P3-VERDINI
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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"l´amico del Csm" - SPETTACOLARE IL CURRICULUM DI Cosimo Maria Ferri, NEO SEGRETARIO DI MAGISTRATURA INDIPENDENTE, LA corrente più a destra dell´ANM - "aveva trovato una chiave interessante" per bloccare i talk show, "DAnnozero" in particolare - Finì nell´inchiesta di Trani sull´Agcom per via delle telefonate tra il premier e Innocenzi - In piena azione della loggia P3, di Ferri parlavano Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per via dei magistrati da promuovere o da trasferire

Liana Milella per "la Repubblica"

 

Di lui, l´ex componente dell´Agcom Giancarlo Innocenzi, diceva a Berlusconi che «aveva trovato una chiave interessante» per bloccare i talk show, Annozero in particolare, sui processi di Milano. Era il 2009, incombeva un´udienza Mills, e il Cavaliere era in ansia. Lui, Cosimo Maria Ferri, era per loro «l´amico del Csm».

Quello che partecipava alle riunioni con Innocenzi, Alessio Gorla (ex manager Fininvest e consigliere Rai), Paolo Romani, oggi ministro per lo sviluppo economico. Finì nell´inchiesta di Trani sull´Agcom per via delle telefonate tra il premier e Innocenzi. E al Csm s´aprì un caso, s´ipotizzò pure un´azione disciplinare, ma si chiuse senza conseguenze. In piena azione della loggia P3, di Ferri parlavano Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per via dei magistrati da promuovere o da trasferire.

 

Lui, scottato, reagiva ritroso. Anche se, per una nomina strategica come quella di Alfonso Marra alla Corte d´appello di Milano, si schierò per lui, che era il candidato della loggia. Ora s´è conquistato un posto di grande peso al vertice di Magistratura indipendente. Da ieri, con ben 410 voti, è diventato il segretario della corrente più a destra dell´Anm.

Non c´erano i padri nobili di Mi. A Torino è rimasto il pg Marcello Maddalena. Che ha dato indicazione di confermare la segretaria uscente Maria Antonietta Fiorillo, presidente del tribunale di sorveglianza a Firenze. Fermatasi a 138 voti. Non c´era Pier Camillo Davigo, l´ex pm di Mani pulite. Antonio Patrono, al Csm per due legislature, ha votato per lei. Ma Ferri ha dilagato.

 

Nell´Anm c´è più d´un imbarazzo: «Ferri segretario? Notizia inquietante. Viste le sue posizioni e le sue frequentazioni c´è da giurare che Mi resterà sempre all´opposizione». Il gruppo da tempo è fuori dalla giunta, polemico con un sindacato che «fa troppa "politica" e s´occupa poco dei soldi».

 

Magistrato contraddittorio. Durissimo contro le correnti. Ma poi, come racconta chi è stato con lui a palazzo dei Marescialli, «sempre il primo a chiamare i promossi e i trasferiti». Ai successi, come alle brutte sorprese, è abituato. Figlio di Enrico, il ministro Psdi (poi forzista) dei 110 all´ora, Cosimo Maria raccoglie ben 553 voti quando si candida nel 2006 al Csm. A 35 anni arriva a piazza Indipendenza e gli casca addosso lo scandalo del calcio.

 

Le intercettazioni di Napoli rivelano che, da componente della commissione vertenze economiche della Figc, s´era tenuto per sé due (presunti) tentativi di combine appresi dal suo amico e presidente della Lazio Claudio Lotito. Si dimette, ma lo colpisce il divieto di far parte per sempre di qualsiasi commissione sportiva. Ormai "togato" del Csm non gli capita nulla, come per il caso Agcom e la P3. A luglio, quando al Quirinale c´è stato il passaggio di consegne tra vecchi e nuovi componenti, al rinfresco si poteva vederlo sorridente i tutti i crocchi con Napolitano.

 24-01-2011]

 

 

 

DENIS LA MINACCIA (PER PAPI) - CI MANCAVA SOLO L’ANTIRICICLAGGIO: UN BONIFICO DA 1,5 MLN € DEL CAINANO DI HARDCORE SCOPERTO AL CREDITO FIORENTINO, BANCA COMMISSARIATA DEL COORDINATORE PDL VERDINI, PER TAPPARE IL ROSSO (DA 3 MLN) SUL CONTO DI DELL’UTRI - PECCATO CHE NON SIA STATO COMUNICATO ALLE AUTORITÀ, CHE HANNO FATTO PARTIRE UN’INCHIESTA PER RICICLAGGIO - SI SOMMA ALLE DECINE DI IRREGOLARITÀ DELLA BANCA, TRA CUI UN CONTO DEL PROPRIETARIO VERDINI CON UN ROSSO DI 5 MLN

Anticipazione dell'articolo di Lirio Abbate su "L'espresso" in edicola domani

 


Nel Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, la banca dominata per decenni dal coordinatore Pdl Denis Verdini, sono spuntati i conti intestati al fondatore del partito berlusconiano, Marcello Dell'Utri. Due depositi, con un bel passivo milionario. Ma niente paura: a tappare la falla ha pensato il Cavaliere, elargendo un prestito da un milione e mezzo di euro. Denis, Marcello e Silvio: tre compagni di merende e di politica, che adesso rischiano un nuovo procedimento penale.

 

La legge antiriciclaggio infatti è chiara: operazioni del genere vanno segnalate mentre nella Verdini Bank tutto è stato tenuto segreto. Fino a quando tra inchieste e scoperti, a luglio Mario Draghi ha commissariato il Credito Fiorentino ponendo fine a un ventennio di gestione dai metodi baronali. Ed è ecco che dalle casse ben poco floride è emerso il dono di Berlusconi, il salvagente lanciato al suo braccio destro sin dai tempi di Milano Due.

Un bonifico rimasto nell'ombra e così il 30 settembre i responsabili dell'amministrazione straordinaria hanno fatto partire la segnalazione sulla violazione delle norme antiriciclaggio, attivando così gli 007 di Bankitalia e gli investigatori dei carabinieri del Ros coordinati dalle procure di Firenze e Roma.

 

Nell'istituto di Campi Bisenzio Dell'Utri è titolare di due conti correnti: il primo con un fido da due milioni e 800 mila euro, e il secondo per l'accensione di un mutuo da un paio di milioni di euro. Somma che è servita per ristrutturare una casa in provincia di Como. Entrambi sono in rosso. E su questi scrigni nei mesi scorsi si è accesa l'attenzione degli ispettori della Banca d'Italia. fino a scoprire il bonifico che potrebbe portare all'ipotesi di riciclaggio.

 

«Descrizione dell'operazione: Marcello Dell'Utri riceve euro 1,5 milioni da Berlusconi Silvio, tramite intermediario Monte dei Paschi di Siena. Si precisa che la posizione del cliente al momento della disposizione presentava un saldo negativo pari a euro tre milioni 150.134 (affidamento 2,8 milioni). Il bonifico ricevuto serviva a riassorbire l'esposizione».

L'operazione avviata da Berlusconi in favore di Dell'Utri risale al 22 maggio 2008. Un mese di grande euforia ad Arcore e a Palazzo Grazioli, con il ritorno del centrodestra al potere dopo la parentesi prodiana e la corsa per assegnare poltrone da ministro e sottosegretario che compensassero la fedeltà politica e il contributo alla vittoria elettorale.

 

Quello che emerge dalle indagini è come il Credito Cooperativo Fiorentino fosse usato come una sorta di bancomat per gli amici degli amici. Anche dallo stesso Verdini. Che otteneva prestiti per le sue aziende, per quelle di soci e familiari, con una serie di irregolarità tali da far scattare l'amministrazione controllata. E così i nuovi gestori scelti da via Nazionale hanno fatto un'altra scoperta singolare: un conto intestato a Verdini in rosso di quasi cinque milioni.
I DOCUMENTI SU WWW.ESPRESSONLINE.IT 20-01-2011]

 

 

SARDEGNA / INCHIESTA P3: L'UNIONE FA MIRACOLI...
Pagine e pagine dell'"Unione Sarda" sulla P3, un tormentone di mesi attorno all'indagine sull'eolico che coinvolge il governatore Ugo Cappellacci, indagato per corruzione, e il faccendiere Flavio Carboni. Poi il tenace cronista Anthony Muroni, autore del serial giudiziario, il 24 dicembre scrive un lungo servizio di riepilogo sull'inchiesta e il nome di Cappellacci, miracolo di Natale, scompare dall'elenco degli indagati. Dimenticanza? C'è chi ha ricordato che sono tornati buoni i rapporti tra Cappellacci e Zuncheddu, l'editore dell'"Unione". E c'è pure chi ipotizza favori: per esempio assunzioni e incarichi in Regione. M. Lis.07-01-2011

 

CARBONI ARDENTI PER VERDINI – IL FACCENDIERE TELEFONÒ ALLA MOGLIE: “PORTA GLI ASSEGNI SOTTO CASA DI DENIS” - LE CONVERSAZIONI DURANTE UN "VERTICE" COL COORDINATORE PDL, MARTINO E LOMBARDI – IL POLITICO- BANCHIERE RICEVE 487MILA € E IL GIORNO DOPO LI VERSA: “DENARO USATO SOLO PER LE ATTIVITÀ DEL MIO GIORNALE DI FIRENZE”…

Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

Mentre faceva gli onori di casa ai «soci» della presunta P3, Denis Verdini riceveva anche denaro. Assegni per un totale di 487 mila euro, che il giorno successivo incassava allo sportello della sua banca fiorentina. Questo hanno documentato, con tanto di fotografie e telefonate intercettate, i carabinieri, il primo ottobre scorso.

La causale di quel versamento, che per l´accusa aveva come mittente Flavio Carboni, sta cercando di accertarla l´indagine della procura di Roma, in cui Verdini è indagato per corruzione. La versione dell´interessato, affidata alle agenzie di stampa, è che «quel denaro è stato utilizzato solo per le attività del mio giornale di Firenze», il Giornale della Toscana.

Gli investigatori, di sicuro, sono convinti di aver accertato che nel primo pomeriggio del primo ottobre, all´interno del palazzo Pecci Blunt, Denis Verdini riceve Carboni, l´ex consigliere comunale napoletano Arcangelo Martino e Pasqualino Lombardi (tutti e tre finiti in manette lo scorso 8 luglio accusati di aver creato una «società segreta»). Dalle conversazioni telefoniche captate prima e dopo il summit, l´argomento ruota certamente sugli appalti sull´eolico in Sardegna.

 

Le intercettazioni risultano determinanti per ricomporre tutti i tasselli di quella che è diventata una convinzione dei pm romani. «Un milione di euro», sta per passare «dalle casse di una società riconducibile al suocero di Fabio Porcellini, commercialista di Forlì che collabora con il Carboni nell´ambito delle operazioni pale eoliche». Un trasferimento finanziario consistente, «diretto dal Carboni», annotano i carabinieri, «che per l´effettuazione della stessa si avvale di più di un prestanome».

