GHEDDAFI
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

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1- GHEDDAFI ORMAI SEMPRE PIu’ PAZZO PSICOTICO VUOLE AMMAZZARE TUTTI I DISSIDENTI - 2- AL ARABIYA: 10MILA MORTI E 50MILA FERITI - IN un VIDEO LE FOSSE COMUNI SULLA SPIAGGIA - 3- AL JAZIRA: SU UN AEREO CHE TENTAVA L’ATTERRAGGIO A MALTA C’ERA LA FIGLIA DI GHEDDAFI - 4- IL VICEMINISTRO LIBICO AVVISA I DIPLOMATICI EUROPEI: AL QAIDA HA COSTITUITO L’EMIRATO ISLAMICO NELL’EST (COME DIRE: FINIRETE DALLA PADELLA ALLA BRACE) - 5- L’INUTILE COMMISSARIO ONU CHIEDE UN’INCHIESTA PER CRIMINI CONTRO L’UMANITÀ - 6- PERSINO FRATTINI S’INCAZZA: “SUPERATO OGNI LIMITE” - RIMPATRIATI 800 ITALIANI - 7- AL GRIDO DI "ASSASSINO! ASSASSINO!", INCIDENTI DI FRONTE ALL’AMBASCIATA A ROMA

1. LIBIA: AL ARABIYA, 10.000 MORTI E 50.000 FERITI...
(ANSA) - Ci sono almeno 10.000 morti e 50.000 feriti in Libia: lo scrive Al Arabiya su Twitter, citando un membro della Corte penale internazionale.

 

A riferire l'agghiacciante bilancio é stato il componente libico della Cpi, Sayed al Shanuka, intervistato da Parigi. Il bilancio ufficiale fornito dal governo di Tripoli ieri era di 300 morti, mentre il ministro degli Esteri Franco Frattini aveva detto stamani di ritenere verosimile la morte di "più di mille le persone innocenti".

 

2. VIDEO MOSTRA FOSSE COMUNI SU SPIAGGIA...
(ANSA) - Decine e decine di fosse scavate, allineate, alcune già coperte con del cemento. A mostrare le immagini di quelle che sembrano essere fosse comuni è un video amatoriale girato ieri a Tripoli e diffuso da 'Onedayonearth'. Il video mostra le fosse sulla spiaggia antistante il lungomare della capitale libica e tanti uomini al lavoro, in quello che appare come un grande cimitero. Secondo testimoni, la violenta repressione ordinata da Gheddafi contro i manifestanti a Tripoli avrebbe provocato più di mille morti.
IL VIDEO SUL SITO DEL DAILY TELEGRAPH: http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/libya/8342366/Amateur-footage-shows-mass-burial-site-in-Tripoli.html

 

3. AL JAZIRA, ANCHE MISURATA (OVEST) IN MANO RIVOLTOSI...
(ANSA) - Anche la città di Misurata, sulla costa occidentale della Libia e a est di Tripoli, sarebbe ora sotto il controllo dei manifestanti anti-Gheddafi. Lo riferisce il canale in lingua inglese di al Jazira.

4. MINISTRO TRIPOLI, AL QAIDA HA COSTITUITO EMIRATO NELL'EST...
(ANSA-AFP) - Al Qaida ha costituito un emirato islamico in Libia, a Derna, nell'est del Paese. Lo ha affermato il viceministro degli Esteri libico, Khaled Kaïm, incontrando i diplomatici dell'Ue.

"Al Qaida ha costituito un Emirato a Derna, diretto da Abdelkarim Al-Hasadi, un ex detenuto di Guantanamo", ha detto Kaim, convinto che il network di Osama bin Laden prefiguri uno scenario "alla talebana" in Libia. Al Qaida avrebbe poi un altro responsabile, il 'numero due' dell'Emirato, Kheirallah Baraassi, che si è stabilito ad al Beida. Il gruppo, ha continuato il viceministro incontrando gli ambasciatori dei Paesi dell'Ue, avrebbe disposto l'obbligo del burqa per le donne e avrebbero ucciso chi si rifiuta di collaborare.

 

5. FARNESINA, GIA' RIMPATRIATI 800 ITALIANI...
(ANSA) - "La Farnesina sta operando senza soluzione di continuità per far defluire dalla Libia tutti i connazionali che hanno manifestato la volontà di lasciare il Paese. A poco più di 48 ore dall'improvviso degradarsi della situazione a Tripoli, da dove, malgrado la situazione problematicissima, dovuta a un crescente affollamento, dell'aeroporto internazionale sono stati già rimpatriati circa 800 italiani".

Lo rende noto un comunicato della Farnesina. "Questo - prosegue la nota - anche per mezzo di voli speciali Alitalia organizzati e finanziati dall'Unità di Crisi. Altri voli, organizzati in coordinamento con il Ministero della Difesa, contribuiranno auspicabilmente già entro la fine della giornata di oggi a completare il deflusso dalla Capitale e dalle zone limitrofe della Tripolitania. Nei giorni precedenti è proseguita anche la collaborazione con le aziende presenti nel Paese che, con propri vettori o con aerei di linea hanno fatto rientrare in Italia il proprio personale".

 

6. COMMISARIO ONU,INCHIESTA CRIMINI CONTRO UMANITA'...
(ANSA) - "C'é bisogno immediato di un'inchiesta indipendente per crimini contro l'umanità" in Libia. Lo ha detto l'alto commissario per i Diritti umani dell'Onu, Navi Pillay, a Bruxelles dopo un incontro con il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso. La commissaria ha specificato che "serve un mandato intergovernativo" ed ha annunciato che venerdìa Ginevra si terrà una riunione straordinaria del Consiglio Onu per i Diritti umani per i fatti di Libia: "In quella circostanza - ha detto - mi aspetto di avere una raccomandazione in tal senso".

7. FRATTINI; SUPERATO OGNI LIMITE, OFFESI DIRITTI UMANI...
(ANSA) - "A tutto c'é un limite" e "ogni limite" si è superato sull" "accettabilità" di comportamenti che "stanno offendendo diritti umani basilari" del popolo libico. Lo ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini riferendo in Aula, al Senato, sulla crisi libica, sottolineando che "é il momento di dire che la violenza contro il popolo libico non può mai essere giustificata". Frattini ha ribadito la "richiesta immediata della sospensione delle violenze per aprire un dialogo con l'opposizione e ascoltare la voce del popolo".

 

8. MALTA; AEREO LIBICO TORNA INDIETRO VERSO TRIPOLI...
(ANSA) - L'aereo libico che cercava di atterrare a Malta senza autorizzazione ha perso il braccio di ferro con le autorità dell'isola e sta ora tornando indietro, verso Tripoli. Lo si è appreso da fonti governative maltesi le quali precisano che si tratta di un Atr42 della compagnia aerea di bandiera libica Libyan Airlines (già Libyan arab Airlines). Lo scalo, viene sottolineato alla Valletta, resta in stato d'allerta.

9. FONTI MALTA, AISHA GHEDDAFI SU AEREO RESPINTO
(ANSA) - C'era anche Aisha Gheddafi, figlia del leader libico, ira le 14 persone a bordo di un aereo libico cui è stato impedito di atterrare oggi a Malta. Lo riferiscono fonti vicine al governo de La Valletta.

 

10. PROTESTA AMBASCIATA ROMA, TAFFERUGLI...
(ANSA) - Al grido di "assassino! Assassino!", decine di manifestanti davanti all'ambasciata libica a Roma hanno scavalcato le transenne e si stanno avvicinando all'entrata della sede diplomatica provocando tafferugli con le forze dell'ordine che cercano di bloccarli. I manifestanti hanno invaso anche via Nomentana bloccando il traffico. Alcuni di loro cercano di scavalcare la recinzione dell'ambasciata.

11. LIBIA: SU AMBASCIATA A ROMA SVENTOLA BANDIERA PRE-GHEDDAFI...
(ANSA) - Sul cancello dell'entrata dell'ambasciata libica a Roma ora sventola la bandiera rosso, nero e verde con la mezzaluna al centro della Libia pre-Gheddafi. Il vessillo è stato collocato da alcuni manifestanti staccatisi dalla protesta organizzata di fronte alla sede diplomatica di via Nomentana e saliti sul cancello dell'ambasciata per sostituire l'attuale bandiera verde della Libia con quella del periodo precedente all'arrivo del colonnello. "La bandiera di Gheddafi" è stata bruciata dai manifestanti al grido di "Libia Libera, Libia libera".

 

12. EX MINISTRO;GHEDDAFI ORDINO' PERSONALMENTE LOCKERBIE...
(ANSA) - L'ex ministro della giustizia libico ha detto a un giornale svedese di avere le prove che Muammar Gheddafi ordinò"personalmente" la strage di Lockerbie. Lo riporta SkyNews. Mustafa Mohamed Abud Al Jeleil si è dimesso lunedì per protesta contro l'uso eccessivo della violenza contro i manifestanti anti-governativi.

"Ho la prova che Gheddafi diede l'ordine di Lockerbie", ha detto Abdel Jalil in arabo al tabloid svedese Expressen A Lockerbie hanno perso la vita 270 persone. In un'intervista di 40 minuti con un giornalista del tabloid condotta in Libia, Abdel Jalin ha detto che Gheddafi "deve aver lavorato duramente" per ottenere la liberazione dell'unica persona condannata per la strage, Abdelbaset al Megrahi.

23-02-2011]

 

 

- PETROLIO: BRENT SOPRA 110 $ AL BARILE, MASSIMI DA SETTEMBRE 2008...
Radiocor - Continua la marcia al rialzo del prezzo del greggio sui timori di un ulteriore avvitamento della crisi in Libia. I contratti sul Brent del Mare del Nord vengono scambiati in questo momento a Londra a oltre 110 dollari il barile, livello piu' alto dal settembre 2008 mentre a New York il wti viene trattato a 97,01 dollari, l'1,67% in piu' di ieri.23-02-2011]

 

 

5 - LIBIA: ANALISTI, RIVOLTA RISCHIA PROVOCARE CRISI PETROLIFERA...
(Adnkronos/Aki) - La rivolta in Libia rischia di provocare una vera e propria crisi petrolifera. E' questa l'opinione diffusa tra gli analisti e gli operatori del settore davanti alla guerra civile che scuote il paese, membro dell'Opec e terzo produttore di greggio del continente africano, con riserve stimate pari a 44 miliardi di barili. Primo fornitore di petrolio per l'Italia, la Libia ha una produzione complessiva di 1,6 milioni di barili al giorno, pari al 2% del totale mondiale. Dati alla mano, al momento lo stop delle attivita' da parte delle maggiori compagnie straniere, da Eni a Total, per citarne alcune, pesera' sulla produzione di circa 300mila barili al giorno.

23-02-2011]

 

 

 

le mani di gheddafi sul bel paese: primo azionista di Unicredit, una quota in Eni, il 7% della Juve e ora il 2,01% di finmeccanica - Una mossa che rischia di surriscaldare i rapporti tra Roma e Washington già messi a dura prova nei mesi scorsi dall´asse Berlusconi-Putin con i suoi interessi nel settore del gas - Anche perché Finmeccanica, dopo l´acquisizione dell´americana Drs nel 2008, è uno dei principali fornitori del Pentagono...

Ettore Livini per la Repubblica

 

La Libia di Muammar Gheddafi fa il suo ingresso -malgrado i forti dubbi della Casa Bianca - nel capitale di Finmeccanica. La Lybian Investment Authority, fondo di investimento pubblico del regime del Colonnello, ha acquistato una partecipazione del 2,01% nel capitale del gruppo della difesa tricolore. Una mossa che rischia di surriscaldare i rapporti tra Roma e Washington già messi a dura prova nei mesi scorsi dall´asse Berlusconi-Putin con i suoi interessi nel settore del gas.

 

I rapporti tra la società di Pierfrancesco Guarguaglini e Tripoli sono decollati negli ultimi due anni. E da subito, come testimoniano alcuni file resi noti nelle scorse settimane da Wikileaks, hanno fatto drizzare le antenne alla Casa Bianca. Anche perché Finmeccanica, dopo l´acquisizione dell´americana Drs nel 2008, è uno dei principali fornitori del Pentagono.

I primi contatti tra la società italiana e Gheddafi risalgono al 2007, quando Agusta Westland ha venduto al Paese nordafricano elicotteri Aw 109 e Aw 119 Koala che verranno assemblati in uno stabilimento appena finito di costruire in Libia. Poi, nel luglio 2009, Guarguaglini - grazie alla mediazione di Lorenzo Cola, oggi indagato nell´inchiesta sul gruppo - ha firmato un memorandum d´intesa per varare una joint da 400 milioni proprio con la Lybian Investment Authority.

 

I frutti della collaborazione non si sono fatti attendere. Finmeccanica ha vinto una commessa da 541 milioni per l´ammodernamento (tramite la controllata Ansaldo Sts) della segnalazione ferroviaria nel Paese. Selex si è aggiudicata un ricco appalto per costruire i sensori di controllo del traffico alla frontiera mentre Roma fornisce già agli uomini in divisa del Colonnello gli aerei spia Falco, in teoria per controllare gli spostamenti delle carovane di migranti nel deserto.

L´ingresso di Tripoli nel capitale di piazza Montegrappa chiude a questo punto il cerchio e rafforza la santa alleanza tra Silvio Berlusconi e Gheddafi. La Libia è oggi il primo azionista di Unicredit, la maggiore delle banche italiane, ha una quota in Eni, il 7% della Juventus e ha allo studio altri dossier nel nostro Paese. Per salire oltre il 3% di Finmeccanica, la Libia deve ottenere l´ok del governo italiano.

23-01-2011]

 

 

LIBIA: SITI, MISTERO SU MANDATO D'ARRESTO PER AD SOCIETA' FIGLIO GHEDDAFI...
(Adnkronos/Aki) - Giungono da Tripoli notizie contrastanti circa un mandato di arresto spiccato dal tribunale della capitale libica nei confronti di Suleiman Dogha, amministratore delegato della societa' editrice 'al-Ghad'. Lo scorso 9 novembre Dogha ha annunciato alla tv 'al-Jazeera' le sue dimissioni da amministratore delegato del gruppo, fondato da Seifulislam Gheddafi, figlio del leader libico. Le dimissioni sono seguite all'arresto di 20 dei suoi giornalisti, avvenuto il 5 novembre scorso per mano della polizia libica. I reporter sono stati rilasciati pochi giorni dopo su richiesta dello stesso colonnello Muammar Gheddafi.29-11-2010]

 

FLASH! - CAMBIO DELLA GUARDIA AL VERTICE DEL POTERE LIBICO - GHEDDAFI RIPESCA, DOPO 17 ANNI, Abdel Salem Jalloud: nei prossimi giorni sarà nominato al posto dell’attuale primo ministro libico Al Baghdadi Mahmoudy - 67 ANNI, ex primo ministro dal 16 luglio 1972 a marzo 1977, caduto in disgrazia nel 1993, Jalloud è stato sponsorizzato dal figlio di Gheddafi, saif  [24-10-2010]

 

IL COLONNELLO CHIAMA E PAGA. E LE GHEDDAFINE RISPONDONO SULLA ROTTA ITALIA-LIBIA - CHI SARANNO LE ELETTE PER LA “MEGA-FESTA” IN PROGRAMMA IL 22 SETTEMBRE PER CELEBRARE IL 41ESIMO ANNIVERSARIO DELL’ASCESA AL POTERE DI MUAMMAR GHEDDAFI? - L’AGENZIA DI RECLUTAMENTO: "CI SARANNO TANTE OPPORTUNITÀ MOLTO INTERESSANTI PER LE RAGAZZE". Sì, MA QUALI? UNA DI QUESTE L’HA SVELATA LO STESSO GHEDDAFI, IN UN PASSAGGIO FINORA IGNOTO DEL SUO DISCORSO, E CHE LA GHEDDAFINA POCO GHEDDAFATA CI CONFESSA: “GHEDDAFI HA RIBADITO MOLTO IL CONCETTO DI UNA ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA. DEL FATTO CHE LE DONNE ITALIANE DEVONO SPOSARE UOMINI LIBICI E I LIBICI DEVONO VENIRE IN ITALIA PER SPOSARE DONNE ITALIANE”. AH ECCO

 

1 - HENNE'
Da "Il Fatto quotidiano" - Cordiale scambio di opinioni tra il premier e Gheddafi. Si è parlato soprattutto di hennè. (www.spinoza.it)

2- TRIPOLI, BEL SUOL D'AMOR
Camille Desmoulins per Dagospia

 

C'è gran fermento tra le hostess italiane, sulla rotta Italia-Libia. Il Colonnello, chiama. E paga. Ora la domanda è: chi saranno le elette per la "mega-festa" in programma il 22 settembre per celebrare il 41esimo anniversario dell'ascesa al potere di Muammar Gheddafi?

Così l'ha descritta, nella mail con cui hanno reclutato le gheddafine per la lezione-show del Colonnello a Roma, il titolare della Hostessweb, Alessandro Londero. "Il responsabile dell'agenzia ha ribadito più volte - racconta una gheddafina anonima - che ‘chi si mostrerà interessato avrà grandi possibilità anche con ottimi guadagni, posso assicurarvelo!'".

Durante la seconda conferenza del primo giorno (ci sono stati 2 turni causa il numero eccessivo di ragazze) sono stati presi dei nominativi di ragazze che facevano domande al Raìs e che chiedevano espressamente di tornarci. Il responsabile dell'agenzia parlava non solo di visite all'università di Tripoli, ma anche di escursioni nel deserto e alberghi a 5 stelle, tutto pagato dal Leader. Ma perché il Colonnello è tanto ospitale con le fanciulle?

 

Ecco qui, in esclusiva, il vademecum spedito via mail dagli organizzatori due giorni prima dell'evento alle gheddafine, in particolare due punti. "Pagamenti: Vi chiediamo di non fare menzione con nessuno dei compensi, trattandosi di un evento dibattito a caratura politico religioso è auspicabile che ci siano solo persone che vangano solo perchè interessate al tema, quindi il rimborso spese è visto solo come un bonus di viaggio, bonus che a seconda della distanza di arrivo varia dalle 100 euro su Roma a massimo 200 euro su città del nord e isole.

Chi divulgherà dettagli in merito all'evento o avrà un atteggiamento non professionale o adeguato non prenderà rimborso e non lavorerà più in eventi futuri. Stampa: Ci sarà sicuramente la stampa, evitiamo di fare le prime donne. Stiamo andando ad un dibattito internazionale, se vedete che vostre amiche o persone a voi vicine rilasciano dichiarazioni stupide o lesive per il gruppo, cercate di intervenire e riportare il discorsi sul tema didattico e di interposizione culturale dell'evento".

 

E poi ecco il capitolo sui vantaggi futuri. "Molte di voi non sanno che decine di ragazze del primo evento sono state invitate in Libia per dei soggiorni di approfondimento culturale, con visite all'università di Tripoli, alle Moschee, alle accademie di polizie e dell'esercito e la cosa più bella un tour nel Sahara delle grandi dune, tutto rigorosamente spesato e per di più pagato un rimborso spese di alcune migliaia di euro a ragazza per le una due settimane si vacanza... dal 22 settembre ricominciano i viaggi, quindi ci saranno tante opportunità molto interessanti per le ragazze Gheddafi o Gheddafine come dice LA7 di Lerner".

 

Ma quali opportunità molto interessanti? Una di queste l'ha svelata lo stesso Gheddafi, in un passaggio finora ignoto del suo discorso, e che la gheddafina poco gheddafata ci confessa: "Gheddafi ha ribadito molto il concetto di una islamizzazione dell'Europa. del fatto che le donne italiane devono sposare uomini libici e i libici devono venire in Italia per sposare donne italiane". Ah ecco.

 [06-09-2010]

 

 

La premiata ditta Gheddasconi – grazie ai petrodollari di gheddafi (65 miliardi), il nano di arcore se ne frega del rigetto dei poteri forti anglo-Usa (che non lo stimano né come uomo né come rettile) – In due anni Gheddafi è diventato il primo azionista della prima banca italiana (Unicredit) e grazie allo storico 7,5% che controlla nella Juventus è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari - Tripoli punta a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali - l’asse con Ben Ammar e Geronzi…

Ettore Livini per La Repubblica

Non solo tende beduine, caroselli di cavalli berberi e sfilate di soldatesse-amazzoni. La Berlusconi-Gheddafi Spa, a due anni dalla fondazione, è uscita da tempo dal folklore. L'oggetto sociale d'esordio - la chiusura delle ferite del colonialismo - è stato rapidamente archiviato all'atto della firma del Trattato d'amicizia bilaterale nel 2008.

L'Italia ha garantito 5 miliardi in 20 anni alla Libia e Tripoli ha bloccato (a modo suo) il flusso di immigrati verso la Sicilia. Poi - snobbando i dubbi degli 007 Usa e dei "parrucconi" come Freedom House che considerano il Paese africano una delle dieci peggiori dittature al mondo - sono cominciati i veri affari.

Un pirotecnico giro d'operazioni gestite in prima persona dai due leader e da un piccolo esercito di fedelissimi ("gli imprenditori sono i soldati della nostra epoca", dice il Colonnello) che ha già mosso in 24 mesi quasi 40 miliardi di euro e che rischia di cambiare - non è difficile immaginare in che direzione - gli equilibri della finanza e dell'industria di casa nostra.

La premiata ditta Gheddasconi ha una caratteristica tutta sua. Gli affari diretti tra i due sono pochissimi. Anzi, solo uno: Fininvest e Lafitrade, uno dei bracci finanziari di Gheddafi, hanno entrambe una quota in Quinta Communications, la società di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco-tunisino tra i principali fautori dell'asse Arcore-Tripoli. Il grosso del business si fa per altre strade.

Il Colonnello ha messo sul piatto un po' del suo tesoretto personale (i 65 miliardi di liquidità di petrodollari accumulati negli ultimi anni). Il Cavaliere gli ha spalancato le porte dell'Italia Spa, sdoganando la Libia sui mercati internazionali ma pilotandone gli investimenti ad uso e consumo dei propri interessi, politici e imprenditoriali, nel Belpaese.

In due anni Gheddafi è diventato il primo azionista della prima banca italiana (Unicredit) con una quota vicina al 7% (valore quasi 2,5 miliardi) e grazie allo storico 7,5% che controlla nella Juventus è il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. Le finanziarie di Tripoli hanno studiato il dossier Telecom, puntano a Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali.

Palazzo Grazioli, nell'ambito del do ut des di questa realpolitik mediterranea, ha dato l'ok all'ingresso di Tripoli con l'1% nell'Eni ("puntiamo al 5-10%", ha precisato l'ambasciatore Hafed Gaddur). E la Libia ha allungato di 25 anni le concessioni del cane a sei zampe in cambio di 28 miliardi di investimenti.

Il Cavaliere tira le fila, consiglia e gongola. L'ingresso del Colonnello in Unicredit - oltre che a innescare i mal di pancia leghisti - è il cavallo di Troia per conquistare i vecchi "salotti buoni" tricolori, la stanza dei bottoni che controlla Telecom, Rcs - vale a dire il Corriere della Sera - e le Generali. Il momento per l'affondo è propizio. Il Biscione ha già piazzato le sue pedine negli snodi chiave: Fininvest e Mediolanum hanno il 5,5% di Mediobanca, crocevia di tutta la galassia.

Tra i soci di Piazzetta Cuccia - con un pool di azionisti francesi accreditati del 10-15% - c'è il fido Ben Ammar. E gli ultimi due tasselli sono andati a posto in questi mesi. Lo sbarco di Tripoli a Piazza Cordusio, primo azionista di Mediobanca, stringe la tenaglia dall'alto. E a chiuderla dal basso ci pensa Cesare Geronzi, presidente delle Generali i cui ottimi rapporti con il Colonnello (e con il premier) - se mai ce ne fosse stato bisogno - sono stati confermati dalla difesa d'ufficio di entrambi al Meeting di Rimini.

Niente di nuovo sotto il sole: l'assicuratore di Marino ha sdoganato Tripoli anni fa accogliendola nel patto di Banca di Roma (poi Capitalia) assieme a Fininvest. E ancor prima ha imbarcato la Libia in banca Ubae, guidata allora da Mario Barone, uomo vicino a quel Giulio Andreotti che solo un mese con il suo mensile ‘30 giorni' ha pubblicato un volume sui discorsi pronunciati da Gheddafi nella sua ultima visita italiana.

Il puzzle adesso è quasi completo. Il Cavaliere ha in mano il controllo di industria e finanza pubbliche. E ora, grazie all'asse con Ben Ammar e Geronzi e ai soldi di Gheddafi (sommati alla debolezza delle vecchie dinastie imprenditoriali tricolori), può blindare quella privata estendendo la sua influenza su tlc, editoria e - Bossi permettendo - sulle ricchissime casseforti delle banche e delle Generali.

L'asse con il Colonnello gli regala però un'altra opportunità d'oro: quella di distribuire le carte delle commesse a Tripoli garantite dall'attivismo dell'efficientissimo tandem, immortalato ora a imperitura memoria sul frontespizio dei passaporti libici. Ansaldo Sts (per il segnalamento ferroviario) e Finmeccanica (elicotteri) hanno incassato due maxi-ordini. I big delle costruzioni si sono messi in fila per gli appalti sulla nuova autostrada libica da 1.700 chilometri (valore 2,3 miliardi) affidata in base agli accordi bilaterali ad aziende tricolori.

 

In questi mesi hanno attraversato il Mediterraneo pure l'Istituto europeo di oncologia e Italcementi mentre Impregilo ha consolidato con una commessa da 260 milioni la sua già solida posizione nel Paese nordafricano dove con 150 miliardi di investimenti infrastrutturali nei prossimi sei anni la torta - previo via libera della Gheddasconi Spa - è abbastanza grande per tutti.

Anche Gheddafi, come ovvio, ha il suo dividendo. L'Italia è il cavallo di Troia per portare la Libia fuori dall'isolamento nell'era in cui la liquidità, come dimostra il salvataggio delle banche Usa da parte dei fondi sovrani arabi, non ha più bandiere. Missione compiuta se è vero che persino a Londra - grazie a un'operazione di diplomazia sotterranea guardata con sospetto a Washington - l'abbinata politica-affari ha dato risultati insperati: la Gran Bretagna ha liberato un anno fa Abdelbaset Al Megrahi, l'ex 007 libico condannato per l'attentato di Lockerbie e il Colonnello ha dato subito l'ok alle trivellazioni Bp nel golfo della Sirte.

 

Nessuno poi ha battuto ciglio nella City quando Tripoli ha rilevato il 3% della Pearson (editore del Financial Times) e fondato lungo il Tamigi un hedge fund. O quando il numero uno della London School of Economics è entrato tra gli advisor della Libian Investment Authority a fianco del banchiere Nat Rothschild e a Marco Tronchetti Provera.

Pecunia non olet. E anche l'(ex) dittatore Gheddafi non è più un appestato per le cancellerie internazionali. Il premier greco Georgios Papandreou è sbarcato qui per cercare aiuti. La Russia di Putin - altro alleato di ferro dell'asse Gheddafi-Berlusconi - si è aggiudicata fior di commesse a Tripoli come le aziende turche di Erdogan, altra new entry in questo magmatico melting pot geopolitico tenuto insieme, più che dagli ideali e dalla storia, dal collante solidissimo del denaro.

 28-08-2010]

 

 

LIBYA GAS FORUM: GHANEM (NOC), IMPORTANTE ALLEANZA CON ENI...
(AGI) -
Una collaborazione di "vecchia data" che si rafforzera' negli anni a venire alla luce anche delle "sfide future". Cosi' il presidente della compagnia libica Noc, Shokri Ghanem, ha aperto il 'Libya Gas Forum' rivolgendosi all'ad di Eni, Paolo Scaroni. Il numero uno della Noc ha ricordato "l'importanza degli investitori stranieri" alla luce anche dei "veloci cambiamenti" che si stanno verificando sui mercati energetici globali. Le "nuove tecnologie", ha detto riferendosi allo shale gas statunitense, e lo sviluppo delle "rinnovabili e dell'energia nucleare" rappresentano sfide con cui "bisogna confrontarsi".

 

Dal canto suo Scaroni ha affermato che "per conciliare la domanda esterna e quella domestica e' necessario investire in nuovi progetti. In questo contesto la Libia e' molto ben posizionata, ha enormi potenzialita' e molte infrastrutture gia' realizzate. La chiave per un ulteriore sviluppo delle sue riserve di gas naturale sara' la seconda fase del Western Libya Gas Project (Wlgp)".

04.07.10

 

GHEDDAFI SALVA LA ROMA! - IL COLOSSO FRANCESE TOTAL (IN CUI FIGURANO I FONDI LIBICI DEL COLONNELLO) PRONTI A RILEVARE GLI IMPIANTI DEL GAS DI ITALPETROLI - LA SENSI GIRERA' IL RICAVATO A UNICREDIT E POTRA' CONTINUARE A GIOCARE CON IL CLUB GIALLOROSSO...

Francesco De Dominicis per "Libero"

Il pressing di Unicredit si fa sentire sempre di più. Ma Rosella Sensi, forse, ha trovato una soluzione, almeno parziale, per ridurre il debito da circa 300 milioni di euro di Italpetroli nei confronti dell'istituto di credito guidato da Alessandro Profumo. E mettere al riparo la As Roma.

Per uno dei due asset industriali del gruppo messi sul mercato, secondo quanto appreso da Libero, si sarebbe materializzato l'interessamento di un operatore straniero di un certo calibro. Si tratta delle attività riconducibili ai magazzini di stoccaggio del gas a Civitavecchia e Vibo Valentia.

Nei mesi scorsi si è parlato del colosso francese Total (in cui figurano i fondi libici di Muammar Gheddafi). Ma sul possibile acquirente c'è il massimo riserbo. Il dossier è stretto nelle mani dei consulenti americani della Banca Lazard, che da qualche mese sono incaricati dalla famiglia Sensi di valutare e gestire la cessione di rami d'azienda non più strategici.

Complice, però, la crisi finanziaria internazionale, che ha messo in ginocchio pure il mercato immobiliare, gli esperti Lazard hanno progressivamente accertato la sostanziale impossibilità di trovare acquirenti per i terreni (in provincia di Grosseto e a Roma, zona Torrevecchia).

Così, esclusi i saldi di fine stagione, la partita sugli asset immobiliari è stata congelata.Nelle ultime settimane, i consulenti Usa si sono tuffati sul business oil&gas. L'operazione consentirebbe alla Sensi di evitare la vendita forzosa della Roma. E di arginare l'arrembaggio di Unicredit che ha minacciato pignoramenti, concentrando le attenzioni sulla squadra capitolina.

Non è ancora chiaro quanto potrebbe fruttare l'affare. L'ipotesi migliore è di 100milioni di euro, ma si tratterebbe di una stima assai generosa. In ogni caso, il ricavato della vendita dei due depositi del gas verrebbe immediatamente girato nelle casse dell'istituto di credito di piazza Cordusio. Con buona pace di quanti fanno il tifo per l'esproprio del club giallorosso.

 
[22-10-2009]

 

 

GHEDDAFI FAMILY – QUALE RAMPOLLO SUCCEDERÀ AL COLONNELLO? – LA SCELTA È CADUTA SU SAIF, IL PITTORE conosciuto per le sue aperture verso il mondo occidentale - FATTI FUORI IL CASINARO HANNIBAL, SAADI IL CALCIATORE CHE NON SA NULLA DI POLITICA E IL FIDANZATO DI MISS ITALIA 2003 MUTASSAM…

LIBIA: INCARICO PRESTIGIOSO IN ARRIVO PER SAIF AL-ISLAM (FIGLIO DI GHEDDAFI)...
Radiocor - Novita' in arrivo dal mondo delle istituzioni in Libia, da cui dipendono decisioni d'investimento importanti anche per l'Italia. Saif al-Islam, figlio di Muammar Gheddafi, e' pronto ad assumere un incarico di grande rilievo. L'annuncio ufficiale della notizia, raccolta da Radiocor in ambienti diplomatici internazionali, e' previsto in tempi rapidi. Saif, nato a Tripoli il 25 giugno 1972 e primogenito di secondo letto del colonnello, e' laureato in Scienze ingegneristiche ed e' conosciuto per le aperture verso il mondo occidentale. Ha fondato, tra l'altro, la Gheddafi international foundation for charity associations.

QUALE RAMPOLLO SUCCEDERÀ AL COLONNELLO?
Carlo Nicolato
per "Libero" (pubblicato ieri prima della decisione di Gheddafi)

«Ho appreso con profonda tristezza la notizia della morte della regina Fatima, figlia del mujahid Ahmad Sharif. Prego affinché la sua anima venga accettata da Allah». Non era mai successo che un esponente della famiglia Gheddafi, o un qualsiasi dignitario del potere libico, si riferisse alla moglie di del re Idris chiamandola «regina». Né tantomeno era successo che Idris, spodestato dallo stesso Gheddafi, venisse definito «difensore della Libia, del suo popolo e della sua religione».

L'autore di questo inaspettato messaggio è il figlio di Muammar Gheddafi, Saif al-Islam, designato dal padre fin da ragazzo, nel '95, a succedergli al "trono" presidenziale. Secondo della stirpe, ma primogenito (su sette figli) della seconda moglie del Colonnello, Saif è da anni considerato il volto rispettabile di casa Gheddafi, e della Libia intera, anche se non è mancata, anche da parte sua, qualche caduta di stile.

Niente a che vedere certo con quelle del quintogenito Motassim Billah, al secolo Hannibal, arrestato, tanto per dirne una, nel luglio del 2008 in Svizzera per aver schiavizzato insieme alla moglie una cameriera. E per questo fresco sostenitore in sede Onu dello smembramento del Paese elvetico (tanto che il padre è dovuto intervenire per chiedere scusa a Ginevra).

Saif è di tutt'altra pasta. Nato a Tripoli il 25 giugno del 1972, aveva 14 anni quando gli americani nell'86 cercarono di far fuori il colonnello bombardandogli la casa. La sorella Hannah che rimase uccisa, ne aveva invece quattro. Nel '94 si diplomò in Scienze ingegneristiche all'Università Al Fateh di Tripoli, mentre nel 2000 si laureò in architettura a Vienna.

Capendo le sue doti e il suo equilibrio il Raìs lo aveva subito indicato come suo possibile successore, anche se ne erano seguite pronte smentite: «A Jamahiriya (Repubblica delle masse, nome rivoluzionario della Libia) - dicevano - il potere appartiene al popolo, non siamo mica un regime monarchico o ereditario».

Appassionato di pittura, tra un quadro e l'altro Saif aveva iniziato un po' di malavoglia la carriera che avrebbe dovuto portarlo al "trono". Ma non mancarono i successi: a lui si deve il cambiamento di rotta della politica libico e il riavvicinamento con gli Stati Uniti: «Il suo ruolo è stato fondamentale» dichiarò l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder.

Nel frattempo però l'eclettico Saif intraprese una direzione che difficilmente il padre avrebbe potuto tollerare. Lanciò campagne per l'introduzione di una costituzione; iniziò battaglie per i diritti umani, fondando la Gheddafi International Foundation for Charity Associations, e per la libertà di espressione, aprendo una televisione, Al Libiya. Chiese perfino di far chiarezza sul massacro di Abu Salim del 1999, quando 1200 detenuti furono uccisi dalle forze di sicurezza.

La strada di Saif al potere cominciò a farsi tortuosa. Fino all'estate scorsa quando improvvisamente dichiarò: «Ho deciso di non intervenire più negli affari di Stato». Alla fine dell'anno la sua presunta fuga. Dalla Svizzera se ne andava a calci il "cattivo" Hannibal, e arrivava il "buono" Saif.

Si disse che avesse addirittura chiesto asilo politico: «Chiunque sia in possesso di documenti validi può venire in Svizzera a suo piacimento» dichiarò Lars Knuchel, portavoce della ministra Micheline Calmy-Rey. La voce fu smentita in fretta e l'ormai ex rampollo del Colonnello rientrò a testa bassa in patria.

Nel frattempo il padre gli aveva chiuso la televisione, incarcerato il relativo direttore e arrestata la conduttrice. Saif era definitivamente caduto in disgrazia. Recentemente ha dichiarato di essere di sinistra, ma di sentirsi molto vicino a Silvio Berlusconi: «Penso sia un grande leader e un nostro grande amico. Ma sono un socialista per cui, politicamente, e solo per quello, preferisco D'Alema».

Per la successione del Colonnello rimane un solo nome. Scartato Saif, scartato Hannibal per ovvi motivi, scartato Saadi, il calciatore che non si è mai interessato di politica e la sorella Ayesha (avvocato tra gli altri anche di Saddam Hussein), non rimane che il terzogenito Mutassam, tombeur de femmes, fidanzato di miss Italia 2003 Francesca Chillemi, e creatore di una milizia speciale anticorruzione. Il Colonnello ci conta.

 
[08-10-2009]

FAMIGLIE CRISTIANE – MANCO FOSSE UN FIGLIO DI BOSSI QUALUNQUE, IL GIOVIN RAMPOLLO DI SARKOZY VIENE MESSO A SOLI 23 ANNI AL VERTICE DELL'ENTE CHE PROGETTA IL PIÙ GRANDE QUARTIERE D'AFFARI D'EUROPA – UN FIUME DI DENARO CHE “RESTA IN FAMIGLIA”…

Roberto Zichittella per "il Riformista"

Come nelle migliori tradizioni della monarchia francese c'è un Delfino in ascesa alla Corte dell'Eliseo. È Jean Sarkozy, figlio nato dal primo matrimonio del presidente della Repubblica, quello con Marie-Dominique Culioli. Secondo una indiscrezione del settimanale Le Point, il ragazzo, 23 anni compiuti il 1° settembre, sarà il prossimo presidente dell'Epad.

Jean Sarkozy

La sigla significa Etablissement Public d'aménagement de La Defense, si tratta dell'ente pubblico che gestisce la pianificazione della Defense, il più grande quartiere di affari d'Europa.

La Defense è il quartiere ultramoderno che si è sviluppato nella zona orientale della capitale. Qui, dietro le vetrate luccicanti di grattacieli avveniristici che svettano a mordere il cielo, si trovano uffici, grandi centri commerciali, sedi di importante aziende. Simbolo del quartiere è la Grande Arche, l'enorme arcata alta 112 metri e posta quasi esattamente sulla stessa asse che collega il Louvre all'Arc de Triomphe.

Secondo Le Point, il giovane Sarkozy assumerà la presidenza dell'Epad il prossimo 4 dicembre, giorno in cui si riunirà il consiglio di amministrazione dell'ente. Sarkozy succederà a Patrick Devedjian, il quale lascerà l'incarico per aver raggiunto l'età limite di 65 anni.

Essere presidente dell'EPAD non vuol dire soltanto avere un ruolo di prestigio, ma in concreto significa gestire una gran massa di quattrini. Nella sua storia La Defense ha avuto alti e bassi, momenti di crisi alternati a fasi di grande espansione. Ora è in corso un progetto di rilancio del quartiere d'affari, proiettato fino al 2015. Si prevedono demolizioni di vecchi edifici, il rinnovamento di altri, la costruzione di nuovi grattacieli, una espansione dei trasporti. Verranno realizzati 450 mila metri quadri di nuovi uffici e 100 mila metri quadri di nuovi alloggi.

Questo piano di rilancio fu approvato nel 2006 e Nicolas Sarkozy, allora ministro dell'Interno e della pianificazione del territorio, ne fu fra i più convinti sostenitori. Che la gestione del progetto finisca ora nelle mani del figlio non può che rallegrarlo. Ma già si parla di scandalo. «Jean Sarkozy non ha alcuna legittimità per assumere la presidenza dell'Epad, si vuole soltanto assicurare la perennità di un clan», protesta Patrick Jarry, sindaco comunista di Nanterre.

Si sa che Jean è il pupillo di Nicolas Sarkozy. L'altro figlio avuto dalla Culioli, Peter, è meno ambizioso e più discreto (si dedica alla musica rap). Jean invece è in irresistibile ascesa. Si è impegnato apertamente nella campagna elettorale del padre durante la corsa alla presidenza, è militante dell'Ump (il partito del presidente) ed è stato eletto consigliere regionale nel distretto di Neuilly-sur-Seine, l'elegante località a ovest di Parigi dove Nicolas Sarkozy è stato sindaco dal 1983 al 2002. Ma a parte le ambizioni politiche il ragazzo, a soli 23 anni, conduce già una vita alla ribalta.

Più alto del padre, biondo con il capello lungo, Jean studia Legge alla Sorbona, ma non è certo uno che passa molto tempo sui libri. Intanto ha pensato bene di sposarsi una donna ricca, Jessica Sebaoun, figlia di Isabelle Darty, erede della famiglia che possiede l'omonima azienda leader nella grande distribuzione di prodotti di elettronica.

All'annuncio delle nozze, le origini ebraiche della moglie di Jean Sarkozy scatenarono un caso. Infatti una vignetta del disegnatore satirico Maurice Sinet sul settimanale Charlie Hebdo fece allusioni sul fatto che una eventuale conversione all'ebraismo di Jean gli avrebbe consentito una brillante carriera di successo.

Sinet fu accusato di antisemitismo. Il direttore del settimanale gli chiese una marcia indietro e Sinet rispose che piuttosto si sarebbe tagliato i testicoli. Dopo fortissime pressioni sull'editore e il direttore di Charlie Hebdo alla fine Sinet è stato costretto alle dimissioni.

 
[09-10-2009]

 

 

 

TRIPOLI BEL SUOL DI PETROLIO (NON SOLO GHEDDAFI-BERLUSCONI) – AFFARI SPORCHI BRITANNICI DIETRO LA LIBERAZIONE DELL’ATTENTATORE DI LOCKERBIE – PER EVITARE ALTRE FIGURACCE BROWN ACCOGLIE LE RICHIESTE DELLE FAMIGLIE: “LA LIBIA RISARCISCA LE VITTIME DELL’IRA” – 2003: L’INCONTRO TRA SUPERSPIE PER SDOGANARE GHEDDAFI…

Viviana Mazza per il "Corriere della Sera"

 

Un'ondata di rivelazioni sul rilascio dell'attentatore di Lockerbie sta mettendo sotto pressione il governo di Londra. I media continuano a scavare per provare che non erano umanitarie ma economiche le ragioni dietro la decisione di liberare il libico Abdel Basset al-Megrahi il 20 agosto scorso. Ufficialmente, l'uomo condannato all'ergastolo per l'esplosione sul volo Pan-Am che provocò la morte di 270 persone nel 1988, è stato rimandato a Tripoli perché malato terminale di cancro, decisione presa dalla Scozia.

Ma i media accusano Downing Street di aver fatto pressioni sulla Scozia e sostengono che il rilascio serviva a cementare lucrosi contratti petroliferi per la Gran Bretagna in Libia. Ieri il Sunday Telegraph ha rivelato che l'esame medico che stabilì l'aspettativa di vita dell'ex 007 di Tripoli fu pagato dalla Libia e i tre medici furono «incoraggiati» a indicare che gli restavano tre mesi di vita. Con un'aspettativa di vita maggiore, non avrebbe avuto diritto legalmente al rilascio umanitario. Altri medici tra giugno e luglio avevano dichiarato che gli restavano 10 mesi.

 

La Scozia nega che l'opinione dei tre medici abbia avuto alcun peso. Nei giorni scorsi il governo di Londra e quello scozzese hanno diffuso lettere e memo per difendersi dalle accuse. Ma lo stesso ministro della Giustizia britannico, Jack Straw, ha detto al Telegraph di essere «convinto» che la liberazione di al-Megrahi sia stata motivata «in gran parte» da interessi economici. Il Times aveva scritto che c'erano dietro anche le pressioni della Bp, che voleva chiudere un contratto di estrazione petrolifera con Tripoli e aveva contattato Straw.

Ma i semi sarebbero stati piantati molto prima. Il 16 dicembre 2003, si tenne un vertice supersegreto, in un club privato di Londra, tra spie di alto livello americane, britanniche e libiche. Tre giorni dopo, l'allora premier Tony Blair diede l'annuncio che Tripoli aveva rinunciato all'acquisizione di armi di distruzione di massa, mossa che avrebbe portato la Libia a uscire dall'isolamento. Per fonti governtive citate dall'Independent si parlò di al-Megrahi.

Intanto è emerso che Brown mise il veto su un'iniziativa per costringere la Libia a risarcire le vittime britanniche delle bombe dell'Ira, costruite con esplosivo fornito dai libici. L'accusa: temeva di compromettere gli accordi politici e petroliferi con Tripoli. Brown sostiene che non voleva danneggiare i progressi negli accordi contro il terrorismo. Ha assicurato ieri che adesso il governo chiederà un risarcimento.

 
[07-09-2009]

 

 

 

DOPO AVERLO COCCOLATO  LE PAROLE VINCONO SUI FATTI: DEI FAMOSI 100 MILIARDI NE SONO STATI INVESTITI SOLO 3 - DIETRO I TENTENNAMENTI CI SAREBBE LA CADUTA IN DISGRAZIA DEL SECONDOGENITO SAIF…

Andrea Greco per Affari e Finanza di Repubblica

Anche la pillola Enel non è andata giù ai palati libici. Non un soldo nell'aumento di capitale da 8 miliardi di euro, tutto pagato da chi è già azionista del gruppo. Le dichiarazioni di intenti dei diplomatici di Tripoli lette ex ante, gli incontri preparatori tra il management guidato da Fulvio Conti e l'entourage del colonnello Gheddafi sono finiti con ottimi «mi rallegro» e possibili investimenti milionari, domani. È una strategia di business e comunicazione che si consolida, già esibita dal fondo sovrano Lybian Investment Authority (e sue emanazioni) sui dossier Impregilo, Telecom, in parte Eni.

 

Così, a distanza di tre settimane e di un altro «per ora no, grazie», i salamelecchi del mondo politico e istituzionale al colonnello Gheddafi si possono inserire nella concreta cornice. Stando ai ragionamenti ufficiali il succo è che il rais nordafricano - ricevuto con tutti gli onori possibili e anche più, coccolato dal presidente del consiglio e dai leader d'opposizione malgrado il consueto bizzoso cerimoniale "da trasferta" - ha in serbo 100 miliardi di dollari da spendere.

Sono frutto degli introiti di idrocarburi e Gheddafi non sa che farsene, perché la Libia ha un mercato interno con 6 milioni di abitanti di cui metà vivono nel deserto, senza strane idee consumistiche attorno. E un certo ruolo il dittatore ce l'ha, che da decenni tiene gli stipendi locali sopra la miseria, e calmiera con i denari di un altro fondo sovrano (l'Economic & Social Development Fund) i prezzi dei generi di prima necessità.

 

Così i 100 miliardi potrebbero finire in Italia, nazione con cui ci sono relazioni storiche - quasi mai facili, ma ora pacificate, non gratuitamente però - e consuetudini d'affari, fin dal blitz epocale su Fiat negli anni Settanta, da cui tutti ebbero vantaggi. Sennonché, questa solfa seguita da mesi e dei 100 miliardi ne sono stati investiti solo 3. Tutti investimenti privati, piuttosto oculati e che il rimbalzo primaverile ha avvicinato al pareggio, ma con buone prospettive.

Sui tanti altri capitoli possibili, le parole vincono sui fatti. La quota più consistente, 2,2 miliardi, è in Unicredit. Un 5% azionario come eredità ampliata del 5% detenuto nell'incorporata Capitalia, e 690 milioni di prestito convertibile, che rende attorno al 6% trimestrale. Niente male, anche perché il banchiere centrale Farhat Bengdara si è seduto alla vicepresidenza di Piazza Cordusio.

 

Poi c'è Eni, dove un piccolo pacchetto storico è stato arrotondato ma sotto l'1%, a prezzi di qualche euro inferiori al mercato attuale. Le solenni dichiarazioni congiunte con Palazzo Chigi di dicembre, per cui la Libia avrebbe potuto salire fino al 10% del gruppo divenendone secondo azionista dopo il Tesoro, hanno movimentato la Borsa di quei giorni, ma nulla più.

