MONTEZEMOLO
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NON SOLO TRENI, A
PRONTI PER LA MONTEZEMOLATA
LA SCALATA DI LUCHINO

 

 

 

 

 

 

 - LA FERRARI DI LUCHINO SI FUMA UN INVESTIMENTO DI 115 MILIONI BY PHILIP MORRIS
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Luchino di Montezemolo ha accettato la direttiva dell'Unione europea che vieta alle case automobilistiche la riproduzione dei marchi del tabacco.

 

Sulle monoposto di Maranello non comparirà più il codice a barre che distingueva le rosse e ricordava le confezioni delle sigarette. Il nuovo look della Formula 1 sarà meno prosaico e promozionale, ma a compensare la rinuncia ci penserà la Philip Morris che ha assicurato a Luchino un investimento di 115 milioni di euro".

 26-01-2011]

 

 

. SOSTENIBILITA': MONTEZEMOLO PREMIA I MIGLIORI PROGETTI GREEN ECONOMY...
(Adnkronos)- E' la sostenibilita' ambientale la frontiera dell'economia su cui quest'anno Italia Futura, l'associazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, ha voluto concentrare le energie e le idee dei partecipanti alla seconda edizione di 'Accadde domani', il venture capital delle idee. Si tratta di un concorso che premia un'idea o un progetto che migliorino la vita della comunita', facendo emergere alcuni dei tanti giacimenti inesplorati di creativita' civile che esistono in Italia.18-01-2011]

 

-"L'ITALIA NON È LA FIAT". LA FINE DELLA RICCA PARABOLA DI LUCHINO NELLA CITTÀ DELL'AUTOMOBILE

 

C'era un'aria di grande festa ieri alla Fiat quando i top manager guidati da Sergio Marpionne e i rappresentanti della Sacra Famiglia degli Agnelli si sono incontrati per gli auguri.

E c'era anche una buona dose di commozione negli occhi del Grande Vecchio, Gianluigi Gabetti, assolto dal tribunale di Torino per l'accusa di aggiotaggio. Dopo un processo durato cinque anni il tutore di John Elkann è stato abbracciato dai presenti per quella che ha definito "la sentenza di una vita".

 

A stringerlo con affetto è stato anche Luchino di Montezemolo che ha partecipato all'incontro nella veste di presidente della Ferrari, l'azienda che Marpionne vuole quotare nel 2011 alla Borsa di Hong Kong e sulla quale pende l'ipotesi di un avvicendamento alla presidenza.

 

Per Montezemolone lasciare la Ferrari sarebbe un colpo durissimo all'immagine e forse è questa la ragione per cui mentre a Torino si brindava champagne, dal sito della sua Fondazione "ItaliaFutura" partiva un missile indirizzato nei confronti di quella Fiat che per Luchino è stata la seconda madre.

L'autore dell'attacco all'azienda di Torino e al suo capo Marpionne è Carlo Calenda, un romano 36enne che dopo aver lavorato in Ferrari e Sky è diventato direttore degli Affari Internazionali in Confindustria durante la gestione di Luchino. Adesso Calenda è guida l'Interporto Campano, l'infrastruttura creata alle porte di Napoli da Gianni Punzo, il compagno di merenda di Montezemolo e Dieguito Della Valle dentro la società dei treni Ntv.

 

Dal punto di vista dell'analisi economica, l'articolo apparso ieri sul sito di "ItaliaFutura" non è magistrale; il giovane Calenda parla dell'equilibrio malato di un Paese immobile dove la sopravvivenza è garantita da "compromessi al ribasso". Rispetto a questa situazione secondo Calenda in Italia "non esistono buoni e cattivi, colpevoli e innocenti". È una frase ambigua e assolutoria, alla quale l'autore aggiunge: "se siamo a questo punto è perché abbiamo scelto insieme una strada probabilmente sbagliata che ha dato a ciascuno il suo piccolo vantaggio ma ha bloccato il Paese".

 

La bottarella è generica e ignora che negli ultimi anni qualche "piccolo vantaggio" l'ha avuto anche Luchino di Montezemolo, ma questa affermazione superficiale serve soltanto per arrivare al cuore dell'attacco a Marpionne e alla Fiat.

Il braccio destro del ragazzo dei Parioli scrive infatti: "l'Italia non è la Fiat e occorre trovare soluzioni che rispondano al problema dei contratti. Esiste un equilibrio fatto di bassi salari e alti livelli di garanzie che ha retto per lungo tempo le relazioni industriali".

Il riferimento è chiaro: Marpionne e l'azienda non sanno gestire il rapporto con la stragrande maggioranza degli operai, e per rendere ancora più forte l'atto d'accusa il buon Calenda aggiunge parole che ormai non appaiono nemmeno sui giornali di sinistra perché "gli operai hanno dimostrato di saper sopportare molti sacrifici per mantenere la competitività delle aziende del Paese". Da qui l'esigenza di non isolare la Cgil e di "dare vita ad un processo condiviso di modernizzazione del sistema dei contratti".

 

È davvero difficile immaginare che il giovane manager ex-Ferrari ed ex-Confindustria abbia fatto questo pronunciamento senza il consenso dell'uomo che a 30 anni è entrato nella Fiat per volontà di Gianni Agnelli e dopo la morte di Umberto nel 2004 ha ricevuto il bastone della presidenza. Per la Sacra Famiglia degli Agnelli e per il manager italo-canadese la reprimenda di Calenda è difficile da digerire, e segna la fine della ricca parabola di Luchino nella città dell'automobile.

 

 

TOD'S: MEDIOBANCA, COMPLETATO COLLOCAMENTO QUOTA 10% A 76 EURO PER AZIONE...
(Adnkronos) - Mediobanca comunica di aver concluso oggi il collocamento di 3.060.000 azioni ordinarie Tod's (pari a circa il 10% del capitale sociale ordinario), attraverso un 'Accelerated Bookbuilt Offer', presso investitori istituzionali italiani ed esteri, a un prezzo di 76 euro per azione. Le azioni oggetto del collocamento sono offerte per il 6,08% da Diego Della Valle & C. Sapa, per l'1,96% da Diego Della Valle e per l'1,96% da Andrea Della Valle. E' previsto che il regolamento dell'operazione avvenga il prossimo 20 dicembre 2010.

 15-12-2010]

 

 

 PER I DUE COMPAGNI DI MERENDA LUCHINO E DIEGUITO IL SILENZIO È BUSINESS...
Luchino di Montezemolo e Dieguito Della Valle hanno scelto il silenzio.
Nel giorno del giudizio universale che ha lasciato sulla poltrona il Cavaliere dai capelli catramati, Montezemolo se ne è andato a Maranello per il pranzo di Natale con gli uomini della Ferrari. Nella struttura della logistica, vicino alla pista di Fiorano, Luchino ha ripercorso l'annus terribilis del Cavallino Rosso e di striscio ha fatto un cenno molto fugace alle vicende della politica.

 

Tra una lasagna e un bicchiere di Lambrusco ha detto: "è stato un anno brutto anche fuori dallo sport perché non viviamo su un'isola felice", poi ha parlato della Ferrari senza fare alcun cenno alle sorti dell'altra azienda che si trova a Modena, quella Maserati dove i dipendenti sono in fermento perché pensano che Marpionne voglia portarsela negli stabilimenti ex-Bertone di Torino.

 

Anche l'altro compagno di merenda, Dieguito Della Valle ha scelto la strada del silenzio e ieri sera ha annunciato di aver chiesto a Mediobanca di collocare sul mercato il 10% di Tod's. L'operazione passerà attraverso il collocamento in Borsa e dovrebbe fruttare a Dieguito e a suo fratello Andrea circa 260 milioni.

Nessuno ha capito bene a che cosa serviranno questi quattrini e anche il "Sole 24 Ore" scrive che "la posizione ufficiale dell'imprenditore non convince il mercato". La tesi più diffusa è che il pacco di soldi dovrebbe servire a rafforzare la presenza di Dieguito nei magazzini Saks per i quali ha già speso 170 milioni di dollari diventando il primo azionista.

 

Resta il fatto che i due compagni di merenda, Luchino e Dieguito, si tengono alla larga dagli smottamenti della politica e per non tradire la loro vocazione primaria si arroccano nel business.15-12-2010

 

 

SMONTEZEMOLIAMOCI/1 - TRAVAGLIO di para-guru: come la notizia del rinvio a giudizio del marchese Cordero a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, è stata accolta dalla stampa: silenzio di tombino! - "Feltri e Belpietro, così eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano ignorare la villa di Montezemolo

1 - ABUSIVI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI...
Marco Travaglio per "il Fatto Quotidiano"

 

L'altroieri, pubblicando la notizia del rinvio a giudizio di Luca Cordero di Montezemolo a Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze naturali, non immaginavamo di dare la stura a una forsennata campagna politico-mediatica contro di lui proprio nel momento in cui ha deciso di sacrificarsi per noi e "sento di dover fare qualcosa per il nostro Paese".

Come avvoltoi assetati di sangue, tutti i giornali e i tg si sono avventati sulla notizia incuranti della presunzione di innocenza e della benchè minima pietas umana, colpendo Montezemolo sopra e sotto la cintola fino a lasciarlo esangue sul selciato. E, per fargli ancora più male, hanno usato una tecnica avveniristica, finora inedita nel panorama della stampa mondiale: la notizia subliminale.

Funziona così: la notizia non si dà esplicitamente, ma la si lascia perfidamente intendere fra le righe, in un gioco impietoso di dire-non dire che alla fine si rivela micidialmente letale per la povera vittima. Qualche esempio. Corriere della sera di giovedì: "...ItaliaFutura diventa ‘la casa dei tanti italiani che credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio particolare'...".

L'uso del termine "casa" è tutt'altro che casuale: evidente il riferimento alla villa di Anacapri ampliata e ristrutturata - secondo l'accusa - contro le norme edilizie e paesaggistiche con la connivenza dei vigili urbani, che avevano ricevuto in dono una bella Fiat Panda e manifestavano una certa riconoscenza nelle ispezioni ai lavori abusivi. Non contento, il Corriere rincara impietosamente la dose con un'altra frase-civetta: "Montezemolo dipinge un Paese ... in cui va ‘ricostruito il senso morale e civico'...".

Potevano scrivere ripristinato, rifondato, ricreato. Invece no: dicono proprio "ricostruito", alludendo ancora una volta alla villa maledetta. Ieri poi il quotidiano più vicino a Montezemolo torna a tradire il suo azionista con un'altra stoccata in codice: "La sua analisi è spietata. E sono bordate, a destra come a sinistra ... I leader dell'opposizione ‘in questi due anni hanno guardato dal buco della serratura, sono andati sui tetti, ma non hanno espresso una cultura alternativa".

 

Ma c'era proprio bisogno di scrivere "serratura" e "tetti"? Evidente l'ennesimo, malizioso riferimento alla villa incriminata. Per non essere da meno, anche Repubblica non scrive mezza riga sul rinvio a giudizio del giovin virgulto sessantatreenne che vuole rinnovare e moralizzare la politica italiana, ma lo concia per le feste con un'altra lancinante allusione: "Il suo è un progetto alternativo alla classe politica degli ultimi 15 anni ‘che ha pensato ai propri interessi e non al bene comune'...".

Tipo ristrutturarsi abusivamente la villa, per dire. Feroce anche La Stampa, giornale della Fiat che fu di Montezemolo: "'Da vent'anni - prosegue Montezemolo - abbiamo una trentina di personaggi che cambiano i nomi ai partiti come fossero dei marchi. Si spostano un po', ma sono sempre gli stessi'...". Tipo quelli che trasformano in locali abitabili un garage e un vecchio rudere.

 

Poi ci sono i giornali dichiaratamente nemici: il Sole-24 ore di Confindustria (la Marcegaglia detesta Montezemolo), il Giornale e Libero (Berlusconi odia Montezemolo). Ecco: questi lo scorticano vivo confinando la sua quasi-discesa in campo in minuscoli trafiletti e, se al rinvio a giudizio non dedicano nemmeno una stoccata subliminale (come Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e TgLa7), è solo perché non avevano spazio:ma stanno preparando inserti speciali sullo scandalo di Anacapri.

Impossibile infatti che Feltri e Belpietro, così eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano ignorare la villa di Montezemolo (non del cognato). Fossimo in lui, però, più che del soffocante assedio mediatico, ci preoccuperemmo del fuoco amico: sul sito di ItaliaFutura, l'ultimo intervento di Luca è stato intitolato "Uno sforzo corale di ricostruzione". Il titolista faceva prima a suicidarsi.

2 - PENULTIMO STADIO...
Oliviero Beha per "il Fatto Quotidiano"

Ma sì, trombe, fanfare e campane, ecco a voi il terreno marchese Luca di Montezemolo, in procinto di guidare una "Lista Civica Nazionale" e magari un po' pallonara. Non era lui il Direttore Generale del Comitato Organizzatore dei Mondiali del '90, quelli degli stadi nuovi e del resto? Era lui, o un omonimo?

3 - LUCHINO LECCHINO...
Da "il Fatto Quotidiano" - Domenica il Giornale spara un titolaccio in prima pagina: "Montezemolo va fuori pista. L'eterno indeciso". Il presidente della Ferrari, avendo criticato timidamente il governo B., va subito sistemato.

 

Feltri lo accusa di "scaldarsi i muscoli per fare casino", lo paragona ai "menagramo" che "campano di disgrazie" e sono ospiti fissi nei talk show "perché alzano l'audience", gli imputa "il vizietto di intervenire pressochè settimanalmente nelle vicende politiche" e "il sospetto che sia sul punto di offrirsi a un partito o a un altro", dunque "rischia di stufare", ma non si capisce "che cavolo ha in testa", insomma "neanche Prodi in piena forma è stato capace di tanta banalità".

Ieri la feroce replica di Montezemolo: "Caro Vittorio, ho letto il tuo editoriale di ieri, efficace e affilato come sempre... Condivido in pieno il tuo convincimento... Spero di vederti presto, nell'attesa (non lunga) ti abbraccio con affetto". Il trattamento Boffo funziona sempre a meraviglia.

4 - ABUSO EDILIZIO NELLA VILLA DI ANACAPRI - IL "RICOSTRUTTORE" MONTEZEMOLO A PROCESSO...
Vincenzo Iurillo per "il Fatto Quotidiano"

 

Sul sito dell'associazione Italia Futura il suo ultimo intervento è intitolato "Uno sforzo corale di ricostruzione". Dalla parola d'ordine all'esempio. Per i lavori di ristrutturazione della sua villa di Anacapri, Luca Cordero di Montezemolo ha incassato un rinvio a giudizio per abuso edilizio, deturpamento di bellezze naturali e falso, in concorso con altri tre imputati.

La prima udienza si terrà il 18 aprile 2011, davanti al giudice unico della sezione distaccata di Capri del Tribunale di Napoli. I legali dell'ex presidente della Fiat e della Confindustria confermano la notizia e precisano: "Si tratta di una contestazione su una violazione urbanistica sull'utilizzazione di un garage in cui Montezemolo è coinvolto in quanto utilizzatore e non come proprietario".

Utilizzatore finale? Secondo la procura di Napoli l'imprenditore è formalmente affittuario della villa, ma anche principale azionista della società proprietaria. E per questo viene rinviato a giudizio È una storia fastidiosa per Montezemolo, proprio mentre è alle prese con la "discesa in campo" in politica. L'inchiesta a carico del presidente della Ferrari e dell'associazione "Italia Futura" svela dettagli imbarazzanti.

SINDACO E VIGILI UN PO' DISTRATTI
Due i filoni delle indagini condotte dal commissariato di Polizia di Capri e coordinate dal pubblico ministero Milena Cortigiano, con la supervisione del capo del pool ambiente della Procura di Napoli, Aldo De Chiara. Il primo filone ha riguardato le irregolarità urbanistiche ed edilizie compiute in Villa Caprile, la dimora estiva di Montezemolo. Si tratta di una residenza in un'area ultra vincolata, realizzata negli anni Cinquanta dall'ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese, e acquistata nel 2002 dalla Finanziaria Sviluppo Holding (Fisvi), una srl quasi per intero di proprietà di Montezemolo, e presieduta da Francesco Saverio Grazioli (anch'egli imputato).

Il secondo filone ipotizza la connivenza di tre vigili urbani, di un geometra dell'ufficio tecnico comunale e dell'ex sindaco di Anacapri, Mario Staiano, raggiunti da un avviso di conclusione delle indagini per reati che vanno dal favoreggiamento all'omessa denuncia, dall'omissione d'atti d'ufficio al falso ideologico, perché coinvolti a vario titolo, secondo la procura, in una storia di ispezioni non compiute o "ammorbidite", relazioni truccate per non danneggiare l'illustre ospite dell'isola azzurra, persino un'informativa di reato che invece di essere spedita in Procura risulta rimasta stranamente chiusa in un cassetto.

Staiano risponde di favoreggiamento perché "avrebbe suggerito" di non segnalare gli abusi in atto e di "trovare un modo amichevole" per chiudere la vicenda. Dopo mesi di lavoro investigativo, dopo aver indagato l'attuale sindaco Francesco Cerrotta (che non compare nell'avviso concluse indagini e potrebbe essere archiviato), e dopo aver messo alle strette il geometra comunale Gennaro D'Auria, colpito dalla misura cautelare della sospensione dall'incarico per due mesi, i rami di indagine sono rimasti processualmente indipendenti.

I magistrati si sono chiesti per quale ragione pezzi importanti di amministrazione ignorassero i presunti abusi di Montezemolo, e hanno provato a indagare su un accordo corruttivo. Concentrandosi anche sulla Panda che l'ex presidente della Fiat nel 2007 ha regalato al comando dei caschi bianchi, più o meno nel periodo in cui i lavori edilizi a Villa Caprile si intensificavano.

 

LE PANDA PROMOZIONALI
Ma gli avvocati di Montezemolo hanno dimostrato che quel dono faceva parte di una campagna di promozione della casa automobilistica. Altri comuni hanno ricevuto vetture Fiat e la Procura, convinta che non c'è stata corruzione, ha separato i fascicoli. A carico dei vigili, del geometra e dell'ex sindaco potrebbe arrivare una richiesta di rinvio a giudizio per il giudice dell'udienza preliminare (Gup).

 

Per Montezemolo, Grazioli e i tecnici che hanno curato le pratiche edilizie, attestando circostanze difformi da quanto poi accertato dalle indagini, il processo è stato disposto con un decreto di citazione diretta. La residenza, ormai ribattezzata a Capri ‘Villa Montezemolo', forse iniziava ad andare un po' stretta alle esigenze del manager, se è vero quanto sostenuto dall'accusa: un rudere e un vecchio garage di 70 metri quadrati sono stati recuperati ad uso abitativo senza autorizzazione, mentre la cucina è stata ampliata nel sottoscala, un portico è stato chiuso, e altri interventi minori sono stati compiuti.

 

Probabilmente i presunti abusi sarebbero rimasti sconosciuti ai più se un consigliere regionale Pdl, Pietro Diodato, non avesse redatto nel marzo 2009 un'interrogazione all'allora governatore della Campania Antonio Bassolino: "L'amministrazione comunale di Anacapri dimostra, per ciò che riguarda gli ampliamenti infiniti di cui è oggetto la villa, di essere servile verso i potenti di turno ed arrogante coi propri amministrati ", scriveva Diodato. Il giudice dovrà stabilire se le cose sono andate davvero così.

 01-12-2010]

 

 

 

SMONTEZEMOLIAMOCI/2 - Eureka! il marchesino cordero è il prototipo dell’homo vanzinianus per antonomasia: Christian De Sica - Ma non tanto il De Sica dei cinepanettoni, troppo “generone” capitolino, quanto il De Sica fighetto di “Sapore di mare” - "libero": FESTINI HIPPIE E SCAZZOTTATE: FA LA MORALE SULL’IMMAGINE DEL PAESE. MA IL suo PASSATO È DA BUNGA BUNGA

Franco Grattarola e Giuseppe Pollicelli per "Libero"

«Credo che soprattutto in questi momenti noi abbiamo il dovere di spingere ancora di più nel contribuire a tenere alta l'immagine del Paese nel mondo, come fanno tante persone, non solo imprenditori, ma militari, ricercatori, il mondo della cultura. Noi facciamola nostra parte», ha detto ieri Luca Cordero di Montezemolo, inaugurando il parco "Ferrari World" ad Abu Dhabi.

L'immagine è in effetti tratto fondante del discorso pubblico dell'ex leader Confindustria eternamente a un passo dall'impegno diretto in politica. Ecco, proprio l'immagine di Montezemolo che campeggia in pagina è un involontario aiuto dal passato al grande legame tra politica (futura come la sua Italia?) e cinema. Legame profondissimo, non solo perché gli attori, smessi gli abiti di scena, si prestano talvolta a indossare le austere divise del potere (Reagan, Schwarzenegger o Luca Barbareschi).

Ma anche perché di molti politici è stato visto un alter ego di celluloide. Per esempio, Giulio Andreotti è stato spesso paragonato all'indimenticabile Albertone. Nel pieno della sua implacabile campagna di stampa contro Antonio Di Pietro, poi, Giuliano Ferrara riscontrò sorprendenti analogie fra il milieu dipietrista e «il modello estetico di Alvaro Vitali, l'indimenticabile scorreggione oggetto di culto per i cinéphiles ad alta perversione mentale ». Silvio Berlusconi, a cui gli avversari non hanno mai risparmiato epiteti, non ha trovato di meglio, con il suo "ghe pensi mi", che identificarsi con il proverbiale Cavaliere di Tino Scotti.

CORDERO SELVAGGIO - E il probabilissimo politico Luca Cordero di Montezemolo, invocato da molti come il salvatore della patria, a quale attore di ieri o di oggi può essere paragonato? L'elegante silhouette del presidente della Ferrari esclude a priori qualsiasi similitudine con il bestiario della commedia all'italiana più sbracata. A ben vedere, però, in alcune commedie anni 60 e 70 fanno capolino nobili e snob fisicamente simili al fondatore di Italia Futura. Ma si tratta di caratteristi poco noti, non degni di essere affiancati a Luca. A sciogliere il dilemma è l'ultimo libro di Enrico Vanzina, "Una famiglia italiana".

 

Scrive lo sceneggiatore che «Luca Cordero di Montezemolo, alla fine degli anni 60, diventò uno dei miei migliori amici (oggi forse è più amico di Carlo). Ci legò indissolubilmente un viaggio a Cortina. Lui aveva vent'anni, io diciotto. Partimmo da Roma su di una Fulvia Coupé, la sua».

