IPI-COPPOLA
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CRAC COPPOLA, I PM CHIEDONO L´ARCHIVIAZIONE PER DE BENEDETTI...
Da "la Repubblica" - Rinvio a giudizio per Danilo Coppola, archiviazione per Carlo De Benedetti. Sono le richieste formulate ieri dai pm di Roma titolari dell´indagine sul crac da 300 milioni del gruppo dell´immobiliarista romano. Oltre che per Coppola, i pm hanno chiesto il processo per altre 35 persone, tra cui l´ad della Banca intermobiliare, Pietro D´aguì, l´ex presidente del cda, Franca Bruna Segre, l´ex vice Mario Scanferlin, Massimo Segre, Gianclaudio Giovannone, Franco Bono, Aldo Scarrone, Giampaolo Abbondio, tutti membri del cda della Bim tra il 2005 e il 2006.17-12-2010]

 

- È DURATO POCHI GIORNI IL SOGNO DELL'IMMOBILIARISTA ROMANO DANILO COPPOLA, IL FURBETTO DEL QUARTIERINO DAI CAPELLI LACCATI: RINVIO A GIUDIZIO PER BANCAROTTA DA 300 MILIONI
È durato pochi giorni il sogno dell'immobiliarista romano Danilo Coppola, il furbetto del quartierino dai capelli laccati.
Martedì scorso il Tribunale di Roma gli aveva rimesso in mano il pacchetto di partecipazioni che "Er Cash" deteneva in Mediobanca, As Roma, Ipi e Hotel Cicerone prima del tracollo che lo aveva portato sull'orlo del suicidio.

 

Con questa sentenza l'uomo di borgata Finocchio sembrava aver recuperato la sua verginità, ma ieri la stessa Procura di Roma ne ha chiesto il rinvio a giudizio per bancarotta da 300 milioni. Insieme a lui sono stati chiamati in causa l'immobiliarista Luigi Zunino e altri 35 imputati tra cui la famiglia Segre di Torino che ha sempre considerato il costruttore come un figlio.

 

Eppure sembrava che l'ex-furbetto potesse uscire dai suoi guai dopo il finanziamento generoso della Banca Popolare per il progetto di sviluppo di Porta Vittoria a Milano. La resurrezione di Coppola viene rimessa in discussione e colpisce anche i parenti stretti del furbetto. Tra questi la ex-moglie Silvia Necci, e la madre di Coppola, Francesca Garofalo, alla quale viene imputata l'appropriazione indebita e la proprietà di una Ferrari da 300mila euro.17-12-2010]

 

MF - In apertura: "Moody's torna a fare danni". A centropagina. "Alle banche italiane Basilea 3 costerà 40 miliardi" e "Trichet vara la ricapitalizzazione". In taglio basso: "Arrivano le regole per la rete Ngn", "È tempo di made in Italy nei derivati petroliferi" e "Coppola, chiesto processo per un crack da 300 mln".

 17-12-2010]

 

 

A NATALE RINASCE COPPOLA. NELLE MANI DEL FURBETTO DEL QUARTIERINO RITORNA IL PACCHETTO DONO DELLE PARTECIPAZIONI A PIAZZETTA CUCCIA, MENTRE LE ALTRE BANCHE ALLARGANO I CORDONI...
Natale con il panettone e con il mattone per Danilo Coppola, l'immobiliarista romano dai capelli laccati che è entrato nella leggenda dei furbetti del quartierino.
Con una sentenza il Tribunale di Roma gli ha rimesso nelle mani il pacchetto di partecipazioni che "er cash" (come lo chiamavano gli altri furbetti) deteneva in Mediobanca, As Roma, Ipi e Hotel Cicerone prima del tracollo che lo portò sull'orlo del suicidio.

La notizia è abbastanza clamorosa perché l'idea di ritrovare a Piazzetta Cuccia l'uomo che fu arrestato nel marzo di tre anni fa con l'accusa di bancarotta, riciclaggio e associazione a delinquere, fa parte di quei ricorsi storici di cui è piena la storia della finanza avventurosa.
Come spiega il quotidiano "MF" il 43enne immobiliarista che ha cominciato la sua fortuna con i 2 miliardi di lire del padre, ritornerà in possesso dello 0,1 di Mediobanca, il 3,4% della As Roma, il 5% dell'Immobiliare Ipi e quasi il 30% dell'Hotel Cicerone.

 

Il valore complessivo di queste quote è di circa 40 milioni, un importo non strabiliante, ma decisivo per la resurrezione dell'uomo che prima del declino viaggiava su una barca di 27 metri e un Falcon 900, ed era stato cancellato dalla geografia romana. Le manette nel 2007 erano state seguite da un tentativo di suicidio in carcere, poi un arresto cardiaco, una fuga dall'ospedale dove era ricoverato per dare un'intervista a "SkyTg24" in cui si dichiarava vittima di una persecuzione.

