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- NUCLEARE: NUCCI, SOGIN HA STUDIATO 50 AREE MA AGENZIA DARA' MAP SITI...
(Adnkronos) - 'La Sogin ha studiato i criteri per il
deposito nazionale di scorie radiattive. Si dice anche che ci sono una
cinquantina di siti ma in realta' la Sogin ha studiato una cinquantina
di aree idonee ma la vera definizione dei siti la dara' l'Agenzia per la
sicurezza nucleare. Non siamo noi che decidiamo'. Lo ha affermato
l'amministratore delegato di Sogin, Giuseppe Nucci, parlando a margine
di un convegno Enea sulla formazione di esperti per il nuovo programma
nucleare italiano. Nucci ha quindi riferito: 'Stiamo lavorando da un
anno non ci sono notizie sui nomi dei siti, anche se ci fossero non
avrebbero l'ok dell'agenzia'.
Nucci ha inoltre
affermato che 'serve un caveau nazionale e anche i rifiuti ospedalieri
radiattivi andrebbero eventualmente stoccati nell'unico deposito
nazionale'. 'Il deposito nazionale sarebbe da 150 a 300 ettari, sarebbe
un deposito superficiale, modulare, mentre un deposito profondo e' piu'
complesso', ha spiegato Nucci sottolineando che il progetto del deposito
superficiare 'sara' competitivo, all'avanguardia -ha aggiunto- stiamo
anche pensando che debba emettere meno Co2 possibile'.
Riguardo i costi
di questo deposito Nucci ha fatto un parallelo con la Spagna: 'Se la
Spagna ha speso 700-800 mln di euro per il suo deposito noi dobbiamo
spendere meno'. 'Se si facesse questo deposito superficiale sarebbe di
circa 70 metri cubi solo per la terza categoria', ha aggiunto ancora
l'amministratore delegato di Sogin.
26-01-2011]
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- A CREDERE SUL NUCLEARE ITALICO SONO RIMASTI IN POCHI, ANZI
POCHISSIMI. DI PIÙ: CI CFREDE ORMAI SOLO CHICOC TESTA
(PER GLI AMICI TESTA DI CHICCO)
A crederci sono rimasti in pochi, anzi pochissimi.
Sul nucleare sta
calando il sipario nell'indifferenza generale e con
l'opposizione a sorpresa di regioni come il Piemonte e
il Lazio, governate da politici come Cota e la massaia
Polverini che smentiscono un capitolo importante del
centrodestra. Nessuno crede peraltro che il Cavaliere,
proteso in queste ore ad annunciare investimenti
mirabolanti per il Sud, abbia il coraggio di tirar fuori
dal cilindro anche la carta dell'atomo che stava tanto a
cuore a Sciaboletta Scajola.
All'inizio di febbraio
il ministro dell'aeroporto di Albenga aveva solennemente
promesso che il primo impianto sarebbe entrato in
funzione nel 2013 e la produzione di energia nel 2020.
Adesso anche i sostenitori più accaniti del nucleare
parlano del 2030 come una data in cui forse sarà
possibile consentire all'Italia di avvicinare paesi come
la Francia dove si utilizza al 76% la nuova energia e la
Germania che è riuscita a superare le obiezioni degli
ambientalisti.
Lo scetticismo ormai è
diffuso e sembra colpire anche i personaggi che negli
ultimi anni si sono convertiti alla causa. Uno di questi
è Chicco Testa (per gli amici Testa di Chicco), il
58enne manager bergamasco che ha fatto una conversione
da 360 gradi rispetto alle convinzioni che aveva nell'87
quando si batteva per il referendum in favore del
nucleare.
Non più tardi di ieri
pomeriggio Chicco è apparso con la faccia mesta sugli
schermi di "Sky Tg 24" dove si è confrontato con Alberto
Clò, l'economista bolognese che siede in un paio di
consigli di amministrazione e ha pubblicato quest'anno
il libro "Si fa presto a dire nucleare".
Di fronte alle domande
incalzanti della conduttrice Sarah Varetto, che sembra
eccitarsi anche quando nel suo studio ospita personaggi
spenti come Stefano Micossi e Angelo De Mattia, il
povero Chicco ha dovuto fare i salti mortali per
sostenere la causa alla quale si è convertito con una
giravolta tra le più sfacciate e sorprendenti.
Così mentre Clò lo
incalzava sui soldi e sulle regole necessari per mettere
in piedi un parco nucleare italiano, all'ex-leader
ambientalista e presidente dell'Enel non è rimasto che
portare l'esempio della centrale nucleare costruita in
Finlandia dove peraltro gli extracosti hanno fatto
lievitare i tempi e gli investimenti.
E quando alla fine
della trasmissione l'inquieta conduttrice ha chiesto se
nel 2030 l'energia costerà di meno per i consumatori,
Chicco avrebbe voluto sbattere la testa contro la
telecamera.26-11-2010]
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NUCLEARE: no bipartisan degli italiani, il 62% e'
contrario alle centrali. (La Repubblica, pag. 27)
18-11-2010]
13. NUCLEARE: CONTI, SCORIE FALSO PROBLEMA, SONO
GESTIBILI...
(Adnkronos)- Il problema delle scorie
nucleari "e' un falso problema". Lo ha affermato
l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti,
parlando alla trasmissione 'Zapping' di RadioUno.
Secondo Conti, inoltre, "anche in questo campo la
tecnologia fa passi da gigante. Le scorie vengono
riutilizzate per produrre nuovo combustibile. Il 95%
viene riutilizzato nel processo e quindi non ha bisogno
di essere stoccato".
18-11-2010]
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ATOMO ALL’ITALIANA - IL NOSTRO NUCLEARE? UN DISASTRO,
PAROLA DELL’EX MINISTRO DELL’INDUSTRIA (E NUCLEARISTA
CONVINTO) ALBERTO CLÒ: “VI SPIEGO IL GRANDE BLUFF DELLA
PROPAGANDA BERLUSCONIANA SUL RITORNO DELLE CENTRALI” -
“CON LA LEGGENDA DELL’INVESTIMENTO TUTTO PRIVATO
ACCOLLIAMO ALLE FUTURE GENERAZIONI UNA RENDITA ASSISTITA
DALLO STATO” - E TUTTO PER UN RISPARMIO ENERGETICO SOLO
DEL 5%...
Giorgio Meletti per "Il
Fatto Quotidiano"
Attorno al "rinascimento nucleare", del quale si parla
molto facendo poco, ci sono alcuni misteri. Il primo è
che in un profluvio di interviste e convegni, il governo
Berlusconi ha costituito l'Agenzia per la sicurezza
nucleare, primo passo operativo per la costruzione di
nuove centrali.
Ma, chissà come, si è dimenticato di scrivere il
documento programmatico che dovrebbe precedere il gran
fervore di attività e che infatti il decreto legislativo
n. 31 del 15 febbraio 2010 ordinava di redigere in poche
settimane. Questa è solo una delle bombe di profondità
sganciate da Alberto Clò, docente di Economia
industriale a Bologna e ministro dell'Industria nel
governo Dini (1995).
Il
suo pamphlet "Si fa presto a dire nucleare", appena
pubblicato da Il Mulino, se letto con qualche attenzione
dalla classe politica, metterebbe la pietra tombale su
un piano nucleare fatto di chiacchiere. Che però, alla
lunga, rischia di aprire la strada a una rendita
miliardaria (in euro) e quindi a un gigantesco drenaggio
di denaro pubblico. Clò si addentra nelle stranezze del
nucleare all'italiana con perfida ironia: "Costruire per
non produrre non è una gran prospettiva, specie se si
sono spesi miliardi di euro".
E
si chiede come mai si parte con il nucleare ma nel
frattempo si autorizza anche un nuovo esercito di
centrali a metano, cosicché si rischia tra 20 anni di
non sapere che farne. L'impatto del suo volumetto è
moltiplicato dal fatto che fin dalla prima riga
l'economista bolognese si dichiara nuclearista non
pentito.
E,
quando Clò passa in rassegna le sciocchezze fatte o
dette dai pasdaran dell'atomo, lo fa per metterli
sull'avviso: sarà colpa vostra, avverte, se anche
stavolta non combineremo niente. A 21 anni dal
referendum che ci ha fatto uscire dal nucleare, secondo
Clò una iattura, siamo rientrati in ballo con una
semplice dichiarazione dell'allora ministro Claudio
Scajola all'assemblea della Confindustria del 22 maggio
2008.
Clò prende di mira la ottusa propaganda filonucleare,
che non ha imparato niente dalla sconfitta degli anni
Ottanta, e fa impietosamente il verso all'idea ossessiva
di dipingere il ritorno al nucleare come una marcia
trionfale all'insegna degli slogan: "La convenienza del
nucleare è fuor di dubbio. Gli investitori sono in grado
di assumersene l'onere senza alcun aiuto, sussidio,
incentivo. I soldi non sono un problema. Possiamo
farcela nel giro di pochissimi anni".
"Si fa presto a dire nucleare", replica appunto Clò, che
smonta una per una queste asserzioni, pur paventando il
rischio di essere considerato "un traditore". E al
contrario sostenendo che solo guardando i problemi per
quello che sono, senza fare i furbi, si potrà costruire
attorno all'energia atomica quel consenso sociale
indispensabile per procedere. Ed ecco la lista dei
problemi. Innanzitutto non è vero che il nucleare avanza
in tutto il mondo e gli italiani sono gli unici fessi a
restare tagliati fuori.
"Rispetto ai massimi toccati nel decennio scorso
l'apporto del nucleare si è ridotto del 21 per cento in
Germania, del 14 per cento in Giappone, del 27 per cento
in Gran Bretagna, del 7 per cento in Francia, del 12 per
cento nell'intera Unione europea", scrive Clò. Inoltre
le difficoltà economiche sono assai spinose. "I tempi
medi di costruzione delle centrali sono raddoppiati",
scrive Clò, e questo pesa sul costo finanziario
dell'operazione.
