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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
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consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
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| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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Categoria:
Cronaca •
Società
Mediatrade/ Mediaset chiede di costituirsi responsabile civile
28/02/2012
Richiesta parte civile Agenzia Entrate e titolare un’azione
Milano, 28 feb. (TMNews) - Mediaset chiede ai giudici del processo
Mediatrade dove tra gli 11 imputati ci sono il suo presidente Fedele
Confalonieri e il suo vicepresidente Piersilvio Berlusconi di
costituirsi nel processo come responsabile civile rispetto al reato di
frode fiscale. La stessa richiesta è stata fatta da Rti. Rispetto al
reato di appropriazione indebita invece sia Mediaset sia Rti restano
parti offese.
Marco Bava, professionista di assemblea, titolare di una sola azione
Mediaset (ultimo dividendo 0,380 valore 6 euro e 39 centesimi nel 2009)
chiede di costituirsi parte civile e nell’ istanza scrive che a suo
parere Mediaset avrebbe dovuto chiedere di essere parte civile in
relazione ai danni ingenti che le sono derivati dal reato di
appropriazione indebita. Mediaset controllante al 100 per cento di
Mediatrade secondo Bava sarebbe stata danneggiata anche dalla frode
fiscale “perchè vi è stata una volontà consapevole di danneggiare il
patrimonio sociale per fini propri di ciascuno dei partecipanti
coinvolti nel reato”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiesto di costituirsi parte civile rispetto
alla frode fiscale.
I giudici hanno per il momento stralciato la posizione dell’imputato
Daniele Lorenzano a causa della malattia del suo avvocato, per poi con
ogni probabilità riunirla alla prossima udienza. Il difensore dell’ex
manager di Mediaset Roberto Pace ha chiesto la sospensione del processo
per il suo assistito perchè incapace di stare giudizio causa malattia. I
giudici dovranno decidere se ordinare o meno una perizia.
Il processo riprenderà il prossimo 13 marzo con la decisione sulla
costituzione delle parti. Intanto la Cassazione non ha ancora fissato
l’udienza in cui dovrà discutere del ricorso della procura di Milano
contro il proscioglimento di Silvio Berlusconi in relazione al caso
Mediatrade deciso dal gup Maria Vicidomini a ottobre scorso.
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l processo Mediatrade? Traslochi a Roma o Brescia
Le eccezioni dei legali
Commenti
Per i difensori il processo deve lasciare Milano
perché la frode fiscale sarebbe da contestare alla controllata di
Mediaset Rti, con sede nella capitale, e perché molti magistrati in
servizio nel foro ambrosiano hanno azioni della società
L'avvocato Ghedini
Milano, 13 marzo 2012 - Il
processo
Mediatrade, dove tra gli imputati di frode fiscale ci
sono il presidente
di Mediaset
Fedele Confalonieri e il
vicepresidente
Piersilvio Berlusconi, va
trasferito a Roma o a Brescia.
E' questo il contenuto delle
eccezioni
preliminari formulate questa mattina dai difensori
davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano.
Secondo gli avvocati
l'asserita frode
fiscale sarebbe da contestare alla controllata Rti con
sede nella capitale e non alla controllante Mediaset. Niccolò Ghedini,
legale di Piersilvio Berlusconi, ha chiesto il trasferimento del
fascicolo a Brescia a causa della disponibilità di azioni
Mediaset da parte di decine di magistrati in servizio
nel distretto giudiziario di Milano.
Ma questa eccezione sembra
superata dalla decisione già presa in mattinata dagli
stessi giudici
che rigettando la richiesta di costituzione di parte civile di Marco
Bava, professionista di assemblea e titolare di una sola
azione, avevano
escluso la possibilità di eventuali danni per gli azionisti.Il
difensore di Frank Agrama e di due cittadini di Hong Kong, invece, ha
spiegato che sul riciclaggio c'è difetto di giurisdizione perchè il
reato se c'è è stato commesso all'estero.
Mediatrade/ Mediaset chiede di costituirsi responsabile civile
28/02/2012
Richiesta parte civile Agenzia Entrate e titolare un’azione
Milano, 28 feb. (TMNews) - Mediaset chiede ai giudici del processo
Mediatrade dove tra gli 11 imputati ci sono il suo presidente Fedele
Confalonieri e il suo vicepresidente Piersilvio Berlusconi di
costituirsi nel processo come responsabile civile rispetto al reato di
frode fiscale. La stessa richiesta è stata fatta da Rti. Rispetto al
reato di appropriazione indebita invece sia Mediaset sia Rti restano
parti offese.
Marco Bava, professionista di assemblea, titolare di una sola azione
Mediaset (ultimo dividendo 0,380 valore 6 euro e 39 centesimi nel 2009)
chiede di costituirsi parte civile e nell’ istanza scrive che a suo
parere Mediaset avrebbe dovuto chiedere di essere parte civile in
relazione ai danni ingenti che le sono derivati dal reato di
appropriazione indebita. Mediaset controllante al 100 per cento di
Mediatrade secondo Bava sarebbe stata danneggiata anche dalla frode
fiscale “perchè vi è stata una volontà consapevole di danneggiare il
patrimonio sociale per fini propri di ciascuno dei partecipanti
coinvolti nel reato”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiesto di costituirsi parte civile rispetto
alla frode fiscale.
I giudici hanno per il momento stralciato la posizione dell’imputato
Daniele Lorenzano a causa della malattia del suo avvocato, per poi con
ogni probabilità riunirla alla prossima udienza. Il difensore dell’ex
manager di Mediaset Roberto Pace ha chiesto la sospensione del processo
per il suo assistito perchè incapace di stare giudizio causa malattia. I
giudici dovranno decidere se ordinare o meno una perizia.
Il processo riprenderà il prossimo 13 marzo con la decisione sulla
costituzione delle parti. Intanto la Cassazione non ha ancora fissato
l’udienza in cui dovrà discutere del ricorso della procura di Milano
contro il proscioglimento di Silvio Berlusconi in relazione al caso
Mediatrade deciso dal gup Maria Vicidomini a ottobre scorso.
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LEGITTIMO IMPEDIMENTO,
COMINCIA IL BORDELLO - DECISIONE TRA 2 GIORNI, CONSULTA SPACCATA (8 A 7):
Gli otto della maggioranza propenderebbero per una sentenza di solo parziale
bocciatura della legge - LA STRATEGIA DEL TRIDENTE SCHIERATO DAL CAINANO:
L’IMPEDIMENTO NON È AUTOMATICO, IL MAGISTRATO MANTIENE UNO SPAZIO DI
MANOVRA…
1- LEGITTIMO
IMPEDIMENTO - TOCCA ALLA CONSULTA MA LA CORTE È SPACCATA...
Francesco Grignetti per "La Stampa"
È arrivato il gran
giorno della Corte costituzionale. Stamattina si discute di legittimo
impedimento e nelle speculazioni della vigilia si fanno mille ipotesi, ma su
un punto gli addetti ai lavori sono abbastanza sicuri: che la Corte, nei
suoi conciliaboli informali, si è spaccata verticalmente.
Circolano perfino
degli specchietti dove si evidenzia che otto sarebbero contro la legge (il
presidente De Siervo e i giudici Cassese, Criscuolo, Gallo, Lattanzi,
Saulle, Silvestri e Tesauro) e sette a favore (Maddalena, Finocchiaro,
Quaranta, Mazzella, Napolitano, Frigo, Grossi). Gli otto della maggioranza
della vigilia propenderebbero comunque per una sentenza di solo parziale
bocciatura della legge.
Sarà poi da vedersi
quale forma avrà questa parziale bocciatura, se cioè sarà una sentenza
interpretativa di rigetto, vale a dire che il ricorso dei giudici di Milano
è sì rigettato, ma con una formula interpretativa che in buona sostanza
attenuerebbe fortemente lo scudo per il premier, oppure se procederanno con
una sentenza additiva, che è una formula molto diversa, essendo una
dichiarazione di illegittimità anche se parziale. In un caso o nell'altro ne
discenderà che il tono della sentenza sarà molto diverso e così le ricadute
pratiche e politiche che seguiranno.
Oggi si discute,
dunque. Si comincia con un'introduzione del relatore, il giudice Sabino
Cassese, il quale da mesi studia la materia. Ne ha tratto un volume di ben
tremila pagine, ma la sostanza è rinchiusa in una ventina di fogli appena -
di cui ha dato copia riservatamente ai colleghi la settimana scorsa - dove
il giudice ha messo nero su bianco le varie problematiche e le possibili
soluzioni.
Cassese ovviamente non
dà conclusioni perché sarebbe ben strano esprimersi prima ancora di avere
ascoltato in udienza le parole degli avvocati del premier, i
parlamentari-avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, e dell'Avvocatura dello
Stato. Anche ieri i due legali hanno incontrato il loro assistito per limare
le arringhe. Si sa che batteranno sul punto delle prerogative presidenziali
e che i giudici non possono «sindacare» sul merito dell'attività
dell'Esecutivo.
L'ipotesi sempre più
prevalente negli ambienti della Corte - che avrebbe anche il merito di
superare la spaccatura otto a sette, convincendo una quota di indecisi -
porterebbe la Corte a «toccare» la legge in due punti distinti ma
incrociati: sull'indeterminatezza dell'elenco di attività che impediscono a
premier e ministri di presentarsi in udienza, e sull'automatismo nella parte
in cui sottrae al giudice la possibilità di valutare le cause ostative.
La questione
dell'elenco delle attività è legato alla formulazione molto estensiva della
legge attuale che comprende le attività «preparatorie e consequenziali»
nonché quelle «coessenziali alle funzioni di governo».
Ecco, secondo alcuni
giudici costituzionali, quelli considerati vicini al centrodestra e convinti
che la legge sia sostanzialmente conforme alla Costituzione, una buona base
di mediazione potrebbe essere nel cassare quel «coessenziali». Viene fatto
quest'esempio: sarebbe di legittimo impedimento una seduta del Consiglio dei
ministri e anche il pre-consiglio del giorno precedente; non così invece la
visita privata del premier a Putin oppure a Gheddafi. Secondo punto in
bilico, il comma 4 dell'articolo 1 che prevede la «autocertificazione» della
presidenza del Consiglio e l'obbligo per il giudice di rinviare il processo.
2- DE SIERVO,
DECIDEREMO GIOVEDI' 13...
(ANSA) - La decisione dei giudici della Corte
costituzionale sul 'legittimo impedimento' sarà presa giovedì prossimo. Lo
ha chiarito lo stesso presidente della Consulta, Ugo De Siervo, al termine
del dibattimento della prima causa in udienza pubblica. "Ricordo che la
camera di consiglio su questa causa inizierà alle 9,30 di giovedì 13
gennaio" ha detto prima di sospendere l'udienza per 15 minuti.
3- CASSESE, VALUTARE
L'AMBITO DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO...
(Adnkronos) - "La valutazione relativa all'ambito del
legittimo impedimento e ai poteri di controllo del giudice sono i due temi
che si pongono in discussione". E' quanto illustra il giudice costituzionale
Sabino Cassese, nel ruolo di relatore, nell'udienza pubblica al Palazzo
della Consulta riservata alla questione di costituzionalita' della legge sul
legittimo impedimento, approvata dal Parlamento il 7 aprile del 2010 e
contestata dai giudici del Tribunale di Milano in relazione ai processi
Mills, Mediaset e Mediatrade, che investono il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi.
Posto che "la legge
conserva in capo al giudice il potere di accertare e di controllare la
veridicita' del legittimo impedimento eventualmente posto dal membro di
governo -premette Cassese- resta da stabilire se la norma indica i fatti in
modo specifico o generico, se residuano poteri di controllo da parte del
giudice e se questi vanno esercitati sulla sussistenza e sulla concomitanza
dell'impedimento posto con l'udienza processuale".
4- AVVOCATO STATO, NO
SINDACATO GIUDICE SU MERITO...
(ANSA) - La legge sul legittimo impedimento non crea una
"immunità" e, soprattutto, quando l'impedimento é "coessenziale
all'espletamento di un dovere istituzionale concomitante" di premier e
ministri "il giudice non può fare apprezzamenti di merito e ha il dovere di
rinviare la causa programmando un calendario diverso". Sono queste le
ragioni a difesa dello 'scudo' che tiene lontano il premier Berlusconi dalle
aule giudiziarie portate in udienza pubblica alla Corte Costituzionale
dall'avvocato dello Stato Michele Dipace, intervenuto per conto di Palazzo
Chigi. Secondo Dipace, dunque, il giudice "non può sindacare se si faccia un
Consiglio dei Ministri proprio in quel giorno" perché se ciò avvenisse si
darebbe al giudice penale il potere di "valutare le ragioni politiche
sottese così invadendo la sfera dell'attività governativa".
5- LONGO, LEGITTIMO
IMPEDIMENTO NON PREVEDE ALCUN AUTOMATISMO...
(Adnkronos) - "La legge sul legittimo impedimento non
prevede nessun automatismo, in quanto viene concesso alle funzioni di
governo ma il giudice resta libero di accertare se le attivita' di governo
siano davvero previste e debbano realmente aver luogo". E' quanto sottolinea
l'avvocato Piero Longo, difendendo la norma davanti ai giudici della Corte
Costituzionale riuniti al Palazzo della Consulta per l'udienza publbica
sulla costituzionalita' della legge sul legittimo impedimento.
Inoltre, osserva
ancora Longo, "il giudice puo' chiedere delucidazioni e chiarimenti
sull'attivita' di impedimento da parte dei membri del governo, in relazione
alla fissazione dell'udienza processuale. Quello che non puo' fare e' di
entrare nel merito della maggiore o minore rilevanza della situazione e
della questione posta". Del resto, "non si puo' sostenere che una legge
ordinaria non possa stabilire 'erga omnes' quello che il giudice stabilisce
caso per caso; la legge puo' elencare le circostanze, accertabili del
giudice, in presenza delle quali si realizza un legittimo impedimento a
poter esercitare in pieno i diritti di difesa".
Per Longo, "soltanto
una manifesta irragionevolezza, ma nulla di piu', puo' essere oggetto di
valutazioni nel merito da parte del giudice. Del resto, la possibilita' di
sospensione del processo e' gia' prevista su semplice richiesta delle parti
ovvero dell'imputato o dei suoi legali, anche senza la presenza della legge
sul legittimo impedimento, che dunque non esaurisce il meccanismo del rinvio
dell'udienza processuale. Vanno bilanciati -conclude Longo- valori
riconosciuti dalla Costituzione relativi alla celebrazione del processo, al
diritto di difesa dell'imputato e all'esercizio delle funzioni di governo".
6- GHEDINI A CONSULTA,
LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON PRECLUDE ACCERTAMENTO GIUDICE...
(Adnkronos) - "La norma sul legittimo impedimento si limita
a tipicizzare l'impedimento dei membri del governo, del quale il giudice
deve tener conto, senza per questo precluderne le facolta' di accertamento e
di apprezzamento delle ragioni concrete". Attorno a questo punto ruota la
difesa della legge sul legittimo impedimento che l'avvocato Niccolo' Ghedini
espone davanti ai giudici della Corte Costituzionale, in udienza pubblica al
Palazzo della Consulta per la valutazione della sua costituzionalita'.
Ghedini ricorda che
"una leale collaborazione istituzionale e' stata offerta per consentire la
celebrazione delle udienze. Quanto al principio della speditezza dei
processi, non puo' non essere collegato con quella che e' la realta'
processuale del nostro Paese, dove il rinvio anche per qualche mese delle
udienze e' sempre del tutto fisiologico, senza necessita' di ricorrere a
legittimi impedimenti. Del resto, i tempi ragionevoli del processo e la sua
speditezza sono sempre altamente opinabili".
Per quel che riguarda
poi la continuativita' dell'impedimento a presentarsi al processo, "questa
e' gia' collaudata, ad esempio nei casi di prognosi anche per sei mesi per
un ricovero in reparto di terapia intensiva a seguito di un incidente
-esemplifica Ghedini- nel qual caso e' pacifico l'accoglimento della
richiesta da parte del giudice, salvo il suo potere di accertamento del
fatto e fatta sempre salva la sospensione della prescrizione".
11-01-2011]
|
l
cerchio si stringe - Silvio Berlusconi, il figlio
Piersilvio e altri dirigenti Mediaset, sono indagati a
Roma per evasione fiscale e reati tributari nell’ambito
di uno stralcio dell’inchiesta milanese sulla
compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset
- La procura di Roma ha inviato al presidente del
Consiglio un invito a comparire in merito agli
accertamenti sui bilanci 2003-2004 di Rti (Reti televise
italiane)...
Repubblica.it
Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e altri
dirigenti Mediaset, sono indagati a Roma per evasione
fiscale e reati tributari nell'ambito di uno stralcio
dell'inchiesta milanese 1 sulla compravendita dei
diritti tv e cinematografici Mediaset. La procura di
Roma ha inviato al presidente del Consiglio un invito a
comparire in merito agli accertamenti sui bilanci
2003-2004 di Rti (Reti televise italiane), periodo in
cui la società aveva sede legale nella Capitale,
controllata al 100 per cento da Mediaset. Invito rivolto
anche ad altri imputati nel processo al tribunale di
Milano, sospeso in attesa che la Consulta decida sulla
validità della legge sul legittimo impedimento, il
cosiddetto lodo Alfano.
Nel
fascicolo istruito dal pm Barbara Sargenti e dal
procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani, sono indagati
anche altri manager del gruppo. L'inchiesta è iniziata
nei mesi scorsi dopo la ricezione degli atti
dall'autorità giudiziaria di Milano.
GHEDINI "BERLUSCONI E SUO FIGLIO ESTRANEI AI FATTI"...
(ITALPRESS) - "Le indagini che
sarebbero in corso presso la Procura di Roma, che
agirebbe in quanto alcune societa' avevano ivi sede, non
possono che sostanziarsi nella contestazione di ipotesi
praticamente identiche a quelle gia' prospettate dalla
Procura di Milano, ancorche' per anni diversi.
Dall'eventuale prosieguo delle indagini si potra'
comunque agevolmente evidenziare come i prezzi dei
diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da
societa' terze e che pacificamente il Presidente
Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente
estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire
ad una pronta archiviazione". Lo afferma, in una nota,
Niccolo' Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del
premier Silvio Berlusconi.
3.
MEDIASET: SENZA "AVVISI" INDAGINE ROMA PRESCRITTA A
GIORNI...
(Apcom) - Senza gli inviti a comparire
spediti dai pm romani a Silvio Berlusocni, al figlio
Piersilvio e ad altri manager del gruppo l'inchiesta per
frode fiscale relativa ai bilanci Rti 2003 e 2004
sarebbe finita in prescrizione già la settimana
prossima. Con l'iniziativa dei magistrati della capitale
- che avevano ricevuto le carte dal collega milanese
Fabio De Pasquale - di notificare gli inviti, la
scadenza si sposta al 2012. Comunque anche entro quella
data sarà praticamente impossibile celebrare tre gradi
di giudizio.
SILVIO BERLUSCONI E IL FIGLIO SARANNO ASCOLTATI IL 26
OTTOBRE DAI PM DI ROMA...
(Adnkronos) - Silvio Berlusconi e il
figlio Piersilvio, secondo quanto trapelato da ambienti
di Palazzo di Giustizia, saranno ascoltati a Roma il 26
ottobre prossimo nell'ambito dell'inchiesta sulla
compravendita dei diritti Mediaset. Al centro
dell'inchiesta che coinvolge Silvio Berlusconi, suo
figlio Piersilvio e un'altra decina di persone, c'e' una
presunta frode al fisco valutata attorno ai 10 milioni
di euro.
E
questo attraverso sovrafatturazioni di acquisti di
diritti televisivi da parte del gruppo di societa' che
all'epoca dei fatti facevano capo alla Fininvest. Si
tratta in particolare di acquisti presso societa' di
produzione americane, le major, attraverso Rti,
Mediatrade e altri intermediari.
Le
operazioni di sovrafatturazione, secondo quanto ritiene
la pubblica accusa, avrebbero consentito al gruppo di
Fininvest di scaricare ai fini del fisco somme superiori
a quelle effettivamente sborsate. Poi le differenze tra
le somme investite e quelle fatturate sarebbero state
utilizzate per realizzare fondi neri attraverso un
complesso giro di operazioni che avrebbero portato il
denaro all'estremo Oriente per poi farlo rientrare in
Italia.
15-10-2010]
|
CARO DE PASQUALE, MA CI ’FACCI’ IL PIACERE - "DOPO
L’ATTACCO DEL BANANA, “CORRIERE” E “REPUBBLICA” LANCIANO
ALL’UNISONO L’AGIOGRAFIA DEL PM MILANESE. MA PER
COMPLETEZZA DELL’INFORMAZIONE SARÀ IL CASO DI RICORDARE
ANCHE LE OMBRE DEL CASO CAGLIARI, LE LITI CON DI PIETRO
(PER I SUOI LEGAMI CON PACINI BATTAGLIA), LA GOGNA AGLI
INDAGATI (COLUCCI) E LE ASSOLUZIONI RECORD (DA
ASSOLOMBARDA, A STREHLER, AI FONDI CEE)"…
Filippo Facci per "Libero"
È
partita la santificazione del pm Fabio De Pasquale -
l'hanno fatta Repubblica e il Corriere, per esempio -
che è uomo ritenuto meritevole non solo di aver
imbastito tre processi contro Silvio Berlusconi dal 2003
a oggi, ma è stato menzionato da quest'ultimo in un
comizio di domenica.
Da
qui le agiografie, deprivate d'ogni zona d'ombra: per
completezza dell'informazione, però, andrebbero
arricchite. Si potrebbe scrivere un romanzetto adducendo
le ragioni per cui De Pasquale non ebbe mai particolare
stima da parte del Pool di Mani pulite, tra altri. Luigi
Ferrarella ed Emilio Randacio, su Corriere e Repubblica,
hanno ricordato che De Pasquale fu assolto dall'accusa
d'aver indotto al suicidio Gabriele Cagliari (1993)
rimangiandosi la promessa di una scarcerazione che il
manager attendeva da mesi.
In
effetti non furono ravvisati illeciti disciplinari, e,
come scrissero i soliti Travaglio & Gomez in cinquanta
libri, «È stato completamente scagionato da quei
sospetti» (completamente, scrivono) e «Il suo
comportamento fu assolutamente corretto» (assolutamente,
scrivono) giacché «chi lo accusò senza prove era un
garantista all'italiana».
Però forse andrebbe raccontata meglio, questa faccenda.
LA
VICENDA CAGLIARI
Il 15 luglio 1993 Gabriele Cagliari chiese di essere
interrogato e rese una confessione che incontrò le
attese di De Pasquale, tanto che davanti a tre persone -
l'avvocato Vittorio D'Ajello, il suo collaboratore Luigi
Gianzi e un militare della Guardia di Finanza - disse a
Cagliari: «Lei me l'ha messo inculo».
De
Pasquale però cambiò idea il giorno dopo e non avvertì
neppure i difensori del manager: si limitò a passare al
gip un parere ancora una volta negativo. Qualcuno, però,
avvertì i giornalisti: e così il giorno dopo l'avvocato
di Cagliari apprese - dalla radio - che De Pasquale si
era rimangiato la promessa e che l'indomani sarebbe
partito per le vacanze, in Sicilia.
Dai verbali di Vittorio D'Ajello, legale di Cagliari,
davanti agli ispettori ministeriali: «Il dottor Fabio De
Pasquale, alla fine dell'interrogatorio, disse al
Cagliari che avrebbe dato parere favorevole alla sua
libertà, affermando espressamente rivolto al Cagliari:
«Lei me l'ha messo in culo, ma io devo liberarla».
Dalle conclusioni degli stessi ispettori, paragrafo IV:
«Il dott. De Pasquale, con espressioni non consone, ha
tenuto dei comportamenti certamente discutibili (...)
soprattutto per avere promesso a un indagato che era in
carcere da oltre centotrenta giorni, di età avanzata e
in condizione di grave prostrazione psichica, che
avrebbe espresso parere favorevole (...) e di avere
invece assunto una posizione negativa senza però
interrogare nuovamente lo stesso indagato, impedendogli,
così, di fatto, di potersi ulteriormente difendere.
È
mancato quel massimo di prudenza, misura e serietà che
deve sempre richiedersi quando si esercita il potere di
incidere sulla libertà altrui».
Cagliari poi s'ammazzò soffocandosi con un sacchetto di
plastica. De Pasquale apprese la notizia fra Capo Peloro
e Punta Faro, spaparanzato in Sicilia. I colloqui coi
giornalisti furono invero penosi: «Non ho rimorso per
quello che ho fatto... No, non mi sento in colpa. Ho
svolto il mio lavoro basandomi sulla legge.... E poi non
ho fatto quella promessa. È paradossale: io sono
contrario alla carcerazione preventiva». Paradossale,
sì. De Pasquale fu ufficialmente mollato da cronisti e
Procura.
Francesco Saverio Borrelli fu visto piangere. «Non si
può promettere e non mantenere» ebbe il coraggio di dire
Di Pietro, che di quella massima aveva fatto una regola
di vita.
ASSOLOMBARDA
De Pasquale era e resta un personaggio così,
dichiaratamente di sinistra ma capace di mettere
d'accordo l'intero Parlamento come capitò a margine di
un'inchiesta sui fondi neri Assolombarda, stesso
periodo: l'intero emiciclo - sinistre e forcaioli
compresi - respinsero le richieste di autorizzazione a
procedere per Altissimo e Sterpa (liberali) e per Del
Pennino e Pellicanò (repubblicani) chieste da un
magistrato, De Pasquale appunto, il cui intento fu
giudicato «persecutorio» dall'intero arco
costituzionale.
Le
frizioni col Pool e in particolare con Di Pietro furono
dovute invece ad altri problemi: De Pasquale fu tra i
primi ad accorgersi, per esempio, dell'esclusività di
rapporto che legava Di Pietro al alcuni indagati (e
avvocati) e in particolare al banchiere Pierfrancesco
Pacini Battaglia: nel maggio 1994, per dire, De Pasquale
cercò ripetutamente il banchiere per farlo testimoniare
nel processo Eni-Sai (che registrerà la prima condanna
per Craxi) e il pm attese invano per quattro volte: il
4, 5, 10 maggio e il 2 giugno.
Il
pm non era riuscito a trovare Pacini nella residenza
italiana né in quella svizzera e neanche chiedendo al
suo avvocato Giuseppe Lucibello, molto legato a Di
Pietro. Però con quest'ultimo e col maresciallo
Salvatore Scaletta, incaricato dal Pool, Pacini invece
si era reso disponibile per tre interrogatori in
febbraio, due in marzo - oltre a tutti quelli dell 1993
- e così pure avrebbe fatto il 30 giugno e il 27
settembre, dopo esser stato dichiarato «irreperibile» da
De Pasquale.
Il
quale litigò furiosamente con Di Pietro anche nel tardo
settembre 1993, quando il latitante Aldo Molino sbarcò a
Linate e si consegnò a Tonino nonostante fosse ricercato
da De Pasquale. Volarono urla. La futura moglie di Di
Pietro, Susanna Mazzoleni, denuncerà che il capitano
Giancostabile Salato - ufficiale che collaborava con De
Pasquale - le aveva rivolto insinuanti domande sulle
frequentazioni del marito.
Andrebbe spiegato, ci fosse il tempo e lo spazio, che De
Pasquale fu pure il pm della chiassosa indagine sul
regista Giorgio Strehler (il pm chiese la pena massima,
ma Strehler fu assolto con formula piena) e che lo fu
anche di un'altra chiassosissima indagine sui fondi Cee,
roba con percentuali di assoluzione mostruose.
Pochi ricordano quest'ultimo caso, eppure fu cornice di
uno degli episodi più raccapriccianti del periodo di
Mani pulite. Su mandato d'arresto del pm De Pasquale, la
tarda sera del 28 maggio 1992, 14 agenti irruppero a
casa dell'ex assessore regionale socialista Michele
Colucci a mitragliette spianate. Intanto, davanti alla
caserma della Guardia di Finanza via Fabio Filzi 44, in
trepidante attesa bivaccavano parenti, amici,
giornalisti, fotografi, cameramen e una piccola folla di
curiosi.
Tra gli ultimi a ricevere l'invito, gli avvocati di
Michele Colucci. La via era transennata e illuminata a
giorno, circolavano panini e birre, un cronista de
l'Indipendente cantava canzoni di Lucio Battisti
accompagnandosi con la chitarra. Le auto con a bordo gli
arrestati rallentarono a cinquanta metri dal bivacco per
dar modo alla stampa di prepararsi, poi ripartirono a
sirene spiegate non transitando però dal passo carraio,
come d'uopo, bensì bloccandosi davanti all'ingresso
pedonale così da far sfilare gli arrestati uno ad uno. E
fu ressa, flash, spintoni, parenti e fotografi ad
azzuffarsi.
Colucci, malfermo sulle gambe, fu trascinato a braccia
nella calca e appena entrato in caserma crollò a terra
per un edema polmonare. Venne a prenderlo un'ambulanza e
il poveretto venne fatto ripassare in barella tra le
forche caudine della stampa: la folla si strinse attorno
a un corpo privo di sensi, coperto da un lenzuolo, e un
giornalista gli piazzò il microfono davanti alla
mascherina dell'ossigeno.
TUTTI ASSOLTI
In precedenza De Pasquale aveva ottenuto per Colucci il
provvedimento del confino, soluzione adottata di norma
per i mafiosi. Arrestato, le condizioni del detenuto
sessantenne si fecero drammatiche (come svariate perizie
mediche confermarono) ma l'atteggiamento di De Pasquale
rimase durissimo, tanto che fece di tutto per farlo
finire comunque a San Vittore anziché in ospedale. La
figlia di Colucci, giornalista della Rai, fece un
pubblico appello che fu raccolto anche da politici
(Pannella Taradash, Maiolo) e poi da giornalisti come
Gad Lerner, tra altri. Nonostante la ferocia
dell'opinione pubblica di quel periodo, alla fine
Colucci, da poco trapiantato di fuoco, ottenne gli
arresti domiciliari per quanto strettissimi.
Dopo nove mesi di carcerazione detentiva, alla fine, il
pericoloso criminale potè uscire: sarà assolto in
Cassazione. Un altro successo di Fabio De Pasquale.
[05-10-2010]
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IL
MASTINO CON LA TOGA CHE VUOLE LA PELLE DEL CAINANO - CHI
È, FABIO DE PASQUALE,
IL “FAMIGERATO” PM CHE DAL CASO MILLS A QUELLO SUI
DIRITTI TELEVISIVI DA SETTE ANNI TIENE IN SCACCO IL
BANANA COSTRINGENDOLO A "UNA VITA DI MERDA", TRA “LODI
ALFANO” E LEGITTIMI IMPEDIMENTI VARI - LE SUE COLPE SUL
SUICIDIO DI GABRIELE CAGLIARI NON FURONO CONFERMATE
DAGLI ISPETTORI…
Emilio Randacio per "la
Repubblica"
Il
«famigerato» all´anagrafe si chiama Fabio De Pasquale, e
di professione fa il magistrato. Dall´aprile del 2003,
le strade tra Silvio Berlusconi e il pm milanese si sono
incrociate più volte. Ad allora risale la prima indagine
sulle società estere del gruppo Mediaset, e De Pasquale
s´imbatte sulle presunte frodi fiscali che il gruppo
creato dal Cavaliere avrebbe messo in atto, gonfiando i
costi dei diritti televisivi pagati alle major
americane.
Quello è il primo di tre processi che il pm, originario
di Messina, istruisce nel giro dei quattro anni
successivi, e che vedono tra gli indagati anche il
presidente del Consiglio.
Convocando in procura in un afoso luglio del 2004
l´avvocato inglese David Mills, De Pasquale, al termine
di sette ore di faccia a faccia, carpisce un nuovo e
clamoroso elemento. Mills, ideatore del sistema offshore
del gruppo Fininvest, confessa di aver ricevuto come
segno di ringraziamento 600mila dollari da uomini del
gruppo di Segrate.
Un
«dono» voluto da «Mister B.», per le «omissioni» di
Mills, quando alla fine degli anni 90 era stato chiamato
come testimone nei processi milanesi All Iberian e Gdf,
in cui Berlusconi era imputato. Da qui l´indagine per
frode fiscale si era biforcata, e aveva ipotizzato anche
il reato di corruzione in atti giudiziari. Il legale
inglese, in questo processo, è stato condannato in primo
e secondo grado a quattro anni e mezzo.
La
Cassazione, nel febbraio scorso, ha riconosciuto la sua
colpevolezza, ma ha retrodatato il momento in cui si è
consumato il reato, applicando così la prescrizione. Il
giudizio sul premier, invece, si è impantanato per ben
due volte. La prima per l´introduzione del «lodo
Alfano», nell´estate del 2008 e poi bocciato dalla
Consulta, e poi per il «legittimo impedimento» (a
dicembre la Corte Costituzionale sarà chiamata a
esprimersi sulla sua applicabilità).
Infine, dall´ottobre del 2007, Berlusconi deve
rispondere dell´ultima accusa di appropriazione
indebita. Attraverso un lungo elenco di rogatorie
internazionali, infatti, la procura milanese si è
convinta che le fatture gonfiate dei diritti televisivi
Mediaset sarebbero ritornate nella disponibilità di
Berlusconi, su conti esteri cifrati.
Per censurare l´operato del pm di Milano, Berlusconi
ieri ha anche rievocato uno dei frangenti più drammatici
di Mani pulite. Il premier ha polemicamente ricordato
che De Pasquale «disse a Cagliari (Gabriele, all´epoca
presidente dell´Eni, ndr) che il giorno dopo l´avrebbe
messo in libertà, poi invece è andato in vacanza e il
giorno dopo Cagliari si è tolto la vita». Cagliari fu
arrestato per tangenti il 9 marzo 1993, in piena
Tangentopoli.
Il
15 luglio dello stesso anno, al termine dell´ennesimo
interrogatorio, il pm manifestò l´intenzione di
scarcerarlo, ma il 20 luglio De Pasquale ci ripensò. Il
giorno successivo, il numero uno dell´Eni si tolse la
vita, nel carcere di San Vittore, infilandosi un
sacchetto di plastica in testa.
Quella del premier è una ricostruzione in netto
contrasto con quelle che furono le conclusioni degli
ispettori ministeriali inviati alla procura di Milano
nel 1993 dal guardasigilli Giovanni Conso. Né
quell´ispezione, né tantomeno un´inchiesta sollecitata
nel ‘94 dal ministro del primo governo Berlusconi,
Filippo Mancuso, giunsero ad accertare irregolarità nel
comportamento del magistrato milanese.
«Appare assai difficile - scrivevano allora gli
ispettori Ugo Dinacci e Vincenzo Nardi al termine del
loro lavoro investigativo - collegare il suicidio del
Cagliari ai comportamenti del dottor De Pasquale, in
quanto va tenuto conto delle numerose lettere
indirizzate ai familiari che egli ha lasciato scritte
dal 3 luglio in poi».
Anche ieri, De Pasquale ha preferito non esprimere alcun
commento sulle nuove accuse che gli ha rivolto
Berlusconi, affidandosi alla nota del suo "capo", il
procuratore Edmondo Bruti Liberati. 04-10-2010]
|
BERLUSCONI IN CANADA, DIFESA CHIEDE RINVIO UDIENZA MEDIATRADE...
(Adnkronos)
- Il 24
giugno Silvio Berlusconi sara' impegnato in Canada per il G8.
Per questo i suoi difensori hanno chiesto un rinvio della prima
udienza preliminare fissata proprio per quel giorno nell'ambito
del procedimento Mediatrade, l'ultimo filone di indagine
concluso alla Procura di Milano per i diritti tv. I legali del
presidente del Consiglio fanno sapere, inoltre, che il loro
assistito non rientrera' in Italia prima del 4 luglio. Nel
procedimento Mediatrade indagati, oltre a Silvio Berlusconi,
figurano anche Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi.
25.06.10 |
FURBISSIMO
IMPEDIMENTO - ECCO COSA CAMBIA PER il nano IMPUTATO: STOP
PRESSOCHÉ SICURO AI PROCESSI MILLS E MEDIASET – PIÙ
DIFFICILE BLOCCARE QUELLO MEDIATRADE (PRESCRIZIONE 2013) - SU
TUTTO PENDE L’EVENTUALE BOCCIATURA DELLA CONSULTA - (sarà
il caso o il caos ma grazie al tele-blackout dell'informazione
è passata tranquillamente una legge che non sta né in cielo
né in sudamerica)…
Emilio
Randacio per
"la
Repubblica"
Nuovo
stop al processo Mills, identico destino per quello sulle
presunte frodi fiscali Mediaset. Più complicato bloccare
immediatamente il nuovo troncone Mediatrade, in cui il premier
è indagato di appropriazione indebita e frode fiscale.
La
legge sul «legittimo impedimento» approvata ieri dal Senato,
avrà comunque ripercussioni pesanti sul destino processuale
del presidente del consiglio. Quello che si può azzardare è
che Silvio Berlusconi, con tutta probabilità eviterà
qualsiasi tipo di sentenza sia per la corruzione Mills che per
l´affaire Mediaset. Nel caso della falsa testimonianza «comprata»
dell´avvocato inglese, i termini di prescrizione si
sforeranno nel febbraio del 2011. Undici mesi, per tre gradi
di giudizio, sono un termine impensabile per capire da quale
parte sia la ragione.
Riformista
Nel
merito, la Cassazione si è già espressa il 25 febbraio
scorso, a Sezioni Unite. Ci fu corruzione, è stato
sentenziato, ma per Mills il reato è prescritto per una
manciata di settimane. Il processo milanese, già sospeso per
undici mesi grazie al Lodo Alfano, azzerato per il necessario
cambio di collegio, riprenderà la sua faticosa marcia il 26
marzo.
Allora,
di fronte alla scontata richiesta di applicazione della nuova
norma da parte del collegio difensivo del Cavaliere (composto
dal senatore Piero Longo e dall´onorevole Niccolò Ghedini),
il pm Fabio De Pasquale, con tutta probabilità, si opporrà
chiedendo il giudizio sulla riforma da parte della Corte
Costituzionale. Mossa che non è ufficiale, ma che pare
scontata. E, sebbene i termini di prescrizione si dovranno
congelare, gli undici mesi di tempo restano un termine davvero
risibile.
Più
o meno lo scenario non cambia per la frode fiscale Mediaset.
In questo caso, i termini della prescrizione sono leggermente
più ampi. Si va al 2013. Ma, comunque vada, di fronte all´applicazione
della nuova legge il processo dovrebbe essere azzerato e
riprendere davanti a un nuovo collegio solo per il premier.
Discorso
a parte, infine, l´ultimo troncone che coinvolge Berlusconi.
La presunta appropriazione indebita e la frode fiscale per i
diritti televisivi gonfiati Mediatrade. L´indagine, proprio
in questi giorni, sta approdando alla richiesta di rinvio a
giudizio. Il pm De Pasquale contesta reati fino al 2006 e i
termini di prescrizione scadono nel 2013. Il tempo per
arrivare ad accertare responsabilità, o ad assolvere nel
merito il Cavaliere, ci sono tutti.
Bisogna
capire quando potrà essere applicata la nuova riforma. Nel
testo approvato ieri, non si fa riferimento alle udienze
preliminari. Con tutta probabilità, a meno di ripensamenti,
la riforma dovrebbe entrare in vigore solo nel caso di un
rinvio a giudizio. Sempre che il premier non sia sempre
impegnato in impegni istituzionali.
Su
tutte queste ipotesi, anche tante varianti, come una nuova
bocciatura sulla legge da parte della Consulta che potrebbe
arrivare non prima di un anno. Un´infinità per accertare
definitivamente se ci siano state responsabilità penali del
presidente del Consiglio, nei tre processi che lo riguardano
[11-03-2010]
|
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MEDIASET: BERRUTI ASSOLTO E PRESCRITTO...
(Ansa) - Il
deputato del Pdl Massimo Maria Berruti è stato assolto
dall'accusa di riciclaggio nell'ambito di uno stralcio
dell'inchiesta sui diritti Mediaset. Per altri capi di
imputazione è stata dichiarata la prescrizione.
Per alcuni episodi di presunto
riciclaggio, i giudici hanno trasmesso gli atti al Pm perché
a loro avviso
il fatto
contestato dal Pm era diverso da quello formulato dal capo di
imputazione e le presunte parti offese erano Mediaset e
Reteitalia. "Il Pm - ha spiegato il legale di Berruti,
Giorgio Perroni - non potrà fare altro che chiedere di non
doversi procedere per intervenuta prescrizione".
E' una "dichiarazione di grande
soddisfazione" quella del deputato del Pdl Massimo Maria
Berruti dopo la sentenza con la quale i giudici dell'ottava
sezione penale di Milano hanno deciso la sua assoluzione per
alcuni capi di imputazione, mentre per altri è stata
dichiarata la prescrizione, a conclusione di uno stralcio del
processo sui diritti televisivi Mediaset.
"Finalmente è emersa la verità
già in primo grado - ha proseguito Berruti -, ci sarà
probabilmente un secondo grado, perché il pm presenterà
appello ma io voglio farmi giudicare. Non voglio che si arrivi
alla prescrizione perché io non ho commesso quei fatti".
05.02.10 |
UN MISTERO
DA 42 MLN € - DALL’INCHIESTA “MEDIASET 2” SPUNTA UN
LUNGO “BISCIONE” DI SOLDI PAGATI DAL GRUPPO A BENEFICIARI
IGNOTI - IL “TESORO” IGNOTO AMMONTA A CIRCA IL 10 PER
CENTO DI TUTTI I SOLDI (413,6 MILIONI) VERSATI FORMALMENTE A
SOCIETÀ INTERMEDIARIE NELLO SFRUTTAMENTO TELEVISIVO DEI
DIRITTI…
Luigi Ferrarella per il "Corriere
della Sera"
Più di 42 milioni di dollari pagati
nel 1998-2008 dal gruppo Mediaset a non si sa chi. Un fiume di
denaro sborsato da società del Biscione operanti sul mercato
dei diritti tv, ma «a favore di altri soggetti o conti
bancari apparentemente non riconducibili all'attività di
intermediazione dei diritti», e «di cui non sono noti il
beneficiario economico o la causale del pagamento».
È il dato più nuovo e interessante
che emerge dalla relazione che il 10 settembre 2009 i
consulenti Kpmg della Procura di Milano hanno depositato in 11
volumi a esaurimento del mandato conferito loro dai pm l'11
luglio 2006. Il «tesoro» ignoto, individuato da Gabriella
Chersicla e Umberto Scaccabarozzi, ammonta a circa il 10 per
cento di tutti i soldi (413,6 milioni) che le controllate
Mediatrade e Rti hanno versato nel 1999-2005 formalmente a
società intermediarie nello sfruttamento televisivo dei
diritti.
Ed equivale a quasi metà della
maggiorazione dei costi (88,4 milioni) affrontata da
Mediatrade e Rti, rispetto ai prezzi applicati dai fornitori
originari, in conseguenza della scelta di comprare appunto da
intermediari come Frank Agrama (per i pm in realtà «socio
occulto di Berlusconi») e lo scomparso Alfredo Cuomo.
I consulenti di Kpmg premettono che
persino questa ricostruzione è ancora incompleta: non solo
per gli ostacoli alle rogatorie frapposte ai pm Fabio De
Pasquale e Sergio Spadaro da Stati Uniti e Hong Kong, ma anche
perché i calcoli si sono potuti abbozzare solo su 760 dei
1.337 diritti tv negoziati, senza peraltro che sia stato
possibile correlare gli acquisti dei singoli diritti
(all'interno delle catene di compravendita) ai relativi flussi
di pagamento.
RAIMONDI/CONTRASTO
Ma anche con questi limiti «in base
alla documentazione bancaria disponibile», spicca che «le
società Wiltshire Trading, Melchers, Harmony Gold e Olympus
Trading, rappresentate da Agrama, nonché le società
intermediarie Stardust, Green Irlanda e Green BVI hanno
disposto pagamenti a soggetti apparentemente non riconducibili
all'attività di intermediazione dei diritti».
La ricostruzione contabile, infatti,
depenna i 47 milioni erogati alla galassia Agrama nel
1999-2008; i 99 milioni all'orbita Cuomo nel 1994-2001; gli 8
milioni a Giorgio Dal Negro (in affari con il consulente del
Biscione, Daniele Lorenzano); i 5 milioni a «Principal
Network Limited, società del gruppo B della Fininvest, e
Gestevision Telecinco S.A., partecipata da Mediaset».
Poi ci sono i soldi che, ormai dal
2007 e per nota ammissione stessa di alcuni degli interessati
(che però li giustificano come compensi per consulenze non in
contrasto con il proprio ruolo aziendale), andarono a «conti
bancari e/o società di cui risultano beneficiari economici
esponenti di Mediaset con vari ruoli nell'attività di
acquisizione di diritti per il gruppo»: e cioè 20 milioni
nel 1994-2003 a Lorenzano, 5 milioni nel 1999-2002 al
direttore generale Roberto Pace, 5 milioni e mezzo al
direttore generale Giovanni Stabilini nel 1995-2002, 4 milioni
nel 1998-2003 alla responsabile acquisti Gabriella Ballabio,
100 mila dollari al responsabile acquisti Aldo Spagnoli, 300
mila dollari al consulente esterno Faruk Alatan.
Ma anche una volta detratti tutti
questi soldi, mancano appunto ancora all'appello «42 milioni
e 289.000 dollari», dei quali «non sono noti il beneficiario
economico o la causale di pagamento». Dati che restano
nascosti dietro vecchie (come Arner Bank per 1 milione di
euro) o nuove conoscenze, quali le sigle Ragtime, Renata
Investment, Mamounia, Suquet, Biocontinental, Antimonio,
Offside, Mushat, Jensen trading, Morven Overseas Limited.
[28-01-2010]
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DIRITTI
TV: CHIUSA INCHIESTA MEDIATRADE, BERLUSCONI FRA GLI INDAGATI...
Radiocor -
Il pm della procura di Milano Fabio De Paquale ha chiuso
l'ultimo filone di inchiesta sulle presunte
irregolarita' nella compravendita dei diritti tv di
Mediaset. Tra gli indagati, circa una decina, figura
anche Silvio Berlusconi. L'indagine e' nata nel
2007 in
seguito all'esame di alcuni documenti provenienti da un
sequestro effettuato in Svizzera nel
2005 a
una societa' riconducibile all'imprenditore Frank Agrama
e da perquisizioni fatte presso Rti (societa' del gruppo
Mediaset). Nell'autunno del 2007 Berlusconi era stato
iscritto nel registro degli indagati per concorso in
appropriazione indebita.
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berlusconi,
che vita agrama (frank) - 'repubblica' squaderna i
verbali dello scandalo Mediatrade e svela il ruolo del
produttore frank agrama in quel meccanismo che avrebbe
permesso di creare fondi neri attraverso la
compravendita di diritti tv gonfiati - ora il punto è
questo: silvio ne era a conoscenza o no? - (quando si
trattò dei fondi neri fiat, Gianni agnelli ovviamente
era all'oscuro di tutto per i magistrati)...
Walter Galbiati per La
Repubblica
Non
sarà facile per i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro
dimostrare che il premier Silvio Berlusconi
"sapeva". Ma una rogatoria di ottobre 2005
inviata dalla Procura alle Autorità elvetiche
ricostruisce nei dettagli come anche il numero uno del
gruppo Fininvest potesse essere a conoscenza di quel
meccanismo che avrebbe permesso di creare fondi neri
attraverso la compravendita di diritti tv gonfiati.
Quanto
meno, perché è un meccanismo (
la vendita
dei diritti dalle major a un intermediario che poi li
rivende a Mediaset) non nato dall'oggi al domani quando
il premier era già impegnato in politica e ben lontano
dal gruppo. Ma perché sarebbe stato in atto, secondo la
ricostruzione dell'accusa, sin dagli anni Ottanta,
quando Berlusconi era molto più attivo in azienda.
Staccatosi
lui, del resto, gli uomini delle triangolazioni
rimangono sempre gli stessi, con in testa il produttore
Frank Agrama che tra la fine degli anni Ottanta e la
fine degli anni Novanta si sarebbe appropriato
indebitamente ai danni di Mediaset di 170 milioni di
dollari. Soldi riversati su conti rimasti liquidi,
oppure retrocessi in parte ai protagonisti della
vicenda.E per De Pasquale, Agrama non sarebbe altro che
"il socio occulto" di Berlusconi".
Un
indizio che il premier potesse sapere è nel fatto che i
versamenti in passato partivano anche da conti di società
che rimandavano nell'intestazione allo stesso
Berlusconi. "I trasferimenti di denaro - si legge
nella rogatoria - sono stati effettuati dai conti
correnti della Silvio Berlusconi Finanziaria Sa (dal
1995 Sfi - Societé Fiancière d'Investissement) e dai
conti correnti della società International Media
Services Ltd (posseduta da Mediaset al 99%) a favore di:
1) conti bancari gestiti da fiduciari di Berlusconi (Del
Bue di Arner e altri); 2) dei conti delle società di
Frank Agrama; 3) di conti bancari di società di
Lorenzano; 4) di conti intestati a società di
comodo".
Paolo
Del Bue è tra i fondatori di Banca Arner, l'istituto di
credito elvetico considerato vicino a Berlusconi e
finito nel mirino di un'altra inchiesta milanese per
alcune attività sulle quali grava l'ipotesi di
riciclaggio. Daniele Lorenzano, invece, è l'ex capo
acquisti diritti di trasmissione per il gruppo Fininvest
e per Mediaset. Il flusso di soldi è cospicuo.
"Per
quanto riguarda le distrazioni di fondi a favore delle
società di Agrama - scrive il pm - è stato contestato
di essersi appropriati di un ammontare corrispondente a
circa 170 milioni di dollari, costituenti la differenza
tra quanto versato ad Agrama dal gruppo Fininvest e da
Mediaset spa per l'acquisto di prodotti Paramount e
quanto effettivamente corrisposto da Agrama a Paramount.
Ciò è accaduto nel periodo 1988-1999".
Nel
tempo, le somme sono state versate dai conti ufficiali
del gruppo Fininvest (prevalentemente il conto presso la
Banca Commerciale Italiana di Londra della Silvio
Berlusconi Finanziaia/Sfi) dai conti della società
Principal Network Ltd presso Banca della Svizzera
Italiana di Lugano e Finter Bank & Trust Bahamas,
dai conti della società Ims Ltd (prevalentemente il
conto intestato a Ims presso la Banca Commerciale
Italiana di Londra).
Agrama,
tramite il suo difensore, l'avvocato Roberto Pisano,
confida in una piena assoluzione, e ha fatto sapere,
ricordando anche alcune testimonianze raccolte dai pm,
"come fosse normale prassi commerciale per le major
americane utilizzare intermediari per la cessione dei
diritti televisivi nei più importanti Paesi del mondo
e, per ciò che concerne l'Italia, anche per la cessione
dei diritti tv alla Rai".
L'avvocato
di Belrsuconi, Piero Longo, ha invece dichiarato che il
premier non si avvarrà della facoltà di essere
interrogato come consente il codice dopo la chiusura
dell'indagine e la messa a disposizione degli atti.
[26-01-2010]
BERLUSCONI,
CHE VITA AGRAMA/2 (NON C'è PACE PER SILVIO) – Roberto
Pace, dal 1998 al 2001, amministratore delegato di
Mediatrade, VUOTA IL SACCO: "PER GARANTIRE IL GIRO
DEI FONDI NERI VENNI PAGATO PIÙ DI 4 MLN SU UN CONTO
SVIZZERO UBS - DOVEVO CHIUDERE LE SOCIETÀ POCO CHIARE
FISCALMENTE, QUELLE OFF-SHORE, MA VENNI FERMATO –
”AGRAMA PAGAVA"…
Emilio Randacio per "La
Repubblica"
Mediazioni
costose. Anche se a proporle è un
vecchio amico
del "capo". Il ruolo del potente agente
cinematografico Frank Agrama, non viene messo in
discussione solo dai pm Fabio De Pasquale e Sergio
Spadaro nell'appena conclusa inchiesta che coinvolge
anche il presidente del Consiglio per appropriazione
indebita. A lanciare pesanti dubbi sulle reali finalità
del manager di origini egiziane, sono le parole di
Roberto Pace, dal 1998 al 2001, amministratore delegato
di Mediatrade.
"Il
prodotto Paramount - spiega Pace in un verbale reso a
Lugano per rogatoria, il 19 gennaio del 2006 e ora
depositato agli atti dell'inchiesta milanese - , nel
momento in cui sono diventato responsabile degli
acquisti era da rinegoziare, in quanto terminato. Veniva
acquistato attraverso Frank Agrama e poi riacquistato
dalla Ims, società di Mediaset.
Il
mio compito era quello di chiudere tutte le società che
operavano in un sistema fiscale poco chiaro, ovvero
off-shore". Pace ricorda perfettamente il suo
mandato: "La nuova strategia prevedeva di chiudere
le società off-shore da una parte e di non comperare più
i pacchetti delle major americane attraverso
intermediari".
Tagliare
i costi, evitare spese inutili. E con un'altra
fornitrice di format, il colosso Fox,
secondo il
ricordo di Pace il tentativo andò a buon fine, visto
che "successivamente sono stati acquistati
direttamente da Mediatrade, senza l'intermediario".
Ma con Agrama, le cose vanno misteriosamente in maniera
diversa. O, meglio, secondo la procura di Milano il
meccanismo Agrama altro non era se non lo strumento per
creare fondi extracontabili all'estero.
"Io
sono arrivato quando il contratto Paramount con Agrama -
ripercorre i rapporti l'ex ad di Mediatrade - era finito
ed era da rinnovare. Ho incontrato varie volte Gary
Marenzi, che era il capo delle vendite internazionali di
Paramount. Marenzi si lamentava molto del fatto che in
passato si fosse dovuto passare per intermediari. Io
detti la mia disponibilità affinché in futuro non si
passasse più attraverso intermediari. Poi, purtroppo la
cosa non si risolse".
Pace,
chiamato a sanare i conti aziendali, viene
misteriosamente stoppato. Eppure, anche l'alto manager
americano, Marenzi, "si lamentava molto per i
rapporti tra Bruce Gordon (altro manager Paramount, ndr)
e Agrama, credo sospettasse un accordo di tipo economico
fra di loro". Perché, viene chiesto dai
magistrati, ci fu questo atteggiamento? "Mi è
stato spiegato che Agrama - ricorda ancora Pace - era un
distributore amico e che nel caso specifico di Paramount
riusciva a farci avere il prodotto a prezzi più
competitivi".
Di
fronte alle sue perplessità, un altro indagato di
questa inchiesta, Daniele Lorenzano, "mi fece
arrivare pressioni importanti... mi specificò
semplicemente che questo signore doveva lavorare. In
ogni azienda ci sono persone più o meno vicine al
gruppo". Un "raccomandato", insomma, a
cui si dovevano garantire comunque affari (40 milioni di
dollari all'anno dice l'inchiesta), anche se questi,
alla fine si dimostravano in perdita per l'azienda per
cui lavorava.
Nel
giro di poche settimane, però, anche Pace smette di
combattere contro i mulini a vento, e decide di
assecondare le richieste di Agrama. Il motivo? Sempre
denaro, che questa volta, però, sarebbe finito
direttamente nelle tasche, personali, dell'allora
amministratore delegato di Mediatrade. "Sapevo -
ricorda Pace - che Lorenzano veniva pagato regolarmente
da Agrama. Fu Agrama a dirmi che questo tipo di
consulenze era prassi comune per le persone nella mia
posizione in Mediaset".
La
"morbidezza" di Pace, la capacità di
adattarsi alle situazioni, sono state decisamente ben
ricompensate, visto che in totale, fino al gennaio del
2001, quando si è dimesso da Mediatrade, Pace ha
ottenuto sul conto cifrato dell'Ubs
"Teleologico", oltre 4,5 milioni di euro. Una
sorta di commissione sui diritti che la stessa società
controllata da Mediaset, acquistava grazie alle
mediazioni del potente Agrama. Per ammissione di Pace,
quel denaro, "scudato nel 2003", è servito
anche per comprare una tenuta da circa 3 miliardi di
vecchie lire a Capalbio.
UNA
VITA “AGRAMA” - CHI È IL PRODUTTORE AL CENTRO
DELL’INCHIESTA MEDIATRADE? - Americano di origine
egiziana, già regista di pellicole trash a Roma negli
anni Sessanta, è UN grande amico del Cavaliere da
decenni – IN DUPLEX AVREBBERO GONFIATO I COSTI DEL
FILM “MRS. DOUBTFIRE” DA
130 A
315 MLN – E ORA FRANK HA UN TESORETTO DI 100MLN, MA
NON PUÒ USARLI PERCHÉ SONO BLOCCATI DA BERNA DAL
2005…
Leo Sisti per "il
Fatto Quotidiano"
"Mi
spiace, ma non posso esprimere giudizi sulle questioni
da lei poste". Dalla California risponde così al
"Fatto" Jason Gonzalez, l'attorney di Los
Angeles, cioè il procuratore che da quattro anni
collabora con la Procura di Milano nell'ultima inchiesta
per frode e appropriazione indebita su Silvio
Berlusconi, suo figlio Piersilvio, e altre dieci
persone. Tra queste, oltre al presidente Mediaset Fedele
Confalonieri e altri dirigenti del gruppo, anche il vero
protagonista, oltre atlantico, della vicenda: Frank
Agrama, produttore americano di origine egiziana, già
regista di pellicole trash a Roma negli anni Sessanta e
grande amico del Cavaliere da decenni.
L'INDAGINE.
Tecnicamente, l'indagine, approdata venerdì 21 gennaio
alla chiusura della sua fase preliminare, potrebbe
essere chiamata "Mediaset 2," per distinguerla
dall'altra, "Mediaset 1", già da mesi al
dibattimento, e minacciata di estinzione dalle norme sul
processo breve, da poco approvate al Senato. "
Il Fatto
" aveva posto per e-mail alcune domande a mister
Gonzalez proprio su Frank Agrama, definito dai pm di
Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro "socio
occulto", di Berlusconi, per aver nascosto al fisco
100 milioni di euro in Svizzera, frutto di acquisto di
diritti televisivi, per conto del Biscione, dalle majors
di Hollywood negli anni Novanta a prezzi gonfiati.
Avevamo
chiesto chiarimenti sulla posizione giudiziaria di
Agrama, oggi ottantenne: è possibile sapere se è
indagato anche dalla giustizia americana per frode o
evasione fiscale? Era stato infatti proprio l'attorney
Gonzalez a spedire una squadra di agenti dell'Fbi
capitanati da John Verrastro a perquisire gli uffici di
una delle società di Agrama, la Harmony Gold, al numero
7655 di Sunset Boulevard, Los Angeles, nonché la sua
villa a Canyon Back Road.
Era
un giorno di fine novembre del 2006 e lo special agent
Verrastro cercava prove sul patto Agrama-Berlusconi che
avrebbe condotto a moltiplicare i costi di pellicole,
tra queste, ad esempio, "Mrs.Doubtfire" con
Robin Williams, da
130 a
315 milioni di dollari, sborsati da Mediaset alla fine
di complessi percorsi finanziari. Fino appunto a creare
il "tesoretto" di 100 milioni, a disposizione
di una società di Agrama, la "Wiltshire
Trading" di Kong Kong, in una comoda cassaforte
elvetica.
SUNSET BOULEVARD.
Uno dei quesiti avanzati al procuratore Gonzalez era
questo: forse Agrama non è sotto il tiro dell'Internal
Revenue Service (Irs), la nostra agenzia delle entrate,
perché i contratti berlusconiani sui diritti tv
risultavano ufficialmente stipulati a Hong Kong da
amministratori locali della "Wiltshire
Trading", mentre lui si dichiarava un semplice
intermediario, quindi non soggetto alle leggi degli
States?
E,
ancora, come mai, durante la perquisizione di Sunset
Boulevard da uno scatolone erano saltati fuori svariati
timbri di due manager cinesi? Anche qui nessuna
risposta. Guarda caso ora, per colpa di quei timbri
volati misteriosamente da Hong Kong a Hollywood, le
graziose Paddy Chan e Catherine Su Chun, sono entrate
anch'esse nel mirino dei pm di Milano. Agrama è
furibondo. Ha cento milioni in Svizzera accantonati nel
quinquennio 2000-2005, provenienti da una società di
Mediaset e finiti sul suo conto "Olympus
Trading".
Ma
non può usarli, bloccati da Berna fin dal 2005. Una
parte è transitata poi nei conti svizzeri di alcuni
dirigenti Mediaset, come Roberto Pace e Gabriella
Ballabio, però come "fiduciari" di Agrama. In
realtà di quella cifra il sostituto procuratore De
Pasquale contesta il 45 per cento, in pratica 34
milioni: il resto è ormai "protetto" dalla
prescrizione. I soldi sono stati sottratti dalle casse
di Mediaset, quotata a Piazza Affari, in un periodo in
cui, per la seconda volta, Silvio Berlusconi era
presidente del Consiglio. E l'accusa per i reati di
appropriazione indebita e frode fiscale si abbatte su
Silvio Berlusconi, mentre quella di frode soltanto su
Piersilvio e Confalonieri, causa dichiarazioni fiscali
di Mediaset fino al 2008.
LA RABBIA DI FRANK.
Che qualche cosa cominciasse a essere poco chiara in
tutta questa storia, lo ha capito lo stesso Pier Silvio,
in qualità di vicepresidente Mediaset. Diramando così
i suoi ordini: diminuire gli impegni finanziari con
Agrama. Il quale, risentito, nell'ottobre 2003 scrive
una missiva all'allora presidente Fininvest, Aldo Bonomo,
lamentandosi che in quell'anno "il totale dei
contratti sottoscritti è stato SOLO (maiuscolo nel
testo, ndr) di 14 milioni di dollari, anziché di 40
milioni".
Ovvero,
il suo minimo garantito. Agrama, insomma, preme, facendo
forza sul suo rapporto privilegiato, "fin dal
1976", con Silvio Berlusconi. Ma non ce la farà ad
ottenere un accordo scritto come lo desidera lui. E
oggi, tramite il suo legale milanese, l'avvocato Roberto
Pisano, confida alle agenzie di sperare in una
"piena assoluzione con il rigetto delle
accuse".
GRANA
E GRANE NEL GIRO DI AGRAMA – I MANAGER DI MEDIATRADE
RACCONTANO DI AVER RICEVUTO SOLDI PER GARANTIRE GLI
AFFARI DELL’“AMICO” DEL CAPO - IL SISTEMA DEI
FONDI NERI ERA "IN PIEDI DALLA FINE DEGLI ANNI
‘80"- "SILVIO DISSE DI NON CONOSCERE IL
MEDIATORE, MA SPUNTA UNA FOTO CHE LI RITRAE
INSIEME”…
Emilio Randacio per "la
Repubblica"
Un
metodo talmente diffuso da essere noto a quasi tutti i
top manager. Il sistema dei compensi in nero, estero su
estero, scoperti dall´inchiesta milanese sui diritti
televisivi Mediatrade che coinvolge anche Silvio
Berlusconi, ha origini lontane. «Dalla fine degli anni
80», ha giurato a verbale un ex manager del Biscione.
Per acquistare diritti cinematografici Usa con la mediazione del
cittadino egiziano Frank Agrama, i vertici Mediaset, a
volte, dovevano seguire addirittura una sorta di rito di
iniziazione. A svelarlo è Aldo Spagnoli, «entrato in
ReteItalia nel maggio del 1990 e rimasto in Mediaset
fino al 2000». Il 9 gennaio del 2008 è chiamato a
spiegare il motivo del conto bancario svizzero «Leonardo».
Spagnoli ricorda ai pm De Pasquale e Spadaro come «nel ‘93-94 fui
invitato da Carlo Bernasconi (scomparso manager
Fininvest, ndr) a partecipare agli "LA
Screening" (Appuntamento in cui le major Usa
propongono i loro prodotti, ndr)». «Della delegazione
- spiega Spagnoli - facevano parte Stabilini (Giovanni,
ex direttore generale Mediaset), Pugnetti (Guido, in
Fininvest dagli anni 80), Ballabio (Gabriella, in
Mediatrade fino al 2005) e Lorenzano (Daniele,
rappresentante negli Usa per Mediaset).
In quell´occasione ho partecipato a un buffet in
casa di Agrama con tutti gli altri di Mediaset...» E
proprio «mentre gli altri erano in piscina, Bernasconi
mi disse di entrare un attimo con lui in casa per
parlare con Agrama. Bernasconi disse che io avrei
assunto un ruolo di una certa importanza e quindi sarei
diventato un interlocutore di Agrama per Paramount.
Disse anche qualcosa tipo: "Aldo, devi aprire un
conto all´estero e comunicare gli estremi a
Frank". Agrama sentì il discorso e disse
testualmente "Welcome my friend: life is nice"».
Per garantire gli affari all´amico del «capo», anche Spagnoli era ben
pagato: «Posso dire di aver ricevuto dal 1994 rimesse
da 50 mila a 100 mila dollari, con una certa regolarità,
intendo dire due o tre volte all´anno almeno fino al
2000».
Non proprio un caso isolato
quello di Spagnoli nei piani alti di Mediaset. «Dopo il
discorso di Bernasconi a Los Angeles - conclude Spagnoli
- mi ero fatto l´idea che questa fosse una prassi
tollerata in azienda». Spagnoli infine ricorda come
nello studio di Agrama ci fosse «la fotografia di
Agrama con Berlusconi. La foto li ritraeva uno accanto
all´altro».
Un particolare che ha colpito anche
una ex collega di Spagnoli, Gabriella Ballabio, finita
tra gli indagati dell´inchiesta milanese per
appropriazione indebita proprio ai danni di Mediaset. La
Ballabio ricorda «di aver letto un articolo di giornale
in cui Berlusconi dichiarava di non conoscere Agrama».
Probabilmente all´indomani del coinvolgimento del
mediatore egiziano nella prima inchiesta milanese. «In
quei giorni sentii al telefono Agrama - insiste la
Ballabio il 12 gennaio 2006 - e lo presi in giro
dicendogli "Ormai non ti conosce più
nessuno". Per tutta risposta mi mandò per posta la
fotocopia a colori di una foto che lo ritraeva insieme a
Berlusconi.
Erano abbracciati con sullo sfondo un giardino che
dovrebbe essere quello della villa di Arcore». Alla
Ballabio, che da Agrama ha ottenuto sul conto Trattino
di Lugano circa 2 milioni di dollari in nero, il metodo
era stato indicato nientemeno che dall´allora direttore
generale di Mediaset, Giovanni Stabilini, «il quale mi
suggerì di mettermi in contatto con Agrama».
Secondo Guido Pugnetti, nel gruppo Fininvest dal
1983, «già a fine anni 80 ho constatato che Agrama
godeva di una posizione molto particolare. Non era
certamente un fornitore come gli altri perché aveva una
grande consuetudine e dimestichezza di rapporti con
tutto l´ambiente di Mediaset che ruotava attorno ai
diritti». Ovviamente, anche Pugnetti ha ricevuto denaro
fuori busta da Agrama «fino al 1999, con regolarità».
[27-01-2010]
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Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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