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1- I FURBETTI
DELL’OLIMPIADE! ARICICCIA MONTEZEMOLO, A 30 ANNI DAL CRACK DI ITALIA ’90
- 2- GLI APPALTI VOLUTI DA LUCA FURONO DEFINITI "UN IMMONDEZZAIO DI
SPRECHI E INEFFICIENZA": STAZIONI FERROVIARIE, TERMINALI DI AEROPORTI
ABBANDONATI, STADI MAL COSTRUITI, ALBERGHI FINANZIATI E MAI COMPLETATI,
SALE STAMPA DEMOLITE DOPO UNA SOLA PARTITA. E OPERAI MORTI SUL LAVORO. A
SPESE DEI CONTRIBUENTI ITALIANI - 3- MA TUTTA LA SQUADRA SMONTEZEMOLATA
È DEGNA DI NOTA: DAL SUO ALTER-EGO ROMANO MALAGÒ (INCHIESTA PER I
MONDIALI DI NUOTO DI ROMA 2009) AL PROBABILE DG ERNESTO ALBANESE, IN
QUOTA LIGRESTI (FRESCO FRESCO DEGLI APPALTI PER MILANO EXPÒ 2015) - 4-
ALBANESE GUIDA LA CATENA DI ALBERGHI DI LIGRESTI, CHE DOVREBBE FONDERSI
CON LA SOCIETÀ DI HOTEL DELL’IMPRENDITORE VERDINIANO FUSI, COINVOLTO
NELL’INCHIESTA SULLA SCUOLA DEI MARESCIALLI DI FIRENZE. E "IL
MESSAGGERO" DI CALTARICCONE (PREGUSTANDO APPALTI?) GIÀ FESTEGGIA CON
ARTICOLI IN PRIMA PAGINA -
1- E MONTEZUMA
DISSE DI SI'
ANSA.it
- Luca di
Montezemolo, a quanto si é appreso, ha incontrato il sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta, al quale ha detto che
sarebbe pronto ad accettare la designazione ufficiale a presidente del
comitato promotore delle Olimpiadi di Roma 2020.
2- GIA' PRONTA LA
SQUADRA PER ROMA 2020
Carlo Santi per
"Il Messaggero"
La squadra olimpica è pronta. Verrà ufficializzata mercoledì prossimo al
Palazzo dei Congressi agli Stati Generali della città da Gianni Alemanno
e dal presidente del Coni, Gianni Petrucci. Luca Montezemolo sarà il
presidente, Gianni Letta il presidente onorario, Gianni Alemanno; Franco
Carraro e Mario Pescante i vice presidenti ed Ernesto Albanese il
direttore generale. Al loro fianco verrà creato un Comitato esecutivo,
un board, nel quale ci saranno personaggi importanti - sarà il valore
aggiunto di Roma 2020- con Giovanni Malagò che avrà un ruolo di primo
piano.
Montezemolo con
(soprattutto) i suoi vice Carraro e Pescante avrà il compito convincere
in giro per il mondo i grandi elettori, ossia i membri del Cio, a votare
per Roma quando i17 settembre 2013 a Buenos Aires verrà scelta la sede
dei Giochi del 2020: Ernesto Albanese, invece, dovrà guidare la macchina
orga¬nizzativa. Il direttore generale in pecto¬re attualmente e Ad di
Atahotels, la catena di alberghi del gruppo Ligresti, ruolo nel quale è
tornato dopo essere stato per sei anni, dal 2003 al 2009, ovvero dalla
nascita, alla guida di Coni Servizi, il braccio operativo del comita¬to
olimpico italiano.
Al Foro Italico,
Albanese, che ha lavorato anche in Alitalia, ha gestito con Gianni
Petrucci la ristrutturazione economica del Coni riuscendo, attraverso
una diversa ge¬stione delle risorse e lo snellimento del personale con
1500 esodi, a ridurre il debito da 400 milioni a 60 al momento
della sua uscita. L'esperienza del 45enne manager napoletano che è anche
impegnato nel sociale e presiede L'Altra Napoli, è quella giusta per
guidare la macchina olimpica. Conosce il Palazzo dello sport e sa
gestire 1e risorse.
L'accoppiata con
Montezemolo è interessante anche se per accettare l'incarico Albanese
vuole ancora valutare i proget¬ti e magari capire qual è il reale
consen¬so politico del Paese nei confronti delle Olimpiadi. Dicevamo del
sì di Luca Montezemolo per la presidenza del comitato promotore. La sua
è la scelta migliore mentre ieri si è affacciata l'ipotesi di Luigi
Abete, il presidente della Banca Nazionale del Lavoro, ipotesi suggerita
dal presidente della Confcommercio di Roma e Lazio, Cesare Pambianchi ma
smentita dallo stesso Abete che ha ricordato che il suo attuale incarico
lo rende incompatibile con quello di presidente del comitato promotore
delle Olimpiadi.
3- MONTEZEMOLO E IL FALLIMENTO DI ITALIA ‘90
Dalla Voce "Montezemolo" Sezione "Italia ‘90" di Wikipedia
Tramite alte conoscenze e agganci politici, dal 1986 al 1990 Montezemolo
assume l'incarico di Direttore Generale del comitato organizzatore della
Coppa del Mondo di Calcio Italia '90. Negli anni successivi, la sua
gestione dell'organizzazione del Mondiale è stata oggetto di
innumerevoli discussioni e critiche. Gli appalti di Italia '90 sono
stati definiti "un immondezzaio di sprechi e inefficienza", un
incredibile ammanco di soldi fatti pagare ai contribuenti italiani,
ignari dei conti fatti da Luca.
È lunga la lista
delle opere inutili, volute da Luca e finanziate con denaro pubblico:
stazioni ferroviarie, terminali di aeroporti abbandonati, stadi mal
costruiti, alberghi finanziati e mai completati, sale stampa demolite
dopo una sola partita. Per questa gestione, Montezemolo ha solo di poco
schivato addebiti. Molte le polemiche, tra spese pubbliche centuplicate
e operai morti nei cantieri.
Tra i molti
sprechi: spese ingenti per opere mai iniziate o per opere iniziate e mai
completate. Nei cortei, a Montezemolo viene gridato "assassino",
venendogli addebitata la responsabilità per gli operai morti nei
cantieri La sua gestione di Italia '90 viene ricordata quando egli
attacca la Casta politica ed invoca tagli allo Stato sociale. In questi
anni Luca dirà che il problema è totalmente della classe politica,
respingendo ogni responsabilità per tutti i soldi da lui usati
inutilmente. 19-02-2011]
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MONTEZEMOLO, PIT STOP MILIONARIO
Ettore Livini per La Repubblica - Alla fine anche Luca
Cordero di Montezemolo ha ceduto. Poltrona Frau fatica a restare in
linea di galleggiamento. Ballantyne ha dato più guai che soddisfazioni.
E Charme, la loro holding lussemburghese, ha perso tra 2007 e 2009 quasi
20 milioni. L´ex presidente Confindustria ha deciso così di fare il bel
gesto: rinunciare per il 2009 e il 2010 alle commissioni per la gestione
del business. Quasi 4 milioni l´anno girati l´ultima volta nel 2008 dal
Granducato a Charme Management, l´italianissima Spa del presidente di
Maranello. Un pit-stop temporaneo. Magari i conti delle controllate
ripartiranno a breve. A casa Montezemolo però si sono rassegnati: di
rosso in famiglia, oltre alla Ferrari, c´è adesso anche il bilancio di
Charme Management.
23-01-2011]
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1- MONTEZEMOLO O
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI
Nei momenti gravi i capelli di Luchino di Montezemolo smettono di
fluttuare e inchiodano pensieri da statista.
Ieri ad esempio
durante un convegno al quale hanno partecipato decine di studentesse in
calore, il ragazzo dei Parioli ha esclamato: "siamo a un punto di non
ritorno, è a rischio la tenuta del Paese. Bisogna fermarsi per
recuperare il senso della misura".
Dopo
un'affermazione così giusta e puntuale il cuore della platea femminile
ha cominciato a battere forte nell'attesa dell'ennesima dichiarazione
sulla necessità che Luchino decida di "fermarsi per recuperare il senso
della misura". In realtà il 63enne bolognese che fino all'aprile scorso
è stato presidente della Fiat, sarà fermato proprio nel prossimo aprile
nei box di Maranello dove verrà parcheggiata in modo definitivo la sua
presidenza alla Casa del Cavallino Rosso.
Questo evento
sembra ormai irreversibile nonostante i buoni risultati di bilancio che
Montezemolo potrà esibire agli azionisti con quel 20% in più di vendite
delle "rosse" in Usa e Canada al quale occorre aggiungere i 300 bolidi
venduti nell'ultimo anno in Cina. Purtroppo ciò non basterà a mettere
fine allo stato di beatitudine che Luchino ha sempre provato fin dal
1973 quando si è trovato in mezzo ai pneumatici di casa Ferrari.
L'ex-presidente di
Confindustria, Luiss, Fiera di Bologna e Fiat avrebbe voluto che la
Ferrari entrasse nella seconda newco di Fiat dove Marpionne ha accorpato
l'attività dei veicoli industriali e dei trasporti ma questo tentativo è
caduto e al suo posto sta per arrivare Andrea Agnelli, il figlio di
Umberto e Allegra Caracciolo, che ha compiuto 36 anni a dicembre e ha la
passione per lo sport.
Dopo gli studi a
Oxford e alla Bocconi, il ragazzo che porta il nome della Sacra Famiglia
degli Agnelli era stato messo da parte come "carne aggiunta" ed era
andato a farsi le ossa alla Philip Morris e in una sua piccola holding
(Lamse spa) cercando di mettere a frutto l'enorme ricchezza ereditata
dal padre Umberto morto nel 2004 che, oltre ai quattrini di Fiat e Ifil,
aveva acquisito i beni della prima moglie Antonella Piaggio.
Adesso è arrivato
il momento per il giovane Andrea di aggiungere al giocherello costoso e
deludente della Juventus quello della Ferrari. Nemmeno i tentativi
portati avanti da Lupo Rattazzi, figlio di Susanna Agnelli, e dalle
numerose donne che ancora fanno parte della Sacra Famiglia degli
Agnelli, sono serviti a cambiare la decisione di Marpionne.
Per Luchino che in
questi giorni ha mandato messaggi seducenti al direttore del "Corriere
della Sera" De Bortoli che ha sparato i siluri del suo editorialista
Mucchetti contro la cuccagna di compensi e stock options di Marpionne
(cioè, chi, l'abbandono della poltrona di Maranello è un colpo
durissimo.
Dopo la
beatitudine dei pneumatici rischia la solitudine degli incompresi. Sarà
compito suo decidere una volta per tutte cosa vorrà fare da grande.21-01-2011
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TTM: TUTTO TRANNE
MONTEPREZZEMOLO - LA DINASTIA AGNELLI RIVUOLE IL CONTROLLO DELLA
FERRARI, E USA IL DISPOTICO MARPIONNE PER DISARCIONARE LUCHINO DAL
CAVALLINO PRIMA DELL’ARRIVO IN BORSA - CHI PIAZZARE A MARANELLO? ANDREA
AGNELLI VUOLE SOLO LA JUVE, E SI PARLA ADDIRITTURA DI LAPO, CACCIATO DA
SERGIO IL CANADESE DOPO LA NOTTE DI TRANS E SPEEDBALL - SPUNTA IL NOME
DI CRISTIANO RATTAZZI, FIGLIO DI SUNI E CAPO DI FIAT ARGENTINA
Nino Sunseri per "Libero"
Lapo presidente
della Ferrari al posto di Luca? Una voce che circola sulla stampa
specializzata lasciando immaginare un formidabile ribaltone in sella al
Cavallino. A marzo scade il mandato di Montezemolo come presidente.
Potrebbe lasciare dopo un regno lungo diciannove anni, alcuni dei quali
indimenticabili. Diverse le ragioni. Alcune di ordine manageriale
(scarsa sintonia con Marchionne).
Altre strettamente
dinastiche (la proprietà ha deciso di riprendere in mano la gestione
delle province più blasonate). Che Montezemolo e Marchionne, pur nella
reciproca stima, non si amino è cosa nota. L'ultimo dissenso è vecchio
di pochi giorni. Marchionne ha annunciato l'intenzione di quotare il
Cavallino Rampante in Borsa. Un'idea che il presidente della Ferrari
aveva accarezzato per lungo tempo.
Tanto da aver
favorito, nel 2005, l'ingresso degli arabi di Mubadala. Marchionne ha
prima stoppato il progetto di Luca e a metà novembre ha ricomprato le
azioni. Tranne qualche giorno dopo riproporre il progetto di quotazione.
Un balletto che significa una cosa sola: anche a Maranello, come in
tutta la galassia Fiat, vale la legge di Sergio. Gli altri devono
adattarsi o andar via.
A questo si
aggiunge l'interesse della dinastia Elkann-Agnelli a riprendersi il
pieno controllo dell'impero. La riconquista è cominciata ad aprile
quando John ha assunto la presidenza di Fiat al posto dello stesso
Montezemolo. Pochi giorni dopo è stata la volta del cugino Andrea
Agnelli che ha preso in mano la Juventus, quarantotto anni dopo papà
Umberto. Sembrava che Andrea, dopo il calcio, si sarebbe occupato anche
di Ferrari. Così da diventare il responsabile delle attività sportive
del gruppo. Le ultime voci, che circolano sulla stampa specializzata,
però, indicano una correzione. Andrea preferirebbe concentrarsi sul
pallone.
Chi mettere allora
in groppa al Cavallino? Da qui le indiscrezioni su Lapo. Certamente
stimolanti in quanto il ragazzo viene considerato uno degli ispiratori
della Cinquecento. Tuttavia sulla strada per Maranello c'è un grosso
ostacolo. A buttarlo fuori dal gruppo, dopo l'incidente con il "trans"
Patrizia, era stato lo stesso Marchionne. Il super-manager ha cambiato
idea? Difficile dirlo. Resta il desiderio della famiglia di riprendere
le redini dell'azienda. Così è cominciata la girandola dei nomi.
A cominciare da
quello di Cristiano Rattazzi che ora lavora in Argentina. Fu proprio
Rattazzi a introdurre Montezemolo in casa Agnelli. L'eventuale
avvicendamento apparirebbe come il gioco di specchi della sorte. Tanto
più che anche Rattazzi può vantare un passato sportivo. Sempre con
Montezemolo, sempre su auto Fiat. Soprattutto nei rally. Ma anche in
qualche gara di velocità.
14-12-2010]
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1-
NON SOLO LA LEGA, ANCHE “LE MONDE”, NEL GIORNO DEL
RIDICOLO TRACOLLO FERRARI AD ABU DHABI (VITTORIA GIà IN
PUGNO!), SMONTEZEMOLA NEL RIDICOLO LUCA-LUCA - 2- IL
PARCO FERRARI WORLD, INAUGURATO IN POMPA MAGNA IL 4
NOVEMBRE E CHE IERI DOVEVA ESSERE IL LUOGO DEL TRIONFO
DEL CAVALLINO RAMPANTE, FA RIDERE COME LE ROSSE IN
PISTA: “I SUOI PROMOTORI (MONTEZEMOLO E C.) HANNO
CONFUSO LA VELOCITÀ CON LA FRETTA. LE ATTRAZIONI PIÙ
BELLE SONO ANCORA TUTTE CHIUSE”. E LE MONTAGNE RUSSE,
DOPO LUNGHISSIME ATTESE, TI LASCIANO FRASTORNATO. SOLO
NEGOZI E RISTORANTI SONO TUTTI APERTI, PERCHÉ IL RE È IL
COMMERCIO, NON LA VELOCITÀ…" - 3- E PENSARE CHE ERA GIà
TUTTO PROGRAMMATO: GLORIA IN FORMULA1, ADDIO (COATTO)
DALLA FERRARI, DISCESA IN CAMPO DA ANNUNCIARE DOMENICA
PROSSIMA DA FABIO FAZIO -
Dagotraduzione dell'articolo di Jean-Jacques Larrochelle
da Abu Dhabi per "Le Monde"
http://bit.ly/8Y67Vb
Si
dice che l'italiano Luca Cordero di Montezemolo avesse
sognato di installare il progetto nel suo paese. In
appena quattro anni, l'idea del presidente di Ferrari e
Fiat ha attraversato il Mediterraneo per materializzarsi
nel Golfo Arabo. "Il Ferrari World Abu Dhabi non è solo
un parco a tema", annuncia la pubblicità di questo
complesso di attrazioni sovradimensionato, inaugurato il
4 novembre nella capitale degli Emirati Arabi Uniti
(EAU). "E' un'esperienza di immersione che farà
scintillare lo spirito della Ferrari nel cuore di ogni
visitatore".
Dietro questa letteratura di marketing si nasconde un
progetto faraonico di 18 ettari costruiti sull'isola di
Yas, a nord-est della città. Al cuore del sito troneggia
un rutilante edificio di 86.000 metri quadrati.
Disegnato in teoria come un'auto GT ma, in effetti, più
come un'immensa tenda beduina - cosa che ha anche il suo
fascino -, è il solo rilievo in questo antico deserto,
dove i progetti immobiliari corrono velocemente.
Occupando la superficie di 7 campi da calcio e un volume
di 2 milioni di metri cubi, il Ferrari World è la più
grande area coperta mai dedicata ai divertimenti. Supera
Ski Dubai, la famosa pista innevata artificiale
dell'emirato rivale.
Malgrado questa massa di superlativi che l'accompagna,
questo bel macchinario di sabbia sta subendo dei ritardi
nell'accensione. Forse i suoi promotori hanno confuso la
velocità con la fretta? La Galleria Ferrari, dove sono
esposti i modelli della storia del costruttore, non è
ancora aperta al pubblico, proprio come Viaggio in
Italy, un viaggio virtuale nella penisola. E soprattutto
G-Force: un pilone di 62 m di altezza da cui dovrebbero
cadere urlanti gli amanti di effetti gravitazionali,
pane quotidiano per chi corre in Formula 1.
Queste défaillance sono inopportune visto che il
circuito di Abu Dhabi, vicino di casa, doveva fornire
oggi il suo numero di visitatori e, soprattutto,
decidere il titolo di campione del mondo dei piloti di
F1 per il quale lo spagnolo Fernando Alonso, sulla
Ferrari, è il favorito.
Quanto a Formula Rossa, il clou del parco, bisogna
armarsi di una buona dose di pazienza per poter
apprezzare quest'attrazione breve e molto brutale. La
più veloce montagna russa mai costruita spinge i piccoli
vagoni a forma di F1 a 240 km/h in un pugno di secondi.
Nel giorno in cui l'abbiamo provata, ogni gruppo di
macchine tardava a partire. Ci voleva anche più di un
quarto d'ora per far partire ogni singolo vagoncino, a
causa delle misure di sicurezza.
Alcuni sono titubanti, la maggior parte è frastornata,
chi sale su questi trenini ha davvero bisogno di
riprendersi dopo un'esperienza simile. Ma almeno qui,
nessun problema. Il ristorante Mamma Rossella, il
Ristorante Cavallino e tutti i negozi, tra cui il più
grande Ferrari Store del pianeta sono, senza eccezioni,
tutti aperti. Nel tempio della velocità, il re è il
commercio.
2- MONTEZEMOLO DOMENICA DA FABIO FAZIO
A cura di Carlo Cinelli e Federico De Rosa per "CorrierEconomia"
del "Corriere della Sera"
Lascerà delusi anche stavolta quelli che aspettano l'
«annuncio » . Non sarà quella, giurano tutti,
l'occasione per la « discesa in campo» di Luca Cordero
di Montezemolo . E tuttavia l'appuntamento con il
presidente della Ferrari sarà per Fabio Fazio l'ennesimo
colpo da maestro. A "Che tempo che fa" Montezemolo è
atteso domenica prossima. Anche senza politica, il
piatto sarà ricco, dal Gran Premio di Formula Uno appena
terminato, alla durissima polemica sull'alta velocità
ferroviaria con Mauro Moretti. [15-11-2010]
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UNA
CAVOLATA PER MONTEZEMOLO...
Gio. Mel per "il Fatto Quotidiano" - Il
numero uno della Fiat, Sergio Marchionne, annuncia che
la nuova auto "L-o" non sarà fatta a Mirafiori ma in
Serbia. E getta nello sconforto quel riformismo
illuminato sub alpino che inneggiava alla linea dura del
Lingotto confidando che si applicasse solo ai lavoratori
meridionali. Poi liquida le indiscrezioni sulla
decisione della famiglia Agnelli di aspettare la fine
del campionato di Formula 1 per sfilare a Luca di
Montezemolo, dopo la presidenza della Fiat, anche quella
della Ferrari.
"E' la più grande cavolata sulla faccia della terra", ha
dichiarato misurando i toni. Abile manager e uomo
spiritoso, Marchionne ama dare le notizie in prima
persona, e a tempo debito. Fu lui, poco prima di
annunciare la chiusura dello stabilimento di Termini
Imerese, a dire: "Gli operai possono stare tranquilli".
Quindi può stare tranquillo anche Montezemolo.
31.07.10 |
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UNA
TRUFFA SUL FILO DI LANA...
Walter
Galbiati per "la Repubblica" - Una truffa felpata, al cachemere
si potrebbe dire, quella per cui ieri il pm Eugenio Fusco ha
chiuso le indagini a carico di Matteo Cordero di Montezemolo. Il
rampollo alla guida del fondo Charme, azionista di riferimento
di Ballantyne, l´azienda di moda famosa per i suoi maglioni,
avrebbe impedito all´ex direttore creativo, Massimo Alba, di
sottoscrivere una quota (fino al 10%) della Ucb, la controllata
ungherese detentrice dei marchi e quindi beneficiaria delle
royalties.
Secondo il
pm, Montezemolo e i suoi soci avrebbero truffato Alba,
convincendolo prima a non sottoscrivere le quote della Ucb a
fronte di un presunto falso diritto di prelazione da parte di
altri soci. Poi, ridottolo senza soldi per non avergli versato
lo stipendio, lo avrebbero privato delle risorse per
sottoscrivere in un secondo momento quelle quote.
17.07.10 |
SEMBRA
UNA BARZELLETTA, INVECE È UNA STORIA VERA! DOVE SARÀ LA NUOVA
SEDE DELLA NTV DEGLI ASPIRANTI FERROVIERI MONTEZEMOLO & DELLA
VALLE? NIENTE MENO CHE ALL’AIR TERMINAL DI ROMA, RELITTO SIMBOLO
DEL DISASTRO DEI MONDIALI DI “ITALIA ‘90”, GRANDE CAPOLAVORO DI
SPRECHI, EDIFICI ABBANDONATI E SPESE CENTUPLICATE DELL’ALLORA
DIRETTORE GENERALE DEL COMITATO LUCA MONTEPREZZEMOLO - MA NON È
FINITA: GRAZIE ALLA PROVINCIA DI ROMA DEL PIDDINO NICOLA
ZINGARETTI, LA NTV SI CUCCA PURE 700MILA EURO DI SOLDI PUBBLICI
DEL FONDO SOCIALE EUROPEO! -
1 - LA NTV
DI MONTEZEMOLO E DELLA VALLE SBARCA ALL'AIR TERMINAL, SIMBOLO
DEL DISASTRO DI ITALIA '90. GRAZIE ALLA PROVINCIA DI ZINGARETTI
SI CUCCA PURE 700MILA EURO PUBBLICI
Adriano Bonafede per "La Repubblica - Roma"
Forse questa è la volta buona per una rinascita dell'air
terminal dell'Ostiense. La struttura, realizzata per i Mondiali
di calcio del 1990 ma poi caduta in disuso per non dire in quasi
completo abbandono, ospiterà infatti d'ora in avanti la sede
della società Ntv (Nuovo trasporto viaggiatori), il primo
operatore privato italiano sulla rete alta velocità che fa capo
a una cordata di azionisti su cui svettano imprenditori come
Montezemolo, Della Valle e Punzo (che insieme hanno una
partecipazione del 33,5%). Inoltre, il terminal ospiterà anche
la scuola di formazione professionale della stessa Ntv per il
personale della società, realizzata con il contributo della
provincia di Roma, e l'azienda di ristorazione Eataly.