Un anno fa Coppola fu condannato dal Tribunale di Roma a sei anni di reclusione per bancarotta fraudolenta della società Micop che aveva intestato a un cameriere rumeno. Le cose sono cambiate decisamente nel 2010 quando l'imprenditore dai capelli laccati restituisce al Fisco con un accordo tombale 198 milioni di euro e si riaffaccia sulla piazza di Milano per l'operazione Porta Vittoria, l'area che è riuscito a ricomprarsi dalla ricca famiglia torinese dei Segre dove la "matriarca" Franca lo ha sempre considerato un figlio.

 

La mano più forte gli arriva dal Banco Popolare che con grande generosità gli accorda a ottobre una linea di credito di 180 milioni. Ancora una volta il furbetto trova alimenti sostanziosi in quel mondo delle banche popolari che aveva già conosciuto ai tempi di Fiorani. Non importa se poi (come nel caso del Banco Popolare che ieri ha approvato un aumento di capitale da 2 miliardi) si sentano scricchiolii inquietanti sulla solidità patrimoniale di questi istituti.
L'importante è che la leggenda dei furbetti del quartierino non venga dimenticata.15-12-2010

 

 

COPPOLA: DISSEQUESTRATO 0,1% MEDIOBANCA, PRIMO PASSO DEL RIASSETTO...
Radiocor - Azioni dissequestrate e un nuovo piano in vista per il rilancio del Gruppo Coppola. Nei giorni scorsi, secondo quanto risulta a Radiocor, il gip Maurizio Caivano, con il parere favorevole dei pm Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli, ha disposto il dissequestro di 818.199 azioni Mediobanca (0,1% del capitale), di 4.550.000 azioni ordinarie A.s. Roma (3,4%), di 3.853.360 azioni Ipi e del 29,9% del capitale della Hotel Cicerone srl. Tutte le partecipazioni, confiscate nell'ambito dell'inchiesta partita dal crack del gruppo nel 2007, valgono una quarantina di milioni. Le varie quote non rientreranno nelle disponibilita' di Coppola, ma saranno consegnate ai curatori dei fallimenti che coinvolgono alcune societa' riconducibili al gruppo per essere vendute e ripagare cosi' i creditori.

 14-12-2010]

 

 

 

MAGO COPPOLA - IL “FURBETTO DEL QUARTIERINO” DAI CAPELLI INCASCHETTATI COME LA CARRà D’ANTAN DOVE LI VA A PRENDERE 120 MILIONI DI EURO PER SANARE IL DEBITO COL FISCO? AH, SAPERLO... - VOLETE RIDERE? ECCO IL SUO PIANO: CONTATTARE LE BANCHE PER RISTRUTTURARE I DEBITI, DARE L’ADDIO AD IMMOBILI DI PREGIO E CONCENTRARSI SU PORTA VITTORIA A MILANO (BEATO CHI CI CREDE)… Francesco Manacorda per "la Stampa"

 

Danilo Coppola è pronto a chiudere il suo contenzioso con il Fisco attraverso una transazione record. L'immobiliarista - uno dei celebri «furbetti del quartierino» che tra l'altro a inizio 2009 era stato condannato a Roma in primo grado a sei anni di reclusione per il crack Micop ed è indagato sempre dalla Procura di Roma per il fallimento di altre sue società - sta concludendo in queste ore una maratona negoziale con l'Agenzia delle Entrate, con la quale aveva preso circa diciotto mesi fa un impegno a versare 122 milioni di euro per sanare la sua posizione.

 

La notizia, confermata da fonti legali e finanziarie, dovrebbe essere annunciata ufficialmente nei prossimi giorni, a meno colpi di scena imprevisti che nel caso di Coppola non si possono mai escludere. Sull'importo esatto della transazione non ci sono ancora notizie precise, ma secondo le stesse fonti non dovrebbe discostarsi troppo da quanto annunciato nelle more del processo Micop, ovvero essere tra i 100 e i 120 milioni.

Già nel corso del processo Micop Coppola aveva annunciato di essere pronto a liquidare tutto per sanare le sue pendenze con il Fisco. Ma quell'annuncio, che del resto era stato accolto con qualche scetticismo dai Pm romani, non aveva avuto seguito.

