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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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| di Vittorio Malagutti | 20 marzo 2012

Da Fondiaria 40 milioni a Ligresti per “consulenze”. E nessuno ne chiede conto

Tra il 2003 e il 2010, l'ingegnere ha incassato la somma dal colosso assicurativo che ha portato sull'orlo del collasso. Unipol, candidata al salvataggio, esclude rivalse. Cimbri: "Non siamo l'angelo vendicatore". Quasi due milioni di euro sono andati alle figlie Jonella e Giulia

Sono sempre soddisfatto, sempre positivo, ha detto ieri Salvatore Ligresti a proposito della possibile fusione di Fondiaria con Unipol. In effetti, il costruttore siciliano ha buoni motivi per festeggiare. Ieri per esempio si è appreso che tra il 2003 e il 2010 Fondiaria ha pagato 40 milioni di euro allo stesso Ligresti come “compensi per consulenze”. Mica male, se si considera che il gruppo assicurativo è stato portato sull’orlo del dissesto dalla gestione di Ligresti e famiglia, i quali, grazie a una serie di operazioni in conflitto d’interessi hanno prelevato decine di milioni dalla loro società quotata in Borsa.

Grane giudiziarie in vista, allora? Niente paura. Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, ha già detto che la sua compagnia non è “l’angelo vendicatore” e quindi, se andrà in porto il salvataggio, non ci saranno azioni legali sui precedenti amministratori. Del resto lo stesso Cimbri ha i suoi problemi giudiziari da risolvere. Il numero uno di Unipol, già braccio destro di Giovanni Consorte, a dicembre è stato condannato in primo grado a 3 anni e sette mesi di reclusione per la scalata a Bnl del 2005.

Tutto a posto, quindi. Meglio far finta di niente. Altrimenti qualcuno potrebbe per esempio chieder conto a Fausto Marchionni, ex amministratore delegato di Fondiaria, del motivo per cui ha assegnato quei compensi milionari al suo azionista di controllo Ligresti senza passare dal consiglio di amministrazione e senza neppure attivare le procedure previste per le operazioni con parti correlate. Questo è quanto emerge dalla relazione del collegio sindacale del gruppo assicurativo che ieri durante l’assemblea ha così risposto ad alcuni dei quesiti posti dal fondo Amber, azionista di Fondiaria.

Lo stesso collegio sindacale adesso si trova in una posizione imbarazzante. Negli anni scorsi, mentre decine di milioni passavano dal gruppo assicurativo ai suoi azionisti di controllo, nessuno di questi professionisti chiamati a vigilare, tra l’altro, sulle operazioni in conflitto d’interessi, si è mai accorto di nulla. Quanto all’ex numero uno Marchionni, lasciato l’incarico di vertice con una liquidazione milionaria, si è visto comunque assegnare dai Ligresti una poltrona da amministratore.

Tra l’altro, secondo quanto si è appreso ieri, il collegio sindacale ha chiesto alla presidente Jonella Ligresti di spiegare le motivazioni che nel gennaio del 2010 la portarono ad assegnare a Marchionni un compenso una tantum di 740 mila euro. La richiesta dei sindaci arriva con un paio di anni di ritardo e solo dopo l’intervento del fondo Amber. Non basta. Si scopre adesso che Fondiaria ha pagato 1, 2 milioni per un’operazione di marketing, durata quattro anni, per una linea di borse “assicurate” di Gilli, la griffe di Giulia Ligresti, sorella di Jonella.

Ridotta sul lastrico, adesso Fondiaria Sai cerca un cavaliere bianco che la porti in salvo. In prima fila c’è Unipol che ieri ha ottenuto dai soci riuniti in assemblea il via libera a un aumento di capitale fino a 1, 1 miliardi. I soldi servono a comprare e rilanciare la compagnia dei Ligresti. Per portare a termine l’operazione non servono “apprendisti assicuratori” ha detto ieri Cimbri, evocando, senza nominarli, il fondo Sator di Matteo Arpe e la holding Palladio. La coppia di investitori, dopo aver rastrellato in Borsa l’ 8 per cento di Fondiaria, si appresta a presentare un piano alternativo a quello di Unipol. Un piano illustrato oggi alla comunità finanziaria.

Dopo mesi di chiacchiere e manovre legali, ieri la sfida per il controllo del secondo gruppo assicurativo nazionale è arrivata a un primo punto di svolta. Infatti, proprio nelle stesse ore in cui Cimbri arringava i soci di Unipol, anche l’assemblea di Fondiaria ha varato un aumento di capitale da 1, 1 miliardi. Non c’è stata battaglia. Sator e Palladio si sono astenuti. Adesso però lo scontro si sposta su Premafin, la holding dei Ligresti (anche questa quotata in Borsa) a cui fa capo il controllo di Fondiaria. Una holding praticamente fallita e che in base all’intesa preliminare raggiunta a gennaio dovrebbe ottenere 400 milioni da Unipol con un aumento di capitale.

Il via libera a quest’ultima operazione tarda però ad arrivare. Unipol teme che i Ligresti facciano melina per negoziare un accordo alternativo con Arpe che insieme a Palladio ha messo sul piatto 450 milioni di aumento (50 in più di Unipol) senza che poi la holding venga fusa con Fondiaria, come invece prevede il piano di Cimbri. Il salvataggio però non può andare in porto senza l’appoggio delle banche e al momento Mediobanca e Unicredit, di gran lunga i maggiori creditori, stanno dalla parte di Unipol

 

 

 

 

- FONSAI: CEDE DIMORA DEL SETTECENTO A MILANO, VALE OLTRE 60 MLN...
Radiocor - Fondiaria Sai e' vicina alla cessione di una prestigiosa dimora settecentesca a Milano, valutata oltre 60 milioni di euro. La procedura di vendita, secondo quanto risulta a Radiocor, e' in dirittura d'arrivo e l'acquirente, un soggetto privato, sta svolgendo la due diligence sull'edificio che e' posto in via Pantano e che si affaccia anche su Porta Romana, in pieno centro citta' e vicino alla Torre Velasca, altro asset di proprieta' della compagnia. Iscritto nel bilancio della controllata Milano Assicurazioni per circa 45 milioni, l'edificio garantira' dunque una significativa plusvalenza al gruppo.

Chiamata 'Casa Settala' dal cognome della famiglia a cui appartenne nel XVII secolo, la dimora di via Pantano e' stata anche decretato 'monumento della Lombardia' per le decorazioni rococo', i cortili interni, le pitture interne e i balconcini in ferro battuto. L'ultimo Piano di governo del territorio di Milano ha ribadito come il complesso sia soggetto a 'vincoli di tutela e salvaguardia'. La sua vendita era comunque in agenda da mesi e non contrasta dunque con il 'congelamento delle cessioni' annunciato oggi, in un'intervista al Sole 24 Ore, dal nuovo amministratore delegato di FonSai Emanuele Erbetta. 28-01-2011]

 

 

GRANDE FAMIGLIA LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI, FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU E DEL MANAGER MARCHIONNI…

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima, anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte (Consob permettendo) al nuovo importante socio.

 

Mentre oggi tocca agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto, "permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".

D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.

 

"Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.

 

Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare.

Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.

 

Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo.

 

I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat.

 

Poi ci sono i parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e, di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo. Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze. La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.

Un altro legame che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004, nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare Lombarda, Finadin e International Strategy.

 

Il capitolo dei politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini, 73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire: poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a quando non parlerà francese.

 26-01-2011]

 

 

PREMAFIN: NON ESISTE ALCUN PIANO ALTERNATIVO A GROUPAMA...
Radiocor - 'Non esiste alcun piano alternativo a quello gia' comunicato al mercato e alle Autorita' e che prevede Groupama come partner di Premafin'. E' quant o annuncia una nota della holding dei Ligresti in relazione a recenti indiscrezioni stampa. 'Si attende con fiducia - conclude la nota - il pronunciamento dell'Autorita' per procedere alla sua esecuzione nei tempi e nei modi stabiliti'. 24-01-2011]

 

 

 

 FONDIARIA SAI MARCHIONNI IN USCITA AL SUO POSTO SALE IL DG ERBETTA
La Repubblica - Cambio in vista al vertice di Fondiaria-Sai. L´ad Fausto Marchionni farà posto a Emanuele Erbetta, che dal maggio scorso è dg della compagnia. L´addio del manager, dopo 45 anni di servizio, dovrebbe avvenire in un cda prima dell´assemblea del 26 gennaio chiamata al voto sulla ricapitalizzazione da 460 milioni.

 

La famiglia Ligresti, prima azionista, decide così una sterzata sulla gestione, chiesta da tempo dal mercato (tanto che il titolo Fonsai è salito del 3,53%) e dai grandi creditori Unicredit e Mediobanca. Il riassetto coinvolge anche la holding Premafin - nella quale dovrebbe entrare la compagnia francese Groupama con il 17%. Per il manager uscente, che ha 67 anni, a fine anno potrebbero schiudersi le porte della presidenza dell´associazione Ania, dov´è in scadenza il mandato di Fabio Cerchiai.

La galassia Ligresti attende con ansia il responso Consob sull´obbligatorietà dell´Opa da parte degli investitori francesi. La valutazione è in corso, non è detto che arrivi prima delle assemblee (ma non è necessario) e sembra che sia più probabile un nulla osta da parte della Commissione.

23-01-2011]

 

 

GRANDE FAMIGLIA LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI, FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU E DEL MANAGER MARCHIONNI…

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima, anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte (Consob permettendo) al nuovo importante socio.

 

Mentre oggi tocca agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto, "permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".

D'accordo sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli, sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.

 

"Niente cambia", è il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi, allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48 amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.

 

Come pure non temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12 milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin, compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business immobiliare.

Nel 2009, mentre i conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400 milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600 mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.

 

Ai piccoli azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il 2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le falle nei bilanci del gruppo.

 

I tre figli di Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e Siat.

 

Poi ci sono i parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e, di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo. Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze. La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.

Un altro legame che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004, nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare Lombarda, Finadin e International Strategy.

 

Il capitolo dei politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini, 73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire: poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a quando non parlerà francese.

 26-01-2011]

 

 

 

11. FONSAI: MARCHIONNI, PER IL MOMENTO NON MI SONO DIMESSO...
Radiocor - 'In questo momento non ho ancora dato le dimissioni'. Lo ha detto a Radiocor, l'a.d. di Fonsai, Fausto Marchionni, uscendo dalla sede milanese dell' Ania dove si e' da poco conclusa una riunione dell'esecutivo. Il manager della compagnia assicurativa, secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe lasciare in occasione di un cda straordinario convocato per giovedi' prossimo dopo l'assemblea della compagnia che si terra' domani a Torino sull'aumento di capitale da 460 milioni.

Restera' quindi come semplice consigliere? 'In questo momento non ho ancora dato le dimissioni', ripete Marchionni. E lascia aperte tutte le porte: 'Domani ci sara' un'assemblea normalissima - ha aggiunto - Si vedra''. Le indiscrezioni di questi giorni sono liquidate con una battuta: 'Bisogna riempire gli spazi sui giornali'.25-01-2011]

 

 

 

12. GIULIA LIGRESTI, GROUPAMA NON ENTRERA' NELLA GESTIONE...
(Adnkronos) - Groupama sara' per Premafin "un partner assolutamente finanziario e non entrera' nella gestione". Lo ha detto il presidente di Premafin, Giulia Ligresti nel corso dell'assemblea dei soci chiamati a deliberare l'aumento di capitale da 25 milioni di euro. Al termine dell'operazione i francesi di Groupama avranno il 17% del capitale di Premafin.

- L'aumento di capitale di Premafin da 225 milioni di euro sara' effettuato entro il prossimo giugno. Lo ha detto il presidente della societa', Giulia Ligresti, nel corso dell'assemblea dei soci. "Dobbiamo aspettare la risposta al quesito alla Consob -ha spiegato la Ligresti- se tutto va come speriamo sara' entro l'estate, entro giugno".

13. GIULIA LIGRESTI, LA FAMIGLIA E' STRAUNITA...
(Adnkronos) - Nessuna divisione fra i membri della famiglia Ligresti sul futuro del Gruppo. Giulia Ligresti, presidente di Premafin, a margine dell'assemblea straordinaria dei soci della holding, ha spiegato che 'la famiglia e' straunita'. Secondo alcune indiscrezioni ci sarebbero divisioni all'interno della famiglia Ligresti sulle strategie future che riguardano Premafin e Fondiaria-Sai.25-01-2011]

 

 

 

LA SETTIMANA DELLE SCELTE...
Andrea Greco per "la Repubblica" - Nessun piano B, tocca sperare nel piano B. Con questo tono la galassia Ligresti apre la settimana più delicata da quando Sai annesse Fondiaria per volere domenicale di Vincenzo Maranghi (giugno 2001). Da giorni corrono voci su contromosse a quella che pare la scalata strisciante di Bolloré-Groupama. Voci spezzate. «Per noi le cose sono fatte, abbiamo concordato il riassetto debitorio e ci fermiamo a quello», ha detto ieri Unicredit.

E Premafin ha scritto: «Non esistono piani alternativi a quello noto». Quindi avanti con l´agenda: oggi assemblea della holding sull´aumento, idem domani Fonsai, che nel cda di giovedì sostituirà l´ad Marchionni col dg Erbetta. Solo in seguito Consob risponderà al quesito sull´obbligo d´Opa francese. Per sancire, sembra, il laissez faire su Premafin, rimandando i dubbi su Fonsai al momento opportuno

.25-01-2011]

 

 

 

 

 

- FONSAI: MARCHIONNI LASCIA, ERBETTA NUOVO A.D...
Radiocor - Dimissioni di Fausto Marchionni da amministratore delegato di FonSai e da presidente e amministratore delegato di Milano Assicurazioni. I cda delle due compagnia del gruppo Ligresti hanno nominato all'unanimita' il direttore generale Emanuele Erbetta nuovo a.d. di entrambe le societa' cooptandolo nel consiglio di FonSai al posto della dimissionaria Lia Lo Vecchio.

Erbetta e' stato anche nominato presidente della Milano Assicurazioni in attesa della nomina di Angelo Caso'. In occasione della prossima assemblea della compagnia, che rinnovera' il cda in scadenza, Caso', 'che ha gia' dato la propria disponibilita'', verra' infatti inserito nella lista dei candidati. Successivamente, FonSai proporra' al nuovo cda della controllata la nomina di Caso' che attualmente e' consigliere di Mediobanca e presidente del patto di sindacato della banca di Piazzetta Cuccia. Caso' e' anche presidente del collegio sindacale di Benetton, di Indesit e della Vittoria Assicurazioni.

 27-01-2011]

 

 

- CONSOB SANZIONA ESPONENTI FINECOBANK, ANCHE EMMA MARCEGAGLIA...
(Reuters) - Consob ha deliberato sanzioni amministrative pecuniarie nei confronti di esponenti aziendali di Finecobank, tra cui figura anche Emma Marcegaglia in quanto consigliere in carica dall'1 gennaio 2007 al 7 gennaio 2008. Lo si legge nel bollettino della Commissione, in cui si precisa che agli esponenti di Finecobank è contestato di non aver adottato, nel periodo dall'1 gennaio 2007 al 22 giugno 2009, "adeguate misure in tema di individuazione e segnalazione delle operazioni sospette di costituire casi di abusi di mercato".

Le sanzioni riguardano Enrico Cotta Ramusino (presidente e poi vice presidente in carica), Stefano Landi (vice presidente), Alessandro Foti (amministratore delegato), i consiglieri Giuseppe Colaiacovo, Michele De Capitani Di Vimercate, Donato Fontanesi, Dario Frigerio, Herman Frederik Geertman, Alfredo Michele Malguzzi, Emma Marcegaglia, Fulvio MontipÃ", Luigi Terzoli. Sono inoltre interessati Luigi Attilio Mazzocchi, (presidente del collegio sindacale) e i sindaci Antonio Passantino e Francesco Poddighe, oltre al direttore generale Franco Ravaglia.

 

Le sanzioni vanno da un massimo di 43.200 euro a un minimo di 15.400 euro. La sanzione per l'attuale presidente di Confindustria è di 16.600 euro. E' stato inoltre ingiunto a Finecobank, quale responsabile in solido, il pagamento dell'importo complessivo di 391.300 euro quale somma delle singole sanzioni, con obbligo di regresso nei confronti degli autori delle violazioni.

 27-01-2011]

 

 

 

 IL QUARTIER GENERALE BANCARIO INFORMA...
...a mezzo Corriere: "Groupama accende Fonsai: "Pronti a comprare il 20%. Ma solo se la Consob non impone l'obbligo di Opa" (p. 36). Sono francesi, ma si comportano già come Ligresti.14-01-2011]  

 

 

 

MEGLIO UNA LEGGE SULL'OPA MORBIDA, MA APPLICABILE...
La finanza occidentale gioca ormai da molti anni a rimpiattino con le leggi sull'Opa (offerta pubblica d'acquisto) che allignano come piante infestanti in un po' tutte le principali Borse del mondo. Tutti gli investitori che progettano di rilevare il controllo di una società quotata vogliono evitare l'obbligo di Opa, farla franca. Ultimo e clamoroso, in ordine di tempo, il minuetto del colosso assicurativo francese Groupama per scalare Fonsai e/o Premafin senza pagare pegno, o meglio: senza pagare altro pegno che quello di salvare l'osso del collo alla famiglia Ligresti che non avrebbe in proprio i soldi per raddrizzare il gruppo.

