Il libro "Affari di famiglia" del giornalista de "Il
Mondo" Filippo Astone, demolisce "Falce e
Carrello" il libro del patron di Esselunga Bernardo
Caprotti, sulla base di numeri e di argomenti e ricostruisce la
vera storia della cacciata del figlio Giuseppe da
Esselunga, anche con documenti nuovi.
Questo libro (prima rifiutato da Rizzoli, quindi
pubblicato da Longanesi) viene presentato stasera alla libreria Coop di
Bologna da Aldo Soldi (presidente Ancc-Coop), Antonio
Ramenghi (vice direttore dell'Espresso) e Antonella
Negri-Clementi (consulente e docente alla
Bocconi). Si attendono scintille.
Astone
cover di "Gli affari di famiglia"
PAPÀ MI FA LA GUERRA - PADRI AUTOCRATI CHE SCHIACCIANO FIGLI
USURPATORI E INCAPACI (A LORO DIRE), PERCEPITI COME PERICOLOSA MINACCIA
ALLA STABILITA` DEL REGNO
Tratto da "Affari di Famiglia - Fatti e
misfatti della nuova generazione di padroni", di Filippo
Astone (Longanesi) www.gliaffaridifamiglia.it
www.filippoastone.it
Le vicende di Bernardo Caprotti e Tommaso
Berger, ottantenni patriarchi che hanno rinnegato i loro figli
(Giuseppe Caprotti e Roberto Berger)
ridicolizzandoli davanti al mondo intero, sono state ampiamente
raccontate dai giornali e dalle televisioni italiani.
Peccato che le versioni comunemente accettate di queste storie -
cioe` quelle che i due patriarchi hanno raccontato nei loro pamphlet
"Falce e carrello" per Caprotti, "Onora
il padre" per Berger) - corrispondano poco al vero.
Come dimostreremo in seguito, Giuseppe Caprotti e Roberto
Berger sono in realta` due manager quarantenni di comprovata
capacita` gestionale, forti di un curriculum internazionale e di
esperienze di successo. Le vicende di cui sono stati protagonisti loro
malgrado dicono molte cose sul familismo italiano. Parlano di aziende
vissute non come creazione di ricchezza anche a vantaggio delle
comunita` e delle generazioni future, ma come «roba» propria, da
gestire fino alla morte. In questa visione, i figli sono adatti a
succedere ai padri solo se sono dei meri esecutori della loro volonta`.
Se riescono a privarsi di anima e di personalita` recitando il fantasma
del proprio genitore, garantendogli che anche dopo la sua morte egli
potra` controllare la «roba» e sopravvivere.
giuseppe
caprotti
BERNARDO CONTRO GIUSEPPE CAPROTTI
Il racconto dell'autunno di Bernardo Caprotti,
dell'estromissione di suo figlio Giuseppe dalla guida
dell'Esselunga e della guerra mediatico-giudiziaria contro le Coop non
e` solo un caso umano e aziendale ma puo` anche essere letto come una
parabola del modo antico di fare capitalismo famigliare in Italia.
Antico ma ancora largamente diffuso, con tutte le sue implicazioni
negative, a cominciare dal destino della maggior parte di queste
aziende, che facilmente, prima o poi, finiscono comprate da un
concorrente straniero. Le conseguenze sono state esposte nel primo
capitolo: perdita di identita` dell'azienda, riduzione di posti di
lavoro, utili che vengono distribuiti nel Paese del compratore invece
che in Italia, contribuendo all'impoverimento generale. Il racconto,
dunque, servira` a illuminare questa realta`.
FALCE E CARRELLO.
Nell'autunno 2007 viene pubblicato da Marsilio il libro di Bernardo
Caprotti "Falce e carrello". Dalle sue pagine,
l'anziano patriarca fondatore dell'Esselunga punta il dito contro le
Coop, accusate di concorrenza sleale visti i vantaggi legislativi e
politici di cui godrebbero, e contro il figlio Giuseppe,
incolpato di essersi fatto abbindolare da un manipolo di dirigenti ladri
e incapaci. Giuseppe non viene mai nominato
esplicitamente, ma pesanti apprezzamenti sul suo periodo di gestione
dell'Esselunga sono presenti in vari capitoli del libro.
Falce e carrello ha un enorme successo di pubblico, anche grazie
all'appoggio di quotidiani e settimanali vicini a Silvio
Berlusconi (Panorama dedica all'evento una lunga inchiesta
strillata in copertina), interessati a sostenere la tesi delle malefatte
dei comunisti e delle cooperative.