Se invece questa volta l'importo sarà confermato si tratterà di un vero record, con pochi paragoni nella pur ricca raccolta che negli scorsi anni il Fisco ha mietuto tra Vip sportivi con residenza all'estero - Valentino Rossi pagò 20 milioni - e protagonisti della finanza rampante della «razza padana», come Chicco Gnutti e gli altri soci della lussemburghese Bell, che per tasse legate alla vendita della quota Telecom dovettero pagare, tutti assieme però, circa 150 milioni. I 120 milioni, tanto per dare un'idea, equivalgono al 2% di quanto il Fisco ha ricavato dall'intero scudo fiscale.

 

Che Coppola veda avvicinarsi la fine di un periodo estremamente difficile pare dimostrato anche da alcune sue mosse. Nei prossimi giorni dovrebbe incontrare alcune delle maggiori banche creditrici - quella verso cui è maggiormente esposto è il Banco Popolare a cui deve oltre 250 milioni - con le quali avrebbe intenzione di ristrutturare il proprio debito, portando come fatto acquisito proprio il fatto di aver superato lo scoglio fiscale.

E, passando dai macro ai microsegnali, Coppola avrebbe anche dato nei giorni scorsi il benservito all'amministratore delegato della casa editrice Epf - la cui proprietà formalmente fa capo alla moglie Silvia Necci - Italo Prario, mettendo al suo posto un uomo scelto da lui come il liquidatore Aldo Bruno.

 

Quel che è certo è che nei programmi dell'immobiliarista, c'è da una parte l'addio ad alcuni immobili di pregio che è già avvenuto o dovrà avvenire - un caso è quello della sede dell'Antitrust, nei pressi di piazza Verdi a Roma, per il quale il tribunale fallimentare della capitale ha già stabilito la vendita senza incanto a 98 milioni - e dall'altra l'intenzione di concentrarsi sempre più sull'area milanese di Porta Vittoria.

 

Proprio su Porta Vittoria, del resto, la Tikal di Coppola ha scommesso molto. Nell'agosto dello scorso anno l'Ipi, sulla quale era stata lanciata un'Opa dai commercialisti torinesi Franca e Massimo Segre, storici soci e sostenitori di Coppola anche attraverso la Banca Intermobiliare, ha venduto l'area di Porta Vittoria proprio alla Tikal, che all'Opa aveva intanto apportato il suo 20% di Ipi. Il prezzo dell'area era di 154 milioni, che è stato in parte pagato attraverso la rinuncia alla restituzione di un credito di 80 milioni vantato da Tikal nei confronti di Ipi.

Per i restanti 54 milioni che Ipi deve ancora avere - una posizione garantita da un pegno sull'intero capitale di Porta Vittoria - da Coppola, è previsto il rimborso attraverso il pagamento di 30 milioni in contanti entro l'estate 2012 e di altri 24 milioni attraverso immobili. [10-06-2010]

 

- QUOTE BIM DALLA CONSOB NUOVE MULTE PER COPPOLA...
Da "La Stampa" - Un totale di 195 mila euro. È il conto, piuttosto salato, presentato dalla Consob a Danilo Coppola e ad una serie di società a lui riferibili per la mancata comunicazione del superamento - al ribasso - delle soglie rilevanti nel capitale di Banca Intermobiliare. Le contestazioni sono relativi a fatti risalenti al 2005 e al 2007, ma la storia inizia in tempi molto più recenti.

Nel gennaio del 2009, la divisione emittenti ha inviato infatti a Danilo Coppola una richiesta «ex articolo 115» del Testo Unico della finanza per conoscere eventuali variazione nel capitale di Bim. La risposta resa da Tikal spa per conto di una serie di soggetti facenti capo a Coppola (Gruppo Coppola spa, Finpaco Re, Lalo Due e Mia srl) è stata che in effetti la Keope sa, che figurava come azionista negli elenchi Consob, era uscita dal gruppo nel il 5 gennaio del 2005.

E che l'otto marzo del 2007 la partecipazione era stata ridotta al di sotto del 2%. La Commissione, in questo caso inflessibile, non ha tenuto conto delle ragioni portate per la mancata comunicazione e ci è andata già piuttosto pesante: 25 mila euro ciascuno per Coppola, per la Lalo Due e per la Mia srl. Quarantamila a testa per Gruppo Coppola spa, Finpaco Re e Tikal spa.

28.05.10

 

De Benedetti indagato per il crac del ’furbetto del quartierino" Coppola - cdb era nel cda della banca Intermobiliare di Torino che concesse 100 milioni a Zunino - Ora rischia il rinvio a giudizio per aver mentito a Bankitalia... Angelo Allegri per Il Giornale

E così tra i «furbetti del quartierino» (Stefano Ricucci dixit) è finito anche l'Ingegnere: indagato a Roma rischia il rinvio a giudizio insieme ad altre 40 persone. Una compagnia imbarazzante per chi, anche in quanto a stile, è abituato a frequentare il meglio del capitalismo internazionale e che oggi sulle pagine dei giornali sarà accomunato a Danilo Coppola, pettinatura improbabile, origini da borgataro romano, e a Luigi Zunino, modi diretti da provinciale piemontese, oggi in disgrazia con il suo superindebitato gruppo immobiliare.

A Carlo De Benedetti non rimane nemmeno la consolazione di aver giocato una partita importante e di essere inciampato in uno degli incidenti di percorso a volte considerati inevitabili da chi ama i soldi e quindi il rischio. No, il suo ruolo è quello di una semplice comparsa, in un proscenio affollato di protagonisti di serie B.

Nel mirino c'è un finanziamento da 100 milioni di euro concesso dalla Banca Intermobiliare di Torino (di cui era consigliere di amministrazione) al gruppo di Zunino. L'imputazione sarebbe quella di ostacolo all'attività di vigilanza: De Benedetti e i suoi colleghi del cda avrebbero mentito alla Banca d'Italia pur di poter continuare a finanziare uno Zunino ormai in crisi di liquidità.

 

Nella stessa inchiesta dei pm Casini e Sabelli (ieri è stato firmato l'atto di chiusura delle indagini, preliminare alla possibile richiesta di un processo), si parla anche di associazione a delinquere, bancarotta, appropriazione indebita, falso, impiego di denaro di provenienza illecita. Accuse, insomma, non proprio da poco e a cui dovranno far fronte gli altri indagati.

Al centro della vicenda c'è il già citato Coppola, immobiliarista improvvisamente balzato alla ribalta nazionale e subito diventato protagonista della stagione delle scalate bancarie (in palio c'erano Bnl e Antonveneta). Seguendo le sue prodezze e il suo crac da 300 milioni i magistrati hanno iniziato a indagare sui finanziamenti generosamente concessi da una banca, Intermobiliare, appunto.

 

Tra l'istituto torinese e il giovane immobiliarista rampante il rapporto era strettissimo: «È come fosse mio figlio», disse in una famosa assemblea Franca Bruna Segre, presidente e vera anima della banca, difendendo il pupillo, ormai in disgrazia. Il fatto è che Franca Bruna Segre non è una qualunque: da sempre appartiene al gotha del business piemontese e da sempre è considerata la «commercialista» di De Benedetti, che già aveva rapporti strettissimi con suo marito, morto anni fa.

Per questo De Benedetti era nel consiglio di amministrazione, che, secondo i magistrati, non era proprio rigorosissimo nelle pratiche di fido. Non solo quando serviva a Coppola. Nel 2005 bisognava decidere se finanziare per 100 milioni Zunino (legato a Coppola da alcuni affari conclusi insieme). Una regola prudenziale imposta dalla Banca d'Italia è che un istituto di credito non possa dare troppi soldi a un singolo imprenditore. E la banca aveva già superato il tetto massimo di prestiti erogabili all'ex patron di Risanamento.

L'ostacolo fu superato: il prestito fu concesso a una società, «Immobiliare D» e alla sua amministratrice, Stefania Cossetti, trascurando il fatto che l'immobiliare era in pratica nelle mani di Zunino (era lui il vero «dominus» della situazione, come dicono in termini giuridici i magistrati) e che fu lui a incassare i soldi. Un anno dopo lo stesso giochetto fu ripetuto per Coppola. In questo caso i soldi furono dati a sua moglie. Ma qui De Benedetti non c'entra, visto che non era più nel consiglio.

 

Il risultato è che oggi sotto accusa, oltre a Coppola, ci sono gli uomini a lui più vicini, a partire da suo cognato Luca Necci. Con loro anche Paolo Colosimo, avvocato, già in carcere per un'inchiesta sul riciclaggio internazionale di denaro. Dalla parte della banca rischiano il processo l'amministratore delegato Pietro D'Aguì, la già citata Franca Bruna Segre, il figlio Massimo, e tutti i consiglieri che votarono la delibera incriminata.

Quanto a De Benedetti, i suoi rapporti con le banche erano già stati in passato sfortunati. All'inizio degli anni Ottanta entrò nell'azionariato del Banco Ambrosiano con una quota del 2%, ricevendo la carica onoraria di vicepresidente. Chiese di vedere i conti e iniziò subito a litigare con i vertici. Dopo appena due mesi fu generosamente liquidato e uscì dall'istituto. Il passaggio gli costerà una condanna, poi cancellata in Cassazione. Allora a convincerlo all'operazione fu il carisma di Roberto Calvi. Oggi paga il rapporto con la Segre. Frequentazioni sfortunate. 21-05-2010]

COPPOLA: CHIUSA INCHIESTA, INDAGATO DE BENEDETTI CON VECCHIO CDA BIM...
Radiocor - L'intero consiglio di amministrazione della Banca Intermobiliare di Torino in carica tra il 2005 e il 2006 e' indagato nell'ambito dell'inchiesta sul crac da circa 300 milioni di euro che coinvolge l'immobiliarista Danilo Coppola. Tra i componenti del cda sotto inchiesta figura anche Carlo De Benedetti. Le notizie emergono dall'atto che dispone la chiusura delle indagini firmato dai pm di Roma, Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli.

L'inchiesta era partita cinque anni orsono. Oltre a De Benedetti, sono indagati l'a.d. Pietro D'Agui', l'ex presidente del cda, Franca Bruna Segre, l'ex vice Mario Scanferlin, Massimo Segre (figlio di Bruna), Gianclaudio Giovannone, Flavio Dezzani, Franco Bono, Aldo Scarrone, Giampaolo Abbondio. Per loro l'ipotesi di reato e' l'ostacolo all'attivita' di vigilanza di Bankitalia per finanziamenti erogati a societa' di Coppola e Zunino.

 

Gli indagati sono in tutto 41, piu' il legale rappresentante della societa' Pablo Airlines, proprietaria del Falcon 900 di C oppola. Tra le numerose ipotesi di reato per gli altri indagati, l'associazione a delinquere, la bancarotta, l'appropriazione indebita, il falso, l'impiego di denaro di provenienza illecita, diversi reati fiscali.

19.05.10

 

 

 

FURBETTI IN FUGA DALLA CAPITALE – DALLA BORGATA FINOCCHIO AL GIAMBELLINO, BELLICAPELLI COPPOLA PREPARA L’ADDIO A ROMA CAPOCCIA - IL COSTRUTTORE CHIUDE A SORPRESA LA REDAZIONE ROMANA DEL QUOTIDIANO “FINANZA & MERCATI” E SI BECCA LA PROTESTA SINDACALE DEI GIORNALISTI…

Dalla Banda della Magliana a quella del Giambellino. Chissà cosa diranno i suoi amici della borgata Finocchio. Danilo Coppola vuole chiudere la redazione romana di Finanza&Mercati, il quotidiano che comprò nel 2006 per darsi un tono nei salotti buoni della finanza. L'editore ha infatti chiesto al capo della redazione capitolina, Francesco Nati, di prendere armi e bagagli e trasferirsi con urgenza a Milano per rafforzare l'ufficio centrale decapitato nei mesi scorsi a colpi di licenziamenti in tronco (prima il direttore Ugo Bertone, poi i vice Andrea Giacobino e Claudio Kaufmann).

Il che significa che nell'ufficio romano non resterà più nessuno, visto che gli altri redattori, durante la gestione del furbetto del quartierino, sono stati scientificamente liquidati uno dopo l'altro. Un'epurazione scattata subito dopo l'uscita di scena di Oscar Giannino, che nella primavera del 2007 aveva annusato la brutta aria ed aveva traslocato a Libero.

Appresa la notizia, il sindacato del gruppo editoriale è sceso sul piede di guerra. I giornalisti - si legge in un comunicato del cdr - hanno ribadito «l'assoluta contrarietà nei confronti della decisione di chiudere la sede e la redazione di Roma». Con la conferma dello stato di agitazione il crd ha ricordato la «permanente assenza di qualsiasi piano industriale ed editoriale da parte di Editori Perlafinanza e del direttore, e della mancata sostituzione dei vicedirettori delle due testate, licenziati nei mesi scorsi».

L'assemblea dei giornalisti, inoltre, ha chiesto che il cdr incontri con urgenza, in merito alle stesse questioni e per la parte che compete all'azienda, sia l'amministratore delegato Italo Prario, sia l'Editore.

La strategia, in effetti, lascia increduli. Si chiude una redazione che fin dalla nascita del quotidiano nel 2003 è stata sempre considerata strategica. E la decisione non sarà priva di contraccolpi. Secondo gli addetti ai lavori abbandonare la piazza capitolina comprometterà non solo le relazioni con il folto sottobosco che si muove tra finanza e politica, ma anche i rapporti con le principali aziende (mai sentito parlare di Eni, Enel, Finmeccanica, Terna e Wind?) che sborsano i quattrini per la pubblicità. Dalle parti di Milano finanza (il quotidiano del gruppo Class di Paolo Panerai), si racconta in ambienti giornalistici, sembra che stiano già stappando lo champagne.

Ma qualcuno ipotizza che dietro l'operazione ci sia una fuga del costruttore più ampia, che avrebbe deciso di spostare il centro dei suoi affari all'ombra del Duomo dopo le disavventure giudiziarie e fiscali (condanna a 6 anni per bancarotta, 600 milioni di debito con il fisco e 40 fallimenti pendenti per altrettante società del gruppo) scaturite da Piazzale Clodio. Se le voci fossero confermate, alla chiusura della redazione romana potrebbero seguire quelle ben più pesanti degli uffici di Via Morgagni, quartier generale del finanziere. Arrivederci Roma.

 

 

[25-02-2010]

 

COPPOLA, CHE SCOPPOLA! – ALLA FACCIA DI MAMMA SEGRE, “REPUBBLICA” TIRA IN MEZZO IL FURBETTO COL CARRÈ (CHE SPORGE QUERELA) PER AFFARI LOSCHI CON NICOLETTI E CIÒ CHE RESTA DELLA BANDA DELLA MAGLIANA - NASCONO DALLA “BANDA” LE FORTUNE DI “ER CASH”? - NON È MAI STATA FATTA LUCE SUI 20 MLD EREDITATI ALLA MORTE DEL PADRE. FATTO STA CHE, A METÀ DEGLI ANNI 2000, AVEVA NEL PORTAFOGLIO L'IPI CHE FU DEGLI AGNELLI, CON TANTO DI LINGOTTO DENTRO…

Tommaso Labate per "Il Riformista"

 

E il caffè di Michele Sindona, e la vecchia Nuova Camorra Organizzata di don Raffaele Cutolo, e i buchi neri nello Ior di monsignor Marcinkus, e la foto al conte Grazioli Lante della Rovere ch'era però già morto. E poi la corda stretta attorno al collo di Roberto Calvi, il sequestro di Emanuela Orlandi e pure la mano di Alì Agca che ha premuto il grilletto all'indirizzo di Karol Wojtyla alias Giovanni Paolo II.

Tutto in ordine sparso, agitato-non-mescolato come il Martini di James Bond. Loro però c'erano sempre, ora protagonisti ora comparse. E sbucavano da tutte le parti con i loro soprannomi - Er Negro, Renatino, Crispino, Operaietto, Camaleonte -, dimenticati a causa del successo del "Romanzo Criminale" di Giancarlo de Cataldo e dell'omonima serie (in cui le stesse persone sono state ribattezzate in Libanese, Dandy, Freddo, Nembo Kid).

 

Ora però, nel caos di bacchette di Shangai che collegano Palazzo Grazioli al carcere di Voghera, il carcere di Poggioreale a piazza San Pietro, il Ponte dei Frati Neri di Londra alla sede dell'Ambrosiano di Milano, s'affaccia anche la Borgata Finocchio, che incide nel Comune di Roma e sorge là, sulla Casilina, dove la Città eterna volge lo sguardo verso Fiuggi e Frosinone. Perché Borgata Finocchio, da qualche anno a questa parte, è sinonimo di Danilo Coppola. Proprio lui, Coppola l'immobiliarista, quello dei furbetti del quartierino, l'amico (che poi tanto amico non era) di Stefano Ricucci.

 

Quello, genericamente, «co' quei capelli», tagliati col carrè - almeno così ebbe a dichiarare il suo barbiere di fiducia - «rigorosamente alla francese». Stando a un'inchiesta di Repubblica, firmata da Carlo Bonini, loro, quelli della nuova Banda della Magliana, hanno finanziato l'ascesa di lui, Coppola. Così almeno mette a verbale Antonio Mancini, detto «Nino l'Accattone», uno dei superstiti della vecchia guardia che prima di finire al gabbio aveva affidato 1 miliardo e trecento milioni delle vecchie lire a Enrico Nicoletti, il «cassiere» della Banda.

Quei soldi sarebbero finiti nelle tasche dell'immobiliarista della Borgata Finocchio, legato ai malviventi di Roma capitale grazie agli affari condotti in tandem con Umberto Morzilli, ucciso due anni fa, a sua volta sodale di pezzi da novanta di 'ndrangheta e camorra. Mentre gli spezzoni della serie "Romanzo criminale" rimbalzano con successo da Facebook a Youtube, insomma, la Banda è viva e continua a lottare. Ha perso molti peli, certo.

 

Ma il vizio proprio no. Coppola ha querelato Repubblica. Perché nell'inchiesta, «che trarrebbe origine dall'intervista rilasciata dal noto esponente della Banda della Magliana Antonio Mancini, vengono divulgate circostanze false, infamanti e ai limiti del grottesco», ha scritto in una nota il suo avvocato.

