MONTEZEMOLO
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1- I FURBETTI DELL’OLIMPIADE! ARICICCIA MONTEZEMOLO, A 30 ANNI DAL CRACK DI ITALIA ’90 - 2- GLI APPALTI VOLUTI DA LUCA FURONO DEFINITI "UN IMMONDEZZAIO DI SPRECHI E INEFFICIENZA": STAZIONI FERROVIARIE, TERMINALI DI AEROPORTI ABBANDONATI, STADI MAL COSTRUITI, ALBERGHI FINANZIATI E MAI COMPLETATI, SALE STAMPA DEMOLITE DOPO UNA SOLA PARTITA. E OPERAI MORTI SUL LAVORO. A SPESE DEI CONTRIBUENTI ITALIANI - 3- MA TUTTA LA SQUADRA SMONTEZEMOLATA È DEGNA DI NOTA: DAL SUO ALTER-EGO ROMANO MALAGÒ (INCHIESTA PER I MONDIALI DI NUOTO DI ROMA 2009) AL PROBABILE DG ERNESTO ALBANESE, IN QUOTA LIGRESTI (FRESCO FRESCO DEGLI APPALTI PER MILANO EXPÒ 2015) - 4- ALBANESE GUIDA LA CATENA DI ALBERGHI DI LIGRESTI, CHE DOVREBBE FONDERSI CON LA SOCIETÀ DI HOTEL DELL’IMPRENDITORE VERDINIANO FUSI, COINVOLTO NELL’INCHIESTA SULLA SCUOLA DEI MARESCIALLI DI FIRENZE. E "IL MESSAGGERO" DI CALTARICCONE (PREGUSTANDO APPALTI?) GIÀ FESTEGGIA CON ARTICOLI IN PRIMA PAGINA -

 

1- E MONTEZUMA DISSE DI SI'

ANSA.it - Luca di Montezemolo, a quanto si é appreso, ha incontrato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, al quale ha detto che sarebbe pronto ad accettare la designazione ufficiale a presidente del comitato promotore delle Olimpiadi di Roma 2020.

2- GIA' PRONTA LA SQUADRA PER ROMA 2020
Carlo Santi per "Il Messaggero"

La squadra olimpica è pronta. Verrà ufficializzata mercoledì prossimo al Palazzo dei Congressi agli Stati Generali della città da Gianni Alemanno e dal presidente del Coni, Gianni Petrucci. Luca Montezemolo sarà il presidente, Gianni Letta il presidente onorario, Gianni Alemanno; Franco Carraro e Mario Pescante i vice presidenti ed Ernesto Albanese il direttore generale. Al loro fianco verrà creato un Comitato esecutivo, un board, nel quale ci saranno personaggi importanti - sarà il valore aggiunto di Roma 2020- con Giovanni Malagò che avrà un ruolo di primo piano.

 

Montezemolo con (soprattutto) i suoi vice Carraro e Pescante avrà il compito convincere in giro per il mondo i grandi elettori, ossia i membri del Cio, a votare per Roma quando i17 settembre 2013 a Buenos Aires verrà scelta la sede dei Giochi del 2020: Ernesto Albanese, invece, dovrà guidare la macchina orga¬nizzativa. Il direttore generale in pecto¬re attualmente e Ad di Atahotels, la catena di alberghi del gruppo Ligresti, ruolo nel quale è tornato dopo essere stato per sei anni, dal 2003 al 2009, ovvero dalla nascita, alla guida di Coni Servizi, il braccio operativo del comita¬to olimpico italiano.

 

Al Foro Italico, Albanese, che ha lavorato anche in Alitalia, ha gestito con Gianni Petrucci la ristrutturazione economica del Coni riuscendo, attraverso una diversa ge¬stione delle risorse e lo snellimento del personale con 1500 esodi, a ridurre il debito da 400 milioni a 60 al momento
della sua uscita. L'esperienza del 45enne manager napoletano che è anche impegnato nel sociale e presiede L'Altra Napoli, è quella giusta per guidare la macchina olimpica. Conosce il Palazzo dello sport e sa gestire 1e risorse.

 

L'accoppiata con Montezemolo è interessante anche se per accettare l'incarico Albanese vuole ancora valutare i proget¬ti e magari capire qual è il reale consen¬so politico del Paese nei confronti delle Olimpiadi. Dicevamo del sì di Luca Montezemolo per la presidenza del comitato promotore. La sua è la scelta migliore mentre ieri si è affacciata l'ipotesi di Luigi Abete, il presidente della Banca Nazionale del Lavoro, ipotesi suggerita dal presidente della Confcommercio di Roma e Lazio, Cesare Pambianchi ma smentita dallo stesso Abete che ha ricordato che il suo attuale incarico lo rende incompatibile con quello di presidente del comitato promotore delle Olimpiadi.

3- MONTEZEMOLO E IL FALLIMENTO DI ITALIA ‘90
Dalla Voce "Montezemolo" Sezione "Italia ‘90" di Wikipedia

Tramite alte conoscenze e agganci politici, dal 1986 al 1990 Montezemolo assume l'incarico di Direttore Generale del comitato organizzatore della Coppa del Mondo di Calcio Italia '90. Negli anni successivi, la sua gestione dell'organizzazione del Mondiale è stata oggetto di innumerevoli discussioni e critiche. Gli appalti di Italia '90 sono stati definiti "un immondezzaio di sprechi e inefficienza", un incredibile ammanco di soldi fatti pagare ai contribuenti italiani, ignari dei conti fatti da Luca.

È lunga la lista delle opere inutili, volute da Luca e finanziate con denaro pubblico: stazioni ferroviarie, terminali di aeroporti abbandonati, stadi mal costruiti, alberghi finanziati e mai completati, sale stampa demolite dopo una sola partita. Per questa gestione, Montezemolo ha solo di poco schivato addebiti. Molte le polemiche, tra spese pubbliche centuplicate e operai morti nei cantieri.

Tra i molti sprechi: spese ingenti per opere mai iniziate o per opere iniziate e mai completate. Nei cortei, a Montezemolo viene gridato "assassino", venendogli addebitata la responsabilità per gli operai morti nei cantieri La sua gestione di Italia '90 viene ricordata quando egli attacca la Casta politica ed invoca tagli allo Stato sociale. In questi anni Luca dirà che il problema è totalmente della classe politica, respingendo ogni responsabilità per tutti i soldi da lui usati inutilmente. 19-02-2011]

 

 

MONTEZEMOLO, PIT STOP MILIONARIO
Ettore Livini per La Repubblica - Alla fine anche Luca Cordero di Montezemolo ha ceduto. Poltrona Frau fatica a restare in linea di galleggiamento. Ballantyne ha dato più guai che soddisfazioni. E Charme, la loro holding lussemburghese, ha perso tra 2007 e 2009 quasi 20 milioni. L´ex presidente Confindustria ha deciso così di fare il bel gesto: rinunciare per il 2009 e il 2010 alle commissioni per la gestione del business. Quasi 4 milioni l´anno girati l´ultima volta nel 2008 dal Granducato a Charme Management, l´italianissima Spa del presidente di Maranello. Un pit-stop temporaneo. Magari i conti delle controllate ripartiranno a breve. A casa Montezemolo però si sono rassegnati: di rosso in famiglia, oltre alla Ferrari, c´è adesso anche il bilancio di Charme Management.

23-01-2011]

 

 

 

1- MONTEZEMOLO O LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Nei momenti gravi i capelli di Luchino di Montezemolo smettono di fluttuare e inchiodano pensieri da statista.

Ieri ad esempio durante un convegno al quale hanno partecipato decine di studentesse in calore, il ragazzo dei Parioli ha esclamato: "siamo a un punto di non ritorno, è a rischio la tenuta del Paese. Bisogna fermarsi per recuperare il senso della misura".

Dopo un'affermazione così giusta e puntuale il cuore della platea femminile ha cominciato a battere forte nell'attesa dell'ennesima dichiarazione sulla necessità che Luchino decida di "fermarsi per recuperare il senso della misura". In realtà il 63enne bolognese che fino all'aprile scorso è stato presidente della Fiat, sarà fermato proprio nel prossimo aprile nei box di Maranello dove verrà parcheggiata in modo definitivo la sua presidenza alla Casa del Cavallino Rosso.

Questo evento sembra ormai irreversibile nonostante i buoni risultati di bilancio che Montezemolo potrà esibire agli azionisti con quel 20% in più di vendite delle "rosse" in Usa e Canada al quale occorre aggiungere i 300 bolidi venduti nell'ultimo anno in Cina. Purtroppo ciò non basterà a mettere fine allo stato di beatitudine che Luchino ha sempre provato fin dal 1973 quando si è trovato in mezzo ai pneumatici di casa Ferrari.

 

L'ex-presidente di Confindustria, Luiss, Fiera di Bologna e Fiat avrebbe voluto che la Ferrari entrasse nella seconda newco di Fiat dove Marpionne ha accorpato l'attività dei veicoli industriali e dei trasporti ma questo tentativo è caduto e al suo posto sta per arrivare Andrea Agnelli, il figlio di Umberto e Allegra Caracciolo, che ha compiuto 36 anni a dicembre e ha la passione per lo sport.

Dopo gli studi a Oxford e alla Bocconi, il ragazzo che porta il nome della Sacra Famiglia degli Agnelli era stato messo da parte come "carne aggiunta" ed era andato a farsi le ossa alla Philip Morris e in una sua piccola holding (Lamse spa) cercando di mettere a frutto l'enorme ricchezza ereditata dal padre Umberto morto nel 2004 che, oltre ai quattrini di Fiat e Ifil, aveva acquisito i beni della prima moglie Antonella Piaggio.

 

Adesso è arrivato il momento per il giovane Andrea di aggiungere al giocherello costoso e deludente della Juventus quello della Ferrari. Nemmeno i tentativi portati avanti da Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, e dalle numerose donne che ancora fanno parte della Sacra Famiglia degli Agnelli, sono serviti a cambiare la decisione di Marpionne.

Per Luchino che in questi giorni ha mandato messaggi seducenti al direttore del "Corriere della Sera" De Bortoli che ha sparato i siluri del suo editorialista Mucchetti contro la cuccagna di compensi e stock options di Marpionne (cioè, chi, l'abbandono della poltrona di Maranello è un colpo durissimo.

 

Dopo la beatitudine dei pneumatici rischia la solitudine degli incompresi. Sarà compito suo decidere una volta per tutte cosa vorrà fare da grande.21-01-2011

 

 

TTM: TUTTO TRANNE MONTEPREZZEMOLO - LA DINASTIA AGNELLI RIVUOLE IL CONTROLLO DELLA FERRARI, E USA IL DISPOTICO MARPIONNE PER DISARCIONARE LUCHINO DAL CAVALLINO PRIMA DELL’ARRIVO IN BORSA - CHI PIAZZARE A MARANELLO? ANDREA AGNELLI VUOLE SOLO LA JUVE, E SI PARLA ADDIRITTURA DI LAPO, CACCIATO DA SERGIO IL CANADESE DOPO LA NOTTE DI TRANS E SPEEDBALL - SPUNTA IL NOME DI CRISTIANO RATTAZZI, FIGLIO DI SUNI E CAPO DI FIAT ARGENTINA

Nino Sunseri per "Libero"

 

Lapo presidente della Ferrari al posto di Luca? Una voce che circola sulla stampa specializzata lasciando immaginare un formidabile ribaltone in sella al Cavallino. A marzo scade il mandato di Montezemolo come presidente. Potrebbe lasciare dopo un regno lungo diciannove anni, alcuni dei quali indimenticabili. Diverse le ragioni. Alcune di ordine manageriale (scarsa sintonia con Marchionne).

Altre strettamente dinastiche (la proprietà ha deciso di riprendere in mano la gestione delle province più blasonate). Che Montezemolo e Marchionne, pur nella reciproca stima, non si amino è cosa nota. L'ultimo dissenso è vecchio di pochi giorni. Marchionne ha annunciato l'intenzione di quotare il Cavallino Rampante in Borsa. Un'idea che il presidente della Ferrari aveva accarezzato per lungo tempo.

 

Tanto da aver favorito, nel 2005, l'ingresso degli arabi di Mubadala. Marchionne ha prima stoppato il progetto di Luca e a metà novembre ha ricomprato le azioni. Tranne qualche giorno dopo riproporre il progetto di quotazione. Un balletto che significa una cosa sola: anche a Maranello, come in tutta la galassia Fiat, vale la legge di Sergio. Gli altri devono adattarsi o andar via.

 

A questo si aggiunge l'interesse della dinastia Elkann-Agnelli a riprendersi il pieno controllo dell'impero. La riconquista è cominciata ad aprile quando John ha assunto la presidenza di Fiat al posto dello stesso Montezemolo. Pochi giorni dopo è stata la volta del cugino Andrea Agnelli che ha preso in mano la Juventus, quarantotto anni dopo papà Umberto. Sembrava che Andrea, dopo il calcio, si sarebbe occupato anche di Ferrari. Così da diventare il responsabile delle attività sportive del gruppo. Le ultime voci, che circolano sulla stampa specializzata, però, indicano una correzione. Andrea preferirebbe concentrarsi sul pallone.

 

Chi mettere allora in groppa al Cavallino? Da qui le indiscrezioni su Lapo. Certamente stimolanti in quanto il ragazzo viene considerato uno degli ispiratori della Cinquecento. Tuttavia sulla strada per Maranello c'è un grosso ostacolo. A buttarlo fuori dal gruppo, dopo l'incidente con il "trans" Patrizia, era stato lo stesso Marchionne. Il super-manager ha cambiato idea? Difficile dirlo. Resta il desiderio della famiglia di riprendere le redini dell'azienda. Così è cominciata la girandola dei nomi.

 

A cominciare da quello di Cristiano Rattazzi che ora lavora in Argentina. Fu proprio Rattazzi a introdurre Montezemolo in casa Agnelli. L'eventuale avvicendamento apparirebbe come il gioco di specchi della sorte. Tanto più che anche Rattazzi può vantare un passato sportivo. Sempre con Montezemolo, sempre su auto Fiat. Soprattutto nei rally. Ma anche in qualche gara di velocità.

 14-12-2010]

 

 

 

1- NON SOLO LA LEGA, ANCHE “LE MONDE”, NEL GIORNO DEL RIDICOLO TRACOLLO FERRARI AD ABU DHABI (VITTORIA GIà IN PUGNO!), SMONTEZEMOLA NEL RIDICOLO LUCA-LUCA - 2- IL PARCO FERRARI WORLD, INAUGURATO IN POMPA MAGNA IL 4 NOVEMBRE E CHE IERI DOVEVA ESSERE IL LUOGO DEL TRIONFO DEL CAVALLINO RAMPANTE, FA RIDERE COME LE ROSSE IN PISTA: “I SUOI PROMOTORI (MONTEZEMOLO E C.) HANNO CONFUSO LA VELOCITÀ CON LA FRETTA. LE ATTRAZIONI PIÙ BELLE SONO ANCORA TUTTE CHIUSE”. E LE MONTAGNE RUSSE, DOPO LUNGHISSIME ATTESE, TI LASCIANO FRASTORNATO. SOLO NEGOZI E RISTORANTI SONO TUTTI APERTI, PERCHÉ IL RE È IL COMMERCIO, NON LA VELOCITÀ…" - 3- E PENSARE CHE ERA GIà TUTTO PROGRAMMATO: GLORIA IN FORMULA1, ADDIO (COATTO) DALLA FERRARI, DISCESA IN CAMPO DA ANNUNCIARE DOMENICA PROSSIMA DA FABIO FAZIO -

Dagotraduzione dell'articolo di Jean-Jacques Larrochelle da Abu Dhabi per "Le Monde"
http://bit.ly/8Y67Vb

 

Si dice che l'italiano Luca Cordero di Montezemolo avesse sognato di installare il progetto nel suo paese. In appena quattro anni, l'idea del presidente di Ferrari e Fiat ha attraversato il Mediterraneo per materializzarsi nel Golfo Arabo. "Il Ferrari World Abu Dhabi non è solo un parco a tema", annuncia la pubblicità di questo complesso di attrazioni sovradimensionato, inaugurato il 4 novembre nella capitale degli Emirati Arabi Uniti (EAU). "E' un'esperienza di immersione che farà scintillare lo spirito della Ferrari nel cuore di ogni visitatore".

 

Dietro questa letteratura di marketing si nasconde un progetto faraonico di 18 ettari costruiti sull'isola di Yas, a nord-est della città. Al cuore del sito troneggia un rutilante edificio di 86.000 metri quadrati. Disegnato in teoria come un'auto GT ma, in effetti, più come un'immensa tenda beduina - cosa che ha anche il suo fascino -, è il solo rilievo in questo antico deserto, dove i progetti immobiliari corrono velocemente. Occupando la superficie di 7 campi da calcio e un volume di 2 milioni di metri cubi, il Ferrari World è la più grande area coperta mai dedicata ai divertimenti. Supera Ski Dubai, la famosa pista innevata artificiale dell'emirato rivale.

 

Malgrado questa massa di superlativi che l'accompagna, questo bel macchinario di sabbia sta subendo dei ritardi nell'accensione. Forse i suoi promotori hanno confuso la velocità con la fretta? La Galleria Ferrari, dove sono esposti i modelli della storia del costruttore, non è ancora aperta al pubblico, proprio come Viaggio in Italy, un viaggio virtuale nella penisola. E soprattutto G-Force: un pilone di 62 m di altezza da cui dovrebbero cadere urlanti gli amanti di effetti gravitazionali, pane quotidiano per chi corre in Formula 1.

 

Queste défaillance sono inopportune visto che il circuito di Abu Dhabi, vicino di casa, doveva fornire oggi il suo numero di visitatori e, soprattutto, decidere il titolo di campione del mondo dei piloti di F1 per il quale lo spagnolo Fernando Alonso, sulla Ferrari, è il favorito.

 

Quanto a Formula Rossa, il clou del parco, bisogna armarsi di una buona dose di pazienza per poter apprezzare quest'attrazione breve e molto brutale. La più veloce montagna russa mai costruita spinge i piccoli vagoni a forma di F1 a 240 km/h in un pugno di secondi. Nel giorno in cui l'abbiamo provata, ogni gruppo di macchine tardava a partire. Ci voleva anche più di un quarto d'ora per far partire ogni singolo vagoncino, a causa delle misure di sicurezza.

 

Alcuni sono titubanti, la maggior parte è frastornata, chi sale su questi trenini ha davvero bisogno di riprendersi dopo un'esperienza simile. Ma almeno qui, nessun problema. Il ristorante Mamma Rossella, il Ristorante Cavallino e tutti i negozi, tra cui il più grande Ferrari Store del pianeta sono, senza eccezioni, tutti aperti. Nel tempio della velocità, il re è il commercio.

2- MONTEZEMOLO DOMENICA DA FABIO FAZIO
A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per "CorrierEconomia" del "Corriere della Sera"

 

Lascerà delusi anche stavolta quelli che aspettano l' «annuncio » . Non sarà quella, giurano tutti, l'occasione per la « discesa in campo» di Luca Cordero di Montezemolo . E tuttavia l'appuntamento con il presidente della Ferrari sarà per Fabio Fazio l'ennesimo colpo da maestro. A "Che tempo che fa" Montezemolo è atteso domenica prossima. Anche senza politica, il piatto sarà ricco, dal Gran Premio di Formula Uno appena terminato, alla durissima polemica sull'alta velocità ferroviaria con Mauro Moretti. [15-11-2010]

 

 UNA CAVOLATA PER MONTEZEMOLO...
Gio. Mel per "il Fatto Quotidiano" - Il numero uno della Fiat, Sergio Marchionne, annuncia che la nuova auto "L-o" non sarà fatta a Mirafiori ma in Serbia. E getta nello sconforto quel riformismo illuminato sub alpino che inneggiava alla linea dura del Lingotto confidando che si applicasse solo ai lavoratori meridionali. Poi liquida le indiscrezioni sulla decisione della famiglia Agnelli di aspettare la fine del campionato di Formula 1 per sfilare a Luca di Montezemolo, dopo la presidenza della Fiat, anche quella della Ferrari.

"E' la più grande cavolata sulla faccia della terra", ha dichiarato misurando i toni. Abile manager e uomo spiritoso, Marchionne ama dare le notizie in prima persona, e a tempo debito. Fu lui, poco prima di annunciare la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, a dire: "Gli operai possono stare tranquilli". Quindi può stare tranquillo anche Montezemolo.

31.07.10

 

 UNA TRUFFA SUL FILO DI LANA...
Walter Galbiati per "la Repubblica" - Una truffa felpata, al cachemere si potrebbe dire, quella per cui ieri il pm Eugenio Fusco ha chiuso le indagini a carico di Matteo Cordero di Montezemolo. Il rampollo alla guida del fondo Charme, azionista di riferimento di Ballantyne, l´azienda di moda famosa per i suoi maglioni, avrebbe impedito all´ex direttore creativo, Massimo Alba, di sottoscrivere una quota (fino al 10%) della Ucb, la controllata ungherese detentrice dei marchi e quindi beneficiaria delle royalties.

 

Secondo il pm, Montezemolo e i suoi soci avrebbero truffato Alba, convincendolo prima a non sottoscrivere le quote della Ucb a fronte di un presunto falso diritto di prelazione da parte di altri soci. Poi, ridottolo senza soldi per non avergli versato lo stipendio, lo avrebbero privato delle risorse per sottoscrivere in un secondo momento quelle quote.

17.07.10

 

 

SEMBRA UNA BARZELLETTA, INVECE È UNA STORIA VERA! DOVE SARÀ LA NUOVA SEDE DELLA NTV DEGLI ASPIRANTI FERROVIERI MONTEZEMOLO & DELLA VALLE? NIENTE MENO CHE ALL’AIR TERMINAL DI ROMA, RELITTO SIMBOLO DEL DISASTRO DEI MONDIALI DI “ITALIA ‘90”, GRANDE CAPOLAVORO DI SPRECHI, EDIFICI ABBANDONATI E SPESE CENTUPLICATE DELL’ALLORA DIRETTORE GENERALE DEL COMITATO LUCA MONTEPREZZEMOLO - MA NON È FINITA: GRAZIE ALLA PROVINCIA DI ROMA DEL PIDDINO NICOLA ZINGARETTI, LA NTV SI CUCCA PURE 700MILA EURO DI SOLDI PUBBLICI DEL FONDO SOCIALE EUROPEO! -

 

1 - LA NTV DI MONTEZEMOLO E DELLA VALLE SBARCA ALL'AIR TERMINAL, SIMBOLO DEL DISASTRO DI ITALIA '90. GRAZIE ALLA PROVINCIA DI ZINGARETTI SI CUCCA PURE 700MILA EURO PUBBLICI
Adriano Bonafede per "La Repubblica - Roma"


Forse questa è la volta buona per una rinascita dell'air terminal dell'Ostiense. La struttura, realizzata per i Mondiali di calcio del 1990 ma poi caduta in disuso per non dire in quasi completo abbandono, ospiterà infatti d'ora in avanti la sede della società Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), il primo operatore privato italiano sulla rete alta velocità che fa capo a una cordata di azionisti su cui svettano imprenditori come Montezemolo, Della Valle e Punzo (che insieme hanno una partecipazione del 33,5%). Inoltre, il terminal ospiterà anche la scuola di formazione professionale della stessa Ntv per il personale della società, realizzata con il contributo della provincia di Roma, e l'azienda di ristorazione Eataly.