Sempre a
Ostiense fermeranno parte dei treni della compagnia che
transiteranno anche sulla Tiburtina. "Abbiamo scelto questa sede
- ha detto l'ad di Ntv, Giuseppe Sciarrone - nell'ambito di un
progetto di rivitalizzazione dello scalo che per vent'anni è
stato sul groppone di Roma". "Con una scelta molto intelligente
si investe su un luogo morto di Roma che tornerà almeno in parte
a riprendere vita", ha detto il presidente della Provincia di
Roma, Nicola Zingaretti, vero regista di tutta l'operazione.
La scuola
per la formazione di giovani macchinisti di treni e di personale
di servizio della Ntv sarà aperta tra l'autunno di quest'anno e
quello del 2012. Il progetto porterà all'assunzione di 750
persone con un investimento di 15 milioni di euro, oltre alle 42
già formate nel 2009 grazie a un bando pubblico finanziato dalla
Provincia con 700 mila euro dal Fondo Sociale Europeo. Sarà
inoltre aperto un Centro di formazione professionale nello
stesso air terminal per giovani da 22 a 28 anni, che la
Provincia supporterà e inserirà nel proprio sistema educativo.
2 - ITALIA '90: SPRECHI, EDIFICI ABBANDONATI E SPESE
CENTUPLICATE. DG DEL COMITATO: LUCA-LUCA MONTEZEMOLO
Da "Wikipedia", alla voce "Luca Cordero di Montezemolo", sezione
"Italia '90"
Tramite alte conoscenze e agganci politici dal 1986 al 1990
Montezemolo assume l'incarico di Direttore Generale del comitato
organizzatore della Coppa del Mondo di Calcio di Italia '90.
Negli anni seguenti la sua gestione dell'organizzazione del
mondiale è stata oggetto di innumerevoli discussioni e critiche.
Gli appalti di Italia '90 sono stati definiti "un immondezzaio
di sprechi e inefficienza".
Incredibile ammanco di soldi fatti pagare ai contribuenti
italiani, ignari dei conti fatti da Luca. È lunga la lista delle
opere inutili, volute da Luca e finanziate con denaro pubblico:
stazioni ferroviarie, terminali di aeroporti abbandonati, stadi
mal costruiti, alberghi finanziati e mai completati, sale stampa
demolite dopo una sola partita.
Per questa
gestione Montezemolo aveva solo di poco schivato addebiti. Molte
le polemiche, tra spese pubbliche centuplicate e operai morti
nei cantieri. Tra i molti sprechi: spese ingenti per opere mai
iniziate o per opere iniziate e mai completate. <http://it.wikipedia.org/wiki/Luca_Cordero_di_Montezemolo#cite_note-Repubblica91-7#cite_note-Repubblica91-7>
3 - AIR
TERMINAL DI ROMA, SIMBOLO DEGLI SPRECHI DI ITALIA ‘90
Da "www.spreconi.it" (L'Espresso)
Nella terra degli spreconi c'è un capolavoro che difficilmente
verrà superato: gli appalti di Italia 90. Ricordate? I mondiali
di calcio giocati nel nostro paese, ultima alluvione di denaro
pubblico prima della crisi economica e di Mani Pulite. L'elenco
degli stadi inutili o mal costruiti, degli alberghi finanziati e
mai completati, delle sale stampa demolite dopo una sola partita
è lungo. C'è una struttura celebre, l'Air Terminal di Roma
Ostiense, un progetto semplicemente assurdo che giace
abbandonato: nei suoi cortili è sorta una tendopoli di
immigrati.
[06-07-2010]
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QUELLO STRANO INCONTRO DI GIOVEDì SCORSO
TRA GIANNI LETTA E LO SMONTEZEMOLATO - GIRA VOCE, TUTTA DA
VERIFICARE, SECONDO LA QUALE IL GRAN CIAMBELLANO DI BERLUSCONI
ABBIA FATTO INTRAVEDERE A LUCHINO-INO-INO UN FANTASMA MOLTO
TEMIBILE CHE CONSISTE NELLA MINACCIA DI RIAPRIRE IL CAPITOLO
DELLA CONCESSIONE PER L’ALTA VELOCITÀ AFFIDATA A NTV NELLA
PRIMAVERA 2008, ALLA VIGILIA DELLA CADUTA DEL GOVERNO PRODI,
SENZA ALCUNA GARA. (QUESTA POTREBBE DIVENTARE L’ARMA SEGRETA PER
SMORZARE LE VELLEITÀ POLITICHE DELL’EX-PRESIDENTE DELLA FIAT)
1- QUELLO
STRANO INCONTRO DI GIOVEDì SCORSO TRA GIANNI LETTA E
MONTEZEMOLO...
Se continua così la discesa in campo di Luca di Montezemolo
diventerà il tormentone dell'estate e i più anziani ricorderanno
la canzone "Guarda come dondolo" di Edoardo Vianello che si
cantava sulla spiaggia all'inizio degli anni '60.
Al ragazzo
dei Parioli piace tenere sulla corda chi lo considera la carta
di riserva della Terza Repubblica, e lo ha dimostrato anche
nell'intervista sgangherata al "Financial Times" dove tra
battute e lasagne bolognesi ha assicurato di non diventare
"leader di un partito. Almeno per ora".
A
credergli sono rimasti in pochi e tra questi quella vecchia
volpe della politica di Gianni Letta, il Gentiluomo del Papa che
sta soffrendo le pene dell'inferno per colpa di quel manipolo di
colonnelli che intorno al Capo hanno dimostrato di essere poco
più di un'armata Brancaleone.
Forse
questa è la ragione per cui giovedì scorso Letta ha incontrato a
Palazzo Chigi Luchino di Montezemolo. Il presidente della
Ferrari si è presentato insieme a Giuseppe Sciarrone, il manager
che con Luchino, lo scarparo Della Valle e Gianni Punzo, nel
2006 ha messo in piedi Ntv, la società ferroviaria che dal
settembre del prossimo anno farà correre 25 treni dell'alta
velocità.
La notizia
dell'incontro a Palazzo Chigi è stata liquidata dai giornali
senza particolari commenti, ma francamente non si capisce la
ragione per cui il Gran Ciambellano di Berlusconi che in questo
momento è in tutt'altre faccende affaccendato, abbia chiesto
ragguagli sulla società dove le ferrovie francesi sono entrate
con il 20% insieme a IntesaSanPaolo di Corradino Passera.
Se avesse
voluto saperne di più su come Ntv si prepara alla grande sfida
con i treni di Moretti, Letta avrebbe potuto fare una semplice
telefonata a quel sito disgraziato di Dagospia che gli avrebbe
spiegato come stanno esattamente le cose.
Ad oggi la
società ha arruolato numerosi quadri e dipendenti dalle Ferrovie
dello Stato, gente che ne capisce dell'infrastruttura, e si
avvale di molti consulenti delle ferrovie francesi. Accanto a
questo piccolo esercito si muove una marea di giovani rampanti
nel marketing, ai quali toccherà inventarsi i servizi innovativi
offerti dai treni di Luchino ad esclusione della carrozza
ristorante.
Sembra
infatti che per caricare i passeggeri i tecnici stiano pensando
di abolire la carrozza ristorante per sostituirla con un sistema
di frigo bar. L'aumento del numero dei passeggeri rischia di
modificare il sistema di bilanciamento a discapito dei serbatoi
d'acqua delle toilettes, e questo è un guaio perché significa
che non ci sarà acqua a sufficienza per fare un viaggio di
andata e ritorno con un solo carico.
Non
potendo utilizzare le linee ferroviarie laterali, ma solo il
tratto ad alta velocità, il ricarico dovrà essere fatto in
officine di Ntv. Una di queste si trova a Campobasso, mentre per
qualsiasi altro problema di natura tecnica, i treni chiamati
"Italo" dovranno tornare nell'officina di Gianni Punzo alle
porte di Napoli.
Queste
indiscrezioni arrivano dagli uscieri del palazzo-obitorio delle
Ferrovie dello Stato che sono informatissimi su ogni mossa di
Luchino e della concorrenza, ma anche loro stentano a credere
che Gianni Letta abbia chiesto notizie sull'acqua per le
toilettes e sulla carrozza ristorante dei 25 treni che tra poco
più di un anno segneranno la fine del monopolio di Mauro
Moretti.
Più
credibile sembra invece la voce, tutta da verificare, secondo la
quale il Gran Ciambellano di Berlusconi abbia fatto intravedere
a Luchino un fantasma molto temibile che consiste nella minaccia
di riaprire il capitolo della concessione per l'alta velocità
affidata a Ntv nella primavera 2008 senza alcuna gara.
Quell'atto
liberatorio ottenne l'avvallo politico del governo Prodi e del
ministro dei Trasporti Bianchi alla vigilia della caduta del
governo. Nessuno in questi anni, nemmeno i concorrenti
stranieri, ha sollevato il problema della concessione senza
gara, ma questa potrebbe diventare l'arma segreta per smorzare
le velleità politiche dell'ex-presidente della Fiat.
2- IL
PALIO DI SIENA DEI FANTINI MUSSARI E PROFUMO
Era davvero bella l'immagine dei banchieri e dei politici che
hanno assistito venerdì scorso all'edizione 2010 del Palio di
Siena dedicato alla Madonna di Provenzano (la vergine
protettrice della città che non ha nulla da spartire con la nota
famiglia siciliana).
Alle
finestre di Palazzo Sansedoni il trecentesco edificio che
affaccia su Piazza del Campo, migliaia di turisti hanno visto
Paolo Bonaiuti, il ministro Raffaele Fitto, Dario Franceschini e
perfino quel Mario Valducci del Pdl che due giorni fa ha avuto
l'ardire di criticare Berlusconi. Accanto a loro c'era lo stato
maggiore di MontePaschi e della Fondazione oltre ad Alessandro
Profumo e a Rocco Sabelli, l'amministratore delegato di Alitalia
che nonostante i conti della Compagnia spara ottimismo ai
quattro venti.
L'attenzione si è concentrata sul Capo di Unicredit,
l'ex-boyscout di Genova che ha la passione per il calcio, e il
boccoluto Giuseppe Mussari, che ama i cavalli e il basket.
A vincere
il Palio è stata la contrada della Selva con il fantino Silvano
Mulas detto "Voglia". E una gran voglia di parlare ce l'aveva il
50enne Mussari, l'avvocato penalista calabrese che ha sposato
Luisa Stasi, imprenditrice di alberghi e agriturismo, da poco
eletto alla presidenza dell'Abi.
Ai top
manager di MontePaschi che sudano come i cavalli del Palio
perché hanno visto il titolo della banca crollare in sei mesi di
circa il 27%, non è sfuggita la conversazione a quattrocchi che
il boccoluto Mussari e Profumo hanno fatto al termine della
competizione.
Di
problemi ce ne sono tanti, a cominciare da quell'articolo del
"Financial Times" che nelle stesse ore ha parlato della
necessità di un aumento di capitale per la banca senese. Secondo
il quotidiano inglese lo scenario delle prime tre banche
italiane (IntesaSanPaolo, Unicredit e MontePaschi) è tale da
imporre tra quest'anno e il 2011 una ricerca di capitali per
circa 25 miliardi di euro.
Sarebbe
questo il risultato degli stress test, cioè di quelle
simulazioni elaborate dai supervisori europei che fanno parte
del Cebs, il Comitato istituito nel gennaio 2009 con base a
Londra per monitorare il sistema bancario. Va detto che di
fronte alla sparata del "Financial Times" la banca di Mussari ha
reagito con tempestività e con durezza negando la necessità di
"operazioni avviate per l'ulteriore rafforzamento dei
coefficienti patrimoniali", ma a rendere più amaro il momento è
arrivato anche il giudizio di Mediobanca.
Gli
esperti di Piazzetta Cuccia sostengono che per quanto riguarda
le banche italiane la carenza di capitale supera gli 8 miliardi
per Unicredit e IntesaSanPaolo, e anche MontePaschi dovrebbe
ricorrere a iniezioni di quattrini dopo aver utilizzato i
Tremonti bond.
Così
mentre sulla Piazza del Campo i giapponesi andavano in delirio
per i fantini Gingillo, Trecciolino, Tremendo e Scompiglio, i
due banchieri si sono scambiati rapide opinioni sui tiri mancini
del "Financial Times" e di Mediobanca, e adesso auspicano che
Mario Draghi pubblichi al più presto i risultati degli stress
test per tagliar corto alle voci.
3- SUL
PONTE DI PARMALAT SVENTOLA QUELLA SVENTOLA DI BIANCA (FRONDONI)
Quando Enrico Bondi, il 76enne manager di Arezzo, terminerà la
sua carriera di grande "risanatore", gli dovrà essere
riconsegnato il premio del silenzio.
Nel
panorama dei manager quest'uomo dalle occhiaie profonde che fino
a poco tempo fa fumava 80 sigarette al giorno, è sicuramente il
più riservato e restio al protagonismo. La leggenda racconta che
non abbia mai pronunciato nell'infanzia la parola mamma e le sue
interviste sono merce rara, e anche alla Parmalat, l'azienda che
naviga nella liquidità dopo il disastro di Calisto Tanzi, si sa
poco o nulla. Nei giorni scorsi il chimico Bondi ha fatto
un'eccezione al suo riserbo.
Dai piani
alti della società è stato diffuso con squilli di tromba un
comunicato stampa nel quale si dava notizia del premio vinto
dalla responsabile Relazioni Esterne, Bianca Frondoni, come
"Comunicatrice dell'Anno". Questa donna è una parmigiana molto
carina di 41 anni che dopo la maturità classica alle Orsoline si
è laureata a Milano, poi ha lavorato per 13 anni con vari
incarichi e nel 2006 è tornata a Parma per affiancare
l'avventura di Bondi.
In una
intervista di due anni fa la Frondoni ha rivelato di preferire
il culatello, i film di Olmi e i libri di Mordecai Richler. E
senza tanto pudore ha dichiarato che per conquistare un uomo "ne
ho fatte di ogni".
4-
PONZELLINI È PARTICOLARMENTE GRATO A BERLUSCONI PER LA VISITA DI
24 ORE A PANAMA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che il
presidente di Impregilo, Massimo Ponzellini, è particolarmente
grato a Berlusconi per la visita di 24 ore a Panama.
L'azienda
guidata dal banchiere è infatti impegnata nei lavori per
l'ampliamento del Canale dove ha già vinto una gara da 3,2
miliardi di dollari. L'opera sarà terminata entro la fine del
2014 con altri interventi sui quali Impregilo, insieme ad altre
società, intende non perdere la battuta".
5-
BRUNETTA E I "CIALTRONI" DEL SUD
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che a
Ravello stanno preparando un'accoglienza straordinaria per il
ministro Renatino Brunetta e la sua compagna Titti.
Nel comune
della costiera amalfitana il figlio dell'ambulante veneto ha
comprato un vecchio rudere di 172 mq per 65mila euro
ristrutturato a spese proprie.
Purtroppo
la sortita di oggi sul "Corriere della Sera" dove il napoleonico
ministro si associa a Giulietto Tremonti nella definizione dei
meridionali come "cialtroni" renderà forse impraticabile l'idea
della compagna Titti di celebrare le nozze a
Ravello".05-07-2010]
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IL ‘FINANCIAL
TIMES’ SI ATTOVAGLIA CON LO SMONTEZEMOLATO E SCOPRE CHE GUARDA
LA TELEVISIONE MENTRE HA OSPITI A PRANZO, MANGIA UNA LASAGNA CON
DUE FORCHETTATE, RISPONDE AL TELEFONINO IGNORANDO (E IRRITANDO)
IL COMMENSALE, SI FA CHIAMARE “AVVOCATO” DAL CAMERIERE E
RIVENDICA I SUOI NOBILI NATALI PIEMONTESI - IL GIORNALISTA DEL
‘FT’ SPIEGA CHE IN NESSUN PAESE DEL MONDO UNO COME MONTEZEMOLO
POTREBBE ASPIRARE A DIVENTARE PREMIER, MA IN ITALIA C’È GIÀ
STATO IL CASO DI BERLUSCONI, QUINDI... COMUNQUE, L’EX
PORTABORSETTE DELL’AVVOCATO ASSICURA IL POPOLO DI NON
IMMAGINARSI LEADER DI UN PARTITO, “ALMENO PER ORA”… -
Da Il Fatto Quotidiano
Mai andare
a pranzo con i giornalisti del Financial Times, anche se in
cambio c'è una paginata della rubrica "A lunch with..." ieri
dedicata a Luca Cordero di Montezemolo. Grazie alla penna e alla
forchetta di Richard Milne scopriamo che Montezemolo guarda la
televisione mentre ha ospiti a pranzo, mangia una lasagna con
due forchettate, risponde al telefono ignorando (e irritando) il
commensale, si fa chiamare "Avvocato" dal cameriere e rivendica
i suoi nobili natali: "Appartengo a una delle famiglie più
antiche d'Italia, c'è un bellissimo villaggio in Piemonte che si
chiama Montezemolo".
Il
giornalista del Ft, non entusiasta di come si è messo il pranzo,
spiega che in nessun Paese del mondo uno come Montezemolo
potrebbe aspirare a diventare premier, ma in Italia c'è già
stato il caso di Berlusconi, quindi... Comunque, Montezemolo
assicura di non immaginarsi leader di un partito, "almeno per
ora".04-07-2010]
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1- VROOOM!!
VI SVELIANO IL NUOVO PROGETTO DI MONTEZEMOLO NEL GRANDE CIRCO
DELLA FORMULA1
Quando
ieri mattina al Quirinale Luchino di Montezemolo insieme al
figlio Matteo e ai dirigenti di Charme Group ha presentato a
Napolitano un tavolo disegnato per celebrare i 150 anni
dell'Unità d'Italia, aveva l'aria di chi non pensa affatto alla
politica e non rimpiange la Fiat.
MONTEZEMOLO
Il ragazzo
dei Parioli lavora sui tempi lunghi e per quanto riguarda il
passato non prova alcuna nostalgia per l'azienda di Torino.
Anzi, è probabile che dentro di sé provi un grande sollievo per
non dover gestire la patata bollente di Pomigliano, un problema
che non si risolverà certo con la votazione bulgara di oggi e
per il quale Sergio Marpionne dovrà affrontare il Vietnam della
Fiom e battere cassa allo Stato per i 700 milioni che vuole
investire.
Adesso
Luchino, che "Il Messaggero" di oggi indica impropriamente come
possibile direttore dei Giochi Olimpici 2020 accanto a Gianni
Letta (ma l'Eminenza Azzurrina vuole Giovannino Malagò), è
concentrato sulla Ferrari, l'azienda dove entrò nel '73 come
assistente del mitico fondatore e nella quale governa dal '91
come presidente. In questi giorni sta mettendo a punto un
progetto affascinante e ambizioso che riguarda lo sviluppo della
Casa di Maranello nel grande circo della Formula1.
Nella sua
infinita miseria Dagospia è in grado di illustrare il progetto
che nella sua dimensione minore vale oltre 40 milioni di euro,
ma che in prospettiva potrebbe far girare almeno 200 milioni.
Qualcosa è trapelato nel corso di una sua recente intervista
alla "Gazzetta dello Sport" quando Luchino ha detto: "sogno una
terza macchina Ferrari allestita per una scuderia americana, che
corra con la bandiera a stelle e strisce...".
L'affermazione è apparsa curiosa, ma l'abitudine di Montezemolo
a spargere sogni (un costume che lo rende per certi versi simile
al Cavaliere di Arcore) ha incuriosito Dagospia fino al punto da
approfondirne il contenuto. Ed ecco che viene fuori un indizio
importante nell'incontro recente che Luchino ha avuto con Parris
Mullis, uno dei consiglieri più fidati di Chad Hurley, il 34enne
americano co-fondatore di YouTube e grande appassionato di
automobilismo sportivo.
Costui già
alla fine dell'anno scorso ha investito 20 milioni di dollari
per candidare un nuovo team (denominato UsF1) per il campionato
mondiale 2010 della Formula1. A sbatterlo fuori dalla
competizione sono state le insufficienti garanzie finanziarie e
tecniche presentate alla Federazione internazionale presieduta
dal piccolo Jean Todt.
E anche
quell'uomo dalla faccia simile a uno scarafaggio che si chiama
Berny Ecclestone, che gestisce materialmente il grande circo
della automobili, ci ha messo del suo per tagliar fuori le
ambizioni dell'uomo di YouTube. Adesso Luchino ci riprova con
l'aiuto nemmeno tanto occulto di Alejandro Agag, il giovinotto
che ha sposato la figlia dell'ex-primo ministro spagnolo Aznar,
e che da tempo tenta di far sbarcare nella Formula1 un nuovo
team con bandiera spagnola.
Il piano
di Montezemolo deve superare gli ostacoli contenuti nel
cosiddetto "patto della Concordia" sottoscritto a Parigi da
tutte le scuderie del campionato mondiale che alla fine del 2009
hanno buttato fuori dalla Federazione internazionale il sadomaso
Max Mosley. Questo Patto scadrà alla fine del prossimo anno e da
quel momento si dovrebbero spalancare le porte al ritorno della
Formula1 negli Stati Uniti.
Secondo
gli accordi un Gran Premio è già fissato ad Austin nel Texas, e
si parla di un secondo circuito sulla Costa Est dell'Atlantico.
Il co-fondatore di YouTube Chad Hurley e Alejandro Agag stanno
lavorando di intesa con Luchino affinché una vettura con motore
e telaio Ferrari possa gareggiare in America con un nuovo team a
stelle e strisce. Non solo: la nuova scuderia "made in Usa" ma
sostanzialmente italiana, si potrebbe arricchire di una quarta
vettura con un pilota d'eccezione: Valentino Rossi.
In
quest'ottica si spiega anche l'invito ad allenarsi a Maranello
che Montezemolone ha rivolto al "Dottore" della motocicletta
dopo l'incidente al Mugello.
In
conclusione si può dire che incrociando uno dei patron di
YouTube con il genero di Aznar e con il campione Valentino
Rossi, si aprirebbe per la Ferrari e per il suo presidente un
business di dimensioni mondiali. Fin dalla prima gara nel 1950
nella Formula1 la Ferrari ha visto nascere e sparire ben 106
scuderie, e a Maranello sanno come sia difficile mettere in
piedi un nuovo team. Ma il mercato degli Stati Uniti è una
chance vitale per il futuro industriale della Ferrari. E chissà
che un domani non si possa correre sulla Grande Muraglia.
28.06.10 |
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A 62 ANNI
CON UN FIOCCO AZZURRO LUCA PUO’ RAGGIUNGERE BERLUSCONI - QUINTO
EREDE IN ARRIVO PER IL PRESIDENTE DELLA FERRARI
- Ludovica Andreoni non si fa più vedere in giro, e nella capitale
le amiche già spifferano che è al sesto mese di gravidanza.
Raccontano che sarà un maschio e che nascerà il 15 agosto...
Pierre de Nolac per ITALIA OGGI
Fiocco
azzurro a casa di Luca Cordero di Montezemolo. Se ne parla, nei
salotti romani, anche se è ancora un'indiscrezione: Ludovica
Andreoni, moglie dell'ex presidente della Fiat non si fa più
vedere in giro, e nella capitale le amiche già spifferano che è al
sesto mese di gravidanza. Raccontano che sarà un maschio e che
nascerà il 15 agosto.
LUDOVICA
ANDREONI
Insomma, un
erede da portare alla luce sotto il segno del leone, nella terza
decade, quella che secondo gli astrologi è foriera di una
straordinaria carriera nel mondo dell'economia. Nulla di meglio
per Montezemolo, anche se lui è nato il 31 agosto, e vanta come
segno zodiacale la vergine. Ludovica e Luca hanno già due figlie,
Maria e Guia, da aggiungere a Matteo e Clementina, nati dal
precedente matrimonio di Montezemolo.
Il nuovo
maschio, in famiglia, conferma l'eterna giovinezza dell'ex numero
uno della Confindustria: ai festeggiamenti per i primi sessanta
anni, nel 2007, Carlo Rossella ha trascritto la confessione
giovanilista di Luca, indomito, impegnato a Capri a salutare gli
amici più cari.
Proprio
nell'isola amata dal jet set internazionale ci potrebbe essere il
primo bagno del neonato, pronto ad affrontare i marosi. Comunque,
le amiche di casa Montezemolo già sottolineano che quella del 15
agosto è la data che nei libri di scuola veniva indicata per
segnare nella storia il primo vagito di Napoleone.
Senza
dimenticare il «tre contro due», contando i figli di secondo letto
contro quelli di primo, situazione che fa venire alla mente la
casata di Silvio Berlusconi: anche il presidente del Consiglio,
infatti, vanta un maschio e una femmina tra gli eredi più grandi,
e un maschio e due femmine tra quelli più giovani.
Chi è più
vicina al mondo della politica già crede di intuire, con il parto
di un maschio, una prossima discesa in campo di Montezemolo alle
prossime elezioni politiche, specie se anticipate: già, perché
l'immagine di un candidato con una famiglia da portare nei comizi,
e specialmente con un bambino piccolo, da sempre attira i voti.
Una volta,
in campagna, i pretendenti a un posto di deputato portavano
addirittura le mogli con un finto pancione, esibendo davanti ai
contadini le gioie della paternità: segnale di buon auspicio,
nell'Italia rurale di un tempo. Ma anche nel terzo millennio, in
una nazione che deve essere proiettata verso il futuro, si tratta
di una splendida notizia: forse qualcuno sarà invidioso, per la
fortuna prolifica di Montezemolo.
Non di Pier
Ferdinando Casini, che ha una predilezione per la progenie, e che
non smette di cullare le figlie. Però, con un maschio, il fiocco
da apporre sul portone di casa del ferrarista più noto d'Italia è
azzurro: quindi un avvenimento del genere non potrà che rendere
felice Berlusconi, che a quel colore è particolarmente
affezionato, e non al rosso dei bolidi di Maranello.
Per quanto
riguarda il nome del nascituro, è già scattata una gara per
indovinare quale sarà la scelta dei genitori Luca e Ludovica: il
più gettonato è Italo. Sì, come il treno di Ntv, ovvero Nuovo
Trasporto Viaggiatori, la scommessa ferroviaria che vede come
protagonista proprio Montezemolo, e che oggi sarà oggetto di una
conferenza stampa.
[25-05-2010]
|
MONTEZEMOLO, VERTENZA FERRARI INUTILE E DANNOSA...
(Adnkronos) - 'Una vertenza vissuta malissimo, totalmente
inutile con danni inutili all'azienda e ai lavoratori'.
Cosi' il presidente della Ferrari, Luca Cordero di
Montezemolo commenta la vertenza sindacale che ha
interessato la casa di Maranello. 18.05.10 |
FERRARI: sciopero contro piano da 270 esuberi. No a scambio
con premio aziendale (dai giornali)
FERRARI IN ROSSO (BILANCIO) E LO SMONTEZEMOLATO DEVE
LICENZIARE 270 DIPENDENTI - UN PROBLEMA SERIO CHE PRIMA O
POI FINIRÀ SUL TAVOLO DELLA CONTROLLANTE FIAT DOVE IL
"RAGAZZO DEI PARIOLI" DOVRÀ BUSSARE ALLA PORTA DI MARPIONNE
PER GARANTIRE UN FUTURO AL SUO GIOIELLO PREFERITO
Luchino di Montezemolo è alle prese con la grana della
Ferrari, il gioiello di cui è riuscito a conservare la
presidenza e che con i soldi degli arabi di Abu Dhabi
vorrebbe mettere nel suo carniere personale.
Fino a tarda sera dentro la sede della Confindustria di
Modena si è svolto un durissimo braccio di ferro tra la
presidenza della Confindustria locale, guidata dal figlio
del mitico fondatore della Casa automobilistica, e le
rappresentanze dei sindacati di Maranello. Il braccio di
ferro è scattato non solo per la cassa integrazione che
comincerà lunedì dentro gli stabilimenti, ma per quello che
a detta dei sindacati è "un ricatto". Pare infatti che sul
tavolo sia apparso lo spettro di 270 esuberi, un piano di
drastica riduzione del personale che toccherà operai
indiretti e diretti, più un'ottantina di interinali.
Il
ragionamento portato avanti da Pietro Ferrari, l'erede che
dal 2008 ricopre la carica di presidente di Confindustria
Modena, è stato questo: vi riconosciamo i 1.600 euro lordi a
saldo del premio di risultato promesso per il 2009, ma in
cambio se ne vanno a casa 270 lavoratori. Anche per il
55enne Ferrari, sposato e padre di due figli, la missione
imposta da Luchino non è facile. In lui è vivo il ricordo
del padre Enzo che dopo aver cercato inutilmente lavoro
presso la Fiat, cominciò a correre in automobile e nel 1933
fondò la Scuderia delle "rosse".
Oggi le redini della società sono nelle mani di Luchino e
tra i consiglieri di amministrazione si ritrova anche un
rappresentante del Fondo arabo Mubadala che scalpita dalla
voglia di scalare l'azienda di Maranello. Quello che si sta
svolgendo in queste ore alla Confindustria di Modena è un
problema serio che prima o poi finirà sul tavolo della
controllante Fiat dove Montezemolone dovrà bussare alla
porta di Sergio Marpionne per garantire un futuro al suo
gioiello preferito.
È
un momento delicato ma il "ragazzo dei Parioli" è convinto
di farcela e ricorda la frase del mitico fondatore: "io sono
uno che ha sognato di essere Enzo Ferrari".
L'identico sogno di Luchino.
L'ATTACCO DELL'"ESPRESSO" MONTEZEMOLATO È SOLO IL PRIMO
SEGNALE DI UNA GUERRA NEMMENO TANTO SOTTERRANEA CHE SI È GIÀ
APERTA PER LA SUCCESSIONE DELLA MARCEGAGLIA
Mancano meno di due settimane all'Assemblea di Confindustria
che anche quest'anno si terrà all'Auditorium di Roma.
Ai
piani alti di via dell'Astronomia stanno già lavorando alla
bozza del discorso che Emma Marcegaglia dovrà pronunciare
davanti agli imprenditori e l'appuntamento si presenta
tutt'altro che facile. L'anno scorso disse che l'Italia si
trovava all'interno di una tempesta perfetta e mise il dito
sul ruolo delle banche e sulla necessità di una riforma
strutturale del sistema pensionistico.
Questi concetti li ha ripetuti con energia al Convegno di
Parma del Centro Studi dove con il dito puntato verso il
Cavaliere ha fatto un'autentica requisitoria sull'assenza di
una strategia industriale del Governo. Adesso il suo compito
è ancora più difficile perché la marmellata degli scandali e
le incertezze dei mercati non contribuiscono a indicare la
rotta per l'Associazione che celebra quest'anno in pompa
magna i 100 anni dalla sua nascita.
Il
guaio più forte per la 45enne imprenditrice di Mantova è che
non si trova di fronte interlocutori politici e sindacali
all'altezza della situazione. È lontano il tempo in cui
Angelo Costa e il leader del sindacato Di Vittorio
dialogavano per creare il miracolo economico. In quell'epoca
la Confindustria si comportava come "una forza tranquilla"
che con il consenso delle rappresentanze operaie lavorava
per ricostruire il Paese. E non ci sono nemmeno personaggi
come Gianni Agnelli e Luciano Lama che a metà degli anni '70
strinsero un patto per fronteggiare il terrorismo e
firmarono l'accordo sulla scala mobile e sul punto unico di
contingenza.
Anzi, dall'altra parte della barricata trova un sindacato
ostaggio degli estremismi della Fiom che impedisce di
lanciare un grande patto per la crescita. Dall'ufficio di
Luca Paolazzi, il capo dell'Ufficio Studi, trapela che
comunque sarà la crescita il tasto sul quale batterà la Emma
nel suo discorso del 27 maggio. A questa convinzione è
arrivata dopo lunghe riflessioni nella sua casa di Mantova
dove ad addolcire la vita contribuiscono la figlia Gaia e i
cani che si porta sempre dietro anche quando nel grande
ufficio a vetri dell'azienda incontra i suoi interlocutori.
In
questa situazione l'appuntamento di fine mese rappresenta un
passaggio delicato della sua gestione che oggi viene
duramente criticata da un articolo di Stefano Livadiotti
sull'"Espresso". Il giornalista dice in sostanza che la
Marcegaglia ha gestito la Confindustria come se fosse il
gruppo di famiglia tagliando tutte le teste che, come una
piccola corte rinascimentale, stavano intorno a Luchino di
Montezemolo.
L'articolo del settimanale non appare nell'odierna Rassegna
Stampa di Confindustria; una manina discreta ha pensato di
censurarlo per non dare un dispiacere alla signora di
Mantova e agli imprenditori associati.
L'accusa più forte è comunque quella di aver spalancato le
porte di Confindustria ai big delle imprese pubbliche e di
aver sottovalutato le insidie delle piccole aziende aderenti
a Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato e
Casartigiani che nei giorni scorsi hanno stretto il
cosiddetto "Patto del Capranica".
Non
sarà facile per la Marcegaglia indicare la strada che dopo
100 anni può portare la Confindustria a ritornare
protagonista dell'economia. Di certo non l'aiutano le spinte
interne dei vari Bombassei e quelle esterne del modesto
Sacconi che vorrebbero arrivare a un nuovo Statuto del
Lavoro escludendo la forza più rappresentativa del
sindacato. La Marcegaglia sa di non essere Angelo Costa,
Gianni Agnelli, Guido Carli e ha bisogno di un salvagente
culturale e politico.
L'attacco dell'"Espresso" è solo il primo segnale di una
guerra .
|
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i
dolori dELLO SMONTEZEMOLATO – ANZICHé BLABLARE DI ’ITALIA
FUTURA’ PERCHé NON PENSA A RISOLVERE LA SUA ITALIA PRESENTE?
IN FERRARI (CHE INCASSA LAUTI GUADAGNI) FARÀ FUORI IL 10%
DEL PERSONALE – 150 DIPENDENTI RIMARRANNO SENZA POLTRONA
FRAU, E 32 VERRANNO SACRIFICATI DA CASSINA - AGGIUNGERE LA
COMPLESSA PARTENZA DEI TRENI ANTI-FS E NON SI COMPRENDE DA
CHE PULPITO AGITI IL SUO CIUFFO PENDULO - CERTO, SENZA FIAT
E CON UN MARPIONNE CONTRO è DURA... Giovanna Lantini
per "il
Fatto Quotidiano"
Della
successione di Claudio Scajola allo Sviluppo economico
sembra non volerne sapere. Anche se, secondo lui, "serve una
persona di competenza del mondo anche industriale", come ha
ammesso mercoledì tracciando quello che assomiglia molto al
suo identikit. Certo, in questo momento Luca di Montezemolo
il suo bel da fare lo ha già. Pur avendo ormai lasciato la
presidenza di Fiat, l'imprenditore ha infatti diverse gatte
da pelare.
A
cominciare dalla stessa Ferrari, croce e delizia che nel
2009 gli ha versato un emolumento di 4,542 milioni di euro
tra parte fissa e variabile e che ora è alle prese con un
piano di riorganizzazione che prevede esuberi pari a un
decimo della sua forza lavoro.
Proprio a pochi mesi dalla chiusura di quello che lo stesso
ex presidente di Confindustria ha definito spesso come il
secondo miglior anno nella storia del Cavallino Rampante.
Insomma non c'è tregua neanche per le imprese del lusso che
incassano lauti guadagni (239 milioni gli utili 2009 di
Ferrari, 39 milioni quelli del primo trimestre 2010).
Per
Montezemolo, però, quello di Maranello non è l'unico
grattacapo: sta facendo i conti anche con la
ristrutturazione del "polo del design" del Gruppo Poltrona
Frau che fa capo al fondo Charme, guidato dal figlio Matteo.
E che dopo le cessioni si sta concentrando sullo sviluppo di
soli tre marchi in portafoglio: Poltrona Frau, Cappellini e
Cassina.
Anche
perché per il gruppo (1 milione di euro l'utile pre tasse
del primo trimestre) gli ultimi due anni si sono chiusi in
rosso e il 2009 è stato caratterizzato da un profondo piano
di ristrutturazione da 5,6 milioni che è passato anche
attraverso la cassa integrazione e la mobilità di 150
dipendenti, anche se i vertici assicurano che non solo si è
finalmente arrivati a un'inversione di tendenza, ma si può
già immaginare un utile nel 2010.
A
costo, però, anche di sacrifici in Cassina, dove la
riorganizzazione ha preso la forma della chiusura della
controllata Meccanica Valbona di Vilminore di Scalve
(Bergamo). L'impresa rischia di mettere in mobilità 32
dipendenti ponendo fine a 20 anni di produzione di
carpenteria Made in Italy per il marchio che Montezemolo
acquistò dalla francese Fimalac nel 2005 per 140 milioni.
A
completare il quadro, l'ultimo gioiello dell'imprenditoria
montezemoliana: la Nuovo Trasporto Viaggiatori, di cui le
ferrovie francesi Sncf detengono una quota minoritaria e
forse anche un'opzione d'acquisto. L'azienda dovrebbe fare
concorrenza alle Ferrovie dello Stato già dal prossimo anno.
Ma per ora coltiva solo la polemica, come ha dimostrato
l'ultima querelle con l'ad delle Ferrovie, Mauro Moretti.
Oltre, a onor del vero, agli allievi macchinisti che si
appresta ad assumere in gran forze. [14-05-2010]
|
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1- IL
FRONTALE MONTEZUMA-MORETTI SVELA IL NERVOSISMO DEL "RAGAZZO
DEI PARIOLI" - SUSSURRANO CHE LA SUA SOCIETÀ NTV STIA AVENDO
GROSSI PROBLEMI TECNICI. LE OFFICINE MESSE IN PIEDI DAL
SOCIO PUNZO NON SONO ANCORA OPERATIVE AL 100%, E QUALCHE
PROBLEMA ORGANIZZATIVO È SPUNTATO ANCHE NELLE GARE PER LA
BIGLIETTAZIONE, LA SICUREZZA E L’AFFIDAMENTO ESTERNO DEI
SISTEMI INFORMATICI. NON A CASO LA TABELLA DI MARCIA DELLE
GARE PER QUESTI SEGMENTI FONDAMENTALI È IN RITARDO E LE
SCADENZE DI PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE SONO STATE PROROGATE
- 2- SCIABOLETTA NELLE DRAMMATICHE ORE CHE HANNO PRECEDUTO
LA PIÙ GOFFA CONFERENZA STAMPA DELLA STORIA ITALIANA ("HANNO
PAGATO L’APPARTAMENTO A MIA INSAPUTA"), NON SI È PERSO
D’ANIMO E HA FIRMATO LA NOMINA DI UN SUO FEDELISSIMO ALLA
PRESIDENZA DELLA “NUCLECO”, SPECIALIZZATA NELLA GESTIONE DEI
RIFIUTI RADIOATTIVI - 3- L’ECCITAZIONE DI CALTARICCONE E LA
TRIANGOLAZIONE ROMA-TRIESTE-MILANO DI CESARONE GERONZI: IL
TESORETTO DI MEDIOBANCA SI ASSEDIA MEGLIO DA PIAZZA CORDUSIO
- 4- PERSO IL GRATTA&VINCI, LA SISAL SI LECCA LE SUE FERITE
ARRUOLANDO RITA BORGO -
1- IL
FRONTALE MONTEZUMA-MORETTI SVELA IL NERVOSISMO DEL "RAGAZZO
DEI PARIOLI". SUSSURRANO CHE LA SOCIETÀ NTV STIA AVENDO
GROSSI PROBLEMI TECNICI. LE OFFICINE MESSE IN PIEDI DAL
SOCIO NAPOLETANO PUNZO NON SONO ANCORA OPERATIVE AL 100%, E
QUALCHE PROBLEMA ORGANIZZATIVO È SPUNTATO ANCHE NELLE GARE
PER LA BIGLIETTAZIONE, LA SICUREZZA E L'AFFIDAMENTO ESTERNO
DEI SISTEMI INFORMATICI.NON A CASO LA TABELLA DI MARCIA
DELLE GARE PER QUESTI TRE SEGMENTI FONDAMENTALI È IN RITARDO
E LE SCADENZE DI PRESENTAZIONE DELLE OFFERTE SONO STATE
PROROGATE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie godono come
pazzi.
Per un
attimo hanno abbandonato la lettura ad alta voce dell'ultimo
libro di Eugenio Scalfari ("Per l'alto mare aperto"), un
esercizio talmente virtuoso da provocare forti emicranie, e
ieri hanno assistito al match di pugilato tra Mauro Moretti
e Luchino di Montezemolo, l'ex-presidente della Fiat che non
vede l'ora di far correre i treni di Ntv.
Lo
scontro tra i due pesi massimi è stato provocato da Luchino
per il ritardo di un'ora delle vetture che dovevano portarlo
a Padova per un convegno di Telethon. Ieri mattina si è
svegliato di buonora e dopo aver dato un'occhiata al
"Financial Times" e a quel sito disgraziato che lo punge
come un insetto velenoso ("Dagospia mi umilia"), alle 7,30 è
salito in carrozza, ma il treno di Moretti è arrivato in
stazione con un'ora di ritardo. Quando è sceso Luchino aveva
i capelli insolitamente scomposti e ha sparato una bordata
contro l'azienda guidata dall'ex-sindacalista di Rimini
invocando la concorrenza perché "migliora i servizi".
Nel
palazzo-obitorio Moretti non ha perso tempo e al suo vispo
portavoce Fabretti ha dettato una risposta durissima nella
quale accusa la società di Montezemolone di aver rallentato
ben 36 convogli Trenitalia a causa dei test che il prototipo
di Ntv costruito dai francesi di Alstom sta provocando sulla
rete delle Ferrovie.
Il
match tra "M&M" poteva finire qui, ma Luchino è troppo
nervoso in questi giorni per non replicare, e l'ha fatto con
un altro comunicato in cui si precisa che "soltanto nella
mattina di sabato 24 aprile il prototipo di Ntv mentre era
diretto al deposito di Firenze ha rallentato per circa
mezzora la circolazione di una decina di treni al massimo".
I
giornali di oggi riportano con evidenza lo scontro tra i due
manager e c'è chi, come il "Sole 24 Ore", lo fa con un certo
imbarazzo raccontando lo scontro con un titolo asettico:
"Tra Ntv e Fs la sfida è già iniziata". Più che di sfida si
tratta di colpi sotto la cintola, cioè in quelle parti
nobili di Luchino immortalate dai fotografi, e nascoste
sotto la scrivania ma assolutamente d'acciaio per Mauro
Moretti.
Gli
uscieri delle Ferrovie dicono che il loro capo vuole
soprattutto dimostrare al Governo di centrodestra che non ha
nulla da spartire con il "ragazzo dei Parioli" che sta
tessendo le sue trame politiche con Gianfranco Fini e
Pierfurby Casini. Forse però è arrivato il momento di dire
che lo scazzo da cioccolatai tra "M&M" ha delle ragioni
tecniche che vanno spiegate.
Le
prove che Ntv sta facendo sulle rotaie sono dei test e
quindi è naturale che i treni si fermino e che vada corretto
qualche inconveniente. Altrimenti non sarebbero test e non
servirebbero a nulla. Ma gli uscieri sussurrano che la
società messa in piedi da Luchino con l'aiuto determinante
dei francesi e di Corradino Passera, stia avendo più
problemi di quelli che si aspettava. Le officine messe in
piedi dal socio napoletano Punzo non sono ancora operative
al 100%, e qualche problema organizzativo è spuntato anche
nelle gare per la bigliettazione, la sicurezza e
l'affidamento esterno dei sistemi informatici.
Non a
caso la tabella di marcia delle gare per questi tre segmenti
fondamentali è in ritardo e le scadenze di presentazione
delle offerte sono state prorogate.
Il
boccone fa gola ad aziende come Ibm, Wind, British Telecom,
Accenture e Fastweb che si sono candidate a gestire la nuova
avventura ferroviaria. A questi problemi bisogna aggiungere
le vicende che toccano Ercole Incalza, l'ex-manager di
Ferrovie che probabilmente dovrà lasciare il suo posto al
ministero dei Trasporti e al quale Moretti ha attribuito una
certa predilezione per Ntv come se si trattasse di una
vendetta postuma di Incalza nei confronti dell'Alta
Velocità.
[13-05-2010]
|
10.05.10 |
I
furbetti dello Charme! - Statuti di diritto ungherese, minacce
al direttore creativo, balle per ostacolare l’acquisto di
una quota della società: il Corriere nasconde a pagina 25 la
storia del giorno, Matteo Montezemolo indagato per truffa sul
marchio di lusso Ballantyne - “Gli azionisti di Charme
volevano liberarsi di Massimo Alba perché stava alla famiglia
Montezemolo come un cucchiaino in gola messo di traverso
Luigi Ferrarella per
"Il Corriere della Sera"
Denuncia l'ex direttore creativo del marchio d'abbigliamento
di lusso Ballantyne srl, Massimo Alba: nel 2006 gli azionisti
del fondo Charme mi impedirono di salire (come da loro accordi
nel 2004) al 10% di Ballantyne prospettando in modo «falso e
strumentale» che lo statuto dell'ungherese United Cashmere
prevedesse un diritto di prelazione non ancora rinunziato.
Replica il fondo Charme: la scelta di non esercitare l'opzione
fu solo di Alba, e solo sua anzi l'eventuale inadempienza.
Toccherà ora arbitrare il
match al pm Eugenio Fusco, che ha interrogato l'amministratore
di Charme, Matteo di Montezemolo (figlio del presidente Luca)
quale indagato, con i dirigenti Tommaso Beolchini e Gianmatteo
Terruzzi, per l'ipotesi di reato di truffa.
Alba, assistito dai legali
Daniele Benedini e Lionel Cerasi anche in una causa di lavoro,
reputa che la «trappola per conseguire il risultato di
impedirmi l'ingresso come socio sostanziale nelle società»
non sarebbe stata farina solo dei manager: anzi, dal dirigente
Alfredo Canessa, scomparso, Alba sostiene d'aver saputo che «gli
azionisti di Charme volevano liberarsi di lui perché
"stava alla famiglia Montezemolo come un cucchiaino in
gola messo di traverso"».
L'azienda, invece, lo taccia di
assenze dal lavoro per 3 mesi, lo licenzia per «giusta causa»
e gli chiede 5 milioni di danni. «La pretesa regia di Matteo
Montezemolo verrà smontata appena l'indagine ne smonterà il
presupposto dell'illiceità della condotta dei manager-
ritiene il suo avvocato, Marco Deluca -. Una prima denuncia di
Alba fu archiviata dai pm, e sinora in due arbitrati è
risultato soccombente».28-04-201
0] |
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DOPO LA PRESIDENZA FIAT, ADDIO ALLA
POLTRONISSIMA LUISS (MARCEGAGLIA NON PERDONA) - (MARPIONNE GLI
AVREBBE IMPUTATO DI NON AVER ‘CURATO’ POLITICAMENTE
TERMINI IMERESE) - ALLO SMONTEZEMOLATO ORA NON RESTA CHE LA
FERRARI E L’INCIUCIO COL REJETTO FINI - ABBRACCIATO A FINI,
NEGA DI VOLER ENTRARE IN POLITICA MA PARLA SOLO DI POLITICA -
DIETRO I NOSTRI EROI C’È MIELI. È STATO LUI A VOLERE
FORTEMENTE LA PUBBLICAZIONE RCS DEL LIBRO “IL FUTURO DELLA
LIBERTÀ” (SCRITTO DA ALESSANDRO CAMPI E RIVISTO DA
PAOLINO?), IN CUI GIAN-MENEFREGO GETTA LE BASI
POLITICO-TEORICHE DELLA SUA AZIONE
1 - MONTEZEMOLO, LASCIO PRESIDENZA
LUISS...
(Ansa) - ''Questo
e' l'ultimo rapporto sulla classe dirigente che presentero'
come presidente della Luiss''.
Luca Cordero di Montezemolo ha cosi' confermato il prossimo
cambio alla presidenza dell'Universita' di Confindustria.
Incarico che, come consuetudine in Via dell'Astronomia,
dovrebbe passare presto, in coincidenza con la prossima
assemblea di Confindustria, alla presidente degli industriali
Emma Marcegaglia.
Montezemolo chiude oggi la presentazione del quarto rapporto
''generare classe dirigente'' che la Luiss cura con
Fondirigenti e Associazione Management Club
4 - STORIA DI LUCA IL FORTUNATO...
Renzo Rosati per
"Panorama"
Venerdì 16 aprile, Luca Cordero di
Montezemolo aveva chiesto a Sergio Marchionne di poter
comunicare l'addio alla presidenza Fiat con un giorno
d'anticipo rispetto alla presentazione del piano industriale.