Tra l'altro, rileva l'economista, "l'Agenzia di Parigi
ha calcolato che per le oltre 150 centrali realizzate
tra 1986 e 1997 il costo effettivo è risultato doppio di
quello previsto; mentre le cose sono andate ancor peggio
negli Stati Uniti, con uno scarto di tre volte". E
ancora: non è vero che il nucleare fa risparmiare sui
costi di generazione dell'elettricità. Arrivando al 25
per cento di produzione nucleare, come promesso da
Berlusconi, Clò calcola nel 5 per cento il risparmio
massimo ottenibile. Un po' poco per giustificare
economicamente un investimento di decine di miliardi di
euro. Anche perché non è detto che il risparmio finisca
ai consumatori.
E
qui Clò affronta il tema più insidioso della sfida
nucleare. Con la leggenda dell'investimento tutto
privato che si ripaga sul mercato, si rischia di
accollare alle future generazioni un vincolo spaventoso:
quello di dover mantenere per decenni, con il denaro di
Pantalone, una rendita assistita dallo Stato. Già nei
decreti del governo Berlusconi è prevista una copertura
assicurativa dello Stato su tutti i ritardi di
costruzione "per motivi indipendenti dal titolare
dell'autorizzazione".
Poi c'è la cosiddetta "priorità di dispacciamento":
significa che l'elettricità nucleare avrà sempre la
precedenza per l'immissione sulla rete, senza passare
dai meccanismi di offerta all'asta, e quindi lasciando
ferma la centrale a metano che in quel momento
offrirebbe la stessa elettricità a meno.
E
infine, osserva Clò, "un ulteriore tipo di provvedimento
- il più rilevante di tutti - è come garantire ai
produttori nucleari certezza sui prezzi di cessione, per
metterli al riparo dalle oscillazioni dei prezzi delle
fonti concorrenti, dall'imprevedibilità della domanda,
in una parola: dal mercato e dalla concorrenza. (...) Un
simile intervento, che temiamo a protezione dei
venditori più che a tutela dei consumatori, solleva
legittimi interrogativi".
Questa prospettiva di un nucleare antieconomico e
assistito fa la parte del leone nel libro di Clò, che da
economista dichiara di non voler entrare nei temi dei
rischi ambientali. Però una parte decisiva del suo
pamphlet è dedicata al tema delle "paure irrazionali", a
partire dal problema delle scorie, "rimasto irrisolto,
con la loro dislocazione e sistemazione ignote e
comunque non degne di un paese civile".
Da
qui parte un ragionamento che ribalta il senso comune
nuclearista. Si è scoperto, attraverso serie ricerche,
che "l'avversità al nucleare si basa sostanzialmente su
implicazioni psicologiche, tali da annullare ogni
considerazione sui suoi effetti benefici. Morale:
insistere su questi, anziché tentare di rimuovere le
prime era e rimane strategia comunicativa inutile,
ancorché dominante".
18-11-2010]
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ROMA / 11-02-2010
ITALIA, RITORNO AL NUCLEARE: CI SIAMO /
approvato decreto legislativo per
localizzazione e realizzazione di nuove
centrali nucleari
Nei corridoi romani, sia di destra che
di sinistra, sia di governo che di
sottogoverno o di "opposizione" (si fa
per dire naturalmente) circolano strane
voci sull'imminente ritorno al nucleare.
Ritorno al nucleare: il 10 febbraio
2010, giorno della commemorazione delle
vittime delle foibe, il Consiglio dei
Ministri ha approvato il decreto
legislativo che disciplina la
localizzazione e la realizzazione di
nuove centrali nucleari. Ma il pubblico
non saprà - prima delle elezioni
amministrative - in quali Regioni
intendono costruire gli impianti!
Opportunità politica, s'intende...
Ma viene da chiedersi, se si teme così
tanto l'opinione pubblica come mai il
Governo prosegue indefesso verso la
realizzazione di tale piano sciagurato?
Il Lazio, una delle regioni “papabili”
per una delle nuove centrali, sussiste
il rischio che Montalto di Castro, luogo
in cui pre-esisteva una struttura già
quasi ultimata prima del referendum
abrogativo, venga prescelto per sancire
il "glorioso" ritorno all'energia
atomica. In verità questo sarebbe un
progetto con il "botto", adatto ad un
Governo Berlusconi che traballa sempre
più e che a causa di una ubicazione
"nucleare" alle porte di Roma potrebbe
defungere definitivamente.... (nessuno
ha mai chiesto l'opinione in proposito
di Papa Ratzinger?)
Ma, sempre per motivi di convenienza e
sempre da voci di corridoio, sembrerebbe
invece che le centrali andranno fatte là
dove ci sono avversari politici -e non
nel Lazio, vicino a Roma dove comanda un
sindaco PDL e dove forse vincerà anche
un Governatore/trice PDL (salvo sorprese
dell'ultim'ora).
"Infatti alla chetichella alcuni giorni
fa (il 4 febbraio u.s.) il Governo
astutamente, ha impugnato in Corte
Costituzionale le Leggi Antinucleari in
Puglia, Campania e Basilicata.
Sorgeranno qui le prossime centrali
nucleari!? Schizofrenia PDL?! Che
strano... unicamente di queste tre
regioni (su un totale di ben 15 Regioni
Antinucleari), come mai? Delle due
l'una: o i presidenti Vendola, Bassolino
e De Filippo sono antipatici al governo
Berlusconi-Scajola, oppure (più
probabile) sono queste le prime tre
regioni scelte per costruire le Centrali
Nucleari..." (Notizia Econews)
Insomma le Centrali Nucleari andranno al
Sud... dove vanno tutti i più scomodi
servizi e dove la popolazione è più
malleabile dai Poteri Forti (che sia lo
Stato o la Mafia non importa).
Marzia Marzoli, la pasionaria
antinuclearista di Tarquinia, candidata
Governatrice del Lazio per la Rete dei
Cittadini, secondo me potrà contare
nell'aiuto insperato di Silvio
Berlusconi stesso, che non vuole
installare un ordigno ad orolegeria
presso la sua sede di Governo....
Questo almeno mormorano nei corridoi
romani del potere.... di destra e di
sinistra e di centro ....
Nel frattempo però, per tamponare il
tamponabile, Greenpeace si sta
adoperando con una raccolta firme
antinucleare, valida per tutto il
territorio nazionale. Il responsabile
per il nucleare dell'associazione
ambientalista, Andrea Lepore, afferma:
"La nostra campagna contro questa scelta
rischiosa e troppo costosa va avanti.
Partecipa anche tu e firma l’appello sul
sito www.nuclearlifestyle.it per
chiedere ai candidati alle elezioni
regionali del 28 e 29 marzo di dire No
al Nucleare. Contro un governo che
continua a imporre le sue scelte,
l’opposizione delle Regioni è l’unica
possibilità che abbiamo per fermare il
ritorno del nucleare nel nostro Paese"
La speranza è sempre l’ultima a morire!?
Paolo D'Arpini
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VITERBO / 14-02-2010
SITI NUCLEARI, L'ITALIA TORNA INDIETRO /
intervento scienziato Gianni Mattioli:
tutti dobbiamo dire No al pericoloso
nucleare
Gianni Mattioli, fisico
e docente presso l'Università La
Sapienza di Roma e leader
storico dell’ambientalismo italiano in
un intervento da non perdere ripreso da
UnoNotizie durante un' interessante ed
affollata conferenza sul problema
energetico svoltasi a Viterbo sul tema
della scelta tra le energie alternative
ed il pericoloso nucleare.
Lo scienziato ha fornito un coinvolgente
ed esauriente contributo scientifico,
richiamando l’attenzione sui dati
storici e culturali che rendono
necessaria l'opposizione alla
pericolosa scelta del governo italiano
per il nucleare in questo momento.
Vi proponiamo tre passaggi del suo
prezioso intervento:
GIANNI MATTIOLI 1^ parte
GIANNI MATTIOLI 2^ parte
GIANNI MATTIOLI 3^ parte
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NIGER / 07-01-2010
NUCLEARE, NIGER: GREENPEACE DENUNCIA
CONTAMINAZIONE DA URANIO / errori di
AREVA, compagnia francese della
rinascita nucleare in Italia
AREVA, la compagnia nucleare francese
che dovrebbe avviare la “rinascita
nucleare” in Italia, ha ammesso oggi di
aver contaminato in modo inaccettabile
il villaggio di Akokan nel Niger. Questo
villaggio, infatti, sorge presso due
miniere di uranio che sono gestite da
affiliate di AREVA.
Già dal 2003 erano emersi indizi di
contaminazione ad Akokan e nel 2007 si
sono riscontrati livelli di
radioattività fino a cento volte oltre
il livello di fondo. Nel 2008 AREVA
aveva affermato di aver bonificato la
zona, sotto il controllo delle autorità
locali. Lo scorso novembre 2009 una
spedizione di Greenpeace - con la
collaborazione del laboratorio francese
CRIIRAD e della rete di associazioni
locali ROTAB - ha visitato sia le
miniere (sotto la sorveglianza delle
autorità locali) sia i villaggi vicini.
“Ad Akokan sono stati rilevati livelli
di contaminazione fino a cinquecento
volte oltre il livello di fondo, anche
negli stessi punti che AREVA sosteneva
di aver bonificato” denuncia Alessandro
Giannì, direttore delle Campagne di
Greenpeace. “Ovviamente, non possiamo
fidarci di AREVA, né nel Niger né in
Italia: quali garanzie possono dare con
questo approccio fantasioso alla
sicurezza nucleare?”.
Secondo le ultime notizie la
contaminazione per le strade di Akokan,
e presumibilmente in altre zone del
circondario, è causata dalla folle idea
di AREVA di “riciclare” gli scarti delle
miniere di uranio per la costruzione
delle strade: un modo comodo e poco
costoso per smaltire scorie radioattive.
Ai livelli di radioattività rilevati da
Greenpeace basta stare fermi un’ora al
giorno in queste strade per assorbire il
massimo della dose annua ammessa dalla
Commissione Internazionale per la
Radioprotezione (International
Commission on Radiological Protection,
ICRP).
Adesso AREVA ha ricominciato a pulire i
siti indicati da Greenpeace ma
ovviamente l’affidabilità dei padroni
del nucleare francese è ai minimi
storici: quelle strade erano state già
bonificate due anni fa, e con tanto di
conferma del Niger Department of Mines
(Ministero delle Miniere del Niger).
“Solo una valutazione dello stato
dell’ambiente della zona colpita che sia
estesa, trasparente ed indipendente
potrà mettere al sicuro le popolazioni
del Niger dalla radioattività. E solo la
chiusura del capitolo ‘nucleare’ potrà
metterci tutti al sicuro dalla follia di
chi continua a fare soldi sulla nostra
pelle” conclude Giannì.
Il rapporto di Greenpeace “Uranium mines
in Niger, radioactivity in the streets
of Akokan”:
http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/briefing-radioactivity-in-ak.pdf
- Uno Notizie Italia - Roma -
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ASSE (GERMANIA) / 29-09-2009
GERMANIA, ASSE: LA RADIOATTIVITA' FA
PAURA / mentre riciccia il nucleare a
Montalto ed in altri siti d'Italia
In Italia, in questi giorni, rispunta il
folle progetto della Centrale Nucleare
di Montalto di Castro, ( Viterbo
) costruita durante la "Prima
Repubblica" (in un'area che all'epoca
era zona sismica), ma fortunatamente mai
entrata in funzione. Intanto, sempre in
tema di nucleare e radioattività
continua l'allarme in Germania per i
"famosi" fusti radioattivi nelle miniere
di Asse. Anche in Italia c'è molta
preoccupazione per i bidoni zeppi di
radioattività collocati da mafia
'ndrangheta e camorra nel nostro mare, e
non sappiamo se solo lì.
Nelle miniere di Asse, piccolo rilievo
della Bassa Sassonia, nel cuore di una
montagna di sale, riposano da decenni
rifiuti a media e bassa radioattività
delle centrali nucleari tedesche. Un
luogo per seppellire 126.000 contenitori
stipati al “sicuro” da molti pericoli.
Ma non da tutti.
All'impovviso 13 anni fa è accaduto
l'imprevedibile: una piccola vena
d'acqua ha cominciato a sgorgare
all'estremità di uno dei tunnel della
miniera che custodisce la “monnezza”
nucleare a 550 metri sotto terra.
Solo un anno fa però la notizia è
diventata di dominio pubblico, dopo
essere stata più o meno segretamente
custodita tra gestore del deposito,
governo del land (Bassa Sassonia) e
governo federale. Pochi litri d'acqua,
si parla di poco più di dieci metri cubi
al giorno e l'intera Germania ha
cominciato a tremare, perchè si tratta
di una bomba ad orologeria. Il tempo
massimo di tenuta dei contenitori è 150
anni. Quello minimo non è ancora chiaro.
Il fenomeno accaduto venne descritto con
dovizia di particolari da un giovane
ingegnere che si occupò del problema a
fine anni '70, quando il sito riceveva
ancora i bidoni destinati allo
stoccaggio temporaneo in attesa di una
soluzione definitiva. Era una critica
scomoda per i lucrosi interessi in
gioco.
La soluzione definitiva non c'è ancora
ma ora l'emergenza è un altra, perchè
nessuno sa come trattare i contenitori
per paura di romperli.
Qualcuno li vorrebbe seppellire ancora
meglio in una colata di calcestruzzo.
Una pazzia dopo l'altra, perchè si
perderebbe qualunque possibilità di
controllo.
Per ora c'è solo da tremare.
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GIOIA TAURO / 29-09-2009
APOCALISSE DA SCORIE RADIOATTIVE /in
mare trenta navi piene di radioattività:
una in Calabria, a Cetraro, Cosenza
Un territorio protetto, rispettato, è
vita per i cittadini.
Le notizie sconvolgenti di questi giorni
sul ritrovamento della nave Cunsky,
zeppa di veleni, al largo di Cetraro,
purtroppo non saranno le uniche, ma
sicuramente ne seguiranno altre. Da
decenni infatti il giudice Neri seguiva
piste sugli intrallazzi relativi alle
scorie nucleari.
Dalle sue indagini vennero alla luce
dati di rilievo che non ci fanno dormire
sonni tranquilli, infatti in seguito a
un suo mandato di perquisizione nel 1995
presso la villa del l’ing. Giorgio
Comerio a San Bovio di Garlasco (PV),
vengono alla luce, tra altre cose
interessanti, una trentina di cartelle
sulle nazioni che avrebbero dato
l’assenso allo smaltimento delle scorie
nei loro siti marini (Congo, Somalia,
Rep. Capo Verde, Sierra Leone ecc.),
progetti, videocassette sulla
funzionalità dei cosiddetti “siluri
penetratori”(siluro da 280 tonn.con
alette stabilizzatrici per la caduta
verticale a velocità accelerata, che
penetrano nei fondali marini per 30-60
mt.).
Non sappiamo se il progetto ha avuto
attuazione, sappiamo invece che la
Comunità internazionale, da tempo
allarmata, ha elaborato due convenzioni,
quella di Londra nel 1972 e quella di
Bamako del 1991, aggiornata nel 1996
(London Protocol ), che vietano lo
smaltimento di rifiuti tossici in mare.
Nell’agenda del citato ing. Comerio, in
data 21/09/1987, è appuntato, in inglese
“lost the ship” (perso la nave ). ll
giudice Neri si rivolge all’istituto
Mondiale Oceanografico e scopre che quel
giorno, in tutto il mondo, è affondata
una sola motonave, la Rigel, sembrerebbe
a 20 miglia da Capo Spartivento in
Calabria, un mare profondo 1400 mt.
Alla luce di tutto ciò Cittadinanza
Democratica che ha nel suo DNA la tutela
ambientale, del territorio e del mare,
chiede al Governo nazionale chiarezza e
interventi rapidi sulla mercificazione
ambientale che - con l’avallo del potere
politico - ha prodotto a pieno ritmo
navi cariche di rifiuti tossici, con
costi esorbitanti e danni alla salute
per la collettività, che giacciono nei
nostri fondali marini (come la Jolly
Rosso,la Rigel,la Zanoobia e tante altre
affondate nel corso degli anni ). Nello
specifico, il pentito Fonti parla di
altre 3 navi tra Scilla e Cariddi, altre
nel mare Ionio e Tirreno meridionale.
Purtroppo il riscontro pratico si è
avuto con il ritrovamento della nave
“Cunsky”.
Adesso è opportuno che quelli che
inneggiano alla costruzione di “centrali
nucleari” in Italia si mettano l’animo
in pace e rinuncino definitivamente a
progetti folli e ci dicano se intendono
eliminare le scorie delle centrali
dismesse e di quelle che vogliono
costruire semplicemente buttandole a
mare o sotterrandole nel sud del mondo o
in Calabria,come sta avvenendo.
A lor signori Cittadinanza Democratica
ricorda che gli scarti di una centrale
nucleare sono scorie radioattive che
vengono smaltite in tempi estremamente
lunghi, parliamo di 24.000 anni, che non
esiste una tecnologia che possa
accellerare il tempo di decadimento
della radioattività, che tutte le Scorie
prodotte dovremo tenercele nel nostro
territorio, sotterrate (un po' come i
rifiuti nelle discariche). Pensiamo pure
che attualmente in Italia abbiamo già
degli stoccaggi di scorie, ferme li che
non si sa come smaltire. Perciò
chiediamo al Governo in carica e al
Parlamento di non tradire la volontà
popolare espressa a larghissima
maggioranza con i 3 referendum del 1987,
e non imboccare, con i soldi dei
contribuenti italiani il costosissimo
vicolo cieco del nucleare e puntare
invece sulle energie rinnovabili.
Membro del gruppo di studio
ambiente/territorio
per Cittadinanza Democratica
Giuseppe Rizzo
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ROMA / 25-09-2009
DOCUMENTO SHOCK: SCANDALO NUCLEARE /ecco
come ingannano controlli centrale
nucleare. E in Italia riciccia il
nucleare !
ROMA (UnoNotizie.it)
Greenpeace è venuta in possesso di un
documento della compagnia elettrica
Slovenske Elektrarne (SE), controllata
al 66% da ENEL, che descrive come
manipolare l’audizione pubblica prevista
dalla procedura di Valutazione di
Impatto Ambientale (VIA) per il progetto
di completamento di due reattori
nucleari sovietici a Mochovce, in
Slovacchia. L’audizione si tiene a
Bratislava.
“Si tratta di un documento ufficiale di
ENEL/SE che mostra chiaramente la
volontà di manipolare la partecipazione
del pubblico per evitare che si facciano
critiche al progetto” spiega Andrea
Zlatnanska, responsabile della Campagna
Energia.
Il documento descrive come prevenire che
ci siano manifestazioni di protesta,
come restringere la partecipazione del
pubblico, e come raggiungere una minima
attenzione dei media. ENEL/SE indica
esplicitamente al Ministero
dell’Ambiente Slovacco di organizzare
solamente un’audizione a Bratislava e
che venga ‘evitata’ l’audizione a Vienna
già richiesta dal Consiglio comunale.
Secondo la Convenzione ESPOO, infatti, i
Paesi confinanti possono far richiesta
di partecipare alla VIA per capire quali
potrebbero essere gli impatti del
progetto. Austria e Ungheria sono molto
critiche sul completamento di reattori
nucleari risalenti agli anni ’70 a pochi
chilometri dal confine.
Il progetto consiste nel completamento
di due reattori nucleari di
progettazione sovietica VVER da 440 MW
ognuno, la cui costruzione fu interrotta
all’inizio degli anni ’90. I reattori
non hanno alcun sistema di protezione in
grado di proteggerli da incidenti gravi
come l’impatto di un aereo. Il
completamento costerà a ENEL - nelle
previsioni - 2,8 miliardi di euro, quasi
quanto costerebbe realizzare ex-novo un
reattore EPR di ultima generazione.
“In Slovacchia ENEL sta buttando i soldi
dalla finestra come se comprasse una
Duna senza airbag al costo di una
Ferrari” chiarisce Francesco Tedesco,
responsabile della Campagna Energia e
Clima di Greenpeace. “È uno scandalo che
la controllata di ENEL faccia silenzio
attorno al progetto e nasconda le
informazioni agli occhi dei cittadini
che dovranno convivere con reattori
nucleari senza guscio di contenimento. È
questo il trattamento che ENEL intende
riservare anche agli italiani?”
Greenpeace denuncia che il comportamento
di ENEL/SE, interferendo nel processo di
pubblica partecipazione, è in violazione
della legge. Greenpeace chiede dunque al
Governo slovacco che la procedura di
VIA, ormai compromessa, sia fermata e
fatta ripartire dall’inizio. I lavori di
completamento dovrebbero inoltre essere
fermati immediatamente fino a quando la
procedura VIA non sarà conclusa.
Dopo questi fatti viene solo da
rabbrividire se in Italia andasse in
porto lo scellerato progetto di
realizzare centrali nucleari usando
l'abusato termine " nuova generazione "
o nucleare pulito, come per il carbone.
Inoltre chi si fida di questa classe
politica e di controlli condizionati da
politicanti ? Speriamo, comunque, che
nei prossimi anni arrivi davvero il
nucleare di nuova generazione, insieme
ad una nuova generazione di Politici di
destra e di sinistra.
- Uno Notizie Roma -
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NUCLEARE:
ALLEANZA STRATEGIA TRA LE FRANCESI EDF E AREVA...
Radiocor - L'Eliseo ha annunciato una
partnership strategica tra le utility francesi Edf, che in Italia
controlla una partecipazione significativa in Edison, e Areva. L'intesa
prevede un possibile ingresso di Edf nel capitale di Areva. 31.07.10 |
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NUCLEARE: NASCE 'FORUM ITALIANO', CHICCO TESTA
PRESIDENTE...
(AGI) - Uno strumento di promozione del
dibattito, di diffusione di informazioni, di dialogo e
collaborazione, trasversale al mondo delle imprese,
della cultura accademica scientifica, delle forze
sociali, dei cittadini: questo lo scopo del Forum
Nucleare Italiano, presentato oggi a Roma da Chicco
Testa, che ne e' stato nominato Presidente.
Il
Forum e' un'associazione no-profit promossa da realta'
del mondo industriale, accademico e sociale. Ne sono
soci fondatori: Alstom Power, Ansaldo Nucleare, Areva,
Confindustria, E.ON, EDF, Edison, Enel, Federprogetti,
Flaei-Cisl, GDF Suez, Politecnico di Milano, Sapienza -
Universita' di Roma, Sogin, Stratinvest Energy, Techint,
Technip, Tecnimont, Terna, Uilcem, Universita' di
Genova, Universita' di Palermo, Universita' di Pisa,
Westinghouse.
Nei prossimi mesi il Forum sara' aperto all'adesione di
chiunque - singoli cittadini, istituzioni, imprese,
associazioni, ecc... - si riconosca nei suoi stessi
obiettivi: 1) contribuire, come soggetto attivo, alla
ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo
dell'energia nucleare in Italia, promuovendo il dialogo
tra tutti gli attori coinvolti; 2) favorire una piu'
ampia e approfondita conoscenza dell'opzione nucleare e
delle sue implicazioni, come condizione indispensabile
di un confronto non pregiudiziale sul tema; 3)
rappresentare un centro di divulgazione di una
informazione tecnico-scientifica sull'energia nucleare
che sia ampia, chiara, trasparente e accessibile.
31.07.10 |
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NUCLEARE, MON AMOUR. LA FAMIGLIA MALACALZA
ESCE DALL'OMBRA E PIAZZA IL MAGNETE
C'è qualcosa di davvero strano nel crescendo di
interesse e di spazio che i giornali stanno dedicando in
questi giorni all'energia nucleare.
Tutte le
principali testate hanno dedicato servizi e inserti su
un tema che sembra assolutamente impraticabile per i
costi e per le problematiche che si porta dietro.
Perfino la visita della Prestigiacomo alla centrale di
Flammanville in Normandia è stato oggetto di interesse,
per non parlare degli articoli dedicati alla nuova
centrale di Olkiluoto in Finlandia e del dibattito
penoso sulla nuova Agenzia nucleare per la quale è sceso
in campo l'85enne oncologo Umberto Veronesi.
È probabile
che sulla spiaggia pietrosa di Albenga, l'ex-ministro
Sciaboletta Scajola, dopo aver indossato il costumino
con le bretelle anni ‘30, ritrovi un po' di serenità per
questa battaglia nella quale ha creduto fermamente.
Tuttavia
sembra difficile capire la ragione di un'offensiva senza
senso e individuare la manina che sta rilanciando il
nucleare con tanta enfasi. Un indizio è arrivato un paio
di giorni fa dal "Sole 24 Ore" dove in prima pagina
campeggiava la foto di un enorme magnete che rimandava a
un corposo articolo delle pagine interne.
Guardacaso
il magnete per la fusione nucleare è il principale
business del Gruppo industriale di Vittorio Malacalza,
che con la sua ASG Superconductors progetta e costruisce
sistemi magnetici per le centrali. Da qualche settimana
Malacalza e i suoi figli Davide e Mattia sono usciti
dall'ombra con l'acquisto del 12% di Camfin, la società
che controlla la Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Con un
grosso piede dentro questa società e in Pirelli, il
genovese Malacalza di origini piacentine è balzato di
colpo a protagonista dell'industria ed è diventato il
secondo socio e grande partner d'affari del marito di
Afef. La sua società fa capo a una finanziaria in
Lussemburgo (Castle Sa) e ha sempre avuto come
principale sponsor politico quel povero Scajola che
annega i dispiaceri nel mare di Albenga.
23.07.10 |
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- fermi tutti, riparte il nucleare - la
vellutata ministro dell’Ambiente stefania PRESTIGIACOMO in
missione francese per VISITAre la CENTRALE NUCLEARE di
FLAMANVILLe, dove e’ in costruzione il reattore di terza
generazione avanzata Epr (European Pressurized Reactor) di una
potenza di 1.600 megawatt...
ANSA) - Via alla missione 'nucleare' del ministro
dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla Centrale di
Flamanville, nell'estremo nord della Francia sulla Manica, dove
e' in costruzione il reattore di terza generazione avanzata Epr
(European Pressurized Reactor) di una potenza di 1.600 megawatt.
Sicurezza e obiettivo di qualita' ambientale nella scelta del
nucleare sono al centro della visita del governo italiano alla
Centrale francese.
Sei,
secondo il Ministro dell'Ambiente, le ragioni per il nucleare.
Tra queste che l'energia nucleare 'oggi e' una delle fonte
energetiche piu' sicure, certamente la piu' controllata del
mondo'; le centrali 'sono ad impatto zero sul clima'; il
nucleare 'non e' un'antagonista delle fonti rinnovabili'; gli
italiani e le imprese italiane oggi pagano l'energia almeno il
30% in piu' degli altri paesi europei; il costo di produzione di
energia dal nucleare e' inferiore del 20% rispetto a gas
naturale e petrolio; l'energia nucleare 'da' impulso allo
sviluppo economico del paese'.
Insieme al
ministro dell'Ambiente i componenti della Commissione di
valutazione di impatto ambientale e l'amministratore delegato
della joint venture Enel-Edf, Sviluppo Nucleare Italia,
Francesco De Falco. 22-06-2010]
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NUCLEARE: OICE, NON PARTIAMO DA ZERO; PRIME CENTRALI NEL
2020...
(AGI)
- Sul nucleare l'Italia non parte da zero e "realisticamente
le prime centrali potrebbero essere pronte all'inizio del
decennio del 2020".
E'
quanto ha sottolineato il presidente dell'Oice (Associazione
delle organizzazioni di ingegneria di architettura e di
consulenza tecnico-economica) Braccio Oddi Baglioni
aggiungendo che "alcune nostre societa', grazie al lavoro
compiuto all'estero, non hanno mai abbandonato completamente
il settore, per cui se e' vero che alcune tecnologie dovremo
obbligatoriamente comprarle da chi in questi anni le ha
messe a punto, interessanti prospettive si aprono anche per
le societa' italiane che non vorranno sicuramente essere
solo colonizzate da aziende estere, ma lavoreranno insieme
in un processo che serve a ridare alla nostra ingegneria in
questo campo lo stesso livello d'eccellenza che ha in altri
settori". 10.05.10
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| TO.09.03.09
CONTRO IL
NUCLEARE IN PIEMONTE
INIZIATIVA DI PROPOPOSTA DI LEGGE REGIONALE POPOLARE PIEMONTESE, PER
ESCLUDERE IN PIEMONE LA PRODUZIONE DI ENERGIA NUCLEARE - per INFORMAZIONI
: TEL-331842683- solesigrazie@tiscali.it.
vedi
video Report clicca qui |
A2A:
DOMANI ZUCCOLI PORTA DOSSIER NUCLEARE IN CONSIGLIO DI
GESTIONE...
Radiocor -
Giuliano Zuccoli porta il dossier nucleare al consiglio di
gestione di A2A. Nella riunione in agenda per domani,
secondo quanto risulta a Radiocor, il presidente illustrera'
il progetto, lungamente discusso in sedi informali, di una
cordata italiana (alternativa a Edf-Enel), composta da ex
municipalizzate, industrie energivore, gruppi specializzati
nella tecnologia atomica, e sostenuta da almeno un partner
finanziario di spessore. L'iniziativa e' condivisa da Bruno
Caparini, influente membro del consiglio di sorveglianza e
diretta espressione di Umberto Bossi in A2A. Piu' perplessi
i Comuni azionisti (Milano e Brescia) per il notevole
impegno finanziario legato al dossier, a fronte dei 4,65
miliardi di debiti che gia' gravano sull'utility lombarda.
10.05.10 |
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CENTRALI
NUCLEARI, NUOVE PROMESSE E VECCHI DEBITI...
Ospitare una nuova centrale nucleare in cambio di incentivi?
Chi un impianto ce l'ha già, anche se chiuso, non ci tiene a
fare il bis. "Come si può ripartire con un nuovo piano
nucleare nazionale senza aver ancora risarcito
il vecchio
?", si chiede Fabio Callori, sindaco di Caorso e membro
della Consulta Anci dei comuni sede di servitù nucleari:
"Si parla di grosse indennità che verranno date ai
territori che ospiteranno le nuove centrali.
Ma
chi può crederci? Finora i comuni 'nuclearizzati' non hanno
avuto praticamente accesso ad alcuna forma di compensazione.
Nel dicembre 2003 una legge ha determinato un prelievo dalla
bolletta elettrica (di tutti gli italiani, ndr) di 0,015
centesimi per ogni Kwh consumato, per risarcire i comuni dove
venivano stoccati i materiali radioattivi.
La
prima erogazione dei contributi, avvenuta nel 2007, era
relativa al triennio precedente e calcolava in 185 milioni di
euro la cifra che ci spettava. Ce ne hanno dati solo 71, e da
allora stiamo cercando di farci versare la differenza, che è
ferma nella Cassa conguagli settore elettrico". Perché?
"Perché una norma, che dal 2005 i vari governi hanno
sempre riconfermato, per motivi incomprensibili congela il 70
per cento delle cifre dovuteci, lasciandole in cassa".
(A. V.)
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UNA
SOCIETÀ PUBBLICA, LA SOGIN SPA, INVESTE 200 MILA EURO PER
PROTEGGERE IL PROPRIO AMMINISTRATORE DELEGATO, MASSIMO ROMANO,
DA UN’INCHIESTA DELLA TERRIBILE GABANELLI - CONTRATTO CON
UNA SOCIETà DI COMUNICAZIONE PER AVVERTENZE DEL
TIPO:"NON ABBIAMO LA CERTEZZA CHE NELLE SUE BORSE (IN
PARTICOLARE NELLO ZAINETTO CHE HA SEMPRE CON SÉ) NON VI SIA
UN MICROFONO NASCOSTO. OCCORRE QUINDI LIMITARE LE
CONVERSAZIONI CON IL GIORNALISTA ALLO STRETTO NECESSARIO O A
TEMI DI CONVERSAZIONE BANALI E QUOTIDIANI” - IL MANAGER,
NOMINATO DA PRODI, PUR DI SALVARE SE STESSO HA ACCETTATO DI
FARE ANDARE A FONDO LA SOCIETÀ CHE AVREBBE DOVUTO DIFENDERE!
UNA STORIA TUTTA ITALIANA! -
Franco
Bechis - http://fbechis.blogspot.com/
Una
società pubblica, appartenente al gruppo Enel, la Sogin spa,
ha investito 200 mila euro per proteggere il proprio
amministratore delegato, Massimo Romano, da un'inchiesta di
Report e della sua conduttrice, Milena Gabanelli.
Una
cifra che vale circa 5 volte il costo medio di una puntata di
Report (42.600 euro) e che comunque ha raggiunto il suo
obiettivo: grazie all'intensa attività di lobbing dei
consulenti arruolati per arginare e ammorbidire la Gabannelli,
Romano e la sua gestione Sogin sono rimasti fuori
dall'inchiesta andata in onda il 2 novembre 2008.
L'incredibile
vicenda emerge fra le pieghe di un procedimento giudiziario in
fase istruttoria ancora nel dicembre 2009, intentato a Report
e alla stessa Gabanelli (perfino con esposto all'ordine dei
giornalisti, subito archiviato) da una delle vittime di quella
puntata sul ritorno del nucleare, un deputato della Lega Nord,
Massimo Polledri.
Sentendosi
diffamato da un passaggio di quella trasmissione, Polledri ha
prodotto in giudizio faldoni di materiale sui contatti fra
Report e Sogin e altrettanto ha fatto a sua difesa la
Gabanelli, che ha contestato anche il testo di una mail che
poteva sembrare imbarazzante per l'autonomia della conduttrice
(testo che invece sembrerebbe artefatto). Ma le carte
processuali raccontano comunque una vicenda assai
interessante.
La
puntata di Report andata in onda il 2 novembre
2008 a
cura del giornalista Sigfrido Ranucci con il titolo
"L'eredità", è stata preparata lungamente prima
dell'estate. E ha rischiato di fare dormire sonni poco
tranquilli al povero Massimo Romano, amministratore della
Sogin nominato a quell'incarico nel 2007 durante il governo di
Romano Prodi.
Per
evitare rischi, Romano è andato a contattare un pool di
consulenti di immagine e comunicazione, firmando alla fine un
contratto da 200 mila euro più 20 mila euro di rimborsi spese
con uno dei massimi professionisti del settore: la Ad hoc
communications di Mario Pellegatta.
Il
contratto formalmente aveva ad oggetto una consulenza
generica, ma nel rapporto fatto arrivare a Romano dopo lo
scampato pericolo del 2 novembre è risultato chiaro come la
sostanziale missione fosse proprio quella di annullare il
rischio Gabanelli.
Ad hoc,
che già aveva avuto rapporti professionali precedenti con
Romano e Sogin, firmò il nuovo contratto con validità dal
primo luglio 2008, proprio mentre Report stava girando
l'inchiesta sulla gestione delle scorie nucleari avanzando
rilevanti dubbi proprio sul ruolo di Sogin e su eventuali
violazioni della legge esistente da parte della società
pubblica.
Grazie
alla capacità dei consulenti, per evitare un danno di
immagine a Romano e alla società, si riesce a combinare un
incontro faccia a faccia con la Gabanelli, probabilmente
conviviale, comunque fissato per le ore 13,30 del 17 luglio
2008 all'hotel de Russie, uno dei più esclusivi di Roma, a
pochi metri da piazza del Popolo.
A 24 ore
dal faccia a faccia con la Gabanelli il consulente di Sogin,
Mario Pellegatta, inviò una mail a Romano con un dettagliato
rapporto sull'inchiesta che stava conducendo la trasmissione
Rai e l'annotazione "in preparazione incontro di
domani".
Il
rapporto, comprensibilmente, era più che altro un elogio sul
lavoro compiuto da Ad Hoc per allenare i dipendenti e
dirigenti Sogin a rispondere alle domande del giornalista di
Report. Allenamento che sembrava avere dato i risultati
voluti: "alle domande critiche", sosteneva la
relazione a Romano, "gli intervistati hanno risposto
senza offrire appigli o elementi deboli".
Si
elencavano poi le domande fatte arrivare per iscritto alla
società pubblica dal giornalista di Report, e i suggerimenti
ulteriori forniti dai consulenti, tipo: "Sono da evitare
frasi con espressioni improprie. La telecamera è sempre
accesa (...) ".
Fornita
anche un'avvertenza strategica: mai fidarsi della correttezza
professionale della Gabanelli e dei suoi collaboratori:
"Il giornalista utilizza i cosiddetti tempi morti fra una
ripresa e l'altra o durante le pause per rifocillarci, per
trattare temi critici che avrebbe intenzione di approfondire.
Non abbiamo la certezza che nelle sue borse (in particolare
nello zainetto che ha sempre con sé) non vi sia un microfono
nascosto. Occorre quindi limitare le conversazioni con il
giornalista allo stretto necessario o a temi di conversazione
banali e quotidiani...".
L'incontro
al De Russie probabilmente ha avuto l'effetto sperato da
Romano. Tanto che prima di andare in onda con l'inchiesta, la
Gabanelli offre all'amministratore delegato della Sogin la
possibilità di una intervista, che viene però (su consiglio
dei consulenti) cortesemente rifiutata, inviando una breve
dichiarazione alla conduttrice che per mail assicurò "ne
daremo conto".
Il 2
novembre andò in onda la puntata tanto temuta. Dura, e non
poco, con Sogin, che viene infilzata sia da studio che durante
l'inchiesta condotta sul campo, sempre riferendosi però a
presunte colpe dei manager che precedettero Romano, in testa
il generale Carlo Jean nominato da Silvio Berlusconi qualche
anno prima.
Anche
quando vengono rilevate criticità contemporanee, non una
parola di Report è spesa a critica della gestione Romano:
contro la società sì, ma contro il manager mai. Successo
quindi raggiunto: con quei 200 mila euro messa alla berlina
Sogin ma salvato il suo capo azienda, che a quello puntava.
Inutile
dire che il giorno dopo il trionfo sarebbe stato celebrato in
un carteggio fra Sogin e i consulenti di Ad Hoc, dove questi
ultimi tripudiavano: "alla luce della puntata di Report
andata in onda ieri, 2 novembre 2008, è evidente che la
strategia e i processi di comunicazione hanno raggiunto gli
obiettivi che si proponevano, ovvero: proteggere la grande
professionalità dei tecnici, sottolineare la discontinuità
fra le gestioni precedenti e l'attuale, limitare gli errori di
comunicazione che erano emersi nelle passate puntate".
Insomma
con soldi pubblici una società pubblica ha pagato una somma
consistente per ammorbidire (riuscendovi) l'inchiesta di una
trasmissione della tv pubblica, pagata con soldi pubblici, per
difendere la sola questione privata esistente: il buon nome di
un manager nominato dal centro sinistra che pur di salvare se
stesso ha accettato di fare andare a fondo la società che
avrebbe dovuto difendere. Una storia davvero tutta italiana.
[03-01-2010]
GABBATI
& GABANELLI - lettera di Massimo Romano IN risposta
ALL’articolo DI bechis PUBBLICATO DA “LIBERO” E RIPRESO
DA “DAGOSPIA”: “Ad Hoc è consulente di Sogin fin dal
luglio 2007. Nell’ambito di questo contratto, Sogin e Ad Hoc
hanno gestito il rapporto con Report con la professionalità e
la trasparenza usata abitualmente, al fine di tutelare al
meglio l’immagine e la reputazione aziendale”…
Riceviamo
e pubblichiamo:
Da: Massimo
Romano al direttore di "Libero"
Maurizio Belpietro
Date: 02 gennaio 2010 16.43
Oggetto: lettera di risposta articolo bechis
Caro
Direttore,
in
merito all'articolo "Un contratto da 200mila euro e
l'inchiesta di Report è schivata" di Franco Bechis,
pubblicato oggi da Libero, desidero precisare quanto segue:
Ad Hoc
è consulente di Sogin fin dal luglio 2007 (per quanto mi
risulti, lo è ancora), quando emerse la necessità di essere
supportati nella gestione della comunicazione, come avviene in
moltissime aziende pubbliche e private e come è avvenuto in
passato anche in Sogin, peraltro a costi molto superiori.
Nell'ambito
di questo contratto, Sogin e Ad Hoc hanno gestito il rapporto
con Report con la professionalità e la trasparenza usata
abitualmente, al fine di tutelare al meglio l'immagine e la
reputazione aziendale.
Come
emerge dall'articolo, la medesima trasparenza ha consentito a
terzi di accedere alla mia agenda e alla posta dei colleghi.
Col
ringraziarla dell'attenzione, La saluto molto cordialmente e
colgo l'occasione per augurare a Lei e al suo giornale buon
anno.
Massimo
Romano
[04-01-2010]
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ENEL SCOPRE
LE CARTE SUL NUCLEARE - IN ITALIA BUSINESS DA 12,6 MILIARDI DI
EURO - CONFINDUSTRIA APPARECCHIA IL TAVOLO PER IL GRANDE
SUMMIT DI GENNAIO - PARTE LA CORSA PER FARE SOLDI CON L'ATOMO
- MA LE IMPRESE ITALIANE NON SI FIDANO DELLA MARCEGAGLIA:
"E' UNA FREGATURA, QUI SI PAPPA TUTTO LA FRANCIA"…
Francesco De Dominicis per "Libero"
Enel si prepara a scoprire le carte
sul nucleare italiano. Lo farà, come anticipato da Libero, il
19 gennaio a Roma nella sede di Confindustria. Un evento clou,
quello organizzato dalla spa guidata da Fulvio Conti che sta
prendendo la forma del nucleare-day per il nostro Paese. Non a
caso, la riunione, dal tenore squisitamente tecnico con le
imprese italiane interessate a fare soldi con l'atomo, sarà
seguita da una conferenza stampa con lo stesso Conti e,
probabilmente, con il numero uno di viale dell'Astronomia,
Emma Marcegaglia.
Fra poche settimane, dunque, il
colosso energetico del nsotro Paese alzerà il velo sul piano
che prevede la costruzione di quattro centrali sulle otto
indicate nel programma del governo di centro-destra. Stime del
colosso energetico indicano nel 70% la quota degli
investimenti complessivi destinata a finire nelle casse delle
imprese tricolore. Dei 18 miliardi previsti per gli impianti
targati Enel, ben 12,6 dovrebbero restare dentro i nostri
confini. Nessuna informazione specifica, invece, arriverà sui
siti destinati a ospitare i nuovi impianti. Tema che scotta e
che rientra fra le competenze dell'Agenzia che farà capo al
ministero per lo Sviluppo economico.
L'incontro di gennaio, secondo le
carte che circolano fra i tecnici di viale dell'Astronomia,
partirà dall'illustrazione del quadro regolatorio francese
(che dovrebbe essere il modello per quello italiano) per poi
passare agli standard e alle norme tecniche. Ultimo punto
all'ordine del giorno, i criteri di classificazione delle
aziende interessate a portare a casa qualche commessa. La
selezione, che si baserà sulle linee guida Enel, sarà curata
dalle associazioni di categoria coinvolte (Ance, Anie,
Federprogetti e Oice). Sul punto, però, c'è ancora un po' di
confusione: per quanto riguarda la selezione dei fornitori
molto dipenderà dalle scelte della nuova agenzia per la
sicurezza sul nucleare.
Fatto sta che in ballo c'è una
montagna di soldi. Ecco perché più si avvicina la data
dell'incontro e più cresce l'attenzione fra gli addetti ai
lavori. Non mancano, però, le preoccupazioni fra gli stessi
imprenditori italiani. Alcuni dei quali si vanno convincendo
che l'affare, alla fine della giostra, lo faranno soprattutto
le aziende francesi, già preparate con l'impianto di
Flamanville (che vede Enel protagonista in partnership con i
cugini di Edf). La questione, in parte, è politica e rientra
negli accordi fra il premier italiano, Silvio Berlusconi, e il
presidente francese, Nicolas Sarkozy.
Il Cavaliere, probabilmente, farà di
tutto per evitare che gli investimenti diano benefici solo per
l'economia della Francia. Ma ovviamente è pure una faccenda
tecnica, con le imprese italiane, specie quelle più piccole,
che sembrano partire in svantaggio rispetto alla concorrenza
d'Oltralpe. «Non abbiamo tutte le competenze richieste e i
francesi sono più "allenati" di noi» rivela un
imprenditore. E qualche contatto fra dirigenti delle industrie
italiane e top manager francesi conferma che Oltralpe in
effetti stanno scaldando i muscoli. Così, a tranquillizzare
l'imprenditoria italiana, nei giorni scorsi, è sceso in campo
lo stesso ad di Enel. «In Italia - ha spiegato Conti - c'è
già un tessuto industriale in grado di raccogliere la sfida
nucleare». Secondo Conti, poi, «per valutare le ricadute sul
sistema industriale nazionale non va dimenticato che in una
centrale il 50% dell'investimento non riguarda il cuore
tecnologico, ma le opere convenzionali».
[29-12-2009]
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NUCLEARE,
BOLLETTE DA COSTI STELLARI / mentre entro 2020 le fonti
rinnovabili potrebbero produrre più del nucleare
I
volontari di Greenpeace hanno distribuito, davanti agli uffici
postali di 24 città italiane, le nuove bollette che l’Enel
ci presenterà nel 2020, nel caso si riuscisse a riportare il
nucleare in Italia così come sostengono la stessa azienda
elettrica e il governo.
“Enel e governo devono smetterla di prendere in giro il
Paese sostenendo che il nucleare servirà ad abbassare le
bollette degli italiani - spiega Francesco Tedesco,
responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. -
In realtà le bollette schizzeranno alle stelle, proprio come
quelle che stiamo distribuendo oggi”.
Il costo del nucleare non dipende solo dal combustibile e
dalla gestione degli impianti ma, per chi deve partire da zero
come l’Italia, è dovuto principalmente al costo di
realizzazione degli impianti. In Finlandia i nuovi reattori
EPR, quelli che l’Enel vorrebbe realizzare in Italia, ha
ormai superato i 5,5 miliardi di euro. Il peso finanziario di
un investimento iniziale così oneroso sarà recuperato
attraverso l’energia elettrica venduta. Il prezzo del
kilowattora nucleare, ai costi reali e non a quelli
propagandati da Enel, sarà più che doppio rispetto a quanto
viene oggi scambiato alla borsa elettrica.
“Il nucleare è economico? Certo, se qualcuno ti regala la
centrale, e se lo Stato si fa carico di gestire le scorie
radioattive per secoli, altrimenti è una pura follia
economica” afferma Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di
Greenpeace.
Oltre ai costi per la realizzazione degli impianti bisogna
anche tener conto degli accantonamenti per lo smantellamento
dei reattori, della copertura assicurativa in caso di
incidenti gravi, dei costi per il riprocessamento delle
scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la
realizzazione del futuro deposito geologico di stoccaggio.
In Gran Bretagna i soli costi per la gestione delle scorie
hanno prodotto un buco nei conti pubblici di 90 miliardi di
euro. In
Italia il
costo dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari in
funzione prima del 1987 è valutato in circa 4 miliardi di
euro, ma si tratta molto probabilmente di una sottostima del
costo finale per lo Stato e i contribuenti. Quanto ci costerà
lo smaltimento delle nuove scorie?
“Con il rilancio del nucleare si permette alle aziende di
fare profitti, scaricando i rischi e i costi sulle spalle dei
contribuenti e delle generazioni future. E poi puntare sul
nucleare ci farà inoltre mancare gli obiettivi europei al
2020 per lo sviluppo delle rinnovabili, con ulteriori sanzioni
per la collettività” aggiunge Tedesco.
Entro il 2020 le fonti rinnovabili insieme a misure di
efficienza energetica sono in grado di produrre quasi 150
miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo del
governo sul nucleare, creando almeno 200 mila nuovi posti di
lavoro “verdi”. La strada verso l’indipendenza
energetica dell’Italia passa obbligatoriamente attraverso lo
sviluppo delle rinnovabili, senza costi aggiuntivi per il
Paese, senza scorie pericolose da gestire per i prossimi 100
mila anni e senza rischi per la popolazione.
- Uno Notizie Roma -
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AL
DIAVOLO I VERDI! - ENEL ACCENDE IL NUCLEARE - ECCO IL PIANO
SEGRETO DI CONTI PER LE NUOVE CENTRALI -
"NUCLEARIZZATE" LE SPIAGGE VIP DI CAPALBIO E
SABAUDIA - ANCHE CONFINDUSTRIA IN CAMPO - A GENNAIO SUMMIT CON
300 IMPRESE A VIALE DELL'ASTRONOMIA...
Francesco De
Dominicis per
"Libero"
Il
velo sul piano per le nuove centrali nucleari italiane sarà
alzato all'inizio del prossimo anno. In occasione di un
maxi-incontro, a Roma, fissato per il 19 gennaio. Incontro a
cui prenderanno parte tutte le 300 imprese del nostro Paese
interessate a fare affari con l'atomo. Insomma, mentre impazza
la polemica sulla mappa dei siti per gli impianti nucleari,
Enel va avanti a testa bassa.
La
società guidata da Fulvio Conti ha schiacciato il piede
sull'acceleratore per il programma nucleare italiano (Pni). E
ha già messo attorno al tavolo, d'intesa con i vertici di
Confindustria, tutte le società da coinvolgere nella partita.
Il colosso italiano non perde tempo: vuole farsi trovare
pronto quando, in primavera, saranno definite le
localizzazioni delle centrali, in barba alle proteste dei
Verdi e agli attacchi degli ambientalisti.
Ecco
alcuni dettagli riservati sulle manovre compiute finora da
Enel e sulle prossime mosse. Di là dalle decisioni di stretta
competenza del governo e, in particolare, del ministro per lo
Sviluppo economico, Claudio Scajola, il programma sarà
portato avanti in tandem con Edf, il colosso transalpino
dell'energia. E di fatto sarà ripercorso il cammino che ha
portato alla costruzione, in Normandia, della centrale di
nuova generazione (Epr) a Flamanville.
I
colloqui fra Enel-Edf e le aziende interessate a entrare nel
consorzio italo-francese, come accennato, sono già stati
avviati. Almeno due, finora, secondo quanto risulta a Libero,
le riunioni a viale dell'Astronomia, sede degli industriali.
La prima il 12 novembre, la seconda la scorsa settimana.
Confindustria,
insomma, ci crede e sembra scommettere sul programma nucleare.
L'Enel, dal canto suo, ha già rassicurato che il ruolo
dell'Italia non sarà di secondo piano rispetto alla Francia,
in un primo tempo destinata a recitare la parte del leone.
Nessuna stima, per ora, nelle carte di viale dell'Astronomia,
su giro d'affari e impatto sull'occupazione.
Al
tavolo di lavoro partecipano tutte le imprese che, sulla
carta, possono dare un contributo alla progettazione e alla
realizzazione degli impianti nucleari. E le 34 aziende
italiane che hanno preso parte al progetto Flamanville,
secondo gli addetti ai lavori, potrebbero beneficiare di una
sorta di corsia preferenziale. Ma privilegi di questo tipo
fanno parte del gioco.
La
concorrenza, comunque, dovrebbe essere accesa. Del resto,
saranno almeno 250-300 le imprese che scaldano i muscoli e che
a gennaio arriveranno a Roma per capire se hanno tutte le
carte in regola per entrare nel business dell'atomo. La
faccenda ha scatenato l'appetito delle imprese italiane, ma la
selezione all'ingresso si avvia a essere rigorosa. I tecnici
Enel stanno mettendo a punto tutti i dettagli per le verifiche
del caso. Alcuni già si conoscono.
Ma
il quadro completo si avrà in occasione dell'incontro del 19
gennaio. Che ha un nome preciso: si chiama «supply chain
meeting». Si tratta, in sostanza, del confronto a 360 gradi
con tutta la «catena di fornitori». Dalle società di
ingegneria ai produttori di singoli componenti necessari a
mettere in piedi gli impianti. Il programma dei lavori è già
scritto: una mattinata di lavori comuni a tutte le categorie e
poi, nel pomeriggio, incontri dedicati ai settori specifici
(come forniture meccaniche e lavori civili).
Le
linee generali dei requisiti saranno illustrati da esperti
Enel, Edf e, probabilmente, pure di Areva, l'azienda francese
che confeziona i reattori nucleari. Fari puntati anche gli
aspetti legislativi e quelli legati alla sicurezza dei siti,
con analisi su standard e caratteristiche tecniche. Temi che,
in parte, sono già stati sviscerati nella riunione di
novembre e in quella della scorsa settimana, in cui Enel ha
raccolto una prima parte di informazioni dalle imprese.
Dopo
il summit di gennaio, si passerà a una fase più dettagliata.
In quest'ottica, Enel dovrebbe completare alcuni documenti
sulla base dell'esperienza di Flamanville Calandoli,
ovviamente, sulla realtà italiana. In pratica si tratta di
ulteriori specifiche tecniche per la scelte dei fornitori.
Scelte che Enel, Edf e Areva compieranno anche grazie a una
panoramica sull'intero mercato italiano, cui dedicheranno
tutto il primo semestre del 2010.
La
radiografia finale alle aziende pronte a entrare nel
consorzio, invece, sarà fatta a giugno: a quel punto
scatteranno verifiche a tappeto sui requisiti richiesti dalla
normativa internazionale e dalla procedura amministrativa. Il
gruppo di lavoro Enel-Confindustria non ha affrontato la
questione dei siti.
Ma
fra gli esperti del settore si va consolidando l'idea che,
visto il
quadro geografico della Penisola, non ci saranno discussioni
estenuanti. Poche scelte, dunque. Smentite a parte, non
sembrano esserci molte alternative a Montalto di Castro
(Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta),
Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano,Palma
(Agrigento) e Monfalcone (Gorizia).
[11-12-2009]
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CIVITAVECCHIA (ROMA) / 12-05-2009
CENTRALE ENEL CIVITAVECCHIA accensione impianto, e violazione
norme, finiscono in Parlamento Europeo
Nella sala convegni del Borgo delle Saline a Tarquinia si è
svolto un interessante incontro sul futuro della Maremma. Presente
anche l'Eurodeputato Roberto Musacchio
CIVITAVECCHIA
- ROMA (UnoNotizie.it)
PARLAMENTO
EUROPEO, INTERROGAZIONE DELL' EURODEPUTATO ROBERTO MUSACCHIO SU:
Attività
illegittime di accensione dell’ENEL nella Centrale Elettrica Torre
Valdaliga Nord di Civitavecchia e violazione delle norme ambientali
e di sicurezza nel cantiere
Premesso
che
-
la Centrale Elettrica di Torre Valdaliga Nord è in corso di
conversione a centrale a carbone, ma di fatto dal 24.12.2008
l’impianto è fuorilegge perché privo di Autorizzazione Integrata
Ambientale (AIA) essendo scaduta e non aggiornata
la precedente autorizzazione all'esercizio ai sensi della direttiva
96/61 "IPPC";
-
il Ministero dell’Ambiente non ha applicato alcuna delle sanzioni
previste mentre solo in questi giorni la Conferenza dei Servizi
presso lo stesso Ministero sta riesaminando l’AIA a seguito delle
denunce di inadempienze rilevate dall’Azienda Regionale Protezione
Ambientale regionale e dal Ministero della Salute;
-
nonostante le evidenti omissioni, irregolarità e incompletezze
delle procedure da oltre 40 giorni l’ENEL avrebbe acceso gli
impianti destinati a funzionare a carbone, dopo aver provveduto ad
accantonarne una prima scorta in depositi coperti per un totale di
150.000 tonnellate di carbone scaricato da tre navi carboniere
attraccanti ad un molo non collaudato e con un pontile per gessi e
residui delle lavorazioni non ultimato;
-
l’uso del carbone avverrebbe con accensione degli impianti nelle
sole ore notturne, senza l’uso dei filtri e delle strumentazioni
non ancora installate necessarie all’abbattimento degli ossidi e
delle polveri;
-
il percorso effettuato del combustibile dalla nave al deposito e ai
bruciatori è effettuato senza alcuna norma a salvaguardia della
salute e dell’incolumità dei lavoratori, senza impianti di
prevenzione incendi, di rilevazione delle emissioni di monossido di
carbonio e del grisou (il gas letale prodotto dal carbone);
-
il caricamento del combustibile avverrebbe nelle ore pomeridiane,
dalle 16 alle 20, pronto per bruciare nelle ore notturne rendendo in
tal modo gli effetti non visibili, ma con deposito sui terreni
agricoli e centri abitati nonché nell’aria di polveri e sostanze
nocive pregiudicando, oltre alla salute pubblica delle popolazioni,
la qualità delle produzioni agricole che in quest’area sono di
notevole pregio alimentare.
Si
chiede alla Commissione
se
non ritenga di dover intervenire affinché le autorità italiane
competenti adottino da subito i provvedimenti a tutela della salute
pubblica di popolazioni ed addetti pretendendo l'emissione dell'AIA
, il completamento delle analisi sulle emissioni della nuova
centrale a carbone e il rispetto delle norme di sicurezza sul
lavoro.
Roberto
Musacchio
Eurodeputato
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MONTALTO DI CASTRO / 21-06-2009
MAREMMA: ENERGIE RINNOVABILI, NUCLEARE E CARBONE/ il prof. Gianni
Mattioli dà lezione ad Alcetta, ex di Enel
MONTALTO DI CASTRO (UnoNotizie.it)
Mentre l’Europa persegue la strada delle
energie rinnovabili, la Maremma dovrebbe tenersi il fumo nero della centrale
policombustibile di Montalto di Castro, il carbone di
Civitavecchia, il Nucleare. No grazie, preferiamo vivere.
Leggo, tra il divertito e lo stupito, le
dichiarazioni rese alla stampa da tal Giuseppe Alcetta in materia di fonti
rinnovabili ed energia nucleare.
Stupito, perchè se la memoria non mi inganna,
Alcetta dovrebbe essere un tecnico ENEL e divertito, perché capita ad
Alcetta di bacchettare con sussiego le dichiarazioni di Massimo De Maio, uno
di quegli ambientalisti “che non conoscono quello di cui parlano”, e temo
che se Alcetta vorrà meglio informarsi, forse, da onest’uomo, rivolgerà su
di sé le bacchettate.
Scrivo la frase incriminata: “Prima
che il nucleare sia attivo- conclude De Maio- a Montalto di Castro con le
fonti rinnovabili si sarebbero prodotti 9.000 megawatt senza conseguenze per
l'ambiente, la salute e le tasche dei cittadini”. Ed ha ragione, poiché,
al ritmo delle nuove installazioni avvenute nel 2008 (1010 MW eolici, 200 MW
fotovoltaici,
400000 metri quadrati
di solare termico), la previsione avanzata da De Maio di 900 MW nuovi entro
15 anni è addirittura prudente. E questo e non altro è il confronto proposto
da De Maio.
In questi termini, l’energia prodotta da 1600
MW nucleari resta ben al di sotto dell’energia che produrrebbe la potenza
ipotizzata da De Maio, attribuendo ovviamente alle due alternative le
appropriate durate di utilizzazione degli impianti.
Ma, al di là di questi conti di scarso
significato, e delle sue ironie sulle fonti rinnovabili e sul risparmio
energetico, Alcetta sembra ignorare che l’Italia è tenuta, dalle decisioni
raggiunte in sede europea, a sostituire entro il 2020, il 20% dei consumi,
coperti con combustibili fossili, con fonti rinnovabili e un altro 20% con
risparmio energetico, mentre il Governo punta, per la stessa data, a
sostituire con il nucleare il 25% e con le fonti rinnovabili un altro 25%,
ma si tratta dei consumi di elettricità, non dei consumi
complessivi e i consumi di elettricità rappresentano appena il 20% dei
consumi complessivi: dunque il Governo punta ad una sostituzione di appena
il 10%, contro il 40% che, piaccia o no ad Alcetta, noi comunque dovremo
realizzare con risparmio e fonti rinnovabili.
E’ poi superfluo osservare che all’UE non
interessa affatto se questi kWh siano prodotti di giorno o di notte, ma, in
ogni caso, le tecniche dei Sali fusi o della produzione di idrogeno sono la
via per superare l’intermittenza di sole o vento, oltre alla ben nota
tecnica del pompaggio.
Non comprendo come si possa difendere il
carbone, dal momento che non è prevista la cattura di CO2
e dunque la trasformazione a carbone di potenza elettrica
non farà che peggiorare la nostra situazione, con la previsione di multe
assai pesanti.
Ma, a proposito di costi, Alcetta crede
veramente alla favoletta del basso costo dell’energia prodotta dal nucleare?
A parte la difficoltà di stabilire un costo del kWh, quando non si dispone
di tecnologie standard per lo smaltimento delle scorie, il Department of
Energy USA lo stima più di 0,06 €, mentre ormai il kWh eolico sta tra 0,04 e
0,05 €, a seconda della taglia degli impianti.
Il nucleare, ci informa l’AIEA, continua ad
essere in calo in tutto il mondo (lo sa Alcetta?), ma nessuno pensa che,
allora, la via delle energie pulite sia una passeggiata: tutt’altro. La
situazione del Paese, però, non migliorerà fornendo all’opinione pubblica
notizie sbagliate, per di più ironizzando sugli altri.
Gianni Mattioli
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ROMA / 04-07-2009
PERICOLO NUCLEARE/ studio britannico conferma: le radiazioni causano
tumori e gravi danni cardiaci
ROMA (UnoNotizie.it)
completamente d’accordo
con Gianni Mattioli il CNCMAS/ISDE fanno
presente quanto è lontano dalla realtà affermare l’innocuità del
nucleare. Le radiazioni, infatti, non causano solo tumori ma sono
responsabili anche di gravi danni cardiaci.
Uno studio britannico,
pubblicato sulla nota rivista International Journal of
Epidemiology, ha messo in evidenza come il rischio di malattie
cardiocircolatorie da nucleare sia addirittura maggiore del pericolo di
ammalarsi di cancro.
Lo studio, effettuato in Gran
Bretagna, ha preso in considerazione lo stato di salute di 65
mila dipendenti nel settore dell’energia nucleare nel periodo tra il
1946 e il 2002. Gli studiosi hanno scoperto un legame significativo
fra le occupazioni con elevata esposizione al nucleare e le patologie
cardiovascolari. Il rischio di ammalarsi non è stato dimostrato solo in
quei lavoratori impiegati in tempi di norme meno rigide di quelle attuali
sui limiti d'esposizione, ma le loro condizioni sono risultate certamente
peggiori: le possibilità di raggiungere i 70 anni erano del 2% in meno
rispetto agli altri. Decessi prematuri per problemi cardiocircolatori
erano stati evidenziati, da diverse ricerche, nei sopravvissuti alla bomba
atomica sganciata sul Giappone durante la seconda guerra mondiale.
IJE Advance Access
published online on March 4, 2008 International Journal of Epidemiology,
doi:10.1093/ije/dyn018
The non-cancer mortality experience of male workers at British Nuclear
Fuels plc, 1946–2005
D Mc Geoghegan, K Binks, M Gillies, S Jones, S Whaley
Dr. Giovanni Ghirga
portavoce
Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la
Salute (L)
Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente (C)
- Uno Notizie Roma -
NUCLEARE, IL DIBATTITO SU UNONOTIZIE.IT/ l'ex Ministro Gianni Mattioli
risponde all'ex Presidente Enel Chicco Testa
ROMA (UnoNotizie.it)
Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell'ex Ministro Gianni
Mattioli all'intervento, da noi pubblicato, dell'ex Presidente
di Enel Chicco Testa.
" Nel dibattito sull’energia nucleare ospitato dai media, Giuseppe
Alcetta mi ha invitato ad “approfondire con un ambientalista come il Dr.
Testa le argomentazioni che lo hanno portato sulla nuova via”: il
sostegno all’energia nucleare.
Spiegai ad Alcetta che non mi pareva utile andare ad imparare alcunché da
uno che aveva pubblicato un libro che, almeno su due questioni cruciali
– le dosi di radiazioni per i lavoratori e lo smaltimento dei rifiuti
radioattivi – si limita a sostenere che il problema non c’è.
Aggiungevo anche qualche dubbio sul suo ruolo di ambientalista, dal
momento che gli anni della sua presidenza dell’ENEL sono quelli che
hanno visto l’Italia agli ultimi posti nell’impegno per il decollo
delle energie pulite e rinnovabili.
Ora “UnoNotizie.it” pubblica una piccata risposta di
Testa, contenente due affermazioni.
1) Impari Mattioli dal Premio Nobel della Fisica Chu che “inserisce
il nucleare fra le fonti pulite”.
2) Sotto la sua presidenza di Enel fu fondata Enel Greenpower.
Sul danno da radiazioni, avevo riportato quanto chiunque può leggere
nelle pubblicazioni della Commissione Internazionale di Protezione dalle
Radiazioni Ionizzanti, la più alta autorità internazionale in materia
(In particolare: Pubblicazione 103 ICRP 2007).
Chiedere di valutare il danno sanitario delle radiazioni ad un fisico, sia
pure premio Nobel, misura la cultura scientifica di Testa.
E quanto ai meriti di Enel in materia di fonti rinnovabili, qualsiasi
tabella ci informa che solo negli ultimi tre anni è tardivamente
avvenuto, anche in Italia, il decollo di fonti rinnovabili, sulla base di
una legislazione europea di incentivi, tardivamente recepita
dall’Italia.
Ma Testa è un Berlusconi in sedicesimo, per il quale basta affermare che il
problema non c’è. "
Gianni Mattioli
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VITERBO / 27-02-2009
LO SCIENZIATO GIANNI
MATTIOLI: ECCO PERCHE' BISOGNA DIRE ''NO'' AL PERICOLOSO NUCLEARE
VITERBO (UNONOTIZIE.IT)
Gianni Mattioli,
fisico e docente presso " La Sapienza "
e leader storico dell’ambientalismo italiano, in un' interessante
intervento durante una affollata conferenza svoltasi a Viterbo e
dal titolo ENERGIE ALTERNATIVE O NUCLEARE: QUALE FUTURO PER LA
TUSCIA ? Lo scienziato ha fornito un trascinante ed
esauriente contributo scientifico, richiamando l’attenzione sui dati
storici e culturali che rendono necessaria l'opposizione alla
pericolosa scelta del nucleare in questo momento.
Vi proponiamo tre
passaggi del suo prezioso intervento:
GIANNI
MATTIOLI 1^ parte
GIANNI
MATTIOLI 2^ parte
GIANNI
MATTIOLI 3^ parte
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HELSINKY (FINLANDIA) / 06-03-2009
NUCLEARE: I REATTORI CHE
SI VORREBBE COSTRUIRE IN ITALIA HANNO GIA' FALLITO IN FINLANDIA
HELSINKY (UNONOTIZIE.IT)
Liti
a suon di miliardi in Europa, per chi ha deciso di
investire nella costruzione di nuovi impianti Epr
(reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata) che si rivelano
ogni giorno più costosi e, tentando di risparmiare, meno sicuri. Si
tratta dello stesso tipo di reattore nucleare che si vorrebbe
costruire in Italia in quattro centrali.
Areva e TVO, i due contraenti nella costruzione del nuovo impianto
nucleare di Olkiluoto in Finlandia, sono ai ferri
corti. Come ha infatti pubblicato il principale giornale economico
finlandese Kauppalehti, la società costruttrice francese Areva ha
dichiarato di voler procedere per vie legali contro la committente TVO.
Le due società si stanno infatti incolpando l’un l’altra degli
enormi ritardi: l’impianto Epr (Olkiluoto 3), che
doveva essere consegnato nel 2009, non sarà consegnato nemmeno nel
2011, avendo accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di
cantiere.
Secondo la CEO di Areva Anne Lauvergon, TVO non ha eseguito le
procedure di accelerazione che erano state concordate nel giugno 2008,
mentre ha impiegato un anno per l’approvazione dei documenti
di costruzione rispetto ai due mesi precedentemente concordati. Per
cui Areva ha deciso di chiedere a TVO per via giudiziale 2 miliardi e
mezzo di euro. Inoltre, secondo Areva, TVO pretenderebbe a sua volta
dall’azienda francese 2,4 miliardi di euro per il ritardo.
Areva stima che OL3 costerà 1,7 miliardi di euro in più rispetto ai
3,2 miliardi di euro stabiliti da contratto. L’anno scorso ha
accantonato riserve per 749 milioni di euro per Olkiluoto 3, che hanno
duramente impattato sull’utile di esercizio della società,
riducendo il risultato di fine anno del 21%.
Una cosa è certa: comunque andrà a finire, gli ulteriori ritardi e
costi peseranno non poco sulla bolletta dei cittadini finlandesi.
Secondo la testata finlandese Kauppalehti gli utenti finali finlandesi
si accolleranno almeno 3,5 miliardi di euro in più rispetto al
passato.
"Su questi aspetti l’informazione in Italia è stata molto
carente.- Denuncia Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace
Italia- Se si aggiungono le 2100 ‘non conformità’ rilevate
dall’Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese, il quadro è
chiaro: gli EPR costano troppo e per tentare di ridurre i costi anche
la sicurezza viene messa in dubbio”.
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E IN CASO DI INCIDENTE
NUCLEARE ? GREENPEACE DISTRIBUISCE DEPLIANT
ROMA (UNONOTIZIE.IT)
Nel depliant si leggono le azioni consigliate per ridurre i rischi in
caso di emergenza nucleare.
Si ricorda ad esempio di fare scorte, liberarsi degli abiti
contaminati, aiutare vicini di casa in difficoltà (disabili, bambini,
anziani) e, in caso di evacuazione, di allontanarsi quanto più
possibile dalla sorgente delle radiazioni.
"Quest'ultimo punto va ricordato a chi dice che, siccome siamo già
circondati da centrali nucleari e importiamo energia, tanto vale
costruirle in Italia. Questa è una affermazione
falsa e tendenziosa perchè i rischi sono tanto maggiori quanto vicina
è la sorgente, principio fondamentale della radioprotezione"
spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace.
Link:
"Cosa fare in caso di incidente nucleare" volantino
http://www.greenpeace.it/nucleare/GPvolantino%20nucleare%20A4.pdf
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