|
NON SOLO TRENI, A PRONTI PER LA MONTEZEMOLATA LA SCALATA DI LUCHINO
| |
|
- LA FERRARI DI
LUCHINO SI FUMA UN INVESTIMENTO DI 115 MILIONI BY PHILIP MORRIS
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Luchino di
Montezemolo ha accettato la direttiva dell'Unione europea che vieta alle
case automobilistiche la riproduzione dei marchi del tabacco.
Sulle monoposto di
Maranello non comparirà più il codice a barre che distingueva le rosse e
ricordava le confezioni delle sigarette. Il nuovo look della Formula 1
sarà meno prosaico e promozionale, ma a compensare la rinuncia ci
penserà la Philip Morris che ha assicurato a Luchino un investimento di
115 milioni di euro".
26-01-2011]
|
|
.
SOSTENIBILITA': MONTEZEMOLO PREMIA I MIGLIORI PROGETTI GREEN ECONOMY...
(Adnkronos)- E' la sostenibilita' ambientale la frontiera dell'economia
su cui quest'anno Italia Futura, l'associazione presieduta da Luca
Cordero di Montezemolo, ha voluto concentrare le energie e le idee dei
partecipanti alla seconda edizione di 'Accadde domani', il venture
capital delle idee. Si tratta di un concorso che premia un'idea o un
progetto che migliorino la vita della comunita', facendo emergere alcuni
dei tanti giacimenti inesplorati di creativita' civile che esistono in
Italia.18-01-2011] |
|
-"L'ITALIA NON È
LA FIAT". LA FINE DELLA RICCA PARABOLA DI LUCHINO NELLA CITTÀ
DELL'AUTOMOBILE
C'era un'aria di
grande festa ieri alla Fiat quando i top manager guidati da Sergio
Marpionne e i rappresentanti della Sacra Famiglia degli Agnelli si sono
incontrati per gli auguri.
E c'era anche una
buona dose di commozione negli occhi del Grande Vecchio, Gianluigi
Gabetti, assolto dal tribunale di Torino per l'accusa di aggiotaggio.
Dopo un processo durato cinque anni il tutore di John Elkann è stato
abbracciato dai presenti per quella che ha definito "la sentenza di una
vita".
A stringerlo con
affetto è stato anche Luchino di Montezemolo che ha partecipato
all'incontro nella veste di presidente della Ferrari, l'azienda che
Marpionne vuole quotare nel 2011 alla Borsa di Hong Kong e sulla quale
pende l'ipotesi di un avvicendamento alla presidenza.
Per Montezemolone
lasciare la Ferrari sarebbe un colpo durissimo all'immagine e forse è
questa la ragione per cui mentre a Torino si brindava champagne, dal
sito della sua Fondazione "ItaliaFutura" partiva un missile indirizzato
nei confronti di quella Fiat che per Luchino è stata la seconda madre.
L'autore
dell'attacco all'azienda di Torino e al suo capo Marpionne è Carlo
Calenda, un romano 36enne che dopo aver lavorato in Ferrari e Sky è
diventato direttore degli Affari Internazionali in Confindustria durante
la gestione di Luchino. Adesso Calenda è guida l'Interporto Campano,
l'infrastruttura creata alle porte di Napoli da Gianni Punzo, il
compagno di merenda di Montezemolo e Dieguito Della Valle dentro la
società dei treni Ntv.
Dal punto di vista
dell'analisi economica, l'articolo apparso ieri sul sito di
"ItaliaFutura" non è magistrale; il giovane Calenda parla
dell'equilibrio malato di un Paese immobile dove la sopravvivenza è
garantita da "compromessi al ribasso". Rispetto a questa situazione
secondo Calenda in Italia "non esistono buoni e cattivi, colpevoli e
innocenti". È una frase ambigua e assolutoria, alla quale l'autore
aggiunge: "se siamo a questo punto è perché abbiamo scelto insieme una
strada probabilmente sbagliata che ha dato a ciascuno il suo piccolo
vantaggio ma ha bloccato il Paese".
La bottarella è
generica e ignora che negli ultimi anni qualche "piccolo vantaggio" l'ha
avuto anche Luchino di Montezemolo, ma questa affermazione superficiale
serve soltanto per arrivare al cuore dell'attacco a Marpionne e alla
Fiat.
Il braccio destro
del ragazzo dei Parioli scrive infatti: "l'Italia non è la Fiat e
occorre trovare soluzioni che rispondano al problema dei contratti.
Esiste un equilibrio fatto di bassi salari e alti livelli di garanzie
che ha retto per lungo tempo le relazioni industriali".
Il riferimento è
chiaro: Marpionne e l'azienda non sanno gestire il rapporto con la
stragrande maggioranza degli operai, e per rendere ancora più forte
l'atto d'accusa il buon Calenda aggiunge parole che ormai non appaiono
nemmeno sui giornali di sinistra perché "gli operai hanno dimostrato di
saper sopportare molti sacrifici per mantenere la competitività delle
aziende del Paese". Da qui l'esigenza di non isolare la Cgil e di "dare
vita ad un processo condiviso di modernizzazione del sistema dei
contratti".
È davvero
difficile immaginare che il giovane manager ex-Ferrari ed
ex-Confindustria abbia fatto questo pronunciamento senza il consenso
dell'uomo che a 30 anni è entrato nella Fiat per volontà di Gianni
Agnelli e dopo la morte di Umberto nel 2004 ha ricevuto il bastone della
presidenza. Per la Sacra Famiglia degli Agnelli e per il manager
italo-canadese la reprimenda di Calenda è difficile da digerire, e segna
la fine della ricca parabola di Luchino nella città dell'automobile.
|
|
TOD'S:
MEDIOBANCA, COMPLETATO COLLOCAMENTO QUOTA 10% A 76 EURO PER AZIONE...
(Adnkronos) - Mediobanca comunica di aver concluso oggi
il collocamento di 3.060.000 azioni ordinarie Tod's (pari a circa il 10%
del capitale sociale ordinario), attraverso un 'Accelerated Bookbuilt
Offer', presso investitori istituzionali italiani ed esteri, a un prezzo
di 76 euro per azione. Le azioni oggetto del collocamento sono offerte
per il 6,08% da Diego Della Valle & C. Sapa, per l'1,96% da Diego Della
Valle e per l'1,96% da Andrea Della Valle. E' previsto che il
regolamento dell'operazione avvenga il prossimo 20 dicembre 2010.
15-12-2010]
|
|
PER I DUE COMPAGNI DI MERENDA LUCHINO E DIEGUITO IL SILENZIO
È BUSINESS...
Luchino di Montezemolo e Dieguito Della Valle hanno scelto il silenzio.
Nel giorno del giudizio universale che ha lasciato sulla poltrona il
Cavaliere dai capelli catramati, Montezemolo se ne è andato a Maranello
per il pranzo di Natale con gli uomini della Ferrari. Nella struttura
della logistica, vicino alla pista di Fiorano, Luchino ha ripercorso
l'annus terribilis del Cavallino Rosso e di striscio ha fatto un cenno
molto fugace alle vicende della politica.
Tra una lasagna e
un bicchiere di Lambrusco ha detto: "è stato un anno brutto anche fuori
dallo sport perché non viviamo su un'isola felice", poi ha parlato della
Ferrari senza fare alcun cenno alle sorti dell'altra azienda che si
trova a Modena, quella Maserati dove i dipendenti sono in fermento
perché pensano che Marpionne voglia portarsela negli stabilimenti
ex-Bertone di Torino.
Anche l'altro
compagno di merenda, Dieguito Della Valle ha scelto la strada del
silenzio e ieri sera ha annunciato di aver chiesto a Mediobanca di
collocare sul mercato il 10% di Tod's. L'operazione passerà attraverso
il collocamento in Borsa e dovrebbe fruttare a Dieguito e a suo fratello
Andrea circa 260 milioni.
Nessuno ha capito
bene a che cosa serviranno questi quattrini e anche il "Sole 24 Ore"
scrive che "la posizione ufficiale dell'imprenditore non convince il
mercato". La tesi più diffusa è che il pacco di soldi dovrebbe servire a
rafforzare la presenza di Dieguito nei magazzini Saks per i quali ha già
speso 170 milioni di dollari diventando il primo azionista.
Resta il fatto che
i due compagni di merenda, Luchino e Dieguito, si tengono alla larga
dagli smottamenti della politica e per non tradire la loro vocazione
primaria si arroccano nel business.15-12-2010
|
|
SMONTEZEMOLIAMOCI/1 - TRAVAGLIO di para-guru: come la
notizia del rinvio a giudizio del marchese Cordero a
Napoli per abuso edilizio, falso e deturpamento di
bellezze naturali, è stata accolta dalla stampa:
silenzio di tombino! - "Feltri e Belpietro, così
eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e
più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano
ignorare la villa di Montezemolo
1
- ABUSIVI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI...
Marco Travaglio per "il
Fatto Quotidiano"
L'altroieri, pubblicando la notizia del rinvio a
giudizio di Luca Cordero di Montezemolo a Napoli per
abuso edilizio, falso e deturpamento di bellezze
naturali, non immaginavamo di dare la stura a una
forsennata campagna politico-mediatica contro di lui
proprio nel momento in cui ha deciso di sacrificarsi per
noi e "sento di dover fare qualcosa per il nostro
Paese".
Come avvoltoi assetati di sangue, tutti i giornali e i
tg si sono avventati sulla notizia incuranti della
presunzione di innocenza e della benchè minima pietas
umana, colpendo Montezemolo sopra e sotto la cintola
fino a lasciarlo esangue sul selciato. E, per fargli
ancora più male, hanno usato una tecnica avveniristica,
finora inedita nel panorama della stampa mondiale: la
notizia subliminale.
Funziona così: la notizia non si dà esplicitamente, ma
la si lascia perfidamente intendere fra le righe, in un
gioco impietoso di dire-non dire che alla fine si rivela
micidialmente letale per la povera vittima. Qualche
esempio. Corriere della sera di giovedì:
"...ItaliaFutura diventa ‘la casa dei tanti italiani che
credono sia arrivato il momento di uscire dal proprio
particolare'...".
L'uso del termine "casa" è tutt'altro che casuale:
evidente il riferimento alla villa di Anacapri ampliata
e ristrutturata - secondo l'accusa - contro le norme
edilizie e paesaggistiche con la connivenza dei vigili
urbani, che avevano ricevuto in dono una bella Fiat
Panda e manifestavano una certa riconoscenza nelle
ispezioni ai lavori abusivi. Non contento, il Corriere
rincara impietosamente la dose con un'altra
frase-civetta: "Montezemolo dipinge un Paese ... in cui
va ‘ricostruito il senso morale e civico'...".
Potevano scrivere ripristinato, rifondato, ricreato.
Invece no: dicono proprio "ricostruito", alludendo
ancora una volta alla villa maledetta. Ieri poi il
quotidiano più vicino a Montezemolo torna a tradire il
suo azionista con un'altra stoccata in codice: "La sua
analisi è spietata. E sono bordate, a destra come a
sinistra ... I leader dell'opposizione ‘in questi due
anni hanno guardato dal buco della serratura, sono
andati sui tetti, ma non hanno espresso una cultura
alternativa".
Ma
c'era proprio bisogno di scrivere "serratura" e "tetti"?
Evidente l'ennesimo, malizioso riferimento alla villa
incriminata. Per non essere da meno, anche Repubblica
non scrive mezza riga sul rinvio a giudizio del giovin
virgulto sessantatreenne che vuole rinnovare e
moralizzare la politica italiana, ma lo concia per le
feste con un'altra lancinante allusione: "Il suo è un
progetto alternativo alla classe politica degli ultimi
15 anni ‘che ha pensato ai propri interessi e non al
bene comune'...".
Tipo ristrutturarsi abusivamente la villa, per dire.
Feroce anche La Stampa, giornale della Fiat che fu di
Montezemolo: "'Da vent'anni - prosegue Montezemolo -
abbiamo una trentina di personaggi che cambiano i nomi
ai partiti come fossero dei marchi. Si spostano un po',
ma sono sempre gli stessi'...". Tipo quelli che
trasformano in locali abitabili un garage e un vecchio
rudere.
Poi ci sono i giornali dichiaratamente nemici: il
Sole-24 ore di Confindustria (la Marcegaglia detesta
Montezemolo), il Giornale e Libero (Berlusconi odia
Montezemolo). Ecco: questi lo scorticano vivo confinando
la sua quasi-discesa in campo in minuscoli trafiletti e,
se al rinvio a giudizio non dedicano nemmeno una
stoccata subliminale (come Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5,
Studio Aperto e TgLa7), è solo perché non avevano
spazio:ma stanno preparando inserti speciali sullo
scandalo di Anacapri.
Impossibile infatti che Feltri e Belpietro, così
eccitati per le vicende immobiliari da dedicare cento e
più prime pagine alla casa del cognato di Fini, possano
ignorare la villa di Montezemolo (non del cognato).
Fossimo in lui, però, più che del soffocante assedio
mediatico, ci preoccuperemmo del fuoco amico: sul sito
di ItaliaFutura, l'ultimo intervento di Luca è stato
intitolato "Uno sforzo corale di ricostruzione". Il
titolista faceva prima a suicidarsi.
2
- PENULTIMO STADIO...
Oliviero Beha per "il
Fatto Quotidiano"
Ma
sì, trombe, fanfare e campane, ecco a voi il terreno
marchese Luca di Montezemolo, in procinto di guidare una
"Lista Civica Nazionale" e magari un po' pallonara. Non
era lui il Direttore Generale del Comitato Organizzatore
dei Mondiali del '90, quelli degli stadi nuovi e del
resto? Era lui, o un omonimo?
3
- LUCHINO LECCHINO...
Da "il
Fatto Quotidiano" - Domenica il Giornale
spara un titolaccio in prima pagina: "Montezemolo va
fuori pista. L'eterno indeciso". Il presidente della
Ferrari, avendo criticato timidamente il governo B., va
subito sistemato.
Feltri lo accusa di "scaldarsi i muscoli per fare
casino", lo paragona ai "menagramo" che "campano di
disgrazie" e sono ospiti fissi nei talk show "perché
alzano l'audience", gli imputa "il vizietto di
intervenire pressochè settimanalmente nelle vicende
politiche" e "il sospetto che sia sul punto di offrirsi
a un partito o a un altro", dunque "rischia di stufare",
ma non si capisce "che cavolo ha in testa", insomma
"neanche Prodi in piena forma è stato capace di tanta
banalità".
Ieri la feroce replica di Montezemolo: "Caro Vittorio,
ho letto il tuo editoriale di ieri, efficace e affilato
come sempre... Condivido in pieno il tuo
convincimento... Spero di vederti presto, nell'attesa
(non lunga) ti abbraccio con affetto". Il trattamento
Boffo funziona sempre a meraviglia.
4 - ABUSO EDILIZIO NELLA VILLA DI ANACAPRI - IL
"RICOSTRUTTORE" MONTEZEMOLO A PROCESSO...
Vincenzo Iurillo per "il
Fatto Quotidiano"
Sul sito dell'associazione Italia Futura il suo ultimo
intervento è intitolato "Uno sforzo corale di
ricostruzione". Dalla parola d'ordine all'esempio. Per i
lavori di ristrutturazione della sua villa di Anacapri,
Luca Cordero di Montezemolo ha incassato un rinvio a
giudizio per abuso edilizio, deturpamento di bellezze
naturali e falso, in concorso con altri tre imputati.
La
prima udienza si terrà il 18 aprile 2011, davanti al
giudice unico della sezione distaccata di Capri del
Tribunale di Napoli. I legali dell'ex presidente della
Fiat e della Confindustria confermano la notizia e
precisano: "Si tratta di una contestazione su una
violazione urbanistica sull'utilizzazione di un garage
in cui Montezemolo è coinvolto in quanto utilizzatore e
non come proprietario".
Utilizzatore finale? Secondo la procura di Napoli
l'imprenditore è formalmente affittuario della villa, ma
anche principale azionista della società proprietaria. E
per questo viene rinviato a giudizio È una storia
fastidiosa per Montezemolo, proprio mentre è alle prese
con la "discesa in campo" in politica. L'inchiesta a
carico del presidente della Ferrari e dell'associazione
"Italia Futura" svela dettagli imbarazzanti.
SINDACO E VIGILI UN PO' DISTRATTI
Due i filoni delle indagini condotte dal commissariato
di Polizia di Capri e coordinate dal pubblico ministero
Milena Cortigiano, con la supervisione del capo del pool
ambiente della Procura di Napoli, Aldo De Chiara. Il
primo filone ha riguardato le irregolarità urbanistiche
ed edilizie compiute in Villa Caprile, la dimora estiva
di Montezemolo. Si tratta di una residenza in un'area
ultra vincolata, realizzata negli anni Cinquanta
dall'ingegnere Roberto Adinolfi in puro stile caprese, e
acquistata nel 2002 dalla Finanziaria Sviluppo Holding
(Fisvi), una srl quasi per intero di proprietà di
Montezemolo, e presieduta da Francesco Saverio Grazioli
(anch'egli imputato).
Il
secondo filone ipotizza la connivenza di tre vigili
urbani, di un geometra dell'ufficio tecnico comunale e
dell'ex sindaco di Anacapri, Mario Staiano, raggiunti da
un avviso di conclusione delle indagini per reati che
vanno dal favoreggiamento all'omessa denuncia,
dall'omissione d'atti d'ufficio al falso ideologico,
perché coinvolti a vario titolo, secondo la procura, in
una storia di ispezioni non compiute o "ammorbidite",
relazioni truccate per non danneggiare l'illustre ospite
dell'isola azzurra, persino un'informativa di reato che
invece di essere spedita in Procura risulta rimasta
stranamente chiusa in un cassetto.
Staiano risponde di favoreggiamento perché "avrebbe
suggerito" di non segnalare gli abusi in atto e di
"trovare un modo amichevole" per chiudere la vicenda.
Dopo mesi di lavoro investigativo, dopo aver indagato
l'attuale sindaco Francesco Cerrotta (che non compare
nell'avviso concluse indagini e potrebbe essere
archiviato), e dopo aver messo alle strette il geometra
comunale Gennaro D'Auria, colpito dalla misura cautelare
della sospensione dall'incarico per due mesi, i rami di
indagine sono rimasti processualmente indipendenti.
I
magistrati si sono chiesti per quale ragione pezzi
importanti di amministrazione ignorassero i presunti
abusi di Montezemolo, e hanno provato a indagare su un
accordo corruttivo. Concentrandosi anche sulla Panda che
l'ex presidente della Fiat nel 2007 ha regalato al
comando dei caschi bianchi, più o meno nel periodo in
cui i lavori edilizi a Villa Caprile si intensificavano.
LE
PANDA PROMOZIONALI
Ma gli avvocati di Montezemolo hanno dimostrato che quel
dono faceva parte di una campagna di promozione della
casa automobilistica. Altri comuni hanno ricevuto
vetture Fiat e la Procura, convinta che non c'è stata
corruzione, ha separato i fascicoli. A carico dei
vigili, del geometra e dell'ex sindaco potrebbe arrivare
una richiesta di rinvio a giudizio per il giudice
dell'udienza preliminare (Gup).
Per Montezemolo, Grazioli e i tecnici che hanno curato
le pratiche edilizie, attestando circostanze difformi da
quanto poi accertato dalle indagini, il processo è stato
disposto con un decreto di citazione diretta. La
residenza, ormai ribattezzata a Capri ‘Villa
Montezemolo', forse iniziava ad andare un po' stretta
alle esigenze del manager, se è vero quanto sostenuto
dall'accusa: un rudere e un vecchio garage di 70 metri
quadrati sono stati recuperati ad uso abitativo senza
autorizzazione, mentre la cucina è stata ampliata nel
sottoscala, un portico è stato chiuso, e altri
interventi minori sono stati compiuti.
Probabilmente i presunti abusi sarebbero rimasti
sconosciuti ai più se un consigliere regionale Pdl,
Pietro Diodato, non avesse redatto nel marzo 2009
un'interrogazione all'allora governatore della Campania
Antonio Bassolino: "L'amministrazione comunale di
Anacapri dimostra, per ciò che riguarda gli ampliamenti
infiniti di cui è oggetto la villa, di essere servile
verso i potenti di turno ed arrogante coi propri
amministrati ", scriveva Diodato. Il giudice dovrà
stabilire se le cose sono andate davvero così.
01-12-2010]
|
|
SMONTEZEMOLIAMOCI/2 - Eureka! il marchesino cordero è il
prototipo dell’homo vanzinianus per antonomasia:
Christian De Sica - Ma non tanto il De Sica dei
cinepanettoni, troppo “generone” capitolino, quanto il
De Sica fighetto di “Sapore di mare” - "libero": FESTINI
HIPPIE E SCAZZOTTATE: FA LA MORALE SULL’IMMAGINE DEL
PAESE. MA IL suo PASSATO È DA BUNGA BUNGA
Franco Grattarola e Giuseppe Pollicelli per "Libero"
«Credo che soprattutto in questi momenti noi abbiamo il
dovere di spingere ancora di più nel contribuire a
tenere alta l'immagine del Paese nel mondo, come fanno
tante persone, non solo imprenditori, ma militari,
ricercatori, il mondo della cultura. Noi facciamola
nostra parte», ha detto ieri Luca Cordero di
Montezemolo, inaugurando il parco "Ferrari World" ad Abu
Dhabi.
L'immagine è in effetti tratto fondante del discorso
pubblico dell'ex leader Confindustria eternamente a un
passo dall'impegno diretto in politica. Ecco, proprio
l'immagine di Montezemolo che campeggia in pagina è un
involontario aiuto dal passato al grande legame tra
politica (futura come la sua Italia?) e cinema. Legame
profondissimo, non solo perché gli attori, smessi gli
abiti di scena, si prestano talvolta a indossare le
austere divise del potere (Reagan, Schwarzenegger o Luca
Barbareschi).
Ma
anche perché di molti politici è stato visto un alter
ego di celluloide. Per esempio, Giulio Andreotti è stato
spesso paragonato all'indimenticabile Albertone. Nel
pieno della sua implacabile campagna di stampa contro
Antonio Di Pietro, poi, Giuliano Ferrara riscontrò
sorprendenti analogie fra il milieu dipietrista e «il
modello estetico di Alvaro Vitali, l'indimenticabile
scorreggione oggetto di culto per i cinéphiles ad alta
perversione mentale ». Silvio Berlusconi, a cui gli
avversari non hanno mai risparmiato epiteti, non ha
trovato di meglio, con il suo "ghe pensi mi", che
identificarsi con il proverbiale Cavaliere di Tino
Scotti.
CORDERO SELVAGGIO
- E il probabilissimo politico Luca Cordero di
Montezemolo, invocato da molti come il salvatore della
patria, a quale attore di ieri o di oggi può essere
paragonato? L'elegante silhouette del presidente della
Ferrari esclude a priori qualsiasi similitudine con il
bestiario della commedia all'italiana più sbracata. A
ben vedere, però, in alcune commedie anni 60 e 70 fanno
capolino nobili e snob fisicamente simili al fondatore
di Italia Futura. Ma si tratta di caratteristi poco
noti, non degni di essere affiancati a Luca. A
sciogliere il dilemma è l'ultimo libro di Enrico
Vanzina, "Una famiglia italiana".
Scrive lo sceneggiatore che «Luca Cordero di
Montezemolo, alla fine degli anni 60, diventò uno dei
miei migliori amici (oggi forse è più amico di Carlo).
Ci legò indissolubilmente un viaggio a Cortina. Lui
aveva vent'anni, io diciotto. Partimmo da Roma su di una
Fulvia Coupé, la sua».