Ma la storia del presunto legame tra "E lo chiamavano Er Cash" e i nipotini di "Er Negro", che si arricchisce oggi della testimonianza di "Accattone", non è nuova. Se n'era parlato già due anni fa, quando un ex collaboratore del Gruppo Coppola - licenziato dopo avere scoperto i tanti falsi in bilancio della società - aveva parlato ai magistrati del legame tra «Danilo» e Umberto Morzilli.

Lo stesso tramite di cui oggi parla Mancini. Nascono dalla «Banda» le fortune di Coppola? Chissà. Non è mai stata fatta luce sui venti miliardi che l'immobiliarista ereditò alla morte del padre Paolo. Fatto sta che, a metà degli anni 2000, lui, che si faceva chiamare Er Cash, aveva nel portafoglio nientemeno che l'Ipi fu famiglia Agnelli, con tanto di Lingotto dentro. Eppure i guai di Coppola, che possiede immobili deluxe in giro per il territorio nazionale, iniziano a causa di un'insulsa palestra di Grottaferrata.

 

Nel 2004, i proprietari del centro fitness intascano i soldi degli abbonamenti annuali salvo sparire un minuto dopo col bottino. I truffati protestano e la Guardia di Finanza arresta il «Danilo», che risultava proprietario delle mura. Un anno dopo è ancora più ricco di prima. Vende il suo pacchetto Bnl, acquista il 2 per cento di Mediobanca e sale sull'altare. «Da bambino sognavo di costruire le case e fare il banchiere», dichiara. Quindi, in un'intervista al Tempo, scopre le sue carte: «Posso anticipare che quanto successo con la Bnl è solo l'inizio di una fase di cambiamento del sistema finanziario italiano. Sta finendo - azzarda - l'epoca del salotto buono, dove le azioni si pesano e non si contano».

 

È il luglio del 2005, di quell'estate che si sarebbe surriscaldata al punto di bruciare, alla fine dei giochi, anche il Governatore delle Banca d'Italia Antonio Fazio («la cui competenza - diceva Er cash - non può essere messa in discussione da nessuno). Un mese dopo, però, Coppola lascia sul terreno un po' di baldanza. «Le famiglie del salotto buono non vogliono dividere la torta», dice a Repubblica. L'assalto a Rcs, le scalate a Bnl e Antonveneta, le intercettazioni: tutti i dadi, alcuni dei quali sono lanciati anche dall'immobiliarista, sono ormai tratti. E la proverbiale fortuna di «Danilo», costruita su un sistema di scatole cinesi che si appoggia a tre fiduciarie lussemburghesi, inizia velocemente a voltargli le spalle.

 

Lo arrestano per bancarotta fraudolenta a inizio 2007 ma gli contestano una serie di reati lunga come la lista della spesa di una famiglia ricca con cinque figli: riciclaggio, associazione a delinquere, appropriazione indebita, falso ideologico. Più l'evasione. Perché un mese dopo che i giornali lo danno sul punto di morire, «in coma» (7 novembre 2007), lui scappa dall'ospedale e rilascia un'intervista a Skytg24 (7 dicembre). «Sono perseguitato», dice mentre sotto il suo faccione scorre la scritta con cui il Tg di Murdoch prende le distanze («La trasmissione di questa intervista non intende mettere in alcun modo in dubbio la fiducia nel ruolo istituzionale della magistratura...»).

 

Vittorio Feltri lo difende da destra, su Libero: «Non resisteva più ed è uscito a fare un giretto». Gad Lerner da sinistra, su Vanity fair: «È lombrosianamente discriminato». Un giornale tutto suo se l'era comprato, Er cash: Finanza e mercati. Sergio Rizzo scrive sul Corriere che alla prima riunione coi giornalisti Coppola si presenta indicando una copia del Financial times: «Voglio un giornale come quello inglese... quello colorato». Oggi che gira a piede libero con una condanna in primo grado (sei anni) sul groppone, la sua Borgata Finocchio viene inserita nella stessa linea ereditaria del Ponte dei Frati Neri. Che non sarà la sede del "Financial times" ma, magrissima consolazione, sempre Londra è.

[05-02-2010] 

 

 

I SEGRE E IL FARO DELLA CONSOB SULLA M&C DI DE BENEDETTI - operanti le Opa, l’Ingegnere (ufficialmente venditore) ha evidentemente cambiato idea e si è messo ad acquistare azioni di M&C a prezzi più alti, vanificando quindi le Opa stesse - Di qui l’interesse della Consob che pare nutrire curiosità particolare per una delle tre operazioni, quella della società Mimose della famiglia Segre...

Gianni Gambarotta per "Il Giornale"

Carlo De Benedetti non si sta godendo molto la sua villa di Champfer, sobborgo miliardario della milionaria Sankt Moritz. Peccato, perché la neve quest'anno è eccellente, compatta, dura. Ma dura è anche la Consob , che vuole sapere tutto sulle tre Opa (Offerte pubbliche d'acquisto) lanciate l'estate scorsa sulla società Management & Capitali che, attraverso la Romed, fa capo proprio all'Ingegnere.

Creata e messa in Borsa nel 2005 per strutturare e rilanciare imprese in difficoltà, M&C (che per qualche giorno ha avuto come candidato socio Silvio Berlusconi) non ha mai dato i risultati che tutti si aspettavano da un simile patron. Quest'ultimo, deluso anche lui, nel giugno scorso ha deciso di venderla. In coincidenza con la sua scelta sono partite sul mercato tre Opa orchestrate da soggetti diversi.

Quello che più ha colpito è questo: operanti le Opa, l'Ingegnere (ufficialmente venditore) ha evidentemente cambiato idea e si è messo ad acquistare azioni di M&C a prezzi più alti, vanificando quindi le Opa stesse. Di qui l'interesse della Consob che pare nutrire curiosità particolare per una delle tre operazioni, quella della società Mimose della famiglia Segre.

Franca Bruna in Segre, 83 anni, e suo figlio Massimo, 56, sono gli azionisti di Cofito, di Banca Intermobiliare (Bim) e dell'Ipi, il gruppo immobiliare storicamente degli Agnelli passato per le mani di Danilo Coppola, costretto poi a rinunciarvi per le sue note disavventure giudiziarie.

Sono anche i punti di riferimento della finanza sabauda che conta: nel loro studio di commercialisti di via Valeggio, alla Crocetta, quartiere alto borghese (ma non vip: quei pochi che ci sono a Torino abitano in collina), passano clienti che qualunque professionista sognerebbe di avere, accolti da segretarie e impiegate che pare indossino ancora un grembiule nero.

Riservatissimi (mai un'intervista) i Segre sono molto attenti a tenere buoni rapporti con tutti. Un esempio: anni fa, all'inaugurazione della sede della Bim, è stato dato un ruolo sia al rabbino, sia al vicario dell'arcivescovo di Torino.

Ma i rapporti buoni, davvero inscindibili, sono sempre stati soprattutto con i De Benedetti. Il marito di Franca Bruna, Luigi Segre, scomparso una quindicina di anni fa, era di Asti. Come Rodolfo, padre dell'Ingegnere. Dopo le leggi razziali si rifugiò in Svizzera. Come la famiglia De Benedetti. Geometra, finita la guerra tornò in Italia e avviò un'attività di immobiliarista-costruttore: un appassionato del mattone. Sposò Franca, savonese di origine, che fondò lo studio di via Valeggio.

massimo segre

Da allora la famiglia Segre ha sempre affiancato l'Ingegnere in tutta la sua folgorante carriera: nei momenti trionfali, come la scalata all'Olivetti, e in quelli difficili, come quando la magistratura si è occupata di lui. Ai tempi del crac del Banco Ambrosiano, per esempio (l'Ingegnere è stato coinvolto, ma uscendone alla fine assolto), preziosa è stata la sponda della Cofito alla quale sono state date in pegno le azioni della cassaforte di famiglia a rischio di sequestro giudiziario.

Dunque un legame forte, cementato dal tempo e dagli interessi reciproci. Lo prova il fatto che l'unico erede di Giulio e Franca Segre, Massimo (fra l'altro fondatore di Directa, la prima società di trading on line italiana) siede nei consigli di amministrazione delle società di De Benedetti, Cofide e Cir. Franca poi è l'unica non di famiglia presente nell'accomandita-cassaforte che controlla il gruppo. I rapporti sono così profondamente radicati, che spesso è difficile distinguere quando i Segre agiscono in proprio e quando in qualche modo d'intesa con il loro amico di sempre. Il loro muoversi in abbinata non stupisce.

Ha stupito invece il rapporto con Coppola. Quando i Segre e Bim hanno finanziato questo furbetto del quartierino, hanno prodotto uno choc: riusciva difficile persino immaginare l'accoppiata fra le impiegate con il grembiule nero e i gorilla che Coppola teneva anche sul tetto della sua villa in Sardegna. Ma gli affari sono affari.

E poi, prendendo il controllo dell'Ipi perché non riuscivano a farsi rimborsare i prestiti, i Segre sono tornati alle origini, a quel mattone tanto caro a Luigi, il fondatore. E c'è dell'altro ancora. Durante la lunga carcerazione preventiva di Coppola, la signora Franca ha detto: «Non capisco perché non lo lascino uscire. Per me Danilo è come un figlio». Evidentemente questa donna di denari nasconde un cuore insospettato.

[25-01-2010]

 

 
 

Mb

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