LEGA NORD
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Claudio Bodini da Gemonio, 50 anni, è stato licenziato dalla Croce Rossa. E' lui l'autista dell'ambulanza che salvò il Celodurista-Capo nel giorno dell'ictus. Il Corriere (p. 24) ci informa che il Bodini Claudio resta comunque consigliere comunale della Lega Nord. Insomma, non sapremo mai che è successo davvero quel giorno a Umberto Bossi.14-01-2011]

 

 

 

 LEGA: CONTI 2009 IN ORDINE, 23 MILIONI 'CASH' NELLE 'TASCHE' DI BOSSI...
(Adnkronos) - Ha i conti in ordine e forte disponibilita' liquida con oltre 23 milioni di euro, gran parte detenuta in depositi bancari e postali. Senza contare le partecipazioni in imprese stimate in piu' di 7 milioni di euro.La Lega Nord gode di buona salute e fa ben sperare nel futuro per capacita' organizzativa e radicamento sul territorio. Sfogliando l'ultimo bilancio relativo al 31 dicembre 2009 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'11 novembre scorso, emerge una 'situazione patrimoniale solida'. A rimpinguare le casse c'e' soprattutto il contributo dello Stato sotto forma di rimborsi per le elezioni politiche e le regionali superiore a 18 milioni di euro, a fronte di una spesa per le campagne elettorali pari a 7 milioni di euro.

Numeri alla mano, dunque, Umberto Bossi puo' contare su un movimento ben consolidato, articolato in due societa': la Pontida Fin srl, che gestisce tutti i beni immobili, e la Fin Group spa, l'holding cui fanno capo tutte le attivita' commerciali e industriali, compresa l'organizzazione dei viaggi e l'elaborazione di sondaggi e ricerche di mercato. Il Carroccio si regge anche sui contributi dei suoi parlamentari e ministri con quasi quattro milioni di euro (due in piu' rispetto all'esercizio precedente). La voce dell'autofinanziamento ammonta in totale a quasi 9 milioni di euro: comprende le sovvenzioni di persone fisiche e giuridiche e il tesseramento che da solo conta su 857mila 817, 16 euro.

 

Ad arricchire le finanze, c'e' in particolare il gruppo Lega Nord con tre tranche (558 mila, 367mila e 375mila, 200 euro) che assommano a 1milione 300mila, 200 euro). Da qui maggiori garanzie per il 2010, visto che il totale patrimoniale netto (sempre al 31 dicembre scorso) si attesta a 31 milioni 608 mila 639, 71 euro, con un avanzo di esercizio di 7 milioni 518 mila 759, 72 euro.

 10-01-2011]

 

TOH, LEGA MARPIONNIZZATA! - LA “STAMPA” LINGOTTATA SCOPRE E GODE DEL SOSTEGNO DEL CARROCCIO A FAVORE DEL SÌ A MIRAFIORI - IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO DEI BOSSIANI A QUELLI CHE UN TEMPO IL SENATUR CHIAMAVA CON SPREGIO “I SIGNORI DI TORINO” - OGGI IL PIEMONTE DI COTA È TRA I PRINCIPALI ALLEATI DELL’IMPULLOVERATO CHE ATTACCA LE ODIATE "CORPORAZIONI" (SINDACATI E CONFINDUSTRIA

Marco Alfieri per "La Stampa"

 

Alla fine potrebbe essere il soccorso «verde» a spingere per il sì al referendum e dare la spinta decisiva all'investimento di Fiat. Quei mille operai padani conteggiati sul Sole24Ore da Roberto Zenga, il leghista di Mirafiori: «Se si votasse oggi, fra gli operai potremmo essere intorno al 20 per cento». Uno zoccolo forse decisivo, raccolto da un partito storicamente allergico alla dinastia Agnelli. «I signori di Torino», come tuonava Umberto Bossi, chiudendo i comizi in riva al Po.

 

 

Paradossale, no? Una Lega nata sulle ceneri del fordismo, in contrasto al NordOvest del triangolo industriale intronato nel salotto di Mediobanca, che va in aiuto del capitalismo delle Grandi famiglie... Basta leggere la Padania in questi giorni per accorgersi della retromarcia e del via libera bossiano a Fabbrica Italia: l'enfasi pro Lingotto; l'intervista a Roberto Cota («spero vincano i sì. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro e migliaia di euro di investimenti»); lo sdegno per la stella a 5 punte «recapitata» a Sergio Marchionne, «l'uomo che ci voleva»; e lo scavo sui ritardi della Cgil e delle divisioni a sinistra, perché «non ci sono diritti senza lavoro...».

 

Eppure a ben guardare la strategia operaista e pro Fiat del Carroccio risale almeno al dicembre 2008, quando a pochi passi dalla cattedrale di Mirafiori viene inaugurata la prima sezione della Lega, in un quartiere in cui il vecchio Pci, ancora nei giorni della marcia dei 40 mila, sfiorava il 50% dei voti (nel 2010 il Carroccio si è fermato al 7,4%).

 

In mezzo ci sono gli incontri tra Cota e Marchionne, subito dopo la vittoria a palazzo Lascaris; l'uscita dal Lingotto di Luca di Montezemolo, mai andato a genio al Senatur; la moral suasion del capo degli industriali torinesi, Gianfranco Carbonato (in ottimi rapporti con il manager italo-canadese), che a giugno, in piena bagarre sul ricorso al Tar presentato da Mercedes Bresso, si schiera per la continuità di questo esecutivo regionale. «Nella nuova giunta - spiega in quei giorni Carbonato - gli imprenditori hanno trovato interlocutori attenti».

 

Il riferimento è all'assessore leghista alle Attività Produttive, Massimo Giordano, che il mese scorso firma con Marchionne un accordo co-finanziato dalla Regione per lo sviluppo di un nuovo propulsore ibrido. E' solo il realismo di chi governa una regione fortemente dipendente dai numeri di Mamma Fiat?

Il retropensiero c'è, ma non basta a spiegare la svolta marchionnesca. «Del Lingotto di oggi piace il piglio anti-consociativo», spiegano da via Bellerio. «Un calcio al vetero sindacato e uno scrollone alle pigrizie di Confidustria», per la Lega due avversari speculari. Il primo superato da parole d'ordine di territorio come «gabbie salariali, regionalizzazione della previdenza e corsia preferenziale nell'assegnazione delle case popolari», ripete la pasionaria Rosi Mauro; la seconda dominata da grandi gruppi più attenti alla politica e alla finanza che all'economia reale.

 

D'altra parte il Carroccio, appoggiando il sì al referendum, difende il proprio elettorato annidato nelle grandi province manifatturiere del Nord, dove tra operaio e padroncino c'è ormai comunanza e chi è dipendente aspira ad emulare il principale. Alle ultime Politiche la Lega è salita di 7 punti tra gli operai.

 

Oggi il 25,4% del suo elettorato è composto da tute blu che non hanno più alle spalle una memoria di lotte sindacali, che si aggiungono allo zoccolo duro del lavoro autonomo pedemontano. Nella lunga crisi del comparto auto, la ricetta dei segretari leghisti, da Torino a Cuneo, da Brescia al Nord-Est dove arriva la coda dell'indotto Fiat, non a caso è stata unanime: nessun ostracismo verso Torino, ma cig in deroga per fornitori e contoterzisti della filiera.

 

Se si parla con aziende venete tipo la vicentina Fiamm (batterie e segnalatori acustici), la padovana Peruzzo (feltri e tessuti) o la stessa Calearo (antenne), tutte fanno quote di fatturato lavorando per il Lingotto. Per questo sono lontani i tempi delle marce a Porta Palazzo di un Mario Borghezio, o anche solo gli strali di un Roberto Calderoli contro l'ipotesi di aiuti di Stato alla Fiat. Correva l'anno 2009. Sembra un secolo fa...14-01-2011]

 

 

VEDI ELTON JOHN A NAPOLI E POI PAGHI! (TE LA DO IO LA LEGA CAMORRISTA!) - L’UE DÀ RAGIONE A LEGHISTA BORGHEZIO E CHIEDE IL RIMBORSO DEI 720MILA € DI FONDI EUROPEI USATI PER PAGARE IL CONCERTO DI SIR ELTON ALLA FIESTA DI PIEDIGROTTA - “SI TRATTA DI UN PROGETTO A BREVE DURATA ED EFFIMERO CHE NON RIENTRA NEL PROGRAMMA OPERATIVO UE CHE SI RIVOLGE A INVESTIMENTI A LUNGO TERMINE”…

(Adnkronos/Aki) - La Commissione europea ha chiesto il rimborso dei 720 mila euro utilizzati per pagare il concerto di Elton John in occasione della festa di Piedigrotta a Napoli nel 2009. Lo ha annunciato il portavoce del commissario alla Politica regionale Johannes Hahn. "Dopo la nostra inchiesta, abbiamo inviato ieri una lettera alle autorita' della Campania e copia al ministro dell'Economia italiano chiedendo che siano rimborsati i 720 mila euro del fondo di sviluppo regionale utilizzati per il concerto di Elton John", ha dichiarato Ton Van Lierop.

 

Secondo la Commissione che ha cominciato le indagini su segnalazione dell'eurodeputato della Lega Nord, Mario Borghezio, si tratta di un progetto "a breve durata ed effimero che non rientra nel programma operativo Ue che si rivolge a investimenti a lungo termine".

Il portavoce di Bruxelles ha pero' precisato che il pacchetto complessivo di 2,25 milioni di euro del fondo di sviluppo regionale affidati alla Campania per un piu' ampio progetto culturale, continueranno a restare operativi ma da questi occorrera' dedurre e rimborsare i 720 mila euro utilizzati per il cachet di Elton John per il concerto dell'11 settembre 2009.

19-11-2010]

 

 

BOSSI, ABBIAMO UNA BANCA? SI! E GUARDA CHI FINANZIA - LA Bpm DI Paraponzo Ponzellini, l’ex prodiano diventato leghista, STOPPATO sul prestito da 40 milioni ad Atlantis, LA societa’ CARAIBICA, CARA AI TIPINI FINI, controllata dalla famiglia Corallo. E Sotto i riflettori FINISCE ANCHE la gestione dispendiosa di Ponzellini tra jet privato, suite extra lusso e promozioni

Vittoria Puledda per "la Repubblica"

 

Tra pochi giorni si alzerà il velo: martedì prossimo verranno approvati i conti dei primi nove mesi di Bpm. Sarà quella l´occasione per verificare come sta andando la banca, che proprio nelle ultime settimane sembra essere entrata in un tunnel di polemiche e guerre sotterranee; proprio mentre, da un mesetto, Banca d´Italia è tornata a spulciare tra le carte di Piazza Meda, a meno di tre anni dalla precedente ispezione.

 

In questo clima, ogni episodio a torto o a ragione viene letto in una direzione piuttosto che un´altra. Una ventina di giorni fa, ad esempio, è stata portata in Comitato finanziamenti una pratica - per una quarantina di milioni - di un nuovo affidamento alla società Atlantis. La pratica è stata congelata, in attesa di ulteriori approfondimenti sul versante delle garanzie e della concentrazione del rischio su un unico soggetto.

Sì, perché Atlantis ha già avuto grosso modo una novantina di milioni (tra fidejussioni e crediti) dalla Popolare nel febbraio scorso. E qualcuno già allora storse il naso (e votò contro quando la pratica arrivò in cda, non avendo avuto l´unanimità nel Comitato finanziamenti) perché Atlantis è il gruppo che ha vinto in Italia una concessione per le slot machine legate al gioco d´azzardo legalizzato, e gestisce tre casinò nell´isola caraibica di Saint Marteen, due a Santo Domingo e uno a Panama.

 

Un gruppo su cui il deputato Idv Francesco Barbato ha presentato un´interrogazione al ministro dell´Economia e che vede tra i soci una serie di società off shore che dovrebbero far capo a Francesco Corallo, indagato due volte ma comunque incensurato e senza precedenti penali e figlio di Gaetano, assolto in Cassazione dall´accusa di associazione mafiosa. Un po´ il settore - i giochi d´azzardo legalizzati - e un po´ la vicinanza della società al mondo della politica romana, hanno fatto storcere il naso a qualcuno in banca.

 

Ma non è certo il solo motivo di nervosismo, a Piazza Meda: la pioggia di promozioni con cui sono stati premiati anche alcuni sindacalisti di primo piano, le auto aziendali (in parte ritirate) e soprattutto alcuni atteggiamenti del presidente Massimo Ponzellini stanno scatenando un clima di forte tensione in banca. Il presidente non fa mistero di essere vicino alla Lega e non perde occasione di sottolinearlo, ragione già sufficiente indispettire qualcuno e il malumore sta montando: molti puntano il dito su un regime di spese considerato eccessivo.

A partire dalla suite all´Hotel Hyatt, nel cuore di Milano: albergo di super-lusso, presso cui il manager a volte trascorre la notte e con cui Bpm ha stipulato una convenzione, mentre per gli spostamenti in Italia ha la disponibilità di usare un aereo privato, anche se la banca precisa che il presidente vi ha fatto ricorso poche volte.

05-11-2010]

 

 

 

8 - BOSSI, ABBIAMO UNA BANCA? SI! E GUARDA CHI FINANZIA...
"Bpm troppo esposta sul videopoker, congelato prestito ad Atlantis. Il comitato crediti frena un nuovo affidamento da 40 milioni" alla societa' di Saint Marteen controllata dalla famiglia Corallo. E Repubblica spiffera anche una notiziola gustosa su Paraponzo Ponzellini, l'ex prodiano diventato leghista: "Sotto i riflettori la gestione dispendiosa di Ponzellini tra jet privato, suite extra lusso e promozioni" (p. 40)

 

 05-11-2010]

 

 

I CONTI DEL RICONTO - CHI DEVE PAGARE IL MEZZO MILIONE SPESO PER RICONTARE 1.894.825 SCHEDE ELETTORALI PIEMONTESI? - PER 3 MESI, UFFICI GIUDIZIARI INGOLFATI, ORE DI STRAORDINARI E TRASPORTO E CUSTODIA DEGLI SCATOLONI - LA LEGA DICE: PAGA BRESSO! - MA MERCEDES NON CI STA: “MAI CHIESTO IL RICONTEGGIO, L’HA PREDISPOSTO IL TAR”…

Raphael Zanotti per "La Stampa"

 

E ora la Bresso paghi le spese del riconteggio. A chiederlo sono stati due parlamentari della Lega Nord, Rossana Boldi e Gianluca Buonanno, e il consigliere regionale del Pdl, Gianluca Vignale. C'era da aspettarselo. Per tre mesi, in Piemonte, non si è parlato d'altro: chi deve accollarsi le spese del riconteggio? Chi pagherà? La contorta sentenza del Tar, che da un lato annullava due liste del centrodestra e dall'altro predisponeva la titanica verifica, ha impegnato più di un azzeccagarbugli statale.

 

Non è la prima volta che un tribunale predispone un riconteggio per delle elezioni contestate. Ma il controllo voluto dal Tar Piemonte non era come i precedenti, dove bastava prendere atto dei verbali, fare due somme e via. I giudici amministrativi hanno chiesto agli otto tribunali piemontesi (che non hanno mai gradito) di riprendere in mano tutte le schede, spulciarle una a una, e scoprire se chi aveva votato per una delle due liste eliminate avesse messo una croce solo sul simbolo (voto perso) o avesse indicato anche il candidato presidente Cota (voti salvi per il governatore).

 

Quanto costa ricontrollare 1.894.825 schede? Un'enormità. È come se la macchina elettorale, che alle ultime regionali è costata 24 milioni di euro, si dovesse rimettere in moto. Non stupisce dunque se la sentenza, del 16 luglio, ha trovato una prima applicazione solo al tribunale di Asti l'8 settembre. In mezzo, un'estate rovente, con il centrosinistra e il centrodestra che si rimpallavano le spese per la verifica e gli uffici giudiziari che non partivano per mancanza di fondi. Il tribunale di Torino, quello con maggiori difficoltà dovendo controllare la metà degli scatoloni di tutto il Piemonte, ha scritto a tutti: alla giunta, al consiglio regionale, al ministero della Giustizia, a quello dell'Interno.

 

Una situazione paradossale. Alla fine il Tar ha dovuto convocare un'inusuale udienza con tutti i presidenti dei tribunali, il presidente della Corte d'Appello, i responsabili degli uffici elettorali, i rappresentanti del consiglio regionale, solo per stabilire chi dovesse pagare.

 

Gli uffici dell'assessore regionale allo Sviluppo Economico, Massimo Giordano, hanno calcolato in 450.000 euro i costi dello «spoglio bis». Il grosso delle spese se l'è accollato il ministero della Giustizia, che a settembre ha accordato il pagamento degli straordinari per il personale degli uffici giudiziari e dei giudici. Anche il ministero dell'Interno è stato chiamato in causa: pagherà gli straordinari per le prefetture, la polizia di Stato e la Guardia di Finanza che a Torino ha vigilato sul trasporto e la custodia delle schede.

 

C'era poi da pagare anche il trasporto delle schede. Gli scatoloni erano tutti conservati in un magazzino a Chieri, città alle porte di Torino. I Comuni con meno voti da ricontrollare (Asti, Biella, Verbania, Vercelli) si sono arrangiati con le auto municipali. Cuneo ha chiesto 3000 euro. Novara, 80.000. Il maggiore peso economico, ovviamente, l'ha dovuto affrontare Torino. Il Comune del sindaco Sergio Chiamparino (Pd) si è rifiutato di anticipare le spese prima di avere garanzie sul rimborso. La stima era di 180.000 euro per il trasloco e la sorveglianza.

 

Infine ci sono i costi del consiglio regionale, custode del magazzino di Chieri. Secondo i funzionari, l'ente ha dovuto anticipare 5000 euro di spese fisse e 1300 euro giornaliere per affitto di un muletto, stipendio del suo conducente, addetti alla movimentazione dei plichi, pulizia e sorveglianza.

Chi paga? Bresso, sostiene il centrodestra. Ma lei ha sempre replicato: mai chiesto il riconteggio, l'ha predisposto il Tar. 20-10-2010]

 

 

UNO SBIRRO PER CONSULENTE...
Bel colpo dell'Espresso che pesca l'avvocato Maroni Bobo con le mani nelle consulenze, anche se nell'interludio extraministeriale. "Sessantamila euro a Maroni". La Procura di Milano indaga. Il ministro annuncia querela: compensi tutti fatturati". Il settimanale diretto da Bruno Manfellotto racconta di una consulenza alla Mythos, gruppo inquisito per evasione e corruzione fiscale, che avrebbe versato a Maroni e alla sua fida assistente Isabella Votino 60 mila euro per "consulenze orali" (Repubblica, p. 10). Ma che faceva Maroni per il gruppo Mythos? Dice il suo proprietario, sotto processo anche per finanziamento illecito ai partiti: "Ci diceva come muoverci con Comuni, Provincie e Regioni".

 

Il Corriere riprende la notizia con molto maggior risalto rispetto ai rivali di Largo Fochetti (p.23). Chissà come mai. E spiega che Mythos era un gruppo di fiscalisti un po' creativi, che si era dotato di un "comparto Pubbliche Relazioni". Ecco perché pagava la coppia Votino-Maroni. Poi, con gli arresti, si è bloccato tutto.

 

15.10.10

 

 

1- NON DITE A BOSSI CHE L’ASSESSORE AL BILANCIO DI SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO (VENEZIA) è STATO ARRESTATO MENTRE INCASSAVA UNA TANGENTE DA 15.000 MILA EURO - 2- IL LEGHISTA DAVID CODOGNOTTO AVEVA UNA TECNICA PERFETTA (FORSE AFFINATA NEL TEMPO): LA VITTIMA DELLA CONCUSSIONE HA MESSO I SOLDI NELLA SUA VETTURA LASCIATA APERTA, MENTRE L’ASSESSORE OSSERVAVA DALLA FINESTRA DELL’UFFICIO. ENTRATO IN MACCHINA PER VERIFICARE CI FOSSERO I SOLDI, L’ASSESSORE è STATO CIRCONDATO DALLA GDF

Da "il Gazzettino.it"

 

Il piano lo aveva studiato bene e il telecomando per chiudere a distanza l'auto, dove poco prima erano stata messa una presunta "mazzetta" di 15.000 euro, non lo aveva tradito, ma a stopparlo ci ha pensato la Guardia di finanza. David Codognotto, 31 anni, consulente finanziario e assessore comunale della Lega Nord con delega per bilancio, tributi, sport e turismo a San Michele al Tagliamento (Venezia), è stato così arrestato in flagranza di reato. L'accusa è di concussione. La vicenda sarebbe legata alla ristrutturazione del campo di calcio del Portogruaro, società neo-promossa in serie B, il cui campo è in fase di adeguamento per le norme previste dal campionato.

 

Come vittima della richiesta di una tangente era stato indicato, in un primo momento, il presidente della società calcistica, ma questi in serata ha dichiarato: «non sono io la persona coinvolta direttamente». Nella vicenda sarebbe comunque coinvolto come vittima un rappresentante della società calcistica. Codognotto, leghista nella giunta guidata da un sindaco del Pdl (tre i leghisti eletti, di cui due assessori), avrebbe preteso una tangente per una sponsorizzazione-beneficio finanziario alla squadra locale.

Il presidente Francesco Mio però si è rivolto alla Guardia di finanza di Portogruaro. I militari delle fiamme gialle hanno così tenuto sotto controllo l'assessore e avrebbero seguito le fasi della consegna del denaro da parte della vittima. Dagli uffici comunali Codognotto avrebbe dato le istruzioni riguardo alle modalità del pagamento che la vittima ha seguito senza fare obiezioni. Prima ha fatto fotocopiare le banconote ai finanzieri e poi si è diretto nel luogo concordato per consegnare la presunta tangente.

Ha riposto, come da richiesta, la busta con i contanti richiesti dentro l'auto dell'assessore che l'aveva lasciata appositamente aperta. Codognotto controllava le fasi dalla finestra del Comune. Una volta che il denaro era stato riposto sul cruscotto dell'auto, l'assessore, sempre dal proprio ufficio, si sarebbe preoccupato di mettere al sicuro il "bottino" azionando con il comando a distanza la chiusura centralizzata delle portiere.

Pochi minuti dopo, è sceso, è entrato nell'auto, ha preso la busta e controllato che tutto fosse a posto. Ritenendo di essere al sicuro, ha girato la chiave per l'accensione, ma è stato circondato dalle fiamme gialle che dopo averlo fatto scendere lo hanno arrestato. Alla base della tangente, secondo quanto emerso dagli accertamenti, la promessa dell'assessore di adoperarsi per far prorogare la sponsorizzazione, evitandone la revoca. Le fiamme gialle sospettano che l'indagato possa aver chiesto altri favori sfruttando la sua carica pubblica.

Codognotto è stato immediatamente espulso dalla Lega Nord: lo ha detto il segretario veneto del Carroccio e sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, aggiungendo che l'episodio ha generato «grande amarezza». «Purtroppo - ha detto - il movimento della Lega è ormai così ampio da non doverci più sorprendere se all'interno troviamo di tanto in tanto anche elementi che sbagliano».30-09-2010]

 

 

BUTTIGLIONE, LEGA HA PRESO TANGENTI, CORROTTA FINO AL COLLO...
(Adnkronos)
- 'Di sciocchezze Umberto Bossi ne dice sia in campagna elettorale, sia fuori'. Cosi' a Sky Tg24 Mattina il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, commenta le parole del leader della Lega Nord a proposito dei romani. 'Il problema -rimarca l'esponente centrista- e' che la Lega ostenta una verginita' che non possiede. Hanno preso le tangenti, nel sistema delle tangenti la Lega c'era eccome e ora cercano di mettere le mani sulle banche'.

'Se la politica romana e' un porcile -sottolinea Buttiglione-nel fango di questo porcile la Lega ci sguazza benissimo con un di piu' di ipocrisia, perche' pretende di essere diversa. Dico con dati di fatto alla mano -conclude- che la Lega ha preso le tangenti e nel sistema della corruzione c'e' fino al collo'.

01.10.10

 

SI SCRIVE LEGA, SI LEGGE DC - I CASI DI FAMILISMO AMORALE NEL REGNO DEL CARROCCIO SUPERANO OGNI PIÙ ARDITO PRECEDENTE DELLA PRIMA REPUBBLICA - LA FULMINANTE CARRIERA DEL “TROTA” BOSSI NON È CERTO IL PEGGIORE - NEL PIEMONTE DI COTA LA REGIONE TRABOCCA ORMAI DI FIGLI, MARITI, MOGLI E CONGIUNTI VARI - CONCORSO A BRESCIA: 700 CONCORRENTI, 8 VINCITORI, DI CUI 5 SIGNORE E SIGNORINE DI FEDE LEGHISTA (MOGLIE DEL VICESINDACO COMPRESA

Alberto Statera per "Affari e Finanza" di "la Repubblica"

 

«Posti di lavoro per i nostri figli», va declamando in questi giorni Umberto Bossi nei suoi comizi sincopati. Ma posti anche per fratelli, sorelle, mogli, nipoti, cugini, cognati, amanti e, pur se non consanguinei o affini, per padani di fede della prima e dell'ultima ora. Dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli, dilaga il modello padano clientela & parentela, che ormai quasi ogni giorno svela un nuovo capitolo, condito di piccoli e grandi abusi sulle risorse pubbliche.Tanto da far esclamare al sindaco di Torino Sergio Chiamparino: «Com'è il detto leghista? Roma ladrona? La Lega è peggio degli altri!».

Quanto a clientela, i casi di familismo amorale emersi in questi giorni in tutto il nord spesso superano ogni più ardito precedente della prima repubblica. Alcuni fanno persino sfigurare la sfolgorante carriera politica del "Trota", che Bossi ha imposto in nome del noto detto padano "i figli so' piezz'e core". A Torino, dove il presidente Roberto Cota vuole trasferire il ministero del Lavoro, la Regione trabocca ormai di figli, mariti e mogli e congiunti vari dei nuovi potenti.

A Brescia, in Provincia, abbiamo assistito al più incredibile concorso pubblico nella storia della prima e della seconda Repubblica: 700 concorrenti, 8 vincitori, di cui 5 signore e signorine di fede leghista: la moglie del vicesindaco di Brescia, la nipote dell'assessore all'Istruzione, due assistenti di un altro assessore, la capogruppo leghista nel consiglio comunale di Concesio.

 

Da nord ovest a nord est è tutto un fiorire della clientelare pianta leghista. Solo per fare qualche caso, a Verona la moglie del sindaco Flavio Tosi è stata nominata dirigente e capo della segreteria dell'assessore alla Sanità; a Trieste la moglie di Maurizio Balocchi è stata assunta dal presidente del Consiglio regionale Eduard Ballaman, quello che usava l'autoblu per le gite con la fidanzata, che a sua volta è stata impiegata dall'ex sottosegretario all'Interno.

Ma è a Milano che è partita nella sanità regionale la più scientifica operazione clientelare che si ricordi. A fine anno scade il mandato dei 45 direttori sanitari di Asl e aziende ospedaliere. Il Carroccio, forte della crescita elettorale, ne pretende 20 per insidiare il potere formigoniano di Comunione e Liberazione nella ricca sanità lombarda. Luciano Bresciani, medico personale di Bossi e assessore alla Sanità, punta su posizioni chiave, come quella all'ospedale di Brescia, il più grande d'Europa con i suoi 1.400 posti letto.

 

Dati i precedenti, è facile prevedere che per scalare le 20 prestigiose poltrone il principale titolo professionale sarà considerato il grado di parentela con i potenti leghisti locali e nazionali.

Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, inventore del federalismo alla padana, continua a ripetere che la Lega persegue il modello della Democrazia cristiana bavarese. Ma si è spinto un po' troppo a nord, visto che in termini di clientela e parentela il modello è indubitabilmente un altro: quello della Democrazia cristiana dorotea.

 20-09-2010]

 

 

LEGA LADRONA! IL PARTITO CHE DOVEVA MARCIARE SU ROMA PER DISTRUGGERE LA CASTA E I PRIVILEGI, SFREGIATO DA MALCOSTUME E DA UNA CORRUZIONE PIAZZA-PARENTI - DA FIORANI, CHE NEL 2004 NON SOLO SALVÒ LA BANCHETTA DELLA LEGA, CREDIEURONORD, DA UN FALLIMENTO CLAMOROSO, MA FINANZIÒ GENEROSAMENTE IL PARTITO DI BOSSI CON OLTRE 10 MILIONI DI EURO, AL REGALO DI STATO ALLA “SCIURA” BOSSI. PER LA SCUOLA DELLA MOGLIE DEL SENATUR CONTI IN ROSSO FINO AL 2008, POI DA ROMA LADRONA SONO ARRIVATI I VERI "VERDI", CIOè I “VERDONI”, CHE L’HANNO SALVATA - E L’EREDE-TROTA DEL SENATUR APRE LA CAMPAGNA DI BOLOGNA: NON SARÀ PIÙ ROSSA

 

1 - MAZZETTA VERDE LA TRIONFERÀ
Gianni Barbacetto per "Il Fatto Quotidiano"

 

Lega ladrona? I casi di malcostume e corruzione all'ombra del Carroccio si moltiplicano, tanto che un dirigente sempre abile ad annusare l'aria che tira, come il governatore del Veneto Luca Zaia, ha ammesso l'esistenza di una questione morale dentro la Lega. "Non possiamo permetterci di essere criticati per i nostri comportamenti amministrativi ", ha dichiarato Zaia, "noi della Lega abbiamo il dovere d'essere doppiamente puliti rispetto agli altri, perché da noi i cittadini si aspettano il massimo del rigore".

Invece proprio dal Veneto arrivano gli ultimi casi di pulizia non proprio perfetta. Il senatore della Lega Alberto Filippi, di Vicenza, è accusato dal faccendiere Andrea Ghiotto di avere un ruolo nella maxi evasione scoperta ad Arzignano, feudo padano e distretto della concia. Una brutta storia di tasse non pagate e di controlli aggirati: le indagini, in corso, diranno se anche a suon di mazzette.

A Verona, Gianluigi Soardi, presidente dell'azienda del trasporto pubblico cittadino Atv (ma anche sindaco leghista di Sommacampagna), si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria è piombata nei suoi uffici e ha sequestrato documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate.

 

Camillo Gambin, storico esponente del Carroccio ad Albaredo d'Adige (Verona), è agli arresti domiciliari per una brutta storia di falsi permessi di soggiorno r ilasciati in cambio di denaro. Alessandro Costa, assessore alla sicurezza di Barbarano Vicentino, è indagato per sfruttamento della prostituzione: gestiva siti di annunci a luci rosse. Nel vicino Friuli-Venezia Giulia, il presidente del consiglio regionale, Edouard Ballaman, si è dimesso dopo essere finito nel mirino della Corte dei conti per una settantina di viaggi in auto blu fatti più per piacere che per dovere.

In passato, Ballaman aveva realizzato uno scambio di favori incrociati con l'allora sottosegretario all'Interno (e tesoriere della Lega) Maurizio Balocchi: l'uno aveva assunto la compagna dell'altro, per aggirare la legge che vieta di assumere parenti nel medesimo ufficio. Aveva anche ottenuto l'assegnazione pilotata della concessione di una sala Bingo. In principio fu Alessandro Patelli, "il pirla", come fu definito da Umberto Bossi: l'ex tesoriere della Lega dovette ammettere nel 1993 di aver incassato 200 milioni di lire dalla Ferruzzi , causando a Umberto Bossi una condanna per finanziamento illecito.

Poi a foraggiare il Carroccio arrivò il banchiere della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani, che nel 2004 non solo salvò la banchetta della Lega, Credieuronord, da un fallimento clamoroso, ma finanziò generosamente il partito di Bossi con oltre 10 milioni di euro, tra fidi e finanziamenti. Con anche più d'una mazzetta, secondo quanto racconta Fiorani: una parte dei soldi consegnati dal banchiere di Lodi ad Aldo Brancher, parlamentare di Forza Italia e poi del Pdl, erano per Roberto Calderoli.

"Ho consegnato a Brancher una busta con 200 mila euro... Quella sera Brancher doveva tenere un comizio a Lodi per le elezioni amministrative... Mi disse che doveva dividerla con Calderoli (poi archiviato, ndr) perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica". Non ha fatto una gran bella figura neppure Roberto Castelli, che da ministro della Giustizia, tra il 2001 e il 2006, è riuscito a meritarsi un'indagine per abuso d'ufficio per il suo piano di edilizia carceraria, affidato all'amico Giuseppe Magni; e una condanna della Corte dei Conti a rimborsare 33 mila euro, perché la consulenza era "irrazionale e illegittima".

Aldo Fumagalli, ex sindaco di Varese, è indagato (peculato e concussione) per un giro di false cooperative. Matteo Brigandì, ex assessore al Bilancio della Regione Piemonte, è stato processato per truffa, per falsi rimborsi alle zone alluvionate. Francesco Belsito, sottosegretario alla Semplificazione, esibisce una laurea fantasma, presa forse a Malta. Monica Rizzi, assessore allo Sport della Regione Lombardia, si proclama psicologa e psicoterapeuta senza avere la laurea e senza essere iscritta agli appositi ordini professionali, tanto che la procura di Milano sta indagando per abuso di titolo.

Cattive notizie anche dall'Emilia-Romagna , zona di più recente espansione del Carroccio. Il vicesindaco di Guastalla (Reggio Emilia), Marco Lusetti, a giugno è stato accusato di irregolarità nella gestione dell'Enci (Ente nazionale per la cinofilia) di cui era commissario ad acta: aveva ordinato bonifici a se stesso con soldi dell'ente per 187 mila euro (poi non incassati). Il padre padrone della Lega emiliana, il parlamentare Angelo Alessandri, si è invece fatto pagare dal partito le multe (per un totale di 3 mila euro) per eccesso di velocità o per transito in corsie riservate.

Il capogruppo del Carroccio alla Regione Emilia-Romagna, Mauro Manfredini, e altri candidati del suo partito (Mirka Cocconcelli, Marco Mambelli) rischiano invece una maximulta (fino a 103 mila euro a tasta) per non aver consegnato, come prevede la legge, un resoconto preciso delle spese elettorali. D ov 'è finito il partito che inveiva contro Roma ladrona?


2- "TENGO FAMIGLIA" LA PARENTOPOLI È PADANA
Paola Zanca per "Il Fatto Quotidiano" (Hanno collaborato Stefano Caselli, Ferruccio Sansa, Ivana Gherbaz, Erminia della Frattina)

Lo dice un vecchio detto, il pesce puzza dalla testa. Dunque nessuno si stupisca se la Lega, il partito che doveva marciare su Roma per distruggere la Casta e i privilegi, si è trasformato nella più classica delle macchine piazza-parenti. Bastava dare un'occhiata a quello che ha combinato lui, l'Umberto, per capire come sarebbe andata a finire. Suo fratello Franco lo piazzò a Bruxelles a fare da assistente all'eurodeputato leghista Matteo Salvini. Ci provò anche con il primogenito Riccardo, ma tornò a casa appena il fattaccio finì sui giornali: "È assurdo che mi venga vietata ogni esperienza solo perché ho un cognome importante", si rammaricò.

Erano ancora lontani i tempi di Renzo, il figlio prediletto: oggi comunque anche la Trota è sistemata, seduto sugli scranni del consiglio regionale lombardo. Restano senza incarichi gli altri due eredi, Eridano Sirio e Roberto Libertà. Ma c'è tempo. Forse potranno trovare un posto alla Bosina, la scuola privata, di ispirazione chiaramente padana, fondata da mamma Manuela Marrone, che ha ricevuto un contributo di 800mila euro dal governo nazionale. Ecco, con una testa così, da quel pesce non potevamo che aspettarci di peggio.

E basta mettere insieme le notizie che arrivano dal profondo Nord per disegnare una mappa della Parentopoli leghista. Che non dovrebbe lasciare indifferenti gli elettori del Carroccio. Cominciamo dal Piemonte, dove Lo Spiffero, il Dagospia di Torino, ha raccontato la "Famigliopoli subalpina": una clamorosa infornata di mogli, cugini e cognati che Roberto Cota ha portato a segno da quando è diventato presidente.

Nella sua segreteria c'è Michela Carossa, figlia di Mario, capogruppo della Lega in Regione. Capo di gabinetto del governatore è Giuseppe Cortese, che ha trovato lavoro pure alla moglie, Isabella Arnoldi, diventata portavoce dell'assessore leghista Massimo Giordano, fedelissimo di Cota. Per loro, può darsi che la pacchia finisca al massimo tra cinque anni.

C'è invece chi, grazie alla Lega, si è costruito un futuro garantito. È il caso delle cinque vincitrici di un concorso per funzionari della Provincia di Brescia, come racconta Il Riformista. Ci hanno provato in 700 a conquistarsi il posto fisso, ci sono riusciti in 8, e per più della metà c'è puzza di raccomandato.

Ha vinto Sara Grumi, figlia di Guido, assessore leghista al Comune di Gavardo e candidato alle ultime regionali. C'è Katia Peli, nipote dell'assessore provinciale all'Istruzione, leghista pure lui, Aristide Peli. Lavoro assicurato anche per Silvia Raineri, capogruppo della Lega nel consiglio comunale di Concesio e moglie del vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi. Vittoria anche per Cristina Vitali e Anna Ponzoni: tutte e due lavorano già in Provincia, guarda caso entrambe per l'assessorato guidato dal leghista Giorgio Bontempi.

Sempre in Lombardia, questa volta a Varese , nel 2002 diventa presidente della Provincia Marco Reguzzoni, marito di Elena, figlia di Francesco Speroni, storico capo di gabinetto del Senatur quando era ministro delle Riforme. Niente paura, Reguzzoni non ha dovuto pagare il peso delle polemiche. Oggi è il capogruppo della Lega nientemeno che alla Camera dei Deputati. Restiamo sempre nel letto matrimoniale ma ci spostiamo più a est, a Verona, dove alla moglie del sindaco Flavio Tosi l'elezione del marito ha messo in tasca 45 mila euro all'anno in più.

Stefania Villanova lavorava già in Regione, ma è diventata tutt'a un tratto dirigente e messa a capo della segreteria dell'assessorato regionale alla Sanità. In Friuli, i leghisti le moglie se le sono incrociate. L'ex presidente del consiglio regionale Ballaman assunse Laura Pace, moglie dell'allora sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi. Lui si prese in carico Tiziana Vivian, ex fidanzata dello stesso Ballaman. Poi c'è il capitolo consulenti. A Padova , l'ex segretario provinciale della Lega Maurizio Conte - oggi diventato assessore nella giunta Zaia - affidò l'incarico per progettare e dirigere i lavori di un nuovo polo scolastico a suo fratello Tiziano. Con regolare bando di concorso, giura lui.

E se non puoi sceglierli in famiglia, c'è comunque un partito che ti assiste. Racconta il Pd Piero Ruzzante al Corriere del Veneto, di altre "designazioni" ai vertici di tre enti regionali: "Corrado Callegari in Veneto Agricoltura, impiegato di banca mestrino stipendiato con 15mila euro al mese; Antonello Contiero in Intermizoo, autista di autobus di Rovigo, premiato con 5mila euro mensili e inserito nel listino di Zaia; e Fausto Luciani in Avepa, ristoratore allo zoo-safari di Bussolengo e retribuito con ben 154mila euro annui".

Chiusura in bellezza a Bergamo. Nell'estate del 2009, racconta Bergamo News, l'architetto Silvia Lanzani, è stata incaricata, per 13.754 euro, di curare il progetto preliminare della nuova centrale di sterilizzazione dell'ospedale di Treviglio, diretto dal leghista Cesare Ercole. Silvia Lanzani è della Lega e fa l'assessore alle Infrastrutture in Provincia. Come si dice, una che lavora con la testa, con il cuore, e con il portafoglio.

3- REGALO DI STATO ALLA "SCIURA" BOSSI - PER LA SCUOLA DELLA MOGLIE DEL SENATUR CONTI IN ROSSO FINO AL 2008, POI DA ROMA SONO ARRIVATI I "VERDONI"
Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

La scuola della Lega? Un successone. "Quest'anno abbiamo superato i 300 alunni iscritti. Un record". È contento, contentissimo Dario Specchiarelli, presidente della cooperativa che gestisce asilo, elementari e medie nate e cresciute nel segno del "Sole delle Alpi". Solo che qui, nella scuola leghista di Varese, quella doc, quella benedetta da Umberto Bossi e diretta da sua moglie, la maestra Manuela Marrone, non c'è proprio traccia di simboli di partito. Adro? "Fatti loro", si scalda Specchiarelli.

