NUCLEARE NO GRAZIE
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- NUCLEARE: NUCCI, SOGIN HA STUDIATO 50 AREE MA AGENZIA DARA' MAP SITI...
(Adnkronos) - 'La Sogin ha studiato i criteri per il deposito nazionale di scorie radiattive. Si dice anche che ci sono una cinquantina di siti ma in realta' la Sogin ha studiato una cinquantina di aree idonee ma la vera definizione dei siti la dara' l'Agenzia per la sicurezza nucleare. Non siamo noi che decidiamo'. Lo ha affermato l'amministratore delegato di Sogin, Giuseppe Nucci, parlando a margine di un convegno Enea sulla formazione di esperti per il nuovo programma nucleare italiano. Nucci ha quindi riferito: 'Stiamo lavorando da un anno non ci sono notizie sui nomi dei siti, anche se ci fossero non avrebbero l'ok dell'agenzia'.

Nucci ha inoltre affermato che 'serve un caveau nazionale e anche i rifiuti ospedalieri radiattivi andrebbero eventualmente stoccati nell'unico deposito nazionale'. 'Il deposito nazionale sarebbe da 150 a 300 ettari, sarebbe un deposito superficiale, modulare, mentre un deposito profondo e' piu' complesso', ha spiegato Nucci sottolineando che il progetto del deposito superficiare 'sara' competitivo, all'avanguardia -ha aggiunto- stiamo anche pensando che debba emettere meno Co2 possibile'.

Riguardo i costi di questo deposito Nucci ha fatto un parallelo con la Spagna: 'Se la Spagna ha speso 700-800 mln di euro per il suo deposito noi dobbiamo spendere meno'. 'Se si facesse questo deposito superficiale sarebbe di circa 70 metri cubi solo per la terza categoria', ha aggiunto ancora l'amministratore delegato di Sogin.

26-01-2011]

 

 

- A CREDERE SUL NUCLEARE ITALICO SONO RIMASTI IN POCHI, ANZI POCHISSIMI. DI PIÙ: CI CFREDE ORMAI SOLO CHICOC TESTA (PER GLI AMICI TESTA DI CHICCO)
A crederci sono rimasti in pochi, anzi pochissimi.

 

Sul nucleare sta calando il sipario nell'indifferenza generale e con l'opposizione a sorpresa di regioni come il Piemonte e il Lazio, governate da politici come Cota e la massaia Polverini che smentiscono un capitolo importante del centrodestra. Nessuno crede peraltro che il Cavaliere, proteso in queste ore ad annunciare investimenti mirabolanti per il Sud, abbia il coraggio di tirar fuori dal cilindro anche la carta dell'atomo che stava tanto a cuore a Sciaboletta Scajola.

All'inizio di febbraio il ministro dell'aeroporto di Albenga aveva solennemente promesso che il primo impianto sarebbe entrato in funzione nel 2013 e la produzione di energia nel 2020. Adesso anche i sostenitori più accaniti del nucleare parlano del 2030 come una data in cui forse sarà possibile consentire all'Italia di avvicinare paesi come la Francia dove si utilizza al 76% la nuova energia e la Germania che è riuscita a superare le obiezioni degli ambientalisti.

 

Lo scetticismo ormai è diffuso e sembra colpire anche i personaggi che negli ultimi anni si sono convertiti alla causa. Uno di questi è Chicco Testa (per gli amici Testa di Chicco), il 58enne manager bergamasco che ha fatto una conversione da 360 gradi rispetto alle convinzioni che aveva nell'87 quando si batteva per il referendum in favore del nucleare.

Non più tardi di ieri pomeriggio Chicco è apparso con la faccia mesta sugli schermi di "Sky Tg 24" dove si è confrontato con Alberto Clò, l'economista bolognese che siede in un paio di consigli di amministrazione e ha pubblicato quest'anno il libro "Si fa presto a dire nucleare".

Di fronte alle domande incalzanti della conduttrice Sarah Varetto, che sembra eccitarsi anche quando nel suo studio ospita personaggi spenti come Stefano Micossi e Angelo De Mattia, il povero Chicco ha dovuto fare i salti mortali per sostenere la causa alla quale si è convertito con una giravolta tra le più sfacciate e sorprendenti.

Così mentre Clò lo incalzava sui soldi e sulle regole necessari per mettere in piedi un parco nucleare italiano, all'ex-leader ambientalista e presidente dell'Enel non è rimasto che portare l'esempio della centrale nucleare costruita in Finlandia dove peraltro gli extracosti hanno fatto lievitare i tempi e gli investimenti.

 

E quando alla fine della trasmissione l'inquieta conduttrice ha chiesto se nel 2030 l'energia costerà di meno per i consumatori, Chicco avrebbe voluto sbattere la testa contro la telecamera.26-11-2010]

 

 

NUCLEARE: no bipartisan degli italiani, il 62% e' contrario alle centrali. (La Repubblica, pag. 27)

18-11-2010]

13. NUCLEARE: CONTI, SCORIE FALSO PROBLEMA, SONO GESTIBILI...
(Adnkronos)- Il problema delle scorie nucleari "e' un falso problema". Lo ha affermato l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, parlando alla trasmissione 'Zapping' di RadioUno. Secondo Conti, inoltre, "anche in questo campo la tecnologia fa passi da gigante. Le scorie vengono riutilizzate per produrre nuovo combustibile. Il 95% viene riutilizzato nel processo e quindi non ha bisogno di essere stoccato".

18-11-2010]

 

 

ATOMO ALL’ITALIANA - IL NOSTRO NUCLEARE? UN DISASTRO, PAROLA DELL’EX MINISTRO DELL’INDUSTRIA (E NUCLEARISTA CONVINTO) ALBERTO CLÒ: “VI SPIEGO IL GRANDE BLUFF DELLA PROPAGANDA BERLUSCONIANA SUL RITORNO DELLE CENTRALI” - “CON LA LEGGENDA DELL’INVESTIMENTO TUTTO PRIVATO ACCOLLIAMO ALLE FUTURE GENERAZIONI UNA RENDITA ASSISTITA DALLO STATO” - E TUTTO PER UN RISPARMIO ENERGETICO SOLO DEL 5%...

Giorgio Meletti per "Il Fatto Quotidiano"

 

Attorno al "rinascimento nucleare", del quale si parla molto facendo poco, ci sono alcuni misteri. Il primo è che in un profluvio di interviste e convegni, il governo Berlusconi ha costituito l'Agenzia per la sicurezza nucleare, primo passo operativo per la costruzione di nuove centrali.

Ma, chissà come, si è dimenticato di scrivere il documento programmatico che dovrebbe precedere il gran fervore di attività e che infatti il decreto legislativo n. 31 del 15 febbraio 2010 ordinava di redigere in poche settimane. Questa è solo una delle bombe di profondità sganciate da Alberto Clò, docente di Economia industriale a Bologna e ministro dell'Industria nel governo Dini (1995).

Il suo pamphlet "Si fa presto a dire nucleare", appena pubblicato da Il Mulino, se letto con qualche attenzione dalla classe politica, metterebbe la pietra tombale su un piano nucleare fatto di chiacchiere. Che però, alla lunga, rischia di aprire la strada a una rendita miliardaria (in euro) e quindi a un gigantesco drenaggio di denaro pubblico. Clò si addentra nelle stranezze del nucleare all'italiana con perfida ironia: "Costruire per non produrre non è una gran prospettiva, specie se si sono spesi miliardi di euro".

 

E si chiede come mai si parte con il nucleare ma nel frattempo si autorizza anche un nuovo esercito di centrali a metano, cosicché si rischia tra 20 anni di non sapere che farne. L'impatto del suo volumetto è moltiplicato dal fatto che fin dalla prima riga l'economista bolognese si dichiara nuclearista non pentito.

E, quando Clò passa in rassegna le sciocchezze fatte o dette dai pasdaran dell'atomo, lo fa per metterli sull'avviso: sarà colpa vostra, avverte, se anche stavolta non combineremo niente. A 21 anni dal referendum che ci ha fatto uscire dal nucleare, secondo Clò una iattura, siamo rientrati in ballo con una semplice dichiarazione dell'allora ministro Claudio Scajola all'assemblea della Confindustria del 22 maggio 2008.

Clò prende di mira la ottusa propaganda filonucleare, che non ha imparato niente dalla sconfitta degli anni Ottanta, e fa impietosamente il verso all'idea ossessiva di dipingere il ritorno al nucleare come una marcia trionfale all'insegna degli slogan: "La convenienza del nucleare è fuor di dubbio. Gli investitori sono in grado di assumersene l'onere senza alcun aiuto, sussidio, incentivo. I soldi non sono un problema. Possiamo farcela nel giro di pochissimi anni".

"Si fa presto a dire nucleare", replica appunto Clò, che smonta una per una queste asserzioni, pur paventando il rischio di essere considerato "un traditore". E al contrario sostenendo che solo guardando i problemi per quello che sono, senza fare i furbi, si potrà costruire attorno all'energia atomica quel consenso sociale indispensabile per procedere. Ed ecco la lista dei problemi. Innanzitutto non è vero che il nucleare avanza in tutto il mondo e gli italiani sono gli unici fessi a restare tagliati fuori.

 

"Rispetto ai massimi toccati nel decennio scorso l'apporto del nucleare si è ridotto del 21 per cento in Germania, del 14 per cento in Giappone, del 27 per cento in Gran Bretagna, del 7 per cento in Francia, del 12 per cento nell'intera Unione europea", scrive Clò. Inoltre le difficoltà economiche sono assai spinose. "I tempi medi di costruzione delle centrali sono raddoppiati", scrive Clò, e questo pesa sul costo finanziario dell'operazione.

Tra l'altro, rileva l'economista, "l'Agenzia di Parigi ha calcolato che per le oltre 150 centrali realizzate tra 1986 e 1997 il costo effettivo è risultato doppio di quello previsto; mentre le cose sono andate ancor peggio negli Stati Uniti, con uno scarto di tre volte". E ancora: non è vero che il nucleare fa risparmiare sui costi di generazione dell'elettricità. Arrivando al 25 per cento di produzione nucleare, come promesso da Berlusconi, Clò calcola nel 5 per cento il risparmio massimo ottenibile. Un po' poco per giustificare economicamente un investimento di decine di miliardi di euro. Anche perché non è detto che il risparmio finisca ai consumatori.

 

E qui Clò affronta il tema più insidioso della sfida nucleare. Con la leggenda dell'investimento tutto privato che si ripaga sul mercato, si rischia di accollare alle future generazioni un vincolo spaventoso: quello di dover mantenere per decenni, con il denaro di Pantalone, una rendita assistita dallo Stato. Già nei decreti del governo Berlusconi è prevista una copertura assicurativa dello Stato su tutti i ritardi di costruzione "per motivi indipendenti dal titolare dell'autorizzazione".

Poi c'è la cosiddetta "priorità di dispacciamento": significa che l'elettricità nucleare avrà sempre la precedenza per l'immissione sulla rete, senza passare dai meccanismi di offerta all'asta, e quindi lasciando ferma la centrale a metano che in quel momento offrirebbe la stessa elettricità a meno.

 

E infine, osserva Clò, "un ulteriore tipo di provvedimento - il più rilevante di tutti - è come garantire ai produttori nucleari certezza sui prezzi di cessione, per metterli al riparo dalle oscillazioni dei prezzi delle fonti concorrenti, dall'imprevedibilità della domanda, in una parola: dal mercato e dalla concorrenza. (...) Un simile intervento, che temiamo a protezione dei venditori più che a tutela dei consumatori, solleva legittimi interrogativi".

Questa prospettiva di un nucleare antieconomico e assistito fa la parte del leone nel libro di Clò, che da economista dichiara di non voler entrare nei temi dei rischi ambientali. Però una parte decisiva del suo pamphlet è dedicata al tema delle "paure irrazionali", a partire dal problema delle scorie, "rimasto irrisolto, con la loro dislocazione e sistemazione ignote e comunque non degne di un paese civile".

Da qui parte un ragionamento che ribalta il senso comune nuclearista. Si è scoperto, attraverso serie ricerche, che "l'avversità al nucleare si basa sostanzialmente su implicazioni psicologiche, tali da annullare ogni considerazione sui suoi effetti benefici. Morale: insistere su questi, anziché tentare di rimuovere le prime era e rimane strategia comunicativa inutile, ancorché dominante".

 18-11-2010]

 

 

 

ROMA / 11-02-2010

ITALIA, RITORNO AL NUCLEARE: CI SIAMO / approvato decreto legislativo per localizzazione e realizzazione di nuove centrali nucleari

Nei corridoi romani, sia di destra che di sinistra, sia di governo che di sottogoverno o di "opposizione" (si fa per dire naturalmente) circolano strane voci sull'imminente ritorno al nucleare.

 

Ritorno al nucleare: il 10 febbraio 2010, giorno della commemorazione delle vittime delle foibe,  il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che disciplina la localizzazione e la realizzazione di nuove centrali nucleari. Ma il pubblico non saprà - prima delle elezioni amministrative - in quali Regioni intendono costruire gli impianti!

Opportunità politica, s'intende...

Ma viene da chiedersi, se si teme così tanto l'opinione pubblica come mai il Governo prosegue indefesso verso la realizzazione di tale piano sciagurato?

Il Lazio, una delle regioni “papabili” per una delle nuove centrali, sussiste il rischio che Montalto di Castro, luogo in cui pre-esisteva una struttura  già quasi ultimata prima del referendum abrogativo, venga prescelto per sancire il "glorioso" ritorno all'energia atomica. In verità questo sarebbe un progetto con il "botto", adatto ad un Governo Berlusconi che traballa sempre più e che a causa di una ubicazione "nucleare" alle porte di Roma potrebbe defungere definitivamente.... (nessuno ha mai chiesto l'opinione in proposito di Papa Ratzinger?) 

Ma, sempre per motivi di convenienza e sempre da voci di corridoio, sembrerebbe invece che le centrali andranno fatte là dove ci sono avversari politici -e non nel Lazio, vicino a Roma dove comanda un sindaco PDL e dove forse vincerà anche un Governatore/trice PDL (salvo sorprese dell'ultim'ora). 

"Infatti alla chetichella alcuni giorni fa (il 4 febbraio u.s.) il Governo astutamente,  ha impugnato in Corte Costituzionale le Leggi Antinucleari in Puglia, Campania e Basilicata. Sorgeranno qui le prossime centrali nucleari!? Schizofrenia PDL?! Che strano... unicamente di queste tre regioni (su un totale di ben 15 Regioni Antinucleari), come mai? Delle due l'una: o i presidenti Vendola, Bassolino e De Filippo sono antipatici al governo Berlusconi-Scajola, oppure (più probabile) sono queste le prime tre regioni scelte per costruire le Centrali Nucleari..." (Notizia Econews)

Insomma le Centrali Nucleari andranno al Sud... dove vanno tutti i più scomodi servizi e dove la popolazione è  più malleabile dai Poteri Forti (che sia lo Stato o la Mafia non importa).

Marzia Marzoli, la pasionaria antinuclearista di Tarquinia, candidata Governatrice del Lazio  per la Rete dei Cittadini, secondo me potrà contare nell'aiuto insperato di Silvio Berlusconi stesso, che non vuole installare un ordigno ad orolegeria presso la sua sede di Governo....

Questo almeno mormorano nei corridoi romani del potere.... di destra e di sinistra e di centro ....

Nel frattempo però, per tamponare il tamponabile, Greenpeace si sta adoperando con una raccolta firme antinucleare, valida per tutto il territorio nazionale. Il responsabile  per il nucleare dell'associazione ambientalista, Andrea Lepore, afferma: "La nostra campagna contro questa scelta rischiosa e troppo costosa va avanti.

Partecipa anche tu e firma l’appello sul sito www.nuclearlifestyle.it  per chiedere ai candidati alle elezioni regionali del 28 e 29 marzo di dire No al Nucleare. Contro un governo che continua a imporre le sue scelte, l’opposizione delle Regioni è l’unica possibilità che abbiamo per fermare il ritorno del nucleare nel nostro Paese" 

La speranza è sempre l’ultima a morire!?

Paolo D'Arpini

 

 

 

VITERBO / 14-02-2010

SITI NUCLEARI, L'ITALIA TORNA INDIETRO / intervento scienziato Gianni Mattioli: tutti dobbiamo dire No al pericoloso nucleare

 

 

Gianni Mattioli, fisico e docente presso l'Università La Sapienza di Roma e leader storico dell’ambientalismo italiano in un intervento da non perdere ripreso da UnoNotizie durante un' interessante ed affollata conferenza sul problema energetico svoltasi a Viterbo sul tema della scelta tra le energie alternative ed il pericoloso nucleare.

Lo scienziato ha fornito un coinvolgente ed esauriente contributo scientifico, richiamando l’attenzione sui dati storici e culturali che rendono necessaria l'opposizione alla pericolosa scelta del governo italiano per il nucleare in questo momento.

Vi proponiamo tre passaggi del suo prezioso intervento:

GIANNI MATTIOLI 1^ parte

GIANNI MATTIOLI 2^ parte

GIANNI MATTIOLI 3^ parte

 

  

NIGER / 07-01-2010

NUCLEARE, NIGER: GREENPEACE DENUNCIA CONTAMINAZIONE DA URANIO / errori di AREVA, compagnia francese della rinascita nucleare in Italia

AREVA, la compagnia nucleare francese che dovrebbe avviare la “rinascita nucleare” in Italia, ha ammesso oggi di aver contaminato in modo inaccettabile il villaggio di Akokan nel Niger. Questo villaggio, infatti, sorge presso due miniere di uranio che sono gestite da affiliate di AREVA.

Già dal 2003 erano emersi indizi di contaminazione ad Akokan e nel 2007 si sono riscontrati livelli di radioattività fino a cento volte oltre il livello di fondo. Nel 2008 AREVA aveva affermato di aver bonificato la zona, sotto il controllo delle autorità locali. Lo scorso novembre 2009 una spedizione di Greenpeace - con la collaborazione del laboratorio francese CRIIRAD e della rete di associazioni locali ROTAB - ha visitato sia le miniere (sotto la sorveglianza delle autorità locali) sia i villaggi vicini.

“Ad Akokan sono stati rilevati livelli di contaminazione fino a cinquecento volte oltre il livello di fondo, anche negli stessi punti che AREVA sosteneva di aver bonificato” denuncia Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace. “Ovviamente, non possiamo fidarci di AREVA, né nel Niger né in Italia: quali garanzie possono dare con questo approccio fantasioso alla sicurezza nucleare?”.

Secondo le ultime notizie la contaminazione per le strade di Akokan, e presumibilmente in altre zone del circondario, è causata dalla folle idea di AREVA di “riciclare” gli scarti delle miniere di uranio per la costruzione delle strade: un modo comodo e poco costoso per smaltire scorie radioattive. Ai livelli di radioattività rilevati da Greenpeace basta stare fermi un’ora al giorno in queste strade per assorbire il massimo della dose annua ammessa dalla Commissione Internazionale per la Radioprotezione (International Commission on Radiological Protection, ICRP).

Adesso AREVA ha ricominciato a pulire i siti indicati da Greenpeace ma ovviamente l’affidabilità dei padroni del nucleare francese è ai minimi storici: quelle strade erano state già bonificate due anni fa, e con tanto di conferma del Niger Department of Mines (Ministero delle Miniere del Niger).

“Solo una valutazione dello stato dell’ambiente della zona colpita che sia estesa, trasparente ed indipendente potrà mettere al sicuro le popolazioni del Niger dalla radioattività. E solo la chiusura del capitolo ‘nucleare’ potrà metterci tutti al sicuro dalla follia di chi continua a fare soldi sulla nostra pelle” conclude Giannì.

Il rapporto di Greenpeace “Uranium mines in Niger, radioactivity in the streets of Akokan”:
http://www.greenpeace.org/raw/content/international/press/reports/briefing-radioactivity-in-ak.pdf

- Uno Notizie Italia - Roma -

 

 

ASSE (GERMANIA) / 29-09-2009

GERMANIA, ASSE: LA RADIOATTIVITA' FA PAURA / mentre riciccia il nucleare a Montalto ed in altri siti d'Italia

In Italia, in questi giorni, rispunta il folle progetto della Centrale Nucleare di Montalto di Castro, ( Viterbo ) costruita durante la "Prima Repubblica" (in un'area che all'epoca era zona sismica), ma fortunatamente mai entrata in funzione. Intanto, sempre in tema di nucleare e radioattività continua l'allarme in Germania per i "famosi" fusti radioattivi nelle miniere di Asse. Anche in Italia c'è molta preoccupazione per i bidoni zeppi di radioattività collocati da mafia 'ndrangheta e camorra nel nostro mare, e non sappiamo se solo lì.

Nelle miniere di Asse, piccolo rilievo della Bassa Sassonia, nel cuore di una montagna di sale, riposano da decenni rifiuti a media e bassa radioattività delle centrali nucleari tedesche. Un luogo per seppellire 126.000 contenitori stipati al “sicuro” da molti pericoli. Ma non da tutti.

All'impovviso 13 anni fa è accaduto l'imprevedibile: una piccola vena d'acqua ha cominciato a sgorgare all'estremità di uno dei tunnel della miniera che custodisce la “monnezza” nucleare a 550 metri sotto terra. Solo un anno fa però la notizia è diventata di dominio pubblico, dopo essere stata più o meno segretamente custodita tra gestore del deposito, governo del land (Bassa Sassonia) e governo federale. Pochi litri d'acqua, si parla di poco più di dieci metri cubi al giorno e l'intera Germania ha cominciato a tremare, perchè si tratta di una bomba ad orologeria. Il tempo massimo di tenuta dei contenitori è 150 anni. Quello minimo non è ancora chiaro. Il fenomeno accaduto venne descritto con dovizia di particolari da un giovane ingegnere che si occupò del problema a fine anni '70, quando il sito riceveva ancora i bidoni destinati allo stoccaggio temporaneo in attesa di una soluzione definitiva. Era una critica scomoda per i lucrosi interessi in gioco.
La soluzione definitiva non c'è ancora ma ora l'emergenza è un altra, perchè nessuno sa come trattare i contenitori per paura di romperli.
Qualcuno li vorrebbe seppellire ancora meglio in una colata di calcestruzzo.
Una pazzia dopo l'altra, perchè si perderebbe qualunque possibilità di controllo.
Per ora c'è solo da tremare.

 

 

 

GIOIA TAURO / 29-09-2009

APOCALISSE DA SCORIE RADIOATTIVE /in mare trenta navi piene di radioattività: una in Calabria, a Cetraro, Cosenza

Un territorio protetto, rispettato, è vita per i cittadini.
Le notizie sconvolgenti di questi giorni sul ritrovamento della nave Cunsky, zeppa di veleni, al largo di Cetraro, purtroppo non saranno le uniche, ma sicuramente ne seguiranno altre.  Da decenni infatti il giudice Neri seguiva piste sugli intrallazzi relativi alle scorie nucleari.
Dalle sue indagini vennero alla luce dati di rilievo che non ci fanno dormire sonni tranquilli, infatti in seguito a un suo mandato di perquisizione nel 1995 presso la villa del l’ing. Giorgio Comerio a San Bovio di Garlasco (PV), vengono alla luce, tra altre cose interessanti, una trentina di cartelle sulle nazioni che avrebbero dato l’assenso allo smaltimento delle scorie nei loro siti marini (Congo, Somalia, Rep. Capo Verde, Sierra Leone ecc.), progetti, videocassette sulla funzionalità dei cosiddetti “siluri penetratori”(siluro da 280 tonn.con alette stabilizzatrici per la caduta verticale a velocità accelerata, che penetrano nei fondali marini per 30-60 mt.).

Non sappiamo se il progetto ha avuto attuazione, sappiamo invece che la Comunità internazionale, da tempo allarmata, ha elaborato due convenzioni, quella di Londra nel 1972 e quella di Bamako del 1991, aggiornata nel 1996 (London Protocol ), che vietano lo smaltimento di rifiuti tossici in mare. Nell’agenda del citato ing. Comerio, in data 21/09/1987, è appuntato, in inglese “lost the ship” (perso la nave ). ll giudice Neri si rivolge all’istituto Mondiale Oceanografico e scopre che quel giorno, in tutto il mondo, è affondata una sola motonave, la Rigel, sembrerebbe a 20 miglia da Capo Spartivento in Calabria, un mare profondo 1400 mt.
Alla luce di tutto ciò Cittadinanza Democratica che ha nel suo DNA la tutela ambientale, del territorio e del mare, chiede al Governo nazionale chiarezza e interventi rapidi sulla mercificazione ambientale che - con l’avallo del potere politico - ha prodotto a pieno ritmo navi cariche di rifiuti tossici, con costi esorbitanti e danni alla salute per la collettività, che giacciono nei nostri fondali marini (come la Jolly Rosso,la Rigel,la Zanoobia e tante altre affondate nel corso degli anni ). Nello specifico, il pentito Fonti parla di altre 3 navi tra Scilla e Cariddi, altre nel mare Ionio e Tirreno meridionale. Purtroppo il riscontro pratico si è avuto con il ritrovamento della nave “Cunsky”.
Adesso è opportuno che quelli che inneggiano alla costruzione di “centrali nucleari” in Italia si mettano l’animo in pace e rinuncino definitivamente a progetti folli e ci dicano se intendono eliminare le scorie delle centrali dismesse e di quelle che vogliono costruire semplicemente buttandole a mare o sotterrandole nel sud del mondo o in Calabria,come sta avvenendo.

A lor signori Cittadinanza Democratica ricorda che gli scarti di una centrale nucleare sono scorie radioattive che vengono smaltite in tempi estremamente lunghi, parliamo di 24.000 anni, che non esiste una tecnologia che possa accellerare il tempo di decadimento della radioattività, che tutte le Scorie prodotte dovremo tenercele nel nostro territorio, sotterrate (un po' come i rifiuti nelle discariche). Pensiamo pure che attualmente in Italia abbiamo già degli stoccaggi di scorie, ferme li che non si sa come smaltire. Perciò chiediamo al Governo in carica e al Parlamento di non tradire la volontà popolare espressa a larghissima maggioranza con i 3 referendum del 1987, e non imboccare, con i soldi dei contribuenti italiani il costosissimo vicolo cieco del nucleare e puntare invece sulle energie rinnovabili.

Membro del gruppo di studio ambiente/territorio
per Cittadinanza Democratica
Giuseppe Rizzo

 

 

 

 

 

 

 

ROMA / 25-09-2009

DOCUMENTO SHOCK: SCANDALO NUCLEARE /ecco come ingannano controlli centrale nucleare. E in Italia riciccia il nucleare !

ROMA (UnoNotizie.it)

Greenpeace è venuta in possesso di un documento della compagnia elettrica Slovenske Elektrarne (SE), controllata al 66% da ENEL, che descrive come manipolare l’audizione pubblica prevista dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per il progetto di completamento di due reattori nucleari sovietici a Mochovce, in Slovacchia. L’audizione si tiene a Bratislava.

“Si tratta di un documento ufficiale di ENEL/SE che mostra chiaramente la volontà di manipolare la partecipazione del pubblico per evitare che si facciano critiche al progetto” spiega Andrea Zlatnanska, responsabile della Campagna Energia.

Il documento descrive come prevenire che ci siano manifestazioni di protesta, come restringere la partecipazione del pubblico, e come raggiungere una minima attenzione dei media. ENEL/SE indica esplicitamente al Ministero dell’Ambiente Slovacco di organizzare solamente un’audizione a Bratislava e che venga ‘evitata’ l’audizione a Vienna già richiesta dal Consiglio comunale. Secondo la Convenzione ESPOO, infatti, i Paesi confinanti possono far richiesta di partecipare alla VIA per capire quali potrebbero essere gli impatti del progetto. Austria e Ungheria sono molto critiche sul completamento di reattori nucleari risalenti agli anni ’70 a pochi chilometri dal confine.

Il progetto consiste nel completamento di due reattori nucleari di progettazione sovietica VVER da 440 MW ognuno, la cui costruzione fu interrotta all’inizio degli anni ’90. I reattori non hanno alcun sistema di protezione in grado di proteggerli da incidenti gravi come l’impatto di un aereo. Il completamento costerà a ENEL - nelle previsioni - 2,8 miliardi di euro, quasi quanto costerebbe realizzare ex-novo un reattore EPR di ultima generazione.

“In Slovacchia ENEL sta buttando i soldi dalla finestra come se comprasse una Duna senza airbag al costo di una Ferrari” chiarisce Francesco Tedesco, responsabile della Campagna Energia e Clima di Greenpeace. “È uno scandalo che la controllata di ENEL faccia silenzio attorno al progetto e nasconda le informazioni agli occhi dei cittadini che dovranno convivere con reattori nucleari senza guscio di contenimento. È questo il trattamento che ENEL intende riservare anche agli italiani?”

Greenpeace denuncia che il comportamento di ENEL/SE, interferendo nel processo di pubblica partecipazione, è in violazione della legge. Greenpeace chiede dunque al Governo slovacco che la procedura di VIA, ormai compromessa, sia fermata e fatta ripartire dall’inizio. I lavori di completamento dovrebbero inoltre essere fermati immediatamente fino a quando la procedura VIA non sarà conclusa.

Dopo questi fatti viene solo da rabbrividire se in Italia andasse in porto lo scellerato progetto di realizzare centrali nucleari usando l'abusato termine " nuova generazione " o nucleare pulito, come per il carbone. Inoltre chi si fida di questa classe politica e di controlli condizionati da politicanti ? Speriamo, comunque, che nei prossimi anni arrivi davvero il nucleare di nuova generazione, insieme ad una nuova generazione di Politici di destra e di sinistra.

- Uno Notizie Roma -

 

 

 

 

 

 NUCLEARE: ALLEANZA STRATEGIA TRA LE FRANCESI EDF E AREVA...
Radiocor - L'Eliseo ha annunciato una partnership strategica tra le utility francesi Edf, che in Italia controlla una partecipazione significativa in Edison, e Areva. L'intesa prevede un possibile ingresso di Edf nel capitale di Areva. 31.07.10

 

- NUCLEARE: NASCE 'FORUM ITALIANO', CHICCO TESTA PRESIDENTE...
(AGI) - Uno strumento di promozione del dibattito, di diffusione di informazioni, di dialogo e collaborazione, trasversale al mondo delle imprese, della cultura accademica scientifica, delle forze sociali, dei cittadini: questo lo scopo del Forum Nucleare Italiano, presentato oggi a Roma da Chicco Testa, che ne e' stato nominato Presidente.

 

Il Forum e' un'associazione no-profit promossa da realta' del mondo industriale, accademico e sociale. Ne sono soci fondatori: Alstom Power, Ansaldo Nucleare, Areva, Confindustria, E.ON, EDF, Edison, Enel, Federprogetti, Flaei-Cisl, GDF Suez, Politecnico di Milano, Sapienza - Universita' di Roma, Sogin, Stratinvest Energy, Techint, Technip, Tecnimont, Terna, Uilcem, Universita' di Genova, Universita' di Palermo, Universita' di Pisa, Westinghouse.

Nei prossimi mesi il Forum sara' aperto all'adesione di chiunque - singoli cittadini, istituzioni, imprese, associazioni, ecc... - si riconosca nei suoi stessi obiettivi: 1) contribuire, come soggetto attivo, alla ripresa del dibattito pubblico sullo sviluppo dell'energia nucleare in Italia, promuovendo il dialogo tra tutti gli attori coinvolti; 2) favorire una piu' ampia e approfondita conoscenza dell'opzione nucleare e delle sue implicazioni, come condizione indispensabile di un confronto non pregiudiziale sul tema; 3) rappresentare un centro di divulgazione di una informazione tecnico-scientifica sull'energia nucleare che sia ampia, chiara, trasparente e accessibile.

 

31.07.10

 

 NUCLEARE, MON AMOUR. LA FAMIGLIA MALACALZA ESCE DALL'OMBRA E PIAZZA IL MAGNETE
C'è qualcosa di davvero strano nel crescendo di interesse e di spazio che i giornali stanno dedicando in questi giorni all'energia nucleare.

Tutte le principali testate hanno dedicato servizi e inserti su un tema che sembra assolutamente impraticabile per i costi e per le problematiche che si porta dietro. Perfino la visita della Prestigiacomo alla centrale di Flammanville in Normandia è stato oggetto di interesse, per non parlare degli articoli dedicati alla nuova centrale di Olkiluoto in Finlandia e del dibattito penoso sulla nuova Agenzia nucleare per la quale è sceso in campo l'85enne oncologo Umberto Veronesi.

È probabile che sulla spiaggia pietrosa di Albenga, l'ex-ministro Sciaboletta Scajola, dopo aver indossato il costumino con le bretelle anni ‘30, ritrovi un po' di serenità per questa battaglia nella quale ha creduto fermamente.

Tuttavia sembra difficile capire la ragione di un'offensiva senza senso e individuare la manina che sta rilanciando il nucleare con tanta enfasi. Un indizio è arrivato un paio di giorni fa dal "Sole 24 Ore" dove in prima pagina campeggiava la foto di un enorme magnete che rimandava a un corposo articolo delle pagine interne.

 

Guardacaso il magnete per la fusione nucleare è il principale business del Gruppo industriale di Vittorio Malacalza, che con la sua ASG Superconductors progetta e costruisce sistemi magnetici per le centrali. Da qualche settimana Malacalza e i suoi figli Davide e Mattia sono usciti dall'ombra con l'acquisto del 12% di Camfin, la società che controlla la Pirelli di Marco Tronchetti Provera.

Con un grosso piede dentro questa società e in Pirelli, il genovese Malacalza di origini piacentine è balzato di colpo a protagonista dell'industria ed è diventato il secondo socio e grande partner d'affari del marito di Afef. La sua società fa capo a una finanziaria in Lussemburgo (Castle Sa) e ha sempre avuto come principale sponsor politico quel povero Scajola che annega i dispiaceri nel mare di Albenga.
 

23.07.10

 

 - fermi tutti, riparte il nucleare - la vellutata ministro dell’Ambiente stefania PRESTIGIACOMO in missione francese per VISITAre la CENTRALE NUCLEARE di FLAMANVILLe, dove e’ in costruzione il reattore di terza generazione avanzata Epr (European Pressurized Reactor) di una potenza di 1.600 megawatt... ANSA) - Via alla missione 'nucleare' del ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, alla Centrale di Flamanville, nell'estremo nord della Francia sulla Manica, dove e' in costruzione il reattore di terza generazione avanzata Epr (European Pressurized Reactor) di una potenza di 1.600 megawatt.
Sicurezza e obiettivo di qualita' ambientale nella scelta del nucleare sono al centro della visita del governo italiano alla Centrale francese
.

 

Sei, secondo il Ministro dell'Ambiente, le ragioni per il nucleare. Tra queste che l'energia nucleare 'oggi e' una delle fonte energetiche piu' sicure, certamente la piu' controllata del mondo'; le centrali 'sono ad impatto zero sul clima'; il nucleare 'non e' un'antagonista delle fonti rinnovabili'; gli italiani e le imprese italiane oggi pagano l'energia almeno il 30% in piu' degli altri paesi europei; il costo di produzione di energia dal nucleare e' inferiore del 20% rispetto a gas naturale e petrolio; l'energia nucleare 'da' impulso allo sviluppo economico del paese'.

Insieme al ministro dell'Ambiente i componenti della Commissione di valutazione di impatto ambientale e l'amministratore delegato della joint venture Enel-Edf, Sviluppo Nucleare Italia, Francesco De Falco. 22-06-2010]

 

 

 

- NUCLEARE: OICE, NON PARTIAMO DA ZERO; PRIME CENTRALI NEL 2020...
(AGI) - Sul nucleare l'Italia non parte da zero e "realisticamente le prime centrali potrebbero essere pronte all'inizio del decennio del 2020".

E' quanto ha sottolineato il presidente dell'Oice (Associazione delle organizzazioni di ingegneria di architettura e di consulenza tecnico-economica) Braccio Oddi Baglioni aggiungendo che "alcune nostre societa', grazie al lavoro compiuto all'estero, non hanno mai abbandonato completamente il settore, per cui se e' vero che alcune tecnologie dovremo obbligatoriamente comprarle da chi in questi anni le ha messe a punto, interessanti prospettive si aprono anche per le societa' italiane che non vorranno sicuramente essere solo colonizzate da aziende estere, ma lavoreranno insieme in un processo che serve a ridare alla nostra ingegneria in questo campo lo stesso livello d'eccellenza che ha in altri settori". 10.05.10

 

 

 

TO.09.03.09

CONTRO IL NUCLEARE IN PIEMONTE 

INIZIATIVA DI PROPOPOSTA DI LEGGE REGIONALE POPOLARE PIEMONTESE, PER ESCLUDERE IN PIEMONE LA PRODUZIONE DI ENERGIA NUCLEARE - per INFORMAZIONI :  TEL-331842683- solesigrazie@tiscali.it.

vedi video Report clicca qui

 

 

A2A: DOMANI ZUCCOLI PORTA DOSSIER NUCLEARE IN CONSIGLIO DI GESTIONE...
Radiocor -
Giuliano Zuccoli porta il dossier nucleare al consiglio di gestione di A2A. Nella riunione in agenda per domani, secondo quanto risulta a Radiocor, il presidente illustrera' il progetto, lungamente discusso in sedi informali, di una cordata italiana (alternativa a Edf-Enel), composta da ex municipalizzate, industrie energivore, gruppi specializzati nella tecnologia atomica, e sostenuta da almeno un partner finanziario di spessore. L'iniziativa e' condivisa da Bruno Caparini, influente membro del consiglio di sorveglianza e diretta espressione di Umberto Bossi in A2A. Piu' perplessi i Comuni azionisti (Milano e Brescia) per il notevole impegno finanziario legato al dossier, a fronte dei 4,65 miliardi di debiti che gia' gravano sull'utility lombarda.

10.05.10

 

 

CENTRALI NUCLEARI, NUOVE PROMESSE E VECCHI DEBITI...
Ospitare una nuova centrale nucleare in cambio di incentivi? Chi un impianto ce l'ha già, anche se chiuso, non ci tiene a fare il bis. "Come si può ripartire con un nuovo piano nucleare nazionale senza aver ancora risarcito il vecchio ?", si chiede Fabio Callori, sindaco di Caorso e membro della Consulta Anci dei comuni sede di servitù nucleari: "Si parla di grosse indennità che verranno date ai territori che ospiteranno le nuove centrali.

Ma chi può crederci? Finora i comuni 'nuclearizzati' non hanno avuto praticamente accesso ad alcuna forma di compensazione. Nel dicembre 2003 una legge ha determinato un prelievo dalla bolletta elettrica (di tutti gli italiani, ndr) di 0,015 centesimi per ogni Kwh consumato, per risarcire i comuni dove venivano stoccati i materiali radioattivi.

La prima erogazione dei contributi, avvenuta nel 2007, era relativa al triennio precedente e calcolava in 185 milioni di euro la cifra che ci spettava. Ce ne hanno dati solo 71, e da allora stiamo cercando di farci versare la differenza, che è ferma nella Cassa conguagli settore elettrico". Perché? "Perché una norma, che dal 2005 i vari governi hanno sempre riconfermato, per motivi incomprensibili congela il 70 per cento delle cifre dovuteci, lasciandole in cassa". (A. V.)  

 

 

UNA SOCIETÀ PUBBLICA, LA SOGIN SPA, INVESTE 200 MILA EURO PER PROTEGGERE IL PROPRIO AMMINISTRATORE DELEGATO, MASSIMO ROMANO, DA UN’INCHIESTA DELLA TERRIBILE GABANELLI - CONTRATTO CON UNA SOCIETà DI COMUNICAZIONE PER AVVERTENZE DEL TIPO:"NON ABBIAMO LA CERTEZZA CHE NELLE SUE BORSE (IN PARTICOLARE NELLO ZAINETTO CHE HA SEMPRE CON SÉ) NON VI SIA UN MICROFONO NASCOSTO. OCCORRE QUINDI LIMITARE LE CONVERSAZIONI CON IL GIORNALISTA ALLO STRETTO NECESSARIO O A TEMI DI CONVERSAZIONE BANALI E QUOTIDIANI” - IL MANAGER, NOMINATO DA PRODI, PUR DI SALVARE SE STESSO HA ACCETTATO DI FARE ANDARE A FONDO LA SOCIETÀ CHE AVREBBE DOVUTO DIFENDERE! UNA STORIA TUTTA ITALIANA! -

 

Franco Bechis - http://fbechis.blogspot.com/

Una società pubblica, appartenente al gruppo Enel, la Sogin spa, ha investito 200 mila euro per proteggere il proprio amministratore delegato, Massimo Romano, da un'inchiesta di Report e della sua conduttrice, Milena Gabanelli.

Una cifra che vale circa 5 volte il costo medio di una puntata di Report (42.600 euro) e che comunque ha raggiunto il suo obiettivo: grazie all'intensa attività di lobbing dei consulenti arruolati per arginare e ammorbidire la Gabannelli, Romano e la sua gestione Sogin sono rimasti fuori dall'inchiesta andata in onda il 2 novembre 2008.

L'incredibile vicenda emerge fra le pieghe di un procedimento giudiziario in fase istruttoria ancora nel dicembre 2009, intentato a Report e alla stessa Gabanelli (perfino con esposto all'ordine dei giornalisti, subito archiviato) da una delle vittime di quella puntata sul ritorno del nucleare, un deputato della Lega Nord, Massimo Polledri.

Sentendosi diffamato da un passaggio di quella trasmissione, Polledri ha prodotto in giudizio faldoni di materiale sui contatti fra Report e Sogin e altrettanto ha fatto a sua difesa la Gabanelli, che ha contestato anche il testo di una mail che poteva sembrare imbarazzante per l'autonomia della conduttrice (testo che invece sembrerebbe artefatto). Ma le carte processuali raccontano comunque una vicenda assai interessante.

La puntata di Report andata in onda il 2 novembre 2008 a cura del giornalista Sigfrido Ranucci con il titolo "L'eredità", è stata preparata lungamente prima dell'estate. E ha rischiato di fare dormire sonni poco tranquilli al povero Massimo Romano, amministratore della Sogin nominato a quell'incarico nel 2007 durante il governo di Romano Prodi.

Per evitare rischi, Romano è andato a contattare un pool di consulenti di immagine e comunicazione, firmando alla fine un contratto da 200 mila euro più 20 mila euro di rimborsi spese con uno dei massimi professionisti del settore: la Ad hoc communications di Mario Pellegatta.

Il contratto formalmente aveva ad oggetto una consulenza generica, ma nel rapporto fatto arrivare a Romano dopo lo scampato pericolo del 2 novembre è risultato chiaro come la sostanziale missione fosse proprio quella di annullare il rischio Gabanelli.

Ad hoc, che già aveva avuto rapporti professionali precedenti con Romano e Sogin, firmò il nuovo contratto con validità dal primo luglio 2008, proprio mentre Report stava girando l'inchiesta sulla gestione delle scorie nucleari avanzando rilevanti dubbi proprio sul ruolo di Sogin e su eventuali violazioni della legge esistente da parte della società pubblica.

Grazie alla capacità dei consulenti, per evitare un danno di immagine a Romano e alla società, si riesce a combinare un incontro faccia a faccia con la Gabanelli, probabilmente conviviale, comunque fissato per le ore 13,30 del 17 luglio 2008 all'hotel de Russie, uno dei più esclusivi di Roma, a pochi metri da piazza del Popolo.

A 24 ore dal faccia a faccia con la Gabanelli il consulente di Sogin, Mario Pellegatta, inviò una mail a Romano con un dettagliato rapporto sull'inchiesta che stava conducendo la trasmissione Rai e l'annotazione "in preparazione incontro di domani".

Il rapporto, comprensibilmente, era più che altro un elogio sul lavoro compiuto da Ad Hoc per allenare i dipendenti e dirigenti Sogin a rispondere alle domande del giornalista di Report. Allenamento che sembrava avere dato i risultati voluti: "alle domande critiche", sosteneva la relazione a Romano, "gli intervistati hanno risposto senza offrire appigli o elementi deboli".

Si elencavano poi le domande fatte arrivare per iscritto alla società pubblica dal giornalista di Report, e i suggerimenti ulteriori forniti dai consulenti, tipo: "Sono da evitare frasi con espressioni improprie. La telecamera è sempre accesa (...) ".

Fornita anche un'avvertenza strategica: mai fidarsi della correttezza professionale della Gabanelli e dei suoi collaboratori: "Il giornalista utilizza i cosiddetti tempi morti fra una ripresa e l'altra o durante le pause per rifocillarci, per trattare temi critici che avrebbe intenzione di approfondire. Non abbiamo la certezza che nelle sue borse (in particolare nello zainetto che ha sempre con sé) non vi sia un microfono nascosto. Occorre quindi limitare le conversazioni con il giornalista allo stretto necessario o a temi di conversazione banali e quotidiani...".

L'incontro al De Russie probabilmente ha avuto l'effetto sperato da Romano. Tanto che prima di andare in onda con l'inchiesta, la Gabanelli offre all'amministratore delegato della Sogin la possibilità di una intervista, che viene però (su consiglio dei consulenti) cortesemente rifiutata, inviando una breve dichiarazione alla conduttrice che per mail assicurò "ne daremo conto".

Il 2 novembre andò in onda la puntata tanto temuta. Dura, e non poco, con Sogin, che viene infilzata sia da studio che durante l'inchiesta condotta sul campo, sempre riferendosi però a presunte colpe dei manager che precedettero Romano, in testa il generale Carlo Jean nominato da Silvio Berlusconi qualche anno prima.

Anche quando vengono rilevate criticità contemporanee, non una parola di Report è spesa a critica della gestione Romano: contro la società sì, ma contro il manager mai. Successo quindi raggiunto: con quei 200 mila euro messa alla berlina Sogin ma salvato il suo capo azienda, che a quello puntava.

Inutile dire che il giorno dopo il trionfo sarebbe stato celebrato in un carteggio fra Sogin e i consulenti di Ad Hoc, dove questi ultimi tripudiavano: "alla luce della puntata di Report andata in onda ieri, 2 novembre 2008, è evidente che la strategia e i processi di comunicazione hanno raggiunto gli obiettivi che si proponevano, ovvero: proteggere la grande professionalità dei tecnici, sottolineare la discontinuità fra le gestioni precedenti e l'attuale, limitare gli errori di comunicazione che erano emersi nelle passate puntate".

Insomma con soldi pubblici una società pubblica ha pagato una somma consistente per ammorbidire (riuscendovi) l'inchiesta di una trasmissione della tv pubblica, pagata con soldi pubblici, per difendere la sola questione privata esistente: il buon nome di un manager nominato dal centro sinistra che pur di salvare se stesso ha accettato di fare andare a fondo la società che avrebbe dovuto difendere. Una storia davvero tutta italiana.

[03-01-2010]

 

GABBATI & GABANELLI - lettera di Massimo Romano IN risposta ALL’articolo DI bechis PUBBLICATO DA “LIBERO” E RIPRESO DA “DAGOSPIA”: “Ad Hoc è consulente di Sogin fin dal luglio 2007. Nell’ambito di questo contratto, Sogin e Ad Hoc hanno gestito il rapporto con Report con la professionalità e la trasparenza usata abitualmente, al fine di tutelare al meglio l’immagine e la reputazione aziendale”…

Riceviamo e pubblichiamo:

Da: Massimo Romano al direttore di "Libero" Maurizio Belpietro
Date: 02 gennaio 2010 16.43
Oggetto: lettera di risposta articolo bechis

Caro Direttore,

in merito all'articolo "Un contratto da 200mila euro e l'inchiesta di Report è schivata" di Franco Bechis, pubblicato oggi da Libero, desidero precisare quanto segue:

Ad Hoc è consulente di Sogin fin dal luglio 2007 (per quanto mi risulti, lo è ancora), quando emerse la necessità di essere supportati nella gestione della comunicazione, come avviene in moltissime aziende pubbliche e private e come è avvenuto in passato anche in Sogin, peraltro a costi molto superiori.

Nell'ambito di questo contratto, Sogin e Ad Hoc hanno gestito il rapporto con Report con la professionalità e la trasparenza usata abitualmente, al fine di tutelare al meglio l'immagine e la reputazione aziendale.

Come emerge dall'articolo, la medesima trasparenza ha consentito a terzi di accedere alla mia agenda e alla posta dei colleghi.

Col ringraziarla dell'attenzione, La saluto molto cordialmente e colgo l'occasione per augurare a Lei e al suo giornale buon anno.

Massimo Romano

[04-01-2010]

 

 

 

ENEL SCOPRE LE CARTE SUL NUCLEARE - IN ITALIA BUSINESS DA 12,6 MILIARDI DI EURO - CONFINDUSTRIA APPARECCHIA IL TAVOLO PER IL GRANDE SUMMIT DI GENNAIO - PARTE LA CORSA PER FARE SOLDI CON L'ATOMO - MA LE IMPRESE ITALIANE NON SI FIDANO DELLA MARCEGAGLIA: "E' UNA FREGATURA, QUI SI PAPPA TUTTO LA FRANCIA"…

Francesco De Dominicis per "Libero"

Enel si prepara a scoprire le carte sul nucleare italiano. Lo farà, come anticipato da Libero, il 19 gennaio a Roma nella sede di Confindustria. Un evento clou, quello organizzato dalla spa guidata da Fulvio Conti che sta prendendo la forma del nucleare-day per il nostro Paese. Non a caso, la riunione, dal tenore squisitamente tecnico con le imprese italiane interessate a fare soldi con l'atomo, sarà seguita da una conferenza stampa con lo stesso Conti e, probabilmente, con il numero uno di viale dell'Astronomia, Emma Marcegaglia.

 

Fra poche settimane, dunque, il colosso energetico del nsotro Paese alzerà il velo sul piano che prevede la costruzione di quattro centrali sulle otto indicate nel programma del governo di centro-destra. Stime del colosso energetico indicano nel 70% la quota degli investimenti complessivi destinata a finire nelle casse delle imprese tricolore. Dei 18 miliardi previsti per gli impianti targati Enel, ben 12,6 dovrebbero restare dentro i nostri confini. Nessuna informazione specifica, invece, arriverà sui siti destinati a ospitare i nuovi impianti. Tema che scotta e che rientra fra le competenze dell'Agenzia che farà capo al ministero per lo Sviluppo economico.

 

L'incontro di gennaio, secondo le carte che circolano fra i tecnici di viale dell'Astronomia, partirà dall'illustrazione del quadro regolatorio francese (che dovrebbe essere il modello per quello italiano) per poi passare agli standard e alle norme tecniche. Ultimo punto all'ordine del giorno, i criteri di classificazione delle aziende interessate a portare a casa qualche commessa. La selezione, che si baserà sulle linee guida Enel, sarà curata dalle associazioni di categoria coinvolte (Ance, Anie, Federprogetti e Oice). Sul punto, però, c'è ancora un po' di confusione: per quanto riguarda la selezione dei fornitori molto dipenderà dalle scelte della nuova agenzia per la sicurezza sul nucleare.

 

Fatto sta che in ballo c'è una montagna di soldi. Ecco perché più si avvicina la data dell'incontro e più cresce l'attenzione fra gli addetti ai lavori. Non mancano, però, le preoccupazioni fra gli stessi imprenditori italiani. Alcuni dei quali si vanno convincendo che l'affare, alla fine della giostra, lo faranno soprattutto le aziende francesi, già preparate con l'impianto di Flamanville (che vede Enel protagonista in partnership con i cugini di Edf). La questione, in parte, è politica e rientra negli accordi fra il premier italiano, Silvio Berlusconi, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy.

 

Il Cavaliere, probabilmente, farà di tutto per evitare che gli investimenti diano benefici solo per l'economia della Francia. Ma ovviamente è pure una faccenda tecnica, con le imprese italiane, specie quelle più piccole, che sembrano partire in svantaggio rispetto alla concorrenza d'Oltralpe. «Non abbiamo tutte le competenze richieste e i francesi sono più "allenati" di noi» rivela un imprenditore. E qualche contatto fra dirigenti delle industrie italiane e top manager francesi conferma che Oltralpe in effetti stanno scaldando i muscoli. Così, a tranquillizzare l'imprenditoria italiana, nei giorni scorsi, è sceso in campo lo stesso ad di Enel. «In Italia - ha spiegato Conti - c'è già un tessuto industriale in grado di raccogliere la sfida nucleare». Secondo Conti, poi, «per valutare le ricadute sul sistema industriale nazionale non va dimenticato che in una centrale il 50% dell'investimento non riguarda il cuore tecnologico, ma le opere convenzionali».

 

 

[29-12-2009] 

 

 

 

NUCLEARE, BOLLETTE DA COSTI STELLARI / mentre entro 2020 le fonti rinnovabili potrebbero produrre più del nucleare

I volontari di Greenpeace hanno distribuito, davanti agli uffici postali di 24 città italiane, le nuove bollette che l’Enel ci presenterà nel 2020, nel caso si riuscisse a riportare il nucleare in Italia così come sostengono la stessa azienda elettrica e il governo.
“Enel e governo devono smetterla di prendere in giro il Paese sostenendo che il nucleare servirà ad abbassare le bollette degli italiani - spiega Francesco Tedesco, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. - In realtà le bollette schizzeranno alle stelle, proprio come quelle che stiamo distribuendo oggi”.

Il costo del nucleare non dipende solo dal combustibile e dalla gestione degli impianti ma, per chi deve partire da zero come l’Italia, è dovuto principalmente al costo di realizzazione degli impianti. In Finlandia i nuovi reattori EPR, quelli che l’Enel vorrebbe realizzare in Italia, ha ormai superato i 5,5 miliardi di euro. Il peso finanziario di un investimento iniziale così oneroso sarà recuperato attraverso l’energia elettrica venduta. Il prezzo del kilowattora nucleare, ai costi reali e non a quelli propagandati da Enel, sarà più che doppio rispetto a quanto viene oggi scambiato alla borsa elettrica.
“Il nucleare è economico? Certo, se qualcuno ti regala la centrale, e se lo Stato si fa carico di gestire le scorie radioattive per secoli, altrimenti è una pura follia economica” afferma Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace.

Oltre ai costi per la realizzazione degli impianti bisogna anche tener conto degli accantonamenti per lo smantellamento dei reattori, della copertura assicurativa in caso di incidenti gravi, dei costi per il riprocessamento delle scorie, per la bonifica dei siti contaminati e per la realizzazione del futuro deposito geologico di stoccaggio.
In Gran Bretagna i soli costi per la gestione delle scorie hanno prodotto un buco nei conti pubblici di 90 miliardi di euro. In Italia il costo dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari in funzione prima del 1987 è valutato in circa 4 miliardi di euro, ma si tratta molto probabilmente di una sottostima del costo finale per lo Stato e i contribuenti. Quanto ci costerà lo smaltimento delle nuove scorie?

“Con il rilancio del nucleare si permette alle aziende di fare profitti, scaricando i rischi e i costi sulle spalle dei contribuenti e delle generazioni future. E poi puntare sul nucleare ci farà inoltre mancare gli obiettivi europei al 2020 per lo sviluppo delle rinnovabili, con ulteriori sanzioni per la collettività” aggiunge  Tedesco.
Entro il 2020 le fonti rinnovabili insieme a misure di efficienza energetica sono in grado di produrre quasi 150 miliardi di kilowattora, circa tre volte l’obiettivo del governo sul nucleare, creando almeno 200 mila nuovi posti di lavoro “verdi”. La strada verso l’indipendenza energetica dell’Italia passa obbligatoriamente attraverso lo sviluppo delle rinnovabili, senza costi aggiuntivi per il Paese, senza scorie pericolose da gestire per i prossimi 100 mila anni e senza rischi per la popolazione.

- Uno Notizie Roma -

 

 

 

AL DIAVOLO I VERDI! - ENEL ACCENDE IL NUCLEARE - ECCO IL PIANO SEGRETO DI CONTI PER LE NUOVE CENTRALI - "NUCLEARIZZATE" LE SPIAGGE VIP DI CAPALBIO E SABAUDIA - ANCHE CONFINDUSTRIA IN CAMPO - A GENNAIO SUMMIT CON 300 IMPRESE A VIALE DELL'ASTRONOMIA...

Francesco De Dominicis per "Libero"

Il velo sul piano per le nuove centrali nucleari italiane sarà alzato all'inizio del prossimo anno. In occasione di un maxi-incontro, a Roma, fissato per il 19 gennaio. Incontro a cui prenderanno parte tutte le 300 imprese del nostro Paese interessate a fare affari con l'atomo. Insomma, mentre impazza la polemica sulla mappa dei siti per gli impianti nucleari, Enel va avanti a testa bassa.

La società guidata da Fulvio Conti ha schiacciato il piede sull'acceleratore per il programma nucleare italiano (Pni). E ha già messo attorno al tavolo, d'intesa con i vertici di Confindustria, tutte le società da coinvolgere nella partita. Il colosso italiano non perde tempo: vuole farsi trovare pronto quando, in primavera, saranno definite le localizzazioni delle centrali, in barba alle proteste dei Verdi e agli attacchi degli ambientalisti.

Ecco alcuni dettagli riservati sulle manovre compiute finora da Enel e sulle prossime mosse. Di là dalle decisioni di stretta competenza del governo e, in particolare, del ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, il programma sarà portato avanti in tandem con Edf, il colosso transalpino dell'energia. E di fatto sarà ripercorso il cammino che ha portato alla costruzione, in Normandia, della centrale di nuova generazione (Epr) a Flamanville.

I colloqui fra Enel-Edf e le aziende interessate a entrare nel consorzio italo-francese, come accennato, sono già stati avviati. Almeno due, finora, secondo quanto risulta a Libero, le riunioni a viale dell'Astronomia, sede degli industriali. La prima il 12 novembre, la seconda la scorsa settimana.

Confindustria, insomma, ci crede e sembra scommettere sul programma nucleare. L'Enel, dal canto suo, ha già rassicurato che il ruolo dell'Italia non sarà di secondo piano rispetto alla Francia, in un primo tempo destinata a recitare la parte del leone. Nessuna stima, per ora, nelle carte di viale dell'Astronomia, su giro d'affari e impatto sull'occupazione.

Al tavolo di lavoro partecipano tutte le imprese che, sulla carta, possono dare un contributo alla progettazione e alla realizzazione degli impianti nucleari. E le 34 aziende italiane che hanno preso parte al progetto Flamanville, secondo gli addetti ai lavori, potrebbero beneficiare di una sorta di corsia preferenziale. Ma privilegi di questo tipo fanno parte del gioco.

La concorrenza, comunque, dovrebbe essere accesa. Del resto, saranno almeno 250-300 le imprese che scaldano i muscoli e che a gennaio arriveranno a Roma per capire se hanno tutte le carte in regola per entrare nel business dell'atomo. La faccenda ha scatenato l'appetito delle imprese italiane, ma la selezione all'ingresso si avvia a essere rigorosa. I tecnici Enel stanno mettendo a punto tutti i dettagli per le verifiche del caso. Alcuni già si conoscono.

Ma il quadro completo si avrà in occasione dell'incontro del 19 gennaio. Che ha un nome preciso: si chiama «supply chain meeting». Si tratta, in sostanza, del confronto a 360 gradi con tutta la «catena di fornitori». Dalle società di ingegneria ai produttori di singoli componenti necessari a mettere in piedi gli impianti. Il programma dei lavori è già scritto: una mattinata di lavori comuni a tutte le categorie e poi, nel pomeriggio, incontri dedicati ai settori specifici (come forniture meccaniche e lavori civili).

Le linee generali dei requisiti saranno illustrati da esperti Enel, Edf e, probabilmente, pure di Areva, l'azienda francese che confeziona i reattori nucleari. Fari puntati anche gli aspetti legislativi e quelli legati alla sicurezza dei siti, con analisi su standard e caratteristiche tecniche. Temi che, in parte, sono già stati sviscerati nella riunione di novembre e in quella della scorsa settimana, in cui Enel ha raccolto una prima parte di informazioni dalle imprese.

Dopo il summit di gennaio, si passerà a una fase più dettagliata. In quest'ottica, Enel dovrebbe completare alcuni documenti sulla base dell'esperienza di Flamanville Calandoli, ovviamente, sulla realtà italiana. In pratica si tratta di ulteriori specifiche tecniche per la scelte dei fornitori. Scelte che Enel, Edf e Areva compieranno anche grazie a una panoramica sull'intero mercato italiano, cui dedicheranno tutto il primo semestre del 2010.

La radiografia finale alle aziende pronte a entrare nel consorzio, invece, sarà fatta a giugno: a quel punto scatteranno verifiche a tappeto sui requisiti richiesti dalla normativa internazionale e dalla procedura amministrativa. Il gruppo di lavoro Enel-Confindustria non ha affrontato la questione dei siti.

Ma fra gli esperti del settore si va consolidando l'idea che, visto il quadro geografico della Penisola, non ci saranno discussioni estenuanti. Poche scelte, dunque. Smentite a parte, non sembrano esserci molte alternative a Montalto di Castro (Viterbo), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Oristano,Palma (Agrigento) e Monfalcone (Gorizia).

 

 

[11-12-2009]

 

 

 

 

CIVITAVECCHIA (ROMA) / 12-05-2009

CENTRALE ENEL CIVITAVECCHIA accensione impianto, e violazione norme, finiscono in Parlamento Europeo

Nella sala convegni del Borgo delle Saline a Tarquinia si è svolto un interessante incontro sul futuro della Maremma. Presente anche l'Eurodeputato Roberto Musacchio


CIVITAVECCHIA - ROMA (UnoNotizie.it)

PARLAMENTO EUROPEO, INTERROGAZIONE DELL' EURODEPUTATO ROBERTO MUSACCHIO SU:

 

 

Attività illegittime di accensione dell’ENEL nella Centrale Elettrica Torre Valdaliga Nord di Civitavecchia e violazione delle norme ambientali e di sicurezza nel cantiere 

 

Premesso che

 

- la Centrale Elettrica di Torre Valdaliga Nord è in corso di conversione a centrale a carbone, ma di fatto dal 24.12.2008 l’impianto è fuorilegge perché privo di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA)  essendo scaduta e non aggiornata la precedente autorizzazione all'esercizio ai sensi della direttiva 96/61 "IPPC";

 

- il Ministero dell’Ambiente non ha applicato alcuna delle sanzioni previste mentre solo in questi giorni la Conferenza dei Servizi presso lo stesso Ministero sta riesaminando l’AIA a seguito delle denunce di inadempienze rilevate dall’Azienda Regionale Protezione Ambientale regionale e dal Ministero della Salute;

 

- nonostante le evidenti omissioni, irregolarità e incompletezze delle procedure da oltre 40 giorni l’ENEL avrebbe acceso gli impianti destinati a funzionare a carbone, dopo aver provveduto ad accantonarne una prima scorta in depositi coperti per un totale di 150.000 tonnellate di carbone scaricato da tre navi carboniere attraccanti ad un molo non collaudato e con un pontile per gessi e residui delle lavorazioni non ultimato;

 

- l’uso del carbone avverrebbe con accensione degli impianti nelle sole ore notturne, senza l’uso dei filtri e delle strumentazioni non ancora installate necessarie all’abbattimento degli ossidi e delle polveri;

 

- il percorso effettuato del combustibile dalla nave al deposito e ai bruciatori è effettuato senza alcuna norma a salvaguardia della salute e dell’incolumità dei lavoratori, senza impianti di prevenzione incendi, di rilevazione delle emissioni di monossido di carbonio e del grisou (il gas letale prodotto dal carbone);

 

- il caricamento del combustibile avverrebbe nelle ore pomeridiane, dalle 16 alle 20, pronto per bruciare nelle ore notturne rendendo in tal modo gli effetti non visibili, ma con deposito sui terreni agricoli e centri abitati nonché nell’aria di polveri e sostanze nocive pregiudicando, oltre alla salute pubblica delle popolazioni, la qualità delle produzioni agricole che in quest’area sono di notevole pregio alimentare.

 

Si chiede alla Commissione

se non ritenga di dover intervenire affinché le autorità italiane competenti adottino da subito i provvedimenti a tutela della salute pubblica di popolazioni ed addetti pretendendo l'emissione dell'AIA , il completamento delle analisi sulle emissioni della nuova centrale a carbone e il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.

Roberto Musacchio

Eurodeputato


 

 

MONTALTO DI CASTRO / 21-06-2009

MAREMMA: ENERGIE RINNOVABILI, NUCLEARE E CARBONE/ il prof. Gianni Mattioli dà lezione ad Alcetta, ex di Enel

MONTALTO DI CASTRO  (UnoNotizie.it)

 

Mentre l’Europa persegue la strada delle energie rinnovabili, la Maremma dovrebbe tenersi il fumo nero della centrale policombustibile di Montalto di Castro, il carbone  di Civitavecchia, il Nucleare. No grazie, preferiamo vivere.

 

Leggo, tra il divertito e lo stupito, le dichiarazioni rese alla stampa da tal Giuseppe Alcetta in materia di fonti rinnovabili ed energia nucleare.

Stupito, perchè se la memoria non mi inganna, Alcetta dovrebbe essere un tecnico ENEL e divertito, perché capita ad Alcetta di bacchettare con sussiego le dichiarazioni di Massimo De Maio, uno di quegli ambientalisti “che non conoscono quello di cui parlano”, e temo che se Alcetta vorrà meglio informarsi, forse, da onest’uomo, rivolgerà su di sé le bacchettate.

 

Scrivo la frase incriminata: “Prima che il nucleare sia attivo- conclude De Maio- a Montalto di Castro con le fonti rinnovabili si sarebbero prodotti 9.000 megawatt senza conseguenze per l'ambiente, la salute e le tasche dei cittadini”. Ed ha ragione, poiché, al ritmo delle nuove installazioni avvenute nel 2008 (1010 MW eolici, 200 MW fotovoltaici, 400000 metri quadrati di solare termico), la previsione avanzata da De Maio di 900 MW nuovi entro 15 anni è addirittura prudente. E questo e non altro è il confronto proposto da De Maio.

 

In questi termini, l’energia prodotta da 1600 MW nucleari resta ben al di sotto dell’energia che produrrebbe la potenza ipotizzata da De Maio, attribuendo ovviamente alle due alternative le appropriate durate di utilizzazione degli impianti.

 

Ma, al di là di questi conti di scarso significato, e delle sue ironie sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico, Alcetta sembra ignorare che l’Italia è tenuta, dalle decisioni raggiunte in sede europea, a sostituire entro il 2020, il 20% dei consumi, coperti con combustibili fossili, con fonti rinnovabili e un altro 20% con risparmio energetico, mentre il Governo punta, per la stessa data, a sostituire con il nucleare il 25% e con le fonti rinnovabili un altro 25%, ma si tratta dei consumi di elettricità, non dei consumi complessivi e i consumi di elettricità rappresentano appena il 20% dei consumi complessivi: dunque il Governo punta ad una sostituzione di appena il 10%, contro il 40% che, piaccia o no ad Alcetta, noi comunque dovremo realizzare con risparmio e fonti rinnovabili.

 

E’ poi superfluo osservare che all’UE non interessa affatto se questi kWh siano prodotti di giorno o di notte, ma, in ogni caso, le tecniche dei Sali fusi o della produzione di idrogeno sono la via per superare l’intermittenza di sole o vento, oltre alla ben nota tecnica del pompaggio.

 

Non comprendo come si possa difendere il carbone, dal momento che non è prevista la cattura di CO2  e dunque la trasformazione a carbone di potenza elettrica non farà che peggiorare la nostra situazione, con la previsione di multe assai pesanti.

 

Ma, a proposito di costi, Alcetta crede veramente alla favoletta del basso costo dell’energia prodotta dal nucleare? A parte la difficoltà di stabilire un costo del kWh, quando non si dispone di tecnologie standard per lo smaltimento delle scorie, il Department of Energy USA lo stima più di 0,06 €, mentre ormai il kWh eolico sta tra 0,04 e 0,05 €, a seconda della taglia degli impianti.

Il nucleare, ci informa l’AIEA, continua ad essere in calo in tutto il mondo (lo sa Alcetta?), ma nessuno pensa che, allora, la via delle energie pulite sia una passeggiata: tutt’altro. La situazione del Paese, però, non migliorerà fornendo all’opinione pubblica notizie sbagliate, per di più ironizzando sugli altri.

 

Gianni Mattioli

 

 

 

ROMA / 04-07-2009

PERICOLO NUCLEARE/ studio britannico conferma: le radiazioni causano tumori e gravi danni cardiaci

ROMA (UnoNotizie.it)

completamente d’accordo con Gianni Mattioli il CNCMAS/ISDE fanno presente quanto è lontano dalla realtà affermare l’innocuità del nucleare.  Le radiazioni, infatti, non causano solo tumori ma sono responsabili anche di gravi danni cardiaci.

Uno studio britannico, pubblicato sulla nota rivista International Journal of Epidemiology, ha messo in evidenza come il rischio di malattie cardiocircolatorie da nucleare sia addirittura maggiore del pericolo di ammalarsi di cancro.

Lo studio, effettuato in Gran Bretagna, ha preso in considerazione lo stato di salute di 65 mila dipendenti nel settore dell’energia nucleare nel periodo tra il 1946 e il 2002. Gli studiosi  hanno scoperto un legame significativo fra le occupazioni con elevata esposizione al nucleare e le patologie cardiovascolari. Il rischio di ammalarsi non è stato dimostrato solo in quei lavoratori impiegati in tempi di norme meno rigide di quelle attuali sui limiti d'esposizione, ma le loro condizioni sono risultate certamente peggiori: le possibilità di raggiungere i 70 anni erano del 2% in meno rispetto agli altri. Decessi prematuri per problemi cardiocircolatori erano stati evidenziati, da diverse ricerche, nei sopravvissuti alla bomba atomica sganciata sul Giappone durante la seconda guerra mondiale.

IJE Advance Access published online on March 4, 2008 International Journal of Epidemiology, doi:10.1093/ije/dyn018
The non-cancer mortality experience of male workers at British Nuclear Fuels plc, 1946–2005
D Mc Geoghegan, K Binks, M Gillies, S Jones, S Whaley


Dr. Giovanni Ghirga
portavoce
Coordinamento Nazionale dei Comitati dei Medici per l’Ambiente e la Salute (L)
Società Internazionale dei Medici per l’Ambiente (C)


- Uno Notizie Roma -

NUCLEARE, IL DIBATTITO SU UNONOTIZIE.IT/ l'ex Ministro Gianni Mattioli risponde all'ex Presidente Enel Chicco Testa

ROMA (UnoNotizie.it)


Riceviamo e pubblichiamo la risposta dell'ex Ministro Gianni Mattioli all'intervento, da noi pubblicato, dell'ex Presidente di Enel Chicco Testa.

" Nel dibattito sull’energia nucleare ospitato dai media, Giuseppe Alcetta mi ha invitato ad “approfondire con un ambientalista come il Dr. Testa le argomentazioni che lo hanno portato sulla nuova via”: il sostegno all’energia nucleare.

Spiegai ad Alcetta che non mi pareva utile andare ad imparare alcunché da uno che aveva pubblicato un libro che, almeno su due questioni cruciali – le dosi di radiazioni per i lavoratori e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi – si limita a sostenere che il problema non c’è.

Aggiungevo anche qualche dubbio sul suo ruolo di ambientalista, dal momento che gli anni della sua presidenza dell’ENEL sono quelli che hanno visto l’Italia agli ultimi posti nell’impegno per il decollo delle energie pulite e rinnovabili.

Ora “UnoNotizie.it” pubblica una piccata risposta di Testa, contenente due affermazioni.

1) Impari Mattioli dal Premio Nobel della Fisica Chu che “inserisce il nucleare fra le fonti pulite”.

2) Sotto la sua presidenza di Enel fu fondata Enel Greenpower.

Sul danno da radiazioni, avevo riportato quanto chiunque può leggere nelle pubblicazioni della Commissione Internazionale di Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti, la più alta autorità internazionale in materia (In particolare: Pubblicazione 103 ICRP 2007).

Chiedere di valutare il danno sanitario delle radiazioni ad un fisico, sia pure premio Nobel, misura la cultura scientifica di Testa.

E quanto ai meriti di Enel in materia di fonti rinnovabili, qualsiasi tabella ci informa che solo negli ultimi tre anni è tardivamente avvenuto, anche in Italia, il decollo di fonti rinnovabili, sulla base di una legislazione europea di incentivi, tardivamente recepita dall’Italia.

Ma Testa è un Berlusconi in sedicesimo, per il quale basta affermare che
il problema non c’è. "


Gianni Mattioli

 

 

 

VITERBO / 27-02-2009

LO SCIENZIATO GIANNI MATTIOLI: ECCO PERCHE' BISOGNA DIRE ''NO'' AL PERICOLOSO NUCLEARE

VITERBO (UNONOTIZIE.IT)

Gianni Mattioli, fisico e docente presso " La Sapienza " e leader storico dell’ambientalismo italiano, in un' interessante intervento durante una affollata conferenza svoltasi a Viterbo e dal titolo ENERGIE ALTERNATIVE O NUCLEARE: QUALE FUTURO PER LA TUSCIA ? Lo scienziato ha fornito un trascinante ed esauriente contributo scientifico, richiamando l’attenzione sui dati storici e culturali che rendono necessaria l'opposizione alla pericolosa scelta del nucleare in questo momento.

Vi proponiamo tre passaggi del suo prezioso intervento:

GIANNI MATTIOLI 1^ parte

GIANNI MATTIOLI 2^ parte

GIANNI MATTIOLI 3^ parte

 

 

 

HELSINKY (FINLANDIA) / 06-03-2009

NUCLEARE: I REATTORI CHE SI VORREBBE COSTRUIRE IN ITALIA HANNO GIA' FALLITO IN FINLANDIA

HELSINKY (UNONOTIZIE.IT)

Liti a suon di miliardi in Europa, per chi ha deciso di investire nella costruzione di nuovi impianti Epr (reattori nucleari europei ad acqua pressurizzata) che si rivelano ogni giorno più costosi e, tentando di risparmiare, meno sicuri. Si tratta dello stesso tipo di reattore nucleare  che si vorrebbe costruire in Italia in quattro centrali.

Areva e TVO, i due contraenti nella costruzione del nuovo impianto nucleare di Olkiluoto in Finlandia, sono ai ferri corti. Come ha infatti pubblicato il principale giornale economico finlandese Kauppalehti, la società costruttrice francese Areva ha dichiarato di voler procedere per vie legali contro la committente TVO.

Le due società si stanno infatti incolpando l’un l’altra degli enormi ritardi: l’impianto Epr (Olkiluoto 3), che doveva essere consegnato nel 2009, non sarà consegnato nemmeno nel 2011, avendo accumulato 3 anni di ritardo nei primi 3 anni di cantiere.

Secondo la CEO di Areva Anne Lauvergon, TVO non ha eseguito le procedure di accelerazione che erano state concordate nel giugno 2008, mentre ha impiegato un anno per l’approvazione dei  documenti di costruzione rispetto ai due mesi precedentemente concordati. Per cui Areva ha deciso di chiedere a TVO per via giudiziale 2 miliardi e mezzo di euro. Inoltre, secondo Areva, TVO pretenderebbe a sua volta dall’azienda francese 2,4 miliardi di euro per il ritardo.

Areva stima che OL3 costerà 1,7 miliardi di euro in più rispetto ai 3,2 miliardi di euro stabiliti da contratto. L’anno scorso ha accantonato riserve per 749 milioni di euro per Olkiluoto 3, che hanno duramente impattato sull’utile di esercizio della società, riducendo il risultato di fine anno del 21%.

Una cosa è certa: comunque andrà a finire, gli ulteriori ritardi e costi peseranno non poco sulla bolletta dei cittadini finlandesi. Secondo la testata finlandese Kauppalehti gli utenti finali finlandesi si accolleranno almeno 3,5 miliardi di euro in più rispetto al passato.

"Su questi aspetti l’informazione in Italia è stata molto carente.- Denuncia Giuseppe Onufrio, Direttore Esecutivo di Greenpeace Italia- Se si aggiungono le 2100 ‘non conformità’ rilevate dall’Autorità di Sicurezza Nucleare finlandese, il quadro è chiaro: gli EPR costano troppo e per tentare di ridurre i costi anche la sicurezza viene messa in dubbio”.

 

 

 

E IN CASO DI INCIDENTE NUCLEARE ? GREENPEACE DISTRIBUISCE DEPLIANT

ROMA (UNONOTIZIE.IT)
Nel depliant si leggono le azioni consigliate per ridurre i rischi in caso di emergenza nucleare.
Si ricorda ad esempio di fare scorte, liberarsi degli abiti contaminati, aiutare vicini di casa in difficoltà (disabili, bambini, anziani) e, in caso di evacuazione, di allontanarsi quanto più possibile dalla sorgente delle radiazioni.

"Quest'ultimo punto va ricordato a chi dice che, siccome siamo già circondati da centrali nucleari e importiamo energia, tanto vale costruirle in Italia. Questa è una affermazione falsa e tendenziosa perchè i rischi sono tanto maggiori quanto vicina è la sorgente, principio fondamentale della radioprotezione" spiega Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace.

Link:
"Cosa fare in caso di incidente nucleare" volantino
http://www.greenpeace.it/nucleare/GPvolantino%20nucleare%20A4.pdf

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk