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PERCHÉ LA DIFESA DI MOGGI SPIAZZA I GIUSTIZIALISTI DEL MONDO
PALLONARO - tutti furono colpevoli porterà a concludere che
nessuno fu colpevole. Ma gli effetti collaterali sarebbero
lo stesso devastanti. I presidenti di club, tutti,
porteranno il peso di una certa bassezza, gli arbitri
dovranno fare salti mortali per fare dimenticare la
vocazione a curvare la schiena. E la Figc e la Lega per
ricostruire un barlume di autorevolezza....
Dal
"Foglio"
Bisognerà aspettare il 20 aprile, quando si terrà la nuova
udienza del cosiddetto processo di Calciopoli, per sapere se
sarà accolta la richiesta della difesa di Luciano Moggi di
acquisire settantacinque intercettazioni lasciate nel
cassetto dagli inquirenti e riguardanti pressioni sul mondo
arbitrale esercitate da società di calcio scampate alla
prima scossa di terremoto.
La
procura ha fatto sapere che non si opporrà, ed è probabile
che in tal senso decideranno anche presidente e giudici a
latere della Nona sezione penale del Tribunale di Napoli,
collegio tutto al femminile chiamato a giudicare un universo
tipicamente maschile. Tutto si può dire di Moggi tranne che
sia uno stupido. Se anche lui punta sull'attrazione
nazionale per il buco della serratura, è perché da quelle
bobine uscirà buona musica per le sue orecchie.
L'ex direttore generale della Juventus ha sempre negato di
aver costruito e capeggiato una qualsivoglia associazione
per delinquere volta alla frode sportiva, si è dipinto come
una vittima costretta, per sopravvivere, ad adeguarsi a
pratiche preesistenti, estese e consolidate. Insomma tutti e
non soltanto i soliti noti sanzionati dalla giustizia
sportiva avrebbero provato a fare piedino a designatori e
arbitri.
E
se le loro avances non riuscivano, è perché non ci sapevano
fare, non per bontà d'animo dunque ma per imperizia delle
membra. Se le nuove registrazioni confermassero questa aria
del tempo, l'impianto accusatorio nei confronti di Moggi e
degli altri imputati ne uscirebbe ancora più fragile, più
ampio sarebbe lo iato tra una giustizia sportiva che ha
punito à la carte e una giustizia penale in grave imbarazzo.
Si
può capire che Moggi, ancora campione indiscusso della
juventinità nazionale e vincente malgrado la sconfessione
bon ton da parte della società torinese, abbia ancora il
dente avvelenato con chi si è cucito uno scudetto sulla
maglia senza meriti acquisiti sul campo, con chi ha fatto
ottimi affari con giocatori in svendita e con un presidente
che è pure riuscito a rafforzare la sua immagine di austero
moralizzatore.
Forse
dire che tutti furono colpevoli porterà a concludere che
nessuno fu colpevole. Ma gli effetti collaterali sarebbero
lo stesso devastanti. I presidenti di club, tutti,
porteranno il peso di una certa bassezza, gli arbitri
dovranno fare salti mortali per fare dimenticare la
vocazione a curvare la schiena. E la Figc e la Lega per
ricostruire un barlume di autorevolezza. Un peccato di
lobbing sfrenato o anche se si vuole di cupola sarebbe in
fondo veniale di fronte al disvelamento di uno spettacolo di
inciviltà, generalizzata e assoluta.
[14-04-2010]
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MOGGI morde - "Il problema non e’ quello che il nome di
Collina lo ha fatto Bergamo o giacinto facchetti. Influente
è quello che ha fatto l’ex presidente dell’Inter: ha
chiamato il designatore, e poi diceva anche mettimi il
numero uno, io queste cose non le ho mai fatte" - ma non
dimentica di mozzicare la juve: "Il problema non è il fatto
dello scudetto, ma che la Juve non ha difeso nessuno, se si
fosse difesa come hanno fatto altre società non retrocedeva
in serie B"...
(Adnkronos)
- "Tutto quello che e' emerso adesso c'era anche prima,
probabilmente nessuno lo ha potuto tirare fuori.
Evidentemente quello che faceva la Juventus e che facevano
Moggi e Giraudo era influente sui risultati, mentre quello
che facevano altri no. Se si dovessero confrontare le
telefonate si vede tranquillamente che sono molto piu'
problematiche le telefonate degli altri che quelle della
Juventus".
Lo
ha detto l'ex direttore generale della Juventus, Luciano
Moggi, ospite della rubrica 'La telefonata di Maurizio
Belpietro', in onda su Canale 5, all'interno del programma
Mattino Cinque, parlando delle nuove intercettazioni
presentate dai suoi legali nel processo legato a calciopoli,
in corso a Napoli.
"Io
non sono mai stato la pecora nera del calcio. Sono stata la
persona che e' stata messa in una certa posizione -aggiunge
Moggi-, cosi' altre persone che non stavano in quella
posizione facevano quello che volevano. E' una posizione di
comodo degli altri quello che succedendo a me".
-
"Sono stato accusato perche' la mia squadra vinceva e
vinceva perche' era la piu' forte. Se avesse perso qualche
partita in piu' tutto questo non si sarebbe verificato", ha
aggiunto Moggi che sulla possibilita' di una nuova indagine
della Federcalcio aggiunge: "La Federcalcio prima di aprire
un'inchiesta farebbe bene a guardare il controesame del
colonnello Auricchio, che non ha saputo rispondere a nessuna
delle domande che gli e' stata fatta. Regali ad arbitri?
Questo non lo so", aggiunge l'ex dg bianconero che sulla
telefonata tra Facchetti e Bergamo sottolinea: "adesso si
attaccano un po' al 'fumo della pipa'.
Il
problema non e' quello che il nome di Collina lo ha fatto
Bergamo o l'ex presidente dell'Inter. Influente e' quello
che ha fatto l'ex presidente dell'Inter: ha chiamato il
designatore, e poi diceva anche mettimi il numero uno, io
queste cose non le ho mai fatte".
Moggi poi annuncia che ancora non e' uscito tutto. "Ancora
no. I miei avvocati hanno dato 75 intercettazioni da
verificare e che il presidente del tribunale si e' riservato
di acquisirle. Cosa dimostreranno? Che tutti parlavano con
tutti", aggiunge Moggi che poi parla anche delle
dichiarazioni dell'ex segretario generale dell'Uefa Gerhard
Aigner, capo della commissione dei saggi che con un parere
giuridico diede il via libera alla riassegnazione del titolo
dopo la revoca alla Juventus con l'assegnazione poi
all'Inter.
"Ieri sera l'ex segretario generale della Uefa Aigner ha
detto che se quello che e' emerso adesso fosse emerso nel
momento in cui e' stato fatto questo processo, ed e' stato
dato lo scudetto all'Inter, probabilmente la Juventus era la
societa' che non retrocedeva".
Moggi ora attende uil termine del processo. "Cosa mi
aspetto? Io non mi aspetto niente, solo di difendermi e
dimostrare che non sono colpevole di niente. La
dimostrazione che abbiamo lavorato bene l'hanno data i
Mondiali -aggiunge l'ex dg bianconero-, con nove giocatori
della Juventus. Io mi aspetto di finire questo processo
inquinato da tante cose anche dall'occultamento di molte di
queste telefonate.
Il
comportamento che e' stato tenuto da tanti e' quello
mettiamo all'indice una societa' e delle persone e noi
stiamo qua e facciamo tutto quello che vogliamo. Vediamo
quello che succedera'. Occultare non significa fare emergere
le verita' e siccome le verita' ci sono...Hanno voluto il
processo? Adesso il processo ce l'hanno".
MOGGI, SCUDETTO INTER? DOVREBBERO DARLO AL PORTIERE DI CASA
MIA...
(Adnkronos) - Restituire lo scudetto 2006 sarebbe una mossa
vincente secondo Gianfelice Facchetti, figlio dell'ex
presidente dell'Inter, Giacinto. Luciano Moggi propone una
diversa soluzione. "L'Inter dovrebbe restituire lo scudetto?
Certamente all'Inter non spetta, su questo non c'e' dubbio.
Io ho detto, facendo una battuta, -aggiunge l'ex dg della
Juventus a Mattino Cinque- che se tolgono lo scudetto
all'Inter dovrebbero darlo al portiere di casa mia, in modo
che lo tenga in custodia".
"Il
problema -secondo Moggi- e' un altro, non e' il fatto dello
scudetto, ma che la Juve non ha difeso nessuno, se si fosse
difesa come hanno fatto altre societa' non retrocedeva in
serie B".
Si
danno informazioni nel cercare occasioni di investimento
franchising
[15-04-2010]
CALCIOPOLI ATTO SECONDO – DA MOGGIOPOLI A MORATTOPOLI? LA
FIGC APRE UNA NUOVA INCHIESTA E CHIEDE AL TRIBUNALE DI
NAPOLI TUTTE LE CARTE CHE RIGUARDANO “IL NUOVO FILONE DI
INTERCETTAZIONI” – LA STRATEGIA DIFENSIVA DI LUCIANONE STA
AVENDO IL RISULTATO SPERATO – ORMAI LA MERDA È NEL
VENTILATORE…
(Ansa)
- La procura della Federcalcio ha aperto un'altra indagine
su Calciopoli, in riferimento "al nuovo filone di
intercettazioni", e chiede al Tribunale di Napoli di
acquisire "tutto il materiale probatorio prodotto dalle
parti, oggetto di perizia che potrà essere disposta dal
Tribunale".
e i
suoi avvocati in aula da corriere it
La
decisione è stata presa in una riunione tra il capo della
procura federale Stefano Palazzi e i suoi collaboratori,
dopo che l'udienza del processo in corso a Napoli in
programma ieri - e nella quale il Tribunale doveva decidere
se acquisire le nuove intercettazioni come da richiesta
degli avvocati di Moggi - era stata rinviata.
"In
merito al processo in corso a Napoli - informa la
Federcalcio - la procura federale chiederà fin da ora di
poter acquisire tutto il materiale probatorio prodotto dalle
parti, oggetto di perizia che potrà essere disposta dal
Tribunale.
Nelle
prossime ore, il procuratore Stefano Palazzi invierà
formalmente una richiesta in tal senso al Presidente della
nona sezione penale del tribunale di Napoli Teresa Casoria,
avviando così l'indagine con riferimento al nuovo filone di
intercettazioni".