Di certo il business viaggia alla grande. Nel 2009 la scuola ha festeggiato il primo bilancio in utile. Poca cosa, duemila euro e spiccioli. Ma nel 2008 i conti erano in rosso di quasi 500 mila euro su un milione di ricavi. Stessa musica nel 2007 e nel 2006: bruciati in perdite più della metà degli incassi. Di questo passo la scuola sarebbe stata costretta a chiudere i battenti, a meno di trovare ogni anno nuovi generosi sostenitori.

Niente paura, i soldi alla fine sono arrivati, come hanno raccontato i giornali già nel luglio scorso. Soldi pubblici: 800 mila euro stanziati dal Parlamento con la famigerata legge mancia, ovvero la distribuzione di finanziamenti a pioggia a favore delle più disparate iniziative sponsorizzate da deputati e senatori. Attenzione però, il denaro destinato alla scuola leghista è diventato di fatto un regalo alla signora Bossi con i suoi due sodali.

E cioè l'ex senatore (ovviamente leghista) Dario Galli, da due anni presidente della provincia di Varese nonché consigliere dell'azienda pubblica Finmeccanica, e il già citato Specchiarelli. Sono loro, infatti, assieme all'Associazione Bosina e all'omonima Associazione Bosina onlus, gli unici iscritti a libro soci della cooperativa "Scuola Bosina", che gestisce l'istituto varesino.

Negli anni scorsi questi volonterosi cooperatori hanno fatto fronte alle perdite di tasca loro. Tra il 2006 e il 2009, la coop ha perso la bellezza di un milione e 320 mila euro su due milioni e 360 mila euro di incassi. La signora Bossi, intestataria di 200 quote su un totale di mille che costituiscono il capitale sociale, è stata chiamata a fare la sua parte sborsando oltre 250 mila euro in quattro anni.

Stesso discorso per Galli e Specchiarelli, pure loro proprietari di 200 quote ciascuno. Insomma, un pessimo affare. Almeno fino a quando non si è aperto il paracadute di Stato. Da Roma ladrona sono arrivati 800 mila euro che hanno salvato il conto in banca degli educatori con la camicia verde. Il contributo è spalmato su due anni (300 mila retrodatati al 2009 e il resto per il 2010) ed è passato in Parlamento sotto la voce "ampliamento e ristrutturazione". Dei lavori per il momento non c'è traccia all'esterno del palazzo che ospita la scuola. Ma i soci padani, questo è sicuro, non dovranno aprire il portafoglio.

4- IL FIGLIO DEL SENATUR APRE LA CAMPAGNA DI BOLOGNA: NON SARÀ PIÙ ROSSA...
Marco Cremonesi per il "Corriere della Sera"

«La gente chiede di noi perché vuole cambiare. Non vuole più il rosso». Renzo Bossi dà il via alla campagna d'Emilia. L'erede designato del Carroccio ieri sera ha partecipato a un aperitivo organizzato dai Giovani padani al ristorante Kristal del capoluogo emiliano. Un nuovo segnale del fatto che per il Carroccio la regione a sud del Po nella prossima campagna elettorale sarà strategica.

Se i tre capisaldi del tradizionale insediamento padano offrono ormai margini di crescita comunque ridotti, l'Emilia e forse anche la Romagna - dove questa sera sarà Umberto Bossi - potrebbero continuare a far gridare al miracolo e prolungare l'ondata leghista anche alle prossime elezioni. Non per nulla ieri sera Renzo Bossi parlava dell'Emilia come di «quarta gamba della Padania». E tuttavia, il candidato sindaco per la sfida più importante - Bologna appunto - non c'è.

Ma in parecchi scommettono che il Pdl potrebbe passare la mano. Lo spiega l'ex candidato sindaco del partito di Berlusconi, Giancarlo Mazzuca, che nelle scorse settimane ha ritirato la sua disponibilità a guidare la coalizione: «A Milano rimarrà probabilmente Letizia Moratti, a Torino la Lega ha già Cota in Regione, Bologna rischia di andare alla Lega in un'ottica di coalizione».

E il Carroccio, anche se non riuscisse a sconfiggere il candidato Pd, potrà comunque far valere un'avanzata che il Pdl rischia di non riuscire ad eguagliare. E tuttavia, i problemi non mancano neanche qui: la faida tra il segretario Angelo Alessandri e il suo ex vice da lui espulso Marco Lusetti (i grillini con il tricolore di fronte al ristorante parlavano di «questione morale») hanno spinto Bossi a inviare la fida Rosy Mauro ad affiancare lo stesso Alessandri. [18-09-2010]

 

 

GUARDA COME BALLA BALLAMAN (sull’auto blu)! – INCHIESTA DELLA CORTE DEI CONTI SU 70 VIAGGI POCO ISTITUZIONALI DEL PRESIDENTE LEGHISTA DEL CONSIGLIO DEL FRIULI CHE VA IN UFFICIO TENENDO SOTTO L’ASCELLA UN REVOLVER 357 MAGNUM (“TRANQUILLI, NON LO PORTO IN AULA”) – IN AUTO BLU PER L’IMPERDIBILE PARTITA PADANIA-TIBET, PER UNA CENA GALANTE “DA GIGGETTO” O PER ANDARE A PRENDERE I PARENTI ALL’AEROPORTO…

Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

In vacanza, al ristorante, a vedere la partita con l'auto blu. Settanta viaggi poco istituzionali sono finiti in un dossier. Sul quale c'è un'inchiesta della Corte dei conti. Protagonista: il presidente del Consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord. Il partito che era nato tuonando contro le auto blu. C'era da andare a prendere i parenti della moglie all'aeroporto? «Autista: la macchina!».

Voleva vedere la partita di calcio Padania-Tibet? «Autista: la macchina!». Era invitato a pranzo dei suoceri? «Autista: la macchina!». Finché tutti questi viaggi poco istituzionali sono finiti in un dossier. Sul quale c'è un'inchiesta della Corte dei conti. Protagonista: il presidente del consiglio regionale del Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord. Il partito che era nato tuonando contro le auto blu.

La dettagliatissima ricostruzione dell'uso disinvolto dell'auto di servizio da parte dell'alto esponente del Carroccio, già deputato per tre legislature e questore della Camera, è stata pubblicata dal Messaggero Veneto. Dove Anna Buttazzoni ha rivelato un elenco sconcertante di una settantina di «missioni» dure da spacciare come dovute a obblighi d'ufficio. Frequenti trasferte a Campongara (Venezia) a casa dei genitori della fidanzata e poi moglie Chiara Feltrin. Una puntata a Jesolo «da un notaio per rogito appartamento al mare».

Una serata con la fidanzata al ristorante «Da Giggetto» a Miane. Un viaggio all'aeroporto di Venezia «con fidanzata per accogliere nonna e zio di lei in arrivo dal sud Africa per il matrimonio». Un paio di sfacchinate fino a Milano per assistere ai primi di maggio 2008 all'incontro di calcio citato tra la Padania e il Tibet e poi per partecipare alla proiezione del film fortissimamente voluto dai leghisti «Barbarossa» di Renzo Martinelli. E via così...

 

Un dettaglio spicca sugli altri: nella lista ci sono due trasferimenti alla Malpensa. Prima per «partenza viaggio di nozze». Poi per «rientro viaggio di nozze». Esattamente lo stesso sfizio che si era preso Giuseppe Buzzanca che proprio per quel viaggio era stato non solo messo sotto accusa ma addirittura dichiarato decaduto, dopo un tormentone di sentenze e appelli, dalla carica di sindaco di Messina.

Qual è la differenza? Che di là c'era il solito «terrone» della solita «Terronia» che si prende i lussi della Casta e di qua invece un virtuoso padano dedito al bene comune e costretto dalla forza degli eventi a utilizzare l'auto blu per il più personale di tutti motivi personali? Difficile da sostenere. Tanto più agli occhi dei leghisti duri e puri. Quelli che non hanno dimenticato come la Lega Nord sia stata per anni scatenata contro l'abuso delle auto di servizio.

Prima di «rassegnarsi» al comfort del sedile posteriore delle macchine dai vetri oscurati («È vero che noi della Lega per anni abbiamo dato battaglia su questa cosa. Ma per una donna e una mamma come me, diciamo la verità, l'auto blu è una bella comodità», spiegò l'allora presidente della regione Friuli-Venezia Giulia, Alessandra Guerra, «Non so come farei, se non venissero a prendermi a casa tutte le mattine») i leghisti erano arrivati al punto di presentare, nel 1993, un progetto di legge per abolire le Croma, le Mercedes, le Bmw da sostituire con Panda, Cinquecento, Renault 4 e Fiat Uno: «I potenti devono viaggiare in utilitaria».

Per non dire del «Manuale di resistenza fiscale» benedetto da Umberto Bossi nel novembre 1996 e illustrato da Mimmo Pagliarini e quel Roberto Maroni che oggi è al Viminale. I quali invitarono il contribuente «a un atto di disobbedienza» e a rivendicare il «diritto naturale» di togliere dalla dichiarazione dei redditi, tra l'altro, «35 mila lire di detrazione per le ingiuste spese delle auto blu».

 

Una offensiva durata anni. E ogni tanto tirata fuori tra mille strilli. Contro il governo quando a palazzo Chigi c'era Dini. Contro la regione Emilia-Romagna. Contro la provincia di Milano quando era presidente Filippo Penati. Contro Letizia Moratti, tre anni fa, quando Matteo Salvini propose di tagliare le auto in dotazione alla giunta e a ventitré dirigenti co-munali: «Facciamo andare a piedi gli assessori per costruire due villaggi solidali in Africa».

Rintracciato da Marco Ballico del Piccolo, che a maggio aveva già rivelato come andasse in ufficio tenendo sotto l'ascella un revolver modello «357 magnum» («tranquilli, non lo porto in aula»), Ballaman ha detto: «Se ho sbagliato pagherò. La maggior parte dei viaggi è giustificata. Sul resto vedranno i legali». Pagherà fino alle dimissioni? «Non penso proprio. Si paga il giusto, non di più».

Come mai è saltata fuori la lista di questi viaggi? Ovvio: un complotto. Di chi? Dei conducenti: «Probabilmente a lasciarli a casa, mi sono inimicato qualche autista». Come mai? Perché il presidente, il 1° aprile scorso, forse intuendo d'avere un po' esagerato, aveva deciso di fare il bel gesto: la rinuncia all'auto blu! Peccato che lo stesso Piccolo di Trieste l'aveva beccato: grazie al ricorso all'auto propria, una Rover, Ballaman incassava oltre allo stipendio lordo mensile di 16.500 euro, anche 3.200 euro in più al mese di rimborsi.

 

Ballaman non è nuovo alle cronache. Come scrisse il Gazzettino, nel 2001 il sito internet dei Monopoli dello Stato comunicò che «tra i cinque concorrenti» le concessioni di due sale Bingo erano «state assegnate alla Cristallina Srl (47 punti) e alla Milleuno bingo (45)». E chi c'era tra i soci della Cristallina Srl? Lui. E sempre lui c'entrava nella sventurata speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in Istria.

La faccenda più «curiosa», però, fu lo scambio delle mogli con l'allora sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi. Niente sesso, si capisce: per aggirare la legge che vieta di assumere i propri parenti, lui prese in ufficio la signora Laura Pace, compagna di Balocchi, e Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian, alla quale Ballaman era legato prima di fidanzarsi e poi sposarsi con l'attuale compagna di autoblù. Anche allora, manco a dirlo, trovò del tutto superfluo perfino l'accenno alle dimissioni. E quando mai?

 02-09-2010

 

 

ROMANZI A CHIAVE - LEGHISTI DI RAZZ...
Il Pdl a Roma e in Piemonte ha altre gatte da pelare, ma a suscitare mal di pancia nel centrodestra torinese è anche "Razz" di Augusto Grandi. Nel romanzo del giornalista del "Sole-24 Ore" edito da Daniela Piazza, si leggono un po' di cose in controluce: Alé Europa e gli alleati che confluiscono nel Partito degli Onesti, il movimento localistico Obelix (il soprannome di Mario Borghezio), il giovane professionista di Novara (come Roberto Cota, avvocato), l'imprenditore dell'est Vlasov.

La trama è alquanto hard e si svolge tra nottate in locali per scambisti o giocando la variante di poker che dà il titolo al libro, weekend in barca e belle ragazzotte piazzate nei posti di sottogoverno. I riferimenti, come sempre, sono casuali. L.B.
 

28.08.10

 

 

I LEGA-MI PERICOLOSI DEL TROTA – MO’ SO’ CAZZI PER BOSSI! “C’È SIMPATIA” TRA IL CONSIGLIERE REGIONALE ANGELO CIOCCA E IL FIGLIO DEL SENATÙR – SOLO CHE CIOCCA È STATO “CIOCCATO” TRA LE CARTE DELL’INCHIESTA SULLA ‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA - SI DIFENDE: “È UNA CAMPAGNA DIFFAMATORIA FATTA DA ABELLI, DOPO CHE LO ABBIAMO MASSACRATO POLITICAMENTE”…

Davide Vecchi per "il Fatto Quotidiano"


Per la prima volta la Lega non riesce a trovare una linea comune. A mettere in difficoltà il partito di Umberto Bossi non è il ddl anti-intercettazioni. Né la manovra finanziaria. O il federalismo. Tanto meno il lento naufragio degli alleati di governo. A scuotere il quartier generale del Carroccio è un giovane consigliere regionale lombardo eletto con 19 mi-la preferenze. Il recordman di voti si chiama Angelo Ciocca, ha 35 anni e da 16 segue fedelmente il leader in canotta.

 

Ma ha la "colpa" di essere finito nelle carte degli inquirenti per aver avuto rapporti con Pino Neri, avvocato tributarista di Pavia arrestato per concorso in associazione mafiosa. In via Bellerio, storica sede leghista, vige una legge ferrea. La ricorda l'ex Guardasigilli Roberto Castelli: "Chi non è limpido è fuori dal partito". E il problema è questo: sarà vero che Ciocca è coinvolto in strani giri? Che conosce Neri? Che ha ricevuto a prezzi di favore un appartamento a Pavia?

Che ha promesso dei voti al candidato al comune Del Prete? In attesa che la questione si chiarisca i solitamente intransigenti generali del Carroccio hanno deciso di dargli una possibilità. Al momento hanno scelto di fidarsi. Non tutti. Ma vale, per ora, la parola di Giancarlo Giorgetti, responsabile per il partito dei rappresentanti negli enti locali. Il consigliere non è stato mai convocato in via Bellerio. Giorgetti, però, lo ha chiamato più volte per rassicurarlo.

 

Ciocca, dal canto suo, non solo si difende dalle accuse. Smentisce tutte le voci che lo indicano come amico di fiducia (e tutor) di Renzo Bossi, anche lui neo-consigliere regionale. Nega di essere stato indicato dal leader come "uomo pericoloso". E rilancia: "È tutta una macchinazione ai miei danni, una campagna diffamatoria fatta da qualcuno che vuole coprire sue responsabilità gravi che emergeranno".

Quel qualcuno è "Abelli, che politicamente abbiamo massacrato". Di certo Gian Carlo Abelli non se la passa bene. Ha visto il suo bacino politico frantumarsi inesorabilmente, con le vicende giudiziarie in cui è rimasto coinvolto lui e la moglie, Rosanna Gariboldi, in manette con Giuseppe Grossi per le bonifiche nell'area di Santa Giulia a Milano. Ciocca ci tiene a prendere le distanze.

"Sono nella Lega da quando avevo 19 anni, non ho da temere niente", dice. E d'un fiato rimanda le accuse al mittente: "Non ho mai avuto rapporti con uomini della mafia. Quel Neri lì era un conoscente del mio interlocutore non mio. Non ho mai avuto con lui rapporti diretti o personali, tantomeno telefonici". L'appartamento? "Figurarsi, vivo ancora con i miei e quella casa, da visura catastale, è di proprietà di due signore". I voti a Del Prete? "La foto è del 27 giugno, si è votato venti giorni prima". Punto.

 

Respira e poi: "I giornali che l'hanno scritto li ho già querelati", aggiunge. E apre il secondo capitolo: i rapporti con la famiglia Bossi. Prima il giovane Renzo. "Dicono che io lo protegga? Figurarsi, non ho abbastanza esperienza da trasferire a una persona che ha come padre un maestro di vita". Certo, ammette, "il rapporto c'è: è iniziato da qualche mese, da quando siamo entrati in consiglio regionale.

 

Ma sarei falso a dire che siamo amici. C'è una simpatia reciproca. Renzo ha i numeri, è bravo, vuole crescere". Poi tocca al leader. "Per me la Lega è Umberto Bossi. Non è vero che mi ha chiesto chi finanziava la mia campagna elettorale. A una cena, appena eletti, mi ha chiesto come avevo fatto a prendere tutti questi voti. Poi si è rivolto a un altro collega: ‘Avete capito che bisogna stare in mezzo alla gente a fare comizi? Non bisogna andare in televisione'. Il resto è fantasia".

 

Insomma, a sentir parlare Ciocca gli inquirenti hanno preso una cantonata e sul suo conto la stavano prendendo anche in via Belle-rio. Menomale che s'è aperta una piccola crepa tra i colonnelli. Lui non lo sa. Dice che "nella Lega le fronde sono tempo perso". Sa però che Giorgetti ha scommesso su di lui. Si fida. Ha insistito per candidarlo. E infatti continua a chiamarlo. "‘Stai tranquillo che non succede niente, non ci saranno problemi' mi dice al telefono. E io gli credo", racconta Ciocca. La Lega attende fiduciosa la parola della magistratura.

 23-07-2010]

 

 

 

PADANIA LADRONA – SOTTO LE QUOTE LATTE, COVA LA GRANDE TRUFFA LEGAIOLA DEL CREDIEURONORD – LA BANCA DELLA LEGA FU SALVATA DAL FALLIMENTO SICURO GRAZIE ALLA BANCA DI LODI DEL FURBETTO FIORANI CHE IN CAMBIO OTTENNE L’APPOGGIO in Parlamento DI BOSSI AL ’SUO’ GOVERNATORE ANTONIO Fazio – E ORA I PM MILANESI PENSANO DI AVER CAPITO IL MECCANISMO TRUFFALDINO…

Paolo Griseri per "la Repubblica"

Il 22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida: «Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi».

 

Il popolo dei trattori aveva elevato i suoi osanna, sicuro che ancora una volta si sarebbe rinnovato il patto segreto e indissolubile che unisce i furbetti delle quote latte al Senatur e ai vertici del suo movimento. Un patto che in questi anni ha tenuto in ostaggio il governo e il Cavaliere.

Un patto inconfessabile, fatto di truffe, operazioni finanziarie spericolate, alleanze trasversali con i palazzi che contano a Roma Ladrona. Un patto rinnovato, non a caso, nel luogo simbolo della Lega: il Pratone di Pontida acquistato con i soldi della Banca Popolare di Lodi di Gian Piero Fiorani.

Per i leghisti Fiorani, plurinquisito protagonista dell´estate dei furbetti del quartierino, amico di Antonio Fazio, con lui precipitato nel buco nero delle inchieste e degli scandali, è soprattutto l´uomo che ha salvato dal fallimento la Credieuronord, la Banca padana sponsorizzata da Bossi.

Perché proprio Fiorani salva la banca di Bossi? Lo spiega lui stesso nell´interrogatorio del 5 gennaio 2006 di fronte ai pm milanesi Greco, Perrotti e Fusco: «A Fazio serviva l´appoggio della Lega in Parlamento. Giorgetti si era impegnato a sostenere il governatore in cambio del salvataggio della banca».

 

Ai leghisti come Giancarlo Giorgetti (oggi presidente della commissione bilancio della Camera) serviva salvare Credieuronord dal fallimento per coprire le operazioni spericolate dei vertici del movimento e le intermediazioni fittizie con le cooperative di allevatori create per nascondere la truffa delle quote latte non pagate.

Così non deve stupire se «il perché e il per come» cui alludeva Bossi parlando al popolo di Pontida meno di due mesi fa porta la firma di Antonio Azzollini, relatore dell´emendamento che rinvia ancora una volta il pagamento delle multe per gli splafonatori delle quote latte. Il fratello di Antonio Azzollini, Niccolò, era nel cda di Antonveneta, la banca che Fiorani aveva tentato di scalare nella primavera del 2005.

E´ in questo intreccio che si trova la spiegazione del mistero delle quote latte: non una semplice battaglia ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su 40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e il risarcimento per mancate promesse, quando nelle campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi risparmi a Credieuronord fidandosi della sponsorizzazione del Senatur: «Anche io sono socio fondatore di Credinord», era scritto sul manifesto pubblicitario con la faccia di Bossi.

 

Per molti allevatori la Credinord (poi diventata Credieuronord) è la banca intermediaria che veniva utilizzata per non pagare le multe del latte. La storia si ritrova nelle motivazioni con cui un anno fa il tribunale di Saluzzo ha condannato per truffa una sessantina di allevatori cuneesi, tutti soci delle cooperative Savoia fondate da Giovanni Robusti, leader dei Cobas del latte piemontesi e successivamente europarlamentare del Carroccio.

I giudici Fabrizio Pasi, Fabio Cavallo e Fabio Franconiero raccontano così il raggiro: «Dal momento in cui gli allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote loro assegnate, venivano effettuate (dalla cooperativa n. d. r.) tre registrazioni. La prima estingueva il debito nei confronti del fornitore del latte facendo sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli organi competenti per il superprelievo (la multa n. d. r.).

 

La seconda registrazione registrava lo spostamento del denaro dal conto della banca utilizzata dalle cooperative per incassi e pagamenti a un conto acceso presso la banca Credieuronord. La terza registrazione, che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva effettuata in corrispondenza dell´uscita del denaro dal conto della banca Credieuronord».
Il denaro tornava così agli allevatori che non pagavano la multa. Credieuronord aveva fatto il miracolo.

Nel corso degli anni Robusti e i soci delle sei cooperative costituite nel tempo (Savoia uno, Savoia due ecc.) avrebbero truffato in questo modo una somma compresa, a seconda dei calcoli, tra i 130 e i 200 milioni di euro.

Una bazzecola di fronte alla truffa da un miliardo di euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della Commissione agricoltura della Camera. Rainieri aveva messo in piedi, secondo il pm, un sistema di 28 cooperative a fare da schermo per evitare il pagamento delle multe. Funzionavano più o meno con lo stesso sistema delle Savoia: si chiamavano «Giuseppe Verdi 2001».

Nella storia di Credieuronord e dei vertici leghisti coinvolti nelle truffe alla Ue non c´è solo latte. Ci sono anche ardite quanto fallimentari operazioni immobiliari in Croazia, concluse con l´immancabile bagno di sangue per i contadini padani illusi dal sogno della villetta vista mare. Al punto che lo stesso popolo dei fedelissimi aveva cominciato a mugugnare contro i vertici. «Non perderete una lira», aveva promesso Bossi e Calderoli aveva promosso l´autotassazione dei big di via Bellerio per rifondere i contadini di quel che avevano perso.

 

«Anche noi - aveva aggiunto lo stesso Calderoli - siamo vittime del crac». Ma c´è un documento che lo smentisce. E´ il Rapporto dei Collegio dei revisori per l´anno 2006 sul bilancio dei partiti politici. A pagina 45 si legge: «Sulla base dei controlli di conformità e dei riscontri eseguiti sulla complessiva documentazione agli atti, il Rendiconto 2006 del partito politico Lega Nord non può essere considerato regolarmente redatto».

Tra i motivi della bocciatura, scrivono i revisori, c´è una «insufficiente informativa sulla gestione». In particolare «dalla nota integrativa al bilancio della partecipata Pontida Fin srl si rileva l´esistenza di due società indirettamente partecipate dalla Lega Nord e precisamente: la Pontida Servizi srl in liquidazione e Credieuronord holding spa». Altroché vittime del fallimento.

 

E´ proprio lo stretto rapporto tra queste speculazioni finanziarie e la fiducia accordata a suo tempo dai Cobas del latte agli gnomi padani di Credieuronord a spiegare perché da diversi anni le manifestazioni degli allevatori che hanno pagato non raggiungono lo scopo di far cessare i favori del governo ai furbetti del latticino.

Si scontrano con la forza di ricatto chi conosce bene i peccati originali della Lega. Dodici mesi fa un esercito di trattori assediò Arcore chiedendo a Berlusconi di far cessare lo scandalo delle protezioni del governo a chi non paga le multe. Fu inutile. Come probabilmente sarà inutile quest´anno, nonostante le nuove proteste di tutte le associazioni di allevatori e l´opposizione dello stesso ministro dell´Agricoltura, Giancarlo Galan, giunto addirittura a minacciare le dimissioni.

Più di tutto vale la promessa di Renzo Bossi, il «trota», figlio del Senatur. Il primo luglio, di fronte al gruppo degli irriducibili, al drappello di chi non vuole pagare (e spera di farla franca fino al 2015, quando verranno abolite le quote latte) il «trota» è stato chiarissimo: «Non vi preoccupate. Ci pensa mio padre».

 

 

[27-07-2010]

 

 

 

CREDIEURONORD: DA COMITATO SOCCORSO 2,5 MLN RIMBORSI A SOCI RISARCITI OLTRE 1.000 AZIONISTI DELL'EX BANCA DELLA LEGA...
(ANSA) -
Il Comitato di Soccorso dei soci dell'ex banca della Lega, guidato dal fedelissimo del Senatur Bruno Caparini, ha rimborsato con capitali raccolti tra volontari, oltre 2,5 milioni di euro degli investimenti effettuati dagli azionisti nell'allora Crediteuronord, oggi Euronord Holding in liquidazione.

Nel caso dei piccoli soci che ne hanno fatto richiesta, in possesso da 1 a 49 titoli, i rimborsi sono all'80% dell'investimento, per quelli con piu' azioni i rimborsi sono del 40%. 'Stiamo lavorando per garantire a tutti l'80% di quanto versato entro due anni - ha spiegato Caparini - ma il nostro obiettivo e' continuare per arrivare al 100%'. Per ora il Comitato di Soccorso ha effettuato 'almeno un versamento di denaro alle oltre 2.000 persone che ci hanno richiesto un aiuto', presentando domanda di rimborso a fine 2007.

Il Comitato di Soccorso afferma che 1.069 soci, tra coloro che avevano fatto richiesta di rimborso, avevano sottoscritto da 1 a 100 azioni, 566 soci da 101 a 300, 150 soci da 301 a 500, 88 soci da 501 a 1.000 e 50 soci oltre le mille azioni. Per ora, quindi, risultano 'completamente rimborsati' (con l'80% del capitale investito, ndr) oltre 1.000 azionisti ed entro la fine dell'anno sara' versata una seconda tranche, per completare il rimborso a favore di altri 500 soci, su un totale di circa 2.000 persone.

23.07.10

 

ANCHE TREMONTI HA FAMIGLIA - lacrime e sangue PER GLI italiani, "REGALINI" PER I LEGHISTI - piccole deliziose prebende infilate tra le pieghe DELLA SUA MANOVRA CHE HANNO fatto INFURIARE L’ALTERNATIVA ALLA LEGA, ALIAS PIERFURBY Casini: "Vorrei chiedere a Tremonti perché non trova i soldi per i poliziotti ma li trova, invece, per le marchette della Lega a favore dei truffatori delle quote latte"...

Francesco Specchia per "Libero"

 

 

Non disturbate il manovratore, please (nel senso finanziario del termine) pure se le manovre son ardite. Ieri Giulio Tremonti fieramente assiso nella Commissione Bilancio della Camera ha avuto parole d'elogio per sè stesso. Ha parlato di una manovra -la propria- che «per la prima volta tocca i papaveri» e che, allo stesso tempo è stata «accettata dal Paese»; ha poi aggiunto, confermandone la blindatura del testo, che «ho questa impressione, la fiducia dà fiducia».

 

Infine ha assicurato che «non ci sarà un'altra manovra nel corso del 2010». Anche se la sua strategia era appena inciampata sulle quote latte, dato che la Commissione per le politiche europee aveva chiesto una soluzione al problema, in un parere, in ogni caso, non vincolante (la condizione era che venisse soppresso l'articolo che prolunga fino al 31 dicembre 2010 il termine per il pagamento delle sanzioni. Ma il Carroccio ha fatto mancare i numeri al Pdl in Commissione Agricoltura).

 

Tutto bene, dunque. Se non fosse che la suddetta manovra -giusta: lacrime e sangue per tutti- toglie agli italiani nel complesso, ma concede agli amici leghisti (con cui Giulio ha cenato, nei giardini di Villa Aurelia al Gianicolo, festeggiando l'arrivo della pausa estiva) regalini, omissioni, piccole deliziose prebende infilate tra le sue pieghe.

Concede, in soldoni, qualche soldino, non esattamente argent de poche. Sicchè non aveva tutti i torti Pier Ferdinando Casini quando, sempre ieri, affermava «Vorrei chiedere a Tremonti perché non trova i soldi per i poliziotti ma li trova, invece, per le marchette della Lega a favore dei truffatori delle quote latte».

Per dire. Sfruculiando tra la pandetta si scopre che all'art.12 viene soppresso il comma 12, e si ripristinano le "migliori condizioni di favore vigenti per i piemontesi danneggiati dall'alluvione del '94", "eliminando il vincolo ai soli rapporti di natura tributaria o contributiva".

 

I maligni sussurrano che la sparizione del suddetto comma favorirebbe Gianna Gancia, presidente della Provincia di Cuneo leghista, manager import-export nel settore vinicolo e compagna del ministro Calderoli. Nell'art.15 è stato sostituito il comma 6: un atto che assicura ai Comuni imbriferi una maggior entrata extratributaria e concede vantaggi ai concessionari delle grandi "derivazioni d'acqua a fini idroelettrici"che cedessero a 5 province tra il 30% e il 40% dei diritti di sfruttamento.

 

Le 5 provinciesono Como, Sondrio, Belluno, Brescia e Verbania, guarda caso leghiste. Sempre all'art. 15 viene introdotto il comma 6-sexies che assicura a Veneto e Friuli condizione di vantaggio nel controllo degli utili delle autostrade venete, le quali dal 2017 dipenderanno da un consorzio tra le due stesse regioni. Tradotto: un bel favore al governatore Luca Zaia.

Il quale Zaia si avvantaggia anche della modifica del comma 1 dell'art. 47 ("Nuove modalità per la concessione dell'autostrada del Brennero", annessa garanzia del finanziamento del tunnel del Brennero anche in deroga alle normali procedure); e si compiace dell'aggiunta del comma 3- bis allo stesso articolo che include l'areoporto di Venezia tra quelli "idonei alla definizione di un contratto di programma in deroga alla normativa di settore".

 

Cioè: maggior autonomia rispetto alle norme Anpac. L'introduzione dell'art.40bis attiene alla proroga delle quote latte, di cui già s'è polemizzato. Mentre all'art.46 passa una modifica al comma 1, ossia "Nuove modalità per non perdere i finanziamenti CDDPP per la tramvia di Verona", una norma non generalista che identifica il beneficiario, visto che non è possibile scrivere "nome e cognome del favorito".

 

La tranvia fortemente voluta dal sindaco scaligero Flavio Tosi è certamente unaconquista e un gesto di civiltà per chi -come noi- è veronese. Ma non crediamo che nel resto d'Italia la pensino allo stesso modo...

 

 22-07-2010]

 

 

Il cerchio del celodurismo si chiude: NELLA VITA DEL TROTA SPUNTA IL MEROLONE – BRESSO: UNA MERCEDES SPARA RICORSI – JUAN ESTEBAN CASELLI SENATORE O GUARDIA SVIZZERA? - ARRIVANO LE verdi STRISCE PEDONALI PADANE – L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER LA MULTA ALL’AUTO BLU (CHE BLU NON ERA) - PERCHÉ RAVENNA È CONTRO I TAGLI, MA SPENDE 35MILA€ PER OSPITARE 200 TEDESCHI…

 

Dal "Giornale"

 

1- MERCEDES, UNA MACCHINA DA RICORSI...
Non contenta di aver messo in bilico la poltrona di Cota, l'ex zarina del Pd Mercedes Bresso controrilancia e - come rivela "Italia Oggi" - ricorre contro gli stessi giudici del Tar che di fatto hanno riaperto i giochi per la presidenza del Piemonte. L'ex governatrice, ormai una vera e propria macchina da ricorso, ha impugnato davanti al Consiglio di Stato quella parte della sentenza che rinvia alla giustizia civile il ricorso contro la lista «Pensionati per Cota». Intanto l'altra sponda della politica piemontese non sta a guardare: i legali del governatore Cota presenteranno oggi al Consiglio di Stato ricorso contro il riconteggio dei voti deciso dal Tar.

 

2- LO SHOW PER LA MULTA ALL'AUTO BLU...
Altro che il classico «lei non sa chi sono io». Qui si battono tutti i record: chi aveva mai solo potuto pensare di presentare un'interrogazione parlamentare per farsi togliere una multa di 38 euro? A segnare il massimo punteggio mai registrato di «arroganza da potere» Michele Izzo, segretario particolare dell'ex sottosegretario all'Economia e coordinatore del Pdl in Campania Nicola Cosentino. Il pomeriggio del 4 luglio Izzo parcheggia la sua auto a San Felice Circeo (Latina) su un posteggio riservato ai carabinieri.

 

 

Quando si accorge della multa va su tutte le furie: corre al comando dei vigili urbani urlando che sono degli incapaci, perché non si sono accorti che la sua è «un'auto di servizio parcheggiata per ragioni istituzionali». I vigili urbani non si scompongono e così Izzo chiama i carabinieri. I militari, dopo aver ascoltato le rimostranze di Izzo, fanno gli accertamenti e verificano che l'auto non è di servizio, ma intestata a Izzo stesso. Conclusione: oltre a dover pagare la multa ora Izzo deve anche affrontare una denuncia per «false dichiarazioni».

3- UN NUOVO FRATELLO PER RENZO BOSSI: SPUNTA IL MEROLONE...
Un'amicizia nata all'ombra delle passerelle della kermesse più prestigiosa dell'universo leghista: Miss Padania. E poco importa se all'epoca uno dei due aveva dodici anni e l'altro 45. Quando l'amicizia scatta, scatta. E si mantiene nel tempo. «Oggi gli dò consigli, lui a volte è criticato ma è un ragazzo di valore. Non fuma, non beve, non si droga».

 

Queste le parole che Valerio Merola ha dedicato su "Oggi" di questa settimana a Renzo Bossi, il figlio del Senatùr consigliere regionale della Lombardia per la Lega Nord. Ma la stima del «Merolone» non va solo al rampollo del leader del Carroccio. A dispetto dei suoi natali romani Merola si dichiara infatti fan della Lega tutta: «Mi ha permesso di fare tante conoscenze: in questo lavoro non puoi essere isolato». Un legame, ci tiene a sottolineare infine Merola, non interessato: «Gli amici nella Lega li ho da tanto, se avessi voluto favori li avrei chiesti prima».

4- IL SENATORE FA LA GUARDIA SVIZZERA...
Qualcuno dia al senatore del Pdl Esteban Juan Caselli, rappresentante a Palazzo Madama di tredici Paesi dell'America del Sud, un'alabarda e una divisa da guardia svizzera. Se le è meritate. Il politico, nato e residente in Argentina ed eletto al Senato nell'aprile 2008 nella circoscrizione Estero, ha infatti recentemente preso pubblicamente le difese di Ratzinger contro un attacco del leader del Venezuela Hugo Chavez. «Davanti alle recenti dichiarazioni fatte dal presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, Hugo Chavez, contro Sua Santità Benedetto XVI, esprimo il più energico rifiuto a un così grossolano e gratuito attacco alla figura del Pontefice». Forse Caselli punta a ritornare, anche se con una altra veste, a vivere in Vaticano. Del resto lui in San Pietro ci ha già vissuto: dal 1997 al '99, come ambasciatore argentino presso la Santa Sede.

 

 

5- ARRIVANO LE STRISCE PEDONALI PADANE...
Lui si è giustificato tirando in ballo curiose motivazioni cromatiche: «Il rosso è troppo aggressivo, il verde si adatta meglio al paesaggio». Difficile però non leggere nella scelta del sindaco leghista di Veronella (Verona) Michele Garzon, di dipingere di un bel verde vivo il fondo stradale degli attraversamenti pedonali, una strizzata d'occhio allo stile padano. Ma in fondo nelle vicinanze di Verona - dove peraltro il primo cittadino è un leghista di ferro come Flavio Tosi - la Lega ha uno dei suoi feudi storici. Non importa da che lato della strada sei: il Carroccio è sempre lì.

 

6- RAVENNA CONTRO I TAGLI MA SPENDE 35MILA EURO PER OSPITARE 200 TEDESCHI...
Dov'è Ostalbkreis? Chiedere a Ravenna. Le due province, quella nel Baden-Württemberg, distretto di Stoccarda, e quella romagnola, sono gemellate. E per «rafforzare questo rapporto di amicizia», oltreché, certo, «mantenere la pace fra i popoli e sviluppare buone pratiche di educazione ai diritti umani», gli italiani dal 26 al 29 luglio ospiteranno 220 studenti tedeschi.

 

Per quel «Gran Sport Galà» fra Faenza, Ravenna, Cervia e Cesenatico, i quattro Comuni, la Provincia di Ravenna e la Regione hanno stanziato 35mila euro. Che vanno ad aggiungersi ai 35mila che la Provincia di Ravenna solo un paio di mesi fa ha destinato al convegno «Il contributo di regioni ed enti locali alla pace, alla cooperazione e alla coesione nell'area adriatica e in Europa» che si è svolto a Cervia il 28 maggio. Due delibere per un totale di 70mila euro in due mesi. Dopo le quali gli enti locali romagnoli sono andati a Roma a protestare contro i tagli del governo.

 

 22-07-2010]

 

c’è UN BORDELLO INTORNO A BOSSI - "CHI TI HA DATO I SOLDI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE?" - scoppia il caso ciocca: il consigliere leghista è il ’badante’ del figlio trota e fa parte del gruppo che è in guerra aperta contro i colonnelli, guidato dal trio marco reguzzoni, rosy mauro e federico bricolo che ha già mollato cota e può contare sul neotesoriere e sulla ’padania’. e ora punta a far fuori giorgetti....

Tonia Mastrobuoni per "Il Riformista"

 

All'indomani delle regionali, durante la riunione dei leader della Lega con i neoeletti in Lombardia, una frase di Umberto Bossi fa gelare il sangue ai presenti. Nel clima di festa per i risultati del Carroccio, a un certo punto si alza in piedi Angelo Ciocca, classe 1975, militante del Carroccio da sempre ma reduce da un improbabile trionfo di quasi 19mila voti a Pavia e proiettato dritto dritto in consiglio regionale.

ll leader lumbard lo guarda torvo e lo fulmina: «Tu sei un uomo pericoloso - ruggisce - chi ti ha dato i soldi per la campagna elettorale?». Come dimostrano le recenti vicende giudiziarie, Bossi ci aveva visto lungo. Risale a una settimana fa l'arresto del boss della 'ndrangheta Pino Neri che avrebbe garantito una valanga di voti a Ciocca in cambio di un appartamento a prezzo scontato al centro di Pavia e di altri favori.

Al di là delle vicende giudiziarie e dello shock della "prima volta" del coinvolgimento della Lega in una inchiesta giudiziaria che riguarda la 'ndrangheta, il problema, per il senatur, è politico. Nella guerra di successione che già infuria nel partito, Ciocca figura nel gruppo che Guido Passalacqua aveva battezzato su Repubblica "il cerchio magico". Un gruppo molto, troppo vicino alla famiglia Bossi.

 

Narrano le cronache che attraverso Giangiacomo Longoni, un altro consigliere regionale lombardo che è diventato l'ombra del figlio di Bossi, Ciocca avrebbe frequentato da tempo anche Renzo, appunto (ormai noto come "la Trota"). Usato a mo' di ariete per conquistare potentati e poltrone all'ombra del grande e indiscusso capo. A cominciare dell'incarico di leader dei Giovani Padani, ricoperto attualmente da Paolo Grimoldi. A lui uno dei boss del "cerchio", Marco Reguzzoni, avrebbe chiesto di farsi da parte per far posto al Trota. Grimoldi gli avrebbe risposto: «Se me lo chiede Bossi, lo faccio subito. Se me lo chiedi tu, no».

