|
INCENERITORE DI TORINO
| |
Dottor Scotti chi? - Un’inchiesta della magistratura sul
traffico di rifiuti colpisce l’immagine di una delle più
note aziende alimentari italiane, un marchio conosciuto
da milioni di telespettatori se non altro per le
martellanti campagne di spot, e la grande stampa
nazionale come ti cucina la notizia? I giornali più
diffusi del Paese scoprono all’unisono che lo spazio è
poco, la giornata è densa di notizie importanti e quindi
ai guai della Riso Scotti si può dedicare al massimo un
articoletto di poche righe...
1 - IL RISO SCOTTI ALL'ASSALTO DEI SOLDI PUBBLICI
DELL'ENERGIA - SOLO GLI ARRESTI HANNO BLOCCATO UNA
TRUFFA DECENNALE
Vittorio Malagutti per "Il
Fatto Quotidiano"
Possibile che un ente di Stato paghi per anni milioni e
milioni di euro a una grande azienda privata senza che
questa ne abbia diritto? Peggio, che questi contributi
pubblici siano ottenuti in cambio di un'attività
potenzialmente dannosa per l'ambiente e la salute
pubblica? E che, ancora, l'ente in questione non si
accorga di nulla prendendo per buoni vecchi documenti
senza verificare direttamente come stanno le cose?
Ebbene sì, nel mondo fatato dell'energia made in Italy
tutto questo è accaduto davvero.
Lo
sostiene la Procura della Repubblica di Pavia che due
giorni fa ha chiuso la prima parte di un'inchiesta
giudiziaria che ha portato all'arresto di sette persone
tra cui 3 top manager della Riso Scotti. Secondo
l'accusa, tra il 2005 e il 2009 il Gse, cioè il Gestore
dei servizi elettrici, a controllo statale, ha
indebitamente versato almeno 21 milioni di euro nelle
casse dell'azienda di Pavia famosa per le sue
martellanti campagne di spot con il tormentone del
"dottor Scotti". I finanziamenti pubblici sono stati
erogati sulla base della legge cosiddetta Cip6 del 1992.
QUEL TESORO DELLA LOLLA
Funziona così: l'azienda produce energia da fonti
definite rinnovabili o assimilate e lo Stato compra
pagando un prezzo maggiorato. Ebbene, dieci anni fa la
Scotti ha costruito un inceneritore per produrre
elettricità bruciando lo scarto di lavorazione del riso,
cioè la lolla, che rientra nella categoria delle fonti
assimilate a quelle rinnovabili. La prima convenzione
con il Gse, che allora si chiamava Grtn, risale al 2002.
Da allora, secondo quanto risulta al Fatto quotidiano,
il gruppo alimentare guidato da Angelo Dario Scotti ha
ricevuto oltre 60 milioni di euro come finanziamento
pubblico Cip6. Secondo le accuse dei magistrati, però,
almeno un terzo di quei soldi sono stati incassati
dall'azienda senza averne diritto.
Motivo? Semplice, con l'andar del tempo la lolla, cioè
il rifiuto biologico e autorizzato, è stato sostituito
da spazzatura ben diversa, che in alcuni casi conteneva
sostanze tossiche in misura ben superiore ai limiti
fissati dalle autorizzazioni rilasciate alla Scotti
dalla provincia di Pavia e dalla regione Lombardia.
A
un certo punto, secondo i calcoli dei tecnici del Corpo
Forestale, l'inceneritore ha finito per essere
alimentato da una miscela composta per il 70 per cento
da plastiche, un altro 20 per cento di legnami e solo
per il 10 per cento da lolla . Insomma, addio fonti
rinnovabili (e assimilate). Quindi lo Stato non avrebbe
dovuto pagare, dicono adesso i magistrati. Anche perchè
(rifiuti a parte) l'azienda pavese non avrebbe
rispettato una serie di vincoli tecnici a suo tempo
prescritti dal gestore della rete. Da qui l'accusa di
truffa allo Stato formulata nei confronti di tre manager
arrestati mercoledì, tra cui il presidente della Scotti
energia, Giorgio Radice.
Così, se verranno confermate le accuse, l'azienda pavese
potrebbe essere costretta a restituire gli incentivi
pubblici incassati indebitamente. Tutto questo grazie
all'intervento della magistratura. E che cosa ha fatto
nel frattempo il Gse, ovvero l'ente chiamato a vigilare
, tra l'altro, sul rispetto di regole e autorizzazioni
da parte delle aziende che ricevono i soldi del Cip6?
Risposta: il Gse in pratica non si è mosso fino al 14
maggio del 2009, quindi quasi sette anni dopo la prima
convenzione siglata con la società di Pavia. Quel giorno
una squadra di tecnici ha bussato alla porta della
Scotti energia per quella che viene definita una
"verifica ispettiva".
LA
DENUNCIA (INUTILE) DEGLI ISPETTORI
Gli inviati del Gse non possono fare a meno di rilevare
che l'inceneritore viene alimentato con una miscela di
rifiuti diversa dalla semplice lolla. Non solo. Anche le
caratteristiche dell'impianto, come emerge dalla
verifica tecnica, non corrispondono a quelle fissate al
momento della primaconvenzionedel2002,poi modificata, ma
solo in piccola parte, nel 2004. L'impianto differisce
"in maniera sostanziale", recita testualmente il
rapporto ispettivo. Riassumendo: i rifiuti sono fuori
norma. E anche l'inceneritore.
I
dirigenti della Scotti ovviamente protestano. Nel corso
di numerosi incontri il presidente Radice e i suoi
collaboratori respingono le conclusioni degli ispettori
del Gse. Niente da fare. "Si dichiara conclusa
l'attività di verifica e sopralluogo con esito
negativo", si legge nelle carte ufficiali. Fermi tutti,
allora. L'ente pubblico blocca l'inceneritore e chiede
all'azienda la restituzione del maltolto, cioè quei 21
milioni di incentivi indebitamente incassati.