È nato così l'annuncio del 20: visto il precipitare delle
cose, doveva essere un trattamento di riguardo, un «giro
d'onore». Insomma, un'idea mediatica, ma dall'effetto
incerto.
Del resto uno dei giudizi più
ragionati che Gianni Agnelli dette sul suo pupillo fu: «Luca
si considera un politico, e come tutti i politici è molto
sensibile a quello che scrivono i giornali. Anzi, direi che è
più sensibile ai giornali che ai fatti». Vedremo. In
tutt'altro contesto, più familiare, l'Avvocato disse: «È
stato il migliore amico di Cristiano, il figlio di Suni. Gli
sono sempre piaciute le belle donne e le auto veloci. Ed è
anche belloccio».
Era il 7 maggio 2000 e a Villa
Fungarino Neri, residenza di famiglia sulle colline bolognesi,
si teneva il ricevimento per le nozze di Luca con Ludovica
Andreoni. Agnelli era testimone dello sposo, con Diego Della
Valle. Di sicuro i destini incrociati con Suni, la sorella
prediletta di Gianni, hanno giocato un ruolo singolare.
Destini proseguiti fino al 2009, quando il 15 maggio morirono
contemporaneamente il suo papà, Massimo Cordero di
Montezemolo, e proprio Susanna Agnelli.
Così come in quei 14 mesi fra il
gennaio 2003 e il maggio 2004, tra la scomparsa di Gianni e di
Umberto, che indussero la famiglia a individuare proprio in
Luca il presidente della Fiat e il garante della dinastia.
Logico che lui si sentisse un predestinato. Due mesi prima, in
marzo, era riuscito a farsi designare presidente della
Confindustria, dopo un'accurata campagna per ottenere
un'investitura plebiscitaria: la nomina ufficiale, il 25
maggio, avvenne con il 98,5 per cento, nonostante malumori e
adesioni di circostanza. Non importava: quello fu l'anno, come
disse poi, del «tutto in un fiato».
«È bravo e fortunato»: questa resta
la sintesi di Maria Sole Agnelli. In verità all'Avvocato non
dispiaceva dispensare anche su Luca un po' del suo cinismo.
All'inizio degli anni Novanta l'allora 44enne Montezemolo fu
messo alla guida della Juventus. Con Luigi Maifredi in
panchina la squadra venne esclusa dallo scudetto e da tutte le
coppe. Nel '91 divenne presidente della Ferrari; anche lì
inizi stentati prima dei trionfi con Michael Schumacher.
Agnelli commentò: «Vediamo almeno di
mettere il naso davanti alla Benetton». Nel frattempo
ricamava sulla storia tra Montezemolo ed Edwige Fenech: «Ieri
notte non riuscivo a dormire, e facendo zapping mi sono
imbattuto in un film con la Fenech tutta nuda...».
Negli anni Settanta Montezemolo cura
le relazioni esterne Fiat e della corrente di Umberto Agnelli,
senatore dc. Quando torna in corso Marconi vi trova Cesare
Romiti, che racconterà: «Abbiamo pescato in Fiat un paio di
persone che pretendevano denaro per presentare qualcuno
all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro
alla Cinzano».
Ironia della sorte, l'episodio è stato ripescato dal Giornale in
un'intervista a Romiti pubblicata proprio domenica 18 aprile.
Domanda del Giornale: «Quello finito alla Cinzano ammise:
"È vero, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi
sono fatto dare 80 milioni nel cofanetto vuoto di un libro di
Enzo Biagi". Si tratta di Montezemolo». Risponde Romiti:
«Non faccio commenti». Ventotto anni fa quell'inciampo costa
a Montezemolo la lontananza dalla Fiat, finché vi governano
Romiti e la Mediobanca.
Quando torna, suggerisce un polo
dell'auto di lusso con Alfa, Maserati e Ferrari. Ora proprio
la Ferrari potrebbe essere il prossimo punto di scontro con il
dominus del Lingotto; e prevedibilmente anche l'ultimo.
Marchionne del resto ha osservato con distacco anche i quattro
anni di Montezemolo in Confindustria. La candidatura era stata
preparata con incontri segreti tra Andrea Pininfarina, Emma
Marcegaglia, Della Valle, Luigi Abete, Innocenzo Cipolletta:
detto il «club di Capri», per le partite di calcio
organizzate dietro l'hotel Quisisana.
L'avversario di Montezemolo era stato
Nicola Tognana, esponente dell'imprenditoria del Nord-Est che
oggi gonfia le vele della Lega. Montezemolo aveva altro in
mente: fare il controcanto moderato al secondo governo
Berlusconi, mettendosi a cavallo tra destra e sinistra;
puntare sull'amicizia col leader Cgil Guglielmo Epifani, e
vedere quel che accadeva alle politiche 2006.
Ma il mandato confindustriale di
Montezemolo viene spaccato dal duro intervento di Silvio
Berlusconi al convegno di Vicenza, proprio nel marzo 2006,
alla vigilia delle elezioni vinte di un soffio da Romano
Prodi. Il premier litiga con Della Valle, l'amico più stretto
di Luca, e riceve un'ovazione dalla platea. Montezemolo si
mette in stand-by: già nell'agosto 2006 sul Wall Street
Journal definisce «fallimentare il debutto di Prodi».
Due anni dopo, con il ritorno di
Berlusconi nell'aria, chiude il quadriennio attaccando la
sinistra su tasse e spesa pubblica. La successione di
Marcegaglia pare nel segno della continuità; e invece si
consuma la rottura. Luca aveva riportato la Cgil al tavolo di
trattativa; Emma discute con chi ci sta: governo, Cisl e Uil.
All'inizio di questa primavera, a metà
mandato, Marcegaglia si libera dei montezemoliani e lo stesso
Montezemolo deve lasciare la presidenza della Luiss,
l'università confindustriale. E nel board dell'organizzazione
Emma chiama proprio John Elkann. Ancora destini incrociati;
ora, forse, per l'ultima volta.
[28-04-2010] |
PIUTTOSTO CHE ALLA POLITICA CON FINI E CASINI E RUTELLI, LO
SMONTEMOLATO STA PENSANDO DI PRENDERSI TRA LE MANI LA
FERRARI CON I SOLDI DEGLI SCEICCHI DI ABU DHABI. ANCHE SE
SARÀ DIFFICILE SFILARE A MARPIONNE LE ROSSE DI MARANELLO CHE
IN AMERICA GLI SERVE FINO A QUANDO NON SISTEMA LA CHRYSLER
Sarebbe davvero bello se dopo il ribaltone di ieri dentro la
Fiat, si mettesse la parola fine alla retorica e alle
chiacchiere.
Purtroppo per i torinesi l'epopea della Sacra Famiglia degli
Agnelli è destinata a continuare anche se ormai si è capito
che la nuova capitale dell'automobile non sarà la città dei
Savoia ma Detroit. D'altra parte la storia era cominciata
così, un secolo fa, quando il senatore Giovanni Agnelli che
fondò l'azienda fece un viaggio a Detroit e aprì in Italia
la stagione "fordista". Adesso la tecnologia e il lavoro
italiano prendono la strada dell'America grazie a quel
Marpionne dal pullover sgualcito che fuma un'infinità di
sigarette e ha spiegato agli operai di Chrysler che anche le
auto hanno un'anima.
I
giornali scrivono che si è chiusa un'epoca, ma questo non
basta a mettere la parola fine all'epopea della Sacra
Famiglia che ieri ha incoronato il 33enne Yaki per
traghettare la cassaforte verso avventure più profittevoli
delle quattro ruote. Basta vedere quante parole si spendono
sulle virtù di questo giovane che secondo il padre Alain
"non è un uomo di mondo bensì un uomo del mondo".
Sarà pur vero, ma ciò che impressiona in questo ragazzo con
il volto da piccolo canguro, è una fragilità di fondo che
appare in ogni circostanza. Qualcuno dovrebbe spiegargli che
oltre ad imparare la lingua italiana, dovrebbe smetterla di
evocare costantemente il nonno Gianni, quell'Avvocato che
solo dopo la tragica perdita di Giovannino, figlio del
fratello Umberto, decise di scegliere il nipote come erede.
Adesso è il momento Yaki di camminare con le sue gambette e
di abbandonare quella timidezza che è emersa anche ieri
quando ha dovuto leggere su un foglietto le parole "sono
sereno, contento e sollevato".
E
sollevato sembrava soprattutto l'altro ragazzo dei Parioli,
Luchino di Montezemolo, sulle spalle del quale alla morte di
Umberto Agnelli furono messi Yaki e Lapo. Il secondo, Lapo,
si è dimostrato incontrollabile e si è fottuto con le sue
fregole, mentre Yaki ha avuto la saggezza di mettersi sotto
l'ala protettrice delle badanti torinesi Gabetti e Franzo
Grande Stevens per imparare i segreti della finanza.
Va
tutto bene purché si eviti di mettere addosso all'ultimo
erede della Sacra Famiglia il mantello dell'eroe. E non
serve a nulla fare confronti con chi l'ha preceduto nel
regno torinese cantando meraviglie per la sua giovane età.
Se la mettiamo così allora che cosa bisognerebbe dire di
Mozart che a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a
cinque già componeva e l'anno dopo suonava a corte?
Basta con la retorica!, perché adesso c'è un altro
tormentone alle porte che riguarda Luchino di Montezemolo,
l'uomo che ieri ha dichiarato concluso il suo ruolo di
"traghettatore". "La sua uscita di scena - scrive con
sottile malizia il quotidiano della Fiat "La Stampa" - non
ha nulla di imprevedibile, anzi era attesa".
Montezemolone ha le mani libere, ma non si sa che cosa terrà
tra quelle mani che affascinano le donne e che hanno saputo
raccogliere in questi anni frutti succulenti. Di certo si
può dire che il pavone ha perso le piume. Dopo quella di
Confindustria e della Luiss si stacca la piuma presidenziale
della Fiat che gli dava grande prestigio e grande potere. Da
oggi è un visconte dimezzato perché nel contesto industriale
e politico la poltrona della Fiat era un valore aggiunto di
grande significato.
Per
quest'uomo che oltre alle essenze vaporose del mondo del
lusso, ha sempre amato il profumo dei soldi e del potere, si
apre una terza età dai contorni indefiniti.
Da
molte parti lo indicano come il nuovo traghettatore della
politica, il novello Caronte che dovrebbe attraversare il
fiume limaccioso dei prossimi tre anni per mandare a casa
quell'imprenditore di Arcore che si avvicina al Ventennio
della sua leadership. Luchino è troppo furbo per non capire
che da ieri si è indebolito e che la traversata potrebbe
essere fulminante. Tra le mani gli restano un'infinità di
consigli di amministrazione, il consenso inatteso di antichi
nemici come Carletto De Benedetti, e un pugno di idee che
ruotano sempre intorno al concetto del merito.
Il
tormentone continuerà a lungo da parte di chi lo vorrebbe
sulla scena come Nick Clegg, il volto nuovo e
liberal-democratico della politica inglese che si è infilato
in mezzo tra il laburista Gordon Brown e il conservatore
David Cameron. L'unica cosa certa è che tra le mani gli
restano la Ferrari e l'Alta Velocità, due business che gli
consentono di portare a casa quei 7 milioni di euro ai quali
non potrebbe mai rinunciare.
Ma
che cosa succederà il giorno in cui dovrà andare in
ginocchio da Marpionne per chiedere i soldi necessari ai
successi della rossa di Maranello? E qui spunta fuori la
voce che da ieri circola a Torino secondo la quale piuttosto
che alla politica con Fini e Casini, il ragazzo dei Parioli
stia pensando di prendersi tra le mani la Ferrari. A
conferma di quest'idea si indicano i viaggi sempre più
intensi che negli ultimi mesi Luchino ha fatto ad Abu Dhabi
nell'Emirato dove coltiva calde amicizie e in cui è riuscito
a novembre dell'anno scorso a far correre per la prima volta
il Gran Premio di Formula1.
Così mentre i sognatori di un centro liberal-democratico
sfogliano la margherita chiedendosi se Montezemolo "m'ama o
non m'ama", questo 63enne bolognese giocherà a fare il "king
maker" dietro le quinte cercando di salvare le ultime piume.
E
la Ferrari di quelle piume è rimasta la più bella.
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– MA QUANTO INCIUCIANO MONTEZEMOLO E PASSERA –
IL SODALIZIO TRA I DUE MANAGER CHE S’AGGIRANO SEMPRE PIÙ SPESSO PER
ROMA COMINCIA NEI SALOTTI PER FINIRE SULLE POLTRONE MINISTERIALI (MAGARI
DI SCAJOLA E TREMONTI)… -
Da "Il
Foglio"
A Roma, nei palazzi della politica, la chiamano la "strana
coppia". Qualcuno la definisce così in maniera elogiativa, altri
in maniera denigratoria. A seconda di chi la vede una risorsa per il
paese oppure la giudica un potenziale, o imminente, concorrente
ministeriale.
Qual è la strana coppia? Luca Cordero di Montezemolo
e Corrado Passera. In verità negli scorsi giorni è
stato più il presidente della Fiat e di Ferrari a solcare la politica,
a partire da una visita a Palazzo Chigi. Il premier Silvio Berlusconi ha assicurato che non sono in vista rimpasti
o innesti nella compagine ministeriale.
Eppure le voci di spostamenti si sono rincorse e non danno soltanto
LCdM come possibile candidato ma anche il consigliere delegato di Banca
Intesa che negli ultimi tempi trova una corrispondenza di vedute e di
intenti con l'ex presidente di Confindustria.
Nella capitale ha colpito l'iniziativa - partita da LCdM ma accolta
con entusiasmo da Passera - di un pensatoio che
proponga idee e mobilitazioni politiche su singoli temi. Il think tank
si chiama Italia Futura, doveva essere presentato con squilli di tromba
ma l'avvio si limiterà il primo luglio a un comunicato stampa in cui si
annuncerà il lancio del sito, che peraltro è già in rete.
Evidentemente - è l'interpretazione prevalente - LCdM e
Passera hanno preferito tenere bassa una "iniziativa
politica" in un momento in cui il tramestio politico ipotizzava un
possibile coinvolgimento ministeriale. I dicasteri interessati - in cui
LCdM o soprattutto Passera avrebbero avuto un ruolo -
erano quelli dello Sviluppo economico e dell'Economia.
Nel primo, Claudio Scajola
intravvedeva
con favore lo sbocco verso la guida del Pdl. Nel secondo, Giulio
Tremonti non avrebbe affatto gradito questi rumors. Comunque
tutto ciò si scontrava con la ferma determinazione di Berlusconi a non
accettare l'offerta indiretta. Anche nei circoli finanziari ci si
interroga sull'azione comune di Montezemolo e Passera. In effetti
vengono da mondi diversi. E non soltanto per questioni geografiche.
Bolognese di nascita ma torinese d'adozione il primo, com'asco il
secondo.
LCdM si è formato alla scuola degli Agnelli e della
Fiat. Passera alla McKinsey e poi nel
gruppo di Carlo De Benedetti (direttore
alla Cir, alla Mondadori, amministratore delegato della Olivetti). Il
primo ha avuto come riferimento Gianni Agnelli. Il secondo ha trovato in
Giovanni Bazoli un
alleato e ammiratore.
A Piazza Affari si dice: laddove Bazoli regna, Passera
governa. Se il primo ha guidato sempre aziende private, il
secondo con l'esperienza alle Poste Italiane, dove fu voluto dall'ex
premier Romano Prodi e dall'allora ministro del Tesoro, Carlo Azeglio Ciampi, ha aggiunto un tocco di pubblico
a una carriera tutta privata, ma spesso giocata di sponda con la
politica, seguendo l'ispirazione di Intesa come banca di sistema, come
nel caso di Alitalia-Cai.
Ma il vero punto di incontro tra i due - dicono i bene informati - è
stato il convertendo con cui otto banche, a partire da quella guidata
dall'amministratore delegato Corrado Passera, avevano
messo a disposizione del gruppo presieduto da Montezemolo e
capitanato da Sergio Marchionne un prestito
obbligazionario che è stato poi giudicato unanimemente dagli esperti di
Fiat come la svolta decisiva per le finanze del Lingotto.
In tempi più recenti le distanze tra i due mondi si sono ridotte
anche per quella che nei circoli finanziari milanesi si definisce, con
una certa malizia mista a bonaria invidia, una sorta di "mondanizzazione"
dell'amministratore delegato di Ca' de Sass. In verità la "mondanizzazione"
per gli ambienti di potere romani si traduce semplicemente in una più
assidua frequentazione di circoli e salotti capitolini.
Un eventuale ingresso di esponenti della finanza nella compagine
ministeriale si inserisce in quella che in ambienti bancari è definita
"la potenziale osmosi" che vedrebbe ex ministri e alti
dirigenti statali e ministeriali con ambizioni o velleità di incarichi
di vertice in compagnie assicurative e banche.
[29-06-2009]
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VIVA LA FOTA – LUCHINO BATTE MOSLEY: ACCORDO RAGGIUNTO IN FORMULA 1.
NIENTE MONDIALE ALTERNATIVO – CAMPIONATO 2010 CON LE STESSE REGOLE 2009
E MOSLEY SI LEVA DALLE BALLE: “NON MI RICANDIDERÒ ALLA PRESIDENZA
FIA”…
(Adnkronos/Ign) - La federazione internazionale
dell'automobile (Fia) e l'associazione dei team di Formula 1 (Fota)
hanno raggiunto un accordo che fa tramontare l'ipotesi di un Mondiale
alternativo nella stagione 2010.
Si disputerà un solo campionato sotto l'egida della Fia. L'intesa è
stata raggiunta oggi a Parigi, dove si è svolto il Consiglio Mondiale
della federazione presieduta da Max Mosley. Alla
riunione ha preso parte anche Luca Cordero di Montezemolo,
presidente della Ferrari e della Fota.
Nel Mondiale 2010 verrà adottato il
regolamento attuale. Non verrà introdotto, quindi, il tetto al budget
che era stato contestato sin dall'inizio dalla Fota. Al campionato 2010
parteciperanno quindi le 8 squadre inserite nell'associazione (Ferrari,
McLaren-Mercedes, Red Bull, Toro Rosso, Renault, Brawn GP, Toyota e Bmw
Sauber), le 2 scuderie già iscritte senza riserva (Force India e
Williams) e i 3 team neonati (Manor, Campos e US F1) che il prossimo
anno debutteranno nel circus.
''Abbiamo trovato un accordo sulla riduzione dei costi. Non ci sarà
nessuna separazione. Ci sarà un solo campionato nel 2010'', ha detto Mosley,
annunciando anche che non si ricandiderà ad ottobre quando verranno
rinnovati i vertici della Fia.
''Non mi ricandiderò, ora c'è la pace. Ci sarà un Mondiale di
Formula 1 , l'obiettivo è tornare in due anni ai livelli di spesa
dell'inizio degli anni '90'', ha detto Mosley nella
conferenza stampa congiunta con Bernie Ecclestone,
detentore dei diritti commerciali del circus, e Montezemolo.
''Sono felice, ha prevalso il buon senso'', ha detto Ecclestone nella
giornata che segna la fine del braccio di ferro tra Fia e Fota.
[24-06-2009]
RETROSCENA SULLA CACCIATA DEL SADO-MOSLEY – TRA LA FORMULA 1 E
L’AMICO MAX, ECCLESTONE HA SCELTO IL GIRO MILIARDARIO DELLA PRIMA –
NON è DETTO CHE SADO-MOSLEY NON CAMBI IDEA – LUCHINO riapre a Valentino
rossi: "Se si correrà con 3 auto perché no?"...
Nicol Degli Innocenti
per "Il Sole 24 Ore"
Mosley
Orgia
Il gatto e la volpe non sono più alleati. A determinare l'umiliante
uscita di scena di Max Mosley dopo sedici anni al
comando della Fia è stato in gran parte Bernie Ecclestone,
che ha deciso che la sopravvivenza della Formula Uno era più importante
di quella del vecchio compagno di strada. Insieme i due, partner e
complici da quarant'anni, hanno trasformato l'automobilismo in uno degli
sport più celebri e più redditizi al mondo.
Martedì pomeriggio Mosley aveva ribadito di non avere alcuna
intenzione di lasciare. Una manciata di ore dopo si è immolato
"volontariamente" per garantire la pace, dichiarando di avere
cambiato idea solo perchè l'accordo è stato raggiunto: «Ora so che la
Formula Uno è tranquilla e stabile».
Mosley
Orgia
In realtà Fota aveva messo in chiaro che Mosley era
diventato il maggiore ostacolo al raggiungimento di un accordo. Il suo
stile troppo interventista e dittatoriale, secondo i team, aveva reso
impossibile un dialogo costruttivo e il ritorno a una gestione
trasparente dello sport.
Mosley
Orgia
Mosley da ieri ha quindi di fatto perso ogni potere
sul suo "regno". Eppure solo lo scorso anno il 69enne inglese,
veterano di molte battaglie all'interno della Fia, era già
sopravvissuto a un tentativo di estrometterlo. La richiesta di
dimissioni era giunta dopo le rivelazioni di un tabloid britannico,
corredate da foto esplicite, che mostravano Mosley durante
un'orgia sado-maso.
Mosley
Orgia
Da questa imbarazzante situazione Mosley era
riuscito ad estrarre due vittorie: la prima nel voto di fiducia della
Fia nel maggio 2008 e la seconda ottenendo danni di 60mila sterline più
le spese legali dal tabloid per violazione della privacy. Mosley aveva ammesso il suo penchant per le orge sado-maso, ma aveva
respinto con sdegno l'idea che fossero di stampo nazista come affermava
il giornale.
L'ombra della svastica tormenta infatti Mosley
da quando è nato. Suo padre era Sir Oswald Mosley,
leader del partito fascista britannico e aperto sostenitore del regime
nazista. Nel 1936 Adolf Hitler fu ospite d'onore al suo
matrimonio con la madre di Max, la bellissima Lady Diana
Mitford.
Max, dopo gli studi in Francia e in Germania e l'Università a
Oxford, aveva tentato di diventare deputato conservatore ma non fu
eletto e si rese conto che il suo cognome era troppo ingombrante per la
politica. Dopo cinque anni da avvocato nel 1969 decise di cambiare
carriera, trasformando la sua passione amatoriale per l'automobilismo in
un lavoro vero, felice di avere trovato un settore in cui nessuno lo
additava come «il figlio del nazista».
Mosley fondò la March Engineering, trasformandola
negli anni Settanta e Ottanta in una importante casa produttrice di
macchine da corsa, alleandosi con Ecclestone e diventando un personaggio
potente nel mondo dell'automobilismo. Nel 1993 fu eletto presidente
della Fia, poltrona che non ha lasciato per sedici anni consecutivi.
Ora a ottobre scenderà il sipario, anche se non è escluso che Mosley
possa ripensarci. È già successo: nel giugno 2004 aveva
annunciato le dimissioni per poi ritirarle. Montezemolo ieri
ha detto: «Lui può anche cambiare idea. Noi di sicuro non la cambiamo».
2 - Montezemolo
riapre a Valentino: "Se si correrà con 3 auto perché no?"
Marco Mensurati per Repubblica.it
Montezemolo apre la porta a Valentino Rossi in
Ferrari. L'occasione è l'incontro che si è tenuto oggi a Bologna tra i
membri dell'associazione dei team (Fota), in seguito all'accordo
raggiunto ieri a Parigi tra i team e la Fia (Federazione internazionale
automobilistica).
Quella che era una vecchia idea di Maranello potrebbe materializzarsi
grazie alla felice soluzione della polemica Fota-Fia trovata ieri a
Parigi. Adesso si progetta il nuovo campionato e molte sono le novità
che i team vogliono introdurre. "Io sono molto favorevole - ha
detto Luca Montezemolo - alla possibiltà di introdurre una regola che
permetta ai team di schierare fino a 3 macchine. Non dobbiamo restare
ancorati ai vecchi schemi. E anche per quanto riguarda i piloti, io
qualche idea ce l'avrei...". Qualcuno gli fa notare che Valentino
Rossi, quando ha saputo della possibilità dell'introduzione
della terza macchina in Formula 1, ha cambiato espressione. "Gli
brillavano gli occhi? - ha chiesto Montezemolo - Ha
fatto bene a farseli brillare".
[25-06-2009]
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