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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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"l´amico del Csm"
- SPETTACOLARE IL CURRICULUM DI Cosimo Maria Ferri, NEO SEGRETARIO DI
MAGISTRATURA INDIPENDENTE, LA corrente più a destra dell´ANM - "aveva
trovato una chiave interessante" per bloccare i talk show, "DAnnozero"
in particolare - Finì nell´inchiesta di Trani sull´Agcom per via delle
telefonate tra il premier e Innocenzi - In piena azione della loggia P3,
di Ferri parlavano Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino per via dei
magistrati da promuovere o da trasferire
Liana Milella per
"la
Repubblica"
Di lui, l´ex
componente dell´Agcom Giancarlo Innocenzi, diceva a Berlusconi che
«aveva trovato una chiave interessante» per bloccare i talk show,
Annozero in particolare, sui processi di Milano. Era il 2009, incombeva
un´udienza Mills, e il Cavaliere era in ansia. Lui, Cosimo Maria Ferri,
era per loro «l´amico del Csm».
Quello che
partecipava alle riunioni con Innocenzi, Alessio Gorla (ex manager
Fininvest e consigliere Rai), Paolo Romani, oggi ministro per lo
sviluppo economico. Finì nell´inchiesta di Trani sull´Agcom per via
delle telefonate tra il premier e Innocenzi. E al Csm s´aprì un caso,
s´ipotizzò pure un´azione disciplinare, ma si chiuse senza conseguenze.
In piena azione della loggia P3, di Ferri parlavano Pasquale Lombardi e
Arcangelo Martino per via dei magistrati da promuovere o da trasferire.
Lui, scottato,
reagiva ritroso. Anche se, per una nomina strategica come quella di
Alfonso Marra alla Corte d´appello di Milano, si schierò per lui, che
era il candidato della loggia. Ora s´è conquistato un posto di grande
peso al vertice di Magistratura indipendente. Da ieri, con ben 410 voti,
è diventato il segretario della corrente più a destra dell´Anm.
Non c´erano i
padri nobili di Mi. A Torino è rimasto il pg Marcello Maddalena. Che ha
dato indicazione di confermare la segretaria uscente Maria Antonietta
Fiorillo, presidente del tribunale di sorveglianza a Firenze. Fermatasi
a 138 voti. Non c´era Pier Camillo Davigo, l´ex pm di Mani pulite.
Antonio Patrono, al Csm per due legislature, ha votato per lei. Ma Ferri
ha dilagato.
Nell´Anm c´è più
d´un imbarazzo: «Ferri segretario? Notizia inquietante. Viste le sue
posizioni e le sue frequentazioni c´è da giurare che Mi resterà sempre
all´opposizione». Il gruppo da tempo è fuori dalla giunta, polemico con
un sindacato che «fa troppa "politica" e s´occupa poco dei soldi».
Magistrato
contraddittorio. Durissimo contro le correnti. Ma poi, come racconta chi
è stato con lui a palazzo dei Marescialli, «sempre il primo a chiamare i
promossi e i trasferiti». Ai successi, come alle brutte sorprese, è
abituato. Figlio di Enrico, il ministro Psdi (poi forzista) dei 110
all´ora, Cosimo Maria raccoglie ben 553 voti quando si candida nel 2006
al Csm. A 35 anni arriva a piazza Indipendenza e gli casca addosso lo
scandalo del calcio.
Le intercettazioni
di Napoli rivelano che, da componente della commissione vertenze
economiche della Figc, s´era tenuto per sé due (presunti) tentativi di
combine appresi dal suo amico e presidente della Lazio Claudio Lotito.
Si dimette, ma lo colpisce il divieto di far parte per sempre di
qualsiasi commissione sportiva. Ormai "togato" del Csm non gli capita
nulla, come per il caso Agcom e la P3. A luglio, quando al Quirinale c´è
stato il passaggio di consegne tra vecchi e nuovi componenti, al
rinfresco si poteva vederlo sorridente i tutti i crocchi con Napolitano.
24-01-2011]
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DENIS LA MINACCIA
(PER PAPI) - CI MANCAVA SOLO L’ANTIRICICLAGGIO: UN BONIFICO DA 1,5 MLN €
DEL CAINANO DI HARDCORE SCOPERTO AL CREDITO FIORENTINO, BANCA
COMMISSARIATA DEL COORDINATORE PDL VERDINI, PER TAPPARE IL ROSSO (DA 3
MLN) SUL CONTO DI DELL’UTRI - PECCATO CHE NON SIA STATO COMUNICATO ALLE
AUTORITÀ, CHE HANNO FATTO PARTIRE UN’INCHIESTA PER RICICLAGGIO - SI
SOMMA ALLE DECINE DI IRREGOLARITÀ DELLA BANCA, TRA CUI UN CONTO DEL
PROPRIETARIO VERDINI CON UN ROSSO DI 5 MLN
Anticipazione
dell'articolo di Lirio Abbate su "L'espresso"
in edicola domani
Nel Credito Cooperativo Fiorentino di Campi Bisenzio, la banca dominata
per decenni dal coordinatore Pdl Denis Verdini, sono spuntati i conti
intestati al fondatore del partito berlusconiano, Marcello Dell'Utri.
Due depositi, con un bel passivo milionario. Ma niente paura: a tappare
la falla ha pensato il Cavaliere, elargendo un prestito da un milione e
mezzo di euro. Denis, Marcello e Silvio: tre compagni di merende e di
politica, che adesso rischiano un nuovo procedimento penale.
La legge
antiriciclaggio infatti è chiara: operazioni del genere vanno segnalate
mentre nella Verdini Bank tutto è stato tenuto segreto. Fino a quando
tra inchieste e scoperti, a luglio Mario Draghi ha commissariato il
Credito Fiorentino ponendo fine a un ventennio di gestione dai metodi
baronali. Ed è ecco che dalle casse ben poco floride è emerso il dono di
Berlusconi, il salvagente lanciato al suo braccio destro sin dai tempi
di Milano Due.
Un bonifico
rimasto nell'ombra e così il 30 settembre i responsabili
dell'amministrazione straordinaria hanno fatto partire la segnalazione
sulla violazione delle norme antiriciclaggio, attivando così gli 007 di
Bankitalia e gli investigatori dei carabinieri del Ros coordinati dalle
procure di Firenze e Roma.
Nell'istituto di
Campi Bisenzio Dell'Utri è titolare di due conti correnti: il primo con
un fido da due milioni e 800 mila euro, e il secondo per l'accensione di
un mutuo da un paio di milioni di euro. Somma che è servita per
ristrutturare una casa in provincia di Como. Entrambi sono in rosso. E
su questi scrigni nei mesi scorsi si è accesa l'attenzione degli
ispettori della Banca d'Italia. fino a scoprire il bonifico che potrebbe
portare all'ipotesi di riciclaggio.
«Descrizione
dell'operazione: Marcello Dell'Utri riceve euro 1,5 milioni da
Berlusconi Silvio, tramite intermediario Monte dei Paschi di Siena. Si
precisa che la posizione del cliente al momento della disposizione
presentava un saldo negativo pari a euro tre milioni 150.134
(affidamento 2,8 milioni). Il bonifico ricevuto serviva a riassorbire
l'esposizione».
L'operazione
avviata da Berlusconi in favore di Dell'Utri risale al 22 maggio 2008.
Un mese di grande euforia ad Arcore e a Palazzo Grazioli, con il ritorno
del centrodestra al potere dopo la parentesi prodiana e la corsa per
assegnare poltrone da ministro e sottosegretario che compensassero la
fedeltà politica e il contributo alla vittoria elettorale.
Quello che emerge
dalle indagini è come il Credito Cooperativo Fiorentino fosse usato come
una sorta di bancomat per gli amici degli amici. Anche dallo stesso
Verdini. Che otteneva prestiti per le sue aziende, per quelle di soci e
familiari, con una serie di irregolarità tali da far scattare
l'amministrazione controllata. E così i nuovi gestori scelti da via
Nazionale hanno fatto un'altra scoperta singolare: un conto intestato a
Verdini in rosso di quasi cinque milioni.
I DOCUMENTI SU
WWW.ESPRESSONLINE.IT 20-01-2011]
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SARDEGNA / INCHIESTA P3: L'UNIONE FA MIRACOLI...
Pagine e pagine dell'"Unione Sarda" sulla P3, un tormentone di mesi
attorno all'indagine sull'eolico che coinvolge il governatore Ugo
Cappellacci, indagato per corruzione, e il faccendiere Flavio Carboni.
Poi il tenace cronista Anthony Muroni, autore del serial giudiziario, il
24 dicembre scrive un lungo servizio di riepilogo sull'inchiesta e il
nome di Cappellacci, miracolo di Natale, scompare dall'elenco degli
indagati. Dimenticanza? C'è chi ha ricordato che sono tornati buoni i
rapporti tra Cappellacci e Zuncheddu, l'editore dell'"Unione". E c'è
pure chi ipotizza favori: per esempio assunzioni e incarichi in Regione.
M. Lis.07-01-2011 |
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CARBONI ARDENTI PER VERDINI – IL FACCENDIERE
TELEFONÒ ALLA MOGLIE: “PORTA GLI ASSEGNI SOTTO CASA DI
DENIS” - LE CONVERSAZIONI DURANTE UN "VERTICE" COL
COORDINATORE PDL, MARTINO E LOMBARDI – IL POLITICO-
BANCHIERE RICEVE 487MILA € E IL GIORNO DOPO LI VERSA:
“DENARO USATO SOLO PER LE ATTIVITÀ DEL MIO GIORNALE DI
FIRENZE”…
Emilio Randacio per "la
Repubblica"
Mentre
faceva gli onori di casa ai «soci» della presunta P3,
Denis Verdini riceveva anche denaro. Assegni per un
totale di 487 mila euro, che il giorno successivo
incassava allo sportello della sua banca fiorentina.
Questo hanno documentato, con tanto di fotografie e
telefonate intercettate, i carabinieri, il primo ottobre
scorso.
La causale
di quel versamento, che per l´accusa aveva come mittente
Flavio Carboni, sta cercando di accertarla l´indagine
della procura di Roma, in cui Verdini è indagato per
corruzione. La versione dell´interessato, affidata alle
agenzie di stampa, è che «quel denaro è stato utilizzato
solo per le attività del mio giornale di Firenze», il
Giornale della Toscana.
Gli
investigatori, di sicuro, sono convinti di aver
accertato che nel primo pomeriggio del primo ottobre,
all´interno del palazzo Pecci Blunt, Denis Verdini
riceve Carboni, l´ex consigliere comunale napoletano
Arcangelo Martino e Pasqualino Lombardi (tutti e tre
finiti in manette lo scorso 8 luglio accusati di aver
creato una «società segreta»). Dalle conversazioni
telefoniche captate prima e dopo il summit, l´argomento
ruota certamente sugli appalti sull´eolico in Sardegna.
Le
intercettazioni risultano determinanti per ricomporre
tutti i tasselli di quella che è diventata una
convinzione dei pm romani. «Un milione di euro», sta per
passare «dalle casse di una società riconducibile al
suocero di Fabio Porcellini, commercialista di Forlì che
collabora con il Carboni nell´ambito delle operazioni
pale eoliche». Un trasferimento finanziario consistente,
«diretto dal Carboni», annotano i carabinieri, «che per
l´effettuazione della stessa si avvale di più di un
prestanome».
È complicato
il giro che il denaro compie partendo da Forlì, per
arrivare nella capitale. Gli investigatori riescono a
seguirlo, passo, passo, fino alla destinazione finale.
«Il trasferimento è stato giustificato da un atto (un
compromesso) afferente l´operazione parchi eolici che è
stato redatto da Giuseppe Tomassetti (autista e
intestatario di società riconducibili a Carboni, ndr)».