(...) Dopo il clamore mediatico suscitato dal pamphlet, in molti
accreditano la versione dei fatti da esso fornita e vedono in Caprotti
una vittima che, giunta al termine della sua travagliata
esistenza, denuncia i soprusi cui e` stata costretta a piegarsi. La
stampa italiana tocca in questa occasione uno dei suoi punti piu` bassi,
dimostrando una totale assenza di spirito critico. Pochi si domandano se
le affermazioni di Caprotti corrispondano al vero. Nessuno si chiede se
le Coop si siano effettivamente macchiate dei delitti loro imputati. O
se il ritratto di Giuseppe Caprotti come inetto
manipolato da disonesti abbia qualche aderenza con la realta`.
(....)
PADRONE VECCHIO STILE.
Bernardo Caprotti e` un padrone vecchio stile. Ama
accentrare il potere nelle proprie mani e non teme lo scontro con i
dipendenti e i sindacati. «Esse lunga, diritti corti» A fine 2007, con
questo slogan i lavoratori del commercio di Cgil, Cisl e Uil lanciano
una «campagna dei diritti» attraverso manifesti murali, locandine, de
pliant e sacchetti per la spesa. «Per denunciare le condizioni di
lavoro indegne di un Paese civile», spiega il segretario generale della
Filcams Cgil Lombardia Renato Losio al giornalista di Repubblica Andrea
Montanari, «alle quali devono sottostare gran parte dei
diecimila dipendenti. In particolare le donne e i giovani, che devono
essere sempre disponibili, obbedire, annullarsi. Se tentano di
rivendicare i loro diritti rischiano di perdere il lavoro o almeno di
essere puniti in termini di turni e permessi.»
(....)
Giuseppe Caprotti e` molto diverso dal padre (...)
Quando (...) si insedia alla guida di Esselunga inaugura un'epoca di
riforme. I rapporti del gruppo con il mondo sindacale vanno
normalizzandosi e viene istituito per la prima volta un ufficio stampa e
comunicazione, che non coltiva il culto della personalita` del capo ma
informa puntualmente e regolarmente su fatti e numeri. Un'autentica
rivoluzione per una realta` aziendale fino a quel momento impermeabile a
qualsiasi tentativo di carpire notizie da parte dei giornalisti, che non
riescono a forzare la barriera del centralino. Alla scelta della
trasparenza si affianca quella di dare spazio al biologico, al commercio
equo e solidale e a iniziative promozionali destinate a premiare la
fedelta` della clientela.
(...)
In breve tempo la popolarita` di Giuseppe sale.
L'erede piace moltissimo a collaboratori e dipendenti, e il clima
aziendale si rasserena. Bernardo, invece, disapprova le
strategie del figlio e scalpita dietro le quinte. Ma per qualche tempo
decide di lasciarlo fare. Gli anni immediatamente successivi al 2000
sono anni difficili per la grande distribuzione. A causa dell'effetto
euro, il potere d'acquisto delle retribuzioni degli italiani si e`
fortemente ridotto, inducendo una contrazione dei consumi e il
diffondersi di un atteggiamento piu` prudente e selettivo al momento di
fare la spesa.
(...)
Nel 2003 il margine operativo medio del settore scende dal 4 al 2,3%.
Una congiuntura difficile, che pesa anche sui bilanci di Esselunga.
(...)
Nel 2008 una nota societa` di revisione ha condotto un'analisi dei
bilanci della sua gestione paragonati a quelli degli esercizi
successivi. Da tale analisi, condotta su dati pubblici e depositati alla
Camera di commercio, emerge che l'area finanza di Esselunga, che
all'epoca agiva con una certa autonomia da Giuseppe Caprotti (nelle
imprese e` abbastanza frequente che cio` avvenga, per garantire un
miglior controllo di gestione), avrebbe costruito i risultati in modo
che oneri e poste straordinarie rendessero deprimenti i numeri del 2003
e brillanti quelli degli esercizi successivi. In questo modo, secondo
Giuseppe Caprotti, si sarebbe giustificata la sua estromissione. Tutto
lecito, legale e regolare, ma guidato da criteri che potrebbero essere
soggettivi. Un modo per giustificare l'estromissione di Giuseppe
dall'incarico di amministratore delegato? Non ci sono prove documentali
a sostegno di questa ipotesi.
LA RESTAURAZIONE.
Tornato sul trono, Bernardo Caprotti sembra aver
ritrovato la vita. Il colpo di mano col quale si e` reimpossessato della
gestione dell'azienda pare averlo riportato ai tempi in cui, al culmine
delle energie, getto` le basi del suo impero. Da poco rientrato al
comando, pero` , Bernardo Caprotti si ammala,
allontanandosi dalla guida operativa del gruppo per alcuni mesi. In quel
periodo si infittiscono le voci circa una possibile cessione di
Esselunga. Defenestrato il figlio Giuseppe e non essendo in grado le due
figlie di occuparsi del business, Caprotti e` di fatto privo di un
successore.
(..)
LA GUERRA CON LE COOP.
Del resto, in quel momento molte catene internazionali stanno posando
gli occhi sul mercato italiano, il piu` promettente a livello europeo
perche il tasso di penetrazione della grande distribuzione e` ancora a
livelli bassi, tra i minori in Europa. Per giganti mondiali come Tesco e
Wal-Mart l'acquisizione di Esselunga potrebbe essere una fantastica
piattaforma di sviluppo nel nostro Paese.
(...)
E ci sono soprattutto le Coop, che fatturano circa 14 miliardi di
euro, piu` del triplo di Esselunga, e possono disporre di una massa
spaventosa di liquidita`.
(...)
Giuliano Poletti, presidente di Lega-coop, e Aldo
Soldi, numero uno dell'Associazione nazionale cooperative di
consumatori, sanno pero` che con un tipo come Caprotti occorre muoversi
con astuzia e circospezione. Consapevoli che un approccio diretto
sarebbe destinato al fallimento, cercano contatti indiretti con il loro
interlocutore.
Silvio
Berlusconi
(...)
Ma a scatenare la furia di Bernardo Caprotti e` Romano
Prodi che, il 7 febbraio 2006, intervistato da Bruno
Vespa a Porta a Porta, ipotizza di mettere assieme Coop ed
Esselunga.
(...)
Per Caprotti e` un affronto. E` chiaro che si sta
ordendo una congiura, che soggetti forti grazie ai privilegi fiscali e
agli appoggi politici vogliono dare battaglia a un'impresa famigliare
inerme e armata soltanto di voglia di lavorare.
(...)
UN PAMPHLET CONTRO LE COOP.
Nasce cosı` l'idea di Falce e carrello, un libello che dopo aver
rievocato i momenti piu` belli della storia dell'Esselunga si lancia poi
in un durissimo affondo all'indirizzo delle Coop e della parte politica
che le sostiene.
FALCE E CARRELLO DICE IL VERO?
Quale fondamento hanno le argomentazioni di Caprotti?
Verificarle sul campo, con spirito critico, aiutera` a comprendere se
l'intero impianto concettuale del suo libro sia credibile. E fara`
capire un modo particolare di intendere l'impresa, vista come « affare
di famiglia » e poco piu`. La verifica e` stata fatta compiendo alcuni
sopraluoghi e incrociando le fonti: il libro di Bernardo
Caprotti e il materiale prodotto dalle Coop per confutarlo.
Vediamo cosa emerge. In primo luogo, e` indubbiamente vero che il
sistema cooperativo sia sottoposto a un regime piu` favorevole rispetto
alle societa` commerciali. Il regime societario delle cooperative non
prevede «proprietari» e azionisti.
Per legge le coop sono di tutti. Appartenendo alla collettivita`, le
Coop pagano meno tasse perche destinano gli utili non a dividendi da
ripartire fra gli azionisti ma a riserva indivisibile, per futuri
investimenti. Morale: sono ricchissime. L'intera rete, considerando
anche i soggetti che operano in settori diversi dalla grande
distribuzione, vale 50 miliardi di euro, il 3% del Pil nazionale. Vero
e` anche il fatto che le Coop di distribuzione ottengono indubbi
vantaggi dalla raccolta di denaro tramite il prestito sociale.
Questo dato di fatto non ha comunque impedito al gruppo Esselunga di
crescere, e di farlo, negli ultimi tempi, al ritmo del 10% l'anno.
Come non lo ha impedito, ammesso che esista davvero, la collusione
delle Coop con amministrazioni locali amiche che Caprotti sostiene
esserci stata, ma che a una verifica piu` attenta risulta tutta da
dimostrare.
Per esempio, se si va ad appurare che cosa e` realmente accaduto nel
caso di Vignola, il progetto di Caprotti venne bloccato
perché in contrasto con le norme di pianificazione, che prevedevano
supermercati con una estensione non superiore ai 1500 metri quadri,
mentre Esselunga aveva incaricato il suo partner immobiliare Icea di
procurare un'area fra i 2500 e i 3200 metri. Inoltre, ancora oggi non e`
stato costruito nessun punto vendita in quell'area. E non ci sono legami
fra questo e l'autorizzazione concessa a Coop dal comune di Spilamberto,
che dista otto chilometri.
E quale vignolese si recherebbe mai a fare la spesa a Spilamberto
avendo a disposizione, nel proprio comune, sei supermercati? Peraltro,
otto chilometri sono la stessa distanza che, in Lombardia, intercorre
fra l'ipermercato Coop di Vignate e il grande supermarket Esselunga di Pioltello.
Distanza che non ha mai impedito a nessuno dei due di prosperare. I
presunti favori che le Coop riceverebbero da amministrazioni amiche sono
smentiti da un dato di fatto: negli anni recenti le Coop sono cresciute
soprattutto al Sud, in Puglia e in Sicilia, grazie alla collaborazione e
alle autorizzazioni di enti locali di centrodestra.
Il piano di espansione piu` aggressivo (700 milioni di investimenti,
1500 assunzioni) riguarda la Sicilia, con l'apertura di sei ipermercati,
tutti in localita` rette dal Pdl a ogni livello (comune, provincia,
regione).
Per quanto riguarda i famosi reperti etruschi che tra il 1999 e il
2000 non avrebbero permesso di tirar su un Esselunga a Bologna,
un'inchiesta sul campo rivela che le cose stanno in modo diverso.
Secondo la societa` costruttrice, il vero motivo della risoluzione del
contratto con Caprotti fu la sua pretesa che il progetto venisse
modificato, in modo da consentirgli la realizzazione, con un escamotage,
di un centro commerciale di 2500 metri quadri, in violazione della
legge.
Inoltre, quando Coop Adriatica subentro` nell'affare, la
Sovrintendenza non si era ancora espressa né in un senso né in un
altro, ma alla cooperativa andava bene anche una soluzione con
permanenza del reperto in loco, e un supermercato di metratura
inferiore. Il via libera allo spostamento dei resti archeologici arrivo`
solo nel maggio 2001, un anno dopo il subentro di Coop nell'affare. La
Sovrintendenza oggi sostiene di averli temporaneamente collocati in un
recinto per mancanza di fondi, ma e` prevista a breve la creazione di un
percorso didattico.
Sul fatto che i prezzi Esselunga siano mediamente inferiori del 10% a
quelli Coop e` lecito poi avanzare qualche dubbio. L'asserzione si basa
infatti su una rilevazione affidata alla societa` specializzata Panel
International, ma riferita al solo mese di settembre 2006 e realizzata
comparando i prezzi del solo supermercato Esselunga di via Ripamonti, a
Milano, con quelli di quaranta punti vendita Coop collocati su piazze
molto differenti tra loro.
La ricerca e` inoltre basata soltanto sul 27% delle referenze e non
ha preso in considerazione le promozioni, che nella politica Coop sono
molto importanti. Detto cio`, Unicoop Firenze ha chiesto alla medesima
Panel International di eseguire un'indagine dei prezzi in 30 catene
distributive in Toscana, con un paniere di migliaia di prodotti e con
cadenze mensili. I dati disegnano un quadro del mercato assolutamente
diverso.
Fatta 100 la media di tutti i prezzi rilevati nel periodo fra gennaio
e luglio 2007, Unicoop Firenze si e` posta sempre quattro o cinque punti
sotto la media, confermandosi il distributore piu` conveniente della
piazza, anche rispetto a Esselunga. Comunque, e` incontestabile che nel
2004 i prezzi del gruppo di Caprotti siano calati in misura
significativa rispetto a quelli applicati dalla stessa Esselunga in
precedenza. Come avrebbe fatto a ottenere ribassi cosı` sostanziosi
dai fornitori? Secondo le Coop, attraverso un illecito penale,
recentemente accertato dal Tribunale di Milano con sentenza del 21
giugno 2007.
In pratica, tre manager della Centrale acquisti Esd Italia (Esselunga,
Selex e Agora`) avrebbero fatto uso di informazioni commerciali
riservate di Coop, cioe` dei contratti con i fornitori, per fare
pressione su questi ultimi allo scopo di ottenere un vantaggio non solo
in relazione al contratto che veniva negoziato in quell'anno, il 2004,
ma anche ai contratti gia` stipulati. I tre manager, riconosciuti
colpevoli, sono stati effettivamente condannati per il reato di turbata
liberta` del commercio (articolo 513 del Codice penale). I tre hanno
presentato appello e, mentre vengono chiuse le bozze di questo libro,
l'iter giudiziale e` in corso.
INTANTO BERNARDO FA BUSINESS CON ALTRE COOP ROSSE.
Mentre succedeva tutto questo, Bernardo Caprotti non ha
esitato a fare lucrosi affari immobiliari indovinate con chi? Con una
parte di quelle stesse Coop rosse alle quali aveva dichiarato una guerra
mediatica (.....)