Dopo molta titubanza, i francesi hanno ufficializzato il loro quesito alla Consob: possiamo salire al 17% di Premafin, senza dover poi lanciare l'Opa? E se salissimo anche in Fonsai? Insomma: se qualcuno, tra le autorità di controllo finanziario e i legislatori occidentali, si ricordasse il vecchio adagio per cui «il meglio è nemico del bene», si metterebbe subito a riscrivere l'Opa in chiave più morbida.

 

Meglio una legge all'acqua di rose, ma applicabile, di una severissima ma sistematicamente aggirata. La legge sull'Opa totalitaria è figlia di un'ideologia secondo cui il 51% di un'azienda vale pro quota quanto il restante 49%, ancorché frazionato in centinaia di migliaia di mani. Una chiara e insensata utopia. Archiviare e riscrivere, please.

19-01-2011]

 

 

IL GIOCO DELLE SCADENZE IN CASA LIGRESTI...
Mar. Man. per "Il Sole 24 Ore" - Le scadenze non finiscono mai. Lo sanno bene in casa Ligresti dove l'apertura del nuovo anno si inaugura con il rimborso di un vecchio prestito fatto da Mediobanca a Fondiaria Sai. L'importo è poca cosa in confronto all'esposizione complessiva di Mediobanca verso la compagnia assicurativa, pari a circa un miliardo di prestiti subordinati. Ma si tratta pur sempre di un finanziamento senior di 75 milioni erogato a gennaio di un anno fa e che, stando a indiscrezioni, sarà rimborsato in un'unica soluzione il 31 gennaio, dunque tra una decina di giorni.

Nessun rinnovo, dunque. Anche perché nelle casse della compagnia sono in arrivo nuove risorse: Consob permettendo, l'intero riassetto della galassia Premafin che porterà all'ingresso di Groupama nel capitale della holding prevede per Fonsai un aumento di capitale di 450 milioni. Cassa che, ovviamente, sarà utilizzata anche per far fede agli impegni in agenda. Entro l'anno, per diverse società immobiliari controllate da Fondiaria Sai, risultano in scadenza altri 141 milioni. (Mar.Man.)19-01-2011]

 

 

 IL PASSO DI MARCHIONNI E LE TENTAZIONI DI ANIA...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore" - Il futuro di Fondiaria-Sai è tutto da scrivere. Sospeso fra il ruolo storico della famiglia Ligresti e le ipotesi di ingresso dei francesi di Groupama, il terzo polo assicurativo italiano si lascia alle spalle mesi convulsi di negoziati con le banche, interventi sul business dei danni e perdite in conto economico, senza tuttavia avere raggiunto certezze definitive sull'azionariato di controllo. La concomitanza fra le ipotesi di ingresso dei francesi nel capitale, la difficile congiuntura economica e il passaggio generazionale fra il patron del gruppo, Salvatore Ligresti, e i tre figli - Giulia, Jonella e Paolo - lasciano infatti aperti tutti gli scenari.

Così, non sapendo oggi chi sarà il futuro socio di riferimento della compagnia è altrettanto difficile dire chi sarà il manager di Fondiaria-Sai nei prossimi anni. È possibile che l'amministratore delegato Fausto Marchionni possa essere chiamato a nuovi incarichi? Di sicuro è un'eventualità di cui si è discusso, nel gruppo e fuori. Anche perché quest'anno ci sarà il rinnovo dei vertici dell'Ania e Marchionni ha l'esperienza per candidarsi alla presidenza.17-01-2011

 

 

 FONSAI: MAGLIA NERA DEL FTSE MIB, IN ROSSO L'INTERA SCUDERIA LIGRESTI...
(Adnkronos) - Maglia nera del listino per Fonsai che, fin dall'avvio, segna ribassi consistenti. Poco prima dell'apertura di Wall Street il titolo assicurativo della famiglia Ligresti lascia sul terreno il 5,26% a 5,945 euro, dopo un report sfavorevole diffuso da Mediobanca. Volumi sostanzialmente nella norma: sono circa 1,6 i milioni di pezzi passati di mano contro una media giornaliera di 2 milioni circa. Il titolo segna cosi' una flessione piu' che doppia rispetto al settore che perde il 2,05%

A pesare sulle piazze europee, Milano inclusa, e' il riaffacciarsi dei timori legati alla crisi debitoria. A farne le spese anche il resto della galassia Ligresti. Sull'All Share Premafin perde lo 0,13% a 0,744 euro, mentre Milano Assicurazioni registra un calo del 4,17% a 1,149 euro.10-01-2011]

 

 

 

LIGRESTI LIMA LE QUOTE E RIEMPIE LA CASSA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Pulizie di fine anno per la galassia Ligresti. In attesa del via libera della Consob al riassetto che porterà i francesi di Groupama nel capitale di Premafin con il 17%, la holding a cui fa capo il controllo di Fondiaria Sai ha deciso di fare un po' di cassa. E così nella prima metà di dicembre ha venduto sul mercato titoli di risparmio della controllata assicurativa per un controvalore di 557.421 euro. Il pacchetto rappresenta lo 0,35% delle FonSai di risparmio in circolazione.

Nello stesso periodo, tra il 6 e il 20 dicembre, la holding si è poi alleggerita di titoli della Milano Assicurazioni: in questo caso il pacchetto venduto rappresenta lo 0,24% del capitale, per un controvalore totale di 1,55 milioni. Per Premafin si tratta di una limatura della partecipazione detenuta in Milano visto che, per lo più attraverso la controllata Fondiaria Sai, deteneva oltre il 62,8% del capitale ordinario della compagnia. Semplici operazioni di trading, dunque. Fatto sta che la doppia vendita ha fruttato due milioni di euro.

10. EQUITY SWAP AMARO PER LIGRESTI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Un po´ meno della metà: è quanto valgono ora le azioni Fonsai che Ligresti (o meglio Premafin) ha legato al contratto di equity swap fatto a suo tempo con Unicredit e che ora la banca si appresta ad allungare (come scadenza) al 2013. Quando aveva fatto l´operazione, il prezzo era stato fissato a 14,37 euro e invece adesso Fondiaria ne vale poco più di 6.

E se non si riprenderà, alla fine del contratto Premafin dovrà scegliere se ritirare i titoli lo stesso o pagare la differenza con il prezzo di mercato, mettendo mano al portafoglio. Sempre che nel frattempo i titoli non siano saliti; ma a quanto pare Unicredit si fida relativamente, tanto che a fronte della disponibilità ad allungare i tempi del contratto ha chiesto al gruppo di versare 10 milioni (post aumento di capitale). Una sorta di deposito in garanzia, per un debitore un po´ in affanno.04-01-2011]

 

 

 

 

 

MILANO ASS: INQUILINI OFFRONO 46 MLN PER 170 APPARTAMENTI...
Radiocor - Nuove dismissioni immobiliari in vista per la galassia Ligresti. La settimana scorsa Immobiliare Milano Assicurazioni, controllata al 100% da Milano Assicurazioni, secondo quanto risulta a Radiocor, ha ricevuto una proposta da 46 milioni per rilevare circa 170 appartamenti appartenenti al quartiere Le Terrazze, complesso di edilizia convenzionata a Sud di Milano.

La lettera d'intenti finalizzata all'acquisto arriva dagli affittuari degli appartamenti stessi che, due anni fa, avevano vinto una causa collettiva per la mancata concessione dell'equo canone, tra il 1998 e 2005, da parte di Immobiliare Lombarda, oggi Immobiliare Milano Assicurazioni. Le trattative per la cessione degli immobili si erano arenate a giugno per il mancato accordo sul prezzo: il gruppo assicurativo chiedeva allora circa 58 milioni. In autunno, mentre accelerava il programma di dismissioni della galassia Ligresti, il dialogo e' ripreso fino alla nuova proposta, da 46 milioni complessivi, che registra l'80% d i adesioni presso gli inquilini. [23-12-2010]

 

 

PREMAFIN: CHIUDE ACCORDO CON BANCHE SU DEBITO, IN PEGNO AZIONI FONSAI...
(Adnkronos) - Premafin ha chiuso oggi l'accordo con le banche finanziatrici per il riscadenziamento del debito. La holding comunica di aver sottoscritto il contratto di modifica, proroga ed estensione del contratto di finanziamento in pool del 22 dicembre 2004, pari attualmente a 322,5 mln di euro. "La garanzia dell'operazione - aggiunge la societa' - e' rappresentata dal pegno sull'intero pacchetto di azioni ordinarie Fondiaria-Sai possedute da Premafin, che mantiene il diritto di voto sulle azioni pegnate".

Si allarga il consorzio di garanzia per l'aumento di capitale: oltre al Credit Suisse ne fanno parte Keefe, Bruyette & Woods e Royal Bank of Scotland (London Branch) in qualita' di joint lead managers, Banca Akros, gruppo Banca Popolare di Milano e Equita Sim in qualita' di co-lead managers. [23-12-20

 

 

7 - SALVARE DON SALVATORE. SEMPRE.
"FonSai data in pegno per salvare Premafin. Ok al rifinanziamento da 322 milioni per Ligresti. A garanzia il 37,5% della compagnia. Nel consorzio bancario per gli aumenti di capitale (leggasi salvataggio, ndr), a fianco di Credit Suisse. Entrano Rbs, Kbw, Banca Akros ed Equita" (Repubblica, p. 32).

 23-12-2010]

 

 

L’INDAGINE DELLA CONSOB TRA LUSSEMBURGO E GINEVRA NELL’INTRICATISSIMA RAGNATELA OFF-SHORE DI LIGRESTI - DA ALMENO 10 ANNI C’È UN PACCHETTO DEL 9% DELLA HOLDING DI FAMIGLIA PREMAFIN DI CUI NON È MAI STATO CHIARO CHI SIANO I REALI PROPRIETARI - C’È UNA BANCA, IL CREDIT AGRICOLE DI GINEVRA CHE LO AMMINISTRA PER CONTO TERZI. E STOP. FINE DELLE INFORMAZIONI

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

 

A voler credere alle rassicurazioni di Sonia Viale, l'avvocata leghista che a maggio è stata promossa sottosegretario all'Economia (prima faceva l'assistente del ministro Roberto Maroni), questa sembra proprio la volta buona per fare chiarezza. "La Consob sta indagando", ha assicurato Viale il 25 novembre scorso rispondendo a un'interrogazione parlamentare. E' in corso un'inchiesta a tutto campo sulle manovre azionarie in corso da mesi attorno al gruppo di Salvatore Ligresti.

 

Rastrellamenti di titoli, repentini ribassi seguiti da impennate altrettanto veloci. E poi pacchetti di azioni intestati a non meglio precisati "soggetti terzi", annunci di alleanze (quella con i francesi di Groupama) e complicati aumenti di capitale.

Il fatto è che le indagini della Commissione di controllo sui mercati (dove ancora non si è insediato il nuovo presidente designato Giuseppe Vegas) si sono fin qui avventurate in un mare incognito disseminato di società off shore, banche che fanno melina, finanzieri con base tra la Svizzera e Panama che sembrano troppo occupati per rispondere ai quesiti che arrivano da Roma. Insomma, per il momento la situazione appare tutt'altro che chiara. Forse è anche per questo che ambienti vicini ai Ligresti garantiscono che la famiglia sta studiando un riassetto delle proprie attività con base nel paradiso fiscale del Lussemburgo.

 

Nel senso che già nel gennaio prossimo potrebbe essere deliberato il rimpatrio in Italia di una pattuglia di società. E cioè la holding Starlife. E poi le finanziarie Hike, Canoe e Limbo, che fanno capo a Jonella, Giulia e Paolo Ligresti, i tre figli del patron Salvatore.

Parte da qui, dal Lussemburgo, una complicata rete di partecipazioni che porta fino al cuore del gruppo, la Fondiaria assicurazioni ora in grave crisi finanziaria. Trasloco in vista, quindi? Si vedrà. Certo è che al momento l'album di famiglia dei Ligresti comprende, oltre a quelle citate, anche altre finanziarie lussemburghesi dove sono transitati in tempi recenti decine di milioni di euro.

 

E' il caso della Mermer international. O della Valadon. Quest'ultima, creata nel gennaio del 2008, a maggio di quest'anno aveva già esaurito la sua missione, ed è finita in liquidazione. Nel frattempo Valadon ha fatto da sponda a una complessa operazione immobiliare che ha fruttato profitti multimilionari ai Ligresti, che dichiarano di possedere il 49 per cento del capitale della stessa Valadon. Il nome del socio di maggioranza resta invece un segreto ben custodito negli archivi di qualche notaio lussemburghese.

Quanto alla Mermer international, si sa che fa capo alla Sinergia, un'altra società del finanziere e immobiliarista siciliano. Nel bilancio di Mermer troviamo una partecipazione nella Imco (un'altra sigla di casa Ligresti) e, al passivo, un prestito obbligazionario per 16 milioni.

La sorpresa è che il controllo sui conti di questa finanziaria lussemburghese è affidato alla Gordale marketing limited, che avrebbe sede nientemeno che a Cipro, un altro paradiso fiscale. Un salto in Spagna e approdiamo alla Minoritaria holding, anche questa targata Ligresti ma gestita da Giancarlo De Filippo, 73 anni, residente a Montecarlo, amministratore tra l'altro della Monaco capital partners, una finanziaria con sede ai Caraibi, nell'oasi fiscale delle British Virgin islands.

 

De Filippo, conosciuto in Costa Azzurra come un uomo d'affari dal patrimonio personale a dir poco florido, frequenta Ligresti da un paio di decenni. Non per niente lo troviamo anche nel consiglio di amministrazione della Marina di Loano, controllata da Fondiaria, ma il rapporto, consolidatosi negli anni, potrebbe aver fruttato anche altri affari in comune.

La Consob indaga. Per adesso, però, appare ancora lontano da una soluzione il giallo più intricato. In sintesi: da almeno dieci anni c'è un pacchetto del 9 per cento circa della holding dei Ligresti, la Premafin quotata in Borsa, di cui non è mai stato chiaro chi siano i reali proprietari. C'è una banca, il Credit Agricole di Ginevra che lo amministra per conto terzi. E stop. Fine delle informazioni.

 

A partire dal 2009 la quota si è assottigliata fino al 2,6 per cento, ma il Credit Agricole ha comunicato questa notizia alla Consob solo in ottobre di quest'anno. E solo dopo essere stata sollecitata a farlo dalla Commissione. Particolare importante: Premafin è la stessa società che si appresta a chiedere al mercato 225 milioni con un aumento di capitale. I soldi, come è già stato annunciato, arriveranno in buona parte (145 milioni) dalle casse dell'assicurazione francese Groupama.

 

Prima, però, la Consob però vuole vederci chiaro sulle manovre di Borsa che hanno preceduto l'annuncio dell'alleanza con Groupama. Compreso l'ingresso sulla scena del finanziere bretone Vincent Bolloré, che tra agosto e settembre ha rastrellato sul mercato il 5 per cento di Premafin.

La Commissione vorrebbe anche capire una volta per tutte chi sarebbero i soggetti terzi che detengono il pacchetto intestato al Credit agricole e i loro rapporti con i Ligresti. Erano investitori autonomi o semplici prestanome? Questo in breve l'interrogativo da chiarire. Facile a dirsi. Perchè il Credit Agricole si è mosso con grande flemma (eufemismo), prima ritardando le comunicazioni sulla quota detenuta fiduciariamente.

 

E poi inviando un quesito alla «Commissione sull'interpretazione delle norme in materia. Quandoi poi la Consob ha finalmente ricevuto l'elenco dei reali proprietari delle azioni Premafin, ha scoperto che erano in gran parte schermati da società con base a Panama o in altri paradisi fiscali. Come dire che potrebbero servire alcuni mesi per risolvere quest'ultimo rebus. 21-12-2010]

 

 

 CREDIT SUISSE ALLARGA IL CONSORZIO PER LIGRESTI...
S. Bo. per il "Corriere della Sera" - Stretta del Credit Suisse sui consorzi di garanzia per gli aumenti di capitale di Premafin e Fonsai. Le adesioni sarebbero state chiuse ieri e il pool comprenderebbe 5-7 banche, fra italiane ed estere. Nel corso della prossima settimana verranno definite le quote di inoptato eventualmente assegnabili a ciascun istituto.

 

Gli aumenti sono stati fissati fino a 250 milioni per la holding di Salvatore Ligresti e fino a 460 per la compagnia di assicurazioni e Groupama si è impegnata a investire, fra sottoscrizione di nuove azioni e acquisto dei diritti dai Ligresti, 145 milioni. Premafin a sua volta riverserà nella ricapitalizzazione di Fonsai un centinaio di milioni. Ciò significa che gli aumenti, che dovrebbero essere effettuati a metà 2011 a condizioni di mercato, potrebbero chiudere con un ipotetico inoptato massimo fino a 450-460 milioni circa.

Il Credit Suisse, guidato in Italia da Federico Imbert, ha già garantito la sottoscrizione preliminare di tutto l'inoptato e ora con il consorzio ripartisce il rischio. Fra gli istituti contatti potrebbero esserci Rbs, Ing, Mps, Bpm. Nel frattempo non risulta ancora arrivato alla Consob il quesito sulla obbligatorietà dell'Opa, eventualità che farebbe ritirare Groupama dall'operazione. Teoricamente c'è tempo fino a metà del prossimo anno ma le assemblee che attribuiranno ai rispetto board le deleghe per gli aumenti si terranno nei primi mesi del prossimo anno (quella di Premafin è già stata convocata per metà gennaio). È logico però che il mercato si aspetti una certezza sul punto dell'Opa e quindi sulla praticabilità delle operazioni al più presto possibile.