 

Longoni, l'amico di Ciocca e di Renzo Bossi, è figura minore del "cerchio magico" ma è piuttosto emblematico per capire gli attuali schieramenti nel Carroccio. Che vedono contrapposti, riassumendo, il "cerchio" e i cosiddetti "colonnelli". Non a caso, alla fine degli anni Novanta, quando era segretario provinciale di Varese, Longoni tentò di espellere dal partito per "indegnità" un concittadino in forte ascesa nel partito che era già stato ministro del primo governo Berlusconi e che aveva il pallino del rock: Roberto Maroni. Soprattutto, Longoni divenne successivamente l'assessore di Reguzzoni, ex enfant prodige del Carroccio divenuto presidente della Provincia di Varese a 31 anni.

Del "cerchio magico" Reguzzoni rappresenta, assieme a Rosy Mauro e Federico Bricolo, l'apice di un triumvirato che ha scaricato da poco quello che era considerato sino a poco tempo fa il "quarto uomo", cioè Roberto Cota. Una triade talmente attiva in questo periodo dall'aver ricompattato il fronte dei colonnelli del partito, Calderoli, Maroni, Castelli e Giorgetti, divisi periodicamente da antiche ruggini che ogni tanto riemergono e dall'eterna questione del dopo-Bossi. Di quest'ultimo fronte fa parte anche, raccontano fonti di via Bellerio, l'altro governatore-chiave, Luca Zaia.

 

Tornando a Cota, attualmente è seduto su un potentato, quello della regione Piemonte, molto pericolante per il ricorso vinto dall'ex governatrice Bresso, ma soprattutto troppo lontano da Roma. La prospettiva, se si dovesse rivotare e se il Pd schierasse davvero Chiamparino, è fosca. Cota potrebbe finire consigliere regionale d'opposizione. La gola profonda leghista racconta addirittura che il governatore del Piemonte starebbe cercando di riaccreditarsi presso il fronte avversario dei "Roberti".

 

Quel che preoccupa i colonnelli, al momento, è che il "cerchio" può già contare su alcuni uomini chiave nella galassia leghista. A partire da Francesco Belsito, neotesoriere del partito, subentrato a Maurizio Balocchi anche nel ruolo di sottosegretario alla Semplificazione. Ma il "cerchio" può contare anche sulla maggioranza dell'organo di partito, la Padania, e sul capogruppo del Carroccio al Parlamento europeo, Donato Speroni. E non è un mistero che Reguzzoni punti a succedere all'acerrimo nemico Giorgetti sulla poltrona di segretario nazionale del partito.

 

Tuttavia, il brusco risveglio del "caso Ciocca", ampiamente discusso all'ultima riunione ai vertici di via Bellerio, potrebbe essere il campanello d'allarme, per Bossi. Impegnato con il suo partito, com'è noto, a contendere sul territorio la capillare presenza della Compagnia delle opere in Lombardia e a espandere il consenso a sud del Po. Con l'ombra delle 'ndrine e della corruzione sul partito - qualcuno teme che siamo appena agli inizi di una bufera giudiziaria che potrebbe far molto male al Carroccio - quest'ambizione rischia di morire in culla.

 

 21-07-2010]

 

 

re BOSSI – ROMA SARÀ PURE “LADRONA” MA I LEGHISTI SEMBRANO CONTAGIATI DAL familismo ALL’ITALIANA - DOPO CHE IL PRIMOGENITO HA MOLLATO LA POLITICA PER I RALLY, IL SENATùR SI è DEDICATO ALL’ASCESA DEL TROTA IN POLITICA – HA TROVATO FINANZIAMENTI PER L’ISTITUTO DELLA MOGLIE (800MILA€ IN 2 ANNI) E CI SONO ANCORA DUE FIGLI DA PIAZZARE: ERIDANIO SIRIA E ROBERTO LIBERTÀ

 

Elisabetta Reguitti per "il Fatto Quotidiano"

 

Una mozione che impone agli ambulanti l'obbligatorietà della presentazione del Durc (documento unico di regolarità contributiva) è stato il primo atto del neo-consigliere regionale Renzo Bossi firmatario anche di alcuni documenti come il progetto di legge per "la spedizione telematica del bollettino ufficiale della Regione Lombardia".

Sembra insomma che il figlio in qualche modo cerchi di meritare la nomina ricevuta in regalo dal papà disposto a tutto nell'ultima campagna elettorale pur di fare convergere le preferenze su Renzo (varesino ma infiltrato nel collegio di Brescia) assicurandogli così un futuro sicuro in politica.

 

Già perché anche Umberto Bossi come la maggioranza dei rappresentanti politici "tiene famiglia". È dei giorni scorsi, infatti, la notizia che la signora Manuela Marrone (moglie del Senatùr) potrà beneficiare di 800 mila euro in due anni - per decreto del ministero del Tesoro - da destinare alla scuola "Bosina" di Varese che tra i suoi obiettivi si pone di educare i piccoli all'attaccamento alle tradizioni e all'identità del territorio.

 

L'istituto scolastico padano, fondato dalla signora Bossi nel 1998, tra l'altro non è presieduto da uno qualunque, bensì da Dario Galli, presidente della Provincia di Varese con un posto anche nel consiglio di amministrazione di Finmeccanica.

Tracce di sostegno alla Bosina, per la verità, se ne ritrovano anche in Regione Lombardia già nel 2003: una delibera stabiliva di approvare uno schema di convenzione tra l'ente e l'Associazione Bosina Onlus, assegnando 2 mila e 500 euro per tale progetto. Robetta per la verità rispetto alla cifra stanziata oggi da Roma che sarà pure "ladrona " ma che serve anche ai politici padani contagiati evidentemente dal nepotismo all'italiana.

 

Pare insomma abbiano smesso i panni dei "duri e puri" che tuonavano contro il "clientelismo e i posti di lavoro per i parenti come accade in Terronia". Con i fatti, contrariamente alle parole usate nei comizi, i leghisti cercano di sistemare parenti e affini.

Tutto, per la verità, era iniziato nel 2004 con le assunzioni al Parlamento europeo di Franco Bossi (fratello di Umberto) e Riccardo (primogenito nato dal primo matrimonio con Gigliola Guidali) come assistente dell'europarlamentare Francesco Speroni. Portaborse ben remunerati, riportava Gian Antonio Stella in un pezzo di allora, considerato che ogni deputato riceveva 12.750 euro per i collaboratori. Oggi Riccardo Bossi (30 anni) sembra aver momentaneamente accantonato le velleità politiche puntando tutto sulle gare di rally.

 

Sei anni dopo l'esperienza a Bruxelles fatta dal primogenito, il capo del Carroccio è tornato a rilanciare il partito a misura di famiglia puntando sull'ascesa politica del quarto (il prediletto) figlio sostenendo una campagna elettorale "blindata" sul piano delle candidature affinché Renzo potesse stravincere.

Detto, fatto. E siamo all'oggi del consigliere Bossi junior e il suo primo atto ufficiale: una mozione che non ha mancato di sollevare critiche. Definita da Sinistra ecologia Libertà "solo una brutta scopiazzatura della mozione presentata alla Camera dei deputati; entrambe, non parlano la lingua sacrosanta del contrasto all'evasione fiscale, ma quella del razzismo".

Ma al commento politico andrebbe aggiunta una semplice riflessione logica sul fatto che gli ambulanti generalmente sono persone uniche, non hanno molti dipendenti, dunque imporre la presentazione del documento che accerta l'avvenuto versamento dei contributi - per se stesso - non sembra fondamentale rispetto alla vera necessità di contrastare le frodi fiscali di natura contributiva.

 

Di fatto cosa cambia? Che se in base alla normativa vigente, in Lombardia, per avere la licenza era sufficiente certificare di essere iscritti agli enti previdenziali ed assistenziali (ma non avviene la verifica di regolarità dei pagamenti) ora sarà invece obbligatorio presentare il Durc.

 

La mozione per la verità non ha trovato molti sostenitori neppure tra gli ambulanti "autoctoni" figuriamoci tra gli immigrati: espressamente inseriti nel testo della nuove disposizioni legislative introdotte "per combattere l'evasione contributiva del commercio ambulante accresciutasi anche in seguito dell' ampliamento della platea ad operatori extracomunitari". Ma la vera sorpresa è stato scoprire come la comunicazione dell'efficientissima e invidiatissima macchina del governatore Roberto Formigoni viaggi ancora su carta e non su sistema telematico.

Tanto è vero che con una specifica mozione (primo firmatario Stefano Galli ) Bossi junior & Co invitano presidente e giunta regionale a provvedere all'invio del Burl (bollettino ufficiale regione Lombardia) agli abbonati (per lo più enti e amministrazioni) non più per posta ordinaria bensì per posta elettronica.

Insomma Renzo Bossi studia per diventare "il" leader del partito del padre. Ha abbandonato (forse) i giochini stupidi come "rimbalza il clandestino" su facebook e ai colonnelli leghisti, come Maroni e Calderoli e Giorgetti, semmai spetterà il compito di accompagnare Renzo e magari anche Riccardo nel loro cammino politico. Volendo poi ci sono anche i fratelli Eridanio e Roberto Libertà perché si sa: la Lega è e rimarrà Bossi. 14-07-2010]

 

 

ALLA FACCIA DI ROMA LADRONA ANCHE LA LEGA TIENE FAMIGLIA - I LUMBARD ROMPONO I PIERFERDI NEL PANIERE DEL CAINANO? E IL GIORNALE DI FELTRUSKHAIDER PASSA SUBITO AL MANGANELLO: DALLA FINANZIARIA LACRIME E SANGUE (DEGLI ALTRI) SPUNTANO 800MILA € PER LA SCUOLA PADANA DELLA MOGLIE DI BOSSI - I SOLDI ARRIVANO PER “AMPLIAMENTO E RISTRUTTURAZIONE” ED È CONTENUTO NELLA COSIDDETTA ’LEGGE MANCIA’....

 

Paolo Bracalini e Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

 

Trecentomila euro per il 2009 e 500mila euro per il 2010. Le ristrutturazioni costano, e se c'è un aiuto statale è meglio. Quello stabilito nel decreto del ministro del Tesoro lo scorso 9 giugno è stato particolarmente generoso con la Scuola Bosina di Varese. Un nome che forse dice poco ai più, ma che nella Lega Nord dice molto. La Scuola Bosina, o Libera Scuola dei Popoli Padani (una delle associazioni della galassia Lega nord), è stata infatti fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone, «maestra di scuola elementare di lunga esperienza» (spiega il sito della scuola), ma soprattutto moglie di Umberto Bossi.

 

La signora Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a questa scuola materna, elementare e secondaria improntata alla cultura locale, alle radici e al territorio. Presidente della scuola è Dario Galli, che oltre a occuparsi di pedagogia padana è stato anche senatore della Lega.

 

Proprio il Senato, con la commissione Bilancio (di cui la Lega ha la vicepresidenza), ha formalizzato l'elenco di enti beneficiari dei contributi stanziati nel «Fondo per la tutela dell'ambiente e la promozione dello sviluppo del territorio» creato nel 2008. Un elenco lunghissimo che comprende associazioni culturali, case di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università e appunto qualche scuola. L'impegno statale per l'istituto scolastico padano è complessivamente di 800mila euro per due anni, 2009 e 2010, rubricato alla voce «ampliamento e ristrutturazione».

 

Il provvedimento della commissione bilancio ha anche un nome più popolare, «legge mancia», perché in quel modo senatori e deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni che hanno particolarmente a cuore (per circa 200milioni di euro tra Senato e Camera), ovviamente anche a fini elettorali.

Non è questo il caso della Lega e della Scuola Bosina, il cui finanziamento (certo, generoso) non serve alla Lega per accontentare il proprio elettorato ma per sostenere un progetto in cui il Carroccio crede molto. Basta leggere la mission dell'istituto sul sito della Lega Nord: «La Scuola Bosina si propone come obiettivo quello di coniugare l'insegnamento previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto sociale locale, di formare futuri cittadini integrati nella realtà storica, culturale, economica e industriale che li circonda, pronti a confrontarsi con altri modelli sociali».

Il metodo educativo padano si incentra sulla «progressiva scoperta del territorio» che avviene fin dalla scuola dell'infanzia, presentando narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche strettamente legate alle tradizioni locali e «numerose visite guidate sul territorio, che consentono al bambino di riconoscere da diverse angolature la propria identità». Identità formata anche con lo studio del dialetto locale (tra cui appunto la lingua bosina, cioè il varesino), considerato fonte di cultura e tradizione da salvaguardare. «Abbiamo voluto questa scuola perché era fondamentale insegnare "dal basso" l'attaccamento alle tradizioni e all'identità del territorio» disse Bossi durante una parata di ministri e autorità, da Maroni alla Moratti, in onore dell'istituto padano.

 

La società cooperativa, con sede legale a Varese, ha chiuso il bilancio 2008 con una perdita di 495.796 euro, anche se le iscrizioni non vanno affatto male. Due anni fa, raccontò Panorama, gli alunni erano cresciuti del 25% e per la prima volta la Scuola Bosina era stata costretta a creare le liste di attesa per i suoi studenti. Forse da lì l'esigenza di ampliarsi e ristrutturarsi, grazie agli 800mila euro gentilmente concessi dai senatori. [12-07-2010]

 

come mai brancher ha scelto il coup de théâtre (non richiesto ed anche umiliante) delle dimissioni in Tribunale? - imputato di ricettazione e appropriazione indebita (scalata ad Antonveneta), Brancher ha evitato la prevista testimonianza del suo grande accusatore, Fiorani e quella politicamente imbarazzante del suo ex co-imputato, Calderoli - Il ministro leghista avrebbe incassato 100 dei 200 mila euro che l’allora banchiere avrebbe donato a Brancher nel 2004 il giorno di un comizio a Lodi.....

Antonella Mascali per Il Fatto quotidiano

Non era mai accaduto che un ministro si dimettesse in Tribunale. Ma ieri lo fatto Aldo Brancher. Che invece di lasciare prima l'incarico e poi presentarsi al processo, come vorrebbe il galateo istituzionale, ha scelto il coup de théâtre. Preceduto da una letterina firmata dalla segreteria generale di Palazzo Chigi per salvare la faccia a lui e al governo e dimostrare - anche se non ci crede nessuno - che Berlusconi gli aveva dato un dicastero non per bloccare il processo, come è riuscito allo stesso premier, ma per merito.

 

Con il completo blu da ministro, Brancher, imputato di ricettazione e appropriazione indebita, per un filone dell'inchiesta sulla scalata ad Antonveneta, ha reso dichiarazioni spontanee atteggiandosi a salvatore della Repubblica: "La mia presenza qui oggi (ieri, ndr) è in segno di rispetto per il Tribunale. Sono qui a difendere la mia innocenza".

 

La voce è bassa, quasi sovrastata dai flash dei fotografi e dal trillo di un telefonino. Istanti di pausa, poi ha aggiunto: "Pensavo di dover privilegiare i miei obblighi verso il Paese...". Affinché "finiscano strumentalizzazioni e speculazioni politiche confermo quindi di rinunciare al legittimo impedimento e anticipo in questa sede la mia rinuncia all'incarico ministeriale".

 

Da ministro a fuggitivo. Uscito dall'aula, ha dribblato i giornalisti e ha lasciato il Palazzo di Giustizia da una porta secondaria. Non senza aver ottenuto quanto chiesto dai suoi difensori: il rito abbreviato incondizionato. Unica scappatoia dopo quella fallimentare sulla via del ministero all'Attuazione del federalismo trasformato, dopo l'ira di Bossi ("Per il Federalismo un solo ministro. Io"), alla "Sussidiarietà e decentramento".

 

Con il rito alternativo, Brancher ha salvato in parte se stesso ma soprattutto la Lega e quindi l'asse Bossi-Berlusconi, fondamentale per il Cavaliere, alle prese con Fini il "traditore". Si è tolto dai piedi anche giornalisti e telecamere, perché l'udienza del 28 luglio sarà a porte chiuse. E quel giorno, o al massimo il 29, è prevista la sentenza. In caso di condanna è garantito lo sconto di un terzo della pena.

 

Ed essendo ora un processo "allo stato degli atti", ha evitato la prevista testimonianza del suo grande accusatore, Giampiero Fiorani e quella politicamente imbarazzante del suo ex co-imputato, Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione - secondo le dichiarazioni di Fiorani - avrebbe incassato 100 dei 200 mila euro che l'allora banchiere avrebbe donato a Brancher nel 2004 il giorno di un comizio a Lodi.

 

Un pagamento "chiaramente finalizzato a ottenere l'appoggio della Lega alle posizioni di Bankitalia (per fare in modo che Antonio Fazio restasse governatore, ndr) in sede parlamentare". Il ministro leghista ha negato ogni addebito e la sola parola di Fiorani ha portato il pm Fusco a chiedere per lui l'archiviazione, confermata dal gip. Brancher invece non si è mai fatto interrogare.

 

Il Carroccio gli deve molto ma appare ingrato: "Il caso Brancher - ha detto Calderoli nei giorni scorsi - riguarda Brancher. Non ci riguarda". Ieri poi lo stesso Calderoli l'ha bollato come un atto dovuto: "Ha fatto quello che tutti i cittadini vorrebbero dai politici"

L'ex ministro ha legato le sue dimissioni a "speculazioni". Ma in realtà sono state dettate da Berlusconi, in difficoltà per il voto fissato per giovedì prossimo sulla mozione di sfiducia al suo fedelissimo, presentata da Pd e Idv. E che avrebbe potuto spingere i finiani a votarla. Tanto che il segretario del Pd, Bersani ha esclamato: "Li abbiamo messi all'angolo!".

 

Il Cavaliere, in segno di gratitudine per lo scampato pericolo, un minuto dopo l'annuncio in Tribunale, si è fatto sentire: "Ho condiviso con Aldo Brancher la decisione. La volontà di evitare il trascinarsi di polemiche ingiuste dimostra ancora una volta la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del Paese...".

Per corroborare la storiella della nomina a ministro per la causa dell'Italia, Brancher - su un foglio non intestato - ha scritto al segretario generale di Palazzo Chigi, Manlio Strano per chiedergli di "rimodulare il calendario degli impegni governativi e ministeriali che prevedono la mia presenza al fine di partecipare al processo che mi riguarda..."

Accontentato: "Comunico che è stato rimodulato il calendario dei suoi impegni...". Senza però indicare quali, come già successo nel certificato per l'udienza del 26 giugno, quando Brancher ha provato ad appigliarsi al legittimo impedimento al premier e ministri, pur non avendo neppure le deleghe. Gli è andata male. Molto male.

 

 

[06-07-2010]

 

 

 

Caroccio nel caos - calderoli ’uccide il padre’ ("brancher? bossi sapeva tutto") e apre ufficialmente la guerra a maroni per il dopo-bossi - ed è ’il giornale’ di feltrusconi a girare ilo coltello nella piaga: "Si racconta anche di un colloquio privato in cui Bossi ha preso da parte un esponente leghista accusandolo di "essere uno di loro", di stare «con i traditori". Quali traditori

 

Paolo Bracalini per Il Giornale

Ma che succede dentro la Lega? Calderoli che arriva a correggere Bossi, Bossi che torna a tuonare sugli eserciti pronti a calare su Roma e sui ministeri al Nord, i pasticci intorno all'operazione Brancher e alla partita, collegata, dell'Agricoltura, lo scontro tra Lega di governo (con Tremonti) e Lega territoriale (contro Tremonti), il mal di pancia sulla questione quote latte, lo spettro dei poteri forti che vogliono sabotare le riforme del Carroccio.

E poi gli indizi di forti spaccature interne, di regolamenti di conti tra correnti avverse, addirittura di veleni sparsi per convincere il capo di un piano ordito alle sue spalle. Insomma, uno scenario inaudito in un partito che si vuole monoblocco, organizzato attorno al leader, disciplinato militarmente e senza divisioni, tutti come un sol uomo.

 

Nella Lega, da qualche tempo, non è più così, e il caos che sta prendendo piede nel Carroccio, anche se custodito come un segreto inconfessabile, comincia a filtrare all'esterno, con delle spie minime ma chiarissime. Come l'intervista di ieri a Calderoli, in cui il ministro spiegava al Corriere che «Bossi sapeva tutto sulla nomina di Brancher», smentendo quindi la ricostruzione di un Bossi ignara vittima dell'operazione-autogol, fatta accreditare anche dentro il partito.

Qualcosa non sta funzionando, e non soltanto nella comunicazione. Dietro lo scollamento e gli scricchiolii interni, raccontano testimoni addentro alle cose padane, si intravede piuttosto un conflitto, latente da mesi ma ora palese, tra due fronti che si contendono la leadership nel partito e la fiducia di Bossi, che poi è ancora quello che comanda.

 

Sì, ma consigliato da chi? I cartografi del movimento disegnano una mappa che ha due «aree di influenza» ben distinte: da una parte quella dei colonnelli, in primis Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (più operativi nel partito rispetto a Maroni e Castelli), rispettivamente il referente governativo della Lega (anche a livello territoriale, come coordinatore delle segreterie) e quello economico del partito, competente su tutte le questioni che investono le scelte strategiche della Lega nelle fondazioni, nei Cda delle aziende pubbliche e nei gangli vitali del movimento.

Dall'altra, invece, un altro centro di potere interno, che poggia i suoi piedi nella struttura dei due gruppi parlamentari a Roma, con i due capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo, e la «supervisione» di Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e storico braccio destro del leader (e si dice anche di un ruolo della moglie di Bossi...).

 

Spesso però le due componenti vanno per conto loro, creando una situazione di confusione e di stallo nel movimento, abituato ad una gerarchia puramente verticale. L'azione parlamentare, per esempio, chi la decide? I colonnelli o i capigruppo? Perché non succede più come prima, quando l'attività era perfettamente coordinata e poi convalidata dal capo? Chi dà la linea, in assenza di un'indicazione da Bossi?

Tra i parlamentari il disagio cresce. E non solo lì, racconta uno di loro, ma anche sul territorio, che percepisce la confusione di ruoli ai vertici e, per reazione, tende a bloccarsi (fatto salvo l'iperattivismo dei Giovani padani, un corpo abbastanza a sé stante, però).

 

L'apice della tensione si è toccato in questi giorni. Nel partito circola una versione, allarmante ma accreditata, sul caso Brancher. Qualcuno, si dice, ha voluto mettere in cattiva luce Roberto Calderoli, cercando di farlo apparire come il regista dell'operazione alle spalle dello stesso Bossi. Una falsità, perché il Senatùr sapeva tutto, com'è naturale in una decisione di quel tipo e come ha spiegato chiaramente anche il ministro della Semplificazione.

Però - è sempre la versione interna -, il tentativo di affossare i colonnelli storici c'è, anche perché come nel Pdl si ragiona di un dopo-Silvio, anche nella Lega si immagina un dopo-Umberto. Si racconta anche di un colloquio privato in cui Bossi ha preso da parte un esponente leghista accusandolo di «essere uno di loro», di stare «con i traditori». Quali traditori? Parole soltanto riferite, certo, ma che fanno aleggiare un contesto di veleni e sospetti, dentro la Lega Nord, che ha tutta l'aria di una faccenda seria. [29-06-2010]

 

BOSSI FA IL FURBETTO DEL CHIAGNE E FOTTE E CALDEROLI LO SMERDA SUL ’CORRIERE’ - "BOSSI SAPEVA TUTTO, ERA A CONOSCENZA DELLE DELEGHE E LA SERA PRIMA DEL GIURAMENTO FESTEGGIAMMO IO, BOSSI, TREMONTI E BRANCHER ALL’AEROCLUB DI ROMA" - 2- ANCORA: "DA TEMPO SI LAVORAVA A FAR DIVENTARE MINISTRO BRANCHER. PER BOSSI L’OPZIONE PRINCIPALE ERA ALDO ALLE POLITICHE AGRICOLE E GALAN ALLO SVILUPPO ECONOMICO. MA QUESTA IPOTESI NON SI È REALIZZATA PER PROBLEMI DI EQUILIBRI INTERNI AL PDL. A QUEL PUNTO SI È PARLATO DI UN MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO" - 3- FELTRI LEGA I FURBETTI DEL CARROCCIO: "BOSSI ABBIA IL CORAGGIO DI PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ DI FRONTE AL QUIRINALE, AL GOVERNO E AGLI ELETTORI. PERCHÉ È VERO CHE IL CAVALIERE HA LE SPALLE LARGHE, MA TUTTO HA UN LIMITE. ANCHE L’INDECENZA"

1 - CALDEROLI SPUTTANA BOSSI: "LA SERA PRIMA DEL GIURAMENTO FESTEGGIAMMO INSIEME IO, BOSSI, TREMONTI E BRANCHER ALL'AEROCLUB DI ROMA"
Alessandro Trocino per il Corriere della Sera

 

Roberto Calderoli fa il punto sull'intricato caso Brancher giunto, forse, all'epilogo.
Ministro, forse per evitare guai peggiori, alla fine Brancher ha rinunciato al legittimo impedimento.
«Ha fatto bene, la scelta giusta per evitare certe strumentalizzazioni. Io stesso gliel'ho consigliato».
L'impressione di molti è che sia stato fatto ministro anche per quello.
«Ecco, proprio per smentire questa lettura falsa, ha fatto bene a rinunciare».

 

- Qualcuno dice che lo ha fatto su ordine di Berlusconi: un eventuale conflitto d'attribuzioni avrebbe portato la Corte a far saltare la legge sul legittimo impedimento, lasciando il Cavaliere senza scudo.
«Non so se Berlusconi abbia avuto un ruolo in questa decisione. Credo che abbia riflettuto Brancher stesso. Comunque, per evitare conflitti, avrei preferito che il legittimo impedimento fosse stato fatto subito per via costituzionale e non con soluzioni tampone».

- «Avvenire» invita Brancher a dimettersi.
«Non vedo perché. La richiesta avrebbe avuto un senso fino a quando avesse continuato a usare lo scudo».

 

- Facciamo un passo indietro. Si dice che la nomina a ministro sia stata decisa da lei e Tremonti.
«Ci attribuite un potere che non abbiamo. Sulla nomina erano d'accordo sia Berlusconi sia Bossi».

- Per qualcuno Bossi è stato scavalcato, se non peggio.
«No, da tempo si lavorava a far diventare ministro Brancher. Per Bossi l'opzione principale era Aldo alle Politiche agricole e Galan allo Sviluppo economico. Ma questa ipotesi non si è realizzata per problemi di equilibri interni al Pdl. A quel punto si è parlato di un ministro senza portafoglio».

 

- Insomma, Brancher ministro a tutti i costi?
«Si voleva dare un riconoscimento al suo importante ruolo. Non si sono verificate le condizioni per l'Agricoltura, ma c'erano altri vuoti da riempire».

- E qui comincia il giallo delle deleghe.
«Qualcuno ha commesso un errore».

- Qualcuno chi?
«Non credo in malafede, ma la delega decisa era sul federalismo amministrativo ex articolo 118. Omettendo, per ignoranza, l'ultima parola, è sembrato che parte delle deleghe siano state sottratte a Bossi e non al ministro Fitto».

- Fitto, forse, non è rimasto contento di questi movimenti.
«Quindici giorni fa gli è stata data una delega importante sul piano per il Mezzogiorno, fondi Fas e contributi europei. Anche dopo un confronto con lui, sono state scritte le deleghe».

- Il decreto con le deleghe, però, non è ancora uscito in Gazzetta. Come mai?
«Non chiedetelo a me, spetta a Palazzo Chigi. Comunque passa sempre almeno un mese di regola dopo il giuramento: è successo a me, a Bossi e a molti altri. Non vedo il problema».

- Bossi era a conoscenza delle deleghe?
«Certo che lo sapeva. La sera prima del giuramento abbiamo cenato insieme, presenti anche Tremonti e Brancher, all'Aeroclub di Roma. In quell'occasione abbiamo festeggiato anche il nuovo ministro».

- Qualcuno ricorda che anche lei, prima che la sua posizione fosse archiviata, era indagato nel processo Antonveneta.
«Francamente mi cadono le braccia. Io sono incensurato e da indagato sono andato a farmi interrogare e mi sono fatto fare tutti gli accertamenti personali e patrimoniali».

 

- Brancher fa bene a rinunciare all'impedimento in modo definitivo?
«Sì, io mi sono messo a disposizione e ho trovato persone serie che volevano sapere come sono andate le cose».

- Come valuta il comportamento del Quirinale e la nota sul legittimo impedimento?
«Fermo restando che le parole del presidente non si commentano, ha ragione Bossi: Brancher ha fatto una cosa poco furba. Per questo da parte del Colle c'è stato un legittimo risentimento».

- Il danno d'immagine al Il governo è grande. Ci sono andare le condizioni per avanti?
«Se regge l'asse Berlusconi-Bossi si va avanti due o trecento anni».

- Manca ancora all'appello il ministro allo Sviluppo economico.
«Sì, l'ho sollecitato più volte a Berlusconi. Noi preferivamo Galan, ma ora credo che il miglior ministro possibile sarebbe Berlusconi in persona. Se decide di farlo, però, non dovrebbe farlo pro tempore ma assumersi l'incarico in pieno».

- La Lega è spaccata? Non è un mistero che ci sia un po' di fronda verso di lei, accusato di agire troppo in solitaria.
«La Lega è un partito leninista, come dice Maroni: ma c'è un ampio confronto interno. Tutte le cose importanti non sono mai condivise solo da me e Bossi ma da tante altre persone».

- È partita la lotta di successione?
«Chi parla di queste cose è un cretino. Bossi è la Lega e la Lega è Bossi. E poi il capo ormai è il punto di equilibrio tra maggioranza e opposizione. Quando c'è un problema tanti dicono: andiamo da Bossi che ci pensa lui».

 


2 - CARI LEGHISTI NON FATE I FURBETTI
Alessandro Sallusti
per "Il Giornale" (pubblicato il 26 giugno)

Adesso che il caso Brancher scotta davvero, adesso che anche il Quirinale prende le distanze dal neoministro al Federalismo che ha fatto valere il legittimo impedimento per non andare a farsi processare, adesso che qualcuno rischia di farsi male ecco che scatta il fuggi fuggi, il negare responsabilità, il passare il cerino in mani altre. E dove finisce la fiammella?

Ovviamente tra le dita di Silvio Berlusconi che in quanto presidente del Consiglio ha, come stabilisce la legge, proposto a Napolitano la nomina a ministro del suddetto Brancher. Di fatto le cose stanno proprio così. Ma non sempre i fatti la dicono giusta. In effetti quale motivo aveva il premier di imbarcare un nuovo ministro, per di più con delega al federalismo, per di più con vicende giudiziarie aperte, sapendo di andare incontro a pasticcio certo?

I soliti ben informati hanno la risposta pronta: Brancher è un ex dirigente Fininvest, amico personale del Cavaliere, che come si sa, è uomo generoso e solidale con i compagni di squadra alle prese con qualche guaio, economico o giudiziario che sia. È tutto vero, ma non applicabile a questo caso, perché Berlusconi ha anche un'altra caratteristica: non è fesso, difficile che sia l'ispiratore e realizzatore di una cosa non concordata con tutte le componenti alleate, cotta e mangiata con una fretta sospetta.

 

Ma se la storia fosse diversa da quella che appare, allora chi ha chiesto a Berlusconi e sostenuto al Quirinale la nomina di Brancher? Certamente un amico, ovvio. E di amici influenti al punto da poter ottenere una cosa del genere, il neoministro ne ha nella Lega. A partire da Bossi che oggi prende le distanze irritato, che dice di essere stato imbrogliato ma che nel Consiglio dei ministri che approvò la nomina - raccontano i presenti - si prodigò in parole di elogio per «il Brancher che non possiamo lasciarlo per strada che tiene pure due bambini».

Bossi quindi sapeva e benedì. Non solo. Lo stesso Bossi nelle scorse ore ha proposto di spostare Brancher dall'attuale poltrona a quella dell'Agricoltura (al posto di Galan), cioè di passarlo da ministro senza portafoglio a ministro con portafoglio, cosa che, guarda caso, farebbe decadere l'obiezione di Napolitano sul fatto che il legittimo impedimento vale solo per i secondi.

Ma questo spiega solo l'attaccamento della Lega a Brancher e l'imbarazzo di oggi del leader del Carroccio di fronte alla rabbia del suo popolo che ha mal digerito il pasticcio, non il mistero del mandante. Uno che certamente si è esposto pubblicamente, nelle prime ore del dopo nomina, è stato il ministro leghista Roberto Calderoli che rimase anche invischiato nella stessa vicenda giudiziaria, quella dello scandalo della Banca Popolare Italiana, che ha dato origine al processo per il quale oggi Brancher chiede il legittimo impedimento.

Fu il presidente della banca, Gianpiero Fiorani (che tra l'altro salvò dal crac Credieuronord, istituto di credito della Lega) a sostenere di aver pagato alcuni politici per difendere il posto dell'allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Tra questi fece il nome di Brancher che avrebbe riscosso anche per conto di Calderoli. Il primo fu rimandato a giudizio, il secondo completamente scagionato.

Ma lasciamo la vicenda giudiziaria nelle sue sedi, anche se è evidente chi potrebbe avere paura di un processo a Brancher. E certo non è Silvio Berlusconi. Il fatto è che la Lega non può far finta di non saperne nulla, non sta in piedi a rigor di logica, non ha senso politicamente.

Di più. Evidentemente qualcuno nelle alte sfere del Carroccio ha chiesto, forse preteso dal premier, la nomina di Brancher a ministro. Ed è stato accontentato. Questo qualcuno oggi abbia il coraggio di prendersi la responsabilità di fronte al Quirinale, al governo e agli elettori. Perché è vero che il Cavaliere ha le spalle larghe, ma tutto ha un limite. Anche l'indecenza.

3 - BRANCHER: ‘L'ITALIA PERDE I MONDIALI E LA GENTE SE LA PRENDE CON ME'
Da La Stampa

"Si lamenta della ‘cattiveria e dell'odio a tutti i livelli', che non si aspettava: ‘Nella vita ne ho passate di tutti i colori, ma fino a questo punto...'. E si spinge a una fantasiosa interpretazione degli attacchi contro di lui: ‘L'Italia perde i Mondiali e la gente se la prende con me'. Il giorno dopo la marcia indietro, dopo aver annunciato la rinuncia al legittimo impedimento e la disponibilità a presentarsi dai magistrati il 5 luglio, il neoministro del Decentramento, Aldo Brancher controbatte alle critiche di questi giorni. Arrivate anche dal Pdl e dalla Lega (anche se il ministro dichiara ‘non penso mi abbia abbandonato, non penso proprio'), e ieri persino dal quotidiano dei vescovi, ‘Avvenire', che ha scritto di ‘capolavoro di autolesionismo'. 28-06-2010]

 

 

LA LEGA E L’ACQUA SANTA! - QUANDO SI PARLA DI SOLDI E POTERE BANCARIO NON C’È RITO CELTICO O CACCIA AL CLANDESTINO CHE TENGA: LA CHIESA E I LUMBARD STRETTI IN UN PATTO D’ACCIAIO PER SPARTIRSI LE BANCHE DEL NORD - GLI INCIUCI TRA LEGA, OPUS DEI E COMUNIONE E FATTURAZIONE, SOTTO LA REGIA DI GIULIETTO TREMONTI E DELL’OPEROSO CARDINAL BERTONE - IL RUOLO DELL’OPUSIAN-CONSERVATORE ETTORE GOTTI TEDESCHI, PRESIDENTE DELLO IOR E CONSIGLIERE NELLA TREMONTIANA CASSA DEPOSITI E PRESTITI - ECCO SPIEGATA LA SPARATA ANTI PILLOLA DEI NEO GOVERNATORI ZAIA E COTA…

 

Marco Alfieri per "Il Sole 24 Ore"

Ieri mattina nella sua città all'assemblea della Cattolica di assicurazioni, poi via di corsa nella Novara di Roberto Cota per quella del Banco Popolare diviso tra la testa scaligera e le propaggini lodigiane e piemontesi. Durante il trasbordo in elicottero, il sindaco di Verona Flavio Tosi avrà certamente guardato in basso città e province ricche e ambiziose diventate quasi tutte verdi al voto di fine marzo, ripassandosi il film incandescente di questi giorni: le mire di Bossi sulla galassia del nord, i colpi di coda sul "bancone" UniCredit e le faide sabaude dentro Intesa Sanpaolo.

 

Sempre e solo Padania, un territori o che brucia più storia di quanta ne produca. «Al nord gli equilibri stanno cambiando, anche il potere bancario tende a riallinearsi», spiega un importante banchiere. Ë soprattutto la finanza post De in manovra. L'obiettivo è riempire i vuoti nell'erogazione del credito dopo la stagione delle fusioni, che ha finito per penalizzare quel tessuto di pmi diffuse morse dalla crisi. Ma la spinta a occupare i nuovi spazi contempla ovviamente uno sguardo alla politica: in rapporto dialettico, non di rado cripto padano, con l'asse Tremonti-Lega uscito fortissimo dalle Regionali e in ottimi rapporti con il Vaticano di Tarcisio Bertone.

 

Guardare questi sommovimenti da Verona può essere utile perché la città veneta incarna perfettamente lo spirito dei tempi in cui scampoli della ex galassia bianca tornano a raccordarsi nei giorni del leghismo egemone: da un lato il post conciliare Giovanni Bazoli, dall'altro l'opusian-conservatore Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior e consigliere nella tremontiana Cassa depositi e Prestiti. A fare da cerniera, il presidente della fondazione Cariplo e dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, fresco della pax bancaria con il Tesoro.

Il takeover ecclesiastico in fondo nasce proprio in riva all'Adige, primavera 2007, quando il crociato leghista Tosi stravince le elezioni attaccando la Curia e il suo buonismo verso i rom in nome di un cattolicesimo più identitario. Un'elezione che produce una ricaduta nello stop al progetto di cittadella finanziaria, sponsorizzato dai poteri forti cittadini insieme al sindaco uscente, il cattolico "adulto" Paolo Zanotto (Pd): Paolo Biasi, l'imprenditore/banchiere presidente della fondazione Cariverona grande azionista UniCredit oggi al centro degli appetiti leghisti, Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco Popolare e l'allora a.d. della Cattolica, Ezio Paolo Reggia (presidente era il notaio Camadini).

 

Fratta Pasini, ad esempio, è stato il cerimoniere del Convegno nazionale Cei dell'ottobre 2oo6. E amico personale del cardinal Scola, il patriarca di Venezia figura di riferimento per Cl, e il suo Banco gestisce i fondi dell'otto per mille.

Ad agosto lo si è visto al meeting di Rimini mentre la cavalcata dell'allora PopVerona comincia proprio con il cattolico conservatore Fazio a palazzo Koch e con l'acquisto del Banco di San Geminiano e San Prospero (grazie all'accordo con la Bi.Invest controllata all'epoca dalla Meta di Giuseppe Garofano), la fusione con la Novara, la presa del CreBerg, e poi della Lodi nell'era post Fazio e Fiorani. Ma di area Opus sono stati alti vertici della banca: da Federico Pepe a Giuseppe de Lucia (attuale segretario generale di Assopopolari). Fratta deve muoversi in equilibrio in mezzo a questi mondi.

Anche Paolo Biasi, che guida dal '93 la fondazione scaligera, ha ottime entrature in Vaticano, sempre sponda Opus Dei, a cui è vicino il fratello, già nel board di Deutsche Bank Italia. Il contenzioso prosegue da mesi: «troppo autoreferenziale il salotto veronese», è l'accusa leghista. Ma al netto del monito bossiano, non è affatto certo che il Carroccio ad ottobre lo sfratti, quando si andrà al rinnovo del Consiglio. Con il sindaco Tosi Biasi sta scendendo a patti.

 

I due collaborano sulla gestione dei rom e la valorizzazione immobiliare cittadina. «Le Fondazioni devono tornare sotto il controllo del territorio e i sindaci determinanti negli orientamenti delle erogazioni», è il Tosi pensiero. Per il resto, si vedrà.

Cooperazione/competizione, dunque. Con l'Opus dominante e insieme una virata del sistema verso Cl. L'accordo siglato dal Banco Popolare con la Compagnia delle Opere per concedere finanziamenti agevolati alle cooperative associate va in questo senso. Compagnia guidata a Nord-Est da quel Graziano Debellini a sorpresa grande elettore del neo doge Luca Zaia. «Ë una specie di tandem che supera i tempi in cui l'Opus snobbava Cl (e a sua volta Cl la Lega)», nota una fonte cittadina.

 

Oggi vanno a braccetto su una serie di partite: housing sociale, residenze universitarie, formazione. Lega e Cl portano voti e imprese, l'Opus la finanza e le banche. Nasce proprio da queste suggestioni l'ipotesi di una fusione «bianca» tra Ubi e Banco popolare: uscirebbe fuori un nuovo colosso nelle terre del forzaleghismo, tra Pedemontana e Corridoio 5. Un risiko che somiglia da vicino all'idea lanciata dal presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, e ripresa subito, guarda caso, da Giancarlo Giorgetti? 26-04-2010]

 

 

"VI SVELO I SEGRETI DI BOSSI AI TEMPI DI MANI PULITE" - PARLA PATELLI, BRACCIO DESTRO DEL SENATUR. POI FU PRESO CON UNA BUSTARELLA DA 200 MILIONI E PER TUTTI DIVENNE IL “PIRLA” - "LA SETTIMANA PRIMA DELL’ARRESTO DI MARIO CHIESA SO PER CERTO CHE DI PIETRO HA DUE INCONTRI ECCELLENTIA: COSSIGA, PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, E ANDREOTTI, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO. UN MODO, SECONDO ME, PER OTTENERE L’OK E PARTIRE CON L’OBIETTIVO DI FAR FUORI IL PSI E I PARTITI..."

Alessandro Dell'Orto per "Libero"

 

«Piacere e scusi se ho spostato il giorno dell'appuntamento, ma ieri avevo un esame all'Università».

Da quando Alessandro Patelli insegna?

«No, frequento come studente. Sono iscritto da tre anni a Scienze Politiche».

Quanti esami le mancano?

«Tre: psicologia sociale e due di lingua. Conto di finire entro dicembre, poi vorrei fare la specialistica. Ho la media del 24 e un 30 e lode in Sociologia della criminalità organizzata, con Nando Dalla Chiesa».

Patelli, perdoni la domanda un po' sfacciata. A 59 anni fa lo studente universitario, complimenti. Ma di cosa vive?

 

«Ho un vitalizio della Regione che mi permette di condurre una vita dignitosa. Abito a Milano e in questi anni ho fatto anche qualche consulenza. Poi, per un periodo, ho effettuato lavoretti per il pensionato universitario, cose umili. Tipo alzarsi alle 4.30, due volte la settimana, per portare in strada la spazzatura della Bocconi. Non mi vergogno a raccontarlo».

E con la politica non fa più nulla?

«Ad ogni tornata elettorale qualcuno mi chiama. Ultimamente ho aiutato la Dc».

E la Lega?

«Ora sono indipendente, ma il cuore è leghista, impossibile dimenticare i primi anni, le scelte, i sacrifici».

Le piace la Lega di oggi?

«Non credo che la nuova classe politica sia più preparata di quella dei miei tempi. I vari Cota, Zaia, Stucchi, semplicemente, dicono alla gente quello che la gente vuole sentirsi dire. Non c'è dietro un vero progetto politico».

 

Roberto Calderoli è Ministro per la Semplificazione Normativa. Tante uscite folkloristiche, ma anche buoni risultati.

«Non mi piace. È una macchietta. Dice di aver soppresso 29mila leggi. Ma quali sono? Ce le spieghi. Non condivido il suo comportamento e sa che feci quando un suo parente, nel '94, mi disse indicandolo: "Eccolo, è nato il sostituto di Bossi!"?».

Che fece?

«Gli risi in faccia».

 Rapporti difficili?

«Mai avuto l'ambizione di essergli amico. Lui invece ambiva a essermi nemico».

 

E Umberto Bossi? L'ha più visto?

«Due anni fa, al funerale di Gnutti. Ci siamo stretti la mano, ma non mi ha detto nulla, né bravo, né pirla. Ho il dubbio che non mi abbia riconosciuto».

Vi siete mai sentiti?

«L'ho cercato per telefono, ma non credo gli sia giunta notizia: c'è una cerchia di persone che filtra ogni contatto... Mi piacerebbe incontrarlo, il nostro rapporto non è mai stato conflittuale. Non sono andato via dalla Lega per causa sua».

Le piace il Bossi di oggi?

«La Lega attualmente è lui».

 E il futuro è il figlio Renzo detto la "trota"?

«No, temo che lui non troverà mai una collocazione adeguata, il confronto con il padre è troppo pesante. E pensare che Bossi ripeteva sempre che solo uno, in famiglia, deve far politica...».

 

Alessandro Patelli, invece, ha figli?

«Chiara ha 34 anni, Paola ne ha 30. Federica, avuta dall'attuale compagna, ne ha 15. Mai parlato di politica con loro. Non so nemmeno cosa votano».

E lei per chi ha votato tre settimane fa? Perché sorride?

«Non provi a fregarmi, non lo dico».

E allora per chi non ha votato?

«Non ho votato per la Lega, se è questo che vuole sapere. Questione di candidati».

In che rapporto è con i Lumbard?

«La situazione non è chiara, loro non hanno mai voluto chiarirla. Forse qualcuno ha timore che possa riavvicinarmi».

Le piacerebbe?

«Me lo chiedesse Bossi, tornerei non domani, ma ieri. Ma non tutti sarebbero felici. Ne ho avuto la prova a Pontida...».

 

Quando?

«Dieci anni fa Bossi organizza la "Festa di riappacificazione". Dopo 50 metri vengo fermato da tre gruppi di militanti e poi arrivano le camicie verdi. Che mi minacciano: "Vai, altrimenti son botte". E quelli della Digos fanno finta di niente».

Facciamo un ulteriore salto all'indietro nel tempo. Al piccolo Alessandro Patelli.

«Nasco a Cologno al Serio, provincia di Bergamo, il 21 aprile 1950».

Auguri, tra 3 giorni sono 60! Il piccolo Patelli che bambino è?

«Uno spilungone in calzoni corti che fa il boy scout».

 

Scuole?

«Quelle dell'obbligo e poi divento apprendista idraulico».

Perché nelle sue biografie si legge che ha il diploma di perito?

«Lo prenderò a inizio Anni '80, alle serali».

Quando il contatto con la politica?

«Nel 1985, tramite amici, vengo ingaggiato come indipendente nel Psi di Zanica. Nel frattempo ho un incarico nell'Assl. Dopo due anni esco dal gruppo, sono i periodi della prima Lega e mi ritrovo nel giro. Tanto che sarò presente allo studio Anselmo di Bergamo quando viene firmato lo statuto dell'Alleanza Nord».

 

Sono anni duri?

«Siamo visti come razzisti. Io sono artigiano, idraulico in proprio e quando divento leghista perdo il 50 per cento dei clienti».

Bossi come lo conosce?

«Appuntamento a Bergamo, 1988. Siamo io, Antonio e Gisberto Magri: per entrare in Lega serve il suo benestare. Passa un'ora e non arriva. Due ore, niente. Dopo tre ore - un ritardo classico per lui - si presenta e si cena. E c'è subito feeling».

E Patelli diventa il "maggiordomo".

«Sono segretario amministrativo dal 1989 al 1992, e organizzativo fino al '94. Giorno e notte con Bossi, viviamo in simbiosi, di lui so tutto, vita morte e miracoli».

Allora puntiamo alto. Ci sveli qualcosa che non ha mai raccontato.

 

«Nel 1991 Bossi ha il primo infarto, lo ricoverano a Varese e io ricevo una strana telefonata da due personaggi di primo piano della Lega Nord...».

Nomi, grazie.

«No, ma non è difficile intuire: uno è tuttora nella Lega, l'altro è andato via».

La chiamano e...?

«Cercano di convincermi, dicono che devo far dimettere Bossi, far decretare la sua incapacità di intendere e di volere. Così poi si può convocare il consiglio federale e prendere atto che le funzioni del segretario vengano assunte dal presidente federale in carica».

 

E chi è?

«Franco Rocchetta».

 Un piano perfetto per far fuori il Senatur!

«Io rispondo che finché Bossi avrà un filo di voce, non farò mai nulla del genere».

Bossi, poi, ha meditato vendetta?

«Non ha mai saputo nulla, lo scoprirà per la prima volta ora leggendo questa intervista: il mio ruolo richiedeva anche la capacità di moderare tra il movimento e lui. Ma non si stupisca, sa quante volte hanno cercato di boicottarlo?».

Patelli, mettiamo da parte il Bossi politico. E proviamo a descrivere il Bossi uomo.

«Nel rapporto a due era di un'umanità incredibile. Con uno sguardo capiva se avevi un problema, se eri preoccupato, se stavi bene o male. E ne parlava. Se solo si aggiungeva una terza persona, si trasformava diventando quasi disumano. Faceva di tutto per sminuire gli altri, sentiva la necessità di prevalere. D'altronde in quegli anni il movimento aveva bisogno di un dittatore. Ora non più».

Lei, oltre a essere il"maggiordomo", è anche responsabile amministrativo e organizzativo. Fa da punto di riferimento della Festa di Pontida, per esempio.

 

«Quando decidiamo di organizzare la prima manifestazione c'è da trovare un campo adatto. Giro per Pontida, parlo con i contadini finché trovo l'area giusta. Che poi, nel tempo, verrà comprata».

Perché quel sorriso?

«Qualcuno ha rivenduto il terreno alla gente, metro quadrato alla volta. Ma la vicenda è poco chiara, dove sono i soldi?».

Lei nel '92 organizza anche una spettacolare spedizione a Roma...

«Vengono eletti 80 nostri parlamentari. Il problema è che solo due di loro sono già stati a Roma, mentre gli altri non sanno nemmeno dove sia la Camera e dove sia il Senato. Allora mi invento un perfetto viaggio di comitiva. Tutti a Linate in autobus e all'atterraggio a Fiumicino si va in centro a Roma rigorosamente con i mezzi pubblici per risparmiare. E lì, a gruppi, accompagno chi a Montecitorio e chi a Palazzo Madama».

Tra i suoi incarichi, anche amministratore della Cooperativa Editoriale Nord.

«In due giorni compriamo Radio Varese. Poi, nel '93, per tre mesi siamo a un passo dal prendere Telemontecarlo».

Urca. Cioè?

«Otteniamo da Mediobanca, a firma di Cuccia, un'opzione per subentrare. Che poi, però, decade senza che riusciamo a concludere».

Parliamo di carta stampata. Quando nasce l'idea della Padania?

«Nel '95 studio l'ipotesi quotidiano. La testata originale non è "Padania", ma "Voce del Nord". Non voglio un giornale di partito, ma di area, stile "Indipendente", per arrivare a chi ancora non è leghista. A far la differenza però è la questione economica: con un giornale di partito ci sono più finanziamenti e così nasce "La Padania"».

Patelli, più raccontiamo più si capisce che in quegli anni lei ha pieni poteri ...

 

«Ho le deleghe in bianco, fogli firmati da Bossi che è l'unico ad avere accesso ai conti: posso comprare, assumere e vendere quello che voglio. Per assurdo, potrei anche far sparire i soldi della Lega».

A renderla tristemente famoso, invece, sono soldi incassati e non spariti. I famosi 200 milioni. Da dove iniziamo, Patelli?

«Dal '91, quando provo a organizzare una serie di attività e associazioni alternative che permettano di accedere ai finanziamenti e poi distribuirli sul territorio: mi riferisco alll'Aclis (Associazione culturale leghe italiane sportive), al Cicos (l'organismo che doveva procacciare affari all' estero per i grandi gruppi). Vado in Croazia e a Mosca dove firmo due accordi. Il trucco è che poi i proventi e le consulenze ottenute da queste attività possono essere girate legalmente al partito».

 Tra i grandi gruppi, c'è anche Enimont. Quando il primo incontro?

«Nel '91, con Marcello Portesi. Loro vogliono conoscere il pianeta Lega. Spiego quello che facciamo, programmi e attività. Mi chiedono un progetto scritto e dopo due mesi mi ripresento: possono darci sostegno per Aclis, Cicos e Publinord».

Quante volte vi incontrate in tutto?

«Quattro e l'ultima volta ci sono anche Bossi e per la prima volta Sama. Ma non si parla mai di soldi e cifre. E non chiediamo nessun finanziamento illecito. Anche perché non abbiamo bisogno di denaro in quel momento. Sa perché?».

Lo spieghi lei.

«C'è la campagna elettorale e facciamo due conti. Servirà più o meno un miliardo. I finanziamenti statali sono di 160 milioni. Non bastano. Allora vado dal direttore della Bnl di Varese per il prestito di un miliardo. Mi guarda: "Garanzie?". "Sono proprietario di un immobile che vale 1 miliardo e 800 milioni, una cascina a Zanica". Resta sorpreso, mi credeva uno sprovveduto. Si fida e così abbiamo i soldi, senza bisogno di chiedere delibere alla Lega o firme a Bossi».

Torniamo ai 200 milioni. In piena campagna elettorale lei riceve una telefonata da Portesi. Appuntamento a Roma, bar Doney in via Veneto.

«Non so nemmeno dove sia. Il tassista mi porta all'albergo vicino, non al bar. Alla reception chiedo di Portesi. Non risulta. Esco e lo trovo fuori, non dice nulla e mi dà un pacchetto».

Scusi, lei riceve un pacco e che pensa?

«Che sia un anticipo per la consulenza. Poca roba».

Bossi sapeva?

«Non posso rispondere».

Lei ha in mano il pacchetto e che fa?

«Vado nel panico, mai visti tanti soldi insieme. Sull'aereo, poi, realizzo che sono fregato perché ho in mano denaro che scotta ed è impossibile da gestire e da sistemare. Non posso dichiararlo senza sapere per quale attività mi è stato dato. Arrivato a Milano, decido di nascondere questi 200 milioni in sede, che per assurdo è il posto più sicuro».

Dopo qualche giorno, però, quei soldi le vengono rubati.

«La correggo. Mi vengono distratti. La differenza è sottile, ma importante».

Dal dizionario Zingarelli. Distrarre: "sottrarre e utilizzare qualcosa per scopi diversi dal previsto".

«Appunto».

In quanti sapevate di quella somma?

«In due».

Lei e Bossi?

«Non glielo posso dire. Lo deduca lei».

Come scoprite il furto?

«Bossi è a un comizio a Cremona. A tarda notte rientra in sede la Pivetti e trova tutto sottosopra. Chiama Bossi, che dopo pochi minuti, stranamente, è già lì. I ladri avevano cercato il denaro solo nei tre punti precisi dei miei tre uffici in cui sarebbe potuto essere...».

Al processo lei dichiara che sono spariti 150 milioni. Scusi, e gli altri 50?

«Vengono utilizzati per il partito. Con regolari fatture».

Ai carabinieri però denuncia il furto di soli 15 milioni.

«Come avrei potuto giustificare così tanti soldi non registrati?».

Patelli, ma in quegli anni come funziona il finanziamento ai partiti? È così necessario cercare sostegno altrove?

«Inevitabile, impossibile farne a meno. Anche la Lega in quel momento è costretta a far fronte ad aiuti, non può viverne senza. Non c'è partito che non va avanti se non in questo modo. Non si è mai chiesto perché Bossi mi sostituisce da responsabile amministrativo solo ad agosto, e non subito dopo il fattaccio dei 200 milioni?».

Perché?

«Nel frattempo la Lega ha 80 parlamentari, che portano entrate. E non c'è più bisogno di chiedere il sostegno ad altri al di fuori del gruppo...».

C'è un grande giro di soldi intorno a voi?

«La Lega fa gola. In quegli anni potrei diventare ricchissimo, se lo volessi. C'è gente disposta a pagare 2 o 3 miliardi per farsi candidare con noi. E io riceverei il 20 per cento. Ma, d'accordo con Bossi, rifiutiamo sempre. E poi, se solo raccontassi dei cambi di governo fino al ‘94...».

Non si dicono le cose a metà. Forza.

«C'era sempre chi veniva a perorare la propria causa per avere ministeri anche non della Lega. Gente che poi ha fatto il primo ministro per altri partiti...».

Tipo Prodi?

«Nessun nome».

 Nel frattempo, il 17 febbraio 1992, scatta Mani Pulite.

«Guardi, c'è un aspetto che va preso in considerazione. La settimana prima dell'arresto di Chiesa so per certo che Di Pietro ha due incontri eccellenti».

Scusi, come lo sa. C'era?

«No, ma in quel momento siamo informati: intellettuali e Vip di ogni settore ci vedono con interesse e ci aggiornano».

E con chi si incontrerebbe Di Pietro?

«Lo chieda a lui. A me risulta Cossiga, presidente della Repubblica, e Andreotti, presidente del consiglio. Un modo, secondo me, per ottenere l'ok e partire con l'obiettivo di far fuori il Psi e i partiti. E...».

...e?

«Da chi crede abbia ricevuto i documenti Di Pietro? Pensa che li abbia trovati da solo? In quel periodo andò negli Usa, facile immaginare che i servizi segreti...».

Patelli, restiamo a Mani Pulite. Che ne pensa a distanza di quasi 20 anni?

«Non ha cambiato niente. Ha distrutto il sistema per non crearne un altro. Il vecchio sistema prendeva i soldi e li riciclava. Ora i soldi se li tengono per sé».

Lei viene arrestato il 7 dicembre '93, un anno e mezzo dopo aver preso i 200 milioni.

«Mesi infernali. Pian piano vengono arrestati tutti i responsabili amministrativi degli altri partiti, manco solo io.Non dormo di notte, sto malissimo».

Finché...

«Una mattina sto andando a pranzo a Tavernola, provincia di Bergamo. Mi telefonano, dicono che devo presentarmi in Questura e penso che ci siano problemi perché sto organizzando il congresso nazionale di Assago. Giro la macchina e faccio l'autostrada a 180 all'ora. Senza sapere che invece corro verso la galera».

Già, raccontiamo.

«Sto dentro per un giorno e mezzo. Sono tranquillo, perché quel momento nella mia testa l'ho già immaginato e vissuto mille volte. Lo psicologo si preoccupa, mi incontra tre volte: "La vedo troppo calmo. Non è che combina qualcosa?"».

A San Vittore come la accolgono?

«Vengo mandato per 4 ore in isolamento nei sotterranei. Poi mi fanno salire in cella e ricevo il dono degli altri carcerati».

In che senso? Insulti?

«No, un benvenuto vero! Chi mi regala un pane, chi una Simmenthal. Io penso al peggio, cerco di capire come potrò fare a lavorare perché sono convinto che starò recluso tanto, tantissimo».

Invece esce subito. Arresti domiciliari.

«Di Pietro mi viene a interrogare in carcere. Appena mi vede, si lascia scappare: "Questo qui non può aver tenuto i soldi per sé, non ha il maglione di cachemire". Poi cerca di farmi dire che Bossi sapeva tutto, prova a farmi scaricare le colpe sul Senatur. Ma non riesce nell'intento».

E perché la manda a casa?

«Gli racconto tutto come sto raccontando a lei. É soddisfatto».

Patelli, secondo lei Di Pietro come viene a sapere di quel denaro?

«Una soffiata di qualcuno in area Lega. La sua domanda a Sama, durante il processo, è diretta, di uno che già sa tutto».

Scusi, ma dei 200 milioni non sapevate solo lei e Bossi?

«Sì, ma Bossi era un po' chiacchierone. Alle cene con gli imprenditori, a fine serata, faceva il giro con il cappello per portare a casa soldi. E a volte si lasciava scappare qualche parola di troppo».

C'è qualcosa che lei, ancora, non ha capito di quella vicenda?

«Mi piacerebbe incontrare Cusani e fargli qualche domanda. Perché mi ha fatto dare quei soldi? Nessuno li aveva richiesti. Li dava a tutti ed era un modo per fregarci? Oppure qualcuno ci voleva ricattare?».

Torniamo all'arresto. Caos. Lega sotto accusa. E Bossi la soprannomina il "pirla".

«No, errore. Al congresso di Assago racconto tutto e sono io a darmi del pirla! L'idea, però, la rubo a Feltri, che il giorno prima, nell'editoriale sull'Indipendente, mi definisce così. Intendendolo alla bergamasca, però, cioè sempliciotto».

Patelli il pirla. Ma non c'era proprio modo di evitare il coinvolgimento della Lega?

«L'errore è stato non provare a staccarsi dal processo Enimont. Sarebbe bastato farmi eleggere al parlamento europeo. Poi, nell'anno e mezzo passato tra la mazzetta e il mio arresto, sarebbe bastato inserire quei soldi sul bilancio: voci vuote ce ne erano. Invece...».

Lei viene condannato a 8 mesi. Nel frattempo, però, continua a lavorare. Sempre con un ruolo importante.

«Nel '94 partecipo agli incontri tra Bossi e Berlusconi per la famosa alleanza».

Un aneddoto su Berlusconi?

«La domenica arrivo ad Arcore e mi accoglie il Cavaliere in giardino, in tenuta sportiva. Lo provoco: "Ma come, alla sua età si mette ancora a correre?". Silvio mi guarda con sfida: "Cribbio, ma lei sa che io faccio i 100 metri in 12 secondi?". Rido. Lui si gira e parte: giro del giardino di scatto come dimostrazione. Sa perché in quel momento è stato al gioco con uno come me?».

Perché?

«Noi della Lega piacevamo e lui aveva il contatto con la gente, percepiva ciò che le persone comuni e gli imprenditori volevano in quel momento. Ora non è più così. Adesso siamo in una sorta di dittatura democratica, con Berlusconi da una parte e il "Roberspierre Di Pietro" dall'altra».

Un aneddoto di Bossi?

«Il giovedì prima della presentazione delle liste siamo al tavolo io e lui, a un passo dall'accordo con Berlusconi. Ad un certo punto ci comunicano l'ennesima sostituzione tra i loro candidati e Bossi si arrabbia. E decide di far saltare tutto. Poi ci ripensa. Non avesse cambiato idea, chissà, la storia politica italiana sarebbe completamente diversa».

Nel '96 i rapporti con la Lega si incrinano.

«Mi fanno pagare il fatto che sono stato per anni l'uomo di Bossi. Mi sospendono per 6 mesi per una banalità e poi mi complicano la vita, impedendomi di utilizzare qualsiasi strumento del partito. Scrivo a Bossi: "Se le cose non cambiano, esco dal gruppo". Bossi mette la pratica nelle mani di Calderoli e non ho alcuna risposta. Come dire: non c'è la volontà di fare qualcosa».

E così lei esce dalla Lega. Dalla politica dei riflettori. Dalle cronache. A fine Anni '90, però, il suo nome riappare.

«Purtroppo. Una brutta vicenda e secondo me c'entra il mio passato politico».

In che senso?

«Non fossi stato il Patelli della Lega, non si sarebbero accaniti così».

Le va di raccontare?

«Faccio il volontario a Voghera, in una comunità di accoglienza giovanile. Tra gli ospiti c'è una ragazzina cinese di 17 anni, trovata a Linate senza passaporto, probabilmente destinata al mercato americano della prostituzione. Io e la mia compagna la aiutiamo e poi otteniamo l'affido, la mandiamo a scuola, la ospitiamo per sei mesi. Finché un giorno,dopo una banale discussione, lei va dall'assistente sociale e mi accusa di molestie sessuali».

Perché?

«Lo scopriremo poi, traducendo il suo diario cinese: i genitori al telefono tentavano di convincerla a scappare e tornare in Cina, portando soldi».

Viene denunciato?

«No, ma il pm Pietro Forno apre lo stesso un'inchiesta».

Come finisce?

«La ragazza, prima di fuggire in Oriente, confessa al Tribunale che si era inventata tutto, ma vengo comunque rinviato a giudizio. Poi assolto in tutti i gradi. Però...».

Però?

«L'accusa di molestie ai minori è la più infamante per un uomo. Le confesso che se non avessi avuto l'esperienza di Tangentopoli, che in qualche modo mi ha formato, mi sarei buttato da un viadotto. L'avrei fatta finita, suicida per vergogna».

Patelli, ultime domande veloci. 1) Il politico più bravo?

«Bossi perché è un animale politico. Craxi per coerenza: ha avuto il coraggio di dire cose che tutti sapevano e facevano, ma non avevano il coraggio di ammettere».

2) Un politico sottovalutato e uno sopravvalutato.

«Leoni e Di Pietro».

 3) Il più simpatico e il più antipatico.

«Grillo e D'Alema».

 4) Nella politica c'è più sesso o droga?

«Sesso. Di droga non ne ho mai vista».

 Ultima. Se uno oggi le dà del pirla che fa?

«Sorrido. Ormai ci sono abituato. Basta che sia un pirla alla bergamasca, cioè sempliciotto». Online e 16.000 sportelli per operare.

 

[19-04-2010]

 

 

#1- NICOLETTI CHE REALIZZò IL SOGNO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA: PRENDERSI ROMA - #2- "NEGLI ANNI '80 ERO IL PIÙ IMPORTANTE. I CALTAGIRONE? MA NON LI GUARDAVO NEMMENO" - #3- "TUTTI ERANO A MIA DISPOSIZIONE, PERCHÉ ERO IL PIÙ LIQUIDO. QUANDO A REBIBBIA HO CONOSCIUTO RENATINO DE PEDIS LUI SI È MESSO A DISPOSIZIONE. MI FACEVA IL CAFFÈ, MI LAVAVA I CALZINI: MI ASCOLTAVA COME SE FOSSI UN ORACOLO” - #4- "ANDREOTTI? IO SONO STATO LA SUA SALVEZZA. HANNO FATTO DI TUTTO PER CONVINCERMI AD ACCUSARLO, A DIRE COSE FALSE. QUANDO STAVA A PALAZZO CHIGI MI AVEVA DATO LIBERO ACCESSO: ENTRAVO DA DIETRO E L'ASPETTAVO IN UFFICIO" - #5- "MORO? SE M'AVESSERO CHIESTO AVREI TIRATO FUORI QUALUNQUE SOMMA PER LIBERARLO. QUANDO M'HANNO DOMANDATO AIUTO PER IL RISCATTO DI CIRILLO (IL PRESIDENTE DC CAMPANIA RAPITO DALLE BR) MI SONO MESSO SUBITO A DISPOSIZIONE" - #6 - "SONO STATO RICEVUTO IN UDIENZA PIÙ VOLTE DA WOJTYLA , HA CRESIMATO MIA FIGLIA" - #7- "UN UOMO D'ONORE IN CASA COME HA FATTO BERLUSCONI CON IL BOSS MANGANO? "E CHE SO SCEMO! POI TE SE MAGNANO: VOGLIONO COMANDARE LORO”

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Colloquio con Enrico Nicoletti
Gianluca di Feo e Gianni Perrelli per "l'Espresso"

BANDA DELLA MAGLIANA

Andreotti? "Sa che io sono stato la sua salvezza. Hanno fatto di tutto per convincermi ad accusarlo, a dire cose false contro di lui. E so che mi vuole bene. Lui era amico già di mio padre e quando stava a Palazzo Chigi mi aveva dato libero accesso: entravo da dietro e l'aspettavo in ufficio. Quando nel 1991 diventò senatore a vita però scelsi di schierarmi con Vittorio Sbardella, un vero amico, e lui non me lo perdonò. Mandava Franco Evangelisti a pregarmi: "Devi stare con noi, non ci mollare. Giulio non lo merita: sei nel suo cuore". Mica je credevo. Io Andreotti lo conosco: ride ma non sorride, non dà il cuore a nessuno, manco alla moglie".

Enrico Nicoletti racconta un altro film. Non 'Romanzo Criminale', dove la figura del 'Secco' che ricicla miliardi è ricalcata sulle sue vicende giudiziarie, ma un nuovo capitolo de 'Il Divo' di Paolo Sorrentino. L'epopea di un palazzinaro venuto dal Frusinate, "che trovava sempre aperte tutte le porte della Dc e di qualunque politico: socialisti, comunisti. Perché sapevano che non li deludevo...".

Un costruttore che si prende Roma: "Negli anni '80 ero il più importante. I Caltagirone? Non li guardavo nemmeno. Ho costruito milioni di metri cubi, ho fatto girare migliaia di miliardi di lire, ho pagato tasse a palate. Altro che nullatenente! Ho tirato su due università, ero il numero uno".

Prendersi Roma, il sogno della Banda della Magliana. Lui c'era riuscito, prima di loro. Aveva mucchi di case, fiumi di soldi e 400 auto nella sua concessionaria: il triangolo magico che nella Capitale garantisce il successo. A 74 anni, sempre libero nonostante due condanne definitive, nel salotto della sua casa parla come un sovrano in esilio.

In vestaglia, con la metà destra del corpo semiparalizzata, ricorda quando era il re degli affari capitolini. La sua versione, ripetuta in tutte le aule e che non lo ha salvato dalle sentenze: "Io non sono mai stato il cassiere della banda della Magliana. Nelle condanne non c'è scritto e adesso persino il procuratore generale se l'è rimangiato. Non avevo bisogno di loro. Quando a Rebibbia ho conosciuto Renatino De Pedis lui si è messo a disposizione".

"Mi faceva il caffè, mi lavava i calzini: mi ascoltava come se fossi un oracolo. Ma tutti a Roma erano a mia disposizione, perché ero il più liquido: solo sul conto di mio figlio hanno sequestrato 69 miliardi di lire. Se c'era un affare, venivano da me: non li dovevo cercare. Quando si è trattato di costruire la seconda università è stato Evangelisti a chiamarmi, per conto di Andreotti: 'C'hanno un problema, aiutali tu...'".

Già, ma lei a uno incontrato in carcere come De Pedis, il 'Dandi', poi gli ha dato un sacco di milioni. "Gli ho prestato 250 milioni per comprare un ristorante a Trastevere, poi ha preso il mutuo e li ha restituiti al mio notaio. Per me quelle erano briciole". Si sarà reso conto che stava facendo affari con il boss della Magliana: "E che ne sapevo? All'epoca mica si conoscevano queste cose".

 

Quando l'hanno arrestata assieme a Ciro Maresca però lei non poteva ignorare chi fosse: sua madre, Pupetta Maresca, era una sorta di eroina della camorra: "Quel Maresca me lo sono ritrovato nell'autosalone, manco lo conoscevo. Infatti mi hanno assolto". Insistere in queste domande porta a scontrarsi con un muro di dichiarazioni consolidate in trent'anni di interrogatori.

Invece Nicoletti ama ricordare quando dettava legge a Roma: elenca una lista sterminata di condomini che ha costruito, di immobili che ha venduto, di politici che ha sostenuto. "Perché ero io a decidere. Evangelisti mi chiese di inserire Giuseppe Ciarrapico nelle convenzioni dell'università. Io invece me ne fregai. Potevo comprarmi il 'Messaggero' quando i Perrone volevano liberarsene, ma lasciai stare: non c'avevo tempo per i giornali, davo lavoro a 1.500 persone".

I suoi incontri erano sempre lontani dai riflettori. "Al ristorante, negli uffici, nei palazzi del governo. Quando abbiamo firmato i contratti per l'università di Tor Vergata ero a tavola con il rettore Geraci, 'na brava persona, il sindaco Vetere e la responsabile amministrativa messa lì dal Pci. M'hanno dato molti più miliardi di quello che pensavo".

Niente mondanità: "Io sono uno di famiglia, sono sempre stato religioso. Anche adesso vado a messa". Mostra un attestato di benedizione pontificia con la foto e il sigillo autografo di papa Ratzinger: 'A Enrico Nicoletti per i cinquant'anni di matrimonio': "Non è vero che avevo rapporti con il cardinale Poletti, frequentavo tanti altri monsignori. Wojtyla mi ha voluto bene: sono stato ricevuto in udienza più volte, ha cresimato mia figlia".

Il Vaticano. Inevitabile chiedergli del mistero di Emanuela Orlandi. Risposta scontata: "E che ne sapevo io!". E per Aldo Moro, ha fatto qualcosa? "Il professore? Era così affettuoso". Anche Moro? "E certo! Quante volte l'ho incontrato il professore, pure a Palazzo Chigi". E non ha fatto nulla per liberarlo? "Se m'avessero chiesto avrei tirato fuori qualunque somma. Quando m'hanno domandato aiuto per il riscatto di Cirillo (il presidente dc della Regione Campania rapito dalle Br) mi sono messo subito a disposizione".

La palazzina anonima in un comprensorio immerso nella periferia estrema di Roma non ha misure di sicurezza: non si notano vetri blindati, né allarmi. C'è solo un massiccio doberman. "Non ho paura. Negli anni Settanta, ai tempi dei sequestri, quando volevano rapire mia figlia ho comprato tre Mercedes blindate. La scorta me la facevano i carabinieri, venivano da me quando smontavano dal servizio".

Non poteva assumere qualche uomo d'onore, come ha fatto Berlusconi? "E che so scemo! Se te li metti in casa, poi te se magnano: vogliono comandare loro. Io sono un ex carabiniere, non mi fidavo. Anche i banditi mi guardavano con sospetto e disprezzo: dicevano che ero ''na guardia'".

Nicoletti si dichiara vittima della magistratura, che ha arrestato più volte lui e i suoi figli. Un paradosso, perché buona parte del suo impero è stato costruito grazie alle aste giudiziarie dove riusciva ad assicurarsi gli immobili migliori. Per vent'anni i giudici lo hanno reso ricco, poi gli hanno confiscato beni e conti con centinaia di miliardi di lire. "Colpa dei pm comunisti!", sbotta. Ma come, proprio lei che quando al Campidoglio c'era il Pci ha fatto affari d'oro... Si illumina: "Certo! Quelli però sono in lotta tra loro..."

E la Roma del 2010? Chi conosce tra i nuovi immobiliaristi furbetti? Gli investigatori hanno documentato rapporti indiretti con Danilo Coppola, che ha una casa a pochi metri da qui. "E chi sono? Mai visti, né lui, né gli altri. M'hanno raccontato che Coppola era un morto di fame, che nella borgata Finocchio chiedeva le sigarette perché non aveva i soldi nemmeno per fumare".

Umberto Morzilli però aveva lavorato per lei: è stato assassinato due anni fa, l'ultimo delitto di stampo mafioso avvenuto nella capitale, l'ultimo legato alla Banda della Magliana. "Sempre 'sta storia della Magliana! Morzilli era un meccanico che da giovane ogni tanto faceva delle cose nel mio autosalone. E allora? Vendevamo migliaia di macchine l'anno, hanno lavorato per noi centinaia di persone".

Oggi con la politica che rapporti ha? Nicoletti sorride sornione: "Bussano ancora alla mia porta, anche per queste elezioni. Ma io non li voglio più vedere, m'hanno rotto...". Cosa cercano da Enrico Nicoletti i candidati alle regionali? "Quello che i politici vogliono sempre...". E mima un gesto eloquente con la mano sinistra, come a mettere dei soldi sul tavolo: il segreto del suo potere.

[02-04-2010]

 

 

CIAK! SI LEGA... – GRAZIE AGLI 8.7 MLN € SGANCIATI DAL PIRELLONE DI FORMIGONI APRE OGGI LA CINECITTà PADANA (EX MANIFATTURA TABACCHI DI MILANO) – BOSSI: “DAVAMO I SOLDI A ROMA CHE FACEVA I FILM CHE CI INSULTAVANO. ORA LI FAcCIAMO SULLA NOSTRA STORIA”…

Francesco Spini per "La Stampa"

In fondo lo diceva già il Duce: «Il cinema è l'arma più forte». Ottant'anni più tardi Umberto Bossi concorda. Quindi: anche la Padania avrà i suoi film e soprattutto la sua Cinecittà. O meglio, come l'ha battezzata tempo fa il Senatùr, «Milano Cinema». Dice Bossi: «Finora davamo i soldi alla Cinecittà romana e poi facevano film che ci insultavano. Ora facciamo i film noi sulla nostra storia».

E dunque via: la Cinecittà milanese apre i battenti oggi, con l'apertura di una prima ala restaurata dell'ex Manifattura Tabacchi, 85 mila metri quadri nella periferia nord del capoluogo lombardo, a cavallo tra i quartieri di Niguarda (noto per l'ospedale) e Bicocca. Un'idea che ha molti padri: c'è Bossi, ovviamente, che ha lanciato la sua campagna cinematografica con «Barbarossa», il film che racconta le gesta della Lega Lombarda che sconfiggerà l'imperatore a Legnano al grido di «libertà, libertà, libertà».

Per lui è motivo di orgoglio mica da ridere. «Ci teniamo molto - aveva detto al raduno di Pontida - perché si racconta la nostra storia che in genere viene falsificata da Cinecittà, dai romani. E' il primo film della Cinecittà milanese che è stato fatto da un regista nato a Monza, Renzo Martinelli». La nuova Cinecittà, insomma, gli serve per riscrivere la storia in chiave padana, con film da contrapporre - per cultura e messaggi - alle pellicole romane e romanocentriche.

Ma a staccare il biglietto della Milano cinematografica c'è pure Roberto Formigoni che oggi la inaugurerà insieme con il sindaco Letizia Moratti. Per il governatore lombardo la parola d'ordine è marketing territoriale. Grazie al nuovo polo e alla scuola di Cinema del Centro Sperimentale guidato da Francesco Alberoni che vi troverà posto, vuole nuove professionalità in grado di confezionare prodotti multimediali - per il grande schermo, certo, ma anche per la tv e per Internet - che possano dare lustro al territorio regionale.

Come quello che la Regione aveva ottenuto nel film «The International», dove pure Formigoni aveva girato un piccolo cameo. Dopotutto, gli 8,7 milioni di euro per trasformare l'ex Manifattura Tabacchi in questa cinelandia nuova di zecca li ha sganciati tutti il Pirellone.

La prima a trasferirsi sarà la Fondazione Cineteca Italiana guidata da Cristina Comencini: gli unici pronti sono gli uffici vicini all'ingresso. La regista, al telefono, si mostra entusiasta. «E' un fatto estremamente importante», dice. Del resto, prosegue, «ci sono dei documenti che rivelano come mio padre Luigi già nel 1945 chiedeva che la Cineteca diventasse parte integrante delle istituzioni. E' una cosa molto bella perché porta a compimento il lavoro di pionieri come mio padre, Alberto Lattuada e mio zio Gianni», fatto di 20 mila titoli, pellicole rare, altre restaurate raccolti dagli Anni 30 in avanti. «E' stata la prima Cineteca italiana una delle prime al mondo».

Il rischio è che la politica ci metta il cappello sopra e tutti si ricordino di «Milano Cinema» come di una improbabile Hollywood padana. «E' un rischio che non vedo - risponde la regista -. Sono una che lavora a Roma ma di famiglia milanese. Roma e Milano hanno ognuna la propria storia del cinema da sviluppare senza antagonismi. Non ci sarà una politicizzazione: la Cineteca continuerà a lavorare in totale autonomia creativa».

In rapida successione arriveranno qui anche il Centro sperimentale di Cinematografia, la civica scuola di cinema, il museo del cinema legato alla Cineteca, e la Lombardia Film Commission, che opera per promuovere le nuove pellicole in territorio lombardo.

Scordatevi però le mille luci degli studios. Tutt'attorno all'ingresso, dove ancora c'è la scritta «Manifattura Tabacchi»: solo cantieri e vetri rotti. Nel malandato complesso resiste un centro anziani e la sua bocciofila: «Speriamo che ci costruiscano presto la nuova sede. Altrimenti dove andiamo a ballare la domenica?».

 
[13-07-2009]

 

 

8 KILI DI Coca! arrestata LA segretaria del gruppo parlamentare della Lega - La dipendente dI BOSSI Fermata IL DUE APRILE all’aeroporto di Agno, a Lugano - Le Guardie di confine hanno scovatA LA COCAINA in alcune vaschette di alimenti

<http://www.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/2009/04/07/cocaina-agno.html>

 

E`una dipendente del Parlamento italiano una delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2 Si tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un uomo. Entrambi provenivano dal Brasile.

Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune vaschette di alimenti. Non è chiaro se la droga fosse destinata al mercato ticinese, oppure se dovesse rientrare in Italia passando per lo scalo luganese, dove forse la coppia - di 40 e 50anni - sperava in controlli meno severi. In ogni caso, i due non avrebbero mai avuto alcun legame

 
[09-04-2009]

 

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

VEDI PREZZI BENZINA CLICCA QUI

ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .

A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it