 

Sempre a Ostiense fermeranno parte dei treni della compagnia che transiteranno anche sulla Tiburtina. "Abbiamo scelto questa sede - ha detto l'ad di Ntv, Giuseppe Sciarrone - nell'ambito di un progetto di rivitalizzazione dello scalo che per vent'anni è stato sul groppone di Roma". "Con una scelta molto intelligente si investe su un luogo morto di Roma che tornerà almeno in parte a riprendere vita", ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, vero regista di tutta l'operazione.

 

La scuola per la formazione di giovani macchinisti di treni e di personale di servizio della Ntv sarà aperta tra l'autunno di quest'anno e quello del 2012. Il progetto porterà all'assunzione di 750 persone con un investimento di 15 milioni di euro, oltre alle 42 già formate nel 2009 grazie a un bando pubblico finanziato dalla Provincia con 700 mila euro dal Fondo Sociale Europeo. Sarà inoltre aperto un Centro di formazione professionale nello stesso air terminal per giovani da 22 a 28 anni, che la Provincia supporterà e inserirà nel proprio sistema educativo.

2 - ITALIA '90: SPRECHI, EDIFICI ABBANDONATI E SPESE CENTUPLICATE. DG DEL COMITATO: LUCA-LUCA MONTEZEMOLO

Da "Wikipedia", alla voce "Luca Cordero di Montezemolo", sezione "Italia '90"
Tramite alte conoscenze e agganci politici dal 1986 al 1990 Montezemolo assume l'incarico di Direttore Generale del comitato organizzatore della Coppa del Mondo di Calcio di Italia '90. Negli anni seguenti la sua gestione dell'organizzazione del mondiale è stata oggetto di innumerevoli discussioni e critiche. Gli appalti di Italia '90 sono stati definiti "un immondezzaio di sprechi e inefficienza".

 

Incredibile ammanco di soldi fatti pagare ai contribuenti italiani, ignari dei conti fatti da Luca. È lunga la lista delle opere inutili, volute da Luca e finanziate con denaro pubblico: stazioni ferroviarie, terminali di aeroporti abbandonati, stadi mal costruiti, alberghi finanziati e mai completati, sale stampa demolite dopo una sola partita.

Per questa gestione Montezemolo aveva solo di poco schivato addebiti. Molte le polemiche, tra spese pubbliche centuplicate e operai morti nei cantieri. Tra i molti sprechi: spese ingenti per opere mai iniziate o per opere iniziate e mai completate. <http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Cordero_di_Montezemolo#cite_note-Repubblica91-7#cite_note-Repubblica91-7>

 

3 - AIR TERMINAL DI ROMA, SIMBOLO DEGLI SPRECHI DI ITALIA ‘90
Da "www.spreconi.it" (L'Espresso)


Nella terra degli spreconi c'è un capolavoro che difficilmente verrà superato: gli appalti di Italia 90. Ricordate? I mondiali di calcio giocati nel nostro paese, ultima alluvione di denaro pubblico prima della crisi economica e di Mani Pulite. L'elenco degli stadi inutili o mal costruiti, degli alberghi finanziati e mai completati, delle sale stampa demolite dopo una sola partita è lungo. C'è una struttura celebre, l'Air Terminal di Roma Ostiense, un progetto semplicemente assurdo che giace abbandonato: nei suoi cortili è sorta una tendopoli di immigrati.

 

 

[06-07-2010]

 

QUELLO STRANO INCONTRO DI GIOVEDì SCORSO TRA GIANNI LETTA E LO SMONTEZEMOLATO - GIRA VOCE, TUTTA DA VERIFICARE, SECONDO LA QUALE IL GRAN CIAMBELLANO DI BERLUSCONI ABBIA FATTO INTRAVEDERE A LUCHINO-INO-INO UN FANTASMA MOLTO TEMIBILE CHE CONSISTE NELLA MINACCIA DI RIAPRIRE IL CAPITOLO DELLA CONCESSIONE PER L’ALTA VELOCITÀ AFFIDATA A NTV NELLA PRIMAVERA 2008, ALLA VIGILIA DELLA CADUTA DEL GOVERNO PRODI, SENZA ALCUNA GARA. (QUESTA POTREBBE DIVENTARE L’ARMA SEGRETA PER SMORZARE LE VELLEITÀ POLITICHE DELL’EX-PRESIDENTE DELLA FIAT)

1- QUELLO STRANO INCONTRO DI GIOVEDì SCORSO TRA GIANNI LETTA E MONTEZEMOLO...
Se continua così la discesa in campo di Luca di Montezemolo diventerà il tormentone dell'estate e i più anziani ricorderanno la canzone "Guarda come dondolo" di Edoardo Vianello che si cantava sulla spiaggia all'inizio degli anni '60.

 

Al ragazzo dei Parioli piace tenere sulla corda chi lo considera la carta di riserva della Terza Repubblica, e lo ha dimostrato anche nell'intervista sgangherata al "Financial Times" dove tra battute e lasagne bolognesi ha assicurato di non diventare "leader di un partito. Almeno per ora".

A credergli sono rimasti in pochi e tra questi quella vecchia volpe della politica di Gianni Letta, il Gentiluomo del Papa che sta soffrendo le pene dell'inferno per colpa di quel manipolo di colonnelli che intorno al Capo hanno dimostrato di essere poco più di un'armata Brancaleone.

 

Forse questa è la ragione per cui giovedì scorso Letta ha incontrato a Palazzo Chigi Luchino di Montezemolo. Il presidente della Ferrari si è presentato insieme a Giuseppe Sciarrone, il manager che con Luchino, lo scarparo Della Valle e Gianni Punzo, nel 2006 ha messo in piedi Ntv, la società ferroviaria che dal settembre del prossimo anno farà correre 25 treni dell'alta velocità.

La notizia dell'incontro a Palazzo Chigi è stata liquidata dai giornali senza particolari commenti, ma francamente non si capisce la ragione per cui il Gran Ciambellano di Berlusconi che in questo momento è in tutt'altre faccende affaccendato, abbia chiesto ragguagli sulla società dove le ferrovie francesi sono entrate con il 20% insieme a IntesaSanPaolo di Corradino Passera.

 

Se avesse voluto saperne di più su come Ntv si prepara alla grande sfida con i treni di Moretti, Letta avrebbe potuto fare una semplice telefonata a quel sito disgraziato di Dagospia che gli avrebbe spiegato come stanno esattamente le cose.

 

Ad oggi la società ha arruolato numerosi quadri e dipendenti dalle Ferrovie dello Stato, gente che ne capisce dell'infrastruttura, e si avvale di molti consulenti delle ferrovie francesi. Accanto a questo piccolo esercito si muove una marea di giovani rampanti nel marketing, ai quali toccherà inventarsi i servizi innovativi offerti dai treni di Luchino ad esclusione della carrozza ristorante.

 

Sembra infatti che per caricare i passeggeri i tecnici stiano pensando di abolire la carrozza ristorante per sostituirla con un sistema di frigo bar. L'aumento del numero dei passeggeri rischia di modificare il sistema di bilanciamento a discapito dei serbatoi d'acqua delle toilettes, e questo è un guaio perché significa che non ci sarà acqua a sufficienza per fare un viaggio di andata e ritorno con un solo carico.

 

Non potendo utilizzare le linee ferroviarie laterali, ma solo il tratto ad alta velocità, il ricarico dovrà essere fatto in officine di Ntv. Una di queste si trova a Campobasso, mentre per qualsiasi altro problema di natura tecnica, i treni chiamati "Italo" dovranno tornare nell'officina di Gianni Punzo alle porte di Napoli.

Queste indiscrezioni arrivano dagli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato che sono informatissimi su ogni mossa di Luchino e della concorrenza, ma anche loro stentano a credere che Gianni Letta abbia chiesto notizie sull'acqua per le toilettes e sulla carrozza ristorante dei 25 treni che tra poco più di un anno segneranno la fine del monopolio di Mauro Moretti.

 

Più credibile sembra invece la voce, tutta da verificare, secondo la quale il Gran Ciambellano di Berlusconi abbia fatto intravedere a Luchino un fantasma molto temibile che consiste nella minaccia di riaprire il capitolo della concessione per l'alta velocità affidata a Ntv nella primavera 2008 senza alcuna gara.

Quell'atto liberatorio ottenne l'avvallo politico del governo Prodi e del ministro dei Trasporti Bianchi alla vigilia della caduta del governo. Nessuno in questi anni, nemmeno i concorrenti stranieri, ha sollevato il problema della concessione senza gara, ma questa potrebbe diventare l'arma segreta per smorzare le velleità politiche dell'ex-presidente della Fiat.

2- IL PALIO DI SIENA DEI FANTINI MUSSARI E PROFUMO
Era davvero bella l'immagine dei banchieri e dei politici che hanno assistito venerdì scorso all'edizione 2010 del Palio di Siena dedicato alla Madonna di Provenzano (la vergine protettrice della città che non ha nulla da spartire con la nota famiglia siciliana).

 

Alle finestre di Palazzo Sansedoni il trecentesco edificio che affaccia su Piazza del Campo, migliaia di turisti hanno visto Paolo Bonaiuti, il ministro Raffaele Fitto, Dario Franceschini e perfino quel Mario Valducci del Pdl che due giorni fa ha avuto l'ardire di criticare Berlusconi. Accanto a loro c'era lo stato maggiore di MontePaschi e della Fondazione oltre ad Alessandro Profumo e a Rocco Sabelli, l'amministratore delegato di Alitalia che nonostante i conti della Compagnia spara ottimismo ai quattro venti.

 

L'attenzione si è concentrata sul Capo di Unicredit, l'ex-boyscout di Genova che ha la passione per il calcio, e il boccoluto Giuseppe Mussari, che ama i cavalli e il basket.

A vincere il Palio è stata la contrada della Selva con il fantino Silvano Mulas detto "Voglia". E una gran voglia di parlare ce l'aveva il 50enne Mussari, l'avvocato penalista calabrese che ha sposato Luisa Stasi, imprenditrice di alberghi e agriturismo, da poco eletto alla presidenza dell'Abi.

 

Ai top manager di MontePaschi che sudano come i cavalli del Palio perché hanno visto il titolo della banca crollare in sei mesi di circa il 27%, non è sfuggita la conversazione a quattrocchi che il boccoluto Mussari e Profumo hanno fatto al termine della competizione.

Di problemi ce ne sono tanti, a cominciare da quell'articolo del "Financial Times" che nelle stesse ore ha parlato della necessità di un aumento di capitale per la banca senese. Secondo il quotidiano inglese lo scenario delle prime tre banche italiane (IntesaSanPaolo, Unicredit e MontePaschi) è tale da imporre tra quest'anno e il 2011 una ricerca di capitali per circa 25 miliardi di euro.

 

Sarebbe questo il risultato degli stress test, cioè di quelle simulazioni elaborate dai supervisori europei che fanno parte del Cebs, il Comitato istituito nel gennaio 2009 con base a Londra per monitorare il sistema bancario. Va detto che di fronte alla sparata del "Financial Times" la banca di Mussari ha reagito con tempestività e con durezza negando la necessità di "operazioni avviate per l'ulteriore rafforzamento dei coefficienti patrimoniali", ma a rendere più amaro il momento è arrivato anche il giudizio di Mediobanca.

Gli esperti di Piazzetta Cuccia sostengono che per quanto riguarda le banche italiane la carenza di capitale supera gli 8 miliardi per Unicredit e IntesaSanPaolo, e anche MontePaschi dovrebbe ricorrere a iniezioni di quattrini dopo aver utilizzato i Tremonti bond.

 

Così mentre sulla Piazza del Campo i giapponesi andavano in delirio per i fantini Gingillo, Trecciolino, Tremendo e Scompiglio, i due banchieri si sono scambiati rapide opinioni sui tiri mancini del "Financial Times" e di Mediobanca, e adesso auspicano che Mario Draghi pubblichi al più presto i risultati degli stress test per tagliar corto alle voci.

