MEDIATRADE-BERLUSCONI
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
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  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Categoria: Cronaca Società

Mediatrade/ Mediaset chiede di costituirsi responsabile civile

28/02/2012

Richiesta parte civile Agenzia Entrate e titolare un’azione
Milano, 28 feb. (TMNews) - Mediaset chiede ai giudici del processo Mediatrade dove tra gli 11 imputati ci sono il suo presidente Fedele Confalonieri e il suo vicepresidente Piersilvio Berlusconi di costituirsi nel processo come responsabile civile rispetto al reato di frode fiscale. La stessa richiesta è stata fatta da Rti. Rispetto al reato di appropriazione indebita invece sia Mediaset sia Rti restano parti offese.
Marco Bava, professionista di assemblea, titolare di una sola azione Mediaset (ultimo dividendo 0,380 valore 6 euro e 39 centesimi nel 2009) chiede di costituirsi parte civile e nell’ istanza scrive che a suo parere Mediaset avrebbe dovuto chiedere di essere parte civile in relazione ai danni ingenti che le sono derivati dal reato di appropriazione indebita. Mediaset controllante al 100 per cento di Mediatrade secondo Bava sarebbe stata danneggiata anche dalla frode fiscale “perchè vi è stata una volontà consapevole di danneggiare il patrimonio sociale per fini propri di ciascuno dei partecipanti coinvolti nel reato”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiesto di costituirsi parte civile rispetto alla frode fiscale.
I giudici hanno per il momento stralciato la posizione dell’imputato Daniele Lorenzano a causa della malattia del suo avvocato, per poi con ogni probabilità riunirla alla prossima udienza. Il difensore dell’ex manager di Mediaset Roberto Pace ha chiesto la sospensione del processo per il suo assistito perchè incapace di stare giudizio causa malattia. I giudici dovranno decidere se ordinare o meno una perizia.
Il processo riprenderà il prossimo 13 marzo con la decisione sulla costituzione delle parti. Intanto la Cassazione non ha ancora fissato l’udienza in cui dovrà discutere del ricorso della procura di Milano contro il proscioglimento di Silvio Berlusconi in relazione al caso Mediatrade deciso dal gup Maria Vicidomini a ottobre scorso.

 

 

 

l processo Mediatrade? Traslochi a Roma o Brescia

Le eccezioni dei legali

Commenti

Per i difensori il processo deve lasciare Milano perché la frode fiscale sarebbe da contestare alla controllata di Mediaset Rti, con sede nella capitale, e perché molti magistrati in servizio nel foro ambrosiano hanno azioni della società

 

L'avvocato Ghedini

Milano, 13 marzo 2012 - Il processo Mediatrade, dove tra gli imputati di frode fiscale ci sono il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il vicepresidente Piersilvio Berlusconi, va trasferito a Roma o a Brescia. E' questo il contenuto delle eccezioni preliminari formulate questa mattina dai difensori davanti ai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Milano.

Secondo gli avvocati l'asserita frode fiscale sarebbe da contestare alla controllata Rti con sede nella capitale e non alla controllante Mediaset. Niccolò Ghedini, legale di Piersilvio Berlusconi, ha chiesto il trasferimento del fascicolo a Brescia a causa della disponibilità di azioni Mediaset da parte di decine di magistrati in servizio nel distretto giudiziario di Milano.

Ma questa eccezione sembra superata dalla decisione già presa in mattinata dagli stessi giudici che rigettando la richiesta di costituzione di parte civile di Marco Bava, professionista di assemblea e titolare di una sola azione, avevano escluso la possibilità di eventuali danni per gli azionisti.Il difensore di Frank Agrama e di due cittadini di Hong Kong, invece, ha spiegato che sul riciclaggio c'è difetto di giurisdizione perchè il reato se c'è è stato commesso all'estero.

Mediatrade/ Mediaset chiede di costituirsi responsabile civile

28/02/2012

Richiesta parte civile Agenzia Entrate e titolare un’azione
Milano, 28 feb. (TMNews) - Mediaset chiede ai giudici del processo Mediatrade dove tra gli 11 imputati ci sono il suo presidente Fedele Confalonieri e il suo vicepresidente Piersilvio Berlusconi di costituirsi nel processo come responsabile civile rispetto al reato di frode fiscale. La stessa richiesta è stata fatta da Rti. Rispetto al reato di appropriazione indebita invece sia Mediaset sia Rti restano parti offese.
Marco Bava, professionista di assemblea, titolare di una sola azione Mediaset (ultimo dividendo 0,380 valore 6 euro e 39 centesimi nel 2009) chiede di costituirsi parte civile e nell’ istanza scrive che a suo parere Mediaset avrebbe dovuto chiedere di essere parte civile in relazione ai danni ingenti che le sono derivati dal reato di appropriazione indebita. Mediaset controllante al 100 per cento di Mediatrade secondo Bava sarebbe stata danneggiata anche dalla frode fiscale “perchè vi è stata una volontà consapevole di danneggiare il patrimonio sociale per fini propri di ciascuno dei partecipanti coinvolti nel reato”.
L’Agenzia delle Entrate ha chiesto di costituirsi parte civile rispetto alla frode fiscale.
I giudici hanno per il momento stralciato la posizione dell’imputato Daniele Lorenzano a causa della malattia del suo avvocato, per poi con ogni probabilità riunirla alla prossima udienza. Il difensore dell’ex manager di Mediaset Roberto Pace ha chiesto la sospensione del processo per il suo assistito perchè incapace di stare giudizio causa malattia. I giudici dovranno decidere se ordinare o meno una perizia.
Il processo riprenderà il prossimo 13 marzo con la decisione sulla costituzione delle parti. Intanto la Cassazione non ha ancora fissato l’udienza in cui dovrà discutere del ricorso della procura di Milano contro il proscioglimento di Silvio Berlusconi in relazione al caso Mediatrade deciso dal gup Maria Vicidomini a ottobre scorso.

 

 

 

LEGITTIMO IMPEDIMENTO, COMINCIA IL BORDELLO - DECISIONE TRA 2 GIORNI, CONSULTA SPACCATA (8 A 7): Gli otto della maggioranza propenderebbero per una sentenza di solo parziale bocciatura della legge - LA STRATEGIA DEL TRIDENTE SCHIERATO DAL CAINANO: L’IMPEDIMENTO NON È AUTOMATICO, IL MAGISTRATO MANTIENE UNO SPAZIO DI MANOVRA…

1- LEGITTIMO IMPEDIMENTO - TOCCA ALLA CONSULTA MA LA CORTE È SPACCATA...
Francesco Grignetti per "La Stampa"

 

È arrivato il gran giorno della Corte costituzionale. Stamattina si discute di legittimo impedimento e nelle speculazioni della vigilia si fanno mille ipotesi, ma su un punto gli addetti ai lavori sono abbastanza sicuri: che la Corte, nei suoi conciliaboli informali, si è spaccata verticalmente.

Circolano perfino degli specchietti dove si evidenzia che otto sarebbero contro la legge (il presidente De Siervo e i giudici Cassese, Criscuolo, Gallo, Lattanzi, Saulle, Silvestri e Tesauro) e sette a favore (Maddalena, Finocchiaro, Quaranta, Mazzella, Napolitano, Frigo, Grossi). Gli otto della maggioranza della vigilia propenderebbero comunque per una sentenza di solo parziale bocciatura della legge.

Sarà poi da vedersi quale forma avrà questa parziale bocciatura, se cioè sarà una sentenza interpretativa di rigetto, vale a dire che il ricorso dei giudici di Milano è sì rigettato, ma con una formula interpretativa che in buona sostanza attenuerebbe fortemente lo scudo per il premier, oppure se procederanno con una sentenza additiva, che è una formula molto diversa, essendo una dichiarazione di illegittimità anche se parziale. In un caso o nell'altro ne discenderà che il tono della sentenza sarà molto diverso e così le ricadute pratiche e politiche che seguiranno.

 

Oggi si discute, dunque. Si comincia con un'introduzione del relatore, il giudice Sabino Cassese, il quale da mesi studia la materia. Ne ha tratto un volume di ben tremila pagine, ma la sostanza è rinchiusa in una ventina di fogli appena - di cui ha dato copia riservatamente ai colleghi la settimana scorsa - dove il giudice ha messo nero su bianco le varie problematiche e le possibili soluzioni.

Cassese ovviamente non dà conclusioni perché sarebbe ben strano esprimersi prima ancora di avere ascoltato in udienza le parole degli avvocati del premier, i parlamentari-avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, e dell'Avvocatura dello Stato. Anche ieri i due legali hanno incontrato il loro assistito per limare le arringhe. Si sa che batteranno sul punto delle prerogative presidenziali e che i giudici non possono «sindacare» sul merito dell'attività dell'Esecutivo.

L'ipotesi sempre più prevalente negli ambienti della Corte - che avrebbe anche il merito di superare la spaccatura otto a sette, convincendo una quota di indecisi - porterebbe la Corte a «toccare» la legge in due punti distinti ma incrociati: sull'indeterminatezza dell'elenco di attività che impediscono a premier e ministri di presentarsi in udienza, e sull'automatismo nella parte in cui sottrae al giudice la possibilità di valutare le cause ostative.

La questione dell'elenco delle attività è legato alla formulazione molto estensiva della legge attuale che comprende le attività «preparatorie e consequenziali» nonché quelle «coessenziali alle funzioni di governo».

 

Ecco, secondo alcuni giudici costituzionali, quelli considerati vicini al centrodestra e convinti che la legge sia sostanzialmente conforme alla Costituzione, una buona base di mediazione potrebbe essere nel cassare quel «coessenziali». Viene fatto quest'esempio: sarebbe di legittimo impedimento una seduta del Consiglio dei ministri e anche il pre-consiglio del giorno precedente; non così invece la visita privata del premier a Putin oppure a Gheddafi. Secondo punto in bilico, il comma 4 dell'articolo 1 che prevede la «autocertificazione» della presidenza del Consiglio e l'obbligo per il giudice di rinviare il processo.

2- DE SIERVO, DECIDEREMO GIOVEDI' 13...
(ANSA) - La decisione dei giudici della Corte costituzionale sul 'legittimo impedimento' sarà presa giovedì prossimo. Lo ha chiarito lo stesso presidente della Consulta, Ugo De Siervo, al termine del dibattimento della prima causa in udienza pubblica. "Ricordo che la camera di consiglio su questa causa inizierà alle 9,30 di giovedì 13 gennaio" ha detto prima di sospendere l'udienza per 15 minuti.

3- CASSESE, VALUTARE L'AMBITO DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO...
(Adnkronos) - "La valutazione relativa all'ambito del legittimo impedimento e ai poteri di controllo del giudice sono i due temi che si pongono in discussione". E' quanto illustra il giudice costituzionale Sabino Cassese, nel ruolo di relatore, nell'udienza pubblica al Palazzo della Consulta riservata alla questione di costituzionalita' della legge sul legittimo impedimento, approvata dal Parlamento il 7 aprile del 2010 e contestata dai giudici del Tribunale di Milano in relazione ai processi Mills, Mediaset e Mediatrade, che investono il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

 

Posto che "la legge conserva in capo al giudice il potere di accertare e di controllare la veridicita' del legittimo impedimento eventualmente posto dal membro di governo -premette Cassese- resta da stabilire se la norma indica i fatti in modo specifico o generico, se residuano poteri di controllo da parte del giudice e se questi vanno esercitati sulla sussistenza e sulla concomitanza dell'impedimento posto con l'udienza processuale".

4- AVVOCATO STATO, NO SINDACATO GIUDICE SU MERITO...
(ANSA) - La legge sul legittimo impedimento non crea una "immunità" e, soprattutto, quando l'impedimento é "coessenziale all'espletamento di un dovere istituzionale concomitante" di premier e ministri "il giudice non può fare apprezzamenti di merito e ha il dovere di rinviare la causa programmando un calendario diverso". Sono queste le ragioni a difesa dello 'scudo' che tiene lontano il premier Berlusconi dalle aule giudiziarie portate in udienza pubblica alla Corte Costituzionale dall'avvocato dello Stato Michele Dipace, intervenuto per conto di Palazzo Chigi. Secondo Dipace, dunque, il giudice "non può sindacare se si faccia un Consiglio dei Ministri proprio in quel giorno" perché se ciò avvenisse si darebbe al giudice penale il potere di "valutare le ragioni politiche sottese così invadendo la sfera dell'attività governativa".

 

5- LONGO, LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON PREVEDE ALCUN AUTOMATISMO...
(Adnkronos) - "La legge sul legittimo impedimento non prevede nessun automatismo, in quanto viene concesso alle funzioni di governo ma il giudice resta libero di accertare se le attivita' di governo siano davvero previste e debbano realmente aver luogo". E' quanto sottolinea l'avvocato Piero Longo, difendendo la norma davanti ai giudici della Corte Costituzionale riuniti al Palazzo della Consulta per l'udienza publbica sulla costituzionalita' della legge sul legittimo impedimento.

Inoltre, osserva ancora Longo, "il giudice puo' chiedere delucidazioni e chiarimenti sull'attivita' di impedimento da parte dei membri del governo, in relazione alla fissazione dell'udienza processuale. Quello che non puo' fare e' di entrare nel merito della maggiore o minore rilevanza della situazione e della questione posta". Del resto, "non si puo' sostenere che una legge ordinaria non possa stabilire 'erga omnes' quello che il giudice stabilisce caso per caso; la legge puo' elencare le circostanze, accertabili del giudice, in presenza delle quali si realizza un legittimo impedimento a poter esercitare in pieno i diritti di difesa".

 

Per Longo, "soltanto una manifesta irragionevolezza, ma nulla di piu', puo' essere oggetto di valutazioni nel merito da parte del giudice. Del resto, la possibilita' di sospensione del processo e' gia' prevista su semplice richiesta delle parti ovvero dell'imputato o dei suoi legali, anche senza la presenza della legge sul legittimo impedimento, che dunque non esaurisce il meccanismo del rinvio dell'udienza processuale. Vanno bilanciati -conclude Longo- valori riconosciuti dalla Costituzione relativi alla celebrazione del processo, al diritto di difesa dell'imputato e all'esercizio delle funzioni di governo".

6- GHEDINI A CONSULTA, LEGITTIMO IMPEDIMENTO NON PRECLUDE ACCERTAMENTO GIUDICE...
(Adnkronos) - "La norma sul legittimo impedimento si limita a tipicizzare l'impedimento dei membri del governo, del quale il giudice deve tener conto, senza per questo precluderne le facolta' di accertamento e di apprezzamento delle ragioni concrete". Attorno a questo punto ruota la difesa della legge sul legittimo impedimento che l'avvocato Niccolo' Ghedini espone davanti ai giudici della Corte Costituzionale, in udienza pubblica al Palazzo della Consulta per la valutazione della sua costituzionalita'.

 

Ghedini ricorda che "una leale collaborazione istituzionale e' stata offerta per consentire la celebrazione delle udienze. Quanto al principio della speditezza dei processi, non puo' non essere collegato con quella che e' la realta' processuale del nostro Paese, dove il rinvio anche per qualche mese delle udienze e' sempre del tutto fisiologico, senza necessita' di ricorrere a legittimi impedimenti. Del resto, i tempi ragionevoli del processo e la sua speditezza sono sempre altamente opinabili".

Per quel che riguarda poi la continuativita' dell'impedimento a presentarsi al processo, "questa e' gia' collaudata, ad esempio nei casi di prognosi anche per sei mesi per un ricovero in reparto di terapia intensiva a seguito di un incidente -esemplifica Ghedini- nel qual caso e' pacifico l'accoglimento della richiesta da parte del giudice, salvo il suo potere di accertamento del fatto e fatta sempre salva la sospensione della prescrizione".

11-01-2011]

 

 

 

l cerchio si stringe - Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e altri dirigenti Mediaset, sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta milanese sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset - La procura di Roma ha inviato al presidente del Consiglio un invito a comparire in merito agli accertamenti sui bilanci 2003-2004 di Rti (Reti televise italiane)...

Repubblica.it

Silvio Berlusconi, il figlio Piersilvio e altri dirigenti Mediaset, sono indagati a Roma per evasione fiscale e reati tributari nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta milanese 1 sulla compravendita dei diritti tv e cinematografici Mediaset. La procura di Roma ha inviato al presidente del Consiglio un invito a comparire in merito agli accertamenti sui bilanci 2003-2004 di Rti (Reti televise italiane), periodo in cui la società aveva sede legale nella Capitale, controllata al 100 per cento da Mediaset. Invito rivolto anche ad altri imputati nel processo al tribunale di Milano, sospeso in attesa che la Consulta decida sulla validità della legge sul legittimo impedimento, il cosiddetto lodo Alfano.

Nel fascicolo istruito dal pm Barbara Sargenti e dal procuratore aggiunto Pier Filippo Laviani, sono indagati anche altri manager del gruppo. L'inchiesta è iniziata nei mesi scorsi dopo la ricezione degli atti dall'autorità giudiziaria di Milano.

 

GHEDINI "BERLUSCONI E SUO FIGLIO ESTRANEI AI FATTI"...
(ITALPRESS) - "Le indagini che sarebbero in corso presso la Procura di Roma, che agirebbe in quanto alcune societa' avevano ivi sede, non possono che sostanziarsi nella contestazione di ipotesi praticamente identiche a quelle gia' prospettate dalla Procura di Milano, ancorche' per anni diversi.

Dall'eventuale prosieguo delle indagini si potra' comunque agevolmente evidenziare come i prezzi dei diritti fossero assolutamente congrui e acquistati da societa' terze e che pacificamente il Presidente Berlusconi e Piersilvio Berlusconi sono totalmente estranei ai fatti in oggetto, dovendosi quindi pervenire ad una pronta archiviazione". Lo afferma, in una nota, Niccolo' Ghedini, deputato del Pdl e avvocato del premier Silvio Berlusconi.

3. MEDIASET: SENZA "AVVISI" INDAGINE ROMA PRESCRITTA A GIORNI...
(Apcom) - Senza gli inviti a comparire spediti dai pm romani a Silvio Berlusocni, al figlio Piersilvio e ad altri manager del gruppo l'inchiesta per frode fiscale relativa ai bilanci Rti 2003 e 2004 sarebbe finita in prescrizione già la settimana prossima. Con l'iniziativa dei magistrati della capitale - che avevano ricevuto le carte dal collega milanese Fabio De Pasquale - di notificare gli inviti, la scadenza si sposta al 2012. Comunque anche entro quella data sarà praticamente impossibile celebrare tre gradi di giudizio.

 

SILVIO BERLUSCONI E IL FIGLIO SARANNO ASCOLTATI IL 26 OTTOBRE DAI PM DI ROMA...
(Adnkronos) - Silvio Berlusconi e il figlio Piersilvio, secondo quanto trapelato da ambienti di Palazzo di Giustizia, saranno ascoltati a Roma il 26 ottobre prossimo nell'ambito dell'inchiesta sulla compravendita dei diritti Mediaset. Al centro dell'inchiesta che coinvolge Silvio Berlusconi, suo figlio Piersilvio e un'altra decina di persone, c'e' una presunta frode al fisco valutata attorno ai 10 milioni di euro.

 

E questo attraverso sovrafatturazioni di acquisti di diritti televisivi da parte del gruppo di societa' che all'epoca dei fatti facevano capo alla Fininvest. Si tratta in particolare di acquisti presso societa' di produzione americane, le major, attraverso Rti, Mediatrade e altri intermediari.

Le operazioni di sovrafatturazione, secondo quanto ritiene la pubblica accusa, avrebbero consentito al gruppo di Fininvest di scaricare ai fini del fisco somme superiori a quelle effettivamente sborsate. Poi le differenze tra le somme investite e quelle fatturate sarebbero state utilizzate per realizzare fondi neri attraverso un complesso giro di operazioni che avrebbero portato il denaro all'estremo Oriente per poi farlo rientrare in Italia.

 

 

15-10-2010]

 

 

CARO DE PASQUALE, MA CI ’FACCI’ IL PIACERE - "DOPO L’ATTACCO DEL BANANA, “CORRIERE” E “REPUBBLICA” LANCIANO ALL’UNISONO L’AGIOGRAFIA DEL PM MILANESE. MA PER COMPLETEZZA DELL’INFORMAZIONE SARÀ IL CASO DI RICORDARE ANCHE LE OMBRE DEL CASO CAGLIARI, LE LITI CON DI PIETRO (PER I SUOI LEGAMI CON PACINI BATTAGLIA), LA GOGNA AGLI INDAGATI (COLUCCI) E LE ASSOLUZIONI RECORD (DA ASSOLOMBARDA, A STREHLER, AI FONDI CEE)"…

Filippo Facci per "Libero"

 

È partita la santificazione del pm Fabio De Pasquale - l'hanno fatta Repubblica e il Corriere, per esempio - che è uomo ritenuto meritevole non solo di aver imbastito tre processi contro Silvio Berlusconi dal 2003 a oggi, ma è stato menzionato da quest'ultimo in un comizio di domenica.

Da qui le agiografie, deprivate d'ogni zona d'ombra: per completezza dell'informazione, però, andrebbero arricchite. Si potrebbe scrivere un romanzetto adducendo le ragioni per cui De Pasquale non ebbe mai particolare stima da parte del Pool di Mani pulite, tra altri. Luigi Ferrarella ed Emilio Randacio, su Corriere e Repubblica, hanno ricordato che De Pasquale fu assolto dall'accusa d'aver indotto al suicidio Gabriele Cagliari (1993) rimangiandosi la promessa di una scarcerazione che il manager attendeva da mesi.

 

In effetti non furono ravvisati illeciti disciplinari, e, come scrissero i soliti Travaglio & Gomez in cinquanta libri, «È stato completamente scagionato da quei sospetti» (completamente, scrivono) e «Il suo comportamento fu assolutamente corretto» (assolutamente, scrivono) giacché «chi lo accusò senza prove era un garantista all'italiana».
Però forse andrebbe raccontata meglio, questa faccenda.

LA VICENDA CAGLIARI
Il 15 luglio 1993 Gabriele Cagliari chiese di essere interrogato e rese una confessione che incontrò le attese di De Pasquale, tanto che davanti a tre persone - l'avvocato Vittorio D'Ajello, il suo collaboratore Luigi Gianzi e un militare della Guardia di Finanza - disse a Cagliari: «Lei me l'ha messo inculo».

De Pasquale però cambiò idea il giorno dopo e non avvertì neppure i difensori del manager: si limitò a passare al gip un parere ancora una volta negativo. Qualcuno, però, avvertì i giornalisti: e così il giorno dopo l'avvocato di Cagliari apprese - dalla radio - che De Pasquale si era rimangiato la promessa e che l'indomani sarebbe partito per le vacanze, in Sicilia.

 

Dai verbali di Vittorio D'Ajello, legale di Cagliari, davanti agli ispettori ministeriali: «Il dottor Fabio De Pasquale, alla fine dell'interrogatorio, disse al Cagliari che avrebbe dato parere favorevole alla sua libertà, affermando espressamente rivolto al Cagliari: «Lei me l'ha messo in culo, ma io devo liberarla».

Dalle conclusioni degli stessi ispettori, paragrafo IV: «Il dott. De Pasquale, con espressioni non consone, ha tenuto dei comportamenti certamente discutibili (...) soprattutto per avere promesso a un indagato che era in carcere da oltre centotrenta giorni, di età avanzata e in condizione di grave prostrazione psichica, che avrebbe espresso parere favorevole (...) e di avere invece assunto una posizione negativa senza però interrogare nuovamente lo stesso indagato, impedendogli, così, di fatto, di potersi ulteriormente difendere.

È mancato quel massimo di prudenza, misura e serietà che deve sempre richiedersi quando si esercita il potere di incidere sulla libertà altrui».

Cagliari poi s'ammazzò soffocandosi con un sacchetto di plastica. De Pasquale apprese la notizia fra Capo Peloro e Punta Faro, spaparanzato in Sicilia. I colloqui coi giornalisti furono invero penosi: «Non ho rimorso per quello che ho fatto... No, non mi sento in colpa. Ho svolto il mio lavoro basandomi sulla legge.... E poi non ho fatto quella promessa. È paradossale: io sono contrario alla carcerazione preventiva». Paradossale, sì. De Pasquale fu ufficialmente mollato da cronisti e Procura.

 

Francesco Saverio Borrelli fu visto piangere. «Non si può promettere e non mantenere» ebbe il coraggio di dire Di Pietro, che di quella massima aveva fatto una regola di vita.

