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IPOCRISIA BRITANNICA LIBIA CONNECTION i FORZA GORDON BROWN

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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
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IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
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IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
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NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
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grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
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LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
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come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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- BP: SI TORNA
A PAGARE DIVIDENDO...
(ANSA) - Bp torna a distribuire il dividendo: la
compagnia petrolifera paghera' 7 cents per azione per il quarto
trimestre 2010. L'utile al tasso di sostituzione nel quarto trimestre
ammonta a 4,4 miliardi di dollari prima di poste non operative ed
effetti di contabilita' secondo il metodo fair value. Nell'intero anno,
ha riportato una perdita di 4,9 miliardi di dollari, tenendo conto di un
addebito prima delle imposte relativo al Golfo del Messico per 40,9
miliardi di dollari. 01-02-2011]
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ROSALIA MERA
(ZARA) IN ALBERGO CON BULGARI...
Mi. C. per "Il
Sole 24 Ore" - Rosalia Mera, la donna più ricca di Spagna,
cofondatrice con l'ex marito Amancio Ortega del colosso Inditex (Zara)
di cui possiede una quota del 7% circa del capitale, ha deciso di
investire 350 milioni di euro, insieme ad altri imprenditori spagnoli,
nella costruzione di un hotel di lusso a Londra, nel quartiere di
Knightsbridge, a due passi da Hyde Park e dai famosi grandi magazzini
Harrod's. Il "6 stelle", che sarà pronto nel 2012 in occasione delle
Olimpiadi, e che agli ultimi piani ospiterà anche alcuni appartamenti di
lusso, sarà gestito dal gruppo Bulgari.
Grazie a questo
nuovo investimento, Rosalia Mera intende diversificare il suo importante
patrimonio, valutato in oltre 3,5 miliardi di euro, che comprende oltre
a Zara, anche il 20% della catena alberghiera Room Mate, il 5% della
farmaceutica Zeltia, oltre a immobili sparsi in tutto il mondo e altre
partecipazioni minori. Non abbiamo dubbi che l'iniziativa sarà di
successo. Il fiuto per gli affari di Rosalia Mera, abbinato al buon
gusto di Bulgari, assicurano negli ambienti alberghieri, fanno sì che
l'accoppiata sia vincente.01-02-2011]
15. STANGATA
FISCALE A LONDRA SOFFRE IL CETO MEDIO...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Ben 750 mila contribuenti britannici della
classe media si ritroveranno a pagare più tasse, quando in aprile
entreranno in vigore le nuove norme fiscali introdotte dal ministro
delle Finanze, George Osborne, una delle misure prese per ridurre
rapidamente il deficit accumulato nei due anni (2008-09) di salvataggio
di banche in crisi.
Secondo uno studio
dell´Institute for Fiscal Studies (Ifs), un think tank non governativo,
il numero di contribuenti chiamati a pagare un´aliquota del 40% sul
reddito, ossia coloro che guadagnano dalle 42.475 sterline (circa 50
mila euro) in su, aumenterà di 750 mila persone, ciascuno dei quali
finirà per pagare mediamente 200 sterline (240 euro) in più di imposte
all´anno: carico che potrebbe creare malumori nelle categorie colpite
dal provvedimento, già appesantite dall´aumento delle imposte indirette
e dei costi energetici.
Il rapporto
dell´Ifs indica tuttavia che l´aumento delle tasse colpirà maggiormente
le classi più benestanti della popolazione, cioè coloro che rientrano
nella fascia fiscale superiore, con un reddito superiore alle 150 mila
sterline (180 mila euro), ai quali sarà applicata la nuova aliquota del
50 per cento, che non esisteva fino a un paio d´anni fa: a introdurla,
peraltro, è stato il precedente governo laburista di Gordon Brown,
proprio per far pagare ai più ricchi un costo proporzionalmente più alto
per la crisi economica, e i conservatori di Cameron si sono limitati a
mantenerla, nonostante qualche obiezione interna.
Nel complesso,
afferma lo studio Ifs, il 10% più ricco dei contribuenti perderà
mediamente il 3% del reddito a causa delle tasse più alte, mentre la
popolazione globale subirà una perdita pari all´1% del reddito.
01-02-2011]
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LONDRA STACCA
LA SPINA A JERUSALMI...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Tra un brindisi e una fetta di panettone,
per ben due volte gli indici di Piazza Affari sono andati in tilt. Ma se
lunedì 3 gennaio era stato il debutto (incolpevole) di Fiat industrial a
causare l'errore materiale sull'Ftse-Mib che ne ha provocato la
sospensione, lunedì 27 l'origine del black-out informatico tra la Borsa
italiana e gli utenti degli indici non è mai stata chiarita. Almeno
ufficialmente. Perchè dietro le quinte si dice che il black-out sia
stato innescato da una "svista".
Poichè lunedì 27
era bank holiday in Inghilterra, e gli uffici della City rigorosamente
vuoti, chi era di turno alla vigilia di Natale alla Borsa di Londra,
prima di andarsene, avrebbe "staccato la spina" che collega il mercato
azionario con l'Ftse group che ne calcola gli indici. Peccato che alla
stessa spina fosse attaccata anche la società-mercato guidata da
Raffaele Jerusalmi che invece il lunedì successivo era regolarmente
operativa. Insomma, l'Lse ha inglobato Borsa italiana già da qualche
anno, ma quando è festa se ne dimentica.17-01-2011 |
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SE PER L'EURO LA
STERLINA È TROPPO CARA...
L. Mais. per "Il Sole 24 Ore" - Il pound potrebbe
costare troppo per l'euro. Un'analisi attenta ai conti di Oberthur
Technologies, la società francese controllata dalla famiglia Savarè che
tanto vorrebbe comprarsi De La Rue, storico stampatore della sterlina
britannica e leader mondiale del settore, suggerisce che i margini per
un rialzo sono stretti stretti. Forse troppo. Passare dalla prima
offerta di 825 pence per azione all'ultima di 905, non è bastato per
tentare i soci di De La Rue, terzo maggior stampatore al mondo di banco
di carta moneta e detentore dell'appalto per la creazione dell'euro
francese.
Se Oberthur vuole
davvero mettere le mani sulla zecca al vertice del mondo, se vuole
davvero piantare la bandiera dell'euro made in France nel cuore di
Londra, deve essere pronta a pagare di più. Insomma, è soltanto una
questione di soldi. E dieci sterline per azione potrebbero bastare, ma
la transalpina Oberthur, a tanto, non sembra in grado di poter arrivare. 13-12-2010]
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SE LA GELMINI
PIANGE, CAMERON NON RIDE - LE NUOVE TASSE UNIVERSITARIE INCENDIANO
LONDRA: ASSALTATA LA LIMOUSINE DI CARLO E CAMILLA, VETRI INFRANTI, PUGNI
E SECCHI DI VERNICE CONTRO I REALI INGLESI: 43 STUDENTI E 12 AGENTI
FERITI - IL TRACOLLO DI CLEGG: AMATO DAI GIOVANI, IL LIB-DEM AVEVA
PROMESSO DI NON TOCCARE LE TASSE. IERI LE HA ALZATE DEL 300%, DA 3 A
9MILA STERLINE L’ANNO, E SI RITROVA, COME LA GELMINI, LA MERDA NELLA
BUCA DELLE LETTERE…
1 -
MANIFESTAZIONI; 12 AGENTI, 43 STUDENTI FERITI...
(ANSA) - Dodici poliziotti e 43 manifestanti feriti: questo secondo
Scotland Yard il bilancio degli incidenti di oggi a Londra per il voto
del Parlamento sull'aumento delle rette universitarie. Negli incidenti è
stata attaccata su Regent Street la Rolls Royce del principe Carlo.
L'erede al trono di Inghilterra e la moglie Camilla sono rimasti illesi.
2 - ASSALITA
L'AUTO DI CARLO E CAMILLA - PASSA LA LEGGE CHE TRIPLICA LE TASSE
SCOLASTICHE...
Andrea Malaguti per "La
Stampa"
È questa la Big
Society? La riforma passa, la Camera dei Comuni approva l'aumento del
trecento per cento delle tasse universitarie portandole da tremila a
novemila sterline l'anno e gli scontri cominciati nelle prime ore del
pomeriggio nel cuore di Londra diventano battaglia. I manifestanti,
studenti arrivati da ogni angolo del Paese, sfasciano i vetri del
ministero del Tesoro, bruciano cartelloni con l'effigie di Nick Clegg e
lanciano mazze di legno e palle da biliardo contro la polizia che
carica. Hanno cappucci, sciarpe, passamontagna.
In tanti sono lì
per combattere. «Bastardi, bastardi, bastardi». Un'onda che si alza con
forza, si allarga fino a Oxford Street, davanti ai negozi di moda,
semina il panico tra i turisti che fanno compere in mezzo alla cascata
di luci di Natale e finisce simbolicamente per abbattersi
sull'incarnazione fisica dell'unità britannica: la monarchia.
A Regent Street
l'auto di Carlo Mountbatten Windsor viene accerchiata da un gruppo di
giovani col viso coperto. Di fianco all'erede al trono c'è la moglie
Camilla. Ha un vestito di velluto nero e verde. Grida. Un fotografo la
immortala con la bocca spalancata. Carlo sbarra gli occhi. Sono secondi
di paura. Calci alle fiancate, pugni, un finestrino va in frantumi.
La macchina
accelera, un incappucciato riempie uno sportello di vernice bianca.
L'autista corre al teatro Palladium dove la coppia è attesa per una
serata di beneficenza. Il rumore è assordante, una ragazza si siede sul
marciapiede e scoppia a piangere. Una banda di esaltati sfonda a
martellate la vetrata di Top Shop.
Piazza del
Parlamento è il centro della rivolta. Fumogeni, incendi, sirene. Dieci
uomini di Scotland Yard finiscono all'ospedale. Tre sono gravi. Tra i
ventimila manifestanti i feriti sono decine e decine sono gli arresti.
Bisognerà aspettare l'alba per definire la contabilità della follia.
L'Inghilterra cambia così ufficialmente volto, non sarà facile ora
garantire gli equilibri di potere.
La coalizione di
governo regge faticosamente e la tregua che garantiva la pace sociale
sembra definitivamente saltata. I Libdem si spaccano e il loro leader,
Nick Clegg, si scopre improvvisamente fragile. È lui il bugiardo, il
nemico degli studenti, mentre David Cameron salva misteriosamente la
faccia. La sua maggioranza può contare in teoria su ottanta voti di
vantaggio, dopo lo scrutinio gliene restano 21. Sono sufficienti. I sì
sono 323, i no 302.
Ventun
liberaldemocratici si ribellano agli ordini del partito, otto si
astengono. Anche sei conservatori si oppongono. «Questa riforma è un
insulto al Paese». Una spallata violenta che non ribalta l'esecutivo.
Mike Crockart e Lee Scott, stretti collaboratori di Clegg, si dimettono
dalle cariche di governo. «In campagna elettorale avevamo promesso che
non avremmo toccato le tasse». Si vergognano.
Clegg è pallido,
quando si presenta in aula per votare lo seppelliscono di fischi. Un
parlamentare laburista si alza in pedi e lo aggredisce: «Che cosa farà
chi non ha i soldi? Che cosa faranno i ragazzi neri come me? Lo sai che
a Oxford e a Cambridge già ora non li fanno entrare?». Clegg finge di
ignorarlo.
La sua vita è
cambiata in modo radicale. In maggio era un dio. Merito dei dibattiti
televisivi. Aveva un bel profilo, diceva cose sensate, aveva una bella
moglie e sembrava destinato a cambiare il Paese. Era la speranza. I suoi
elettori portavano orgogliosamente magliette che recitavano: «Sono
d'accordo con Nick». Preistoria. Da quando si è schierato per la riforma
elettorale non può più andare a lavorare in bicicletta. «Mi
aggrediscono». Ha bisogno della scorta. Nella cassetta della posta gli
hanno infilato lettere piene di sterco.
Mark Webber, 18
anni, racconta alla Bbc: «Ho votato per lui perché stava dalla parte
degli studenti. Se ha cambiato parere non mi può rappresentare. Perché
non ho il diritto di ritirare anch'io il mio appoggio?». Applausi.
Balli. Slogan. Mentre la sera cala e la protesta non si placa.
Davanti a
Westminster, la basilica che ospiterà il matrimonio di William e Kate,
le forze dell'ordine in assetto anti sommossa usano le gabbie di
contenimento per impedire ai manifestanti di sfondare. Ancora una volta
sembrano impreparate. Da troppi anni non affrontavano una rabbia così
diffusa. Manganellate e pugni a casaccio. Una ragazza sviene, la testa
le sanguina.
La prima fila di
Scotland Yard all'improvviso non regge, si apre. Da dietro arrivano i
rinforzi a cavallo. Attaccano. È una assurda giostra medioevale. Un
poliziotto viene disarcionato, il cavallo lo scalcia, gli spezza una
gamba, lui perde i sensi. I colleghi lo trascinano via.
«La situazione è
incendiaria, non riusciamo a contenerli», dice un portavoce della
polizia esasperato. C'è puzza di fumo, le strade sono piene di vetri.
Alle otto di sera, a Parliament Square, i ragazzi vengono fatti sfilare
davanti a un cordone di protezione. Li filmano a uno a uno per
identificarli. Loro mostrano orgogliosi la faccia. «Non siamo noi i
criminali». È questa la nuova Gran Bretagna di Cameron?
10-12-2010]
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UOMINI DI SHELL
INFILTRATI IN GOVERNO NIGERIANO...
(ANSA) - Il gigante petrolifero anglo-olandese Shell ha affermato di
aver introdotto persone del suo staff in tutti i principali ministeri
del governo nigeriano ottenendo così accesso ad ogni mossa del politici
del Paese nella ricca regione del Delta. E' quanto emerge da rivelazioni
diffuse da Wikileaks citate dal Guardian.
Dai dispacci resi
noti risulta inoltre, riferisce il Guardian, che la società petrolifera
ha "scambiato" informazioni di intelligence con gli Stati Uniti, in un
caso fornendo ai diplomatici americani nomi di politici nigeriani
sospettati di sostenere le attività di guerriglia nel Pese e chiedendo
agli Usa, per contro, informazioni sulla possibilità che i guerriglieri
si fossero muniti di missili antiaerei. 09-12-2010]
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RABBIA SUI BONUS AI
MANAGER INGLESI. DI CHI? DEI MANAGER INGLESI
http://nyti.ms/gBzfdq
- Scarsi guadagni
delle banche e indignazione pubblica dovrebbero portare
a un taglio dei bonus. Dovrebbero.
26-11-2010]
I BONUS AI BANCHIERI,
GRAZIE AL NUOVO CANCELLIERE OSBORNE, SONO RIMASTI
http://bit.ly/fAoWh0
26-11-2010]
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3 - THE GUARDIAN
MILIONI DI DOLLARI AI DETENUTI DI GUANTANAMO. PAGA IL
REGNO UNITO
http://bit.ly/ddctRJ
-
I ministri inglesi hanno preso la decisione di risarcire
gli ex prigionieri della prigione militare americana per
evitare che fossero rivelati in tribunale le pratiche
adottate dagli americani, in cooperazione con i
britannici, con i sospetti terroristi (rapimenti - le
cosiddette "extraordinary rendition", e interrogatori
duri, forse torture vere e proprie)
16-11-2010]
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ROLLS-ROYCE IDENTIFICA LE CAUSE DELL'ESPLOSIONE DEL
MOTORE DELL'AIRBUS
http://bit.ly/aB7dMs
-
La notizia ha fatto rimbalzare le azioni del produttore
di motori inglese. Si tratterebbe di un unico componente
nella turbina dei motori Trent 900. Quindi il difetto
riguarda i 20 Airbus A380 che montano questo tipo di
motore.
11.11.10 |
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ROLLS-ROYCE GIGANTE DEI CIELI A RISCHIO CRISI...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Momento difficile per uno
degli ultimi giganti industriali britannici. La
Rolls-Royce, azienda costruttrice di motori aeronautici
(da non confondere con la Rolls produttrice di
automobili, oggi di proprietà della Bmw), ha visto
crollare il suo valore in Borsa del 10% in tre giorni,
con una perdita intorno ai 2 miliardi di sterline, circa
2 miliardi e mezzo di euro.
La
ragione è il guasto che la settimana scorsa ha costretto
un aereo dell´australiana Qantas a un atterraggio
d´emergenza, dopo l´esplosione in volo di uno dei motori
Rolls-Royce di cui era dotato. Ventiquattro ore più
tardi, un secondo aereo della Qantas, anch´esso dotato
di motore Rolls-Royce, è tornato indietro dopo il
decollo per un problema analogo.
La
Qantas ha temporaneamente sospeso tutti i voli e aperto
un´inchiesta insieme alla Rolls-Royce. A Londra gli
analisti del settore commentano che la Rolls-Royce deve
"pregare" che dall´inchiesta emerga un problema minore.
Ieri la Rolls-Royce ha annunciato di avere fatto i primi
progressi nell´indagine, affermando che il problema
riguarda un motore di tipo Trent 900 e che si tratta del
primo guasto ad uno dei suoi motori per aerei in 16
anni.
La
Rolls è la seconda grande azienda britannica finita
recentemente nel mirino, dopo la Bp per l´esplosione
della piattaforma petrolifera in Louisiana. In entrambi
i casi, ci sono aziende concorrenti in America che
potrebbero approfittarne.
[09-11-2010]
|
|
ANCHE CAMERON PARTE ALLA VOLTA ALLA CINA PER FIRMARE
CONTRATTI MILIARDARI
http://on.wsj.com/boM9i7
-
Dopo l'Italia il mese scorso (con la visita di Wen
Jiabao a Roma), e la Francia la settimana scorsa (con la
delegazione di Hu Jintao ospite dell'Eliseo), anche il
Regno Unito si prepara a favorire la firma di contratti
miliardari tra aziende cinesi e britanniche. Il primo
ministro Cameron parte oggi per Pechino, dove incontrerà
Hu e Wen prima di recarsi a Seoul per il G20.
-
Come sempre in questi casi, si teme che l'importanza
degli accordi economici con il Dragone metta in secondo
piano (per non dire elimini) le richieste dell'Occidente
alla Cina su diritti umani, ambiente, politiche
finanziarie.
11.10.11 |
|
3 - THE WALL STREET JOURNAL
QANTAS TROVA UNA PERDITA NEI MOTORI DEI SUOI AIRBUS A380
http://on.wsj.com/afx011
-
La compagnia aerea australiana ha ispezionato gli altri
3 Airbus A380 della sua flotta (che ha tenuto a terra
dopo che il motore del quarto A380 era esploso in volo),
e ha scoperto una perdita di olio nei reattori (prodotti
da Rolls-Royce)
16.11.10 |
|
IL
COMUNE HA PIANIFICATO UN MEGA ESODO DI FAMIGLIE POVERE
DA LONDRA
http://bit.ly/axQSA5
-
Il taglio del Welfare obbligherà 200.000 persone a
lasciare la città, non potendosi permettere il tenore di
vita della capitale.
-
Il comune ha già prenotato centinaia di Bed & Breakfast
nelle cittadine intorno a Londra (tra cui Hastings,
Reading e Luton) in cui sistemare 82.000 famiglie che
dovranno lasciare Londra una volta persi gli assegni che
ricevevano dal governo (cancellati nella manovra di
Osborne)
30.10.10 |
carlo non farlo! - Chi di voi almeno una volta non si è
domandato perché Carlo d’Inghilterra schifasse la
femminilissima moglie Diana a favore dell’amante equina
e racchia Camilla Parker Bowles? - risponde l’esperto in
campo cecchi paone: se sono veri i gossip sulla sua
omosessualità abbiamo la risposta. del resto, con la
scusa che si tratta di un kilt scozzese, indossa spesso
e volentieri la gonna"...
Alessandro Cecchi Paone per "Oggi"
Chi di voi almeno una volta non si è domandato perché
Carlo d'Inghilterra schifasse la moglie Diana a favore
dell'amante Camilla Parker Bowles? Soprattutto perché la
prima era la quintessenza della femminilità, la seconda
è stata paragonato dai più maligni addirittura a un
cavallo.
Ora, se sono veri i gossip sulla sua omosessualità
abbiamo la risposta. Ovviamente non che ci sia nulla di
male, se non come sempre in questi casi la confusione e
l'inganno generale, che nel caso di Diana ha avuto
conseguenza tragiche. Che il principe Carlo, a parte
l'eventuale mancanza di coraggio e di chiarezza, fosse
persona di animo delicato non era mistero per nessuno:
dipinge paesaggi ad acquerello, ama l'agricoltura
biodinamica, odia l'architettura contemporanea con i
suoi grattaceli troppo alti.
Per non dire della gonna che, con la scusa che si tratta
di un kilt scozzese, indossa spesso e volentieri.
Oltretutto Carlo sarebbe in buona compagnia nella
tradizione britannica. Non sono mancati re inglesi
dichiaratamente gay, Shakespeare ha dedicato i suoi
sonetti d'amore più appassionati all'amico conte di
Southampton. Tutta la classe dirigente inglese passa
l'adolescenza nei college più esclusivi dove è vietato
l'ingresso alle donne.
Dunque se l'omogossip che lo riguarda fosse vero tutto
tornerebbe, natura e cultura andrebbero a braccetto.
Peccato, ripetiamo, per la mancata sincerità e la
trasparenza nei confronti del genere femminile e
dell'opinione pubblica. D'altra parte, per mettere a
tacere le voci non resterebbe che un coming out di massa
da parte dei potenti della Terra. Ma è assai
improbabile. Un po' dovunque, e anche in italia, ne
scopriremmo delle belle.
[07-10-2010]
|
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AFFITTI A PESO D´ORO PER LE BOUTIQUE LONDRA BATTE
TUTTI...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" -
La strada dello shopping di lusso londinese è la più
costosa d´Europa in termini di affitto. Bond street,
indirizzo di riferimento per eleganza ed esclusività,
supera tutti i concorrenti nella classifica annuale
compilata dall´agenzia immobiliare Cushman & Wakefield:
affittare uno spazio tra i suoi nomi dell´alta moda e
della gioielleria costa più che sui Champs Elysees di
Parigi, più che in via Montenapoleone o via Frattina a
Milano e a Roma. Gli affitti su Bond street, e in
particolare su New Bond street, la parte più a nord
della strada, dove hanno aperto i negozi più moderni,
sono aumentati del 19,4 per cento nel giro di un anno,
nonostante la fragilità dell´economia britannica.
«Ma nel centro di Londra la recessione non è mai
arrivata, l´afflusso di turisti da tutto il pianeta
garantisce che questo genere di negozi continuino a fare
affari d´oro», afferma il rapporto dell´agenzia
immobiliare, intitolato "Main streets across the world".
Di conseguenza gli affitti continuano a salire.
L´affitto più alto di tutta Bond street è pagato dal
negozio della Piaget. I prezzi degli affitti sono
talmente proibitivi che varie aziende preferiscono fare
un investimento ovviamente molto più grande e comprare,
quando è possibile, lo spazio in cui espongono la
propria merce.
Milano è al sesto posto in Europa per prezzi degli
affitti dei negozi, subito dopo Parigi. Causeway Bay, a
Hong Kong, è la strada più cara dell´Asia, di poco
davanti al quartiere Ginza di Tokyo. Ma la più cara del
mondo rimane la Fifth Avenue, a New York, dove affittare
un negozio costa 1850 dollari l´anno per piede quadrato
(pari a 0,09 metri quadri). [29-09-2010]
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vi
serve una regina? - LA REGINA ELISABETTA è in bolletta e
VORREBBE PAGARE LE BOLLETTE DI WINDSOR PALACE COI
SUSSIDI DESTINATI AI POVERI - IL GOVERNO INGLESE LE FA
UNA PERNACCHIA - SALGONO LE SPESE PER MANTENERE FAMIGLIA
E PALAZZI REALI MA L’OPINIONE PUBBLICA INCAZZATA NON
VUOLE DARLE ALTRI SOLDI - ORMAI PUBBLICI I REGISTRI
DELLE SPESE DELLA SOVRANA ma non la cifra del suo
patrimonio personale (questione di sicurezza
Mattia Bernardo Bagnoli per "La
Stampa"
La
Regina è in bolletta. È con un misto d'incredulità e
fastidio che i britannici da due giorni leggono sui
giornali delle difficoltà finanziarie lamentate dalla
casa reale nei confronti del governo. I quattrini
passati dallo Stato a sua Maestà per la manutenzione dei
palazzi non bastano, dicono i funzionari di Buckingham
Palace. Risultato: le spese aumentano, i debiti salgono
e i conti non vengono saldati in tempo. Regina
Elisabetta II insomma, come capita talvolta ai comuni
mortali paga i fornitori con notevole ritardo.
Ecco allora che, per aiutare la sovrana a sbarcare il
lunario, i consiglieri di corte le provano tutte.
Incluso chiedere all'esecutivo di poter accedere ai
sussidi di povertà previsti per accendere il
riscaldamento nelle strutture pubbliche come come
ospedali, case popolari, consigli comunali, scuole. Il
governo, evidentemente colto alla sprovvista
dall'insolita richiesta, prima ci pensa su, poi risponde
«no» e infine manda gli ispettori a palazzo. E solleva
la domande più «insolente»: «Scusi, Sua altezza, ma lei
come spende il denaro?»
La
saga, che a prima vista può apparire surreale,è invece
scritta nero su bianco in centinaia di documenti
ottenuti dal quotidiano liberale Independent - dopo un
braccio di ferro legale durato tre anni - grazie al
Freedom of Information Act, la legge che obbliga nel
Regno Unito la pubblica amministrazione a rendere
disponibili alcune informazioni ai cittadini. Il faldone
- o almeno, la parte sino ad ora pubblicata - copre le
corrispondenze tra Buckingham Palace e il governo a
partire dai primi mesi del 2004, ovvero quando a Downing
Street sedeva ancora Tony Blair.
I
funzionari di corte ai mandarini del ministero della
Cultura dei Media e dello Sport, ovvero quello che si
occupa delle spese di sua Maestà, fecero notare che i
conti delle bollette del gas e dell'elettricità erano
aumentati in un solo anno del 50% - oltre 1 milione di
sterline - diventando così per la Regina
«insostenibili». Da qui la richiesta di sussidi. Che
vengono negati in agosto. «I fondi - spiegò un
funzionario - sono indirizzati a persone dal basso
reddito. Figuriamoci quale potrebbe essere la reazione
della stampa se i finanziamenti destinati a un ospedale
dovessero finire a coprire le spese di Palazzo».
Alla base della contesa, vecchia peraltro di secoli, da
quando cioè Carlo I perse (letteralmente) la testa per
aver cercato d'imporre al Parlamento la nozione che «Re
e Regine rispondono delle loro azioni solo davanti a
Dio», vi è la questione «dell'assegno di mantenimento»
passato annualmente dai contribuenti alla famiglia
reale. Ovvero quel «Head of State expenditure» che
compensa il monarca per aver rinunciato a godere dei
frutti del Crown Estate, i beni patrimoniali un tempo di
proprietà esclusiva del sovrano.
Un
gruzzoletto che, fanno notare a Buckingham Palace, vale
allo Stato ben 230 milioni di sterline all'anno. In
cambio la Regina riceve (dati del biennio 2009-2010)
38,2 milioni annui: 14,2 servono a coprire le spese per
gli impegni pubblici della famiglia reale - Elisabetta
II è pur sempre il Capo della Stato della Gran Bretagna
e di un bel numero di Paesi del Commonwealth - mentre
19,7 milioni servono per mantenere i palazzi, Buckingham
Palace e Windsor in testa.
Fatti i conti, la Corona costa oggi ai contribuenti 62
pence a testa ogni 365 giorni. Molto meno di un caffè in
un bar di Londra. Un lusso tutto sommato molto
abbordabile, soprattutto se confrontato con altri
apparati dello Stato. Eppure, sia tra l'opinione
pubblica che tra i banchi della Camera dei Comuni, la
sensazione è che i quattrini versati a sua Maestà siano
troppi.
Ecco dunque che la lotta tra Corona e governo raccontata
dall'Independent si conclude, nel 2006, con
l'esautorazione della casa reale dalla gestione
dell'assegno dei contribuenti. «Non sembra una gran
notizia - spiega Gary Slapper, esperto in diritto
costituzionale della Open University - ma si tratta in
realtà dell'addio alle ultime vestigia del potere
monarchico».
Insomma, Westminster potrà mettere il naso persino nella
«paghetta» di Elisabetta II. Che per fortuna può
consolarsi con l'ingente patrimonio personale il cui
ammontare preciso nessuno conosce: questione di
sicurezza nazionale. 27-09-2010]
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"Blair criminale di guerra" (L’ALTRA FACCIA DELLA GLORIA
POLITICA: CONTESTARE SI PUò) - DOPO L’ACCOGLIENZA A
DUBLINO, PIOGGIA DI UOVA MARCE E LANCIO DI SCARPE, L’EX
PREMIER CHE TRASCINò LA GRAN BRETAGNA ALLA GUERRA IN
IRAQ RINUNCIA ALLA PRESENTAZIONE LONDINESE DEL SUO LIBRO
DI MEMORIE - PERCHÉ ODIANO TANTO TONY BLAIR E CORRONO A
COMPERARE IL SUO LIBRO
Paola De Carolis per il "Corriere
della Sera"
Niente da fare. Alla fine ha preferito rinunciare. Tony
Blair non si presenterà domani al grande Waterstone's di
Piccadilly per autografare copie delle sue memorie. Ha
disdetto l'evento. Troppe le proteste contro di lui. La
notizia è giunta alla fine di una giornata in cui i
dubbi sulla presenza dell'ex primo ministro hanno
continuato a crescere in seguito a un'intervista
televisiva rilasciata in mattinata.
«Francamente - aveva sottolineato Blair - credo che chi
vuole un autografo dovrebbe avere il diritto di
ottenerlo». Liberissimi di protestare, ma «impedirti
fisicamente di firmare i libri» è sbagliato. È, invece,
proprio quello che era successo sabato in Irlanda. La
polizia aveva blindato la libreria Eason, nel centro di
Dublino, eppure al suo arrivo l'ex premier era stato
accolto da una pioggia di uova e scarpe.
Scarpe perché è proprio per il suo ruolo nel conflitto
in Iraq che Blair, dopo aver iniziato il suo mandato
come il premier più popolare nella storia del Regno
Unito, è oggi apparentemente ben felice di trascorrere
all'estero tre settimane su quattro.
«Ha avuto paura», ha sottolineato un portavoce di «Stop
the war coalition», gruppo che per l'evento di domani
aveva organizzato una manifestazione di massa. «Non ha
il coraggio di affrontare i suoi critici e di accollarsi
la responsabilità di ciò che ha fatto». Per quanto lo
riguarda, Blair si è limitato a diffondere un
comunicato. «Sono stato contento di incontrare i miei
lettori a Dublino ed ero felice di poter fare la stessa
cosa a Londra.
Nonostante ciò ho deciso di cancellare l'evento in
quanto non voglio importunare il pubblico con gli
inevitabili problemi che causerebbero i manifestanti».
«So - ha aggiunto - che la Metropolitan Police avrebbe
fatto come sempre un ottimo lavoro, ma preferisco non
aggravare ulteriormente i loro compiti». In un certo
senso, non ha tutti i torti. L'operazione messa in piedi
dalla polizia per proteggerlo durante la deposizione
all'inchiesta Chilcot sulla guerra in Iraq era costata
al contribuente 270 mila sterline.
La
possente campagna di promozione per 'A Journey' sembra
ora nel caos. Ogni comparsa pubblica del premier, in
Gran Bretagna, è una corsa ad ostacoli. Ieri mattina,
quando è giunto agli studios di ITV per l'intervista, è
stato scortato da agenti della sicurezza. Nel palazzo di
fronte, appeso ai vetri, un poster gigante con su
scritto «Blair criminale di guerra», le due vocali
invertite per un gioco di parole tra il nome dell'ex
primo ministro e il sostantivo bugiardo.
E
se Blair è disposto a scendere a livelli una volta
impensabili per promuovere il libro - in Irlanda ad
esempio è comparso assieme a Jedwood, due fratelli
cantanti dichiaratamente privi di talento e diventati
famosi grazie a un reality televisivo - la stampa non fa
che prenderlo in giro.
Nonostante ciò, Blair ha, per un verso, il coltello
dalla parte del manico. A Journey, come ha sottolineato
lui stesso, «sta vendendo benissimo». La libreria online
Amazon lo mette al primo posto nel Regno Unito e tra i
top ten negli Stati Uniti.
La
mancata comparsa da Waterstone's non infierirà
pesantemente sulla circolazione. Blair firmerà diverse
centinaia di copie privatamente così che chi vorrà potrà
comunque acquistare un volume autografato giovedì
mattina. In Gran Bretagna, fanno sapere suoi conoscenti,
Blair si sente «odiato». Ciononostante gli piacerebbe
tornare in politica, ha raccontato ieri in tv, anche se
al momento, più che difficile, sembra impossibile.
2-
PERCHÉ ODIANO TANTO TONY BLAIR E CORRONO A COMPERARE IL
SUO LIBRO
Guido Santevecchi per il "Corriere
della Sera"
In
Gran Bretagna è il successo editoriale dell'anno: A
Journey (Un viaggio), il libro di memorie di Tony Blair,
nei primi giorni di vendita ha avvicinato i numeri a cui
sono più abituati romanzieri come Dan Brown e JK
Rowling. Anche lo stile di scrittura ha ricevuto
critiche positive: d'altra parte una delle qualità che
hanno portato l'ex leader laburista a vincere tre
elezioni di seguito è stata la capacità di narrazione
politica.
Blair però non si è potuto godere in pubblico il trionfo
editoriale. Il giorno del lancio si era tenuto alla
larga da Londra. Sabato era andato ad autografare copie
del libro a Dublino, pensando forse che il suo ruolo
decisivo negli accordi di pace del Venerdì Santo 1998
per l'Irlanda del Nord gli avrebbe garantito
comprensione e simpatia.
Invece lo hanno accolto con manifesti rosso sangue,
grida di «assassino e bugiardo», lancio di uova e
scarpe. Su Facebook si sono organizzati gruppi di
odiatori che minacciavano altre incursioni. Così il
profeta del New Labour ha deciso di ritirarsi dalla
presentazione di domani in una grande libreria di Londra
«per non far spendere risorse preziose alla polizia».
Non è dunque servito a riconciliare neanche il beau
geste alla vigilia della pubblicazione: il dono di tutti
i proventi di Un viaggio alla Royal British Legion,
l'organizzazione dei veterani di guerra (la cifra già
ora supera i sei milioni di euro). Non è bastato a
stemperare l'astio dei molti che a sinistra non gli
hanno perdonato di aver fatto marciare le truppe
britanniche spalla a spalla con George Bush
nell'invasione dell'Iraq, alla ricerca di armi di
distruzione di massa che non esistevano.
«Dovrebbe amputarsi un braccio e dare quello alla
British Legion», ha scritto il tabloid filolaburista
Daily Mirror, che gli rimprovera il sangue versato dai
soldati e il declino del partito ora relegato
all'opposizione e in profonda crisi di identità. Però
questi critici irriducibili dimenticano che Blair vinse
per la terza volta le elezioni nel 2005, nel pieno del
dramma iracheno: il consenso popolare, anche se sceso
dopo otto anni di potere c'era ancora.
E
forse, se Un viaggio vende così bene, è perché i
britannici che avevano tanto sperato in lui cercano
ancora un modo di leggergli nell'anima, di comprendere
le sue scelte. Di sicuro quest'uomo è ancora in grado di
farci credere a quel che scrive e poi, a distanza di
poche pagine, farci di nuovo scandalizzare. [07-09-2010]
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GRAN BRETAGNA, GRAND’ITALIA! POLITICA, SCANDALI E
INTERESSI TRA CAMERON E MURDOCH - SECONDO IL ’NEW YORK
TIMES", MURDOCH SPOSTÒ IL SOSTEGNO DEI SUOI GIORNALI DAI
LABURISTI AI TORY DOPO CHE GLI UOMINI DI CAMERON
ACCETTARONO UNA “LISTA DEI DESIDERI”. E CAMERON, UNA
VOLTA ELETTO, HA ONORATO LA ’CAMBIALE’: DEMOLIRE LA BBC
- LA TV DI STATO È UN OSTACOLO ALLE MIRE TOTALITARIE, IN
CAMPO TV, DI MURDOCH, CHE IN INGHILTERRA POSSIEDE SKY,
CHE È SATELLITARE E A PAGAMENTO, COME IN ITALIA - (UNA
NOTA DI ORGOGLIO NAZIONALE PERÒ QUI È D’OBBLIGO. PERCHÉ
MURDOCH DEVE AGIRE SUL PRIMO MINISTRO CHE DEVE AGIRE
SULLA ORGOGLIOSAMENTE INDIPENDENTE BBC, MENTRE QUI DA
NOI IL CAVALIERE DEL CIALIS È ARRIVATO A FARE TUTTO DA
SOLO, METTENDO DIRETTAMENTE A CAPO DELLA RAI UN SUO EX
FUNZIONARIO A PALAZZO CHIGI
Da
www.blitzquotidiano.it
1 - ROYAL FAMILY E GIORNALISMO D'ASSALTO: LO
SCANDALO SPIONAGGIO SCONVOLGE LA GRAN BRETAGNA...
Uno scandalo minaccia di travolgere il giornalismo
inglese e lambire da vicino uno dei più importanti e
potenti editori del mondo, Rupert Murdoch, arcirivale,
in Italia, dell'imprenditore - primo ministro Silvio
Berlusconi. E non c'è dubbio che anche la mitica
Scotland Yard, la polizia londinese, ne esca piuttosto
male, addirittura con richieste di formale inchiesta sul
suo presunto favoritismo verso i giornali di Murdoch.
E
qualche schizzo è destinato anche all'immacolata camicia
del neo premier britannico David Cameron, che si è preso
come stratega dell'immagine uno dei personaggi coinvolti
nello scandalo e, a quanto finora è emerso, non ha certo
messo alla porta del numero 10 di Downing Street Murdoch
quando si è presentato con la lista dei suoi desideri
per abbattere l'odiata concorrente Bbc.
La
vicenda è stata rivelata al pubblico di lingua inglese
da due giornali ostili a Murdoch sia per ideologia, il
'Guardian' di Londra, sia per business, il 'New York
Times'. Murdoch non ha mai rispettato il fair play verso
i suoi concorrenti (ma il fair play, dicono, è inglese,
mentre Murdoch è un rude australiano).
Gli ingredienti del giallo ci sono tutti: gossip,
spionaggio, media e teste coronate. Ma quello che doveva
essere un asso nella manica per uno dei maggiori
quotidiani britannici, il 'News of the World', gli si
sta ritorcendo contro, dopo avere spalancato il vaso di
Pandora di segreti carpiti illegalmente ma assolutamente
ambiti dai lettori inglesi.
Per decenni i tabloid londinesi hanno fatto i soldi
grazie ai gossip sulle relazioni extra-coniugali dei
politici, i vip drogati e le scappatelle reali. Il
gossip poteva spezzare carriere, dando un potere enorme
ai giornali, sempre pronti a soddisfare la fame di
pettegolezzi degli inglesi.
Ovviamente senza farsi mancare investigatori privati e
metodi assai poco etici, quando non addirittura
illegali. Ma la vicenda che il New York Times
pubblicherà sul suo magazine in rotocalco, il suo sito
internet ha lanciato nel mondo e il 'Guardian' ha
rilanciato, sembra superare i confini della decenza
anche per gli ipocriti anglosassoni.
La
storia ha inizio nel novembre del 2005, quando tre
funzionari della casa reale britannica si accorgono che
ai loro telefoni cellulari accadono episodi strani: dei
messaggi che non avevano mai ascoltato apparivano nella
loro casella vocale come già sentiti e salvati.
Nello stesso periodo, alcuni episodi privati e curiosi
riguardanti il principe William iniziano ad apparire sul
'News of the World'. Una coincidenza piuttosto strana,
considerato che nessuno aveva messo al corrente la
stampa. Così i fidati della Royal Family cominciano a
sospettare che qualcuno li stia spiando.
I
loro sospetti vengono confermati nel gennaio del 2006
niente meno che da Scotland Yard. Due nomi saltano fuori
dalle indagini: quello di Clive Goodman, cronista del
News of the World, e quello di Glenn Mulcaire,
investigatore privato al servizio dello stesso giornale.
I due uomini, si scopre, sono riusciti a ricavare i
codici PIN necessari per accedere alla casella vocale
dei funzionari di Buckingham Palace.
Scotland Yard sceglie la tattica del silenzio e invita i
dipendenti di palazzo a continuare a comportarsi come se
nulla fosse successo, per permettere alle indagini di
procedere senza intoppi. Alcuni mesi dopo, con la storia
del principe Harry in visita ad uno strip club, la
svolta: la polizia britannica scopre che Goodman e
Mulcaire hanno ascoltato i messaggi della segreteria
telefonica del principe Harry.
Il
9 aprile del 2006, un nuovo scoop del News of the World,
sempre a firma di Goodman, su Harry e la sua fidanzatina
Chelsy, riporta parola per parola un messaggio vocale
ricevuto dal principino: troppo per non dare una scossa
alla vicenda.
Il
palazzo si ritrova spiazzato, Scotland Yard si rende
conto che i reporter di News of the World probabilmente
sono "penetrati" anche nelle segreterie di altri nobili,
vip, sportivi e chissà chi altri ancora.
Nello stesso anno Scotland Yard trova a casa di
Mulcaire, l'investigatore privato, elenchi con migliaia
di numeri telefonici di potenziali vittime, e 91 codici
PIN di cellulari.
Ma
la vicenda non finisce qui: quest'estate cinque persone
hanno hanno citato il giornale News of the World, del
Gruppo News International, di proprietà di Rupert
Murdoch, per essere entrato nelle loro caselle vocali.
Oltre al Notw, giornale scandalistico della domenica,
Murdoch in Inghilterra possiede anche il quotidiano
popolare Sun, il Times, una volta considerato il più
autorevole del mondo, il domenicale Sunday Times, un
mito mondiale del giornalismo negli anni 60 e 70, prima
che Murdoch lo comprasse, e The London Paper, un
quotidiano gratuito distribuito nella capitale.
Nel settembre del 2009, davanti alla commissione
parlamentare chiamata ad indagare sul caso, Les Hinton,
uno degli uomini di fiducia di Murdoch, che da direttore
esecutivo di News International lo ha messo a capo di
Dow Jones, non aveva rinunciato a difendere il
quotidiano.
Non fu il solo: Bill Akass, managing editor del News of
the World, respinse ogni accusa, incolpando a sua volta
il New York Times di scrivere del caso solo per
rivalità.
Ma
le testimonianze di diversi ex giornalisti e direttori
del News of the World diedero una versione ben diversa,
descrivendo un'atmosfera delirante, in cui i reporter
erano incitati dagli stessi direttori a servirsi di ogni
mezzo pur di ottenere uno scoop.
In
febbraio, la commissione parlamentare pubblicò un
rapporto in cui accusava i dirigenti del News of the
World di "aver deliberatamente confuso le acque".
Il
rapporto fece scalpore, ma non portò a un'inchiesta
giudiziaria in grande stile. Ci fu solo un processo a
carico del giornalista Goodman e del detective Mulcaire
e una serie di transazioni milionarie o quasi tra la
società editrice di Murdoch e alcune delle vittime di
attacchi giornalistici conseguenti allo spionaggio.
Lo
scandalo sembrava finito, e Andy Coulson, direttore di
News of the World quando lo scandalo emerse e promotore
di una linea all'insegna del gossip più sfrenato e
politicamente scorretto, dimessosi tempestivamente dopo
l'arresto di Goodman, sembrava destinato a una
irresistibile carriera politica, dopo essere stato
ingaggiato dal Partito Conservatore per la campagna
elettorale e essere diventato stratega dell'immagine del
nuovo premier David Cameron.
Ma
la storia non è morta lì. Tre cittadini inglesi chiedono
un'inchiesta sul comportamento della polizia, che
insabbiò più che poté, fornendo le minori informazioni
possibili e spesso solo sotto ingiunzione della
magistratura. Anche l'equivalente inglese della nostra
procura della Repubblica, con molto minori poteri
rispetto alla polizia che non è ad essa subordinata, ha
lamentato la reticenza di Scotland Yard.
Un
ex ispettore di Scotland Yard ha detto di avere anche
subito pressioni per mettere tutto a tacere da parte del
capo ufficio stampa della polizia, in base al timore di
rovinare i buoni rapporti da tempo intercorrenti tra
Scotland Yard e i giornali di Murdoch.
Gli avvocati in questi anni hanno più volte cercato di
far pressione su Scotland Yard affinché rivelasse tutti
i nomi dell'elenco di Mulcaire: un affare troppo ghiotto
per i legali, sicuri di vincere contro il quotidiano
ormai screditato. Tra le celebrità spiate dai reporter,
sono saltati fuori i nomi di David e Victoria Beckham: a
tenerli "sotto controllo", Sean Hoare, ex cronista e
amico di Coulson, di cui fu collega al Sun.
Il
ciclo dello scandalo si chiude sulla porta del numero 10
di Downing street, residenza ufficiale del primo
ministro della Regina, occupata in questo momento da
Cameron. Già Cameron era stato chiacchierato nel 2008
quando, da leader dell'opposizione, aveva accettato da
Murdoch un passaggio in aereo (valore 30 mila sterline)
per andare a una serie di incontri in Europa con leader
politici e oligarchi russi.
Ora la questione si è fatta più spessa. Secondo il New
York Times, Murdoch spostò il sostegno dei suoi giornali
dai laburisti ai conservatori dopo che gli uomini di
Cameron accettarono una "lista dei desideri"
dell'editore. Cameron, una volta eletto, in maggio, si è
affrettato a onorare la cambiale.
Ha
assunto nel suo staff Coulson e ha invitato Murdoch a
Downing street e gli ha chiesto un fatto concreto,
demolire la Bbc, tv di Stato, odiata rivale, gratuita ma
piena di soldi perché gli inglesi, più furbi degli
italiani, invece di imporre il canone Rai, impongono
semplicemente una licenza per guardare la Tv: la stessa
differenza tra farci pagare il bollo auto e un bollo
Fiat della tv satellitare Sky, che in Gran Bretagna,
come in Italia, è a pagamento.
La
Bbc è un ostacolo alle mire totalitarie, in campo tv, di
Murdoch, che in Inghilterra possiede Sky, che è
satellitare e a pagamento, come in Italia.
Puntualmente, in luglio, cioè appena due mesi dopo la
vittoria, ha cominciato l'attacco alla Bbc, dicendo che
spendeva troppo. Così fecero, negli anni del Caf, Dc e
Psi per salvare Berlusconi dalla bancarotta cui lo
spingeva la crescente spirale dei costi della Rai
guidata da Biagio Agnes. Misero da parte Agnes e
nominarono un direttore generale che si mise a tagliare
i costi, ma non nel senso di vedere se per caso i
singoli programmi costassero troppo, semplicemente
eliminando programmi. Da allora non è più finita.
Una nota di orgoglio nazionale però qui è d'obbligo.
Perché Murdoch deve agire sul primo ministro che deve
agire sulla orgogliosamente indipendente Bbc, mentre qui
da noi Berlusconi è arrivato a fare tutto da solo,
mettendo direttamente a capo della Rai un suo ex
funzionario.
Lo
stesso Murdoch si è sempre servito dei suoi giornali
inglesi (il Sun, il Times di Londra e il Sunday Times)
per promuovere la propria linea politica conservatrice:
prima sostenendo Margaret Thatcher, poi, dopo un lungo
corteggiamento da parte di questi, Tony Blair.
2
- ANDY COULSON: POLITICA, SCANDALI E INTERESSI TRA DAVID
CAMERON E RUPERT MURDOCH...
La stampa britannica non molla l'osso, e, dopo
l'articolo di 6000 parole del New York Times sullo
spionaggio da parte del News of the World ai danni della
famiglia reale britannica, il Guardian va all'attacco di
uno dei protagonisti della vicenda, Andy Coulson,
attualmente capo della comunicazione del neo primo
ministro britannico David Cameron, ma già giornalista
fedele alle dipendenze di Rupert Murdoch. Insomma, una
sorta di trait-d'union tra i due massimi esponenti della
politica e dei media britannici, quasi un Mauro Masi
inglese.
Il
quotidiano, unico di sinistra nel panorama londinese,
pone un tema pesante come un macigno: la vicenda delle
intercettazioni illegali rischia di minare la
credibilità non solo di Coulson, ma dello stesso
Cameron.
In
una serie di articoli che ripercorrono la vicenda dalle
sue origini, nel 2005, il Guardian tratteggia un
ritratto di colui che è stato il direttore del giornale
scandalistico di proprietà di Murdoch tra il 2005 e il
2007, proprio gli anni in cui Clive Goodman, cronista di
punta del Notw, e Glenn Mulcaire, investigatore privato
al servizio del quotidiano, sono penetrati nelle
segreterie telefoniche degli assistenti della Casa reale
per carpire informazioni poi sbattute in prima pagina
come scoop.
Fa
notare il Guardian che se i due autori delle breaking
stories sulla famiglia reale, in particolare sui due
prinicpi William e Harry, sono finiti a scontare
rispettivamente quattro e sei mesi di carcere, l'ex
direttore non solo non ha avuto condanne, ma ci ha
persino guadagnato un posto di grande prestigio: quello
di spin doctor del candidato premier - poi eletto -
David Cameron.
Coulson ha sempre negato ogni accusa, definendo Goodman
"una mela marcia", niente più che un caso isolato. Ma i
numerosi cronisti del News of the World intervistati dal
New York Times hanno dato una versione ben diversa:
l'uso di metodi poco etici, quando non addirittura
illegali, come lo spionaggio telefonico, era
estremamente diffuso e incoraggiato dalla stesso
Coulson. Tutto pur di raggiungere uno scoop.
Questa verità non è però mai stata consacrata da alcuna
sentenza. Dopo anni di indagini, nel febbraio 2010 la
commissione parlamentare incaricata di occuparsi della
vicenda spionaggio da parte del Notw critica Scotland
Yard per aver insabbiato la vicenda, e accusa i
dirigenti del News of the World di aver "deliberatamente
nascosto la verità". Nulla di più.
L'unica ripercussione sulla carriera dell'allora
direttore del Notw furono le sue dimissioni. Ma Coulson
restò poco senza far nulla: pochi mesi dopo, nel maggio
del 2007, viene ingaggiato dal partito conservatore per
gestire la campagna elettorale. Una posizione di grande
prestigio e influenza.
"Il Labour lo ha perso", titolò il Sun in prima pagina.
Coulson si giustificò dicendo che dopo "12 lunghi anni"
a sostenere il partito di Tony Blair si era stufato.
L'affiatamento tra Cameron e Coulson è subito grande,
aiutato dal fatto che i due hanno diversi amici comuni:
tra questi, Rebekah Brooks, già direttrice del Sun e poi
a capo del News International di Murdoch. Il legame con
Coulson ha anche aperto a Cameron le porte per conoscere
i figli di Rupert Murdoch, James ed Elisabeth.