[21-04-2010]
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#1 LA
VERITÀ SU UN SISTEMA MARCIO DEVE ANCORA ESSERE SCRITTA - #2 MA
MORATTI NON HA SEMPRE NEGATO, MENTRE RISCUOTEVA SCUDETTI A
TAVOLINO, DI AVER FATTO TELEFONATE A CHICCHESSIA? - #3 PROVIAMO A
SOSTITUIRE IL NOME DI MOGGI A QUELLO DEL PRESIDENTE DELL’INTER PER
VEDERE (ALLA JANNACCI) NEPPURE TANTO DI NASCOSTO L’EFFETTO CHE FA
- #4 I “NON RICORDO” DEL MAGGIORE AURICCHIO E LE CURIOSE
DICHIARAZIONI DEI PM NAPOLETANI: “LE VITTIME NON DEVONO DIVENTARE
I COLPEVOLI” - #5 DE SANTIS E BERGAMO ALL´ATTACCO: “RIFATE I
PROCESSI” - LA FIGC APRE UN FASCICOLO - #6 ALTRE 15.600
INTERCETTAZIONI ALLO STUDIO DELLA DIFESA MOGGI, TUTTE ANCORA DA
ASCOLTARE -
1 -
CALCIOPOLI DI CIOCCOLATO...
Oliviero Beha per "Il
Fatto"
Tripudio di
calcio, uova di cioccolato e sorprese nel sabato di Pasqua.
Effettivamente il campionato vive una serie di situazioni incerte
e ben sceneggiate. L'Inter di un Balotelli come Lazzaro per una
pacificazione interna non si sa quanto duratura, la Roma di Totti
e Toni che mostra una maturità rara, il Milan che comunque, anche
in un periodo opaco, sta sotto e fa punti aspettando il destino (e
la Champions dell'Inter, e la stanchezza della Roma). Nessuna
sorpresa specifica, dunque, ma con il senno di poi.
Che stiano
tutt'e tre in opistotono (lo statu dell'uccello-ornitologia... -
quando contrae retrattilmente tutto se stesso attendendo gli
eventi) è già sorprendente. Non sorprende neppure la marcia a
rilento delle candidate nella zona Champions-Europa League, mentre
ormai due squadre sembrano avere imboccato la discesa in B,
Livorno di nuovo orbo di Cosmi, e Siena. L'Atalanta non molla ma
alla prossima le tocca la Roma.
Invece uova
di Pasqua fondenti e al latte (entrambe con sorpresa) fuori dal
campo. Dico di Calciopoli e dei suoi sviluppi. Cominciamo da
quelle al latte. Su questo giornale avete letto domenica la
trascrizione della telefonata di Moggi a Bergamo del 9 febbraio
2005, esemplare documentale del cosiddetto sistema-Moggi. Di qui
anche l'occhiello della pagina, semplicemente Moggiopoli.
Moratti
Per queste
ed altre telefonate Moggi e Bergamo sono stati cancellati dalla
giustizia sportiva nel 2006 e sotto processo per associazione a
delinquere attualmente presso il Tribunale di Napoli. È storia
nota. Questa ed altre telefonate riportate ieri l'altro sono da
quattro anni di dominio pubblico, e non per caso. Dunque qui la
sorpresa non c'è. Allora perché vengono riprodotte per l'ennesima
volta? È spiegato chiaramente. Per controbattere "un'informazione
smemorata e superficiale" che mette qualcosa "sullo stesso piano
dei gravissimi fatti emersi a carico delle dirigenze della
Juventus, del Milan, della Fiorentina e della Lazio".
Insomma le
quattro castigate dalla giustizia sportiva prendendo a riferimento
la "cupola" del sistema-Moggi. Quindi sorprese pasquali, nessuna.
Se non la benemerita intenzione di fare memoria su Moggi,
collegata a quel "qualcosa". Ma che cos'è questo "qualcosa"? Sono
la prima "sorpresa" pasquale, nelle uova al cioccolato fondente
uscite sabato qui come su tutti i giornali. Dentro, le
trascrizioni finora inedite delle telefonate tra Moratti, altri
dirigenti interisti e Bergamo sugli stessi temi (designazioni,
gradimento ecc.) imputati a Moggi.
Ma proviamo
a sostituire il nome di Moggi a quello di Moratti nella telefonata
trascritta per vedere-alla Jannacci- neppure tanto di nascosto
l'effetto che fa. E ancora: ma se la giustizia sportiva ha già
operato con le sue sbrigative sentenze, e invece quella penale
nella fattispecie nei confronti del cupolone Moggi ancora no, non
sarà il caso intanto di rimanere alla prima? E Moratti non ha
sempre negato finora pubblicamente, e per quattro anni, mentre
riscuoteva scudetti a tavolino, di aver fatto telefonate a
chicchessia?
Dunque c'è
già una menzogna in ballo: che non assolve Moggi, ma ci fa fare un
passettino serio avanti. Se in ballo c'era per la giustizia
sportiva la violazione dell'art.1 delle Carte Federali sulla
lealtà sportiva e altre menate del genere..., Moratti mai entrato
in questa inchiesta deve essere processato dalla Procura Federale
come Moggi. Soltanto per assolverlo, naturalmente, per vedere le
differenze, per non essere costretti a passare da Moggiopoli a
Morattopoli, cosa che a molti dispiacerebbe di certo.
La
"discarica Moggi" era stata chiusa dal Ministro per l'Ambiente
rotondocratico ormai da tempo. Riaprirla vorrebbe dire munirsi di
maschere per il tanfo: ma quale? Quello già dentro o quello ancora
fuori? Nel frattempo i due pubblici ministeri del processo di
Napoli, oggi Narducci e Capuano, ieri Narducci e Beatrice che mi
hanno fatto l'onore della citazione in un'intervista a
"L'Espresso" di tre anni fa ("l'unico che ha capito è Oliviero
Beha e per questo non lo fanno scrivere...") hanno avuto un'uscita
sorprendente.
Hanno
affermato che "le vittime non devono diventare i colpevoli", frase
che ha fatto il giro mediatico del mondo. Non so a voi, ma a me è
sempre parso importante nel quadro "della separazione delle
carriere" che gli inquirenti facessero gli inquirenti (e sono
certo che i PM lo stanno facendo nel modo migliore possibile...) e
i giudicanti i giudicanti. E allora che cos'è questa storia di
"vittime" e "colpevoli"?
Quindi sarebbe
già tutto deciso? E che cosa significa che le telefonate
morattiane non sono state prese in considerazione? In base a quale
criterio? Nessuno ricorda che Narducci nell'ottobre del 2008 a
inizio processo a Giraudo con rito abbreviato "escluse
tassativamente" l'esistenza di altre telefonate fuori indagini? Se
il capo di quelle indagini era l'allora maggiore dei Carabinieri
Attilio Auricchio, che oggi da tenente colonnello in aula a Napoli
va avanti a colpi di "non ricordo" (e gli inquirenti comprensivi
al Presidente di Tribunale: "Può capitare, non le pare?"...) e
citando come fonte i tabellini della Gazzetta dello Sport, forse
su queste telefonate "escluse" dall'inchiesta c'è qualcosa da
dire?
Oppure no?
Per soprammercato, altro uovo fondente, mentre si faceva quella
meritoria opera di memoria riepilogata... su tutti gli altri
giornali (e per quel poco che conta anche per bocca di chi scrive
nel corso del Tg3 di sabato) usciva una telefonata "meravigliosa"
di Bergamo a Galliani, in cui il designatore (lo stesso
"trascritto" con Moggi qui) chiedeva ausilio e "calore, molto
calore" al vicepresidente del Milan allora reggente della Lega
calcio e anche del Milan stesso (maggio 2005, vigilia di
Milan-Juventus decisiva per lo scudetto, e Berlusconi a Palazzo
Chigi autosospeso dalla carica al Milan per non infrangere il
conflitto di interessi...).
Perbacco,
sento odor di "Gallianopoli"... E invito a fare lo stesso con
Galliani: sostituite il suo nome con quello di Moggi e magari
chiedete un nuovo processo sportivo anche per lui. Ma siccome qui
la disciplina praticata sembra essere soltanto il penale, e le
magagne e le insufficienze della giustizia sportiva, che vedono
responsabili anche giudici ed ex giudici in forza ad essa, paiono
non avere alcun valore, restiamo anche noi al penale.
Per tanti
motivi, di cui ho scritto moltissimo, qui e dove ho potuto, e
detto ovunque mi fosse possibile, è improprio e distorcente
parlare di una Moggiopoli e di un sistema-Moggi senza collegarlo
alla vera questione, che è quella di Calciopoli e di un
sistema-calcio. Si tratta di conoscere e collegare i fatti, gli
arbitri di allora "sicari" - da dimostrare - di Moggi e c. (a
proposito, Paparesta ha negato sempre di essere stato chiuso nel
famoso spogliatoio: abbiamo deciso noi a tavolino che mente e che
quindi invece che di "millanteria disdicevole" Moggi è passibile
di "violenza privata". Ma insomma, i processi li facciamo noi o
"loro"?) con gli arbitri di oggi, designati da quel Collina che è
dentro molte telefonate di cui finora ci mancava notizia.
È una vita,
dal caso Camerun in poi, che chiedo pulizia nel calcio, adesso
essere superato a destra e nella corsia d'emergenza mi sembra una
violazione del codice stradale. Chiudo con una notizia e una
domanda, stile vecchi tempi.
Vi ricordate
di Grazia Fazi, la segretaria della Can definita la "zarina" di
Moggi e Bergamo, per mesi sui giornali nel 2006 e rinviata a
giudizio a Napoli? Ci credete se vi dico che non è stata mai, dico
mai, interrogata da nessuno, in divisa da carabiniere o da
giudice? Un po' di pazienza, nessuno sconto, ma anche
un'informazione davvero completa.
2 - ECCO LA VOCE DI
MORATTI IN ARRIVO ALTRI 15 MILA AUDIO...
Angelo Carotenuto per
"Repubblica"
Volevo
chiamarla proprio io per farle i complimenti». È la voce di
Massimo Moratti che al telefono parla col designatore arbitrale
Paolo Bergamo. Trasmessa in tv, ieri sera. È l´ultima spallata
data dai legali di Luciano Moggi alla linea tenuta per quattro
anni dall´Inter. Quella secondo cui non c´erano contatti fra la
società e i vertici arbitrali. Raitre, il programma è "Replay": va
in onda l´imbarazzo dell´Inter.
Cinquanta
secondi di squilli a vuoto, poi otto minuti di chiacchierata. Il
tono è quello che possono usare fra loro due persone dello stesso
ambiente. Scambi di opinioni: «Novellino è bravissimo. Romperà i
coglioni come persona, ma come allenatore è bravissimo» (Moratti).
Battute sui giocatori: «Presidente, ne ha presi troppi» (Bergamo).
«È vero, è vero, me ne rendo conto anch´io», la replica. Un tono
cordiale. «Vediamo di fare questa serie di dieci partite utili»
(Bergamo). Esplicitamente cordiale. «È un momento», ancora lui,
«in cui sto cercando di creare quella simpatia che c´è sempre
stata, mi creda, però i risultati non venivano, chi lo sa come
mai».
È l´audio di
una delle intercettazioni che gli inquirenti di Calciopoli a
Napoli ritennero ininfluente, oggi uno degli strumenti della
difesa di Moggi. Una telefonata anticipata nei giorni scorsi:
Moratti e Bergamo parlano dopo un 3-2 dell´Inter alla Samp
maturato nei minuti di recupero. L´accento non sta su cosa si
dicono, quanto sul fatto che quel contatto esista. Sia l´accusa al
processo di Napoli sia l´Inter esclusero l´esistenza di contatti
fra il capo degli arbitri e la società.
L´audio
(online su repubblica. it) risolve un equivoco. Non c´è il
presunto occhiolino di Moratti ai guardalinee, dopo che avrebbero
ben giudicato due fuorigioco. Moratti: «Gliel´ho detto alla fine,
bravi a beccarli... come cazzo fate, dice ma guardi ormai ci
abbiamo fatto l´occhio». Dunque sono i guardalinee a dire che
ormai hanno fatto l´occhio (al fuorigioco), e non Moratti a dire
che lui ha fatto l´occhio (cioè l´occhiolino) ai guardalinee.
Più
confidenziale è il tenore della chiamata fra Pierluigi Collina e
Leonardo Meani, ex dirigente addetto agli arbitri del Milan. E
quella fra Meani e Collina, attuale designatore. Telefonate in cui
ci si scambiano informazioni sulle future griglie per il sorteggio
e si esprimono aperte preferenze su arbitri e guardalinee. Altre
15.600 intercettazioni sono allo studio dei consulenti del
collegio difensivo di Moggi, Nicola Penta e Roberto Porta. Tutte
relative al periodo gennaio-aprile 2005, tutte ancora da
ascoltare.
3 -
"DOVETE RIFARE QUEI PROCESSI" - DE SANTIS E BERGAMO ALL´ATTACCO.
LA FIGC APRE UN FASCICOLO
Fulvio Bianchi per "la
Repubblica"
«Un nuovo
processo, ma serio»: lo chiedono alla Figc Massimo De Santis e
Paolo Bergamo, ex arbitro ed ex designatore, spazzati via da
Calciopoli. Gli avvocati di Luciano Moggi avevano già chiesto ad
Abete di riaprire il processo calcistico, alla luce delle nuove
intercettazioni che tirano in ballo anche l´Inter. Ma ora De
Santis e Bergamo vogliono azzerare tutto, e ripartire da zero.
Dice il broker livornese: «Io mi ero dimesso, è vero: non per
fuggire ma perché non c´era la possibilità di difendermi, con
prove, testimoni, perizie, eccetera. Ora sono pronto a tornare in
aula».
Aggiunge De
Santis, coinvolto pure lui nel processo penale di Napoli: «La
giustizia sportiva deve darci la possibilità di essere ascoltati:
allora non fu possibile difenderci, ora ci sono fatti clamorosi
che la Figc deve, per forza, prendere in considerazione. Basta con
i due pesi e le due misure». De Santis perse i Mondiali di
Germania 2006, per i quali era stato scelto. Ora è sul piede di
guerra: «Si è già visto a Napoli che non ho responsabilità per
Lecce-Parma e queste nuove intercettazioni, che non sono finite,
aprono scenari inediti e clamorosi». Fra le tante, ci sarebbe
anche una telefonata fra Facchetti e lo stesso De Santis.
La Figc oggi
decide che fare: Giancarlo Abete, n.1 di Via Allegri, e Stefano
Palazzi, superprocuratore, torneranno al lavoro. Quasi certo che
Palazzi aprirà un fascicolo, tenendosi in contatto con la procura
di Napoli (il 13 c´è un´udienza-chiave) e acquisendo le nuove
intercettazioni. Un atto dovuto. Poi deciderà cosa fare. Di sicuro
ha già dato ad un sostituto l´incarico di esaminare l´esposto di
Bobo Vieri che chiede di revocare lo scudetto 2005-´06 all´Inter.
Sandulli (n.1 della Corte Federale di quei tempi) ricorda: «Fu un
errore assegnare quel titolo all´Inter, ora se la procura federale
ci fornisce fatti nuovi siamo pronti ad esaminarli. Noi giudicammo
sulla base di quello che avevamo».
Nel verbale
di Emanuele Cipriani (21-11-206) si legge: «Trattasi di un
incarico che ho ricevuto da Tavaroli il quale mi chiese di
svolgere una attività investigativa approfondita comprensiva di
pedinamenti e di rilevamenti su tutte le persone che i predetti
giocatori (fra questi Vieri, ndr) frequentavano nella vita
privata. L´attività è compendiata in appostamenti sotto casa,
pedinamenti e informazioni sulle banche dati Sdi ed anagrafe
tributaria». Conclude Cipriani: «Il compenso per l´attività svolta
mi è stato corrisposto dall´Internazionale F.C.». Vieri chiede ora
21 milioni di danni a Inter e Telecom, e di cancellare quello
scudetto
[06-04-2010]
#1 COSÌ
FACEVAN TUTTI? LA JUVE SI SVEGLIA E CHIEDE “PARITÀ DI TRATTAMENTO”
- #2 LA TELEFONATA FACCHETTI-DE SANTIS. L’ARBITRO: “VE L’AVEVO
DETTO CHE MI TELEFONAVA” - #3 IL VERO MISTERO DELL’INCHIESTA È IL
PERCHÉ I MAGISTRATI NEGASSERO L’ESITENZA DELLE CHIAMATE NON
JUVENTINE – PER IL COLONNELLO AURICCHIO ERA “TUTTO TRASCRITTO” -
#4 ENTRA IN CAMPO PERSINO IL GOVERNO CON BONAIUTI: “FORSE LA
VICENDA È DA RIVEDERE” - #5 L’IRA FUNESTA DELL’ULTRAS MUGHINI:
“PARITÀ DI TRATTAMENTO UN BEATISSIMO C… ORA RESTITUITECI TUTTO” -
1 -
BONAIUTI: «CALCIOPOLI? VICENDA FORSE DA RIVEDERE»...
Da Corriere.it
- «Forse questa
vicenda dovrebbe essere rivista tutta quanta, andando a vedere
dove stanno tutte le responsabilità». Lo ha detto il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti,
ospite di «Un Giorno da Pecora», su Radiodue, parlando delle nuove
intercettazioni relative al periodo dello scandalo Calciopoli. Per
Bonaiuti «le storie o non le apri, o le apri e le vedi fino in
fondo».
L'argomento
è tra quelli di cui si dovrebbe discutere durante il Consiglio
federale della Figc, in programma nella sede di via Allegri a
Roma. Lo ha detto il presidente della Figc, Giancarlo Abete,
entrando nella sede della Federcalcio. «Ne parleremo senz'altro,
l'argomento fa parte delle comunicazioni», ha spiegato. Lo
scandalo calcistico di quattro anni fa è tornato d'attualià negli
ultimi giorni con la pubblicazione di alcune intercettazioni
diffuse dai legali di Luciano Moggi, ex direttore generale della
Juventus.
2 -
IL MISTERO DELL'INCHIESTA: LE TELEFONATE SCOMPARSE - IL COLONNELLO
AURICCHIO: «TUTTO TRASCRITTO»
Fulvio Bufi per il
"Corriere della Sera"
Chi ha avuto
modo di vedere l'incartamento dell'inchiesta sfociata nel processo
contro Luciano Moggi e altri ex potenti del mondo del calcio che
si sta svolgendo a Napoli (atti depositati e pubblici), sa che ci
sono migliaia e migliaia di pagine. Verbali di interrogatorio,
ordinanze dei magistrati, informative dei carabinieri,
trascrizioni delle intercettazioni telefoniche. Ma non c'è un rigo
che faccia riferimento alle telefonate che in questi giorni la
difesa di Moggi sta diffondendo, in cui si sente la voce di
dirigenti interisti come Massimo Moratti o il compianto Giacinto
Facchetti a colloquio con i designatori degli arbitri o degli
assistenti di linea.
L'ultima che
è stata messa in circolazione riguarda un colloquio tra Facchetti
e Massimo De Santis, ex arbitro internazionale anche lui rinviato
a giudizio in questo processo («Ti interessi di arbitri?», chiede
De Santis. E Facchetti: «Mi sa che ci interesseremo in tanti...»).
Non esiste
una trascrizione fatta dagli investigatori, non se ne parla nelle
informative che i carabinieri inviavano alla procura, e di
conseguenza non ne scrivono i magistrati. È forse il punto più
difficile da comprendere in questa vicenda: perché i carabinieri
decisero di trascrivere fedelmente, o anche di sintetizzare nelle
informative, il contenuto di telefonate che pure successivamente i
pm scartarono giudicandole non importanti, e scelsero invece di
non dare notizia ai titolari dell'inchiesta di quei colloqui in
cui comparivano i dirigenti dell'Inter, ritenendoli
unilateralmente irrilevanti.
Quando, nel
corso dell'ultima udienza, l'avvocato Maurilio Prioreschi, uno dei
difensori di Moggi, ponendo le proprie domande al colonnello
Attilio Auricchio - l'ufficiale che condusse le indagini- fece
riferimento a telefonate relative all'Inter, il carabiniere fu
categorico: «Tutte le telefonate sono state intercettate,
registrate e trascritte», rispose. Facendo una scelta inspiegabile
alla luce di ciò che sta emergendo in questi giorni, da cui appare
evidente che non tutto fu trascritto. È invece chiarissimo perché
la difesa di Moggi dia tanto peso alle telefonate di Moratti e
Facchetti e anche di dirigenti di altre società (Galliani,
Cellino, Foti).
L'accusa che
più preoccupa Moggi è quella di aver costituito e capeggiato una
associazione per delinquere (le altre, con i tempi che rischia di
avere il processo, potrebbero andare in prescrizione prima della
sentenza). Se riusciranno a convincere il giudice che i contatti
con i dirigenti arbitrali erano prassi abituale per tutte le
società, i difensori dell'ex direttore generale della Juventus
ritengono che di conseguenza si smonti la tesi accusatoria di una
cupola capeggiata da Moggi che pilotava gli arbitraggi solo a
favore della Juventus.
3 -
CALCIOPOLI BIS, I BIANCONERI VALUTERANNO «EVENTUALI NUOVE PROVE»
Jacopo D'orsi per "La
Stampa"
Così, a
quanto pare, facevano tutti. E la Juve adesso chiede «parità di
trattamento». A 1.363 giorni da quel 14 luglio 2006, il momento
più nero della storia del club, quando un tribunale sportivo, la
Caf, per la prima volta la condannò alla serie B (con 30 punti di
penalizzazione, diventati 17 e poi 9), i bianconeri tornano a
parlare di Calciopoli, lo scandalo che nell'estate del 2006 ha
travolto il nostro football e la società più titolata della
penisola.
È bene
chiarire subito che con questa mossa la Juve non pretende la
revisione del processo sportivo che la portò alla retrocessione,
alla revoca dello scudetto 2005 e alla non assegnazione di quello
del 2006 poi consegnato all'Inter, semmai - qualora dovessero
emergere responsabilità di altre società come lasciano intendere
le nuove intercettazioni scovate dai legali di Moggi -
l'istruzione di un altro procedimento. In sostanza: se hanno
sbagliato anche altri, è giusto che siano puniti con la stessa
severità.
Ogni
riferimento all'Inter non è puramente casuale. La Juve, va da sé,
resta alla finestra ed è molto cauta, ma la nuova partita potrebbe
giocarsi proprio attorno al titolo 2006, che la giustizia sportiva
scucì dalle maglie bianconere appiccicandolo su quelle nerazzurre.
Alla luce del nuovo scenario fu una decisione giusta?
Sedersi al
self-service degli arbitri, rivelano le nuove telefonate già rese
pubbliche, era prassi comune nel nostro calcio, il che proverebbe
- sempre secondo la difesa di Moggi - che il sistema di illeciti
per il quale furono azzerati i vertici della Juve e decisa la
retrocessione non faceva capo soltanto all'ex dg bianconero. Tutto
il materiale sarà portato in aula alla prossima udienza del
processo penale di Napoli, martedì 13 aprile. «La nostra finale di
Champions League», l'hanno definita i tifosi impazienti nei loro
blog.
Nessuno alla
Juve s'aspetta la retrocessione dei nerazzurri, né la restituzione
dei due scudetti, ma levare quel tricolore al palmares della
concorrenza potrebbe essere una prospettiva concreta, nonché una
sorta di risarcimento (anche e soprattutto per i tifosi). Una
chiusura del cerchio rispetto a quattro anni fa.
A otto
giorni dall'Inter-Juve di campionato, la sensazione è che stia
iniziando un altro derby d'Italia. La presa di posizione ufficiale
del club, attesa e quasi sollecitata da un popolo in
fibrillazione, è destinata a far rumore e segue le nuove
intercettazioni che documentano conversazioni tra i massimi
dirigenti (anche) di Inter e Milan (Moratti, Galliani, Facchetti
scomparso nel 2006) e i designatori arbitrali dell'epoca (Bergamo,
Pairetto e Mazzei per i guardalinee).
Il primo
bianconero a parlarne, una settimana fa, fu Del Piero,
solleticando l'appetito della tribù. «Si stanno susseguendo
articoli e dichiarazioni che fanno pensare a qualcosa di diverso
dalla sentenza», disse il capitano alla tv del club. Conclusione:
«Mi auguro che gli scudetti tolti ci vengano restituiti anche a
livello globale».
Ora a far
sentire la propria voce è la società, la cui posizione tuttavia è
leggermente diversa: «Nel pieno rispetto delle attività
riguardanti i processi in corso - si legge nella nota ufficiale
concertata con la proprietà -, la Juventus valuterà attentamente
con i suoi legali l'eventuale rilevanza di nuove prove introdotte
nel procedimento in atto a Napoli al fine di garantire, in ogni
sede sportiva e non, e come sempre ha fatto, la più accurata
tutela della sua storia e dei suoi tifosi».
Il vigile
silenzio è dunque diventato una vigile attesa. Con questa
conclusione: «La Juventus confida che le istituzioni e gli organi
di giustizia sapranno assicurare parità di trattamento per tutti,
come d'altronde la società e i suoi difensori richiesero nel corso
del processo sportivo del 2006». Tradotto, significa che rispetto
a quattro anni fa la strategia non è cambiata di una virgola.
Nessuno si autocondannò.
Allora,
l'avvocato Cesare Zaccone, legale del club, pretese la stessa «par
condicio» invocata ora. Chiusa definitivamente la pagina della
retrocessione, sulle cui conseguenze non è possibile tornare
indietro, l'obiettivo è chiedere alle istituzioni e alla giustizia
(sportiva e non) di usare lo stesso metro adoperato quattro anni
fa nei confronti della Juve. Di guardare, cioè, gli eventuali
fatti nuovi attraverso le stesse lenti.
4 -
FACCHETTI IN LINEA CON DE SANTIS "VISTO CHE MI CHIAMAVA?"
Guglielmo Buccheri per
"La Stampa"
Nel dossier
delle nuove intercettazioni trascritte dalla difesa di Luciano
Moggi trova spazio anche un colloquio del 24 marzo del 2005 fra
l'allora presidente dell'Inter, Giacinto Facchetti, e l'ex arbitro
Massimo De Santis, imputato al processo di Napoli con l'accusa di
promotore dell'associazione a delinquere. Nel merito, la
telefonata fatta da Facchetti a De Santis non appare
significativa, ma è il fatto stesso che un dirigente (il più alto)
di una squadra chiami direttamente un arbitro a segnare un nuovo
confine. Questo l'incipit dell'intercettazione.
Facchetti:
«Massimo».
De Santis:
«Come stai Giacinto?».
Facchetti:
«Bene, e tu?».
De Santis:
«Devo farti i complimenti insomma, ti interessi di arbitri...».
Facchetti:
«Eh...vedremo, ma mi sa che ci interesseremo in tanti
di...».
De Santis:
«E vabbè, si interessano tutti, ormai è l'argomento del giorno».
Facchetti:
«Sei già a Parigi?».
De Santis:
«No, parto domani mattina».
Facchetti:
«Perchè mi ha chiamato Bla...ehm Gagg, viene là anche
lui».
De Santis:
«Ah, viene a Parigi Walter?».
Facchetti:
«Si viene anche lui con...e mi ha detto che ti portava i
miei saluti».
Gagg è un
alto dirigente Fifa che assisterà alla partita Francia-Svizzera
valida per le qualificazioni mondiali: questo dice
l'intercettazione. Sullo sfondo resta una telefonata che mette in
contatto un dirigente nerazzurro e un arbitro al centro del
processo di Calciopoli perchè indicato come leader della
cosiddetta «combriccola romana», ovvero quei direttori di gara che
avrebbero legato la loro carriera a Moggi e alla Juve. «Quando -
spiega De Santis - mi chiesero se qualche dirigente mi chiamava e
io dissi di sì facendo riferimento a Facchetti, la famiglia mi
querelò. Mi dispiace perchè, adesso, stiamo parlando di qualcuno
che non c'è più e che merita rispetto, ma questa intercettazione è
un fatto».
5 -
E ADESSO RESTITUITECI TUTTO...
Giampiero Mughini per
"Libero"
Arriva
finalmente, dopo quattro anni di sordomutismo, una nota ufficiale
della società Juventus dove per quel che è di Calciopoli il pane
lo si comincia a chiamare pane. Alla luce dello strabiliante
materiale che gli avvocati difensori di Luciano Moggi si sono
procurati a forza di denaro e di indagine accanita, la Juve chiede
"parità di trattamento" con le altre società coinvolte in quel
fiume di telefonate in cui dirigenti dell'Inter o del Milan
chiedevano che ad arbitrare quella data partita fosse l'arbitro
Tizio e i guardalinee Caio e Sempronio.
Telefonate
la cui esistenza ancora pochi giorni fa era perentoriamente negata
dai pubblici ministeri di Napoli che stanno giudicando se sì o no
Antonio Giraudo e Luciano Moggi avevano messo in piedi "una
organizzazione a delinquere" che fungeva da signora dei
campionati. Un'accusa tutta fondata sul presupposto che fossero
solo Giraudo e Moggi a circumnavigare i designatori arbitrali, a
commentare con loro affabilmente partite e arbitri, a imprecare
contro decisioni arbitrali giudicate sbagliate, addirittura ad
andare a cena con quei designatori: accompagnati dalle loro mogli,
un'aggravante non da poco.
Una
costruzione accusatoria che va giù come neve al sole alla luce del
materiale che abbiamo letto e che leggeremo, un materiale di cui
dire che è cospicuo è dire niente. Per aver fatto Moggi telefonate
analoghe al suo amico trentennale Giorgio Bergamo, telefonate in
cui il "direttore" della Juve parlava di quel che è il pane e la
religione della sua vita, quale arbitro fosse più capace
professionalmente ad arbitrare una partita importante, la Juve è
stata derubata di due scudetti, cacciata dalla Champions e dai
suoi redditi, scaraventata in serie B e per giunta con una sonante
penalizzazione, disossata professionalmente di tanti suoi campioni
e per giunta costretta a venderli ai suoi rivali pur di
sopravvivere. La nota della Juve dice che questa "parità di
trattamento" loro la avevano sempre chiesto.
I fatti
dicono esattamente il contrario. All'origine degli sfracassi di
Calciopoli/Farsopoli c'è esattamente il fatto che la società Juve
(e dunque la sua proprietà) aveva offerto l'altra guancia a
giudici sportivi e a giornalisti euforici che stavano picchiando a
morte contro la Juve e la sua leggenda. Di telefonate intriganti
ne erano emerse già in quei due o tre mesi estivi in cui si compì
il massacro della Juve, e c'erano di mezzo il Milan, la
Fiorentina, la Lazio.
"Parità di
trattamento" un beatissimo c. Al Milan in tutto e per tutto
tolsero qualche punticino e lo riacciuffarono per la collottola
pur di aprirgli le porte della Champions, che poi la squadra di
Ancelotti vinse. Pur di avere qualche punto di penalizzazione in
meno, la Juve decise di non ricorrere al Tar, un ricorso arduo ma
non impossibile da vincere. Sui giornali vicini a casa Agnelli il
sordomutismo era ed è stato impressionante.
Per dire del
quotidiano della famiglia, "La Stampa", solo da un paio di
settimane l'argomento Calciopoli vi viene affrontato con una
qualche attenzione problematica, come se non fosse così scontato
che Luciano Moggi altri non era che la versione più recente del
Male Assoluto. Non c'è stato grande giornale italiano che abbia
mai speso una parola a favore della Triade, e questo sino a un
editoriale di Mario Sconcerti apparso sul "Corriere della Sera"
una decina di giorni or sono.
C'era solo
Moggi a difendere se stesso su "Libero" o in alcune tv private. E
già questo era insopportabile a tanti, che Moggi esercitasse il
suo diritto alla difesa. Per dire di un cialtrone, ascoltavo
alcuni giorni fa in una radio privata che è la mia preferita una
trasmissione il cui conduttore nel replicare alla telefonata di
uno che malediceva la presenza di Moggi in alcune tv private, gli
diceva che aveva una ben misera opinione del suo tempo se stava ad
ascoltare quel che diceva Moggi.
Per quattro
lunghi anni non ci fossero stati alcuni siti juventini online e
alcune tv private, non una parola sarebbe stata pronunciata a
difendere la storia della Juve e le sue vittorie. Non ci fosse
stato l'eroico lavoro artigiano di Emilio Cambiaghi (autore di un
magnifico Manuale di autodifesa del tifoso juventino), di Stefano
Discreti, di Massimo Zampini, di tutti i prodi che costruiscono
l'informazione quotidiana del sito Ju29ro.com (al cui recentissimo
e imperdibile "Che fine ha fatto la Juve?" sono orgoglioso di
avere apposto la prefazione), di blogger quali Mauro Zucconi
(strepitoso un suo articolo su "Il Secolo XIX" in cui supplicava
John Elkann di vendere la Juve a un emiro), la dittatura del
"pensiero unico" anti-Juve sarebbe stata totale.
La dittatura
di un pensiero che vuole la Juve signora degli scudetti solo
perché imbroglia e corrompe, un pensiero che aveva atto capolino
già nell'Italia dei cinque scudetti consecutivi bianconeri negli
anni Trenta. Il pensiero del "bar dello sport", e non è un caso
che i giudici sportivi dell'estate 2006 abbiamo fatto riferimento
a quel pensiero come a qualcosa di cui avevano tenuto conto.
Dopo quattro
anni di sordomutismo la proprietà della Juve s'è desta. "Parità di
trattamento" significa chiedere la riapertura del processo
sportivo, e ci mancherebbe altro che non fosse possibile per un
qualche cavillo. "Parità di trattamento" significa richiedere
indietro il 28° e il 29° scudetto, i due scudetti dell'era
Capello, due scudetti tra i più belli della saga juventina, e di
cui non c'è leale giocatore di calcio o mister da me incontrati in
tanti anni di frequentazione dei set televisivi consacrati al
calcio, che non dicesse che la Juve li aveva stravinti sul campo.
Con una squadra di cui otto titolari su undici disputarono la
finale del Campionato del mondo nel luglio 2006.
|
#1 BIG
LUCIANO GUSTA FREDDA LA SUA VENDETTA - LA DIFESA DI MOGGI SETACCIA
170.000 CONTATTI TELEFONICI E SCOVA LE TELEFONATE AGLI ARBITRI DEL
PRESIDENTE DELL’INTER, DI FACCHETTI E DI GALLIANI - #2 UN SITO
JUVENTINO PUBBLICA LA TELEFONATA BERGAMO-MORATTI: “VEDIAMO DI FARE
DIECI RISULTATI UTILI DI FILA, EH!” – “CI TENEVO A INCONTRARLA PER
FARLE UNA CONFIDENZA” - #3 LA DEPOSIZIONE DI AURICCHIO E
L’INCHIESTA A SENSO UNICO – ALLE DENUNCE DEL GUARDALINEE COPPOLA
RISPONDEVANO: “L’INTER NON CI INTERESSA” - #4 MORATTI RISPONDE
DALLE COLONNE DELLA “STAMPA” AGNELLOIDE: “GUARDI È DAVVERO ROBA DA
MATTI” (INTANTO IN TRIBUNALE FA PACE CON MOGGI) - #5 PER ORA LA
SOCIETÀ TACE, MA DEL PIERO PARLA E IL MONDO JUVENTINO È IN
FERMENTO - LA PAROLA D’ORDINE È: “ARIDATECE GLI SCUDETTI”
1 - LE TELEFONATE
SFUGGITE... ANZI NO: MORATTI...
Emilio Cambiaghi
(aka Dr.Zoidberg) per
Juventinovero (www.ju29ro.com)
Ci avevano
detto che non esistevano telefonate di dirigenti interisti ai
designatori e le dichiarazioni di Paolo Bergamo, che sostenevano
l'esatto contrario, erano state bollate come deliri di un uomo
disperato.
Ma, come già
anticipato, la realtà si sta dimostrando assai diversa. "Volevo
chiamarLa io". Così esordisce Massimo Moratti, in una telefonata
intercorsa con il designatore, subito dopo Inter-Sampdoria, 3-2,
del 9 gennaio 2005, quello della rimonta immortalata da un dvd
della Gazzetta dello Sport.
Il numero di
telefono quindi ce l'aveva e lo usava, la confidenza con le
giacchette nere, pare, anche: "Guardate, proprio bravi" dice il
presidente ai guardalinee nel post-partita, talmente bravi che "mi
hanno strizzato l'occhio".
Stessi
complimenti rivolge a Bertini, arbitro di quella gara: "Sono
andato dal ragazzo, che si è comportato benissimo, io pensavo poi
che era domenica e riceve sempre le telefonate di chi è contento e
di chi non è contento...".
Moratti
sapeva quindi dell'usanza di chiamare gli arbitri al termine di
ogni match. Aveva un Meani anche l'Inter?
E Bergamo, a
contraccambiare l'entusiasmo dell'eccellentissimo interlocutore,
si produce in un augurio assai poco cupolistico: "Vediamo di fare
dieci risultati, partite utili di fila, eh!".
Uno slancio
decisamente singolare, così come singolari sono gli accordi presi
per un incontro dal vivo tra i due. Moratti desidera un
tête-a-tête e Bergamo, affettuosamente, ricambia:
"Anch'io,
perché ci tenevo, per farLe una confidenza".
Ascoltate e,
nella vostra mente, provate a sostituire il petroliere con un
qualsiasi ex-ferroviere.
Bergamo:
Presidente Moratti sono Bergamo..
Moratti: Volevo chiamarLa io per dirle che poi ho visto anche stò
ragazzo (Bertini) che si è comportato benissimo durante la partita
che poteva finire in un pestaggio ben grave...
Bergamo: Era diventata la più difficile Inter-Sampdoria, hanno
lavorato bene anche gli assistenti...
Moratti: L'ho detto a loro alla fine, guardate proprio bravi,
perché era già due volte... bravi a beccarli, come cazzo fate voi
a beccarli... mi hanno strizzato l'occhio...
Bergamo:
Vediamo di fare dieci risultati partite utili di fila, eh!
Moratti: Pensavo di chiamarLa ieri sera perché poi sono andato dal
ragazzo (Bertini); dopo che sono andato dal ragazzo, che si è
comportato benissimo, io pensavo poi che era domenica e riceve
sempre le telefonate di chi è contento e di chi non è contento...
La partita
in oggetto è dunque Inter-Sampdoria 3-2 del gennaio 2005.
Con la Samp in vantaggio per 2-0 fino al 38' del secondo tempo, ci
saranno 4 minuti di recupero e l'Inter segnerà all'88', al 91', e
al 93'.
Bergamo-Moratti, dicembre 2004.
Moratti: E'
andata abbastanza bene fino adesso, non c'è stata polemica o
casini...
Bergamo: Per fortuna sì, ma si può e si deve fare meglio...
Moratti: Senta, io ci tenevo ad incontrarLa...
Bergamo: Anch'io, perché ci tenevo per farLe una confidenza...
Moratti: Quando Lei aveva un minuto quando passa da Milano...
Bergamo: Lei verrà a Livorno a vedere la gara o la vedrà come?
Moratti: Non lo so, io evito sempre di venire fuori casa...
Bergamo: La settimana successiva...
Moratti: Io sono qua, io sono da quelle parti a Forte eh...
sentiamoci un giorno prima del Livorno, se lei ci ha tempo, o due
giorni prima...
Bergamo: Ci mancherebbe... io sono a Coverciano che riuniamo gli
arbitri...
Moratti: Se vengo su, Lei mi dice ci troviamo qui o...
Proviamo a
fare un po' il punto della situazione. La notizia di questi giorni
è che, a quanto pare, Paolo Bergamo non era pazzo. L'ex
designatore aveva più volte dichiarato che aveva frequenti
contatti con tutti i dirigenti di serie A e che si meravigliava
che queste telefonate non fossero agli atti.
Ed infatti,
come confermato dagli avvocati di Moggi, sono stati rinvenuti
centinaia di contatti riconducibili proprio ai rapporti cui faceva
riferimento l'ex designatore. La domanda che da più parti si pone,
e alla quale finora nessuno ha dato una risposta circostanziata, è
perché questa notizia sia uscita solamente adesso, a molti mesi
dalla chiusura delle indagini e dai rinvii a giudizio. La
questione è molto semplice. L'indagine di Napoli e le relative
trascrizioni effettuate dai carabinieri si basano solo su un
limitato numero di telefonate.
Come più
volte ammesso dal tenente colonnello Auricchio in aula, la
Juventus e il suo Direttore Generale Moggi erano i principali
obiettivi dell'indagine. Chi ha raccolto il materiale audio ha
quindi tralasciato di segnalare come "interessante" tutto quello
che si discostava dal filone che stavano seguendo gli
investigatori.
Questo
atteggiamento degli inquirenti è stato oggetto anche della
testimonianza in aula a Napoli del guardalinee Rosario Coppola, il
quale denunciò proprio agli uomini di Auricchio di avere avuto
pressioni per modificare un referto arbitrale in senso favorevole
all'Inter, ottenendo in cambio una lapidaria risposta: "L'Inter
non ci interessa!".
Il dubbio
che qualcosa fosse stato tralasciato ha quindi convinto le difese
di Moggi e i suoi consulenti che bisognava investigare nel "mare
magnum" del materiale intercettatorio, composto da oltre 170.000
contatti, e la cui preparazione è costata circa 25.000 euro. Il
materiale così ottenuto è stato sezionato per molti mesi dai
consulenti, i quali hanno tenuto riservato, giustamente, il
risultato del quadro che andava via via formandosi.
Ecco quindi
il motivo per cui la notizia è stata diffusa solo in questi
giorni. E' ragionevole dunque pensare che nelle prossime
settimane, forse nei prossimi mesi, gli esiti di questa attività
di analisi possano essere utilizzati nel corso del dibattimento a
Napoli, dove, non dimentichiamolo, gli imputati hanno il difficile
compito di lottare contro l'infamante accusa di "associazione a
delinquere".
Un'accusa
pesante, che nell'Italia di oggi è sufficiente per farti indicare
come un appestato. Ed infatti molti degli imputati hanno avuto
gravi problemi di salute e abbiamo notizia che, lontani dalla
ribalta mediatica del mondo del calcio, si sono consumati numerosi
drammi familiari.
Ecco perché
il silenzio della Gazzetta dello Sport, che in questi giorni sta
facendo finta di nulla, stride in maniera atroce con il
sensazionalismo colpevolista della stessa testata nel maggio del
2006. Quello stesso sensazionalismo, alla base del "sentimento
popolare", fu il fattore decisivo attraverso il quale vennero
elargite le condanne dello pseudo-processo sportivo.
Ma tutto ciò
non ci meraviglia, soprattutto dopo aver appreso il contenuto dei
tabulati agli atti del procedimento, nato dalla querela contro
ignoti dell'arbitro De Santis, per la fuga di notizie della
primavera del 2006. Tale indagine avrebbe stabilito che il
materiale proveniva dall'ufficio di Auricchio, ma che non si può
essere certi di quale manina abbia spinto il bottone, per cui è
stato tutto archiviato. Sembra che il tenente colonnello Auricchio,
tra il 2004 e il 2005, abbia avuto un fitto scambio di telefonate
proprio con un giornalista della Gazzetta: Maurizio Galdi.
Ad ogni modo
le prime anticipazioni sui contenuti del materiale rinvenuto dai
consulenti di Moggi sembrano promettenti. C'è ad esempio una
telefonata del 10 gennaio 2005 tra Bergamo e Moratti, in cui il
primo comunicherebbe al suo interlocutore di aver scelto Gabriele,
reduce da una lunga squalifica, per la partita di Coppa Italia
Bologna-Inter e che gli manderà anche due bravi assistenti. Oppure
c'è la telefonata del 3 gennaio 2005 tra Bergamo e Facchetti, con
il designatore che invita a cena il dirigente nerazzurro,
facendogli presente che avrebbe piacere di vederlo per fare due
chiacchiere. Su cosa?
Ed inoltre
cosa hanno da dirsi Galliani e Bergamo tra il 28 aprile e il 7
maggio, proprio alla vigilia di Milan-Juventus vinta dai
bianconeri per 1-0 e decisiva per lo scudetto?
Chiediamo ai
nostri lettori di continuare a seguirci. Per capire cosa potrebbe
succedere prendiamo in prestito proprio le parole di Ruggero
Palombo, il gran cerimoniere che sulla Gazzetta dello Sport diede
il via allo scandalo del 2006: "Il quesito è il seguente: che cosa
potrebbe accadere se invece, magari a campionato concluso, nella
quiete che precede la grande kermesse dei Mondiali, spuntassero
fuori dei bei fascicoloni che ci raccontano di questa e quella
telefonata, di come il calcio viveva la sua quotidianità, non il
secolo scorso ma appena un anno fa? Sia chiaro, non si tratta
necessariamente di scoperchiare chissà quale pentola maleodorante,
di scoprire veri e propri reati sportivi.
Uno
«spaccato» di un certo modo di vivere il calcio tra prestigiosi
addetti ai lavori potrebbe anche bastare (e avanzare) per rendere
la prossima estate, destinata a essere priva dei tradizionali
gialli finanziari relativi alle iscrizioni ai campionati, comunque
rovente. Fantacalcio? Nel dubbio, suggeriamo alla Federcalcio e al
Coni di attrezzarsi per ogni evenienza. Sarebbe infatti
disdicevole scoprire che tutti sapevano tutto. E che nessuno s'
era mosso (oltre il minimo indispensabile), nella speranza che
certe marachelle restassero chiuse nei cassetti di qualche
Procura. In talune circostanze, spalancare le finestre può essere
molto più utile che ostinarsi a tenerle serrate. Ps. Avviso ai
naviganti. D' ora in avanti, al posto dei subdoli cellulari, si
suggerisce il ritorno ai vecchi e cari pizzini."
2 -
MORATTI: "NON TEMO LE INTERCETTAZIONI"
Luca Ubaldeschi
per "La
Stampa"
«E'
incredibile. Di più, è ridicolo». Massimo Moratti non alza il tono
di voce. Anzi, accenna un sorriso, che non basta però a mascherare
l'amarezza per il riemergere di un argomento - Calciopoli - che in
casa Inter viene considerato una storia da non dimenticare, certo,
ma da lasciar giacere negli archivi del calcio.
Ecco invece
rimbalzare le notizie dal processo napoletano su Calciopoli, gli
annunci dell'avvocato Prioreschi, difensore di Luciano Moggi, su
tante telefonate all'ex designatore arbitrale Paolo Bergamo non
trascritte dagli investigatori. Fra le quali ci sarebbero anche
colloqui con Massimo Moratti e lo scomparso Giacinto Facchetti.
«Che tristezza», commenta il presidente nerazzurro, «forse non si
rendono conto di quello che è successo veramente».
Al patron
nerazzurro non interessa sottolineare che si parli di un pugno di
telefonate in un mare di 171 mila intercettazioni. E neppure che a
chiamare - a quanto sembra - fosse l'allora designatore. No, la
sua è un'obiezione di fondo. «Guardi - si sfoga - è davvero roba
da matti, una cosa incredibile, glielo dico sinceramente. Il punto
che va chiarito è uno soltanto: so come ci siamo sempre comportati
noi dell'Inter e ho letto come invece si comportavano gli altri.
E' tutto lì. La differenza è evidente, è emersa negli anni scorsi
e non c'è altro da aggiungere».
3 -
ALEX RIVUOLE I TITOLI
Jacopo D'Orsi
per "La
Stampa"
Da una parte
il vigile silenzio della Juve società, dall'altra le parole della
squadra (Del Piero) e l'ansia di milioni di tifosi: e se
Calciopoli non fosse finita quattro anni fa, con la retrocessione
in B e la rimozione della Triade (ad eccezione di Bettega,
rientrato a fine dicembre nelle vesti di vice-dg) dalle stanze del
potere? «Questo è un argomento ampio, per noi è una ferita ancora
aperta - ha detto ieri il capitano alla tv del club -: mi auguro
che gli scudetti che ci sono stati tolti vengano riconosciuti a
livello globale e non solo perché li sentiamo nostri. Fermo
restando che nella mia carriera porto con orgoglio l'anno di serie
B». Le sue sono frasi tutt'altro che casuali. Anche perché subito
dopo ha aggiunto: «Nell'ultimo mese si stanno susseguendo articoli
e dichiarazioni che fanno pensare a qualcosa di diverso dalla
sentenza, anche se per il momento bisogna attenersi ai fatti».
Del Piero si
riferisce evidentemente alle nuove intercettazioni di cui ha
parlato Maurilio Prioreschi, avvocato di Moggi al processo di
Napoli. Riguarderebbero colloqui tra i due designatori arbitrali
dell'epoca (stagione 2004/05), Bergamo e Pairetto, e i massimi
dirigenti - tra gli altri - di Inter e Milan: Moratti, il
compianto Facchetti, Galliani. «Non escludo che i racconti che si
facevano Moggi e Bergamo siano roba da educande rispetto a ciò che
pensiamo di trovare nelle conversazioni non ancora ascoltate», ha
promesso Prioreschi, alle prese con 171 mila telefonate da
studiare. «Ma qualcosa di interessante già c'è, ne divulgheremo i
contenuti a tempo debito, forse già nella prossima udienza».
«Aspettiamo
di vedere», dice dal canto suo il pm Narducci. Musica per le
orecchie del popolo bianconero, che al netto del desiderio di
vendetta nei confronti dell'Inter s'è scatenato (anche) sul web
nella speranza di vedere riscritta la storia. Su
vecchiasignora.com, una delle community più numerose, è comparsa
pure una petizione, votatissima: «Noi tifosi - vi si legge -
chiediamo a proprietà e dirigenza di prendere posizione in merito
agli sviluppi del processo di Calciopoli, nonché di richiedere la
revisione del processo sportivo qualora venissero confermati i
nuovi elementi di prova che contravvengono il sistema accusatorio
che ci ha visti condannati alla retrocessione in B, alla revoca di
due scudetti e a consistenti perdite economiche e di immagine».
Per il
momento, i vertici bianconeri attendono che vengano scoperte le
carte, e non potrebbe essere altrimenti. Nessun commento, nessuna
mossa. Almeno fino alla prossima udienza di martedì 13 aprile: le
cose cambierebbero se dovessero emergere prove concrete del
coinvolgimento di altre società all'interno del cosiddetto
sistema-Moggi. Nell'attesa, ci pensa Del Piero a solleticare
l'appetito della tribù. L'uomo che in bianconero ha giocato (626
presenze) e segnato (271 gol) più di tutti rivendica, come ha
sempre fatto, i due scudetti confiscati dalla giustizia sportiva
(revocato e non assegnato quello del 2004/05, perso per
retrocessione all'ultimo posto e assegnato all'Inter quello del
2005/06), ma per la prima volta si basa su elementi, sia pure
tutti da verificare, che per sua stessa ammissione «fanno pensare
a qualcosa di diverso». Il salto di qualità riassume benissimo
l'ansia e le speranze dell'universo bianconero. Per la prima volta
si va oltre a quel «li abbiamo vinti sul campo» già sentito anche
di recente da parte di quasi tutti i protagonisti, da Capello
(«Dicano quello che vogliono, ma sono nostri: io non ho visto
tutti questi favori»), Cannavaro («Ho gioito per loro, nessuno me
li toglierà»), Buffon, Emerson e tanti altri.
Perfino da
chi, come Vieira e Ibrahimovic, saltò il fosso verso l'Inter a
macerie ancora calde. Lo stesso presidente Blanc, prima che la
stagione prendesse una piega disastrosa, aveva parlato di «terza
stella» come obiettivo («Se vincessimo il campionato gli scudetti
diventerebbero 30»), rimediando un esposto alla procura federale
del Coni. Del Piero ora spera di avere un motivo più forte per
richiedere quei titoli, «anche a livello globale», cioè
ufficialmente, dalla Figc, dopo un'eventuale revisione del
processo sportivo che portò alla B. In pratica si tratta di un
«restituiteceli»: solo sussurrato dal capitano, ma fa rumore.
4 -
MA IN TRIBUNALE MORATTI FIRMA LA PACE CON MOGGI...
Da "La
Stampa" - Pace «giudiziaria» tra il presidente dell'Inter,
Moratti, e l'ex dg della Juventus, Moggi. Dopo una guerra fatta di
carte bollate, sono giunti ad un accordo transativo che chiude
ogni contenzioso nato ai tempi di Calciopoli.
La pace è
stata sancita davanti al giudice del tribunale di Roma Scivicco,
che, nel processo che vedeva imputato Moggi per diffamazione a
mezzo stampa, ha dichiarato estinto il procedimento per remissione
della querela da parte del club nerazzurro. In cambio, Moggi non
darà seguito alla causa civile, con richiesta danni per 4 milioni
di euro, intrapresa contro l'Inter e contro il gruppo «L'Espresso»
per un'intervista di Moratti.
5 - CALCIO: VIERI CHIEDE
A FIGC REVOCA SCUDETTO INTER ++ (ANSA) - MILANO, 2
APR - L'ex giocatore dell'Inter Christian Vieri ha chiesto alla
Procura federale della Figc la revoca dello scudetto 2005-2006
della societa' nerazzurra e l'interdizione dalle cariche
societarie per il presidente Massimo Moratti e del vicepresidente
Rinaldo Ghelfi. Questo sulla scorta degli atti dell'inchiesta
penale milanese sui dossier illeciti in cui Vieri figura parte
lesa per una presunta attivita' di spionaggio ai suoi danni. Per
la vicenda e' in corso anche una causa civile nella quale Vieri
chiede un maxi-risarcimento a Inter e Telecom. E' nell'ambito di
questa causa che sono stati acquisiti gli atti dell'inchiesta
penale per la quale e' in corso a Milano l'udienza preliminare. La
richiesta di revoca dello scudetto presentata da Vieri, assistito
dall'avvocato Danilo Buongiorno, e' basata, a quanto si e' saputo,
sulla presunta violazione dell'art.18 del Codice di giustizia
sportiva che prevede, in caso di 'violazione dello Statuto, delle
norme federali e di ogni altra disposizione loro applicabili' da
parte delle societa', anche 'la non assegnazione o revoca del
titolo di campione d'Italia'. La richiesta di interdizione di
Moratti e Ghelfi e' stata presentata in base all'articolo 19 del
Codice sportivo che stabilisce le sanzioni per gli stessi casi a
carico dei dirigenti.
[02-04-2010]
#1 LA
TELEFONATA DI FACCHETTI AL DESIGNATORE DEI GUARDALINEE MAZZEI:
“SCEGLILI BENE PER DOMENICA SERA EH… E MANDATE IL N. 1 DEGLI
ARBITRI” - #2 ABETE CONVOCA IL PM PALAZZI CHE STA RACCOGLIENDO IL
MATERIALE DIVULGATO E ASPETTA L’UDIENZA DEL PROCESSO DI NAPOLI DI
MARTEDÌ - #3 LE INTERCETTAZIONI SONO PRECEDENTI AL 2005, QUINDI
SONO COMUNQUE PRESCRITTE - #4 IL BLOGGER JUVENTINO SI “APPELLA” A
ELKANN: “MI SA CHE TE NE STAI FOTTENDO ALLA GRANDE, JOHN. NO, DÀI,
PER FAVORE, DICO SUL SERIO: VENDICI ALL’EMIRO. E ANDATEVENE” -

1 -
LA TELEFONATA FACCHETTI-MAZZEI «MANDATE IL N. 1 DEGLI ARBITRI»
L'INTERCETTAZIONE DIALOGO ALLA VIGILIA DI INTER-JUVENTUS DEL 2004
F. B. per il "Corriere
della Sera"
nli31
mass moratti giac facchetti
L'ultima
intercettazione - non trascritta dagli investigatori che hanno
indagato su Calciopoli - diffusa dal fronte moggiano riguarda
Giacinto Facchetti, e risale al 25 novembre del 2004, quando il
grande ex capitano dell'Inter e della nazionale rivestiva la
carica di presidente della società nerazzurra. La telefonata è con
Gennaro Mazzei, all'epoca designatore degli assistenti
dell'arbitro, e avviene alla vigilia dei sorteggi per la
tredicesima di campionato, che ha in calendario Inter-Juventus
(finirà 2-2).
ri20
facchetti bedi moratti serra cavalieri
Mazzei:
«Sono in macchina che vado a Coverciano...».
Facchetti:
«Sceglili bene
per domenica sera eh...».
Mazzei:
«Il numero uno
e il numero due, da quello che penso, Ivaldi e Pisacreta».
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massimo moratti 01
Facchetti:
«Ivaldi e
Pisacreta?».
Mazzei:
«Eh, sono il numero uno e il numero due».
Facchetti:
«Sì certo, e il numero uno degli arbitri...».
Mazzei:
«Eh sì, speriamo che ci caschi con questo sorteggio del cavolo,
che ci caschi il numero uno...».
lapr
massimo moratti 06
Facchetti:
«Non li devono
fare i sorteggi, ci devono...».
Mazzei:
«Come si fa
Giacinto, purtroppo ci vuole fortuna». Facchetti: «Ma dai...».
Mazzei: «Ti dico la verità, qui un sorteggio lo fa un giornalista,
devono studiare una griglia e le possibilità sono più alte...».
Il nome di
Facchetti era già circolato a proposito di una sua telefonata con
Paolo Bergamo (9 gennaio 2005), in cui il dirigente dell'Inter
informava il designatore arbitrale di aver detto ai suoi giocatori
di comportarsi correttamente con l'arbitro Bertini in occasione
dell'imminente Inter-Sampdoria.
2 -
ABETE CONVOCA PALAZZI: SERVE CHIAREZZA...
Alessandro Bocci per il
"Corriere
della Sera"
Stefano
Palazzi, il pm del calcio, è stato convocato da Giancarlo Abete in
Via Allegri. Mezz'ora di faccia a faccia, nell'ufficio del
presidente, al quinto piano della Federazione, con l'obiettivo di
stabilire una strategia di fronte all'ondata di nuove
intercettazioni fatte trapelare dagli avvocati di Luciano Moggi e
che coinvolgono Inter e Milan. La Figc monitorizza la situazione;
l'ufficio di Palazzi, capo della Procura, sta raccogliendo tutto
il materiale divulgato attraverso giornali, agenzie e siti
internet legati alla Juventus. Ma sino a martedì prossimo, giorno
della prossima udienza al processo penale di Napoli, niente
accadrà.
Palazzi
aspetta che la difesa dell'ex d.g. della Juve chieda ai giudici di
far entrare nel procedimento le nuove intercettazioni. Semplice la
difesa di Lucianone: tutti colpevoli, nessun colpevole. L'apertura
di un procedimento sarà scontata, anzi di più: inevitabile. E
succederà anche se Teresa Casoria, il presidente del collegio
giudicante, dovesse negare l'acquisizione del nuovo materiale.
Palazzi, in
quel preciso momento, comincerà ad indagare. L'idea è quella di
procedere con la massima cautela, ma senza trascurare niente.
Abete è stato chiaro con il suo super poliziotto: serve chiarezza
e massima trasparenza. La Federcalcio, parte civile nel processo
di Napoli in cui è rappresentata dall'avvocato Tito Milella, non
vuole commettere errori in una vicenda complessa come Calciopoli e
non si opporrà all'acquisizione di eventuali nuovi documenti.
Abete ha le
idee chiare, ma preferisce non commentare. E con lui Nicchi, il
presidente della Can: le nuove intercettazioni chiamano in causa
anche il designatore Collina. Tutto è nelle mani di Palazzi. Il
capo degli 007 federali dovrà affrontare subito il capitolo
relativo ai tempi delle nuove intercettazioni che, per ammissione
degli avvocati di Moggi, arrivano sino al giugno 2005.
Questo
significa che, secondo la giustizia sportiva, sarebbero già cadute
in prescrizione. Il nuovo statuto federale, varato nel gennaio
2007, fissa in otto anni i tempi della prescrizione. Ma i presunti
nuovi atti di Calciopoli sarebbero regolati dal vecchio statuto e
quindi fuori tempo massimo. I difensori di Moggi sono però
convinti che, vista la particolare natura della questione, ci sia
ancora margine di manovra per indagare. Molto dipenderà dal
contenuto del dossier (circa 600 chiamate) che il clan del
principe degli imputati conta di presentare martedì in aula.
I legali di
Moggi mirano a un nuovo processo sportivo, i tifosi juventini
sognano la revoca dello scudetto 2005/06, assegnato all'Inter dal
commissario straordinario Guido Rossi. Su quest'ultimo, scottante,
argomento è intervenuto anche Cesare Ruperto, presidente emerito
della Corte Costituzionale che, da capo della commissione di
Appello Federale della Federcalcio, emise la prima durissima
sentenza di Calciopoli. Una frase, quella di Ruperto, tutta un
programma: «Andatevi a rileggere la mia sentenza». Che recita: non
assegnazione del titolo. Guido Rossi invece, dopo aver ascoltato
il parere di tre saggi (Aigner, Coccia e Pardolesi) lo consegnò
all'Inter.
3 -
JOHN ELKANN, VENDICI A UN EMIRO VOGLIAMO MESSI, RONALDO E KAKÀ...
Mauro Zucconi per "Il Secolo XIX" (Mauro Zucconi è uno dei blogger
italiani più premiati. Il suo sito è chinaski77.splinder.com)
Ehi, John,
puoi sentirmi? Vogliamo l'emiro. No, davvero, avrai tanti impegni,
penso che cedere la Juve a un emiro sia la soluzione migliore.
Sabato sera, mentre venivamo sbriciolati dall'Udinese, Jean Claude
Blanc era al mare. Al mare. Senti come suona: Jean Claude Blanc.
Solo dal nome si capisce che è uno che se ne fotte alla grande. E
infatti era al mare. E anche tu mi sa che te ne stai fottendo alla
grande, John.
Avete per caso
visto la faccia di Zaccheroni? È invecchiato di trent'anni in
duemesi, è stravolto, un uomo distrutto, ha lo sguardo stralunato
con gli esoftalmi di uno che vede l'adorato cagnolino finire sotto
un camion a rimorchio. E non è che noi ce la passiamo tanto
meglio, eh. Gli occhi allucinati di Zaccheroni rappresentano
fedelmente gli occhi allucinati di dieci milioni di tifosi che
stanno pensando se è il caso di venire a prendervi.
Allora senti
cosa facciamo: ve ne andate tutti e lasciate la società a un
emiro, uno con tanti, tanti, tanti soldi, uno che faccia acquisti
immorali in tempi di crisi, che spenda cinquecento milioni di euro
per comprare Messi, Ronaldo, Kakà, Milito, Rooney e Balotelli e li
faccia giocare tutti insieme là davanti; e dietro, be', dietro si
dimentichi che c'è un dietro, ci mettiamo Fernando Hierro e
qualche altro ex difensore a caso (un paio li abbiamo già), e
invece di un allenatore prudente nelle affermazioni, palliduccio e
con la faccia da bravo bambino, ne prendiamo uno arrogante,
abbronzato, bello, intelligente e sciupafemmine che ogni volta che
apre bocca viene fuori un titolo di giornale, uno che ci faccia
divertire, che se sta perdendo mette dentro due o tre attaccanti e
mentre tu pensi che così la squadra sarà sbilanciata eccetera, la
squadra invece rimonta e pareggia e poi vince, sempre, e se non
vince proprio sempre è uguale, non ce ne frega niente se ad
esempio usciamo dalla Champions agli ottavi per cinque o sei anni
di fila, uscire agli ottavi con Messi e Ronaldo è sempre
oggettivamente meglio che uscire dall'Europa League o
dall'Intertoto con Grygera e Poulsen, non importa, vogliamo
perdere e, come reazione, sentire il nostro direttore sportivo
venire aimicrofoni e dire «Prenderemo Gerrard e Iniesta», e non
«Prenderemo Paolucci».
E poi, dài,
potrai anche uscire dalla Champions, ma il campionato lo vinci, o
al massimo arrivi secondo, ed è questo che noi vogliamo, John,
vincere o arrivare secondi, vincere o arrivare secondi, vincere o
arrivare secondi e così via nei secoli e nei secoli, è per questo
che abbiamo scelto di tifare Juventus, per essere sempre là
davanti. Che ci vuoi fare, evidentemente siamo degli insicuri,
abbiamo bisogno che la nostra squadra del cuore vinca partite più
di quante ne perda, e fino all'anno scorso è stato così; ok, la
stagione di Maifredi, certo, brutta storia, ma dopo c'è stata la
rifondazione (leggi: calci nel sedere) e nel giro di qualche anno
abbiamo vinto tutto, qui invece non si vede il fondo, John, per
l'anno prossimo parlano di Kuranyi, Kuraji, come caspita si
chiama, e nessuno sembra intenzionato a cacciare nessun altro.
Siamo
preoccupati, ci avrete mica fatto diventare l'Inter? Te la ricordi
l'Inter dal 1990 al 2005? Ha vinto un paio di Coppe delle fiere.
In quindici anni. Io te lo devo dire, John, non so se ce la faccio
con due Coppe delle fiere in quindici anni, stiamo parlando del
2025, a me il calcio mi serviva per essere felice. No, dài, per
favore, dico sul serio: andatevene.
[07-04-2010]
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LUCIANO
VAI AVANTI ! Mb
MOGGI
PRENDE A CALCI
LA JUVE
(MA PREPARA IL RITORNO) – “TORNEREI DI CORSA CON
ANDREA AGNELLI. SQUALIFICATO FINO AL 2011? NESSUN
PROBLEMA, POTREI FARE IL CONSULENTE” - “BLANC
PENSAVA DI SAPERE TUTTO DI CALCIO. ELKANN SA MENO DI
LUI. IN 3 ANNI HANNO SPESO 250 MILIONI. CON NOI LA
SOCIETÀ NON HA CACCIATO UN SOLDO” “BETTEGA? NON LO
STIMO”…
Filippo Grassia per "Il giornale"
Juventus sconfitta per la sesta volta nelle
ultime otto partite, sesta in classifica, a quattro
punti dalla Champions League, senza gioco e identità.
Cosa succede, Moggi?
«Succede quello che avevo previsto da tempo. La società
non esiste, guidata da gente che non sa di pallone. E la
squadra fa acqua. Dopo un anno che era arrivato a
Torino, Blanc ebbe il coraggio di dire che il calcio è
più semplice di quanto pensasse. Poveretto. Cosa ne sa
lui di questo mondo?».
Pizzi
L'arrivo di Bettega non ha prodotto buoni
risultati?
«E come poteva? Ci vorrebbe un progetto che non c'è. E
poi lui non è adatto a tenere il timone di un'azienda.
È un bravo ragazzo, un operativo. Se lo mandi in giro
fa il suo dovere. Ma ha bisogno di qualcuno che gli stia
sopra, come ai tempi miei e di Giraudo».
Ma si aspettava che rientrasse nello staff?
«Non
lo stimo più, Bettega. Anzi, sa cosa le dico? Non lo
saluterò neanche se me lo ritrovassi a un passo. Ma
come? Al Tribunale sportivo di Roma gli azionisti, certi
azionisti almeno, ci scaricano e ci tirano addosso. Alla
Procura di Torino ci denunciano per infedeltà
patrimoniale. E lui rientra in società, dentro questa
società? Ci vuole anche la faccia come il c... per
richiamarlo. Bettega farà la fine di Ferrara, glielo
garantisco. A Ciro gli hanno fatto accettare un gruppo
senza capo né coda, a lui rinfacceranno di non aver
rimesso a posto la squadra».
E Secco, che lavorava con lei? Non va bene
neppure lui...
«È fuori posto, non è un direttore sportivo, di
quelli che sanno fare le squadre. Lui può fare il team
manager, lavorare dentro lo spogliatoio, fare da
intermediario fra società e squadra. Allora sì che
potrebbe essere utile».
Cosa fare allora se il manico non funziona?
«Bisognerebbe cambiare la dirigenza. Blanc è al posto
sbagliato. E John Elkann sa di calcio ancora meno. In 3
stagioni hanno speso 250 milioni, lo raccontano gli
aumenti di bilancio. Antonio (Giraudo, ndr) ed io non
abbiamo fatto spendere una lira o un euro agli azionisti
in oltre 10 anni di onorata attività. Su questo nessuno
può permettersi di dire il contrario».
Scusi l'insistenza. E come si può modificare un
consiglio d'amministrazione?
«A metà degli Anni '90, Gianni Agnelli lasciò il
testimone al fratello Umberto. Adesso John Elkann
dovrebbe fare altrettanto con Andrea Agnelli, il figlio
di Umberto e Allegra. Lui sì che conosce i meccanismi
del calcio, è sempre stato vicino al padre, ci ha
accompagnato in tante situazioni. Con lui tornerei di
corsa nella Juventus per rifare una grande società e
una grande squadra, in qualsiasi momento. Ci saranno
novità dopo il processo di Napoli».
Ma lei è squalificato fino al 2011.
«E cosa significa? Vorrà dire che ricomincerei da
consulente di Andrea. Dov'è il problema?».
E se oggi la richiamasse Blanc?
«E chi gli risponderebbe? In un'intervista a Le Monde
il signor Blanc ha raccontato che già nel 2004 John
Elkann gli aveva detto di voler fare fuori la vecchia
guardia e quindi di tenersi pronto. L'affermazione fa
scopa con la testimonianza di un generale della Finanza
che in tempi non sospetti mi confessò: guarda che
Montezemolo ne dice di tutti i colori su di te e
Giraudo, vi vogliono togliere di mezzo. Alla fine ne
hanno approfittato tutti. Ma
chi fa
del male, si ritroverà in mezzo al male».
Nel sistema questa Juve conta qualcosa?
«Il potere è in mano alle milanesi, l'avevo detto tre
anni fa che sarebbe finita così. Fate attenzione al
volemose bene di Galliani. Quando Adriano dice a Blanc:
siete bravissimi, intende dire, siete co... Lui il
giochino lo conosce alla perfezione. E l'Inter s'è
trasformata in una potenza quando ha acquistato
Ibrahimovic dalla Juventus per 25 milioni, salvo
venderlo praticamente a 100. Questo volevano e questo
hanno ottenuto».
Intanto i tifosi contestano a muso duro.
L'Europa è così a rischio?
«La squadra non è forte come si pensava la scorsa
estate, ma può ancora farcela a guadagnare i
preliminari di Champions League, a patto che lasci da
parte ogni ambizione e giochi con umiltà».
Come si comporterebbe con Ferrara? Lo caccerebbe
o no?
«Se fossi nella Juve, lo lascerei al suo posto perché
sarei in grado di guidarlo io. Ma io non ci sono.
Lascerei da parte le situazioni a tempo, tipo Zoff, che
è fermo da troppi anni. Hiddink va benissimo. A meno di
aspettare Wenger, il manager dell'Arsenal, un grande. Mi
piace anche Magath».
Sbagliato cacciare Ranieri?
«Ma certo. Claudio è una persona seria, competente,
conosce il calcio in profondità. Di più non poteva
fare. Ma quelli che pensavano di vincere tutto e subito
l'hanno attaccato e fatto attaccare a piè sospinto. Con
il risultato di mettere Ferrara in panchina, un
debuttante. Ma si può?».
Il Milan s'è affidato a Leonardo...
«Ma i suoi dirigenti l'hanno sostenuto sempre e
comunque. Anche nei momenti peggiori».
La
Juve
ha
sbagliato mercato?
«Certo. Di tutti quanti avrei preso solo Cannavaro che,
a essere sincero, mi sta deludendo. Vuol dire che la
carta d'identità vale qualcosa. Non avrei mai preso in
considerazione Grosso, un mezzo giocatore, non so perché
Lippi ci tenga tanto. Su Felipe Melo e Diego hanno
sbagliato valutazione.
Pensavano che il brasiliano fosse un regista?
Ha dovuto dire lui che è un mediano difensivo. Diego
non ci azzecca nulla in questa squadra. Nel Werder
giocava da seconda e qualche volta anche da prima punta,
qui sta a 30-
40 metri
dalla porta, non gli va di prendere colpi alle gambe. Vi
raccomando poi Poulsen, uno come lui è da Juve?».
Consigli per gli acquisti?
«Ne parleremo in futuro. Nel frattempo Blanc deve
chiedere a Grande Stevens, uno dei più illustri legali
al mondo, di invitare Mezzaroma, il nuovo proprietario
del Siena, a rimandare indietro un giocatore che è
della Juventus: Paolucci. Una cortesia costata 800mila
euro. Con il cavolo che noi buttavamo via i soldi così».
[25-01-2010]
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