Eureka! Luca Cordero di Montezemolo è il prototipo dell'homo vanzinianus per antonomasia: Christian De Sica. Ma non tanto il De Sica dei cinepanettoni, troppo "generone" capitolino, quanto il De Sica fighetto di "Sapore di mare". Con una non secondaria differenza relativa alla località vacanziera prescelta. Se gli eroi vanziniani agiscono sulle interclassiste sabbie della Versilia, Luchino era solito trastullarsi nella più ben esclusiva spiaggia di Porto Ercole. Ed è qui che, nell'agosto del 1968, si rende protagonista di un episodio che pare uscito proprio dalla penna del suo vecchio amico Enrico Vanzina

 

COME I VANZINA - Un fotoreportage di Giacomo Alexis, pubblicato dal settimanale "Lo Specchio" l'11 agosto 1968, immortala sapidamente il sapore di mare montezemoliano: «Alcuni amici hanno fatto credere a Luca Montezemolo, qui ospite di Cristiano Rattazzi, che la bella Sandra era perdutamente innamorata di lui, e trascorreva le notti insonni sognandolo ad occhi aperti. Lusingatissimo, il buon Luca ha indossato la sua più bella camicia hippie a crisantemi e dalie (ne ha una collezione) ed è sceso alla conquista della fanciulla.

Vistasi oggetto di tante improvvise attenzioni, la ragazza si è insospettita e si è mantenuta piuttosto freddina, mentre Luca raddoppiava le arditezze. Finché, come era evidente fin dall'inizio, si addivenne ad una spiegazione. Saltò fuori, così, che Sandra non aveva mai concupito, né pensato di concupire, il buon Luca. Si trattava, con ogni evidenza, di uno scherzo. Mentre la fanciulla, trattata piuttosto maluccio dal pretendente mancato, si metteva a piangere, lui se ne andava alla ricerca degli amici autori, o presunti tali, della beffa. È finita con una solenne scazzottata».

Che dire? Se è vero che un premier scazzottatore potrebbe rivelarsi adatto a un parlamento in cui non mancano violenti, provocatori e urlatori, non è meno vero che l'ambizioso obiettivo montezemoliano di rinnovare l'immagine della politica passa da una strada obbligata: la pubblica abiura, da parte di Luca, del proprio look giovanile. Quegli abiti sgargianti, degni del "Ma - nuale del playboy" di Renzo Barbieri, sono al contempo pacchiani, sfacciati e vecchi. E la politica italiana, come possiamo constatare ogni giorno, pacchiana, sfacciata e vecchia lo è già abbastanza di suo.

 01-12-2010]

 

 

 

1- UN PUNZO IN UN OCCHIO PER LUCHINO
Camille Desmoulins per Dagospia

 

Quando gliel'hanno riferito, dicono, gli si è scompigliato tutto il ciuffo. Lo Smontezemolato dei Parioli sta capendo sulla sua propria pelle che finchè si gioca alle macchinine è un conto, ma con la politica è tutto più complicato. E soprattutto, che gli ex amici possono diventare pericolosi nemici. Una cosa è certa: il suo attivismo da futuro premier dai belli capelli gli sta fruttando molti bastoni tra le ruote, anzi tra i binari.

 

C'è un semaforo rosso sulla ferrovia di Luchino che si chiama Mauro Moretti, l'arcinemico, uno che la politica la sa fare sul serio grazie ad amicizie e relazioni ad altissimo livello (cercare dalle parti di Palazzo Chigi...). L'ad di Ferrovie dello Stato, concorrente (si fa per dire, di fatto è monopolista del trasporto ferroviario) della NTV di Montezemolo, sta facendo una guerra di posizione alle locomotive smontezemolate, e l'altro giorno ha piazzato un colpo molto pesante.

 

Moretti si è fatto nominare vicepresidente dell'Unione industriali di Napoli (la Confindustria napoletana), come superbig per la squadra del nuovo presidente degli industriali partenopei Paolo Graziano, nominato lo scorso 22 novembre. Che c'entra Luchino? C'entra, c'entra... Perché il candidato che è stato fatto fuori altri non è che Gianni Punzo, presidente dell'Interporto Campano e socio di Luca di Montezemolo in Ntv che dovrebbe partire nel 2011. Punzo, come pure Luchino, non l'hanno presa benissimo.

 

Il socio di Montezemolo ha scritto una lettera di fuoco, preventiva, a Graziano. "Apprendo che sei obbligato a ritirare l'invito da tempo rivoltomi a far parte del prossimo comitato di presidenza dell'associazione. Purtroppo le motivazioni da te addotte e il fatto che rappresento 550 imprese azioniste del gruppo Cis-Interporto mi obbligano a sottolineare alcune gravi anomalie di questa vicenda...».

 

Per esempio, «stando a quanto da te riferito il veto sul mio nome da parte della presidente Emma Marcegaglia e dell'amministratore delegato del Gruppo Fs Mauro Moretti» (riferimento seccamente smentito però dal neopresidente Graziano). Ferrovie dello Stato di cui Punzo precisa di essere «concorrente attraverso la società Ntv». La stessa compagine nella quale siede anche Luca di Montezemolo: «Mio amico da 30 anni e persona che stimo moltissimo, opinione evidentemente non condivisa dall'attuale presidente di Confindustria».

 

Accuse pesanti, che dovrebbero essere il preludio per le dimissioni dello smontezemolato Punzo dall'Unione industriali di Napoli. Ma soprattutto una spia eloquente dei rapporti (pessimi a quanto pare) di Montezemolo con i vertici marcegagliati di Confindustria e dunque con l'establishment industriale che dovrebbe lanciargli la volata a
nuovo premier dei fighetti.

La scelta di risiko fatta da Moretti, di prendere posto nei vertici campani di Confindustria facendo fuori Punzo, ha un senso strategico molto chiaro per gli interessi di Fs e Trenitalia. In ballo c'è la questione, enorme, del trasporto merci, teatro di un un fortissimo scontro tra Moretti e imprese private che cercano di entrare in quel mercato.

 

L'ad di Fs sta di fatto ostacolando l'ingresso delle compagnie private, con un piano di ristrutturazione della rete che prevede vincoli capestro per gli operatori privati e il passaggio di 160 scali da Rfi a Trenitalia, che potrà così - se il piano sarà approvato - farne quello che vuole, tagliando le gambe ai concorrenti.

E, guarda caso, a Napoli è proprio l'Interporto campano di Punzo a rappresentare uno snodo centrale per lo sviluppo del merci privato. Con Moretti insediato nell'Unione industriali, sarà dura organizzare una resistenza. Soprattutto se è vero poi quel che pensano gli smontezemolati, e cioè che Confindustria è tutta dalla parte di Moretti e contro Luchino. A quel punto dovrà consolarsi con l'Italia futura. In quella presente sembra messo abbastanza male.

 

2- BOSSI, MONTEZEMOLO? COME HA FATTO A FARE I MILIARDI?
(ANSA) - 'Montezemolo e' uno che le rogne se le cerca. Parla di politici piu' morali? Ma chiediamogli come ha fatto a fare il suo treno guadagnando migliaia di miliardi...'. Umberto Bossi ha polemizzato cosi' con il presidente della Ferrari rispondendo ai giornalisti che a Pavullo gli hanno chiesto dei recenti scontri con Montezemolo. 'E' l'esempio tipico di italiano che vede la pagliuzza nell'occhio dell'altro e non la trave nel suo. Ma come mai gli hanno dato il permesso per il treno?'.

 

3- LA RUOTA DI SCORTA - LE INDISCREZIONI E LE SMENTITE DI UNA SUA ENTRATA IN POLITICA VANNO AVANTI DA ANNI. MA RESTIAMO SEMPRE ALLE ESTERNAZIONI A TUTTO GAS. SENZA FATTI
Giampaolo Pansa per "Libero"

 

Ma che diavolo aspetta a scendere in campo? Che arrivi la settimana dei tre giovedì? Che Silvio Berlusconi scappi ai Caraibi con un aereo carico di fanciulle in fiore? O che Pierluigi Bersani cada dal tetto della facoltà di Architettura? La domanda è rivolta a Luca Cordero di Montezemolo, nato a Bologna 63 anni fa, detto per brevità Montez, presidente della Ferrari. È lui il vip più invocato in Italia. Affinché si dedichi alla politica vera. Quella che, alla fin dei conti, decide. Poco più di un anno fa, nel settembre 2009, avevo scritto per "Libero" un articolo sul suo conto. La mia conclusione era stata la seguente.

 

Ritenevo che a Montez non convenisse gettarsi nella fornace della lotta politica. E prevedevo che non l'avrebbe fatto. Nel clima rabbioso che già s'intravedeva, un personaggio come il suo sarebbe stato messo nel tritacarne. La sua vita passata, insieme a quella presente e a quella futura, non avrebbero avuto scampo. La casta dei professionisti politici ne avrebbe fatto poltiglia. Per questo, l'ipotesi finale era semplice e chiara. Bisognava aspettare che la baracca Italia crollasse del tutto. Soltanto allora, forse, avremmo visto Montez scendere in campo.

 

Ma adesso ci siamo. Non sono così pessimista da pensare che il crollo sia vicino. Tuttavia, l'aria che tira è pessima. Il governo Berlusconi è a un passo dalla caduta. E non credo sia in grado di reggere sino al 2013, termine della legislatura. I due blocchi primari, centro-destra e centro-sinistra, sono allo sfacelo. Il terzo blocco, quello centrista, esiste soltanto sulla carta. Tutto è incerto. Il Cavaliere guiderà le sue truppe in una probabile campagna elettorale.

 

Ma gli avversari non riescono a trovare un leader all'altezza di batterlo. Montez conosce meglio di me quali siano i rischi che il paese sta correndo. Per di più, non da ieri coltiva il proposito di darsi alla politica. Tre anni fa, un dirigente della Fiat mi aveva spiegato: «Luca spasima di farlo. Non gli basta più l'incarico di presidente della Confindustria. Vede l'Italia andare a rotoli e vorrebbe impedire che precipiti nel baratro. Però teme i contraccolpi brutali della casta dei partiti».

PRECEDENTI NEGATIVI
Ma esisteva anche un altro motivo per dubitare di compiere quel passo. Era il ricordo dell'infelice esperienza di Umberto Agnelli nei panni di senatore democristiano. Fra il 1976 e il 1979, Montez aveva lavorato accanto a lui con grande abnegazione. Al punto di meritarsi uno storico sfottò di Fortebraccio, il corsivista dell'"Unità": «Arriva Umberto Agnelli scortato da Luca Cordero di Montezemolo, che non è un incrociatore».

 

Luca temeva di dover vivere di nuovo quegli anni amari. Per questo esitava. Si sentiva già nel mirino come uno dei Poteri Forti pronti a fare un golpe, secondo l'in - vettiva del ministro Renato Brunetta. E non voleva che gli capitasse pure di peggio. Maadesso il tempo sta scadendo anche per lui. Ho stima per Montez. Però credo che non dovrebbe più traccheggiare. Anche per un fatto che non può sfuggire a un cronista attento. Ogni volta che si apre un giornale, ci imbattiamo in un'esternazio - ne del presidente della Ferrari. O in un appello che gli viene rivolto affinché si decida.

Vogliamo citarne qualche esempio? Il 3 ottobre 2010, sul "Corriere della sera", Raffaella Polato registra l'ennesimo rifiuto di Luca a scendere in politica: «No, no e no. Questa storia della mia discesa in campo è una cosa lunare». Ma due giorni dopo, Montez pronuncia un discorsopara- politico alla Hopkins University di Bologna. E spiegachela ricetta per rimettere in moto l'economia italiana è la detassazione del lavoro dipendente.

 

IL PAPA NERO
Il 6 ottobre si comincia a parlare di Montez come del Papa nero della sinistra, l'unico in grado di rianimare un ambiente politico in agonia.MarcoSarti, del "Rifor - mista", registra l'opinione di Cesare Romiti, il vecchio capo supremo della Fiat. Lui dice: «Montezemolo in politica? Io certamente non lo voterei». A "La Storia Siamo Noi", il programma tivù di Giovanni Minoli su Rai 2, Romiti rievoca i motivi che obbligarono Luca a lasciare la Fiat. E lo fa con la precisione feroce dei signori anziani, testimoni di vicende scabrose.

 

Lo stesso giorno, sempre sul "Riformi - sta", Goffredo Bettini, già eccellenza veltroniana, suggerisce alla sinistra di affidarsi a Montezemolo. Gli replica subito Alfonso Gianni, già spalla di Fausto Bertinotti: «Ecco una brutta idea». Il 9 ottobre, nuoverisposte raccolte all'assemblea nazionale del Partito democratico, in quel di Busto Arsizio. Rosy Bindi garantisce che Luca non serve. Altri la pensano in modo diverso. Beppe Fioroni taglia corto: «Meglio un interlocutore in più che uno in meno. Ma dopo tanto predicare, per Montezemolo è venuta l'ora di praticare». Montez risponde attraverso "Lette - ra43.it", il quotidiano on line di Paolo Madron. Dice di avere stima per i dirigenti democratici.

Ma spiega di essere stufo di sentirsi «tirare per la giacchetta». E aggiunge: «Resterò al mio posto di presidente della Ferrari. Non scendo in campo. Pensare che sia io il Papa straniero è roba da marziani». Il 13 ottobre, nuova esternazione indiretta di Montez, attraverso il sito di "Italia Futura", la sua fondazione. Lamenta che nell'ultima settimana si è visto candidare a leader del Pd, a sindaco di Roma, a capo del fantomatico Terzo Polo. Un fatto che gli conferma lo stato confusionale dei partiti italiani: «Sarebbe più utile rispondere alle questioni che poniamo, invece che indulgere in puerili giochi di fantapolitica».

 

Otto giorni dopo, a Roma, nel presentare un libro, Montez ci regala la sua battuta più efficace: «È inutile parlare di una mia discesa in campo da politico. Non c'è nemmeno il campo!». Passano le settimane, e il tormentone Luca sì o Lucano continua. Sino a quando, intervistato da Alessandro Troncino del "Corriere della sera", Massimo Cacciari non azzarda una risposta netta. Il 14 novembre, il filosofo dice che il famoso Terzo Polo, quello di Fini, Casini e Rutelli, non può andare lontano se «gli imprenditori come Montezemolo non scendono in campo».

Per Cacciari l'unica ancora di salvezza è Luca: «Il Pd è stato diretto in modo folle. Franceschini ha fatto quello che ha potuto. Bersani ha dato al partito un'immagine socialdemocratica vecchia. Vendola? I paragoni con Obama fanno ridere i polli. Lui rappresenta un'ideologia minoritaria che non sarà mai cultura di governo».

 

SCHIANTO A DUBAI
Ma il 14 novembre è anche il giorno nero della Ferrari che, ad Abu Dhabi, perde il mondiale di Formula Uno. Due giorni dopo, Montez compare sulla prima pagina di "Repubblica" per rispondere a un articolo del quotidiano di Ezio Mauro dedicato alla "Nazione dei perdenti". Un'im - magine che Luca trova «inaccettabile e falsa». Tuttavia molti pensano che la sconfitta della Ferrari frenerà la carriera politica di Montez. Andrà così? Chi lo vuole in campo contro Berlusconi spera di no. I futuristi di Fini lo corteggiano.

 

Il 20 novembre, "La Stampa" pubblica un sondaggio della Swg. Una lista con il suo nome varrebbe il 9 per cento dei voti. E guidato da Montez il Terzo Polo, quello auspicato da Cacciari, potrebbe arrivare al 21 per cento. Il giorno successivo, domenica 21 novembre, Montezemolosi presenta nel salotto televisivo di Fabio Fazio. Il conduttore, specialista nel lecca lecca con i vip che invita, gli dà spago, osservandolo con occhietti da topino rispettoso. E Montez lo ricambia regalandogli una battuta al veleno contro il Berlusca: «Il suo governo è un cinepanettone arrivato ai titoli di coda».

 

Poi rinnova il rifiuto a entrare in politica: «Non ho intenzione di fondare un partito, né di entrare in un partito che già c'è». Siamo, per ora, alle battute finali del tormentone. Il 24 novembre Luca parla a un convegno della sua fondazione "Italia - futura". Per annunciare l'evento, si compra una paginata pubblicitaria sul "Cor - riere della sera". Dominata da una sua foto in formato gigante. Nel vederla ho pensato: sembra un manifesto elettorale.

 

Lo slogan sarà Montez a rivelarlo durante la convention: «Ho il dovere di fare qualcosa per l'Italia». Come andrà a finire? Non lo so. Però posso dare un consiglio a Montezemolo: limiti le esternazioni a tutto gas. Non calchi le orme di Giorgio Napolitano. In fondo, il vecchio Giorgio è pur sempre il presidente della Repubblica. [26-11-2010]

 

. E ANCHE AD ANACAPRI LO CERCANO...
Tra una Bondata e l'altra, il Cetriolo Quotidiano (p. 4) trova il tempo di dedicarsi un po' anche allo statista di Maranello: "Abuso edilizio nella villa di Anacapri. Il "ricostruttore" Montezemolo a processo. Indagato l'ex sindaco per aver finto di non vedere. Per la procura la casa è di Montezemolo, ma l'imputato minimizza: "Sono solo l'utilizzatore". Eccone un altro, ve l'avevamo detto ieri. Bel colpo di Vincenzo Iurillo.

 26-11-2010]

 

 

PARA-GURI D’ITALIA - CACCIARI: "SE SI VOTA l’ingresso ufficiale DI MONTEZEMOLO in politica sara’ automatico" - DILIBERTO: "MARCHIONNE E’ PIU’ BRAVO. non so cosa farà ma è un consumato navigatore di aziende e di politica italiana" - BRIGUGLIO: “SI IMPEGNERA’ CON LISTE CIVICHE PER NAPOLI” - "Fine del convegno. Montezemolo se ne va. Fuori c’è una Cinquecento rossa che lo aspetta. Con autista

 

1. CACCIARI: SE SI VOTA INEVITABILE DISCESA IN CAMPO MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Non ho capito come intenda farlo, cosa intenda fare e soprattutto quando. Ma in caso di elezioni anticipate il suo annuncio per l'ingresso ufficiale in politica sara' automatico". Lo dice, ai microfoni di CNRmedia, l'ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari.

 

"Montezemolo e' molto vago nelle sue prese di posizione. Lo capisco, perche' tenere in piedi una baracca per due anni e' molto piu' complicato che lanciarsi in una campagna elettorale da qui a primavera. Penso che inevitabilmente prima poi fara' la scelta, quando e come mi sfugge. Capisco le sue titubanze ma non possono durare in eterno. Penso che in caso di elezioni anticipate il suo annuncio sarebbe automatico", conclude Cacciari.

 

2. DILIBERTO, MONTEZEMOLO? MARCHIONNE E' PIU' BRAVO...
(Adnkronos) - "Montezemolo? Spero che non si arrabbi ma io temo di piu' Marchionne perche' e' piu' bravo. Perche' non ha ambizioni politiche in senso stretto e perche' viene da un altro mondo. Montezemolo non so cosa fara' ma e' un consumato navigatore di aziende e di politica italiana". Lo ha affermato Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra, che in un'intervista a 'ItaliaOggi' ha commentato la possibilita' di una discesa in campo dell'ex presidente della Confindustria in caso di elezioni anticipate.

 

3- BRIGUGLIO (FLI): MONTEZEMOLO? SI IMPEGNERA' CON LISTE CIVICHE PER NAPOLI
Montezemolo è impegnato a sostenere una lista civica a Napoli. Carmelo Briguglio, deputato Fli, dà la notizia ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da Pecora' "Montezemolo è una delle personalità che dà prestigio al nostro paese e secondo me ha deciso intanto di agire nel prepolitico.

Quindi, gli chiedono i conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, si candiderà nel capoluogo campano? "Da quello ho capito non lui direttamente. E credo che Napoli ora abbia bisogna di aria nuova". Politicamente, in quale area si schiererà? "Potrebbe impegnarsi ovunque ma spero che lo faccia nell'aria del centrodestra, sarebbe importante che un imprenditore di successo rappresenti l'area dei moderati", ha concluso il finiano.

 

4- "LUCA, NON È PIÙ POSSIBILE ASPETTARE" - IL PRESSING DEGLI AMICI SUL LEADER FERRARI
Roberto Mania per Repubblica

"Luca, non puoi non scendere in politica. Questo è il momento. Non è più il tempo di restare a guardare. Non possiamo permetterci un'altra legislatura così". Roma, lussuoso Hotel de Russie, Via del Babuino, a pochi metri da Piazza del Popolo. Atmosfera prenatalizia. I circa sessanta soci fondatori del think tank "Italia Futura" sono a colazione con il presidente Luca Cordero di Montezemolo....

 

Sono la "squadra" di Montezemolo. E questa volta vogliono fare politica, sporcarsi le mani. Tranne uno, tutti gli altri disapprovano l'annuncio che Montezemolo ha fatto domenica scorsa intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo che fa": non scendo in politica, non in questa fase. Il refrain della colazione è esattamente un altro: "Se non ora, quando?".

"Italia Futura" vuole farsi partito. Un nuovo partito, che nasca dalla società civile, che provi a diffondersi nel territorio. Che mischi vecchio e nuovo, internet con Max Weber, l'interesse nazionale con la globalizzazione, la politica con la società civile, le generazioni tra loro.

 

E allora se quello che si celebra poco dopo, nel piccolo auditorium tra Via del Babuino e Piazza di Spagna (sala stracolma con qualche faccia nota, molti giovani e tanti borghesi) non è un atto fondativo poco ci manca. E' quasi un comitato elettorale, quello riunito. Si distribuisce il nuovo paper "Giovani, al lavoro!", curato tra tre professori universitari. E poi l'eco-borsa con i manici lunghi e dentro una chiavetta usb. Gadget rossi. Rosso Ferrari....

Il timing per costruire un nuovo partito, o almeno per definire le "liste civiche" per andare alle elezioni non coincide esattamente con l'avvicinarsi della crisi. Montezemolo avrebbe bisogno di più tempo. E' questo che ha spiegato ai suoi supporter di "Italia Futura". Perché ora non ha alcuna intenzione di allearsi con il nascente Terzo Polo di Casini, Fini, Rutelli. Non è questo che vuole. Vorrebbe andare da solo alle elezioni e poi, probabilmente, stringere un patto con il Pd. Ci vorrebbe una nuova legge elettorale senza il premio di maggioranza del Porcellum. Ci vuole più tempo. Fine del convegno. Montezemolo se ne va. Fuori c'è una Cinquecento rossa che lo aspetta. Con autista.

 

5- MONTEZEMOLO IN POLITICA. PER FARE CHE?
Stefano Feltri per "il Fatto Quotidiano"
.........
Da ieri, però, i due ostacoli che separano Montezemolo dall'impegno politico a tempo pieno appaiono ridimensionati. Restare alla Ferrari, con il Mondiale di Formula 1 perso all'ultima corsa, non è più indispensabile e diventa complesso programmare la prossima stagione di Maranello quando la testa è a Roma.

 

Quanto ai treni Ntv, potenziale conflitto di interessi non da poco per un uomo politico, Montezemolo può sempre liquidare la propria quota o trovare una qualche formula di blind trust per congelarla (almeno sulla carta). Anche se la sovrapposizione tra la squadra di Italia Futura e quella dell'avventura ferroviaria è tale che scindere i due piani risulta di una qualche difficoltà.