Nel maggio di quest'anno David Cameron, anche grazie al
supporto dei giornali di Murdoch, viene eletto primo
ministro. Ricompensa Coulson con l'incarico di capo
della comunicazione al numero 10 di Downing Street. E
qui Murdoch ha un ingresso privilegiato per i colloqui
con il leader della Gran Bretagna.
06-09-2010]
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CAMERON VA A WASHINGTON - IL NUOVO PREMIER
INGLESE NEGA (CHE ALTRO POTEVA FARE?) che la British
Petroleum possa aver svolto un ruolo per facilitare il
rilascio DEL TERRORISTA LIBICO AL-MEGRAHI in cambio di
concessioni per lo sfruttamento di giacimenti libici -
nuovi dettagli emersi confermano che l’incidente in
Louisiana avrebbe potuto essere evitato se la compagnia
britannica avesse seguito alla lettera i manuali invece
di puntare al risparmio
Mario Platero per "il
Sole 24 Ore"
Al suo
debutto alla Casa Bianca da quando i conservatori hanno
ripreso il potere, il primo ministro britannico David
Cameron ha detto ieri che non ci sarà un'inchiesta sulle
dinamiche che hanno portato al rilascio del responsabile
dell'attentato nei cieli di Lockerbie, Abdel Baset
al-Megrahi e ha negato che la British Petroleum possa
aver svolto un ruolo per facilitare il rilascio in
cambio di concessioni per lo sfruttamento di giacimenti
libici.
Cameron ha
usato parole durissime per condannare il rilascio da
parte delle autorità scozzesi, che potevano tuttavia
agire, ha detto, in modo autonomo: «Si è trattato del
più grande omicidio di massa della storia inglese e non
c'era nessuna ragione per farlo uscire di prigione».
Però la decisione non c'entra nulla con Bp: «È stata
presa per questioni umanitarie. Sbagliata, ma
giuridicamente legittima. Non abbiamo alcuna prova che
la decisione del governo scozzese sia stata influenzata
dalla Bp».
Un gruppo di
senatori, che Cameron ha incontrato dopo il suo incontro
con Obama alla Casa Bianca, ha chiesto chiarezza sulle
dinamiche del rilascio del colpevole di Lockerbie.
Alcuni funzionari libici e persino il figlio del
Colonnello Gheddafi avevano dichiarato che se Megrahi
non fosse stato liberato, importanti accordi petroliferi
con la Bp sarebbero saltati. E dunque la domanda diretta
di un giornalista in conferenza stampa ha creato
un'improvvisa tensione in un incontro che fino a quel
momento era sembrato disteso.
Sia Obama
che Cameron hanno sfoggiato grandi sorrisi. Il primo
ministro britannico ha raccontato di aver bevuto la
birra preferita del presidente americano, la "312 beer"
durante la partita Stati Uniti-Inghilterra dei mondiali.
Quel match si è chiuso in pareggio - ha detto Cameron -
ma il nostro rapporto non può che essere un rapporto win
win per entrambi («di vittorie reciproche»).
Si è parlato
di disavanzi pubblici e ciascuno dei leader ha
sottolineato di avere un obiettivo convergente, anche se
Londra privilegia il rigore e Washington chiede nuove
misure espansive. Ma alla fine si tornava sempre sul
tema del momento, la Bp e Lockerbie.
Cameron ha
spiegato che un'ampia inchiesta è già stata archiviata e
che semmai il governo britannico dovrà decidere se
rilasciare alcuni documenti inediti. «Ma non credo ci
siano grandi misteri, non ho bisogno di un'inchiesta per
sapere che si trattava di una pessima decisione».
Bp è già nel
mirino dell'opinione pubblica americana per aver causato
il peggior disastro ecologico della storia del paese. Si
aggiunga che nuovi dettagli emersi
recentementeconfermano che l'incidente in Louisiana
avrebbe potuto essere evitato se la compagnia britannica
avesse seguito alla lettera i manuali invece di puntare
al risparmio.
Ieri ad
esempio si è saputo che le operazioni di trivellazione
sono continuate anche quando ci si è accorti che
qualcosa nel pozzo non funzionava. Se ora alla
negligenza per il disastro ecologico si aggiunge il
sospetto che la società britannica possa aver agevolato
il rilascio di un terrorista che ha ucciso decine di
americani alla vigilia del Natale 1988, il danno per uno
dei gruppi più importanti per l'economia britannica
potrebbe essere ancora più catastrofico.
Per questo
Cameron è stato molto deciso: «Non possiamo legare
queste due cose: Bp rimborserà tutto il necessario per
ripagare il danno causato». Cameron ha aggiunto che la
solidità di Bp è importante economicamente sia per
l'America che per la Gran Bretagna e che dal suo buon
funzionamento derivano migliaia di posti di lavoro:
«Dobbiamo lavorare per far sì che torni a essere
un'azienda solida»ha detto ancora. Proprio ieri la
società inglese ha annunciato la prima parte del piano
di dismissioni per incassare il denaro necessario a
risarcire i danni.
Bp venderà
asset per 1,7 miliardi di dollari: giacimenti di gas e
un oleodotto in Vietnam e licenze petrolifere in
Pakistan. Intanto i tentativi per riparare la maledetta
falla proseguono: il test sul tappo di contenimento del
pozzo, in corso da lunedì, è stato prorogato di 24 ore
dalle autorità americane. «Non abbiamo trovato finora
nulla che metta a rischio il pozzo» ha dichiarato Thad
Allen, coordinatore federale della risposta al disastro.
Il primo
minsitro britannico ieri avrebbe voluto mettere al
centro delle discussioni un'agenda economica e
commerciale. Ha sottolineato che ogni giorno in America
«un milione di americani lavorano per aziende
britanniche ». E infatti la Gran Bretagna è di gran
lunga il maggior investitore diretto negli Stati Uniti.
Il commercio bilaterale è valutato in 179 miliardi di
dollari all'anno e l'America conta per il 18% delle
esportazioni britanniche. Obama ha sempre parlato di
cooperazione.
Hanno convinto? Un pochino sì,
anche se già in campagna elettorale Cameron diceva che
voleva cambiare la natura del rapporto fra Londra e
Washington dopo un periodo che era sembrato
caratterizzato da una situazione di "vassallaggio" nei
confronti dell'America, soprattuto negli anni di Blair.
Ma poi aggiungeva, sono un pragmatico, proprio come
Barack Obama.
22-07-2010]
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C’ERANO
UNA VOLTA I LABURISTI – LE MEMORIE DI LORD MANDELSON METTONO UNA
PIETRA TOMBALE SULL’ERA FELICE DI TONY BLAIR E GORDON BROWN,
FRATELLI COLTELLI A DOWNING ST.: “GORDON SI COMPORTA COME UN
MAFIOSO: È PAZZO E CATTIVO, PENSA SOLO A FARMI FUORI” – E SPUNTA
ANCHE IL PIANO SEGRETO (’OPERAZIONE ORSACCHIOTTO’), PER
SMEMBRARE IL MINISTERO DEL TESORO E TOGLIERE POTERE A BROWN…
Carlo
Antonio Biscotto
per "il
Fatto Quotidiano"
Il libro
di memorie di Lord Mandelson, già ministro delle Attività
produttive del governo laburista, sta mettendo a rumore gli
ambienti politici della Gran Bretagna. Secondo Mandelson Tony
Blair definiva Gordon Brown "pazzo, cattivo, pericoloso e
irrecuperabile" e i loro rapporti erano caratterizzati da una
forte e reciproca antipatia.
Lord
Mandelson sostiene che Tony Blair, dopo aver ceduto nel 2003
alle pressioni di Brown e aver promesso di non ricandidarsi alle
successive elezioni politiche, aveva in seguito cambiato idea.
In seno al governo la tensione era palpabile e gli scontri tra
il primo ministro Blair e il suo ministro del Tesoro erano
all'ordine del giorno.
Mandelson
confessa di aver contribuito a mettere a punto un piano segreto
- nome in codice: Operazione Orsacchiotto - per smembrare il
ministero del Tesoro e ridurre il potere di Brown in seno al
governo di Sua Maestà.
Per la
stessa ragione Tony Blair avrebbe più volte pensato di spostare
Gordon Brown dal Tesoro agli Esteri, ma aveva sempre accantonato
il proposito per paura che Brown rassegnasse le dimissioni
aprendo una crisi di governo e chiamando a raccolta la base
laburista. Volavano tra i due parole grosse: "Si comporta come
un boss mafioso", avrebbe detto Tony Blair parlando di Gordon
Brown.
E, quasi
per giustificare il suo astio, tirava in ballo il vice premier,
John Prescott, affermando che aveva "paura" di Brown e "sapeva
che in lui c'era qualcosa che non andava". Ma non basta: quando
parlava del suo ministro del Tesoro, Blair lo definiva "debole,
incapace di visione politica e convinto di essere perseguitato
da Blair".
Quando nel
2005 Tony Blair decise finalmente di tenere fede al suo impegno
non presentandosi alle successive elezioni politiche come leader
del partito laburista, Gordon Brown si sarebbe precipitato nel
suo ufficio per chiedergli la data delle dimissioni e Blair
avrebbe così commentato: "si comporta come un mafioso. È
aggressivo e brutale. Non c'è nessuno come Gordon. Non fa altro
che parlare di valori morali, ma in realtà è un vero furfante".
Mandelson
scrive che Blair gli avrebbe detto: "Gordon è pazzo, cattivo,
pericoloso e irrecuperabile". I rapporti non migliorarono
nemmeno dopo la vittoria laburista alle elezioni del 2005. Ecco
come Blair avrebbe raccontato a Mandelson un incontro con Brown
per discutere la riforma delle pensioni: "È stato il peggior
incontro politico della mia vita... Mai mi era capitato di
trovarmi in una situazione così sgradevole. Mi sono sentito
minacciato senza tanti giri di parole".
Nelle
memorie ci sono anche ricordi personali. Quando un rapporto
ufficiale scagionò Lord Mandelson in ordine allo scandalo del
passaporto concesso a Hinduja, Brown ebbe una reazione furibonda
tanto che Blair avrebbe detto a Mandelson: "Brown ti vuole
morto". Ma Blair emerge dalle pagine di Mandelson come un
personaggio piuttosto combattivo che comunque non voleva darla
vinta a Brown. "Pensa solo a farmi fuori, ma non ho intenzione
di farmi da parte", avrebbe detto in più occasioni Blair.
In questo
clima sarebbe nata l'Operazione Orsacchiotto organizzata da
Mandelson insieme all'ex direttore della BBC, John Birt, e al
segretario generale del primo ministro Jonathan Powell. Scopo
dell'operazione era di smembrare il ministero del Tesoro
affidando a Brown un nuovo ministero delle Finanze con il
compito di occuparsi di tasse, mercati e servizi finanziari. In
questo modo i cordoni della borsa sarebbero passati ad altri e
Brown avrebbe perso gran parte del suo potere politico.
Nel
partito laburista le reazioni sono state di sdegno e Andy
Burnham ha detto che il partito deve voltare pagina: "È ora che
nel partito laburista si faccia avanti una nuova generazione di
politici. Queste rivelazioni confermano che bisogna rompere in
maniera chiara con questo modo di fare politica". [16-07-2010]
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13-
L'ORIZZONTE CINESE DELL'INGLESE HARROD'S....
L. Mais.
Per "il Sole 24 ore" -Le vie del lusso muovono da Knightsbridge,
Londra e puntano su Shanghai. Il sospettato, per pubblica
ammissione, è Harrod's ovvero l'evoluzione estrema di una
drogheria che 176 anni dopo è diventato tempio assoluto di
quanto più esclusivo ci sia sul mercato. Dal gioiello al salame.
L'amministratore dei grandi magazzini appena acquistati dalla
famiglia reale del Qatar, Michael Ward, ha svelato il suo
programma seguendo una logica ferrea.
«Possiamo
avere successo in altre aree del mondo. In Cina soprattutto...
». Il destino asiatico del lusso non nasce per caso, ma da una
considerazione che si legge nei numeri di Harrods. Un solo
popolo ha aumentato del 125% le visite nel palazzo di
Knightsbridge: i cinesi. E quindi per evitar loro l'incomodo del
viaggio, pare sensato portare laggiù la ridondante food hall e i
brand dell'opulenza occidentale.Con la benedizione del Qatar,un
mito, un tempo solo inglese, s'adegua al mandarino. [12-07-2010]
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GHEDDAFI JR SVELA IL SEGRETO DI PULCINELLA: "BLAIR È UN
CONSULENTE DEL MIO PAESE" - L´EX PREMIER SMENTISCE, MA SECONO IL
DAILY MAIL: "GHEDDAFI JR. CONFERMA” – E SPUNTA UN POSSIBILE
CONFLITTO D´INTERESSI COL RUOLO DI TONY: MEDIATORE IN MEDIO
ORIENTE E CONSULENTE DI SOCIETÀ BRITANNICHE CHE CERCANO DI FARE
AFFARI CON LA LIBIA – DUBBI ANCHE SUI MOTIVI DELLA LIBERAZIONE
DEL LIBICO DELLA STRAGE DI LOCKERBIE…
Enrico Franceschini per "la
Repubblica"
I suoi
guadagni come oratore, consulente e consigliere di banche o
grandi aziende gli hanno procurato non poche critiche da parte
di chi sostiene che è assetato di denaro. Ma adesso Tony Blair
riceve un´accusa più seria: quella di lavorare, direttamente o
indirettamente, per la Libia del colonnello Gheddafi.
Un ruolo
che provocherebbe un conflitto d´interessi con il suo incarico
di mediatore di pace in Medio Oriente per conto del Quartetto
(Usa, Ue, Onu, Russia) e che suscita sdegnate proteste fra i
familiari delle vittime dell´attentato di Lockerbie, in cui
morirono 270 persone, la cui responsabilità è stata assegnata
alla Libia.
A rivelare
la "relazione speciale" tra Blair e Tripoli, chiamandola proprio
così, con lo stesso termine usato da decenni per indicare gli
stretti legami fra Gran Bretagna e Stati Uniti, è una fonte che
dovrebbe sapere bene come stanno le cose: Saif al-Islam
Gheddafi, figlio del leader libico e suo probabile erede: un
giovane uomo che si è laureato a Londra alla London School of
Economics e che ha dato segnali di volere modernizzare e almeno
in parte democratizzare il proprio paese.
Intervistato dal quotidiano "Daily Mail" nella sua suite di uno
dei più lussuosi alberghi della capitale britannica, Gheddafi
junior ha detto che Blair è «un amico di famiglia», che ha
visitato la Libia «moltissime volte» da quando non è più primo
ministro e che è impegnato in svariati «progetti africani»
insieme a suo padre: «Ha un qualche ruolo di consulenza con la
Libyan Investment Authority», uno dei bracci finanziari del
governo libico.
Attraverso
un portavoce della sua fondazione, l´ex-premier britannico
smentisce recisamente, affermando che Blair non ha «alcun ruolo,
formale o informale, pagato o non pagato, con la Libyan
Investment Authority o con il governo della Libia, né ha
relazioni commerciali con compagnie libiche o con progetti
libici in Africa».
Ma il "Daily
Mail" osserva che l´ex-primo ministro è un consulente di diverse
società che cercano di fare affari con la Libia, come la banca
JP Morgan, che lo paga 2 milioni di sterline l´anno per i suoi
servigi. Inoltre il giornale, che è filo-conservatore e
fortemente ostile a Blair, cita fonti vicine a Gheddafi junior
secondo cui il figlio del colonnello conferma le proprie
dichiarazioni, a dispetto della smentita dell´ex-leader
laburista.
Nell´intervista al "Mail", il giovane Gheddafi afferma anche che
la decisione di liberare il libico condannato da un tribunale
britannico per la strage di Lockerbie, decisione presa quando
Blair era premier, ebbe grande importanza per stabilire una
«relazione speciale» tra i due paesi e successivamente con lo
stesso Blair. «Se è vero», commenta l´associazione dei familiari
delle vittime dell´attentato, «significa fare affari con persone
che hanno le mani sporche di sangue».07-06-2010]
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LONDRA
BRUCIA - INCUBO PER CAMERON: "Nessun altro Paese ha visto
aumentare il proprio deficit PUBBLICO in maniera così forte" -
ORA LA GRAN BRETAGNA RISCHIA LA TRIPLA A, certificazione doc
della nobiltà finanziaria mondiale - LA PRIMA CURA TOCCA ALLA
SANITà: STOP AI FINANZIAMENTI AGLI OSPEDALI SE I PAZIENTI
TORNANO A FARSI CURARE...
Andrea
Malaguti per "la
Stampa"
Alle
prese con la peggiore crisi finanziaria del dopoguerra, scossa
dagli annunci di David Cameron secondo cui «ogni cittadino dovrà
rivedere in peggio il proprio stile di vita per aiutare il
Paese», l'Inghilterra scopre con angoscia che la violenta cura
dei conti pubblici prevista dal tandem Cameron-Clegg potrebbe
non essere sufficiente, quando, in un pomeriggio in cui la
sterlina perde lo 0,4% sul dollaro, l'agenzia Fitch comunica a
Londra che per mantenere il rating di tripla A, certificazione
doc della nobiltà finanziaria mondiale, sarà necessario tagliare
il deficit di un altro 1% di pil all'anno. «Le dimensioni
dell'aggiustamento sono formidabili».
Un
incubo. «Nessun altro Paese ha visto aumentare il proprio
deficit in maniera così forte», aggiunge Fitch. Poi una pacca
sulla spalla al nuovo Governo, «bravo ad agire in fretta». State
affogando, ma se allungate una mano la bombola d'ossigeno è
sulla zattera.
Il
titolare del Tesoro, George Osborne, gestualità hollywoodiana e
pragmatismo da tagliatore di teste, chiarisce alla Camera dei
Comuni che gli interventi nel pubblico non saranno
indiscriminati, ma che tutti i dipartimenti dovranno segnalare
gli sprechi. «Ogni ministro dovrà giustificare le spese».
E dovrà
farlo davanti a un comitato di saggi che terrà il conto delle
entrate e delle uscite. Si riparte da zero, ogni pound sarà
pesato e discusso come in famiglia. Giusto così. «Il mondo deve
tornare a credere in noi, è questa la sfida più importante»,
dice Osborne ispirato. Il deficit è di 156 miliardi e «da qui al
2015 soltanto di interessi dovremo pagare 70 miliardi l'anno».
Il
ministro della salute Andrew Lansley comincia perciò la sua
campagna per rivoluzionare il servizio sanitario con un
comunicato che i laburisti definiscono «sciacallaggio ai danni
dei malati» e i conservatori «il primo tentativo di seguire le
persone come si deve»: d'ora in avanti gli ospedali saranno
ritenuti responsabili per i pazienti costretti a farsi
ricoverare di nuovo entro trenta giorni: scusi dottore non mi ha
curato bene?
Se la
risposta sarà no, addio ai fondi governativi. Ci rimette il
malato o ci rimette l'ospedale? E se ci rimette l'ospedale è
possibile che ci guadagni il malato? Domande senza risposta. Il
ministro la fa semplice. Ogni anno vengono ricoverate dieci
milioni di persone, le strutture sono piene e i medici hanno
fretta di liberare i letti.
Dunque,
è il corollario, spesso tirano via e così 500 mila pazienti sono
costretti a ripresentarsi nel giro di pochi giorni. «Soprattutto
quelli con le malattie più gravi. D'ora in avanti i medici
dimetteranno più tardi i malati e anche quando l'avranno fatto
li seguiranno a casa». Medici-filantropi schierati nella lotta
per salvare il Paese. Il problema dei letti che veranno a
mancare si porrà a tempo debito.
E
mentre il governo giura che dal dolore nascerà la nuova grande
Inghilterra, i laburisti tornano a sventolare lo spettro della
Thatcher e David Miliband rispolvera gli slogan di aprile.
«Avevamo avvertito gli elettori. Questa gente ci sta riportando
agli anni Ottanta. Hanno riverniciato la Skoda, ma non sono in
grado di cambiarne il motore». Ma in questo momento è lui che
guida contromano sulle autostrade del mondo.
[09-06-2010]
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UN
BELL’INZIO – SUBITO UNO SCANDALO PER IL NUOVO GOVERNO DI
COALIZIONE IN GRAN BRETAGNA: DAVID LAWS, DIRETTORE GENERALE DEL
TESORO E ASTRO NASCENTE DEI LIB-DEM, SI FACEVA RIMBORSARE DAI
CONTRIBUENTI L’AFFITTO DELLA STANZA IN CASA DEL COMPAGNO GAY -
IL PARLAMENTO SI È DATO REGOLE MOLTO SEVERE: È VIETATO VERSARE
AFFITTI AD AMICI O PARENTI…
Mattia B. Bagnoli per "la Stampa"
David Laws,
il direttore generale del Tesoro britannico, ha rassegnato ieri
sera le dimissioni: per ragioni di correttezza ma anche e
soprattutto per amore. Laws, uno dei quattro ministri
liberal-democratici del governo di coalizione guidato da David
Cameron, è stato infatti «pizzicato» in fallo dal quotidiano
conservatore Daily Telegraph: nel periodo compreso tra il 2004 e
il 2009 si è fatto rimborsare dai contribuenti - per una cifra
totale di 40 mila sterline - le spese di una stanza presa in
affitto presso l'abitazione di James Lundie. Ovvero il suo
compagno. E le regole di Westminster vietano ai parlamentari di
richiedere rimborsi relativi ad abitazioni di proprietà dei loro
partner.
Il caso,
dopo appena tre settimane dalla nascita del governo, è un duro
colpo per la coalizione e in particolare per i Lib-Dem, che
hanno combattuto l'intera campagna elettorale promettendo di
«ripulire» la politica. Ma non è tutto. La vicenda, infatti,
rappresenta per David Laws una tragedia personale.
Il
ministro aveva scelto di tenere questa relazione - nonché il suo
orientamento sessuale - segreta a tutti, compreso i suoi
familiari. Ora, invece, a causa delle rivelazioni del
quotidiano, l'intera faccenda è diventata di dominio pubblico. E
Laws, dopo una difficile giornata d'intense consultazioni con
David Cameron, il leader dei Lib-Dem Nick Clegg, e il
Cancelliere George Osborne, ha deciso di lasciare il suo
incarico. Verrà ricoperto dal liberaldemocratico Danny
Alexander, attuale ministro per la Scozia.
«Le ultime
24 ore - ha dichiarato Laws - sono state per me molto difficili
e dolorose. Ho pensato con grande attenzione alle azioni da
intraprendere nell'interesse del governo, del mio collegio
elettorale, e, soprattutto, delle persone che amo. Ho deciso di
rassegnare le dimissioni perché non vedo come io possa
continuare nel mio delicato incarico e al contempo gestire le
implicazioni pubbliche e private di queste rivelazioni».
Laws ha
poi detto di avere responsabilità «preponderanti» nei confronti
delle persone che più ama, esposte ora a «scrutinio». Eppure, a
Westminster, non sono in pochi a pensare che Laws sia in qualche
modo più vittima che carnefice. L'ormai ex direttore del Tesoro,
infatti, ha detto di aver agito così «non per massimizzare i
rimborsi», ma per «mantenere privata la natura della nostra
relazione e i miei orientamenti sessuali».
E in
effetti, cifre alla mano, Laws tra il 2004 e il 2009 ha
presentato ricevute comprese tra le 700 e le 950 sterline al
mese: molto inferiori cioè al tetto massimo garantito a ogni
parlamentare. Denaro che però è finito in tasca al suo compagno,
proprietario degli appartamenti in questione. Una leggerezza,
forse.
Contraria
però alle regole e al clima severo che ora incombe sui Comuni,
già colpiti duramente nella scorsa legislatura dallo scandalo
dei rimborsi gonfiati. Detto questo, gli attestati di stima non
sono mancati. Cameron lo ha infatti definito «un uomo degno
d'onore». «Spero che - ha aggiunto - possa tornare al governo,
una volta passato del tempo». L'ex Lib-Dem Lembit Opik invece è
stato più duro: per lui David Laws è vittima di una «caccia alle
streghe».
[31-05-2010]
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NIENTE
HARRODS, SONO INGLESI – AL FAYED GUSTA FREDDA LA VENDETTA
CON SUA MAESTÀ – UNO DEI SIMBOLI DEL REGNO UNITO, I GRANDI
MAGAZZINI HARRODS, VENDUTO A UN FONDO SOVRANO DEL QATAR (1,5
MLD £) – IL VECCHIO MOHAMMED HA IL DENTE AVVELENATO CON LA
PERFIDA ALBIONE DA QUANDO IL FIGLIO MORÌ NELL’INCIDENTE
D’AUTO CON LADY DIANA – SONO 13 ANNI CHE CERCA DI PROVARE IL
COMPLOTTO PER UCCIDERE LA PRINCIPESSA E IL SUO AMANTE - E
DAL 2000 BUCKINGHAM PALACE LO HA ESCLUSO DALLA LISTA DEI
FORNITORI… Andrea Malaguti per "La
Stampa"
Mohammed Al Fayed, l'egiziano che voleva essere inglese,
piccolo, calvo, sempre vestito con giacche a scacchi e
camicie improbabili, considerato dalla Gran Bretagna un
enigmatico imbroglione con un leggendario fiuto per gli
affari e dalla Corona uno sgradevole incidente della storia,
dunque si è arreso. E per chiudere il viaggio che da
Alessandria avrebbe dovuto portarlo nel cuore più nobile di
Londra, avvolto in una bandiera e consacrato da un
passaporto, ha ceduto il simbolo più potente della sua brama
di emancipazione: il Grande Magazzino Harrods, tempio pagano
di South Kensington, visitato ogni anno da 13 milioni di
clienti vogliosi di ripulirsi il portafoglio. Diamanti,
cibo, vestiti, orologi, vini, spalmati su 93 mila metri
quadrati e 300 reparti divisi in sette piani. «Qui troverete
tutto, dall'ago all'elefante».
Per
consegnare la coda avvelenata del sogno di una vita e
abdicare psicologicamente dall'idea di diventare suddito di
Sua Maestà la Detestata, Al Fayed ha fissato un prezzo da
fumetti: 1 miliardo e mezzo di sterline - quasi il triplo di
quello che aveva versato lui nel 1985 - che un fondo sovrano
del Qatar ha pagato senza battere ciglio. Dov'è che dobbiamo
firmare? Il piccolo egiziano ha stretto appena gli occhi,
respirato a fondo e detto: qui. Fine di tutto.
Ken
Costa, presidente della banca Lazard International,
mediatore dell'affare, ha spiegato a una Londra stupefatta
che il signor Al Fayed così intende «stare più tempo con la
propria famiglia, con i figli e con i nipoti». Loro sì,
inglesi. Davvero è per la famiglia, gli hanno chiesto? Costa
si è allontanato scrollando le spalle.
Inseguito dal fantasma del figlio Dodi, morto a Parigi
assieme a Lady Diana, Mohammed Al Fayed ha cercato per oltre
trent'anni di ottenere la cittadinanza britannica. Ma non
sono bastate mogli, potere, denaro e sotterfugi per trovare
il Santo Graal, la pelle bianca per Michael Jackson, il
passaporto per lui.
Così,
quella che fino alla scomparsa del figlio era semplicemente
una lotta si è trasformata in uno scontro frontale con chi
negava il senso più profondo della sua ricerca. «Li hanno
assassinati», ha gridato al mondo. E perché l'accusa
rimanesse indelebile, ha fatto collocare una statua del
figlio e della Principessa al primo piano del Grande
Magazzino fondato da Charles Henry Harrod, droghiere
dell'Essex, e costruito nel 1849 sulla schiena di Hyde Park.
Sul piedistallo del monumento funebre la scritta «vittime
innocenti».
Poco
più in là una targa dice: «In memoria di Diana, principessa
di Galles, e di Dodi Al Fayed, uccisi il 31 agosto 1997».
Come un colpo di pistola in mezzo a un concerto, una
faccenda brutale ma impossibile da ignorare, nel cuore della
capitale. Dal 2000 Buckingham Palace ha cancellato Harrods e
il suo ricchissimo proprietario dalla lista dei fornitori.
Figlio
di un insegnante di scuola elementare, 77 anni, o forse 81
(anche la sua data di nascita è avvolta dal mistero), il
piccolo egiziano ha cominciato a guadagnarsi la vita
vendendo per strada Coca-Cola e macchine da cucire. Poi
l'incontro con Adnan Khashoggi che ha rivoltato la
traiettoria della sua esistenza. Gli affari, l'acquisto
dell'Hotel Ritz a Parigi e poi Londra. Era il 1970.
Per
farsi adottare dal Paese ha donato milioni di sterline a
ospedali e bambini e comprato una squadra di calcio, il
Fulham. Quando la nazionale ha avuto bisogno di un
allenatore ha alzato la mano e ha detto: ecco, vi do il mio,
King Kevin Keegan. «Grazie Mohammed, lo prendiamo, ma tu non
sei uno di noi». Il fegato gli è diventato grosso come una
mongolfiera. «Perché non mi date un passaporto?, possiedo
Harrods, pago le tasse e in questo Paese faccio lavorare
migliaia di persone». Un ricchissimo signor nessuno, per
giunta fastidioso, bugiardo, implicato in processi per
mobbing e per affari condotti in maniera discutibile, eppure
vitale, indomabile e a suo modo geniale. Harrods la cima
della montagna, il palazzo dell'imperatore, l'enclave
personale nel cuore della City.
Foto
con Gorbaciov, la Loren e Bono Vox. In un impeto di
ottimismo pensa di potersi sentire a proprio agio in questo
mondo ostile. Torna a chiedere la cittadinanza, le porte gli
si chiudono ancora in faccia. Gli anni passano, la rabbia
lascia posto all'amarezza, i sovrani del Qatar lo tentano,
dice di no tre volte. Poi crolla. «Io passo, Harrods
rimane». Lo cede. A loro, non agli inglesi. 10-05-2010]
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CLEGG
CHI? - COME TI FACCIO FUORI UN AVVERSARIO DIVENTATO DI COLPO
PERICOLOSO? SEMPLICE: BASTA APRIRE UN ARMADIO E TIRARE FUORI
QUALCHE SCHELETRO - Nel corso del 2006 il leader dei
Liberal-democratici britannici, Nick Clegg, ricevette un
pagamento mensile da parte di tre importanti imprenditori,
denaro che sarebbe stato utilizzato per pagare il mutuo della
casa e altre spese personali...
La
Stampa.it
Nel
corso del 2006 il leader dei Liberal-democratici britannici,
Nick Clegg, ricevette un pagamento mensile da parte di tre
importanti imprenditori, denaro che sarebbe stato utilizzato
per pagare il mutuo della casa e altre spese personali: è
quanto pubblica il quotidiano britannico The Daily Telegraph.
Tutti
gli imprenditori in questione - Ian Wright, Neil Sherlock e
Michael Young - sono registrati come donatori del partito, e
stando ai documenti citati dal quotidiano inglese avrebbero
versato una somma di 250 sterline ciascuno sul conto di Clegg,
che allora ricopriva il ruolo di portavoce.
Il
leader dei Lib-dem ha negato che il denaro sia stato
utilizzato a fini personali, ma solo per stipendiare un
funzionario dell'Ufficio parlamentare del partito, ente che
non disponeva di un conto corrente autonomo.
allinglese
Clegg
si è finora espresso in termini molto severi in merito allo
scandalo dei rimborsi parlamentari, sottolineando più volte
come nessun deputato del suo partito sia stato coinvolto nello
scandalo.
2 - I GIOVANI INGLESI SCOPRONO LA POLITICA E VOTANO CLEGG
Francesca Paci per La
Stampa
Sarà
perché sembra così normale mentre arriva a piedi
all'appuntamento con i giornalisti stranieri della Foreign
Press Association tenendo il mano il bicchiere di caffè
Pret-A-Manger che Nick Clegg piace tanto ai giovani. Secondo
un sondaggio Opinium il 40% degli elettori con meno di 34 anni
sceglierà lui.
A
pochi isolati dall'affollatissima sala conferenze adiacente a
Trafalgar square, dove il leader libdem si prende la rivincita
sulla stampa estera che non è mai accorsa in massa alle sue
convocazioni, gli studenti del King's College discutono
d'esami e, sorprendentemente, d'elezioni. «Downing street, in
genere, non è un grande argomento di conversazione» ammette
Sarah, 21 anni, iscritta al corso di bioinformatica.
Almeno
non lo è stato fino adesso, aggiunge l'amico James Gimson: «Non
mi attirava la prospettiva di decidere tra due partiti
fotocopia, finalmente c'è in corsa qualcuno che ha avuto il
coraggio di dire no alla guerra in Iraq». Per questo
l'aspirante avvocato Matthew Clarke, finora consideratosi «apolitico»,
s'è affrettato a registrarsi per votare. In meno d'una
settimana l'Electoral Commission ha calcolato un aumento del
60% delle richieste dei moduli d'iscrizione, soprattutto via
internet.
L'outsider
Clegg ormai è del tutto in gioco. «Sarete delusi di non
trovarvi di fronte Obama» scherza dal palco ammiccando ai
titoli che l'hanno paragonato all'inquilino della Casa Bianca,
a Churchill, al Che. L'occasione è conoscere i corrispondenti
stranieri ma l'impressione è che il leader libdem la utilizzi
per preparasi al dibattito tv di domani sulla politica estera.
La
premessa è già il programma: «Il ruolo della Gran Bretagna
nel mondo è strettamente collegato alla sua sicurezza e alla
sua prosperità». A cominciare dall'indipendenza dall'amico
americano: «La guerra fredda è finita e, sebbene l'alleanza
resti salda, ci sono differenze tra noi e Washington, la
gestione bushiana della guerra al terrorismo, la tortura, le
estradizioni. L'atteggiamento prono dei Tory ci lega al
passato pregiudicando il futuro.
Gli
Stati Uniti stessi ripetono che il rapporto con Londra è
importante ma non è il più importante rispetto alla Cina,
l'India, il Brasile». Fino al coraggio di dissentire da
Israele: «L'ideologia di Hamas è odiosa ma non è
nell'interesse israeliano tenere a Gaza milioni di palestinesi
in povertà e in balia dell'estermismo. Se Israele ha diritto
di difendersi il Regno Unito e l'Europa, suoi partner, hanno
quello di criticare l'uso sporporzionato della forza, come nel
caso dell'operazione Piombo fuso, e utilizzare mezzi economici
per fare pressioni».
Quel
che convince i ragazzi è la fiducia quasi idealista del terzo
uomo nella possibilità di uscire dalla logica binaria della
politica anglosassone. «Non saremmo ventenni se non
sognassimo l'impossibile» nota Alex M., studente di business
alla London School of Economics. Al posto del mantra obamiano
«We can» i militanti libdem hanno scelto per le t-shirt
l'affermazione di Gordon Brown «I agree with Nick». Il
premier ripete di concordare con lui su molte cose ma, si
smarca Clegg, per la reciprocità c'è tempo: «Non mettiamo
il carro avanti ai buoi, discuteremo la nostra posizione alla
luce del risultato elettorale».
Che
sia calcolata strategia o cautela caratteriale, il leader
libdem accelera evitando di mettersi a correre. Sulla sua
strada domani troverà l'Europa, tema scivolosissimo per lui
che diversamente dalla media dei connazionali è un entusiasta
della prima ora. La difesa dai prevedibili attacchi di Cameron
è pronta: «L'Europa non è perfetta, nulla che ci impieghi
15 anni per definire cos'è il cioccolato può definirsi una
democrazia funzionale».
Una linea assai più soft di quando, burocrate a
Bruxelles, auspicava l'adozione dell'euro ora considerata
prematura: «Personalmente credo che per il Regno Unito sia
meglio essere dentro, in posizione leader, che fuori, da dove
è impossibile ottenere cambiamenti. Ma tocca al popolo
britannico decidere con un referendum, quello che convocherò
se mai dovesse dipendere da me». Il «popolo britannico» è
lusingato e considera seriamente l'alternativa, i giovani
hanno già sciolto le riserve. [22-04-2010]
01.05.10 |
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BLAIR? ERA SOLO UN BENZINAIO DELLA SHELL – LA
COMPAGNIA PETROLIFERA “DETTÒ” AL LITTLE TONY DI LONDRA UNA
LETTERINA PER GHEDDAFI – GRAZIE ALLA MISSIVA, IL COLOSSO
BRITANNICO OTTENNE UN CONTRATTO DA 500 MLN $ - IL “TIMES” DI
MURDOCH SI VENDICA PUBBLICANDO LO SCRITTO DELL’ALLORA PREMIER E
DELLA BOZZA (QUASI UGUALE) INOLTRATA AL GOVERNO DALLA SHELL… R.E. per il "Corriere
della Sera"
Nel 2005 l'allora premier
britannico Tony Blair fece pressioni sul colonnello Muammar Gheddafi
sostenendo gli interessi della compagnia petrolifera anglo-olandese
Shell attraverso una lettera «dettata» dalla stessa azienda. Lo
sostiene il Times di Londra che confronta due missive «fotocopia»
di cui è entrato in possesso. La prima fu scritta da Blair a
Gheddafi nel maggio 2005: il premier laburista chiese (e ottenne)
l'approvazione di un contratto da 500 milioni di dollari per Shell.
La seconda è quella inviata in
precedenza a Blair dalla compagnia petrolifera. La parte in cui
Blair scrive «tutti i passaggi tecnici sono stati discussi con
successo con le autorità libiche e ora manca solo il via libera del
governo» risulta molto simile alla «bozza» inoltrata dalla Shell
al governo britannico. «Se da un lato è normale per i ministri
sostenere gli interessi britannici all'estero - scrive il quotidiano
della scuderia Murdoch- la corrispondenza con la Shell mostra
un'inusuale capacità da parte dell'azienda di guidare la
conversazione tra Blair e il leader libico».
La lettera del primo ministro risale al periodo
precedente il disgelo tra Londra e Tripoli, che portò tra l'altro
alla liberazione del libico Abdul Baset ali al Meagrahi, uno dei
responsabili della strage di Lockerbie (270 morti). Da parte sua la
Shell «istruiva» Blair a congratularsi con Gheddafi nel giorno
della Rivoluzione per «il rimarchevole progresso della Libia».
[28-04-2010]
01.05.10 |
NIENTE FISCO, SIAMO INGLESI – NELLA PERFIDA ALBIONE ATTORI,
CALCIATORI, CANTANTI E STAR DELLA TV HANNO TROVATO UN MODO
COMODO PER EVADERE LE TASSE GRAZIE AD UNA LEGGE A FIRMA GORDON
BROWN: INVESTENDO NEL CINEMA BRITANNICO USUFRUIVANO DI
DETRAZIONI FISCALI. MA I FILM NON VENIVANO MAI PRODOTTI
PERCHE’ L’INDUSTRIA CINEMATOGRAFICA ERA “FANTASMA”…
Erica Orsini per "il
Giornale"
Da Vip a Vitd ovvero le Very important
person diventano Very important tax dodgers. Ci sarebbero
personaggi dello sport, dello spettacolo, del giornalismo tra
le star britanniche coinvolte in una mega-inchiesta per
evasione fiscale. Lo ha rivelato ieri il Mail on Sunday che ha
raccontato come decine di celebrità insieme ad un gruppo di
importanti imprenditori avrebbero sfruttato con successo una
scappatoia legale per evadere milioni e milioni di sterline di
tasse.
Tra i personaggi più in vista ci
sarebbero i calciatori Wayne Rooney e Steve Gerrard, il
regista Guy Ritchie, forse più conosciuto come ex marito di
Madonna, la popstar Peter Gabriel che proprio nei giorni
scorsi ha festeggiato i suoi sessant'anni con un nuovo disco,
il giornalista della Bbc Jeremy Paxman e la conduttrice Anne
Robinson.
Come funzionava il sistema è presto
detto. I vip coinvolti non facevano altro che investire parte
dei loro cospicui patrimoni in fondi volti a finanziare
l'industria cinematografica del Regno Unito approfittando così
delle detrazioni fiscali introdotte già qualche anno fa dal
premier Gordon Brown, allora ministro del Tesoro, per
incoraggiare il cinema di casa.
Ritchie
Le somme investite dai Vip andavano a
finire nelle casse della società cinematografica Ingenius
Media, fondata da un certo Patrick McKenna, la stessa società
che ha insospettito il fisco inglese facendo di fatto partire
l'inchiesta. Negli ultimi dieci anni infatti, la Ingenius
Media ha raccolto più di 5 miliardi di sterline da investire
in progetti cinematografici di grande respiro come Avatar e
X-Men, ma non sempre tutti i soldi versati andavano a finire
nelle spese di produzione dei film.
Anzi, molti film in progetto non sono
mai stati distribuiti. Insomma, la compagnia inglese aveva
creato una specie di industria cinematografica «fantasma»,
nata soltanto per permettere ai grandi investitori di evadere
le tasse.
Il Mail on Sunday riporta cifre a
molti zeri e fa i nomi di decine di indagati. Alcuni musicisti
avrebbero investito fino ad un milione e mezzo di sterline a
testa e una dozzina di calciatori 500mila sterline ciascuno
per poter usufruire delle detrazioni fiscali concesse dal
governo. Sembra che un industriale inglese abbia partecipato
alla truffa legalizzata con la cifra record di 62 milioni di
sterline.
Oltre ai film mai realizzati, anche
quelli poi distribuiti sono stati portati a termine con budget
gonfiati ad arte che consentivano grossi «risparmi» a
produttori ed ai generosi investitori.
Il fondo non aveva alcuno scopo
commerciale, non serviva quindi per investimenti in progetti
cinematografici ma veniva utilizzata solo per paravento per le
evasioni fiscali. Pare anche che alcuni investitori siano
stati del tutto all'oscuro che una simile operazione poteva
essere illegale. In questi giorni la Ingenius Media ha spedito
a tutti i soggetti coinvolti una lettera nella quale li
informa che la società si trova sotto inchiesta e che il
fisco ritiene che abbiano delle tasse da pagare.
Per molti di loro si è trattato di un
fulmine a ciel sereno come ha raccontato uno dei protagonisti
della vicenda. «La lettera di Ingenius che mi avvertiva
dell'inchiesta mi è giunta contemporaneamente a quella del
fisco che mi ingiungeva di pagare 500mila sterline di tasse -
ha raccontato un investitore - non avevo la minima idea che
questa società fosse nel mirino del fisco da quattro anni».
L'unico commento arriva dal portavoce
di David Beckam, tra gli investitori: «Il signor Beckam ha
effettuato numerosi investimenti di successo in passato e
naturalmente si tratta di affari riservati ma sempre nel
rispetto delle regole vigenti». Gli schemi governativi
d'incentivazione del cinema nazionale sono stati chiusi nel
2005 perché si erano rivelati troppo onerosi per il Tesoro e
la loro archiviazione ha creato più di un problema ai
progetti cinematografici britannici. Briciole comunque
rispetto alla valanga di sterline che il fisco si sta
apprestando a chiedere indietro agli investitori della
Ingenius Media.
[15-02-2010] |
VAI A
SCOOP-ARE I MARE! – L’ISLANDA VUOL DIVENTARE LA CULLA
“OFF SHORE” DEL "LIBERO GIORNALISMO" (VIETATO
PARLARE DI DIFFAMAZIONE!) – LA STAMPA INTERNAZIONALE E SITI
WEB TRASFERIREBBERO I LORO QUARTIER GENERALI A REYKJAVIK? -
(SCUSATE, CHI DELIMITA IL CONFINE TRA INFORMAZIONE E CALUNNIA?
AH, SAPERLO...)…
Mariuccia Chiantaretto per "il
Giornale"
L'Islanda ha deciso di diventare la
patria futura dei premi Pulitzer. E per raggiungere lo scopo
sta preparando una legge che le permetterà di trasformarsi
nella culla «off shore» del libero giornalismo, una specie
di porto franco dove il giornalismo investigativo non possa più
essere portato in tribunale, perseguitato e messo all'angolo.
Domani infatti verrà presentata in Parlamento a Reykjavik una
proposta di legge per proteggere il mestiere in quanto tale,
la libertà di stampa e le fonti giornalistiche e dove sarà
vietato il turismo della diffamazione.
Con questa mossa che ha già la
promessa di voto di 38 dei 63 deputati dell'Althingi,
l'Islanda spera convincere la stampa internazionale ed i più
importanti siti on line a portare i loro quartier generali a
Reykjavik e dintorni. Secondo la deputata del Movimento Verde,
Birgitta Jonsdottir, la legge potrebbe diventare attiva nel
giro di sei mesi.
«É uno splendido progetto - ha
spiegato Robert Marshall, ex giornalista e membro del partito
di maggioranza Alleanza Social Democratica - il Paese ha
attraversato un periodo difficile e questa iniziativa riunirà
l'intera tutti i partito politici».
La proposta di legge «The Icelandic
modern media initiative» (Immi) è stata ispirata da Julian
Assange e Daniel Schmitt di «Wikileaks» che hanno trascorso
settimane in Islanda per collaborare alla stesura. «Wikileaks»
è il sito internet con sedi sia in Usa che in Europa che dà
spazio a materiale classificato come riservato, in genere
documenti di carattere governativo o aziendale che rivelano
scandali.
In un intervento fatto a Berlino lo
scorso dicembre Assange e Schmitt avevano già anticipato la
proposta di legge: «Verranno prese in considerazione -
avevano detto - le leggi di protezione svedesi, il primo
emendamento della Costituzione americana e le leggi belghe che
proteggono i giornalisti. Le riuniremo in un'unica legge che
possa proteggere la società dell'informazione».
«Ci sono buone leggi nel mondo - ha
commentato Assange - ma sparse e occorre unirle. Per garantire
la sicurezza delle nostre fonti noi abbiamo dovuto dividere le
nostre redazioni, e spostarci via via in Paesi dove ci sono
leggi favorevoli. Non tutti rischiano come noi. Spesso i
grossi giornali si autocensurano per paura dei costi legali».
La proposta di legge islandese prevede
protezione legale per le fonti e gli informatori ma vieterà
anche il cosiddetto turismo della diffamazione nel senso che
non si potrà più fare causa ad una testata nella
giurisdizione dove la legge è meno favorevole, ma soltanto
dove ha il suo quartier generale. La proposta di legge prevede
anche la creazione del «Icelandic Prize for Freedom of
Expression» un premio che verrà assegnato dato alla testata
che pubblicherà una storia eccezionalmente coraggiosa.
«Wikileaks» è il sito che lo scorso
maggio ha pubblicato le prove d' incriminazione della nave
Probo Koala della compagnia petrolifera britannica Trafigura
colpevole d'aver gettato nel mare della Costa d' Avorio 400
tonnellate di rifiuti tossici. I danni, centomila persone
contaminate, almeno 10 morti e milioni di euro erano stati
scoperti da un'inchiesta del quotidiano «The Guardian», che
però non aveva potuto pubblicare in prima battuta lo scoop
per via dell'ingiunzione del tribunale.
Un altro grosso scoop di «Wikileaks»
è la pubblicazione del documento «Standard Operatine
Procedure for Camp Delta» dove sono spiegati in dettaglio le
restrizioni ai prigionieri di Guantanamo. «Abbiamo in
archivio - ha rivelato Assange - centinaia di casi che
riguardano corruzione bancaria, la guerra in Irak, il sistema
carcerario americano e la Cina ma non abbiamo momentaneamente
le risorse per pubblicarle». Ma adesso con questa Guantanamo
all'incontrario gli scoop, soprattutto quelli più scottanti,
potrebbero moltiplicarsi. E molti cominciano già a tremare.
[15-02-2010] |
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DOCCIA SCOZZESE PER L'INSIDER
INGLESE...
L. Mais. per "Il Sole 24 Ore" - Un triste record quello di Mehmet
Sepil, amministratore delegato della società petrolifera
Genel energy. Da ieri il businessman di origine turca è
l'uomo più dolorosamente multato nella storia della Fsa, la
Consob inglese. Un milione di sterline scarse (967.005 per
l'esattezza) perché riconosciuto colpevole di avere fatto
insider trading sui titoli del gruppo Hermitage insieme a due
collaboratori.
Secondo l'accusa aveva acquistato
titoli di Hermitage il 4 maggio 2009 sulla scorta di notizie
riservatissime divenute pubbliche 2 giorni dopo e tali - si
trattava degli esiti positivi di test in Kurdistan - da far
schizzare il titolo Hermitage del 25 per cento.
Quarantott'ore di acquisti pazzi e
disperatissimi seguiti da altrettante vendite, a titolo
personale, che secondo Fsa avevano garantito al ceo e ai
collaboratori utili indebiti. Ottimi, ma non stellari: 267mila
sterline per Mehmet Sepil da solo. Ripagati, ora, con molti
interessi.
19.02.10 |
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LONDRA SI AFFIDA AI FONDI PER FAR
FALLIRE L'OPA DI KRAFT...
Neil Collins per "la Stampa" - Domani, quando i
gestori dei più importanti fondi inglesi incontreranno Peter
Mandelson, potrebbero emergere affinità di vedute
insospettate. Il ministro del commercio britannico non può
impedire che i fondi vendano le proprie azioni Cadbury a Kraft
Foods, ma preferirebbe che rifiutassero l'offerta d'acquisto
ostile del gruppo americano.
Forse i gestori concorderanno sul
fatto che Cadbury è un'ottima azienda inglese, dal valore
superiore a quello dell'offerta sul tavolo, e che solo una
proposta irresistibile potrebbe convincerli ad accettare.
Mandelson prenderà atto che esiste un limite oltre cui devono
prevalere interessi a lungo termine dei beneficiari dei fondi.
L'epoca in cui questi investitori potevano determinare l'esito
di un'Opa ostile in Gran Bretagna è ormai tramontata. Forse
gli ospiti di Mandelson, che rappresentano fondi pensione e
compagnie assicurative del ramo vita, potrebbero considerare
le prospettive a lungo termine della scelta, ma sarebbero i
soli.
Quasi metà delle azioni di Cadbury è
detenuta fuori dal Regno Unito. Un'altra fetta è nelle mani
di hedge fund e arbitraggisti. Per loro, le azioni di Cadbury
sono semplici cioccolatini e la data di chiusura dell'offerta,
tra sei giorni, rientra già nella programmazione a lungo
termine. Questi investitori rendono le azioni più liquide e
più facili da scambiare, ma la maggiore liquidità incoraggia
anche gli investimenti a breve termine, poiché i costi
d'uscita (e del potenziale rientro) si riducono. Secondo i
calcoli del Nyse, il periodo medio di possesso delle azioni è
sceso dai sette anni del 1960 a poco più di sette mesi.
Nel capitalismo classico, la funzione
del mercato era quella di allocare il capitale alle aziende in
modo efficiente. Ai trader di oggi, questo concetto appare
risibile. Kraft ha prolungato al massimo i tempi dell'offerta
- cinque mesi e più - anche per risvegliare il più possibile
l'interesse degli investitori a lungo termine. Questa proroga
non ha avuto gli effetti sperati e i volumi sono rimasti
bassi. E in ogni caso, un quinto delle azioni è ora nelle
mani degli speculatori. Si tratta degli azionisti che vogliono
«incassare rapidamente», per riprendere l'espressione usata
da Mandelson il mese scorso.
[14-01-2010]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
|
Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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