E
invece no. Passano sette mesi e il Gse fa marcia
indietro. Con una comunicazione datata 10 dicembre 2009
l'esito della verifica ispettiva viene ribaltato. Da
negativo diventa positivo. Non è dato sapere per quale
motivo i controllori abbiano cambiato idea tra maggio e
dicembre.
Sta di fatto che i contributi pubblici vengono
confermati. Adesso però i magistrati sono convinti che
quei soldi sono il frutta di una gigantesca truffa ai
danni dello Stato. Sarà il processo a stabilire se la
procura ha ragione. Nel frattempo però la Scotti energia
è riuscita a portare a termine l'ennesimo trionfale
bilancio della sua storia. Il 2009 si è chiuso con 2,3
milioni di utili su 12,7 milioni di ricavi. Quasi 20
euro di profitti ogni 100 di incassi. Un risultato
eccezionale. Grazie alla monnezza. E ai soldi di Stato.
2
- L'AMNESIA DEI GIORNALI SUL DOTTOR SCOTTI...
Da "Il
Fatto Quotidiano"
Dottor Scotti? E chi lo conosce? Un'inchiesta della
magistratura sul traffico di rifiuti colpisce l'immagine
di una delle più note aziende alimentari italiane, un
marchio conosciuto da milioni di telespettatori se non
altro per le martellanti campagne di spot, e la grande
stampa nazionale come ti cucina la notizia? I giornali
più diffusi del Paese scoprono all'unisono che lo spazio
è poco, la giornata è densa di notizie importanti e
quindi ai guai della Riso Scotti si può dedicare al
massimo un articoletto di poche righe.
Ed
ecco, allora, che il Corriere della Sera confina la
vicenda in 12 righe a pagine 25 (pezzo più ampio solo
nelle pagine locali) e la Repubblica spiega tutto in 14
righe a pagine 21, Il Sole 24 Ore invece parla di Scotti
solo nelle notizie brevi di pagina 27, mentre La Stampa
dedica alla vicenda una ventina di righe in basso a
pagina 21 . Insomma, nessun clamore: una storia minima
con spazi minimi. Eppure non si contano gli articoli che
hanno raccontato la crescita a gran velocità del'azienda
pavese.
L'ultimo della serie, del 5 luglio scorso, pubblicato da
Repubblica con un titolo che è tutto un programma:
"Scotti dai chicchi ai bit: il riso punta al Web".
Niente rifiuti, quindi. Anche se, bilanci alla mano, è
proprio la monnezza, bruciata nell'inceneritore e
trasformata in energia, a garantire buona parte dei
profitti del gruppo Scotti. Ma, si sa, qualche volta i
rifiuti non fanno notizia. Soprattutto quando sono
associati a un'inchiesta giudiziaria che alza il velo su
traffici che mettono a rischio la salute pubblica.
Quando poi l'azienda coinvolta investe ogni anno molti
milioni in pubblicità, allora è proprio il caso di non
sprecare spazio. Giù il sipario, il dottor Scotti esce
di scena.
[19-11-2010]
|
|
COL RISO SCOTTI RESTI SCOTTATO - L’AZIENDA DI PAVIA
FINISCE IN GUAI SERI CON L’ACCUSA DI AVER BRUCIATO
ILLEGALMENTE RIFIUTI NOCIVI AL POSTO DELL’INNOCUA LOLLA
(LO SCARTO DEL RISO) PER PRODURRE ENERGIA - GLI
INQUIRENTI ARRESTANO 7 PERSONE: COINVOLTI I CAPI DELLA
SCOTTI ENERGY, DIVERSE AZIENDE PRIVATE, TECNICI DI
LABORATORIO E PERFINO AUTOTRASPORTATORI - A FAR GOLA I
25 MLN € PUBBLICI OTTENUTI PER LA PRODUZIONE ENERGETICA
Vittorio Malagutti per "Il
Fatto Quotidiano"
Non solo riso. Quelli della Scotti, a Pavia, si sono
trasformati anche in trafficanti di monnezza. Anzi,
peggio, i manager dell'azienda lombarda, quella degli
spot del "dottor Scotti", hanno bruciato illegalmente
rifiuti, anche nocivi e pericolosi, diffondendo fumi
potenzialmente tossici nell'aria di Pavia e dintorni. E
quel che restava l'hanno rivenduto ad aziende agricole e
allevamenti di polli e suini.
Tutto questo per anni, almeno dal 2007 al 2009, e per
quantità enormi, oltre 33 mila tonnellate. Sono queste
le accuse che ieri hanno portato all'arresto di Giorgio
Radice, presidente della Scotti energia e di altre sei
persone, tra cui due tecnici di laboratorio, Marco Baldi
e Silvia Canevari.
Questi ultimi, secondo la ricostruzione degli
investigatori, avrebbero fornito falsi certificati
d'analisi che attestavano la conformità alla legge del
combustibile da rifiuti utilizzato nell'inceneritore
della Scotti energia, che è stato messo sotto sequestro.
Quello di ieri, però, potrebbe essere solo il primo atto
di un'operazione ancora più ampia.
Nel gran via vai di monnezza da un capo all'altro
dell'Italia potrebbe essersi inserita anche la
criminalità organizzata. Sarà la Direzione distrettuale
antimafia di Milano coordinata da Ilda Boccassini a
proseguire il lavoro investigativo in questa direzione.
L'indagine della Guardia Forestale, nome in codice Dirty
Energy, è nata quasi due anni fa come scampolo di
un'altra inchiesta condotta dalla Procura di Grosseto
sempre per traffico illecito di rifiuti. Dalla Toscana
in Lombardia, la pista seguita dai pm di Pavia Luisa
Rossi e Roberto Valli, ha portato dritto al cuore di una
delle più note e importanti aziende alimentari italiane.
Che adesso, con un comunicato ufficiale, fa sapere che
"farà di tutto per accertare i fatti". Le carte
giudiziarie raccontano però che i capi della Scotti
Energy avevano trovato il modo di fare profitti sul
business dei rifiuti almeno in tre modi diversi. Vediamo
come.
In
principio era la lolla. E cioè lo scarto (biologico)
della lavorazione di riso, che può essere bruciato per
produrre energia. Per questo una decina di anni fa la
Scotti costruisce un grande inceneritore a pochi passi
dal più importante stabilimento del gruppo a Pavia.
Trasformare biomasse (lolla) in energia rende molto,
anche perché lo Stato (e quindi i cittadini che pagano
bollette maggiorate) compra elettricità a prezzi di
favore fissati dalla normativa cosiddetta Cip 6. Ed
ecco, allora, la prima fonte di guadagno per la Scotti.
Dal 2005 al 2009 l'azienda pavese avrebbe ricevuto circa
25 milioni di fondi pubblici, senza però averne diritto.
Già, perché a un certo punto la lolla è stata
parzialmente sostituita da rifiuti di ogni sorta
provenienti da impianti industriali e centri comunali di
raccolta della nettezza urbana. E così nell'inceneritore
sono finiti legno, plastiche, imballaggi, fanghi di
depurazione. Tutta monnezza che presentava
concentrazioni di piombo, nichel, cadmio e altri metalli
ben superiori ai limiti di legge.
Niente paura: a dare l'ok ai rifiuti alterando i
risultati delle analisi c'erano i certificati del
laboratorio pavese Analytica srl, gestito da Baldi e
dalla Canevari, entrambi, come detto, arrestati. In
sintesi, la Scotti ha incassato denaro pubblico per
produrre energia da rifiuti pericolosi. Da qui l'accusa
supplementare di frode in pubbliche forniture e truffa
ai danni dello Stato. Ma ovviamente anche il biglietto
d'ingresso all'inceneritore costava caro. Milioni e
milioni di euro pagati alla Scotti da aziende di mezza
Italia per portare i loro scarti (27 mila tonnellate)
nell'impianto pavese. Ed è questa la seconda fonte di
guadagno per il gruppo alimentare.
Terza tappa. Per la serie non si butta via niente, anche
la lolla scartata ma non bruciata veniva messa sul
mercato. A comprare erano allevamenti in Lombardia,
Veneto e Piemonte che la usavano come lettiera. Piccolo
particolare: la lolla in questione spesso e volentieri
veniva mescolata ad altri rifiuti, anche pericolosi,
come le polveri dell'inceneritore e acque reflue di
vario tipo. Insomma, perfino la lolla era taroccata con
tutti i rischi del caso per gli animali e quindi anche
per i prodotti alimentari che ne derivano.
Pedinamenti elettronici con rilevatori satellitari,
intercettazioni telefoniche, microspie, telecamere
nascoste e alla fine, dopo molti mesi di lavoro, gli
uomini del Corpo Forestale sono riusciti a disegnare una
mappa precisa degli uomini e delle aziende coinvolti
negli affari sporchi della Scotti.
Dalle carte dell'indagine spuntano i nomi di società
note anche a livello internazionale, come Sca Packaging,
Kimberly Clark, Burgo, e poi aziende municipalizzate
come l'Asm di Prato o l'Amia di Verona. Lunghissimo è
anche l'elenco degli autotrasportatori che si sono
prestati a fare la spola con l'inceneritore.
Infine, il capitolo dei controlli. Dopo il via libera
iniziale allo sfruttamento della lolla come
combustibile, la Scotti energy aveva ricevuto nuove
autorizzazioni regionali e provinciali per ampliare la
gamma di rifiuti da bruciare. Autorizzazioni che,
secondo l'accusa, sarebbero state costantemente violate
utilizzando combustibile con caratteristiche diverse da
quelle prescritte.
A
quanto sembra però nessuno si è mai accorto di nulla,
fino all'intervento della magistratura. Ed è rimasto a
lungo fermo e silente anche il Gse (Gestore servizi
elettrici), cioè l'ente pubblico che compra l'energia
prodotta dai privati per immetterla nella rete. Solo il
14 maggio dell'anno scorso il Gse ha disposto una
verifica sull'inceneritore. Ma il primo esito negativo è
stato successivamente corretto in senso favorevole. Via
libera quindi, con l'inceneritore che ha continuato a
inquinare l'aria di Pavia. Allarmi? Nessuno, perché
anche la centralina di controllo dei fumi funzionava
male e segnava valori così bassi da risultare
inverosimili. A quanto sembra però alla Scotti non ci
aveva fatto caso nessuno. 18-11-2010]
|
|
ROMA / 12-01-2010
INCENERITORI, SCANDALO SANITARIO / dati
falsati per nascondere la verità sugli
effetti nocivi degli inceneritori
Nel recente passato i nostri
amministratori hanno spesso giustificato
la scelta dell'incenerimento dei rifiuti
portando in avvallo risultati
rassicuranti di importanti scienziati
italiani che attestavano l'innocuità
degli inceneritori.
In realtà queste conclusioni erano
tratte da studi di scienziati di fama
internazionale come il dott. Paul Elliot
e M Franchini, dati che apparentemente
non mostravano preoccupazione né
allarme. Oggi si scopre che la
traduzione in italiano di questi testi
sia stata falsata ribaltando
completamente le conclusioni a cui erano
giunti gli esperti.
Lo studio di Elliot P., Shaddick G,
Kleinschmidt I. "Cancer incidence near
municipal solid waste incinerators in
Great Britain, British Journal of Cancer
1996, 73, 702-710), è stato modificato
nella sua conclusione finale dove
affermava che vi era una chiara evidenza
statisticamente significativa di
riduzioni delle neoplasie allontanandosi
dal camino dell'inceneritore in esame
mentre nella traduzione italiana è stato
aggiunto un non che ha capovolto la
conclusione finale a tutto vantaggio
dell'innocuità degli inceneritori.
Allo stesso modo lo studio di Michela
Franchini, (Health effect of exposure to
waste incinerator emissions: a review of
epidemiological studies in Ann. Ist.
Sup. Sanità 2004), modificando o citando
parzialmente i risultati emersi, è stato
trasformato in un documento a favore
dell'incenerimento dei rifiuti.
Una segnalazione di quanto sopra,
sottoscritta da numerosi medici e
ricercatori italiani e stranieri fra cui
i Prof. Dominique Belpomme e Paul
Connett e dalla associazione
internazionale ISDE Medici per
l'ambiente, è stata inviata al British
Medical Journal, dove era stato
pubblicato l’ articolo originale di Paul
Elliott.
E' riprovevole che si stravolgano i
risultati provenienti dalla letteratura
scientifica e si forniscano ai decisori
politici ed alle popolazioni
informazioni erroneamente rassicuranti.
Già in passato l’utilizzo artefatto o
strumentale dei risultati di alcuni
studi scientifici ha costituito l’alibi
per non adottare misure di protezione
della Salute Pubblica, determinando di
fatto esposizioni indebite di lavoratori
e cittadini ad agenti tossici che hanno
causato gravi sofferenze per mortalità e
malattie che si sarebbero potute
evitare.
Crediamo che nessun amministratore,
anche a livello locale, potrà più
affermare l'innocuità della scelta di
bruciare i nostri rifiuti.
CGCR
Coordinamento Gestione Corretta Rifiuti
|
|
|
Animo Nichelino in collaborazione con il Comitato contro
Centrale a Biomasse di Vinovo
 
Vi invitano a partecipare all’incontro pubblico che si svolgerà
Venerdì
09/07/2010, alle ore 21.00
presso Polisportiva Garino
in Fraz. Garino, Comune di Vinovo, Via Europa 25:
“INFORMAZIONE E VERITA’”
Storia
di una raccolta fondi
Relatori:
Elena Alissa Sargiotto
Dr. Stefano
Montanari,
direttore presso il centro nanodiagnostics di Modena
“FINE E’ PEGGIO”
Danni
biologici da particolato atmosferico
Relatore:
Dr. Stefano Montanari
direttore presso il centro nanodiagnostics di Modena
“COSA VOGLIONO FARCI RESPIRARE?”
il comune
di Vinovo ha autorizzato la realizzazione di un'enorme centrale
a biomasse; se entrerà in funzione il fungo di emissioni NOCIVE
colpirà a chilometri di distanza, ANCHE A CASA TUA!!!
Durante la serata il Comitato Contro la Centrale informerà sulle
azioni intraprese per opporsi al progetto. Informarsi ed agire
ora è l'unico modo per salvaguardare la salute propria e dei
propri cari domani.
Pensaci e partecipa alla serata!!!
|
|
*COMUNICATO
STAMPA*
Il *Comitato contro l'inceneritore di Montale*,
dopo aver ripetutamente sollecitato senza successo Amministrazioni
e Organi competenti ad eseguire controlli biologici e sanitari
sulle persone da sempre residenti nelle vicinanze
dell'inceneritore, ha provveduto, a proprie spese, ad eseguire in
laboratorio accreditato la ricerca di inquinanti ambientali su
campioni di latte materno di mamme residenti in area di ricaduta
dell'impianto.
I risultati
sono stati presentati dalla Dott.ssa Patrizia Gentilini al
Convegno tenutosi il 22 u.s. a Pistoia, dal titolo: "La nostra
salute, quanto dipende da noi stessi, quanto dal dottore e quanto
da chi ci amministra?"
Dal Convegno
é emerso che le analisi hanno confermato la presenza di diossine
nei campioni di latte materno esaminati, come già noto dalla
letteratura, e di particolare interesse è stato il riscontro di
PCB che in entrambi i campioni di latte materno hanno infatti
impronte digitali (profili emissivi) del tutto sovrapponibili a
quelle riscontrate dalle indagini dell'ASL nelle carni di pollo e
a quelle riscontrate nelle emissioni dell'inceneritore da ARPAT e
dallo stesso gestore, a dimostrazione di quella che è la causa
preponderante dell'inquinamento esistente nella zona della piana.
Le
inopportune affermazioni date a suo tempo dalle Istituzioni circa
la totale assenza di PCB nelle emissioni dell'inceneritore di
Montale e già smentite dalle analisi sulle emissioni stesse,
trovano ora ulteriore smentita sulla base di indagini che i
cittadini, di tasca loro, hanno provveduto ad eseguire, a
dimostrazione, ancora una volta, che tutto ciò che esce dai camini
si ritrova nel nostro stesso corpo.
Il Comitato,
nel sollecitare gli organi di controllo ad esercitare il ruolo che
la legge loro affida, ribadisce la propria volontà di proseguire
comunque in questo tipo di analisi i cui risultati saranno sempre
prontamente comunicati alla cittadinanza.
Il Comitato
invita tutti coloro che hanno a cuore la salute a contribuirvi
concretamente scrivendoci al <no.incenerit-montale@tele2.it>
COMITATO
CONTRO L'INCENERITORE DI MONTALE
P.S.: c'è
anche una slide sul latte materno che pesa circa 3 MB, a
disposizione dei richiedenti.
28.05.10
|
|
PISTOIA / 30-01-2010
PISTOIA,
INCENERITORE AVVELENA LATTE MATERNO / Latte materno presenta
elevati tassi di diossina
Cosa stiamo aspettando?
Ci piacerebbe mettere di fronte tutti gli amministratori e i politici
che abbiamo incontrato e ascoltato, ma che finora non hanno
mosso un muscolo, con le mamme di Pistoia, il cui latte
materno presenta elevati tassi di diossina.
Latte avvelenato, che passerà ai loro bambini e noi non osiamo
nemmeno pensare alle conseguenze.
Vorremmo sentire da questi amministratori quale sia la loro
giustificazione, quello che ancora si inventerebbero per
difendere un inceneritore che mina uno dei più preziosi
alimenti dell'umanità.
Il latte di una mamma.
Montale, provincia di Pistoia, dove è in funzione un modernissimo
inceneritore, e nessun altro impianto che consenta di creare
qualche alibi.
I campioni di latte arrivano da mamme che abitano nella zona di
ricaduta dell'impianto, quelle ricadute che per Enia
praticamente non esistono e sono infinitesimamente minuscole.
L'inquinante è il tristemente noto policloroibifenile, un termine
intricato con il quale faremo bene ad avere confidenza.
I profili emissivi (che sono le impronte digitali delle sostanze
inquinanti) sono identici a quelli che avevano già regalato
al territorio i polli alla diossina, gli stessi indicati dal
gestore come emissioni dell'impianto.
Eppure a Pistoia le istituzioni si esprimettero con affermazioni che
oggi suonano in modo stridulo, come una campana a morte:
“totale assenza di PCB nelle emissioni”.
Ma non le istituzioni hanno fatto emergere questo dramma.
No, sono stati i comitati locali di cittadini ad effettuare uno
screening volontario con un laboratorio accreditato.
Inutili erano stati gli inviti e poi gli appelli alle maestranze
affinché la salute dei cittadini fosse monitorata.
Un brivido ci corre nella schiena perché ci sembra di assistere in
anteprima a situazioni del futuro di Parma, se l'inceneritore
previsto a Ugozzolo sarà davvero portato a termine.
Un film già visto, con la solita e molto italiana sequela di “ve
lo avevamo detto” quando tutto è già accaduto e il danno
è ormai arrecato.
Viva l'Italia dei cittadini onesti.
CGCR
|
|
PARMA
/ 21-10-2009
PARMA
ED IL DANNOSO INCENERITORE / cittadini sfilano in piazza
contro l'inceneritore che sorgerà a 3km da Parma
Inceneritore
a Parma: la protesta dei cittadini in difesa della propria
salute ed economia
- Un mega inceneritore anche a Parma. E' questo ciò contro il
quale i cittadini stanno combattendo da tempo. L'ultimo corteo
pubblico è stato quello di sabato scorso, quando a Parma
si è tenuta una manifestazione, con più di 1400 persone,
famiglie con bambini, anziani, giovani, che hanno sfilato per
la città per dire no all'inceneritore che dovrebbe essere
costruito a
3 km
dalla città da 130.000 t/anno e per dire si alle alternative
e alla salute.
Il corteo è stato un segnale forte per l’amministrazione
comunale di Parma ,una tappa fondamentale di un percorso
iniziato 5 anni fa.
Il Comune
di Parma deve sapere cosa pensa la gente: l'inceneritore per
noi è contro la nostra salute e una perdita economica.
Nonostante la raccolta differenziata, o il futuro
termovalorizzatore, la tassa dell’Enìa non calerà.
E si farà
un’opera dannosa per la nostra salute.
Dr. Manrico Guerra
ISDE PArma medici per
l'ambiente
ALBANO
(ROMA)
/ 21-10-2009
ALBANO
E L'INCENERITORE CHE PIACE TANTO AL PRESIDENTE MARRAZZO /Atti
e comportamenti contro richieste popolazioni Castelli Romani
Lo
scorso 13 agosto 2008 gli uffici della regione Lazio hanno
rilasciato l' Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) per
lʼ
inceneritore di
Albano. Con questo documento la giunta regionale finisce col
dare tutte le autorizzazioni allʼ apertura del cantiere per la costruzione
dellʼ
impianto. Risulta così evidente come Piero Marrazzo e la sua
compagine abbiano fatto di tutto per assecondare lʼavv. Cerroni, futuro
costruttore e gestore dellʼ
inceneritore, andando contro tutta la popolazione dei Castelli Romani.
-
Dopo aver sovvertito la Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A.)
del marzo 2008, convertendola magicamente in negativa;
- dopo aver ignorato i ripetuti pareri negativi della ASL
locale di Albano in merito allʼ inquinamento della zona e delle acque;
- dopo aver ignorato i pareri contrari dei comuni locali alla
costruzione dellʼ ecomostro;
- dopo aver assicurato i cittadini che durante lʼestate
“non ci saranno sorprese”;
- dopo aver ingnorato la chiara opposizione degli abitanti
locali che dura da anni;
Grazie
Marrazzo! Si decide di regalare 400 milioni di euro pubblici
al sig. Cerroni attraverso i contributi statali CIP6 agli
inceneritori, attentando alla salute e al territorio dei
castelli romani. Lʼ AIA è
solo lʼ
ultima delle autorizzazioni necessarie per partire con i
lavori
che, come la maggior parte delle carte che riguardano lʼ inceneritore di Albano, è
stata ottenuta con lʼ ennesima forzatura da parte delle
istituzioni sullʼ iter autorizzativo.
A questo punto il cantiere è imminente. Lʼ opposizione popolare
non è
stata ascoltata dallʼ orecchio sordo istituzionale che preferisce
invece fare gli interessi di un privato e di pochi politici
asserviti.
Adesso come non mai è necessaria una mobilitazione continua e
determinata.
Adesso come non mai è necessario impedire materialmente lʼ
avvio del cantiere
ed affermare a voce alta che questʼimpianto
i Castelli Romani non lo vogliono né ora né mai e che lo
contrasteranno fino a bloccarlo!
Smascheriamo i giochi di potere e di interessi economici che
ruotano attorno alla costruzione di questʼ impianto!
Gli
inceneritori non servono a nulla
se non ad arricchire politici e costruttori!!
COORDINAMENTO CONTRO L’ INCENERITORE DI ALBANO
www.noinceneritorealbano.it
|
|
OLLEFERRO (ROMA) / 09-03-2009
INCENERITORI:
OPERAZIONE CARABINIERI N.O.E. IN LAZIO, TOSCANA, CAMPANIA E
PUGLIA. 25 INDAGATI PER TRAFFICO RIFIUTI SPECIALI
COLLEFERRO
-ROMA (UNONOTIZIE.IT)
Dalle prime ore
di questa mattina è in corso una massiccia operazione condotta
dai Carabinieri del NOE di Roma
che stanno eseguendo nel Lazio, Toscana, Campania e
Puglia numerosi arresti, 25 informazioni di garanzia, la
notifica di 14 ordinanze di custodia cautelare e perquisizioni per
i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico
illecito di rifiuti, falso, truffa ai danni dello Stato ed altri
reati ambientali.