C'è poi l'aspetto industriale dell'intesa tra Eni e Libia, che dovrebbe concretarsi in maggiori quantitativi di gas pompati nella penisola. Ma è uno scenario la cui utilità oggi va dimostrata, a lato della crisi economica che sta limando mensilmente la domanda energetica; proprio nel momento in cui più progetti di metanodotti e rigassificatori a terminale italiano giacciono su molti tavoli. E qui soldi e azioni sono finiti. Restano quote sporadiche in Olcese, polo tessile da anni in amministrazione controllata, nella Juventus (chi non ricorda le mire calciatorie di Saadi Gheddafi, uno dei cadetti del leader libico) e nelle comunicazioni con Retelit.

 

Ci sono poi i dossier "potenziali". Su Telecom nonostante prestigiose mediazioni - Mediobanca, che del gruppo telefonico è azionista di peso - non ci si è accordati sul prezzo. Mentre su Impregilo, opzione strategica anche per via degli impegni delle autorità italiane a colmare la carenza di infrastrutture in Libia, l'investimento africano in titoli non è alle viste.

Qualche bene informato sulla saga Gheddafi, con protagoniste due mogli, otto figli e più ciambellani, tutti a contendersi i favori del rais, riferisce che dietro i tentennamenti ci sarebbe la caduta in disgrazia di Saif, secondogenito che negli anni Novanta pareva destinato alla successione, ma da tempo posto in sordina.

 

Essersi accreditati presso Saif si starebbe rivelando un boomerang per gli imprenditori italiani, poiché Gheddafi è deciso a tagliargli i viveri. E in questa luce andrebbe interpretato l'inatteso anatema del colonnello davanti agli industriali romani: «Se corrompete, sarete puniti».

C'è poi l'aspetto delle intese di business, il programma delle quattro zone di libero scambio esentasse per cinque anni. Ma la Libia, a parte il già detto aspetto pauperistico, è un mercato interno dominato dalle imprese cinesi e nordcoreane, che a suon di prezzi stracciati hanno cacciato gli operatori turchi. Saprebbero le nostre aziende trovare un varco in questo orizzonte?

 

In attesa della risposta, Gheddafi si appresta a un secondo, trionfale tour italiano. L'8 luglio, e stavolta si punta ancora più alto, perché grazie all'invito di Silvio Berlusconi, l'anfitrione del G8, il colonnello potrebbe stringere la mano a Barack Obama.

 

 
[29-06-2009]

FINALMENTE ABBIAMO CAPITO A COSA è SERVITO IL VIAGGIO IN ITALIA DI GHEDDAFI: A IMPINGUARE GLI AFFARI DI BERLUSCONI E DEL SUO 'FACCENDIERE' BEN AMMAR - COMPRATO IL 10% DI QUINTA: TRA GLI AZIONISTI DELLA SOCIETÀ DI TARAK ANCHE FININVEST COL 22%..

Luca Fornovo per "La Stampa"

 

Gheddafi punta sul cinema francese, mettendosi in affari con la famiglia Berlusconi e il finanziere tunisino Tarak Ben Ammar, consigliere di Mediobanca e di Telecom.
Secondo documenti depositati in Francia, Lussemburgo e Olanda, la libica Lafitrade, controllata dalla Lafico, finanziaria della famiglia Gheddafi, è entrata nel capitale di Quinta Communications, società francese di produzione cinematografica nata nel 1990 di Tarak Ben Ammar, di cui è socio di rilievo anche il gruppo Fininvest.

 

L'ingresso dei libici è avvenuta a maggio tramite un aumento di capitale: Lafitrade ha sottoscritto 258.433 nuove azioni di Quinta, ottenendo una quota del 10%, con un investimento di poco inferiore ai 19 milioni. Con l'aumento di capitale, per un totale di 47,6 milioni di euro, si è rafforzato Ben Ammar, mentre Fininvest si è invece diluita al 22% circa.

Prima Tv, controllata per il 95% da Quinta Communications Italia e per il restante 5% da Tf1 proprietaria del multiplex digitale d free, ha ottenuto con l'operazione il 15% circa della società francese, per un valore di 28,6 milioni di euro, tramite la conversione di un credito. Il nuovo statuto post-aumento di Quinta communications menziona anche la costituzione di un patto «tra alcuni azionisti della società concluso il 29 aprile 2009», che riguarda la cessione e il trasferimento di azioni, senza dare ulteriori precisazioni.

 

 
[30-06-2009]

DALLA LIBIA CON FURORE – GHEDDAFI RITIRA 3.6 MLD € DAI CONTI SVIZZERI (-89% DEL TOTALE): è LA VENDETTA PER L’ARRESTO DI 48 ORE DI SUO FIGLIO PER MALTRATTAMENTI AI DOMESTICI – E PENSARE CHE TRIPOLI SI ACCONTENTEREBBE DI SEMPLICI SCUSE UFFICIALI…

G.D.L. per "Libero"

La Libia ha di fatto messo in pratica le minacce di ritorsioni finanziarie contro la Svizzera ventilate nell'ultimo anno: secondo i dati pubblicati dalla Banca nazionale svizzera gli averi libici nelle banche elvetiche sono diminuiti di 5,6 miliardi di franchi, l'equivalente di 3,6 miliardi di euro.

 

Nell'ottobre scorso il governatore della Banca centrale libica, Farhat Qadara, aveva minacciato la possibilità che la Libia ritirasse tutti i suoi depositi in Svizzera per trasferirli in altre banche europee, una ritorsione per l'avvenuto arresto il 15 luglio 2008 a Ginevra del figlio di Moammar Gheddafi, Hannibal. Le ultime statistiche mostrano chiaramente che gli averi libici sono passati da 5.748 miliardi di franchi a 628 milioni, una riduzione dell'89%.

E pensare che la crisi diplomatica tra Svizzera e Libia sarebbe facile da risolvere, visto che Tripoli esige da Berna delle scuse ufficiali per l'arresto di 48 ore del figlio di Gheddafi a Ginevra (per presunti maltrattamenti nei confronti dei domestici). Ma il governo elvetico non intende piegarsi. La Svizzera ha sempre negato, affermando che la competenza è del Cantone Ginevra.

La querelle, dunque, stenta a ricucirsi. A due cittadini elvetici, ad esempio, dalla scorsa estate è stato proibito di lasciare il territorio libico. In questi giorni la raffineria della compagnia petrolifera libica Tamoil in Svizzera ha sospeso la sua attività il giorno dopo una perquisizione della polizia elvetica. Ma non è la prima volta che il colosso petrolifero libico entra in rotta di collisione con le autorità elvetiche.

Lo scorso anno la Tamoil aveva annunciato che le autorità di Tripoli avevano temporaneamente sospeso le forniture di petrolio. Sembra proprio che anche la visita a Tripoli a fine maggio del ministro degli Esteri svizzero Micheline Calmy-Rey si sia risolta in un nulla.

 

 
[30-06-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it