I soldi, a
questo punto, «vengono inviati, mediante due bonifici
per importi rilevanti, sul conto di Maria Scanu Concas»
(moglie dell´uomo d´affari sardo), e incassati «presso
un´agenzia sita al centro di Roma». Tre passaggi, fino
all´incasso attraverso diversi assegni circolari, che
vengono prelevati dalla Concas, «su indicazione del
marito, nel pomeriggio delle stesso giorno». Azione che
avviene sotto la regia telefonica pressante di Carboni,
nonostante fosse «impegnato in un importante incontro
avvenuto nella dimora romana del parlamentare Verdini».
Attraverso
un appostamento, i carabinieri del nucleo provinciale di
Roma, fotografano il viavai sul portone d´ingresso del
prestigioso palazzo. Nonostante l´incontro sia in corso,
l´uomo d´affari sardo invita la moglie «a raggiungerlo
nei pressi della casa del Verdini, evidentemente per
consegnargli i titoli», deducono i carabinieri.
Sempre per
le discussioni telefoniche, si può intuire anche il
contesto. «In base a quanto riferito dal Carboni alla
moglie, dopo la consegna, è ritornato nel luogo da dove
era uscito "ecco, io sono a piazza... non potevo parlare
prima. Ho lasciato, sono uscito dall´Ara Coeli....».
A chi
fossero destinati parte di quei 500 mila euro, lo
svelano gli stessi militari. Appare «documentato come
parte degli assegni circolari, prelevati quel giorno
dalla moglie del Carboni sono stati posti all´incasso il
giorno successivo a quello della loro emissione (2
ottobre 2009) presso la filiale Campi Bisenzio, istituto
bancario nel quale lo stesso Verdini ricopre la carica
di presidente del Consiglio d´amministrazione».
È una delle
quattro «operazioni finanziarie sospette», messe in atto
dalla banda, e che hanno portato all´iscrizione per
corruzione dell´esponente del Pdl toscano. La certezza
del destinatario finale di quel denaro è attestata dai
documenti bancari, ma si deduce anche «alla luce di
alcune conversazioni intrattenute dal Carboni proprio il
giorno in cui i titoli sono stati incassati».
«L´analisi
incrociata di tali acquisizioni consente di affermare
che i titoli finanziari sono stati negoziati da persona
diversa dal beneficiario (Tomassetti) che, con ogni
probabilità si identifica nello stesso Verdini o in un
suo stretto collaboratore». Il denaro incassato il 2
ottobre scorso ammonta a 487 mila euro. E che queste
operazioni dovessero rimanere coperto gli inquirenti lo
intuiscono anche da altre intercettazioni, captate il 25
aprile scorso, nel giorno in cui la procura di Roma
esegue le prime perquisizioni nell´inchiesta sugli
appalti dell´eolico.
Appena
saputa la notizia, due prestanome di Carboni, si dicono
preoccupati «delle conseguenze che le perquisizioni
potrebbero avere sulle vicende che fanno evidentemente
capo allo stesso Carboni». Riccardo Piana, «facendo
riferimento ai conti correnti della convivente e della
moglie del Carboni, si allarma: «Eh bè, da dove vuoi che
li faceva partire i soldi... loro sono le uniche due
riserve da dove far partire i soldi... ».
«Quel denaro non è il frutto di chissà quale misfatto -
è la replica di Verdini - , rappresentano invece il
risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e
soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a
che spartire con questa indagine. Questo denaro e´ stato
esclusivamente utilizzato per l´attività del "Giornale
della Toscana". E, comunque, a scanso di equivoci e di
strane dietrologie - conclude il coordinatore nazionale
del Pdl - , si tratta di risorse personali, frutto di
enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia
famiglia e dai miei soci».
22-07-2010]
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UN AIUTO ’ESPRESSO’ PER CAPPELLACCI - “HO
CONOSCIUTO CARBONI IN CAMPAGNA ELETTORALE. MI PRESENTÒ
CARACCIOLO. L’EDITORE GARANTÌ CHE ‘LA NUOVA SARDEGNA’
NON MI AVREBBE ATTACCATO” - Una "cena molto piacevole"
alla quale avrebbero partecipato, oltre a Carboni, al
Governatore DELLA SARDEGNA e al Principe CARACCIOLO,
anche Dell’Utri...
Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il
Giornale"
L'obiettivo
di Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna
indagato nell'inchiesta sull'eolico, era uno solo:
vincere il pregiudizio degli inquirenti romani a
proposito della sua asserita «affiliazione» alla P3 di
Totò, Peppino e Carboni. Provare, carte alla mano, che
quanto millantava al telefono la cricca col grembiulino
virtuale, a partire dalle pressioni esercitate su di lui
per fare soldi con l'energia alternativa nell'isola, non
ha avuto alcun seguito come peraltro ammesso dallo
stesso Flavio Carboni a verbale («l'ho sostenuto a
Cappellacci, ma poi ho avuto solo svantaggi»).
Stando ai
volti estremamente soddisfatti degli avvocati del
governatore, Guido Mancabitti e Alessandro Diddi, subito
dopo l'interrogatorio, Cappellacci è riuscito
nell'impresa. Il faccia a faccia tra i pm romani e il
presidente della regione Sardegna è durato a lungo e si
è concluso nel cuore della notte fra il 16 e il 17
luglio. E' andata così.
Si è
cominciato con la contestazione di una delle poche
«operazioni» che la presunta «loggia Carbonara» avrebbe
messo a segno. Ossia la nomina a presidente dell'Arpas
di Ignazio Farris, secondo l'accusa voluta da Carboni,
sponsorizzata da Denis Verdini e «concessa» da
Cappellacci. Scopo, consentire a Farris di gestire le
pratiche del business dell'eolico.
Cappellacci
ha ammesso che quel nome gli era stato caldeggiato da
Verdini, ma di essere all'oscuro del presunto «progetto»
che i «Carbonari» avevano in mente intorno a quella
nomina. Della quale, comunque, Cappellacci ha
rivendicato la regolarità, essendo avvenuta «sulla base
di una commissione che aveva indetto una procedura a
evidenza pubblica».
E ai pm che
gli hanno contestato i «criteri non meritocratici»
seguiti per la nomina di Farris, il presidente sardo ha
replicato: «Per questo e per tutti gli incarichi di
direzione generale l'evidenza pubblica non prevede una
graduatoria meritocratica, ma solo una preselezione per
assicurarsi che i candidati abbiano i requisiti
necessari, per poi procedere a una scelta basata sullo
spoil system».
Le toghe
romane che ipotizzano l'esistenza di una associazione
segreta hanno poi puntato sui rapporti con Carboni. «Lo
conosco - ha replicato Cappellacci - perché durante la
campagna elettorale, nella seconda metà del 2008, si
propose per dare una mano». Ed è in questo senso che «mi
presentò il principe Carlo Caracciolo, accompagnandomi a
casa sua, a Roma».
Scopo
dell'incontro, in via della Lungaretta, era tentare di
evitare che, durante la campagna elettorale, il
quotidiano del gruppo Espresso "La Nuova Sardegna"
rappresentasse una «spina nel fianco» del candidato Pdl.
Una «cena
molto piacevole» alla quale avrebbero partecipato, oltre
a Carboni, al Governatore e al Principe, anche il
senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, che avrebbe
nell'occasione parlato dei diari di Mussolini. La serata
romana si sarebbe conclusa con la promessa da parte di
Caracciolo (scomparso a dicembre di quell'anno) che il
quotidiano sardo del gruppo non avrebbe attaccato
Cappellacci.
Il
governatore ha ammesso anche altri incontri romani dei
quali gli inquirenti gli hanno chiesto conto. Ossia i
meeting nella casa di Verdini, tra la fine del 2009 e
l'inizio del 2010, che per la procura di Roma erano
finalizzati a perfezionare la strategia per sbarcare
sull'isola col business dell'eolico.
Cappellacci
ha addirittura spiegato che oltre agli incontri
contestati «ce ne sono probabilmente stati altri che voi
non avete individuato», negando però qualsiasi sfondo
illecito, che per i pm emergerebbe invece dalle
conversazioni dei «Carbonari» intercettate in
contemporanea a quegli appuntamenti.
Chiacchiere
dalle quali, secondo i magistrati, Cappellacci verrebbe
indicato dagli altri come «organico» alla presunta
loggetta, e pronto a piegarsi a ogni richiesta. Lui ha
tagliato corto: «Preferisco che parlino le mie azioni, e
non ciò che gli altri pensavano che io potessi fare né
ciò che volevano che io facessi».
Quasi una
premessa a una lunga e dettagliata spiegazione di come
lui ha «cambiato rotta» sull'eolico rispetto al suo
predecessore Renato Soru, «blindando» dalle speculazioni
private gli investimenti nel settore energetico verde.
Prima «ho revocato l'accordo di programma, che prevedeva
di affidare lo sviluppo dell'eolico a un grande partner
privato da individuare».
Poi, il 27
novembre 2009, «ho presentato al consiglio regionale una
proposta di regolamento che attribuisce all'assessorato
all'Industria (e non all'Ambiente, da cui dipende l'Arpas
di Farris, ndr) gran parte dell'iter di rilascio delle
autorizzazioni per le concessioni agli impianti eolici».
Un punto che
va in direzione contraria ai progetti del «gruppo», che
si ritrova col suo «uomo» Farris seduto su una poltrona
svuotata quasi d'ogni potere. Cappellacci racconta
ancora che, dopo una visita a Navarra, in Spagna, decise
di sposarne il modello energetico «a emissioni zero e a
gestione pubblica».
E insomma quel regolamento
approvato a marzo, che riservava la gestione
dell'energia eolica in Sardegna all'ente regionale, per
Cappellacci altro non è che il punto di arrivo di un
percorso coerente. Il contrario di quanto sostenuto
anche nell'ordinanza di arresto di Carboni, ossia che
quel provvedimento era frutto della paura, poiché a
marzo scorso era già nota l'inchiesta fiorentina sul G8
che vedeva Verdini indagato. Il punto è decisivo. Se
Cappellacci ha dimostrato con carte e date di aver
ostacolato i progetti del gruppo già in tempi non
sospetti, la ricostruzione della procura adesso rischia
il boomerang.
20-07-2010]
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LA P2 DI TINA - 1984: PER 10 ANNI, LA VISPA TINA
ANSELMI PRESE MIGLIAIA DI APPUNTI SUI GREMBIULINI
DEVIATI – "L´onorevole Bodrato mi racconta che nel
colloquio avuto con Craxi, questi gli ha detto che
Cossiga è ossessionato dal fatto dei rapporti che lui ha
avuto con Gelli. Il generale Grassini era presente con
Martini (Fulvio, ammiraglio e capo del Sismi dal 1984 al
1991, ndr) a questi incontri al ministero della Marina e
ne ha parlato a varie persone. Questo avveniva anche nel
periodo del rapimento Moro
Attilio Bolzoni per "la Repubblica"
Soffocata
nell´Italia delle trame, aggredita e offesa per la sua
voglia di verità, sola, ha cominciato a scrivere dopo
ogni incontro, ogni telefonata, dopo ogni colloquio
avuto sin dall´inizio di quell´avventura che sarebbe
durata tre lunghissimi anni. Lei li ha sempre chiamati
«i miei foglietti», settecentosettantré appunti per
ricordare tutto ciò che le accadeva intorno da quando -
nel dicembre del 1981 - era stata nominata presidente
della Commissione parlamentare d´inchiesta sulla loggia
massonica P2.
