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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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L'azionista riscopre l'assemblea

  • di Luca Enriques

Con la stagione assembleare di quest'anno hanno trovato per la prima volta applicazione le regole introdotte nel 2010 per recepire la direttiva sui diritti degli azionisti. L

e modifiche normative miravano a favorire la partecipazione degli azionisti in assemblea, nel presupposto che gli investitori, in particolare quelli istituzionali internazionali, diano importanza al voto quale efficace strumento di governance e dunque, a parità di altre condizioni, apprezzino i mercati azionari in cui ne è meno costoso l'esercizio. A questo fine, il legislatore e la Consob sono intervenuti anche su aspetti della partecipazione in assemblea, come per esempio le sollecitazioni di deleghe e il voto di lista, su cui la direttiva non avrebbe richiesto di fare modifiche.
Come emerge chiaramente già dall'esperienza di quest'anno, se l'obiettivo era quello di rafforzare le assemblee come strumento di governance delle società quotate, esso è stato pienamente raggiunto: le assemblee del 2011, infatti, hanno registrato una partecipazione degli azionisti senza precedenti.

Nelle società appartenenti all'indice Ftse/Mib (cooperative escluse) vi è stato un apprezzabile aumento della partecipazione media degli azionisti rispetto all'anno passato (dal 51 al 60% circa del capitale sociale). Il fenomeno ha riguardato soprattutto gli investitori istituzionali, che nelle assemblee del 2010 rappresentavano in media poco più del 10% del capitale e del 25% dei voti esercitati: nell'ultima stagione hanno raggiunto quasi il 20% del capitale e il 33% dei voti.
È interessante che l'aumento del numero di voti esercitati dagli investitori istituzionali nell'ultima stagione sia dovuto prevalentemente a soggetti esteri: i loro voti, che rappresentavano il 10% circa del capitale nel 2010, hanno raggiunto il 18% nel 2011, mentre si conferma l'apatia degli investitori istituzionali italiani, la cui presenza – già marginale in precedenza – è sostanzialmente invariata.

In alcune assemblee, per la prima volta il socio di maggioranza relativa si è trovato a rappresentare meno della metà del capitale sociale presente. In altre, liste di minoranza "genuine", a differenza che in passato, hanno preso più voti di liste in qualche modo collegate al socio di controllo o comunque presentate da soggetti vicini a quelli che una volta si chiamavano i "gruppi di comando".
L'obiettivo del regolatore sembra essere stato centrato anche per quanto riguarda le sollecitazioni di deleghe di voto, promosse in diversi casi dopo l'esperienza fallimentare della previgente normativa (zero sollecitazioni in tredici anni).
Nel caso di una piccola società quotata, si è svolta un'assemblea con ben tre sollecitazioni di deleghe, due delle quali per la nomina degli amministratori (dunque una vera proxy fight, altro debutto per il nostro Paese) e ha prevalso non già chi tra di essi aveva più azioni bensì chi è stato in grado di farsi rilasciare più deleghe.

Le nuove regole, dunque, accrescono i poteri dei soci finanziari nelle società quotate rispetto agli azionisti di controllo e ai manager. Almeno nelle grandi società, i risultati delle votazioni assembleari, da quest'anno, non possono più darsi per scontati. Ciò significa che, strategicamente, sarà più difficile (anche se non impossibile, come già dimostrano recenti operazioni straordinarie) per i gruppi di comando presentare agli azionisti proposte "irricevibili" e considerare inamovibile la propria posizione. Peraltro, anche per quanto riguarda le elezioni dei Consigli di amministrazione, gli investitori istituzionali hanno dimostrato saggezza nell'uso delle liste, qualificandole, sotto il profilo del numero e del profilo dei candidati, come strumento per avere maggiore dialettica societaria piuttosto che per la conquista del controllo.

I dati e i fatti indicano che il nuovo contesto normativo ha contribuito a migliorare la percezione della governance delle società italiane da parte di chi compie le scelte di allocazione di una buona fetta del capitale finanziario globale. Vi è una delega legislativa aperta per apportare correzioni alla disciplina delle assemblee. È auspicabile che venga utilizzata per eventuali interventi di fine tuning, volti a procedere sulla strada dell'agevolazione dell'esercizio del voto in assemblea, per esempio eliminando, salvo che lo statuto disponga diversamente con riguardo a tutte le assemblee, le convocazioni successive alla prima, fonte di incertezza per gli investitori esteri.

Nel difficile contesto di mercato che sta vivendo l'Europa in questo periodo, l'economia italiana può solo trarre vantaggio da una crescita della propensione all'investimento azionario nelle imprese italiane e ha quindi bisogno della fiducia degli investitori internazionali. Questa fiducia può consolidarsi solo in un quadro normativo che si mantenga coerente con la direzione presa di tutelare le minoranze e di sottoporre alla dialettica del mercato le rendite di posizione.
Luca Enriques è commissario della Consob

 

 

Fiat Freemont: il crossover non convince

La Fiat Freemont non convince. Anzi, a giudicare dal nostro sondaggio, lascia la maggioranza dei lettori decisamente scettica sull’utilità di inserire una simile vettura nella gamma della casa costruttrice italiana. Non bella, la Freemont ha suscitato perplessità sin dalla comparsa delle prime immagini. Il crossover Fiat, primo modello nato dall’alleanza con gli americani di Chrysler, è stato presentato al Salone di Ginevra 2011. Che non fosse una reginetta di bellezza si era capito da subito, ma anche la sua effettiva funzionalità sembra lasciare più di qualche dubbio agli automobilisti.

 

 

IUSTIZIA

Bancarotta, Mezzaroma e altri 16
a processo per il crac Bravaitalia

Con il neo-marito del ministro Carfagna  imputati anche il figlio di Virna Lisi, un ex dirigente Fiat e diversi imprenditori. Tutti dichiarati contumaci dai giudici del tribunale penale di Roma nel corso della prima udienza. L'accusa: avrebbero sperperato soldi della società per un ammontare di 18 miliardi di vecchie lire. La difesa ha chiesto la nullità del decreto che dispone il giudizio

C'è anche il nome dell'imprenditore Marco Mezzaroma, fresco sposo del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, tra le diciassette persone sotto processo a Roma con l'accusa di bancarotta fraudolenta, in relazione al crac della società Bravaitalia spa, dichiarata fallita nel giugno del 2002.

Oggi, nel corso della prima udienza, i giudici della settima sezione penale del tribunale di Roma hanno dichiarato la contumacia di tutti gli imputati riservandosi di pronunciarsi sull'eccezione di nullità del decreto che dispone il giudizio, sollevata dai difensori degli imputati che hanno lamentato una genericità del capo di imputazione. La decisione del collegio è attesa per i prossimi giorni.

Secondo l'impianto accusatorio gli imputati, in periodi diversi componenti del consiglio di amministrazione di Bravaitalia, avrebbero "dissipato o distratto beni della società" effettuando "spese del tutto ingiustificate e prive di effettiva utilità economica" per un ammontare di 18 miliardi di vecchie lire tra il 1999 e il 2001.

Tra gli imputati, oltre a Mezzaroma, figurano gli imprenditori Emiliano Cerasi e Attilio Navarra, Corrado Pesci (figlio dell'attrice Virna Lisi), Umberto Belliazzi (già dirigente Fiat negli anni Novanta), Vincenzo Marini Recchia, in passato alla tesoreria del partito comunista e il liquidatore dal 30 luglio del 2001 alla data del fallimento di Bravaitalia spa Lorenzo D'Ormea.
 

(07 luglio 2011)

 

 

Concessionari Fiat addio. Arriva una vera e propria rivoluzione, l’ennesima dell’era Marchionne. Gli attuali concessionari stanno infatti ricevendo una lettera con la disdetta degli attuali contratti di concessione. Il preavviso è di 2 anni. Fiat Group Automobiles S.p.A ha avviato il progetto “Rete Italia”, per lo sviluppo di un nuovo modello distributivo sull’intera rete di vendita e assistenza Fiat, Alfa Romeo, Fiat Professional e Abarth.
“Il progetto – si legge in un comunicato di Fiat – nasce dall’analisi e valutazione dell’andamento del settore automobilistico che negli ultimi anni è stato particolarmente colpito dagli effetti della recente e non ancora superata crisi economica mondiale. Quest’ultima ha generato una significativa contrazione dei volumi di vendita e, conseguentemente, inciso anche sulla profittabilità del business delle concessionarie. Il nuovo modello distributivo ruota attorno all’idea di un’organizzazione commerciale costruita a partire dal cliente e dal modo in cui è vissuta l’esperienza di acquisto di un’autovettura: il fine è quello di soddisfare al meglio le sue esigenze, sia in termini di qualità sia di gamma di prodotti e servizi offerti attraverso una presenza più razionale e funzionale sul territorio”. E come verranno individuati i nuovi punti vendita per acquistare una Fiat? “L’identificazione del nuovo profilo dei concessionari, avverrà sulla base di parametri di eccellenza sia in termini di “customer satisfaction” sia di efficienza aziendale – spiegano sempre dalla casa torinese – Fiat Group Automobiles sarà direttamente impegnata a promuovere e implementare il processo di rinnovamento  della rete distributiva che inizierà ad operare da giugno 2013. Con l’occasione i contratti della nuova rete verranno adeguati alle novità legislative comunitarie di recente introduzione e il cui assetto definitivo avverrà nel 2013”.

 

Generali, Intesa e Mediobanca: Telecom costerà 630 milioni

 

Per Telco, la cassaforte che controlla il 22,4% di Telecom Italia, si avvicina l’ora della svalutazione dei titoli del gruppo di tlc. Il cda del prossimo 6 luglio riunito per esaminare il bilancio al 30 aprile 2011, si troverà sul tavolo il report messo a punto da Lazard. L'advisor incaricato da Telco di stabilire la congruità del valore delle quote in portafoglio ha proposto una rettifica da 2,2 a circa 1,8 euro per azione per ridurre lo scollamento con il mercato. Le azioni del gruppo guidato da Bernabè sono in carico a 2,2 euro proprio sulla base di un’indicazione della stessa Lazard risalente al 2009. Nel frattempo però Telecom si è depressa in Borsa e da mesi naviga sotto 1 euro (ieri ha lasciato sul terreno lo 0,26% attestandosi a 0,95 euro).
Quando Telco avrà deciso se svalutare la quota il tema verrà preso in considerazione anche dai singoli soci: Mediobanca, Generali, e Intesa Sanpaolo, che si erano allineati la prima volta, con ogni probabilità decideranno nei prossimi consigli di rettificare il valore del gruppo telefonico. In caso di svalutazione quale sarà l’effetto sulle casse degli azionisti?
Generali ha il 30,4% di Telco ma una parte di questa partecipazione è in capo agli assicurati. In caso di svalutazione, secondo gli analisti, l’impatto sull’utile sarebbe di circa il 20% mentre a livello di margine di solvibilità l'effetto sarebbe nullo. Il Leone, riferiscono fonti finanziarie, avrebbe intanto messo al lavoro un gruppo di esperti per valutare i titoli Telecom. Il 19 luglio si riunirà, come di consueto prima della semestrale, il comitato di controllo interno che dovrà decidere l' eventuale impairment. In caso di svalutazione, circa un quarto è destinato a passare ai conti del gruppo. La tappa successiva sarà il cda sulla semestrale fissato per il 5 agosto: l’obiettivo, riferiscono le stesse fonti, è portare per quella data davanti al Consiglio le valutazioni combinate fra il giudizio di Lazard e quello degli esperti del Leone. Per poi decidere se e come svalutare.
Quanto a Intesa Sanpaolo, che detiene l'11,5% di Telco, l'impatto negativo per la banca in termini di coefficienti patrimoniali sarebbe trascurabile. L'11,6% controllato da Mediobanca verrebbe invece svalutato per 130-140 milioni di euro con un effetto negativo sui conti del secondo trimestre 2011 e un impatto di 30 punti base sugli indici patrimoniali di Piazzetta Cuccia. Per gli analisti di Intermonte, «se Telco venisse svalutata ai valori di Borsa di Telecom Italia, la somma netta delle attività della holding passerebbe a zero». I più perplessi sulla svalutazione sono però gli spagnoli di Telefonica, soci con il 46%: all’epoca pagarono tutto cash (2,6 euro) in virtù di strategie di business non ancora realizzate e che ora rischiano una minusvalenza miliardaria. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come propone Lazard, fanno notare altri analisti, la perdita potenziale sarebbe di 120-130 milioni per Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per Generali.
Sullo sfondo, resta intanto vigile la Consob che sulla questione Telco sarebbe orientata a sollecitare un’attenzione alla valutazione in bilancio delle partecipazioni.

 

 

Fiat, in Usa si vendono più Mini che 500

Di Moreno,

Sono valori relativi al mese di giugno e sembrano emblematici se messi a paragonme con gli obiettivi americani annunciati da Sergio Marchionne: i dati di vendita delle vetture Fiat negli Stati Uniti portano a fare una duplice riflessione. In primo luogo, e in questo pare esservi un cambiamento culturale, gli americani stanno iniziando a comprare auto molto più piccole rispetto al passato; il secondo è che, a parte il Lingotto che merita discorso a sè, sta nel fatto che Ford e Chrysler stanno registrando un buon andamento commerciale.

La rivista Car and Driver ha cercato di trovare una spiegazione all’interesse verso i modelli compatti e ha sostenuto che le cosiddette auto piccole sono abbastanza grandi da ospitare confortevolmente una famiglia, oltrechè decentemente potenti con un’eccellente economicità nei consumi. L’analisi di riferimento condotta dai referenti di Car and Driver prende in considerazione l’andamento delle vendite di due piccole di grande interesse: la Fiat 500 e la Mini. E’ la rivista a rendicontare rispetto al percorso dei modelli:

“Quando Marchionne ha lanciato la 500 – ricorda la rivista americana – aveva indicato un obiettivo di 50.000 unità per il 2011, tra Stati Uniti e Canada. Un progetto ambizioso dato che la Mini, compresa la Cabrio, aveva venduto nel 2010 45.000 unità. Per raggiungere questi risultati, Fiat avrebbe dovuto vendere tra aprile e giugno circa 15.000 unità della 500, ma il consuntivo, comprese le Prima Edizione lanciate in marzo, è di 4.944 auto vendute”.

A cosa sia dovuto il lento – seppur progressivo – ingresso e seguente penetrazione nel mercato a stelle e strisce?  Car and Driver si è prodigata in una analisi e, stando ai referenti del giornale specializzato, va ricordato che dei 140 dealer previsti, ne sono al momento operativi solo 70: di fatto, è la riflessione conclusiva avanzata da Car and Driver, la Mini che ha nel 2011 gli stessi obiettivi della 500 (45.000 unità) è arrivata a sfiorare nel primo semestre la quota necessaria per rispettare la road map americana.

 

 

Il ritorno di Bondi chiamato a risanare l'ospedale San Raffaele

Una nuova avventura per il supermanager aretino reduce dall'esperienza di Parmalat. E prima c'erano state Telecom e Montedison. Chi è il personaggo made in piazza San Michele

Enrico Bondi, il supermanager aretino

Arezzo, 17 lugllio 2011 - C'è poco da fare: quando ci sono da tagliare teste e costi, chiamano sempre lui. E lui si chiama Enrico Bondi, 77 anni, manager aretino che ha ricoperto molte delle posizioni di vertice nel sistema finanziario e produttivo nazionale. Era appena uscito da Parmalat, dove ora la fanno da padroni i francesi di Lactalis, e l’ha chiamato il Vaticano. C’era da «curare» il San Raffaele di Milano, la potentissima istituzione con annesso ospedale fondata da Don Luigi Verzè e subito si è pensato a lui. Una telefonata di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, la banca di Oltretevere, e Bondi ha abbandonato ancora una volta il suo buen retiro aretino. Doppio, perchè in città il manager possiede sia una casa in centro, in piazza San Michele, che una villa già in campagna, dalle parti di Olmo.

Un predestinato, insomma, che passa da un risanamento del deficit all’altro. In principio fu Montedison, dopo il ciclone Gardini, a seguire venne Telecom all’epoca della gestione Tronchetti Provera e Benetton, infine Parmalat, devastata dai colossali buchi di bilancio aperti da Callisto Tanzi. Soprattutto quest’ultima pareva una missione impossibile, ma Enrico Bondi ce l’ha fatta un’altra volta. Si è rimboccato le maniche, non si è vergognato al solito di lavorare 18 ore su 24, si è seduto a mangiare alla mensa aziendale insieme all’ultimo dei dipendenti. Adesso, però, il gruppo di Parma non è più tecnicamente fallito come quando l’aretino ci mise piede per la prima volta. Tanto da attirare l’attenzione di Lactalis con l’Opa che all’inizio il ministro Tremonti aveva cercato inutilmente di contrastare. Poi, ingratitudine della vita, i francesi hanno gentilmente liquidato Bondi. Come era facile prevedere, vogliono fare da soli.

Un paio di mesi ed ecco di nuovo il supermanager in azione. Il San Raffaele era nei guai finanziari da un pezzo, con un deficit che sfiorava ormai il miliardo di euro. Alla fine il Vaticano ha deciso di intervenire di forza e ha chiuso l’epoca di Don Verzè, affidandosi a Giuseppe Profiti, dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e appunto al solito tagliatore di teste e di conti made in piazza San Michele.

Lì, nello slargo ai margini del Corso, Enrico Bondi è nato nel 1934, figlio di mamma Amelia, casalinga, e di papà Giuseppe, imprenditore di pompe funebri, uno dei fondatori della più storica di tutte, l’Ofar. Scuole dalle suore di Sant’Agostino e liceo classico al «Petrarca», il futuro manager si laureò poi in chimica all’università di Firenze. A quel punto Arezzo era per lui soltanto il luogo delle radici perchè la sua vita si è svolta altrove, anche se ha sposato un’aretina, la professoressa Rita Peruzzi, della famiglia che possiede la concessionaria Opel «Autopiave».

La carriera di Bondi comincia dagli incarichi di dirigente tecnico, alla Tecnopolimeri. Poi il passaggio in Gilardini, all’epoca gruppo De Benedetti, che vuol dire il salto nel mondo dell’alta finanza. Il resto è venuto da solo, con il cursus honorum favoloso sopra descritto. Bambino timido era e uomo timido è rimasto. Di Bondi si dice che non guardi in faccia a nessuno, ma la sua piazza San Michele non l’ha mai dimenticata. Non per niente ci vive ancora. Quando non lo chiamano a salvare aziende od ospedali.

di SALVATORE MANNINO

 

  

GABA GABA HEY - QUE VIVA “REPORT”, IL GIUDICE DÀ RAGIONE A MI-JENA GABANELLI: NESSUNA DIFFAMAZIONE CONTRO LIGRESTI - DALLE INESATTEZZE DEL SERVIZIO SUL CONTO DI DON SALVATORE “NON DERIVA ALCUNA LESIONE ALLA REPUTAZIONE O ALL’ONORE” - INTANTO IL CDA RAI AFFRONTA LA QUESTIONE DELLA TUTELA LEGALE E NOMINA GIANCARLO LEONE ALLA DIREZIONE INTRATTENIMENTO…

1 - GIUDICE DA' RAGIONE A GABANELLI, NESSUNA DIFFAMAZIONE CONTRO LIGRESTI...
(Adnkronos) - Proprio nel giorno in cui il cda rai affrontera' la questione della tutela legale dei giornalisti, sulla scia delle polemiche delle scorse settimane intorno al rinnovo del contratto di Milena Gabanelli, la conduttrice di 'Report' incassa una vittoria in Tribunale. Non ci fu infatti nessuna diffamazione da parte della puntata di 'Report' del 15 ottobre 2006 nei confronti di Salvatore Ligresti, come ha deciso il giudice Orietta Micciche' del Tribunale Civile di Milano che ha respinto le richieste dell'imprenditore nei confronti della conduttrice di Report e della giornalista Giovanna Corsetti (autrice del servizio 'incriminato', dedicato alla sicurezza delle aree aeroportuali). Ligresti aveva portato Gabanelli e Corsetti in Tribunale ritenendo diffamatorio il contenuto di alcune affermazioni fatte nel servizio.

 

Il Tribunale, con una sentenza emessa martedi', ha respinto le richieste di Ligresti, condannandolo al rimborso del 50% delle spese di giudizio sia di Gabanelli (10 mila 400 euro) che di Corsetti (7 mila 100). Ligresti contestava una frase del servizio nella quale la Corsetti faceva riferimento alla sua "perdita di onorabilita' in seguito alle condanne, confermate in Cassazione, per corruzione riguardo gli appalti della metropolitana di Milano, l'accordo Eni-Sai e qualcos'altro". Affermazione lesiva, secondo Ligresti, che ricorda l'ordinanza del Tribunale di Milano del settembre 2005 che lo aveva riabilitato.

 

Ma per il Tribunale "verificata l'esattezza dell'informazione relativa alle condanne definitive a carico di Ligresti per gli appalti della metropolitana di Milano e per l'accordo Eni-Sai, l'omissione della notizia della riabilitazione di Ligresti, in quanto non costituente un fatto pubblico autonomamente accertabile da parte delle giornaliste convenute, costituisce un'omissione scusabile".

 

Il giudice considera poi "ininfluenti" le altre "inesattezze lamentate da Ligresti" ovvero che Fondiaria non e' di sua proprieta' ma ne e' presidente onorario e che la Convenzione urbanistica con il Comune di Firenze per l'aeroporto non era stata firmata da Fondiaria ma dal Consorzio Castello. Affermazioni, per il giudice, "ancorche' imprecise nella sostanza, non false" e dalle quali "non deriva alcuna lesione alla reputazione o all'onore" di Ligresti.

2 - CDA NOMINA LEONE ALLA DIREZIONE INTRATTENIMENTO...
(ANSA) - L'attuale vicedirettore generale della Rai Giancarlo Leone guiderà la nuova direzione Intrattenimento voluta dal dg Lorenza Lei. Secondo quanto si apprende, il cda ha proceduto alla sua nomina, dando il via libera alla proposta della direzione.

 07-07-2011]

 

 

MI SEPPELLI-RAI (DI AMIANTO!) - PERCHÉ NESSUNO PARLA DEI PERICOLI CHE CORRONO I 1500 LAVORATORI STIPATI NEL PALAZZONE DI VIALE MAZZINI 14? - IL QUARTIER GENERALE RAI, COSTRUITO NEL 1967, È UN CONCENTRATO DI POLVERI E ASBESTO (LEGGI AMIANTO) - INVECE DI CHIUDERE LO STABILE, I LAVORI DI BONIFICA SONO INIZIATI CON I DIPENDENTI DENTRO - LO STABILE VA IN MALORA MA MANCANO LE RISORSE PER MUOVERSI - SI STA ASPETTANDO L’ASSEGNAZIONE DELLE OLIMPIADI PER OTTENERE I SOLDI NECESSARI?... Alessandro Ferrucci per "il Fatto quotidiano"

 

Ne parlano nelle stanze, a bassa voce. Quando sono nei corridoi non osano neanche bisbigliare, al massimo si scambiano sguardi di complice paura dopo aver alzato gli occhi al soffitto. Lo spettacolo è tetro, decadente, odora di morte. A Viale Mazzini, sede principale della Rai, la polvere non è un semplice fastidio per asmatici o igienisti: può voler dire asbesto, comunemente detto amianto. Il palazzo, costruito nel 1967, ne è un concentrato, come molti degli edifici progettati e realizzati nel secondo dopoguerra: doveva essere moderno, a tratti avveniristico, più simbolo che sostanza.

Ora ospita circa 1500 lavoratori, tra dirigenza, tecnici, ufficio stampa, legale, impiegati vari. Di questi, oltre cento hanno avuto il coraggio di rivolgersi a un avvocato per portare la televisione pubblica in tribunale, per ottenere quelle risposte ancora chiuse dietro un no comment, per capire se e quanto hanno rischiato e stanno rischiando.

 

Oggi, per loro, è un punto di partenza fondamentale, è in programma la prima udienza: "Vede, abbiamo in mano una perizia di parte del 2009, voluta dalla stessa azienda, che parla chiaro - racconta un dipendente con il patto dell'anonimato -. Insomma, questi sono dei pazzi, degli irresponsabili, dovevano chiudere e fare i lavori, al contrario hanno iniziato la bonifica con noi dentro".

Lo dice con gli occhi terrorizzati, cerca da noi risposte o rassicurazioni, poi segnala le parti del documento interno più preoccupanti: "Vi è amianto fioccato, in cattivo stato di conservazione a vista (...) In conclusione si può affermare che non si esclude il pericolo di un inquinamento da fibre d'amianto aerodisperse, in quanto l'isolamento costituito dal pannello di faesite, posto sopra le doghe del controsoffitto, non impedisce più ai frammenti di coibentazione distaccatisi, di raggiungere l'area del locale sottostante".

Per essere chiari: secondo una sentenza del 2008 della Cassazione, il cancro ai polmoni può arrivare a prescindere dalla quantità e dal tempo di esposizione all'asbesto. Basta una fibra, microscopica, ma capace di infilarsi nella pleura. Può restare lì per anni, sorniona, subdola. Poi all'improvviso venire fuori, e in quel momento non c'è più niente da fare.

 

Le ultime stime degli pneumologi italiano recitano cifre da strage: ogni anno 3 mila persone vengono stroncate da patologie maligne correlate proprio all'amianto "per questo dovevano realizzare la bonifica in sicurezza - prosegue un altro dipendente -, al contrario ci hanno lasciati tutti dentro e molti di noi hanno subito anche delle pressioni per non parlare".

 

Così il Fatto ha contattato alcuni dirigenti, per capire, per ottenere delle risposte. Il risultato? C'è chi ha giudicato la condotta dell'azienda "inqualificabile", chi ha esplicitamente sbottato con un "spero che la Rai perda questa causa" e chi ancora ha azzardato un paragone estremo: "Qui dentro stiamo diventando una fossa comune: oramai ho paura anche ad andare in bagno".

Tutto, come spesso, avvolto nel silenzio, anche perché in un palazzo dove l'immagine è tutto, nessuno vuole perdere per primo la faccia, neanche se in gioco è la propria vita. Neanche se è una questione che va avanti da molti anni. Un articolo del 1998 del Corriere della Sera, recita: "Killer silenzioso alla Rai", e spiega come l'allora direttore generale, PierluigiCelli, ipotizzava un trasloco a Saxa Rubra, dopo la segnalazione, nel 1994, del consigliere Alfio Marchini, quando il Cda era presieduto da Letizia Moratti.

 

L'oggetto era proprio l'amianto. Niente da fare. E non sono servite neanche le periodiche indagini ambientali (ben due, una nel 2000 e un'altra nel 2007), chiare nel segnalare il progressivo deterioramento dello stabile. "Il problema è che non sanno cosa fare - spiega l'avvocato Gian Nicola Iaricci, legale dei dipendenti -, è una questione di risorse economiche.

Voci di corridoio raccontano che la televisione pubblica sta aspettando l'assegnazione dei Giochi Olimpici per ottenere i finanziamenti adeguati". Finanziamenti per trovare una location tra i venti e i sessantamila metri quadri, dislocati intorno al quartiere Prati. Nel frattempo, tutti dentro. Tutti zitti. Chini sulle proprie scrivanie, in attesa che qualcuno, di superiore, decida della loro testa. E vita.06-07-2011]

 

 

IL GRILLO PARLANTE DI BEPPE - LA MENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE È GIANROBERTO CASALEGGIO, GURU DEI SOCIAL NETWORK E GESTORE DEL BLOG - LA CASALEGGIO ASSOCIATI CURA TUTTE LE PUBBLICAZIONI, IN RETE E NON, DELL’EX COMICO (TRA I CLIENTI C’È ANCHE DI PIETRO) - GLI EX PICCOLI FANS DI BEPPE MALSOPPORTANO LA SUA PRESENZA ACCENTRATRICE E DI VENIRE CENSURATI DAI MEETUP OGNI VOLTA TENTANO DI POSTARE DOMANDE SCOMODE SUL GRADO DI DEMOCRAZIA INTERNA DEL MOVIMENTO…

1 - CHI È CASALEGGIO, LA MENTE DEL MOVIMENTO A 5 STELLE
Alessandra Jaromi per "Lettera43"

 

Occhialino tondo alla Harry Potter, aria da nerd, ricciolo incolto da eterno fuoricorso. Ecco a voi Gianroberto Casaleggio, non gli dareste un euro a vederlo e invece lui, uno dei massimi esperti italiani di social network, è il simbolo fisico del potere mediatico e politico in versione 3.0.

La democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta nell'arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la dice lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i media della gestione dell'informazione», mettendo «in crisi il sistema della delega democratica», quella che passa attraverso il parlamento.

CHI DISPREZZA COMPRA
Sembra il messaggio politico di Beppe Grillo e infatti lo è. Dicono che si stia impossessando del Movimento 5 stelle, non sanno che è solo grazie a lui che esiste. Era l'anno 2000 dell'ingresso nel nuovo millennio, quando il comico genovese su un palco romano demoliva a scudisciate un computer gridando «ti odio».
Oggi il nuovo Savonarola raccoglie voti ed elettori negli enti locali proprio grazie al web, in un continuo scambio fra la piazza reale e quella virtuale. Deus ex machina lui, Casaleggio. Un personaggio eclettico.

PASSIONE PER RE ARTÙ
Diplomato in Informatica, ha tentato la facoltà di Fisica ma si picchiava con la matematica. A 21 anni è diventato papà e ha lasciato gli studi per un posto alla Olivetti. Nel tempo libero ha iniziato ad allenare una squadra di calcio, giocare a tennis, leggere fumetti, amare la storia e la fantascienza. Segni particolari: ha una fissa per la saga di Re Artù, Camelot è una filosofia di vita tanto da usare castelli e tavole rotonde per le sue riunioni, Parsifal il suo cavaliere preferito. Possiede un bosco vicino a Ivrea, nel Canavese, ci si rifugia nei fine settimana.

LA SOCIETÀ DI PUBBLICHE RELAZIONI E L'ONDA DEI «GRILLINI»
La sua Casaleggio Associati, creata a Milano nel 2004, oggi cura tutte le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese, oltre a parte dell'organizzazione dei suoi tour. Soprattutto, gestisce direttamente il blog, i MeetUp (gli incontri), la comunicazione e la strategia politica del Movimento 5 stelle.

LA MENTE DELL'INTERA ORGANIZZAZIONE
Lo stesso Grillo non solo riconosce che l'enorme impatto del movimento dei «grillini» sia dovuto soprattutto alla sinergia con questa azienda specializzata in comunicazione e marketing digitale, ma spesso appare come il braccio di una catena di comando la cui mente è Casaleggio.

E infatti non entra mai nelle decisioni della società, neppure quando a gran voce il suo popolo ne invoca l'intervento. Istruttiva in questo fu la lite di Piero Ricca con Casaleggio nel 2007. Quando il blogger denunciò di aver lavorato per la società su promessa di un compenso mai corrisposto e di esser stato vittima di un demansionamento inspiegabile, Grillo, così ha riferito Ricca, semplicemente rispose: «Negli aspetti manageriali del blog non entro».

Per capire bisogna fare un passo indietro. A quando il manager, apprezzato reduce da un'esperienza nella Olivetti di quel Roberto Colaninno cui Grillo non ha mai risparmiato bordate, scalò il vertice della Webegg Spa, azienda leader nel settore della «consulenza delle aziende e della pubblica amministrazione in Rete» del gruppo Telecom allora nelle mani di un altro dei bersagli preferiti di Grillo, MarcoTronchetti Provera.
È come amministratore delegato di quel gruppo che Casaleggio consolida relazioni fondamentali per il lavoro attuale.

LA LOBBY DEL GIORNALISTA
Una su tutte quella con Enrico Sasson, ex giornalista del gruppo Sole 24 Ore, oggi socio di Casaleggio, dal 1998 amministratore delegato della Camera di commercio americana in Italia, di fatto, come ha scritto Micromega, «una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali delle corporation americane in Italia», nel cui consiglio di amministrazione compaiono nomi che all'epoca avevano ruoli di rilievo: il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo, presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor's, Massimo Ponzellini, presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.

 

IL LEGAME CON L'ASPEN ISTITUTE
Ancora Micromega nel 2010 segnalava «oggi nell'American chamber of commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin, dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell'Aspen Institute Italia, il prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio Tremonti. E l'Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese. Nell'Aspen transita l'élite italiana, che faccia riferimento al centrodestra o al centrosinistra».

Contatti, relazioni, scambio di informazioni... In una parola: Rete. Viste da qui, il Grillo che grida ai politici «siete preistoria» e annuncia una nuova era fatta di «politica senza intermediazioni», sembra solo un piccolo tassello del puzzle.

Il disegno più grande è influenzare la vita politica attraverso la Rete, e sarà solo una teoria affascinante ma intanto sul sito della Casaleggio Associati c'è un video di presentazione che ipotizza un nuovo governo mondiale, si chiamerà Gaia e si ispirerà alla filosofia che «ogni essere umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la Rete», senza più partiti.

In questi giorni càpita spesso che i grillini denuncino di venire censurati dai MeetUp ogni qual volta tentino di postare domande scomode sul grado di democrazia interna del Movimento 5 stelle, o sul perché Grillo abbia completamente abbandonato le battaglie che conduceva all'inizio contro i potentati economici. I post, che un volta scomparivano immediatamente, adesso a poco a poco iniziano a filtrare.

È come dice Casaleggio, che mette in guardia dai «tentativi esterni di spezzare la sintonia fra Grillo e i MeetUp? Oppure la Rete, troppo grande da controllare, sta sfuggendo di mano al guru? Conoscendolo, è più probabile che stia pilotando anche la rivolta...


2 - SERENETTA, BEPPE E IL M5S
Dal Blog "Piovono rane" di Alessandro Gilioli
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/17/serenetta-beppe-e-il-m5s/

Serenetta Monti, per chi ha seguito un po' l'evoluzione del movimento fondato da Beppe Grillo, non è una qualsiasi. E' stata attiva nei meet-up a Roma fin dall'inizio, lavorando e distinguendosi fino a diventare la candidata sindaco della capitale, scelta attraverso le primarie, nel 2008. Nelle urne ha poi preso 44 mila e passa voti, pari al 2,7 per cento, superando vecchi lupi della politica come il centrista Mario Baccini e sfiorando l'ingresso in consiglio comunale.
Questo, tre anni fa.

Poi Serenetta Monti è tornata al suo lavoro (si occupa di beni culturali in un'azienda controllata dal comune) ma ha continuato a fare politica di base. E' in una di queste occasioni - non mi ricordo se a un dibattito o a un sit in - che ci siamo conosciuti di persona e abbiamo iniziato a confrontarci su tante cose, dalle battaglie comuni per la libertà della rete alla questione Grillo. Lei si ricordava tra l'altro di un mio post non tenerissimo nei suoi confronti, ma questo non ci è stato d'ostacolo nel ritrovarci on line e off line.

Nel 2010 Serenetta si è quindi presentata come indipendente nelle liste dell'Idv alle regionali del Lazio (in quell'occasione, tra l'altro, non c'era una lista vicina a Grillo).
Qualche giorno fa Serenetta mi ha telefonato. Lei conosce bene la mia posizione tanto critica verso il personaggio Grillo quanto aperta e curiosa verso le battaglie del suo movimento. Mi ha chiesto di fare una chiacchierata in merito. E così abbiamo parlato a lungo al tavolino di un bar alla Garbatella.

Questo è quello che ne è uscito e che pubblico mettendomi in anticipo maschera e boccaglio per quanti riterranno di proferire insulti vuoi all'intervistata vuoi all'intervistatore.

Serenetta, ho perso un po' il filo, tu sei ancora con Grillo? L'ultima volta che ne abbiamo parlato, nel settembre scorso, eri fresca reduce dalla ‘Woodstook' di Cesena...
«In realtà nel novembre del 2008 ho iniziato ad allontanarmi e non per motivi da poco. C'era ormai un clima molto particolare, anche all'interno del movimento non sono mancati gli attacchi, il mio buon risultato elettorale non era andato giù a qualcuno. Era stata una sorpresa, quel 2,7 per cento, anche per me. Tra l'altro avevamo fatto una campagna molto basica, porta a porta, volantini, una presenza di Beppe molto più ridotta rispetto a quello che è successo alle ultime amministrative con il M5S. Poi la situazione è cambiata».

 

In che senso?
«Il movimento vicino a Beppe Grillo qui a Roma è entrato in una stasi che è sotto gli occhi di tutti anche adesso. Sul territorio non fa campagne da tempo, a parte l'ultima per i referendum. Disoccupazione, precariato, casa, bilancio comunale: tutti questi temi sono stati abbandonati. Non si è riusciti nemmeno a fare una lista per le regionali, l'anno scorso. E su quattro consiglieri municipali eletti nel 2008 tre hanno lasciato il movimento. Ne è rimasto uno solo, ma lavora con mille difficoltà, non è supportato da nessuno».

Ma a parte le questioni locali, ci sono altri motivi per cui ti sei allontanata?
«Io penso che la presenza di Grillo sul movimento sia troppo vincolante. E lo dimostra il fatto che non ci sia un sito vero del Movimento 5 Stelle, tutto passa attraverso il blog di Beppe e soprattutto la Casaleggio, che è la struttura fisica sia del blog sia del Movimento. E' Casaleggio, ad esempio che per le amministrative ha organizzato i tour di Grillo nelle varie città, con tutto il rispetto per i ragazzi che si sono sbattuti localmente».

Quindi?
«Quella di Grillo e della Casaleggio - che fa il suo blog - è una presenza troppo ingombrante. La famosa frase su Pisapia-Pisapippa ne è un esempio. Ha disorientato tutti, è una di quelle leggerezze che non ci si possono permettere».

 

Ma nel movimento ci sono alcuni (o tanti) che la pensano come te?
«All'interno del movimento ci sono tre tipi di persone. C'è una parte che vede comunque in Grillo un personaggio che con la sua notorietà consente di portare avanti delle battaglie civili e politiche; ci sono altri che invece vorrebbero che Grillo si facesse da parte già adesso; e ci sono infine persone che si sono attaccate al carro di Grillo per cercare di guadagnare una posizione di privilegio».

E che percentuali, che forze hanno nel movimento queste componenti?
«Quelli che vorrebbero chiedere a Grillo di lasciare ormai sono una buona percentuale, una presenza importante. Quel che è successo in Veneto - con la lista di proscrizione dei candidati - non è stato un fatto da poco».

Che cosa è successo in Veneto?
«Che l'anno scorso, prima delle regionali, è arrivato un ordine di allontanare persone che avevano versato il sangue per questo movimento, solo per imporre il candidato dall'alto».

A proposito, ma la questione dello statuto che non c'è (insomma c'è una cosa chiamata non-statuto che di fatto non prevede regole democratiche) è una questione che viene discussa nel movimento?
«Il non-statuto in teoria dovrebbe garantire il fatto che il movimento è una continua creazione dal basso, in realtà l'asssenza di regole crea risultati differenziati e non sempre positivi. Si produce ad esempio la stasi di cui ti parlavo qui a Roma, ma anche il fatto che le primarie a volte si fanno e a volte no. Ma soprattutto, in questa assenza di regole alla fine tutti i ragazzi si sentono vincolati alle dichiarazioni di Beppe e del suo blog. E gli imbarazzi non mancano. Basta un'affermazione di Grillo per mandare in frantumi il lavoro di mesi di centinaia di ragazzi».

 

Ad esempio, quando si mette a litigare con altre voci della coscienza civile e dell'opposizione italiana, da Saviano a De Magistris, fino a Sonia Alfano?
«Sì, l'isolamento in cui si è rinchiuso Grillo è un'altra questione calda. Ed è un limite enorme il fatto che lui non scenda mai al confronto con nessuno, specie con il resto della politica».

Ma quando dici che molte decisioni vengono prese ‘dall'alto' esattamente cosa intendi? Grillo fa tutto da solo o ha un ‘inner circle' di collaboratori con cui prende le decisioni?
«Attorno a lui c'è solo lo staff della Casaleggio. Anche noi candidati sindaci alla fine dovevamo rapportarci o direttamente con lui o con loro. E non sono mancati gli attriti».

Ma secondo te che cosa dovrebbe fare Grillo per il bene del movimento che ha fondato?
«Dovrebbe dire ‘grazie ragazzi, arrivederci, adesso il movimento è vostro, è di chi porta avanti le battaglie'».

 

E lo farà mai secondo te?
«Lo farà quando la Casaleggio gli dirà che è ora di farlo».

Ma perché, Grillo prende ordini dalla Casaleggio?
«Temo di sì».

E tu che cosa pensi oggi di Grillo?
«Io ho sempre un sentimento di gratitudine nei suoi confronti. Mi ha aperto la strada, mi ha aperto gli occhi, senza di lui non avrei trovato tante informazioni in rete, senza i meet-up non avrei conosciuto un modo diverso di fare politica. Proprio quel modo di fare politica per cui oggi posso dire che dovrebbe fare un regalo al movimento staccandosi dalla Casaleggio e lasciando che il movimento cammini con le sue gambe».01-07-2011]

 

1- L’INDAGINE DEL PM SPORTIVO PALAZZI FA CADERE DEFINITIVAMENTE IL CASTELLO DI ACCUSE CON CUI È STATA COSTRUITA L’INTERA INCHIESTA CALCIOPOLI: L’IDEA CHE CI FOSSE LA CUPOLA MOGGI-GIRAUDO CHE GESTIVA TUTTO, DAGLI ARBITRI, AI RIGORI, ALLA CLASSIFICA - 2- L’ITALIA AFFAMATA DI GIUSTIZIALISMO SI RITROVA ADESSO BASTONATA: LO SCUDETTO DEGLI ONESTI (QUELLO DEL 2006 ASSEGNATO A TAVOLINO ALL’INTER DI MORATTI) DIVENTA UNO SCUDETTO DI CARTONE, A PRESCINDERE DAL FATTO CHE VENGA REVOCATO O MENO - 3- COSA SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE "SCARTATE" CERTE INTERCETTAZIONI? - 4- "IL GIORNALE" ATTACCA AL MURO IL PIù POTENTE AVVOCATO AFFARI & FINANZA D’ITALIA: "GUIDO ROSSI, L’INTERISTA MANDATO DA PRODI-MELANDRI A DARE LO SCUDETTO ALL’INTER" -

1- IL DOSSIER CHE ACCUSA L'INTER DI ILLECITO SPORTIVO SEGNA LA FINE DI CALCIOPOLI
Da "il Foglio"

Abbiamo capito quello che in fondo avevamo già capito: il calcio dell'inizio degli anni Duemila era come la Prima Repubblica. Come nell'era Craxi si viveva in un sistema condiviso: le squadre cercavano di avvantaggiarsi telefonando ad amici e amici di amici nei palazzi del potere pallonaro. Le 70 pagine di dossier del procuratore federale adesso non mettono al muro l'Inter. Cioè sì, parlano dei nerazzurri, certo. Dicono che anche il club di Moratti cercava contatti per avere dei favori.

Ma la verità è che fanno cadere definitivamente il castello di accuse con cui è stata costruita l'intera inchiesta Calciopoli: l'idea che ci fosse una Cupola che gestiva tutto, dai cartellini alle designazioni arbitrali, ai rigori, alla classifica. Ecco, il memoriale del pm sportivo Palazzi coinvolge l'Inter che sembrava esclusa dal sistema e quindi vittima. L'intero cardine dell'indagine che ha sconvolto l'estate del 2006 cade sotto i colpi dello stesso pool che portò avanti quell'impianto accusatorio.

Ci troviamo adesso a capire meglio che c'era qualcosa che non funzionava, esattamente come nell'era del Pentapartito. E proprio come allora i moralisti hanno finito per pagare il loro atteggiamento: cinque anni dopo le pagine scritte da Palazzi che riportano le telefonate di Giacinto Facchetti non scandalizzano nessuno, ma svelano che lo scandalo vero è stato nella rapidità con cui la giustizia sportiva ha chiuso quella stagione, facendo un processo sommario, cercando un capro espiatorio facilmente riconoscibile, trasformando i protagonisti in mostri da cannibalizzare e dai quali distaccarsi.

Quei mostri erano figli di quel mondo, ma il loro mondo li ha scacciati. La fretta provocata dalla vergogna collettiva ha partorito un obbrobrio giuridico: le immagini di Moggi alla sbarra e degli avvocati della Juventus che invocano la serie B pur di chiudere quella vicenda, ricordano i frame di "Un giorno in Pretura" con Forlani con la bava alla bocca o di Craxi che allarga le braccia sconsolato

L'Italia affamata di giustizialismo si ritrova adesso bastonata: lo scudetto degli onesti (quello del 2006 assegnato a tavolino all'Inter) diventa uno scudetto di cartone più di quanto già sia e a prescindere dal fatto che venga revocato o meno. Come per l'era craxiana il pallone di Calciopoli vivrà una frattura che non si rimarginerà. La colpa è della cultura da gogna pubblica che ha alimentato sospetto e ha diviso il mondo in buoni e cattivi, dove i buoni fanno le stesse cose dei cattivi ma non si fanno beccare e dove gli uni e gli altri si scambiano i ruoli a seconda del tifo, non della cronaca né tantomeno della storia.

Non c'è una verità: c'è una versione per ognuno che diventa verità di parte. Il calcio, come la politica, è questione di cuore, di affetto, di passione. La giustizia ha tolto molto pensando di dare pulizia, ordine e rigore. Chi è stato dalla parte dei giudici ha pensato di essere immune, così come accadde durante Tangentopoli. Poi però è accaduto l'ovvio: la ruota gira e gira anche la palla.

2- L'OMBRA DEI SOSPETTI SU 5 ANNI DI SUCCESSI - LO SCANDALO SI RIAPRE: COSA SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE «SCARTATE» QUESTE INTERCETTAZIONI?
Franco Ordine per "il Giornale"

E adesso come facciamo? Adesso dovremmo rimettere indietro di cinque anni le lancette del nostro calcio, disinteressarci di quel che di magnifico stava accadendo dalla parti di Duisburg e concentrarci invece sugli scenari inquietanti di calciopoli. Già perché, alla luce dei documenti emersi dal tribunale di Napoli (merito dei soldi spesi da Luciano Moggi per ottenere i faldoni di intercettazioni «scartate» dagli investigatori) e sotto l'incalzare della relazione di Stefano Palazzi, sta per essere riscritta la storia dello scandalo 2006 da tutti considerato come la madre degli scandali sportivi italiani.

C'era dunque anche l'Inter in quel calderone, coinvolta direttamente attraverso il suo presidente dell'epoca,il caro e indimenticabile Giacinto Facchetti, e il patron Massimo Moratti oggi tornato sulla poltrona più importante. C'era anche l'Inter che cantava «vinciamo senza rubare» con un carico di illeciti diverso rispetto a quelli commessi dall'imputato principale, la Juventus, castigata col massimo della pena ( due scudetti scuciti e la retrocessione per patteggiamento in serie B con aggiunta di penalizzazione), ma c'era.In compagnia di Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina che vissero una estate terribile, costrette a difendersi, a rischiare l'osso del collo, prima di ottenere pesanti penalizzazioni senza scendere di categoria.

Il procuratore federale Stefano Palazzi è stato persino brutale nelle sue conclusioni, riservate ai com­ponenti del consiglio federale: l'Inter violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, cioè illecito classico. Le famose telefonate con Bergamo designatore erano scandite dall'intento di arrecare vantaggi alla propria società, la convinzione del grande accusatore federale.

Feroce la stoccata relativa alla prescrizione: «Prescrizione a cui si può anche rinunciare», la chiosa velenosa del procuratore, pronto a riconoscere, per onestà intellettuale, che gli stessi reati calcistici attribuiti oggi all'Inter e a Moratti furono attribuiti ad altri soggetti durante i processi di calciopoli, in particolare a Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina, ma poi vennero derubricati in «violazione dell'articolo 1», quello sull'obbligo di lealtà da parte dei tesserati. Riportando indietro le lancette del calcio italiano, cosa sarebbe accaduto se quelle intercettazioni fossero finite nel processo dell'Olimpico?

Probabilmente l'Inter non sarebbe stata l'unica, in compagnia della Roma, tra i grandi club a partecipare al torneo successivo, oltre che con lo scudetto vinto a tavolino sul petto, senza la zavorra della penalizzazione. Non solo. Forse avrebbe dovuto dedicare le sue migliori energie non al mercato, arruolando per esempio Vieira e Ibrahimovic in fuga dalla Juventus finita in B, ma a difendersi nei processi sportivi. Di sicuro tutto il quinquennio successivo a calciopoli avrebbe avuto uno svolgimento diverso, nei risultati e non solo. Avremmo avuto meno veleni e la rivalità Inter­ Juventus sarebbe stata mitigata dal comune destino.

Non si può tornare indietro e allora è il caso di cogliere qualche insegnamento da questa esperienza per scandire le prossime tappe del tormentone evitando altri incidenti di percorso, altri errori fatali, altre ingiustizie. Lo stesso Palazzi, per esempio, ha suggerito per la revoca dello scudetto 2006, la cui titolarità è stata presa a martellate dalla relazione, una terza via. Senza avere cognizione delle recenti intercettazioni, ai tre saggi, incaricati di esprimere un parere, dal commissario Guido Rossi, quella pratica apparve già come un azzardo.

Non ebbero il coraggio di mettere per iscritto il loro parere: si limitarono a soffiarlo all'orecchio del professore e del suo aiutante di campo, l'avvocato Nicoletti. Meglio non assegnarlo confessarono alcuni anni dopo, in clamoroso ritardo sulla tabella di marcia. Figurarsi ora. Ma è opportuno istruire un procedimento in piena regola per consentire all'Inter stessa di difendersi e di esporre le proprie ragioni, togliendo di fatto al consi­gl­io federale il compito di improvvisare un giudizio.

É lo stesso orientamento espresso dal professor Sandulli domenica sera intervenendo a una trasmissione di Telelombardia .«Sarebbe meglio incaricare di un parere tecnico un altro organismo», il suggerimento. Questo vuol dire che entro il 18 luglio, considerata la data finale di calciopoli, la vicenda non si chiuderà e che andremo incontro ad altri mesi di polemiche e contrapposizioni frontali. Non possiamo rimettere indietro di 5 anni le lancette del calcio italianomaora dateci la parola fine.

3- GUIDO ROSSI, L'INTERISTA MANDATO DA PRODI A DARE LO SCUDETTO ALL'INTER
Da "il Giornale"

C'è un nome che gira e rigira adesso sulla triangolazione Milano-Torino-Roma. È quello di Guido Rossi. Perché il dossier Palazzi che scuote il mondo del pallone e che verosimilmente porterà alla revoca dello scudetto del 2006 all'Inter ora ruota attorno a lui. Allo scoppio dello scandalo Calciopoli e con i vertici della Figc coinvolti (il presidente Carraro e il vicepresidente Mazzini furono travolti dalle intercettazioni e dall'inchiesta), questo potente avvocato fu scelto come commis­sario della Federazione.

Era il volto considerato presentabile del calcio italiano stravolto dalla bufera giudiziaria. C'erano i Mondiali, dissero.C'era bisogno di qualcuno giudicato credibile: a scegliere Guido Rossi fu il governo Prodi, in particolare dal ministro Giovanna Melandri. Perfetto per loro: uomo di sinistra, da sempre. Ma ovviamente la sinistra chic e ben agganciata. Per tre anni (dal 1989 al 1992) era stato anche deputato di Sinistra Indipendente.

Poi arrivò Tangentopoli e lui, avvocato d'affari della Milano bene, si schierò apertamente dalla parte del pool. Giustizialista lo è sempre stato. Così come è sempre stato interista.
Eccolo il nodo, che non si scioglie e non si scioglierà. Il buco nero del post Calciopoli è questo dettaglio non trascurabile per nessuno e tantomeno per i tifosi delle squadre punite dalla giustizia sportiva con la retrocessione o la penalizzazione.

Guido Rossi era un signore conosciuto a una nicchia di persone: il mondo della finanza, il mondo degli affari, il mondo di una certa politica, meglio se le­gata a finanza e affari. «Non c'è vicenda discussa, nell'olimpo della banca e finanza, in cui manchi da 30 anni il suo zampino. Ne ha viste e fatte più di Bertoldo, ma lui sopravvive alle tempeste, gli altri ci rimettono le penne. È Guido Rossi. Nemico di Enrico Cuccia, ha imparato l'arte da lui», scrisse una volta Panorama.

Non era un personaggio pubblico,però.Calciopoli e tutto quello che ne è seguito l'hanno trasformato in questo: un popolare volto da stadio, più odiato che amato,perché nemmeno i tifosi dell'Inter l'hanno mai adorato. E questo nonostante sia stato lui in persona a dare al club milanese lo scudetto del 2006. Lo dice la storia, oltre che varie testimonianze: la commissione dei saggi istituita per decidere che cosa fare di quel campionato, aveva espresso l'intenzione di non assegnare ad alcuno la vittoria.

Guido Rossi si impuntò: spinse perché fosse assegnato all'Inter, cioè alla prima squadra in classifica non toccata dallo scandalo. Peccato che fosse anche la sua squadra, non solo come tifo: dal 1995 al 1999 l'avvocato milanese fu membro del consiglio di amministrazione del club nerazzurro. Non proprio un esempio di limpidezza. Lo scudetto fu assegnato e lo chiamarono scudetto degli onesti.

Da allora Guido Rossi è detestato da juventini e milanisti. Odiato anche per essere stato sfacciatamente protagonista nella finale di coppa del Mon­do di Berlino quando scese in campo a ricevere la Coppa, nonostante sapesse di essere una meteora nel mondo del calcio. Il bagno di popolarità, pri­ma di tornare nell'oblio per tanti e nella notorietà di pochi. A far fare affari, sempre. A essere il centro di molte cose e di molto potere. Possibilmente rosso.

4 - VALUTAZIONI E SENTENZE DEL 2006
LA RELAZIONE DI PALAZZI SULLE INTERCETTAZIONI-CHIAVE
Da "la Stampa"

FACCHETTI CON BERGAMO
Giacinto Facchetti all'epoca è presidente dell'Inter, Paolo Bergamo è commissario nonché designatore della Can di serie A e B
26 novembre 2004, ore 9,51

I due discutono di chi mettere nella griglia per Inter-Juventus della successiva giornata di campionato. Nella stessa telefonata Facchetti si lamenta di «qualche problemino» con Bertini, ma Bergamo precisa che se fosse designato tale arbitro, ci avrebbe parlato lui («Semmai ci parlo»).

FACCHETTI CON MAZZEI
Gennaro Mazzei era vice commissario della Can
25 novembre 2004, ore 17,51

Facchetti, sapendo che Mazzei si sta recando a Coverciano, chiede di scegliere («Eh, sceglili bene per domenica sera, eh») bene gli assistenti (evidentemente per la gara che riguarda l'Inter) e Mazzei risponde che indicherà il numero 1 e il numero 2 e cioè Ivaldi e Pisacreta. Facchetti aggiunge che ci vuole «il numero uno degli arbitri» e che «lì non devono fare sorteggi, lì devono...». Alla domanda di Mazzei «Come si fa?» (ndr: a non fare i sorteggi), Facchetti dice «Ma dai».

FACCHETTI CON LANESE
Tullio Lanese all'epoca era presidente Aia
8 febbraio 2005, ore 12,41

Lanese chiede a Facchetti biglietti per un amico per la partita di sabato 12 gennaio, Inter-Roma. Lanese, poi, dice a Facchetti che per il futuro i designatori saranno condizionati dal loro ok («Perché so che ora questi designatori saranno un po' condizionati dalla vostra... dal vostro okay, no?»).

LO SCUDETTO NON ASSEGNATO
Palazzi sul materiale che inchiodò la Juve 22 giugno 2006

Gli atti posti in essere sono idonei a minacciare la terzietà degli arbitri e tutti vanno considerati responsabili di questa condotta, descritta come un reato di pericolo

La sentenza della Corte d'Appello federale 25 luglio 2006

 

Juve in serie B con 17 punti di penalizzazione. (poi ridotti a 9 dall'Arbitrato del Coni)

Confermata la revoca e la non assegnazione degli ultimi due titoli (quello del 2006 venne assegnato poi all'Inter dal commissario straordinario Figc Guido Rossi, dopo la valutazione dei tre saggi)05-07-2011]

 

 

AVEVAMO INVENTATO IL COMPUTEr! - fu l’OLIVETTI CHE, PER PRIMA NEL 1965, RIVOLUZIONÒ LA TECNOLOGIA CON IL PRIMO PC - GLI AMERICANI FIUTARONO subito IL BUSINESS: “LA HEWLETT PACKARD NE COMPRÒ UN CENTINAIO DI ESEMPLARI E POCO TEMPO DOPO LANCIÒ UN MODELLO DI COMPUTER IDENTICO. ACCUSATA DI AVER VIOLATO IL BREVETTO OLIVETTI, LA HP SARÀ CONDANNATA A RISARCIRE 900 MILA DOLLARI ALL’AZIENDA DI IVREA”…

Aldo Grasso per il "Corriere della Sera"

Che storia incredibile e che rammarico! Il personal computer l'abbiamo inventato noi, cioè l'Olivetti, ma a trarne vantaggi e a rivoluzionare il mondo della comunicazione sono stati gli americani della Silicon Valley: «Quando Olivetti inventò il pc», documentario di Alessandro Bernard e Paolo Ceretto (History Channel, canale 407 di Sky, domenica, ore 23).

Era il 4 ottobre del 1965 quando New York Times, Wall Street Journal, Business Week e New York Herald Tribune titolano a piena pagina: «The first desk top computer of the world». Un team di giovani ricercatori dell'Olivetti di Ivrea, diretti dall'ingegnere Piergiorgio Perotto, aveva presentato alla fiera di New York il primo Personal computer: la Programma 101 (un curioso femminile!), un calcolatore grande come una macchina da scrivere, pensato per il singolo utente senza l'intervento di un tecnico programmatore, in un'epoca in cui i calcolatori erano enormi, complicati e inaccessibili.

La Hewlett Packard ne comprò un centinaio di esemplari e poco tempo dopo lanciò un modello di computer identico alla 101. Accusata di aver violato il brevetto Olivetti, la HP sarà condannata a risarcire 900 mila dollari all'azienda di Ivrea. Ma facciamo un passo indietro: nel 1964, a causa di una dura crisi finanziaria, l'Olivetti aveva ceduto la divisione elettronica a General Electric, come condizione perché Fiat e a Mediobanca intervenissero a salvare l'azienda.

Adriano era morto da quattro anni, vantandosi di non aver mai fatto ricorso a una banca. Il figlio Roberto dovette invece fare il gran passo. La squadra di Perotto aveva però nascosto il progetto sotto il cappello della divisione calcolatrici rimasta a Ivrea e riuscì così a portare a termine il suo lavoro. Attraverso le interviste ad alcuni protagonisti, prende corpo una storia tanto sconosciuta quanto emozionante.30-06-2011]

 

 

 

On. Mario BORGHEZIO

 

COMUNICATO STAMPA

 

CRISI FINANZIARIA

 

BORGHEZIO : NELLA RELAZIONE BERES APPROVATO

IL MIO EMENDAMENTO ANTICORRUZIONE

 

Il Parlamento europeo ha oggi approvato, nel quadro della relazione Berès sulla "Crisi finanziaria, economica e sociale: misure e iniziative da adottare" che chiude oltre due anni di lavoro della Commissione crisi, l'emendamento n. 13/rev. del seguente letterale contenuto:

"Invita gli Stati membri, in considerazione del carattere fondamentale della lotta alla corruzione e ai fini di un reale risanamento finanziario, a inserire nel loro ordinamento penale la previsione che la realizzazione di opere attraverso corruzione, pagamento di tangenti ed altri strumenti atti ad ottenere vantaggi illegittimi determini, da parte dell'Ente pagatore, l'annullamento del pagamento e, qualora il pagamento sia avvenuto, la richiesta in restituzione del doppio della somma pagata".

Ritengo inutile sottolineare l'importanza di questa proposta anticorruzione, che dovrà impegnare i Paesi membri a introdurre nel proprio ordinamento penale norme adeguatamente severe al fine di stroncare la corruzione negli appalti pubblici.

E' invece doveroso dare atto del contributo fondamentale che, nella stesura dell'emendamento, è stato dato da Marco Bava, che notoriamente da anni persegue una linea anticorruzione con esposti, denunce e interventi nelle assemblee societarie ed al quale va il mio sentito ringraziamento.

Debbo invece rammaricarmi per il voto contrario all'emendamento pro-Glass Steagall (numero 14), voto che, purtroppo, certifica l'onnipotenza della lobby delle banche speculative...

On. Mario Borghezio

Delegazione Lega Nord al P.E.

Strasburgo, 06.07.2011

 

E.mail: mario.borghezio@europarl.europa.eu Ècell. 348 8966537

 

 

TANTI CARI AUGURI AL DR.CESARE ROMITI , IL MATTEI DEL DEGLI ANNI 90 !

1 - UN COMPLEANNO PER TRE IN CASA ROMITI...
A casa Romiti si festeggia una volta sola. Ma vale per due. Non c'entra la crisi, è solo per una simpatica coincidenza: padre e figlia sono nati a pochi giorni di distanza. E così quest'anno Piergiorgio e Maria Serena Romiti hanno deciso di festeggiare insieme, il primo i 60 anni la seconda i 30, invitando un centinaio di ospiti nella splendida villa romana di Via Pinciana per una festa a tema, «noir et blanc» .

La data scelta, però, non è quella dei rispettivi compleanni: Piergiorgio è nato il 10 giugno, la figlia L 8, e l'invito è per il 24. Tutt'altro che casuale. Quel giorno infatti il patriarca Cesare Romiti compie 88 anni. E così a festeggiare saranno in tre.

 

 

Il pezzo mancante

Recensioni

Qual e' Il pezzo mancante? E' una domanda che emerge spontanea al termine della proiezione del documentario realizzato dal regista Giovanni ...

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 film.35mm.it - Giulia Oppia

Piperno prova a raccontare la vita e le opere di una delle famiglie che più ha segnato l'Italia dal punto di vista economico, sociale e culturale ...

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 www.movieplayer.it

E' una vera sorpresa il documentario di Giovanni Piperno, non tanto per lo stile, quanto per la portata del messaggio che tra mille imbarazzi si ...

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ma che "C" scrivi? - su ’’USA TODAY’’ la FIAT marpionnizzata ha comprato quattro pagine del quotidiano. Una pubblicità enorme. il titolo dice che l’utilitaria “Più di mezzo secolo fa ispirò una nazione” - Certo se almeno ’’CINQUECENTO’’ fosse scritto come si deve (anziché "cincquecento") saremmo più “ispirati”....

Andrea Salvadore per il suo blog, "Americanatvblog.com"

 

New York e' svuotata.
Ieri sera sono andato al cinema ed ho camminato per una cinquantina di blocchi incontrando poche anime, turisti ignari e tanti senzacasa buttati per le strade, che nel vuoto emergono.

Nel pomeriggio partira' il grande rientro da questo fine settimana del giorno dell'indipendenza americana. Fuochi d'artificio e grigliate di carne ovunque.
Si festeggia ma non c'e' euforia. Un sondaggio di ieri di Time magazine e l'Aspen Institute ci dice che due terzi degli americani considerano che gli ultimi dieci anni siano stati anni di declino americano.

Tre quarti degli americani sono anche piu' preoccupati della crisi economica domestica che non delle minacce alla sicurezza del paese.

Si avvicina l'anniversario dei dieci anni da September 11 e fioccano analisi e sondaggi.
All'inizio di questo weekend su USA TODAY la FIAT (fiatusa.com senza CHRYSLER scritto da nessuna parte) ha comprato quattro pagine del quotidiano. Una pubblicita' enorme.

La prima pagina e' paragonabile a quella di un rientro e il titolo dice che "Piu' di mezzo secolo fa ispiro' una nazione".

Difficile immaginare oggi un corteo di cinquecento che rientra a New York. Non siamo esattamente nel boom, nel miracolo economico da queste parti.
Certo se almeno CINQUECENTO fosse scritto come si deve saremmo piu' "ispirati".

04-07-2011]

 

 

 

IL SUB-COMANDANTE GRILLO/2 - LE VITTORIE ELETTORALE DEL MOVIMENTO CINQUE STELLE SFUGGONO DI MANO AL PARA-GURU GENOVESE: DA NAPOLI AL PIEMONTE LA BASE SI RIBELLA CONTRO BEPPE E GIANROBERTO CASALEGGIO, IL DOMINUS DIETRO AL WEB E ALLA STRATEGIA POLITICA DEL MOVIMENTO - CASUS BELLI LA RIUNIONE A PORTE CHIUSE (PARE PALAZZO GRAZIOLI) PER COORDINARE CINQUE STELLE, MA IN TUTTA ITALIA CRESCE LA PROTESTA DEI MILITANTI: “ALTRO CHE SPONTANEE, QUESTE SONO CANDIDATURE SPINTANEE”…Jacopo Iacoboni per "la Stampa"

 

Avete presente Fight Club? A un certo punto il progetto di Edward Norton - creare una rete di combattimenti notturni per sfogare la volontà di potenza di maschi americani - va così oltre le intenzioni che sfugge totalmente dalle mani di chi l'aveva iniziato. Ecco.

Mentre Beppe Grillo ieri portava la sua voce in Val Susa a quelli che si battono contro la Tav, sul blog peerates.org Alessandro, uno dei sostenitori dei suoi meet up, commentava amaro: «Grillo mi ricorda un po' quella scena di Fight club , dove il protagonista perde il controllo del progetto Mayhem, che continua anche senza di lui e contro il suo volere».

E il fatto è questo ormai: dopo l'uno-due elezioni amministrative-referendum, sono sempre di più i sostenitori o semplici cittadini che non accettano più l'equazione movimento-uguale-Grillo, e non tollerano più i metodi dell'antico ispiratore. Non è la prima volta che accade, in questi anni, ma ora il malessere ha un senso particolare perché investe la domanda: che facciamo dopo le vittorie elettorali?

 

Il casus belli risale al 18 giugno, le discussioni duravano ancora ieri. Grillo convoca una riunione a porte chiuse a Milano - di solito avvengono ogni sei mesi - in cui, col divieto di far riprese e raccontare all'esterno (!), prova a strutturare una forma di coordinamento. Se ne occupano due uomini, i fratelli Davide e Gianroberto Casaleggio, che con la loro azienda gestiscono da anni il sito e la strategia del comico di Genova.

L'incontro, dalle 11 alle due e mezzo di pomeriggio, nomina (non elegge) quattro figure, Matteo Olivieri (Reggio Emilia), documenterà i progetti realizzati nelle città; David Borrelli (Treviso), si occuperà delle liste; Vito Crimi, di Brescia, analizzerà e coordinerà i programmi sui vari territori; infine Vittorio Bertola, di Torino, che ha il compito di ritoccare Movable Type, il sistema su cui gira il sito Grillo, per creare una piattaforma informatica per condividere tutto il lavoro prodotto dai consiglieri grillini in Italia.

Normale, Grillo si dà una struttura, sia pure leggerissima. Ma lui o qualcun altro per lui? Luca B., dei meet up bolognesi, domanda: «Chi decide questi coordinatori?». Roberto Fico, del meet up di Napoli, attacca: «Con che criterio organizzate gli incontri, potremmo saperlo?».

 

Davide Bono, consigliere piemontese, ieri in Val Susa ha ribadito ogni solidarietà con Grillo. Però è certo che i modi con cui è avvenuta la strutturazione del movimento non gli sono piaciuti, «altro che spontanee, queste sono candidature spintanee. E tre di loro hanno doppi incarichi». A fine meeting aveva raccontato: «Strappo il microfono alle 14,30 e chiedo lumi, chi ha deciso chi, e se sono ruoli tecnici o politici? Mi si risponde che se qualcuno del territorio me lo chiede devo mandarlo aff...». Siamo a questo: Grillo sfodera il vaffa contro i suoi stessi eletti.

Bertola nel frattempo si autosospende dal coordinamento piemontese, in polemica con Bono. Mauro Conte accusa, «vale il singolo cittadino o sono due tre persone senza nome e senza volto, che scavalcano tutto? Grillo mi manda aff...? Io mando aff... lui». La candidata romana Serenetta Monti dice che Beppe «prende ordini» da Gianroberto Casaleggio.

Chi sia quest'uomo dai capelli Galbusera - che ieri se ne stava sereno nel bosco che possiede vicino a Ivrea, nel Canavese - è noto, ma varrà la pena ricordarlo. Beppe Grillo stesso, nella prefazione di «Web ergo sum», racconta: «Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile del 2004. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di rete. Di come potesse cambiare il mondo. Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco.

Ebbi un attimo di esitazione. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora di Calimero, il pulcino nero, Gurdjieff». E infatti Casaleggio un po' ricorda il mistico armeno, con le sue teorie su una rete impalpabile (Gaia) che arriverà a controllare la vita e la politica reale. Sarebbe discorso lungo, il fatto è che Grillo demanda a Casaleggio ormai tutto.

 

E sul web fanno le pulci al network del guru, i suoi esordi nell'Olivetti di Roberto Colaninno, il passaggio in Webegg, un'azienda allora controllata da Telecom (ai tempi Tronchetti Provera), la sua amicizia con un altro socio della Casaleggio, Enrico Sassoon, poi dal 1998 ad dell' American Chamber of Commerce in Italy, che raggruppa tra l'altro gruppi come quello dell'Aspen Institute.

Nulla di male, ovviamente; ma nulla che esalti la base. La mobilitazione, web o reale non fa distinzione, cresce, e non accetta più totem, specie dopo le vittorie elettorali. Grillo giura: «Mi chiamo fuori da questa deriva partitica piemontese». Ma il movimento cinque stelle sa di non essere il Pdl. [04-07-2011]

 

 

I FURBETTI DELLE PAGINE GIALLE - SEAT SULL’ORLO DEL FALLIMENTO: NEL 2000 VALEVA 7 €, OGGI 6 CENTESIMI - SPOLPATA DAI FONDI CHE L’HANNO COMPRATA PER 1 MLD € NEL 2003: CON UN DIVIDENDO STRAORDINARIO SI AUTO-REGALARONO 2 MLD, CREANDO 2,7 MLD DI DEBITO - De Agostini aveva investito 56 miliardi di lire nel ’ 97 e tre anni dopo esce con 3 mila miliardi (di lire) di plusvalenza. Pellicioli lascia Seat nell’estate 2001 con una stock option da 86 milioni...Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

 

Più che Gialle, molto ingiallite. Traballa la Seat Pagine Gialle, schiacciata da un debito di 2,7 miliardi che rischia di condurla nel baratro di un default. Valeva 7 euro nel 2000, oggi 6 centesimi. I rating di S&P's (CCC+) e Moody's (Caa1) sono da anticamera dell'insolvenza. Ogni euro di ricavo (1,1 miliardi nel 2010) genera 0,5 euro di perdite (667 milioni). Il salvacondotto Le banche più esposte (tra cui Royal Bank of Scotland, Unicredit e Bnp Paribas) hanno appena concesso un salvacondotto all'azienda per negoziare con i bondholder la trasformazione in azioni di un prestito da 1,3 miliardi (emesso dal veicolo Lighthouse).

 

Manovra difficile, non impossibile. Del resto la Società Elenchi Abbonati al Telefono (Seat, appunto) è con le spalle al muro. Per dare un'idea, 2,7 miliardi di indebitamento vuol dire 50 euro per ognuno dei 53 milioni di volumi (Pagine Gialle , Pagine Bianche, Tuttocittà) che ogni anno distribuisce nelle case e negli uffici degli italiani. Spesso carta inutile che si accatasta negli androni e nelle portinerie. L'idraulico una volta lo trovavi sfogliando quelle pagine, oggi vai su Internet.

LA SCOSSA DI PELLICIOLI
Quella Seat «pagine di carta» si è via via evoluta ma la prima vera scossa gliela diede dodici anni fa l'allora amministratore delegato Lorenzo Pellicioli, intuendo le potenzialità della Rete (acquisì il portale Virgilio). La nuova «mission» bastò per surfare alla grande sull'onda borsistica che premiava il «profumo» di web. Allora erano decine di migliaia i Seat-people che provavano a far soldi con la «botta di trading» . Qualcuno è ancora incastrato.

L'azienda apparteneva a una cordata con Telecom, De Agostini e altri. È con la fusione Seat-Tin.it che Telecom resta sola: i soci terzi salutano coperti d'oro. De Agostini, per esempio, aveva investito 56 miliardi di lire nel ' 97 e tre anni dopo esce con 3 mila miliardi (di lire) di plusvalenza. Pellicioli lascia Seat, entrata anche nella tv Tmc, nell'estate 2001 con una stock option da 86 milioni.

LA FAME DEI SOCI
Dieci anni dopo la metà dei ricavi viene ancora dalla voce «stampa» e il 38% dall'online.
Oggi l'azienda torinese è una piattaforma multimediale con una forte presenza sul web dove, tra l'altro, è leader nella creazione di siti Internet: 80 mila lo scorso anno. Però sul web i margini sono ridotti e occorre investire. Invece Seat, che una volta era una cash cow, è stata spolpata dal gruppo di fondi che l'ha comprata nel 2003. E ora non riesce a pagare le rate dei mutui. Come è possibile? Il meccanismo è semplice: acquisisci il controllo e poi ti ripaghi la spesa infilando le mani nelle casse della società.

 

Come? Ordinando ai manager che hai nominato di deliberare la distribuzione di un maxi dividendo straordinario. L'azienda nel frattempo si sarà indebitata per soddisfare la «fame» dei soci e mandare avanti il suo normale business. Lo schema funziona se gli affari prosperano e gli utili coprono almeno gli oneri del debito. Ma alla Seat si è tirata troppo la corda.

Al punto che un anno e sette mesi fa uscì un report degli analisti di Kepler secondo i quali il target price era zero, ma solo perché in Borsa non si può andare sottozero. «Anche se pensiamo- si leggeva - che l'amministratore delegato Alberto Cappellini sia un buon manager, non può fare miracoli, cosa che sfortunatamente è proprio quello di cui Seat ha bisogno» .

LA TRAPPOLA
Ora il cerino è rimasto in mano a quegli stessi che avevano acceso il fuoco: i fondi di private equity CVC, Permira e Investitori Associati ai quali fa capo il 49,5% del capitale. Hanno fatto un uso spregiudicato della leva finanziaria.

Nel 2003, insieme ad altri poi usciti, misero 960 milioni cash e 2,2 miliardi prestati dalle banche per il 62% del capitale. Poi con il dividendo straordinario incassarono oltre 2 miliardi. Ora invece sono intrappolati in una Seat che ogni anno dovrebbe ripagare 250 milioni di interessi sul debito. E non ce la fa. Anche una Ferrari non andrebbe avanti se dovesse trainare un Tir.04-07-2011]

 

 

1- TANGENTI ROSSE PER IL PARTITO DEMOCRATICO, VOLI DI LUSSO GRATIS PER IL MAGO DALEMIX - 2- IL PRESIDENTE DEL COPASIR - NEL TIMORE DELLO SCANDALO - SI SCAPICOLLA A RIVELARE DI AVER VIAGGIATO SENZA PAGARE 5 VOLTE SUI JET DELLA SOCIETÀ CHE VERSAVA BUSTARELLE A PRONZATO, CONSIGLIERE ENAC E RESPONSABILE TRASPORTI DEL PD - 3- MA PIÙ CHE DEGLI AEROTAXI PRESI A SBAFO, IL GRANDE TIMONIERE (DELL’IKARUS) FAREBBE BENE A PREOCCUPARSI DELLE VERE E PROPRIE TANGENTI. FINITE GRAZIE A UN SISTEMA CODIFICATO UN TERZO A UN CONSULENTE AMICO DI D’ALEMA, UN TERZO ALLA FONDAZIONE DALEMIANA ITALIANI-EUROPEI E UN TERZO AL PD DEL COMPAGNO (DI MERENDE) BERSANI - 4- IL PROPRIETARIO Di “ROTKOPF AVIATION” (I VOLI OFFERTI A D’ALEMA SAREBBERO PIÙ DI CINQUE) INCASTRA ANCHE LA GOVERNATRICE DELL’UMBRIA CATIUSCIA MARINI: SI PARLA DI 20MILA EURO COLLEGATI PRESUMIBILMENTE ALLA SPONSORIZZAZIONE DI UMBRIA JAZZ

1- UN TERZO DI TANGENTI AL PD, A D'ALEMA VOLI DI LUSSO GRATIS -
Franco Bechis per Libero

 

Massimo D'Alema ha offerto una primizia alla procura di Roma. Ieri ha rivelato a mezzo stampa - tramite portavoce - di avere in effetti viaggiato a sbafo cinque volte nel 2010 su aerei della Rotkopf di Riccardo e Viscardo Paganelli, che potevano volare grazie a permessi debitamente oliati rilasciati dall'Enac su pressione di Franco Pronzato, consigliere dell'ente e responsabile trasporti del Pd.

La procura non sapeva di quei voli, perché il nome di D'Alema generosamente ospitato dall'allegra compagnia finita in gattabuia, non compariva fra le carte sequestrate. Il leader Pd - nel timore dello scandalo- ha pensato bene di fare la prima mossa e mettere in piazza quei voli.

Ma più che degli aerotaxi presi a sbafo, D'Alema farebbe bene a preoccuparsi delle dichiarazioni del teste chiave da cui è originata tutta l'inchiesta su appalti e mazzette rosse dei pm Giuseppe Cascini e Paolo Ielo. Perché lì non sono in ballo passaggi in aerotaxi regalati come caramelle. Ma vere e proprie tangenti. Finite grazie a un sistema codificato un terzo a un consulente amico di D'Alema, un terzo alla Fondazione Italiani europei e un terzo al Partito democratico.

Tutto è partito nel settembre 2010 da un imprenditore ben noto alle cronache economiche: Pio Piccini, titolare di quelle Omega srl e Themis srl nate dal tragico spezzatino di Eutelia, quello che ha messo per strada e portato ad ‘Annozero' centinaia di incolpevoli lavoratori.

Piccini che fra i marosi di Eutelia navigava come poteva, racconta ai magistrati di avere trovato all'improvviso la sua ciambella di salvataggio. Il miracolo avviene "fra la fine del 2007 e gli inizi del 2008", quando Piccini viene invitato a un dibattito della Fondazione italiani europei e conosce Vincenzo Morichini, assicuratore di fede Pd e grande amico di D'Alema (insieme a lui e a Roberto De Santis acquistò la celebre prima barca a vela del leader Pd, Ikarus).

Morichini rassicura Piccini: non ti preoccupare, ho molte conoscenze, ti trovo io contatti e soprattutto i contratti giusti. Siccome ho una società di consulenza, per ogni contratto acquisito ti chiederò una percentuale. Fin qui tutto più o meno normale, anche se il lobbismo fatto a percentuale è cosa assai diversa e più significativa di quello indagato dall'inchiesta sulla P4.

Con la società di Morichini viene fatto un contratto di consulenza a prescindere dai risultati per una cifra modesta: 2.500 euro al mese. In più viene chiesto uno sforzo economico una tantum per la Fondazione Italiani europei: 15 mila euro versati dalla Themis e 15 mila euro versati da Omega. In tutto 30 mila euro regolarmente fatturati solo nella speranza di avere contratti e commesse.

E qui che entra in scena la postilla del "metodo Morichini". L'amico di D'Alema si dà un gran daffare per Piccini. Gli fa incontrare manager di società Finmeccanica per un appalto sui sistemi di intercettazione da fornire alle procure. Poi gli fa incontrare i vertici della Regione Umbria per accreditarlo come fornitore delle Asl.

Prima di firmare contratti e commesse, ecco che arrivano le regole. Che così Piccini descrive ai pm: "gli accordi prevedevano il riconoscimento a favore della Sdb di una percentuale sugli affari conclusi, in misura del 5,5% del fatturato, da ripartire poi in misura pro-quota fra la Sdb, la Fondazione Italiani Europei e il Partito democratico".

Nella testa di chi chiede quel 5,5% si tratta naturalmente di una intermediazione. Ma se Morichini più o meno poteva spacciarsi come intermediario, è chiaro ai pm che questa non possa essere la funzione né della Fondazione Italiani Europei né tanto meno del Pd. Quelli non sono intermediari. I soldi - una percentuale di circa il 2% di ogni contratto o commessa- che versano alla Fondazione dalemiana e al Pd per il codice penale sono tangenti.

Si capisce bene che con questo teste-chiave D'Alema possa essere un po' preoccupato. I voli? Sì, anche quelli sono poco commendevoli. Chissà quante persone c'erano a bordo insieme al leader Pd. Se il valore di quei passaggi gratis avesse superato i 50 mila euro nel 2010, ci sarebbe anche violazione della legge sul finanziamento dei partiti, perché alla tesoreria della Camera non è stata depositata la necessaria dichiarazione congiunta.
Altrimenti è solo questione di stile.

D'Alema dice che erano voli di lavoro. Lui lavora per il Copasir, organismo che non può accettare donazioni di questo genere. Se invece il lavoro era per il partito, i voli dovevano essere pagati dal Pd, non dai Paganelli. L'avrebbe capito assai bene Enrico Berlinguer. Ma non si può chiedere quell'etica a quel che è rimasto di quel Pci...

2- - IL PROPRIETARIO Di “ROTKOPF AVIATION” (I VOLI OFFERTI A D'ALEMA SAREBBERO PIÙ DI CINQUE) INCASTRA ANCHE LA GOVERNATRICE DELL'UMBRIA CATIUSCIA MARINI: SI PARLA DI 20MILA EURO COLLEGATI PRESUMIBILMENTE ALLA SPONSORIZZAZIONE DI UMBRIA JAZZ

Gian Marco Chiocci - Simone Di Meo per Il Giornale

 

C’è anche il nome di Catiuscia Marini, presidentessa piddina della Giunta regionale dell’Umbria, nei «pizzini» trovati negli uffici di Viscardo Paganelli, il proprietario della linea aerea «Rotkopf aviation» arrestato qualche giorno fa insieme a Franco Pronzato, consigliere d’amministrazione Enac ed ex responsabile del trasporto aereo per il Pd, per una storia di mazzette che rischia di travolgere il partito di Bersani in Liguria, in Umbria e nel Lazio. In questi «pizzini», l’ultimo riferimento alla Marini vedrebbe accostata una cifra di 20mila euro collegata presumibilmente alla sponsorizzazione di Umbria Jazz.


Questi documenti rappresenterebbero, nell’ottica della Procura, il «libro mastro» dei versamenti elargiti dall’uomo d’affari a politici e amministratori per un ammontare complessivo di circa 200mila euro. Ma a che titolo sarebbero stati corrisposti questi finanziamenti?

Gli investigatori sono al lavoro proprio su questo nuovo filone, che potrebbe portare a sviluppi rapidi e clamorosi, soprattutto alla luce di un’ammissione di uno dei principali protagonisti dell’inchiesta. Pronzato, infatti, ha ammesso che i 40mila euro associati al suo nome in un altro appunto scoperto durante la perquisizione della società di Paganelli rappresenterebbero una sorta di «gratifica» che il consigliere d’amministrazione Enac avrebbe ricevuto da Vincenzo Morichini, cacciatore di doti della fondazione ItalianiEuropei nonché ex comproprietario della barca di Massimo D’Alema e lobbista specializzato in appalti pubblici, ma in nome e per conto dello stesso Paganelli, per la velocità con cui l’Ente nazionale dell’aviazione civile avrebbe «licenziato» i certificati di abilitazione al trasporto passeggeri del monomotore Cessna per le due rotte dell’Isola d’Elba verso Pisa e Firenze. Soldi che, nell’interrogatorio di garanzia, Pronzato specifica di non aver mai richiesto ma di aver accettato, in due tranche, come dono natalizio e di aver poi, a sua volta, diviso con lo stesso Morichini.


Una condotta sospetta, agli occhi dei magistrati, anche e soprattutto alla luce da un’altra traccia lasciata da un bonifico bancario da 28mila e ottocento euro, pagato ancora una volta da Paganelli, a beneficio di Giuseppe Smeriglio, amico di Pronzato, per una consulenza che in realtà non c’è mai stata. In totale quasi 70mila euro finiti nelle tasche di un consigliere dell’Enac e di un suo compagno come forma di gratitudine per ungere qualche ruota?


Altro filone che si prospetta ricco di novità è quello che riguarda invece i rapporti tra il proprietario della «Rotkopf aviation» e D’Alema, presidente della fondazione ItalianiEuropei e numero uno del Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi segreti. Secondo gli inquirenti, infatti, non sarebbero soltanto cinque i viaggi offerti a Baffino, nel solo anno 2010, «per situazioni di lavoro circoscritte e particolari», come hanno spiegato dall’entourage dell’ex premier, ma probabilmente molti di più. Una circostanza, questa, che di fatto lega a filo doppio D’Alema al contesto investigativo e al ruolo giocato nell’affaire da Morichini, già indagato per corruzione e frode.

3- TUTTI GLI UOMINI DI BAFFINO AMMETTONO LE MAZZETTE
Roberta Catania per Libero

Massimo D'Alema aveva iniziato a trovarsi in una situazione imbarazzante già all'indomani degli arresti di martedì scorso, quelli per la presunta tangente Enac. Non appena si parlò dei 40mila euro che l'imprenditore Viscardo Paganelli (interrogato ieri dal gip diRoma nel carcere di Regina Coeli) ha detto di avere dato al membro del cda Enac in quota Pd, Franco Pronzato, il quale a sua volta (l'altro ieri nel carcere di Genova) aveva chiarito di avere intascato per tramite di Vincenzo Morichini.

A dire il vero Pronzato aveva intascato solamente una parte di quel denaro, perché l'ex comproprietario di Ikarus (la storica barca a vela dell'ex premier) ed ex ad di Ina Assitalia Roma, indagato anch'egli in questa stessa inchiesta per le proprie intermediazioni, pare fosse solito trattenere per sé metà delle mazzette che prendeva dagli imprenditori cui prometteva affari e appalti facilitati.

Paganelli incluso, in questo caso tassato perciò di 20mila euro. L'imbarazzo di D'Alema, oltre che per la stretta amicizia con Morichini, cresce quando si scopre - proprio grazie al suo ufficio stampa che vorrebbe metterci una toppa - che il presidente del Copasir ha accettato cinque voli dalla società finita nel mirino dei pm di Roma, in particolare dell'ex gip di Mani Pulite Paolo Ielo, che oggi da magistrato di Roma guarda con sospetto questo scambio di favori.

D'Alema prese cinque passaggi aerei, tre dei quali da Roma in Puglia, a bordo dei mezzi della compagnia Rotkopf Aviation, quella sotto inchiesta per avere ottenuto un «aiuto» nella gara d'appalto dei voli tra l'isola d'Elba e la Toscana e l'aeroporto di Roma-Urbe. Il Lider Maximo accettò quei voli gratis e senza tornaconti? In teoria sì, anche se a un politico non sarebbe concesso ricevere doni di grande valore, e in più D'Alema lo ha ricevuto da quello stesso personaggio da cui intasca anche 30mila euro.

Non direttamente Massimo, per carità, bensì la sua Fondazione Italianieuropei, alla quale Paganelli fece due finanziamenti (perfettamente leciti) di 15mila euro ciascuno «su disposizione di Morichini». Versamenti registrati e, quindi, legali. Come aveva fatto Pio Piccini, altro imprenditore guidato da Morichini, che a verbale dice di avere «finanziato » la Fondazione di D'Alema «con due contributi in denaro di 15mila euro»

Nel suo caso, come raccontò davanti ai finanzieri del Nucleo Valutario, era uno dei dazi da pagare per avere «l'assegnazione di appalti per le pubbliche forniture (..) il cui fatturato era da ripartire tra Sdb (Morichini), la Fondazione Italianieuropei ed il Partito democratico » Ad ogni modo i problemi sono nati (e forse ne nasceranno altri) quando si è aperta la prima falla.

Il Pd ha iniziato a tremare quando Morichini, l'8 giugno scorso, ha iniziato a collaborare con i magistrati che si occupano di reati contro la Pubblica Amministrazione. Un duro colpo, avere un "pentito" in casa. Poi, la seconda stilettata, il centrosinistra se l'è presa da Pronzato, che nonostante abbia dato le dimissioni da rappresentante aereo del partito, ha gettato di riflesso un'ombra sul Pd.

Ma il vero pasticcio il consigliere Enac è in procinto di farlo a giorni. Lo hanno annunciato ieri i suoi legali, che impugneranno l'ordinanza di custodia cautelare al tribunale del Riesame. A questo punto i magistrati romani, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, depositeranno gli atti dell'inchiesta per permettere al collegio di decidere. Tra le carte, lunedì o martedì, insieme al parere degli inquirenti, è possibile che venga allegato il famigerato "pizzino" con i sei referenti di Paganelli.

Un foglio dove l'imprenditore avrebbe appuntato nomi e cifre da elargire e che, finora, hanno trovato riscontro (i 40mila euro per Pronzato e i 30 mila - però legali - per la Fondazione Italianieuropei). Gli altri quattro, per un totale di 200mila euro, potrebbero mettere nei guai altri esponenti di area Pd, probabilmente più in carriera rispetto a un referente aereo. Guarda caso malelingue mormorano che studi legali di grido abbiano già ricevuto visite importanti.

 [02-07-2011]

 

 

DALEMONI-ONI-ONI - DOPO PRONZATO E MORICHINI, PURE IL “BANCHIERE DI BAFFINO” ROBERTO DE SANTIS, FINISCE NEL MIRINO DEGLI INVESTIGATORI DELLA SANITÀ PUGLIESE: PER TARANTINI AVREBBE SAPUTO DELLE “TANGENTI SESSUALI” PAGATE ALL’EX VICEPRESIDENTE PUGLIESE PD FRISULLO - I TENTATIVI DI DE SANTIS DI FERMARE LE INCHIESTE GIORNALISTICHE, DALLA LOCALE TELERAMA AL SEGUGIO DI “PANORAMA” AMADORI - E MULÈ REPLICA AL CUGINO “GIORNALE”: “NON ABBIAMO ‘MITIGATO’ ALCUNCHÉ”…

 1 - UN ALTRO AMICO DI D'ALEMA NEI GUAI SULLA SANITÀ ORA TOCCA A DE SANTIS...
Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il Giornale"

Acque agitate per i dalemiani d'Italia. Non c'è burrasca solo in Liguria, con l'arresto di Pronzato (e le indagini su Morichini). Qualche vento spiacevole soffia pure in direzione Sud, sulle coste del Salento caro a Baffino. Un anno fa il suo fedelissimo Sandro Frisullo, già vice di Vendola in Regione Puglia, finisce arrestato per l'affaire Tarantini.

Ora salta fuori che in quell'indagine era «attenzionato», e intercettato da marzo a maggio 2010, anche Roberto De Santis, imprenditore vicinissimo al presidente del Copasir (e insieme a Morichini comproprietario dell'Ikarus II). De Santis, tra l'altro, un link con la Liguria ce l'ha: era nel Cda di Festival crociere spa, insieme con Raffaele Bozzano, già a capo della società di intermediazione assicurativa ItalBroker, ora guidata dal dalemiano Franco Lazzarini, amico di Morichini.

A tirare in ballo De Santis, soprannominato «il banchiere di D'Alema», era stato nei suoi interrogatori proprio Gian Paolo Tarantini, il «re delle protesi» pugliese che, secondo l'accusa, si battagliava il mercato della sanità regionale con le aziende di famiglia del senatore Alberto Tedesco, ex assessore pugliese alla Sanità (e lui stesso, pur di estrazione socialista, divenuto nel Pd un convinto dalemiano), ora sotto richiesta d'arresto.

«Giampi», infatti, mette a verbale di aver conosciuto Frisullo, e la «lady Asl» barese, Lea Cosentino, proprio tramite De Santis. Di conseguenza, su quest'ultimo si accendono i riflettori degli inquirenti. Anche perché Tarantini, tra le tante cose, riferisce che in un incontro tra lui e De Santis a Roma, in piazza Navona, «parlammo di Frisullo, e io dissi che avrei potuto coinvolgere anche Frisullo avendo mandato anche a lui delle donne». Dunque l'imprenditore salentino legato a «Baffino» avrebbe saputo in tempo reale delle «tangenti sessuali» pagate da Tarantini al vicepresidente della Regione.

Ma non solo. Ancora «Gianpi» riferisce di aver parlato con De Santis di «tante iniziative da fare nel mondo della Sanità, ma non se ne è mai concretizzata alcuna». E aggiunge di aver voluto «ricompensare »l'imprenditore dalemiano «delle conoscenze che mi aveva fatto fare»: «Gli pagai - mette a verbale - una vacanza in barca a Saint Tropez nel luglio 2008 pagando l'intero viaggio (10mila euro alla società Mangusta) a lui, a Castellaneta, Francesco Nettis (titolare di una ditta che eroga gas) e delle ragazze loro amiche; gli ho inoltre regalato 2 o 3 orologi costosi del valore complessivo di circa 60mila euro (...) gli ho messo più volte a disposizione macchine, autisti e pagato ristoranti».

Finisce tutto in una nota che la Gdf invia ai pm baresi a gennaio 2010, in cui «vengono analizzate le dichiarazioni in ordine alle figure e alle condotte di Frisullo, Salvatore Castellaneta (avvocato considerato vicino al dalemiano Nicola Latorre, ndr) e Roberto De Santis ». I tre, scrivono gli inquirenti, secondo Tarantini avrebbero «accreditato le aziende» di Gianpi nelle Asl pugliesi, «favorito l'illecita aggiudicazione di gare e appalti» e «fornito copertura "politica e istituzionale" a livello regionale».

Quest'ultima, in particolare, è l'attività che gli investigatori ritengono sia stata svolta da De Santis. Opera da lobbista, stile Morichini, non necessariamente inquadrabile in un'ipotesi di reato. Ma i pm non sembrano così drastici. I verbali di Tarantini in cui vengono approfonditi i rapporti con De Santis sono ricchi di omissis, che potrebbero nascondere dettagli interessanti e noti solo agli inquirenti: «De Santis mi presentò anche (...) mi inviò dal (...) per un progetto sulla tracciabilità delle sacche di sangue (...). Ho conosciuto, tramite De Santis (...)».

 

Le risultanze della nota della Gdf di gennaio trovano sponda nei pm che, a marzo 2010, mettono De Santis sotto intercettazione alla vigilia dell'arresto di Frisullo, nella convinzione che le manette per l'ex vice di Vendola avrebbero potuto «indurre De Santis e Castellaneta a riferire, tra loro o con altri, elementi e circostanze utili al prosieguo delle indagini».

E, in una richiesta di proroga delle intercettazioni di De Santis, datata fine marzo, c'è un passaggio dei pm che ne farebbe ipotizzare l'iscrizione nel registro degli indagati. Gli inquirenti rimarcano la necessità di proseguire l'ascolto per «acquisire ulteriori elementi utili al rafforzamento dell'architettura ac­cusatoria delineata a carico dell'indagato nonché atten­zionato ».

È un piccolo giallo: De Santis non risulta indagato né vi è notizia di uno stralcio della sua posizione dalle carte dell'inchiesta su Frisullo. Di certo, nel periodo in cui il grande orecchio giudiziario spia De Santis, emerge quello che un'informativa delle Fiamme gialle definisce «malessere »manifestato dall'imprenditore «per l'azione condotta da taluni giornalisti, volta ad approfondire notizie sulla sua persona».

De Santis, il cui legame con Frisullo per gli inquirenti è così stretto che «non si può escludere una conoscenza da parte sua delle illecite condotte tenute da Frisullo o un suo coinvolgimento nelle stesse», viene intercettato mentre si attiva per «frenare» due giornalisti. La prima è Francesca Pizzolante, cronista di una tv locale, Telerama.

De Santis viene a sapere il 22 marzo dal fratello Massimo che la giornalista fa domande su di lui, e replica: «Mh... rintracciami il numero di Paolo Pagliaro (proprietario di Telerama, ndr)». Meno di un'ora dopo, De Santis riceve la chiamata di un tale Rino: «Roberto, lui non sapeva niente (...) ha già fatto una telefonata al direttore, che qualunque cosa non si faccia (...) stai tranquillo ».

Il giorno dopo arriva in zona l'inviato di Panorama Giacomo Amadori. De Santis commenta: «Stanno preparando qualche porcata», ma l'articolo stavolta esce tre giorni dopo. E gli inquirenti osservano: «Di sicuro rilievo (...) è il fatto che De Santis, attivatosi per frenare la giornalista di Telerama , interviene sulla proprietà dell'emittente riuscendo a bloccarla e, forse, a mitigare l'articolo di Panorama».

MAI PRESSIONI DA DE SANTIS E NIENTE SCONTI PER D'ALEMA...
Lettera di Giorgio Mulè (direttore di "Panorama") a "il Giornale"

Gentile direttore la chiusura del pezzo di Massimo Malpica e Gian Marco Chiocci pubblicato a pagina 5 merita una precisazione in quanto lascia aperto un dubbio che va risolto nel modo più netto. Riportando un'informativa della Guardia di Finanza sui tentativi da parte di Massimo De Santis di bloccare un articolo di Panorama che lo riguardava si insinua che l'intervento di DeSantis avrebbe forse «mitigato l'articolo di Panorama».

Eccoci dunque al chiarimento. Innanzitutto va escluso che vi fu alcuna pressione su di me per non far uscire l'articolo da parte di De Santis (che non conosco) o da suoi interlocutori. Il nostro Giacomo Amadori, sul quale non mi dilungo riguardo alle doti da cane da polpaccio, è cronista che se avesse ricevuto pressioni le avrebbe prima respinte e poi denunciate come ha già fatto in altre occasioni.

È possibile che il ricorso al verbo «mitigare» da parte degli investigatori sia allora legato al tentativo di aver ridotto sul piano quantitativo il numero di informazioni raccolte da Amadori su De Santis. E questo perché lo stesso De Santis (come risulta dalle intercettazioni) si mosse per alzare un muro di silenzio intorno a lui.

Questo è ciò che può essere accaduto ma che non ci ha impedito di pubblicare un articolo molto ben documentato di tre pagine sul «Richelieu di D'Alema» (come lo definimmo nel titolo) raccontando - cito sempre il titolo - «storie e imprese dell'uomo all'ombra di Baffino».

[04-07-2011]

 

 

1- FERMI TUTTI! DUE CAPITOLI DEL FAMOSO RAPPORTO DELOITTE SULLE SIM FALSE. TOLLERATO PER “LIMITARE L’IMPATTO DEI RICAVI”, IL FENOMENO “ERA NOTO A TUTTI I LIVELLI, TOP MANAGEMENT COMPRESO” (BUORA, MARCO DE BENEDETTI, CASTELLI E LUCA LUCIANI) - 2- MORETTI NON HA CAPITO ANCORA CHE AL DI LÀ DELLA CONGIURA NAPOLETANA C’È QUALCUNO A LONDRA CHE GLI STA PREPARANDO UN ALTRO PIATTINO, E PER UN PARADOSSO INCREDIBILE ANCHE QUESTA POLPETTA PORTA IL NOME DI BISIGNANI (NANNI) - 3- IBM FOLLIES! DOPO IL BLOCCO DI 4 GIORNI DEGLI UFFICI POSTALI CHE HA PORTATO SARMI SULL’ORLO DELLA PAZZIA È ARRIVATO IL BLOCCO DELLE BIGLIETTERIE DELLE FERROVIE - 4- AURELIO REGINA, IN CORSO PER UNA POLTRONA DI PRESTIGIO DI CONFINDUSTRIA, È TERRIBILMENTE SECCATO PER GLI ARTICOLI SULLE SUE TELEFONATE CON BISIGNANI - 5- SEMPRE PIÙ INSISTENTE LA VOCE CIRCA LA VENDITA DEL QUOTIDIANO ROMANO “IL TEMPO”

1- FERMI TUTTI! DUE CAPITOLI INTEGRALI DEL FAMOSO RAPPORTO DELOITTE SULLE SIM FALSE. IL FENOMENO ERA TOLLERATO PER "LIMITARE L'IMPATTO DEI RICAVI" E CHE "ERA NOTO A TUTTI I LIVELLI, TOP MANAGEMENT COMPRESO" (BUORA, MARCO DE BENEDETTI, CASTELLI E LUCA LUCIANI)
Per gli uscieri di TelecomItalia il weekend è stato molto sofferto.

 

Quando venerdì sera stavano per lasciare gli uffici di Roma e di Milano si sono visti arrivare sui blackberry e gli iphone un documento di 31 pagine che ha rovinato il fine settimana. E quando sono andati a casa e ne hanno parlato con le mogli e con i figli costoro li hanno costretti a chiudere le persiane e a leggere riga per riga il Dispaccio N.50 che venerdì è stato inviato a centinaia di dipendenti dentro la Newsletter anonima che porta il nome "Duke News" e il sottotitolo "Kasta delenda est".

Non si tratta di un documento qualunque bensì di due capitoli integrali del famoso Rapporto Deloitte sulle Sim false che è rimasto segreto anche per i consiglieri di amministrazione di Telecom. Nonostante le pressioni di Luigi Zingales, il barbuto consigliere indipendente che ha fama di rompicoglioni, in questi mesi non c'è stato verso di conoscere i contenuti del Rapporto che tocca una pagina oscura della gestione precedente a quella di Franchino Bernabè. La stessa cosa è successa per i piccoli azionisti riuniti in ASATI, l'Associazione che li rappresenta, e che da febbraio preme per leggere il testo integrale.

Finora qualche anticipazione è apparsa soltanto sul sito "Linkiesta", ma quello che è stato messo in orbita venerdì è sicuramente materiale di estrema delicatezza. Era inevitabile che qualche usciere zelante girasse le 31 pagine a Dagospia che nella sua infinita miseria è in grado di fare una sintesi veloce. Va detto innanzitutto che la Newsletter "Duke News" scrive di 8 milioni di sim false, un numero che potrebbe avvicinarsi addirittura ai 10 milioni.

In realtà nei capitoli 5 e 6 del Rapporto Deloitte non ci sono elementi per arrivare a questi numeri poiché i consulenti della celebre casa di certificazione americana dove lavorano 2.800 professionisti, hanno analizzato con rigore il periodo 2005-2007 e sono arrivati alla conclusione che le Sim irregolari messe sul mercato con nomi stravaganti (Pippo, Pluto, Paperino, ecc.) sono state 6,9 milioni.

Nella parte introduttiva del Rapporto lo studio legale Santa Maria di Milano che dispone di uffici anche a Park Avenue, ha inquadrato il fenomeno e ha ripercorso le tappe attraverso le quali il 9 maggio del 2008 la "nuova" Telecom di Bernabè ha avviato iniziative per interrompere le anomalie. Tra queste, l'interruzione immediata del contratto con i dealer della rete commerciale Tim, la sospensione di qualsiasi bonus legato alle vendite e "l'obbligo di intraprendere le necessarie iniziative innanzi all'autorità giudiziaria".

Da qui le 17 querele presso varie procure e contro 18 dipendenti coinvolti nelle indagini (particolarmente serrate da parte della Procura di Vicenza e di Milano).

Per gli uscieri di Telecom e per le loro famiglie queste notizie non sono state una sorpresa perché sapevano che Franchino Bernabè aveva avviato il "Gruppo di lavoro Carteprepagate" al fine di regolarizzare con nuove procedure l'intestazione delle utenze. Bisogna arrivare alla pagina 10 del Rapporto per provare autentici brividi. Qui infatti comincia il capitolo 6 dove si affronta il tema della stima degli effetti economici e si indicano i profili di responsabilità dei manager che nel periodo 2005-2007 hanno gestito l'azienda.

Per quanto riguarda il danno economico a Telecom non si arriva certamente ai 500 milioni di euro di cui parla nella micidiale Newsletter "Duke News" perché i certificatori elencano i costi tecnici e legali sostenuti dall'azienda (circa 20 milioni di euro) ma non tirano una somma finale.

Ben più precisa è l'indicazione del percorso attraverso il quale è venuto alla luce il traffico delle Sim false. Si comincia da un primo report del giugno 2005 in cui il manager Focaroli (preposto alla direzione Audit) mette sull'avviso i top manager di Tim, Carlo Buora, Marco De Benedetti, Castelli e Luca Luciani (il famoso Napoletone di Walterloo). A quanto si legge il biondo manager avrebbe deciso "di non voler sospendere il traffico entrante/uscente delle linee prive di anagrafica".

In un secondo report (sempre a cura dell'Audit di Telecom con la data 14 settembre 2006) le carenze e le criticità del fenomeno vengono riproposte all'attenzione di Buora, Ruggero, Castelli, Golinelli e Luciani; poi ne arriva un terzo del luglio 2008 che questa volta finisce sul tavolo di Galateri, Bernabè, Cicchetti, oltre ai soliti Luciani e Golinelli.