Eureka! Luca Cordero di Montezemolo è il prototipo
dell'homo vanzinianus per antonomasia: Christian De
Sica. Ma non tanto il De Sica dei cinepanettoni, troppo
"generone" capitolino, quanto il De Sica fighetto di
"Sapore di mare". Con una non secondaria differenza
relativa alla località vacanziera prescelta. Se gli eroi
vanziniani agiscono sulle interclassiste sabbie della
Versilia, Luchino era solito trastullarsi nella più ben
esclusiva spiaggia di Porto Ercole. Ed è qui che,
nell'agosto del 1968, si rende protagonista di un
episodio che pare uscito proprio dalla penna del suo
vecchio amico Enrico Vanzina
COME I VANZINA
- Un fotoreportage di Giacomo Alexis, pubblicato dal
settimanale "Lo Specchio" l'11 agosto 1968, immortala
sapidamente il sapore di mare montezemoliano: «Alcuni
amici hanno fatto credere a Luca Montezemolo, qui ospite
di Cristiano Rattazzi, che la bella Sandra era
perdutamente innamorata di lui, e trascorreva le notti
insonni sognandolo ad occhi aperti. Lusingatissimo, il
buon Luca ha indossato la sua più bella camicia hippie a
crisantemi e dalie (ne ha una collezione) ed è sceso
alla conquista della fanciulla.
Vistasi oggetto di tante improvvise attenzioni, la
ragazza si è insospettita e si è mantenuta piuttosto
freddina, mentre Luca raddoppiava le arditezze. Finché,
come era evidente fin dall'inizio, si addivenne ad una
spiegazione. Saltò fuori, così, che Sandra non aveva mai
concupito, né pensato di concupire, il buon Luca. Si
trattava, con ogni evidenza, di uno scherzo. Mentre la
fanciulla, trattata piuttosto maluccio dal pretendente
mancato, si metteva a piangere, lui se ne andava alla
ricerca degli amici autori, o presunti tali, della
beffa. È finita con una solenne scazzottata».
Che dire? Se è vero che un premier scazzottatore
potrebbe rivelarsi adatto a un parlamento in cui non
mancano violenti, provocatori e urlatori, non è meno
vero che l'ambizioso obiettivo montezemoliano di
rinnovare l'immagine della politica passa da una strada
obbligata: la pubblica abiura, da parte di Luca, del
proprio look giovanile. Quegli abiti sgargianti, degni
del "Ma - nuale del playboy" di Renzo Barbieri, sono al
contempo pacchiani, sfacciati e vecchi. E la politica
italiana, come possiamo constatare ogni giorno,
pacchiana, sfacciata e vecchia lo è già abbastanza di
suo.
01-12-2010]
|
|
1- UN PUNZO IN UN OCCHIO PER LUCHINO
Camille Desmoulins per Dagospia
Quando gliel'hanno
riferito, dicono, gli si è scompigliato tutto il ciuffo.
Lo Smontezemolato dei Parioli sta capendo sulla sua
propria pelle che finchè si gioca alle macchinine è un
conto, ma con la politica è tutto più complicato. E
soprattutto, che gli ex amici possono diventare
pericolosi nemici. Una cosa è certa: il suo attivismo da
futuro premier dai belli capelli gli sta fruttando molti
bastoni tra le ruote, anzi tra i binari.
C'è un semaforo rosso
sulla ferrovia di Luchino che si chiama Mauro Moretti,
l'arcinemico, uno che la politica la sa fare sul serio
grazie ad amicizie e relazioni ad altissimo livello
(cercare dalle parti di Palazzo Chigi...). L'ad di
Ferrovie dello Stato, concorrente (si fa per dire, di
fatto è monopolista del trasporto ferroviario) della NTV
di Montezemolo, sta facendo una guerra di posizione alle
locomotive smontezemolate, e l'altro giorno ha piazzato
un colpo molto pesante.
Moretti si è fatto
nominare vicepresidente dell'Unione industriali di
Napoli (la Confindustria napoletana), come superbig per
la squadra del nuovo presidente degli industriali
partenopei Paolo Graziano, nominato lo scorso 22
novembre. Che c'entra Luchino? C'entra, c'entra...
Perché il candidato che è stato fatto fuori altri non è
che Gianni Punzo, presidente dell'Interporto Campano e
socio di Luca di Montezemolo in Ntv che dovrebbe partire
nel 2011. Punzo, come pure Luchino, non l'hanno presa
benissimo.
Il socio di
Montezemolo ha scritto una lettera di fuoco, preventiva,
a Graziano. "Apprendo che sei obbligato a ritirare
l'invito da tempo rivoltomi a far parte del prossimo
comitato di presidenza dell'associazione. Purtroppo le
motivazioni da te addotte e il fatto che rappresento 550
imprese azioniste del gruppo Cis-Interporto mi obbligano
a sottolineare alcune gravi anomalie di questa
vicenda...».
Per esempio, «stando a
quanto da te riferito il veto sul mio nome da parte
della presidente Emma Marcegaglia e dell'amministratore
delegato del Gruppo Fs Mauro Moretti» (riferimento
seccamente smentito però dal neopresidente Graziano).
Ferrovie dello Stato di cui Punzo precisa di essere
«concorrente attraverso la società Ntv». La stessa
compagine nella quale siede anche Luca di Montezemolo:
«Mio amico da 30 anni e persona che stimo moltissimo,
opinione evidentemente non condivisa dall'attuale
presidente di Confindustria».
Accuse pesanti, che
dovrebbero essere il preludio per le dimissioni dello
smontezemolato Punzo dall'Unione industriali di Napoli.
Ma soprattutto una spia eloquente dei rapporti (pessimi
a quanto pare) di Montezemolo con i vertici
marcegagliati di Confindustria e dunque con
l'establishment industriale che dovrebbe lanciargli la
volata a
nuovo premier dei fighetti.
La scelta di risiko
fatta da Moretti, di prendere posto nei vertici campani
di Confindustria facendo fuori Punzo, ha un senso
strategico molto chiaro per gli interessi di Fs e
Trenitalia. In ballo c'è la questione, enorme, del
trasporto merci, teatro di un un fortissimo scontro tra
Moretti e imprese private che cercano di entrare in quel
mercato.
L'ad di Fs sta di
fatto ostacolando l'ingresso delle compagnie private,
con un piano di ristrutturazione della rete che prevede
vincoli capestro per gli operatori privati e il
passaggio di 160 scali da Rfi a Trenitalia, che potrà
così - se il piano sarà approvato - farne quello che
vuole, tagliando le gambe ai concorrenti.
E, guarda caso, a
Napoli è proprio l'Interporto campano di Punzo a
rappresentare uno snodo centrale per lo sviluppo del
merci privato. Con Moretti insediato nell'Unione
industriali, sarà dura organizzare una resistenza.
Soprattutto se è vero poi quel che pensano gli
smontezemolati, e cioè che Confindustria è tutta dalla
parte di Moretti e contro Luchino. A quel punto dovrà
consolarsi con l'Italia futura. In quella presente
sembra messo abbastanza male.
2- BOSSI, MONTEZEMOLO? COME HA FATTO A FARE I MILIARDI?
(ANSA) - 'Montezemolo e' uno che le
rogne se le cerca. Parla di politici piu' morali? Ma
chiediamogli come ha fatto a fare il suo treno
guadagnando migliaia di miliardi...'. Umberto Bossi ha
polemizzato cosi' con il presidente della Ferrari
rispondendo ai giornalisti che a Pavullo gli hanno
chiesto dei recenti scontri con Montezemolo. 'E'
l'esempio tipico di italiano che vede la pagliuzza
nell'occhio dell'altro e non la trave nel suo. Ma come
mai gli hanno dato il permesso per il treno?'.
3- LA RUOTA DI SCORTA - LE INDISCREZIONI E LE SMENTITE DI UNA SUA
ENTRATA IN POLITICA VANNO AVANTI DA ANNI. MA RESTIAMO
SEMPRE ALLE ESTERNAZIONI A TUTTO GAS. SENZA FATTI
Giampaolo Pansa per "Libero"
Ma che diavolo aspetta
a scendere in campo? Che arrivi la settimana dei tre
giovedì? Che Silvio Berlusconi scappi ai Caraibi con un
aereo carico di fanciulle in fiore? O che Pierluigi
Bersani cada dal tetto della facoltà di Architettura? La
domanda è rivolta a Luca Cordero di Montezemolo, nato a
Bologna 63 anni fa, detto per brevità Montez, presidente
della Ferrari. È lui il vip più invocato in Italia.
Affinché si dedichi alla politica vera. Quella che, alla
fin dei conti, decide. Poco più di un anno fa, nel
settembre 2009, avevo scritto per "Libero" un articolo
sul suo conto. La mia conclusione era stata la seguente.
Ritenevo che a Montez
non convenisse gettarsi nella fornace della lotta
politica. E prevedevo che non l'avrebbe fatto. Nel clima
rabbioso che già s'intravedeva, un personaggio come il
suo sarebbe stato messo nel tritacarne. La sua vita
passata, insieme a quella presente e a quella futura,
non avrebbero avuto scampo. La casta dei professionisti
politici ne avrebbe fatto poltiglia. Per questo,
l'ipotesi finale era semplice e chiara. Bisognava
aspettare che la baracca Italia crollasse del tutto.
Soltanto allora, forse, avremmo visto Montez scendere in
campo.
Ma adesso ci siamo.
Non sono così pessimista da pensare che il crollo sia
vicino. Tuttavia, l'aria che tira è pessima. Il governo
Berlusconi è a un passo dalla caduta. E non credo sia in
grado di reggere sino al 2013, termine della
legislatura. I due blocchi primari, centro-destra e
centro-sinistra, sono allo sfacelo. Il terzo blocco,
quello centrista, esiste soltanto sulla carta. Tutto è
incerto. Il Cavaliere guiderà le sue truppe in una
probabile campagna elettorale.
Ma gli avversari non
riescono a trovare un leader all'altezza di batterlo.
Montez conosce meglio di me quali siano i rischi che il
paese sta correndo. Per di più, non da ieri coltiva il
proposito di darsi alla politica. Tre anni fa, un
dirigente della Fiat mi aveva spiegato: «Luca spasima di
farlo. Non gli basta più l'incarico di presidente della
Confindustria. Vede l'Italia andare a rotoli e vorrebbe
impedire che precipiti nel baratro. Però teme i
contraccolpi brutali della casta dei partiti».
PRECEDENTI NEGATIVI
Ma esisteva anche un altro motivo per dubitare di
compiere quel passo. Era il ricordo dell'infelice
esperienza di Umberto Agnelli nei panni di senatore
democristiano. Fra il 1976 e il 1979, Montez aveva
lavorato accanto a lui con grande abnegazione. Al punto
di meritarsi uno storico sfottò di Fortebraccio, il
corsivista dell'"Unità": «Arriva Umberto Agnelli
scortato da Luca Cordero di Montezemolo, che non è un
incrociatore».
Luca temeva di dover
vivere di nuovo quegli anni amari. Per questo esitava.
Si sentiva già nel mirino come uno dei Poteri Forti
pronti a fare un golpe, secondo l'in - vettiva del
ministro Renato Brunetta. E non voleva che gli capitasse
pure di peggio. Maadesso il tempo sta scadendo anche per
lui. Ho stima per Montez. Però credo che non dovrebbe
più traccheggiare. Anche per un fatto che non può
sfuggire a un cronista attento. Ogni volta che si apre
un giornale, ci imbattiamo in un'esternazio - ne del
presidente della Ferrari. O in un appello che gli viene
rivolto affinché si decida.
Vogliamo citarne
qualche esempio? Il 3 ottobre 2010, sul "Corriere della
sera", Raffaella Polato registra l'ennesimo rifiuto di
Luca a scendere in politica: «No, no e no. Questa storia
della mia discesa in campo è una cosa lunare». Ma due
giorni dopo, Montez pronuncia un discorsopara- politico
alla Hopkins University di Bologna. E spiegachela
ricetta per rimettere in moto l'economia italiana è la
detassazione del lavoro dipendente.
IL PAPA NERO
Il 6 ottobre si comincia a parlare di Montez come del
Papa nero della sinistra, l'unico in grado di rianimare
un ambiente politico in agonia.MarcoSarti, del "Rifor -
mista", registra l'opinione di Cesare Romiti, il vecchio
capo supremo della Fiat. Lui dice: «Montezemolo in
politica? Io certamente non lo voterei». A "La Storia
Siamo Noi", il programma tivù di Giovanni Minoli su Rai
2, Romiti rievoca i motivi che obbligarono Luca a
lasciare la Fiat. E lo fa con la precisione feroce dei
signori anziani, testimoni di vicende scabrose.
Lo stesso giorno,
sempre sul "Riformi - sta", Goffredo Bettini, già
eccellenza veltroniana, suggerisce alla sinistra di
affidarsi a Montezemolo. Gli replica subito Alfonso
Gianni, già spalla di Fausto Bertinotti: «Ecco una
brutta idea». Il 9 ottobre, nuoverisposte raccolte
all'assemblea nazionale del Partito democratico, in quel
di Busto Arsizio. Rosy Bindi garantisce che Luca non
serve. Altri la pensano in modo diverso. Beppe Fioroni
taglia corto: «Meglio un interlocutore in più che uno in
meno. Ma dopo tanto predicare, per Montezemolo è venuta
l'ora di praticare». Montez risponde attraverso "Lette -
ra43.it", il quotidiano on line di Paolo Madron. Dice di
avere stima per i dirigenti democratici.
Ma spiega di essere
stufo di sentirsi «tirare per la giacchetta». E
aggiunge: «Resterò al mio posto di presidente della
Ferrari. Non scendo in campo. Pensare che sia io il Papa
straniero è roba da marziani». Il 13 ottobre, nuova
esternazione indiretta di Montez, attraverso il sito di
"Italia Futura", la sua fondazione. Lamenta che
nell'ultima settimana si è visto candidare a leader del
Pd, a sindaco di Roma, a capo del fantomatico Terzo
Polo. Un fatto che gli conferma lo stato confusionale
dei partiti italiani: «Sarebbe più utile rispondere alle
questioni che poniamo, invece che indulgere in puerili
giochi di fantapolitica».
Otto giorni dopo, a
Roma, nel presentare un libro, Montez ci regala la sua
battuta più efficace: «È inutile parlare di una mia
discesa in campo da politico. Non c'è nemmeno il
campo!». Passano le settimane, e il tormentone Luca sì o
Lucano continua. Sino a quando, intervistato da
Alessandro Troncino del "Corriere della sera", Massimo
Cacciari non azzarda una risposta netta. Il 14 novembre,
il filosofo dice che il famoso Terzo Polo, quello di
Fini, Casini e Rutelli, non può andare lontano se «gli
imprenditori come Montezemolo non scendono in campo».
Per Cacciari l'unica
ancora di salvezza è Luca: «Il Pd è stato diretto in
modo folle. Franceschini ha fatto quello che ha potuto.
Bersani ha dato al partito un'immagine socialdemocratica
vecchia. Vendola? I paragoni con Obama fanno ridere i
polli. Lui rappresenta un'ideologia minoritaria che non
sarà mai cultura di governo».
SCHIANTO A DUBAI
Ma il 14 novembre è anche il giorno nero della Ferrari
che, ad Abu Dhabi, perde il mondiale di Formula Uno. Due
giorni dopo, Montez compare sulla prima pagina di
"Repubblica" per rispondere a un articolo del quotidiano
di Ezio Mauro dedicato alla "Nazione dei perdenti".
Un'im - magine che Luca trova «inaccettabile e falsa».
Tuttavia molti pensano che la sconfitta della Ferrari
frenerà la carriera politica di Montez. Andrà così? Chi
lo vuole in campo contro Berlusconi spera di no. I
futuristi di Fini lo corteggiano.
Il 20 novembre, "La
Stampa" pubblica un sondaggio della Swg. Una lista con
il suo nome varrebbe il 9 per cento dei voti. E guidato
da Montez il Terzo Polo, quello auspicato da Cacciari,
potrebbe arrivare al 21 per cento. Il giorno successivo,
domenica 21 novembre, Montezemolosi presenta nel salotto
televisivo di Fabio Fazio. Il conduttore, specialista
nel lecca lecca con i vip che invita, gli dà spago,
osservandolo con occhietti da topino rispettoso. E
Montez lo ricambia regalandogli una battuta al veleno
contro il Berlusca: «Il suo governo è un cinepanettone
arrivato ai titoli di coda».
Poi rinnova il rifiuto
a entrare in politica: «Non ho intenzione di fondare un
partito, né di entrare in un partito che già c'è».
Siamo, per ora, alle battute finali del tormentone. Il
24 novembre Luca parla a un convegno della sua
fondazione "Italia - futura". Per annunciare l'evento,
si compra una paginata pubblicitaria sul "Cor - riere
della sera". Dominata da una sua foto in formato
gigante. Nel vederla ho pensato: sembra un manifesto
elettorale.
Lo slogan sarà Montez
a rivelarlo durante la convention: «Ho il dovere di fare
qualcosa per l'Italia». Come andrà a finire? Non lo so.
Però posso dare un consiglio a Montezemolo: limiti le
esternazioni a tutto gas. Non calchi le orme di Giorgio
Napolitano. In fondo, il vecchio Giorgio è pur sempre il
presidente della Repubblica. [26-11-2010]
|
|
. E ANCHE AD ANACAPRI LO CERCANO...
Tra una Bondata e l'altra, il Cetriolo Quotidiano (p. 4)
trova il tempo di dedicarsi un po' anche allo statista
di Maranello: "Abuso edilizio nella villa di Anacapri.
Il "ricostruttore" Montezemolo a processo. Indagato l'ex
sindaco per aver finto di non vedere. Per la procura la
casa è di Montezemolo, ma l'imputato minimizza: "Sono
solo l'utilizzatore". Eccone un altro, ve l'avevamo
detto ieri. Bel colpo di Vincenzo Iurillo.
26-11-2010]
|
|
PARA-GURI D’ITALIA - CACCIARI: "SE SI VOTA l’ingresso ufficiale DI
MONTEZEMOLO in politica sara’ automatico" - DILIBERTO:
"MARCHIONNE E’ PIU’ BRAVO. non so cosa farà ma è un
consumato navigatore di aziende e di politica italiana"
- BRIGUGLIO: “SI IMPEGNERA’ CON LISTE CIVICHE PER
NAPOLI” - "Fine del convegno. Montezemolo se ne va.
Fuori c’è una Cinquecento rossa che lo aspetta. Con
autista
1. CACCIARI: SE SI VOTA INEVITABILE DISCESA IN CAMPO MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Non ho capito come
intenda farlo, cosa intenda fare e soprattutto quando.
Ma in caso di elezioni anticipate il suo annuncio per
l'ingresso ufficiale in politica sara' automatico". Lo
dice, ai microfoni di CNRmedia, l'ex sindaco di Venezia
Massimo Cacciari.
"Montezemolo e' molto
vago nelle sue prese di posizione. Lo capisco, perche'
tenere in piedi una baracca per due anni e' molto piu'
complicato che lanciarsi in una campagna elettorale da
qui a primavera. Penso che inevitabilmente prima poi
fara' la scelta, quando e come mi sfugge. Capisco le sue
titubanze ma non possono durare in eterno. Penso che in
caso di elezioni anticipate il suo annuncio sarebbe
automatico", conclude Cacciari.
2. DILIBERTO, MONTEZEMOLO? MARCHIONNE E' PIU' BRAVO...
(Adnkronos) - "Montezemolo? Spero che
non si arrabbi ma io temo di piu' Marchionne perche' e'
piu' bravo. Perche' non ha ambizioni politiche in senso
stretto e perche' viene da un altro mondo. Montezemolo
non so cosa fara' ma e' un consumato navigatore di
aziende e di politica italiana". Lo ha affermato
Oliviero Diliberto, portavoce nazionale della
Federazione della Sinistra, che in un'intervista a
'ItaliaOggi' ha commentato la possibilita' di una
discesa in campo dell'ex presidente della Confindustria
in caso di elezioni anticipate.
3- BRIGUGLIO (FLI): MONTEZEMOLO? SI IMPEGNERA' CON LISTE CIVICHE PER
NAPOLI
Montezemolo è impegnato a sostenere una lista civica a
Napoli. Carmelo Briguglio, deputato Fli, dà la notizia
ai microfoni del programma di Radio2 'Un Giorno da
Pecora' "Montezemolo è una delle personalità che dà
prestigio al nostro paese e secondo me ha deciso intanto
di agire nel prepolitico.
Quindi, gli chiedono i
conduttori Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro, si
candiderà nel capoluogo campano? "Da quello ho capito
non lui direttamente. E credo che Napoli ora abbia
bisogna di aria nuova". Politicamente, in quale area si
schiererà? "Potrebbe impegnarsi ovunque ma spero che lo
faccia nell'aria del centrodestra, sarebbe importante
che un imprenditore di successo rappresenti l'area dei
moderati", ha concluso il finiano.
4- "LUCA, NON È PIÙ POSSIBILE ASPETTARE" - IL PRESSING DEGLI AMICI
SUL LEADER FERRARI
Roberto Mania per
Repubblica
"Luca, non puoi non
scendere in politica. Questo è il momento. Non è più il
tempo di restare a guardare. Non possiamo permetterci
un'altra legislatura così". Roma, lussuoso Hotel de
Russie, Via del Babuino, a pochi metri da Piazza del
Popolo. Atmosfera prenatalizia. I circa sessanta soci
fondatori del think tank "Italia Futura" sono a
colazione con il presidente Luca Cordero di
Montezemolo....
Sono la "squadra" di
Montezemolo. E questa volta vogliono fare politica,
sporcarsi le mani. Tranne uno, tutti gli altri
disapprovano l'annuncio che Montezemolo ha fatto
domenica scorsa intervistato da Fabio Fazio a "Che tempo
che fa": non scendo in politica, non in questa fase. Il
refrain della colazione è esattamente un altro: "Se non
ora, quando?".
"Italia Futura" vuole
farsi partito. Un nuovo partito, che nasca dalla società
civile, che provi a diffondersi nel territorio. Che
mischi vecchio e nuovo, internet con Max Weber,
l'interesse nazionale con la globalizzazione, la
politica con la società civile, le generazioni tra loro.
E allora se quello che
si celebra poco dopo, nel piccolo auditorium tra Via del
Babuino e Piazza di Spagna (sala stracolma con qualche
faccia nota, molti giovani e tanti borghesi) non è un
atto fondativo poco ci manca. E' quasi un comitato
elettorale, quello riunito. Si distribuisce il nuovo
paper "Giovani, al lavoro!", curato tra tre professori
universitari. E poi l'eco-borsa con i manici lunghi e
dentro una chiavetta usb. Gadget rossi. Rosso
Ferrari....
Il timing per
costruire un nuovo partito, o almeno per definire le
"liste civiche" per andare alle elezioni non coincide
esattamente con l'avvicinarsi della crisi. Montezemolo
avrebbe bisogno di più tempo. E' questo che ha spiegato
ai suoi supporter di "Italia Futura". Perché ora non ha
alcuna intenzione di allearsi con il nascente Terzo Polo
di Casini, Fini, Rutelli. Non è questo che vuole.
Vorrebbe andare da solo alle elezioni e poi,
probabilmente, stringere un patto con il Pd. Ci vorrebbe
una nuova legge elettorale senza il premio di
maggioranza del Porcellum. Ci vuole più tempo. Fine del
convegno. Montezemolo se ne va. Fuori c'è una
Cinquecento rossa che lo aspetta. Con autista.
5- MONTEZEMOLO IN POLITICA. PER FARE CHE?
Stefano Feltri per "il
Fatto Quotidiano"
.........
Da ieri, però, i due ostacoli che separano Montezemolo
dall'impegno politico a tempo pieno appaiono
ridimensionati. Restare alla Ferrari, con il Mondiale di
Formula 1 perso all'ultima corsa, non è più
indispensabile e diventa complesso programmare la
prossima stagione di Maranello quando la testa è a Roma.
Quanto ai treni Ntv,
potenziale conflitto di interessi non da poco per un
uomo politico, Montezemolo può sempre liquidare la
propria quota o trovare una qualche formula di blind
trust per congelarla (almeno sulla carta). Anche se la
sovrapposizione tra la squadra di Italia Futura e quella
dell'avventura ferroviaria è tale che scindere i due
piani risulta di una qualche difficoltà.
Un esempio: Carlo
Calenda, già a fianco di Montezemolo in Confindustria, è
direttore dell'Interporto di Nola (base logistica
campana di Ntv) e uno degli animatori dell'associazione,
spesso autore di polemici editoriali. Ma questi sono
dettagli e Montezemolo ha ancora qualche mese per
affrontarli. 25-11-2010]
|
|
PARA-GURU FOR
PRESIDENT - UN GIORNO DICE CHE LA MOGLIETTINA NON VUOLE
CHE SCENDA IN POLITICA, QUELLO DOPO PUBBLICA SU CORRIERE
E GIORNALE UNA PAGINATA DA "CHIAMATEMI, SONO IL VOSTRO
PREMIER" (A REPUBBLICA NIENTE NO PUB! BASTA UN
ARTICOLO?) E PARLA DA CANDIDATO: “HO IL DOVERE DI FARE
QUALCOSA PER QUESTO PAESE” - LAPSUS FREUDIANO SUL
GOVERNO: “SPERO CHE CONTINUI A ‘BRUCIARSI’”…
1.
MONTEZEMOLO: "VENIAMO DA 15 ANNI DI NON SCELTE HO IL
DOVERE DI FARE QUALCOSA PER QUESTO PAESE"...
Da "Il
Giornale" - "Veniamo da 15 anni di non
scelte, il Paese va ricostruito sotto tanti aspetti".
Presentando il rapporto di Italia Futura, Luca Cordero
di Montezemolo sente "il dovere di fare qualcosa per il
mio paese". Sottolineando che è ora di "uscire dal
proprio particolare recinto per contribuire al bene
comune", Montezemolo precisa che mai come ora serve un
lavoro di squadra: "Basta con i superuomini. Il periodo
dell'one man show è finito. Serve uno spirito di
squadra. Bisogna trovare collaboratori sempre più bravi
per lavorare con noi".
Paese fermo da 15 anni
Secondo Montezemolo "si sta chiudendo, e male, un ciclo
storico, quello della Seconda Repubblica. Ma non per
questo dobbiamo autoflagellarci - ha sottolineato nel
corso del suo intervento - pensando a questi 15 anni di
non scelte che hanno portato a un obiettivo arretramento
del Paese". Per Montezemolo "dobbiamo volgere lo sguardo
alla ricostruzione, al futuro, e anche per questo i
giovani sono chiamati ad essere parte attiva".
Il presidente di
Italia Futura resta comunque ottimista sul futuro
dell'Italia: "L'Italia non può e non deve rassegnarsi a
uno spirito di declino - ha sottolineato - l'Italia deve
farcela, l'Italia ce la farà, perchè ha tutti gli
elementi e tutte le ricchezze per essere protagonista
nei prossimi anni dello sviluppo del mondo".
2. SPERO CHE IL GOVERNO CONTINUI A 'BRUCIARSI', MA E'LAPSUS...
(ANSA) - E' solo un lapsus, ma l'intera
platea di 'Italiafutura' batte le mani ridendo. Autore:
Luca Cordero di Montezemolo. Durante il suo intervento
conclusivo al convegno di 'Italiafutura', Montezemolo
commenta la dichiarazione di Berlusconi secondo la quale
'il governo fa i fatti e gli altri le chiacchiere'.
'E' bene che il
governo agisca - osserva Montezemolo - e' quello che
chiedono i cittadini'. Poi, del pacchetto annunciato dal
governo per alcune proposte sui giovani aggiunge: 'Spero
che il governo continui a 'bruciarsi'...anzi, a
bruciarci sui tempi'. Corregge la frase, ma tutti
partecipanti al convegno ridono e battono le mani.
3. A BERLUSCONI: BENE SU GIOVANI, AVANTI COSI'...
(Adnkronos) - "Mi pare un ottimo
auspicio. I cittadini non chiedono altro che il governo
faccia. Aggiungo che la proposta del governo
sull'imprenditoria giovanile e' in sintonia con quella
che lanciamo oggi. Quindi complimenti e avanti cosi'".
E' quanto afferma Luca Cordero di Montezemolo,
commentando le parole di questa mattina del premier
Silvio Berlusconi e, in particolare, la proposta di una
imposta unificata e ridotta al 10% per i giovani che
vogliono aprire un'impresa.
4. AL PREMIER: TUTTI AUSPICHIAMO CHE CI SIANO I FATTI...
(Adnkronos) - "Tutti noi auspichiamo,
come cittadini, che ci siano i fatti. E se il presidente
del Consiglio dice che fara' i fatti dobbiamo solo
essere soddisfatti di questo perche' e' un momento
importante". E' Luca Cordero di Montezemolo, prima di
illustrare il rapporto della fondazione Italia Futura
sui 'Giovani al lavoro' a rispondere cosi' al premier,
Silvio Berlusconi, che aveva rivendicato il lavoro del
governo dopo le critiche che lo stesso Montezemolo aveva
rivolto all'esecutivo.
MONTEZEMOLO
5. EVITARE ELEZIONI CON SPIRITO COSTRUTTIVO...
(Adnkronos) - "Sarebbe davvero
incredibile parlare di ipotesi di elezioni. La gente non
capirebbe, in momenti come questi, perche' andare alle
elezioni nel momento in cui si vedono problemi cosi'
importanti all'orizzonte". E' Luca Cordero di
Montezemolo, prima di presentare il rapporto 'Italia
Futura' i 'Giovani al lavoro' a commentare cosi' la
crisi politica in corso. "Siccome ne abbiamo gia' tanti
di problemi in Italia, e se ne prospettano anche in
Europa, cerchiamo di evitare le elezioni con spirito
costruttivo", conclude.
6. SITUAZIONE PREOCCUPANTE IN IRLANDA, MA SU MANOVRA NULLA DI
REALE...
(Adnkronos) - "Sono come tutti molto
preoccupato della situazione europea perche' non ci
dimentichiamo mai che per l'Italia l'Europa e'
fondamentale". E' Luca Cordero di Montezemolo a
commentare cosi' le tensioni a livello europeo che
seguono alla grave crisi economica dell'Irlanda.
"Sono dunque molto
preoccupato di queste tensioni finanziarie e della
situazione di deficit di alcuni paesi anche se, al
momento non c'e' niente di reale su un'eventuale manovra
correttiva", aggiunge suggerendo di "stare ai dati", un
invito questo che Montezemolo estende "anche alla
politica".
24-11-2010]
|
|
1- TUTTI APPICCICATI ALLA TV PER IL KOLOSSAL IN DUE TEMPI
"MONTEZEMOLO" E "FINMECCANICA" - 2- IL “VOLONTARIO”
63ENNE BOLOGNESE, MAESTRO DI COMUNICAZIONE E DI
OPPORTUNISMO, ASPETTANDO "LA CHIAMATA" HA FATTO IL SUO
PIT-STOP VELOCE SENZA CAMBIARE IL SUO PENSIERO GOMMOSO
DENTRO IL QUALE È DIFFICILE INTRAVEDERE UN POLITICO DI
RAZZA - 3- PER RIFARSI DALLA DELUSIONE PROVOCATA DAL
“GEORGE CLOWN-EY DE NOANTRI”, ABBIAMO DOVUTO ASPETTARE
IL SECONDO TEMPO DEL KOLOSSAL, QUELLO DOVE LA GIOVANNA
D’ARCO DEI POVERI, JENA GABANELLI, HA FATTO LA SUA
SPARATA CONTRO FINMECCANICA - 4- PACINI BATTAGLIA è VIVO
E LOTTA INSIEME A NOI! “A GUARGUAGLINI PIACEVA IL POTERE
IN UNA MANIERA SMODATA. OGNUNO DI QUESTI UOMINI CHE
CONOSCEVO HA UN COSTO. UN COSTO AMBIZIONE, UN COSTO
ARTE, UN COSTO FICA, COME TI PARE. HANNO TUTTI UN COSTO.
QUELLI CHE NON HANNO COSTI SONO UN’ECCEZIONE PIÙ UNICA
CHE RARA” -
Sono migliaia gli
imprenditori, i politici e i giornalisti che ieri sera
si sono messi davanti alla televisione per assistere al
kolossal in due tempi dedicati a Luchino di Montezemolo
e a Finmeccanica.
Per non essere
disturbati hanno mandato a letto le famiglie, hanno
indossato il pigiama e con i piedi sul tavolino hanno
cominciato a ingozzarsi di popcorn e Coca Cola, con Coca
e Cola.
Lo spettacolo era
troppo atteso per essere disatteso, e forte era stato il
preannuncio dell'evento. La delusione è arrivata presto
con Luchino di Montezemolo che ha negato fermamente di
voler scendere in campo nei prossimi tre anni.
Il presidente della
Ferrari è entrato nel salotto "civile" di Fazio e ha
parlato in un modo così categorico che non sembra
lasciare spazio a illazioni. La tensione trapelava dal
tono leggermente alterato della voce e dall'enfasi con
cui ha esaltato il ruolo della sua Fondazione alla quale
i giovani dovranno iscriversi per mettere costruire il
futuro dell'Italia.
Come al solito non sono cambiati gli appelli a "fare
squadra" e nemmeno le battute nei confronti di Calderoli
("uno statista internazionale") e del governo
"cinepanettone" che è ormai arrivato ai titoli di coda.
Ancora una volta il
ragazzo dei Parioli ha dimostrato di essere un grande
affabulatore, un maestro della comunicazione capace di
affascinare le platee mescolando la retorica con la
dialettica. Se poi si entra nel merito di quella che
nelle aziende chiamano "la vision", allora il bilancio è
più modesto perché la rivoluzione democratica di cui
parla Montezemolone si regge su pochi principi ai quali
ha aggiunto per ben due volte il grido: "Viva
l'Italia!".
Dice Luchino che
bisogna smetterla di autoflagellarsi e che non bisogna
farsi stringere in un angolo come i pugili, ma che
occorre smontare la macchina pesante dello Stato con
poche cose da fare. E aggiunge come terzo punto del suo
manifesto, che bisogna "credere nei giovani". C'è
indubbiamente della passione dentro le parole di questo
"ragazzo dei Parioli" che parla di un "dopoguerra dove
eravamo poveri", ma il suo discorso non è ancora quello
di un leader. Se invece del salotto "civile" di Fazio
avesse detto le stesse cose davanti alle studentesse
della Luiss, il manifesto politico sarebbe stato
interpretato come quello di un volontario carico di
buone intenzioni ma povero di idee.
Il bilancio del
kolossal va cercato (come Dagospia ha spiegato più
volte) nella sua volontà di rimanere a bordo del ring
fino a quando i giochi non saranno chiari. E questa si
può chiamare tattica, una scelta di autentico
opportunismo, la stessa nella quale nuotano oggi tutti i
leader della politica, da Fini a Bersani impigliati da
quel camaleonte di Arcore che - come scrive oggi un
giornale - "diventa verde davanti alla Lega, azzurro di
fronte al malconcio Popolo delle Libertà e sempre più
bianco per rabbonire i cattolici".
Certo, agli
imprenditori sarebbe piaciuto che Luchino rispondesse
alla domanda di Fazio sugli industriali che remano
contro il centrodestra, ma Montezuma è troppo furbo per
rispondere a questa domanda e a dire quali sono i
ministri di qualità del governo. Così dopo uno spot su
Ntv e il treno "Italo" che Mauro Moretti ha
soprannominato "Franco", il "volontario" 63enne
bolognese, maestro di comunicazione e di opportunismo,
ha fatto il suo pit-stop veloce senza cambiare il suo
pensiero gommoso dentro il quale è difficile intravedere
un politico di razza.
Per rifarsi dalla
delusione provocata dal "George Clowney de noantri", le
migliaia di imprenditori e politici ingozzati di popcorn
hanno dovuto aspettare il secondo tempo del kolossal,
quello dove la Giovanna d'Arco dei poveri, Milena
Gabanelli, ha fatto la sua sparata contro Finmeccanica.
E qui si è assistito a un altro film, dove al posto di
una modernità desiderata è entrato in scena un pezzo
dell'Italia dimenticata, quella delle tangenti e degli
affaristi che hanno riempito le cronache della Prima
Repubblica.
È noto che la
giornalista di Piacenza non ha pietà per nessuno,
nemmeno per i telespettatori che per quasi due ore hanno
dovuto seguirla in un labirinto di fatti e di personaggi
aggrovigliati in un thriller ad alta tensione.
C'era molta attesa per
questa puntata sull'azienda del comandante supremo
Guarguaglini, sulla moglie Marina Grossi, e su quello
strano personaggio che porta il nome di Lorenzo Cola.
Anche i più ignoranti di tecnica cinematografica hanno
capito che la dichiarazione iniziale con cui il Guargua
ha dichiarato di non avere fondi all'estero e di non
conoscere l'oscuro Mokbel, è stata una pecetta attaccata
all'ultimo momento per far capire l'equidistanza della
Gabanelli nella ricerca della verità.
Ma questo non è
bastato a riequilibrare il tono della trasmissione che
ha ruotato dall'inizio alla fine intorno alla stessa
domanda: chi è Lorenzo Cola?, chi è quest'uomo che ha
preso il volo dopo un incontro con il nipote di
Andreotti che gli ha aperto le porte in Finmeccanica?
A rispondere sono
stati in molti cominciando da Bernardo Barra, un
imprenditore pugliese dall'aspetto inquietante che un
tempo trafficava con Cola e ne ha dato la prima
definizione di "consigliere economico". Al giornalista
Paolo Mondani che gli chiedeva il significato di questa
definizione Barra ha fatto allusioni generiche lasciando
capire che l'intraprendente Cola maneggiava denaro. A
questo punto con un salto poco comprensibile la
Gabanelli lo ha definito "uomo che dialoga con il
Pentagono" e si è chiesta come avesse fatto ad arrivare
nel cuore del potere americano.
C'è voluta la
ricostruzione della frode Carosello di Mokbel e Di
Girolamo, per capire che Cola è "un faccendiere", "un
uomo di fiducia" che attraverso la piccola società
Digint è entrato nel corpaccione immenso di
Finmeccanica.
Consigliere economico,
faccendiere, uomo di fiducia, e anche consulente "che ha
portato una tecnologia interessante", così ha detto
Nicola Mugnato, il direttore generale della Digint.
Tante definizioni, forse troppe, ed è a questo punto che
la Giovanna d'Arco dei poveri ha sguainato la spada
mettendo in campo un personaggio d'altri tempi, quel
Chicco Pacini Battaglia che dopo lo scandalo dei fondi
neri dell'Eni fu definito nel 1995 "il banchiere un
gradino sotto dio". Il colpo di teatro ha fatto salire
l'adrenalina e l'audience, perché al banchiere delle
sette vite è stata carpita con abilità un'intervista
carica di giudizi pesanti sul comandante supremo di
piazza Monte Grappa.
Così si è scoperto che
è stato lui, Pacini Battaglia, a volerlo portare in
Finmeccanica per realizzare il sogno della vita del
manager maremmano, ed è venuto alla luce che i due
avevano quote in società comuni con le sigle iniziali
dei loro nomi e cognomi e con l'intento di usarle a
schermo di affari in Finmeccanica. "A Guarguaglini
piaceva il potere - ha detto il banchiere un gradino
sotto dio - ognuno di questi uomini che conoscevo ha un
costo", e ha aggiunto per precisione: "un costo
ambizione, un costo arte, un costo fica, come ti pare.
Hanno tutti un costo. Quelli che non hanno costi sono
un'eccezione più unica che rara", poi ha concluso
dicendo che il costo del comandante supremo è sempre
stato il potere che "gli piaceva in una maniera
smodata".
Ma quando la Gabanelli
ha cercato la pistola fumante, l'ex-amico di Lorenzo
Necci e delle tangenti Enimont ha parlato di amicizie
nei servizi segreti dove "se vendi le armi e non li
conosci, non vai avanti". I popcorn e la Coca Cola
stavano per finire e la Gabanelli, senza avere tra le
mani le prove certe di corruzione e di tangenti, è
dovuta tornare di corsa alla domanda iniziale: "ma chi è
Lorenzo Cola, l'uomo che gode della fiducia
dell'amministratore delegato di uno dei primi cinque
gruppi al mondo nella produzione di armi?".
Sullo schermo è
riapparso il faccione inquietante dell'ex-socio pugliese
Bernardo Barra che ha raccontato storie di servizi
segreti dove Cola ha preso per i fondelli generali e
segugi facendo perdere loro un sacco di soldi in Borsa.
Il racconto è apparso per certi versi ridicolo e la
pistola fumante, quella che tutti aspettavano dei soldi
alla politica e ai partiti, si è intravista soltanto
quando il discorso è finito sull'Enav e sul circuito di
commesse che dall'azienda dei radar sono passate alla
Selex della moglie di Guarguaglini.
A molti spettatori il
piatto è apparso ricco, così ricco da far venire il mal
di testa fino a perdersi in un labirinto dove solo i
magistrati potranno mettere chiarezza. Lapidaria è
apparsa la conclusione della Giovanna d'Arco dei poveri
che ha attribuito al consulente Cola la capacità di
intermediare l'acquisto nel 2008 da parte di
Finmeccanica del colosso americano delle armi DRS. E
questa è apparsa davvero un'affermazione troppo grossa
da digerire perché non si può pensare che un piccolo
faccendiere per quanto abile sia riuscito da solo a
smuovere il Pentagono e le lobby di Washington.
Dopo tre ore davanti
al televisore migliaia di imprenditori, politici e
giornalisti sono andati a letto con una forte emicrania.
I due tempi del film, quello moderno di Luchino e quello
arcaico da Prima Repubblica del Guargua, hanno lasciato
molte domande sospese nell'aria. 22-11-2010]
|
|
IL
DISASTRO MONTEZEMOLATO DELLA FERRARI DAVANTI AGLI OCCHI
DI MARPIONNE E YAKI ELKANN - CALDEROLI CALDI:
"Montezemolo, anziché fare il grillo parlante della
politica senza beccarne mai una, dovrebbe cercare di
imparare dagli altri come si fa a gestire una vittoria
nel Mondiale. Nel frattempo, se ne vada subito da
Maranello" - TRANQUILLO, SE NE ANDRà A FINE ANNO, ARRIVA
ANDREA AGNELLI...
-
DISASTRO FERRARI - MONTEZEMOLO: "ORGOGLIOSO DEL TEAM,
ALONSO OGGI NON HA COLPE..."
Repubblica.it
Vettel ha avuto una macchina migliore della nostra. La
Red Bull ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi
anche noi ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato
perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo
partiti all'ultima gara in testa"
"Sono orgoglioso di questa Ferrari: abbiamo perso
all'ultima gara per pochi punti, quando forse eravamo
convinti di non perdere e questo fa più male". Così il
presidente della Ferrari Luca di Montezemolo ha
commentato una gara amara, spiegando poi che "Alonso è
un pilota fortissimo e se oggi non ha vinto il Mondiale
non è per colpa sua. Dire che siamo giù di morale è poco
- ha poi concluso il presidente - oggi sarebbe bastato
tenere la posizione o chiudere al quarto posto, avremmo
vinto in ogni caso il Mondiale. E' andata così, Vettel
ha avuto una macchina migliore della nostra. La Red Bull
ha avuto quest'anno molte opportunità e oggi anche noi
ne abbiamo avuta una. Non tutto ha funzionato
perfettamente ma nessuno avrebbe mai pensato che saremmo
partiti all'ultima gara in testa".
Luca Cordero di Montezemolo con i piloti della Ferrari
"Tranne in due annate, la Ferrari per 12 anni ha vinto o
perso il mondiale all'ultima gara, due anni fa con
Massa. Quest'anno Fernando ha fatto una grande stagione,
sempre vicino alla squadra. Siamo stati tutti
protagonisti di questo grandissimo recupero, di una
Ferrari che non si arrende mai abbiano. Certo, abbiamo
perso quando non ce l'aspettavamo e per questo fa più
male" rimarca il presidente della Ferrari che poi ha
parole di elogio per il Direttore della Gestione
Sportiva.
"Devo ringraziare Stefano Domenicali per aver tenuto
unita la squadra, averla spronata a reagire, lottare per
il titolo ed arrivare seconda per pochi punti". Quindi,
parlando di Fernando Alonso: "E' un pilota fortissimo,
straordinario, che ha dato fiducia alla squadra, che ci
ha creduto fino in fondo e che se oggi non ha vinto il
mondiale non e per colpa sua - sottolinea Montezemolo -.
Ieri è stato protagonista di un ultimo giro per la
qualifica fortissimo e se avessimo tenuto la posizione
avremmo vinto il titolo. Lo voglio ringraziare non solo
per quello che ha fatto in pista ma anche per quello che
ha fatto fuori". Infine su Felipe Massa: "Tutti
speravamo in qualcosa in più da Felipe, ma ha la voglia
ed il carattere per rifarsi.
Ora dobbiamo assorbire questa delusione, sapendo che
siamo secondi e protagonisti di questo grande recupero".
2-
DISFATTA FERRARI, LA LEGA ATTACCA: "ORA MONTEZEMOLO SI
DIMETTA"
Repubblica.it
Il
disastro delle Rosse ad Abu Dhabi offre a Calderoli e
Castelli l'occasione per attaccare il presidente della
scuderia, spesso critico nei confronti del governo. "Ci
ha fatto vergognare, se ne vada"
"Montezemolo si dimetta entro stasera". E' perentoria la
richiesta di Roberto Calderoli, leghista ministro per la
Semplificazione, subito dopo il disastro della Ferrari
ad Abu Dhabi. Un impeto più che sospetto. Perché si
parla di corse, piloti, strategie ai box, ma in realtà
la sconfitta del Cavallino all'ultimo Gp è la sponda
offerta ai leghisti per screditare l'imprenditore,
fustigatore della politica economica del governo e
indicato spesso come futuribile candidato al governo
dell'opposizione.
"La Ferrari - sostiene Calderoli - è riuscita a perdere
un Mondiale di fatto già vinto grazie alla demenziale
strategia operata dai box. E visto che a perdere questo
titolo sono stati gli strateghi ai box, e non certo
l'ammirevole Alonso, chi è responsabile di questa
disfatta deve andarsene. Quindi, entro sera ci
aspettiamo le dimissioni di Luca Cordero di
Montezemolo".
Ed
ecco, come Calderoli solleva il velo sulla commistione
tra sport e politica: "Montezemolo, anziché fare il
grillo parlante della politica senza beccarne mai una,
dovrebbe invece cercare di imparare dagli altri come si
fa a gestire una vittoria nel Mondiale. Nel frattempo,
se ne vada subito da Maranello, evitando di fare
ulteriori danni alla Rossa che tutti noi abbiamo nel
cuore".
Ed
ecco, al controcanto, un altro importante esponente
della Lega, Roberto Castelli, a cui si deve il
significativo affondo. "Se dovessi usare nei confronti
della Ferrari e del dottor Montezemolo lo stesso metro
di giudizio che egli usa nei confronti del nostro
governo - afferma Castelli -, dovrei dire che Alonso ha
perso il mondiale a causa della gestione dilettantesca
della corsa con il dottor Montezemolo ai box. Dico
invece che mi dispiace molto e faccio i più sinceri
auguri alla Ferrari di poter vincere l'anno prossimo".
La
politica attacca Montezemolo, la politica lo difende.
Ecco l'esponente Udc Maurizio Ronconi invitare gli
italiani a dare il benservito a Calderoli "per averci
invece condannato alla coda dell'Europa" e a ringraziare
piuttosto Montezemolo e la Ferrari "che ci portano
sempre ai vertici mondiali di quello sport". "Al di là
della ridicolaggine - spiega Ronconi -, la richiesta
dimostra lo stato di agitazione e la perdita di serenità
dei ministri coscienti d'essere arrivati alla fine
dell'avventura. Più che le dimissioni di Montezemolo,
Calderoli pensi alle sue".
Per il Pd parla il deputato lombardo Enrico Farinone,
vicepresidente della Commissione Affari Europei, tirando
in ballo persino la rivalità tra il Gp di Monza e quello
di Roma. "Castelli e Calderoli usano argomentazione
senza senso - dice Farinone -. Se la Ferrari è
conosciuta nel mondo lo si deve anche a Montezemolo. I
due leghisti piuttosto si occupino del GP di Monza, che
rischia di essere declassato dal GP di Roma proprio per
colpa dell'alleanza Pdl-Lega. Oltre a protestare a
parole, che fa la Lega per evitare che il Gp di Roma
faccia scomparire il Gp di Monza? Oppure conta di più
l'alleanza con i colonnelli romani del Pdl come
Alemanno?".
3-
«ITALIA FUTURA» DEBUTTERÀ A NAPOLI UN «TEST» PER
SCEGLIERE IL PROPRIO CANDIDATO
Alessandro Trocino per il
"Corriere della Sera"
Il
sottotitolo è evocativo: «Rimettiamo in moto l'Italia».
Il 24 novembre Italia Futura lancia una campagna in
grande stile sull'occupazione giovanile, con un evento -
«Giovani, al lavoro!» - che si tiene a Roma e che sarà
concluso da un intervento di Luca Cordero di
Montezemolo. Ottima occasione per rilanciare i temi cari
al presidente della Ferrari, che in molti ritengono
vicino a una discesa in campo.
La
tavola rotonda, moderata da Giovanni Floris, avrà tra i
protagonisti Antonio Campo Dall'Orto (Mtv), Irene
Tinagli, economista e docente a Madrid già del Pd, oltre
a Stefano Micelli e Marco Simoni. Non è previsto nessun
ospite politico.
Ma
tre giorni dopo, il 27 novembre, Montezemolo potrebbe
partecipare, sia pure non da relatore, a un incontro sul
«Nuovo polo per le riforme», che si terrà a Milano,
presenti Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli,
Benedetto Della Vedova, Massimo Cacciari e Gabriele
Albertini. Ennesimo segnale del movimentismo di Italia
Futura, che non ha dato conferma delle voci che
vorrebbero la nascita di una serie di liste civiche, ma
che ha confermato il suo impegno crescente nello spazio
politico.
Impegno che comincia da Napoli. Il think tank di
Montezemolo è intervenuto pesantemente per criticare
l'attuale amministrazione e per bocciare, in modo
bipartisan, due dei candidati a sindaco che si sono
affacciati negli ultimi tempi: Nicola Oddati, per il
centrosinistra, e Fulvio Martusciello, per il
centrodestra. Il primo perché troppo in continuità con
la giunta Jervolino, di cui è assessore, il secondo
perché «espressione del territorio, che da queste parti
non è esattamente una garanzia».
Ma
Italia Futura nei prossimi giorni ha intenzione di
andare oltre. E così entro un paio di settimane
convocherà una conferenza stampa per annunciare un
questionario con una quindicina di punti, da sottoporre
a candidati e partiti. In base alle risposte, la
fondazione di Montezemolo deciderà a chi andrà il suo
endorsement esplicito: per ora il più apprezzato è
Umberto Ranieri, che però non ha grandi esperienze
amministrative, dicono in Fondazione, dove aspettano
anche altre candidature.
Nei giorni scorsi si era fatto il nome di Giovanni
Lettieri, industriale che gode di simpatie trasversali,
come primo candidato di una lista civica di Montezemolo.
Voci che non hanno trovato conferma. Comunque sia, il
prescelto per l'endorsement non avrebbe solo un appoggio
simbolico. Perché, spiegano da Italia Futura, a lui
arriverebbero aiuti concreti per finanziamento, il fund
raising e per l'organizzazione della campagna
elettorale.
Del resto dietro Italia Futura a Napoli c'è un gruppo di
imprenditori molto noto e con grandi disponibilità
finanziarie: Carlo Pontecorvo (Ferrarelle), Luciano
Cimmino (Carpisa e Yamamay), Gianni Punzo (Ntv), Tommaso
Iavarone (Unione industriali), Agostino Gallozzi
(Confindustria Salerno) e Stefania Brancaccio, cavaliere
del lavoro, casertana d'azione.
Parterre che per la prima volta ha deciso di mettersi in
gioco per sostenere un candidato. Lo stesso non sembra
avvenire in altre città - Milano, Torino, Bologna - dove
si andrà a votare ma dove Italia Futura non sembra avere
intenzione di intervenire in prima persona. 14-11-2010]
|
|
1-
TORINO NON L’HA PRESA PER NIENTE BENE: LA VITTORIA
VALEVA IL 30% DEL FATTURATO - 2- LA FERRARI RAPPRESENTA
IL PUNTO FOCALE DI TUTTA L’OPERAZIONE USA DI MARPIONNE -
3- ORA SI RIAPRE IL DOSSIER DELLA VENDITA DELL’ALFA
ROMEO ALLA VOLKSWAGEN, MENTRE ANDREA AGNELLI SI STA
RISCALDANDO PER PRENDERE IL POSTO DI MONTEZUMA - 4-
PRESO DALLA FOGA DI ACCOPPIARE MOTORI E POLITICA COME
TRAMPOLINO PER LA DISCESA IN CAMPO (COME FECE NEL ’94
BERLUSCONI CON MEDIASET), MONTEPARIOLO HA VENDUTO LA
PELLE DELL’ORSO DELLA FORMULA UNO ANCOR PRIMA DI AVERLO
CATTURATO - 5- LO SCARPARO: ’COME AMICO GLI SCONSIGLIO
DI ENTRARE IN POLITICA" E POI ATTACCA TREMONTI: "OGGI
VEDIAMO DEI COMMERCIALISTI DI VALORI ATTACCATI ALLE
PROPRIE SEDIE’
-
DAGOREPORT
Era una vittoria fondamentale per la conquista del
mercato americano. La Ferrari, insieme con la Maserati
Alfa Romeo e la 500, rappresenta per Marchionne la forza
d'urto targata Fiat. Del resto l'operazione Chrysler
nasce appunto perché il marchio di Detroit è in possesso
della maggiore rete vendita degli Stati Uniti
(un'azienda straniera non potrebbe mai ottenere i punti
vendita in Usa).
Ora, con la disfatta di Abu Dhabi, il Lingotto perde
questa opportunità nella misura del 30 per cento del
fatturato in quanto la Ferrari rappresenta il punto
focale di tutta l'operazione americana di Marpionne -
ora sarà la Red Bull ha conquistare spazio.
La
disfatta a Torino non l'hanno presa per niente bene
anche perché lo Smontezemolato, preso dalla foga di
accoppiare motori e politica come trampolino per la
discesa in campo (come fece all'epoca Berlusconi con
Mediaset), ha venduto la pelle dell'orso della Formula
Uno prima di averlo catturato invitando tutta la
nomemklatura Fiat al presunto triondo di Abu Dhabi.
Ora per Marpionne si riapre il dossier della vendita
dell'Alfa Romeo alla VolksWagen, mentre Andrea Agnelli
si sta riscaldando per prendere posto di Montezuma a
Maranello.
1
- MONTEZEMOLO, NON MI DIMETTO. 'PARLIAMO DI COSE SERIE,
ORGOGLIOSO DELL'IMPEGNO DI TUTTI'...
(ANSA) - Luca Cordero di Montezemolo
non ha alcuna intenzione di lasciare la presidenza della
Ferrari dopo la sconfitta della rossa di Maranello che
ha perso il Mondiale di Formula 1 all'ultima gara. Lo
annuncia lo stesso numero uno del Cavallino al
quotidiano online Affaritaliani.it. Il ministro leghista
Roberto Calderoli ha chiesto le sue dimissioni da
presidente della Ferrari? "Parliamo di cose serie...",
taglia corto Montezemolo. Che poi aggiunge: "Qualunque
dichiarazione per mera speculazione politica non
scalfisce minimamente lo straordinario impegno e la
capacità degli uomini e donne delle Ferrari di cui sono
orgoglioso", ha aggiunto.
2
- MONTEZEMOLO, RISPONDO A CALDEROLI SE FA L'1% DI QUANTO
HA FATTO LA FERRARI...
(ANSA) - "Quando lo statista Calderoli
nella sua vita avrà realizzato l'1% di quanto fatto in
questi anni dalla Ferrari per il Paese in termini
industriali e sportivi, a quel punto meriterà una
risposta". Luca di Montezemolo manda questa
dichiarazione da Abu Dhabi il giorno dopo che il
ministro della Lega Nord ha chiesto al presidente della
Ferrari di dimettersi dopo gli errori della scuderia
nell'ultima gara del Mondiale. Montezemolo è in Ferrari
dal 1991. In questi quasi vent'anni la Ferrari ha vinto
in totale 14 titoli mondiali complessivi.
3
- DELLA VALLE A MONTEZEMOLO, DA AMICO LO SCONSIGLIO DI
ENTRARE IN POLITICA...
(ANSA) - 'Come amico gli sconsiglio' di
entrare in politica. Cosi' Diego Della Valle a Luca
Cordero di Montezemolo, rispondendo alle domande di
Enrico Mentana nel corso del convegno Pambianco. 'Ci
vuole un bel coraggio', ha proseguito Della Valle, 'da
amico glielo sconsiglio, e' un mondo paludato, gli direi
di non fare politica e gli consiglierei altri modi' per
aiutare il sistema.
Piu' in generale Della Valle ha spiegato comunque che
'la classe politica va allargata alla classe dirigente'.
'Serve un governo che ci faccia lavorare tranquilli - ha
aggiunto - oggi vediamo dei commercialisti di valori
attaccati alle proprie sedie'.
4
- MARONI, MONTEZEMOLO NON DEVE DIMETTERSI...
(ANSA) - Il ministro dell'Interno,
Roberto Maroni, è dispiaciuto che la Ferrari non abbia
vinto il mondiale ma non crede che Luca Cordero di
Montezemolo debba dimettersi come invece ritiene il
ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. "Mi
spiace davvero che la Ferrari abbia perso. E' stato uno
choc per tutti" ha detto a margine di una cerimonia a
Lecco negando che il presidente della scuderia debba
dimettersi. "Purtroppo è andata male, si poteva vincere
- ha osservato - ma sono cose che capitano. Il team
Ferrari è di altissimo livello e professionalità. E'
successo quello che è successo per una casualità credo".
"Montezemolo mi ha telefonato e gli ho detto che ieri ho
provato la stessa bruttissima sensazione provata qualche
anno fa per il Milan", ha raccontato più tardi Maroni
nel corso della trasmissione radiofonica 'La politica
nel pallone'. "Ho seguito in diretta il Gran Premio e
sono rimasto male per un'inopinata sconfitta dovuta a un
evento imprevedibile che ha determinato una scelta
rivelatasi negativa", ha spiegato il ministro
dell'Interno. "Sono cose che capitano, ma il team
Ferrari è il più professionale di quel mondo e non ha
colpe: dispiace questa sconfitta ma ci sta".
5
- FERRARI, DISPIACE SE QUALCHE POLITICO RECLAMA
GHIGLIOTTINA...
(Adnkronos) - 'Ci dispiace vedere che
c'e' qualche politico che, stando alla finestra, una
volta e' pronto a saltare sul carro del vincitore,
l'altra reclama la ghigliottina quando le cose vanno
male'. La Ferrari si esprime cosi' dal proprio sito
ufficiale dopo le critiche piovute sul Cavallino per il
deludente epilogo del Mondiale di Formula 1.
Nella nota non c'e' nessun riferimento specifico alle
dichiarazioni del ministro della Semplificazione
normativa, Roberto Calderoli, che ritiene opportune le
dimissioni di Luca di Montezemolo dalla presidenza della
casa di Maranello. 'E non capiamo nemmeno chi si
compiace con l'autoflagellazione, chi si crogiola nella
cultura del 'tutto sbagliato, tutto da rifare'. Sono
vizi molto italiani, che dovremmo imparare a scrollarci
di dosso', prosegue la Ferrari.
'Per tutti noi e' una giornata difficile. La notte non
ha diminuito l'amarezza per un epilogo triste di una
stagione comunque straordinaria', si legge ancora nel
comunicato firmato dalla scuderia. 'La dura legge dello
sport vuole un solo vincitore ma quest'ultima gara non
deve far dimenticare che siamo arrivati a giocarci il
titolo Piloti all'ultimo Gran Premio, compiendo una
rimonta eccezionale, quando la critica solo quattro mesi
fa ci dava per sconfitti. Siamo rimasti sempre uniti,
come una vera squadra, come gli uomini della Ferrari
sanno fare: stringendo i denti e non mollando mai la
presa', prosegue la nota.
6
- MARCHIONNE, INGENEROSE E OFFENSIVE POLEMICHE SU
MONTEZEMOLO...
(Adnkronos) - "Mi sembrano del tutto
ingenerose e offensive le battute sarcastiche,
soprattutto di provenienza dal mondo politico, che sono
piovute sugli uomini della Ferrari e in particolare su
Luca di Montezemolo". E' quanto afferma in una nota l'amminstratore
delegato di Fiat, Sergio Marchionne.
Il
risultato del Gran Premio di Abu Dhabi di ieri, osserva,
"non e' certo quello che tutti noi aspettavamo. Ma
dobbiamo comunque essere grati agli uomini e alle donne
della Ferrari che con il loro lavoro hanno permesso di
avvicinare un traguardo che fino a poche settimane fa
sembrava impensabile". E, ancora: "e' mancato, e' vero,
lo sprint finale ma sono convinto che tutti alla
Ferrari, dal suo Presidente all'ultimo dei meccanici
abbiano fatto un grandissimo lavoro".
"Un risultato sportivo non brillante non puo' cancellare
il lavoro di tante persone che non possono essere
liquidate con dichiarazioni quasi compiaciute per la
sconfitta", prosegue Marchionne. La Ferrari, conclude
l'Ad di Fiat, "rappresenta nel mondo il meglio della
tecnologia italiana. Le sue vetture sono considerate
ovunque il simbolo di una Italia all'avanguardia. E il
risultato di ieri non mette in discussione questi
valori".15-11-2010]
|
|
C’è PUZZO DI PUNZO A NOLA - IL SOCIO DI MONTEZEMOLO
OFFRE UN MILIONE E 200 MILA € AI COMITATI CHE PROTESTANO
CONTRO LA NUOVA OFFICINA FERROVIARIA - E IL MOTIVO C’è:
DEVE COPRIRE IL "REGALO" DEL GOVERNATORE BASSOLINO CHE
Espropriò un milione e rotti di metri quadri evitando
tutti i consueti passaggi burocratici (dal permesso
edilizio alla valutazione d’impatto ambientale). E
soprattutto risparmiando aL filantropo Punzo il
pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa 10
milioni di euro...
Chiara Paolin per "il
Fatto Quotidiano"
Un
milione e duecentomila euro offerti in dono a una
fondazione culturale sono una bella sommetta di questi
tempi. Specie in un territorio socialmente massacrato
come Nola: all'ombra del Vesuvio, tra monnezza e
camorra, è un miracolo trovare qualcuno disposto a
investire su giovani, ambiente e formazione.
Il
benefattore in questione si chiama Gianni Punzo ed è un
signore molto famoso da quelle parti. Partito da una
bottega di stracci, è diventato un imprenditore di
grande successo diversificando la propria azione tra
commercio, edilizia, banche e servizi.
Un
percorso in costante ascesa, trent'anni di rapporti ai
massimi livelli istituzionali: da Paolo Cirino Pomicino
a Bettino Craxi, da Renato Altissimo a Romano Prodi,
passando dal Napoli Calcio di Corrado Ferlaino e le
ospitate tv di Aldo Biscardi. Un duro e produttivo
lavoro: nel 2008 la sua dichiarazione dei redditi
sfiorava i 7,5 milioni di euro.
Unico neo, cinquanta giorni passati in carcere nel 1995
con accuse pesantissime: associazione camorristica,
appalti truccati, corruzione. Lui negò tutto, tranne una
certa deferenza nei confronti di Carmine Alfieri, il
mafioso che possedeva l'area su cui è sorto l'impero
Punzo: "Non nego di aver conosciuto Alfieri dal 1959, né
che questa persona mi abbia fatto timore in un certo
periodo della mia vita. Non sono un eroe. Ma so
'pattinare', e per questo hanno cercato di punirmi".
La
storia si chiuse senza alcuna condanna, anche grazie
alla prescrizione, e adesso - a 72 anni - è tempo di
vita nuova grazie a Luca Cordero di Montezemolo e Diego
della Valle. Con loro Punzo s'è imbarcato nella grande
avventura Ntv, i treni veloci che proprio a Nola avranno
l'officina di manutenzione, la casa dove fare sosta e
controlli dopo aver sfrecciato a 300 l'ora in tutta
Italia.
L'officina sorge all'interno di una grande area
multiservizi firmata Punzo: interporto, centro
commerciale, cinema, hotel, abitazioni. E proprio qui
nasce la questione fondazione.
Perché dodici cittadini e tre associazioni hanno
presentato ricorso al Tar contro l'officina contestando
l'utilizzo della legge speciale 80/84: in nome di
investimenti per lo sviluppo delle attività produttive,
il governatore Antonio Bassolino espropriò un milione e
rotti di metri quadri evitando tutti i consueti passaggi
burocratici (dal permesso edilizio alla valutazione
d'impatto ambientale). E soprattutto risparmiando a
Punzo il pagamento degli oneri di urbanizzazione: circa
10 milioni di euro.
Ai
cittadini la scelta non è mai piaciuta, anche perché i
mancati introiti avrebbero dato una grossa mano a un
Comune in affanno da anni. Paolo Mancuso, procuratore
capo della procura nolana, ha spiegato che il bilancio
comunale è a rischio dissesto perché l'amministrazione
"non riesce ad avere la restituzione dei soldi investiti
per la manutenzione dei palazzi di giustizia, cifre che
per l'80 per cento dovrebbero tornare al Comune dal
ministero della Giustizia. Che però non paga. Il passivo
si aggira sui 5 milioni: una situazione difficilissima".
Eppure il match coi comitati, inizialmente
agguerritissimi, si è risolto a favore dell'esperto
imprenditore: l'offerta di una fondazione cui far
partecipare anche i ricorrenti al Tar ha rotto il fronte
dei cittadini, e l'iniziativa legale è sostanzialmente
decaduta in cambio di una donazione da 200mila euro
l'anno per i prossimi 10 anni.
"Io non ero affatto d'accordo e mi sono defilato -
spiega Gennaro Napolitano del comitato Città Viva - ma
sa com'è: tener testa a Punzo è difficile. In pratica è
andata come l'altra volta col Vulcano Buono: il sindaco,
che all'epoca aveva fatto ricorso al Tar sempre per
l'esproprio, poi lo ritirò in cambio di un accordo di
programma, tante belle promesse mai realizzate. Adesso
facciamo il bis".
Il
richiamo al "Vulcaniello", come lo chiamano in zona, è
pertinente: un mega centro commerciale a forma di
Vesuvio realizzato su progetto di Renzo Piano.
"L'esperienza del passato ci preoccupa - conferma Luigi
Conventi, assessore comunale all'opposizione - perché
anche col Vulcano Buono andò esattamente così: esproprio
con legge speciale, corsi di formazione pagati milioni
di euro dalla Regione, e poi solo una manciata di
contratti precari, da 700 euro al mese".
Oltre al mancato incasso degli oneri, il problema è
proprio il lavoro: quanti dei 650 nuovi posti promessi
da Ntv potranno davvero andare ai nolani? A guardare la
bacheca online della compagnia, la maggior parte delle
posizioni offerte (prese d'assalto da 100mila aspiranti)
è concentrata su altre località, specie per le funzioni
qualificate.
"E
proprio qui sta il guaio - insiste Napolitano - siamo
tutti felici che Montezemolo sia venuto qui a investire
90 milioni di euro, ma quando si lamenta che Mauro
Moretti, l'ad delle Ferovie dello Stato, gli fa
concorrenza sleale bisognerebbe ricordargli che pure lui
sta sfruttando il denaro pubblico. Cioè il nostro, che
dovevamo pigliare per investirlo nella città e nei suoi
problemi. Invece rischiamo di venderci per qualche
contratto e due poltrone in fondazione".
L'avvocato Carmine Medici, che ha seguito il ricorso e
la nascita della fondazione, spera non si tratti solo di
facciata: "Se l'ente butterà il denaro sarà un grave
spreco. In ogni caso il sindaco di Nola potrà agire su
Inter-porto e Ntv per ottenere gli oneri, anche se la
legge 80/84 è molto suscettibile alle interpretazioni:
quando la Regione dice che un'opera ha valore sociale,
qualsiasi attività può ottenere le facilitazioni".
Soprattutto se a chiederle è il filantropo Gianni Punzo,
coadiuvato da quel Montezemolo che ormai ha dichiarato
tutto il suo interesse per le amministrative di Napoli:
nel 2011 il treno Italo e il sindaco del capoluogo
marceranno nella stessa direzione? 09-11-2010]
|
|
FERRARI: NEI 9 MESI RECORD DEL FLUSSO DI CASSA...
Da "il
Giornale" - Utile in crescita del 46% nel
terzo trimestre a 76 milioni per la Ferrari che chiude i
primi nove mesi con il raggiungimento di un flusso di
cassa record pari a 213 milioni, e un risultato della
gestione ordinaria in crescita del 9% a 192 milioni.
Questi alcuni dei principali risultati esaminati ieri
dal Cda. I ricavi del trimestre raggiungono i 446
milioni, +12,6% rispetto al terzo trimestre 2009. Le
vetture consegnate alla rete sono state 1.398 (+3,9%).
«I risultati economici così come quelli sportivi - ha
commentato il presidente, Luca di Montezemolo - sono la
sintesi del grande lavoro di squadra di tutta la
Ferrari. In un mercato ancora instabile la Ferrari ha
continuato a proporre vetture esclusive, innovative e di
grande qualità».
31.10.10 |
|
- DOPO L’INTEMERATA MARPIONESCA, COME MAI
NESSUNO PONE QUALCHE DOMANDINA A CHI, COME LUCHINO
MONTEPARIOLINO, è STATO PRESIDENTE DELLA FIAT PER SEI
ANI, DAL MAGGIO 2004 FINO AD APRILE 2010? - MAGARI C’è
PROPRIO LA MANINA DI MONTEZEMOLO, DISISTIMATO DA MISTER
PULLOVERINO SIA COME UOMO CHE COME MANAGER A 7 MILIONI
L’ANNO SENZA FARE NIENTE, dietro l’affondo di Fini suL
PARA-GURU ITALO-CANADESE
Foto di Umberto Pizzi da Zagarolo alla presentazione del
nuovo libro di Giovanni Floris, con Susanna Camusso e
Montezemolo.
MONTEZEMOLO, INUTILE PARLARE DISCESA IN CAMPO SE NON
C'E' IL CAMPO... (Adnkronos) -
"E' inutile parlare di discesa in campo quando non c'e'
nemmeno il campo...". E' Luca Cordero di Montezemolo a
rispondere cosi' a Giovanni Floris che, nel corso della
presentazione del suo libro 'Zona retrocessione',
incalza il presidente della Ferrari su un suo possibile
futuro ingresso in politica. Montezemolo, comunque,
premette che "il problema della politica non e' il
problema di una persona, ma di una squadra, e' un
problema di classe dirigente, di rinnovamento della
classe politica e anche del fatto che la societa' civile
si deve assumere delle responsabilita'".
Nel sottolineare di essere contrario ad eventuali
elezioni anticipate, Montezemolo ribadisce: "non e'
questione del signor Rossi o del signor Montezemolo, ma
un problema di classe dirigente che possa fornire alla
politica persone serie e competenti e che hanno fatto
bene nel loro lavoro".
MONTEZEMOLO, 'PARADOSSALE CHE LAVORO SIA TASSATO PIU' DI
RENDITE'
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "E'
paradossale che chi lavora sia tassato piu' di chi non
lavora. Il lavoro ha un'imposizione fiscale piu' alta
della rendita, di chi non produce ed e' qualcosa di
anomalo e di strano". Lo ha detto l'ex presidente della
Fiat, Luca di Montezemolo, intervenuto alla
presentazione del libro di Giovanni Floris, "Zona
retrocessione".
MONTEZEMOLO, "BISOGNA TROVARE UNA SOLUZIONE PER
POMIGLIANO"
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Bisogna
trovare una soluzione perche' mai come in questo momento
gli interessi dei lavoratori e datori di lavoro sono
allineati". Lo ha detto parlando dello stabilimento di
Pomigliano l'ex presidente di Fiat, Luca di Montezemolo,
in occasione della presentazione del libro di Giovanni
Floris, "Zona retrocessione". La Fiat - ha aggiunto - ha
deciso di portare a Pomigliano il modello piu' decisivo
e importante che e' la Panda e quando vedo che la
maggior parte dei lavoratori e' favorevole allora dico
che bisogna trovare una soluzione".
CAMUSSO, POMIGLIANO? GIOCATTOLO SI E' ROTTO SU TEMA
DIRITTI...
(AGI) - Il punto di rottura
sull'accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano, non
siglato dalla Cgil, e' stato il tema dei diritti. Lo ha
voluto sottolineare il vicesegretario generale della
Cgil, Susanna Camusso, nel corso della presentazione di
un libro di Giovanni Floris. "Dalla discussione
sull'utilizzo degli impianti - ha spiegato - siamo
passati a discutere dei diritti: e' qui che si e' rotto
il giocattolo. Noi siamo disposti a discutere sulla
competitivita' e sull'utilizzo degli impianti, ma senza
toccare i diritti".
Camusso ha poi aggiunto che "il governo non ha fatto il
suo mestiere e ha favorito queste condizioni" (quelle
che hanno portato a un accordo separato, ndr). La Cgil
vorrebbe capire dove sono i venti miliardi di
investimenti: "Fiat ci dice queste sono le nostre
condizioni e poi vedremo cosa produrre.
Fiat decide di portare un modello tra i piu' economici a
Pomigliano ma punire tutti i malati per colpa di uno non
porterebbe ad abbassare i costi di produzione".
POLVERINI SCHERZA CON ZINGARETTI: SISTEMA CRAVATTA
(DIRE) - Risate e battute tra il
presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, e il
presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti,
alla presentazione del libro presentazione del libro
'Zona retrocessione. Perche' l'Italia rischia di finire
in serie B', di Giovanni Floris. Prima che iniziasse il
dibattito, infatti, i due si sono seduti vicino mentre i
fotografi li immortalavano. Polverini ha quindi
sistemato la cravatta di Zingaretti dicendogli "Mettila
bene" e poi ha aggiunto: "Bossi due la vendetta",
scherzando con i fotografi. Il riferimento e' alle foto
scattate durante il pranzo davanti alla Camera con il
leader della Lega, Umberto Bossi, e il sindaco di Roma,
Gianni Alemanno. Polverini ha poi aggiunto, rivolta ai
fotografi: "Ne deve passare di tempo prima che fate
un'altra foto simile...".
25-10-2010]
|
|
INVECE DI GIOCARE COI TRENINI INSIEME A DELLA VALLE E
PUNZO, IL MARCHESINO MONTEPREZZEMOLO DOVREBBE PENSARE A
RIMPINGUARE I FORZIERI DEL FONDO LUSSEMBURGHESE CHARME
CHE SEGNA ROSSO FISSO. GLI INVESTIMENTI SU NAVI VELOCI
(NAUFRAGATE), CASHMERE GRIFFATO E POLTRONA FRAU PERDONO
MILIONI DI EURO - OLTRE ALLO SCARPARO, NEL FONDO CI SONO
UNICREDIT, MPS, MERLONI E SERAGNOLI. NON BENEFATTORI, MA
GENTE CHE HA DATO SOLDI A LUCHINO NELLA SPERANZA DI
GUADAGNARCI. INVECE QUEI SOLDI RESTANO NELLE CASSE DEL
FONDO PERCHÉ NON SI SA BENE COME SPENDERLI. E QUA E LÀ
SPUNTANO SOCIETÀ OFF-SHORE E MISTERIOSI SOCI RUSSI
Vittorio Malagutti per "Il
Fatto Quotidiano"
"Treni in partenza! Treni in partenza!", annunciano da
mesi Luca Cordero di Montezemolo e soci, tra cui
l'inseparabile amico Diego Della Valle. E poi via
all'attacco di Trenitalia, con polemiche e dispetti
all'indirizzo del monopolista pubblico dei binari, il
tutto opportunamente amplificato da tv e giornali.
Ma
mentre si prepara all'esordio in ferrovia con la sua
Ntv, l'ex presidente di Confindustria è inseguito dalle
grane del passato. Sono affari targati Charme, il fondo
con base in Lussemburgo lanciato sei anni fa da
Montezemolo e affidato al figlio Matteo. Da poco Charme
è stato affiancato da un altro fondo omonimo, questa
volta con base in Italia.
MOLTI AMICI, ANCHE OFF-SHORE
l fatto è che gli investimenti di Charme, quello
lussemburghese, hanno lasciato una coda di perdite e
debiti che si stanno rivelando più difficili del
previsto da gestire. Anche a causa di una pesante crisi
del lusso innescata dalla recessione. Ci sono i
traghetti della Grandi Navi Veloci (Gnv), il cashmere
griffato Ballantyne e gli arredi di lusso Poltrona Frau.
Tutte queste aziende viaggiano con i conti in rosso.
Stesso discorso per il fondo Charme, che da quando è
nato, nel 2004, ha chiuso un solo bilancio in utile,
quello del 2006, grazie al collocamento in Borsa delle
azioni Poltrona Frau.
Questa operazione, come raccontato due giorni fa dal
Fatto Quotidiano, ha fruttato a Montezemolo e soci 30
milioni di profitti, e per di più esentasse, grazie alla
proverbiale generosità del fisco lussemburghese. Ma a
parte quel favoloso 2006, quando ancora i mercati
tiravano alla grande, Charme ha accumulato perdite: 9,7
milioni nel 2007, 8,2 nel 2008, 1,4 l'anno scorso.
Va
detto che il fondo può contare su oltre 100 milioni di
riserve. Ma questa non dev'essere una grande
consolazione per la lunga lista di soci sostenitori
chiamati a raccolta dal presidente della Ferrari. Per
esempio, oltre all'amico Della Valle, anche Unicredit,
Monte dei Paschi, gli imprenditori Merloni e Seragnoli e
molti altri ancora.
Tutti investitori che, almeno in teoria, dovrebbero aver
dato credito a Montezemolo nella speranza di
guadagnarci. Invece quei soldi restano nelle casse del
fondo perché non si sa bene come spenderli. E allora
serve una soluzione. Un modo per raddrizzare i bilanci
oppure per sfilarsi elegantemente da operazioni non
proprio brillanti.
Le
grandi manovre sono in pieno svolgimento. E riguardano
almeno un paio di partecipazioni importanti di Charme.
Per Gnv, in cui Charme vanta una partecipazione vicina
al 10 per cento, è in arrivo una scialuppa di
salvataggio lanciata dall'armatore Gianluigi Aponte,
quello della Msc crociere e della Snav. Ballantyne ha
invece da poco trovato un misterioso cavaliere bianco
che arriva nientemeno che dal paradiso off shore delle
British Virgin islands. Ma vediamo nel dettaglio com'è
andata.
La
Gulgong inc è la classica società schermo nata al sole
dei Caraibi e ha già versato una ventina di milioni di
euro nelle casse della Charme fashion, la holding
controllata dall'omonimo fondo a cui fa capo Ballantyne.
Chi si nasconde dietro Gulgong? Mistero. Ma c'è una
pista che porta in Russia. L'anno scorso infatti nel
consiglio di Charme fashion presieduto da Montezemolo è
stata nominata l'avvocato di Mosca Elena Arinushkina. E'
possibile, quindi, che la quota intestata alla
finanziaria Gulgong, oltre il 20 per cento del capitale,
sia in realtà riconducibile a investitori russi.
Di
certo Ballantyne ha bisogno urgente di capitali freschi
per puntellare un bilancio messo a dura prova dal crollo
delle vendite innescato dalla recessione. Nel giro di
tre esercizi, dal 2007 al 2009, il fatturato del'azienda
è crollato da 24 a 14 milioni di euro e l'anno scorso le
perdite hanno superato quota 11 milioni. Per scongiurare
il dissesto, Charme non ha potuto fare altro che
rifornire di capitali freschi la controllato. Con
l'aiuto del socio off-shore, quello mascherato dietro le
insegne della Gulgong caraibica.
GRANDI NAVI, ALTRI NAUFRAGI
A ben guardare anche Grandi navi veloci ha chiesto aiuto
all'estero per riportare i conti in linea di
galleggiamento. La società di traghetti è controllata
dal fondo Investitori associati (67 per cento) insieme a
Idea Capital del gruppo De Agostini (20,1 per cento),
mentre Charme possiede una quota del 9,2. Entro qualche
settimana tutti questi soci aggiungeranno un posto a
tavola per Aponte, napoletano di origine ma ormai da
anni residente in Svizzera, a Ginevra, da dove dirige
uno dei maggiori gruppi armatoriali del mondo.
Lo
stesso Aponte si è candidato di recente a comprare anche
Tirrenia, la scalcinata compagnia di navigazione
pubblica, mentre un paio di anni fa si era schierato in
prima fila nella cordata Alitalia per poi sfilarsi
all'ultimo momento.
Adesso invece l'armatore con base a Ginevra marcia
dritto su Gnv. L'obiettivo finale è quello di rilevare
almeno il 50 per cento del capitale della società un
tempo controllata dalla famiglia Grimaldi. Gli altri
soci vedrebbero le loro quote ridursi di conseguenza.
Compreso Charme, che potrebbe scendere sotto il 5 per
cento riducendo quindi di molto il suo impegno.
Aponte pagherebbe per così dire in natura, cedendo a Gnv
tre navi della sua flotta. E' già stata siglata una
lettera d'intenti e se l'affare dovesse davvero
concludersi sarebbe l'ennesimo ribaltone per un'azienda
che negli ultimi anni ha più volte cambiato azionisti di
riferimento. Dalla famiglia Grimaldi è passata a una
cordata di fondi guidata da Permira, poi è arrivata la
quotazione in Borsa da cui nel 2004 è stata cancellata
con un'offerta pubblica. Nel 2006 il testimone è passato
a Investitori associati e Montezemolo. E adesso tocca ad
Aponte.
Tra un passaggio e l'altro, con un'operazione di
ingegneria finanziaria, i fondi hanno scaricato
sull'azienda i debiti a suo tempo accesi per comprarla.
E così, quando nel 2008 sono calati i ricavi per via
della crisi mondiale Gnv si è trovata con un fardello in
più, quello degli interessi da pagare alle banche
creditrici.
Così nel 2008 Grandi navi veloci ha perso quasi 10
milioni e nel 2009 circa 19 milioni. Pochi mesi fa, per
evitare il peggio, è stato raggiunto un accordo con le
banche per riformulare le condizioni dei prestiti e i
vecchi soci hanno versato capitali freschi (circa 30
milioni). In attesa dell'arrivo di Aponte. Montezemolo
invece si preparava a scendere dai traghetti. Ora
viaggia in treno.
18-10-2010]
|
|
1- COLTO SUL "FATTO"! AUTUNNO 2006. GOVERNO PRODI. UN
DEPUTATO DI AN PRESENTA UN’INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
URGENTE SULL’IMMINENTE QUOTAZIONE IN BORSA DELLA
POLTRONA FRAU DI MONTEZEMOLO & C. PER SAPERE SE
“L’OPERAZIONE DI RISANAMENTO AZIENDALE NON SIA DI FATTO
UNA SPREGIUDICATISSIMA SPECULAZIONE FINANZIARIA" - 2- LA
MATTINA DOPO IL DEPUTATO CICCIOLI VA ALLA CAMERA E VIENE
AFFRONTATO A PIù RIPRESE DA FINI, LA RUSSA, BOCCHINO:
"COME TI È VENUTO IN MENTE DI TURBARE I NOSTRI RAPPORTI
CON MONTEZEMOLO? RITIRA IMMEDIATAMENTE QUELL’INTERROGAZIONE"
- 3- SECONDO CICCIOLI LA QUOTAZIONE IN BORSA HA PERMESSO
AI SOCI DEL FONDO CHARME (LCDM, DELLA VALLE, PUNZO,
ETC.), PRIVATE EQUITY STRUTTURATO COME SOCIETÀ DI
DIRITTO LUSSEMBURGHESE, VENDENDO SOLO IL 23% DELLE
AZIONI FRAU, DI RIENTRARE DI TUTTO IL DENARO INVESTITO
NEL 2003 PER ACQUISTARE IL 75% DEL CAPITALE
Sandra Amurri e Giorgio Meletti per "il
Fatto Quotidiano"
1 - QUEL PASTICCIACCIO BRUTTO DELLA POLTRONA FRAU
Autunno 2006. Governa Romano Prodi, presidente della
Camera è Fausto Bertinotti. Carlo Ciccioli,
medico-psichiatra di Ancona, da pochi mesi deputato di
An, apprende che l'imminente quotazione in Borsa della
Poltrona Frau di Tolentino (Mc) si presta a molti
interrogativi. Si documenta e il 6 novembre presenta
un'interrogazione parlamentare urgente.
Il salvataggio della Poltrona Frau vede protagonista il
fondo Charme, fondo di private equity strutturato come
società di diritto lussemburghese. Tra i soci fondatori,
oltre a Luca Cordero di Montezemolo (ai tempi presidente
di Confindustria, Ferrari e Fiat), gli imprenditori
Diego Della Valle, Gianni Punzo, Isabella Seragnoli,
Vittorio Merloni, il patron di Technogym Nerio
Alessandri, le famiglie Marsiaj e Montinari, più le
banche Deutsche Bank, UniCredit e Monte dei Paschi di
Siena.
LE DOMANDE E IL MERCATO
- Il
deputato Ciccioli, nell'interrogazione con oggetto
"Quotazione in borsa dell'azienda Frau", chiede di
sapere se "il prezzo delle azioni, valutate in un range
compreso tra 1,80 ed 2,20 euro, è stato fissato
all'importo più alto; se sul mercato verranno collocate
circa 49 milioni di azioni per un aumento di capitale
pari a circa 108 milioni di euro; se tale importo è
all'incirca pari alla massa dell'indebitamento
dell'azienda risultante a giugno 2006;
se, raffrontato con l'utile di esercizio dell'azienda al
2006 il rapporto tra prezzo dell'azione e utile è pari a
196, cioè un multiplo assolutamente abnorme rispetto ai
normali standard di mercato; se quindi la quotazione
delle azioni risulterebbe assolutamente sproporzionata e
superiore al valore effettivo dell'azienda", facendo
presente che "solo 18 milioni di euro del capitale
raccolto sarebbero destinati alla riduzione
dell'indebitamento, rispetto ad uno sbilancio di ben 108
milioni di euro".
UNA SPECULAZIONE FINANZIARIA?
-
Ciccioli chiede anche di sapere se "l'operazione di
risanamento aziendale non sia di fatto una
spregiudicatissima speculazione finanziaria, se gli
organismi preposti al controllo e all'autorizzazione per
le quotazioni in borsa (Tesoro, Banca d'Italia, Consob)
hanno esperito le procedure previste e monitorato, senza
timori reverenziali,l'effettiva situazione economica e
finanziaria della società".
Ed ecco il colpo di scena. L'interrogazione viene
ritenuta irricevibile e bloccata dalla Presidenza della
Camera. Un funzionario, racconta l'attonito Ciccioli,
spiega che "il titolo è sotto quotazione, e quindi si
tratterebbe di un'interrogazione price sensitive". La
motivazione è risibile: sia perché l'azione Poltrona
Frau non è ancora quotata in Borsa, sia perché con lo
stesso criterio risulterebbero vietate tutte le
interrogazioni su società quotate, perché suscettibili
di influenzarne il corso borsistico. Ciccioli protesta e
il funzionario replica: "La direttiva è del presidente
Bertinotti e solo lui la può cambiare".
La mattina dopo il deputato va alla Camera e viene
affrontato da Fini, secondo il suo racconto, con queste
parole: "Montezemolo mi ha chiamato stamattina alle
sette e mi ha detto: un tuo deputato delinquente ha
presentato un'interrogazione sulla quotazione in borsa
della Poltrona Frau. Quel deputato sei tu. Come ti è
venuto in mente di turbare i nostri rapporti con
Montezemolo? Ma non vedi che sta anche attaccando il
governo Prodi? Ritira immediatamente
quell'interrogazione".
Ciccioli, che si aspettava elogi per l'iniziativa da vero
deputato d'opposizione, trasalisce: come ha fatto la sua
interrogazione, mai pubblicata, ad arrivare in tempo
reale a Montezemolo? Comunque reagisce all'ordine di
Fini:"Non ci penso neanche".
GLI AMICI DI LUCA
-
Un'ora dopo il secondo assalto. Ciccioli viene raggiunto
dall'amico Ignazio La Russa che lo prende sottobraccio
per ammansirlo: "Ma che ti sei messo in testa? Ma non
vedi che manco Bertinotti te la pubblica? Hai ragione,
ho capito, sei orgoglioso, il bel gesto lo hai fatto,
adesso però è meglio che lasci stare,
quell'interrogazione rovinerebbe i nostri rapporti con
Montezemolo. Non ti preoccupare, te la faccio decadere
io, ma non ti sognare di ripresentarla".
Ciccioli insiste: "Ma ho già mandato il comunicato stampa
a Il Giornale e a Libero". La Russa è tranquillo: "Non
ti preoccupare, ai giornali penso io". Subito dopo è un
altro deputato di An, Italo Bocchino, a dirgli una
parola buona: "Hai vissuto il tuo attimo da eroe ma ora
rinsavisci".Arriva infine la lettera di Bertinotti con
la motivazione ufficiale della bocciatura
dell'interrogazione. Fa riferimento all'articolo 139 bis
del regolamento della Camera, secondo cui il Presidente
valuta l'ammissibilità delle interrogazioni con
riguardo, tra l'altro, "alla tutela della sfera
personale e dell'onorabilità dei singoli".
IL CONVEGNO DEI RADICALI
- Il deputato di AN, che non ha seguito Fini ma è
rimasto con La Russa nel Pdl di Berlusconi, non ha mai
digerito la faccenda. E infatti, a distanza di quattro
anni, il 23 luglio scorso, ha raccontato tutto nel corso
del convegno "Democrazia senza partiti", organizzato dai
Radicali Marche ad Ancona. Il suo intervento è stato
registrato e pubblicato sul blog "Popinga" (fondato da
Marco Scaloni nel 2004). Oggi Ciccioli non solo conferma
tutto, ma esibisce tutti i documenti del caso,
accuratamente custoditi in una cartellina.
Alla domanda se il suo racconto non suoni come una
vendetta nei confronti di Fini, che proprio in questi
giorni ha cominciato a parlare di Montezemolo come suo
possibile partner politico, risponde: "Macché vendetta!
Questa storia chiama in causa un sistema: l'intreccio
tra Confindustria, banche, capitalismo e politica, senza
esclusione di bandiere. Una storia su cui nessun
giornalista ha voluto fare inchieste e nessun magistrato
ha voluto vedere chiaro".
Secondo Ciccioli la quotazione in Borsa ha permesso ai
soci del fondo Charme, vendendo solo il 23% delle azioni
Frau, di rientrare di tutto il denaro investito nel 2003
per acquistare il 75% del capitale.
2 - UN TITOLO SOPRAVVALUTATO CHE ORA FATICA
Forse il deputato Ciccioli non aveva tutti i torti a
chiedere di veder chiaro nella quotazione in Borsa della
Poltrona Frau.
Tanto per dire, il 5 novembre 2006, il giorno prima che
l'uomo di La Russa presentasse la sua interrogazione
bocciata da Bertinotti, il Corriere della Sera, giornale
da sempre vicino a Luca di Montezemolo, scriveva a
proposito dell'imminente operazione su Poltrona Frau:
"Se si considera che il 60% del capitale investito è
costituito da avviamenti e marchi sarebbe stato più
prudente, nel collocamento, attribuire un peso maggiore
all'aumento di capitale rispetto alla cessione di azioni
che ha consentito ai soci di monetizzare in parte il
freschissimo investimento".
Quando si quota in Borsa una società si possono seguire
due strade: o si emettono nuove azioni da vendere ai
risparmiatori per portare denaro fresco nelle casse
dell'azienda, oppure si vendono agli stessi investitori
azioni già in mano agli attuali soci. In questa seconda
maniera il denaro finisce in tasca dei vecchi azionisti,
nel caso specifico nelle casse del fondo Charme di
Montezemolo.
Così è andata. Solo 18 milioni del centinaio pagati dal
mercato per le azioni Poltrona Frau sono andate a
ridurre i debiti dell'azienda. Il risultato è che oggi i
debiti sono ulteriormente saliti, a 117 milioni al 31
dicembre 2009.
Investiti 75 milioni nel 2003 per il 75 per cento di
Poltrona Frau, Charme rivende al mercato, dopo tre anni,
il 16 per cento per 47 milioni. Un bell'affare, nota il
Corriere stesso: l'azienda, comprata nel 2003, ha
triplicato il suo valore in tre anni.
Ma come ha fatto a triplicare il valore se non è quotata
in Borsa? Cioè, chi ha detto che le azioni si potevano
vendere, in sede di collocamento al mercato, a 2,10
euro? Lo hanno detto le banche collocatrici, quelle che
hanno valutato la società: la Merrill Lynch e
l'Unicredit di Alessandro Profumo. Le quali hanno
seguito un normale standard internazionale, cioè il
criterio dei cosiddetti multipli: il valore di un'azione
è un multiplo di una serie di grandezze chiave del
bilancio.
Per esempio, il rapporto price/earning (tra il prezzo
dell'azione e l'utile netto per azione) risultava di
220, cioè l'azione fu venduta a 220 volte il suo
rendimento, pari dunque allo 0,45 per cento. Nel
prospetto di collocamento, il documento approvato dalla
Consob che dà al mercato piena trasparenza dei dati, si
vede che le società del settore prese a paragone per
farsi un'idea avevano un price/earning non una, non due,
ma almeno otto volte migliore. La Geox, per esempio
aveva un valore 33, la Swatch 20.
Niente paura, il prospetto avvertiva che quel parametro
non andava considerato, perché Poltrona Frau usciva da
un anno di redditività straordinariamente bassa, solo 7
milioni di utile, ma che le cose sarebbero andate meglio
in futuro. E infatti non solo il titolo fu collocato con
successo, ma dal prezzo di 2,10 euro salì fino a ben
oltre i tre euro, accompagnato dall'entusiasmo degli
analisti finanziari, quelli che pubblicano i report
somiglianti ai consigli per gli acquisti.
In questa operazione di conforto del mercato si sono
naturalmente distinte Merrill Lynch e Unicredit, con
ripetuti e convinti bollettini segnati dalla parola
d'ordine "buy" (compratene ancora!) o, tutt'al più
"hold" (tenetevele!).
L'ultimo avvertimento "hold" di Unicredit è stato
pubblicato lo scorso 14 settembre. Un avvertimento a
fine documento, scritto così in piccolo che ci vuole un
cannocchiale per capire che è una scritta e non un
fregio di fine pagina: c'è un conflitto d'interessi,
Unicredit è creditrice della Poltrona Frau. E lo è da
sempre.
La banca milanese era azionista di Charme, ha finanziato
Charme per l'acquisto di Poltrona Frau, ha finanziato
Poltrona Frau per l'acquisto dei mobili Cassina, ha
curato il collocamento in Borsa delle azioni e ha detto
che il prezzo era giusto. Un servizio integrato, si
potrebbe dire. Nel frattempo le azioni Poltrona Frau
sono scese in quattro anni da 2,10 euro a 0,84. E
l'ultimo bilancio si è chiuso in perdita. Meno male che
i soli 7 milioni di utile dovevano essere solo una
parentesi eccezionale.
14-10-2010]
|
MONTEZEMOLO È PRONTO A SCENDERE IN POLITICA? IO
CERTAMENTE NON LO VOTEREI" - ROMITI RICORDA A MINOLI
QUANDO BELLICAPELLI FU ALLONTANATO DALLA FIAT. COLPEVOLE
DI AVER “VENDUTO” AD ALCUNI INDUSTRIALI UNA SERIE DI
INCONTRI CON L’AVVOCATO AGNELLI. "SÌ, È VERO. MA NON
L’HO CACCIATO. NON C’È STATO ALCUNO SCONTRO, PERCHÉ LUI
HA AMMESSO QUELLO CHE AVVENIVA. ERAVAMO ASSIEME,
L’AVVOCATO AGNELLI E IO, E LUI NATURALMENTE HA LASCIATO
IMMEDIATAMENTE L’AZIENDA. L’AVVOCATO GLI HA PROCURATO IN
SEGUITO UNA POSIZIONE NELLA CINZANO»"
Marco Sarti per "Il Riformista"
Luca Cordero di Montezemolo è pronto a scendere in
politica? «Io certamente non lo voterei». Cesare Romiti,
già direttore generale, ad e presidente della Fiat non
nasconde i suoi dubbi sul numero uno della Ferrari.
Intervistato da La Storia Siamo Noi (il programma
condotto da Giovanni Minoli, in onda questa sera alle
23.30 su Rai Due) Romiti ricorda la sua esperienza alla
guida dell'azienda torinese.
L'argomento della trasmissione è "la marcia dei
quarantamila", la manifestazione dei lavoratori Fiat che
durante la lunga vertenza del 1980 scesero in piazza per
protestare contro i picchettaggi degli scioperanti. Ma
l'ex ad di Alitalia parla anche del futuro della
principale casa automobilistica del Paese e dei
protagonisti dell'industria italiana: da Sergio
Marchionne ad Alessandro Profumo.
Romiti ricorda quando Montezemolo fu allontanato dalla
Fiat. Colpevole di aver "venduto" ad alcuni industriali
una serie di incontri con l'avvocato Agnelli. «Sì, è
vero - spiega -. Ma non l'ho cacciato. Non c'è stato
alcuno scontro, perché lui ha ammesso quello che
avveniva. Eravamo assieme, l'avvocato Agnelli e io, e
lui naturalmente ha lasciato immediatamente l'azienda.
L'Avvocato gli ha procurato in seguito una posizione
nella Cinzano».
1975
Tra i protagonisti della Fiat di oggi, Romiti apprezza
il presidente John Elkann, «un dirigente
affidabilissimo». Dell'amministratore delegato Sergio
Marchionne dice: «Mi sembra uno determinato. In questo
mi piace, perché mi ricorda quello che facevo io». In
passato Romiti aveva criticato la strategia di
Marchionne, tesa a dividere il sindacato.
Oggi conferma: «Trovo che forse sia una strategia non
proficua per l'azienda. La forza sindacale è quella che
ti sta di fronte, quella con cui puoi colloquiare tutti
i giorni. Se ti inimichi il sindacato, e nel caso
specifico il più grosso sindacato italiano, questo ti
sarà contro, ti disturberà, ti rovinerà la fabbrica. È
un lavoro lunghissimo, però bisogna portare tutti i
sindacati sulla stessa linea».
Romiti parla della lunga vertenza Fiat del 1980. Che
seguì da amministratore delegato. «Di quell'esperienza
non ho alcun rimpianto. Credo che la ripresa del lavoro
in Italia, non solo nella Fiat, sia partita da lì». Una
vicenda lontana. Non solo perché avvenuta oltre
trent'anni fa. «Allora c'era molto più senso di
responsabilità - continua Romiti -. Quello che oggi
manca».
Tanto è cambiato anche all'interno dell'azienda:
«All'epoca mia, in Fiat ci si stava anche perché si
aveva la voglia, il gusto, di starci». E ancora: «Il
rapporto che c'è tra la paga più bassa e quella più alta
in un'azienda è enormemente cresciuto. Oggi ci sono
delle sproporzioni assurde». Come si giustificano i
salari dei top manager? «Non si giustificano- conclude
Romiti -. Io sono contrarissimo».
Pochi giorni fa Marchionne ha parlato di un Paese che
«ha perso la bussola». Romiti è d'accordo: «Direi che
non solo ha perso la bussola, ma ha perso ogni senso di
responsabilità. Questi ultimi anni di vita politica del
Paese ci hanno fatto perdere quella cosa che noi
avevamo: il senso della vergogna quando commettevamo
cose che non dovevamo commettere».
Intanto la classe dirigente italiana si impoverisce.
Romiti critica l'addio dell'amministratore delegato di
Unicredit Alessandro Profumo. «Era un leader. Qualche
volta era troppo altezzoso, ma conosceva il suo
mestiere. Come uomo lo stimavo molto». Una carriera
interrotta, sempre secondo Romiti, a causa
dell'invadenza del mondo politico. «Perché la banche -
ammonisce Romiti - hanno tra i loro azionisti importanti
le fondazioni bancarie. E queste hanno nel loro seno la
politica. Anzi, tenderanno ad averne sempre di più. È
uno dei pericoli maggiori che corre questo Paese».
Un
problema sicuramente non recente: «Io ci litigavo -
ricorda Romiti parlando dei protagonisti della politica
di qualche anno fa - qualche volta mi arrabbiavo. Però
era una classe politica migliore di quella attuale».
[07-10-2010]
|
|
- MORETTI E GUARGUAGLINI FELICI DI AVER BOMBARDATO I
TRENI DI MONTEZEMOLO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti
che Mauro Moretti e Pierfrancesco Guarguaglini sono
particolarmente felici.
Questa mattina il Tar del Lazio ha dato via libera
all'aggiudicazione della gara da 1,5 miliardi per i
treni di Ansaldo Breda-Bombardier. L'esito contro il
ricorso dei francesi di Alstom dai quali Luchino di
Montezemolo comprerà le carrozze per i suoi treni, era
scontato, ma la sentenza del Tar rappresenta un successo
per Moretti che sulle gare ha avuto tanti
dispiaceri".30-09-2010]
|
|
IL TRENO VELOCE NTV RALLENTA SUI DERIVATI...
Fa. P. per "Il
Sole 24 Ore" - Anche Ntv, la società per l'
Alta velocità posseduta tra gli altri da Montezemolo,
Della Valle e Punzo, è inciampata sui derivati. Quattro
contratti di copertura sui prestiti con Mps, Intesa,
Efibanca e Banco Popolare per un valore nozionale di 60
milioni. A fine 2009 segnavano perdite per 15,6 milioni
in peggioramento di altri 4,4 milioni rispetto al 2008.
Oltre un quinto del valore bruciato. Il tempo potrebbe
ribaltare il risultato, ma per ora quei derivati sono
solo una grana, frutto di una scelta controtempo.
I
derivati furono stipulati a ridosso della crisi Lehman e
coprono Ntv su tassi tra il 4,15% e il 5%. Altri tempi:
da allora i tassi sono crollati e ci vorrà tempo perchè
la "polizza" abbia un senso. Chiuderli non si può: Ntv
dovrebbe sborsare alle banche 15 milioni. C'è solo da
aspettare, paradossalmente, che i tassi salgano per
annullare le minusvalenze in bilancio.
20-09-10 |
|
RUMORS:
MONTEZEMOLO FUORI ANCHE DAL PATTO DI SINDACATO RCS, "CORRIERE"
DEI POTERI MARCI UNIFICATI, PER SEDERSI SULLO STRAPUNTINO
ONORIFICO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE - ANDREA AGNELLI
PUNTEREBBE SU GIRAUDO COME AMMINISTRATORE DELEGATO DELLA FERRARI
Dal quartier generale della Fiat a Torino, dove stanno
preparando il Consiglio di amministrazione della Fiat che si
terrà tra una settimana a Detroit, trapelano altri rumors
sull'irresistibile scalata di Yaki Elkann e del cugino Andrea
Agnelli.
Sembra
infatti che il giovane Yaki voglia portare avanti con
determinazione il rilancio della Sacra Famiglia degli Agnelli. A
farne le spese sarebbe ancora una volta il povero (si fa per
dire) Luchino di Montezemolo che ha già perso la presidenza
della Fiat e al quale Emma Marcegaglia ha sfilato pochi giorni
fa la poltrona della Luiss.
Le voci
che il ragazzo dei Parioli debba entro la fine dell'anno
lasciare anche la presidenza della Ferrari non sono state
smentite, anzi si sono moltiplicate dopo il disastro dell'ultimo
Gran Premio di Silverstone dove le rosse di Maranello sono
entrate in confusione.
L'ultima
notizia che corre per i corridoi della Fiat e della cassaforte
degli Agnelli, è che prima della fine dell'anno a Montezemolo
sarà chiesto con garbo di uscire anche dal patto di sindacato
Rcs, "Corriere" dei poteri marci unificati, per sedersi sullo
strapuntino onorifico del Consiglio di amministrazione. (Sia il
"Corriere della Sera" che la "Gazzetta dello Sport", sono due
testate fondamentali per la visibilità di Montezemolone).
Sulla
poltrona di presidente della Ferrari sembra destinato il
rampante Andrea Agnelli, figlio di Umberto e di Allegra
Caracciolo, che è pervaso da furore sportivo. Questa passione lo
ha portato a chiedere e a ottenere la presidenza della Juventus,
liquidando gran parte dello staff di Yaki, e adesso il 35enne
bocconiano si sta battendo per infilare come amministratore
delegato di Maranello addirittura Antonio Giraudo, l'uomo della
famosa triade con Moggi e Bettega, che ha sempre indicato in
Montezemolo il suo nemico più intimo.
17.07.10 |
|
LA VITA DISPERATA DELL'"ESTETA" MATTEO MONTEZEMOLO TRA CAVIALE E
CHAMPAGNE
Nella galleria dei figli famosi c'è anche Matteo Cordero di
Montezemolo, il figlio di Luchino che è nato nel 1977 a Torino.
Il giovane erede è diventato nel 2002 direttore generale della
Montezemolo & Partners e adesso è amministratore delegato del
Fondo Charme. Di lui si ricorda soprattutto il fastoso
matrimonio nel settembre di tre anni fa celebrato vicino a
Bologna alla presenza di oltre 400 personaggi tra i quali
spiccavano Sergio Marpionne (anche in questa occasione senza
cravatta), l'indiano Ratan Tata, Luigino Abete (sudatissimo come
al solito), Andrea Della Valle (fratello dello scarparo
marchigiano), e perfino Chicchi Pacini Battaglia (protagonista
di Tangentopoli).
E celebre è rimasta la sua sfuriata di un mese prima nel porto
turistico di Capri quando il rampollo sfogò la sua ira contro
gli ormeggiatori urlando la celebre frase: "lei non sa chi sono
io". Sul "Financial Times" di oggi questi dettagli non sono
ricordati, ma il giovane Matteo arricchisce la sua biografia in
un'intervista che rivela aspetti curiosi.
"Il libro sul mio comodino - dice alla giornalista Maria
Shollenbarger - è "La mia sfida" di John Kennedy", poi aggiunge
che quando si trova a Roma predilige i ristoranti dove
mangiavano lo scrittore Ennio Flaiano e il pittore Mario
Schifano, e rivela che nel frigorifero conserva con amore le
bufale di "Ciro" a Mergellina. Il quotidiano inglese titola
l'intervista: "L'esteta" e la scelta appare molto azzeccata
perché il giovane Matteo dichiara che una volta all'anno cena
nel celebre ristorante di Parigi "Caviar Kaspia" a base di
caviale, salmone, formaggio francese e vino di qualità.
Per il figlio di Luchino che guida Poltrona Frau il desiderio
più forte è mettere le mani su qualcosa di bello. A questo
proposito dichiara: "sono il tipo di persona che quando vede
qualcosa di bello e se ne innamora, deve averla". Talis pater,
talis filius
|
|
1- MORETTI
BOMBARDA MONTEZEMOLO: "IL NOSTRO È UN TRENO DEMOCRATICO, NON D'ÉLITE"
- POLEMICA CONTRO LE FERROVIE FRANCESI CHE INVECE DI APRIRE
SPAZI ALLA CONCORRENZA METTONO PASSAGGI A LIVELLO AUTARCHICI
PERCHÉ SONO ENTRATI CON IL 20% NELLA SOCIETÀ NTV DI LUCHINO
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie questa mattina
si sono stropicciati gli occhi.
Quello che è entrato ad alta velocità nel suo ufficio più che un
manager sembrava un angelo con le ali ai piedi. In realtà era
Mauro Moretti reduce da tre giorni di gloria che sono culminati
al Quirinale quando Giorgio Napolitano gli ha appuntato sulla
giacca il cavalierato del lavoro.
Per
l'ex-sindacalista Cgil di Rimini questa onorificenza premia la
voglia di superare i limiti di quella vitalità che lo ha spinto
fin da quando ha mosso i primi passi nel '78 come semplice
quadro presso l'Officina Trazione Elettrica di Bologna.
L'euforia di queste ore non si è manifestata soltanto durante il
ricevimento nei giardini del Quirinale dove tartine e prosecco
hanno allontanato l'ombra dei panini e delle coperte che Moretti
consigliò ai passeggeri bloccati dalle forti nevicate del
dicembre scorso.
La stessa
euforia si è manifestata nella conferenza stampa alla Casa del
Jazz durante la quale ha presentato la nuova offerta di tariffe
e ha annunciato l'apertura delle buste per la gara dei 50 treni
ad alta velocità del valore di 1,2 miliardi di euro.
Davanti
alla platea dei giornalisti Moretti ha parlato come un fiume in
piena, quasi ricordasse il motto di Galileo "discorrere è come
correre", e non ha risparmiato battute polemiche e altisonanti.
La polemica è andata contro le ferrovie francesi che invece di
aprire spazi alla concorrenza mettono passaggi a livello
autarchici perché sono entrati con il 20% nella società Ntv di
Luchino di Montezemolo.
L'ex-sindacalista di Rimini non teme la sfida, e dopo aver detto
di essere in grado di rispondere "a qualsiasi nuovo entrante",
ha esclamato: "il nostro è un treno democratico, non d'élite".
L'allusione al treno "Italo" di Luchino che da settembre del
prossimo anno compirà 51 viaggi al giorno è apparsa
inequivocabile. Per il capo del palazzo-obitorio delle Ferrovie
il confronto sarà durissimo e si giocherà sulla qualità dei
servizi, sulle tariffe e sulla tecnologia.
E qui
salta fuori l'esito dell'apertura delle buste per i 50 nuovi
treni dove in lizza sono rimasti soltanto due delle quattro
società finaliste. Nei tre faldoni di carte da 200 chili sono
raccolte le offerte di Ansaldo Breda-Bombardier e Alstom, mentre
a sorpresa si ritirati la giapponese Kawasaki e i tedeschi di
Siemens.
Tutto fa
pensare che alla fine vincerà il raggruppamento
Ansaldo-Bombardier. Per la società dei trasporti di Finmeccanica
che ha chiuso il 2009 con una perdita di 176 milioni, i nuovi
treni sono una manna dal cielo, mentre i francesi di Alstom
pagheranno lo scotto di aver fornito le nuove carrozze alla
società di Luchino di Montezemolo.
Qualche
parola va spesa sulla decisione sorprendente del colosso Siemens
di non partecipare alla gara. Nei trasporti su rotaia i tedeschi
non sono certamente gli ultimi arrivati. Hanno un treno che si
chiama "Velaro" utilizzato dalle ferrovie russe e da quelle
cinesi che ne hanno acquistato 60 esemplari. La decisione di
Siemens è stata presa perché i tedeschi hanno fiutato da tempo
che Mauro Moretti non sopporta l'industria teutonica.
A questo
stato d'animo bisogna aggiungere la preoccupazione che sorse in
Moretti quando Montezemolone si mise in cordata con i francesi,
IntesaSanPaolo e gli amici di merenda Dieguito Della Valle e
Gianni Punzo. Fino all'ultimo momento il manager di Rimini
pensava infatti che dentro Ntv ci fosse anche la tecnologia
Siemens. Adesso tira un sospiro di sollievo e si ritrova a
combattere con i francesi. La coccarda di Cavaliere della
Repubblica gli metterà altre ali ai piedi per affermare il
successo del suo "treno democratico".
01.06.10 |
MONTEZEMOLO SU FIAT «UN ERRORE OPPORSI ALL'INGRESSO DI FORD»...
Da "La Stampa" -
«La Fiat ha
fatto un errore storico quando negli Anni 80 la Ford voleva
entrare in Italia». Così Luca Montezemolo, presidente di Ferrari.
«La concorrenza - ha spiegato - è un valore fondamentale».
All'epoca l'Iri ricevette una proposta da Ford per l'acquisizione
dell'Alfa Romeo. Il gruppo Fiat rilanciò e acquisì il marchio.02.06.10 |
OPERAZIONE FRECCIAROTTA...
Mercoledì 10 marzo: il Frecciarossa 9557 da Torino a
Roma arriva a Bologna con un'ora di ritardo. Ordinaria
amministrazione. Salgono altri passeggeri, fra cui Luca
Cordero di Montezemolo, e si riparte. Dopo poco il 'Frecciarotta'
inverte la marcia e rientra lemme lemme a Bologna: guasto
senza rimedio. Il capotreno comunica che i viaggiatori debbono
scendere e risalire sul primo treno in partenza. Rapida fuga
verso un nuovo convoglio. Anche il presidente Fiat vuole
uscire, ma lo sportello del suo scompartimento è bloccato.
Montezemolo era più adombrato per i contrattempi o più
gongolante per le occasioni che si offrono alla sua Ntv,
competitor di Trenitalia? L.Q.
25.03.10 |
|
MONTEZEMOLO, TUTTI I NODI VANNO AFFRONTATI IN UN CLIMA DI
DIALOGO...
(Adnkronos) - 'E' chiaro che tutti i nodi vanno affrontati
in un clima di dialogo e confronto con le parti sociali e il
Governo, che ha dimostrato in questi mesi una grande
attenzione alla filiera dell'auto'. E' quanto ha sottolienato
Luca di Montezemolo, presidente della Fiat, in occasione della
presentazione della nuova Ferrari, replicando alle critiche di
esponenti del Governo e sindacati dopo l'annuncio di due
settimane di cassa integrazione per l'intero gruppo.
'Le pratiche tecniche avviate due giorni fa per chiedere il
ricorso alla cassa integrazione nell'ultima settimana di
febbraio e nella prima di marzo -ha spiegato- sono la diretta
conseguenza del crollo degli ordini che stiamo registrando in
questo mese, addirittura peggiore rispetto a gennaio 2009,
quando il mercato tocco' il punto piu' basso
02.02.10 |
CORRI A ROMA D'AMPEZZO C'è
MONTEZEMOLONE CHE TOCCA IL FONDO (CON GLI SCI) - FARE FONDO è
IL SOLLAZZO PREFERITO E ANTI-RUZZOLONE DEI 'CELEBRO-LESI'
CORTINESI - è INFATTI IL SOLO MODO DI MUOVERSI E PARLARE AL
TELEFONINO ALLO STESSO TEMPO - -
Sim. Cap. per "Il
Tempo"
Foto di Umberto
Pizzi da Zagarolo
Giornata di sci per i vip a Cortina, tra cui Luca Cordero di
Montezemolo e Gianpaolo Letta, amministratore delegato di
Medusa: entrambi non hanno potuto fare a meno di sciare e
consumare spuntini durante la giornata, per renderla più
ricca e imprevedibile.
Amate fare di sci fondo, trasferirvi una settimana intera da
passare sulla neve? Cortina sembra il posto fatto per voi e
per chi, almeno per qualche giorno, ha deciso di dare il
proprio «arrivederci» alla città. E così è successo a
Luca Cordero di Montezemolo, che a Cortina e dintorni ha
pensato bene di portare a bordo di un'automobile l'intera
famiglia. Ludovica (la moglie) e i figli.
L'avevamo lasciato con indosso scarpe da trekking a godersi una
bella giornata in un bar di Cortina e lo ritroviamo lì, di
nuovo, con prole al seguito. Impavida del pericolo di slavine
e simili, la famiglia Montezemolo se l'è spassata alla grande
sugli sci per un po' di fondo, in attesa che i più piccoli
finissero le loro gare. A Socretes, infatti, i bambini di casa
Montezemolo si sono divertiti a destreggiarsi in giochi
competitivi.
Naturalmente dopo aver preso lezioni da maestri di sci che, sulla
storia di quelle montagne, la sanno davvero lunga. Un
ristorantino lì nei pressi, allo scoccare delle 13, le 13.30,
li ha accolti per una lunga pausa rilassante, prima di
ripartire, sci a tracolla, per le piste innevate e gremite di
gente. Per i «vacanzieri» cortinesi ci sono anche altri «accessori»
irrinunciabili:
il telefonino
, prima di tutto, per mantenersi in «contatto» con la civiltà
e anche un bel colbacco, per restare al caldo.
[05-01-2010]
|
MONTEZEMOLO E TOTO IN CARROZZA: I PRIVATI PRONTI A SFIDARE FS...
Sandro Iacometti per
"Libero" - (...) l'ex
presidente di Confindustria non dovrebbe restare l'unico privato
molto a lungo. A scaldare i motori ci sono anche altri contendenti.
Sull'alta velocità vorrebbe sbarcare anche Carlo Toto.
L'imprenditore abruzzese fondatore della AirOne (ormai fusa con
Alitalia) ha già costituito una compagnia ad hoc, dall'inevitabile
nome RailOne. Anche lui dovrebbe operare sulla Napoli-Milano, con
fermate intermedie a Roma, Firenze e Bologna. Si concentrerà invece
sui servizi regionali e sugli intercity la ArenaWays (guidata da
Giuseppe Arena) che punta sulla tratta Torino-Asti-Alessandria-
Milano-Novara-Vercelli.
12.12.09 |
|
I MIGLIORI MANAGER DELLE FERROVIE
STANNO PENSANDO DI SALIRE SULLA CARROZZA CHE MONTEZEMOLONE STA
ALLESTENDO CON I FRANCESI E PASSERA. (MORETTI: CHI SE NE STA ANDANDO
È SEMPLICEMENTE "UN IDIOTA SENZA PALLE")
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie dello Stato seguono
con attenzione morbosa i movimenti del tandem Moretti-Cipolletta.
Del manager di Rimini conoscono quella "impazienza
dell'assoluto" che lo spinge a lavorare 14 ore al giorno e ad
assumere in qualche caso atteggiamenti khomeinisti.
Nel libro del giornalista Claudio
Gatti "Fuori Orario" (che a Moretti ha procurato disturbi
all'intestino) si legge che in due anni sono usciti dalle Ferrovie
7.500 persone e 200 manager. Ed è proprio sui manager che sta per
abbattersi una violenta reprimenda del Capo a proposito dei rumors
che vorrebbero in uscita molti dirigenti attratti dalla sirena di
Luchino di Montezemolo e di Ntv, la società che farà concorrenza
sull'Alta Velocità.
Nei giorni scorsi Moretti ha riunito i
capi del personale e ha detto che non ne può più di sentire in
giro la voce secondo la quale i migliori manager del
palazzo-obitorio stiano pensando di salire sulla carrozza che
Montezemolone sta allestendo con i francesi e Corradino Passera.
Questo messaggio Moretti lo ripeterà nella prossima riunione con i
top manager dove dirà con forza che chi se ne sta andando è
semplicemente "un idiota senza palle".
Non usa mezzi termini quest'uomo che
da ragazzo puliva le spiagge e le piste di pattinaggio a Rimini, e
che nel 1978 è entrato alle Ferrovie con lo stipendio di 1 milione
di lire. Adesso, si legge nel libro "proibito" del
giornalista Gatti che il suo trattamento economico comprende 680mila
euro di parte fissa e un extra variabile fino a 190mila euro, ma non
sono i soldi la ragione della sua vita. Quello che gli interessa è
dimostrare che l'efficienza non è un mito e che le Ferrovie non
sono quel gioco per i matti di cui parlò anni fa Giulio Andreotti.
Gli uscieri sono certi che il suo
mandato sarà rinnovato e non si preoccupano più di tanto della
polemica che è scoppiata nei giorni scorsi con l'ineffabile
ministro Matteoli a proposito del trasporto merci su rotaia. Che sia
sceso un po' di freddo tra i due personaggi è sicuro, come
altrettanto sicura è la volontà della Lega di occupare qualche
poltrona nel palazzo di Porta Pia.
E qui salta fuori un discorso che
riguarda Innocenzo Cipolletta, il 68enne economista che nel 2006 è
diventato presidente delle Ferrovie. Anche per lui il bilancio di
tre anni è positivo; basti pensare alla battaglia furibonda che ha
fatto contro le pulci sui treni dei pendolari e al garbo con cui ha
accompagnato il Presidente della Repubblica nelle cerimonie
ufficiali.
Claudio Gatti - FUORI ORARIO
Secondo il settimanale
"Economy" Cipolletta, che oggi guadagna 705mila euro
l'anno, sarebbe candidato alla vicepresidenza di Unicredit, la banca
dove Alessandro Profumo in primavera azzererà i vertici delle
quattro banche controllate. Nel curriculum del simpatico Innocenzo
c'è anche l'esperienza fatta come advisor della banca svizzera Ubs
ma secondo gli uscieri delle Ferrovie la notizia del suo sbarco a
piazza Cordusio non sta né in cielo né in terra. E Dagospia può
aggiungere che invece crescono le quotazioni del Cyrano ferroviario
per la presidenza della Camera di Commercio di Roma.
|
|
RUTTE
NOTIZIE ANCHE PER IL COMPARE LUCA-LUCA: SI FERMA ANCHE LA FERRARI:
CASSA INTEGRAZIONI PER 500 OPERAI E 100 IMPIEGATI
Stefano
Santachiara per "Il Fatto Quotidiano"
A
distanza di 16 anni dall'ultimo stop forzato, i lavoratori della
Ferrari sono tornati in cassa integrazione guadagni, a turno per una
settimana, 500 operai di fonderia, motori e verniciature, e 100
impiegati. La crisi internazionale e il calo di produzione della
"gemella" Maserati si sono tradotte in una flessione da
130 milioni di euro di ricavi e 4680 auto vendute (-6,9 per cento)
nei primi nove mesi del 2009.
Ma
anche la gestione sportiva, dove ieri Luca Cordero di Montezemolo si
è recato in visita per parlare del "nuovo modello di Formula
Uno", non può dirsi tranquilla alla luce del regolamento Fia:
"Rispetto al tetto previsto per i team oggi avremmo circa 150,
200 addetti in più -calcola
la Fiom Cgil
- l'azienda però non risponde alla nostra richiesta
d'incontro".
Il
Cavallino rampante era stato l'unico finora a non rallentarenel
comparto metalmeccanico, motore dell'industria emiliana assieme a
ceramiche, tessile e abbigliamento, oggi funestati dalla crisi.
Dalla Bonfiglioli motoriduttori (1500 addetti tra Bologna, Vignola e
Forlì e fabbriche in Slovacchia, India e Vietnam) alla Berco di
Ferrara della Thyssen Krupp (2500 dipendenti) ai trattori targati
Fiat dellaCasa New Holland di Imola: nessuno è escluso.
A
Maranello l'ultimo utilizzo degli ammortizzatori risale al 1993,
quando furono interessati mille dipendenti per sei settimane. I
ricorsi storici delle crisi, che evocano la suggestione delle
contestuali sconfitte nel Campionato di Formula Uno come nel 1974,
sonosolo coincidenze. Erano altre stagioni, quelle della crisi
energetica e della competizione globale degli anni Novanta, con le
aperture dei mercati dell'est e i primi businessman cinesi che
iniziavano a guidare Testarossa.
Oggi
i vertici della Ferrari non negano il momento difficile ma lo
considerano un pit stop, dovuto a una crisi internazionale senza
precedenti e al calo di produzione della Maserati, che nei mesi
scorsi aveva già fatto partire la cassa integrazione ed evitato di
rinnovare 112 precari. "La flessione è in riferimento all'anno
record del 2008 - fa sapere l'ufficio stampa di Maranello - ma
l'ultimo trimestre conferma l'andamento dei primi nove mesi
indicando una tendenza stazionaria per il 2010".
In
un contesto che vede la Ferrari volare nei mercati orientali e
aumentare del 10 per cento la fetta di mercato mondiale falcidiato
dalla crisi. "Il problema è il crollo di richieste di motori
dalla Maserati, da
9000 a
4200 auto nell'ultimo anno - spiega il segretario provinciale della
Fiom Cgil Giordano Fiorani - ma anche Ferrari oggi è in sofferenza.
Se
così non fosse, non si spiegherebbe perché non applichino
un'integrazione di stipendio ai lavoratori in cassa che questa
settimana percepiscono il 60 per cento del salario. Oggi chiederemo
all'azienda un piano industriale di prospettiva: siamo preoccupati
per le ricadute occupazionali, e per il centinaio di lavoratori a
tempo determinato sparsi nelle varie aree".
[12-11-2009]
|
| |
L'ITALIA FUTURA" SECONDO LUCA: PRENDI LE SOCIETà E PORTALE IN
LUSSENBURGO! - COME MOLTI ALTRI GRANDI INDUSTRIALI ITALIANI HA PORTATO
ALL’ESTERO LA SUA CHARME - NEL PARACULISSIMO TENTATIVO DI NON REGALARE
PROPRIO TUTTO AL FISCO ITALIANO - NEL GRANDUCATO PERDITE COPIOSE PER CDB E
PER LO SCARPARO E LA SUA DORINT
Franco Bechis per "Libero"
Anche Luca Cordero di Montezemolo scivola
in Lussemburgo. Non una pattinata sul ghiaccio come quella di Carlo
De Benedetti e le sue holding, ma pure sempre una perdita di
8,4 milioni di euro che l'ex presidente degli industriali italiani non
si può certo appuntare sulla giacca come medaglia. Anche Montezemolo
come molti altri grandi industriali italiani ha portato all'estero la
capogruppo del suo piccolo regno industriale.
In Lussemburgo per precisione, in Rue de l'Eau 18 dove ha sede la
Charme Investments società accomandita per azioni retta dall'ex numero
uno di Confindustria e dal figlio Matteo, rapidissimo nel suo cursus
imprenditoriale.
In Lussemburgo come molti altri industriali Montezemolo era riparato
nel tentativo di non regalare proprio tutto al fisco italiano (salvo poi
naturalmente tuonare in convegni e assisi industriali contro il governo
pro tempore che non pensava al bene d'Italia ad esempio realizzando
infrastrutture che non si potevano realizzare per assenza di fondi
fuggiti in Svizzera, Lussemburgo, Isole Vergini, Olanda, Cayman e giù
di lì).
Grandi vantaggi fiscali non ce ne sono più dopo la riforma delle
holding qualche anno fa e qualche lussemburghese se ne è tornata a casa
trasformandosi in società semplice, struttura societaria dietro cui ci
si può ancora riparare (non è tenuta ad approvare bilanci e note
integrative, né alla pubblicità degli atti). Montezemolo e la sua
Charme Investments sono restati là un po' per abitudine un po' perché
con la lussemburghese è più facile stringere accordi e siglare
partnership con altri gruppi internazionali che dell'Italia si fidano
ancora pochino.
Non è ancora accaduto, ma potrebbe arrivare il cavaliere bianco da
un momento all'altro. In Charme inv i Montezemolo hanno riunito le
partecipazioni principali in Italia e Ungheria: quelle in Ballantyne
cashmere, in Poltrona Frau (quotata a Milano e unica a distribuire un
po' di dividendi), in United Cashmere, in Grandi navi veloci e nella Pf
real estate di Milano. Quest'ultima è stata la principale idrovora dei
dividendi raccolti da Charme, avendo bisogno di ricapitalizzazione
almeno una volta all'anno.
E' una immobiliare che possiede uno stabile
in Meda affittato alla Cassina spa e un terreno di circa 250 mila mq a
Grumo Appula provincia di Bari, gestito direttamente (vale poco meno di
2 milioni di euro). La Pf immobiliare è stata ricapitalizzata
nell'ultimo anno solare due volte sia da Montezemolo che ne ha la
maggioranza sia dai soci italiani per le perdite accumulate che avevano
eroso il capitale.
Nonostante qualche perdita di troppo (anche l'anno precedente i conti
erano in rosso), nella pancia della lussemburghese di Montezemolo
restano ancora oltre 5 milioni di euro di liquidità. In bilancio c'è
perfino la loro divisione per conto corrente, e anche da questo aspetto
non si può certo dire che il presidente uscente degli industriali
italiani sia un amante del made in Italy: il grosso dei risparmi, più
di 4 milioni di euro, è affidato in gestione alla Merrill Lynch. Al
secondo posto la Ing (quella del Conto arancio) nella cui filiale in
Lussemburgo Montezemolo ha depositato 770 mila euro.
Terzo posto per Monte dei Paschi di Siena, con 348 mila euro. Ci sono
anche 502,75 euro in contanti in cassa, ma probabilmente mentre
scriviamo qualcuno li avrà già spesi. I conti offrono un rendimento
inferiore all'uno per cento: i depositi sono stati remunerati con
33.677,21 euro. Di più gli interessi ricevuti da Giulio Tremonti per i
Cct zero coupon: 52.409,44 euro. Almeno in questo caso Montezemolo ha
sventolato la bandiera del suo paese.
Liquidità e interessi serviranno però per pagare i debiti che in
realtà non hanno gran peso, e faranno felici soprattutto gli azionisti:
la voce principale è quella dei premi al management che ammontano a
poco meno di due milioni di euro per il solo secondo semestre del 2008 e
che sono un po' in ritardo nella liquidazione.
Con qualche ferita, comunque Montezemolo è in buona compagnia: il
2008 e il 2009 sono stati gli anni neri per tutti gli italiani che sono
riparati in Lussemburgo. Perdite copiose oltre che per l'ingegnere con
le sue Cir e Cofide international, anche per Diego Della Valle e la sua
capogruppo Dorint, azionista della Rizzoli- Corriere della Sera.
Essendo finanziarie di partecipazione tutte risentono della caduta
dei dividendi e spesso del profondo rosso delle principali società
controllate. Ma c'è anche chi in Lussemburgo ha lasciato forzieri pieni
come mai prima era accaduto. Lo racconteremo nelle prossime puntate
dell'inchiesta.
[14-10-2009]
|
MONTEZEMOLATA-DAY
L'Associazione 'Italia futura' presenta il primo rapporto sulla
mobilita' sociale. Partecipano tra gli altri il presidente di Fiat, Luca
Cordero di Montezemolo e il presidente della Camera dei Deputati,
Gianfranco Fini.
2 - UN ROSSO DI CHARME...
Ettore Livini per "la Repubblica" - Si tinge di rosso
anche nel 2008 il bilancio di Charme Investments, la società
lussemburghese che fa capo alla alla famiglia Montezemolo e partecipata
da Diego Della Valle, i Seragnoli, Mps, Unicredit e Deutsche Bank. Il
passivo («scontato in assenza di disinvestimenti di partecipazioni»,
precisa una nota dei conti) è stato di 8,4 milioni, meno dei 9,7
milioni del 2007.
A pesare sono stati l´accantonamento
straordinario di 4,8 milioni per coprire le perdite 2007 di Ballantyne
Cashmere (che nel 2008 ha bruciato altri 9 milioni) e i 3,7 milioni
pagati come management fee a Charme management. La società di gestione
controllata dalla Fisvi 3 di Montezemolo ha chiuso i conti in utile per
1 milione circa mentre il business consolidato (che riflette i risultati
di Poltrona Frau e Ballantyne) si è chiuso in rosso per 21,9 milioni.
3 - EFFETTO SVALUTAZIONI SUI CONTI DELLA VALLE...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La ripresa delle Borse,
con il titolo Tod's in crescita del 65% da inizio anno, sta riportando
un po' di ordine. Ma la crisi dei listini ha lasciato un segno nella
holding lussemburghese di Diego Della Valle: la Dorint Holding Sa, che
custodisce fra l'altro i pacchetti del 5,49% di Rcs Mediagroup e lo
0,48% di Mediobanca, ha chiuso il 2008 in rosso per 89 milioni di euro
dopo la perdita di 4,16 milioni dell'esercizio precedente.
Poche settimane fa l'assemblea dei soci (la lussemburghese è
controllata dalla Diego Della Valle & C. Sapa) ha deciso di
riportare a nuovo il passivo che è dovuto per larga parte alle
svalutazioni di asset, passate dai 20,73 milioni del 2007 a 98,48
milioni (peraltro tutti gli altri soci di Rcs facenti parte del patto di
sindacato, a cominciare da Mediobanca, hanno eseguito rilevanti
svalutazioni sulle quote nel gruppo editoriale). Nello stato
patrimoniale gli asset scendono così da 405,95 a 233,87 milioni di euro
mentre nel conto economico i proventi finanziari sono diminuiti da 21,31
a 9,8 milioni.
[07-10-2009]
PENISOLA DEI FAMOSI REPORTAGE!
Ieri a Palazzo Colonna dove Luchino di Montezemolo ha presentato la sua
Fondazione, Luigino Abete ha sudato come mai gli era successo nella
vita. E con lui grondavano i 700 "volontari" e curiosi
assiepati nella Galleria che sfidando il caldo e le critiche hanno
assistito alla performance del ragazzo dei Parioli dentro la dimora
patrizia dove si è parlato del futuro (una location che da sola fa
arricciare il naso).
LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO
Un segno del futuro Luchino ha voluto metterlo al braccio di ogni
ospite quando le belle ragazze con la maglietta rossa dietro il desk
dell'accredito, hanno infilato una sorta di braccialetto elettronico
contenente una pennetta Usb.
A molti questa presa in cattività non è piaciuta, ma hanno fatto
buon viso stringendo nell'altra mano il kit che comprendeva una
maglietta con il logo di "Italiafutura" e la relazione di
Irene Tinagli, l'autore del rapporto sulla mobilità sociale, il tema
del convegno.
Così mentre Luigino Abete di lobbycontinua inzuppava la camicia,
sono arrivati in sala un'infinità di fighetti inamidati della Luiss, e
le facce più note degli amici che da anni seguono le peripezie del
presidente della Fiat. Tra queste Paolo Annibaldi, l'onnipresente Arturo
Artom, gli "olimpici" Mondello e Malagò, il trombato di lusso
Paolo Glisenti, e qualche industriale che ha sfidato la moral suasion di
Emma Marcegaglia per nulla contenta di questa iniziativa.
LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET! LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO
Nei giorni precedenti sono stati molti gli imprenditori che hanno
chiesto alla signora di Mantova il permesso di partecipare all'evento.
In fondo Luchino è stato uno dei migliori presidenti di viale
dell'Astronomia e sembra davvero ingrato il modo con cui il giornale di
Confindustria oggi sbatte a pagina 18 e su tre misere colonne il
resoconto del suo esordio.
Luigino Abete sudava anche per questa ragione e per l'assenza vistosa
di due personaggi come lo scarparo marchigiano Dieguito Della Valle e
Corradino Passera che sono considerati le sponde più forti del ragazzo
dei Parioli.
Alle 15,50 Montezemolone ha fatto il suo ingresso nella sala scortato
dal presidente dell'Ansa Giulio Anselmi, l'ex-direttore della
"Stampa", il quotidiano della Fiat che dopo la sua uscita
sembra entrato in coma. (L'amministratore delegato dell'Ansa Luigi Contu,
invece, operava come moderatore)
A metà della Galleria, affrescata tre secoli fa, si è fermato ad
abbracciare Ennio Lucarelli, l'imprenditore dell'informatica che sedeva
una fila avanti a Barbara Palombelli, poi accecato dai flash e dalla
telecamere, è salito sul palco insieme al frigido Enrico Letta e a
Gianfranco "Me ne frigo" Fini dall'aria tirata e la cravatta
di seta verde.
LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO NIET!
Ci sono voluti ben 25 minuti prima che arrivasse un timido applauso
all'orazione pronunciata da questo 61enne bolognese che sembrava aver
lasciato a casa il suo carisma di portaborsette dell'Avvocato. Perché
se c'è una cosa che è apparsa chiara ieri è soprattutto la volontà
di Luchino di usare i toni bassi e di non trascinare la folla sul
terreno facile della demagogia e del populismo.
E forse a casa ha lasciato anche una bella porzione di cervello perché
il suo discorso è apparso freddo e piatto. Sotto il ciuffo, niente -
per dirla con Carlo Vanzina presente in sala.
LUCA
CORDERO DI MONTEZEMOLO
Per chi fra i presenti lo ha seguito negli
anni di Confindustria quando all'Auditorium di Roma accendeva
l'entusiasmo, i pensierini di Luchino sono apparsi ieri una collana di
banalità del tutto privi dello spessore culturale che dovrebbe
rappresentare l'ambizione di un think-tank.
Forse qualcuno come Annibaldi, vecchia gloria della Fiat, si è
ricordato del 1966 quando a Torino nacque la Fondazione Agnelli che pur
tra mille contraddizioni riuscì a mobilitare forti energie
intellettuali per volontà dell'Avvocato. Ma Luchino ieri ha scelto la
strada del piccolo scienziato da laboratorio che lavora per creare una
fusione fredda e silenziosa tra chi cerca col buonsenso comune di
mettere insieme le forze moderate della politica.
La prudenza è apparsa evidente quando con voce ferma ha ripetuto per
ben due volte: "non abbiamo nulla a che fare con un partito o un
movimento politico", e quando per tracciare il profilo della nuova
Fondazione ha liquidato le ipotesi fantasiose e le misteriose alchimie
dei salotti che a suo dire non esistono più.
E aveva ragione perché quella di ieri non sembrava affatto la
riunione di un salotto di poteri forti, ma un incontro tra vecchi amici
di un circolo sul Tevere ai quali si può raccontare, senza scaldare
l'animo, che la mobilità sociale è un grave problema e che il Paese è
ingessato dalla vecchia politica.
"Bisogna far ripartire l'ascensore sociale", ha detto
l'uomo che questo ascensore lo ha preso per tutta la vita riuscendo a
collezionare un'infinità di poltrone, e a suo dire "bisogna
ragionare in una prospettiva di cinque anni", un tempo infinito per
un Paese dove la politica scatena ogni giorno conflitti e convulsioni.
Alle 16,15 è arrivato puntuale e inevitabile il solito riferimento
alla Ferrari di cui Luchino apprezza il merito e i talenti che
rappresentano la forza del capitale umano, ed è a questo punto che
molti tra i presenti hanno sentito la nostalgia di Innocenzo Cipolletta,
l'autore di tanti discorsi di Luchino (presente in sala mentre si
grattava il naso con insolita frenesia).
Quelli erano discorsi veri, costruiti a tavolino con la forza di una
vision e l'uso giusto della penna, senza un retroterra di pensieri
spettinati e di quelle bollicine che "tirano verso l'alto"
come ha commentato sarcastico ad Alberto Statera, l'ex-senatore dei Ds
Franco Debenedetti, fratello di quell'Ingegnere che si muove a cazzo
dritto nei confronti del Berlusconi ferito.
Alle 16,20 la messa cantata di Luchino è finita ed è solo a questo
punto che è partito un applauso generoso di 20 secondi. Alla fine del
suo discorso la delusione era grande, ma tutti i giudizi portavano alla
stessa conclusione: Luca Cordero di Montezemolo ha voluto calare sul
piatto della politica la sua carta e sul tavolo del poker ha messo un
cip, una giocata modesta nei contenuti, pronunciata in un luogo arcaico,
ma con un solo obiettivo: dimostrare che lui esiste, e che nello scontro
sempre più radicalizzato della politica potrebbe avere un ruolo.
Insomma, quella di ieri non è stata una discesa in campo né un
proclama al Paese, ma un'operazione di immagine per dire ai fighetti
della Luiss e agli amici di lobbycontinua che il suo cuore batte verso
il futuro.
GIOVANNI
MALAGO
Un futuro dove l'ascensore sociale che lo ha sempre accompagnato
nella vita riuscirà ancora una volta a metterlo sulla poltrona giusta.
LA GAG CON LA IENA -
Dal "Corriere della Sera" - C'è la «Iena» Enrico
Lucci ad accogliere Montezemolo a Italiafutura. Lo saluta apostrofandolo
con un «pisellone» e gli chiede a che serva una iniziativa per far
muovere l'Italia quando «avete tutti il culo parato». «Proprio perché
uno ha il culo parato - sorride Montezemolo - si deve preoccupare degli
altri».
[08-10-2009]
|
LUCHINO, CHE CHARME! – È QUESTA L’“ITALIA FUTURA”? TAGLI ALLA
POLTRONA FRAU, CONTROLLATA DAL FONDO DI MONTEZUMA: A CASA IL 20% DELLA
FORZA LAVORO (MA ASSUME 10 MANAGER) – I SINDACATI: “STRANO, LE
COMMESSE CI SONO” – IL TIMORE È QUELLO DI UN TRASLOCO ARMI E BAGAGLI
IN CINA…
Giuseppe Vespo per "l'Unità"
Sciopero a sorpresa di otto ore, oggi, nello stabilimento principale
di Poltrona Frau, a Tolentino, Macerata. La mobilitazione arriva in
risposta alla messa in mobilità di duecento dipendenti, tra operai e
colletti bianchi, dichiarati in esubero dal gruppo - quotato a Piazza
Affari, ieri -1,36% a 0,87 euro - che fa capo al fondo lussemburghese
Charme di Luca di Montezemolo. Un taglio che, calcolano i sindacati,
sfoltisce del 20% la forza lavoro dell'azienda, e che non si può
giustificare con la crisi.
Anche perché in questi mesi il management ha chiesto solo tre giorni
di cig e continua a servirsi di lavoratori interinali, segno che il
lavoro c'è. «Il calo di fatturato del primo semestre - aggiunge il
segretario della Fillea-Cgil della provincia di Macerata, Daniel Taddei
- è nell'ordine del 14%: niente rispetto al 30 o al 40 registrato dai
diretti competitor».
Il piano di restyling riguarderebbe non solo lo stabilimento principe
di Tolentino, dove sono previsti almeno 66 esuberi, ma anche quello del
marchio Cassina a Meda, Milano, dove andrebbero via 55 persone, e quello
del marchio Cappellini di Como, fuori circa settanta dipendenti. A
subire la sfoltita non saranno solo operai ma anche colletti bianchi.
L'idea, secondo quanto raccontano i sindacati, è quella di
concentrare a Milano la testa pensante di tutto il gruppo: marketing,
attività commerciale, finanza e controllo, progettazione. Mentre per
quanto riguarda l'attività produttiva, il timore paventato dai
rappresentanti dei lavoratori è che il gruppo voglia spostarne buona
parte in Cina, dove Poltrona Frau ha già uno stabilimento e una joint
venture con il gruppo Tata per l'utilizzo delle concerie.
In questa fase della vertenza la palla è in mano alla Regione
Marche, che ha tutto l'interesse a salvaguardare l'occupazione, visto
che in quella zona la Poltrona dà da lavorare a tanta gente, tra
contoterzisti e indotto. Pare che ci sia da parte delle istituzioni
locali il tentativo di chiamare in causa direttamente il presidente
Montezemolo. Poltrona Frau avrebbe motivato il ricorso agli esuberi con
l'esigenza di tagliare i costi.
Ma i sindacati ribattono sostenendo che dall'inizio dell'anno, da
quando si è insediato il nuovo ad, Dario Rinero, «sono stati assunti
10 nuovi manager in aggiunta a quelli che già c'erano», specifica
Taddei. Dal canto loro, i sindacati dicono di aver proposto esodi
volontari ed incentivati per i lavoratori vicini alla pensione. Ma
finora lamentano di non aver ricevuto risposte
[29-09-2009]
|
DA DOGOSPIA :Riceviamo e pubblichiamo:
Caro Dago, Luchino Cordero forse sarà la nuova
Elite del paese, il Guru imprenditoriale prezzemolato che guiderà
l'Italia verso un futuro splendente, forse...
Intanto il suo polo di aziende del lusso va maluccio e minaccia
licenziamenti come qualsiasi piccolo imprenditore meccanico che ha
passato più tempo tra presse e torni che tra uffici e scrivanie.
Poltrona Frau, controllata dal gruppo Charme del nostro futuro
Leader, minaccia licenziamenti nello stabilimento marchigiano e nelle
controllate Cassina e Cappellini:
http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/macerata/2009/09/10/229854-frau_sciopero_corteo_protesta.shtml
Naturalmente nessun quotidiano nazionale si è fatto avanti per
diffondere la notizia....
Michele Mariani
FRAU, SCIOPERO E CORTEO DI PROTESTA MA ORA SPUNTA L'INCUBO
LICENZIAMENTI
Da "Il Resto del Carlino"
Tolentino, 10 settembre 2009 - L'estate calda della Poltrona Frau
sembra davvero non voler finire. Ieri c'è stata l'ennesima rottura
delle trattative tra rappresentanti sindacali, Rsu e proprietà e ora
l'assemblea dei lavoratori ha annunciato, per la giornata di domani,
otto ore di sciopero. I 420 dipendenti si riuniranno davanti allo
stabilimento e quindi formeranno un corteo che raggiungerà Tolentino,
sostando in piazza della Libertà.
Nel corso dell'assemblea, che si è svolta questa mattina, i lavoratori
hanno condannato l'atteggiamento dell'azienda, che non ha accettato le
loro richieste: cioè la mobilità volontaria, con adeguata
incentivazione alla fuoriuscita. E proprio per questo è stato
proclamato lo stato di mobilitazione.
Ma, come si dice, le brutte notizie non viaggiano mai da sole. Si è
diffusa la notizia, infatti, che tutto il gruppo industriale della
Poltrona Frau, di proprietà della multinazionale Charme (di cui fanno
parte anche Cassina e Cappellini) prevederebbe complessivamente 220
licenziamenti.
[18-09-2009]
|
FURBETTI A PALLINI – I COMPAGNI ABETE E MONTEZUMA LICENZIANO: AD
APCOM E FRAU – IL PIANO: ristrutturare a spese pubbliche ASCA E APCOM,
fonderle, aggiungerle al ‘Riformista’ e poi regalare il tutto,
politicamente s'intende, all'amico Luchino… -
1 - LA STRATEGIA DELL'ABETONE
Il Manifesto di oggi rompe l'omertà sulla vicenda Apcom, l'agenzia di
stampa regalata da Telecom ad Abete per far nascere il polo editoriale
filo-Monteprezzemolo.
Luigi Abete, l'ex tipografo romano che stampava le schedine del
Totocalcio diventato banchiere con Bnl, ha rilevato a costo zero
l'agenzia di stampa da Telecom Italia Media e medita di fonderla con la
sua Asca.
Il problema è che ora all'Apcom vogliono chiedere lo stato di crisi
e mandare a casa 30 giornalisti su 90, come scrive il Manifesto citando
calcoli del cdr. Si profila il solito scontro sindacale, ma qui c'è una
novità.
I giornalisti sostengono che i conti dell'azienda non vadano così
male come Abete vorrebbe far credere e sfidano il nuovo padrone a farsi
aumentare la convenzione con Palazzo Chigi, visto che ha tanti begli
agganci nel Palazzo.
Rumours raccolti da questo sito very strunz
ci dicono invece che il progetto di Abetone, al di là del chiagne e
fotte di oggi, sia piuttosto ambizioso: ristrutturare a spese pubbliche
le due agenzie di stampa, fonderle, aggiungerle al Riformista che
vorrebbe comprare e poi regalare il tutto, politicamente s'intende,
all'amico Luchino di Monteprezzemolo.
2 - POLTRONA FRAU: 66 IN MOBILITA', SINDACATI PROCLAMANO SCIOPERO
(ANSA) - Si inasprisce la vertenza di Poltrona Frau, gruppo leader del
lusso. La direzione
aziendale ha avviato stamani le procedure di mobilita' per il
licenziamento di 66 dipendenti dello storico stabilimento di Tolentino
(Macerata), nonostante l'appello di Rsu e dei
sindacati contro 'iniziative unilaterali' e per una ripresa delle
trattative a settembre. I sindacati hanno subito proclamato uno sciopero
per la giornata di domani.
Sulla crisi della societa' e' convocata anche una seduta aperta del
consiglio comunale di Tolentino per il 3 agosto sera. Sono stati
invitati a prendervi parte il presidente della giunta
regionale Gian Mario Spacca, quello della Provincia Franco Capponi, il
presidente della Camera di commercio di Macerata, rappresentanti delle
categorie produttive e delle organizzazioni sindacali.
Le istituzioni locali sono decise a difendere tutti i posti di lavoro
della Frau, 'contro il tentativo di depotenziare lo stabilimento di
Tolentino'. Il tentativo e' anche quello di
sollecitare un intervento diretto di Luca Cordero di Montezemolo,
presidente del fondo lussemburghese di investimento Charme, di cui
Poltrona Frau fa parte, insieme a Cassina e altri marchi ugualmente
interessati ad una drastica ristrutturazione
aziendale.
[30-07-2009]
|
|
DA DAGOSPIA
“Luchino for president”! - MONTEZUMA e Corradino Passera: il
ticket ideale per mandare a casa “nonno” Silvio - l’operazione
TECNO-POLITICA è complessa ma LE risorse E GLI UOMINI non mancano -
ABETE, MIELI, MENTANA, mandelson, RIOTTA, imprenditori, SKYTG24, FINI E
CASINI COMPRESI - ECCO IL NUOVO PROGETTO POLITICO DEI "MODERATI
ILLUMINATI" (DALLE LAMPADE A QUARZO)
Luigino Abete ha ripreso a sudare e ieri sera alle 19 era
completamente fradicio.
A quell'ora ha consegnato i riconoscimenti per l'ottava edizione del
Premio Anima promosso dall'associazione non profit dell'Unione degli
Industriali di Roma. L'evento si è consumato sulla Terrazza Caffarelli,
la stessa dove con grande gioia di Ottaviani (il genero di Gianni Letta)
il cuoco tedesco Heinz Beck mercoledì scorso ha fatto ingurgitare la
carbonara all' "anoressica" Michelle Obama e alle altre first
ladies del G8.
Luigino ha fatto il maestro di cerimonie con la solita eloquenza,
ma il caldo che soffocava il massiccio vicesindaco Cutrufo, Claudio
Bisio e le damazze vestite a sera, lo ha fatto scivolare nell'ingenuità.
A un certo punto infatti ha dichiarato con innocenza che la presidenza
del Premio Anima gli era stata proposta durante un periodo di astinenza
da poltrone e lui l'aveva accettata di buon grado perché temeva di
trovarsi in mezzo a una strada.
Per l'ex-tipografo imprenditore e banchiere, le poltrone
rappresentano una ragione di vita, ma in questo momento il suo impegno
è proteso a costruire un disegno più ampio e ambizioso che lo vede
all'opera in qualità di tessitore. La tela di ragno che Luigino sta
costruendo ruota intorno al progetto di un polo mediatico che
rappresenta un tassello fondamentale per tirare la volata all'amico
Luchino di Montezemolo.
Il progetto è di vasto respiro e parte dalla convinzione che la
lunga stagione di Silvio Berlusconi -prima o poi - dovrà finire.
I segnali non mancano, basta vedere il modo con cui oggi tutti i
giornali (italiani e stranieri) hanno archiviato il G8 regalando
paginate enormi a quell'alto burocrate di Lamberto Cardia che con le sue
decisioni ha messo in crisi la Consob e ha riportato nelle casse degli
editori 50 milioni di pubblicità. E con estrema malizia Flebuccio De
Bortoli pubblica in prima pagina la foto di papi-Silvio e della figlia
Barbara che ieri in una clinica di Lugano ha fatto diventare Berlusconi
nonno per la quinta volta.
Ecco!, di questo "nonno" la lobby di Luigino e Luchino
ritiene che stia per squillare la campanella finale.
Per voltare pagina e combattere quello che Gianfranco Fini ha
definito ieri con un'orrenda parola "presentismo", occorre
guardare in avanti, sognare e costruire un futuro diverso dove i
"moderati illuminati" riescono a occupare il centro del Centro
e a rinvigorire la politica con una forte iniezione tecnocratica.
In questa prospettiva il leader di riferimento e l'utilizzatore
finale del lavoro di Luigino e dello scarparo marchigiano-lussemburghese
Dieguito Della Valle, dovrebbe essere senza alcun dubbio un uomo dotato
di carisma, un grande comunicatore che abbia capito la lezione e le
tecniche di papi-Silvio, e sia in grado di smuovere con il suo Ego
grandioso le folle adoranti del centrodestra e quelle balbettanti del
centrosinistra.
L'operazione-immagine "Luchino for president" ha però
bisogno di gambe robuste, cervelli fini e risorse finanziarie. Le prime
mosse sono già state realizzate con il lancio dell'Associazione "ItaliaFutura"
che vuole essere un cantiere di ideazione civile, politica ed economica,
libero dagli ideologismi e connesso alle migliori competenze nazionali e
internazionali.
Intorno a Luchino si sta coagulando un pezzo importante del mondo
imprenditoriale. L'elenco comprende industriali come Anna Maria Artoni,
Matteo Colaninno, Carlo Perrone, Garrone, Buzzi, Repetto, Calieri, e
l'ex-governatore Illy che non più tardi di ieri sera ha smentito
davanti a Lilly Gruber di voler rimettere i piedi nella politica. E una
mano forte gliela darà il socio d'affari Gianni Punzo, l'imprenditore
napoletano dell'Interporto, mentre Nerio Alessandri ha già fatto sapere
che continuerà a correre sul tapis roulant di Berlusconi.
Per quanto riguarda gli intellettuali l'arruolamento è in corso.
Dentro il think-tank di "ItaliaFutura" si ritrovano già
Andrea Romano, Michele Martone e un plotoncino di professori della Luiss
guidati da Pierluigi Celli. Non è molto, ma dietro le quinte Luchino
dialoga intensamente con Paolino Mieli, l'ex-direttore-stratega del
"Corriere della Sera" che dopo essere precipitato senza
paracadute nel gorgo veltroniano, sta cercando di utilizzare la sua
mente fertile e civica per una grande rivincita.
Il capitolo più importante rimane tuttavia quello
dell'informazione, cioè la tastiera degli strumenti che Luigino Abete
si è preso carico di costruire per metterla a disposizione del nuovo
progetto politico. E qui vale la pena di ricostruire la sequenza delle
operazioni che finora sono state perseguite.
All'inizio dell'anno Montezemolo pensava di usare il quotidiano
"La Stampa" di proprietà della Fiat come motore della sua
corsa, ma ha dovuto ripiegare per il veto di Sergio Marpionne e del
pallido Yaki che dopo aver dato il suo placet alla liquidazione di
Giulio Anselmi non se l'è sentita di schierare il giornale di nuovo
contro il governo Berlusconi. Il giovane Elkann è arrivato a questa
decisione non tanto per la sua volontà che è ancora vergine, quanto
per i suggerimenti del padre Alain che a quanto si dice è sempre stato
sbertucciato da Luchino di Montezemolo e dallo scarparo a pallini, e
quindi li detesta.
Il risultato è che "La Stampa" ha scelto come direttore
Mario Calabresi, l'ex-giornalista di "Repubblica" al quale è
stato detto chiaramente di staccare la spina dal giornale di Eziando
Mauro e Carletto De Benedetti e di avere come riferimento la gestione
morbida di Gianni Riotta al "Sole 24 Ore". Riotta è appena
tornato da una settimana di vacanza a Santo Domingo e oggi prenderà
atto della nomina di Alfonso Dell'Erario alla direzione editoriale del
quotidiano di Confindustria.
Fallita l'operazione su "La
Stampa", Luchino&Company pensavano di poter mettere le mani su
"La7", la tv di TelecomItalia, e di piazzare il fido
battutista Enrico Mentana sulla poltrona di direttore. Anche qui hanno
trovato un muro in Franchino Bernabè che considera quell'asset
"vitale" per le sue strategie e non vuole e non può entrare
in rotta di collisione con Palazzo Chigi. (Anche sul Corriere, malgrado
l'ottimo feeling con De Bortoli, Montezemolo sa bene che non può
permettersi granché, a parte il cachemire e le Ferrari: Cesare Geronzi
detesta lui quanto il compare calzolaio).
A questo punto c'è chi parla con insistenza di una manovra di
avvicinamento che Montezemolo&Company starebbero facendo per
costruire un'alleanza con Rupert Murdoch in modo da avere dalla loro
parte la corazzata di Sky (e il Tg di Carelli segue con fervore le
piroette del ciuffo di Montezuma).
Da parte sua il "muratore" Luigino Abete è riuscito a
fondere le due agenzie Asca e ApCom con l'intento di allargare
l'operazione anche all'Agenzia Italia per creare l'anti-Ansa, uno
strumento di informazione quotidiana in grado di fronteggiare l'agenzia
che si regge sugli aiuti del Governo.
Purtroppo (è notizia di oggi) l'Agi sta per fondersi con Radiocor
sotto la benedizione dell'advisor Mediobanca e per Abete il sogno del
nuovo "polo informativo" subisce una battuta d'arresto.
Lo stop arriva anche per il momento al disegno di acquistare
"Il Riformista", la testata fondata da Antonio Polito
nell'ottobre 2002 e ideata da Claudio Velardi, il lobbista che non ha
ancora deciso che cosa farà da grande. L'attuale editore, Giampaolo
Angelucci, smentisce sul quotidiano "MF" qualsiasi contatto
con acquirenti e advisor.
Questo è il quadro delle operazioni che Luigino Abete ha cercato
di portare avanti nelle ultime settimane con enorme fatica. La creazione
di una massa critica da mettere a disposizione del nuovo grande
comunicatore, Luchino di Montezemolo, è più ardua di quanto si potesse
immaginare, ma di frecce nel fodero dei tecnocrati-illuminati ce ne sono
altre e sono di grande peso.
La prima porta il nome di Corradino Passera, il banchiere 47enne
ex-McKinsey con il quale (così dicono a Milano e a Roma) il 61enne
Luchino avrebbe stabilito un forte feeling. Anche lui, Passera è un
uomo dalle ambizioni forti e dall'ego grandioso che si muove molto, si
ama moltissimo ma riesce a nascondere più di Luchino la pretesa di
adulazione e di servilismo.
Entrambi sono accomunati da una gran voglia di potere che per
Passera non si limita soltanto al perimetro di BancaIntesa dove ancora
governa "nonno Bazoli", ma arriva a prendere di mira il
ministero del Tesoro. Purtroppo sulla sua strada il bocconiano di Como
ha trovato Giulietto Tremonti che lo considera "non
affidabile" e che nel Partito sempre più liquido delle Libertà è
diventato (insieme alla Lega) l'unico punto fermo di papi-Silvio.
Il feeling tra Corradino e Luchino è venuto alla luce del sole
quando entrambi hanno tentato di salvare Paolino Mieli, poi hanno dovuto
fare buon viso di fronte al ritorno al "Corriere della Sera"
di Flebuccio De Bortoli. E all'interno di questa "simpatia"
che lega i due personaggi ci sono operazioni finanziarie concrete come
quelle che hanno portato BancaIntesa dentro la società dei treni di
Luchino e del socio napoletano Gianni Punzo.
Sarebbe comunque sbagliato pensare che il ticket
Montezemolo-Passera trovi le risorse finanziarie per il nuovo progetto
politico dentro la banca di Abramo-Bazoli. Al presidente della Fiat, che
si è sempre distinto per la sua capacità di accumulare piuttosto che
di redistribuire, la piattaforma dei quattrini può arrivare dalla rete
dei rapporti internazionali che ha con alcuni personaggi sparsi per il
mondo.
Tra questi spiccano l'indiano Ratan Tata (partner di Fiat e
sponsor delle Ferrari in Formula 1) e il fondo sovrano degli Emirati
Arabi che già possiede il 5% di Maranello - ad Abu Dhabi è in
costruzione Ferrari City. Ma non basta, perché il network di relazioni
internazionali di Luchino è più largo di quanto si possa immaginare.
Uno dei suoi interlocutori privilegiati è ad esempio l'attuale
ministro dell'economia inglese, Peter Mandelson, il politico 56enne che
Montezemolo ha conosciuto quando era commissario a Bruxelles per il
Commercio Estero, spesso ospite della villa di Capri di Luca. E non
bisogna dimenticare infine che il ragazzo dei Parioli è membro
dell'International Advisory Board di Citigroup, la banca americana che
secondo notizie di oggi (pubblicate proprio dal quotidiano "La
Stampa" della Fiat) è in una crisi di liquidità spaventosa.
In conclusione si può dire che la casta dei
tecnocrati-illuminati, protesi a creare il centro del Centro dove
vorrebbero spartirsi le poltrone con Fini e Casini, sta muovendo le sue
pedine su vari fronti. Per questi uomini che si ritengono
"nuovi" e che hanno individuato nel "giovane"
Luchino e in Corradino Passera il ticket ideale per mandare a casa
"nonno" Silvio, l'operazione è complessa ma le risorse non
mancano.
Per ambizioni e comportamenti, rappresentano l'equivalente dei
sanculotti della Rivoluzione Francese che imposero l'uso dei pantaloni
lunghi e delle buone maniere rispetto ai patrioti plebei.
Furono loro a conquistare la Bastiglia il 14 luglio di 220 anni fa. La
ricorrenza si celebra oggi in Francia, ma in Italia dovranno ancora
aspettare.
[14-07-2009]
Montezemolo 'abusivo' a Capri? - il consigliere regionale campano
Pietro Diodato (Pdl) ha presentato un’interrogazione al governatore
Bassolino: COME MAI GLI ACCERTAMENTI SULLA VILLA DI LUCHINO NON SONO mai
statI recapitate alla Procura di Napoli?...
Da Affari
Italiani.it
Estate, tempo di chiacchiere, flirt da spiaggia e gossip, una regola
cui non si sottrae neppure il mondo dell'economia e della finanza
tricolore, anzi. Così se in questi giorni andate a prendervi un
aperitivo in piazzetta, a Capri, è probabile che sentirete un po' di
pettegolezzi su questo o quest'altro vip che nell'isola è di casa. Nel
caso dell'ex numero uno di Confindustria, oltre che attuale presidente
della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, il gossip
riguarda anzi proprio una casa, o meglio una villa: Villa Adinolfi.
L'immobile, considerato un autentico capolavoro architettonico, si
trova ad Anacapri, a valle di Caprile, circa a metà strada tra il faro
di Punta Carena e la Grotta Azzurra, ed è stato acquistato nel 2003 per
3 milioni di euro da Montezemolo, che però non deve
averlo trovato del tutto consono alle proprie esigenze, nonostante si
tratti di un palazzo, consigliatogli pare dall'amico Tonino
Cacace (il proprietario dell'hotel Capri Palace), costruito
agli inizi degli anni cinquanta, progettato e costruito dal suo primo
proprietario, l'ingegnere Roberto Adinolfi, secondo i
canoni di quello "stile caprese" che tanto è caro al
presidente della Fiat.
Comunque sia, parrebbe che nel corso di
questi sei anni di lavori di ristrutturazione e ampliamento ne siano
stati fatti tanti, pare anche una piscina e una dependance nuove di
zecca. Il che in un'isola sottoposta a rigidi vincoli di tutela
paesaggistica (come tutte le isole dell'arcipelago campano) ha suscitato
più di un malumore e di qualche alzata di sopracciglio.
Anche perché in piazzetta e su alcuni giornali locali si era già
parlato, all'epoca, di verbali e informative stilate da Ottavio
Russo, un agente della Polizia Municipale di Anacapri e che,
sospetta ora il consigliere regionale campano Pietro Diodato (appartenente
al Pdl, che su questo tema ha presentato lo scorso marzo
un'interrogazione al governatore della Campania, Antonio
Bassolino), potrebbero non essere mai state recapitate alla
Procura di Napoli per i relativi accertamenti.
[14-07-2009]
SADO-NAZI MOSLEY ANNUNCIA CHE NON SI CANDIDERà PIù ALLA GUIDA
DELLA FIA E INDICA IL NOME DEL SUO SUCCESSORE: JEAN TODT – “è IL
MIGLIOR MANAGER DELLA SUA GENERAZIONE” – NEMMENO LUCHINO POTREBBE
MAI RIFIUTARE IL SUO EX TEAM MANAGER (CHE CACCIò)…
Da "la
stampa.it"
Max Mosley, presidente della Federazione
internazionale dell'automobile (Fia), non si ricandiderà nelle
elezioni in programma il prossimo 23 ottobre. Mosley ha
comunicato ufficialmente la sua decisione con una lettera inviata ai
membri della Fia.
Mosley si congeda dopo il lungo braccio di ferro
con l'associazione dei team di Formula 1 (Fota). Le squadre, che hanno
contestato le svolte regolamentari prospettate dalla Fia e la
governance impostata da Mosley, hanno valutato
l'organizzazione di un Mondiale alternativo. I rischi di una clamorosa
scissione sono stati scongiurati un mese fa, quando la Fia ha fatto
marcia indietro accogliendo le richieste delle squadre e quando Mosley
ha comunicato l'intenzione di lasciare l'incarico al termine
dell'attuale mandato.
«Da quando ho annunciato la mia intenzione
di non ricandidarmi, lo scorso 24 giugno, ho ricevuto quasi 100
messaggi dai club membri della Fia che mi hanno chiesto di ripensarci.
Un simile sostegno è molto gratificante, sono estremamente grato»,
scrive Mosley, che nel frattempo non ha cambiato
idea. «Non mi candiderò a ottobre», dice il presidente, che indica
anche il nome del successore: Jean Todt, ex team
principal della Ferrari.
«Credo che sia la persona giusta -scrive Mosley-.
Negli sport motoristici, è senza dubbio il miglior manager della sua
generazione e probabilmente a livello assoluto. Le squadre guidate da
lui hanno vinto il Mondiale Rally, hanno vinto raid come la
Parigi-Dakar, competizioni come la 24 ore di Le Mans e, negli ultimi
15 anni, un Mondiale di Formula 1 dopo l'altro».
«È stato anche chief executive officer di una casa costruttrice
di successo -aggiunge snocciolando il curriculum di Todt-.
Ha quindi l'esperienza per guidare un'organizzazione ampia e
complessa, un requisito indispensabile per ogni futuro presidente
della Fia».
[15-07-2009]
TANGENTI: EX SOPRINTENDENTE ARRESTATO TELEFONò A
MONTEZEMOLO...
(ANSA) - Enrico Guglielmo, dal 2003 al
2007 soprintendente per i beni architettonici di Napoli, arrestato
oggi perche' coinvolto un giro di tangenti, telefono' a Luca
Cordero di Montezemolo chiedendogli di intercedere presso l'allora
ministro della Cultura, Francesco Rutelli, al fine di
di essere nominato Direttore regionale per i beni culturali della
Campania. E' quanto emerge dalle indagini della Guardia di Finanza
di Napoli su un giro di tangenti legate ad appalti per il restauro
di beni architettonici che hanno portato all'arresto di Guglielmo
e di altri tre persone.
Tra le varie telefonate intercettate dal nucleo della polizia tributaria,
ce n'e' una nella quale l'ex soprintendente chiede a Montezemolo
di contattare Rutelli e intercedere in favore della
sua nomina a direttore regionale. Nel formulare la sua richiesta,
Guglielmo afferma, durante il colloquio con Montezemolo,
che i due precedenti direttori generali, pur non avendo vinto il
concorso, erano stati messi al loro posto dagli allora ministri
della cultura Urbani e Buttiglione e
che, dunque, anche la sua nomina sarebbe stata possibile.
Gli inquirenti non hanno ritenuto che la telefonate di per se'
avesse valore penale, motivo per cui ne' Montezemolo ne' Rutelli
risultano indagati. Guglielmo, peraltro, non e' stato
mai nominato nella carica alla quale aspirava. Dalle
indagini e' emerso inoltre, che l'architetto Claudio Procaccini,
responsabile presso la soprintendenza dei beni architettonici di
Napoli dell'area di Capri e Anacapri, era stato messo sotto
pressione da Guglielmo per concedere alla Societa' Armonia di Maurizio
Petta i permessi per la realizzazione di piscine,
colonnati e altre costruzioni sull'isola. Le pressioni dell'ex
soprintendente, rivelano ancora le indagini, erano state cosi'
forti da indurre l'architetto a chiedere di essere rimosso dal suo
posto. Agli inquirenti, Procaccini ha poi dichiarato che il
tecnico di fiducia della Societa' Armonia e' l'architetto
Ragazzini, progettista di diverse proprieta' riconducibili a Montezemolo.
|
| |
Mb
|