È il diario
segreto di Tina Anselmi, nel ´44 staffetta partigiana
con il nome di "Gabriella" e poi deputata democristiana
chiamata a indagare su quei 962 uomini - tanti i nomi
ritrovati nelle liste sequestrate a Licio Gelli a
Castiglion Fibocchi - che volevano imbrigliare la
democrazia nel nostro Paese.
Un elenco
con dentro anche quarantaquattro parlamentari, un
segretario di partito, due ministri, dodici generali dei
carabinieri e cinque della finanza, ventidue
dell´esercito e quattro dell´aeronautica, otto
ammiragli, numerosi magistrati e poi giornalisti,
direttori dei servizi segreti, banchieri, imprenditori
come Silvio Berlusconi.
Dall´ottobre
del 1981 al settembre del 1984 Tina Anselmi ha ordinato
i suoi pensieri su carta, provando a legare uno
all´altro i personaggi incrociati, confrontando
testimonianze, annotando dubbi, sospetti, sensazioni.
Documenti che sono rimasti nei cassetti della sua casa
di Castelfranco Veneto, dove vive, fino a quando ha
deciso di consegnarli alla giornalista e scrittrice Anna
Vinci, conosciuta quasi un quarto di secolo prima.
Racconta la
Vinci: «Mi ha voluto lasciare qualcosa da trasmettere a
tutti, mi ha sempre detto: prima o poi ti devo dare i
miei foglietti perché non si è mai voluto fare chiarezza
fino in fondo sui lavori della commissione». Nel diario
segreto di Tina Anselmi c´è una testimonianza che va
oltre quei centoventi volumi che hanno ricostruito la
storia della P2, è un grido che cerca di perforare
l´indifferenza che accompagnò la relazione conclusiva
della commissione nel luglio 1984.
Qui di
seguito pubblichiamo gli estratti più rilevanti degli
appunti della Anselmi di cui siamo entrati in possesso.
La maggior parte sono stati scritti dalla fine del 1981
alla primavera del 1983, alcuni sono datati anche 1985 e
1987, l´ultimo è del 28 luglio 1990. Affiora l´immagine
di un´Italia che sembra non cambiare mai, quella di ieri
come quella di oggi.
Lunedì 30 ottobre 1981
Ore 17,15 sono convocata dal presidente della Camera
Nilde Iotti. Mi propone di assumere la Presidenza della
Commissione inquirente sulla P2. È d´accordo anche il
presidente del Senato Amintore Fanfani. Mi parla della
storia dei vari tentativi (parlamentari che hanno
rifiutato l´incarico, ndr). Chiedo quindici minuti di
riflessione. Sento per telefono il presidente della
Corte Costituzionale, Leopoldo Elia, e mi consiglia di
accettare.
Torno dalla Iotti alle 17,30, e accetto. Parliamo del
problema. Mi assicura ogni supporto della Camera per il
lavoro. Mi telefona Fanfani per esprimermi solidarietà.
Nella Iotti ho trovato un atteggiamento di piena
fiducia, amicizia e volontà di aiutarmi, perché il
compito non fallisca.
Mercoledì 5 dicembre 1981
Incontro con il Presidente Fanfani. I socialisti sono
terrorizzati dall´inchiesta. Fare presto. Delimitare la
materia. Chi vuole oggi le elezioni? Certamente, solo il
Psdi. Gli altri sono meno decisi. [...]
5
dicembre 1981
Incontro con Leopoldo Elia. Punto da cui partire:
Saragat (l´ex presidente della Repubblica, ndr) viene a
sapere dei fascicoli del generale De Lorenzo contro di
lui (affari, donne, ecc.). Saragat esige la destituzione
di De Lorenzo.
Moro è più morbido. Rottura da allora nei Servizi
segreti e nelle Forze armate.
Influenze della massoneria sui deputati, contro la
candidatura di Moro a Presidente della Repubblica.
Influenza
sui deputati del sud, influenza Picella (Nicola,
segretario generale della Presidenza della Repubblica
fin dal tempo di Saragat, ndr) e Cosentino (Francesco,
piduista, segretario generale della Camera dei deputati
dal 1962 al 1976, ndr).
Data dell´ultimo viaggio in Usa di Moro.
Compito storico: con la giustizia determinare il
cambiamento di una parte della classe dirigente del
Paese, compresa quella della Dc. [...]
16
dicembre 1981
[...] Ho raccolto da amici voci provenienti dal Psi e da
qualche Dc: c´è interesse a svalutare la Commissione,
magari creando incidenti.
2
marzo 1982
Pci Ricci (Raimondo, deputato e membro della commissione
parlamentare P2, ndr), lettera dei servizi segreti, non
partecipa alla riunione.
Dopo l´arresto di Musumeci (Pietro, generale del Sismi,
ndr) alla ripresa mancano i 2/3 dei commissari.
Il Pci si defila.
9
marzo 1982
Andò (Salvo, deputato socialista e membro della
Commssione, ndr). La Commissione non deve assumere il
problema dell´Eni-Petromin, altrimenti chiude.
Gelli ha offerto uno stabile con uffici e appartamenti a
ministri e altri (lasciar perdere).
Psi Spano (Roberto, senatore, e membro della
Commissione, ndr) dice a Di Ciommo (Gianni, segretario
della Commissione P2, ndr): siamo tutti d´accordo perché
la Commissione non vada avanti, è inutile continuare il
gioco del massacro.
20
luglio 1982 ore 9,40
Sica (Domenico, giudice istruttore a Roma ndr). Si
arriva alla migliore mafia: il boss siciliano Di
Cristina..tre miliardi di titoli e di assegni in tasca,
tutti i titoli fanno capo a Carboni (Flavio,
l´imprenditore coinvolto nel caso Calvi e finito adesso
nelle indagini sulla P3, ndr)
21
gennaio 1983
Telefono alle 16,00 a Ciriaco De Mita (il nuovo
segretario della Dc, ndr), a casa, senza trovarlo. A chi
risponde, dico di farmi cercare. Alle 18,00 non avendo
notizie di De Mita, telefono a Fanfani e lo consiglio di
sbarcare Pisanu (Giuseppe, sottosegretario al Tesoro,
ndr). Mi dice di dirlo a De Mita. Gli do lo stesso
consiglio. Vuol sapere perché. Non gli do nessun
elemento, solo quello di un suo probabile coinvolgimento
politico. Dopo un´ora mi ritelefona De Mita e mi passa
Pisanu, mi chiede perché. Gli rispondo che non posso
dirgli niente. Ascolti consiglio del segretario di
dimettersi. Mi stupisce il fatto che De Mita si sia
comportato così.
Si spiega forse col fatto che lui lo volle
sottosegretario, contro il parere di Fanfani. [...]
Venerdì 28 gennaio 1983 ore 12,30
Incontro all´aeroporto di Roma l´onorevole Vittorio
Olcese (deputato Dc e membro della Commissione P2, ndr).
Mi dice di aver saputo da un «piduista pulito» che si
sta preparando un nuovo attacco a me.
Mi consiglia
di riprendere i rapporti con Corona (Armando, Gran
Maestro del Grand Oriente d´Italia, ndr) perché quella è
la strada per bloccare questa azione.
A mia richiesta, mi assicura che prenderà contatti con
l´ambiente massonico e mi riferirà qualcosa di più
preciso martedì.
8
febbraio 1983, ore 1,15
Esco da San Macuto con Di Ciommo e ci accorgiamo che
siamo pedinati fino a casa mia da un uomo di statura
piuttosto bassa, robusto, dell´età di quaranta,
quarantacinque anni.
26
febbraio 1984
Padula (Pietro, membro Dc della Commissione P2, ndr) mi
riferisce che in questi giorni il generale Grassini
(Giulio, ex direttore del Sisde, ndr) ha voluto
incontrarlo per dirgli che se a settembre non verrà
nominato vice comandante generale dei CC., rivelerà i
rapporti politici con Gelli e la P2.
10
maggio 1984, ore 18,30
Visita al Presidente Pertini. Mi ringrazia per quello
che ho fatto per il Paese e per l´Italia. Mi conferma la
sua stima e la sua amicizia, per il coraggio che ho.
Annota che nel Palazzo non si avrà la volontà di andare
a fondo e di accogliere la mia relazione.
28 luglio 1990
L´onorevole Bodrato (Guido, deputato Dc, ndr) mi
racconta che nel colloquio avuto con Craxi, questi gli
ha detto che Cossiga è ossessionato dal fatto dei
rapporti che lui ha avuto con Gelli. Il generale
Grassini era presente con Martini (Fulvio, ammiraglio e
capo del Sismi dal 1984 al 1991, ndr) a questi incontri
al ministero della Marina e ne ha parlato a varie
persone. Questo avveniva anche nel periodo del rapimento
Moro.
19-07-2010]
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allarme a segrate! LA P3 PUNTAVA ALLA MONDADORI
– LA CASA EDITRICE DEL BANANA VIENE NOMINATA BEN 430
VOLTE NELLE INTERCETTAZIONI DEI quattro “PENSIONATI
sfigati” – MIRAVANO A FARE UN “FAVORE” DA 200 MLN€:
TRASFERIRE LO STORICO CONTENZIOSO AL GIUDICE “AMICO”,
VINCENZO CARBONE – MA QUESTO TEOREMA ACCUSATORIO NON
REGGE. PERCHÉ DI QUEL FAVORE LA MONDADORI NON HA PIÙ
BISOGNO (GRAZIE AD UN EMENDAMENTO DIVENUTO LEGGE IL 22
MAGGIO
Franco Bechis per "Libero"
C'è una
parola che appare 430 volte nelle oltre 15 mila pagine
allegate all'inchiesta sulla nuova P3. Quella parola è
il nome di una società: "Mondadori". Non è un nome
qualsiasi, perché è l'elemento chiave della tesi della
procura di Roma. Che detto in parole semplici e rudi è
questo: chi è se non il vero capo, il vero beneficiario
della P3 e dei suoi progetti?
Scontato:
Silvio Berlusconi. Perché si gira intorno a mille rivoli
diversi, ma alla fine il fatto più importante di quelle
15 mila pagine sarebbe un presunto favore da 200 milioni
di euro che la P3 era pronta a fare alla Mondadori di
Berlusconi. Cifra che fa impallidire l'unica altra somma
che circola in quegli atti: il risicato milioncino di
euro di cui avrebbe beneficiato Denis Verdini per
l'aumento di capitale del suo Giornale della Toscana.
Secondo i
magistrati romani infatti tutto questo gran daffare per
piazzare giudici amici in posti che contano sarebbe
servito alla triade della P3 (Flavio Carboni, Arcangelo
Martino, Pasquale Lombardi) per risolvere un contenzioso
tributario del valore di circa 200 milioni di euro che
la Mondadori trascinava da quasi 20 anni. Il desiderio
della P3 era - sempre secondo l'impianto dell'inchiesta
- quella di trasferire quel contenzioso davanti alle
sezioni riunite della Cassazione presiedute da un
giudice amico della triade, Vincenzo Carbone.
Per farlo
era necessario il via libera dell'Avvocatura generale
dello Stato, fornito da Oscar Fiumara, che proprio per
questo viene avvicinato dalla P3. Scrivono i carabinieri
nei loro rapporti: «si ipotizza che l'interesse degli
indagati riguardi l'assegnazione alle sezioni unite
della Cassazione di un ricorso proposto
dall'Amministrazione finanziaria e che vede come parte
in causa la società Mondadori.