A questo punto Franchino prepara le contromosse e alla vigilia di Natale taglia la testa a Lucio Golinelli che "lascia a sorpresa l'azienda" mentre il biondo Luciani viene spedito nell'esilio dorato di Tim Brasil dove riesce a riscattarsi con performances formidabili.

Per gli uscieri la ricostruzione del Rapporto Deloitte spiega alcune vicende di cui anche i muri di Telecom sussurravano. La conclusione più amara è che il fenomeno delle Sim multiple e false era tollerato per "limitare l'impatto dei ricavi" e che "era noto a tutti i livelli, top management compreso".


2- MORETTI NON HA CAPITO ANCORA CHE AL DI LÀ DELLA CONGIURA NAPOLETANA C'È QUALCUNO A LONDRA CHE GLI STA PREPARANDO UN ALTRO PIATTINO, E PER UN PARADOSSO INCREDIBILE ANCHE QUESTA POLPETTA PORTA IL NOME DI BISIGNANI (NANNI)
Anche gli uscieri del palazzo-obitorio delle "Ferrovie dello Stato Italiane" hanno vissuto un brutto weekend.

Un colpo durissimo è arrivato da Napoli con le dichiarazioni di Bisignani nei confronti del capo supremo Mauro Moretti. Gli uscieri sono rimasti colpiti dalla violenza delle accuse formulate dal faccendiere-federatore con toni quasi simili a quelli utilizzati contro la Santanchè. Dietro le parole pronunciate davanti ai magistrati, si capisce che quando Bisignani viene toccato nei soldi e negli affetti, abbandona il cinismo che lo ha portato a tirare in ballo l'Italia intera, e allenta i freni della furbizia.

Contro l'ex-sindacalista di Rimini ha sparato accuse che con forza sono state respinte al mittente. Per Moretti, che domani manderà a Napoli i legali per leggere le 15mila pagine dell'Enciclopedia Woodcock, si tratta di falsità alle quali intende rispondere con denunce precise.

Gli uscieri che lo conoscono da anni sono convinti che il Capo saprà difendersi e che il faro si sposterà su qualcuno dei 15 manager di Trenitalia, primo fra tutti il direttore tecnico Donato Carillo. Purtroppo le notizie arrivate da Napoli hanno guastato l'effetto sorpresa del Piano industriale in cui Moretti ha annunciato investimenti per 27 miliardi di euro e ha lanciato la sua sfida a Ntv di Luchino di Montezemolo con le due 2 ore e 20 della tratta Roma-Milano.

Secondo gli uscieri comunque Moretti non ha capito ancora che al di là della congiura napoletana c'è qualcuno a Londra che gli sta preparando un altro piattino, e per un paradosso incredibile anche questa polpetta porta il nome di Bisignani.

In questo caso però non si tratta del chiacchierato giornalista Luigi nato a Milano nel 1953, ma del fratello Giovanni, romano di sette anni più vecchio, che dopo l'Alitalia nel 2002 è diventato direttore generale della IATA, l'Associazione che rappresenta 230 compagnie aeree.

A partire dal 1° luglio il "Nanni" Bisignani lascerà la poltrona della IATA e passerà la mano a Tom Thyler, ex-amministratore delegato di Cathay Pacific, ma da parecchi mesi le compagnie aeree rappresentate dentro questo organismo internazionale stanno premendo su Bruxelles per chiedere alla Commissione Trasporti europea di obbligare le società ferroviarie a introdurre varchi di check-in, controlli bagagli e banchine protette per difendere la sicurezza dei passeggeri.

I ragionamenti che fanno negli uffici IATA di Londra sono semplici: su un aereo possono viaggiare al massimo 250/300 passeggeri, mentre su un treno si possono superare gli 800, quindi un incidente ferroviario sarebbe molto più "invasivo" e devastante. L'effetto delle misure che Bruxelles potrebbe introdurre sarebbe il rallentamento dei treni, la costruzione di banchine protette, e in questo modo tutto il traffico ferroviario subirà inevitabili rallentamenti con modifiche di orario e procedure simili a quelle degli aeroporti.

Se l'operazione condotta dalla lobby della IATA, guidata in questi anni da "Nanni" Bisignani andrà in porto, le Ferrovie Italiane e non solo saranno costrette a rivedere gli orari e la concorrenza con l'aereo sarà molto più dura.


3- DOPO IL BLOCCO DEI QUATTRO GIORNI DEGLI UFFICI POSTALI CHE HA PORTATO MASSIMO SARMI SULL'ORLO DELLA PAZZIA È ARRIVATO IL BLOCCO DELLE BIGLIETTERIE DELLE FERROVIE
A rovinare il fine settimana di Moretti e delle Ferrovie è arrivato il blocco delle biglietterie che dalle 2,30 di sabato fino alle 9 di sera ha impedito di comprare un biglietto del treno.

In questo caso il povero Moretti non c'entra assolutamente nulla perché la colpa ricade interamente sulle spalle dell'IBM.

Per la multinazionale americana che a metà giugno ha celebrato con solennità il suo centenario, è un altro colpo durissimo che arriva dopo il blocco dei quattro giorni degli uffici postali che ha portato Massimo Sarmi sull'orlo della pazzia.

Nel quartier generale di IBM Italia dove dal 2007 comanda il 55enne milanese Nicola Ciniero, non vogliono parlare di attacco informatico, ma il baco maledetto che ha bloccato gli uffici postali sta facendo una gita turistica devastante tra le Poste, le Ferrovie e addirittura sembra (almeno in parte) agli sportelli di Banca Intesa e al ministero dell'Istruzione, dove i calcolatori hanno sbagliato a elaborare i test per gli studenti impegnati negli esami della scuola media.

Adesso i tecnici di Big Blue che il 15 giugno hanno dedicato 2 milioni di ore al volontariato per celebrare il centenario del Gruppo, sono alla caccia del baco maledetto mentre il top dell'azienda è impegnato a salvare l'immagine.


4- AURELIO REGINA, IN CORSO PER UNA POLTRONA DI CONFINDUSTRIA, È TERRIBILMENTE SECCATO PER GLI ARTICOLI SULLE SUE TELEFONATE CON BISIGNANI
Per il manager è il momento di inabissarsi per non compromettere la corsa a una poltrona di prestigio di Confindustria
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Aurelio Regina, padrone del Sigaro Toscano e presidente di Unindustria, è terribilmente seccato per gli articoli sulle sue telefonate con Bisignani a proposito della Camera di Commercio e le Olimpiadi di Roma.

Per il manager è il momento di inabissarsi per non compromettere la corsa a una poltrona di prestigio di Confindustria e in quest'ottica è apparso ultimamente in pubblico con un paio di occhiali scuri (vedi foto al buffet per i 150 anni del Sigaro Toscano).

A chi gli chiedeva la ragione di quest'abbigliamento inconsueto, il povero Regina ha indicato il grosso gonfiore sotto l'occhio sinistro che non è riconducibile alle rivelazioni dei magistrati "comunisti".


5- SI FA SEMPRE PIÙ INSISTENTE LA VOCE CIRCA LA VENDITA DEL QUOTIDIANO ROMANO "IL TEMPO"
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che si fa sempre più insistente la voce circa la vendita del quotidiano romano "Il Tempo".

Che Domenico Bonifaci, il 75enne palazzinaro verace, voglia disfarsi per almeno 30 milioni della testata, non è una novità, ma di acquirenti all'orizzonte non se ne vedono. Sembra comunque che Bonifaci voglia chiudere la partita al massimo entro un mese".

27-06-2011

 

 

1- MONTEZEMOLO/1: "A BISI CHIESI DI INTERVENIRE SU MASI PER UNA FICTION DELLA FENECH" - 2- MONTEZEMOLO/2: "IL FIGLIO DI BISIGNANI È STATO ASSUNTO IN FERRARI LO SCORSO ANNO" - 3- L’AD MAURO MORETTI INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO (DENUNCIA ’BLOCCATA’ DA PAPA) - 4- BARBARESCHI: "NON è COSÌ CHE IN UN PAESE CIVILE DEVE FUNZIONARE LA GIUSTIZIA" - 5- DAGO ALL’ANSA: "L’ENI FA PUBBLICITÀ OVUNQUE, A CHIUNQUE, ANCHE AL ’GAZZETTINO DELL’APPETITO’; E QUEI CENTOMILA EURO ALL’ANNO, E LORDI, PER INSERZIONI WEB NON SONO DI CERTO UNO SCANDALO, ANZI, E LI HO OTTENUTO ATTRAVERSO IL CENTRO-MEDIA" - 6- L’ENI ALL’ANSA: "IN BASE ALLA SUA STRATEGIA DI COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA E NON ATTRAVERSO A PRESUNTE INTERMEDIAZIONI, ACQUISTA SPAZI PUBBLICITARI SU MOLTEPLICI TESTATE WEB, TRA LE QUALI DA ALCUNI ANNI IL SITO INTERNET DAGOSPIA" -

 

1- P4: AD FERROVIE MORETTI INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO
(ANSA) - L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Mauro Moretti risulta indagato nell'indagine sulla P4. L'iscrizione nel registro degli indagati é riportata nella richiesta di arresto (per Bisignani) dei pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che gli constestano il reato di favoreggiamento personale (art 378 cp).

Nella richiesta i magistrati scrivono che il nome di Moretti viene fuori in seguito alla denuncia che l'imprenditore De Martino avrebbe voluto presentare per una serie di presunti illeciti perpetrati ai danni della propria società da parte di Ferrovie dello Stato e segnatamente da alcuni soggetti dell'ufficio tecnico di Trenitalia legati all'ad Moretti. Denuncia che sarebbe stata 'bloccata' da Papa, il parlamentare del Pdl nei confronti del quale è stato chiesto l'arresto.

bisi - montezemoloMAURO MORETTI AD GRUPPO FS

Interrogato, Moretti ha messo a verbale, dicono i pm "non solo di conoscere Bisignani e Papa" ma ha anche dichiarato "di essere stato contattato dall'onorevole Papa che - secondo il racconto del Moretti - si sarebbe lamentato per il trattamento ricevuto su un treno da parte di un controllore".

Al riguardo, dicono ancora i pm, "appare invece evidente che, mentre appare una vera e propria presa in giro l'ipotesi che un uomo come il Papa potesse incomodare il Moretti per vicenda tanto banale (e per tale ragione il Moretti è stato iscritto a mod.21 per il delitto di cui all'art 378 cp), il Papa, dopo aver 'stoppato' la denuncia del De Martino abbia, poi, contattato il Moretti...appunto per vantare, per rivendicare e per 'spendere' nei confronti dello stesso Moretti il credito derivante, appunto, dall'avvenuta surrettizia sottrazione alla cognizione dell'autorità giudiziaria di una vicenda che comunque avrebbe coinvolto in qualche modo il Moretti stesso e/o comunque l'azienda da lui amministrata".

2- MONTEZEMOLO, A BISIGNANI CHIESI AIUTO PER EDVIGE FENECH IN RAI
(ANSA) - Sollecitare tramite Luigi Bisignani l'intervento del direttore generale della Rai Mauro Masi in favore di Edwige Fenech: è questo il motivo per cui Luca Cordero di Montezemolo contattò l'ex giornalista e faccendiere finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta P4. Ascoltato lo scorso 23 febbraio dai pm di Napoli, l'ex numero uno di Confindustria spiega di aver fa contattato Bisignani perché agisse "nell'interesse di Edwige Fenech (e ciò dal momento che so che Bisignani è amico di Masi) che è stata la mia compagna e che produce film o meglio fiction per la Rai".

EDWIGE FENECH

"La Rai - aggiunge Montezemolo - si era impegnata a finanziare fiction prodotte dalla stessa Fenech che quindi aveva affrontato spese preliminari". Per questo - aggiunge - "io stesso chiamai, in un primo tempo, direttamente Masi da Abu Dabi; subito dopo chiamai Bisignani chiedendogli di intervenire su Masi; ultimamente la Fenech mi ha detto che era ancora in attesa". Rispondendo ad una domanda degli inquirenti, Montezemolo fa riferimento a una Maserati, alla quale si fa riferimento in una delle intercettazioni, e che - dice - "Masi mi aveva chiesto di provare e che io gli avevo mandato".

Moretti e Montezemolo

3- MONTEZEMOLO: FIGLIO BISIGNANI ASSUNTO IN FERRARI 1 ANNO FA
(ANSA) - Il figlio di Luigi Bisignani, l'ex giornalista agli arresti domiciliari con l'accusa di favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla P4, è stato assunto in Ferrari lo scorso anno. A rivelarlo è lo stesso presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, ascoltato dai pm di Napoli lo scorso 23 febbraio.

"Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perché Bisignani è amico di Briatore; l'anno scorso, dal momento che ci serviva un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali (Stefano Domenicali, direttore sportivo della Ferrari, ndr.) di incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo - aggiunge Montezemolo - è poi stato assunto e mi dicono che il ragazzo sia in gamba".

PAOLO SCARONI E SIGNORA

4- MONTEZEMOLO A PM, PER BISIGNANI MORETTI CE L'AVEVA CON ME
(ANSA) - Luigi Bisignani "mi disse che Moretti di Ferrovie ce l'aveva con me". A riferirlo ai pm di Napoli è Luca Cordero di Montezemolo, ascoltato lo scorso 23 febbraio in merito ai suoi rapporti con l'ex giornalista finito agli arresti domiciliari per favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. "Così facendo - aggiunge l'ex numero uno di Confindustria - mi fece capire che aveva rapporti con Moretti". Montezemolo precisa poi di non sapere "se Moretti (Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs, ndr.) e Ferrovie abbiano rapporti con Bisignani ovvero con la Ilte (società di cui Bisignani è dirigente, ndr.) che si occupa di stampa".

alfonso-papa-

5- MONTEZEMOLO, BISIGNANI E' INTERFACCIA DI SCARONI ED ENI
(ANSA) - Luigi Bisignani "da sempre è quello che si occupa delle relazioni esterne dell'Eni e in particolare di Scaroni; cioé, per me Bisignani è sempre stato l'interfaccia di Scaroni e dell'Eni". Così Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, ascoltato dai pm di Napoli titolari dell'inchiesta sulla P4, riferisce dei suoi rapporti con l'ex giornalista e faccendiere finito agli arresti domiciliari per favoreggiamento.

Montezemolo ricorda di aver conosciuto Bisignani "intorno al 1989, quando lui era all'ANSA in occasione dei mondiali di calcio; lui era un giovane giornalista e noi dell'organizzazione - aggiunge - ottenemmo il distacco di Bisignani. Successivamente, molti anni dopo, quando ero presidente di Confindustria, venni a sapere che Bisignani lavorava o aveva una collaborazione con l'Eni; venni cioé a sapere che lui lavorava per Scaroni, non ricordo se Scaroni era in Enel o già in Eni...".

6- MONTEZEMOLO STUPITO PUBBLICAZIONE FATTI POCO RILEVANTI
(ANSA) - "Stupito per la pubblicazione di fatti poco rilevanti". Così ambienti vicini a Luca Cordero di Montezemolo, definiscono la reazione del presidente della Ferrari rispetto alle dichiarazioni da lui rilasciate e rese oggi pubbliche lo scorso 23 febbraio dai pm di Napoli, nell'ambito dell'indagine su Luigi Bisignani. Gli stessi ambienti fanno notare infatti che "la telefonata per la Fenech è stata semplicemente un gesto cavalleresco verso una persona che in passato è stata legata a Montezemolo.

LUCA BARBARESCHI E MARIASTELLA GELMINI

Nel merito della telefonata Montezemolo aveva semplicemente chiesto di mantenere gli impegni già assunti con una casa di produzione che da anni si occupa di fiction per la Rai". Per quanto riguarda invece l'assunzione del figlio di Bisignani in Ferrari, gli stessi ambienti fanno notare "come non ci sia nulla di strano", in quanto "sono state seguite le normali procedure di selezione della Casa di Maranello". Il ragazzo selezionato inoltre "lavorava già da anni alla Renault con le stesse mansioni ed è stato preso, con lo stesso ruolo, dopo che la squadra corse Renault era stata chiusa".

7- BARBARESCHI, RIBADISCO NESSUN LEGAME CON BISIGNANI
(ANSA) - Ribadisco con forza e determinazione che tra me ed il signor Luigi Bisignani, pur essendoci un rapporto amichevole, non c'è stato niente che mi potesse indurre a chiedere un suo interessamento nei miei confronti per la nomina a direttore artistico del Teatro Stabile di Roma. Nel nostro incontro ci siamo limitati a commentare come fossero lenti i tempi per una nomina così delicata".

E' quanto precisa in una nota Luca Barbareschi, deputato del Gruppo Misto e vicepresidente della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. "Purtroppo - continua Barbareschi - continuano ad essere riportati stralci di un colloquio privato tra me ed il pm e ripeto che sono stato chiamato solo come persona informata sui fatti. Prego vivamente tutti gli organi di stampa di non riportare notizie che non corrispondono al vero".

"La magistratura dovrebbe garantire la massima riservatezza per quando vengono condotte delle indagini così delicate per salvaguardare la privacy di chi viene ascoltato ma non è imputato. E' così che in un Paese civile deve funzionare la macchina della giustizia", conclude Barbareschi.

Nicky Vendola Roberto DAgostino jpeg

8- DAGO SI DIFENDE, IL SITO LO GESTISCO IO - D'AGOSTINO, NE' ASCOLTATO NE' INDAGATO DA PROCURA NAPOLI
(di Silvia Lambertucci) (ANSA) - "Non nego di aver conosciuto Luigi Bisignani e di aver avuto notizie da lui, io come tanti altri giornalisti, del resto. Quello che è certo è che Bisignani non ha mai 'cogestito' Dagospia, né tantomeno è intervenuto per farmi avere la pubblicità dall'Eni".

Dalla casa romana dove lavora al suo cliccatissimo sito - "600 mila pagine viste al giorno, 140 mila visitatori unici", snocciola lui con orgoglio - Roberto D'Agostino smentisce le notizie che lo riguardano arrivate dalla procura di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. "Non sono mai stato ascoltato a Napoli, né indagato - dice all'Ansa- qual è il problema?".

Poi aggiunge: "Leggo cose assurde, che mi lasciano senza parole, scrivere una castroneria va bene, diffamare già meno". I giornalisti, sottolinea piccato Dago, che oggi pubblica la sua versione anche sul sito, "prendono le notizie dalle fonti, le verificano e le pubblicano". E le fonti, "le scelgono liberamente loro", aggiunge, "non se le fanno indicare dalle procure della Repubblica".

BISIGNANI

Quanto alla pubblicità, "basta vedere gli importi", sottolinea, "io la chiedo a tutti, non mi vergogno certo, visto che di inserzioni campa il mio sito. L'Eni fa pubblicità ovunque, a chiunque, anche al Gazzettino dell'appetito; e quei centomila euro all'anno, e lordi, che ho ottenuto li ho avuti attraverso un centro-media e dalla società che raccoglie i banner per il sito (System24). Certo non è una cifra per la quale si possa gridare allo scandalo. Chissà, forse se fosse intervenuto Bisignani, visto il suo rapporto con Scaroni, avrei ottenuto molto, molto di più ".

Poi Dago punta il dito sulla notizia di gossip che sarebbe arrivata al sito attraverso Bisignani: "da quello che risulta il parlamentare pdl Alfonso Papa avrebbe detto al lobbista di mandare a dagospia un pettegolezzo su Vietti attovagliato a Trastevere con 'quattro avvenenti ragazze'... una notiziola che sul mio sito non è mai comparsa, può vericarlo chiunque".

Luigi Bisignani con Giulio Andreotti

Questa, "non è la buca delle poste", ripete, "io scelgo quello che voglio". Insomma, per Dagospia nessuno scandalo: "Non nego di conoscere Bisignani né di avere ottenuto notizie da lui, io come tanti altri, ma ne ho prese tante di notizie anche da tanti altri.- conclude D'Agostino- Uno le notizie le chiede a chi ce l'ha, anche al diavolo se serve. E poi, oggi Bisignani vuol dire Letta, come ieri Angelo Rovati voleva dire Prodi oppure Velardi stava per D'Alema. Io non ci vedo nulla di così scandaloso. E diciamolo, anche a giudicare da quello che ha ottenuto Bisignani non mi sembra 'l'uomo più potente d'Italià...".

9- ENI, PUBBLICITA' SU DAGOSPIA TRAMITE CONCESSIONARIA SITO...
(ANSA) - L'Eni, "in base alla sua strategia di comunicazione pubblicitaria e non attraverso a presunte intermediazioni, acquista spazi pubblicitari su molteplici testate web, internazionali e nazionali, tra le quali da alcuni anni il sito internet Dagospia". E' quanto precisa il gruppo petrolifero, in merito a quanto emerso dall'inchiesta di Napoli sulla P4.

"Così come avviene per acquisizioni pubblicitarie su altri media - precisa il gruppo - Eni pianifica e acquista gli spazi su Dagospia tramite la concessionaria in esclusiva del sito, Il Sole24Ore System, attraverso un centro media convenzionato, ZenithOptimedia.

In particolare, gli interventi pubblicitari su Dagospia, effettuati anche da altre importanti aziende italiane, consentono di raggiungere un target qualitativamente molto elevato in termini socio-demografici e rientrano quindi nella politica di comunicazione commerciale della compagnia. Eni ribadisce che, in quanto gruppo globale, i propri investimenti in comunicazione sono funzionali alle attività di business che la società realizza nel mondo".

 [20-06-2011]

 

 

BORSA MILANO A -0,2% - UNICREDIT PARTECIPERÀ AL ‘ROLLOVER’ DEL DEBITO GRECO - S&P RIBADISCE: CHIAMATELO PURE ‘ROLLOVER’, NOI LO CONSIDEREREMO FALLIMENTO - INCIDENTE MORTALE SARAS: 3 CONDANNATI, 2 ASSOLTI - CONSUMATORI: IL GOVERNO DANNEGGIA GLI AUTOMOBILISTI PER 488 € - A2A: GIOVEDÌ IL D-DAY SU EDISON - CRAC CIRIO, STASERA LA SENTENZA PER GERONZI E C. - ANTITRUST MULTA RYANAIR PER 500MILA € - LIGRESTI SVALUTA MILANO ASS. - FUGA DALL’ITALIA? BNP LIMA QUOTE IN ENI, FINMECCANICA, MEDIASET E TELECOM - VW SI AGGIUDICA LA MAGGIORANZA DEI CAMION ’MAN’…

1 - BORSA, LA GIORNATA: MILANO DEBOLE, FINANZIARI SOTTO PRESSIONE...
LaPresse - Chiusura negativa per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che cede lo 0,2% a 20.476,15 punti e il Ftse All-Share che perde a sua volta lo 0,2% a 21.184,65 punti. E' arrivato l'ok della Trojka Fmi, Ue e Bce per la tranche di aiuti da 12 miliardi di euro alla Grecia, ma l'agenzia di rating Standard & Poor's è stata chiara: la proposta delle banche francesi sul rollover delle obbligazioni, se attuata, sarebbe comunque un default. Una compagnia assicurativa su dieci è a rischio di fallimento in Europa in caso di "scenario avverso".

 

E' quanto emerge dal risultato degli stress test compiuti dall'Eiopa, l'autorità europea di vigilanza delle assicurazioni, pubblicati su internet. Il 10% dei 58 gruppi e delle 71 società del settore prese in esame, che rappresentano il 60% del mercato assicurativo complessivo e il 50% almeno di ciascun Paese, non raggiunge i requisiti minimi di capitale previsti da Solvency II. In questo contesto, chiusura contrastata per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna lo 0,46% a 6.017,54 punti, il Cac 40 di Parigi che cede lo 0,11% a 4.003,11 punti e il Dax di Francoforte che sale dello 0,32% a 7.442,96 punti.

A Milano il comparto finanziario assicurativo risponde alla pressione con le vendite. Azimut cede l'1% a 6,405 euro, Generali perde lo 0,67% a 14,79 euro, Mediobanca l'1,04% a 7,12 euro e Mediolanum l'1,29% a 3,2 euro. Per quanto riguarda i bancari, salgono Banco Popolare (+2,97% a 1,664 euro), Banca Montepaschi (+5,14% a 0,583 euro), Popolare Milano (+2,11% a 1,795 euro) e Ubi Banca (+4,82% a 4,176 euro), che ha annunciato la vendita di tutti i diritti di opzione non esercitati nel periodo d'offerta dell'aumento di capitale.

Scendono Intesa Sanpaolo (-0,68% a 1,9 euro) e Unicredit (-1,43% a 1,515 euro). Piazza Cordusio parteciperà all'iniziativa di rollover del debito greco avanzata dalle banche francesi. Lo ha spiegato oggi l'amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni.

Tra gli altri titoli, maglia nera del listino principale è Atlantia (-5,37% a 13,56 euro). Vendite anche su Enel Green Power, che perde l'1,53% a 1,871 euro. Nella manovra arrivata sul tavolo del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, c'è un taglio che va a colpire i fondi per le rinnovabili.

"A decorrere dal primo gennaio 2012 tutti gli incentivi, i benefici e le altre agevolazioni" relativi alla bolletta energetica "sono ridotti del 30% rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010". Buona la giornata di Autogrill (+1,26%), Campari (+1,77%), Stm (+1,72%), Mediaset (+1,41%), Finmeccanica (+1,38%) e Pirelli (+1%).

2 - BORSE EUROPEE: FRANCOFORTE +0,32%, LONDRA +0,46%, PARIGI -0,11%...
(LaPresse) - Chiusura contrastata per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna lo 0,46% a 6.017,54 punti, il Cac 40 di Parigi che cede lo 0,11% a 4.003,11 punti e il Dax di Francoforte che sale dello 0,32% a 7.442,96 punti.

3 - A2A: GIOVEDI' D-DAY SU EDISON, CONVOCATO ANCHE CONSIGLIO DI GESTIONE...
Radiocor - Giovedi' prossimo sara' un vero e proprio D-Day su Edison per A2A. Per il 7 luglio, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stato infatti convocato anche un consiglio di gestione che presenta all'ordine del giorno un aggiornamento sulla partecipazione in Foro Buonaparte. La riunione e' convocata per meta' pomeriggio e sara' preceduta, al mattino, dal consiglio di sorveglianza gia' reso noto nei giorni scorsi e che avra' anch'esso all'esame un'informativa sul dossier Edison.

Sara', insomma, un doppio appuntamento di cruciale importanza, per certi versi paragonabile a quello del 10 marzo scorso, quando a Milano, cdg e cds congiunti visionarono la proposta di riassetto su Edison poi bloccata dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il consiglio di gestione sara' presieduto da Giuliano Zuccoli; fa parte di esso anche il direttore generale Renato Ravanelli, che nei giorni scorsi ha incontrato i grandi soci (il Comune di Milano e quello di Brescia) per concordare strategie e indirizz i da adottare nel negoziato con i francesi di Edf su Edison.

4 - BENZINA, CONSUMATORI: DANNI DA GOVERNO, PER AUTOMOBILISTI +488 EURO...
(LaPresse) - Contrarietà a ogni tipo di intervento da parte del Governo nel campo dei carburanti perché "ha già fatto troppi danni", dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef in una nota, in cui affermano che i rincari subiti dagli automobilisti, rispetto allo scorso anno, ammontano complessivamente a 488 euro, per la precisione +288 euro annui per i soli costi diretti e +200 euro per gli indiretti. "In questi anni - proseguono i due presidenti - il Governo ha aperto un tavolo di confronto che non ha portato a nulla di concreto".

Secondo i leader dei consumatori, "come se non bastassero i continui e repentini rincari del carburante dovuti alla corsa del petrolio, il Governo ha deciso di aumentare di 2 centesimi l'accisa sulla benzina. Non contento, e tra l'altro nel più totale silenzio, ha poi aumentato di soppiatto di altri 4 centesimi l'accisa sulla benzina".

5 - PROCESSO SARAS, 3 CONDANNATI E 2 ASSOLTI PER INCIDENTE 2009...
(LaPresse) - Tre imputati condannati e due assolti ed esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Il Tribunale di Cagliari, in relazione all'incidente del 26 maggio 2009 in per cui persero la vita tre operai della ditta Co.me.sa., ha condannato due dirigenti della Saras, Dario Scaffardi e Guido Grosso, e un dirigente della ditta interessata. La pena è di due anni con l'applicazione della sospensione condizionale della pena, oltre al risarcimento dei danni alle parti civili.

La Saras spiega in una nota che "si attendono le motivazioni della sentenza". Il Tribunale di Cagliari ha inoltre assolto gli altri due dirigenti della società imputati, Antioco Mario Gregu e Antonello Atzori, e ha ritenuto non sussistere la responsabilità amministrativa della Saras.

6 - CRAC CIRIO, IN SERATA PREVISTA LA SENTENZA...
(LaPresse) - E' prevista in serata la sentenza per il crac del gruppo Cirio. E' quanto confermano alcune fonti legali precisando che i giudici della prima sezione penale del tribunale di Roma sono entrati in camera di consiglio intorno alle 10 di questa mattina. Nell'udienza del 2 marzo scorso, i pubblici ministeri avevano chiesto complessivamente 221 anni di reclusione, riferiti a 31 imputati accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, preferenziale e distrattiva, e di truffa.

Le pene più alte richieste dai rappresentanti della pubblica accusa hanno riguardato Sergio Cragnotti, 15 anni di reclusione, il genero Filippo Fucile, 12, e l'ex presidente di Banca di Roma Cesare Geronzi, 8.

7 - VOLKSWAGEN SALE AL 53,7% DELL'AZIENDA DI CAMION MAN...
(LaPresse/AP) - Volkswagen ha annunciato di essersi assicurata la quota di maggioranza di Man, ditta che produce camion, attestandosi al 53,7% del capitale. Questa partecipazione darà a Volkswagen il 55,9% dei diritti di voto. Due mesi fa la ditta tedesca aveva dichiarato di essere salita oltre il 30% di Man, facendo scattare l'Opa obbligatoria per l'intera compagnia in base alla legge della Germania. Volkswagen ha commentato che si tratta di un passo in avanti per consolidare l'alleanza per la produzione di camion che include anche la svedese Scania, di cui la ditta tedesca detiene una quota di minoranza.

8 - GRECIA, GHIZZONI: UNICREDIT PARTECIPERÀ A ROLLOVER
(LaPresse) - Unicredit parteciperà all'iniziativa di rollover (riscadenzamento, ndr) del debito greco avanzata dalle banche francesi. Lo ha annunciato l'ad del gruppo bancario, Federico Ghizzoni, a margine dell'East Forum 2011. "Parteciperemo secondo quanto ci verrà richiesto - ha spiegato Ghizzoni - ma bisogna ricordare che per le banche italiane si tratta di importi minimi".

9 - GRECIA, FITCH: SOTTO ESAME PROPOSTA ROLLOVER DELLE BANCHE FRANCESI
(LaPresse/AP) - Fitch "sta prendendo in esame" la proposta delle banche francesi di un rollover sulle obbligazioni del debito della Grecia in loro possesso. Lo ha spiegato Paolo Rawkins, senior director di Fitch, commentando il monito lanciato da Standard & Poor's che ha bollato l'eventuale rinegoziazione dei bond come default. L'altra agenzia di rating Moody's non ha voluto rilasciare in merito dichiarazioni.

10 - LIGRESTI: LA HOLDING RAGGRUPPAMENTO SVALUTA MILANO ASS. A 1,15 EURO...
Radiocor - Raggruppamento Finanziario, holding della famiglia Ligresti che fa capo alla cassaforte Sinergia e controlla indirettamente il 14,2% di Imco, svaluta la partecipazione in Milano Assicurazioni a 1,15 euro per azione (da 3,54 euro) per 'allineamento del costo al valore di mercato'. L'operazione emerge dal bilancio d'esercizio 2010 di Raggruppamento, consultato da Radiocor, che rivela come al 31 dicembre, al netto di cessioni di quote della compagnia assicurativa per 1,4 milioni e svalutazioni per 3,78 milioni, restava in capo alla societa' lo 0,26% della Milano Assicurazioni, ossia un pacchetto valutato circa 1,8 milioni contro i 7 milioni del 2009.

Nel bilancio civilistico 2010 di Fondiaria Sai, la quota di controllo della Milano (pari al 57,5%) e' invece iscritta a piu' del triplo: 3,79 euro per azione, a fronte di 'fairness opinion redatte da esperti indipendenti' e di una perdita di valore in Borsa considerata 'non durevole'. Questo criterio, su cui la Consob aveva chiesto del ucidazioni scritte a fine aprile, porta a una valutazione complessiva della quota pari a 1,28 miliardi, circa 1,15 miliardi in piu' rispetto ai corsi di Borsa (considerato che oggi un azione della Milano vale 0,37 euro).

Nel consolidato Fonsai il valore della Milano viene invece periodicamente adeguato ai valori di Borsa. Fonti vicine ai Ligresti, spiegano la svalutazione della quota di Milano Assicurazioni detenuta da Raggruppamento con l'obbligo giuridico di adeguare a prezzi di mercato il valore di carico delle partecipazioni non piu' immobilizzate. Nel caso specifico, e' stato usato il prezzo medio delle cessioni effettuate da Raggruppamento Finanziario nel 2010.

11 - BNP PARIBAS LIMA QUOTE IN ENI, FINMECCANICA, MEDIASET E TELECOM...
(LaPresse) - Bnp Paribas ha limato le sue partecipazioni in grandi società italiane, scendendo sotto il 2% in Eni, Finmeccanica, Mediaset e Telecom Italia. E' quanto emerge dalle comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti. L'istituto di credito francese è sceso all'1,664% del Cane a sei zampe lo scorso 28 giugno dal precedente 3,299%.

Per quanto riguarda Finmeccanica, la quota è stata portata all'1,615% dal 2,828% lo scorso 22 giugno. Stessa data in cui Bnp Paribas ha deciso di scendere all'1,386% di Mediaset, contro il precedente 2,659%. Infine, alla banca francese rimane nel portafoglio l'1,725% di Telecom Italia, rispetto al precedente 2,531%; l'operazione è avvenuta lo scorso 24 giugno.

12 - ANTITRUST: MULTA DI OLTRE 500MILA EURO A RYANAIR** = PER PRATICHE COMMERCIALI SCORRETTE...
(Adnkronos) - Oltre 500 mila euro di sanzioni a Ryanair per pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori. Lo ha deciso l'Antitrust.

Il provvedimento si aggiunge alla serie di istruttorie avviate nei confronti di grandi e piccole compagnie aeree europee e che ha condotto a multe complessive per quasi un milione di euro.

In particolare, le pratiche contestate a Ryanair riguardano l'ingannevolezza dei messaggi pubblicitari diffusi a mezzo stampa o sul web che prospettano offerte risultate ''introvabili'' dagli utenti (sanzione di 110.000 euro); mancata indicazione nella tariffa offerta dei costi aggiuntivi, quali quello per il web check in, il supplemento carta di credito e l'Iva sui voli nazionali, che vengono automaticamente aggiunti nel corso del processo di prenotazione on line e fanno significativamente lievitare il prezzo del biglietto (sanzione di 220.000 euro).

Inoltre, difficolta' o, addirittura impossibilita', da parte degli utenti di ottenere assistenza post-vendita per il rimborso dei biglietti (o di parte di essi) in caso di mancata fruizione del volo, sia per motivi imputabili alla compagnia che per scelta del passeggero: cio' in particolare, per la necessita' di rivolgersi ad un numero a pagamento o per l'applicazione di una fee elevata (sanzione di 90.000 euro); pubblicazione delle condizioni generali di trasporto e delle informazioni rivolte ai consumatori italiani in lingua inglese (sanzione di 27.500 euro). Infine, ingiustificati esborsi aggiuntivi nel caso di richiesta di variazioni di date, orari, nome dei passeggeri e tratte di volo o di riemissione della carta di imbarco in aeroporto (sanzione di 55.000 euro).

13 - AEROPORTI: ENAC, URGENTE RIASSETTO E SVILUPPO PER SOSTENERE CRESCITA TRAFFICO...
(Adnkronos) - L'attuale assetto aeroportuale italiano non e' in grado di sostenere la crescita del traffico prevista per i prossimi 20 anni. Se non si interviene, gli aeroporti rischiano di diventare il collo di bottiglia dell'intero comparto del trasporto aereo. E' il nuovo allarme che giunge dall'Enac, che proprio nello sviluppo delle infrastrutture aeroportuali indica una delle principali sfide cui e' chiamato il Paese. I numeri parlano chiaro: secondo le previsioni, nei prossimi venti anni il numero di passeggeri in Italia crescera' di 100 milioni, passando dagli attuali 130 milioni di passeggeri a 230 milioni entro il 2030.

'La prossima sfida sara' senz'altro quella di anticipare le spinte propulsive dell'uscita dalla crisi. Si tratta di una ripresa che non puo' coglierci impreparati, dal momento che le attuali infrastrutture aeroportuali non saranno in grado di sostenere adeguatamente le future potenzialita' di sviluppo del traffico aereo', ha denunciato il presidente dell'Enac, Vito Riggio, presentando il Rapporto 2010 dell'ente per l'aviazione civile. 'Mantenere l'attuale assetto sarebbe un suicidio', gli ha fatto eco il direttore generale Alessio Quaranta. E un intervento e' tanto piu' urgente se si guarda oltreconfine: 'negli ultimi 5 anni Francoforte ha speso 1,5 miliardi, Adr 220 milioni', ha riferito Quaranta.

14 - ADR: PALENZONA, FAREMO TUTTO QUELLO CHE C'E' DA FARE SU TARIFFE...
(Adnkronos)- Per arrivare a una soluzione nella partita delle nuove tariffe aeroportuali, ''faremo tutto quello che c'e' da fare per fare bene le cose''. Ad assicurarlo e' stato il presidente di Adr, Fabrizio Palenzona, interpellato sulle parole del presidente dell'Enac, Vito Riggio, che oggi ha sottolineato come sulla questione della revisione tariffaria, in vista del varo del nuovo contratto di programma, ci siano ancora delle distanze tra Enac e Adr. ''Vediamo- ha evidenziato Palenzona parlando alla presentazione del Rapporto 2010 dell'Enac- che la collaborazione dell'Enac e' totale''. E a chi gli chiedeva se fosse ottimista sulla possibilita' di arrivare a un accordo entro il 18 luglio, deadline indicata oggi da Riggio, ''sono sempre ottimista'', ha risposto Palenzona.

15 - IL SOLE 24 ORE: FIRMATO ACCORDO DEFINITIVO CON VWD GROUP...
(Adnkronos) - Il Sole 24 Ore ha siglato l'accordo definitivo relativo alla cessione dell'attivita' di informativa finanziaria in tempo reale (Business Unit Finanza) con vwd group, attivo nella distribuzione di informazioni finanziarie nell'area di lingua tedesca, quotata alla Deutsche Borse di Francoforte.

L'accordo prevede una prima fase in cui vwd group agisce da partner per l'outsourcing di una serie di attivita' tecnologiche e acquisisce le necessarie infrastrutture, versando 2 milioni di euro cui, ad aprile 2012, al verificarsi di determinate condizioni, si potra' aggiungere 1 ulteriore milione di euro.

In una seconda fase sara' offerto ai clienti de Il Sole 24 Ore di passare ai prodotti di vwd group. In funzione "della positiva evoluzione del business -si legge nella nota stampa- nel corso del 2011 e 2012, vwd group effettuera' un secondo pagamento (earn-out) previsto fino ad un massimo di 4 milioni di euro".04-07-2011]

 

 

1- L’INDAGINE DEL PM SPORTIVO PALAZZI FA CADERE DEFINITIVAMENTE IL CASTELLO DI ACCUSE CON CUI È STATA COSTRUITA L’INTERA INCHIESTA CALCIOPOLI: L’IDEA CHE CI FOSSE LA CUPOLA MOGGI-GIRAUDO CHE GESTIVA TUTTO, DAGLI ARBITRI, AI RIGORI, ALLA CLASSIFICA - 2- L’ITALIA AFFAMATA DI GIUSTIZIALISMO SI RITROVA ADESSO BASTONATA: LO SCUDETTO DEGLI ONESTI (QUELLO DEL 2006 ASSEGNATO A TAVOLINO ALL’INTER DI MORATTI) DIVENTA UNO SCUDETTO DI CARTONE, A PRESCINDERE DAL FATTO CHE VENGA REVOCATO O MENO - 3- COSA SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE "SCARTATE" CERTE INTERCETTAZIONI? - 4- "IL GIORNALE" ATTACCA AL MURO IL PIù POTENTE AVVOCATO AFFARI & FINANZA D’ITALIA: "GUIDO ROSSI, L’INTERISTA MANDATO DA PRODI-MELANDRI A DARE LO SCUDETTO ALL’INTER" -

 

1- IL DOSSIER CHE ACCUSA L'INTER DI ILLECITO SPORTIVO SEGNA LA FINE DI CALCIOPOLI
Da "il Foglio"

Abbiamo capito quello che in fondo avevamo già capito: il calcio dell'inizio degli anni Duemila era come la Prima Repubblica. Come nell'era Craxi si viveva in un sistema condiviso: le squadre cercavano di avvantaggiarsi telefonando ad amici e amici di amici nei palazzi del potere pallonaro. Le 70 pagine di dossier del procuratore federale adesso non mettono al muro l'Inter. Cioè sì, parlano dei nerazzurri, certo. Dicono che anche il club di Moratti cercava contatti per avere dei favori.

Ma la verità è che fanno cadere definitivamente il castello di accuse con cui è stata costruita l'intera inchiesta Calciopoli: l'idea che ci fosse una Cupola che gestiva tutto, dai cartellini alle designazioni arbitrali, ai rigori, alla classifica. Ecco, il memoriale del pm sportivo Palazzi coinvolge l'Inter che sembrava esclusa dal sistema e quindi vittima. L'intero cardine dell'indagine che ha sconvolto l'estate del 2006 cade sotto i colpi dello stesso pool che portò avanti quell'impianto accusatorio.

Ci troviamo adesso a capire meglio che c'era qualcosa che non funzionava, esattamente come nell'era del Pentapartito. E proprio come allora i moralisti hanno finito per pagare il loro atteggiamento: cinque anni dopo le pagine scritte da Palazzi che riportano le telefonate di Giacinto Facchetti non scandalizzano nessuno, ma svelano che lo scandalo vero è stato nella rapidità con cui la giustizia sportiva ha chiuso quella stagione, facendo un processo sommario, cercando un capro espiatorio facilmente riconoscibile, trasformando i protagonisti in mostri da cannibalizzare e dai quali distaccarsi.

Quei mostri erano figli di quel mondo, ma il loro mondo li ha scacciati. La fretta provocata dalla vergogna collettiva ha partorito un obbrobrio giuridico: le immagini di Moggi alla sbarra e degli avvocati della Juventus che invocano la serie B pur di chiudere quella vicenda, ricordano i frame di "Un giorno in Pretura" con Forlani con la bava alla bocca o di Craxi che allarga le braccia sconsolato.

L'Italia affamata di giustizialismo si ritrova adesso bastonata: lo scudetto degli onesti (quello del 2006 assegnato a tavolino all'Inter) diventa uno scudetto di cartone più di quanto già sia e a prescindere dal fatto che venga revocato o meno. Come per l'era craxiana il pallone di Calciopoli vivrà una frattura che non si rimarginerà. La colpa è della cultura da gogna pubblica che ha alimentato sospetto e ha diviso il mondo in buoni e cattivi, dove i buoni fanno le stesse cose dei cattivi ma non si fanno beccare e dove gli uni e gli altri si scambiano i ruoli a seconda del tifo, non della cronaca né tantomeno della storia.

Non c'è una verità: c'è una versione per ognuno che diventa verità di parte. Il calcio, come la politica, è questione di cuore, di affetto, di passione. La giustizia ha tolto molto pensando di dare pulizia, ordine e rigore. Chi è stato dalla parte dei giudici ha pensato di essere immune, così come accadde durante Tangentopoli. Poi però è accaduto l'ovvio: la ruota gira e gira anche la palla.

2- L'OMBRA DEI SOSPETTI SU 5 ANNI DI SUCCESSI - LO SCANDALO SI RIAPRE: COSA SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE «SCARTATE» QUESTE INTERCETTAZIONI?
Franco Ordine per "il Giornale"

E adesso come facciamo? Adesso dovremmo rimettere indietro di cinque anni le lancette del nostro calcio, disinteressarci di quel che di magnifico stava accadendo dalla parti di Duisburg e concentrarci invece sugli scenari inquietanti di calciopoli. Già perché, alla luce dei documenti emersi dal tribunale di Napoli (merito dei soldi spesi da Luciano Moggi per ottenere i faldoni di intercettazioni «scartate» dagli investigatori) e sotto l'incalzare della relazione di Stefano Palazzi, sta per essere riscritta la storia dello scandalo 2006 da tutti considerato come la madre degli scandali sportivi italiani.

C'era dunque anche l'Inter in quel calderone, coinvolta direttamente attraverso il suo presidente dell'epoca,il caro e indimenticabile Giacinto Facchetti, e il patron Massimo Moratti oggi tornato sulla poltrona più importante. C'era anche l'Inter che cantava «vinciamo senza rubare» con un carico di illeciti diverso rispetto a quelli commessi dall'imputato principale, la Juventus, castigata col massimo della pena ( due scudetti scuciti e la retrocessione per patteggiamento in serie B con aggiunta di penalizzazione), ma c'era.In compagnia di Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina che vissero una estate terribile, costrette a difendersi, a rischiare l'osso del collo, prima di ottenere pesanti penalizzazioni senza scendere di categoria

Il procuratore federale Stefano Palazzi è stato persino brutale nelle sue conclusioni, riservate ai com­ponenti del consiglio federale: l'Inter violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, cioè illecito classico. Le famose telefonate con Bergamo designatore erano scandite dall'intento di arrecare vantaggi alla propria società, la convinzione del grande accusatore federale.

Feroce la stoccata relativa alla prescrizione: «Prescrizione a cui si può anche rinunciare», la chiosa velenosa del procuratore, pronto a riconoscere, per onestà intellettuale, che gli stessi reati calcistici attribuiti oggi all'Inter e a Moratti furono attribuiti ad altri soggetti durante i processi di calciopoli, in particolare a Milan, Fiorentina, Lazio e Reggina, ma poi vennero derubricati in «violazione dell'articolo 1», quello sull'obbligo di lealtà da parte dei tesserati. Riportando indietro le lancette del calcio italiano, cosa sarebbe accaduto se quelle intercettazioni fossero finite nel processo dell'Olimpico?

Probabilmente l'Inter non sarebbe stata l'unica, in compagnia della Roma, tra i grandi club a partecipare al torneo successivo, oltre che con lo scudetto vinto a tavolino sul petto, senza la zavorra della penalizzazione. Non solo. Forse avrebbe dovuto dedicare le sue migliori energie non al mercato, arruolando per esempio Vieira e Ibrahimovic in fuga dalla Juventus finita in B, ma a difendersi nei processi sportivi. Di sicuro tutto il quinquennio successivo a calciopoli avrebbe avuto uno svolgimento diverso, nei risultati e non solo. Avremmo avuto meno veleni e la rivalità Inter­ Juventus sarebbe stata mitigata dal comune destino.

Non si può tornare indietro e allora è il caso di cogliere qualche insegnamento da questa esperienza per scandire le prossime tappe del tormentone evitando altri incidenti di percorso, altri errori fatali, altre ingiustizie. Lo stesso Palazzi, per esempio, ha suggerito per la revoca dello scudetto 2006, la cui titolarità è stata presa a martellate dalla relazione, una terza via. Senza avere cognizione delle recenti intercettazioni, ai tre saggi, incaricati di esprimere un parere, dal commissario Guido Rossi, quella pratica apparve già come un azzardo.

Non ebbero il coraggio di mettere per iscritto il loro parere: si limitarono a soffiarlo all'orecchio del professore e del suo aiutante di campo, l'avvocato Nicoletti. Meglio non assegnarlo confessarono alcuni anni dopo, in clamoroso ritardo sulla tabella di marcia. Figurarsi ora. Ma è opportuno istruire un procedimento in piena regola per consentire all'Inter stessa di difendersi e di esporre le proprie ragioni, togliendo di fatto al consi­gl­io federale il compito di improvvisare un giudizio.

É lo stesso orientamento espresso dal professor Sandulli domenica sera intervenendo a una trasmissione di Telelombardia .«Sarebbe meglio incaricare di un parere tecnico un altro organismo», il suggerimento. Questo vuol dire che entro il 18 luglio, considerata la data finale di calciopoli, la vicenda non si chiuderà e che andremo incontro ad altri mesi di polemiche e contrapposizioni frontali. Non possiamo rimettere indietro di 5 anni le lancette del calcio italianomaora dateci la parola fine.

3- GUIDO ROSSI, L'INTERISTA MANDATO DA PRODI A DARE LO SCUDETTO ALL'INTER
Da "il Giornale"

C'è un nome che gira e rigira adesso sulla triangolazione Milano-Torino-Roma. È quello di Guido Rossi. Perché il dossier Palazzi che scuote il mondo del pallone e che verosimilmente porterà alla revoca dello scudetto del 2006 all'Inter ora ruota attorno a lui. Allo scoppio dello scandalo Calciopoli e con i vertici della Figc coinvolti (il presidente Carraro e il vicepresidente Mazzini furono travolti dalle intercettazioni e dall'inchiesta), questo potente avvocato fu scelto come commis­sario della Federazione.

Era il volto considerato presentabile del calcio italiano stravolto dalla bufera giudiziaria. C'erano i Mondiali, dissero.C'era bisogno di qualcuno giudicato credibile: a scegliere Guido Rossi fu il governo Prodi, in particolare dal ministro Giovanna Melandri. Perfetto per loro: uomo di sinistra, da sempre. Ma ovviamente la sinistra chic e ben agganciata. Per tre anni (dal 1989 al 1992) era stato anche deputato di Sinistra Indipendente

Poi arrivò Tangentopoli e lui, avvocato d'affari della Milano bene, si schierò apertamente dalla parte del pool. Giustizialista lo è sempre stato. Così come è sempre stato interista.
Eccolo il nodo, che non si scioglie e non si scioglierà. Il buco nero del post Calciopoli è questo dettaglio non trascurabile per nessuno e tantomeno per i tifosi delle squadre punite dalla giustizia sportiva con la retrocessione o la penalizzazione.

Guido Rossi era un signore conosciuto a una nicchia di persone: il mondo della finanza, il mondo degli affari, il mondo di una certa politica, meglio se le­gata a finanza e affari. «Non c'è vicenda discussa, nell'olimpo della banca e finanza, in cui manchi da 30 anni il suo zampino. Ne ha viste e fatte più di Bertoldo, ma lui sopravvive alle tempeste, gli altri ci rimettono le penne. È Guido Rossi. Nemico di Enrico Cuccia, ha imparato l'arte da lui», scrisse una volta Panorama.

Non era un personaggio pubblico,però.Calciopoli e tutto quello che ne è seguito l'hanno trasformato in questo: un popolare volto da stadio, più odiato che amato,perché nemmeno i tifosi dell'Inter l'hanno mai adorato. E questo nonostante sia stato lui in persona a dare al club milanese lo scudetto del 2006. Lo dice la storia, oltre che varie testimonianze: la commissione dei saggi istituita per decidere che cosa fare di quel campionato, aveva espresso l'intenzione di non assegnare ad alcuno la vittoria.

Guido Rossi si impuntò: spinse perché fosse assegnato all'Inter, cioè alla prima squadra in classifica non toccata dallo scandalo. Peccato che fosse anche la sua squadra, non solo come tifo: dal 1995 al 1999 l'avvocato milanese fu membro del consiglio di amministrazione del club nerazzurro. Non proprio un esempio di limpidezza. Lo scudetto fu assegnato e lo chiamarono scudetto degli onesti.

Da allora Guido Rossi è detestato da juventini e milanisti. Odiato anche per essere stato sfacciatamente protagonista nella finale di coppa del Mon­do di Berlino quando scese in campo a ricevere la Coppa, nonostante sapesse di essere una meteora nel mondo del calcio. Il bagno di popolarità, pri­ma di tornare nell'oblio per tanti e nella notorietà di pochi. A far fare affari, sempre. A essere il centro di molte cose e di molto potere. Possibilmente rosso.

 

4 - VALUTAZIONI E SENTENZE DEL 2006
LA RELAZIONE DI PALAZZI SULLE INTERCETTAZIONI-CHIAVE
Da "la Stampa"

FACCHETTI CON BERGAMO
Giacinto Facchetti all'epoca è presidente dell'Inter, Paolo Bergamo è commissario nonché designatore della Can di serie A e B
26 novembre 2004, ore 9,51

I due discutono di chi mettere nella griglia per Inter-Juventus della successiva giornata di campionato. Nella stessa telefonata Facchetti si lamenta di «qualche problemino» con Bertini, ma Bergamo precisa che se fosse designato tale arbitro, ci avrebbe parlato lui («Semmai ci parlo»).

FACCHETTI CON MAZZEI
Gennaro Mazzei era vice commissario della Can
25 novembre 2004, ore 17,51

Facchetti, sapendo che Mazzei si sta recando a Coverciano, chiede di scegliere («Eh, sceglili bene per domenica sera, eh») bene gli assistenti (evidentemente per la gara che riguarda l'Inter) e Mazzei risponde che indicherà il numero 1 e il numero 2 e cioè Ivaldi e Pisacreta. Facchetti aggiunge che ci vuole «il numero uno degli arbitri» e che «lì non devono fare sorteggi, lì devono...». Alla domanda di Mazzei «Come si fa?» (ndr: a non fare i sorteggi), Facchetti dice «Ma dai».

FACCHETTI CON LANESE
Tullio Lanese all'epoca era presidente Aia
8 febbraio 2005, ore 12,41

Lanese chiede a Facchetti biglietti per un amico per la partita di sabato 12 gennaio, Inter-Roma. Lanese, poi, dice a Facchetti che per il futuro i designatori saranno condizionati dal loro ok («Perché so che ora questi designatori saranno un po' condizionati dalla vostra... dal vostro okay, no?»).

LO SCUDETTO NON ASSEGNATO
Palazzi sul materiale che inchiodò la Juve 22 giugno 2006

Gli atti posti in essere sono idonei a minacciare la terzietà degli arbitri e tutti vanno considerati responsabili di questa condotta, descritta come un reato di pericolo

La sentenza della Corte d'Appello federale 25 luglio 2006

Juve in serie B con 17 punti di penalizzazione. (poi ridotti a 9 dall'Arbitrato del Coni)

Confermata la revoca e la non assegnazione degli ultimi due titoli (quello del 2006 venne assegnato poi all'Inter dal commissario straordinario Figc Guido Rossi, dopo la valutazione dei tre saggi) 05-07-2011]

 

 

ATTENTI ALLA "QUERELA" - COME TRASFORMARE IL TUO PC IN UN MICROFONO-SPIA, VIDEOCAMERA COMPRESA? PER INTERCETTARE BISIGNANI, I CONSULENTI DI WOODCOCK HANNO INVIATO UNA mail con oggetto "querela". UNA VOLTA APERTA IL GIOCO è FATTO) - ora però TUTTE LE PROCURE CHE USANO QUESTA TECNOLOGIA (NARCOTRAFFICO, MAFIE, ECC…) E RISCHIANO DI VEDER COMPROMESSE LE LORO INDAGINI (ORA TUTTI I CRIMINALI VERI BUTTERANNO I COMPUTER)…

Chris Boniface per "Libero"

 

Il software utilizzato per la mail-spia con cui è stato intercettato Luigi Bisignani dal 2 novembre 2010 fino ad oggi è stato utilizzato in Italia da Henry John Woodcock in un'indagine giudiziaria. Purtroppo l'arma tecnologica segreta per le intercettazioni era già stata utilizzata con successo - ed è attualmente utilizzata - in indagini assai più delicate sulla criminalità organizzata.

Ora la fuga di notizie sul software che dal computer consente di fare intercettazioni ambientali, video e dati, rischia di compromettere tutte quelle indagini. L'invenzione tecnologica è israeliana, e l'utilizzo inizialmente è stato solo per impieghi di difesa e di security (leggasi spionaggio) degli stati nazionali. Il software però è stato commercializzato, è stato acquistato e utilizzato anche da alcuni stati americani e probabilmente è stato poi sviluppato e forse anche clonato da singoli.

Quello utilizzato da Woodcock è stato preparato da un consulente tecnico della procura (da un professionista alla Gioacchino Genchi, tanto per intenderci). Non è tecnologicamente complesso. Per chi naviga su Internet anzi è un sistema assai banale.

 

Di base è un virus trojan, che attraverso una mail si installa nel computer. Viene definito autoinstallante, ma non è così, ed è proprio il suo punto debole. Perché funzioni bisogna che uno apra la posta elettronica, veda il messaggio contenuto dentro e con il mouse faccia click sopra (lo apra).

 

La maggiore parte dei trojan è nascosta dietro una immagine fotografica accattivante (una bella donna magari un po' discinta è la più utilizzata) o fra i frammenti di un filmato che possa incuriosire. Lo scopo di chi produce la stragrande maggioranza di questi virus (che come cavalli di Troia si inseriscono nel computer) è quello di rubare al malcapitato gli indirizzi identificativi del computer e tutte le password lì inserite. Innanzitutto quelle delle carte di credito e dei conti correnti bancari e postali che possono essere facilmente clonate e riutilizzate a spese della vittima.

Ma non dura tanto: ogni trojan ha una firma particolare. E le aziende che producono antivirus aggiornano i loro prodotti copiando quelle firme e annullandone l'efficacia in breve tempo. Nel caso Bisignani il trojan utilizzato è in grado di fare le stesse operazioni di tutti i più banali virus. Ha copiato identificativi dei sistemi windows utilizzati (pc di ufficio e portatile), e una volta inserito è diventato una sorta di trasmittente di tutti i dati e della memoria del computer.

Poteva leggere in tempo reale ogni messaggio da lì digitato su posta elettronica o sui social network come Facebook. Di più. era in grado di attivare gli altoparlanti del computer e di trasformarlo in una microspia in grado di trasmettere l'audio captato a chi aveva inviato il virus. Era anche capace di attivare la videocamera che certamente esisteva sul portatile (non è noto se fosse presente anche sul pc di studio) per trasmettere agli inquirenti le immagini di quel che avveniva nel raggio di azione.

 

L'unica incognita che aveva Woodcock con la sua squadra era quella del cavallo di Troia da utilizzare per essere certo che Bisignani e la sua segretaria aprissero quella mail. L'ha trovata il consulente tecnico: nascondere il virus in una falsa querela inviata a quegli indirizzi di posta elettronica. Per questo la microspia virtuale è stata ribattezzata "Querela".

Se c'era una cosa che avrebbe aperto di sicuro sia Bisignani che la sua segretaria era proprio un atto giudiziario, senza stare a ragionare sul mittente. E questo è avvenuto il 2 novembre 2010. Il sistema non è poi così differente da quello che da tempo veniva utilizzato per i telefonini (ed oggi è sviluppato anche per Mac, I phone e I pad).

C'è un solo antivirus valido per tutte le piattaforme che può metterlo in seria difficoltà: il Kaspersky, ma non è molto diffuso. Magistrati e forze dell'ordine probabilmente hanno perso una tecnologia d'oro con questa vicenda. Ma per anni sono stati bravi a fare nascere e propagare leggende metropolitane sui sistemi di intercettazioni e sulle misure di difesa possibili.

La più comune era quella sui telefonini, usati come microspia e disattivabili togliendo la batteria. Non è mai stato vero: quei telefonini erano stati manipolati sempre dagli inquirenti trasformandoli in ricetrasmittenti con o senza pila. Convinti delle contromisure, i malcapitati sono stati intercettati con più facilità. Meglio rassegnarsi: tanto ne inventeranno qualcun'altra.23-06-2011]

 

 

1- NELLO SCANDALO CHE STA TRAVOLGENDO IL DUPLEX BERSANI-D’ALEMA NON LASCIATEVI FUORVIARE DA QUELLA TANGENTE DI 40 MILA EURO AL DIRIGENTE PD PRONZATO: NELL’INCHIESTA DEI PM STEFANO CASCINI (È IL SEGRETARIO DELL’ANM) E PAOLO IELO BRILLA UN APPUNTO SU CUI, ACCANTO A SETTE NOMI DI POLITICI E SOGGETTI ISTITUZIONALI, CI SONO SCRITTE SOMME DI DENARO: POCO MENO DI DUECENTOMILA EURO, MOLTI DEI QUALI NON CONTABILIZZATI - 2- UN PAESE SENZA. BERLUSCONI DEMOLITO DALLA P4 DEI BISI, IL PD SBARAGLIATO DALLA "CRICCA" DALEMONA DEI MORICHINI. AMORALE DELLA TRAGEDIA: UNA DEMOCRAZIA SI PUò REGGERE SENZA I DUE PILASTRI FONDAMENTALI: MAGGIORANZA E OPPOSIZIONE? -

1- TANGENTI SUGLI APPALTI ENAC -ARRESTATO IL DIRIGENTE PD PRONZATO -
TRE IMPRENDITORI COINVOLTI. IN UNA LISTA NOMI DI POLITICI
Flavio Haver per Corriere della Sera

Tangente da 40.000 euro sull'appalto da un milione e mezzo dell'Enac per il collegamenti aerei «low cost» tra l'isola d'Elba e Roma Urbe, Firenze e Pisa. È l'accusa che ha portato in carcere con l'accusa di corruzione Franco Pronzato, membro del consiglio d'amministrazione dell'Enac, coordinatore nazionale dell'area Trasporto aereo del Pd (si è autosospeso dal partito) ed ex consulente dell'allora ministro dei Trasporti, Pierluigi Bersani. Con lui sono stati arrestati gli imprenditori Viscardo e Riccardo Paganelli (director e amministratore della società Rotkopf Aviation) e Giuseppe Smeriglio (titolare della Ri.Energy, deve rispondere solo di aver tentato di inquinare le prove e la custodia cautelare è «a tempo», per un mese e mezzo).

LA LISTA DEI POLITICI IN MANO A PAGANELLI - Ma c'è un altro filone d'indagine che può riservare sviluppi clamorosi. A Viscardo Paganelli è stato sequestrato un appunto su cui, accanto a sette nomi di politici e soggetti istituzionali, ci sono scritte somme di denaro: si tratta, complessivamente, di poco meno di duecentomila euro, molti dei quali non contabilizzati. Nell'inchiesta dei pm Stefano Cascini (è il segretario dell'Anm) e Paolo Ielo sono confluiti rapporti e intercettazioni del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza.

IL RUOLO DEL DALEMIANO MORICHINI - Le Fiamme gialle hanno ascoltato le conversazioni da settembre scorso, da quando cioè l'imprenditore umbro Pio Piccini (ex presidente del gruppo Omega) aveva puntato l'indice contro Vincenzo Morichini (l'imprenditore è indagato, è l'ex amministratore del consorzio delle agenzie Ina Assitalia di Roma ed è legato a Massimo D'Alema).

Piccini aveva parlato della «natura lobbistica-affaristica dei rapporti intrattenuti con Morichini, finalizzati ad agevolare l'acquisizione di appalti sfruttando i suoi legami con esponenti politici e delle pubbliche amministrazioni». Piccini aveva raccontato di 2.500 euro versati ogni mese a Morichini per la sua attività di intermediario, oltre «ad una percentuale del 5 per cento del valore degli affari procacciati - ricorda il gip Elvira Tamburelli nell'ordinanza di custodia cautelare - suddivisa tra Morichini e la sua società (Sdb), la Fondazione Italianieuropei ed il Partito Democratico».

Ricorda il giudice come «Morichini si era proposto a Piccini come "faccendiere" che avrebbe potuto aiutarlo in ambito romano sia rispetto a società con cui aveva rapporti (come Finmeccanica) che con pubbliche amministrazioni (anche fuori del territorio laziale) grazie ai suoi buoni rapporti con esponenti del Pd ed a quelli stretti in virtù della collaborazione prestata alla Fondazione Italianieuropei».

IL SISTEMA - Il gip ha osservato come non ci si trovi «di fronte ad un episodio isolato, bensì ad un sistema illegale di rapporti instaurato tra Morichini, i Paganelli e Pronzato». Il pagamento della «mazzetta» sarebbe stato effettuato per accelerare le pratiche necessarie al rilascio del Coa (Certificato di operatore aereo abilitato al trasporto passeggeri) alla Rotkpof Aviation. E in un interrogatorio Morichini ha ammesso di aver pagato a Pronzato, per conto dei Paganelli, i 40.000 euro, ventimila dei quali trattenuti per sé.

2- I VERBALI: «NON AVETE FATTO IL BONIFICO»- QUEL SOLLECITO DELL'INDAGATO ALLA ROTKOPF
Fiorenza Sarzanini per Corriere della Sera

«Consegnai a Pronzato complessivi 40.000 euro in due tranches da 20.000 euro l'una. Pronzato di tali somme mi diede la metà: 10.000 euro la prima volta, 10.000 euro la seconda. Consegnai tali somme a Pronzato a Roma, a casa sua in via Frattina. Le consegne avvennero verso la fine dell'anno, l'ultima a Natale del 2010, la prima qualche mese prima».

È l'8 giugno scorso. Vincenzo Morichini, l'ex amministratore delegato delle agenzie Ina-Assitalia e ora titolare di una società di mediazione, si presenta davanti al pubblico ministero Paolo Ielo che indaga sull'appalto per la rotta aerea Roma-Isola d'Elba assegnato alla Rotkopf Aviation Italia di Viscardo Paganelli e di suo figlio Riccardo. È indagato per corruzione, sa bene che rischia di finire in carcere.

Gli investigatori del Nucleo valutario guidati dal generale Leandro Cuzzocrea hanno già rintracciato un bonifico da 28.800 euro dalla società dei Paganelli alla Ri.Energy di Giuseppe Smeriglio, il segretario di Pronzato, a fronte «di un contratto di consulenza fittizio a giustificazione dei flussi di denaro tra le società ». Lui, accompagnato dal suo avvocato Grazia Volo, capisce che negare sarebbe inutile. E confessa. Del resto le intercettazioni hanno già rivelato quello che il giudice definisce nella sua ordinanza «il patto corruttivo». E lui racconta la storia dall'inizio.

INCONTRI E «GRATIFICHE»
«La Sdb ha un contratto di consulenza per attività di relazioni istituzionali con la Foretec, società riconducibile ai Paganelli, così come la Rotkopf Aviation Italia. La società intendeva partecipare al bando, indetto da Enac per l'assegnazione della tratta Elba-Pisa per la cosiddetta continuità territoriale. A tali fini era essenziale essere muniti del Coa, il certificato di operatore aereo.

La Rotkopf aveva presentato l'istanza, ma dentro la struttura amministrativa c'erano resistenze perché loro avevano aerei monomotore. Le lungaggini avrebbero seriamente pregiudicato la partecipazione alla gara e quindi proposi a Paganelli di utilizzare Pronzato. Effettivamente contattai Pronzato che si mise a disposizione. Io, lui e Paganelli ci incontrammo almeno 10 volte prima della concessione del Coa... Dopo un po' di tempo, grazie anche all'intervento di Pronzato, fu rilasciato il Coa e vi fu la gara. Per tali fatti e per mantenere un rapporto che facilitasse la soluzione dei problemi che Rotkopf Aviation poteva incontrare nei rapporti con Enac proposi a Paganelli di erogare gratifiche a Pronzato».

«SU QUALE CONTO IL BONIFICO?»
Non bastano evidentemente i soldi consegnati in contanti e così l'accordo prevede che Paganelli effettui un bonifico a Giuseppe Smeriglio «soggetto legato al Pronzato e da questi coinvolto e seguito costantemente nella gestione del pagamento », per questo finito anche lui agli arresti. Così la trattativa viene ricostruita nell'ordinanza. Il 29 aprile 2011 «Pronzato contatta Smeriglio per riferirgli di aver visto determinate persone che la mattina successiva "faranno tutto". Il 2 maggio Smeriglio comunica a Pronzato che "non è arrivato nulla".

Pronzato invia un sms a Paganelli: "Non avete fatto il bonifico a Smeriglio". Ed è a questo punto che i due Paganelli parlano al telefono.Riccardo: «Dimmi papi?»Viscardo: «Senti chiama Pronzato perché mi ha fatto un sms dicendo "non avete fatto il bonifico a Smeriglio" che stiamo facendo oggi. Digli al coso proprio di stare tranquillo perché è stato fatto, digli che gli arriverà. Noi abbiamo delle procedure interne che non possiamo fargli un saldo unico perché poi quando vengono a fare i controlli ci chiedono perché... capito, fagli capire questo... che sta rompendo i coglioni pure lui».Riccardo: «Va bene... sì, Viscardo: eh! solo a paga' stiamo pronti noi».

Poco dopo Viscardo Paganelli invia al Pronzato due sms. «Il bonifico è partito venerdì, come da procedure interne. Noi paghiamo tutte le fatture a fine mese. Non posso fare eccezioni. Mi capisci». E dopo «Domani matina gli mando il Cro». Il giorno dopo Pronzato contatta Smeriglio quando ha la conferma che il bonifico è arrivato per avvisarlo del pagamento: «Senti allora quei signori t'hanno fatto tutto eh!». E poi è lo stesso Paganelli a parlare con Smeriglio e la conversazione fa capire che lo stesso «sistema» è stato usato anche in altre occasioni e con altre persone.

Paganelli: «Ho trattato quella cosa esattamente come tutte le altre mie, capito, esattamente senza nessuna...».Smeriglio: «Non sapevo niente, perché lui ha telefonato l'altro giorno perché noi chiudiamo a fine mese, l'importante sia andato tutto a posto, siamo a posto».Paganelli: «Tutto a posto, solo che io le ho trattate esattamente perché quando in passato vennero le prime cose che mi guardarono... e una volta che uno aveva pagato il giorno dopo, mi disse perché?».Smeriglio: «Esattamente, no no bisogna pagare tutto insieme... molto bene, ti ringrazio, ciao».

Annota il giudice: «Le verifiche effettuate dall'organo inquirente sui movimenti del conto corrente numero 172100 acceso presso il Banco Desio e della Brianza hanno consentito di accertare che la società Rotkopf ha effettivamente disposto, con valuta 4 maggio 2011, un bonifico di 28.800 a favore di Ri.Energy con causale "saldo fattura".

E tuttavia presso gli uffici della società non è stato rinvenuto né il contratto di consulenza oggetto della fattura, né qualsivoglia documento che attesi una prestazione di consulenza nel settore trasporti, salvo che il giorno successivo un tale contratto è "quasi magicamente riapparso" per usare l'efficace espressione adoperata dal pubblico ministero».

La lista dei setteUn falso, dunque, e il sospetto è che sia proprio questo il «"sistema»che Paganelli e Morichini hanno utilizzato anche per altri appalti. La prova sarebbe in quell'elenco di nomi e cifre sequestrato nei suoi uffici e sul quale sarebbero già stati effettuati riscontri.

Scrive il giudice nell'ordinanza: «Le cifre indicate nell'appunto sequestrato - e collocate accanto ad altri nomi di persone fisiche e soggetti giuridici - rappresentano l'annotazione di pagamenti tutti eseguiti, si ricava immediatamente e direttamente, come evidenziato dal pubblico ministero, dalla considerazione che le cifre riferite a operazioni economiche ostensibili (che potevano essere riportate nelle scritture della società) sono considerate come pagamenti in contabilità, differentemente dalle altre, riferibili a politici e amministratori-tra i quali è indicato Pronzato - evidentemente in ragione della loro natura non lecita».29-06-2011]

 

 

AVE DALEMIX. MORICHINI TE SALUTANT - L’ASSICURATORE PAGANELLI AMMETTE DI AVER PAGATO ESPONENTI DEL PD, MA SEMPRE ATTRAVERSO IL COMPAGNO DI BARCA DI BAFFINO - SOLDI PER PRONZATO, PER CATIUSCIA MARINI (UMBRIA JAZZ), LA FONDAZIONE DALEMIANA ITALIANIEUROPEI - TUTTI SMENTISCONO E ANNUNCIANO QUERELE - I PM SOSPETTANO CHE MORICHINI POSSA ESSERSI TENUTO ALMENO PARTE DELLE TANGENTI - IL MANAGER SMERIGLIO CONVINCE I MAGISTRATI E VIENE SCARCERATO…

Lavinia Di Gianvito per il "Corriere della Sera"

Racconta di aver pagato i soggetti elencati nell'appunto sequestrato dalla finanza ma sostiene che ha consegnato il denaro a Vincenzo Morichini, l'ex responsabile delle agenzie Ina-Assitalia indagato per corruzione e false fatture. Viscardo Paganelli, finito in carcere con il figlio Riccardo e con Franco Pronzato, già consulente di Pier Luigi Bersani al ministero dei Trasporti, risponde per quattro ore alle domande del pm Paolo Ielo. E alla fine l'interrogatorio, chiesto dal difensore Pasquale Bartolo, viene secretato

«Era Morichini a consigliarmi chi pagare, perché poi avrei avuto dei vantaggi» , accusa Paganelli, arrestato per una mazzetta da 40 mila euro a Pronzato. L'amministratore delegato della Rotkopf Aviation avrebbe versato, secondo i casi, tangenti o contributi regolari - e come tali iscritti in bilancio - per una somma vicina ai duecentomila euro: destinatari dei finanziamenti, sette politici (tra cui Pronzato, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l'eurodeputato del Pd Roberto Gualtieri), Umbria Jazz e, in due occasioni, ItalianiEuropei, la fondazione di Massimo D'Alema

«Ho dato ventimila euro alla Marini, altrettanti a Umbria Jazz e 15 mila a Gualtieri» , sostiene Paganelli. «A quest'ultimo - continua - ho versato un contributo elettorale perché volevo raggiungere una certa forza nel partito, in modo da poter avanzare delle richieste» . Resta il dubbio se il denaro sia finito nelle mani dei soggetti elencati nel «pizzino» : poiché Morichini ha trattenuto la metà della tangente destinata a Pronzato, la Procura vuole accertare se anche negli altri casi abbia consegnato solo una parte del denaro.

A questo dubbio l'ex amministratore delle agenzie Ina-Assitalia potrà rispondere nei prossimi giorni, quando sarà interrogato a palazzo di giustizia. Altre domande puntano a chiarire il capitolo dei cinque voli (tre in Puglia) che nel 2010 sarebbero stati offerti a Massimo D'Alema. Paganelli assicura: «Nessuno ha mai viaggiato gratis con la mia società, come risulta anche dalla contabilità aziendale» . Sarebbe stato Morichini - avendo maturato dei crediti con la Rotkpof Aviation - a regalare le trasferte al presidente del Copasir.

E il pm Ielo, dopo aver contestato all'imprenditore nuove intercettazioni ambientali, lo avrebbe interrogato pure sui rapporti con altri esponenti di primo piano del Pd. Sorpresi, i politici citati nel «pizzino» rivendicano la propria estraneità all'inchiesta. Sottolinea Gualtieri: «Apprendo con stupore dell'esistenza, tra le carte del dottor Viscardo Paganelli, di un appunto contenente il mio nome. Escludo di aver mai conosciuto il dottor Paganelli e tantomeno di aver ricevuto denaro da lui o da persone riconducibili alle sue società. Ho dato mandato ai miei legali ad agire nelle sedi competenti a tutela della mia onorabilità».

La Marini annuncia «una comunicazione al consiglio regionale per il rispetto istituzionale a cui si ispira la mia azione di governo e soprattutto perché mi sento diffamata e calunniata».

E intanto già libero Giuseppe Smeriglio, arrestato il 28 giugno con Pronzato e con i Paganelli. Una scarcerazione a tamburo battente disposta dal gip Elvira Tamburelli, con il parere favorevole della Procura, al termine dell'interrogatorio di garanzia. Il manager, spiega l'avvocato Marcello Di Stante, ha dimostrato che l'asserita tangente da 24 mila euro altro non era che il compenso per una consulenza in materia di trasporto merci ottenuta dalla Rotkopf Aviation: ricostruzione confermata dall'estratto conto del 6 maggio scorso prodotto dalla difesa.05-07-2011]

 

 

BISIGNANI STAMPA TUTTI - ILTE holding è riuscita a costruire un gruppo di clienti tra i quali spiccano Fiat, Iveco, Alpitour, Paravia, Avio, Yamaha, Alstom, Ansaldo, Finmeccanica, La Stampa e il gruppo L’Espresso - Con quest’ultimo la Ilte ha stipulato un contratto di esclusiva di 10 anni per la produzione di tutte le pubblicazioni del gruppo - L’ESPRESSO CEDETTE NEL 2010 LA ROTOSUD ALLA ILTE PER 15 milioni...

Stefano Sansonetti per "Italia Oggi"

 

A guardare i documenti contabili più recenti, l'impressione è che la Ilte non se la passi molto bene. La società, di cui Luigi Bisignani è procuratore sin dal 2000, è alle prese con debiti e perdite che hanno creato qualche affanno. Insomma, nonostante la fitta rete di entrature di cui gode Bisignani, finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta sulla P4, non sembra che la società faccia faville.

La Ilte è attiva nel settore della stampa di prodotti editoriali.

Ma diciamo subito che la capogruppo, la Ilte holding, al 31 dicembre del 2009 era oberata da 157 milioni di debiti e da un rosso di 8,6 milioni di euro, che poi altro non è che la perdita del gioiello del gruppo, ovvero proprio la Ilte spa. Il peso debitorio, soprattutto nei confronti del sistema bancario, è a tal punto pronunciato che sempre a fine 2009 tutte le azioni di Ilte e Ilte holding risultavano in pegno a Unicredit.

In effetti l'impegno dell'istituto di piazza Cordusio nei confronti della società è piuttosto consistente. Lo testimonia il fatto che il 10 giugno del 2010, come si apprende ancora dagli ultimi documenti contabili disponibili, tra le parti è stato sottoscritto un accordo di ristrutturazione del debito della Ilte esistente al 31/12/2009 nei confronti di Unicredit, quantificato in 49.214.172 euro. Di questi, 43 milioni sono in linea capitale e 6,2 milioni di quota interessi maturati fino a quella data.

 

Per far fronte a questa situazione, in pratica, l'Ilte ha dovuto mettere in piedi un'operazione in più fasi, una delle quali è consistita nella messa in vendita del complesso immobiliare della società situato a Moncalieri (To), per «un prezzo netto non inferiore a 60 milioni di euro». È presumibile che nel frattempo stia andando avanti il percorso di rientro della società presieduta da Vittorio Farina.

 

Da sottolineare che i conti in questione sono quelli consolidati della Ilte holding. Nel perimetro del gruppo, infatti, rientrano diverse società, coma la Satiz, la Satiz Poland, la Ilte Promo, la Tps, la Fag Editrice e la Satizfin. E attraverso di esse la holding è riuscita a costruire un gruppo di clienti tra i quali spiccano Fiat, Iveco, Alpitour, Paravia, Avio, Yamaha, Alstom, Ansaldo Energia (Finmeccanica), Agusta (Finmeccanica), La Stampa e il gruppo L'Espresso.

 

Con quest'ultimo la Ilte ha stipulato un contratto di esclusiva della durata di 10 anni per la produzione di tutte le pubblicazioni del gruppo. A fine 2009, però, il fatturato consolidato della Ilte holding è sceso da 192,1 a135,8 milioni di euro.

2- L'ESPRESSO CEDETTE NEL 2010 ROTOSUD AL GRUPPO FARINA...
Repubblica.it del 5 marzo 2010 - Gruppo Espresso ha ceduto a ILTE SpA - Gruppo Farina - la controllata Rotosud, società che provvede alla stampa in rotocalco dei suoi periodici. La vendita riguarda l'intero capitale sociale di Rotosud e il corrispettivo è stato fissato in 15 milioni di euro. L'accordo prevede che il Gruppo Espresso continui ad avvalersi dei servizi di Rotosud.

Per il Gruppo Espresso la cessione alla ILTE SpA, fornitore da sempre di servizi di stampa al Gruppo, si inquadra nel piano di riorganizzazione in corso che prevede, tra gli altri interventi, un profondo riassetto della struttura industriale. La cessione dello stabilimento rotocalco permetterà di aumentarne i carichi di lavoro e garantire pertanto la riduzione del costo delle pubblicazioni.22-06-2011]

 

 

1- DOPO LACRIME E LACRIMOGENI (80 FERITI), VIENE ALLO SCOPERTO LO SCETTICISMO DI GIULIO TREMONTI A IMPEGNARE SOLDI IN UN’OPERA CHE NON CONSIDERA NÉ PUÒ CONSIDERARE PRIORITARIA NEANCHE NELL’AMBITO DELLE GRANDI OPERE, PREMUTO DALLE ALTRE LOBBY REGIONALI (LIGURE, VENETA E FRIULANA) PER TUTTI I VARI PROGETTI “EUROPEI” IN PANNE - 2- APERTO IL CANTIERE, I LEADER NO-TAV: ’’ABBIAMO PERSO UN ROUND, NON LA GUERRA’’ - 3- L’UNICO PROGETTO DEFINITO E SICURO È QUELLO DEL TUNNEL DI CHIOMONTE CHE SI VUOLE FARE ADESSO, E CHE VERREBBE REALIZZATO DALLA CMC DI RAVENNA, UNA GRANDE COOPERATIVA “ROSSA”. UN TUNNEL DI 7 CHILOMETRI CHE CON MOLTE PROBABILITÀ RESTEREBBE DESERTO E SOLITARIO COME LO SONO DA ANNI QUELLI FRANCESI -

 

1 - 118, UN'OTTANTINA TRA FERITI E CONTUSI...
(ANSA) - E' di un'ottantina, fra feriti lievi e contusi, il bilancio - secondo il 118 - ancora provvisorio, degli incidenti alla Maddalena di Chiomonte (Torino) per lo sgombero del presidio No Tav. Una trentina sono i feriti e i contusi tra le forze dell'ordine; altrettanti tra i No Tav, portati all'ospedale di Susa. Altre venti persone, tra forze dell'ordine e manifestanti, sono state medicate sul posto.

2 - SCONTRI A PRESIDIO NO-TAV, APERTO IL CANTIERE...
(Ansa) - Apre il cantiere per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocita' Torino-Lione. Un blitz scattato all'alba, con centinaia di uomini e mezzi di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Forestale, ha smantellato il presidio che i militanti No-Tav avevano realizzato nei boschi della Maddalena di Chiomonte (Torino), per impedire l'avvio dei lavori. Negli scontri ci sono stati oltre trenta feriti, ma nessuno in modo grave.

''Abbiamo perso un round, non la guerra'', ha commentato il leader dei No-Tav, Alberto Perino. Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha ribadito: ''lo Stato non puo' assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari''. ''La Val di Susa - ha sottolineato il Presidente del Piemonte, Roberto Cota - e' diversa dai facinorosi e non puo' essere confusa con loro".

Il blitz e' scattato da piu' punti, all'alba, subito dopo la chiusura al traffico dell'autostrada A32 Torino-Bardonecchia: le ruspe, scortate da decine di agenti, hanno abbattuto le barricate che i militanti avevano costruito per bloccare i punti di accesso alla Maddalena, in particolare alla Centrale Elettrica e all'altezza della galleria Ramats.

C'e' stato un fitto lancio di pietre, rami, tronchi di alberi e altri oggetti contro le pale meccaniche e gli agenti, che hanno lanciato decine di lacrimogeni. A quel punto i manifestanti sono fuggiti nei boschi, hanno devastato alcune vigne, si sono sistemati nella zona di un'area archeologica per poter continuare a lanciare pietre e altri oggetti da una posizione piu' favorevole, hanno dato fuoco a balle di paglia e cosparso la strada di chiodi a quattro punte e liquido oleoso.

Le ruspe hanno continuato a salire verso la Maddalena; altri lacrimogeni sono stati lanciati verso l'area centrale del presidio No-Tav; i manifestanti sono fuggiti di nuovo e l'area e' stata consegnata all'impresa che avviera' i lavori.

Fra forze dell'ordine e attiviti No-Tav non ci sono stati contatti diretti, ma 28 agenti sono rimasti feriti (23 sono stati medicati sul posto; cinque sono stati portati in ospedale a Torino), mentre quattro attivisti No-Tav si sono fatti medicare al posto di pronto soccorso allestito alla Maddalena. Molti attivisti sono stati intossicati dal fumo.

Nella Val Susa, dove ieri sera si e' svolta una fiaccolata con migliaia di persone, sono scattati alcuni scioperi spontanei; l'Usb ha proclamato lo sciopero generale nei comuni interessati dalla Torino-Lione e i No-Tav si sono dati appuntamento per oggi nella bassa valle, a Bussoleno (Torino).

MANGANELLI, PS NON 'CONTRO' MA PER DIRITTI TUTTI - "Le donne e gli uomini delle forze di polizia sono chiamati a far rispettare disposizioni legittime e lo fanno, a prezzo di enormi sacrifici, non 'contro' qualcuno ma per garantire i diritti di libertà di tutti, a partire da coloro che esprimono il loro legittimo dissenso nelle forme consentite dalla legge". Lo dice il capo della Polizia Antonio Manganelli, raggiunto dall'ANSA per un commento sulle dichiarazioni dei sindacati di polizia che hanno espresso vicinanza alle forze dell'ordine impegnate in Val Susa.

"Condivido pienamente" le loro parole, prosegue Manganelli sottolineando che "la mia solidarietà, il mio affetto e la vicinanza come uomo e come capo va agli operatori delle forze di polizia che oggi, solo per aver fatto il proprio dovere, hanno riportato ferite e contusioni, e alle loro famiglie che ne condividono i sacrifici".

MATTEOLI: LO STATO NON PUO' ARRENDERSI - ''Lo Stato non puo' assolutamente arrendersi di fronte a dei protestatari''. Lo ha detto il ministro dei trasporti Altero Matteoli rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'inaugurazione del primo tratto dell'autostrada da Rosignano a Civitavecchia, commentando quanto sta avvenendo a Chiomonte (Torino) tra forze dell' ordine e comitati no-tav. ''La Tav e' considerata una priorita' da parte dello Stato. I lavori inizieranno e andremo avanti'', ha detto Matteoli. Il ministro ha anche aggiunto di essere costantemente informato da Roberto Maroni sulla situazione dell'ordine pubblico.

LEADER NO-TAV: ABBIAMO PERSO ROUND, NON LA GUERRA - ''Abbiamo perso un round, non la guerra''. E' il commento a caldo, dopo lo sgombero dell'accampamento dei No Tav a Chiomonte, del leader del movimento, Alberto Perino. ''Oggi - dice - e' andata come di pensava che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo sconfitti''.

TAFFERUGLI TRA NO-TAV E AUTOMOBILISTI - Tafferugli fra manifestanti che si oppongono all'apertura del cantiere della Tav in Val di Susa e alcuni automobilisti sono avvenuti a Sant'Ambrogio di Susa (Torino), dove una cinquantina di manifestanti avevano bloccato la strada statale 25. Lo si apprende da fonti della Questura di Torino. A protestare contro i manifestanti No Tav sono stati soprattutto pendolari e autisti di autocarri. Non sono al momento segnalati feriti.

SASSI DALLA BOSCAGLIA CONTRO AMMINISTRATORI LOCALI - Sassi contro alcuni amministratori della Valle di Susa sono stati scagliati all'alba da persone nascoste nel bosco vicino al presidio No Tav di Giaglione, il paese che confina con Chiomonte. Lo afferma il sindaco di Sant'Ambrogio, Dario Fracchia, precisando che non vi e' stato alcun ferito. Il numero di sassi - ha riferito Fracchia - e' stato esiguo.

AVVOCATI DIFFIDANO POLIZIA, NO SGOMBERO - Lo sgombero del presidio No Tav di Chiomonte da parte della polizia e' illegittimo: lo affermano gli avvocati del pool legale del movimento, che la scorsa notte hanno inoltrato una diffida al Ministero dell'Interno e alla Prefettura di Torino. Lo sgombero dovrebbe permettere l'avvio di alcuni lavori preliminari, ma gli avvocati fanno presente che sono pendenti diversi ricorsi ai Tar del Piemonte e del Lazio. Molti dei terreni interessati dall'azione di polizia sono, inoltre, di proprieta' privata o concessi legalmente dal Comune per manifestazioni culturali. A Bussoleno, sede della Comunita' montana, gli amministratori locali hanno attivato una loro ''unita' di crisi''.

3- ANCHE LE FS SI SCOPRONO NO-TAV - SPUNTA IL PROGETTO LOW COST CHE PIACE A TREMONTI...
Paolo Hutter per "ilFattoQuotidiano.it"

La corsa contro il tempo per non perdere i finanziamenti Tav, quella parte più o meno immediatamente disponibile di fondi europei che sembra una manna dal cielo in tempi di crisi delle commesse pubbliche, non aveva e non ha come ostacolo soltanto la popolazione manifestante che impediva l'avvio della recinzione del cantiere per il tunnel di Chiomonte.

A parte il fatto che l'effettiva praticabilità dei lavori del cantiere in questa atmosfera in mezzo ai manifestanti è tutta da valutare, un ostacolo più insidioso era e in parte è ancora la necessità che il governo italiano entro il 30 giugno firmi un nuovo accordo preventivo con la Francia sugli stanziamenti per la realizzazione del nuovo collegamento Torino Lione.

Ed ecco la sorpresa: viene allo scoperto quello che gli esperti sapevano già da tempo, cioè lo scetticismo del ministro dell'Economia Giulio Tremonti a impegnare soldi in un'opera che non considera né può considerare prioritaria neanche nell'ambito delle Grandi Opere, premuto come è dalle altre lobby regionali (come quella ligure, veneta e friulana) per tutti i vari progetti "europei" in panne.

Come un coniglio dal cappello, è il caso di dirlo, escono e prendono piede, soprattutto sui giornali del fine settimana, ipotesi di ridimensionamento drastico del progetto Tav. Una linea leggera e low cost che, secondo La Stampa, ha l'approvazione del governo francese e delle Ferrovie dello Stato. Si usano addirittura argomenti dei No Tav, come quello che la linea storica esistente non ha problemi di saturazione e che non li avrà per almeno 20 anni, poi si vedrà.

Il ridimensionamento - resterebbe da realizzare soprattutto il megatunnel transfrontaliero, ridotto però a una canna sola - servirebbe a far sì che la Francia e Bruxelles si possano accontentare che l'Italia prometta di spendere 4 miliardi e mezzo anziché 8 e mezzo. Si ricordi che non solo i tecnici No Tav, ma tutti gli addetti ai lavori, moltiplicano sempre questa cifra quasi per 3, nel caso si proceda.

Pochi giorni fa l'Unione Industriali aveva motivato il proprio determinato impegno a sostegno dell'opera con la previsione economica di avere tutti quei miliardi di spesa pubblica per i lavori come moltiplicatore del Pil per il torinese. A quella posizione ha risposto un comunicato che i giornali torinesi hanno snobbato, da parte di un fronte civico nazionale, che tra gli altri comprende Giorgio Airaudo e Luigi De Magistris, contrario a questi tunnel in Val di Susa e che fa notare come chi è favorevole all'opera "ragiona solo sui benefici che deriverebbero dai lavori di costruzione al comparto edilizio, non sulla necessità della linea".

Ora, a fronte di quello che viene annunciato come un ridimensionamento drastico di tutto il progetto futuro, stranamente Unione Industriali di Torino e gli altri più strenui difensori della necessità della Tav non battono ciglio. Per i tecnici che collaborano coi sindaci e i comitati No Tav questa è l'ennesima dimostrazione che si sta giocando solo una partita politico-economica per tenere aperti dei rubinetti, e che il progetto può gonfiarsi o sgonfiarsi altre volte. Ma non sempre è lecito scherzare con le carte. Ad esempio, l'improvvisa scomparsa dal progetto della seconda canna non può essere trattata con tanta leggerezza.

Dice Luca Giunti, uno dei collaboratori dei Sindaci No tav: "Il tunnel è stato progettato a due canne e tutta la sicurezza - una cospicua parte dell'intero progetto - è fasata proprio sulla contemporanea presenza delle due canne. In pratica una serve da evacuazione e soccorso per l'altra (le probabilità di un incidente che coinvolga entrambe le canne è considerata molto bassa). I vigili del fuoco avevano comunque sollevato molte riserve sull'effettiva possibilità di soccorso sotto il massiccio d'Ambin.

Addirittura era prevista la possibilità che transitassero nella galleria solo treni merci auto condotti, senza macchinisti. Se ora si propone una soluzione mono canna è evidente che l'intero progetto va fermato, riprogettato correttamente, sottoposto alle valutazioni di legge e solo a questo punto può riprendere l'iter progettuale. Altrimenti si continua a valutare, come sicurezza, come impatto ambientale e come costi, un progetto - l'unico depositato ufficialmente - che non ha più alcun riscontro con la realtà."

L'unico progetto definito e sicuro è quello del tunnel di Chiomonte che si vuole fare adesso, e che verrebbe realizzato dalla CMC di Ravenna, una grande cooperativa "rossa". Un tunnel di 7 chilometri che con molte probabilità resterebbe deserto e solitario come da anni lo sono le "discenderie" realizzate in Francia in attesa del Tav. Intanto bisogna vedere cosa verrà firmato il 30 giugno con Parigi e il 6 luglio con gli altri governi europei. [27-06-2011]

 

 

FIAT E CONFINDUSTRIA: CALUMET DELLA PACE PER FREGARE LA FIOM - “VI BENEDICO NEL NOME DEL TWEET”: ONLINE IL NUOVO PORTALE DEL VATICANO - BASILICATA: DAL BENZINAIO CON LA PETROLCARD - FIORONI FA IL NECROMANTE: RESUSCITA LA “COSA BIANCA” - CSM AL RALLENTATORE: UN ANNO E MEZZO PER NOMINARE IL PROCURATORE GENERALE DI CATANZARO - CHE FINE HA FATTO IL ‘GEMELLINO’ DI ALFANO? - MARSALA al corvo: TORNANO I VELENI…

Da "Panorama", in edicola domani

 

1. SERGIO ED EMMA: PROVE DI INTESA...
Tra Fiat e Confindustria è armistizio. Occhi puntati all'incontro del 24 giugno fra viale dell'Astronomia e sindacati, Cgil compresa, per un accordo che renda pienamente operative le intese aziendali di Pomigliano e Mirafiori, con nuove regole condivise sulla rappresentanza e sui diritti sindacali. Senza rimettere in discussione gli accordi raggiunti, l'obiettivo è chiarire chi ha titolo per firmare le intese, con quale quota di lavoratori, come si eleggono i rappresentanti sindacali, quali sono i limiti al diritto di sciopero.

I legali Fiat hanno partecipato agli incontri preparatori. Il Sole 24 ore ha pubblicato un appello bipartisan di economisti, Guido Rossi in testa, per invitare Fiat, imprese, Cisl e Uil a non rompere il fronte proprio ora che è a portata di mano l'intesa. Questa farebbe da base a una rapida legge che lascerebbe cadere ogni impugnativa giudiziaria.

 

Dividersi ora andrebbe a tutto vantaggio della Fiom. Perciò all'assemblea dell'Unione industriale di Torino, il 20 giugno, Emma Marcegaglia ha difeso la Fiat e insieme invocato un'intesa che vada bene alle imprese e al sindacato. Sergio Marchionne resta a guardare. Desisterà solo se l'intesa sarà buona per la Fiat, ripetono i suoi. Se l'accordo salta e il giudice di Torino a metà luglio darà ragione alla Fiom, sarà guerra e Marchionne impugnerà la spada.

2. ARRIVERÀ CON TWITTER LA BENEDIZIONE DEL PAPA...
Nasce il Vaticano 2.0. Il 28 giugno, vigilia della festa dei Santi Pietro e Paolo, Benedetto XVI riceverà un regalo insolito: il nuovo portale internet del Vaticano realizzato dal Pontificio Consiglio delle comunicazioni sociali. L'indirizzo sarà www.news.va e darà largo spazio ai social network: Twitter innanzitutto, ma anche Facebook, Youtube (con il canale «The Vatican» in quattro lingue) accanto a contenuti multimediali, link ai diversi siti vaticani e un'area dedicata alle notizie dal mondo, curata dalla Radio vaticana e dall'agenzia Fides.

Sarà valorizzato l'apporto dell'Osservatore romano e ci sarà un nuovo layout del sito www.vatican.va collegato ora a News.va. Il nuovo portale è stato disegnato in Spagna. Potenziati anche i server in previsione di un boom di contatti. Non sarà possibile però «postare» domande e ricevere risposte dal Papa sui social network: Benedetto XVI ha un numero troppo alto di «fan» per poter rispondere a tutti. (I.I.)

 

3. IN BASILICATA IL PIENO CON LA CARD...
I lucani al distributore con la card. È quanto accadrà in Basilicata grazie a una recente legge che ha aumentato dal 7 al 10 per cento le royalty dovute dallo Stato alle regioni per l'estrazione del petrolio. Per il 2010 l'incremento vale 40 milioni di euro e alla Basilicata ne spettano 34. Tale somma, contenuta in un fondo del ministero dello Sviluppo economico guidato da Paolo Romani, andrà direttamente nelle tasche dei lucani grazie a una carta ricaricabile per fare il pieno presso i distributori italiani.

Saranno le Poste italiane a distribuirla ai 270 mila patentati residenti in regione. «È una cifra destinata a crescere» annuncia il sottosegretario Guido Viceconte, visto che «la produzione di greggio in Basilicata raggiungerà i 170 mila barili al giorno a fronte dei 70 mila di oggi». (M.O.)

4. MARSALA: TORNANO I VELENI DEL «CORVO»...
Una convivenza tutt'altro che facile aspetta Gioacchino Natoli, ex vicepresidente dell'Anm ed ex pm del processo Andreotti, nominato presidente del Tribunale di Marsala. Procuratore nella stessa città è infatti Alberto Di Pisa, il magistrato che fu al centro delle lettere anonime del «Corvo» e che, dopo una condanna in primo grado, fu assolto. I due non si parlano e non si salutano da anni. Natoli e una certa «ala giustizialista» sono sempre stati durissimi con Di Pisa. Che li ha cordialmente ricambiati. (R.A.)

 

5. PROMOSSO IL PM CHE INDAGÒ SEPE...
Fa discutere la proposta della terza commissione del Csm di nominare il pm Sergio Sottani fra i nove nuovi sostituti procuratori generali della Cassazione. C'è chi ricorda che il pubblico ministero di Perugia, che ha indagato tra gli altri l'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, ha tenuto in carcere per un mese in cella d'isolamento Vincenzo Maccarone, stimato collega oggi in pensione, prosciolto, dopo due anni di calvario, dall'accusa di corruzione in atti giudiziari perché «il fatto non sussiste».

Ma l'indicazione di Sottani non è la sola a suscitare polemiche. Per la prima volta si è assistito a uno scontro tra Anm e Csm sull'indicazione di altri quattro sostituti procuratori. L'associazione magistrati contesta che siano tutti ex componenti del Csm. Peccato che la spartizione delle nomine al Csm sia diventata ormai un'abitudine. Ma Luca Palamara e Giuseppe Cascini sembra che se ne accorgano solo ora. (A.C.)

 

6. CSM LUMACA: UN ANNO PER LE NOMINE IN TERRA DI MAFIA...
C'è voluto un anno e mezzo per trovare il nuovo procuratore generale di Catanzaro. Finalmente il Csm ha nominato Santi Consolo, già vicecapo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, preferendolo a Carlo Macrì. In terra di 'ndrangheta certe vacanze sono pericolose ma al Csm, con il vicepresidente Michele Vietti •, non si trovava l'accordo. Lo stesso è accaduto a Napoli: il procuratore generale Vincenzo Galgano è andato in pensione a luglio 2010 ma il Csm solo ora ha scelto il successore, Vittorio Martusciello. (A.M.G.)

7. «CONFESSIONE REPORTER» PARTE DAL PAKISTAN...
Confessione reporter è la nuova trasmissione di Stella Pende che parte martedì 28 giugno su Italia 1, a mezzanotte: cinque puntate, con storie di puro reportage giornalistico, affidate in alcuni casi a chi giornalista non è, come Ciro Ferrara, che visita il carcere di Secondigliano. Nella prima puntata, l'ultima intervista dello scrittore pachistano Saleem Shahzad, trovato morto alla fine di maggio dopo avere denunciato possibili legami tra ufficiali di Karachi e Al Qaeda.

 

8. FIORONI ROMPE IL FRONTE E RESUSCITA LA «COSA BIANCA»...
Sono gli ex popolari nel Pd i primi a rompere la tregua stabilita fra tutti i maggiorenti del Pd. Il 24 giugno a Riccione la corrente organizzata degli ex dc ed ex Margherita capeggiata da Giuseppe Fioroni, con i vice Gero Grassi ed Enrico Gasbarra, organizza un convegno nazionale di area, aperto al mondo cattolico e ad altre forze, per delineare il futuro autonomo dei popolari. Tra i relatori il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, il dalemiano Nicola Latorre e Angelino Alfano, neosegretario politico del Pdl. (E.C.)

9. AFGHANISTAN: ECCO GLI ULTIMI REPORT...
La parola magica sull'Afghanistan è transizione, il passaggio dalle forze Isaf a esercito e polizia afghani in programma da luglio in tre province e quattro città, tra cui Herat. Ma per gli italiani non significherà ritorno a casa, bensì spostamento in altre zone del settore ovest, il Regional command West a guida italiana che ha il suo epicentro a Herat, dove si sono registrati i progressi migliori. Infatti analisti e militari, anche negli Usa, contraddicono i politici: non è il momento di andarsene.

È la conclusione del rapporto di Pietro Batacchi e Ilaria Ierep del Centro studi internazionali, inviato a governo e Parlamento dopo una recente visita afghana. Per tutti i loro interlocutori la transizione è prematura: andrebbe riprogrammata l'exit strategy da qui al 2014 e pianificata una nuova missione Nato dopo quella data. Il contingente di 4.200 uomini oggi è basato sulla brigata Folgore, comandata dal generale Carmine Masiello.

 

La popolazione si affida a chi l'aiuta: se c'è sostegno internazionale appoggia l'Isaf; se viene a mancare, passa a criminali o insorti. Decisivo il ruolo del Prt, il team di ricostruzione provinciale. Nel 2011 la Difesa ha stanziato 5 milioni di euro per 45 progetti in educazione, agricoltura, sanità, infrastrutture e sicurezza. La cooperazione della Farnesina, che opera accanto a cinque ong italiane, in 10 anni ha erogato 446 milioni. Stefano Vespa

10. CAMERA NASCOSTA...
ALFANO BOYS - Li chiamavano i «gemellini Alfano». Angelino e Gioacchino, pur con sette anni di differenza, sono, politicamente parlando, cresciuti assieme. Uno siciliano, l'altro campano, nelle passate legislature erano compagni di banco alla Camera, membri della commissione Bilancio, responsabili per le aree sottoutilizzate.

Poi Angelino Alfano ha spiccato il volo, ma Gioacchino non l'ha lasciato. Gli chiedo come festeggerà la prossima nomina a segretario politico pdl dell'altro Alfano. Lui, che da campano verace ha un debole per i pomodori pelati, non ha dubbi: «Spaghetti alla pummarola, naturalmente». (Giancarlo Mazzuca)23-06-2011]

 

 

BISI FOR ITALY! - L’INCHIESTA P4 SI SPANDE PER MEZZA ITALIA, DOPO ROMA, I PM DI NAPOLI MANDANO LA DOCUMENTAZIONE ANCHE A MILANO sulla scrivania di Francesco Greco, proprio il magistrato che indagò sulla maxitangente Enimont - Bisignani pensava di fregare tutti: aveva pure comprato un aggeggio elettronico che bloccava le onde radio e che accendeva prima delle chiacchierate importanti. ma woodcock l’’ha fregato con una e-mail fasulla...

Lirio Abbate ed Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"

 

La tempesta giudiziaria è solo all'inizio. Dopo i filoni scoperti a Napoli e a Roma, una parte dell'inchiesta sulla P4 e sulla rete di Luigi Bisignani sta per arrivare - come risulta all'"Espresso" - alla procura di Milano, sulla scrivania di uno dei più celebri pm del pool di Mani Pulite, Francesco Greco, proprio il magistrato che indagò sulla maxitangente Enimont e sul ruolo svolto nella vicenda dallo stesso Bisignani.

Del resto, in settecentotrenta giorni di intercettazioni non si contano le telefonate in cui si parla di affari e di aziende importanti: i pm meneghini potrebbero così aprire un fascicolo che potrebbe contribuire ad avviare una stagione simile a quella che archiviò la Prima Repubblica. Tre Procure, dunque, sugli affari su Gigi il lobbista.

Qualcuno sostiene che si tratti solo di gossip; che reati pesanti (come quelli di corruzione o di associazione segreta) non potranno mai essere dimostrati; che insomma «Bisignani faceva solo il suo lavoro di lobbista». Altri, invece, si stanno convincendo che siamo solo all'antefatto e che l'inchiesta potrebbe trasformarsi in una valanga degna della P2 e di Mani pulite, destinata a spazzare via il sistema berlusconiano che ha governato la Seconda Repubblica e a coinvolgere una parte dei poteri forti del Paese. Si vedrà.

Di sicuro nei prossimi mesi la bufera non si placherà. A Milano Greco e i suoi uomini tra poco cominceranno a sfogliare gli incartamenti di Napoli: si ipotizzano eventuali reati finanziari. Non solo. Se a Roma il procuratore aggiunto Alberto Caperna e i colleghi che si occupano dei reati a danno della pubblica amministrazione studiano il sistema degli appalti e la posizioni di manager di Stato come Moretti (indagato per favoreggiamento personale), i carabinieri del Noe sono impegnati in una complessa indagine patrimoniale. Che servirà a capire l'entità delle ricchezze personali di Bisignani e di come le ha accumulate, i suoi prestanome e i flussi di denaro che avrebbe dirottato su conti correnti ancora segreti.

Senza dimenticare l'inchiesta parallela sulla fuga di notizie, quella grazie alla quale il capo della rete fu informato dell'indagine nei suoi confronti: un fascicolo che rischia di coinvolgere esponenti di vertice delle forze dell'ordine italiane. Gli affari di Gigi. In tutto i filoni d'indagine sono sei. Andiamo con ordine.

A Milano sono in arrivo le carte sia sul rapporto tra Alfonso Papa e l'immobiliarista Vittorio Casale (arrestato per bancarotta fraudolenta pochi giorni fa) sia su eventuali affari tra Bisignani e Gianluca Di Nardo, un finanziere italiano che vive in Svizzera, cresciuto alla corte di Francesco Micheli e finito qualche mese fa in un'indagine della Sec con l'accusa di insider trading sull'Opa di Finmeccanica sull'azienda americana Drs.

Come ha scritto la "Stampa", Di Nardo ha pagato una multa da tre milioni ed è uscito dalla vicenda senza ammettere le sue eventuali responsabilità. Ora il suo nome rispunta nelle intercettazioni sulla P4: lui e Bisignani discutono dell'acquisto di una concessione petrolifera per una piattaforma al largo delle coste della Nigeria. L'affare sarebbe dunque con l'Eni, ma la trattativa è condotta da Bisignani. Che parla, notano i pm, come fosse lui - e non Paolo Scaroni - l'amministratore delegato.

Non bisogna sorprendersi: se al telefono con Italo Bocchino definisce l'Eni «l'ente più grosso amico mio», Bisignani sembra trattare di oro nero persino con l'ambasciatore libico a Roma, suo amico e referente. Soldi, appalti, eventuali atti corruttivi. I magistrati vogliono indagare a fondo sugli affari del lobbista e dei suoi (tanti) amici.

«Quella persona è nostra al cento per cento»: è una frase che Bisignani ripeteva spesso all'interlocutore di turno. Quel "nostra", in realtà, è un vezzoso plurale maiestatis: perché la rete Luigi, Gigi per gli amici, se l'è costruita praticamente da solo, sulle spalle dello Stato.

In quindici anni, con il consenso di Gianni Letta e di Silvio Berlusconi, l'ex piduista che faceva la rassegna stampa a Licio Gelli è riuscito a realizzare un'incredibile ragnatela di relazioni. Smistatore di nomine, mediatore di interessi, il Mr. Wolf andreottiano che risolve i problemi dei potenti italiani ha dato consigli a ministri e sottosegretari, ha piazzato uomini fedeli nelle aziende di Stato, ha utilizzato informazioni riservate grazie ai suoi agganci nella polizia giudiziaria e nei servizi segreti, per trarre profitti ed accrescere il proprio potere.

Finora il "do ut des" tra Gigi e gli uomini che piazzava ai vertici delle aziende di Stato non è stato dimostrato. Ma la polizia giudiziaria sta analizzando tracce bancarie e appalti sospetti per capire se ci siano stati scambi di favori tra i dirigenti e il loro sponsor.

A Napoli, per esempio, i pm stanno lavorando sull'intercettazione di una telefonata nella quale Roberto Mazzei, ex vicepresidente della Ilte dei Farina fino al marzo 2009, suggerirebbe all'amico Gigi di comprare quote di una società specializzata in giochi: un'azienda che di lì a poco - segnalano i pm - avrebbe aumentato di molto il proprio valore.

Del resto Mazzei deve molto all'amico: «Ho sicuramente segnalato Mazzei al professor Tremonti per fargli ottenere la nomina di presidente al Poligrafico di Stato», conferma Bisi ai magistrati. La procura di Roma sta inoltre analizzando anche le attività della Italgo, la società finita nell'inchiesta per aver vinto un appalto milionario per l'informatizzazione di Palazzo Chigi.

I soci principali sono un vecchio amico di Bisignani, Anselmo Galbusera, e il finanziere Francesco Micheli, sentito come persona informata sui fatti. Da notare che qualche anno fa nel cda della società c'era anche Mazzei. A Roma si approfondiranno altri spunti investigativi: su tutti, alcune consulenze esterne degli enti pubblici e una joint-venture tra la Ilte di Farina e Bisignani e le Poste: la Postel Print, che stampa e spedisce tutte le bollette che arrivano nelle case degli italiani. Case e denari.

MA QUANTO È RICCO BISIGNANI?
I Noe stanno indagando sulle sue proprietà immobiliari e finanziarie, ma qualche idea possiamo farcela già ora. Di sicuro non se la passa male. Casa a via Trionfale, varie dependance affittate nel centro di Roma («Le cambia ogni cinque-sei mesi, sembra Arafat che non dormiva mai nello stesso posto per più di una notte», dice un vecchio piduista che lo conosce bene), magione principesca a Settefinestre, sotto la collina di Ansedonia (una ventina di stanze più tenuta dove pascolano cavalli bianchi). Il suo lavoro ufficiale è quello di procuratore della società Ilte dei fratelli Farina, immobiliaristi suoi grandi amici. Come loro "dipendente", dice Mazzei, avrebbe uno stipendio di 13 mila euro al mese.

Ma Bisi è anche socio, con Alessandro Bondanini, di una società di consulenza (la Four Consulting srl) e proprietario del 35 per cento di un'azienda (Italian Brakes) che fa componenti per treni. Secondo i pm «le prime operazioni tecniche dimostrano che gli «interessi e le disponibilità» all'estero sono «ingenti».

E' proprio Bondanini a parlare ai pm di operazioni finanziarie fatte da Bisignani all'estero, come quella con la società belga Codepamo: «Bisignani aveva dei soldi, mi pare 4 milioni, parte di una somma che aveva fatto rientrare dall'estero». Ma la società anonima negli ultimi anni ha fatto investimenti per decine di milioni. Che le disponibilità di Gigi siano enormi lo raccontano anche vecchie cronache: una spa a lui riconducibile è stata coinvolta nel crac della banca Italease, nella quale aveva sottoscritto derivati per 75 milioni di euro.

LA FUGA DI NOTIZIE.
L'ultimo filone d'indagine, che Henry John Woodcock e Francesco Curcio stanno curando nel massimo riserbo, è quello sulla fuga di notizie che avrebbe danneggiato proprio l'inchiesta P4: Bisignani e Papa avrebbero saputo alla fine dello scorso ottobre di essere intercettati.

E' un fatto che, improvvisamente, gli indagati smettono di usare le Sim che consideravano sicure. Luigi Bisignani pensava di fregare tutti: aveva pure comprato un aggeggio elettronico che bloccava le onde radio e che accendeva prima delle chiacchierate importanti (tanto che i vicini ogni tanto lamentavano problemi di ricezione dei loro cellulari). Invece i pm di Napoli hanno fregato lui, piazzando con una e-mail fasulla un file nascosto che registrava, attraverso il computer sulla sua scrivania, ogni sospiro e ogni parola detta nell'ufficio romano di piazza Mignanelli.

Sulla fuga di notizie, il lobbista ha detto ai pm di non aver ricevuto soffiate, ma di essersi accorto che qualcuno lo pedinava e fotografava. In procura, però, nessuno gli crede: c'è già un'informativa della polizia in cui si segnala che gli indagati sapessero persino il nome dei pm che gli davano la caccia. Una circostanza che non fa «che confermare», scrivono i pm nell'ordinanza di arresto, «l'esistenza di un sistema di intelligence parallelo e surrettizio, in grado di fare affidamento su soggetti» interni alla pubblica amministrazione, «espressione in particolare delle forze di polizia anche ai livelli più alti». Generali con tante stellette tremano.24-06-2011]

 

 

LACTALIS ALLE GINOCCHIA - LA FAMIGLIA BESNIER HA INIZIATO IL SUO DOMINIO SU PARMALAT AGGIUDICANDOSI 9 POSTI SU 11 IN CDA - SCAMBIO DI RELIQUIE: SGOMMA ENRICO BONDI (MA RESTERÀ COMMISSARIO DI ALCUNE SOCIETà MINORI), PRESIDENTE FRANCO TATÒ - COME NUOVO AD POTREBBE INSEDIARSI ANTONIO SALA - PRIMI SCAZZI: ALCUNI PICCOLI AZIONISTI HANNO DEFINITO “UNA PUGNALATA ALLA SCHIENA” LA DECISIONE DEI FRANCESI DI NON FAR PASSARE IN ASSEMBLEA LA RICHIESTA DEL CDA USCENTE DI DISTRIBUIRE AZIONI GRATUITE…

1 - PARMALAT VINCE LACTALIS MA IL CDA DURERÀ UN ANNO
Luca Fornovo per "la Stampa"

Franco Tatò, classe 1932, è il nuovo presidente di Parmalat e sarà alla testa di un Consiglio d'amministrazione transitorio che durerà solo per un anno anziché i consueti tre. Bocciata poi la proposta del Cda uscente di distribuire azioni gratuite ai soci per circa 90 milioni di euro. Inizia così l'era dei francesi di Lactalis, della famiglia Besnier, azionisti di maggioranza del gruppo alimentare di Collecchio, che ieri hanno incassato il maggior numero di voti nell'assemblea dei soci, aggiudicandosi nove posti su undici del nuovo board. D'altro canto, dopo sette anni si è chiusa l'era dell'"arzillo vecchietto", l'ad Enrico Bondi (classe 1934), il risanatore, che ha traghettato la Parmalat fuori dalle secche del crac da 14 miliardi di Calisto Tanzi nel 2003.

Ieri la sala di Palazzo Soragna, sede dell'Unione degli Industriali di Parma, era gremita di azionisti piccoli e grandi. In sala era presente il 46,7% del capitale, di cui però il 28,9% in mano a Lactalis che ha avuto gioco facile a far passare la sua lista di candidati in Cda e a indicare l'ex numero uno dell'Enel, Tatò alla presidenza di Parmalat.

Dopo un'assemblea fiume, durata 3 ore e 40 minuti, Bondi, che ha augurato a Lactalis un «cammino pieno di successi», lascia Parmalat tra gli applausi di tanti azionisti. «Siete stati troppo buoni perché sono attestazioni di stima un po' iperboliche a mio parere» ha detto il manager aretino, uscendo dal cortile di Palazzo Soragna a bordo di una Panda 4x4.

La decisione, proposta dall'avvocato Francesco Gatti (rappresentante legale dei Besnier) di accorciare la durata del Cda da tre anni ad uno è stata motivata con i molti cambiamenti in vista, a partire dalla chiusura dell'Opa (8 luglio) su Parmalat. Il cda transitorio consentirà ai francesi una maggiore flessibilità di governance, magari anche in vista delle prospettate operazioni straordinarie, tra cui l'incorporazione in Parmalat delle attività di Lactalis in Spagna e Francia, così da creare un gruppo da 14 miliardi di ricavi.

E non si può escludere poi che in futuro anche un membro della famiglia Besnier possa entrare nel Cda. Ma il prossimo passo che il nuovo Cda dovrà fare sarà quello di nominare il nuovo ad, cioè il successore di Bondi. In pole position al momento come ad ci sarebbe Antonio Sala, presidente di Lactalis Italia nonché direttore generale di Groupe Lactalis. Tatò, invece, che ha alle spalle una lunga carriera da manager in Enel, Fininvest, Mondadori e Olivetti, è già stato nominato presidente di Parmalat con una remunerazione lorda di 1,3 milioni di euro l'anno (invariata rispetto a quella dell'ex presidente Raffaele Picella).

Oltre Tatò e Sala, entrano altri sette candidati di Lactalis nel Cda di Parmalat. Si tratta dell'avvocato Gatti, Daniel Jaouen, e dei consiglieri indipendenti Marco Reboa, Riccardo Zingales, Marco Jesi e Ferdinando Grimaldi Gualtieri. Le minoranze invece sono state conquistate dalla lista numero tre presentata da Assogestioni che porta in Cda Gaetano Mele (ex ad di Lavazza) e Nigel Cooper. In particolare, la lista Lactalis ha ottenuto il 62,77% dei voti, mentre quella di Assogestioni il 34,45%. Soltanto lo 0,01% è andato alla lista dei fondi esteri (Zenit, Skagen e Mackenzie), che non l'avevano ritirata in seguito alla vendita, di tre mesi fa, del 15,3% ai francesi.

Critiche a Lactalis sono arrivate da alcuni piccoli azionisti che hanno definito «una pugnalata alla schiena» la decisione dei francesi di non far passare in assemblea la richiesta del Cda uscente di distribuire azioni gratuite. Bondi, che resta commissario straordinario di alcune società minori di Parmalat, ha poi rivendicato orgogliosamente il proprio operato: «I fondi che ci hanno sostenuto hanno incassato 1 miliardo di dividendi in quattro anni, i piccoli azionisti con l'Opa recuperano il 60% del proprio investimento». L'assemblea ha anche approvato il bilancio 2010 (282 milioni di utile) e il dividendo di 0,036 euro per azione.


2 - IL RISANATORE LASCIA IL TIMONE MA SOLO A METÀ: L'EX AD RESTERÀ COMMISSARIO
Gianluca Paolucci per "la Stampa"

Era arrivato a Collecchio in pompa magna nel dicembre del 2003, nel pieno della tempesta Parmalat, ultima speranza per i 100 mila risparmiatori e per le migliaia di dipendenti di recuperare qualcosa o di avere ancora un lavoro. Se n'è andato ieri con una Fiat Panda guidata da lui. Un'uscita di scena fin troppo facile per un manager che ha fatto del basso profilo una ragione d'essere. Tanto per dirne una, Enrico Bondi non ha mai rilasciato un'intervista nella sua lunghissima carriera, iniziata nel reparto ricerca di Montedison nel 1957, dopo la laurea in chimica a Firenze.

Per un po' tornerà alla sua casa di campagna, alle porte di Arezzo - in località «Il Matto», poi uno dice che i nomi sono frutto del caso -, dove produce poche bottiglie di ottimo olio. Ma chi lo conosce assicura che non resterà senza far niente. Intanto, quello consumato ieri non è un addio. Bondi resta amministratore straordinario di 26 società, i rimasugli di quella «galassia Parmalat» che implose alla vigilia di Natale di otto anni fa, quando venne nominato commissario straordinario ai sensi del decreto Marzano, approntato «su misura» per il grande crac e per questo approvato in fretta e furia.

Molte sono solo delle scatole vuote, ancora in vita in attesa che la Cassazione si pronunci sui ricorsi di alcuni creditori contro la sentenza di omologa del concordato. Si trasferirà a qualche chilometro da Collecchio, a San Michele Tiorre, dove un officetto manco a dirlo molto sobrio (raccontato ieri da Il Sole 24 Ore) ospita quello che resta della Parmalat dell'era Tanzi.

E poi, questo consumato manager di 77 anni ha ancora qualche carta da giocare sul marcato. Prova ne sia le voci ricorrenti circa un suo prossimo impegno su uno dei tanti dossier caldi industrial-finanziari, da Lucchini a Fondiaria-Sai, peraltro in entrambi i casi si tratterebbe di ritorni.

Classe 1934, Bondi diventa il «grande risanatore» alla Montedison del crac Ferruzzi, che guiderà per 8 otto anni con l'attenta regia di Mediobanca di un altro Enrico burbero e taciturno come lui, Cuccia. Da lì passa in Telecom, dove esce una scia di polemiche per la vicenda dell'auto con le microspie. Poi passa nel gruppo Ligresti, dove resta solo per pochi mesi ma cura la nascita del polo assicurativo FondiariaSai.

E alla Lucchini, dove traghetta il gruppo al matrimonio con i russi di Severstal. Anni trascorsi con alcuni punti fermi: i collaboratori, innazitutto. Dai tempi di Montedison si porta con sé la signora Brunella Tosini, tuttofare amministrativa che chiamare segretaria sarebbe riduttivo. Ma anche Nicola Walter Palmieri (ufficio legale) e Pierluigi De Angelis (direttore finanziario) sono con lui dai tempi di Foro Buonaparte.

Ovviamente, continua dare del lei anche a loro come fa con tutti i collaboratori, chiamandoli rigorosamente per cognome. Malgrado la fama di burbero, chi lo frequenta - pochi - assicura che in privato è invece molto simpatico, con il gusto molto toscano dell'ironia puntuta.

Questi anni a Collecchio li ha interpretati come una missione, assicura un suo collaboratore. Che lo ha sentito raccontare più di una volta quando, a New York per una delle tante cause aperte contro le banche presunte complici dei Tanzi, venne fermato da una vecchietta americana che lo incitò ad andare avanti per recuperare i soldi dei suoi risparmi finiti anche loro nel crac da 14 miliardi.

Lui avanti c'è andato: lascia un gruppo con 282 milioni di utile, 4,3 miliardi di fatturato e una cassa con 1,4 miliardi, in gran parte frutto delle transazioni con le banche promosse da Bondi stesso e dai suoi avvocati. E allora, perché lascia? Perché ha saputo risanare ma non crescere, dice qualcuno. Perché comunque è giusto chiudere una fase e aprirne un'altra, forse. Di certo non per ragioni anagrafiche: il prossimo presidente, Franco Tatò, di anni ne ha 79.29-06-2011]

 

 

LA SIGNORA DEL CARBONE DORATO - SECONDO CITIGROUP, L’AUSTRALIANA GINA RINEHART, PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA MINERARIA HANCOCK, STA PER DIVENTARE LA DONNA PIÙ RICCA DEL MONDO (SUPERANDO CARLOS SLIM E BILL GATES) - LA SUA COMPAGNIA, EREDITATA 20 ANNI FA DAL PADRE CON I CONTI IN ROSSO, HA GODUTO DEI PREZZI RECORD PER FERRO E CARBONE - LA FORTUNA PERSONALE DELLA RINEHART È PIÙ CHE RADDOPPIATA NELL’ULTIMO ANNO ARRIVANDO A 7,5 MILIARDI DI EURO - MA SE DECIDESSE DI QUOTARSI IN BORSA VOLEREBBE NELLA TOP TEN DI ‘FORBES’ CON 30 MLD IN TASCA…

Elmar Burchia per il "Corriere della Sera"

 

Più di Bill Gates e più di Carlos Slim. Nella classifica delle persone più ricche del mondo ci sarà presto una donna. Gina Rinehart, 57 anni, presidente della compagnia mineraria Hancock Resources, già la persona più ricca d'Australia si appresta infatti a diventare anche la donna più ricca del mondo.

La sua compagnia, ereditata 20 anni fa dal padre con i conti in rosso, ha beneficiato di prezzi internazionali record per minerale di ferro e carbone. La fortuna personale di Rinehart è più che raddoppiata nell'ultimo anno arrivando a sfondare i 10,3 miliardi di dollari australiani, l'equivalente di 7,5 miliardi di euro. Ma è solo l'inizio.

 

I NUMERI UNO
Grazie al boom minerario, che si è affiancato alla ripresa dalla crisi finanziaria globale, la magnate del ferro è sulla buona strada per superare a breve Carlos Slim e Bill Gates, la stima fatta da Citigroup, la più grande azienda di servizi finanziari del mondo. Il re delle telecom, l'imprenditore messicano e «uomo più ricco del mondo» - perlomeno secondo l'ultima classifica stilata a marzo dalla rivista economica Forbes - conta su un patrimonio di 53,5 miliardi di dollari, mentre a poca distanza, con 53 miliardi, c'è il fondatore di Microsoft.

IL PATRIMONIO
Il colosso finanziario calcola che Gina Rinehart sorpasserà Gates e Slim grazie a tre grossi progetti per l'estrazione di carbone e minerali ferrosi che la sua compagnia ha in cantiere, ma soprattutto perché la donna possiede interamente le aziende e non ha azionisti che detengono altre quote.

«Se Rinehart fosse una società quotata alla Borsa Australiana e valutata usando lo stesso rapporto prezzo/utili come per la società partner, il gruppo multinazionale Rio Tinto, lei varrebbe 30 miliardi di dollari e entrerebbe immediatamente nella top 10 di Forbes», è l'analisi di SmartCompany, un sito d'affari australiano. Grazie ai profitti attesi per il settore minerario «è possibile che il suo patrimonio netto salga a oltre 100 miliardi di dollari».

RISERVATA
Rinehart è assai schiva, evita le interviste e le apparizioni pubbliche. È quasi sconosciuta al di fuori dei confini australiani. Qualche settimana fa si è ritrovata ad essere la prima donna a sfondare il «soffitto di vetro» capeggiando la lista dei 200 australiani più ricchi, pubblicata come ogni anno dalla rivista economica BRW. Nel 1952 suo padre, Lang Hancock, aveva scoperto il più grande deposito di minerali ferrosi nella regione di Pilbara, Australia Occidentale.

Lei si è sposata due volte. Il primo marito, Greg Hayward, era un tassista; Frank Rinehart, un avvocato americano, morto nel 1990. Oggi vive a Perth e ha quattro figli. Attualmente la donna più ricca del mondo è Christy Walton, la vedova di John Walton, ereditiera dell'impero dei grandi magazzini Wal-Mart con un patrimonio di 26,5 miliardi di dollari.

  [29-06-2011]

 

 

TAGLI ALLA SPESA O SPESATI DA TAGLIARE? - COME SI FA A CHIEDERE ULTERIORI DECURTAZIONI AGLI STIPENDI PUBBLICI, AUMENTATI DEL 42% IN UN DECENNIO, DA UN PULPITO CHE HA INCREMENTATO I PROPRI COSTI DEL 1.110%? - VITALIZI D’ORO PER DUE GIORNI DI LAVORO, BABY-PENSIONI, INDENNITÀ - FRA IL ‘99 E IL 2008 I RIMBORSI ELETTORALI AI PARTITI SONO AUMENTATI DI 11 VOLTE - IL GRASSO CHE COLA SARÀ ANCHE POCO MA È COMUNQUE QUI CHE LA FORBICE DI TREMONTI DOVRÀ ESERCITARSI

Paolo Forcellini per "Blitzquotidiano.it"

 

Oggi vi racconto una storia. Vera. Molti e molti anni fa un mio amico giornalista si trovò più volte a incontrare, per motivi professionali, un importante ministro democristiano. Tra i due, entrambi intelligenti e determinati, si sviluppò una reciproca stima. Tanto che il ministro, alla vigilia delle successive elezioni, insistette con il reporter perché questi si candidasse nelle liste dello scudocrociato: ci avrebbe pensato lui, capocorrente, a fargli conquistare il seggio.

Il giornalista non sembrava proprio un dc, era piuttosto un federalista europeo, un po' radicaleggiante, ma alla fine, complici le insistenze del ministro da una parte e il promesso laticlavio dall'altra, si risolse a scendere in campo: prese un'aspettativa elettorale e venne candidato in un collegio senatoriale del nord. Risultato: fu trombato e tornò alla carta stampata, mestiere nel quale era un vero, autorevole "senatore".

Anni dopo, quando mancavano un paio di settimane alla conclusione della legislatura e le Camere avevano già interrotto i lavori, un senatore dc morì improvvisamente. Con inusuale, per il belpaese, efficienza, al suo posto venne subito nominato il primo dei non eletti, appunto il nostro amico giornalista. Il quale, indaffarato all'estero, non trovò nemmeno il tempo di recarsi a Palazzo Madama, peraltro deserto, e mandò qualcuno a informarsi delle pratiche del caso.

 

Di ricandidarsi per riconquistare lo scranno, neanche a parlarne: nel frattempo anche il suo ministro-protettore era deceduto e lui non era mai stato uomo della Balena bianca. Comunque ebbe di che consolarsi: per quella manciata di giorni sul seggio (virtuale) il Nostro maturò il diritto alla pensione vita natural durante a patto di pagare, in comode rate trattenute direttamente dal vitalizio, i contributi relativi ai cinque anni della legislatura.
Di casi simili ve ne sono altri ma non vi starò a tediare.

Ora qualcosina è cambiato, ma assai poco: ad esempio è necessaria un'età minima (60 anni) per poter riscuotere il vitalizio, fatta salva un'eventuale infermità. I partiti, tutti i partiti inclusi quelli di opposizione, si sono resi complici di queste abnormità. I radicali, che sempre tuonano contro il "regime dei partiti", il loro finanziamento pubblico e le loro altre soperchierie, per decenni hanno utilizzato il metodo della "staffetta": metà legislatura a uno e metà a un altro dei loro accoliti, così le pensioni a carico dello Stato diventavano due.

 

I comunisti, dal canto loro, quando dovevano giubilare un funzionario ormai "cotto" lo facevano eleggere in Parlamento, di regola per due legislature onde fargli maturare una congrua quiescenza, indispensabile anche perché si guardavano bene dal versare i contributi a chi lavorava per decenni sotto la falce e il martello.

In proposito, tutti i partiti, con l'aggiunta dei sindacati, negli anni '60 e '70 approvarono una legge, reiterandola più volte, che stabiliva che ai funzionari politici e sindacali, sulla base di una semplice dichiarazione dell'amministratore dell'organizzazione, venisse riconosciuta un'anzianità previdenziale (e quindi una base per il calcolo della pensione Inps) a sanatoria delle mancate contribuzioni. Molti funzionari, alcuni poi divenuti anche parlamentari, si ricostruirono così a spese della collettività una "carriera" che per molti di loro risultò essere iniziata a 14 anni.

 

In questa gara a chi se l'inventava più dispendiosa un posto di rilievo spetta alle Regioni, nate negli anni '70 ma rapidissime a recuperare il tempo perduto, specialmente quelle a statuto speciale: baby pensionati, indennità sontuose, miriadi di dipendenti e quant'altro.

Qualche giorno fa il "Corriere" ha calcolato che, fra il 1999 e il 2008 i rimborsi elettorali ai partiti sono aumentati di 11 volte: nessuno si è stupito e soprattutto nessuno si è alzato in Parlamento proporre un drastico taglio di questi contributi che oltretutto aggirano spudoratamente il voto popolare che nel ‘93 si pronunciò (al 90 per cento) per abolire il finanziamento pubblico ai partiti politici.

 

So bene che i cosiddetti costi della politica sono una piccola quota della spesa pubblica. Ma, se è vero che il pesce puzza a partire dalla testa, in una fase come l'attuale in cui si prospettano drastici tagli alla spesa pubblica, per ottemperare alle richieste della Ue e non finire come la Grecia, certo l'esempio che viene dalle principali istituzioni non ci rassicura affatto. Come chiedere ulteriori decurtazioni agli stipendi pubblici (aumentati del 42 per cento in un decennio) da un pulpito che ha incrementato le sue spese del 1.110 per cento? Si tratta con ogni evidenza di una situazione che rende ancora più difficile un'operazione già di per sé impervia.

 

Su circa 800 miliardi di euro di spesa pubblica complessiva, quasi metà della quale gestita dagli enti locali, poco meno di 300 miliardi è costituita da pensioni dei dipendenti pubblici, 171 miliardi da stipendi, poi ci sono le missioni militari all'estero, le spese per investimenti (che continuano a calare). Comprimere queste voci, com'è ovvio, è quasi impossibile e talvolta anche controproducente (pensiamo agli investimenti, in particolare). Rimangono le spese per consumi intermedi e le spese correnti.

 

Queste ultime due voci assommano a circa 200 miliardi e sono state già tosate nelle passate finanziarie. Quindi il grasso che cola è davvero poco ma è comunque qui che la forbice di Tremonti dovrà nuovamente esercitarsi nelle prossime settimane. Siano davvero sicuri che una forte riduzione del costo della politica non sarebbe un indispensabile viatico per un'impresa così ardua? 22-06-2011]

 

 

UN, DUE, TRE, PIQUATTRO! - il capitolo che più imbarazza la sedicente grande stampa d’informazione, è quello su Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit - Il sospetto è che Bisignani potesse influire anche all’interno della politica finanziaria dell’ex banca di profumo - Vittorio Farina, socio di Bisi nella società Ilte, il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit, lo chiama per discutere rapidamente di questo argomento: “Il cambiamento del capo del personale

 

Da "il Fatto quotidiano"

Il sospetto è che Luigi Bisignani potesse influire anche all'interno della politica finanziaria di Unicredit. E il sospetto nasce da un'intercettazione del settembre 2010, stesso periodo in cui Alessandro Profumo lascia la guida di Unicredit, dopo un clamoroso ribaltone, e il suo posto viene preso da Federico Ghizzoni, ex direttore generale, non considerato tra i papabili alla guida del colosso bancario. Pochi giorni prima della sua nomina - ma il nome di Ghizzoni nelle intercettazioni non emerge - Vittorio Farina, socio di Bisignani nella società Ilte, lo chiama per discutere rapidamente di questo argomento: "Il cambiamento del capo del personale".

 

Secondo gli inquirenti stanno discutendo del "capo del personale" in Unicredit. Farina, infatti, in merito all'argomento, suggerisce a Bisignani di parlarne con Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit. L'interesse del duo Bisignani - Farina per Unicredit, d'altronde, si buon spiegare con la situazione finanziaria della loro società, la "Ilte", il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit. Farina negli anni aveva consolidato un rapporto con Cesare Geronzi, ma quando Capitalia viene assorbita da Unicredit, con la banca viene assorbito anche il pegno delle azioni Ilte.

 

Tra alta finanza e capitani d'industria, Bisignani, si orienta sempre molto bene. Uno dei suoi interlocutori - per quanto non in linea con l'asse Bisignani Letta - è Luca Cordero di Montezemolo, che si rivolge al lobbista per aggirare l'ostacolo della nuova presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su una nomina a Napoli: "Lì - dice Montezemolo a Bisignani - c'è un mascalzone di... che vuole fare il Presidente degli Industriali, te la faccio breve, la Marcegaglia ha chiamato ponendo il veto su Punzo, (...). La Marcegaglia ha telefonato e ha detto no a Punzo perché troppo amico di Montezemolo (...)".

 

"Parlo con Lucchini - dice Bisignani - fra un minuto e ti richiamo". Lucchini spiega a Bisignani che c'era un candidato presidente designato all'unanimità, tale "Graziano", spiegando che si poteva fare in modo che Punzo diventasse vice presidente. Bisignani richiama Montezemolo, dicendogli che "tutto ‘sto casino lo sta mettendo su Moretti" e conclude: "Tu gli dici a Punzo di chiamare Stefano Lucchini". Paolo Graziano divenne presidente di Confindustria Napoli, Punzo no.21-06-2011]

 

 

Roma  27 Giugno 2011

COMUNICATO    STAMPA

Il 28  giugno ’11 A ROMA, ALLE ORE 15, PRESSO HOTEL NAZIONALE, PIAZZA MONTECITORIO,  CONFERENZA STAMPA DEL COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DELLE EMITTENTI PRIVATE, CARTV, PER FESTEGGIARE A “LUTTO”  LA CELEBRAZIONE DEL 35° ANNIVERSARIO DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE  CHE LIBERALIZZAVA LE TV IN ITALIA.

 

35 anni fa una sentenza della Corte Costituzionale liberalizzava l’emittenza privata. Ora se ne sta per celebrare il funerale, almeno per 200 emittenti che il Governo ha deciso di espropriare delle frequenze per darle ad altri operatori privati suoi “amici” che operano nel settore della telefonia.

“La bella pensata” avuta dal ministro Paolo Romani, competente per la materia, metterà sulla strada alcune migliaia di dipendenti tra impiegati, operatori, tecnici e giornalisti. Riflessi negativi ci saranno  anche per l’indotto.

 Il “regalo” giunge dopo che alle emittenti sono stati richiesti investimenti per milioni di euro per adeguarsi alla nuova tecnologia digitale. Il risarcimento è risibile rispetto agli investimenti fatti e, in alcuni casi, si prevedono poche decine di migliaia di euro.

Proprio un bel modo di fare quello concepito da Romani e dai suoi consiglieri : ESPROPRIARE  a danno di soggetti privati ( le TV locali) , per fornire ad altri privati ( le telecom) quanto espropriato.

Guarda caso l’esproprio va a riguardare quelle emittenti che storicamente con le loro trasmissioni a livello locale rappresentano un baluardo dell’informazione sul territorio trascurata dalla grande emittenza.

 La situazione appare drammatica e rischia di passare sotto silenzio. Si mortificano la libertà di impresa e la libertà d'informazione

 

 

Caro Bava,

 

allego come d'accordo il full article dell'articolo appena uscito su Atmopsheric Environment, e il link a una mia relazione al CNR di Milano sull'inquinamento da polveri:

http://www.youtube.com/watch?v=UisS3Gk-hlA

 

Cordiali saluti.

 

Giovanni Invernizzi

 

 

1- ALLEGRIA! L’EURO È CONDANNATO A MORTE CERTA, SENTENZIA “DER SPIEGEL” CHE QUESTA SETTIMANA METTE IN COPERTINA LA MONETA UNICA DENTRO A UNA BARA COPERTA DALLA BANDIERA GRECA: “IL VECCHIO EURO NON ESISTE PIÙ E IL FMI NON FUNZIONA” - 2- “DOVEVA UNIRE L’EUROPA, L’EURO È DIVENTATO LA MINACCIA PIÙ SERIA SUL SUO FUTURO” - 3- I GRECI SI TOCCANO E RISPONDONO: “GERMANIA DESTINATA A PERDERE LA SUA BATTAGLIA PER L’EGEMONIA E QUESTO DISTURBA EVIDENTEMENTE LO ’’SPIEGEL’’ E I SUOI LETTORI” - 4- COMUNQUE VADA, SCRIVE IL “FT”, “LA BATTAGLIA FINALE SARÀ COMBATTUTTA IN ITALIA” -

1 - LA BATTAGLIA FINALE PER L'EURO SARÀ COMBATTUTTA IN ITALIA
Dall'articolo di Edward Altman e Maurizio Esentato per il "Financial Times"
http://www.ft.com
http://video.ft.com/v/1007994235001/Italy-next- (VIDEO)
http://www.cnbc.com/id/43474315

Alcuni analisti ritengono che la Spagna sia l'ultimo bastione per la sopravvivenza dell'euro. Noi no, scrivono Edwaed Altman e Maurizio Esentato, rispettivamente professore di finanza alla Stern School of Business di New York e Ceo, nonché fondatore, di Classis Capital. Noi crediamo che l'ultima battaglia sarà combattuta nella pittoresca Italia, con la conseguente elezione di Roma a eroina oppure a cattiva a seconda che l'euro si salvi oppure no.

La maggior parte dei politici europei vuole ardentemente che la "fuga" da molti dei membri del loro "club" finisca, e che i salvataggi ripristino la fiducia. Ma questo, purtroppo, è un sogno che rischia di essere infranto mentre il prossimo pezzo del domino - la Spagna - è sotto un severo scrutinio circa la propria solvibilità.


2 - REQUIEM PER L'EURO
Estratti da "Der Spiegel", traduzione di Anna Bissanti per "Presseurop.eu/it"
http://bit.ly/jS2kqx
http://www.spiegel.de/

 

Negli ultimi 14 mesi i politici della zona euro hanno adottato un bailout dopo l'altro, si sono ritrovati in frenetici incontri al vertice, hanno dibattuto su fiacchi compromessi e rischi crescenti. Per lo stesso periodo hanno evitato di giungere a una conclusione importante: nello specifico e in ogni caso non si può andare avanti così. Il vecchio euro non esiste più come nelle intenzioni originarie e il Fondo monetario internazionale non funziona. Serve dunque un piano alternativo, un piano B.

L'ostacolo più grande a una gestione comunitaria della crisi è che i paesi che hanno finanziato i bailout sono privi di legittimazione democratica. Sono finiti i giorni in cui si poteva disquisire se il Parlamento europeo coinvolgesse abbastanza i cittadini nelle decisioni del Consiglio europeo e della Commissione. Quando la situazione si fa difficile, come adesso, le decisioni non possono più essere prese da istituzioni dell'Ue democraticamente legittimate in qualche modo, ma in incontri più o meno segreti ed esclusivi.

Una delle ragioni per cui gli europei sono esasperati dai rispettivi governi è che non sono coinvolti nel processo decisionale. La crisi dell'euro ha già spazzato via due governi, quello irlandese e quello portoghese, che potrebbero essere ben presto raggiunti da quelli di Spagna e Grecia. Le cose, inoltre, si stanno mettendo male anche per il governo di Berlino.

Un baratro taglia in due il continente, allontanando le opposte sponde dei paesi che necessitano di sempre più soldi e dei paesi che si presume debbano pagare. I greci sono irritati dai tedeschi; i tedeschi sono innervositi da greci, portoghesi, spagnoli e italiani: il progetto politico di un'unità europea pacifica rischia di concludersi in una diatriba politica.
Creato con lo scopo di unire per sempre l'Europa, l'euro è diventato la minaccia più seria sul futuro del continente.

Un crollo dell'unione monetaria costituirebbe una brusca frenata per l'Europa, la farebbe arretrare di decenni, assestandole un colpo dal quale potrebbe anche non riprendersi più, specialmente ora che la sua posizione è già compromessa dall'ascesa delle economie asiatiche a rapida crescita. Ciò spiega per quale motivo i politici europei intendono difendere l'euro a tutti i costi, e per quale motivo stiano approvando un bailout dopo l'altro. Si attivano per guadagnare tempo, sperando che i mercati si plachino e che siano varate riforme efficaci.

Malgrado tutti i bailout, le misure e i rischi che si sono accollati i soccorritori, i paesi deboli dell'euro si ritrovano esattamente dove erano poco più di un anno fa: sull'orlo del baratro. I premi per i rischi dei loro bond di stato sono arrivati a nuovi record. I greci hanno bisogno di una nuova infusione di contanti per scongiurare la bancarotta, e il rischio che la crisi contagi gli altri paesi dell'euro sussiste ed è ben lungi dal dirsi esaurito.

In pratica esistono due possibilità. La prima soluzione è radicale: mollare la corda e lasciare che i paesi nei guai si difendano da soli. La seconda è più pragmatica: tirare avanti alla meno peggio, anche se con minore efficienza, e sperare in un miglioramento. Nessuna delle due opzioni è esente da costi.

Una soluzione radicale potrebbe prevedere che i paesi della zona euro - delusi dalla mancanza di passi avanti concreti - abbandonino la Grecia alla sua sorte. Dopo tutto quello che hanno già speso si rifiutano infatti di dare altri soldi ad Atene. Ben presto, però, la Grecia diverrebbe insolvente, in quanto non sarebbe più in grado di prendere in prestito capitali sui mercati. Dal momento che i prestatori greci sostengono una considerevole parte del debito greco, le banche del paese potrebbero affrontare parecchie bancarotte.

 

Questo approccio implica anche un concreto pericolo di contagio. Se la Grecia scivolasse in una bancarotta incontrollata, infatti, gli investitori potrebbero rifiutarsi di investire i loro soldi in altri paesi della zona euro in situazione critica. E di conseguenza altre banche ancora potrebbero fallire, innescando una reazione a catena.

Alla luce di questi sviluppi imprevedibili, molti stanno prendendo in considerazione l'ultima alternativa possibile, un ritiro della Grecia dall'Unione europea e la reintroduzione della dracma. Il governo di Atene si stava trastullando con questa idea già alcune settimane fa, e adesso arriva il supporto di economisti di livello internazionale. Anche Nouriel Roubini, economista dell'Università di New York, è favorevole a questa idea: sostiene infatti che l'unica chance della Grecia è svalutare la propria moneta per migliorare la propria competitività.

 

Ma la crisi non si arresterà col ritiro della Grecia. Anzi, le cose potrebbero mettersi di male in peggio. Il debito greco infatti resterebbe in euro e ciò lo trasformerebbe automaticamente in un debito in valuta estera: il suo importo nella nuova valuta nazionale aumenterebbe rapidamente, perché la dracma sarebbe svalutata. I prestatori greci sarebbero pressoché impossibilitati a far fronte ai loro obblighi. A loro volta anche le banche sarebbero messe sotto pressione, sia in Grecia che nel resto della zona euro. E ancora una volta sarebbe necessario mettere allo studio onerosi bailout per il settore bancario.

Alla fine di questa rovinosa evoluzione, quindi, l'unione monetaria potrebbe disgregarsi, spaccarsi in un blocco dalla valuta forte e un gruppo di paesi dalle valute molto più deboli. Gli euroscettici, come l'ex membro del consiglio di amministrazione della Bundesbank Wilhelm Nölling, sono favorevoli a questa soluzione: hanno intentato presso la corte costituzionale tedesca un'altra azione legale - che hanno perso ancora una volta - contro l'introduzione dell'euro e si accingono a lanciarne un'altra, sempre contro il governo, per il fondo messo a disposizione del bailout. La corte si è ritirata per deliberare.

L'alternativa alla rottura dell'unione monetaria difficilmente può essere considerata meno sconsigliabile, in quanto porta direttamente a un'unione di trasferimenti. Dopo un anno di continui bailout per la Grecia, siamo già a buon punto e a iniziare dal 2013 il previsto fondo di salvataggio permanente, l'Esm, rappresenterà un passo avanti lungo questo pericoloso cammino.

Alla fine potrebbe anche andare così: i paesi in crisi col deficit richiederanno finanziamenti dai paesi del più stabile nord. Quello che in passato era stato annunciato come un prestito si trasformerà in un sussidio, e in quanto tale non dovrà essere ripagato, né si parlerà di interessi. L'unione monetaria diventerebbe un'unione finanziaria e i paesi debitori si trasformerebbero in destinatari dei sussidi, quindi in situazione di dipendenza dai contribuiti dei paesi confinanti più forti dal punto di vista economico, un po' come il Mezzogiorno in Italia o la Vallonia in Belgio.

L'ombra del 1990 - Per scongiurare che le cose vadano così, molti politici specializzati in questioni finanziarie ed economiche raccomandano di completare l'unione politica europea quanto prima possibile, dandole un solido governo centrale. Peccato che le cose non siano così semplici. Maggiore integrazione non significa necessariamente che gli squilibri economici scomparirebbero.

Nessuno lo sa meglio dei tedeschi, che hanno avuto esperienze simili con l'unione monetaria tra le due Germanie una ventina di anni fa. Il primo luglio 1990 il marco tedesco rimpiazzò il marco dell'ex Germania est, con un rapporto di uno a uno. Gli stati della Germania Est si unirono alla repubblica federale soltanto tre mesi dopo, e quello fu un caso esemplare di unione monetaria che si accompagnava a un'unione politica. Chiunque credeva che un'unificazione rapida avrebbe potuto alleviare lo choc economico dell'unione monetaria tra le due Germanie, fu presto disilluso. Anzi: gli squilibri economici della Germania riunificata si acuirono. Migliaia di aziende dei nuovi stati rimasero senza lavoro, perché non erano in grado di aumentare la produttività e portarla agli standard dell'occidente.

La disoccupazione esplose, gli scambi finanziari tra le due parti del paese presto superarono il milione di miliardi di marchi. Ancora oggi gli stati dell'ex Germania Est sono indietro rispetto a quelli dell'ex Germania Ovest. La lezione pertanto è chiara: l'unificazione della Germania non è un modello valido, bensì un monito concreto che dimostra quanto rapidamente un'unione monetaria mal progettata possa portare a un'unione permanente di trasferimenti fondi.

Un modello di questo tipo è incompatibile con i trattati europei. Tutti i parlamenti nazionali dovranno negoziare e ratificare nuovi accordi che, forse, dovranno essere approvati anche per via referendaria. Forse, tuttavia, i popoli europei e i loro rappresentanti decideranno del destino dell'unione monetaria anche prima: potrebbe accadere ad Atene o a Lisbona, se le riforme necessarie dovessero fallire in seguito alle proteste popolari. O anche a Berlino, se i miliardi dati in garanzia sui prestiti dovessero arrivare a scadenza.


3 - SBATTI IL GRECO IN PRIMA PAGINA
L'articolo di Giorgos Malouhos per "To Vima" tradotto per "Presseurop.eu/it" da Andrea De Ritis
http://bit.ly/js8uI4
http://www.tovima.gr/

Dopo la scelta di cattivo gusto della Venere di Milo [in copertina sul settimanale Focus nel 2010], la prima pagina del settimanale Der Spiegel rivela in modo evidente le intenzioni e gli obiettivi nascosti dell'egemonia della Germania nei confronti della Grecia e di tutta l'Europa.

Alcuni giorni dopo il richiamo senza precedenti alla cancelliera Angela Merkel da parte del presidente francese Nicolas Sarkozy e le successive pressioni del presidente americano Barack Obama, questa copertina scandalosa mostra una bandiera greca che ricopre una bara nella quale riposa la moneta unica.

Anche se non si tratta della voce ufficiale di Berlino, il settimanale rivela il sentimento di parte della classe dirigente tedesca che lo legge, e cioè che la Germania non intende dare altri aiuti alla Grecia.

Fra gli "argomenti" dell'articolo dello Spiegel ci sono le cosiddette verità tedesche espresse per la prima volta: la zona euro è composta di economie che non possono avere coerenza a causa delle diversità strutturali della loro politica monetaria ed economica. Secondo la rivista, questa situazione presenta un rischio molto elevato per l'euro e per l'Europa nel suo insieme.

Quello che non è menzionato è che tutto questo non è dovuto solo alla crisi del debito greco. Le tensioni sull'euro sono provocate in gran parte dalla volontà della Germania di usare la crisi greca come leva per una revisione generale della moneta unica.

Berlino ha mostrato la sua volontà di distinguersi con una politica nazionalista egoista che può distruggere i popoli e gli stati che non possono o non vogliono parteciparvi. Chi è incapace di rispondere alle esigenze tedesche non ha più posto nella moneta unica e nell'Europa.

La cosa che colpisce di più è che nello stesso momento arriva un'inattesa voce di opposizione alla politica tedesca, tale da modificare radicalmente tutto quello che sapevamo finora sulla versione "ufficiale" che tenevano i paesi creditori. La voce in questione è quella di Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo e primo ministro del Lussemburgo.

In un'intervista al quotidiano belga La Libre Belgique, Juncker contraddice la linea dominante imposta da Berlino; tra l'altro spiega che la paura di una destabilizzazione provocata non dai "mercati" ma dal popolo costituisce ormai una realtà di cui nessuno può prevedere gli esiti.

Ambizioni frustrate - Dopo le pressioni di Stati Uniti e Francia, la Germania sembra destinata a perdere la sua battaglia per l'egemonia in Europa e questo disturba evidentemente lo Spiegel e i suoi lettori. Uno scontro che può avere conseguenze devastanti per la Grecia.

In realtà i tedeschi volevano mettere fine a un "incubo", cioè che alcuni paesi Ue si mettano di traverso sulla loro strada imperiale. Oggi la Germania pensa alla fine dell'euro non perché la moneta unica sia veramente arrivata al capolinea, ma perché stanno scomparendo quelli che volevano fare l'euro.

La sola opzione che rimane ai tedeschi è forse lasciare la zona euro. Forse è questo il messaggio nascosto di questa rivista indecente. La copertina dello Spiegel mostra l'euro sepolto sotto la bandiera greca, ma a quanto pare i becchini dovrebbero vestire di nero, giallo e rosso. [21-06-2011]

 

 

BILDERBERG CORRE SUL WEB - LA LISTA INTEGRALE DEI POTENTONI CHE HANNO PARTECIPATO ALL’ULTIMA RIUNIONE SVIZZERA DEL RISERVATISSIMO GRUPPO: GLI ITALIANI SONO BERNABÈ, ELKANN, MARIO MONTI, SCARONI E TREMONTI - DIRETTAMENTE DALLA CINA IL VICE MINISTRO DEGLI ESTERI FU YING, E A RECITARE IL DE PROFUNDIS PER LA GRECIA IL MINISTRO DELLE FINANZE (POI TROMBATO) PAPACONSTANTINOU - LA DELEGAZIONE PIÙ NUTRITA RESTA QUELLA AMERICANA...

Tratto da http://www.infowars.com/bilderberg-2011-full-official-attendee-list

BELGIUM
Coene, Luc, Governor, National Bank of Belgium
Davignon, Etienne, Minister of State and chairman of the board of directors, Brussels Airlines
Leysen, Thomas, Chairman, Umicore

club bilderberg 001

CHINA
Fu, Ying, Vice Minister of Foreign Affairs
Huang, Yiping, Professor of Economics, China Center for Economic Research, Peking University

DENMARK
Eldrup, Anders, CEO, DONG Energy
Federspiel, Ulrik, Vice President, Global Affairs, Haldor Topsøe A/S
Schütze, Peter, Member of the Executive Management, Nordea Bank AB

GERMANY
Ackermann, Josef, Chairman of the Management Board and the Group Executive Committee, Deutsche Bank
Enders, Thomas, CEO, Airbus SAS
Löscher, Peter, President and CEO, Siemens AG

Nass, Matthias, Chief International Correspondent, Die Zeit
Steinbrück, Peer, Member of the Bundestag; Former Minister of Finance

 

FINLAND
Apunen, Matti, Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
Johansson, Ole, Chairman, Confederation of the Finnish Industries EK
Ollila, Jorma, Chairman, Royal Dutch Shell
Pentikäinen, Mikael, Publisher and Senior Editor-in-Chief, Helsingin Sanomat

FRANCE
Baverez, Nicolas, Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
Bazire, Nicolas, Managing Director, Groupe Arnault /LVMH
Castries, Henri de, Chairman and CEO, AXA
Lévy, Maurice, Chairman and CEO, Publicis Groupe S.A.
Montbrial, Thierry de, President, French Institute for International Relations
Roy, Olivier, Professor of Social and Political Theory, European University Institute

GREAT BRITAIN
Agius, Marcus, Chairman, Barclays PLC
Flint, Douglas J., Group Chairman, HSBC Holdings
Kerr, John, Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell
Lambert, Richard, Independent Non-Executive Director, Ernst & Young
Mandelson, Peter, Member, House of Lords; Chairman, Global Counsel
Micklethwait, John, Editor-in-Chief, The Economist
Osborne, George, Chancellor of the Exchequer
Stewart, Rory, Member of Parliament
Taylor, J. Martin, Chairman, Syngenta International AG

 

GREECE
David, George A., Chairman, Coca-Cola H.B.C. S.A.
Hardouvelis, Gikas A., Chief Economist and Head of Research, Eurobank EFG
Papaconstantinou, George, Minister of Finance
Tsoukalis, Loukas, President, ELIAMEP Grisons

INTERNATIONAL ORGANIZATIONS
Almunia, Joaquín, Vice President, European Commission
Daele, Frans van, Chief of Staff to the President of the European Council
Kroes, Neelie, Vice President, European Commission; Commissioner for Digital Agenda
Lamy, Pascal, Director General, World Trade Organization

Rompuy, Herman van, President, European Council
Sheeran, Josette, Executive Director, United Nations World Food Programme
Solana Madariaga, Javier, President, ESADEgeo Center for Global Economy and Geopolitics
Trichet, Jean-Claude, President, European Central Bank
Zoellick, Robert B., President, The World Bank Group

IRELAND
Gallagher, Paul, Senior Counsel; Former Attorney General
McDowell, Michael, Senior Counsel, Law Library; Former Deputy Prime Minister
Sutherland, Peter D., Chairman, Goldman Sachs International

ITALY
Bernabè, Franco, CEO, Telecom Italia SpA
Elkann, John, Chairman, Fiat S.p.A.
Monti, Mario, President, Università Commerciale Luigi Bocconi
Scaroni, Paolo, CEO, Eni S.p.A.
Tremonti, Giulio, Minister of Economy and Finance

PAOLO SCARONI

CANADA
Carney, Mark J., Governor, Bank of Canada
Clark, Edmund, President and CEO, TD Bank Financial Group
McKenna, Frank, Deputy Chair, TD Bank Financial Group
Orbinksi, James, Professor of Medicine and Political Science, University of Toronto
Prichard, J. Robert S., Chair, Torys LLP
Reisman, Heather, Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc. Center, Brookings Institution

NETHERLANDS
Bolland, Marc J., Chief Executive, Marks and Spencer Group plc
Chavannes, Marc E., Political Columnist, NRC Handelsblad; Professor of Journalism
Halberstadt, Victor, Professor of Economics, Leiden University; Former Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
H.M. the Queen of the Netherlands
Rosenthal, Uri, Minister of Foreign Affairs
Winter, Jaap W., Partner, De Brauw Blackstone Westbroek

 

NORWAY
Myklebust, Egil, Former Chairman of the Board of Directors SAS, sk Hydro ASA
H.R.H. Crown Prince Haakon of Norway
Ottersen, Ole Petter, Rector, University of Oslo
Solberg, Erna, Leader of the Conservative Party

AUSTRIA
Bronner, Oscar, CEO and Publisher, Standard Medien AG
Faymann, Werner, Federal Chancellor
Rothensteiner, Walter, Chairman of the Board, Raiffeisen Zentralbank Österreich AG
Scholten, Rudolf, Member of the Board of Executive Directors, Oesterreichische Kontrollbank AG

PORTUGAL
Balsemão, Francisco Pinto, Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former Prime Minister
Ferreira Alves, Clara, CEO, Claref LDA; writer
Nogueira Leite, António, Member of the Board, José de Mello Investimentos, SGPS, SA

SWEDEN
Mordashov, Alexey A., CEO, Severstal
Schweden
Bildt, Carl, Minister of Foreign Affairs
Björling, Ewa, Minister for Trade
Wallenberg, Jacob, Chairman, Investor AB

 

SWITZERLAND
Brabeck-Letmathe, Peter, Chairman, Nestlé S.A.
Groth, Hans, Senior Director, Healthcare Policy & Market Access, Oncology Business Unit, Pfizer Europe
Janom Steiner, Barbara, Head of the Department of Justice, Security and Health, Canton
Kudelski, André, Chairman and CEO, Kudelski Group SA
Leuthard, Doris, Federal Councillor

Schmid, Martin, President, Government of the Canton Grisons
Schweiger, Rolf, Ständerat
Soiron, Rolf, Chairman of the Board, Holcim Ltd., Lonza Ltd.
Vasella, Daniel L., Chairman, Novartis AG
Witmer, Jürg, Chairman, Givaudan SA and Clariant AG

SPAIN
Cebrián, Juan Luis, CEO, PRISA
Cospedal, María Dolores de, Secretary General, Partido Popular
León Gross, Bernardino, Secretary General of the Spanish Presidency
Nin Génova, Juan María, President and CEO, La Caixa
H.M. Queen Sofia of Spain

 

TURKEY
Ciliv, Süreyya, CEO, Turkcell Iletisim Hizmetleri A.S.
Gülek Domac, Tayyibe, Former Minister of State
Koç, Mustafa V., Chairman, Koç Holding A.S.
Pekin, Sefika, Founding Partner, Pekin & Bayar Law Firm

 

USA
Alexander, Keith B., Commander, USCYBERCOM; Director, National Security Agency
Altman, Roger C., Chairman, Evercore Partners Inc.
Bezos, Jeff, Founder and CEO, Amazon.com
Collins, Timothy C., CEO, Ripplewood Holdings, LLC
Feldstein, Martin S., George F. Baker Professor of Economics, Harvard University
Hoffman, Reid, Co-founder and Executive Chairman, LinkedIn
Hughes, Chris R., Co-founder, Facebook
Jacobs, Kenneth M., Chairman & CEO, Lazard

 

Johnson, James A., Vice Chairman, Perseus, LLC
Jordan, Jr., Vernon E., Senior Managing Director, Lazard Frères & Co. LLC
Keane, John M., Senior Partner, SCP Partners; General, US Army, Retired
Kissinger, Henry A., Chairman, Kissinger Associates, Inc.
Kleinfeld, Klaus, Chairman and CEO, Alcoa
Kravis, Henry R., Co-Chairman and co-CEO, Kohlberg Kravis, Roberts & Co.
Kravis, Marie-Josée, Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
Li, Cheng, Senior Fellow and Director of Research, John L. Thornton China Center, Brookings Institution

Mundie, Craig J., Chief Research and Strategy Officer, Microsoft Corporation
Orszag, Peter R., Vice Chairman, Citigroup Global Markets, Inc.
Perle, Richard N., Resident Fellow, American Enterprise Institute for Public Policy Research
Rockefeller, David, Former Chairman, Chase Manhattan Bank
Rose, Charlie, Executive Editor and Anchor, Charlie Rose
Rubin, Robert E., Co-Chairman, Council on Foreign Relations; Former Secretary of the Treasury

ERIC SCHMIDT

Schmidt, Eric, Executive Chairman, Google Inc.
Steinberg, James B., Deputy Secretary of State
Thiel, Peter A., President, Clarium Capital Management, LLC
Varney, Christine A., Assistant Attorney General for Antitrust
Vaupel, James W., Founding Director, Max Planck Institute for Demographic Research
Warsh, Kevin, Former Governor, Federal Reserve Board
Wolfensohn, James D., Chairman, Wolfensohn & Company, LLC

 

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

Non e’ vero che Edoardo fosse geloso di Giovanni . Mb

AGNELLI SOLO DI NOME - NEL SUO LIBRO SUI SEGRETI DELL’EREDITÀ, EMANUELE GAMNA, L’EX LEGALE DELLA SVALVOLATA MARGHERITA, RACCONTA DI UN MINACCIOSO COLLOQUIO COL MARITO DELLA RAMPOLLA - NOVEMBRE 2007: “ABBIAMO UN DOSSIER FORMIDABILE. JOHN ELKANN LA PAGHERÀ CARA, MA TU DEVI AIUTARCI PERCHÉ IL TRIBUNALE DI TORINO È IN MANO AI NOSTRI NEMICI E LE PROVE POTREBBERO NON BASTARE”…

Da "Libero"

Estratto del libro "M, l'importanza di chiamarsi Agnelli" scritto da Emanule Gamna (ex legale di Margherita Agnelli, M nel testo) pubblicato da Milano Finanza

L IMPORTANZA DI CHIAMARSI AGNELLI

Novembre 2007, un sabato, tarda mattinata. Villa Sole è una delle proprietà dell'Avvocato sulla collina torinese e, come tutte le altre, ora appartiene a M. L'Avvocato l'ha abitata per un poco, nelle more dei lavori di Frescot che sarebbe diventata la residenza ufficiale a Torino, dopo l'abbandono di Corso Matteotti. C'è una bella fotografia di famiglia, padre, madre e due figli, fine Anni 60, davanti a un camino da designer americano.

La casa è brutta, ma interessante, un tentativo dell'Avvocato di avvicinarsi all'architettura contemporanea, poi rientrato con le tradizionalissime scelte a venire. Rifilata a Edoardo con l'obiettivo di non stargli troppo col fiato sul collo e di sorvegliarlo senza parere, in realtà la casa era abitata solo in parte e abbastanza trascurata.

Edoardo abitava la portineria; l'avevo visitata anni prima con M, dopo il suicidio del povero fratello. Un modesto edificio, composto da stanzette piccolo borghese; ho un ricordo di candele accese, immagini sacre orientaleggianti del genere che si trova nei mercatini rionali, un arredo dozzinale e uno squallore marcato e consapevolmente coltivato da quell'ex ragazzo instabile e inconcludente, forse a significare che la sua strada, funambolica e già senza sbocco, non avrebbe incontrato mai quella, costruita e complessa, imboccata dai genitori.

margherita agnelli

Chissà se mai l'Avvocato ci ha messo piede. Villa Sole, M l'ha ereditata quasi senza saperlo, e, per un puntiglio, l'aveva negata al figlio Lapo che voleva riattarla. Per M aveva la funzione di mausoleo, serviva a divinizzare (senza grande sforzo) il fratello che lei amava pensare, più o meno al pari di lei, una vittima del sistema di Torino, dell'onnivoro Gabetti e di quei genitori distanti e insofferenti alle debolezze altrui. Quelle tetre stanzette della portineria assolvevano alla funzione di tempio votivo alla memoria.

RICORDI SU EDOARDO
Nel 2005 M aveva deciso di consacrare la casa a un fine sociale, iniziativa benemerita e solo atto di generosità visibile che io ricordi (oltre alla donazione al Faro). M, a modo suo, aveva amato il fratello, pigramente e senza impegno fisico. Edoardo, d'altronde, era dipinto dalla stampa come un individuo irrequieto, discontinuo ed esibizionista, in definitiva poco intelligente.

Mi raccontò M che Edoardo, a differenza di lei, rifiutò a fine anni Novanta la donazione di cento milioni di euro decisa a suo favore da suo padre in qualche paradiso fiscale e della quota nella Dicembre: forse un moto di gelosia per le designazioni (prima di Giovannino e poi di Jaki) che lo escludevano dal ponte di comando. La gelosia, acuita dallo stato di abbandono nel quale (volutamente?) viveva, era sfociata in una masochistica determinazione all'estraniazione e a condurre una piatta esistenza controcorrente; protesta disarticolata, funzionale ad attirare l'attenzione parentale che l'inettitudine gli precludeva.

Gianni e Margherita Agnelli il giorno delle nozze con John Elkann

Dedicare quella casa per qualche anno ad attività benefiche (con il contributo tangibile del Comune di Torino), forse era un modo per contestare l'autorità costituita, quella familiare; dell'iniziativa me ne ero occupato brevemente qualche tempo addietro, insieme a lei. Per questo, M dice al telefono che mi vorrebbe presente, in quel giorno di inaugurazione.

Quel mattino, nell'ultima metà di novembre, è glaciale e terso. Il piazzale della chiesa di San Vito in collina, ben poco accogliente. Son stupito perché non c'è la stampa.
Curioso: c'è Gabriele Galateri, unico esponente di un establishment un tempo legato alla Famiglia, Franz e Silvia Rivetti, che sono vecchi amici comuni, l'Ambasciatore Migone con la moglie Annina, alcuni dipendenti di casa e addetti a Villa Sole, e poi Marellina Caracciolo.

Forte disagio. Non arriva nessun familiare. M ritarda, forse questi quattro gatti non sono ciò che si attendeva. Quando giunge, avvolta in un immenso cappotto, è tesissima senza sorriso. Mi viene in mente la Regina di Narnia del cartoon che vedo con la piccola Matilde. L'inevitabile marito e qualche figlia al seguito. Saluta in fretta, quasi infastidita di trovarci lì. Una messa senza pathos; in fondo, penso, a nessuno dei presenti importa granché di Edoardo, o di M, o di Villa Sole. Ognuno è lì per motivi disparati che nulla hanno a che fare con la ricorrenza. Io non faccio eccezione.

edoardo gianni agnelli

ARRIVA SERGE
All'ingresso della casa ci raggiunge Serge che è tutto l'opposto: garrulo e gentile, ci invita, come i vecchi amici di un tempo, a San Pietroburgo a Natale, nella casa dove aveva gentilmente ospitato nostra figlia Ottavia l'inverno precedente, mi prefigura un programma di sogno con musei aperti per noi fuori orario. Idilliaco. Quasi mi pare sincero e la cosa mi sgomenta.

La colazione che segue è sconclusionata, schizofrenica, tutti che fingono interesse per la ristrutturazione della casa in educandato, nessuno che davvero si parla. Mi decido a non perdere altro tempo e chiedo a Serge di scambiare una parola in tête- à-tête: dalla reazione mi rendo conto che non attendeva altro, che questa, anche per lui, è la ragione della mia presenza.

Saliamo al piano di sopra, sloggiamo Marellina da una stanza e Marellina non pare sorpresa di quest'incursione. Vado subito al nocciolo della questione: "Che cosa volete da me e da Patry (l'altro ex legale di Margherita, ndr)? Perché questo attacco, chiaramente ricattatorio? Di chi è l'idea?" Serge ora ha cambiato faccia, ora è il russo delle periferie, con la mascella dura e pronto a colpire. È però estremamente calmo; segno, mi dico, che è tutto preparato da tempo.

Edoardo e Gianni Agnelli

"Margherita si aspettava che l'accordo di quattro anni fa portasse la pace e così non è stato", mi dice stentoreo. "Margherita è scontenta, non ti ha coinvolto perché tu sei amico di Gabetti anche se non contestiamo affatto il risultato del 2004. Ma ti sia chiaro che ora vogliamo ben altro".

Tocco subito l'argomento che mi sta a cuore: "Serge, tu sai benissimo come le cose sono andate, quando, come e perché tua moglie ha pagato ben volentieri il compenso del mio lavoro. Il ricatto di oggi è uno schifo, un vero schifo. Poi sai altrettanto bene che un problema tira l'altro e M non ha di che stare tranquilla con il tesoro ricevuto da suo padre, mai denunciato al fisco".

Non uso mezzi termini, vorrei spaventarlo e Serge reagisce malamente. "È inutile che tu dica che noi abbiamo un problema fiscale, è una fandonia. I nostri commercialisti l'hanno categoricamente escluso, non ti crediamo". Vado al sodo, dato che non si apre alcuna strada e Serge è volutamente minaccioso e aggressivo : "Che volete da me, allora?"

"Che tu faccia quel che ci serve. Noi abbiamo ormai un dossier formidabile contro Gabetti e abbiamo le prove che il patrimonio dell'avvocato era pari a non meno di 10 miliardi di dollari (sic) nascosti all'estero. John Elkann la pagherà cara, ma tu devi darci una mano perché il Tribunale di Torino è in mano ai nostri nemici e le nostre prove potrebbero non bastare".

Gabetti Grande Stevens

POCHE DOMANDE
È curioso, tuttavia, che né Serge né sua moglie si chiedano, qualora davvero esistesse tanto denaro nascosto dall'Avvocato, quale possa essere l'origine, né si pongano l'ovvio quesito sulla liceità della provenienza, sul perchè della macroscopica discrepanza con le fortune incomparabilmente più contenute degli altri membri della Famiglia; il tema (non da oggi) non li appassiona affatto. È tutto assurdo, mi dico, ma almeno è tutto chiaro. Dato che il dialogo si snocciola su questa falsariga, gli chiedo ancora se lui e sua moglie vogliono denaro anche da me.

Gabriele Galateri di Genola

La risposta è sibillina: "Il denaro per noi è importante, ma lo è di più per Poncet e comunque ti confermo che tutto ciò che lui ti ha scritto è pienamente condiviso da noi. Certo Poncet è un po' aggressivo, ma Margherita ha deciso che è di questo tipo di professionisti di cui ora ha bisogno. Del denaro possiamo parlare, anzi ne parlo a Margherita e poi ti facciamo sapere. Penso proprio che il denaro ci serva perché abbiamo avuto tante spese". Sì, dice proprio così. "Tante spese". Sono allibito. (...)

MARELLINA CARACCIOLO

Teso, scendo al piano terra. M mi viene incontro dopo dieci minuti, quando decido di andarmene. È sorridente, per la prima volta oggi. Mi dice che Serge l'ha informata e che mi farà sapere in merito alla mia richiesta e che conta molto sul mio aiuto. Dice letteralmente "aiuto". Certo, in realtà le richieste sono tutte loro, ma che senso ha puntualizzare? 20-06-2011]

 

 

FIAT riciclo! - DOPO DAGOSPIA, ANCHE “IL FATTO” SI ACCORGE CHE L’AUTO DEL RILANCIO DEL LINGOTTO MARPIONNATO, IL FREEMONT, È IN REALTÀ UN VECCHIO DODGE JOURNEY PRODOTTO IN MESSICO A CUI HANNO CAMBIATO LA MASCHERINA, CHE IN AMERICA STA USCENDO DI PRODUZIONE - MENTRE IL RESTO DELLA STAMPA LIBERA E INSERZIONATA SROTOLA LINGUA E PAGINATE, LA REALTÀ È CHE QUESTO GIPPONE DA 5 METRI CONSUMA PIÙ DI UNA VECCHIA MULTIPLA, DI UNA MERCEDES O DI UNA BMW DI PARI CILINDRATA…

CONFRONTO DODGE JOURNEY FIAT FREEMONT

1- DAGOSPIA DEL 31 MAGGIO 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-26204.htm
1- Per la mega-parata del 2 giugno (150 anni di Unità d'Italia compresa), Frattini "sceglie" settanta Fiat "Freemont" che accompagneranno i capi di stato stranieri
2- Verrebbe la voglia di festeggiare la rivincita del Made in Italy, la rinascita del lingotto, l'orgoglio della produzione italiana sotto gli occhi di tutto il mondo
3- Peccato che queste "Freemont siano in realtà delle "Dodge Journey" prodotte in Messico, trasformate da operai armati di cacciavite. Come? Con questa rivoluzionaria tecnica ingegneristica: cambiare gli stemmi sul cofano e sul volante, staccando il marchio Chrysler e appiccicando quello Fiat!
4- non solo: sono auto a "fine vita" che la Chrysler smetterà di vendere nel 2012 (vedi wikipedia: Il Dodge Journey negli USA sarà sostituito nel 2012 dal Dodge Durango: http://en.wikipedia.org/wiki/Dodge_Journey )

FRATTINI ENTRA IN UNA FIAT FREEMONT


2- IL RESISTIBILE FASCINO DEL GIPPONE DI MARCHIONNE - ALTRO CHE DUNA, ORA LA FIAT HA LA FREEMONT...
Luca Telese per "il Fatto quotidiano"

Miracoli della filosofia marchionniana. Ci avevano spiegato che la Lancia Ypsilon, pro-dotta in Sicilia a Termini Imerese, aveva un sovraccosto insostenibile di 800 euro a esemplare perché doveva poi essere "trasportata in Italia". Interessante: perché i motori della "nuova" Fiat Freemont, invece, fanno questo simpatico viaggetto nel mondo globalizzato: partono in camion dagli stabilimenti Fiat di Avellino, arrivano a Genova, prendono un cargo, arrivano fino a Veracruz, in Messico, di nuovo salgono sul camion e arrivano fino alla fabbrica Chrysler di Toluca. finito?

LUCA TELESE

Macché: a Toluca vengono impiantati su una carrozzeria montata con mano d'opera a 12 euro l'ora, poi di nuovo a Veracruz, poi di nuovo a Genova, e poi dai concessionari Fiat direttamente a casa vostra per la modica cifra di 25 mila e 700 euro (24.900 in offerta).

FABBRICA CHRYSLER DI TOLUCA IN MESSICO

Ma é davvero "nuova" questa Fiat che paginate intere su tutti i giornali (in due giorni Stampa, Giornale e Corriere della Sera) ci magnificano come tale? No, affatto. E infatti i recensori bene-voli devono fare salti mortali per spiegare la verità: "Non è il semplice risultato della rivisitazione del Dodge Journey - scrive il Giornale - ma di un lavoro di sviluppo impresso dall'impiego di motori consoni ai gusti europei, rivolto all'ottimizzazione dei comfort e alla rivisitazione dello sterzo e dell'assetto".

CHRYSLER-dunA artefatti

Aggiunge Il Corriere: "Alzi la mano chi, anche solo sino a qualche mese fa, avrebbe scommesso sulla possibilità del ritorno di una grande familiare, per giunta a sette posti, nei listini di quello che è il marchio automobilistico italiano per eccellenza. Eppure oggi, con la Freemont, questa remota ipotesi è divenuta realtà". Visto che tutte le macchine sono sempre bellissime nelle recensioni dei nostri quotidiani, proviamo a tradurre in italiano: il Freemont è una fotocopia del Dodge Journey, a cui è stato sostituito il motore, che ora è un multijet Fiat: ma è praticamente identico in tutto il resto, se si esclude la calandra (cioè la mascherina anteriore con il logo rosso della Fiat).

Marchionne e Obama nella fabbrica Chrysler

Un'altra curiosità: la macchina è molto decantata ("un po' Suv, un po' station wagon e un po' monovolume. Grazie a questo mix, che la connota come una crossover - scrive il Giornale - la vettura intende accontentare chi si orienta verso un mezzo capiente e versatile"). Ti credo. Sfiora i 5 metri di lunghezza, e sostituisce l'Ulysse e la Multipla, la macchina elettiva dei tassisti italiani (oltre il 30 per cento di quelli romani).

Ma i tassisti non sceglieranno Freemont nemmeno se gliela regalano. Non solo per le dimensioni imponenti (la Multipla era lunga come una Punto, si parcheggiava ovunque e aveva sei posti). Ma per un piccolo dettaglio che le paginate entusiastiche curiosamente trascurano: i consumi.

OBAMA E MARCHIONNE JUST MARRIED DODGE JOURNEY

Sul depliant ufficiale diffuso nei concessionari c'è scritto 6 litri/100 chilometri (11 km con un litro in città, 16 fuori) Il che significa che la Freemont consuma più di una vecchia Multipla, di una Mercedes e di una Bmw (di pari cilindrata, cioè 2000). Possibile? Evidentemente sì, visto che ha l'ingombro di un carroarmato e gli ingegneri Fiat hanno fatto miracoli per abbassare il costo chilometro. Il prezzo è molto buono, ma Freemont pesa.

Il modello da cui è stata clonata è una Dodge vecchia di tre anni (il tempo di un restyling!) pensata per il mercato americano pre-crisi. Ed è curioso che in italia arrivino consumi "americani", quando Obama pone a Marchionne come condizione per finanziarlo di produrre una macchina che faccia 17 chilometri con un litro in America. Ancora il Giornale, estasiato: "Nell'ampio abitacolo, ben accessibile anche nella terza fila di sedili grazie alle porte che si aprono sino a 90 gradi, risalta il moderno stile dell'arredamento impresso dalla plancia avvolgente con un grande display centrale a colori per il sistema di infotainment".

Bersani e gli operai di Termini Imerese con le maschere di Marchionne chrysler FIAT

Ora, a parte che non esiste macchina (a parte la mitica Duna) con un display in bianco e nero, per quale miracolo navigatore e radio diventano "un sistema di infotainment?". Fiat punta a 30 mila macchine in Europa. E bisognerà fare fanti auguri "al gippone" di Marchionne, se è vero che le quattro "grandi" Fiat (Multipla, Croma, Ulisse e Sedici) tutte insieme vendevano 27 mila pezzi l'anno: non è detto che Tuluca sia più vicina di Termini Imerese.[20-06-2011]

 

 

DIVENTA UNA POTENZA ECONOMICA, TERRAI IL MONDO PER LE PALLE E IL TUO REGIME FASCIO-POLIZIOTTESCO SI TRASFORMERà IN GRANDE DEMOCRAZIA (OLIMPIADI COMPRESE) - SOPPESATO IL DANNO DI IMMAGINE, PECHINO RILASCIA su cauzione l’artista dissidente Ai Weiwei, detenuto dal 3 aprile scorso, "grazie al suo atteggiamento positivo nel confessare i suoi crimini e a causa di una malattia cronica della quale soffre"...

Ilaria Maria Sala per "la Stampa"

 

Con un breve comunicato in cinese e in inglese pubblicato alle 10,15 di sera ora locale, l'agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) ha reso noto che l'artista dissidente Ai Weiwei, detenuto dal 3 aprile scorso, è stato rilasciato su cauzione, «grazie al suo atteggiamento positivo nel confessare i suoi crimini e a causa di una malattia cronica della quale soffre». Il rilascio è stato confermato da un breve sms che l'artista ha inviato al suo avvocato, Liu Xiaoyuan, che dice «sono fuori!».

 

Xinhua ha aggiunto che «la decisione è stata presa anche in considerazione del fatto che Ai si è ripetutamente detto disposto a pagare le tasse che ha evaso, secondo quanto detto dalla polizia». «L'azienda controllata da Ai, Beijing Fake Cultural Development Ltd, ha evaso un'enorme quantità di tasse ed ha intenzionalmente distrutto documenti contabili», ha quindi aggiunto l'agenzia governativa. Questa, l'integrità del secco comunicato che ha messo fine - alla vigilia di un viaggio diplomatico del premier Wen Jiabao in Gran Bretagna e Germania - a una vicenda durata 80 giorni che ha scosso il mondo dell'arte e non solo.

 

L'arresto di Ai, infatti, uno degli artisti contemporanei più noti e uno degli architetti dello stadio olimpico «Nido d'Uccello» a Pechino, aveva suscitato scalpore innescando una forte campagna di pressione, coinvolgendo molti musei internazionali, portando personalità di spicco come Anish Kapoor a rifiutare di esporre in Cina fintanto che Ai Weiwei non avesse riacquistato la libertà, e reso ancor più noto tanto l'artista, quanto l'ondata repressiva che si sta abbattendo sulla Cina in questo periodo.

Le accuse nei confronti di Ai Weiwei, mai formalizzate dalla polizia, erano trapelate solo tramite l'agenzia Xinhua o nel corso delle conferenze stampa che il ministero degli Affari esteri tiene con i giornalisti, e sono state modificate di frequente durante la scomparsa di Ai.

 

A conferma del rilascio dell'artista, oltre all'sms, anche due battute che ha scambiato con il New York Times e il tedesco Bild, ai quali si è limitato a dire: «Sto bene. Sono di nuovo a casa. E sono libero». Divieto assoluto di fare interviste. La sorella Gao Ge alla Bild ha detto che il fratello «è estremamente felice. Ma ha perso qualche chilo».

 

Nicholas Bequelin, ricercatore per il gruppo per i diritti umani Human Rights Watch, ha dichiarato: «Accogliamo con piacere il rilascio di Ai Weiwei, si tratta ovviamente di un risvolto molto positivo, dato che se fosse stato portato davanti al tribunale sarebbe senz'altro stato condannato, non esistendo in Cina le condizioni per un processo regolare in questi casi.

Si direbbe che Pechino abbia deciso che il danno d'immagine del tenere prigioniero Ai era troppo alto, e che era meglio rilasciarlo, vista la forte protesta internazionale. Lo stesso, aver colpito una personalità così importante funge da pesante deterrente, da avvertimento a chiunque voglia sfidare le autorità».

 

Le violazioni procedurali del caso sono numerose: Ai, a cui non è mai stato consentito di vedere il suo avvocato, è stato detenuto in una località sconosciuta, una versione degli «arresti domiciliari» tutta particolare, in cui il detenuto non è né in un carcere, né nel suo alloggio, ma in locali della polizia. «Abbiamo molti dubbi sul modo in cui la cosiddetta confessione è stata ottenuta», ha aggiunto Bequelin.

 

Il caso di Ai non è unico: nel 2009, l'avvocato Xu Zhiyong, del gruppo Gongmeng («Iniziativa Costituzionale Aperta») che aveva di frequente assistito clienti in casi politici, venne arrestato e accusato di crimini «economici». Dopo una campagna internazionale, Xu fu rilasciato anch'egli in seguito ad una «confessione» e alla garanzia di non occuparsi più di casi politici.

Diverso invece il destino del premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, il quale, scomparso per quasi un anno nel 2009, è stato condannato a 11 anni di detenzione per «sovversione», dopo una campagna internazionale tiepida, che ha faticato a decollare fin quando non era troppo tardi. Perché come dimostra la liberazione di Ai Weiwei, in fondo Pechino continua a dare peso alla sua immagine nel mondo.23-06-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: GIAPPONE PRONTO A RIAPRIRE LE CENTRALI NUCLEARI CHIUSE DOPO LO TSUNAMI - ENTRO 3 ANNI LA CINA SARÀ IL TERZO MERCATO FARMACEUTICO DEL MONDO - “FT”: LA NAUTICA PUNTA AL BRASILE (FERRETTI PREVEDE UN +15% DELLE VENDITE ENTRO 4 ANNI) - “BLOOMBERG”: PRIMA DEL COMPLETO PASSAGGIO A MICROSOFT, SKYPE FA “STRAGE” DI DIRIGENTI - LA NUOVA NINTENDO WII RISCHIA IL FLOP (PER COLPA DELL’IPHONE) - “WSJ”: CARREFOUR DILANIATA DALLE TENSIONI NEL BOARD…

DAGOREPORT

cina

1 - LES ECHOS
MERCATO DEI FARMACI: LA CINA SUL PODIO ENTRO TRE ANNI
http://bit.ly/jOtu7C

Quest'anno il mercato mondiale dei farmaci dovrebbe aumentare del 4,8% fino a 918 miliardi di dollari. Ma è netta la differenza tra i paesi sviluppati, dove la crescita non supera il 5%, e le economie emergenti, in forte ascesa. La Francia, primo consumatore al mondo di farmaci pro capite, nel 2014 potrebbe vedersi rubare dalla Cina il terzo posto sul podio dei mercati dei medicinali. È quanto prevede la "Ims Health".

Saldi al primo posto gli Stati Uniti, con una fetta del 30%, pari a 1058 milioni di dollari. Il contributo americano alla crescita totale del settore, però, tra il 2010 e il 2015 scenderà dal 27 all'11%, a fronte di aumento di quello cinese, dal 12 al 26%.

fukushima pp

GIAPPONE: IL GOVERNO È PRONTO A FAR RIPARTIRE LE CENTRALI CHIUSE DOPO LO TSUNAMI
http://bit.ly/l9ItD5

Mentre un sondaggio pubblico mostra che i giapponesi sono in larga parte contrari alla riapertura delle centrali nucleari chiuse dopo lo tsunami, il ministro giapponese dell'Industria ha annunciato che alcune di esse sono ormai pronte per ripartire e assicura che dopo l'incidente di Fukushima seguito al terremoto del 15 marzo scorso, sono state prese delle misure di sicurezza supplementari.

La centrale di Fukushima prima del disastro

2 - BLOOMBERG
SKYPE FA "STRAGE" DI DIRIGENTI PRIMA DEL COMPLETO PASSAGGIO A MICROSOFT
http://bloom.bg/iGWaO0

A Skype è in corso una serie di licenziamenti dei più alti dirigenti, dai vicepresidenti David Gurle, Christopher Dean, Russ Shaw and Don Albert, ai capi del settore Marketing e delle risorse umane Doug Bewsher e Anne Gillespie. Lo rivelano persone vicine alla vicenda. La società è stata venduta a Microsoft per 8,5 miliardi di dollari, ma il passaggio non è ancora stato concluso del tutto. Licenziando i dirigenti prima che ciò avvenga, Skype risparmia sui loro compensi che altrimenti verrebbero adeguati al prezzo di acquisto della società da parte di Microsoft.

Skype

LA NUOVA NINTENDO WII RISCHIA IL FLOP (A CAUSA DELL'IPHONE)
http://bloom.bg/mpSmks

Non solo i cellulari concorrenti, l'iPhone rischia di mettere in crisi anche le consolle di videogame. La prossima Nintendo Wii rischia di non eguagliare il successo ottenuto con la prima versione, per "colpa", in larga parte del mela fonino della Apple, affermatosi sempre più anche come dispositivo per i videogiochi.

3 - FINANCIAL TIMES
IL SETTORE DELLA NAUTICA PUNTA AL BRASILE
http://www.ft.com

MICROSOFT

Per reagire alla flessione generale del mercato e al crollo delle vendite nel Mediterraneo, la Ferretti punta al Brasile. L'amministratore delegato Giancarlo Galeone parla al "Financial Times" e svela i piani della società che prevede di portare la sua forza lavoro in Brasile da 600 a 1000 e aumentare le vendite del 15% entro i prossimi tre o quattro anni. Il Brasile sta rapidamente diventando una delle mete più ambite per l'industria della nautica da diporto grazie agli stipendi in forte aumento nel paese, ai suoi 7mila 400 chilometri di costa e a un clima caldo tutto l'anno.

Ferretti Basile e Galeone Ferretti Group

Ma mentre produttori internazionali di yacht guardano al di là dei mercati stagnanti d'Europa e degli Stati Uniti, gli analisti avvertono che il paese latino-americano potrebbe presto essere sopraffatto da un eccesso di offerta.

4 - THE WALL STREET JOURNAL
CARREFOUR DILANIATA DALLE TENSIONI NEL BOARD
http://europe.wsj.com

Nonostante all'orizzonte ci sia lo spinoff della sua divisione discount, il colosso francese della grande distribuzione Carrefour, secondo al mondo del settore, è nel caos, dilaniato da quattro anni di tensione tra il management e il board di sorveglianza.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

IL PATTO DELLA PROSTATA - GILBERTO ONETO, TEORICO DELLA SECESSIONE, SPIEGA PERCHÉ BOSSI INGOIA OGNI POLPETTA AVVELENATA RIFILATA DAL BANANA: “TRA LORO C’è UN PATTO FIRMATO DAL NOTAIO, PER CUI LA LEGA NON SI RIBELLERÀ MAI” - BERLUSCONI AVREBBE SCUCITO GLI SCHEI NECESSARI PER I DEBITI DEL CARROCCIO E PER CANCELLARE LE QUERELE CHE PENDEVANO SU “LA PADANIA” - “BOSSI VORREBBE PASSARE LA MANO A MARONI MA ‘LA BANDA DEL BUCO’ (LA MOGLIE, REGUZZONI, ROSI MAURO) GLIELO IMPEDISCE”…

Elisabetta Reguitti per "il Fatto quotidiano"

GILBERTO ONETO

Tanto per intenderci, Gilberto Oneto è uno che quando detta il suo indirizzo mail non pronuncia il suffisso "it". Al massimo lo sostituisce con itterizia. Si è iscritto alla Lega di Bossi nel 1986 e ha rinnovato la tessera fino al 2006. Architetto, giornalista è studioso dell'autonomismo delle regioni padano-alpine. Nel 1996 viene nominato responsabile dell'identità culturale nel "Governo della Padania".

Per anni - prima di entrare in polemica con la dirigenza leghista - ha tenuto rubriche settimanali di storia identitaria sul quotidiano La Padania e su Radio Padania Libera. Per Libero ha praticamente riscritto la storia del Risorgimento in salsa leghista. Amico e collaboratore di Gianfranco Miglio, Oneto conosce la Lega da dentro.

All'Infedele di Lerner lei ha confermato che tra Lega Nord e Berlusconi esiste un patto firmato da un notaio in virtù del quale i dirigenti del Carroccio non potranno mai ribellarsi al Cavaliere.
Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri (il primo fu Leonardo Facco nel suo ''Umberto Magno'', ndr). Quel patto esiste. Un accordo tra due persone (Bossi e Berlusconi ndr.), che quindi non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi è un patto d'onore che verrà rispettato fino alla morte.

BOSSI BERLUSCONI

Quanto è costato l'accordo?
A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via Bellerio (che al tempo titolava: "Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi", mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi e Dell'Utri ndr.). A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte più immonde.

Come quando nel '98 alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di arresto di Cesare Previti, uomo di fiducia di Berlusconi?
In qualche modo fu l'anno della svolta per la Lega che smise i panni di movimento per indossare la cravatta d'ordinanza di un partito che di "sì" in "sì" ha addirittura accettato la guerra in Libia, contravvenendo persino all'articolo 11 della Costituzione. Argomento questo che peraltro mi sembra abbia avuto poco peso anche per lo stesso presidente della Repubblica, che sulla vicenda non ha mosso un dito. Ma tornando alla missione in Libia che senso ha andare a Pontida proclamando che ora bisogna ritirarsi? La dichiarazione di guerra non l'ha fatta certo Harry Potter e i leghisti di Roma dove se ne stavano? Ora si sono inventati la trovata della guerra a tempo...

Bossi e Maroni

Del raduno di domenica cosa rimane?
Un Bossi che cerca di fare il punto su una situazione difficile in cui si è cacciato da solo. Per la prima volta in 20 anni il popolo ha interrotto il discorso del Capo - mai accaduto prima - urlando se-ces-sione. Poi quel tentativo, quasi vano, di ufficializzare il passaggio di testimone a Roberto Maroni.

Perché quasi vano?
Perché faranno di tutto per non permetterglielo.

Chi?
Quelli della "banda del buco" che generalmente i giornali definiscono come quelli del "cerchio magico" fatto dalla moglie (assente a Pontida ndr) all' interno del quale stanno, come dei figuranti, i vari Francesco Belsito (tesoriere della Lega), Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi Mauro. Bossi di tanto in tanto cerca di sfuggire a quella presa mortale perché si è reso conto che è arrivato il momento delle consegne. Sono convinto che proprio nel discorso di Pontida, quando ha parlato dei 15 anni di politica, abbia cercato di farlo capire anche a Berlusconi.

Rosi Mauro,47 anni,con Renzo Bossi,21 anni,e Umberto Bossi,68 anni

Quindi cosa accadrà?
Bossi pensa che Roberto Maroni sia l'uomo giusto, anche se non sarà mai un leader semplicemente perché non ne ha le caratteristiche. In fondo Maroni è uno che preferisce stare tranquillo, ma è l'unico che può evitare lo sfacelo della Lega. Un'altra ipotesi è che a Maroni venga almeno concesso di fare da traghettatore verso i diversi appuntamenti congressuali dove si scanneranno gli uni con gli altri. Alla fine vincerà il migliore magari proprio riuscendo a fare fuori i vari "leccachiappe e cadregari".

Cesare Previti - Copyright Pizzi

E poi?
Poi sarà ora che anche gli altri partiti si sveglino, compresa la sinistra. Il futuro è nelle Leghe quelle che, però, a Roma non ci vanno. Parlo di identità autonome siano esse liberali, ma anche cattoliche. Mi chiedo: che fine hanno fatto le proposte autonomiste di Cacciari e Chiamparino che sembrano rientrati nella dimensione monolitica di un partito unico. A lei sembra che in Catalogna stiano forse male? Io penso che l'autonomia farebbe bene a tutti. E guardi che in fondo i militanti della Lega sono arrabbiati perché chi è andato a Roma si è dimenticato quello che sta scritto nello statuto della Lega.

Marco-Reguzzoni

Cioè?
L'indipendenza della Padania.

FEDERICO BRICOLO

Secessione?
No, quello è uno strumento e non il fine. Io parlo di autodeterminazione che, come diceva Gianfranco Miglio, significa libera scelta di stare con chi si vuole e con chi ci vuole. Quello è l'unico vero obiettivo. Poi però mi chiedo come sia possibile definirsi indipendentisti e contemporaneamente fare il ministro "di Polizia" dello Stato italiano.

 

[22-06-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: MURDOCH VICINO ALL’ACQUISTO DI BSKYB - PRADA ALLE PRESE CON LA CRISI DELLA BORSA DI HONK KONG - “FT”: BINI SMAGHI DIVIDE ROMA E PARIGI - “WSJ”: LA BANCA D’INGHILTERRA POTREBBE NON ALZARE I TASSI FINO AL 2012 - “LES ECHOS”: “PERDITE RADIOATTIVE A RIPETIZIONE” IN UNA CENTRALE NUCLEARE FRANCESE, EDF SMENTISCE …

Dagoreport

1 - LES ECHOS
EDF SMENTISCE LE VOCI SULLE PERDITE RADIOATTIVE IN UNA SUA CENTRALE NUCLEARE
http://bit.ly/jf2zJy

CENTRALE NUCLEARE DI PALUEL

La Cgt, uno dei maggiori sindacati francesi, denuncia carenze nella sicurezza delle centrali nucleari d'Oltralpe e in particolare conferma di aver chiesto a Edf di spegnere uno dei reattori dell'impianto di Paulel (il terzo), dopo una serie di fughe radioattive verificatesi negli ultimi mesi. I dati di queste perdite, insieme alla notizia di 16 dipendenti della centrale contaminati da gas xeno, sono stati pubblicati ieri dalla testata "Mediapart" e riportati anche da Dagospia.

Oggi Edf smentisce che ci siano state fughe a ripetizioni e afferma che l'entità delle fughe è rimasta comunque sotto ai parametri limite oltrepassati i quali si procede allo spegnimento del reattore.

2 - THE WALL STREET JOURNAL
LA BANCA D'INGHILTERRA POTREBBE NON ALZARE I TASSI FINO AL 2012
http://on.wsj.com/lxNNgV

Rupert Murdoch con telecomando Sky

La salute dell'economia inglese suscita ancora preoccupazioni. Per questo la Banca d'Inghilterra non sembra intenzionata ad alzare i tassi d'interesse, fermi dal marzo del 2009 allo 0.5%. È quanto si aspettano gli investitori i quali prevedono anche che i tassi rimarranno invariati fino al 2012. Se così fosse si tratterebbe di un periodo molto lungo, superato solo dai sette anni di tassi fermi negli anni 30 e ai 12 tra la seconda Guerra Mondiale e il Dopoguerra.

3 - BLOOMBERG
NEWS CORP. VICINA ALL'ACQUISTO DI BSKYB
http://bloom.bg/jbSrZW

MIUCCIA PRADA

Rupert Murdoch fa passi avanti verso l'ok del governo britannico alla sua offerta di 12,5 miliardi di dollari per l'acquisto dell'inglese BskyB (British Sky Broadcasting Group). L'autorità del Regno Unito per le Telecomunicazioni, infatti, ha dato il suo via libera. Murdoch ha molti rivali. L'acquisto di BSkyB, denunciano i contrari all'acquisto, metterebbe nelle mani del tycoon troppe reti tv e quindi troppo potere.

PRADA ALLE PRESE CON LA CRISI DI HONK KONG
http://bloom.bg/khl2Sz

Il debutto di Prada previsto domani su Hong Kong, proprio mentre il listino cinese diventa uno dei mercati peggiori del mondo per le offerte pubbliche iniziali, potrebbe prefigurare una flessione delle Ipo straniere. Dopo aver venduto le proprie azioni al prezzo minimo della forchetta della sua Ipo da 2,1 miliardi dollari, l'azienda che produce le borse Miu Miu domani potrebbe calare. E così si aggiungerebbe agli 873 milioni di dollari persi dagli investitori di Hong Kong nelle 31 offerte pubbliche iniziali di quest'anno.

Mario Draghi

4 - FINANCIAL TIMES
DRAGHI DIVIDE ROMA E PARIGI
http://www.ft.com

Bini Smaghi

L'autorevole quotidiano economico britannico "Financial Times" dà conto della disputa in corso tra Francia e Italia su Bini Smaghi. "Draghi divide Parigi e Roma" è il titolo del pezzo, secondo cui la conferma di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (da formalizzare mercoledì prossimo) potrebbe essere ostacolata dai francesi se Bini Smaghi non cederà la poltrona nel board dell'istituto a un rappresentante della Francia. Un'eventualità, scirve il "Ft", che potrebbe indebolire l'Europa e la sua autonomia decisionale. [23-06-2011]

 

 

FARINA DEL DIAVOLO (VITTORIO) NEL SACCO DI BISIGNANI - DALLA ZECCA, AL TESORO, FINO ALLE POSTE (DOVE PAPA PIAZZA UN’AMICA NEOLAUREATA), I LEGAMI DI BISI PER GESTIRE IL BUSINESS DELLE BOLLETTE E DEL MODELLO UNICO GRAZIE AI RAPPORTI CON IL GRUPPO ILTE, COLOSSO IN ROSSO DEL SETTORE GRAFICO EDITORIALE - IL GRANDE BURATTINAIO CHIEDE E OTTIENE DA TREMONTI LA NOMINA DI MAZZEI AL POLIGRAFICO DELLO STATO (GIULIETTO SMENTISCE)…

Walter Galbiati per "la Repubblica"

BISIGNANI

Le lunghe mani di Luigi Bisignani e di Alfonso Papa potevano arrivare ovunque. E arrivavano soprattutto là dove c´erano commesse da gestire, posti di lavoro, appalti e contratti, in quel mondo grigio tra impresa e Stato, dove regnano i famigerati boiardi. Una rete di commesse e incarichi, dove per riceverli non contano gli studi e le capacità imprenditoriali, i curriculum insomma, ma soprattutto le amicizie e le relazioni.

E tra queste lande dove il lobbista Bisignani e l´ex magistrato e ora parlamentare del Pdl Papa scorrazzavano, c´erano sicuramente il Poligrafico di Stato e le Poste. Aziende statali che hanno poi intrecciato rapporti d´affari con gruppi vicini a Bisignani o dove il Papa riusciva a piazzare incarichi.

È Maria Roberta Darsena, una "amica" del parlamentare del Pdl, conosciuta all´università di Napoli nel 1999 quando lei doveva sostenere l´esame di diritto commerciale e il Papa era assistente del professor Di Nanni, a confessare come ha ottenuto l´incarico alle Poste.

GIULIO TREMONTI

«Ora lavoro presso l´ufficio legale delle Poste. Il Papa mi disse di mandare un curriculum (che era praticamente inesistente perché mi ero appena laureata) alle Poste perché lui avrebbe potuto farmi entrare essendo amico dell´ex presidente, cioè di Cardi. Al riguardo vi posso dire che lui chiamava direttamente Cardi. Sono stata assunta dopo un colloquio, prima a tempo determinato, con uno stage di 6 mesi e poi automaticamente a tempo indeterminato».

È Bisignani stesso, invece, secondo le carte depositate dalla procura di Napoli, a mettere a verbale il 14 marzo 2011 quanto avesse pesato il suo ruolo nell´elezione di Roberto Mazzei ai vertici della Zecca, la stamperia del Tesoro. «Ho sicuramente segnalato il dottor Mazzei al professor Tremonti per fargli ottenere la nomina di Presidente del Poligrafico dello Stato. Con il Poligrafico la Ilte è in rapporti per il modello unico. Non mi risulta che siano state conferite utilità a dirigenti del Poligrafico da parte della Ilte».

Tremonti ha smentito. A Bisignani non risulta nessuna tangente. Di certo quest´ultimo era un procuratore attivo della Ilte, gruppo operante nel settore grafico editoriale.

ROBERTO MAZZEI

Il socio unico della Ilte è Vittorio Farina, mentre a chiarire ai magistrati i rapporti della Ilte con le Poste è Alessandro Bondanini, il manager che in passato ha lavorato con Stefania Tucci, esperta di finanza e vicina a Bisignani per il quale avrebbe curato uno scudo fiscale di circa 4 milioni di euro.

«Mi risulta - mette a verbale Bondanini il 7 marzo 2011 - che sicuramente la Ilte ha rapporti con l´Eni e che stampi la rivista dell´Eni; al riguardo il Bisignani, proprio nel contesto dei rapporti tra Ilte e Eni mi presentò Lucchini dell´Eni. Con riferimento alle Poste Italiane, qualche anno fa ci fu la joint venture tra le Poste e l´Ilte, cioè la costituzione di una società, Postelprint costituita e partecipata al 50% dalle Poste italiane e dalla Ilte: si tratta di una società che stampa e spedisce tutte le bollette e le fatture che arrivano nelle case degli italiani (non solo quelle delle poste)».

chcco52 stefania tucci

Del resto la Ilte ha bisogno di fare affari, perché ha chiuso il 2009 in rosso per 8,6 milioni di euro, con debiti per 157 milioni di euro a fronte di un fatturato di 138 milioni. La differenza tra costi e ricavi è negativa per 6,9 milioni di euro. Di recente ha dovuto rinegoziare il debito con Unicredit. Le azioni di Ilte sono tutte in pegno alla banca di Piazza Cordusio, che ha finanziato la società con una linea di 43 milioni di euro.

L´accordo di ristrutturazione prevede il pagamento del debito tra 10 anni e grazie alla cessione degli immobili la Ilte Holding ha incassato un dividendo da 10 milioni di euro con i quali ha già rimborsato una parte del proprio debito.

alfonso-papa-

E degli affari immobiliari della Ilte si deve essere interessato anche Bisignani, visto che nel bilancio compaiono i rapporti con una società, oggi interamente posseduta da Farina, ma che tre anni fa ruotava nell´orbita di Bisignani. Si tratta della BB Parlamento, un cui debito da 1,2 milioni di euro verso la Ilte Holding è stato azzerato da un uguale impegno contratto con la Gf Uno, la scatola attraverso la quale Farina controlla la stessa Ilte.

La BB Parlamento era la società con cui Bisignani aveva aperto un derivato monstre con la Banca Italease di Massimo Faenza, un derivato da 75 milioni di euro, sul quale nel 2007 vi erano perdite per oltre 12 milioni di euro. [20-06-2011]

 

 

BANANA REAL ESTATE - QUANTE SORPRESE NEI BILANCI DELLE IMMOBILIARI DEL GRUPPO: LO SAPEVATE CHE VILLA GERNETTO SE LA COMPRA LA FIGLIA MARINA (E L’UNIVERSITÀ DELLE LIBERTÀ CHE FINE FARÀ?) - IL CAINANO SI ALLARGA COMPRANDO TERRENI AD ARCORE, PER NON PARLARE DELLE SPESE PER LA SICUREZZA E LE RISTRUTTURAZIONI - MA A FRONTE DI TANTE USCITE, ANCHE QUALCHE PICCOLO RISPARMIO: BERLUSCONI È RIUSCITO A RIVENDERSI DEI TELEFONINI NON PIÙ UTILIZZATI DAI SUOI COLLABORATORI RICAVANDOCI 686 €…

Franco Bechis per "Libero"

Marina Berlusconi

Marina Berlusconi ha soffiato a papà Silvio una delle sue ville del cuore, quella Villa Gernetto nel comune di Lesmo dove il presidente del Consiglio più volte aveva annunciato di volere insediare la sua Università del pensiero liberale. Nell'attesa - secondo le ultime novità acquisite agli atti del processo Ruby a Milano, il premier aveva utilizzato la villa appena ristrutturata (11mila metri quadrati) per alcuni ricevimenti privati non sfuggiti a intercettazioni e agli occhi della magistratura. Il 17 dicembre scorso però Marina ha firmato un'opzione di acquisto della villa per la Fininvest spa da lei presieduta.

Ha già anticipato un milione di euro di affitto e ha ancora poco più di un anno di tempo per esercitare l'opzione. La novità emerge fra le pieghe dei bilanci appena depositati di tutte le immobiliari del gruppo Fininvest e del gruppo Dolcedrago (controllato direttamente da Silvio Berlusconi).

berlusconi marina piersilvio

Marina a nome di Fininvest "ha acquistato il diritto di opzione per la locazione del fabbricato storico di villa Gernetto, riconoscendolo idoneo allo svolgimento delle proprie attività, riservandosi tuttavia di confermare tale interesse solo all'esito di ulteriori verifiche attinenti sia al complesso immobiliare nella sua interezza - dal momento che sono in corso alcuni lavori che potrebbero influire sul prestigio del complesso stesso - sia alla realizzabilità del progetto di utilizzo del complesso medesimo per l'esercizio di attività istituzionale". La ristrutturazione di villa Gernetto (acquisizione compresa) è costata fino a qui 34,3 milioni di euro, più 2,2 milioni per mettere a posto parco e giardini.

RISTRUTTURAZIONI
Ma all'interno del complesso c'è anche un'altra villa, la Boffalora, per cui è iniziata la ristrutturazione con un investimento da 22 milioni di euro. In tutto l'impegno finanziario per il complesso ammonta quindi a 58,6 milioni di euro.

Villa Gernetto che ora sta per essere soffiata a Silvio Berlusconi dalla figlia primogenita, è però solo una piccola parte dell'impero immobiliare posseduto dal presidente del Consiglio. Vale circa mezzo miliardo di euro, in parte è intestato alla persona fisica (come Villa Campari, trenta stanze sul lago Maggiore), in parte a società direttamente o indirettamente controllate dal Cavaliere.

berluSCONI ARCORE house

La più importante è la Idra immobiliare, che controlla le tre ville più note del premier: quella di Macherio dove abitava Veronica, quella di Arcore dove risiede Berlusconi e quella di porto Rotondo, villa Certosa, usata nei week end e durante le vacanze estive. Con i mobili (18,3 milioni di euro) e le attrezzature al loro interno, sono valutate in bilancio 375,6 milioni di euro. Il loro valore di mercato effettivo è però più alto, nonostante la rivalutazione compiuta grazie alla legge Tremonti del 2008. Altre sette appartamenti sono invece controllati dalla Immobiliare Dueville, valutati in bilancio circa 9 milioni di euro (assai meno del valore di mercato).

«INGENTI DANNI»
Dal bilancio 2010 di Idra immobiliare arriva comunque una sorpresa: Berlusconi è stato alluvionato l'anno scorso. Gli amministratori non spiegano se il disastro naturale ha danneggiato la villa di Macherio, quella di Arcore o quella in Sardegna. Ma nella nota integrativa citano il dramma in più punti.

VILLA CERTOSA di BERLUSCONI

Scrivono ad esempio che "sono contabilizzati i costi di ripristino sostenuti a seguito di ingenti danni causati da eventi atmosferici agli impianti di uno degli immobili di proprietà" sia pure bilanciati da "un congruo rimborso assicurativo". Di certo ne è arrivato uno da 18.633 euro, ma il danno subito sembra assai superiore. In bilancio è compreso in una voce generica sugli "altri oneri" che ammonta a 216.137 euro.

Villa Gernetto altra residenza Berlusconi Da Corriere it

ARCORE SI ALLARGA
Non poche le novità dell'ultimo anno a casa Berlusconi. Ad Arcore innanzitutto, nella residenza dove è andato in scena lo "scandalo Ruby", la proprietà si è allargata. Il premier ha acquistato 4 ettari "nelle immediate vicinanze" per 2,8 milioni di euro. A patrimonio è arrivato anche un nuovo immobile che però "è stato demolito per iniziarne la integrale ricostruzione".

VILLA CAMPARI BERLUSCONI jpeg

A fine anno ha pure firmato un preliminare da 446.756 euro "per l'acquisto di un ulteriore appezzamento di terreno con annessi fabbricati agricoli nel comune di Arcore, da perfezionarsi entro la fine di maggio 2011". Silvio ha dovuto anche rafforzare la propria sicurezza per difendere la privacy messa piuttosto a rischio nell'ultimo anno.

PIÙ SICUREZZA
Così di tasca sua ha acquistato nuovi impianti di sicurezza per 47.116 euro e un sistema aggiuntivo di telecomunicazioni per 26.170 euro. Non è spiegato in quale casa, ma sono state acquistate anche nuove "attrezzature multimediali per 69.257 euro", nuovi pc per 10mila euro. Ha poi arricchito sia Macherio che villa Certosa comprando nuovi mobili per 272.509 euro.

Famiglia Berlusconi Eleonora Piersilvio MArina Silvio BArbara Luigi

In Sardegna ha perfino acquistato "un motoveicolo usato per euro 500" e - visto il prezzo - c'è da augurarsi per la sua incolumità che non si metta mai alla guida. A Macherio ha invece speso la bellezza di 67.670 euro per installare un ascensore complementare. Di fronte a tante spese, anche qualche piccolo risparmio: Berlusconi è riuscito a rivendersi dei telefonini non più utilizzati dai suoi collaboratori ricavandoci 686 euro.

 [20-06-2011]

 

 

IL COLOSSEO A PALLINI (CHE ALE-DONO!) - PARTE IL PROGETTO DI RESTAURO SPONSORIZZATO DAL PATRON DI TOD’S E IN CAMBIO DI UNA MISERIA DA 25 MILIONI DELLA VALLE SI BECCA IL DIRITTO DI SFRUTTARE IL LOGO DELL’ANFITEATRO IN ITALIA E ALL’ESTERO “SENZA LIMITAZIONE TERRITORIALE ALCUNA” PER 15 ANNI, CARTELLONI PUBBLICITARI (MA SOLO ALLA BASE DEL MONUMENTO) E L’ORGANIZZAZIONE DI CAMPAGNE DI COMUNICAZIONE ANCHE ALL’INTERNO DEL COLOSSEO - PER ALE-DANNO “È UN MIRACOLO CHE A PAGARE IL RESTAURO SIANO INTERAMENTE DEI PRIVATI”…

Francesca Angeli per "Il Giornale"

Scarpette al Colosseo - Vignetta di El Pais

Restauro del Colosseo: i giochi hanno inizio. Il progetto verrà illustrato ufficialmente mercoledì dal finanziatore Diego della Valle, che annuncerà il via libera dei lavori. In cambio dei 25 milioni di euro stanziati il patron della Tod's ha guadagnato l'esclusiva per 15 anni sullo sfruttamento dell'immagine dell'Anfiteatro Flavio, una delle meraviglie del mondo, visitato ogni anno da circa 5 milioni di visitatori.

L'esclusiva è stata accompagnata da feroci polemiche, respinte subito però sia dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sia dal ministero dei Beni culturali. Lo sfruttamento dell'immagine del Colosseo, assicura Roberto Cecchi, segretario generale del ministero e commissario per le aree archeologiche di Roma ed Ostia antica, riguarda soltanto i lavori e gli interventi di restauro mentre la titolarità degli eventi e di quanto accade all'interno dell'Anfiteatro resta e resterà al ministero.

della valle Scarpe Diem by Portos dal Fatto Quotidiano

I restauri inizieranno dal prospetto settentrionale, costo previsto 5.165.000 di euro. Si passerà poi al prospetto meridionale, 1.936.000. Poi le chiusure dei fornici (gli archi) del primo ordine verranno sostituite con le cancellate per ripristinare l'aspetto originario, costo previsto 1 .680.000.

Successivamente si passerà al restauro degli ambulacri, ovvero i corridoi, per i quali è stato stimato che occorreranno 7.000.000 di euro. Poi si scenderà nei sotterranei con la revisione, il restauro e il consolidamento degli Ipogei per i quali si valuta un costo di 4.500.000 euro.

Della Valle - LETTA boyls

Infine gli impianti e l'illuminazione per i quali i costi non sono stai ancora esattamente calcolati. Infine il discusso Centro Servizi: 1.500 metri quadri grazie al quale si libererà l'interno dell'anfiteatro ad esempio dalla biglietteria e dal bookshop, concentrando qui la vendita di souvenir e gli sportelli informativi e la vendita dei ticket. Il costo è di 2.500 euro al metro quadrato.

Ma che cosa possono aspettarsi i cittadini romani e i turisti che ogni giorno affollano l'anfiteatro più famoso del mondo? Un'enorme scarpa dalla suola a pallini pronta a schiacciare le gradinate dove sedevano i senatori e la plebe?

Le mani di Della Valle sul colosseo

«Non ci saranno cartelloni pubblicitari sul monumento ma solo dei pannelli alla base alti circa due metri », assicura l'architetto Cecchi. E d'altronde così prevede l'accordo stipulato tra Cecchi e Della Valle firmato nel gennaio scorso. Con la costituzione di un'Associazione, gli «Amici del Colosseo», Della Valle come sponsor avrà, tra le altre cose, il diritto di sfruttare il Logo del Colosseo in Italia e all'estero «senza limitazione territoriale alcuna».

DELLA VALLE-COLOSSEO

A fianco del Colosseo Della Valle potrà costruire un centro a suo nome, una struttura che servirà da quartier generale di tutte le attività di comunicazione legate alla sponsorizzazione, centro che ovviamente «potrà fregiarsi e utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor».

DELLA VALLE-COLOSSEO

Della Valle avrà un accesso privilegiato al monumento per sé e per «gruppi di persone» e potrà comunque «organizzare campagne di scatto fotografico e riprese anche all'interno del Colosseo nonchè campagne di comunicazione, in tutti i casi riferite ai lavori del Piano degli interventi e allo stato di avanzamento degli stessi». Sul retro del biglietto d'ingresso al Colosseo sarà stampato il marchio Tod's.

DELLA VALLE

Insomma Della Valle potrà comunque e in ogni modo sfruttare l'immagine dell'Anfiteatro per pubblicizzare il suo prodotto per 15 anni. D'altra parte Alemanno di fronte alle critiche ha ricordato che il Colosseo aspetta questo restauro da 30 anni ed è «un miracolo» che a pagarlo siano interamente dei privati.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

LA CASTA DI MONTECIT’ORO - SI BLATERA DI TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA MA POI PERCHÉ NESSUNO METTE MANO ALLE SPESE FOLLI DELLA CAMERA CHE SFONDANO IL MILIARDO DI EURO? - LE SPESE PER GLI AFFITTI SONO SCHIZZATE A 54 MLN €, QUELLE DI SEGRETERIA A 27 MLN - LO STATO MANTIENE 1813 PERSONE (TRA DEPUTATI IN PENSIONE E FAMILIARI CON LA REVERSIBILITÀ) CON OLTRE 6MILA EURO AL MESE A TESTA - CAMERA DEL LAVORO (NERO): NONOSTANTE GLI STIPENDI DORATI, SU 630 DEPUTATI SOLO 260 HANNO STIPULATO CONTRATTI REGOLARI CON I LORO PORTABORSE…

Goffredo De Marchis per "la Repubblica"

La Camera costerà nel 2011 un miliardo e non riuscirà ad abbassare questo tetto siderale né nel 2012 né nel 2013. Anzi, tra due anni, alla fine naturale della legislatura (sempre che ci si arrivi) costerà 74 milioni in più passando dalla previsione del 2011 di 1.070.994.520,57 a 1.114.219.354 di euro. A quella data è destinato a pesare in bilancio soprattutto l´aumento dell´iperbolica cifra stanziata per i vitalizi dei parlamentari.

Montecitorio Fuso il nocciolo Vincino dal Corriere

Molti lasceranno il Transatlantico e non lo faranno a mani vuote. Lo stanziamento previdenziale passerà dagli attuali 138.200.000 a 143.200.000. Oggi i deputati che prendono la pensione sono 1329 e 484 i familiari che godono della reversibilità. In totale 1813 persone che in media portano a casa 6352 euro mensili a testa.

Tutti parlano di tagli ai costi della politica. I vitalizi sono nel mirino dei partiti. A parole. La controprova è a portata di mano. Montecitorio discuterà e voterà il bilancio il 4 e 5 luglio. Il dibattito in aula era stato fissato per lunedì prossimo. Ieri la conferenza capigruppo ha preso ancora un po´ di tempo. Si aspetta Tremonti e il varo della sua manovra: il ministro ha promesso sforbiciate alle voci della politica. In quel caso il bilancio verrà rimodulato.
Dal ministro può arrivare un primo segnale.

TABELLONE MONTECITORIO BERLUSCONI

Dopo i proclami sarà difficile sottrarsi. Anche per le forze politiche. Stavolta non saranno solo Idv e Radicali a presentare virtuosi ordini del giorno per ridurre il budget e scendere finalmente sotto quota un miliardo. Ne stanno discutendo il Pd (con qualche mugugno interno perché parlare dei costi della politica è «demagogia»), la Lega (ma ieri è saltata la loro conferenza stampa sulle spese del Palazzo), persino il Pdl. «Per la prima volta dal dopoguerra restituiremo 20 milioni allo Stato. E lo faremo anche nel 2012 e nel 2013», annuncia il questore Gabriele Albonetti (Pd) che tiene la cassa insieme con Mazzocchi (Pdl) e Colucci (Pdl). Eppure le uscite della Camera continuano a essere incontenibili.

montecitorio

Le spese per gli affitti, anche nel 2011, raggiungono la cifra record di 35milioni 625 mila. Con l´aggiunta degli oneri accessori fanno 54 milioni. Un taglio è previsto dal 2012 quando sarà rescisso il contratto che lega Montecitorio all´imprenditore Sergio Scarpellini, proprietario dell´immobile dove stanno gli uffici dei deputati. Ma la Camera lascerà solo una parte di Palazzo Marini, gravato da ben quattro contratti di affitto. La deputata radicale Rita Bernardini chiede di mettere in mora anche gli altri tre accordi.

Rita Bernardini

Anche perché la previsione per il 2013 è di un aumento delle spese per gli immobili (36 milioni 695 mila euro) e non una drastica riduzione. Dagli affitti d´oro agli affitti di platino.
I questori fanno notare che rispetto al 2010 il preventivo del 2011, varato dall´ufficio di presidenza il 30 marzo, cresce solo dell´1.09 per cento, al di sotto dell´inflazione programmata. Ma secondo la Bernardini si può fare di più. Il presidio medico interno costa 1 milione e 615 mila euro l´anno.

Le spese di segreteria degli onorevoli (che costeranno nel 2011 27.900.000) restano una voce con molti punti interrogativi. Hanno subito un taglio di 500 euro al mese passando da 4190 euro a 3690 ma su questa cifra non c´è nessun controllo. E su 630 deputati solo 260 risultano aver stipulato contratti regolari con i loro portaborse.

SERGIO SCARPELLINI CON BELLA SIGNORA

La parte del leone nei costi la fanno gli stipendi del personale (235 milioni) e le loro pensioni: 209 milioni (+ 6,4 per cento). Albonetti precisa: «I dipendenti sono calati di 300 unità». Ma sono i deputati a godere dell´indennità (tagliata di altri 500 euro) e dei servizi costosi ed efficienti di Montecitorio. Un esempio per tutti: i servizi di ristorazione e la spesa al mercato costano in tutto 6 milioni di euro. Con un rientro per la Camera che nelle partite di giro viene iscritto a bilancio per appena 440 mila euro.

ENRICO LETTA

Adesso tutto cambierà, a sentire gli annunci dei leader. Di una riduzione dei costi della politica hanno parlato Bersani, Enrico Letta, Bossi, Di Pietro, Casini. La Bernardini cercherà di farli venire allo scoperto. Preparando una sfilza di ordini del giorno. «Oggi la ritenuta per la pensione è automatica - spiega -. Chiederò invece l´obbligo di firma. Così il deputato che presenta la mozione per cancellare il vitalizio ma sa già che sarà respinta potrà rinunciare autonomamente».

In caso di fine anticipata della legislatura l´onorevole che non ha maturato la pensione può ritirare i suoi contributi. «Un precario invece non lo può fare. Deve lasciarli all´Inps. Presenterò una proposta per dare ai precari lo stesso potere dei deputati», dice la Bernardini. Sarà una lenzuolata quella che il Partito radicale presenterà all´inizio di luglio. Ma anche gli altri partiti, tra dieci giorni, hanno la possibilità, come direbbe il Senatur, di passare dalle parole ai fatti.

BOSSI CON IL POLLICE VERSO

[23-06-2011]

 

 

1- QUESTA È LA LEGA DI LOTTA, DI GOVERNO E SOPRATTUTTO DI SOTTOGOVERNO. BREVE RIEPILOGO DELLE POLTRONE E DEGLI STRAPUNTINI CHE I "BOSSIMANI" HANNO OCCUPATO NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA LOMBARDA (A SPESE DEL PDL) - 2- ROCCO SABELLI CI TIENE A DIFENDERE LA SUA INDIPENDENZA A COSTO DI INVIARE UNA MAIL AI DIPENDENTI ALITALIA CHE SI CHIEDONO PERCHÉ ABBIA SENTITO IL BISOGNO DI FARLO - (UNA WIKILEAKS PESANTISSIMA PER L’OPERAZIONE SALVATAGGIO DI BERLUSCONI E PASSERA) - 3- TRAGEDIA GRECA: 3 MILIARDI PER GENERALI, UNO PER UNICREDIT E 800 MLN PER INTESA - 4- PERISSINOTTO IN DIFESA DELLA “QUOTA 14 EURO”, LA SOGLIA SOTTO LA QUALE SI SPERA CHE IL TITOLO IN BORSA NON SCENDA DOPO AVER PERSO NELL’ULTIMO MESE CIRCA L’8,40%. - 5- LA VIA CRUCIS DI PARA-PONZO-PONZELLINI NON SEMBRA AVER MAI FINE (ZINGALES LO SBRANA) - 6- LA RUSSA E IL GRUPPO MILANESE DELLA VECCHIA AN PER PATRIZIA RUTIGLIANO ALLA FERPI -

 

1- SABELLI MAIL
Venerdì 17 non è stata una bella giornata per Rocco Sabelli, il manager molisano al quale nell'agosto di tre anni fa Roberto Colaninno ha messo sulle spalle il fardello dell'Alitalia.

ROCCO SABELLI

A renderlo nervoso è stata la pubblicazione sull'"Espresso" di un dossier riservato di WikiLeaks in cui l'ex-ambasciatore americano Ronald Spogli spiegava agli amici di Washington l'operazione che ha portato la cordata dei patrioti italiani a prendere in mano la Compagnia.

Nonostante le origini italiane di Spogli (la famiglia era originaria di Gubbio), il diplomatico nel suo rapporto è andato giù pesante e ha tirato fuori la competenza del businessman che gli è servita per creare nel lontano '83 la Freeman Spogli & Company. L'Alitalia è stata descritta come una triste saga italiana che "dimostra come funzionano le cose in Italia e la debole aderenza di Berlusconi ad alcuni principi base del capitalismo e del libero mercato", poi aggiunge con parole ancora più forti: "le regole della bancarotta sono state cambiate nel corso dell'operazione...e il modo in cui questo affare è stato gestito ha offerto al mondo un chiaro promemoria dei limiti dell'Italia in materia di investimenti".

Rocco Sabelli e Roberto Colaninno

Forse questa denuncia postuma ha spinto Sabelli a mettersi al computer per spedire un'email ai dipendenti dell'Alitalia che a prima vista sembra difficile da interpretare. In fondo la Compagnia continua a reggere e nonostante i debiti che al 31 marzo erano pari a 876 milioni, i ricavi sono cresciuti di oltre il 7%. E anche la ritirata dei fratelli Fratini che hanno ceduto la loro piccola quota dell'1,3% nelle mani generose di IntesaSanPaolo e di Corradino Passera, non ha creato smottamenti tra gli altri 20 patrioti che aspettano ansiosi di cedere le loro azioni ad AirFrance.

Nonostante questa situazione di relativa tranquillità il calvo Sabelli ha sentito il bisogno di esternare e inevitabilmente la sua email è finita nelle mani di Dagospia. Scrive il manager molisano: "una parte di voi considera l'azienda ancora condizionabile dall'esterno; escludo che ci si riferisca allo scenario esterno quanto piuttosto alla politica, alle clientele e a tutti quei soggetti che hanno spesso soffocato Alitalia. Non è così; questa percezione è infondata ed immotivata", e con un giro di parole che suona oltremodo generoso Sabelli continua: "potrei fare l'elenco delle situazioni e delle decisioni che dall'inizio hanno dimostrato la nostra assoluta indipendenza, ma voglio che sia sufficiente la mia parola e la mia presenza. Mai finora mi sono prestato, e non comincerò certo in Alitalia, a nessun interesse che non sia quello degli azionisti, dei clienti e dei dipendenti", e per finire ecco la sua conclusione: "se avete bisogno di conferme sapete dove trovarmi".

Alitalia arrivederci

Il messaggio suona abbastanza strano e va oltre l'irritazione per le rivelazioni di WikiLeaks. Sabelli ci tiene a difendere la sua indipendenza a costo di metterci la faccia, ma i dipendenti dell'Alitalia si chiedono perché abbia sentito il bisogno di farlo.


2- QUESTA È LA LEGA DI LOTTA, DI GOVERNO E SOPRATTUTTO DI SOTTOGOVERNO
Sul prato verde di Pontida i "barbari" della Lega hanno inneggiato a Roberto Maroni e hanno spedito un vero e proprio ultimatum a Giulietto Tremonti, il tecnico prestato alla politica del Carroccio che nonostante i proclami rimane il puntello più forte per l'asse Bossi-Berlusconi.

roberto maroni giulio tremonti

Quella che è venuta fuori dalla riunione dei "barbari" è l'immagine di una Lega di lotta e di governo che definisce i giornalisti "stronzi" e "schiavi di Roma", ma non se la sente di staccare la spina. Di questo passo è immaginabile che a meno di clamorose sorprese il Carroccio cercherà di soddisfare i suoi elettori occupando nella sua Lombardia posizioni sempre più consistenti rispetto al contentino di qualche ufficio ministeriale decentrato.

Forse è opportuno fare un breve riepilogo delle poltrone e degli strapuntini che la Lega ha occupato nel sistema di società pubbliche oltre che delle Asl intorno alle quali girano 17 miliardi l'anno di spesa pilotati dal cardiochirurgo personale di Bossi, quel Luciano Bresciani che è assessore regionale alla Sanità.

Ebbene, proprio nella fase più critica della sua evoluzione, la Lega di Bossi sta conquistando la sua posizione di maggior potere e influenza nella gestione della cosa pubblica lombarda. Ai giornalisti "schiavi di Roma" è forse sfuggito che la settimana scorsa il varesino Giorgio Papa è stato designato direttore generale di Finlombarda, la finanziaria attraverso cui transita gran parte dei milioni di finanziamento a supporto delle politiche regionali nei vari settori.

COLONNELLI PADANI A PONTIDA

Papa era direttore generale del Credito Bergamasco e in Finlombarda ha preso il posto di un uomo del Pdl, Marco Nicolai, che è stato nominato presidente con un ruolo non esecutivo. Nel maggio scorso il Carroccio aveva piazzato un altro colpo alla presidenza di Eupolis Lombardia, il nuovo istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione della Regione. In questo caso la carica è stata affidata a Stefano Bruno Galli, docente alla Statale di Milano (già membro del Comitato scientifico del famoso Parlamento del Nord di Vicenza) che ha annunciato subito di voler orientare l'attività del Centro in senso federalista a partire dall'analisi delle ricadute del federalismo fiscale nella Regione.

BAGNO DI FOLLA A PONTIDA

Sempre a maggio la Lega aveva ottenuto la presidenza del Cestec (Centro per lo sviluppo tecnologico, l'energia e la competitività), la struttura che gestisce i bandi e le iniziative per le imprese. Alla presidenza è andato Giampaolo Chirichelli (già in Finlombarda) mentre la vicedirezione generale e i due posti nel consiglio di gestione sono stati assegnati a Marco Cecchini, Gianfranco Mancini e Lorena Trecate.

La marcia delle poltrone continua a erodere le posizioni di potere del Pdl e sembra inarrestabile. Nei mesi precedenti due posizioni importanti erano state acquisite in Lombardia Informatica e in Infrastrutture Lombarde. Nella prima era arrivato come presidente del consiglio di gestione Lorenzo Demartini, un uomo che già è entrato in conflitto di poteri con il consigliere delegato Giovanni Catanzaro (in quota ex-An); nella seconda i Verdi contano sul vicedirettore generale Guido Bonomelli e sul membro del comitato di gestione, Adriano Canziani.

Umberto Bossi

Ma non finisce qui perché oltre a questi posti che prima erano rigorosamente coperti da uomini in quota Pdl, i "barbari" stanno premendo per ipotecare il comando in Trenord, la neonata società frutto del matrimonio tra Ferrovie Nord e Trenitalia. Appena avranno messo piede su questa nuova carrozza, i leghisti cercheranno di salire anche sulle altre società delle Ferrovie Nord regionali dove i vertici scadono a inizio 2012.

Stefano Bruno Galli

Questa è la Lega di lotta, di governo e soprattutto di sottogoverno.


3- QUALI SONO I SOGGETTI ITALIANI CHE VANTANO CREDITI NEI CONFRONTI DEL PARTENONE - PERISSINOTTO ALLA DIFESA DELLA "QUOTA 14 EURO"
Stamane gli occhi erano puntati sulle Borse europee e per non farsi smentire quella italiana ha aperto con il calo più forte.

Dopo la riunione notturna dei ministri di Eurolandia a Bruxelles, la decisione sulla Grecia per una tranche finale di 12 miliardi è stata rinviata alla metà di luglio. Tutto fa pensare che avremo settimane ancora calde e che dopo il monito di Moody's il popolo bue degli azionisti (soprattutto quelli che hanno comprato azioni delle banche) soffriranno le pene dell'inferno.

Non stanno tranquille nemmeno le istituzioni che hanno concesso linee di credito alla Grecia alle quali, come ha spiegato ieri Mario Monti in una delle sue performance più brillanti nel programma televisivo di Lucia Annunziata, sarà chiesto di partecipare "volontariamente" a un nuovo piano di salvataggio.

C'è voluto un report degli analisti di Barclays Capital per capire esattamente quali sono i soggetti italiani che vantano crediti nei confronti del Partenone. Il documento è uscito giovedì sera e contiene la lista dei primi 40 soggetti sui quali grava il 74% del debito totale di Atene.

GIORGIO PAPA

Per quanto riguarda l'Italia le nostre banche e assicurazioni non si trovano tra le prime posizioni. Bisogna arrivare al 17° posto per trovare le Generali che vantano un'esposizione di 3 miliardi, mentre nella parte finale della lista dei primi 40 creditori si trovano Unicredit (al 33° posto con meno di 1 miliardo) e subito dietro IntesaSanPaolo con 800 milioni di crediti in pancia.

A Trieste, dove il tandem Perissirotto-Balbinot sembra ringiovanito dopo le dimissioni "spintanee" di Geronzi, non trapela grande inquietudine per i 3 miliardi di esposizione nei confronti della Grecia anche se gli uffici stanno calcolando il costo del rinnovo volontario dei prestiti a scadenza. Il tema che appassiona di più, e in qualche modo tormenta il vertice del Leone, è la difesa della "quota 14 euro", la soglia sotto la quale si spera che il titolo in Borsa non scenda dopo aver perso nell'ultimo mese circa l'8,40%.

Mario Monti

I più anziani collaboratori di Perissirotto ricordano la battaglia dell'Isonzo durante la Prima Guerra Mondiale quando le truppe italiane cercarono di conquistare la cima "a quota 241" sulla collina del monte Calvario ad ovest di Gorizia.

Scendere sotto quota 14 euro sarebbe per le Generali una botta durissima in termini di valore patrimoniale e di immagine. Il problema sta a cuore non solo a Perissirotto, ma anche ai soci forti e scalpitanti come Della Valle, Pelliccioli, Mediobanca e Bollorè, ai quali comunque il valore del titolo interessa fino a un certo punto perché hanno sempre altri modi per rifarsi delle minusvalenze.

GIOVANNI PERISSINOTTO


4- LA VIA CRUCIS DI PARA-PONZELLINI
Per Massimo Ponzellini non c'è pace.

Il massiccio banchiere bolognese sta dimagrendo a vista d'occhio perché vede spegnersi la possibilità di lasciare il timone della Banca Popolare di Milano dove sindacati, soci e 350mila correntisti non vedono l'ora di voltare pagina.

Purtroppo gli toccherà soffrire ancora, almeno fino a sabato prossimo quando nei padiglioni di Fiera Milano si terrà l'Assemblea per conferire a Ponzellini e ai consiglieri di amministrazione la delega ad aumentare il capitale di 1,2 miliardi. La via crucis non si è interrotta nemmeno con la "soffiata" con la quale la settimana scorsa annunciava il quotidiano di Danilo Coppola, "Finanza & Mercati", ha annunciato le intenzioni di BNP Paribas a comprare la banca milanese.

Perissinotto Geronzi Balbinot

Anche oggi il quotidiano francese Les Echos smentisce categoricamente questi rumors e il povero Ponzellini deve prenderne atto aggiungendo ai ritagli di stampa il micidiale articolo pubblicato ieri dal "Sole 24 Ore" a firma di Luigi Zingales. Ancora una volta questo economista padovano (classe 1963) dalla barba incolta che assomiglia in qualche modo al pm di Palermo Ingroia, si è calato nei panni del giustiziere e ha scritto un articolo feroce dal titolo "Una cattiva Popolare è un danno al sistema".

MASSIMO PONZELLINI

La sua prosa è senza mezzi termini e invoca l'intervento della Banca d'Italia che "ha messo in luce pesanti problemi gestionali, fidi eccessivi ad alcuni imprenditori, mancanza di controlli nell'erogazione di credito a imprese non immuni dall'attenzione della criminalità organizzata, fino ad arrivare a errori e incongruenze nel sistema di gestione dei clienti, diffuso disordine organizzativo e inadeguatezza nel sistema informatico".

7r21 danilo coppola mo

Nella reprimenda del bocconiano che insegna a Chicago, mancava solo un rilievo alla stazza fisica di Ponzellini, per il resto c'era tutto compresa la richiesta di commissariare la banca.


5- LA RUSSA E IL GRUPPO MILANESE DELLA VECCHIA ALLEANZA NAZIONALE PER PATRIZIA RUTIGLIANO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che venerdì 17 presso la sede Enel di Roma si è svolta l'Assemblea generale dei soci di Ferpi, l'Associazione che riunisce circa 1.000 società di pubbliche relazioni.

Luigi Zingales

Prima della cena di gala il Direttivo ha nominato al posto di Gianluca Comin il nuovo presidente Patrizia Rutigliano. Per chi non lo sapesse questa donna, che è inseguita dalla fama di personaggio irascibile e fumantino, è responsabile delle pubbliche relazioni di Snam Rete Gas dove è arrivata dopo altre esperienze a Fastweb e al Comune di Milano.

Patrizia Rutigliano

La sua biografia è ricca di titoli rispetto ai quali manca l'indicazione degli sponsor politici come Ignazio La Russa e il gruppo milanese della vecchia Alleanza Nazionale".

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

1- ECCO IN COSA SI RIDUCE LA "COGESTIONE OCCULTA DA PARTE DEL BISIGNANI DEL NOTO SITO SCANDALISTICO": PAPA CHE DICE AL LOBBISTA DI MANDARE A DAGOSPIA UN PETTEGOLEZZO SU VIETTI ATTOVAGLIATO A TRASTEVERE CON "QUATTRO AVVENENTI RAGAZZE"! NOTIZIOLA, VA SUBITO SOTTOLINEATO, CHE NON è MAI COMPARSA SUL SITO! - 2- MA LO "SCANDALO" PER WOODCOCK è DAGOSPIA CHE OTTIENE UN CONTRATTO DALL’ENI PER PUBBLICITà! (L’ENI LA FA ANCHE SULLA GAZZETTA DELL’APPETITO). QUANTI MILIONI? 100MILA EURO L’ANNO! PURE POCO PER UN SITO CHE, DATI NIELSEN, HA 600 MILA PAGINE VISTE AL GIORNO - 3- LA NOSTRA RISPOSTA: "BISIGNANI NON “COGESTISCE” QUESTO SITO. SCRIVERE UNA CASTRONERIA VA BENE. DIFFAMARE, GIÀ MENO. I GIORNALISTI PRENDONO LE NOTIZIE DALLE FONTI, LE VERIFICANO E LE PUBBLICANO. LE FONTI LE SCELGONO LIBERAMENTE LORO. NON SE LE FANNO INDICARE DALLE PROCURE. FARE PUBBLICITÀ SU UN SITO CHE DÀ NOTIZIE LIBERAMENTE COME POCHI ALTRI IN ITALIA DOVREBBE ESSERE UN DOVERE CIVICO DELL’INDUSTRIA" - 4- PRESTIGIACOMO PROFETICA AL TELEFONO CON BISI: "SE MI INTERCETTANO CON TE MI ROVINI" - 5- MASI: "PARLAVO CON BISIGNANI PERCHÉ AVEVA CON LETTA UN RAPPORTO PIÙ DIRETTO" - 6- IL RAPPORTO DI BISI CON D’ALEMA E LA VISITA DEL GEN. SANTINI (PRIMA O DOPO LA NOMINA?) -

 

bisignani_prestigiacomo

1- DAGOREPORT - IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE WOODCOCK
Attraverso Luigi Bisignani il sito 'Dagospia' ha ottenuto pubblicità per centomila euro all'anno. Lo scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio ed Henry John Woodcock nella richiesta di applicazione delle misure cautelari nei confronti dello stesso Bisignani, del parlamentare del Pdl Alfonso Papa e di altre 4 persone.

La circostanza emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano della cena di Vietti con ''quattro avvenenti ragazze''. Una notizia che viene ''proposta e presentata al Bisignani per Dagospia - scrivono i pm - e cio' a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come lui stesso ha ammesso, ha fatto ottenere dall'Eni pubblicita' per oltre 100mila euro all'anno''.

John Henry Woodcock

LA NOSTRA RISPOSTA
Nel caso mai incontrasse la sua amica giornalista Federica Sciarelli, sulla strada della Procura di Roma, il nostro amato pm Giovanni Enrico Ceppadilegno potrebbe farsi spiegare alcune cosette di facile facile comprensione:
1. Dagospia è un sito di notizie con un seguito e un successo superiore a quello delle sue inchieste
2. I giornalisti prendono le notizie dalle fonti, le verificano e le pubblicano. Le fonti le scelgono liberamente loro. Non se le fanno indicare dalle procure della Repubblica, almeno nell'Occidente democratico. Se tuttavia la spettabile Procura della Repubblica di Napoli vuole fornirci un elenco dettagliato e vincolante delle Fonti Autorizzate, ne terremo gran conto.
3. Bisignani non "cogestisce" questo sito. Scrivere una castroneria va bene. Diffamare, già meno.
4. Fare pubblicità su un sito che dà notizie liberamente come pochi altri in Italia dovrebbe essere un dovere civico dell'industria. Nelle sue inchieste, caro JHW, potrebbe piuttosto indagare sul perché i concorrenti di Eni e le altre grandi aziende che sprecano soldi in inserzioni su giornali che nessuno più legge - a parte forse alcuni pm ansiosi di apparirvi - non diano un po' di pubblicità anche a Dagospia.
auguri

BISIGNANI


2- BISIGNANI A PRESTIGIACOMO, 'ATTENZIONE AI TELEFONI'. IL MINISTRO, SE ESCONO LE INTERCETTAZIONI CON ME MI ROVINI...
(ANSA) - "Dobbiamo stare attenti ai telefoni... dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni". E' quanto afferma Luigi Bisignani in una conversazione con il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo intercettata il 2 dicembre scorso. La circostanza emerge dalla lettura della richiesta di misure cautelari avanzate dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4.

La conversazione avviene durante il periodo in cui, secondo i magistrati, Bisignani stava "occupandosi in prima persona del voto del Parlamento riguardante un emendamento riferito alla materia dell'Ambiente".

Ecco alcuni passaggi della telefonata.

Prestigiacomo: e quindi? e perché Woodcock a te ti controlla?
Bisignani: e che ne so perché mi controlla... non so, non saprei
Prestigiacomo: se ti controlla ti segue, ti fa...
Bisignani: non saprei
Presigiacomo: mamma mia! ma come si può vivere così? dì, me rovini
Bisignani: eh?
Prestigiacomo: se escono le intercettazioni con me mi rovini!
Bisignani: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono

ROBERTO DAGOSTINO

I pm sottolineano come da questa telefonata si ricava che Bisignani aveva informazioni riservate rivelando l'esistenza di una indagine a suo carico.

3- PAPA, VIETTI HA OFFERTO SERATA A 4 RAGAZZE AVVENENTI...
(ANSA) - "Ho un pettegolezzo su Vietti enorme... ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze". Lo dice il parlamentare del Pdl Alfonso Papa - nei confronti del quale la procura di Napoli ha inviato alla Camera una richiesta d'arresto per l'inchiesta sulla P4 - al telefono con Luigi Bisignani, l'uomo d'affari già agli arresti nell'ambito della stessa indagine.

La telefonata, scrivono i pm nella richiesta d'arresto, "appare di rilevante gravità" in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta Darsena, ndr) "al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico".

La telefonata intercettata tra Papa é Bisignani è dell'11 settembre del 2009. "Giova evidenziare come il Bisignani - scrivono i pm - , non parlamentare, in qualche modo coordini le attività del parlamentare Papa, segnalandogli anche le priorità da seguire". Circostanza questa che "può trovare spiegazione solo all'interno di un diverso sistema" e cioé "un'associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia".

Logo "Eni"

Ecco il testo della telefonata:
P: martedì sera sarò pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un pettegolezzo su Vietti enorme
B: ah
P: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
B: e non l'ho visto...quando me lo hai mandato?
P: ieri...ieri mattina...tanto, tanto ti frego perché, nonostante le tue tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo reale
B: bravo
P: quindi ti becco
B: bravo
P: praticamente vuoi sentire
B: si certo
P: allora praticamente giovedì sera...al ristorante 'i Pazzi'
B: è
P: Michele Vietti...ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze...che risultano lavorare all'ufficio legale delle Poste italiane
B: ah

PAOLO SCARONI

P: la serata è stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo...e hanno organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovrà cucinare una pietanza
B: fantastico
P: hai capito?
B: ufficio legale eh?
P: di poste italiane
B: ah...va bene
P: va bene però va bene però non scopriamo poi troppo la fonte se no
B: no no
P: eh eh hai capito dobbiamo...dobbiamo fare hai capito...ristorante I Pazzi a Trastevere...va bene i dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?...che cosa si sono detti però ah no
B: con la scollacciata insomma
P: si si...scollacciata con avance...promesse
B: fantastico
P: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscirà pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm.

MICHELE VIETTI - copyright Pizzi

Al termine della telefonata i pm annotano che "due circostanze rendono ancor più grave tale vicenda: la prima è quella che la notizia in esame, obiettivamente compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al Bisignani per Dagospia, e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico".

Ma "vi è di più - proseguono i magistrati - dalle dichiarazioni rese dallo stesso Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano 'costretto' da Papa a fare un contratto "fittizio" all'amica del parlamentare) e dal vice presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena), fosse molto amica dello stesso Papa".

Dunque, concludono i pm, "il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato. Ciò peraltro, non può essere nascosto, era anche in grado di incidere e di condizionare il buon andamento di un'istituzione di rilievo costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l'uomo, infatti significa anche ricattare l'Istituzione che quell'uomo rappresenta".

4- PM, DA ENI 100MILA EURO ANNO A DAGOSPIA PER PUBBLICITA'...
(ANSA) - Attraverso Luigi Bisignani il sito 'Dagospia' ha ottenuto pubblicità per centomila euro all'anno. Lo scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio ed Henry John Woodcock nella richiesta di applicazione delle misure cautelari nei confronti dello stesso Bisignani, del parlamentare del Pdl Alfonso Papa e di altre 4 persone.

alfonso-papa-

La circostanza emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano della cena di Vietti con "quattro avvenenti ragazze". Una notizia che viene "proposta e presentata al Bisignani per Dagospia - scrivono i pm - e ciò a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come lui stesso ha ammesso, ha fatto ottenere dall'Eni pubblicità per oltre 100mila euro all'anno".

5- P4: MASS MEDIA; PM, L'INFLUENZA DI BISIGNANI SULLA RAI. MASI, PARLAVO CON BISIGNANI CHE E' LEGATO A LETTA PIU' DI ME...
(ANSA) - I rapporti di Luigi Bisignani con i mass media "costituiscono uno dei punti di rilievo che caratterizzano l'attività del sodalizio". Lo scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio in un paragrafo della richiesta di misura cautelare nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. "Se per le notizie scandalistiche viene utilizzato Dagospia dal gruppo Papa-Bisignani, i rapporti con la Rai costituiscono un momento rilevante nella strategia mediatica del gruppo".

MAURO MASI

Nella richiesta i pm riportano il verbale delle dichiarazioni rese dall'ex direttore generale della Rai Mauro Masi definendole "sintomatiche del potere di incidenza e condizionamento esercitato da Bisignani sull'azienda che gestisce il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva". Masi ha spiegato ai magistrati di aver conosciuto Bisignani nel 1995 quando era portavoce di Dini e di aver incontrato lui e il parlamentare del Pdl Alfonso Papa "tre o quattro anni fa". Più volte Masi risponde ai pm chiarendo il contenuto di alcune intercettazioni di telefonate con Bisignani.

"Nella conversazione in esame faccio riferimento alla posizione che riguardava Gianni Minoli, che come dico mi era stata segnalata anche da Gianni Letta; in particolare con Bisignani si parlava della nomina di Minoli come responsabile delle attività della Rai per la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche da Amato che è il presidente del comitato dei garanti delle celebrazioni dei 150 anni dell'Unità.

MINOLI GIANNI

Nella sintesi della conversazione si dice e si parla di 'fregare' Ruffini nel senso che Ruffini non voleva ospitare sulla seconda serata di Rai Tre la trasmissione di Minoli, di fatto poi è accaduto il contrario, nel senso che ha avuto ragione Ruffini e continua ad andare in onda in seconda serata su Rai Tre 'Parla con me' della Dandini.

Dunque ciò che ci diciamo con Bisignani nella conversazione non è accaduto rispetto a quello che riguarda Ruffini. Il Massimo a cui si fa riferimento è Massimo Liofredi che proteggeva la Setta che io non volevo; la 'lei' cui si fa riferimento è la Setta. Effettivamente nelle conversazioni io dico a Bisignani di informare di tali questioni il dott. Letta e ciò perché Bisignani è sicuramente più legato a Letta di quanto lo sia io.

Bisignani per la verità insieme a tanti altri mi ha chiesto la cortesia di far lavorare Monica Setta, ma io non l'ho 'rinnovata' perché fa una televisione che non mi piace. Per la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l'arco costituzionale...".

Paolo Ruffini

Si fa poi riferimento a un'altra telefonata: "io chiesi a Bisignani di mettermi in contatto con Capezzone sapendo che avevano buoni rapporti...anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l'arco politico istituzionale, ritengo compreso Bisignani, sponsorizzando la La Rosa ai servizi parlamentari; anche per Anna La Rosa, come per la Setta, io ero contrario".

Masi commenta poi un'altra conversazione intercettata. Masi spiega di aver chiesto a Bisignani di informarsi presso Letta su "quale fosse l'atteggiamento della politica su talune questioni inerenti alle nomine Rai (riferite al digitale); ribadisco che chiedevo a Bisignani di parlare con Letta perché i due avevano un rapporto più diretto e più personale...insomma ho sempre utilizzato Bisignani per sondare il clima politico riferito in particolare al dott. Letta e ad altri personaggi politici e ciò in termine di consiglio".

6- SANTINI (AISE), BISIGNANI MI ACCOMPAGNO' DA D'ALEMA - PRESIDENTE COPASIR, VIDI IL GENERALE SOLO DOPO LA SUA NOMINA...
(ANSA) - Luigi Bisignani, l'uomo d'affari al centro dell'inchiesta sulla P4, accompagnò il generale Adriano Santini, direttore dell'Aise (Servizi di sicurezza militari) dal presidente del Copasir Massimo D'Alema. E' quanto emerge dalla richiesta di misure cautelari formulata dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio.

ANNA LA ROSA

la vicenda è riferita nel paragrafo sul presunto "potere relazionale e d'influenza" del sodalizio. Sulla vicenda sono stati anche interrogati, in qualità di persone informate dei fatti, sia Santini sia D'Alema, nonché Bisignani in qualità di indagato per l'ipotesi di associazione segreta. Le dichiarazioni sonno discordanti in alcuni punti. Santini ha riferito che i due incontri con D'Alerma avvennero "certamente prima della mia nomina a direttore dell'Aise avvenuta il 23-2-2010".

"Anche se Bisignani non me lo ha detto apertamente, ipotizzo che tali due incontri, e il fatto che lui mi abbia accompagnato dall'on. D'Alema, possano essere collegati alla circostanza che il mio nome era uno di quelli che girava tra i possibili candidati alla direzione dell'Aise". I pm commentano la deposizione di Santini. "Impressiona, nel racconto del Santini - scrivono i magistrati - in quanto la dice più di qualsiasi altra circostanza, il fatto che un alto ufficiale dell'Esercito, capo dei servizi di sicurezza militare in pectore, così docilmente si facesse così docilmente 'intervistare' da Bisignani, che, ricordiamolo, è un comune cittadino gravato da precedenti penali, e si facesse condurre dal predetto anche agli appuntamenti anche di rilievo istituzionale".

MONICA SETTA MASSIMO LIOFREDI

D'Alema ha riferito di aver incontrato il generale "solo successivamente alla sua nomina". "Certamente - ha dichiarato - quando l'ho incontrato c'era già stata la sua designazione... può darsi che non si fosse concluso tutto l'iter formale di nomina". "Ricordo - ha poi aggiunto - che mi limitai a salutare Bisignani e non chiesi né a lui né a Santini che cosa cio facesse Bisignani insieme a Santini". Bisignani afferma di essere stato contattato da Santini: "Parlammo in modo cordiale delle possibilità di sviluppo della sua carriera; in quel contesto lui mi chiese una mano per la sua carriera e mi chiese di parlare bene di lui con Letta.

il generale Adriano Santini

Parlammo anche di Massimo D'Alema, presidente del Copasir, con il quale io negli anni ho conservato buoni rapporti conoscendo anche il padre". "Negli anni - ha poi spiegato - ho sempre visto D'Alema e con lui abbiamo parlato di argomenti vari, in particolare riferiti all'editoria e ai problemi dell'Unità: in una di queste occasioni io chiesi a D'Alema se potevo portargli Santini, lui mi disse di sì".

Bisignani ha poi precisato di aver accompagnato il generale da D'Alema "dopo la nomina del predetto a direttore dell'Aise, non so se prima dell'insediamento". Tale circostanza Bisignani avrebbe riferito anche a Bocchino "per dirgli che mi ero dato da fare nell'interesse di Santini".

7- BIANCOFIORE (PDL), HO COSA IMPORTANTE SU FIGLIO BOCCASSINI...
(ANSA) - "Ti devo dire una cosa importante...che il figlio della Boccassini...". E' un passaggio di una telefonata tra Luigi Bisignani, l'ex giornalista agli arresti domiciliari per l'inchiesta P4, e il deputato del Pdl Michaela Biancofiore contenuto nella richiesta d'arresto dei pubblici ministeri napoletani. Una conversazione, scrivono Curcio e Woodcock, "di notevole rilievo che consente di osservare in diretta il funzionamento della macchina del fango. Che, ancora una volta, fonda il suo funzionamento su di una rete di relazioni riferibili al Bisignani".

MASSIMO DALEMA

La telefonata è del 16 gennaio 2011 e i due inizialmente parlano dei risultati del campionato di calcio. Poi Biancofiore introduce l'argomento.
Biancofiore: no dico...dimmi se ti sembra normale. Ah...a proposito, no, ti devo dire una cosa importante. Mi dicono...fonti molto serie
Bisignani: eh
Biancofiore: che il figlio della Boccassini...
Bisignani: ah...vabbé. Poi ne parliamo a voce.
Biancofiore: ecco...eh...sì
Bisignani: fantastico
Biancofiore: ma c'é una roba seria
Bisignani: vabbé vabbé
Biancofiore: vabbé...ho capito. Ti chiamo domani (sembra dire)

Italo Bocchino

I due parlano nuovamente al telefono, la stessa sera, e il deputato del Pdl sembra pentirsi di quanto detto nel pomeriggio al telefono:
Biancofiore: ...poi domani, quant'é, ti dico quell'altra cosa che...vabbé (ride)
Bisignani: vabbé
Biancofiore: me ne sono pentita. Però...
Bisignani: ah vabbé
Biancofiore: Sai com'é. Come dire...(ride)...Uffa...(ride)...ciao
Bisignani: ti mando un bacio (ride)...

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

E I SOLDI? PARTITI! - I RIMBORSI ELETTORALI (LEGGI FINANZIAMENTO PUBBLICO) GONFIANO LE CASSE DEI PARTITI (+1.110%) - DALL’USO DEGLI AEREI DI STATO (OGNI MEMBRO DEL GOVERNO VOLA 97 ORE L’ANNO) AI NUOVI SOTTOSEGRETARI, FINO AI VITALIZI PER GLI EX ONOREVOLI (9 MILA € LORDI AL MESE), CI SAREBBE DA TAGLIARE CON IL MACHETE - SOLUZIONE PER TREMONTI: RICONDURRE SOTTO IL CONTROLLO DELLA RAGIONERIA I CONTI IMPAZZITI DI PALAZZO CHIGI (PER TOGLIERE LE MANINE DAI 300 O 400 MLN L’ANNO DI SPESE VIVE E DAL MILIARDO E MEZZO DI BUDGET DELLA PROTEZIONE CIVILE)…

Sergio Rizzo per il "Corriere della Sera"

il_ministro_tremonti_e_premier_berlusconi

«Un conto è fare un articolo, un altro conto fare un articolato...» , ha osservato pubblicamente, alla festa della Cisl di domenica scorsa a Levico Terme, il ministro dell'Economia. Giulio Tremonti ha sperimentato direttamente quanto sia difficile entrare con i fatti nella carne viva degli scandalosi costi della politica. Con la manovra finanziaria dello scorso anno aveva provato a tagliare del 50%i generosissimi «rimborsi elettorali», come si chiama ipocritamente il finanziamento pubblico, riconosciuti per legge ai partiti politici, cresciuti fra il 1999 e il 2008 del 1.110%, mentre gli stipendi pubblici aumentavano del 42.

Ebbene, il taglio è stato prima ridimensionato al 20%, quindi al 10 per cento. Per non parlare della norma che avrebbe riportato le spese di palazzo Chigi, in alcuni casi letteralmente impazzite, sotto il controllo del Tesoro: saltata come un tappo di champagne. Ciò non toglie che quell' «articolato» prima o poi andrà fatto. Perché qui ci va di mezzo, secondo lo stesso Tremonti, la credibilità della politica e del governo. Se la riforma fiscale le tasse vuole avere una prospettiva minima di serietà, deve passare prima di qua.

Massimo Calearo phMarinoPaoloni

Fermo restando che i soldi tolti ai privilegi della politica non basteranno certo da soli a tappare il buco che l'eventuale taglio delle tasse (considerato dai capi del centrodestra necessario per arginare l'emorragia di consensi) potrebbe aprire nei conti pubblici. Da dove cominciare? C'è soltanto l'imbarazzo della scelta. «Meno voli blu» , ha detto Tremonti. Una sfida mica da ridere, considerando l'andazzo. Nel 2005 gli aerei di Stato del 31 ° stormo dell'Aeronautica toccarono il record di 7.723 ore di volo.

saverio romano foto mezzelani gmt

Due anni dopo, durante il governo Prodi, grazie a una direttiva draconiana del sottosegretario Enrico Micheli erano scesi a 3.902. Tornato Berlusconi, quella direttiva è stata prontamente abrogata e nel 2009 le ore di volo per le sole «esigenze di Stato» sono arrivate a 5.931, ma con un governo ridotto a 61 elementi. Cioè, 97 ore e 15 minuti a testa. Letteralmente stratosferico l'aumento procapite (cioè per ogni componente del governo) rispetto a due anni prima: +154,2%.

Ma anche il famoso record del 2005 delle 78 ore e 50 minuti a testa è stato letteralmente polverizzato, con una crescita del 23,3%. Mentre il consumo del cherosene ministeriale, alla faccia della crisi, non si è certamente arrestato. Nel 2009 gli aerei di Stato viaggiavano al ritmo di 494 ore al mese? Nel 2010 si è saliti a 507. Ignoti, ovviamente, i costi. Non sarà facile, per Tremonti. Certo, se si potessero ricondurre i conti di palazzo Chigi sotto il controllo della Ragioneria, com'era prima che nel 1999 il governo di centrosinistra li rendesse completamente autonomi, sarebbe un'altra storia.

GIANCARLO GALAN

Si toglierebbero alla politica molti margini di manovra non soltanto sui 3 o 400 milioni l'anno di spese vive della presidenza del Consiglio, ma, per esempio, anche sul miliardo e mezzo di budget della Protezione civile. Meno sprechi, più sobrietà. Peccato che i messaggi arrivati finora siano di segno opposto. Qualche esempio? Nel 2010 il budget per pagare gli «staff» politici di palazzo Chigi aveva superato di slancio 27,5 milioni, con un aumento del 26 per cento. Mistero fitto sul numero delle persone.

Quest'anno le spese per gli affitti degli uffici della presidenza del Consiglio sarebbero lievitate (sempre secondo le previsioni) da 10 a 13,7 milioni. Recentissima poi la notizia che palazzo Chigi ha deciso di dotarsi non di uno, ma di due capi uffici stampa retribuiti al pari di un «capo delle strutture generali della presidenza del Consiglio dei ministri» . E i nuovi sottosegretari concessi da Berlusconi ai Responsabili come contropartita per il sostegno alla maggioranza?

L'Espresso ha calcolato che costeranno 3 milioni l'anno. Il problema dei soldi non tocca invece, almeno all'apparenza, l'ex Pd Massimo Calearo, nominato consigliere del premier per l'export (ma di questo non si occupa già il ministro dello Sviluppo?). Né Antonio Razzi, ora consigliere personale del ministro «Responsabile» dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano. Ma siccome il deputato ex dipietrista è stato eletto all'estero ed è fissato con la tutela della cucina italiana, poche ore prima di andarsene per lasciare il posto a Romano l'ex ministro Giancarlo Galan gli ha firmato un decreto che istituisce «l'elenco dei ristoratori italiani all'estero».

Piero MArrazzo

Prevede una targa con la scritta «Ottimo - ristorante di qualità» da mettere sulla porta. Vi domanderete: chi sceglie i locali da insignire? Un apposito Comitato interministeriale composto dal ministro e da uno stuolo di funzionari oltre, udite udite, da 9 esperti nominati anche da altri ministeri. Un Comitato interministeriale! Il decreto dice che nessuno prenderà un euro. E le spese vive, fossero anche solo le targhe e i diplomi, quelle chi le paga? Noi. Ma il colmo è un altro.

Perché nemmeno un anno fa lo stesso ministero dell'Agricoltura aveva fatto un accordo con l'Unioncamere per dare un marchio di qualità ai «Ristoranti italiani nel mondo» . Forse se n'erano dimenticati... Insomma, se è giusto lamentarsi dei tagli orizzontali e indiscriminati, qui bisognerebbe andarci con il machete. E il parlamento? Lasciamo da parte il capitolo dei numero dei nostri rappresentanti, quasi doppio rispetto alla Spagna. Ma è chiedere troppo di allineare anche le loro retribuzioni alla media europea, come ha suggerito di fare Tremonti per tutti gli incarichi pubblici?

Da anni le Camere non promettono che tagli, limitandosi però a indolori sforbiciatine. Guardiamo i bilanci. Le spese correnti della Camera, che nel solo 2010 ha tirato fuori 54,4 milioni per gli affitti, sono previste passare da un miliardo 59 milioni del 2010 a un miliardo 83 milioni nel 2012: +2,3 per cento. Quelle del Senato, che negli ultimi 14 anni ha sborsato 81 milioni per gli uffici di 86 senatori, da 576 a circa 594 milioni: +3,6%. La Camera dispone di 20 auto blu con 28 autisti e i deputati che hanno il diritto a utilizzarle sono soltanto 63. Il machete potrebbe calare, forse a maggior ragione, anche in periferia.

Dove gli sprechi della politica sono inimmaginabili. A cominciare dai posti di lavoro clientelari. È mai possibile che in Lombardia un dipendente regionale costi 21 euro a ogni cittadino contro i 70 della Campania? E i 173 del Molise? O i 353 della Sicilia? È mai possibile che sia ancora in vigore una regola che consente a chi è stato parlamentare ma anche consigliere regionale di incassare ben due vitalizi, uno del Parlamento e uno della Regione? In questa meravigliosa condizione ci sono almeno duecento ex onorevoli.

MERCEDES BRESSO

E che vitalizi: si arriva fino a oltre 9 mila euro lordi al mese. Accade nella Regione Lazio, dove si può ancora andare in pensione giovanissimi, come dimostra il caso dell'ex governatore Piero Marrazzo, il quale percepisce il vitalizio di circa 4 mila euro mensili dal 2010, prima ancora di aver compiuto 52 anni. È mai possibile che l'unica regione ad abolire l'arcaico e odioso privilegio del vitalizio per gli ex consiglieri sia stata finora, dopo sforzi immani, l'Emilia Romagna (naturalmente, a partire dalla prossima legislatura...)?

È mai possibile che nei consigli regionali non si riesca a porre fine all'indecenza dei gruppi politici costituiti da una sola persona, che dà il diritto talvolta ad assumere collaboratori, avere l'auto blu e addirittura uno stipendio maggiorato? Ce ne sono 74 (settantaquattro). Con casi esilaranti. In Piemonte ci sono ben due gruppi «consiliari» che si richiamano all'ex governatrice Mercedes Bresso, Insieme per Bresso e Uniti per Bresso.

Unico componente di quest'ultimo: Mercedes Bresso. Ma anche nel consiglio provinciale di Bolzano sono presenti due monogruppi gemelli: Il Popolo della libertà e Il Popolo della libertà - Berlusconi per l'Alto Adige. E nelle Marche persino il governatore in carica Gian Mario Spacca si è fatto il proprio gruppo. Come si chiama? Gian Mario Spacca Presidente, si chiama. Che domande!

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

UNA SEDIA A ROTELLI PER DON VERZÉ - CORSA CONTRO IL TEMPO PER SALVARE IL SAN RAFFAELE ASSEDIATO DAI CREDITORI DEL 92ENNE PRETE CARO AL CAVALIERE - CESTINATI I CONSULENTI DELLE BANCHE, SILVIO METTE IN CAMPO IL FIDATISSIMO ERMOLLI, E SUBITO ARRIVANO COME SOCI LE FAMIGLIE BERLUSCONI E MORATTI (GIANMARCO E LETIZIA) - MA IL VERO PARTNER SARÀ IL BERLUSCONIANO ROTELLI: 75 MLN € TRASFORMATI IN AZIONI DELLA NUOVA SOCIETÀ CHE GESTIRÀ L´OSPEDALE…

Walter Galbiati per "la Repubblica"

Berlusconi e Don Verze&#769;

«Pensavano di prendersi il San Raffaele con due lire». Invece, uno scatto d´orgoglio e gli amici giusti, e don Luigi Verzè, dinamico nonostante i 92 anni, ha fatto capire che in cima al cupolone della clinica milanese c´è ancora lui. Nel suo ufficio piazzato nel mezzo del giardino pensile della clinica San Raffaele, all´ombra della statua dell´arcangelo costata ben 2,5 milioni di euro, sono giorni di duro lavoro.

La corsa è contro il tempo, l´ultima data disponibile per salvare l´ospedale dal crac è il consiglio di amministrazione del 27 giugno, dopo di che per la Fondazione azionista del San Raffaele si aprirà il baratro. I debiti hanno superato il miliardo, non ci sono più soldi in cassa e già pendono in Tribunale alcuni decreti ingiuntivi: il più consistente è quello della Farma factoring che da solo vale oltre 5 milioni di euro.

Messi in un angolo i superconsulenti suggeriti dalle banche creditrici, il pivot del salvataggio è diventato Bruno Ermolli e gli assi messi sul tavolo dall´eminenza grigia berlusconiana escono da quella fitta rete di relazioni che il Gianni Letta di Milano tesse da decenni. Ovviamente la famiglia Berlusconi, da sempre vicina a Don Verzè, già presente nel capitale della Molmed, la società specializzata nella ricerca del San Raffaele e quotata in Borsa, e la famiglia Moratti, ramo Gian Marco e Letizia.

Don Luigi Verze&#769;

Entrambe si candidano a essere soci finanziari del San Raffaele, mentre la parte industriale sarebbe stata opzionata da Giuseppe Rotelli, il re (berlusconiano pure lui) delle cliniche lombarde. Si parla di un impegno di 75 milioni di euro che verrà trasformato in azioni della nuova società che gestirà l´ospedale.

Giuseppe Rotelli

Non sono nomi usciti a caso. Ermolli è da tempo consigliere del premier, siede nei consigli di Fininvest, Mediaset e Mondadori e ha saldato stretti legami con Letizia Moratti, grazie all´Expo, alla Scala e al suo ruolo nell´advisory board del Comune di Milano. Del teatro meneghino, di cui la Moratti come sindaco è stata presidente, Ermolli è vicepresidente, mentre nell´Expo è entrato come rappresentante della Camera di Commercio. Ermolli è membro del collegio di sorveglianza della Fondazione Expo, un organismo di cui fanno parte Gian Marco Moratti e che è presieduto da Diana Bracco.

Non appare nemmeno un caso, quindi, che anche l´ex presidente di Assolombarda, di stretta osservanza berlusconiana e a capo dell´omonimo gruppo attivo nella farmaceutica, sia stata chiamata a intervenire nel salvataggio del San Raffaele. Secondo il piano di Ermolli, toccherebbe proprio al gruppo Bracco, proprietario del Centro diagnostico lombardo, rilevare la divisione del San Raffaele (la Resnati) che si occupa dello stesso business.

BRUNO ERMOLLI

Il vero partner industriale del San Raffaele sarebbe però Giuseppe Rotelli, patron del gruppo San Donato, vera potenza in Lombardia, già capace di mettere sul tavolo, dopo l´estate dei furbetti del quartierino, i milioni necessari per rilevare il 10% della Rcs, l´editore che pubblica Il Corriere della Sera, dalle mani, allora bucate, di Stefano Ricucci. E proprio la contiguità con Berlusconi ha finora tenuto Rotelli fuori del salotto della Rcs, governato dai banchieri, soprattutto di Intesa e di Unicredit (attraverso Mediobanca), i principali finanziatori del San Raffaele.

LETIZIA BRICHETTO GIANMARCO MORATTI

Dall´unione tra il gruppo Rotelli e il San Raffaele nascerebbe un colosso in grado di monopolizzare oltre un terzo della sanità lombarda e di costringere in un angolo concorrenti come lo Ieo di Umberto Veronesi e l´Humanitas della famiglia Rocca. La Regione Lombardia, che ogni anno versa 440 milioni al San Raffaele, vorrebbe fare la sua parte, ma possibili conflitti d´interesse la tengono per ora lontana.

Su tutto veglierebbe ancora don Verzè, che grazie alla forma di salvataggio scelto, l´accordo di ristrutturazione del debito (art. 182 bis della legge fallimentare) eviterebbe gli eventuali i guai giudiziari legati a un concordato.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

NUOVO CINEMA PARADISO (FISCALE) - C’È QUALCUNO CHE INCASSA I DIRITTI SU UNA LUNGA SERIE DI CAPOLAVORI ITALIANI, DA TOTÒ A “IL SORPASSO”, DA “I MOSTRI” A “I TARTASSATI”, MA LO FA TRAMITE UNA FINANZIARIA DELL’ISOLA DI MAN, GESTITA DA UN FIDUCIARIO SVIZZERO - CHI È? È ITALIANO? - UN FILM GIÀ VISTO: ANNI FA SI SEPPE DI UNA SESSANTINA DI TITOLI CULT TRASFERITI DA UN CENTRO OFF SHORE ALL’ALTRO PER FINIRE IN UNA SOCIETÀ DEL LUSSEMBURGO. SOTTO SOTTO C’ERA IL MARCHIO DE LAURENTIIS…

Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"

il-sorpasso

Mistero Lyon. Una sconosciuta e impenetrabile società dell'Isola di Man, la Lyon Film Limited, è titolare di un'importante quota dei diritti di sfruttamento di alcuni capolavori del cinema italiano anni 60. Nella library di Lyon Film ci sono memorabili pezzi di storia della cinematografia italiana come «Il Sorpasso» e «I Mostri» di Dino Risi ma anche altre 35 pellicole, più o meno famose, ancora di Risi o di Luchino Visconti, Mauro Bolognini, Roger Vadim, Franco Zeffirelli, Fritz Lang eccetera, e titoli come «Gli anni ruggenti» , «Il Mattatore» , «I Tartassati».

Un patrimonio del cinema, soprattutto tricolore, che periodicamente transita sulle reti tv o viene rilanciato su dvd e altri supporti. Quando succede genera diritti a favore dei proprietari, cioè i produttori originari. Un rivolo di soldi che in parte finisce in una palazzina a cento metri dal porto di Douglas, capitale dell'Isola di Man, piccolo e autonomo lembo di terra che spunta nel mare tra la Gran Bretagna e l'Irlanda.

il_sorpasso2

Qui al numero 16 di St. Georges Street (poco distante dalla casa natale dei fratelli Gibb, in arte Bee Gees), ha sede, appunto, la Lyon Film. Chi la gestisce? Un ragioniere del luogo? Un commercialista di Dublino? No. L'amministrazione è affidata a uno svizzero di Lugano, tale Cesare Guglielmone. Sarà lui il «padrone» ?

Una rapida ricerca e si capisce che Guglielmone non è il proprietario della Lyon ma un prestanome, il classico fiduciario che «copre» i reali azionisti. Riassumiamo: c'è qualcuno (italiano?) che incassa i diritti su una lunga serie di capolavori del cinema, ma lo fa tramite una finanziaria dell'Isola di Man gestita da un fiduciario svizzero. Abbastanza contorto ma abbastanza chiaro.

Il_sorpasso_di_Dino_Risi_(1962)

È la classica manovra di chi vuole evitare due cose: essere scoperto, pagare troppe tasse. Che cos'è, del resto, l'Isola di Man? Un raffinato quanto riservato paradiso fiscale, cioè il tipico Stato sirena che vive sulle disgrazie (evasione-elusione) altrui. È un paradiso fiscale «combattuto» dai governi di mezzo mondo ma allo stesso tempo, pur nella sua autonomia, è una dipendenza della Corona britannica e infatti il capo dello Stato è la regina Elisabetta II. Una contraddizione. Chi si cela dunque dietro la Lyon Film?

AURELIO DE LAURENTIIS

Buio. Del resto uno non va per caso all'Isola di Man. Si sa però come e quando nasce Lyon. È l'erede, il successore del produttore originario, la Incei Film. Dunque una volta esisteva la Incei Film che ha prodotto o co-prodotto quelle 37 pellicole. Per esempio «Il Sorpasso» e «I Mostri» sono stati co-prodotti con Mario Cecchi Gori e altri. La Incei Film venne messa in liquidazione nel 1990 quando si spogliò del suo patrimonio di film, acquisito «in qualità di successore e avente causa» dalla finanziaria dell'Isola di Man.

E pochi giorni fa la Lyon ha comunicato (come prevede la legge) «che intende continuare nell'esercizio dei diritti di utilizzazione economica» delle 37 opere cinematografiche «per tutta la durata di protezione delle stesse...» . Il fiduciario Guglielmone, che una quindicina d'anni fa lavorò nella Banca di Credito e Commercio di Lugano posseduta dalla finanziaria milanese Gemina, vigila sulla riservatezza.

isola di man

Non è l'unico caso di un ricco portafoglio di diritti cinematografici finiti in paradisi fiscali. Anni fa si seppe di un pacchetto di una sessantina di film storici («La Grande Guerra» , «Guardie e Ladri» , «L'oro di Napoli» ) trasferiti da un centro off shore all'altro per finire in una società del Lussemburgo. Ma sotto sotto c'era il marchio De Laurentiis. La Lyon Film Limited, invece, è un mistero ben protetto dalle leggi dell'Isola di Man.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

TAVAROLI SPEAKING - L’ULTIMO INTERROGATORIO DEL SUPERSPIONE TELECOM: “TRONCHETTI NON DOVEVA ESSERE INFORMATO DI COSE CHE POTEVANO METTERLO IN IMBARAZZO, MA SUI DATI CARPITI ALLA KROLL ACCETTÒ L’IDEA DI CANCELLARNE L’ORIGINE ILLECITA” - ANCHE IL DOSSIER ANTI-DS DELL’OAK FUND “MI FU CHIESTO DIRETTAMENTE DA TRONCHETTI” (CHE NEGA) - L’INTERVISTA A “REPUBBLICA”? “IL GIORNALISTA FA CONFUSIONE E CITA DEI NOMI COLLEGANDOLI A FATTI NON CORRELATI... AD ESEMPIO IL DS NICOLA ROSSI”...

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera

In «un rapporto ipocrita» tra manager e Security, «in Pirelli ho cercato di rispettare il principio per cui il capo non deve essere informato di cose che possono metterlo in imbarazzo», anche se «più dettagliate erano le notizie fornite e più era implicito fossero acquisite con mezzi illeciti».

A 5 anni dall'inizio dell'inchiesta sui dossier illegali della Security di Pirelli e Telecom, Giuliano Tavaroli resta in bilico anche nell'ultimo interrogatorio (sfociato nell'archiviazione sua e di Marco Tronchetti Provera per la finta microspia del 2001 nell'auto di Enrico Bondi) il 13 dicembre 2010 ai pm Robledo, Piacente e Civardi. Solo per i dati carpiti alla Kroll, tramite un hacker russo, Tavaroli aggiunge che l'idea di cancellarne l'origine illecita, simulando un invio anonimo per posta a Tronchetti fu ideata da due legali d'azienda, e «il presidente la accettò».

Sul dossier Oak Fund che accreditava interessi offshore dei Ds, Tavaroli insiste che «mi fu chiesto direttamente da Tronchetti», anche se poi «in una riunione a gennaio 2006 in Telecom negò l'evidenza: era molto preoccupato in quanto sapeva che il dvd di Cipriani in possesso della Procura conteneva pratiche sensibili come su Brancher e Oak Fund».

È nota la diversa versione di Tronchetti: «Tavaroli venne a dirmi che, se volevamo, poteva avere informazioni su un fondo che faceva capo a D'Alema e altri. Io gli dissi che non mi interessava; e comunque, qualora le trovasse rilevanti, di portarle in Procura».

Su Oak Fund Tavaroli ripudia infine «la non intervista» del luglio 2008 («furono 5-6 incontri in inverno, c'erano molti errori, rappresentazioni inesatte») in cui Tavaroli, secondo Repubblica, riferiva un conto estero al senatore ds Nicola Rossi (che, estraneo ai fatti, ha fatto causa): «Alcune cose sono proprio sbagliate, il giornalista fa confusione e cita dei nomi collegandoli a fatti non correlati... ad esempio Nicola Rossi».

Il pm Civardi obietta: «È un po' clamoroso» . E Tavaroli: «Ho capito, ma se lui scrive delle cose mica è colpa mia?» .06-07-2011

 

 

BISIGNANI INFLUIVA SULLE SCELTE DI ALEMANNO: LA NOMINA DI BASILE ALL’ATAC - IL LOBBISTA: "HO FAVORITO I RAPPORTI DELLA SANTANCHE’ CON ENI, ENEL, POSTE" - AL TELEFONO CON BOCCHINO: "L’’ENI è l’ente più grosso amico mio" - LETTA A PM: "NON ESCLUDO CHE BISIGNANI MI PARLO’ DELL’INCHIESTA" - D’ALEMA: "CONOSCO BISIGNANI DA 35 ANNI, MA HO AVUTO RARISSIMI CONTATTI"…

BISIGNANI

1 - CONCLUSO INTERROGATORIO BISIGNANI. DIFENSORE, HA RISPOSTO ANCHE A QUALCHE DOMANDA NUOVA DEL PM...
(ANSA) - Si è concluso da pochi minuti l'interrogatorio di Luigi Bisignani davanti al gip Luigi Giordano. Uno dei difensori, Giampiero Pirolo, parlando con i giornalisti ha detto che l'uomo d'affari "ancora una volta ha chiarito gli aspetti della vicenda, rispondendo anche a qualche domanda nuova del pm". La difesa presenterà nei prossimi giorni istanza di revoca degli arresti domiciliari e valuterà un eventuale ricorso al tribunale del riesame.

L'obiettivo di Bisignani è quello di ricostruire "i fatti e dare loro corretta qualificazione giuridica", ha proseguito ancora l'avvocato Pirolo. Il legale ha sottolineato che sempre Bisignani ha offerto piena collaborazione facendosi interrogare "diverse volte". Inoltre, Pirolo ha detto che, al momento, la difesa "non ha ancora neanche ritirato la richiesta di custodia cautelare integrale".

2 - PM, BISIGNANI INFLUIVA ANCHE SULLE SCELTE DI ALEMANNO. BASILE (ATAC), BISIGNANI FECE PARLARE ALEMANNO CON BRIATORE...
(ANSA) - "La capacità di influenza di Bisignani e quindi del suo gruppo veniva in rilievo anche con riferimento al sindaco di Roma Alemanno". Lo scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio in un capitolo delle richieste di misure cautelari avanzate nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. I magistrati fanno riferimento in particolare alla testimonianza resa da Maurizio Basile, amministratore delegato dell'Atac, l'azienda di trasporti pubblici capitolina.

Il sindaco Alemanno

"Nella primavera del 2010 Bisignani mi ha presentato al sindaco Alemanno e dunque Alemanno mi ha nominato suo capo di gabinetto dal luglio a novembre 2010. Dopodiché sono stato nominato amministratore delegato dell'Atac cumulando le due funzioni per un mese". "Non c'é dubbio - afferma Basile - che Alemanno ascoltasse le indicazioni di Bisignani comprese la mia nomina. Tuttavia non so spiegare come mai Bisignani potesse vantare tale indubbio potere contrattuale su Alemanno".

A detta di Basile "Alemanno ha partecipato anche a due riunioni-cene a casa della madre di Bisignani". Basile risponde poi sul contenuto di una intercettazione telefonica e spiega che "il sindaco doveva designare il direttore del Teatro Stabile di Roma e Luca Barbareschi era interessato: nella telefonata - dice - Bisignani mi chiede informazioni; in proposito il sindaco ha poi nominato un altro, e cioé Gabriele Lavia".

John Henry Woodcock

"Ricordo - afferma poi Basile - che in una delle due cene a casa della madre di Bisignani, cui eravamo presenti io, Bisignani e Alemanno, Bisignani fece parlare a telefono Alemanno e Briatore e da ciò che ho potuto apprendere da tale conversazione Briatore spiegò ad Alemanno che non c'era alcun reale interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran premio a Roma... Mi ricordo che in un'altra occasione Bisignani mi chiese di dare il numero di Briatore a Alemanno e si parlò della valorizzazione delle aree dell'Eur che doveva conseguire a tale Gran Premio. Maurizio Flammini, che mi pare sia il presidente della Conflazio, è quello che insisteva per il Gran Premio".

Sulla nomina al Teatro Stabile è stato ascoltato dai pm come testimone l'attore e parlamentare Luca Barbareschi. "Effettivamente - ha dichiarato - tra gli altri mi sono anche rivolto a Bisignani per chiedere un suo interessamento in merito a una mia nomina a direttore artistico del Teatro Stabile di Roma. Lui mi promise un interessamento ma di fatto non è riuscito ad ottenere nulla.

Tenga presente che io conosco benissimo Alemanno con cui ho fatto campagna elettorale e quando lui per scherzare mi diceva 'se vinciamo le elezioni che vuoi fare, l'assessore?' io gli dicevo che non mi interessava fare l'assessore ma che mi sarebbe piaciuto dirigere un teatro, un' esperienza che conoscevo e che volevo ripetere. Alla fine questo posto di direttore artistico è stato assegnato a Gabriele Lavia, che non è certo riconducibile al centrodestra".

3 - A ROMA INDAGINI SU APPALTI E RAPPORTI BISIGNANI-MASI. FASCICOLO POTREBBE ESSERE APERTO SENZA INDAGATI O IPOTESI REATO...
(ANSA) - Presunte anomalie su una serie di appalti pubblici in cui l'uomo d'affari Luigi Bisignani, attualmente agli arresti domiciliari, avrebbe svolto un ruolo fondamentale. Questa la tranche dell'inchiesta napoletana sulla P4 condotta dai pm Francesco Curcio e Henry John Woodcock, che dovrebbe approdare alla Procura capitolina. In particolare i pm romani saranno chiamati ad indagare su appalti con le Poste, Ferrovie dello Stato e la commessa per l'informatizzazione degli uffici di Palazzo Chigi.

osteria 09 lettagianni

Inoltre, le indagini potrebbero riguardare la compravendita di un immobile con la presidenza del Consiglio dei ministri, poi non andata a buon fine a seguito della notizia di una inchiesta in atto, ed i rapporti tra l'uomo d'affari Luigi Bisignani e l'ex direttore generale della Rai Mauro Masi. I primi incontri tra gli inquirenti napoletani e quelli romani risalgono allo scorso mese di febbraio: in quell'occasione i pm di Napoli sottoposero all'attenzione dei colleghi romani contratti "sospetti" sui quali, però, non sono state svolte attività investigative.

Lo stralcio capitolino, allo stato dei fatti, finirà in un fascicolo aperto come "modello 45, atti relativi a...", ossia senza ipotesi di reato o indagato. Una volta giunte le carte da Napoli, il pool dei pm che si occupa dei reati in danno alla pubblica amministrazione, coordinato dall'aggiunto Alberto Caperna, affiderà un'ampia delega alla guardia di finanza per effettuare le verifiche sugli "spunti di inchiesta" individuati dalla procura di Napoli.

MASSIMO DALEMA

4 - BISIGNANI, HO FAVORITO RAPPORTI SANTANCHE'-ENI, ENEL,POSTE. AL TELEFONO CON BOCCHINO, 'ENI E' ENTE PIU' GROSSO AMICO MIO'...
(ANSA) - E' stato Luigi Bisignani a "favorire" il rapporto tra il sottosegretario Daniela Santanché e alcuni enti di Stato. Lo dice lo stesso ex giornalista arrestato nell'ambito dell'inchiesta P4 nell'interrogatorio davanti ai magistrati del 14 marzo scorso.

I magistrati napoletani gli chiedono conto di una telefonata con l'esponente di Fli Italo Bocchino nella quale, tra l'altro, Bisignani dice "E' l'ente più grosso amico mio". "Io sono amico dell'Eni perché sono molto legato a Scaroni - risponde Bisignani - e da sempre all'Eni. Ribadisco che ho facilitato, come ho già detto, la costituzione di rapporti commerciali tra Visibilia (ovvero tra la Santanché) e Eni, Enel e Poste".

5 - LETTA A PM, BISIGNANI AMICO DI TUTTI,UOMO RELAZIONI. 'A VOLTE DICE PIU' DI QUEL CHE SA, CON LUI RAPPORTI DI AMICIZIA'...
(ANSA) - "Bisignani è persona estroversa, brillante e ben informata, ed è possibile che qualche volta dica più di quel che sà". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta ha risposto il 23 febbraio scorso alle domande dei pm di Napoli, che indagano sulla cosiddetta P4, relative ai suoi rapporti con l'uomo d'affari coinvolto nell'inchiesta. "Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro". "Bisignani - spiega poi Letta - è amico di tutti, Bisignani è l'uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è uomo di relazioni".

alfonso-papa-

6 - LETTA A PM,NON ESCLUDO BISIGNANI MI PARLO'INCHIESTA...
(ANSA) - "Non escludo che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell'autorità giudiziaria: sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo". Così il sottosegretario Gianni Letta, ascoltato dai pm di Napoli il 23 febbraio scorso, ha risposto a una domanda sull'uomo d'affari e la sua presunta conoscenza delle indagini in corso.

Italo Bocchino

7 - LETTA A PM, MAI FESTEGGIATO NUOVO GIUDICE CONSULTA...
(ANSA) - "Non ho mai cenato con Bisignani e il procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento del giuramento". Così il sottosegretario Gianni Letta ha risposto a una domanda dei pm di Napoli che indagano sulla P4 durante l'interrogatorio avvenuto il 23 febbraio scorso.

MAURO MASI

8 - D'ALEMA, CONOSCO BISIGNANI DA 35 ANNI, MA HO AVUTO RARISSIMI CONTATTI...
(ANSA) - "L'ho detto anche ai magistrati: conosco Bisignani da 35 anni: lui conosceva mio padre, che allora era presidente della Commissione Finanze della Camera, mentre Bisigignani era il portavoce del ministro". Lo ha detto il presidente del Copasir, MAssimo D'Alema, commentando l'inchiesta sulla cosiddetta P4. "Ho però avuto - ha sottolineato D'Alema - rarissime occasioni di parlare con lui: i contatti più significativi risalgono a quando lui era stampatore dell'Unità, che io dirigevo, ma parliamo di vent'anni fa".

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

GRANDE FARDELLO MEDIASET - IL MALE OSCURO DI ENDEMOL (2,3 MLD € DI PASSIVO) È LO STESSO DI TELECOM ITALIA: COMPRATA A DEBITO E CON GLI ONERI ADDOSSATI AI SUOI STESSI BILANCI, ORA AFFONDA INSIEME AGLI ASCOLTI DELLE TV GENERALISTE - PER “REPUBBLICA” ENDEMOL RISCHIA “UN BAGNO DI SANGUE”. ma STAMATTINA per "affari e finanza", supplemento del quotidiano di ezio mauro, l’endemol “È UN’AZIENDA SOSTANZIALMENTE SANA”....

1- DAGOREPORT
C'è confusione a largo Fochetti. Sabato, Giovanni Pons e Giuliano Balestrieri scrivevano su "Repubblica" che:

John de Mol

- il "mol di Endemol nel 2011 arriverà a stento a 140 milioni e il multiplo a cui si valutano le società del settore oggi non supera le nove volte"; "il rischio di un bagno di sangue è oggettivamente elevato"; "la speranza è che qualcuno rilevi Endemol e qui in effetti le possibilità sono diverse", per poi citare un numero notevole di possibili compratori per l' (ex) colosso dei contenuti tv, da Time Warner a Itv, dallo stesso De Mol al gruppo Murdoch.

Stamattina, invece, su "Affari & Finanza" di Repubblica è comparso un articolo a firma di Stefano Carli in cui:

- per ben due volte si affretta a ripetere il mantra "Endemol è sostanzialmente sana" (ma non c'era il rischio di "un bagno di sangue"?); si sceglie come indicatore finanziario l'Ebitda (più "benevolo"), maggiore dei "140 milioni raggiunti a stento", prendendo tra l'altro un dato non ufficiale: "Non diffondono dati (non l'hanno mai fatto) ma dagli ambienti degli analisti finanziari circola l'indicazione di un ebitda che viaggia tra i 150 e i 200 milioni"

JOHN DE MOL ENDEMOL BERLUSCONI

- per chiudere, si fa la seguente previsione: l'opzione "un nuovo socio che apporti nuovo capitale è (...) molto remota". Come a dire: non è vero che gli azionisti vogliono liberarsi del fardello Endemol, ma si troverà una soluzione insieme alle banche. Una prospettiva molto diversa da quella ipotizzata da Pons e Balestrieri due giorni prima, in cui fioccavano i compratori.

Vincerà la linea "hard" di Pons/Balestrieri, o quella "soft" di Carli?


2- PER MEDIASET GOLDMAN E CYRTE IL RISCHIO ENDEMOL SFIORA 2 MILIARDI
Giovanni Pons e Giuliano Balestreri per "la Repubblica" del 18 giugno 2011

Il conto da pagare per Endemol, la società di produzione televisiva fondata da John De Mol e acquistata nel 2007 da Mediaset, Goldman Sachs e dal fondo Cyrte, rischia di essere molto salato. Il valore pagato poco prima dello scoppio della crisi finanziaria, 3,46 miliardi, pari a quasi 16 volte un margine operativo lordo che allora raggiungeva i 220 milioni, visto con gli occhi di oggi appare stratosferico. Secondo fonti attendibili il mol di Endemol nel 2011 arriverà a stento a 140 milioni e il multiplo a cui si valutano le società del settore oggi non supera le nove volte.

ENDEMOL

Ciò significa che il valore odierno della società che produce il Grande Fratello è nell´intorno di 1,2-1,3 miliardi, circa due in meno di quanto è stata pagata. Non a caso i 465 milioni a testa che Telecinco (controllata da Mediaset), il fondo di Goldman Sachs e Cyrte sono stati completamente azzerati nei rispettivi bilanci (per un totale di 1,39 miliardi) ma ciò potrebbe non essere sufficiente.

Per questo motivo, a più riprese nel corso del 2008 e 2009, i tre azionisti si sono ricomprati sul mercato a sconto una parte degli oltre 2 miliardi di debiti contratti a suo tempo per acquistare Endemol. Dall´analisi dei bilanci sembrerebbe che il debito mezzanino, pari a 325 milioni, sia stato interamente riacquistato dai soci, mentre in mano agli obbligazionisti rimangono 1,46 miliardi di debito senior e 250 milioni di debito junior.

PIERSILVIO BERLUSCONI

Le trattative intavolate con i creditori, in base ad alcune ricostruzioni, prevedono che una parte di questi debiti vengano stralciati e una restante parte convertita in azioni con una formula che punti a mantenere in capo ai tre soci forti il 51% delle azioni. Nel caso si scendesse sotto questa soglia a quel punto Mediaset non si sentirebbe più vincolata ad acquistare format televisivi da Endemol, come per esempio il Grande Fratello, rischiando di far calare ulteriormente il Mol della casa di produzione.

Insomma, il rischio di un bagno di sangue è oggettivamente elevato e gli azionisti stanno cercando di non far uscire troppi numeri poiché l´impatto dell´operazione Endemol sui titoli non si è ancora manifestato pienamente.

La speranza è che qualcuno rilevi Endemol e qui in effetti le possibilità sono diverse. A partire dallo stesso De Mol, socio di Cyrte, che insieme potrebbero essere interessati ad accaparrarsi Endemol a valori favorevoli per poi fonderla con la Sbs broadcasting, recentemente acquistata. Ma potrebbe farsi avanti anche la Time Warner Europe, attualmente guidata dall´ex ad di Endemol, che può contare su buone disponibilità finanziarie anche se la società americana non è incline a fare mosse aggressive e a pagare troppo cari gli asset (non più di sette volte il Mol, si dice).

Anche il gruppo televisivo inglese Itv potrebbe essere interessato a Endemol. L´ad Adam Crozier che ha rilanciato il network dal 2010 in poi pare sia convinto che il business del suo gruppo sia troppo sbilanciato sul broadcasting e troppo poco nei contenuti, e in questo ambito vorrebbe rafforzarsi. Infine, potrebbe scendere in campo Liz Murdoch, la figlia dello "squalo" Rupert, recentemente rientrata nel gruppo NewsCorp dopo avergli venduto la propria Shine television per la bellezza di 415 milioni di sterline.

Fazio a Vieni via con me

È a lei e al fratello James che il padre Rupert sta pensando per la successione, i soldi non mancano e la determinazione neanche ma non sarà facile per i Murdoch spuntare un buon affare con il gruppo che fa capo a Silvio Berlusconi, visti i rapporti quantomeno tesi degli ultimi tempi in Italia.


3- TROPPI DEBITI IN CASA ENDEMOL IL GRANDE FRATELLO NON BASTA PIÙ...
Stefano Carli per "Affari & Finanza - la Repubblica" del 20 giugno 2011

I fan del Grande Fratello possono stare tranquilli: il loro reality preferito non è a rischio e anzi, la firma per l'edizione 2012 è a un passo e sarà sempre sui canali Mediaset. Possono invece essere più preoccupati quanti sperano in una nuova edizione di Vieni via con me, con Fabio Fazio e Roberto Saviano. Ma qui l'incognita è tutta nelle decisioni della Rai. Ad accomunare invece i destini del Gf e della trasmissione cult di Fazio e Saviano è invece il fatto che entrambe sono produzioni Endemol, controllata al 33% da Mediaset.

Martedì scorso la stampa olandese (la società ha sede nei Paesi Bassi) ha lanciato l'allarme sullo stato dei conti di Endemol e sulla richiesta delle banche di nuove garanzie rispetto ad una esposizione finanziaria di 2,3 miliardi di euro. Ma che cosa sta succedendo alla società regina del reality? E che impatto avrà tutto ciò sui conti del Biscione? Meglio mettere le cose in chiaro da subito: Endemol è sostanzialmente sana.

Il suo problema è tutto nel debito legato all'acquisizione del 2007, quella targata Mediaset, Goldman Sachs e Cyrte (la società di John De Mol, che di Endemol è il fondatore). E anche Mediaset non dovrebbe avere alcun contraccolpo dalle vicende Endemol, in qualsiasi modo vadano ad evolvere perché, a scanso di equivoci, nel bilancio 2010 ha già di fatto azzerato il valore di carico del suo 33%.

fazio e saviano

Già questo dice che il caso Endemol non è un fulmine al ciel sereno. Il caso è scoppiato infatti nel febbraio 2010 ed è stato rinviato con l'accordo di tutti allo scadere del primo trimestre 2011. E infatti eccolo qui. Ma di che cosa si tratta?

La società è sostanzialmente sana. Non diffondono dati (non l'hanno mai fatto) ma dagli ambienti degli analisti finanziari circola l'indicazione di un ebitda che viaggia tra i 150 e i 200 milioni, in crescita rispetto ai 100 del 2009 (erano ufficialmente 180 ma c'erano 80 milioni di capital gain su titoli del proprio debito riacquistato che furono per settimane al centro delle polemiche e anche di minacce di class action)

Il fatturato dovrebbe aggirarsi sopra il miliardo: 1,1 o 1,2 miliardi di euro. Il Grande Fratello va bene: se guardiamo all'Italia è calata l'audience ma gli addetti ai lavori notano che è calata assieme a quella media di Canale 5. Vuol dire che il Gf garantisce sempre un premio di 5 punti in più della media della rete e che quindi resta un buon affare per chi ne compra i diritti. I problemi delle tv generaliste sono altrove.

I guai di Endemol, il cui presidente è tuttora Marco Bassetti, che non ha però più incarichi operativi e ora si occupa prevalentemente di venture capital in Spagna e in Italia, nascono tutti dalle bolle finanziarie. La prima bolla, quella di Internet a fine millennio, portò l'acquisizione da parte di Telefonica per una cifra record intorno ai 6 miliardi.

Quella finanziaria che finì con il crack Lehman nel 2008 ha segnato il passaggio da Telefonica all'attuale controllo tripartito per una valutazione complessiva intorno ai 3 miliardi: la metà di sette anni prima, ma comunque sempre troppo. «Era il 2007 quanto è stata definita l'operazione spiega Fabio Iannelli, che segue il settore media per Kepler Capital Markets è stata un'operazione a leva condotta praticamente ai massimi di mercato. Semplicemente oggi la società non è in grado di onorare i costi di quel debito».

1 logo grande fratello

In pratica il male oscuro di Endemol è lo stesso di Telecom Italia: comprata a debito e con gli oneri del debito addossati ai suoi stessi bilanci. Insomma, non è Endemol che non ce la fa ma sono i suoi azionisti. L'attività di Endemol è redditizia, produce cassa e margini ma non a sufficienza per coprire quell'enorme debito.

Oltretutto la congiuntura di mercato non aiuta. Non siamo certo in una fase espansiva: i broadcaster, ossia gli unici possibili acquirenti dei prodotti Endemol, sono a loro volta in una fase di ripensamento. I grandi network, Rai e Mediaset, tanto per restare in Italia, ma all'estero è uguale, devono fronteggiare il calo della pubblicità e la concorrenza dei nuovi canali digitali e quindi tagliano i costi. E i primi costi ad essere tagliati sono proprio quelli dell'outsourcing, ossia le produzioni esterne.

Certo, si affacciano sul mercato nuovi compratori, appunto i nuovi canali digitali, ma sono ancora piccoli e non possono compensare i minori investimenti dei «big». «Mediaset, per esempio spiega ancora Iannelli cerca di contenere l'aumento dei costi Tv entro il 3% annuo e per centrare questo obiettivo tende ad aumentare la quota di autoproduzione».

C'è un singolare parallelismo tra le sorti dei produttori di contenuti, quelli delle stesse tv e quelli infine degli investitori pubblicitari. Per tutti il mercato che si è aperto ma si è al tempo stesso frantumato ha portato un problema in più: andarsi a cercare audience e target pubblicitari su segmenti sempre più piccoli. Imbroccare un nuovo Grande Fratello, oppure una nuova Isola dei famosi, tanto per dire che anche la concorrenza sta nella stessa barca, non è facile.

flavio insinna affari tuoi 001 lap

Prendete Magnolia, che ora fa parte del gruppo Zodiak, ossia di De Agostini, terzo gruppo europeo, con un giro d'affari sui 600 milioni (ma è anche l'ultimo nato): l'uscita dell'Isola o di X Factor dai palinsesti di Rai2 è stato un brutto colpo. A cui la società guidata da Giorgio Gori in Italia ha reagito sbarcando su Sky con il suo talent show, ma la stretta si è sentita.

Endemol, vede a rischio il ritorno di Vieni via con me, che è stato un grande successo. E anche su Che tempo che fa restano dubbi: è nei palinsesti ufficiali ma Fazio non ha firmato ancora con Viale Mazzini.

La crisi è qui, nel declino degli ascolti multimilionari delle grandi generaliste. Non sembra ci sia invece una crisi della tipologia dei reality. Su ogni cosa ci sono momenti di stanca: lo stesso Grande Fratello è uscito e rientrato in molti paesi. E se ancora oggi è presente in una trentina di mercati è perché ogni anno qualcuno lo sospende, qualcun altro lo riprende e qualche nuovo paese lo scopre per la prima volta. D'altra parte è uno dei pochi format davvero planetari che esistano, presente in tutti i continenti. A volte basta cambiare un po' la formula, variare insomma gli ingredienti e il format torna come nuovo.

E comunque non è che il reality sia tutto. Per Endemol, ad esempio, è un prodotto all'interno di un portafoglio abbastanza diversificato. I prodotti «script», ossia la fiction, vale un buon 20%. Il restante 80% viene dai cosiddetti «non script» ossia i contenuti in cui ci sono situazioni più o meno reali che si costruiscono nell'interazione dei personaggi.

Bank Of Scotland

Ci sono i reality propriamente detti, ma anche i giochi, i «game show», come li chiamano nell'ambiente; i «talent show», cioè le gare delle più diverse tipologie; e infine i «factual» ossia contenuti a tema con riprese di avvenimenti reali: non sono solo i tradizionali documentari, ma anche programmi diversi, da quelli sugli sport estremi o quelli tipici di un canale come Real Time di Discovery.

O anche come Extreme Makeover, in cui una famiglia disagiata viene sorteggiata e riceve un completo rifacimento della sua casa mentre racconta le sue disavventure: una serie che sta spopolando negli Usa e che doveva sbarcare in Italia a luglio prossimo su Canale 5 ma che è stata al momento tagliata.

elisabeth murdoch

Che succederà ora del debito Endemol? La ristrutturazione non ha molte opzioni. O i soci ricapitalizzano e il debito viene parte abbattuto e parte ricontrattato. O le banche, in primis la Royal Bank of Scotland, la maggiore titolare di credito (tra l'altro già incagliata ancora più pesantemente nell'indebitamento Seat) trasformano il debito in equity diluendo così il valore delle azioni dei soci attuali.

Oppure si trova un nuovo socio che apporti nuovo capitale, le banche restano fuori ma i soci attuali diluiscono lo stesso la loro partecipazione. La terza possibilità è al momento molto remota. Ma la prima forse lo è ancora di più. Mediaset ha già svalutato il suo 33%. Ha di fatto già contabilizzato la perdita patrimoniale. D'altra parte ha investito 1,3 miliardi per digitalizzare le sue torri e migliorare il segnale, e ora si affaccia, anche se ancora troppo timidamente, su Internet. Potrebbe essere il segnale di una definitiva uscita da questa sua breve avventura nel settore dei produttori indipendenti di contenuti.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

FINE GUERRA PER GLI EREDI CARACCIOLO: DA JACARANDA FALK IL 5,4% DELL’ “ESPRESSO” VA AI REVELLI, FIGLI MAI RICONOSCIUTI DEL PRINCIPE - EFFETTO MOODY’S SU MILANO (-2%) - CROLLA BPM, CHE PROMETTE QUERELE A PORRO DEL “GIORNALE” (E FORSE A ZINGALES DEL “SOLE”) - AMPLIATO IL FONDO DI SALVATAGGIO UE - SHELL MULTATA PER ESPLOSIONE 2008 - GAZPROM: ACCORDO FORNITURA DI GAS ALLA CINA - SAIPEM, 600 MLN € DI NUOVI CONTRATTI - PRODI SMORTADELLA IL FONDO MONETARIO - MONTI: “SE PENSAVATE CHE BINI SMAGHI SI SAREBBE DIMESSO SUBITO DALLA BCE, SIETE DEI DILETTANTI”…

1 - L'ESPRESSO, EREDI CARACCIOLO SI ACCORDANO PER 5,4% AI REVELLI
(LaPresse) - Il 6,29% dell'Espresso a Giacaranda Falck Caracciolo e il 5,4% complessivo ai fratelli Revelli. E' il risultato, "a seguito di atto di transazione ereditaria", della suddivisione dell'11,72% del gruppo che era rimasto in mano a Giaracanda Falck Caracciolo dopo la morte del padre editore.

CARLO E MARGHERITA REVELLI ASPIRANTI CARACCIOLOJACARANDA FALCK CARACCIOLO CARLO DE BENEDETTI

E' quanto emerge dalle comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti. I fratelli Revelli avevano chiesto il riconoscimento della paternità. A seguito dell'accordo tra le parti, a Margherita Revelli è andato il 2,599% dell'Espresso mentre a Carlo Edoardo il 2,81%.

2 - DAGO RASSEGNA SULL'EREDITÀ CARACCIOLO-REVELLI
DINASTY CARACCIOLO - 15/11/2009
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media%20e%20tv/articolo-10883.htm

TORNA IN ALTO MARE LA SOLUZIONE DELLA SAGA CARACCIOLO - 27/11/2009
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-11231.htm

CHIARA BERIA INTERVISTA JACARANDA CARACCIOLO - 24/5/2010
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-15858.htm


3 - BORSA, LA GIORNATA: EFFETTO MOODY'S SU MILANO, CROLLA BPM...
(LaPresse) - Chiusura in forte calo per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che perde il 2,01% a 19.692,52 punti e il Ftse All-Share che cede l'1,97% a 20.425,4 punti. La minaccia di un downgrade di Moody's sui conti pubblici italiani sortisce il suo effetto negativo su Milano, insieme con la decisione dei ministri delle Finanze dell'eurozona, arrivata nella tarda serata di ieri, che hanno stabilito che la Grecia potrà ottenere la successiva rata del prestito di salvataggio solo se Atene approverà il piano di austerità.

Ponzellini Rock Roll

Oggi l'Eurogruppo ha deciso di ampliare la capacità di prestito del fondo di salvataggio Esfs, da 250 miliardi di euro a 440 miliardi. In questo contesto, chiusura sotto la parità per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che perde lo 0,38% a 5.693,39 punti, il Cac 40 di Parigi che lascia lo 0,63% a 3.799,66 punti e il Dax di Francoforte che cede lo 0,19% a 7.150,21 punti.

A Milano continua l'altalena della Banca Popolare di Milano, che oggi crolla del 7,39% a 1,628 euro, dopo che in mattinata è arrivata la smentita della Banca Popolare dell'Emilia Romagna su eventuali "operazioni straordinarie allo studio" con Piazza Meda. Venerdì il titolo era schizzato in alto proprio su questa possibilità. In attesa che l'assemblea decida il prossimo 25 giugno sull'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, si rincorrono le voci su una fusione dell'istituto.

Giulio Tremonti con il presidente dellEurogruppo Jean Claude Juncker

E' stata la scorsa settimana la stessa Bpm a smentire un'offerta dei francesi di Bnp Paribas. Il resto dei bancari ha sofferto per le turbolenze dalla periferia dell'euro. Perdono Banco Popolare (-0,43% a 1,621 euro), Intesa Sanpaolo (-0,82% a 1,804 euro) e Unicredit (-2,3% a 1,488 euro). In controtendenza Ubi Banca, che sale dello 0,76% a 3,99 euro. Per Banca Montepaschi oggi è partito dell'aumento di capitale da 2,1 miliardi di euro e il mercato ha risposto con vendite sull'istituto senese, che in chiusura lascia il 2,59% a 0,583 euro.

Nel resto del Mib, si mantengono sopra la parità Autogrill, maglia rosa del listino con un balzo del 2,09% a 9,045 euro, Campari (+0,56%), Fiat (+0,8%) e Finmeccanica (+0,63%). Tutti gli altri sono in rosso. In difficoltà FonSai (-3,6%), Saipem (-3,47%), A2A (-3,05%), Mediolanum (-2,33%), Telecom (-2,1%), Ansaldo Sts (-2,06%), Prysmian (-1,97%), Terna (-1,89%), Generali (-1,8%) ed Eni (-1,69%). Limitano le perdite Parmalat (-0,08%) e Pirelli (-0,44%).

4 - FMI: LIPSKY,ECONOMIA EUROZONA SANA,ATTENZIONE A PAESI PERIFERICI...
Radiocor - 'Nell'eurozona la ripresa prosegue ampia e robusta ma la crisi del credito nei paesi periferici rischia di ribaltare questo outlook favorevole e resta ancora molto da fare per rendere l'unione monetaria piu' dinamica e forte'. Lo ha detto il direttore generale pro tempore del Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, presentando le conclusioni finali del rapporto ex articolo IV sull'eurozona. 'Un rapporto - ha detto Lipsky - che quest'anno e' particolarmente importante visto anche il coinvolgimento del Fondo nel salvataggio di tre paesi europei'.

John Lipsky

5 - BORSE EUROPEE: FRANCOFORTE -0,19%, LONDRA -0,38%, PARIGI -0,63%...
(LaPresse) - Chiusura in calo per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che perde lo 0,38% a 5.693,39 punti, il Cac 40 di Parigi che lascia lo 0,63% a 3.799,66 punti e il Dax di Francoforte che cede lo 0,19% a 7.150,21 punti.

6 - BTP: SPREAD CON BUND SALE A 193 P.B., PESA GRECIA PIU' DI MOODY'S...
Radiocor - In avvio di settimana i BTp italiani cedono terreno nei confronti del Bund tedesco. In linea con quanto fanno registrare i bond di Spagna, Portogallo e Irlanda, il decennale italiano amplia lo scarto con il pari scadenza tedesco di circa 8 punti base e, al momento, segna uno spread di 193 punti base (la chiusura di venerdi' era a quota 186 p.b.).

Dilma che ti ci manda

'Piu' che l'effetto Moody's - dice un operatore a Radiocor - pesa ancora la questione greca'. Infatti, aggiunge il trader, si registrano vendite generalizzate su tutti i Paesi periferici dell'Eurozona e acquisti di titoli di stato tedeschi: e' lo schema classico del flight-to-quality'. L'agenzia di rating Moody's, ha annunciato nel fine settimana di aver messo sotto osservazione il giudizio sull'Italia.

7 - BRASILE: MOODY'S MIGLIORA RATING DA BAA3 A BAA2, OUTLOOK POSITIVO...
Radiocor - Moody's ha alzato il rating del Brasile da Baa3 a Baa2. L'outlook rimane positivo. Tra l'altro l'agenzia si aspetta che il debito del Pae se registrera' una tendenza alla riduzione visti gli obiettivi di budget annunciati. Premiato anche lo sforzo dell'adozione di politiche piu' conservative e meno espansive.

8 - REGNO UNITO, SHELL MULTATA DI 2 MLN DOLLARI PER ESPLOSIONE DEL 2008...
(LaPresse/AP) - L'Ipswich crown court, tribunale della cittadina di Ipswich, ha multato per 2 milioni di dollari la compagnia Shell UK, per reati legati alla sicurezza e all'inquinamento in un'esplosione di un terminal di gas in Inghilterra. Il giudice Martin Binning ha dichiarato oggi che gli operai avevano più volte avvisato delle condizioni pericolose allo stabilimento di Bacton, sulle coste del Norfolk a 200 chilometri a nordest di Londra.

shell

Secondo il procuratore Andrew Marshall, se l'esplosione del febbraio 2008 non fosse avvenuta durante un cambio di turno, avrebbe potuto uccidere 10 operai. La Shell si è dichiarata colpevole in tribunale, affermando in un comunicato che "ciò che è successo è totalmente inaccettabile ed è sicuramente al di sotto degli standard che ci siamo prefissati".

9 - BANCHE: BANKITALIA, DOPO AUMENTI RIDOTTE ESIGENZE CAPITALIZZAZIONE...
Radiocor - 'Gli aumenti di capitale avviati dalle banche italiane tra ottobre ed aprile inducono a ritenere che le esigenze di capitalizzazione tenderanno a ridursi sensibilmente'. Lo afferma il direttore centrale della Banca d'Italia, Stefano Mieli, responsabile della Vigilanza dell'istituto, nel corso di un convegno sull'avvicinamento a Basilea3 organizzato dall'Abi.

Mieli ricorda che il fabbisogno di capitale delle italiane al gennaio 2019 (data di entrata in vigore delle nuove regole) stimato in un esercizio di simulazione realizzato dal Comitato di Basilea, era, al giugno dello scorso anno, pari a 40 miliardi. Per le banche italiane, aggiunge, resta 'la sfida della redditivita'' che va recuperata 'in modo sano e sostenibile'. Da via Nazionale arriva poi lo sprone a 'rafforzare il processo di misurazione del rischio di credito' e i sistemi di controllo interno che 'in alcuni casi sono il tallone d'Achille'.

BANCA D'ITALIA

10 - FINMECCANICA: SELEX LANCIA DESTO, NEUTRALIZZA A DISTANZA BERSAGLI MOBILI...
(Adnkronos) - Selex Sistema Integrati lancia Desto, Direct Electromagnetic Stopper, un sistema in grado di danneggaire e/o neutralizzare a distanza bersagli mobili dotati di elettronica standard non particolarmente schermata. Agendo sulle connessioni elettriche ed elettroniche dei motori di bordo sia di automobili sia di piccole imbarcazioni, Desto e' in grado di impedire che veicoli non autorizzati si possano muovere o avvicinare ad aree sensibili, quali infrastrutture critiche, varchi in zone militari, piattaforme petrolifere.

Il sistema Desto, che e' stato presentato oggi al Salone Aeronautico di Le Bourget, potrebbe inoltre essere impiegato per bloccare Uav (Unmanned Aerial Vehicles) e missili, inibire le comunicazioni e l'esplosione di Ied (Improvised Explosive Devices), riuscendo cosi' a garantire un elevato livello di sicurezza nelle aree immediatamente vicine a siti sensibili.

nicola porro

11 - BPM: BANCA ANNUNCIA QUERELA CONTRO VICEDIRETTORE 'IL GIORNALE'...
(AGI) - La Banca Popolare di Milano ha dato mandato ai propri legali di intraprendere "le opportune iniziative giudiziarie a tutela dei propri interessi" dopo l'articolo pubblicato lo scorso 11 giugno su "il Giornale" a firma del vicedirettore Nicola Porro. La decisione, spiega una nota, e' arrivata in seguito al cda dello scorso 14 giugno. L'istituto di piazza Meda, poi, "sta altresi' procedendo ad analoghe valutazioni" sull'articolo pubblicato da "il Sole 24 Ore" lo scorso 19 giugno, firmato dall'editorialista Luigi Zingales.