ASSOLOMBARDA
De Pasquale era e resta un personaggio così, dichiaratamente di sinistra ma capace di mettere d'accordo l'intero Parlamento come capitò a margine di un'inchiesta sui fondi neri Assolombarda, stesso periodo: l'intero emiciclo - sinistre e forcaioli compresi - respinsero le richieste di autorizzazione a procedere per Altissimo e Sterpa (liberali) e per Del Pennino e Pellicanò (repubblicani) chieste da un magistrato, De Pasquale appunto, il cui intento fu giudicato «persecutorio» dall'intero arco costituzionale.

Le frizioni col Pool e in particolare con Di Pietro furono dovute invece ad altri problemi: De Pasquale fu tra i primi ad accorgersi, per esempio, dell'esclusività di rapporto che legava Di Pietro al alcuni indagati (e avvocati) e in particolare al banchiere Pierfrancesco Pacini Battaglia: nel maggio 1994, per dire, De Pasquale cercò ripetutamente il banchiere per farlo testimoniare nel processo Eni-Sai (che registrerà la prima condanna per Craxi) e il pm attese invano per quattro volte: il 4, 5, 10 maggio e il 2 giugno.

Il pm non era riuscito a trovare Pacini nella residenza italiana né in quella svizzera e neanche chiedendo al suo avvocato Giuseppe Lucibello, molto legato a Di Pietro. Però con quest'ultimo e col maresciallo Salvatore Scaletta, incaricato dal Pool, Pacini invece si era reso disponibile per tre interrogatori in febbraio, due in marzo - oltre a tutti quelli dell 1993 - e così pure avrebbe fatto il 30 giugno e il 27 settembre, dopo esser stato dichiarato «irreperibile» da De Pasquale.

 

Il quale litigò furiosamente con Di Pietro anche nel tardo settembre 1993, quando il latitante Aldo Molino sbarcò a Linate e si consegnò a Tonino nonostante fosse ricercato da De Pasquale. Volarono urla. La futura moglie di Di Pietro, Susanna Mazzoleni, denuncerà che il capitano Giancostabile Salato - ufficiale che collaborava con De Pasquale - le aveva rivolto insinuanti domande sulle frequentazioni del marito.

Andrebbe spiegato, ci fosse il tempo e lo spazio, che De Pasquale fu pure il pm della chiassosa indagine sul regista Giorgio Strehler (il pm chiese la pena massima, ma Strehler fu assolto con formula piena) e che lo fu anche di un'altra chiassosissima indagine sui fondi Cee, roba con percentuali di assoluzione mostruose.

Pochi ricordano quest'ultimo caso, eppure fu cornice di uno degli episodi più raccapriccianti del periodo di Mani pulite. Su mandato d'arresto del pm De Pasquale, la tarda sera del 28 maggio 1992, 14 agenti irruppero a casa dell'ex assessore regionale socialista Michele Colucci a mitragliette spianate. Intanto, davanti alla caserma della Guardia di Finanza via Fabio Filzi 44, in trepidante attesa bivaccavano parenti, amici, giornalisti, fotografi, cameramen e una piccola folla di curiosi.

Tra gli ultimi a ricevere l'invito, gli avvocati di Michele Colucci. La via era transennata e illuminata a giorno, circolavano panini e birre, un cronista de l'Indipendente cantava canzoni di Lucio Battisti accompagnandosi con la chitarra. Le auto con a bordo gli arrestati rallentarono a cinquanta metri dal bivacco per dar modo alla stampa di prepararsi, poi ripartirono a sirene spiegate non transitando però dal passo carraio, come d'uopo, bensì bloccandosi davanti all'ingresso pedonale così da far sfilare gli arrestati uno ad uno. E fu ressa, flash, spintoni, parenti e fotografi ad azzuffarsi.

Colucci, malfermo sulle gambe, fu trascinato a braccia nella calca e appena entrato in caserma crollò a terra per un edema polmonare. Venne a prenderlo un'ambulanza e il poveretto venne fatto ripassare in barella tra le forche caudine della stampa: la folla si strinse attorno a un corpo privo di sensi, coperto da un lenzuolo, e un giornalista gli piazzò il microfono davanti alla mascherina dell'ossigeno.

 

TUTTI ASSOLTI
In precedenza De Pasquale aveva ottenuto per Colucci il provvedimento del confino, soluzione adottata di norma per i mafiosi. Arrestato, le condizioni del detenuto sessantenne si fecero drammatiche (come svariate perizie mediche confermarono) ma l'atteggiamento di De Pasquale rimase durissimo, tanto che fece di tutto per farlo finire comunque a San Vittore anziché in ospedale. La figlia di Colucci, giornalista della Rai, fece un pubblico appello che fu raccolto anche da politici (Pannella Taradash, Maiolo) e poi da giornalisti come Gad Lerner, tra altri. Nonostante la ferocia dell'opinione pubblica di quel periodo, alla fine Colucci, da poco trapiantato di fuoco, ottenne gli arresti domiciliari per quanto strettissimi.

Dopo nove mesi di carcerazione detentiva, alla fine, il pericoloso criminale potè uscire: sarà assolto in Cassazione. Un altro successo di Fabio De Pasquale.

 

 

[05-10-2010]

 

 

IL MASTINO CON LA TOGA CHE VUOLE LA PELLE DEL CAINANO - CHI È, FABIO DE PASQUALE, IL “FAMIGERATO” PM CHE DAL CASO MILLS A QUELLO SUI DIRITTI TELEVISIVI DA SETTE ANNI TIENE IN SCACCO IL BANANA COSTRINGENDOLO A "UNA VITA DI MERDA", TRA “LODI ALFANO” E LEGITTIMI IMPEDIMENTI VARI - LE SUE COLPE SUL SUICIDIO DI GABRIELE CAGLIARI NON FURONO CONFERMATE DAGLI ISPETTORI…

Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

Il «famigerato» all´anagrafe si chiama Fabio De Pasquale, e di professione fa il magistrato. Dall´aprile del 2003, le strade tra Silvio Berlusconi e il pm milanese si sono incrociate più volte. Ad allora risale la prima indagine sulle società estere del gruppo Mediaset, e De Pasquale s´imbatte sulle presunte frodi fiscali che il gruppo creato dal Cavaliere avrebbe messo in atto, gonfiando i costi dei diritti televisivi pagati alle major americane.

Quello è il primo di tre processi che il pm, originario di Messina, istruisce nel giro dei quattro anni successivi, e che vedono tra gli indagati anche il presidente del Consiglio.

 

Convocando in procura in un afoso luglio del 2004 l´avvocato inglese David Mills, De Pasquale, al termine di sette ore di faccia a faccia, carpisce un nuovo e clamoroso elemento. Mills, ideatore del sistema offshore del gruppo Fininvest, confessa di aver ricevuto come segno di ringraziamento 600mila dollari da uomini del gruppo di Segrate.

Un «dono» voluto da «Mister B.», per le «omissioni» di Mills, quando alla fine degli anni 90 era stato chiamato come testimone nei processi milanesi All Iberian e Gdf, in cui Berlusconi era imputato. Da qui l´indagine per frode fiscale si era biforcata, e aveva ipotizzato anche il reato di corruzione in atti giudiziari. Il legale inglese, in questo processo, è stato condannato in primo e secondo grado a quattro anni e mezzo.

La Cassazione, nel febbraio scorso, ha riconosciuto la sua colpevolezza, ma ha retrodatato il momento in cui si è consumato il reato, applicando così la prescrizione. Il giudizio sul premier, invece, si è impantanato per ben due volte. La prima per l´introduzione del «lodo Alfano», nell´estate del 2008 e poi bocciato dalla Consulta, e poi per il «legittimo impedimento» (a dicembre la Corte Costituzionale sarà chiamata a esprimersi sulla sua applicabilità).

 

Infine, dall´ottobre del 2007, Berlusconi deve rispondere dell´ultima accusa di appropriazione indebita. Attraverso un lungo elenco di rogatorie internazionali, infatti, la procura milanese si è convinta che le fatture gonfiate dei diritti televisivi Mediaset sarebbero ritornate nella disponibilità di Berlusconi, su conti esteri cifrati.

 

Per censurare l´operato del pm di Milano, Berlusconi ieri ha anche rievocato uno dei frangenti più drammatici di Mani pulite. Il premier ha polemicamente ricordato che De Pasquale «disse a Cagliari (Gabriele, all´epoca presidente dell´Eni, ndr) che il giorno dopo l´avrebbe messo in libertà, poi invece è andato in vacanza e il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita». Cagliari fu arrestato per tangenti il 9 marzo 1993, in piena Tangentopoli.

Il 15 luglio dello stesso anno, al termine dell´ennesimo interrogatorio, il pm manifestò l´intenzione di scarcerarlo, ma il 20 luglio De Pasquale ci ripensò. Il giorno successivo, il numero uno dell´Eni si tolse la vita, nel carcere di San Vittore, infilandosi un sacchetto di plastica in testa.

Quella del premier è una ricostruzione in netto contrasto con quelle che furono le conclusioni degli ispettori ministeriali inviati alla procura di Milano nel 1993 dal guardasigilli Giovanni Conso. Né quell´ispezione, né tantomeno un´inchiesta sollecitata nel ‘94 dal ministro del primo governo Berlusconi, Filippo Mancuso, giunsero ad accertare irregolarità nel comportamento del magistrato milanese.

 

«Appare assai difficile - scrivevano allora gli ispettori Ugo Dinacci e Vincenzo Nardi al termine del loro lavoro investigativo - collegare il suicidio del Cagliari ai comportamenti del dottor De Pasquale, in quanto va tenuto conto delle numerose lettere indirizzate ai familiari che egli ha lasciato scritte dal 3 luglio in poi».

Anche ieri, De Pasquale ha preferito non esprimere alcun commento sulle nuove accuse che gli ha rivolto Berlusconi, affidandosi alla nota del suo "capo", il procuratore Edmondo Bruti Liberati. 04-10-2010]

 

 BERLUSCONI IN CANADA, DIFESA CHIEDE RINVIO UDIENZA MEDIATRADE...
(Adnkronos)
- Il 24 giugno Silvio Berlusconi sara' impegnato in Canada per il G8. Per questo i suoi difensori hanno chiesto un rinvio della prima udienza preliminare fissata proprio per quel giorno nell'ambito del procedimento Mediatrade, l'ultimo filone di indagine concluso alla Procura di Milano per i diritti tv. I legali del presidente del Consiglio fanno sapere, inoltre, che il loro assistito non rientrera' in Italia prima del 4 luglio. Nel procedimento Mediatrade indagati, oltre a Silvio Berlusconi, figurano anche Fedele Confalonieri e Piersilvio Berlusconi. 25.06.10

 

FURBISSIMO IMPEDIMENTO - ECCO COSA CAMBIA PER il nano IMPUTATO: STOP PRESSOCHÉ SICURO AI PROCESSI MILLS E MEDIASET – PIÙ DIFFICILE BLOCCARE QUELLO MEDIATRADE (PRESCRIZIONE 2013) - SU TUTTO PENDE L’EVENTUALE BOCCIATURA DELLA CONSULTA - (sarà il caso o il caos ma grazie al tele-blackout dell'informazione è passata tranquillamente una legge che non sta né in cielo né in sudamerica)…

Emilio Randacio per "la Repubblica"

Nuovo stop al processo Mills, identico destino per quello sulle presunte frodi fiscali Mediaset. Più complicato bloccare immediatamente il nuovo troncone Mediatrade, in cui il premier è indagato di appropriazione indebita e frode fiscale.

La legge sul «legittimo impedimento» approvata ieri dal Senato, avrà comunque ripercussioni pesanti sul destino processuale del presidente del consiglio. Quello che si può azzardare è che Silvio Berlusconi, con tutta probabilità eviterà qualsiasi tipo di sentenza sia per la corruzione Mills che per l´affaire Mediaset. Nel caso della falsa testimonianza «comprata» dell´avvocato inglese, i termini di prescrizione si sforeranno nel febbraio del 2011. Undici mesi, per tre gradi di giudizio, sono un termine impensabile per capire da quale parte sia la ragione.

Riformista

Nel merito, la Cassazione si è già espressa il 25 febbraio scorso, a Sezioni Unite. Ci fu corruzione, è stato sentenziato, ma per Mills il reato è prescritto per una manciata di settimane. Il processo milanese, già sospeso per undici mesi grazie al Lodo Alfano, azzerato per il necessario cambio di collegio, riprenderà la sua faticosa marcia il 26 marzo.

Allora, di fronte alla scontata richiesta di applicazione della nuova norma da parte del collegio difensivo del Cavaliere (composto dal senatore Piero Longo e dall´onorevole Niccolò Ghedini), il pm Fabio De Pasquale, con tutta probabilità, si opporrà chiedendo il giudizio sulla riforma da parte della Corte Costituzionale. Mossa che non è ufficiale, ma che pare scontata. E, sebbene i termini di prescrizione si dovranno congelare, gli undici mesi di tempo restano un termine davvero risibile.

Più o meno lo scenario non cambia per la frode fiscale Mediaset. In questo caso, i termini della prescrizione sono leggermente più ampi. Si va al 2013. Ma, comunque vada, di fronte all´applicazione della nuova legge il processo dovrebbe essere azzerato e riprendere davanti a un nuovo collegio solo per il premier.

Discorso a parte, infine, l´ultimo troncone che coinvolge Berlusconi. La presunta appropriazione indebita e la frode fiscale per i diritti televisivi gonfiati Mediatrade. L´indagine, proprio in questi giorni, sta approdando alla richiesta di rinvio a giudizio. Il pm De Pasquale contesta reati fino al 2006 e i termini di prescrizione scadono nel 2013. Il tempo per arrivare ad accertare responsabilità, o ad assolvere nel merito il Cavaliere, ci sono tutti.

Bisogna capire quando potrà essere applicata la nuova riforma. Nel testo approvato ieri, non si fa riferimento alle udienze preliminari. Con tutta probabilità, a meno di ripensamenti, la riforma dovrebbe entrare in vigore solo nel caso di un rinvio a giudizio. Sempre che il premier non sia sempre impegnato in impegni istituzionali.

Su tutte queste ipotesi, anche tante varianti, come una nuova bocciatura sulla legge da parte della Consulta che potrebbe arrivare non prima di un anno. Un´infinità per accertare definitivamente se ci siano state responsabilità penali del presidente del Consiglio, nei tre processi che lo riguardano

[11-03-2010]

 

MEDIASET: BERRUTI ASSOLTO E PRESCRITTO...
(Ansa) - Il deputato del Pdl Massimo Maria Berruti è stato assolto dall'accusa di riciclaggio nell'ambito di uno stralcio dell'inchiesta sui diritti Mediaset. Per altri capi di imputazione è stata dichiarata la prescrizione.

Per alcuni episodi di presunto riciclaggio, i giudici hanno trasmesso gli atti al Pm perché a loro avviso il fatto contestato dal Pm era diverso da quello formulato dal capo di imputazione e le presunte parti offese erano Mediaset e Reteitalia. "Il Pm - ha spiegato il legale di Berruti, Giorgio Perroni - non potrà fare altro che chiedere di non doversi procedere per intervenuta prescrizione".

E' una "dichiarazione di grande soddisfazione" quella del deputato del Pdl Massimo Maria Berruti dopo la sentenza con la quale i giudici dell'ottava sezione penale di Milano hanno deciso la sua assoluzione per alcuni capi di imputazione, mentre per altri è stata dichiarata la prescrizione, a conclusione di uno stralcio del processo sui diritti televisivi Mediaset.

 

"Finalmente è emersa la verità già in primo grado - ha proseguito Berruti -, ci sarà probabilmente un secondo grado, perché il pm presenterà appello ma io voglio farmi giudicare. Non voglio che si arrivi alla prescrizione perché io non ho commesso quei fatti".  

05.02.10

 

UN MISTERO DA 42 MLN € - DALL’INCHIESTA “MEDIASET 2” SPUNTA UN LUNGO “BISCIONE” DI SOLDI PAGATI DAL GRUPPO A BENEFICIARI IGNOTI - IL “TESORO” IGNOTO AMMONTA A CIRCA IL 10 PER CENTO DI TUTTI I SOLDI (413,6 MILIONI) VERSATI FORMALMENTE A SOCIETÀ INTERMEDIARIE NELLO SFRUTTAMENTO TELEVISIVO DEI DIRITTI…

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

Più di 42 milioni di dollari pagati nel 1998-2008 dal gruppo Mediaset a non si sa chi. Un fiume di denaro sborsato da società del Biscione operanti sul mercato dei diritti tv, ma «a favore di altri soggetti o conti bancari apparentemente non riconducibili all'attività di intermediazione dei diritti», e «di cui non sono noti il beneficiario economico o la causale del pagamento».

 

È il dato più nuovo e interessante che emerge dalla relazione che il 10 settembre 2009 i consulenti Kpmg della Procura di Milano hanno depositato in 11 volumi a esaurimento del mandato conferito loro dai pm l'11 luglio 2006. Il «tesoro» ignoto, individuato da Gabriella Chersicla e Umberto Scaccabarozzi, ammonta a circa il 10 per cento di tutti i soldi (413,6 milioni) che le controllate Mediatrade e Rti hanno versato nel 1999-2005 formalmente a società intermediarie nello sfruttamento televisivo dei diritti.

 

Ed equivale a quasi metà della maggiorazione dei costi (88,4 milioni) affrontata da Mediatrade e Rti, rispetto ai prezzi applicati dai fornitori originari, in conseguenza della scelta di comprare appunto da intermediari come Frank Agrama (per i pm in realtà «socio occulto di Berlusconi») e lo scomparso Alfredo Cuomo.

I consulenti di Kpmg premettono che persino questa ricostruzione è ancora incompleta: non solo per gli ostacoli alle rogatorie frapposte ai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro da Stati Uniti e Hong Kong, ma anche perché i calcoli si sono potuti abbozzare solo su 760 dei 1.337 diritti tv negoziati, senza peraltro che sia stato possibile correlare gli acquisti dei singoli diritti (all'interno delle catene di compravendita) ai relativi flussi di pagamento.

RAIMONDI/CONTRASTO

Ma anche con questi limiti «in base alla documentazione bancaria disponibile», spicca che «le società Wiltshire Trading, Melchers, Harmony Gold e Olympus Trading, rappresentate da Agrama, nonché le società intermediarie Stardust, Green Irlanda e Green BVI hanno disposto pagamenti a soggetti apparentemente non riconducibili all'attività di intermediazione dei diritti».

La ricostruzione contabile, infatti, depenna i 47 milioni erogati alla galassia Agrama nel 1999-2008; i 99 milioni all'orbita Cuomo nel 1994-2001; gli 8 milioni a Giorgio Dal Negro (in affari con il consulente del Biscione, Daniele Lorenzano); i 5 milioni a «Principal Network Limited, società del gruppo B della Fininvest, e Gestevision Telecinco S.A., partecipata da Mediaset».

 

Poi ci sono i soldi che, ormai dal 2007 e per nota ammissione stessa di alcuni degli interessati (che però li giustificano come compensi per consulenze non in contrasto con il proprio ruolo aziendale), andarono a «conti bancari e/o società di cui risultano beneficiari economici esponenti di Mediaset con vari ruoli nell'attività di acquisizione di diritti per il gruppo»: e cioè 20 milioni nel 1994-2003 a Lorenzano, 5 milioni nel 1999-2002 al direttore generale Roberto Pace, 5 milioni e mezzo al direttore generale Giovanni Stabilini nel 1995-2002, 4 milioni nel 1998-2003 alla responsabile acquisti Gabriella Ballabio, 100 mila dollari al responsabile acquisti Aldo Spagnoli, 300 mila dollari al consulente esterno Faruk Alatan.

Ma anche una volta detratti tutti questi soldi, mancano appunto ancora all'appello «42 milioni e 289.000 dollari», dei quali «non sono noti il beneficiario economico o la causale di pagamento». Dati che restano nascosti dietro vecchie (come Arner Bank per 1 milione di euro) o nuove conoscenze, quali le sigle Ragtime, Renata Investment, Mamounia, Suquet, Biocontinental, Antimonio, Offside, Mushat, Jensen trading, Morven Overseas Limited.

 

[28-01-2010] 

 

 

DIRITTI TV: CHIUSA INCHIESTA MEDIATRADE, BERLUSCONI FRA GLI INDAGATI...
Radiocor -
Il pm della procura di Milano Fabio De Paquale ha chiuso l'ultimo filone di inchiesta sulle presunte irregolarita' nella compravendita dei diritti tv di Mediaset. Tra gli indagati, circa una decina, figura anche Silvio Berlusconi. L'indagine e' nata nel 2007 in seguito all'esame di alcuni documenti provenienti da un sequestro effettuato in Svizzera nel 2005 a una societa' riconducibile all'imprenditore Frank Agrama e da perquisizioni fatte presso Rti (societa' del gruppo Mediaset). Nell'autunno del 2007 Berlusconi era stato iscritto nel registro degli indagati per concorso in appropriazione indebita.  

 

 

berlusconi, che vita agrama (frank) - 'repubblica' squaderna i verbali dello scandalo Mediatrade e svela il ruolo del produttore frank agrama in quel meccanismo che avrebbe permesso di creare fondi neri attraverso la compravendita di diritti tv gonfiati - ora il punto è questo: silvio ne era a conoscenza o no? - (quando si trattò dei fondi neri fiat, Gianni agnelli ovviamente era all'oscuro di tutto per i magistrati)...

Walter Galbiati per La Repubblica

Non sarà facile per i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro dimostrare che il premier Silvio Berlusconi "sapeva". Ma una rogatoria di ottobre 2005 inviata dalla Procura alle Autorità elvetiche ricostruisce nei dettagli come anche il numero uno del gruppo Fininvest potesse essere a conoscenza di quel meccanismo che avrebbe permesso di creare fondi neri attraverso la compravendita di diritti tv gonfiati.

Quanto meno, perché è un meccanismo ( la vendita dei diritti dalle major a un intermediario che poi li rivende a Mediaset) non nato dall'oggi al domani quando il premier era già impegnato in politica e ben lontano dal gruppo. Ma perché sarebbe stato in atto, secondo la ricostruzione dell'accusa, sin dagli anni Ottanta, quando Berlusconi era molto più attivo in azienda.

Staccatosi lui, del resto, gli uomini delle triangolazioni rimangono sempre gli stessi, con in testa il produttore Frank Agrama che tra la fine degli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta si sarebbe appropriato indebitamente ai danni di Mediaset di 170 milioni di dollari. Soldi riversati su conti rimasti liquidi, oppure retrocessi in parte ai protagonisti della vicenda.E per De Pasquale, Agrama non sarebbe altro che "il socio occulto" di Berlusconi".

Un indizio che il premier potesse sapere è nel fatto che i versamenti in passato partivano anche da conti di società che rimandavano nell'intestazione allo stesso Berlusconi. "I trasferimenti di denaro - si legge nella rogatoria - sono stati effettuati dai conti correnti della Silvio Berlusconi Finanziaria Sa (dal 1995 Sfi - Societé Fiancière d'Investissement) e dai conti correnti della società International Media Services Ltd (posseduta da Mediaset al 99%) a favore di: 1) conti bancari gestiti da fiduciari di Berlusconi (Del Bue di Arner e altri); 2) dei conti delle società di Frank Agrama; 3) di conti bancari di società di Lorenzano; 4) di conti intestati a società di comodo".

Paolo Del Bue è tra i fondatori di Banca Arner, l'istituto di credito elvetico considerato vicino a Berlusconi e finito nel mirino di un'altra inchiesta milanese per alcune attività sulle quali grava l'ipotesi di riciclaggio. Daniele Lorenzano, invece, è l'ex capo acquisti diritti di trasmissione per il gruppo Fininvest e per Mediaset. Il flusso di soldi è cospicuo.

"Per quanto riguarda le distrazioni di fondi a favore delle società di Agrama - scrive il pm - è stato contestato di essersi appropriati di un ammontare corrispondente a circa 170 milioni di dollari, costituenti la differenza tra quanto versato ad Agrama dal gruppo Fininvest e da Mediaset spa per l'acquisto di prodotti Paramount e quanto effettivamente corrisposto da Agrama a Paramount. Ciò è accaduto nel periodo 1988-1999".

Nel tempo, le somme sono state versate dai conti ufficiali del gruppo Fininvest (prevalentemente il conto presso la Banca Commerciale Italiana di Londra della Silvio Berlusconi Finanziaia/Sfi) dai conti della società Principal Network Ltd presso Banca della Svizzera Italiana di Lugano e Finter Bank & Trust Bahamas, dai conti della società Ims Ltd (prevalentemente il conto intestato a Ims presso la Banca Commerciale Italiana di Londra).

Agrama, tramite il suo difensore, l'avvocato Roberto Pisano, confida in una piena assoluzione, e ha fatto sapere, ricordando anche alcune testimonianze raccolte dai pm, "come fosse normale prassi commerciale per le major americane utilizzare intermediari per la cessione dei diritti televisivi nei più importanti Paesi del mondo e, per ciò che concerne l'Italia, anche per la cessione dei diritti tv alla Rai".

L'avvocato di Belrsuconi, Piero Longo, ha invece dichiarato che il premier non si avvarrà della facoltà di essere interrogato come consente il codice dopo la chiusura dell'indagine e la messa a disposizione degli atti.

[26-01-2010]

BERLUSCONI, CHE VITA AGRAMA/2 (NON C'è PACE PER SILVIO) – Roberto Pace, dal 1998 al 2001, amministratore delegato di Mediatrade, VUOTA IL SACCO: "PER GARANTIRE IL GIRO DEI FONDI NERI VENNI PAGATO PIÙ DI 4 MLN SU UN CONTO SVIZZERO UBS - DOVEVO CHIUDERE LE SOCIETÀ POCO CHIARE FISCALMENTE, QUELLE OFF-SHORE, MA VENNI FERMATO – ”AGRAMA PAGAVA"…

Emilio Randacio per "La Repubblica"

Mediazioni costose. Anche se a proporle è un vecchio amico del "capo". Il ruolo del potente agente cinematografico Frank Agrama, non viene messo in discussione solo dai pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro nell'appena conclusa inchiesta che coinvolge anche il presidente del Consiglio per appropriazione indebita. A lanciare pesanti dubbi sulle reali finalità del manager di origini egiziane, sono le parole di Roberto Pace, dal 1998 al 2001, amministratore delegato di Mediatrade.

"Il prodotto Paramount - spiega Pace in un verbale reso a Lugano per rogatoria, il 19 gennaio del 2006 e ora depositato agli atti dell'inchiesta milanese - , nel momento in cui sono diventato responsabile degli acquisti era da rinegoziare, in quanto terminato. Veniva acquistato attraverso Frank Agrama e poi riacquistato dalla Ims, società di Mediaset.

Il mio compito era quello di chiudere tutte le società che operavano in un sistema fiscale poco chiaro, ovvero off-shore". Pace ricorda perfettamente il suo mandato: "La nuova strategia prevedeva di chiudere le società off-shore da una parte e di non comperare più i pacchetti delle major americane attraverso intermediari".

Tagliare i costi, evitare spese inutili. E con un'altra fornitrice di format, il colosso Fox, secondo il ricordo di Pace il tentativo andò a buon fine, visto che "successivamente sono stati acquistati direttamente da Mediatrade, senza l'intermediario". Ma con Agrama, le cose vanno misteriosamente in maniera diversa. O, meglio, secondo la procura di Milano il meccanismo Agrama altro non era se non lo strumento per creare fondi extracontabili all'estero.

"Io sono arrivato quando il contratto Paramount con Agrama - ripercorre i rapporti l'ex ad di Mediatrade - era finito ed era da rinnovare. Ho incontrato varie volte Gary Marenzi, che era il capo delle vendite internazionali di Paramount. Marenzi si lamentava molto del fatto che in passato si fosse dovuto passare per intermediari. Io detti la mia disponibilità affinché in futuro non si passasse più attraverso intermediari. Poi, purtroppo la cosa non si risolse".

Pace, chiamato a sanare i conti aziendali, viene misteriosamente stoppato. Eppure, anche l'alto manager americano, Marenzi, "si lamentava molto per i rapporti tra Bruce Gordon (altro manager Paramount, ndr) e Agrama, credo sospettasse un accordo di tipo economico fra di loro". Perché, viene chiesto dai magistrati, ci fu questo atteggiamento? "Mi è stato spiegato che Agrama - ricorda ancora Pace - era un distributore amico e che nel caso specifico di Paramount riusciva a farci avere il prodotto a prezzi più competitivi".

Di fronte alle sue perplessità, un altro indagato di questa inchiesta, Daniele Lorenzano, "mi fece arrivare pressioni importanti... mi specificò semplicemente che questo signore doveva lavorare. In ogni azienda ci sono persone più o meno vicine al gruppo". Un "raccomandato", insomma, a cui si dovevano garantire comunque affari (40 milioni di dollari all'anno dice l'inchiesta), anche se questi, alla fine si dimostravano in perdita per l'azienda per cui lavorava.

Nel giro di poche settimane, però, anche Pace smette di combattere contro i mulini a vento, e decide di assecondare le richieste di Agrama. Il motivo? Sempre denaro, che questa volta, però, sarebbe finito direttamente nelle tasche, personali, dell'allora amministratore delegato di Mediatrade. "Sapevo - ricorda Pace - che Lorenzano veniva pagato regolarmente da Agrama. Fu Agrama a dirmi che questo tipo di consulenze era prassi comune per le persone nella mia posizione in Mediaset".

La "morbidezza" di Pace, la capacità di adattarsi alle situazioni, sono state decisamente ben ricompensate, visto che in totale, fino al gennaio del 2001, quando si è dimesso da Mediatrade, Pace ha ottenuto sul conto cifrato dell'Ubs "Teleologico", oltre 4,5 milioni di euro. Una sorta di commissione sui diritti che la stessa società controllata da Mediaset, acquistava grazie alle mediazioni del potente Agrama. Per ammissione di Pace, quel denaro, "scudato nel 2003", è servito anche per comprare una tenuta da circa 3 miliardi di vecchie lire a Capalbio.

 

 UNA VITA “AGRAMA” - CHI È IL PRODUTTORE AL CENTRO DELL’INCHIESTA MEDIATRADE? - Americano di origine egiziana, già regista di pellicole trash a Roma negli anni Sessanta, è UN grande amico del Cavaliere da decenni – IN DUPLEX AVREBBERO GONFIATO I COSTI DEL FILM “MRS. DOUBTFIRE” DA 130 A 315 MLN – E ORA FRANK HA UN TESORETTO DI 100MLN, MA NON PUÒ USARLI PERCHÉ SONO BLOCCATI DA BERNA DAL 2005…

Leo Sisti per "il Fatto Quotidiano"

"Mi spiace, ma non posso esprimere giudizi sulle questioni da lei poste". Dalla California risponde così al "Fatto" Jason Gonzalez, l'attorney di Los Angeles, cioè il procuratore che da quattro anni collabora con la Procura di Milano nell'ultima inchiesta per frode e appropriazione indebita su Silvio Berlusconi, suo figlio Piersilvio, e altre dieci persone. Tra queste, oltre al presidente Mediaset Fedele Confalonieri e altri dirigenti del gruppo, anche il vero protagonista, oltre atlantico, della vicenda: Frank Agrama, produttore americano di origine egiziana, già regista di pellicole trash a Roma negli anni Sessanta e grande amico del Cavaliere da decenni.

L'INDAGINE.
Tecnicamente, l'indagine, approdata venerdì 21 gennaio alla chiusura della sua fase preliminare, potrebbe essere chiamata "Mediaset 2," per distinguerla dall'altra, "Mediaset 1", già da mesi al dibattimento, e minacciata di estinzione dalle norme sul processo breve, da poco approvate al Senato. " Il Fatto " aveva posto per e-mail alcune domande a mister Gonzalez proprio su Frank Agrama, definito dai pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro "socio occulto", di Berlusconi, per aver nascosto al fisco 100 milioni di euro in Svizzera, frutto di acquisto di diritti televisivi, per conto del Biscione, dalle majors di Hollywood negli anni Novanta a prezzi gonfiati.

Avevamo chiesto chiarimenti sulla posizione giudiziaria di Agrama, oggi ottantenne: è possibile sapere se è indagato anche dalla giustizia americana per frode o evasione fiscale? Era stato infatti proprio l'attorney Gonzalez a spedire una squadra di agenti dell'Fbi capitanati da John Verrastro a perquisire gli uffici di una delle società di Agrama, la Harmony Gold, al numero 7655 di Sunset Boulevard, Los Angeles, nonché la sua villa a Canyon Back Road.

Era un giorno di fine novembre del 2006 e lo special agent Verrastro cercava prove sul patto Agrama-Berlusconi che avrebbe condotto a moltiplicare i costi di pellicole, tra queste, ad esempio, "Mrs.Doubtfire" con Robin Williams, da 130 a 315 milioni di dollari, sborsati da Mediaset alla fine di complessi percorsi finanziari. Fino appunto a creare il "tesoretto" di 100 milioni, a disposizione di una società di Agrama, la "Wiltshire Trading" di Kong Kong, in una comoda cassaforte elvetica.

SUNSET BOULEVARD.
Uno dei quesiti avanzati al procuratore Gonzalez era questo: forse Agrama non è sotto il tiro dell'Internal Revenue Service (Irs), la nostra agenzia delle entrate, perché i contratti berlusconiani sui diritti tv risultavano ufficialmente stipulati a Hong Kong da amministratori locali della "Wiltshire Trading", mentre lui si dichiarava un semplice intermediario, quindi non soggetto alle leggi degli States?

E, ancora, come mai, durante la perquisizione di Sunset Boulevard da uno scatolone erano saltati fuori svariati timbri di due manager cinesi? Anche qui nessuna risposta. Guarda caso ora, per colpa di quei timbri volati misteriosamente da Hong Kong a Hollywood, le graziose Paddy Chan e Catherine Su Chun, sono entrate anch'esse nel mirino dei pm di Milano. Agrama è furibondo. Ha cento milioni in Svizzera accantonati nel quinquennio 2000-2005, provenienti da una società di Mediaset e finiti sul suo conto "Olympus Trading".

Ma non può usarli, bloccati da Berna fin dal 2005. Una parte è transitata poi nei conti svizzeri di alcuni dirigenti Mediaset, come Roberto Pace e Gabriella Ballabio, però come "fiduciari" di Agrama. In realtà di quella cifra il sostituto procuratore De Pasquale contesta il 45 per cento, in pratica 34 milioni: il resto è ormai "protetto" dalla prescrizione. I soldi sono stati sottratti dalle casse di Mediaset, quotata a Piazza Affari, in un periodo in cui, per la seconda volta, Silvio Berlusconi era presidente del Consiglio. E l'accusa per i reati di appropriazione indebita e frode fiscale si abbatte su Silvio Berlusconi, mentre quella di frode soltanto su Piersilvio e Confalonieri, causa dichiarazioni fiscali di Mediaset fino al 2008.

LA RABBIA DI FRANK.
Che qualche cosa cominciasse a essere poco chiara in tutta questa storia, lo ha capito lo stesso Pier Silvio, in qualità di vicepresidente Mediaset. Diramando così i suoi ordini: diminuire gli impegni finanziari con Agrama. Il quale, risentito, nell'ottobre 2003 scrive una missiva all'allora presidente Fininvest, Aldo Bonomo, lamentandosi che in quell'anno "il totale dei contratti sottoscritti è stato SOLO (maiuscolo nel testo, ndr) di 14 milioni di dollari, anziché di 40 milioni".

Ovvero, il suo minimo garantito. Agrama, insomma, preme, facendo forza sul suo rapporto privilegiato, "fin dal 1976", con Silvio Berlusconi. Ma non ce la farà ad ottenere un accordo scritto come lo desidera lui. E oggi, tramite il suo legale milanese, l'avvocato Roberto Pisano, confida alle agenzie di sperare in una "piena assoluzione con il rigetto delle accuse".

 

GRANA E GRANE NEL GIRO DI AGRAMA – I MANAGER DI MEDIATRADE RACCONTANO DI AVER RICEVUTO SOLDI PER GARANTIRE GLI AFFARI DELL’“AMICO” DEL CAPO - IL SISTEMA DEI FONDI NERI ERA "IN PIEDI DALLA FINE DEGLI ANNI ‘80"- "SILVIO DISSE DI NON CONOSCERE IL MEDIATORE, MA SPUNTA UNA FOTO CHE LI RITRAE INSIEME”…

Emilio Randacio per "la Repubblica"

Un metodo talmente diffuso da essere noto a quasi tutti i top manager. Il sistema dei compensi in nero, estero su estero, scoperti dall´inchiesta milanese sui diritti televisivi Mediatrade che coinvolge anche Silvio Berlusconi, ha origini lontane. «Dalla fine degli anni 80», ha giurato a verbale un ex manager del Biscione.

Per acquistare diritti cinematografici Usa con la mediazione del cittadino egiziano Frank Agrama, i vertici Mediaset, a volte, dovevano seguire addirittura una sorta di rito di iniziazione. A svelarlo è Aldo Spagnoli, «entrato in ReteItalia nel maggio del 1990 e rimasto in Mediaset fino al 2000». Il 9 gennaio del 2008 è chiamato a spiegare il motivo del conto bancario svizzero «Leonardo».

Spagnoli ricorda ai pm De Pasquale e Spadaro come «nel ‘93-94 fui invitato da Carlo Bernasconi (scomparso manager Fininvest, ndr) a partecipare agli "LA Screening" (Appuntamento in cui le major Usa propongono i loro prodotti, ndr)». «Della delegazione - spiega Spagnoli - facevano parte Stabilini (Giovanni, ex direttore generale Mediaset), Pugnetti (Guido, in Fininvest dagli anni 80), Ballabio (Gabriella, in Mediatrade fino al 2005) e Lorenzano (Daniele, rappresentante negli Usa per Mediaset).

In quell´occasione ho partecipato a un buffet in casa di Agrama con tutti gli altri di Mediaset...» E proprio «mentre gli altri erano in piscina, Bernasconi mi disse di entrare un attimo con lui in casa per parlare con Agrama. Bernasconi disse che io avrei assunto un ruolo di una certa importanza e quindi sarei diventato un interlocutore di Agrama per Paramount. Disse anche qualcosa tipo: "Aldo, devi aprire un conto all´estero e comunicare gli estremi a Frank". Agrama sentì il discorso e disse testualmente "Welcome my friend: life is nice"».

Per garantire gli affari all´amico del «capo», anche Spagnoli era ben pagato: «Posso dire di aver ricevuto dal 1994 rimesse da 50 mila a 100 mila dollari, con una certa regolarità, intendo dire due o tre volte all´anno almeno fino al 2000».

Non proprio un caso isolato quello di Spagnoli nei piani alti di Mediaset. «Dopo il discorso di Bernasconi a Los Angeles - conclude Spagnoli - mi ero fatto l´idea che questa fosse una prassi tollerata in azienda». Spagnoli infine ricorda come nello studio di Agrama ci fosse «la fotografia di Agrama con Berlusconi. La foto li ritraeva uno accanto all´altro».

Un particolare che ha colpito anche una ex collega di Spagnoli, Gabriella Ballabio, finita tra gli indagati dell´inchiesta milanese per appropriazione indebita proprio ai danni di Mediaset. La Ballabio ricorda «di aver letto un articolo di giornale in cui Berlusconi dichiarava di non conoscere Agrama».

Probabilmente all´indomani del coinvolgimento del mediatore egiziano nella prima inchiesta milanese. «In quei giorni sentii al telefono Agrama - insiste la Ballabio il 12 gennaio 2006 - e lo presi in giro dicendogli "Ormai non ti conosce più nessuno". Per tutta risposta mi mandò per posta la fotocopia a colori di una foto che lo ritraeva insieme a Berlusconi.

Erano abbracciati con sullo sfondo un giardino che dovrebbe essere quello della villa di Arcore». Alla Ballabio, che da Agrama ha ottenuto sul conto Trattino di Lugano circa 2 milioni di dollari in nero, il metodo era stato indicato nientemeno che dall´allora direttore generale di Mediaset, Giovanni Stabilini, «il quale mi suggerì di mettermi in contatto con Agrama».

Secondo Guido Pugnetti, nel gruppo Fininvest dal 1983, «già a fine anni 80 ho constatato che Agrama godeva di una posizione molto particolare. Non era certamente un fornitore come gli altri perché aveva una grande consuetudine e dimestichezza di rapporti con tutto l´ambiente di Mediaset che ruotava attorno ai diritti». Ovviamente, anche Pugnetti ha ricevuto denaro fuori busta da Agrama «fino al 1999, con regolarità».

[27-01-2010]

 

 

 

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk