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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
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consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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di Vittorio Malagutti |
20
marzo
2012
Da Fondiaria 40
milioni a Ligresti per “consulenze”. E nessuno ne chiede conto
Tra il 2003 e il
2010, l'ingegnere ha incassato la somma dal colosso assicurativo che ha
portato sull'orlo del collasso. Unipol, candidata al salvataggio,
esclude rivalse. Cimbri: "Non siamo l'angelo vendicatore". Quasi due
milioni di euro sono andati alle figlie Jonella e Giulia
Sono sempre
soddisfatto, sempre positivo, ha detto ieri
Salvatore Ligresti a
proposito della possibile fusione di Fondiaria con Unipol. In effetti,
il costruttore siciliano ha buoni motivi per festeggiare. Ieri per
esempio si è appreso che tra il 2003 e il 2010 Fondiaria ha pagato 40
milioni di euro allo stesso Ligresti come “compensi per consulenze”.
Mica male, se si considera che il gruppo assicurativo è stato portato
sull’orlo del dissesto dalla gestione di Ligresti e famiglia, i quali,
grazie a una serie di operazioni in conflitto d’interessi hanno
prelevato decine di milioni dalla loro società quotata in Borsa.
Grane giudiziarie in vista, allora? Niente paura.
Carlo Cimbri,
amministratore delegato di Unipol, ha già detto che la sua compagnia non
è “l’angelo vendicatore” e quindi, se andrà in porto il salvataggio, non
ci saranno azioni legali sui precedenti amministratori. Del resto lo
stesso Cimbri ha i suoi problemi giudiziari da risolvere. Il numero uno
di Unipol, già braccio destro di
Giovanni Consorte, a
dicembre è stato condannato in primo grado a 3 anni e sette mesi di
reclusione per la scalata a Bnl del 2005.
Tutto a posto, quindi. Meglio far finta di niente. Altrimenti qualcuno
potrebbe per esempio chieder conto a
Fausto Marchionni, ex
amministratore delegato di Fondiaria, del motivo per cui ha assegnato
quei compensi milionari al suo azionista di controllo Ligresti senza
passare dal consiglio di amministrazione e senza neppure attivare le
procedure previste per le operazioni con parti correlate. Questo è
quanto emerge dalla relazione del collegio sindacale del gruppo
assicurativo che ieri durante l’assemblea ha così risposto ad alcuni dei
quesiti posti dal fondo Amber, azionista di Fondiaria.
Lo stesso collegio sindacale adesso si trova in una posizione
imbarazzante. Negli anni scorsi, mentre decine di milioni passavano dal
gruppo assicurativo ai suoi azionisti di controllo, nessuno di questi
professionisti chiamati a vigilare, tra l’altro, sulle operazioni in
conflitto d’interessi, si è mai accorto di nulla. Quanto all’ex numero
uno Marchionni, lasciato l’incarico di vertice con una liquidazione
milionaria, si è visto comunque assegnare dai Ligresti una poltrona da
amministratore.
Tra l’altro, secondo quanto si è appreso ieri, il collegio sindacale ha
chiesto alla presidente
Jonella Ligresti di spiegare le motivazioni che nel
gennaio del 2010 la portarono ad assegnare a Marchionni un compenso una
tantum di 740 mila euro. La richiesta dei sindaci arriva con un paio di
anni di ritardo e solo dopo l’intervento del fondo Amber. Non basta. Si
scopre adesso che Fondiaria ha pagato 1, 2 milioni per un’operazione di
marketing, durata quattro anni, per una linea di borse “assicurate” di
Gilli, la griffe di Giulia
Ligresti, sorella di Jonella.
Ridotta sul lastrico, adesso Fondiaria Sai cerca un cavaliere bianco che
la porti in salvo. In prima fila c’è Unipol che ieri ha ottenuto dai
soci riuniti in assemblea il via libera a un aumento di capitale fino a
1, 1 miliardi. I soldi servono a comprare e rilanciare la compagnia dei
Ligresti. Per portare a termine l’operazione non servono “apprendisti
assicuratori” ha detto ieri Cimbri, evocando, senza nominarli, il fondo
Sator di Matteo Arpe
e la holding Palladio.
La coppia di investitori, dopo aver rastrellato in Borsa l’ 8 per cento
di Fondiaria, si appresta a presentare un piano alternativo a quello di
Unipol. Un piano illustrato oggi alla comunità finanziaria.
Dopo mesi di chiacchiere e manovre legali, ieri la sfida per il
controllo del secondo gruppo assicurativo nazionale è arrivata a un
primo punto di svolta. Infatti, proprio nelle stesse ore in cui Cimbri
arringava i soci di Unipol, anche l’assemblea di Fondiaria ha varato un
aumento di capitale da 1, 1 miliardi. Non c’è stata battaglia. Sator e
Palladio si sono astenuti. Adesso però lo scontro si sposta su
Premafin, la holding
dei Ligresti (anche questa quotata in Borsa) a cui fa capo il controllo
di Fondiaria. Una holding praticamente fallita e che in base all’intesa
preliminare raggiunta a gennaio dovrebbe ottenere 400 milioni da Unipol
con un aumento di capitale.
Il via libera a quest’ultima operazione tarda però ad arrivare. Unipol
teme che i Ligresti facciano melina per negoziare un accordo alternativo
con Arpe che insieme a Palladio ha messo sul piatto 450 milioni di
aumento (50 in più di Unipol) senza che poi la holding venga fusa con
Fondiaria, come invece prevede il piano di Cimbri. Il salvataggio però
non può andare in porto senza l’appoggio delle banche e al momento
Mediobanca e Unicredit, di gran lunga i maggiori creditori, stanno dalla
parte di Unipol
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- FONSAI: CEDE
DIMORA DEL SETTECENTO A MILANO, VALE OLTRE 60 MLN...
Radiocor - Fondiaria Sai e' vicina alla cessione di una
prestigiosa dimora settecentesca a Milano, valutata oltre 60 milioni di
euro. La procedura di vendita, secondo quanto risulta a Radiocor, e' in
dirittura d'arrivo e l'acquirente, un soggetto privato, sta svolgendo la
due diligence sull'edificio che e' posto in via Pantano e che si
affaccia anche su Porta Romana, in pieno centro citta' e vicino alla
Torre Velasca, altro asset di proprieta' della compagnia. Iscritto nel
bilancio della controllata Milano Assicurazioni per circa 45 milioni,
l'edificio garantira' dunque una significativa plusvalenza al gruppo.
Chiamata 'Casa
Settala' dal cognome della famiglia a cui appartenne nel XVII secolo, la
dimora di via Pantano e' stata anche decretato 'monumento della
Lombardia' per le decorazioni rococo', i cortili interni, le pitture
interne e i balconcini in ferro battuto. L'ultimo Piano di governo del
territorio di Milano ha ribadito come il complesso sia soggetto a
'vincoli di tutela e salvaguardia'. La sua vendita era comunque in
agenda da mesi e non contrasta dunque con il 'congelamento delle
cessioni' annunciato oggi, in un'intervista al Sole 24 Ore, dal nuovo
amministratore delegato di FonSai Emanuele Erbetta. 28-01-2011]
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GRANDE FAMIGLIA
LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN
PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA
PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA
FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI,
FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA
FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU
E DEL MANAGER MARCHIONNI…
Vittorio Malagutti
per "Il
Fatto Quotidiano"
La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di
Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della
holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima,
anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti
e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero
all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di
Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte
(Consob permettendo) al nuovo importante socio.
Mentre oggi tocca
agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere
ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà
nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto,
"permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".
D'accordo
sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni
tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di
gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un
modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi
lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli,
sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti
analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine
accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle
banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.
"Niente cambia", è
il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi,
allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E
non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici
consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le
tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48
amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.
Come pure non
temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di
Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12
milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin,
compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa
delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business
immobiliare.
Nel 2009, mentre i
conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400
milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice
Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare
l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare
l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600
mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.
Ai piccoli
azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il
2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per
cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le
falle nei bilanci del gruppo.
I tre figli di
Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De
Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar
Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel
consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte
del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De
Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano
assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e
Siat.
Poi ci sono i
parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un
ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e,
di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo.
Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze.
La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe
controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama
Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della
Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.
Un altro legame
che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La
Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato
missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da
principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004,
nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui
avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può
contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori
della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare
Lombarda, Finadin e International Strategy.
Il capitolo dei
politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone
Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche
tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco
Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex
ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare
Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne
politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini,
73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire:
poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a
quando non parlerà francese.
26-01-2011]
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PREMAFIN: NON
ESISTE ALCUN PIANO ALTERNATIVO A GROUPAMA...
Radiocor - 'Non esiste alcun piano alternativo a quello
gia' comunicato al mercato e alle Autorita' e che prevede Groupama come
partner di Premafin'. E' quant o annuncia una nota della holding dei
Ligresti in relazione a recenti indiscrezioni stampa. 'Si attende con
fiducia - conclude la nota - il pronunciamento dell'Autorita' per
procedere alla sua esecuzione nei tempi e nei modi stabiliti'. 24-01-2011]
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FONDIARIA
SAI MARCHIONNI IN USCITA AL SUO POSTO SALE IL DG ERBETTA
La Repubblica - Cambio in vista al vertice di
Fondiaria-Sai. L´ad Fausto Marchionni farà posto a Emanuele Erbetta, che
dal maggio scorso è dg della compagnia. L´addio del manager, dopo 45
anni di servizio, dovrebbe avvenire in un cda prima dell´assemblea del
26 gennaio chiamata al voto sulla ricapitalizzazione da 460 milioni.
La famiglia
Ligresti, prima azionista, decide così una sterzata sulla gestione,
chiesta da tempo dal mercato (tanto che il titolo Fonsai è salito del
3,53%) e dai grandi creditori Unicredit e Mediobanca. Il riassetto
coinvolge anche la holding Premafin - nella quale dovrebbe entrare la
compagnia francese Groupama con il 17%. Per il manager uscente, che ha
67 anni, a fine anno potrebbero schiudersi le porte della presidenza
dell´associazione Ania, dov´è in scadenza il mandato di Fabio Cerchiai.
La galassia
Ligresti attende con ansia il responso Consob sull´obbligatorietà
dell´Opa da parte degli investitori francesi. La valutazione è in corso,
non è detto che arrivi prima delle assemblee (ma non è necessario) e
sembra che sia più probabile un nulla osta da parte della Commissione.
23-01-2011]
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GRANDE FAMIGLIA
LIGRESTI! - L’ITALIANITÀ NON SI TOCCA: DON SALVATORE PRONTO A CEDERE UN
PEZZO DI IMPERO PUR DI RIMANERE SALDO AL COMANDO DEL GRUPPO CHE HA
PORTATO SULL’ORLO DEL FALLIMENTO - “MODELLO DA PICCOLA IMPRESA
FAMIGLIARE CON LE CARICHE SPARTITE TRA UNA PATTUGLIA DI PARENTI,
FAMIGLI, SODALI E UNA RISTRETTISSIMA CERCHIA DI MANAGER DI PROVATA
FEDELTÀ” - TRA I BENEFICIATI ANCHE I FIGLI DI LA RUSSA, TABACCI, PISANU
E DEL MANAGER MARCHIONNI…
Vittorio Malagutti
per "Il
Fatto Quotidiano"
La famiglia? "E' straunita", garantisce Giulia Ligresti, figlia di
Salvatore, sorella di Jonella e di Paolo, nonchè presidente della
holding Premafin quotata in Borsa. Come dire: tutto resta come prima,
anche se i Ligresti, per non alzare bandiera bianca di fronte ai debiti
e alle perdite, sono pronti a cedere una fetta del loro impero
all'assicurazione francese Groupama. Proprio ieri l'assemblea di
Premafin ha dato via libera all'aumento di capitale che aprirà le porte
(Consob permettendo) al nuovo importante socio.
Mentre oggi tocca
agli azionisti di Fondiaria assicurazioni, il cuore del gruppo, mettere
ai voti la richiesta di denaro fresco al mercato. "Groupama non entrerà
nella gestione", ha ribadito ieri Giulia Ligresti. E questo, ha detto,
"permetterà di mantenere l'italianità dell'azienda".
D'accordo
sull'italianità, ma la famiglia dell'anziano patron Salvatore (79 anni
tra due mesi) sembra interessata a difendere anche un modello di
gestione che non ha eguali tra le grandi società quotate italiane. Un
modello da piccola impresa famigliare in cui le cariche (e i relativi
lauti stipendi) sono spartiti tra una pattuglia di parenti, famigli,
sodali e una ristrettissima cerchia di manager di provata fedeltà. Molti
analisti si domandano se questo stile di governo verrà alla fine
accantonato per effetto dell'arrivo dei francesi e della stretta delle
banche creditrici, guidate da Mediobanca e Unicredit.
"Niente cambia", è
il messaggio che arriva da casa Ligresti. Sono salvi gli stipendi,
allora. Come pure le altre prebende garantite agli amici di famiglia. E
non sembra imminente neppure un taglio delle poltrone nei pletorici
consigli di amministrazione del gruppo. Premafin, Fondiaria e Milano, le
tre società quotate con targa Ligresti, contano in totale ben 48
amministratori. Quasi un record per la Borsa nazionale.
Come pure non
temono confronti i compensi garantiti ai capiazienda. I tre figli di
Ligresti, per dire, tra il 2007 e il 2009 hanno guadagnato circa 12
milioni di euro ciascuno versati da società del gruppo Premafin,
compresa Fondiaria. Giulia è presidente della holding, Jonella si occupa
delle assicurazioni, mentre Paolo è concentrato soprattutto sul business
immobiliare.
Nel 2009, mentre i
conti di Fondiaria naufragavano travolti dalle perdite (quasi 400
milioni) sono spariti i bonus, ma la presidente Jonella con i due vice
Paolo e Giulia hanno guadagnato quasi 3 milioni ciascuno. Senza contare
l'amministratore delegato Fausto Marchionni (prossimo a lasciare
l'incarico) gratificato con 3,7 milioni di stipendio, un taglio di 600
mila euro rispetto ai 4,3 milioni dell'anno precedente.
Ai piccoli
azionisti di Fondiaria è andata decisamente peggio. Tra il 2008 e il
2009 il valore di Borsa della compagnia si è ridotto di oltre il 60 per
cento. E adesso sono chiamati ad aprire il portafoglio per tappare le
falle nei bilanci del gruppo.
I tre figli di
Salvatore Ligresti tengono, a loro volta, famiglia Luca Ortigara De
Ambrosis è il marito di Giulia, mentre Jonella ha sposato Omar
Bonomelli. Entrambi, De Ambrosis e Bonomelli, hanno trovato posto nel
consiglio di amministrazione della Immobiliare Lombarda, che fa parte
del gruppo Fondiaria, e di alcune aziende minori. L'avvocato Barbara De
Marchi, moglie di Paolo Ligresti, è invece consigliere della Milano
assicurazioni quotata in Borsa e di altre controllate come Sopabroker e
Siat.
Poi ci sono i
parenti dei manager. Antonio Talarico, classe 1942, è da almeno un
ventennio il braccio destro del patron Salvatore in campo immobiliare e,
di conseguenza, siede in molti consigli di amministrazione del gruppo.
Anche sua figlia Alessandra è entrata a bottega. Si occupa di polizze.
La troviamo nel board delle due compagnie Milano e Liguria, entrambe
controllate da Fondiaria. Il figli di Marchionni, invece, si chiama
Fabio, ha 40 anni e di mestiere fa il condirettore generale della
Milano, di cui suo padre Fausto è presidente e amministratore delegato.
Un altro legame
che sfida l'usura del tempo è quello tra i Ligresti e la famiglia La
Russa. Il rapporto nasce con Antonino La Russa, avvocato, deputato
missino, anche lui di Paternò come il patron di Fondiaria di cui fu da
principio grande sponsor e poi collaboratore. Morto Antonino nel 2004,
nel consiglio di Fondiaria troviamo suo figlio Vincenzo, anche lui
avvocato, ex democristiano, fratello del ministro Ignazio. Il quale può
contare su suo figlio Geronimo, che invece siede tra gli amministratori
della holding Premafin e di altre tre società minori: Immobiliare
Lombarda, Finadin e International Strategy.
Il capitolo dei
politici non finisce qui. Tra i consiglieri della Milano compare Simone
Tabacci. Suo padre Bruno, parlamentare di lungo corso, è da qualche
tempo transitato dall'Udc all'Alleanza per l'Italia di Francesco
Rutelli. Poltrona garantita anche per l'erede di Giuseppe Pisanu, ex
ministro e senatore del Pdl. Tra gli amministratori della Immobiliare
Lombarda troviamo infatti Luigi Pisanu, figlio del settantaquattrenne
politico ex democristiano. Menzione d'onore, infine, per Massimo Pini,
73 anni, l'ex craxiano diventato un fedelissimo di Ligresti. Come dire:
poltrona garantita anche nella Fondiaria del futuro. Almeno fino a
quando non parlerà francese.
26-01-2011]
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11. FONSAI:
MARCHIONNI, PER IL MOMENTO NON MI SONO DIMESSO...
Radiocor - 'In questo momento non ho ancora dato le
dimissioni'. Lo ha detto a Radiocor, l'a.d. di Fonsai, Fausto Marchionni,
uscendo dalla sede milanese dell' Ania dove si e' da poco conclusa una
riunione dell'esecutivo. Il manager della compagnia assicurativa,
secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe lasciare in occasione di un
cda straordinario convocato per giovedi' prossimo dopo l'assemblea della
compagnia che si terra' domani a Torino sull'aumento di capitale da 460
milioni.
Restera' quindi
come semplice consigliere? 'In questo momento non ho ancora dato le
dimissioni', ripete Marchionni. E lascia aperte tutte le porte: 'Domani
ci sara' un'assemblea normalissima - ha aggiunto - Si vedra''. Le
indiscrezioni di questi giorni sono liquidate con una battuta: 'Bisogna
riempire gli spazi sui giornali'.25-01-2011]
12. GIULIA
LIGRESTI, GROUPAMA NON ENTRERA' NELLA GESTIONE...
(Adnkronos) - Groupama sara' per Premafin "un partner
assolutamente finanziario e non entrera' nella gestione". Lo ha detto il
presidente di Premafin, Giulia Ligresti nel corso dell'assemblea dei
soci chiamati a deliberare l'aumento di capitale da 25 milioni di euro.
Al termine dell'operazione i francesi di Groupama avranno il 17% del
capitale di Premafin.
- L'aumento di
capitale di Premafin da 225 milioni di euro sara' effettuato entro il
prossimo giugno. Lo ha detto il presidente della societa', Giulia
Ligresti, nel corso dell'assemblea dei soci. "Dobbiamo aspettare la
risposta al quesito alla Consob -ha spiegato la Ligresti- se tutto va
come speriamo sara' entro l'estate, entro giugno".
13. GIULIA
LIGRESTI, LA FAMIGLIA E' STRAUNITA...
(Adnkronos) - Nessuna divisione fra i membri della
famiglia Ligresti sul futuro del Gruppo. Giulia Ligresti, presidente di
Premafin, a margine dell'assemblea straordinaria dei soci della holding,
ha spiegato che 'la famiglia e' straunita'. Secondo alcune indiscrezioni
ci sarebbero divisioni all'interno della famiglia Ligresti sulle
strategie future che riguardano Premafin e Fondiaria-Sai.25-01-2011]
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LA SETTIMANA DELLE
SCELTE...
Andrea Greco per "la
Repubblica" - Nessun piano B, tocca sperare nel piano B.
Con questo tono la galassia Ligresti apre la settimana più delicata da
quando Sai annesse Fondiaria per volere domenicale di Vincenzo Maranghi
(giugno 2001). Da giorni corrono voci su contromosse a quella che pare
la scalata strisciante di Bolloré-Groupama. Voci spezzate. «Per noi le
cose sono fatte, abbiamo concordato il riassetto debitorio e ci fermiamo
a quello», ha detto ieri Unicredit.
E Premafin ha
scritto: «Non esistono piani alternativi a quello noto». Quindi avanti
con l´agenda: oggi assemblea della holding sull´aumento, idem domani
Fonsai, che nel cda di giovedì sostituirà l´ad Marchionni col dg
Erbetta. Solo in seguito Consob risponderà al quesito sull´obbligo d´Opa
francese. Per sancire, sembra, il laissez faire su Premafin, rimandando
i dubbi su Fonsai al momento opportuno
.25-01-2011]
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- FONSAI:
MARCHIONNI LASCIA, ERBETTA NUOVO A.D...
Radiocor - Dimissioni di Fausto Marchionni da
amministratore delegato di FonSai e da presidente e amministratore
delegato di Milano Assicurazioni. I cda delle due compagnia del gruppo
Ligresti hanno nominato all'unanimita' il direttore generale Emanuele
Erbetta nuovo a.d. di entrambe le societa' cooptandolo nel consiglio di
FonSai al posto della dimissionaria Lia Lo Vecchio.
Erbetta e' stato
anche nominato presidente della Milano Assicurazioni in attesa della
nomina di Angelo Caso'. In occasione della prossima assemblea della
compagnia, che rinnovera' il cda in scadenza, Caso', 'che ha gia' dato
la propria disponibilita'', verra' infatti inserito nella lista dei
candidati. Successivamente, FonSai proporra' al nuovo cda della
controllata la nomina di Caso' che attualmente e' consigliere di
Mediobanca e presidente del patto di sindacato della banca di Piazzetta
Cuccia. Caso' e' anche presidente del collegio sindacale di Benetton, di
Indesit e della Vittoria Assicurazioni.
27-01-2011]
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- CONSOB SANZIONA
ESPONENTI FINECOBANK, ANCHE EMMA MARCEGAGLIA...
(Reuters) - Consob ha deliberato sanzioni
amministrative pecuniarie nei confronti di esponenti aziendali di
Finecobank, tra cui figura anche Emma Marcegaglia in quanto consigliere
in carica dall'1 gennaio 2007 al 7 gennaio 2008. Lo si legge nel
bollettino della Commissione, in cui si precisa che agli esponenti di
Finecobank è contestato di non aver adottato, nel periodo dall'1 gennaio
2007 al 22 giugno 2009, "adeguate misure in tema di individuazione e
segnalazione delle operazioni sospette di costituire casi di abusi di
mercato".
Le sanzioni
riguardano Enrico Cotta Ramusino (presidente e poi vice presidente in
carica), Stefano Landi (vice presidente), Alessandro Foti
(amministratore delegato), i consiglieri Giuseppe Colaiacovo, Michele De
Capitani Di Vimercate, Donato Fontanesi, Dario Frigerio, Herman Frederik
Geertman, Alfredo Michele Malguzzi, Emma Marcegaglia, Fulvio MontipÃ",
Luigi Terzoli. Sono inoltre interessati Luigi Attilio Mazzocchi,
(presidente del collegio sindacale) e i sindaci Antonio Passantino e
Francesco Poddighe, oltre al direttore generale Franco Ravaglia.
Le sanzioni vanno
da un massimo di 43.200 euro a un minimo di 15.400 euro. La sanzione per
l'attuale presidente di Confindustria è di 16.600 euro. E' stato inoltre
ingiunto a Finecobank, quale responsabile in solido, il pagamento
dell'importo complessivo di 391.300 euro quale somma delle singole
sanzioni, con obbligo di regresso nei confronti degli autori delle
violazioni.
27-01-2011]
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IL QUARTIER
GENERALE BANCARIO INFORMA...
...a mezzo Corriere: "Groupama accende Fonsai: "Pronti a comprare il 20%. Ma
solo se la Consob non impone l'obbligo di Opa" (p. 36). Sono francesi, ma si
comportano già come Ligresti.14-01-2011]
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MEGLIO UNA LEGGE
SULL'OPA MORBIDA, MA APPLICABILE...
La finanza occidentale gioca ormai da molti anni a rimpiattino con le
leggi sull'Opa (offerta pubblica d'acquisto) che allignano come piante
infestanti in un po' tutte le principali Borse del mondo. Tutti gli
investitori che progettano di rilevare il controllo di una società
quotata vogliono evitare l'obbligo di Opa, farla franca. Ultimo e
clamoroso, in ordine di tempo, il minuetto del colosso assicurativo
francese Groupama per scalare Fonsai e/o Premafin senza pagare pegno, o
meglio: senza pagare altro pegno che quello di salvare l'osso del collo
alla famiglia Ligresti che non avrebbe in proprio i soldi per
raddrizzare il gruppo.
Dopo molta
titubanza, i francesi hanno ufficializzato il loro quesito alla Consob:
possiamo salire al 17% di Premafin, senza dover poi lanciare l'Opa? E se
salissimo anche in Fonsai? Insomma: se qualcuno, tra le autorità di
controllo finanziario e i legislatori occidentali, si ricordasse il
vecchio adagio per cui «il meglio è nemico del bene», si metterebbe
subito a riscrivere l'Opa in chiave più morbida.
Meglio una legge
all'acqua di rose, ma applicabile, di una severissima ma
sistematicamente aggirata. La legge sull'Opa totalitaria è figlia di
un'ideologia secondo cui il 51% di un'azienda vale pro quota quanto il
restante 49%, ancorché frazionato in centinaia di migliaia di mani. Una
chiara e insensata utopia. Archiviare e riscrivere, please.
19-01-2011]
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IL GIOCO DELLE
SCADENZE IN CASA LIGRESTI...
Mar. Man. per "Il
Sole 24 Ore" - Le scadenze non finiscono mai. Lo sanno bene
in casa Ligresti dove l'apertura del nuovo anno si inaugura con il
rimborso di un vecchio prestito fatto da Mediobanca a Fondiaria Sai.
L'importo è poca cosa in confronto all'esposizione complessiva di
Mediobanca verso la compagnia assicurativa, pari a circa un miliardo di
prestiti subordinati. Ma si tratta pur sempre di un finanziamento senior
di 75 milioni erogato a gennaio di un anno fa e che, stando a
indiscrezioni, sarà rimborsato in un'unica soluzione il 31 gennaio,
dunque tra una decina di giorni.
Nessun rinnovo,
dunque. Anche perché nelle casse della compagnia sono in arrivo nuove
risorse: Consob permettendo, l'intero riassetto della galassia Premafin
che porterà all'ingresso di Groupama nel capitale della holding prevede
per Fonsai un aumento di capitale di 450 milioni. Cassa che, ovviamente,
sarà utilizzata anche per far fede agli impegni in agenda. Entro l'anno,
per diverse società immobiliari controllate da Fondiaria Sai, risultano
in scadenza altri 141 milioni. (Mar.Man.)19-01-2011]
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IL PASSO DI
MARCHIONNI E LE TENTAZIONI DI ANIA...
A. Grass. per "Il
Sole 24 Ore" - Il futuro di Fondiaria-Sai è tutto da
scrivere. Sospeso fra il ruolo storico della famiglia Ligresti e le
ipotesi di ingresso dei francesi di Groupama, il terzo polo assicurativo
italiano si lascia alle spalle mesi convulsi di negoziati con le banche,
interventi sul business dei danni e perdite in conto economico, senza
tuttavia avere raggiunto certezze definitive sull'azionariato di
controllo. La concomitanza fra le ipotesi di ingresso dei francesi nel
capitale, la difficile congiuntura economica e il passaggio
generazionale fra il patron del gruppo, Salvatore Ligresti, e i tre
figli - Giulia, Jonella e Paolo - lasciano infatti aperti tutti gli
scenari.
Così, non sapendo
oggi chi sarà il futuro socio di riferimento della compagnia è
altrettanto difficile dire chi sarà il manager di Fondiaria-Sai nei
prossimi anni. È possibile che l'amministratore delegato Fausto
Marchionni possa essere chiamato a nuovi incarichi? Di sicuro è
un'eventualità di cui si è discusso, nel gruppo e fuori. Anche perché
quest'anno ci sarà il rinnovo dei vertici dell'Ania e Marchionni ha
l'esperienza per candidarsi alla presidenza.17-01-2011
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FONSAI: MAGLIA NERA
DEL FTSE MIB, IN ROSSO L'INTERA SCUDERIA LIGRESTI...
(Adnkronos) - Maglia nera del listino per Fonsai che, fin
dall'avvio, segna ribassi consistenti. Poco prima dell'apertura di Wall
Street il titolo assicurativo della famiglia Ligresti lascia sul terreno il
5,26% a 5,945 euro, dopo un report sfavorevole diffuso da Mediobanca. Volumi
sostanzialmente nella norma: sono circa 1,6 i milioni di pezzi passati di
mano contro una media giornaliera di 2 milioni circa. Il titolo segna cosi'
una flessione piu' che doppia rispetto al settore che perde il 2,05%
A pesare sulle piazze
europee, Milano inclusa, e' il riaffacciarsi dei timori legati alla crisi
debitoria. A farne le spese anche il resto della galassia Ligresti. Sull'All
Share Premafin perde lo 0,13% a 0,744 euro, mentre Milano Assicurazioni
registra un calo del 4,17% a 1,149 euro.10-01-2011]
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LIGRESTI LIMA
LE QUOTE E RIEMPIE LA CASSA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Pulizie di fine anno per la galassia
Ligresti. In attesa del via libera della Consob al riassetto che porterà
i francesi di Groupama nel capitale di Premafin con il 17%, la holding a
cui fa capo il controllo di Fondiaria Sai ha deciso di fare un po' di
cassa. E così nella prima metà di dicembre ha venduto sul mercato titoli
di risparmio della controllata assicurativa per un controvalore di
557.421 euro. Il pacchetto rappresenta lo 0,35% delle FonSai di
risparmio in circolazione.
Nello stesso
periodo, tra il 6 e il 20 dicembre, la holding si è poi alleggerita di
titoli della Milano Assicurazioni: in questo caso il pacchetto venduto
rappresenta lo 0,24% del capitale, per un controvalore totale di 1,55
milioni. Per Premafin si tratta di una limatura della partecipazione
detenuta in Milano visto che, per lo più attraverso la controllata
Fondiaria Sai, deteneva oltre il 62,8% del capitale ordinario della
compagnia. Semplici operazioni di trading, dunque. Fatto sta che la
doppia vendita ha fruttato due milioni di euro.
10. EQUITY SWAP
AMARO PER LIGRESTI...
Vittoria Puledda per "la Repubblica" - Un po´ meno della metà: è quanto
valgono ora le azioni Fonsai che Ligresti (o meglio Premafin) ha legato
al contratto di equity swap fatto a suo tempo con Unicredit e che ora la
banca si appresta ad allungare (come scadenza) al 2013. Quando aveva
fatto l´operazione, il prezzo era stato fissato a 14,37 euro e invece
adesso Fondiaria ne vale poco più di 6.
E se non si
riprenderà, alla fine del contratto Premafin dovrà scegliere se ritirare
i titoli lo stesso o pagare la differenza con il prezzo di mercato,
mettendo mano al portafoglio. Sempre che nel frattempo i titoli non
siano saliti; ma a quanto pare Unicredit si fida relativamente, tanto
che a fronte della disponibilità ad allungare i tempi del contratto ha
chiesto al gruppo di versare 10 milioni (post aumento di capitale). Una
sorta di deposito in garanzia, per un debitore un po´ in affanno.04-01-2011]
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MILANO ASS:
INQUILINI OFFRONO 46 MLN PER 170 APPARTAMENTI...
Radiocor - Nuove dismissioni immobiliari in vista per
la galassia Ligresti. La settimana scorsa Immobiliare Milano
Assicurazioni, controllata al 100% da Milano Assicurazioni, secondo
quanto risulta a Radiocor, ha ricevuto una proposta da 46 milioni per
rilevare circa 170 appartamenti appartenenti al quartiere Le Terrazze,
complesso di edilizia convenzionata a Sud di Milano.
La lettera
d'intenti finalizzata all'acquisto arriva dagli affittuari degli
appartamenti stessi che, due anni fa, avevano vinto una causa collettiva
per la mancata concessione dell'equo canone, tra il 1998 e 2005, da
parte di Immobiliare Lombarda, oggi Immobiliare Milano Assicurazioni. Le
trattative per la cessione degli immobili si erano arenate a giugno per
il mancato accordo sul prezzo: il gruppo assicurativo chiedeva allora
circa 58 milioni. In autunno, mentre accelerava il programma di
dismissioni della galassia Ligresti, il dialogo e' ripreso fino alla
nuova proposta, da 46 milioni complessivi, che registra l'80% d i
adesioni presso gli inquilini. [23-12-2010]
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PREMAFIN:
CHIUDE ACCORDO CON BANCHE SU DEBITO, IN PEGNO AZIONI FONSAI...
(Adnkronos) - Premafin ha chiuso oggi l'accordo con le
banche finanziatrici per il riscadenziamento del debito. La holding
comunica di aver sottoscritto il contratto di modifica, proroga ed
estensione del contratto di finanziamento in pool del 22 dicembre 2004,
pari attualmente a 322,5 mln di euro. "La garanzia dell'operazione -
aggiunge la societa' - e' rappresentata dal pegno sull'intero pacchetto
di azioni ordinarie Fondiaria-Sai possedute da Premafin, che mantiene il
diritto di voto sulle azioni pegnate".
Si allarga il
consorzio di garanzia per l'aumento di capitale: oltre al Credit Suisse
ne fanno parte Keefe, Bruyette & Woods e Royal Bank of Scotland (London
Branch) in qualita' di joint lead managers, Banca Akros, gruppo Banca
Popolare di Milano e Equita Sim in qualita' di co-lead managers.
[23-12-20
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7 - SALVARE DON
SALVATORE. SEMPRE.
"FonSai data in pegno per salvare Premafin. Ok al rifinanziamento da 322
milioni per Ligresti. A garanzia il 37,5% della compagnia. Nel consorzio
bancario per gli aumenti di capitale (leggasi salvataggio, ndr), a
fianco di Credit Suisse. Entrano Rbs, Kbw, Banca Akros ed Equita"
(Repubblica, p. 32).
23-12-2010]
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L’INDAGINE DELLA
CONSOB TRA LUSSEMBURGO E GINEVRA NELL’INTRICATISSIMA RAGNATELA OFF-SHORE
DI LIGRESTI - DA ALMENO 10 ANNI C’È UN PACCHETTO DEL 9% DELLA HOLDING DI
FAMIGLIA PREMAFIN DI CUI NON È MAI STATO CHIARO CHI SIANO I REALI
PROPRIETARI - C’È UNA BANCA, IL CREDIT AGRICOLE DI GINEVRA CHE LO
AMMINISTRA PER CONTO TERZI. E STOP. FINE DELLE INFORMAZIONI
Vittorio Malagutti
per "Il
Fatto Quotidiano"
A voler credere
alle rassicurazioni di Sonia Viale, l'avvocata leghista che a maggio è
stata promossa sottosegretario all'Economia (prima faceva l'assistente
del ministro Roberto Maroni), questa sembra proprio la volta buona per
fare chiarezza. "La Consob sta indagando", ha assicurato Viale il 25
novembre scorso rispondendo a un'interrogazione parlamentare. E' in
corso un'inchiesta a tutto campo sulle manovre azionarie in corso da
mesi attorno al gruppo di Salvatore Ligresti.
Rastrellamenti di
titoli, repentini ribassi seguiti da impennate altrettanto veloci. E poi
pacchetti di azioni intestati a non meglio precisati "soggetti terzi",
annunci di alleanze (quella con i francesi di Groupama) e complicati
aumenti di capitale.
Il fatto è che le
indagini della Commissione di controllo sui mercati (dove ancora non si
è insediato il nuovo presidente designato Giuseppe Vegas) si sono fin
qui avventurate in un mare incognito disseminato di società off shore,
banche che fanno melina, finanzieri con base tra la Svizzera e Panama
che sembrano troppo occupati per rispondere ai quesiti che arrivano da
Roma. Insomma, per il momento la situazione appare tutt'altro che
chiara. Forse è anche per questo che ambienti vicini ai Ligresti
garantiscono che la famiglia sta studiando un riassetto delle proprie
attività con base nel paradiso fiscale del Lussemburgo.
Nel senso che già
nel gennaio prossimo potrebbe essere deliberato il rimpatrio in Italia
di una pattuglia di società. E cioè la holding Starlife. E poi le
finanziarie Hike, Canoe e Limbo, che fanno capo a Jonella, Giulia e
Paolo Ligresti, i tre figli del patron Salvatore.
Parte da qui, dal
Lussemburgo, una complicata rete di partecipazioni che porta fino al
cuore del gruppo, la Fondiaria assicurazioni ora in grave crisi
finanziaria. Trasloco in vista, quindi? Si vedrà. Certo è che al momento
l'album di famiglia dei Ligresti comprende, oltre a quelle citate, anche
altre finanziarie lussemburghesi dove sono transitati in tempi recenti
decine di milioni di euro.
E' il caso della
Mermer international. O della Valadon. Quest'ultima, creata nel gennaio
del 2008, a maggio di quest'anno aveva già esaurito la sua missione, ed
è finita in liquidazione. Nel frattempo Valadon ha fatto da sponda a una
complessa operazione immobiliare che ha fruttato profitti multimilionari
ai Ligresti, che dichiarano di possedere il 49 per cento del capitale
della stessa Valadon. Il nome del socio di maggioranza resta invece un
segreto ben custodito negli archivi di qualche notaio lussemburghese.
Quanto alla Mermer
international, si sa che fa capo alla Sinergia, un'altra società del
finanziere e immobiliarista siciliano. Nel bilancio di Mermer troviamo
una partecipazione nella Imco (un'altra sigla di casa Ligresti) e, al
passivo, un prestito obbligazionario per 16 milioni.
La sorpresa è che
il controllo sui conti di questa finanziaria lussemburghese è affidato
alla Gordale marketing limited, che avrebbe sede nientemeno che a Cipro,
un altro paradiso fiscale. Un salto in Spagna e approdiamo alla
Minoritaria holding, anche questa targata Ligresti ma gestita da
Giancarlo De Filippo, 73 anni, residente a Montecarlo, amministratore
tra l'altro della Monaco capital partners, una finanziaria con sede ai
Caraibi, nell'oasi fiscale delle British Virgin islands.
De Filippo,
conosciuto in Costa Azzurra come un uomo d'affari dal patrimonio
personale a dir poco florido, frequenta Ligresti da un paio di decenni.
Non per niente lo troviamo anche nel consiglio di amministrazione della
Marina di Loano, controllata da Fondiaria, ma il rapporto, consolidatosi
negli anni, potrebbe aver fruttato anche altri affari in comune.
La Consob indaga.
Per adesso, però, appare ancora lontano da una soluzione il giallo più
intricato. In sintesi: da almeno dieci anni c'è un pacchetto del 9 per
cento circa della holding dei Ligresti, la Premafin quotata in Borsa, di
cui non è mai stato chiaro chi siano i reali proprietari. C'è una banca,
il Credit Agricole di Ginevra che lo amministra per conto terzi. E stop.
Fine delle informazioni.
A partire dal 2009
la quota si è assottigliata fino al 2,6 per cento, ma il Credit Agricole
ha comunicato questa notizia alla Consob solo in ottobre di quest'anno.
E solo dopo essere stata sollecitata a farlo dalla Commissione.
Particolare importante: Premafin è la stessa società che si appresta a
chiedere al mercato 225 milioni con un aumento di capitale. I soldi,
come è già stato annunciato, arriveranno in buona parte (145 milioni)
dalle casse dell'assicurazione francese Groupama.
Prima, però, la
Consob però vuole vederci chiaro sulle manovre di Borsa che hanno
preceduto l'annuncio dell'alleanza con Groupama. Compreso l'ingresso
sulla scena del finanziere bretone Vincent Bolloré, che tra agosto e
settembre ha rastrellato sul mercato il 5 per cento di Premafin.
La Commissione
vorrebbe anche capire una volta per tutte chi sarebbero i soggetti terzi
che detengono il pacchetto intestato al Credit agricole e i loro
rapporti con i Ligresti. Erano investitori autonomi o semplici
prestanome? Questo in breve l'interrogativo da chiarire. Facile a dirsi.
Perchè il Credit Agricole si è mosso con grande flemma (eufemismo),
prima ritardando le comunicazioni sulla quota detenuta fiduciariamente.
E poi inviando un
quesito alla «Commissione sull'interpretazione delle norme in materia.
Quandoi poi la Consob ha finalmente ricevuto l'elenco dei reali
proprietari delle azioni Premafin, ha scoperto che erano in gran parte
schermati da società con base a Panama o in altri paradisi fiscali. Come
dire che potrebbero servire alcuni mesi per risolvere quest'ultimo
rebus. 21-12-2010]
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CREDIT SUISSE
ALLARGA IL CONSORZIO PER LIGRESTI...
S. Bo. per il "Corriere
della Sera" - Stretta del Credit Suisse sui consorzi di
garanzia per gli aumenti di capitale di Premafin e Fonsai. Le adesioni
sarebbero state chiuse ieri e il pool comprenderebbe 5-7 banche, fra
italiane ed estere. Nel corso della prossima settimana verranno definite
le quote di inoptato eventualmente assegnabili a ciascun istituto.
Gli aumenti sono
stati fissati fino a 250 milioni per la holding di Salvatore Ligresti e
fino a 460 per la compagnia di assicurazioni e Groupama si è impegnata a
investire, fra sottoscrizione di nuove azioni e acquisto dei diritti dai
Ligresti, 145 milioni. Premafin a sua volta riverserà nella
ricapitalizzazione di Fonsai un centinaio di milioni. Ciò significa che
gli aumenti, che dovrebbero essere effettuati a metà 2011 a condizioni
di mercato, potrebbero chiudere con un ipotetico inoptato massimo fino a
450-460 milioni circa.
Il Credit Suisse,
guidato in Italia da Federico Imbert, ha già garantito la sottoscrizione
preliminare di tutto l'inoptato e ora con il consorzio ripartisce il
rischio. Fra gli istituti contatti potrebbero esserci Rbs, Ing, Mps,
Bpm. Nel frattempo non risulta ancora arrivato alla Consob il quesito
sulla obbligatorietà dell'Opa, eventualità che farebbe ritirare Groupama
dall'operazione. Teoricamente c'è tempo fino a metà del prossimo anno ma
le assemblee che attribuiranno ai rispetto board le deleghe per gli
aumenti si terranno nei primi mesi del prossimo anno (quella di Premafin
è già stata convocata per metà gennaio). È logico però che il mercato si
aspetti una certezza sul punto dell'Opa e quindi sulla praticabilità
delle operazioni al più presto possibile.
20-12-2010
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PREMAFIN:
Unicredit chiude il dossier. Delibera sul caso Premafin (dai giornali).14-12-2010]
REGALI DI
NATALE...
"Prestiti Premafin verso il rinnovo. Unicredit esposta per 300 milioni.
Oggi si firma il rifinanziamento a favore della holding del gruppo
Ligresti, poi il consorzio per gli aumenti" (Repubblica, p. 33).
Ricomparse sane e salve le statuette di Gesù Bambino, misteriosamente
sparite dai presepi delle case dei banchieri coinvolti. Ora si può
festeggiare serenamente il Santo Natale. Perché come dice il proverbio,
"Banchiere avvisato, mattone salvato".22-12-2010]
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ligresti affair - Gli intrecci affaristici di don
salvatore con Capitalia-unicredit (leggi Geronzi) sono
già costati quest’anno quasi 100 milioni di perdite ai
piccoli azionisti di Fondiaria - ma anziché rafforzare
Sai-Fondiaria si briga e si traffica per rafforzare
Premafin, controllata da Ligresti! - Quindi la compagnia
vende immobili per centinaia di milioni (giornali di
ieri) mentre le banche (giornali di oggi) rinnovano
prestiti per oltre 200 ml ...ma alla holding Premafin! -
Ma non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e
non farle vendere immobili? - E perche’ Groupama entra
in Premafin (se entra) e non direttamente in Sai
Fondiaria?...
1
- BANKOMAT PER DAGOSPIA
Volete la prova di come funziona il capitalismo di
relazione all'italiana? Vi avevamo gia' avvisati, ma
oggi i giornali confermano senza ammetterlo quanto
Dagobankomat vi voleva far notare nei giorni scorsi:
anziche' rafforzare la Sai Fondiaria direttamente e
subito, che ne ha bisogno, si briga e si traffica per
rafforzare soprattutto Premafin dei Ligresti che la
controlla.
Quindi la compagnia vende immobili per centinaia di
milioni (giornali di ieri) mentre le banche (giornali di
oggi) rinnovano prestiti per oltre 200 ml ...ma alla
holding Premafin! Che così possa meglio sottoscrivere la
sua parte di aumento di capitale in Sai Fondiaria. Dei
quali 40 milioni pero' devono poi riuscire dalle casse
Sai e rimborsare debiti alle banche stesse.
Ma
non era meglio finanziare tout court SaiFondiaria e non
farle vendere immobili?
E perche' Groupama entra in Premafin (se entra) e non
direttamente in Sai Fondiaria?
Peraltro amici milanesi ben introdotti mi confermavano
che il problema finanziario e' Premafin e quel che tutti
sanno - ma non va divulgato - e' che l'ing. Ligresti e'
anziano e i figli sono bravi ma forse non del suo
livello.
Ma
allora perche' insistere a finanziare e rafforzare
Premafin? Perche' interessa Premafin alle banche? Non
sarebbe meglio tutelare patrimonio, clienti e creditori
di SaiFondiaria anche a costo di non avere più' i
Ligresti che la controllano?
Siamo sinceri, e' un po' un sistema a rovescio.
2
- PER LIGRESTI PALAZZI D'ORO - PAGA UNICREDIT -
FONDIARIA SI INDEBITA CON LA BANCA PER GLI APPALTI DEL
SUO AZIONISTA
Vittorio Malagutti per "il
Fatto Quotidiano"
Gli intrecci affaristici dei Ligresti con Capitalia
(leggi Cesare Geronzi) e poi con Unicredit che l'ha
assorbita sono già costati quest'anno quasi 100 milioni
di perdite ai piccoli azionisti di Fondiaria. A tanto
ammonta la svalutazione messa a bilancio dalla compagnia
milanese per la sua quota nella banca guidata da
Federico Ghizzoni. Per questo sembra piuttosto fuori
luogo l'euforia che ieri in Borsa ha accolto i titoli
Fondiaria, in rialzo del 6 per cento e più dopo
settimane di continui ribassi.
La
fiammata si spiegherebbe con la cessione di due immobili
che ha fruttato oltre 70 milioni di euro di plusvalenze
per il gruppo assicurativo. C'è poco da festeggiare,
però, perchè almeno uno di questi affari sembra
l'ennesima replica di un copione già andato in scena più
volte. Funziona così. La banca, in questo caso
Unicredit, mette i soldi sotto forma di prestiti.
I
Ligresti si prendono il grosso degli utili. E ai soci di
minoranza, quando va bene, restano le briciole. Questa
volta tutto ruota attorno a un palazzo per uffici nella
periferia nord di Milano, poco distante da San Siro.
Fondiaria lo ha venduto a Unicredit per 63,5 milioni
realizzando un profitto di 13 milioni. Questo però è
soltanto l'ultimo capitolo di una storia più lunga.
Tutto comincia nel dicembre 2006 quando l'Immobiliare
Lombarda, una società di Ligresti poi fusa con
Fondiaria, compra per 10,7 milioni un'area edificabile a
Lampugnano. Il venditore è il Comune di Milano, guidato
da Letizia Moratti, che evidentemente non sa che farsene
di quei terreni. Ligresti non compra a caso. A pochi
metri di distanza ci sono i palazzoni di un centro
direzionale di Unicredit che da tempo progetta di
allargarsi.
Affare fatto. Ad agosto 2007 la banca all'epoca guidata
da Alessandro Profumo paga 12 milioni al gruppo
Fondiaria come acconto per l'acquisto dell'immobile che
verrà costruito su quell'area. Già che c'è, a fine 2007,
la banca accorda anche un mutuo decennale di 10 milioni
che serve a saldare il conto con il Comune di Milano.
Quindi, ancora prima di posare la prima pietra del
palazzo che dovrà comprare, Unicredit ha già versato al
gruppo Ligresti, tra prestiti e acconti, ben 22 milioni
di euro. Il fatto che Ligresti sia anche azionista e
consigliere di amministrazione dello stesso Unicredit è
ovviamente una semplice coincidenza. O forse no.
Adesso bisogna cominciare a costruire. Niente paura, ci
pensa Ligresti. La società Crivelli, proprietaria del
terreno per conto di Fondiaria, appalta i lavori alla
Marcora, un'impresa di costruzioni milanese che fa capo
alla famiglia del finanziere. La progettazione del
palazzo viene invece affidata alla Miprav, un'altra
azienda targata Ligresti.
Bilanci alla mano si scopre che Crivelli, cioè
Fondiaria, ha pagato alla Marcora, cioè Ligresti, 11
milioni nel 2009 e altri 12 milioni quest'anno. Miprav
invece ha ricevuto un compenso complessivo di un milione
circa. I soldi, ancora una volta, arrivano in gran parte
da Unicredit, che ha concesso un altro mutuo da 10
milioni alla Crivelli.
Sono tutti affari che corrono sul filo del conflitto
d'interessi. C'è un grande gruppo come Fondiaria che
versa decine di milioni a società che fanno capo al suo
azionista di maggioranza. Proprio per questo niente
viene lasciato al caso. Ci sono perizie ad hoc che
servono a garantire che gli appalti vengano assegnati a
valori di mercato. Sta di fatto che il conto finale,
compresi gli interessi sui prestiti di Unicredit, lo
paga Fondiaria, quotata in Borsa con migliaia di piccoli
azionisti.
Arriviamo così all'ultimo capitolo. Nei giorni scorsi
Unicredit ha firmato il contratto di acquisto del
palazzo di Lampugnano. Prezzo: 63,5 milioni, con un
profitto, come detto, di circa 13 milioni per la
compagnia di assicurazioni. Queste risorse fanno più che
mai comodo a Fondiaria in rosso di ben 430 milioni nei
primi nove mesi dell'anno. La cessione di palazzi e
altre attività non basta però a tappare le falle.
Non per niente la compagnia ha annunciato per i prossimi
mesi un aumento di capitale per un massimo di 460
milioni. Anche Premafin, la holding dei Ligresti, farà
la sua parte sottoscrivendo la sua quota di aumento
grazie al sostegno fornito dal gruppo francese Groupama.
Fin qui il riassetto messo a punto nelle settimane
scorse.
Un
riassetto che però deve ancora passare l'esame della
Consob. Le banche sperano vivamente nel via libera della
Commissione. La sola Premafin è indebitata per 322
milioni. E il primo della lista tra i creditori è
proprio Unicredit. 02-12-2010]
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MA IL DIAVOLO FA SOLO LE PENTOLE (E I BUCHI)...
Poi uno prende il Cetriolo quotidiano, che non ha
padroni imbarazzanti, e scopre la relatà in un perfetto
paginone di Vittorio Malagutti (p. 14), uno che non lo
beccherete mai a moderare certe tavole rotonde o a
insegnare in master maleodoranti. "Per Ligresti, palazzi
d'oro. Paga Unicredit. Fondiaria si indebita con la
banca per gli appalti del suo azionista. Triplo
conflitto d'interessi: socio, debitore e controparte di
affari immobiliari". Ma vuoi vedere che ora a don
Salvatore tocca aumentare la pigione agli inquilini
Bocchino e Alfano, Masi e rampolle Geronzi, Brunetta e
generali ex Sismi?
02-12-2010]
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FONSAI: CHIUSA CESSIONE DUE IMMOBILI, PLUSVALENZA DI
CIRCA 70 MLN...
Radiocor - Il gruppo FonSai ha concluso
la vendita due immobili a Milano. La plusvalenza
complessiva, secondo quanto appreso da Radiocor, e' di
circa 70 milioni. Si tratta del palazzo di Piazza
Cordusio, venduto per 105 milioni per una plusvalenza
intorno a 55 milioni, venduto alla Sorgente sgr, tramite
il fondo immobiliare Donatello. L'altro immobile, la cui
cessione era stata anticipata da Radiocor, e' in via
Cambi, zona Lampugnano, venduto per poco piu' di 63
milioni a Unicredit Real Estate, con una plusvalenza
circa 15 milioni.30-11-2010]
FONSAI: J.LIGRESTI, NON ABBIAMO PREOCCUPAZIONI SU
AUMENTO CAPITALE...
Radiocor - 'Non abbiamo preoccupazioni
sull'aumento di capitale. Speriamo solo sia veloce la
determinazione del processo. Ora ci penalizza
l'incertezza del contesto generale'. Lo ha detto a
Radiocor la presidente di Fondiaria Sai, Jonella
Ligresti, al termine dell'odierno consiglio di
amministrazione della compagnia assicurativa, che la
scorsa settimana ha annunciato il progetto di un aumento
di capitale da 460 milioni di euro, 100 dei quali
verranno dalla controllante Premafin che, a sua volta,
intende lanciare un'operazione da 225 milioni con
l'appoggio di compagnia francese Groupama.
Ci
sono una serie di passi procedurali da fare, ha
ricordato Ligresti precisando che 'entro pochi giorni
sara' posto il quesito alla Consob' che riguarda la
partecipazione della Groupama all'aumento Premafin.
7.
FONSAI: MARCHIONNI, NOSTRO PORTAFOGLIO INVESTIMENTI E'
SANO...
Radiocor - 'Tradizionalmente, il nostro
titolo perde piu' del mercato, ma recupera anche piu' in
fretta. Il nostro portafoglio di investimenti e' sano,
ancorche' soggetto a variabili e oggi e' piu' soggetto a
incertezze e speculazioni', anche a causa
dell'annunciato aumento di capitale. Cosi' Fausto
Marchionni, a.d. della compagnia, interpellato da
Radiocor a proposito del calo della quotazione.
'L'assicurazione e' un business di lungo periodo e
quindi dobbiamo dare certezze, non possiamo fare voli
pindarici. Abbiamo il 17% investito nell'immobiliare,
che e' una percentuale alta. Le indicazioni che abbiamo
su Solvency 2 ci dicono che sembra essere la scelta
giusta', nota Marchionni al termine dell'odierno cda
della compagnia. Le FonSai hanno perso oggi il 5,6% in
Borsa.01-12-2010]
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GERONZI-ONZI-ONZI - Tutti gli analisti stanno ripetendo
in questi giorni che il gruppo Ligresti è tenuto in vita
artificialmente dalle banche - Unicredit ha ereditato
una forte esposizione dalla ex Capitalia di geronzi,
Mediobanca, sempre gerovital in mezzo, ha impiegato un
miliardo nelle emissioni obbligazionarie di Fonsai - la
consob indaga da quando non è uscito l´ex presidente
Cardia (liason Letta-Geronzi)...
Giovanni Pons per "la
Repubblica"
La vicenda finanziaria che sta interessando il gruppo
Ligresti in queste settimane è il paradigma di ciò che
può succedere in un mercato protetto e poco evoluto come
quello italiano. Tutti gli analisti stanno ripetendo in
questi giorni che il Nav (valore patrimoniale netto)
della holding di Ligresti è pressochè nullo, e che di
conseguenza il gruppo è tenuto in vita artificialmente
dalle banche.
Unicredit ha ereditato una forte esposizione dalla ex
Capitalia, Mediobanca ha impiegato un miliardo nelle
emissioni obbligazionarie di Fonsai. Negli ultimi due
anni sono state fatte operazioni infragruppo che hanno
danneggiato Fonsai e beneficiato i piani alti, quelli
dove la famiglia è più esposta.
Di
fronte al calo in Borsa di Fonsai il titolo Premafin è
stato tenuto artificialmente alto dal fatto che la
famiglia controlla direttamente, indirettamente e in
maniera schermata, una quota molto elevata del capitale
tanto da aver abolito il prestito titoli a chiunque
voglia fare una scommessa al ribasso.
La
Consob sta indagando su tutto questo ma solo da quando è
uscito l´ex presidente Cardia, prima il gruppo Ligresti
godeva di un occhio di riguardo, come quando ha evitato
l´Opa su Fondiaria nel 2003.
Per uscire dall´angolo Ligresti ha chiamato in suo
soccorso Bollorè e Groupama ma impostando ancora una
volta operazioni poco rispettose del mercato e degli
azionisti di minoranza, non a caso le quotazioni stanno
scendendo ogni giorno di più.
Non ultimo intorno al gruppo si combatte una battaglia
di potere per non far cadere le partecipazioni sensibili
(Rcs, Mediobanca, Pirelli, Unicredit, Impregilo) nelle
mani sbagliate. Mettendosi nei panni di un investitore
estero, perché mai dovrebbe impiegare dei soldi in un
paese che non condanna casi come quello appena
descritto?
29-11-2010]
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una colletta
per totò - C’è poco da fare. Gli investitori proprio non
si fidano di Ligresti. Sono ancora troppi i rischi e gli
interrogativi intorno all’operazione studiata per
salvare le sue società - Dopo il rifiuto delle
principali banche italiane toccherà al Credit Suisse
prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni
ancora oscuri - perchè mai bollorè dovrebbe pagare un
prezzo supplementare per poi ricevere in cambio una
semplice partecipazione di minoranza
Malagutti per "Il
Fatto Quotidiano"
Riveduto e corretto
dopo quasi un mese di infruttuose trattative con le
banche, il salvataggio del gruppo Ligresti è stato
accolto dai fischi degli operatori finanziari. La
holding Premafin, che lunedì sera ha annunciato una
nuova versione dell'aumento di capitale già reso noto a
fine ottobre, ieri ha perso in Borsa l'1,9 per cento.
E' andata ancora
peggio per le azioni Fondiaria-Sai, il cuore della
galassia, che hanno chiuso in ribasso del 3,4 per cento.
Con questo scivolone, l'ennesimo, il calo del titolo
nelle ultime tre settimane ha raggiunto quasi il 30 per
cento.
C'è poco da fare. Gli
investitori proprio non si fidano. Sono ancora troppi i
rischi e gli interrogativi intorno all'operazione
studiata per portare fuori dalle secche le società che
fanno capo a Salvatore Ligresti . Dopo il rifiuto delle
principali banche italiane toccherà al Credit Suisse
prendersi il rischio di gestire un affare dai contorni
ancora tutt'altro che chiari.
Uno dei pochi punti
fermi è che nelle prossime settimane Premafin chiederà
soldi al mercato con un aumento di capitale. Chi lo
sottoscriverà? Di sicuro saranno della partita i
francesi della compagnia di assicurazioni Groupama, che
verseranno circa 145 milioni per arrivare a controllare
il 17,1 per cento circa di Premafin.
Ligresti e famiglia
invece cederanno al gruppo transalpino i loro diritti
d'opzione scendendo dal 51 per cento attuale al 34 per
cento. A parte i due soci principali non ci sarà certo
la coda degli investitori per partecipare all'operazione
. Non per niente, lunedì sera, è stato abbandonato il
prezzo di 1,1 euro per azione inizialmente fissato a
fine ottobre. Con le quotazioni che viaggiano
abbondantemente sotto il livello di un euro nessuno si
sarebbe fatto avanti.
La nuova versione
dell'aumento di capitale resa nota lunedì prevede che il
prezzo di sottoscrizione venga deciso sulla base delle
condizioni di mercato. I francesi però sborseranno
comunque 145 milioni per comprare lo stesso numero di
azioni. Come dire che si sono impegnati a pagare di più
rispetto agli altri soci e il prezzo supplementare,
attraverso l'acquisto dei loro diritti d'opzione, finirà
dritto nelle tasche dei Ligresti.
L'attuale socio di
maggioranza riceverà quindi un premio per aprire le
porta al nuovo importante azionista. Il quale verserà
risorse fresche indispensabili per rimettere in
equilibrio i bilanci di Premafin e consentire alla
holding di sottoscrivere (secondo quanto annunciato
lunedì) un prossimo aumento di capitale della
controllata Fondiaria, a sua volta bisognosa di nuovi
capitali.
Domanda: perchè mai i
francesi dovrebbero pagare un prezzo supplementare per
poi ricevere in cambio una semplice partecipazione di
minoranza? Nessuno in Borsa crede che questo sia
possibile.
Il sospetto è che
Groupama abbia ricevuto garanzie precise sul futuro di
Fondiaria. Magari un'opzione d'acquisto da esercitare
non prima di alcuni anni. Ipotesi, semplici congetture
su cui si esercitano gli speculatori. Sta di fatto che
in base agli annunci ufficiali i francesi avrebbero
spuntato il solo diritto di essere consultati in caso di
cessione di Fondiaria o della controllata Milano. Troppo
poco per convincere il mercato. I conti ancora non
tornano perchè Groupama paga comunque un prezzo
giudicato fuori da ogni logica finanziaria viste le
quotazioni correnti di Prema-fin e di Fondiaria.
Toccherebbe alla
Consob fare chiarezza. Finora però la Commissione di
controllo non si è mossa. Vedremo se lo farà nelle
prossime settimane. 24-11-2010]
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13. POLLI DA SPENNARE...
Giovanni Pons per "la
Repubblica" - Quando c´è di mezzo la
famiglia Ligresti il piccolo azionista è trattato come
un pollo da spennare e l´operazione annunciata ieri sera
conferma l´insano principio. Groupama pagherà infatti un
enorme premio di maggioranza solo alla famiglia Ligresti
acquistando da questa i diritti dell´aumento a un prezzo
fisso e garantito. E consentendo loro di rimanere al 34%
senza tirar fuori soldi dai forzieri.
I piccoli azionisti,
bontà loro, dovranno invece sottostare agli umori del
mercato e vedere dove si attesterà la quotazione dei
diritti prima di decidere se conviene seguire
l´operazione. La contropartita francese di tutto ciò?
Probabilmente Jean Azema ha calcolato che così facendo
il valore di Fonsai e Premafin rischia DI diminuire e
per questa via rendere meno onerosa la presa del
controllo pieno sul gruppo.
[23-11-2010]
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FONSAI VENDE IL RISO DELLA CASCINA VENERIA...
Mar. Man. per "Il
Sole 24 Ore" - Riassetti, ma anche
cessioni. Mentre si attende la chiusura dell'operazione
di ingresso di Groupama in Premafin, appesa alla
disponibilità delle banche a formare il consorzio di
garanzia, Fondiaria Sai va avanti con il programma di
dismissioni. Come anticipato da Radiocor, entro fine
anno é prevista la vendita della storica Cascina Veneria
(725 ettari vicino a Vercelli), una delle più grandi
aziende risicole d'Europa nota per avere ospitato, nel
1949, le riprese del film «Riso Amaro», con Silvana
Mangano e Vittorio Gassman.
Il
complesso era stato di proprietà, nel passato, della
famiglia Agnelli. E ora sembra destinato a passare di
mano ancora una volta. L'acquirente resta top secret,
qualcosa in più si sa invece sul valore dell'operazione
che prevede una valutazione dell'asset attorno a 45
milioni. Abbastanza per garantire una discreta
plusvalenza. Che in tempi di vacche magre fa sempre
comodo.
18-11-2010]
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CERCASI SCONTO SU AUMENTO A PREMIO...
Vittoria Puledda per "la
Repubblica" - Un cauto ottimismo. Chi sta
lavorando al dossier sembra un po´ più rilassato sul
fronte dell´aumento di capitale Premafin, tanto che
qualcuno comincia a pensare che a breve possa essere
anche presentato il quesito alla Consob, per escludere
il rischio di Opa a carico di Groupama. Ma tutto
sommato, scommettere su un´ipotesi del genere significa
puntare alla quadratura del cerchio: ormai il prezzo in
Borsa di Premafin è lontano del 18% rispetto a quanto
era stato ipotizzato.
Allora, non è che le soluzioni possibili siano molte: o
si trova una strada "fantasiosa"; o qualcuno (qualche
banca) decide di rimetterci un po´ di soldi e
sottoscrivere l´inoptato; oppure si decide di ridurre il
prezzo dell´aumento di capitale. Sempre che, a sorpresa,
i Ligresti non ci mettano loro qualche soldino in più,
sull´aumento di capitale.16-11-2010
9.
GROUPAMA HA VOGLIA DI ENTRARE NEL LISTINO...
M. Mou. per "Il
Sole 24 Ore" - A pochi giorni dall'annuncio
a sorpresa dell'ingresso di Groupama in Premafin (145
milioni per il 18%) tornano a circolare le voci di un
imminente ingresso in borsa del gruppo mutualistico
francese. Sesta società del suo settore in Francia e
quindicesima in Europa, Groupama ha da tempo chiarito di
voler entrare nella top ten continentale.
Per farlo ha bisogno di una importante acquisizione e
per finanziarla di raccogliere denaro fresco sul
mercato. Quattro anni e mezzo fa il consiglio di
amministrazione aveva dato il via libera all'operazione.
E nel febbraio scorso, in occasione della presentazione
dei risultati 2009, i suoi massimi dirigenti avevano
ribadito che l'Ipo era più che mai di attualità. Poi un
lungo silenzio. Da Groupama insistono nel dire che per
il momento non ci sono novità e che quello in Premafin è
un investimento puramente finanziario che non
contribuisce a cambiare le strategie del gruppo. Ma
confermano che il mercato italiano è di grande
interesse. E Fondiaria-Sai è un boccone appetitoso.16-11-2010
. LIGRESTI ASSICURA CONTRO I RISCHI CAI...
G. D. per "Il
Sole 24 Ore" - Cai come Compagnia aerea
italiana, oppure come Club Alpino Italiano. A Salvatore
Ligresti, patron del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai,
scricchiolante sotto il peso di debiti e conti in rosso,
entrambe le sigle sono familiari. Già azionista della
nuova Alitalia-Cai, con un versamento di circa 50
milioni di euro che corrisponde al 4,42% del capitale
complessivo, l'ingegnere di Paternò ha visto nel Club
Alpino un'occasione per sviluppare l'attività nelle
assicurazioni.
Il
Cai, una libera associazione che ha per scopo
l'alpinismo, la conoscenza delle montagne e la difesa
del loro ambiente naturale, è un ente pubblico economico
per la struttura centrale, mentre le strutture
periferiche sono soggetti di diritto privato.
Fondiaria-Sai si è aggiudicata il lotto più importante
nella gara del Cai per i servizi assicurativi per il
2011. La compagnia di Ligresti assicurerà i rischi del
«soccorso alpino soci e non soci, infortuni soci in
attività sociale, infortuni istruttori e istruttori
sezionali, spedizioni extraeuropee», con offerta annua
pari a 1.233.915,4 euro. Azionista insieme ai «patrioti»
della Cai e assicuratore dei rischi delle vette per il
Cai: tra un anno Ligresti potrà fare il consuntivo di
quale attività sia stata più rischiosa.16-11-2010
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PREMAFIN: G.LIGRESTI, CDA NON DELIBERA AUMENTO,LAVORO SU
CONSORZIO...
Radiocor - 'Oggi non abbiamo deliberato
sull'aumento di capitale. Ci stiamo lavorando. Siamo
ottimisti'. Lo ha detto Giulia Ligresti, presidente di
Premafin, interpellata a proposito del previsto aumento
di capitale da 225 milioni che dovrebbe permettere
l'ingresso del gruppo francese Groupama nel capitale
della finanziaria che controlla Fondaria-Sai. Giulia
Ligresti stava lasciando la sede della societa' al
termine del Cda che ha esaminato i conti del terzo
trimestre 2010. E nel caso non venisse trovato un
accordo sul consorzio di banche che dovra' garantire
l'aumento di capitale? 'Si riunira' il Cda e si vedra'
il da farsi', ha risposto l'avvocato Fausto Rapisarda,
storico consulente del gruppo che accompagnava la
presidente Premafin.
11,11.10 |
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NICREDIT FA RESPIRARE LIGRESTI...
Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano"
- La famiglia Ligresti si prepara a incassare uno degli
ultimi "lasciti" della gestione Unicredit targata
Alessandro Profumo. Nelle casse della FonSai,
l'assicurazione che fa capo all'immobiliarista e
finanziere Salvatore Ligresti, tra i pochi sostenitori
del banchiere nella notte dei lunghi coltelli del
settembre scorso che ha determinato il cambio al vertice
della banca, stanno per arrivare 50 milioni di euro. Si
tratta del saldo per l'ampliamento della sede di
Unicredit Real Estate a Milano.
L'opera da circa 65 milioni sta per essere ultimata e a
fine mese avverrà il trasferimento della proprietà a
Unicredit che finora ha versato solo il 20 per cento del
totale. In attesa di affrontare i punti in sospeso, come
la quota in capo a Unicredit del debito della holding
Premafin di oltre 300 milioni, si avvia così alla
chiusura un pezzo della complessa partita di dare e
avere tra il costruttore siciliano e la "vecchia"
Unicredit che ad agosto era stata protagonista della
ristrutturazione del debito della finanziaria di
famiglia Sinergia e che sempre a Fon-Sai (e agli
americani di Hines) aveva affidato la realizzazione, in
corso, del suo nuovo quartier generale.
11.11.10 |
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FONSAI ALZA IL VELO SUI CONTI...
Vittoria Puledda per "la
Repubblica" - oggi è il giorno della
"prima" verità, quella sui conti Fondiaria, in attesa
che si alzi il velo sul consorzio di garanzia al piano
di sopra, in Premafin. Probabilmente non verrà detto
apertamente se si farà o meno l´aumento di capitale, ma
un po´ di conti si potranno fare: le attese sono per una
importante svalutazione delle partecipazioni Unicredit e
Generali (per una cifra più vicina ai 250 milioni che a
200) e al contrario per un piccolo incremento dei
parametri di solidità patrimoniale di Solvency, grazie
ad esempio alla vendita della Gesfid.
E
a proposito di cessioni, il gruppo non ha perso le
speranze di cedere Sasa e Liguria: i contatti con
Clessidra a quanto pare continuano. Se il prezzo non si
discostasse troppo da quello di carico, il vantaggio di
termini di Solvency sarebbe significativo. Ed è questo
in fondo l´obiettivo primario.
10-11-2010]
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1
- SE BERLUSCONI PIANGE, GERONZI NON RIDE: LA GUERRA PER
LE SPOGLIE DELL'IMPERO LIGRESTI
C'è un impero finanziario che a Milano sta vacillando in
maniera paurosa.
È quello costruito da Salvatore Ligresti, il Totuccio di
Paternò che a 78 anni potrebbe godersi la vita e i
quattrini accumulati fin da quando dopo la laurea in
ingegneria a Padova si è trasferito sotto la Madonnina
con un'irresistibile voglia di mattone.
Eppure per quest'uomo che nel '92 ha dovuto subire una
condanna per tangenti risolta con un paio d'anni di
lavoro ai servizi sociali, non sembra esserci pace. Il
suo colosso finanziario e assicurativo è al centro di
trattative convulse nelle quali sembra emergere un gioco
del cerino che vede protagonisti le banche fin troppo
generose, gli appetiti dei francesi con gli occhi dolci
e una montagna di quattrini.
A
questi soggetti "curiosi" ai aggiungono le autorità di
controllo come la Consob e l'Antitrust desiderose di
vedere chiaro sull'intreccio degli interessi e sugli
strappi in Borsa della holding Premafin con la quale
Totuccio controlla il Gruppo Fondiaria SAI composto da
oltre 100 aziende.
Al
suo destino sono interessati anche Mediobanca (dove il
Cavaliere di Paternò controlla l'8,6% del patto di
sindacato) e Unicredit, l'istituto che durante l'era
Profumo ha allargato i cordoni della Borsa. Dietro
queste due realtà c'è poi l'ombra lunga di Cesarone
Geronzi, il banchiere seduto sulla plancia di comando
delle Generali che lo ha sempre protetto e che è
interessato al futuro del secondo Gruppo assicurativo
italiano.
Il
gioco del cerino assomiglia per certi versi a quello
della politica romana dove si aspetta che uno dei
protagonisti faccia la mossa decisiva per mandare
definitivamente ai giardinetti l'anziano imprenditore di
Paternò.
Anche l'intervento dei francesi di Groupama, che hanno
dichiarato di voler mettere sul piatto 145 milioni per
rilevare in modo sopravvalutato il 17,9% della Holding
di Ligresti, solleva inquietudini nella famiglia del
costruttore. Si capisce benissimo che una volta messi i
piedi in casa, i parigini faranno piazza pulita del
management e prenderanno il bastone del comando.
Questa ipotesi potrebbe anche andar bene a Totuccio, ma
crea in lui e nei suoi tre figli un notevole malessere.
La più colpita è la primogenita Jonella, che a 23 anni
ha interrotto gli studi alla Bocconi per affondare le
mani nella finanziaria di famiglia. Oggi è la donna
manager più pagata d'Italia e in materia di compensi se
la batte con Marina Berlusconi.
Di
sicuro c'è che dal quartier generale di Groupama, dove
regna un ingegnere agricolo 57enne di nome Jean Azéma,
comincia a trapelare la voce che una volta andato in
porto l'operazione d'acquisto del 17% della holding, si
dovrà procedere a un rinnovamento profondo del
management. Il primo a saltare dovrebbe essere Fausto
Marchionni, il piemontese che dopo il diploma di
ragioniere e un'esperienza di cinque anni nelle cartiere
del Gruppo Burgo, nel 1966 è entrato in SAI fino a
diventare il braccio destro di Totuccio.
A
Milano gira la voce che per ragioni personali Marchionni
potrebbe rinunciare presto al suo incarico che gli
frutta più di 6 milioni di stipendio l'anno; al suo
posto c'è già chi vede Emanuele Erbetta, l'uomo al quale
nel 2008 è stata affidata la responsabilità del ramo
danni e del mercato di SAI. Le sue quotazioni sono in
rialzo, ma il profilo sembra inadeguato rispetto a
quello di un robusto capoazienda che sia in grado di
tenere a bada i francesi e destreggiarsi tra le banche.
Tra queste Mediobanca sembra essere la più interessata a
non mollare la presa in modo da pilotare il destino di
Ligresti e della sua famiglia. Purtroppo i due "alani"
Pagliaro e Nagel sembrano muoversi all'interno di un
salotto che è diventato molto più debole rispetto alla
Piazzetta Cuccia dei tempi antichi, ma il boccone di
Premafin e SAI con il pacchetto di partecipazioni
strategiche che l'anziano Ligresti ha ancora tra le
mani, è troppo appetibile per consentire che siano solo
i francesi (teleguidati da Geronzi) a chiudere il gioco
del cerino.
In
questo scenario il popolo bue dei piccoli azionisti è
tagliato completamente fuori, e non a caso Alessandro
Penati ha concluso il suo micidiale articolo di sabato
su "Repubblica" con queste parole: "la Borsa è diventato
un posto dove pochi privilegiati fanno gli affari
propri. Con i vostri soldi
11.11.10 |
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GRUPPO
LIGRESTI: effetto Parigi, debiti inferiori agli asset. Dopo
il blitz di Groupama sale il valore di Premafin nelle
holding personali. La Borsa ora vede l'aumento Fonsai (Il
Sole 24 Ore, pag. 41) L'operazione Ligresti-Groupama sotto
la lente Consob. (La Repubblica, pag. 27)[02-11-2010]
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IL PASTICCIO LIGRESTI-BOLLORè (MAGO GERONZO VIGILA SUL
TESORETTO) - IL 6,40% DI TITOLI PREMAFIN VENDUTO IN GRAN
SEGRETO DA Crédit Agricole è STATO parcheggiatO in Svizzera
COME fosse una "riserva" degli stessi Ligresti? e che a
rilevarne una quota sia stato proprio Bolloré? - ALTRO
MAGHEGGIO: L´accordo pare congegnato come un lasco patto di
consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo
congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e
indesiderata Opa a cascata sulla filiera....
1- PREMAFIN: CATRICALA', PRESTO PER VALUTAZIONI SU ACCORDO
CON GROUPAMA
Radiocor - 'E' un po' presto per fare
qualsiasi valutazione' sull'accordo che prevede l'ingresso
di Groupama in Premafin con una quota del 17%. Lo ha detto a
Radiocor il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala'.
'Ieri ci sono stati soltanto i primi contatti - ha aggiunto
- stiamo appena iniziando a studiare, bisogna innanzitutto
vedere se l'operazione si configura come una concentrazione,
se e' comunitaria e se ci sara' assegnata. Stiamo iniziando
ora, non c'e' ancora nessuna notifica'.
2- LA CONSOB STANA IL SOCIO OCCULTO DI LIGRESTI
Andrea Greco per "la
Repubblica"
Due nuovi enigmi per il caso Premafin. Il primo riguarda il
patto tra Ligresti e i francesi di Groupama, molto atteso ma
che - pubblicato ieri, a rigore di legge - si rivela poco
più che un accordo di consultazione tra gli imprenditori
italiani e i novelli soci, senza opzioni di acquisto né
penali se, fra due anni, gli attuali soci di controllo
scegliessero strade e partner diversi.
L´altro enigma si dipana attorno al 9% di Premafin custodito
nei forzieri di Crédit Agricole Suisse, fiduciaria che ne ha
venduto la gran parte. A fine ottobre del 2009 la quota era
scesa al 4,9%, ma lo sfondamento del tetto del 5% è stato
comunicato un anno in ritardo; per questo la banca francese
incorrerà in una sanzione nell´ordine delle decine di
migliaia di euro.
Non solo: la Consob, che da agosto indagava sui soci
stranieri di Premafin, venerdì (giorno dell´annuncio del
blitz di Groupama) avrebbe sollecitato Crédit Agricole
Suisse a precisare la quota, che nel frattempo era scesa al
2,59%. Date e numeri che non dissipano i dubbi dei più,
ovvero che quei titoli parcheggiati in Svizzera fossero una
"riserva" degli stessi Ligresti, e che a rilevarne una quota
sia stato proprio Vincent Bolloré, il finanziere bretone che
poco prima di Groupama ha rastrellato il 5% di Premafin.
Due lavori faticosi per la Consob, che a ore chiederà un
supplemento di informazioni ai protagonisti della vicenda.
Sempre a ore dovrebbe giungere la documentazione sul futuro
aumento di capitale in Premafin, e il quesito dei francesi
sul non obbligo dell´offerta pubblica di acquisto; perché in
caso di Opa tutta l´operazione salterebbe, come ribadito
ieri.
L´importante è fare presto, perché frattanto i titoli sono
tutt´altro che stabili. Ieri sono proseguiti i realizzi, con
Fondiaria-Sai in calo del 4,14%, Premafin del 3,96% e Milano
Assicurazioni giù del 3,06%. Gli investitori temono
soprattutto la ricapitalizzazione nella pedina maggiore del
gruppo, ma c´è anche il timore che il fascino speculativo
sulla filiera Ligresti si riveli un fuoco di paglia.
A giudicare dalle quattro pagine pubblicate ieri sera, il
primo estratto del patto parasociale, le novità eccitanti
per gli investitori - specie di minoranza - sarebbero
infatti ben poche. Soprattutto, non ci sarebbe alcuna
opzione di acquisto nel termine dei due anni stabiliti, come
si poteva pensare dal comunicato di settimana scorsa.
La premessa, nota, è che per il prossimo biennio non cambi
nulla, a parte l´ingresso di Groupama con il 17% previo
acquisto di tutti i diritti di una ricapitalizzazione da 225
milioni su Premafin. Quindi, nel periodo, i Ligresti non
potranno vendere azioni Premafin, né Premafin la quota di
controllo di Fonsai, né Fonsai le azioni di Milano.
Detto ciò, qualora «dopo lo spirare del termine si
presentasse l´occasione di una cessione o di un´operazione,
Groupama verrà consultata al fine di elaborare una posizione
comune relativamente alla stessa e alle sue modalità,
nell´interesse delle società coinvolte». Ma niente di più:
né put&call, né veti, penali o possibilità di rivalersi sui
Ligresti, se "tradissero" i francesi nel 2012.
L´accordo pare congegnato come un lasco patto di
consultazione, probabilmente per non incappare nel controllo
congiunto tra le parti, che farebbe scattare una costosa e
indesiderata Opa a cascata sulla filiera. 03-11-2010]
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. PREMAFIN: PRIMI CONTATTI INFORMALI GROUPAMA CON CONSOB E
ANTITRUST...
Radiocor - Primi contatti di Groupama con
Consob e Antitrust sul dossier Premafin. Il gruppo
assicurativo francese, secondo quanto risulta a Radio cor,
ha avviato 'contatti informali' con l'organo di sorveglianza
della Borsa e con l'Autorita' per la concorrenza, sulla scia
dell'accordo che prevede l'ingresso di Groupama con il 17%
in Premafin in occasione di un aumento di capitale.
Groupama ritiene che l'Antitrust di riferimento sia quello
italiano, e non quello europeo, perche' non si tratta di
un'acquisizione ma di una semplice presa di partecipazione.
Comunque, il gruppo francese considera, spiegano alcune
fonti, che non sussista obbligo di notifica all'Antitrust
perche' l'operazione non comporta una concentrazione nel
settore assicurativo italiano, non determinandosi un
controllo esclusivo o congiunto da parte del gruppo francese
su Premafin-FonSai.[03-11-2010
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PREMAFIN: GROUPAMA RILEVA 17,8% PER 145,7 MLN,
LIGRESTI SCENDE AL 35%...
Radiocor - Groupama entra in Premafin
con una quota del 17,89% nell'ambito di un aumento di
capitale complessivo da 225,6 milioni, in opzione ag li
stessi azionisti Premafin, cui sara' soggetta la
finanziaria dei Ligresti. L'operazione, precisa un
comunicato, 'e' finalizzata a raccogliere risorse
finanziarie necessarie per il rafforzamento patrimoniale
della societa' e della controllata Fondiaria Sai'.
Groupama sottoscrivera' nuove azioni Premafin per 115,7
milioni e acquisira' tutti i diritti di opzione degli
aderenti al Patto per 30 milioni: post aumento di
capitale deterra' il 17,89% del capitale votante mentre
la famiglia Ligresti scendera' al 35,78
4.PREMAFIN: IL PATTO NON CEDE LE ASSICURAZIONI PER 2
ANNI...
(Adnkronos) - Gli aderenti al Patto di
controllo di Premafin si sono impegnati, per un periodo
di due anni a far data dall'esecuzione dell'operazione,
a non cedere le loro partecipazioni in Premafin e,
insieme a Premafin, a non cedere il controllo diretto e
indiretto di Fondiaria-Sai e di Milano Assicurazioni.
Successivamente, qualora si intenda dar luogo a tali
cessioni, Groupama dovra' essere previamente consultata.
"Riteniamo che l'impegno finanziario di Groupama
rappresenti un segnale forte di fiducia nel nostro
Gruppo. Il rafforzamento patrimoniale che ne seguira'
consentira' a Premafin di affrontare gli impegni e le
sfide del futuro con maggiore forza e serenita'". Cosi'
Giulia Maria Ligresti, presidente e ad di Premafin,
commenta la decisione del cda di oggi.
'In cda e' andato tutto bene, il voto e' stato unanime'.
Cosi' il consigliere di amministrazione Oscar Pistolesi
uscendo dal Consiglio di amministrazione di Premafin,
dopo la delibera dell'aumento di capitale di 225,7 mln.
5.PREMAFIN: GROUPAMA, INVESTIMENTO FINANZIARIO, QUOTA
MASSIMA 20%...
Radiocor - Per il gruppo assicurativo
francese Groupama l'investimento in Premafin e' di tipo
finanziario e la quota potra' salire fino a un massimo
del 20% a seconda dell'andamento dell'aumento di
capitale. Lo ha detto a Radiocor una portavoce di
Groupama, raggiunta nel quartier generale parigino della
compagnia.
'Per noi e' un investimento finanziario. L'Italia e' il
primo mercato internazionale del gruppo ed e' logico che
in questo contesto ci sia l'interesse all'opportunita'
di rilevare una partecipazione in occasione dell'aumento
di capitale', ha detto la portavoce. La quota, prevista
e' al 17% nel caso di integrale esercizio dei diritti di
opzione spettante agli azionisti e potra' salire fino ad
un massimo del 20% a seconda dell'esercizio dei diritti
di opzione.
PREMAFIN SOSPESA IN BORSA INSIEME A FONSAI...
(ANSA) - Premafin e Fonsai sono
temporaneamente sospese dalle negoziazioni di Piazza
Affari. Lo comunica in una nota Borsa Italiana-29-10-2010]
6.
P. LIGRESTI, GROUPAMA? ASPETTIAMO ESITO CDA...
(ANSA) - Paolo Ligresti, vicepresidente
di Premafin non smentisce l'ipotesi di un ingresso di
Groupama nel capitale della holding che controlla
Fondiaria Sai. "Il cda è alle 11" ha detto all'ANSA
entrando nella sede della società. A chi gli chiedeva se
c'é da aspettarsi una decisione sull'arrivo nel capitale
della compagnia di assicurazioni francese il figlio di
Salvatore Ligresti ha rinviato all'esito del cda: "ora
c'é il cda". Paolo Ligresti ha escluso una riunione
anche del board di Fondiaria Sai.29-10-2010]
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PREMAFIN: BOLLORE' SALE AL 5% DEL CAPITALE DAL 2,38%...
Radiocor - Vincent Bollore' raddoppia
la puntata in Premafin. Il finanziere ed industriale
francese ha portato al 5,015% la quota nella societa'
che controlla Fo ndiaria-Sai dal 2,385% che risultava al
29 settembre, come emerge dalle comunicazioni a Consob
sulle partecipazioni rilevanti. L'operazione e' avvenuta
il 21 ottobre. La quota e' ripartita tra la Financiere
de l'Odet (2,732%) e la Financiere du Perguet (2,283%).
31.10.10 |
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FA
CALDO NEL PALAZZO PARIOLINO DI LIGRESTI - PRENDE CASA IL
MINISTRO DELLA GIUSTIZIA (DI TUTTI MENO UNO), DIAVOLETTO
ALFANO, E SI RITROVA COME DIRIMPETTAIO UN ARMENO AGLI
ARRESTI DOMICILIARI ACCUSATO DI OMICIDIO - MA IL VERO
PERICOLO ARRIVA DAGLI ALTRI CONDOMINI: MASI, BOCCHINO,
BRUNETTA, LE SORELLE GERONZI, GENERALI DEI SERVIZI, ETC.
- PERCHé, PUR AVENDO CASE DI PROPRIETà, LOR SIGNORI
VANNO TUTTI IN AFFITTO DA LIGRESTI? AH SAPERLO...
Angelino Alfano visto da Frassetto
A
cura di Enrico Arosio e Primo De Nicola per "L'espresso"
Gli inquilini del complesso residenziale ai Parioli dove
si è trasferito il ministro della Giustizia Angelino
Alfano sono di pessimo umore. La polizia penitenziaria
di scorta al ministro ha requisito uno spazio della
strada pari almeno a 15 posti auto preziosi come l'oro.
L'arrivo di Alfano e famiglia nel compound, di proprietà
del costruttore Salvatore Ligresti, ha vieppiù
nobilitato il parterre di inquilini (tutti in affitto)
tra cui spiccano il deputato finiano Italo Bocchino, il
direttore generale Rai Mauro Masi, il ministro Renato
Brunetta con la compagna Tiziana Giovannoni, le sorelle
Benedetta e Chiara Geronzi, figlie del presidente delle
Generali Cesare Geronzi.
Diverso è il caso dell'inquilino del primo piano, Arthur
Asatryan, armeno (ma parla russo) arrestato nel giugno
2008 dai carabinieri con l'accusa di essere coinvolto
nel tentato assassinio, in un ristorante di via Veneto,
di un cittadino greco accoltellato una decina di volte e
ciò nonostante scampato alla morte. Sullo sfondo, uno
scenario di mafie russo-armene, con sanguinose rivalità
di clan.
Caso vuole che Asatryan, che ha scontato un periodo di
arresti domiciliari nella palazzina, sia proprio il
dirimpettaio del ministro della Giustizia. Una
circostanza imbarazzante che, nell'assegnare
l'appartamento ad Alfano, gli amministratori del
complesso non hanno considerato e che ora mette a
disagio il Guardasigilli. L.I.
22-10-2010]
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TRADIMENTO IN PIAZZETTA - PERCHÉ LIGRESTI E BOLLORÉ SI
SONO ALLEATI? L’INGRESSO DEL FINANZIERE FRANCESE IN
PREMAFIN È LA RISPOSTA AL TENTATIVO DI MEDIOBANCA DI
DETRONIZZARE DON SALVATORE, APPROFITTANDO DEI DEBITI DI
FONSAI & C. - L’OPERAZIONE NAGEL-PAGLIARO RESA POSSIBILE
DALL’USCITA DA MEDIOBANCA DI GERONZI VERSO GENERALI. MA
è LO STESSO GEROVITAL CHE ATTIVA BOLLORé PER IL
SALVATAGGIO LIGRESTI...
Fabrizio Massaro per "Milano Finanza"
«Sì, lo so perché lei mi chiama, ma io non posso dire
niente dopo quell'articolo di oggi del Sole 24 Ore
dettato da Mediobanca. Se volete sapere delle cose,
fatevele dire da loro. Io non dico niente, sono
vicepresidente di quella compagnia e qualsiasi cosa dica
è price sensitive. Non mi fido di nessuno, dunque non le
faccio nessuna dichiarazione». Click.
Così giovedì 14 ottobre un Massimo Pini furioso evitava
ogni domanda o commento su Fondiaria Sai e sulle voci di
un pressing di Piazzetta Cuccia per sostituire
l'amministratore delegato Fausto Marchionni o innestare
nel gruppo manager graditi alla banca.
Se
dunque le bocche sono cucite sul tema della crisi della
galassia assicurativa che fa capo a Salvatore Ligresti,
da FonSai alla controllante Premafin, nel suo sfogo di
pochi secondi al telefono Pini confermava
un'indiscrezione finora solo sussurrata nei palazzi
della finanza milanese: è ormai guerra aperta tra
Mediobanca e Ligresti.
Il
quale ha però trovato un alleato in Vincent Bolloré,
finanziere francese molto attivo in Italia fra Generali
(di cui è vicepresidente), Mediobanca e Pininfarina. Ma
come sono potuti arrivare a tanto Ligresti e Mediobanca?
Non era, la loro, un'alleanza blindata, suggellata da
Enrico Cuccia?
Effettivamente Ligresti è stato dalle origini legato a
Piazzetta Cuccia. Due volte la banca d'affari lo ha
tenuto in piedi: nel 1989, quando guidò la quotazione di
Premafin travolta dai debiti, e nel 2001-2002, quando
mise in salvo Fondiaria facendola passare da una
Montedison sotto l'assedio dei francesi alla Sai, fino
alla fusione fra le due compagnie assicurative.
Fu
proprio per finanziare quell'operazione, orchestrata da
Vincenzo Maranghi, che Mediobanca sottoscrisse i primi
prestiti subordinati di FonSai; che poi con integrazioni
successive sono arrivati agli attuali 1,04 miliardi in
scadenza nel 2016-2017, su un indebitamento complessivo
di 1,77 miliardi. È per questo motivo che Mediobanca è
fra le banche più attente allo stato di salute di FonSai
e all'evoluzione delle operazioni che la famiglia
Ligresti e l'ad del gruppo, Fausto Marchionni, hanno in
cantiere per ridurre l'indebitamento e rafforzare i
ratio patrimoniali della compagnia.
In
particolare, si tratta di cessioni di asset immobiliari,
come la Torre Velasca e il palazzo in piazza Cordusio a
Milano, e il porto di Loano e della possibile vendita
della controllata Liguria Assicurazioni (che incorpora
anche parte della compagnia Sasa).
Lo
stato di salute di FonSai, terza compagnia assicurativa
in Italia, non è dei migliori ma non è certo critico,
secondo le letture degli analisti. Il solvency ratio,
che misura il livello di patrimonializzazione in campo
assicurativo, è sceso dal 150% del 2007 a 106% di metà
2010, «ben sotto il punto di pressione di 120%», scrive
Exane Bnp Paribas in un recente report. Ciò per due
motivi: da un lato l'impatto dei decreti Bersani sulle
assicurazioni, dall'altro l'alta esposizione ai mercati
italiani, pari a 5,1 miliardi di investimenti, di cui
800 milioni in sette grandi gruppi.
Fra questi ci sono Generali (0,99%), Mediobanca (3,8%),
Unicredit (0,25%) e la stessa Premafin (4%),
controllante di FonSai. La ripresa dei mercati e le
cessioni possono aiutare a far crescere questi
indicatori, mettendo in sicurezza la compagnia. La
necessità di nuovo capitale viene dunque considerata
solo lo scenario peggiore, possibile solo se non si
riusciranno a cedere asset e il mercato dovesse cadere
fino a far scendere gli indici sotto il 100%. In tal
caso si potrebbero chiedere al mercato fino a 500
milioni (la stima è di Banca Akros).
Approfittando di questa oggettiva debolezza del gruppo,
alcuni mesi fa Mediobanca, abbandonato il tradizionale
ruolo di sostegno all'azionista Ligresti, ha provato a
forzare la mano intimando a manager e proprietà:
efficientate la gestione della compagnia e riequilibrate
il patrimonio. Insomma, ciò che di norma un istituto
pretende da un cliente ordinario, non certo da un socio
storico per di più pattista e rappresentato in cda.
Un
atteggiamento che sarebbe addirittura sfociato nella
richiesta di avvicendamenti nel management, a cominciare
dalla figura dell'amministratore delegato, e nel
pressing per l'accelerazione nelle cessioni. In che
modo? Un episodio per tutti. Mediobanca è advisor per la
vendita di Liguria-Sasa (insieme con Kpmg): per la
compagnia plurimandataria ha prospettato come più
concreta l'offerta del fondo Clessidra, cioè un
investitore finanziario e non industriale, che in quanto
tale ha messo sul tavolo 250 milioni contro un valore di
carico di 300 milioni.
Di
fronte all'offerta in FonSai hanno storto il naso:
accettarlo significherebbe svendere. Marchionni potrebbe
dire sì solo in mancanza di altre offerte o se i tempi
di queste ultime fossero troppo lunghi. Ma in realtà il
manager vuole scommettere sul rilancio di Liguria-Sasa,
dalla scorsa primavera alle cure di Sandro Salvati e
ricca di circa 800 milioni di premi. Anche perché i
desiderata di Ligresti vanno in una direzione opposta a
quella di Mediobanca: non si vende nulla.
Marchionni insomma è tra due fuochi: da un lato deve
rispettare le volontà dell'azionista, dall'altro deve
fare fronte ai creditori, a cominciare proprio da
Mediobanca. Per il momento il manager sembra propenso ad
accettare solo l'arrivo di un direttore finanziario
capace di rendere più dinamica la gestione della cassa:
in questi giorni è già stato affidato l'incarico a un
cacciatore di teste.
Ma
se le cose dovessero mettersi male, Mediobanca non ha
fatto mistero di ipotizzare addirittura un passaggio del
gruppo in mani diverse dalla famiglia Ligresti. O almeno
l'arrivo di un soggetto, di sua fiducia, che possa
affiancare la famiglia nell'azionariato.
Uno scenario che l'Ingegnere vede come fumo negli occhi.
E per opporvisi ha trovato un alleato d'eccezione in
Bolloré. Per cominciare il finanziere bretone ha così
investito poco più di 8 milioni (una somma decisamente
modesta per la sua capacità d'investimento) per rilevare
il 2,4% di Premafin, la holding di controllo di FonSai.
Di fatto è il secondo azionista accanto a Ligresti, che
ha sempre tenuto ben strette le redini della
finanziaria.
Con quale vero scopo Bolloré ha affiancato Ligresti?
Mira forse a portare Groupama nel capitale di FonSai?
Oppure ha messo gli occhi sugli immobili più prestigiosi
del gruppo? Nulla di tutto ciò, assicura chi ha conosce
le cose di casa Ligresti. Bolloré si è schierato con
l'Ingegnere per fornirgli un sostegno finanziario e di
relazioni proprio per bilanciare le pressioni di
Mediobanca, di cui il finanziere è anche uno dei primi
soci con il 6% (potenziale) e membro del comitato
esecutivo.
In
questo contesto le sue Financiere du Perguet e
Financiere de l'Odet potrebbero crescere in Premafin
anche in misura significativa (magari rilevando azioni
ora in mano allo stesso Ligresti), nonostante prezzi non
di mercato: Premafin infatti quota a premio rispetto
alla controllata FonSai, a differenza di quanto avviene
di solito per le holding finanziarie.
In
questa veste potrebbe anche partecipare a un eventuale
aumento di capitale (o ad altra forma di finanziamento)
necessario per garantire a FonSai di procedere con
tranquillità alle dismissioni e al rafforzamento
patrimoniale, senza necessità di dover pensare a un
dividendo.
E
smorzando anche la tensione ai piani alti della catena
Ligresti, da Sinergia fino alle holding lussemburghesi
in cui sono raccolte le quote dei figli Jonella, Giulia
e Paolo. In queste settimane Premafin chiuderà con le
banche la rimodulazione dei 322 milioni di debiti (110
milioni verso Unicredit, 72,5 verso Mediobanca, a
seguire Intesa Sanpaolo, Bpm e Cariparma). La scadenza
dovrebbe essere spostata al 2014 con pegno sulle azioni
FonSai. E anche questo alleggerirà le tensioni.
C'è infine un altro aspetto strategico da considerare:
FonSai e Bolloré insieme rappresentano quasi il 10% di
Mediobanca e di fatto superano Unicredit. Una potenza di
fuoco da far valere dentro le stanze di Piazzetta
Cuccia, se ci saranno da far pesare (e contare) le
azioni. [19-10-2010]
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FONSAI: CLESSIDRA PRESENTA OFFERTA FINALE SU
LIGURIA-SASA...
Radiocor - Cessione di Liguria-Sasa da
parte di Fondiaria-Sai alle battute finali. Clessidra,
secondo quanto risulta a Radiocor, ha presentato questo
pomeriggio un'offerta definitiva e migliorativa per
rilevare la compagnia, mentre e' attesa nei prossimi
giorni la proposta vincolante dell'altro concorrente, la
compagnia americana Liberty International.
Cattolica, che era tornata in corsa in extremis, sembra
al momento defilata. Il prezzo della transazione e'
destinato ad abbassarsi rispetto alle stime iniziali
(350-400 milioni) e, con ogni probabilita', sara' anche
sotto i 300 milioni di euro a cui e' in carico
Liguria-Sasa nel gruppo FonSai.
[07-10-2010]
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CHI PREMIA PREMAFIN HA PASSAPORTO ESTERO...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Chi compra Premafin a prezzi
pari a tre volte il valore degli asset sottostanti?
Provate a chiederlo alla società, e vi dirà che non ha
informazioni specifiche. Provate a chiederlo ai gestori,
e vi diranno che non sono loro. Provate a chiederlo ai
trader di Piazza Affari, e vi diranno che non lo sanno.
Perché gli acquisti piovono dall'estero. Ma anche ieri
qualcuno ha comprato, visto che i volumi sono lievitati
a cinque volte la media.
Il
sospetto è che sia in atto un'azione di sostegno delle
quotazioni, forse per evitare che scatti il reintegro
delle garanzie. Che sarebbe un problema, visto che i
titoli dell'azionista di controllo sono tutti in pegno
alle banche. Per fortuna è arrivato Bollorè, e lui lo
dice perchè compra: perchè ama l'Italia. E per fortuna
anche FonSai, che è l'asset principale, si è risvegliata
in Borsa (+6,6%). Ancora non basta però a ridurre il gap
valutativo e soprattutto a spiegare perchè chi compra
Premafin sta comprando.[06-10-2010]
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BOLLORE':
SUPERA SOGLIA 5% IN MEDIOBANCA E IN PREMAFIN
SALE OLTRE 2%...
Radiocor - Vincent Bollore' ha
incrementato la partecipazione in Mediobanca superando
la soglia del 5% al 5,029% dal precedente 4,99%
dell'ottobr e 2003. L'operazione e' datata 29 settembre
scorso, mentre e' del 21 settembre l'ok dell'assemblea
del Patto di sindacato di Mediobanca a che il
finanziarie bretone possa salire dell'1% al 6% del
capitale. Bollore' ha rafforzato anche la sua
partecipazione in Premafin oltre il 2%: alla data del 22
settembre ha in portafoglio il 2,036% della finanziaria
che controlla Fonsai. L'agenzia Radiocor aveva rivelato
negli scorsi giorni che Bollore' aveva l'1,68% di
Premafin.
15.10.15 |
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10. FONSAI: RIMBORSATO BOND DA 180MLN CON 44MLN TITOLI
INTESA...
Radiocor
-
FonSai ha chiuso il rimborso del prestito convertibile
da 180,4 milioni emesso dalla controllata
SaiInternational nel 2004. Secondo quanto risulta a
Radiocor, il pagamento e' avvenuto, come da regolamento,
tramite la consegna di 44 milioni di azioni ordinarie
Intesa Sanpaolo, il cui controvalore, ai prezzi odierni,
e' di 104 milioni. L'emissione era stata lanciata a un
prezzo di scambio di 4,10 euro per azione, prezzo che
incorporava un premio del 35,13% rispetto alle
quotazioni di allora ma ben superiore ai 2,36 euro della
quotazione odierna di Intesa Sanpaolo.
01.10.10 |
BOLLORE': E' AZIONISTA PREMAFIN CON UNA QUOTA DELL'1,68%...
Radiocor -
Il gruppo Bollore' e' azionista di Premafin con l'1,68%,
per un valore netto contabi le di 6,1 milioni a fine giugno. E' la
novita' che emerge dalla relazione semestrale della Financiere de l'Odet,
una delle holding di testa del gruppo guidato da Vincent Bollore'. In
base al documento - consultato da Radiocor - la quota nella societa' che
e' controllata dalla famiglia Ligresti e cui fa capo Fonsai, e' stata
incrementata rispetto alla prima meta' del 2009, quando ammontava allo
0,59%, per un valore di 2,5 milioni. 01.10.10 |
Nei giorni scorsi si è spenta Giorgina Susini, moglie di
Salvatore Ligresti. La signora salì agli onori delle
cronache nel 1981, quando venne rapita e tenuta ostaggio
dal 5 febbraio al 27 marzo. Per la sua liberazione fu
pagato un riscatto di 660 milioni. Fatto curioso, i tre
autori del sequestro, dopo essere stati individuati,
sono morti (Antonio Spica in una discarica di Bollate
alle porte di Milano, Pietro Marchese nel carcere dell'
Ucciardone, mentre Giovanni Greco è scomparso nel
nulla).
29.09.10 |
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LIGRESTI: LA CAPOFILA STARLIFE GENEROSA SU VALUTAZIONE
PREMAFIN...
Radiocor - Valutazione generosa per
Premafin nel bilancio consolidato 2009 di Starlife,
holding lussemburghese capo-fila della famiglia Ligresti
che tramite Sinergia controlla Im.Co e il 20% di
Premafin. Nel rapporto, consultato da Radiocor, i titoli
Premafin sono contabilizzati per 126 milioni, pari a
1,52 euro per azione, a fronte di un valore di mercato
di 85,5 milioni all'epoca e di circa 66 milioni attuali
(0,80 euro la quotazione odierna) e quasi tutta la quota
(15%) era gravata da garanzie su prestiti.
Il
debito bancario consolidato di Starlife a fine 2009
ammontava a 359 milioni, (in discesa dai 468 milioni del
2008), essenzialmente ascrivibili a Sinergia. Il quadro
e' stato modificato il mese scorso con la
ristrutturazione con cui Sinergia ha ridotto
l'indebitamento finanziario netto agli attuali 293,2
milioni (dai 338,7 milioni a fine 2009), si sottolinea
d'altro canto dal gruppo Ligresti.
20.09.10 |
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DISECONOMY
"E Piazza Cordusio aiuta Ligresti per il polo
alberghiero con Fusi. Esaminata dai vertici della banca
la possibilità di partecipare a un aumento di capitale
riservato. Fonsai nel 2009 aveva rilevato da Sinergia
gli hotel del gruppo per 20 milioni. L'imprenditore
fiorentino Fusi è indagato nell'inchiesta sugli appalti
e ha lasciato la presidenza" (Repubblica, p.23). Niente
paura: c'è stato un periodo in cui anche Ligresti
lasciava le presidenze. Ma le grandi banche non lo hanno
mai mollato un secondo.
08.09.10 |
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8
- LIGRESTI: LUSSEMBURGHESE STARLIFE IN ROSSO DI 62MILA
EURO NEL 2009
Radiocor - Conti in rosso per Starlife,
la finanziaria lussemburghese della famiglia Ligresti
che controlla Sinergia ed e' quindi il primo anello d
ella catena di controllo del gruppo. Come emerge dai
documenti depositati nei giorni scorsi nel Granducato e
consultati di Radiocor, Starlife ha chiuso il 2009 con
una perdita di 62mila euro, dopo averne persi 71mila nel
2008. Lo scorso anno la holding ha registrato proventi
solo per 533 euro (6.200 nel 2008) contro oneri per
62.300 (77mila l'anno precedente), mentre gli asset sono
rimasti invariati a 10,4 milioni, cosi' come
l'indebitamento (1 milione).
In
base al rapporto 2009 le principali immobilizzazioni
finanziarie sono il 79,4% di Sinergia (la holding che
controlla il 20% di Premafin e che a inizio agosto con
una serie di operazioni ha ridotto l'indebitamento dando
in pegno alle banche i titoli Premafin) e il 99,9% della
spagnola Minoritaria Holding & Investments, per un
valore di libro complessivo di 9,8 milioni. Di entrambe
le societa' vengono segnalati i risultati 2008, da cui
emerge una perdita di 24 milioni per Sinergia e un rosso
di 6.855 euro per Minoritaria.
Quest'ultima - stando al bilancio 2 008 depositato in
Spagna - controlla direttamente il 5% della stessa
Sinergia e ha asset per poco piu' di 1 milione. La
societa', presieduta da Giancarlo Maria Raffaele de
Filippo, ha ricevuto nel 2002 un prestito di 766mila
euro dalla controllante Starlife a tasso di interesse
zero e di cui a fine 2008 restava un residuo di 547mila
euro. Starlife e' controllata con quote partitiche del
25% da Salvatore Ligresti e dai tre figli Jonella,
Giulio e Paolo. Del cda, in cui siedono solo Giulia e
Paolo, fa parte anche il finanziere elvetico Giorgio
Antonini, numero uno della ticinese Fidinam, la
fiduciaria fondata da Tito Tettamanti.
9
- FONSAI: MARCHIONNI, 2 OFFERTE PER LIGURIA-SASA,
CHIUDIAMO ENTRO ANNO
Radiocor - Per il polo assicurativo
Liguria-Sasa sono arrivate 'due offerte, una da parte di
Clessidra, e un'altra da parte di un fondo legato ad un
industriale'. Lo ha detto Fausto Marchionni,
amministratore delegato di Fonsai, a margine della
giornata di amicizia Italia-Libia. Secondo le stime
dell'amministratore delegato la chiusura dell'operazione
avverra' entro l'anno, 'anche se il perfezionamento
avverra' nel 2011'. 31-08-2010]
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. LA BOLLA PREMAFIN NON SI SGONFIA...
Giovanni Pons per "la
Repubblica" - La Consob ha chiesto al
gruppo Ligresti di spiegare come mai il titolo Premafin
è così sopravvalutato rispetto alle partecipazioni
possedute. Raccogliendo così le osservazioni di
Repubblica che indicava l´anomalia di un premio
esagerato, frutto forse di acquisti per sostenere la
quotazione e non distruggere il collaterale in mano alle
banche esposte coi Ligresti. Le spiegazioni rese paiono
piuttosto deboli. È vero che Premafin non è solo FonSai,
ma questa pesa l´84% a valori di Borsa.
È
vero che gli investitori preferiscono FonSai perché è
più liquida, ma anche perché nessuno presta titoli
Premafin per operare allo scoperto. È vero che Premafin
incorpora un premio di controllo ma il 300% è proprio
esagerato. Ma tutto sarà più chiaro se la Consob scoverà
i compratori finali, tutti esteri, attivi su Premafin da
mesi a questa parte.
28.08.10 |
Profumo allunga la vita a Ligresti, il costruttore al
quale nessun banchiere trova igienico dire di no - don
salvatore salvato con una commendevole partita di giro
tra controllate, con finta vendita della Tenuta Cesarina
e toppa posticcia ai debiti con Unicredit - Chissà che
ne pensa la Bankitalia di Drago Draghi, quella che ci ha
messo oltre 10 anni a capire che succedeva nella
banchetta di Denis Verdini....
Vittoria Puledda per
La Repubblica
Il
sistema bancario va di nuovo in soccorso di Salvatore
Ligresti. L´ingegnere di Paternò ha venduto per 76
milioni la Società Agricola Tenuta Cesarina -
controllata dalla holding di famiglia Sinergia - alla
ImCo, a sua volta controllata al 100% da Ligresti, la
quale pagherà grazie ad un finanziamento bancario.
I
termini della transazione, probabilmente ancora da
perfezionare in alcuni passaggi, prevedono che la ImCo -
capogruppo della famiglia per le attività di costruzioni
e partecipazioni immobiliari - raccolga mezzi freschi da
un pool di banche capitanate da Unicredit, per 130
milioni (con un finanziamento ponte di durata biennale,
cui dovrebbero partecipare anche Bpm, Mps e forse
Intesa, secondo fonti di mercato).
In
cambio, gli istituti di credito hanno però chiesto in
garanzia l´ipoteca sull´area in cui sorgerà il Cerba
(Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), nonché
l´85% delle azioni ImCo. Altri 20 milioni, secondo fonti
finanziarie, arriveranno alla società immobiliare da Ge
Capital, a fronte - anche in questo caso - di garanzie
reali (che si sommano ai 13 milioni di crediti che Ge
già vanta nei confronti di ImCo).
La
ImCo verserà dunque 76 milioni alla controllante
Sinergia per la Tenuta Cesarina (che lo scorso anno i
Ligresti avevano inutilmente cercato di vendere al
gruppo Fonsai, trovando però il disco rosso dell´Isvap).
La Tenuta ha terreni alle porte di Roma e si occupa di
allevamento di bovini e produzione di latte crudo e nel
2009 ha fatturato 755,5 mila euro ma ne ha persi un
milione (2 l´anno precedente).
ImCo, invece, nel 2009 ha perso 16,7 milioni di euro a
fronte di debiti bancari per 112 milioni, che hanno
portato a dare in garanzia l´intero pacchetto di azioni
Premafin (quasi il 10% della società quotata in Borsa,
svalutato per 5,5 milioni ma con minusvalenze latenti
ben più alte).
Sinergia incasserà da ImCo altri 10 milioni di rimborsi
legati alla gestione della tesoreria di gruppo e 22,5
milioni di dividendi. In tutto, 108,5 milioni,
esattamente il valore del debito scaduto lo scorso
giugno - e non rimborsato - verso Unicredit (88,5
milioni) e Ge Capital (20 milioni).
Le
quali, in buona sostanza, con l´operazione attuale hanno
spostato la loro esposizione verso Ligresti al piano di
sotto, da Sinergia a ImCo, dove peraltro ci sono le
partecipazioni immobiliari e i progetti di sviluppo di
fabbricati. Oltre al pagamento del debito scaduto di
Sinergia, ai Ligresti resteranno anche mezzi freschi in
ImCo che verranno utilizzati per finanziare la gestione
ordinaria della società.
Secondo voci di mercato, a breve Ligresti potrebbe
concludere anche un´altra operazione: la costituzione di
una società di gestione alberghiera, in cui
confluirebbero Ata Hotel e Una Hotel (gruppo Fusi). E
anche in questo caso ci potrebbe essere l´intervento di
Unicredit, attraverso un aumento di capitale dedicato.
Al progetto starebbe lavorando come advisor Banca
Leonardo.
[18-08-2010]
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5
- LIGRESTI: SCIOLTO NODO DEBITO, IMCO RILEVA CESARINA E
RACCOGLIE 130 MLN. SINERGIA CEDE LA TENUTA AGRICOLA ALLA
CONTROLLATA PER 76 MLN
Radiocor - Nel pieno dell'estate
Salvatore Ligresti conclude la sofferta ristrutturazione
del debito della holding di famiglia Sinergia.
L'operazione, secondo quanto risulta a Radiocor, si
impernia sulla vendita, da parte di Sinergia, della
Societa' Agricola Tenuta Cesarina per 76 milioni alla
controllata ImCo, che a sua volta raccogliera' nuovi
finanziamenti per massimo 150 milioni. Di questi, 130
milioni saranno erogati da un pool di banche capitanato
da UniCredit che, come garanzia, otterranno un'ipoteca
sull'area dove sorgera' il Cerba (Centro europeo di
ricerca biomedica avanzata).
La
transazione riflette una precisa strategia concordata a
meta' luglio dai cda delle holding di Ligresti e
focalizzata su 'una maggiore concentrazione degli asset
immobiliari e del debito bancario presso ImCo'. Imco
destinera' infatti buona parte dei 150 milioni ottenuti
dalle banche a Sinergia: 76 milioni per l'acquisto della
tenuta Cesarina, 10 milioni per rimborsi legati alla
gestione della Tesoreria di gruppo e 22,5 milioni come
dividendi.
In
tutto 108,5 milioni, esattamente l'ammontare del debito
di Sinergia, scaduto a fine giugno, nei confronti di Ge
Capital (20 milioni) e Unicredit (88,5 milioni). I
restanti 41,5 milioni saranno utilizzati da ImCo per
finanziare la gestione ordinaria. Dal gruppo spiegano la
vendita della Cesarina come 'un'operazione di
razionalizzazione delle partecipazioni'.
21.08.10 |
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- IL GRUPPO LIGRESTI FA CASSA CON GLI IMMOBILI DI MILANO ASSICURAZIONI E FONSAI
Massimo Sideri per
Corriere Della Sera - Dopo la Torre
Velasca messa in vendita solo poche settimane fa
da Fondiaria Sai ora tocca a un'altra società
della famiglia Ligresti, la Milano
Assicurazioni, mettere in vendita un palazzo
storico a Milano nella centralissima Piazza
Cordusio, tra via Cordusio e via Casati.
Secondo le prime notizie trapelate senza
conferme ufficiali il prezzo base dell'edificio
di 12 mila metri quadrati dovrebbe essere
superiore ai 100 milioni, a fronte di un valore
a bilancio di circa 51 milioni. La compagnia
assicurativa avrebbe già invitato una ventina di
soggetti a presentare delle offerte entro metà
settembre. Il gruppo, insomma, continua a fare
cassa.
Era stato lo stesso amministratore delegato di
FonSai, Fausto Marchionni, la scorsa primavera,
ad avvertire i soci che «il 2010 sarà un anno
difficile». E che il vento fosse cambiato era
emerso anche con il passo indietro di Ligresti
sul progetto Citylife dove prima dell'estate è
partito finalmente il finanziamento dopo che era
stato completato il riassetto societario: il
gruppo Lamaro (Toti) aveva trasferito la propria
quota (pari al 18,4%) a Generali e Allianz, che
ora detengono rispettivamente il 41,3% e il
31,5%. Mentre proprio Ligresti, che in un primo
tempo aveva chiesto di partecipare alla
ripartizione della quota, era rimasto invece
invariato al 27,2%. Si tratterà ora di vedere se
deciderà di esercitare anche l'opzione a vendere
dell'intero pacchetto, entro il settembre 2011,
alle Generali (che hanno già mostrato di essere
pronte).
06.08.10 |
13-
IMPREGILO: VIA LIBERA DELL'ANTITRUST A NUOVO PATTO
PARASOCIALE...
(Adnkronos) - Via libera dall'Autorita' Garante della
Concorrenza e del Mercato, all'accordo di rinnovo e modificativo
del patto parasociale di Igli (societa' titolare di una
partecipazione pari al 29,96% di Impregilo) perche' non
costituisce un'operazione di concentrazione. A renderlo noto,
attraverso un comunicato congiunto, sono i soci del patto: Argo
Finanziaria, Autostrade per l'Italia, Immobiliare Fondiaria-Sai
e Immobiliare Milano Assicurazioni.
L'accordo dopo l'ok dell'Antitrust, conclude nella nota,
"permane in vigore ai termini e condizioni previste".
10-07-10 |
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FIRENZE:
CHIUSA INCHIESTA AREA CASTELLO, FRA INDAGATI LIGRESTI
(Adnkronos) - La procura di Firenze ha chiuso l'inchiesta sulla
trasformazione urbanistica dell'area di Castello, nella zona
nord di Firenze, che appartiene a Fondiaria-Sai. Sono in corso
di notifica gli avvisi di conclusione delle indagini a 12
persone, fra cui, come anticipato oggi da alcuni quotidiani
locali, Salvatore Ligresti, presidente onorario di Fondiaria
Sai, e gli ex assessori comunali di Firenze Gianni Biagi e
Graziano Cioni. Gli avvisi di chiusura indagini sono stati
notificati anche a tre societa'. Tra i reati contestati a vario
titolo ci sono la corruzione e l'abuso d'ufficio. L'area di
Castello si trova sotto sequestro dal novembre 2008.
10.07.10 |
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SVINCOLI A MILANO PER L'USCITA DA CITYLIFE...
Mar. Man per "il Sole 24 Ore" -
Nuovo assetto, nuovi patti e nuove garanzie. Con la chiusura del
finanziamento da 1,4 miliardi, CityLife sembra pronta a
ripartire. Questo dopo una fase di stallo"societario" che ha
visto l'uscita di Pierluigi Toti con la vendita delle quote agli
altri soci Generali Properties e Allianz, mentre Salvatore
Ligresti che attraverso Immobiliare Milano Assicurazioni ha il
27,2% ha scelto di rinunciare al diritto di prelazione. In più,
proprio l'Ingegnere ha ottenuto una put con scadenza settembre
2011,ma ha assicurato:«non c'è alcuna ipotesi di cessione».
Detto,
fatto: il gruppo Fondiaria Sai, al pari degli altri soci, a
fronte del maxi finanziamento ha fornito alle banche garanzie
per sottoscrivere nei prossimi anni aumenti di capitale fino a
490 milioni. Resta un punto interrogativo: per ora, dopo la maxi
iniezione di capitale da parte del sistema bancario, le
ricapitalizzazioni non servono. Se ne parlerà in futuro: forse
tra 15 mesi quando l'Ingegnere potrà esercitare la put?
04.07.10 |
CITYLIFE MISTERY
Come mai per liquidare Marco Manata, ex direttore commercial
della società recentemente licenziato, Citylife ha sborsato 1,7
milioni di euro, ovvero due volte quello che avrebbe percepito
il dirigente se fosse rimasto sino alla realizzazione del
progetto? |
CITYLIFE: LIGRESTI, CON FONSAI SIAMO SOCI STABILI E NON
USCIAMO...
(Adnkronos) -
Il gruppo Fondiaria-Sai e' un socio stabile nel progetto
Citylife e non ha intenzione di uscire. Lo ha affermato il
patron del gruppo assicurativo, Salvatore Ligresti, al termine
di un pranzo di lavoro tenutosi nella sede di Mediobanca, al
termine di un cda dell'Istituto. 'Siamo soci stabili', ha
spiegato il patron di Fonsai. A chi gli chiedeva se il gruppo
intende uscire dal progetto per la riqualificazione dell'ex
Fiera di Milano, Ligresti ha risposto : 'No, noi siamo l'anima
di Citylife'. Il progetto, ha aggiunto, 'e' un'operazione
meravigliosa'.28.06.10 |
CITYLIFE: ACCORDO FATTO CON LIGRESTI, CONCESSA PUT A SETTEMBRE
2011...
Radiocor - I soci di Citylife hanno raggiunto un accordo sul
riassetto societario dell'immobiliare. Secondo quanto si
apprende, l'intesa prevede che Immobiliare Milano (gruppo
Ligresti) abbia una put da esercitare entro il settembre 2011
che consente all'ingegnere siciliano di uscire senza fornire
motivazioni vendendo a Generali.Il prezzo
di un'eventuale uscita sara' fissato guardando al valore piu'
alto fra il valore netto degli asset (il Nav) al momento della
cessione e l'equity investito dal gruppo piu' gli interessi
maturati. Generali, Allianz e Immobiliare Milano saranno,
inoltre, legate da un patto di sindacato che prevede
un'ulteriore opzione put, senza scadenza, per consentire a
qualunque dei soci di vendere agli altri in casi particolari
come eventuali disaccordi nella gestione del progetto.
18.06.10 |
LIGRESTI
(come vendere restando sempre al comando di CITYLIFE!) - LA
FONdiaria-SAI RINUNCIA AL DIRITTO DI RILEVARE IL 20% DEI TOTI e
don salvatore SI PREPARA ALL’USCITA DA CITYLIFE (ACCORDO CON I
SOCI DI MAGGIORANZA GENERALI E ALLIANZ) – MA PER VENDERE IL SUO
26,6% VUOLE 100 MLN€, CAMBIEREBBERO I PESI IN consiglio, MA NON
i vertici di CityLife (il presidente Maurizio Dallocchio, scelto
da Generali in accordo con Ligresti)...
Francesco
Manacorda per "la Stampa"
Salvatore Ligresti appronta una via d'uscita dal consorzio
CityLife dopo aver annunciato che non eserciterà più la
prelazione sulla quota messa in vendita dalla Lamaro della
famiglia Toti. La Fonsai, infatti, ha rinunciato al diritto di
rilevare pro quota il 20% dei Toti.
Una retromarcia dopo gli annunci delle scorse settimane che
dipende - spiegano fonti vicine al gruppo Ligresti - dall'aver
trovato un accordo con Generali e Allianz, i due soci forti di
CityLife. Fonsai avrà un'opzione «put» in base alla quale potrà
vendere loro nei prossimi mesi la propria partecipazione del
26,6% se dovesse decidere di uscire dall'iniziativa immobiliare
che cambierà il volto della vecchia Fiera di Milano.
Ma a che prezzo potrebbe vendere Ligresti? Mentre la quota Toti
passerà di mano - a questo punto se la divideranno Generali, che
prenderà poco meno del 14% e salirà al 40% e Allianz che con un
6,7% arriverà al 33,3% - in complesso a 40 milioni di euro,
Ligresti avrebbe chiesto una valutazione assai più favorevole:
circa 100 milioni per il suo 26,6%, considerando anche - è stata
la sua posizione - l'impegno che il suo gruppo ha avuto finora
nel promuovere l'iniziativa.
A comprare, nel caso Ligresti dovesse decidere di esercitare la
sua opzione, dovrebbero essere in larga maggioranza le Generali,
il cui Ceo Giovanni Perissinotto segue il progetto CityLife
molto da vicino e sta trattando in queste ore con lo stesso
Ligresti. Non è escluso nemmeno che in caso di esercizio della
«put» - bisognerà vedere se al prezzo d'affezione chiesto
dall'Ingegnere o a a una valutazione più bassa - il Leone possa
acquistare integralmente la quota, passando al 67%.
Anche Cesare Geronzi, il neopresidente delle Generali, che pure
non segue il dossier, ma che con Ligresti ha ottimi e antichi
rapporti, ha voluto ieri spiegare che «tutto procede senza
intoppi, senza ciò che si legge di confuso sulla stampa».
Oggi o al massimo domani, dunque i nuovi assetti saranno
ufficializzati dal cda di CityLife - che dopo la convocazione di
lunedì rimane ancora aperto - e parallelamente si potrà dare il
via libera al finanziamento da 1,4 miliardi (per il quale i soci
dovranno versare pro quota garanzie per circa un terzo dei
crediti ottenuti) e alla capitalizzazione della società per
circa 300 milioni.
Assai probabile che Generali e Allianz - forti a questo punto di
un 73% complessivo - stringano il patto di sindacato che era
previsto in origine, quando pareva che loro sole dovessero
rilevare la quota Toti. Al passo indietro di Ligresti
corrisponde infatti l'impegno di Generali e Allianz a seguire in
modo ancora più diretto l'iniziativa immobiliare.
Un primo segnale potrebbe essere l'arrivo nel consiglio della
società di Olivier Piani, il Ceo di Allianz Real Estate che
rappresenta il numero uno del mattone per il gruppo di Monaco.
Del resto anche le Generali hanno già nel cda di CityLife il
loro Giancarlo Scotti, che ricopre un ruolo analogo.
Se cambierà in parte la composizione del consiglio, anche per
tener conto dei nuovi pesi, i vertici di CityLife paiono invece
destinati alla riconferma: al presidente Maurizio Dallocchio,
scelto da Generali in accordo con Ligresti, e all'amministratore
delegato Claudio Artusi sarebbe già stato chiesto di rimanere.
[09-06-2010]
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7-
CITYLIFE: FONSAI, 'ORIENTATI A MANTENERE QUOTA INALTERATA'...
Radiocor -
Fonsai rinuncia all'acquisto della quota di Citylife messa in
vendita dal gruppo Toti. 'L'attuale orientamento della compagnia
- indica un porta voce - e' quello di mantenere inalterata la
propria quota in Citylife - pari al 27,2 % - e di trovare in
tempi brevi una soluzione condivisa con gli altri soci per la
migliore gestione dell'iniziativa' .
8-
CITYLIFE: GERONZI, TUTTO PROCEDE TRANQUILLAMENTE...
(Adnkronos)
- "Tutto procede tranquillamente senza cio' che si legge di
confuso sulla stampa". E' il commento, a margine dell'assemblea
dell'Isvap, del presidente delle Generali, Cesare Geronzi, sulla
ripartizione della quota del pacchetto detenuto finora dalla
Lamaro della famiglia Toti. Il Messaggero scrive che si andrebbe
verso una spartizione equa della partecipazione fra Generali e
Allianz, con Fonsai che rinuncerebbe alla propria quota.
CITYLIFE:
ACCORDO PIU' VICINO CON OPZIONE 'PUT' A LIGRESTI...
Radiocor
- Si
avvicina l'accordo per la soluzione di Citylife. Generali e Allianz -
secondo quanto risulta a Radiocor - hanno raggiunto un'intesa di massim
a con il gruppo Ligresti che prevede la rinuncia di quest'ultimo a
esercitare il diritto di prelazione sulla quota messa in vendita da Toti
(20%) in cambio della concessione a Ligresti di una opzione put che
consenta all'ingegnere di uscire dal progetto qualora sorgessero
differenze di vedute su Citylife. L'obiettivo e' arrivare con l'accordo
in tasca al cda di Citylife di domani pomeriggio in modo che il
consiglio possa dare il via libera all'operazione di rifinanziamento da
1,4 miliardi.
10.06.10 |
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la
mediobanca di nagel & pagliaro punta A COMMISSARIARE IL GRUPPO
LIGRESTI - L’obiettivo finale è sfilargli il bene più ambito:
Fondiaria sai, da vendere alla francese Axa in cambio del taglio
drastico dell’indebitamento (340 milioni) - Riuscirà don
salvatore a resistere, con Geronzi a trieste e senza lo sponsor
di maggior peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Fabio
Tamburini
per "Il
Sole 24 Ore"
«L'ingegnere è una roccia che non si sgretola, capace di
resistere nelle situazioni più difficili». Enrico Cuccia, a metà
degli anni 90, commentava così la determinazione con cui
Salvatore Ligresti era impegnato a difendersi in momenti
drammatici. Le inchieste della magistratura e l'indebitamento
elevato lo avevano messo a dura prova ma, alla fine, è riuscito
a spuntarla, pur pagando per la salvezza un prezzo elevato.
Talmente elevato che finì per incrinare i suoi rapporti con
l'allora amministratore delegato di Mediobanca, Vincenzo
Maranghi, accusato di avergli fatto pagare la solidarietà troppo
cara.
In
seguito, ritrovata piena vitalità, Ligresti è tornato al primo,
indimenticabile amore: l'attività di costruttore, impegnandosi
in progetti urbanistici importanti e dispendiosi. La grande
crisi non gli ha risparmiato difficoltà e preoccupazioni,
nell'immobiliare come in campo assicurativo.
E ora,
come spesso accade agli imprenditori che per crescere usano
troppo la leva del debito, c'è chi punta a cogliere l'attimo per
l'assalto al fortino di famiglia. L'obiettivo finale, molto
probabilmente, è sfilargli il bene più ambito: la Fondiaria Sai.
Per giocare d'anticipo un consigliere molto esperto, e abituato
al ruolo di grande vecchio, gli aveva suggerito circa un anno fa
di avviare una cura drastica, che prevedeva il sostanziale
ridimensionamento delle attività immobiliari.
Ma non
è stato ascoltato perché la roccia Ligresti non aveva, e non ha,
alcuna intenzione di ritirarsi dal settore.
Riuscirà a resistere? C'è almeno un banchiere, alla guida di un
istituto prestigioso, che non ne è convinto e che non gli
perdonerà la minima distrazione. Il suo suggerimento, certo non
disinteressato, è di rassegnarsi all'arrocco: la vendita di
Fonsai in cambio del taglio drastico dell'indebitamento,
lasciando ai tre eredi una fortuna di tutto rispetto.
L'occasione, viene detto, è a portata di mano: un'offerta della
francese Axa, interessata a un salto di qualità nella crescita
in Italia. L'alternativa è rassegnarsi a una sorta di
commissariamento, con Mediobanca pronta a indicare il fiduciario
da affiancare all'amministratore delegato di Fonsai, Fausto
Marchionni, impegnato a fronteggiare l'andamento negativo dei
settori danni e, in particolare, Rc auto, in cui la compagnia è
leader controllando il 25% del mercato italiano.
L'emergenza debiti è considerata in casa Ligresti un argomento
pretestuoso. Lo dimostrano un paio di considerazioni. Nel
dicembre 2008 la capogruppo di famiglia Sinergia, viene
spiegato, aveva un indebitamento intorno a 440 milioni.
Alcune
operazioni, piccole e grandi, hanno permesso di avviarne la
riduzione. Il passaggio di Atahotels a Fonsai e il successivo
acquisto di asset ha determinato un incasso netto positivo per
quasi 10 milioni. La cessione del complesso immobiliare di via
Ripamonti, a Milano, utilizzato per l'ampliamento dello Ieo,
l'Istituto europeo di oncologia, ha permesso di ottenerne altri
58 ( 24 milioni erano già stati versati nel 2007).
Il
risultato è che al 31 dicembre 2009 i debiti di Sinergia si sono
assestati a 340 milioni, con l'obiettivo di chiudere il 2010
sotto i 300 milioni. Nei primi mesi dell'anno, per esempio, sono
state rimborsate due linee di debito importanti. In totale 80
milioni, garantiti dal Monte dei Paschi di Siena. Il prossimo
appuntamento è il 30 giugno, quando scadono finanziamenti di
UniCredit per altri 108 milioni.
L'ingegnere sta preparando alternative adeguate. E sa che non
sono ammesse distrazioni anche se può contare su uno sponsor di
peso: il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.
[07-06-2010]
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1 -
DAGO-REPORT
Venerdì scorso il costruttore romano Pierluigi Toti (dotato
di quota RCS, 5%) si è sbarazzato, per esigenze di pronta
liquidità, della sua partecipazione in CityLife (l'ex Fiera
di Milano-vedi il pezzo a seguire) vendendola per 45 milioni
di euro ai due colossi assicurativi, già presenti nel
capitale di CityLife, vale a dire: Allianz e Generali.
Una
mossa che ha fatto inalberare l'altro socio dell'operazione
meneghina, don Salvatore Ligresti: con la divisione della
quota di Toti, infatti, il boss siculo del mattone e delle
assicurazioni (Fondiaria Sai) andrebbe in minoranza, sotto
la cappella di Generali e Allianz. No, non si può.
A
quel punto Don Salvatore ha rilanciato: cari signori, ecco
15 milioncini e mi compro un terzo della quota Toti. Così
riciccia al comando del big business dell'Expo milanese.
Dall'altra parte, davanti a tale offerta, i ragazzi di
Allianz e Generali si sono dati un pizzicotto per sentirsi
ben svegli: visto lo stato dell'arte in casa Ligresti, con
Nagel e Pagliaro di Mediobanca che premono da un pezzo per
costringere il testardo Ligresti a vendere la Fondiaria per
risistemare le partite debitorie; ebbene, ma dove li trova
15 milioni 15? Sottolo zerbino di casa?
La
risposta a tale quesito arriverà domani, quando Ligresti e
l'amministratore unico delle Generali, Ciccio Perissinotto,
si incontreranno a Milano, nella sede di piazza Cordusio,
per dibattere l'arduo argomento. (Fonti ben introdotte
sussurrano poi che i due colossi delle assicurazioni trovano
il socio Ligresti, come dire?, piuttosto scomodo).
Sotto il caso CityLife Generali-Ligresti-Allianz, non poteva
non brillare la silhouette di Cesarissimo Geronzi, il neo
presidente del Leone di Trieste, che ha sempre molto stimato
e protetto nel corso del tempo Don Salvatore (così come ha
sempre tenuto sotto la sua ala Toti). E l'establishment
economico finanziario italico è molto curioso (eufemismo) di
vedere come andrà a finire questo primo braccio di ferro fra
la rampante Trieste dei Perissinotto-Nagel-Pagliaro-Balbinot
e certe esigenze del 'capitalismo di relazione', corrente
economico-politica assai ben frequentata dalla
Gerontocrazia, da Tanzi a Ligresti.
2 - LETTERA
Caro dago, ho letto l'affaire Ligresti su Citylife. In
effetti sembra improponibile: come trova i denari Don
Salvatore se naviga nei debiti dentro Sinergia la sua
holding non quotata che solo a fine 2008, come scrive Fabio
Pavesi su Plus24, aveva debiti con le banche per 470 milioni
con un patrimonio di soli 100 milioni. Nel 2009 le perdite
di Fonsai e Milanno via Premafin non possono che essere
arrivate anche in Sinergia aggravando la posizione. Ti giro
il file con l'articolo del settimanale del Sole 24 Ore
Un saluto
3 -
ARCHEO - MILANO A PERDERE - CITYLIFE, IL NUOVO QUARTIERE CON
I GRATTACIELI A FORMA DI CAZZO, RISCHIA DI NAUFRAGARE - I
COSTI SONO LIEVITATI OLTRE IL PREVISTO E ALCUNI SOCI SONO
PRONTI A USCIRE - TOCCHERÀ ALLE BANCHE TENTARE IL
SALVATAGGIO SBLOCCANDO I FINANZIAMENTI RILEVANDO LA QUOTA
DEI TEDESCHI IN USCITA...
Vittorio Malagutti per "L'Espresso" (20/10/2009)
Si
è già mossa la Mediobanca di Cesare Geronzi. E di recente è
sceso in pista con grande impegno anche Massimo Ponzellini,
l'amico del ministro Giulio Tremonti che guida la Popolare
di Milano. Ma nonostante il gran via vai di manager e
banchieri, tra negoziati e incontri segreti, il caso
Citylife si sta facendo di giorno in giorno più complicato
da risolvere.
A
questo punto, prevedono i sempre più numerosi pessimisti, il
quartiere simbolo della Milano che verrà, con i suoi
grattacieli sghembi, il grande parco e il nuovo museo di
arte contemporanea, rischia di essere ridimensionato se non
addirittura di naufragare. Un flop clamoroso. E non solo per
il valore del progetto, ben superiore ai 2 miliardi di euro.
Il contraccolpo d'immagine sarebbe pesantissimo su una
metropoli che naviga con fatica verso l'Expo 2015 e deve già
fare i conti con il rovinoso declino dell'immobiliarista
(ex)rampante Luigi Zunino e dei suoi sogni di gloria, primo
tra tutti la lussuosa cittadella di Santa Giulia.
La
sostanza del problema si riassume in poche parole. I costi
del progetto Citylife, già molto elevati in partenza, sono
aumentati strada facendo. Da 1,7 miliardi previsti
inizialmente (anno 2005) si è arrivati a quota 2,1 miliardi.
Chi paga? I quattro partner del progetto si muovono in
ordine sparso. Solo le Generali, che possiedono una quota
del 26,6 per cento, hanno fin qui inviato qualche timido
segnale di disponibilità. Gli altri invece frenano.
E se il gruppo assicurativo tedesco Allianz, forte di un
altro 26,6 per cento, preferisce chiamarsi fuori in attesa
di una decisione condivisa, sono i due soci costruttori a
puntare i piedi. Cioè Salvatore Ligresti (26,6 per cento) e
la Lamaro della famiglia Toti di Roma (20,2 per cento).
Anzi, fonti vicine alla trattativa confermano che entrambi
(soprattutto i Toti) sarebbero pronti a sfilarsi
dall'impresa cedendo le loro azioni.
Niente da fare: di compratori nemmeno l'ombra. E allora
toccherebbe alle banche metter mano al portafoglio. In
effetti, in base al budget di partenza, la costruzione del
quartiere avrebbe dovuto essere finanziata per l'80 per
cento, cioè 1,4 miliardi, grazie a una linea di credito
garantita da un pool di banche di cui fanno parte i tedeschi
di Eurohypo (come capofila) insieme a Intesa, Mediobanca,
Popolare Milano, Unicredit e i francesi di Calyon.
La situazione di stallo è ben descritta nel verbale di una
riunione del consiglio di amministrazione di Generali
properties che risale al maggio scorso. "Dal giugno 2008",
si legge nel documento della società immobiliare del gruppo
assicurativo, "le banche finanziatrici hanno sospeso
l'erogazione del finanziamento (a Citylife, ndr) e non si
sono rese disponibili a finanziare l'importo finanziato pur
a fronte delle modifiche intervenute sul progetto".
Traduzione: niente soldi fino a nuovo ordine.
A dire il vero, gli unici davvero decisi a lasciar perdere
sono i capi di Eurohypo, che nei mesi scorsi ha rischiato il
fallimento ed è stata salvata con i soldi pubblici. Scottati
dai subprime e da un'esposizione sconsiderata nel settore
immobiliare, ora i tedeschi battono in ritirata. Le altre
banche delle cordata, invece, fin qui hanno fatto melina.
Temono di impegnarsi troppo in un progetto dal destino
incerto, senza contare che alcune di loro, in primo luogo
Intesa, ma anche Unicredit, hanno già il loro da fare per
gestire la patata bollente di Zunino.
A fine maggio il pool di finanziatori ha dato un segnale di
disponibilità versando 22 milioni di euro. Briciole.
Servirebbe un'intesa nuova di zecca che assicuri sostegno
finanziario fino al termine dei lavori previsto, nella
migliore delle ipotesi, entro dicembre 2014. Non c'è tempo
da perdere. Senza mezzi freschi i cantieri nell'area della
vecchia Fiera, non lontano dal centro città, rischiano di
fermarsi.
Lo sanno bene Maurizio Dallocchio e Claudio Artusi, la
coppia di vertice di Citylife. Il primo, un professore
bocconiano molto gradito a Ligresti, siede sulla poltrona di
presidente, mentre Artusi, manager di area Comunione e
liberazione, a fine maggio è diventato amministratore
delegato.
Così, nel pieno dell'estate, è partito il pressing dei
manager di Mediobanca e del banchiere Ponzellini della
Popolare di Milano. Quest'ultimo, mentre affianca Tremonti e
Umberto Bossi negli incontri con i piccoli imprenditori del
varesotto schiantati dalla crisi (a Vergiate venerdì 9
ottobre), si trova a suo agio anche al tavolo con i
tradizionali poteri forti, da Geronzi a Ligresti. Il
negoziato dura ormai da mesi e resta molto complicato, ma in
questi giorni sembra che si vada profilando un primo
compromesso.
Le banche, in sostanza, sarebbero pronte a sbloccare i
finanziamenti rilevando anche la quota dei tedeschi in
uscita. Il fabbisogno finanziario, però, dovrà essere
rivisto al ribasso e quindi è facile prevedere che Citylife
verrà ridimensionata rispetto al progetto di partenza.
Un progetto, nato e studiato ai tempi della bolla
immobiliare e del denaro facile, che ora stenta a tenere il
passo con i tempi nuovi. Il più disponibile ad appoggiare
concretamente il piano di rilancio è sembrato proprio
Ponzellini. E tra i suoi colleghi non c'è chi ha mancato di
far notare che la Popolare di Milano è l'unico tra gli
istituti coinvolti ad aver fatto ricorso ai Tremonti bond
per 500 milioni.
Adesso una parte di questi soldi andrebbe a finanziare un
affare immobiliare sponsorizzato dall'alta finanza invece
dei piccoli imprenditori messi alle strette dalla
recessione. Tutto il contrario di quanto auspicato
pubblicamente dal ministro dell'Economia nelle sue sparate
contro le banche.
Sui numeri e sui dettagli dell'ipotetico compromesso con i
creditori per il momento nessuno si sbilancia. Di certo, con
il mercato immobiliare ancora nel tunnel della crisi, sembra
poco praticabile la soluzione d'emergenza messa a punto nei
mesi scorsi.
Per limitare al massimo i nuovi esborsi sotto forma di
capitale di rischio o di prestiti bancari, i manager di
Citylife contavano di finanziare almeno in parte i cantieri
con la prevendita degli appartamenti, tutte abitazioni
signorili con prezzi superiori agli 8 mila euro al metro
quadro. La parte residenziale dovrebbe infatti essere
ultimata, e quindi messa sul mercato, prima di quella
destinata a uffici e negozi.
"L'iniziativa potrebbe finanziarsi tramite le prevendite",
si legge in un (ottimistico) documento interno di Citylife
che risale a pochi mesi fa. Facile a dirsi. In realtà lo
sboom del mattone ha reso tutto più difficile. Nonostante
l'ottimismo di facciata dei venditori, a fine settembre
erano stati siglati contratti solo per una cinquantina delle
circa trecento residenze già messe in vendita su un totale
di oltre mille che verranno realizzate.
In attesa che il mercato riparta diventa quindi sempre più
urgente l'intervento delle banche. Lo chiedono i manager di
Citylife. Ma anche la politica locale segue con
preoccupazione la vicenda. Per la giunta milanese guidata da
Letizia Moratti in parte è una questione di prestigio.
L'eventuale tracollo del progetto non sarebbe certo un bel
biglietto da visita per una Milano che si prepara a ospitare
l'Expo del 2015 già ridimensionata rispetto ai faraonici
piani di partenza.
Poi ci sono i soldi, molti soldi. I soci di Citylife si sono
infatti impegnati a finanziare la stazione della
metropolitana da costruire all'interno del quartiere. La
lista del regali alla città comprende anche il nuovo museo
di arte contemporanea. Dopo discussioni e polemiche, l'anno
scorso il progetto è stato affidato all'architetto Daniel
Libeskind.
Il nuovo palazzo, rivestito di marmo di Candoglia, avrà un
design a dir poco originale ('la torsione di un volume a
base quadrata in un corpo dal perimetro circolare' spiegano
gli addetti ai lavori). Costo previsto dell'opera: almeno
quaranta milioni di euro. Anche questi garantiti da Ligresti
e soci. "Apriremo il museo entro il 2011", disse il sindaco
Moratti a marzo dell'anno scorso. Ma non aveva fatto i conti
con i guai di Citylife.
18-05-2010]
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FONSAI:CANDIDATI PER LIGURIA-SASA ENTRO 3-4 SETTIMANE...
Radiocor - Mediobanca e Kpmg al lavoro per vendere il nuovo polo
assicurativo Liguria-Sasa del gruppo Fonsai. Si punta a chiudere
il processo di selezione dei possibili pretendenti, secondo quanto
risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, entro tre-quattro settimane. I
colloqui per la cessione per la piu' grande rete italiana di
agenzie plurimandato sono stati avviati in questi giorni. La nuova
realta' nata dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito
alla riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine
aprile, avra' una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un
patrimonio netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una
prevalenza del nord Italia.
15.05.10 |
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LA VETRINA DEI
LIGRESTI EVIDENZIA LA LIGURIA ...
R. Fi. Per "il Sole 24 Ore" - La famiglia Ligresti
stringe i tempi per le dismissioni non strategiche della
controllata Fondiaria-Sai. La compagnia, nonostante le perdite
2009 per 343 milioni di euro, non ha varato alcun aumento di
capitale ma si prepara a cedere attività no core e una parte del
patrimonio immobiliare. I tempi sembrano accelerati: Mediobanca e
Kpmg, ha riportato ieri Radiocor, sono per esempio al lavoro per
vendere il nuovo polo assicurativo Liguria-Sasa.
Fondiaria-Sai punta a chiudere il processo di selezione dei possibili
pretendenti di Liguria- Sasa entro tre-quattro settimane. Insomma,
i colloqui per la cessione per la più grande rete italiana di
agenzie plurimandato sono ormai avviati. La nuova realtà nata
dalla concentrazione tra Liguria e Sasa, in seguito alla
riorganizzazione di Milano assicurazioni approvata a fine aprile,
avrà una raccolta premi complessiva di 800 milioni, un patrimonio
netto di 200 milioni e una rete di 750 agenzie, con una prevalenza
del nord Italia. Difficile dire chi possa essere interessato alla
compagnia, ma proprio in queste ore è in Italia del numero uno di
Axa, Henri de Castries. Un manager che potrebbe essere interessato
a un primo colloquio con i Ligresti.
15.05.10 |
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LIGRESTI ASSICURA LINATE E MALPENSA...
G.D. per "Il Sole 24 Ore" - Salvatore Ligresti
assicura Linate e Malpensa. Il costruttore, tra i principali
interessati agli sviluppi immobiliari che potrebbero essere
sprigionati in Lombardia dall'Expo 2015, nonché azionista di
Alitalia-Cai (ha il 4,43%), assicurerà gli aeroporti di
Milano Linate e Malpensa contro i rischi di incendio. È la
polizza detta «all risks, eventi speciali e interruzione di
esercizio», che prevede il risarcimento di eventuali danni
materiali e l'estensione ai mancati ricavi da interruzione
dell'attività aeroportuale.
La Sea, la società di gestione controllata
dal Comune di Milano, «in esito alla procedura negoziata» ha
affidato il servizio al pool di coassicuratori Fondiaria Sai
(delegataria), con la controllata Milano assicurazioni
(coassicuratrice), entrambe controllate da Ligresti. Fanno
parte del pool due compagnie esterne, come coassicuratrici,
Sun Insurance office Ltd e Groupama. Il costo della polizza è
di circa 700mila euro per un anno.
12.02.02 |
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LE CODE DI NATALE
PER IL FONDO DI LIGRESTI...
A. Grass. per "Il
Sole 24 Ore" -
La passione di Salvatore Ligresti per le attività immobiliari
non è certo un mistero. Tanto che nel suo studio di Milano
l'Ingegnere ha organizzato due scrivanie: una per gestire
tutte le attività finanziarie e imprenditoriali di famiglia e
una dedicata ai soli progetti immobiliari.
Una
passione che inevitabilmente ha avuto alcuni riflessi sulla
controllata Fondiaria- Sai, compagnia che con l'operazione
Immobiliare Lombarda è diventata la maggiore acquirente
italiana di immobili degli ultimi anni. Compra oggi e
costruisci domani, l'esposizione nel settore di FonSai ha
superato così
il 14
% degli investimenti complessivi rendendo necessario un
riequilibrio del portafoglio.Un impresa? Non sembra.
L'appena
nato«Fondo Rho» in cui la compagnia guidata da Fausto
Marchionni ha conferito i primi 15 immobili sta registrando il
tutto esaurito presso gli investitori istituzionali grazie a
un rendimento del 6,7%. Era previsto che FonSai collocasse
entro il 2009 il 50% del fondo, per 120 milioni di euro, e in
pochi giorni ha venduto quote per 110 milioni. In queste ore
si stanno chiudendo gli accordi sulle ultime quote.
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DELIRIO DI POTERE PER TOTò – PRESO DALL’ENTUSIASMO BERLUSCONE,
ANCHE LIGRESTI INCIAMPA: NON RIESCE A RIMBORSARE UN PRESTITO BANCARIO DI
31 MILIONI – NON SOLO SCIOCCHEZZE IMPRENDITORIALI: I TRE FIGLI NON FANNO
NIENTE MA SI PORTANO A CASA DEI BONUS PAZZESCHI…
Ettore Livini per La
Repubblica
Si allunga la lista dei bei nomi della finanza italiana costretti
dalla crisi a rinegoziare la propria esposizione con le banche. Tra i
clienti bancari in ritardo con il pagamento dei debiti, da aprile, è
finito anche Salvatore Ligresti, azionista di
riferimento di Premafin-Fondiaria, socio di Mediobanca, Rcs e Generali e
titolare di un impero nel settore immobiliare e delle costruzioni.
Sinergia, la cassaforte dell´imprenditore siciliano, non è riuscita
ad onorare alla scadenza del 20 aprile un prestito di 31 milioni. E «d´accordo
con l´istituto erogante», come riporta il bilancio, ha rimborsato una
prima tranche di 12 milioni il 29 maggio «rinviando a un secondo
momento, nel quadro del complessivo riassetto del gruppo in corso di
elaborazione, il rifinanziamento o il rimborso del resto». Una strada
non proprio in discesa visto che il 9 novembre la società dovrà
trovare altri 108,5 milioni per chiudere un altro prestito.
A spiazzare la holding non è stato solo il momento difficile dell´economia
mondiale e i suoi riflessi sui conti del gruppo. Certo, le cose non
vanno benissimo, tanto che il 2008 di Sinergia è andato in archivio in
rosso di 24 milioni (contro i 4 dell´anno precedente). A far saltare i
conti è stato però l´intervento dell´Isvap su Tenuta Cesarina.
L´azienda agricola laziale controllata dalla cassaforte Ligresti
(1,3 milioni di ricavi e 2,2 di perdite l´anno) era stata
girata il 29 dicembre 2008 per 80 milioni in una partita infragruppo a
Milano Assicurazioni, società quotata in cui la partecipazione reale
della famiglia è solo del 18,8%. L´operazione era stata approvata dal
cda Milano con l´astensione dei tre fratelli Ligresti
per
il conflitto di interessi.
Astensione replicata anche per la vendita della catena alberghiera
Atahotels, passata negli stessi giorni per 30 milioni da Sinergia a
Fonsai e Milano.
L´operazione Atahotels è andata in porto il 27 maggio anche se il
prezzo, dopo una due diligence richiesta dai compratori, è stato
ridotto a 25 milioni. Le perizie immobiliari non sono invece bastate a
convincere l´Isvap, l´authority assicurativa, su Tenuta Cesarina.
«La Milano - spiega la holding - ha reso noto l´emergere di
difficoltà sull´autorizzazione Isvap». E visto che l´acquirente «avrebbe
potuto richiedere una significativa riduzione del prezzo», l´affare è
saltato. Ed è stato questo stop, conferma il bilancio, a far saltare il
pagamento del prestito di aprile.
Rinegoziare l´esposizione per Salvatore Ligresti,
visto il peso delle sue partecipazioni nel salotto buono e la fitta rete
di relazioni politico-imprenditoriali, non sarà troppo complesso. Certo
però la situazione patrimoniale di Sinergia, alla luce anche della
crisi del mattone, non è proprio rosea. La quota in Premafin è già in
pegno per metà e rispetto al valore di carico ha una minusvalenza
potenziale non lontana dai 40 milioni.
[20-08-2009]
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Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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