Un esempio: Carlo Calenda, già a fianco di Montezemolo in Confindustria, è direttore dell'Interporto di Nola (base logistica campana di Ntv) e uno degli animatori dell'associazione, spesso autore di polemici editoriali. Ma questi sono dettagli e Montezemolo ha ancora qualche mese per affrontarli. 25-11-2010]

 

 

PARA-GURU FOR PRESIDENT - UN GIORNO DICE CHE LA MOGLIETTINA NON VUOLE CHE SCENDA IN POLITICA, QUELLO DOPO PUBBLICA SU CORRIERE E GIORNALE UNA PAGINATA DA "CHIAMATEMI, SONO IL VOSTRO PREMIER" (A REPUBBLICA NIENTE NO PUB! BASTA UN ARTICOLO?) E PARLA DA CANDIDATO: “HO IL DOVERE DI FARE QUALCOSA PER QUESTO PAESE” - LAPSUS FREUDIANO SUL GOVERNO: “SPERO CHE CONTINUI A ‘BRUCIARSI’”…

1. MONTEZEMOLO: "VENIAMO DA 15 ANNI DI NON SCELTE HO IL DOVERE DI FARE QUALCOSA PER QUESTO PAESE"...
Da "Il Giornale" - "Veniamo da 15 anni di non scelte, il Paese va ricostruito sotto tanti aspetti". Presentando il rapporto di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo sente "il dovere di fare qualcosa per il mio paese". Sottolineando che è ora di "uscire dal proprio particolare recinto per contribuire al bene comune", Montezemolo precisa che mai come ora serve un lavoro di squadra: "Basta con i superuomini. Il periodo dell'one man show è finito. Serve uno spirito di squadra. Bisogna trovare collaboratori sempre più bravi per lavorare con noi".

 

Paese fermo da 15 anni Secondo Montezemolo "si sta chiudendo, e male, un ciclo storico, quello della Seconda Repubblica. Ma non per questo dobbiamo autoflagellarci - ha sottolineato nel corso del suo intervento - pensando a questi 15 anni di non scelte che hanno portato a un obiettivo arretramento del Paese". Per Montezemolo "dobbiamo volgere lo sguardo alla ricostruzione, al futuro, e anche per questo i giovani sono chiamati ad essere parte attiva".

 

Il presidente di Italia Futura resta comunque ottimista sul futuro dell'Italia: "L'Italia non può e non deve rassegnarsi a uno spirito di declino - ha sottolineato - l'Italia deve farcela, l'Italia ce la farà, perchè ha tutti gli elementi e tutte le ricchezze per essere protagonista nei prossimi anni dello sviluppo del mondo".

 

2. SPERO CHE IL GOVERNO CONTINUI A 'BRUCIARSI', MA E'LAPSUS...
(ANSA) - E' solo un lapsus, ma l'intera platea di 'Italiafutura' batte le mani ridendo. Autore: Luca Cordero di Montezemolo. Durante il suo intervento conclusivo al convegno di 'Italiafutura', Montezemolo commenta la dichiarazione di Berlusconi secondo la quale 'il governo fa i fatti e gli altri le chiacchiere'.

'E' bene che il governo agisca - osserva Montezemolo - e' quello che chiedono i cittadini'. Poi, del pacchetto annunciato dal governo per alcune proposte sui giovani aggiunge: 'Spero che il governo continui a 'bruciarsi'...anzi, a bruciarci sui tempi'. Corregge la frase, ma tutti partecipanti al convegno ridono e battono le mani.

3. A BERLUSCONI: BENE SU GIOVANI, AVANTI COSI'...
(Adnkronos) - "Mi pare un ottimo auspicio. I cittadini non chiedono altro che il governo faccia. Aggiungo che la proposta del governo sull'imprenditoria giovanile e' in sintonia con quella che lanciamo oggi. Quindi complimenti e avanti cosi'". E' quanto afferma Luca Cordero di Montezemolo, commentando le parole di questa mattina del premier Silvio Berlusconi e, in particolare, la proposta di una imposta unificata e ridotta al 10% per i giovani che vogliono aprire un'impresa.

 

4. AL PREMIER: TUTTI AUSPICHIAMO CHE CI SIANO I FATTI...
(Adnkronos) - "Tutti noi auspichiamo, come cittadini, che ci siano i fatti. E se il presidente del Consiglio dice che fara' i fatti dobbiamo solo essere soddisfatti di questo perche' e' un momento importante". E' Luca Cordero di Montezemolo, prima di illustrare il rapporto della fondazione Italia Futura sui 'Giovani al lavoro' a rispondere cosi' al premier, Silvio Berlusconi, che aveva rivendicato il lavoro del governo dopo le critiche che lo stesso Montezemolo aveva rivolto all'esecutivo.

MONTEZEMOLO

5. EVITARE ELEZIONI CON SPIRITO COSTRUTTIVO...
(Adnkronos) - "Sarebbe davvero incredibile parlare di ipotesi di elezioni. La gente non capirebbe, in momenti come questi, perche' andare alle elezioni nel momento in cui si vedono problemi cosi' importanti all'orizzonte". E' Luca Cordero di Montezemolo, prima di presentare il rapporto 'Italia Futura' i 'Giovani al lavoro' a commentare cosi' la crisi politica in corso. "Siccome ne abbiamo gia' tanti di problemi in Italia, e se ne prospettano anche in Europa, cerchiamo di evitare le elezioni con spirito costruttivo", conclude.

 

6. SITUAZIONE PREOCCUPANTE IN IRLANDA, MA SU MANOVRA NULLA DI REALE...
(Adnkronos) - "Sono come tutti molto preoccupato della situazione europea perche' non ci dimentichiamo mai che per l'Italia l'Europa e' fondamentale". E' Luca Cordero di Montezemolo a commentare cosi' le tensioni a livello europeo che seguono alla grave crisi economica dell'Irlanda.

 

"Sono dunque molto preoccupato di queste tensioni finanziarie e della situazione di deficit di alcuni paesi anche se, al momento non c'e' niente di reale su un'eventuale manovra correttiva", aggiunge suggerendo di "stare ai dati", un invito questo che Montezemolo estende "anche alla politica".

24-11-2010]

 

 

1- TUTTI APPICCICATI ALLA TV PER IL KOLOSSAL IN DUE TEMPI "MONTEZEMOLO" E "FINMECCANICA" - 2- IL “VOLONTARIO” 63ENNE BOLOGNESE, MAESTRO DI COMUNICAZIONE E DI OPPORTUNISMO, ASPETTANDO "LA CHIAMATA" HA FATTO IL SUO PIT-STOP VELOCE SENZA CAMBIARE IL SUO PENSIERO GOMMOSO DENTRO IL QUALE È DIFFICILE INTRAVEDERE UN POLITICO DI RAZZA - 3- PER RIFARSI DALLA DELUSIONE PROVOCATA DAL “GEORGE CLOWN-EY DE NOANTRI”, ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE IL SECONDO TEMPO DEL KOLOSSAL, QUELLO DOVE LA GIOVANNA D’ARCO DEI POVERI, JENA GABANELLI, HA FATTO LA SUA SPARATA CONTRO FINMECCANICA - 4- PACINI BATTAGLIA è VIVO E LOTTA INSIEME A NOI! “A GUARGUAGLINI PIACEVA IL POTERE IN UNA MANIERA SMODATA. OGNUNO DI QUESTI UOMINI CHE CONOSCEVO HA UN COSTO. UN COSTO AMBIZIONE, UN COSTO ARTE, UN COSTO FICA, COME TI PARE. HANNO TUTTI UN COSTO. QUELLI CHE NON HANNO COSTI SONO UN’ECCEZIONE PIÙ UNICA CHE RARA” -

 

Sono migliaia gli imprenditori, i politici e i giornalisti che ieri sera si sono messi davanti alla televisione per assistere al kolossal in due tempi dedicati a Luchino di Montezemolo e a Finmeccanica.

 

Per non essere disturbati hanno mandato a letto le famiglie, hanno indossato il pigiama e con i piedi sul tavolino hanno cominciato a ingozzarsi di popcorn e Coca Cola, con Coca e Cola.

Lo spettacolo era troppo atteso per essere disatteso, e forte era stato il preannuncio dell'evento. La delusione è arrivata presto con Luchino di Montezemolo che ha negato fermamente di voler scendere in campo nei prossimi tre anni.

 

Il presidente della Ferrari è entrato nel salotto "civile" di Fazio e ha parlato in un modo così categorico che non sembra lasciare spazio a illazioni. La tensione trapelava dal tono leggermente alterato della voce e dall'enfasi con cui ha esaltato il ruolo della sua Fondazione alla quale i giovani dovranno iscriversi per mettere costruire il futuro dell'Italia.
Come al solito non sono cambiati gli appelli a "fare squadra" e nemmeno le battute nei confronti di Calderoli ("uno statista internazionale") e del governo "cinepanettone" che è ormai arrivato ai titoli di coda.

Ancora una volta il ragazzo dei Parioli ha dimostrato di essere un grande affabulatore, un maestro della comunicazione capace di affascinare le platee mescolando la retorica con la dialettica. Se poi si entra nel merito di quella che nelle aziende chiamano "la vision", allora il bilancio è più modesto perché la rivoluzione democratica di cui parla Montezemolone si regge su pochi principi ai quali ha aggiunto per ben due volte il grido: "Viva l'Italia!".

 

Dice Luchino che bisogna smetterla di autoflagellarsi e che non bisogna farsi stringere in un angolo come i pugili, ma che occorre smontare la macchina pesante dello Stato con poche cose da fare. E aggiunge come terzo punto del suo manifesto, che bisogna "credere nei giovani". C'è indubbiamente della passione dentro le parole di questo "ragazzo dei Parioli" che parla di un "dopoguerra dove eravamo poveri", ma il suo discorso non è ancora quello di un leader. Se invece del salotto "civile" di Fazio avesse detto le stesse cose davanti alle studentesse della Luiss, il manifesto politico sarebbe stato interpretato come quello di un volontario carico di buone intenzioni ma povero di idee.

Il bilancio del kolossal va cercato (come Dagospia ha spiegato più volte) nella sua volontà di rimanere a bordo del ring fino a quando i giochi non saranno chiari. E questa si può chiamare tattica, una scelta di autentico opportunismo, la stessa nella quale nuotano oggi tutti i leader della politica, da Fini a Bersani impigliati da quel camaleonte di Arcore che - come scrive oggi un giornale - "diventa verde davanti alla Lega, azzurro di fronte al malconcio Popolo delle Libertà e sempre più bianco per rabbonire i cattolici".

Certo, agli imprenditori sarebbe piaciuto che Luchino rispondesse alla domanda di Fazio sugli industriali che remano contro il centrodestra, ma Montezuma è troppo furbo per rispondere a questa domanda e a dire quali sono i ministri di qualità del governo. Così dopo uno spot su Ntv e il treno "Italo" che Mauro Moretti ha soprannominato "Franco", il "volontario" 63enne bolognese, maestro di comunicazione e di opportunismo, ha fatto il suo pit-stop veloce senza cambiare il suo pensiero gommoso dentro il quale è difficile intravedere un politico di razza.

 

Per rifarsi dalla delusione provocata dal "George Clowney de noantri", le migliaia di imprenditori e politici ingozzati di popcorn hanno dovuto aspettare il secondo tempo del kolossal, quello dove la Giovanna d'Arco dei poveri, Milena Gabanelli, ha fatto la sua sparata contro Finmeccanica. E qui si è assistito a un altro film, dove al posto di una modernità desiderata è entrato in scena un pezzo dell'Italia dimenticata, quella delle tangenti e degli affaristi che hanno riempito le cronache della Prima Repubblica.

È noto che la giornalista di Piacenza non ha pietà per nessuno, nemmeno per i telespettatori che per quasi due ore hanno dovuto seguirla in un labirinto di fatti e di personaggi aggrovigliati in un thriller ad alta tensione.

C'era molta attesa per questa puntata sull'azienda del comandante supremo Guarguaglini, sulla moglie Marina Grossi, e su quello strano personaggio che porta il nome di Lorenzo Cola. Anche i più ignoranti di tecnica cinematografica hanno capito che la dichiarazione iniziale con cui il Guargua ha dichiarato di non avere fondi all'estero e di non conoscere l'oscuro Mokbel, è stata una pecetta attaccata all'ultimo momento per far capire l'equidistanza della Gabanelli nella ricerca della verità.

 

Ma questo non è bastato a riequilibrare il tono della trasmissione che ha ruotato dall'inizio alla fine intorno alla stessa domanda: chi è Lorenzo Cola?, chi è quest'uomo che ha preso il volo dopo un incontro con il nipote di Andreotti che gli ha aperto le porte in Finmeccanica?

A rispondere sono stati in molti cominciando da Bernardo Barra, un imprenditore pugliese dall'aspetto inquietante che un tempo trafficava con Cola e ne ha dato la prima definizione di "consigliere economico". Al giornalista Paolo Mondani che gli chiedeva il significato di questa definizione Barra ha fatto allusioni generiche lasciando capire che l'intraprendente Cola maneggiava denaro. A questo punto con un salto poco comprensibile la Gabanelli lo ha definito "uomo che dialoga con il Pentagono" e si è chiesta come avesse fatto ad arrivare nel cuore del potere americano.

C'è voluta la ricostruzione della frode Carosello di Mokbel e Di Girolamo, per capire che Cola è "un faccendiere", "un uomo di fiducia" che attraverso la piccola società Digint è entrato nel corpaccione immenso di Finmeccanica.

 

Consigliere economico, faccendiere, uomo di fiducia, e anche consulente "che ha portato una tecnologia interessante", così ha detto Nicola Mugnato, il direttore generale della Digint. Tante definizioni, forse troppe, ed è a questo punto che la Giovanna d'Arco dei poveri ha sguainato la spada mettendo in campo un personaggio d'altri tempi, quel Chicco Pacini Battaglia che dopo lo scandalo dei fondi neri dell'Eni fu definito nel 1995 "il banchiere un gradino sotto dio". Il colpo di teatro ha fatto salire l'adrenalina e l'audience, perché al banchiere delle sette vite è stata carpita con abilità un'intervista carica di giudizi pesanti sul comandante supremo di piazza Monte Grappa.

Così si è scoperto che è stato lui, Pacini Battaglia, a volerlo portare in Finmeccanica per realizzare il sogno della vita del manager maremmano, ed è venuto alla luce che i due avevano quote in società comuni con le sigle iniziali dei loro nomi e cognomi e con l'intento di usarle a schermo di affari in Finmeccanica. "A Guarguaglini piaceva il potere - ha detto il banchiere un gradino sotto dio - ognuno di questi uomini che conoscevo ha un costo", e ha aggiunto per precisione: "un costo ambizione, un costo arte, un costo fica, come ti pare. Hanno tutti un costo. Quelli che non hanno costi sono un'eccezione più unica che rara", poi ha concluso dicendo che il costo del comandante supremo è sempre stato il potere che "gli piaceva in una maniera smodata".

Ma quando la Gabanelli ha cercato la pistola fumante, l'ex-amico di Lorenzo Necci e delle tangenti Enimont ha parlato di amicizie nei servizi segreti dove "se vendi le armi e non li conosci, non vai avanti". I popcorn e la Coca Cola stavano per finire e la Gabanelli, senza avere tra le mani le prove certe di corruzione e di tangenti, è dovuta tornare di corsa alla domanda iniziale: "ma chi è Lorenzo Cola, l'uomo che gode della fiducia dell'amministratore delegato di uno dei primi cinque gruppi al mondo nella produzione di armi?".

 

Sullo schermo è riapparso il faccione inquietante dell'ex-socio pugliese Bernardo Barra che ha raccontato storie di servizi segreti dove Cola ha preso per i fondelli generali e segugi facendo perdere loro un sacco di soldi in Borsa. Il racconto è apparso per certi versi ridicolo e la pistola fumante, quella che tutti aspettavano dei soldi alla politica e ai partiti, si è intravista soltanto quando il discorso è finito sull'Enav e sul circuito di commesse che dall'azienda dei radar sono passate alla Selex della moglie di Guarguaglini.

A molti spettatori il piatto è apparso ricco, così ricco da far venire il mal di testa fino a perdersi in un labirinto dove solo i magistrati potranno mettere chiarezza. Lapidaria è apparsa la conclusione della Giovanna d'Arco dei poveri che ha attribuito al consulente Cola la capacità di intermediare l'acquisto nel 2008 da parte di Finmeccanica del colosso americano delle armi DRS. E questa è apparsa davvero un'affermazione troppo grossa da digerire perché non si può pensare che un piccolo faccendiere per quanto abile sia riuscito da solo a smuovere il Pentagono e le lobby di Washington.

Dopo tre ore davanti al televisore migliaia di imprenditori, politici e giornalisti sono andati a letto con una forte emicrania. I due tempi del film, quello moderno di Luchino e quello arcaico da Prima Repubblica del Guargua, hanno lasciato molte domande sospese nell'aria. 22-11-2010]

 

 

IL DISASTRO MONTEZEMOLATO DELLA FERRARI DAVANTI AGLI OCCHI DI MARPIONNE E YAKI ELKANN - CALDEROLI CALDI: "Montezemolo, anziché fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale. Nel frattempo, se ne vada subito da Maranello" - TRANQUILLO, SE NE ANDRà A FINE ANNO, ARRIVA ANDREA AGNELLI...

- DISASTRO FERRARI - MONTEZEMOLO: "ORGOGLIOSO DEL TEAM, ALONSO OGGI NON HA COLPE..."
Repubblica.it

Vettel ha avuto una macchina migliore della nostra. La Red Bull ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi anche noi ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo partiti all'ultima gara in testa"

"Sono orgoglioso di questa Ferrari: abbiamo perso all'ultima gara per pochi punti, quando forse eravamo convinti di non perdere e questo fa più male". Così il presidente della Ferrari Luca di Montezemolo ha commentato una gara amara, spiegando poi che "Alonso è un pilota fortissimo e se oggi non ha vinto il Mondiale non è per colpa sua. Dire che siamo giù di morale è poco - ha poi concluso il presidente - oggi sarebbe bastato tenere la posizione o chiudere al quarto posto, avremmo vinto in ogni caso il Mondiale. E' andata così, Vettel ha avuto una macchina migliore della nostra. La Red Bull ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi anche noi ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo partiti all'ultima gara in testa".

Luca Cordero di Montezemolo con i piloti della Ferrari

"Tranne in due annate, la Ferrari per 12 anni ha vinto o perso il mondiale all'ultima gara, due anni fa con Massa. Quest'anno Fernando ha fatto una grande stagione, sempre vicino alla squadra. Siamo stati tutti protagonisti di questo grandissimo recupero, di una Ferrari che non si arrende mai abbiano. Certo, abbiamo perso quando non ce l'aspettavamo e per questo fa più male" rimarca il presidente della Ferrari che poi ha parole di elogio per il Direttore della Gestione Sportiva.

"Devo ringraziare Stefano Domenicali per aver tenuto unita la squadra, averla spronata a reagire, lottare per il titolo ed arrivare seconda per pochi punti". Quindi, parlando di Fernando Alonso: "E' un pilota fortissimo, straordinario, che ha dato fiducia alla squadra, che ci ha creduto fino in fondo e che se oggi non ha vinto il mondiale non e per colpa sua - sottolinea Montezemolo -. Ieri è stato protagonista di un ultimo giro per la qualifica fortissimo e se avessimo tenuto la posizione avremmo vinto il titolo. Lo voglio ringraziare non solo per quello che ha fatto in pista ma anche per quello che ha fatto fuori". Infine su Felipe Massa: "Tutti speravamo in qualcosa in più da Felipe, ma ha la voglia ed il carattere per rifarsi.
Ora dobbiamo assorbire questa delusione, sapendo che siamo secondi e protagonisti di questo grande recupero".

 

2- DISFATTA FERRARI, LA LEGA ATTACCA: "ORA MONTEZEMOLO SI DIMETTA"
Repubblica.it

 

Il disastro delle Rosse ad Abu Dhabi offre a Calderoli e Castelli l'occasione per attaccare il presidente della scuderia, spesso critico nei confronti del governo. "Ci ha fatto vergognare, se ne vada"

"Montezemolo si dimetta entro stasera". E' perentoria la richiesta di Roberto Calderoli, leghista ministro per la Semplificazione, subito dopo il disastro della Ferrari ad Abu Dhabi. Un impeto più che sospetto. Perché si parla di corse, piloti, strategie ai box, ma in realtà la sconfitta del Cavallino all'ultimo Gp è la sponda offerta ai leghisti per screditare l'imprenditore, fustigatore della politica economica del governo e indicato spesso come futuribile candidato al governo dell'opposizione.

 

"La Ferrari - sostiene Calderoli - è riuscita a perdere un Mondiale di fatto già vinto grazie alla demenziale strategia operata dai box. E visto che a perdere questo titolo sono stati gli strateghi ai box, e non certo l'ammirevole Alonso, chi è responsabile di questa disfatta deve andarsene. Quindi, entro sera ci aspettiamo le dimissioni di Luca Cordero di Montezemolo".

 

Ed ecco, come Calderoli solleva il velo sulla commistione tra sport e politica: "Montezemolo, anziché fare il grillo parlante della politica senza beccarne mai una, dovrebbe invece cercare di imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria nel Mondiale. Nel frattempo, se ne vada subito da Maranello, evitando di fare ulteriori danni alla Rossa che tutti noi abbiamo nel cuore".

 

Ed ecco, al controcanto, un altro importante esponente della Lega, Roberto Castelli, a cui si deve il significativo affondo. "Se dovessi usare nei confronti della Ferrari e del dottor Montezemolo lo stesso metro di giudizio che egli usa nei confronti del nostro governo - afferma Castelli -, dovrei dire che Alonso ha perso il mondiale a causa della gestione dilettantesca della corsa con il dottor Montezemolo ai box. Dico invece che mi dispiace molto e faccio i più sinceri auguri alla Ferrari di poter vincere l'anno prossimo".

La politica attacca Montezemolo, la politica lo difende. Ecco l'esponente Udc Maurizio Ronconi invitare gli italiani a dare il benservito a Calderoli "per averci invece condannato alla coda dell'Europa" e a ringraziare piuttosto Montezemolo e la Ferrari "che ci portano sempre ai vertici mondiali di quello sport". "Al di là della ridicolaggine - spiega Ronconi -, la richiesta dimostra lo stato di agitazione e la perdita di serenità dei ministri coscienti d'essere arrivati alla fine dell'avventura. Più che le dimissioni di Montezemolo, Calderoli pensi alle sue".

 

Per il Pd parla il deputato lombardo Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari Europei, tirando in ballo persino la rivalità tra il Gp di Monza e quello di Roma. "Castelli e Calderoli usano argomentazione senza senso - dice Farinone -. Se la Ferrari è conosciuta nel mondo lo si deve anche a Montezemolo. I due leghisti piuttosto si occupino del GP di Monza, che rischia di essere declassato dal GP di Roma proprio per colpa dell'alleanza Pdl-Lega. Oltre a protestare a parole, che fa la Lega per evitare che il Gp di Roma faccia scomparire il Gp di Monza? Oppure conta di più l'alleanza con i colonnelli romani del Pdl come Alemanno?".

3- «ITALIA FUTURA» DEBUTTERÀ A NAPOLI UN «TEST» PER SCEGLIERE IL PROPRIO CANDIDATO
Alessandro Trocino per il "Corriere della Sera"

 

Il sottotitolo è evocativo: «Rimettiamo in moto l'Italia». Il 24 novembre Italia Futura lancia una campagna in grande stile sull'occupazione giovanile, con un evento - «Giovani, al lavoro!» - che si tiene a Roma e che sarà concluso da un intervento di Luca Cordero di Montezemolo. Ottima occasione per rilanciare i temi cari al presidente della Ferrari, che in molti ritengono vicino a una discesa in campo.

 

La tavola rotonda, moderata da Giovanni Floris, avrà tra i protagonisti Antonio Campo Dall'Orto (Mtv), Irene Tinagli, economista e docente a Madrid già del Pd, oltre a Stefano Micelli e Marco Simoni. Non è previsto nessun ospite politico.

Ma tre giorni dopo, il 27 novembre, Montezemolo potrebbe partecipare, sia pure non da relatore, a un incontro sul «Nuovo polo per le riforme», che si terrà a Milano, presenti Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, Benedetto Della Vedova, Massimo Cacciari e Gabriele Albertini. Ennesimo segnale del movimentismo di Italia Futura, che non ha dato conferma delle voci che vorrebbero la nascita di una serie di liste civiche, ma che ha confermato il suo impegno crescente nello spazio politico.

Impegno che comincia da Napoli. Il think tank di Montezemolo è intervenuto pesantemente per criticare l'attuale amministrazione e per bocciare, in modo bipartisan, due dei candidati a sindaco che si sono affacciati negli ultimi tempi: Nicola Oddati, per il centrosinistra, e Fulvio Martusciello, per il centrodestra. Il primo perché troppo in continuità con la giunta Jervolino, di cui è assessore, il secondo perché «espressione del territorio, che da queste parti non è esattamente una garanzia».

 

Ma Italia Futura nei prossimi giorni ha intenzione di andare oltre. E così entro un paio di settimane convocherà una conferenza stampa per annunciare un questionario con una quindicina di punti, da sottoporre a candidati e partiti. In base alle risposte, la fondazione di Montezemolo deciderà a chi andrà il suo endorsement esplicito: per ora il più apprezzato è Umberto Ranieri, che però non ha grandi esperienze amministrative, dicono in Fondazione, dove aspettano anche altre candidature.

Nei giorni scorsi si era fatto il nome di Giovanni Lettieri, industriale che gode di simpatie trasversali, come primo candidato di una lista civica di Montezemolo. Voci che non hanno trovato conferma. Comunque sia, il prescelto per l'endorsement non avrebbe solo un appoggio simbolico. Perché, spiegano da Italia Futura, a lui arriverebbero aiuti concreti per finanziamento, il fund raising e per l'organizzazione della campagna elettorale.

 

Del resto dietro Italia Futura a Napoli c'è un gruppo di imprenditori molto noto e con grandi disponibilità finanziarie: Carlo Pontecorvo (Ferrarelle), Luciano Cimmino (Carpisa e Yamamay), Gianni Punzo (Ntv), Tommaso Iavarone (Unione industriali), Agostino Gallozzi (Confindustria Salerno) e Stefania Brancaccio, cavaliere del lavoro, casertana d'azione.

Parterre che per la prima volta ha deciso di mettersi in gioco per sostenere un candidato. Lo stesso non sembra avvenire in altre città - Milano, Torino, Bologna - dove si andrà a votare ma dove Italia Futura non sembra avere intenzione di intervenire in prima persona. 14-11-2010]

 

 

1- TORINO NON L’HA PRESA PER NIENTE BENE: LA VITTORIA VALEVA IL 30% DEL FATTURATO - 2- LA FERRARI RAPPRESENTA IL PUNTO FOCALE DI TUTTA L’OPERAZIONE USA DI MARPIONNE - 3- ORA SI RIAPRE IL DOSSIER DELLA VENDITA DELL’ALFA ROMEO ALLA VOLKSWAGEN, MENTRE ANDREA AGNELLI SI STA RISCALDANDO PER PRENDERE IL POSTO DI MONTEZUMA - 4- PRESO DALLA FOGA DI ACCOPPIARE MOTORI E POLITICA COME TRAMPOLINO PER LA DISCESA IN CAMPO (COME FECE NEL ’94 BERLUSCONI CON MEDIASET), MONTEPARIOLO HA VENDUTO LA PELLE DELL’ORSO DELLA FORMULA UNO ANCOR PRIMA DI AVERLO CATTURATO - 5- LO SCARPARO: ’COME AMICO GLI SCONSIGLIO DI ENTRARE IN POLITICA" E POI ATTACCA TREMONTI: "OGGI VEDIAMO DEI COMMERCIALISTI DI VALORI ATTACCATI ALLE PROPRIE SEDIE’

- DAGOREPORT
Era una vittoria fondamentale per la conquista del mercato americano. La Ferrari, insieme con la Maserati Alfa Romeo e la 500, rappresenta per Marchionne la forza d'urto targata Fiat. Del resto l'operazione Chrysler nasce appunto perché il marchio di Detroit è in possesso della maggiore rete vendita degli Stati Uniti (un'azienda straniera non potrebbe mai ottenere i punti vendita in Usa).

Ora, con la disfatta di Abu Dhabi, il Lingotto perde questa opportunità nella misura del 30 per cento del fatturato in quanto la Ferrari rappresenta il punto focale di tutta l'operazione americana di Marpionne - ora sarà la Red Bull ha conquistare spazio.

 

La disfatta a Torino non l'hanno presa per niente bene anche perché lo Smontezemolato, preso dalla foga di accoppiare motori e politica come trampolino per la discesa in campo (come fece all'epoca Berlusconi con Mediaset), ha venduto la pelle dell'orso della Formula Uno prima di averlo catturato invitando tutta la nomemklatura Fiat al presunto triondo di Abu Dhabi.

 

Ora per Marpionne si riapre il dossier della vendita dell'Alfa Romeo alla VolksWagen, mentre Andrea Agnelli si sta riscaldando per prendere posto di Montezuma a Maranello.

1 - MONTEZEMOLO, NON MI DIMETTO. 'PARLIAMO DI COSE SERIE, ORGOGLIOSO DELL'IMPEGNO DI TUTTI'...
(ANSA) - Luca Cordero di Montezemolo non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza della Ferrari dopo la sconfitta della rossa di Maranello che ha perso il Mondiale di Formula 1 all'ultima gara. Lo annuncia lo stesso numero uno del Cavallino al quotidiano online Affaritaliani.it. Il ministro leghista Roberto Calderoli ha chiesto le sue dimissioni da presidente della Ferrari? "Parliamo di cose serie...", taglia corto Montezemolo. Che poi aggiunge: "Qualunque dichiarazione per mera speculazione politica non scalfisce minimamente lo straordinario impegno e la capacità degli uomini e donne delle Ferrari di cui sono orgoglioso", ha aggiunto.

 

2 - MONTEZEMOLO, RISPONDO A CALDEROLI SE FA L'1% DI QUANTO HA FATTO LA FERRARI...
(ANSA) - "Quando lo statista Calderoli nella sua vita avrà realizzato l'1% di quanto fatto in questi anni dalla Ferrari per il Paese in termini industriali e sportivi, a quel punto meriterà una risposta". Luca di Montezemolo manda questa dichiarazione da Abu Dhabi il giorno dopo che il ministro della Lega Nord ha chiesto al presidente della Ferrari di dimettersi dopo gli errori della scuderia nell'ultima gara del Mondiale. Montezemolo è in Ferrari dal 1991. In questi quasi vent'anni la Ferrari ha vinto in totale 14 titoli mondiali complessivi.

 

3 - DELLA VALLE A MONTEZEMOLO, DA AMICO LO SCONSIGLIO DI ENTRARE IN POLITICA...
(ANSA) - 'Come amico gli sconsiglio' di entrare in politica. Cosi' Diego Della Valle a Luca Cordero di Montezemolo, rispondendo alle domande di Enrico Mentana nel corso del convegno Pambianco. 'Ci vuole un bel coraggio', ha proseguito Della Valle, 'da amico glielo sconsiglio, e' un mondo paludato, gli direi di non fare politica e gli consiglierei altri modi' per aiutare il sistema.

Piu' in generale Della Valle ha spiegato comunque che 'la classe politica va allargata alla classe dirigente'. 'Serve un governo che ci faccia lavorare tranquilli - ha aggiunto - oggi vediamo dei commercialisti di valori attaccati alle proprie sedie'.

 

4 - MARONI, MONTEZEMOLO NON DEVE DIMETTERSI...
(ANSA) - Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, è dispiaciuto che la Ferrari non abbia vinto il mondiale ma non crede che Luca Cordero di Montezemolo debba dimettersi come invece ritiene il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. "Mi spiace davvero che la Ferrari abbia perso. E' stato uno choc per tutti" ha detto a margine di una cerimonia a Lecco negando che il presidente della scuderia debba dimettersi. "Purtroppo è andata male, si poteva vincere - ha osservato - ma sono cose che capitano. Il team Ferrari è di altissimo livello e professionalità. E' successo quello che è successo per una casualità credo".

 

"Montezemolo mi ha telefonato e gli ho detto che ieri ho provato la stessa bruttissima sensazione provata qualche anno fa per il Milan", ha raccontato più tardi Maroni nel corso della trasmissione radiofonica 'La politica nel pallone'. "Ho seguito in diretta il Gran Premio e sono rimasto male per un'inopinata sconfitta dovuta a un evento imprevedibile che ha determinato una scelta rivelatasi negativa", ha spiegato il ministro dell'Interno. "Sono cose che capitano, ma il team Ferrari è il più professionale di quel mondo e non ha colpe: dispiace questa sconfitta ma ci sta".

5 - FERRARI, DISPIACE SE QUALCHE POLITICO RECLAMA GHIGLIOTTINA...
(Adnkronos) - 'Ci dispiace vedere che c'e' qualche politico che, stando alla finestra, una volta e' pronto a saltare sul carro del vincitore, l'altra reclama la ghigliottina quando le cose vanno male'. La Ferrari si esprime cosi' dal proprio sito ufficiale dopo le critiche piovute sul Cavallino per il deludente epilogo del Mondiale di Formula 1.

Nella nota non c'e' nessun riferimento specifico alle dichiarazioni del ministro della Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, che ritiene opportune le dimissioni di Luca di Montezemolo dalla presidenza della casa di Maranello. 'E non capiamo nemmeno chi si compiace con l'autoflagellazione, chi si crogiola nella cultura del 'tutto sbagliato, tutto da rifare'. Sono vizi molto italiani, che dovremmo imparare a scrollarci di dosso', prosegue la Ferrari.

 

'Per tutti noi e' una giornata difficile. La notte non ha diminuito l'amarezza per un epilogo triste di una stagione comunque straordinaria', si legge ancora nel comunicato firmato dalla scuderia. 'La dura legge dello sport vuole un solo vincitore ma quest'ultima gara non deve far dimenticare che siamo arrivati a giocarci il titolo Piloti all'ultimo Gran Premio, compiendo una rimonta eccezionale, quando la critica solo quattro mesi fa ci dava per sconfitti. Siamo rimasti sempre uniti, come una vera squadra, come gli uomini della Ferrari sanno fare: stringendo i denti e non mollando mai la presa', prosegue la nota.

 

6 - MARCHIONNE, INGENEROSE E OFFENSIVE POLEMICHE SU MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Mi sembrano del tutto ingenerose e offensive le battute sarcastiche, soprattutto di provenienza dal mondo politico, che sono piovute sugli uomini della Ferrari e in particolare su Luca di Montezemolo". E' quanto afferma in una nota l'amminstratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne.

Il risultato del Gran Premio di Abu Dhabi di ieri, osserva, "non e' certo quello che tutti noi aspettavamo. Ma dobbiamo comunque essere grati agli uomini e alle donne della Ferrari che con il loro lavoro hanno permesso di avvicinare un traguardo che fino a poche settimane fa sembrava impensabile". E, ancora: "e' mancato, e' vero, lo sprint finale ma sono convinto che tutti alla Ferrari, dal suo Presidente all'ultimo dei meccanici abbiano fatto un grandissimo lavoro".

"Un risultato sportivo non brillante non puo' cancellare il lavoro di tante persone che non possono essere liquidate con dichiarazioni quasi compiaciute per la sconfitta", prosegue Marchionne. La Ferrari, conclude l'Ad di Fiat, "rappresenta nel mondo il meglio della tecnologia italiana. Le sue vetture sono considerate ovunque il simbolo di una Italia all'avanguardia. E il risultato di ieri non mette in discussione questi valori".15-11-2010]

 

C’è PUZZO DI PUNZO A NOLA - IL SOCIO DI MONTEZEMOLO OFFRE UN MILIONE E 200 MILA € AI COMITATI CHE PROTESTANO CONTRO LA NUOVA OFFICINA FERROVIARIA - E IL MOTIVO C’è: DEVE COPRIRE IL "REGALO" DEL GOVERNATORE BASSOLINO CHE Espropriò un milione e rotti di metri quadri evitando tutti i consueti passaggi burocratici (dal permesso edilizio alla valutazione d’impatto ambientale). E soprattutto risparmiando aL filantropo Punzo il pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa 10 milioni di euro...

Chiara Paolin per "il Fatto Quotidiano"

 

Un milione e duecentomila euro offerti in dono a una fondazione culturale sono una bella sommetta di questi tempi. Specie in un territorio socialmente massacrato come Nola: all'ombra del Vesuvio, tra monnezza e camorra, è un miracolo trovare qualcuno disposto a investire su giovani, ambiente e formazione.

 

Il benefattore in questione si chiama Gianni Punzo ed è un signore molto famoso da quelle parti. Partito da una bottega di stracci, è diventato un imprenditore di grande successo diversificando la propria azione tra commercio, edilizia, banche e servizi.

Un percorso in costante ascesa, trent'anni di rapporti ai massimi livelli istituzionali: da Paolo Cirino Pomicino a Bettino Craxi, da Renato Altissimo a Romano Prodi, passando dal Napoli Calcio di Corrado Ferlaino e le ospitate tv di Aldo Biscardi. Un duro e produttivo lavoro: nel 2008 la sua dichiarazione dei redditi sfiorava i 7,5 milioni di euro.

 

Unico neo, cinquanta giorni passati in carcere nel 1995 con accuse pesantissime: associazione camorristica, appalti truccati, corruzione. Lui negò tutto, tranne una certa deferenza nei confronti di Carmine Alfieri, il mafioso che possedeva l'area su cui è sorto l'impero Punzo: "Non nego di aver conosciuto Alfieri dal 1959, né che questa persona mi abbia fatto timore in un certo periodo della mia vita. Non sono un eroe. Ma so 'pattinare', e per questo hanno cercato di punirmi".

 

La storia si chiuse senza alcuna condanna, anche grazie alla prescrizione, e adesso - a 72 anni - è tempo di vita nuova grazie a Luca Cordero di Montezemolo e Diego della Valle. Con loro Punzo s'è imbarcato nella grande avventura Ntv, i treni veloci che proprio a Nola avranno l'officina di manutenzione, la casa dove fare sosta e controlli dopo aver sfrecciato a 300 l'ora in tutta Italia.

 

L'officina sorge all'interno di una grande area multiservizi firmata Punzo: interporto, centro commerciale, cinema, hotel, abitazioni. E proprio qui nasce la questione fondazione.

Perché dodici cittadini e tre associazioni hanno presentato ricorso al Tar contro l'officina contestando l'utilizzo della legge speciale 80/84: in nome di investimenti per lo sviluppo delle attività produttive, il governatore Antonio Bassolino espropriò un milione e rotti di metri quadri evitando tutti i consueti passaggi burocratici (dal permesso edilizio alla valutazione d'impatto ambientale). E soprattutto risparmiando a Punzo il pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa 10 milioni di euro.

Ai cittadini la scelta non è mai piaciuta, anche perché i mancati introiti avrebbero dato una grossa mano a un Comune in affanno da anni. Paolo Mancuso, procuratore capo della procura nolana, ha spiegato che il bilancio comunale è a rischio dissesto perché l'amministrazione "non riesce ad avere la restituzione dei soldi investiti per la manutenzione dei palazzi di giustizia, cifre che per l'80 per cento dovrebbero tornare al Comune dal ministero della Giustizia. Che però non paga. Il passivo si aggira sui 5 milioni: una situazione difficilissima".

 

Eppure il match coi comitati, inizialmente agguerritissimi, si è risolto a favore dell'esperto imprenditore: l'offerta di una fondazione cui far partecipare anche i ricorrenti al Tar ha rotto il fronte dei cittadini, e l'iniziativa legale è sostanzialmente decaduta in cambio di una donazione da 200mila euro l'anno per i prossimi 10 anni.

"Io non ero affatto d'accordo e mi sono defilato - spiega Gennaro Napolitano del comitato Città Viva - ma sa com'è: tener testa a Punzo è difficile. In pratica è andata come l'altra volta col Vulcano Buono: il sindaco, che all'epoca aveva fatto ricorso al Tar sempre per l'esproprio, poi lo ritirò in cambio di un accordo di programma, tante belle promesse mai realizzate. Adesso facciamo il bis".

Il richiamo al "Vulcaniello", come lo chiamano in zona, è pertinente: un mega centro commerciale a forma di Vesuvio realizzato su progetto di Renzo Piano. "L'esperienza del passato ci preoccupa - conferma Luigi Conventi, assessore comunale all'opposizione - perché anche col Vulcano Buono andò esattamente così: esproprio con legge speciale, corsi di formazione pagati milioni di euro dalla Regione, e poi solo una manciata di contratti precari, da 700 euro al mese".

Oltre al mancato incasso degli oneri, il problema è proprio il lavoro: quanti dei 650 nuovi posti promessi da Ntv potranno davvero andare ai nolani? A guardare la bacheca online della compagnia, la maggior parte delle posizioni offerte (prese d'assalto da 100mila aspiranti) è concentrata su altre località, specie per le funzioni qualificate.

 

"E proprio qui sta il guaio - insiste Napolitano - siamo tutti felici che Montezemolo sia venuto qui a investire 90 milioni di euro, ma quando si lamenta che Mauro Moretti, l'ad delle Ferovie dello Stato, gli fa concorrenza sleale bisognerebbe ricordargli che pure lui sta sfruttando il denaro pubblico. Cioè il nostro, che dovevamo pigliare per investirlo nella città e nei suoi problemi. Invece rischiamo di venderci per qualche contratto e due poltrone in fondazione".

L'avvocato Carmine Medici, che ha seguito il ricorso e la nascita della fondazione, spera non si tratti solo di facciata: "Se l'ente butterà il denaro sarà un grave spreco. In ogni caso il sindaco di Nola potrà agire su Inter-porto e Ntv per ottenere gli oneri, anche se la legge 80/84 è molto suscettibile alle interpretazioni: quando la Regione dice che un'opera ha valore sociale, qualsiasi attività può ottenere le facilitazioni".

Soprattutto se a chiederle è il filantropo Gianni Punzo, coadiuvato da quel Montezemolo che ormai ha dichiarato tutto il suo interesse per le amministrative di Napoli: nel 2011 il treno Italo e il sindaco del capoluogo marceranno nella stessa direzione? 09-11-2010]

 

 

FERRARI: NEI 9 MESI RECORD DEL FLUSSO DI CASSA...
Da "il Giornale" - Utile in crescita del 46% nel terzo trimestre a 76 milioni per la Ferrari che chiude i primi nove mesi con il raggiungimento di un flusso di cassa record pari a 213 milioni, e un risultato della gestione ordinaria in crescita del 9% a 192 milioni. Questi alcuni dei principali risultati esaminati ieri dal Cda. I ricavi del trimestre raggiungono i 446 milioni, +12,6% rispetto al terzo trimestre 2009. Le vetture consegnate alla rete sono state 1.398 (+3,9%). «I risultati economici così come quelli sportivi - ha commentato il presidente, Luca di Montezemolo - sono la sintesi del grande lavoro di squadra di tutta la Ferrari. In un mercato ancora instabile la Ferrari ha continuato a proporre vetture esclusive, innovative e di grande qualità».

31.10.10

 

 - DOPO L’INTEMERATA MARPIONESCA, COME MAI NESSUNO PONE QUALCHE DOMANDINA A CHI, COME LUCHINO MONTEPARIOLINO, è STATO PRESIDENTE DELLA FIAT PER SEI ANI, DAL MAGGIO 2004 FINO AD APRILE 2010? - MAGARI C’è PROPRIO LA MANINA DI MONTEZEMOLO, DISISTIMATO DA MISTER PULLOVERINO SIA COME UOMO CHE COME MANAGER A 7 MILIONI L’ANNO SENZA FARE NIENTE, dietro l’affondo di Fini suL PARA-GURU ITALO-CANADESE

Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo alla presentazione del nuovo libro di Giovanni Floris, con Susanna Camusso e Montezemolo.

MONTEZEMOLO, INUTILE PARLARE DISCESA IN CAMPO SE NON C'E' IL CAMPO... (Adnkronos) - "E' inutile parlare di discesa in campo quando non c'e' nemmeno il campo...". E' Luca Cordero di Montezemolo a rispondere cosi' a Giovanni Floris che, nel corso della presentazione del suo libro 'Zona retrocessione', incalza il presidente della Ferrari su un suo possibile futuro ingresso in politica. Montezemolo, comunque, premette che "il problema della politica non e' il problema di una persona, ma di una squadra, e' un problema di classe dirigente, di rinnovamento della classe politica e anche del fatto che la societa' civile si deve assumere delle responsabilita'".

Nel sottolineare di essere contrario ad eventuali elezioni anticipate, Montezemolo ribadisce: "non e' questione del signor Rossi o del signor Montezemolo, ma un problema di classe dirigente che possa fornire alla politica persone serie e competenti e che hanno fatto bene nel loro lavoro".

 

MONTEZEMOLO, 'PARADOSSALE CHE LAVORO SIA TASSATO PIU' DI RENDITE'
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "E' paradossale che chi lavora sia tassato piu' di chi non lavora. Il lavoro ha un'imposizione fiscale piu' alta della rendita, di chi non produce ed e' qualcosa di anomalo e di strano". Lo ha detto l'ex presidente della Fiat, Luca di Montezemolo, intervenuto alla presentazione del libro di Giovanni Floris, "Zona retrocessione".

MONTEZEMOLO, "BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE PER POMIGLIANO"
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Bisogna trovare una soluzione perche' mai come in questo momento gli interessi dei lavoratori e datori di lavoro sono allineati". Lo ha detto parlando dello stabilimento di Pomigliano l'ex presidente di Fiat, Luca di Montezemolo, in occasione della presentazione del libro di Giovanni Floris, "Zona retrocessione". La Fiat - ha aggiunto - ha deciso di portare a Pomigliano il modello piu' decisivo e importante che e' la Panda e quando vedo che la maggior parte dei lavoratori e' favorevole allora dico che bisogna trovare una soluzione".