20-12-2010

 

 

PREMAFIN: Unicredit chiude il dossier. Delibera sul caso Premafin (dai giornali).14-12-2010]

 

REGALI DI NATALE...
"Prestiti Premafin verso il rinnovo. Unicredit esposta per 300 milioni. Oggi si firma il rifinanziamento a favore della holding del gruppo Ligresti, poi il consorzio per gli aumenti" (Repubblica, p. 33). Ricomparse sane e salve le statuette di Gesù Bambino, misteriosamente sparite dai presepi delle case dei banchieri coinvolti. Ora si può festeggiare serenamente il Santo Natale. Perché come dice il proverbio, "Banchiere avvisato, mattone salvato".22-12-2010]

 

 

ligresti affair - Gli intrecci affaristici di don salvatore con Capitalia-unicredit (leggi Geronzi) sono già costati quest’anno quasi 100 milioni di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria - ma anziché rafforzare Sai-Fondiaria si briga e si traffica per rafforzare Premafin, controllata da Ligresti! - Quindi la compagnia vende immobili per centinaia di milioni (giornali di ieri) mentre le banche (giornali di oggi) rinnovano prestiti per oltre 200 ml ...ma alla holding Premafin! - Ma non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e non farle vendere immobili? - E perche’ Groupama entra in Premafin (se entra) e non direttamente in Sai Fondiaria?...

1 - BANKOMAT PER DAGOSPIA
Volete la prova di come funziona il capitalismo di relazione all'italiana? Vi avevamo gia' avvisati, ma oggi i giornali confermano senza ammetterlo quanto Dagobankomat vi voleva far notare nei giorni scorsi: anziche' rafforzare la Sai Fondiaria direttamente e subito, che ne ha bisogno, si briga e si traffica per rafforzare soprattutto Premafin dei Ligresti che la controlla.

 

Quindi la compagnia vende immobili per centinaia di milioni (giornali di ieri) mentre le banche (giornali di oggi) rinnovano prestiti per oltre 200 ml ...ma alla holding Premafin! Che così possa meglio sottoscrivere la sua parte di aumento di capitale in Sai Fondiaria. Dei quali 40 milioni pero' devono poi riuscire dalle casse Sai e rimborsare debiti alle banche stesse.

 

Ma non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e non farle vendere immobili?
E perche' Groupama entra in Premafin (se entra) e non direttamente in Sai Fondiaria?
Peraltro amici milanesi ben introdotti mi confermavano che il problema finanziario e' Premafin e quel che tutti sanno - ma non va divulgato - e' che l'ing. Ligresti e' anziano e i figli sono bravi ma forse non del suo livello.

Ma allora perche' insistere a finanziare e rafforzare Premafin? Perche' interessa Premafin alle banche? Non sarebbe meglio tutelare patrimonio, clienti e creditori di SaiFondiaria anche a costo di non avere più' i Ligresti che la controllano?
Siamo sinceri, e' un po' un sistema a rovescio.

 

2 - PER LIGRESTI PALAZZI D'ORO - PAGA UNICREDIT - FONDIARIA SI INDEBITA CON LA BANCA PER GLI APPALTI DEL SUO AZIONISTA
Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

Gli intrecci affaristici dei Ligresti con Capitalia (leggi Cesare Geronzi) e poi con Unicredit che l'ha assorbita sono già costati quest'anno quasi 100 milioni di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria. A tanto ammonta la svalutazione messa a bilancio dalla compagnia milanese per la sua quota nella banca guidata da Federico Ghizzoni. Per questo sembra piuttosto fuori luogo l'euforia che ieri in Borsa ha accolto i titoli Fondiaria, in rialzo del 6 per cento e più dopo settimane di continui ribassi.

La fiammata si spiegherebbe con la cessione di due immobili che ha fruttato oltre 70 milioni di euro di plusvalenze per il gruppo assicurativo. C'è poco da festeggiare, però, perchè almeno uno di questi affari sembra l'ennesima replica di un copione già andato in scena più volte. Funziona così. La banca, in questo caso Unicredit, mette i soldi sotto forma di prestiti.

 

I Ligresti si prendono il grosso degli utili. E ai soci di minoranza, quando va bene, restano le briciole. Questa volta tutto ruota attorno a un palazzo per uffici nella periferia nord di Milano, poco distante da San Siro. Fondiaria lo ha venduto a Unicredit per 63,5 milioni realizzando un profitto di 13 milioni. Questo però è soltanto l'ultimo capitolo di una storia più lunga.

Tutto comincia nel dicembre 2006 quando l'Immobiliare Lombarda, una società di Ligresti poi fusa con Fondiaria, compra per 10,7 milioni un'area edificabile a Lampugnano. Il venditore è il Comune di Milano, guidato da Letizia Moratti, che evidentemente non sa che farsene di quei terreni. Ligresti non compra a caso. A pochi metri di distanza ci sono i palazzoni di un centro direzionale di Unicredit che da tempo progetta di allargarsi.

 

Affare fatto. Ad agosto 2007 la banca all'epoca guidata da Alessandro Profumo paga 12 milioni al gruppo Fondiaria come acconto per l'acquisto dell'immobile che verrà costruito su quell'area. Già che c'è, a fine 2007, la banca accorda anche un mutuo decennale di 10 milioni che serve a saldare il conto con il Comune di Milano.

Quindi, ancora prima di posare la prima pietra del palazzo che dovrà comprare, Unicredit ha già versato al gruppo Ligresti, tra prestiti e acconti, ben 22 milioni di euro. Il fatto che Ligresti sia anche azionista e consigliere di amministrazione dello stesso Unicredit è ovviamente una semplice coincidenza. O forse no.

 

Adesso bisogna cominciare a costruire. Niente paura, ci pensa Ligresti. La società Crivelli, proprietaria del terreno per conto di Fondiaria, appalta i lavori alla Marcora, un'impresa di costruzioni milanese che fa capo alla famiglia del finanziere. La progettazione del palazzo viene invece affidata alla Miprav, un'altra azienda targata Ligresti.

Bilanci alla mano si scopre che Crivelli, cioè Fondiaria, ha pagato alla Marcora, cioè Ligresti, 11 milioni nel 2009 e altri 12 milioni quest'anno. Miprav invece ha ricevuto un compenso complessivo di un milione circa. I soldi, ancora una volta, arrivano in gran parte da Unicredit, che ha concesso un altro mutuo da 10 milioni alla Crivelli.

Sono tutti affari che corrono sul filo del conflitto d'interessi. C'è un grande gruppo come Fondiaria che versa decine di milioni a società che fanno capo al suo azionista di maggioranza. Proprio per questo niente viene lasciato al caso. Ci sono perizie ad hoc che servono a garantire che gli appalti vengano assegnati a valori di mercato. Sta di fatto che il conto finale, compresi gli interessi sui prestiti di Unicredit, lo paga Fondiaria, quotata in Borsa con migliaia di piccoli azionisti.

 

Arriviamo così all'ultimo capitolo. Nei giorni scorsi Unicredit ha firmato il contratto di acquisto del palazzo di Lampugnano. Prezzo: 63,5 milioni, con un profitto, come detto, di circa 13 milioni per la compagnia di assicurazioni. Queste risorse fanno più che mai comodo a Fondiaria in rosso di ben 430 milioni nei primi nove mesi dell'anno. La cessione di palazzi e altre attività non basta però a tappare le falle.

 

Non per niente la compagnia ha annunciato per i prossimi mesi un aumento di capitale per un massimo di 460 milioni. Anche Premafin, la holding dei Ligresti, farà la sua parte sottoscrivendo la sua quota di aumento grazie al sostegno fornito dal gruppo francese Groupama. Fin qui il riassetto messo a punto nelle settimane scorse.

Un riassetto che però deve ancora passare l'esame della Consob. Le banche sperano vivamente nel via libera della Commissione. La sola Premafin è indebitata per 322 milioni. E il primo della lista tra i creditori è proprio Unicredit. 02-12-2010]

 

 

 

MA IL DIAVOLO FA SOLO LE PENTOLE (E I BUCHI)...
Poi uno prende il Cetriolo quotidiano, che non ha padroni imbarazzanti, e scopre la relatà in un perfetto paginone di Vittorio Malagutti (p. 14), uno che non lo beccherete mai a moderare certe tavole rotonde o a insegnare in master maleodoranti. "Per Ligresti, palazzi d'oro. Paga Unicredit. Fondiaria si indebita con la banca per gli appalti del suo azionista. Triplo conflitto d'interessi: socio, debitore e controparte di affari immobiliari". Ma vuoi vedere che ora a don Salvatore tocca aumentare la pigione agli inquilini Bocchino e Alfano, Masi e rampolle Geronzi, Brunetta e generali ex Sismi?

 

 

 02-12-2010]

 

 

FONSAI: CHIUSA CESSIONE DUE IMMOBILI, PLUSVALENZA DI CIRCA 70 MLN...
Radiocor - Il gruppo FonSai ha concluso la vendita due immobili a Milano. La plusvalenza complessiva, secondo quanto appreso da Radiocor, e' di circa 70 milioni. Si tratta del palazzo di Piazza Cordusio, venduto per 105 milioni per una plusvalenza intorno a 55 milioni, venduto alla Sorgente sgr, tramite il fondo immobiliare Donatello. L'altro immobile, la cui cessione era stata anticipata da Radiocor, e' in via Cambi, zona Lampugnano, venduto per poco piu' di 63 milioni a Unicredit Real Estate, con una plusvalenza circa 15 milioni.30-11-2010]

 

FONSAI: J.LIGRESTI, NON ABBIAMO PREOCCUPAZIONI SU AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - 'Non abbiamo preoccupazioni sull'aumento di capitale. Speriamo solo sia veloce la determinazione del processo. Ora ci penalizza l'incertezza del contesto generale'. Lo ha detto a Radiocor la presidente di Fondiaria Sai, Jonella Ligresti, al termine dell'odierno consiglio di amministrazione della compagnia assicurativa, che la scorsa settimana ha annunciato il progetto di un aumento di capitale da 460 milioni di euro, 100 dei quali verranno dalla controllante Premafin che, a sua volta, intende lanciare un'operazione da 225 milioni con l'appoggio di compagnia francese Groupama.

Ci sono una serie di passi procedurali da fare, ha ricordato Ligresti precisando che 'entro pochi giorni sara' posto il quesito alla Consob' che riguarda la partecipazione della Groupama all'aumento Premafin.

 

7. FONSAI: MARCHIONNI, NOSTRO PORTAFOGLIO INVESTIMENTI E' SANO...
Radiocor - 'Tradizionalmente, il nostro titolo perde piu' del mercato, ma recupera anche piu' in fretta. Il nostro portafoglio di investimenti e' sano, ancorche' soggetto a variabili e oggi e' piu' soggetto a incertezze e speculazioni', anche a causa dell'annunciato aumento di capitale. Cosi' Fausto Marchionni, a.d. della compagnia, interpellato da Radiocor a proposito del calo della quotazione.

'L'assicurazione e' un business di lungo periodo e quindi dobbiamo dare certezze, non possiamo fare voli pindarici. Abbiamo il 17% investito nell'immobiliare, che e' una percentuale alta. Le indicazioni che abbiamo su Solvency 2 ci dicono che sembra essere la scelta giusta', nota Marchionni al termine dell'odierno cda della compagnia. Le FonSai hanno perso oggi il 5,6% in Borsa.01-12-2010]

 

 

 

GERONZI-ONZI-ONZI - Tutti gli analisti stanno ripetendo in questi giorni che il gruppo Ligresti è tenuto in vita artificialmente dalle banche - Unicredit ha ereditato una forte esposizione dalla ex Capitalia di geronzi, Mediobanca, sempre gerovital in mezzo, ha impiegato un miliardo nelle emissioni obbligazionarie di Fonsai - la consob indaga da quando non è uscito l´ex presidente Cardia (liason Letta-Geronzi)...

Giovanni Pons per "la Repubblica"

La vicenda finanziaria che sta interessando il gruppo Ligresti in queste settimane è il paradigma di ciò che può succedere in un mercato protetto e poco evoluto come quello italiano. Tutti gli analisti stanno ripetendo in questi giorni che il Nav (valore patrimoniale netto) della holding di Ligresti è pressochè nullo, e che di conseguenza il gruppo è tenuto in vita artificialmente dalle banche.

 

Unicredit ha ereditato una forte esposizione dalla ex Capitalia, Mediobanca ha impiegato un miliardo nelle emissioni obbligazionarie di Fonsai. Negli ultimi due anni sono state fatte operazioni infragruppo che hanno danneggiato Fonsai e beneficiato i piani alti, quelli dove la famiglia è più esposta.

 

Di fronte al calo in Borsa di Fonsai il titolo Premafin è stato tenuto artificialmente alto dal fatto che la famiglia controlla direttamente, indirettamente e in maniera schermata, una quota molto elevata del capitale tanto da aver abolito il prestito titoli a chiunque voglia fare una scommessa al ribasso.

La Consob sta indagando su tutto questo ma solo da quando è uscito l´ex presidente Cardia, prima il gruppo Ligresti godeva di un occhio di riguardo, come quando ha evitato l´Opa su Fondiaria nel 2003.

Per uscire dall´angolo Ligresti ha chiamato in suo soccorso Bollorè e Groupama ma impostando ancora una volta operazioni poco rispettose del mercato e degli azionisti di minoranza, non a caso le quotazioni stanno scendendo ogni giorno di più.

Non ultimo intorno al gruppo si combatte una battaglia di potere per non far cadere le partecipazioni sensibili (Rcs, Mediobanca, Pirelli, Unicredit, Impregilo) nelle mani sbagliate. Mettendosi nei panni di un investitore estero, perché mai dovrebbe impiegare dei soldi in un paese che non condanna casi come quello appena descritto?

 29-11-2010]

 

 

una colletta per totò - C’è poco da fare. Gli investitori proprio non si fidano di Ligresti. Sono ancora troppi i rischi e gli interrogativi intorno all’operazione studiata per salvare le sue società - Dopo il rifiuto delle principali banche italiane toccherà al Credit Suisse prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni ancora oscuri - perchè mai bollorè dovrebbe pagare un prezzo supplementare per poi ricevere in cambio una semplice partecipazione di minoranza

 Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

Riveduto e corretto dopo quasi un mese di infruttuose trattative con le banche, il salvataggio del gruppo Ligresti è stato accolto dai fischi degli operatori finanziari. La holding Premafin, che lunedì sera ha annunciato una nuova versione dell'aumento di capitale già reso noto a fine ottobre, ieri ha perso in Borsa l'1,9 per cento.

 

E' andata ancora peggio per le azioni Fondiaria-Sai, il cuore della galassia, che hanno chiuso in ribasso del 3,4 per cento. Con questo scivolone, l'ennesimo, il calo del titolo nelle ultime tre settimane ha raggiunto quasi il 30 per cento.

C'è poco da fare. Gli investitori proprio non si fidano. Sono ancora troppi i rischi e gli interrogativi intorno all'operazione studiata per portare fuori dalle secche le società che fanno capo a Salvatore Ligresti . Dopo il rifiuto delle principali banche italiane toccherà al Credit Suisse prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni ancora tutt'altro che chiari.

Uno dei pochi punti fermi è che nelle prossime settimane Premafin chiederà soldi al mercato con un aumento di capitale. Chi lo sottoscriverà? Di sicuro saranno della partita i francesi della compagnia di assicurazioni Groupama, che verseranno circa 145 milioni per arrivare a controllare il 17,1 per cento circa di Premafin.

 

Ligresti e famiglia invece cederanno al gruppo transalpino i loro diritti d'opzione scendendo dal 51 per cento attuale al 34 per cento. A parte i due soci principali non ci sarà certo la coda degli investitori per partecipare all'operazione . Non per niente, lunedì sera, è stato abbandonato il prezzo di 1,1 euro per azione inizialmente fissato a fine ottobre. Con le quotazioni che viaggiano abbondantemente sotto il livello di un euro nessuno si sarebbe fatto avanti.

La nuova versione dell'aumento di capitale resa nota lunedì prevede che il prezzo di sottoscrizione venga deciso sulla base delle condizioni di mercato. I francesi però sborseranno comunque 145 milioni per comprare lo stesso numero di azioni. Come dire che si sono impegnati a pagare di più rispetto agli altri soci e il prezzo supplementare, attraverso l'acquisto dei loro diritti d'opzione, finirà dritto nelle tasche dei Ligresti.

 

L'attuale socio di maggioranza riceverà quindi un premio per aprire le porta al nuovo importante azionista. Il quale verserà risorse fresche indispensabili per rimettere in equilibrio i bilanci di Premafin e consentire alla holding di sottoscrivere (secondo quanto annunciato lunedì) un prossimo aumento di capitale della controllata Fondiaria, a sua volta bisognosa di nuovi capitali.

 

Domanda: perchè mai i francesi dovrebbero pagare un prezzo supplementare per poi ricevere in cambio una semplice partecipazione di minoranza? Nessuno in Borsa crede che questo sia possibile.

Il sospetto è che Groupama abbia ricevuto garanzie precise sul futuro di Fondiaria. Magari un'opzione d'acquisto da esercitare non prima di alcuni anni. Ipotesi, semplici congetture su cui si esercitano gli speculatori. Sta di fatto che in base agli annunci ufficiali i francesi avrebbero spuntato il solo diritto di essere consultati in caso di cessione di Fondiaria o della controllata Milano. Troppo poco per convincere il mercato. I conti ancora non tornano perchè Groupama paga comunque un prezzo giudicato fuori da ogni logica finanziaria viste le quotazioni correnti di Prema-fin e di Fondiaria.

Toccherebbe alla Consob fare chiarezza. Finora però la Commissione di controllo non si è mossa. Vedremo se lo farà nelle prossime settimane. 24-11-2010]

 

 

13. POLLI DA SPENNARE...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Quando c´è di mezzo la famiglia Ligresti il piccolo azionista è trattato come un pollo da spennare e l´operazione annunciata ieri sera conferma l´insano principio. Groupama pagherà infatti un enorme premio di maggioranza solo alla famiglia Ligresti acquistando da questa i diritti dell´aumento a un prezzo fisso e garantito. E consentendo loro di rimanere al 34% senza tirar fuori soldi dai forzieri.

I piccoli azionisti, bontà loro, dovranno invece sottostare agli umori del mercato e vedere dove si attesterà la quotazione dei diritti prima di decidere se conviene seguire l´operazione. La contropartita francese di tutto ciò? Probabilmente Jean Azema ha calcolato che così facendo il valore di Fonsai e Premafin rischia DI diminuire e per questa via rendere meno onerosa la presa del controllo pieno sul gruppo.

 

 

 [23-11-2010]

 

 

FONSAI VENDE IL RISO DELLA CASCINA VENERIA...
Mar. Man. per "Il Sole 24 Ore" - Riassetti, ma anche cessioni. Mentre si attende la chiusura dell'operazione di ingresso di Groupama in Premafin, appesa alla disponibilità delle banche a formare il consorzio di garanzia, Fondiaria Sai va avanti con il programma di dismissioni. Come anticipato da Radiocor, entro fine anno é prevista la vendita della storica Cascina Veneria (725 ettari vicino a Vercelli), una delle più grandi aziende risicole d'Europa nota per avere ospitato, nel 1949, le riprese del film «Riso Amaro», con Silvana Mangano e Vittorio Gassman.

Il complesso era stato di proprietà, nel passato, della famiglia Agnelli. E ora sembra destinato a passare di mano ancora una volta. L'acquirente resta top secret, qualcosa in più si sa invece sul valore dell'operazione che prevede una valutazione dell'asset attorno a 45 milioni. Abbastanza per garantire una discreta plusvalenza. Che in tempi di vacche magre fa sempre comodo.

18-11-2010]

 

 

 

CERCASI SCONTO SU AUMENTO A PREMIO...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Un cauto ottimismo. Chi sta lavorando al dossier sembra un po´ più rilassato sul fronte dell´aumento di capitale Premafin, tanto che qualcuno comincia a pensare che a breve possa essere anche presentato il quesito alla Consob, per escludere il rischio di Opa a carico di Groupama. Ma tutto sommato, scommettere su un´ipotesi del genere significa puntare alla quadratura del cerchio: ormai il prezzo in Borsa di Premafin è lontano del 18% rispetto a quanto era stato ipotizzato.

Allora, non è che le soluzioni possibili siano molte: o si trova una strada "fantasiosa"; o qualcuno (qualche banca) decide di rimetterci un po´ di soldi e sottoscrivere l´inoptato; oppure si decide di ridurre il prezzo dell´aumento di capitale. Sempre che, a sorpresa, i Ligresti non ci mettano loro qualche soldino in più, sull´aumento di capitale.16-11-2010

 

9. GROUPAMA HA VOGLIA DI ENTRARE NEL LISTINO...
M. Mou. per "Il Sole 24 Ore" - A pochi giorni dall'annuncio a sorpresa dell'ingresso di Groupama in Premafin (145 milioni per il 18%) tornano a circolare le voci di un imminente ingresso in borsa del gruppo mutualistico francese. Sesta società del suo settore in Francia e quindicesima in Europa, Groupama ha da tempo chiarito di voler entrare nella top ten continentale.

Per farlo ha bisogno di una importante acquisizione e per finanziarla di raccogliere denaro fresco sul mercato. Quattro anni e mezzo fa il consiglio di amministrazione aveva dato il via libera all'operazione. E nel febbraio scorso, in occasione della presentazione dei risultati 2009, i suoi massimi dirigenti avevano ribadito che l'Ipo era più che mai di attualità. Poi un lungo silenzio. Da Groupama insistono nel dire che per il momento non ci sono novità e che quello in Premafin è un investimento puramente finanziario che non contribuisce a cambiare le strategie del gruppo. Ma confermano che il mercato italiano è di grande interesse. E Fondiaria-Sai è un boccone appetitoso.16-11-2010

 

. LIGRESTI ASSICURA CONTRO I RISCHI CAI...
G. D. per "Il Sole 24 Ore" - Cai come Compagnia aerea italiana, oppure come Club Alpino Italiano. A Salvatore Ligresti, patron del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai, scricchiolante sotto il peso di debiti e conti in rosso, entrambe le sigle sono familiari. Già azionista della nuova Alitalia-Cai, con un versamento di circa 50 milioni di euro che corrisponde al 4,42% del capitale complessivo, l'ingegnere di Paternò ha visto nel Club Alpino un'occasione per sviluppare l'attività nelle assicurazioni.

Il Cai, una libera associazione che ha per scopo l'alpinismo, la conoscenza delle montagne e la difesa del loro ambiente naturale, è un ente pubblico economico per la struttura centrale, mentre le strutture periferiche sono soggetti di diritto privato. Fondiaria-Sai si è aggiudicata il lotto più importante nella gara del Cai per i servizi assicurativi per il 2011. La compagnia di Ligresti assicurerà i rischi del «soccorso alpino soci e non soci, infortuni soci in attività sociale, infortuni istruttori e istruttori sezionali, spedizioni extraeuropee», con offerta annua pari a 1.233.915,4 euro. Azionista insieme ai «patrioti» della Cai e assicuratore dei rischi delle vette per il Cai: tra un anno Ligresti potrà fare il consuntivo di quale attività sia stata più rischiosa.16-11-2010

 

 

PREMAFIN: G.LIGRESTI, CDA NON DELIBERA AUMENTO,LAVORO SU CONSORZIO...
Radiocor - 'Oggi non abbiamo deliberato sull'aumento di capitale. Ci stiamo lavorando. Siamo ottimisti'. Lo ha detto Giulia Ligresti, presidente di Premafin, interpellata a proposito del previsto aumento di capitale da 225 milioni che dovrebbe permettere l'ingresso del gruppo francese Groupama nel capitale della finanziaria che controlla Fondaria-Sai. Giulia Ligresti stava lasciando la sede della societa' al termine del Cda che ha esaminato i conti del terzo trimestre 2010. E nel caso non venisse trovato un accordo sul consorzio di banche che dovra' garantire l'aumento di capitale? 'Si riunira' il Cda e si vedra' il da farsi', ha risposto l'avvocato Fausto Rapisarda, storico consulente del gruppo che accompagnava la presidente Premafin.

11,11.10

 

NICREDIT FA RESPIRARE LIGRESTI...
Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano" - La famiglia Ligresti si prepara a incassare uno degli ultimi "lasciti" della gestione Unicredit targata Alessandro Profumo. Nelle casse della FonSai, l'assicurazione che fa capo all'immobiliarista e finanziere Salvatore Ligresti, tra i pochi sostenitori del banchiere nella notte dei lunghi coltelli del settembre scorso che ha determinato il cambio al vertice della banca, stanno per arrivare 50 milioni di euro. Si tratta del saldo per l'ampliamento della sede di Unicredit Real Estate a Milano.

L'opera da circa 65 milioni sta per essere ultimata e a fine mese avverrà il trasferimento della proprietà a Unicredit che finora ha versato solo il 20 per cento del totale. In attesa di affrontare i punti in sospeso, come la quota in capo a Unicredit del debito della holding Premafin di oltre 300 milioni, si avvia così alla chiusura un pezzo della complessa partita di dare e avere tra il costruttore siciliano e la "vecchia" Unicredit che ad agosto era stata protagonista della ristrutturazione del debito della finanziaria di famiglia Sinergia e che sempre a Fon-Sai (e agli americani di Hines) aveva affidato la realizzazione, in corso, del suo nuovo quartier generale.

11.11.10

 

 

FONSAI ALZA IL VELO SUI CONTI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - oggi è il giorno della "prima" verità, quella sui conti Fondiaria, in attesa che si alzi il velo sul consorzio di garanzia al piano di sopra, in Premafin. Probabilmente non verrà detto apertamente se si farà o meno l´aumento di capitale, ma un po´ di conti si potranno fare: le attese sono per una importante svalutazione delle partecipazioni Unicredit e Generali (per una cifra più vicina ai 250 milioni che a 200) e al contrario per un piccolo incremento dei parametri di solidità patrimoniale di Solvency, grazie ad esempio alla vendita della Gesfid.

E a proposito di cessioni, il gruppo non ha perso le speranze di cedere Sasa e Liguria: i contatti con Clessidra a quanto pare continuano. Se il prezzo non si discostasse troppo da quello di carico, il vantaggio di termini di Solvency sarebbe significativo. Ed è questo in fondo l´obiettivo primario.

10-11-2010]

 

 

 

1 - SE BERLUSCONI PIANGE, GERONZI NON RIDE: LA GUERRA PER LE SPOGLIE DELL'IMPERO LIGRESTI
C'è un impero finanziario che a Milano sta vacillando in maniera paurosa.
È quello costruito da Salvatore Ligresti, il Totuccio di Paternò che a 78 anni potrebbe godersi la vita e i quattrini accumulati fin da quando dopo la laurea in ingegneria a Padova si è trasferito sotto la Madonnina con un'irresistibile voglia di mattone.

 

Eppure per quest'uomo che nel '92 ha dovuto subire una condanna per tangenti risolta con un paio d'anni di lavoro ai servizi sociali, non sembra esserci pace. Il suo colosso finanziario e assicurativo è al centro di trattative convulse nelle quali sembra emergere un gioco del cerino che vede protagonisti le banche fin troppo generose, gli appetiti dei francesi con gli occhi dolci e una montagna di quattrini.

A questi soggetti "curiosi" ai aggiungono le autorità di controllo come la Consob e l'Antitrust desiderose di vedere chiaro sull'intreccio degli interessi e sugli strappi in Borsa della holding Premafin con la quale Totuccio controlla il Gruppo Fondiaria SAI composto da oltre 100 aziende.

 

Al suo destino sono interessati anche Mediobanca (dove il Cavaliere di Paternò controlla l'8,6% del patto di sindacato) e Unicredit, l'istituto che durante l'era Profumo ha allargato i cordoni della Borsa. Dietro queste due realtà c'è poi l'ombra lunga di Cesarone Geronzi, il banchiere seduto sulla plancia di comando delle Generali che lo ha sempre protetto e che è interessato al futuro del secondo Gruppo assicurativo italiano.

 

Il gioco del cerino assomiglia per certi versi a quello della politica romana dove si aspetta che uno dei protagonisti faccia la mossa decisiva per mandare definitivamente ai giardinetti l'anziano imprenditore di Paternò.

Anche l'intervento dei francesi di Groupama, che hanno dichiarato di voler mettere sul piatto 145 milioni per rilevare in modo sopravvalutato il 17,9% della Holding di Ligresti, solleva inquietudini nella famiglia del costruttore. Si capisce benissimo che una volta messi i piedi in casa, i parigini faranno piazza pulita del management e prenderanno il bastone del comando.

 

Questa ipotesi potrebbe anche andar bene a Totuccio, ma crea in lui e nei suoi tre figli un notevole malessere. La più colpita è la primogenita Jonella, che a 23 anni ha interrotto gli studi alla Bocconi per affondare le mani nella finanziaria di famiglia. Oggi è la donna manager più pagata d'Italia e in materia di compensi se la batte con Marina Berlusconi.

 

Di sicuro c'è che dal quartier generale di Groupama, dove regna un ingegnere agricolo 57enne di nome Jean Azéma, comincia a trapelare la voce che una volta andato in porto l'operazione d'acquisto del 17% della holding, si dovrà procedere a un rinnovamento profondo del management. Il primo a saltare dovrebbe essere Fausto Marchionni, il piemontese che dopo il diploma di ragioniere e un'esperienza di cinque anni nelle cartiere del Gruppo Burgo, nel 1966 è entrato in SAI fino a diventare il braccio destro di Totuccio.

A Milano gira la voce che per ragioni personali Marchionni potrebbe rinunciare presto al suo incarico che gli frutta più di 6 milioni di stipendio l'anno; al suo posto c'è già chi vede Emanuele Erbetta, l'uomo al quale nel 2008 è stata affidata la responsabilità del ramo danni e del mercato di SAI. Le sue quotazioni sono in rialzo, ma il profilo sembra inadeguato rispetto a quello di un robusto capoazienda che sia in grado di tenere a bada i francesi e destreggiarsi tra le banche.

 

Tra queste Mediobanca sembra essere la più interessata a non mollare la presa in modo da pilotare il destino di Ligresti e della sua famiglia. Purtroppo i due "alani" Pagliaro e Nagel sembrano muoversi all'interno di un salotto che è diventato molto più debole rispetto alla Piazzetta Cuccia dei tempi antichi, ma il boccone di Premafin e SAI con il pacchetto di partecipazioni strategiche che l'anziano Ligresti ha ancora tra le mani, è troppo appetibile per consentire che siano solo i francesi (teleguidati da Geronzi) a chiudere il gioco del cerino.

In questo scenario il popolo bue dei piccoli azionisti è tagliato completamente fuori, e non a caso Alessandro Penati ha concluso il suo micidiale articolo di sabato su "Repubblica" con queste parole: "la Borsa è diventato un posto dove pochi privilegiati fanno gli affari propri. Con i vostri soldi

11.11.10

 

GRUPPO LIGRESTI: effetto Parigi, debiti inferiori agli asset. Dopo il blitz di Groupama sale il valore di Premafin nelle holding personali. La Borsa ora vede l'aumento Fonsai (Il Sole 24 Ore, pag. 41) L'operazione Ligresti-Groupama sotto la lente Consob. (La Repubblica, pag. 27)[02-11-2010]

 

 

 

 

IL PASTICCIO LIGRESTI-BOLLORè (MAGO GERONZO VIGILA SUL TESORETTO) - IL 6,40% DI TITOLI PREMAFIN VENDUTO IN GRAN SEGRETO DA Crédit Agricole è STATO parcheggiatO in Svizzera COME fosse una "riserva" degli stessi Ligresti? e che a rilevarne una quota sia stato proprio Bolloré? - ALTRO MAGHEGGIO: L´accordo pare congegnato come un lasco patto di consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e indesiderata Opa a cascata sulla filiera....

1- PREMAFIN: CATRICALA', PRESTO PER VALUTAZIONI SU ACCORDO CON GROUPAMA
Radiocor - 'E' un po' presto per fare qualsiasi valutazione' sull'accordo che prevede l'ingresso di Groupama in Premafin con una quota del 17%. Lo ha detto a Radiocor il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala'. 'Ieri ci sono stati soltanto i primi contatti - ha aggiunto - stiamo appena iniziando a studiare, bisogna innanzitutto vedere se l'operazione si configura come una concentrazione, se e' comunitaria e se ci sara' assegnata. Stiamo iniziando ora, non c'e' ancora nessuna notifica'.

2- LA CONSOB STANA IL SOCIO OCCULTO DI LIGRESTI
Andrea Greco per "la Repubblica"

 

Due nuovi enigmi per il caso Premafin. Il primo riguarda il patto tra Ligresti e i francesi di Groupama, molto atteso ma che - pubblicato ieri, a rigore di legge - si rivela poco più che un accordo di consultazione tra gli imprenditori italiani e i novelli soci, senza opzioni di acquisto né penali se, fra due anni, gli attuali soci di controllo scegliessero strade e partner diversi.

L´altro enigma si dipana attorno al 9% di Premafin custodito nei forzieri di Crédit Agricole Suisse, fiduciaria che ne ha venduto la gran parte. A fine ottobre del 2009 la quota era scesa al 4,9%, ma lo sfondamento del tetto del 5% è stato comunicato un anno in ritardo; per questo la banca francese incorrerà in una sanzione nell´ordine delle decine di migliaia di euro.

 

Non solo: la Consob, che da agosto indagava sui soci stranieri di Premafin, venerdì (giorno dell´annuncio del blitz di Groupama) avrebbe sollecitato Crédit Agricole Suisse a precisare la quota, che nel frattempo era scesa al 2,59%. Date e numeri che non dissipano i dubbi dei più, ovvero che quei titoli parcheggiati in Svizzera fossero una "riserva" degli stessi Ligresti, e che a rilevarne una quota sia stato proprio Vincent Bolloré, il finanziere bretone che poco prima di Groupama ha rastrellato il 5% di Premafin.

 

Due lavori faticosi per la Consob, che a ore chiederà un supplemento di informazioni ai protagonisti della vicenda. Sempre a ore dovrebbe giungere la documentazione sul futuro aumento di capitale in Premafin, e il quesito dei francesi sul non obbligo dell´offerta pubblica di acquisto; perché in caso di Opa tutta l´operazione salterebbe, come ribadito ieri.

L´importante è fare presto, perché frattanto i titoli sono tutt´altro che stabili. Ieri sono proseguiti i realizzi, con Fondiaria-Sai in calo del 4,14%, Premafin del 3,96% e Milano Assicurazioni giù del 3,06%. Gli investitori temono soprattutto la ricapitalizzazione nella pedina maggiore del gruppo, ma c´è anche il timore che il fascino speculativo sulla filiera Ligresti si riveli un fuoco di paglia.

A giudicare dalle quattro pagine pubblicate ieri sera, il primo estratto del patto parasociale, le novità eccitanti per gli investitori - specie di minoranza - sarebbero infatti ben poche. Soprattutto, non ci sarebbe alcuna opzione di acquisto nel termine dei due anni stabiliti, come si poteva pensare dal comunicato di settimana scorsa.

La premessa, nota, è che per il prossimo biennio non cambi nulla, a parte l´ingresso di Groupama con il 17% previo acquisto di tutti i diritti di una ricapitalizzazione da 225 milioni su Premafin. Quindi, nel periodo, i Ligresti non potranno vendere azioni Premafin, né Premafin la quota di controllo di Fonsai, né Fonsai le azioni di Milano.

 

Detto ciò, qualora «dopo lo spirare del termine si presentasse l´occasione di una cessione o di un´operazione, Groupama verrà consultata al fine di elaborare una posizione comune relativamente alla stessa e alle sue modalità, nell´interesse delle società coinvolte». Ma niente di più: né put&call, né veti, penali o possibilità di rivalersi sui Ligresti, se "tradissero" i francesi nel 2012.

L´accordo pare congegnato come un lasco patto di consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e indesiderata Opa a cascata sulla filiera. 03-11-2010]

 

 

. PREMAFIN: PRIMI CONTATTI INFORMALI GROUPAMA CON CONSOB E ANTITRUST...
Radiocor - Primi contatti di Groupama con Consob e Antitrust sul dossier Premafin. Il gruppo assicurativo francese, secondo quanto risulta a Radio cor, ha avviato 'contatti informali' con l'organo di sorveglianza della Borsa e con l'Autorita' per la concorrenza, sulla scia dell'accordo che prevede l'ingresso di Groupama con il 17% in Premafin in occasione di un aumento di capitale.

Groupama ritiene che l'Antitrust di riferimento sia quello italiano, e non quello europeo, perche' non si tratta di un'acquisizione ma di una semplice presa di partecipazione. Comunque, il gruppo francese considera, spiegano alcune fonti, che non sussista obbligo di notifica all'Antitrust perche' l'operazione non comporta una concentrazione nel settore assicurativo italiano, non determinandosi un controllo esclusivo o congiunto da parte del gruppo francese su Premafin-FonSai.[03-11-2010

 

 

 

PREMAFIN: GROUPAMA RILEVA 17,8% PER 145,7 MLN, LIGRESTI SCENDE AL 35%...
Radiocor - Groupama entra in Premafin con una quota del 17,89% nell'ambito di un aumento di capitale complessivo da 225,6 milioni, in opzione ag li stessi azionisti Premafin, cui sara' soggetta la finanziaria dei Ligresti. L'operazione, precisa un comunicato, 'e' finalizzata a raccogliere risorse finanziarie necessarie per il rafforzamento patrimoniale della societa' e della controllata Fondiaria Sai'. Groupama sottoscrivera' nuove azioni Premafin per 115,7 milioni e acquisira' tutti i diritti di opzione degli aderenti al Patto per 30 milioni: post aumento di capitale deterra' il 17,89% del capitale votante mentre la famiglia Ligresti scendera' al 35,78

 

4.PREMAFIN: IL PATTO NON CEDE LE ASSICURAZIONI PER 2 ANNI...
(Adnkronos) - Gli aderenti al Patto di controllo di Premafin si sono impegnati, per un periodo di due anni a far data dall'esecuzione dell'operazione, a non cedere le loro partecipazioni in Premafin e, insieme a Premafin, a non cedere il controllo diretto e indiretto di Fondiaria-Sai e di Milano Assicurazioni. Successivamente, qualora si intenda dar luogo a tali cessioni, Groupama dovra' essere previamente consultata.

"Riteniamo che l'impegno finanziario di Groupama rappresenti un segnale forte di fiducia nel nostro Gruppo. Il rafforzamento patrimoniale che ne seguira' consentira' a Premafin di affrontare gli impegni e le sfide del futuro con maggiore forza e serenita'". Cosi' Giulia Maria Ligresti, presidente e ad di Premafin, commenta la decisione del cda di oggi.

'In cda e' andato tutto bene, il voto e' stato unanime'. Cosi' il consigliere di amministrazione Oscar Pistolesi uscendo dal Consiglio di amministrazione di Premafin, dopo la delibera dell'aumento di capitale di 225,7 mln.

 

5.PREMAFIN: GROUPAMA, INVESTIMENTO FINANZIARIO, QUOTA MASSIMA 20%...
Radiocor - Per il gruppo assicurativo francese Groupama l'investimento in Premafin e' di tipo finanziario e la quota potra' salire fino a un massimo del 20% a seconda dell'andamento dell'aumento di capitale. Lo ha detto a Radiocor una portavoce di Groupama, raggiunta nel quartier generale parigino della compagnia.

'Per noi e' un investimento finanziario. L'Italia e' il primo mercato internazionale del gruppo ed e' logico che in questo contesto ci sia l'interesse all'opportunita' di rilevare una partecipazione in occasione dell'aumento di capitale', ha detto la portavoce. La quota, prevista e' al 17% nel caso di integrale esercizio dei diritti di opzione spettante agli azionisti e potra' salire fino ad un massimo del 20% a seconda dell'esercizio dei diritti di opzione.

 

 

PREMAFIN SOSPESA IN BORSA INSIEME A FONSAI...
(ANSA) - Premafin e Fonsai sono temporaneamente sospese dalle negoziazioni di Piazza Affari. Lo comunica in una nota Borsa Italiana-29-10-2010]

6. P. LIGRESTI, GROUPAMA? ASPETTIAMO ESITO CDA...
(ANSA) - Paolo Ligresti, vicepresidente di Premafin non smentisce l'ipotesi di un ingresso di Groupama nel capitale della holding che controlla Fondiaria Sai. "Il cda è alle 11" ha detto all'ANSA entrando nella sede della società. A chi gli chiedeva se c'é da aspettarsi una decisione sull'arrivo nel capitale della compagnia di assicurazioni francese il figlio di Salvatore Ligresti ha rinviato all'esito del cda: "ora c'é il cda". Paolo Ligresti ha escluso una riunione anche del board di Fondiaria Sai.29-10-2010]

 

 

 

PREMAFIN: BOLLORE' SALE AL 5% DEL CAPITALE DAL 2,38%...
Radiocor - Vincent Bollore' raddoppia la puntata in Premafin. Il finanziere ed industriale francese ha portato al 5,015% la quota nella societa' che controlla Fo ndiaria-Sai dal 2,385% che risultava al 29 settembre, come emerge dalle comunicazioni a Consob sulle partecipazioni rilevanti. L'operazione e' avvenuta il 21 ottobre. La quota e' ripartita tra la Financiere de l'Odet (2,732%) e la Financiere du Perguet (2,283%).

31.10.10

 

FA CALDO NEL PALAZZO PARIOLINO DI LIGRESTI - PRENDE CASA IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (DI TUTTI MENO UNO), DIAVOLETTO ALFANO, E SI RITROVA COME DIRIMPETTAIO UN ARMENO AGLI ARRESTI DOMICILIARI ACCUSATO DI OMICIDIO - MA IL VERO PERICOLO ARRIVA DAGLI ALTRI CONDOMINI: MASI, BOCCHINO, BRUNETTA, LE SORELLE GERONZI, GENERALI DEI SERVIZI, ETC. - PERCHé, PUR AVENDO CASE DI PROPRIETà, LOR SIGNORI VANNO TUTTI IN AFFITTO DA LIGRESTI? AH SAPERLO...

Angelino Alfano visto da Frassetto

A cura di Enrico Arosio e Primo De Nicola per "L'espresso"
Gli inquilini del complesso residenziale ai Parioli dove si è trasferito il ministro della Giustizia Angelino Alfano sono di pessimo umore. La polizia penitenziaria di scorta al ministro ha requisito uno spazio della strada pari almeno a 15 posti auto preziosi come l'oro.

 

L'arrivo di Alfano e famiglia nel compound, di proprietà del costruttore Salvatore Ligresti, ha vieppiù nobilitato il parterre di inquilini (tutti in affitto) tra cui spiccano il deputato finiano Italo Bocchino, il direttore generale Rai Mauro Masi, il ministro Renato Brunetta con la compagna Tiziana Giovannoni, le sorelle Benedetta e Chiara Geronzi, figlie del presidente delle Generali Cesare Geronzi.

Diverso è il caso dell'inquilino del primo piano, Arthur Asatryan, armeno (ma parla russo) arrestato nel giugno 2008 dai carabinieri con l'accusa di essere coinvolto nel tentato assassinio, in un ristorante di via Veneto, di un cittadino greco accoltellato una decina di volte e ciò nonostante scampato alla morte. Sullo sfondo, uno scenario di mafie russo-armene, con sanguinose rivalità di clan.

 

Caso vuole che Asatryan, che ha scontato un periodo di arresti domiciliari nella palazzina, sia proprio il dirimpettaio del ministro della Giustizia. Una circostanza imbarazzante che, nell'assegnare l'appartamento ad Alfano, gli amministratori del complesso non hanno considerato e che ora mette a disagio il Guardasigilli. L.I.

 

 

22-10-2010]

 

 

TRADIMENTO IN PIAZZETTA - PERCHÉ LIGRESTI E BOLLORÉ SI SONO ALLEATI? L’INGRESSO DEL FINANZIERE FRANCESE IN PREMAFIN È LA RISPOSTA AL TENTATIVO DI MEDIOBANCA DI DETRONIZZARE DON SALVATORE, APPROFITTANDO DEI DEBITI DI FONSAI & C. - L’OPERAZIONE NAGEL-PAGLIARO RESA POSSIBILE DALL’USCITA DA MEDIOBANCA DI GERONZI VERSO GENERALI. MA è LO STESSO GEROVITAL CHE ATTIVA BOLLORé PER IL SALVATAGGIO LIGRESTI...

Fabrizio Massaro per "Milano Finanza"

 

«Sì, lo so perché lei mi chiama, ma io non posso dire niente dopo quell'articolo di oggi del Sole 24 Ore dettato da Mediobanca. Se volete sapere delle cose, fatevele dire da loro. Io non dico niente, sono vicepresidente di quella compagnia e qualsiasi cosa dica è price sensitive. Non mi fido di nessuno, dunque non le faccio nessuna dichiarazione». Click.

Così giovedì 14 ottobre un Massimo Pini furioso evitava ogni domanda o commento su Fondiaria Sai e sulle voci di un pressing di Piazzetta Cuccia per sostituire l'amministratore delegato Fausto Marchionni o innestare nel gruppo manager graditi alla banca.

 

Se dunque le bocche sono cucite sul tema della crisi della galassia assicurativa che fa capo a Salvatore Ligresti, da FonSai alla controllante Premafin, nel suo sfogo di pochi secondi al telefono Pini confermava un'indiscrezione finora solo sussurrata nei palazzi della finanza milanese: è ormai guerra aperta tra Mediobanca e Ligresti.

Il quale ha però trovato un alleato in Vincent Bolloré, finanziere francese molto attivo in Italia fra Generali (di cui è vicepresidente), Mediobanca e Pininfarina. Ma come sono potuti arrivare a tanto Ligresti e Mediobanca? Non era, la loro, un'alleanza blindata, suggellata da Enrico Cuccia?

 

Effettivamente Ligresti è stato dalle origini legato a Piazzetta Cuccia. Due volte la banca d'affari lo ha tenuto in piedi: nel 1989, quando guidò la quotazione di Premafin travolta dai debiti, e nel 2001-2002, quando mise in salvo Fondiaria facendola passare da una Montedison sotto l'assedio dei francesi alla Sai, fino alla fusione fra le due compagnie assicurative.

Fu proprio per finanziare quell'operazione, orchestrata da Vincenzo Maranghi, che Mediobanca sottoscrisse i primi prestiti subordinati di FonSai; che poi con integrazioni successive sono arrivati agli attuali 1,04 miliardi in scadenza nel 2016-2017, su un indebitamento complessivo di 1,77 miliardi. È per questo motivo che Mediobanca è fra le banche più attente allo stato di salute di FonSai e all'evoluzione delle operazioni che la famiglia Ligresti e l'ad del gruppo, Fausto Marchionni, hanno in cantiere per ridurre l'indebitamento e rafforzare i ratio patrimoniali della compagnia.

In particolare, si tratta di cessioni di asset immobiliari, come la Torre Velasca e il palazzo in piazza Cordusio a Milano, e il porto di Loano e della possibile vendita della controllata Liguria Assicurazioni (che incorpora anche parte della compagnia Sasa).

Lo stato di salute di FonSai, terza compagnia assicurativa in Italia, non è dei migliori ma non è certo critico, secondo le letture degli analisti. Il solvency ratio, che misura il livello di patrimonializzazione in campo assicurativo, è sceso dal 150% del 2007 a 106% di metà 2010, «ben sotto il punto di pressione di 120%», scrive Exane Bnp Paribas in un recente report. Ciò per due motivi: da un lato l'impatto dei decreti Bersani sulle assicurazioni, dall'altro l'alta esposizione ai mercati italiani, pari a 5,1 miliardi di investimenti, di cui 800 milioni in sette grandi gruppi.

Fra questi ci sono Generali (0,99%), Mediobanca (3,8%), Unicredit (0,25%) e la stessa Premafin (4%), controllante di FonSai. La ripresa dei mercati e le cessioni possono aiutare a far crescere questi indicatori, mettendo in sicurezza la compagnia. La necessità di nuovo capitale viene dunque considerata solo lo scenario peggiore, possibile solo se non si riusciranno a cedere asset e il mercato dovesse cadere fino a far scendere gli indici sotto il 100%. In tal caso si potrebbero chiedere al mercato fino a 500 milioni (la stima è di Banca Akros).

Approfittando di questa oggettiva debolezza del gruppo, alcuni mesi fa Mediobanca, abbandonato il tradizionale ruolo di sostegno all'azionista Ligresti, ha provato a forzare la mano intimando a manager e proprietà: efficientate la gestione della compagnia e riequilibrate il patrimonio. Insomma, ciò che di norma un istituto pretende da un cliente ordinario, non certo da un socio storico per di più pattista e rappresentato in cda.

 

Un atteggiamento che sarebbe addirittura sfociato nella richiesta di avvicendamenti nel management, a cominciare dalla figura dell'amministratore delegato, e nel pressing per l'accelerazione nelle cessioni. In che modo? Un episodio per tutti. Mediobanca è advisor per la vendita di Liguria-Sasa (insieme con Kpmg): per la compagnia plurimandataria ha prospettato come più concreta l'offerta del fondo Clessidra, cioè un investitore finanziario e non industriale, che in quanto tale ha messo sul tavolo 250 milioni contro un valore di carico di 300 milioni.

Di fronte all'offerta in FonSai hanno storto il naso: accettarlo significherebbe svendere. Marchionni potrebbe dire sì solo in mancanza di altre offerte o se i tempi di queste ultime fossero troppo lunghi. Ma in realtà il manager vuole scommettere sul rilancio di Liguria-Sasa, dalla scorsa primavera alle cure di Sandro Salvati e ricca di circa 800 milioni di premi. Anche perché i desiderata di Ligresti vanno in una direzione opposta a quella di Mediobanca: non si vende nulla.

Marchionni insomma è tra due fuochi: da un lato deve rispettare le volontà dell'azionista, dall'altro deve fare fronte ai creditori, a cominciare proprio da Mediobanca. Per il momento il manager sembra propenso ad accettare solo l'arrivo di un direttore finanziario capace di rendere più dinamica la gestione della cassa: in questi giorni è già stato affidato l'incarico a un cacciatore di teste.

 

Ma se le cose dovessero mettersi male, Mediobanca non ha fatto mistero di ipotizzare addirittura un passaggio del gruppo in mani diverse dalla famiglia Ligresti. O almeno l'arrivo di un soggetto, di sua fiducia, che possa affiancare la famiglia nell'azionariato.

Uno scenario che l'Ingegnere vede come fumo negli occhi. E per opporvisi ha trovato un alleato d'eccezione in Bolloré. Per cominciare il finanziere bretone ha così investito poco più di 8 milioni (una somma decisamente modesta per la sua capacità d'investimento) per rilevare il 2,4% di Premafin, la holding di controllo di FonSai. Di fatto è il secondo azionista accanto a Ligresti, che ha sempre tenuto ben strette le redini della finanziaria.

Con quale vero scopo Bolloré ha affiancato Ligresti? Mira forse a portare Groupama nel capitale di FonSai? Oppure ha messo gli occhi sugli immobili più prestigiosi del gruppo? Nulla di tutto ciò, assicura chi ha conosce le cose di casa Ligresti. Bolloré si è schierato con l'Ingegnere per fornirgli un sostegno finanziario e di relazioni proprio per bilanciare le pressioni di Mediobanca, di cui il finanziere è anche uno dei primi soci con il 6% (potenziale) e membro del comitato esecutivo.

In questo contesto le sue Financiere du Perguet e Financiere de l'Odet potrebbero crescere in Premafin anche in misura significativa (magari rilevando azioni ora in mano allo stesso Ligresti), nonostante prezzi non di mercato: Premafin infatti quota a premio rispetto alla controllata FonSai, a differenza di quanto avviene di solito per le holding finanziarie.

 

In questa veste potrebbe anche partecipare a un eventuale aumento di capitale (o ad altra forma di finanziamento) necessario per garantire a FonSai di procedere con tranquillità alle dismissioni e al rafforzamento patrimoniale, senza necessità di dover pensare a un dividendo.

E smorzando anche la tensione ai piani alti della catena Ligresti, da Sinergia fino alle holding lussemburghesi in cui sono raccolte le quote dei figli Jonella, Giulia e Paolo. In queste settimane Premafin chiuderà con le banche la rimodulazione dei 322 milioni di debiti (110 milioni verso Unicredit, 72,5 verso Mediobanca, a seguire Intesa Sanpaolo, Bpm e Cariparma). La scadenza dovrebbe essere spostata al 2014 con pegno sulle azioni FonSai. E anche questo alleggerirà le tensioni.

C'è infine un altro aspetto strategico da considerare: FonSai e Bolloré insieme rappresentano quasi il 10% di Mediobanca e di fatto superano Unicredit. Una potenza di fuoco da far valere dentro le stanze di Piazzetta Cuccia, se ci saranno da far pesare (e contare) le azioni. [19-10-2010]

 

FONSAI: CLESSIDRA PRESENTA OFFERTA FINALE SU LIGURIA-SASA...
Radiocor - Cessione di Liguria-Sasa da parte di Fondiaria-Sai alle battute finali. Clessidra, secondo quanto risulta a Radiocor, ha presentato questo pomeriggio un'offerta definitiva e migliorativa per rilevare la compagnia, mentre e' attesa nei prossimi giorni la proposta vincolante dell'altro concorrente, la compagnia americana Liberty International.

Cattolica, che era tornata in corsa in extremis, sembra al momento defilata. Il prezzo della transazione e' destinato ad abbassarsi rispetto alle stime iniziali (350-400 milioni) e, con ogni probabilita', sara' anche sotto i 300 milioni di euro a cui e' in carico Liguria-Sasa nel gruppo FonSai.

[07-10-2010]

 

 

CHI PREMIA PREMAFIN HA PASSAPORTO ESTERO...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Chi compra Premafin a prezzi pari a tre volte il valore degli asset sottostanti? Provate a chiederlo alla società, e vi dirà che non ha informazioni specifiche. Provate a chiederlo ai gestori, e vi diranno che non sono loro. Provate a chiederlo ai trader di Piazza Affari, e vi diranno che non lo sanno. Perché gli acquisti piovono dall'estero. Ma anche ieri qualcuno ha comprato, visto che i volumi sono lievitati a cinque volte la media.

Il sospetto è che sia in atto un'azione di sostegno delle quotazioni, forse per evitare che scatti il reintegro delle garanzie. Che sarebbe un problema, visto che i titoli dell'azionista di controllo sono tutti in pegno alle banche. Per fortuna è arrivato Bollorè, e lui lo dice perchè compra: perchè ama l'Italia. E per fortuna anche FonSai, che è l'asset principale, si è risvegliata in Borsa (+6,6%). Ancora non basta però a ridurre il gap valutativo e soprattutto a spiegare perchè chi compra Premafin sta comprando.[06-10-2010]

 

 

 BOLLORE': SUPERA SOGLIA 5% IN MEDIOBANCA E IN PREMAFIN SALE OLTRE 2%...
Radiocor - Vincent Bollore' ha incrementato la partecipazione in Mediobanca superando la soglia del 5% al 5,029% dal precedente 4,99% dell'ottobr e 2003. L'operazione e' datata 29 settembre scorso, mentre e' del 21 settembre l'ok dell'assemblea del Patto di sindacato di Mediobanca a che il finanziarie bretone possa salire dell'1% al 6% del capitale. Bollore' ha rafforzato anche la sua partecipazione in Premafin oltre il 2%: alla data del 22 settembre ha in portafoglio il 2,036% della finanziaria che controlla Fonsai. L'agenzia Radiocor aveva rivelato negli scorsi giorni che Bollore' aveva l'1,68% di Premafin.

15.10.15

 

 

10. FONSAI: RIMBORSATO BOND DA 180MLN CON 44MLN TITOLI INTESA...
Radiocor
- FonSai ha chiuso il rimborso del prestito convertibile da 180,4 milioni emesso dalla controllata SaiInternational nel 2004. Secondo quanto risulta a Radiocor, il pagamento e' avvenuto, come da regolamento, tramite la consegna di 44 milioni di azioni ordinarie Intesa Sanpaolo, il cui controvalore, ai prezzi odierni, e' di 104 milioni. L'emissione era stata lanciata a un prezzo di scambio di 4,10 euro per azione, prezzo che incorporava un premio del 35,13% rispetto alle quotazioni di allora ma ben superiore ai 2,36 euro della quotazione odierna di Intesa Sanpaolo.

01.10.10

 

BOLLORE': E' AZIONISTA PREMAFIN CON UNA QUOTA DELL'1,68%...
Radiocor -
Il gruppo Bollore' e' azionista di Premafin con l'1,68%, per un valore netto contabi le di 6,1 milioni a fine giugno. E' la novita' che emerge dalla relazione semestrale della Financiere de l'Odet, una delle holding di testa del gruppo guidato da Vincent Bollore'. In base al documento - consultato da Radiocor - la quota nella societa' che e' controllata dalla famiglia Ligresti e cui fa capo Fonsai, e' stata incrementata rispetto alla prima meta' del 2009, quando ammontava allo 0,59%, per un valore di 2,5 milioni. 01.10.10

 

 Nei giorni scorsi si è spenta Giorgina Susini, moglie di Salvatore Ligresti. La signora salì agli onori delle cronache nel 1981, quando venne rapita e tenuta ostaggio dal 5 febbraio al 27 marzo. Per la sua liberazione fu pagato un riscatto di 660 milioni. Fatto curioso, i tre autori del sequestro, dopo essere stati individuati, sono morti (Antonio Spica in una discarica di Bollate alle porte di Milano, Pietro Marchese nel carcere dell' Ucciardone, mentre Giovanni Greco è scomparso nel nulla).
29.09.10

 

LIGRESTI: LA CAPOFILA STARLIFE GENEROSA SU VALUTAZIONE PREMAFIN...
Radiocor - Valutazione generosa per Premafin nel bilancio consolidato 2009 di Starlife, holding lussemburghese capo-fila della famiglia Ligresti che tramite Sinergia controlla Im.Co e il 20% di Premafin. Nel rapporto, consultato da Radiocor, i titoli Premafin sono contabilizzati per 126 milioni, pari a 1,52 euro per azione, a fronte di un valore di mercato di 85,5 milioni all'epoca e di circa 66 milioni attuali (0,80 euro la quotazione odierna) e quasi tutta la quota (15%) era gravata da garanzie su prestiti.

 

Il debito bancario consolidato di Starlife a fine 2009 ammontava a 359 milioni, (in discesa dai 468 milioni del 2008), essenzialmente ascrivibili a Sinergia. Il quadro e' stato modificato il mese scorso con la ristrutturazione con cui Sinergia ha ridotto l'indebitamento finanziario netto agli attuali 293,2 milioni (dai 338,7 milioni a fine 2009), si sottolinea d'altro canto dal gruppo Ligresti.

20.09.10

 

DISECONOMY
"E Piazza Cordusio aiuta Ligresti per il polo alberghiero con Fusi. Esaminata dai vertici della banca la possibilità di partecipare a un aumento di capitale riservato. Fonsai nel 2009 aveva rilevato da Sinergia gli hotel del gruppo per 20 milioni. L'imprenditore fiorentino Fusi è indagato nell'inchiesta sugli appalti e ha lasciato la presidenza" (Repubblica, p.23). Niente paura: c'è stato un periodo in cui anche Ligresti lasciava le presidenze. Ma le grandi banche non lo hanno mai mollato un secondo.

 

08.09.10

 

8 - LIGRESTI: LUSSEMBURGHESE STARLIFE IN ROSSO DI 62MILA EURO NEL 2009
Radiocor - Conti in rosso per Starlife, la finanziaria lussemburghese della famiglia Ligresti che controlla Sinergia ed e' quindi il primo anello d ella catena di controllo del gruppo. Come emerge dai documenti depositati nei giorni scorsi nel Granducato e consultati di Radiocor, Starlife ha chiuso il 2009 con una perdita di 62mila euro, dopo averne persi 71mila nel 2008. Lo scorso anno la holding ha registrato proventi solo per 533 euro (6.200 nel 2008) contro oneri per 62.300 (77mila l'anno precedente), mentre gli asset sono rimasti invariati a 10,4 milioni, cosi' come l'indebitamento (1 milione).

 

In base al rapporto 2009 le principali immobilizzazioni finanziarie sono il 79,4% di Sinergia (la holding che controlla il 20% di Premafin e che a inizio agosto con una serie di operazioni ha ridotto l'indebitamento dando in pegno alle banche i titoli Premafin) e il 99,9% della spagnola Minoritaria Holding & Investments, per un valore di libro complessivo di 9,8 milioni. Di entrambe le societa' vengono segnalati i risultati 2008, da cui emerge una perdita di 24 milioni per Sinergia e un rosso di 6.855 euro per Minoritaria.

Quest'ultima - stando al bilancio 2 008 depositato in Spagna - controlla direttamente il 5% della stessa Sinergia e ha asset per poco piu' di 1 milione. La societa', presieduta da Giancarlo Maria Raffaele de Filippo, ha ricevuto nel 2002 un prestito di 766mila euro dalla controllante Starlife a tasso di interesse zero e di cui a fine 2008 restava un residuo di 547mila euro. Starlife e' controllata con quote partitiche del 25% da Salvatore Ligresti e dai tre figli Jonella, Giulio e Paolo. Del cda, in cui siedono solo Giulia e Paolo, fa parte anche il finanziere elvetico Giorgio Antonini, numero uno della ticinese Fidinam, la fiduciaria fondata da Tito Tettamanti.

 

9 - FONSAI: MARCHIONNI, 2 OFFERTE PER LIGURIA-SASA, CHIUDIAMO ENTRO ANNO
Radiocor - Per il polo assicurativo Liguria-Sasa sono arrivate 'due offerte, una da parte di Clessidra, e un'altra da parte di un fondo legato ad un industriale'. Lo ha detto Fausto Marchionni, amministratore delegato di Fonsai, a margine della giornata di amicizia Italia-Libia. Secondo le stime dell'amministratore delegato la chiusura dell'operazione avverra' entro l'anno, 'anche se il perfezionamento avverra' nel 2011'. 31-08-2010]

 

 

. LA BOLLA PREMAFIN NON SI SGONFIA...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - La Consob ha chiesto al gruppo Ligresti di spiegare come mai il titolo Premafin è così sopravvalutato rispetto alle partecipazioni possedute. Raccogliendo così le osservazioni di Repubblica che indicava l´anomalia di un premio esagerato, frutto forse di acquisti per sostenere la quotazione e non distruggere il collaterale in mano alle banche esposte coi Ligresti. Le spiegazioni rese paiono piuttosto deboli. È vero che Premafin non è solo FonSai, ma questa pesa l´84% a valori di Borsa.

È vero che gli investitori preferiscono FonSai perché è più liquida, ma anche perché nessuno presta titoli Premafin per operare allo scoperto. È vero che Premafin incorpora un premio di controllo ma il 300% è proprio esagerato. Ma tutto sarà più chiaro se la Consob scoverà i compratori finali, tutti esteri, attivi su Premafin da mesi a questa parte.

28.08.10

 

 

Profumo allunga la vita a Ligresti, il costruttore al quale nessun banchiere trova igienico dire di no - don salvatore salvato con una commendevole partita di giro tra controllate, con finta vendita della Tenuta Cesarina e toppa posticcia ai debiti con Unicredit - Chissà che ne pensa la Bankitalia di Drago Draghi, quella che ci ha messo oltre 10 anni a capire che succedeva nella banchetta di Denis Verdini....

Vittoria Puledda per La Repubblica

Il sistema bancario va di nuovo in soccorso di Salvatore Ligresti. L´ingegnere di Paternò ha venduto per 76 milioni la Società Agricola Tenuta Cesarina - controllata dalla holding di famiglia Sinergia - alla ImCo, a sua volta controllata al 100% da Ligresti, la quale pagherà grazie ad un finanziamento bancario.

 

I termini della transazione, probabilmente ancora da perfezionare in alcuni passaggi, prevedono che la ImCo - capogruppo della famiglia per le attività di costruzioni e partecipazioni immobiliari - raccolga mezzi freschi da un pool di banche capitanate da Unicredit, per 130 milioni (con un finanziamento ponte di durata biennale, cui dovrebbero partecipare anche Bpm, Mps e forse Intesa, secondo fonti di mercato).

In cambio, gli istituti di credito hanno però chiesto in garanzia l´ipoteca sull´area in cui sorgerà il Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), nonché l´85% delle azioni ImCo. Altri 20 milioni, secondo fonti finanziarie, arriveranno alla società immobiliare da Ge Capital, a fronte - anche in questo caso - di garanzie reali (che si sommano ai 13 milioni di crediti che Ge già vanta nei confronti di ImCo).

 

La ImCo verserà dunque 76 milioni alla controllante Sinergia per la Tenuta Cesarina (che lo scorso anno i Ligresti avevano inutilmente cercato di vendere al gruppo Fonsai, trovando però il disco rosso dell´Isvap). La Tenuta ha terreni alle porte di Roma e si occupa di allevamento di bovini e produzione di latte crudo e nel 2009 ha fatturato 755,5 mila euro ma ne ha persi un milione (2 l´anno precedente).

ImCo, invece, nel 2009 ha perso 16,7 milioni di euro a fronte di debiti bancari per 112 milioni, che hanno portato a dare in garanzia l´intero pacchetto di azioni Premafin (quasi il 10% della società quotata in Borsa, svalutato per 5,5 milioni ma con minusvalenze latenti ben più alte).

Sinergia incasserà da ImCo altri 10 milioni di rimborsi legati alla gestione della tesoreria di gruppo e 22,5 milioni di dividendi. In tutto, 108,5 milioni, esattamente il valore del debito scaduto lo scorso giugno - e non rimborsato - verso Unicredit (88,5 milioni) e Ge Capital (20 milioni).

 

Le quali, in buona sostanza, con l´operazione attuale hanno spostato la loro esposizione verso Ligresti al piano di sotto, da Sinergia a ImCo, dove peraltro ci sono le partecipazioni immobiliari e i progetti di sviluppo di fabbricati. Oltre al pagamento del debito scaduto di Sinergia, ai Ligresti resteranno anche mezzi freschi in ImCo che verranno utilizzati per finanziare la gestione ordinaria della società.

Secondo voci di mercato, a breve Ligresti potrebbe concludere anche un´altra operazione: la costituzione di una società di gestione alberghiera, in cui confluirebbero Ata Hotel e Una Hotel (gruppo Fusi). E anche in questo caso ci potrebbe essere l´intervento di Unicredit, attraverso un aumento di capitale dedicato. Al progetto starebbe lavorando come advisor Banca Leonardo.

 

 

[18-08-2010]

 

5 - LIGRESTI: SCIOLTO NODO DEBITO, IMCO RILEVA CESARINA E RACCOGLIE 130 MLN. SINERGIA CEDE LA TENUTA AGRICOLA ALLA CONTROLLATA PER 76 MLN
Radiocor - Nel pieno dell'estate Salvatore Ligresti conclude la sofferta ristrutturazione del debito della holding di famiglia Sinergia. L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, si impernia sulla vendita, da parte di Sinergia, della Societa' Agricola Tenuta Cesarina per 76 milioni alla controllata ImCo, che a sua volta raccogliera' nuovi finanziamenti per massimo 150 milioni. Di questi, 130 milioni saranno erogati da un pool di banche capitanato da UniCredit che, come garanzia, otterranno un'ipoteca sull'area dove sorgera' il Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata).

 

La transazione riflette una precisa strategia concordata a meta' luglio dai cda delle holding di Ligresti e focalizzata su 'una maggiore concentrazione degli asset immobiliari e del debito bancario presso ImCo'. Imco destinera' infatti buona parte dei 150 milioni ottenuti dalle banche a Sinergia: 76 milioni per l'acquisto della tenuta Cesarina, 10 milioni per rimborsi legati alla gestione della Tesoreria di gruppo e 22,5 milioni come dividendi.

In tutto 108,5 milioni, esattamente l'ammontare del debito di Sinergia, scaduto a fine giugno, nei confronti di Ge Capital (20 milioni) e Unicredit (88,5 milioni). I restanti 41,5 milioni saranno utilizzati da ImCo per finanziare la gestione ordinaria. Dal gruppo spiegano la vendita della Cesarina come 'un'operazione di razionalizzazione delle partecipazioni'.

21.08.10

 

- IL GRUPPO LIGRESTI FA CASSA CON GLI IMMOBILI DI MILANO ASSICURAZIONI E FONSAI
Massimo Sideri per Corriere Della Sera - Dopo la Torre Velasca messa in vendita solo poche settimane fa da Fondiaria Sai ora tocca a un'altra società della famiglia Ligresti, la Milano Assicurazioni, mettere in vendita un palazzo storico a Milano nella centralissima Piazza Cordusio, tra via Cordusio e via Casati.

Secondo le prime notizie trapelate senza conferme ufficiali il prezzo base dell'edificio di 12 mila metri quadrati dovrebbe essere superiore ai 100 milioni, a fronte di un valore a bilancio di circa 51 milioni. La compagnia assicurativa avrebbe già invitato una ventina di soggetti a presentare delle offerte entro metà settembre. Il gruppo, insomma, continua a fare cassa.

 

Era stato lo stesso amministratore delegato di FonSai, Fausto Marchionni, la scorsa primavera, ad avvertire i soci che «il 2010 sarà un anno difficile». E che il vento fosse cambiato era emerso anche con il passo indietro di Ligresti sul progetto Citylife dove prima dell'estate è partito finalmente il finanziamento dopo che era stato completato il riassetto societario: il gruppo Lamaro (Toti) aveva trasferito la propria quota (pari al 18,4%) a Generali e Allianz, che ora detengono rispettivamente il 41,3% e il 31,5%. Mentre proprio Ligresti, che in un primo tempo aveva chiesto di partecipare alla ripartizione della quota, era rimasto invece invariato al 27,2%. Si tratterà ora di vedere se deciderà di esercitare anche l'opzione a vendere dell'intero pacchetto, entro il settembre 2011, alle Generali (che hanno già mostrato di essere pronte).

06.08.10

 

13- IMPREGILO: VIA LIBERA DELL'ANTITRUST A NUOVO PATTO PARASOCIALE...
(Adnkronos) - Via libera dall'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato, all'accordo di rinnovo e modificativo del patto parasociale di Igli (societa' titolare di una partecipazione pari al 29,96% di Impregilo) perche' non costituisce un'operazione di concentrazione. A renderlo noto, attraverso un comunicato congiunto, sono i soci del patto: Argo Finanziaria, Autostrade per l'Italia, Immobiliare Fondiaria-Sai e Immobiliare Milano Assicurazioni.
L'accordo dopo l'ok dell'Antitrust, conclude nella nota, "permane in vigore ai termini e condizioni previste".

10-07-10

 

FIRENZE: CHIUSA INCHIESTA AREA CASTELLO, FRA INDAGATI LIGRESTI
(Adnkronos) - La procura di Firenze ha chiuso l'inchiesta sulla trasformazione urbanistica dell'area di Castello, nella zona nord di Firenze, che appartiene a Fondiaria-Sai. Sono in corso di notifica gli avvisi di conclusione delle indagini a 12 persone, fra cui, come anticipato oggi da alcuni quotidiani locali, Salvatore Ligresti, presidente onorario di Fondiaria Sai, e gli ex assessori comunali di Firenze Gianni Biagi e Graziano Cioni. Gli avvisi di chiusura indagini sono stati notificati anche a tre societa'. Tra i reati contestati a vario titolo ci sono la corruzione e l'abuso d'ufficio. L'area di Castello si trova sotto sequestro dal novembre 2008.

 

10.07.10

 

-- SVINCOLI A MILANO PER L'USCITA DA CITYLIFE...
Mar. Man per "il Sole 24 Ore" -
Nuovo assetto, nuovi patti e nuove garanzie. Con la chiusura del finanziamento da 1,4 miliardi, CityLife sembra pronta a ripartire. Questo dopo una fase di stallo"societario" che ha visto l'uscita di Pierluigi Toti con la vendita delle quote agli altri soci Generali Properties e Allianz, mentre Salvatore Ligresti che attraverso Immobiliare Milano Assicurazioni ha il 27,2% ha scelto di rinunciare al diritto di prelazione. In più, proprio l'Ingegnere ha ottenuto una put con scadenza settembre 2011,ma ha assicurato:«non c'è alcuna ipotesi di cessione».

Detto, fatto: il gruppo Fondiaria Sai, al pari degli altri soci, a fronte del maxi finanziamento ha fornito alle banche garanzie per sottoscrivere nei prossimi anni aumenti di capitale fino a 490 milioni. Resta un punto interrogativo: per ora, dopo la maxi iniezione di capitale da parte del sistema bancario, le ricapitalizzazioni non servono. Se ne parlerà in futuro: forse tra 15 mesi quando l'Ingegnere potrà esercitare la put?

04.07.10

 

CITYLIFE MISTERY
Come mai per liquidare Marco Manata, ex direttore commercial della società recentemente licenziato, Citylife ha sborsato 1,7 milioni di euro, ovvero due volte quello che avrebbe percepito il dirigente se fosse rimasto sino alla realizzazione del progetto?

 

CITYLIFE: LIGRESTI, CON FONSAI SIAMO SOCI STABILI E NON USCIAMO...
(Adnkronos) -
Il gruppo Fondiaria-Sai e' un socio stabile nel progetto Citylife e non ha intenzione di uscire. Lo ha affermato il patron del gruppo assicurativo, Salvatore Ligresti, al termine di un pranzo di lavoro tenutosi nella sede di Mediobanca, al termine di un cda dell'Istituto. 'Siamo soci stabili', ha spiegato il patron di Fonsai. A chi gli chiedeva se il gruppo intende uscire dal progetto per la riqualificazione dell'ex Fiera di Milano, Ligresti ha risposto : 'No, noi siamo l'anima di Citylife'. Il progetto, ha aggiunto, 'e' un'operazione meravigliosa'.28.06.10

 

CITYLIFE: ACCORDO FATTO CON LIGRESTI, CONCESSA PUT A SETTEMBRE 2011...
Radiocor - I soci di Citylife hanno raggiunto un accordo sul riassetto societario dell'immobiliare. Secondo quanto si apprende, l'intesa prevede che Immobiliare Milano (gruppo Ligresti) abbia una put da esercitare entro il settembre 2011 che consente all'ingegnere siciliano di uscire senza fornire motivazioni vendendo a Generali.

Il prezzo di un'eventuale uscita sara' fissato guardando al valore piu' alto fra il valore netto degli asset (il Nav) al momento della cessione e l'equity investito dal gruppo piu' gli interessi maturati. Generali, Allianz e Immobiliare Milano saranno, inoltre, legate da un patto di sindacato che prevede un'ulteriore opzione put, senza scadenza, per consentire a qualunque dei soci di vendere agli altri in casi particolari come eventuali disaccordi nella gestione del progetto.

18.06.10

 

 LIGRESTI (come vendere restando sempre al comando di CITYLIFE!) - LA FONdiaria-SAI RINUNCIA AL DIRITTO DI RILEVARE IL 20% DEI TOTI e don salvatore SI PREPARA ALL’USCITA DA CITYLIFE (ACCORDO CON I SOCI DI MAGGIORANZA GENERALI E ALLIANZ) – MA PER VENDERE IL SUO 26,6% VUOLE 100 MLN€, CAMBIEREBBERO I PESI IN consiglio, MA NON i vertici di CityLife (il presidente Maurizio Dallocchio, scelto da Generali in accordo con Ligresti)... 

Francesco Manacorda per "la Stampa"

Salvatore Ligresti appronta una via d'uscita dal consorzio CityLife dopo aver annunciato che non eserciterà più la prelazione sulla quota messa in vendita dalla Lamaro della famiglia Toti. La Fonsai, infatti, ha rinunciato al diritto di rilevare pro quota il 20% dei Toti.

 

Una retromarcia dopo gli annunci delle scorse settimane che dipende - spiegano fonti vicine al gruppo Ligresti - dall'aver trovato un accordo con Generali e Allianz, i due soci forti di CityLife. Fonsai avrà un'opzione «put» in base alla quale potrà vendere loro nei prossimi mesi la propria partecipazione del 26,6% se dovesse decidere di uscire dall'iniziativa immobiliare che cambierà il volto della vecchia Fiera di Milano.

Ma a che prezzo potrebbe vendere Ligresti? Mentre la quota Toti passerà di mano - a questo punto se la divideranno Generali, che prenderà poco meno del 14% e salirà al 40% e Allianz che con un 6,7% arriverà al 33,3% - in complesso a 40 milioni di euro, Ligresti avrebbe chiesto una valutazione assai più favorevole: circa 100 milioni per il suo 26,6%, considerando anche - è stata la sua posizione - l'impegno che il suo gruppo ha avuto finora nel promuovere l'iniziativa.

A comprare, nel caso Ligresti dovesse decidere di esercitare la sua opzione, dovrebbero essere in larga maggioranza le Generali, il cui Ceo Giovanni Perissinotto segue il progetto CityLife molto da vicino e sta trattando in queste ore con lo stesso Ligresti. Non è escluso nemmeno che in caso di esercizio della «put» - bisognerà vedere se al prezzo d'affezione chiesto dall'Ingegnere o a a una valutazione più bassa - il Leone possa acquistare integralmente la quota, passando al 67%.

 

Anche Cesare Geronzi, il neopresidente delle Generali, che pure non segue il dossier, ma che con Ligresti ha ottimi e antichi rapporti, ha voluto ieri spiegare che «tutto procede senza intoppi, senza ciò che si legge di confuso sulla stampa».

 

Oggi o al massimo domani, dunque i nuovi assetti saranno ufficializzati dal cda di CityLife - che dopo la convocazione di lunedì rimane ancora aperto - e parallelamente si potrà dare il via libera al finanziamento da 1,4 miliardi (per il quale i soci dovranno versare pro quota garanzie per circa un terzo dei crediti ottenuti) e alla capitalizzazione della società per circa 300 milioni.

Assai probabile che Generali e Allianz - forti a questo punto di un 73% complessivo - stringano il patto di sindacato che era previsto in origine, quando pareva che loro sole dovessero rilevare la quota Toti. Al passo indietro di Ligresti corrisponde infatti l'impegno di Generali e Allianz a seguire in modo ancora più diretto l'iniziativa immobiliare.

 

Un primo segnale potrebbe essere l'arrivo nel consiglio della società di Olivier Piani, il Ceo di Allianz Real Estate che rappresenta il numero uno del mattone per il gruppo di Monaco. Del resto anche le Generali hanno già nel cda di CityLife il loro Giancarlo Scotti, che ricopre un ruolo analogo.

Se cambierà in parte la composizione del consiglio, anche per tener conto dei nuovi pesi, i vertici di CityLife paiono invece destinati alla riconferma: al presidente Maurizio Dallocchio, scelto da Generali in accordo con Ligresti, e all'amministratore delegato Claudio Artusi sarebbe già stato chiesto di rimanere.

 

 

[09-06-2010]



 

 

7- CITYLIFE: FONSAI, 'ORIENTATI A MANTENERE QUOTA INALTERATA'...
Radiocor - Fonsai rinuncia all'acquisto della quota di Citylife messa in vendita dal gruppo Toti. 'L'attuale orientamento della compagnia - indica un porta voce - e' quello di mantenere inalterata la propria quota in Citylife - pari al 27,2 % - e di trovare in tempi brevi una soluzione condivisa con gli altri soci per la migliore gestione dell'iniziativa' .

8- CITYLIFE: GERONZI, TUTTO PROCEDE TRANQUILLAMENTE...
(Adnkronos) - "Tutto procede tranquillamente senza cio' che si legge di confuso sulla stampa". E' il commento, a margine dell'assemblea dell'Isvap, del presidente delle Generali, Cesare Geronzi, sulla ripartizione della quota del pacchetto detenuto finora dalla Lamaro della famiglia Toti. Il Messaggero scrive che si andrebbe verso una spartizione equa della partecipazione fra Generali e Allianz, con Fonsai che rinuncerebbe alla propria quota.

 

 

CITYLIFE: ACCORDO PIU' VICINO CON OPZIONE 'PUT' A LIGRESTI...
Radiocor
- Si avvicina l'accordo per la soluzione di Citylife. Generali e Allianz - secondo quanto risulta a Radiocor - hanno raggiunto un'intesa di massim a con il gruppo Ligresti che prevede la rinuncia di quest'ultimo a esercitare il diritto di prelazione sulla quota messa in vendita da Toti (20%) in cambio della concessione a Ligresti di una opzione put che consenta all'ingegnere di uscire dal progetto qualora sorgessero differenze di vedute su Citylife. L'obiettivo e' arrivare con l'accordo in tasca al cda di Citylife di domani pomeriggio in modo che il consiglio possa dare il via libera all'operazione di rifinanziamento da 1,4 miliardi.

 

 

10.06.10

 

la mediobanca di nagel & pagliaro punta A COMMISSARIARE IL GRUPPO LIGRESTI - L’obiettivo finale è sfilargli il bene più ambito: Fondiaria sai, da vendere alla francese Axa in cambio del taglio drastico dell’indebitamento (340 milioni) - Riuscirà don salvatore a resistere, con Geronzi a trieste e senza lo sponsor di maggior peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

 

Fabio Tamburini per "Il Sole 24 Ore"

 

«L'ingegnere è una roccia che non si sgretola, capace di resistere nelle situazioni più difficili». Enrico Cuccia, a metà degli anni 90, commentava così la determinazione con cui Salvatore Ligresti era impegnato a difendersi in momenti drammatici. Le inchieste della magistratura e l'indebitamento elevato lo avevano messo a dura prova ma, alla fine, è riuscito a spuntarla, pur pagando per la salvezza un prezzo elevato.

Talmente elevato che finì per incrinare i suoi rapporti con l'allora amministratore delegato di Mediobanca, Vincenzo Maranghi, accusato di avergli fatto pagare la solidarietà troppo cara.

 

In seguito, ritrovata piena vitalità, Ligresti è tornato al primo, indimenticabile amore: l'attività di costruttore, impegnandosi in progetti urbanistici importanti e dispendiosi. La grande crisi non gli ha risparmiato difficoltà e preoccupazioni, nell'immobiliare come in campo assicurativo.

E ora, come spesso accade agli imprenditori che per crescere usano troppo la leva del debito, c'è chi punta a cogliere l'attimo per l'assalto al fortino di famiglia. L'obiettivo finale, molto probabilmente, è sfilargli il bene più ambito: la Fondiaria Sai. Per giocare d'anticipo un consigliere molto esperto, e abituato al ruolo di grande vecchio, gli aveva suggerito circa un anno fa di avviare una cura drastica, che prevedeva il sostanziale ridimensionamento delle attività immobiliari.

 

Ma non è stato ascoltato perché la roccia Ligresti non aveva, e non ha, alcuna intenzione di ritirarsi dal settore.

Riuscirà a resistere? C'è almeno un banchiere, alla guida di un istituto prestigioso, che non ne è convinto e che non gli perdonerà la minima distrazione. Il suo suggerimento, certo non disinteressato, è di rassegnarsi all'arrocco: la vendita di Fonsai in cambio del taglio drastico dell'indebitamento, lasciando ai tre eredi una fortuna di tutto rispetto.

L'occasione, viene detto, è a portata di mano: un'offerta della francese Axa, interessata a un salto di qualità nella crescita in Italia. L'alternativa è rassegnarsi a una sorta di commissariamento, con Mediobanca pronta a indicare il fiduciario da affiancare all'amministratore delegato di Fonsai, Fausto Marchionni, impegnato a fronteggiare l'andamento negativo dei settori danni e, in particolare, Rc auto, in cui la compagnia è leader controllando il 25% del mercato italiano.

 

L'emergenza debiti è considerata in casa Ligresti un argomento pretestuoso. Lo dimostrano un paio di considerazioni. Nel dicembre 2008 la capogruppo di famiglia Sinergia, viene spiegato, aveva un indebitamento intorno a 440 milioni.

Alcune operazioni, piccole e grandi, hanno permesso di avviarne la riduzione. Il passaggio di Atahotels a Fonsai e il successivo acquisto di asset ha determinato un incasso netto positivo per quasi 10 milioni. La cessione del complesso immobiliare di via Ripamonti, a Milano, utilizzato per l'ampliamento dello Ieo, l'Istituto europeo di oncologia, ha permesso di ottenerne altri 58 ( 24 milioni erano già stati versati nel 2007).

 

Il risultato è che al 31 dicembre 2009 i debiti di Sinergia si sono assestati a 340 milioni, con l'obiettivo di chiudere il 2010 sotto i 300 milioni. Nei primi mesi dell'anno, per esempio, sono state rimborsate due linee di debito importanti. In totale 80 milioni, garantiti dal Monte dei Paschi di Siena. Il prossimo appuntamento è il 30 giugno, quando scadono finanziamenti di UniCredit per altri 108 milioni.

L'ingegnere sta preparando alternative adeguate. E sa che non sono ammesse distrazioni anche se può contare su uno sponsor di peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 

 

[07-06-2010]

 

 

1 - DAGO-REPORT
Venerdì scorso il costruttore romano Pierluigi Toti (dotato di quota RCS, 5%) si è sbarazzato, per esigenze di pronta liquidità, della sua partecipazione in CityLife (l'ex Fiera di Milano-vedi il pezzo a seguire) vendendola per 45 milioni di euro ai due colossi assicurativi, già presenti nel capitale di CityLife, vale a dire: Allianz e Generali.

 

Una mossa che ha fatto inalberare l'altro socio dell'operazione meneghina, don Salvatore Ligresti: con la divisione della quota di Toti, infatti, il boss siculo del mattone e delle assicurazioni (Fondiaria Sai) andrebbe in minoranza, sotto la cappella di Generali e Allianz. No, non si può.

 

A quel punto Don Salvatore ha rilanciato: cari signori, ecco 15 milioncini e mi compro un terzo della quota Toti. Così riciccia al comando del big business dell'Expo milanese. Dall'altra parte, davanti a tale offerta, i ragazzi di Allianz e Generali si sono dati un pizzicotto per sentirsi ben svegli: visto lo stato dell'arte in casa Ligresti, con Nagel e Pagliaro di Mediobanca che premono da un pezzo per costringere il testardo Ligresti a vendere la Fondiaria per risistemare le partite debitorie; ebbene, ma dove li trova 15 milioni 15? Sottolo zerbino di casa?

 

La risposta a tale quesito arriverà domani, quando Ligresti e l'amministratore unico delle Generali, Ciccio Perissinotto, si incontreranno a Milano, nella sede di piazza Cordusio, per dibattere l'arduo argomento. (Fonti ben introdotte sussurrano poi che i due colossi delle assicurazioni trovano il socio Ligresti, come dire?, piuttosto scomodo).

 

Sotto il caso CityLife Generali-Ligresti-Allianz, non poteva non brillare la silhouette di Cesarissimo Geronzi, il neo presidente del Leone di Trieste, che ha sempre molto stimato e protetto nel corso del tempo Don Salvatore (così come ha sempre tenuto sotto la sua ala Toti). E l'establishment economico finanziario italico è molto curioso (eufemismo) di vedere come andrà a finire questo primo braccio di ferro fra la rampante Trieste dei Perissinotto-Nagel-Pagliaro-Balbinot e certe esigenze del 'capitalismo di relazione', corrente economico-politica assai ben frequentata dalla Gerontocrazia, da Tanzi a Ligresti.

2 - LETTERA
Caro dago, ho letto l'affaire Ligresti su Citylife. In effetti sembra improponibile: come trova i denari Don Salvatore se naviga nei debiti dentro Sinergia la sua holding non quotata che solo a fine 2008, come scrive Fabio Pavesi su Plus24, aveva debiti con le banche per 470 milioni con un patrimonio di soli 100 milioni. Nel 2009 le perdite di Fonsai e Milanno via Premafin non possono che essere arrivate anche in Sinergia aggravando la posizione. Ti giro il file con l'articolo del settimanale del Sole 24 Ore
Un saluto

 

3 - ARCHEO - MILANO A PERDERE - CITYLIFE, IL NUOVO QUARTIERE CON I GRATTACIELI A FORMA DI CAZZO, RISCHIA DI NAUFRAGARE - I COSTI SONO LIEVITATI OLTRE IL PREVISTO E ALCUNI SOCI SONO PRONTI A USCIRE - TOCCHERÀ ALLE BANCHE TENTARE IL SALVATAGGIO SBLOCCANDO I FINANZIAMENTI RILEVANDO LA QUOTA DEI TEDESCHI IN USCITA...
Vittorio Malagutti per "L'Espresso" (20/10/2009)

Si è già mossa la Mediobanca di Cesare Geronzi. E di recente è sceso in pista con grande impegno anche Massimo Ponzellini, l'amico del ministro Giulio Tremonti che guida la Popolare di Milano. Ma nonostante il gran via vai di manager e banchieri, tra negoziati e incontri segreti, il caso Citylife si sta facendo di giorno in giorno più complicato da risolvere.

 

A questo punto, prevedono i sempre più numerosi pessimisti, il quartiere simbolo della Milano che verrà, con i suoi grattacieli sghembi, il grande parco e il nuovo museo di arte contemporanea, rischia di essere ridimensionato se non addirittura di naufragare. Un flop clamoroso. E non solo per il valore del progetto, ben superiore ai 2 miliardi di euro.
Il contraccolpo d'immagine sarebbe pesantissimo su una metropoli che naviga con fatica verso l'Expo 2015 e deve già fare i conti con il rovinoso declino dell'immobiliarista (ex)rampante Luigi Zunino e dei suoi sogni di gloria, primo tra tutti la lussuosa cittadella di Santa Giulia.

 

La sostanza del problema si riassume in poche parole. I costi del progetto Citylife, già molto elevati in partenza, sono aumentati strada facendo. Da 1,7 miliardi previsti inizialmente (anno 2005) si è arrivati a quota 2,1 miliardi. Chi paga? I quattro partner del progetto si muovono in ordine sparso. Solo le Generali, che possiedono una quota del 26,6 per cento, hanno fin qui inviato qualche timido segnale di disponibilità. Gli altri invece frenano.
E se il gruppo assicurativo tedesco Allianz, forte di un altro 26,6 per cento, preferisce chiamarsi fuori in attesa di una decisione condivisa, sono i due soci costruttori a puntare i piedi. Cioè Salvatore Ligresti (26,6 per cento) e la Lamaro della famiglia Toti di Roma (20,2 per cento). Anzi, fonti vicine alla trattativa confermano che entrambi (soprattutto i Toti) sarebbero pronti a sfilarsi dall'impresa cedendo le loro azioni.
Niente da fare: di compratori nemmeno l'ombra. E allora toccherebbe alle banche metter mano al portafoglio. In effetti, in base al budget di partenza, la costruzione del quartiere avrebbe dovuto essere finanziata per l'80 per cento, cioè 1,4 miliardi, grazie a una linea di credito garantita da un pool di banche di cui fanno parte i tedeschi di Eurohypo (come capofila) insieme a Intesa, Mediobanca, Popolare Milano, Unicredit e i francesi di Calyon.
La situazione di stallo è ben descritta nel verbale di una riunione del consiglio di amministrazione di Generali properties che risale al maggio scorso. "Dal giugno 2008", si legge nel documento della società immobiliare del gruppo assicurativo, "le banche finanziatrici hanno sospeso l'erogazione del finanziamento (a Citylife, ndr) e non si sono rese disponibili a finanziare l'importo finanziato pur a fronte delle modifiche intervenute sul progetto". Traduzione: niente soldi fino a nuovo ordine.
A dire il vero, gli unici davvero decisi a lasciar perdere sono i capi di Eurohypo, che nei mesi scorsi ha rischiato il fallimento ed è stata salvata con i soldi pubblici. Scottati dai subprime e da un'esposizione sconsiderata nel settore immobiliare, ora i tedeschi battono in ritirata. Le altre banche delle cordata, invece, fin qui hanno fatto melina. Temono di impegnarsi troppo in un progetto dal destino incerto, senza contare che alcune di loro, in primo luogo Intesa, ma anche Unicredit, hanno già il loro da fare per gestire la patata bollente di Zunino.
A fine maggio il pool di finanziatori ha dato un segnale di disponibilità versando 22 milioni di euro. Briciole. Servirebbe un'intesa nuova di zecca che assicuri sostegno finanziario fino al termine dei lavori previsto, nella migliore delle ipotesi, entro dicembre 2014. Non c'è tempo da perdere. Senza mezzi freschi i cantieri nell'area della vecchia Fiera, non lontano dal centro città, rischiano di fermarsi.
Lo sanno bene Maurizio Dallocchio e Claudio Artusi, la coppia di vertice di Citylife. Il primo, un professore bocconiano molto gradito a Ligresti, siede sulla poltrona di presidente, mentre Artusi, manager di area Comunione e liberazione, a fine maggio è diventato amministratore delegato.
Così, nel pieno dell'estate, è partito il pressing dei manager di Mediobanca e del banchiere Ponzellini della Popolare di Milano. Quest'ultimo, mentre affianca Tremonti e Umberto Bossi negli incontri con i piccoli imprenditori del varesotto schiantati dalla crisi (a Vergiate venerdì 9 ottobre), si trova a suo agio anche al tavolo con i tradizionali poteri forti, da Geronzi a Ligresti. Il negoziato dura ormai da mesi e resta molto complicato, ma in questi giorni sembra che si vada profilando un primo compromesso.
Le banche, in sostanza, sarebbero pronte a sbloccare i finanziamenti rilevando anche la quota dei tedeschi in uscita. Il fabbisogno finanziario, però, dovrà essere rivisto al ribasso e quindi è facile prevedere che Citylife verrà ridimensionata rispetto al progetto di partenza.
Un progetto, nato e studiato ai tempi della bolla immobiliare e del denaro facile, che ora stenta a tenere il passo con i tempi nuovi. Il più disponibile ad appoggiare concretamente il piano di rilancio è sembrato proprio Ponzellini. E tra i suoi colleghi non c'è chi ha mancato di far notare che la Popolare di Milano è l'unico tra gli istituti coinvolti ad aver fatto ricorso ai Tremonti bond per 500 milioni.
Adesso una parte di questi soldi andrebbe a finanziare un affare immobiliare sponsorizzato dall'alta finanza invece dei piccoli imprenditori messi alle strette dalla recessione. Tutto il contrario di quanto auspicato pubblicamente dal ministro dell'Economia nelle sue sparate contro le banche.
Sui numeri e sui dettagli dell'ipotetico compromesso con i creditori per il momento nessuno si sbilancia. Di certo, con il mercato immobiliare ancora nel tunnel della crisi, sembra poco praticabile la soluzione d'emergenza messa a punto nei mesi scorsi.
Per limitare al massimo i nuovi esborsi sotto forma di capitale di rischio o di prestiti bancari, i manager di Citylife contavano di finanziare almeno in parte i cantieri con la prevendita degli appartamenti, tutte abitazioni signorili con prezzi superiori agli 8 mila euro al metro quadro. La parte residenziale dovrebbe infatti essere ultimata, e quindi messa sul mercato, prima di quella destinata a uffici e negozi.
"L'iniziativa potrebbe finanziarsi tramite le prevendite", si legge in un (ottimistico) documento interno di Citylife che risale a pochi mesi fa. Facile a dirsi. In realtà lo sboom del mattone ha reso tutto più difficile. Nonostante l'ottimismo di facciata dei venditori, a fine settembre erano stati siglati contratti solo per una cinquantina delle circa trecento residenze già messe in vendita su un totale di oltre mille che verranno realizzate.
In attesa che il mercato riparta diventa quindi sempre più urgente l'intervento delle banche. Lo chiedono i manager di Citylife. Ma anche la politica locale segue con preoccupazione la vicenda. Per la giunta milanese guidata da Letizia Moratti in parte è una questione di prestigio. L'eventuale tracollo del progetto non sarebbe certo un bel biglietto da visita per una Milano che si prepara a ospitare l'Expo del 2015 già ridimensionata rispetto ai faraonici piani di partenza.
Poi ci sono i soldi, molti soldi. I soci di Citylife si sono infatti impegnati a finanziare la stazione della metropolitana da costruire all'interno del quartiere. La lista del regali alla città comprende anche il nuovo museo di arte contemporanea. Dopo discussioni e polemiche, l'anno scorso il progetto è stato affidato all'architetto Daniel Libeskind.
Il nuovo palazzo, rivestito di marmo di Candoglia, avrà un design a dir poco originale ('la torsione di un volume a base quadrata in un corpo dal perimetro circolare' spiegano gli addetti ai lavori). Costo previsto dell'opera: almeno quaranta milioni di euro. Anche questi garantiti da Ligresti e soci. "Apriremo il museo entro il 2011", disse il sindaco Moratti a marzo dell'anno scorso. Ma non aveva fatto i conti con i guai di Citylife.

18-05-2010]

 

 

FONSAI:CANDIDATI PER LIGURIA-SASA ENTRO 3-4 SETTIMANE...
Radiocor - Mediobanca e Kpmg al lavoro per vendere il nuovo polo assicurativo Liguria-Sasa del gruppo Fonsai. Si punta a chiudere il processo di selezione dei possibili pretendenti, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, entro tre-quattro settimane. I colloqui per la cessione per la piu' grande rete italiana di agenzie plurimandato sono stati avviati in questi giorni. La nuova realta' nata dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito alla riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine aprile, avra' una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un patrimonio netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una prevalenza del nord Italia.

15.05.10

 

LA VETRINA DEI LIGRESTI EVIDENZIA LA LIGURIA ...
R. Fi. Per "il Sole 24 Ore" - La famiglia Ligresti stringe i tempi per le dismissioni non strategiche della controllata Fondiaria-Sai. La compagnia, nonostante le perdite 2009 per 343 milioni di euro, non ha varato alcun aumento di capitale ma si prepara a cedere attività no core e una parte del patrimonio immobiliare. I tempi sembrano accelerati: Mediobanca e Kpmg, ha riportato ieri Radiocor, sono per esempio al lavoro per vendere il nuovo polo assicurativo Liguria-Sasa.

Fondiaria-Sai punta a chiudere il processo di selezione dei possibili pretendenti di Liguria- Sasa entro tre-quattro settimane. Insomma, i colloqui per la cessione per la più grande rete italiana di agenzie plurimandato sono ormai avviati. La nuova realtà nata dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito alla riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine aprile, avrà una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un patrimonio netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una prevalenza del nord Italia. Difficile dire chi possa essere interessato alla compagnia, ma proprio in queste ore è in Italia del numero uno di Axa, Henri de Castries. Un manager che potrebbe essere interessato a un primo colloquio con i Ligresti.

15.05.10

 

LIGRESTI ASSICURA LINATE E MALPENSA...
G.D. per "Il Sole 24 Ore" -
Salvatore Ligresti assicura Linate e Malpensa. Il costruttore, tra i principali interessati agli sviluppi immobiliari che potrebbero essere sprigionati in Lombardia dall'Expo 2015, nonché azionista di Alitalia-Cai (ha il 4,43%), assicurerà gli aeroporti di Milano Linate e Malpensa contro i rischi di incendio. È la polizza detta «all risks, eventi speciali e interruzione di esercizio», che prevede il risarcimento di eventuali danni materiali e l'estensione ai mancati ricavi da interruzione dell'attività aeroportuale.

La Sea, la società di gestione controllata dal Comune di Milano, «in esito alla procedura negoziata» ha affidato il servizio al pool di coassicuratori Fondiaria Sai (delegataria), con la controllata Milano assicurazioni (coassicuratrice), entrambe controllate da Ligresti. Fanno parte del pool due compagnie esterne, come coassicuratrici, Sun Insurance office Ltd e Groupama. Il costo della polizza è di circa 700mila euro per un anno.

12.02.02

 

LE CODE DI NATALE PER IL FONDO DI LIGRESTI...
A. Grass. per "Il Sole 24 Ore"
- La passione di Salvatore Ligresti per le attività immobiliari non è certo un mistero. Tanto che nel suo studio di Milano l'Ingegnere ha organizzato due scrivanie: una per gestire tutte le attività finanziarie e imprenditoriali di famiglia e una dedicata ai soli progetti immobiliari.

Una passione che inevitabilmente ha avuto alcuni riflessi sulla controllata Fondiaria- Sai, compagnia che con l'operazione Immobiliare Lombarda è diventata la maggiore acquirente italiana di immobili degli ultimi anni. Compra oggi e costruisci domani, l'esposizione nel settore di FonSai ha superato così il 14 % degli investimenti complessivi rendendo necessario un riequilibrio del portafoglio.Un impresa? Non sembra.

L'appena nato«Fondo Rho» in cui la compagnia guidata da Fausto Marchionni ha conferito i primi 15 immobili sta registrando il tutto esaurito presso gli investitori istituzionali grazie a un rendimento del 6,7%. Era previsto che FonSai collocasse entro il 2009 il 50% del fondo, per 120 milioni di euro, e in pochi giorni ha venduto quote per 110 milioni. In queste ore si stanno chiudendo gli accordi sulle ultime quote.

 

 

 

DELIRIO DI POTERE PER TOTò – PRESO DALL’ENTUSIASMO BERLUSCONE, ANCHE LIGRESTI INCIAMPA: NON RIESCE A RIMBORSARE UN PRESTITO BANCARIO DI 31 MILIONI – NON SOLO SCIOCCHEZZE IMPRENDITORIALI: I TRE FIGLI NON FANNO NIENTE MA SI PORTANO A CASA DEI BONUS PAZZESCHI…

Ettore Livini per La Repubblica

Si allunga la lista dei bei nomi della finanza italiana costretti dalla crisi a rinegoziare la propria esposizione con le banche. Tra i clienti bancari in ritardo con il pagamento dei debiti, da aprile, è finito anche Salvatore Ligresti, azionista di riferimento di Premafin-Fondiaria, socio di Mediobanca, Rcs e Generali e titolare di un impero nel settore immobiliare e delle costruzioni.

Sinergia, la cassaforte dell´imprenditore siciliano, non è riuscita ad onorare alla scadenza del 20 aprile un prestito di 31 milioni. E «d´accordo con l´istituto erogante», come riporta il bilancio, ha rimborsato una prima tranche di 12 milioni il 29 maggio «rinviando a un secondo momento, nel quadro del complessivo riassetto del gruppo in corso di elaborazione, il rifinanziamento o il rimborso del resto». Una strada non proprio in discesa visto che il 9 novembre la società dovrà trovare altri 108,5 milioni per chiudere un altro prestito.

A spiazzare la holding non è stato solo il momento difficile dell´economia mondiale e i suoi riflessi sui conti del gruppo. Certo, le cose non vanno benissimo, tanto che il 2008 di Sinergia è andato in archivio in rosso di 24 milioni (contro i 4 dell´anno precedente). A far saltare i conti è stato però l´intervento dell´Isvap su Tenuta Cesarina.

L´azienda agricola laziale controllata dalla cassaforte Ligresti (1,3 milioni di ricavi e 2,2 di perdite l´anno) era stata girata il 29 dicembre 2008 per 80 milioni in una partita infragruppo a Milano Assicurazioni, società quotata in cui la partecipazione reale della famiglia è solo del 18,8%. L´operazione era stata approvata dal cda Milano con l´astensione dei tre fratelli Ligresti per il conflitto di interessi.

Astensione replicata anche per la vendita della catena alberghiera Atahotels, passata negli stessi giorni per 30 milioni da Sinergia a Fonsai e Milano.
L´operazione Atahotels è andata in porto il 27 maggio anche se il prezzo, dopo una due diligence richiesta dai compratori, è stato ridotto a 25 milioni. Le perizie immobiliari non sono invece bastate a convincere l´Isvap, l´authority assicurativa, su Tenuta Cesarina.

«La Milano - spiega la holding - ha reso noto l´emergere di difficoltà sull´autorizzazione Isvap». E visto che l´acquirente «avrebbe potuto richiedere una significativa riduzione del prezzo», l´affare è saltato. Ed è stato questo stop, conferma il bilancio, a far saltare il pagamento del prestito di aprile.

Rinegoziare l´esposizione per Salvatore Ligresti, visto il peso delle sue partecipazioni nel salotto buono e la fitta rete di relazioni politico-imprenditoriali, non sarà troppo complesso. Certo però la situazione patrimoniale di Sinergia, alla luce anche della crisi del mattone, non è proprio rosea. La quota in Premafin è già in pegno per metà e rispetto al valore di carico ha una minusvalenza potenziale non lontana dai 40 milioni.

 
[20-08-2009]

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

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ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk