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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
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6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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Claudio Bodini da Gemonio, 50 anni, è stato licenziato dalla Croce Rossa. E'
lui l'autista dell'ambulanza che salvò il Celodurista-Capo nel giorno
dell'ictus. Il Corriere (p. 24) ci informa che il Bodini Claudio resta
comunque consigliere comunale della Lega Nord. Insomma, non sapremo mai che
è successo davvero quel giorno a Umberto Bossi.14-01-2011]
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LEGA: CONTI 2009 IN
ORDINE, 23 MILIONI 'CASH' NELLE 'TASCHE' DI BOSSI...
(Adnkronos) - Ha i conti in ordine e forte disponibilita'
liquida con oltre 23 milioni di euro, gran parte detenuta in depositi
bancari e postali. Senza contare le partecipazioni in imprese stimate in
piu' di 7 milioni di euro.La Lega Nord gode di buona salute e fa ben sperare
nel futuro per capacita' organizzativa e radicamento sul territorio.
Sfogliando l'ultimo bilancio relativo al 31 dicembre 2009 pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale dell'11 novembre scorso, emerge una 'situazione
patrimoniale solida'. A rimpinguare le casse c'e' soprattutto il contributo
dello Stato sotto forma di rimborsi per le elezioni politiche e le regionali
superiore a 18 milioni di euro, a fronte di una spesa per le campagne
elettorali pari a 7 milioni di euro.
Numeri alla mano,
dunque, Umberto Bossi puo' contare su un movimento ben consolidato,
articolato in due societa': la Pontida Fin srl, che gestisce tutti i beni
immobili, e la Fin Group spa, l'holding cui fanno capo tutte le attivita'
commerciali e industriali, compresa l'organizzazione dei viaggi e
l'elaborazione di sondaggi e ricerche di mercato. Il Carroccio si regge
anche sui contributi dei suoi parlamentari e ministri con quasi quattro
milioni di euro (due in piu' rispetto all'esercizio precedente). La voce
dell'autofinanziamento ammonta in totale a quasi 9 milioni di euro:
comprende le sovvenzioni di persone fisiche e giuridiche e il tesseramento
che da solo conta su 857mila 817, 16 euro.
Ad arricchire le
finanze, c'e' in particolare il gruppo Lega Nord con tre tranche (558 mila,
367mila e 375mila, 200 euro) che assommano a 1milione 300mila, 200 euro). Da
qui maggiori garanzie per il 2010, visto che il totale patrimoniale netto
(sempre al 31 dicembre scorso) si attesta a 31 milioni 608 mila 639, 71
euro, con un avanzo di esercizio di 7 milioni 518 mila 759, 72 euro.
10-01-2011]
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TOH, LEGA
MARPIONNIZZATA! - LA “STAMPA” LINGOTTATA SCOPRE E GODE DEL SOSTEGNO DEL
CARROCCIO A FAVORE DEL SÌ A MIRAFIORI - IL PERCORSO DI AVVICINAMENTO DEI
BOSSIANI A QUELLI CHE UN TEMPO IL SENATUR CHIAMAVA CON SPREGIO “I SIGNORI DI
TORINO” - OGGI IL PIEMONTE DI COTA È TRA I PRINCIPALI ALLEATI
DELL’IMPULLOVERATO CHE ATTACCA LE ODIATE "CORPORAZIONI" (SINDACATI E
CONFINDUSTRIA
Marco Alfieri per "La
Stampa"
Alla fine potrebbe
essere il soccorso «verde» a spingere per il sì al referendum e dare la
spinta decisiva all'investimento di Fiat. Quei mille operai padani
conteggiati sul Sole24Ore da Roberto Zenga, il leghista di Mirafiori: «Se si
votasse oggi, fra gli operai potremmo essere intorno al 20 per cento». Uno
zoccolo forse decisivo, raccolto da un partito storicamente allergico alla
dinastia Agnelli. «I signori di Torino», come tuonava Umberto Bossi,
chiudendo i comizi in riva al Po.
Paradossale, no? Una
Lega nata sulle ceneri del fordismo, in contrasto al NordOvest del triangolo
industriale intronato nel salotto di Mediobanca, che va in aiuto del
capitalismo delle Grandi famiglie... Basta leggere la Padania in questi
giorni per accorgersi della retromarcia e del via libera bossiano a Fabbrica
Italia: l'enfasi pro Lingotto; l'intervista a Roberto Cota («spero vincano i
sì. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro e migliaia di euro di
investimenti»); lo sdegno per la stella a 5 punte «recapitata» a Sergio
Marchionne, «l'uomo che ci voleva»; e lo scavo sui ritardi della Cgil e
delle divisioni a sinistra, perché «non ci sono diritti senza lavoro...».
Eppure a ben guardare
la strategia operaista e pro Fiat del Carroccio risale almeno al dicembre
2008, quando a pochi passi dalla cattedrale di Mirafiori viene inaugurata la
prima sezione della Lega, in un quartiere in cui il vecchio Pci, ancora nei
giorni della marcia dei 40 mila, sfiorava il 50% dei voti (nel 2010 il
Carroccio si è fermato al 7,4%).
In mezzo ci sono gli
incontri tra Cota e Marchionne, subito dopo la vittoria a palazzo Lascaris;
l'uscita dal Lingotto di Luca di Montezemolo, mai andato a genio al Senatur;
la moral suasion del capo degli industriali torinesi, Gianfranco Carbonato
(in ottimi rapporti con il manager italo-canadese), che a giugno, in piena
bagarre sul ricorso al Tar presentato da Mercedes Bresso, si schiera per la
continuità di questo esecutivo regionale. «Nella nuova giunta - spiega in
quei giorni Carbonato - gli imprenditori hanno trovato interlocutori
attenti».
Il riferimento è
all'assessore leghista alle Attività Produttive, Massimo Giordano, che il
mese scorso firma con Marchionne un accordo co-finanziato dalla Regione per
lo sviluppo di un nuovo propulsore ibrido. E' solo il realismo di chi
governa una regione fortemente dipendente dai numeri di Mamma Fiat?
Il retropensiero c'è,
ma non basta a spiegare la svolta marchionnesca. «Del Lingotto di oggi piace
il piglio anti-consociativo», spiegano da via Bellerio. «Un calcio al vetero
sindacato e uno scrollone alle pigrizie di Confidustria», per la Lega due
avversari speculari. Il primo superato da parole d'ordine di territorio come
«gabbie salariali, regionalizzazione della previdenza e corsia preferenziale
nell'assegnazione delle case popolari», ripete la pasionaria Rosi Mauro; la
seconda dominata da grandi gruppi più attenti alla politica e alla finanza
che all'economia reale.
D'altra parte il
Carroccio, appoggiando il sì al referendum, difende il proprio elettorato
annidato nelle grandi province manifatturiere del Nord, dove tra operaio e
padroncino c'è ormai comunanza e chi è dipendente aspira ad emulare il
principale. Alle ultime Politiche la Lega è salita di 7 punti tra gli
operai.
Oggi il 25,4% del suo
elettorato è composto da tute blu che non hanno più alle spalle una memoria
di lotte sindacali, che si aggiungono allo zoccolo duro del lavoro autonomo
pedemontano. Nella lunga crisi del comparto auto, la ricetta dei segretari
leghisti, da Torino a Cuneo, da Brescia al Nord-Est dove arriva la coda
dell'indotto Fiat, non a caso è stata unanime: nessun ostracismo verso
Torino, ma cig in deroga per fornitori e contoterzisti della filiera.
Se si parla con
aziende venete tipo la vicentina Fiamm (batterie e segnalatori acustici), la
padovana Peruzzo (feltri e tessuti) o la stessa Calearo (antenne), tutte
fanno quote di fatturato lavorando per il Lingotto. Per questo sono lontani
i tempi delle marce a Porta Palazzo di un Mario Borghezio, o anche solo gli
strali di un Roberto Calderoli contro l'ipotesi di aiuti di Stato alla Fiat.
Correva l'anno 2009. Sembra un secolo fa...14-01-2011]
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VEDI ELTON JOHN A NAPOLI E POI PAGHI! (TE LA DO IO LA
LEGA CAMORRISTA!) - L’UE DÀ RAGIONE A LEGHISTA BORGHEZIO
E CHIEDE IL RIMBORSO DEI 720MILA € DI FONDI EUROPEI
USATI PER PAGARE IL CONCERTO DI SIR ELTON ALLA FIESTA DI
PIEDIGROTTA - “SI TRATTA DI UN PROGETTO A BREVE DURATA
ED EFFIMERO CHE NON RIENTRA NEL PROGRAMMA OPERATIVO UE
CHE SI RIVOLGE A INVESTIMENTI A LUNGO TERMINE”…
(Adnkronos/Aki)
-
La Commissione europea ha chiesto il rimborso dei 720
mila euro utilizzati per pagare il concerto di Elton
John in occasione della festa di Piedigrotta a Napoli
nel 2009. Lo ha annunciato il portavoce del commissario
alla Politica regionale Johannes Hahn. "Dopo la nostra
inchiesta, abbiamo inviato ieri una lettera alle
autorita' della Campania e copia al ministro
dell'Economia italiano chiedendo che siano rimborsati i
720 mila euro del fondo di sviluppo regionale utilizzati
per il concerto di Elton John", ha dichiarato Ton Van
Lierop.
Secondo la Commissione che ha cominciato le indagini su
segnalazione dell'eurodeputato della Lega Nord, Mario
Borghezio, si tratta di un progetto "a breve durata ed
effimero che non rientra nel programma operativo Ue che
si rivolge a investimenti a lungo termine".
Il
portavoce di Bruxelles ha pero' precisato che il
pacchetto complessivo di 2,25 milioni di euro del fondo
di sviluppo regionale affidati alla Campania per un piu'
ampio progetto culturale, continueranno a restare
operativi ma da questi occorrera' dedurre e rimborsare i
720 mila euro utilizzati per il cachet di Elton John per
il concerto dell'11 settembre 2009.
19-11-2010]
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BOSSI,
ABBIAMO UNA BANCA? SI! E GUARDA CHI FINANZIA - LA Bpm DI
Paraponzo Ponzellini, l’ex prodiano diventato leghista,
STOPPATO sul prestito da 40 milioni ad Atlantis, LA societa’
CARAIBICA, CARA AI TIPINI FINI, controllata dalla famiglia
Corallo. E Sotto i riflettori FINISCE ANCHE la gestione
dispendiosa di Ponzellini tra jet privato, suite extra lusso
e promozioni
Vittoria Puledda per "la
Repubblica"
Tra
pochi giorni si alzerà il velo: martedì prossimo verranno
approvati i conti dei primi nove mesi di Bpm. Sarà quella
l´occasione per verificare come sta andando la banca, che
proprio nelle ultime settimane sembra essere entrata in un
tunnel di polemiche e guerre sotterranee; proprio mentre, da
un mesetto, Banca d´Italia è tornata a spulciare tra le
carte di Piazza Meda, a meno di tre anni dalla precedente
ispezione.
In
questo clima, ogni episodio a torto o a ragione viene letto
in una direzione piuttosto che un´altra. Una ventina di
giorni fa, ad esempio, è stata portata in Comitato
finanziamenti una pratica - per una quarantina di milioni -
di un nuovo affidamento alla società Atlantis. La pratica è
stata congelata, in attesa di ulteriori approfondimenti sul
versante delle garanzie e della concentrazione del rischio
su un unico soggetto.
Sì,
perché Atlantis ha già avuto grosso modo una novantina di
milioni (tra fidejussioni e crediti) dalla Popolare nel
febbraio scorso. E qualcuno già allora storse il naso (e
votò contro quando la pratica arrivò in cda, non avendo
avuto l´unanimità nel Comitato finanziamenti) perché
Atlantis è il gruppo che ha vinto in Italia una concessione
per le slot machine legate al gioco d´azzardo legalizzato, e
gestisce tre casinò nell´isola caraibica di Saint Marteen,
due a Santo Domingo e uno a Panama.
Un
gruppo su cui il deputato Idv Francesco Barbato ha
presentato un´interrogazione al ministro dell´Economia e che
vede tra i soci una serie di società off shore che
dovrebbero far capo a Francesco Corallo, indagato due volte
ma comunque incensurato e senza precedenti penali e figlio
di Gaetano, assolto in Cassazione dall´accusa di
associazione mafiosa. Un po´ il settore - i giochi d´azzardo
legalizzati - e un po´ la vicinanza della società al mondo
della politica romana, hanno fatto storcere il naso a
qualcuno in banca.
Ma non
è certo il solo motivo di nervosismo, a Piazza Meda: la
pioggia di promozioni con cui sono stati premiati anche
alcuni sindacalisti di primo piano, le auto aziendali (in
parte ritirate) e soprattutto alcuni atteggiamenti del
presidente Massimo Ponzellini stanno scatenando un clima di
forte tensione in banca. Il presidente non fa mistero di
essere vicino alla Lega e non perde occasione di
sottolinearlo, ragione già sufficiente indispettire qualcuno
e il malumore sta montando: molti puntano il dito su un
regime di spese considerato eccessivo.
A
partire dalla suite all´Hotel Hyatt, nel cuore di Milano:
albergo di super-lusso, presso cui il manager a volte
trascorre la notte e con cui Bpm ha stipulato una
convenzione, mentre per gli spostamenti in Italia ha la
disponibilità di usare un aereo privato, anche se la banca
precisa che il presidente vi ha fatto ricorso poche volte.
05-11-2010]
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8 -
BOSSI, ABBIAMO UNA BANCA? SI! E GUARDA CHI FINANZIA...
"Bpm troppo esposta sul videopoker, congelato prestito ad
Atlantis. Il comitato crediti frena un nuovo affidamento da
40 milioni" alla societa' di Saint Marteen controllata dalla
famiglia Corallo. E Repubblica spiffera anche una notiziola
gustosa su Paraponzo Ponzellini, l'ex prodiano diventato
leghista: "Sotto i riflettori la gestione dispendiosa di
Ponzellini tra jet privato, suite extra lusso e promozioni"
(p. 40)
05-11-2010]
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I
CONTI DEL RICONTO - CHI DEVE PAGARE IL MEZZO MILIONE
SPESO PER RICONTARE 1.894.825 SCHEDE ELETTORALI
PIEMONTESI? - PER 3 MESI, UFFICI GIUDIZIARI INGOLFATI,
ORE DI STRAORDINARI E TRASPORTO E CUSTODIA DEGLI
SCATOLONI - LA LEGA DICE: PAGA BRESSO! - MA MERCEDES NON
CI STA: “MAI CHIESTO IL RICONTEGGIO, L’HA PREDISPOSTO IL
TAR”…
Raphael Zanotti per "La
Stampa"
E
ora la Bresso paghi le spese del riconteggio. A
chiederlo sono stati due parlamentari della Lega Nord,
Rossana Boldi e Gianluca Buonanno, e il consigliere
regionale del Pdl, Gianluca Vignale. C'era da
aspettarselo. Per tre mesi, in Piemonte, non si è
parlato d'altro: chi deve accollarsi le spese del
riconteggio? Chi pagherà? La contorta sentenza del Tar,
che da un lato annullava due liste del centrodestra e
dall'altro predisponeva la titanica verifica, ha
impegnato più di un azzeccagarbugli statale.
Non è la prima volta che un tribunale predispone un
riconteggio per delle elezioni contestate. Ma il
controllo voluto dal Tar Piemonte non era come i
precedenti, dove bastava prendere atto dei verbali, fare
due somme e via. I giudici amministrativi hanno chiesto
agli otto tribunali piemontesi (che non hanno mai
gradito) di riprendere in mano tutte le schede,
spulciarle una a una, e scoprire se chi aveva votato per
una delle due liste eliminate avesse messo una croce
solo sul simbolo (voto perso) o avesse indicato anche il
candidato presidente Cota (voti salvi per il
governatore).
Quanto costa ricontrollare 1.894.825 schede?
Un'enormità. È come se la macchina elettorale, che alle
ultime regionali è costata 24 milioni di euro, si
dovesse rimettere in moto. Non stupisce dunque se la
sentenza, del 16 luglio, ha trovato una prima
applicazione solo al tribunale di Asti l'8 settembre. In
mezzo, un'estate rovente, con il centrosinistra e il
centrodestra che si rimpallavano le spese per la
verifica e gli uffici giudiziari che non partivano per
mancanza di fondi. Il tribunale di Torino, quello con
maggiori difficoltà dovendo controllare la metà degli
scatoloni di tutto il Piemonte, ha scritto a tutti: alla
giunta, al consiglio regionale, al ministero della
Giustizia, a quello dell'Interno.
Una situazione paradossale. Alla fine il Tar ha dovuto
convocare un'inusuale udienza con tutti i presidenti dei
tribunali, il presidente della Corte d'Appello, i
responsabili degli uffici elettorali, i rappresentanti
del consiglio regionale, solo per stabilire chi dovesse
pagare.
Gli uffici dell'assessore regionale allo Sviluppo
Economico, Massimo Giordano, hanno calcolato in 450.000
euro i costi dello «spoglio bis». Il grosso delle spese
se l'è accollato il ministero della Giustizia, che a
settembre ha accordato il pagamento degli straordinari
per il personale degli uffici giudiziari e dei giudici.
Anche il ministero dell'Interno è stato chiamato in
causa: pagherà gli straordinari per le prefetture, la
polizia di Stato e la Guardia di Finanza che a Torino ha
vigilato sul trasporto e la custodia delle schede.
C'era poi da pagare anche il trasporto delle schede. Gli
scatoloni erano tutti conservati in un magazzino a
Chieri, città alle porte di Torino. I Comuni con meno
voti da ricontrollare (Asti, Biella, Verbania, Vercelli)
si sono arrangiati con le auto municipali. Cuneo ha
chiesto 3000 euro. Novara, 80.000. Il maggiore peso
economico, ovviamente, l'ha dovuto affrontare Torino. Il
Comune del sindaco Sergio Chiamparino (Pd) si è
rifiutato di anticipare le spese prima di avere garanzie
sul rimborso. La stima era di 180.000 euro per il
trasloco e la sorveglianza.
Infine ci sono i costi del consiglio regionale, custode
del magazzino di Chieri. Secondo i funzionari, l'ente ha
dovuto anticipare 5000 euro di spese fisse e 1300 euro
giornaliere per affitto di un muletto, stipendio del suo
conducente, addetti alla movimentazione dei plichi,
pulizia e sorveglianza.
Chi paga? Bresso, sostiene il centrodestra. Ma lei ha
sempre replicato: mai chiesto il riconteggio, l'ha
predisposto il Tar. 20-10-2010]
|
|
UNO SBIRRO PER CONSULENTE...
Bel colpo dell'Espresso che pesca l'avvocato Maroni Bobo
con le mani nelle consulenze, anche se nell'interludio
extraministeriale. "Sessantamila euro a Maroni". La
Procura di Milano indaga. Il ministro annuncia querela:
compensi tutti fatturati". Il settimanale diretto da
Bruno Manfellotto racconta di una consulenza alla
Mythos, gruppo inquisito per evasione e corruzione
fiscale, che avrebbe versato a Maroni e alla sua fida
assistente Isabella Votino 60 mila euro per "consulenze
orali" (Repubblica, p. 10). Ma che faceva Maroni per il
gruppo Mythos? Dice il suo proprietario, sotto processo
anche per finanziamento illecito ai partiti: "Ci diceva
come muoverci con Comuni, Provincie e Regioni".
Il
Corriere riprende la notizia con molto maggior risalto
rispetto ai rivali di Largo Fochetti (p.23). Chissà come
mai. E spiega che Mythos era un gruppo di fiscalisti un
po' creativi, che si era dotato di un "comparto
Pubbliche Relazioni". Ecco perché pagava la coppia
Votino-Maroni. Poi, con gli arresti, si è bloccato
tutto.
15.10.10 |
|
1-
NON DITE A BOSSI CHE L’ASSESSORE AL BILANCIO DI SAN
MICHELE AL TAGLIAMENTO (VENEZIA) è STATO ARRESTATO
MENTRE INCASSAVA UNA TANGENTE DA 15.000 MILA EURO - 2-
IL LEGHISTA DAVID CODOGNOTTO AVEVA UNA TECNICA PERFETTA
(FORSE AFFINATA NEL TEMPO): LA VITTIMA DELLA CONCUSSIONE
HA MESSO I SOLDI NELLA SUA VETTURA LASCIATA APERTA,
MENTRE L’ASSESSORE OSSERVAVA DALLA FINESTRA
DELL’UFFICIO. ENTRATO IN MACCHINA PER VERIFICARE CI
FOSSERO I SOLDI, L’ASSESSORE è STATO CIRCONDATO DALLA
GDF
Da
"il Gazzettino.it"
Il
piano lo aveva studiato bene e il telecomando per
chiudere a distanza l'auto, dove poco prima erano stata
messa una presunta "mazzetta" di 15.000 euro, non lo
aveva tradito, ma a stopparlo ci ha pensato la Guardia
di finanza. David Codognotto, 31 anni, consulente
finanziario e assessore comunale della Lega Nord con
delega per bilancio, tributi, sport e turismo a San
Michele al Tagliamento (Venezia), è stato così arrestato
in flagranza di reato. L'accusa è di concussione. La
vicenda sarebbe legata alla ristrutturazione del campo
di calcio del Portogruaro, società neo-promossa in serie
B, il cui campo è in fase di adeguamento per le norme
previste dal campionato.
Come vittima della richiesta di una tangente era stato
indicato, in un primo momento, il presidente della
società calcistica, ma questi in serata ha dichiarato:
«non sono io la persona coinvolta direttamente». Nella
vicenda sarebbe comunque coinvolto come vittima un
rappresentante della società calcistica. Codognotto,
leghista nella giunta guidata da un sindaco del Pdl (tre
i leghisti eletti, di cui due assessori), avrebbe
preteso una tangente per una sponsorizzazione-beneficio
finanziario alla squadra locale.
Il
presidente Francesco Mio però si è rivolto alla Guardia
di finanza di Portogruaro. I militari delle fiamme
gialle hanno così tenuto sotto controllo l'assessore e
avrebbero seguito le fasi della consegna del denaro da
parte della vittima. Dagli uffici comunali Codognotto
avrebbe dato le istruzioni riguardo alle modalità del
pagamento che la vittima ha seguito senza fare
obiezioni. Prima ha fatto fotocopiare le banconote ai
finanzieri e poi si è diretto nel luogo concordato per
consegnare la presunta tangente.
Ha
riposto, come da richiesta, la busta con i contanti
richiesti dentro l'auto dell'assessore che l'aveva
lasciata appositamente aperta. Codognotto controllava le
fasi dalla finestra del Comune. Una volta che il denaro
era stato riposto sul cruscotto dell'auto, l'assessore,
sempre dal proprio ufficio, si sarebbe preoccupato di
mettere al sicuro il "bottino" azionando con il comando
a distanza la chiusura centralizzata delle portiere.
Pochi minuti dopo, è sceso, è entrato nell'auto, ha
preso la busta e controllato che tutto fosse a posto.
Ritenendo di essere al sicuro, ha girato la chiave per
l'accensione, ma è stato circondato dalle fiamme gialle
che dopo averlo fatto scendere lo hanno arrestato. Alla
base della tangente, secondo quanto emerso dagli
accertamenti, la promessa dell'assessore di adoperarsi
per far prorogare la sponsorizzazione, evitandone la
revoca. Le fiamme gialle sospettano che l'indagato possa
aver chiesto altri favori sfruttando la sua carica
pubblica.
Codognotto è stato immediatamente espulso dalla Lega
Nord: lo ha detto il segretario veneto del Carroccio e
sindaco di Treviso, Gian Paolo Gobbo, aggiungendo che
l'episodio ha generato «grande amarezza». «Purtroppo -
ha detto - il movimento della Lega è ormai così ampio da
non doverci più sorprendere se all'interno troviamo di
tanto in tanto anche elementi che sbagliano».30-09-2010]
|
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BUTTIGLIONE, LEGA HA PRESO TANGENTI, CORROTTA FINO AL
COLLO...
(Adnkronos)
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'Di sciocchezze Umberto Bossi ne dice sia in campagna
elettorale, sia fuori'. Cosi' a Sky Tg24 Mattina il
presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, commenta le
parole del leader della Lega Nord a proposito dei
romani. 'Il problema -rimarca l'esponente centrista- e'
che la Lega ostenta una verginita' che non possiede.
Hanno preso le tangenti, nel sistema delle tangenti la
Lega c'era eccome e ora cercano di mettere le mani sulle
banche'.
'Se la politica romana e' un porcile -sottolinea
Buttiglione-nel fango di questo porcile la Lega ci
sguazza benissimo con un di piu' di ipocrisia, perche'
pretende di essere diversa. Dico con dati di fatto alla
mano -conclude- che la Lega ha preso le tangenti e nel
sistema della corruzione c'e' fino al collo'.
01.10.10 |
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SI
SCRIVE LEGA, SI LEGGE DC - I CASI DI FAMILISMO AMORALE
NEL REGNO DEL CARROCCIO SUPERANO OGNI PIÙ ARDITO
PRECEDENTE DELLA PRIMA REPUBBLICA - LA FULMINANTE
CARRIERA DEL “TROTA” BOSSI NON È CERTO IL PEGGIORE - NEL
PIEMONTE DI COTA LA REGIONE TRABOCCA ORMAI DI FIGLI,
MARITI, MOGLI E CONGIUNTI VARI - CONCORSO A BRESCIA: 700
CONCORRENTI, 8 VINCITORI, DI CUI 5 SIGNORE E SIGNORINE
DI FEDE LEGHISTA (MOGLIE DEL VICESINDACO COMPRESA
Alberto Statera per "Affari e Finanza" di "la
Repubblica"
«Posti di lavoro per i nostri figli», va declamando in
questi giorni Umberto Bossi nei suoi comizi sincopati.
Ma posti anche per fratelli, sorelle, mogli, nipoti,
cugini, cognati, amanti e, pur se non consanguinei o
affini, per padani di fede della prima e dell'ultima
ora. Dalla Lombardia al Piemonte, dal Veneto al Friuli,
dilaga il modello padano clientela & parentela, che
ormai quasi ogni giorno svela un nuovo capitolo, condito
di piccoli e grandi abusi sulle risorse pubbliche.Tanto
da far esclamare al sindaco di Torino Sergio
Chiamparino: «Com'è il detto leghista? Roma ladrona? La
Lega è peggio degli altri!».
Quanto a clientela, i casi di familismo amorale emersi
in questi giorni in tutto il nord spesso superano ogni
più ardito precedente della prima repubblica. Alcuni
fanno persino sfigurare la sfolgorante carriera politica
del "Trota", che Bossi ha imposto in nome del noto detto
padano "i figli so' piezz'e core". A Torino, dove il
presidente Roberto Cota vuole trasferire il ministero
del Lavoro, la Regione trabocca ormai di figli, mariti e
mogli e congiunti vari dei nuovi potenti.
A
Brescia, in Provincia, abbiamo assistito al più
incredibile concorso pubblico nella storia della prima e
della seconda Repubblica: 700 concorrenti, 8 vincitori,
di cui 5 signore e signorine di fede leghista: la moglie
del vicesindaco di Brescia, la nipote dell'assessore
all'Istruzione, due assistenti di un altro assessore, la
capogruppo leghista nel consiglio comunale di Concesio.
Da
nord ovest a nord est è tutto un fiorire della
clientelare pianta leghista. Solo per fare qualche caso,
a Verona la moglie del sindaco Flavio Tosi è stata
nominata dirigente e capo della segreteria
dell'assessore alla Sanità; a Trieste la moglie di
Maurizio Balocchi è stata assunta dal presidente del
Consiglio regionale Eduard Ballaman, quello che usava
l'autoblu per le gite con la fidanzata, che a sua volta
è stata impiegata dall'ex sottosegretario all'Interno.
Ma
è a Milano che è partita nella sanità regionale la più
scientifica operazione clientelare che si ricordi. A
fine anno scade il mandato dei 45 direttori sanitari di
Asl e aziende ospedaliere. Il Carroccio, forte della
crescita elettorale, ne pretende 20 per insidiare il
potere formigoniano di Comunione e Liberazione nella
ricca sanità lombarda. Luciano Bresciani, medico
personale di Bossi e assessore alla Sanità, punta su
posizioni chiave, come quella all'ospedale di Brescia,
il più grande d'Europa con i suoi 1.400 posti letto.
Dati i precedenti, è facile prevedere che per scalare le
20 prestigiose poltrone il principale titolo
professionale sarà considerato il grado di parentela con
i potenti leghisti locali e nazionali.
Il
ministro della Semplificazione Roberto Calderoli,
inventore del federalismo alla padana, continua a
ripetere che la Lega persegue il modello della
Democrazia cristiana bavarese. Ma si è spinto un po'
troppo a nord, visto che in termini di clientela e
parentela il modello è indubitabilmente un altro: quello
della Democrazia cristiana dorotea.
20-09-2010]
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LEGA LADRONA! IL PARTITO CHE DOVEVA MARCIARE SU ROMA PER
DISTRUGGERE LA CASTA E I PRIVILEGI, SFREGIATO DA
MALCOSTUME E DA UNA CORRUZIONE PIAZZA-PARENTI - DA
FIORANI, CHE NEL 2004 NON SOLO SALVÒ LA BANCHETTA DELLA
LEGA, CREDIEURONORD, DA UN FALLIMENTO CLAMOROSO, MA
FINANZIÒ GENEROSAMENTE IL PARTITO DI BOSSI CON OLTRE 10
MILIONI DI EURO, AL REGALO DI STATO ALLA “SCIURA” BOSSI.
PER LA SCUOLA DELLA MOGLIE DEL SENATUR CONTI IN ROSSO
FINO AL 2008, POI DA ROMA LADRONA SONO ARRIVATI I VERI
"VERDI", CIOè I “VERDONI”, CHE L’HANNO SALVATA - E
L’EREDE-TROTA DEL SENATUR APRE LA CAMPAGNA DI BOLOGNA:
NON SARÀ PIÙ ROSSA
1
- MAZZETTA VERDE LA TRIONFERÀ
Gianni Barbacetto per
"Il Fatto Quotidiano"
Lega ladrona? I casi di malcostume e corruzione
all'ombra del Carroccio si moltiplicano, tanto che un
dirigente sempre abile ad annusare l'aria che tira, come
il governatore del Veneto Luca Zaia, ha ammesso
l'esistenza di una questione morale dentro la Lega. "Non
possiamo permetterci di essere criticati per i nostri
comportamenti amministrativi ", ha dichiarato Zaia, "noi
della Lega abbiamo il dovere d'essere doppiamente puliti
rispetto agli altri, perché da noi i cittadini si
aspettano il massimo del rigore".
Invece proprio dal Veneto arrivano gli ultimi casi di
pulizia non proprio perfetta. Il senatore della Lega
Alberto Filippi, di Vicenza, è accusato dal faccendiere
Andrea Ghiotto di avere un ruolo nella maxi evasione
scoperta ad Arzignano, feudo padano e distretto della
concia. Una brutta storia di tasse non pagate e di
controlli aggirati: le indagini, in corso, diranno se
anche a suon di mazzette.
A
Verona, Gianluigi Soardi, presidente dell'azienda del
trasporto pubblico cittadino Atv (ma anche sindaco
leghista di Sommacampagna), si è dimesso dopo che la
polizia giudiziaria è piombata nei suoi uffici e ha
sequestrato documenti contabili da cui risulterebbero
spese gonfiate e ingiustificate.
Camillo Gambin, storico esponente del Carroccio ad
Albaredo d'Adige (Verona), è agli arresti domiciliari
per una brutta storia di falsi permessi di soggiorno r
ilasciati in cambio di denaro. Alessandro Costa,
assessore alla sicurezza di Barbarano Vicentino, è
indagato per sfruttamento della prostituzione: gestiva
siti di annunci a luci rosse. Nel vicino Friuli-Venezia
Giulia, il presidente del consiglio regionale, Edouard
Ballaman, si è dimesso dopo essere finito nel mirino
della Corte dei conti per una settantina di viaggi in
auto blu fatti più per piacere che per dovere.
In
passato, Ballaman aveva realizzato uno scambio di favori
incrociati con l'allora sottosegretario all'Interno (e
tesoriere della Lega) Maurizio Balocchi: l'uno aveva
assunto la compagna dell'altro, per aggirare la legge
che vieta di assumere parenti nel medesimo ufficio.
Aveva anche ottenuto l'assegnazione pilotata della
concessione di una sala Bingo. In principio fu
Alessandro Patelli, "il pirla", come fu definito da
Umberto Bossi: l'ex tesoriere della Lega dovette
ammettere nel 1993 di aver incassato 200 milioni di lire
dalla Ferruzzi , causando a Umberto Bossi una condanna
per finanziamento illecito.
Poi a foraggiare il Carroccio arrivò il banchiere della
Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani, che nel 2004 non
solo salvò la banchetta della Lega, Credieuronord, da un
fallimento clamoroso, ma finanziò generosamente il
partito di Bossi con oltre 10 milioni di euro, tra fidi
e finanziamenti. Con anche più d'una mazzetta, secondo
quanto racconta Fiorani: una parte dei soldi consegnati
dal banchiere di Lodi ad Aldo Brancher, parlamentare di
Forza Italia e poi del Pdl, erano per Roberto Calderoli.
"Ho consegnato a Brancher una busta con 200 mila euro...
Quella sera Brancher doveva tenere un comizio a Lodi per
le elezioni amministrative... Mi disse che doveva
dividerla con Calderoli (poi archiviato, ndr) perché il
ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività
politica". Non ha fatto una gran bella figura neppure
Roberto Castelli, che da ministro della Giustizia, tra
il 2001 e il 2006, è riuscito a meritarsi un'indagine
per abuso d'ufficio per il suo piano di edilizia
carceraria, affidato all'amico Giuseppe Magni; e una
condanna della Corte dei Conti a rimborsare 33 mila
euro, perché la consulenza era "irrazionale e
illegittima".
Aldo Fumagalli, ex sindaco di Varese, è indagato
(peculato e concussione) per un giro di false
cooperative. Matteo Brigandì, ex assessore al Bilancio
della Regione Piemonte, è stato processato per truffa,
per falsi rimborsi alle zone alluvionate. Francesco
Belsito, sottosegretario alla Semplificazione, esibisce
una laurea fantasma, presa forse a Malta. Monica Rizzi,
assessore allo Sport della Regione Lombardia, si
proclama psicologa e psicoterapeuta senza avere la
laurea e senza essere iscritta agli appositi ordini
professionali, tanto che la procura di Milano sta
indagando per abuso di titolo.
Cattive notizie anche dall'Emilia-Romagna , zona di più
recente espansione del Carroccio. Il vicesindaco di
Guastalla (Reggio Emilia), Marco Lusetti, a giugno è
stato accusato di irregolarità nella gestione dell'Enci
(Ente nazionale per la cinofilia) di cui era commissario
ad acta: aveva ordinato bonifici a se stesso con soldi
dell'ente per 187 mila euro (poi non incassati). Il
padre padrone della Lega emiliana, il parlamentare
Angelo Alessandri, si è invece fatto pagare dal partito
le multe (per un totale di 3 mila euro) per eccesso di
velocità o per transito in corsie riservate.
Il
capogruppo del Carroccio alla Regione Emilia-Romagna,
Mauro Manfredini, e altri candidati del suo partito
(Mirka Cocconcelli, Marco Mambelli) rischiano invece una
maximulta (fino a 103 mila euro a tasta) per non aver
consegnato, come prevede la legge, un resoconto preciso
delle spese elettorali. D ov 'è finito il partito che
inveiva contro Roma ladrona?
2- "TENGO FAMIGLIA" LA PARENTOPOLI È PADANA
Paola Zanca per "Il Fatto Quotidiano" (Hanno
collaborato Stefano Caselli, Ferruccio Sansa, Ivana
Gherbaz, Erminia della Frattina)
Lo
dice un vecchio detto, il pesce puzza dalla testa.
Dunque nessuno si stupisca se la Lega, il partito che
doveva marciare su Roma per distruggere la Casta e i
privilegi, si è trasformato nella più classica delle
macchine piazza-parenti. Bastava dare un'occhiata a
quello che ha combinato lui, l'Umberto, per capire come
sarebbe andata a finire. Suo fratello Franco lo piazzò a
Bruxelles a fare da assistente all'eurodeputato leghista
Matteo Salvini. Ci provò anche con il primogenito
Riccardo, ma tornò a casa appena il fattaccio finì sui
giornali: "È assurdo che mi venga vietata ogni
esperienza solo perché ho un cognome importante", si
rammaricò.
Erano ancora lontani i tempi di Renzo, il figlio
prediletto: oggi comunque anche la Trota è sistemata,
seduto sugli scranni del consiglio regionale lombardo.
Restano senza incarichi gli altri due eredi, Eridano
Sirio e Roberto Libertà. Ma c'è tempo. Forse potranno
trovare un posto alla Bosina, la scuola privata, di
ispirazione chiaramente padana, fondata da mamma Manuela
Marrone, che ha ricevuto un contributo di 800mila euro
dal governo nazionale. Ecco, con una testa così, da quel
pesce non potevamo che aspettarci di peggio.
E
basta mettere insieme le notizie che arrivano dal
profondo Nord per disegnare una mappa della Parentopoli
leghista. Che non dovrebbe lasciare indifferenti gli
elettori del Carroccio. Cominciamo dal Piemonte, dove Lo
Spiffero, il Dagospia di Torino, ha raccontato la
"Famigliopoli subalpina": una clamorosa infornata di
mogli, cugini e cognati che Roberto Cota ha portato a
segno da quando è diventato presidente.
Nella sua segreteria c'è Michela Carossa, figlia di
Mario, capogruppo della Lega in Regione. Capo di
gabinetto del governatore è Giuseppe Cortese, che ha
trovato lavoro pure alla moglie, Isabella Arnoldi,
diventata portavoce dell'assessore leghista Massimo
Giordano, fedelissimo di Cota. Per loro, può darsi che
la pacchia finisca al massimo tra cinque anni.
C'è invece chi, grazie alla Lega, si è costruito un
futuro garantito. È il caso delle cinque vincitrici di
un concorso per funzionari della Provincia di Brescia,
come racconta Il Riformista. Ci hanno provato in 700 a
conquistarsi il posto fisso, ci sono riusciti in 8, e
per più della metà c'è puzza di raccomandato.
Ha
vinto Sara Grumi, figlia di Guido, assessore leghista al
Comune di Gavardo e candidato alle ultime regionali. C'è
Katia Peli, nipote dell'assessore provinciale
all'Istruzione, leghista pure lui, Aristide Peli. Lavoro
assicurato anche per Silvia Raineri, capogruppo della
Lega nel consiglio comunale di Concesio e moglie del
vicesindaco di Brescia Fabio Rolfi. Vittoria anche per
Cristina Vitali e Anna Ponzoni: tutte e due lavorano già
in Provincia, guarda caso entrambe per l'assessorato
guidato dal leghista Giorgio Bontempi.
Sempre in Lombardia, questa volta a Varese , nel 2002
diventa presidente della Provincia Marco Reguzzoni,
marito di Elena, figlia di Francesco Speroni, storico
capo di gabinetto del Senatur quando era ministro delle
Riforme. Niente paura, Reguzzoni non ha dovuto pagare il
peso delle polemiche. Oggi è il capogruppo della Lega
nientemeno che alla Camera dei Deputati. Restiamo sempre
nel letto matrimoniale ma ci spostiamo più a est, a
Verona, dove alla moglie del sindaco Flavio Tosi
l'elezione del marito ha messo in tasca 45 mila euro
all'anno in più.
Stefania Villanova lavorava già in Regione, ma è
diventata tutt'a un tratto dirigente e messa a capo
della segreteria dell'assessorato regionale alla Sanità.
In Friuli, i leghisti le moglie se le sono incrociate.
L'ex presidente del consiglio regionale Ballaman assunse
Laura Pace, moglie dell'allora sottosegretario agli
Interni Maurizio Balocchi. Lui si prese in carico
Tiziana Vivian, ex fidanzata dello stesso Ballaman. Poi
c'è il capitolo consulenti. A Padova , l'ex segretario
provinciale della Lega Maurizio Conte - oggi diventato
assessore nella giunta Zaia - affidò l'incarico per
progettare e dirigere i lavori di un nuovo polo
scolastico a suo fratello Tiziano. Con regolare bando di
concorso, giura lui.
E
se non puoi sceglierli in famiglia, c'è comunque un
partito che ti assiste. Racconta il Pd Piero Ruzzante al
Corriere del Veneto, di altre "designazioni" ai vertici
di tre enti regionali: "Corrado Callegari in Veneto
Agricoltura, impiegato di banca mestrino stipendiato con
15mila euro al mese; Antonello Contiero in Intermizoo,
autista di autobus di Rovigo, premiato con 5mila euro
mensili e inserito nel listino di Zaia; e Fausto Luciani
in Avepa, ristoratore allo zoo-safari di Bussolengo e
retribuito con ben 154mila euro annui".
Chiusura in bellezza a Bergamo. Nell'estate del 2009,
racconta Bergamo News, l'architetto Silvia Lanzani, è
stata incaricata, per 13.754 euro, di curare il progetto
preliminare della nuova centrale di sterilizzazione
dell'ospedale di Treviglio, diretto dal leghista Cesare
Ercole. Silvia Lanzani è della Lega e fa l'assessore
alle Infrastrutture in Provincia. Come si dice, una che
lavora con la testa, con il cuore, e con il portafoglio.
3-
REGALO DI STATO ALLA "SCIURA" BOSSI - PER LA SCUOLA
DELLA MOGLIE DEL SENATUR CONTI IN ROSSO FINO AL 2008,
POI DA ROMA SONO ARRIVATI I "VERDONI"
Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"
La
scuola della Lega? Un successone. "Quest'anno abbiamo
superato i 300 alunni iscritti. Un record". È contento,
contentissimo Dario Specchiarelli, presidente della
cooperativa che gestisce asilo, elementari e medie nate
e cresciute nel segno del "Sole delle Alpi". Solo che
qui, nella scuola leghista di Varese, quella doc, quella
benedetta da Umberto Bossi e diretta da sua moglie, la
maestra Manuela Marrone, non c'è proprio traccia di
simboli di partito. Adro? "Fatti loro", si scalda
Specchiarelli.
Di
certo il business viaggia alla grande. Nel 2009 la
scuola ha festeggiato il primo bilancio in utile. Poca
cosa, duemila euro e spiccioli. Ma nel 2008 i conti
erano in rosso di quasi 500 mila euro su un milione di
ricavi. Stessa musica nel 2007 e nel 2006: bruciati in
perdite più della metà degli incassi. Di questo passo la
scuola sarebbe stata costretta a chiudere i battenti, a
meno di trovare ogni anno nuovi generosi sostenitori.
Niente paura, i soldi alla fine sono arrivati, come
hanno raccontato i giornali già nel luglio scorso. Soldi
pubblici: 800 mila euro stanziati dal Parlamento con la
famigerata legge mancia, ovvero la distribuzione di
finanziamenti a pioggia a favore delle più disparate
iniziative sponsorizzate da deputati e senatori.
Attenzione però, il denaro destinato alla scuola
leghista è diventato di fatto un regalo alla signora
Bossi con i suoi due sodali.
E
cioè l'ex senatore (ovviamente leghista) Dario Galli, da
due anni presidente della provincia di Varese nonché
consigliere dell'azienda pubblica Finmeccanica, e il già
citato Specchiarelli. Sono loro, infatti, assieme
all'Associazione Bosina e all'omonima Associazione
Bosina onlus, gli unici iscritti a libro soci della
cooperativa "Scuola Bosina", che gestisce l'istituto
varesino.
Negli anni scorsi questi volonterosi cooperatori hanno
fatto fronte alle perdite di tasca loro. Tra il 2006 e
il 2009, la coop ha perso la bellezza di un milione e
320 mila euro su due milioni e 360 mila euro di incassi.
La signora Bossi, intestataria di 200 quote su un totale
di mille che costituiscono il capitale sociale, è stata
chiamata a fare la sua parte sborsando oltre 250 mila
euro in quattro anni.
Stesso discorso per Galli e Specchiarelli, pure loro
proprietari di 200 quote ciascuno. Insomma, un pessimo
affare. Almeno fino a quando non si è aperto il
paracadute di Stato. Da Roma ladrona sono arrivati 800
mila euro che hanno salvato il conto in banca degli
educatori con la camicia verde. Il contributo è spalmato
su due anni (300 mila retrodatati al 2009 e il resto per
il 2010) ed è passato in Parlamento sotto la voce
"ampliamento e ristrutturazione". Dei lavori per il
momento non c'è traccia all'esterno del palazzo che
ospita la scuola. Ma i soci padani, questo è sicuro, non
dovranno aprire il portafoglio.
4-
IL FIGLIO DEL SENATUR APRE LA CAMPAGNA DI BOLOGNA: NON
SARÀ PIÙ ROSSA...
Marco Cremonesi per il "Corriere della Sera"
«La gente chiede di noi perché vuole cambiare. Non vuole
più il rosso». Renzo Bossi dà il via alla campagna
d'Emilia. L'erede designato del Carroccio ieri sera ha
partecipato a un aperitivo organizzato dai Giovani
padani al ristorante Kristal del capoluogo emiliano. Un
nuovo segnale del fatto che per il Carroccio la regione
a sud del Po nella prossima campagna elettorale sarà
strategica.
Se
i tre capisaldi del tradizionale insediamento padano
offrono ormai margini di crescita comunque ridotti,
l'Emilia e forse anche la Romagna - dove questa sera
sarà Umberto Bossi - potrebbero continuare a far gridare
al miracolo e prolungare l'ondata leghista anche alle
prossime elezioni. Non per nulla ieri sera Renzo Bossi
parlava dell'Emilia come di «quarta gamba della
Padania». E tuttavia, il candidato sindaco per la sfida
più importante - Bologna appunto - non c'è.
Ma
in parecchi scommettono che il Pdl potrebbe passare la
mano. Lo spiega l'ex candidato sindaco del partito di
Berlusconi, Giancarlo Mazzuca, che nelle scorse
settimane ha ritirato la sua disponibilità a guidare la
coalizione: «A Milano rimarrà probabilmente Letizia
Moratti, a Torino la Lega ha già Cota in Regione,
Bologna rischia di andare alla Lega in un'ottica di
coalizione».
E
il Carroccio, anche se non riuscisse a sconfiggere il
candidato Pd, potrà comunque far valere un'avanzata che
il Pdl rischia di non riuscire ad eguagliare. E
tuttavia, i problemi non mancano neanche qui: la faida
tra il segretario Angelo Alessandri e il suo ex vice da
lui espulso Marco Lusetti (i grillini con il tricolore
di fronte al ristorante parlavano di «questione morale»)
hanno spinto Bossi a inviare la fida Rosy Mauro ad
affiancare lo stesso Alessandri. [18-09-2010]
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GUARDA COME BALLA BALLAMAN (sull’auto blu)! – INCHIESTA
DELLA CORTE DEI CONTI SU 70 VIAGGI POCO ISTITUZIONALI
DEL PRESIDENTE LEGHISTA DEL CONSIGLIO DEL FRIULI CHE VA
IN UFFICIO TENENDO SOTTO L’ASCELLA UN REVOLVER 357
MAGNUM (“TRANQUILLI, NON LO PORTO IN AULA”) – IN AUTO
BLU PER L’IMPERDIBILE PARTITA PADANIA-TIBET, PER UNA
CENA GALANTE “DA GIGGETTO” O PER ANDARE A PRENDERE I
PARENTI ALL’AEROPORTO…
Gian Antonio Stella per il "Corriere
della Sera"
In
vacanza, al ristorante, a vedere la partita con l'auto
blu. Settanta viaggi poco istituzionali sono finiti in
un dossier. Sul quale c'è un'inchiesta della Corte dei
conti. Protagonista: il presidente del Consiglio
regionale del Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord.
Il partito che era nato tuonando contro le auto blu.
C'era da andare a prendere i parenti della moglie
all'aeroporto? «Autista: la macchina!».
Voleva vedere la partita di calcio Padania-Tibet?
«Autista: la macchina!». Era invitato a pranzo dei
suoceri? «Autista: la macchina!». Finché tutti questi
viaggi poco istituzionali sono finiti in un dossier. Sul
quale c'è un'inchiesta della Corte dei conti.
Protagonista: il presidente del consiglio regionale del
Friuli, Edouard Ballaman. Della Lega Nord. Il partito
che era nato tuonando contro le auto blu.
La
dettagliatissima ricostruzione dell'uso disinvolto
dell'auto di servizio da parte dell'alto esponente del
Carroccio, già deputato per tre legislature e questore
della Camera, è stata pubblicata dal Messaggero Veneto.
Dove Anna Buttazzoni ha rivelato un elenco sconcertante
di una settantina di «missioni» dure da spacciare come
dovute a obblighi d'ufficio. Frequenti trasferte a
Campongara (Venezia) a casa dei genitori della fidanzata
e poi moglie Chiara Feltrin. Una puntata a Jesolo «da un
notaio per rogito appartamento al mare».
Una serata con la fidanzata al ristorante «Da Giggetto»
a Miane. Un viaggio all'aeroporto di Venezia «con
fidanzata per accogliere nonna e zio di lei in arrivo
dal sud Africa per il matrimonio». Un paio di
sfacchinate fino a Milano per assistere ai primi di
maggio 2008 all'incontro di calcio citato tra la Padania
e il Tibet e poi per partecipare alla proiezione del
film fortissimamente voluto dai leghisti «Barbarossa» di
Renzo Martinelli. E via così...
Un
dettaglio spicca sugli altri: nella lista ci sono due
trasferimenti alla Malpensa. Prima per «partenza viaggio
di nozze». Poi per «rientro viaggio di nozze».
Esattamente lo stesso sfizio che si era preso Giuseppe
Buzzanca che proprio per quel viaggio era stato non solo
messo sotto accusa ma addirittura dichiarato decaduto,
dopo un tormentone di sentenze e appelli, dalla carica
di sindaco di Messina.
Qual è la differenza? Che di là c'era il solito
«terrone» della solita «Terronia» che si prende i lussi
della Casta e di qua invece un virtuoso padano dedito al
bene comune e costretto dalla forza degli eventi a
utilizzare l'auto blu per il più personale di tutti
motivi personali? Difficile da sostenere. Tanto più agli
occhi dei leghisti duri e puri. Quelli che non hanno
dimenticato come la Lega Nord sia stata per anni
scatenata contro l'abuso delle auto di servizio.
Prima di «rassegnarsi» al comfort del sedile posteriore
delle macchine dai vetri oscurati («È vero che noi della
Lega per anni abbiamo dato battaglia su questa cosa. Ma
per una donna e una mamma come me, diciamo la verità,
l'auto blu è una bella comodità», spiegò l'allora
presidente della regione Friuli-Venezia Giulia,
Alessandra Guerra, «Non so come farei, se non venissero
a prendermi a casa tutte le mattine») i leghisti erano
arrivati al punto di presentare, nel 1993, un progetto
di legge per abolire le Croma, le Mercedes, le Bmw da
sostituire con Panda, Cinquecento, Renault 4 e Fiat Uno:
«I potenti devono viaggiare in utilitaria».
Per non dire del «Manuale di resistenza fiscale»
benedetto da Umberto Bossi nel novembre 1996 e
illustrato da Mimmo Pagliarini e quel Roberto Maroni che
oggi è al Viminale. I quali invitarono il contribuente
«a un atto di disobbedienza» e a rivendicare il «diritto
naturale» di togliere dalla dichiarazione dei redditi,
tra l'altro, «35 mila lire di detrazione per le ingiuste
spese delle auto blu».
Una offensiva durata anni. E ogni tanto tirata fuori tra
mille strilli. Contro il governo quando a palazzo Chigi
c'era Dini. Contro la regione Emilia-Romagna. Contro la
provincia di Milano quando era presidente Filippo
Penati. Contro Letizia Moratti, tre anni fa, quando
Matteo Salvini propose di tagliare le auto in dotazione
alla giunta e a ventitré dirigenti co-munali: «Facciamo
andare a piedi gli assessori per costruire due villaggi
solidali in Africa».
Rintracciato da Marco Ballico del Piccolo, che a maggio
aveva già rivelato come andasse in ufficio tenendo sotto
l'ascella un revolver modello «357 magnum» («tranquilli,
non lo porto in aula»), Ballaman ha detto: «Se ho
sbagliato pagherò. La maggior parte dei viaggi è
giustificata. Sul resto vedranno i legali». Pagherà fino
alle dimissioni? «Non penso proprio. Si paga il giusto,
non di più».
Come mai è saltata fuori la lista di questi viaggi?
Ovvio: un complotto. Di chi? Dei conducenti:
«Probabilmente a lasciarli a casa, mi sono inimicato
qualche autista». Come mai? Perché il presidente, il 1°
aprile scorso, forse intuendo d'avere un po' esagerato,
aveva deciso di fare il bel gesto: la rinuncia all'auto
blu! Peccato che lo stesso Piccolo di Trieste l'aveva
beccato: grazie al ricorso all'auto propria, una Rover,
Ballaman incassava oltre allo stipendio lordo mensile di
16.500 euro, anche 3.200 euro in più al mese di
rimborsi.
Ballaman non è nuovo alle cronache. Come scrisse il
Gazzettino, nel 2001 il sito internet dei Monopoli dello
Stato comunicò che «tra i cinque concorrenti» le
concessioni di due sale Bingo erano «state assegnate
alla Cristallina Srl (47 punti) e alla Milleuno bingo
(45)». E chi c'era tra i soci della Cristallina Srl?
Lui. E sempre lui c'entrava nella sventurata
speculazione immobiliare leghista a Punta Salvore, in
Istria.
La
faccenda più «curiosa», però, fu lo scambio delle mogli
con l'allora sottosegretario agli Interni Maurizio
Balocchi. Niente sesso, si capisce: per aggirare la
legge che vieta di assumere i propri parenti, lui prese
in ufficio la signora Laura Pace, compagna di Balocchi,
e Balocchi prese come collaboratrice Tiziana Vivian,
alla quale Ballaman era legato prima di fidanzarsi e poi
sposarsi con l'attuale compagna di autoblù. Anche
allora, manco a dirlo, trovò del tutto superfluo perfino
l'accenno alle dimissioni. E quando mai?
02-09-2010
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ROMANZI A CHIAVE - LEGHISTI DI RAZZ...
Il Pdl a Roma e in Piemonte ha altre gatte da pelare, ma
a suscitare mal di pancia nel centrodestra torinese è
anche "Razz" di Augusto Grandi. Nel romanzo del
giornalista del "Sole-24 Ore" edito da Daniela Piazza,
si leggono un po' di cose in controluce: Alé Europa e
gli alleati che confluiscono nel Partito degli Onesti,
il movimento localistico Obelix (il soprannome di Mario
Borghezio), il giovane professionista di Novara (come
Roberto Cota, avvocato), l'imprenditore dell'est Vlasov.
La
trama è alquanto hard e si svolge tra nottate in locali
per scambisti o giocando la variante di poker che dà il
titolo al libro, weekend in barca e belle ragazzotte
piazzate nei posti di sottogoverno. I riferimenti, come
sempre, sono casuali. L.B.
28.08.10 |
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I
LEGA-MI PERICOLOSI DEL TROTA – MO’ SO’ CAZZI PER BOSSI!
“C’È SIMPATIA” TRA IL CONSIGLIERE REGIONALE ANGELO
CIOCCA E IL FIGLIO DEL SENATÙR – SOLO CHE CIOCCA È STATO
“CIOCCATO” TRA LE CARTE DELL’INCHIESTA SULLA ‘NDRANGHETA
IN LOMBARDIA - SI DIFENDE: “È UNA CAMPAGNA DIFFAMATORIA
FATTA DA ABELLI, DOPO CHE LO ABBIAMO MASSACRATO
POLITICAMENTE”…
Davide Vecchi per "il Fatto Quotidiano"
Per la prima volta la Lega non riesce a trovare una
linea comune. A mettere in difficoltà il partito di
Umberto Bossi non è il ddl anti-intercettazioni. Né la
manovra finanziaria. O il federalismo. Tanto meno il
lento naufragio degli alleati di governo. A scuotere il
quartier generale del Carroccio è un giovane consigliere
regionale lombardo eletto con 19 mi-la preferenze. Il
recordman di voti si chiama Angelo Ciocca, ha 35 anni e
da 16 segue fedelmente il leader in canotta.
Ma
ha la "colpa" di essere finito nelle carte degli
inquirenti per aver avuto rapporti con Pino Neri,
avvocato tributarista di Pavia arrestato per concorso in
associazione mafiosa. In via Bellerio, storica sede
leghista, vige una legge ferrea. La ricorda l'ex
Guardasigilli Roberto Castelli: "Chi non è limpido è
fuori dal partito". E il problema è questo: sarà vero
che Ciocca è coinvolto in strani giri? Che conosce Neri?
Che ha ricevuto a prezzi di favore un appartamento a
Pavia?
Che ha promesso dei voti al candidato al comune Del
Prete? In attesa che la questione si chiarisca i
solitamente intransigenti generali del Carroccio hanno
deciso di dargli una possibilità. Al momento hanno
scelto di fidarsi. Non tutti. Ma vale, per ora, la
parola di Giancarlo Giorgetti, responsabile per il
partito dei rappresentanti negli enti locali. Il
consigliere non è stato mai convocato in via Bellerio.
Giorgetti, però, lo ha chiamato più volte per
rassicurarlo.
Ciocca, dal canto suo, non solo si difende dalle accuse.
Smentisce tutte le voci che lo indicano come amico di
fiducia (e tutor) di Renzo Bossi, anche lui
neo-consigliere regionale. Nega di essere stato indicato
dal leader come "uomo pericoloso". E rilancia: "È tutta
una macchinazione ai miei danni, una campagna
diffamatoria fatta da qualcuno che vuole coprire sue
responsabilità gravi che emergeranno".
Quel qualcuno è "Abelli, che politicamente abbiamo
massacrato". Di certo Gian Carlo Abelli non se la passa
bene. Ha visto il suo bacino politico frantumarsi
inesorabilmente, con le vicende giudiziarie in cui è
rimasto coinvolto lui e la moglie, Rosanna Gariboldi, in
manette con Giuseppe Grossi per le bonifiche nell'area
di Santa Giulia a Milano. Ciocca ci tiene a prendere le
distanze.
"Sono nella Lega da quando avevo 19 anni, non ho da
temere niente", dice. E d'un fiato rimanda le accuse al
mittente: "Non ho mai avuto rapporti con uomini della
mafia. Quel Neri lì era un conoscente del mio
interlocutore non mio. Non ho mai avuto con lui rapporti
diretti o personali, tantomeno telefonici".
L'appartamento? "Figurarsi, vivo ancora con i miei e
quella casa, da visura catastale, è di proprietà di due
signore". I voti a Del Prete? "La foto è del 27 giugno,
si è votato venti giorni prima". Punto.
Respira e poi: "I giornali che l'hanno scritto li ho già
querelati", aggiunge. E apre il secondo capitolo: i
rapporti con la famiglia Bossi. Prima il giovane Renzo.
"Dicono che io lo protegga? Figurarsi, non ho abbastanza
esperienza da trasferire a una persona che ha come padre
un maestro di vita". Certo, ammette, "il rapporto c'è: è
iniziato da qualche mese, da quando siamo entrati in
consiglio regionale.
Ma
sarei falso a dire che siamo amici. C'è una simpatia
reciproca. Renzo ha i numeri, è bravo, vuole crescere".
Poi tocca al leader. "Per me la Lega è Umberto Bossi.
Non è vero che mi ha chiesto chi finanziava la mia
campagna elettorale. A una cena, appena eletti, mi ha
chiesto come avevo fatto a prendere tutti questi voti.
Poi si è rivolto a un altro collega: ‘Avete capito che
bisogna stare in mezzo alla gente a fare comizi? Non
bisogna andare in televisione'. Il resto è fantasia".
Insomma, a sentir parlare Ciocca gli inquirenti hanno
preso una cantonata e sul suo conto la stavano prendendo
anche in via Belle-rio. Menomale che s'è aperta una
piccola crepa tra i colonnelli. Lui non lo sa. Dice che
"nella Lega le fronde sono tempo perso". Sa però che
Giorgetti ha scommesso su di lui. Si fida. Ha insistito
per candidarlo. E infatti continua a chiamarlo. "‘Stai
tranquillo che non succede niente, non ci saranno
problemi' mi dice al telefono. E io gli credo", racconta
Ciocca. La Lega attende fiduciosa la parola della
magistratura.
23-07-2010]
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PADANIA LADRONA – SOTTO LE QUOTE LATTE, COVA LA GRANDE
TRUFFA LEGAIOLA DEL CREDIEURONORD – LA BANCA DELLA LEGA
FU SALVATA DAL FALLIMENTO SICURO GRAZIE ALLA BANCA DI
LODI DEL FURBETTO FIORANI CHE IN CAMBIO OTTENNE
L’APPOGGIO in Parlamento DI BOSSI AL ’SUO’ GOVERNATORE
ANTONIO Fazio – E ORA I PM MILANESI PENSANO DI AVER
CAPITO IL MECCANISMO TRUFFALDINO…
Paolo Griseri per "la
Repubblica"
Il
22 giugno 2010, non molte settimane fa, la promessa era
arrivata solenne e misteriosa, nel bel mezzo del rito
pagano che si officia ogni anno sul Pratone di Pontida:
«Non posso dire il perché e il per come. Ma tra pochi
giorni capirete. Adesso siete disperati ma io non vi ho
dimenticati. La Lega risolverà i vostri problemi».
Il
popolo dei trattori aveva elevato i suoi osanna, sicuro
che ancora una volta si sarebbe rinnovato il patto
segreto e indissolubile che unisce i furbetti delle
quote latte al Senatur e ai vertici del suo movimento.
Un patto che in questi anni ha tenuto in ostaggio il
governo e il Cavaliere.
Un
patto inconfessabile, fatto di truffe, operazioni
finanziarie spericolate, alleanze trasversali con i
palazzi che contano a Roma Ladrona. Un patto rinnovato,
non a caso, nel luogo simbolo della Lega: il Pratone di
Pontida acquistato con i soldi della Banca Popolare di
Lodi di Gian Piero Fiorani.
Per i leghisti Fiorani, plurinquisito protagonista
dell´estate dei furbetti del quartierino, amico di
Antonio Fazio, con lui precipitato nel buco nero delle
inchieste e degli scandali, è soprattutto l´uomo che ha
salvato dal fallimento la Credieuronord, la Banca padana
sponsorizzata da Bossi.
Perché proprio Fiorani salva la banca di Bossi? Lo
spiega lui stesso nell´interrogatorio del 5 gennaio 2006
di fronte ai pm milanesi Greco, Perrotti e Fusco: «A
Fazio serviva l´appoggio della Lega in Parlamento.
Giorgetti si era impegnato a sostenere il governatore in
cambio del salvataggio della banca».
Ai
leghisti come Giancarlo Giorgetti (oggi presidente della
commissione bilancio della Camera) serviva salvare
Credieuronord dal fallimento per coprire le operazioni
spericolate dei vertici del movimento e le
intermediazioni fittizie con le cooperative di
allevatori create per nascondere la truffa delle quote
latte non pagate.
Così non deve stupire se «il perché e il per come» cui
alludeva Bossi parlando al popolo di Pontida meno di due
mesi fa porta la firma di Antonio Azzollini, relatore
dell´emendamento che rinvia ancora una volta il
pagamento delle multe per gli splafonatori delle quote
latte. Il fratello di Antonio Azzollini, Niccolò, era
nel cda di Antonveneta, la banca che Fiorani aveva
tentato di scalare nella primavera del 2005.
E´
in questo intreccio che si trova la spiegazione del
mistero delle quote latte: non una semplice battaglia
ideale per salvare dalla multa un drappello sempre più
esiguo di malgari e allevatori padani (meno di 1.000 su
40.000). Piuttosto la restituzione di antichi favori e
il risarcimento per mancate promesse, quando nelle
campagne padane il popolo delle stalle affidava i suoi
risparmi a Credieuronord fidandosi della
sponsorizzazione del Senatur: «Anche io sono socio
fondatore di Credinord», era scritto sul manifesto
pubblicitario con la faccia di Bossi.
Per molti allevatori la Credinord (poi diventata
Credieuronord) è la banca intermediaria che veniva
utilizzata per non pagare le multe del latte. La storia
si ritrova nelle motivazioni con cui un anno fa il
tribunale di Saluzzo ha condannato per truffa una
sessantina di allevatori cuneesi, tutti soci delle
cooperative Savoia fondate da Giovanni Robusti, leader
dei Cobas del latte piemontesi e successivamente
europarlamentare del Carroccio.
I
giudici Fabrizio Pasi, Fabio Cavallo e Fabio Franconiero
raccontano così il raggiro: «Dal momento in cui gli
allevatori fatturavano il latte che eccedeva le quote
loro assegnate, venivano effettuate (dalla cooperativa
n. d. r.) tre registrazioni. La prima estingueva il
debito nei confronti del fornitore del latte facendo
sorgere contemporaneamente un debito nei confronti degli
organi competenti per il superprelievo (la multa n. d.
r.).
La
seconda registrazione registrava lo spostamento del
denaro dal conto della banca utilizzata dalle
cooperative per incassi e pagamenti a un conto acceso
presso la banca Credieuronord. La terza registrazione,
che seguiva di pochi giorni le altre due, veniva
effettuata in corrispondenza dell´uscita del denaro dal
conto della banca Credieuronord».
Il denaro tornava così agli allevatori che non pagavano
la multa. Credieuronord aveva fatto il miracolo.
Nel corso degli anni Robusti e i soci delle sei
cooperative costituite nel tempo (Savoia uno, Savoia due
ecc.) avrebbero truffato in questo modo una somma
compresa, a seconda dei calcoli, tra i 130 e i 200
milioni di euro.
Una bazzecola di fronte alla truffa da un miliardo di
euro contestata dal pm milanese Frank Di Maio al
parlamentare leghista Fabio Rainieri, presidente della
Commissione agricoltura della Camera. Rainieri aveva
messo in piedi, secondo il pm, un sistema di 28
cooperative a fare da schermo per evitare il pagamento
delle multe. Funzionavano più o meno con lo stesso
sistema delle Savoia: si chiamavano «Giuseppe Verdi
2001».
Nella storia di Credieuronord e dei vertici leghisti
coinvolti nelle truffe alla Ue non c´è solo latte. Ci
sono anche ardite quanto fallimentari operazioni
immobiliari in Croazia, concluse con l´immancabile bagno
di sangue per i contadini padani illusi dal sogno della
villetta vista mare. Al punto che lo stesso popolo dei
fedelissimi aveva cominciato a mugugnare contro i
vertici. «Non perderete una lira», aveva promesso Bossi
e Calderoli aveva promosso l´autotassazione dei big di
via Bellerio per rifondere i contadini di quel che
avevano perso.
«Anche noi - aveva aggiunto lo stesso Calderoli - siamo
vittime del crac». Ma c´è un documento che lo smentisce.
E´ il Rapporto dei Collegio dei revisori per l´anno 2006
sul bilancio dei partiti politici. A pagina 45 si legge:
«Sulla base dei controlli di conformità e dei riscontri
eseguiti sulla complessiva documentazione agli atti, il
Rendiconto 2006 del partito politico Lega Nord non può
essere considerato regolarmente redatto».
Tra i motivi della bocciatura, scrivono i revisori, c´è
una «insufficiente informativa sulla gestione». In
particolare «dalla nota integrativa al bilancio della
partecipata Pontida Fin srl si rileva l´esistenza di due
società indirettamente partecipate dalla Lega Nord e
precisamente: la Pontida Servizi srl in liquidazione e
Credieuronord holding spa». Altroché vittime del
fallimento.
E´
proprio lo stretto rapporto tra queste speculazioni
finanziarie e la fiducia accordata a suo tempo dai Cobas
del latte agli gnomi padani di Credieuronord a spiegare
perché da diversi anni le manifestazioni degli
allevatori che hanno pagato non raggiungono lo scopo di
far cessare i favori del governo ai furbetti del
latticino.
Si
scontrano con la forza di ricatto chi conosce bene i
peccati originali della Lega. Dodici mesi fa un esercito
di trattori assediò Arcore chiedendo a Berlusconi di far
cessare lo scandalo delle protezioni del governo a chi
non paga le multe. Fu inutile. Come probabilmente sarà
inutile quest´anno, nonostante le nuove proteste di
tutte le associazioni di allevatori e l´opposizione
dello stesso ministro dell´Agricoltura, Giancarlo Galan,
giunto addirittura a minacciare le dimissioni.
Più di tutto vale la promessa di Renzo Bossi, il
«trota», figlio del Senatur. Il primo luglio, di fronte
al gruppo degli irriducibili, al drappello di chi non
vuole pagare (e spera di farla franca fino al 2015,
quando verranno abolite le quote latte) il «trota» è
stato chiarissimo: «Non vi preoccupate. Ci pensa mio
padre».
[27-07-2010]
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CREDIEURONORD: DA COMITATO SOCCORSO 2,5 MLN RIMBORSI A
SOCI RISARCITI OLTRE 1.000 AZIONISTI DELL'EX BANCA DELLA
LEGA...
(ANSA) - Il Comitato di Soccorso
dei soci dell'ex banca della Lega, guidato dal
fedelissimo del Senatur Bruno Caparini, ha rimborsato
con capitali raccolti tra volontari, oltre 2,5 milioni
di euro degli investimenti effettuati dagli azionisti
nell'allora Crediteuronord, oggi Euronord Holding in
liquidazione.
Nel caso dei
piccoli soci che ne hanno fatto richiesta, in possesso
da 1 a 49 titoli, i rimborsi sono all'80%
dell'investimento, per quelli con piu' azioni i rimborsi
sono del 40%. 'Stiamo lavorando per garantire a tutti
l'80% di quanto versato entro due anni - ha spiegato
Caparini - ma il nostro obiettivo e' continuare per
arrivare al 100%'. Per ora il Comitato di Soccorso ha
effettuato 'almeno un versamento di denaro alle oltre
2.000 persone che ci hanno richiesto un aiuto',
presentando domanda di rimborso a fine 2007.
Il Comitato
di Soccorso afferma che 1.069 soci, tra coloro che
avevano fatto richiesta di rimborso, avevano
sottoscritto da 1 a 100 azioni, 566 soci da 101 a 300,
150 soci da 301 a 500, 88 soci da 501 a 1.000 e 50 soci
oltre le mille azioni. Per ora, quindi, risultano
'completamente rimborsati' (con l'80% del capitale
investito, ndr) oltre 1.000 azionisti ed entro la fine
dell'anno sara' versata una seconda tranche, per
completare il rimborso a favore di altri 500 soci, su un
totale di circa 2.000 persone.
23.07.10 |
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ANCHE TREMONTI HA FAMIGLIA - lacrime e sangue
PER GLI italiani, "REGALINI" PER I LEGHISTI - piccole
deliziose prebende infilate tra le pieghe DELLA SUA
MANOVRA CHE HANNO fatto INFURIARE L’ALTERNATIVA ALLA
LEGA, ALIAS PIERFURBY Casini: "Vorrei chiedere a
Tremonti perché non trova i soldi per i poliziotti ma li
trova, invece, per le marchette della Lega a favore dei
truffatori delle quote latte"...
Francesco Specchia per "Libero"
Non
disturbate il manovratore, please (nel senso finanziario
del termine) pure se le manovre son ardite. Ieri Giulio
Tremonti fieramente assiso nella Commissione Bilancio
della Camera ha avuto parole d'elogio per sè stesso. Ha
parlato di una manovra -la propria- che «per la prima
volta tocca i papaveri» e che, allo stesso tempo è stata
«accettata dal Paese»; ha poi aggiunto, confermandone la
blindatura del testo, che «ho questa impressione, la
fiducia dà fiducia».
Infine ha
assicurato che «non ci sarà un'altra manovra nel corso
del 2010». Anche se la sua strategia era appena
inciampata sulle quote latte, dato che la Commissione
per le politiche europee aveva chiesto una soluzione al
problema, in un parere, in ogni caso, non vincolante (la
condizione era che venisse soppresso l'articolo che
prolunga fino al 31 dicembre 2010 il termine per il
pagamento delle sanzioni. Ma il Carroccio ha fatto
mancare i numeri al Pdl in Commissione Agricoltura).
Tutto bene,
dunque. Se non fosse che la suddetta manovra -giusta:
lacrime e sangue per tutti- toglie agli italiani nel
complesso, ma concede agli amici leghisti (con cui
Giulio ha cenato, nei giardini di Villa Aurelia al
Gianicolo, festeggiando l'arrivo della pausa estiva)
regalini, omissioni, piccole deliziose prebende infilate
tra le sue pieghe.
Concede, in
soldoni, qualche soldino, non esattamente argent de
poche. Sicchè non aveva tutti i torti Pier Ferdinando
Casini quando, sempre ieri, affermava «Vorrei chiedere a
Tremonti perché non trova i soldi per i poliziotti ma li
trova, invece, per le marchette della Lega a favore dei
truffatori delle quote latte».
Per dire.
Sfruculiando tra la pandetta si scopre che all'art.12
viene soppresso il comma 12, e si ripristinano le
"migliori condizioni di favore vigenti per i piemontesi
danneggiati dall'alluvione del '94", "eliminando il
vincolo ai soli rapporti di natura tributaria o
contributiva".
I maligni
sussurrano che la sparizione del suddetto comma
favorirebbe Gianna Gancia, presidente della Provincia di
Cuneo leghista, manager import-export nel settore
vinicolo e compagna del ministro Calderoli. Nell'art.15
è stato sostituito il comma 6: un atto che assicura ai
Comuni imbriferi una maggior entrata extratributaria e
concede vantaggi ai concessionari delle grandi
"derivazioni d'acqua a fini idroelettrici"che cedessero
a 5 province tra il 30% e il 40% dei diritti di
sfruttamento.
Le 5
provinciesono Como, Sondrio, Belluno, Brescia e
Verbania, guarda caso leghiste. Sempre all'art. 15 viene
introdotto il comma 6-sexies che assicura a Veneto e
Friuli condizione di vantaggio nel controllo degli utili
delle autostrade venete, le quali dal 2017 dipenderanno
da un consorzio tra le due stesse regioni. Tradotto: un
bel favore al governatore Luca Zaia.
Il quale
Zaia si avvantaggia anche della modifica del comma 1
dell'art. 47 ("Nuove modalità per la concessione
dell'autostrada del Brennero", annessa garanzia del
finanziamento del tunnel del Brennero anche in deroga
alle normali procedure); e si compiace dell'aggiunta del
comma 3- bis allo stesso articolo che include
l'areoporto di Venezia tra quelli "idonei alla
definizione di un contratto di programma in deroga alla
normativa di settore".
Cioè:
maggior autonomia rispetto alle norme Anpac.
L'introduzione dell'art.40bis attiene alla proroga delle
quote latte, di cui già s'è polemizzato. Mentre
all'art.46 passa una modifica al comma 1, ossia "Nuove
modalità per non perdere i finanziamenti CDDPP per la
tramvia di Verona", una norma non generalista che
identifica il beneficiario, visto che non è possibile
scrivere "nome e cognome del favorito".
La tranvia fortemente voluta dal
sindaco scaligero Flavio Tosi è certamente unaconquista
e un gesto di civiltà per chi -come noi- è veronese. Ma
non crediamo che nel resto d'Italia la pensino allo
stesso modo...
22-07-2010]
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Il cerchio del celodurismo si chiude: NELLA VITA
DEL TROTA SPUNTA IL MEROLONE – BRESSO: UNA MERCEDES
SPARA RICORSI – JUAN ESTEBAN CASELLI SENATORE O GUARDIA
SVIZZERA? - ARRIVANO LE verdi STRISCE PEDONALI PADANE –
L’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE PER LA MULTA ALL’AUTO BLU
(CHE BLU NON ERA) - PERCHÉ RAVENNA È CONTRO I TAGLI, MA
SPENDE 35MILA€ PER OSPITARE 200 TEDESCHI…
Dal "Giornale"
1-
MERCEDES, UNA MACCHINA DA RICORSI...
Non contenta di aver messo in bilico la poltrona di
Cota, l'ex zarina del Pd Mercedes Bresso controrilancia
e - come rivela "Italia Oggi" - ricorre contro gli
stessi giudici del Tar che di fatto hanno riaperto i
giochi per la presidenza del Piemonte. L'ex
governatrice, ormai una vera e propria macchina da
ricorso, ha impugnato davanti al Consiglio di Stato
quella parte della sentenza che rinvia alla giustizia
civile il ricorso contro la lista «Pensionati per Cota».
Intanto l'altra sponda della politica piemontese non sta
a guardare: i legali del governatore Cota presenteranno
oggi al Consiglio di Stato ricorso contro il riconteggio
dei voti deciso dal Tar.
2-
LO SHOW PER LA MULTA ALL'AUTO BLU...
Altro che il classico «lei non sa chi sono io». Qui si
battono tutti i record: chi aveva mai solo potuto
pensare di presentare un'interrogazione parlamentare per
farsi togliere una multa di 38 euro? A segnare il
massimo punteggio mai registrato di «arroganza da
potere» Michele Izzo, segretario particolare dell'ex
sottosegretario all'Economia e coordinatore del Pdl in
Campania Nicola Cosentino. Il pomeriggio del 4 luglio
Izzo parcheggia la sua auto a San Felice Circeo (Latina)
su un posteggio riservato ai carabinieri.
Quando si
accorge della multa va su tutte le furie: corre al
comando dei vigili urbani urlando che sono degli
incapaci, perché non si sono accorti che la sua è
«un'auto di servizio parcheggiata per ragioni
istituzionali». I vigili urbani non si scompongono e
così Izzo chiama i carabinieri. I militari, dopo aver
ascoltato le rimostranze di Izzo, fanno gli accertamenti
e verificano che l'auto non è di servizio, ma intestata
a Izzo stesso. Conclusione: oltre a dover pagare la
multa ora Izzo deve anche affrontare una denuncia per
«false dichiarazioni».
3-
UN NUOVO FRATELLO PER RENZO BOSSI: SPUNTA IL MEROLONE...
Un'amicizia nata all'ombra delle passerelle della
kermesse più prestigiosa dell'universo leghista: Miss
Padania. E poco importa se all'epoca uno dei due aveva
dodici anni e l'altro 45. Quando l'amicizia scatta,
scatta. E si mantiene nel tempo. «Oggi gli dò consigli,
lui a volte è criticato ma è un ragazzo di valore. Non
fuma, non beve, non si droga».
Queste le
parole che Valerio Merola ha dedicato su "Oggi" di
questa settimana a Renzo Bossi, il figlio del Senatùr
consigliere regionale della Lombardia per la Lega Nord.
Ma la stima del «Merolone» non va solo al rampollo del
leader del Carroccio. A dispetto dei suoi natali romani
Merola si dichiara infatti fan della Lega tutta: «Mi ha
permesso di fare tante conoscenze: in questo lavoro non
puoi essere isolato». Un legame, ci tiene a sottolineare
infine Merola, non interessato: «Gli amici nella Lega li
ho da tanto, se avessi voluto favori li avrei chiesti
prima».
4-
IL SENATORE FA LA GUARDIA SVIZZERA...
Qualcuno dia al senatore del Pdl Esteban Juan Caselli,
rappresentante a Palazzo Madama di tredici Paesi
dell'America del Sud, un'alabarda e una divisa da
guardia svizzera. Se le è meritate. Il politico, nato e
residente in Argentina ed eletto al Senato nell'aprile
2008 nella circoscrizione Estero, ha infatti
recentemente preso pubblicamente le difese di Ratzinger
contro un attacco del leader del Venezuela Hugo Chavez.
«Davanti alle recenti dichiarazioni fatte dal presidente
della Repubblica bolivariana del Venezuela, Hugo Chavez,
contro Sua Santità Benedetto XVI, esprimo il più
energico rifiuto a un così grossolano e gratuito attacco
alla figura del Pontefice». Forse Caselli punta a
ritornare, anche se con una altra veste, a vivere in
Vaticano. Del resto lui in San Pietro ci ha già vissuto:
dal 1997 al '99, come ambasciatore argentino presso la
Santa Sede.
5-
ARRIVANO LE STRISCE PEDONALI PADANE...
Lui si è giustificato tirando in ballo curiose
motivazioni cromatiche: «Il rosso è troppo aggressivo,
il verde si adatta meglio al paesaggio». Difficile però
non leggere nella scelta del sindaco leghista di
Veronella (Verona) Michele Garzon, di dipingere di un
bel verde vivo il fondo stradale degli attraversamenti
pedonali, una strizzata d'occhio allo stile padano. Ma
in fondo nelle vicinanze di Verona - dove peraltro il
primo cittadino è un leghista di ferro come Flavio Tosi
- la Lega ha uno dei suoi feudi storici. Non importa da
che lato della strada sei: il Carroccio è sempre lì.
6-
RAVENNA CONTRO I TAGLI MA SPENDE 35MILA EURO PER
OSPITARE 200 TEDESCHI...
Dov'è Ostalbkreis? Chiedere a Ravenna. Le due province,
quella nel Baden-Württemberg, distretto di Stoccarda, e
quella romagnola, sono gemellate. E per «rafforzare
questo rapporto di amicizia», oltreché, certo,
«mantenere la pace fra i popoli e sviluppare buone
pratiche di educazione ai diritti umani», gli italiani
dal 26 al 29 luglio ospiteranno 220 studenti tedeschi.
Per quel «Gran Sport Galà» fra
Faenza, Ravenna, Cervia e Cesenatico, i quattro Comuni,
la Provincia di Ravenna e la Regione hanno stanziato
35mila euro. Che vanno ad aggiungersi ai 35mila che la
Provincia di Ravenna solo un paio di mesi fa ha
destinato al convegno «Il contributo di regioni ed enti
locali alla pace, alla cooperazione e alla coesione
nell'area adriatica e in Europa» che si è svolto a
Cervia il 28 maggio. Due delibere per un totale di
70mila euro in due mesi. Dopo le quali gli enti locali
romagnoli sono andati a Roma a protestare contro i tagli
del governo.
22-07-2010] |
|
c’è UN BORDELLO INTORNO A BOSSI - "CHI TI HA
DATO I SOLDI PER LA CAMPAGNA ELETTORALE?" - scoppia il
caso ciocca: il consigliere leghista è il ’badante’ del
figlio trota e fa parte del gruppo che è in guerra
aperta contro i colonnelli, guidato dal trio marco
reguzzoni, rosy mauro e federico bricolo che ha già
mollato cota e può contare sul neotesoriere e sulla ’padania’.
e ora punta a far fuori giorgetti....
Tonia Mastrobuoni per "Il
Riformista"
All'indomani
delle regionali, durante la riunione dei leader della
Lega con i neoeletti in Lombardia, una frase di Umberto
Bossi fa gelare il sangue ai presenti. Nel clima di
festa per i risultati del Carroccio, a un certo punto si
alza in piedi Angelo Ciocca, classe 1975, militante del
Carroccio da sempre ma reduce da un improbabile trionfo
di quasi 19mila voti a Pavia e proiettato dritto dritto
in consiglio regionale.
ll leader
lumbard lo guarda torvo e lo fulmina: «Tu sei un uomo
pericoloso - ruggisce - chi ti ha dato i soldi per la
campagna elettorale?». Come dimostrano le recenti
vicende giudiziarie, Bossi ci aveva visto lungo. Risale
a una settimana fa l'arresto del boss della 'ndrangheta
Pino Neri che avrebbe garantito una valanga di voti a
Ciocca in cambio di un appartamento a prezzo scontato al
centro di Pavia e di altri favori.
Al di là
delle vicende giudiziarie e dello shock della "prima
volta" del coinvolgimento della Lega in una inchiesta
giudiziaria che riguarda la 'ndrangheta, il problema,
per il senatur, è politico. Nella guerra di successione
che già infuria nel partito, Ciocca figura nel gruppo
che Guido Passalacqua aveva battezzato su Repubblica "il
cerchio magico". Un gruppo molto, troppo vicino alla
famiglia Bossi.
Narrano le
cronache che attraverso Giangiacomo Longoni, un altro
consigliere regionale lombardo che è diventato l'ombra
del figlio di Bossi, Ciocca avrebbe frequentato da tempo
anche Renzo, appunto (ormai noto come "la Trota"). Usato
a mo' di ariete per conquistare potentati e poltrone
all'ombra del grande e indiscusso capo. A cominciare
dell'incarico di leader dei Giovani Padani, ricoperto
attualmente da Paolo Grimoldi. A lui uno dei boss del
"cerchio", Marco Reguzzoni, avrebbe chiesto di farsi da
parte per far posto al Trota. Grimoldi gli avrebbe
risposto: «Se me lo chiede Bossi, lo faccio subito. Se
me lo chiedi tu, no».
Longoni,
l'amico di Ciocca e di Renzo Bossi, è figura minore del
"cerchio magico" ma è piuttosto emblematico per capire
gli attuali schieramenti nel Carroccio. Che vedono
contrapposti, riassumendo, il "cerchio" e i cosiddetti
"colonnelli". Non a caso, alla fine degli anni Novanta,
quando era segretario provinciale di Varese, Longoni
tentò di espellere dal partito per "indegnità" un
concittadino in forte ascesa nel partito che era già
stato ministro del primo governo Berlusconi e che aveva
il pallino del rock: Roberto Maroni. Soprattutto,
Longoni divenne successivamente l'assessore di
Reguzzoni, ex enfant prodige del Carroccio divenuto
presidente della Provincia di Varese a 31 anni.
Del "cerchio
magico" Reguzzoni rappresenta, assieme a Rosy Mauro e
Federico Bricolo, l'apice di un triumvirato che ha
scaricato da poco quello che era considerato sino a poco
tempo fa il "quarto uomo", cioè Roberto Cota. Una triade
talmente attiva in questo periodo dall'aver ricompattato
il fronte dei colonnelli del partito, Calderoli, Maroni,
Castelli e Giorgetti, divisi periodicamente da antiche
ruggini che ogni tanto riemergono e dall'eterna
questione del dopo-Bossi. Di quest'ultimo fronte fa
parte anche, raccontano fonti di via Bellerio, l'altro
governatore-chiave, Luca Zaia.
Tornando a
Cota, attualmente è seduto su un potentato, quello della
regione Piemonte, molto pericolante per il ricorso vinto
dall'ex governatrice Bresso, ma soprattutto troppo
lontano da Roma. La prospettiva, se si dovesse rivotare
e se il Pd schierasse davvero Chiamparino, è fosca. Cota
potrebbe finire consigliere regionale d'opposizione. La
gola profonda leghista racconta addirittura che il
governatore del Piemonte starebbe cercando di
riaccreditarsi presso il fronte avversario dei
"Roberti".
Quel che
preoccupa i colonnelli, al momento, è che il "cerchio"
può già contare su alcuni uomini chiave nella galassia
leghista. A partire da Francesco Belsito, neotesoriere
del partito, subentrato a Maurizio Balocchi anche nel
ruolo di sottosegretario alla Semplificazione. Ma il
"cerchio" può contare anche sulla maggioranza
dell'organo di partito, la Padania, e sul capogruppo del
Carroccio al Parlamento europeo, Donato Speroni. E non è
un mistero che Reguzzoni punti a succedere all'acerrimo
nemico Giorgetti sulla poltrona di segretario nazionale
del partito.
Tuttavia, il brusco risveglio del
"caso Ciocca", ampiamente discusso all'ultima riunione
ai vertici di via Bellerio, potrebbe essere il
campanello d'allarme, per Bossi. Impegnato con il suo
partito, com'è noto, a contendere sul territorio la
capillare presenza della Compagnia delle opere in
Lombardia e a espandere il consenso a sud del Po. Con
l'ombra delle 'ndrine e della corruzione sul partito -
qualcuno teme che siamo appena agli inizi di una bufera
giudiziaria che potrebbe far molto male al Carroccio -
quest'ambizione rischia di morire in culla.
21-07-2010]
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re BOSSI –
ROMA SARÀ PURE “LADRONA” MA I LEGHISTI SEMBRANO CONTAGIATI DAL
familismo ALL’ITALIANA - DOPO CHE IL PRIMOGENITO HA MOLLATO LA
POLITICA PER I RALLY, IL SENATùR SI è DEDICATO ALL’ASCESA DEL
TROTA IN POLITICA – HA TROVATO FINANZIAMENTI PER L’ISTITUTO
DELLA MOGLIE (800MILA€ IN 2 ANNI) E CI SONO ANCORA DUE FIGLI DA
PIAZZARE: ERIDANIO SIRIA E ROBERTO LIBERTÀ
Elisabetta
Reguitti
per "il
Fatto Quotidiano"
Una
mozione che impone agli ambulanti l'obbligatorietà della
presentazione del Durc (documento unico di regolarità
contributiva) è stato il primo atto del neo-consigliere
regionale Renzo Bossi firmatario anche di alcuni documenti come
il progetto di legge per "la spedizione telematica del
bollettino ufficiale della Regione Lombardia".
Sembra
insomma che il figlio in qualche modo cerchi di meritare la
nomina ricevuta in regalo dal papà disposto a tutto nell'ultima
campagna elettorale pur di fare convergere le preferenze su
Renzo (varesino ma infiltrato nel collegio di Brescia)
assicurandogli così un futuro sicuro in politica.
Già perché
anche Umberto Bossi come la maggioranza dei rappresentanti
politici "tiene famiglia". È dei giorni scorsi, infatti, la
notizia che la signora Manuela Marrone (moglie del Senatùr)
potrà beneficiare di 800 mila euro in due anni - per decreto del
ministero del Tesoro - da destinare alla scuola "Bosina" di
Varese che tra i suoi obiettivi si pone di educare i piccoli
all'attaccamento alle tradizioni e all'identità del territorio.
L'istituto
scolastico padano, fondato dalla signora Bossi nel 1998, tra
l'altro non è presieduto da uno qualunque, bensì da Dario Galli,
presidente della Provincia di Varese con un posto anche nel
consiglio di amministrazione di Finmeccanica.
Tracce di
sostegno alla Bosina, per la verità, se ne ritrovano anche in
Regione Lombardia già nel 2003: una delibera stabiliva di
approvare uno schema di convenzione tra l'ente e l'Associazione
Bosina Onlus, assegnando 2 mila e 500 euro per tale progetto.
Robetta per la verità rispetto alla cifra stanziata oggi da Roma
che sarà pure "ladrona " ma che serve anche ai politici padani
contagiati evidentemente dal nepotismo all'italiana.
Pare
insomma abbiano smesso i panni dei "duri e puri" che tuonavano
contro il "clientelismo e i posti di lavoro per i parenti come
accade in Terronia". Con i fatti, contrariamente alle parole
usate nei comizi, i leghisti cercano di sistemare parenti e
affini.
Tutto, per
la verità, era iniziato nel 2004 con le assunzioni al Parlamento
europeo di Franco Bossi (fratello di Umberto) e Riccardo
(primogenito nato dal primo matrimonio con Gigliola Guidali)
come assistente dell'europarlamentare Francesco Speroni.
Portaborse ben remunerati, riportava Gian Antonio Stella in un
pezzo di allora, considerato che ogni deputato riceveva 12.750
euro per i collaboratori. Oggi Riccardo Bossi (30 anni) sembra
aver momentaneamente accantonato le velleità politiche puntando
tutto sulle gare di rally.
Sei anni
dopo l'esperienza a Bruxelles fatta dal primogenito, il capo del
Carroccio è tornato a rilanciare il partito a misura di famiglia
puntando sull'ascesa politica del quarto (il prediletto) figlio
sostenendo una campagna elettorale "blindata" sul piano delle
candidature affinché Renzo potesse stravincere.
Detto,
fatto. E siamo all'oggi del consigliere Bossi junior e il suo
primo atto ufficiale: una mozione che non ha mancato di
sollevare critiche. Definita da Sinistra ecologia Libertà "solo
una brutta scopiazzatura della mozione presentata alla Camera
dei deputati; entrambe, non parlano la lingua sacrosanta del
contrasto all'evasione fiscale, ma quella del razzismo".
Ma al
commento politico andrebbe aggiunta una semplice riflessione
logica sul fatto che gli ambulanti generalmente sono persone
uniche, non hanno molti dipendenti, dunque imporre la
presentazione del documento che accerta l'avvenuto versamento
dei contributi - per se stesso - non sembra fondamentale
rispetto alla vera necessità di contrastare le frodi fiscali di
natura contributiva.
Di fatto
cosa cambia? Che se in base alla normativa vigente, in
Lombardia, per avere la licenza era sufficiente certificare di
essere iscritti agli enti previdenziali ed assistenziali (ma non
avviene la verifica di regolarità dei pagamenti) ora sarà invece
obbligatorio presentare il Durc.
La mozione
per la verità non ha trovato molti sostenitori neppure tra gli
ambulanti "autoctoni" figuriamoci tra gli immigrati:
espressamente inseriti nel testo della nuove disposizioni
legislative introdotte "per combattere l'evasione contributiva
del commercio ambulante accresciutasi anche in seguito dell'
ampliamento della platea ad operatori extracomunitari". Ma la
vera sorpresa è stato scoprire come la comunicazione
dell'efficientissima e invidiatissima macchina del governatore
Roberto Formigoni viaggi ancora su carta e non su sistema
telematico.
Tanto è
vero che con una specifica mozione (primo firmatario Stefano
Galli ) Bossi junior & Co invitano presidente e giunta regionale
a provvedere all'invio del Burl (bollettino ufficiale regione
Lombardia) agli abbonati (per lo più enti e amministrazioni) non
più per posta ordinaria bensì per posta elettronica.
Insomma
Renzo Bossi studia per diventare "il" leader del partito del
padre. Ha abbandonato (forse) i giochini stupidi come "rimbalza
il clandestino" su facebook e ai colonnelli leghisti, come
Maroni e Calderoli e Giorgetti, semmai spetterà il compito di
accompagnare Renzo e magari anche Riccardo nel loro cammino
politico. Volendo poi ci sono anche i fratelli Eridanio e
Roberto Libertà perché si sa: la Lega è e rimarrà Bossi.
14-07-2010]
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ALLA
FACCIA DI ROMA LADRONA ANCHE LA LEGA TIENE FAMIGLIA - I LUMBARD
ROMPONO I PIERFERDI NEL PANIERE DEL CAINANO? E IL GIORNALE DI
FELTRUSKHAIDER PASSA SUBITO AL MANGANELLO: DALLA FINANZIARIA
LACRIME E SANGUE (DEGLI ALTRI) SPUNTANO 800MILA € PER LA SCUOLA
PADANA DELLA MOGLIE DI BOSSI - I SOLDI ARRIVANO PER “AMPLIAMENTO
E RISTRUTTURAZIONE” ED È CONTENUTO NELLA COSIDDETTA ’LEGGE
MANCIA’....
Paolo
Bracalini e Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"
Trecentomila euro per il 2009 e 500mila euro per il 2010. Le
ristrutturazioni costano, e se c'è un aiuto statale è meglio.
Quello stabilito nel decreto del ministro del Tesoro lo scorso 9
giugno è stato particolarmente generoso con la Scuola Bosina di
Varese. Un nome che forse dice poco ai più, ma che nella Lega
Nord dice molto. La Scuola Bosina, o Libera Scuola dei Popoli
Padani (una delle associazioni della galassia Lega nord), è
stata infatti fondata nel 1998 dalla signora Manuela Marrone,
«maestra di scuola elementare di lunga esperienza» (spiega il
sito della scuola), ma soprattutto moglie di Umberto Bossi.
La signora
Marrone è tuttora tra i soci della cooperativa che dà vita a
questa scuola materna, elementare e secondaria improntata alla
cultura locale, alle radici e al territorio. Presidente della
scuola è Dario Galli, che oltre a occuparsi di pedagogia padana
è stato anche senatore della Lega.
Proprio il
Senato, con la commissione Bilancio (di cui la Lega ha la
vicepresidenza), ha formalizzato l'elenco di enti beneficiari
dei contributi stanziati nel «Fondo per la tutela dell'ambiente
e la promozione dello sviluppo del territorio» creato nel 2008.
Un elenco lunghissimo che comprende associazioni culturali, case
di riposo, comuni, fondazioni, diocesi, parrocchie, università e
appunto qualche scuola. L'impegno statale per l'istituto
scolastico padano è complessivamente di 800mila euro per due
anni, 2009 e 2010, rubricato alla voce «ampliamento e
ristrutturazione».
Il
provvedimento della commissione bilancio ha anche un nome più
popolare, «legge mancia», perché in quel modo senatori e
deputati assegnano contributi e fondi a enti o amministrazioni
che hanno particolarmente a cuore (per circa 200milioni di euro
tra Senato e Camera), ovviamente anche a fini elettorali.
Non è
questo il caso della Lega e della Scuola Bosina, il cui
finanziamento (certo, generoso) non serve alla Lega per
accontentare il proprio elettorato ma per sostenere un progetto
in cui il Carroccio crede molto. Basta leggere la mission
dell'istituto sul sito della Lega Nord: «La Scuola Bosina si
propone come obiettivo quello di coniugare l'insegnamento
previsto dagli organismi competenti con le esigenze del tessuto
sociale locale, di formare futuri cittadini integrati nella
realtà storica, culturale, economica e industriale che li
circonda, pronti a confrontarsi con altri modelli sociali».
Il metodo
educativo padano si incentra sulla «progressiva scoperta del
territorio» che avviene fin dalla scuola dell'infanzia,
presentando narrazioni popolari, leggende, fiabe e filastrocche
strettamente legate alle tradizioni locali e «numerose visite
guidate sul territorio, che consentono al bambino di riconoscere
da diverse angolature la propria identità». Identità formata
anche con lo studio del dialetto locale (tra cui appunto la
lingua bosina, cioè il varesino), considerato fonte di cultura e
tradizione da salvaguardare. «Abbiamo voluto questa scuola
perché era fondamentale insegnare "dal basso" l'attaccamento
alle tradizioni e all'identità del territorio» disse Bossi
durante una parata di ministri e autorità, da Maroni alla
Moratti, in onore dell'istituto padano.
La società
cooperativa, con sede legale a Varese, ha chiuso il bilancio
2008 con una perdita di 495.796 euro, anche se le iscrizioni non
vanno affatto male. Due anni fa, raccontò Panorama, gli alunni
erano cresciuti del 25% e per la prima volta la Scuola Bosina
era stata costretta a creare le liste di attesa per i suoi
studenti. Forse da lì l'esigenza di ampliarsi e ristrutturarsi,
grazie agli 800mila euro gentilmente concessi dai senatori.
[12-07-2010]
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come
mai brancher ha scelto il coup de théâtre (non richiesto ed
anche umiliante) delle dimissioni in Tribunale? - imputato di
ricettazione e appropriazione indebita (scalata ad Antonveneta),
Brancher ha evitato la prevista testimonianza del suo grande
accusatore, Fiorani e quella politicamente imbarazzante del suo
ex co-imputato, Calderoli - Il ministro leghista avrebbe
incassato 100 dei 200 mila euro che l’allora banchiere avrebbe
donato a Brancher nel 2004 il giorno di un comizio a Lodi.....
Antonella
Mascali per
Il Fatto quotidiano
Non era mai accaduto che un ministro si dimettesse in Tribunale.
Ma ieri lo fatto Aldo Brancher. Che invece di lasciare prima
l'incarico e poi presentarsi al processo, come vorrebbe il
galateo istituzionale, ha scelto il coup de théâtre. Preceduto
da una letterina firmata dalla segreteria generale di Palazzo
Chigi per salvare la faccia a lui e al governo e dimostrare -
anche se non ci crede nessuno - che Berlusconi gli aveva dato un
dicastero non per bloccare il processo, come è riuscito allo
stesso premier, ma per merito.
Con il
completo blu da ministro, Brancher, imputato di ricettazione e
appropriazione indebita, per un filone dell'inchiesta sulla
scalata ad Antonveneta, ha reso dichiarazioni spontanee
atteggiandosi a salvatore della Repubblica: "La mia presenza qui
oggi (ieri, ndr) è in segno di rispetto per il Tribunale. Sono
qui a difendere la mia innocenza".
La voce è
bassa, quasi sovrastata dai flash dei fotografi e dal trillo di
un telefonino. Istanti di pausa, poi ha aggiunto: "Pensavo di
dover privilegiare i miei obblighi verso il Paese...". Affinché
"finiscano strumentalizzazioni e speculazioni politiche confermo
quindi di rinunciare al legittimo impedimento e anticipo in
questa sede la mia rinuncia all'incarico ministeriale".
Da
ministro a fuggitivo. Uscito dall'aula, ha dribblato i
giornalisti e ha lasciato il Palazzo di Giustizia da una porta
secondaria. Non senza aver ottenuto quanto chiesto dai suoi
difensori: il rito abbreviato incondizionato. Unica scappatoia
dopo quella fallimentare sulla via del ministero all'Attuazione
del federalismo trasformato, dopo l'ira di Bossi ("Per il
Federalismo un solo ministro. Io"), alla "Sussidiarietà e
decentramento".
Con il
rito alternativo, Brancher ha salvato in parte se stesso ma
soprattutto la Lega e quindi l'asse Bossi-Berlusconi,
fondamentale per il Cavaliere, alle prese con Fini il
"traditore". Si è tolto dai piedi anche giornalisti e
telecamere, perché l'udienza del 28 luglio sarà a porte chiuse.
E quel giorno, o al massimo il 29, è prevista la sentenza. In
caso di condanna è garantito lo sconto di un terzo della pena.
Ed essendo
ora un processo "allo stato degli atti", ha evitato la prevista
testimonianza del suo grande accusatore, Giampiero Fiorani e
quella politicamente imbarazzante del suo ex co-imputato,
Roberto Calderoli. Il ministro per la Semplificazione - secondo
le dichiarazioni di Fiorani - avrebbe incassato 100 dei 200 mila
euro che l'allora banchiere avrebbe donato a Brancher nel 2004
il giorno di un comizio a Lodi.
Un
pagamento "chiaramente finalizzato a ottenere l'appoggio della
Lega alle posizioni di Bankitalia (per fare in modo che Antonio
Fazio restasse governatore, ndr) in sede parlamentare". Il
ministro leghista ha negato ogni addebito e la sola parola di
Fiorani ha portato il pm Fusco a chiedere per lui
l'archiviazione, confermata dal gip. Brancher invece non si è
mai fatto interrogare.
Il
Carroccio gli deve molto ma appare ingrato: "Il caso Brancher -
ha detto Calderoli nei giorni scorsi - riguarda Brancher. Non ci
riguarda". Ieri poi lo stesso Calderoli l'ha bollato come un
atto dovuto: "Ha fatto quello che tutti i cittadini vorrebbero
dai politici"
L'ex ministro ha legato le sue dimissioni a "speculazioni". Ma
in realtà sono state dettate da Berlusconi, in difficoltà per il
voto fissato per giovedì prossimo sulla mozione di sfiducia al
suo fedelissimo, presentata da Pd e Idv. E che avrebbe potuto
spingere i finiani a votarla. Tanto che il segretario del Pd,
Bersani ha esclamato: "Li abbiamo messi all'angolo!".
Il
Cavaliere, in segno di gratitudine per lo scampato pericolo, un
minuto dopo l'annuncio in Tribunale, si è fatto sentire: "Ho
condiviso con Aldo Brancher la decisione. La volontà di evitare
il trascinarsi di polemiche ingiuste dimostra ancora una volta
la sua volontà di operare esclusivamente per il bene del
Paese...".
Per
corroborare la storiella della nomina a ministro per la causa
dell'Italia, Brancher - su un foglio non intestato - ha scritto
al segretario generale di Palazzo Chigi, Manlio Strano per
chiedergli di "rimodulare il calendario degli impegni
governativi e ministeriali che prevedono la mia presenza al fine
di partecipare al processo che mi riguarda..."
Accontentato: "Comunico che è stato rimodulato il calendario dei
suoi impegni...". Senza però indicare quali, come già successo
nel certificato per l'udienza del 26 giugno, quando Brancher ha
provato ad appigliarsi al legittimo impedimento al premier e
ministri, pur non avendo neppure le deleghe. Gli è andata male.
Molto male.
[06-07-2010]
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Caroccio
nel caos - calderoli ’uccide il padre’ ("brancher? bossi sapeva
tutto") e apre ufficialmente la guerra a maroni per il
dopo-bossi - ed è ’il giornale’ di feltrusconi a girare ilo
coltello nella piaga: "Si racconta anche di un colloquio privato
in cui Bossi ha preso da parte un esponente leghista accusandolo
di "essere uno di loro", di stare «con i traditori". Quali
traditori
Paolo
Bracalini per
Il Giornale
Ma che
succede dentro la Lega? Calderoli che arriva a correggere Bossi,
Bossi che torna a tuonare sugli eserciti pronti a calare su Roma
e sui ministeri al Nord, i pasticci intorno all'operazione
Brancher e alla partita, collegata, dell'Agricoltura, lo scontro
tra Lega di governo (con Tremonti) e Lega territoriale (contro
Tremonti), il mal di pancia sulla questione quote latte, lo
spettro dei poteri forti che vogliono sabotare le riforme del
Carroccio.
E poi gli
indizi di forti spaccature interne, di regolamenti di conti tra
correnti avverse, addirittura di veleni sparsi per convincere il
capo di un piano ordito alle sue spalle. Insomma, uno scenario
inaudito in un partito che si vuole monoblocco, organizzato
attorno al leader, disciplinato militarmente e senza divisioni,
tutti come un sol uomo.
Nella
Lega, da qualche tempo, non è più così, e il caos che sta
prendendo piede nel Carroccio, anche se custodito come un
segreto inconfessabile, comincia a filtrare all'esterno, con
delle spie minime ma chiarissime. Come l'intervista di ieri a
Calderoli, in cui il ministro spiegava al Corriere che «Bossi
sapeva tutto sulla nomina di Brancher», smentendo quindi la
ricostruzione di un Bossi ignara vittima
dell'operazione-autogol, fatta accreditare anche dentro il
partito.
Qualcosa
non sta funzionando, e non soltanto nella comunicazione. Dietro
lo scollamento e gli scricchiolii interni, raccontano testimoni
addentro alle cose padane, si intravede piuttosto un conflitto,
latente da mesi ma ora palese, tra due fronti che si contendono
la leadership nel partito e la fiducia di Bossi, che poi è
ancora quello che comanda.
Sì, ma
consigliato da chi? I cartografi del movimento disegnano una
mappa che ha due «aree di influenza» ben distinte: da una parte
quella dei colonnelli, in primis Roberto Calderoli e Giancarlo
Giorgetti (più operativi nel partito rispetto a Maroni e
Castelli), rispettivamente il referente governativo della Lega
(anche a livello territoriale, come coordinatore delle
segreterie) e quello economico del partito, competente su tutte
le questioni che investono le scelte strategiche della Lega
nelle fondazioni, nei Cda delle aziende pubbliche e nei gangli
vitali del movimento.
Dall'altra, invece, un altro centro di potere interno, che
poggia i suoi piedi nella struttura dei due gruppi parlamentari
a Roma, con i due capigruppo Marco Reguzzoni e Federico Bricolo,
e la «supervisione» di Rosy Mauro, vicepresidente del Senato e
storico braccio destro del leader (e si dice anche di un ruolo
della moglie di Bossi...).
Spesso
però le due componenti vanno per conto loro, creando una
situazione di confusione e di stallo nel movimento, abituato ad
una gerarchia puramente verticale. L'azione parlamentare, per
esempio, chi la decide? I colonnelli o i capigruppo? Perché non
succede più come prima, quando l'attività era perfettamente
coordinata e poi convalidata dal capo? Chi dà la linea, in
assenza di un'indicazione da Bossi?
Tra i
parlamentari il disagio cresce. E non solo lì, racconta uno di
loro, ma anche sul territorio, che percepisce la confusione di
ruoli ai vertici e, per reazione, tende a bloccarsi (fatto salvo
l'iperattivismo dei Giovani padani, un corpo abbastanza a sé
stante, però).
L'apice
della tensione si è toccato in questi giorni. Nel partito
circola una versione, allarmante ma accreditata, sul caso
Brancher. Qualcuno, si dice, ha voluto mettere in cattiva luce
Roberto Calderoli, cercando di farlo apparire come il regista
dell'operazione alle spalle dello stesso Bossi. Una falsità,
perché il Senatùr sapeva tutto, com'è naturale in una decisione
di quel tipo e come ha spiegato chiaramente anche il ministro
della Semplificazione.
Però - è
sempre la versione interna -, il tentativo di affossare i
colonnelli storici c'è, anche perché come nel Pdl si ragiona di
un dopo-Silvio, anche nella Lega si immagina un dopo-Umberto. Si
racconta anche di un colloquio privato in cui Bossi ha preso da
parte un esponente leghista accusandolo di «essere uno di loro»,
di stare «con i traditori». Quali traditori? Parole soltanto
riferite, certo, ma che fanno aleggiare un contesto di veleni e
sospetti, dentro la Lega Nord, che ha tutta l'aria di una
faccenda seria. [29-06-2010]
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BOSSI FA IL FURBETTO DEL CHIAGNE E FOTTE
E CALDEROLI LO SMERDA SUL ’CORRIERE’ - "BOSSI SAPEVA TUTTO, ERA
A CONOSCENZA DELLE DELEGHE E LA SERA PRIMA DEL GIURAMENTO
FESTEGGIAMMO IO, BOSSI, TREMONTI E BRANCHER ALL’AEROCLUB DI
ROMA" - 2- ANCORA: "DA TEMPO SI LAVORAVA A FAR DIVENTARE
MINISTRO BRANCHER. PER BOSSI L’OPZIONE PRINCIPALE ERA ALDO ALLE
POLITICHE AGRICOLE E GALAN ALLO SVILUPPO ECONOMICO. MA QUESTA
IPOTESI NON SI È REALIZZATA PER PROBLEMI DI EQUILIBRI INTERNI AL
PDL. A QUEL PUNTO SI È PARLATO DI UN MINISTRO SENZA PORTAFOGLIO"
- 3- FELTRI LEGA I FURBETTI DEL CARROCCIO: "BOSSI ABBIA IL
CORAGGIO DI PRENDERSI LA RESPONSABILITÀ DI FRONTE AL QUIRINALE,
AL GOVERNO E AGLI ELETTORI. PERCHÉ È VERO CHE IL CAVALIERE HA LE
SPALLE LARGHE, MA TUTTO HA UN LIMITE. ANCHE L’INDECENZA"
1 -
CALDEROLI SPUTTANA BOSSI: "LA SERA PRIMA DEL GIURAMENTO
FESTEGGIAMMO INSIEME IO, BOSSI, TREMONTI E BRANCHER ALL'AEROCLUB
DI ROMA"
Alessandro Trocino per il
Corriere della Sera
Roberto
Calderoli fa il punto sull'intricato caso Brancher giunto,
forse, all'epilogo.
Ministro, forse per evitare guai peggiori, alla fine Brancher ha
rinunciato al legittimo impedimento.
«Ha fatto bene, la scelta giusta per evitare certe
strumentalizzazioni. Io stesso gliel'ho consigliato».
L'impressione di molti è che sia stato fatto ministro anche per
quello.
«Ecco, proprio per smentire questa lettura falsa, ha fatto bene
a rinunciare».
- Qualcuno
dice che lo ha fatto su ordine di Berlusconi: un eventuale
conflitto d'attribuzioni avrebbe portato la Corte a far saltare
la legge sul legittimo impedimento, lasciando il Cavaliere senza
scudo.
«Non so se Berlusconi abbia avuto un ruolo in questa decisione.
Credo che abbia riflettuto Brancher stesso. Comunque, per
evitare conflitti, avrei preferito che il legittimo impedimento
fosse stato fatto subito per via costituzionale e non con
soluzioni tampone».
-
«Avvenire» invita Brancher a dimettersi.
«Non vedo
perché. La richiesta avrebbe avuto un senso fino a quando avesse
continuato a usare lo scudo».
- Facciamo
un passo indietro. Si dice che la nomina a ministro sia stata
decisa da lei e Tremonti.
«Ci
attribuite un potere che non abbiamo. Sulla nomina erano
d'accordo sia Berlusconi sia Bossi».
- Per
qualcuno Bossi è stato scavalcato, se non peggio.
«No, da
tempo si lavorava a far diventare ministro Brancher. Per Bossi
l'opzione principale era Aldo alle Politiche agricole e Galan
allo Sviluppo economico. Ma questa ipotesi non si è realizzata
per problemi di equilibri interni al Pdl. A quel punto si è
parlato di un ministro senza portafoglio».
- Insomma,
Brancher ministro a tutti i costi?
«Si voleva
dare un riconoscimento al suo importante ruolo. Non si sono
verificate le condizioni per l'Agricoltura, ma c'erano altri
vuoti da riempire».
- E qui
comincia il giallo delle deleghe.
«Qualcuno
ha commesso un errore».
- Qualcuno
chi?
«Non credo
in malafede, ma la delega decisa era sul federalismo
amministrativo ex articolo 118. Omettendo, per ignoranza,
l'ultima parola, è sembrato che parte delle deleghe siano state
sottratte a Bossi e non al ministro Fitto».
- Fitto,
forse, non è rimasto contento di questi movimenti.
«Quindici
giorni fa gli è stata data una delega importante sul piano per
il Mezzogiorno, fondi Fas e contributi europei. Anche dopo un
confronto con lui, sono state scritte le deleghe».
- Il
decreto con le deleghe, però, non è ancora uscito in Gazzetta.
Come mai?
«Non
chiedetelo a me, spetta a Palazzo Chigi. Comunque passa sempre
almeno un mese di regola dopo il giuramento: è successo a me, a
Bossi e a molti altri. Non vedo il problema».
- Bossi
era a conoscenza delle deleghe?
«Certo che
lo sapeva. La sera prima del giuramento abbiamo cenato insieme,
presenti anche Tremonti e Brancher, all'Aeroclub di Roma. In
quell'occasione abbiamo festeggiato anche il nuovo ministro».
- Qualcuno
ricorda che anche lei, prima che la sua posizione fosse
archiviata, era indagato nel processo Antonveneta.
«Francamente mi cadono le braccia. Io sono incensurato e da
indagato sono andato a farmi interrogare e mi sono fatto fare
tutti gli accertamenti personali e patrimoniali».
- Brancher
fa bene a rinunciare all'impedimento in modo definitivo?
«Sì, io mi
sono messo a disposizione e ho trovato persone serie che
volevano sapere come sono andate le cose».
- Come
valuta il comportamento del Quirinale e la nota sul legittimo
impedimento?
«Fermo
restando che le parole del presidente non si commentano, ha
ragione Bossi: Brancher ha fatto una cosa poco furba. Per questo
da parte del Colle c'è stato un legittimo risentimento».
- Il danno
d'immagine al Il governo è grande. Ci sono andare le condizioni
per avanti?
«Se regge
l'asse Berlusconi-Bossi si va avanti due o trecento anni».
- Manca
ancora all'appello il ministro allo Sviluppo economico.
«Sì, l'ho
sollecitato più volte a Berlusconi. Noi preferivamo Galan, ma
ora credo che il miglior ministro possibile sarebbe Berlusconi
in persona. Se decide di farlo, però, non dovrebbe farlo pro
tempore ma assumersi l'incarico in pieno».
- La Lega
è spaccata? Non è un mistero che ci sia un po' di fronda verso
di lei, accusato di agire troppo in solitaria.
«La Lega è un partito leninista, come dice Maroni: ma c'è un
ampio confronto interno. Tutte le cose importanti non sono mai
condivise solo da me e Bossi ma da tante altre persone».
- È
partita la lotta di successione?
«Chi parla
di queste cose è un cretino. Bossi è la Lega e la Lega è Bossi.
E poi il capo ormai è il punto di equilibrio tra maggioranza e
opposizione. Quando c'è un problema tanti dicono: andiamo da
Bossi che ci pensa lui».
2 - CARI LEGHISTI NON FATE I FURBETTI
Alessandro Sallusti per "Il
Giornale" (pubblicato il 26 giugno)
Adesso che
il caso Brancher scotta davvero, adesso che anche il Quirinale
prende le distanze dal neoministro al Federalismo che ha fatto
valere il legittimo impedimento per non andare a farsi
processare, adesso che qualcuno rischia di farsi male ecco che
scatta il fuggi fuggi, il negare responsabilità, il passare il
cerino in mani altre. E dove finisce la fiammella?
Ovviamente
tra le dita di Silvio Berlusconi che in quanto presidente del
Consiglio ha, come stabilisce la legge, proposto a Napolitano la
nomina a ministro del suddetto Brancher. Di fatto le cose stanno
proprio così. Ma non sempre i fatti la dicono giusta. In effetti
quale motivo aveva il premier di imbarcare un nuovo ministro,
per di più con delega al federalismo, per di più con vicende
giudiziarie aperte, sapendo di andare incontro a pasticcio
certo?
I soliti
ben informati hanno la risposta pronta: Brancher è un ex
dirigente Fininvest, amico personale del Cavaliere, che come si
sa, è uomo generoso e solidale con i compagni di squadra alle
prese con qualche guaio, economico o giudiziario che sia. È
tutto vero, ma non applicabile a questo caso, perché Berlusconi
ha anche un'altra caratteristica: non è fesso, difficile che sia
l'ispiratore e realizzatore di una cosa non concordata con tutte
le componenti alleate, cotta e mangiata con una fretta sospetta.
Ma se la
storia fosse diversa da quella che appare, allora chi ha chiesto
a Berlusconi e sostenuto al Quirinale la nomina di Brancher?
Certamente un amico, ovvio. E di amici influenti al punto da
poter ottenere una cosa del genere, il neoministro ne ha nella
Lega. A partire da Bossi che oggi prende le distanze irritato,
che dice di essere stato imbrogliato ma che nel Consiglio dei
ministri che approvò la nomina - raccontano i presenti - si
prodigò in parole di elogio per «il Brancher che non possiamo
lasciarlo per strada che tiene pure due bambini».
Bossi
quindi sapeva e benedì. Non solo. Lo stesso Bossi nelle scorse
ore ha proposto di spostare Brancher dall'attuale poltrona a
quella dell'Agricoltura (al posto di Galan), cioè di passarlo da
ministro senza portafoglio a ministro con portafoglio, cosa che,
guarda caso, farebbe decadere l'obiezione di Napolitano sul
fatto che il legittimo impedimento vale solo per i secondi.
Ma questo
spiega solo l'attaccamento della Lega a Brancher e l'imbarazzo
di oggi del leader del Carroccio di fronte alla rabbia del suo
popolo che ha mal digerito il pasticcio, non il mistero del
mandante. Uno che certamente si è esposto pubblicamente, nelle
prime ore del dopo nomina, è stato il ministro leghista Roberto
Calderoli che rimase anche invischiato nella stessa vicenda
giudiziaria, quella dello scandalo della Banca Popolare
Italiana, che ha dato origine al processo per il quale oggi
Brancher chiede il legittimo impedimento.
Fu il
presidente della banca, Gianpiero Fiorani (che tra l'altro salvò
dal crac Credieuronord, istituto di credito della Lega) a
sostenere di aver pagato alcuni politici per difendere il posto
dell'allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio. Tra questi
fece il nome di Brancher che avrebbe riscosso anche per conto di
Calderoli. Il primo fu rimandato a giudizio, il secondo
completamente scagionato.
Ma
lasciamo la vicenda giudiziaria nelle sue sedi, anche se è
evidente chi potrebbe avere paura di un processo a Brancher. E
certo non è Silvio Berlusconi. Il fatto è che la Lega non può
far finta di non saperne nulla, non sta in piedi a rigor di
logica, non ha senso politicamente.
Di più.
Evidentemente qualcuno nelle alte sfere del Carroccio ha
chiesto, forse preteso dal premier, la nomina di Brancher a
ministro. Ed è stato accontentato. Questo qualcuno oggi abbia il
coraggio di prendersi la responsabilità di fronte al Quirinale,
al governo e agli elettori. Perché è vero che il Cavaliere ha le
spalle larghe, ma tutto ha un limite. Anche l'indecenza.
3 -
BRANCHER: ‘L'ITALIA PERDE I MONDIALI E LA GENTE SE LA PRENDE CON
ME'
Da
La Stampa
"Si
lamenta della ‘cattiveria e dell'odio a tutti i livelli', che
non si aspettava: ‘Nella vita ne ho passate di tutti i colori,
ma fino a questo punto...'. E si spinge a una fantasiosa
interpretazione degli attacchi contro di lui: ‘L'Italia perde i
Mondiali e la gente se la prende con me'. Il giorno dopo la
marcia indietro, dopo aver annunciato la rinuncia al legittimo
impedimento e la disponibilità a presentarsi dai magistrati il 5
luglio, il neoministro del Decentramento, Aldo Brancher
controbatte alle critiche di questi giorni. Arrivate anche dal
Pdl e dalla Lega (anche se il ministro dichiara ‘non penso mi
abbia abbandonato, non penso proprio'), e ieri persino dal
quotidiano dei vescovi, ‘Avvenire', che ha scritto di
‘capolavoro di autolesionismo'. 28-06-2010]
|
LA LEGA E L’ACQUA SANTA! - QUANDO SI PARLA DI SOLDI E POTERE
BANCARIO NON C’È RITO CELTICO O CACCIA AL CLANDESTINO CHE
TENGA: LA CHIESA E I LUMBARD STRETTI IN UN PATTO D’ACCIAIO PER
SPARTIRSI LE BANCHE DEL NORD - GLI INCIUCI TRA LEGA, OPUS DEI
E COMUNIONE E FATTURAZIONE, SOTTO LA REGIA DI GIULIETTO
TREMONTI E DELL’OPEROSO CARDINAL BERTONE - IL RUOLO DELL’OPUSIAN-CONSERVATORE
ETTORE GOTTI TEDESCHI, PRESIDENTE DELLO IOR E CONSIGLIERE
NELLA TREMONTIANA CASSA DEPOSITI E PRESTITI - ECCO SPIEGATA LA
SPARATA ANTI PILLOLA DEI NEO GOVERNATORI ZAIA E COTA…
Marco Alfieri
per "Il Sole 24 Ore"
Ieri mattina nella sua città all'assemblea della Cattolica di
assicurazioni, poi via di corsa nella Novara di Roberto Cota
per quella del Banco Popolare diviso tra la testa scaligera e
le propaggini lodigiane e piemontesi. Durante il trasbordo in
elicottero, il sindaco di Verona Flavio Tosi avrà certamente
guardato in basso città e province ricche e ambiziose
diventate quasi tutte verdi al voto di fine marzo,
ripassandosi il film incandescente di questi giorni: le mire
di Bossi sulla galassia del nord, i colpi di coda sul
"bancone" UniCredit e le faide sabaude dentro Intesa Sanpaolo.
Sempre e solo Padania, un
territori o che brucia più storia di quanta ne produca. «Al
nord gli equilibri stanno cambiando, anche il potere bancario
tende a riallinearsi», spiega un importante banchiere. Ë
soprattutto la finanza post De in manovra. L'obiettivo è
riempire i vuoti nell'erogazione del credito dopo la stagione
delle fusioni, che ha finito per penalizzare quel tessuto di
pmi diffuse morse dalla crisi. Ma la spinta a occupare i nuovi
spazi contempla ovviamente uno sguardo alla politica: in
rapporto dialettico, non di rado cripto padano, con l'asse
Tremonti-Lega uscito fortissimo dalle Regionali e in ottimi
rapporti con il Vaticano di Tarcisio Bertone.
Guardare questi sommovimenti da
Verona può essere utile perché la città veneta incarna
perfettamente lo spirito dei tempi in cui scampoli della ex
galassia bianca tornano a raccordarsi nei giorni del leghismo
egemone: da un lato il post conciliare Giovanni Bazoli,
dall'altro l'opusian-conservatore Ettore Gotti Tedeschi,
presidente dello Ior e consigliere nella tremontiana Cassa
depositi e Prestiti. A fare da cerniera, il presidente della
fondazione Cariplo e dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, fresco
della pax bancaria con il Tesoro.
Il takeover ecclesiastico in
fondo nasce proprio in riva all'Adige, primavera 2007, quando
il crociato leghista Tosi stravince le elezioni attaccando la
Curia e il suo buonismo verso i rom in nome di un
cattolicesimo più identitario. Un'elezione che produce una
ricaduta nello stop al progetto di cittadella finanziaria,
sponsorizzato dai poteri forti cittadini insieme al sindaco
uscente, il cattolico "adulto" Paolo Zanotto (Pd): Paolo
Biasi, l'imprenditore/banchiere presidente della fondazione
Cariverona grande azionista UniCredit oggi al centro degli
appetiti leghisti, Carlo Fratta Pasini, presidente del Banco
Popolare e l'allora a.d. della Cattolica, Ezio Paolo Reggia
(presidente era il notaio Camadini).
Fratta Pasini, ad esempio, è
stato il cerimoniere del Convegno nazionale Cei dell'ottobre
2oo6. E amico personale del cardinal Scola, il patriarca di
Venezia figura di riferimento per Cl, e il suo Banco gestisce
i fondi dell'otto per mille.
Ad agosto lo si è visto al
meeting di Rimini mentre la cavalcata dell'allora PopVerona
comincia proprio con il cattolico conservatore Fazio a palazzo
Koch e con l'acquisto del Banco di San Geminiano e San
Prospero (grazie all'accordo con la Bi.Invest controllata
all'epoca dalla Meta di Giuseppe Garofano), la fusione con la
Novara, la presa del CreBerg, e poi della Lodi nell'era post
Fazio e Fiorani. Ma di area Opus sono stati alti vertici della
banca: da Federico Pepe a Giuseppe de Lucia (attuale
segretario generale di Assopopolari). Fratta deve muoversi in
equilibrio in mezzo a questi mondi.
Anche Paolo Biasi, che guida
dal '93 la fondazione scaligera, ha ottime entrature in
Vaticano, sempre sponda Opus Dei, a cui è vicino il fratello,
già nel board di Deutsche Bank Italia. Il contenzioso prosegue
da mesi: «troppo autoreferenziale il salotto veronese», è
l'accusa leghista. Ma al netto del monito bossiano, non è
affatto certo che il Carroccio ad ottobre lo sfratti, quando
si andrà al rinnovo del Consiglio. Con il sindaco Tosi Biasi
sta scendendo a patti.
I due collaborano sulla
gestione dei rom e la valorizzazione immobiliare cittadina.
«Le Fondazioni devono tornare sotto il controllo del
territorio e i sindaci determinanti negli orientamenti delle
erogazioni», è il Tosi pensiero. Per il resto, si vedrà.
Cooperazione/competizione,
dunque. Con l'Opus dominante e insieme una virata del sistema
verso Cl. L'accordo siglato dal Banco Popolare con la
Compagnia delle Opere per concedere finanziamenti agevolati
alle cooperative associate va in questo senso. Compagnia
guidata a Nord-Est da quel Graziano Debellini a sorpresa
grande elettore del neo doge Luca Zaia. «Ë una specie di
tandem che supera i tempi in cui l'Opus snobbava Cl (e a sua
volta Cl la Lega)», nota una fonte cittadina.
Oggi vanno a braccetto su una serie di partite: housing
sociale, residenze universitarie, formazione. Lega e Cl
portano voti e imprese, l'Opus la finanza e le banche. Nasce
proprio da queste suggestioni l'ipotesi di una fusione
«bianca» tra Ubi e Banco popolare: uscirebbe fuori un nuovo
colosso nelle terre del forzaleghismo, tra Pedemontana e
Corridoio 5. Un risiko che somiglia da vicino all'idea
lanciata dal presidente di Bpm, Massimo Ponzellini, e ripresa
subito, guarda caso, da Giancarlo Giorgetti? 26-04-2010]
|
"VI
SVELO I SEGRETI DI BOSSI AI TEMPI DI MANI PULITE" - PARLA
PATELLI, BRACCIO DESTRO DEL SENATUR. POI FU PRESO CON UNA
BUSTARELLA DA 200 MILIONI E PER TUTTI DIVENNE IL “PIRLA” -
"LA SETTIMANA PRIMA DELL’ARRESTO DI MARIO CHIESA SO PER
CERTO CHE DI PIETRO HA DUE INCONTRI ECCELLENTIA: COSSIGA,
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA, E ANDREOTTI, PRESIDENTE DEL
CONSIGLIO. UN MODO, SECONDO ME, PER OTTENERE L’OK E PARTIRE
CON L’OBIETTIVO DI FAR FUORI IL PSI E I PARTITI..."
Alessandro Dell'Orto per "Libero"
«Piacere e scusi se ho spostato il giorno dell'appuntamento,
ma ieri avevo un esame all'Università».
Da
quando Alessandro Patelli insegna?
«No,
frequento come studente. Sono iscritto da tre anni a Scienze
Politiche».
Quanti
esami le mancano?
«Tre:
psicologia sociale e due di lingua. Conto di finire entro
dicembre, poi vorrei fare la specialistica. Ho la media del
24 e un 30 e lode in Sociologia della criminalità
organizzata, con Nando Dalla Chiesa».
Patelli, perdoni la domanda un po' sfacciata. A 59 anni fa
lo studente universitario, complimenti. Ma di cosa vive?
«Ho un
vitalizio della Regione che mi permette di condurre una vita
dignitosa. Abito a Milano e in questi anni ho fatto anche
qualche consulenza. Poi, per un periodo, ho effettuato
lavoretti per il pensionato universitario, cose umili. Tipo
alzarsi alle 4.30, due volte la settimana, per portare in
strada la spazzatura della Bocconi. Non mi vergogno a
raccontarlo».
E con
la politica non fa più nulla?
«Ad
ogni tornata elettorale qualcuno mi chiama. Ultimamente ho
aiutato la Dc».
E la
Lega?
«Ora
sono indipendente, ma il cuore è leghista, impossibile
dimenticare i primi anni, le scelte, i sacrifici».
Le
piace la Lega di oggi?
«Non
credo che la nuova classe politica sia più preparata di
quella dei miei tempi. I vari Cota, Zaia, Stucchi,
semplicemente, dicono alla gente quello che la gente vuole
sentirsi dire. Non c'è dietro un vero progetto politico».
Roberto Calderoli è Ministro per la Semplificazione
Normativa. Tante uscite folkloristiche, ma anche buoni
risultati.
«Non
mi piace. È una macchietta. Dice di aver soppresso 29mila
leggi. Ma quali sono? Ce le spieghi. Non condivido il suo
comportamento e sa che feci quando un suo parente, nel '94,
mi disse indicandolo: "Eccolo, è nato il sostituto di
Bossi!"?».
Che
fece?
«Gli
risi in faccia».
Rapporti difficili?
«Mai
avuto l'ambizione di essergli amico. Lui invece ambiva a
essermi nemico».
E
Umberto Bossi? L'ha più visto?
«Due
anni fa, al funerale di Gnutti. Ci siamo stretti la mano, ma
non mi ha detto nulla, né bravo, né pirla. Ho il dubbio che
non mi abbia riconosciuto».
Vi
siete mai sentiti?
«L'ho
cercato per telefono, ma non credo gli sia giunta notizia:
c'è una cerchia di persone che filtra ogni contatto... Mi
piacerebbe incontrarlo, il nostro rapporto non è mai stato
conflittuale. Non sono andato via dalla Lega per causa sua».
Le
piace il Bossi di oggi?
«La
Lega attualmente è lui».
E il
futuro è il figlio Renzo detto la "trota"?
«No,
temo che lui non troverà mai una collocazione adeguata, il
confronto con il padre è troppo pesante. E pensare che Bossi
ripeteva sempre che solo uno, in famiglia, deve far
politica...».
Alessandro Patelli, invece, ha figli?
«Chiara ha 34 anni, Paola ne ha 30. Federica, avuta
dall'attuale compagna, ne ha 15. Mai parlato di politica con
loro. Non so nemmeno cosa votano».
E lei
per chi ha votato tre settimane fa? Perché sorride?
«Non
provi a fregarmi, non lo dico».
E
allora per chi non ha votato?
«Non
ho votato per la Lega, se è questo che vuole sapere.
Questione di candidati».
In che
rapporto è con i Lumbard?
«La
situazione non è chiara, loro non hanno mai voluto
chiarirla. Forse qualcuno ha timore che possa
riavvicinarmi».
Le
piacerebbe?
«Me lo
chiedesse Bossi, tornerei non domani, ma ieri. Ma non tutti
sarebbero felici. Ne ho avuto la prova a Pontida...».
Quando?
«Dieci
anni fa Bossi organizza la "Festa di riappacificazione".
Dopo 50 metri vengo fermato da tre gruppi di militanti e poi
arrivano le camicie verdi. Che mi minacciano: "Vai,
altrimenti son botte". E quelli della Digos fanno finta di
niente».
Facciamo un ulteriore salto all'indietro nel tempo. Al
piccolo Alessandro Patelli.
«Nasco
a Cologno al Serio, provincia di Bergamo, il 21 aprile
1950».
Auguri, tra 3 giorni sono 60! Il piccolo Patelli che bambino
è?
«Uno
spilungone in calzoni corti che fa il boy scout».
Scuole?
«Quelle dell'obbligo e poi divento apprendista idraulico».
Perché
nelle sue biografie si legge che ha il diploma di perito?
«Lo
prenderò a inizio Anni '80, alle serali».
Quando
il contatto con la politica?
«Nel
1985, tramite amici, vengo ingaggiato come indipendente nel
Psi di Zanica. Nel frattempo ho un incarico nell'Assl. Dopo
due anni esco dal gruppo, sono i periodi della prima Lega e
mi ritrovo nel giro. Tanto che sarò presente allo studio
Anselmo di Bergamo quando viene firmato lo statuto
dell'Alleanza Nord».
Sono
anni duri?
«Siamo
visti come razzisti. Io sono artigiano, idraulico in proprio
e quando divento leghista perdo il 50 per cento dei
clienti».
Bossi
come lo conosce?
«Appuntamento a Bergamo, 1988. Siamo io, Antonio e Gisberto
Magri: per entrare in Lega serve il suo benestare. Passa
un'ora e non arriva. Due ore, niente. Dopo tre ore - un
ritardo classico per lui - si presenta e si cena. E c'è
subito feeling».
E
Patelli diventa il "maggiordomo".
«Sono
segretario amministrativo dal 1989 al 1992, e organizzativo
fino al '94. Giorno e notte con Bossi, viviamo in simbiosi,
di lui so tutto, vita morte e miracoli».
Allora
puntiamo alto. Ci sveli qualcosa che non ha mai raccontato.
«Nel
1991 Bossi ha il primo infarto, lo ricoverano a Varese e io
ricevo una strana telefonata da due personaggi di primo
piano della Lega Nord...».
Nomi,
grazie.
«No,
ma non è difficile intuire: uno è tuttora nella Lega,
l'altro è andato via».
La
chiamano e...?
«Cercano di convincermi, dicono che devo far dimettere
Bossi, far decretare la sua incapacità di intendere e di
volere. Così poi si può convocare il consiglio federale e
prendere atto che le funzioni del segretario vengano assunte
dal presidente federale in carica».
E chi
è?
«Franco Rocchetta».
Un
piano perfetto per far fuori il Senatur!
«Io
rispondo che finché Bossi avrà un filo di voce, non farò mai
nulla del genere».
Bossi,
poi, ha meditato vendetta?
«Non
ha mai saputo nulla, lo scoprirà per la prima volta ora
leggendo questa intervista: il mio ruolo richiedeva anche la
capacità di moderare tra il movimento e lui. Ma non si
stupisca, sa quante volte hanno cercato di boicottarlo?».
Patelli, mettiamo da parte il Bossi politico. E proviamo a
descrivere il Bossi uomo.
«Nel
rapporto a due era di un'umanità incredibile. Con uno
sguardo capiva se avevi un problema, se eri preoccupato, se
stavi bene o male. E ne parlava. Se solo si aggiungeva una
terza persona, si trasformava diventando quasi disumano.
Faceva di tutto per sminuire gli altri, sentiva la necessità
di prevalere. D'altronde in quegli anni il movimento aveva
bisogno di un dittatore. Ora non più».
Lei,
oltre a essere il"maggiordomo", è anche responsabile
amministrativo e organizzativo. Fa da punto di riferimento
della Festa di Pontida, per esempio.
«Quando decidiamo di organizzare la prima manifestazione c'è
da trovare un campo adatto. Giro per Pontida, parlo con i
contadini finché trovo l'area giusta. Che poi, nel tempo,
verrà comprata».
Perché
quel sorriso?
«Qualcuno ha rivenduto il terreno alla gente, metro quadrato
alla volta. Ma la vicenda è poco chiara, dove sono i
soldi?».
Lei
nel '92 organizza anche una spettacolare spedizione a
Roma...
«Vengono eletti 80 nostri parlamentari. Il problema è che
solo due di loro sono già stati a Roma, mentre gli altri non
sanno nemmeno dove sia la Camera e dove sia il Senato.
Allora mi invento un perfetto viaggio di comitiva. Tutti a
Linate in autobus e all'atterraggio a Fiumicino si va in
centro a Roma rigorosamente con i mezzi pubblici per
risparmiare. E lì, a gruppi, accompagno chi a Montecitorio e
chi a Palazzo Madama».
Tra i
suoi incarichi, anche amministratore della Cooperativa
Editoriale Nord.
«In
due giorni compriamo Radio Varese. Poi, nel '93, per tre
mesi siamo a un passo dal prendere Telemontecarlo».
Urca.
Cioè?
«Otteniamo da Mediobanca, a firma di Cuccia, un'opzione per
subentrare. Che poi, però, decade senza che riusciamo a
concludere».
Parliamo di carta stampata. Quando nasce l'idea della
Padania?
«Nel
'95 studio l'ipotesi quotidiano. La testata originale non è
"Padania", ma "Voce del Nord". Non voglio un giornale di
partito, ma di area, stile "Indipendente", per arrivare a
chi ancora non è leghista. A far la differenza però è la
questione economica: con un giornale di partito ci sono più
finanziamenti e così nasce "La Padania"».
Patelli, più raccontiamo più si capisce che in quegli anni
lei ha pieni poteri ...
«Ho le
deleghe in bianco, fogli firmati da Bossi che è l'unico ad
avere accesso ai conti: posso comprare, assumere e vendere
quello che voglio. Per assurdo, potrei anche far sparire i
soldi della Lega».
A
renderla tristemente famoso, invece, sono soldi incassati e
non spariti. I famosi 200 milioni. Da dove iniziamo, Patelli?
«Dal
'91, quando provo a organizzare una serie di attività e
associazioni alternative che permettano di accedere ai
finanziamenti e poi distribuirli sul territorio: mi
riferisco alll'Aclis (Associazione culturale leghe italiane
sportive), al Cicos (l'organismo che doveva procacciare
affari all' estero per i grandi gruppi). Vado in Croazia e a
Mosca dove firmo due accordi. Il trucco è che poi i proventi
e le consulenze ottenute da queste attività possono essere
girate legalmente al partito».
Tra i
grandi gruppi, c'è anche Enimont. Quando il primo incontro?
«Nel
'91, con Marcello Portesi. Loro vogliono conoscere il
pianeta Lega. Spiego quello che facciamo, programmi e
attività. Mi chiedono un progetto scritto e dopo due mesi mi
ripresento: possono darci sostegno per Aclis, Cicos e
Publinord».
Quante
volte vi incontrate in tutto?
«Quattro e l'ultima volta ci sono anche Bossi e per la prima
volta Sama. Ma non si parla mai di soldi e cifre. E non
chiediamo nessun finanziamento illecito. Anche perché non
abbiamo bisogno di denaro in quel momento. Sa perché?».
Lo
spieghi lei.
«C'è
la campagna elettorale e facciamo due conti. Servirà più o
meno un miliardo. I finanziamenti statali sono di 160
milioni. Non bastano. Allora vado dal direttore della Bnl di
Varese per il prestito di un miliardo. Mi guarda:
"Garanzie?". "Sono proprietario di un immobile che vale 1
miliardo e 800 milioni, una cascina a Zanica". Resta
sorpreso, mi credeva uno sprovveduto. Si fida e così abbiamo
i soldi, senza bisogno di chiedere delibere alla Lega o
firme a Bossi».
Torniamo ai 200 milioni. In piena campagna elettorale lei
riceve una telefonata da Portesi. Appuntamento a Roma, bar
Doney in via Veneto.
«Non
so nemmeno dove sia. Il tassista mi porta all'albergo
vicino, non al bar. Alla reception chiedo di Portesi. Non
risulta. Esco e lo trovo fuori, non dice nulla e mi dà un
pacchetto».
Scusi,
lei riceve un pacco e che pensa?
«Che
sia un anticipo per la consulenza. Poca roba».
Bossi
sapeva?
«Non
posso rispondere».
Lei ha
in mano il pacchetto e che fa?
«Vado
nel panico, mai visti tanti soldi insieme. Sull'aereo, poi,
realizzo che sono fregato perché ho in mano denaro che
scotta ed è impossibile da gestire e da sistemare. Non posso
dichiararlo senza sapere per quale attività mi è stato dato.
Arrivato a Milano, decido di nascondere questi 200 milioni
in sede, che per assurdo è il posto più sicuro».
Dopo
qualche giorno, però, quei soldi le vengono rubati.
«La
correggo. Mi vengono distratti. La differenza è sottile, ma
importante».
Dal
dizionario Zingarelli. Distrarre: "sottrarre e utilizzare
qualcosa per scopi diversi dal previsto".
«Appunto».
In
quanti sapevate di quella somma?
«In
due».
Lei e
Bossi?
«Non
glielo posso dire. Lo deduca lei».
Come
scoprite il furto?
«Bossi
è a un comizio a Cremona. A tarda notte rientra in sede la
Pivetti e trova tutto sottosopra. Chiama Bossi, che dopo
pochi minuti, stranamente, è già lì. I ladri avevano cercato
il denaro solo nei tre punti precisi dei miei tre uffici in
cui sarebbe potuto essere...».
Al
processo lei dichiara che sono spariti 150 milioni. Scusi, e
gli altri 50?
«Vengono utilizzati per il partito. Con regolari fatture».
Ai
carabinieri però denuncia il furto di soli 15 milioni.
«Come
avrei potuto giustificare così tanti soldi non registrati?».
Patelli, ma in quegli anni come funziona il finanziamento ai
partiti? È così necessario cercare sostegno altrove?
«Inevitabile, impossibile farne a meno. Anche la Lega in
quel momento è costretta a far fronte ad aiuti, non può
viverne senza. Non c'è partito che non va avanti se non in
questo modo. Non si è mai chiesto perché Bossi mi
sostituisce da responsabile amministrativo solo ad agosto, e
non subito dopo il fattaccio dei 200 milioni?».
Perché?
«Nel
frattempo la Lega ha 80 parlamentari, che portano entrate. E
non c'è più bisogno di chiedere il sostegno ad altri al di
fuori del gruppo...».
C'è un
grande giro di soldi intorno a voi?
«La
Lega fa gola. In quegli anni potrei diventare ricchissimo,
se lo volessi. C'è gente disposta a pagare 2 o 3 miliardi
per farsi candidare con noi. E io riceverei il 20 per cento.
Ma, d'accordo con Bossi, rifiutiamo sempre. E poi, se solo
raccontassi dei cambi di governo fino al ‘94...».
Non si
dicono le cose a metà. Forza.
«C'era
sempre chi veniva a perorare la propria causa per avere
ministeri anche non della Lega. Gente che poi ha fatto il
primo ministro per altri partiti...».
Tipo
Prodi?
«Nessun nome».
Nel
frattempo, il 17 febbraio 1992, scatta Mani Pulite.
«Guardi, c'è un aspetto che va preso in considerazione. La
settimana prima dell'arresto di Chiesa so per certo che Di
Pietro ha due incontri eccellenti».
Scusi,
come lo sa. C'era?
«No,
ma in quel momento siamo informati: intellettuali e Vip di
ogni settore ci vedono con interesse e ci aggiornano».
E con
chi si incontrerebbe Di Pietro?
«Lo
chieda a lui. A me risulta Cossiga, presidente della
Repubblica, e Andreotti, presidente del consiglio. Un modo,
secondo me, per ottenere l'ok e partire con l'obiettivo di
far fuori il Psi e i partiti. E...».
...e?
«Da
chi crede abbia ricevuto i documenti Di Pietro? Pensa che li
abbia trovati da solo? In quel periodo andò negli Usa,
facile immaginare che i servizi segreti...».
Patelli, restiamo a Mani Pulite. Che ne pensa a distanza di
quasi 20 anni?
«Non
ha cambiato niente. Ha distrutto il sistema per non crearne
un altro. Il vecchio sistema prendeva i soldi e li
riciclava. Ora i soldi se li tengono per sé».
Lei
viene arrestato il 7 dicembre '93, un anno e mezzo dopo aver
preso i 200 milioni.
«Mesi
infernali. Pian piano vengono arrestati tutti i responsabili
amministrativi degli altri partiti, manco solo io.Non dormo
di notte, sto malissimo».
Finché...
«Una
mattina sto andando a pranzo a Tavernola, provincia di
Bergamo. Mi telefonano, dicono che devo presentarmi in
Questura e penso che ci siano problemi perché sto
organizzando il congresso nazionale di Assago. Giro la
macchina e faccio l'autostrada a 180 all'ora. Senza sapere
che invece corro verso la galera».
Già,
raccontiamo.
«Sto
dentro per un giorno e mezzo. Sono tranquillo, perché quel
momento nella mia testa l'ho già immaginato e vissuto mille
volte. Lo psicologo si preoccupa, mi incontra tre volte: "La
vedo troppo calmo. Non è che combina qualcosa?"».
A San
Vittore come la accolgono?
«Vengo
mandato per 4 ore in isolamento nei sotterranei. Poi mi
fanno salire in cella e ricevo il dono degli altri
carcerati».
In che
senso? Insulti?
«No,
un benvenuto vero! Chi mi regala un pane, chi una
Simmenthal. Io penso al peggio, cerco di capire come potrò
fare a lavorare perché sono convinto che starò recluso
tanto, tantissimo».
Invece
esce subito. Arresti domiciliari.
«Di
Pietro mi viene a interrogare in carcere. Appena mi vede, si
lascia scappare: "Questo qui non può aver tenuto i soldi per
sé, non ha il maglione di cachemire". Poi cerca di farmi
dire che Bossi sapeva tutto, prova a farmi scaricare le
colpe sul Senatur. Ma non riesce nell'intento».
E
perché la manda a casa?
«Gli
racconto tutto come sto raccontando a lei. É soddisfatto».
Patelli, secondo lei Di Pietro come viene a sapere di quel
denaro?
«Una
soffiata di qualcuno in area Lega. La sua domanda a Sama,
durante il processo, è diretta, di uno che già sa tutto».
Scusi,
ma dei 200 milioni non sapevate solo lei e Bossi?
«Sì,
ma Bossi era un po' chiacchierone. Alle cene con gli
imprenditori, a fine serata, faceva il giro con il cappello
per portare a casa soldi. E a volte si lasciava scappare
qualche parola di troppo».
C'è
qualcosa che lei, ancora, non ha capito di quella vicenda?
«Mi
piacerebbe incontrare Cusani e fargli qualche domanda.
Perché mi ha fatto dare quei soldi? Nessuno li aveva
richiesti. Li dava a tutti ed era un modo per fregarci?
Oppure qualcuno ci voleva ricattare?».
Torniamo all'arresto. Caos. Lega sotto accusa. E Bossi la
soprannomina il "pirla".
«No,
errore. Al congresso di Assago racconto tutto e sono io a
darmi del pirla! L'idea, però, la rubo a Feltri, che il
giorno prima, nell'editoriale sull'Indipendente, mi
definisce così. Intendendolo alla bergamasca, però, cioè
sempliciotto».
Patelli il pirla. Ma non c'era proprio modo di evitare il
coinvolgimento della Lega?
«L'errore è stato non provare a staccarsi dal processo
Enimont. Sarebbe bastato farmi eleggere al parlamento
europeo. Poi, nell'anno e mezzo passato tra la mazzetta e il
mio arresto, sarebbe bastato inserire quei soldi sul
bilancio: voci vuote ce ne erano. Invece...».
Lei
viene condannato a 8 mesi. Nel frattempo, però, continua a
lavorare. Sempre con un ruolo importante.
«Nel
'94 partecipo agli incontri tra Bossi e Berlusconi per la
famosa alleanza».
Un
aneddoto su Berlusconi?
«La
domenica arrivo ad Arcore e mi accoglie il Cavaliere in
giardino, in tenuta sportiva. Lo provoco: "Ma come, alla sua
età si mette ancora a correre?". Silvio mi guarda con sfida:
"Cribbio, ma lei sa che io faccio i 100 metri in 12
secondi?". Rido. Lui si gira e parte: giro del giardino di
scatto come dimostrazione. Sa perché in quel momento è stato
al gioco con uno come me?».
Perché?
«Noi
della Lega piacevamo e lui aveva il contatto con la gente,
percepiva ciò che le persone comuni e gli imprenditori
volevano in quel momento. Ora non è più così. Adesso siamo
in una sorta di dittatura democratica, con Berlusconi da una
parte e il "Roberspierre Di Pietro" dall'altra».
Un
aneddoto di Bossi?
«Il
giovedì prima della presentazione delle liste siamo al
tavolo io e lui, a un passo dall'accordo con Berlusconi. Ad
un certo punto ci comunicano l'ennesima sostituzione tra i
loro candidati e Bossi si arrabbia. E decide di far saltare
tutto. Poi ci ripensa. Non avesse cambiato idea, chissà, la
storia politica italiana sarebbe completamente diversa».
Nel
'96 i rapporti con la Lega si incrinano.
«Mi
fanno pagare il fatto che sono stato per anni l'uomo di
Bossi. Mi sospendono per 6 mesi per una banalità e poi mi
complicano la vita, impedendomi di utilizzare qualsiasi
strumento del partito. Scrivo a Bossi: "Se le cose non
cambiano, esco dal gruppo". Bossi mette la pratica nelle
mani di Calderoli e non ho alcuna risposta. Come dire: non
c'è la volontà di fare qualcosa».
E così
lei esce dalla Lega. Dalla politica dei riflettori. Dalle
cronache. A fine Anni '90, però, il suo nome riappare.
«Purtroppo. Una brutta vicenda e secondo me c'entra il mio
passato politico».
In che
senso?
«Non
fossi stato il Patelli della Lega, non si sarebbero accaniti
così».
Le va
di raccontare?
«Faccio il volontario a Voghera, in una comunità di
accoglienza giovanile. Tra gli ospiti c'è una ragazzina
cinese di 17 anni, trovata a Linate senza passaporto,
probabilmente destinata al mercato americano della
prostituzione. Io e la mia compagna la aiutiamo e poi
otteniamo l'affido, la mandiamo a scuola, la ospitiamo per
sei mesi. Finché un giorno,dopo una banale discussione, lei
va dall'assistente sociale e mi accusa di molestie
sessuali».
Perché?
«Lo
scopriremo poi, traducendo il suo diario cinese: i genitori
al telefono tentavano di convincerla a scappare e tornare in
Cina, portando soldi».
Viene
denunciato?
«No,
ma il pm Pietro Forno apre lo stesso un'inchiesta».
Come
finisce?
«La
ragazza, prima di fuggire in Oriente, confessa al Tribunale
che si era inventata tutto, ma vengo comunque rinviato a
giudizio. Poi assolto in tutti i gradi. Però...».
Però?
«L'accusa di molestie ai minori è la più infamante per un
uomo. Le confesso che se non avessi avuto l'esperienza di
Tangentopoli, che in qualche modo mi ha formato, mi sarei
buttato da un viadotto. L'avrei fatta finita, suicida per
vergogna».
Patelli, ultime domande veloci. 1) Il politico più bravo?
«Bossi
perché è un animale politico. Craxi per coerenza: ha avuto
il coraggio di dire cose che tutti sapevano e facevano, ma
non avevano il coraggio di ammettere».
2) Un
politico sottovalutato e uno sopravvalutato.
«Leoni
e Di Pietro».
3) Il
più simpatico e il più antipatico.
«Grillo e D'Alema».
4)
Nella politica c'è più sesso o droga?
«Sesso. Di droga non ne ho mai vista».
Ultima. Se uno oggi le dà del pirla che fa?
«Sorrido. Ormai ci sono abituato. Basta che sia un pirla
alla bergamasca, cioè sempliciotto». Online e 16.000
sportelli per operare.
[19-04-2010]
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#1-
NICOLETTI CHE REALIZZò IL SOGNO DELLA BANDA DELLA MAGLIANA:
PRENDERSI ROMA - #2- "NEGLI ANNI '80 ERO IL PIÙ IMPORTANTE. I
CALTAGIRONE? MA NON LI GUARDAVO NEMMENO" - #3- "TUTTI ERANO A MIA
DISPOSIZIONE, PERCHÉ ERO IL PIÙ LIQUIDO. QUANDO A REBIBBIA HO
CONOSCIUTO RENATINO DE PEDIS LUI SI È MESSO A DISPOSIZIONE. MI
FACEVA IL CAFFÈ, MI LAVAVA I CALZINI: MI ASCOLTAVA COME SE FOSSI
UN ORACOLO” - #4- "ANDREOTTI? IO SONO STATO LA SUA SALVEZZA. HANNO
FATTO DI TUTTO PER CONVINCERMI AD ACCUSARLO, A DIRE COSE FALSE.
QUANDO STAVA A PALAZZO CHIGI MI AVEVA DATO LIBERO ACCESSO: ENTRAVO
DA DIETRO E L'ASPETTAVO IN UFFICIO" - #5- "MORO? SE M'AVESSERO
CHIESTO AVREI TIRATO FUORI QUALUNQUE SOMMA PER LIBERARLO. QUANDO
M'HANNO DOMANDATO AIUTO PER IL RISCATTO DI CIRILLO (IL PRESIDENTE
DC CAMPANIA RAPITO DALLE BR) MI SONO MESSO SUBITO A DISPOSIZIONE"
- #6 - "SONO STATO RICEVUTO IN UDIENZA PIÙ VOLTE DA WOJTYLA , HA
CRESIMATO MIA FIGLIA" - #7- "UN UOMO D'ONORE IN CASA COME HA FATTO
BERLUSCONI CON IL BOSS MANGANO? "E CHE SO SCEMO! POI TE SE
MAGNANO: VOGLIONO COMANDARE LORO”

Colloquio
con Enrico Nicoletti
Gianluca di Feo
e Gianni
Perrelli
per "l'Espresso"
BANDA
DELLA MAGLIANA
Andreotti? "Sa
che io sono stato la sua salvezza. Hanno fatto di tutto per
convincermi ad accusarlo, a dire cose false contro di lui. E so
che mi vuole bene. Lui era amico già di mio padre e quando stava a
Palazzo Chigi mi aveva dato libero accesso: entravo da dietro e
l'aspettavo in ufficio. Quando nel 1991 diventò senatore a vita
però scelsi di schierarmi con Vittorio Sbardella, un vero amico, e
lui non me lo perdonò. Mandava Franco Evangelisti a pregarmi:
"Devi stare con noi, non ci mollare. Giulio non lo merita: sei nel
suo cuore". Mica je credevo. Io Andreotti lo conosco: ride ma non
sorride, non dà il cuore a nessuno, manco alla moglie".
Enrico
Nicoletti racconta un altro film. Non 'Romanzo Criminale', dove la
figura del 'Secco' che ricicla miliardi è ricalcata sulle sue
vicende giudiziarie, ma un nuovo capitolo de 'Il Divo' di Paolo
Sorrentino. L'epopea di un palazzinaro venuto dal Frusinate, "che
trovava sempre aperte tutte le porte della Dc e di qualunque
politico: socialisti, comunisti. Perché sapevano che non li
deludevo...".
Un
costruttore che si prende Roma: "Negli anni '80 ero il più
importante. I Caltagirone? Non li guardavo nemmeno. Ho costruito
milioni di metri cubi, ho fatto girare migliaia di miliardi di
lire, ho pagato tasse a palate. Altro che nullatenente! Ho tirato
su due università, ero il numero uno".
Prendersi Roma,
il sogno della Banda della Magliana. Lui c'era riuscito, prima di
loro. Aveva mucchi di case, fiumi di soldi e 400 auto nella sua
concessionaria: il triangolo magico che nella Capitale garantisce
il successo. A 74 anni, sempre libero nonostante due condanne
definitive, nel salotto della sua casa parla come un sovrano in
esilio.
In
vestaglia, con la metà destra del corpo semiparalizzata, ricorda
quando era il re degli affari capitolini. La sua versione,
ripetuta in tutte le aule e che non lo ha salvato dalle sentenze:
"Io non sono mai stato il cassiere della banda della Magliana.
Nelle condanne non c'è scritto e adesso persino il procuratore
generale se l'è rimangiato. Non avevo bisogno di loro. Quando a
Rebibbia ho conosciuto Renatino De Pedis lui si è messo a
disposizione".
"Mi faceva il
caffè, mi lavava i calzini: mi ascoltava come se fossi un oracolo.
Ma tutti a Roma erano a mia disposizione, perché ero il più
liquido: solo sul conto di mio figlio hanno sequestrato 69
miliardi di lire. Se c'era un affare, venivano da me: non li
dovevo cercare. Quando si è trattato di costruire la seconda
università è stato Evangelisti a chiamarmi, per conto di
Andreotti: 'C'hanno un problema, aiutali tu...'".
Già, ma lei
a uno incontrato in carcere come De Pedis, il 'Dandi', poi gli ha
dato un sacco di milioni. "Gli ho prestato 250 milioni per
comprare un ristorante a Trastevere, poi ha preso il mutuo e li ha
restituiti al mio notaio. Per me quelle erano briciole". Si sarà
reso conto che stava facendo affari con il boss della Magliana: "E
che ne sapevo? All'epoca mica si conoscevano queste cose".
Quando
l'hanno arrestata assieme a Ciro Maresca però lei non poteva
ignorare chi fosse: sua madre, Pupetta Maresca, era una sorta di
eroina della camorra: "Quel Maresca me lo sono ritrovato
nell'autosalone, manco lo conoscevo. Infatti mi hanno assolto".
Insistere in queste domande porta a scontrarsi con un muro di
dichiarazioni consolidate in trent'anni di interrogatori.
Invece
Nicoletti ama ricordare quando dettava legge a Roma: elenca una
lista sterminata di condomini che ha costruito, di immobili che ha
venduto, di politici che ha sostenuto. "Perché ero io a decidere.
Evangelisti mi chiese di inserire Giuseppe Ciarrapico nelle
convenzioni dell'università. Io invece me ne fregai. Potevo
comprarmi il 'Messaggero' quando i Perrone volevano liberarsene,
ma lasciai stare: non c'avevo tempo per i giornali, davo lavoro a
1.500 persone".
I suoi
incontri erano sempre lontani dai riflettori. "Al ristorante,
negli uffici, nei palazzi del governo. Quando abbiamo firmato i
contratti per l'università di Tor Vergata ero a tavola con il
rettore Geraci, 'na brava persona, il sindaco Vetere e la
responsabile amministrativa messa lì dal Pci. M'hanno dato molti
più miliardi di quello che pensavo".
Niente
mondanità: "Io sono uno di famiglia, sono sempre stato religioso.
Anche adesso vado a messa". Mostra un attestato di benedizione
pontificia con la foto e il sigillo autografo di papa Ratzinger:
'A Enrico Nicoletti per i cinquant'anni di matrimonio': "Non è
vero che avevo rapporti con il cardinale Poletti, frequentavo
tanti altri monsignori. Wojtyla mi ha voluto bene: sono stato
ricevuto in udienza più volte, ha cresimato mia figlia".
Il Vaticano.
Inevitabile chiedergli del mistero di Emanuela Orlandi. Risposta
scontata: "E che ne sapevo io!". E per Aldo Moro, ha fatto
qualcosa? "Il professore? Era così affettuoso". Anche Moro? "E
certo! Quante volte l'ho incontrato il professore, pure a Palazzo
Chigi". E non ha fatto nulla per liberarlo? "Se m'avessero chiesto
avrei tirato fuori qualunque somma. Quando m'hanno domandato aiuto
per il riscatto di Cirillo (il presidente dc della Regione
Campania rapito dalle Br) mi sono messo subito a disposizione".
La palazzina
anonima in un comprensorio immerso nella periferia estrema di Roma
non ha misure di sicurezza: non si notano vetri blindati, né
allarmi. C'è solo un massiccio doberman. "Non ho paura. Negli anni
Settanta, ai tempi dei sequestri, quando volevano rapire mia
figlia ho comprato tre Mercedes blindate. La scorta me la facevano
i carabinieri, venivano da me quando smontavano dal servizio".
Non poteva
assumere qualche uomo d'onore, come ha fatto Berlusconi? "E che so
scemo! Se te li metti in casa, poi te se magnano: vogliono
comandare loro. Io sono un ex carabiniere, non mi fidavo. Anche i
banditi mi guardavano con sospetto e disprezzo: dicevano che ero
''na guardia'".
Nicoletti si
dichiara vittima della magistratura, che ha arrestato più volte
lui e i suoi figli. Un paradosso, perché buona parte del suo
impero è stato costruito grazie alle aste giudiziarie dove
riusciva ad assicurarsi gli immobili migliori. Per vent'anni i
giudici lo hanno reso ricco, poi gli hanno confiscato beni e conti
con centinaia di miliardi di lire. "Colpa dei pm comunisti!",
sbotta. Ma come, proprio lei che quando al Campidoglio c'era il
Pci ha fatto affari d'oro... Si illumina: "Certo! Quelli però sono
in lotta tra loro..."
E la Roma del
2010? Chi conosce tra i nuovi immobiliaristi furbetti? Gli
investigatori hanno documentato rapporti indiretti con Danilo
Coppola, che ha una casa a pochi metri da qui. "E chi sono? Mai
visti, né lui, né gli altri. M'hanno raccontato che Coppola era un
morto di fame, che nella borgata Finocchio chiedeva le sigarette
perché non aveva i soldi nemmeno per fumare".
Umberto
Morzilli però aveva lavorato per lei: è stato assassinato due anni
fa, l'ultimo delitto di stampo mafioso avvenuto nella capitale,
l'ultimo legato alla Banda della Magliana. "Sempre 'sta storia
della Magliana! Morzilli era un meccanico che da giovane ogni
tanto faceva delle cose nel mio autosalone. E allora? Vendevamo
migliaia di macchine l'anno, hanno lavorato per noi centinaia di
persone".
Oggi con la
politica che rapporti ha? Nicoletti sorride sornione: "Bussano
ancora alla mia porta, anche per queste elezioni. Ma io non li
voglio più vedere, m'hanno rotto...". Cosa cercano da Enrico
Nicoletti i candidati alle regionali? "Quello che i politici
vogliono sempre...". E mima un gesto eloquente con la mano
sinistra, come a mettere dei soldi sul tavolo: il segreto del suo
potere.
[02-04-2010]
|
CIAK! SI LEGA... – GRAZIE AGLI 8.7 MLN € SGANCIATI DAL
PIRELLONE DI FORMIGONI APRE OGGI LA CINECITTà PADANA (EX MANIFATTURA
TABACCHI DI MILANO) – BOSSI: “DAVAMO I SOLDI A ROMA CHE FACEVA I FILM
CHE CI INSULTAVANO. ORA LI FAcCIAMO SULLA NOSTRA STORIA”…
Francesco Spini per "La
Stampa"
In fondo lo diceva già il Duce: «Il cinema è l'arma più forte».
Ottant'anni più tardi Umberto Bossi concorda. Quindi: anche la Padania
avrà i suoi film e soprattutto la sua Cinecittà. O meglio, come l'ha
battezzata tempo fa il Senatùr, «Milano Cinema». Dice Bossi: «Finora
davamo i soldi alla Cinecittà romana e poi facevano film che ci
insultavano. Ora facciamo i film noi sulla nostra storia».
E dunque via: la Cinecittà milanese apre i battenti oggi, con
l'apertura di una prima ala restaurata dell'ex Manifattura Tabacchi, 85
mila metri quadri nella periferia nord del capoluogo lombardo, a cavallo
tra i quartieri di Niguarda (noto per l'ospedale) e Bicocca. Un'idea che
ha molti padri: c'è Bossi, ovviamente, che ha lanciato la sua campagna
cinematografica con «Barbarossa», il film che racconta le gesta della
Lega Lombarda che sconfiggerà l'imperatore a Legnano al grido di «libertà,
libertà, libertà».
Per lui è motivo di orgoglio mica da ridere. «Ci teniamo molto -
aveva detto al raduno di Pontida - perché si racconta la nostra storia
che in genere viene falsificata da Cinecittà, dai romani. E' il primo
film della Cinecittà milanese che è stato fatto da un regista nato a
Monza, Renzo Martinelli». La nuova Cinecittà, insomma, gli serve per
riscrivere la storia in chiave padana, con film da contrapporre - per
cultura e messaggi - alle pellicole romane e romanocentriche.
Ma a staccare il biglietto della Milano cinematografica c'è pure
Roberto Formigoni che oggi la inaugurerà insieme con il sindaco Letizia
Moratti. Per il governatore lombardo la parola d'ordine è marketing
territoriale. Grazie al nuovo polo e alla scuola di Cinema del Centro
Sperimentale guidato da Francesco Alberoni che vi troverà posto, vuole
nuove professionalità in grado di confezionare prodotti multimediali -
per il grande schermo, certo, ma anche per la tv e per Internet - che
possano dare lustro al territorio regionale.
Come quello che la Regione aveva ottenuto
nel film «The International», dove pure Formigoni aveva girato un
piccolo cameo. Dopotutto, gli 8,7 milioni di euro per trasformare l'ex
Manifattura Tabacchi in questa cinelandia nuova di zecca li ha sganciati
tutti il Pirellone.
La prima a trasferirsi sarà la Fondazione Cineteca Italiana
guidata da Cristina Comencini: gli unici pronti sono gli uffici vicini
all'ingresso. La regista, al telefono, si mostra entusiasta. «E' un
fatto estremamente importante», dice. Del resto, prosegue, «ci sono
dei documenti che rivelano come mio padre Luigi già nel 1945 chiedeva
che la Cineteca diventasse parte integrante delle istituzioni. E' una
cosa molto bella perché porta a compimento il lavoro di pionieri come
mio padre, Alberto Lattuada e mio zio Gianni», fatto di 20 mila titoli,
pellicole rare, altre restaurate raccolti dagli Anni 30 in avanti. «E'
stata la prima Cineteca italiana una delle prime al mondo».
Il rischio è che la politica ci metta il cappello sopra e tutti
si ricordino di «Milano Cinema» come di una improbabile Hollywood
padana. «E' un rischio che non vedo - risponde la regista -. Sono una
che lavora a Roma ma di famiglia milanese. Roma e Milano hanno ognuna la
propria storia del cinema da sviluppare senza antagonismi. Non ci sarà
una politicizzazione: la Cineteca continuerà a lavorare in totale
autonomia creativa».
In rapida successione arriveranno qui anche il Centro sperimentale
di Cinematografia, la civica scuola di cinema, il museo del cinema
legato alla Cineteca, e la Lombardia Film Commission, che opera per
promuovere le nuove pellicole in territorio lombardo.
Scordatevi però le mille luci degli studios. Tutt'attorno
all'ingresso, dove ancora c'è la scritta «Manifattura Tabacchi»: solo
cantieri e vetri rotti. Nel malandato complesso resiste un centro
anziani e la sua bocciofila: «Speriamo che ci costruiscano presto la
nuova sede. Altrimenti dove andiamo a ballare la domenica?».
[13-07-2009]
|
8 KILI DI Coca! arrestata LA
segretaria del gruppo parlamentare della Lega - La dipendente dI BOSSI
Fermata IL DUE APRILE all’aeroporto di Agno, a Lugano - Le Guardie di
confine hanno scovatA LA COCAINA in alcune vaschette di alimenti
<http://www.rsi.ch/home/channels/informazione/ticinoegrigioni/2009/04/07/cocaina-agno.html>
E`una dipendente del Parlamento italiano una
delle due persone arrestate, lo scorso due aprile a Lugano, con otto
chili di cocaina in valigia. Insolito sequestro, quello avvenuto il 2 Si
tratta, infatti, della segretaria del gruppo parlamentare della Lega
Nord a Roma. Insieme a lei, lo ricordiamo, è stato arrestato anche un
uomo. Entrambi provenivano dal Brasile.
Le Guardie di confine hanno scovato lo stupefacente stipato in alcune
vaschette di alimenti. Non è chiaro se la droga fosse destinata al
mercato ticinese, oppure se dovesse rientrare in Italia passando per lo
scalo luganese, dove forse la coppia - di 40 e 50anni - sperava in
controlli meno severi. In ogni caso, i due non avrebbero mai avuto alcun
legame
[09-04-2009]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
|
|
www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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