CAMUSSO, POMIGLIANO? GIOCATTOLO SI E' ROTTO SU TEMA DIRITTI...
(AGI) - Il punto di rottura sull'accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano, non siglato dalla Cgil, e' stato il tema dei diritti. Lo ha voluto sottolineare il vicesegretario generale della Cgil, Susanna Camusso, nel corso della presentazione di un libro di Giovanni Floris. "Dalla discussione sull'utilizzo degli impianti - ha spiegato - siamo passati a discutere dei diritti: e' qui che si e' rotto il giocattolo. Noi siamo disposti a discutere sulla competitivita' e sull'utilizzo degli impianti, ma senza toccare i diritti".

Camusso ha poi aggiunto che "il governo non ha fatto il suo mestiere e ha favorito queste condizioni" (quelle che hanno portato a un accordo separato, ndr). La Cgil vorrebbe capire dove sono i venti miliardi di investimenti: "Fiat ci dice queste sono le nostre condizioni e poi vedremo cosa produrre.
Fiat decide di portare un modello tra i piu' economici a Pomigliano ma punire tutti i malati per colpa di uno non porterebbe ad abbassare i costi di produzione".

POLVERINI SCHERZA CON ZINGARETTI: SISTEMA CRAVATTA
(DIRE) - Risate e battute tra il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, alla presentazione del libro presentazione del libro 'Zona retrocessione. Perche' l'Italia rischia di finire in serie B', di Giovanni Floris. Prima che iniziasse il dibattito, infatti, i due si sono seduti vicino mentre i fotografi li immortalavano. Polverini ha quindi sistemato la cravatta di Zingaretti dicendogli "Mettila bene" e poi ha aggiunto: "Bossi due la vendetta", scherzando con i fotografi. Il riferimento e' alle foto scattate durante il pranzo davanti alla Camera con il leader della Lega, Umberto Bossi, e il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Polverini ha poi aggiunto, rivolta ai fotografi: "Ne deve passare di tempo prima che fate un'altra foto simile...".

 25-10-2010]

 

 

INVECE DI GIOCARE COI TRENINI INSIEME A DELLA VALLE E PUNZO, IL MARCHESINO MONTEPREZZEMOLO DOVREBBE PENSARE A RIMPINGUARE I FORZIERI DEL FONDO LUSSEMBURGHESE CHARME CHE SEGNA ROSSO FISSO. GLI INVESTIMENTI SU NAVI VELOCI (NAUFRAGATE), CASHMERE GRIFFATO E POLTRONA FRAU PERDONO MILIONI DI EURO - OLTRE ALLO SCARPARO, NEL FONDO CI SONO UNICREDIT, MPS, MERLONI E SERAGNOLI. NON BENEFATTORI, MA GENTE CHE HA DATO SOLDI A LUCHINO NELLA SPERANZA DI GUADAGNARCI. INVECE QUEI SOLDI RESTANO NELLE CASSE DEL FONDO PERCHÉ NON SI SA BENE COME SPENDERLI. E QUA E LÀ SPUNTANO SOCIETÀ OFF-SHORE E MISTERIOSI SOCI RUSSI

Vittorio Malagutti per "Il Fatto Quotidiano"

 

"Treni in partenza! Treni in partenza!", annunciano da mesi Luca Cordero di Montezemolo e soci, tra cui l'inseparabile amico Diego Della Valle. E poi via all'attacco di Trenitalia, con polemiche e dispetti all'indirizzo del monopolista pubblico dei binari, il tutto opportunamente amplificato da tv e giornali.

 

Ma mentre si prepara all'esordio in ferrovia con la sua Ntv, l'ex presidente di Confindustria è inseguito dalle grane del passato. Sono affari targati Charme, il fondo con base in Lussemburgo lanciato sei anni fa da Montezemolo e affidato al figlio Matteo. Da poco Charme è stato affiancato da un altro fondo omonimo, questa volta con base in Italia.

MOLTI AMICI, ANCHE OFF-SHORE
l fatto è che gli investimenti di Charme, quello lussemburghese, hanno lasciato una coda di perdite e debiti che si stanno rivelando più difficili del previsto da gestire. Anche a causa di una pesante crisi del lusso innescata dalla recessione. Ci sono i traghetti della Grandi Navi Veloci (Gnv), il cashmere griffato Ballantyne e gli arredi di lusso Poltrona Frau. Tutte queste aziende viaggiano con i conti in rosso. Stesso discorso per il fondo Charme, che da quando è nato, nel 2004, ha chiuso un solo bilancio in utile, quello del 2006, grazie al collocamento in Borsa delle azioni Poltrona Frau.

 

Questa operazione, come raccontato due giorni fa dal Fatto Quotidiano, ha fruttato a Montezemolo e soci 30 milioni di profitti, e per di più esentasse, grazie alla proverbiale generosità del fisco lussemburghese. Ma a parte quel favoloso 2006, quando ancora i mercati tiravano alla grande, Charme ha accumulato perdite: 9,7 milioni nel 2007, 8,2 nel 2008, 1,4 l'anno scorso.

 

Va detto che il fondo può contare su oltre 100 milioni di riserve. Ma questa non dev'essere una grande consolazione per la lunga lista di soci sostenitori chiamati a raccolta dal presidente della Ferrari. Per esempio, oltre all'amico Della Valle, anche Unicredit, Monte dei Paschi, gli imprenditori Merloni e Seragnoli e molti altri ancora.

 

Tutti investitori che, almeno in teoria, dovrebbero aver dato credito a Montezemolo nella speranza di guadagnarci. Invece quei soldi restano nelle casse del fondo perché non si sa bene come spenderli. E allora serve una soluzione. Un modo per raddrizzare i bilanci oppure per sfilarsi elegantemente da operazioni non proprio brillanti.

Le grandi manovre sono in pieno svolgimento. E riguardano almeno un paio di partecipazioni importanti di Charme. Per Gnv, in cui Charme vanta una partecipazione vicina al 10 per cento, è in arrivo una scialuppa di salvataggio lanciata dall'armatore Gianluigi Aponte, quello della Msc crociere e della Snav. Ballantyne ha invece da poco trovato un misterioso cavaliere bianco che arriva nientemeno che dal paradiso off shore delle British Virgin islands. Ma vediamo nel dettaglio com'è andata.

 

La Gulgong inc è la classica società schermo nata al sole dei Caraibi e ha già versato una ventina di milioni di euro nelle casse della Charme fashion, la holding controllata dall'omonimo fondo a cui fa capo Ballantyne. Chi si nasconde dietro Gulgong? Mistero. Ma c'è una pista che porta in Russia. L'anno scorso infatti nel consiglio di Charme fashion presieduto da Montezemolo è stata nominata l'avvocato di Mosca Elena Arinushkina. E' possibile, quindi, che la quota intestata alla finanziaria Gulgong, oltre il 20 per cento del capitale, sia in realtà riconducibile a investitori russi.

Di certo Ballantyne ha bisogno urgente di capitali freschi per puntellare un bilancio messo a dura prova dal crollo delle vendite innescato dalla recessione. Nel giro di tre esercizi, dal 2007 al 2009, il fatturato del'azienda è crollato da 24 a 14 milioni di euro e l'anno scorso le perdite hanno superato quota 11 milioni. Per scongiurare il dissesto, Charme non ha potuto fare altro che rifornire di capitali freschi la controllato. Con l'aiuto del socio off-shore, quello mascherato dietro le insegne della Gulgong caraibica.

GRANDI NAVI, ALTRI NAUFRAGI
A ben guardare anche Grandi navi veloci ha chiesto aiuto all'estero per riportare i conti in linea di galleggiamento. La società di traghetti è controllata dal fondo Investitori associati (67 per cento) insieme a Idea Capital del gruppo De Agostini (20,1 per cento), mentre Charme possiede una quota del 9,2. Entro qualche settimana tutti questi soci aggiungeranno un posto a tavola per Aponte, napoletano di origine ma ormai da anni residente in Svizzera, a Ginevra, da dove dirige uno dei maggiori gruppi armatoriali del mondo.

 

Lo stesso Aponte si è candidato di recente a comprare anche Tirrenia, la scalcinata compagnia di navigazione pubblica, mentre un paio di anni fa si era schierato in prima fila nella cordata Alitalia per poi sfilarsi all'ultimo momento.

Adesso invece l'armatore con base a Ginevra marcia dritto su Gnv. L'obiettivo finale è quello di rilevare almeno il 50 per cento del capitale della società un tempo controllata dalla famiglia Grimaldi. Gli altri soci vedrebbero le loro quote ridursi di conseguenza. Compreso Charme, che potrebbe scendere sotto il 5 per cento riducendo quindi di molto il suo impegno.

 

Aponte pagherebbe per così dire in natura, cedendo a Gnv tre navi della sua flotta. E' già stata siglata una lettera d'intenti e se l'affare dovesse davvero concludersi sarebbe l'ennesimo ribaltone per un'azienda che negli ultimi anni ha più volte cambiato azionisti di riferimento. Dalla famiglia Grimaldi è passata a una cordata di fondi guidata da Permira, poi è arrivata la quotazione in Borsa da cui nel 2004 è stata cancellata con un'offerta pubblica. Nel 2006 il testimone è passato a Investitori associati e Montezemolo. E adesso tocca ad Aponte.

 

Tra un passaggio e l'altro, con un'operazione di ingegneria finanziaria, i fondi hanno scaricato sull'azienda i debiti a suo tempo accesi per comprarla. E così, quando nel 2008 sono calati i ricavi per via della crisi mondiale Gnv si è trovata con un fardello in più, quello degli interessi da pagare alle banche creditrici.

Così nel 2008 Grandi navi veloci ha perso quasi 10 milioni e nel 2009 circa 19 milioni. Pochi mesi fa, per evitare il peggio, è stato raggiunto un accordo con le banche per riformulare le condizioni dei prestiti e i vecchi soci hanno versato capitali freschi (circa 30 milioni). In attesa dell'arrivo di Aponte. Montezemolo invece si preparava a scendere dai traghetti. Ora viaggia in treno.

 18-10-2010]

 

1- COLTO SUL "FATTO"! AUTUNNO 2006. GOVERNO PRODI. UN DEPUTATO DI AN PRESENTA UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE URGENTE SULL’IMMINENTE QUOTAZIONE IN BORSA DELLA POLTRONA FRAU DI MONTEZEMOLO & C. PER SAPERE SE “L’OPERAZIONE DI RISANAMENTO AZIENDALE NON SIA DI FATTO UNA SPREGIUDICATISSIMA SPECULAZIONE FINANZIARIA" - 2- LA MATTINA DOPO IL DEPUTATO CICCIOLI VA ALLA CAMERA E VIENE AFFRONTATO A PIù RIPRESE DA FINI, LA RUSSA, BOCCHINO: "COME TI È VENUTO IN MENTE DI TURBARE I NOSTRI RAPPORTI CON MONTEZEMOLO? RITIRA IMMEDIATAMENTE QUELL’INTERROGAZIONE" - 3- SECONDO CICCIOLI LA QUOTAZIONE IN BORSA HA PERMESSO AI SOCI DEL FONDO CHARME (LCDM, DELLA VALLE, PUNZO, ETC.), PRIVATE EQUITY STRUTTURATO COME SOCIETÀ DI DIRITTO LUSSEMBURGHESE, VENDENDO SOLO IL 23% DELLE AZIONI FRAU, DI RIENTRARE DI TUTTO IL DENARO INVESTITO NEL 2003 PER ACQUISTARE IL 75% DEL CAPITALE

Sandra Amurri e Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

1 - QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA POLTRONA FRAU

 

Autunno 2006. Governa Romano Prodi, presidente della Camera è Fausto Bertinotti. Carlo Ciccioli, medico-psichiatra di Ancona, da pochi mesi deputato di An, apprende che l'imminente quotazione in Borsa della Poltrona Frau di Tolentino (Mc) si presta a molti interrogativi. Si documenta e il 6 novembre presenta un'interrogazione parlamentare urgente.

 

Il salvataggio della Poltrona Frau vede protagonista il fondo Charme, fondo di private equity strutturato come società di diritto lussemburghese. Tra i soci fondatori, oltre a Luca Cordero di Montezemolo (ai tempi presidente di Confindustria, Ferrari e Fiat), gli imprenditori Diego Della Valle, Gianni Punzo, Isabella Seragnoli, Vittorio Merloni, il patron di Technogym Nerio Alessandri, le famiglie Marsiaj e Montinari, più le banche Deutsche Bank, UniCredit e Monte dei Paschi di Siena.

 

LE DOMANDE E IL MERCATO - Il deputato Ciccioli, nell'interrogazione con oggetto "Quotazione in borsa dell'azienda Frau", chiede di sapere se "il prezzo delle azioni, valutate in un range compreso tra 1,80 ed 2,20 euro, è stato fissato all'importo più alto; se sul mercato verranno collocate circa 49 milioni di azioni per un aumento di capitale pari a circa 108 milioni di euro; se tale importo è all'incirca pari alla massa dell'indebitamento dell'azienda risultante a giugno 2006;

 

se, raffrontato con l'utile di esercizio dell'azienda al 2006 il rapporto tra prezzo dell'azione e utile è pari a 196, cioè un multiplo assolutamente abnorme rispetto ai normali standard di mercato; se quindi la quotazione delle azioni risulterebbe assolutamente sproporzionata e superiore al valore effettivo dell'azienda", facendo presente che "solo 18 milioni di euro del capitale raccolto sarebbero destinati alla riduzione dell'indebitamento, rispetto ad uno sbilancio di ben 108 milioni di euro".

 

UNA SPECULAZIONE FINANZIARIA? - Ciccioli chiede anche di sapere se "l'operazione di risanamento aziendale non sia di fatto una spregiudicatissima speculazione finanziaria, se gli organismi preposti al controllo e all'autorizzazione per le quotazioni in borsa (Tesoro, Banca d'Italia, Consob) hanno esperito le procedure previste e monitorato, senza timori reverenziali,l'effettiva situazione economica e finanziaria della società".

Ed ecco il colpo di scena. L'interrogazione viene ritenuta irricevibile e bloccata dalla Presidenza della Camera. Un funzionario, racconta l'attonito Ciccioli, spiega che "il titolo è sotto quotazione, e quindi si tratterebbe di un'interrogazione price sensitive". La motivazione è risibile: sia perché l'azione Poltrona Frau non è ancora quotata in Borsa, sia perché con lo stesso criterio risulterebbero vietate tutte le interrogazioni su società quotate, perché suscettibili di influenzarne il corso borsistico. Ciccioli protesta e il funzionario replica: "La direttiva è del presidente Bertinotti e solo lui la può cambiare".

 

La mattina dopo il deputato va alla Camera e viene affrontato da Fini, secondo il suo racconto, con queste parole: "Montezemolo mi ha chiamato stamattina alle sette e mi ha detto: un tuo deputato delinquente ha presentato un'interrogazione sulla quotazione in borsa della Poltrona Frau. Quel deputato sei tu. Come ti è venuto in mente di turbare i nostri rapporti con Montezemolo? Ma non vedi che sta anche attaccando il governo Prodi? Ritira immediatamente quell'interrogazione".

Ciccioli, che si aspettava elogi per l'iniziativa da vero deputato d'opposizione, trasalisce: come ha fatto la sua interrogazione, mai pubblicata, ad arrivare in tempo reale a Montezemolo? Comunque reagisce all'ordine di Fini:"Non ci penso neanche".

 

GLI AMICI DI LUCA - Un'ora dopo il secondo assalto. Ciccioli viene raggiunto dall'amico Ignazio La Russa che lo prende sottobraccio per ammansirlo: "Ma che ti sei messo in testa? Ma non vedi che manco Bertinotti te la pubblica? Hai ragione, ho capito, sei orgoglioso, il bel gesto lo hai fatto, adesso però è meglio che lasci stare, quell'interrogazione rovinerebbe i nostri rapporti con Montezemolo. Non ti preoccupare, te la faccio decadere io, ma non ti sognare di ripresentarla".

Ciccioli insiste: "Ma ho già mandato il comunicato stampa a Il Giornale e a Libero". La Russa è tranquillo: "Non ti preoccupare, ai giornali penso io". Subito dopo è un altro deputato di An, Italo Bocchino, a dirgli una parola buona: "Hai vissuto il tuo attimo da eroe ma ora rinsavisci".Arriva infine la lettera di Bertinotti con la motivazione ufficiale della bocciatura dell'interrogazione. Fa riferimento all'articolo 139 bis del regolamento della Camera, secondo cui il Presidente valuta l'ammissibilità delle interrogazioni con riguardo, tra l'altro, "alla tutela della sfera personale e dell'onorabilità dei singoli".

 

IL CONVEGNO DEI RADICALI - Il deputato di AN, che non ha seguito Fini ma è rimasto con La Russa nel Pdl di Berlusconi, non ha mai digerito la faccenda. E infatti, a distanza di quattro anni, il 23 luglio scorso, ha raccontato tutto nel corso del convegno "Democrazia senza partiti", organizzato dai Radicali Marche ad Ancona. Il suo intervento è stato registrato e pubblicato sul blog "Popinga" (fondato da Marco Scaloni nel 2004). Oggi Ciccioli non solo conferma tutto, ma esibisce tutti i documenti del caso, accuratamente custoditi in una cartellina.

Alla domanda se il suo racconto non suoni come una vendetta nei confronti di Fini, che proprio in questi giorni ha cominciato a parlare di Montezemolo come suo possibile partner politico, risponde: "Macché vendetta! Questa storia chiama in causa un sistema: l'intreccio tra Confindustria, banche, capitalismo e politica, senza esclusione di bandiere. Una storia su cui nessun giornalista ha voluto fare inchieste e nessun magistrato ha voluto vedere chiaro".

 

Secondo Ciccioli la quotazione in Borsa ha permesso ai soci del fondo Charme, vendendo solo il 23% delle azioni Frau, di rientrare di tutto il denaro investito nel 2003 per acquistare il 75% del capitale.


2 - UN TITOLO SOPRAVVALUTATO CHE ORA FATICA

Forse il deputato Ciccioli non aveva tutti i torti a chiedere di veder chiaro nella quotazione in Borsa della Poltrona Frau.

 

Tanto per dire, il 5 novembre 2006, il giorno prima che l'uomo di La Russa presentasse la sua interrogazione bocciata da Bertinotti, il Corriere della Sera, giornale da sempre vicino a Luca di Montezemolo, scriveva a proposito dell'imminente operazione su Poltrona Frau: "Se si considera che il 60% del capitale investito è costituito da avviamenti e marchi sarebbe stato più prudente, nel collocamento, attribuire un peso maggiore all'aumento di capitale rispetto alla cessione di azioni che ha consentito ai soci di monetizzare in parte il freschissimo investimento".

 

Quando si quota in Borsa una società si possono seguire due strade: o si emettono nuove azioni da vendere ai risparmiatori per portare denaro fresco nelle casse dell'azienda, oppure si vendono agli stessi investitori azioni già in mano agli attuali soci. In questa seconda maniera il denaro finisce in tasca dei vecchi azionisti, nel caso specifico nelle casse del fondo Charme di Montezemolo.

 

Così è andata. Solo 18 milioni del centinaio pagati dal mercato per le azioni Poltrona Frau sono andate a ridurre i debiti dell'azienda. Il risultato è che oggi i debiti sono ulteriormente saliti, a 117 milioni al 31 dicembre 2009.

Investiti 75 milioni nel 2003 per il 75 per cento di Poltrona Frau, Charme rivende al mercato, dopo tre anni, il 16 per cento per 47 milioni. Un bell'affare, nota il Corriere stesso: l'azienda, comprata nel 2003, ha triplicato il suo valore in tre anni.

 

Ma come ha fatto a triplicare il valore se non è quotata in Borsa? Cioè, chi ha detto che le azioni si potevano vendere, in sede di collocamento al mercato, a 2,10 euro? Lo hanno detto le banche collocatrici, quelle che hanno valutato la società: la Merrill Lynch e l'Unicredit di Alessandro Profumo. Le quali hanno seguito un normale standard internazionale, cioè il criterio dei cosiddetti multipli: il valore di un'azione è un multiplo di una serie di grandezze chiave del bilancio.

 

Per esempio, il rapporto price/earning (tra il prezzo dell'azione e l'utile netto per azione) risultava di 220, cioè l'azione fu venduta a 220 volte il suo rendimento, pari dunque allo 0,45 per cento. Nel prospetto di collocamento, il documento approvato dalla Consob che dà al mercato piena trasparenza dei dati, si vede che le società del settore prese a paragone per farsi un'idea avevano un price/earning non una, non due, ma almeno otto volte migliore. La Geox, per esempio aveva un valore 33, la Swatch 20.

 

Niente paura, il prospetto avvertiva che quel parametro non andava considerato, perché Poltrona Frau usciva da un anno di redditività straordinariamente bassa, solo 7 milioni di utile, ma che le cose sarebbero andate meglio in futuro. E infatti non solo il titolo fu collocato con successo, ma dal prezzo di 2,10 euro salì fino a ben oltre i tre euro, accompagnato dall'entusiasmo degli analisti finanziari, quelli che pubblicano i report somiglianti ai consigli per gli acquisti.

In questa operazione di conforto del mercato si sono naturalmente distinte Merrill Lynch e Unicredit, con ripetuti e convinti bollettini segnati dalla parola d'ordine "buy" (compratene ancora!) o, tutt'al più "hold" (tenetevele!).

 

L'ultimo avvertimento "hold" di Unicredit è stato pubblicato lo scorso 14 settembre. Un avvertimento a fine documento, scritto così in piccolo che ci vuole un cannocchiale per capire che è una scritta e non un fregio di fine pagina: c'è un conflitto d'interessi, Unicredit è creditrice della Poltrona Frau. E lo è da sempre.

La banca milanese era azionista di Charme, ha finanziato Charme per l'acquisto di Poltrona Frau, ha finanziato Poltrona Frau per l'acquisto dei mobili Cassina, ha curato il collocamento in Borsa delle azioni e ha detto che il prezzo era giusto. Un servizio integrato, si potrebbe dire. Nel frattempo le azioni Poltrona Frau sono scese in quattro anni da 2,10 euro a 0,84. E l'ultimo bilancio si è chiuso in perdita. Meno male che i soli 7 milioni di utile dovevano essere solo una parentesi eccezionale.

 14-10-2010]

 

 

 

MONTEZEMOLO È PRONTO A SCENDERE IN POLITICA? IO CERTAMENTE NON LO VOTEREI" - ROMITI RICORDA A MINOLI QUANDO BELLICAPELLI FU ALLONTANATO DALLA FIAT. COLPEVOLE DI AVER “VENDUTO” AD ALCUNI INDUSTRIALI UNA SERIE DI INCONTRI CON L’AVVOCATO AGNELLI. "SÌ, È VERO. MA NON L’HO CACCIATO. NON C’È STATO ALCUNO SCONTRO, PERCHÉ LUI HA AMMESSO QUELLO CHE AVVENIVA. ERAVAMO ASSIEME, L’AVVOCATO AGNELLI E IO, E LUI NATURALMENTE HA LASCIATO IMMEDIATAMENTE L’AZIENDA. L’AVVOCATO GLI HA PROCURATO IN SEGUITO UNA POSIZIONE NELLA CINZANO»"

Marco Sarti per "Il Riformista"

 


Luca Cordero di Montezemolo è pronto a scendere in politica? «Io certamente non lo voterei». Cesare Romiti, già direttore generale, ad e presidente della Fiat non nasconde i suoi dubbi sul numero uno della Ferrari. Intervistato da La Storia Siamo Noi (il programma condotto da Giovanni Minoli, in onda questa sera alle 23.30 su Rai Due) Romiti ricorda la sua esperienza alla guida dell'azienda torinese.

L'argomento della trasmissione è "la marcia dei quarantamila", la manifestazione dei lavoratori Fiat che durante la lunga vertenza del 1980 scesero in piazza per protestare contro i picchettaggi degli scioperanti. Ma l'ex ad di Alitalia parla anche del futuro della principale casa automobilistica del Paese e dei protagonisti dell'industria italiana: da Sergio Marchionne ad Alessandro Profumo.

 

Romiti ricorda quando Montezemolo fu allontanato dalla Fiat. Colpevole di aver "venduto" ad alcuni industriali una serie di incontri con l'avvocato Agnelli. «Sì, è vero - spiega -. Ma non l'ho cacciato. Non c'è stato alcuno scontro, perché lui ha ammesso quello che avveniva. Eravamo assieme, l'avvocato Agnelli e io, e lui naturalmente ha lasciato immediatamente l'azienda. L'Avvocato gli ha procurato in seguito una posizione nella Cinzano».

1975

Tra i protagonisti della Fiat di oggi, Romiti apprezza il presidente John Elkann, «un dirigente affidabilissimo». Dell'amministratore delegato Sergio Marchionne dice: «Mi sembra uno determinato. In questo mi piace, perché mi ricorda quello che facevo io». In passato Romiti aveva criticato la strategia di Marchionne, tesa a dividere il sindacato.

Oggi conferma: «Trovo che forse sia una strategia non proficua per l'azienda. La forza sindacale è quella che ti sta di fronte, quella con cui puoi colloquiare tutti i giorni. Se ti inimichi il sindacato, e nel caso specifico il più grosso sindacato italiano, questo ti sarà contro, ti disturberà, ti rovinerà la fabbrica. È un lavoro lunghissimo, però bisogna portare tutti i sindacati sulla stessa linea».

 

Romiti parla della lunga vertenza Fiat del 1980. Che seguì da amministratore delegato. «Di quell'esperienza non ho alcun rimpianto. Credo che la ripresa del lavoro in Italia, non solo nella Fiat, sia partita da lì». Una vicenda lontana. Non solo perché avvenuta oltre trent'anni fa. «Allora c'era molto più senso di responsabilità - continua Romiti -. Quello che oggi manca».

Tanto è cambiato anche all'interno dell'azienda: «All'epoca mia, in Fiat ci si stava anche perché si aveva la voglia, il gusto, di starci». E ancora: «Il rapporto che c'è tra la paga più bassa e quella più alta in un'azienda è enormemente cresciuto. Oggi ci sono delle sproporzioni assurde». Come si giustificano i salari dei top manager? «Non si giustificano- conclude Romiti -. Io sono contrarissimo».

 

Pochi giorni fa Marchionne ha parlato di un Paese che «ha perso la bussola». Romiti è d'accordo: «Direi che non solo ha perso la bussola, ma ha perso ogni senso di responsabilità. Questi ultimi anni di vita politica del Paese ci hanno fatto perdere quella cosa che noi avevamo: il senso della vergogna quando commettevamo cose che non dovevamo commettere».

 

Intanto la classe dirigente italiana si impoverisce. Romiti critica l'addio dell'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo. «Era un leader. Qualche volta era troppo altezzoso, ma conosceva il suo mestiere. Come uomo lo stimavo molto». Una carriera interrotta, sempre secondo Romiti, a causa dell'invadenza del mondo politico. «Perché la banche - ammonisce Romiti - hanno tra i loro azionisti importanti le fondazioni bancarie. E queste hanno nel loro seno la politica. Anzi, tenderanno ad averne sempre di più. È uno dei pericoli maggiori che corre questo Paese».

Un problema sicuramente non recente: «Io ci litigavo - ricorda Romiti parlando dei protagonisti della politica di qualche anno fa - qualche volta mi arrabbiavo. Però era una classe politica migliore di quella attuale».

 

 

[07-10-2010]

 

 

  - MORETTI E GUARGUAGLINI FELICI DI AVER BOMBARDATO I TRENI DI MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Mauro Moretti e Pierfrancesco Guarguaglini sono particolarmente felici.

 

Questa mattina il Tar del Lazio ha dato via libera all'aggiudicazione della gara da 1,5 miliardi per i treni di Ansaldo Breda-Bombardier. L'esito contro il ricorso dei francesi di Alstom dai quali Luchino di Montezemolo comprerà le carrozze per i suoi treni, era scontato, ma la sentenza del Tar rappresenta un successo per Moretti che sulle gare ha avuto tanti dispiaceri".30-09-2010]

 

 

 IL TRENO VELOCE NTV RALLENTA SUI DERIVATI...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Anche Ntv, la società per l' Alta velocità posseduta tra gli altri da Montezemolo, Della Valle e Punzo, è inciampata sui derivati. Quattro contratti di copertura sui prestiti con Mps, Intesa, Efibanca e Banco Popolare per un valore nozionale di 60 milioni. A fine 2009 segnavano perdite per 15,6 milioni in peggioramento di altri 4,4 milioni rispetto al 2008. Oltre un quinto del valore bruciato. Il tempo potrebbe ribaltare il risultato, ma per ora quei derivati sono solo una grana, frutto di una scelta controtempo.

I derivati furono stipulati a ridosso della crisi Lehman e coprono Ntv su tassi tra il 4,15% e il 5%. Altri tempi: da allora i tassi sono crollati e ci vorrà tempo perchè la "polizza" abbia un senso. Chiuderli non si può: Ntv dovrebbe sborsare alle banche 15 milioni. C'è solo da aspettare, paradossalmente, che i tassi salgano per annullare le minusvalenze in bilancio.

20-09-10

 

RUMORS: MONTEZEMOLO FUORI ANCHE DAL PATTO DI SINDACATO RCS, "CORRIERE" DEI POTERI MARCI UNIFICATI, PER SEDERSI SULLO STRAPUNTINO ONORIFICO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE - ANDREA AGNELLI PUNTEREBBE SU GIRAUDO COME AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA FERRARI
Dal quartier generale della Fiat a Torino, dove stanno preparando il Consiglio di amministrazione della Fiat che si terrà tra una settimana a Detroit, trapelano altri rumors sull'irresistibile scalata di Yaki Elkann e del cugino Andrea Agnelli.

Sembra infatti che il giovane Yaki voglia portare avanti con determinazione il rilancio della Sacra Famiglia degli Agnelli. A farne le spese sarebbe ancora una volta il povero (si fa per dire) Luchino di Montezemolo che ha già perso la presidenza della Fiat e al quale Emma Marcegaglia ha sfilato pochi giorni fa la poltrona della Luiss.

 

Le voci che il ragazzo dei Parioli debba entro la fine dell'anno lasciare anche la presidenza della Ferrari non sono state smentite, anzi si sono moltiplicate dopo il disastro dell'ultimo Gran Premio di Silverstone dove le rosse di Maranello sono entrate in confusione.

L'ultima notizia che corre per i corridoi della Fiat e della cassaforte degli Agnelli, è che prima della fine dell'anno a Montezemolo sarà chiesto con garbo di uscire anche dal patto di sindacato Rcs, "Corriere" dei poteri marci unificati, per sedersi sullo strapuntino onorifico del Consiglio di amministrazione. (Sia il "Corriere della Sera" che la "Gazzetta dello Sport", sono due testate fondamentali per la visibilità di Montezemolone).

Sulla poltrona di presidente della Ferrari sembra destinato il rampante Andrea Agnelli, figlio di Umberto e di Allegra Caracciolo, che è pervaso da furore sportivo. Questa passione lo ha portato a chiedere e a ottenere la presidenza della Juventus, liquidando gran parte dello staff di Yaki, e adesso il 35enne bocconiano si sta battendo per infilare come amministratore delegato di Maranello addirittura Antonio Giraudo, l'uomo della famosa triade con Moggi e Bettega, che ha sempre indicato in Montezemolo il suo nemico più intimo.

17.07.10

 

 

LA VITA DISPERATA DELL'"ESTETA" MATTEO MONTEZEMOLO TRA CAVIALE E CHAMPAGNE
Nella galleria dei figli famosi c'è anche Matteo Cordero di Montezemolo, il figlio di Luchino che è nato nel 1977 a Torino.

 

Il giovane erede è diventato nel 2002 direttore generale della Montezemolo & Partners e adesso è amministratore delegato del Fondo Charme. Di lui si ricorda soprattutto il fastoso matrimonio nel settembre di tre anni fa celebrato vicino a Bologna alla presenza di oltre 400 personaggi tra i quali spiccavano Sergio Marpionne (anche in questa occasione senza cravatta), l'indiano Ratan Tata, Luigino Abete (sudatissimo come al solito), Andrea Della Valle (fratello dello scarparo marchigiano), e perfino Chicchi Pacini Battaglia (protagonista di Tangentopoli).

E celebre è rimasta la sua sfuriata di un mese prima nel porto turistico di Capri quando il rampollo sfogò la sua ira contro gli ormeggiatori urlando la celebre frase: "lei non sa chi sono io". Sul "Financial Times" di oggi questi dettagli non sono ricordati, ma il giovane Matteo arricchisce la sua biografia in un'intervista che rivela aspetti curiosi.

"Il libro sul mio comodino - dice alla giornalista Maria Shollenbarger - è "La mia sfida" di John Kennedy", poi aggiunge che quando si trova a Roma predilige i ristoranti dove mangiavano lo scrittore Ennio Flaiano e il pittore Mario Schifano, e rivela che nel frigorifero conserva con amore le bufale di "Ciro" a Mergellina. Il quotidiano inglese titola l'intervista: "L'esteta" e la scelta appare molto azzeccata perché il giovane Matteo dichiara che una volta all'anno cena nel celebre ristorante di Parigi "Caviar Kaspia" a base di caviale, salmone, formaggio francese e vino di qualità.

 

Per il figlio di Luchino che guida Poltrona Frau il desiderio più forte è mettere le mani su qualcosa di bello. A questo proposito dichiara: "sono il tipo di persona che quando vede qualcosa di bello e se ne innamora, deve averla". Talis pater, talis filius

 

1- MORETTI BOMBARDA MONTEZEMOLO: "IL NOSTRO È UN TRENO DEMOCRATICO, NON D'ÉLITE" - POLEMICA CONTRO LE FERROVIE FRANCESI CHE INVECE DI APRIRE SPAZI ALLA CONCORRENZA METTONO PASSAGGI A LIVELLO AUTARCHICI PERCHÉ SONO ENTRATI CON IL 20% NELLA SOCIETÀ NTV DI LUCHINO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie questa mattina si sono stropicciati gli occhi.
Quello che è entrato ad alta velocità nel suo ufficio più che un manager sembrava un angelo con le ali ai piedi. In realtà era Mauro Moretti reduce da tre giorni di gloria che sono culminati al Quirinale quando Giorgio Napolitano gli ha appuntato sulla giacca il cavalierato del lavoro.

 

Per l'ex-sindacalista Cgil di Rimini questa onorificenza premia la voglia di superare i limiti di quella vitalità che lo ha spinto fin da quando ha mosso i primi passi nel '78 come semplice quadro presso l'Officina Trazione Elettrica di Bologna. L'euforia di queste ore non si è manifestata soltanto durante il ricevimento nei giardini del Quirinale dove tartine e prosecco hanno allontanato l'ombra dei panini e delle coperte che Moretti consigliò ai passeggeri bloccati dalle forti nevicate del dicembre scorso.

La stessa euforia si è manifestata nella conferenza stampa alla Casa del Jazz durante la quale ha presentato la nuova offerta di tariffe e ha annunciato l'apertura delle buste per la gara dei 50 treni ad alta velocità del valore di 1,2 miliardi di euro.

Davanti alla platea dei giornalisti Moretti ha parlato come un fiume in piena, quasi ricordasse il motto di Galileo "discorrere è come correre", e non ha risparmiato battute polemiche e altisonanti. La polemica è andata contro le ferrovie francesi che invece di aprire spazi alla concorrenza mettono passaggi a livello autarchici perché sono entrati con il 20% nella società Ntv di Luchino di Montezemolo.

 

L'ex-sindacalista di Rimini non teme la sfida, e dopo aver detto di essere in grado di rispondere "a qualsiasi nuovo entrante", ha esclamato: "il nostro è un treno democratico, non d'élite". L'allusione al treno "Italo" di Luchino che da settembre del prossimo anno compirà 51 viaggi al giorno è apparsa inequivocabile. Per il capo del palazzo-obitorio delle Ferrovie il confronto sarà durissimo e si giocherà sulla qualità dei servizi, sulle tariffe e sulla tecnologia.

E qui salta fuori l'esito dell'apertura delle buste per i 50 nuovi treni dove in lizza sono rimasti soltanto due delle quattro società finaliste. Nei tre faldoni di carte da 200 chili sono raccolte le offerte di Ansaldo Breda-Bombardier e Alstom, mentre a sorpresa si ritirati la giapponese Kawasaki e i tedeschi di Siemens.

 

Tutto fa pensare che alla fine vincerà il raggruppamento Ansaldo-Bombardier. Per la società dei trasporti di Finmeccanica che ha chiuso il 2009 con una perdita di 176 milioni, i nuovi treni sono una manna dal cielo, mentre i francesi di Alstom pagheranno lo scotto di aver fornito le nuove carrozze alla società di Luchino di Montezemolo.

Qualche parola va spesa sulla decisione sorprendente del colosso Siemens di non partecipare alla gara. Nei trasporti su rotaia i tedeschi non sono certamente gli ultimi arrivati. Hanno un treno che si chiama "Velaro" utilizzato dalle ferrovie russe e da quelle cinesi che ne hanno acquistato 60 esemplari. La decisione di Siemens è stata presa perché i tedeschi hanno fiutato da tempo che Mauro Moretti non sopporta l'industria teutonica.

 

A questo stato d'animo bisogna aggiungere la preoccupazione che sorse in Moretti quando Montezemolone si mise in cordata con i francesi, IntesaSanPaolo e gli amici di merenda Dieguito Della Valle e Gianni Punzo. Fino all'ultimo momento il manager di Rimini pensava infatti che dentro Ntv ci fosse anche la tecnologia Siemens. Adesso tira un sospiro di sollievo e si ritrova a combattere con i francesi. La coccarda di Cavaliere della Repubblica gli metterà altre ali ai piedi per affermare il successo del suo "treno democratico".

 

01.06.10

 

MONTEZEMOLO SU FIAT «UN ERRORE OPPORSI ALL'INGRESSO DI FORD»...
Da "La Stampa" -
«La Fiat ha fatto un errore storico quando negli Anni 80 la Ford voleva entrare in Italia». Così Luca Montezemolo, presidente di Ferrari. «La concorrenza - ha spiegato - è un valore fondamentale». All'epoca l'Iri ricevette una proposta da Ford per l'acquisizione dell'Alfa Romeo. Il gruppo Fiat rilanciò e acquisì il marchio.02.06.10

 

OPERAZIONE FRECCIAROTTA...
Mercoledì 10 marzo: il Frecciarossa 9557 da Torino a Roma arriva a Bologna con un'ora di ritardo. Ordinaria amministrazione. Salgono altri passeggeri, fra cui Luca Cordero di Montezemolo, e si riparte. Dopo poco il 'Frecciarotta' inverte la marcia e rientra lemme lemme a Bologna: guasto senza rimedio. Il capotreno comunica che i viaggiatori debbono scendere e risalire sul primo treno in partenza. Rapida fuga verso un nuovo convoglio. Anche il presidente Fiat vuole uscire, ma lo sportello del suo scompartimento è bloccato. Montezemolo era più adombrato per i contrattempi o più gongolante per le occasioni che si offrono alla sua Ntv, competitor di Trenitalia? L.Q.
25.03.10

 

MONTEZEMOLO, TUTTI I NODI VANNO AFFRONTATI IN UN CLIMA DI DIALOGO...
(Adnkronos) - 'E' chiaro che tutti i nodi vanno affrontati in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il Governo, che ha dimostrato in questi mesi una grande attenzione alla filiera dell'auto'. E' quanto ha sottolienato Luca di Montezemolo, presidente della Fiat, in occasione della presentazione della nuova Ferrari, replicando alle critiche di esponenti del Governo e sindacati dopo l'annuncio di due settimane di cassa integrazione per l'intero gruppo.

'Le pratiche tecniche avviate due giorni fa per chiedere il ricorso alla cassa integrazione nell'ultima settimana di febbraio e nella prima di marzo -ha spiegato- sono la diretta conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando in questo mese, addirittura peggiore rispetto a gennaio 2009, quando il mercato tocco' il punto piu' basso

02.02.10

 

CORRI A ROMA D'AMPEZZO C'è MONTEZEMOLONE CHE TOCCA IL FONDO (CON GLI SCI) - FARE FONDO è IL SOLLAZZO PREFERITO E ANTI-RUZZOLONE DEI 'CELEBRO-LESI' CORTINESI - è INFATTI IL SOLO MODO DI MUOVERSI E PARLARE AL TELEFONINO ALLO STESSO TEMPO - -

 

Sim. Cap. per "Il Tempo"
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo

 

Giornata di sci per i vip a Cortina, tra cui Luca Cordero di Montezemolo e Gianpaolo Letta, amministratore delegato di Medusa: entrambi non hanno potuto fare a meno di sciare e consumare spuntini durante la giornata, per renderla più ricca e imprevedibile.

Amate fare di sci fondo, trasferirvi una settimana intera da passare sulla neve? Cortina sembra il posto fatto per voi e per chi, almeno per qualche giorno, ha deciso di dare il proprio «arrivederci» alla città. E così è successo a Luca Cordero di Montezemolo, che a Cortina e dintorni ha pensato bene di portare a bordo di un'automobile l'intera famiglia. Ludovica (la moglie) e i figli.

 

L'avevamo lasciato con indosso scarpe da trekking a godersi una bella giornata in un bar di Cortina e lo ritroviamo lì, di nuovo, con prole al seguito. Impavida del pericolo di slavine e simili, la famiglia Montezemolo se l'è spassata alla grande sugli sci per un po' di fondo, in attesa che i più piccoli finissero le loro gare. A Socretes, infatti, i bambini di casa Montezemolo si sono divertiti a destreggiarsi in giochi competitivi.

 

Naturalmente dopo aver preso lezioni da maestri di sci che, sulla storia di quelle montagne, la sanno davvero lunga. Un ristorantino lì nei pressi, allo scoccare delle 13, le 13.30, li ha accolti per una lunga pausa rilassante, prima di ripartire, sci a tracolla, per le piste innevate e gremite di gente. Per i «vacanzieri» cortinesi ci sono anche altri «accessori» irrinunciabili: il telefonino , prima di tutto, per mantenersi in «contatto» con la civiltà e anche un bel colbacco, per restare al caldo.

 

 

[05-01-2010]

 

 

 

MONTEZEMOLO E TOTO IN CARROZZA: I PRIVATI PRONTI A SFIDARE FS...
Sandro Iacometti per "Libero" -
(...) l'ex presidente di Confindustria non dovrebbe restare l'unico privato molto a lungo. A scaldare i motori ci sono anche altri contendenti. Sull'alta velocità vorrebbe sbarcare anche Carlo Toto. L'imprenditore abruzzese fondatore della AirOne (ormai fusa con Alitalia) ha già costituito una compagnia ad hoc, dall'inevitabile nome RailOne. Anche lui dovrebbe operare sulla Napoli-Milano, con fermate intermedie a Roma, Firenze e Bologna. Si concentrerà invece sui servizi regionali e sugli intercity la ArenaWays (guidata da Giuseppe Arena) che punta sulla tratta Torino-Asti-Alessandria- Milano-Novara-Vercelli.  

12.12.09

 

 

I MIGLIORI MANAGER DELLE FERROVIE STANNO PENSANDO DI SALIRE SULLA CARROZZA CHE MONTEZEMOLONE STA ALLESTENDO CON I FRANCESI E PASSERA. (MORETTI: CHI SE NE STA ANDANDO È SEMPLICEMENTE "UN IDIOTA SENZA PALLE")
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato seguono con attenzione morbosa i movimenti del tandem Moretti-Cipolletta. Del manager di Rimini conoscono quella "impazienza dell'assoluto" che lo spinge a lavorare 14 ore al giorno e ad assumere in qualche caso atteggiamenti khomeinisti.

 

Nel libro del giornalista Claudio Gatti "Fuori Orario" (che a Moretti ha procurato disturbi all'intestino) si legge che in due anni sono usciti dalle Ferrovie 7.500 persone e 200 manager. Ed è proprio sui manager che sta per abbattersi una violenta reprimenda del Capo a proposito dei rumors che vorrebbero in uscita molti dirigenti attratti dalla sirena di Luchino di Montezemolo e di Ntv, la società che farà concorrenza sull'Alta Velocità.

Nei giorni scorsi Moretti ha riunito i capi del personale e ha detto che non ne può più di sentire in giro la voce secondo la quale i migliori manager del palazzo-obitorio stiano pensando di salire sulla carrozza che Montezemolone sta allestendo con i francesi e Corradino Passera.
Questo messaggio Moretti lo ripeterà nella prossima riunione con i top manager dove dirà con forza che chi se ne sta andando è semplicemente "un idiota senza palle".

 

Non usa mezzi termini quest'uomo che da ragazzo puliva le spiagge e le piste di pattinaggio a Rimini, e che nel 1978 è entrato alle Ferrovie con lo stipendio di 1 milione di lire. Adesso, si legge nel libro "proibito" del giornalista Gatti che il suo trattamento economico comprende 680mila euro di parte fissa e un extra variabile fino a 190mila euro, ma non sono i soldi la ragione della sua vita. Quello che gli interessa è dimostrare che l'efficienza non è un mito e che le Ferrovie non sono quel gioco per i matti di cui parlò anni fa Giulio Andreotti.

Gli uscieri sono certi che il suo mandato sarà rinnovato e non si preoccupano più di tanto della polemica che è scoppiata nei giorni scorsi con l'ineffabile ministro Matteoli a proposito del trasporto merci su rotaia. Che sia sceso un po' di freddo tra i due personaggi è sicuro, come altrettanto sicura è la volontà della Lega di occupare qualche poltrona nel palazzo di Porta Pia.

 

E qui salta fuori un discorso che riguarda Innocenzo Cipolletta, il 68enne economista che nel 2006 è diventato presidente delle Ferrovie. Anche per lui il bilancio di tre anni è positivo; basti pensare alla battaglia furibonda che ha fatto contro le pulci sui treni dei pendolari e al garbo con cui ha accompagnato il Presidente della Repubblica nelle cerimonie ufficiali.

Claudio Gatti - FUORI ORARIO

Secondo il settimanale "Economy" Cipolletta, che oggi guadagna 705mila euro l'anno, sarebbe candidato alla vicepresidenza di Unicredit, la banca dove Alessandro Profumo in primavera azzererà i vertici delle quattro banche controllate. Nel curriculum del simpatico Innocenzo c'è anche l'esperienza fatta come advisor della banca svizzera Ubs ma secondo gli uscieri delle Ferrovie la notizia del suo sbarco a piazza Cordusio non sta né in cielo né in terra. E Dagospia può aggiungere che invece crescono le quotazioni del Cyrano ferroviario per la presidenza della Camera di Commercio di Roma.

 

 

RUTTE NOTIZIE ANCHE PER IL COMPARE LUCA-LUCA: SI FERMA ANCHE LA FERRARI: CASSA INTEGRAZIONI PER 500 OPERAI E 100 IMPIEGATI

Stefano Santachiara per "Il Fatto Quotidiano"

A distanza di 16 anni dall'ultimo stop forzato, i lavoratori della Ferrari sono tornati in cassa integrazione guadagni, a turno per una settimana, 500 operai di fonderia, motori e verniciature, e 100 impiegati. La crisi internazionale e il calo di produzione della "gemella" Maserati si sono tradotte in una flessione da 130 milioni di euro di ricavi e 4680 auto vendute (-6,9 per cento) nei primi nove mesi del 2009.

Ma anche la gestione sportiva, dove ieri Luca Cordero di Montezemolo si è recato in visita per parlare del "nuovo modello di Formula Uno", non può dirsi tranquilla alla luce del regolamento Fia: "Rispetto al tetto previsto per i team oggi avremmo circa 150, 200 addetti in più -calcola la Fiom Cgil - l'azienda però non risponde alla nostra richiesta d'incontro".

Il Cavallino rampante era stato l'unico finora a non rallentarenel comparto metalmeccanico, motore dell'industria emiliana assieme a ceramiche, tessile e abbigliamento, oggi funestati dalla crisi. Dalla Bonfiglioli motoriduttori (1500 addetti tra Bologna, Vignola e Forlì e fabbriche in Slovacchia, India e Vietnam) alla Berco di Ferrara della Thyssen Krupp (2500 dipendenti) ai trattori targati Fiat dellaCasa New Holland di Imola: nessuno è escluso.

A Maranello l'ultimo utilizzo degli ammortizzatori risale al 1993, quando furono interessati mille dipendenti per sei settimane. I ricorsi storici delle crisi, che evocano la suggestione delle contestuali sconfitte nel Campionato di Formula Uno come nel 1974, sonosolo coincidenze. Erano altre stagioni, quelle della crisi energetica e della competizione globale degli anni Novanta, con le aperture dei mercati dell'est e i primi businessman cinesi che iniziavano a guidare Testarossa.

Oggi i vertici della Ferrari non negano il momento difficile ma lo considerano un pit stop, dovuto a una crisi internazionale senza precedenti e al calo di produzione della Maserati, che nei mesi scorsi aveva già fatto partire la cassa integrazione ed evitato di rinnovare 112 precari. "La flessione è in riferimento all'anno record del 2008 - fa sapere l'ufficio stampa di Maranello - ma l'ultimo trimestre conferma l'andamento dei primi nove mesi indicando una tendenza stazionaria per il 2010".

In un contesto che vede la Ferrari volare nei mercati orientali e aumentare del 10 per cento la fetta di mercato mondiale falcidiato dalla crisi. "Il problema è il crollo di richieste di motori dalla Maserati, da 9000 a 4200 auto nell'ultimo anno - spiega il segretario provinciale della Fiom Cgil Giordano Fiorani - ma anche Ferrari oggi è in sofferenza.

Se così non fosse, non si spiegherebbe perché non applichino un'integrazione di stipendio ai lavoratori in cassa che questa settimana percepiscono il 60 per cento del salario. Oggi chiederemo all'azienda un piano industriale di prospettiva: siamo preoccupati per le ricadute occupazionali, e per il centinaio di lavoratori a tempo determinato sparsi nelle varie aree".

 

 

[12-11-2009]

 

 

 

L'ITALIA FUTURA" SECONDO LUCA: PRENDI LE SOCIETà E PORTALE IN LUSSENBURGO! - COME MOLTI ALTRI GRANDI INDUSTRIALI ITALIANI HA PORTATO ALL’ESTERO LA SUA CHARME - NEL PARACULISSIMO TENTATIVO DI NON REGALARE PROPRIO TUTTO AL FISCO ITALIANO - NEL GRANDUCATO PERDITE COPIOSE PER CDB E PER LO SCARPARO E LA SUA DORINT

Franco Bechis per "Libero"

Anche Luca Cordero di Montezemolo scivola in Lussemburgo. Non una pattinata sul ghiaccio come quella di Carlo De Benedetti e le sue holding, ma pure sempre una perdita di 8,4 milioni di euro che l'ex presidente degli industriali italiani non si può certo appuntare sulla giacca come medaglia. Anche Montezemolo come molti altri grandi industriali italiani ha portato all'estero la capogruppo del suo piccolo regno industriale.

In Lussemburgo per precisione, in Rue de l'Eau 18 dove ha sede la Charme Investments società accomandita per azioni retta dall'ex numero uno di Confindustria e dal figlio Matteo, rapidissimo nel suo cursus imprenditoriale.

In Lussemburgo come molti altri industriali Montezemolo era riparato nel tentativo di non regalare proprio tutto al fisco italiano (salvo poi naturalmente tuonare in convegni e assisi industriali contro il governo pro tempore che non pensava al bene d'Italia ad esempio realizzando infrastrutture che non si potevano realizzare per assenza di fondi fuggiti in Svizzera, Lussemburgo, Isole Vergini, Olanda, Cayman e giù di lì).

Grandi vantaggi fiscali non ce ne sono più dopo la riforma delle holding qualche anno fa e qualche lussemburghese se ne è tornata a casa trasformandosi in società semplice, struttura societaria dietro cui ci si può ancora riparare (non è tenuta ad approvare bilanci e note integrative, né alla pubblicità degli atti). Montezemolo e la sua Charme Investments sono restati là un po' per abitudine un po' perché con la lussemburghese è più facile stringere accordi e siglare partnership con altri gruppi internazionali che dell'Italia si fidano ancora pochino.

Non è ancora accaduto, ma potrebbe arrivare il cavaliere bianco da un momento all'altro. In Charme inv i Montezemolo hanno riunito le partecipazioni principali in Italia e Ungheria: quelle in Ballantyne cashmere, in Poltrona Frau (quotata a Milano e unica a distribuire un po' di dividendi), in United Cashmere, in Grandi navi veloci e nella Pf real estate di Milano. Quest'ultima è stata la principale idrovora dei dividendi raccolti da Charme, avendo bisogno di ricapitalizzazione almeno una volta all'anno.

E' una immobiliare che possiede uno stabile in Meda affittato alla Cassina spa e un terreno di circa 250 mila mq a Grumo Appula provincia di Bari, gestito direttamente (vale poco meno di 2 milioni di euro). La Pf immobiliare è stata ricapitalizzata nell'ultimo anno solare due volte sia da Montezemolo che ne ha la maggioranza sia dai soci italiani per le perdite accumulate che avevano eroso il capitale.

Nonostante qualche perdita di troppo (anche l'anno precedente i conti erano in rosso), nella pancia della lussemburghese di Montezemolo restano ancora oltre 5 milioni di euro di liquidità. In bilancio c'è perfino la loro divisione per conto corrente, e anche da questo aspetto non si può certo dire che il presidente uscente degli industriali italiani sia un amante del made in Italy: il grosso dei risparmi, più di 4 milioni di euro, è affidato in gestione alla Merrill Lynch. Al secondo posto la Ing (quella del Conto arancio) nella cui filiale in Lussemburgo Montezemolo ha depositato 770 mila euro.

 

Terzo posto per Monte dei Paschi di Siena, con 348 mila euro. Ci sono anche 502,75 euro in contanti in cassa, ma probabilmente mentre scriviamo qualcuno li avrà già spesi. I conti offrono un rendimento inferiore all'uno per cento: i depositi sono stati remunerati con 33.677,21 euro. Di più gli interessi ricevuti da Giulio Tremonti per i Cct zero coupon: 52.409,44 euro. Almeno in questo caso Montezemolo ha sventolato la bandiera del suo paese.

Liquidità e interessi serviranno però per pagare i debiti che in realtà non hanno gran peso, e faranno felici soprattutto gli azionisti: la voce principale è quella dei premi al management che ammontano a poco meno di due milioni di euro per il solo secondo semestre del 2008 e che sono un po' in ritardo nella liquidazione.

Con qualche ferita, comunque Montezemolo è in buona compagnia: il 2008 e il 2009 sono stati gli anni neri per tutti gli italiani che sono riparati in Lussemburgo. Perdite copiose oltre che per l'ingegnere con le sue Cir e Cofide international, anche per Diego Della Valle e la sua capogruppo Dorint, azionista della Rizzoli- Corriere della Sera.

Essendo finanziarie di partecipazione tutte risentono della caduta dei dividendi e spesso del profondo rosso delle principali società controllate. Ma c'è anche chi in Lussemburgo ha lasciato forzieri pieni come mai prima era accaduto. Lo racconteremo nelle prossime puntate dell'inchiesta.

 

 
[14-10-2009]

 

 

 

MONTEZEMOLATA-DAY
L'Associazione 'Italia futura' presenta il primo rapporto sulla mobilita' sociale. Partecipano tra gli altri il presidente di Fiat, Luca Cordero di Montezemolo e il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini.

2 - UN ROSSO DI CHARME...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Si tinge di rosso anche nel 2008 il bilancio di Charme Investments, la società lussemburghese che fa capo alla alla famiglia Montezemolo e partecipata da Diego Della Valle, i Seragnoli, Mps, Unicredit e Deutsche Bank. Il passivo («scontato in assenza di disinvestimenti di partecipazioni», precisa una nota dei conti) è stato di 8,4 milioni, meno dei 9,7 milioni del 2007.

A pesare sono stati l´accantonamento straordinario di 4,8 milioni per coprire le perdite 2007 di Ballantyne Cashmere (che nel 2008 ha bruciato altri 9 milioni) e i 3,7 milioni pagati come management fee a Charme management. La società di gestione controllata dalla Fisvi 3 di Montezemolo ha chiuso i conti in utile per 1 milione circa mentre il business consolidato (che riflette i risultati di Poltrona Frau e Ballantyne) si è chiuso in rosso per 21,9 milioni.

3 - EFFETTO SVALUTAZIONI SUI CONTI DELLA VALLE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La ripresa delle Borse, con il titolo Tod's in crescita del 65% da inizio anno, sta riportando un po' di ordine. Ma la crisi dei listini ha lasciato un segno nella holding lussemburghese di Diego Della Valle: la Dorint Holding Sa, che custodisce fra l'altro i pacchetti del 5,49% di Rcs Mediagroup e lo 0,48% di Mediobanca, ha chiuso il 2008 in rosso per 89 milioni di euro dopo la perdita di 4,16 milioni dell'esercizio precedente.

Poche settimane fa l'assemblea dei soci (la lussemburghese è controllata dalla Diego Della Valle & C. Sapa) ha deciso di riportare a nuovo il passivo che è dovuto per larga parte alle svalutazioni di asset, passate dai 20,73 milioni del 2007 a 98,48 milioni (peraltro tutti gli altri soci di Rcs facenti parte del patto di sindacato, a cominciare da Mediobanca, hanno eseguito rilevanti svalutazioni sulle quote nel gruppo editoriale). Nello stato patrimoniale gli asset scendono così da 405,95 a 233,87 milioni di euro mentre nel conto economico i proventi finanziari sono diminuiti da 21,31 a 9,8 milioni.

 
[07-10-2009]

PENISOLA DEI FAMOSI REPORTAGE!
Ieri a Palazzo Colonna dove Luchino di Montezemolo ha presentato la sua Fondazione, Luigino Abete ha sudato come mai gli era successo nella vita. E con lui grondavano i 700 "volontari" e curiosi assiepati nella Galleria che sfidando il caldo e le critiche hanno assistito alla performance del ragazzo dei Parioli dentro la dimora patrizia dove si è parlato del futuro (una location che da sola fa arricciare il naso).

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLOLUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Un segno del futuro Luchino ha voluto metterlo al braccio di ogni ospite quando le belle ragazze con la maglietta rossa dietro il desk dell'accredito, hanno infilato una sorta di braccialetto elettronico contenente una pennetta Usb.

A molti questa presa in cattività non è piaciuta, ma hanno fatto buon viso stringendo nell'altra mano il kit che comprendeva una maglietta con il logo di "Italiafutura" e la relazione di Irene Tinagli, l'autore del rapporto sulla mobilità sociale, il tema del convegno.

Così mentre Luigino Abete di lobbycontinua inzuppava la camicia, sono arrivati in sala un'infinità di fighetti inamidati della Luiss, e le facce più note degli amici che da anni seguono le peripezie del presidente della Fiat. Tra queste Paolo Annibaldi, l'onnipresente Arturo Artom, gli "olimpici" Mondello e Malagò, il trombato di lusso Paolo Glisenti, e qualche industriale che ha sfidato la moral suasion di Emma Marcegaglia per nulla contenta di questa iniziativa.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET!LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Nei giorni precedenti sono stati molti gli imprenditori che hanno chiesto alla signora di Mantova il permesso di partecipare all'evento. In fondo Luchino è stato uno dei migliori presidenti di viale dell'Astronomia e sembra davvero ingrato il modo con cui il giornale di Confindustria oggi sbatte a pagina 18 e su tre misere colonne il resoconto del suo esordio.

Luigino Abete sudava anche per questa ragione e per l'assenza vistosa di due personaggi come lo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle e Corradino Passera che sono considerati le sponde più forti del ragazzo dei Parioli.

Alle 15,50 Montezemolone ha fatto il suo ingresso nella sala scortato dal presidente dell'Ansa Giulio Anselmi, l'ex-direttore della "Stampa", il quotidiano della Fiat che dopo la sua uscita sembra entrato in coma. (L'amministratore delegato dell'Ansa Luigi Contu, invece, operava come moderatore)

A metà della Galleria, affrescata tre secoli fa, si è fermato ad abbracciare Ennio Lucarelli, l'imprenditore dell'informatica che sedeva una fila avanti a Barbara Palombelli, poi accecato dai flash e dalla telecamere, è salito sul palco insieme al frigido Enrico Letta e a Gianfranco "Me ne frigo" Fini dall'aria tirata e la cravatta di seta verde.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET! 

Ci sono voluti ben 25 minuti prima che arrivasse un timido applauso all'orazione pronunciata da questo 61enne bolognese che sembrava aver lasciato a casa il suo carisma di portaborsette dell'Avvocato. Perché se c'è una cosa che è apparsa chiara ieri è soprattutto la volontà di Luchino di usare i toni bassi e di non trascinare la folla sul terreno facile della demagogia e del populismo.
E forse a casa ha lasciato anche una bella porzione di cervello perché il suo discorso è apparso freddo e piatto. Sotto il ciuffo, niente - per dirla con Carlo Vanzina presente in sala.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Per chi fra i presenti lo ha seguito negli anni di Confindustria quando all'Auditorium di Roma accendeva l'entusiasmo, i pensierini di Luchino sono apparsi ieri una collana di banalità del tutto privi dello spessore culturale che dovrebbe rappresentare l'ambizione di un think-tank.

Forse qualcuno come Annibaldi, vecchia gloria della Fiat, si è ricordato del 1966 quando a Torino nacque la Fondazione Agnelli che pur tra mille contraddizioni riuscì a mobilitare forti energie intellettuali per volontà dell'Avvocato. Ma Luchino ieri ha scelto la strada del piccolo scienziato da laboratorio che lavora per creare una fusione fredda e silenziosa tra chi cerca col buonsenso comune di mettere insieme le forze moderate della politica.

La prudenza è apparsa evidente quando con voce ferma ha ripetuto per ben due volte: "non abbiamo nulla a che fare con un partito o un movimento politico", e quando per tracciare il profilo della nuova Fondazione ha liquidato le ipotesi fantasiose e le misteriose alchimie dei salotti che a suo dire non esistono più.

E aveva ragione perché quella di ieri non sembrava affatto la riunione di un salotto di poteri forti, ma un incontro tra vecchi amici di un circolo sul Tevere ai quali si può raccontare, senza scaldare l'animo, che la mobilità sociale è un grave problema e che il Paese è ingessato dalla vecchia politica.

"Bisogna far ripartire l'ascensore sociale", ha detto l'uomo che questo ascensore lo ha preso per tutta la vita riuscendo a collezionare un'infinità di poltrone, e a suo dire "bisogna ragionare in una prospettiva di cinque anni", un tempo infinito per un Paese dove la politica scatena ogni giorno conflitti e convulsioni.

 

Alle 16,15 è arrivato puntuale e inevitabile il solito riferimento alla Ferrari di cui Luchino apprezza il merito e i talenti che rappresentano la forza del capitale umano, ed è a questo punto che molti tra i presenti hanno sentito la nostalgia di Innocenzo Cipolletta, l'autore di tanti discorsi di Luchino (presente in sala mentre si grattava il naso con insolita frenesia).

Quelli erano discorsi veri, costruiti a tavolino con la forza di una vision e l'uso giusto della penna, senza un retroterra di pensieri spettinati e di quelle bollicine che "tirano verso l'alto" come ha commentato sarcastico ad Alberto Statera, l'ex-senatore dei Ds Franco Debenedetti, fratello di quell'Ingegnere che si muove a cazzo dritto nei confronti del Berlusconi ferito.

Alle 16,20 la messa cantata di Luchino è finita ed è solo a questo punto che è partito un applauso generoso di 20 secondi. Alla fine del suo discorso la delusione era grande, ma tutti i giudizi portavano alla stessa conclusione: Luca Cordero di Montezemolo ha voluto calare sul piatto della politica la sua carta e sul tavolo del poker ha messo un cip, una giocata modesta nei contenuti, pronunciata in un luogo arcaico, ma con un solo obiettivo: dimostrare che lui esiste, e che nello scontro sempre più radicalizzato della politica potrebbe avere un ruolo.

Insomma, quella di ieri non è stata una discesa in campo né un proclama al Paese, ma un'operazione di immagine per dire ai fighetti della Luiss e agli amici di lobbycontinua che il suo cuore batte verso il futuro.

GIOVANNI MALAGO

Un futuro dove l'ascensore sociale che lo ha sempre accompagnato nella vita riuscirà ancora una volta a metterlo sulla poltrona giusta.

LA GAG CON LA IENA -
Dal "Corriere della Sera"
- C'è la «Iena» Enrico Lucci ad accogliere Montezemolo a Italiafutura. Lo saluta apostrofandolo con un «pisellone» e gli chiede a che serva una iniziativa per far muovere l'Italia quando «avete tutti il culo parato». «Proprio perché uno ha il culo parato - sorride Montezemolo - si deve preoccupare degli altri».

 
[08-10-2009]

 

 

LUCHINO, CHE CHARME! – È QUESTA L’“ITALIA FUTURA”? TAGLI ALLA POLTRONA FRAU, CONTROLLATA DAL FONDO DI MONTEZUMA: A CASA IL 20% DELLA FORZA LAVORO (MA ASSUME 10 MANAGER) – I SINDACATI: “STRANO, LE COMMESSE CI SONO” – IL TIMORE È QUELLO DI UN TRASLOCO ARMI E BAGAGLI IN CINA…

Giuseppe Vespo per "l'Unità"

Sciopero a sorpresa di otto ore, oggi, nello stabilimento principale di Poltrona Frau, a Tolentino, Macerata. La mobilitazione arriva in risposta alla messa in mobilità di duecento dipendenti, tra operai e colletti bianchi, dichiarati in esubero dal gruppo - quotato a Piazza Affari, ieri -1,36% a 0,87 euro - che fa capo al fondo lussemburghese Charme di Luca di Montezemolo. Un taglio che, calcolano i sindacati, sfoltisce del 20% la forza lavoro dell'azienda, e che non si può giustificare con la crisi.

Anche perché in questi mesi il management ha chiesto solo tre giorni di cig e continua a servirsi di lavoratori interinali, segno che il lavoro c'è. «Il calo di fatturato del primo semestre - aggiunge il segretario della Fillea-Cgil della provincia di Macerata, Daniel Taddei - è nell'ordine del 14%: niente rispetto al 30 o al 40 registrato dai diretti competitor».

Il piano di restyling riguarderebbe non solo lo stabilimento principe di Tolentino, dove sono previsti almeno 66 esuberi, ma anche quello del marchio Cassina a Meda, Milano, dove andrebbero via 55 persone, e quello del marchio Cappellini di Como, fuori circa settanta dipendenti. A subire la sfoltita non saranno solo operai ma anche colletti bianchi.

L'idea, secondo quanto raccontano i sindacati, è quella di concentrare a Milano la testa pensante di tutto il gruppo: marketing, attività commerciale, finanza e controllo, progettazione. Mentre per quanto riguarda l'attività produttiva, il timore paventato dai rappresentanti dei lavoratori è che il gruppo voglia spostarne buona parte in Cina, dove Poltrona Frau ha già uno stabilimento e una joint venture con il gruppo Tata per l'utilizzo delle concerie.

In questa fase della vertenza la palla è in mano alla Regione Marche, che ha tutto l'interesse a salvaguardare l'occupazione, visto che in quella zona la Poltrona dà da lavorare a tanta gente, tra contoterzisti e indotto. Pare che ci sia da parte delle istituzioni locali il tentativo di chiamare in causa direttamente il presidente Montezemolo. Poltrona Frau avrebbe motivato il ricorso agli esuberi con l'esigenza di tagliare i costi.

Ma i sindacati ribattono sostenendo che dall'inizio dell'anno, da quando si è insediato il nuovo ad, Dario Rinero, «sono stati assunti 10 nuovi manager in aggiunta a quelli che già c'erano», specifica Taddei. Dal canto loro, i sindacati dicono di aver proposto esodi volontari ed incentivati per i lavoratori vicini alla pensione. Ma finora lamentano di non aver ricevuto risposte

 
[29-09-2009]

 

 

 

DA DOGOSPIA :Riceviamo e pubblichiamo:

Caro Dago, Luchino Cordero forse sarà la nuova Elite del paese, il Guru imprenditoriale prezzemolato che guiderà l'Italia verso un futuro splendente, forse...
Intanto il suo polo di aziende del lusso va maluccio e minaccia licenziamenti come qualsiasi piccolo imprenditore meccanico che ha passato più tempo tra presse e torni che tra uffici e scrivanie.

Poltrona Frau, controllata dal gruppo Charme del nostro futuro Leader, minaccia licenziamenti nello stabilimento marchigiano e nelle controllate Cassina e Cappellini:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2009/09/10/229854-frau_sciopero_corteo_protesta.shtml

Naturalmente nessun quotidiano nazionale si è fatto avanti per diffondere la notizia....
Michele Mariani


FRAU, SCIOPERO E CORTEO DI PROTESTA MA ORA SPUNTA L'INCUBO LICENZIAMENTI
Da "Il Resto del Carlino"

Tolentino, 10 settembre 2009 - L'estate calda della Poltrona Frau sembra davvero non voler finire. Ieri c'è stata l'ennesima rottura delle trattative tra rappresentanti sindacali, Rsu e proprietà e ora l'assemblea dei lavoratori ha annunciato, per la giornata di domani, otto ore di sciopero. I 420 dipendenti si riuniranno davanti allo stabilimento e quindi formeranno un corteo che raggiungerà Tolentino, sostando in piazza della Libertà.

Nel corso dell'assemblea, che si è svolta questa mattina, i lavoratori hanno condannato l'atteggiamento dell'azienda, che non ha accettato le loro richieste: cioè la mobilità volontaria, con adeguata incentivazione alla fuoriuscita. E proprio per questo è stato proclamato lo stato di mobilitazione.

Ma, come si dice, le brutte notizie non viaggiano mai da sole. Si è diffusa la notizia, infatti, che tutto il gruppo industriale della Poltrona Frau, di proprietà della multinazionale Charme (di cui fanno parte anche Cassina e Cappellini) prevederebbe complessivamente 220 licenziamenti.

 
[18-09-2009]

 

 

 

FURBETTI A PALLINI – I COMPAGNI ABETE E MONTEZUMA LICENZIANO: AD APCOM E FRAU – IL PIANO: ristrutturare a spese pubbliche ASCA E APCOM, fonderle, aggiungerle al ‘Riformista’ e poi regalare il tutto, politicamente s'intende, all'amico Luchino… -

1 - LA STRATEGIA DELL'ABETONE
Il Manifesto di oggi rompe l'omertà sulla vicenda Apcom, l'agenzia di stampa regalata da Telecom ad Abete per far nascere il polo editoriale filo-Monteprezzemolo.

Luigi Abete, l'ex tipografo romano che stampava le schedine del Totocalcio diventato banchiere con Bnl, ha rilevato a costo zero l'agenzia di stampa da Telecom Italia Media e medita di fonderla con la sua Asca.

Il problema è che ora all'Apcom vogliono chiedere lo stato di crisi e mandare a casa 30 giornalisti su 90, come scrive il Manifesto citando calcoli del cdr. Si profila il solito scontro sindacale, ma qui c'è una novità.

I giornalisti sostengono che i conti dell'azienda non vadano così male come Abete vorrebbe far credere e sfidano il nuovo padrone a farsi aumentare la convenzione con Palazzo Chigi, visto che ha tanti begli agganci nel Palazzo.

Rumours raccolti da questo sito very strunz ci dicono invece che il progetto di Abetone, al di là del chiagne e fotte di oggi, sia piuttosto ambizioso: ristrutturare a spese pubbliche le due agenzie di stampa, fonderle, aggiungerle al Riformista che vorrebbe comprare e poi regalare il tutto, politicamente s'intende, all'amico Luchino di Monteprezzemolo.

2 - POLTRONA FRAU: 66 IN MOBILITA', SINDACATI PROCLAMANO SCIOPERO
(ANSA) - Si inasprisce la vertenza di Poltrona Frau, gruppo leader del lusso. La direzione
aziendale ha avviato stamani le procedure di mobilita' per il licenziamento di 66 dipendenti dello storico stabilimento di Tolentino (Macerata), nonostante l'appello di Rsu e dei
sindacati contro 'iniziative unilaterali' e per una ripresa delle trattative a settembre. I sindacati hanno subito proclamato uno sciopero per la giornata di domani.

Sulla crisi della societa' e' convocata anche una seduta aperta del consiglio comunale di Tolentino per il 3 agosto sera. Sono stati invitati a prendervi parte il presidente della giunta
regionale Gian Mario Spacca, quello della Provincia Franco Capponi, il presidente della Camera di commercio di Macerata, rappresentanti delle categorie produttive e delle organizzazioni sindacali.

Le istituzioni locali sono decise a difendere tutti i posti di lavoro della Frau, 'contro il tentativo di depotenziare lo stabilimento di Tolentino'. Il tentativo e' anche quello di
sollecitare un intervento diretto di Luca Cordero di Montezemolo, presidente del fondo lussemburghese di investimento Charme, di cui Poltrona Frau fa parte, insieme a Cassina e altri marchi ugualmente interessati ad una drastica ristrutturazione
aziendale.

 

[30-07-2009]

 

 

DA DAGOSPIA

“Luchino for president”! - MONTEZUMA e Corradino Passera: il ticket ideale per mandare a casa “nonno” Silvio - l’operazione TECNO-POLITICA è complessa ma LE risorse E GLI UOMINI non mancano - ABETE, MIELI, MENTANA, mandelson, RIOTTA, imprenditori, SKYTG24, FINI E CASINI COMPRESI - ECCO IL NUOVO PROGETTO POLITICO DEI "MODERATI ILLUMINATI" (DALLE LAMPADE A QUARZO)

Luigino Abete ha ripreso a sudare e ieri sera alle 19 era completamente  fradicio.
A quell'ora ha consegnato i riconoscimenti per l'ottava edizione del Premio Anima promosso dall'associazione non profit dell'Unione degli Industriali di Roma. L'evento si è consumato sulla Terrazza Caffarelli, la stessa dove con grande gioia di Ottaviani (il genero di Gianni Letta) il cuoco tedesco Heinz Beck mercoledì scorso ha fatto ingurgitare la carbonara all' "anoressica" Michelle Obama e alle altre first ladies del G8.

Luigino ha fatto il maestro di cerimonie con la solita eloquenza, ma il caldo che soffocava il massiccio vicesindaco Cutrufo, Claudio Bisio e le damazze vestite a sera, lo ha fatto scivolare nell'ingenuità. A un certo punto infatti ha dichiarato con innocenza che la presidenza del Premio Anima gli era stata proposta durante un periodo di astinenza da poltrone e lui l'aveva accettata di buon grado perché temeva di trovarsi in mezzo a una strada.

Per l'ex-tipografo imprenditore e banchiere, le poltrone rappresentano una ragione di vita, ma in questo momento il suo impegno è proteso a costruire un disegno più ampio e ambizioso che lo vede all'opera in qualità di tessitore. La tela di ragno che Luigino sta costruendo ruota intorno al progetto di un polo mediatico che rappresenta un tassello fondamentale per tirare la volata all'amico Luchino di Montezemolo.

Il progetto è di vasto respiro e parte dalla convinzione che la lunga stagione di Silvio Berlusconi -prima o poi - dovrà finire.

I segnali non mancano, basta vedere il modo con cui oggi tutti i giornali (italiani e stranieri) hanno archiviato il G8 regalando paginate enormi a quell'alto burocrate di Lamberto Cardia che con le sue decisioni ha messo in crisi la Consob e ha riportato nelle casse degli editori 50 milioni di pubblicità. E con estrema malizia Flebuccio De Bortoli pubblica in prima pagina la foto di papi-Silvio e della figlia Barbara che ieri in una clinica di Lugano ha fatto diventare Berlusconi nonno per la quinta volta.

Ecco!, di questo "nonno" la lobby di Luigino e Luchino ritiene che stia per squillare la campanella finale.

Per voltare pagina e combattere quello che Gianfranco Fini ha definito ieri con un'orrenda parola "presentismo", occorre guardare in avanti, sognare e costruire un futuro diverso dove i "moderati illuminati" riescono a occupare il centro del Centro e a rinvigorire la politica con una forte iniezione tecnocratica.

In questa prospettiva il leader di riferimento e l'utilizzatore finale del lavoro di Luigino e dello scarparo marchigiano-lussemburghese Dieguito Della Valle, dovrebbe essere senza alcun dubbio un uomo dotato di carisma, un grande comunicatore che abbia capito la lezione e le tecniche di papi-Silvio, e sia in grado di smuovere con il suo Ego grandioso le folle adoranti del centrodestra e quelle balbettanti del centrosinistra.

L'operazione-immagine "Luchino for president" ha però bisogno di gambe robuste, cervelli fini e risorse finanziarie. Le prime mosse sono già state realizzate con il lancio dell'Associazione "ItaliaFutura" che vuole essere un cantiere di ideazione civile, politica ed economica, libero dagli ideologismi e connesso alle migliori competenze nazionali e internazionali.

Intorno a Luchino si sta coagulando un pezzo importante del mondo imprenditoriale. L'elenco comprende industriali come Anna Maria Artoni, Matteo Colaninno, Carlo Perrone, Garrone, Buzzi, Repetto, Calieri, e l'ex-governatore Illy che non più tardi di ieri sera ha smentito davanti a Lilly Gruber di voler rimettere i piedi nella politica. E una mano forte gliela darà il socio d'affari Gianni Punzo, l'imprenditore napoletano dell'Interporto, mentre Nerio Alessandri ha già fatto sapere che continuerà a correre sul tapis roulant di Berlusconi.

Per quanto riguarda gli intellettuali l'arruolamento è in corso. Dentro il think-tank di "ItaliaFutura" si ritrovano già Andrea Romano, Michele Martone e un plotoncino di professori della Luiss guidati da Pierluigi Celli. Non è molto, ma dietro le quinte Luchino dialoga intensamente con Paolino Mieli, l'ex-direttore-stratega del "Corriere della Sera" che dopo essere precipitato senza paracadute nel gorgo veltroniano, sta cercando di utilizzare la sua mente fertile e civica per una grande rivincita.

Il capitolo più importante rimane tuttavia quello dell'informazione, cioè la tastiera degli strumenti che Luigino Abete si è preso carico di costruire per metterla a disposizione del nuovo progetto politico. E qui vale la pena di ricostruire la sequenza delle operazioni che finora sono state perseguite.

All'inizio dell'anno Montezemolo pensava di usare il quotidiano "La Stampa" di proprietà della Fiat come motore della sua corsa, ma ha dovuto ripiegare per il veto di Sergio Marpionne e del pallido Yaki che dopo aver dato il suo placet alla liquidazione di Giulio Anselmi non se l'è sentita di schierare il giornale di nuovo contro il governo Berlusconi. Il giovane Elkann è arrivato a questa decisione non tanto per la sua volontà che è ancora vergine, quanto per i suggerimenti del padre Alain che a quanto si dice è sempre stato sbertucciato da Luchino di Montezemolo e dallo scarparo a pallini, e quindi li detesta.

Il risultato è che "La Stampa" ha scelto come direttore Mario Calabresi, l'ex-giornalista di "Repubblica" al quale è stato detto chiaramente di staccare la spina dal giornale di Eziando Mauro e Carletto De Benedetti e di avere come riferimento la gestione morbida di Gianni Riotta al "Sole 24 Ore". Riotta è appena tornato da una settimana di vacanza a Santo Domingo e oggi prenderà atto della nomina di Alfonso Dell'Erario alla direzione editoriale del quotidiano di Confindustria.

Fallita l'operazione su "La Stampa", Luchino&Company pensavano di poter mettere le mani su "La7", la tv di TelecomItalia, e di piazzare il fido battutista Enrico Mentana sulla poltrona di direttore. Anche qui hanno trovato un muro in Franchino Bernabè che considera quell'asset "vitale" per le sue strategie e non vuole e non può entrare in rotta di collisione con Palazzo Chigi. (Anche sul Corriere, malgrado l'ottimo feeling con De Bortoli, Montezemolo sa bene che non può permettersi granché, a parte il cachemire e le Ferrari: Cesare Geronzi detesta lui quanto il compare calzolaio).

A questo punto c'è chi parla con insistenza di una manovra di avvicinamento che Montezemolo&Company starebbero facendo per costruire un'alleanza con Rupert Murdoch in modo da avere dalla loro parte la corazzata di Sky (e il Tg di Carelli segue con fervore le piroette del ciuffo di Montezuma).

Da parte sua il "muratore" Luigino Abete è riuscito a fondere le due agenzie Asca e ApCom con l'intento di allargare l'operazione anche all'Agenzia Italia per creare l'anti-Ansa, uno strumento di informazione quotidiana in grado di fronteggiare l'agenzia che si regge sugli aiuti del Governo.

Purtroppo (è notizia di oggi) l'Agi sta per fondersi con Radiocor sotto la benedizione dell'advisor Mediobanca e per Abete il sogno del nuovo "polo informativo" subisce una battuta d'arresto.

Lo stop arriva anche per il momento al disegno di acquistare "Il Riformista", la testata fondata da Antonio Polito nell'ottobre 2002 e ideata da Claudio Velardi, il lobbista che non ha ancora deciso che cosa farà da grande. L'attuale editore, Giampaolo Angelucci, smentisce sul quotidiano "MF" qualsiasi contatto con acquirenti e advisor.

Questo è il quadro delle operazioni che Luigino Abete ha cercato di portare avanti nelle ultime settimane con enorme fatica. La creazione di una massa critica da mettere a disposizione del nuovo grande comunicatore, Luchino di Montezemolo, è più ardua di quanto si potesse immaginare, ma di frecce nel fodero dei tecnocrati-illuminati ce ne sono altre e sono di grande peso.

La prima porta il nome di Corradino Passera, il banchiere 47enne ex-McKinsey con il quale (così dicono a Milano e a Roma) il 61enne Luchino avrebbe stabilito un forte feeling. Anche lui, Passera è un uomo dalle ambizioni forti e dall'ego grandioso che si muove molto, si ama moltissimo ma riesce a nascondere più di Luchino la pretesa di adulazione e di servilismo.

Entrambi sono accomunati da una gran voglia di potere che per Passera non si limita soltanto al perimetro di BancaIntesa dove ancora governa "nonno Bazoli", ma arriva a prendere di mira il ministero del Tesoro. Purtroppo sulla sua strada il bocconiano di Como ha trovato Giulietto Tremonti che lo considera "non affidabile" e che nel Partito sempre più liquido delle Libertà è diventato (insieme alla Lega) l'unico punto fermo di papi-Silvio.

Il feeling tra Corradino e Luchino è venuto alla luce del sole quando entrambi hanno tentato di salvare Paolino Mieli, poi hanno dovuto fare buon viso di fronte al ritorno al "Corriere della Sera" di Flebuccio De Bortoli. E all'interno di questa "simpatia" che lega i due personaggi ci sono operazioni finanziarie concrete come quelle che hanno portato BancaIntesa dentro la società dei treni di Luchino e del socio napoletano Gianni Punzo.

Sarebbe comunque sbagliato pensare che il ticket Montezemolo-Passera trovi le risorse finanziarie per il nuovo progetto politico dentro la banca di Abramo-Bazoli. Al presidente della Fiat, che si è sempre distinto per la sua capacità di accumulare piuttosto che di redistribuire, la piattaforma dei quattrini può arrivare dalla rete dei rapporti internazionali che ha con alcuni personaggi sparsi per il mondo.

Tra questi spiccano l'indiano Ratan Tata (partner di Fiat e sponsor delle Ferrari in Formula 1) e il fondo sovrano degli Emirati Arabi che già possiede il 5% di Maranello - ad Abu Dhabi è in costruzione Ferrari City. Ma non basta, perché il network di relazioni internazionali di Luchino è più largo di quanto si possa immaginare.

Uno dei suoi interlocutori privilegiati è ad esempio l'attuale ministro dell'economia inglese, Peter Mandelson, il politico 56enne che Montezemolo ha conosciuto quando era commissario a Bruxelles per il Commercio Estero, spesso ospite della villa di Capri di Luca. E non bisogna dimenticare infine che il ragazzo dei Parioli è membro dell'International Advisory Board di Citigroup, la banca americana che secondo notizie di oggi (pubblicate proprio dal quotidiano "La Stampa" della Fiat) è in una crisi di liquidità spaventosa.

In conclusione si può dire che la casta dei tecnocrati-illuminati, protesi a creare il centro del Centro dove vorrebbero spartirsi le poltrone con Fini e Casini, sta muovendo le sue pedine su vari fronti. Per questi uomini che si ritengono "nuovi" e che hanno individuato nel "giovane" Luchino e in Corradino Passera il ticket ideale per mandare a casa "nonno" Silvio, l'operazione è complessa ma le risorse non mancano.

Per ambizioni e comportamenti, rappresentano l'equivalente dei sanculotti della Rivoluzione Francese che imposero l'uso dei pantaloni lunghi e delle buone maniere rispetto ai patrioti plebei.
Furono loro a conquistare la Bastiglia il 14 luglio di 220 anni fa. La ricorrenza si celebra oggi in Francia, ma in Italia dovranno ancora aspettare.

[14-07-2009]

Montezemolo 'abusivo' a Capri? - il consigliere regionale campano Pietro Diodato (Pdl) ha presentato un’interrogazione al governatore Bassolino: COME MAI GLI ACCERTAMENTI SULLA VILLA DI LUCHINO NON SONO mai statI recapitate alla Procura di Napoli?...

Da Affari Italiani.it

Estate, tempo di chiacchiere, flirt da spiaggia e gossip, una regola cui non si sottrae neppure il mondo dell'economia e della finanza tricolore, anzi. Così se in questi giorni andate a prendervi un aperitivo in piazzetta, a Capri, è probabile che sentirete un po' di pettegolezzi su questo o quest'altro vip che nell'isola è di casa. Nel caso dell'ex numero uno di Confindustria, oltre che attuale presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, il gossip riguarda anzi proprio una casa, o meglio una villa: Villa Adinolfi.

L'immobile, considerato un autentico capolavoro architettonico, si trova ad Anacapri, a valle di Caprile, circa a metà strada tra il faro di Punta Carena e la Grotta Azzurra, ed è stato acquistato nel 2003 per 3 milioni di euro da Montezemolo, che però non deve averlo trovato del tutto consono alle proprie esigenze, nonostante si tratti di un palazzo, consigliatogli pare dall'amico Tonino Cacace (il proprietario dell'hotel Capri Palace), costruito agli inizi degli anni cinquanta, progettato e costruito dal suo primo proprietario, l'ingegnere Roberto Adinolfi, secondo i canoni di quello "stile caprese" che tanto è caro al presidente della Fiat.

Comunque sia, parrebbe che nel corso di questi sei anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento ne siano stati fatti tanti, pare anche una piscina e una dependance nuove di zecca. Il che in un'isola sottoposta a rigidi vincoli di tutela paesaggistica (come tutte le isole dell'arcipelago campano) ha suscitato più di un malumore e di qualche alzata di sopracciglio.

Anche perché in piazzetta e su alcuni giornali locali si era già parlato, all'epoca, di verbali e informative stilate da Ottavio Russo, un agente della Polizia Municipale di Anacapri e che, sospetta ora il consigliere regionale campano Pietro Diodato (appartenente al Pdl, che su questo tema ha presentato lo scorso marzo un'interrogazione al governatore della Campania, Antonio Bassolino), potrebbero non essere mai state recapitate alla Procura di Napoli per i relativi accertamenti.

 
[14-07-2009]

SADO-NAZI MOSLEY ANNUNCIA CHE NON SI CANDIDERà PIù ALLA GUIDA DELLA FIA E INDICA IL NOME DEL SUO SUCCESSORE: JEAN TODT – “è IL MIGLIOR MANAGER DELLA SUA GENERAZIONE” – NEMMENO LUCHINO POTREBBE MAI RIFIUTARE IL SUO EX TEAM MANAGER (CHE CACCIò)…

Da "la stampa.it"

Max Mosley, presidente della Federazione internazionale dell'automobile (Fia), non si ricandiderà nelle elezioni in programma il prossimo 23 ottobre. Mosley ha comunicato ufficialmente la sua decisione con una lettera inviata ai membri della Fia.

Mosley si congeda dopo il lungo braccio di ferro con l'associazione dei team di Formula 1 (Fota). Le squadre, che hanno contestato le svolte regolamentari prospettate dalla Fia e la governance impostata da Mosley, hanno valutato l'organizzazione di un Mondiale alternativo. I rischi di una clamorosa scissione sono stati scongiurati un mese fa, quando la Fia ha fatto marcia indietro accogliendo le richieste delle squadre e quando Mosley ha comunicato l'intenzione di lasciare l'incarico al termine dell'attuale mandato.

«Da quando ho annunciato la mia intenzione di non ricandidarmi, lo scorso 24 giugno, ho ricevuto quasi 100 messaggi dai club membri della Fia che mi hanno chiesto di ripensarci. Un simile sostegno è molto gratificante, sono estremamente grato», scrive Mosley, che nel frattempo non ha cambiato idea. «Non mi candiderò a ottobre», dice il presidente, che indica anche il nome del successore: Jean Todt, ex team principal della Ferrari.

«Credo che sia la persona giusta -scrive Mosley-. Negli sport motoristici, è senza dubbio il miglior manager della sua generazione e probabilmente a livello assoluto. Le squadre guidate da lui hanno vinto il Mondiale Rally, hanno vinto raid come la Parigi-Dakar, competizioni come la 24 ore di Le Mans e, negli ultimi 15 anni, un Mondiale di Formula 1 dopo l'altro».

«È stato anche chief executive officer di una casa costruttrice di successo -aggiunge snocciolando il curriculum di Todt-. Ha quindi l'esperienza per guidare un'organizzazione ampia e complessa, un requisito indispensabile per ogni futuro presidente della Fia».

 
[15-07-2009]
 

TANGENTI: EX SOPRINTENDENTE ARRESTATO TELEFONò A MONTEZEMOLO...
(ANSA) - Enrico Guglielmo, dal 2003 al 2007  soprintendente per i beni architettonici di Napoli, arrestato  oggi perche' coinvolto un giro di tangenti, telefono' a Luca  Cordero di Montezemolo chiedendogli di intercedere presso  l'allora ministro della Cultura, Francesco Rutelli, al fine di  di essere nominato Direttore regionale per i beni culturali  della Campania.  E' quanto emerge dalle indagini della Guardia di Finanza di  Napoli su un giro di tangenti legate ad appalti per il restauro  di beni architettonici che hanno portato all'arresto di  Guglielmo e di altri tre persone.  

Tra le varie telefonate intercettate dal nucleo della polizia  tributaria, ce n'e' una nella quale l'ex soprintendente chiede a  Montezemolo di contattare Rutelli e intercedere in favore della  sua nomina a direttore regionale. Nel formulare la sua  richiesta, Guglielmo afferma, durante il colloquio con  Montezemolo, che i due precedenti direttori generali, pur non  avendo vinto il concorso, erano stati messi al loro posto dagli  allora ministri della cultura Urbani e Buttiglione e che,  dunque, anche la sua nomina sarebbe stata possibile.  

Gli inquirenti non hanno ritenuto che la telefonate di per  se' avesse valore penale, motivo per cui ne' Montezemolo ne'  Rutelli risultano indagati. Guglielmo, peraltro, non e' stato  mai nominato nella carica alla quale aspirava.  Dalle indagini e' emerso inoltre, che l'architetto Claudio  Procaccini, responsabile presso la soprintendenza dei beni  architettonici di Napoli dell'area di Capri e Anacapri, era  stato messo sotto pressione da Guglielmo per concedere alla  Societa' Armonia di Maurizio Petta i permessi per la  realizzazione di piscine, colonnati e altre costruzioni  sull'isola. Le pressioni dell'ex soprintendente, rivelano ancora  le indagini, erano state cosi' forti da indurre l'architetto a  chiedere di essere rimosso dal suo posto.  Agli inquirenti, Procaccini ha poi dichiarato che il tecnico  di fiducia della Societa' Armonia e' l'architetto Ragazzini,  progettista di diverse proprieta' riconducibili a Montezemolo.

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk