'Antitrust. In
contropartita, il Tesoro cedera' a Cdp un quantitativo di azioni
Eni corrispondente al valore delle partecipazioni cedute: a tale
scopo il Ministero nominera' un advisor indipendente per
effettuare le valutazioni necessarie.
10-
UNICREDIT: PUGLISI, LASCIAMO LAVORARE BANCA, NO A INUTILI
FIBRILLAZIONI...
(Adnkronos)
- No a "inutili fibrillazioni". L'ingresso di un socio
internazionale "e' normale" in una economia di mercato. Giovanni
Puglisi, presidente della Fondazione Banco di Sicilia ed
azionista di Unicredit, commenta con l'ADNKRONOS le parole del
sindaco di Verona Flavio Tosi, che ha espresso preoccupazione
per l'investimento in Piazza Cordusio del fondo di Abu Dahbi
AAbar, e lancia un appello: "lasciamo lavorare la banca", senza
"suggerire problemi che ancora non ci sono".
Il
riferimento ad eventuali rivendicazioni in termini di
governance, visto che "indubbiamente il mondo arabo diventa
socio di maggioranza relativa", considerata la presenza di
Libici e fondi sovrani che arriva quasi al 10%. "Non mi
scandalizzo piu' di tanto. Siamo in un libero mercato o in un
mercato di tipo socialista o sovietico?. Siamo in un libero
mercato ed e' giusto che chiunque faccia i propri investimenti",
spiega Puglisi, aggiungendo: "non capisco perche' lo Stato debba
intervenire, ma se lo vuole fare lo faccia come un investitore e
non in chiave protezionistica". Tanto piu', evidenzia, che
Unicredit "e' una banca che non ha bisogno di investimenti".
11- GRANDI
STAZIONI: BATTAGGIA, PRONTI PER BORSA, DECIDANO AZIONISTI...
(AGI) -
Grandi Stazioni e' quotabile ed e' pronta per andare in Borsa,
spettera' pero' agli azionisti decidere in merito. Lo ha
affermato Fabio Battaggia, a.d. della societa', oggi a margine
dell'inaugurazione della Sky Lounge alla Stazione Centrale di
Milano. Grandi Stazioni ha il compito di riqualificare e gestire
le 13 principali stazioni ferroviarie italiane; e' controllata
con il 60% dalle Ferrovie dello Stato e con il 40% da
Eurostazioni, di cui fanno parte Edizione (Benetton), Vianini
Lavori, Pirelli e Sncf.
12- AUTO
ITALIA: VERSO CALO INTORNO AL 20% PER IMMATRICOLAZIONI GIUGNO...
Radiocor -
Pesante frenata a giugno delle immatricolazioni di nuove auto in
Italia. Cosi' a 'Radiocor' fonti del settore, secondo cui la
flessione potrebbe collocarsi intorno al 20% rispetto alle circa
211mila unita' del giugno 2009. Sono circa 40mila quindi le
unita' in meno immatricolate questo mese. Cattive notizie anche
dal fronte degli ordini, attesi 'in ribasso di oltre il 20%'.
'E' vero che il giugno 2009 era stato molto forte grazie al
pieno sostegno degli incentivi' osservano le fonti, che
sottolineano inoltreche 'il mercato dell'auto italiano sta
soffrendo piu' delle attese', complice 'una ripresa fiacca
dell'economia e una manovra che incute terrore un po' a tutti,
dalle imprese ai privati'. Nei primi cinque mesi 2010 le
immatricolazioni sono aumentate del 7,9%, ma nei singoli mesi di
aprile e maggio sono rispettivamente diminuite del 15,6% e del
13,8%.
12-
CARIVERONA: CASTELLETTI, PER CANDIDATURE IN FONDAZIONE
SITUAZIONE APERTA...
(Adnkronos) - "Per le prossime nomine in fondazione Cariverona
ci possono essere diversi nomi. Il presidente c'e' e fara' le
sue considerazioni, per le candidature siamo tutti disponibili e
indisponibili". Cosi' il vicepresidente vicario di Unicredit
Luigi Castelletti risponde ai cronisti che gli chiedono su una
possibile candidatura in fondazione Cariverona al prossimo
rinnovo del consiglio in autunno.
A
margine della settima edizione del Premio Ok Italia 2010
promosso da Unicredit Group Luigi Castelletti sulla vicenda
delle deleghe al Country Chairman spiega che "Unicredit e' una
grande banca perche' e' internazionale e mette a disposizione
risorse importanti per le pmi, per le famiglie e per l'economia.
E' importante poi che nella fase di discussione i consiglieri
possano dire il loro pensiero in tranquillita', dopo di che si
lavora tutti nella stessa direzione".
Sull'ingresso del fondo Aabar e la conseguente diluizione del
peso delle fondazioni nell'azionariato nella banca di piazza
Cordusio, il vicepresidente vicario di Unicredit spiega che "e'
un problema che devono verificare i soci, ne stiamo parlando in
Cda".
13-
ECONOMIA: PROFUMO, QUELLA REALE STA RIPARTENDO...
(Adnkronos)
- "Credo che ci sia veramente un clima diverso e possiamo
ripartire. Noi vediamo l'economia reale che sta ripartendo". Lo
ha detto l'ad del gruppo Unicredit Alessandro Profumo stasera
alla settima edizione del Premio Ok Italia 2010, promosso dalla
banca di piazza Cordusio. Secondo Alessandro Profumo infatti a
parte la crisi finanziaria "oggi bisogna guardare ad altri
indicatori.
Noi ad
esempio, vediamo gli indicatori dell'economia reale che sono
abbastanza positivi. Non dico eccezionalmente positivi, ma
abbastanza positivi. Infatti -ha proseguito l'ad di Unicredit-
le esportazioni stanno ritornando a crescere in modo costante,
soprattutto in Paesi come Italia, Germania e Francia che sono
grandi esportatori. E vi sono poi anche i Paesi dell'Est Europa
in cui le esportazioni crescono. Credo quindi che dobbiamo
guardare oggi agli elementi di crescita e cercare di
rafforzarli".
Quindi
l'ad del gruppo Unicredit ha riconosciuto alla Bce di avere
svolto un ruolo importante: "ho visto che le autorita' hanno
seguito questa crisi in modo eccellente: abbiamo visto quello
che la Bce dall'agosto 2007 e' stata in grado di fare e non vedo
quindi oggi particolari problemi".
14-
INFLAZIONE: ISTAT STIMA VARIAZIONE NULLA A GIUGNO,+1,3% SU
ANNO...
Radiocor -
L'inflazione misurata dall'indice Nic con tabacchi ha segnato a
giugno una variazione nulla rispetto a maggio e di +1,3%
rispetto a giugno 20 10 (indice a 139,6). Sono le stime
preliminari di Istat che anche per l'indice armonizzato Ipca (a
111) stima una variazione congiunturale nulla, mentre la
variazione tendenziale e' stimata a +1,4 per cento. L'inflazione
acquisita per il 2010 e' pari all'1,2 per cento. L'inflazione di
fondo e' dell'1,3%; al netto dei prodotti energetici dell'1,2
per cento.
15-
INFLAZIONE: CONFAGRICOLTURA, CROLLANO REDDITI IMPRESE...
(AGI) -
Prosegue la frenata dei prezzi al consumo degli alimentari che
anche a giugno sono stati di segno negativo: -0,1% rispetto al
mese precedente e -0,4% rispetto allo stesso mese del 2009; a
fronte di cio', la variazione dei prezzi medi complessivi ha
segnato valori nulli a giugno rispetto a maggio, ma aumenti
dell'1,3% a giugno 2010 su giugno 2009". Lo rileva
Confagricoltura analizzando l'andamento dell'indice provvisorio
dei prezzi al consumo di giugno, diffuso dall'Istat.
"I
produttori agricoli contribuiscono sempre piu' a frenare
l'inflazione e ad agevolare la spesa dei consumatori -
sottolinea Confagricoltura - ma restano in grande difficolta',
con un crollo dei loro redditi del 21% nel 2009 ed una flessione
dei prezzi all'origine che sta colpendo in particolare alcune
produzioni significative, come quelle cerealicole e
zootecniche".
16- GB:
LLOYDS TAGLIERA' ALTRI 650 POSTI DI LAVORO...
(AGI/AFP)
- La banca britannica Lloyds, controllata dallo Stato, ha
annunciato il taglio di ulteriori 650 posti di lavoro per
snellire le proprie operazioni. Lo comunica la banca in un
comunicato spiegando che "notevoli progressi sono stati fatti,
per attenuare il taglio, attraverso trasferimenti e il
dislocamento" del personale.
17-
ALITALIA; FANTOZZI, VENDUTI 4 LOTTI MAGAZZINO TECNICO ...
(AGI) - Il
Commissario straordinario delle società del gruppo Alitalia
Augusto Fantozzi comunica che, all?esito del bando pubblicato il
19 gennaio 2010 riguardante il Magazzino Tecnico, ha venduto
oggi i lotti 13, 14, 18 e 16 come da aggiudicazioni del 4 giugno
scorso.
[30-06-2010] |
2 -
LE SCELTE DELLE GENERALI E LE OPERAZIONI DI SISTEMA...
Massimo Mucchetti per il "Corriere della Sera"
Ricadute sull'economia Per operazioni di sistema si intendono
gli affari che, pur con profitti modesti o persino negativi,
generano buone ricadute sull'economia e la società
I sì e i no sul mattone che le Generali stanno pronunciando
nelle segrete stanze di Trieste - sì a Salvatore Ligresti, no a
Giuseppe Guzzetti - gettano una nuova luce sulle «operazioni di
sistema» sotto la presidenza di Cesare Geronzi, che nel
precedente quarto di secolo era diventato il «banchiere di
sistema» per eccellenza.
Nell'accezione più nobile, per operazioni di sistema si
intendono gli affari che, pur con profitti modesti o persino
negativi, generano buone ricadute sull'economia e la società. La
storia patria dice che queste esternalità positive riguardano
anche le persone, e spesso le persone più delle aziende o del
Paese. Chiamati a scegliere su tali operazioni, gli investitori
reagiscono in due modi: o se ne tengono fuori, perché non
vogliono rischiare senza adeguato ritorno i quattrini dei soci,
oppure vi aderiscono nella convinzione che l'operazione, in sé o
per l'autorità del proponente, diventa il ramo sul quale sono
seduti.
In questi
giorni, le Generali hanno respinto l'invito a partecipare al
fondo dei fondi immobiliari per il social housing, promosso
dalla Cassa depositi e prestiti, creatura del ministro Tremonti,
e dalle fondazioni bancarie, guidate dall'avvocato Guzzetti,
mentre hanno concesso al gruppo Ligresti un'ottima via d'uscita
da CityLife, colossale programma di sviluppo immobiliare sulle
aree dell'ex Fiera di Milano.
L'iniziativa Cdp-fondazioni per edificare abitazioni da
destinare ai giovani e agli immigrati a basso reddito avrebbe
quattro buone ragioni per essere approvata da Generali così come
lo è stata da altre assicurazioni e banche: a) il mattone è uno
dei settori dove vengono investire le riserve tecniche delle
compagnie; b) la somma non è enorme, 250 milioni, e va versata
gradualmente; c) la natura pubblico-privata del fondo e il piano
industriale, redatto in gran parte da un top manager delle
stesse Generali, avrebbero offerto efficienza e un'informale
garanzia pubblica; d) il rendimento atteso, si dice del 5%, non
è alto, ma il rischio sarebbe contenuto perché la domanda di
locali in affitto calmierato esiste, e viene da classi che
formano il mercato delle polizze vita.
Il fondo è
una tipica operazione di sistema. Allianz, che ha il quartier
generale a Monaco, non si è tirata indietro. Le Generali sì.
Quasi facendo eco a quel fondo Algebris che, subendo all'epoca
gli italici sberleffi, giudicava insufficiente il rendimento
degli investimenti immobiliari triestini (ed eccessive le
remunerazioni in compagnia). Ma la logica Algebris viene meno
quando dalle case popolari si passa ai grattacieli delle
archistar a Milano.
Il
progetto CityLife oggi rappresenta un rischio, a regime, di 3
miliardi di euro. Troppo per le imprese industriali partner, la
Lamaro degli indebitati costruttori romani Toti, e l'Immobiliare
Lombarda, gruppo Ligresti, anch'esso un po' in tensione con le
banche, che avevano promosso l'avventura quando il mattone
sembrava destinato a essere per sempre d'oro. Lamaro ha ceduto
la quota CityLife ai partner assicurativi, Generali e Allianz.
Ligresti non ha esercitato la sua parte di prelazione: gli
sarebbe costata 15 milioni e, soprattutto, l'avrebbe tenuto
dentro, per un terzo, nell'intero rischio finanziario del
progetto. E qui si apre l'altra «operazione di sistema» perché
CityLife è uno dei maggiori progetti ecosostenibili della Milano
dell'Expo ambientalista.
Diluito al
26,2%, Ligresti conta meno di prima. Per un ingegnere innamorato
del mattone, CityLife si riduce amera operazione finanziaria.
Conserva, Ligresti, il diritto di veto, ma non sarebbe suo
interesse bloccare investimenti già avviati né continuare al
buio, conservando un rischio comunque sui 7-800 milioni.
Generali e Allianz potrebbero negoziare con durezza. Si usa con
i concorrenti: non si dimentichi che l'Immobiliare Lombarda fa
parte del gruppo assicurativo Fonsai, già troppo esposto con il
mattone, in particolare con quello del socio di maggioranza.
E invece
Trieste srotola il tappeto rosso: un'opzione put che, nell'arco
dei prossimi 15 mesi, permette a Immobiliare Lombarda di cedere,
se crede, il pacchetto CityLife a un prezzo che rifonde gli
investimenti più un premio per la rinuncia al diritto di veto.
Si parla di 100-150 milioni, il doppio rispetto a Toti. Allianz
non ci sta. Pagherà Generali, che aumenta il suo rischio
CityLife e tuttavia condivide la governance con i tedeschi per
averne il via libera. I titoli di Ligresti, che ha trattato da
par suo, guadagnano in Borsa.
Secondo le
cronache, la responsabilità prima del no a Cdp e fondazioni è
del capo azienda, Giovanni Perissinotto, forse preoccupato di
non dispiacere ai nuovi soci eccellenti votati alla «creazione
di valore»; quella del sì a Fonsai, invece, è di Geronzi, legato
da una ventennale amicizia a Ligresti, che ne aveva da ultimo
sostenuto la candidatura in Generali all'interno di una
Mediobanca divisa.
Se domani
le Generali riuscissero a piazzare CityLife a un fondo sovrano
guadagnando, tutto rientrerebbe nel grande flusso degli affari.
Nell'attesa, le apparenze dicono che la tedesca Allianz investe
per la coesione sociale dell'Italia e non soccorre il
concorrente in difficoltà, mentre le italianissime Generali
fanno il contrario. Una lezione per l'Antitrust. E per i teorici
del «sistema».
[17-06-2010]
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“ACCETTO CONSIGLI DA TUTTI MA NON PRENDERÒ ORDINI
DA NESSUNO” – COSì GERO-VITAL SI PRESENTA A TRIESTE E MANDA A
DIRE ALLA MEDIOBANCA DI NAGEL E PAGLIARO, PRIMA AZIONISTA DI
GENERALI E CHE HA SEMPRE LIQUIDATO IL SOR CESARE UN BURINO
INVASORE DELLA ROMA POTENTONA - CON QUEL VICE PRESIDENTE CHE
SI è SCELTO, CALTAGIRONE, QUANTO DURERà LA PACE?…
S. Bo. Per "il
Corriere della Sera"
«Dedicherò le mie energie a
rafforzare le Generali sui mercati esteri, sviluppare la
competitività, migliorare la redditività, consolidare il
radicamento in Italia e sviluppare i servizi». Cesare Geronzi,
neopresidente delle Generali, scrive in una lettera ai
dipendenti del gruppo un programma in sintesi dei suoi
obiettivi per questo nuovo incarico.
In parte riprende quanto già
detto nel corso della conferenza stampa di sabato, subito dopo
la nomina. Come del resto durante l'intervista alla tv
Class-Cnbc registrata lunedì insieme al group ceo Giovanni
Perissinotto e all'amministratore delegato Sergio Balbinot.
«Immagino di vedere fra tre
anni, o magari tra cinque, una compagnia straordinariamente
più ampia nel territorio di sua competenza, ma soprattutto
molto più capace di vincere la concorrenza». «Perissinotto e
Balbinot, sono loro le Generali. Io devo imparare a sostenerli
ma niente di più».
Sui rapporti con Mediobanca,
primo socio con il 13,2% e di cui Geronzi è stato presidente
fino a sabato, il banchiere ha detto che «tutti fanno questa
domanda», che a lui «sembra superflua». «Certo, le Generali
guarderanno al core business. Siamo pronti ad accettare tutti
i suggerimenti, ma la decisione di indipendenza voluta dagli
stessi amministratori con le loro decisioni sarà un elemento
di assoluta stabilità per la compagnia. Accettiamo consigli da
tutti, ordini da nessuno».
Secondo Geronzi è importante si
sia allargata la base dell'azionariato ed è importante che ciò
si realizzi con partecipazione nel board. «Si abbandonano i
vecchi schemi dei patti di sindacato, da tutti criticati e da
me stesso non apprezzati. Meglio dunque che il parterre
dell'azionariato concorra con il management alla definizione
delle linee strategiche e alla crescita dell'azienda».
Infine il Nord Est: «Facciamo
parte di questo contesto, ci integriamo totalmente, anche se
abbiamo più l'aspetto di una multinazionale. E se il core
business per creare più redditività e concorrenza soddisfa le
aspettative di manager e soci, non c'è nulla di male se
soddisfa anche le esigenze della comunità».
Sempre ieri Ennio Doris di Mediolanum ha applaudito alla
scelta di Geronzi, ha detto di aspettarsi acquisizioni e ha
escluso ipotesi di fusione Mediolanum-Generali. Giulia
Ligresti, presidente di Premafin, ha sottolineato la
soddisfazione per la governance a Trieste. E Francesco Gaetano
Caltagirone, neo vicepresidente del Leone, ha detto che la
sfida è «l'espansione internazionale, in particolare a Est»
[28-04-2010]
#1- SOR CESARE, LE GENERALI
SALVANO DAL POZZO SENZA FONDO DI CITYLIFE (MILANO, EXPO 2015)
I GERONZINI FRATELLI TOTI EVITANDO COSì AL GERONZINO LIGRESTI
IL DISTURBO (DA STURBO) DI RILEVARE LE QUOTE IN MANO AI
COSTRUTTORI ROMANI - I CREDITORI UNICREDIT, INTESA E BPM)
RINGRAZIANO... - #2- LA NOMINA ’A SORPRESA’ DI CALTAGIRONE
VICEPRESIDENTE DEL LEONE DI TRIESTE è LA RISPOSTA A CHI (COME
’REPUBBLICA) SGHIGNAZZAVA DI GERONZI SENZA DELEGHE OPERATIVE -
#3- GERONZI MIRA, GRAZIE AI NUOVI VINCOLI DI BASILEA3, A
DILUIRE IL POTERE DI MEDIOBANCA - IN FUTURO, I SOCI PRIVATI
DEL NETWORK GERONZINO AVRANNO IN MANO LA MAGGIORANZA - #4- C’È
UN ALTRO TESTIMONIAL CHE SI STA DANDO UN GRAN DA FARE PER
TENERE ALTO IL MADE IN ITALY. È IL CONSOLE ITALIANO DI NEW
YORK TALÒ, FAN ACCESO DELLA “500” FIAT - #5- CHI SI ANNIDA NEI
SOTTERRANEI DI TELECOM PER COSTRUIRE DOSSIER AL CETRIOLO?
1- DEUS GERO-VITAL HA
FATTO IL PRIMO MIRACOLO PRIMA ANCORA DI SBARCARE A TRIESTE!
Un jet privato si è alzato questa mattina intorno alle 9
dall'aeroporto di Ciampino in direzione Trieste.
A bordo c'era Cesarone Geronzi,
il banchiere che da sabato, dopo l'Assemblea di Generali, ha
imboccato la strada dell'assicuratore, un mestiere che lui
stesso ha confessato di non conoscere. Che non sapesse nulla
di assicurazioni glielo aveva già detto in faccia l'antico
Antoine Bernheim, l'uomo che è uscito di scena in maniera
penosa.
Quello che doveva essere il testamento morale dell'85enne
presidente francese, è diventato una specie di pièce teatrale
che è servita soltanto a dar ragione agli azionisti italiani e
francesi ormai convinti di chiudere la lunga parentesi
professionale del Grande Vecchio.
Sabato dopo l'Assemblea di
sette ore Bernheim se ne è tornato nella bella casa di Venezia
con una presidenza onoraria in tasca e la certezza di un
ufficio a Parigi che gli consentirà di "rimanere vivo". Nel
suo ufficio di Trieste al secondo piano del palazzo
austroungarico in piazza dell'Unità d'Italia, sta per prendere
posto il banchiere romano che ha vissuto il cambiamento di
governance con un'emozione inattesa.
Venerdì sera, durante la cena a
base di pesce che i vecchi e i nuovi consiglieri hanno
consumato nella foresteria delle Generali, il clima era
piuttosto sobrio. L'aria era festosa ma non fastosa, non si
sentivano le note dei valzer viennesi e nella sala non girava
il fantasma della principessa Sissi, l'icona dei triestini.
Sul volto del 75enne banchiere di Marino appariva evidente la
soddisfazione.
A Trieste Geronzi ci arriva
portando non soltanto la tempesta e l'impeto di una terza
giovinezza ("sturm und drang", direbbero gli intellettuali
locali), ma soprattutto la pax romana che mette fine alle
guerriglie tra i poteri forti e crea un nuovo equilibrio nella
finanza.
Ed è curioso che ciò avvenga
nel momento in cui la Lega vuole allungare le mani sulle
banche per occupare posizioni di potere nel regno di Mammona.
In questa operazione il banchiere romano non è solo e a questo
proposito è giusto parlare del vero e unico colpo di scena che
c'è stato durante l'Assemblea e il Consiglio di
amministrazione di sabato quando i 140 giornalisti hanno
appreso che Francesco Gaetano Caltagirone sarebbe diventato il
terzo vicepresidente di Generali.
Fino alla vigilia si davano per
scontati due soli nomi, il pallido Alberto Nagel e Vincent
Bollorè, il finanziere franco-bretone che Bernheim ha definito
"un traditore come Bruto". Che qualcosa si muovesse dietro le
quinte tra i soci industriali che detengono quote minori in
Generali, si era capito con gli sgomitamenti di Lorenzo
Pelliccioli, il capo del Gruppo De Agostini che nella
Compagnia detiene il 2,52%.
E qualcuno spiegava che
all'origine della sua agitazione c'era la perdita di 900
milioni di euro che il Gruppo di Novara ha registrato dal
momento in cui ha investito su Trieste 1,5 miliardi. Questa
poteva essere una ragione sufficiente per chiedere da parte di
Pelliccioli e degli altri principali azionisti privati una
presenza significativa nella governance, ma con un colpo di
teatro ad effetto Geronzi ha tirato fuori dal cilindro un
altro romano doc, quel Caltagirone che dentro il Gruppo ha
investito 732 milioni e che finora (secondo una tabella molto
analitica di "MilanoFinanza") ha perso "soltanto" 207 milioni.
Adesso bisognerebbe
scappellarsi non solo davanti a Cesarone, ma anche a quel sito
disgraziato di Dagospia che il 18 febbraio scorso ha
anticipato lo sbarco alla vicepresidenza di Generali da parte
del costruttore-editore romano. L'intuizione non aveva nulla
di profetico ma era la logica conseguenza dei comportamenti
che il Calta aveva tenuto fin dall'inizio dell'anno
abbandonando i panni del palazzinaro con una mutazione
genetica culminata in un lungo articolo da politologo su "Il
Foglio" e con un discorso da protagonista al Forex di Napoli
dei banchieri.
Francolino adesso ha più di un
motivo per godere e per considerare con un certo distacco le
beghe della politica romana dove suo genero, Pierfurby Casini,
si vede sfilare l'assessorato all'Urbanistica dalla massaia
Renata Polverini. Dentro le Generali il mattone è la polizza
assicurativa più sostanziosa, e Geronzi lo ha fatto capire
prima ancora di mettere piede nel palazzo di Trieste quando
senza esporsi e senza la medaglia da presidente, ha facilitato
poche ore prima dell'Assemblea il salvataggio, dal pozzo senza
fondo della speculazione immobiliare CityLife (MIlano, Expo
2015), di un altro costruttore romano, il veltroniano
Pierluigi Toti, che il primo giugno del 2006 si svenò di 165
milioni di euro per l'acquisizione del 5% di Rcs, società di
carta cara agli equilibri di potere di Geronzi.
(Non solo. Col salvataggio di
Toti, le Generali hanno evitato al geronzino Ligresti il
disturbo da sturbo di rilevare le quote in mano ai costruttori
romani - le banche creditrici Unicredit, Intesa e Bpm
ringraziano)
La pax romana comincia a manifestare i suoi effetti e c'è
da giurare che "il non candidato Geronzi" saprà metterla a
frutto per l'intero arco politico e per quel salotto di
Mediobanca che è destinato (anche grazie ai nuovi vincoli di
Basilea3) a diluire il suo potere.
Accanto a lui arriva a Trieste
anche un vecchio comunista, Angelo De Mattia, l'uomo-ombra di
Fazio alla Banca d'Italia. La notizia appare sul quotidiano
"La Stampa" dove si spiega che questo 69enne lucano dall'aria
mesta diventerà capo del Centro Studi. Dopo aver vinto il
concorso a via Nazionale, De Mattia ha fatto una carriera
strepitosa fino a sovrintendere alla segreteria particolare
del Governatore, poi dopo le vicende Fiorani è esplosa la sua
vena giornalistica (grazie a Enrico Cisnetto) e si è buttato a
capofitto nel ruolo di commentatore e di acuto editorialista.
A Trieste si chiedono di quale colore sarà la
"rivoluzione" annunciata da Geronzi. È una domanda inutile
perché senza deleghe e usando solo il telefono, il banchiere
di Marino farà quello che ha sempre fatto per soddisfare gli
appetiti e gli interessi di tutti, dei partiti come degli
amici.
01.05.10 |
| SERVIZIO
DI REPORT
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Buonasera oggi parleremo dei famosi furbetti, che hanno tutti i loro guai
con la giustizia e sono fuori dalla scena, ma soprattutto del più furbo
di tutti che sulla scena è rimasto, passando indenne da tutti i guai.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Capitalia non esiste piú. Unicredit di Alessandro Profumo ha comprato la
Banca romana e Cesare Geronzi è diventato presidente di Mediobanca, il
salotto buono dell’economia italiana. Geronzi guida il consiglio di
sorveglianza di Mediobanca, il patto di sindacato, il comitato
remunerazioni, il comitato nomine e il comitato governance. Un potere
immenso. E per i meriti della fusione è stato lautamente premiato.
DIRIGENTE CAPITALIA
Il 17 luglio scorso nel consiglio di Capitalia, il consigliere Massimo
Pini, in quota Ligresti, propose che a Geronzi venisse attribuito un
premio di 20 milioni di euro per la brillante operazione di vendita di
Capitalia a Unicredit. La proposta venne approvata per acclamazione. Ma
poteva andare anche peggio perché il consigliere Cannatelli, in quota
Fininvest, aveva proposto 30 milioni perché riteneva la proposta di Pini
insufficiente a premiare Geronzi.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Quest’anno è nata una grande banca Unicredit- Capitalia. La fusione
frutta a Geronzi un premio per 20 milioni di euro, 5000 persone invece
stanno andando a casa. Prima di capire chi è l’uomo più importante,
anzi l’uomo più potente del sistema bancario italiano, andiamo a vedere
coloro che avrebbero voluto diventare importanti ma non ce l’hanno
fatta. La stampa nel 2005 li definiva furbetti. Sono stati tutti più o
meno appoggiati da Geronzi, fino a quando non sono arrivati tutti a volere
la stessa cosa. Cominciamo con Fiorani, nel 2005 con la sua popolare di
Lodi tenta la scalata ad Antoveneta, la magistratura la blocca anche se il
progetto ha grandi ambizioni perché la partita è truccata. Fiorani è
stato arrestato con l’accusa di aggiotaggio, insider trading,
associazione a delinquere, truffa aggravata, appropriazione indebita ...
.si è fatto qualche mese di carcere, adesso è in attesa di processo ed
è uomo dalle tante risorse. L’inchiesta di Paolo Mondani comincia
quest’estate in Sardegna, dove Fiorani fra una cantata e l’altra
qualcosa la canta anche a noi.
LELE MORA
Fiorani io lo considero un nuovo Fiorello, sa cantare, sa ballare, sa
animare, è bravo, è intelligente, sa fare il bancario e dunque la
televisione ha spazio per questo. Potrebbe oltre a tutte queste belle virtù
che ha, potrebbe dare i consigli più importanti per non essere fregati
nel mondo del business.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Forse Lele Mora scherza, possibile che Fiorani mentre stava in vacanza
abbia ricevuto la proposta di condurre una trasmissione televisiva?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Lele Mora che è un carissimo amico che stimo molto e il direttore di
Raidue ci hanno dato un contatto nel quale hanno pensato di valorizzare,
bontà loro...
PAOLO MONDANI
Lei ha parlato con Marano?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Con Marano, si... la persona Fiorani... ma non solo Marano, c’era anche
un’altra proposta che mi diceva Lele Mora in questi giorni che poteva
evadere un’altra rete televisiva non mi ha detto quale. Ma l’idea di
poter valorizzare un Fiorani con un ruolo diverso rispetto a quello che ha
avuto fino a ieri, magari mettendo a frutto le proprie esperienze. Allora
dov’è la mia idea insieme a Lele Mora? (più sua che mia), E’ stata
provare a fare una trasmissione, una fascia o mattutina o pomeridiana, a
servizio dei deboli. Chi sono i deboli? Quelli che non hanno capacità e
competenza per difendersi dagli attacchi dei forti: dalle banche, dalle
assicurazioni, dagli agenti immobiliari...
PAOLO MONDANI
Cioè, detto da lei a me fa un po’ ridere... le confesso.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Certo! E sono la persona più indicata...
PAOLO MONDANI
No, intendo dire... Lei ha aggiotaggio, ostacolo alla Consob e alla Banca
d’Italia, appropriazione indebita, associazione a delinquere...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Tutto da dimostrare! Tutto da dimostrare.
PAOLO MONDANI
... truffa. E Lei riesce ad aiutare i deboli? ... bè, da un certo punto
di vista...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
No, no, no, no... il motivo è molto semplice: quello che uno ha, non è
quello che uno ha fatto, ovviamente. Va dimostrato nei fatti ed io non
vedo l’ora di poterlo dimostrare nei fatti e lei lo sa meglio di me. Ma
solo chi ha gestito comunque in quanto terapeuta, un grande male, e l’ha
risolto, è in grado di prevenirlo questo male.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Questo è il parco di Villa Certosa, la reggia di Silvio Berlusconi in
Sardegna. Siamo nell’agosto del 2004 e Gianpiero Fiorani va dal
Presidente ad annunciargli il suo progetto di scalata all’Antonveneta,
ma non si può certo presentare a mani vuote.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Allora, quando uno va da Berlusconi, cosa gli regala a Berlusconi? Ha
tutto! Cosa gli si può regalare? Niente! Gli porti un cactus, sapendo la
sua passione per i cactus. Mi pare 2 mila 400 euro di questo qui.
PAOLO MONDANI
2.400 euro di cactus???
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
E’ ma il cactus costa... è una cosa importante.
PAOLO MONDANI
Ma chi lo trasportava, Lei, sua moglie e...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
... e il senatore Grillo. Scendiamo dal molo, chiedo alle guardie del
corpo di Berlusconi: “Guardi c’è questo cactus da portare al
Presidente del Consiglio” e loro mi rispondono dalla loro altezza:
“Prego!” Il “Prego!” voleva dire prendersi in mano sto cactus,
portarlo su in una rampa di 300 metri d’altezza... il 10 d’agosto!
PAOLO MONDANI
Quanto poteva pesare quel cactus?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
42 chili. Arrivo in questa stanza, gentilmente mi offrono un aperitivo, ed
io cosa faccio, mi spoglio, perché? Perché aspettavo che il cactus a
questo punto facesse il suo effetto e quindi il sudore nel frattempo si
assorbisse.
PAOLO MONDANI
Ma Berlusconi nel frattempo era arrivato?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Non era ancora arrivato. Io ad un certo punto mi tolgo la camicia, la
metto davanti al termoconvettore, mi abbasso i pantaloni e li metto
davanti al termoconvettore...
PAOLO MONDANI
Cioè lei stava in mutande, diciamo così?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Stavo in mutande, con le scarpe bianche. A questo punto vedo mia moglie
sul divano sulla destra, con sguardo preoccupato che guarda la porta
d’ingresso. Io pensando fosse il domestico che portasse gli aperitivi,
non faccio neanche una piega, e invece no, invece era il Presidente del
Consiglio. Allora mi giro...
PAOLO MONDANI
Non so se è nuova però insomma...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
E’ nuova, è nuova!
PAOLO MONDANI
Comunque il Presidente del Consiglio la becca in mutande a lei?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Mi becca in mutande ed io ho risposto: “Vede Presidente, così mi ha
ridotto Tremonti”, mi ricordo ancora la frase.
PAOLO MONDANI
Lei andava lì con la moglie, con Grillo...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Il senatore Grillo...
PAOLO MONDANI
... e soprattutto con il cactus, a chiedere a Berlusconi cosa pensava
della vostra scalata futura di Antonveneta.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
No, no, no, non era ancora matura così l’operazione. Andavo a
raccontargli quest’idea.
PAOLO MONDANI
E del suo progetto cosa disse?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Un quarto d’ora è durato, un quarto d’ora molto velocemente dopo il
pranzo verso le 4 e mezza, disse: “Un bel progetto, bella idea, che cosa
ne pensa il Governatore?” ho detto: “Bah, pensa ancora bene, deve
ancora un po’ vedere come comportarsi con Capitalia”, mi ricordo
ancora questa frase che gli avevo detto.
PAOLO MONDANI
E lui?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Attenzione, attenzione, attenzione a Roma!
PAOLO MONDANI
Attenzione a Geronzi.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
A Roma mi ha detto lui.
PAOLO MONDANI
Onorevole Tabacci, all’inizio del 2005, lei da Presidente della
Commissione Attività Produttive della Camera, riceve 2 volte la visita in
Parlamento di Gianpiero Fiorani. Voleva convincerla a smetterla di
attaccare il Governatore. Mi racconti.
BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDC
Beh, la sostanza, si, era convinto di arrivare a determinare un
rivolgimento negli orientamenti parlamentari.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nel gennaio del 2005 in Parlamento si discuteva della legge sulla tutela
del risparmio e di un articolo che prevedeva il mandato a termine del
Governatore Fazio che invece aveva il mandato a vita. La Lega di Bossi era
favorevole ma poi saltò fuori la Credieuronord, la banca della Lega che
in tre anni si era mangiata tutto il capitale. Fiorani improvvisamente la
comprò salvandola. Come contropartita la Lega cambiò parere sulla legge
e difese le prerogative di Fazio.
PAOLO MONDANI
Lei compra Credieuronord e la Lega cambia parere?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Ho comprato per 2 ragioni Credieuronord. Uno: per recuperare il rapporto
fra Lega e Governatore. Verissimo!
PAOLO MONDANI
E ce l’ha fatta.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
E ce l’ho fatta.
PAOLO MONDANI
E perché la Lega cambia parere...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Due: perché a due lire, a due lire, compravo 2 sportelli, uno a Milano in
una zona centralissima, perché prendevo la banca con 35 milioni di euro
di depositi senza pagare il costo dell’acquisizione.
PAOLO MONDANI
Il Governatore le fu riconoscente in qualche modo? Le dette almeno una
pacca sulla spalla?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Il Governatore, si il Governatore non parlava, perché lui aveva questa
capacità di non parlare. Come fanno tutti i grandi saggi, non parlano
mai, però la pacca sulla spalla mi ricordo che me la desse.
PAOLO MONDANI
Pur di farla tacere sul Governatore, Fiorani le propone addirittura la
vicepresidenza di Antonveneta nel giorno in cui lui sarà riuscito a
conquistarla.
BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDC
Si, si, si, mi propose la vicepresidenza e mi propose appunto anche
annunciandomi che stava scalando e come stava scalando, di essere
compartecipe dell’operazione nel suo complesso.
PAOLO MONDANI
Presidente lui e vicepresidente lei.
BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDC
Non so. Beh, io certamente non avrei accettato di fare questo ma potevo
sempre indicare una persona a me vicina.
PAOLO MONDANI
Diciamo che nella testa di Fiorani lei era l’avversario più importante
in quel momento, o mi sbaglio?
BRUNO TABACCI – DEPUTATO UDC
Beh, ero l’ultimo scalpo da conquistare, perché gli altri li avevano
conquistati tutti.
PAOLO MONDANI
Diede soldi ai politici? Si è parlato di Calderoli, Brancher, Tarolli...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Quello che ho dato è stato negli atti ufficialmente indicato, come
contributi, a spese elettorali...
PAOLO MONDANI
Quanti più o meno in tutto?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Poche lire, poche lire. Quelli che sono apparsi se non ricordo mi pare 20,
30 mila ad uno, 50 mila all’altro...
PAOLO MONDANI
E perché lei importa soldi a Calderoli e a Tarolli dell’Udc e a
Brancher di Forza Italia?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Ma se domani lei viene da me e mi dice, ancorché politico: “Guarda devo
pagare i manifesti per la campagna elettorale che devo fare giù al paese
giù... a Cernobbio e mi servono 30 mila euro”, lei cosa fa?
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Fiorani offre posti, paga politici, compra il voto di un partito. Tutto
per conquistare Banca Antonveneta. La procura di Milano lo accusa di aver
ostacolato gli organi di vigilanza, di manipolare il mercato, di
appropriazioni indebite, di aver costruito alleanze non dichiarate per
occultare la scalata ma nel suo progetto Fiorani non puntava solo ad
Antonveneta.
PAOLO MONDANI
Voi della Popolare di Lodi conquistavate Antonveneta per arrivare alla
fusione con Capitalia.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Assolutamente si.
PAOLO MONDANI
Unipol conquistava Bnl per arrivare alla fusione con Monte dei Paschi.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Questo forse fusione non direi. Propiziare certamente un percorso che
avrebbe potuto confluire poi a Monte dei Paschi, questo penso di si.
PAOLO MONDANI
E che cosa sarebbe cambiato concretamente in Italia?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Lei provi ad immaginarsi cosa sarebbe successo se Consorte, Sacchetti e
Fiorani e gli altri, avessero trovato un’intesa. Si creava il più
grande gruppo bancario europeo, bancario-assicurativo-europeo.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Peccato che per la procura di Milano, Fiorani avrebbe ostacolato la Banca
d’Italia dandole informazioni false sulla reale consistenza patrimoniale
della sua Popolare di Lodi. La Banca d’Italia infatti, dopo l’uscita
di Fazio, nell’agosto del 2006, conclude un’ispezione sui conti della
banca e accerta che Fiorani non aveva i requisiti patrimoniali minimi per
scalare banca Antonveneta.
PAOLO MONDANI
Le sue telefonate con il senatore Grillo, come possiamo definirlo Grillo?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Sono colorite, sono colorite!
PAOLO MONDANI
Complice, sostenitore?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Se contare per lei vuol dire che tipo d’apporto Grillo ha dato
all’operazione, io dico il postino più il confessore.
PAOLO MONDANI
Però è un uomo del quale Fazio si fidava ciecamente.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Assolutamente si.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il senatore Luigi Grillo è l’unico uomo politico con una richiesta di
rinvio a giudizio su Antonveneta. L’accusa principale: trasferiva da
Fazio a Fiorani informazioni riservate riguardanti l’iter dei
procedimenti di autorizzazione.
LUIGI GRILLO – SENATORE FI
Io sono un parlamentare che rivendica il diritto di esprimere opinioni su
operazioni di grande rilievo che riguardano l’assetto
economico-produttivo del mio paese.
PAOLO MONDANI
Il punto è senatore: può un politico fare in modo che la Consob prenda
una decisione piuttosto che un’altra e di brigare perché la Banca
d’Italia appoggi Fiorani anziché liberamente decidere sul banchiere
Fiorani?
LUIGI GRILLO – SENATORE FI
Assolutamente no, ma purtroppo nel nostro paese la disinformazione regna
sovrana. Se qualcuno immagina che un parlamentare, il sottoscritto, che
pure segue il sistema bancario da 20 anni, possa influenzare
un’istituzione come la Banca d’Italia, è fuori dal mondo.
PAOLO MONDANI
Lei ha trasferito la titolarità di gran parte dei suoi averi a suo figlio
18enne per evitare che glieli sequestrassero...
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Sbagliato anche questo, sbagliato. Cedo un terzo, un terzo, della nostra
società di famiglia a mio figlio Matteo maggiorenne.
PAOLO MONDANI
E i 70 milioni nascosti in conti esteri che ha detto avrebbe messo a
disposizione della Procura?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Nascosti non sono nascosti per niente perché lei consideri che io dal
primo di settembre 2005, ho firmato le lettere alle banche ed ho
consegnato queste lettere ai miei legali di allora comunicando quali conti
avessi io all’estero e comunicando anche il contenuto...
PAOLO MONDANI
E come mai questi soldi non sono rientrati, dottor Fiorani?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Io questi soldi li ho messi a garanzia della Procura e della banca per
ottenere una auspicata transazione.
PAOLO MONDANI
Dottor Fiorani, non è che Lei ad un certo punto si è fatto i conti e ha
detto: “Qui con l’indulto non mi faccio nient’altro di carcere, le
cose ce le ho, cambio linea difensiva, una linea difensiva più robusta
insomma oggettivamente aggressiva, per quale motivo dovrei andarmi a
calare le braghe davanti alla Procura?”
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
No, no, dunque lei consideri una cosa: il sottoscritto ha un rapporto coi
soldi assolutamente ininfluente. Io sono sempre stato convinto, lo diceva
mio nonno, che i soldi sono come le unghie... ricrescono! Se uno è bravo
a farli li fa un’altra volta. Li perde tutti? Pazienza.
PAOLO MONDANI
La Villa di Cap Ferrat è stata sequestrata o mi sbaglio?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Tutto sequestrato. Tutto è sequestrato.
PAOLO MONDANI
Villa Alberta no?
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Anche villa Alberta.
PAOLO MONDANI
Anche villa Alberta.
GIANPIERO FIORANI – EX AMM. DELEGATO BANCA POPOLARE DI LODI
Bloccata la quota di partecipazione, tutto quanto però voglio dire questo
è il blocco “conservativo”. Io aspetto con ansia di poter dimostrare
la consistenza dei danni e verificare poi i danni quali sono. Ma lei
scusi, secondo lei Villa Alberta o la Villa di Cap Ferrat, ma secondo lei
domani mattina Fiorani non si riesce ad inventarsi un’altra casa o un
altro posto più bello ancora? Ma che problemi ha?
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nessun problema, e se la banca Popolare di Lodi ha fatto un’azione
civile contro Fiorani per riavere i soldi perduti, si parla di 70 milioni
di euro a fronte di un danno complessivo per la banca di 400 milioni, la
famiglia Fiorani si gode questa bella vista dalla villa sequestrata.
Chissà però che cosa penserà l’ex Governatore Fazio dell’estate
calda dell’ amico Gianpiero. Un tempo frequentavano insieme uomini di
chiesa, oggi Fiorani nella casa di Lele Mora si fa fotografare con
Costantino.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Non vorremo rovinare la festa ma sicuramente il signor Fiorani sa che
quattro giorni fa le autorità competenti hanno trovato in una banca di un
paese molto lontano trenta milioni di euro riconducibili a lui che attende
di condurre un programma televisivo nel quale ci insegna come non farsi
truffare dalle banche, lui che aveva fatto carte false per avere una
Antoveneta che voleva anche Geronzi, la banca è poi finita ad Abn Amro e
più recentemente al gruppo spagnolo Santander. Oggi Fiorani vende in
Sardegna tecnologia per impianti solari ed eolici e si sta dando da fare
per costruire villette nell’unico posto rimasto libero in costa
Smeralda, a Cannigione. Andiamo dagli altri protagonisti dell’estate
autunno inverno 2005.
Allora prima di vedere perché è fallita la scalata di Unipol su Bnl,
andiamo a Brescia da un compagno d’affari di Consorte, Emilio Gnutti,
per gli amici chicco, di professione finanziere. Nel 2005 Gnutti è a capo
di Hopa una finanziaria Bresciana che raggruppa molti imprenditori e fa
affari nella compravendita di azioni per realizzare plusvalenze. Dentro
c’è anche un 2% di Capitalia. Una partecipazione che viene ritirata
quando Gnutti si allea con Fiorani nella scalata Antoveneta. Siccome la
scalata è occulta Gnutti si è beccato una richiesta di rinvio a
giudizio. Nel suo curriculum c’è anche una condanna per insider
trading, e oggi è anche incappato nell’incidente di una di 1 miliardo e
600 milioni di euro da parte della Agenzia delle entrate.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La società Bell di Gnutti nel 2001 vende alla Pirelli di Tronchetti
Provera il 23 per cento di azioni Olivetti che permetteranno a Tronchetti
di controllare Telecom. Gnutti non paga le tasse sul suo guadagno perché
la Bell è formalmente una società lussemburghese. Nel 2003, il
sottosegretario alle finanze Daniele Molgora, commercialista bresciano di
fede leghista, replica ad una interrogazione parlamentare sul caso dicendo
che la Bell non era formalmente una società italiana. Il primo agosto di
quest’anno l’Agenzia delle Entrate si accorge invece che la Bell è in
realtà una società esterovestita e che Gnutti quelle tasse doveva
pagarle.
ALESSANDRO CHEULA – GIORNALISTA “GIORNALE DI BRESCIA”
Il carisma di Gnutti sui soci storici di Fingruppo e di Hopa c’è ancora
tutto. E chi comanda ancora, e chi decide è ancora Gnutti.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Anche se si è dimesso dalla guida di Hopa Gnutti comanda sempre, nel 2005
la sua Hopa metteva insieme Fiorani, Ricucci, la Unipol di Consorte e la
Fininvest, con Ubaldo Livolsi. Ds e Forza Italia insieme. Qualcuno la
chiamò la bicamerale degli affari.
BRUNO TABACCI - DEPUTATO UDC
La bicamerale degli affari la si respirava un po’ nell’aria del
parlamento perché e chiaro...
PAOLO MONDANI
La si respira ancora?
BRUNO TABACCI - DEPUTATO UDC
Ma no, oggi l’ho sentita di meno però devo dire che in quell’estate
del 2005 e soprattutto in quella primavera il fatto di non toccare il
Governatore Fazio rispondeva a delle esigenze convergenti.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ai tempi dei furbetti, il ristorante La Sosta era diventato l’ufficio di
Gnutti, a questo tavolo si apparecchiava con Fiorani, Ricucci e Consorte.
Oggi Gnutti fa affari immobiliari e continua la collezione di automobili
d’epoca. Ne ha più di cento, tra cui una settantina di Ferrari.
LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPA
Lui pensa solo ad accumulare potenza, potenza economica se vogliamo. Per
me i denari servono a fare dei restauri di monumenti, mi servono a poter
fare queste cose.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Luciano Sorlini ha più di 80 anni. Ha fatto i soldi fabbricando esplosivi
e sugli aerei che colleziona e pilota ancora, mette in mostra lo stemma
del battaglione Barbarigo della Repubblica Sociale di Benito Mussolini.
Con quella divisa fu fatto prigioniero dagli americani. Nella sua attuale
azienda mette a punto motori di aereo, questi sono quelli dell’
aeronautica militare libica. E poi ha la passione per l’arte. Ha messo
su una pinacoteca poco fuori Brescia dove espone quadri di proprietà,
cose da niente come: Sebastiano Ricci, Giovanni Bellini, Tiepolo,
Bramantino, Savoldo. Un uomo così facoltoso non poteva sfuggire ad Emilio
Gnutti.
PAOLO MONDANI
Lei ad un certo punto entra nel salotto buono finanziario della città con
la società che si chiama Hopa e se ne va rapidamente. Cos’era accaduto,
possiamo dirlo?
LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPA
Beh, una divergenza totale di punti di vista quindi: visto entrare visto
uscire, forse ci sarò stato pochi giorni, tre giorni, quattro giorni.
PAOLO MONDANI
Possiamo dire su che cosa la divergenza?
LUCIANO SORLINI – “LUCIANO SORLINI” SPA
Diversità di mentalità, io lavoro per divertimento, altri lavorano solo
per accumulare denaro.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Giovanni Consorte con l’appoggio delle cooperative ha fatto di Unipol
una grande impresa ma ad un certo punto si è alleato con Gnutti e Fiorani
nella vicenda della scalata Telecom e da lì sono nati i suoi problemi.
E’ stato condannato in primo grado per insider trading, ha una richiesta
di rinvio a giudizio sul caso Antonveneta, è indagato sulla tentata
scalata alla Banca nazionale del lavoro, e a Roma deve rispondere di
appropriazione indebita a proposito di una maxivendita di immobili di
proprietà Unipol. Dulcis in fundo, il nuovo presidente di Unipol
Pierluigi Stefanini lo ha querelato. E in tutto questo, Consorte, sulla
Bnl, non è mai stato interrogato.
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
L’Opa obbligatoria Unipol su Bnl è l’unica operazione di carattere
industriale che ha avuto contro per un insieme di interessi tutti. Allora
io dico: “Ma come, si fa: l’operazione di San Paolo banca Intesa, il
primo che plaude l’operazione è il primo ministro Prodi, si fa
l’operazione Unicredit Capitalia in 48 ore, la conclusione mia è
semplice: Unipol era la figlia di un dio minore.
PAOLO MONDANI
Dice l’ex Governatore Fazio che a fine 2004, primi 2005, Fassino e
Bersani sono da lui, lo incontrano e propongono la fusione Unipol Bnl per
poi fonderla eventualmente con Monte dei Paschi di Siena, insomma per
parlare chiaro, il progetto Unipol Bnl viene da lontano. Lei non l’ha
pensato solo 20 giorni prima del lancio dell’Opa come sempre ha detto.
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
L’operazione Unipol Bnl io l’ho pensata alla fine di giugno del 2005
quando mi sono accorto della mala fede degli spagnoli della BBVA. Allora
per quanto riguarda l’incontro di Bersani, di Fazio e... di Bersani e
dell’onorevole Fassino col Governatore basata chiedere a loro, piuttosto
che fare delle illazioni, io ne ero completamente all’oscuro.
PAOLO MONDANI
Lei era all’oscuro?
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Totalmente!
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Consorte si arrabbia se gli si dice che la scalata alla Bnl l’aveva
pensata molto prima del luglio 2005, con il sostegno del partito e con
l’appoggio di Fiorani. Il colpo grosso Consorte lo fa comprando il 27,5
per cento di azioni Bnl dal cosiddetto contropatto, il gruppo di
imprenditori guidati da Francesco Gaetano Caltagirone. Il 18 luglio del
2005 questi imprenditori, tra cui Statuto, Coppola, Ricucci, i fratelli
Lonati e il parlamentare dell’Udc Vito Bonsignore vendono il loro
pacchetto a Giovanni Consorte permettendo così a Unipol di lanciare la
sua Opa su Bnl. La procura di Roma indaga su questa scalata e ha messo
sotto inchiesta anche l’ex Governatore Fazio. Ipotizza che alcuni membri
del contropatto abbiano svolto attività illecite per giungere al
controllo della banca. Nel frattempo fioccavano le telefonate tra D’alema,
Consorte, La Torre, Vito Bonsignore e Caltagirone.
FRANCO BASSANINI – PRES. ASTRD EX MINISTRO DS
Non riuscivo a capire perché leader politici che stimo e di grande
intelligenza e di grande lucidità corressero il rischio, perché questo
occorre dire, di dare l’impressione di parteggiare per qualcuno e per
dire la verità, per qualcuno, penso ai famosi immobiliaristi che però io
preferirei chiamare con il loro nome “speculatori immobiliari”.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Anche la Procura di Milano indaga sulla scalata Bnl e ipotizza che Unipol,
tramite il suo direttore generale Cimbri, prima di lanciare ufficialmente
l’Opa, rastrellasse sul mercato azioni della Bnl. Questa sarebbe
un’attività illegale perché gli organi di vigilanza, Consob e Banca
d’Italia, devono sapere e autorizzare prima ogni mossa delle imprese sul
mercato.
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Intanto Unipol ha acquistato le azioni Bnl solo dopo l’autorizzazione
della Banca d’Italia.
PAOLO MONDANI
Cioè quindi lei dice che il Direttore Cimbri non ha rastrellato affatto
azioni precedentemente?
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Le finisco di dire, perché messa così il sì e il no... non ha
rastrellato assolutamente, ma le sto spiegando come andavano le cose.
Quando noi siamo andati... diciamo a maggio, all’inizio di maggio del
2005 noi siamo andati in Banca d’Italia per chiedere, si fa sempre così,
se la Banca d’Italia aveva qualcosa da ridire al fatto che noi salissimo
dal 5 al 10% e tecnicamente in 15 giorni ti autorizzano o non ti
autorizzano. Quindi che Cimbri possa aver fatto degli acquisti a termine
legati all’autorizzazione, può darsi io non me li ricordo.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
L’autorizzazione della Banca d’Italia arrivò. Ma il direttore
generale di Unipol Carlo Cimbri, secondo i magistrati di Milano, avrebbe
acquistato le azioni Bnl prima di annunciare al mercato il lancio dell’Opa.
E questo non è nella legge. Riassumendo, Unipol comunica alla Consob di
avere in corso trattative per il lancio dell’Opa su BNL solo il 17
luglio 2005. Il giorno dopo la Consob lo comunica al mercato, proprio
mentre Consorte acquista le azioni di Caltagirone e telefona
all’onorevole Fassino annunciando di avere già il 51 per cento della
Bnl. Insomma, Consorte comunica alla Consob delle intenzioni che erano
praticamente cose fatte. Il mercato non lo sapeva ancora, le norme erano
state violate.
FRANCO BASSANINI – PRES. ASTRD EX MINISTRO DS
C’è dell’insider trading, lui non poteva dare quella comunicazione a
nessuno, c’è la violazione delle norme che impongono di avere
l’autorizzazione prima di superare una serie di soglie e che impongono
di dare comunicazione alla Consob delle operazioni che sono in corso.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma l’accusa che più brucia a Consorte riguarda 48 milioni di euro
divisi fra lui e il suo vice Sacchetti, derivanti da plusvalenze maturate
nella vendita di Telecom a Tronchetti Provera nel 2001. Fu Emilio Gnutti a
riconoscere ai due manager Unipol un ruolo nella vendita di Telecom e
anziché pagarli con una normale consulenza li pagò organizzando una
fruttuosa vendita di azioni di loro proprietà con relativa plusvalenza
miliardaria. Nessun politico vicino ad Unipol avrebbe beneficiato di quei
soldi. Solo Consorte e Sacchetti sono oggi indagati per appropriazione
indebita. Ma Consorte, che ritiene quei soldi frutto di una normale
speculazione finanziaria, tenne segreta quell’operazione.
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Quello che sicuramente mi sono rimproverato è che io queste operazioni le
volevo dire subito. Guardi io sto facendo queste operazioni in borsa, però
siccome il contesto politico di quel momento, siamo nel 2001, non era
ancora maturo per far capire questo tipo di attività ho commesso
l’errore di non dirlo.
PAOLO MONDANI
Perché non lo ha dichiarato? Lei ci ha mai pensato?
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Sicuramente il problema tra la sinistra e la finanza, tra la sinistra e
l’arricchimento personale è un problema irrisolto...
PAOLO MONDANI
Cioè era preoccupato di quello che si poteva dire in Unipol di questa
cosa o nel mondo cooperativo?
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
Di come poteva essere strumentalizzata la cosa, ma non credo che nel mondo
cooperativo, sa che ho fatto le operazioni con i miei soldi, Unipol non
c’entra niente con questa cosa! Cosa c’entra Unipol?
PAOLO MONDANI
Vabbè lei è il Presidente di Unipol?
GIOVANNI CONSORTE – EX PRESIDENTE UNIPOL
E allora? Non posso operare in borsa come chiunque altro?
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Secondo Consorte i 48 milioni di euro sono stati tenuti nascosti per
pudore. Per un uomo di sinistra arricchirsi speculando su un titolo,
tenendo i soldi all’estero, facendoli poi rimpatriare attraverso lo
scudo fiscale, potrebbe indispettire il mondo cooperativo. Magari anche
gli altri. Sta di fatto che i 48 milioni sono stati sequestrati, e c’è
una richiesta di rinvio a giudizio per appropriazione indebita riciclaggio
e truffa ai danni dello stato. Se li avesse dichiarati subito magari oggi
chi lo sa, poteva essere che la banca la Bnl era nelle sue mani e non in
quelle del gruppo francese Paribas, perché i soldi li aveva. O magari no,
perché si era fatto un nemico Geronzi, negandogli la vendita della quota
di Unipol in Antoveneta. E adesso Danilo Coppola.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Quando lo intervistammo, il 17 settembre 2005, Danilo Coppola fatturava
3,5 miliardi di euro. Gli chiedemmo: che cosa sono i soldi per lei?
DANILO COPPOLA – IMMOBILIARISTA
Ma, i soldi per me non sono... sono importanti è inutile dirlo però per
me vengono prima gli ideali, le mete, i scopi, che ognuno di noi si
prefigge quindi i soldi sono un mezzo per ottenere quegli scopi e quelle
mete che ognuno di noi si prefigge.
PAOLO MONDANI
Quali scopi e quali mete e quali ideali lei ha?
DANILO COPPOLA – IMMOBILIARISTA
Comprare un terreno grande, edificarlo e costruire una mini città e
costruire qualcosa di bello che rimanga negli anni e rimanga per sempre
questo è una meta e uno scopo che io ho sempre quando compro e quando
valorizzo un terreno. Poi gli ideali possono essere molti.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Già indagato per le scalate di Antonveneta e Bnl, il primo marzo di
quest’anno Danilo Coppola viene arrestato. I magistrati di Roma lo
accusano di appropriazione indebita, associazione a delinquere,
riciclaggio e di una bancarotta per 130 milioni di euro. Un esponente del
mondo economico che conosce molto bene i fatti di cui parliamo ci svela
con un esempio le magie finanziarie di Coppola.
DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIA
Coppola compra un immobile che vale 10 e lo incorpora in una società A,
sempre per il valore di dieci euro, la società A è amministrata da un
prestanome di Coppola. La seconda società B che fa riferimento allo
stesso Coppola, ma é intestata a prestanome diversi dalla prima, compra
l’immobile ad un prezzo di 100 euro quindi dieci volte il suo vero
valore. L’acquisto viene finanziato attraverso un prestito bancario che
può essere di 100 euro, che è l’intero importo. A questo punto la
società B cede l’immobile ad una società C al prezzo iniziale di 10
euro. L’immobile è passato tre volte di mano pur essendo dello stesso
imprenditore e alla fine entra formalmente nel suo patrimonio.
PAOLO MONDANI
Immagino che tutto questo accada per non pagare tasse no?
DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIA
Assolutamente sì, il giro d’immobili generava dell’Iva che doveva
essere versata all’Erario, parliamo di decine di milioni di euro ma le
società venivano fatte fallire apposta per non versare niente allo Stato.
PAOLO MONDANI
Ma cosa succede della società B, quella che compra l’immobile a 100
euro?
DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIA
I 100 euro che la società B ha ottenuto dalla banca vengono fatti sparire
all’estero e il debito alla banca non viene mai ripagato, ma siccome ha
comprato l’immobile a 100 euro per rivenderlo a 10 è una società in
perdita e viene fatta fallire. Coppola però non si spaventa perché la
società B è intestata ai suoi prestanome, spesso extracomunitari, in
alcuni casi addirittura soggetti inesistenti, per cui nessuno si lamenterà
perché nessuno risulterà perseguibile.
MANIFESTANTE 1
Danilo deve tornare a casa!! Danilo non è un delinquente è una persona
educata ha sempre rispettato tutti!
MANIFESTANTE 2
E’ un ragazzo buono! Non può stare in galera, ce stanno i pedofili, ce
stanno i banditi, i terroristi... quello che ha detto e che sta pure al
governo: cento mille Nassiria. Cioè ci rendiamo conto che gente che gira?
PAOLO MONDANI
Senta lei ci lavora con Danilo Coppola?
UOMO 1
Si.
PAOLO MONDANI
E che lavoro fa lei?
UOMO 1
Mi occupo dell’ufficio acquisti in generale.
PAOLO MONDANI
Acquisti di cosa?
UOMO 1
Acquisti per i cantieri
PAOLO MONDANI
E’ da molti anni che lavora qua?
UOMO 1
Due anni che sto qua, mi sono trasferito dalla Sicilia
PAOLO MONDANI
Da dove?
UOMO 1
Da Ragusa.
PAOLO MONDANI
Ma tutte le accuse che gli fanno?
UOMO 1
Sono tutte fesserie.
MANIFESTANTE 3
Se si fosse chiamato verde, bianco, rosso, Franzoni, Priebke, Danilo
Coppola già sarebbe fuori.
MANIFESTANTE 5
La strage di Erba già si sta pensando che sono due poveri mentecatti che
vanno perdonati. Questo che ha fatto? Ha evaso le tasse? E le paga! Che ha
fatto?
MANIFESTANTE 2
Pure io evado le tasse, perché oggi non si vive più, se non evadi le
tasse è per forza così. Però purtroppo magari lui le ha evase ad alto
livello, ma è giusto che paghi, ma mandatelo a casa!
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il 22 giugno i familiari di Danilo Coppola organizzano una manifestazione
di fronte al carcere romano di Rebibbia. Gli amici della borgata Finocchio
e i suoi dipendenti accorrono. Coppola è dimagrito e una perizia dice che
il suo stato di salute è incompatibile con il carcere. La magistratura
chiede una controperizia e propone di mandarlo in ospedale. Ma Coppola
rifiuta perché in ospedale sarebbe comunque in regime detentivo.
Alcuni deputati di tutti i gruppi politici in una interrogazione rivolta
al ministro Mastella chiedono che Coppola venga liberato. E il 28 giugno,
sei giorni dopo la manifestazione Coppola ottiene gli arresti domiciliari.
Rimangono aperti pero molti fatti misteriosi. Durante l’estate, banca
Italease sfiora il fallimento per affari ad alto rischio realizzati con
imprenditori come Danilo Coppola. La procura di Torino sta indagando
proprio su una di queste operazioni, chiamata in gergo bancario lease
back.
DIRIGENTE SOCIETA’ FINANZIARIA
Si tratta di un’operazione con cui una società vende ad una banca un
immobile. La banca a sua volta ridà l’immobile in fitto alla società
che glielo aveva ceduto. A fine dicembre 2005 Coppola vende tramite la sua
società quotata la IPI, un immobile a Italease. Questo immobile viene
concesso in locazione a delle società che sembrano terze, in realtà
attraverso un fondo straniero sono di Coppola. Dal punto di vista
contabile, Coppola, invece di considerare nei bilanci i soldi ottenuti
dalla banca come un finanziamento, quindi come un suo debito, li considera
come l’incasso di una vendita fatta a terzi. Il risultato è che il
bilancio di IPI fa registrare un grosso utile per cui il titolo IPI in
Borsa viene rivalutato del 30% e Coppola può tornare alla banche a
chiedere maggiori finanziamenti.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma la vicenda più misteriosa riguarda questo immobile in Vicolo delle
Orsoline 31, nel centro storico di roma, a due passi da piazza di spagna.
La società che acquista questi sei piani si chiama Immobilbi, di cui il
97 per cento è di Coppola e il 3 per cento del commercialista calabrese
Roberto Repaci. La Guardia di Finanza ritiene che Repaci rappresenti un
cliente illustre, la moglie del banchiere Massimo Bianconi, storico
sostenitore di Ricucci e Coppola. Il problema è che Repaci è stato
consulente e fiscalista del boss della ‘ndrangheta calabrese Gioacchino
Piromalli.
FRANCESCA GAROFALO – MADRE DI DANILO COPPOLA
Danilo Coppola hanno detto che era legato alla banda della Magliana, hanno
detto che era legato al clan dei Piromalli, hanno detto che aveva delle
protezioni politiche, hanno detto che aveva delle protezioni bancarie, è
tutto falso mio figlio non ha dietro nessuno. Mio figlio, dietro di sé
c’è soltanto tanto lavoro, tanta intelligenza e anche un po’ di
fortuna. Poi che abbia evaso io non discuto su questo. Si discuterà
quando ci sarà il processo e se mio figlio ha evaso pagherà.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Oggi Coppola sta a casa agli arresti domiciliari in attesa che la
giustizia faccia il suo corso, la sua società quotata, la IPI, è invece
gestita dall’ex amministratore delegato dell’Enel, Franco Tatò. Nel
2005 nella nota scalata Antonveneta aveva fatto gruppo con Fiorani e con
Ricucci che parallelamente pensava anche al corriere della sera. Fra il
2005 e il 2007 per Ricucci arrivano la richiesta di rinvio a giudizio, Rcs,
Enasarco-Confcommercio, poi l’indagine sulla scalata alla Bnl, il
fallimento della sua società Magiste International, il concordato
preventivo per la Magiste Real Estate, e tre mesi di carcere. Tornano però
indietro 60 milioni sequestrati. Ma a ottobre scorso è arrivata
un’altra rogna.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ai furbetti la canzone di Gigi d’Alessio “Non mollare mai” piace
davvero.... L’estate scorsa la splendida villa La Cacciarella, che fu il
nido d’amore per la coppia Ricucci Falchi, sembrava disabitata.
PAOLO MONDANI
Ma è venuto quest’estate?
UOMO 2
No, pochi giorni, pochi giorni.
PAOLO MONDANI
E’ venuto, comunque?
UOMO 2
Pochi giorni! E’ venuto pochi giorni e basta che c’ha da lavorà.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ricucci ci ha trascorso qualche giorno di vacanza anche se per la procura
di Roma non avrebbe potuto farlo. La villa infatti non è piú sua, ma
della società Magiste Real Estate che è in concordato preventivo sotto
la tutela del tribunale: deve quindi fruttare soldi per far fronte ai
debiti. Ricucci avrebbe potuto affittarla e invece ci è andato gratis. I
magistrati lo hanno per questo interdetto dall’incarico di
vicepresidente della Magiste Real Estate.
PAOLO MONDANI
La Magiste International è l’impresa di Ricucci che è fallita. E’
vero che ha un debito di circa 270 milioni di euro?
FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”
Si, questo risulta allo stato attuale, grosso modo dallo stato passivo
accertato.
PAOLO MONDANI
Ed è vero che ha un debito verso l’altra sua società, la Magiste Real
Estate, di 246 milioni?
FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”
Esattamente! Questo è il debito principale allo stato attuale, dallo
stato passivo del fallimento.
PAOLO MONDANI
Veniamo alla Magiste Real Estate che ha il concordato preventivo, quello
che invece segue lei. Il debito è di 250 milioni, me lo conferma?
FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”
Grosso modo si, in parte nei confronti delle banche e in parte nei
confronti del fisco.
PAOLO MONDANI
Del fisco mi risulta 100 milioni di debito.
FRANCESCO MACARIO – COMMISS. GIUDIZIALE “MAGISTE REAL ESTATE”
Si.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Riassumendo: la Magiste International è fallita mentre la Magiste Real
Estate è in concordato preventivo. La differenza è enorme. Il concordato
preventivo permette all’imprenditore in crisi di pagare i suoi debiti
vendendo tutti i suoi beni, il fallimento dichiara invece quell’imprenditore
totalmente insolvente. L’imprenditore fallito rischia da tre a dieci
anni per bancarotta fraudolenta, se ha un concordato preventivo non
rischia nulla. Ecco perché Ricucci l’avrebbe voluto per entrambe le sue
società. Ma anche perché la nuova riforma fallimentare ha reso il
concordato preventivo molto favorevole per l’imprenditore in crisi.
GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTARE
Dal 1942 al 2005 l’Italia ha avuto una legge fallimentare molto
rigorosa, dura, punitiva, nei confronti dell’imprenditore che non fosse
andato bene sul mercato. Poi è intervenuta una riforma che è stata
completata soltanto nelle settimane scorse con un decreto legislativo...
PAOLO MONDANI
Quindi una riforma fatta dal centro-destra ma poi completata dal
centro-sinistra?
GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTARE
Esattamente, esattamente. Nella legge precedente, il tribunale aveva il
potere di escludere dal concordato preventivo un’impresa che, a giudizio
del tribunale, non fosse meritevole. Oggi invece non c’è più il
requisito della meritevolezza, il che vuol dire che chiunque può chiedere
il concordato preventivo qualunque porcheria abbia combinato fino al
giorno prima.
PAOLO MONDANI
Nel concordato preventivo della Magiste Real Estate, Ricucci ha un debito
col fisco di 100 milioni di euro, qualche giornale ha già annunciato che
l’agenzia delle entrate potrebbe fargli uno sconto di 20 milioni. Cosa
prevede la nuova legge fallimentare sui debiti col fisco?
GIUSEPPE AMOROSO – ESPERTO DIRITTO FALLIMENTARE
Nella nuova legge c’è una cosa che prima non esisteva: la transazione
fiscale, cosa importantissima, una novità, sconvolgente. Io mi domando
come cittadino perché si debba fare uno sconto di 20 milioni di euro a
Ricucci.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La procura di Roma ha rinviato a giudizio Stefano Ricucci per la tentata
scalata alla Rcs, l’editore del Corriere della Sera. In quell’estate
del 2005 Ricucci arriva a possedere il 21 per cento di azioni Rcs e
vorrebbe entrare nel salotto buono dell’economia italiana. Ma i soci
storici del Corriere non vogliono averlo tra loro. Che fare? Occorre un
alleato e allora Ricucci incarica Ubaldo Livolsi di trovarlo. Livolsi è
il banchiere d’affari che fu artefice della quotazione in borsa di
Mediaset e comincia a cercare qualcuno che compri le azioni di Ricucci. Un
lavoro difficile, poi improvvisamente arriva l’illuminazione.
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Sentii anche il dottor Berlusconi, il quale mi consigliò, ma questo lo
diede come consiglio ad Aldo Livolsi non certamente per dei suoi fini
particolari, di sentire il gruppo Lagardere. Organizzo un incontro a
Parigi con Lagardere.
PAOLO MONDANI
Viene anche Ricucci, che accade in quest incontro?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
In quest’ incontro di fatto viene presentata una possibilità di piano
industriale che prevedeva in qualche modo l’ingresso, con una quota
importante, del gruppo Lagardere nell’Rcs, e questo doveva avvenire con
il possibile lancio di un’Opa.
PAOLO MONDANI
Ricucci racconta che ad un certo punto avete una telefonata a tre: lei,
lui e Gianni Letta.
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
La telefonata era una telefonata fra me, il sottoscritto, e Gianni Letta
ma non riguardava assolutamente niente e alla fine avendo vicino Ricucci,
glielo passai per cortesia perché il dottor Ricucci certamente avrebbe
avuto piacere ad avere degli incontri con il dottor Letta.
PAOLO MONDANI
Alla fine che cosa impedì alla trattativa con Lagardere di andare in
porto?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Ma, sa, il clamore che suscitò poi l’uscita di queste notizie fu tale
che...
PAOLO MONDANI
Le scalate, le intercettazioni?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Le intercettazioni, le scalate... tutto quello che avvenne. Il gruppo
Lagardere alla fine di settembre decise in qualche modo di rinunciare.
PAOLO MONDANI
A Lei Ricucci ha pagato la consulenza oppure no?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Questa, non me la faccia questa domanda! Sono ancora creditore.
PAOLO MONDANI
Ah, non gliel’ha pagata?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Però questa poi dopo la tagliamo.
PAOLO MONDANI
Quindi lei ha fatto tutto gratis?
ALDO LIVOLSI – “LIVOLSI & PARTNERS” SpA
Anzi gratis... con le paginate del Corriere della Sera contro, se vuole.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Lagardere è un grande editore francese che in Italia possiede la Rusconi,
su suggerimento dell’allora Presidente del consiglio avrebbe comprato il
corriere con Ricucci, ma si mette di mezzo l’indagine antonveneta e
Lagardere, prende le distanze. Oggi Ricucci sta cercando di pagare i suoi
debiti. Ma il suo esordio nell’alta finanza comincia quando insieme a
Statuto e Coppola comincia incontra sua maestà il costruttore, Francesco
Gaetano Caltagirone. Da tempo guidava con i tre una cordata che acquistava
azioni Bnl per arrivare al controllo della banca. Quando scende in campo
Unipol che è disposto a pagare in contanti, Caltagirone si libera
rapidamente di tutto il pacchetto e tutti incassano corpose plusvalenze.
C’è un pacchetto però che rimane fuori, e chi ce l’ha in mano ci
porterà a Capitalia.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Non c’è dubbio che il piú potente amico dei furbetti sia stato
Francesco Gaetano Caltagirone. Quando nel luglio del 2005 con Coppola,
Statuto, Ricucci, Bonsignore e Lonati, Caltagirone vende le azioni Bnl a
Unipol ricavano tutti insieme 1 miliardo e 299 milioni di euro di
plusvalenze e per di piú esentasse a causa della legge Tremonti.
Caltagirone è suocero di Pierferdinando Casini, è il quinto uomo piú
ricco d’italia ed è il piú importante costruttore del paese. Possiede
la Vianini, la Cementir, è presente nel Monte dei Paschi e nella banca
Finnat di Gianpiero Nattino, ha il Messaggero di Roma e il Mattino di
Napoli e nel 2006 il presidente Napolitano lo ha nominato cavaliere del
lavoro. Ha fatto i soldi costruendo case per gli enti previdenziali, negli
ultimi anni ha acquistato grandi immobili dalle privatizzazioni dello
stato e a Roma è stato furbissimo. Questa è l’area di Torpagnotta, una
zona agricola non compromessa dal cemento. Siamo a poche centinaia di
metri dal raccordo anulare. I lavori sono iniziati e qui Caltagirone
costruirà cinque palazzoni. Questo è invece il quartiere Caltagirone a
Vitinia, sulla via del Mare, costruito sulla antica e protetta valle di
Malafede. Un quartiere dormitorio in mezzo al nulla ma con vie e piazze
dedicate a Paolo Stoppa, Massimo Troisi, Charlot, Nino Taranto, Marcello
Mastroianni e Stanlio e Ollio. A Ponte di Nona, cinque chilometri dopo il
raccordo anulare sulla via Prenestina, la strada principale del quartiere
è dedicata invece a Francesco Caltagirone, padre del costruttore. Il
segreto di Caltagirone è costruire case che non costano molto, sembrano
fatte tutte con lo stampino.
UOMO 3
1 milione e mezzo di metri quadrati in tutto per 40 mila abitanti a
regime. Ce ne sono già 20 mila, ma il quartiere difetta dei più
elementari servizi pubblici. Non abbiamo una viabilità, non abbiamo
trasporti pubblici né su gomma né su ferro, non abbiamo neanche una
farmacia, non abbiamo un ufficio postale, non abbiamo un centro anziani.
UOMO 4
Con 5 mila euro fermai la prenotazione e successivamente ho versato altre
quote di circa 20 mila euro.
PAOLO MONDANI
Per complessivi?
UOMO 4
Complessivi... 140 mila euro più Iva.
PAOLO MONDANI
Per un appartamento?
UOMO 4
Una sessantina di metri quadri.
PAOLO MONDANI
E adesso quanto vale questo appartamento?
UOMO 4
Adesso vale intorno ai 220 mila euro.
UOMO 3
Secondo me non c’è la scelta, la scelta non esiste. Non esiste perché
nel nostro paese non esiste una politica pubblica della casa. La mia
compagna è spagnola ed in Spagna questi problemi non esistono perché i
prezzi sono più bassi e perché sono le amministrazioni pubbliche lì a
concedere le facilitazioni. Non è il privato lasciato arbitro di fare il
bello e cattivo tempo.
PAOLO BERDINI – URBANISTA
Soltanto l’1% delle nuove costruzioni è destinato ad edilizia
sovvenzionata, cioè le vecchie case popolari, tutto il resto...
PAOLO MONDANI
In tutta Italia?
PAOLO BERDINI – URBANISTA
In Italia, si, soltanto l’1%. A Roma siamo allo zero. A questo punto è
il privato che si è sostituito al pubblico, è lui che fa le case
popolari, fidando del fatto che come è noto i mutui sono ad un tasso
bassissimo e quindi la gente si è potuta indebitare. E’ questa la
motivazione profonda del sacco di Roma che c’è attualmente, perché è
la proprietà privata, è la proprietà dei suoli, in nessun altro paese
dell’Europa succede, che decide qual è il destino delle città, mentre
il pubblico segue ormai l’edificazione privata.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma torniamo al Caltagirone della finanza. La procura di Roma indaga sulla
scalata alla Bnl e ha messo sotto inchiesta anche Francesco Gaetano
Caltagirone per aggiotaggio. Ipotizza cioè che abbia svolto attività
illecite per giungere al controllo della banca. Mentre la procura di
Milano indaga sul mistero piú grande della scalata, un primo 5% di azioni
Bnl finite in una banca di Hong Kong e i cui proprietari sono sconosciuti
e un altro 10% di azioni Bnl nella proprietà di un imprenditore argentino
e di un immobiliarista catanese, Fabio Calí. Lo stesso immobiliarista che
nel 2005, insieme al notaio romano Giancarlo Mazza, usa false garanzie per
ottenere un prestito ingentissimo da Capitalia, per circa 250 milioni di
euro. Quando l’amministratore delegato di Capitalia Matteo Arpe scopre
che le procedure del prestito erano irregolari, licenzia i funzionari che
lo avevano concesso mentre la guardia di finanza arresta Fabio Calí.
Chiediamo ad un alto funzionario di Capitalia come si accorsero
dell’ammanco.
DIRIGENTE CAPITALIA
La vicenda emerge nell’ambito di una visita ispettiva alla filiale di
Piazza Fiume a Roma. Siamo ai primi di novembre del 2005. Alcuni
funzionari avevano forzato norme e procedure di controllo attivando linee
di credito che effettivamente non potevano deliberare. Insomma il
risultato è stato che abbiamo potuto ricostruire una catena di complicità
intorno al direttore della filiale. I controllori erano diventati complici
dei controllati per capirci.
PAOLO MONDANI
A quanto ammontano gli affidamenti e quanti soldi rischiate ora di
perdere?
DIRIGENTE CAPITALIA
Ma, il giro di assegni e bonifici ha raggiunto vette di oltre 250 milioni
di euro. Alla fine togliendo i rientri, abbiamo perso le tracce di circa
93 milioni di euro.
PAOLO MONDANI
Ma tutti quei fidi a sostegno di operazioni immobiliari incerte che tipo
di attività potevano nascondere secondo lei?
DIRIGENTE CAPITALIA
Guardi, ci sono almeno tre ipotesi: riciclaggio di denaro, evasione
fiscale o truffa ai danni della banca finalizzata chiaramente a creare una
provvista finanziaria per speculazioni di borsa.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Ma chi è Fabio Calí? E’ un imprenditore catanese che ha buone
frequentazioni politiche come l’ex parlamentare democristiano Emo
Danesi, già piduista, e l’ex ministro dell’ambiente Matteoli ma ha
precedenti per truffa e associazione a delinquere, mentre suo fratello
Carmelo è stato il legale del boss mafioso Nitto Santapaola. I due
fratelli, nel 2004, sono coinvolti in una inchiesta della procura di Roma
per aver ottenuto 80 milioni di euro di prestiti da Meliorbanca sulla base
di bilanci falsi. E nonostante questo un anno dopo, nel 2005, insieme al
notaio Giancarlo Mazza, Calí riesce a ottenere da Capitalia 250 milioni
di euro di prestiti. Chiediamo al notaio Mazza, ben addentrato negli
ambienti romani di Capitalia e indagato con Calí per truffa e
appropriazione indebita, dove sono finiti i 93 milioni non restituiti alla
banca.
GIANCARLO MAZZA – NOTAIO
Secondo me sono in qualcuna o in una o più delle banche governate...
nella titolarità o nella disponibilità di Calì. Forse fuori Italia,
penso, perché oggi con queste nuove normative non è semplice imboscare
importi di questo tipo. Lui millantava amicizie con il presidente della
Banca di Roma, con il presidente della Meliorbanca, con altri...
PAOLO MONDANI
Con Geronzi cioè?
GIANCARLO MAZZA – NOTAIO
Si e però...
PAOLO MONDANI
Lei non ha mai potuto verificarlo?
GIANCARLO MAZZA – NOTAIO
No, mai, mai.
PAOLO MONDANI
Però immaginava, diciamo così, che dietro prestiti di questa natura ci
fossero...
GIANCARLO MAZZA – NOTAIO
Beh, sa è difficile pensare che in un momento storico come oggi ma in
fondo anche ieri, che per ottenere un mutuo di 250 mila euro bisogna fare
800 documenti e domande e controdomande, portarsi a casa in poche battute
100 milioni di euro lo trovo un po’ singolare. Sicuramente non è farina
del sacco di un direttore di agenzia.
PAOLO MONDANI
E’ mai possibile che 5 vostri funzionari di peso solo locale abbiano
fatto tutto da soli?
DIRIGENTE CAPITALIA
Guardi, è certo che abbiano fatto tutto in 5, ma è altrettanto certo che
2 di loro, oltre al notaio, hanno dichiarato di avere accordi riservati
con i massimi vertici di Capitalia.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Incontriamo uno dei dirigenti di Capitalia di Roma che forzando le
procedure ha concesso a Fabio Calí 250 milioni di euro di prestiti e gli
chiediamo se avesse fatto tutto da solo o se qualcuno piú in alto sapeva.
ANONIMO
“Io le dico questo: nelle operazioni che io facevo c’erano e-mail che
io mandavo non solo a una persona ma a piú persone, piú destinatari
PAOLO MONDANI
Della direzione?
ANONIMO
In cui dicevo che cosa accadeva
PAOLO MONDANI
Ogni volta?
ANONIMO
Ogni volta.
PAOLO MONDANI
E a chi le mandava... a gente della direzione?
ANONIMO
Certo alla mia direzione, io faccio parte della linea crediti, ai miei
superiori della linea crediti. Loro lo sapevano.
PAOLO MONDANI
Tra Calí e Geronzi c’erano dei rapporti?
ANONIMO
Si.
PAOLO MONDANI
Ma lei ha visto che loro si parlavano?
ANONIMO
Io so, so che si parlavano, ascolti...
PAOLO MONDANI
E tra Mazza e Geronzi invece c’erano stati rapporti?
ANONIMO
Si anche se non erano idilliaci, non erano stati idilliaci”.
PAOLO MONDANI
Umberto Morzilli, lei ha mai sentito nominare questo signore?
GIANCARLO MAZZA – NOTAIO
Si, ma non so se è... un broker?
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La Guardia di Finanza ha accertato che Umberto Morzilli e Ivan Vianello
sono due broker immobiliari che tramite una società comune hanno comprato
da Fabio Calí un immobile in via Caroncini a Roma. Nell’interrogatorio
del 25 giugno scorso Calí spiega che Vianello ha lavorato per Giuseppe
Statuto e Danilo Coppola mentre la Questura di Roma scrive che Morzilli,
insieme ai due figli di Enrico Nicoletti, il vecchio e potente boss della
Banda della Magliana, è sotto inchiesta per estorsione ai danni di alcuni
commercianti romani. La Banda della Magliana era un gruppo di criminali
che per vent’anni ha commesso omicidi, truffe ed estorsioni. Insomma,
possibile che Capitalia prestasse ingenti somme a un uomo come Calí,
plurindagato per truffa e in affari con un soggetto legato a uomini della
Banda della Magliana?
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Questo tipo di operazioni non era nuovo alla famosa Banca Romana, secondo
i magistrati Tanzi e Cragnotti tanto per fare 2 esempi noti, ottenevano
prestiti senza garanzie o in cambio di favori. Il Dottor Geronzi
attraverso il suo legale ci comunica che “non ha mai avuto poteri o
deleghe che gli consentissero un ruolo nella concessione dei prestiti e
quindi anche quelli relativi al gruppo Mazza Calì”.
Come dire “non so cosa avviene nella mia banca”. Pubblicità e poi
comincia l’era Geronzi.
E siamo arrivati a oggi, i furbetti sono fuori gioco perché non agivano
nella legalità e il paese si era indignato. Il Governatore Fazio che si
era alleato con loro è costretto a dimettersi
E per riportare credibilità al sistema finanziario arriva un nuovo
governatore Mario Draghi. E tutti abbiamo sperato che fosse l’inizio di
una nuova era.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Cesare Geronzi è oggi il piú potente banchiere d’Italia. Antonio Fazio
gli aveva preferito Gianpiero Fiorani nella scalata ad Antonveneta e lì
è iniziata la parabola discendente di Fazio e di tutti i furbetti del
quartierino. Nell’ambiente dicono: mai mettersi contro Geronzi, che oggi
guida Mediobanca, ovvero la finanza italiana, dopo aver portato la sua
Capitalia a fondersi con Unicredit. Un alto dirigente di Capitalia ci
spiega da dove deriverebbe il suo grande potere.
DIRIGENTE CAPITALIA
Nel 1994 la Fininvest era indebitata fino al collo e furono i crediti di
Geronzi a salvarla contro il parere di Cuccia e delle altre banche. Così
come fu Geronzi a ristrutturare successivamente il debito dei Democratici
di sinistra.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
La fusione Unicredit Capitalia preoccupa non poco l’altra grande banca:
l’Intesa San Paolo di Giovanni Bazoli. Unicredit Capitalia possiede il
18% di Mediobanca, Mediobanca il 14% di Generali, (nelle quali Unicredit
Capitalia ha a sua volta un 6,3%). Generali è l’azionista di
riferimento in Intesa San Paolo con il 5%. Insomma attraverso Mediobanca e
Generali va a finire che Unicredit Capitalia potrebbe pesantemente
influenzare il concorrente Intesa San Paolo. Ed è per questo che
recentemente l’autorità antitrust ha deciso di imporre alcune misure di
dimagrimento a Unicredit Capitalia.
ROBERTO SOMMELLA – AUTORITA’ ANTITRUST
Abbiamo chiesto che Unicredit ceda le sue quote di diretta partecipazione
in Generali e che poi successivamente la nuova banca ceda più del 9% del
18 e passa che ha, di Mediobanca.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
In breve, l’antitrust azzera le azioni Unicredit nelle Generali, dimezza
quelle in Mediobanca e chiede ai due rappresentanti di Unicredit in
Mediobanca, Dieter Rampl e Fabrizio Palenzona di non votare su alcune
materie nel consiglio di Unicredit. Tutto per evitare un possibile
conflitto di interessi. Ma il punto rimane aperto in Mediobanca, perché lì
c’è Cesare Geronzi.
DIRIGENTE CAPITALIA
Trovo ridicolo che l’Antitrust chieda ai consiglieri di Unicredit e
Mediobanca, Rampl e Palenzona, di astenersi dal voto su alcune materie e
non chieda la stessa cosa per Geronzi, lui non è certo lì come
indipendente, ci sta in rappresentanza di Unicredit Capitalia. Guardi io
faccio il banchiere, non sono un moralista, ma questa vicenda dimostra
come nel nostro mondo sono assenti regole certe e che Geronzi può
scegliere sempre quella a lui più favorevole.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Con la fusione Unicredit Capitalia Cesare Geronzi diventa Presidente del
Consiglio di Sorveglianza di Mediobanca che a sua volta, con circa il 14%
è la principale azionista di Rcs, l’editore del Corriere della Sera. Ma
in Rcs, tra gli azionisti ci sono anche Intesa San Paolo e Unicredit
Capitalia. Senza dubbio Cesare Geronzi e le banche hanno un peso
determinante nel Corriere della Sera.
PAOLO MONDANI
Nel tuo libro titolato “il Baco del Corriere” tu dici con molta
energia che le banche non dovrebbero essere presenti nella proprietà dei
giornali. Perché?
MASSIMO MUCCHETTI – VICEDIR. “CORRIERE DELLA SERA”
Qui abbiamo delle banche che non sono come dire... penso a Mediobanca
Unicredit che sta da una parte e Intesa San Paolo che sta da un’altra,
ma ciascuna di queste banche è poi in grado di influenzare anche le
opinioni, diciamo così il sistema di interessi, dei soci cosiddetti
industriali o comunque non bancari. Faccio un esempio: nel capitale di
Mediobanca partecipano alcuni dei grandi soci del Corriere della Sera
medesimo. Penso alle assicurazioni Fondiaria Sai di Ligresti, penso alle
Generali, le quali a loro volta sono partecipate da Mediobanca, come la
Fondiaria Sai, penso al sistema di Pesenti, penso al sistema di
Tronchetti, il quale è anche partecipato da Banca Intesa, quindi gli
intrecci sono veramente aggrovigliati. La stampa oggi più di ieri può e
deve esercitare il ruolo di cane da guardia del sistema economico e del
sistema politico. Quindi è importante che centri di potere già
potentissimi non tengano il guinzaglio del cane da guardia.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Nella fusione Unicredit Capitalia sono previsti 5000 esuberi ma è rimasta
irrisolta la grossa grana del fondo pensioni dei dipendenti dell’ex
cassa di risparmio di Roma. Questi lavoratori, oggi in Capitalia,
raccontano che il fondo era particolarmente ricco di proprietà
immobiliari quando improvvisamente, pur di salvare i conti in rosso di
Banca di Roma, gli immobili vennero venduti a Pirelli Re. I lavoratori
ritengono di aver perso per questo circa 600 milioni di euro. Al fondo era
iscritto anche Cesare Geronzi, vuoi vedere che rischia di perder la
pensione?
RICCARDO DOBRILLA – COMIT. LAVORATORI EX CASSA DI RISPARMIO - ROMA
Tra le varie vicende oscure che hanno colpito il nostro fondo, ce da
ricordare anche che i 24 dirigenti più elevati dell’ex Cassa di
Risparmio di Roma, tra i quali possiamo ricordare il nostro presidente
Geronzi, il direttore d’allora Corcione, negli anni ‘90 (non ricordo
bene in quale anno), hanno pensato bene quando ancora il nostro fondo
aveva una certa consistenza, di stornare le loro posizioni e portarsele
nel fondo dei dirigenti del Banco di Santo Spirito. I soldi che loro hanno
spostato in loro favore, ripeto di questi 24 dirigenti, ammontano
esattamente, perché fu detto in un’assemblea degli azionisti, a 47
miliardi delle vecchie lire, ripeto eravamo intorno al ’94, ’95.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
“Ha reiteratamente commesso crimini di gravità inaudita, mostrando la
più totale insensibilità nei confronti di chi ne sarebbe stato la
vittima più indifesa, il popolo dei risparmiatori” e ancora: “la
pericolosità dell’indagato risulta certamente ancora concreta e
attuale”. Così si esprimeva nel 2006 il Tribunale della Libertá di
Bologna nel confermare l’interdizione temporanea dagli incarichi di
Cesare Geronzi in Capitalia. L’inchiesta era quella sulla Parmalat. Dopo
l’ interdizione, il patto di sindacato di Capitalia votò la
riammissione di Geronzi agli incarichi. Così come votò a favore
all’inizio del 2007 dopo la sospensione di Geronzi a seguito della
condanna per il crack Italcase Bagaglino. Tra i componenti del patto
spiccano il gruppo Ligresti, la Fininvest e Salvatore Mancuso che
rappresenta la regione Sicilia ed è uomo di Salvatore Cuffaro.
DIRIGENTE CAPITALIA
Geronzi ha conosciuto un’interdizione giudiziaria ed una sospensione
dall’esercizio dei suoi uffici e una condanna in primo grado ad 1 anno e
8 mesi per concorso in bancarotta nel crac Bagaglino Italcase. E’
indagato nel crac della Cirio, nel caso Parmalat-Ciappazzi e nel caso
Eurolat, dove è stato rinviato a giudizio con capi d’imputazione che
vanno dal concorso in bancarotta all’usura. Eppure è presidente di
Mediobanca, ma è anche presidente del Patto di Sindacato, del Consiglio
di Sorveglianza e del Comitato Governance. Neppure Cuccia ha mai
concentrato tanto potere.
PAOLO MONDANI
Ma questo come è stato possibile?
DIRIGENTE CAPITALIA
Questo è possibile perché nel decreto del Ministro del Tesoro che
determina i requisiti di onorabilità di chi opera nel mondo finanziario,
c’è scritto che viene mandato a casa solo chi è stato condannato in
via definitiva. Ed ecco perché Geronzi in futuro vorrebbe fare il
Presidente delle assicurazioni Generali, perché il decreto vale per le
banche ma non per le assicurazioni.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Da Capitalia al Corriere della Sera: ne ha fatta di strada Cesare Geronzi.
Osserviamo al microscopio alcuni documenti interni di Capitalia. Questo è
un atto del consiglio di amministrazione della banca del 10 maggio 2007.
E’ il rendiconto delle erogazioni per fini di beneficenza. Il fondo
ammonta a circa 20 milioni di euro ed è Geronzi in persona ad
occuparsene. Tra gli altri spiccano i 50 mila euro all’Opera Romana
Pellegrinaggi alle dirette dipendenze del Cardinal Ruini, i 150 mila euro
alla Pontificia commissione per i beni culturali della Chiesa presieduta
da Monsignor Mauro Piacenza, esponente dell’Opus Dei, e 195 mila euro
senza nome, con la sola specificazione “Donazioni ad alcuni esponenti
del Vaticano”. Quando non si ha una sigla a disposizione meglio
mantenere l’anonimato.
Ma c’è di più. Il 30 gennaio scorso, Capitalia avvia un’ispezione
presso l’Area relazioni esterne diretta da Luigi Vianello,
uomo-comunicazione di Cesare Geronzi. Un’attività di controllo messa in
moto dall’Amministratore delegato Matteo Arpe. L’ispezione dura 3
mesi. L’area ha gestito nel 2006 31 milioni di euro, di cui circa 29 per
pubblicità. Le conclusioni dell’ispezione sono durissime.
L’area non dispone di un elenco fornitori... non si comprende la
effettiva destinazione degli esborsi...c’è una generalizzata assenza di
giustificativi contabili...e mancata emissione di fatture... si parla di
frequenti acquisti di biglietti e abbonamenti per partite di calcio di cui
non si conoscono i beneficiari.
Si formulano riserve su stanziamenti a il quotidiano internet “Il
Velino” che tra il 2004 e il 2007 incassa 1 milione e 200 mila euro.
Capitalia tra il 2004 e il 2007 versa a Mediacom 94 e a Big Communication
srl del 78 enne Mario Benedetti, circa 800mila euro per prestazioni che
gli ispettori non riescono ad accertare e che definiscono “verbali e
riservate”. Come dire che le due società che fanno pubbliche relazioni,
sondaggi e agenzia di stampa ma dai loro bilanci sembrano poco attive,
avrebbero fatturato il nulla.
Tra gli stanziamenti preautorizzati nel 2006 troviamo: 180 mila euro per
le manifestazioni culturali di Cortina D’Ampezzo curate dal giornalista
Enrico Cisnetto, 66 mila euro per il Dvd su José Maria Escrivà fondatore
dell’Opus Dei, 60 mila euro per l’evento commemorativo Giovanni Paolo
II sull’Osservatore Romano, 36 mila euro per la sistemazione dei
giornalisti per l’America’s Cup. Mentre tra le spese di rappresentanza
fanno la loro figura i 35 mila euro per portatelefonini in pelle con
piastra d’argento.
A fine ispezione, il vice direttore generale De Robbio scrive: “è
indispensabile mettere in atto immediati interventi che riconducano
l’area nell’alveo di una regolarità gestionale amministrativa”. De
Robbio non è piú in Capitalia e nemmeno Arpe, ma siccome Capitalia non
esiste più queste carte che fine avranno fatto?
Ultimo atto: Sabato 29 settembre. Cesare Geronzi e Alessandro Profumo di
fronte a migliaia di dipendenti danno l’addio a Capitalia. Un dirigente
chiede a Geronzi se sia vero che ha ceduto Capitalia a Unicredit in cambio
della presidenza di Mediobanca. Cosi risponde Cesare Geronzi.
INTERVENTO DI CESARE GERONZI
“Prima della sua morte il dottor Maranghi, che aveva voluto riprendere i
contatti con me, mi stimolava continuamente, mi diceva: “Bisogna rifare
tutto, bisogna rifare tutto, ma tu vuoi fare il presidente di Mediobanca?”
Ma dissi: “Guardi, io non farò mai nulla. Io sono una persona che non
ha mai inseguito cariche”.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Vincenzo Maranghi fu a lungo alla guida di Mediobanca ed è scomparso nel
luglio scorso. A poche ore dalle parole di Geronzi la famiglia di Vincenzo
Maranghi replica così: «Siamo profondamente sconcertati
dall’attribuzione di parole e pensieri a una persona che non è più in
grado di asseverare, né di correggere, né tanto meno di smentire quelle
affermazioni». Ci auguriamo che episodi come questi non abbiano più ad
accadere. Sarebbe molto facile per noi, naturali e vigili custodi della
memoria del congiunto, intervenire». Sí, sarebbe facile, visto che
Vincenzo Maranghi, ogni volta che incontrava Cesare Geronzi, desiderava
avere accanto a sè un familiare. Meglio dire, un testimone.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Per tornare all’ispezione dalla quale emerge che un po’ di spese non
sarebbero avvenute con la modalità stabilita dalle regole interne. Uno
dice “saranno fatti loro”. Non è così, perché ogni azienda si da
delle linee di comportamento in conformità alle norme stabilite dalla
231, e poi le deve rispettare. E qualora si rilevassero delle irregolarità
amministrative tu azienda non te ne puoi lavare le mani. Il resoconto
dell’ispezione è transitato insieme a Capitalia ad Unicredit. Se queste
carte produrranno conseguenze o verranno archiviate non lo sappiamo.
Quello che è certo è che l’ascesa di Geronzi non è stata rallentata
dalla sue pesanti vicende giudiziarie; 1 condanna, 3 rinvii a giudizio una
interdizione e una sospensione. Questo perché la nostra legge che
regolamenta la materia dice: finché non c’è una sentenza definitiva è
l’assemblea dei soci a decidere se la tal persona può stare alla guida
di un grande gruppo bancario. E gli azionisti hanno deciso che si: Geronzi
possiede i requisiti di onorabilità. Scrive l’autorevole financial
times “in Inghilterra ad indirizzare le decisioni in alcune circostanze
basta un’alzata di sopracciglio del governatore”. Draghi che
stigmatizza i conflitti e invita al rispetto delle regole, quel
sopracciglio ha ritenuto di non doverlo alzare. E così oggi l’Italia si
trova Cesare Geronzi al più alto incarico nel settore più delicato e
determinante per l’economia del paese.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Devo fare una rettifica e riguarda la nostra ultima puntata.
Avevamo raccontato dei guai giudiziari dei protagonisti delle scalate
bancarie. Per errore, era andato in onda un mio intervento nel quale
dicevo che Ricucci era stato rinviato a giudizio per Antonveneta, Rcs,
Enasarco. Non si tratta di rinvio a giudizio, ma di richiesta di rinvio a
giudizio
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LINO Agrusti, L'UOMO DI Geronzi per domare definitivamente il Leone di
Trieste - CHI è LA BANCA D'AFFARI CHE HA TRACCIATO L'INDISPENSABILE
FUSIONE TELECOM-TELEFONICA? - SCAJOLA SNOBBATO DA MARPIONNE - TOTONOMIME
PER CHI VA ALL'ABI - ADDIO VATTANI ADDIO
1 - CHI è LA BANCA D'AFFARI CHE HA 'TRACCIATO' LA FUSIONE
TELECOM-TELEFONICA?
Gli uscieri di Telecom non sono rimasti affatto sorpresi dalla
notizia pubblicata sabato sul "Corriere della Sera"
secondo la quale Franchino Bernabè porterebbe avanti
l'ipotesi di una fusione dell'azienda con la spagnola Telefonica.
Gli uscieri sanno da tempo che questo progetto esiste e ormai hanno
capito il carattere e le intenzioni del manager di Vipiteno che assiste
con ammirazione alle piroette planetarie di Sergio Marpionne.
Anche lui si rende conto che "niente sarà come prima" nel
mercato infernale del capitalismo dove le grandi alleanze sono diventate
indispensabili.
Il progetto di fusione è un salto indispensabile che va ben oltre le
sinergie da 1,3 miliardi con Telefonica annunciate nell'ultima Assemblea
degli azionisti, e i risultati del primo trimestre non sono esaltanti:
l'utile è calato del 4,3%, i ricavi hanno segnato -6,7 e gli
investimenti sono scesi di 203 milioni di euro rispetto al 2008.
CORRADO
PASSERA CON GIOVANNA SALZA - Copyright Pizzi
Ma il problema più grosso, che rende plausibile e indispensabile la
fusione con gli spagnoli (titolari del 42,3% di Telco), è rappresentato
soprattutto dalla caliente situazione in America Latina dove le due
aziende rischiano di essere penalizzate dal governo argentino e in
Brasile.
In pratica Bernabè vorrebbe ripetere per Telecom il
modello del 1999 quando per arginare l'Opa di Colaninno
tentò una disperata alleanza con Deutsche Telekom. Non se ne fece
nulla, e Franchino fu costretto a fare le valigie per ritirarsi
nell'attività privata. L'uomo non è tipo da restare con le mani in
mano e quando fu eletto la prima volta al vertice di Telecom (era il
1998) disse ai giornali: "A 50 anni o si cambia la moglie o si
cambia il lavoro: io sono affezionato a mia moglie e perciò cambio
lavoro".
Adesso che di anni ne ha 61 l'affetto per la moglie non è in
discussione, ma ancora una volta il "Marpioncino"
di Telecom (così lo chiamano affettuosamente gli uscieri) si trova sul
crinale di una scelta importante.
Non appena è uscita la notizia sul suo incontro di lunedì scorso
con Cesare Geronzi e Corradino Passera,
Telecom si è affrettata a smentire qualsiasi fondamento, ma questa
premura è del tutto "formale" perché negli incontri
"informali" della settimana scorsa Franchino ha
buttato sul piatto l'ipotesi dell'alleanza e ha raccolto reazioni molto
fredde.
Nella sua infinita miseria Dagospia è in grado di rivelare che
quello di Bernabè non è stato un cauto sondaggio,
bensì l'indicazione di un percorso che dovrebbe consentire a Telecom di
fare un salto di qualità sui mercati e di parare le botte che gli
arrivano dal Sud America e dell'Italia dove il Rapporto Caio pone
chiaramente il problema di una massa di investimenti che Telecom da sola
non può sostenere. Ma c'è di più, perchè sembra che la fusione abbia
già precisi contorni industriali e finanziari.
Sergio
Balbinot
E a Milano si è aperto un dibattito sulla banca d'affari che avrebbe
tracciato le linee del piano di fusione. Comunque, non è immaginabile
che il "Marpioncino" di Vipiteno possa
partorire una fusione così importante tagliando fuori piazzetta Cuccia
e BancaIntesa, le due realtà che hanno applaudito alla sua
nomina nel novembre 2007 e che fino a ieri l'hanno sostenuto con
determinazione.
2 - Agrusti, L'UOMO DI
Geronzi per domare definitivamente il Leone di Trieste
A Trieste c'è un uomo dal volto arcigno che gira per la città con
l'aria preoccupata. Così dicono nel palazzone delle Generali, la
roccaforte delle assicurazioni guidata dall'85enne Bernheim.
Quest'uomo si chiama Raffaele Agrusti ed è direttore
generale e finanziario della Compagnia. I rarissimi amici lo chiamano
"Lino" e fu proprio la sua promozione nel 2007 a scatenare la
reazione dei fondi stranieri e la battaglia innescata contro Bernheim
da Davide Serra, il giovinotto di Algebris di
cui si sono perse le tracce nei docks di Londra.
Giovanni
Perissinotto
Oggi Agrusti è considerato l'uomo più potente del
Leone di Trieste, colui che è in grado di dire parole decisive e di
mettere in ombra i due amministratori delegati Sergio Balbinot e
Giovanni Perissinotto.
Per questi due uomini il futuro sembra
quantomai incerto. Il primo, Balbinot, è un 51enne di Tarvisio che
nell'83 è entrato nella Compagnia e ha fatto esperienze in Germania,
Zurigo, Parigi. Anche adesso continua a girare il mondo mentre l'altro
amministratore delegato, Giovanni Perissinotto (un
ravennate di 56 anni), cerca di sopravvivere nonostante a Trieste lo
considerino un "dead man walking", poco efficace nella
gestione del Gruppo.
L'uomo forte che sembra comandare la baracca è sempre di più "Lino"
Agrusti e del suo potere ha preso coscienza anche il
presidente Bernheim che sembra non aver alcuna intenzione di ritirarsi.
Nella primavera del prossimo anno scadrà il mandato del Grande Vecchio
francese, ma l'avventura italiana di questo parigino con due lauree che
già una volta nel '99 lasciò la presidenza di Generali e si sentì
tradito da Enrico Cuccia, è per lui questione di vita
o di morte. Al suo fianco i due "alani" Balbinot e
Perissinotto appaiono insostituibili, ma sullo sfondo
si agita la figura di Agrusti che Bernheim considera
la punta avanzata di Cesarone Geronzi per domare
definitivamente il Leone di Trieste.
In questo disegno qualcuno dice che il presidente di Mediobanca
vorrebbe piazzare al posto di Bernheim un "padre
nobile" dell'economia (come Padoa Schioppa o Mario
Monti) e un amministratore delegato unico, già individuato in Enrico
Tommaso Cucchiai, un bocconiano ex-McKinsey dalla testa pelata
e la barbetta grigia che assomiglia incredibilmente al sondaggista Piepoli.
Nel suo ufficio di Parigi in Boulevard Haussmann il
vecchio Bernheim ha fiutato l'operazione e pare che
stia preparando un bel piattino per l'arcigno "Lino".
3 - SCAJOLA SNOBBATO DA MARPIONNE
Claudio Scajola ha due problemi, uno locale, l'altro
nazionale.
Il primo riguarda il futuro dell'aeroporto di Albenga, che ha sempre
considerato una sua creatura e per il quale si è battuto affinché in
coincidenza con il governo Berlusconi funzionasse la
tratta che dalla città ligure porta a Roma. Nella sua splendida villa
di Imperia l'ex-democristiano che passerà alla storia per aver definito
Marco Biagi "un rompicoglioni" sta cercando
la soluzione che consenta di privatizzare l'aeroporto gestito dalla
società Ava con il contributo dei comuni e delle amministrazioni
locali.
La questione non è nuova e nel settembre dell'anno scorso sembrava
che fosse risolta con l'intervento degli imprenditori Orsero e
Bassani, che hanno i loro centri operativi ad Albenga e
Montecarlo. Negli ultimi giorni sembra che la soluzione stia maturando
perché - come ha scritto venerdì il quotidiano "MF" - la
famiglia Orsero che fattura 1,2 miliardi nella
logistica ortofrutticola, sembra intenzionata a mettere sul piatto i 3,2
milioni necessari per arrivare al 51% del capitale.
Guardacaso questa famiglia Orsero è entrata con una
quota del 2,36% nella cordata dei patrioti italiani che hanno salvato l'Alitalia,
e qualche maligno per le strade di Imperia sussurra che si tratti di un
graditissimo scambio.
Ad inquietare l'ineffabile Scajola c'è poi il problema
"nazionale" che riguarda il modo ingrato con cui Sergio
Marpionne sta snobbando il governo e il ministro che più
si è battuto per gli incentivi all'automobile. Nei giorni scorsi Scajola
si è davvero inquietato per l'indifferenza del manager dal
pullover sgualcito che ormai parla solo con Obama e i
governatori tedeschi.
Con un grido di dolore ha detto: "spero che la presenza di Fiat
in Italia aumenterà e non diminuirà", un linguaggio del tutto
simile a quello dei sindacalisti e dell'ex-ministro del Lavoro, Damiano.
Il politico dell'aeroporto di Albenga soffre per lo snobismo del
planetario Marpionne che non se lo fila per niente, e
teme che tra pochi giorni sotto gli uffici di via Veneto arrivino i
"rompicoglioni" di Pomigliano d'Arco e Termini Imerese con
tanto di striscioni e tamburi.
[11-05-2009]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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