Nello stesso
contesto, sempre i Carabinieri del NOE stanno procedendo al sequestro
dei due termovalorizzatori di Colleferro (RM), laddove venivano
conferiti illegalmente rifiuti anche pericolosi.
Complessivamente risultano indagate 25 persone.
E
a commento del sequestro dei due termovalorizzatori, Enrico
Fontana, Consigliere della Regione Lazio, dichiara: “Quanto
emerge dall’indagine condotta dal Noe e dalla Procura di
Velletri è davvero inquietante: gli inceneritori pubblici di
Colleferro sono stati sotto il controllo di un vero e proprio
racket del Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti).
Avevamo
già denunciato l’anomalia dei flussi di Cdr di provenienza
extra regionale bruciati a Colleferro e l’inspiegabile
esclusione di alcune ditte operanti nel Lazio - aggiunge Fontana -
Ma non avremmo mai immaginato l’esistenza di una vera e propria
associazione a delinquere in grado, secondo gli inquirenti, di
alterare l’intera gestione degli impianti, dalla scelta dei
rifiuti da conferire fino ai risultati delle analisi delle
emissioni, con seri rischi per la salute dei cittadini”.
“
La Regione Lazio
- conclude Fontana - deve immediatamente avviare una propria
indagine su questa vicenda, perché dobbiamo fare chiarezza sul
ciclo illegale dei rifiuti. E dobbiamo farlo in fretta”.
|
|
|
COLLEFERRO (ROMA) / 11-03-2009
DOPO COLLEFERRO (ROMA),
CAMBIARE ROTTA SUI RIFIUTI: CHIUDERE GLI INCENERITORI
COLLEFERRO
-ROMA (UNONOTIZIE.IT)
L’inchiesta
del GIP di Velletri sui due
inceneritori di Colleferro -13 arresti/23 denunciati, tra
cui dirigenti AMA, del Consorzio Gaia, titolari di ditte in appalto,
galoppini e malavitosi-dimostra come le cose che andiamo dicendo da anni,
insieme ai comitati dei cittadini e alle associazioni ambientaliste, siano
la cruda realtà.
Negli
inceneritori di Colleferro non solo si utilizzavano come
combustibile rifiuti indifferenziati e nocivi,si alteravano i dati sulle
emissioni inquinanti e si colpivano i lavoratori che osavano ribellarsi.
Gli inceneritori producono solo veleni, è finita la favola “che
inquinano meno di una macchina diesel”.
Questi
impianti per funzionare hanno bisogno di un’enorme
quantità di rifiuti: dovrebbero bruciare CDR ma in questo caso come nella
maggioranza degli inceneritori vengono bruciati rifiuti
speciali-tossici-nocivi già appaltati alla malavita per lo smaltimento. E
non ci vengano a dire che si tratta di qualche mela marcia, o di qualche
errore, la realtà invece è che questo è il sistema che c’è dietro la
logica dell’incenerimento che mette insieme gli interessi di Aziende che
devono bruciare forti quantità di rifiuti per ottenere i soldi pubblici
per il recupero energetico, di aziende che si devono disfare a prezzi
modici di quantità di rifiuti nocivi e speciale ed ecomafie che
gestiscono il traffico dei rifiuti.
In
queste ore assistiamo ad un indegno balletto di scaricabarile, di prese di
distanza, ma la realtà è chiara industrie pubbliche e private si
garantiscono lauti profitti sulla pelle dei lavoratori e cittadini che
vedono le loro vite disprezzate e messe in pericolo da queste produzioni
di morte che provocano tumori e malattie mortali-invalidanti; come non
bastasse quanto hanno già prodotto in termini di disastro
dell’eco-sistema, gli scarichi industriali nel fiume e nella Valle
del Sacco!
Se
un ciclo va chiuso è quello dei “Piani Rifiuti Integrati” centrati su
discariche e inceneritori.
Va’
immediatamente cancellato il Piano Rifiuti Lazio voluto dalla giunta Marrazzo!
Vanno subito chiusi tutti gli impianti in funzione a partire da quelli di
Colleferro e Malagrotta e revocata ogni autorizzazione a nuove costruzioni
come quella di Albano. Per quanto riguarda le Aziende Ama e Gaia, va detto
con chiarezza chela dirigenza è responsabile in prima persona di quanto
è accaduto e che pertanto devono essere rimossi quei vertici, va chiusa
per sempre l’epoca dell’incenerimento e delle
discariche!!
Come
sindacati di base continuiamo sempre a ripetere che gli inceneritori sono
dannosi, costosi, inutili e non risolvono il “problema rifiuti”.
Mentre riteniamo e sosteniamo che solo la raccolta porta a porta, il
recupero- riciclo- riuso,insieme alla riduzione degli imballaggi sono la
soluzione armonica e definitiva.
Ora
subito è necessario un “nuovo piano rifiuti” che vede protagonisti i
cittadini e i lavoratori impegnati nel benessere comune. Che sia centrato
sulla generalizzazione metropolitana della raccolta differenziata porta a
porta, sulla costruzione di una rete di impianti per il
recupero e il riciclo, per il compost, per il trattamento bio-meccanico
della frazione residua, sulla riduzione dei rifiuti e degli imballaggi.
Facciamo
appello ai cittadini, alle associazioni ambientaliste,
ai comitati di quartiere, ai centri sociali, a lavoratori e pensionati,
per attivare una sollecita mobilitazione in grado di realizzare la
chiusura definitiva di questi impianti e la bonifica
dei siti inquinati, capace di determinare una totale inversione di rotta
in cui sia sempre preminente la tutela della salute, dell’ambiente, del
bene comune.
Cub
- Confederazione Cobas - SdL intercategoriale
|
La
valutazione parziale del danno causata dall’incenerimento dei rifiuti
Innanzi
tutto si parla di valutazione parziale perché per
danni di particolare importanza quali quelli genetici e neuro comportamentali,
una causa-effetto è molto difficile da determinare per il numero estremamente
elevato di agenti chimici responsabili e la loro possibile interferenza nel
provocare una patologia.
Rabl,
Spadaro e Zougnaib, ricercatori della famosa Ecole des Mines di Parigi, hanno
recentemente pubblicato sulla nota rivista internazionale Waste
Management & Research un articolo dal titolo “Environmental impacts and
costs of solid waste: a comparison of landfill and incineration”.
Lo
studio, effettuato da autori di particolare rilievo ed esperienza, ha cercato di
determinare i costi per la società, in termini economici, per tonnellata di
rifiuti smaltiti attraverso sia il loro incenerimento che lo smaltimento
in discarica.
Gli
autori per la loro valutazione del danno hanno utilizzato tutta l’esperienza
racchiusa nei risultati del progetto ExterneE della Commissione Europea.
Negli
ultimi 20 anni c’è stato un notevole progresso nell’analisi dei costi per i
danni ambientali ed alla salute provocati dalle emissioni di inquinanti causata,
in particolare, dalla produzione di energia.
Il
progetto della Commissione Europea ExterneE European Research Network ha
coinvolto 50 centri di ricerca in oltre 20 paesi e, attraverso studi di
particolare rilievo scientifico quali lo “European
Environment and Health Strategy”, lo “Environmental Technologies
Action Plan” ed il “Clean Air for Europe” (CAFÉ) programme, ha
prodotto una metodologia che è diventata il metodo di riferimento per la
valutazione del danno da inquinamento.
Nello
studio gli autori francesi hanno rilevato che, se si escludono le spese per la
produzione di gas serra quali la CO2 (ExternE 19
€
per tonnellata di gas), la CH4 e gli
N2O, oltre
il 95 % dei costi esterni è causato da danni alla salute, in particolare dalla
mortalità. La
morbilità, soprattutto la bronchite cronica, l’asma bronchiale, i
giorni di lavoro persi, i ricoveri ospedalieri ecc., rappresentano circa un
terzo dei costi del danno da polveri PM10, NOx ed SO2.
Secondo
i risultati della ricerca
LA COMBUSTIONE DI UNA
TONNELLATA DI RIFIUTI,
IN TERMINI DI DANNI ALLA SALUTE ED ALL’AMBIENTE, ARRIVA A COSTARE 21.2 euro.
Questi
costi per ogni tonnellata di rifiuti bruciati possono scendere paradossalmente
fino a 4.5 euro se compensati con il recupero di energia, calore e
materiali. Tuttavia, il caro prezzo per la
mortalità e la morbilità rimane invariato.
Oltre
ai danni dell’effetto serra, l’aumento della CO2,
causando l’incremento sia della temperatura che del vapore acqueo, fa salire i
livelli dell'ozono terrestre. Quest'ultimo compromette la funzionalità
polmonare, irrita le vie respiratorie e sembra
essere la chiave dell’aumento delle morti per cause cardiovascolari durante le
ondate di calore (Occup Environ Med 2007).
Ad
ogni aumento di un grado Celsius di temperatura corrispondono circa 1000 decessi
per inquinamento e 20 – 30 nuovi casi di cancro. Il 40 % di queste morti è
causata dall'ozono, mentre il resto è probabilmente causato dalle polveri
sottili che aumenterebbero in seguito alla capacità della CO2 di aumentarne la
stabilità, l'umidità ed i feedback biogenici (Geophysical Research
Letters, 2008).
L’INCENERIMENTO
ANNUO DI 400.000 TONNELLATE DI RIFIUTI POTREBBE COMPORTARE UNA SPESA PER I DANNI
ALLA SALUTE ED ALL’AMBIENTE DI OLTRE 8.000.000 DI EURO. DOPO 20 ANNI DI
ATTIVITÀ, I COSTI POTREBBERO ESSERE PARI A 160.000.000 DI EURO.
L0
SMALTIMENTO DI UNA TONNELLATA DI RIFIUTI IN DISCARICA, IN TERMINI DI DANNI ALLA
SALUTE ED ALL’AMBIENTE, ARRIVA A COSTARE 12.8 EURO.
Adesso che, anche se in modo parziale, si può scientificamente valutare il
danno causato dalla combustione dei rifiuti, a fronte di valide
alternative che non provocano impatti sanitari ma che, anzi, possono creare
numerosi, nuovi posti di lavoro, la
popolazione deve iniziare ad intraprendere percorsi legali aventi come scopo sia
la richiesta di risarcimento che l’obbligo per tutti i comuni italiani di
intraprendere un percorso virtuoso della gestione dei rifiuti.
Dr.
Giovanni Ghirga
Portavoce
del
Coordinamento
Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute (Lazio)
| 11.08.08
DISINFORMAZIONE SUGLI INCENERITORI
La
legge istitutiva del SSN (art. 2, il SSN ha tra gli obiettivi
..." la formazione di una moderna coscienza sanitaria sulla base di
un'adeguata educazione sanitaria del cittadino e delle comunità; ...
la prevenzione delle malattie e degli infortuni in ogni ambito di
vita e di lavoro; ....la promozione e la salvaguardia della salubrità e
dell'igiene dell'ambiente naturale di vita e di lavoro") nonchè
ciò che anche il nostro Codice Deontologico ci prescrive- ovvero
di promuovere la salute individuale e collettiva - non possiamo che
rimanere sconcertati dalla lettura di alcuni documenti
ufficiali pubblicati sul sito istituzionale (http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/rifiuti_piano_salute/index.html)
del Governo italiano dove è possibile accedere ad un Piano
di intervento operativo sulla salute per l'emergenza rifiuti in Campania
redatto, nel maggio 2008, dal Ministero del Welfare ed alla
cui redazione hanno dato la loro collaborazione l’Istituto
Superiore di Sanità, la Regione Campania e l’Ordine dei Medici di
Napoli.
Il
piano prevede, tra l’altro, “la corretta informazione al pubblico su
eventuali rischi per la salute derivanti dall’accumulo dei rifiuti e del
loro smaltimento” e, riferendosi agli impianti di incenerimento,
fornisce questo messaggio: “Gli impianti di incenerimento e
termovalorizzazione (quale quello che entrerà in funzione ad Acerra) sono
costruiti secondo le moderne tecnologie e non rappresentano un rischio
aggiuntivo per la salute delle popolazioni residenti nelle aree
circostanti. Il loro impatto ambientale è paragonabile a quello
conseguente a normali situazioni di traffico urbano”. Questa
affermazione è quantomeno assai imprecisa se si osservano i dati relativi
ad alcuni inquinanti, quali, ad esempio, le diossine. Dai documenti
ufficiali Europei ( dati dell’ inventario della Commissione Europea,
rapporto finale del 31.12.2000 , 3° volume, pag 69 http://ec.europa.eu/environment/dioxin/pdf/stage2/volume_3.pdf
) risultano i seguenti dati per l’Italia: 295,5 gr/anno di diossine in
tossicità equivalente (TE) prodotte dagli impianti di incenerimento (pari
al 64% del totale), e di questi 170,6 gr/anno (pari al 37% del totale)
prodotti dai soli impianti di incenerimento per rifiuti urbani presenti in
Italia ( circa 50 ), a fronte di 5,1 gr/anno ( pari all’ 1,1%) prodotti
dai trasporti stradali (oltre 30 milioni di autovetture, senza tener conto
degli altri autoveicoli): ogni commento appare superfluo.
Ci
chiediamo, a tale proposito, chi ha fornito i dati che supportano il
messaggio che l'impatto di un impianto di incenerimento, o di
termovalorizzazione che dir si voglia, "è paragonabile a quello
conseguente a normali situazioni di traffico". Il dato delle
diossine, in tossicità equivalente, prodotte annualmente dagli impianti
di incenerimento è particolarmente impressionante, dal punto di vista
sanitario, in quanto 295,5 grammi di diossine in TE equivalgono a
quasi 3 miliardi di dosi massime tollerabili annue per adulti ed ad oltre
11 miliardi di dosi massime tollerabili annue per bambini, tenendo
conto delle soglie fissate dall'OMS nel 1998 (il dato è, con buona
probabilità sottostimato, in quanto il calcolo della tossicità
equivalente dell'OMS è più cautelativo rispetto a quello previsto per le
emissioni dalla vigente normativa comunitaria). Abbiamo osservato che
tra i redattori del documento citato è presente anche l'Istituto
Superiore di Sanità, che è il "principale organo
tecnico-scientifico del Servizio Sanitario Nazionale" (http://www.iss.it),
ci chiediamo se questa affermazione rappresenta l'opinione di questo
autorevole Istituto. Non vorremmo infatti che incorresse, anche in questo
caso, in gravi "infortuni" come nel caso del CVM.
In questo caso vogliamo ricordare infatti come in un rapporto dell'
Istituto Superiore di Sanità nel 1991, a proposito del
Petrolchimico di Porto Marghera si ritrovavano queste affermazioni,
riferite agli esposti al Cloruro di vinile monomero (CVM): "la
mortalità per tutte le cause risulta significativamente inferiore a
quella attesa in base ai dati nazionali che regionali .....La mortalità
per tutti i tumori è inferiore alle attese...". E' stato per merito
di Gabriele Bortolozzo, operaio del Petrolchimico, che non si rassegna e
scrive su Medicina Democratica: "i dati forniti dagli Enti Pubblici e
dalla aziende non sono credibili...ciò avviene per mancanza di una legge
specifica e l' occultamento e la falsità dei dati biostatistici
concernenti gli addetti esposti al tossico", che si è potuto
arrivare ad una corretta lettura dei dati tecnici ed anche fare giustizia,
seppure con notevole ritardo. (Marco Mamone Capria "Scienza, Potere e
Democrazia" ottobre 2006 pag 196-97)
L'autorevolezza delle Istituzioni, del nostro Servizio Sanitario Nazionale
ed in primis l'Istituto Superiore di Sanità, richiede che le
affermazioni siano sempre basate su dati credibili e verificabili e non
siano di volta in volta piegate alle "pressioni" dei decisori;
auspichiamo che, così facendo, si eviti il rischio di
incorrere in altre gravi sottovalutazioni di problemi di salute
pubblica.
Ci
preme infine sottolineare come le tematiche sanitarie correlate all’
incenerimento dei rifiuti siano fonte di gravi preoccupazioni per il
corpo medico anche in altri paesi europei, in particolare in
Francia, ove è stata avanzata richiesta di moratoria da parte del
Consiglio Nazionale degli Ordini dei Medici ed al sito http://www.artac.info/static/telechargement/RapportIncineration.pdf
è disponibile un dettagliato rapporto, ed in Inghilterra, ove, nel giugno
2008, è stato presentato un aggiornamento http://www.ecomed.org.uk/content/IncineratorReport_v2.pdf
con un IV Rapporto sugli effetti dell’incenerimento di rifiuti sulla
salute da parte della Società Britannica di Medicina Ecologica (BSEM): si
tratta di un lavoro molto dettagliato e circostanziato con ben 329
voci bibliografiche. I nostri colleghi inglesi hanno anche spiegato come
si riesce per far sembrare innocui gli impianti: un esempio per tutti
riguarda la diossina, che non viene monitorata adeguatamente e soprattutto
non nelle fasi di maggior criticità (come accensione, spegnimento). In
Italia, che segue la normativa europea, per gli impianti di incenerimento
di rifiuti è previsto il monitoraggio per le diossine da un minimo
di 6 ore ad un massimo di 8 per 3 volte all’ anno.
PQM:
NO
ALL'INCENERITORE A TORINO . A COSA CI SERVE FINANZIARE IL CERP-CONSORZIO
PER LE ENERGIE RINNOVABILI- SE POI FACCIAMO L'INCENERITORE ?
|
| |
Mb
|