ZINGALES

12 - SAIPEM: SI AGGIUDICA NUOVI CONTRATTI NELLE PERFORAZIONI PER 600 MLN DOLLARI...
(Adnkronos) - Saipem si e' aggiudicata nuovi contratti nelle perforazioni mare e terra per un valore complessivo di 600 milioni di dollari. Saipem, si comunica dalla societa', ha acquisito da Eni un contratto per il noleggio del la nave di perforazione Saipem 10000, che ne estende l'utilizzo per 24 mesi, a partire da agosto 2012.

Il gruppo ha inoltre acquisito da Addax Petroleum il contratto che prevede l'estensione del noleggio del mezzo di perforazione Scarabeo 3, per un periodo di 6 mesi a partire da novembre 2011, per attivita' di perforazione in acque nigeriane. Saipem ha inoltre finalizzato con Ndc l'estensione contrattuale del noleggio del jack-up Perro Negro 2 per un periodo di 12 mesi a partire dal secondo trimestre 2011, per attivita' di perforazione nelle acque degli Emirati Arabi.

Nelle perforazioni onshore, Saipem ha firmato nuovi contratti per 15 impianti in Arabia Saudita, Sud America e Kazakhstan. In Arabia Saudita, Saudi Aramco ha assegnato a Saipem il contratto per il noleggio di 4 impianti di perforazione, tre per un periodo di 3 anni, a partire dal quarto trimestre del 2011, ed uno per un anno a partire dal terzo trimestre 2011. In Peru' e Colombia, la societa' ha acquisito con vari clienti, nuovi contratti per l'utilizzo di un totale di 9 impianti, per una durata compresa tra 4 e 12 mesi, che avranno inizio in varie date nel corso del 2011. Infine, in Kazakhstan sono stati acquisiti due contratti per il noleggio di 2 mezzi di perforazione della durata di 4 e 12 mesi, a partire dal quarto trimestre del 2011.

FLAVIA E ROMANO PRODI

13 - FMI: PRODI, VERSO LA FINE DELLA SPARTIZIONE DELLE CARICHE USA-UE...
(Adnkronos) - "Questa e' l'ultima volta in cui Europa e Stati Uniti saranno in grado di spartire fra di loro il comando delle massime istituzioni finanziarie mondiali". E' quanto scrive Romano Prodi sulla prima pagina del 'Messaggero', a proposito della candidatura della francese Lagarde alla guida del Fondo monetario internazionale.

"E' probabile - afferma - che la comunanza di obiettivi fra Ue e Usa faccia prevalere la candidatura francese. Tuttavia, se questo avverra', non sara' senza condizioni riguardo al futuro".

Per Prodi, "comincera' una nuova danza, con regole e alleanze diverse, alle quali - avverte l'ex presidente del Consiglio italiano e della commissione Ue - conviene prepararsi fin da ora, risolvendo al piu' presto i problemi della zona euro e affrontando la contraddizione di un dollaro sempre piu' fragile ma ancora onnipotente". Ma "ne' il presidente americano Obama ne' i deboli leader europei sembrano oggi in grado di preparare il nuovo mondo: per ora - osserva Prodi - si sono limitati a proporre una nuova candidatura".

Mario Monti Bini Smaghi

14 - BCE: MONTI, SU BINI SMAGHI DA DILETTANTI AVER FATTO CONTI SENZA OSTE...
(Adnkronos) - Pensare che Lorenzo Bini Smaghi si sarebbe dimesso dalla Bce, per aprire le porte della presidenza a Mario Draghi, senza aver avuto un 'colloquio approfondito' prima, sarebbe stato come 'fare i conti senza l'oste'. Lo afferma l'ex commissario Ue alla concorrenza, Mario Monti, nel corso della trasmissione di Rai 3 'In mezz'ora'. Se e' vero che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, 'ha incassato l'assenso' sulla nomina di Draghi senza parlare prima con l'attuale membro del board della Bce 'e' stato un poco dilettantistico'.

Secondo Monti, quindi, 'e' sbagilito aspettarsi giuridicamente e moralmente le dimissioni se non si e' parlato prima' con Bini Smaghi. Vorrebbe dire aver fatto conti senza l'oste 'perche' non si possono imporre le dimissioni', afferma l'ex commissario. Ed e' stato 'paradossale non aver pensato prima a risolvere questo problema'.

gazprom

15 - GAZPROM: VERSO ACCORDO FORNITURA DI GAS ALLA CINA ENTRO FINE ANNO...
(LaPresse/AP) - Sarà firmato probabilmente entro la fine dell'anno l'accordo tra Gazprom e Cina per la fornitura di gas. Lo ha comunicato il colosso russo dell'energia. Nonostante le dispute con Pechino per il prezzo, il vice ceo di Gazprom, Alexander Medvedev, ha spiegato che "ci sono probabilità molto buone" affinché l'affare si chiuda entro l'anno. La finalizzazione dell'accordo tra Russia e Cina è saltata la scorsa settimana, perché Mosca intendeva legare il prezzo al petrolio come per l'Europa, ma Pechino ha reputato troppo costosa questa opzione. L'intesa era stata raggiunta sulla base di una fornitura di 68 miliardi di metri cubi di gas a partire dal 2015.

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

BUM BUM GENCHI! - SISTEMA BISIGNANI EVERSIVO, LO CAPÌÌ DAI TABULATI. MA AL MOMENTO NON VENDO NELL’INCHIESTA RILIEVI PENALI. PER ORA E’ SOLO GOSSIP - FEROCE CON MANGANELLI: "HA CONSEGNATO LA MIA TESTA A BERLUSCONI" - SPIETATO CON DE MAGISTRIS: "UN MAGISTRATO MEDIOCRE CHE NEPPURE SEQUESTRò I COMPUTER DI BISIGNANI. FURONO ASSURDE LE ISCRIZIONI DI PRODI E MASTELLA" - "NEI TABULATI TUTTI I NOMI DEGLI AFFILIATI RAI ALLA LOGGIA P4"....

GENCHI dsc Jpgciancimino

L'intervista è visibile al link http://www.youtube.com/user/klauscondicio

1- ANTONIO MANGANELLI HA CONSEGNATO LA MIA TESTA A BERLUSCONI
"Mi è stato riferito che Berlusconi abbia detto ad Antonio Manganelli: ‘questo lo voglio tolto dai coglioni' e così il capo della Polizia gli ha consegnato la mia testa". Lo ha dichiarato a KlausCondicio, il programma tv di Klaus Davi in onda su YouTube, il consulente informatico Gioacchino Genchi, che alla domanda: "Lei cosa avrebbe fatto di tanto grave da far chiedere al premier il suo ‘scalpo'?" ha risposto: "Se lei considera tutti i figuri che hanno circondato Berlusconi, ha avuto quello che in botanica si definisce geotropismo negativo, cioè sceglie verso il basso le persone più squallide. La caduta di Berlusconi non avverrà certo per le capacità politiche del Pd, ma a causa delle persone di cui si è circondato".

2- CIANCIMINO, PROCURA DI PALERMO HA INTRAPRESO PERCORSO PERICOLOSO
"I magistrati della Procura di Palermo hanno intrapreso, sulla vicenda Ciancimino, un percorso molto pericoloso e molto ambizioso, ma che ha un profilo di correttezza. Di Matteo e Ingroia sono persone di grande equilibrio, ma la Procura ha peccato di ingenuità in alcuni passaggi perché non si è resa conto della reale dimensione del personaggio. Visto da vicino, con lo zoom, si ha una certa impressione. Ma visto da più lontano ti accorgi che qualcosa non va". Lo ha detto il consulente informatico Gioacchino Genchi intervenuto a KlausCondicio, il salotto tv di Klaus Davi in onda su YouTube e visibile al link http://www.youtube.com/user/klauscondicio.

3- DE MAGISTRIS, FURONO ASSURDE LE ISCRIZIONI DI PRODI E MASTELLA
"L'ingenuità di De Magistris, che ha gestito più a livello mediatico l'inchiesta Why Not , è stata l'iscrizione assurda di Prodi e Mastella nel registro degli indagati, che ha favorito un fronte comune della politica contro di lui e contro di me. Il vero rischio erano le indagini non solo a Catanzaro, ma a Reggio Calabria, a Palermo e a Roma. La politica, con Rutelli in prima fila, ha avuto la forza di bloccare le indagini".

4- DE MAGISTRIS PERQUISÌ BISIGNANI LASCIANDOGLI IN CUSTODIA I COMPUTER - MAGISTRATO TECNICAMENTE SPROVVEDUTO E IMPROVVISATO
"Luigi de Magistris è una persona molto onesta e perbene. Ma a volte anche le persone pulite hanno bisogno di una doccia di umiltà. E' stato un magistrato tecnicamente sprovveduto su molte cose. Ha perquisito Bisignani lasciandogli i computer in custodia. Quei computer sono rimasti a Bisignani e non li abbiamo mai avuti. Sarebbe bastato che noi li prendessimo e li copiassimo e probabilmente i risultati a cui sono arrivati nel 2011 li avremmo certamente ottenuti già nel 2007, quando quella attività è stata svolta. Per essere un buon magistrato non basta solo la buona volontà e l'onestà, occorre anche tecnica".

5- DE MAGISTRIS, NON VORREI CHE COSENTINO AVESSE TROPPI VANTAGGI DALLA SUA ELEZIONE
"Cosentino dichiara di non aver appoggiato il candidato sindaco Lettieri. Sarei curioso di sapere chi ha appoggiato perché a questo punto mi pongo dei problemi. Il mio amico De Magistris, peraltro difeso dallo stesso avvocato di Cosentino, si è portato in giunta il pubblico ministero che ha indagato proprio su Cosentino, il quale non vorrei che avesse troppi vantaggi dall'elezione di De Magistris a sindaco di Napoli".

6- SISTEMA BISIGNANI EVERSIVO, LO CAPÌÌ DAI TABULATI - MA AL MOMENTO NON VENDO NELL'INCHIESTA RILIEVI PENALI. PER ORA E' SOLO GOSSIP
"Lo avevo detto e scritto che eravamo di fronte a un network eversivo, qualcosa che rischiava di travolgere lo stesso presidente del Consiglio. Avevamo individuato dei soggetti ben precisi che operavano intorno a questo network. Perché avrei preso i tabulati di Bisignani, della Guardia di Finanza e di Masi? A De Magistris segnalai 752 tabulati telefonici. Bisignani aveva qualcosa come 6-7 telefoni.

Scoprìì che Poletti parlava con Lavitola, il ruolo di Achile Toro. Ora che mi hanno imputato devo difendermi portando agli atti tutte le evidenze in mio possesso. Quando la mia vicenda sarà finita saranno guai per molti, moltissimi rischiano di essere travolti dalla piena". "Detto questo - aggiunge Genchi - al momento l'indagine, almeno da quello che leggo, non mi pare abbia rilievi penali. Per ora è gossip.".

7- BISIGNANI SA PER CERTO CHI È CHIAPPE D'ORO
"Bisignani sa benissimo chi è ‘chiappe d'oro'. Sa anche che ci sono altri cinque o sei tipi di chiappe, magari d'argento". Lo ha dichiarato a KlausCondicio, il programma tv di Klaus Davi, il consulente informatico Gioacchino Genchi a proposito del famoso politico che secondo il pusher Giuanguarino Cafasso frequentava abitualmente in transex di via Gradoli a Roma. "Sono informazioni che lui ha".

8- P4, IN RAI DECINE DI AFFILIATI ALLA "LOGGIA". PRESTO FARÒ I NOMI
DAI TABULATI ANCHE NOMI DI INSOSPETTABILI
"Posso assicurare che i contatti fra Bisignani e personaggi Rai sono interessantissimi. Se si guarda la caratteristica dei tabulati in mio possesso (riferiti alle indagini condotte da Genchi come Why Not, ndr) si ha un esatto percepito delle gerarchie all'interno della Rai. Il numero di contatti aumenta se la posizione gerarchica è alta come direttore di rete per esempio. Seguono i capi redattori fino ad arrivare ai cameraman. E' quello che li farà finire. Quando io ho letto quelle cose non vi ho letto la mia indagine ma la fine di Berlusconi".

"Le nostre inchieste furono bloccate. Ma se fossero continuate avremmo fatto un favore a Berlusconi togliendo di mezzo l'alto numero di ‘saltafossi' di cui è stato costretto a circondarsi, gli stessi che lo stanno distruggendo. Paradossalmente si sarebbe rafforzato lasciandoci lavorare. I nomi? Quando vorrò li potrò fare in ogni momento perché ormai sono patrimonio pubblico. E Berlusconi capirà che razza di gente lo ‘serviva' in Rai".

9- CISTERNA BLOCCÒ LE IME INDAGINI CHE LO RIGUARDAVANO - TABULATI RIVELAVANO COSE INCREDIBILI
"Capìì la potenza di Cisterna e dei suoi amici quando bloccò le mie indagini che riguardavano Sisinio Orsito e suo fratello. Allora un'ordinanza della Cassazione fece uscire dal carcere il fratello di Sisinio Orsito. Trovai i contatti telefonici di un sottosegretario di Stato indagato che chiamava il presidente della Cassazione e il relatore consigliere Pintus che ha fatto uscire dal carcere il fratello di Sisinio Orsito. I telefoni lasciano il segno. Non credevo ai miei occhi guardando quei tabulati. Stavo andando avanti per fare un'indagine ma fui bloccato".

10- CISTERNA, CONTATTI CON BOSS? NON CI SONO SOLO TELEFONATE MA ANCHE ALTRO
"Non ci sono solo contatti e telefonate che interessano Cisterna, ma anche dell'altro. Non ne posso parlare, non voglio dare a Cisterna più vantaggi di quelli che ha. Consideri che Cisterna viene incriminato grazie alle acquisizioni che ho versato alla Procura di Reggio Calabria, quindi dire che non mi trova stupito è un eufemismo".

11- CISTERNA SCAMBIAVA TELEFONINI DELL ANTIMAFIA CON I GIORNALISTI
"Ho potuto verificare che Cisterna scambiava con alcuni giornalisti la sim della Procura Antimafia. Non si tratta di parlare con giornalisti, ma di scambiare con loro i telefoni. I procuratori antimafia si comperano il telefonino o ricevono quello di servizio. Parliamo di un traffico di 40 e più telefonini. Senza contare le migliaia di telefonate per fini privati con cui Cisterna ha usato i telefoni della Procura".

12- NEL CORSO DEL PROGRAMMA DI KLAUS DAVI, GIOACCHINO GENCHI HA PRECISATO COSÌ IL SUO PENSIERO:
"Avevo un'altissima considerazione di Cisterna. L'avevo apprezzato quando già da giudice del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria aveva partecipato alla redazione dell'ordinanza che aveva confermato misure cautelari della Procura di Palmi sul fratello di Sisinio Zito e su altri soggetti indagati di collusioni con la ‘ndrangheta.

Quell'ordinanza fu annullata dalla Cassazione senza rinvio e trovai i contatti telefonici, poco prima dell'udienza, fra il Presidente della Cassazione Corrado Carnevale e il giudice a latere Pintus, che ha redatto la motivazione con l'On. Sisinio Zito, fratello dell'indagato arrestato e anche lui indagato in quella indagine, quando ricopriva la carica di Sottosegretario di Stato.

Nel tempo ho apprezzato numerosissimi altri interventi di Cisterna in riviste giuridiche e non avevo con lui alcuna inimicizia. Sono quindi caduto dalle nuvole quando ho avuto modo successivamente di rendermi conto dei suoi contatti"

Genchi avvocatoDE MAGISTRIS DI PIETRO resize prodi mastellaBISIGNANI

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

MI CHIAMO BISIGNANI E RISOLVO PROBLEMI - DA FINMECCANICA A TRENITALIA, TUTTO L’ESTABLISHMENT ITALIANO SI RIVOLGEVA AL LOBBISTA LETTIANO PER CONOSCERE IL PROPRIO DESTINO (DI CARRIERA O GIUDIZIARIO) - BISI AI PM: “PAPA SI PROPOSE DI INTERESSARSI SULLE VICENDE GIUDIZIARIE RIGUARDANTI BORGOGNI DI FINMECCANICA. E MI DISSE DI AVER APPRESO CHE NON VI ERANO PROVVEDIMENTI DI ARRESTO”…

Carlo Bonini per "la Repubblica"

Che tipo di informazioni riservate trafficava la rete di Luigi Bisignani? In che occasioni si attivò o venne attivato l´ex pubblico ministero e deputato del Pdl Alfonso Papa? Nell´ordinanza napoletana si rintracciano interferenze significative su inchieste giudiziarie che hanno segnato l´agenda politica dell´ultimo anno.

Lorenzo Borgogni

Riferisce l´avvocato Patrizio Della Volpe, uno dei testimoni ascoltati dai pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock: «Ricordo che mi venne detto che Papa era particolarmente interessato ai procedimenti penali riguardanti la P3 (Procura di Roma ndr.), Guido Bertolaso, il G8 e la "Cricca" (Procure di Firenze e Perugia ndr.), il coordinatore del Pdl Denis Verdini (Procura di Firenze ndr.)».

bisi

E´ un elenco significativo, che dà la misura del valore che certe notizie avevano o potevano avere al mercato del "ricatto". Cui va aggiunta una vicenda - anche questa giudiziaria e politica - che come quelle elencate da Della Volpe ha messo a rumore per mesi Palazzo Chigi e di cui i pubblici ministeri napoletani afferrano un bandolo. L´affaire Finmeccanica.

Esattamente un anno fa, maggio 2010, due inchieste - una della Procura di Roma, l´altra della Procura di Napoli - stringono contemporaneamente sulla holding a partecipazione pubblica. A Roma, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo lavora alla vicenda "Digint" e all´ipotesi di fondi neri creati dal gruppo. A Napoli, è sotto inchiesta la "Elasag datamat", società di Finmeccanica che ha vinto l´appalto per la costruzione della "Cittadella della polizia".

Il vertice del Gruppo vive giorni infernali. Pierfrancesco Guarguaglini, presidente che gode della protezione e benevolenza di Gianni Letta, sua moglie Marina Grossi, amministratore delegato di Selex, Lorenzo Borgogni, potente capo delle relazioni esterne, entrano in un vortice che si alimenta di paure, sospetti, voci, indiscrezioni.

ELLEKAPPA SU BISIGNANI

Si muove la rete di Luigi Bisignani. Che, interrogato dai pm di Napoli il 9 marzo scorso, racconta: «Papa si propose e propose, per il mio tramite, di interessarsi e intercedere sulle vicende giudiziarie riguardanti il dottor Lorenzo Borgogni di Finmeccanica. Ricordo bene che Papa mi disse di essersi informato, attraverso fonti accreditate, e di aver appreso che nei confronti di Borgogni non vi erano provvedimenti restrittivi della libertà».

Guarguaglini e Lorenzo Borgogni

Il ricordo è confermato da Anselmo Galbusera, un imprenditore amico di Borgogni, che ha accesso a Luigi Bisignani e che Borgogni, in quel frangente, sollecita per avere notizie. Mette a verbale Anselmo: «Andai negli uffici di Bisignani a piazza Mignanelli e gli chiesi espressamente se c´era un mandato di cattura spiccato nei confronti del mio amico Borgogni, che era in uno stato di prostrazione e che io avrei visto la sera stessa a cena. Bisignani mi disse seccamente che aveva saputo da Papa che nei confronti di Borgogni non c´era alcun mandato di cattura. Sapevo che Bisignani disponeva di notizie giudiziarie di "prima mano" e ribadisco che in quella circostanza mi disse che la sua fonte era Papa».

Il cerchio si chiude con le parole di Borgogni. Interrogato il 12 marzo, dice: «Effettivamente, ho vissuto una condizione di angoscia, prostrazione e preoccupazione per la mia sorte processuale. Ne parlai con il mio amico Anselmo Galbusera e lui mi disse che aveva parlato dei miei problemi e di quelli del gruppo Finmeccanica con Bisignani».

alfonso-papa-

Il che, a quanto spiega ancora Borgogni, era accaduto anche per altri "amici" in difficoltà. «Sicuramente si è rivolto a Bisignani Marco Zanichelli, oggi presidente di Trenitalia».
La Procura di Napoli, per quel che se ne sa, non è riuscita sin qui a dare un nome alle «fonti giudiziarie di Papa» in grado di rassicurare Borgogni (e verosimilmente non solo lui) sull´inchiesta Finmeccanica.

E´ un fatto che, tra la fine di giugno e i primi di luglio di quel 2010, dunque poco tempo dopo il colloquio tra Galbusera e Bisignani in piazza Mignanelli, Borgogni (che ignora di essere intercettato) è al telefono con il presidente di Enav Luigi Martini impegnato a discutere su come «bloccare» comunque l´indagine del procuratore aggiunto Capaldo. Martini assicura che al magistrato arriverà «una botta». Di che genere? Era forse un´altra di quelle «informazioni giudiziarie di prima mano» raccattate dalla rete di Bisignani che dovevano o potevano essere utilizzate per grippare l´inchiesta di Roma?

 

 

 

 

[20-06-2011]

 

 

Libia, scontro Lega-Quirinale - Napolitano: è un nostro dovere restare schierati in Libia. Maroni: fissare la data del ritiro - Letta: ‘Bisignani amico di tutti, non escludo che mi parlò dell’inchiesta - Indagato Moretti, ad Fs - Lele Mora in cella a Milano per bancarotta fraudolenta. Il giudice: pericolo di fuga - Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo - Juncker. ‘L’Italia non è in pericolo’ - Non salviamo la Grecia: ha 50 autisti ogni auto blu...

Il Velino.it

La-Padania-21-Giugno BISIGNANI

CORRIERE DELLA SERA - In apertura: "La rete ombra di Bisignani" e a sinistra: "Tensione sulla Libia tra Napolitano e Maroni". In taglio alto: "Assad non cede. L'ultima trincea?". Editoriale di Franco Venturini: "Una questione di credibilità". Al centro foto-notizia: "Grecia, ultimatum europeo. E Moody's avvisa Eni ed Enel" e "Lele Mora in cella a Milano per bancarotta fraudolenta. Il giudice: pericolo di fuga". In taglio basso: "Violenza di gruppo su una ragazzina" e "Declino del dentista ex mestiere d'oro".

LA REPUBBLICA - In apertura: "Libia, scontro Lega-Quirinale". Editoriali di Aldo Schiavone: "La trincea del Colle" e di Adriano Sofri: "Non aspettare il 25 luglio". Di spalla: "2011 fuga dalla vecchia televisione". Al centro foto-notizia: "Letta ammette: Bisignani mi parlava delle indagini. Ecco le nuove carte sulla P4. Indagato Moretti, ad Fs" e "Grecia, aiuti rinviati. Ue: Italia non a rischio". In taglio basso: "Bancarotta fraudolenta arrestato Lele Mora" e "Le lacrime di Signori".

NAPOLITANO

LA STAMPA - In apertura: "Napolitano stoppa la Lega: in Libia rimaniamo schierati" e in taglio alto: "Economia, politica, servizi. ‘Bisignani conosceva tutti'" e "Arrestato Lele Mora. ‘Ha soldi in Svizzera e poteva fuggire'". Editoriale di Marcello Sorgi: "Il vuoto sotto gli slogan". Di spalla: "L'America si chiude in se stessa" e "E Londra abbandona l'Europa". Al centro foto-notizia: "A nove anni kamikaze forzata" e "‘Grecia salva solo se ha un piano'". A fondo pagina: "Il Potere secondo Ferrara".

Mauro Moretti

IL SOLE 24 ORE - In apertura: "Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo" e in taglio alto: "Cessione Tirrenia a rischio: Cin rinvia la firma del contratto" e "Per l'aumento di Fondiaria-Sai sconto al 30-40 per cento". Editoriali di Alessandro Leipold: "Questa Europa non merita l'Fmi" e di Giorgio Barba Navaretti: "Pochi campioni e troppe zavorre". Al centro la foto-notizia: "Juncker. ‘L'Italia non è in pericolo'". Di spalla: "Letta: ‘Bisignani amico di tutti, non escludo che mi parlò dell'inchiesta" e "Napolitano: è un nostro dovere restare schierati in Libia. Maroni: fissare la data del ritiro". In taglio basso: "Bonus per le assunzioni al Sud solo dopo il via libero europeo" e "Il trasloco al Nord per 33 mila".

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IL GIORNALE - In apertura: "Botte per tutti: Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo, D'Alema, Bocchino, Ecc.", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al centro la foto-notizia: "E adesso Lele Mora finisce in cella" e "La Grecia è fallita ma sciopera. Ora salviamo i suoi lavoratori". Di spalla: "Napolitano stoppa la Lega. Il Cav è sempre più in sella". A fondo pagina: "Coraggio, andiamo a cercar la bella destra".

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LIBERO - In apertura: "I segreti del vice Letta", con editoriale di Maurizio Belpietro. Al centro la foto-notizia: "L'Italia del centrodestra è già divisa in tre" e "Nella Lega volano gli stracci". A fondo pagina: "Non salviamo la Grecia: ha 50 autisti ogni auto blu" e "il miglior eurodeputato è la velina".

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IL TEMPO - In apertura: "Inchiesta P4 sul binario morto". Al centro la foto-notizia: "ministeropoli. Trasferirli al Nord costa 2 miliardi".

IL FOGLIO - In apertura a sinistra: "Il Cav cerca la fiducia ma trova altri guai tra Napolitano e Bossi". In apertura a destra: "Il rinvio del salvataggio greco deprime le Borse di un'Europa divisa". Al centro: "Sessantaquattromila siriani".

JUNCKER

L'UNITÀ - In apertura foto-notizia a tutta pagina: "Piovono pietre".

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - L’FMI BLOCCA IL SUO AIUTO ALLA GRECIA FINCHÉ L’EUROPA NON DARÀ RASSICURAZIONI SUL SALVATAGGIO - DOPO LO SCANDALO DSK LA MAGGIORANZA DEI FRANCESI PRONOSTICA LA RIELEZIONE DI SARKOZY - SIRIA: IL TERZO DISCORSO DI ASSAD INFIAMMA LE PIAZZE - ENTRO IL 2015 IN CINA IL MERCATO DEL LUSSO RADDOPPIERÀ - BOLLA 2.0 - FIFA: I DIRIGENTI SI DIMETTONO, INCHIESTA SOSPESA - MERCATO DELLA MUSICA IN SALUTE GRAZIE AI CONCERTI - GLI OCEANI A UN PASSO DALLA CATASTROFE - L’EUROPA CHE DICE SÌ ALL’ATOMO - SCOSSA AI DOMINI WEB…

DAGOREPORT

TIMES

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "Assad si fa promotore del dialogo per cambiare la Siria senza tuttavia entrare nel dettaglio delle riforme" - "La Corte Suprema irrigidisce le regole della class-action" - Al centro, "La fine dell'anonimato: oggigiorno il web smaschera chiunque"

TRIBUNE

2 - THE WASHINGTON POST - In apertura, "Una Corte Suprema divisa blocca la class-action contro Wall-Mart"

3 - THE WALL STREET JOURNAL - In apertura, "I costi del carburante spingono gli accordi nel settore aereo" - Di spalla, "Approvata la ‘scossa' ai domini web"

4 - LE FIGARO - In apertura, "Presidenziali. Come l'affaire Strauss-Kahn cambia le carte in tavola. Le primarie del Ps assumono un nuovo aspetto, si apre uno spazio al centro e la maggioranza dei francesi pronostica una rielezione di Sarkozy" - "Siria: per Juppé, Bashar al-Assad ha raggiunto ‘un punto di non ritorno'"

NYT

5 - LIBÉRATION - In apertura, "Se la Grecia fallisce. C'è una reale minaccia per l'euro? Da Cipro alla Spagna, ‘Libération' ha immaginato gli scenari di un contagio"

6 - LE MONDE - In apertura, "Debito greco: dieci giorni per evitare l'effetto domino" - Di spalla, "L'aviazione mondiale ritrova l'ottimismo" - Al centro, "Noël Le Graët, nuovo patron del calcio francese"

MONDE

7 - LES ECHOS - In apertura, "Di fronte alla concorrenza, Alstom vuole lanciare un nuovo Tgv" - Al centro, "Airbus e Boeing danno il via alla fanfara del Salon de Bourget" - "Moderato rigore sulle spese dello Stato per il 2012"

8 - LA TRIBUNE - In apertura, "L'Europa che dice sì al nucleare. A 100 giorni da Fukushima molti stati, specie la Gran Bretagna, rilanciano l'atomo.'Il settore dovrà accettare i costi di una modernizzazione delle centrali'" - Di spalla, "Di qui al 2015 in Cina il mercato del lusso raddoppierà" - In alto, "Grazie ai concerti il mercato della musica è in salute" -

LIBERATION

9 - THE GUARDIAN - In apertura, "Salute mentale in crisi per carenza di personale"

10 - THE INDEPENDENT - A tutta pagina, "Gli oceani a un passo dalla catastrofe. La vita marina di fronte al rischio di estinzione di molte specie nell'arco di una sola generazione umana"

11 - THE TIMES - In apertura, "Crisi greca, Cameron si rivolge all'Europa: Non un solo penny di più" - Di spalla, "Fifa: i dirigenti si dimettono, l'inchiesta per corruzione viene sospesa"

FAZ

12 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Restare in Libia metterà a dura prova la Royal Air Force. ‘Soldati sovraccarichi di lavoro e crisi dei rifornimenti'"

13 - FINANCIAL TIMES - In apertura, "Il Fmi blocca l'aiuto alla Grecia chiedendo all'Europa concrete rassicurazioni sul salvataggio" - Fotonotizia, "Siria: il terzo discorso di Assad infiamma le piazze" - In basso, "I commerci cinesi suggeriscono il passaggio dalla mercato del dollaro a quello dell'euro" - In alto, "Bolla 2.0: l'onda dei nuovi media sociali che colpisce i mercati"

FIGARO

14 - DAILY MAIL - In apertura, "Le pene non saranno dimezzate: Cameron umilia Clegg affossando il suo piano di offrire una riduzione del 50% della pena per chi si dichiara colpevole"

15 - EL PAIS - In apertura, "Ultimatum della Ue alla Grecia affinché approvi nuovi tagli" - "Libia: un nuovo errore alleato fa 15 morti" - In piccolo, "Tunisi condanna il dittatore Ben Ali e la moglie a 35 anni di carcere" - In alto, "L'Onu rinforza la vigilanza nucleare"

ft

16 - EL MUNDO - In apertura, "Il Psoe flirta con gli indignados di fronte alla preoccupazione della Ue"

17 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - In apertura, "La Grecia può sperare di evitare il default" - Al centro, "La Ue minaccia la Siria con ulteriori sanzioni"

18 - BILD - "Nuovo show per Michelle Hunziker"

19 - DIE WELT - In apertura, "Salvataggio dell'euro: la Germania deve pagare ancora di più"

 

 

 

[21-06-2011

 

 

1- SAN GIGGINO DECOLLATO? LA NOTTE DI SAN LUIGI NON HA PORTATO ‘O MIRACOLO: LA MUNNEZZA INVADE NAPOLI E NESSUNO SE LA PIGLIA. ED IL CALDO CON PUZZA è ARRIVATO - 2- L’EX PM: "UNA REGIA OCCULTA, FORSE MALAVITOSA, DIETRO LA NUOVA CRISI DELLA SPAZZATURA" - 3- CHE TRUFFA PUZZOLENTA! I NAPOLETANI PAGAVANO LA TARSU (TASSA SUI RIFIUTI SOLIDI URBANI) E CINQUE MATTACCHIONI, ORA IN GALERA, METTEVANO I SOLDI SUI LORO CONTI PRIVATI. SI PARLA DI CIRCA 32 MILIONI DI EURO. INDAGATA ANCHE UNA DIRIGENTE DEL COMUNE, COMPAGNA DI RAFFELE TECCE, EX SENATORE COMUNISTA E GRANDE SOSTENITORE DI GIGGINO - 4- L’EX PM "WHY NOT?" SI TOGLIE UN SASSOLINO: "L’ANM PROTESTA? EPPURE PARTE DELLA MAGISTRATURA CHE STAVA NEL CSM SAPEVA BENISSIMO COSA FACEVA PAPA E GLI OSTACOLI CHE IO E I MIEI COLLABORATORI STAVAMO SUBENDO IN QUEGLI ANNI E HA PREFERITO COPRIRE GLI ALFONSO PAPA E PUNIRE CHI INDAGAVA IN QUELLA DIREZIONE" -

 

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1- DAGOREPORT
Carlo Tarallo per Dagospia

A mezzanotte gli hanno fatto tutti quanti gli auguri, a quei due mattacchioni di Giggino ‘a Manetta e Giggino ‘a Purpetta, alias Luigi De Magistris e il presidente della Provincia di Napoli, l'ultranapoberluscone Luigi Cesaro. Riunione fiume fino all'aba: scade domani l'autoultimatum dell'ex pm, che si lasciò scappare la classica frase berlusconiana proprio quel maledetto venerdì 17. "In quattro o cinque giorni - tuonò l'ex pm - la città e la provincia di Napoli saranno liberate dalla spazzatura".

Ma la munnezza è ovunque, e non si vede via di uscita, mentre col caldo arriva la puzza e la paura di malattie. La notte di San Giggino ha prodotto un'altra idea geniale: chiederanno alle altre province campane di prendersi un po' di monnezza napoletana. Anche questa già sentita e già vista: insomma niente miracoli e San Giggino intossicato.

DE MAGISTRIS DI PIETRO resize

La notte di San Luigi è stata pure quella della rivolta della monnezza in via Toledo, nel cuore di Napoli, a due passi dalla sede della prefettura dove stavano riuniti i massimi sistemi. E pure dei camion di spazzatura incendiati a Acerra. Ora saranno sette o dieci i giorni non è quello il problema, piuttosto che la munnezza sommerge Napoli ormai da 10 anni, e quindi o c'è la bacchetta magica o si deve fare i conti nell'ordine con: comitati, sindaci, cittadini, imprenditori, mamme vulcaniche, cugini denuclearizzati, parroci, tecnici dei comitati, comitati di tecnici per scegliere i tecnici dei comitati, tutti sui giornali e in tv 24 ore su 24 a urlare (giustamente): "Ancora qui??? Ce vulite accirere !!! Jatevennnnnnnnnnneeeeeeeee!!!".

DE MAGISTRIS resize

Allora: la soluzione di mettere la spazzatura napoletana in transito in qualunque altro posto del mondo fuori da Napoli l'hanno avuta tutti, Acerra e Caivano poi sono nella top ten degli ultimi dieci anni, e tutti prima o poi si sono dovuti fermare. Mò Giggino & Tommasino (Sodano, assessore all'Ambiente, vicegiggino rifondarolo ex pasdaran delle barricate e ora, secondo il 100% degli addetti ai livori sinistrati, imborghesito dalla carica e già sulla graticola) si giocano la prima sfida-salvezza. Primo smacco in arrivo?

2- DE MAGISTRIS VERTICE CONTRO I "SABOTATORI" DEL PIANO RIFIUTI
Vincenzo Iurillo per "il Fatto quotidiano"

demagistris

Una regia occulta, forse malavitosa, dietro la nuova crisi della spazzatura di Napoli. Lo mettono nero su bianco il sindaco Luigi de Magistris e il suo vice con delega all'Igiene urbana Tommaso Sodano in una nota diffusa in serata.

Secondo de Magistris e Sodano a rendere impossibile l'obiettivo di ripulire la città entro i primi giorni di questa settimana c'è "anche quanto verificatosi durante la raccolta dei rifiuti nella zona del centro storico cittadino, dove si sono registrati fatti inquietanti che hanno impedito il prelevamento dell'immondizia e che sono stati già segnalati alle forze dell'ordine, che hanno disposto una vigilanza verso i mezzi di raccolta.

monnezza napoli

La verità è che questa amministrazione sta rimuovendo "incrostazioni" ventennali determinando risposte di sabotaggio. La situazione è drammatica - si legge nel comunicato - ma siamo determinati ad operare senza alcun tentennamento, per questo sono stati rinviati tutti gli appuntamenti che avrebbero costretto il sindaco a lasciare Napoli".

Nonostante le disposizioni di raccolta h 24 da parte di Asìa, la municipalizzata dell'igiene urbana, le operazioni sono state frenate dal mancato apporto di una ditta appaltatrice, la Lavajet, che provvede alla rimozione di circa 350 tonnellate d'immondizia nelle zone centrali di Napoli, il cui contratto è in scadenza a fine anno. Il tutto sarebbe dovuto a una protesta strisciante dei lavoratori che reclamano la forfetizzazione degli straordinari.

napoli mare monnezza

"Per cercare di ovviare allo 'stop' di Lavajet - ha detto il presidente di Asìa, Rossi, mezzi e personale di Asia sono stati dirottati nelle zone di competenza di quell'azienda. Ovviamente il nostro personale non può sopperire totalmente alle mancanze di Lavajet e questo ha delle ripercussioni". Tutto questo accade mentre da Milano rimbalzano le notizie di un'inchiesta con cinque arresti per peculato, per l'indebita appropriazione della Tarsu pagata anche a Napoli negli ultimi anni. Nella notte si è tenuto un vertice straordinario in Prefettura tra tutti i soggetti istituzionali locali.

De Magistris chiede il rispetto degli impegni presi nei giorni scorsi, mentre Napoli annaspa sotto il peso di 2400 tonnellate di monnezza (19.000 in tutta la provincia). Ma gli accordi stanno saltando. Sui tre siti provvisori individuati tra Caivano ed Acerra dal presidente Pdl della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, si è scatenata l'ira delle popolazioni locali. Cesaro ha provato a tranquillizzare promettendo di rivedere le sue ordinanze "nel momento in cui il Governo adotterà il decreto che consente il trasferimento di rifiuti fuori regione". Ma sul decreto pesa come un macigno il no della Lega.

E comunque, il sindaco di Caivano, Antonio Falco, non intende revocare il provvedimento che impedisce ai camion di sversare, e minaccia di dimettersi. Mentre ad Acerra una cinquantina di manifestanti hanno cercato di ostacolare il passaggio dei mezzi, e sono stati rimossi dalle forze dell'ordine. A Napoli sono riprese le ‘barricate' nelle zone del centro, coi rifiuti sparpagliati in mezzo alla strada. E resta senza risposta la domanda da un milione di dollari: dove portare l'immondizia in giacenza?

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3- TARSU, UNA BEFFA DA 32 MILIONI
Irene de Arcangelis per La Repubblica Napoli

Non solo la storica emergenza della città invasa dai rifiuti. Scoppia uno scandalo che ha anche il sapore della beffa. I soldi dei napoletani che pagano la Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani), venivano di fatto consegnati, con conto corrente postale, a una società che non aveva il contratto di riscossione con il Comune. La società non li sostituiva, non li "girava" all'amministrazione né alla società di diritto. Al contrario, li tratteneva per sé e poi li spostava su conti correnti propri. Non briciole. Si parla di circa 32 milioni di euro.

D'altra parte il Comune di Napoli non controllava né denunciava la mancanza di entrate. Cinque anni di buco mai contestato dall'amministrazione, dal 2005 al 2009, ma il periodo sotto inchiesta parte dal 2001. Una beffa (con i soldi dei contribuenti).

Fatto sta che è la Guardia di finanza di Milano ad arrivare a Napoli, negli uffici del Comune che gestivano i rapporti con la società milanese Aip (fallita) per la riscossione della Tarsu ma anche della pubblicità a Napoli e a Grumo Nevano. Peculato (per 32 milioni) e bancarotta fraudolenta (per 18 milioni). Per tutto questo sono state eseguite cinque ordinanze di custodia cautelare di cui due in carcere e tre ai domiciliari, per gli amministratori di fatto e di diritto della Aip. A Napoli è indagata una dirigente del Comune.

Tommaso Sodano

Si tratta di Ida Alessio Vernì, compagna dell'ex senatore di Rifondazione comunista ed ex assessore comunale Raffaele Tecce. Ma per i magistrati milanesi sarebbero anche altri i pubblici ufficiali non ancora identificati e in servizio al Comune di Napoli coinvolti nel peculato. Nessun controllo da parte dell'ente. Dunque per il gip milanese Micaela Curami il caso getta «pesanti ombre sulle modalità di gestione da parte del Comune di Napoli». Una gestione che non riguarda solo la tassa sui rifiuti ma anche la pubblicità, dell'ufficio Sviluppo commerciale di cui era dirigente la stessa Vernì.

L'indagine della Finanza ricostruisce i fatti a partire dal 2001, con i primi flussi finanziari in uscita dalla società Aip che non è ancora fallita. Denaro che finisce su altri conti degli amministratori della società. Il periodo di riferimento è lungo, arriva al 2009, anno in cui la Aip viene dichiarata fallita. Intanto, nel 2005, la società non ha più il contratto di riscossione con il Comune di Napoli, ma continua a riscuotere grazie a un conto corrente postale che rimane aperto. Il rapporto dell'ente passa a un'altra società, la Elpis, a capitale misto, che di fatto è per il 51 per cento del Comune e per il 49 per cento della stessa Aip, controllata di fatto dagli indagati che ne gestiscono i fondi. Nel frattempo succedono però fatti ora nel mirino degli inquirenti.

Per esempio le contraddizioni di gestione nero su bianco. Nel 2005, quando viene sciolto il contratto tra Aip e Comune, quest'ultimo spiega la risoluzione con «l'assoluta incertezza delle entrate oltre che delle spese». Ma poi lo stesso Comune riconosce all'Aip un indennizzo di tre milioni e la sceglie come partner nella costituzione della società mista Elpis.

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4- L'EX PM "WHY NOT?" SU PAPA
(Agi) "Quando io lavoravo a Napoli, molto tempo prima di Why Not e Poseidone a Napoli portammo avanti la questione morale nella magistratura napoletana e Papa fu uno di quelli che si mise maggiormente di traverso". Lo ha detto Luigi De Magistris ospite della puntata dell'Infedele in onda questa sera su LA7, rispondendo ad una domanda di Gad Lerner. "Oggi - ha aggiunto - sorrido quando sento il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati che parlando di Papa dice che il fatto e' grave e' c'e' una questione morale. Parte della magistratura che stava nel CSM sapeva benissimo cosa faceva Papa e gli ostacoli che io e i miei collaboratori stavamo subendo in quegli anni e ha preferito coprire gli Alfonso Papa e punire chi indagava in quella direzione"

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

AVE DALEMIX, MORICHINI TE SALUTANT - I MAGISTRATI ROMANI INDAGANO MA NON ARRESTANO IL BARCAROLO DALEMONE CHE CONTINUA A SCODELLARE INDICAZIONI UTILI AL PM IELO - L’AFFARE S’INGROSSA CON UNA RETE DI AZIENDE VICINE AL PD - E SPUNTANO ANCHE I VOLI REGALATI AI POLITICI ATTRAVERSO PRONZATO, IL CONSIGLIERE ENAC IN CARCERE (5 PASSAGGI PER IL LIDER MAXIMO)…

1 - IL PD TREMA ALTRI INDAGATI PER LE MAZZETTE ENAC - SPUNTA UNA RETE DI AZIENDE VICINE AI DEMOCRATICI
Roberta Catania per "Libero"

 

La presunta tangente per l'appalto Enac sarebbe solamente la punta dell'iceberg di un giro più largo. Un vortice che abbraccia una rete vastissima di interesse, ma finisce per stringersi comunque attorno a Vincenzo Morichini, ex amministratore del consorzio di agenzie Ina Assitalia di Roma, da sempre vicino a Massimo D'Alema, e oggi indagato per questo e altre operazioni di cui si è fatto "mediatore".

Le indagini sarebbero quindi all'inizio, uscite allo scoperto dopo una significativa tranche di lavoro di pm e Fiamme gialle per arrivare agli arresti di tre imprenditori e di Franco Pronzato, l'uomo del cda Enac accusato di avere preso una bustarella. Il consigliere, neo dimissionario dalla carica di responsabile del settore aereo per il Pd, avrebbe intascato 40mila euro, tassati del 50% dall'intermedia - rio pentito

Una figura strana, ma centrale per arrivare fino qui, tanto che i magistrati romani hanno scelto di indagarla ma non chiederne l'arresto. Si tratta di Morichini, che, con il proprio avvocato al seguito, continua a incontrare il pm Paolo Ielo e fornire le indicazioni utili a ricostruire la ragnatela di interessi che ieri ha portato all'iscrizione di due nuovi indagati per frode fiscale.

Si tratta dei responsabili della società Rdz Sistemi di Bresso (Milano), finiti nel mirino insieme agli statali che contemporaneamente hanno ricevuto la visita della Guardia di finanza negli uffici del Gse, il Gestore dei servizi energetici, società per azioni interamente controllata dal ministero dell'Economia.

Le iscrizioni, come nei casi che in passato riguardarono Morichini e altri imprenditori, fanno riferimento all'emissione di fatture, da parte di Rdz, per operazioni inesistenti e collegate ad un appalto aggiudicato alla società da Gse, incaricata dell'erogazione di finanziamenti pubblici per la produzione energetica da fonti rinnovabili. Il materiale acquisito negli uffici dell'ad di Gse e nella sede della società di Bresso è ora al vaglio delpm Ielo e del generale Leandro Cuzzucrea, comandante del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di finanza.

Il primo a parlare di Gse era stato l'imprenditore umbro Pio Piccini, che nel quadro degli accertamenti sul crac Agile-Omega, proprio riferendosi a Morichini, aveva rivelato che il consulente «aveva oggettivamente grossi rapporti in Gse». Oggi, nel carcere romano di Regina Coeli, il gip che ha disposto gli arresti di martedì scorso sentirà i tre imprenditori. All'interrogatorio di garanzia sarà presente anche il pm, che nel frattempo avrà letto il verbale dell'interrogatorio di garanzia di Franco Pronzato, sentito per rogatoria ieri nel carcere di Genova.

Anche in base alle risposte dell'ex cda Enac, gli inquirenti oggi si porranno in un modo o in un altro nei confronti di di Viscardo e Riccardo Paganelli, titolari della Rotkopf aviatio, e di Giuseppe Smeriglio, uomo di Pronzato. Intanto prosegue l'esame dei conti correnti delle quattro persone trovate nell'elenco scritto da Paganelli.

Due sono noti, Pronzato per 40mila euro (la presunta tangente) e la Fondazione Italiani Europei di D'Alema per 30mila (regolarmente registrati e di provenienza assolutamente lecita). Ma sugli altri quattro nomi, e sulle relative cifre riportate a fianco (che in totale portano a 200mila euro), gli accertamenti sono ancora da chiudere. A quel punto potranno scattare altre perquisizioni e, forse, nuove iscrizioni nel registro degli indagati.

2 - I VOLI REGALATI AI POLITICI DALL'IMPRENDITORE IN CELLA. A D'ALEMA 5 PASSAGGI...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

Nell'indagine sugli appalti pubblici favoriti da Vincenzo Morichini, adesso ci sono anche i voli privati offerti a manager e politici. Passaggi aerei che gli amministratori della Rotkopf Aviation Italia - finiti in carcere perché accusati di aver pagato tangenti al consigliere di amministrazione dell'Enac in quota pd Franco Pronzato, in cambio dell'assegnazione di una rotta per l'isola d'Elba - erano disponibili ad effettuare gratuitamente. Gli investigatori del Nucleo valutario guidati dal generale Leandro Cuzzocrea stanno effettuando verifiche su tutti i «piani di volo» degli ultimi anni.

E hanno già scoperto che nel 2010 cinque trasferimenti (tre dalla Puglia a Roma) sono stati concessi al presidente del Copasir Massimo D'Alema. Una circostanza che lo staff del leader del Pd non nega e sulla quale dovranno adesso essere effettuate ulteriori verifiche. Anche perché con i responsabili della società, Viscardo e Riccardo Paganelli, esistevano rapporti precedenti, visto che nel 2009 e poi nel 2010 hanno finanziato la Fondazione Italianieuropei con due versamenti regolarmente fatturati da 15mila euro ciascuno.

L'inchiesta dei pubblici ministeri Paolo Ielo e Giuseppe Cascini comincia nel settembre scorso quando l'imprenditore Pio Piccini racconta come Morichini gli promise appalti in Finmeccanica «se avessi finanziato il Partito democratico e Italianieuropei». Piccini offre riscontri alle sue parole, consegna i contratti di consulenza stipulati proprio con Morichini, pur specificando di non aver poi ottenuto quanto gli era stato promesso.

Vengono disposti nuovi controlli e perquisizioni presso la Sdb dello stesso Morichini, ex amministratore delegato delle agenzie di Ina Assitalia e da sempre ritenuto vicino ai democratici. Viene sequestrata la lista dei suoi clienti, tra i quali spicca la Foretec dei Paganelli, che a sua volta controlla altre aziende, tra cui appunto la Rotkopf. Ma soprattutto si accerta che proprio grazie alla sua mediazione la Foretec ha ottenuto numerose commesse pubbliche, compreso il collegamento aereo per l'Elba.

L'8 giugno, quando capisce che il quadro investigativo è pesante, Morichini si presenta davanti ai magistrati accompagnato dal suo avvocato Grazia Volo e confessa di aver versato tangenti a Pronzato - che fino ad allora ricopriva la carica di responsabile del trasporto aereo per il Pd - per conto di Paganelli. Scattano gli arresti e si capisce che gli accertamenti sono soltanto all'inizio. Mentre la Guardia di Finanza perquisisce gli uffici della Gse, azienda specializzata in sistemi energetici e controllata dal ministero delle Finanze, che avrebbe concesso altre commesse pubbliche in maniera illecita, viene fuori la lista dei voli privati. E si apre un nuovo capitolo.

I magistrati vogliono chiarire per quale motivo D'Alema abbia utilizzato questo tipo di aerei, soprattutto tenendo conto del suo ruolo istituzionale. Ma anche la natura dei contatti con i Paganelli e il motivo dei versamenti alla Fondazione, per stabilire se sia stato Morichini a sollecitarli. C'è infatti il sospetto che il manager abbia fatto questa richiesta promettendo in cambio altri lavori pubblici proprio come era avvenuto con Piccini.

«È vero che ci sono stati questi passaggi sui voli dei Paganelli - chiarisce la sua portavoce Daniela Reggiani - ma si è trattato di motivi legati a impegni di lavoro. Nel 2010 Vincenzo Morichini ci disse che aveva una partecipazione in una compagnia aerea e che avremmo potuto usufruirne qualora ci fosse stato bisogno. Dunque, in situazioni di emergenza e cioè quando non c'erano collegamenti diretti e immediati, abbiamo chiesto di poter salire su quei voli».

Di questo si parlerà proprio con Morichini, che nei prossimi giorni dovrà presentarsi in Procura per un nuovo interrogatorio.

 [01-07-2011]

 

 

LA SPERANZA DI UNA SOLUZIONE GRECA SPINGE LE BORSE - MOODY’S METTE NEL MIRINO I COMUNI ITALIANI (POSSIBILE DOWNGRADE ANCHE PER ENI, ENEL, FINMECCANICA, POSTE, TERNA) - BOARD UNICREDIT SU ROMA, ITALIA E FRANCIA - IL GIOCO DELL’OPA MEDIASET DEI PICCOLI SOCI DMT - GLI AVVOCATI ROMANI GIOCANO A PALLONE - PENSIONI: ISTAT, NEL 2009 SPESI 253,4 MLD (+5,1%) - IL BIVIO RCS…

1. BORSA: EUROPA SALE IN ATTESA VOTO GRECIA, OK AUTO ED ENERGIA...
(ANSA) - Le borse europee aprono la seduta in rialzo nella speranza che il voto di fiducia del parlamento di Atene sul nuovo governo del primo ministro George Papandreou si concluda con un esito positivo, spianando così la strada alla quinta tranche di aiuti europei e scongiurando il default ellenico. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600 sale dello 0,5%. A guidare il rimbalzo delle borse, ai minimi da tre mesi, sono Madrid e Stoccolma (+1%), seguite da Francoforte e Parigi (+0,8%).

borsa di milano

Nel pomeriggio sono attesi i dati americani sulla vendita di case esistenti: una conferma delle previsioni di un calo ai minimi del 2011 aumenterebbe la pressione sulla Fed per mantenere invariati i tassi di interesse. Sui listini del Vecchio Continente si muovono bene i titoli dell'energia (+1,39% l'indice Dj Stoxx di settore), trainati dall'andamento del prezzo del petrolio, le auto (+1,22%) e le materie prime (+1,17%). Bene Nokia (+2,7%) dopo la presentazione dello smartphone N9. Scivola il produttore di birra Sabmiller (-2,5%) dopo che l'australiana Foster ha rifiutato un'offerta da 10 miliardi di dollari.

Di seguito l'andamento dei titoli guida delle principali borse del Vecchio Continente: - Londra +0,65% - Parigi +0,82% - Francoforte +0,79% - Madrid +1,07% - Milano +0,67% - Amsterdam +0,47% - Stoccolma +0,97% - Zurigo +0,25%

2. BORSA: ASIA RIMBALZA CON SPERANZA PER SOLUZIONE CRISI GRECA...
(ANSA) - Seduta positiva per le borse asiatiche che provano a scrollarsi di dosso le preoccupazioni per la situazione greca aggrappandosi alle parole del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che ha assicurato che una soluzione alla crisi di Atene verrà trovata. L'indice Msci per l'area dell'Asia-Pacifico è salito dello 0,6%, guidato da Tokyo, Seul e Sydney.

"Alla fine la Grecia sarà sostenuta dai Paesi europei e si eviterà il peggio" ha commentato il direttore generale di Tachibana Securities a Tokyo. In recupero i titoli petroliferi e minerari in scia al rialzo dei prezzi delle materie prime: Bhp Billiton e Rio Tinto sono salite dell'1,4%. Bene anche i titoli automobilistici nipponici dopo l'indebolimento dello yen: Honda è salita dell'1,1% così come Toyota, oggetto anche di un report di Daiwa Securities Capital Markets che ha alzato il giudizio sul titolo.

BORSA SHANGAY

Di seguito i titoli degli indici guida delle principali borse del vecchio Continente: - Tokyo +1,10% - Hong Kong +1,02% (in corso) - Shanghai +0,72% (in corso) - Taiwan +0,78% - Seul +1,41% - Sydney +1,27% (in corso) - Mumbai +0,93% (in corso) - Singapore +1,04% (in corso) - Bangkok +1,10% - Giakarta +0,95% (in corso)

3. MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ITALIA: effetto Moody's a Piazza Affari, rischio rating per i big pubblici (dai giornali). Spence: 'Siete nella tempesta, un errore tagliare le tasse ora'. Intervista al premio Nobel per l'economia Michael Spence (La Repubblica, pag. 24) Italy - Lex Column (Financial Times pag.14)

CRISI: Il tallone d'Achille dell'Europa. Il reale problema e' un eccesso di deferenza. Intervento di Mario Monti.(Financial Times, pag.1-11)

BPM: Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo. Alla procura di Milano il verbale di ispezione Bankitalia. Sfuma l'ipotesi fusioni. Il dg Chiesa: 'Andremo avanti da soli' (Il Sole 24 Ore, pag. 1-39)

DL SVILUPPO: Bonus per le assunzioni al Sud solo dopo il via libero europeo (Il Sole 24 Ore, pag. 1-7,9)

FONSAI: Per l'aumento di capitale sconto al 30-40% (Il Sole 24 Ore, pag. 1-40). I rilievi Isvap sulla gestione (Il Messaggero, pag. 23)

UNICREDIT: Board su Roma, Italia e Francia. Parterre (Il Sole 24 Ore, pag. 41). In arrivo una maxi-cartolarizzazione. Trasformazione di crediti in bonis fino a 14 miliardi (Il Messaggero, pag. 23)

RCS: Rotelli pronto a salire in Rcs. Si' degli azionisti al riassetto (dai giornali)

EDISON: Saglia apre a Edison francese (dai giornali)

FIAT: Cosi' Fiat-Chrysler entra nel vivo (Il Sole 24 Ore, rapporto Motori e Flotte, pag.1). Serbia, dopo Fiat c'e' l'indotto. Le prime aziende italiane hanno seguito il gruppo dell'auto con i loro stabilimenti (La Stampa, pag. 31)

EXOR: Aumento in arrivo anche per la Juventus (Il Sole 24 Ore, pag. 40)

PARMALAT: Mele: 'Lascio la Lavazza, studio Parmalat'. 'Ho un po' di inviti per entrare nei Cda, tra cui Collecchio'. Intervista all'a.d. uscente di Lavazza, Gaetano Mele. (La Stampa, pag. 31)

UBI: Jannone alla Consob per il sindacato degli azionisti (Il Corriere della Sera, pag. 34)

La borsa di Londra

TIRRENIA: Cessione a rischio: Cin rinvia la firma del contratto (Il Sole 24 Ore, pag. 1-27)

SAVIO: Il gruppo al fondo di private equity Alpha (Il Sole 24 Ore, pag. 1-19)

ASSONIME: Abete: spesa mirata e nuovo fisco. Intervista al presidente Luigi Abete nel giorno dell'assemblea dell'associazione (Il Sole 24 Ore, pag. 1-8)

LAVORO: I giovani 'inattivi' senza opportunita'. E il 40% torna a casa (Il Corriere della Sera, pag. 29)

4. MORNING NOTE: L'AGENDA DI MARTEDI' 21 GIUGNO...
Radiocor - Milano - convegno 'Fondi etici e azionariato attivo', organizzato da Etica Sgr. Partecipa, tra gli altri, Enzo Chiesa, d.g. Bpm.

Milano - 'Come e perche' fare affari nelle Filippine', roadshow di presentazione del Paese, organizzato da Il Sole 24 Ore Radiocor, Newsmercati, Centro Estero delle Camere del Piemonte, Confindustria e Ice. Tra i relatori e business testimonial: Luca Fornari, ambasciatore d'Italia a Manila, Hubert d'Aboville, presidente di ECCP (European Chamber of Commerce of the Philippines) e di Paris-Manila Technology, Massimo di Nola, Il Sole 24 Ore Radiocor.

Milano - conferenza stampa di presentazione della stagione 2011/2012 della Filarmonica della Scala. Partecipa, tra gli altri, Federico Ghizzoni.

Milano - presentazione del libro 'Hedy Lamarr, la donna gatto' di Edoardo Segantini. Partecipa, tra gli altri, Franco Bernabe', presidente Telecom Italia.

Roma - Si riunisce l'assemblea di Assonime.

Roma - Relazione annuale dell'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato.

Roma - audizione del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, sul credito alle pmi in Commissione industria del Senato.

evangelos venizelos

Parigi - prosegue il salone aeronautico di Le Bourget.

5. PENSIONI: ISTAT, NEL 2009 SPESI 253,4 MLD (+5,1%)...
(ANSA) - Nel 2009 l'importo complessivo annuo delle prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in Italia è stato di 253.480 milioni, in aumento del 5,1% rispetto al 2008. Lo rileva l'Istat nell'indagine sui trattamenti pensionistici e beneficiari pubblicata oggi. La spesa per il 2009 corrisponde al 16,68% del prodotto interno lordo (Pil). La quota sul Pil è cresciuta di 1,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente.

6. ITALIA: MOODY'S POSSIBILE DOWNGRADE PER ENTI LOCALI...
Radiocor - Moody's Investor Service ha oggi posto sotto osservazione il rating a lungo termine di 23 enti locali d'Italia - che comprendono, regioni, citta', prov ince e enti parastatali emittenti - e le loro obbligazioni di debito non garantito, in fase di revisione per un possibile downgrade. Il provvedimento odierno trae origine dalla decisione di Moody's di collocare il rating Aa2 delle obbligazioni sovrane dell'Italia sotto revisione per un possibile declassamento, presa il 17 giugno 2011. Lo rende noto Moody's in un comunicato.

7. MOODY'S: POSSIBILE DOWNGRADE PER ENI, ENEL, FINMECCANICA, POSTE, TERNA...
Radiocor - Moody's, dopo aver messo sotto osservazione il rating dell'Italia, pone sotto la lente per un possibile downgrade il rating di Eni, En el, Finmeccanica, Poste Italiane e Terna. Lo afferma una notadell'agenzia.

Moody's

8. ANTITRUST: CATRICALA', RIFORME FERME, A RISCHIO VITALITA' DEL SISTEMA...
Radiocor - Il 'processo riformatore' dell'economia 'nell'ultimo periodo si e' arrestato e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorita' dell'agenda della politica'. Antonio Catricala', presidente dell'Antitrust, nella sua ultima relazione annuale al Parlamento afferma che il ritardo della legge sulla concorrenza 'e' grave; rallenta il processo di ammodernamento del Paese; fa perdere fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti e agli stessi controllori'. Senza concorrenza, aggiunge, 'e' a rischio la vitalita', gia' compromessa, del sistema economico'. Le priorita' per introdurre assetti di mercato 'realmente competitivi' sono 'ferrovie, gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e assicurativa.

9. BOARD UNICREDIT SU ROMA, ITALIA E FRANCIA...
Al. G. per "Il Sole 24 Ore" - Tre temi caldi all'esame del consiglio di amministrazione di UniCredit che si riunirà oggi in Piazza Cordusio. Il primo: aggiornamento del management sul progetto di cessione della As Roma alla cordata americana guidata da Thomas Di Benedetto, confermando la scadenza di inizio luglio. Secondo argomento: l'avanzamento del turnaround delle attività italiane che, dopo i primi miglioramenti del primo trimestre, hanno mostrato progressi anche in aprile.

PAOLO SCARONI

E dalla ripresa dell'Italia, che pesa per circa il 50% dei ricavi di UniCredit, passa buona parte del recupero reddituale del gruppo. Con stime degli analisti che vedono i profitti del 2011 in ascesa a 2,8-2,9 miliardi dagli 1,32 miliardi. Terzo tema di rilievo all'ordine del giorno dell'odierno board di UniCredit dovrebbe essere il piano di rafforzamento della divisione corporate & investment banking in Francia. Una scelta coerente con la recente decisione di affidare la guida globale del Cib all'ex SocGen Jean Pierre Moustier.

10. I PICCOLI SOCI DMT AL GIOCO DELL'OPA...
S. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Mediaset, in sordina, si prepara all'affondo su Dmt. Ma il nodo sul tavolo è l'Opa: il colosso televisivo della famiglia Berlusconi ha messo nel mirino l'azienda di torri di Alessandro Falciai (peraltro nata proprio da uno spin-off di Mediaset, molti anni fa). Il disegno è chiaro: creare un polo italiano delle torri di tlc. L'operazione sarebbe tutta carta contro carta: il gruppo tv del presidente del Consiglio conferirebbe asset e ricevrebbe in cambio circa il 60% di Dmt diventandone il socio di maggioranza.

Nei giorni scorsi, ha rivelato l'agenzia Radiocor, è stata creata la newco che farà da veicolo per la fusione, ma il vero ostacolo è l'Opa: Mediaset dovrebbe lanciare un'offerta, ma è stata chiesta l'esenzione perché si tratterebbe di una ristrutturazione industriale. L'ultima parola, in base ai nuovi regolamenti Consob, spetta però ai soci di minoranza: oltre a Falciai, anche alcuni hedge fund, come Permian di Cara Goldenberg. Loro decideranno se Mediaset dovrà aprire i cordoni.

CATTANEO

11. LE BUONE SOCIETÀ E LA CATTIVA SORTE...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Ti puoi chiamare «Le Buone Società Spa», ma non è detto che sia di buon auspicio. Il (micro) titolo, con i suoi 5 milioni di capitalizzazione, ha avuto il suo momento di gloria venti giorni fa. L'Istituto mobiliare ligure passa la mano del controllo alla società Fire. Ecco un bel balzo del 25% delle quotazioni. Poi subito la ricaduta a piombo tra volumi mai visti prima. Ma quella gloria si è rivelata effimera. Dietro l'acquirente Fire si celava tra gli altri Vittorio Casale, l'immobiliarista finito in manette pochi giorni fa.

Nuovo scivolone del titolo. Quel che non si spiega al di là della sorte avversa dell'acquirente fuori gioco è quella straordinaria capacità di volare all'insù e all'ingiù del titolo. Le Buone Società non è altro che la ex Filatura di Pollone, altro micro-titolo trasformato in holding e poi ceduto. Quindi una sorta di scatola vuota. Lo dicono i conti con i ricavi del trimestre a solo 133mila euro; perdite per 96mila e capitale netto a 1,8 milioni. Sarà anche una Buona Società ma è sorprendente che valga in Borsa così tanto e che voli pazzamente all'insù e all'ingiù.

12. AVVOCATI CAPITOLINI CAMPIONI D'EUROPA...
R. Fi. per "Il Sole 24 Ore" - La squadra del consiglio dell'ordine di Roma, sponsorizzata da Pirelli e capitanata dall'avvocato Francesco Chiappetta, general counsel del colosso delle gomme, ha vinto il campionato europeo tra avvocati (Elfcup) che si è appena concluso a Dublino. Con un secco 3 a 1 il club romano, dopo aver lasciato indietro squadre tedesche, ungheresi, britanniche e spagnole, ha sconfitto i colleghi della mezzaluna di Ankara.

ANTONIO CATRICALA

Alla guida della formazione deò Foro romano c'erano i tecnici Pasucci e Celletti. Dal 2006 ad oggi, la squadra, composta da ottimi giocatori-avvocati, come Giuseppe Mercuri, che ha militato nelle formazioni giovanili di squadre di serie A, ha vinto due campionati mondiali e due europei, subendo una sola sconfitta.
Un team vincente di professionisti e giocatori, ma soprattutto di amici. Amici sul campo, ovviamente: perchè in aula di tribunale non fanno sconti a nessuno.

13. RCS FERMA AL BIVIO TRA DIRITTO DI RECESSO E PIÙ FLOTTANTE...
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Il cda di Rcs Mediagroup «non intende in alcun modo favorire il delisting», ha detto il presidente Piergaetano Marchetti ad alcuni azionisti in assemblea che chiedevano lumi sugli effetti del diritto di recesso. Come prevede il codice civile, infatti, i soci assenti o dissenzienti al cambiamento dell´oggetto sociale possono chiedere di essere liquidati dalla società.

Federico Ghizzoni UNICREDIT

E poiché ieri l´assemblea ha approvato la semplificazione della governance con l´accorpamento in seno al cda della capogruppo di alcuni organi delle controllate, attraverso un allargamento dell´oggetto sociale, il pericolo di una riduzione del flottante è concreto. Peccato che i soci, come conferma il presidente, vogliano andare nella direzione opposta, cioè quella di un eventuale aumento del flottante per favorire la ripresa del titolo in Borsa. A questo riguardo, nell´ultima riunione del patto Diego Della Valle ha chiesto a Marchetti di studiare un modo per svincolare i soci del patto dal divieto di acquistare azioni fuori da esso.

PIERSILVIO BERLUSCONI

Proponendo anche di far scendere la quota sindacata al 51%, proprio per creare più flottante. Ma se le azioni liberate dal patto vengono poi acquistate da compratori che hanno già posizioni importanti in portafoglio, come Della Valle e Giuseppe Rotelli, allora la creazione di maggior flottante diventa una chimera.

Ecco perché Marchetti ha gettato acqua sul fuoco: «Ho ricevuto un mandato dal patto di sindacato sul possesso azionario o movimenti di azioni nel gruppo, ma si tratta di una ricognizione della disciplina giuridica, che non riguarda alcuna operazione concreta». Tutta teoria, dunque, e poca pratica, per sciogliersi le mani Della Valle dovrà chiedere esplicitamente di uscire dal patto, anche se questo è stato confermato per altri due anni.

PIERGAETANO MARCHETTI

14. MAZZETTA TRASPARENTE...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Attenzione, la società potrebbe non essere in grado di prevenire e combattere la corruzione. Sì, insomma, Bumi, la matricola che il 28 giugno debutterà a Londra, potrebbe dover pagare tangenti ai funzionari del fisco, oppure essere coinvolta in qualche frode. Magari per aprire una miniera o scavare un pozzo. E comunque sarebbe a insaputa del management.

Almeno secondo il prospetto della società petrolifera indonesiana con testa nel Regno Unito che spiega: «Il Paese è al numero 110 tra i 178 Stati più trasparenti e meno corrotti al mondo». Un bel biglietto da visita per il fondo di Nat Rothschild e della famiglia Bakrie, una delle più influenti del Paese. Eppure sembra che il collocamento sarà un successo. Chissà come la prenderanno Philogen, Rhiag e Moncler, le tre matricole mancate di Piazza Affari.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: MCKINSEY, L’AMERICA DI FRONTE AL RISCHIO REALE DI UNA RIPRESA SENZA LAVORO - “FT”: CRISI DEI MUTUI, JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO - “BLOOMBERG”: TERZO CALO DI UTILI CONSECUTIVO PER H&M - “NYT”: DOPO LA BANCA ON LINE IL GRUPPO ING VENDE ANCHE IL NOLEGGIO AUTO? - “WSJ”: NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE - FOSTER’S RIFIUTA L’OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER…

DAGOREPORT

IL NUOVO NOKIA N9

1 - THE WALL STREET JOURNAL
NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE
http://on.wsj.com/jYWEvU

Nokia cerca di recuperare terreno nel competitivo settore dei telefoni cellulari e lancia, a Singapore, una serie di nuovi dispositivi tra cui lo smartphone touchscreen N9. Il prezzo e la data precisa di uscita sul mercato non sono stati rivelati, ma l'N9 è atteso entro la fine dell'anno. La fotocamera dell'ultimo nato in casa Nokia ha 8 megapixel.

FOSTER'S RIFIUTA L'OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER
http://on.wsj.com/jQRG6D

L'australiana Foster's, tra le maggiori produttrici di birra al mondo, ha rifiutato l'offerta di acquisto, per 9,5 milioni di dollari, lanciata da SabMiller. La valutazione delle sue azioni a 4,90 dollari australiani ciascuna, è stata definita da Foster's troppo bassa.

L'OCCUPAZIONE NEGLI USA

2 - LES ECHOS
GLI USA DI FRONTE ALLA MINACCIA DI UNA RIPRESA SENZA OCCUPAZIONE
http://bit.ly/kSWo5I

Il ritorno alla piena occupazione non è imminente in America. Mentre l'amministrazione Obama sta cercando di convincere i repubblicani ad estendere i fondi per il sostegno all'occupazione, uno studio del McKinsey Global Institute (MGI) sottolinea la difficoltà della sfida.

Secondo il rapporto, dopo aver distrutto 7 milioni di posti di lavoro dall'inizio della recessione, all'economia americana serviranno altri nove anni per sperare di raggiungere la piena occupazione (tasso di disoccupazione del 5%), creando 21 milioni di posti di lavoro netti entro il 2020. E si tratta dello scenario più ottimistico. Quello meno roseo parla di appena 9,3 milioni di posti di lavoro creati nei prossimi dieci anni con un tasso di disoccupazione destinato a rimanere elevato.

JPMorgan Chase

3 - BLOOMBERG
LA CATENA DI VESTITI LOW-COST H&M REGISTRA IL TERZO CALO DI UTILI CONSECUTIVO
http://bloom.bg/mjHUOt

La catena svedese di abbigliamento low-cost H&M rischia di registrare il terzo calo di profitti consecutivi. Sarebbe la prima volta in dieci anni. Nel secondo trimestre gli utili di H&M sono scesi presumibilmente del 16%, a 678 milioni di dollari. È quanto stimano 16 analisti. Nel trimestre in corso i profitti potrebbero scendere di circa il 10%. Alla base del calo dei ci sarebbe l'aumento del costo del lavoro in Asia, da cui arriva gran parte dei prodotti distribuiti dalla catena di Stoccolma.

4 - FINANCIAL TIMES
CRISI DEI MUTUI: JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO PER 800 MLN $
http://www.ft.com

ING DIRECT USA LOGO

Le banche JPMorgan e Royal Bank of Scotland sono state denunciate dalla National Credit Union Administration (Ncua) degli Stati Uniti per oltre 800 milioni di dollari. L'accusa mossa dall'agenzia federale indipendente per la vigilanza finanziaria è di aver in qualche modo nascosto o minimizzato il livello di rischio dei titoli legati ai mutui da esse venduti.

5 - THE NEW YORK TIMES - DEAL BOOK
ING VENDE ANCHE LA DIVISIONE NOLEGGIO AUTO?
http://nyti.ms/kDysg9

rbs

Dopo aver annunciato, venerdì scorso, la vendita per 9 miliardi di dollari della sua banca online Ing Direct Usa, Ing è in trattativa per vendere anche la divisione specializzata nel noleggio di autovetture a lungo termine, "Ing Car Lease". Il Gruppo ieri ha confermato che sta valutando strategie alternative per il Car Lease, inclusa, appunto, la sua possibile vendita.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

BUSINESS INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: MCKINSEY, L’AMERICA DI FRONTE AL RISCHIO REALE DI UNA RIPRESA SENZA LAVORO - “FT”: CRISI DEI MUTUI, JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO - “BLOOMBERG”: TERZO CALO DI UTILI CONSECUTIVO PER H&M - “NYT”: DOPO LA BANCA ON LINE IL GRUPPO ING VENDE ANCHE IL NOLEGGIO AUTO? - “WSJ”: NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE - FOSTER’S RIFIUTA L’OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER…

DAGOREPORT

IL NUOVO NOKIA N9

1 - THE WALL STREET JOURNAL
NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE
http://on.wsj.com/jYWEvU

Nokia cerca di recuperare terreno nel competitivo settore dei telefoni cellulari e lancia, a Singapore, una serie di nuovi dispositivi tra cui lo smartphone touchscreen N9. Il prezzo e la data precisa di uscita sul mercato non sono stati rivelati, ma l'N9 è atteso entro la fine dell'anno. La fotocamera dell'ultimo nato in casa Nokia ha 8 megapixel.

FOSTER'S RIFIUTA L'OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER
http://on.wsj.com/jQRG6D

L'australiana Foster's, tra le maggiori produttrici di birra al mondo, ha rifiutato l'offerta di acquisto, per 9,5 milioni di dollari, lanciata da SabMiller. La valutazione delle sue azioni a 4,90 dollari australiani ciascuna, è stata definita da Foster's troppo bassa.

L'OCCUPAZIONE NEGLI USA

2 - LES ECHOS
GLI USA DI FRONTE ALLA MINACCIA DI UNA RIPRESA SENZA OCCUPAZIONE
http://bit.ly/kSWo5I

Il ritorno alla piena occupazione non è imminente in America. Mentre l'amministrazione Obama sta cercando di convincere i repubblicani ad estendere i fondi per il sostegno all'occupazione, uno studio del McKinsey Global Institute (MGI) sottolinea la difficoltà della sfida.

Secondo il rapporto, dopo aver distrutto 7 milioni di posti di lavoro dall'inizio della recessione, all'economia americana serviranno altri nove anni per sperare di raggiungere la piena occupazione (tasso di disoccupazione del 5%), creando 21 milioni di posti di lavoro netti entro il 2020. E si tratta dello scenario più ottimistico. Quello meno roseo parla di appena 9,3 milioni di posti di lavoro creati nei prossimi dieci anni con un tasso di disoccupazione destinato a rimanere elevato.

JPMorgan Chase

3 - BLOOMBERG
LA CATENA DI VESTITI LOW-COST H&M REGISTRA IL TERZO CALO DI UTILI CONSECUTIVO
http://bloom.bg/mjHUOt

La catena svedese di abbigliamento low-cost H&M rischia di registrare il terzo calo di profitti consecutivi. Sarebbe la prima volta in dieci anni. Nel secondo trimestre gli utili di H&M sono scesi presumibilmente del 16%, a 678 milioni di dollari. È quanto stimano 16 analisti. Nel trimestre in corso i profitti potrebbero scendere di circa il 10%. Alla base del calo dei ci sarebbe l'aumento del costo del lavoro in Asia, da cui arriva gran parte dei prodotti distribuiti dalla catena di Stoccolma.

4 - FINANCIAL TIMES
CRISI DEI MUTUI: JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO PER 800 MLN $
http://www.ft.com

ING DIRECT USA LOGO

Le banche JPMorgan e Royal Bank of Scotland sono state denunciate dalla National Credit Union Administration (Ncua) degli Stati Uniti per oltre 800 milioni di dollari. L'accusa mossa dall'agenzia federale indipendente per la vigilanza finanziaria è di aver in qualche modo nascosto o minimizzato il livello di rischio dei titoli legati ai mutui da esse venduti.

5 - THE NEW YORK TIMES - DEAL BOOK
ING VENDE ANCHE LA DIVISIONE NOLEGGIO AUTO?
http://nyti.ms/kDysg9

rbs

Dopo aver annunciato, venerdì scorso, la vendita per 9 miliardi di dollari della sua banca online Ing Direct Usa, Ing è in trattativa per vendere anche la divisione specializzata nel noleggio di autovetture a lungo termine, "Ing Car Lease". Il Gruppo ieri ha confermato che sta valutando strategie alternative per il Car Lease, inclusa, appunto, la sua possibile vendita.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

UN, DUE, TRE, PIQUATTRO! - il capitolo che più imbarazza la sedicente grande stampa d’informazione, è quello su Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit - Il sospetto è che Bisignani potesse influire anche all’interno della politica finanziaria dell’ex banca di profumo - Vittorio Farina, socio di Bisi nella società Ilte, il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit, lo chiama per discutere rapidamente di questo argomento: “Il cambiamento del capo del personale”...

BISIGNANI

Da "il Fatto quotidiano"

Il sospetto è che Luigi Bisignani potesse influire anche all'interno della politica finanziaria di Unicredit. E il sospetto nasce da un'intercettazione del settembre 2010, stesso periodo in cui Alessandro Profumo lascia la guida di Unicredit, dopo un clamoroso ribaltone, e il suo posto viene preso da Federico Ghizzoni, ex direttore generale, non considerato tra i papabili alla guida del colosso bancario. Pochi giorni prima della sua nomina - ma il nome di Ghizzoni nelle intercettazioni non emerge - Vittorio Farina, socio di Bisignani nella società Ilte, lo chiama per discutere rapidamente di questo argomento: "Il cambiamento del capo del personale".

Palenzona

Secondo gli inquirenti stanno discutendo del "capo del personale" in Unicredit. Farina, infatti, in merito all'argomento, suggerisce a Bisignani di parlarne con Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit. L'interesse del duo Bisignani - Farina per Unicredit, d'altronde, si buon spiegare con la situazione finanziaria della loro società, la "Ilte", il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit. Farina negli anni aveva consolidato un rapporto con Cesare Geronzi, ma quando Capitalia viene assorbita da Unicredit, con la banca viene assorbito anche il pegno delle azioni Ilte.

Federico Ghizzoni UNICREDIT

Tra alta finanza e capitani d'industria, Bisignani, si orienta sempre molto bene. Uno dei suoi interlocutori - per quanto non in linea con l'asse Bisignani Letta - è Luca Cordero di Montezemolo, che si rivolge al lobbista per aggirare l'ostacolo della nuova presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su una nomina a Napoli: "Lì - dice Montezemolo a Bisignani - c'è un mascalzone di... che vuole fare il Presidente degli Industriali, te la faccio breve, la Marcegaglia ha chiamato ponendo il veto su Punzo, (...). La Marcegaglia ha telefonato e ha detto no a Punzo perché troppo amico di Montezemolo (...)".

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

"Parlo con Lucchini - dice Bisignani - fra un minuto e ti richiamo". Lucchini spiega a Bisignani che c'era un candidato presidente designato all'unanimità, tale "Graziano", spiegando che si poteva fare in modo che Punzo diventasse vice presidente. Bisignani richiama Montezemolo, dicendogli che "tutto ‘sto casino lo sta mettendo su Moretti" e conclude: "Tu gli dici a Punzo di chiamare Stefano Lucchini". Paolo Graziano divenne presidente di Confindustria Napoli, Punzo no.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

O TEMPORA O MORA - LELE NON SI ASPETTAVA L’ARRIVO DELLA FINANZA PER INGABBIARLO A SAN VITTORE: “PORTATEMI VIA SUBITO, PRIMA DELL’ARRIVO DEI FOTOGRAFI” - L’EX AMANTE DI CORONA IN CARCERE PER LA VORAGINE DI 8 MLN € “DISTRATTI” DALLA SUA LM MANAGEMENT - IL LEGALE: “LA BANCAROTTA È STATA PROVOCATA DAI DEBITI CON IL FISCO A SEGUITO DI UNA VERIFICA SCATENATA DALL’INCHIESTA VALLETTOPOLI DALLA QUALE È USCITO PULITO”…

Giovanna Trinchella per "la Stampa"

lele mora

L'arresto no. Non se l'aspettava per niente. E così quando i finanzieri di Milano hanno citofonato, Dario «Lele» Mora ha avuto un sussulto. Ha pensato a quel massacro mediatico di cui aveva parlato poco più di un mese fa in una colorata ma tesa conferenza stampa. Quando tra Platinette e gli organizzatori di un Festival aveva sibilato: «Non sono un magnaccia». Ma ieri gli uomini della Guardia di Finanza erano lì non per le accuse del Rubygate, ma per la voragine da oltre 8 milioni di euro della Lm Management, la società con cui gestiva eventi e personaggi.

Lele Mora

«Non me l'aspettavo per niente. Portatemi via presto», ha detto; Mora sapeva che nel giro di pochi minuti, lì in viale Monza 9, dopo il suo avvocato Luca Giuliante sarebbero arrivati giornalisti, fotografi e (chissà) gli amici. Ha chiesto e ottenuto di poter preparare subito il borsone degli abiti con cui poi è entrato a San Vittore. E nel giro di pochi minuti era fuori dalla portata di flash e telecamere.

Lele Mora e Fabrizio Corona

«Nessuno di noi aveva percezione che questa ordinanza sarebbe arrivata. Lele è una persona forte, ha un carattere temprato. Gli uomini della Guardia di Finanza sono stati molto cortesi, hanno avuto un comportamento esemplare nel totale rispetto», dice l'avvocato Luca Giuliante, primo di una lunga schiera di legali di Ruby. Giuliante ricorda come la bancarotta sia stata provocata dai debiti con il fisco, dopo una verifica scatenata dall'inchiesta Vallettopoli dalla quale il suo assistito era uscito completamente pulito, prosciolto dalle accuse che invece sono costate una condanna a Fabrizio Corona.

berlusconi ruby f d a d fde bd d b b c

E sì che proprio Mora in uno dei suoi interrogatori con i pm - era il 13 ottobre 2009 aveva raccontato che molti di quei soldi erano andati all'amico ed ex socio: «Ho speso buona parte di questo denaro in regali che ho fatto a Corona al quale ho comprato otto autovetture a partire da un'Audi cabriolet per arrivare alla Bentley Continental. Anche l'appartamento di via De Cristoforis a Milano gliel'ho comprato io.

Berlusconi Ruby

Posso quantificare a spanne che nel periodo 2004-2006 il denaro da me speso per Corona è di circa due milioni di euro». Un po' di quel mondo da reality era lì ieri pomeriggio a due passi dallo spettacolo. Nel bar Loreto sono arrivati gli amici, i tronisti, i naufraghi che si domandavano, si dispiacevano per la sorte del manager.

Lele Mora e Costantino sulle nevi

È passato di lì Costantino Vitagliano, ex corteggiato del programma Uomini e Donne, che abita proprio in viale Monza: «Non so niente di quello che è successo - dice l'ex tronista -. Mi spiace molto per lui», forse ricordando le estati in Sardegna quando tutti si facevano fotografare con Mora. C'è anche il nuotatore Lorenzo Tumiotto, ex naufrago dell'Isola, che sta prendendo l'aperitivo proprio lì. Poco dopo arriva anche una ragazzina: è la nipote di Mora e manda tutti a quel paese infastidita dalla presenza dei fotografi.

LELE MORA E PLATINETTE CH

Ancora molti gli amici per Lele. Anche se solo un mese fa Mora si diceva «amareggiato» perché tutti quelli che prima lo cercavano e che aveva «arricchito facendoli diventare famosi» avevano cominciato a trattarlo come un «lebbroso». «Credo nella giustizia», aveva detto pensando all'udienza preliminare fissata per il Rubygate per lui e per Emilio Fede, direttore del Tg4 e Nicole Minetti, consigliere regionale. Ma ieri invece sono arrivate le manette per tutta un'altra storia e non sappiamo se, a questo punto, abbia ancora fiducia in chi ieri ne ha ordinato l'arresto, descrivendo la sua «competenza» e «professionalità nel delinquere».

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

BULGARIA, CASA MIA - SONO MOLTE LE IMPRESE CHE, GRAZIE ALLO STUDIO PAMBIANCHI-MAZZIERI, HANNO DRIBBLATO LE IMPOSTE TRASFERENDO IN BULGARIA QUELLO CHE RIMANEVA DELLE LORO SOCIETÀ (CON LE CASSE VUOTE E PIENE DI DEBITI), SVUOTATE GRAZIE ALLA CESSIONE DI RAMI D’AZIENDA - DALLA SIDERURGIA (GRUPPO VICHI) ALL´IMMOBILIARE (DI VEROLI), SINO ALLA VIGILANZA PRIVATA (GELFUSA) NEL SISTEMA-PAMBIANCO C’È UN INTRECCI DI SIGLE E CIFRE IN CUI SPARISCONO DECINE DI MILIONI DI EURO…

Francesco Salvatore e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"-Roma

Rapporti con l´estero, prestanome e aziende che si svuotano. La galassia dei clienti dello studio Pambianchi-Mazzieri tocca diversi settori. Un'orbita in cui entrano il gruppo siderurgico Vichi di Albano, l´immobiliare Di Veroli, la società di abbigliamento al dettaglio Visa, l´alimentare Conad del Tirreno, il gruppo Francisci con le sue case di cura, Gelfusa per la vigilanza privata, Mangione per gli autosaloni e il gruppo De Meo che produce e commercializza elettrodomestici e celle frigorifere.

pambianchi cesare

GRUPPO VICHI
Cinque milioni e mezzo di debiti con il fisco per le tre società che fanno capo a Vichi - Gestione Galvanica, Gestione Zinco e Gestione Meccanica. Bisogna correre ai ripari. Ecco perché le imprese vengono svuotate attraverso trasferimenti del ramo d´azienda. Poi, quello che rimane delle società, dopo la cessione delle strutture e del patrimonio immobiliare, viene trasferito in Bulgaria. In Italia restano i nuovi soggetti giuridici e, all´estero, vanno delle aziende gravate unicamente da debiti verso l´erario, enti di previdenza e altri creditori. Reato contestato: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e bancarotta.

GRUPPO DI VEROLI
Il metodo, collaudato, è più o meno lo steso anche per l´immobiliare Di Veroli. Destinazione, sempre la Bulgaria. La Citiesse è il fardello del gruppo perché, con i suoi debiti, ne pregiudica la stabilità. Tra il 2000 e il 2006 non versa le imposte per oltre 12 milioni di euro. Nel 2005 (e fino al 2010) interviene l´organizzazione. E subito parte la ristrutturazione: i beni vengono venduti e ceduti in più passaggi. Fino a che, a giugno del 2009, la sede della società viene trasferita in Bulgaria e iscritta nel registro delle imprese locale. E, contestualmente, cancellata da quello italiano. L´affare è completo.

CESARE-PAMBIANCHI

VISA DIFFUSIONE MODA
Per la Visa Diffusione Moda, che vende abbigliamento al dettaglio e ha accumulato debiti per oltre 3 milioni di euro, si arriva oltremanica. A Londra viene aperto un punto vendita mentre a Roma viene affittato un ramo d´azienda. La sede sociale viene trasferita in Inghilterra. Tanto basta per ovviare alla riscossione dei crediti nel nostro Paese.

GRUPPO GELFUSA
Tra le società che si sono rivolti allo studio Pambianchi-Mazzieri, per sottrarsi al pagamento delle imposte per oltre 3 milioni di euro e ottenere vantaggi economici per quasi 9, c´è quello di vigilanza privata e ristorazione Gelfusa. L´organizzazione avrebbe trasferito all´estero 9 società e, in Italia, ne avrebbe fatte fallire altre 5.

CESARE PAMBIANCHI

In particolare, secondo i pm e i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria, per l´Istituto di vigilanza Centralpol, si opta per una scissione: il patrimonio immobiliare viene trasferito alla Real Estate con sede in Bulgaria, mentre gli elementi patrimoniali riguardanti i servizi di vigilanza passano alla neonata Centralpol. L´Istituto, così svuotato, ma non dei debiti, viene venduto a Giandomenico Alunno, prestanome dell´organizzazione, che trasferisce la società in Inghilterra cancellandola dalla Camera di Commercio italiana.

GRUPPO DE MEO
Per i magistrati, Marco Adami, che fa parte del secondo livello dell´organizzazione in concorso con il commercialista del gruppo Ettore Sperduti, avrebbe trasferito all´estero almeno 9 società indebitate con l´erario per circa 80 milioni. Un meccanismo complesso di compravendite immobiliare tra le aziende del gruppo che, grazie a una serie di contratti simulati, rendeva problematico per il Fisco il recupero dei beni stessi.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

1- FINO AD OGGI NESSUN GIORNALE ITALIANO È RIUSCITO A SCRIVERE IL NOME DELLA DITTA DEI DIVANI "PIRATA" CHE HA INVASO LA SPIAGGIA DI BUDELLI. DALLE IMMAGINI SI CAPISCE SOLTANTO CHE SONO BIANCHI E TRAPUNTATI, PER IL RESTO L’INFORMAZIONE SEMBRA AVER LASCIATO IL PASSO AL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ CHE ATTRAVERSA I MEDIA - 2- ALL’INCONTRO DI DOMANI PER LA PRESENTAZIONE DEL PIANO INDUSTRIALE DI MAURO MORETTI SONO ATTESI MATTEOLI E TREMONTI: CHISSà SE DOPO LA BOMBA SCOPPIATA IERI SERA I DUE ESPONENTI DEL GOVERNO SIANO DESIDEROSI DI SEDERSI IN PRIMA FILA - 3- L’USCITA DALL’ANTITRUST DI CATRICALÀ FARÀ FELICE BINI SMAGHI. FUORI GIUSEPPE BRIENZA, PER TONINO SEMBRA SPIANATA LA STRADA DELL’AUTORITÀ PER I LAVORI PUBBLICI - 4- TELECOM CHE FIGURACCIA PER SINISCALCO GRAZIE AGLI HEADHUNTER DI “EGON ZEHNDER” - 5- GLI EX OPERAI FIAT DI TERMINI IMERESE SONO ARRIVATI AI TERMINI (DELLA NOTTE) -

 

1- BINARI ROVENTI PER MORETTI
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie sono trasecolati, indignati e terribilmente incazzati.

Mauro Moretti

La notizia lanciata ieri dalle agenzie sull'iscrizione di Mauro Moretti tra gli indagati dai pm di Napoli è arrivata nel momento peggiore e ha destato enorme sensazione. Adesso gli uscieri stanno leggendo le 332 pagine dei magistrati che hanno messo sotto accusa il manager di Rimini che pensava di essere rimasto al riparo dalla bufera dopo la sua testimonianza al tribunale napoletano.

A dire il vero gli uscieri non sono sbalorditi per le cose che si leggono nei faldoni dei giudici perché sapevano da anni che Moretti non era arrivato al vertice soltanto per la sua bravura o per grazia divina, ma anche per i suoi rapporti trasversali e soprattutto con la Cgil, il sindacato dei ferrovieri di cui è stato la guida.

BISIGNANI

E neanche la rivelazione del loquace Bisignani a proposito della presentazione che Lorenzo Necci gli fece prima della nomina del 2006 ad amministratore delegato, rappresenta una novità anche se l'ex-sindacalista di Rimini una volta salito sulla poltrona di prima classe ha fatto di tutto per smarcarsi dal "magnifico Lorenzo", il padre dell'Alta Velocità.

Agli uscieri non sfugge l'errore compiuto da Moretti quando davanti ai magistrati ha giustificato il suo incontro con il parlamentare Alfonso Papa perché questi aveva ricevuto da un controllore un trattamento disdicevole. Non a caso nelle 332 pagine si legge che questa giustificazione è apparsa "una vera e propria presa in giro" che ha fatto scattare l'iscrizione del manager tra gli indagati.

ALFONSO PAPA

 Ad ogni modo il coinvolgimento del Capo ha rovinato la festa che gli uscieri del palazzo-obitorio stavano preparando per domani quando, come ha anticipato Dagospia la settimana scorsa, Moretti presenterà alla stazione Termini il piano industriale 2011-2015 sul quale ha lavorato da mesi.

I contenuti del piano rimangono segreti, ma di sicuro saranno presentati il nuovo marchio e il logo della società che d'ora in avanti si dovrà chiamare "Ferrovie dello Stato Italiane". Davanti ai giornalisti il manager di Rimini prenderà le distanze dalle notizie di queste ore e probabilmente dedicherà una parte del suo discorso ai concorrenti di Ntv, la società di Luchino & Company che con soldi e locomotrici anche francesi ha dichiarato di voler decollare sui binari italiani entro la fine dell'anno.

GIULIO TREMONTI

All'incontro di domani è prevista la partecipazione del ministro maremmano Matteoli e di Giulietto Tremonti, il ministro dell'Economia azionista di "Ferrovie dello Stato Italiane". Nel palazzo-obitorio gli uscieri non sono del tutto sicuri che dopo la bomba scoppiata ieri sera i due esponenti del governo siano desiderosi di sedersi in prima fila.


2- L'USCITA DALL'ANTITRUST DI TONINO CATRICALÀ FARÀ FELICE LORENZO BINI SMAGHI. PER TONINO SEMBRA SPIANATA LA STRADA DELL'AUTORITÀ PER I LAVORI PUBBLICI CHE SI RENDERÀ LIBERA CON L'USCITA DI SCENA DI GIUSEPPE BRIENZA
Qualche giornale tedesco continua a invocare la permanenza di Lorenzo Bini Smaghi sulla poltrona della BCE.

L'ultimo è Borsen-Zeitung, che come scrive la zelante corrispondente del "Corriere della Sera" da Francoforte, Marika de Feo, è uscito ieri con l'invocazione "Resta Lorenzo, resta a Francoforte". Questa eventualità si scontra con il patto stretto da Berlusconi con Sarkozy per sollevare l'economista fiorentino dall'Eurotower, ma resta intatto e irrisolto il problema di trovare una sistemazione per questo personaggio che punta i piedi al di là di ogni previsione. L'irritazione nei suoi confronti è forte sia a Palazzo Chigi che alla Banca d'Italia dove il Consiglio superiore al completo deve confermare entro martedì della prossima settimana la scelta di Mario Draghi.

matteoli jpeg

L'unica strada per uscire dall'empasse sembra quella di insistere per portare l'economista fiorentino su una delle Authority (Antitrust, Lavori Pubblici, AgCom) che potrebbero rendersi disponibili. È quanto sperano a Palazzo Chigi dove danno per certa l'uscita dall'Antitrust di Tonino Catricalà, il magistrato calabrese che stamane ha lanciato un grido d'allarme sull'assenza di vitalità del sistema economico "compromessa e senza concorrenza".

Per Tonino sembra spianata la strada dell'Autorità per i Lavori Pubblici che si renderà libera con l'uscita di scena di Giuseppe Brienza. Quest'ultimo è stato nominato appena un anno fa grazie ai suoi rapporti storici con il trio Casini, Cesa, Follini. L'arrivo di Catricalà dovrebbe contribuire a mettere un po' di ordine in un mercato come quello dei lavori pubblici che vale 111 miliardi e occupa 1,5 milioni di addetti.

LORENZO BINI SMAGHI - copyright Pizzi

Un mercato con molte ombre perché sembra che almeno 5mila imprese non rispettino le regole e il 30% degli appalti sia affidato senza gara.

Per il magistrato calabrese, che a parte le indulgenze dimostrate ai tempi del salvataggio della vecchia Alitalia, è considerato un mastino, ci sarà pane per i denti.


3- TELECOM CHE FIGURACCIA PER SINISCALCO GRAZIE AI CACCIATORI DI TESTE "EGON ZEHNDER"
Nelle società dei cacciatori di teste l'ironia si spreca per la brutta figura di "Egon Zehnder", uno dei più quotati headhunter internazionali di cui è partner Aurelio Regina.

ANTONIO CATRICALA

Tutto nasce dalla brutta figura che questa azienda presente sul mercato nostrano dal 1971 ha compiuto dopo il mandato ricevuto da Mimmo Siniscalco nella sua qualità di presidente di Assogestioni, l'Associazione del risparmio gestito dove l'ex-ministro torinese è stato nominato presidente nel marzo dell'anno scorso.

Questa Associazione ha il compito di nominare i cosiddetti "consiglieri indipendenti" in varie società ed è in questa funzione che Siniscalco ha chiesto a Egon Zehnder di scegliere per il consiglio di amministrazione di Telecom un nome brillante da affiancare a quelli di Francesco Profumo (rettore del Politecnico di Torino) e Luigi Zingales, il barbuto economista che ha fama di rompicoglioni.

Dopo aver ricevuto l'incarico, il faro di Egon Zehnder si è acceso sulla testa di Nanni Beccalli Falco, numero uno in Europa e in Asia di General Electric. Questo manager, nato in Italia, ha iniziato la sua carriera in Usa nel '75 e ha un curriculum di tutto rispetto perché, oltre alla carica che ricopre dal gennaio di quest'anno dentro la multinazionale General Electric, siede nel board di importanti organizzazioni internazionali e nel 2009 ha ricevuto la Legion d'Onore.

yds08 domenico siniscalco toast

Purtroppo le teste meravigliose di Egon Zehnder non si sono accorti che le grandi società americane non concedono ai propri manager operativi di sedere nei consigli di altre aziende, e nemmeno si sono preoccupati di chiedere un parere alla casa madre statunitense di "Nani" Beccalli Falco. Quest'ultimo invece il parere l'ha chiesto al suo ufficio legale che, nel rispetto della tradizione, non gli ha concesso di sedersi tra i consiglieri indipendenti di TelecomItalia.

Adesso Siniscalco e Assogestioni devono mettere una pezza e trovare una degna alternativa.

NANNI BECCALLI FALCO


4- FINO AD OGGI NESSUN GIORNALE ITALIANO E NESSUNA TELEVISIONE È RIUSCITA A SCRIVERE IL NOME DELL'AGENZIA PUBBLICITARIA "PIRATA" E DELLA DITTA DEI DIVANI CHE HA INVASO LA SPIAGGIA DI BUDELLI. DALLE IMMAGINI SI CAPISCE SOLTANTO CHE SONO BIANCHI E TRAPUNTATI, PER IL RESTO L'INFORMAZIONE SEMBRA AVER LASCIATO IL PASSO AL BUSINESS DELLA PUBBLICITÀ CHE ATTRAVERSA I MEDIA
I sardi sono gente vispa e curiosa come dimostra quel fotografo impiccione di Antonello Zappaddu che continua a spiare gli ospiti di Berlusconi a Villa Certosa.

Spiaggia Rosa DI BUDELLI

Questa caratteristica antropologica li ha portati a scoprire una clamorosa violazione della natura che è stata provocata dall'arrivo sulla spiaggia di Budelli di una troupe pubblicitaria inglese pronta a realizzare uno spot per una società che produce divani, tavoli e poltrone.

L'invasione dell'isolotto più sacro della Maddalena è stata anticipata dall'arrivo di un panfilo di 70 metri dove 15 pirati (operatori e modelle) hanno atteso un paio di giorni prima di scendere sulla sabbia finissima per costruire il set fotografico.

pubblicitari con poltrone a budelli

A lanciare l'allarme è stato Yuri Donno, il biologo del parco, che ha parlato subito di atto vandalico. A metà della settimana scorsa "Repubblica" ha dedicato un'intera pagina all'episodio, e a ruota del quotidiano sono arrivati numerosi servizi giornalistici e televisivi di altri giornali come "La Stampa", "TgCom", "Nuova Sardegna" e "Unione Sarda".

PUBBLICITARI VIOLANO LA SPIAGGIA DI BUDELLI

A quanto pare i 15 inglesi dovranno pagare una multa irrisoria di 50 euro, ma l'aspetto più curioso che eccita la curiosità dei sardi è un altro: fino ad oggi nessun giornale italiano e nessuna televisione è riuscita a scrivere il nome dell'agenzia pubblicitaria "pirata" e della ditta dei divani. Dalle immagini si capisce soltanto che sono bianchi e trapuntati, per il resto l'informazione sembra aver lasciato il passo al business della pubblicità che attraversa i media.

Fiat TERMINI IMERESE


5- GLI OPERAI DI TERMINI IMERESE SONO ARRIVATI AL TERMINE DELLA NOTTE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che gli operai di Termini Imerese stanno ancora aspettando le proposte per un insediamento alternativo allo stabilimento Fiat.

SIMONE CIMINO

Le ultime notizie riguardano l'arresto del finanziere Simone Cimino, fondatore nel 2003 di Cape Natixis, una società di gestione di fondi che attraverso l'altra società di investimento quotata Cape Live aveva presentato a Sciaboletta Scajola progetti fantasmagorici per la riconversione del sito automobilistico.

Nonostante l'arresto di Cimino resta in piedi la joint-venture del finanziere con la Regione Sicilia che si era illusa di produrre auto elettriche in tandem con un fantomatico partner indiano".

 

 

 

[21-06-2011]

 

BISI & RISI - ALLA PROCURA DI ROMA ARRIVA IL FALDONE TRASMESSO DA NAPOLI - TRA Il contratto per l’informatizzazione di Palazzo Chigi E il contenzioso tra Masi e Santoro per la chiusura DI ’Annozero’, ANCHE LA SCANDALOSA pubblicità ENI DA 100 MILA EURO L’ANNO A Dagospia (MA HANNO IDEA LORSIGNORI DI QUANTE INSERZIONI FA SCARONI A TUTTA LA STAMPA E DINTORNI?) - LA ILTE DI FARINA & BISIGNANI stampava "Il Fatto"?...

BISIGNANI

1- ALLA PROCURA DI ROMA ARRIVA IL FALDONE TRASMESSO DA NAPOLI
(Agi) Il contratto all'Italgo di Anselmo Galbusera per l'informatizzazione di Palazzo Chigi, il contenzioso tra l'ex dg della Rai Mauro Masi e Michele Santoro per la chiusura del programma 'Annozero', la 'joint venture' tra la societa' Ilte e le Poste per la stampa e la spedizione di bollette e fatture in Italia, la pubblicita' garantita al sito Dagospia: questi, e poco altro ancora, i capitoli di indagine gia' all'attenzione del procuratore aggiunto di Roma Alberto Caperna.

Si tratta di un centinaio scarso di fogli, trasmessi dai magistrati della procura di Napoli che, indagando sulla cosiddetta P4, hanno ottenuto gli arresti domiciliari per il consulente d'affari Luigi Bisignani, ex giornalista, e chiesto la misura cautelare per il parlamentare del Pdl, Alfonso Papa, magistrato in aspettativa. L'incartamento finito a piazzale Clodio contiene qualche verbale di interrogatorio e alcuni passi di intercettazione. "Non e' molta roba - si limitano a spiegare in procura - e francamente non sappiamo se da Napoli ci verra' trasmesso altro materiale".

Nel frattempo, il procuratore Giovanni Ferrara ha aperto sulla vicenda un fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato, rubricato come 'atti relativi'. L'incartamento sara' poi assegnato a un paio di pm che dovranno valutare se e come procedere, anche perche' da una prima, sommaria, lettura della documentazione napoletana non sembrano emergere in maniera cosi' evidente attivita' illecite.

MAURO MASI

Un destino diverso, invece, potrebbe avere il filone di indagine su Masi e Santoro: non e' escluso, infatti, che i magistrati romani dispongano uno stralcio e la trasmissione degli atti al tribunale dei ministri al cui vaglio, da tempo, c'e' il fascicolo che vede indagato Silvio Berlusconi per concussione e minacce per le pressioni esercitate nel 2009 sull'allora commissario Agcom Giancarlo Innocenzi affinche' venisse sospeso 'Annozero'. Per questa vicenda, l'Agcom, Innocenzi e lo stesso Masi sono parti offese.

michele santoro anno zero

2- "NE HO PARLATO DOPO LA NOTIZIA DEL FATTO"
Da "il Fatto quotidiano"

Non solo domande sui tre capi di imputazione contestati, ovvero tre ipotesi di favoreggiamento, contestate a Luigi Bisignani. I pubblici ministeri Henry John Woodcoock e Francesco Curcio, nell'interrogatorio di garanzia dinanzi al gip Luigi Giordano, hanno chiesto anche altro all'uomo d'affari. "Domande alle quali non ci siamo sottratti il penalista Gianpiero Pirolo - questo in virtù anche del percorso che abbiamo fatto fino a ora, sostenendo numerosi interrogatori. Io neanche ricordavo quanti interrogatori, poi uno dei pm mi ha detto addirittura cinque. Lo stesso gip è rimasto sorpreso dal fatto che Bisignani sia stato sentito anche dopo la richiesta di custodia cautelare".

GIOVANNI FERRARA

Bisignani ha spiegato di aver parlato con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, "dopo che Il Fatto Quotidiano aveva scritto di una presunta indagine su Letta. E poiché Bisignani lavorava per una società che stampava Il Fatto, fu tutt'uno parlarne con Letta". "Le vicende delle quali parla Bisignani erano già note e se ne parlava da tempo sui giornali", conclude il legale.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

P4, TUTTI GLI INTERROGATORI - DA GIANNI LETTA A MONTEZEMOLO, DA D’ALEMA A MASI, DA BOCCHINO A FRANCESCO MICHELI, DA PRESTIGIACOMO A RICUCCI - E DENTRO FENECH, SETTA, MINOLI, LA ROSA, L’AMBASCIATORE LIBICO, DAGOSPIA, PALENZONA, ALFREDO VITO, MAURIZIO BASILE, ALFREDO ROMEO, ETC. L’ACCUSA: CONOSCERE BISIGNANI - MIGLIAIA DI ATTI E TELEFONATE CHE IL GIUDICE AVEVA ORDINATO DI NON USARE. E CHE INVECE DIVENTANO DI DOMINIO PUBBLICO...

Gian Marco Chiocci, Andrea Cuomo e Massimo Malpica per "Il Giornale"

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO

Fango nel ventilatore, schizzi per tutti. Metodo noto, conosciuto, indegno: si depositano atti e intercettazioni che per il gip non sono meritevoli di finire nell'ordinanza, si depositano anche quelli che non dovrebbero mai essere messi a disposizione della stampa perché di nessuna rilevanza penale, e già che ci sono si lasciano a disposizione del «pubblico» carte giudiziarie che coinvolgono persone terze, ignare, non indagate.

Per non dire di questo quotidiano: il Giornale per «loro» è macchina del fango. L'intercettazione tra Sallusti e Chiocci, cronista e direttore che parlano di un'inchiesta, diventa (testuale) «un fatto di straordinaria gravità», la prova di un «sistema parallelo e surrettizio di acquisizione di notizie segrete riservate».

EDWIGE FENECH

MONTEZEMOLO, FENECH E LA MASERATI
Di fondamentale importanza, si fa per dire ovviamente, per l'inchiesta sulla P4 la vicenda della sponsorizzazione dell'attrice-produttrice Edwige Fenech attraverso l'ex marito Luca Cordero di Montezemolo, patron della Ferrari. Che si rivolge a Bisignani e a Masi per garantire la produzione di una fiction. A Montezemolo viene fatta sentire un'intercettazione: «Nella conversazione che mi avete fatto ascoltare io faccio riferimento a una richiesta di intervento sul direttore della Rai Masi che io chiesi al Bisignani nell'interesse della signora Fenech che è stata mia moglie e che produce fiction per la Rai.

BISIGNANI

La Fenech mi aveva detto che la Rai si era impegnata a produrre fiction prodotte da lei. Chiamai Masi ad Abu Dhabi e subito dopo chiamai Bisignani chiedendogli di intervenire su Masi. La Fenech mi ha detto che è ancora in attesa. L'autovettura Maserati di cui si parla il Masi me l'aveva chiesta in prova e io gliel'avevo mandata (...). Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault (...) Bisignani è amico di Briatore. L'anno scorso (...) dissi a Dominicali di incontrarlo il figlio di Bisignani e di testarlo. Il ragazzo è stato assunto e mi dicono sia in gamba».

Masi conferma: «Tanto il Bisignani quanto il Cordero di Montezemolo mi rappresentavano una questione riguardante la Fenech, una produzione della fiction della stessa; io non ho fatto alcun intervento, ho tenuto per due settimane la Maserati messa a mia disposizione in prova da Montezemolo».

MAURO MASI

SETTA, MINOLI, LA ROSA...
Masi alle prese con numerose incombenze. Raccomandazioni o spintarelle. Cosa c'entrino con l'inchiesta P4 è un altro mistero: «Il Massimo a cui si fa riferimento nell'intercettazione è Massimo Liofredi che proteggeva la Setta (Monica, giornalista, ndr) che io non volevo; la «Lei» cui si fa riferimento è la Monica Setta. Effettivamente nella conversazioni in esame io dico al Bisignani di informare e di parlare di tali questioni il dottor Letta, e ciò perché Bisignani è sicuramente più legato al Letta di quanto lo sia io (...).

MONICA SETTA

Il Bisignani, per la verità insieme a tanti altri, mi ha chiesto la cortesia di far lavorare la Monica Setta, ma io non l'ho "rinnovata" perché fa una televisione che non mi piace; ha fatto solo quattro trasmissioni in prima serata, ma solo perché era contrattualizzata; per la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l'arco costituzionale (...). Anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l'arco politico istituzionale, compreso Bisignani». Ce n'è addirittura anche per Gianni Minoli, grande giornalista, ideatore di Mixer: «Nella conversazione - spiega Masi - faccio riferimento a Gianni Minoli, che mi era stato segnalato da Gianni Letta. Con Minoli si parlava della celebrazione dei 150 anni d'Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche da Amato che era il presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione dei 150 anni».

Minoli

Nella follia del copia e incolla dei brogliacci telefonici i pm si eccitano all'idea che Bisignani, secondo Masi, potesse avere contatti con Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Come se fosse l'unico direttore ad avere contatti quotidiani con il lobbista che oggi tutti fanno a gara non conoscere: «Il Ferruccio al quale si fa riferimento - dice Masi - è Ferruccio De Bortoli con il quale Bisignani ha ottimi rapporti». A margine anche alcune intercettazioni con Paola Ferrari, conduttrice della Domemica sportiva».

ANNA LA ROSA

L'AMBASCIATORE LIBICO
In Finmeccanica Gigi poteva contare su buoni agganci. Il numero uno Guarguaglini dice: «Ho conosciuto Bisignani prima di entrare in Finmeccanica nel 2002. L'ho incontrato quattro volte in occasioni mondane. È un lobbista, so che è un buon amico di Letta (...). Io ho frequenti rapporti con Gaddur, ambasciatore libico, dal momento che intratteniamo rapporti economici con la Libia, dove mi sono anche recato. Non mi ricordo di riunioni tenute da me con ambasciatori e membri del governo».

Dalle conversazioni intercettate emerge che Bisignani ha stretti rapporti con l'ambasciatore libico a Roma Hafed Gaddur con il quale si sente e si incontra e il rapporto tra i due è finalizzato a fare affari come emerge chiaramente dalla seguente conversazione allorquando un collaboratore di Bisignani gli riferisce che "gli ha detto che Bisignani insiste su quello che vedeva sul tuo amico libico". Lo spessore del ruolo di Bisignani - scrivono i pm - appare quando organizza un incontro tra l'ambasciatore libico e il suo amico Scaroni al quale riferisce che poi deve andare "da quell'altro pazzo così poi ti dico quelle cose di prima".

gaddur

Dell'incontro Paolo (Scaroni) rende edotto il Bisignani rappresentandogli che è andata bene e che domenica potrebbe andare in Libia per incontrare il primo ministro, "per chiudere una cosa ovvero un contratto a gas". Bisignani contatta subito l'ambasciatore chiedendogli appuntamento per Scaroni per domenica mattina "così la chiudiamo sta cosa". Effettivamente l'ambasciatore l'appuntamento glielo prende e Paolo Scaroni vola in Libia e al ritorno rende edotto il Bisignani che è andato tutto bene».

PAOLO SCARONI

LETTA BERSAGLIO MANCATO
Poteva mancare all'appello il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta? Domanda oziosa, no. E infatti Letta non solo viene chiamato a testimoniare, ma è anche citato, da molti, come politico di riferimento di Bisignani. Il suo verbale, ovviamente, è agli atti in forma integrale. Letta non nega la sua amicizia pluriennale con il lobbista, spiegando che è cominciata con suo padre.

«Sia il Bisignani che l'ambasciatore libico Gaddur mi hanno detto di essere amici fra di loro; non so di interessi di Bisignani in Libia che non me ne ha mai parlato. Non conosco Galbusera, conosco Micheli; non ho mai sentito parlare di una società che si chiama Italgo e non ho mai saputo che ha partecipato ad appalti con la presidenza del Consiglio dei ministri; non ho mai associato Micheli ad Italgo. Non escludo di aver potuto siglare qualche carta che riguardi tale società, ma in questo momento sicuramente non me ne ricordo. Ho trovato Ragusa alla presidenza del Consiglio dei ministri, al dipartimento antidroga della presidenza stessa, io l'ho nominato all'attuale carica. So che Bisignani era legato al Velino di Iannuzzi in quanto amico dello Iannuzzi; non ho mai saputo o appreso di sollecitazioni fatte dal Bisignani al dipartimento dell'editoria nell'interesse del Velino, anche perché sfugge alla mia delega rientrando in quella dell'on. Bonaiuti».

a53 gianniletta

Letta ricostruisce la storia della nomina di Santini: «Quando andò via l'ammiraglio Branciforte come direttore dell'Aise, io, nella mia qualità di Sottosegretario con delega ai Servizi, attivai la procedura per il rinnovo della carica direttore dell'Aise; il Ministero della Difesa propose una rosa di tre nomi (militari) ovvero del generale Santini, del generale Piccirillo e dell'ammiraglio La Rosa. In virtù della logica di avvicendamento delle Armi, fu la stessa Difesa che suggerì la scelta di un generale dell'Esercito; fu così che noi scegliemmo il generale Santini che era già Consigliere militare della presidenza del Consiglio.

il generale Adriano Santini

Ricordo che io consultai, partecipando la nostra preferenza sul Santini, sia il presidente del Copasir, sia il capo dello Stato, sia l'opposizione. Ricordo che chiamai io personalmente D'Alema; apprendo in questo momento da voi, o comunque non mi ricordavo, che il Bisignani accompagnò il generale Santini dall'onorevole D'Alema. Ho conosciuto Bisignani quaranta anni fa dal momento che il padre era molto amico del mio direttore del Tempo Angiolillo, poi ho conosciuto la madre, poi il fratello Giovanni e poi anche Luigi (Bisignani) che cominciò a fare il giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al giornalismo; poi fece carriera e diventò caporedattore dell'Ansa di Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato testimone di nozze, unitamente a Lamberto Dini, di Luigi Bisignani.

John Henry Woodcock

Bisignani è persona estroversa brillante e ben informata ed è possibile che qualche volta dica più di quello che sa... omissis... Con Bisignani intrattengo rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come con ogni altro. Bisignani è amico di tutti; Bisignani è l'uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è un uomo di relazione.

Conosco l'onorevole Papa che ho conosciuto quando era al ministero della Giustizia e che è rimasto al ministero sia con Castelli che con Mastella. Ricordo che un giorno il Papa mi disse che aveva aspirazioni politiche. In seguito di Papa e delle sue aspirazioni politiche mi parlò anche il Bisignani. Io rappresentai tale aspirazione del Papa a Berlusconi, che mi disse che aveva ricevuto molte altre sollecitazioni riferite sempre al Papa. Dopo l'elezione a deputato il Papa mi chiese di fare il sottosegretario, ma non è stato mai accontentato.

ITALO BOCCHINO E MOGLIE

Non escludo che il Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell'autorità giudiziaria; sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto al Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo. Non ho mai cenato con il Bisignani e il procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento del giuramento.

Apprendo adesso che il Bisignani sia molto legato a Dagospia; può darsi che il Bisignani abbia conosciuto il D'Agostino quando era al Messaggero. La trattativa della presidenza del Consiglio per l'immobile in piazza del Parlamento - su cui Farina aveva una prelazione/opzione - si è conclusa in un nulla di fatto.... omissis».

ROBERTO DAGOSTINO

BOCCHINO, DAGOSPIA E LE TRAME
Afferma Italo Bocchino a verbale a proposito dei pedinamenti da lui denunciati: «In riferimento al pedinamento insieme all'agente del Sismi Marco Mancini che ha generato l'inchiesta di cui si è occupato anche il Copasir. Effettivamente io mi ero preso un caffè con Mancini ma del tutto occasionalmente. Conosco Mancini per ragioni istituzionali essendo stato lui un esponente di rilievo dei servizi segreti. Nel corso delle conversazioni mi veniva caldeggiato da Bisignani l'impegno per fare approvare alcuni emendamenti alla Finanziaria sui parchi relativi al finanziamento del ministero dell'Ambiente. Rispondo che effettivamente Bisignani si fece portatore. In questo caso non ebbi difficoltà perché le sue indicazioni coincidevano con l'interesse politico del Fli cioè mettere in difficoltà il Pdl.

Bocchino e Carfagna nel

E Bisignani caldeggiava gli interessi di alcuni ministri non tremontiani cioè la Gelmini, la Prestigiacomo e Frattini. Dunque proprio nella prospettiva di mettere in difficoltà il Pdl dissi a Bisignani di farmi sapere tutti gli eventuali emendamenti che si potevano proporre nell'interesse dei ministri in quanto il mio gruppo li avrebbe sostenuti».

E ancora, a proposito della sua guerra con Dagospia: «Conosco da molto tempo D'Agostino Roberto, per intenderci quello di Dagospia. Era amico di gioventù di mia moglie Gabriella e dunque vi erano rapporti cordiali anzi direi di amicizia. Abbiamo fatto vacanze insieme. I rapporti si sono incrinati proprio nel periodo in cui è stato smontato lo scandalo della casa di Montecarlo, asseritamente di Tulliani. In particolare Dagospia aveva rilanciato una notizia apparsa sul sito di Santo Domingo che si occupava di vicende della casa di Montecarlo. (...)

Palenzona

A seguito della pubblicazione su Dagospia la notizia venne rilanciata in Italia da giornali vicini al presidente del consiglio Berlusconi. Ricordo che Castelli presente in trasmissione cercò di ribattermi che Dago non era di Berlusconi e io che avrei potuto parlare a lungo su chi c'era dietro Dagospia. Io pensavo a un circuito politico-informativo che ruotava intorno al presidente Berlusconi e alle aziende partecipate dallo Stato e Mondadori.

Dopo questa mia uscita D'Agostino si risentì molto e cominciò ad attaccarmi quotidianamente, addirittura aggredendo la mai sfera personale. Ha avuto anche un incontro con mia moglie nel corso del quale ha sostenuto di avere delle fotografie della mia relazione extraconiugale. Ho sfidato D'Agostino a pubblicarle, lui ha messo in giro la notizia di una relazione che si consumava presso l'hotel Vesuvio a Napoli dove secondo notizie infondate risultava una terza persona, un imprenditore che pagava l'albergo a me e alla Carfagna».

Sul tema agli atti una telefonata tra Bisignani e Bocchino. Bocchino: «Senti, l'amico Roberto si sta proprio a comporta' da merda». Bis: «Io adesso sto a Milano, non ho visto un cazzo». Boc: «No, no, no che ha pubblicato, c'ha chiamato mia moglie, aizzandola, c'è proprio..». Bis: «Ma cose da pazzi. Vabbe', cerco di... Ma questi so così strani (...) io in questo periodo ho voglia di parlarci il meno possibile perché è talmente pazzo».

PRESTIGIACOMO GELMINI

MICHELI, PALENZONA E L'IMPERATORE
Parla l'ex manager di Fastweb: «L'imperatore a cui io e Bisignani facciamo riferimento dovrebbe essere Geronzi che io conosco bene e con il quale Bisignani ha un rapporto storico essendo entrambi molto legati ad Andreotti e Letta. Considero Geronzi uno dei padroni d'Italia e dunque sapendo che Bisignani era molto legato a Geronzi io gli chiedevo di informarsi sulla situazione. In altri termini Bisignani è l'uomo e il cuore e il terminale romano di molte vicende politico-istituzionali e finanziarie romane. Mi risulta che Palenzona, chiamato "Ciccione", sia il presidente di Unicredit e attualmente l'uomo forte di Unicredit che viene dalla Dc. Vi dico che Bisignani è uomo di potere ed è il prototipo degli uomini della vecchia Dc».

STEFANIA PRESTIGIACOMO MARIASTELLA GELMINI

Altra notizia che eccita i pubblici ministeri è che l'uomo forte di Unicredit, Fabrizio Palenzona, è molto legato da vincoli di amicizia con Bisignani con cui partecipa - udite udite - a una cena. Bisignani parla con un uomo, che gli dice all'apparecchio: «L'unico amico mio che ho è Bisignani e Geronzi invece mi fa la guerra. Porca puttana io sono contento di avere amico Bisignani, ricordatelo è un onore per me». A tale affermazioni Bisignani replica: «vai Fabrizio». Quell'uomo, per l'appunto, era Palenzona.

PRESTIGIACOMO: «GIGI MI ROVINI?»
Ai Pm che le chiedono conto di intercettazioni nello studio di Bisignani, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo racconta: «Ho conosciuto Bisignani in un ristorante insieme a Verdini e Iannuzzi. Ho cominciato a frequentarlo nella primavera 2010. So che era amico di Andreotti. Mi ha contattato nella primavera 2010 perché era interessato tramite la Ilte a stampare pubblicazioni del ministero dell'Ambiente. Non se n'è fatto nulla. Mi risulta che sia amico di Bocchino e che gioca a tennis con Scaroni. (...) Io so che Bisignani ha aiutato politicamente la Santanchè sia contro Berlusconi sia poi a riappacificarsi con lui.

Mi disse che aveva interessi con Visibilia non mi ricordo se mi disse che l'aveva aiutata ad avere rapporti con il Giornale e con Libero. Ritengo che Bisignani avesse rapporti con Dagospia. Dico ciò perché mi diceva sempre di guardare il sito. Mi risulta che il Bisignani sia amico di Grasso Filippo, che conosco bene anche io».

Alfredo Vito

E c'è di più. Dell'intercettazione tra Prestigiacomo e Bisignani, i pm mettono in maiuscolo un passaggio in cui il lobbista accenna al fatto che i suoi telefoni potessero essere sotto controllo. Prestigiacomo: perché non te lo dicono? Bisignani: perché stanno al telefono... si è montato la,.. e fa tutto il saputello. P: ma in cinque giorni? B: ma che gli è successo? Dobbiamo stare attenti ai telefoni perché a Letta gli ho chiesto stamattina: (...) dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni a me e a lui... (ed esclama, ndr) ah bene! (...) P: E come fa a sapere che tu hai l'utenza da là? B: No, quella là penso che non lo sappia, però... e insomma, no, non è che tu, ti ricordi (inc) lo fai sentire? P: Ma anche ora c'ho il telefono (...) con il fruscio, ma tu non lo senti il fruscio? (...) e quindi? Perché Woodcock a te ti controlla? B: E che ne so perché mi controlla... non so, non saprei. P: Se ti controlla ti segue ti fa (...) mamma mia! Ma come si può vivere così? Dì, me rovini? Se escono le intercettazioni con me mi rovini! B: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono. (...)».

LE ATTENZIONI SULLA GELMINI
Nel famoso capitolo «cassato» dal gip, dunque da non rendere noto, rimarcano «è una sorta di attività di coordinamento svolta da Bisignani in favore dei ministri Gelmini, Frattini che si aggiungono alla similare attività svolta in favore della Prestigiacomo». Roberto Mazzei, presidente del Poligrafico, interrogato il 22 febbraio riferisce di aver conosciuto Papa «nel contesto di una iniziativa organizzata dalla Gelmini e Frattini»

RICUCCI E ROMEO, ANCORA LORO
Chi si rivede. Stefano Ricucci, l'immobiliarista delle scalate, riappare a verbale. «Conosco Papa da 10 anni, ho parlato con lui dei miei problemi giudiziari, tuttavia ho mai chiesto qualcosa del momento, mai ho avuto confidenza, l'avrò visto due o tre volte, ho saputo che la moglie del Papa è avvocato civilista e che collaborava anni fa con lo studio Sinibaldi (...). Conosco Bisignani, l'ho conosciuto con Farina anni fa. E Alfredo Romeo (imprenditore del caso Global service a Napoli): «Non ho mai conosciuto Papa, mai sentito nominare.

Ho conosciuto Bisignani venti giorni fa presso lo studio dell'onorevole Pomicino che conosco da tanti anni. Il contesto fu conviviale, spesso il Pomicino si atteggia a nostro consulente, lo considero uomo esuberante, con Bisignani abbiamo scambiato poche battute poi se n'è andato».

Il sindaco Alemanno

MISTER 100MILA SUPPOSIZIONI
Alfredo Vito, ex parlamentare coinvolto nella prima tangentopoli, ora vicino a Fli e a Bocchino, finisce come tanti davanti ai pm: «Non fui ricandidato per (...) un'aspra battaglia politica contro due esponenti di Forza Italia, Cosentino e Cesaro, soggetti che al di là di eventuali profili penali da valutare nelle sedi competenti, tuttavia non sembra avessero sotto un profilo morale ed etico la statura necessaria per guidare un partito (...). Papa è persona vicina a Cosentino e non a Caldoro. Non ho mai conosciuto Bisignani e me ne sono tenuto ben volentieri lontano dal momento che il Bisignani viene additato come uomo titolare di uno straordinario potere occulto secondo taluni ripeto della sua appartenenza alla Massoneria secondo altri alla sua appartenenza ai servizi segreti in particolare americani».

ALEMANNO AL GRAN PREMIO P4
Nella richiesta, e nelle carte allegate, i pm indicano il sindaco di Roma Gianni Alemanno come persona su cui si esercita «la capacità d'influenza del Bisignani». A tirare in ballo il primo cittadino della capitale è l'Ad di Atac Maurizio Basile, interrogato: «Nella primavera del 2010 il Bisignani mi ha presentato al Sindaco Alemanno, e dunque Alemanno mi ha nominato suo capo di Gabinetto (dal luglio del 2010 al novembre del 2010), dopodiché sono stato nominato amministratore delegato dell'Atac, cumulando le due funzioni per un mese (...)

MASSIMO DALEMA

Mi chiedete il ruolo del Bisignani nel contesto dei rapporti con Alemanno. Vi rispondo che non c'è dubbio che Alemanno ascoltasse le indicazioni del Bisignani (compresa la mia nomina). Tuttavia non so spiegare come mai il Bisignani potesse vantare tale indubbio «potere contrattuale» sul suddetto Alemanno; Alemanno ha partecipato anche a due riunioni/cene a casa della madre del Bisignani (...) nel corso di una delle due menzionate cene a casa della madre del Bisignani - cui eravamo presenti io, il Bisignani e l'Alemanno - ricordo che il Bisignani fece parlare al telefono Alemanno e Briatore, e da ciò che ho potuto apprendere da tale conversazione il Briatore spiegò all'Alemanno che non c'era alcun reale interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran premio a Roma».

LA VISITA DA D'ALEMA
Sfila in procura a Napoli, il 14 febbraio, anche Massimo D'Alema. I pm gli chiedono conto di una visita ricevuta dal generale Santini accompagnato da Bisignani. «Ho incontrato l'ultima volta il Bisignani poiché accompagnò il generale Santini - già direttore dell'Aise - che chiese di incontrarmi; sono certo che Santini era già direttore dell'Aise, lo ricordo bene perché avrei ritenuto inopportuno incontrarlo prima della nomina a direttore dell'Aise; in quell'occasione il Santini fu accompagnato dal Bisignani, non so a che titolo; Bisignani lo accompagnò e restò fuori».

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

SALVIAMO LA GRECIA? Sì, MA DAI GRECI! - ALCUNI MINISTERI HANNO 50 AUTISTI PER OGNI AUTO BLU - 40MILA PENSIONATE PRENDONO 1000 € AL MESE SOLO PERCHé FIGLIE NUBILI DI FUNZIONARI STATALI DECEDUTI - SENZA CONTARE LE 600 CATEGORIE PROFESSIONALI, DI “PROFESSIONI STANCANTI” (PARRUCCHIERI, MUSICISTI O PRESENTATORI TV), CHE VANNO IN PENSIONE A 55 ANNI (SE UOMINI, A 50 LE DONNE) - CILIEGINA SULLA TORTA: UN GRECO SU QUATTRO NON PAGA UN CENTESIMO DI TASSE…

Carlo Nicolato per "Libero"

George Papandreou

A proposito di austerity, di riforme e di tagli, da dove potrebbe iniziare la Grecia per guadagnarsi i nuovi aiuti promessi dall'Europa entro la metà del mese prossimo? Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Basti dire, come già sanno tutti, che di 4,2 milioni di lavoratori (poco più di un terzo della popolazione totale) ben 750 mila sono dipendenti dello Stato. Facile è anche rispondere che sforbiciare i numeri è un conto, le persone è un'altro.

Anche se poi si viene a sapere, tanto per fare un esempio, che in Grecia alcuni dipartimenti dell'Amministrazione pubblica vantano un sicuro primato mondiale, ben 50 autisti per ogni auto blu. Ecco, incominciamo da qui, verrebbe da dire. Certo anche loro dovranno pur mangiare, ma che fanno durante il giorno? Probabilmente si incontrano alla bocciofila con i giardinieri dell'ospedale Evagelismos, uno di più grossi e importanti di Atene. Di fronte al grosso edificio che ospita malati e reparti vari c'è un giardino con qualche pianta e aiuola.

I maligni dicono che ci sono sì e no quattro arbusti. Forse è esagerato ma non si tratta sicuramente del Central Park di New York. Ebbene, perché le aiuole sian sempre fiorite e gli alberi ben curati, l'amministrazione pubblica ha assunto 45 giardinieri, sempre pronti a intervenire per tagliare una foglia di qua o estirpare afidi e cocciniglie di là. E questo, è bene sottolinearlo, nonostante l'ospedale chiuda regolarmente i suoi esercizi annuali in rosso.

SALVATAGGIO GRECO

VITALIZI VARI
Non saranno stati 45 giardinieri a mandare in rovina la Grecia e nemmeno quelle 40mila pensionate che ricevono mille euro al mese a vita solo per essere figlie nubili di funzionari statali deceduti. Tanto per non avere dubbi Atene ha deciso di limitare il privilegio solo a quelle che non hanno ancora compiuto 18 anni, che tanto nubili lo sono quasi sicuramente. Ma sia ben chiaro che chi ha già il vitalizio, mica gli vien tolto, i diritti acquisiti non si toccano.

PROTESTE GRECIA

Né si toccano i diritti di quelle 600 categorie professionali, di "professioni stancanti", che vanno in pensione a 55 anni se sono uomini, a 50 se sono donne. Si parla di parrucchieri, perché sforbiciare non è facile (lo sanno appunto molto bene ad Atene), musicisti di strumenti a fiato, perché suonare il piffero mica è da tutti, o presentatori televisivi (da noi sarebbero tutti in pensione).

Mica si parla di minatori. Il guaio è quando muore il congiunto e non si percepisce più il suo prezioso vitalizio. Ma anche qui c'è il rimedio. Almeno 4500 degli sfortunati si sono, fortunati loro, dimenticati di comunicarne il decesso cosicché hanno continuato a percepire i 16 mila euro che spettavano al defunto. La memoria l'hanno ritrovata solo quando lo Stato si è risvegliato dal letargo e ha ritrovato un po' di dignità: «Stiamo investigando su 9 mila centenari che percepiscono la pensione» disse a inizio giugno il ministro del Lavoro Luka Kasteli. Forse qualcuno di loro è morto, aggiunse.

IL CRAC DELLA GRECIA

IL LAGO KOPAIS
Ma allora dove tagliare? Trentamila euro di debito pro capite (per una popolazione di 11mila persone) arriveranno da qualche parte. Si dice, per tornare agli ospedali, che il materiale comprato dagli istituti greci costi 400 volte quello comprato da quelli britannici. Eppure non risulta che nelle sale operatorie di Atene si usino bisturi d'oro. E non solo gli ospedali, lo stesso vale per altri istituti e uffici.

Ne esiste uno, ad esempio che funziona ininterrottamente dall'inizio del secolo scorso, nato per sorvegliare le meraviglie del lago Kopais. Percepisce fior di euro dallo Stato ogni anno. Peccato che il lago Kopais si è seccato nel 1930 e da 81 anni di meraviglioso c'è soltanto l'ozio di chi lavora in quell'istituto.

SCIOPERO ATENE

GLI ALLIBRATORI
Sarà che un greco su quattro non paga un centesimo di tasse. Sono calcoli dello stesso ministero greco del Lavoro, mica della Merkel. E allora che si fa? Il taglio del 20 per cento degli stipendi dei funzionari, quello del 10 per cento delle pensioni di anzianità, l'aumento delle tasse. Tutto inutile. Qui non c'è da riformare la Grecia, ma rifarla da capo, partendo dai greci stessi. Perfino gli allibratori la danno già per spacciata. La Stan James paga il "sì" al default greco 1,22, contro il 3,75 del "no". Il fallimento è dato a 2, mentre l'uscita dall'euro è pagata 2,25. Hai voglia aiutare la Grecia.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

A CHI L’EUR? A NOI! - “IL MESSAGGERO” mazzola e AFFONDA GLI AFFARI ALEMANNIANI DI EUR SPA, dove evidentemente non ci sono immobili caltagirone, forse proprio per questo - CANTIERI CHE LANGUONO, LA NUVOLA DI FUKSAS TRASFORMATA IN UNA FABBRICA DI SAN PIETRO, UNA SEQUENZA DI PROGETTI FUMOSI E POI LA MAZZATA FINALE: “QUELLO CHE È SUCCESSO DAL 2008 AD OGGI, DA QUANDO RICCARDO MANCINI, UN PASSATO DI ESTREMISTA NERO E AMICO FRATERNO DEL SINDACO È DIVENTATO AMMINISTRATORE DELEGATO, È DAVVERO TROPPO”...

Nino Cirillo per "Il Messaggero"

GIANNI ALEMANNO FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

L'Eur è un sogno a occhi aperti, o un incubo, volendo. L'Eur è uno squarcio di California appena fuori porta, e che California: a Los Angeles downtown avranno anche loro infiniti tapis roulant d'asfalto, un verde che occhieggia e rassicura, un cielo che annuncia il mare, ma se li sognano questi palazzi - pezzi rari di urbanistica classica romana confezionati nel segno del più sofisticato razionalismo architettonico europeo - queste colonne di marmo nero africano alte trenta metri a sorreggere i porticati, e questi obelischi, e questo gioco di prospettive che imperversa e stordisce.

Ma è un incubo, l'Eur, perché questo straordinario set di affari, di vita, di storie, non trova più il senso del suo futuro. Anzi, teme il collasso, teme che i due milioni di auto che ogni giorno sfrecciano, facendo a gara con i semafori, diventino il doppio, che il sogno dei sottopassi si infranga per sempre, che i parchi, le palestre pubbliche, le scuole, le biblioteche continuino a sparire uno dopo l'altra, fino a trasformare l'Eur in quello che una volta era solo una parte del tutto: un immenso, incontrollato, lucido eppure terrificante luna park.

LINCHINO DI ALEMANNO A FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE

Roma è lontana molto più di quella manciata di chilometri da Caracalla in giù, volta spesso le spalle come si trattasse di un'altra città, aspetta, come il famoso cinese sulla riva del fiume, di poter dire: solo l'Urbe non muore mai. E intanto l'Eur arranca, pochi lo notano ma arranca: la Nuvola di goretex di Fuksas, il nuovo palazzo dei congressi in ritardo di 15 anni, forse vedrà la luce nel 2012, ma intanto dagli iniziali 175 milioni di euro veleggia verso i 500; il Luneur è chiuso dal 2008, il più bel parco giochi d'Italia, e si parla solo vagamente di riapertura con un discutibile progetto per una fascia d'età fino ai 12 anni;

Riccardo Mancini

il Velodromo delle Olimpiadi del '60, abbattuto con 1.300 cariche di tritolo, sta per lasciare il passo - invece che ad altri impianti sportivi - a un campus scolastico o anche a un'esposizione di giardini temporanei, come si era progettato negli anni di Veltroni-, addirittura a un megaprogetto residenziale con quattro palazzine più una torre; la stessa Formula Uno, che tanti appetiti aveva suscitato, è naufragata perché il grande circo mondiale dei bolidi non si è fidato.

E' una California, quindi, che si sta accartocciando su se stessa, che si sta calibrando, ridimensionando attorno a un solo vangelo, quello del business ad ogni costo. Al centro di questo business c'è l'Eur spa, la società per azioni che proprio l'amministrazione di centro sinistra volle istituire nel 1999, e al centro dell'Eur spa c'è un signore che si chiama Riccardo Mancini, che ha 52 anni e un passato di estremista nero, e che soprattutto, da quegli anni, è amico fraterno del sindaco Alemanno, di cui è stato prima finanziatore delle campagna elettorale del 2006 e poi tesoriere in quella del 2008.

PIERLUIGI BORGHINI

Questo per dire che scagliarsi contro la privatizzazione dell'Eur non ha molto senso. L'Eur e i suoi trentamila orgogliosissimi indigeni sono stati sempre, in realtà, un quartiere molto privato. La spa del 1999 ha solo sancito questo stato d'animo, ha solo messo nero su bianco che prima l'Ente Eur e poi la società per azioni sono stati e sono ancora i legittimi proprietari praticamente di tutto, sicuramente del meglio: musei, giardini, chioschi, perfino certe aiuole davanti al caffè Palombini, che la leggenda vuole siano a metà con il Comune di Roma.

Ma quello che è successo dal 2008 ad oggi, da quando cioè Mancini è diventato amministratore delegato e Pierluigi Borghini presidente, è davvero troppo. Sono saltati tutti i paletti che le vecchie giunte avevano piazzato, come una convenzione del 2004 che in buona sostanza diceva all'Eur spa: conservate il vostro patrimonio, fate i vostri affari, ma dovete restituire qualcosa in cambio al quartiere.

GIULIO TREMONTI

Mancini e i suoi non stanno restituendo un bel nulla in cambio. L'amico del sindaco, in questi tre anni, si è preoccupato soprattutto di far nascere delle società controllate e di collezionare cariche. In questo momento non è solo amministratore delegato di Eur spa, ma anche di Eurcongressi (che dovrà gestire la Nuvola), di Eurfacility (che dovrà occuparsi della manutenzione del Palazzo delle Poste), di Eurtel (che progetta la cablatura del quartiere grazie a sedici chilometri di cunicoli mussoliniani) e poi è presidente di Aquadrome (la società che avrebbe dovuto far nascere un parco acquatico al posto del Velodromo e che invece ora si sta occupando di palazzine), di Eurpower (energia e teleriscaldamento), e anche consigliere della Marco Polo (beni del territorio). Non c'è male.

Ma la domanda sorge spontanea: chi detiene le azioni di Eur spa? La risposta è semplice e allarmante: al 90 per cento il ministero dell'Economia, al 10 per cento il Comune di Roma. Ebbene, né Tremonti né tanto meno Alemanno in questi tre anni si sono sognati, non diciamo di mettere un freno, ma almeno di buttare un occhio sulle frenetiche attività di Mancini, l'uomo che a ogni riunione pubblica pronuncia una sola frase: «Dobbiamo fare cassa». E infatti la stanno facendo: ma all'Eur cosa viene in cambio?

Solo per tornare un pochino indietro ai sottopassi che non si costruiscono mai, e che pure sarebbero la salvezza del traffico sulla Colombo, c'è da raccontare la storia di viale dell'Umanesimo. L'Eur spa aveva ben dato i suoi 6 milioni al Comune, a titolo di oneri per la realizzazione del centro congressi, ma i soldi sono spariti, o meglio, dirottati da Alemanno in qualche altro angolo del bilancio del Comune. E l'Eur spa, come si fa tra buoni amici, si è ben guardata dal protestare. Ci sono diversi altri sottopassi di cui non si parla più: Tor de' Cenci, via di Acilia, via di Malafade, Castellaccio. Ma anche volendo l'Eur spa non c'entra proprio, è tutta responsabilità di Alemanno.

limplosione del Velodromo

Si capisce bene come vanno le cose, anche dai parcheggi. Sono spariti da ogni programma - eppure l'Eur spa aveva preso un impegno formale con il Piano di mobilità e sosta dell'Eur approvato nel 2006 - i parcheggi di piazzale Marconi (due lotti da 722 e 855 posti per un costo di 39 milioni), di piazza Sturzo (594 posti), di via Civiltà del Lavoro (774 posti), di via Romolo Murri (350 posti), di piazzale Nervi (struttura seminterrata per 1550 posti). Tutto sparito, l'unico parcheggio che è stato realizzato è quello da 700 posti dalle parti del Laghetto, interrato sotto piazza Terracini, e un altro si realizzerà, per altri 600 posti, sotto la Nuvola. Ma basterà a malapena per i visitatori.

E' il business degli affitti, poi, che impressiona. Affitti che ovviamente l'Eur spa concede come e a chi vuole, a prezzi alti ma che comunque sembrano prezzi di mercato. Un laccatissimo centro di benessere nei sotterranei di un museo, ad esempio, viene poco più di ventimila euro al mese, un enorme show room di tutte le più belle marche del mondo trentamila al mese. E via dicendo: discoteche fantastiche nascono fra questi viali, la notte all'Eur è diventata una mezza leggenda. E bar, e ristoranti, e ancora uffici. Tutto nelle casse dell'Eur spa per un totale di 40milioni di euro l'anno. Al quartiere, zero.

Tra le pieghe di questi commerci, ovviamente, la legge è debole, altrimenti non si capisce il perché a ogni centro di fitness, a ogni grande negozio d'abbigliamento venga concessa anche la licenza di aprire l'ennesimo bar o ristorante. Con quale logica? Tanto per capire l'aria che oggi si respira all'Eur, basta ricordare che la spa una volta era proprietaria di una famosa Biblioteca dei ragazzi. Beh, al posto di quella biblioteca, c'è un bel bar che ha avuto un solo riguardo per il passato: si chiama La Bibliotechina. Diavolo d'un Mancini.

Il palazzo della civilta e del lavoro allEur

Questo vortice d'affari indebolisce anche la vista e l'ingegno. Qui all'Eur impera un ceto molto chic e molto attivo, ambientalisti della prima ora, professionisti ben informati, gente introdotta nei salotti culturali della città, che strepita fino all'ossesso, magari, per spostare una fermata d'autobus, ma che degli affari di Mancini fa una certa fatica ad occuparsene. Strano a dirsi - perché l'Italia di solito è fatta in un'altra maniera - ma qui all'Eur non ci sono dossier, non ci sono denunce, non ci sono inchieste della magistratura aperte neppure sulla base di labili sospetti.

Tutto si tiene, insomma. Il silenzio viene periodicamente interrotto solo da denunce a livello neppure romano, ma addirittura nazionale. Come quella del 20 maggio scorso del senatore del pd Raffaele Ranucci, che dell'Eur spa è stato presidente: «L'Eur da un punto di vista architettonico è un modello straordinario non solo per l'Italia ma per il mondo intero. Vederlo circondato da una pessima edilizia, sfregiato al suo interno da posizioni speculative, non fa male solo ai cittadini che lo abitano ma anche all'interno del patrimonio della città».

O come la recente interrogazione al ministro dell'Economia di un altro senatore del pd, Luigi Zanda, che sottolinea: «L'Eur spa ha avviato un programma di trasformazione urbanistica del quartiere e delle aree limitrofe con ingenti investimenti immobiliari in impianti e parcheggi per effetto dei quali l'esposizione debitoria nei confronti di sole quattro banche ha raggiunto recentemente la consistente e preoccupante soglia di 190 milioni di euro».

il luna park di Roma chiuso dal 2008

Il XII municipio di Roma, quello che dovrebbe controllare le mosse di Mancini e dei suoi amici, è retto dal centrodestra da tre anni. Gestisce un territorio di 170 chilometri quadrati, superiore quindi al comune di Milano, per 169mila residenti. Ha belle gatte da pelare, insomma, ma fra queste l'Eur spa dovrebbe essere al primo posto. Eppure in questi tre anni non ha mosso foglia, non ha espresso un parere, un dubbio, una perplessità. Andrea Santoro, coordinatore del pd proprio nel XII municipio, dice che «ci sono troppe ombre», e che la gestione di Eur spa «pare fuori controllo», e invoca un po' di attenzione: «E' bene che si rimetta al centro della città, di tutta la città, il patrimonio dell'Eur».

L'occasione potrebbe venire dalla famosa delibera sul Velodromo - il cambio di destinazione dell'area che tanto preme a Mancini: niente più campus, giardini e impianti sportivi ma quattro palazzine e una torre, business a più non posso -, appena arrivata al XII muncipio e discussa solo in prima battuta ieri mattina in commissione Urbanistica.

Un provvedimento fin troppo brutale, anche nel linguaggio, che a pagine 3 annuncia: il vecchio progetto «non garantisce più quell'equilibrio economico e finanziario che una società per azioni ha come proprio obiettivo istituzionale». Della serie: le palazzine rendono più delle piscine e dei giardini e poco importa che per rispettare questa filosofia ci sia bisogno di una variante del piano regolatore, si farà anche quella.

il cantiere della Nuvola di Fuksas

Ma resta oscuro un altro punto, a pagina 6, quando la società Aquadrome, quella che dovrà realizzare le palazzine, si impegna a corrispondere a Roma Capitale «un contributo ulteriore rispetto agli oneri di legge pari a 20 milioni di euro per la realizzazione e/o ristrutturazione di infrastrutture in via da definire». Da definire? Non verranno mica definite come quei sei milioni del sottopasso?

Il momento, però, nel suo genere è storico. Per la prima volta in questi tre anni il XII Municipio è chiamato a dire un sì o no su un progetto - e che progetto - dell'Eur spa. Il presidente del municipio che alla fine dovrà dire questo sì o questo no si chiama Pasquale Calzetta. Che si tratti di un presagio?

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

DALLE STELLE ALLE SBARRE - LELE MORA COME AL CAPONE: “È ABITUATO A DELINQUERE” - IL VIA LIBERA ALL’ARRESTO MOTIVATO DALLA POSSIBILE FUGA IN SVIZZERA - I GIUDICI TRA LE DISPONIBILITÀ DEL “NULLATENENTE” AGENTE DELLE STARLETTE METTONO ANCHE I 2.5 MLN GENTILMENTE OFFERTI DA BERLUSCONI - L’EX AMANTE DI CORONA TRADITO DAL SUO FIDATO “BANCOMAT”, AL SECOLO MARCELLO SILVESTRI: “ME LO PRESENTÒ WALTER, DIPENDENTE PUBLITALIA DICENDO: “È DISPONIBILE A FARE PER TE DELLE FATTURE GONFIATE”…

Paolo Colonnello per "la Stampa"

mora berlusconi

E poi arriva il giorno che ti presentano il conto. Magari giusto un attimo prima della grande fuga. Svaniscono i ricordi degli amici potenti, le foto sulle terrazze bianche con valletti seminudi che ti massaggiano i piedi, le serate nei locali alla moda abbracciati alle star, le interviste in tivù. Puff!

Tutto finito nello spazio di pochi minuti in una bella serata di giugno, quando gli uomini della guardia di Finanza si presentano negli uffici-abitazione di viale Monza con un ordine di cattura in mano firmato dal gip Fabio Antezza e la disposizione precisa di trasferire in carcere Mora Dario, detto Lele, perché, specifica il gip «la misura degli arresti domiciliari non appare idonea a salvaguardare le esigenze cautelari».

lele mora

Al posto delle agiografie interessate compaiono così le descrizioni impietose dei giudici che parlano di una «spiccata propensione a delinquere», di capacità «di mentire», di reiterazione del reato, di inquinamento probatorio e di «concreto ed elevato» pericolo di fuga: «Altre circostanze concrete fortemente sintomatiche sono: un pregresso comportamento dell'indagato; le abitudini o le situazioni di vita del soggetto ovvero la variazione dello stile di vita sopravvenuta a seguito dell'inizio delle indagini; le frequentazioni, l'eventuale disponibilità di fondi...le "simpatie", i "contatti" e più in generale gli aiuti dei quali potrebbe godere nel luogo di destinazione ed in ipotesi in ambienti affini a quelli di provenienza; il possesso ovvero la possibilità o la capacità di procurarsi documenti falsi o false banconote».

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E non è un caso, forse, che nell'ordinanza, tra le disponibilità di fondi ottenuti recentemente e negoziati all'estero nel 2010, nonostante già pendesse la spada di Damocle di una dichiarazione fallimentare personale di almeno 16 milioni di euro, spicchino proprio due milioni e 550mila euro in assegni circolari «provenienti dal conto corrente numero 2472/80 intestato a Spinelli Giuseppe ed acceso presso la banca popolare di Sondrio»: uno dei conti del Premier emerso durante le indagini sul Rubygate, dove anche Mora è stato indagato.

lele mora

Nelle carte, del «Lele glamour» e un po' fascista, prudentemente residente in Svizzera, anzichè le prodezze gossipare e le discutibili benemerenze televisive, si ricorda un passato che non passa, né - soprattutto nei casellari giudiziari - si cancella: «..rilevano la descritta personalità dell'indagato e la già evidenziata tendenza dello stesso a delinquere e, soprattutto, a sottrarsi ai rigori della legge, non solo tributaria ma anche penale, come evidenziato dai già valutati plurimi precedenti penali anche per reati contro la pubblica amministrazione e contro la fede pubblica (emissione di assegni a vuoto, ndr) oltre che in materia di sostanze stupefacenti (una vecchia condanna per spaccio quando ancora faceva il parrucchiere a Verona, ndr)».

Sara Tommasi e Lele Mora si scambiano un bacio milestone ed w j

Il manager delle dive, ma anche delle starlette e da ultimo, come risulta dall'inchiesta Ruby, perfino delle prostitute d'alto bordo da consegnare in tubino nero nella residenza del Premier ad Arcore, l'amico di Silvio ma anche di Emilio inteso come Fede, l'uomo che ha sostenuto a verbale di avere speso una quantità immane di quattrini per fare regali a Fabrizio Corona (almeno due milioni di euro) e mantenere nelle sue ville in Sardegna una quantità di stelline televisive, che ha comprato case da Luisa Corna e Umberto Smaila come risulta dagli atti, finisce in carcere con un provvedimento di cento pagine che lo inchioda: bancarotta fraudolenta pluriaggravata.

LELE MORA CH

Come si sa, l'impresario di Bagnolo Po, Rovigo, era stato dichiarato fallito giusto un anno fa. Ciò nonostante, secondo le accuse, non solo avrebbe continuato a movimentare denaro ma lo avrebbe sottratto, o meglio «distratto», come risulta da un'ampia relazione del curatore fallimentare, dalle risorse finanziarie da destinare ai creditori, il fisco prima di tutto. Nella misura di almeno 8 milioni di euro. In un crescendo di mezze ammissioni (Mora venne interrogato nell'ottobre scorso), bugie, contraddizioni.

Lele Mora e Costantino sulle nevi

In particolare sulla reale disponibilità di quattrini, visto che dichiarò di essere «nullatenente». E invece, gli uomini della Guardia di Finanza, coordinati dal pm Eugenio Fusco, analizzando le movimentazioni bancarie di Lele e quelle della società «Diana Immobiliare», considerata la «cassaforte di famiglia» dell'impresario e dei suoi figli, nonchè della «Feva Investiments», la società lussemburghese sempre dei Mora, hanno trovato un giro di denaro sorprendente.

Lele Mora e Fabrizio Corona

Il tutto corroborato da un numero incredibile di fatture per operazioni inesistenti messe a disposizione da un ex collaboratore oggi «pentito» dell'inchiesta, Marcello Silvestri, che già era stato arrestato nel corso delle indagini su «Vallettopoli».

Lele Mora con Ana Laura Ribas e il tronista Francesco Arca

Chi è Silvestri, lo racconta lo stesso Mora a verbale: «Lo conobbi tramite un certo Walter che era all'epoca un dipendente di Publitalia. Mi raccomandò Silvestri dicendo: "È uno bravo che può curare i tuoi eventi dalla A alla Z, una persona fidata, capace di risolverti anche altri problemi. È disponibile a fare per te delle fatture gonfiate"...Quando Silvestri arrivava nei miei uffici io dicevo: "Signori è arrivato il bancomat..."». Ma il bancomat questa volta lo ha tradito. E Lele, nonostante la salute inferma, rischia di trascorrere adesso le ferie a San Vittore.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

ARMANI CONCIA PER LE FESTE MIUCCIA - Dopo la decisione di Prada di quotarsi in Borsa, ha ripensamenti circa questa possibilita’? "Io non ho debiti", è LA RISPOSTA AL CETRIOLO DI RE GIORGIO - "Oggigiorno i marchi fashion non appartengono più ai loro proprietari. Non mi voglio mettere a discutere delle mie collezioni con dei manager che non ho scelto. Non ho debiti e voglio continuare a sostenermi da solO"...

GIORGIO ARMANI

1- MODA: ARMANI, BORSA? IO NON HO DEBITI...
(Adnkronos) - Dopo la decisione di Prada di quotarsi in Borsa, ha ripensamenti circa questa possibilita'? "Io non ho debiti". Risponde cosi' Giorgio Armani, a margine della sfilata che ha mandato in scena l'uomo della prossima primavera-estate. "Il loro problema -dice riferendosi proprio a Prada- e' restituire alle banche cio' che hanno sborsato per rendere forte il nome Prada".

"Ci possono essere tanti modi per fare soldi" evidenzia lo stilista, e "la Borsa e' uno di questi. Per ora non mi trovo ancora pronto ad avere davanti alla mia porta manager thailandesi e avere un confronto con loro, dopo che io sono rimasto solo e indipendente tutta la vita. Mi sentirei rinunciatario".


2- UN FINALE INCANDESCENTE...
C. Manfredi per "VanityFair.it"

MIUCCIA PRADA

Quella di Giorgio Armani era l'ultima sfilata dei big milanesi della moda. Il vero show però è arrivato in coda alle creazioni dello stilista per la Primavera-Estate 2012. Re Giorgio non deve avere gradito certe boutade delle passerelle dei giorni scorsi e ha messo i puntini sulle i, in materia di stile.

«Non mi piace questa glorificazione della stranezza che vedo in giro. Io ogni stagione cerco di preservare la mia idea di moda perché voglio vendere abiti belli e ben fatti». Armani poi ha polemizzato anche con le banche, commentando le sempre più forti ingerenze di certi colossi finanziari nel mondo della moda.

«Oggigiorno i marchi fashion non appartengono più ai loro proprietari. Non mi voglio mettere a discutere delle mie collezioni con dei manager che non ho scelto. Non ho debiti e voglio continuare a sostenermi da solo».

 

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

POSITIVA LA BORSA MILANO (+1,8%), LE BANCHE RIMBALZANO - LA MANOVRA FA MALE ALLE SOCIETÀ AUTOSTRADALI - CHRYSLER CRESCE IN AMERICA, MA FIAT CONTINUA A SOFFRIRE IN ITALIA - AGRUSTI, PERISSI-ROTTO E CALTARICCONE SI DILETTANO A COMPRARE AZIONI DI GENERALI - CIRIO: UNICREDIT RISARCIRÀ 150 MLN € CASH E RINUNCERà A 250 MLN DI CREDITI, SI ATTENDE OK MINISTERO (GLI AZIONISTI NORDICI RINGRAZIANO GERONZI) - CARDIA CONSULENTE PRIVATO SULLE AUTHORITY - COIN IN MANO A BC PARTNERS…

BORSA MILANO: CORRE (+1,8%) CON BANCHE, MALE ATLANTIA E SIAS...
(ANSA) - Piazza Affari chiude la settimana in scioltezza, al traino dei dati americani sull'andamento del comparto manifatturiero, bissando l'ottima performance di ieri. Il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni in rialzo dell'1,63%, a 20.516 punti, mentre il Ftse All Share è salito dell'1,50%, a 21.227 punti.

BANCHE AL GALOPPO, RIMBALZANO BPM E UNICREDIT. Ritorno di fiamma degli investitori nei confronti delle banche italiane. Dopo il via libera della Grecia alle misure di austerity, presupposto per i nuovi aiuti europei, si è attenuata la pressione sui titoli bancari, oltremodo penalizzati nelle scorse settimane. Volano ancora Bpm (+7,92%) e Mps (+6,12%), rimbalzano Unicredit (+5,27% a 1,53) e Intesa Sanpaolo (+4,19%). Meno brillante il Banco Popolare (+1,70%) dopo la corsa di ieri in scia al nuovo piano industriale: sul titolo hanno tagliato il prezzo obiettivo Societé Generale ed Exane, mentre lo ha alzato Ubs.

ACQUISTI SU ASSICURATIVI, RESTA IN TENSIONE FONSAI. Bene anche gli assicurativi, custodi di molti titoli di Stato italiani, con Generali (+2,34%) e Fonsai (+2,27%). Il titolo della galassia Ligresti resta in tensione in borsa (é oscillato tra un massimo di +9% e un minimo di -2%) mentre è in corso l'aumento di capitale che coinvolge anche la controllata Milano Assicurazioni, oggi in calo dello 0,36%. Bene anche Unipol (+3,76%) e Mediolanum (+1,80%).

ATLANTIA E SIAS SOFFRONO CON MANOVRA, VOLA TERNIENERGIA. Soffre Atlantia a Piazza Affari (-2,38%) per la previsione contenuta nella manovra che riduce al 2% l'ammortamento annuale delle concessioni. Pesanti anche Sias (-4,68%) e Autostrada To-Mi (-2,97%). Maglia rosa del listino è invece TerniEnergia (+12,65%) che ha comunicato la realizzazione nel semestre di 12 impianti fotovoltaici.

BORSA: WALL STREET POSITIVA CON MANIFATTURA, ALCOA +3%...
(ANSA) - L'attività manifatturiera si rafforza e Wall Street prosegue positiva. Il Dow Jones, intorno alle ore 18.05, sale dello 0,99% a 12.535,28 punti, con Alcoa in progresso del 3%. Il Nasdaq avanza dell'1,01% a 2.801,50 punti. Lo S&P 500 guadagna lo 0,85% a 1.331,82 punti. Fra i singoli titoli Research in Motion perde lo 0,6%. Eastman Kodak cede il 14% dopo la decisione contraria dell'International Trade Commission sulla disputa sui brevetti. Apple perde lo 0,4%.

CHRYSLER, VENDITE USA +30%, MIGLIORE GIUGNO DAL 2007...
Radiocor - Prosegue il buon momento di Chrysler. In giugno la societa' che fa capo al gruppo Fiat ha registrato in Usa un rialzo delle immatricolazioni del 30% a quota 120.394, contro le 92.482 dello stesso periodo del 2010. Si tratta del miglior giugno dal 2007 e il quindicesimo aumento mensile consecutivo.

AUTO ITALIA: IMMATRICOLAZIONI -1,7% A GIUGNO, GRUPPO FIAT -3,6%...
Radiocor - Il mercato dell'auto italiano, a giugno, accusa un nuovo calo. Le immatricolazioni sono scese infatti dell'1,7% verso il giugno 2010 a 168. 832 unita'. Lo comunica il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Fiat Group Automobiles segna una flessione del 3,6% a oltre 50mila unita' con una quota al 29,8%, sostanzialmente stabile rispetto agli ultimi mesi ma in calo di 0,6 punti percentuali rispetto al giugno 2010.

CARDIA: FONDA SOCIETA' PER CONSULENZA SU ORGANISMI DI VIGILANZA...
Radiocor - A un anno dall'addio alla Consob, il 77enne Lamberto Cardia si mette in proprio. L'attuale presidente delle Ferrovie dello Stato, secondo quanto risulta a Radiocor, a fine maggio ha fondato a Roma una societa' personale di consulenza specializzata anche in 'assistenza alla gestione degli organismi di vigilanza'. Cardia, per sette anni presidente della Consob, l'istituzione che vigila sull'andamento dei mercati finanziari, detiene il 99% della neonata Caredo srl e ne e' amministratore unico.

Il restante 1% fa capo a Francesca Mascaro. L'oggetto sociale della Caredo prevede anche 'assistenza legale e finanziaria a imprese in qualsiasi settore', 'consulenza in materia di sistemi aziendali, dati contabili, progetti imprenditoriali, ricerca di partner industriali, valutazioni di aziende, ristrutturazioni e organizzazioni di convegni e tavole rotonde'. Per Cardia, insomma, un nuovo impegno.

Dopo l'addio alla Consob, Cardia infatti immediatamente ottenuto la nomina alla presidenza delle Ferrovie dello Stato e della controllata Fs Sistemi Urbani. Il 25 maggio scorso e' arrivata la costituzione della Caredo, che ha capitale sociale di 20mila euro, con cui tornera' a occuparsi anche di organismi di vigilanza.

MANOVRA: S&P, CALO DEBITO RESTA A RISCHIO PER PIL DEBOLE...
Radiocor - Malgrado la manovra complessiva da 47 miliardi, con misure di austerity supplementari dirette a ridurre il deficit pubblico, annunciata in questi giorni dal Governo italiano, 'riteniamo che sui piani di riduzione del debito del Governo continuino a pesare consistenti rischi dovuti soprattutto alle deboli prospettive di crescita dell'Italia'. Lo scrive l'agenzia di rating Standard and Poor's in una nota sull'andamento dei conti pubblici italiani all'indomani della manovra per il periodo 2011-2014.

PROCESSO CIRIO: RISARCIMENTO UNICREDIT, SI ATTENDE OK MINISTERO...
Radiocor - Centocinquanta milioni di euro cash, piu' la rinuncia a crediti per circa 250 milioni. Sono i termini, come apprende Radiocor, dell'intesa raggiunta tra UniCredit e l'amministrazione straordinaria di Cirio sui risarcimenti legati al processo per il crac Cirio che lunedi' arrivera' a sentenza. Secondo quanto si apprende, nei giorni scorsi l'intesa e' stata sottoposta per il via libera al ministero dello Sviluppo economico, ma al momento dal dicastero non sono giunte indicazioni.

 

In mancanza dell'ok del ministero, lunedi' sara' la Prima sezione del Tribunale di Roma, presieduta da Giuseppe Mezzofiore,a decidere sull'entita' dell'eventuale risarcimento del danno (a meno che la questione non venga rimessa al giudice civile). L'accordo comprende i 150 milioni di euro offerti da UniCredit come risarcimento da destinare ai creditori delle societa' del gruppo, piu' poco meno di 250 milioni di crediti vantati verso societa' del gruppo Cirio a cui l'istituto di credito rinuncerebbe. Il proc esso si riferisce a fatti risalenti alla fine del 2002, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Sergio Cragnotti, fece andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro emesse tra il 2000 e il 2002.

Tra gli imputati figurano, oltre a Cragnotti, l'ex a.d. della Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani, l'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi, la moglie di Cragnotti, il genero e i figli. Le contestazioni sono, a vario titolo, quello di bancarotta fraudolenta, preferenziale e distrattiva. L'accusa, rappresentata dai Pm Rodolfo Sabelli, Gustavo De Marinis e Paola Filippi, ha chiesto di condannare Cragnotti a 15 anni, Geronzi a 8 anni e Fiorani a 6 anni di reclusione.

MANOVRA: TASSAZIONE SU TRADING BANCHE VERSO TRASFERIMENTO IN DELEGA...
Radiocor - La tassa sul trading bancario si avvia ad essere trasferita nella delega fiscale. E' questa la novita', secondo quanto riferiscono a Radiocor fonti tecniche di governo, che stanno valutando al ministero dell'Economia, dopo aver tentato di trasformare l'iniziale norma che stabiliva una tassazione separata con aliquota al 35% in un addizionale del 7%. Ora anche questa ipotesi risulta superata. I tecnici hanno lavorato tutta la notte dopo il Consiglio dei ministri, dove la discussione collegiale durata oltre cinque ore ha prodotto molti cambiamenti rispetto al testo in entrata, e le riunioni si sono susseguite anche nella giornata di oggi.

Di sicuro, l'imposta di bollo sulle transazioni allo 0,15% e' stata eliminata perche' - spiegano a Radiocor - contraria a una direttiva comunitaria. Al suo posto potrebbe essere confermato l'aumento dell'imposta di bollo sui depositi titoli.

Anche le cifre della Manovra, previsioni di entrata e tagli di spesa, sono ancora in via di definizione: secondo una fonte di governo dal mini-condono sulle liti fiscali e previdenziali pendenti si attendono incassi fino a 10 miliardi. Un aiuto potrebbe arrivare dalla maggior crescita, trainata dalla riforma fiscale, qualora venisse realizzata entro il 2013, anche se la delega prevede un arco temporale di tre anni. Comunque, l'allungamento dei lavori fa ritenere, al momento, piu' probabile la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale martedi' anziche' lunedi'.

COIN: PERFEZIONATO ACQUISTO 78,7% DA PARTE BC PARTNERS, RIMODULATO DEBITO...
(Adnkronos) - Icon, societa' controllata dai fondi assistiti da Bc Partners, ha perfezionato l'acquisto della partecipazione detenuta in gruppo Coin da Financiere Tintoretto attraverso la Giorgione Investimenti, pari al 69,3%. Nel contesto dell'operazione, la Giorgione Investimenti ha acquistato un ulteriore 2,1% di azioni Coin dal management della societa' e il 7,3% di azioni da Dicembre 2007 spa. La partecipazione complessivamente acquisita da Icon, si rende noto in un comunicato, e' pari al 78,7% del capitale Coin.

 

Il management ha reinvestito indirettamente in Icon "parte significativa" dei 'proceeds' derivanti dalla vendita delle azioni a Giorgione Investimenti e il nuovo azionista ha confermato ampia fiducia all'amministratore delegato Stefano Beraldo e al team manageriale. Per effetto dell'operazione, verra' promossa un'offerta pubblica di acquisto obbligatoria su tutte le rimanenti azioni Gruppo Coin al prezzo di euro 6,50 per azione, a fronte di una valorizzazione complessiva dell'equity della societa' pari a euro 930.068.386.

Gruppo Coin ha inoltre sottoscritto un nuovo contratto di finanziamento "a medio lungo termine con un pool di banche per un importo complessivo massimo fino a 649 milioni, ampliando le proprie disponibilita' finanziarie e portandone la scadenza dal 2012 al 2017-2018", si legge nel comunicato.

GE'NE'RALE DE SANTE': ABBANDONA GOVERNANCE DUALE, ROCHE' NUOVO AD...
(Adnkronos) - Ge'ne'rale de Sante' abbandona la governance duale e nomina un nuovo directeur ge'ne'ral, con deleghe corrispondenti a quelle di un amministratore delegato. L'assemblea degli azionisti di Ge'ne'rale de Sante', informa la societa', ha modificato la governance societaria, che passa dal precedente sistema dualistico (che prevedeva un consiglio di sorveglianza e un directoire) ad un sistema tradizionale che prevede il solo consiglio di amministrazione.

In cda siedono Antonino Ligresti, presidente, Lorenzo Pellicioli, vicepresidente, i consiglieri Paolo Ceretti, Carlo Frau, Marc Vincent, Ross Mc Innes e Matthias Leridon. Il consiglio di amministrazione ha quindi nominato Pascal Roche' nuovo directeur ge'ne'ral della societa', con deleghe di gestione assimilabili a quelle di un amministratore delegato.

Cessa pertanto le sue funzioni Ferruccio Luppi, "che ha positivamente gestito la fase di transizione seguita all'uscita del precedente presidente del directoire, Fre'de'ric Rostand". Per Paolo Ceretti, amministratore delegato di DeA Capital, azionista della societa', 'il cambiamento del modello di governance in Ge'ne'rale de Sante' va nel senso della semplificazione e della ricerca di maggior efficacia nel governo e nella conduzione dell'azienda".

GENERALI: PERISSINOTTO COMPRA 20MILA AZIONI...
(Adnkronos) - Il Group Ceo delle Generali Giovanni Perissinotto compra azioni della compagnia. Il manager, riporta un modulo di internal dealing, ha comprato sul mercato italiano il 27 giugno, in due tranches, 20mila azioni ordinarie complessive, a un prezzo unitario compreso tra 13,83 e 13,84 euro, investendo in tutto 276.788 euro.

GENERALI: AGRUSTI COMPRA 7MILA AZIONI...
(Adnkronos) - Il direttore generale e Cfo del gruppo Generali Raffaele Agrusti ha acquistato sul mercato due giorni fa 7mila azioni del Leone, a un prezzo unitario di 14,21 euro, per un controvalore di 99.470 euro. Lo riporta un modulo di Internal dealing.

GENERALI: CALTAGIRONE COMPRA ALTRE AZIONI, MA NE VENDE 1,1 MLN...
(Adnkronos) - Francesco Gaetano Caltagirone, vicepresidente delle Generali, fa un po' di trading, comprando prima e poi vendendo azioni della compagnia. Il costruttore romano, riporta un modulo di Internal dealing, ha acquistato sul mercato italiano il 27 giugno, tramite Finced srl,500mila azioni ordinarie della compagnia, a un prezzo unitario di 13,8935 euro, investendo in tutto 6,94 mln di euro.

Il giorno dopo ha venduto sul mercato, tramite Viapar srl, 1,1 mln di azioni Generali ad un prezzo unitario di 13,7909 euro, per un controvalore di 15,16 mln di euro. Non e' la prima volta che Caltagirone, oltre ad acquistare quote del Leone, ne vende dei pacchetti. L'ultima operazione di vendita, secondo la lista delle operazioni riportate sul sito del gruppo assicurativo, risale a circa un anno fa, il 28 giugno 2010, quando cedette 2,7 mln di titoli per un controvalore di 40 mln circa. Da allora aveva sempre comprato, ma in precedenza aveva effettuato altre cessioni di titoli.

In occasione dell'ultima assemblea di bilancio a Trieste, Caltagirone si e' detto convinto che il Leone abbia imboccato la via del recupero in Borsa. "Se non ci sono sorprese di carattere eccezionale che influiscano sui mercati, la strada e' quella", ha risposto a chi gli chiedeva se il titolo fosse avviato verso un recupero. Caltagirone non aveva risposto a chi gli aveva chiesto se avrebbe comprato altre azioni (a fine aprile era al 2,23%), ma aveva spiegato che "sicuramente bisogna comprare quando i prezzi sono bassi". [01-07-2011]

 

 

Drin drin, Telecom svalutation! - rischiano una minusvalenza miliardaria gli spagnoli di Telefonica: all’epoca pagarono tutto cash (2,6 euro), oggi naviga sotto 1 euro. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come propone Lazard, la perdita potenziale sarebbe di 120-130 milioni per Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per Generali…

Camilla Conti per Il Giornale

Per Telco, la cassaforte che controlla il 22,4% di Telecom Italia, si avvicina l'ora della svalutazione dei titoli del gruppo di tlc. Il cda del prossimo 6 luglio riunito per esaminare il bilancio al 30 aprile 2011, si troverà sul tavolo il report messo a punto da Lazard. L'advisor incaricato da Telco di stabilire la congruità del valore delle quote in portafoglio ha proposto una rettifica da 2,2 a circa 1,8 euro per azione per ridurre lo scollamento con il mercato

Le azioni del gruppo guidato da Bernabè sono in carico a 2,2 euro proprio sulla base di un'indicazione della stessa Lazard risalente al 2009. Nel frattempo però Telecom si è depressa in Borsa e da mesi naviga sotto 1 euro (ieri ha lasciato sul terreno lo 0,26% attestandosi a 0,95 euro).

Quando Telco avrà deciso se svalutare la quota il tema verrà preso in considerazione anche dai singoli soci: Mediobanca, Generali, e Intesa Sanpaolo, che si erano allineati la prima volta, con ogni probabilità decideranno nei prossimi consigli di rettificare il valore del gruppo telefonico. In caso di svalutazione quale sarà l'effetto sulle casse degli azionisti?

Generali ha il 30,4% di Telco ma una parte di questa partecipazione è in capo agli assicurati. In caso di svalutazione, secondo gli analisti, l'impatto sull'utile sarebbe di circa il 20% mentre a livello di margine di solvibilità l'effetto sarebbe nullo. Il Leone, riferiscono fonti finanziarie, avrebbe intanto messo al lavoro un gruppo di esperti per valutare i titoli Telecom.

 

Il 19 luglio si riunirà, come di consueto prima della semestrale, il comitato di controllo interno che dovrà decidere l' eventuale impairment. In caso di svalutazione, circa un quarto è destinato a passare ai conti del gruppo. La tappa successiva sarà il cda sulla semestrale fissato per il 5 agosto: l'obiettivo, riferiscono le stesse fonti, è portare per quella data davanti al Consiglio le valutazioni combinate fra il giudizio di Lazard e quello degli esperti del Leone. Per poi decidere se e come svalutare.

Quanto a Intesa Sanpaolo, che detiene l'11,5% di Telco, l'impatto negativo per la banca in termini di coefficienti patrimoniali sarebbe trascurabile. L'11,6% controllato da Mediobanca verrebbe invece svalutato per 130-140 milioni di euro con un effetto negativo sui conti del secondo trimestre 2011 e un impatto di 30 punti base sugli indici patrimoniali di Piazzetta Cuccia. Per gli analisti di Intermonte, «se Telco venisse svalutata ai valori di Borsa di Telecom Italia, la somma netta delle attività della holding passerebbe a zero».

I più perplessi sulla svalutazione sono però gli spagnoli di Telefonica, soci con il 46%: all'epoca pagarono tutto cash (2,6 euro) in virtù di strategie di business non ancora realizzate e che ora rischiano una minusvalenza miliardaria. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come propone Lazard, fanno notare altri analisti, la perdita potenziale sarebbe di 120-130 milioni per Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per Generali.

Sullo sfondo, resta intanto vigile la Consob che sulla questione Telco sarebbe orientata a sollecitare un'attenzione alla valutazione in bilancio delle partecipazioni.

  [02-07-2011]

 

 

NUOVA TEMPESTA SULLA BPM DI PARAPONZO-PONZELLINI: LA PROCURA MILANO APRE INCHIESTA PER INSIDER TRADING PER LA FUGA DI NOTIZIE SULL’ISPEZIONE DI BANKITALIA - in vista dell’assemblea dei soci di sabato prossimo, Il d.g. Chiesa: "Nessuna aggregazione, avanti da soli" - se le nozze fossero con un grande gruppo bancario, sarebbe innanzitutto necessario un cambio di statuto...

Ponzellini Rock Roll

1 - BPM: PROCURA MILANO INDAGA PER INSIDER TRADING...
Radiocor - La procura di Milano ha aperto un fascicolo contro ignoti per l'ipotesi di reato di insider trading sulla fuga di notizie relative alla diffusione dei verbali dell'ispezione della Banca d'Italia alla Banca Popolare di Milano. Tuttavia, da una prima analisi della situazione appare piu' plausibile che si sia verificato un tentativo di manipolazione del mercato e per questo il fascicolo potrebbe passare da insider trading ad aggiotaggio.

L'inchiesta nasce da un esposto presentato da Enzo Chiesa, direttore generale della Bpm, al quale era allegato l'esito della ispezione della Banca d'Italia. Quello che il pm Roberto Pellicano, titolare del fascicolo, e' chiamato a chiarire e' chi ha reso possibile la diffusione del verbale degli ispettori di Palazzo Koch.

MASSIMO PONZELLINI

In aggiunta a questo fascicolo, come gia' indicato nelle scorse settimane, Pellicano ha aperto un fascicolo a modello 45 sul convertendo della Bpm, chiedendo alla Consob di avere gli atti sulla procedura sanzionatoria a questo riguardo.


2 - BPM, I RILIEVI BANKITALIA TRASMESSI ALLA PROCURA
Monica D'Ascenzo per "Il Sole 24 Ore"

Settimana lunga per la Banca Popolare di Milano in vista dell'assemblea dei soci di sabato prossimo. Le dichiarazioni sull'intenzione di voto dei sindacati contro l'aumento delle deleghe, la smentita di operazioni di fusione allo studio da parte di Bper, l'acquisizione da parte della Procura di Milano dei rilievi dell'ispezione di Banca d'Italia, le forti oscillazioni del titolo in Borsa che ieri ha perso il 7,39%. I fronti aperti sono molti cui si somma un ordine del giorno dell'assemblea assolutamente corposo: l'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, la modifica del regolamento del prestito obbligazionario convertendo Bpm 2009/2013 - 6,75%, la modifica dell'articolo 47 dello statuto oltre all'incremento delle deleghe da 3 a 5.

Consob

Fra i temi sul tavolo c'è quello della Procura. Di ieri la notizia che i rilievi dell'ispezione della Banca d'Italia effettuata alla Banca Popolare di Milano sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Milano. L'indiscrezione viene da fonti vicine a Palazzo di giustizia e da ambienti vicini a Via Nazionale viene precisato che la documentazione è stata consegnata «su richiesta della Procura, secondo standard ordinari».

In effetti i rilievi di Banca d'Italia erano stati consegnati dalla stessa Bpm alla Guardia di Finanza, insieme ad altra documentazione, quando, a seguito di articoli stampa sui contenuti del verbale ispettivo di Via Nazionale, è stato presentato un esposto per fuga di notizie.

Non sembra, quindi, che ci siano misteri sulla vicenda, anche perché se la Banca d'Italia avesse ravvisato ipotesi di reato avrebbe provveduto a inviare direttamente la documentazione alla procura. Tanto è vero che, come ricorda il direttore generale di Bpm Enzo Chiesa, «l'ispezione di Banca d'Italia ha dato esito parzialmente sfavorevole».

«Un giudizio ben lontano dall'ipotesi di commissariamento» osserva Chiesa, che aggiunge parlando con il Sole 24 Ore: «ne hanno parlato in molti, rispettiamo tutte le opinioni che vengono espresse sulla Bpm se riguardano la governance e il modello di banca, non possiamo accettare però quando si mette in dubbio la verità del bilancio o che la banca sia al limite del commissariamento».

Anna Maria Tarantola

E proprio sulla riforma governance delle Popolari e sul loro statuto domani in Commissione Finanze e tesoro del Senato, presso l'ufficio di Presidenza, sarà sentita in audizione il vicedirettore generale della Banca d'Italia Anna Maria Tarantola nell'ambito dell'esame del disegno di legge «Disposizioni in materia di banche popolari cooperative» d'iniziativa del senatore Rosario Giorgio Costa.

Un dibattito, quindi, che va ben oltre la vicenda della Popolare di Milano, ma che nel caso specifico è tema di attualità. Anche per le indiscrezioni di stampa della scorsa settimana che indicavano ipotesi di matrimonio-salvataggio in vista per la banca presieduta da Massimo Ponzellini. In particolar modo se le nozze fossero con un grande gruppo bancario, sarebbe innanzitutto necessario un cambio di statuto. Come nell'ipotesi di un take over della francese Bnp Paribas, ventilato la scorsa settimana da indiscrezioni stampa, o di una fusione in UniCredit, ipotesi tornata più volte negli ultimi anni.

Non si dovrebbe affrontare il nodo di banca cooperativa se il matrimonio fosse con un'altra Popolare, come nel caso di Bper. Ipotesi per altro smentita ieri dall'istituto guidato da Fabrizio Viola: «Banca Popolare dell'Emilia Romagna precisa che, allo stato, non sono allo studio operazioni di carattere straordinario con Banca Popolare di Milano», recitava ieri una nota. «Non abbiamo alcuna notizia di interesse di Bnp Paribas» precisa Chiesa, che prosegue: «Il piano industriale 2012-2013 è stand alone e non abbiamo alcun dossier di M&A allo studio, né con Bper né con altri istituti».

Il direttore generale di Bpm appare sereno: «la banca sta andando bene, stiamo lavorando su tutti i rilievi di Banca d'Italia e abbiamo già raggiunto dei risultati, il clima interno è buono, la congiuntura economica della Lombardia sta migliornado e i tassi si stanno alzando. Siamo usciti dal tunnel degli ultimi due anni come sistema banca».

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

MILANO RIMBALZA A +2%, RIFIATANO I BANCARI - STASERA SI VOTA LA FIDUCIA DEL PARLAMENTO GRECO: SENZA AUSTERITÀ, NIENTE AIUTI - CATRICALÀ: NEGLI ULTIMI ANNI, SI SONO FERMATE LE RIFORME PRO-CONCORRENZA - CALO DI FIDUCIA PER GLI INVESTITORI TEDESCHI - S&P: FARO SU EDISON - GHIZZONI: CARTOLARIZZAZIONE UNICREDIT PER LIQUIDITÀ, NON CAPITALE (14 MLD €?) - SALTA IL CDA, ECCO IL CALENDARIO DI GENERALI - DE BENEDETTI COMPRA COMPONENTI - AUGUSTAWESTLANDS CON RUSSIAN ELICOPTERS…

1 - BORSA, LA GIORNATA: MILANO RIMBALZA IN ALTO, SVETTA LOTTOMATICA...
(LaPresse) - Chiusura in forte rialzo per Piazza Affari, con l'indice Ftse Mib che cresce del 2,08% a 20.102,34 punti e il Ftse All-Share che guadagna l'1,99% a 20.830,99 punti. Milano rimbalza oltre i 20mila punti dopo il lunedì nero di ieri, anche per la buona apertura di Wall Street in attesa della riunione della Federal reserve di stasera.

George Papandreou

Domani la banca centrale Usa dovrebbe lasciare i tassi invariati tra lo 0 e lo 0,25. Stasera si vota la fiducia del Parlamento greco, un passo fondamentale, anche perché la prima parte degli aiuti ad Atene, da 12 miliardi di euro, arriverà solo dopo l'approvazione del piano di austerità. In questo contesto, chiusura sopra la parità per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna l'1,44% a 5.775,31 punti, il Cac 40 di Parigi che mostra un rialzo del 2,04% a 3.877,07 punti e il Dax di Francoforte che sale dell'1,89% a 7.285,51 punti.

A Milano, nel paniere principale svetta Lottomatica, che balza del 6% a 13,08 euro. Per la società che gestisce i giochi è arrivato il rinnovo del contratto al settembre 2018 per le lotterie in Georgia. Bene anche Saipem (+4,05%), Snam Rete Gas (+2,91%), Pirelli (+2,75%), Tod's (+2,94%), Generali (+2,54%), Atlantia (+2,24%) e Mediobanca (+2,07%).

Dopo il monito sui conti pubblici italiani, Moody's a messo sotto osservazione le principali società pubbliche che non risentono però della decisione. Salgono tutte: Eni (+2,23%), Enel (+0,37%), Finmeccanica (+2,5%) e Terna (+0,83%).

Giornata di acquisti anche per il comparto bancario, con Intesa Sanpaolo (+3,1% a 1,86 euro), Banco Popolare (+2,59% a 1,663 euro), Unicredit (+2,15% a 1,52 euro), Ubi Banca (+1,75% a 4,06 euro) e Banca Montepaschi (+0,6% a 0,5865 euro). Guadagna anche la Popolare di Milano, che cresce dello 0,68% a 1,639 euro. Oggi la Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro ignoti per insider trading, dopo che il direttore generale di Piazza Meda, Enzo Chiesa, ha presentato un esposto per fuga di notizie.

Nel Mib, tra gli energetici mostra un buon rialzo anche A2A, del 2,04% a 1,102 euro. Standard & Poor's ha messo sotto osservazione il credito a lungo termine 'BBB' di Edison. Il rating è posto sotto la formula del 'Credit Watch Developing', una situazione che esprime insieme la possibilità che il livello della società elettrica venga alzato o abbassato nel breve termine. L'agenzia attende i risvolti su Foro Buonaparte degli accordi tra A2A e i francesi di Edf.

Ponzellini Rock Roll

2 - BORSE EUROPEE: FRANCOFORTE +1,89%, LONDRA +1,44%, PARIGI +2,04%...
(LaPresse) - Chiusura sopra la parità per le principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna l'1,44% a 5.775,31 punti, il Cac 40 di Parigi che mostra un rialzo del 2,04% a 3.877,07 punti e il Dax di Francoforte che sale dell'1,89% a 7.285,51 punti.

3 - S&P'S: SOTTO OSSERVAZIONE CREDITO A LUNGO TERMINE DI EDISON...
(LaPresse) - Standard & Poor's ha messo sotto osservazione il credito a lungo termine 'BBB' di Edison. Il rating è posto sotto la formula del 'Credit Watch Developing', una situazione che esprime insieme la possibilità che il livello della società elettrica venga alzato o abbassato nel breve termine. Lo riferisce Foro Buonaparte in una nota. Standard & Poor's intende così tener conto sia dei possibili cambiamenti nella struttura azionaria e di governance del gruppo, sia dell'impatto che la perdurante fase di debolezza del mercato energetico e il protrarsi del processo di rinegoziazione dei contratti di fornitura del gas a lungo termine può avere sul profilo di rischio dell'azienda.

4 - GRECIA: GEITHNER, APPELLO ALL'EUROPA PERCHE' PARLI CON UNA SOLA VOCE...
Radiocor - Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Timothy Geithner, ha invitato i dirigenti europei a parlare 'con una sola voce, una voce chiara' a proposito della crisi greca. Intervenendo a un dibattito organizzato dal Wall Street Journal, Geithner ha spiegato che sarebbe utile se l'Europa avesse una strategia piu' coesa su Atene, ma ha comunque rassicurato che Bruxelles dispone dei mezzi per evitare una crisi e che la moneta unica non e' a rischio.

EDISON

5 - GERMANIA, CALA FIDUCIA INVESTITORI: A GIUGNO INDICE ZEW A -9 PUNTI...
(LaPresse/AP) - Cala la fiducia degli investitori tedeschi. L'indice di riferimento Zew ha perso su base mensile 12,1 punti a giugno, assestandosi a -9 punti, peggio delle attese (-2). Il nuovo dato deludente mostra che le imprese tedesche si sentono meno sicure per i timori legati al rifinanziamento del debito greco e al rallentamento dell'economia statunitense, che oscurano le prospettive di crescita. Secondo gli economisti dell'istituto che calcola lo Zew, la notizia di un nuovo pacchetto di aiuti ad Atene e i dati sull'economia da Washington "sembrano avere un impatto negativo sulle valutazioni degli esperti del mercato finanziario".

6 - ANTITRUST: CATRICALA', SENZA CONCORRENZA A RISCHIO VITALITA' ECONOMIA...
(Adnkronos) - 'Senza concorrenza e' a rischio la vitalita', gia' compromessa, del sistema economico'. E' l'allarme che giunge dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', che nel presentare la relazione annuale dell'Autorita' al Parlamento mette in guardia dalla battuta d'arresto del processo riformatore sul fronte delle liberalizzazioni scivolate via 'dalle priorita' dell'agenda politica'.

Non solo. 'Il primo disegno di legge sulla concorrenza - sottolinea Catricala' nell'intervento alla Sala della Lupa a Montecitorio - non ha mai visto la luce. Questo ritardo e' grave; rallenta il processo di ammodernamento del paese; fa perdere la fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti e agli stessi controllori'.

GEITHNER

Va recuperato 'il tempo perduto', ammonisce il presidente dell'Autorita', indicando nelle ferrovie, autostrade e aeroporti, governance bancaria e assicurativa i settori dove e' 'prioritario introdurre assetti di mercato realmente competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita'. Secondo Catricala', 'troppo spesso' le richieste di intervento legislativo dell'Antitrust 'vengono ignorate, come e' accaduto - osserva - in sei anni di applicazione della legge sul conflitto di interessi'. Il riferimento e' al rilievo mosso in piu' di un'occasione dall'Autorita' sul fatto che la legge sul conflitto di interessi da' all'Antitrust gli strumenti per un controllo piu' formale che sostanziale.

Abbiamo sostenuto con il legislatore - sottolinea Catricala' - la necessita' di riformare la regolazione economica distorsiva. Talvolta con successo: penso alla radicale modifica della disciplina dello ius variandi nei rapporti bancari, alla portabilita' del mutuo, all'istituzione di una pur farraginosa class action, alla liberalizzazione di importanti settori produttivi della vita economica nazionale come il commercio e le professioni. L'Istituto e' stato potenziato nelle competenze e negli strumenti procedurali', sottolinea.

'Tuttavia nell'ultimo periodo il processo riformatore si e' arrestato e le liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorita' dell'agenda politica. L'Autorita' ha dovuto denunciare pericolosi tentativi di chiusura dei mercati dettati dagli interessi particolari in settori come le farmacie, le assicurazioni, alcune professioni, i trasporti'. Quindi la battuta d'arresto costituita, a giudizio del presidente dell'Autorita', dallo stop al ddl sulla concorrenza che, appunto, 'non ha mai visto la luce'.

ANTONIO CATRICALA

7 - ANTITRUST: FS, TELECOM E POSTE DEVONO ASSUMERSI RESPONSABILITA' SU RETI...
(Adnkronos) - "Ancora attuale e' il tema delle reti. Su chi le possiede in esclusiva grava una speciale responsabilita' ma i monopolisti danno l'impressione di volerla eludere: un presunto abuso di posizione dominante e' stato contestato al Gruppo Ferrovie, due a Telecom, due a Poste". E' il passaggio della relazione del presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', in cui si fa riferiemento alla necessita' di aprire le reti ancora parzialmente protette.

8 - PMI, MUSSARI (ABI): 75% BANCHE HANNO ADERITO AD ACCORDO PER CREDITO
(LaPresse) - Sono 219 le banche italiane che hanno aderito ad oggi all'accordo per il credito alle pmi adottato lo scorso febbraio in sostituzione della cosidetta 'moratoria'. E' quanto ha annunciato il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, durante un'audizione alla commissione Industria del Senato nell'ambito di un'indagine conoscitiva sull'accesso al credito e sugli strumenti di finanziamento delle imprese. Mussari ha sottolineato che il numero degli istituti bancari coinvolti "è pari a circa il 75% del settore in termini di sportelli". Il numero uno dell'Associazione bancaria italiana ha inoltre aggiunto che "fino ad adesso non si registrano particolari criticità nella realizzazione delle operazioni di allungamento dei finanziamenti, nè da parte delle banche nè da parte delle imprese".

Giuseppe Mussari

9 - UNICREDIT: GHIZZONI, EVENTUALE CARTOLARIZZAZIONE NON PER CAPITALE MA PER LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - La maxi cartolarizzazione che, secondo alcune indiscrezioni di stampa, Unicredit starebbe portando a termine, per l'ad dell'Istituto di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, si tratterebbe di 'un'operazione che si discute oggi in cda nelle linee generali ma che non e' fatta per il capitale ma per avere un eventuale cuscinetto di liquidita'.

'In ogni caso - ha precisato Ghizzoni a margine della presentazione del cartellone della Filarmonica della Scala - non e' un'operazione gia' definita'.

Quanto all'importo, che potrebbe arrivare ad un ammontare massimo di 14 mld di euro 'per ora se ne discutono i principi e non c'e' nessuna cifra. In ogni caso - ha concluso - fosse da 1 mld o da 14, non avra' nessun impatto sul patrimonio'.

Mauro Moretti

10 - GRECIA: GHIZZONI, PER SALVATAGGIO RICEVUTO NESSUNA PROPOSTA...
(Adnkronos) - 'Non abbiamo ricevuto nessuna proposta di nessun genere'. Ad affermarlo e' l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, in merito all'ipotesi di un intervento privato da parte degli Istituti di credito europei per il salvataggio della Grecia.

A margine della presentazione della stagione Filarmonica della Scala, Ghizzoni ha spiegato che se l'intervento fosse su base volontaria da parte di privati 'bisognerebbe considerare la cosa se, come si sente dire, fosse un'estensione dei bond. Tuttavia - ha concluso - non abbiamo ricevuto nessuna proposta in merito'.

Federico Ghizzoni UNICREDIT

11 - MANAGER: SACCOMANNI, +20% RETRIBUZIONI TOP, NON SEMPRE GIUSTIFICATE...
(Adnkronos) - Emergono, per le societa' di maggiori dimensioni, "incrementi nei compensi corrisposti al top management nell'ordine del 20%. Non sempre tali aumenti sembrano giustificati dai risultati economici". Lo afferma il direttore generale di Bankitalia, Fabrizio Saccomanni.

12 - GENERALI: VERSO CDA TELCO IL 6/7, IN AGOSTO LENTE SU VALORE QUOTA...
Radiocor - Comitato esecutivo il 30 giugno e consiglio di amministrazione il 5 agosto per l'approvazione della semestrale. Sono i prossimi appuntamenti di consiglio del gruppo Generali, secondo quanto risulta a Radiocor, dopo che il cda convocato per il 28 giugno e' stato cancellato. Nel frattempo sono destinati a maturare alcuni temi gia' identificati nel corso degli ultimi consigli, fra cui quello della congruita' della valutazione di bilancio della partecipazione in Telco, che a sua volta contabilizza la quota in Telecom a 2,2 euro per azione.

I grandi soci, come gli scorsi anni, hanno affidato a Lazard Italia la valutazione di congruita' richiesta dai principi contabili e la prima analisi tocchera' quindi al cda di Telco, non ancora convocato ma preallertato per il prossimo 6 luglio. Alla luce della linea che verra' espressa dai soci Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo in Telco, a Trieste la parola passera' al Comitato per il Controllo Interno, al momento previsto per il 19 luglio.

FABRIZIO SACCOMANNI

Al comitato, in vista della semestrale, tocchera' una prima valutazione degli impairment test delle partecipazioni del gruppo e in questa sede la quota Telco appare come quella di importo piu' rilevante, visto che ha un valore di bilancio di 874 milioni e non e' stata svalutata in occasione dell'ultima crisi dei mercati che ha portato il titolo Telecom sotto quota 2 euro dal novembre 2007, portandosi intorno a 1 euro per azione.

Peraltro la quota e' nei portafogli vita con rischio a carico degli assicurati, e secondo gli analisti in caso di svalutazione solo circa un quarto dell'importo e' destinato a passare dai conti del gruppo sotto forma di impairment. Recentemente il Ceo di Generali, Giovanni Perissinotto, ha osservato che una svalutazione di Telco non e' in agenda, rimandando alle scadenze di bilancio e in particolare a quella di fine anno, ma la prima data possibile e' quella dell'approvazione della semestrale, e quindi del consiglio del 5 agosto.

GIOVANNI PERISSINOTTO

Temi straordinari previsti per il comitato esecutivo di fine mese, il cui ordine del giorno e' ancora in via di definizione, saranno il destino della joint venture in Europa dell'Est con Ppf, al centro di accese discussioni in cda nel corso dell'inverno e, se i tempi saranno maturi, l'avvio dell'annunciata joint venture in Russia con il gruppo bancario Vtb.

13 - FIAT-CHRYSLER, UIL: COSTRUITA UNA RETE CON UAW E ALTRI SINDACATI...
(LaPresse) - E' Chiara Romamazzi, responsabile dell'Ufficio Internazionale della Uilm, la sindacalista che terrà i rapporti per i metalmeccanici della Uil con le altre organizzazioni sindacali del gruppo Fiat-Chrysler. Lo comunica la Uilm in una nota, mentre sono in corso a Torino i lavori tra i sindacati metalmeccanici europei dei Paesi dove si trovano stabilimenti produttivi del gruppo automobilistico guidato dall'amministratore delegato, Sergio Marchionne, e la grande organizzazione del sindacato americano dei lavoratori dell'auto.

FRANCO BERNABE

"Al momento abbiamo costituito una vera e propria rete - spiega la Romanazzi - dove si socializzeranno informazioni ed esperienze tra i sindacalisti che operano nei siti del gruppo. Di fatto si apre un canale comunicativo costante soprattutto con il sindacato americano della Uaw. Proprio a questa organizzazione sindacale appartiene Paolo Caucci che è stato nominato coordinatore della costituenda rete informativa. Si può anticipare fin d'ora che la prima riunione della rete in questione verrà convocata entro il 2012, probabilmente in un Paese extraeuropeo".

14 - FINMECCANICA: AGUSTAWESTLAND, CLOSING PER JV CON RUSSIAN HELICOPTERS
(ASCA) - AgustaWestland, societa' del gruppo Finmeccanica, ha firmato con Russian Helicopters l'accordo finale per la creazione di HeliVert, una joint venture paritetica. HeliVert ha lo scopo di creare e gestire un impianto di linea di assemblaggio finale dell'elicottero medio AW139 in Russia.

chrysler FIAT

L'impianto sara' realizzato nella zona industriale di Tomilino, regione di Mosca, e dovrebbe essere aperto entro l'estate con attivita' di assemblaggio pronta al via nel quarto trimestre di quest'anno. L'impianto e' progettato per assemblare fino a 15 AW139 all'anno. La catena di montaggio potra' soddisfare le esigenze dei mercati civili in Russia e CSI. Il management di HeliVert sara' nominato in misura paritetica. L'organico totale dell'impianto alla massima potenza superera' i 100 dipendenti.

15 - SOGEFI: ACQUISTA GRUPPO COMPONENTI AUTO MARK IV SYSTE'MES MOTEURS
(Adnkronos) - Sogefi (gruppo Cir) ha firmato un accordo per acquistare il gruppo francese di componentistica auto Mark IV Syste'mes Moteurs dalla holding americana Mark IV. L'operazione, rende noto Sogefi, e' avvenuta sulla base di un enterprise value del gruppo Mark IV Syste'mes Moteurs pari a circa 150 milioni di euro. Sogefi finanziera' l'acquisizione con le linee di credito di cui e' gia' in possesso, "mantenendo una solida struttura patrimoniale e finanziaria".

CARLO DE BENEDETTI

Il perfezionamento dell'accordo, atteso nel terzo trimestre, e' soggetto alle usuali condizioni sospensive. A seguito del completamento dell'operazione e' prevedibile che il gruppo Sogefi raggiunga ricavi totali pro forma per l'anno 2011 intorno a 1,3 miliardi di euro.

16 - ENEL: CONTI, MOODY'S? SIAMO TRANQUILLI, LAVORIAMO PER CRESCITA...
(Adnkronos)- "Siamo tranquilli, lavoriamo come sempre a un bilancio solido e a prospettive di crescita interessanti e non abbiamo alcun timore". Ad assicurarlo e' stato l'amministratore delegato dell'Enel, Fulvio Conti, commentando, a margine della relazione dell'Antitrust, l'annuncio giunto ieri da Moody's di mettere sotto osservazione i rating delle societa' partecipate dallo Stato. 'Non c'e' stato nessun downgrade - ha sottolineato Conti - E' soltanto un'allerta che Moody's fa dopo aver messo sotto osservazione la Repubblica italiana. Di conseguenza le principali imprese che sono in parte controllate dal Tesoro hanno lo stesso tipo di avvertenze'.

Fulvio Conti

17 - PARIS AIR SHOW, JETBLUE AIRWAYS ORDINA 40 A320NEOS DELL'AIRBUS...
(LaPresse/AP) - La compagnia aerea low cost statunitense JetBlue Airways ha ordinato 40 A320neos dell'Airbus al Paris Air Show.

 

 

 

[21-06-2011]

 

 

LE PRIME PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - IL NUOVO SALVATAGGIO DELLA GRECIA MINACCIA IL SETTORE PRIVATO - RISPARMI greci CONVERTITI IN ORO E CORSA AGLI SPORTELLI - IL RAPPORTO SEGRETO SULLE SPESE ABUSIVE DEI PARLAMENTARI EUROPEI - L’AMERICA DÀ INIZIO AL RITIRO DALL’AGHANISTAN - IL GIGANTE DELL’HEDGE-FUND BRIDGEWATER LANCIA UN FONDO DA 10 MLD $ - DIETRO LE INCURSIONI NEL GOLAN C’È TEHERAN. IRAN COINVOLTO ANCHE NELLA REPRESSIONE SIRIANA…

DAGOREPORT

1 - THE NEW YORK TIMES - In apertura, "L'economia in difficoltà fa salire l'attenzione sulle spese di guerra" - Al centro, "In America, per rifarsi una vita, i neri lasciano le città alla volta del sud"

2 - THE WALL STREET JOURNAL - In apertura, "Si annuncia battaglia per accaparrarsi la Foster's" - In basso, "Il gigante dell'hedge-fund Bridgewater lancia un fondo da 10 miliardi di dollari" - "Il G20 e le pressioni sugli Usa per i sussidi sul biocarburante"

3 - LE FIGARO - In apertura, "Scuola: Il grande ritorno della morale. Obiettivo: aiutare i bambini ad acquisire i punti cardine e i principi della cittadinanza" - "La prima visita della Regina Elisabetta a Downing St. dal 2002" - Al centro, "Bercy: Che succederà a Christine Lagarde?"

4 - LIBÉRATION - In apertura, "Il rapporto scandalo di un deputato dell'Ump. O francesi o nulla. Impedire la doppia nazionalità è l'obiettivo di un progetto di Claude Goasguen che verrà discusso oggi" - In basso, "Libia: 2,1 milioni di euro al giorno"

5 - LE MONDE - In apertura, "Sarkozy annuncia un congelamento della chiusura delle classi. Il principio di non sostituzione di un insegnante su due rimane: l'anno prossimo dovranno essere soppressi, come previsto, 16mila posti" - "Il rischio che la Grecia fallisca inquieta gli Usa come la Cina"

6 - LES ECHOS - In apertura, "La strana serie di nero alla Borsa di Parigi" - Al centro, "Il
nuovo salvataggio della Grecia minaccia il settore privato"

7 - THE GUARDIAN - In apertura, "I parlamentari europei conservatori sfidano Cameron sugli obiettivi per la riduzione dei gas serra" - Di spalla, "Obama e la spaccatura militare sul ritiro dall'Afghanistan"

8 - THE INDEPENDENT - In apertura, "L'Europa si prepara alla tempesta sugli abusi di spesa dei parlamentari europei. La pubblicazione di un rapporto segreto potrebbe minare gli sforzi fatti per raggiungere un accordo sul debito greco"

9 - THE TIMES - In apertura, "Un adolescente dell'Essex coinvolto nella serie di attacchi hacker globali" - "Michelle Obama da Nelson Mandela"

10 - THE DAILY TELEGRAPH - In apertura, "Tu combatti io parlo. Cameron e la Difesa ai minimi storici su Libia e Afghanistan"

11 - FINANCIAL TIMES - In apertura, "JpMorgan paga 154 milioni di dollari per chiudere la causa per frode" - Al centro, "La polizia arresta il sospetto hacker della Cia" - In basso, "Tra i timori di un default, i greci convertono i propri risparmi in oro e corrono agli sportelli"

12 - THE SUN - In apertura, "Fai a pezzi il giovanotto. Uno smanettone dell'Essex di 19 anni è stato arrestato con l'accusa di essere un hacker responsabile di attacchi in tutto il mondo" - Di spalla, "Rosie: ‘Sono la nuova Fox'"

13 - FRANKFURTER ALLGEMEINE - "L'America dà inizio al ritiro dall'Aghanistan"

14 - HAARETZ - In apertura, "Una grossa fonte israeliana: ‘Dietro le incursioni nel Golan c'è Tehran'. L'Iran coinvolto anche nella repressione delle proteste anti-regime in Siria"

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

FIDUCIA DEL PARLAMENTO GRECO A PAPANDREOU, PER 4 VOTI - PER LE BORSE È TROPPO POCO, EUROPA IN CALO - ENI INDAGATA A MILANO PER CORRUZIONE IN IRAQ E KUWAIT - GEITHNER: EVITEREMO IL DEFAULT USA - IERI CARSTENS, OGGI LAGARDE SI PRESENTANO AL FMI - AS ROMA: OK FORMALE DI UNICREDIT (FIRMA IL 4 LUGLIO) - IL CDA FININVEST E IL LODO MONDADORI - EXOR E LO “SFIZIO” DELLA JUVE - GOOGLE: 1 MILIARDO DI UTENTI AL MESE - LA LOGICA DI ITWAY E WALL ST - ASSEMBLEA DI FUOCO PER GLI ANALISTI FINANZIARI…

1 - BORSA: EUROPA IN LEGGERO CALO CON VOTO GRECO, MALE STOCCOLMA...
(ANSA) - Poche idee ma clima negativo sulle Borse europee dopo che il nuovo governo approntato venerdì scorso dal premier socialista greco Giorgio Papandreou ha superato questa notte lo scoglio del voto di fiducia in Parlamento con il sì dei 155 deputati del Pasok e 143 no delle opposizioni, su un totale di 298 votanti e 300 seggi.

George Papandreou

Gli stretti margini della maggioranza del governo ellenico non dà abbastanza fiducia ai mercati: in attesa che apra Atene che si muove sul diverso fuso orario greco, l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cede qualche frazione di punto In calo soprattutto le piazze azionarie di Amsterdam e Stoccolma (Electrolux -1,70%).

A livello continentale i titoli bancari (Barclays -1,47%) segnano lievi cali. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: - Londra -0,24% - Parigi -0,29% - Francoforte -0,18% - Madrid -0,19% - Milano -0,25% - Amsterdam -0,61% - Stoccolma -1,07% - Zurigo -0,44%

2 - BORSA: ASIA SALE MA CAUTA SU VOTO GRECO, BENE TOKYO (+1,79%)...
(ANSA) - Borse asiatiche in rialzo dopo il voto di fiducia ottenuto dal nuovo governo greco, ma senza festeggiare con troppa convinzione, anche per il margine ristretto ottenuto dalla maggioranza. Dopo i forti aumenti messi a segno ieri dai mercati europei e da Wall street, le piazze azionarie orientali e dell'area del Pacifico hanno tutte registrato aumenti contenuti sotto il punto percentuale, con l'unica eccezione di Tokyo.

La Borsa giapponese ha infatti chiuso in crescita dell'1,79%, spinta da titoli come Softbank (+4,37%), mentre tra gli automobilistici è andata bene Isuzu (+3,83%). Acquisti anche su Sony (+3,71%) e Nec, cresciuta del 3,64%, ma qualche banca ha frenato anche sul listino nipponico, come Shinsei, scesa dell'1,30% finale. Di seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo +1,79% - Hong Kong +0,74% - Shanghai +0,38% (seduta in corso) - Taiwan +0,27% - Seul +0,77% - Sidney +0,54% - Singapore +0,34% (seduta in corso) - Mumbai -0,13% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,12% - Bangkok +0,03% - Giakarta +0,53%

BORSA TOKYO

3 - APPALTI, PM MILANO INDAGA ENI PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE
Reuters - La procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati Eni come persona giuridica con l'accusa di corruzione internazionale nell'ambito di un'inchiesta su presunte tangenti pagate da società italiane a manager dell'Eni per appalti in Iraq e Kuwait.

Lo hanno riferito oggi fonti investigative mentre un portavoce della società, anticipando un comunicato da parte del gruppo del cane a sei zampe, ha detto che Eni è "parte lesa nell'inchiesta".

Nell'indagine del pm Fabio De Pasquale - in cui non risulta indagato come persona fisica l'AD della società Paolo Scaroni - Eni è indagata in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da dirigenti nell'interesse aziendale.

Logo "Eni"

Il pm inoltre contesta il reato di associazione a delinquere al vice-presidente di Saipem, Nerio Capanna, al manager dell'Eni Diego Braghi e a tre intermediari Massimo Guidotti, Stefano Borghi e Enrico Pondini, come riferito dalle fonti. Tra le aziende che avrebbero pagato tangenti o avrebbero garantito di farlo, sono in corso accertamenti su Ansaldo e altre società ingegneristiche. Al momento non è stato possibile contattare gli interessati per un commento.

Dalle indagini, durate sei mesi - di cui ha dato notizia oggi il Corriere della Sera - emerge un sistema nel quale grandi aziende italiane pagherebbero tangenti a top manager dell'Eni per ottenere appalti -- del valore di miliardi di dollari in Iraq e Kuwait -- che Eni dal 2010 sta contribuendo a realizzare nel giacimento petrolifero iracheno di Zubair e in quello del Kuwait di Jurassic Field.

4 - GRECIA, GOVERNO HA OTTENUTO LA FIDUCIA...
(LaPresse) - Ha infatti ottenuto più dei 151 voti necessari sui 300 totali. Gli hanno accordato la fiducia 155 parlamentari contro 143 che non l'hanno fatto, mentre due si sono astenuti. Una sconfitta avrebbe probabilmente portato ad elezioni anticipate e alzato i dubbi sul fatto che la Grecia possa riuscire ad approvare le nuove misure di austerità entro la fine di giugno, come chiesto dai creditori internazionali.

Solo se queste passeranno, infatti, il Paese otterrà la prossima rata dal prestito e potrà evitare il default. La scorsa settimana Papandreou ha fatto un rimpasto di governo e sostituito il ministro delle Finanze per calmare il dissenso crescente tra le fila del suo partito. Oggi il nuovo ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha promesso che la prossima settimana il parlamento riuscirà ad approvare le impopolari misure di austerità, tra cui i 28 miliardi di euro di tagli al budget, entro la fine del mese.

SAIPEM

5 - GOOGLE: PER PRIMA VOLTA OLTRE UN MILIARD0 UTENTI WEB...
(ANSA) - Per la prima volta Google ha superato il miliardo di utenti sul web a maggio, secondo le cifre pubblicate in serata dalla ComScore. Con 1,0009 miliardi di visitatori Google (contando ovviamente YouTube, Orkut e Gmail) giunge in testa davanti a Microsoft (905 milioni), Facabook (713 milioni) e Yahoo (689 milioni).

6 - AS ROMA: OK FORMALE CDA UNICREDIT PER CLOSING OPERAZIONE...
Radiocor - Il Cda di UniCredit ha dato 'il via libera formale su tutti i prerequisiti per andare a firmare il contratto' di cessione della As Roma alla cordata guidata dall'imprenditore italo americano Thomas Di Benedetto. Lo ha annunciato l'a.d. dell'istituto, Federico Ghizzoni, al termine della riunione del board. Il via libera del Cda, ha spiegato il direttore operativo Paolo Fiorentino, riguarda 'il finanziamento e l'impegno sull'aumento di capitale da 35 milioni'.

evangelos venizelos

Quanto ai punti per la chiusura dell'operazione, Fiorentino ha ricordato che le parti hanno 'una data fissata idealmente il 4 luglio'. Ricordando che quello e' un giorno di festa negli Stati Uniti, Fiorentino ha auspicato scherzosamente che gli imprenditori americani 'decidano di passare le feste in Italia'. In ogni caso il manager ha assicurato che 'se non sara' il 4 luglio sara' intorno al 4 luglio' e che ogni eventuale slittamento sarebbe 'di pochi giorni e per ragioni tecniche'.

7 - USA, GEITHNER: EVITEREMO IL DEFAULT, CI SARÀ ACCORDO BIPARTISAN...
(LaPresse/AP) - "Eviteremo un default, on c'è dubbio su questo. Non succederà. Avremo un primo progetto di riduzione del deficit che sarà bipartisan, la domanda è quale forma avrà". Lo ha detto il segretario di Stato Usa Timothy Geithner a proposito della situazione economica degli Stati Uniti e dell'accordo su debito e riduzione della spesa. "Stiamo facendo progressi - ha aggiunto Geithner -, ci stiamo avvicinando".

DIBENEDETTO-GMT/ROSS

8 - MORNING NOTE: L'AGENDA DI MERCOLEDI' 22 GIUGNO...
Radiocor - Milano: si riunisce il Comitato esecutivo dell'Abi.

Milano: seminario organizzato da Barilla 'Stakeholder engagement e valore d'impresa: le sfide del futuro'.
Milano: 'World Wealth Report 2011', presentazione dell'indagine sulla distribuzione della ricchezza a livello mondiale e in Italia di Merrill Lynch e Capgemini.

Milano: presentazione del 'Progetto Cultura' di Intesa Sanpaolo. Partecipano, tra gli altri, Giovanni Bazoli, presidente consiglio di sorveglianza Intesa Sanpaolo; Ferruccio De Bortoli, direttore Corriere della Sera; Giancarlo Galan, ministro per i Beni e le Attivita' Culturali; Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri; Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo; Giuliano Pisapia, sindaco di Milano.

Milano: incontro organizzato da Il Gruppo 24 Ore e Confindustria Ceramica su 'Perspectives. La Ceramica e Cersaie inconrtrano Milano'.
Padova: 'Come e perche' fare affari nelle Filippine', roadshow di presentazione del Paese, organizzato da Il Sole 24 Ore Radiocor, Newsmercati, Centro Estero delle Camere del Piemonte, Confindustria e Ice.
Torino: si conclude l'incontro dei sindacati mondiali del gruppo Fiat-Chrysler.

PAOLO FIORENTINO

9 - MORNING NOTE: ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ANTITRUST: Liberalizzazioni al palo. Catricala': Senza concorrenza economia a rischio. Rc auto problema italiano. Banche nel mirino per le polizze sui mutui (dai giornali). Il futuro del presidente dell'authority? La continuita' e' nei lavori pubblici (Il Sole 24 Ore, pag. 2)

GOVERNO: Berlusconi: 'La crisi una follia, ora giu' le tasse. Entro l'estate solo tre aliquote piu' basse' (dai giornali)
DL SVILUPPO: Fiducia 'larga'. Ok della camera con 317 voti a favore. Il testo blindato ora passa al Senato (dai giornali)
INCHIESTA 'P4': Ecco la grande ragnatela. Ministri, nomine, banche, giornali e tv: tutto passava da Bisignani (Repubblica, pagg1-9). 'Bisignani mediava tra premier e Scaroni (Corriere della Sera pagg. 1 e 9-11)

BPM: La procura indaga per insider (dai giornali). 'Sabato la svolta o mi dimetto'. Lettera aperta ai soci di Franco Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pag. 3)
UNICREDIT: Rassicura l'Antitrust sul nodo FonSai-Mediobanca. I tre consiglieri della banca si asterranno in cda. Piazza Cordusio aumenta i profitti in Italia (Il Sole 24 Ore, pagg. 1 e 41)
ENI: Petrolio in Iraq e Kuwait. Inchiesta per tangenti negli appalti (Corriere della Sera, pagg.1 e 8

INFRASTRUTTURE: Marcegaglia 'Una priorita'. Il Governo intervenga. Coniugare rigore e sviluppo'. (Il Sole 24 Ore, pag. 8)
CONTRATTI: Sull'esigibilita' prove d'intesa imprese-sindacati. Venerdi' il tavolo con Confindustria (Il Sole 24 Ore, pag. 8). 'Imprese e sindacati, e' l'ora di condividere i nuovi contratti'. L'appello del Sole 24 Ore. Il Sole 24 ore, pag. 1
PENSIONI: Spesa record (16,6% del Pil) nel 2009 (dai giornali)

GRECIA: Papandreou conquista la fiducia. Si' all'austerity (dai giornali) 'Non sara' Londra a salvare l'euro'. Interviosta al ministro britannico per gli Affari europei, David Lidington (pag. 12)
USA: Geithner esclude il default Usa. Il ministro del Tesoro rassicura: troveremo un'intesa con i repubblicani (Il Sole 24 Ore pag. 14)
TLC: Per l'Ngn test pilota in sei citta'. Proposta del Governo ai gestori: Telecom potra' avere il controllo della societa' (Il Sole 24 Ore, pag. 22)

google

TIRRENIA: Scontro Cin-D'Andrea. Dopo lo stop. Salvataggio bis al punto di partenza (dai giornali)
MPS: Fondazione, conti in rosso. Mancini: 'La partecipazione in Mediobanca e' sotto osservazione'. (Il Sole 24 Ore, pag. 42)
PARMALAT: l'Opa a rilento, gli hedge fund in manovra (Il Sole 24 Ore, pag. 42)

FIAT-CHRYSLER: Bob King per il sindacato globale. Il leader uaw a Torino con Fiom, Fim e Uilm. Nasce la rete di coordinamento. Lettera a Marchionne (dai giornali)
GENERALI: Verso il 50% di Citylife (Il Sole 24 Ore, pag. 41). Decide su Telco (Corriere della Sera, pag. 35)
FINMECCANICA: Accordo fatto con Boeing sul 787 Dreamliner. Tengono i ricavi (dai giornali)

10 - DIRETTORE FMI, CARSTENS DAL CONSIGLIO ESECUTIVO; OGGI TOCCA A LAGARDE
(LaPresse/AP) - Agustin Carstens, presidente della Banca centrale del Messico e candidato a diventare il prossimo direttore del Fondo monetario internazionale, ha detto che se sarà eletto lavorerà per aumentare la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo e la capacità del Fmi di reagire a eventuali crisi finanziarie.

Carstens ha parlato davanti ai 24 membri del consiglio esecutivo del Fondo; oggi sarà il turno dell'altro candidato, il ministro delle Finanze francese Christine Lagarde, favorita in quanto appoggiata dai Paesi europei. I due si sfidano per succedere all'ex direttore Dominique Strauss-Kahn, che si è dimesso il mese scorso dopo essere stato accusato di aver aggredito sessualmente una cameriera d'albergo a New York.

GEITHNER

Dopo aver ascoltato le presentazioni e le risposte di Carstens e Lagarde, il consiglio s'incontrerà il 28 giugno, con l'obiettivo di scegliere un nome entro il 30.

"Il Fondo ha profondamente fallito nel prevedere la recente crisi finanziaria", ha detto Carstens al consiglio. Per questo, ha aggiunto, dovrebbe rinforzare le risorse destinate al lavoro di sorveglianza dell'economia globale, ovvero il numero del personale dedicato alla vigilanza dei singoli Paesi e gli esperti sul funzionamento delle banche e altri istituti finanziari. Carstens ha quindi promesso di aumentare la rappresentanza dei Paesi emergenti all'interno del consiglio esecutivo, che ha il compito di vigilare quotidianamente le operazioni del Fondo.

11 - IL CDA FININVEST E IL LODO MONDADORI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Via vai di auto ieri nell'elegante palazzo di Via Paleocapa a Milano. L'appuntamento, negli uffici Fininvest, era di routine: il cda per l'approvazione del bilancio 2010 della cassaforte del premier Silvio Berlusconi e famiglia. Sul fronte dei numeri, l'attesa è per un anno in netta ripresa, visto che nel 2010 i tre asset principali (Mediaset, Mediolanum e Mondadori) hanno aumentato gli utili e hanno elargito dividendi più alti del 2009.

Ma è difficile pensare che ieri i figli Marina (presidente di Fininvest) e Piersilvio, l'ad Pasquale Cannatelli, i consiglieri Ubaldo Livolsi, Ernesto Poli e Bruno Ermolli, storici e ascoltati consulenti di Berlusconi, non abbiano discusso dell'imminente sentenza di appello sul Lodo Mondadori, che potrebbe obbligare Fininvest a un maxi-risarcimento di 750 milioni alla Cir. Finora la holding non ha accantonato un euro, perché ritiene di avere ragione. Adesso però il mercato s'interroga: sarà stato deciso diversamente? C'è chi fa notare, tuttavia, che accantonare proprio ora sarebbe poco sensato. (S.Fi.)

ANTONIO CATRICALA

12 - EXOR E LO «SFIZIO» DEL GIOCO DEL PALLONE...
Da "Il Sole 24 Ore" - C'è stato un momento in cui gli Agnelli con i soldi guadagnati dal pallone potevano coprire la voragine dell'automobile e finanziare l'aumento di capitale Fiat. E' accaduto nel dicembre 2001, quando la Juventus è stata quotata in Borsa, con un'operazione mista di vendita di azioni detenute dall'Ifi, allora azionista di controllo (oggi si chiama Exor in seguito alla fusione con Ifil del 2009) e di aumento di capitale della stessa società di calcio.

L'Ifi incassò 100 milioni di euro, la Juventus 62,6 milioni con l'aumento di capitale. La holding Ifi aveva bisogno di 180 milioni per la ricapitalizzazione della Fiat da un miliardo (altri 125 milioni li mise la controllata Ifil) e poté fare la sua parte senza chiedere soldi agli Agnelli. La Juventus ha dato anche qualche dividendo, finché nel 2007 ha avuto bisogno di un aumento di capitale da 105 milioni, di cui 63 milioni versati dall'Ifil (oggi Exor).

carstens

Se domani il cda di Exor accoglierà, come probabile nonostante qualche perplessità tra i soci delle famiglie Agnelli e Nasi e di Sergio Marchionne, la richiesta di un nuovo aumento di capitale per almeno 100 milioni, il conto del pallone negli ultimi dieci anni vedrà un costo netto di circa 20 milioni per Exor tra entrate e uscite. Tutto sommato un'inezia rispetto agli sfracelli di altre squadre d'alta classifica. (G.D.)

13 - C'È PIÙ LOGICA IN ITWAY CHE NEL VOLO DELL'S&P...
Da "Il Sole 24 Ore" - Itway sigla un accordo commerciale che dovrebbe generare ricavi per due milioni all'anno e il titolo vola del 16%. Fatti due conti, la capitalizzazione della società, grazie agli acquisti del generoso popolo dei day trader, è aumentata di 2,1 milioni di €. Come a dire che un euro di fatturato genera un valore di 1,05: mica male per un'azienda che dovrebbe chiudere in perdita anche quest'anno (il terzo di fila) e che nel suo massimo splendore ha visto utili per 650mila €. Robe da day trader nostrani, si dirà.

Ma a Wall Street è successo di peggio. Perché dopo aver appreso che le vendite di case erano calate solo a 4,81 milioni (ben 10mila meno del previsto), i grandi investitori americani hanno d'istinto fatto salire l'indice di 7-8 punti: ossia di un buon 0,6% (per un totale, in chiusura, dell'1,34%), dimentichi che il dato del mese precedente era stato rivisto al ribasso di 50mila unità. Naturale che davanti a numeri così buoni, il settore dei costruttori di case sia volato dell'1,7%. A ben vedere, c'è più logica nel balzo di Itway. (W.R.)

LAGARDE

14 - IN AIAF ORA SI «GIOCA» AL RECORD DEI RICORSI...
Da "Il Sole 24 Ore" - Entra nel vivo la campagna elettorale per l'Associazione Italiana Analisti Finanzari, che vedrà il prossimo 28 giugno l'assemblea forse più infuocata degli ultimi 40 anni. Gli oltre 1.100 soci saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente e i membri del Consiglio Direttivo, dopo la presidenza Noera. Due le liste in lizza: la prima che ha come candidato presidente Paolo Balice, responsabile wealth management per il Centro Italia di Azimut e da oltre 20 anni socio Aiaf e la seconda che ha come capolista Alfonso Scarano, che si qualifica come analista indipendente.

L'outsider è proprio Scarano che entrerà nella storia dell'Aiaf per la sua "bulimia" nel presentare ricorsi ai probiviri: ne ha depositati 19 sui 21 complessivamente ricevuti dall'associzione, negli ultimi 12 mesi. Ad oggi ne sono stati analizzati dieci senza però evidenziare alcuna irregolarità. L'Aiaf è diventata una sorta di ufficio reclami: quando tornerà a occupersi di regole e mercati? (R.Fi.)

Famiglia Berlusconi Eleonora Piersilvio MArina Silvio BArbara Luigi

15 - ACCORDO QUANTAS-ROLLS ROYCE DOPO ESPLOSIONE MOTORE AEREO A NOVEMBRE...
(LaPresse/AP) - La compagnia aerea australiana Qantas ha raggiunto un accordo con Rolls Royce, in seguito alla disintegrazione in volo di un motore che costrinse il blocco dell'intera flotta A380. L'amministratore delegato di Qantas Alan Joyce ha detto che i termini sono confidenziali, ma l'impatto e le perdite della compagnia ammonterebbero a 100 milioni di dollari.

A novembre un motore Rolls Royce di un A380 di Qantas si disintegrò poco dopo il decollo da Singapore, costringendo l'aereo a un atterraggio d'emergenza. L'agenzia australiana per la sicurezza dei trasporti individuò un difetto di fabbricazione di un tubo del carburante in uno dei motori, che causò una perdita e un conseguente incendio che fece disintegrare uno dei dischi della turbina.

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

1- RIUSCIRà L’EX-CAMIONISTA PALENZONA NEL SUO PROGETTO DI FARSI “IL NUOVO GERONZI”? - DALLE CARTE DELLA P4 SBUCA LA "CONGIURA" CHE PALLENZONA AVREBBE ORDITO INSIEME AL SOLITO BISIGNANI E AL PRESIDENTE DI ALLIANZ, ENRICO CUCCHIANI, PER FAR SALTARE PROFUMO CON L’ACCUSA DI AVER OCCULTATO L’INGRESSO DEI LIBICI ALL’UNICREDIT - 2- IERI SERA A "BALLARÒ" BALLAVA UN’IMPOSTA ANNUALE DELL’1 PER MILLE A CARICO DELLE ATTIVITÀ PATRIMONIALI DELLE PERSONE FISICHE. CHE HA LE SEMBIANZE DI UNA PATRIMONIALE - 2- SUL "SOLE" NAPOLETANO L’APPELLO SALVA-ITALIA DI VACIAGO, ROSSI, ICHINO, ZINGALES - 3- C’È UN NUOVO MANAGER VICINO A TREMONTI CHE STA "SMONTANDO" L’ICE DI VATTANI - 5- STASERA AL PARTY DEL SIGARO TOSCANO PREPARATO DA AURELIO REGINA, è PROBABILE CHE SI PARLERÀ MOLTO DELLE SUE TELEFONATE CON BISIGNANI E MAURIZIO BASILE

 

1- A "BALLARò" BALLA UN'IMPOSTA ANNUALE DELL'1 PER MILLE A CARICO DELLE ATTIVITÀ PATRIMONIALI DELLE PERSONE FISICHE. CHEHA LE SEMBIANZE DI UNA PATRIMONIALE
Luigino Abete ha ripreso a sudare e ieri mattina era letteralmente fradicio.

FABRIZIO SACCOMANNI

A provocare il fenomeno (per lui consueto) non è stata la lettura delle rivelazioni napoletane che non lo sfiorano minimamente, ma la gioia per la riconferma nei prossimi due anni alla presidenza di Assonime, l'Associazione che rappresenta le società per azioni e ha sede nei bellissimi uffici di piazza Venezia.

Nel corso dell'Assemblea biennale alla quale sono intervenuti Tonino Catricalà, Giuseppe Vegas e il "giovanile" Fabrizio Saccomanni, l'ex-tipografo romano, classe 1964, ha ricevuto attestati di stima per il suo lavoro e ha potuto annunciare che dentro Assonime sono entrati a far parte per la prima volta personaggi come Bernabè, Cardia, John Elkann, Corradino Passera e Giuseppe Recchi.

Antonio Catricala

Dopo la nomina Luigino ha tirato un sospiro di sollievo perché l'incarico gli consente di conservare l'ultima poltrona dalla quale può parlare di economia, fisco e finanza. Purtroppo l'evento è sfuggito al giornalista Giovanni Floris, il conduttore di "Ballarò" che ieri sera ha dedicato gran parte dell'ultima puntata al tema delle tasse. Nel salottino televisivo c'erano tra gli altri il sindaco di Firenze che ha sparato battute strepitose, Anna Finocchiaro piuttosto stanca per le battaglie del pomeriggio al Senato, e Maria Luisa Todini, l'imprenditrice romana che si pettina come Paolina Bonaparte e difende il governo con passione.

GIOVANNI FLORIS

Sulle tasse, che rappresentano lo scoglio dove più forte è il conflitto tra il Cavaliere e Tremonti, è toccato al gracile ministro Sacconi difendere la manovra con parole terribilmente maldestre ed elusive. Di fronte alle insistenze del povero Floris che gli chiedeva se le gabelle scenderanno, il laico ministro del Welfare che non perde occasione per dichiarare la sua religiosità è salito sugli specchi parlando di una "rimodulazione" che dovrebbe ridistribuire il carico fiscale tra i ricchi e i poveri.

LUISA TODINI

Il furbo Floris e Paolina Bonaparte-Todini hanno rizzato le orecchie cercando di capire se le tasse scenderanno per la tassazione delle rendite, ma in un vortice di parole confuse il gracile Sacconi ha evitato di pronunciarsi e ha rinviato alla prossima settimana quando Tremonti dovrebbe anticipare qualche dettaglio sulla manovra. A questo punto è stato gioco facile per il sindaco di Verona, Tosi (leghista rampante destinato a un grande futuro), insistere sulla differenza tra la tassazione dei redditi, e delle rendite e lo ha fatto spingendosi provocatoriamente molto in là quando ha detto che bisogna colpire i patrimoni che generano ricchezza.

GIULIO TREMONTI

Di fronte a questo spettacolo Paolino Mieli, che dall'alto e da lontano veglia sul salotto di "Ballarò" con la luce del suo pensiero, ha irriso sulla riforma che a suo avviso è destinata inevitabilmente a generare un topolino. E la stessa cosa deve aver fatto il suo amico Luigino Abete nel salotto di casa sua sudando copiosamente perché da giorni sta annunciando ai quattro venti la riforma del fisco che ieri ha presentato all'Assemblea biennale di Assonime.

Per l'esponente della lobby capitolina bisogna aumentare l'Iva per ridurre Irpef e Ires in modo da alleggerire il carico fiscale sulle imprese e i lavoratori. Questa proposta Luigino l'ha già presentata in alcune interviste dei giorni scorsi perché è convinto che uniformando le aliquote dell'Iva al 20% si otterrebbe un gettito complessivo pari a 40 miliardi di euro.

Roberto Napoletano

A questa idea, partorita negli uffici di piazza Venezia insieme al direttore generale di Assonime, Stefano Micossi, si potrebbero aggiungere altri 9 miliardi ricavabili da un'imposta annuale dell'1 per mille a carico delle attività patrimoniali delle persone fisiche.

Questo 1 per mille ha le sembianze di una patrimoniale, una parola inquietante che ieri sera a "Ballarò" è stata appena sussurrata.


2- SUL "SOLE" NAPOLETANO L'APPELLO SALVA-ITALIA DI VACIAGO, GUIDO ROSSI, ICHINO E ZINGALES
Nel palazzo di vetro di via Monte Rosa a Milano dove ha sede il "Sole 24 Ore" nessun giornalista riesce a ricordare il nome del direttore sostituito alla metà di marzo dal direttore del "Messaggero", Roberto Napoletano.

Luigi Zingales

Nell'arco di tre mesi il ricordo di Gianni Riotta, l'anglofono scrittore e giornalista che riempiva le pagine con le articolesse dei suoi amici della Columbia University, è stato letteralmente spazzato. E oggi sono in molti dentro e fuori la Confindustria ad ammettere che il quotidiano rosa ha riscoperto la sua vocazione senza indulgere ad esercitazioni letterarie fini a se stesse.

Domenica scorsa il giornale ha presentato l'inserto culturale nel vecchio formato e il direttore Napoletano ha aggiunto di suo una rubrica di pensieri e aneddoti ricordando con un certo compiacimento uno degli ultimi incontri con Carlo Azeglio Ciampi. A parte questa comprensibile debolezza, il quotidiano di Confindustria sembra aver ritrovato il focus per il suo target, e oggi pubblica in prima pagina un appello firmato dai suoi principali editorialisti.

"Discutere, ragionare, parlare. Poi, ancora discutere, ragionare, parlare", inizia così l'appello dei firmatari tra i quali spiccano i nomi di Giacomo Vaciago, Guido Rossi, Andrea Ichino e di quel Luigi Zingales che si porta la fama di rompicoglioni.

CARLO AZEGLIO CIAMPI - copyright Pizzi

L'incipit dell'appello è solenne e potrebbe ricordare il dialogo "De Oratoribus" che Tacito (qualcuno dice Cicerone) scrisse nel I secolo, ma in realtà il discorso dei 18 firmatari è molto concreto e si rivolge alle imprese e ai sindacati affinché ritrovino intorno ai nuovi contratti aziendali uno spirito condiviso.

Si legge nel testo: "non si tratta di ripercorrere i riti della concertazione che discute, ragiona, parla e mai decide. Si tratta piuttosto di darsi un tempo limitatissimo per assicurare stabilmente a imprese grandi e piccole l'esigibilità dei nuovi contratti e garantire produttività, reddito e occupazione in Italia secondo standard competitivi".

L'appello è rivolto anche e in primo luogo a Sergio Marpionne che ha fracassato il vecchio schema delle relazioni industriali, ai tre leader sindacali e alla padrona del giornale, Emma Marcegaglia affinché "ognuno faccia la sua parte e non si sottragga alla responsabilità che gli appartiene".

hotde17 umberto vattani


3- C'è UN NUOVO MANAGER VICINO A TREMONTI CHE STA "SMONTANDO" QUALCHE PEZZO DELL'ICE DI VATTANI
Nel palazzo dell'Ice all'Eur i dipendenti stanno tirando un sospiro di sollievo.

L'idea di chiudere per sempre l'Istituto per la promozione del Commercio Estero sembra tramontata e ancor più lontano è il fantasma della privatizzazione che la Marcegaglia propose davanti agli Industriali di Bergamo quando disse: "siamo pronti a farcene carico".

Palenzona

Era il 7 maggio ma già pochi giorni dopo (esattamente il 26) il ministro ex-Opus Dei Paolo Romani durante l'Assemblea di Confindustria all'Auditorium di Roma ribadì l'intenzione di superare le polemiche sulla gestione dell'Ice conservando la sua natura pubblica.

Davanti a questo pronunciamento il presidente ed ex-ambasciatore Umberto Vattani riprese a sorridere, ma il direttore generale Gabriele Andreetta, un torinese 49enne con esperienze in aziende metalmeccaniche e alla Cassa di Risparmio di Asti, si è messo in testa di alleggerire l'elefante che dispone di 17 uffici in Italia e di altri 115 in 88 paesi.

BISIGNANI

Il nuovo manager è vicino a Giulietto Tremonti e sembra aver raccolto dal ministero dell'Economia la direttiva di mettere in vendita qualche pezzo dell'Ice. Così arriva la notizia che il palazzotto di tre piani al centro di Manhattan nel quale lavorano 45 persone è stato messo all'asta per 32,2 milioni di dollari. La vendita - come spiega il quotidiano "Italia Oggi" - sarà appoggiata da Citibank e la stipula del contratto è fissata per la fine di settembre.

Un po' di cura dimagrante non farà male al criticato Istituto e consentirà a Vattani di attraversare gli oceani per visitare gli altri 114 uffici distribuiti nel mondo.


4- GRANDI DISCUSSIONI SUL FUTURO DELL'EX-CAMIONISTA NEL SUO PROGETTO DI DIVENTARE "IL NUOVO GERONZI".
Chi ha visto questa mattina Fabrizio Palenzona (per gli amici Pallenzona) lo ha trovato leggermente dimagrito.

Oh Dio, non è che di colpo i 2 quintali della sua mole siano sfumati, ma la bilancia dell'umore è sicuramente crollata. Per l'ex-camionista di Novi Ligure e vicepresidente di Unicredit non è un momento felice. All'inizio di marzo è finito ai domiciliari il suo assistente Roberto Mercuri per una presunta truffa legata ai finanziamenti dell'Unione europea, che avrebbe coinvolto anche il fratello del banchiere.

AURELIO REGINA

Questi episodi sono marginali rispetto a ciò che è saltato fuori oggi su "Repubblica" dove il 58enne collezionista di cariche è chiamato in causa per una trama che avrebbe portato al licenziamento di Alessandro Profumo.

Nell'articolo di Giovanni Pons si parla di una vera e propria congiura che Pallenzona avrebbe ordito insieme a Bisignani e al presidente di Allianz ed ex-McKinsey, Enrico Cucchiani, per far saltare Profumo con l'accusa di aver occultato l'ingresso dei libici a piazza Cordusio.

Nelle telefonate l'ex-camionista viene definito da Bisignani: "il mio amico, quello grosso, dolcissimo...", mentre da parte sua il presidente di Allianz Cucchiani parla di "soluzioni che vanno bene al ciccione piuttosto che alle Fondazioni e non al mercato". E nel vortice delle intercettazioni si sentono parole nobili come "porca puttana" ed esultanti come "vai Fabrizio!".

Dove vada adesso il buon Pallenzona è difficile da capire, ma di sicuro i giudizi di Bisignani aprono grandi discussioni sul futuro dell'ex-camionista nel suo progetto di diventare "il nuovo Geronzi".

Maurizio Basile


5- STASERA AL PARTY DEL SIGARO TOSCANO PREPARATO DA AURELIO REGINA, SI PARLERÀ MOLTO DELLE SUE TELEFONATE CON BISIGNANI E MAURIZIO BASILE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che questa sera a Villa Piccolomini sull'Aurelia Antica il presidente degli Industriali di Roma e del Sigaro Toscano, Aurelio Regina, farà gli onori di casa per l'anteprima della mostra fotografica dedicata alla storia del sigaro nei 150 anni dell'Unità.

È molto probabile che a margine del buffet preparato da Regina per accogliere gli ospiti, si parlerà molto delle sue telefonate con Bisignani e Maurizio Basile intercorse nel settembre scorso per la nomina del nuovo presidente della Camera di Commercio.

Dalle intercettazioni si capisce che il padrone del Sigaro Toscano ha cercato di destreggiarsi senza compromettere l'esito finale di quella battaglia che portò "er Pomata", Giancarlo Cremonesi (presidente di Acea) al vertice dell'ente capitolino".

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

FACCIAMOCI SEMPRE RICONOSCERE! - A STRASBURGO QUASI IL 60% DEGLI EURODEPUTATI ITALIANI HA UN TASSO DI ASSENTEISMO DEL 10% (SUPERIORE A QUELLO NELLE FABBRICHE, NELLE SCUOLE E NEGLI UFFICI PUBBLICI) - ASSENZE CHE NON INTACCANO LO STIPENDIO DI 7 MILA € - TRA I CAMPIONI DEL ‘C’È MA NON SI VEDE’ FIGURANO: LUIGI BERLINGUER (PD), GIGGINO DE MAGISTRIS, MAGDI CRISTIANO ALLAM, CIRIACO DE MITA E I PDL BONSIGNORE E ANTONIOZZI....

Giampiero Gramaglia per "il Fatto quotidiano"

Beppe Grillo e Andrea D'Ambra

Prendi i voti, e i soldi, e poi scappa; o, almeno, non farti vedere in giro spesso, tra Strasburgo e Bruxelles. È la politica dell'assenteismo di molti eurodeputati italiani: la politica del seggio vuoto. A due anni dall'elezione a suffragio universale della settima legislatura del Parlamento europeo, Andrea D'Ambra, giornalista e attivista con un occhio a Beppe Grillo, si ripete: stila le pagelle degli europarlamentari italiani, chi c'è (quasi) sempre e chi non c'è (proprio) mai, nelle aule delle plenarie e delle commissioni.

L'esercizio ha il pregio della chiarezza, della semplicità e dell'oggettività, anche se il criterio delle presenze non può essere l'unico per valutare l'operato di un parlamentare, nazionale o europeo che sia: bisognerebbe pure prendere in considerazione i rapporti stilati, gli emendamenti presentati, le interrogazioni fatte, gli interventi in aula e in commissione, le partecipazioni a missioni.

strasburgo-europarlamento

D'Ambra, 28 anni, presidente di Generazione Attiva, un'associazione in difesa dei consumatori da lui stesso creata, non è però d'accordo: "Quegli elementi non sono un indice corretto quanto la presenza, perchè interrogazioni ed emendamenti sono sovente fatti da altri, specie dagli assistenti parlamentari".

Quello che D'Ambra stigmatizza, nel commento alla classifica pubblicata sul suo blog, è che le assenze degli eurodeputati "non sono penalizzate in sede retributiva", a parte l'incidenza su indennità come quella di soggiorno o i rimborsi spese. Le assenze, per quanto ingiustificate esse siano, non decurtano il compenso di base, che è variabile, ma che si situa intorno ai 7 mila euro al mese.

Sergio Cofferati - Copyright Pizzi

L'assenteismo parlamentare non è uno scandalo solo italiano, ma non è certo il caso di dire "mal comune mezzo gaudio". Anche perchè chi non c'è non puo' poi lamentarsi dello strapotere tedesco nell'emiciclo di Strasburgo, dove gli eurodeputati d'oltre-Reno sono teutonicamente presenti sempre in massa: vero che sono "vicini", ma lo sono pure, e anzi di più, francesi e beneluxiani.

I criteri di giudizio di D'Ambra sono molto severi: dà ottimo solo agli "stakanovisti" del Parlamento europeo, quelli che sono sempre presenti. Il percorso netto è riuscito, per il secondo anno consecutivo, a Giovanni La Via, Pdl, e ad Oreste Rossi, Lega, cui s'è aggiunto Francesco Speroni, leader della pattuglia leghista nell'Assemblea Ue: tre su 71.

DEBORA SERRACCHIANI

Prendono "buono" 11 eurodeputati, le cui presenze superano il 95%. In questa pattuglia di punta, troviamo qualche "tenore" della rappresentanza italiana in Europa, come il vice-presidente vicario dell'Assemblea Gianni Pittella (Pd), il capo della delegazione del Pdl Mario Mauro, l'ex leader della Cgil e sindaco di Bologna Sergio Cofferati (Pd) e l'efficiente e apprezzato Roberto Gualtieri (Pd).

I "sufficienti" sono, sempre per D'Ambra, quelli le cui presenze superano il 90%: 16 eurodeputati, fra cui Roberta Angelilli, Pdl, vice-presidente dell'Assemblea, David Sassoli, capogruppo del Pd, Carlo Casini, Udc, Gabriele Albertini, Pdl, e Vittorio Prodi, Pd, il professore fratello dell'ex premier pure professore Romano.

SONIA ALFANO

Al di sotto del 90% di presenze, che comunque vuol dire un assenteismo del 10%, nettamente superiore a quello medio nelle fabbriche e negli uffici, persino nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni, restano 41 eurodeputati italiani, quasi il 60% della rappresentanza italiana al Parlemento europeo. D'Ambra li boccia tutti, ma, con scelta personale e arbitraria, ne classifica una pattuglia di cinque come mediocri - fra essi, Iva Zanicchi, berlusconiana in scena e sul seggio -, mentre tutti gli altri li "bolla" come insufficienti, scarsi e scarsissimi.

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Sono così "marchiati" nomi eccellenti, come Pino Arlacchi (Pd), Elisabetta Gardini (Pdl), Silvia Costa (Pd), Paolo De Castro (Pd, ex ministro, presidente della Commissione Agricoltura), Mario Borghezio (Lega, uno che, dalla quantità di dichiarazioni che produce, si direbbe che c'è sempre), Sonia Alfano (Idv), De-bora Serracchiani (Pd) e Gianni Vattimo (Idv). Sotto l'80%, ci sono Patrizia Toia (Pd, un ex ministro), Clemente Mastella (ex un po' di tutto: ma che mai avrà da fare di meglio che guadagnarsi almeno questo stipendio?) e Rita Borsellino (Pd).

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La lista degli "scarsi" è aperta da Luigi Berlinguer (Pd) e Luigi de Magistris (Idv, neo-sindaco di Napoli e certo penalizzato in classifica dalla campagna elettorale che l'ha visto protagonista e vincitore). Gli "scarsissimi" sono sei e stanno sotto il 70%: in pratica, una volta su tre non ci sono.

Nomi poco noti, come Vincenzo Iovine (Api) e Crescenzio Rivellini (Pdl), ma anche, e proprio agli ultimi quattro posti, nomi che fanno sussultare, come il convertito Magdi Cristiano Allam, che sta nel Ppe, l'ex premier dc Cristiano De Mita, che sta pure nel Ppe ma come Udc, e i pdl Vito Bonsignore e Alfredo Antoniozzi, l'unico sotto il 60%. Antoniozzi ha un doppio lavoro, perchè è assessore alla casa al Comune di Roma, ma così, dividendosi a metà, dovrebbe prendere due mezzi stipendi (e non due stipendi interi).

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

AUTORIZZARE L’ARRESTO DI PAPA? SE NE PARLA TRA UNA SETTIMANA - PER LA GIUNTA SERVONO ANCHE GLI ATTI DEI PM: “PERCHÉ IL GIP VUOLE L’ARRESTO ANCHE SE HA RIDOTTO I CAPI DI IMPUTAZIONE?” - PER IL BERLUSCONE PANIZ È GIÀ EVIDENTE “IL FUMUS PERSECUTIONIS” - CHI TENTÒ DI RACCOMANDARE IL CARABINIERE LATITANTE LA MONICA AI SERVIZI? DA LAVITOLA AI GENERALI (SANTANGELO E SANTINI), TUTTI IN PREDA ALL’ALZHEIMER…

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1 - SU PAPA LA GIUNTA RINVIATA A MERCOLEDÌ; SISTO: NECESSARIA ANCHE RICHIESTA PM...
(ANSA) - "E' assolutamente indispensabile acquisire agli atti la richiesta dei Pm di Napoli. E questo anche per capire bene perché il Gip, che di fatto ha asciugato non poco i capi di imputazione formulati dalla Procura, continui a chiedere l'arresto di Alfonso Papa". Il relatore del 'caso Papa' in Giunta, Francesco Paolo Sisto (Pdl), spiega così la sua richiesta di rinviare l'esame della vicenda di almeno una settimana.

Maurizio Paniz phMarinoPaoloni

"Si è passati dalle oltre 16.000 pagine dei Pm alle poco più di 200 del Gip. Che c'é scritto - si chiede Sisto - nel resto del documento? Credo che come Giunta abbiamo il diritto di sapere e di leggerlo tutto. E poi, di solito la richiesta dei Pm viene allegata alla domanda di autorizzazione del Gip, perché stavolta no?".

il generale Adriano Santini

L'istanza di rinvio avanzata da Sisto è stata approvata dalla Giunta con i voti della maggioranza. E ora, l'organismo parlamentare presieduto da Pierluigi Castagnetti (Pd), tornerà a riunirsi mercoledì della prossima settimana. I lavori dovrebbero aprirsi con la relazione di Sisto che illustrerà la vicenda che vede il deputato del Pdl ed ex Pm, Alfonso Papa, coinvolto nell'inchiesta P4 insieme, tra gli altri, a Luigi Bisignani.

Nei suoi confronti la Procura di Napoli chiede l'autorizzazione all'arresto: richiesta convalidata dal Gip. "Ma già dagli atti che ci sono stati trasmessi - incalza Maurizio Paniz (Pdl) - è evidente il 'fumus persecutionis'".

BISIGNANI

2 - LA MONICA: «SE ENTRO NEI SERVIZI VI DARÒ PIÙ SEGRETI» IL MILITARE RACCOMANDATO...
Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

Per i magistrati che lo vogliono arrestare il maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica- 43 anni, in servizio al Raggruppamento operazioni speciali dell'Arma, oggi latitante in Senegal- è uno dei vertici di un pericoloso triangolo criminale, insieme al deputato del Pdl Alfonso Papa (protetto dal carcere dall'immunità parlamentare) e all'uomo d'affari Luigi Bisignani, agli arresti domiciliari; da lui, secondo l'accusa, arrivava la gran parte delle informazioni più o meno riservate che il «sistema criminale» trattava e vendeva al «mercato nero» delle notizie usate per esercitare pressioni e ricattare. Ma il maresciallo La Monica voleva fare di più.

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Voleva entrare nei servizi segreti per essere ancora più utile a chi gli chiedeva informazioni. «Mi disse che se fosse riuscito ad andare nei Servizi avrebbe potuto attrarre ancora più notizie che poteva, poi, mettermi a disposizione», ha detto ai pubblici ministeri il giornalista e imprenditore Valter Lavitola, indagato nel procedimento napoletano e balzato agli onori delle cronache ai tempi della campagna stampa sulla casa del cognato di Gianfranco Fini a Montecarlo.

Lavitola e L'Avanti

«In un secondo tempo - prosegue Lavitola- mi disse che aveva trovato un'altra segnalazione per entrare ai Servizi militari. Io comunque avrei potuto fare ben poco, dal momento che è noto che in Italia chi decide effettivamente su tutto ciò che riguarda i Servizi civili e militari è Gianni Letta, col quale io non sono in buoni rapporti» .

Papa parla con Berlusconi

La segnalazione da Palazzo Chigi Effettivamente qualcuno provò a far transitare il sottufficiale nell'Aise, l'Agenzia per la sicurezza esterna che ha rimpiazzato il vecchio Sismi. Qualcuno che aveva fatto arrivare il nome di La Monica a palazzo Chigi, direttamente alla segreteria del premier Silvio Berlusconi, da dove arrivò la segnalazione.

«Intorno all'estate (del 2010, ndr) mi arrivò dalla Segreteria del Presidente del Consiglio il curriculum del suddetto maresciallo che aspirava ad entrare nei servizi di sicurezza, che io girai insieme ad altri All'Aise», ha dichiarato ai magistrati il colonnello Sassu, che dal 2008 coordina l'ufficio di collegamento tra il sottosegretario Letta e i Servizi.

Papa e il suo ipad

Agli stessi magistrati Luigi Bisignani aveva detto che pure lui sapeva delle aspirazioni di La Monica, principale fonte di «notizie riguardanti procedimenti penali» del suo amico e coindagato Alfonso Papa: «Tale circostanza me l'ha riferita il colonnello Sassu, che mi disse che il Lavitola aveva raccomandato il predetto maresciallo a Berlusconi, che aveva parlato con quelli dell'Aise» .

Ribatte Sassu: «Non ricordo tale particolare, e cioè non ricordo che mi fu fatto il nome di Lavitola o il nome di altri soggetti in servizio all'Aise. Per sapere qualcosa in più su questa misteriosa segnalazione gli inquirenti si sono rivolti a un altro alto ufficiale dell'Aise, il generale Giuseppe Santangelo, il quale ha ammesso di aver incontrato La Monica per un colloquio dopo aver letto il suo curriculum «che mi fu dato da qualcuno che in questo momento non ricordo chi fosse. Mi riservo di fornirvi informazioni più dettagliate al più presto» .

Papa e Berlusconi

Il giorno dopo l'interrogatorio, i pubblici ministeri ricevono una nota scritta a firma di Santangelo nella quale il generale «ha ribadito la circostanza, francamente inverosimile, di non ricordarsi, a distanza di pochissimo tempo, chi gli avesse raccomandato La Monica, per il quale peraltro era stato seguito un iter del tutto particolare rispetto al normale».

LA «RETICENZA DEI GENERALI» Salendo la scala gerarchica i magistrati sono arrivati al direttore dell'Aise, generale Adriano Santini, quello che - secondo Bisignani- fece chiedere all'uomo d'affari da Italo Bocchino di presentarlo al presidente del comitato parlamentare di controllo sui Servizi Massimo D'Alema.

Berlusconi e Alfonso Papa

Santini dice che non aveva sentito mai parlare di La Monica prima che lo facesse il generale Santangelo in relazione al suo interrogatorio. Sostiene anche di non aver mai sentito parlare di Alfonso Papa né di Valter Lavitola e aggiunge: «Ribadisco che il generale Santangelo non mi ha detto in che modo fosse pervenuto il nome del La Monica alla sua attenzione» .

In quell'occasione i pm fanno formale richiesta al capo dell'Aise «di svolgere all'interno del suo ufficio ogni accertamento utile al fine di individuare i presupposti del colloquio Santangelo-Lavitola» .

Quando tre mesi dopo viene riascoltato e cambia versione sulla fissazione e sulla data dell'appuntamento con D'Alema a cui lo accompagnò Bisignani, Santini dice: «Nulla di nuovo è emerso in relazione al maresciallo La Monica e all'interessamento per farlo entrare all'Aise» . Scrive il giudice delle indagini preliminari che su questa vicenda «anche per le reticenze dei generali sentiti dal pm, non è stato possibile accertare chi abbia segnalato il carabiniere» . Resta però la frase di Sassu sulla Segreteria del Presidente del Consiglio.

Alfonso Papa saluta Berlusconi

Sempre Santini, nell'ultimo interrogatorio ha detto: «Non ho mai visto né sentito l'onorevole Bocchino, non ricordo neppure che mi abbia fatto i complimenti dopo la mia nomina» . Dimenticanza curiosa, perché all'indomani della designazione del nuovo capo dell'Aise, Bocchino- all'epoca vice-presidente dei deputati del Pdl - fu tra i pochissimi politici che dichiarò pubblicamente la propria soddisfazione: «La nomina di Santini alla guida dell'Aise rappresenta un'ottima scelta fatta dal governo e può essere l'occasione per il rilancio dei nostri Servizi» .

MATACENA E I MESSAGGI DI PAPA Uno degli imprenditori che secondo l'accusa veniva ricattato da Alfonso Papa è Luigi Matacena, un signore napoletano che grazie allo scudo fiscale ha fatto rientrare dalla Svizzera due milioni e mezzo di euro; il suo nome è inserito nella cosiddetta «lista Falciani» , e sembra essere in buoni rapporti con i vertici della Guardia di Finanza: «In autunno - ha raccontato ai pm -, in occasione della partita Napoli-Milan, ho pagato un pranzo a cui hanno partecipato il generale Bardi, il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il generale Zafarana, l'ufficiale della Finanza Stefano Grassi, oggi alle Poste, il dottor Galliani ... Ho regalato a tutti i signori dei gemelli comprati da Marinella, e per le signore un foulard, sempre di Marinella» .

Alfonso Papa a Montecitorio

Dell'ex magistrato divenuto deputato Matacena ha detto: «Papa mi ha più volte detto che Napoli, soprattutto in ambito giudiziario, "la comandava lui"» . E rivela che all'indomani del primo interrogatorio davanti agli inquirenti, lo incontrò di fronte a un cinema: «In tale circostanza il Papa mi ha letteralmente seguito e braccato... mi ha detto che sapeva che ero stato sentito dalla Procura... Mi ha detto che sarebbe andato tutto a posto e che Bisignani con le sue dichiarazioni, stava "prendendo per il culo"i pm, e che comunque si stava chiudendo tutto, lasciando intendere che tutto si stava "apparando". Il Papa aggiunse che lui "gli amici non li lascia mai soli, e che non mi sarei dovuto preoccupare» .

Anche un'altra persona aveva rassicurato Matacena sull'indagine napoletana. È il capo della sicurezza di Terna (l'azienda di cui è amministratore delegato Flavio Cattaneo, che l'imprenditore dice di aver conosciuto a Ischia insieme alla fidanzata Sabrina Ferilli), Giuseppe Lasco: «L'ho incontrato non più di dieci giorni fa (fine marzo 2011, ndr), l'ho informato in ordine al fatto che sono stato sentito da voi e mi ha detto testualmente "fai attenzione, l'indagine di Woodcock è destinata a finire, magari nel nulla, e tu devi continuare a fare l'imprenditore. Gli amici restano"» .

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

"FATTO" E MISFATTO: OGGI IL QUOTIDIANO DI PADELLARO FA FELICE DAGOSPIA RIVELANDO CHE L’ENI FA INSERZIONI PUBBLICITARIE "A BOTTE DI 100 MILA EURO". CI PREME PRECISARE CHE IL CONTRATTO È DA "100 MILA EURO L’ANNO", PURTROPPO - E RISPECCHIA (AL RIBASSO) LE VALUTAZIONI DI MERCATO VISTO IL TRAFFICO DEL SITO - "IL GIORNALE" SBRANA BONINI...

ANTONIO PADELLARO

1- FATTO E MISFATTO
Chiara Paolin per "il Fatto Quotidiano"
D'Agostino, Roberto. Ovvero Dagospia, il sito portato avanti - scrivono i pm - "in cogestione occulta da parte del Bisignani" a botte di 100 mila euro sganciati da inserzionisti come Eni ed Enel, amici fraterni secondo ampie dichiarazioni dello stesso Gigi"

2- BONINI È UNO CHE CAMPA A CARTE SEGRETE, BROGLIACCI DI PROCURE E DOSSIER. FA IL CRONISTA DI GIUDIZIARIA. CERCA ROBA PER COLPIRE GLI AVVERSARI POLITICI DI REPUBBLICA, SOPRATTUTTO SE SI CHIAMANO BERLUSCONI. MA LUI È UN GIORNALISTA DI RAZZA, CHIOCCI UN MESTATORE. PERCHÉ?
Vittorio Macioce per "Il Giornale"

«Sorridete, gli spari sopra, sono per noi». Manca solo la musica di Vasco, il resto c'è. I rullanti del Fatto, la schitarrata di Repubblica, con il duo Milella-Bonini in stereofonia. Alle spalle il coro della macchina del fango. Non hai ancora capito bene chi lo vuole questo concerto, chi lo sponsorizza, a chi fa comodo. Perché?

È questo perché che ti rimbalza in testa. Questa inchiesta vomita intercettazioni. Una ragnatela di telefonate registrate e trascritte.

BONINI CARLO

Leggi che perfino ogni parola scritta sul computer di Bisignani viene trasferita in tempo reale al computer della procura. È roba da professionisti. Bisignani parla con mezzo mondo: ministri, boiardi, ex politici, direttori generali, giornalisti, gente di passaggio. È un hub di relazioni politiche, un lavoro di lobbying.

Da quel telefono passa parecchia gente, eterogenea, non appartengono tutti alla stessa parrocchia. Ci trovi Masi e Montezemolo, Elia Valori e Cirino Pomicino, Paola Ferrari e la Gelmini. Ci trovi tanta, tantissima gente. La vagonata di carte che gira ormai nelle redazioni dovrebbe dimostrare che Bisignani è il grande ragno della P4.

Tutto questa roba è penalmente rilevante? Secondo il gip una gran parte non serve a nulla, sono frammenti di vita privata rubati e non dovrebbero mai diventare pubblici. Non capita mai. E chi se ne frega del diritto alla privacy. Questo non è un secolo garantista. Non importa. Sarà la magistratura a giudicare.

ROBERTO DAGOSTINO

Qui è in ballo un'altra cosa. Leggete la Repubblica o il Fatto e noterete che al centro della loro indignazione non c'è Bisignani. Non è lui il protagonista. No. Gli spari sopra sono tutti per il Giornale. Quando le carte della procura di Napoli atterrano per sbaglio sulla scrivania di Travaglio, ben prima che le vedano gli avvocati di Bisignani, il grande giornalista non se la prende con i pezzi da novanta, ma colpisce Gian Marco Chiocci, un cronista beccato a dare una notizia al suo direttore.

Perché? Perché regalare la prima proprio a Chiocci? A pensar male sembra una vendetta per Montecarlo, che Marco Lillo proprio sul Fatto definì «l'inchiesta che tutti i giornalisti sognano di fare». Ma non può essere così. Davvero non si può credere che Travaglio si presti a un gioco così meschino. Non è retorica. È davvero incredibile.

BISIGNANI

Non basta. Milella e Bonini si mettono di rabbia a sputtanare il Giornale. Hanno già emesso la sentenza. Chi se ne frega del resto. Il Giornale è la macchina del fango, metodo Boffo, dossieraggio, fabbrica di notizie false per attaccare gli avversari, ricatti, depistaggi. Da vomito. Tutto questo viene detto come se fosse una verità scontata. Senza un dubbio. Spari su un giornale concorrente a sangue freddo, come in un romanzo di Capote, avendo in mano solo carta straccia. Non un prova, non una sentenza.

chiocci

L'importante è affondare il Giornale, gambizzarlo, strappargli dignità, metterlo alla gogna come banda di falsari. Nella storia del giornalismo non si è mai visto nulla del genere. E i killer starebbero qui. Ma guardatevi allo specchio. La signora Milella è la stessa che qualche tempo fa invitò, sul suo quotidiano, le procure a andare a perquisire la collega Anna Maria Greco: è lei che ha le carte del Csm sulla Boccassini. Anna Maria fu svegliata all'alba, spogliata, perquisita intimamente nel bagno di casa. Non trovarono nulla. Nessuno dei giornalisti buoni e giusti si scandalizzò. La Milella non pensò mai di scusarsi.

Bonini è uno che campa a carte segrete, brogliacci di procure e dossier. Fa il cronista di giudiziaria. Cerca roba per colpire gli avversari politici di Repubblica, soprattutto se si chiamano Berlusconi. Ma lui è un giornalista di razza, Chiocci un mestatore. Perché?

Perché nelle carte di Bisignani si legge che quelli del Giornale sono ingestibili, combinano casini, non guardano in faccia e nessuno? Tutti, ministri berlusconiani compresi, vogliono imbavagliarli per sotterrare l'inchiesta di Montecarlo. Tanto che Bisignani al telefono dice: «Io non ho paura del Fatto, ma di quelli del Giornale. Sono dei pazzi». Sono mesi che vi siete inventati una storia che ripetete come un mantra. Il Giornale macchina del fango. E lo dite solo per infangare. Perché? Perché? A che gioco state giocando?

BOCCASSINI

Perché nei brogliacci delle intercettazioni quando compaiono i nomi di De Bortoli o Madron che parlano con Bisignani sono scritti minuscoli e quello di CHIOCCI è in maiuscolo, perché quello di Repubblica è piccolo e DAGOSPIA è in grande e sottolineato. È come se chi sta lavorando a questo caso non vada alla ricerca di notizie di reato, ma cerchi la conferma a un teorema ipotetico.

Ferruccio De Bortoli

Se questa è la giustizia allora fate prima a ricorrere all'ordalia, ficcate la testa dei giornalisti del Giornale nell'acqua e se sopravvivono sono innocenti. Se affogano erano colpevoli. «Sorridete, gli spari sopra, sono per noi».

 

 

 

[22-06-2011]

 

 

AVE BISI, MORICHINI TE SALUTANT! - “PANORAMA” SCODELLA LE TELEFONATE TRA IL SOCIO di barca DI DALEMIX (già COINVOLTO NELL’INCHIESTA ENAC) E BISIGNANI - morichini punta a diventare PRESIDENTE DI INA-ASSITALIA, MA NEANCHE QUESTA OPERAZIONE RIESCE AL presunto ONNIPOTENTE DELLA P4 - CON BISI PARLA ANCHE ROBERTO DE SANTIS, carissimo a baffino - DOPO L’ACCOMPAGNO DEL GENERALE DELL’AISE SANTINI, I RAPPORTI TRA I DALEMONI E IL FACCENDIERE SI DIMOSTRANO SEMPRE PIÙ STRETTI…

Da Panorama

 

L'inchiesta romana che ruota intorno a Vincenzo Morichini, ai finanziamenti alla fondazione Italianieuropei e a esponenti del Pd vicini al presidente del Copasir Massimo D'Alema punta sempre di più sull'Umbria e svela singolari incroci con la cosiddetta inchiesta P4 di Napoli. Lo rivela Panorama in un'inchiesta sulle disavventure giudiziarie degli uomini più vicini a D'Alema che è la storia di copertina del numero in edicola da domani, giovedì 7 luglio.

 

Il settimanale elenca i versamenti eseguiti dagli imprenditori Viscardo e Riccardo Paganelli per ottenere alcuni appalti per la loro Rotkopf aviation. In un foglietto erano elencati circa 200 mila euro di contributi: oltre a quelli già noti ci sarebbero ulteriori 50 mila euro da destinare a due politici umbri. Panorama pubblica anche gli stralci dei contratti firmati dall'imprenditore Pio Piccini con la Soluzioni di business di Morichini.

 

In un documento datato 12 novembre 2009, Piccini promette di versare al «consulente» il 5,56% di un appalto da circa 9 milioni che è in attesa di ottenere. In quel momento Piccini ha appena firmato una lettera di intenti con la Selex management service (gruppo Finmeccanica) dopo un incontro con il presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, propiziato proprio da Morichini.

Nell'inchiesa di Panorama vengono riportate anche due telefonate tra Morichini e Luigi Bisignani, arrestato per favoreggiamento personale nella cosiddetta inchiesta P4. È l'1 febbraio 2011 e Morichini chiede a Bisignani: «Oh quando ci vediamo? Ho assolutamente bisogno dopo quello che ti... oggi». Bisignani risponde: «Sì, ci vediamo tra domani e dopodomani».

 

Quindi chiede: «È andata bene no?». Morichini replica: «No, è andata bene, ma adesso c'è tutto il resto che se non me lo prendi è un inferno». Il tema della conversazione, a quanto risulta a Panorama, è la nomina di Morichini a presidente di Ina-Assitalia, per la quale Bisignani dovrebbe impegnarsi ma che poi non va in porto.

 

Tra le telefonate di Bisignani c'è anche quella con un altro fedelissimo di D'Alema, Roberto De Santis. La chiamata è del 5 agosto 2010: De Santis aggiorna Bisignani su un incontro: «Tutto a posto, mi sono visto con Francesco». L'interlocutore, intercettato dagli inquirenti campani, replica: «Sì, so tutto, so tutto. Appena torni chiama tanto io sto sempre qua». De Santis ribatte: «Va bene, tanto poi parli con Vincenzo». Vincenzo è Morichini.06-07-2011]

 

 

BISI E RISI - LA RETE DI BISIGNANI È UN INTRECCIO DI MINISTRI E DEPUTATI QUESTUANTI CHE CORRONO ALLA SUA CORTE PER CONSULENZE E CONSIGLI - DALLA GELMINI CHE SBRAITA SU CICCHITTO A BRIATORE CHE ATTACCA LA SANTADECHé (“È UNA CHE NON TE LA LEVI PIÙ DI TORNO”) - CHI HA BISOGNO DI INFORMAZIONI O DI UN AGGANCIO DIRETTO CON IL BANANA, PASSA ATTRAVERSO ‘GIGI’ E IL SUO NETWORK …

Fiorenza Sarzanini per il "Corriere della Sera"

BISIGNANI

Su Mariastella Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini e Gianfranco Miccichè sembra avere un'influenza pesante. Ma in realtà sono numerosi i politici del Pdl, compresi i fuoriusciti di Fli, che mostra di poter controllare. Una rete di relazioni che gli consente di orientare le scelte del governo, anche in materia economica, trasformandolo in una sorta di premier «ombra». Confortato dal fido Alfonso Papa, l'ex magistrato eletto in Parlamento che «spia» per suo conto ogni situazione.

Sono le intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dai pubblici ministeri Henry John Woodcock e Francesco Curcio a rivelarlo, facendo emergere anche le lotte interne alla maggioranza. Trame e alleanze «segrete» che Bisignani gestisce e talvolta agevola.

POLITICI «AMICI» NELLA LISTA
Nel capitolo dedicato alle relazioni istituzionali, i magistrati evidenziano «i rapporti diretti con Silvio Berlusconi, i rapporti quotidiani con Daniela Santanchè» e poi fanno l'elenco dei politici «dai quali è spesso cercato». Si va da Lorenzo Cesa dell'Udc al ministro Raffaele Fitto, da Mario Baccini dei cristiano popolari a Elisabetta Gardini, Nunzia de Girolamo. Poi Alberto Michelini, Clemente Mastella, Giuseppe Galati, fino a Salvatore Nastasi, capo di gabinetto del ministro Bondi quando era ai Beni culturali.

Con la Santanchè appare critico, come dimostra una telefonata con Flavio Briatore del 18 agosto scorso. I due commentano la scelta di Silvio Berlusconi di darle un ruolo all'interno del governo.

Briatore: ...lei è una spietata

Bisignani: Pazzesco

Briatore: Ma io te l'ho sempre detto ricordi? Guarda io la conosco da trent'anni... lei anche se fa una roba per te la fa in funzione che te un giorno la fai il doppio per lei... lei è una brava, poi è intelligente...

briatore-santanche

Bisignani: Ha fatto questa intervista l'altro giorno contro Fini, dicendo che Fini è un uomo di mer... Ma non si fa così...

Briatore: Ma quello che mi fa strano è che il presidente l'ha messa lì

Bisignani: Di quella te la racconto tutta io la storia, quella te la racconto fino nei dettagli perché l'ha messa lì e quello che è stato fatto perché andasse lì

Briatore: Comunque non va bene, è una che non te la levi più di torno... io credo che lei gli telefonerà 27 volte al giorno, poi che lui la richiami una volta al mese è diverso, sono sicuro che lei chiama

Bisignani: E la roba con Sallusti, con Il Giornale, Il Giornale così violento contro tutti. Finisce malissimo 'sta storia

Briatore: Adesso lei sta con Sallusti, è ufficiale... Perché mi ha detto che Sallusti al Twiga con lei, l'altro giorno con i bambini tutti assieme

Bisignani: Che poi lì si incazza Feltri come una pantera di 'sta cosa

GELMINI: «LETTA STA SBAGLIANDO»
È l'8 ottobre scorso. Bisignani chiama il ministro dell'Istruzione e parlano della lite con «Fortunato» che dovrebbe essere il capo di gabinetto di Giulio Tremonti.

SANTANCHe SALLUSTI A SAINT TROPEZ

Bisignani: Ti volevo solo dare un bacio, perché tra ieri che ti ha fatto arrabbiare Tremonti e mani su Vecchione, dico, fammi dare alla mia amica un bacio forte... Hai fatto bene a trattare a pesci in faccia Fortunato insomma sei stata proprio brava

Gelmini: Guarda ma non è finita Luigi, perché io non mi faccio trattare come Bondi, mi dispiace... Questo Fortunato è un cafone, maleducato e anche impreparato perché alla fine siccome non studia i dossier e non sa i tagli che ho fatto e i risparmi che ho fatto, lui si è permesso, dopo che io mi ero praticamente prostituita per costruirmi un rapporto con Tremonti, lui è andato a dirgli che io facevo la furba e stavo facendo emendamenti per moltiplicare e quindi figurati Tremonti no? È impazzito... Al che io gli ho detto: scusa siccome questa cosa la so perché c'era una persona amica quando le ha pronunciate... lui resta un capo di gabinetto, io sono il ministro, com'é che mi tratta come se fossi sua... non va bene e secondo me sbaglia anche Gianni

Bisignani: Sì certo

Gelmini: Cioè, tu capisci al netto del "casino berlusconiano", però in qualsiasi organizzazione aziendale se una persona come Gianni Letta che è come l'amministratore delegato consente che un capufficio si comporti così, viene meno l'autorevolezza dell'amministratore delegato

Proprio quel giorno Gelmini racconta a Bisignani di aver incontrato Luca Cordero di Montezemolo: «Mi è molto simpatico e mi pare che si sia instaurato un rapporto, è nata una simpatia, un'intesa se vuoi. Ormai vuole fare politica, allora l'ho messo in guardia perché era molto critico sul berlusconismo di questi giorni. Insomma sulla Santanchè, Il Giornale, un po' le cose che diciamo tutti».

Berlusconi Gelmini - Nonleggerlo da L'Espresso

«CICCHITTO VENDUTO AGLI EX AN»
I due parlano ancora il 21 ottobre di un articolo uscito su Il Giornale che critica la fondazione Liberamente. La Gelmini si lamenta, dice che «è una porcata», chiede «di dare un retroscena tramite Dagospia per far capire chi è il mandante di questa cosa», e aggiunge: «Ho affrontato un incontro con quaranta parlamentari impazziti che volevano la testa di Verdini e dei coordinatori e dei capigruppo... io ho detto è il momento della responsabilità, della coesione, dobbiamo stare uniti.

La verità è che abbiamo siglato un patto di non belligeranza con gli ex an, stiamo puntellando Verdini nell'ottica di tenere unito il partito in un momento difficile, se però il giornale di partito scrive che siamo perdenti te lo faccio vedere io che non siamo perdenti. In tre minuti salta non Verdini ma quell'imbecille di Cicchitto... Anche ieri ha perso un'occasione per stare zitto, perché Frattini ha fatto un intervento serio, dialogante ma dicendo che bisogna tutelare Forza Italia perché comunque non è che ci sono gli ex an... allora questa gente qua che li prendiamo a calci in culo perché Frattini sta in piedi con Gasparri e La Russa?

Perché Cicchitto sta in piedi con Gasparri e La Russa? Cioè il senso era questo, questo con livore ha evidenziato quello che è il suo disegno e siccome non ha le truppe si è venduto a questi di Alleanza Nazionale e in questo modo sta in piedi, ma voglio dire dovrebbe essermi grato per il lavoro che sto facendo...»

«FINI NON VUOLE LE ELEZIONI»
L'11 novembre, quando i rapporti tra Berlusconi e Gianfranco Fini sono ormai vicini alla rottura, viene intercettata una conversazione tra Bisignani e Andrea Ronchi, all'epoca fedelissimo del presidente della Camera.

Ronchi: Che dici? Io ti ho cercato

FABRIZIO CICCHITTO

Bisignani: Eh si io pure ti ho provato a chiamare, adesso sto a Milano, ma che succede... Voi vi dimettete lunedì? Martedì?

Ronchi: Adesso vediamo, dipende da Berlusconi quando torna dalla Corea... Comunque la proposta della Lega era molto grossa eh

Bisignani: Sì, però un minimo di coerenza, l'unica cosa è che non si vada a un governo Tremonti

Ronchi: No, questo no

Bisignani: Eh perché quello sarebbe un...

Ronchi: O c'è un Berlusconi bis o si va a votare... Tu che dici?

Bisignani: Che dico, quello ha paura del passaggio, del periodo di interregno tra un incarico e un altro

Ronchi: No ma l'inculata non gliela dà Fini

Bisignani: No, mica Fini, ma figurati. Fini non gliela dà sicuro, figurati Fini non penso proprio. Ha tutto l'interesse di quello che ha più interessi di tutti a non andare a votare è proprio Fini

Ronchi e Bocchino

Ronchi: Esatto. Ma tu hai parlato con qualcuno?

Bisignani: Sì, sì come no

Ronchi: Beh che dicono? Ma Gianni che dice, scusa, io no l'ho mica capita

Bisignani: beh no «incazzatissimo» per la Finanziaria ma ha fatto come gli pareva Tremonti, ha fatto come voleva, cioè come ormai superministro unico di tutti, eh capito?... Secondo me alla fine si fa un Berlusconi bis

Ronchi: Infatti, ero convinto anche io di questo

Bisignani: Perché alla fine lui quando ha paura perché ha questo spettro di Craxi, però alla fine come non fa a non accettare, come fa a dire che non fa il passaggio parlamentare no? Secondo me...

Ronchi: Sono d'accordo con te, ma quando torni? Domani ci sei?

Bisignani: Domattina

Ronchi: Così ci parliamo un attimo con calma...

E CHI È QUESTA BERNINI?
Alcuni non sa invece chi siano, come dimostra la conversazione con Papa sulla possibile nomina di Anna Maria Bernini alla commissione Giustizia voluta da Silvio Berlusconi.

ANNA MARIA BERNINI

Bisignani: E chi è questa?

Papa: È Bernini, la figlia di Bernini ti ricordi il ministro

Bisignani: Ma perché lei è parlamentare in commissione Giustizia... di prima nomina pure lei no?

Papa: sì quella... esce di tanto in tanto in televisione, è una secca secca, alta, con il viso molto spigoloso

Bisignani: Ma tu da chi l'hai saputo?...

Papa: Oggi è stato qua e poi si sono avvicinati tutti i parlamentari per salutarlo no io, pure io, e lui è stato molto affettuoso, molto cordiale, poi dopo sono andate tutte le ragazze... come al solito

Bisignani: oggi è il compleanno della
Papa: esatto e lui gli ha fatto il regalo, gli ha fatto gli auguri così e poi parlando lui mi ha detto, ha detto allora preparatemi una donna alla commissione Giustizia e nominiamo la Bernini, poi quando è uscita lei ha fatto vicino a me e mi nomina la Bernini presidente della commissione Giustizia io ovviamente non ho battuto ciglia, e lui ha fatto, vabbè tanto quella, a te ti va di fare il sottosegretario...». Quella nomina non è mai passata.

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

BISI E RISI - IO MASSONE, A MIA INSAPUTA! - "Licio Gelli mi dava notizie, tant’è che io, CRONISTA DELL’ANSA, diedi la notizia della perquisizione a Castiglion Fibocchi" - GRAZIE A BOCCHINO LA SANTANCHÈ RIUSCì A TORNARE NEL PDL. IN CAMBIO, In favore di Bocchino, Bisignani intervenne per provare a riattivare i finanziamenti pubblici per il giornale napoletano il "Roma"...

Giovanni Bianconi per il "Corriere della Sera"

SANTANCHE

Racconta di sé Luigi Bisignani, presentandosi la prima volta ai pubblici ministeri di Napoli che l'hanno inquisito per il reato di associazione segreta: «La mia storia parte da lontano, ed è una storia di relazioni; mio padre, dirigente della Pirelli, era una persona molto in vista che è morta quando io avevo 16 anni lasciandomi, appunto, molte "relazioni, in primis con Andreotti, con Stammati e con altri». Fece il giornalista all'agenzia Ansa e in quella veste- dice - conobbe Licio Gelli «che mi dava notizie, tant'è che io diedi la notizia della perquisizione a Castiglion Fibocchi».

Italo Bocchino

Era il 1981, e da lì vennero fuori gli elenchi degli affiliati alla Loggia P2, in cui compariva anche il nome di Bisignani: «Ma io non ho mai messo piede in una loggia massonica, e non sapevo di essere iscritto alla P2» . Poi si dedicò all'organizzazione dei Mondiali di calcio in Italia del 1990, e «dopo il distacco mi annoiai di fare il giornalista e andai a fare il direttore generale della sede di Roma del Gruppo Ferruzzi».

Comincia un'altra carriera, arrivata fino ad oggi: la carriera di un grande tessitore agevolato dalle conoscenze con persone che nel frattempo hanno assunto un ruolo primario nella vita politica ed economica del Paese: «Ho conosciuto Berlusconi tanti e tanti anni fa, quando non era neppure cavaliere del Lavoro» . E forse per questo Bisignani è stato in grado, negli ultimi anni, di muoversi dietro le quinte della coalizione politica di centro-destra.

BISIGNANI

Come nel caso dell'attuale sottosegretario per l'attuazione del programma, Daniela Santanchè. L'aiuto alla Santanchè «Si trovò in un momento di difficoltà quando il segretario di Alleanza nazionale era Gianfranco Fini, che la esautorò da tutti gli incarichi del partito» , spiega Bisignani, che le diede dei consigli: «Suggerii alla Santanchè di approdare alle file de La Destra, dove avrebbe avuto un ruolo di primo piano e una maggiore visibilità. Di seguito il mio consiglio si rivelò sbagliato, poiché La Destra andò molto male alle elezioni del 2008, anche perché Berlusconi non permise, diversamente da quanto io avevo previsto, l'apparentamento elettorale» .

Più che previsioni, erano promesse ricevute: «Preciso che Berlusconi, con cui avevo parlato, mi aveva promesso che questo apparentamento elettorale ci sarebbe stato, perché in tal modo avrebbe prosciugato ulteriormente il bacino elettorale in cui attingeva Fini. Io, forte di questo incontro che avevo avuto con Berlusconi, avevo consigliato la Santanchè in tal senso».

Licio Gelli x

Seguì una netta rottura politica tra la donna e il presidente del Consiglio, che scatenò «una violenta campagna elettorale che vide contrapposti i due» . La Santanchè rimase fuori dal Parlamento, e l'amico Bisignani le andò in soccorso: «Mi spesi per farla riavvicinare al Pdl e poi per farle avere un incarico di governo. Ne parlai sia con Verdini che con Letta e Berlusconi. Costoro mi dissero che per loro non c'erano problemi, però c'era il veto di Fini.

A questo punto io mi impegnai per convincere i finiani a togliere questo veto. Presi i contatti con La Russa, Ronchi e soprattutto con Bocchino, che infine fu decisivo nel senso che durante un pranzo a Montecitorio, presente lo stato maggiore del Pdl, sicuramente fra gli altri Fini e Berlusconi, i coordinatori e i capigruppo parlamentari, Bocchino annunciò che era stato tolto il veto alla Santanchè da Fini, che a sua volta annuì. Il racconto di questo incontro mi è stato fatto da un po' tutti i protagonisti» .

Successivamente si sono consumate altre rotture, e oggi la Santanchè i finiani sono nuovamente su fronti opposti. Cosa che non impedisce a Bisignani di mantenere rapporti con tutti.

wan33 santanche gianf fini

Da un lato l'imprenditrice scesa in politica e oggi fedelissima berlusconiana, dall'altro Italo Bocchino e i finiani finiti all'opposizione: «In questo scenario politico si innesta la mia attività collaborativa, senza fini di lucro, a favore della Santanchè. In pratica feci stringere i rapporti tra lei e la famiglia Angelucci... In seguito questo rapporto si istituzionalizzò con una iniziativa che io stesso le consigliai, e cioè la costituzione di una vera e propria concessionaria di pubblicità denominata Visibilia, che poi è diventata la società che ha raccolto per circa un anno la pubblicità degli Angelucci» .

SILVIO BERLUSCONI GIANNI LETTA

LE RICHIESTE DI BOCCHINO
In favore di Bocchino, invece Bisignani intervenne per provare a riattivare i finanziamenti pubblici per il giornale napoletano il Roma: «Bocchino mi riferì che per motivi di chiara vendetta politica la presidenza del Consiglio, per mano del responsabile dell'editoria Elisa Grande, aveva congelato i contributi.

Su richiesta di Bocchino mi interessai personalmente della cosa in quanto ben conosco la dottoressa Grande, che mi confermò che il finanziamento era stato bloccato, ma mi spiegò che il suo ufficio non aveva responsabilità, in quanto si trattava di un atto dovuto... Per dimostrarmi che non si trattava di vendetta politica mi disse che analogo trattamento era stato riservato ai giornali di area berlusconiana, quali Libero, perché era collegato con il giornale Il Riformista» .

Famiglia Angelucci

In una telefonata con Bocchino, Bisignani fa riferimento all' «Ente più grosso amico mio» , e ai magistrati spiega: «Dico che sono amico dell'Eni perché sono molto legato a Scaroni (amministratore delegato e direttore generale dell'Ente, ndr) e da sempre all'Eni. Ho facilitato la costituzione di rapporti commerciali tra Visibilia, ovvero la Santanchè, e Eni, Enel e Poste» . E ancora: «In alcune conversazioni io parlo con Bocchino di voti e di votazioni dal momento che volevo evitare le elezioni anticipate» .

I pm Woodcock e Francesco Curcio

«Dicono che sia massone» Tra le centinaia di testimonianze raccolte dai pm Woodcock e Curcio, ce ne sono alcune che confermano la rete di rapporti intessuta e per certi versi «confessata» dal manager.

Stefania Prestigiacomo

Come quella del ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che nel suo interrogatorio sostiene: «Bisignani mi ha contattato nella primavera del 2010 perché era interessato, mi pare tramite la Ilte (la società di cui è socio, ndr) a stampare talune pubblicamenti del ministero dell'Ambiente, ma poi non se n'è fatto nulla... So che Bisignani ha aiutato politicamente la Santanchè, sia quando la stessa era contro Berlusconi sia poi a riconciliarsi con Berlusconi... Ritengo che Bisignani abbia rapporti particolari con Dagospia, dico ciò perché spesso mi diceva di guardare il sito in oggetto» .

Guarguaglini e Lorenzo Borgogni

E Lorenzo Borgogni, direttore centrale delle relazioni esterne di Finmeccanica: «Bisignani ufficialmente lavora alla Ilte, in ogni caso io so che è molto legato a Letta e Scaroni e che ha "le mani in pasta"in tante cose; a tale proposito posso dire che ha grande influenza sull'Eni. Alfonso Papa (l'ex magistrato deputato del Pdl, indagato nell'inchiesta napoletana) me l'ha presentato Luigi Bisignani a casa di Daniela Santanchè in occasione di una cena circa due anni fa... Quella sera ho avuto l'impressione che il Bisignani e il Papa fossero molto legati... Negli ambienti romani è noto che il Bisignani sia massone, tuttavia non posso dirlo con certezza dal momento che io non sono massone, né nessuno mai me lo ha chiesto» .

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

IL CASINO DELLE LIBERTà! - Scaroni: "oggi Draghi mi ha detto delle cose pazzesche" (SU TREMONTI) - LE MOSSE DI BISIGNANI SU POSTE E UNICREDIT - QUELL’OPERAZIONE DELL’ENI IN NIGERIA - cosa ci faceva "copia di una consulenza redatta da Gioacchino Genchi inerente, tra l’altro, al Bisignani", trovata nel corso di una perquisizione nelL’ufficio di Angelo Rovati A Roma?...

Federico De Rosa per il "Corriere della Sera"

PAOLO SCARONI

Non parlano solo di nomine o affari. L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, ricorre a Luigi Bisignani anche per questioni più personali. Come quando, intercettato, a ottobre dell'anno scorso chiama l'ufficio romano del consulente perché preoccupato per un'improvvisa convocazione ad Arcore. «Il presidente Berlusconi mi vuole vedere» dice Scaroni, «non so cosa voglia... ci andrò» . Bisignani ascolta e lo tranquillizza: «Io domani cerco di capirne un po' di più» .

L'appuntamento è per parlare degli affari dell'Eni in Russia, di una lettera per Gazprom che il manager porterà poi in visione a Berlusconi. Poco prima di arrivare ad Arcore, Scaroni riceve una chiamata di ragguaglio sull'atmosfera che troverà. Bisignani gli dice che il premier «è abbastanza giù, molto polemico, molto polemico» e il motivo è l'atteggiamento di Giulio Tremonti. Scaroni risponde «lo so, oggi Draghi mi ha detto delle cose pazzesche» .

Angelo Rovati

Cose che però il manager dell'Eni preferisce non riferire al premier «perché ho paura che gliele dica» . Piuttosto, suggerisce Bisignani, potrebbe approfittare dell'occasione per dargli un consiglio «politico» : «Il discorso che gli puoi fare tu dall'esterno e che, secondo me lui può apprezzare - dice -, gli devi dire... eh, qual è l'urgenza maggiore che hai? Se è quella di fare l'accordo sulla giustizia, mettiti d'accordo con Fini e falla finita, se non è quella vai alle elezioni» . In un'altra occasione Bisignani si interessa di una faccenda che riguarda un giacimento sottomarino in Nigeria su cui l'Eni vorrebbe mettere la mani comprando la quota della compagnia locale Malabu.

BISIGNANI

Racconta Scaroni: «Circa un anno fa Bisignani mi disse che c'era una piccola banca d'affari inglese capeggiata da un nigeriano cattolico che diceva di avere un mandato per vendere una quota della Malabu» . A quel punto i magistrati gli chiedono se conosce Gianluca di Nardo e Francesco Micheli. Il primo Scaroni non sa chi sia, risponde, mentre «conosco benissimo Francesco Micheli, sono con lui nel consiglio d'amministrazione della Scala di Milano» e aggiunge «mi risulta che Micheli conosca anche Bisignani» . I nomi dei due imprenditori, soci in affari, viene fuori da alcune intercettazioni in cui Di Nardo, che è stato interrogato a Napoli a febbraio dell'anno scorso, dice a Bisignani di poter favorire l'affare in Nigeria.

draghi tremonti

Lo racconta lo stesso consulente, spiegando di aver saputo che la compagnia nigeriana era rappresentata «da un banchiere nigeriano che ha studiato in Inghilterra molto amico del Di Nardo: in buona sostanza il Di Nardo mi chiese se potevo intercedere e parlarne a Scaroni » . L'affare però non va in porto, ma soprattutto non va come avevano immaginato. Scaroni, infatti, decide di fare da sé, presentando un'offerta senza passare per il mediatore.

FRANCESCO MICHELI

Che al telefono racconta: «Ci hanno detto, voi ovviamente... le vostre cose non prendete nulla, vi faremo fare qualcosa...» . All'Eni Bisignani ha anche altri interlocutori, come il direttore delle relazioni istituzionali Stefano Lucchini, sentito dai magistrati non solo per vicende che riguardano il gruppo petrolifero. Lucchini fa, per esempio, da tramite per far incontrare il consulente e l'amministratore delegato di Deutsche Bank, Flavio Valeri. I due si vedono una sola volta a Roma per parlare di nomine: in ballo c'è la guida di Unicredit e la possibilità di un avvicendamento al vertice di Poste Italiane «perché allora- racconta Bisignani a Woodcock si parlava della possibilità che Sarmi, ad di Poste, passasse a Telecom».

John Henry Woodcock

Ma la rete di Bisignani è ampia. Davanti ai magistrati napoletani è sfilato anche il numero uno di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, al quale sono state chieste informazioni sull'operazione che ha portato il fondo libico Lia a rilevare una quota in Finmeccanica. Ed è stato ascoltato Angelo Rovati, chiamato dai magistrati il primo marzo di quest'anno per chiarire cosa ci faceva «copia di una consulenza redatta da Gioacchino Genchi (l'ex consulente informatico indagato dalla Procura di Roma nell'ambito dello scandalo intercettazioni «Why not» , ndr) inerente, tra l'altro, al Bisignani» , trovata lo stesso giorno nel corso di una perquisizione nel suo ufficio di Roma.

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

MARAMAO MIU MIU - PRADA SI APPRESTA ALL’INGRESSO SU HONG KONG, PROPRIO MENTRE IL LISTINO ASIATICO SI PREFIGURA COME IL PEGGIORE DEI MERCATI PER LE IPO - IL GREY MARKET ASSEGNA AI TITOLI DI MIUCCIA UN VALORE DI 38,5 $ LOCALI, UNO AL DI SOTTO DEL PREZZO DI COLLOCAMENTO FISSATO A 39,5 - A QUESTE CONDIZIONI, DOMANI IL TITOLO ESORDIREBBE CON UN CALO DEL 2,5%, SEGUENDO IL DESTINO DI SAMSONITE - SULLA SCIA DELLA IPO DI PRADA LA CINA PROGETTA DI TAGLIARE LE TASSE SUI PRODOTTI DI LUSSO IMPORTATI…

Dagoreport

1 - PRADA, DOMANI È IL GRAN GIORNO. O FORSE NO...
http://www.cnbc.com/id/43489930
http://bloom.bg/jHbwvB
http://bit.ly/mFoK6C

miuccia prada e Patrizio Bertelli

Domani è il gran giorno. O forse no. Prada si appresta a fare il suo ingresso su Hong Kong, proprio mentre il listino asiatico si prefigura come il peggiore dei mercati per le offerte pubbliche iniziali. La maison di Miuccia ha fissato il prezzo dell'Ipo a 39,5 dollari di Hong Kong, nella parte bassa della forchetta, peraltro ridotta, secondo alcune fonti, da 36,5-48 a 39,5-42,25 dollari di Hong Kong.

La sottoscrizione delle azioni Prada non è andata male, ma nemmeno bene come si sperava: gli investitori cinesi sono stati spaventati dalle tasse italiane sulle plusvalenze e sui dividendi. Cosa che però non è avvenuta con gli investitori istituzionali la cui domanda ha coperto diverse volte l'offerta. Un risultato, come scrive "Cnbc", dovuto soprattutto al "fattore Cina", ovvero alla crescente importanza dei consumatori del gigante asiatico nel settore dei beni di lusso. Inoltre gli investitori istituzionali non devono affrontare la stessa tassazione dei residenti di Hong Kong.

Prada puntava a raccogliere 2,6 miliardi dollari. Invece vendendo 423,3 milioni di titoli ha raccolto 16,7 miliardi di dollari di Hong Kong, ovvero circa 2,1 miliardi di dollari. Sulla giornata di domani incombe il rischio di fare la fine di Samsonite. Come riportato da "Bloomberg", il grey market assegna ai titoli di Prada un valore di 38,5 dollari di Hong Kong, quindi un dollaro locale al di sotto del prezzo di collocamento. A queste condizioni, domani Miuccia vedrebbe esordire il titolo con un calo del 2,5%.

borsa_valori_hong_kong

La settimana scorsa l'azienda leader mondiale nel settore delle valige ha chiuso le contrattazioni in flessione di circa il 7%, a 13,5 dollari di Hong Kong. Il prezzo di collocamento del titolo Samsonite era di 14,5 dollari locali. Nel corso della seduta è arrivata a perdere oltre il 10%, per poi stabilizzarsi a -8%. Il listino cinese ha fatto il boom di Ipo. Il rischio è che Prada porti il suo contributo agli 873 milioni di dollari persi dagli investitori di Hong Kong nelle 31 offerte pubbliche iniziali di quest'anno.

2 - SULLA SCIA DELL'IPO DI PRADA LA CINA PENSA DI TAGLIARE LE TASSE PRODOTTI DI LUSSO IMPORTATI
http://on.ft.com/m6wcUK

hong kong

Dal "Financial Times" - Sulla scia dell'Ipo di Prada, che ha visto tirarsi indietro molti investitori spaventati dal dover pagare sui titoli le tasse italiane, la Cina starebbe pensando di abbassare le tasse sui prodotti di lusso importati da 2 al 15%. Lo riporta il "Ft", che cita il "Guangzhou Daily".

Per le maison come quella di Miuccia sarebbe un colpo da 90 dato che, se oggi i cinesi vengono fino in Italia per comprarsi una borsa Miu Miu, figuriamoci cosa accadrebbe se ce le avessero a casa, disponibili più o meno allo stesso prezzo. Solo che, osserva il quotidiano economico della City, pare che il taglio (almeno all'inizio) riguardi solo beni di più ampio consumo come profumi, cosmetici etc.

cina

E poi c'è un altro interrogativo: siamo sicuri che, in fin dei conti, un provvedimento del genere non finirebbe per togliere quell'aura di esclusività alle grandi case di moda. Come dire: andare fino a Firenze per comprarsi una borsa di Ferragamo fa figo e profuma di autentico. E pure i prezzi alti contribuiscono a rendere un oggetto più ambito...

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

UN, DUE, TRE, P4! - DALLE CARTE RISPUNTA PERSINO PACINI BATTAGLIA, IL BANCHIERE DI DIO - FINI E GLI SMS GALANTI (E OGGI SCOPRE LA PRIVACY!) - "Bisignani si trovava a Genova quando, come ho letto dai giornali, vi sarebbe stato un interrogatorio di Ruby" - INTERCETTATI GLI AVVOCATI - IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI LEPORE A PRANZO CON PAPA - BOFFO, ECCO LA "TALPA" - GHEDDAFI LEGGE DAGOSPIA!...

Gian Marco Chiocci, Massimo Malpica e Patricia Tagliaferri per "il Giornale"

VERBALE DI STEFANIA PRESTIGIACOMO Pacini Battaglia

Ogni giorno uno spiffero. Gli atti della P4 regalano spunti più da gossip che da codice penale. Con contorni inquietanti relativi alle intercettazioni (vietate) fra avvocati e clienti indagati. Tornano d'attualità personaggi caduti nel dimenticatoio giudiziario, vecchie inchieste, pettegolezzi, veleni, addirittura Ruby, Gheddafi, parla il cancelliere del caso Boffo.

RIECCO IL BANCHIERE DI DIO
Tra le carte della P4 spunta il «banchiere di Dio», Pierfrancesco Chicchi Battaglia. Se si legge l'informativa della Gdf inviata al pm Maresca e poi girata ai pm Woodcock e Curcio, c'è da restare basiti. Un fritto misto. Tre anni fa si indagò su una presunta cricca partendo da tal Vincenzo Schiavone in contatto con l'avvocato Sergio Lupinacci indicato come sponsor dell'onorevole Pdl Debora Bergamini per presiedere il comitato «Centro Nord-Sud».

Emergono pressioni (e intercettazioni) sul caposegreteria di Frattini, Tonino Bettanini e viene rimarcato dallo stesso Lupinacci che «una volta nominata, la Bergamini potrà gestire un mare di fondi». Le indagini si concentrano sui rapporti di Lupinacci con il rettore di Tor Vergata, Lauro, dopodiché si arriva alla società Nilo Sviluppo che si occupa di importazione di gas e petrolio greggio di cui fa parte, tra gli altri, il banchiere svizzero Pacini Battaglia.

LAMBASCIATORE LIBICO GADDUR Debora Bergamini

Esce il colosso Gazprom. E di nome in nome, di rapporto in rapporto, si giunge a Nicola Di Daniele, collegato a Lauro e Lupinacci, in rapporti con Finmeccanica. Cosa c'entra Bisignani? Nul­la, così pare. L'uomo che conosce tutti conosce anche Di Daniele.

AFFARI ENI CON LA NIGERIA
Grosso interesse, per i pm, ricopre un affare dell'Eni in Nigeria. Nella mole di intercettazioni sulle utenze di Bisignani (spesso «battute» dall'Ad dell'Eni, Paolo Scaroni) traspare l'obiettivo dell'Eni di subentrare a una concessionaria petrolifera nigeriana detenuta dalla compagnia Shell e da una compagnia locale nigeriana rappresentata da un banchiere nigeriano e che, a detta di Bisignani, sarebbe molto amico del Di Nardo «che mi chiese - osserva il lobbista - se potevo intercedere e parlarne con Scaroni, che mi disse di mandare il banchiere da De Scalzi. La cosa si è poi arenata».

BISIGNANI

«DIETRO RUBY? C'E' GIGI!»
Ai pm l'assistente di Papa, Maria Elena Valanzano, dice di tutto. Straparla pure. Come quando, coi pm, torna su un'intercettazione criptica con Papa nella quale la ragazza accosta Bisignani al caso Ruby. Il 14 febbraio 2011 mette a verbale: «Ho sempre ritenuto che Bisignani tramasse contro il presidente Berlusconi, tant'è che, per esempio, sapeva di vicende poi esplose dal punto di vista giudiziario e mediatico prima che le stesse esplodessero: per esempio Bisignani si trovava a Genova quando, come ho letto dai giornali, vi sarebbe stato un interrogatorio di Ruby».

PAOLO SCARONI

FINI E GLI SMS GALANTI AD ANNA GRAZIA CALABRIA
Sempre la Valanzano,in un'altra telefonata con Papa, straparla di cose indimostrabili. Gli inquirenti riportano lo stesso la chiamata nella quale tira in ballo la parlamentare Pdl Anna Grazia Calabria e il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Papa a un certo punto, riferito a chissà chi, la provoca: «E lui a te non ti ha mai detto niente? Però quando ti ha detto il fatto della Calabria chiaramente l'ha detto per farti schiattare in corpo e per farti allontanare ancora di più da me, no?»

ruby berlusconi

Valanzano: «Questo sicuramente penso, perché io mi ero pure dimenticata ».

P: «Ma come te l'ha detto, con cattiveria?».

Gianfranco Fini

V: «No, sai quelle cose che dici "ah ma tu lo sai che la Calabria è stata corteggiata (...). Lei mi ha detto che ha ricevuto dei messaggini e però non vuole assolutamente sentirne parlare... mi ha fatto vedere degli sms che lui ha mandato, che si sono mandati, però non è una storia che le potrebbe interessare (...). Sai come la penso su questa Anna Grazia? Ho saputo ultimamente da fonti romane che girano nelle redazioni dei giornali degli sms che lei si è scambiata con Fini e che lei corteggiava questo Fini, ma che ovviamente non possono pubblicare perché sono parlamentari, sms privati, non c'è alcun tipo di motivazione per pubblicarli, però questa qua faceva la stronza co 'sto Fini».

ANNA GRAZIA CALABRIA VERBALE DI PAOLO SCARONI

INTERCETTATI GLI AVVOCATI
Una cosa che non dovrebbe mai accadere è purtroppo accaduta. Due volte. I pm di Napoli hanno intercettato le conversazioni tra due indagati e i rispettivi difensori. In un caso, quello delle telefonate fra Bisignani e l'avvocato Fabio Lattanzi, sono pubbliche: sono appena avvenute le perquisizioni (16 dicembre). Gli inquirenti scrivono che Bisignani ha incaricato l'amico avvocato Fabio Lattanzi di informarsi presso la procura di Napoli circa l'esistenza di un procedimento penale a suo carico.

Infatti l'avvocato Lattanzi, nel corso di due telefonate (...) ha riferito di aver «mandato Pirolo a parlare con il pm Woodcock su un procedimento su Bisignani». Le conversazioni vengono integralmente trascritte. Lattanzi: «Pirolo (avvocato, ndr ) l'ho mandato a parlare con Woodcock che nega l'esistenza di qualunque processo penale a tuo carico e dice di andare a parlare con Piscitelli. Domani ci andiamo».

I pm Woodcock e Francesco Curcio

Seconda telefonata. Bisignani: «Avvocato! Dato che quelli del Fatto sono sempre più attendibili di questi pm ma perché non facciamo l'articolo 41, 51..». Lattanzi: «Purtroppo possiamo fare al massimo un 335 (...) perché noi non abbiamo notizie ufficiali...». Anche l'avvocato Domenico Mariani, difensore del carabiniere La Monica, dice al Giornale di essere stato intercettato illegalmente dai pm: «L'ho scoperto leggendo le carte da un ritardato deposito del 18 gennaio. Se anche Lattanzi è finito indagato, credo che il suo riferimento negli atti sia una "svista" dei pm visto che a me hanno nascosto tutto».

LORENZO CESA

MADRON E L'INDAGINE SU CESA
Il 3 novembre 2010, intorno a mezzogiorno, Bisignani chiama Paolo Madron, direttore di Lettera 43, e gli dice che «una certa Adelaide (una sua cronista, ndr ) sta chiamando lì l'Udc». Madron gli spiega: «È la frode per fondi comunitari (...) magistrato o il gup gliel'ha confermata e le hanno confermato la causa anche i carabinieri di Catanzaro che indagano su questa roba qua, cioè è Cesa, sostanzialmente».

Bisignani lo interrompe: «No, fagli una telefonata te come direttore ». M: « A chi, a Cesa?». B: «Sì...». M: «Mi fai avere un numero e lo chiamo». B: «Aspetta, lo chiami, e gliela spieghi».

Il procuratore Giandomenico Lepore

IL PROCURATORE CAPO DI NAPOLI LEPORE A PRANZO CON PAPA
Preoccupato dal pm Woodcock e dalle voci di un'inchiesta in suo danno, l'onorevole Alfonso Papa, a detta di Arcibaldo Miller (capo degli ispettori ministeriali di via Arenula) temeva «una qualche iniziativa strumentale». «Qualche giorno dopo mi disse di aver incontrato a un pranzo il procuratore capo di Napoli, dottor Lepore, nella casa di campagna di un giornalista (...) dove il Papa stesso aveva fatto al procuratore lo stesso discorso. In tale occasione Lepore lo aveva rassicurato e rasserenato in quanto si era mostrato cordiale».

Arcibaldo Miller

BOFFO, ECCO LA «TALPA»
Alla spasmodica ricerca della macchina del fango nel malloppo di documenti della procura di Napoli sulla P4 ci sono gli atti di un procedimento penale a carico di un cancelliere della procura di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Izzo.
Che- scrivono gli inquirenti - «interrogava alle ore 11.49,34 del 12.3.2009 il sistema informativo del casellario giudiziale in ordine al certificato penale relativo a Boffo Dino , nato ad Asolo il 19 agosto del 1952». A maggio del 2010, preso a verbale, il cancelliere (incensurato) nega di aver compiuto l'accesso, anche se riconosce come proprie la username utilizzata per l'accesso illegale.

DINO BOFFO

Quanto alla possibilità che qualcun altro possa aver utilizzato la sua password si difende così: «All'epoca utilizzato come password il nome della squadra del Milan con un'indicazione numerica che è partita dal 1899, data di fondazione del club, proseguendo con le successive annate, cambiando ogni mese come impone il sistema. Questo sistema lo sapevano altre persone».

GHEDDAFI

Il pm, però, gli fa notare che dall'ultima operazione che lo stesso Izzo riconosce come propria a quella su Boffo «passano solo 11 secondi». Il cancelliere non arretra: «Mi rendo conto del breve lasso di tempo. Posso immaginare di essermi distratto girandomi lontano dal computer. Non ho idea assoluta di chi sia Dino Boffo (...). Non ricordo alcuno che mi abbia passato bigliettini o foglietti coi dati di questo signore (...). Di fatto anche nel marzo 2009 c'era un via vai di persone ( nell'ufficio, ndr ) forze dell'ordine, di fatto vi era anche personale ministeriale che faceva certificati penali richiesti da soggetti privati (...). In questo contesto di confusione io non se qualcuno ha fatto quell'operazione alla mia insaputa. Non so spiegarmi perché mi trovo qua»..

gaddur

GHEDDAFI LEGGE DAGOSPIA
Il 28 ottobre sera Dagospia annuncia «un cambio della guardia al vertice del potere libico» spiegando che Gheddafi stava per nominare premier Jalloud. Gaddur , ambasciatore libico parla con Bisignani: «Questo Agospia, come si chiama». Bisignani : «È D'Agostino che ha combinato?». G: «Ha rilanciato notizie che jalloud sarebbe stato...notizia non vera, da dove l'ha presa (...) perché me lo sta chiedendo proprio il leader, capito?».

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

POKER E PORCATE - A HOLLYWOOD UN’INCHIESTA DELL’FBI SUL GIOCO D’AZZARDO CLANDESTINO INCASTRA NOMI DA GRANDI INCASSI (NON SOLO) AL BOTTEGHINO - TOBEY MAGUIRE ORGANIZZAVA TAVOLI DA POKER ILLEGALI DOVE CORREVANO A SEDERSI BEN AFFLECK, MATT DAMON E LEO DI CAPRIO (“UN FIFONE DEL TAPPETO VERDE”) - CHI PAGAVA CIFRE DA CAPOGIRO PER GIOCARE CON LORO? I MILIARDARI MADE IN USA - CHI NE HA FATTO LE SPESE? I CLIENTI DEI MANAGER DI FONDI SPECULATIVI - E ORA TUTTI QUESTI “ATTORI” RISCHIANO SUL SERIO…

Dagoreport da "Star"

Tobey Maguire

Non solo divi di Hollywood, ma anche uomini d'affari a nove zeri. Prosegue l'indagine dell'Fbi sul giro di gioco d'azzardo losangelino che vede già coinvolti Tobey Maguire (che rischia la condanna perché ha organizzato partite clandestine) Leo Di Caprio, Matt Damon, Ben Aflleck... (perché si sono seduti al tavolo da gioco).

Nel giro dei nomi della Hollywood bene (sempre che ne esista una) ora è spuntato fuori quello di Alec Gores, il cui nome dirà non molto, ma pesa moltissimo. Il suo patrimonio è pari a 1,6 miliardi di dollari e si trova al 278 posto nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta stimata ogni anno da "Forbes".

Tobey Maguire UNDERPRESSURE

Gores che pure è entrato nelle suite del Four Season e del Beverly Hills hotel per sedersi al tavolo con le star e giocare partite di poker illegale, avrebbe vinto 445mila dollari a Brad Ruderman, il manager di fondi speculativi già condannato per aver perso al gioco 25 milioni di dollari dei suoi clienti.

L'anno scorso Gores, che ora rischia grosso davvero, aveva tentato di comprare la Miramax dalla Disney e aveva fatto un'offerta anche a una società che possiede il format America Idol e la Warner Music. Ora dovrà occuparsi di un altro tipo di affari. Legali.

Per icona

INDAGINE VIP PARTITE DI POKER ILLEGALI: NEI GUAI MAGUIRE, DI CAPRIO, DAMON E AFFLECK
Silvia Kramar per "Il Giornale"

Almeno una ventina di grandi divi hollywoodiani, da Tobey Maguire a Leonardo di Caprio, Matt Damon e Ben Affleck sono stati implicati in un giro di gioco d'azzardo. Maguire, che avrebbe organizzato le partite illegali di poker, rischia di finire in tribunale. La rivista «Star» ha pubblicato ieri in esclusiva la notizia dell'indagine dell'Fbi sulla frode.

Matt Damon

Le star facevano parte di un club privato organizzato da Maguire; il protagonista di Spiderman organizzava le partite di poker nelle suite dei più eleganti alberghi di Hollywood. Come ai tempi del proibizionismo, circondati dal massimo segreto un paio di sere al mese i divi bussavano alla porta delle suite del Beverly Hills Hotel, del Four Seasons e dell'esclusiva Viper Room sulla Sunset Boulevard. A proteggerli, nel corridoio, c'erano delle guardie armate, mentre loro mettevano sul tavolo mazzette di dollari, spesso milioni.

Leonardo di Caprio

Maguire rischia di dover rinunciare ad un grande carnet di impegni cinematografici. L'attore, che sta girando la pellicola «Life of Pi» (tratto dall'omonimo e magico romanzo) e dovrebbe iniziare presto le riprese di un giallo, intitolato «The Paperboy», e quelle del remake de «Il Grande Gatsby», ha dichiarato di essere riuscito a non farsi coinvolgere nel mondo dell'alcol e delle droghe che infesta Hollywood, di essere vegetariano, ma di far parte del «party set» di divi come, appunto DiCaprio e Affleck. Per invitare i suoi amici a giocare a poker, Maguire aveva assoldato i migliori giocatori professionisti e richiedeva centomila dollari come «entrata» nel club.
Secondo le autorità l'attore avrebbe potuto intascare, da solo, quasi 30 milioni di dollari. A implicarlo in questa causa civile (le altre star per adesso non sono state accusate di frode dall'Fbi) è stato uno dei suoi giocatori, Brad Ruderman, un manager di fondi speculativi che, per ripagare le perdite di 25 milioni di dollari nel poker (300mila in una sola mano nel 2007), aveva ingannato i suoi clienti con uno schema di Ponzi.
Ruderman, condannato dal tribunale fallimentare al carcere fino al 2018, ha rivelato all'Fbi tutti i nomi del club. Uno dei giocatori, Dan Bilzerian, ha raccontato al settimanale di aver giocato, regolarmente, con Di Caprio, Affleck e Maguire. Secondo lui Affleck era molto abile, mentre Damon e Di Caprio spesso perdevano. «Leonardo è un grande avaro», ha raccontato Bilzerian. «Una sera ha perso 50mila dollari e sembrava impazzito».

 

 

 

[23-06-2011]

 

 

IO LO CONOSCEVO BENE - GELLI: "Bisignani era iscritto alla Loggia P2. Era un ragazzo molto intelligente e intraprendente, un attivissimo collaboratore. Lo feci nominare segretario del ministro Gaetano Stammati" - ’’La P4 esiste nella mentalità dei giudici, prossimamente verrà fuori la P5: ormai è una sigla magica. La P2 era una cosa molto seria. Questa P4, se c’è, è un comitato carnevalesco’’...

1- GELLI, P2 COSA SERIA, QUESTO E' COMITATO CARNEVALESCO - BISIGNANI HA AVUTO CONTATTI MA NON HA FATTO NULLA
(Adnkronos) - In questi giorni viene spesso fatto il suo nome, soprattutto in relazione al dottor Luigi Bisignani e quello della P2 come modello della P4. Lei che ne pensa? Sono citazioni a sproposito? E perche?

''La P4 esiste nella mentalita' dei giudici, prossimamente verra' fuori la P5: ormai e' una sigla magica. La P2 era una cosa molto seria. Questa P4, se c'è, e' un comitato carnevalesco'', dice in esclusiva all'ADNKRONOS Licio Gelli, ex maestro Venerabile della Loggia P2.

A leggere le intercettazioni e le rivelazioni sull'inchiesta di Napoli, Bisignani si dimostra un personaggio con il dono dell'ubiquita', è dovunque ci sia un problema o affari di Stato o di enti pubblici o di nomine. Sembra quasi impossibile che un uomo possa avere un numero cosi' clamoroso i drelazioni. Lei, che di relazioni pure ne ha intrattenute a livello nazionale e internazionale, che ne pensa di questo brasseur d'affaires quasi inverosimile?

''Luigi Bisignani -spiega il 'Venerabile'- era iscritto alla Loggia P2. Era un ragazzo molto intelligente e intraprendente, un attivissimo collaboratore. Lo feci nominare segretario del ministro Gaetano Stammati. Da quei giorni l'ho rivisto solo una volta, nel 2004. Credo che Bisignani non abbia fatto nulla, potra' avere avuto dei contatti e basta''. Lui a livello di relazioni ''si e' fermato probabilmente soltanto all'Italia. E in Italia si fa presto a creare dei gruppi di amici opportunisti o creduloni che credono a questi rapporti che poi non concludono nulla''.

Il caso Bisignani, secondo lei, quali riflessioni suggerisce sul sistema politico e su quello istituzionale? Quali vuoti di relazioni e di competenze personali colma un tuttofare come il protagonista dell'inchiesta di Napoli?
''Ci sono soggetti che non esistono piu', come lo Stato italiano -rimarca Gelli, dalla sua residenza di Villa Wanda- Io ho vissuto quando l'Italia era un vero Stato, rispettato e temuto e magnificamente funzionante. Oggi non esiste piu' -sottolinea ancora l'ex 'Venerabile'- perche' non abbiamo nemmeno una persona di un certo spessore, di competenza e soprattutto carismatico''.

 

Secondo lei come si concludera' l'inchiesta cui lavora la procura di Napoli?
''Sugli esiti dell'indagine -risponde l'ex Venerabile- non posso dire nulla, non posso rispondere perche' e' difficile conoscere la mentalita' dei vari giudici. Ma non posso dire altro, la sfera di cristallo non ce l'ho più''.

2- P2: GELLI, NON CI SONO NUOVI ELENCHI, VERRA' RICORDATA COME FATTO POSITIVO...
(Adnkronos) - ‚Nuovi elenchi della P2? Non esistono. Per carita‚. La P2 e‚ stata sciolta e sepolta. Dimenticata. Un giorno probabilmente fra cinque, sei, dieci o vent‚anni, la ricorderanno come un fatto positivo". "Quella Loggia, rimarca il ‚Venerabile ‚era fatta di persone cristalline e oneste. Nessun piduista e‚ stato mai avvicinato allo scandalo Tangentopoli".

3- GOVERNO: GELLI, COME SI FA AD ANDARE AVANTI CON QUESTO ANDAZZO...
(Adnkronos) - Il governo? Dovrebbe essere gia‚ terminato, come si fa a andare con questo andazzo... Le loro conversazioni sono fatte di insulti, niente che dia la dimostrazione del fare e del concordare, del costruire. Insultandosi, questo non e‚ possibile‚.

"La classe politica di oggi -rimarca Gelli- ci ha portato in un baratro in cui non c‚e‚ possibilita‚ di risalita. Ma anche molti magistrati non conoscono le loro mansioni: nei miei confronti -ricorda- fecero figure demenziali: sono stato assolto da tutto. Secondo loro avevo distrutto l'Italia..."24-06-2011]

 

 

1- PER LE POETICHE PAROLE DI BISIGNAMI, LA BRAMBILLATA HA QUERELATO "LA REPUBBLICA" E "IL FATTO". UN’ALTRA QUERELA POTREBBE PARTIRE NEI CONFRONTI DE “IL MONDO” CHE LA GETTA IN GRATICOLA PER I 7 MILIONI DI EURO TROVATI ALLA NUOVA SOCIETÀ CONVENTION BUREAU SPA. NELLA QUALE È ENTRATO A FAR PARTE ANCHE RINO LEPORE, IL RISTORATORE ROMANO PROPRIETARIO DELL’HARRYS BAR DI VIA VENETO DOVE REGGICALZE BRAMBILLA OSPITA LE COLAZIONI, I PRANZI E GLI APPUNTAMENTI DI LAVORO - 2- RICORDATE A GIOVANNI STELLA CHE LA7 DI CUI È VICEPRESIDENTE ESECUTIVO È QUOTATA IN BORSA, E CHE OGNI SUA AFFERMAZIONE IN PURO STILE CANARO-COATTESE FA SALIRE E SCENDERE SULLE MONTAGNE RUSSE LE QUOTAZIONI DI TELECOMITALIA MEDIA (BERNABè INTERVENGA SULLA VOGLIA DI GLORIA E DI SOLDI DEL TANDEM STELLA-MENTANA) - 3- AL DI LÀ DELL’AFFERMAZIONE RETORICA CHE LA CULTURA “È IL PETROLIO DELL’ITALIA” LIBERA & BELLA MONTEZEMOLO NON HA PARTORITO LO STRACCIO DI UNA NUOVA IDEA - 4- PROFUMO, IERI & OGGI: DALL’IMPERO UNICREDIT CON 120 MILA DIPENDENTI E PRESENTE IN DECINE DI NAZIONI, A UNA SOCIETÀ CON CAPITALE SOCIALE DI SOLI 90MILA EURO

1- PROFUMO, IERI & OGGI: DA UN IMPERO DI 120 MILA DIPENDENTI A UNA SOCIETÀ CON CAPITALE SOCIALE DI SOLI 90MILA EURO
Per un uomo che fino al giorno prima guidava un impero con più di 120mila dipendenti e presente in decine di nazioni, uscire di scena è un colpo durissimo. Oltre al rischio di un crollo psicologico c'è anche quello di rimanere a spasso nonostante un curriculum strepitoso che va a finire sui tavoli dei cacciatori di teste, poi si aggiungono la paura dell'anonimato e il problema di reinventarsi un mestiere in un mercato dove i talenti e i compensi non hanno più l'importanza di una volta.

Se inoltre, come accade oggi nella finanza, lo scenario è turbolento e mette a repentaglio la solidità delle banche, il problema è ancora più complesso. Ne sanno qualcosa personaggi come Matteuccio Arpe, Leonardo Braggiotti e Claudio Costamagna che grazie alla loro bravura riescono a sopravvivere ma non splendono più nel firmamento internazionale.

E la stessa cosa rischia di accadere per Alessandro Profumo, l'ex-amministratore delegato di Unicredit che nella notte del 21 settembre ha lasciato piazza Cordusio a bordo della Ducati rossa guidata dalla moglie Sabina Ratti con una valigetta dove oltre allo spazzolino da denti c'era la liquidazione di 40 milioni.

Da quel momento l'ex-boyscout di Genova ha cominciato a guardarsi intorno con cautela tenendosi alla larga dai palazzi della politica per accogliere soltanto la proposta di entrare nel consiglio di amministrazione dell'Eni e della banca russa Sberbank.

Per Alessandro il Grande si tratta di noccioline e nemmeno l'idea di andare a guidare la holding delle municipalizzate milanesi gli sembra affascinante. Ai suoi occhi questi sono soltanto peanuts ed è forse questa la ragione per cui dietro suggerimento della moglie sposata 34 anni fa ha deciso di continuare a fare il numero 1 in formato ridotto.

In fondo per quello che è stato il primo banchiere italiano si tratta di ripercorrere la strada del padre ingegnere che a Palermo fondò una piccola industria elettronica per far mangiare il piccolo Profumo che fin dall'infanzia mostrava un notevole appetito. L'esempio paterno lo ha portato nei giorni scorsi davanti al notaio milanese Giuseppe Santangelo per costituire una sua società alla quale - come spiega oggi il quotidiano "MF" - ha dato il nome di accattivante "Appeal Strategy & Finance".

La nuova creatura che avrà sede in via Pietro Cossa ha le caratteristiche di una boutique per attività di consulenza finanziaria con riguardo alla concentrazione delle imprese. Sul piatto il 54enne ex-capo di Unicredit, che in questo momento si tiene alla larga dalle vicende e dai giudizi che corrono sul top manager di piazza Cordusio, ha buttato un pugno di euro. Il capitale sociale è di soli 90mila euro ed è stato sottoscritto al 70% dallo stesso Profumo e per il rimanente dal Gruppo L&P Investimenti di cui fa parte la società Lucciola & Partners fondata nel 2005 da Isidoro Lucciola e da altri manager della finanza

2- METTETE LE GANASCE ALLA BOCCA DELL'AD DI LA7 GIOVANNI STELLA
Gli uscieri di TelecomItalia questa mattina alle 9 si sono collegati in streaming con Trento dove Franchino Bernabè ha aperto i lavori del workshop "Driving the Digital Future" al quale partecipano circa 100 rappresentanti di imprese delle telecomunicazioni, delle istituzioni europee e del mondo accademico.

Agli uscieri non interessa sapere che nella sessione del pomeriggio parlerà anche Linda Belinda Lanzillotta, ma sono contenti perché sanno benissimo che ogni invito a Trento per Franchino è motivo di gioia

Il manager è nato a Vipiteno, in provincia di Bolzano, ma per Trento, la città di Cesare Battisti (quello buono, irredentista e non terrorista) ha una predilezione particolare. Qui si ritrova con piacere insieme all'amico Lorenzo Dellai, il presidente della Provincia che è riuscito a far diventare la città un luogo di eccellenza e di innovazione tecnologica.

Sono questi gli argomenti che più di altri interessano Bernabè perché sono legati all'evoluzione della sua strategia industriale che all'inizio di agosto sarà messa in discussione dai soci di Telco (la scatola che controlla Telecom) ai quali toccherà mettere nei bilanci le forti minusvalenze del titolo Telecom.

Per il manager di Vipiteno è un appuntamento importante, ma sulla strada si ritrova le problematiche de "La7" e di TelecomItalia Media che ogni giorno creano sorprese. Secondo gli uscieri Franchino dovrebbe avere più attenzione per i movimenti scomposti e le parole in libertà di Giovanni Stella, il "canaro" che si è portato dietro negli anni e gli sta creando non pochi problemi.

Il suggerimento degli uscieri è di buttare via l'ipad, iphone, l'ipod e tutte le altre minchiate tecnologiche che obnubilano il cervello, per fare una semplice telefonata al "canaro" richiamandolo all'ordine. Non è possibile infatti che questo barbuto segugio, assunto in Telecom nel '98 e assurto grazie a Franchino al vertice di TelecomItalia Media continui a sparare annunci con un linguaggio che fa inorridire gli uscieri, il mondo della finanza e i commissari della Consob. Ancora ieri ha dato per fatto l'accordo per il passaggio di Santoro nella scuderia de "La7", poi in serata ha dovuto emettere un comunicato di smentita.

 

A fargli eco con un'enfasi sospetta c'è sempre accanto a lui Enrichetto Mentana che con le sue scariche di adrenalina già aveva dato per chiuso l'ingresso di De Benedetti come partner de "La7", e non perde occasione per rilanciare (anche a costo di rapide marce indietro), le parole entusiastiche del "canaro". Quest'ultimo ancora oggi dichiara che per il "circo" dell'emittente non c'è un problema di audience ma di grana e di pubblicità, e con il lessico primordiale che lo distingue aggiunge a proposito di Santoro e delle sue truppe: "sto sempre lì, ai piedi del banano in attesa che scendano i macachi".

Ora si dà il caso che quest'uomo abbia dimenticato che la società di cui è vicepresidente esecutivo è quotata in Borsa, e che ogni affermazione fa salire e scendere sulle montagne russe le quotazioni di TelecomItalia Media. La questione è molto delicata e gli uscieri sperano che oltre a prevederne le conseguenze politiche, Franchino eserciti la sua esperienza per frenare la voglia di gloria e di soldi del tandem Stella-Mentana.


3- AL DI LÀ DELL'AFFERMAZIONE RETORICA DI LUCHINO CHE LA CULTURA "È IL PETROLIO DELL'ITALIA" NON HA PARTORITO FUORI LO STRACCIO DI UNA NUOVA IDEA
È bello vedere che la "Stampa" di Torino, il giornale della Fiat di Marpionne, dedica oggi due intere pagine al convegno di Luchino di Montezemolo che si è svolto ieri pomeriggio al teatro Argentina.

È segno di una pax ritrovata che fa presagire per il direttore del giornale torinese, Mario Calabresi, un futuro più glorioso di quello televisivo. E non sembra nemmeno casuale il rilievo che il giornale della Fiat da alle parole pronunciate ieri pomeriggio da Montezemolo quando ha abbandonato il testo scritto dai cervelli del suo think tank per parlare di politica.

A Roma in quel momento il termometro segnava 34 gradi e nel teatro dove i palchi a partire dalla terza fila erano deserti, un brivido di freddo ha accolto i pronunciamenti del "ragazzo dei Parioli".

Come era prevedibile Luchino non ha fatto annunci sensazionali, ma ha picchiato sul rischio di una "sbornia populistica" e sulla necessità di aprire una fase costituente per riscrivere le regole della democrazia. Con notevole faccia tosta ha apprezzato il vento dei referendum sui quali sia lui che i cervelloni di "Italia Futura" hanno preferito tenere la bocca chiusa, e a proposito della privatizzazione dell'acqua da buon liberista e moderno riformista ha auspicato "la creazione di una grande società pubblica che gestisca i servizi idrici in luogo di tante piccole aziende municipalizzate per piazzare i politici trombati".

Chi vuole fare un bilancio della convention romana deve però avere il buon gusto di non fermarsi a queste dichiarazioni e valutare invece con freddezza il cuore del problema per il quale erano stati convocati attori, cantanti, attricette, sovrintendenti e il solito compagno di merenda, Dieguito Della Valle. Ebbene, poiché il tema di fondo era "Cultura, orgoglio italiano" si può dire che il bersaglio non è stato centrato perché al di là dell'affermazione retorica di Luchino che il comparto "è il petrolio dell'Italia", dal palco dello storico teatro, non è saltato fuori lo straccio di una nuova idea.

Non è certamente una nuova idea il modello del mecenatismo mercantile che Dieguito Della Valle ha evocato ricordando la sua generosità per il restauro del Colosseo. Forse Luchino dovrebbe capire una volta per tutte che prima di scendere in politica o affrontare temi vitali per il Paese come quello di ieri, occorrono attributi culturali ben più robusti. È davvero strano che se ne dimentichi proprio lui che ha vissuto accanto a personaggi come Gianni e Umberto Agnelli che avevano della cultura una visione cosmopolita e più matura.

Forse qualcuno dovrebbe ricordargli che l'Avvocato aveva tanti difetti (prima fra tutti la volagerie rinfacciatagli da Eugenio Scalfari), ma nella sua casa di Roma e di Park Avenue parlava di cultura con Norman Mailer, Truman Capote, Leo Castelli, Andy Warhol e Andrè Meyer. E suo fratello Umberto ebbe l'idea nel '66 di creare la Fondazione Agnelli, che al di là degli sbandamenti politici verso la Dc di cui Luchino fu partecipe, ha partorito ricerche di primordine.

Quello di ieri non è stato un simposio illuminato e Luchino se vorrà fare politica dovrà irrobustire l'esercito dei neuroni senza indulgere al modello semplicistico di un mecenatismo mercantile che fa il gioco soltanto dei piccoli interessi.

 4- PER LE POETICHE PAROLE DI BISI, LA BRAMBILLATA HA QUERELATO "LA REPUBBLICA" E "IL FATTO". UN'ALTRA QUERELA POTREBBE PARTIRE NEI CONFRONTI DEL SETTIMANALE "IL MONDO"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Michela Brambilla, l'ex-modella classe 1967 e ministro del Turismo, è particolarmente incazzata per le rivelazioni emerse nell'Enciclopedia Woodcock (ed. Napoli, 100mila euro).

Per le parole volgari di Bisignani l'ex-miss Eleganza Emilia e testimonial delle calze Omsa, ha querelato "Repubblica" e "Il Fatto", evitando peraltro di querelare fino a questo momento il lobbista federatore. Un'altra querela potrebbe partire nei confronti del settimanale "Il Mondo" che da due settimane mena botte in testa al ministro per la sua politica nel turismo e nei confronti dell'Enit, l'Ente commissariato da due anni e affidato nel 2009 a Matteo Marzotto.

Il giornale scrive oggi che nonostante i tagli al carrozzone Enit, la Brambilla ha trovato 7 milioni di euro per la nuova società Convention Bureau Spa. In questa società è entrato a far parte anche Rino Lepore, il ristoratore romano proprietario dell'Harrys Bar di via Veneto dove la Brambilla ospita le colazioni, i pranzi e gli appuntamenti di lavoro".

24-06-2011]

 

 

LELE IN MORA - è CACCIA GROSSA AL TESORO IMMOBILIARE DEL FORNITORE UFFICIALE DEL BUNGA BUNGA - I PUBBLICI MINISTERI INDAGANO SU UN TESORETTO DI PALAZZI E VILLE, SUDDIVISI FRA MILANO, LA COSTA SMERALDA, LA SVIZZERA E IL LAGO DI COMO, CEDUTI POCO PRIMA DEL FRAUDOLENTO CRAC - Gli investimenti di Mora nel mattone valgono una cifra più o meno pari a quella sparita attraverso le false fatturazioni....

Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"

 

Nei migliori anni della sua vita, Lele Mora dedicava giugno all'inaugurazione del Billionaire, il locale in società con Flavio Briatore che ha dettato le eleganze dell'Italia di tronisti, veline, calciatori e imprenditori d'assalto. In un orribile 2011 già segnato dalle intercettazioni del Rubygate, Mora è finito in carcere il 20 giugno per bancarotta fraudolenta e lunedì 27 giugno affronterà l'udienza preliminare per il giro di prostitute spedite ad Arcore. Il suo rinvio a giudizio, insieme a Nicole Minetti ed Emilio Fede, sembra inevitabile.

 

I guai non sono finiti. I pm della bancarotta, Massimiliano Carducci ed Eugenio Fusco, lo hanno scritto e ripetuto nell'ordinanza di custodia cautelare. Gli 8,5 milioni di euro portati via dalle casse del gruppo Lm sono una somma di partenza. Altre indagini sono in corso sulle attività all'estero dell'agente e sul suo patrimonio immobiliare.

Gli investimenti di Mora nel mattone valgono una cifra più o meno pari a quella sparita attraverso le false fatturazioni. Parte degli immobili è tuttora sotto il cappello della Diana, intestata ai figli di Mora. Ma alcuni pezzi pregiati sono stati ceduti a partire dalla fine del 2007, quando è emersa una frode fiscale da 16 milioni di euro capace, da sola, di travolgere le finanze del gruppo. La tempistica è fondamentale perché i magistrati devono stabilire se le vendite configurano un'ulteriore operazione mirata alla bancarotta. In quel caso, potrebbero scattare le revocatorie.

 

L'elenco delle proprietà vendute inizia da una casa in via Settembrini a Milano, comprata dalla soubrette Luisa Corna nel novembre 2007. Prosegue con due operazioni concluse nello stesso giorno, il 15 maggio 2008. Il primo piano di viale Monza 9, quartier generale milanese del gruppo Lm, passa alla lussemburghese Fpm Realty. La villa da 13 vani di Porto Cervo viene ceduta a Franciacorta gestioni immobiliari, schermata attraverso la Aletti fiduciaria.

 

In entrambi i casi, l'acquirente dovrebbe essere Giovanni Semeraro, mobiliere con base a Erbusco (Brescia) che non è parente di Renato Semeraro, arrestato per il fallimento Aiazzone, ma si è interessato del salvataggio di Aiazzone prima del crac.

Un'altra proprietà in discussione è quella del Grotto di Caprino, sul lago di Lugano in Svizzera. Sul ristorante di lusso Mora ha fornito versioni contraddittorie e alla fine ha sostenuto di lavorare come semplice public relation man.

 

Ma nelle intercettazioni con i funzionari del Credito cooperativo di Carate Brianza che gli chiedono di coprire il rosso di conto corrente, l'agente parla del locale come cosa propria ed afferma di averci investito 1,5 milioni di euro. "Questa è una pensione", commenta. Il fisco svizzero sembra avere creduto all'ipotesi proprietà e ha messo i sigilli al locale per rivalersi delle irregolarità di Mora.

Lo stesso Billionaire è coinvolto negli accertamenti. Fino al 2009, la società che controlla il locale era divisa tra la lussemburghese Laridel di Flavio Briatore, con l'80 per cento, la Dani Comunicazione di Daniela Santanchè, con il 10 per cento e, con il 10 per cento rimanente, la lussemburghese Feva di Mirko e Diana Mora, i figli di Lele. Mentre il fisco si lasciava portare a spasso dalle promesse di concordato fatte da Mora, la quota della Feva è stata ceduta alla Gekko Investment che ha sede nel paradiso offshore delle Isole Vergini Britanniche.24-06-2011]

 

 

PARTITI FANTASMA, MA QUANTO MAGNANO - FORMAZIONI POLITICHE INSIGNIFICANTI, PARTITI MORTI E SEPOLTI, MA ANCHE FORZA ITALIA, AN, DS E MARGHERITA, TUTTI MOVIMENTI CHE NON COMPAIONO PIÙ SULLE SCHEDE ELETTORALI, CI COSTANO ANCORA 500 MLN € - UN COMMA DEL MILLE PROROGHE 2006 CONSENTE DI SPARTIRE LA TORTA ANCHE SE LA LEGISLATURA È FINITA - LEGA E RIFONDAZIONE HANNO RICEVUTO PIÙ SOLDI DI QUELLI SPESI PER LE ELEZIONI…

Alberto Custodero e Enrico Del Mercato per "la Repubblica"

Di alcuni non è rimasto che il simbolo, assemblee di ex che vengono convocate di tanto in tanto e, forse, il ricordo di qualche elettore nostalgico. Altri, invece, hanno sedi, strutture, impiegati, ma da anni non hanno nessun rappresentante in parlamento. Eppure, i "partiti fantasma" continuano ad incassare soldi dallo Stato.

L´ultima rata, relativa ai rimborsi per le elezioni regionali del 2007 in Molise, arriverà prima della fine di quest´anno. E così, la cifra incamerata dai partiti che non ci sono più, toccherà la vertiginosa quota di 500 milioni di euro. Spicciolo più, spicciolo meno.

Per intendersi, è una somma pari allo stanziamento del governo per Roma capitale quella che è finita in questi anni nella pancia di sigle che si supponevano scomparse dalla scena della politica, come Forza Italia, Alleanza nazionale, Democratici di Sinistra, Margherita, oppure di partiti che gli elettori hanno cancellato dal parlamento e che sono stati smontati e rimontati da scissioni e nuove aggregazioni come Rifondazione comunista, i Verdi, perfino l´Udeur di Mastella o un partito personale come "Nuova Sicilia" il cui dominus è Bartolo Pellegrino - un ex deputato dell´assemblea regionale siciliana recentemente assolto dall´accusa di concorso esterno in associazione mafiosa - che fino allo scorso anno ha percepito circa centomila euro di rimborso elettorale.

Nulla, se confrontato a quanto ha potuto iscrivere nei propri bilanci il più ricco dei "partiti fantasma", Forza Italia. Quella che fu la creatura di Silvio Berlusconi, nata nel 1994 e sacrificata nel 2007 per fare posto al Pdl, ha continuato ad incamerare i rimborsi elettorali fino ad arrivare, nel 2010, alla cifra monstre di 96 milioni di euro.

Molto staccati, in questa classifica, i Democratici di sinistra che hanno potuto iscrivere in bilancio 74 milioni di euro e spiccioli. Soldi che - per ammissione del tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti - sono stati rapidamente pignorati dalle banche ed adoperati per chiudere la partita di debiti ereditata dal vecchio Pci. Alla Margherita, altro partito formalmente cancellato, invece, è andata meglio. I 42 milioni di euro di rimborsi incassati, ad onta della scomparsa dalla scena politica, sono tutti lì.

E, anzi, intorno a quella eredità si è accesa una disputa alla quale partecipano pure parlamentari che, nel frattempo, hanno preso altre direzioni, accasandosi in altri partiti o inaugurandone di nuovi. Ma come è stato possibile che partiti scomparsi dalla scena o bocciati dagli elettori abbiano continuato ad incassare soldi pubblici a titolo di rimborso elettorale? Quanto hanno pesato i rimborsi ai "partiti fantasma" sulle tasche dei cittadini? E, soprattutto, che fine hanno fatto quei soldi?

LA GRANDE ABBUFFATA
La chiave di tutto è nel comma di un articolo accuratamente nascosto nelle pieghe della legge mille proroghe che viene discussa e approvata in parlamento il 2 febbraio del 2006. In quella norma sta scritto che il rimborso elettorale (che la legge numero 157 del 1999 fissa in un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali da dividere percentualmente in base ai voti ricevuti) spetta ai partiti anche in caso di chiusura anticipata della legislatura.

Dunque, lo Stato continua a versare i soldi ai partiti per tutti e cinque gli anni, anche se il parlamento è stato sciolto. Adesso, la legge è stata corretta, ma le nuove regole varranno solo a partire dalle prossime elezioni. Comunque, una settimana dopo quel blitz del febbraio 2006, guarda caso, la legislatura si chiude. Si torna al voto. Vince l´Unione di Prodi per una manciata di preferenze e il leader del centrosinistra governa, sul filo di lana, per meno di due anni. Poi, cade e il Paese torna alle urne.

Nel frattempo, però, nella politica italiana va in scena l´ennesima rivoluzione. Spariscono partiti (Forza Italia, An, i Ds, La Margherita), ne nascono di nuovi (il Pd e il Pdl) e, nelle urne, gli italiani polarizzano i loro consensi sulle formazioni maggiori lasciando fuori dalle aule parlamentari forze politiche come Rifondazione comunista, i Verdi, l´Udeur. Una semplificazione dalla quale dovrebbe derivare anche un risparmio in termini di rimborsi elettorali.

Nulla di tutto ciò, dal momento che - grazie a quel comma approvato in fretta e furia nel febbraio del 2006 alla vigilia dello scioglimento delle Camere - i partiti che non esistono più continuano ad incassare i rimborsi elettorali. Non si tratta di bruscolini dal momento che il totale per il periodo 2006-2011 ammonta a 499,6 milioni di euro. Una somma che viene divisa tra i partiti che sono sopravvissuti alla rivoluzione e quelli che non esistono più o che non sono più rappresentati in parlamento.

Come se non bastasse, a quella cifra vanno aggiunti i rimborsi che spettano per la legislatura in corso e quelli relativi alle regionali e alle europee del 2004, del 2005 e del 2006. L´anno d´oro, per i partiti italiani, è senza dubbio il 2008. In quella stagione - come accertato dalla Corte dei conti - nella casse della formazioni politiche, quelle in vita e quelle "defunte", finiscono - nell´ordine - la terza rata del rimborso per le politiche del 2006 che vale 99,9 milioni di euro, la prima rata del rimborso per le politiche del 2008 che ammonta a 100,6 milioni di euro, i 41,6 milioni di euro della quarta rata del contributo dovuto per le regionali del 2005 e la quinta rata del rimborso per le europee del 2004 che vale 49,4 milioni di euro. In tutto, fanno 291,5 milioni di euro.

Ce n´è abbastanza per dedurne - come fa l´ex ministro della Difesa Arturo Parisi - che «la volontà dei cittadini espressa attraverso il referendum che aboliva il finanziamento pubblico ai partiti è stata raggirata». Dice Parisi: «Siccome la legge prevede che il contributo assuma la forma di rimborso elettorale ciò obbliga l´amministratore del partito a non potervi rinunciare. Dal momento che, se vi rinunciasse, potrebbe essere denunciato per cattiva amministrazione. Ecco come è stato aggirato il referendum che vietava qualsiasi finanziamento ai partiti da parte dello Stato».

L´EREDITA´ CONTESA
Eppure, Arturo Parisi gode di un osservatorio privilegiato in tema di soldi versati dallo Stato ai "partiti fantasma". L´ex ministro, infatti, fa parte dell´assemblea della Margherita partito confluito nel Pd ma che ha continuato ad incassare rimborsi elettorali. «Di solito le riunioni dell´assemblea per discutere i bilanci - ironizza Parisi - vengono convocate in orari come quello del matrimonio di Renzo e Lucia».

L´ultima volta è successo lunedì e, alla fine, l´assemblea dei "superstiti" della Margherita non è riuscita a decidere nulla sul bilancio ed ha deciso di riaggiornarsi. Ovvio, dal momento che la Margherita, tra i "partiti fantasma", è quello con le maggiori disponibilità. Quasi nessun debito pregresso, il personale ormai tutto trasferito nei ranghi del Pd. A parte le spese sostenute per tenere in vita il quotidiano Europa, i rimborsi elettorali incassati in questi anni sono in gran parte ancora lì.

L´ultimo bilancio consultabile, quello del 2009, racconta di una disponibilità liquida di 24 milioni e 636 mila euro. Ma, per ammissione del tesoriere Luigi Lusi, la somma rimasta in pancia al partito che dovrebbe chiudere i battenti è ancora superiore. Cosa farne di quei soldi? Lo decideranno gli organismi superstiti del partito che non c´è più. Il fatto è che dell´organismo chiamato a decidere sull´eredità milionaria della Margherita, fanno parte anche parlamentari che, nel frattempo, si sono accasati altrove. Per esempio, a presiedere la Margherita è Francesco Rutelli, oggi leader dell´Api.

E, di quella assemblea, fa parte anche Enzo Carra che oggi milita nell´Udc. Carra è uno che nella sua lunghissima carriera politica ne ha viste tante, eppure qualche settimana fa si è stupito nell´apprendere i farraginosi meccanismi studiati per decidere chi debba avere accesso all´assemblea della Margherita. Racconta Carra: «Ho incrociato un collega in Transantlantico e gli ho chiesto: "scusa ma perché io e Lusetti non siamo stati invitati alla assemblea della Margherita visto che facciamo parte dell´organismo?" Quello per tutta risposta mi ha detto: "vuoi decidere anche tu su come dividere il rimborso elettorale?".

Ora, a parte che ne ho il diritto ho appreso che saranno ammessi all´assemblea tutti quelli che militano in partiti che stanno all´opposizione dell´attuale maggioranza. Dunque, noi dovremmo esserci». In ogni caso, Carra, Lusetti e altri hanno allo studio un´azione legale. Evidentemente l´eredità della Margherita fa gola a tanti. Anche a quelli che sono andati via.

MATRIMONIO DI INTERESSE
Che i "partiti fantasma" siano destinati ad aggirarsi ancora per un po´ sulla scena della politica italiana, lo si capisce leggendo la relazione al bilancio 2009 di Forza Italia firmata dal tesoriere Sandro Bondi. Scrive Bondi: «Il movimento (Forza Italia ndr) resterà in attività almeno fino a tutto il 2012 anche per consentire la presentazione dei propri rendiconti annuali, a norma di legge indispensabili per completare l´incasso dei residui rimborsi spese elettorali rimasti di propria diretta pertinenza e per permettere la percezione da parte dell´istituto di credito interessato dei crediti elettorali ad esso ceduti nel 2007, le cui erogazioni in caso diverso sarebbero sospese».

In pratica, a partire dal 2006, Forza Italia ha incassato non solo i rimborsi elettorali riconosciuti per la legislatura che si è interrotta in anticipo, ma anche una quota di quelli spettanti al Pdl per il periodo 2008-2013. Dietro il matrimonio tra Forza Italia e An che ha portato alla nascita del Pdl, infatti, c´è un accordo da fare invidia ai patti da osservare in caso di divorzio sottoscritti da star del cinema e regnanti.

In base a quel contratto il Pdl ha ceduto a una banca l´intero ammontare del rimborso elettorale che gli spetta per il periodo 2008-2013 (si tratta di circa 40 milioni di euro l´anno) facendosi liquidare in anticipo l´importo e dividendone il cinquanta per cento tra An e Forza Italia. Come dire, lo Stato paga il rimborso elettorale a un partito che ha partecipato alle elezioni, ma quei soldi vanno, in gran parte, a partiti che non esistono più. E che useranno quei soldi per prolungare la loro presenza da "fantasmi".

È il caso di Alleanza nazionale che, per gli elettori ha chiuso i battenti all´inizio del 2008, ma che ha ancora una sede, un comitato di gestione e, soprattutto, ha continuato ad incassare i soldi del rimborso elettorale. Al punto da chiudere il bilancio del 2009 con un attivo di 75 milioni di euro. Che fine faranno quei soldi? Serviranno a mettere in piedi la fondazione Alleanza nazionale che avrà come obiettivo - si legge nella relazione al bilancio - quello di «determinare l´affermazione, la diffusione e la comunicazione dei modelli sociali, culturali e politici legati alla sua tradizione».

Il tutto anche grazie al denaro pubblico che doveva servire solo a coprire le spese elettorali sostenute nel 2006. Ma, intorno al fiume di denaro che inonda le casse dei partiti, si addensano altri interrogativi. Come viene determinato l´ammontare dei rimborsi? E quanto spendono davvero i partiti per le campagne elettorali?

IL PASSO D´ADDIO
Ecco, appunto. Le spese elettorali e la loro copertura. A guardare bene, i soldi che i partiti hanno ricevuto a titolo di rimborso sono molti di più di quelli che hanno tirato fuori per stampare manifesti e volantini o per organizzare comizi. La Corte dei conti è andata a spulciare tra le fatture e ha scoperto, per esempio, che per le politiche del 2008 la Lega Nord ha dichiarato spese elettorali per 2 milioni e 940 mila euro e ha incassato, come rimborsi, la bellezza di 41 milioni e 385 mila euro.

Tanto per spostarsi sull´altro fronte dello schieramento, Rifondazione comunista per le elezioni del 2006 ha dichiarato spese per un milione e 636 mila euro. Sapete quanto ha avuto di rimborso? Sei milioni e 987 mila euro. Che tra l´altro sono stati versati nelle casse del partito fino allo scorso anno nonostante in parlamento non sedesse più da anni neppure un rappresentante del partito.

Adesso, però, il rubinetto dei rimborsi per la legislatura finita in anticipo si è chiuso. E per Rifondazione, si annunciano tempi davvero duri. Nella relazione al bilancio, il tesoriere lo dice senza mezzi termini: «Rischiamo di chiudere bottega».24-06-2011]

 

 

MORO TOP SECRET (O QUASI) - “L’HANNO PORTATO A MILANO”, DICEVANO I SERVIZI ALL’INDOMANI DEL RAPIMENTO - FRANCA RAME PEDINATA, TONI NEGRI SUPER SOSPETTATO, ERRORI, INDAGINI APPROSSIMATIVE, PISTA GIAPPONESE, TEDESCA, UNGHERESE… - LE CARTE DEGLI 007 SUL SEQUESTRO DEL LEADER DC DIVENTANO PUBBLICHE MA SVELANO SOPRATTUTTO UNA COSA: “I PRIMI FOMENTATORI DELLA DIETROLOGIA SONO STATI PROPRIO I SERVIZI, CON L´EFFICACISSIMA INTENZIONE DI ALZARE UNA CORTINA FUMOGENA SULLA LORO EFFETTIVA ATTIVITÀ”…

Alberto Custodero per "la Repubblica"

«Aldo Moro? L'hanno portato a Milano». Questo ipotizzavano i nostri servizi segreti all'indomani del sequestro dello statista dc. In quei giorni bui l'intelligence seguiva Franca Rame, sospettata di contiguità con le Brigate Rosse, pedinava l'avvocato Tina Lagostena Bassi mentre si recava in Cecoslovacchia, soprattutto era convinta che c'entrasse qualcosa Toni Negri.

I sospetti sul leader dell'Autonomia erano tali, che furono acquisitii nomi dei suoi laureati, dal 1974 al 1978, alla facoltà di scienze politiche a Padova. Sono solo alcuni dei frammenti contenuti nelle migliaia di carte sul "rapimento ed assassinio" dello statista democristiano che la Presidenza del Consiglio ha consegnato all'Archivio Centrale dello Stato

Dalla consultazione dei 56 fascicoli emerge uno spaccato sul disorientamento che colse gli 007 al momento della strage di via Fani - 16 marzo 1978 - e via via per tutta la durata del rapimento, culminato nell'uccisione di Moro, il 9 maggio successivo.
Moro? È a Milano I servizi ritengono che Moro sia sequestrato «nella zona di Milano», come rileva una nota del 17 marzo. Inseguono una pista giapponese: all'operazione «avrebbero partecipato due terroristi giapponesi Kasa Adachi e Harno Wako dell'Armata Rossa Giapponese.

Quindi s'instradano lungo «la pista tedesca», seguendo le tracce del terrorista Wilhelm Piroch, «che dal marzo 1978 si trova in Italia insieme a Gabriella Hartwig, come segnala nostro elemento che sta a Monaco». Ai primi di aprile ritengono che possa fornire spunti Silvano Maistrello, detto Kocis, un latitante al quale si propone di collaborare contattando la moglie, Luigina Chiozzotto. Maistrello tergiversa, poi accetta, la moglie lo comunica agli agenti, ma Maistrello viene ucciso durante una rapina ad una banca nel Veneziano. Due mesi dopo l'assassinio spunterà pure il filone ungherese. «All'interrogatorio di Moro avrebbe assistito un medico ungherese che lavora a Firenze», sostengono il 17 luglio 1978.

Il ruolo dei Palestinesi Durante i 55 giorni del rapimento attivano l'Olp: «Un esponente a Roma ha assunto la responsabilità della ricerca informativa a favore del caso Moro». I palestinesi non vengono coinvolti a caso. Il 18 febbraio 1978 il Sismi aveva archiviato questo dispaccio: «Fonte ambiente Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) ha segnalato possibilità prossimo futuro operazione terroristica notevole portata in Europa da parte di elementi europei: potrebbe coinvolgere il nostro Paese».

Ma è un tentativo infruttuoso: il 18 aprile l'Olp alza bandiera bianca. «Arafat respinge qualsiasi collusione con le Br o di recenti contatti e prega d'informare le autorità italiane».
Intanto escono le lettere di Moro. La loro pubblicazione viene bollata come «destabilizzante per il quadro politico». I servizi temono che «l'attenzione dell'opinione pubblica» si focalizzi «sull'azione condotta dal Partito socialista», favorevole alla trattativa con le Brigate Rosse.

Sospettano che Sereno Freato, il segretario particolare di Moro a cui la moglie dello statista aveva delegato la gestione della vicenda, fosse il postino delle missive «fatte arrivare alla stampa». Scrivono: «In taluni ambienti c'è la preoccupazione che, documenti riservati raccolti da Moro e in possesso di Freato, siano stati passati, nel corso delle trattative svolte durante la detenzione di Moro, ad alcuni elementi delle Brigate Rosse».

Curcio non c'entra Gli 007 si rompono il capo nel decifrare l'identità dei sequestratori. Sulla base della lettura dei comunicati il 27 aprile giungono alla conclusione che Renato Curcio non può essere la mente del sequestro. Stilano questo identikit: «Una persona di 35-40 anni, formazione culturale non umanistica e non cattolica, anzi radicatamente marxista, con esperienze personali o ricordi trasmessi di modelli e valori "resistenziali"».

Le misure di Cossiga Gli agenti dell'intelligence redigono il verbale della prima riunione dell'unità di crisi istituita il giorno del sequestro e presieduta dal ministro dell'Interno Cossiga. Scrivono: Cossiga «si è soffermato sulla possibilità di «reintrodurre nell'ordinamento italiano una sorta di fermo di polizia». «Valutata l'opportunità di intercettazioni foniche e telefoniche anche "di fatto" per gli ambienti carcerari». «Il direttore del Sisde propone l'interrogatorio senza difensore degli indiziati di gravi reati». Il comandante generale dei carabinieri «propone di effettuare rastrellamenti metodici con il concorso dell'Esercito.

«Sotto il profilo politico è stata rimarcata da parte degli intervenuti la disponibilità del Pci a sostenere congrue misure di sicurezza». Cossiga prende anche in considerazione «la possibilità di esercitare un controllo sulla divulgazione, soprattutto a mezzo radio televisivo, di notizie idonee a turbare l'opinione pubblica».

I sospetti su Toni Negri Moro è morto da nove giorni quando Francesco Mazzola, sottosegretario alla Difesa con delega ai servizi - il 18 maggio 1978 - invita il generale Santovito ad approfondire la posizione di Toni Negri, chiedendogli di acquisire gli elenchi degli studenti che hanno frequentato le lezioni del professore: il suo sospetto è che alcuni di questi siano passati in clandestinità, specie «se mancano le loro foto in segreteria». Chiede di acquisire i libri di Negri, perché lo stile potrebbero essere simile a quello dei comunicati Br e di accertare i proprietari delle aree circostanti il lago della Duchessa e quelli dell'isola di Giannutri.

Santovito gli risponde il 9 agosto 1978. Ha acquisito l'elenco dei laureati con Negri alla facoltà di scienze politiche di Padova, dal febbraio 1974 al marzo 1978.
«Non sono scomparse fotografie dalla segreteria», aggiunge.
«Non risultano studenti passati in clandestinità». Le aree attorno alla Duchessa sono dell'Istituto Zootecnico di Roma e del Demanio. Nel 1985 Mazzola avrebbe pubblicato anonimo una ricostruzione romanzata del rapimento Moro, I giorni del diluvio, nella quale sostiene il ruolo primario di Gelli.

Nessuna pista internazionale È Bettino Craxi a sollevare, quando ormai il sequestro si è concluso tragicamente, l'interrogativo su Moro «nel mirino del terrorismo internazionale». I servizi, il 18 agosto del '78, smentiscono questa ipotesi. «È scontata - scrive l'intelligence - la simbiosi ideologica tra Br, Raf, Fpp palestinese, anarchici svizzeri e tupamaros sudamericani.
Tutti si considerano «anelli della stessa catena antimperialista e rivoluzionaria».

Ma la "solidarietà proletaria" dei vari gruppi è varia. Mentre palestinesi, tedeschi, l'Jra nipponica e i feddajn hanno come campo d'azione il mondo, quello delle Brigate Rosse si limita alla sola Italia». E sostanziano con questo dato il loro ragionamento: «Gli uomini di Curcio hanno ucciso dal '74 in poi 25 persone tutte italiane. E tutte tra Cassino e Milano».
Franca Rame e Dario Fo «Due sospetti brigatisti - si legge in una nota Sisde del 20 gennaio 1979 - Alessio Floris e Rosolino Paglia avrebbero contatti con Franca Rame per organizzare spettacoli a fini di finanziamento delle Brigate Rosse».

E in un'altra velina, dell'8 maggio 1979, si legge: «Diverse emittenti libere radioe tv della sinistra rivoluzionaria di varie città, costituite come società a San Marino, godono di ingenti finanziamenti, provenienti da canali sconosciuti, che consentono loro di sopravvivere data la assoluta mancanza di altri introiti palesi.

Sovrintenderebbero al giro, senza apparire, Dario Fo, Franca Rame, l'avvocato Tina Lagostena Bassi e il marito, esperto di tecnica bancaria».I coniugi Lagostena vengono seguiti nei loro spostamenti: «Hanno un ingente conto in banca a San Marino. Hanno compiuto un viaggio a Cracovia da dove si sarebbero spostati in Cecoslovacchia, grazie a un visto concesso dalle autorità consolari cecoslovacche in Polonia».24-06-2011]

 

 

WASHINGTON (E NON SOLO) ABBIAMO UN MAC-PROBLEMA - IN QUESTI GIORNI NEGLI USA GLI UTENTI DELLA APPLE SONO BERSAGLIATI DA UN MALWARE - C’È UN PROGRAMMA “MAC SHIELDS” CHE INSTALLA MATERIALE PORNO SUL DISCO FISSO E CHIEDE I NUMERI DELLE CARTE DI CREDITO - ATTACCO HACKER O UN TENTATIVO DI TRUFFA? - IL SUCCESSO ATTIRA GUAI: SE NEL 2006 SOLO IL 4% DEI COMPUTER SUL MERCATO USA ERANO MAC, OGGI SONO IL 10%...

Dan Lyons per "The Daily Beast"
http://bit.ly/j02WR7

 

Immaginate: vostra figlia di 11 annivi dice che un qualche tipo di programma denominato Mac Shield si è installato sul suo computer, un Apple MacBook. E voi scoprite che il misterioso programma contiene materiale pornografico gay che è finito nel disco rigido del portatile della vostra bambina.

Questo è quello che è successo a una mamma di Brooklyn lo scorso fine settimana. Fortunatamente, la Apple è andata in soccorso al genitore e attraverso un processo abbastanza semplice è riuscita a rimuovere Mac Shield. Il portavoce della Apple ha riferito sul tema che Mac Shield stava causando parecchi guai, in questi giorni il programma che si installava sul disco rigido è stato il primo motivo per le chiamate al numero di assistenza clienti.

Per anni, sia la Apple sia i suoi fan hanno sostenuto che i Mac sono computer più sicuri dei pc e sono meno soggetti a virus e malware.

Bene, quei giorni sono finiti. I Mac sono colpiti come i PC, anche se gli analisti si affrettano a sottolineare che solo un numero relativamente piccolo di utenti Mac sono stati vittime di malware. E la Apple ha subito risposto con un aggiornamento del sistema operativo per risolvere problemi di sicurezza e ha pubblicato un articolo che spiega dettagliatamente come rimuovere un eventuale malware se questo si è installato automaticamente.

Per Apple questo potrebbe essere il prezzo del successo. Perché la verità è che la Apple non ha alcuna pozione magica per proteggere le sue macchine. Piuttosto, i Mac hanno goduto di quello che in Usa si chiama "security through obscurity", cioè vi erano così pochi i Mac in giro che gli hacker non si preoccupavano di creare per loro e indirizzare loro virus e malware, preferendo colpire invece i PC Windows, che rappresentano il 95 per cento del mercato.

Ma negli ultimi anni, gli eleganti iMac di Apple e i MacBook, però, hanno venduto moltissimo. Nell'ultimo trimestre le vendite sono salite al 28%. E ora Apple rappresenta circa il 10 per cento dei personal computer sul mercato statunitense, contro il 4 per cento del 2006.
"Ma come si cresce in popolarità così si rischia di diventare degli obbiettivi sensibili per le operazioni di hackeraggio". spiega Michael Gartenberg, analista di Gartner. "Per la maggior parte, gli utenti Mac hanno avuto finora molte meno preoccupazioni rispetto agli utenti di altre piattaforme. Per la maggior parte di quegli utenti non è necessario installare antivirus che sono quasi indispensabili per chi lavora con Windows. Per ora gli attacchi sono ancora piuttosto rari".

Mac Shield è solo l'ultima versione di un malware che ha colpito i computer Apple nei mesi scorsi. Prima ce n'era un altro che si chiamava Mac Defender. Si tratta di una truffa semplice, ma intelligente. Fondamentalmente, il malware si presenta come un pezzo di software antivirus che intende proteggere la vostra macchina.

Si ottiene il malware facendo clic su un link. Il software si infila nella macchina e presenta un pop-up di avvertimento sullo schermo che sostiene che nel Mac c'è un virus. "Tutto quello che devi fare è installare Mac Defender o Mac Shield (o qualcos'altro) e lui si occuperà di eliminare il virus", dice e quindi vi chiede di pagare con carta di credito il software di falsi antivirus.

Per ora l'ufficio comunicazione della Apple non ha dato risposte né circa il numero delle persone che sono state colpite, né riguardo quello che sta facendo per individuare e contrastare chi ha creato il malware.

Gli analisti non sembrano sorpresi dalla "non" risposta di Apple. "I problemi sulla sicurezza non sono il tipo di cosa si parla molto volentieri in pubblico", spiega Rich Mogull, Ceo della Securosis, una società di advisory di sicurezza. Ma Mogull dice pure che Apple ha fatto un buon lavoro nel rispondere agli attacchi inviando correzioni tecniche e una spiegazione precisa su come eliminare il software quando viene scaricato.

Inoltre c'è anche la possibilità che questo Mac Shields non sia un virus o un non sia il risultato dell'attacco di uno o più hacker, potrebbe essere solo un tentativo per truffare la gente visto che le persone colpite sono quelle stesse che molto ingenuamente danno informazioni sulle loro carte di credito.

"C'è poco da fare in questi casi", afferma Mogull. "Magari un po' più di comunicazione avrebbe aiutato, ma ad essere onesti, per la mia esperienza gli avvisi di sicurezza tendono ad essere ignorati dagli utenti".

Specialmente quando gli utenti sono bambini o anziani, utenti, insomma, non proprio smaliziati. La cosa migliore da fare, se si è colpiti da malware di questo genere è quella di mantenere la calma, chidere aiuto alla Apple (sia via telefono che attraverso il sito web) e, soprattutto, non dare i numeri. Di carta di credito.24-06-2011]

 

 

“OGGI” ILLUSTRATO - CARLITO DE BENEDETTI SI GODE IL MARE E (UNA DELLE SUE) BARCHE, SLINGUANDOSI IL CAGNOLINO IN ATTESA DEI 500 MILIONI CHE IL CAINANO SGANCERÀ A BREVE - INVECE SUL LAGO MAGGIORE, JAKI ELKANN, UNA DOZZINA DI BORROMEO E ALTRI PRINCIPI PER MANCANZA DI REGNO SI SONO SFIDATI IN UNA REGATA IMPROVVISATA E SMUTANDATA - LA VERSIONE UFFICIALE CONSEGNATA ALLA STAMPA VEDE IL GIOVANE AGNELLI VITTORIOSO, MA CHI C’ERA RACCONTA UN’ALTRA STORIA…

1- SPLENDE IL SOLE PER L'INGEGNERE
Da "Oggi"

Silvio Berlusconi non dorme la notte in attesa della sentenza che potrebbe imporgli di risarcire Carlo De Benedetti con oltre 500 milioni di euro per il Lodo Mondadori. A La7 tutti, da Enrico Mentana a Gad Lerner, si chiedono se davvero l'Ingegnere voglia comprare l'emittente oggi in mano a Telecom per farne una nuova Telekabul anti-premier arruolando Fazio, Saviano, Santoro. C'è anche chi ipotizza che, sadico, per comprarla userà proprio i soldi di Berlusconi.

Nel frattempo lui attende sviluppi nell'arcipelago della Maddalena, con la moglie, l'attrice Silvia Monti, la figlia di lei, Una Donà delle Rose, e l'adorato cagnolino. Come si vede da queste immagini, l'armonia tra i tre è tanta e salutare. Carlo e Silvia, insieme da 16 anni, sono complici e affettuosi. Una, nata dal primo matrimonio di Silvia col conte Luigi Donà delle Rose, sfoggia stesso costume e stessa silhouette della mamma, e fila d'amore e d'accordo col patrigno. Del resto, perché mai dovrebbero essere di cattivo umore?


2- REGATA ELKANN-BORROMEO SUL LAGO MAGGIORE
Olga Cipriani per "Oggi"

 

Viste così, senza spiegazioni e senza didascalie, queste foto potrebbero passare per la cronaca illustrata di una zingarata tra amici, magari compagni d'università, forse colleghi d'ufficio. E se vi dicessimo che, concentrata in queste cinque pagine, in boxer e con le magliette sistemate a mo' di bandana, c'è la meglio gioventù d'Italia, Montecarlo, Germania e Grecia, un dream team che mischia aristocrazia industriale torinese, contesse meneghine e principi tedeschi, la casa "reale" italiana (gli Agnelli) e quella monegasca (un Grimaldi)?

Beh, in quel caso, vi diremmo semplicemente la verità. Perché qui, mascherati da pirati, "tra-svestiti" da rematori semplici, ci sono il presidente della Fiat John "Jaki" Elkann, i principi Pierre Casiraghi e Antonius Zu Fürstenberg, il rampollo ateniese Stavros Niarchos e una sterminata ciurma di amici altolocati.

Il reparto femminile è altrettanto ben frequentato: tre Borromeo, ovvero la fresca sposa Matilde, Lavinia (moglie di Jaki, in calzini blu) e Beatrice, più la stilista Francesca Versace.
Ma cosa ci fa, tanta bella gente, a mollo nel Lago Maggiore?

All'indomani del matrimonio tra Matilde e il principe Antonius Zu Fürstenberg, gli invitati che meglio avevano digerito danze e libagioni servite sull'Isola Bella hanno fatto rotta verso l'isolino San Giovanni, la perlina meno conosciuta dell'arcipelago delle Borromee, che sta sull'altra sponda rispetto al "teatro" delle nozze, a poche bracciate di nuoto da Verbania.

Assenti giustificati: Lapo (impegni di lavoro) e Ginevra Elkann (motivi di famiglia). L'obiettivo dichiarato degli sposi e dei loro invitati era un brunch defatigante, qualche tartina, cocktail rigorosamente analcolici, magari una siesta nelle stanze del seicentesco Palazzo Borromeo, che per un quarto di secolo ha ospitato il grande Arturo Toscanini.

RICHIAMO IRRESISTIBILE
Ma quando hanno sentito il bacio del sole e il richiamo delle acque, i ragazzi non ci hanno pensato un secondo. Si sono dimenticati dell'aplomb aziendale e del lignaggio, si sono sfilati i jeans, sono rimasti in boxer, hanno riesumato barche storiche (data di fabbricazione: 1900) e si sono sfidati in una regata vintage combattuta all'ultimo colpo di remo.

Alla fine, ha vinto l'equipaggio di Jaki che ha mostrato i suoi talenti doubleface: scatenato nel festeggiare, a favor di macchine fotografiche, il trionfo, tenerissimo nell'intrattenere, a gara conclusa, i suoi Leone e Oceano.

 

Non è mancato l'intermezzo romantico: protagonisti, ça va sans dire, Beatrice Borromeo e Pierre Casiraghi, punti fin d'ora da una specie di nostalgia preventiva. A settembre, infatti, lei volerà a New York per frequentare un master in giornalismo alla Columbia University. Meglio fare il pieno di baci, prima della separazione.

 

3- IN REALTà HANNO VINTO GLI ARCHITETTI...
DAGOREPORT - Nella gara tra le 4 imbarcazioni capitanate da Carlo Borromeo, Pierre Casiraghi, il neo sposo Antonius Fusternberg e Jaki Elkann, la sfida vera è stata tra l'industria dei motori e l'architettura... E se sulla stampa - per gentilezza verso gli ospiti - si è parlato di una vittoria del team Elkann, a tagliare il traguardo per primi sono stati gli architetti.

L'equipaggio del designer emergente Carlo Borromeo, padrone di casa, era infatti composto da altri tre architetti: Matteo d'Aloja, Giampaolo Celada e Nicolò (A)Bagnale che per pochi metri hanno disintegrato il magnate dell'automobile con i suoi 3 pistoni: Livann di Gresy, Federico Pozzi ed Enzo Ferrari. Durante i festeggiamenti le altre imbarcazioni sono affondate, ma nulla di nuovo sotto al sole.24-06-2011]

 

 

1- TRA I PIQUATTRISTI DIVAMPANO LE FIAMME GIALLE, NEL ROGO BRUCIACCHIATI IL CONSIGLIERE POLITICO (MARCO MILANESE) E LA PORTAVOCE (MANUELA BRAVI) DI GIULIETTO TREMONTI - 2-PER CASO AVETE LETTO SU "REPUBBLICA" O SUL "CORRIERE" DUE SEMPLICI DOMANDE AL MINISTRO TREMONTI: "CARO MINISTRO, LEI CHE è RESPONSABILE DELLA GUARDIA DI FINANZA, HA NULLA DA DICHIARARE DI QUESTI GENERALI DELLE FIAMME GIALLE ATTOVAGLIATI CON PRECLARI EVASORI? E POI: "IL FATTO CHE LA COPPIA MILANESE E BRAVI SIA TRA I PIù STRETTI SUOI COLLABORATORI NON LA INDUCE A QUALCHE MINIMA RIFLESSIONE?" - 3- (CHE PALLE, TOCCA ALLA MACCHINA DEL FANGO DI DAGOSPIA FARE DOMANDINE ELEMENTARI CHE SPETTEREBBERO A DIRETTORI DEL CALIBRO DI DE BORTOLI, MAURO E CALABRESI) -

Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera

L'indagine sulla «rete» di Luigi Bisignani arriva ai vertici della Guardia di finanza. Il capo di Stato maggiore Michele Adinolfi è indagato per rivelazione del segreto istruttorio e favoreggiamento. Sospettato di essere una delle «fonti» che avrebbe svelato all'uomo d'affari tuttora agli arresti domiciliari l'avvio di un'inchiesta su di lui

Altre «talpe» sarebbero già state individuate dai pubblici ministeri Henry John Woodcock e Francesco Curcio. Del resto negli atti processuali si rintracciano i nomi di alti ufficiali che avevano legami con Bisignani, con il parlamentare del Pdl Alfonso Papa per il quale è stato chiesto l'arresto, ma anche con alcuni imprenditori che proprio i due avrebbero ricattato. Una girandola di incontri e contatti che i magistrati stanno adesso verificando.

Adinolfi è stato interrogato in una caserma della Dia a Roma mercoledì scorso e poi messo a confronto con Marco Milanese, l'ex ufficiale della Guardia di finanza poi eletto nel Pdl e diventato consigliere politico del ministro Tremonti, ora finito in un'inchiesta per corruzione. Un faccia a faccia drammatico, anche tenendo conto che Manuela Bravi, fidanzata di Milanese e portavoce di Tremonti, è una delle testimoni chiave di questa inchiesta.

Sono le intercettazioni telefoniche a rivelare, già diversi mesi fa, che gli indagati hanno saputo di avere i telefoni sotto controllo. Bisignani lo racconta al ministro Stefania Prestigiacomo e dice di averlo riferito a Gianni Letta. Anche Milanese si mostra a conoscenza di quanto sta accadendo e dunque viene convocato dai pubblici ministeri.

Sostiene che il generale Vito Bardi, comandante interregionale della Guardia di finanza, aveva informato Adinolfi dell'avvio dell'inchiesta in quanto suo superiore gerarchico. E che lo stesso Adinolfi a sua volta avrebbe avvisato Bisignani attraverso Pippo Marra, giornalista presidente dell'agenzia di stampa AdnKronos.

Bardi e Marra finiscono indagati, ma negano. Lunedì scorso, durante il suo interrogatorio davanti al giudice, Bisignani afferma che «un giorno Marra mi disse non parlare al telefono. Stop. Dopodiché io ne parlai con l'onorevole Milanese che dopo un po' mi disse che io avevo il telefono per via dell'inchiesta...». I nomi sono sempre gli stessi, i pubblici ministeri convocano Adinolfi come indagato. Il generale nega tutto e quando viene messo a confronto con Milanese esplode: «Stai dicendo falsità, devi ritrattare».

In realtà tra gli elementi contestati c'è quanto è stato dichiarato nell'aprile scorso da Manuela Bravi, convocata proprio perché il suo nome emergeva dalle intercettazioni perché, come lei stessa chiarisce, «sono la compagna di Milanese». Le viene chiesto se è a conoscenza del fatto che qualcuno dà notizie sulle indagini svolte dalla Procura di Napoli e lei non nega, anzi racconta i dettagli.

«Parlando con il professor Mazzei, presidente del Poligrafico, della vostra indagine su Bisignani e sui vari articoli di stampa, lui mi disse che c'era un appartenente alla Guardia di finanza che lavorava con la Procura di Napoli molto vicino a tale Lasco - ex appartenente alla Finanza e ora capo della sicurezza di Terna - il quale suppongo si sia interessato alle indagini su Bisignani. Mazzei mi disse anche il nome dell'"informatore" di Lasco».

La donna fornisce ulteriori particolari: «Per poter arrivare al nome posso fornirvi un ulteriore elemento: circa un anno fa mi trovavo a cena con il mio compagno Milanese, con Lasco, con il professor Cognetti, forse con il generale Adinolfi, con l'avvocato Fischetti e con altri. Durante la cena sentii parlare Lasco e gli altri commensali di un appartenente alla Guardia di finanza in servizio a Napoli loro "amico fidato" che doveva essere assunto in Terna. Ovviamente non so se tale soggetto è stato assunto, ma potrebbe trattarsi della stessa persona vicina a Lasco che dà notizie sulle indagini in corso e di cui mi ha parlato Mazzei».

Di appuntamenti e incontri con gli alti ufficiali della Guardia di finanza avevano già parlato gli imprenditori vittime dei ricatti di Papa. Tra loro Luigi Matacena che a verbale dichiara: «Il mio nominativo compare nella lista Falciani. Vi dico ancora che ho scudato nel dicembre 2009 circa due milioni e mezzo che avevo su due conti alla Hsbc di Lugano e poi su un conto acceso presso la Banca Zanardelli, presso la quale ho fatto lo scudo facendo rientrare i soldi.

Nell'autunno di quest'anno ho pagato (in occasione della partita Napoli-Milan) un pranzo al ristorante Mattozzi a cui hanno partecipato il generale Bardi, il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il generale Zafarana, l'ex ufficiale della Guardia di finanza Stefano Grassi (oggi alle Poste), il dottor Galliani amministratore delegato del Milan con un accompagnatrice e un suo amico... In quella occasione ho anche regalato a tutti i signori menzionati dei gemelli comprati da "Marinella", e per le signore un foulard sempre di "Marinella".

Pagai io il conto che venne a costare meno di mille euro. Oltre al generale Bardi conosco Adinolfi con cui mi do del "tu"... Non ho mai chiesto alcuna cortesia, né con riferimento allo scudo fiscale né per altro ai miei amici della Guardia di finanza, anche perché per lo "scudo fiscale" non mi sarebbe servito alcun aiuto dal momento che è previsto dalla legge e basta pagare la sanzione... Ho conosciuto negli ultimi due anni i menzionati alti ufficiali della Guardia di finanza al premio Ischia di giornalismo...

In tale contesto ho conosciuto il generale Adinolfi, il generale Bardi, il generale Spaziante (che tuttavia non stava al premio) e Stefano Grassi. Io e Gallo (altro imprenditore minacciato dal parlamentare del Pdl Alfonso Papa, ndr) abbiamo offerto a turno due cene a distanza di un anno e sempre ai giardini Eden di Ischia. A una di queste cene c'erano Spaziante e Adinolfi con le signore».26-06-2011]

 

 

GLI OBBLIGAZIONISTI SEAT CHIAMANO LAZARD…

 

 

. OBBLIGAZIONISTI SEAT SOTTO LA REGIA DI LAZARD...
C. Fe. per "Il Sole 24 Ore" - Molti sono statunitensi, come il fondo hedge newyorkese Anchorage. Un nutrito gruppo di distressed che ha fatto incetta, sul mercato secondario, del bond Lighthouse, emissione da 1,3 miliardi con la quale Seat Pg si è rifinanziata nel 2004 e che scadrà nel 2014.

E ora questi hedge vorrebbero far sentire la loro voce agli azionisti della società (i fondi Investitori Associati, Cvc e Permira) chiedendo di convertire il bond in azioni per prendere il controllo del gruppo italiano. Per farlo, probabilmente, secondo le indiscrezioni, molti di loro si rivolgeranno nei prossimi giorni alla banca d'affari Lazard per compattare il fronte degli obbligazionisti.

Riusciranno nell'impresa? La posta in gioco è alta. Il vero problema di Seat Pg è il debito: 2,7 miliardi. Con tale livello di passivo, da allarme rosso, poco conta che il business di Seat sia in ripresa con una redditività stabilizzata grazie al maggior impatto delle entrate online. Occorrono misure d'urgenza. Su queste sta lavorando l'advisor Rothschild. Quali sono le ipotesi? Riscadenziare il debito, iniettare nuovi capitali oppure convertire il bond in azioni, opzione finale che vede gli hedge in attesa.

13. «THE SOCIAL NETWORK» HA GIÀ IL SEGUITO...
S. Car. per "Il Sole 24 Ore" - Il film «The Social Network» potrebbe avere un seguito. Non è ancora scritta la parola fine alla lunga controversia giudiziaria che contrappone i gemelli del canottaggio olimpico Cameron e Tyler Winklevoss al fondatore Mark Zuckerberg. Una vicenda che sembrava arrivata al «giudicato» con la rinuncia dei gemelli (con il loro socio Divy Narendra) a ricorrere alla Corte Suprema contro la sentenza d'appello a San Francisco che aveva confermato il precedente settlement da 65 milioni di dollari.

Nello spazio di 24 ore la sfida è stata rilanciata attraverso un'altra strada giudiziaria: la causa presso il tribunale federale del Massachusetts, in cui accusano le controparti di aver nascosto documentazioni e comunicazioni durante e dopo la trattativa che aveva portato alla transazione sul "riconoscimento di paternità" dell'idea originaria. Anche negli Stati Uniti, insomma, qualche volta la giustizia appare lenta ed esposta a fin troppi ricorsi. Almeno quella civile, e almeno quando sono in ballo interessi miliardari, come quelli gravitanti intorno a una società di cui la prospettiva di quotazione ha segnalato il valore di oltre cento miliardi di dollari.27-06-2011]

 

 

LELE, IL TICINO è VICINO - nei tre conti di Lugano, alla Bpl, Bsi e Banca Arner, ci sono i milioni sottratti a fisco e creditori? - come fa mora ad ottenere un permesso di dimora di tipo B per reddittieri, Nonostante un precedente con la giustizia e il fisco italiano (il ruolo del sindaco di Vico Morcote Luido Bernasconi) - lele doveva diventare un importante consulente marketing per il casinò dell’enclave...

Mauro Spignesi per "il Caffè" www.caffe.ch

 

In Ticino è arrivato di rimbalzo, sfruttando la sponda di Campione d'Italia. Il contratto era già pronto: Lele Mora, da una settimana in carcere per bancarotta, doveva diventare un importante consulente marketing per il casinò dell'enclave. Era il 2007 e all'orizzonte c'era lo scandalo di Vallettopoli, che fece saltare l' accordo. Mora, allora, era già di casa a Lugano. Un anno prima aveva accompagnato Nina Moric, ex moglie di Fabrizio Corona, in una banca nel lungolago per depositare 700 mila euro. Particolare affiorato durante un nervoso dialogo tra la modella e il fotografo.

Mora in quegli anni aveva grandi entrature. Era innanzitutto amico di Gianpiero Fiorani, un tempo potentissimo banchiere, (con filiale a Lugano) poi finito nei guai, che gli aveva aperto le porte del credito illimitato per le sue società, indicandolo anche ad amici negli istituti ticinesi che diventeranno il suo ultimo, disperato forziere, e ottenendo in cambio ospitalità durante le caldissime notti in Costa Smeralda tra champagne e canzoni. Feste lussuose, con circolo di ragazze, vip e vallette, alle quali s'era aggregato - come mostra un video e come ha ammesso a Il Caffè - anche il sindaco di Vico Morcote Luido Bernasconi.

Personaggio chiave, come è emerso anche da alcune intercettazioni, per l'ingresso di Mora in Ticino. Grazie ai buoni uffici di Bernasconi, il manager ottiene un permesso di dimora di tipo B per reddittieri. Nonostante un precedente con la giustizia e il fisco italiano. Un documento che ai tempi di Vallettopoli era stato ripassato ai raggi X per capire se ci fossero i presupposti per revocarlo. Ma la legge è chiara: serve una sentenza passata in giudicato. E oggi non basta neanche che Mora sia formalmente nullatenente, visto che i giudici di Milano l'hanno dichiarato personalmente fallito.

Bernasconi si danna l'anima per aiutare l'amico Lele. E Lele ricambia quando c'è da cercare uno sponsor per il Lugano con Enrico Preziosi, presidente del Genoa. Per Preziosi in via Nassa (dove poi Lele troverà casa) c'è Lucio Barresi, dipendente del casinò di Campione, che si occupa di marketing. E che lo segue ovunque. Scrollati di dosso i guai di Vallettopoli, Mora tenta l'assalto al casinò di Lugano.

Ma in Municipio qualcuno non lo vuole. E fallisce l'impresa. Intanto in Italia il "Lelemorismo" imbocca la parabola discendente. Gli restano pochi artisti nel portafoglio. Tanto che all'inaugurazione del Grotto Caprino, un anno fa, arriva solo qualche ragazza del Grande Fratello. Ma i buoni amici ticinesi non mancano. Tra essi Giovanni Crameri dirigente di Ubs, il senatore ppd Filippo Lombardi, l'ex granconsigliere leghista Boris Bignasca e qualche avvocato della piazza luganese.

Il locale non fa il boom. Anzi. Nel frattempo Mora è sempre più nei guai, infila, per sua stessa ammissione, soldi nei tre conti di Lugano: alla Bpl, Bsi e Banca Arner. In ballo ci sono milioni sottratti a fisco e creditori (8 per l'accusa). Scattano le manette, Per i magistrati italiani Mora gode di "contatti tali che possono permettergli la fuga" e dove se non in Ticino, nella sua casa di Lugano.27-06-2011]

 

 

LIBERTÉ, EGALITÉ, OMERTÉ - TUTTE LE TRACCE DEL DISASTRO DI USTICA PORTANO A PARIGI - LA NATO STA PER RISPONDERE ALLA ROGATORIA DEI MAGISTRATI ITALIANI PER IDENTIFICARE I QUATTRO AEREI CHE QUELLA SERA SOLCARONO I CIELI DEL MEDITERRANEO - MA PER IL SÌ SERVE L’UNANIMITÀ DEI 28 PAESE (FRANCIA COMPRESA) - OLTRE ALLE 81 VITTIME DEL VOLO ITAVIA, UNA SCIA DI MORTI MISTERIOSE (DA UNO DEI CONTROLLORI, AI PILOTI DELLE FRECCE TRICOLORI), MILITARI CHE FORSE AVEVANO VISTO TROPPO…

1 - USTICA E QUEI QUATTRO AEREI NASCOSTI...
Andrea Purgatori per il "Corriere della Sera"

La vera «bomba» della strage di Ustica sono le tracce radar di quattro aerei militari ancora formalmente «sconosciuti» - due/tre caccia e un Awacs - su cui la Nato, dopo una rogatoria avanzata un anno fa dalla Procura della Repubblica di Roma (con il sostegno operativo ma silenzioso dell'ufficio del consigliere giuridico del capo dello Stato), sta decidendo in questi giorni se apporre le bandierine d'identificazione.

Tutti gli indizi portano allo stormo dell'Armée de l'air che nel 1980 operava dalla base corsa di Solenzara. Lo stesso contro cui puntò il dito pubblicamente (poi anche a verbale) Francesco Cossiga. Forse dopo aver saputo che i caccia francesi avevano lasciato le loro impronte su un tabulato del centro radar di Poggio Ballone (Grosseto), miracolosamente non risucchiato dal buco nero che dalla sera dell'esplosione del DC9 Itavia aveva ingoiato nastri, registri e persino la memoria di tanti testimoni.

La questione non è più militare ma sostanzialmente politica. E non solo perché la risposta ai magistrati italiani deve prima ottenere il benestare dei 28 paesi membri dell'Alleanza, nessuno escluso. Il fatto è che, come in un surreale gioco dell'oca, dopo trentun anni gli attori tirati in ballo nella strage (Italia, Francia, Stati Uniti) si ritrovano insieme alla casella di partenza.

Alleati in una guerra (stavolta dichiarata) a Gheddafi, vittima designata oggi come allora, e al solito con posizioni tutt'altro che sovrapponibili. In più l'identificazione certa dei caccia francesi non sarebbe cosa facile da digerire nei rapporti bilaterali, visto che Parigi ha sempre negato che il 27 giugno 1980 i suoi aerei fossero in volo nel cielo di Ustica e, persino contro l'evidenza delle prove raccolte dalla magistratura italiana, ha sostenuto che nella base di Solenzara le luci furono spente alle cinque e mezza del pomeriggio.

Il 2 ottobre del 1997, il segretario generale della Nato Javier Solana graziò Parigi consegnando al nostro governo la relazione di sei pagine di un team di specialisti dell'Alleanza atlantica che aveva incrociato tutte le tracce radar sopravvissute al buco nero, identificando in una tabella dodici caccia in volo quella sera (americani e britannici) ma evitando di apporre la bandierina su una portaerei e quattro aerei la cui presenza nella zona e all'ora della strage non veniva comunque messa in discussione. Un lavoro ripetuto più e più volte con i sistemi informatici in dotazione alla Difesa aerea dell'Alleanza e definito dagli stessi specialisti Nato senza alcuna possibilità di errore. Però reticente su un unico punto, cruciale: l'identificazione dei caccia francesi.

Ma il radar di Poggio Ballone (Grosseto), all'epoca uno tra i più efficienti, aveva visto che tre di quegli aerei provenivano da Solenzara e a Solenzara erano rientrati dopo l'esplosione del DC9 Itavia. E il quarto - un aereo radar Awacs - era rimasto in volo sopra l'isola d'Elba registrando tutto ciò che era accaduto nel raggio di centinaia di chilometri, quindi anche a Ustica.

Sarà un caso che il registro della sala radar con cui si sarebbero potuti incrociare i dati del tabulato non fu trovato durante il sequestro ordinato dal giudice istruttore Rosario Priore e che l'Aeronautica lo consegnò cinque giorni dopo senza il foglio di servizio del 27 giugno 1980?

Sarà un caso che Mario Dettori, uno dei controllori, dichiarò a moglie e cognata che si era arrivati «a un passo dalla guerra» e poi fu trovato impiccato a un albero? Sarà un caso che il capitano Maurizio Gari, responsabile del turno in sala radar e perfettamente in salute, sia morto stroncato da un infarto a soli 32 anni? Sarà un caso che i capitani Nutarelli e Naldini, morti anche loro nella disastrosa esibizione delle Frecce tricolori nel 1988 a Ramstein, con il loro TF 104 abbiano incrociato quella sera tra Siena e Firenze il DC9 sotto cui si nascondeva un aereo militare sconosciuto e siano rientrati alla base di Grosseto segnalando per tre volte e in due modi diversi l'allarme massimo come da manuale (codice 73)?

C'è grande fibrillazione intorno a questa perizia della Nato su cui molti hanno cercato inutilmente di mettere le mani, in alcuni casi negandone addirittura l'esistenza. Ma il documento, un macigno sulle parole di chi ha sostenuto che il DC9 sia esploso per una bomba in un cielo deserto, ora è tornato a galla e ha consentito ai magistrati della Procura di Roma di preparare la partita finale di quest'indagine. Cinque rogatorie che potrebbero finalmente rendere giustizia alle 81 vittime di quella strage e di un segreto ancora inconfessabile.

2 - USTICA: IL MIG ERA INSEGUITO DA DUE F-16. LO AFFERMA UN TESTIMONE OCULARE
http://nottecriminale.wordpress.com/2011/06/27/esclusiva-ustica-il-mig-era-inseguito-da-due-f-16-lo-afferma-un-testimone-oculare/27-06-2011]

 

 

SCEICCHI NEL PALLONE - DALLA PREMIERSHIP ALLA LIGA E ORA ANCHE IN FRANCIA, GLI ARABI INVESTONO (E GUADAGNANO) NEL CALCIO, MA LA SERIE A NON INTERESSA - STADI NON DI PROPRIETÀ, TROPPE TASSE, FALSARI CHE DOMINANO IL MONDO DEL MARKETING, ECCO PERCHÉ IL NOSTRO CALCIO NON HA APPEAL ED È SEMPRE PIÙ POVERO E INDEBITATO - NELLA VENDITA DEI DIRITTI TV ALL’ESTERO, USIAMO IL METODO CHE GLI INGLESI HANNO ABBANDONATO 10 ANNI FA…

Simone Di Segni per "la Stampa"

 

L' arroganza di certe offerte, con cui hanno spazzato la concorrenza una volta inquadrato l'obiettivo, rischia di innescare un dubbio: qual è la vera mission dei Paperoni arabi nello sport? Non si tratta di capricci, tantomeno dell'irragionevole necessità di mettere in mostra la loro ricchezza: quando hanno comprato una società, o costruito un circuito automobilistico, non erano mossi dal desiderio di esibire i loro soldi. Piuttosto di investirli. Vogliono farla da padroni, questo è vero, ma dal calcio ai motori, passando per i cavalli, il tennis e il ciclismo, non hanno mai perso di vista il ritorno dell'investimento.

La crescita delle operazioni è stata progressiva, il mondo del pallone è solo una delle tante voci che compongono il settore «entertainment», al quale il fondo Aabar di Abu Dhabi, tanto per fare un esempio, ha deciso di destinare tra il 5 e il 10% delle proprie risorse: sono gli arabi che supportano il Manchester City dello sceicco Mansour, gli stessi che posseggono con Daimler (di cui a loro volta sono azionisti per il 9,1%) il marchio Mercedes Grand Prix e che sarebbero disposti ad aiutare Bernie Ecclestone nell'impresa di riacquistare dalla Cvc le quote della Formula 1 cedute nel 2006.

Prima dell'assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar il mondo arabo aveva già compiuto le sue mosse in fatto di infrastrutture e organizzazione: Abu Dhabi ha ospitato per due anni il Mondiale per club di calcio (16,5 milioni di dollari di montepremi); con il Gran Premio nell'isola di Yas e il Mubadala World Tennis Championship, altri ponti d'oro sono stati costruiti intorno allo sport.

Dal 1993 le racchette hanno preso casa anche a Doha, che negli ultimi tre anni ha ospitato il Master femminile. Sempre in Qatar, il volley è tornato a mettere in palio la Coppa del Mondo per società. A Dubai, invece, il primo generoso slancio all'intrattenimento sportivo lo diede lo sceicco Al Maktoum: la sua passione per i cavalli si è tradotta in un convegno che mette in palio 26,2 milioni di dollari.

Gli sfarzi calcistici sono quelli che balzano agli occhi con più facilità in Italia. L'immagine della potenza del petroldollaro è il Manchester City: il club, secondo l'ultima Money League stilata da Deloitte ha registrato un incremento dei guadagni senza precedenti, passando 100 a 150 milioni circa.

Le operazioni che hanno portato a parlare arabo Malaga, Racing Santander e Getafe raccontano la tendenza. Così come la maglia del Barcellona: la Qatar Foundation ha già anticipato agli azulgrana 16 milioni dei 166 spesi per macchiare la casacca con il proprio nome. Il passaggio del Paris St-Germain sotto l'egida di Tamim bin Hamad Al Thani, l'uomo a capo del Qatar Investments Authority, ha riacceso nella Penisola l'invidia di tanti tifosi: perché gli sceicchi non puntano sulla serie A?

La Premier League è un prodotto chiavi in mano, il nostro calcio non è una vetrina altrettanto appetitosa per i progetti arabi. Le problematiche legate agli stadi di proprietà sono una spada di Damocle per l'appeal dei club italiani. Il sistema fiscale e contributivo, fenomeno dibattuto anche a livello di Unione Europea, permette alle società inglesi di risparmiare fino al 50% rispetto alle nostre.

Giocano la loro parte anche l'assenza in Italia di una legge che tuteli in modo adeguato il merchandising e i tempi della giustizia che consentono ai falsari di muoversi spesso indisturbati. C'è poi un brand, quello della serie A nel suo insieme, per il quale latitano le iniziative. L'immagine di una Lega sempre più impegnata nelle lotte intestine non contribuisce a rendere la merce attraente. Senza dimenticare l'ultimo scandalo scommesse.

Altro tema scottante è quello della vendita dei diritti televisivi in campo internazionale: in Francia, Al Jazeera (sempre di Al Thani si parla) ha appena acquistato la sua fetta per 90 milioni di euro. Appena uno in meno di quelli che la Lega ha ottenuto dalla vendita complessiva all'estero, affidandosi ai brokers di MP & Silva per le stagioni 2010-11 e 2011-12.

La Premier utilizzava lo stesso meccanismo dieci anni fa (fatturando all'epoca quello che l'Italia incassa oggi). Dopo aver ingaggiato esperti del settore, ha puntato sulla vendita diretta. Risultato? Da 100 milioni, in quattro anni, si è passati a 500 (somma peraltro ripartita in parti uguali).27-06-2011]

 

 

QUE RESTE-T-IL DE BIPIEM? - Sulla questione chiave delle deleghe il soviet dei soci-dipendenti ha deciso di rinserrarsi nel bunker di piazza Meda e di lanciare banane quando, inevitabilmente, Bankitalia manderà qualcuno a prendere in mano la situazione - molti dubitano sulla possibilità di collocamento completo del colossale aumento di capitale approvato in assemblea. È sul probabile inoptato che si giocherà il destino di BPM...

1- QUE RESTE-T-IL DE BIPIEM?
Franz Brambilla Perego per Dagospia

Banca Popolare di Milano. Alla fine è andata come da noi previsto venerdi. Terremoto no ma scosse sì. 9 approvazioni su 9, mentre la decima, che riguardava la questione chiave delle deleghe in assemblea soci, è stata bocciata dal 55% dei votanti (per l'approvazione serviva il 67%).

Sulla questione più delicata il soviet dei soci-dipendenti ha deciso di mettere la testa sotto la sabbia, di rinserrarsi nel bunker di piazza Meda e di lanciare banane quando - inevitabilmente - Bankitalia manderà qualcuno a prendere in mano la situazione.

Un solo consigliere ha dato le dimissioni (l'ex senatore Franco Debenedetti), mentre il presidente ParaponziPonzellini abbozza e dichiara di non sentirsi sfiduciato, convinto com'è di trovare una sponda nella nuova amministrazione comunale milanese.

Ma - come abbiamo scritto - non gli servirà l'ennesima capriola di una intera carriera di giravolte politiche. Il suo destino è in mano a Palazzo Koch, (se), quando e come deciderà di mandare la sua task force. Che vorrà anche capire i motivi di risultati gestionali così mediocri e di una svalutazione borsistica del titolo così consolidata.

E in mano al mercato: molti dubitano sulla possibilità di collocamento completo del colossale aumento di capitale approvato in assemblea. È sul probabile inoptato che si giocherà il destino di BPM. Altro che sulle battaglie di retroguardia, un po' patetiche, del soviet dei sindacalisti-dipendenti.


2- IL NUOVO ROUND IN VIA NAZIONALE E I TRE PASSI (A OSTACOLI) DELL'ISTITUTO
Sergio Bocconi per il "Corriere della Sera"

E ora? Il primo passo dei vertici della Bpm dopo la battaglia persa sull'aumento delle deleghe sarà l'incontro «a brevissimo» con Bankitalia. Perché, nonostante i vertici nazionali dei sindacati bancari abbiano subito sottolineato che non si tratta di un no a Via Nazionale, la bocciatura dell'assemblea può difficilmente essere letta in modo diverso. E per la Bpm, che con il titolo ai minimi storici a 1,5 euro si appresta a varare un maxiaumento di capitale da 1,2 miliardi, si profila una difficoltà in più.

Un inciampo peraltro che ha più valore «simbolico» , ha detto ieri il presidente Massimo Ponzellini, visto che le deleghe potrebbero essere presto alzate per legge. Si parla in effetti di un provvedimento inseribile nella manovra e che porterebbe il range obbligatorio delle deleghe fra cinque e 10. Una strada ancora più in salita, dunque, per la Popolare di Milano. Che paga la sua governance, un deficit «valutato» da Bankitalia, insieme a inefficienze e altro, almeno in 130 punti base sui ratio patrimoniali.

Da recuperare con il «cantiere sulla governance» di cui ha parlato ieri Ponzellini, con il piano industriale che, ha detto il direttore generale Enzo Chiesa, sarà presentato a metà luglio, e con la ricapitalizzazione. Operazione che non si presenta facile, anche se ha il salvagente del consorzio di garanzia organizzato da Mediobanca e ora finalizzato con 10 istituti esteri. «L'aumento sarà a settembre, è dunque prematuro parlare ora di sconto e prezzo» , ha detto ieri il direttore generale Enzo Chiesa, «se la situazione sarà ancora così, ci porremo allora il problema» .

Un «rinvio» sul tema inevitabile, data la situazione e la scarsa visibilità dei mercati, ma che non nasconde l'esistenza di preoccupazioni per un'operazione che a questi valori sarà fortemente diluitiva. Ponzellini ieri ha parlato di prezzi «mortificanti» : «La sola Banca di Legnano è stata valutata 1,2 miliardi con 130 sportelli» , mentre la Bpm con 900 in Borsa ne vale poco più della metà. Il presidente ha tenuto a sottolineare che la natura cooperativa dell'istituto lo salvaguarda da eventuali mire del mercato.

Ma ai minimi storici i timori che qualche tentazione estera possa profilarsi non possono essere azzerati. Chiesa parla del piano, che prevede tra l'altro investimenti in informatica e la fusione di Legnano e Alessandria, e di accordi con i sindacati. Sa benissimo però che il percorso è avviato ma non è facile. E che da ieri potrebbe esserlo ancora meno.

27-06-2011]

 

 

IL GIALLO DEL TORY TROVATO MORTO AL CONCERTO ROCK - Cristopher Shale, GRANDE AMICO DI CAMERON, sarebbe morto IN UN CESSO CHIMICO DEL FESTIVAL DI GLASTONBURY poco dopo essere stato avvisato da Downing street che il “Sunday Times” dell’indomani avrebbe pubblicato un articolo su un documento interno in cui lui sparava a zero sul suo partito, quello dei Tories - NESSUN LEGAME, DICE LA POLIZIA - MA IL “DAILY MAIL” TITOLA: “È MORTO PER ATTACCO CARDIACO?”...

1- POLITICO INGLESE MUORE, GIALLO AL CONCERTO ROCK
Maria Serena Natale per il "Corriere della Sera"

L'ultimo giorno di Glastonbury comincia con le transenne nell'area vip, le tute bianche della squadra di medicina legale, l'ambulanza che lo porta via. L'avevano cercato tutta la notte, ieri mattina Christopher Shale, collaboratore stretto e amico personale del premier David Cameron, è stato trovato senza vita in un bagno chimico.

La Woodstock inglese si ferma. Suicidio, attacco cardiaco, si rincorrono le ipotesi sulla morte dell'alto esponente del partito conservatore nel cuore della controcultura rock, il placido Somerset che dal 1970 richiama ogni fine giugno un popolo di famiglie, rockettari, alternativi attratti dal fascino new age della leggendaria Valle di Avalon.

Secondo le prime ricostruzioni dei medici rese note da un amico di famiglia sul posto, Shale sarebbe stato colpito da un infarto nel primo pomeriggio di sabato. Non vedendolo tornare al camper, i familiari hanno dato l'allarme nella notte. Imprenditore dell'Oxfordshire, sposato e padre di tre figli, Shale dirigeva il Centre for Policy Studies, sosteneva il think tank euroscettico OpenEurope e aveva partecipato alle iniziative umanitarie promosse dai Tories in Ruanda.

 

Avrebbe compiuto 57 anni ad agosto. Considerato un modernizzatore nel partito, aveva recentemente assunto la guida dell'Associazione dei conservatori nella circoscrizione elettorale di Cameron. Proprio ieri il Mail on Sunday aveva diffuso il contenuto di un documento interno nel quale il dirigente sparava a zero sul ramo locale del partito: «Ormai non ci sono più motivi per aderire ma molti per sfuggire, risultiamo avidi e grossolani, le persone non si avvicinano perché temono che cominciamo a mendicare denaro. E hanno ragione. Dobbiamo cambiare discorsi, linguaggio, tono di voce, imparare a vederci come ci vedono gli altri».

Ed è come un leader attivo, pieno di idee e di vita che viene descritto da quanti lo conoscevano e respingono l'ipotesi di suicidio evocata dall'organizzatore del festival, Michael Eavis, ma non confermata dagli inquirenti. «Una roccia» , lo ha definito ieri il primo ministro «devastato» dalla notizia: «Christopher era una delle persone più generose che abbia mai incontrato, un grande sostegno per me negli ultimi dieci anni».

Misteri e politica, oltre al tradizionale allarme droga, hanno rubato la scena alla musica in quest'edizione della kermesse. Venerdì, tra impermeabili inzuppati e stivali sprofondati nel fango, in migliaia avevano atteso il debutto degli U2 a Glastonbury, con Bono che intonava Jerusalem a cappella e One, With or Without You, Sunday Bloody Sunday.

Finché sotto il palco piramidale è spuntato un pallone gonfiabile alto sei metri con la scritta «U Pay Tax 2», paga le tasse anche tu, iniziativa del gruppo anticapitalista Art Uncut che accusa la band di evasione fiscale per il trasferimento, risalente al 2006, della sede della società U2 Limited da Dublino ai Paesi Bassi dove non si pagano le tasse sui diritti d'autore.

 

Quella decisione, denunciano gli attivisti contrari alla politica di tagli del governo britannico, rivela l'ipocrisia del gruppo che ha fatto del rock un grido di ribellione contro il conflitto in Irlanda del Nord e contro tutte le guerre e da anni è impegnato a favore dei diritti civili, nella lotta globale alla fame e in campagne che vanno dal LiveAid alla battaglia per la cancellazione del debito dei Paesi poveri: con l'ex Tigre celtica travolta dalla crisi e costretta a ricorrere al salvataggio Ue-Fmi tra tagli alla spesa e aumenti vertiginosi di tasse e disoccupazione, «gli U2 dovrebbero aiutare a tenere aperti ospedali, scuole e biblioteche».

Gli uomini della sicurezza hanno subito sgonfiato pallone e protesta, bloccando con la forza gli attivisti più agguerriti e sollevando un coro di critiche per la reazione giudicata sproporzionata. Poi i 150 mila di Glastonbury hanno ripreso a seguire la musica. Ieri sera, in un clima surreale, ha chiuso Beyoncé.


2 - LA STRANA QUESTIONE DELL'SMS: "NON PARLARE CON I GIORNALISTI"...
Dagoreport da "The Guardian" e "Daily Mail"
http://bit.ly/mGIRJF
http://bit.ly/iNkEWC

 

Cristopher Shale sarebbe morto poco dopo essere stato avvisato da Downing street che il "Sunday Times" dell'indomani avrebbe pubblicato un articolo su un documento interno in cui lui sparava a zero sul suo partito, quello dei Tories. Anche se da quanto emerso fino ad ora le due cose non sembrano aver nessuna connessione, i quotidiani britannici vi pongono l'accento. Il "Daily Mail", titolando il resoconto su quanto accaduto a Glastonbury, usa la forma interrogativa: "È morto d'infarto?". E anche "The Guardian" si sofferma sulla consequenzialità degli avvenimenti.

Shale sarebbe deceduto nel primo pomeriggio di sabato. Downing street ha cercato di contattarlo intorno all'ora di pranzo. Alle 12,30 gli è stato inviato un sms in cui gli si diceva di non parlare con i giornalisti. In un altro veniva consigliato di chiamare il partito. Cosa che lui ha fatto. Chi gli ha parlato ha detto di averlo sentito del tutto tranquillo. I medici, d'altronde, ritengono sia deceduto per un attacco cardiaco, al più presto intorno all'ora di pranzo e la polizia non ritiene si tratti di una morte sospetta. Non sarebbe il primo della sua famiglia a morire d'infarto.27-06-2011]

 

 

CARLO E CAMILLA: IL DIVORZIO S’AVVICINA! - HARRY, DOPO CHELSY NIENTE PIPPA - HOLLYWOOD: FESTINI POKER FRA PROSTITUTE E COCAINA - NEW YORK IS GAY! LE REAZIONI DELLE STAR ALLA LEGGE SUI MATRIMONI - GIACCA ‘THRILLER’ VENDUTA PER 1.8 MLN DI $ - CAUSA CONTRO LADY GAGA: HA TRUFFATO IL GIAPPONE SUI BRACCIALETTI POST-TSUNAMI - PETA AL PAPA: NIENTE PIU’ PELLE! - CANALIS A ROMA - BOND SI E’ SPOSATO CON RACHEL WEISZ - DONNA MUORE...AL SUO FUNERALE? - BECCATO SU FACEBOOK: LA COMPAGNIA SPIONA CHE TI SPUTTANA AL LAVORO…

Vittoria Cecchi Gori per Dagospia

1. Carlo e Camilla vicini al divorzio?...
La Presse
Se già non lo avessimo saputo, arriva l'ennesima conferma che non ci sono più le favole di una volta. Secondo il magazine statunitense 'Globe', il principe Carlo e Camilla Parker Bowles sarebbero arrivati al capolinea. Si dice che il matrimonio della coppia reale stia "collassando", e abbiano deciso di andare ognuno per la propria strada dopo una recente lite furibonda.

Una fonte ha riferito al 'Globe' che l'erede al trono e la donna per cui lui ha lasciato Lady Diana "litigano in continuazione". Dopo aver passato una vita nell'ombra - hanno una relazione da 35 anni, prima ancora che Carlo sposasse Diana - i due reali si sono sposati cinque anni fa. Una presa di posizione eclatante per Carlo, considerato che per l'intero Regno Unito la sua amante storica era il diavolo, in confronto a Lady D che invece era vista come un angelo.

Ma non esiste il 'vissero per sempre felici e contenti'. Dopo tanta fatica per farsi accettare dal regno e dalla regina Elisabetta II, Camilla ha realizzato - con un po' di ritardo, va detto, - che essere sposata all'erede al trono britannico significa non avere più una vita personale. Pare che i due stiano conducendo due vite separate a causa dei doveri regali di Camilla, duchessa di Cornovaglia, che vorrebbe invece passare più tempo con i nipoti e vivere tranquillamente in campagna.

Una scelta che non entusiasma il principe Carlo, che, invece, tiene molto all'etichetta e al suo ruolo istituzionale. Da qui le tensioni tra i due. Se i rumors della crisi sono veri, il 'Globe' stima che il divorzio della coppia richiederà una divisione di un patrimonio che si aggira sui 300 milioni di dollari.


2. W IL MATRIMONIO GAY A NEW YORK: LE STAR APPROVANO...
Huffington Post
Il senato ha approvato la legge per approvare il matrimonio gay nello stato di New York, alla notizia sono seguiti grandi festeggiamenti in tutta NYC. Anche le celebrities di Hollywood, che hanno da sempre spinto per l'eguaglianza, hanno reagito con felicità, inviando messaggi via Twitter di amore e orgoglio per questo grande passo avanti. Da Alec Baldwin a Lady Gaga, da Lindsay Lohan a Ricky Martin, scopri tutte le reazioni delle star! Guarda alcuni dei messaggi nella gallery...
Clicca qui: http://huff.to/l1QFsU


3. NOTTI DI POKER A HOLLYWOOD, FRA PROSTITUTE E COCAINA...
Perez Hilton http://bit.ly/ll4n6G
La settimana scorsa è uscita la notizia delle partite di poker segrete, cui prendevano parte Tobey Maguire (Spiderman), Leo Di Caprio, Matt Damon e Ben Affleck. E mentre Maguire e il suo avvocato dichiarano che le partite d'azzardo non erano illegali, sono uscite delle nuove accuse: una fonte ha rivelato che prostitute e cocaina erano coinvolte in questi festini. "una manciata di noi sapeva che uno dei giocatori teneva due prostitute in un'altra stanza dell'albergo, in fondo al corridoio. Spariva per 30 minuti alla volta. In realtà, si faceva di cocaina con le due prostitute", ha dichiarato la fonte, difendendo le star, che a suo dire non né sapevano nulla (?).


4. HARRY: NIENTE PIPPA, NON HO TEMPO PER L'AMORE...
The Mirror http://bit.ly/ikTrXf
Il Principe Harry ha schiacciato i sogni di innumerevoli ragazze annunciando che è troppo indaffarato per innamorarsi. Comunque c'è sempre speranza: il principe ha anche rivelato di essere "100 per cento single". Harry ha confermato di non avere più una relazione con Chelsy Davy e ha riso alle voci di una ‘love story' con la cognata Pippa Middleton (che ora è tornata single).


5. LA GIACCA ‘THRILLER' DI MJ VENDUTA ALL'ASTA PER 1.8 MLN DI $...
The Hollywood Reporter http://bit.ly/iQneXD
Si pensava che la giacca leggendaria di Michael Jackson, indossata nel video per la canzone "Thriller", si sarebbe aggiudicata almeno 200.000 dollari; invece e' stata vinta da Milton Verret per 1.8 milioni di dollari durante l'asta online di ieri.


6. CAUSA CONTRO LADY GAGA PER 5 MLN DI $: ACCUSATA DI AVER TRUFFATO IL GIAPPONE!...
Radar Online http://bit.ly/jCafch
Celebuzz http://bit.ly/lOojY2
Lady G. sempre più impegnata in favore del Giappone: oltre ad aver donato più di 3 milioni di dollari grazie alla vendita dei suoi braccialetti, ha regalato performance uniche ai migliaia di fan al concerto benefico, ‘MTV Video Music Aid Japan'.

Ma c'è anche chi accusa Lady Gaga di avere truffato la sua fondazione benefica per il terremoto in Giappone. Secondo Ari Kresch, l'avvocato che le sta facendo causa, la cantante avrebbe preso dei soldi dalla vendita del braccialetto ‘We Pray for Japan' che sarebbero dovuti andare alle vittime del disastro naturale. Secondo l'avvocato Lady G. avrebbe gonfiato i prezzi e si sarebbe intascata i contanti extra.
Guarda le foto nella gallery...

Dagonota: Guarda il video della performance di Gaga (vestita alla Sailor Moon) qui:
http://bit.ly/kkFiMH


7. PETA CHIEDE AL PAPA DI DIVENTARE ECO-FRIENDLY...
Teddy Hilton http://bit.ly/jFC0wZ
PETA, il gruppo di attivisti per i diritti animali, ha proposto al Papa Benedetto XVI di diventare ‘veramente verde' e di rinunciare ad auto con interni in pelle . La richiesta è stata fatta dopo che il Vaticano ha confermato che la Mercedes Benz sta progettando una nuova macchina per il Papa che sarà ibrida e salva-energia. Il Vaticano ha commentato la proposta rivelando di non avere ancora visto la lettera.


8. ELISABETTA CANALIS: VACANZE ROMANE DA SINGLE...
Radar Online http://bit.ly/j743pj
Elisabetta Canalis ha cenato da Assunta Madre, a Roma, con un gruppo di amiche, cercando di dimenticare la rottura della sua love story con George Clooney. La 32enne indossava dei micro shorts di pelle con dei tacchi altissimi. Il portavoce della Canalis ha annunciato che per ora il dolore è troppo forte, ma che più avanti parlerà con la stampa di ciò che ha causato la fine della relazione.


9. JAMES BOND SI SPOSA, CON RACHEL WEISZ...
Gawker http://gaw.kr/iULUYb
Daniel Craig e Rachel Weisz si sono sposati! I due hanno preferito una cerimonia intima a New York dove gli unici invitati erano la figlia di Craig, il figlio della Weisz, e due amici. Auguri


10. IL VIDEO PIU' HOT DI ALESSANDRA AMBROSIO...
Egotastic!
Festeggia l'inizio dell'estate con il video sexy ‘Summer' con Alessandra Ambrosio. Guarda le foto nella gallery...
Guarda il video qui: http://bit.ly/lNC3TL

 


11. TANATO SU FACEBOOK: LA COMPAGNIA SPIONA CHE TI SPUTTANA A LAVORO!...
Consumerist http://bit.ly/iVe6ZI
La FTC ha dato l'ok alla compagnia Social Intelligence Corp. per vendere ai datori di lavoro un nuovo tipo di controllo sui possibili impiegati: si forniscono tutti i ‘post' e le foto che ogni individuo posta sui social network creando un file con tutte le cose più ‘stupide' che uno mette online; il controllo va indietro fino a sette anni.

 


12. DONNA MUORE... AL SUO FUNERALE (?)...
Perez Hilton http://bit.ly/lJlv3u
Fagilyu Mukhametzyanov, una donna russa, è stata scambiata per morta e, quando si è svegliata al suo stesso funerale, è morta d'infarto per lo spavento. Una storia veramente orribile raccontata dal marito Fagili che ha rivelato che i dottori si sono sbagliati, dichiarandola morta dopo avere perso i sensi per colpa di dolori al petto. La donna ha ripreso conoscenza soltanto durante il suo funerale; realizzando di essere in una bara è entrata in panico e ha cominciato a gridare. La famiglia l'ha prontamente riportata in ospedale ma è sopravvissuta solo 12 minuti, prima di ‘ri-morire'. Il portavoce dell'ospedale ha dichiarato che hanno intrapreso un'indagine per scoprire come sia stato possibile commettere tale errore.27-06-2011]

 

 

1- I DIRITTI SU VITA E OPERE DI JULIAN ASSANGE AL CENTRO DI UNA BATTAGLIA TRA LE MAGGIORI CASE DI PRODUZIONE DI HOLLYWOOD, VOGLIOSE DI TRADURRE IN FILM LA SAGA DEI CABLOGRAMMI SEGRETI CHE HANNO IMBARAZZATO LE DIPLOMAZIE DI TUTTO IL MONDO - 2-UNA GUERRA CHE FINO AD ORA HA VISTO VINCERE UNA CATEGORIA SU TUTTE: QUELLA DEI GIORNALISTI. DREAMWORKS, HBO, BBC, UNIVERSAL A CACCIA DELL’ESCLUSIVA SU LIBRI ED ARTICOLI IN GRADO DI RACCONTARE AL MEGLIO WIKILEAKS (COINVOLTI “GUARDIAN” E “NYT”) - 3- COMPENSI TOP SECRET E ACCORDI CONTRATTUALI RIGIDISSIMI. CON BUONA PACE PER LA LIBERA INFORMAZIONE: I REPORTER, UNA VOLTA FIRMATO, DEVONO TENERE LA BOCCA CHIUSA -

Dagoreport dal "Financial Times"
http://www.ft.com

 

È una corsa a chi arriva prima, a chi ottiene le informazioni più esaustive, succose, cinematografiche. I diritti sulla storia di WikiLeaks, ma soprattutto del suo fondatore, Julian Assange, sono al centro di una battaglia tra le maggiori case di produzione di Hollywood, desiderose di portare sullo schermo la saga dei cablogrammi segreti che hanno imbarazzato le diplomazie di tutto il mondo.

Una guerra che fino ad ora ha visto vincere una categoria su tutte: quella dei giornalisti. DreamWorks, Hbo, Bbc, Universal Picture sono a caccia dell'esclusiva su libri ed articoli in grado di raccontare al meglio la vicenda di WikiLeaks. Dreamworks, ad esempio, ha giàcomprato i diritti di due libri. Uno di questi è "WikiLeaks: Inside Julian Assange's War on Secrecy", scritto da David Leigh e Luke Harding, due reporter del quotidiano britannico "The Guardian", che, insieme al "New York Times", è stato tra quelli che hanno avuto un rapporto privilegiato con Julian Assange, pubblicando in esclusiva molti cablogrammi.

La casa cinematografica non rilascia dichiarazioni in merito, ma una fonte vicina alla faccenda rivela che si sta muovendo per accaparrarsi più diritti possibile. Gli accordi tra casa di produzione e giornalisti sono molto restrittivi e costringono i secondi a non rivelare a nessun altro i dettagli e le informazioni oggetto del contratto. Un bel giro d'affari, secondo un'altra fonte, anche se Alan Rusbridger, editor del "Guardian", afferma di non intascare neanche un soldo dall'accordo: "Andrà tutto al giornale", spiega.

L'ex direttore del "Nyt" Bill Keller ha venduto i suoi diritti a un'altra società di produzione, guidata da Mark Boal, lo sceneggiatore vincitore dell'Oscar per il film "The hurt locker". La raffica di accordi, tuttavia, sta rendendo la vita difficile ai giornalisti coinvolti. Quando alcuni reporter del "Guardian" sono stati intervistati per la realizzazione di un programma Tv su WikiLeaks, hanno dovuto imporre il taglio di alcuni spezzoni perché in contrasto con i contratti stipulati con DreamWorks. Una vicenda che ha fatto storcere il naso al produttore della trasmissione: "Un episodio imbarazzante, visto che i giornalisti in questione erano anche protagonisti delle vicende"...

Il canale via cavo Hbo sta lavorando a un progetto con la Bbc e ha acquistato i diritti per un articolo del New Yorker su Assange. Universal Pictures sta lavorando con il regista Alex Gibney a un documentario. Il campo rischia di essere troppo affollato. "Al massimo ci può essere spazio per due o tre progetti", dice un protagonista della vicenda.27-06-2011]

 

 

A CHI LO SCUDETTO? A NESSUNO! - STRETTO TRA LE PRESSIONI E LE INCAZZATURE DI MORATTI E DEGLI AGNELLI, IL PROCURATORE PALAZZI DOVRÀ DARE ENTRO IL 30 GIUGNO UNA RISPOSTA ALL’ESPOSTO JUVENTINO SULLO SCUDETTO 2006 ASSEGNATO D’UFFICIO ALL’INTER - MA TRA LE TELEFONATE DI FACCHETTI AI DESIGNATORI E LE DECISIONI PRESE IN TUTTA FRETTA DALL’ALLORA COMMISSARIO (E INTERISTA) GUIDO ROSSI, L’EPILOGO PIÙ PROBABILE È CHE IL TITOLO VENGA SCUCITO DALLE MAGLIE NEROAZZURRE PER NON ESSERE ASSEGNATO A NESSUNO…

Guido Boffo per "la Stampa"

 

Tredici mesi dopo, l'esposto della Juve sullo scudetto del 2006 assegnato a tavolino all'Inter riceverà finalmente una risposta. Era stato presentato il 10 maggio 2010, Agnelli sperava in una chiusura rapida, ritenendo che il procuratore federale Palazzi avesse in mano tutti gli elementi.

Quest'ultimo invece ha aspettato gli atti del processo di Napoli, gli ultimi a marzo, rinviando alle calende greche. Il 30 giugno, cioè giovedì, scade l'invito del presidente della Federcalcio a tirare le somme. Persino il cauto, attendista, democristiano Giancarlo Abete ha cominciato ad avvertire il peso del silenzio, perché questa è una vicenda imbarazzante da qualunque parte la si guardi.

Imbarazzante che lo scudetto del 2006 sia stato riassegnato senza approfondimenti sull'«idoneità etica» dell'Inter: in questo caso una fretta ingiustificata. Imbarazzante che le intercettazioni che chiamano in causa i nerazzurri siano emerse quando Calciopoli aveva già emesso i suoi verdetti inappellabili, attizzando in questo modo sospetti e dietrologie.

Imbarazzante il giudizio postumo su Facchetti, che tristemente non può difendersi. Imbarazzante che Guido Rossi, il commissario del calcio nella sua stagione più nera, non abbia mai trovato tempo nè modo di spiegare tutto questo, la fretta e le omissioni. Imbarazzante sei anni dopo ammettere «scusate, ci eravamo sbagliati, quello è uno scudetto di nessuno, caro Moratti ce lo riconsegni». L'epilogo più probabile.

Dunque, Palazzi trarrà la sue conclusioni giuridiche, ma sarà una scelta politica a dirimere lo strano caso dello scudetto dei lunghi coltelli. Non fosse altro perché l'ultima parola spetterà al Consiglio federale, che non è un organo tecnico. Abete dovrà decidere se fronteggiare lo sdegno della Juve o l'ira di Moratti. Comunque andrà a finire, si farà un nemico, imprevisto decisamente fastidioso per chi ha scelto l'ecumenismo come stella polare. E non sorprende che stia già cercando una stampella, si chiami Alta Corte del Coni o comitato di saggi.

L'idea che anziché chiudere una stagione, questa decisione ne riapra un'altra altrettanto mefitica, dovrebbe essere respinta da chi ha a cuore il nostro calcio. Innanzitutto perché nasconde una mistificazione: le responsabilità di Moggi e compagnia non sono in discussione, non siamo davanti a un processo di revisione, in discussione è che esistessero i «troppo puri» in una scala di responsabilità piuttosto articolata. Come hanno dimostrato in maniera inequivocabile le carte.

Agnelli e Moratti difendono principi opposti ma in fondo questo scudetto non ha nessun merito, nessuno che giustifichi più veleni di quanti ne siano già stati sparsi. Si chiede solo chiarezza, una volta per sempre.27-06-2011]

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .

A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it