3- SUL PONTE DI PARMALAT SVENTOLA QUELLA SVENTOLA DI BIANCA (FRONDONI)
Quando Enrico Bondi, il 76enne manager di Arezzo, terminerà la sua carriera di grande "risanatore", gli dovrà essere riconsegnato il premio del silenzio.

 

Nel panorama dei manager quest'uomo dalle occhiaie profonde che fino a poco tempo fa fumava 80 sigarette al giorno, è sicuramente il più riservato e restio al protagonismo. La leggenda racconta che non abbia mai pronunciato nell'infanzia la parola mamma e le sue interviste sono merce rara, e anche alla Parmalat, l'azienda che naviga nella liquidità dopo il disastro di Calisto Tanzi, si sa poco o nulla. Nei giorni scorsi il chimico Bondi ha fatto un'eccezione al suo riserbo.

 

Dai piani alti della società è stato diffuso con squilli di tromba un comunicato stampa nel quale si dava notizia del premio vinto dalla responsabile Relazioni Esterne, Bianca Frondoni, come "Comunicatrice dell'Anno". Questa donna è una parmigiana molto carina di 41 anni che dopo la maturità classica alle Orsoline si è laureata a Milano, poi ha lavorato per 13 anni con vari incarichi e nel 2006 è tornata a Parma per affiancare l'avventura di Bondi.

In una intervista di due anni fa la Frondoni ha rivelato di preferire il culatello, i film di Olmi e i libri di Mordecai Richler. E senza tanto pudore ha dichiarato che per conquistare un uomo "ne ho fatte di ogni".

 

4- PONZELLINI È PARTICOLARMENTE GRATO A BERLUSCONI PER LA VISITA DI 24 ORE A PANAMA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, è particolarmente grato a Berlusconi per la visita di 24 ore a Panama.

L'azienda guidata dal banchiere è infatti impegnata nei lavori per l'ampliamento del Canale dove ha già vinto una gara da 3,2 miliardi di dollari. L'opera sarà terminata entro la fine del 2014 con altri interventi sui quali Impregilo, insieme ad altre società, intende non perdere la battuta".

 

5- BRUNETTA E I "CIALTRONI" DEL SUD
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che a Ravello stanno preparando un'accoglienza straordinaria per il ministro Renatino Brunetta e la sua compagna Titti.

Nel comune della costiera amalfitana il figlio dell'ambulante veneto ha comprato un vecchio rudere di 172 mq per 65mila euro ristrutturato a spese proprie.

 

Purtroppo la sortita di oggi sul "Corriere della Sera" dove il napoleonico ministro si associa a Giulietto Tremonti nella definizione dei meridionali come "cialtroni" renderà forse impraticabile l'idea della compagna Titti di celebrare le nozze a Ravello".05-07-2010]

 

 

IL ‘FINANCIAL TIMES’ SI ATTOVAGLIA CON LO SMONTEZEMOLATO E SCOPRE CHE GUARDA LA TELEVISIONE MENTRE HA OSPITI A PRANZO, MANGIA UNA LASAGNA CON DUE FORCHETTATE, RISPONDE AL TELEFONINO IGNORANDO (E IRRITANDO) IL COMMENSALE, SI FA CHIAMARE “AVVOCATO” DAL CAMERIERE E RIVENDICA I SUOI NOBILI NATALI PIEMONTESI - IL GIORNALISTA DEL ‘FT’ SPIEGA CHE IN NESSUN PAESE DEL MONDO UNO COME MONTEZEMOLO POTREBBE ASPIRARE A DIVENTARE PREMIER, MA IN ITALIA C’È GIÀ STATO IL CASO DI BERLUSCONI, QUINDI... COMUNQUE, L’EX PORTABORSETTE DELL’AVVOCATO ASSICURA IL POPOLO DI NON IMMAGINARSI LEADER DI UN PARTITO, “ALMENO PER ORA”… -

Da Il Fatto Quotidiano

 

Mai andare a pranzo con i giornalisti del Financial Times, anche se in cambio c'è una paginata della rubrica "A lunch with..." ieri dedicata a Luca Cordero di Montezemolo. Grazie alla penna e alla forchetta di Richard Milne scopriamo che Montezemolo guarda la televisione mentre ha ospiti a pranzo, mangia una lasagna con due forchettate, risponde al telefono ignorando (e irritando) il commensale, si fa chiamare "Avvocato" dal cameriere e rivendica i suoi nobili natali: "Appartengo a una delle famiglie più antiche d'Italia, c'è un bellissimo villaggio in Piemonte che si chiama Montezemolo".

Il giornalista del Ft, non entusiasta di come si è messo il pranzo, spiega che in nessun Paese del mondo uno come Montezemolo potrebbe aspirare a diventare premier, ma in Italia c'è già stato il caso di Berlusconi, quindi... Comunque, Montezemolo assicura di non immaginarsi leader di un partito, "almeno per ora".04-07-2010]

 

 

1- VROOOM!! VI SVELIANO IL NUOVO PROGETTO DI MONTEZEMOLO NEL GRANDE CIRCO DELLA FORMULA1
Quando ieri mattina al Quirinale Luchino di Montezemolo insieme al figlio Matteo e ai dirigenti di Charme Group ha presentato a Napolitano un tavolo disegnato per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, aveva l'aria di chi non pensa affatto alla politica e non rimpiange la Fiat.

MONTEZEMOLO

Il ragazzo dei Parioli lavora sui tempi lunghi e per quanto riguarda il passato non prova alcuna nostalgia per l'azienda di Torino. Anzi, è probabile che dentro di sé provi un grande sollievo per non dover gestire la patata bollente di Pomigliano, un problema che non si risolverà certo con la votazione bulgara di oggi e per il quale Sergio Marpionne dovrà affrontare il Vietnam della Fiom e battere cassa allo Stato per i 700 milioni che vuole investire.

 

Adesso Luchino, che "Il Messaggero" di oggi indica impropriamente come possibile direttore dei Giochi Olimpici 2020 accanto a Gianni Letta (ma l'Eminenza Azzurrina vuole Giovannino Malagò), è concentrato sulla Ferrari, l'azienda dove entrò nel '73 come assistente del mitico fondatore e nella quale governa dal '91 come presidente. In questi giorni sta mettendo a punto un progetto affascinante e ambizioso che riguarda lo sviluppo della Casa di Maranello nel grande circo della Formula1.

Nella sua infinita miseria Dagospia è in grado di illustrare il progetto che nella sua dimensione minore vale oltre 40 milioni di euro, ma che in prospettiva potrebbe far girare almeno 200 milioni. Qualcosa è trapelato nel corso di una sua recente intervista alla "Gazzetta dello Sport" quando Luchino ha detto: "sogno una terza macchina Ferrari allestita per una scuderia americana, che corra con la bandiera a stelle e strisce...".

 

L'affermazione è apparsa curiosa, ma l'abitudine di Montezemolo a spargere sogni (un costume che lo rende per certi versi simile al Cavaliere di Arcore) ha incuriosito Dagospia fino al punto da approfondirne il contenuto. Ed ecco che viene fuori un indizio importante nell'incontro recente che Luchino ha avuto con Parris Mullis, uno dei consiglieri più fidati di Chad Hurley, il 34enne americano co-fondatore di YouTube e grande appassionato di automobilismo sportivo.

 

Costui già alla fine dell'anno scorso ha investito 20 milioni di dollari per candidare un nuovo team (denominato UsF1) per il campionato mondiale 2010 della Formula1. A sbatterlo fuori dalla competizione sono state le insufficienti garanzie finanziarie e tecniche presentate alla Federazione internazionale presieduta dal piccolo Jean Todt.

E anche quell'uomo dalla faccia simile a uno scarafaggio che si chiama Berny Ecclestone, che gestisce materialmente il grande circo della automobili, ci ha messo del suo per tagliar fuori le ambizioni dell'uomo di YouTube. Adesso Luchino ci riprova con l'aiuto nemmeno tanto occulto di Alejandro Agag, il giovinotto che ha sposato la figlia dell'ex-primo ministro spagnolo Aznar, e che da tempo tenta di far sbarcare nella Formula1 un nuovo team con bandiera spagnola.

 

Il piano di Montezemolo deve superare gli ostacoli contenuti nel cosiddetto "patto della Concordia" sottoscritto a Parigi da tutte le scuderie del campionato mondiale che alla fine del 2009 hanno buttato fuori dalla Federazione internazionale il sadomaso Max Mosley. Questo Patto scadrà alla fine del prossimo anno e da quel momento si dovrebbero spalancare le porte al ritorno della Formula1 negli Stati Uniti.

 

Secondo gli accordi un Gran Premio è già fissato ad Austin nel Texas, e si parla di un secondo circuito sulla Costa Est dell'Atlantico. Il co-fondatore di YouTube Chad Hurley e Alejandro Agag stanno lavorando di intesa con Luchino affinché una vettura con motore e telaio Ferrari possa gareggiare in America con un nuovo team a stelle e strisce. Non solo: la nuova scuderia "made in Usa" ma sostanzialmente italiana, si potrebbe arricchire di una quarta vettura con un pilota d'eccezione: Valentino Rossi.

In quest'ottica si spiega anche l'invito ad allenarsi a Maranello che Montezemolone ha rivolto al "Dottore" della motocicletta dopo l'incidente al Mugello.

 

In conclusione si può dire che incrociando uno dei patron di YouTube con il genero di Aznar e con il campione Valentino Rossi, si aprirebbe per la Ferrari e per il suo presidente un business di dimensioni mondiali. Fin dalla prima gara nel 1950 nella Formula1 la Ferrari ha visto nascere e sparire ben 106 scuderie, e a Maranello sanno come sia difficile mettere in piedi un nuovo team. Ma il mercato degli Stati Uniti è una chance vitale per il futuro industriale della Ferrari. E chissà che un domani non si possa correre sulla Grande Muraglia.

28.06.10

 

A 62 ANNI CON UN FIOCCO AZZURRO LUCA PUO’ RAGGIUNGERE BERLUSCONI - QUINTO EREDE IN ARRIVO PER IL PRESIDENTE DELLA FERRARI - Ludovica Andreoni non si fa più vedere in giro, e nella capitale le amiche già spifferano che è al sesto mese di gravidanza. Raccontano che sarà un maschio e che nascerà il 15 agosto... Pierre de Nolac per ITALIA OGGI

Fiocco azzurro a casa di Luca Cordero di Montezemolo. Se ne parla, nei salotti romani, anche se è ancora un'indiscrezione: Ludovica Andreoni, moglie dell'ex presidente della Fiat non si fa più vedere in giro, e nella capitale le amiche già spifferano che è al sesto mese di gravidanza. Raccontano che sarà un maschio e che nascerà il 15 agosto.

LUDOVICA ANDREONI

Insomma, un erede da portare alla luce sotto il segno del leone, nella terza decade, quella che secondo gli astrologi è foriera di una straordinaria carriera nel mondo dell'economia. Nulla di meglio per Montezemolo, anche se lui è nato il 31 agosto, e vanta come segno zodiacale la vergine. Ludovica e Luca hanno già due figlie, Maria e Guia, da aggiungere a Matteo e Clementina, nati dal precedente matrimonio di Montezemolo.

Il nuovo maschio, in famiglia, conferma l'eterna giovinezza dell'ex numero uno della Confindustria: ai festeggiamenti per i primi sessanta anni, nel 2007, Carlo Rossella ha trascritto la confessione giovanilista di Luca, indomito, impegnato a Capri a salutare gli amici più cari.

 

Proprio nell'isola amata dal jet set internazionale ci potrebbe essere il primo bagno del neonato, pronto ad affrontare i marosi. Comunque, le amiche di casa Montezemolo già sottolineano che quella del 15 agosto è la data che nei libri di scuola veniva indicata per segnare nella storia il primo vagito di Napoleone.