Secondo
notizie giornalistiche ricavate da articoli pubblicati
sul quotidiano "La Repubblica" nei giorni 28 e
30.10.2009 il ricorso dell'Agenzia delle Entrate sarebbe
stato effettivamente rimesso alle Sezioni Unite (...) su
richiesta delle parti in causa con l'adesione
dell'avvocatura generale dello Stato per conto
dell'Amministrazione finanziaria ricorrente (...) Che
tale questione possa essere l'oggetto dell'interesse da
parte dei tre indagati potrebbe trovare conferma non
soltanto dal fatto che tale vicenda si svolge nel mese
di ottobre, ma anche da alcuni riferimenti che si
ascoltano nelle conversazioni intercettate».
Gli
inquirenti pensano di trovarsi di fronte alla vera
corruzione, ma trovano solo cravatte e bottiglie di vino
regalate ai protagonisti. E allora legano alla vicenda
Mondadori quel poco che hanno in mano: «si trova decisa
conferma in quanto i coindagati stanno realizzando con
riguardo al piano eolico, che è momento qualificante di
quel programma e dove l'ipotesi della corruzione è,
invece, ben più che un mero obiettivo futuro».
Il braccio
di ferro fra Mondadori e fisco italiano è iniziato poco
dopo la fusione fra Arnoldo Mondadori Editoriale
Finanziaria (Amef) e omonima casa editrice controllata
(Ame) avvenuta nella seconda parte del 1991, a chiusura
della guerra di Segrate fra Berlusconi e Carlo De
Benedetti. La vicenda è tecnicamente complicata, ma
sostanzialmente il fisco contestò l'apposizione a
compensazione delle perdite di un avanzo di fusione per
circa 641 miliardi di vecchie lire, pretendendo che
fosse imputato a reddito e tassato come plusvalenza.
La Mondadori
ricorse e sia in primo grado che in appello vinse,
prendendo come consulente nella causa contro il fisco il
più bravo di tutti: Giulio Tremonti. Per il terzo grado
però proprio l'uomo che aveva difeso la Mondadori
durante gli anni si era trasformato suo malgrado
nell'accusa, essendo divenuto come ministro
dell'Economia pro tempore il rappresentante
dell'amministrazione finanziaria che voleva dalla
Mondadori quei 200 milioni di euro.
Una
situazione senza dubbio imbarazzante, che aveva bisogno
per essere risolta di un campo terzo di battaglia come
quello delle sezioni Unite della Cassazione presiedute
da Carbone. Per questo motivo l'avvocatura dello Stato
non si oppose. Ma si tentò comunque un'altra strada per
risolvere l'impasse: un emendamento alla finanziaria
2010 presentato nel 2009 da Angelo Azzolini secondo chi
aveva nel processo tributario già due giudizi favorevoli
poteva evitare la Cassazione pagando il 5% di quanto
contestato e chiudendo così il contenzioso.
Il finiano
Maurizio Saia lo intercettò, chiamò il presidente della
Camera, Gianfranco Fini che fece saltare quello che
chiamò il lodo Mondadori. I magistrati sono convinti che
proprio per questo la P3 cercò di favorire la soluzione
Carbone e ipotizzano una corruzione pro Berlusconi. Ma i
magistrati facendo acquisire tonnellate di materiale si
sono dimenticati di fare seguire i successivi lavori
parlamentari.
Perché quell'emendamento- ironia
della sorte- è stato ripresentato alla Camera mentre
Fini dormiva a fine aprile scorso. E'stato anche votato
e inserito nella legge sugli incentivi ed è legge dello
Stato italiano dal 22 maggio scorso. Quindi se tutta la
P3 doveva servire a fare un favore da 200 milioni a
Berlusconi, il teorema accusatorio non regge. Perché di
quel favore la Mondadori non ha più bisogno.
21-07-2010]
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SORCI VERDINI – I MAGISTRATI A CACCIA DEL GIRO
DI SOLDI DEI PENSIONATI DELLA P3 – NEL MIRINO TUTTI I
CONTI APERTI CON UNICREDIT DAL 2004 AD OGGI DAL
COORDINATORE DEL PDL E DA FLAVIO CARBONI - LA FINANZA
INDAGA SU 2.6 MLN € PAGATI A DENIS CHE PER GLI
INQUIRENTI SOMIGLIANO TANTO A UNA TANGENTE – 30MILA €
ALL’AMICO DI FORMIGONI, MAZARINO DE PETRO: “SOLO UNA
CONSULENZA, CON CARBONI NON C’ENTRO…
1 - CASO VERDINI, ORA LA FINANZA INDAGA SU
2,6 MILIONI DI EURO - I PM E CARBONI: UNA LETTERA PER
RIAVERE LA TANGENTE
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
L'indagine
sull'associazione segreta che sarebbe stata messa in
piedi dal faccendiere Flavio Carboni e dai suoi amici
Arcangelo Martino e Pasquale Lombardi continua a
concentrarsi su passaggi di soldi che avrebbero
riguardato gli indagati, in particolare i politici.
Mentre i carabinieri del reparto operativo di Roma
acquisiscono il carteggio tra la società Vienord e la
Hgp, che aveva ottenuto un appalto per la
riqualificazione delle stazioni delle Ferrovie Nord
Milano, la Guardia di Finanza punta a un versamento che
sarebbe finito al coordinatore del Pdl Denis Verdini.
In totale
sono due milioni e 600 mila euro usciti dalla Società
Toscana Edizione (Ste) che edita il Giornale della
Toscana, pagati a lui e Massimo Parisi, responsabile
della coalizione di centrodestra in Toscana. La
segnalazione è arrivata dagli ispettori della Banca
d'Italia da mesi impegnati a verificare l'attività del
Credito Cooperativo Fiorentino di cui Verdini è
presidente.
La traccia è
emersa esaminando i bilanci dell'Istituto relativi al
2008 nei quali era annotato un credito verso terzi per
2,6 milioni di euro, la cui natura non era chiara né
sufficientemente documentata. E agli inizi del maggio
scorso sono arrivati documenti che provano un'uscita
verso Verdini e Parisi giustificata con un «acquisto
quote relativo al 2005», ma i controlli dovranno adesso
stabilire la reale natura di questo trasferimento.
Accertamenti
contabili che si affiancano a quelli disposti per
chiarire l'operazione Ferrovie del Nord e stabilire chi
sia il vero beneficiario dei 30.000 euro della società
Hgp per l'appalto sulla riqualificazione delle stazioni
e a chi fossero destinati gli altri 900 mila euro
(divisi in due contratti da 450 mila euro l'uno) che si
era impegnata a versare in seguito.
I magistrati
ritengono infatti che quei soldi versati a titolo di
consulenza a Marco Mazarino De Petro, uno dei
collaboratori del governatore Roberto Formigoni già
coinvolto nell'indagine «Oil for food» e condannato a
due anni per corruzione internazionale, siano in realtà
la tangente destinata a un pubblico ufficiale che aveva
il potere di agevolare la concessione della «commessa».
Nei giorni
scorsi era già stato interrogato Massimo Iafisco, il
titolare della Hgp che negli atti processuali viene
indicato come il prestanome di Carboni. Un ruolo che lui
nega categoricamente spiegando che «Carboni non l'ho mai
visto, né avrei mai potuto immaginare che fosse
coinvolto nell'affare. Anzi, posso dire che se lui ci
fosse stato-visto quello che sta emergendo -forse
avremmo avuto maggiori possibilità di conservare il
lavoro. Il nostro referente è sempre stato Riccardo
Piana».
Si tratta di
uno dei soci di Carboni, impegnato con lui anche nelle
attività che dovevano portarli ad aggiudicarsi alcuni
appalti nel settore dell'eolico. La vicenda è stata in
parte ricostruita attraverso l'esame delle conversazioni
telefoniche intercettate e soprattutto di una lettera
spedita il 7 settembre 2009 dai legali della Hgp a
quelli della Vienord. Nella missiva si chiedevano
chiarimenti sulla decisione di rescissione del
contratto, ma soprattutto si faceva riferimento chiaro
ai soldi versati al consulente.
«A riprova
degli impegni assunti da Hgp nella fase propedeutica
alla stipula dell'Accordo Quadro dietro esplicita
richiesta della Vienord - si legge nel documento - giova
citare il pagamento di 30 mila euro al dottor De Petro
che Vienord aveva assunto l'impegno di rimborsare nel
caso in cui il progetto non fosse partito e tali costi
non fossero stati riassorbiti».
Due
settimane dopo, mentre parla al telefono con Piana,
Carboni afferma: «Se l'avessi letta io... non sarebbe
partita. Se si parla di soldi, di cose così certo è un
errore grosso». E Piana risponde: «Lui ha detto che
bisogna distruggere tutte le copie e soprattutto che non
le devi avere neanche tu». Replica Carboni: «Eh, ho
capito quello è un reato... scusami eh». Il «lui» al
quale fanno cenno è Arcangelo Martino, arrestato insieme
allo stesso Carboni e al geometra che svolgeva attività
di giudice tributario, Pasquale Lombardi.
Secondo
quanto risulta nell'informativa consegnata dagli
investigatori al pool di magistrati, in quel periodo i
due soci sono impegnati «nella definizione di importanti
aspetti in ordine alla costituzione delle società da
utilizzare nell'operazione pale eoliche». E in tutti gli
affari che cercano di concludere «si avvalgono in
maniera pressoché sistematica di strumenti e condotte
apparentemente illecite che si concretizzano tra l'altro
nell'avvicinamento degli uomini politici e di altri
pubblici ufficiali competenti ad adottare provvedimenti
d'interesse per le finalità del sodalizio».
Un'attività
ritenuta illegale dai magistrati, ma alla quale Vienord
dice di essere completamente estranea.
E in una
nota afferma: «Hgp stipulò un contratto quadro con
Vienord, relativamente allo sviluppo delle attività
commerciali all'interno delle stazioni, che è stato
risolto per totale inerzia e incapacità all'adempimento
di Hgp stessa. Pertanto Hgp non ha mai ricevuto un solo
euro a nessun titolo da Vienord. Vienord ha già messo a
disposizione dell'autorità giudiziaria competente la
documentazione relativa a tale rapporto e rimane a
completa disposizione per ogni approfondimento di
indagine».
2 -
PM INDAGANO SU CONTI UNICREDIT VERDINI E CARBONI...
(ANSA) - Indagini su tutti i conti
correnti aperti dal 2004 ad oggi in istituti del gruppo
Unicredit e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis
Verdini e da Flavio Carboni: li hanno disposti i pm
della procura di Roma che indagano sulla P3, dando
mandato alla Guardia di Finanza di acquisire tutta la
documentazione necessaria. L'obiettivo del procuratore
aggiunto Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo
Sabelli è di accertare se attraverso quei conti correnti
siano state effettuate operazioni illecite o siano
comunque transitati fondi riconducibili a eventuali
tangenti.
Nel decreto
di accertamento bancario, i pubblici ministeri chiedono
alla Guardia di Finanza di acquisire presso il gruppo
Unicredit tutta la documentazione per ricostruire
"talune operazioni finanziarie" effettuate da Verdini e
da Carboni dal gennaio 2004 ad oggi. Un accertamento
disposto dagli inquirenti in seguito all'acquisizione
degli assegni circolari per 800mila euro - con causali
diverse e non tutti Unicredit - negoziati in gran parte
da Antonella Pau, moglie di Carboni.
L'accertamento non riguarda solo i conti correnti
attivi: i militari dovranno infatti acquisire gli
estratti conti dei rapporti anche estinti, "la
documentazione relativa a cassette di sicurezza,
libretti di deposito a risparmio sia nominativi che al
portatore, dossier titoli anche per quei rapporti
laddove lo stesso abbia agito per delega o mediante
qualsiasi altro strumento sostitutivo o di
interposizione". Gli inquirenti vogliono inoltre sapere
se collegati ai conti di Verdini e Carboni vi siano
anche "aperture di credito, mutui, castelletti per
sconto effetti e per altre operazioni di portafoglio".
3 -
L'EX COLLABORATORE DI FORMIGONI «IO PAGATO PER UNA
CONSULENZA»
Andrea Galli per "il
Corriere Della Sera"
Il
faccendiere Flavio Carboni «non so chi sia», i 30 mila
euro «non sono una tangente» ma «un compenso», di questa
P3 «non conosco nessuno», e anzi, dice, «forse ha
ragione Berlusconi quando parla di polverone di
pensionati». Lei è un pensionato? «Ormai ho 66 anni.
Sono stato già bastonato, in vita. Ignoro i motivi per i
quali mi abbiano tirato dentro. Chiedo ai magistrati di
poter collaborare. Voglio essere convocato, rispondere a
ogni domanda, chiarire».
Ad
ascoltarlo, par di capire, tutto smentirà, Marco
Mazarino De Petro, tranne il rapporto con Roberto
Formigoni, un rapporto, tiene a precisare, di lavoro.
Nel senso che «con lui ho condiviso una militanza
politica nella Dc e nel Pdl, abbiamo trascorsi lontani e
comuni». Lo omette ma li unisce anche una frequentazione
(con Comunione e Liberazione) e li hanno uniti la
comproprietà di uno yacht di 15 metri chiamato «Obelix»,
vacanze sul mar Ligure e rapporti vari di lavoro sempre
per conto della Regione.
Molti, e non
per ragioni di sintesi, lo definiscono «braccio destro
di Formigoni»: De Petro è stato rappresentante in Iraq
del governatore ai tempi di Saddam e dell'inchiesta «Oil
for food». L'inchiesta aveva al centro tangenti in
cambio di petrolio. In primo grado De Petro era stato
condannato per corruzione internazionale», condanna poi
andata in prescrizione.
De Petro
passa gran parte dell'anno in Liguria, a Chiavari,
cittadina della quale in passato è stato sindaco. Parla
al telefono dall'ufficio del suo legale, l'avvocato
Giovanni Scopesi. Partiamo dai soldi. «Mi sono stati
versati per una consulenza di natura professionale» dice
De Petro, che giura di non aver ricevuto altro denaro e
ricorda i continui viaggi in Lombardia, di «decine e
decine di riunioni», di giornate e giornate, di ore e
ore passate a visionare le stazioni delle Ferrovie Nord
sottoposte a riqualificazione.
«Valutavamo», spiega, «l'opportunità di mettere bar,
altri negozi, schermi per far scorrere sopra la
pubblicità. Terminato l'incarico, non ho più avuto
contatti e quella esperienza si è chiusa».
Ci scusi, però per quale motivo
sarebbe stato scelto lei, per la consulenza? Aveva
esperienza in materia? Tra i motivi, De Petro tiene a
far sapere soprattutto il seguente: «Godevo della stima.
In precedenza ero già stato presidente della società
delle Ferrovie Nord». Un'ultima cosa: ancora quei 30
mila euro, come li ha ricevuti, per caso erano in
contanti? «Ma quali contanti... Mi sono stati versati
con un normale bonifico».
21-07-2010]
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FORMIGONI: S.O.S. AI PIDUISTI DELLA DOMENICA –
LE FRENETICHE MANOVRE DOPO L´ESCLUSIONE DALLE REGIONALI:
"MARRA PUÒ FAR QUALCOSA PER LA LISTA?" – DISCORSI IN
CODICE (DE’ NOANTRI): “TU ARCANGELO NON MUOVERTI. FAI
VIAGGIARE LA MOZZARELLA POI TI MUOVI QUANDO È
NECESSARIO” – I CONTATTI INDIRETTI CON “FOFÒ” MARRA DEL
SOTTOBOSCO DELLA POLITICA POLITICANTE … -
Emilio Randacio per "la
Repubblica"
La «rete»
non si poneva limiti. C´era un governatore-amico,
furibondo per l´esclusione ordinata dai giudizi dalla
competizione elettorale? L´organizzazione si muoveva,
attivava numeri di telefono, bussava alle porte degli
«amici». E gli interlocutori, sempre, erano uomini dello
Stato.
Ecco cosa
facevano l´ex assessore regionale napoletano, Arcangelo
Martino e il suo presunto complice, il «geometra
"Pasqualino" Lombardi, entrambi finiti in carcere l´8
luglio scorso, sospettati di fare parte di
un´«associazione segreta» insieme a Flavio Carboni.
Nel marzo
scorso, quando la lista di Roberto Formigoni si vede per
ben due volte respingere la possibilità di partecipare
alla tornata elettorale regionale, mette in moto i sui
contatti. «Non appena il Marra - scrivono i carabinieri
- ha ottenuto l´ambita carica (2 febbraio 2010, ndr), i
componenti dell´associazione gli chiedono esplicitamente
di porre in essere un intervento nell´ambito della nota
vicenda dell´esclusione».
Il primo
marzo è direttamente il governatore a interessarsi con
Martino, l´ex consigliere comunale napoletano finito in
cella l´8 luglio scorso. «Ma l´amico, l´amico, l´amico è
in grado di agire?». Martino, ancora una volta lo
rassicura: «Si, si, ha già fatto qualche passaggio e
sarà lì». L´amico, per gli investigatori, è sopra ogni
dubbio proprio il neo eletto presidente di Corte
d´appello, Alfonso «Fofò» Marra.
Roberto
Formigoni e Arcangelo Martino sono intercettati mentre
parlano - secondo i carabinieri - in codice, usando le
parole «passeggiate» e «mozzarelle» per alludere ai
tentativi di influire sull´esito dei ricorsi e, dopo il
loro rigetto, alle pressioni sul ministero della
Giustizia affinché inviasse ispettori presso i
magistrati milanesi. Immediata la replica di Formigoni.
«Le
passeggiate erano passeggiate - precisa - e le
mozzarelle erano mozzarelle. Io e il mio partito non
abbiamo dato alcun mandato né attribuito alcun incarico
se non ai legali che abbiamo incaricato ufficialmente».
Ma deve
esserci molta agitazione in quei giorni, nei piani alti
del Pirellone. Lombardi, per cercare di rassicurare lo
stato d´animo dell´amico governatore, muove tutte le
pedine che conosce e che ha a disposizione.
Per
intervenire su Marra, decide allora di chiamare il
sostituto procuratore generale, Gaetano Santamaria: «Io
ho chiamato Fofò e gli ho detto domani mattina alle
undici sto da te e non te movere, perché ammo vedè che
sta succedendo... domani arrivo verso le undici e
cercasse già di chiamare questi, questi quattro stronzi
della commissione elettorale».
Poi,
Lombardi conclude categorico anche con Santamaria:
«Comunque mo´, parla subito con Alfonso». E, il
sostituto procuratore generale, obbedisce: «Adesso
parliamo con Alfonso». Sono frenetiche e riguardano più
soggetti le consultazioni politico-giudiziario che
accompagnano l´esclusione della lista dalle regionali.
Alle 14 e 51
dello stesso giorno, si muove anche il sottosegretario
del Pirellone con delega alla realizzazione del
programma, Paolo Alli. E, per la prima volta, fa intuire
di un possibile colloquio diretto avvenuto tra l´altro
magistrato milanese e la sede della Regione Lombardia
(che però non viene documentato).
«L´Alli, che
ha da poco incontrato il Lombardi - annotano i
carabinieri - , riferisce al Martino che, in base alle
valutazioni asseritamente espresse dal presidente
(Marra) sui magistrati che compongono il collegio
giudicante, non si è per nulla sicuri che la decisione
che verrà da essi assunta sarà positiva per loro».
Alli, sul
punto dice espressamente: «Eh da quello che mi diceva
eh, il..., il presidente dice che questi qui sono tre
giovani (il collegio che dovrà decidere le sorti della
lista, ndr), non si sa che cosa possono decidere, no!?».
Nella conversazione non si esclude comunque l´ipotesi di
dover ricorre al Tar (come poi è effettivamente
avvenuto), in seguito a una sentenza che si è dimostrata
sfavorevole per la coalizione di centrodestra.
Il momento è
delicatissimo, c´è bisogno di uno sforzo comune. «L´Alli
- proseguono nella ricostruzione gli investigatori -
riferisce al Martino che il suo capo (evidentemente il
Formigoni) riteneva fosse meglio che il Lombardi
rimanesse in zona: "Vediamo comunque in ogni caso... il
capo diceva se non era il caso che il tuo uomo si
fermasse qui. .. eh, perché lui sta qui in zona finché
non c´è la decisione"». La disponibilità di mettere
l´organizzazione al servizio della causa è totale: «Eh,
gliel´ho detto già questo, eh!», replica immediatamente
alla cornetta il Lombardi.
Martino, è
talmente in confidenza con il governatore lombardo che,
il 23 aprile scorso, addirittura si attiva a Roma per
capire meglio gli equilibri all´interno della
maggioranza. La mancata ispezione al Tribunale di
Milano, dopo la bocciatura della Lista Formigoni,
convince i due «amici» di una manovra ostile.
Formigoni a
questo punto «incarica il Martino di effettuare le
opportune indagini sul punto "eh, credo anch´io - dice
Formigoni -, sarebbe interessante verificare da dove
nasce, di chi è questa ostilità ... a questo punto, a
questo punto a me sembra che è chiaro che la cosa non si
fa . .. mi fai sapere per causa di chi e quali sono i
motivi, chi è il colpevole? Chi è il mandante e quali
sono i motivi?». Martino, ancora una volta, esegue:
«Sono già a Roma, mi informo e ti dico».
L´episodio rappresenta forse meglio
quelle che sono i metodi dell´associazione. «Lo scopo
dell´attività - si legge tra le carte dell´ordinanza - è
quello di far acquisire all´associazione, nei casi in
cui gli obiettivi perseguiti vengano raggiunti e i
magistrati che hanno commissionato l´attività di
interferenza ai membri del gruppo ottengano l´incarico
ambito, uno straordinario strumento». Secondo l´accusa,
in questo caso, il «protetto» è stato nientemeno che il
governatore della Lombardia, Roberto Formigoni.
[21-07-2010]
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-
"DEFINIRE MARCELLO DELL’UTRI, DENIS VERDINI,
FLAVIO CARBONI E ALTRI NOMI MOLTO IMPORTANTI (TANTI
ANCORA DA SCOPRIRE…) COME “PENSIONATI UN PO’ SFIGATI” È
TROPPO ANCHE PER UN “BARZELLETTIERE” COME IL FRATELLO
SILVIO BERLUSCONI..." - 2- LA BOMBASTICA INTERVISTA DEL
MASSONE-PIDDINO GIOELE MAGALDI A ’VANITY FAIR’ - 3-
AVVISO CRUDELE AI FRATELLI NAVIGANTI: "CI SONO ALCUNE
COPIE DEGLI ELENCHI COMPLETI DELLA P2, CON MIGLIAIA DI
NOMI. ROBA ABBASTANZA “ESPLOSIVA”, ANCHE A QUASI TRENT’ANNI
DALLA SCOPERTA DEGLI ELENCHI INCOMPLETI DI CASTIGLION
FIBOCCHI. HO AVUTO MODO DI VISIONARLI DI PERSONA E SO
CHE, SE FOSSE NECESSARIO E OPPORTUNO, CHI LI CUSTODISCE
LI RENDEREBBE PUBBLICI, CON CONSEGUENZE PIUTTOSTO
TRAUMATICHE PER TANTA GENTE. ANCHE PERCHÉ NON SI TRATTA
DI MERI ELENCHI DI NOMI, MA DI UNA DOCUMENTAZIONE
PIUTTOSTO CORPOSA E ARTICOLATA
1 -
DAGOREPORT - IL FIELE DI GIOLE
Oh oh... Altro che gruppo di pensionati buoni a
nulla!... «Le Logge Propaganda 1 e Propaganda 2 sono
storicamente esistite in seno al G.O.I., mentre il nome
"P3" è una creazione giornalistica. Ma solo il nome. La
"realtà" cui allude il nome è vera, anzi sin troppo
vera, se ci si riferisce ad una specifica vicenda della
Massoneria italiana negli ultimi 28 anni, dal 1982 in
avanti. Definire Marcello Dell'Utri, Denis Verdini,
Flavio Carboni e altri nomi molto importanti (tanti
ancora da scoprire...) come "pensionati un po' sfigati"
è troppo anche per un "barzellettiere" come il Fratello
Silvio Berlusconi...»
Bombastica
intervista del massone-democratico Gioele Magaldi (un
po' censurata?) a Vanity Fair. Segno che a palazzo
Giustiniani, sede del Grande oriente d'Italia, nella
guerra contro il Gran Maestro Gustavo Raffi cominciano a
volare stracci parecchio pesanti. Nell'occhio del
ciclone finisce anche il Fratello Silvio: «L'iniziazione
alla Massoneria ha carattere indelebile. Come
l'ordinazione sacerdotale. Una volta affiliati, si
rimane massoni per tutta la vita.
A proposito
dei rapporti di Berlusconi con il mondo massonico, giova
sottolineare che il "pensionato" Flavio Carboni è stato
il tramite dei costanti e reiterati rapporti del
Fratello Berlusconi con il Fratello Armando Corona, Gran
Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1982 al 1990.
Flavio
Carboni è sempre stato anche grande amico di Giuseppe
Pisanu, già Ministro dell'Interno nel secondo e terzo
governo Berlusconi (2002-2006). Giuseppe Pisanu e
soprattutto il Gran Maestro Armando Corona ebbero anche
il "merito" di facilitare incontri e rapporti del
Fratello Berlusconi con l'allora Presidente della
Repubblica Francesco Cossiga (1985-1992)». ».
Avviso
crudele ai fratelli naviganti: «Ci sono alcune copie
degli elenchi completi (della P2, dagonota), con
migliaia di nomi. Roba abbastanza "esplosiva", anche a
quasi trent'anni dalla scoperta degli elenchi incompleti
di Castiglion Fibocchi. Ho avuto modo di visionarli di
persona e so che, se fosse necessario e opportuno, chi
li custodisce li renderebbe pubblici, con conseguenze
piuttosto traumatiche per tanta gente. Anche perché non
si tratta di meri elenchi di nomi, ma di una
documentazione piuttosto corposa e articolata...»
Oh oh, ci
sarà una prossima puntata. E perfino un libro...
2-
LA BOMBASTICA INTERVISTA DEL MASSONE-PIDDINO GIOELE
MAGALDI A 'VANITY FAIR'
http://www.grandeoriente-democratico.com/intervista_integrale_al_Venerabile_Gioele_Magaldi_leader_
di_Grande_Oriente_Democratico.html
1.
Come valuta il nuovo scandalo P3? E' solo un teatrino,
come ha detto il Gran Maestro Raffi o sono 4 pensionati
un po' sfigati?
Né l'una né l'altra cosa. Parlare di P3 è vero e falso
allo stesso tempo. E' falso perché, in senso stretto, le
Logge Propaganda 1 e Propaganda 2 sono storicamente
esistite in seno al G.O.I., mentre il nome "P3" è una
creazione giornalistica. Ma solo il nome. La "realtà"
cui allude il nome è vera, anzi sin troppo vera, se ci
si riferisce ad una specifica vicenda della Massoneria
italiana negli ultimi 28 anni, dal 1982 in avanti.
Definire Marcello Dell'Utri, Denis Verdini, Flavio
Carboni e altri nomi molto importanti (tanti ancora da
scoprire...) come "pensionati un po' sfigati" è troppo
anche per un "barzellettiere" come il Fratello Silvio
Berlusconi...
2. Il Grande Oriente d'Italia non aveva già
fatto pulizia al tempo della P2 e poi con l'arrivo di
Raffi? O esistono logge che sfuggono al suo controllo?
Raffi non ha fatto alcuna pulizia. Solo proclami
retorici e mistificatori. E nessuna realtà massonica
rilevante, in Italia, può sfuggire al "controllo" del
Grande Oriente. Quanto "al tempo della P2", non è mai
finito. Ha solo assunto nuove maschere, senza alcuna
effettiva soluzione di continuità rispetto all'opera di
Licio Gelli, che era perfettamente organico ai vertici
di Palazzo Giustiniani.
3.
Lei ha detto che gli elenchi della P2 sono incompleti...
Ci sono alcune copie degli elenchi completi, con
migliaia di nomi. Roba abbastanza "esplosiva", anche a
quasi trent'anni dalla scoperta degli elenchi incompleti
di Castiglion Fibocchi. Ho avuto modo di visionarli di
persona e so che, se fosse necessario e opportuno, chi
li custodisce li renderebbe pubblici, con conseguenze
piuttosto traumatiche per tanta gente. Anche perché non
si tratta di meri elenchi di nomi, ma di una
documentazione piuttosto corposa e articolata...
4.
L'ingresso in una loggia è reversibile? I rapporti di
Berlusconi con il mondo massonico si sono chiusi con la
fine della P2?
L'iniziazione alla Massoneria ha carattere indelebile.
Come l'ordinazione sacerdotale. Una volta affiliati, si
rimane massoni per tutta la vita. A proposito dei
rapporti di Berlusconi con il mondo massonico, giova
sottolineare che il "pensionato" Flavio Carboni è stato
il tramite dei costanti e reiterati rapporti del
Fratello Berlusconi con il Fratello Armando Corona, Gran
Maestro del Grande Oriente d'Italia dal 1982 al 1990.
Flavio Carboni è sempre stato anche grande amico di
Giuseppe Pisanu, già Ministro dell'Interno nel secondo e
terzo governo Berlusconi (2002-2006).
Giuseppe
Pisanu e soprattutto il Gran Maestro Armando Corona
ebbero anche il "merito" di facilitare incontri e
rapporti del Fratello Berlusconi con l'allora Presidente
della Repubblica Francesco Cossiga (1985-1992). Sui
rapporti di Silvio Berlusconi e dell'entourage
berlusconiano con il mondo massonico italiano e
internazionale negli anni successivi al 1990 e fino ad
oggi, è di prossima uscita-presso un'importante casa
editrice italiana- un libro molto interessante, di cui
sono co-autore.
5.
Quali sono i rapporti tra il Grande Oriente guidato da
Raffi e la politica italiana? Si è molto parlato dei
4000 iscritti del PD...
Come ho già avuto modo di spiegare altrove, l'allusione
del Gran Maestro Raffi ai "4000 massoni nel PD" era un
modo per suggerire, ammiccando, che, degli altri 21.000
aderenti ufficiali al G.O.I., la maggioranza sarebbe
filo-Berlusconi o filo-PDL. Cosa non vera, ma che Raffi,
evidentemente, aveva necessità di segnalare
pubblicamente a qualcuno...In ogni caso, sia per la
gestione autoritaria dentro Palazzo Giustiniani-
insofferente di qualsiasi dissenso, critica o libero
dibattito di opinioni- sia per i "messaggi cifrati"
rivolti alla politica italiana, è sempre più difficile
non riconoscere la "deriva berlusconiana" che Raffi
vorrebbe imprimere al Grande Oriente d'Italia da lui
guidato.
6.
Perché ha scelto lo scontro aperto col Gran Maestro?
Per approfondire la questione rimando i lettori di
Vanity Fair al Sito del mio Gruppo:
www.grandeoriente-democratico.com , in continuo
aggiornamento. In questa sede, mi limiterò a dire che
non sopporto i tiranni, i despoti e soprattutto gli
ipocriti: quelli che hanno sempre in bocca parole come
libertà, popolo, democrazia, dialogo, ma in realtà
disprezzano qualunque forma di pluralismo democratico e
liberale. Gustavo Raffi assomiglia molto al Fratello
Silvio Berlusconi: entrambi non tollerano il dissenso,
amano solo i cortigiani obbedienti e sognano un potere
elitario che manipoli la volontà popolare. Entrambi
mostrano disprezzo per le Costituzioni e le leggi,
qualora non siano funzionali ai propri interessi
personali.
7.
Il Grande Oriente diventerà mai davvero "democratico"?
Sarà dura, ma ce la faremo. Dalla prima democrazia
massonica del Mondo, oltre-oceano, soffia un vento di
rinnovamento e rigenerazione sia per la politica che per
la massoneria internazionale. E l'Italia non potrà
rimanerne indenne...
8.
Chi sono oggi i massoni?
Ci sono i furbi, gli arrivisti, gli assetati di potere,
come sempre accade anche in altre importanti istituzioni
o associazioni. Ma ci sono soprattutto molti giovani e
anziani appassionati e disinteressati. Gente che crede
fermamente negli ideali costitutivi della Libera
Muratoria: libertà, democrazia, tolleranza, dialogo
multi-religioso e multi-culturale, laicità delle
istituzioni, solidarietà e filantropia concreta verso le
classi più disagiate e i popoli più diseredati. E ci
sono coloro che si impegnano seriamente per il proprio e
altrui perfezionamento spirituale e morale, secondo i
principi specifici della via iniziatica massonica.
9.
Ci sono anche uomini di Chiesa?
Si, anche alti e altissimi prelati. Si tratta per lo più
di persone che furono iniziate alcuni decenni fa e che
adesso sono molto riservate e defilate rispetto alla
loro appartenenza. Però ci tengono moltissimo ad essere
considerati convinti massoni. Sono uomini dalla
spiritualità aperta e complessa, insofferenti di ogni
dogmatismo e angustia fideistica. Perciò vivono con
disagio lo spirito anti-conciliare, conservatore e
reazionario propugnato dall'attuale Papa, Benedetto XVI.
10. Dove sono finiti i
massoni che portano l'eredità dei grandi uomini che
hanno fatto l'Italia?
Certo Gustavo Raffi non crederà che si possano onorare
grandi massoni come Garibaldi, celebrandoli con qualche
convegno e qualche busto di marmo. Se si vuole essere
all'altezza dei nostri Padri, che dal ‘700 in avanti
hanno rivoluzionato e modernizzato il mondo, bisogna
voler combattere oggi battaglie di uguale asprezza e
importanza contro tutti i nemici della laicità, della
libertà e della democrazia. Che sono tanti, anche in
pieno XXI secolo. Noi di "Grande Oriente Democratico" ce
la metteremo tutta...
22-07-2010]
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CHE
MARRA-SMA! - La decisione di far presiedere la corte d’appello
di Milano ad Alfonso Marra divise a metà il Consiglio superiore
- si sussurrò fin da subito che dietro i voti determinanti della
Tinelli, di Mancino e di Carbone c’era qualcosa di strano - ORA
I dialoghi fra Pasquale Lombardi, il ’ministro della Giustizia’
delLA P3, con lo stesso Marra e con il sottosegretario Giacomo
Caliendo (ex magistrato di Unicost) HANNO strappato un velo...
Giovanni
Bianconi per "il Corriere Della Sera"
Quella
nomina fu una ferita mai rimarginata. E con le intercettazioni
sulle manovre sotterranee per ottenerla è tornata a sanguinare.
Al punto da dover correre ai ripari in tutta fretta, per quanto
si può.
La
decisione di far presiedere la corte d'appello di Milano ad
Alfonso Marra divise a metà il Consiglio superiore. Era il 3
febbraio scorso. Marra ottenne 14 voti contro i 12 dell'altro
candidato, Renato Rordorf. Fu una spaccatura trasversale, anche
all'interno delle correnti. Dentro Unicost e Magistratura
indipendente, i due gruppi «moderati», Berruti e Patrono si
schierarono a favore di Rordorf, considerato «di sinistra».
E tra i
«laici» eletti dall'Ulivo, Celestina Tinelli preferì Marra. Come
i tre membri dell'ufficio di presidenza (Mancino, il presidente
della Cassazione Carbone e il procuratore generale Esposito);
per motivi di opportunità, fecero trapelare, legati a un
precedente voto unanime in favore dello stesso giudice, e perché
Rordorf aveva lavorato al Csm.
Spiegazioni che all'epoca non convinsero. Perché nei corridoi
del palazzo dei Marescialli, sede del Csm, si sussurrò fin da
subito che dietro i voti determinanti della Tinelli, di Mancino
e di Carbone c'era qualcosa di strano. Niente di dimostrabile,
ma molto di avvertito.
Nell'abituale resoconto per gli aderenti alla sua corrente, la
consigliera di Magistratura democratica Elisabetta Cesqui- già
pubblico ministero nel processo alla Loggia P2 - sulla nomina di
Marra si lasciò andare a considerazioni amare: «L'aria viziata
delle pressioni si è sentita fortissima... Il Consiglio può fare
tutti gli sforzi di rinnovamento che vuole, ma quando si parla
di decisioni veramente importanti, l'esigenza di presidio di
certi territori e di certi uffici prevale sistematicamente sulle
logiche di merito effettivo».
Ora le
registrazioni di alcuni colloqui messi a fondamento dell'arresto
dei tre ispiratori della presunta «associazione segreta» che si
sarebbe adoperata, fra l'altro, per la nomina di Marra, ha dato
nuovi argomenti a chi sosteneva quella tesi.
Al di là
della loro rilevanza penale. I dialoghi fra Pasquale Lombardi,
il «ministro della Giustizia» del gruppo, con lo stesso Marra e
con il sottosegretario Giacomo Caliendo (ex magistrato di
Unicost) sembrano dare concretezza ai sospetti. Come se avessero
strappato un velo.
«Mi pare
che ho concluso, per te, col capo», diceva Lombardi a Marra dopo
un incontro con Carbone. «Ma bisogna avvicinare 'sto cazzo di
Berruti...», ribatteva Marra. E Lombardi a Caliendo: «Per quanto
riguarda Berruti te la devi vedere tu». Poi ancora a Marra: «Ho
parlato con Giacomino e... stiamo operando».
Alla
Tinelli chiedeva: «È opportuno che ne parli un poco con il
presidente Carbone?». E lei: «Sì, assolutamente». In altri
dialoghi Lombardi faceva intendere che il voto di Carbone si
poteva conquistare prolungando la sua permanenza al vertice
della Cassazione, con un emendamento sull'eta pensionabile;
riferiva di incontri con Mancino, e consigliava Marra di
rivolgersi all'ex ministro Diliberto per convincere la «laica»
Letizia Vacca.
Tutte
chiacchiere emillanterie, replicano gli interessati; Carbone
avrebbe persino avvisato il ministro della Giustizia che non
avrebbe accettato proroghe della sua presidenza. Ma è difficile
districarsi tra intercettazioni e giustificazioni.
Restano la
puzza di bruciato che si avvertì al tempo della nomina e le
conversazioni che oggi rivelano le pressioni. Almeno tentate,
visto il tempo trascorso al telefono da Lombardi per il suo
amico Marra. «Pasqualì, poi facciamo 'na bella festa, aMilano o
a Roma», diceva il giudice. E l'altro: «Eh, ce la facimm' 'na
bella festa! ».
La
rapidissima decisione del Csm - giunto a fine mandato, scadrà
fra due settimane - di avviare la pratica per la rimozione di
Marra sembra il tentativo di cancellare una pagina opaca della
propria storia. Quasi certamente toccherà al prossimo Consiglio
decidere il destino di quel giudice, ma chi l'ha nominato ha
voluto mettere le basi per dissipare l'ombra di una scelta
condizionata da un gruppo di potere occulto e illegale, almeno
secondo l'accusa.
Lo stesso
Csm ha chiesto alla Procura di Roma «ogni utile informazione» su
altri magistrati i cui nomi emergono dall'inchiesta. A
cominciare da Arcibaldo Miller, il capo degli ispettori del
ministero della Giustizia, che- hanno scritto i carabinieri nel
loro rapporto- «forniva il proprio contributo alle attività di
interferenza». Al pari del sottosegretario Caliendo e dell'ex
avvocato generale della Cassazione Antonio Martone, che però
hanno abbandonato la toga.
Anche la
decisione della Procura generale di aprire l'istruttoria per un
procedimento disciplinare a Marra suona come uno squillo di
riscossa rispetto alla «questione morale» nella magistratura; e
così l'allarme del segretario dell'Associazione magistrati
Giuseppe Cascini, che confessa di aver provato «vergogna,
indignazione e rabbia» a leggere i dialoghi dei suoi colleghi
intercettati.
L'Anm ha
chiesto ai probiviri di valutare sanzioni, fino all'eventuale
espulsione. Come se ci fosse l'urgenza di fare pulizia nella
corporazione, a costo di dividere i magistrati e le loro
correnti, pure al proprio interno. Per dare un esempio alla
politica, l'altro potere toccato dall'indagine giudiziaria, col
quale le toghe (non tutte, a leggere i resoconti dell
intercettazioni) sembrano in perenne conflitto. 16-07-2010]
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I TRE
PIRLA DELLA P3 – MEGLIO DI “totò, peppino e la malafemmina” LE
TELEFONATE DI LOMBARDI A COSENTINO PER TENTARE L’AGGANCIO CON
LETTA: “S´ADDA FA NICÒ, IO DOMANO STONGO PURE IO A ROMA SE CI
VULIMMO DA LETTA CI VENGO PURE IO” (MA L’EMINENZA AZZURRINA NON
ci CASCA) – DALLA BANCA DI VERDINI SEMBRANO TRANSITARE i MLN €
DI IMPRENDITORI in CORDATA CON CARBONI E MARTINO – ANCHE IL
DOSSIER ANTI-CALDORO NON DECOLLA. “QUESTI SE NE FOTTONO”, DICE
MARTINO. E COSENTINO: “È ARROGANZA
Francesco
Viviano per "la
Repubblica"
Quindicimila pagine, ore ed ore di intercettazioni, di
conversazioni tra affaristi, magistrati e politici. E tra questi
il coordinatore del Pdl, Denis Verdini ed il creatore di Forza
Italia, il senatore Marcello Dell´Utri.
Tutti
insieme a tramare, ad organizzare convegni per pilotare affari,
assunzioni ed anche candidature politiche. Sponsorizzandole
oppure tentando di affossarle diffondendo false informazioni.
Un´operazione mastodontica che fa tremare tanti palazzi e che i
carabinieri coordinati dal procuratore aggiunto di Roma,
Giancarlo Capaldo, hanno chiamato "Operazione Insider".
I "pupari"
di questa associazione, definita dai magistrati "massonica"
tanto da ipotizzare il reato di violazione della leggi Anselmi
anche per Denis Verdini e Marcello Dell'Utri, erano il noto
faccendiere ed ex P2 Flavio Carboni, il geometra tributarista,
Pasquale Lombardi e l´imprenditore napoletano, Arcangelo
Martino.
Tutti
insieme a tramare, a "nominare" politici e magistrati, a tentare
di fare affari con milioni (molti transitati dal Credito
Cooperativo fiorentino di Denis Verdini) da parte di
imprenditori che facevano cordata con Carboni ed Arcangelo
Martino. E, come dimostrano le numerose intercettazioni
telefoniche agli atti dell´inchiesta, gli indagati riuscivano ad
avere rapporti con i vertici della magistratura, del Csm, della
Corte Costituzionale, e con molti capi di Procure italiane, non
esclusa quella di Firenze che proprio in quei mesi stava
indagando sul G8 , sui grandi appalti della Maddalena e sulla
Scuola dei Marescialli.
«Il modus
operandi e le attività degli indagati rivela una vera propria
struttura riservata - scrivono nell´informativa del 18 giugno
scorso i carabinieri di Roma - costituita e partecipata da
Flavio Carboni, da Arcangelo Martino e da Pasquale Lombardi.
Una
organizzazione che svolgeva in maniera sistematica e pianificata
un´intensa, riservata ed indebita attività di interferenza
sull´esercizio delle funzioni di organi costituzionale di
amministrazioni pubbliche allo scopo di ottenere vantaggi
economici o di altro tipo.
Un gruppo
che si giova dell´appoggio di due referenti politici, i
parlamentari Dell´Utri e Denis Verdini. Altri personaggi vicini
al gruppo che prendono parte alle riunioni nel corso delle quali
vengono impostate le principali operazioni e che paiono fornire
il proprio contributo alle attività d´interferenza sono
individuati nei giudici Arcibaldo Miller, Antonio Martone ed il
sottosegretario alla giustizia, Giacomo Caliendo».
In
particolare il rapporto dei carabinieri rileva che le operazioni
più importanti del sodalizio riguardavano "l´operazione Lodo
Alfano" che si discute durante una riunione in casa di Denis
Verdini, presente Dell´Utri, Carboni, Martino e Lombardi ed alti
funzionari dello Stato per "pianificare l´avvicinamento di
alcuni Giudici Costituzionali".
E,
soprattutto Lombardi vantava amicizie e rapporti, molte vere
altre millantate con magistrati e politici, compreso Gianni
Letta. E nel rapporto c´è una conversazione tra Pasquale
Lombardi e Nicola Cosentino, che era candidato alla presidenza
della Regione Campania e che è stato poi sostituito perché
raggiunto da una richiesta di custodia cautelare in carcere. Ed
in questa conversazione i due parlano di Gianni Letta che
dovrebbe intervenire a favore di Cosentino.
«Lombardi
invita il Cosentino a spingere tale Letta (evidentemente il
sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta) a
chiamare una terza persona (evidentemente il Carbone). E si
riporta la conversazione. Lombardi: «Nicò stammi a sentire, tu
domani stai a Roma? Benissimo allora io ho fatto il novanta per
cento e il dieci per cento lo fai tu. Cioè tu domani mattina te
ne va un po´ da Letta, mi segui? Il quale è in ottimi rapporti
con il mio amico».
Cosentino
che risponde sempre "Si", dice "Vabbè, Vabbè" . Ed ancora
Lombardi: «Vai...già ha parlato Pasqualino, chiamalo annanzi a
me e digli che ci tieni pure tu perché io ce l´aggio ditto a
nome suo pure, ha capito... Gianni, allora domani mattina fammi
sapere, davanti a te deve chiamare..». Ed il giorno dopo
Lombardi chiama Flavio Carboni per sapere se Gianni Letta, gli
ha telefonato. Carboni risponde di no ed il Lombardi gli dice
che lo chiamerà.
Ma Letta
non chiama e sempre Lombardi il giorno appresso ancora sollecita
Cosentino di far chiamare Carboni da Letta. Lombardi: «Nicò
chillo (Gianni Letta ndr) non ha chiamato ancora, io aggio
parlato cu chillo. Cosentino risponde dicendo di non essere
riuscito a parlare ancora con Gianni Letta e Lombardi lo
rassicura:«s´adda fa Nicò, io domano stongo pure io a Roma se ci
vulimmo da Letta ci vengo pure io, cchiu di chisto (più di
questo ndr) non tu posso fa».
C´è poi
un´altra intercettazione del 2 marzo del 2010 Flavio Carboni e
Dell´Utri durante la quale parlano di questa «opposizione feroce
di Fini» alla candidatura di Nicola Cosentino. Carboni: «Le
azioni del Nicola sono scese notevolmente». Dell´Utri: «Si è
vero perché c´è questa opposizione feroce di Fini.. si è Fini il
quale domani incontrerà il Presidente, domani si vedrà».
E sempre
sulla vicenda Cosentino, c´è una conversazione del 21 gennaio
2010 tra Martino e lo stesso sottosegretario. I due convengono
sul fatto che i leader del Pdl insistono sulla candidatura di
Caldoro alla Presidenza della Regione Campania, malgrado le
segnalazioni sui presunti e falsi scandali che avrebbero potuto
coinvolgere l´aspirante Governatore campano.
Martino:
«Questi se ne fottono - dice riferendosi ai dirigenti del Pdl -
io questa la chiamo arroganza». E Cosentino: «Esatto, è
arroganza». Martino: «Noi diciamo guardate c´è una buca e loro
ci vogliono cadere dentro». Martino: «E´ un problema serio,
l´unica cosa che non ancora acquisito del tutto è riscontri e
informazioni ma nel momento in cui lo faranno troveranno il
sistema per dire ...» .
Martino:
«Se incominciano a cavalcarla politicamente (riferendosi alle
false accuse nei confronti di Caldoro ndr) diventa un problema
recuperarla.. Il danno lo avranno». Cosentino è d´accordo. «Il
problema lo avranno e lui (Caldoro ndr) dovrà farsi da parte».
Ma il
"dossieraggio" nei confronti dell´On. Caldoro «risulta evidente
come la ragione che sta alla base degli interventi effettuati
dall´organizzazione in esame non siano collegati a problematiche
di carattere politico-ideologico ma a questioni di mero
interesse del gruppo.
Quando
infatti il tentativo di abbattere la candidatura di Caldoro
mediante l´uso dei documenti diffamatori risulta non avere
successo, i componenti dell´organizzazione ipotizzano di mutare
schieramento politico e di appoggiare il candidato della
sinistra».
Ed ancora
sulla vicenda Cosentino c´è una conversazione telefonica tra
Martino e Carboni. Martino:«puoi informarti se è già delineata
la candidatura del governatore qua in Campania? Deve fare subito
l´incontro con me, per tutte le ragioni che tuoi puoi capire».
Carboni risponde: «Allora io chiamo Verdini, è l´unica cosa».
Lombardi
parla poi con Cosentino e fa il nome di Dell´Utri: «Lui (Dell´
Utri ndr) è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo
per il sei (giorno della decisione sul Lodo Alfano) e allora
giustamente ci deve dare qualche cosa e non ha ddà scassà o
cazzo..».
Sempre
sulla vicenda Caldoro-Cosentino c´è una conversazione
intercettata dai carabinieri tra Martino e l´assessore campano,
Ernesto Sica, da ieri dimissionario, per concordare la campagna
di diffamazione nei confronti di Caldoro. Sica riferisce a
Martino di "avere minacciato Verdini", avanzando la sua
candidatura alla Presidenza della Regione Campania.
Sica dice
che sarebbe stato disposto a "mettere in piazza" tutto quello
che sa in relazione a episodi successi partire dall´agosto 2007:
«Ho detto sono un sindaco di paese.. però sappia il Presidente
che io non mi fermo, io racconterò d´agosto 2007 fino ad oggi
cosa è accaduto... Berlusconi può fare tutto».
Alla fine
invece Caldoro viene eletto Presidente della Regione. E per la
"nuova P3" nella nomina c´è lo Zampino di Mara Carfagna. Dice
Martino a Sica: «c´è chi si è battuto in maniera violentissima,
c´è stato anche un litigio nella riunione, questa Carfagna,
capito?. Hanno agito in maniera molto violenta anche contro di
te e lei (Carfagna ndr) sostiene Caldoro lo fa perché il pelo».
Agli atti
anche una conversazione tra Lombardi ed il sottosegretario alla
giustizia Giacomo Caliendo in cui l´indagato facendo riferimento
alle pressioni su Carbone (Presidente della Corte di Cassazione)
per giungere alla designazione di Marra alla presidenza della
Corte d´Appello di Milano, parla del progetto di legge che
avrebbe dovuto aumentare l´età pensionabile degli alti
magistrati: «allora te lo devi lavorare tu - dice Lombardi a
Caliendo - perché io me lo sono già lavorato già bene, gli ho
fatto prevedere i tre anni e gli ho fatto vedere che se non
succede questo succede l´altra cosa quindi lui tutto contento e
soddisfatto gli ho detto vedi che Giacomino (Caliendo nmdr) sta
facendo tutte le operazioni che vuoi tu».
Dalle
intercettazioni emergono strettissimi rapporti, quanto meno
confidenziali tra Pasquale Lombardi e numerosi vertici
giudiziari tra questi il presidente della Corte di Cassazione ed
il procuratore di Firenze, Pino Quattrocchi. Il 17 febbraio
scorso, proprio nel pieno delle inchiesta sul G8, il procuratore
Quattrocchi chiama Lombardi. Quattrocchi: «Pronto!".
Risponde
Lombardi e gli dice :«ohe Pino come stai.» e gli spiega che sta
organizzando un convegno a Milano «dove parteciperanno la
maggior parte dei pubblici ministeri, di Napoli, di Roma e
Milano e quindi vorrei fare partecipare anche a voi. Ci sono io,
Caliendo, Martone anche un po´ Alfonso Marra che mo è l´attuale
Presidente della Corte d´Appello di Milano».
Quattrocchi risponde che farà girare la notizia tra i suoi
colleghi di Firenze e Lombardi lo rassicura che sarà tutto
gratis: «Dimmelo perché giustamente devo provvedere ai viaggi
che venite da Firenze su Milano e ritorno..quindi albergo e
tutto quello che potrà servire. E Quattrocchi: «va bene
Pasquale, ti ringrazio molto».
Una parte
del rapporto dell´ Operazione Insider è dedicata agli affari.
«la veicolazione da parte del Carboni e del Martino di ingenti
somme di denaro in direzione di esponenti politici e personaggi
collegati a imprese pubbliche con cui essi risultavano
sostanzialmente contraenti.
Tali
operazione finanziarie sospette risultavano oggettivamente
connesse alle attività imprenditoriali da essi svolte
(iniziative pale eoliche in Sardegna e accordo quadro con una
società a partecipazione pubblica nel nord Italia». Come detto
-scrivono ancora i carabinieri- i parlamentari Dell´Utri e
Verdini parteicpano alle attività di pianificazione ed esecutive
relative ad alcune delle operazione realizzate dal gruppo.
Si fa
riferimento in particolare agli interventi collegati
all´operazione imprenditoriale in Sardegna e a quelli svolti
nell´ambito delle operazioni sul Lodo Alfano. Ancora, sia il
Verdini che il Dell´Utri, risultavano apparentemente coinvolti
in alcune operazioni finanziarie sospette condotte dal Carboni,
nell´ambito delle quali egli ha veicolato titoli per centinaia
di migliaia di euro messi a disposizione da un imprenditore
romagnolo coinvolto nell´operazione parchi eolici negoziati
successivamente dallo stesso Verdini o da persona da lui
delegata».
Le
operazioni per ottenere appalti hanno evidentemente buon fine,
Flavio carboni parla con Ignazio Farris ed è soddisfatto: «Ho
fatto io un intervento abbastanza determinato. L´altro l´ha
fatto Denis altrettanto chiaro e infine Marcello come sempre ha
messo la sua...Tutto bene benissimo, non poteva andare meglio».
Ed ancora Carboni e Dell´Utri discutono della nomina imminente
di Ignazio Farris a presidente dell´ Agenzia per l´ambiente
della Sardegna.
Carboni
ironicamente: «Una bella notizia, quindi lo devo a te..Lo
faranno tra domani e dopodomani... Pare che ci abbiano concesso
duecento megawatt.. a Carlo De Benedetti che era l´uomo portato
da Soru (l´ex presidente della regione Sarda ndr)»-. Dell´Utri
annuisce, sembra indispettito:« E sì, come no..». Si lamenta
anche Carboni:«Ecco, quindi evidentemente questa nostra
amministrazione...ma, che ti devo dire..». [13-07-2010]
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TIRA UN
BRUTTO VENTO FORZA P3 - DELL’UTRI E COSENTINO INDAGATI PER
ASSOCIAZIONE per delinquere e associazione SEGRETA
nell’inchiesta sull’eolico in Sardegna - L’ACCUSA DELLA PROCURA
AL TRIO CARBONI-MARTINO-LOMBARDI: "VOLEVANO INFLUENZARE I
GIUDICI DEL G8" - Antonio Martone, avvocato generale in
Cassazione, smentisce la cena del 23 settembre scorso nella casa
romana di Verdini...
1 -
DELL'UTRI E COSENTINO INDAGATI PER ASSOCIAZIONE SEGRETA
Radiocor -
Il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il sottosegretario
all'Economia, Nicola Cosentino, sono indagati dalla procura di
Roma per associazione per delinquere finalizzata alla violazione
della legge Anselmi sulle associazioni segrete. I due sono
indagati nell'ambito dell'inchiesta sull'eolico in Sardegna
condotta dalla procura di Roma che coinvolge anche Flavio
Carboni.
2 -
APPALTI EOLICO, L'ACCUSA DELLA PROCURA: "VOLEVANO INFLUENZARE I
GIUDICI DEL G8"
Repubblica.it
Volevano
avvicinare i magistrati della procura di Firenze che stavano
indagando sui Grandi Eventi e sugli appalti legati al G8. Il
dato emerge dall'ordinanza dei provvedimenti di custodia
cautelare emessa 1dalla procura capitolina nei confronti di
Flavio Carboni, dell'ex esponente della Dc campana, Pasquale
Lombardi e dell'imprenditore napoletano, Arcangelo Martino,
nell'ambito dell'inchiesta stralcio sugli appalti per l'eolico
(che vede chiamato in causa anche il coordinatore del Pdl Denis
Verdini 2)
6
Secondo
chi indaga, il gruppo utilizzava l'associazione culturale
"Centro studi giuridici per l'integrazione europea Diritti e
Libertà" come strumento "per acquisire e rafforzare utili
conoscenze nell'ambiente della politica e della magistratura".
Tra le
iniziative "l'invito al convegno milanese programmato per il
marzo 2010 (e poi annullato) rivolto ai magistrati della Procura
di Firenze dopo l'esecuzione di alcune misure cautelari ad opera
di quell'ufficio, nel mese di febbraio 2010, in relazione ad
alcune ipotesi di reato che coinvolgevano rappresentanti della
pubblica amministrazione, del mondo politico e
dell'imprenditoria".
Il
progetto però non andò in porto perchè fu annullato allorchè
fallì l'intervento per fare accogliere il ricorso elettorale
della lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni.
Nel
frattempo Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione che
nei giorni scorsi ha deciso di lasciare la magistratura, si
difende in una lettera aperta al presidente dell' Associazione
Nazionale Magistrati, Luca Palamara: ""Ribadisco con forza che
non ho mai fatto pressioni sui giudici della Corte
Costituzionale e che sono completamente estraneo a tutti gli
episodi che i giornali hanno tratto dall' ordinanza del Gip".
Martone
smentisce di aver partecipato alla cena del 23 settembre scorso
nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini nel
corso della cena si sarebbe discusso di un tentativo di
avvicinamento dei giudici della Consulta che dovevano decidere
sul Lodo Alfano. "Non sono un frequentatore di salotti -
ribadisce Martone - e il 23 settembre del 2009 non ho
partecipato ad alcuna cena, come da giorni tento disperatamente
di precisare con scarso successo agli organi di
stampa".12-07-2010]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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