 

È complicato il giro che il denaro compie partendo da Forlì, per arrivare nella capitale. Gli investigatori riescono a seguirlo, passo, passo, fino alla destinazione finale. «Il trasferimento è stato giustificato da un atto (un compromesso) afferente l´operazione parchi eolici che è stato redatto da Giuseppe Tomassetti (autista e intestatario di società riconducibili a Carboni, ndr)».

I soldi, a questo punto, «vengono inviati, mediante due bonifici per importi rilevanti, sul conto di Maria Scanu Concas» (moglie dell´uomo d´affari sardo), e incassati «presso un´agenzia sita al centro di Roma». Tre passaggi, fino all´incasso attraverso diversi assegni circolari, che vengono prelevati dalla Concas, «su indicazione del marito, nel pomeriggio delle stesso giorno». Azione che avviene sotto la regia telefonica pressante di Carboni, nonostante fosse «impegnato in un importante incontro avvenuto nella dimora romana del parlamentare Verdini».

 

Attraverso un appostamento, i carabinieri del nucleo provinciale di Roma, fotografano il viavai sul portone d´ingresso del prestigioso palazzo. Nonostante l´incontro sia in corso, l´uomo d´affari sardo invita la moglie «a raggiungerlo nei pressi della casa del Verdini, evidentemente per consegnargli i titoli», deducono i carabinieri.

Sempre per le discussioni telefoniche, si può intuire anche il contesto. «In base a quanto riferito dal Carboni alla moglie, dopo la consegna, è ritornato nel luogo da dove era uscito "ecco, io sono a piazza... non potevo parlare prima. Ho lasciato, sono uscito dall´Ara Coeli....».

A chi fossero destinati parte di quei 500 mila euro, lo svelano gli stessi militari. Appare «documentato come parte degli assegni circolari, prelevati quel giorno dalla moglie del Carboni sono stati posti all´incasso il giorno successivo a quello della loro emissione (2 ottobre 2009) presso la filiale Campi Bisenzio, istituto bancario nel quale lo stesso Verdini ricopre la carica di presidente del Consiglio d´amministrazione».

 

È una delle quattro «operazioni finanziarie sospette», messe in atto dalla banda, e che hanno portato all´iscrizione per corruzione dell´esponente del Pdl toscano. La certezza del destinatario finale di quel denaro è attestata dai documenti bancari, ma si deduce anche «alla luce di alcune conversazioni intrattenute dal Carboni proprio il giorno in cui i titoli sono stati incassati».

«L´analisi incrociata di tali acquisizioni consente di affermare che i titoli finanziari sono stati negoziati da persona diversa dal beneficiario (Tomassetti) che, con ogni probabilità si identifica nello stesso Verdini o in un suo stretto collaboratore». Il denaro incassato il 2 ottobre scorso ammonta a 487 mila euro. E che queste operazioni dovessero rimanere coperto gli inquirenti lo intuiscono anche da altre intercettazioni, captate il 25 aprile scorso, nel giorno in cui la procura di Roma esegue le prime perquisizioni nell´inchiesta sugli appalti dell´eolico.

 

Appena saputa la notizia, due prestanome di Carboni, si dicono preoccupati «delle conseguenze che le perquisizioni potrebbero avere sulle vicende che fanno evidentemente capo allo stesso Carboni». Riccardo Piana, «facendo riferimento ai conti correnti della convivente e della moglie del Carboni, si allarma: «Eh bè, da dove vuoi che li faceva partire i soldi... loro sono le uniche due riserve da dove far partire i soldi... ».


«Quel denaro non è il frutto di chissà quale misfatto - è la replica di Verdini - , rappresentano invece il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a che spartire con questa indagine. Questo denaro e´ stato esclusivamente utilizzato per l´attività del "Giornale della Toscana". E, comunque, a scanso di equivoci e di strane dietrologie - conclude il coordinatore nazionale del Pdl - , si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci».

22-07-2010]

 

 

UN AIUTO ’ESPRESSO’ PER CAPPELLACCI - “HO CONOSCIUTO CARBONI IN CAMPAGNA ELETTORALE. MI PRESENTÒ CARACCIOLO. L’EDITORE GARANTÌ CHE ‘LA NUOVA SARDEGNA’ NON MI AVREBBE ATTACCATO” - Una "cena molto piacevole" alla quale avrebbero partecipato, oltre a Carboni, al Governatore DELLA SARDEGNA e al Principe CARACCIOLO, anche Dell’Utri...

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

 

L'obiettivo di Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna indagato nell'inchiesta sull'eolico, era uno solo: vincere il pregiudizio degli inquirenti romani a proposito della sua asserita «affiliazione» alla P3 di Totò, Peppino e Carboni. Provare, carte alla mano, che quanto millantava al telefono la cricca col grembiulino virtuale, a partire dalle pressioni esercitate su di lui per fare soldi con l'energia alternativa nell'isola, non ha avuto alcun seguito come peraltro ammesso dallo stesso Flavio Carboni a verbale («l'ho sostenuto a Cappellacci, ma poi ho avuto solo svantaggi»).

 

Stando ai volti estremamente soddisfatti degli avvocati del governatore, Guido Mancabitti e Alessandro Diddi, subito dopo l'interrogatorio, Cappellacci è riuscito nell'impresa. Il faccia a faccia tra i pm romani e il presidente della regione Sardegna è durato a lungo e si è concluso nel cuore della notte fra il 16 e il 17 luglio. E' andata così.

Si è cominciato con la contestazione di una delle poche «operazioni» che la presunta «loggia Carbonara» avrebbe messo a segno. Ossia la nomina a presidente dell'Arpas di Ignazio Farris, secondo l'accusa voluta da Carboni, sponsorizzata da Denis Verdini e «concessa» da Cappellacci. Scopo, consentire a Farris di gestire le pratiche del business dell'eolico.

 

Cappellacci ha ammesso che quel nome gli era stato caldeggiato da Verdini, ma di essere all'oscuro del presunto «progetto» che i «Carbonari» avevano in mente intorno a quella nomina. Della quale, comunque, Cappellacci ha rivendicato la regolarità, essendo avvenuta «sulla base di una commissione che aveva indetto una procedura a evidenza pubblica».

 

E ai pm che gli hanno contestato i «criteri non meritocratici» seguiti per la nomina di Farris, il presidente sardo ha replicato: «Per questo e per tutti gli incarichi di direzione generale l'evidenza pubblica non prevede una graduatoria meritocratica, ma solo una preselezione per assicurarsi che i candidati abbiano i requisiti necessari, per poi procedere a una scelta basata sullo spoil system».

 

Le toghe romane che ipotizzano l'esistenza di una associazione segreta hanno poi puntato sui rapporti con Carboni. «Lo conosco - ha replicato Cappellacci - perché durante la campagna elettorale, nella seconda metà del 2008, si propose per dare una mano». Ed è in questo senso che «mi presentò il principe Carlo Caracciolo, accompagnandomi a casa sua, a Roma».

Scopo dell'incontro, in via della Lungaretta, era tentare di evitare che, durante la campagna elettorale, il quotidiano del gruppo Espresso "La Nuova Sardegna" rappresentasse una «spina nel fianco» del candidato Pdl.

Una «cena molto piacevole» alla quale avrebbero partecipato, oltre a Carboni, al Governatore e al Principe, anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, che avrebbe nell'occasione parlato dei diari di Mussolini. La serata romana si sarebbe conclusa con la promessa da parte di Caracciolo (scomparso a dicembre di quell'anno) che il quotidiano sardo del gruppo non avrebbe attaccato Cappellacci.

 

Il governatore ha ammesso anche altri incontri romani dei quali gli inquirenti gli hanno chiesto conto. Ossia i meeting nella casa di Verdini, tra la fine del 2009 e l'inizio del 2010, che per la procura di Roma erano finalizzati a perfezionare la strategia per sbarcare sull'isola col business dell'eolico.

Cappellacci ha addirittura spiegato che oltre agli incontri contestati «ce ne sono probabilmente stati altri che voi non avete individuato», negando però qualsiasi sfondo illecito, che per i pm emergerebbe invece dalle conversazioni dei «Carbonari» intercettate in contemporanea a quegli appuntamenti.

Chiacchiere dalle quali, secondo i magistrati, Cappellacci verrebbe indicato dagli altri come «organico» alla presunta loggetta, e pronto a piegarsi a ogni richiesta. Lui ha tagliato corto: «Preferisco che parlino le mie azioni, e non ciò che gli altri pensavano che io potessi fare né ciò che volevano che io facessi».

Quasi una premessa a una lunga e dettagliata spiegazione di come lui ha «cambiato rotta» sull'eolico rispetto al suo predecessore Renato Soru, «blindando» dalle speculazioni private gli investimenti nel settore energetico verde. Prima «ho revocato l'accordo di programma, che prevedeva di affidare lo sviluppo dell'eolico a un grande partner privato da individuare».

 

Poi, il 27 novembre 2009, «ho presentato al consiglio regionale una proposta di regolamento che attribuisce all'assessorato all'Industria (e non all'Ambiente, da cui dipende l'Arpas di Farris, ndr) gran parte dell'iter di rilascio delle autorizzazioni per le concessioni agli impianti eolici».

Un punto che va in direzione contraria ai progetti del «gruppo», che si ritrova col suo «uomo» Farris seduto su una poltrona svuotata quasi d'ogni potere. Cappellacci racconta ancora che, dopo una visita a Navarra, in Spagna, decise di sposarne il modello energetico «a emissioni zero e a gestione pubblica».

 

E insomma quel regolamento approvato a marzo, che riservava la gestione dell'energia eolica in Sardegna all'ente regionale, per Cappellacci altro non è che il punto di arrivo di un percorso coerente. Il contrario di quanto sostenuto anche nell'ordinanza di arresto di Carboni, ossia che quel provvedimento era frutto della paura, poiché a marzo scorso era già nota l'inchiesta fiorentina sul G8 che vedeva Verdini indagato. Il punto è decisivo. Se Cappellacci ha dimostrato con carte e date di aver ostacolato i progetti del gruppo già in tempi non sospetti, la ricostruzione della procura adesso rischia il boomerang.

 20-07-2010]

 

 

LA P2 DI TINA - 1984: PER 10 ANNI, LA VISPA TINA ANSELMI PRESE MIGLIAIA DI APPUNTI SUI GREMBIULINI DEVIATI – "L´onorevole Bodrato mi racconta che nel colloquio avuto con Craxi, questi gli ha detto che Cossiga è ossessionato dal fatto dei rapporti che lui ha avuto con Gelli. Il generale Grassini era presente con Martini (Fulvio, ammiraglio e capo del Sismi dal 1984 al 1991, ndr) a questi incontri al ministero della Marina e ne ha parlato a varie persone. Questo avveniva anche nel periodo del rapimento Moro

Attilio Bolzoni per "la Repubblica"

Soffocata nell´Italia delle trame, aggredita e offesa per la sua voglia di verità, sola, ha cominciato a scrivere dopo ogni incontro, ogni telefonata, dopo ogni colloquio avuto sin dall´inizio di quell´avventura che sarebbe durata tre lunghissimi anni. Lei li ha sempre chiamati «i miei foglietti», settecentosettantré appunti per ricordare tutto ciò che le accadeva intorno da quando - nel dicembre del 1981 - era stata nominata presidente della Commissione parlamentare d´inchiesta sulla loggia massonica P2.

 

È il diario segreto di Tina Anselmi, nel ´44 staffetta partigiana con il nome di "Gabriella" e poi deputata democristiana chiamata a indagare su quei 962 uomini - tanti i nomi ritrovati nelle liste sequestrate a Licio Gelli a Castiglion Fibocchi - che volevano imbrigliare la democrazia nel nostro Paese.

Un elenco con dentro anche quarantaquattro parlamentari, un segretario di partito, due ministri, dodici generali dei carabinieri e cinque della finanza, ventidue dell´esercito e quattro dell´aeronautica, otto ammiragli, numerosi magistrati e poi giornalisti, direttori dei servizi segreti, banchieri, imprenditori come Silvio Berlusconi.

 

Dall´ottobre del 1981 al settembre del 1984 Tina Anselmi ha ordinato i suoi pensieri su carta, provando a legare uno all´altro i personaggi incrociati, confrontando testimonianze, annotando dubbi, sospetti, sensazioni. Documenti che sono rimasti nei cassetti della sua casa di Castelfranco Veneto, dove vive, fino a quando ha deciso di consegnarli alla giornalista e scrittrice Anna Vinci, conosciuta quasi un quarto di secolo prima.

 

Racconta la Vinci: «Mi ha voluto lasciare qualcosa da trasmettere a tutti, mi ha sempre detto: prima o poi ti devo dare i miei foglietti perché non si è mai voluto fare chiarezza fino in fondo sui lavori della commissione». Nel diario segreto di Tina Anselmi c´è una testimonianza che va oltre quei centoventi volumi che hanno ricostruito la storia della P2, è un grido che cerca di perforare l´indifferenza che accompagnò la relazione conclusiva della commissione nel luglio 1984.

Qui di seguito pubblichiamo gli estratti più rilevanti degli appunti della Anselmi di cui siamo entrati in possesso. La maggior parte sono stati scritti dalla fine del 1981 alla primavera del 1983, alcuni sono datati anche 1985 e 1987, l´ultimo è del 28 luglio 1990. Affiora l´immagine di un´Italia che sembra non cambiare mai, quella di ieri come quella di oggi.

 

Lunedì 30 ottobre 1981
Ore 17,15 sono convocata dal presidente della Camera Nilde Iotti. Mi propone di assumere la Presidenza della Commissione inquirente sulla P2. È d´accordo anche il presidente del Senato Amintore Fanfani. Mi parla della storia dei vari tentativi (parlamentari che hanno rifiutato l´incarico, ndr). Chiedo quindici minuti di riflessione. Sento per telefono il presidente della Corte Costituzionale, Leopoldo Elia, e mi consiglia di accettare.
Torno dalla Iotti alle 17,30, e accetto. Parliamo del problema. Mi assicura ogni supporto della Camera per il lavoro. Mi telefona Fanfani per esprimermi solidarietà. Nella Iotti ho trovato un atteggiamento di piena fiducia, amicizia e volontà di aiutarmi, perché il compito non fallisca.

Mercoledì 5 dicembre 1981
Incontro con il Presidente Fanfani. I socialisti sono terrorizzati dall´inchiesta. Fare presto. Delimitare la materia. Chi vuole oggi le elezioni? Certamente, solo il Psdi. Gli altri sono meno decisi. [...]

5 dicembre 1981
Incontro con Leopoldo Elia. Punto da cui partire: Saragat (l´ex presidente della Repubblica, ndr) viene a sapere dei fascicoli del generale De Lorenzo contro di lui (affari, donne, ecc.). Saragat esige la destituzione di De Lorenzo.
Moro è più morbido. Rottura da allora nei Servizi segreti e nelle Forze armate.
Influenze della massoneria sui deputati, contro la candidatura di Moro a Presidente della Repubblica.

 

Influenza sui deputati del sud, influenza Picella (Nicola, segretario generale della Presidenza della Repubblica fin dal tempo di Saragat, ndr) e Cosentino (Francesco, piduista, segretario generale della Camera dei deputati dal 1962 al 1976, ndr).
Data dell´ultimo viaggio in Usa di Moro.
Compito storico: con la giustizia determinare il cambiamento di una parte della classe dirigente del Paese, compresa quella della Dc. [...]

16 dicembre 1981
[...] Ho raccolto da amici voci provenienti dal Psi e da qualche Dc: c´è interesse a svalutare la Commissione, magari creando incidenti.

2 marzo 1982
Pci Ricci (Raimondo, deputato e membro della commissione parlamentare P2, ndr), lettera dei servizi segreti, non partecipa alla riunione.
Dopo l´arresto di Musumeci (Pietro, generale del Sismi, ndr) alla ripresa mancano i 2/3 dei commissari.
Il Pci si defila.

 

9 marzo 1982
Andò (Salvo, deputato socialista e membro della Commssione, ndr). La Commissione non deve assumere il problema dell´Eni-Petromin, altrimenti chiude.
Gelli ha offerto uno stabile con uffici e appartamenti a ministri e altri (lasciar perdere).
Psi Spano (Roberto, senatore, e membro della Commissione, ndr) dice a Di Ciommo (Gianni, segretario della Commissione P2, ndr): siamo tutti d´accordo perché la Commissione non vada avanti, è inutile continuare il gioco del massacro.

20 luglio 1982 ore 9,40
Sica (Domenico, giudice istruttore a Roma ndr). Si arriva alla migliore mafia: il boss siciliano Di Cristina..tre miliardi di titoli e di assegni in tasca, tutti i titoli fanno capo a Carboni (Flavio, l´imprenditore coinvolto nel caso Calvi e finito adesso nelle indagini sulla P3, ndr)

 

21 gennaio 1983
Telefono alle 16,00 a Ciriaco De Mita (il nuovo segretario della Dc, ndr), a casa, senza trovarlo. A chi risponde, dico di farmi cercare. Alle 18,00 non avendo notizie di De Mita, telefono a Fanfani e lo consiglio di sbarcare Pisanu (Giuseppe, sottosegretario al Tesoro, ndr). Mi dice di dirlo a De Mita. Gli do lo stesso consiglio. Vuol sapere perché. Non gli do nessun elemento, solo quello di un suo probabile coinvolgimento politico. Dopo un´ora mi ritelefona De Mita e mi passa Pisanu, mi chiede perché. Gli rispondo che non posso dirgli niente. Ascolti consiglio del segretario di dimettersi. Mi stupisce il fatto che De Mita si sia comportato così.
Si spiega forse col fatto che lui lo volle sottosegretario, contro il parere di Fanfani. [...]

Venerdì 28 gennaio 1983 ore 12,30
Incontro all´aeroporto di Roma l´onorevole Vittorio Olcese (deputato Dc e membro della Commissione P2, ndr). Mi dice di aver saputo da un «piduista pulito» che si sta preparando un nuovo attacco a me.

 

Mi consiglia di riprendere i rapporti con Corona (Armando, Gran Maestro del Grand Oriente d´Italia, ndr) perché quella è la strada per bloccare questa azione.
A mia richiesta, mi assicura che prenderà contatti con l´ambiente massonico e mi riferirà qualcosa di più preciso martedì.

8 febbraio 1983, ore 1,15
Esco da San Macuto con Di Ciommo e ci accorgiamo che siamo pedinati fino a casa mia da un uomo di statura piuttosto bassa, robusto, dell´età di quaranta, quarantacinque anni.

26 febbraio 1984
Padula (Pietro, membro Dc della Commissione P2, ndr) mi riferisce che in questi giorni il generale Grassini (Giulio, ex direttore del Sisde, ndr) ha voluto incontrarlo per dirgli che se a settembre non verrà nominato vice comandante generale dei CC., rivelerà i rapporti politici con Gelli e la P2.

 

10 maggio 1984, ore 18,30
Visita al Presidente Pertini. Mi ringrazia per quello che ho fatto per il Paese e per l´Italia. Mi conferma la sua stima e la sua amicizia, per il coraggio che ho.
Annota che nel Palazzo non si avrà la volontà di andare a fondo e di accogliere la mia relazione.

28 luglio 1990
L´onorevole Bodrato (Guido, deputato Dc, ndr) mi racconta che nel colloquio avuto con Craxi, questi gli ha detto che Cossiga è ossessionato dal fatto dei rapporti che lui ha avuto con Gelli. Il generale Grassini era presente con Martini (Fulvio, ammiraglio e capo del Sismi dal 1984 al 1991, ndr) a questi incontri al ministero della Marina e ne ha parlato a varie persone. Questo avveniva anche nel periodo del rapimento Moro.

 19-07-2010]

 

 

allarme a segrate! LA P3 PUNTAVA ALLA MONDADORI – LA CASA EDITRICE DEL BANANA VIENE NOMINATA BEN 430 VOLTE NELLE INTERCETTAZIONI DEI quattro “PENSIONATI sfigati” – MIRAVANO A FARE UN “FAVORE” DA 200 MLN€: TRASFERIRE LO STORICO CONTENZIOSO AL GIUDICE “AMICO”, VINCENZO CARBONE – MA QUESTO TEOREMA ACCUSATORIO NON REGGE. PERCHÉ DI QUEL FAVORE LA MONDADORI NON HA PIÙ BISOGNO (GRAZIE AD UN EMENDAMENTO DIVENUTO LEGGE IL 22 MAGGIO

Franco Bechis per "Libero"

 

 

C'è una parola che appare 430 volte nelle oltre 15 mila pagine allegate all'inchiesta sulla nuova P3. Quella parola è il nome di una società: "Mondadori". Non è un nome qualsiasi, perché è l'elemento chiave della tesi della procura di Roma. Che detto in parole semplici e rudi è questo: chi è se non il vero capo, il vero beneficiario della P3 e dei suoi progetti?

Scontato: Silvio Berlusconi. Perché si gira intorno a mille rivoli diversi, ma alla fine il fatto più importante di quelle 15 mila pagine sarebbe un presunto favore da 200 milioni di euro che la P3 era pronta a fare alla Mondadori di Berlusconi. Cifra che fa impallidire l'unica altra somma che circola in quegli atti: il risicato milioncino di euro di cui avrebbe beneficiato Denis Verdini per l'aumento di capitale del suo Giornale della Toscana.

 

Secondo i magistrati romani infatti tutto questo gran daffare per piazzare giudici amici in posti che contano sarebbe servito alla triade della P3 (Flavio Carboni, Arcangelo Martino, Pasquale Lombardi) per risolvere un contenzioso tributario del valore di circa 200 milioni di euro che la Mondadori trascinava da quasi 20 anni. Il desiderio della P3 era - sempre secondo l'impianto dell'inchiesta - quella di trasferire quel contenzioso davanti alle sezioni riunite della Cassazione presiedute da un giudice amico della triade, Vincenzo Carbone.

Per farlo era necessario il via libera dell'Avvocatura generale dello Stato, fornito da Oscar Fiumara, che proprio per questo viene avvicinato dalla P3. Scrivono i carabinieri nei loro rapporti: «si ipotizza che l'interesse degli indagati riguardi l'assegnazione alle sezioni unite della Cassazione di un ricorso proposto dall'Amministrazione finanziaria e che vede come parte in causa la società Mondadori.

 

Secondo notizie giornalistiche ricavate da articoli pubblicati sul quotidiano "La Repubblica" nei giorni 28 e 30.10.2009 il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sarebbe stato effettivamente rimesso alle Sezioni Unite (...) su richiesta delle parti in causa con l'adesione dell'avvocatura generale dello Stato per conto dell'Amministrazione finanziaria ricorrente (...) Che tale questione possa essere l'oggetto dell'interesse da parte dei tre indagati potrebbe trovare conferma non soltanto dal fatto che tale vicenda si svolge nel mese di ottobre, ma anche da alcuni riferimenti che si ascoltano nelle conversazioni intercettate».

 

Gli inquirenti pensano di trovarsi di fronte alla vera corruzione, ma trovano solo cravatte e bottiglie di vino regalate ai protagonisti. E allora legano alla vicenda Mondadori quel poco che hanno in mano: «si trova decisa conferma in quanto i coindagati stanno realizzando con riguardo al piano eolico, che è momento qualificante di quel programma e dove l'ipotesi della corruzione è, invece, ben più che un mero obiettivo futuro».

Il braccio di ferro fra Mondadori e fisco italiano è iniziato poco dopo la fusione fra Arnoldo Mondadori Editoriale Finanziaria (Amef) e omonima casa editrice controllata (Ame) avvenuta nella seconda parte del 1991, a chiusura della guerra di Segrate fra Berlusconi e Carlo De Benedetti. La vicenda è tecnicamente complicata, ma sostanzialmente il fisco contestò l'apposizione a compensazione delle perdite di un avanzo di fusione per circa 641 miliardi di vecchie lire, pretendendo che fosse imputato a reddito e tassato come plusvalenza.

La Mondadori ricorse e sia in primo grado che in appello vinse, prendendo come consulente nella causa contro il fisco il più bravo di tutti: Giulio Tremonti. Per il terzo grado però proprio l'uomo che aveva difeso la Mondadori durante gli anni si era trasformato suo malgrado nell'accusa, essendo divenuto come ministro dell'Economia pro tempore il rappresentante dell'amministrazione finanziaria che voleva dalla Mondadori quei 200 milioni di euro.

 

Una situazione senza dubbio imbarazzante, che aveva bisogno per essere risolta di un campo terzo di battaglia come quello delle sezioni Unite della Cassazione presiedute da Carbone. Per questo motivo l'avvocatura dello Stato non si oppose. Ma si tentò comunque un'altra strada per risolvere l'impasse: un emendamento alla finanziaria 2010 presentato nel 2009 da Angelo Azzolini secondo chi aveva nel processo tributario già due giudizi favorevoli poteva evitare la Cassazione pagando il 5% di quanto contestato e chiudendo così il contenzioso.

 

Il finiano Maurizio Saia lo intercettò, chiamò il presidente della Camera, Gianfranco Fini che fece saltare quello che chiamò il lodo Mondadori. I magistrati sono convinti che proprio per questo la P3 cercò di favorire la soluzione Carbone e ipotizzano una corruzione pro Berlusconi. Ma i magistrati facendo acquisire tonnellate di materiale si sono dimenticati di fare seguire i successivi lavori parlamentari.

Perché quell'emendamento- ironia della sorte- è stato ripresentato alla Camera mentre Fini dormiva a fine aprile scorso. E'stato anche votato e inserito nella legge sugli incentivi ed è legge dello Stato italiano dal 22 maggio scorso. Quindi se tutta la P3 doveva servire a fare un favore da 200 milioni a Berlusconi, il teorema accusatorio non regge. Perché di quel favore la Mondadori non ha più bisogno.

 21-07-2010]

 

SORCI VERDINI – I MAGISTRATI A CACCIA DEL GIRO DI SOLDI DEI PENSIONATI DELLA P3 – NEL MIRINO TUTTI I CONTI APERTI CON UNICREDIT DAL 2004 AD OGGI DAL COORDINATORE DEL PDL E DA FLAVIO CARBONI - LA FINANZA INDAGA SU 2.6 MLN € PAGATI A DENIS CHE PER GLI INQUIRENTI SOMIGLIANO TANTO A UNA TANGENTE – 30MILA € ALL’AMICO DI FORMIGONI, MAZARINO DE PETRO: “SOLO UNA CONSULENZA, CON CARBONI NON C’ENTRO…

1 - CASO VERDINI, ORA LA FINANZA INDAGA SU 2,6 MILIONI DI EURO - I PM E CARBONI: UNA LETTERA PER RIAVERE LA TANGENTE
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

L'indagine sull'associazione segreta che sarebbe stata messa in piedi dal faccendiere Flavio Carboni e dai suoi amici Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi continua a concentrarsi su passaggi di soldi che avrebbero riguardato gli indagati, in particolare i politici. Mentre i carabinieri del reparto operativo di Roma acquisiscono il carteggio tra la società Vienord e la Hgp, che aveva ottenuto un appalto per la riqualificazione delle stazioni delle Ferrovie Nord Milano, la Guardia di Finanza punta a un versamento che sarebbe finito al coordinatore del Pdl Denis Verdini.

 

In totale sono due milioni e 600 mila euro usciti dalla Società Toscana Edizione (Ste) che edita il Giornale della Toscana, pagati a lui e Massimo Parisi, responsabile della coalizione di centrodestra in Toscana. La segnalazione è arrivata dagli ispettori della Banca d'Italia da mesi impegnati a verificare l'attività del Credito Cooperativo Fiorentino di cui Verdini è presidente.

La traccia è emersa esaminando i bilanci dell'Istituto relativi al 2008 nei quali era annotato un credito verso terzi per 2,6 milioni di euro, la cui natura non era chiara né sufficientemente documentata. E agli inizi del maggio scorso sono arrivati documenti che provano un'uscita verso Verdini e Parisi giustificata con un «acquisto quote relativo al 2005», ma i controlli dovranno adesso stabilire la reale natura di questo trasferimento.

 

Accertamenti contabili che si affiancano a quelli disposti per chiarire l'operazione Ferrovie del Nord e stabilire chi sia il vero beneficiario dei 30.000 euro della società Hgp per l'appalto sulla riqualificazione delle stazioni e a chi fossero destinati gli altri 900 mila euro (divisi in due contratti da 450 mila euro l'uno) che si era impegnata a versare in seguito.

I magistrati ritengono infatti che quei soldi versati a titolo di consulenza a Marco Mazarino De Petro, uno dei collaboratori del governatore Roberto Formigoni già coinvolto nell'indagine «Oil for food» e condannato a due anni per corruzione internazionale, siano in realtà la tangente destinata a un pubblico ufficiale che aveva il potere di agevolare la concessione della «commessa».

Nei giorni scorsi era già stato interrogato Massimo Iafisco, il titolare della Hgp che negli atti processuali viene indicato come il prestanome di Carboni. Un ruolo che lui nega categoricamente spiegando che «Carboni non l'ho mai visto, né avrei mai potuto immaginare che fosse coinvolto nell'affare. Anzi, posso dire che se lui ci fosse stato-visto quello che sta emergendo -forse avremmo avuto maggiori possibilità di conservare il lavoro. Il nostro referente è sempre stato Riccardo Piana».

 

Si tratta di uno dei soci di Carboni, impegnato con lui anche nelle attività che dovevano portarli ad aggiudicarsi alcuni appalti nel settore dell'eolico. La vicenda è stata in parte ricostruita attraverso l'esame delle conversazioni telefoniche intercettate e soprattutto di una lettera spedita il 7 settembre 2009 dai legali della Hgp a quelli della Vienord. Nella missiva si chiedevano chiarimenti sulla decisione di rescissione del contratto, ma soprattutto si faceva riferimento chiaro ai soldi versati al consulente.

«A riprova degli impegni assunti da Hgp nella fase propedeutica alla stipula dell'Accordo Quadro dietro esplicita richiesta della Vienord - si legge nel documento - giova citare il pagamento di 30 mila euro al dottor De Petro che Vienord aveva assunto l'impegno di rimborsare nel caso in cui il progetto non fosse partito e tali costi non fossero stati riassorbiti».

Due settimane dopo, mentre parla al telefono con Piana, Carboni afferma: «Se l'avessi letta io... non sarebbe partita. Se si parla di soldi, di cose così certo è un errore grosso». E Piana risponde: «Lui ha detto che bisogna distruggere tutte le copie e soprattutto che non le devi avere neanche tu». Replica Carboni: «Eh, ho capito quello è un reato... scusami eh». Il «lui» al quale fanno cenno è Arcangelo Martino, arrestato insieme allo stesso Carboni e al geometra che svolgeva attività di giudice tributario, Pasquale Lombardi.

 

Secondo quanto risulta nell'informativa consegnata dagli investigatori al pool di magistrati, in quel periodo i due soci sono impegnati «nella definizione di importanti aspetti in ordine alla costituzione delle società da utilizzare nell'operazione pale eoliche». E in tutti gli affari che cercano di concludere «si avvalgono in maniera pressoché sistematica di strumenti e condotte apparentemente illecite che si concretizzano tra l'altro nell'avvicinamento degli uomini politici e di altri pubblici ufficiali competenti ad adottare provvedimenti d'interesse per le finalità del sodalizio».

Un'attività ritenuta illegale dai magistrati, ma alla quale Vienord dice di essere completamente estranea.

E in una nota afferma: «Hgp stipulò un contratto quadro con Vienord, relativamente allo sviluppo delle attività commerciali all'interno delle stazioni, che è stato risolto per totale inerzia e incapacità all'adempimento di Hgp stessa. Pertanto Hgp non ha mai ricevuto un solo euro a nessun titolo da Vienord. Vienord ha già messo a disposizione dell'autorità giudiziaria competente la documentazione relativa a tale rapporto e rimane a completa disposizione per ogni approfondimento di indagine».

2 - PM INDAGANO SU CONTI UNICREDIT VERDINI E CARBONI...
(ANSA)
- Indagini su tutti i conti correnti aperti dal 2004 ad oggi in istituti del gruppo Unicredit e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni: li hanno disposti i pm della procura di Roma che indagano sulla P3, dando mandato alla Guardia di Finanza di acquisire tutta la documentazione necessaria. L'obiettivo del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli è di accertare se attraverso quei conti correnti siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti.

 

Nel decreto di accertamento bancario, i pubblici ministeri chiedono alla Guardia di Finanza di acquisire presso il gruppo Unicredit tutta la documentazione per ricostruire "talune operazioni finanziarie" effettuate da Verdini e da Carboni dal gennaio 2004 ad oggi. Un accertamento disposto dagli inquirenti in seguito all'acquisizione degli assegni circolari per 800mila euro - con causali diverse e non tutti Unicredit - negoziati in gran parte da Antonella Pau, moglie di Carboni.

L'accertamento non riguarda solo i conti correnti attivi: i militari dovranno infatti acquisire gli estratti conti dei rapporti anche estinti, "la documentazione relativa a cassette di sicurezza, libretti di deposito a risparmio sia nominativi che al portatore, dossier titoli anche per quei rapporti laddove lo stesso abbia agito per delega o mediante qualsiasi altro strumento sostitutivo o di interposizione". Gli inquirenti vogliono inoltre sapere se collegati ai conti di Verdini e Carboni vi siano anche "aperture di credito, mutui, castelletti per sconto effetti e per altre operazioni di portafoglio".

3 - L'EX COLLABORATORE DI FORMIGONI «IO PAGATO PER UNA CONSULENZA»
Andrea Galli per "il Corriere Della Sera"

 

Il faccendiere Flavio Carboni «non so chi sia», i 30 mila euro «non sono una tangente» ma «un compenso», di questa P3 «non conosco nessuno», e anzi, dice, «forse ha ragione Berlusconi quando parla di polverone di pensionati». Lei è un pensionato? «Ormai ho 66 anni. Sono stato già bastonato, in vita. Ignoro i motivi per i quali mi abbiano tirato dentro. Chiedo ai magistrati di poter collaborare. Voglio essere convocato, rispondere a ogni domanda, chiarire».

Ad ascoltarlo, par di capire, tutto smentirà, Marco Mazarino De Petro, tranne il rapporto con Roberto Formigoni, un rapporto, tiene a precisare, di lavoro. Nel senso che «con lui ho condiviso una militanza politica nella Dc e nel Pdl, abbiamo trascorsi lontani e comuni». Lo omette ma li unisce anche una frequentazione (con Comunione e Liberazione) e li hanno uniti la comproprietà di uno yacht di 15 metri chiamato «Obelix», vacanze sul mar Ligure e rapporti vari di lavoro sempre per conto della Regione.

Molti, e non per ragioni di sintesi, lo definiscono «braccio destro di Formigoni»: De Petro è stato rappresentante in Iraq del governatore ai tempi di Saddam e dell'inchiesta «Oil for food». L'inchiesta aveva al centro tangenti in cambio di petrolio. In primo grado De Petro era stato condannato per corruzione internazionale», condanna poi andata in prescrizione.

 

De Petro passa gran parte dell'anno in Liguria, a Chiavari, cittadina della quale in passato è stato sindaco. Parla al telefono dall'ufficio del suo legale, l'avvocato Giovanni Scopesi. Partiamo dai soldi. «Mi sono stati versati per una consulenza di natura professionale» dice De Petro, che giura di non aver ricevuto altro denaro e ricorda i continui viaggi in Lombardia, di «decine e decine di riunioni», di giornate e giornate, di ore e ore passate a visionare le stazioni delle Ferrovie Nord sottoposte a riqualificazione.

«Valutavamo», spiega, «l'opportunità di mettere bar, altri negozi, schermi per far scorrere sopra la pubblicità. Terminato l'incarico, non ho più avuto contatti e quella esperienza si è chiusa».

Ci scusi, però per quale motivo sarebbe stato scelto lei, per la consulenza? Aveva esperienza in materia? Tra i motivi, De Petro tiene a far sapere soprattutto il seguente: «Godevo della stima. In precedenza ero già stato presidente della società delle Ferrovie Nord». Un'ultima cosa: ancora quei 30 mila euro, come li ha ricevuti, per caso erano in contanti? «Ma quali contanti... Mi sono stati versati con un normale bonifico».

21-07-2010]

 

 

FORMIGONI: S.O.S. AI PIDUISTI DELLA DOMENICA – LE FRENETICHE MANOVRE DOPO L´ESCLUSIONE DALLE REGIONALI: "MARRA PUÒ FAR QUALCOSA PER LA LISTA?" – DISCORSI IN CODICE (DE’ NOANTRI): “TU ARCANGELO NON MUOVERTI. FAI VIAGGIARE LA MOZZARELLA POI TI MUOVI QUANDO È NECESSARIO” – I CONTATTI INDIRETTI CON “FOFÒ” MARRA DEL SOTTOBOSCO DELLA POLITICA POLITICANTE … - Emilio Randacio per "la Repubblica"

 

La «rete» non si poneva limiti. C´era un governatore-amico, furibondo per l´esclusione ordinata dai giudizi dalla competizione elettorale? L´organizzazione si muoveva, attivava numeri di telefono, bussava alle porte degli «amici». E gli interlocutori, sempre, erano uomini dello Stato.

Ecco cosa facevano l´ex assessore regionale napoletano, Arcangelo Martino e il suo presunto complice, il «geometra "Pasqualino" Lombardi, entrambi finiti in carcere l´8 luglio scorso, sospettati di fare parte di un´«associazione segreta» insieme a Flavio Carboni.

 

Nel marzo scorso, quando la lista di Roberto Formigoni si vede per ben due volte respingere la possibilità di partecipare alla tornata elettorale regionale, mette in moto i sui contatti. «Non appena il Marra - scrivono i carabinieri - ha ottenuto l´ambita carica (2 febbraio 2010, ndr), i componenti dell´associazione gli chiedono esplicitamente di porre in essere un intervento nell´ambito della nota vicenda dell´esclusione».

Il primo marzo è direttamente il governatore a interessarsi con Martino, l´ex consigliere comunale napoletano finito in cella l´8 luglio scorso. «Ma l´amico, l´amico, l´amico è in grado di agire?». Martino, ancora una volta lo rassicura: «Si, si, ha già fatto qualche passaggio e sarà lì». L´amico, per gli investigatori, è sopra ogni dubbio proprio il neo eletto presidente di Corte d´appello, Alfonso «Fofò» Marra.

 

Roberto Formigoni e Arcangelo Martino sono intercettati mentre parlano - secondo i carabinieri - in codice, usando le parole «passeggiate» e «mozzarelle» per alludere ai tentativi di influire sull´esito dei ricorsi e, dopo il loro rigetto, alle pressioni sul ministero della Giustizia affinché inviasse ispettori presso i magistrati milanesi. Immediata la replica di Formigoni.

«Le passeggiate erano passeggiate - precisa - e le mozzarelle erano mozzarelle. Io e il mio partito non abbiamo dato alcun mandato né attribuito alcun incarico se non ai legali che abbiamo incaricato ufficialmente».

Ma deve esserci molta agitazione in quei giorni, nei piani alti del Pirellone. Lombardi, per cercare di rassicurare lo stato d´animo dell´amico governatore, muove tutte le pedine che conosce e che ha a disposizione.

 

Per intervenire su Marra, decide allora di chiamare il sostituto procuratore generale, Gaetano Santamaria: «Io ho chiamato Fofò e gli ho detto domani mattina alle undici sto da te e non te movere, perché ammo vedè che sta succedendo... domani arrivo verso le undici e cercasse già di chiamare questi, questi quattro stronzi della commissione elettorale».

Poi, Lombardi conclude categorico anche con Santamaria: «Comunque mo´, parla subito con Alfonso». E, il sostituto procuratore generale, obbedisce: «Adesso parliamo con Alfonso». Sono frenetiche e riguardano più soggetti le consultazioni politico-giudiziario che accompagnano l´esclusione della lista dalle regionali.

Alle 14 e 51 dello stesso giorno, si muove anche il sottosegretario del Pirellone con delega alla realizzazione del programma, Paolo Alli. E, per la prima volta, fa intuire di un possibile colloquio diretto avvenuto tra l´altro magistrato milanese e la sede della Regione Lombardia (che però non viene documentato).

«L´Alli, che ha da poco incontrato il Lombardi - annotano i carabinieri - , riferisce al Martino che, in base alle valutazioni asseritamente espresse dal presidente (Marra) sui magistrati che compongono il collegio giudicante, non si è per nulla sicuri che la decisione che verrà da essi assunta sarà positiva per loro».

Alli, sul punto dice espressamente: «Eh da quello che mi diceva eh, il..., il presidente dice che questi qui sono tre giovani (il collegio che dovrà decidere le sorti della lista, ndr), non si sa che cosa possono decidere, no!?». Nella conversazione non si esclude comunque l´ipotesi di dover ricorre al Tar (come poi è effettivamente avvenuto), in seguito a una sentenza che si è dimostrata sfavorevole per la coalizione di centrodestra.

Il momento è delicatissimo, c´è bisogno di uno sforzo comune. «L´Alli - proseguono nella ricostruzione gli investigatori - riferisce al Martino che il suo capo (evidentemente il Formigoni) riteneva fosse meglio che il Lombardi rimanesse in zona: "Vediamo comunque in ogni caso... il capo diceva se non era il caso che il tuo uomo si fermasse qui. .. eh, perché lui sta qui in zona finché non c´è la decisione"». La disponibilità di mettere l´organizzazione al servizio della causa è totale: «Eh, gliel´ho detto già questo, eh!», replica immediatamente alla cornetta il Lombardi.

 

Martino, è talmente in confidenza con il governatore lombardo che, il 23 aprile scorso, addirittura si attiva a Roma per capire meglio gli equilibri all´interno della maggioranza. La mancata ispezione al Tribunale di Milano, dopo la bocciatura della Lista Formigoni, convince i due «amici» di una manovra ostile.

Formigoni a questo punto «incarica il Martino di effettuare le opportune indagini sul punto "eh, credo anch´io - dice Formigoni -, sarebbe interessante verificare da dove nasce, di chi è questa ostilità ... a questo punto, a questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si fa . .. mi fai sapere per causa di chi e quali sono i motivi, chi è il colpevole? Chi è il mandante e quali sono i motivi?». Martino, ancora una volta, esegue: «Sono già a Roma, mi informo e ti dico».

L´episodio rappresenta forse meglio quelle che sono i metodi dell´associazione. «Lo scopo dell´attività - si legge tra le carte dell´ordinanza - è quello di far acquisire all´associazione, nei casi in cui gli obiettivi perseguiti vengano raggiunti e i magistrati che hanno commissionato l´attività di interferenza ai membri del gruppo ottengano l´incarico ambito, uno straordinario strumento». Secondo l´accusa, in questo caso, il «protetto» è stato nientemeno che il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.

 

 [21-07-2010]

 

 

 

-        "DEFINIRE MARCELLO DELL’UTRI, DENIS VERDINI, FLAVIO CARBONI E ALTRI NOMI MOLTO IMPORTANTI (TANTI ANCORA DA SCOPRIRE…) COME “PENSIONATI UN PO’ SFIGATI” È TROPPO ANCHE PER UN “BARZELLETTIERE” COME IL FRATELLO SILVIO BERLUSCONI..." - 2- LA BOMBASTICA INTERVISTA DEL MASSONE-PIDDINO GIOELE MAGALDI A ’VANITY FAIR’ - 3- AVVISO CRUDELE AI FRATELLI NAVIGANTI: "CI SONO ALCUNE COPIE DEGLI ELENCHI COMPLETI DELLA P2, CON MIGLIAIA DI NOMI. ROBA ABBASTANZA “ESPLOSIVA”, ANCHE A QUASI TRENT’ANNI DALLA SCOPERTA DEGLI ELENCHI INCOMPLETI DI CASTIGLION FIBOCCHI. HO AVUTO MODO DI VISIONARLI DI PERSONA E SO CHE, SE FOSSE NECESSARIO E OPPORTUNO, CHI LI CUSTODISCE LI RENDEREBBE PUBBLICI, CON CONSEGUENZE PIUTTOSTO TRAUMATICHE PER TANTA GENTE. ANCHE PERCHÉ NON SI TRATTA DI MERI ELENCHI DI NOMI, MA DI UNA DOCUMENTAZIONE PIUTTOSTO CORPOSA E ARTICOLATA

1 - DAGOREPORT - IL FIELE DI GIOLE
Oh oh... Altro che gruppo di pensionati buoni a nulla!... «Le Logge Propaganda 1 e Propaganda 2 sono storicamente esistite in seno al G.O.I., mentre il nome "P3" è una creazione giornalistica. Ma solo il nome. La "realtà" cui allude il nome è vera, anzi sin troppo vera, se ci si riferisce ad una specifica vicenda della Massoneria italiana negli ultimi 28 anni, dal 1982 in avanti. Definire Marcello Dell'Utri, Denis Verdini, Flavio Carboni e altri nomi molto importanti (tanti ancora da scoprire...) come "pensionati un po' sfigati" è troppo anche per un "barzellettiere" come il Fratello Silvio Berlusconi...»

 

Bombastica intervista del massone-democratico Gioele Magaldi (un po' censurata?) a Vanity Fair. Segno che a palazzo Giustiniani, sede del Grande oriente d'Italia, nella guerra contro il Gran Maestro Gustavo Raffi cominciano a volare stracci parecchio pesanti. Nell'occhio del ciclone finisce anche il Fratello Silvio: «L'iniziazione alla Massoneria ha carattere indelebile. Come l'ordinazione sacerdotale. Una volta affiliati, si rimane massoni per tutta la vita.

A proposito dei rapporti di Berlusconi con il mondo massonico, giova sottolineare che il "pensionato" Flavio Carboni è stato il tramite dei costanti e reiterati rapporti del Fratello Berlusconi con il Fratello Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1982 al 1990.

 

Flavio Carboni è sempre stato anche grande amico di Giuseppe Pisanu, già Ministro dell'Interno nel secondo e terzo governo Berlusconi (2002-2006). Giuseppe Pisanu e soprattutto il Gran Maestro Armando Corona ebbero anche il "merito" di facilitare incontri e rapporti del Fratello Berlusconi con l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1985-1992)». ».

 

Avviso crudele ai fratelli naviganti: «Ci sono alcune copie degli elenchi completi (della P2, dagonota), con migliaia di nomi. Roba abbastanza "esplosiva", anche a quasi trent'anni dalla scoperta degli elenchi incompleti di Castiglion Fibocchi. Ho avuto modo di visionarli di persona e so che, se fosse necessario e opportuno, chi li custodisce li renderebbe pubblici, con conseguenze piuttosto traumatiche per tanta gente. Anche perché non si tratta di meri elenchi di nomi, ma di una documentazione piuttosto corposa e articolata...»

Oh oh, ci sarà una prossima puntata. E perfino un libro...

2- LA BOMBASTICA INTERVISTA DEL MASSONE-PIDDINO GIOELE MAGALDI A 'VANITY FAIR'
http://www.grandeoriente-democratico.com/intervista_integrale_al_Venerabile_Gioele_Magaldi_leader_
di_Grande_Oriente_Democratico.html

 

1. Come valuta il nuovo scandalo P3? E' solo un teatrino, come ha detto il Gran Maestro Raffi o sono 4 pensionati un po' sfigati?
Né l'una né l'altra cosa. Parlare di P3 è vero e falso allo stesso tempo. E' falso perché, in senso stretto, le Logge Propaganda 1 e Propaganda 2 sono storicamente esistite in seno al G.O.I., mentre il nome "P3" è una creazione giornalistica. Ma solo il nome. La "realtà" cui allude il nome è vera, anzi sin troppo vera, se ci si riferisce ad una specifica vicenda della Massoneria italiana negli ultimi 28 anni, dal 1982 in avanti. Definire Marcello Dell'Utri, Denis Verdini, Flavio Carboni e altri nomi molto importanti (tanti ancora da scoprire...) come "pensionati un po' sfigati" è troppo anche per un "barzellettiere" come il Fratello Silvio Berlusconi...

2. Il Grande Oriente d'Italia non aveva già fatto pulizia al tempo della P2 e poi con l'arrivo di Raffi? O esistono logge che sfuggono al suo controllo?
Raffi non ha fatto alcuna pulizia. Solo proclami retorici e mistificatori. E nessuna realtà massonica rilevante, in Italia, può sfuggire al "controllo" del Grande Oriente. Quanto "al tempo della P2", non è mai finito. Ha solo assunto nuove maschere, senza alcuna effettiva soluzione di continuità rispetto all'opera di Licio Gelli, che era perfettamente organico ai vertici di Palazzo Giustiniani.

 

3. Lei ha detto che gli elenchi della P2 sono incompleti...
Ci sono alcune copie degli elenchi completi, con migliaia di nomi. Roba abbastanza "esplosiva", anche a quasi trent'anni dalla scoperta degli elenchi incompleti di Castiglion Fibocchi. Ho avuto modo di visionarli di persona e so che, se fosse necessario e opportuno, chi li custodisce li renderebbe pubblici, con conseguenze piuttosto traumatiche per tanta gente. Anche perché non si tratta di meri elenchi di nomi, ma di una documentazione piuttosto corposa e articolata...

4. L'ingresso in una loggia è reversibile? I rapporti di Berlusconi con il mondo massonico si sono chiusi con la fine della P2?
L'iniziazione alla Massoneria ha carattere indelebile. Come l'ordinazione sacerdotale. Una volta affiliati, si rimane massoni per tutta la vita. A proposito dei rapporti di Berlusconi con il mondo massonico, giova sottolineare che il "pensionato" Flavio Carboni è stato il tramite dei costanti e reiterati rapporti del Fratello Berlusconi con il Fratello Armando Corona, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1982 al 1990. Flavio Carboni è sempre stato anche grande amico di Giuseppe Pisanu, già Ministro dell'Interno nel secondo e terzo governo Berlusconi (2002-2006).

Giuseppe Pisanu e soprattutto il Gran Maestro Armando Corona ebbero anche il "merito" di facilitare incontri e rapporti del Fratello Berlusconi con l'allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga (1985-1992). Sui rapporti di Silvio Berlusconi e dell'entourage berlusconiano con il mondo massonico italiano e internazionale negli anni successivi al 1990 e fino ad oggi, è di prossima uscita-presso un'importante casa editrice italiana- un libro molto interessante, di cui sono co-autore.

 

5. Quali sono i rapporti tra il Grande Oriente guidato da Raffi e la politica italiana? Si è molto parlato dei 4000 iscritti del PD...
Come ho già avuto modo di spiegare altrove, l'allusione del Gran Maestro Raffi ai "4000 massoni nel PD" era un modo per suggerire, ammiccando, che, degli altri 21.000 aderenti ufficiali al G.O.I., la maggioranza sarebbe filo-Berlusconi o filo-PDL. Cosa non vera, ma che Raffi, evidentemente, aveva necessità di segnalare pubblicamente a qualcuno...In ogni caso, sia per la gestione autoritaria dentro Palazzo Giustiniani- insofferente di qualsiasi dissenso, critica o libero dibattito di opinioni- sia per i "messaggi cifrati" rivolti alla politica italiana, è sempre più difficile non riconoscere la "deriva berlusconiana" che Raffi vorrebbe imprimere al Grande Oriente d'Italia da lui guidato.

6. Perché ha scelto lo scontro aperto col Gran Maestro?
Per approfondire la questione rimando i lettori di Vanity Fair al Sito del mio Gruppo: www.grandeoriente-democratico.com , in continuo aggiornamento. In questa sede, mi limiterò a dire che non sopporto i tiranni, i despoti e soprattutto gli ipocriti: quelli che hanno sempre in bocca parole come libertà, popolo, democrazia, dialogo, ma in realtà disprezzano qualunque forma di pluralismo democratico e liberale. Gustavo Raffi assomiglia molto al Fratello Silvio Berlusconi: entrambi non tollerano il dissenso, amano solo i cortigiani obbedienti e sognano un potere elitario che manipoli la volontà popolare. Entrambi mostrano disprezzo per le Costituzioni e le leggi, qualora non siano funzionali ai propri interessi personali.

 

7. Il Grande Oriente diventerà mai davvero "democratico"?
Sarà dura, ma ce la faremo. Dalla prima democrazia massonica del Mondo, oltre-oceano, soffia un vento di rinnovamento e rigenerazione sia per la politica che per la massoneria internazionale. E l'Italia non potrà rimanerne indenne...

8. Chi sono oggi i massoni?
Ci sono i furbi, gli arrivisti, gli assetati di potere, come sempre accade anche in altre importanti istituzioni o associazioni. Ma ci sono soprattutto molti giovani e anziani appassionati e disinteressati. Gente che crede fermamente negli ideali costitutivi della Libera Muratoria: libertà, democrazia, tolleranza, dialogo multi-religioso e multi-culturale, laicità delle istituzioni, solidarietà e filantropia concreta verso le classi più disagiate e i popoli più diseredati. E ci sono coloro che si impegnano seriamente per il proprio e altrui perfezionamento spirituale e morale, secondo i principi specifici della via iniziatica massonica.

9. Ci sono anche uomini di Chiesa?
Si, anche alti e altissimi prelati. Si tratta per lo più di persone che furono iniziate alcuni decenni fa e che adesso sono molto riservate e defilate rispetto alla loro appartenenza. Però ci tengono moltissimo ad essere considerati convinti massoni. Sono uomini dalla spiritualità aperta e complessa, insofferenti di ogni dogmatismo e angustia fideistica. Perciò vivono con disagio lo spirito anti-conciliare, conservatore e reazionario propugnato dall'attuale Papa, Benedetto XVI.

10. Dove sono finiti i massoni che portano l'eredità dei grandi uomini che hanno fatto l'Italia?
Certo Gustavo Raffi non crederà che si possano onorare grandi massoni come Garibaldi, celebrandoli con qualche convegno e qualche busto di marmo. Se si vuole essere all'altezza dei nostri Padri, che dal ‘700 in avanti hanno rivoluzionato e modernizzato il mondo, bisogna voler combattere oggi battaglie di uguale asprezza e importanza contro tutti i nemici della laicità, della libertà e della democrazia. Che sono tanti, anche in pieno XXI secolo. Noi di "Grande Oriente Democratico" ce la metteremo tutta...

 22-07-2010]

 

 

CHE MARRA-SMA! - La decisione di far presiedere la corte d’appello di Milano ad Alfonso Marra divise a metà il Consiglio superiore - si sussurrò fin da subito che dietro i voti determinanti della Tinelli, di Mancino e di Carbone c’era qualcosa di strano - ORA I dialoghi fra Pasquale Lombardi, il ’ministro della Giustizia’ delLA P3, con lo stesso Marra e con il sottosegretario Giacomo Caliendo (ex magistrato di Unicost) HANNO strappato un velo...

Giovanni Bianconi per "il Corriere Della Sera"

Quella nomina fu una ferita mai rimarginata. E con le intercettazioni sulle manovre sotterranee per ottenerla è tornata a sanguinare. Al punto da dover correre ai ripari in tutta fretta, per quanto si può.

La decisione di far presiedere la corte d'appello di Milano ad Alfonso Marra divise a metà il Consiglio superiore. Era il 3 febbraio scorso. Marra ottenne 14 voti contro i 12 dell'altro candidato, Renato Rordorf. Fu una spaccatura trasversale, anche all'interno delle correnti. Dentro Unicost e Magistratura indipendente, i due gruppi «moderati», Berruti e Patrono si schierarono a favore di Rordorf, considerato «di sinistra».

 

E tra i «laici» eletti dall'Ulivo, Celestina Tinelli preferì Marra. Come i tre membri dell'ufficio di presidenza (Mancino, il presidente della Cassazione Carbone e il procuratore generale Esposito); per motivi di opportunità, fecero trapelare, legati a un precedente voto unanime in favore dello stesso giudice, e perché Rordorf aveva lavorato al Csm.

Spiegazioni che all'epoca non convinsero. Perché nei corridoi del palazzo dei Marescialli, sede del Csm, si sussurrò fin da subito che dietro i voti determinanti della Tinelli, di Mancino e di Carbone c'era qualcosa di strano. Niente di dimostrabile, ma molto di avvertito.

 

Nell'abituale resoconto per gli aderenti alla sua corrente, la consigliera di Magistratura democratica Elisabetta Cesqui- già pubblico ministero nel processo alla Loggia P2 - sulla nomina di Marra si lasciò andare a considerazioni amare: «L'aria viziata delle pressioni si è sentita fortissima... Il Consiglio può fare tutti gli sforzi di rinnovamento che vuole, ma quando si parla di decisioni veramente importanti, l'esigenza di presidio di certi territori e di certi uffici prevale sistematicamente sulle logiche di merito effettivo».

Ora le registrazioni di alcuni colloqui messi a fondamento dell'arresto dei tre ispiratori della presunta «associazione segreta» che si sarebbe adoperata, fra l'altro, per la nomina di Marra, ha dato nuovi argomenti a chi sosteneva quella tesi.

Al di là della loro rilevanza penale. I dialoghi fra Pasquale Lombardi, il «ministro della Giustizia» del gruppo, con lo stesso Marra e con il sottosegretario Giacomo Caliendo (ex magistrato di Unicost) sembrano dare concretezza ai sospetti. Come se avessero strappato un velo.

«Mi pare che ho concluso, per te, col capo», diceva Lombardi a Marra dopo un incontro con Carbone. «Ma bisogna avvicinare 'sto cazzo di Berruti...», ribatteva Marra. E Lombardi a Caliendo: «Per quanto riguarda Berruti te la devi vedere tu». Poi ancora a Marra: «Ho parlato con Giacomino e... stiamo operando».

 

Alla Tinelli chiedeva: «È opportuno che ne parli un poco con il presidente Carbone?». E lei: «Sì, assolutamente». In altri dialoghi Lombardi faceva intendere che il voto di Carbone si poteva conquistare prolungando la sua permanenza al vertice della Cassazione, con un emendamento sull'eta pensionabile; riferiva di incontri con Mancino, e consigliava Marra di rivolgersi all'ex ministro Diliberto per convincere la «laica» Letizia Vacca.

Tutte chiacchiere emillanterie, replicano gli interessati; Carbone avrebbe persino avvisato il ministro della Giustizia che non avrebbe accettato proroghe della sua presidenza. Ma è difficile districarsi tra intercettazioni e giustificazioni.

 

Restano la puzza di bruciato che si avvertì al tempo della nomina e le conversazioni che oggi rivelano le pressioni. Almeno tentate, visto il tempo trascorso al telefono da Lombardi per il suo amico Marra. «Pasqualì, poi facciamo 'na bella festa, aMilano o a Roma», diceva il giudice. E l'altro: «Eh, ce la facimm' 'na bella festa! ».

La rapidissima decisione del Csm - giunto a fine mandato, scadrà fra due settimane - di avviare la pratica per la rimozione di Marra sembra il tentativo di cancellare una pagina opaca della propria storia. Quasi certamente toccherà al prossimo Consiglio decidere il destino di quel giudice, ma chi l'ha nominato ha voluto mettere le basi per dissipare l'ombra di una scelta condizionata da un gruppo di potere occulto e illegale, almeno secondo l'accusa.

 

Lo stesso Csm ha chiesto alla Procura di Roma «ogni utile informazione» su altri magistrati i cui nomi emergono dall'inchiesta. A cominciare da Arcibaldo Miller, il capo degli ispettori del ministero della Giustizia, che- hanno scritto i carabinieri nel loro rapporto- «forniva il proprio contributo alle attività di interferenza». Al pari del sottosegretario Caliendo e dell'ex avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, che però hanno abbandonato la toga.

Anche la decisione della Procura generale di aprire l'istruttoria per un procedimento disciplinare a Marra suona come uno squillo di riscossa rispetto alla «questione morale» nella magistratura; e così l'allarme del segretario dell'Associazione magistrati Giuseppe Cascini, che confessa di aver provato «vergogna, indignazione e rabbia» a leggere i dialoghi dei suoi colleghi intercettati.

L'Anm ha chiesto ai probiviri di valutare sanzioni, fino all'eventuale espulsione. Come se ci fosse l'urgenza di fare pulizia nella corporazione, a costo di dividere i magistrati e le loro correnti, pure al proprio interno. Per dare un esempio alla politica, l'altro potere toccato dall'indagine giudiziaria, col quale le toghe (non tutte, a leggere i resoconti dell intercettazioni) sembrano in perenne conflitto. 16-07-2010]

 

 

I TRE PIRLA DELLA P3 – MEGLIO DI “totò, peppino e la malafemmina” LE TELEFONATE DI LOMBARDI A COSENTINO PER TENTARE L’AGGANCIO CON LETTA: “S´ADDA FA NICÒ, IO DOMANO STONGO PURE IO A ROMA SE CI VULIMMO DA LETTA CI VENGO PURE IO” (MA L’EMINENZA AZZURRINA NON ci CASCA) – DALLA BANCA DI VERDINI SEMBRANO TRANSITARE i MLN € DI IMPRENDITORI in CORDATA CON CARBONI E MARTINO – ANCHE IL DOSSIER ANTI-CALDORO NON DECOLLA. “QUESTI SE NE FOTTONO”, DICE MARTINO. E COSENTINO: “È ARROGANZA

 

Francesco Viviano per "la Repubblica"

Quindicimila pagine, ore ed ore di intercettazioni, di conversazioni tra affaristi, magistrati e politici. E tra questi il coordinatore del Pdl, Denis Verdini ed il creatore di Forza Italia, il senatore Marcello Dell´Utri.

 

Tutti insieme a tramare, ad organizzare convegni per pilotare affari, assunzioni ed anche candidature politiche. Sponsorizzandole oppure tentando di affossarle diffondendo false informazioni. Un´operazione mastodontica che fa tremare tanti palazzi e che i carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, hanno chiamato "Operazione Insider".

 

I "pupari" di questa associazione, definita dai magistrati "massonica" tanto da ipotizzare il reato di violazione della leggi Anselmi anche per Denis Verdini e Marcello Dell'Utri, erano il noto faccendiere ed ex P2 Flavio Carboni, il geometra tributarista, Pasquale Lombardi e l´imprenditore napoletano, Arcangelo Martino.

 

Tutti insieme a tramare, a "nominare" politici e magistrati, a tentare di fare affari con milioni (molti transitati dal Credito Cooperativo fiorentino di Denis Verdini) da parte di imprenditori che facevano cordata con Carboni ed Arcangelo Martino. E, come dimostrano le numerose intercettazioni telefoniche agli atti dell´inchiesta, gli indagati riuscivano ad avere rapporti con i vertici della magistratura, del Csm, della Corte Costituzionale, e con molti capi di Procure italiane, non esclusa quella di Firenze che proprio in quei mesi stava indagando sul G8 , sui grandi appalti della Maddalena e sulla Scuola dei Marescialli.

 

«Il modus operandi e le attività degli indagati rivela una vera propria struttura riservata - scrivono nell´informativa del 18 giugno scorso i carabinieri di Roma - costituita e partecipata da Flavio Carboni, da Arcangelo Martino e da Pasquale Lombardi.

Una organizzazione che svolgeva in maniera sistematica e pianificata un´intensa, riservata ed indebita attività di interferenza sull´esercizio delle funzioni di organi costituzionale di amministrazioni pubbliche allo scopo di ottenere vantaggi economici o di altro tipo.

Un gruppo che si giova dell´appoggio di due referenti politici, i parlamentari Dell´Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini al gruppo che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire il proprio contributo alle attività d´interferenza sono individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo».

 

In particolare il rapporto dei carabinieri rileva che le operazioni più importanti del sodalizio riguardavano "l´operazione Lodo Alfano" che si discute durante una riunione in casa di Denis Verdini, presente Dell´Utri, Carboni, Martino e Lombardi ed alti funzionari dello Stato per "pianificare l´avvicinamento di alcuni Giudici Costituzionali".

E, soprattutto Lombardi vantava amicizie e rapporti, molte vere altre millantate con magistrati e politici, compreso Gianni Letta. E nel rapporto c´è una conversazione tra Pasquale Lombardi e Nicola Cosentino, che era candidato alla presidenza della Regione Campania e che è stato poi sostituito perché raggiunto da una richiesta di custodia cautelare in carcere. Ed in questa conversazione i due parlano di Gianni Letta che dovrebbe intervenire a favore di Cosentino.

 

«Lombardi invita il Cosentino a spingere tale Letta (evidentemente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta) a chiamare una terza persona (evidentemente il Carbone). E si riporta la conversazione. Lombardi: «Nicò stammi a sentire, tu domani stai a Roma? Benissimo allora io ho fatto il novanta per cento e il dieci per cento lo fai tu. Cioè tu domani mattina te ne va un po´ da Letta, mi segui? Il quale è in ottimi rapporti con il mio amico».

Cosentino che risponde sempre "Si", dice "Vabbè, Vabbè" . Ed ancora Lombardi: «Vai...già ha parlato Pasqualino, chiamalo annanzi a me e digli che ci tieni pure tu perché io ce l´aggio ditto a nome suo pure, ha capito... Gianni, allora domani mattina fammi sapere, davanti a te deve chiamare..». Ed il giorno dopo Lombardi chiama Flavio Carboni per sapere se Gianni Letta, gli ha telefonato. Carboni risponde di no ed il Lombardi gli dice che lo chiamerà.

Ma Letta non chiama e sempre Lombardi il giorno appresso ancora sollecita Cosentino di far chiamare Carboni da Letta. Lombardi: «Nicò chillo (Gianni Letta ndr) non ha chiamato ancora, io aggio parlato cu chillo. Cosentino risponde dicendo di non essere riuscito a parlare ancora con Gianni Letta e Lombardi lo rassicura:«s´adda fa Nicò, io domano stongo pure io a Roma se ci vulimmo da Letta ci vengo pure io, cchiu di chisto (più di questo ndr) non tu posso fa».

 

C´è poi un´altra intercettazione del 2 marzo del 2010 Flavio Carboni e Dell´Utri durante la quale parlano di questa «opposizione feroce di Fini» alla candidatura di Nicola Cosentino. Carboni: «Le azioni del Nicola sono scese notevolmente». Dell´Utri: «Si è vero perché c´è questa opposizione feroce di Fini.. si è Fini il quale domani incontrerà il Presidente, domani si vedrà».

E sempre sulla vicenda Cosentino, c´è una conversazione del 21 gennaio 2010 tra Martino e lo stesso sottosegretario. I due convengono sul fatto che i leader del Pdl insistono sulla candidatura di Caldoro alla Presidenza della Regione Campania, malgrado le segnalazioni sui presunti e falsi scandali che avrebbero potuto coinvolgere l´aspirante Governatore campano.

Martino: «Questi se ne fottono - dice riferendosi ai dirigenti del Pdl - io questa la chiamo arroganza». E Cosentino: «Esatto, è arroganza». Martino: «Noi diciamo guardate c´è una buca e loro ci vogliono cadere dentro». Martino: «E´ un problema serio, l´unica cosa che non ancora acquisito del tutto è riscontri e informazioni ma nel momento in cui lo faranno troveranno il sistema per dire ...» .

Martino: «Se incominciano a cavalcarla politicamente (riferendosi alle false accuse nei confronti di Caldoro ndr) diventa un problema recuperarla.. Il danno lo avranno». Cosentino è d´accordo. «Il problema lo avranno e lui (Caldoro ndr) dovrà farsi da parte».

Ma il "dossieraggio" nei confronti dell´On. Caldoro «risulta evidente come la ragione che sta alla base degli interventi effettuati dall´organizzazione in esame non siano collegati a problematiche di carattere politico-ideologico ma a questioni di mero interesse del gruppo.

 

Quando infatti il tentativo di abbattere la candidatura di Caldoro mediante l´uso dei documenti diffamatori risulta non avere successo, i componenti dell´organizzazione ipotizzano di mutare schieramento politico e di appoggiare il candidato della sinistra».

Ed ancora sulla vicenda Cosentino c´è una conversazione telefonica tra Martino e Carboni. Martino:«puoi informarti se è già delineata la candidatura del governatore qua in Campania? Deve fare subito l´incontro con me, per tutte le ragioni che tuoi puoi capire». Carboni risponde: «Allora io chiamo Verdini, è l´unica cosa».

Lombardi parla poi con Cosentino e fa il nome di Dell´Utri: «Lui (Dell´ Utri ndr) è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il sei (giorno della decisione sul Lodo Alfano) e allora giustamente ci deve dare qualche cosa e non ha ddà scassà o cazzo..».

Sempre sulla vicenda Caldoro-Cosentino c´è una conversazione intercettata dai carabinieri tra Martino e l´assessore campano, Ernesto Sica, da ieri dimissionario, per concordare la campagna di diffamazione nei confronti di Caldoro. Sica riferisce a Martino di "avere minacciato Verdini", avanzando la sua candidatura alla Presidenza della Regione Campania.

Sica dice che sarebbe stato disposto a "mettere in piazza" tutto quello che sa in relazione a episodi successi partire dall´agosto 2007: «Ho detto sono un sindaco di paese.. però sappia il Presidente che io non mi fermo, io racconterò d´agosto 2007 fino ad oggi cosa è accaduto... Berlusconi può fare tutto».

Alla fine invece Caldoro viene eletto Presidente della Regione. E per la "nuova P3" nella nomina c´è lo Zampino di Mara Carfagna. Dice Martino a Sica: «c´è chi si è battuto in maniera violentissima, c´è stato anche un litigio nella riunione, questa Carfagna, capito?. Hanno agito in maniera molto violenta anche contro di te e lei (Carfagna ndr) sostiene Caldoro lo fa perché il pelo».

 

Agli atti anche una conversazione tra Lombardi ed il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo in cui l´indagato facendo riferimento alle pressioni su Carbone (Presidente della Corte di Cassazione) per giungere alla designazione di Marra alla presidenza della Corte d´Appello di Milano, parla del progetto di legge che avrebbe dovuto aumentare l´età pensionabile degli alti magistrati: «allora te lo devi lavorare tu - dice Lombardi a Caliendo - perché io me lo sono già lavorato già bene, gli ho fatto prevedere i tre anni e gli ho fatto vedere che se non succede questo succede l´altra cosa quindi lui tutto contento e soddisfatto gli ho detto vedi che Giacomino (Caliendo nmdr) sta facendo tutte le operazioni che vuoi tu».

Dalle intercettazioni emergono strettissimi rapporti, quanto meno confidenziali tra Pasquale Lombardi e numerosi vertici giudiziari tra questi il presidente della Corte di Cassazione ed il procuratore di Firenze, Pino Quattrocchi. Il 17 febbraio scorso, proprio nel pieno delle inchiesta sul G8, il procuratore Quattrocchi chiama Lombardi. Quattrocchi: «Pronto!".

Risponde Lombardi e gli dice :«ohe Pino come stai.» e gli spiega che sta organizzando un convegno a Milano «dove parteciperanno la maggior parte dei pubblici ministeri, di Napoli, di Roma e Milano e quindi vorrei fare partecipare anche a voi. Ci sono io, Caliendo, Martone anche un po´ Alfonso Marra che mo è l´attuale Presidente della Corte d´Appello di Milano».

 

Quattrocchi risponde che farà girare la notizia tra i suoi colleghi di Firenze e Lombardi lo rassicura che sarà tutto gratis: «Dimmelo perché giustamente devo provvedere ai viaggi che venite da Firenze su Milano e ritorno..quindi albergo e tutto quello che potrà servire. E Quattrocchi: «va bene Pasquale, ti ringrazio molto».

 

Una parte del rapporto dell´ Operazione Insider è dedicata agli affari. «la veicolazione da parte del Carboni e del Martino di ingenti somme di denaro in direzione di esponenti politici e personaggi collegati a imprese pubbliche con cui essi risultavano sostanzialmente contraenti.

Tali operazione finanziarie sospette risultavano oggettivamente connesse alle attività imprenditoriali da essi svolte (iniziative pale eoliche in Sardegna e accordo quadro con una società a partecipazione pubblica nel nord Italia». Come detto -scrivono ancora i carabinieri- i parlamentari Dell´Utri e Verdini parteicpano alle attività di pianificazione ed esecutive relative ad alcune delle operazione realizzate dal gruppo.

Si fa riferimento in particolare agli interventi collegati all´operazione imprenditoriale in Sardegna e a quelli svolti nell´ambito delle operazioni sul Lodo Alfano. Ancora, sia il Verdini che il Dell´Utri, risultavano apparentemente coinvolti in alcune operazioni finanziarie sospette condotte dal Carboni, nell´ambito delle quali egli ha veicolato titoli per centinaia di migliaia di euro messi a disposizione da un imprenditore romagnolo coinvolto nell´operazione parchi eolici negoziati successivamente dallo stesso Verdini o da persona da lui delegata».

Le operazioni per ottenere appalti hanno evidentemente buon fine, Flavio carboni parla con Ignazio Farris ed è soddisfatto: «Ho fatto io un intervento abbastanza determinato. L´altro l´ha fatto Denis altrettanto chiaro e infine Marcello come sempre ha messo la sua...Tutto bene benissimo, non poteva andare meglio». Ed ancora Carboni e Dell´Utri discutono della nomina imminente di Ignazio Farris a presidente dell´ Agenzia per l´ambiente della Sardegna.

Carboni ironicamente: «Una bella notizia, quindi lo devo a te..Lo faranno tra domani e dopodomani... Pare che ci abbiano concesso duecento megawatt.. a Carlo De Benedetti che era l´uomo portato da Soru (l´ex presidente della regione Sarda ndr)»-. Dell´Utri annuisce, sembra indispettito:« E sì, come no..». Si lamenta anche Carboni:«Ecco, quindi evidentemente questa nostra amministrazione...ma, che ti devo dire..». [13-07-2010]

 

 

TIRA UN BRUTTO VENTO FORZA P3 - DELL’UTRI E COSENTINO INDAGATI PER ASSOCIAZIONE per delinquere e associazione SEGRETA nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna - L’ACCUSA DELLA PROCURA AL TRIO CARBONI-MARTINO-LOMBARDI: "VOLEVANO INFLUENZARE I GIUDICI DEL G8" - Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, smentisce la cena del 23 settembre scorso nella casa romana di Verdini...

 1 - DELL'UTRI E COSENTINO INDAGATI PER ASSOCIAZIONE SEGRETA
Radiocor -
Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'Economia, Nicola Cosentino, sono indagati dalla procura di Roma per associazione per delinquere finalizzata alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. I due sono indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna condotta dalla procura di Roma che coinvolge anche Flavio Carboni.

 

2 - APPALTI EOLICO, L'ACCUSA DELLA PROCURA: "VOLEVANO INFLUENZARE I GIUDICI DEL G8"
Repubblica.it

Volevano avvicinare i magistrati della procura di Firenze che stavano indagando sui Grandi Eventi e sugli appalti legati al G8. Il dato emerge dall'ordinanza dei provvedimenti di custodia cautelare emessa 1dalla procura capitolina nei confronti di Flavio Carboni, dell'ex esponente della Dc campana, Pasquale Lombardi e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino, nell'ambito dell'inchiesta stralcio sugli appalti per l'eolico (che vede chiamato in causa anche il coordinatore del Pdl Denis Verdini 2)

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Secondo chi indaga, il gruppo utilizzava l'associazione culturale "Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e Libertà" come strumento "per acquisire e rafforzare utili conoscenze nell'ambiente della politica e della magistratura".

 

Tra le iniziative "l'invito al convegno milanese programmato per il marzo 2010 (e poi annullato) rivolto ai magistrati della Procura di Firenze dopo l'esecuzione di alcune misure cautelari ad opera di quell'ufficio, nel mese di febbraio 2010, in relazione ad alcune ipotesi di reato che coinvolgevano rappresentanti della pubblica amministrazione, del mondo politico e dell'imprenditoria".

Il progetto però non andò in porto perchè fu annullato allorchè fallì l'intervento per fare accogliere il ricorso elettorale della lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni.

Nel frattempo Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione che nei giorni scorsi ha deciso di lasciare la magistratura, si difende in una lettera aperta al presidente dell' Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara: ""Ribadisco con forza che non ho mai fatto pressioni sui giudici della Corte Costituzionale e che sono completamente estraneo a tutti gli episodi che i giornali hanno tratto dall' ordinanza del Gip".

Martone smentisce di aver partecipato alla cena del 23 settembre scorso nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini nel corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere sul Lodo Alfano. "Non sono un frequentatore di salotti - ribadisce Martone - e il 23 settembre del 2009 non ho partecipato ad alcuna cena, come da giorni tento disperatamente di precisare con scarso successo agli organi di stampa".12-07-2010]

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

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per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

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per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

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Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
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Votare SI
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Le ragioni del SI
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  Videoinforma :  www marcobava.it