Senza dimenticare il «tre contro due», contando i figli di secondo letto contro quelli di primo, situazione che fa venire alla mente la casata di Silvio Berlusconi: anche il presidente del Consiglio, infatti, vanta un maschio e una femmina tra gli eredi più grandi, e un maschio e due femmine tra quelli più giovani.

 

Chi è più vicina al mondo della politica già crede di intuire, con il parto di un maschio, una prossima discesa in campo di Montezemolo alle prossime elezioni politiche, specie se anticipate: già, perché l'immagine di un candidato con una famiglia da portare nei comizi, e specialmente con un bambino piccolo, da sempre attira i voti.

Una volta, in campagna, i pretendenti a un posto di deputato portavano addirittura le mogli con un finto pancione, esibendo davanti ai contadini le gioie della paternità: segnale di buon auspicio, nell'Italia rurale di un tempo. Ma anche nel terzo millennio, in una nazione che deve essere proiettata verso il futuro, si tratta di una splendida notizia: forse qualcuno sarà invidioso, per la fortuna prolifica di Montezemolo.

 

Non di Pier Ferdinando Casini, che ha una predilezione per la progenie, e che non smette di cullare le figlie. Però, con un maschio, il fiocco da apporre sul portone di casa del ferrarista più noto d'Italia è azzurro: quindi un avvenimento del genere non potrà che rendere felice Berlusconi, che a quel colore è particolarmente affezionato, e non al rosso dei bolidi di Maranello.

Per quanto riguarda il nome del nascituro, è già scattata una gara per indovinare quale sarà la scelta dei genitori Luca e Ludovica: il più gettonato è Italo. Sì, come il treno di Ntv, ovvero Nuovo Trasporto Viaggiatori, la scommessa ferroviaria che vede come protagonista proprio Montezemolo, e che oggi sarà oggetto di una conferenza stampa.

 

 

 [25-05-2010]

 

 

MONTEZEMOLO, VERTENZA FERRARI INUTILE E DANNOSA...
(Adnkronos) - 'Una vertenza vissuta malissimo, totalmente inutile con danni inutili all'azienda e ai lavoratori'. Cosi' il presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo commenta la vertenza sindacale che ha interessato la casa di Maranello. 18.05.10

 

FERRARI: sciopero contro piano da 270 esuberi. No a scambio con premio aziendale (dai giornali)
FERRARI IN ROSSO (BILANCIO) E LO SMONTEZEMOLATO DEVE LICENZIARE 270 DIPENDENTI - UN PROBLEMA SERIO CHE PRIMA O POI FINIRÀ SUL TAVOLO DELLA CONTROLLANTE FIAT DOVE IL "RAGAZZO DEI PARIOLI" DOVRÀ BUSSARE ALLA PORTA DI MARPIONNE PER GARANTIRE UN FUTURO AL SUO GIOIELLO PREFERITO
Luchino di Montezemolo è alle prese con la grana della Ferrari, il gioiello di cui è riuscito a conservare la presidenza e che con i soldi degli arabi di Abu Dhabi vorrebbe mettere nel suo carniere personale.

 

Fino a tarda sera dentro la sede della Confindustria di Modena si è svolto un durissimo braccio di ferro tra la presidenza della Confindustria locale, guidata dal figlio del mitico fondatore della Casa automobilistica, e le rappresentanze dei sindacati di Maranello. Il braccio di ferro è scattato non solo per la cassa integrazione che comincerà lunedì dentro gli stabilimenti, ma per quello che a detta dei sindacati è "un ricatto". Pare infatti che sul tavolo sia apparso lo spettro di 270 esuberi, un piano di drastica riduzione del personale che toccherà operai indiretti e diretti, più un'ottantina di interinali.

 

Il ragionamento portato avanti da Pietro Ferrari, l'erede che dal 2008 ricopre la carica di presidente di Confindustria Modena, è stato questo: vi riconosciamo i 1.600 euro lordi a saldo del premio di risultato promesso per il 2009, ma in cambio se ne vanno a casa 270 lavoratori. Anche per il 55enne Ferrari, sposato e padre di due figli, la missione imposta da Luchino non è facile. In lui è vivo il ricordo del padre Enzo che dopo aver cercato inutilmente lavoro presso la Fiat, cominciò a correre in automobile e nel 1933 fondò la Scuderia delle "rosse".

 

Oggi le redini della società sono nelle mani di Luchino e tra i consiglieri di amministrazione si ritrova anche un rappresentante del Fondo arabo Mubadala che scalpita dalla voglia di scalare l'azienda di Maranello. Quello che si sta svolgendo in queste ore alla Confindustria di Modena è un problema serio che prima o poi finirà sul tavolo della controllante Fiat dove Montezemolone dovrà bussare alla porta di Sergio Marpionne per garantire un futuro al suo gioiello preferito.

È un momento delicato ma il "ragazzo dei Parioli" è convinto di farcela e ricorda la frase del mitico fondatore: "io sono uno che ha sognato di essere Enzo Ferrari".

L'identico sogno di Luchino.

L'ATTACCO DELL'"ESPRESSO" MONTEZEMOLATO È SOLO IL PRIMO SEGNALE DI UNA GUERRA NEMMENO TANTO SOTTERRANEA CHE SI È GIÀ APERTA PER LA SUCCESSIONE DELLA MARCEGAGLIA
Mancano meno di due settimane all'Assemblea di Confindustria che anche quest'anno si terrà all'Auditorium di Roma.

Ai piani alti di via dell'Astronomia stanno già lavorando alla bozza del discorso che Emma Marcegaglia dovrà pronunciare davanti agli imprenditori e l'appuntamento si presenta tutt'altro che facile. L'anno scorso disse che l'Italia si trovava all'interno di una tempesta perfetta e mise il dito sul ruolo delle banche e sulla necessità di una riforma strutturale del sistema pensionistico.

Questi concetti li ha ripetuti con energia al Convegno di Parma del Centro Studi dove con il dito puntato verso il Cavaliere ha fatto un'autentica requisitoria sull'assenza di una strategia industriale del Governo. Adesso il suo compito è ancora più difficile perché la marmellata degli scandali e le incertezze dei mercati non contribuiscono a indicare la rotta per l'Associazione che celebra quest'anno in pompa magna i 100 anni dalla sua nascita.

 

Il guaio più forte per la 45enne imprenditrice di Mantova è che non si trova di fronte interlocutori politici e sindacali all'altezza della situazione. È lontano il tempo in cui Angelo Costa e il leader del sindacato Di Vittorio dialogavano per creare il miracolo economico. In quell'epoca la Confindustria si comportava come "una forza tranquilla" che con il consenso delle rappresentanze operaie lavorava per ricostruire il Paese. E non ci sono nemmeno personaggi come Gianni Agnelli e Luciano Lama che a metà degli anni '70 strinsero un patto per fronteggiare il terrorismo e firmarono l'accordo sulla scala mobile e sul punto unico di contingenza.

 

Anzi, dall'altra parte della barricata trova un sindacato ostaggio degli estremismi della Fiom che impedisce di lanciare un grande patto per la crescita. Dall'ufficio di Luca Paolazzi, il capo dell'Ufficio Studi, trapela che comunque sarà la crescita il tasto sul quale batterà la Emma nel suo discorso del 27 maggio. A questa convinzione è arrivata dopo lunghe riflessioni nella sua casa di Mantova dove ad addolcire la vita contribuiscono la figlia Gaia e i cani che si porta sempre dietro anche quando nel grande ufficio a vetri dell'azienda incontra i suoi interlocutori.

In questa situazione l'appuntamento di fine mese rappresenta un passaggio delicato della sua gestione che oggi viene duramente criticata da un articolo di Stefano Livadiotti sull'"Espresso". Il giornalista dice in sostanza che la Marcegaglia ha gestito la Confindustria come se fosse il gruppo di famiglia tagliando tutte le teste che, come una piccola corte rinascimentale, stavano intorno a Luchino di Montezemolo.

 

L'articolo del settimanale non appare nell'odierna Rassegna Stampa di Confindustria; una manina discreta ha pensato di censurarlo per non dare un dispiacere alla signora di Mantova e agli imprenditori associati.

L'accusa più forte è comunque quella di aver spalancato le porte di Confindustria ai big delle imprese pubbliche e di aver sottovalutato le insidie delle piccole aziende aderenti a Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato e Casartigiani che nei giorni scorsi hanno stretto il cosiddetto "Patto del Capranica".

Non sarà facile per la Marcegaglia indicare la strada che dopo 100 anni può portare la Confindustria a ritornare protagonista dell'economia. Di certo non l'aiutano le spinte interne dei vari Bombassei e quelle esterne del modesto Sacconi che vorrebbero arrivare a un nuovo Statuto del Lavoro escludendo la forza più rappresentativa del sindacato. La Marcegaglia sa di non essere Angelo Costa, Gianni Agnelli, Guido Carli e ha bisogno di un salvagente culturale e politico.

 

L'attacco dell'"Espresso" è solo il primo segnale di una guerra .

 

 

 

i dolori dELLO SMONTEZEMOLATO – ANZICHé BLABLARE DI ’ITALIA FUTURA’ PERCHé NON PENSA A RISOLVERE LA SUA ITALIA PRESENTE? IN FERRARI (CHE INCASSA LAUTI GUADAGNI) FARÀ FUORI IL 10% DEL PERSONALE – 150 DIPENDENTI RIMARRANNO SENZA POLTRONA FRAU, E 32 VERRANNO SACRIFICATI DA CASSINA - AGGIUNGERE LA COMPLESSA PARTENZA DEI TRENI ANTI-FS E NON SI COMPRENDE DA CHE PULPITO AGITI IL SUO CIUFFO PENDULO - CERTO, SENZA FIAT E CON UN MARPIONNE CONTRO è DURA... Giovanna Lantini per "il Fatto Quotidiano"

Della successione di Claudio Scajola allo Sviluppo economico sembra non volerne sapere. Anche se, secondo lui, "serve una persona di competenza del mondo anche industriale", come ha ammesso mercoledì tracciando quello che assomiglia molto al suo identikit. Certo, in questo momento Luca di Montezemolo il suo bel da fare lo ha già. Pur avendo ormai lasciato la presidenza di Fiat, l'imprenditore ha infatti diverse gatte da pelare.

A cominciare dalla stessa Ferrari, croce e delizia che nel 2009 gli ha versato un emolumento di 4,542 milioni di euro tra parte fissa e variabile e che ora è alle prese con un piano di riorganizzazione che prevede esuberi pari a un decimo della sua forza lavoro.

Proprio a pochi mesi dalla chiusura di quello che lo stesso ex presidente di Confindustria ha definito spesso come il secondo miglior anno nella storia del Cavallino Rampante. Insomma non c'è tregua neanche per le imprese del lusso che incassano lauti guadagni (239 milioni gli utili 2009 di Ferrari, 39 milioni quelli del primo trimestre 2010).

 

Per Montezemolo, però, quello di Maranello non è l'unico grattacapo: sta facendo i conti anche con la ristrutturazione del "polo del design" del Gruppo Poltrona Frau che fa capo al fondo Charme, guidato dal figlio Matteo. E che dopo le cessioni si sta concentrando sullo sviluppo di soli tre marchi in portafoglio: Poltrona Frau, Cappellini e Cassina.

 

Anche perché per il gruppo (1 milione di euro l'utile pre tasse del primo trimestre) gli ultimi due anni si sono chiusi in rosso e il 2009 è stato caratterizzato da un profondo piano di ristrutturazione da 5,6 milioni che è passato anche attraverso la cassa integrazione e la mobilità di 150 dipendenti, anche se i vertici assicurano che non solo si è finalmente arrivati a un'inversione di tendenza, ma si può già immaginare un utile nel 2010.

 

A costo, però, anche di sacrifici in Cassina, dove la riorganizzazione ha preso la forma della chiusura della controllata Meccanica Valbona di Vilminore di Scalve (Bergamo). L'impresa rischia di mettere in mobilità 32 dipendenti ponendo fine a 20 anni di produzione di carpenteria Made in Italy per il marchio che Montezemolo acquistò dalla francese Fimalac nel 2005 per 140 milioni.

 

A completare il quadro, l'ultimo gioiello dell'imprenditoria montezemoliana: la Nuovo Trasporto Viaggiatori, di cui le ferrovie francesi Sncf detengono una quota minoritaria e forse anche un'opzione d'acquisto. L'azienda dovrebbe fare concorrenza alle Ferrovie dello Stato già dal prossimo anno. Ma per ora coltiva solo la polemica, come ha dimostrato l'ultima querelle con l'ad delle Ferrovie, Mauro Moretti. Oltre, a onor del vero, agli allievi macchinisti che si appresta ad assumere in gran forze. [14-05-2010]

 

 

1- IL FRONTALE MONTEZUMA-MORETTI SVELA IL NERVOSISMO DEL "RAGAZZO DEI PARIOLI" - SUSSURRANO CHE LA SUA SOCIETÀ NTV STIA AVENDO GROSSI PROBLEMI TECNICI. LE OFFICINE MESSE IN PIEDI DAL SOCIO PUNZO NON SONO ANCORA OPERATIVE AL 100%, E QUALCHE PROBLEMA ORGANIZZATIVO È SPUNTATO ANCHE NELLE GARE PER LA BIGLIETTAZIONE, LA SICUREZZA E L’AFFIDAMENTO ESTERNO DEI SISTEMI INFORMATICI. NON A CASO LA TABELLA DI MARCIA DELLE GARE PER QUESTI SEGMENTI FONDAMENTALI È IN RITARDO E LE SCADENZE DI PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE SONO STATE PROROGATE - 2- SCIABOLETTA NELLE DRAMMATICHE ORE CHE HANNO PRECEDUTO LA PIÙ GOFFA CONFERENZA STAMPA DELLA STORIA ITALIANA ("HANNO PAGATO L’APPARTAMENTO A MIA INSAPUTA"), NON SI È PERSO D’ANIMO E HA FIRMATO LA NOMINA DI UN SUO FEDELISSIMO ALLA PRESIDENZA DELLA “NUCLECO”, SPECIALIZZATA NELLA GESTIONE DEI RIFIUTI RADIOATTIVI - 3- L’ECCITAZIONE DI CALTARICCONE E LA TRIANGOLAZIONE ROMA-TRIESTE-MILANO DI CESARONE GERONZI: IL TESORETTO DI MEDIOBANCA SI ASSEDIA MEGLIO DA PIAZZA CORDUSIO - 4- PERSO IL GRATTA&VINCI, LA SISAL SI LECCA LE SUE FERITE ARRUOLANDO RITA BORGO -

1- IL FRONTALE MONTEZUMA-MORETTI SVELA IL NERVOSISMO DEL "RAGAZZO DEI PARIOLI". SUSSURRANO CHE LA SOCIETÀ NTV STIA AVENDO GROSSI PROBLEMI TECNICI. LE OFFICINE MESSE IN PIEDI DAL SOCIO NAPOLETANO PUNZO NON SONO ANCORA OPERATIVE AL 100%, E QUALCHE PROBLEMA ORGANIZZATIVO È SPUNTATO ANCHE NELLE GARE PER LA BIGLIETTAZIONE, LA SICUREZZA E L'AFFIDAMENTO ESTERNO DEI SISTEMI INFORMATICI.NON A CASO LA TABELLA DI MARCIA DELLE GARE PER QUESTI TRE SEGMENTI FONDAMENTALI È IN RITARDO E LE SCADENZE DI PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE SONO STATE PROROGATE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie godono come pazzi.

 

Per un attimo hanno abbandonato la lettura ad alta voce dell'ultimo libro di Eugenio Scalfari ("Per l'alto mare aperto"), un esercizio talmente virtuoso da provocare forti emicranie, e ieri hanno assistito al match di pugilato tra Mauro Moretti e Luchino di Montezemolo, l'ex-presidente della Fiat che non vede l'ora di far correre i treni di Ntv.

 

Lo scontro tra i due pesi massimi è stato provocato da Luchino per il ritardo di un'ora delle vetture che dovevano portarlo a Padova per un convegno di Telethon. Ieri mattina si è svegliato di buonora e dopo aver dato un'occhiata al "Financial Times" e a quel sito disgraziato che lo punge come un insetto velenoso ("Dagospia mi umilia"), alle 7,30 è salito in carrozza, ma il treno di Moretti è arrivato in stazione con un'ora di ritardo. Quando è sceso Luchino aveva i capelli insolitamente scomposti e ha sparato una bordata contro l'azienda guidata dall'ex-sindacalista di Rimini invocando la concorrenza perché "migliora i servizi".

 

Nel palazzo-obitorio Moretti non ha perso tempo e al suo vispo portavoce Fabretti ha dettato una risposta durissima nella quale accusa la società di Montezemolone di aver rallentato ben 36 convogli Trenitalia a causa dei test che il prototipo di Ntv costruito dai francesi di Alstom sta provocando sulla rete delle Ferrovie.

Il match tra "M&M" poteva finire qui, ma Luchino è troppo nervoso in questi giorni per non replicare, e l'ha fatto con un altro comunicato in cui si precisa che "soltanto nella mattina di sabato 24 aprile il prototipo di Ntv mentre era diretto al deposito di Firenze ha rallentato per circa mezzora la circolazione di una decina di treni al massimo".

 

I giornali di oggi riportano con evidenza lo scontro tra i due manager e c'è chi, come il "Sole 24 Ore", lo fa con un certo imbarazzo raccontando lo scontro con un titolo asettico: "Tra Ntv e Fs la sfida è già iniziata". Più che di sfida si tratta di colpi sotto la cintola, cioè in quelle parti nobili di Luchino immortalate dai fotografi, e nascoste sotto la scrivania ma assolutamente d'acciaio per Mauro Moretti.

Gli uscieri delle Ferrovie dicono che il loro capo vuole soprattutto dimostrare al Governo di centrodestra che non ha nulla da spartire con il "ragazzo dei Parioli" che sta tessendo le sue trame politiche con Gianfranco Fini e Pierfurby Casini. Forse però è arrivato il momento di dire che lo scazzo da cioccolatai tra "M&M" ha delle ragioni tecniche che vanno spiegate.

 

Le prove che Ntv sta facendo sulle rotaie sono dei test e quindi è naturale che i treni si fermino e che vada corretto qualche inconveniente. Altrimenti non sarebbero test e non servirebbero a nulla. Ma gli uscieri sussurrano che la società messa in piedi da Luchino con l'aiuto determinante dei francesi e di Corradino Passera, stia avendo più problemi di quelli che si aspettava. Le officine messe in piedi dal socio napoletano Punzo non sono ancora operative al 100%, e qualche problema organizzativo è spuntato anche nelle gare per la bigliettazione, la sicurezza e l'affidamento esterno dei sistemi informatici.

Non a caso la tabella di marcia delle gare per questi tre segmenti fondamentali è in ritardo e le scadenze di presentazione delle offerte sono state prorogate.

 

Il boccone fa gola ad aziende come Ibm, Wind, British Telecom, Accenture e Fastweb che si sono candidate a gestire la nuova avventura ferroviaria. A questi problemi bisogna aggiungere le vicende che toccano Ercole Incalza, l'ex-manager di Ferrovie che probabilmente dovrà lasciare il suo posto al ministero dei Trasporti e al quale Moretti ha attribuito una certa predilezione per Ntv come se si trattasse di una vendetta postuma di Incalza nei confronti dell'Alta Velocità.

 

 [13-05-2010]

 

 

 

 

 10.05.10

 

I furbetti dello Charme! - Statuti di diritto ungherese, minacce al direttore creativo, balle per ostacolare l’acquisto di una quota della società: il Corriere nasconde a pagina 25 la storia del giorno, Matteo Montezemolo indagato per truffa sul marchio di lusso Ballantyne - “Gli azionisti di Charme volevano liberarsi di Massimo Alba perché stava alla famiglia Montezemolo come un cucchiaino in gola messo di traverso

Luigi Ferrarella per "Il Corriere della Sera"

Denuncia l'ex direttore creativo del marchio d'abbigliamento di lusso Ballantyne srl, Massimo Alba: nel 2006 gli azionisti del fondo Charme mi impedirono di salire (come da loro accordi nel 2004) al 10% di Ballantyne prospettando in modo «falso e strumentale» che lo statuto dell'ungherese United Cashmere prevedesse un diritto di prelazione non ancora rinunziato. Replica il fondo Charme: la scelta di non esercitare l'opzione fu solo di Alba, e solo sua anzi l'eventuale inadempienza.

 

Toccherà ora arbitrare il match al pm Eugenio Fusco, che ha interrogato l'amministratore di Charme, Matteo di Montezemolo (figlio del presidente Luca) quale indagato, con i dirigenti Tommaso Beolchini e Gianmatteo Terruzzi, per l'ipotesi di reato di truffa.

 

Alba, assistito dai legali Daniele Benedini e Lionel Cerasi anche in una causa di lavoro, reputa che la «trappola per conseguire il risultato di impedirmi l'ingresso come socio sostanziale nelle società» non sarebbe stata farina solo dei manager: anzi, dal dirigente Alfredo Canessa, scomparso, Alba sostiene d'aver saputo che «gli azionisti di Charme volevano liberarsi di lui perché "stava alla famiglia Montezemolo come un cucchiaino in gola messo di traverso"».

L'azienda, invece, lo taccia di assenze dal lavoro per 3 mesi, lo licenzia per «giusta causa» e gli chiede 5 milioni di danni. «La pretesa regia di Matteo Montezemolo verrà smontata appena l'indagine ne smonterà il presupposto dell'illiceità della condotta dei manager- ritiene il suo avvocato, Marco Deluca -. Una prima denuncia di Alba fu archiviata dai pm, e sinora in due arbitrati è risultato soccombente».28-04-201 0] 

DOPO LA PRESIDENZA FIAT, ADDIO ALLA POLTRONISSIMA LUISS (MARCEGAGLIA NON PERDONA) - (MARPIONNE GLI AVREBBE IMPUTATO DI NON AVER ‘CURATO’ POLITICAMENTE TERMINI IMERESE) - ALLO SMONTEZEMOLATO ORA NON RESTA CHE LA FERRARI E L’INCIUCIO COL REJETTO FINI - ABBRACCIATO A FINI, NEGA DI VOLER ENTRARE IN POLITICA MA PARLA SOLO DI POLITICA - DIETRO I NOSTRI EROI C’È MIELI. È STATO LUI A VOLERE FORTEMENTE LA PUBBLICAZIONE RCS DEL LIBRO “IL FUTURO DELLA LIBERTÀ” (SCRITTO DA ALESSANDRO CAMPI E RIVISTO DA PAOLINO?), IN CUI GIAN-MENEFREGO GETTA LE BASI POLITICO-TEORICHE DELLA SUA AZIONE

1 - MONTEZEMOLO, LASCIO PRESIDENZA LUISS...
(Ansa) - ''Questo e' l'ultimo rapporto sulla classe dirigente che presentero' come presidente della Luiss''.
Luca Cordero di Montezemolo ha cosi' confermato il prossimo cambio alla presidenza dell'Universita' di Confindustria.
Incarico che, come consuetudine in Via dell'Astronomia, dovrebbe passare presto, in coincidenza con la prossima assemblea di Confindustria, alla presidente degli industriali Emma Marcegaglia.
Montezemolo chiude oggi la presentazione del quarto rapporto ''generare classe dirigente'' che la Luiss cura con Fondirigenti e Associazione Management Club

 

4 - STORIA DI LUCA IL FORTUNATO...
Renzo Rosati per "Panorama"

Venerdì 16 aprile, Luca Cordero di Montezemolo aveva chiesto a Sergio Marchionne di poter comunicare l'addio alla presidenza Fiat con un giorno d'anticipo rispetto alla presentazione del piano industriale. È nato così l'annuncio del 20: visto il precipitare delle cose, doveva essere un trattamento di riguardo, un «giro d'onore». Insomma, un'idea mediatica, ma dall'effetto incerto.

 

Del resto uno dei giudizi più ragionati che Gianni Agnelli dette sul suo pupillo fu: «Luca si considera un politico, e come tutti i politici è molto sensibile a quello che scrivono i giornali. Anzi, direi che è più sensibile ai giornali che ai fatti». Vedremo. In tutt'altro contesto, più familiare, l'Avvocato disse: «È stato il migliore amico di Cristiano, il figlio di Suni. Gli sono sempre piaciute le belle donne e le auto veloci. Ed è anche belloccio».

 

Era il 7 maggio 2000 e a Villa Fungarino Neri, residenza di famiglia sulle colline bolognesi, si teneva il ricevimento per le nozze di Luca con Ludovica Andreoni. Agnelli era testimone dello sposo, con Diego Della Valle. Di sicuro i destini incrociati con Suni, la sorella prediletta di Gianni, hanno giocato un ruolo singolare. Destini proseguiti fino al 2009, quando il 15 maggio morirono contemporaneamente il suo papà, Massimo Cordero di Montezemolo, e proprio Susanna Agnelli.

 

Così come in quei 14 mesi fra il gennaio 2003 e il maggio 2004, tra la scomparsa di Gianni e di Umberto, che indussero la famiglia a individuare proprio in Luca il presidente della Fiat e il garante della dinastia. Logico che lui si sentisse un predestinato. Due mesi prima, in marzo, era riuscito a farsi designare presidente della Confindustria, dopo un'accurata campagna per ottenere un'investitura plebiscitaria: la nomina ufficiale, il 25 maggio, avvenne con il 98,5 per cento, nonostante malumori e adesioni di circostanza. Non importava: quello fu l'anno, come disse poi, del «tutto in un fiato».

 

«È bravo e fortunato»: questa resta la sintesi di Maria Sole Agnelli. In verità all'Avvocato non dispiaceva dispensare anche su Luca un po' del suo cinismo. All'inizio degli anni Novanta l'allora 44enne Montezemolo fu messo alla guida della Juventus. Con Luigi Maifredi in panchina la squadra venne esclusa dallo scudetto e da tutte le coppe. Nel '91 divenne presidente della Ferrari; anche lì inizi stentati prima dei trionfi con Michael Schumacher.

Agnelli commentò: «Vediamo almeno di mettere il naso davanti alla Benetton». Nel frattempo ricamava sulla storia tra Montezemolo ed Edwige Fenech: «Ieri notte non riuscivo a dormire, e facendo zapping mi sono imbattuto in un film con la Fenech tutta nuda...».

 

Negli anni Settanta Montezemolo cura le relazioni esterne Fiat e della corrente di Umberto Agnelli, senatore dc. Quando torna in corso Marconi vi trova Cesare Romiti, che racconterà: «Abbiamo pescato in Fiat un paio di persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano».

Ironia della sorte, l'episodio è stato ripescato dal Giornale in un'intervista a Romiti pubblicata proprio domenica 18 aprile. Domanda del Giornale: «Quello finito alla Cinzano ammise: "È vero, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi sono fatto dare 80 milioni nel cofanetto vuoto di un libro di Enzo Biagi". Si tratta di Montezemolo». Risponde Romiti: «Non faccio commenti». Ventotto anni fa quell'inciampo costa a Montezemolo la lontananza dalla Fiat, finché vi governano Romiti e la Mediobanca.

Quando torna, suggerisce un polo dell'auto di lusso con Alfa, Maserati e Ferrari. Ora proprio la Ferrari potrebbe essere il prossimo punto di scontro con il dominus del Lingotto; e prevedibilmente anche l'ultimo. Marchionne del resto ha osservato con distacco anche i quattro anni di Montezemolo in Confindustria. La candidatura era stata preparata con incontri segreti tra Andrea Pininfarina, Emma Marcegaglia, Della Valle, Luigi Abete, Innocenzo Cipolletta: detto il «club di Capri», per le partite di calcio organizzate dietro l'hotel Quisisana.

L'avversario di Montezemolo era stato Nicola Tognana, esponente dell'imprenditoria del Nord-Est che oggi gonfia le vele della Lega. Montezemolo aveva altro in mente: fare il controcanto moderato al secondo governo Berlusconi, mettendosi a cavallo tra destra e sinistra; puntare sull'amicizia col leader Cgil Guglielmo Epifani, e vedere quel che accadeva alle politiche 2006.

Ma il mandato confindustriale di Montezemolo viene spaccato dal duro intervento di Silvio Berlusconi al convegno di Vicenza, proprio nel marzo 2006, alla vigilia delle elezioni vinte di un soffio da Romano Prodi. Il premier litiga con Della Valle, l'amico più stretto di Luca, e riceve un'ovazione dalla platea. Montezemolo si mette in stand-by: già nell'agosto 2006 sul Wall Street Journal definisce «fallimentare il debutto di Prodi».

Due anni dopo, con il ritorno di Berlusconi nell'aria, chiude il quadriennio attaccando la sinistra su tasse e spesa pubblica. La successione di Marcegaglia pare nel segno della continuità; e invece si consuma la rottura. Luca aveva riportato la Cgil al tavolo di trattativa; Emma discute con chi ci sta: governo, Cisl e Uil.

All'inizio di questa primavera, a metà mandato, Marcegaglia si libera dei montezemoliani e lo stesso Montezemolo deve lasciare la presidenza della Luiss, l'università confindustriale. E nel board dell'organizzazione Emma chiama proprio John Elkann. Ancora destini incrociati; ora, forse, per l'ultima volta.

[28-04-2010] 

 

 

PIUTTOSTO CHE ALLA POLITICA CON FINI E CASINI E RUTELLI, LO SMONTEMOLATO STA PENSANDO DI PRENDERSI TRA LE MANI LA FERRARI CON I SOLDI DEGLI SCEICCHI DI ABU DHABI. ANCHE SE SARÀ DIFFICILE SFILARE A MARPIONNE LE ROSSE DI MARANELLO CHE IN AMERICA GLI SERVE FINO A QUANDO NON SISTEMA LA CHRYSLER
Sarebbe davvero bello se dopo il ribaltone di ieri dentro la Fiat, si mettesse la parola fine alla retorica e alle chiacchiere.

 

Purtroppo per i torinesi l'epopea della Sacra Famiglia degli Agnelli è destinata a continuare anche se ormai si è capito che la nuova capitale dell'automobile non sarà la città dei Savoia ma Detroit. D'altra parte la storia era cominciata così, un secolo fa, quando il senatore Giovanni Agnelli che fondò l'azienda fece un viaggio a Detroit e aprì in Italia la stagione "fordista". Adesso la tecnologia e il lavoro italiano prendono la strada dell'America grazie a quel Marpionne dal pullover sgualcito che fuma un'infinità di sigarette e ha spiegato agli operai di Chrysler che anche le auto hanno un'anima.

 

I giornali scrivono che si è chiusa un'epoca, ma questo non basta a mettere la parola fine all'epopea della Sacra Famiglia che ieri ha incoronato il 33enne Yaki per traghettare la cassaforte verso avventure più profittevoli delle quattro ruote. Basta vedere quante parole si spendono sulle virtù di questo giovane che secondo il padre Alain "non è un uomo di mondo bensì un uomo del mondo".

Sarà pur vero, ma ciò che impressiona in questo ragazzo con il volto da piccolo canguro, è una fragilità di fondo che appare in ogni circostanza. Qualcuno dovrebbe spiegargli che oltre ad imparare la lingua italiana, dovrebbe smetterla di evocare costantemente il nonno Gianni, quell'Avvocato che solo dopo la tragica perdita di Giovannino, figlio del fratello Umberto, decise di scegliere il nipote come erede.

Adesso è il momento Yaki di camminare con le sue gambette e di abbandonare quella timidezza che è emersa anche ieri quando ha dovuto leggere su un foglietto le parole "sono sereno, contento e sollevato".

 

E sollevato sembrava soprattutto l'altro ragazzo dei Parioli, Luchino di Montezemolo, sulle spalle del quale alla morte di Umberto Agnelli furono messi Yaki e Lapo. Il secondo, Lapo, si è dimostrato incontrollabile e si è fottuto con le sue fregole, mentre Yaki ha avuto la saggezza di mettersi sotto l'ala protettrice delle badanti torinesi Gabetti e Franzo Grande Stevens per imparare i segreti della finanza.

Va tutto bene purché si eviti di mettere addosso all'ultimo erede della Sacra Famiglia il mantello dell'eroe. E non serve a nulla fare confronti con chi l'ha preceduto nel regno torinese cantando meraviglie per la sua giovane età. Se la mettiamo così allora che cosa bisognerebbe dire di Mozart che a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a cinque già componeva e l'anno dopo suonava a corte?

 

Basta con la retorica!, perché adesso c'è un altro tormentone alle porte che riguarda Luchino di Montezemolo, l'uomo che ieri ha dichiarato concluso il suo ruolo di "traghettatore". "La sua uscita di scena - scrive con sottile malizia il quotidiano della Fiat "La Stampa" - non ha nulla di imprevedibile, anzi era attesa".

 

Montezemolone ha le mani libere, ma non si sa che cosa terrà tra quelle mani che affascinano le donne e che hanno saputo raccogliere in questi anni frutti succulenti. Di certo si può dire che il pavone ha perso le piume. Dopo quella di Confindustria e della Luiss si stacca la piuma presidenziale della Fiat che gli dava grande prestigio e grande potere. Da oggi è un visconte dimezzato perché nel contesto industriale e politico la poltrona della Fiat era un valore aggiunto di grande significato.

Per quest'uomo che oltre alle essenze vaporose del mondo del lusso, ha sempre amato il profumo dei soldi e del potere, si apre una terza età dai contorni indefiniti.

 

Da molte parti lo indicano come il nuovo traghettatore della politica, il novello Caronte che dovrebbe attraversare il fiume limaccioso dei prossimi tre anni per mandare a casa quell'imprenditore di Arcore che si avvicina al Ventennio della sua leadership. Luchino è troppo furbo per non capire che da ieri si è indebolito e che la traversata potrebbe essere fulminante. Tra le mani gli restano un'infinità di consigli di amministrazione, il consenso inatteso di antichi nemici come Carletto De Benedetti, e un pugno di idee che ruotano sempre intorno al concetto del merito.

Il tormentone continuerà a lungo da parte di chi lo vorrebbe sulla scena come Nick Clegg, il volto nuovo e liberal-democratico della politica inglese che si è infilato in mezzo tra il laburista Gordon Brown e il conservatore David Cameron. L'unica cosa certa è che tra le mani gli restano la Ferrari e l'Alta Velocità, due business che gli consentono di portare a casa quei 7 milioni di euro ai quali non potrebbe mai rinunciare.

 

Ma che cosa succederà il giorno in cui dovrà andare in ginocchio da Marpionne per chiedere i soldi necessari ai successi della rossa di Maranello? E qui spunta fuori la voce che da ieri circola a Torino secondo la quale piuttosto che alla politica con Fini e Casini, il ragazzo dei Parioli stia pensando di prendersi tra le mani la Ferrari. A conferma di quest'idea si indicano i viaggi sempre più intensi che negli ultimi mesi Luchino ha fatto ad Abu Dhabi nell'Emirato dove coltiva calde amicizie e in cui è riuscito a novembre dell'anno scorso a far correre per la prima volta il Gran Premio di Formula1.

 

Così mentre i sognatori di un centro liberal-democratico sfogliano la margherita chiedendosi se Montezemolo "m'ama o non m'ama", questo 63enne bolognese giocherà a fare il "king maker" dietro le quinte cercando di salvare le ultime piume.

E la Ferrari di quelle piume è rimasta la più bella.

 

 

 

 – MA QUANTO INCIUCIANO MONTEZEMOLO E PASSERA – IL SODALIZIO TRA I DUE MANAGER CHE S’AGGIRANO SEMPRE PIÙ SPESSO PER ROMA COMINCIA NEI SALOTTI PER FINIRE SULLE POLTRONE MINISTERIALI (MAGARI DI SCAJOLA E TREMONTI)… -

Da "Il Foglio"

 

A Roma, nei palazzi della politica, la chiamano la "strana coppia". Qualcuno la definisce così in maniera elogiativa, altri in maniera denigratoria. A seconda di chi la vede una risorsa per il paese oppure la giudica un potenziale, o imminente, concorrente ministeriale.

 

Qual è la strana coppia? Luca Cordero di Montezemolo e Corrado Passera. In verità negli scorsi giorni è stato più il presidente della Fiat e di Ferrari a solcare la politica, a partire da una visita a Palazzo Chigi. Il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che non sono in vista rimpasti o innesti nella compagine ministeriale.

Eppure le voci di spostamenti si sono rincorse e non danno soltanto LCdM come possibile candidato ma anche il consigliere delegato di Banca Intesa che negli ultimi tempi trova una corrispondenza di vedute e di intenti con l'ex presidente di Confindustria.

 

Nella capitale ha colpito l'iniziativa - partita da LCdM ma accolta con entusiasmo da Passera - di un pensatoio che proponga idee e mobilitazioni politiche su singoli temi. Il think tank si chiama Italia Futura, doveva essere presentato con squilli di tromba ma l'avvio si limiterà il primo luglio a un comunicato stampa in cui si annuncerà il lancio del sito, che peraltro è già in rete.

Evidentemente - è l'interpretazione prevalente - LCdM e Passera hanno preferito tenere bassa una "iniziativa politica" in un momento in cui il tramestio politico ipotizzava un possibile coinvolgimento ministeriale. I dicasteri interessati - in cui LCdM o soprattutto Passera avrebbero avuto un ruolo - erano quelli dello Sviluppo economico e dell'Economia.

 

Nel primo, Claudio Scajola intravvedeva con favore lo sbocco verso la guida del Pdl. Nel secondo, Giulio Tremonti non avrebbe affatto gradito questi rumors. Comunque tutto ciò si scontrava con la ferma determinazione di Berlusconi a non accettare l'offerta indiretta. Anche nei circoli finanziari ci si interroga sull'azione comune di Montezemolo e Passera. In effetti vengono da mondi diversi. E non soltanto per questioni geografiche. Bolognese di nascita ma torinese d'adozione il primo, com'asco il secondo.

LCdM si è formato alla scuola degli Agnelli e della Fiat. Passera alla McKinsey e poi nel gruppo di Carlo De Benedetti (direttore alla Cir, alla Mondadori, amministratore delegato della Olivetti). Il primo ha avuto come riferimento Gianni Agnelli. Il secondo ha trovato in Giovanni Bazoli un alleato e ammiratore.

 

A Piazza Affari si dice: laddove Bazoli regna, Passera governa. Se il primo ha guidato sempre aziende private, il secondo con l'esperienza alle Poste Italiane, dove fu voluto dall'ex premier Romano Prodi e dall'allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, ha aggiunto un tocco di pubblico a una carriera tutta privata, ma spesso giocata di sponda con la politica, seguendo l'ispirazione di Intesa come banca di sistema, come nel caso di Alitalia-Cai.

 

Ma il vero punto di incontro tra i due - dicono i bene informati - è stato il convertendo con cui otto banche, a partire da quella guidata dall'amministratore delegato Corrado Passera, avevano messo a disposizione del gruppo presieduto da Montezemolo e capitanato da Sergio Marchionne un prestito obbligazionario che è stato poi giudicato unanimemente dagli esperti di Fiat come la svolta decisiva per le finanze del Lingotto.

 

In tempi più recenti le distanze tra i due mondi si sono ridotte anche per quella che nei circoli finanziari milanesi si definisce, con una certa malizia mista a bonaria invidia, una sorta di "mondanizzazione" dell'amministratore delegato di Ca' de Sass. In verità la "mondanizzazione" per gli ambienti di potere romani si traduce semplicemente in una più assidua frequentazione di circoli e salotti capitolini.

Un eventuale ingresso di esponenti della finanza nella compagine ministeriale si inserisce in quella che in ambienti bancari è definita "la potenziale osmosi" che vedrebbe ex ministri e alti dirigenti statali e ministeriali con ambizioni o velleità di incarichi di vertice in compagnie assicurative e banche.

 

 
[29-06-2009]

 

 

 

VIVA LA FOTA – LUCHINO BATTE MOSLEY: ACCORDO RAGGIUNTO IN FORMULA 1. NIENTE MONDIALE ALTERNATIVO – CAMPIONATO 2010 CON LE STESSE REGOLE 2009 E MOSLEY SI LEVA DALLE BALLE: “NON MI RICANDIDERÒ ALLA PRESIDENZA FIA”…

(Adnkronos/Ign) - La federazione internazionale dell'automobile (Fia) e l'associazione dei team di Formula 1 (Fota) hanno raggiunto un accordo che fa tramontare l'ipotesi di un Mondiale alternativo nella stagione 2010.

 

Si disputerà un solo campionato sotto l'egida della Fia. L'intesa è stata raggiunta oggi a Parigi, dove si è svolto il Consiglio Mondiale della federazione presieduta da Max Mosley. Alla riunione ha preso parte anche Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari e della Fota.

Nel Mondiale 2010 verrà adottato il regolamento attuale. Non verrà introdotto, quindi, il tetto al budget che era stato contestato sin dall'inizio dalla Fota. Al campionato 2010 parteciperanno quindi le 8 squadre inserite nell'associazione (Ferrari, McLaren-Mercedes, Red Bull, Toro Rosso, Renault, Brawn GP, Toyota e Bmw Sauber), le 2 scuderie già iscritte senza riserva (Force India e Williams) e i 3 team neonati (Manor, Campos e US F1) che il prossimo anno debutteranno nel circus.

''Abbiamo trovato un accordo sulla riduzione dei costi. Non ci sarà nessuna separazione. Ci sarà un solo campionato nel 2010'', ha detto Mosley, annunciando anche che non si ricandiderà ad ottobre quando verranno rinnovati i vertici della Fia.

 

''Non mi ricandiderò, ora c'è la pace. Ci sarà un Mondiale di Formula 1 , l'obiettivo è tornare in due anni ai livelli di spesa dell'inizio degli anni '90'', ha detto Mosley nella conferenza stampa congiunta con Bernie Ecclestone, detentore dei diritti commerciali del circus, e Montezemolo. ''Sono felice, ha prevalso il buon senso'', ha detto Ecclestone nella giornata che segna la fine del braccio di ferro tra Fia e Fota.

 

 
[24-06-2009]

RETROSCENA SULLA CACCIATA DEL SADO-MOSLEY – TRA LA FORMULA 1 E L’AMICO MAX, ECCLESTONE HA SCELTO IL GIRO MILIARDARIO DELLA PRIMA – NON è DETTO CHE SADO-MOSLEY NON CAMBI IDEA – LUCHINO riapre a Valentino rossi: "Se si correrà con 3 auto perché no?"...

Nicol Degli Innocenti per "Il Sole 24 Ore"

Mosley Orgia

Il gatto e la volpe non sono più alleati. A determinare l'umiliante uscita di scena di Max Mosley dopo sedici anni al comando della Fia è stato in gran parte Bernie Ecclestone, che ha deciso che la sopravvivenza della Formula Uno era più importante di quella del vecchio compagno di strada. Insieme i due, partner e complici da quarant'anni, hanno trasformato l'automobilismo in uno degli sport più celebri e più redditizi al mondo.

 

Martedì pomeriggio Mosley aveva ribadito di non avere alcuna intenzione di lasciare. Una manciata di ore dopo si è immolato "volontariamente" per garantire la pace, dichiarando di avere cambiato idea solo perchè l'accordo è stato raggiunto: «Ora so che la Formula Uno è tranquilla e stabile».

Mosley Orgia

In realtà Fota aveva messo in chiaro che Mosley era diventato il maggiore ostacolo al raggiungimento di un accordo. Il suo stile troppo interventista e dittatoriale, secondo i team, aveva reso impossibile un dialogo costruttivo e il ritorno a una gestione trasparente dello sport.

Mosley Orgia

Mosley da ieri ha quindi di fatto perso ogni potere sul suo "regno". Eppure solo lo scorso anno il 69enne inglese, veterano di molte battaglie all'interno della Fia, era già sopravvissuto a un tentativo di estrometterlo. La richiesta di dimissioni era giunta dopo le rivelazioni di un tabloid britannico, corredate da foto esplicite, che mostravano Mosley durante un'orgia sado-maso.

Mosley Orgia

Da questa imbarazzante situazione Mosley era riuscito ad estrarre due vittorie: la prima nel voto di fiducia della Fia nel maggio 2008 e la seconda ottenendo danni di 60mila sterline più le spese legali dal tabloid per violazione della privacy. Mosley aveva ammesso il suo penchant per le orge sado-maso, ma aveva respinto con sdegno l'idea che fossero di stampo nazista come affermava il giornale.

 

L'ombra della svastica tormenta infatti Mosley da quando è nato. Suo padre era Sir Oswald Mosley, leader del partito fascista britannico e aperto sostenitore del regime nazista. Nel 1936 Adolf Hitler fu ospite d'onore al suo matrimonio con la madre di Max, la bellissima Lady Diana Mitford.

Max, dopo gli studi in Francia e in Germania e l'Università a Oxford, aveva tentato di diventare deputato conservatore ma non fu eletto e si rese conto che il suo cognome era troppo ingombrante per la politica. Dopo cinque anni da avvocato nel 1969 decise di cambiare carriera, trasformando la sua passione amatoriale per l'automobilismo in un lavoro vero, felice di avere trovato un settore in cui nessuno lo additava come «il figlio del nazista».

Mosley fondò la March Engineering, trasformandola negli anni Settanta e Ottanta in una importante casa produttrice di macchine da corsa, alleandosi con Ecclestone e diventando un personaggio potente nel mondo dell'automobilismo. Nel 1993 fu eletto presidente della Fia, poltrona che non ha lasciato per sedici anni consecutivi.

 

Ora a ottobre scenderà il sipario, anche se non è escluso che Mosley possa ripensarci. È già successo: nel giugno 2004 aveva annunciato le dimissioni per poi ritirarle. Montezemolo ieri ha detto: «Lui può anche cambiare idea. Noi di sicuro non la cambiamo».

2 - Montezemolo riapre a Valentino: "Se si correrà con 3 auto perché no?"
Marco Mensurati per Repubblica.it

Montezemolo apre la porta a Valentino Rossi in Ferrari. L'occasione è l'incontro che si è tenuto oggi a Bologna tra i membri dell'associazione dei team (Fota), in seguito all'accordo raggiunto ieri a Parigi tra i team e la Fia (Federazione internazionale automobilistica).

 

Quella che era una vecchia idea di Maranello potrebbe materializzarsi grazie alla felice soluzione della polemica Fota-Fia trovata ieri a Parigi. Adesso si progetta il nuovo campionato e molte sono le novità che i team vogliono introdurre. "Io sono molto favorevole - ha detto Luca Montezemolo - alla possibiltà di introdurre una regola che permetta ai team di schierare fino a 3 macchine. Non dobbiamo restare ancorati ai vecchi schemi. E anche per quanto riguarda i piloti, io qualche idea ce l'avrei...". Qualcuno gli fa notare che Valentino Rossi, quando ha saputo della possibilità dell'introduzione della terza macchina in Formula 1, ha cambiato espressione. "Gli brillavano gli occhi? - ha chiesto Montezemolo - Ha fatto bene a farseli brillare".

 

 
[25-06-2009]

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk