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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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L'azionista riscopre l'assemblea
Con la stagione assembleare di quest'anno hanno trovato per la
prima volta applicazione le regole introdotte nel 2010 per recepire la
direttiva sui diritti degli azionisti. L
e modifiche normative miravano a favorire la partecipazione degli
azionisti in assemblea, nel presupposto che gli investitori, in
particolare quelli istituzionali internazionali, diano importanza al
voto quale efficace strumento di governance e dunque, a parità di altre
condizioni, apprezzino i mercati azionari in cui ne è meno costoso
l'esercizio. A questo fine, il legislatore e la Consob sono intervenuti
anche su aspetti della partecipazione in assemblea, come per esempio le
sollecitazioni di deleghe e il voto di lista, su cui la direttiva non
avrebbe richiesto di fare modifiche.
Come emerge chiaramente già dall'esperienza di quest'anno, se
l'obiettivo era quello di rafforzare le assemblee come strumento di
governance delle società quotate, esso è stato pienamente raggiunto: le
assemblee del 2011, infatti, hanno registrato una partecipazione degli
azionisti senza precedenti.

Nelle società appartenenti all'indice Ftse/Mib (cooperative
escluse) vi è stato un apprezzabile aumento della partecipazione media
degli azionisti rispetto all'anno passato (dal 51 al 60% circa del
capitale sociale). Il fenomeno ha riguardato soprattutto gli investitori
istituzionali, che nelle assemblee del 2010 rappresentavano in media
poco più del 10% del capitale e del 25% dei voti esercitati: nell'ultima
stagione hanno raggiunto quasi il 20% del capitale e il 33% dei voti.
È interessante che l'aumento del numero di voti esercitati dagli
investitori istituzionali nell'ultima stagione sia dovuto
prevalentemente a soggetti esteri: i loro voti, che rappresentavano il
10% circa del capitale nel 2010, hanno raggiunto il 18% nel 2011, mentre
si conferma l'apatia degli investitori istituzionali italiani, la cui
presenza – già marginale in precedenza – è sostanzialmente invariata.
In alcune assemblee, per la prima volta il socio di maggioranza
relativa si è trovato a rappresentare meno della metà del capitale
sociale presente. In altre, liste di minoranza "genuine", a differenza
che in passato, hanno preso più voti di liste in qualche modo collegate
al socio di controllo o comunque presentate da soggetti vicini a quelli
che una volta si chiamavano i "gruppi di comando".
L'obiettivo del regolatore sembra essere stato centrato anche per quanto
riguarda le sollecitazioni di deleghe di voto, promosse in diversi casi
dopo l'esperienza fallimentare della previgente normativa (zero
sollecitazioni in tredici anni).
Nel caso di una piccola società quotata, si è svolta un'assemblea con
ben tre sollecitazioni di deleghe, due delle quali per la nomina degli
amministratori (dunque una vera proxy fight, altro debutto per il nostro
Paese) e ha prevalso non già chi tra di essi aveva più azioni bensì chi
è stato in grado di farsi rilasciare più deleghe.
Le nuove regole, dunque, accrescono i poteri dei soci finanziari
nelle società quotate rispetto agli azionisti di controllo e ai manager.
Almeno nelle grandi società, i risultati delle votazioni assembleari, da
quest'anno, non possono più darsi per scontati. Ciò significa che,
strategicamente, sarà più difficile (anche se non impossibile, come già
dimostrano recenti operazioni straordinarie) per i gruppi di comando
presentare agli azionisti proposte "irricevibili" e considerare
inamovibile la propria posizione. Peraltro, anche per quanto riguarda le
elezioni dei Consigli di amministrazione, gli investitori istituzionali
hanno dimostrato saggezza nell'uso delle liste, qualificandole, sotto il
profilo del numero e del profilo dei candidati, come strumento per avere
maggiore dialettica societaria piuttosto che per la conquista del
controllo.
I dati e i fatti indicano che il nuovo contesto normativo ha
contribuito a migliorare la percezione della governance delle società
italiane da parte di chi compie le scelte di allocazione di una buona
fetta del capitale finanziario globale. Vi è una delega legislativa
aperta per apportare correzioni alla disciplina delle assemblee. È
auspicabile che venga utilizzata per eventuali interventi di fine
tuning, volti a procedere sulla strada dell'agevolazione dell'esercizio
del voto in assemblea, per esempio eliminando, salvo che lo statuto
disponga diversamente con riguardo a tutte le assemblee, le convocazioni
successive alla prima, fonte di incertezza per gli investitori esteri.
Nel difficile contesto di mercato che sta vivendo l'Europa in
questo periodo, l'economia italiana può solo trarre vantaggio da una
crescita della propensione all'investimento azionario nelle imprese
italiane e ha quindi bisogno della fiducia degli investitori
internazionali. Questa fiducia può consolidarsi solo in un quadro
normativo che si mantenga coerente con la direzione presa di tutelare le
minoranze e di sottoporre alla dialettica del mercato le rendite di
posizione.
Luca Enriques è commissario della Consob
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Fiat Freemont: il crossover non convince
La Fiat Freemont non
convince. Anzi, a giudicare dal nostro sondaggio, lascia la maggioranza
dei lettori decisamente scettica sull’utilità di inserire una simile
vettura nella gamma della casa costruttrice italiana. Non bella, la
Freemont ha suscitato perplessità sin dalla comparsa
delle prime immagini. Il crossover Fiat, primo
modello nato dall’alleanza con gli americani di
Chrysler, è stato presentato al Salone di
Ginevra 2011. Che non fosse una reginetta di bellezza si era
capito da subito, ma anche la sua effettiva funzionalità sembra lasciare
più di qualche dubbio agli automobilisti.
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IUSTIZIA
Bancarotta, Mezzaroma e altri 16
a processo per il crac Bravaitalia
Con il neo-marito del ministro Carfagna imputati anche il figlio di
Virna Lisi, un ex dirigente Fiat e diversi imprenditori. Tutti
dichiarati contumaci dai giudici del tribunale penale di Roma nel corso
della prima udienza. L'accusa: avrebbero sperperato soldi della società
per un ammontare di 18 miliardi di vecchie lire. La difesa ha chiesto la
nullità del decreto che dispone il giudizio
C'è anche il nome dell'imprenditore Marco Mezzaroma, fresco sposo del
ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, tra le diciassette
persone sotto processo a Roma con l'accusa di bancarotta fraudolenta, in
relazione al crac della società Bravaitalia spa, dichiarata fallita nel
giugno del 2002.
Oggi, nel corso della prima udienza, i giudici della settima sezione
penale del tribunale di Roma hanno dichiarato la contumacia di tutti gli
imputati riservandosi di pronunciarsi sull'eccezione di nullità del
decreto che dispone il giudizio, sollevata dai difensori degli imputati
che hanno lamentato una genericità del capo di imputazione. La decisione
del collegio è attesa per i prossimi giorni.
Secondo l'impianto accusatorio gli imputati, in periodi diversi
componenti del consiglio di amministrazione di Bravaitalia, avrebbero
"dissipato o distratto beni della società" effettuando "spese del tutto
ingiustificate e prive di effettiva utilità economica" per un ammontare
di 18 miliardi di vecchie lire tra il 1999 e il 2001.
Tra gli imputati, oltre a Mezzaroma, figurano gli imprenditori Emiliano
Cerasi e Attilio Navarra, Corrado Pesci (figlio dell'attrice Virna
Lisi), Umberto Belliazzi (già dirigente Fiat negli anni Novanta),
Vincenzo Marini Recchia, in passato alla tesoreria del partito comunista
e il liquidatore dal 30 luglio del 2001 alla data del fallimento di
Bravaitalia spa Lorenzo D'Ormea.

(07 luglio 2011)
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Concessionari Fiat addio. Arriva una vera e
propria rivoluzione, l’ennesima dell’era Marchionne. Gli attuali
concessionari stanno infatti ricevendo una lettera con la disdetta degli
attuali contratti di concessione. Il preavviso è di 2 anni. Fiat Group
Automobiles S.p.A ha avviato il progetto “Rete Italia”, per lo sviluppo
di un nuovo modello distributivo sull’intera rete di vendita e
assistenza Fiat, Alfa Romeo, Fiat Professional e Abarth.
“Il progetto – si legge in un comunicato di Fiat – nasce dall’analisi e
valutazione dell’andamento del settore automobilistico che negli ultimi
anni è stato particolarmente colpito dagli effetti della recente e non
ancora superata crisi economica mondiale. Quest’ultima ha generato una
significativa contrazione dei volumi di vendita e, conseguentemente,
inciso anche sulla profittabilità del business delle concessionarie. Il
nuovo modello distributivo ruota attorno all’idea di un’organizzazione
commerciale costruita a partire dal cliente e dal modo in cui è vissuta
l’esperienza di acquisto di un’autovettura: il fine è quello di
soddisfare al meglio le sue esigenze, sia in termini di qualità sia di
gamma di prodotti e servizi offerti attraverso una presenza più
razionale e funzionale sul territorio”. E come verranno individuati i
nuovi punti vendita per acquistare una Fiat? “L’identificazione del
nuovo profilo dei concessionari, avverrà sulla base di parametri di
eccellenza sia in termini di “customer satisfaction” sia di efficienza
aziendale – spiegano sempre dalla casa torinese – Fiat Group Automobiles
sarà direttamente impegnata a promuovere e implementare il processo di
rinnovamento della rete distributiva che inizierà ad operare da giugno
2013. Con l’occasione i contratti della nuova rete verranno adeguati
alle novità legislative comunitarie di recente introduzione e il cui
assetto definitivo avverrà nel 2013”. |
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Generali, Intesa e Mediobanca: Telecom costerà
630 milioni
Per Telco, la cassaforte che controlla il 22,4%
di Telecom Italia, si avvicina l’ora della svalutazione dei titoli del
gruppo di tlc. Il cda del prossimo 6 luglio riunito per esaminare il
bilancio al 30 aprile 2011, si troverà sul tavolo il report messo a
punto da Lazard. L'advisor incaricato da Telco di stabilire la congruità
del valore delle quote in portafoglio ha proposto una rettifica da 2,2 a
circa 1,8 euro per azione per ridurre lo scollamento con il mercato. Le
azioni del gruppo guidato da Bernabè sono in carico a 2,2 euro proprio
sulla base di un’indicazione della stessa Lazard risalente al 2009. Nel
frattempo però Telecom si è depressa in Borsa e da mesi naviga sotto 1
euro (ieri ha lasciato sul terreno lo 0,26% attestandosi a 0,95 euro).
Quando Telco avrà deciso se svalutare la quota il tema verrà preso in
considerazione anche dai singoli soci: Mediobanca, Generali, e Intesa
Sanpaolo, che si erano allineati la prima volta, con ogni probabilità
decideranno nei prossimi consigli di rettificare il valore del gruppo
telefonico. In caso di svalutazione quale sarà l’effetto sulle casse
degli azionisti?
Generali ha il 30,4% di Telco ma una parte di questa partecipazione è in
capo agli assicurati. In caso di svalutazione, secondo gli analisti,
l’impatto sull’utile sarebbe di circa il 20% mentre a livello di margine
di solvibilità l'effetto sarebbe nullo. Il Leone, riferiscono fonti
finanziarie, avrebbe intanto messo al lavoro un gruppo di esperti per
valutare i titoli Telecom. Il 19 luglio si riunirà, come di consueto
prima della semestrale, il comitato di controllo interno che dovrà
decidere l' eventuale impairment. In caso di svalutazione, circa un
quarto è destinato a passare ai conti del gruppo. La tappa successiva
sarà il cda sulla semestrale fissato per il 5 agosto: l’obiettivo,
riferiscono le stesse fonti, è portare per quella data davanti al
Consiglio le valutazioni combinate fra il giudizio di Lazard e quello
degli esperti del Leone. Per poi decidere se e come svalutare.
Quanto a Intesa Sanpaolo, che detiene l'11,5% di Telco, l'impatto
negativo per la banca in termini di coefficienti patrimoniali sarebbe
trascurabile. L'11,6% controllato da Mediobanca verrebbe invece
svalutato per 130-140 milioni di euro con un effetto negativo sui conti
del secondo trimestre 2011 e un impatto di 30 punti base sugli indici
patrimoniali di Piazzetta Cuccia. Per gli analisti di Intermonte, «se
Telco venisse svalutata ai valori di Borsa di Telecom Italia, la somma
netta delle attività della holding passerebbe a zero». I più perplessi
sulla svalutazione sono però gli spagnoli di Telefonica, soci con il
46%: all’epoca pagarono tutto cash (2,6 euro) in virtù di strategie di
business non ancora realizzate e che ora rischiano una minusvalenza
miliardaria. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come propone
Lazard, fanno notare altri analisti, la perdita potenziale sarebbe di
120-130 milioni per Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per Generali.
Sullo sfondo, resta intanto vigile la Consob che sulla questione Telco
sarebbe orientata a sollecitare un’attenzione alla valutazione in
bilancio delle partecipazioni.
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Fiat, in Usa si vendono più Mini che 500
Di Moreno,
Sono valori relativi al mese di giugno
e sembrano emblematici se messi a paragonme con gli obiettivi americani
annunciati da Sergio Marchionne: i dati di vendita delle vetture
Fiat negli
Stati Uniti portano a fare una duplice riflessione. In
primo luogo, e in questo pare esservi un cambiamento culturale, gli
americani stanno iniziando a comprare auto molto più piccole rispetto al
passato; il secondo è che, a parte il Lingotto che merita discorso a sè,
sta nel fatto che
Ford e
Chrysler stanno registrando un buon andamento
commerciale.
La rivista Car and Driver
ha cercato di trovare una spiegazione all’interesse verso i modelli
compatti e ha sostenuto che le cosiddette auto piccole sono abbastanza
grandi da ospitare confortevolmente una famiglia, oltrechè decentemente
potenti con un’eccellente economicità nei consumi. L’analisi di
riferimento condotta dai referenti di Car and Driver prende in
considerazione l’andamento delle vendite di due piccole di grande
interesse: la
Fiat 500 e la
Mini. E’ la rivista a rendicontare rispetto al percorso
dei modelli:
“Quando Marchionne ha lanciato la 500 –
ricorda la rivista americana – aveva indicato un obiettivo di 50.000
unità per il 2011, tra Stati Uniti e Canada. Un
progetto ambizioso dato che la Mini, compresa la Cabrio, aveva venduto
nel 2010 45.000 unità. Per raggiungere questi risultati, Fiat avrebbe
dovuto vendere tra aprile e giugno circa 15.000 unità della 500, ma il
consuntivo, comprese le Prima Edizione lanciate in marzo, è di 4.944
auto vendute”.
A cosa sia dovuto il lento – seppur progressivo
– ingresso e seguente penetrazione nel mercato a stelle e strisce? Car
and Driver si è prodigata in una analisi e, stando ai referenti del
giornale specializzato, va ricordato che dei 140 dealer previsti, ne
sono al momento operativi solo 70: di fatto, è la riflessione conclusiva
avanzata da Car and Driver, la Mini che ha nel
2011 gli stessi obiettivi della 500 (45.000 unità) è arrivata a sfiorare
nel primo semestre la quota necessaria per rispettare la road map
americana.
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Il ritorno di Bondi chiamato a risanare l'ospedale San Raffaele
Una nuova avventura per il supermanager aretino
reduce dall'esperienza di Parmalat. E prima c'erano state Telecom e
Montedison. Chi è il personaggo made in piazza San Michele
Enrico Bondi, il supermanager aretino
Arezzo, 17 lugllio 2011 - C'è poco da fare: quando
ci sono da tagliare teste e costi, chiamano sempre lui. E
lui si chiama Enrico Bondi, 77 anni, manager aretino che ha ricoperto
molte delle posizioni di vertice nel sistema finanziario e produttivo
nazionale. Era appena uscito da Parmalat, dove ora la fanno da padroni i
francesi di Lactalis, e l’ha chiamato il Vaticano. C’era da «curare» il
San Raffaele di Milano, la potentissima istituzione con annesso ospedale
fondata da Don Luigi Verzè e subito si è pensato a lui. Una telefonata
di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior, la banca di Oltretevere,
e Bondi ha abbandonato ancora una volta il suo buen retiro aretino.
Doppio, perchè in città il manager possiede sia una casa in centro, in
piazza San Michele, che una villa già in campagna, dalle parti di Olmo.
Un predestinato, insomma, che passa da un
risanamento del deficit all’altro. In principio fu Montedison, dopo il
ciclone Gardini, a seguire venne Telecom all’epoca della gestione
Tronchetti Provera e Benetton, infine Parmalat, devastata dai colossali
buchi di bilancio aperti da Callisto Tanzi. Soprattutto quest’ultima
pareva una missione impossibile, ma Enrico Bondi ce l’ha fatta un’altra
volta. Si è rimboccato le maniche, non si è vergognato al solito di
lavorare 18 ore su 24, si è seduto a mangiare alla mensa aziendale
insieme all’ultimo dei dipendenti. Adesso, però, il gruppo di Parma non
è più tecnicamente fallito come quando l’aretino ci mise piede per la
prima volta. Tanto da attirare l’attenzione di Lactalis con l’Opa che
all’inizio il ministro Tremonti aveva cercato inutilmente di
contrastare. Poi, ingratitudine della vita, i francesi hanno gentilmente
liquidato Bondi. Come era facile prevedere, vogliono fare da soli.
Un paio di mesi ed ecco di nuovo il supermanager
in azione. Il San Raffaele era nei guai finanziari da un pezzo, con un
deficit che sfiorava ormai il miliardo di euro. Alla fine il Vaticano ha
deciso di intervenire di forza e ha chiuso l’epoca di Don Verzè,
affidandosi a Giuseppe Profiti, dell’ospedale Bambin Gesù di Roma e
appunto al solito tagliatore di teste e di conti made in piazza San
Michele.
Lì, nello slargo ai margini del Corso, Enrico
Bondi è nato nel 1934, figlio di mamma Amelia, casalinga, e di papà
Giuseppe, imprenditore di pompe funebri, uno dei fondatori della più
storica di tutte, l’Ofar. Scuole dalle suore di Sant’Agostino e liceo
classico al «Petrarca», il futuro manager si laureò poi in chimica
all’università di Firenze. A quel punto Arezzo era per lui soltanto il
luogo delle radici perchè la sua vita si è svolta altrove, anche se ha
sposato un’aretina, la professoressa Rita Peruzzi, della famiglia che
possiede la concessionaria Opel «Autopiave».
La carriera di Bondi comincia dagli incarichi di
dirigente tecnico, alla Tecnopolimeri. Poi il passaggio in Gilardini,
all’epoca gruppo De Benedetti, che vuol dire il salto nel mondo
dell’alta finanza. Il resto è venuto da solo, con il cursus honorum
favoloso sopra descritto. Bambino timido era e uomo timido è rimasto. Di
Bondi si dice che non guardi in faccia a nessuno, ma la sua piazza San
Michele non l’ha mai dimenticata. Non per niente ci vive ancora. Quando
non lo chiamano a salvare aziende od ospedali.
di SALVATORE MANNINO
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GABA GABA HEY -
QUE VIVA “REPORT”, IL GIUDICE DÀ RAGIONE A MI-JENA GABANELLI: NESSUNA
DIFFAMAZIONE CONTRO LIGRESTI - DALLE INESATTEZZE DEL SERVIZIO SUL CONTO
DI DON SALVATORE “NON DERIVA ALCUNA LESIONE ALLA REPUTAZIONE O
ALL’ONORE” - INTANTO IL CDA RAI AFFRONTA LA QUESTIONE DELLA TUTELA
LEGALE E NOMINA GIANCARLO LEONE ALLA DIREZIONE INTRATTENIMENTO…
1 - GIUDICE DA'
RAGIONE A GABANELLI, NESSUNA DIFFAMAZIONE CONTRO LIGRESTI...
(Adnkronos) - Proprio nel giorno in cui il cda rai
affrontera' la questione della tutela legale dei giornalisti, sulla scia
delle polemiche delle scorse settimane intorno al rinnovo del contratto
di Milena Gabanelli, la conduttrice di 'Report' incassa una vittoria in
Tribunale. Non ci fu infatti nessuna diffamazione da parte della puntata
di 'Report' del 15 ottobre 2006 nei confronti di Salvatore Ligresti,
come ha deciso il giudice Orietta Micciche' del Tribunale Civile di
Milano che ha respinto le richieste dell'imprenditore nei confronti
della conduttrice di Report e della giornalista Giovanna Corsetti
(autrice del servizio 'incriminato', dedicato alla sicurezza delle aree
aeroportuali). Ligresti aveva portato Gabanelli e Corsetti in Tribunale
ritenendo diffamatorio il contenuto di alcune affermazioni fatte nel
servizio.
Il Tribunale, con
una sentenza emessa martedi', ha respinto le richieste di Ligresti,
condannandolo al rimborso del 50% delle spese di giudizio sia di
Gabanelli (10 mila 400 euro) che di Corsetti (7 mila 100). Ligresti
contestava una frase del servizio nella quale la Corsetti faceva
riferimento alla sua "perdita di onorabilita' in seguito alle condanne,
confermate in Cassazione, per corruzione riguardo gli appalti della
metropolitana di Milano, l'accordo Eni-Sai e qualcos'altro".
Affermazione lesiva, secondo Ligresti, che ricorda l'ordinanza del
Tribunale di Milano del settembre 2005 che lo aveva riabilitato.
Ma per il
Tribunale "verificata l'esattezza dell'informazione relativa alle
condanne definitive a carico di Ligresti per gli appalti della
metropolitana di Milano e per l'accordo Eni-Sai, l'omissione della
notizia della riabilitazione di Ligresti, in quanto non costituente un
fatto pubblico autonomamente accertabile da parte delle giornaliste
convenute, costituisce un'omissione scusabile".
Il giudice
considera poi "ininfluenti" le altre "inesattezze lamentate da Ligresti"
ovvero che Fondiaria non e' di sua proprieta' ma ne e' presidente
onorario e che la Convenzione urbanistica con il Comune di Firenze per
l'aeroporto non era stata firmata da Fondiaria ma dal Consorzio
Castello. Affermazioni, per il giudice, "ancorche' imprecise nella
sostanza, non false" e dalle quali "non deriva alcuna lesione alla
reputazione o all'onore" di Ligresti.
2 - CDA NOMINA
LEONE ALLA DIREZIONE INTRATTENIMENTO...
(ANSA) - L'attuale vicedirettore generale della Rai
Giancarlo Leone guiderà la nuova direzione Intrattenimento voluta dal dg
Lorenza Lei. Secondo quanto si apprende, il cda ha proceduto alla sua
nomina, dando il via libera alla proposta della direzione.
07-07-2011]
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MI SEPPELLI-RAI
(DI AMIANTO!) - PERCHÉ NESSUNO PARLA DEI PERICOLI CHE CORRONO I 1500
LAVORATORI STIPATI NEL PALAZZONE DI VIALE MAZZINI 14? - IL QUARTIER
GENERALE RAI, COSTRUITO NEL 1967, È UN CONCENTRATO DI POLVERI E ASBESTO
(LEGGI AMIANTO) - INVECE DI CHIUDERE LO STABILE, I LAVORI DI BONIFICA
SONO INIZIATI CON I DIPENDENTI DENTRO - LO STABILE VA IN MALORA MA
MANCANO LE RISORSE PER MUOVERSI - SI STA ASPETTANDO L’ASSEGNAZIONE DELLE
OLIMPIADI PER OTTENERE I SOLDI NECESSARI?... Alessandro Ferrucci
per "il
Fatto quotidiano"
Ne parlano nelle
stanze, a bassa voce. Quando sono nei corridoi non osano neanche
bisbigliare, al massimo si scambiano sguardi di complice paura dopo aver
alzato gli occhi al soffitto. Lo spettacolo è tetro, decadente, odora di
morte. A Viale Mazzini, sede principale della Rai, la polvere non è un
semplice fastidio per asmatici o igienisti: può voler dire asbesto,
comunemente detto amianto. Il palazzo, costruito nel 1967, ne è un
concentrato, come molti degli edifici progettati e realizzati nel
secondo dopoguerra: doveva essere moderno, a tratti avveniristico, più
simbolo che sostanza.
Ora ospita circa
1500 lavoratori, tra dirigenza, tecnici, ufficio stampa, legale,
impiegati vari. Di questi, oltre cento hanno avuto il coraggio di
rivolgersi a un avvocato per portare la televisione pubblica in
tribunale, per ottenere quelle risposte ancora chiuse dietro un no
comment, per capire se e quanto hanno rischiato e stanno rischiando.
Oggi, per loro, è
un punto di partenza fondamentale, è in programma la prima udienza:
"Vede, abbiamo in mano una perizia di parte del 2009, voluta dalla
stessa azienda, che parla chiaro - racconta un dipendente con il patto
dell'anonimato -. Insomma, questi sono dei pazzi, degli irresponsabili,
dovevano chiudere e fare i lavori, al contrario hanno iniziato la
bonifica con noi dentro".
Lo dice con gli
occhi terrorizzati, cerca da noi risposte o rassicurazioni, poi segnala
le parti del documento interno più preoccupanti: "Vi è amianto fioccato,
in cattivo stato di conservazione a vista (...) In conclusione si può
affermare che non si esclude il pericolo di un inquinamento da fibre
d'amianto aerodisperse, in quanto l'isolamento costituito dal pannello
di faesite, posto sopra le doghe del controsoffitto, non impedisce più
ai frammenti di coibentazione distaccatisi, di raggiungere l'area del
locale sottostante".
Per essere chiari:
secondo una sentenza del 2008 della Cassazione, il cancro ai polmoni può
arrivare a prescindere dalla quantità e dal tempo di esposizione
all'asbesto. Basta una fibra, microscopica, ma capace di infilarsi nella
pleura. Può restare lì per anni, sorniona, subdola. Poi all'improvviso
venire fuori, e in quel momento non c'è più niente da fare.
Le ultime stime
degli pneumologi italiano recitano cifre da strage: ogni anno 3 mila
persone vengono stroncate da patologie maligne correlate proprio
all'amianto "per questo dovevano realizzare la bonifica in sicurezza -
prosegue un altro dipendente -, al contrario ci hanno lasciati tutti
dentro e molti di noi hanno subito anche delle pressioni per non
parlare".
Così il Fatto ha
contattato alcuni dirigenti, per capire, per ottenere delle risposte. Il
risultato? C'è chi ha giudicato la condotta dell'azienda
"inqualificabile", chi ha esplicitamente sbottato con un "spero che la
Rai perda questa causa" e chi ancora ha azzardato un paragone estremo:
"Qui dentro stiamo diventando una fossa comune: oramai ho paura anche ad
andare in bagno".
Tutto, come
spesso, avvolto nel silenzio, anche perché in un palazzo dove l'immagine
è tutto, nessuno vuole perdere per primo la faccia, neanche se in gioco
è la propria vita. Neanche se è una questione che va avanti da molti
anni. Un articolo del 1998 del Corriere della Sera, recita: "Killer
silenzioso alla Rai", e spiega come l'allora direttore generale,
PierluigiCelli, ipotizzava un trasloco a Saxa Rubra, dopo la
segnalazione, nel 1994, del consigliere Alfio Marchini, quando il Cda
era presieduto da Letizia Moratti.
L'oggetto era
proprio l'amianto. Niente da fare. E non sono servite neanche le
periodiche indagini ambientali (ben due, una nel 2000 e un'altra nel
2007), chiare nel segnalare il progressivo deterioramento dello stabile.
"Il problema è che non sanno cosa fare - spiega l'avvocato Gian Nicola
Iaricci, legale dei dipendenti -, è una questione di risorse economiche.
Voci di corridoio
raccontano che la televisione pubblica sta aspettando l'assegnazione dei
Giochi Olimpici per ottenere i finanziamenti adeguati". Finanziamenti
per trovare una location tra i venti e i sessantamila metri quadri,
dislocati intorno al quartiere Prati. Nel frattempo, tutti dentro. Tutti
zitti. Chini sulle proprie scrivanie, in attesa che qualcuno, di
superiore, decida della loro testa. E vita.06-07-2011]
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IL GRILLO PARLANTE
DI BEPPE - LA MENTE DEL MOVIMENTO 5 STELLE È GIANROBERTO CASALEGGIO,
GURU DEI SOCIAL NETWORK E GESTORE DEL BLOG - LA CASALEGGIO ASSOCIATI
CURA TUTTE LE PUBBLICAZIONI, IN RETE E NON, DELL’EX COMICO (TRA I
CLIENTI C’È ANCHE DI PIETRO) - GLI EX PICCOLI FANS DI BEPPE
MALSOPPORTANO LA SUA PRESENZA ACCENTRATRICE E DI VENIRE CENSURATI DAI
MEETUP OGNI VOLTA TENTANO DI POSTARE DOMANDE SCOMODE SUL GRADO DI
DEMOCRAZIA INTERNA DEL MOVIMENTO…
1 - CHI È
CASALEGGIO, LA MENTE DEL MOVIMENTO A 5 STELLE
Alessandra Jaromi per "Lettera43"
Occhialino
tondo alla Harry Potter, aria da nerd, ricciolo incolto da eterno
fuoricorso. Ecco a voi Gianroberto Casaleggio, non gli dareste un euro a
vederlo e invece lui, uno dei massimi esperti italiani di social
network, è il simbolo fisico del potere mediatico e politico in versione
3.0.
La
democrazia diretta che dalle antiche arene in pietra si sposta
nell'arena della Rete e si fa democrazia digitale, per dirla come la
dice lui: «La Rete che spossessa i governi della rappresentanza e i
media della gestione dell'informazione», mettendo «in crisi il sistema
della delega democratica», quella che passa attraverso il parlamento.
CHI
DISPREZZA COMPRA
Sembra il messaggio politico di Beppe Grillo e infatti lo è. Dicono che
si stia impossessando del Movimento 5 stelle, non sanno che è solo
grazie a lui che esiste. Era l'anno 2000 dell'ingresso nel nuovo
millennio, quando il comico genovese su un palco romano demoliva a
scudisciate un computer gridando «ti odio».
Oggi il nuovo Savonarola raccoglie voti ed elettori negli enti locali
proprio grazie al web, in un continuo scambio fra la piazza reale e
quella virtuale. Deus ex machina lui, Casaleggio. Un personaggio
eclettico.
PASSIONE PER RE ARTÙ
Diplomato in Informatica, ha tentato la facoltà di Fisica ma si
picchiava con la matematica. A 21 anni è diventato papà e ha lasciato
gli studi per un posto alla Olivetti. Nel tempo libero ha iniziato ad
allenare una squadra di calcio, giocare a tennis, leggere fumetti, amare
la storia e la fantascienza. Segni particolari: ha una fissa per la saga
di Re Artù, Camelot è una filosofia di vita tanto da usare castelli e
tavole rotonde per le sue riunioni, Parsifal il suo cavaliere preferito.
Possiede un bosco vicino a Ivrea, nel Canavese, ci si rifugia nei fine
settimana.
LA
SOCIETÀ DI PUBBLICHE RELAZIONI E L'ONDA DEI «GRILLINI»
La sua Casaleggio Associati, creata a Milano nel 2004, oggi cura tutte
le pubblicazioni, in Rete e non, del comico genovese, oltre a parte
dell'organizzazione dei suoi tour. Soprattutto, gestisce direttamente il
blog, i MeetUp (gli incontri), la comunicazione e la strategia politica
del Movimento 5 stelle.
LA
MENTE DELL'INTERA ORGANIZZAZIONE
Lo stesso Grillo non solo riconosce che l'enorme impatto del movimento
dei «grillini» sia dovuto soprattutto alla sinergia con questa azienda
specializzata in comunicazione e marketing digitale, ma spesso appare
come il braccio di una catena di comando la cui mente è Casaleggio.
E infatti
non entra mai nelle decisioni della società, neppure quando a gran voce
il suo popolo ne invoca l'intervento. Istruttiva in questo fu la lite di
Piero Ricca con Casaleggio nel 2007. Quando il blogger denunciò di aver
lavorato per la società su promessa di un compenso mai corrisposto e di
esser stato vittima di un demansionamento inspiegabile, Grillo, così ha
riferito Ricca, semplicemente rispose: «Negli aspetti manageriali del
blog non entro».
Per capire
bisogna fare un passo indietro. A quando il manager, apprezzato reduce
da un'esperienza nella Olivetti di quel Roberto Colaninno cui Grillo non
ha mai risparmiato bordate, scalò il vertice della Webegg Spa, azienda
leader nel settore della «consulenza delle aziende e della pubblica
amministrazione in Rete» del gruppo Telecom allora nelle mani di un
altro dei bersagli preferiti di Grillo, MarcoTronchetti Provera.
È come amministratore delegato di quel gruppo che Casaleggio consolida
relazioni fondamentali per il lavoro attuale.
LA
LOBBY DEL GIORNALISTA
Una su tutte quella con Enrico Sasson, ex giornalista del gruppo Sole 24
Ore, oggi socio di Casaleggio, dal 1998 amministratore delegato della
Camera di commercio americana in Italia, di fatto, come ha scritto
Micromega, «una lobby indirizzata a favorire i rapporti commerciali
delle corporation americane in Italia», nel cui consiglio di
amministrazione compaiono nomi che all'epoca avevano ruoli di rilievo:
il vice di Microsoft Italia, Umberto Paolucci, Gian Battista Merlo,
presidente e amministratore delegato Exxon Mobil Mediterranea, Gianmaria
Donà dalle Rose, amministratore delegato della Twentieth century Fox
home entertainment Italia, Massimiliano Magrini, country manager di
Google Italia, Luciano Martucci, presidente e amministratore delegato di
Ibm Italia, Gina Nieri, consigliere di amministrazione Mediaset, Maria
Pierdicchi, direttore generale Standard & Poor's, Massimo Ponzellini,
presidente di Impregilo, Cristina Ravelli, country legal director The
Walt Disney co. Italia, Dario Rinero, presidente e numero uno di
Coca-Cola Hbc Italia, Cesare Romiti, presidente onorario Rcs.
IL
LEGAME CON L'ASPEN ISTITUTE
Ancora Micromega nel 2010 segnalava «oggi nell'American chamber of
commerce in Italy troviamo altre figure di spicco come Gianluca Comin,
dirigente Enel e Giuseppe Cattaneo dell'Aspen Institute Italia, il
prestigioso pensatoio, creatura di Gianni Letta, presieduto da Giulio
Tremonti. E l'Aspen Institute pesa, ovunque agisca. Luogo di incontro
fra intellettuali, economisti, politici, scienziati e imprese.
Nell'Aspen transita l'élite italiana, che faccia riferimento al
centrodestra o al centrosinistra».
Contatti,
relazioni, scambio di informazioni... In una parola: Rete. Viste da qui,
il Grillo che grida ai politici «siete preistoria» e annuncia una nuova
era fatta di «politica senza intermediazioni», sembra solo un piccolo
tassello del puzzle.
Il disegno
più grande è influenzare la vita politica attraverso la Rete, e sarà
solo una teoria affascinante ma intanto sul sito della Casaleggio
Associati c'è un video di presentazione che ipotizza un nuovo governo
mondiale, si chiamerà Gaia e si ispirerà alla filosofia che «ogni essere
umano può diventare presidente e controllare il governo attraverso la
Rete», senza più partiti.
In questi
giorni càpita spesso che i grillini denuncino di venire censurati dai
MeetUp ogni qual volta tentino di postare domande scomode sul grado di
democrazia interna del Movimento 5 stelle, o sul perché Grillo abbia
completamente abbandonato le battaglie che conduceva all'inizio contro i
potentati economici. I post, che un volta scomparivano immediatamente,
adesso a poco a poco iniziano a filtrare.
È come dice
Casaleggio, che mette in guardia dai «tentativi esterni di spezzare la
sintonia fra Grillo e i MeetUp? Oppure la Rete, troppo grande da
controllare, sta sfuggendo di mano al guru? Conoscendolo, è più
probabile che stia pilotando anche la rivolta...
2 - SERENETTA, BEPPE E IL M5S
Dal Blog "Piovono rane" di Alessandro Gilioli
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2011/06/17/serenetta-beppe-e-il-m5s/
Serenetta
Monti, per chi ha seguito un po' l'evoluzione del movimento fondato da
Beppe Grillo, non è una qualsiasi. E' stata attiva nei meet-up a Roma
fin dall'inizio, lavorando e distinguendosi fino a diventare la
candidata sindaco della capitale, scelta attraverso le primarie, nel
2008. Nelle urne ha poi preso 44 mila e passa voti, pari al 2,7 per
cento, superando vecchi lupi della politica come il centrista Mario
Baccini e sfiorando l'ingresso in consiglio comunale.
Questo, tre anni fa.
Poi
Serenetta Monti è tornata al suo lavoro (si occupa di beni culturali in
un'azienda controllata dal comune) ma ha continuato a fare politica di
base. E' in una di queste occasioni - non mi ricordo se a un dibattito o
a un sit in - che ci siamo conosciuti di persona e abbiamo iniziato a
confrontarci su tante cose, dalle battaglie comuni per la libertà della
rete alla questione Grillo. Lei si ricordava tra l'altro di un mio post
non tenerissimo nei suoi confronti, ma questo non ci è stato d'ostacolo
nel ritrovarci on line e off line.
Nel 2010
Serenetta si è quindi presentata come indipendente nelle liste dell'Idv
alle regionali del Lazio (in quell'occasione, tra l'altro, non c'era una
lista vicina a Grillo).
Qualche giorno fa Serenetta mi ha telefonato. Lei conosce bene la mia
posizione tanto critica verso il personaggio Grillo quanto aperta e
curiosa verso le battaglie del suo movimento. Mi ha chiesto di fare una
chiacchierata in merito. E così abbiamo parlato a lungo al tavolino di
un bar alla Garbatella.
Questo è
quello che ne è uscito e che pubblico mettendomi in anticipo maschera e
boccaglio per quanti riterranno di proferire insulti vuoi
all'intervistata vuoi all'intervistatore.
Serenetta, ho perso un po' il filo, tu sei ancora con Grillo? L'ultima
volta che ne abbiamo parlato, nel settembre scorso, eri fresca reduce
dalla ‘Woodstook' di Cesena...
«In realtà nel novembre del 2008 ho iniziato ad allontanarmi e non per
motivi da poco. C'era ormai un clima molto particolare, anche
all'interno del movimento non sono mancati gli attacchi, il mio buon
risultato elettorale non era andato giù a qualcuno. Era stata una
sorpresa, quel 2,7 per cento, anche per me. Tra l'altro avevamo fatto
una campagna molto basica, porta a porta, volantini, una presenza di
Beppe molto più ridotta rispetto a quello che è successo alle ultime
amministrative con il M5S. Poi la situazione è cambiata».
In che
senso?
«Il movimento vicino a Beppe Grillo qui a Roma è entrato in una stasi
che è sotto gli occhi di tutti anche adesso. Sul territorio non fa
campagne da tempo, a parte l'ultima per i referendum. Disoccupazione,
precariato, casa, bilancio comunale: tutti questi temi sono stati
abbandonati. Non si è riusciti nemmeno a fare una lista per le
regionali, l'anno scorso. E su quattro consiglieri municipali eletti nel
2008 tre hanno lasciato il movimento. Ne è rimasto uno solo, ma lavora
con mille difficoltà, non è supportato da nessuno».
Ma a
parte le questioni locali, ci sono altri motivi per cui ti sei
allontanata?
«Io penso che la presenza di Grillo sul movimento sia troppo vincolante.
E lo dimostra il fatto che non ci sia un sito vero del Movimento 5
Stelle, tutto passa attraverso il blog di Beppe e soprattutto la
Casaleggio, che è la struttura fisica sia del blog sia del Movimento. E'
Casaleggio, ad esempio che per le amministrative ha organizzato i tour
di Grillo nelle varie città, con tutto il rispetto per i ragazzi che si
sono sbattuti localmente».
Quindi?
«Quella di Grillo e della Casaleggio - che fa il suo blog - è una
presenza troppo ingombrante. La famosa frase su Pisapia-Pisapippa ne è
un esempio. Ha disorientato tutti, è una di quelle leggerezze che non ci
si possono permettere».
Ma nel
movimento ci sono alcuni (o tanti) che la pensano come te?
«All'interno del movimento ci sono tre tipi di persone. C'è una parte
che vede comunque in Grillo un personaggio che con la sua notorietà
consente di portare avanti delle battaglie civili e politiche; ci sono
altri che invece vorrebbero che Grillo si facesse da parte già adesso; e
ci sono infine persone che si sono attaccate al carro di Grillo per
cercare di guadagnare una posizione di privilegio».
E che
percentuali, che forze hanno nel movimento queste componenti?
«Quelli che vorrebbero chiedere a Grillo di lasciare ormai sono una
buona percentuale, una presenza importante. Quel che è successo in
Veneto - con la lista di proscrizione dei candidati - non è stato un
fatto da poco».
Che
cosa è successo in Veneto?
«Che l'anno scorso, prima delle regionali, è arrivato un ordine di
allontanare persone che avevano versato il sangue per questo movimento,
solo per imporre il candidato dall'alto».
A
proposito, ma la questione dello statuto che non c'è (insomma c'è una
cosa chiamata non-statuto che di fatto non prevede regole democratiche)
è una questione che viene discussa nel movimento?
«Il non-statuto in teoria dovrebbe garantire il fatto che il movimento è
una continua creazione dal basso, in realtà l'asssenza di regole crea
risultati differenziati e non sempre positivi. Si produce ad esempio la
stasi di cui ti parlavo qui a Roma, ma anche il fatto che le primarie a
volte si fanno e a volte no. Ma soprattutto, in questa assenza di regole
alla fine tutti i ragazzi si sentono vincolati alle dichiarazioni di
Beppe e del suo blog. E gli imbarazzi non mancano. Basta un'affermazione
di Grillo per mandare in frantumi il lavoro di mesi di centinaia di
ragazzi».
Ad
esempio, quando si mette a litigare con altre voci della coscienza
civile e dell'opposizione italiana, da Saviano a De Magistris, fino a
Sonia Alfano?
«Sì, l'isolamento in cui si è rinchiuso Grillo è un'altra questione
calda. Ed è un limite enorme il fatto che lui non scenda mai al
confronto con nessuno, specie con il resto della politica».
Ma
quando dici che molte decisioni vengono prese ‘dall'alto' esattamente
cosa intendi? Grillo fa tutto da solo o ha un ‘inner circle' di
collaboratori con cui prende le decisioni?
«Attorno a lui c'è solo lo staff della Casaleggio. Anche noi candidati
sindaci alla fine dovevamo rapportarci o direttamente con lui o con
loro. E non sono mancati gli attriti».
Ma
secondo te che cosa dovrebbe fare Grillo per il bene del movimento che
ha fondato?
«Dovrebbe dire ‘grazie ragazzi, arrivederci, adesso il movimento è
vostro, è di chi porta avanti le battaglie'».
E lo
farà mai secondo te?
«Lo farà quando la Casaleggio gli dirà che è ora di farlo».
Ma
perché, Grillo prende ordini dalla Casaleggio?
«Temo di sì».
E tu che cosa
pensi oggi di Grillo?
«Io ho sempre un sentimento di gratitudine nei suoi confronti. Mi ha
aperto la strada, mi ha aperto gli occhi, senza di lui non avrei trovato
tante informazioni in rete, senza i meet-up non avrei conosciuto un modo
diverso di fare politica. Proprio quel modo di fare politica per cui
oggi posso dire che dovrebbe fare un regalo al movimento staccandosi
dalla Casaleggio e lasciando che il movimento cammini con le sue
gambe».01-07-2011]
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1- L’INDAGINE
DEL PM SPORTIVO PALAZZI FA CADERE DEFINITIVAMENTE IL CASTELLO DI ACCUSE
CON CUI È STATA COSTRUITA L’INTERA INCHIESTA CALCIOPOLI: L’IDEA CHE CI
FOSSE LA CUPOLA MOGGI-GIRAUDO CHE GESTIVA TUTTO, DAGLI ARBITRI, AI
RIGORI, ALLA CLASSIFICA - 2- L’ITALIA AFFAMATA DI GIUSTIZIALISMO SI
RITROVA ADESSO BASTONATA: LO SCUDETTO DEGLI ONESTI (QUELLO DEL 2006
ASSEGNATO A TAVOLINO ALL’INTER DI MORATTI) DIVENTA UNO SCUDETTO DI
CARTONE, A PRESCINDERE DAL FATTO CHE VENGA REVOCATO O MENO - 3- COSA
SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE "SCARTATE" CERTE
INTERCETTAZIONI? - 4- "IL GIORNALE" ATTACCA AL MURO IL PIù POTENTE
AVVOCATO AFFARI & FINANZA D’ITALIA: "GUIDO ROSSI, L’INTERISTA MANDATO DA
PRODI-MELANDRI A DARE LO SCUDETTO ALL’INTER" -
1- IL
DOSSIER CHE ACCUSA L'INTER DI ILLECITO SPORTIVO SEGNA LA FINE DI
CALCIOPOLI
Da "il
Foglio"
Abbiamo
capito quello che in fondo avevamo già capito: il calcio dell'inizio
degli anni Duemila era come la Prima Repubblica. Come nell'era Craxi si
viveva in un sistema condiviso: le squadre cercavano di avvantaggiarsi
telefonando ad amici e amici di amici nei palazzi del potere pallonaro.
Le 70 pagine di dossier del procuratore federale adesso non mettono al
muro l'Inter. Cioè sì, parlano dei nerazzurri, certo. Dicono che anche
il club di Moratti cercava contatti per avere dei favori.
Ma la verità
è che fanno cadere definitivamente il castello di accuse con cui è stata
costruita l'intera inchiesta Calciopoli: l'idea che ci fosse una Cupola
che gestiva tutto, dai cartellini alle designazioni arbitrali, ai
rigori, alla classifica. Ecco, il memoriale del pm sportivo Palazzi
coinvolge l'Inter che sembrava esclusa dal sistema e quindi vittima.
L'intero cardine dell'indagine che ha sconvolto l'estate del 2006 cade
sotto i colpi dello stesso pool che portò avanti quell'impianto
accusatorio.
Ci troviamo
adesso a capire meglio che c'era qualcosa che non funzionava,
esattamente come nell'era del Pentapartito. E proprio come allora i
moralisti hanno finito per pagare il loro atteggiamento: cinque anni
dopo le pagine scritte da Palazzi che riportano le telefonate di
Giacinto Facchetti non scandalizzano nessuno, ma svelano che lo scandalo
vero è stato nella rapidità con cui la giustizia sportiva ha chiuso
quella stagione, facendo un processo sommario, cercando un capro
espiatorio facilmente riconoscibile, trasformando i protagonisti in
mostri da cannibalizzare e dai quali distaccarsi.
Quei mostri
erano figli di quel mondo, ma il loro mondo li ha scacciati. La fretta
provocata dalla vergogna collettiva ha partorito un obbrobrio giuridico:
le immagini di Moggi alla sbarra e degli avvocati della Juventus che
invocano la serie B pur di chiudere quella vicenda, ricordano i frame di
"Un giorno in Pretura" con Forlani con la bava alla bocca o di Craxi che
allarga le braccia sconsolato
L'Italia
affamata di giustizialismo si ritrova adesso bastonata: lo scudetto
degli onesti (quello del 2006 assegnato a tavolino all'Inter) diventa
uno scudetto di cartone più di quanto già sia e a prescindere dal fatto
che venga revocato o meno. Come per l'era craxiana il pallone di
Calciopoli vivrà una frattura che non si rimarginerà. La colpa è della
cultura da gogna pubblica che ha alimentato sospetto e ha diviso il
mondo in buoni e cattivi, dove i buoni fanno le stesse cose dei cattivi
ma non si fanno beccare e dove gli uni e gli altri si scambiano i ruoli
a seconda del tifo, non della cronaca né tantomeno della storia.
Non c'è una
verità: c'è una versione per ognuno che diventa verità di parte. Il
calcio, come la politica, è questione di cuore, di affetto, di passione.
La giustizia ha tolto molto pensando di dare pulizia, ordine e rigore.
Chi è stato dalla parte dei giudici ha pensato di essere immune, così
come accadde durante Tangentopoli. Poi però è accaduto l'ovvio: la ruota
gira e gira anche la palla.
2-
L'OMBRA DEI SOSPETTI SU 5 ANNI DI SUCCESSI - LO SCANDALO SI RIAPRE: COSA
SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE «SCARTATE» QUESTE
INTERCETTAZIONI?
Franco Ordine per "il
Giornale"
E adesso
come facciamo? Adesso dovremmo rimettere indietro di cinque anni le
lancette del nostro calcio, disinteressarci di quel che di magnifico
stava accadendo dalla parti di Duisburg e concentrarci invece sugli
scenari inquietanti di calciopoli. Già perché, alla luce dei documenti
emersi dal tribunale di Napoli (merito dei soldi spesi da Luciano Moggi
per ottenere i faldoni di intercettazioni «scartate» dagli
investigatori) e sotto l'incalzare della relazione di Stefano Palazzi,
sta per essere riscritta la storia dello scandalo 2006 da tutti
considerato come la madre degli scandali sportivi italiani.
C'era dunque
anche l'Inter in quel calderone, coinvolta direttamente attraverso il
suo presidente dell'epoca,il caro e indimenticabile Giacinto Facchetti,
e il patron Massimo Moratti oggi tornato sulla poltrona più importante.
C'era anche l'Inter che cantava «vinciamo senza rubare» con un carico di
illeciti diverso rispetto a quelli commessi dall'imputato principale, la
Juventus, castigata col massimo della pena ( due scudetti scuciti e la
retrocessione per patteggiamento in serie B con aggiunta di
penalizzazione), ma c'era.In compagnia di Milan, Fiorentina, Lazio e
Reggina che vissero una estate terribile, costrette a difendersi, a
rischiare l'osso del collo, prima di ottenere pesanti penalizzazioni
senza scendere di categoria.
Il
procuratore federale Stefano Palazzi è stato persino brutale nelle sue
conclusioni, riservate ai componenti del consiglio federale: l'Inter
violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, cioè illecito
classico. Le famose telefonate con Bergamo designatore erano scandite
dall'intento di arrecare vantaggi alla propria società, la convinzione
del grande accusatore federale.
Feroce la
stoccata relativa alla prescrizione: «Prescrizione a cui si può anche
rinunciare», la chiosa velenosa del procuratore, pronto a riconoscere,
per onestà intellettuale, che gli stessi reati calcistici attribuiti
oggi all'Inter e a Moratti furono attribuiti ad altri soggetti durante i
processi di calciopoli, in particolare a Milan, Fiorentina, Lazio e
Reggina, ma poi vennero derubricati in «violazione dell'articolo 1»,
quello sull'obbligo di lealtà da parte dei tesserati. Riportando
indietro le lancette del calcio italiano, cosa sarebbe accaduto se
quelle intercettazioni fossero finite nel processo dell'Olimpico?
Probabilmente l'Inter non sarebbe stata l'unica, in compagnia della
Roma, tra i grandi club a partecipare al torneo successivo, oltre che
con lo scudetto vinto a tavolino sul petto, senza la zavorra della
penalizzazione. Non solo. Forse avrebbe dovuto dedicare le sue migliori
energie non al mercato, arruolando per esempio Vieira e Ibrahimovic in
fuga dalla Juventus finita in B, ma a difendersi nei processi sportivi.
Di sicuro tutto il quinquennio successivo a calciopoli avrebbe avuto uno
svolgimento diverso, nei risultati e non solo. Avremmo avuto meno veleni
e la rivalità Inter Juventus sarebbe stata mitigata dal comune destino.
Non si può
tornare indietro e allora è il caso di cogliere qualche insegnamento da
questa esperienza per scandire le prossime tappe del tormentone evitando
altri incidenti di percorso, altri errori fatali, altre ingiustizie. Lo
stesso Palazzi, per esempio, ha suggerito per la revoca dello scudetto
2006, la cui titolarità è stata presa a martellate dalla relazione, una
terza via. Senza avere cognizione delle recenti intercettazioni, ai tre
saggi, incaricati di esprimere un parere, dal commissario Guido Rossi,
quella pratica apparve già come un azzardo.
Non ebbero
il coraggio di mettere per iscritto il loro parere: si limitarono a
soffiarlo all'orecchio del professore e del suo aiutante di campo,
l'avvocato Nicoletti. Meglio non assegnarlo confessarono alcuni anni
dopo, in clamoroso ritardo sulla tabella di marcia. Figurarsi ora. Ma è
opportuno istruire un procedimento in piena regola per consentire
all'Inter stessa di difendersi e di esporre le proprie ragioni,
togliendo di fatto al consiglio federale il compito di improvvisare un
giudizio.
É lo stesso
orientamento espresso dal professor Sandulli domenica sera intervenendo
a una trasmissione di Telelombardia .«Sarebbe meglio incaricare di un
parere tecnico un altro organismo», il suggerimento. Questo vuol dire
che entro il 18 luglio, considerata la data finale di calciopoli, la
vicenda non si chiuderà e che andremo incontro ad altri mesi di
polemiche e contrapposizioni frontali. Non possiamo rimettere indietro
di 5 anni le lancette del calcio italianomaora dateci la parola fine.
3-
GUIDO ROSSI, L'INTERISTA MANDATO DA PRODI A DARE LO SCUDETTO ALL'INTER
Da "il
Giornale"
C'è un nome
che gira e rigira adesso sulla triangolazione Milano-Torino-Roma. È
quello di Guido Rossi. Perché il dossier Palazzi che scuote il mondo del
pallone e che verosimilmente porterà alla revoca dello scudetto del 2006
all'Inter ora ruota attorno a lui. Allo scoppio dello scandalo
Calciopoli e con i vertici della Figc coinvolti (il presidente Carraro e
il vicepresidente Mazzini furono travolti dalle intercettazioni e
dall'inchiesta), questo potente avvocato fu scelto come commissario
della Federazione.
Era il volto
considerato presentabile del calcio italiano stravolto dalla bufera
giudiziaria. C'erano i Mondiali, dissero.C'era bisogno di qualcuno
giudicato credibile: a scegliere Guido Rossi fu il governo Prodi, in
particolare dal ministro Giovanna Melandri. Perfetto per loro: uomo di
sinistra, da sempre. Ma ovviamente la sinistra chic e ben agganciata.
Per tre anni (dal 1989 al 1992) era stato anche deputato di Sinistra
Indipendente.
Poi arrivò
Tangentopoli e lui, avvocato d'affari della Milano bene, si schierò
apertamente dalla parte del pool. Giustizialista lo è sempre stato. Così
come è sempre stato interista.
Eccolo il nodo, che non si scioglie e non si scioglierà. Il buco nero
del post Calciopoli è questo dettaglio non trascurabile per nessuno e
tantomeno per i tifosi delle squadre punite dalla giustizia sportiva con
la retrocessione o la penalizzazione.
Guido Rossi
era un signore conosciuto a una nicchia di persone: il mondo della
finanza, il mondo degli affari, il mondo di una certa politica, meglio
se legata a finanza e affari. «Non c'è vicenda discussa, nell'olimpo
della banca e finanza, in cui manchi da 30 anni il suo zampino. Ne ha
viste e fatte più di Bertoldo, ma lui sopravvive alle tempeste, gli
altri ci rimettono le penne. È Guido Rossi. Nemico di Enrico Cuccia, ha
imparato l'arte da lui», scrisse una volta Panorama.
Non era un
personaggio pubblico,però.Calciopoli e tutto quello che ne è seguito
l'hanno trasformato in questo: un popolare volto da stadio, più odiato
che amato,perché nemmeno i tifosi dell'Inter l'hanno mai adorato. E
questo nonostante sia stato lui in persona a dare al club milanese lo
scudetto del 2006. Lo dice la storia, oltre che varie testimonianze: la
commissione dei saggi istituita per decidere che cosa fare di quel
campionato, aveva espresso l'intenzione di non assegnare ad alcuno la
vittoria.
Guido Rossi
si impuntò: spinse perché fosse assegnato all'Inter, cioè alla prima
squadra in classifica non toccata dallo scandalo. Peccato che fosse
anche la sua squadra, non solo come tifo: dal 1995 al 1999 l'avvocato
milanese fu membro del consiglio di amministrazione del club nerazzurro.
Non proprio un esempio di limpidezza. Lo scudetto fu assegnato e lo
chiamarono scudetto degli onesti.
Da allora
Guido Rossi è detestato da juventini e milanisti. Odiato anche per
essere stato sfacciatamente protagonista nella finale di coppa del
Mondo di Berlino quando scese in campo a ricevere la Coppa, nonostante
sapesse di essere una meteora nel mondo del calcio. Il bagno di
popolarità, prima di tornare nell'oblio per tanti e nella notorietà di
pochi. A far fare affari, sempre. A essere il centro di molte cose e di
molto potere. Possibilmente rosso.
4 -
VALUTAZIONI E SENTENZE DEL 2006
LA RELAZIONE DI PALAZZI SULLE INTERCETTAZIONI-CHIAVE
Da "la
Stampa"
FACCHETTI
CON BERGAMO
Giacinto Facchetti all'epoca è presidente dell'Inter, Paolo Bergamo è
commissario nonché designatore della Can di serie A e B
26 novembre 2004, ore 9,51
I due
discutono di chi mettere nella griglia per Inter-Juventus della
successiva giornata di campionato. Nella stessa telefonata Facchetti si
lamenta di «qualche problemino» con Bertini, ma Bergamo precisa che se
fosse designato tale arbitro, ci avrebbe parlato lui («Semmai ci
parlo»).
FACCHETTI
CON MAZZEI
Gennaro Mazzei era vice commissario della Can
25 novembre 2004, ore 17,51
Facchetti,
sapendo che Mazzei si sta recando a Coverciano, chiede di scegliere
(«Eh, sceglili bene per domenica sera, eh») bene gli assistenti
(evidentemente per la gara che riguarda l'Inter) e Mazzei risponde che
indicherà il numero 1 e il numero 2 e cioè Ivaldi e Pisacreta. Facchetti
aggiunge che ci vuole «il numero uno degli arbitri» e che «lì non devono
fare sorteggi, lì devono...». Alla domanda di Mazzei «Come si fa?» (ndr:
a non fare i sorteggi), Facchetti dice «Ma dai».
FACCHETTI
CON LANESE
Tullio Lanese all'epoca era presidente Aia
8 febbraio 2005, ore 12,41
Lanese
chiede a Facchetti biglietti per un amico per la partita di sabato 12
gennaio, Inter-Roma. Lanese, poi, dice a Facchetti che per il futuro i
designatori saranno condizionati dal loro ok («Perché so che ora questi
designatori saranno un po' condizionati dalla vostra... dal vostro okay,
no?»).
LO SCUDETTO
NON ASSEGNATO
Palazzi sul materiale che inchiodò la Juve 22 giugno 2006
Gli atti
posti in essere sono idonei a minacciare la terzietà degli arbitri e
tutti vanno considerati responsabili di questa condotta, descritta come
un reato di pericolo
La sentenza
della Corte d'Appello federale 25 luglio 2006
Juve in
serie B con 17 punti di penalizzazione. (poi ridotti a 9 dall'Arbitrato
del Coni)
Confermata
la revoca e la non assegnazione degli ultimi due titoli (quello del 2006
venne assegnato poi all'Inter dal commissario straordinario Figc Guido
Rossi, dopo la valutazione dei tre saggi)05-07-2011]
|
AVEVAMO
INVENTATO IL COMPUTEr! - fu l’OLIVETTI CHE, PER PRIMA NEL 1965,
RIVOLUZIONÒ LA TECNOLOGIA CON IL PRIMO PC - GLI AMERICANI FIUTARONO
subito IL BUSINESS: “LA HEWLETT PACKARD NE COMPRÒ UN CENTINAIO DI
ESEMPLARI E POCO TEMPO DOPO LANCIÒ UN MODELLO DI COMPUTER IDENTICO.
ACCUSATA DI AVER VIOLATO IL BREVETTO OLIVETTI, LA HP SARÀ CONDANNATA A
RISARCIRE 900 MILA DOLLARI ALL’AZIENDA DI IVREA”…
Aldo
Grasso per il "Corriere
della Sera"
Che storia
incredibile e che rammarico! Il personal computer l'abbiamo inventato
noi, cioè l'Olivetti, ma a trarne vantaggi e a rivoluzionare il mondo
della comunicazione sono stati gli americani della Silicon Valley:
«Quando Olivetti inventò il pc», documentario di Alessandro Bernard e
Paolo Ceretto (History Channel, canale 407 di Sky, domenica, ore 23).
Era
il 4 ottobre del 1965 quando New York Times, Wall Street Journal,
Business Week e New York Herald Tribune titolano a piena pagina: «The
first desk top computer of the world».
Un team di giovani
ricercatori dell'Olivetti di Ivrea, diretti dall'ingegnere Piergiorgio
Perotto, aveva presentato alla fiera di New York il primo Personal
computer: la Programma 101 (un curioso femminile!), un calcolatore
grande come una macchina da scrivere, pensato per il singolo utente
senza l'intervento di un tecnico programmatore, in un'epoca in cui i
calcolatori erano enormi, complicati e inaccessibili.
La Hewlett
Packard ne comprò un centinaio di esemplari e poco tempo dopo lanciò un
modello di computer identico alla 101. Accusata di aver violato il
brevetto Olivetti, la HP sarà condannata a risarcire 900 mila dollari
all'azienda di Ivrea. Ma facciamo un passo indietro: nel 1964, a causa
di una dura crisi finanziaria, l'Olivetti aveva ceduto la divisione
elettronica a General Electric, come condizione perché Fiat e a
Mediobanca intervenissero a salvare l'azienda.
Adriano era
morto da quattro anni, vantandosi di non aver mai fatto ricorso a una
banca. Il figlio Roberto dovette invece fare il gran passo. La squadra
di Perotto aveva però nascosto il progetto sotto il cappello della
divisione calcolatrici rimasta a Ivrea e riuscì così a portare a termine
il suo lavoro. Attraverso le interviste ad alcuni protagonisti, prende
corpo una storia tanto sconosciuta quanto emozionante.30-06-2011]
|
|
On. Mario
BORGHEZIO
COMUNICATO STAMPA
CRISI FINANZIARIA
BORGHEZIO : NELLA
RELAZIONE BERES APPROVATO
IL MIO EMENDAMENTO
ANTICORRUZIONE
Il Parlamento europeo
ha oggi approvato, nel quadro della relazione Berès sulla "Crisi
finanziaria, economica e sociale: misure e iniziative da adottare" che
chiude oltre due anni di lavoro della Commissione crisi, l'emendamento
n. 13/rev. del seguente letterale contenuto:
"Invita gli Stati
membri, in considerazione del carattere fondamentale della lotta alla
corruzione e ai fini di un reale risanamento finanziario, a inserire nel
loro ordinamento penale la previsione che la realizzazione di opere
attraverso corruzione, pagamento di tangenti ed altri strumenti atti ad
ottenere vantaggi illegittimi determini, da parte dell'Ente pagatore,
l'annullamento del pagamento e, qualora il pagamento sia avvenuto, la
richiesta in restituzione del doppio della somma pagata".
Ritengo inutile
sottolineare l'importanza di questa proposta anticorruzione, che dovrà
impegnare i Paesi membri a introdurre nel proprio ordinamento penale
norme adeguatamente severe al fine di stroncare la corruzione negli
appalti pubblici.
E' invece doveroso
dare atto del contributo fondamentale che, nella stesura
dell'emendamento, è stato dato da Marco Bava, che notoriamente da anni
persegue una linea anticorruzione con esposti, denunce e interventi
nelle assemblee societarie ed al quale va il mio sentito ringraziamento.
Debbo invece
rammaricarmi per il voto contrario all'emendamento pro-Glass Steagall
(numero 14), voto che, purtroppo, certifica l'onnipotenza della lobby
delle banche speculative...
On. Mario
Borghezio
Delegazione Lega
Nord al P.E.
Strasburgo,
06.07.2011
E.mail:
mario.borghezio@europarl.europa.eu
Ècell.
348 8966537
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TANTI CARI AUGURI
AL DR.CESARE ROMITI , IL MATTEI DEL DEGLI ANNI 90 !
1 - UN
COMPLEANNO PER TRE IN CASA ROMITI...
A casa Romiti si festeggia una volta sola. Ma vale per due. Non c'entra
la crisi, è solo per una simpatica coincidenza: padre e figlia sono nati
a pochi giorni di distanza. E così quest'anno Piergiorgio e Maria Serena
Romiti hanno deciso di festeggiare insieme, il primo i 60 anni la
seconda i 30, invitando un centinaio di ospiti nella splendida villa
romana di Via Pinciana per una festa a tema, «noir et blanc» .
La data
scelta, però, non è quella dei rispettivi compleanni: Piergiorgio è nato
il 10 giugno, la figlia L 8, e l'invito è per il 24. Tutt'altro che
casuale. Quel giorno infatti il patriarca Cesare Romiti compie 88 anni.
E così a festeggiare saranno in tre.
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Il pezzo mancante
Recensioni
Qual e' Il pezzo
mancante? E' una domanda che emerge spontanea al termine della
proiezione del documentario realizzato dal regista Giovanni ...
Recensione completa
film.35mm.it
- Giulia Oppia
Piperno prova a
raccontare la vita e le opere di una delle famiglie che più ha segnato
l'Italia dal punto di vista economico, sociale e culturale ...
Recensione completa
www.movieplayer.it
E' una vera
sorpresa il documentario di Giovanni Piperno, non tanto per lo stile,
quanto per la portata del messaggio che tra mille imbarazzi si ...
Recensione completa
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ma che "C"
scrivi? - su ’’USA TODAY’’ la FIAT marpionnizzata ha comprato quattro
pagine del quotidiano. Una pubblicità enorme. il titolo dice che
l’utilitaria “Più di mezzo secolo fa ispirò una nazione” - Certo se
almeno ’’CINQUECENTO’’ fosse scritto come si deve (anziché
"cincquecento") saremmo più “ispirati”....
Andrea
Salvadore per il suo blog, "Americanatvblog.com"
New York e'
svuotata.
Ieri sera sono andato al cinema ed ho camminato per una cinquantina di
blocchi incontrando poche anime, turisti ignari e tanti senzacasa
buttati per le strade, che nel vuoto emergono.
Nel
pomeriggio partira' il grande rientro da questo fine settimana del
giorno dell'indipendenza americana. Fuochi d'artificio e grigliate di
carne ovunque.
Si festeggia ma non c'e' euforia. Un sondaggio di ieri di Time magazine
e l'Aspen Institute ci dice che due terzi degli americani considerano
che gli ultimi dieci anni siano stati anni di declino americano.
Tre quarti
degli americani sono anche piu' preoccupati della crisi economica
domestica che non delle minacce alla sicurezza del paese.
Si avvicina
l'anniversario dei dieci anni da September 11 e fioccano analisi e
sondaggi.
All'inizio di questo weekend su USA TODAY la FIAT (fiatusa.com senza
CHRYSLER scritto da nessuna parte) ha comprato quattro pagine del
quotidiano. Una pubblicita' enorme.
La prima
pagina e' paragonabile a quella di un rientro e il titolo dice che "Piu'
di mezzo secolo fa ispiro' una nazione".
Difficile
immaginare oggi un corteo di cinquecento che rientra a New York. Non
siamo esattamente nel boom, nel miracolo economico da queste parti.
Certo se almeno CINQUECENTO fosse scritto come si deve saremmo piu'
"ispirati".
04-07-2011]
|
IL
SUB-COMANDANTE GRILLO/2 - LE VITTORIE ELETTORALE DEL MOVIMENTO CINQUE
STELLE SFUGGONO DI MANO AL PARA-GURU GENOVESE: DA NAPOLI AL PIEMONTE LA
BASE SI RIBELLA CONTRO BEPPE E GIANROBERTO CASALEGGIO, IL DOMINUS DIETRO
AL WEB E ALLA STRATEGIA POLITICA DEL MOVIMENTO - CASUS BELLI LA RIUNIONE
A PORTE CHIUSE (PARE PALAZZO GRAZIOLI) PER COORDINARE CINQUE STELLE, MA
IN TUTTA ITALIA CRESCE LA PROTESTA DEI MILITANTI: “ALTRO CHE SPONTANEE,
QUESTE SONO CANDIDATURE SPINTANEE”…Jacopo Iacoboni per "la
Stampa"
Avete
presente Fight Club?
A un certo punto
il progetto di Edward Norton - creare una rete di combattimenti notturni
per sfogare la volontà di potenza di maschi americani - va così oltre le
intenzioni che sfugge totalmente dalle mani di chi l'aveva iniziato.
Ecco.
Mentre Beppe
Grillo ieri portava la sua voce in Val Susa a quelli che si battono
contro la Tav, sul blog peerates.org Alessandro, uno dei sostenitori dei
suoi meet up, commentava amaro: «Grillo mi ricorda un po' quella scena
di Fight club , dove il protagonista perde il controllo del progetto
Mayhem, che continua anche senza di lui e contro il suo volere».
E il fatto è
questo ormai: dopo l'uno-due elezioni amministrative-referendum, sono
sempre di più i sostenitori o semplici cittadini che non accettano più
l'equazione movimento-uguale-Grillo, e non tollerano più i metodi
dell'antico ispiratore. Non è la prima volta che accade, in questi anni,
ma ora il malessere ha un senso particolare perché investe la domanda:
che facciamo dopo le vittorie elettorali?
Il casus
belli risale al 18 giugno, le discussioni duravano ancora ieri. Grillo
convoca una riunione a porte chiuse a Milano - di solito avvengono ogni
sei mesi - in cui, col divieto di far riprese e raccontare all'esterno
(!), prova a strutturare una forma di coordinamento. Se ne occupano due
uomini, i fratelli Davide e Gianroberto Casaleggio, che con la loro
azienda gestiscono da anni il sito e la strategia del comico di Genova.
L'incontro,
dalle 11 alle due e mezzo di pomeriggio, nomina (non elegge) quattro
figure, Matteo Olivieri (Reggio Emilia), documenterà i progetti
realizzati nelle città; David Borrelli (Treviso), si occuperà delle
liste; Vito Crimi, di Brescia, analizzerà e coordinerà i programmi sui
vari territori; infine Vittorio Bertola, di Torino, che ha il compito di
ritoccare Movable Type, il sistema su cui gira il sito Grillo, per
creare una piattaforma informatica per condividere tutto il lavoro
prodotto dai consiglieri grillini in Italia.
Normale,
Grillo si dà una struttura, sia pure leggerissima. Ma lui o qualcun
altro per lui? Luca B., dei meet up bolognesi, domanda: «Chi decide
questi coordinatori?». Roberto Fico, del meet up di Napoli, attacca:
«Con che criterio organizzate gli incontri, potremmo saperlo?».
Davide Bono,
consigliere piemontese, ieri in Val Susa ha ribadito ogni solidarietà
con Grillo. Però è certo che i modi con cui è avvenuta la strutturazione
del movimento non gli sono piaciuti, «altro che spontanee, queste sono
candidature spintanee. E tre di loro hanno doppi incarichi». A fine
meeting aveva raccontato: «Strappo il microfono alle 14,30 e chiedo
lumi, chi ha deciso chi, e se sono ruoli tecnici o politici? Mi si
risponde che se qualcuno del territorio me lo chiede devo mandarlo
aff...». Siamo a questo: Grillo sfodera il vaffa contro i suoi stessi
eletti.
Bertola nel
frattempo si autosospende dal coordinamento piemontese, in polemica con
Bono. Mauro Conte accusa, «vale il singolo cittadino o sono due tre
persone senza nome e senza volto, che scavalcano tutto? Grillo mi manda
aff...? Io mando aff... lui». La candidata romana Serenetta Monti dice
che Beppe «prende ordini» da Gianroberto Casaleggio.
Chi sia
quest'uomo dai capelli Galbusera - che ieri se ne stava sereno nel bosco
che possiede vicino a Ivrea, nel Canavese - è noto, ma varrà la pena
ricordarlo. Beppe Grillo stesso, nella prefazione di «Web ergo sum»,
racconta: «Lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile
del 2004. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di rete. Di come
potesse cambiare il mondo. Pensai che fosse un genio del male o una
sorta di San Francesco.
Ebbi un
attimo di esitazione. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora di
Calimero, il pulcino nero, Gurdjieff». E infatti Casaleggio un po'
ricorda il mistico armeno, con le sue teorie su una rete impalpabile
(Gaia) che arriverà a controllare la vita e la politica reale. Sarebbe
discorso lungo, il fatto è che Grillo demanda a Casaleggio ormai tutto.
E sul web
fanno le pulci al network del guru, i suoi esordi nell'Olivetti di
Roberto Colaninno, il passaggio in Webegg, un'azienda allora controllata
da Telecom (ai tempi Tronchetti Provera), la sua amicizia con un altro
socio della Casaleggio, Enrico Sassoon, poi dal 1998 ad dell' American
Chamber of Commerce in Italy, che raggruppa tra l'altro gruppi come
quello dell'Aspen Institute.
Nulla di
male, ovviamente; ma nulla che esalti la base. La mobilitazione, web o
reale non fa distinzione, cresce, e non accetta più totem, specie dopo
le vittorie elettorali. Grillo giura: «Mi chiamo fuori da questa deriva
partitica piemontese». Ma il movimento cinque stelle sa di non essere il
Pdl. [04-07-2011]
|
I FURBETTI
DELLE PAGINE GIALLE - SEAT SULL’ORLO DEL FALLIMENTO: NEL 2000 VALEVA 7
€, OGGI 6 CENTESIMI - SPOLPATA DAI FONDI CHE L’HANNO COMPRATA PER 1 MLD
€ NEL 2003: CON UN DIVIDENDO STRAORDINARIO SI AUTO-REGALARONO 2 MLD,
CREANDO 2,7 MLD DI DEBITO - De Agostini aveva investito 56 miliardi di
lire nel ’ 97 e tre anni dopo esce con 3 mila miliardi (di lire) di
plusvalenza. Pellicioli lascia Seat nell’estate 2001 con una stock
option da 86 milioni...Mario Gerevini per il "Corriere
della Sera"
Più che
Gialle, molto ingiallite. Traballa la Seat Pagine Gialle, schiacciata da
un debito di 2,7 miliardi che rischia di condurla nel baratro di un
default. Valeva 7 euro nel 2000, oggi 6 centesimi. I rating di S&P's
(CCC+) e Moody's (Caa1) sono da anticamera dell'insolvenza. Ogni euro di
ricavo (1,1 miliardi nel 2010) genera 0,5 euro di perdite (667 milioni).
Il salvacondotto Le banche più esposte (tra cui Royal Bank of Scotland,
Unicredit e Bnp Paribas) hanno appena concesso un salvacondotto
all'azienda per negoziare con i bondholder la trasformazione in azioni
di un prestito da 1,3 miliardi (emesso dal veicolo Lighthouse).
Manovra
difficile, non impossibile. Del resto la Società Elenchi Abbonati al
Telefono (Seat, appunto) è con le spalle al muro. Per dare un'idea, 2,7
miliardi di indebitamento vuol dire 50 euro per ognuno dei 53 milioni di
volumi (Pagine Gialle , Pagine Bianche, Tuttocittà) che ogni anno
distribuisce nelle case e negli uffici degli italiani. Spesso carta
inutile che si accatasta negli androni e nelle portinerie. L'idraulico
una volta lo trovavi sfogliando quelle pagine, oggi vai su Internet.
LA
SCOSSA DI PELLICIOLI
Quella Seat «pagine di carta» si è via via evoluta ma la prima vera
scossa gliela diede dodici anni fa l'allora amministratore delegato
Lorenzo Pellicioli, intuendo le potenzialità della Rete (acquisì il
portale Virgilio). La nuova «mission» bastò per surfare alla grande
sull'onda borsistica che premiava il «profumo» di web. Allora erano
decine di migliaia i Seat-people che provavano a far soldi con la «botta
di trading» . Qualcuno è ancora incastrato.
L'azienda
apparteneva a una cordata con Telecom, De Agostini e altri. È con la
fusione Seat-Tin.it che Telecom resta sola: i soci terzi salutano
coperti d'oro. De Agostini, per esempio, aveva investito 56 miliardi di
lire nel ' 97 e tre anni dopo esce con 3 mila miliardi (di lire) di
plusvalenza. Pellicioli lascia Seat, entrata anche nella tv Tmc,
nell'estate 2001 con una stock option da 86 milioni.
LA FAME
DEI SOCI
Dieci anni dopo la metà dei ricavi viene ancora dalla voce «stampa» e il
38% dall'online.
Oggi l'azienda torinese è una piattaforma multimediale con una forte
presenza sul web dove, tra l'altro, è leader nella creazione di siti
Internet: 80 mila lo scorso anno. Però sul web i margini sono ridotti e
occorre investire. Invece Seat, che una volta era una cash cow, è stata
spolpata dal gruppo di fondi che l'ha comprata nel 2003. E ora non
riesce a pagare le rate dei mutui. Come è possibile? Il meccanismo è
semplice: acquisisci il controllo e poi ti ripaghi la spesa infilando le
mani nelle casse della società.
Come?
Ordinando ai manager che hai nominato di deliberare la distribuzione di
un maxi dividendo straordinario. L'azienda nel frattempo si sarà
indebitata per soddisfare la «fame» dei soci e mandare avanti il suo
normale business. Lo schema funziona se gli affari prosperano e gli
utili coprono almeno gli oneri del debito. Ma alla Seat si è tirata
troppo la corda.
Al punto che
un anno e sette mesi fa uscì un report degli analisti di Kepler secondo
i quali il target price era zero, ma solo perché in Borsa non si può
andare sottozero. «Anche se pensiamo- si leggeva - che l'amministratore
delegato Alberto Cappellini sia un buon manager, non può fare miracoli,
cosa che sfortunatamente è proprio quello di cui Seat ha bisogno» .
LA
TRAPPOLA
Ora il cerino è rimasto in mano a quegli stessi che avevano acceso il
fuoco: i fondi di private equity CVC, Permira e Investitori Associati ai
quali fa capo il 49,5% del capitale. Hanno fatto un uso spregiudicato
della leva finanziaria.
Nel 2003,
insieme ad altri poi usciti, misero 960 milioni cash e 2,2 miliardi
prestati dalle banche per il 62% del capitale. Poi con il dividendo
straordinario incassarono oltre 2 miliardi. Ora invece sono intrappolati
in una Seat che ogni anno dovrebbe ripagare 250 milioni di interessi sul
debito. E non ce la fa. Anche una Ferrari non andrebbe avanti se dovesse
trainare un Tir.04-07-2011]
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1- TANGENTI
ROSSE PER IL PARTITO DEMOCRATICO, VOLI DI LUSSO GRATIS PER IL MAGO
DALEMIX - 2- IL PRESIDENTE DEL COPASIR - NEL TIMORE DELLO SCANDALO - SI
SCAPICOLLA A RIVELARE DI AVER VIAGGIATO SENZA PAGARE 5 VOLTE SUI JET
DELLA SOCIETÀ CHE VERSAVA BUSTARELLE A PRONZATO, CONSIGLIERE ENAC E
RESPONSABILE TRASPORTI DEL PD - 3- MA PIÙ CHE DEGLI AEROTAXI PRESI A
SBAFO, IL GRANDE TIMONIERE (DELL’IKARUS) FAREBBE BENE A PREOCCUPARSI
DELLE VERE E PROPRIE TANGENTI. FINITE GRAZIE A UN SISTEMA CODIFICATO UN
TERZO A UN CONSULENTE AMICO DI D’ALEMA, UN TERZO ALLA FONDAZIONE
DALEMIANA ITALIANI-EUROPEI E UN TERZO AL PD DEL COMPAGNO (DI MERENDE)
BERSANI - 4- IL PROPRIETARIO Di “ROTKOPF AVIATION” (I VOLI OFFERTI A
D’ALEMA SAREBBERO PIÙ DI CINQUE) INCASTRA ANCHE LA GOVERNATRICE
DELL’UMBRIA CATIUSCIA MARINI: SI PARLA DI 20MILA EURO COLLEGATI
PRESUMIBILMENTE ALLA SPONSORIZZAZIONE DI UMBRIA JAZZ
1- UN
TERZO DI TANGENTI AL PD, A D'ALEMA VOLI DI LUSSO GRATIS -
Franco Bechis per
Libero
Massimo
D'Alema ha offerto una primizia alla procura di Roma. Ieri ha rivelato a
mezzo stampa - tramite portavoce - di avere in effetti viaggiato a sbafo
cinque volte nel 2010 su aerei della Rotkopf di Riccardo e Viscardo
Paganelli, che potevano volare grazie a permessi debitamente oliati
rilasciati dall'Enac su pressione di Franco Pronzato, consigliere
dell'ente e responsabile trasporti del Pd.
La procura
non sapeva di quei voli, perché il nome di D'Alema generosamente
ospitato dall'allegra compagnia finita in gattabuia, non compariva fra
le carte sequestrate. Il leader Pd - nel timore dello scandalo- ha
pensato bene di fare la prima mossa e mettere in piazza quei voli.
Ma più che
degli aerotaxi presi a sbafo, D'Alema farebbe bene a preoccuparsi delle
dichiarazioni del teste chiave da cui è originata tutta l'inchiesta su
appalti e mazzette rosse dei pm Giuseppe Cascini e Paolo Ielo. Perché lì
non sono in ballo passaggi in aerotaxi regalati come caramelle. Ma vere
e proprie tangenti. Finite grazie a un sistema codificato un terzo a un
consulente amico di D'Alema, un terzo alla Fondazione Italiani europei e
un terzo al Partito democratico.
Tutto è
partito nel settembre 2010 da un imprenditore ben noto alle cronache
economiche: Pio Piccini, titolare di quelle Omega srl e Themis srl nate
dal tragico spezzatino di Eutelia, quello che ha messo per strada e
portato ad ‘Annozero' centinaia di incolpevoli lavoratori.
Piccini che
fra i marosi di Eutelia navigava come poteva, racconta ai magistrati di
avere trovato all'improvviso la sua ciambella di salvataggio. Il
miracolo avviene "fra la fine del 2007 e gli inizi del 2008", quando
Piccini viene invitato a un dibattito della Fondazione italiani europei
e conosce Vincenzo Morichini, assicuratore di fede Pd e grande amico di
D'Alema (insieme a lui e a Roberto De Santis acquistò la celebre prima
barca a vela del leader Pd, Ikarus).
Morichini
rassicura Piccini: non ti preoccupare, ho molte conoscenze, ti trovo io
contatti e soprattutto i contratti giusti. Siccome ho una società di
consulenza, per ogni contratto acquisito ti chiederò una percentuale.
Fin qui tutto più o meno normale, anche se il lobbismo fatto a
percentuale è cosa assai diversa e più significativa di quello indagato
dall'inchiesta sulla P4.
Con la
società di Morichini viene fatto un contratto di consulenza a
prescindere dai risultati per una cifra modesta: 2.500 euro al mese. In
più viene chiesto uno sforzo economico una tantum per la Fondazione
Italiani europei: 15 mila euro versati dalla Themis e 15 mila euro
versati da Omega. In tutto 30 mila euro regolarmente fatturati solo
nella speranza di avere contratti e commesse.
E qui che
entra in scena la postilla del "metodo Morichini". L'amico di D'Alema si
dà un gran daffare per Piccini. Gli fa incontrare manager di società
Finmeccanica per un appalto sui sistemi di intercettazione da fornire
alle procure. Poi gli fa incontrare i vertici della Regione Umbria per
accreditarlo come fornitore delle Asl.
Prima di
firmare contratti e commesse, ecco che arrivano le regole. Che così
Piccini descrive ai pm: "gli accordi prevedevano il riconoscimento a
favore della Sdb di una percentuale sugli affari conclusi, in misura del
5,5% del fatturato, da ripartire poi in misura pro-quota fra la Sdb, la
Fondazione Italiani Europei e il Partito democratico".
Nella testa
di chi chiede quel 5,5% si tratta naturalmente di una intermediazione.
Ma se Morichini più o meno poteva spacciarsi come intermediario, è
chiaro ai pm che questa non possa essere la funzione né della Fondazione
Italiani Europei né tanto meno del Pd. Quelli non sono intermediari. I
soldi - una percentuale di circa il 2% di ogni contratto o commessa- che
versano alla Fondazione dalemiana e al Pd per il codice penale sono
tangenti.
Si capisce
bene che con questo teste-chiave D'Alema possa essere un po'
preoccupato. I voli? Sì, anche quelli sono poco commendevoli. Chissà
quante persone c'erano a bordo insieme al leader Pd. Se il valore di
quei passaggi gratis avesse superato i 50 mila euro nel 2010, ci sarebbe
anche violazione della legge sul finanziamento dei partiti, perché alla
tesoreria della Camera non è stata depositata la necessaria
dichiarazione congiunta.
Altrimenti è solo questione di stile.
D'Alema dice
che erano voli di lavoro. Lui lavora per il Copasir, organismo che non
può accettare donazioni di questo genere. Se invece il lavoro era per il
partito, i voli dovevano essere pagati dal Pd, non dai Paganelli.
L'avrebbe capito assai bene Enrico Berlinguer. Ma non si può chiedere
quell'etica a quel che è rimasto di quel Pci...
2- - IL
PROPRIETARIO Di “ROTKOPF AVIATION” (I VOLI OFFERTI A D'ALEMA SAREBBERO
PIÙ DI CINQUE) INCASTRA ANCHE LA GOVERNATRICE DELL'UMBRIA CATIUSCIA
MARINI: SI PARLA DI 20MILA EURO COLLEGATI PRESUMIBILMENTE ALLA
SPONSORIZZAZIONE DI UMBRIA JAZZ
Gian Marco Chiocci
- Simone Di Meo per
Il Giornale
C’è anche il nome
di Catiuscia Marini, presidentessa piddina della Giunta regionale
dell’Umbria, nei «pizzini» trovati negli uffici di Viscardo Paganelli,
il proprietario della linea aerea «Rotkopf aviation» arrestato qualche
giorno fa insieme a Franco Pronzato, consigliere d’amministrazione Enac
ed ex responsabile del trasporto aereo per il Pd, per una storia di
mazzette che rischia di travolgere il partito di Bersani in Liguria, in
Umbria e nel Lazio. In questi «pizzini», l’ultimo riferimento alla
Marini vedrebbe accostata una cifra di 20mila euro collegata
presumibilmente alla sponsorizzazione di Umbria Jazz.
Questi documenti rappresenterebbero, nell’ottica della Procura, il
«libro mastro» dei versamenti elargiti dall’uomo d’affari a politici e
amministratori per un ammontare complessivo di circa 200mila euro. Ma a
che titolo sarebbero stati corrisposti questi finanziamenti?
Gli investigatori
sono al lavoro proprio su questo nuovo filone, che potrebbe portare a
sviluppi rapidi e clamorosi, soprattutto alla luce di un’ammissione di
uno dei principali protagonisti dell’inchiesta. Pronzato, infatti, ha
ammesso che i 40mila euro associati al suo nome in un altro appunto
scoperto durante la perquisizione della società di Paganelli
rappresenterebbero una sorta di «gratifica» che il consigliere
d’amministrazione Enac avrebbe ricevuto da Vincenzo Morichini,
cacciatore di doti della fondazione ItalianiEuropei nonché ex
comproprietario della barca di Massimo D’Alema e lobbista specializzato
in appalti pubblici, ma in nome e per conto dello stesso Paganelli, per
la velocità con cui l’Ente nazionale dell’aviazione civile avrebbe
«licenziato» i certificati di abilitazione al trasporto passeggeri del
monomotore Cessna per le due rotte dell’Isola d’Elba verso Pisa e
Firenze. Soldi che, nell’interrogatorio di garanzia, Pronzato specifica
di non aver mai richiesto ma di aver accettato, in due tranche, come
dono natalizio e di aver poi, a sua volta, diviso con lo stesso
Morichini.
Una condotta sospetta, agli occhi dei magistrati, anche e soprattutto
alla luce da un’altra traccia lasciata da un bonifico bancario da 28mila
e ottocento euro, pagato ancora una volta da Paganelli, a beneficio di
Giuseppe Smeriglio, amico di Pronzato, per una consulenza che in realtà
non c’è mai stata. In totale quasi 70mila euro finiti nelle tasche di un
consigliere dell’Enac e di un suo compagno come forma di gratitudine per
ungere qualche ruota?
Altro filone che si prospetta ricco di novità è quello che riguarda
invece i rapporti tra il proprietario della «Rotkopf aviation» e
D’Alema, presidente della fondazione ItalianiEuropei e numero uno del
Copasir, il comitato parlamentare di controllo sull’attività dei servizi
segreti. Secondo gli inquirenti, infatti, non sarebbero soltanto cinque
i viaggi offerti a Baffino, nel solo anno 2010, «per situazioni di
lavoro circoscritte e particolari», come hanno spiegato dall’entourage
dell’ex premier, ma probabilmente molti di più. Una circostanza, questa,
che di fatto lega a filo doppio D’Alema al contesto investigativo e al
ruolo giocato nell’affaire da Morichini, già indagato per corruzione e
frode.
3-
TUTTI GLI UOMINI DI BAFFINO AMMETTONO LE MAZZETTE
Roberta Catania per Libero
Massimo
D'Alema aveva iniziato a trovarsi in una situazione imbarazzante già
all'indomani degli arresti di martedì scorso, quelli per la presunta
tangente Enac. Non appena si parlò dei 40mila euro che l'imprenditore
Viscardo Paganelli (interrogato ieri dal gip diRoma nel carcere di
Regina Coeli) ha detto di avere dato al membro del cda Enac in quota Pd,
Franco Pronzato, il quale a sua volta (l'altro ieri nel carcere di
Genova) aveva chiarito di avere intascato per tramite di Vincenzo
Morichini.
A dire il
vero Pronzato aveva intascato solamente una parte di quel denaro, perché
l'ex comproprietario di Ikarus (la storica barca a vela dell'ex premier)
ed ex ad di Ina Assitalia Roma, indagato anch'egli in questa stessa
inchiesta per le proprie intermediazioni, pare fosse solito trattenere
per sé metà delle mazzette che prendeva dagli imprenditori cui
prometteva affari e appalti facilitati.
Paganelli
incluso, in questo caso tassato perciò di 20mila euro. L'imbarazzo di
D'Alema, oltre che per la stretta amicizia con Morichini, cresce quando
si scopre - proprio grazie al suo ufficio stampa che vorrebbe metterci
una toppa - che il presidente del Copasir ha accettato cinque voli dalla
società finita nel mirino dei pm di Roma, in particolare dell'ex gip di
Mani Pulite Paolo Ielo, che oggi da magistrato di Roma guarda con
sospetto questo scambio di favori.
D'Alema prese
cinque passaggi aerei, tre dei quali da Roma in Puglia, a bordo dei
mezzi della compagnia Rotkopf Aviation, quella sotto inchiesta per avere
ottenuto un «aiuto» nella gara d'appalto dei voli tra l'isola d'Elba e
la Toscana e l'aeroporto di Roma-Urbe. Il Lider Maximo accettò quei voli
gratis e senza tornaconti? In teoria sì, anche se a un politico non
sarebbe concesso ricevere doni di grande valore, e in più D'Alema lo ha
ricevuto da quello stesso personaggio da cui intasca anche 30mila euro.
Non
direttamente Massimo, per carità, bensì la sua Fondazione
Italianieuropei, alla quale Paganelli fece due finanziamenti
(perfettamente leciti) di 15mila euro ciascuno «su disposizione di
Morichini». Versamenti registrati e, quindi, legali. Come aveva fatto
Pio Piccini, altro imprenditore guidato da Morichini, che a verbale dice
di avere «finanziato » la Fondazione di D'Alema «con due contributi in
denaro di 15mila euro»
Nel suo
caso, come raccontò davanti ai finanzieri del Nucleo Valutario, era uno
dei dazi da pagare per avere «l'assegnazione di appalti per le pubbliche
forniture (..) il cui fatturato era da ripartire tra Sdb (Morichini), la
Fondazione Italianieuropei ed il Partito democratico » Ad ogni modo i
problemi sono nati (e forse ne nasceranno altri) quando si è aperta la
prima falla.
Il Pd ha iniziato
a tremare quando Morichini, l'8 giugno scorso, ha iniziato a collaborare
con i magistrati che si occupano di reati contro la Pubblica
Amministrazione. Un duro colpo, avere un "pentito" in casa. Poi, la
seconda stilettata, il centrosinistra se l'è presa da Pronzato, che
nonostante abbia dato le dimissioni da rappresentante aereo del partito,
ha gettato di riflesso un'ombra sul Pd.
Ma il vero
pasticcio il consigliere Enac è in procinto di farlo a giorni. Lo hanno
annunciato ieri i suoi legali, che impugneranno l'ordinanza di custodia
cautelare al tribunale del Riesame. A questo punto i magistrati romani,
Paolo Ielo e Giuseppe Cascini, depositeranno gli atti dell'inchiesta per
permettere al collegio di decidere. Tra le carte, lunedì o martedì,
insieme al parere degli inquirenti, è possibile che venga allegato il
famigerato "pizzino" con i sei referenti di Paganelli.
Un foglio dove
l'imprenditore avrebbe appuntato nomi e cifre da elargire e che, finora,
hanno trovato riscontro (i 40mila euro per Pronzato e i 30 mila - però
legali - per la Fondazione Italianieuropei). Gli altri quattro, per un
totale di 200mila euro, potrebbero mettere nei guai altri esponenti di
area Pd, probabilmente più in carriera rispetto a un referente aereo.
Guarda caso malelingue mormorano che studi legali di grido abbiano già
ricevuto visite importanti.
[02-07-2011]
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DALEMONI-ONI-ONI -
DOPO PRONZATO E MORICHINI, PURE IL “BANCHIERE DI BAFFINO” ROBERTO DE
SANTIS, FINISCE NEL MIRINO DEGLI INVESTIGATORI DELLA SANITÀ PUGLIESE:
PER TARANTINI AVREBBE SAPUTO DELLE “TANGENTI SESSUALI” PAGATE ALL’EX
VICEPRESIDENTE PUGLIESE PD FRISULLO - I TENTATIVI DI DE SANTIS DI
FERMARE LE INCHIESTE GIORNALISTICHE, DALLA LOCALE TELERAMA AL SEGUGIO DI
“PANORAMA” AMADORI - E MULÈ REPLICA AL CUGINO “GIORNALE”: “NON ABBIAMO
‘MITIGATO’ ALCUNCHÉ”…
1 - UN ALTRO
AMICO DI D'ALEMA NEI GUAI SULLA SANITÀ ORA TOCCA A DE SANTIS...
Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica per "il
Giornale"
Acque
agitate per i dalemiani d'Italia. Non c'è burrasca solo in Liguria, con
l'arresto di Pronzato (e le indagini su Morichini). Qualche vento
spiacevole soffia pure in direzione Sud, sulle coste del Salento caro a
Baffino. Un anno fa il suo fedelissimo Sandro Frisullo, già vice di
Vendola in Regione Puglia, finisce arrestato per l'affaire Tarantini.
Ora salta
fuori che in quell'indagine era «attenzionato», e intercettato da marzo
a maggio 2010, anche Roberto De Santis, imprenditore vicinissimo al
presidente del Copasir (e insieme a Morichini comproprietario
dell'Ikarus II). De Santis, tra l'altro, un link con la Liguria ce l'ha:
era nel Cda di Festival crociere spa, insieme con Raffaele Bozzano, già
a capo della società di intermediazione assicurativa ItalBroker, ora
guidata dal dalemiano Franco Lazzarini, amico di Morichini.
A tirare in
ballo De Santis, soprannominato «il banchiere di D'Alema», era stato nei
suoi interrogatori proprio Gian Paolo Tarantini, il «re delle protesi»
pugliese che, secondo l'accusa, si battagliava il mercato della sanità
regionale con le aziende di famiglia del senatore Alberto Tedesco, ex
assessore pugliese alla Sanità (e lui stesso, pur di estrazione
socialista, divenuto nel Pd un convinto dalemiano), ora sotto richiesta
d'arresto.
«Giampi»,
infatti, mette a verbale di aver conosciuto Frisullo, e la «lady Asl»
barese, Lea Cosentino, proprio tramite De Santis. Di conseguenza, su
quest'ultimo si accendono i riflettori degli inquirenti. Anche perché
Tarantini, tra le tante cose, riferisce che in un incontro tra lui e De
Santis a Roma, in piazza Navona, «parlammo di Frisullo, e io dissi che
avrei potuto coinvolgere anche Frisullo avendo mandato anche a lui delle
donne». Dunque l'imprenditore salentino legato a «Baffino» avrebbe
saputo in tempo reale delle «tangenti sessuali» pagate da Tarantini al
vicepresidente della Regione.
Ma non solo.
Ancora «Gianpi» riferisce di aver parlato con De Santis di «tante
iniziative da fare nel mondo della Sanità, ma non se ne è mai
concretizzata alcuna». E aggiunge di aver voluto «ricompensare
»l'imprenditore dalemiano «delle conoscenze che mi aveva fatto fare»:
«Gli pagai - mette a verbale - una vacanza in barca a Saint Tropez nel
luglio 2008 pagando l'intero viaggio (10mila euro alla società Mangusta)
a lui, a Castellaneta, Francesco Nettis (titolare di una ditta che eroga
gas) e delle ragazze loro amiche; gli ho inoltre regalato 2 o 3 orologi
costosi del valore complessivo di circa 60mila euro (...) gli ho messo
più volte a disposizione macchine, autisti e pagato ristoranti».
Finisce
tutto in una nota che la Gdf invia ai pm baresi a gennaio 2010, in cui
«vengono analizzate le dichiarazioni in ordine alle figure e alle
condotte di Frisullo, Salvatore Castellaneta (avvocato considerato
vicino al dalemiano Nicola Latorre, ndr) e Roberto De Santis ». I tre,
scrivono gli inquirenti, secondo Tarantini avrebbero «accreditato le
aziende» di Gianpi nelle Asl pugliesi, «favorito l'illecita
aggiudicazione di gare e appalti» e «fornito copertura "politica e
istituzionale" a livello regionale».
Quest'ultima, in particolare, è l'attività che gli investigatori
ritengono sia stata svolta da De Santis. Opera da lobbista, stile
Morichini, non necessariamente inquadrabile in un'ipotesi di reato. Ma i
pm non sembrano così drastici. I verbali di Tarantini in cui vengono
approfonditi i rapporti con De Santis sono ricchi di omissis, che
potrebbero nascondere dettagli interessanti e noti solo agli inquirenti:
«De Santis mi presentò anche (...) mi inviò dal (...) per un progetto
sulla tracciabilità delle sacche di sangue (...). Ho conosciuto, tramite
De Santis (...)».
Le
risultanze della nota della Gdf di gennaio trovano sponda nei pm che, a
marzo 2010, mettono De Santis sotto intercettazione alla vigilia
dell'arresto di Frisullo, nella convinzione che le manette per l'ex vice
di Vendola avrebbero potuto «indurre De Santis e Castellaneta a
riferire, tra loro o con altri, elementi e circostanze utili al
prosieguo delle indagini».
E, in una
richiesta di proroga delle intercettazioni di De Santis, datata fine
marzo, c'è un passaggio dei pm che ne farebbe ipotizzare l'iscrizione
nel registro degli indagati. Gli inquirenti rimarcano la necessità di
proseguire l'ascolto per «acquisire ulteriori elementi utili al
rafforzamento dell'architettura accusatoria delineata a carico
dell'indagato nonché attenzionato ».
È un piccolo
giallo: De Santis non risulta indagato né vi è notizia di uno stralcio
della sua posizione dalle carte dell'inchiesta su Frisullo. Di certo,
nel periodo in cui il grande orecchio giudiziario spia De Santis, emerge
quello che un'informativa delle Fiamme gialle definisce «malessere
»manifestato dall'imprenditore «per l'azione condotta da taluni
giornalisti, volta ad approfondire notizie sulla sua persona».
De Santis,
il cui legame con Frisullo per gli inquirenti è così stretto che «non si
può escludere una conoscenza da parte sua delle illecite condotte tenute
da Frisullo o un suo coinvolgimento nelle stesse», viene intercettato
mentre si attiva per «frenare» due giornalisti. La prima è Francesca
Pizzolante, cronista di una tv locale, Telerama.
De Santis
viene a sapere il 22 marzo dal fratello Massimo che la giornalista fa
domande su di lui, e replica: «Mh... rintracciami il numero di Paolo
Pagliaro (proprietario di Telerama, ndr)». Meno di un'ora dopo, De
Santis riceve la chiamata di un tale Rino: «Roberto, lui non sapeva
niente (...) ha già fatto una telefonata al direttore, che qualunque
cosa non si faccia (...) stai tranquillo ».
Il giorno
dopo arriva in zona l'inviato di Panorama Giacomo Amadori. De Santis
commenta: «Stanno preparando qualche porcata», ma l'articolo stavolta
esce tre giorni dopo. E gli inquirenti osservano: «Di sicuro rilievo
(...) è il fatto che De Santis, attivatosi per frenare la giornalista di
Telerama , interviene sulla proprietà dell'emittente riuscendo a
bloccarla e, forse, a mitigare l'articolo di Panorama».
MAI
PRESSIONI DA DE SANTIS E NIENTE SCONTI PER D'ALEMA...
Lettera di Giorgio Mulè (direttore di "Panorama") a "il
Giornale"
Gentile
direttore la chiusura del pezzo di Massimo Malpica e Gian Marco Chiocci
pubblicato a pagina 5 merita una precisazione in quanto lascia aperto un
dubbio che va risolto nel modo più netto. Riportando un'informativa
della Guardia di Finanza sui tentativi da parte di Massimo De Santis di
bloccare un articolo di Panorama che lo riguardava si insinua che
l'intervento di DeSantis avrebbe forse «mitigato l'articolo di
Panorama».
Eccoci
dunque al chiarimento. Innanzitutto va escluso che vi fu alcuna
pressione su di me per non far uscire l'articolo da parte di De Santis
(che non conosco) o da suoi interlocutori. Il nostro Giacomo Amadori,
sul quale non mi dilungo riguardo alle doti da cane da polpaccio, è
cronista che se avesse ricevuto pressioni le avrebbe prima respinte e
poi denunciate come ha già fatto in altre occasioni.
È possibile
che il ricorso al verbo «mitigare» da parte degli investigatori sia
allora legato al tentativo di aver ridotto sul piano quantitativo il
numero di informazioni raccolte da Amadori su De Santis. E questo perché
lo stesso De Santis (come risulta dalle intercettazioni) si mosse per
alzare un muro di silenzio intorno a lui.
Questo è ciò che
può essere accaduto ma che non ci ha impedito di pubblicare un articolo
molto ben documentato di tre pagine sul «Richelieu di D'Alema» (come lo
definimmo nel titolo) raccontando - cito sempre il titolo - «storie e
imprese dell'uomo all'ombra di Baffino».
[04-07-2011]
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1- FERMI
TUTTI! DUE CAPITOLI DEL FAMOSO RAPPORTO DELOITTE SULLE SIM FALSE.
TOLLERATO PER “LIMITARE L’IMPATTO DEI RICAVI”, IL FENOMENO “ERA NOTO A
TUTTI I LIVELLI, TOP MANAGEMENT COMPRESO” (BUORA, MARCO DE BENEDETTI,
CASTELLI E LUCA LUCIANI) - 2- MORETTI NON HA CAPITO ANCORA CHE AL DI LÀ
DELLA CONGIURA NAPOLETANA C’È QUALCUNO A LONDRA CHE GLI STA PREPARANDO
UN ALTRO PIATTINO, E PER UN PARADOSSO INCREDIBILE ANCHE QUESTA POLPETTA
PORTA IL NOME DI BISIGNANI (NANNI) - 3- IBM FOLLIES! DOPO IL BLOCCO DI 4
GIORNI DEGLI UFFICI POSTALI CHE HA PORTATO SARMI SULL’ORLO DELLA PAZZIA
È ARRIVATO IL BLOCCO DELLE BIGLIETTERIE DELLE FERROVIE - 4- AURELIO
REGINA, IN CORSO PER UNA POLTRONA DI PRESTIGIO DI CONFINDUSTRIA, È
TERRIBILMENTE SECCATO PER GLI ARTICOLI SULLE SUE TELEFONATE CON
BISIGNANI - 5- SEMPRE PIÙ INSISTENTE LA VOCE CIRCA LA VENDITA DEL
QUOTIDIANO ROMANO “IL TEMPO”
1-
FERMI TUTTI! DUE CAPITOLI INTEGRALI DEL FAMOSO RAPPORTO DELOITTE SULLE
SIM FALSE. IL FENOMENO ERA TOLLERATO PER "LIMITARE L'IMPATTO DEI RICAVI"
E CHE "ERA NOTO A TUTTI I LIVELLI, TOP MANAGEMENT COMPRESO" (BUORA,
MARCO DE BENEDETTI, CASTELLI E LUCA LUCIANI)
Per gli uscieri di TelecomItalia il weekend è stato molto sofferto.
Quando
venerdì sera stavano per lasciare gli uffici di Roma e di Milano si sono
visti arrivare sui blackberry e gli iphone un documento di 31 pagine che
ha rovinato il fine settimana. E quando sono andati a casa e ne hanno
parlato con le mogli e con i figli costoro li hanno costretti a chiudere
le persiane e a leggere riga per riga il Dispaccio N.50 che venerdì è
stato inviato a centinaia di dipendenti dentro la Newsletter anonima che
porta il nome "Duke News" e il sottotitolo "Kasta delenda est".
Non si
tratta di un documento qualunque bensì di due capitoli integrali del
famoso Rapporto Deloitte sulle Sim false che è rimasto segreto anche per
i consiglieri di amministrazione di Telecom. Nonostante le pressioni di
Luigi Zingales, il barbuto consigliere indipendente che ha fama di
rompicoglioni, in questi mesi non c'è stato verso di conoscere i
contenuti del Rapporto che tocca una pagina oscura della gestione
precedente a quella di Franchino Bernabè. La stessa cosa è successa per
i piccoli azionisti riuniti in ASATI, l'Associazione che li rappresenta,
e che da febbraio preme per leggere il testo integrale.
Finora
qualche anticipazione è apparsa soltanto sul sito "Linkiesta", ma quello
che è stato messo in orbita venerdì è sicuramente materiale di estrema
delicatezza. Era inevitabile che qualche usciere zelante girasse le 31
pagine a Dagospia che nella sua infinita miseria è in grado di fare una
sintesi veloce. Va detto innanzitutto che la Newsletter "Duke News"
scrive di 8 milioni di sim false, un numero che potrebbe avvicinarsi
addirittura ai 10 milioni.
In realtà
nei capitoli 5 e 6 del Rapporto Deloitte non ci sono elementi per
arrivare a questi numeri poiché i consulenti della celebre casa di
certificazione americana dove lavorano 2.800 professionisti, hanno
analizzato con rigore il periodo 2005-2007 e sono arrivati alla
conclusione che le Sim irregolari messe sul mercato con nomi stravaganti
(Pippo, Pluto, Paperino, ecc.) sono state 6,9 milioni.
Nella parte
introduttiva del Rapporto lo studio legale Santa Maria di Milano che
dispone di uffici anche a Park Avenue, ha inquadrato il fenomeno e ha
ripercorso le tappe attraverso le quali il 9 maggio del 2008 la "nuova"
Telecom di Bernabè ha avviato iniziative per interrompere le anomalie.
Tra queste, l'interruzione immediata del contratto con i dealer della
rete commerciale Tim, la sospensione di qualsiasi bonus legato alle
vendite e "l'obbligo di intraprendere le necessarie iniziative innanzi
all'autorità giudiziaria".
Da qui le 17
querele presso varie procure e contro 18 dipendenti coinvolti nelle
indagini (particolarmente serrate da parte della Procura di Vicenza e di
Milano).
Per gli
uscieri di Telecom e per le loro famiglie queste notizie non sono state
una sorpresa perché sapevano che Franchino Bernabè aveva avviato il
"Gruppo di lavoro Carteprepagate" al fine di regolarizzare con nuove
procedure l'intestazione delle utenze. Bisogna arrivare alla pagina 10
del Rapporto per provare autentici brividi. Qui infatti comincia il
capitolo 6 dove si affronta il tema della stima degli effetti economici
e si indicano i profili di responsabilità dei manager che nel periodo
2005-2007 hanno gestito l'azienda.
Per quanto
riguarda il danno economico a Telecom non si arriva certamente ai 500
milioni di euro di cui parla nella micidiale Newsletter "Duke News"
perché i certificatori elencano i costi tecnici e legali sostenuti
dall'azienda (circa 20 milioni di euro) ma non tirano una somma finale.
Ben più
precisa è l'indicazione del percorso attraverso il quale è venuto alla
luce il traffico delle Sim false. Si comincia da un primo report del
giugno 2005 in cui il manager Focaroli (preposto alla direzione Audit)
mette sull'avviso i top manager di Tim, Carlo Buora, Marco De Benedetti,
Castelli e Luca Luciani (il famoso Napoletone di Walterloo). A quanto si
legge il biondo manager avrebbe deciso "di non voler sospendere il
traffico entrante/uscente delle linee prive di anagrafica".
In un
secondo report (sempre a cura dell'Audit di Telecom con la data 14
settembre 2006) le carenze e le criticità del fenomeno vengono
riproposte all'attenzione di Buora, Ruggero, Castelli, Golinelli e
Luciani; poi ne arriva un terzo del luglio 2008 che questa volta finisce
sul tavolo di Galateri, Bernabè, Cicchetti, oltre ai soliti Luciani e
Golinelli.
A questo
punto Franchino prepara le contromosse e alla vigilia di Natale taglia
la testa a Lucio Golinelli che "lascia a sorpresa l'azienda" mentre il
biondo Luciani viene spedito nell'esilio dorato di Tim Brasil dove
riesce a riscattarsi con performances formidabili.
Per gli
uscieri la ricostruzione del Rapporto Deloitte spiega alcune vicende di
cui anche i muri di Telecom sussurravano. La conclusione più amara è che
il fenomeno delle Sim multiple e false era tollerato per "limitare
l'impatto dei ricavi" e che "era noto a tutti i livelli, top management
compreso".
2- MORETTI NON HA CAPITO ANCORA CHE AL DI LÀ DELLA CONGIURA
NAPOLETANA C'È QUALCUNO A LONDRA CHE GLI STA PREPARANDO UN ALTRO
PIATTINO, E PER UN PARADOSSO INCREDIBILE ANCHE QUESTA POLPETTA PORTA IL
NOME DI BISIGNANI (NANNI)
Anche gli uscieri del palazzo-obitorio delle "Ferrovie dello Stato
Italiane" hanno vissuto un brutto weekend.
Un colpo
durissimo è arrivato da Napoli con le dichiarazioni di Bisignani nei
confronti del capo supremo Mauro Moretti. Gli uscieri sono rimasti
colpiti dalla violenza delle accuse formulate dal faccendiere-federatore
con toni quasi simili a quelli utilizzati contro la Santanchè. Dietro le
parole pronunciate davanti ai magistrati, si capisce che quando
Bisignani viene toccato nei soldi e negli affetti, abbandona il cinismo
che lo ha portato a tirare in ballo l'Italia intera, e allenta i freni
della furbizia.
Contro
l'ex-sindacalista di Rimini ha sparato accuse che con forza sono state
respinte al mittente. Per Moretti, che domani manderà a Napoli i legali
per leggere le 15mila pagine dell'Enciclopedia Woodcock, si tratta di
falsità alle quali intende rispondere con denunce precise.
Gli uscieri
che lo conoscono da anni sono convinti che il Capo saprà difendersi e
che il faro si sposterà su qualcuno dei 15 manager di Trenitalia, primo
fra tutti il direttore tecnico Donato Carillo. Purtroppo le notizie
arrivate da Napoli hanno guastato l'effetto sorpresa del Piano
industriale in cui Moretti ha annunciato investimenti per 27 miliardi di
euro e ha lanciato la sua sfida a Ntv di Luchino di Montezemolo con le
due 2 ore e 20 della tratta Roma-Milano.
Secondo gli
uscieri comunque Moretti non ha capito ancora che al di là della
congiura napoletana c'è qualcuno a Londra che gli sta preparando un
altro piattino, e per un paradosso incredibile anche questa polpetta
porta il nome di Bisignani.
In questo
caso però non si tratta del chiacchierato giornalista Luigi nato a
Milano nel 1953, ma del fratello Giovanni, romano di sette anni più
vecchio, che dopo l'Alitalia nel 2002 è diventato direttore generale
della IATA, l'Associazione che rappresenta 230 compagnie aeree.
A partire
dal 1° luglio il "Nanni" Bisignani lascerà la poltrona della IATA e
passerà la mano a Tom Thyler, ex-amministratore delegato di Cathay
Pacific, ma da parecchi mesi le compagnie aeree rappresentate dentro
questo organismo internazionale stanno premendo su Bruxelles per
chiedere alla Commissione Trasporti europea di obbligare le società
ferroviarie a introdurre varchi di check-in, controlli bagagli e
banchine protette per difendere la sicurezza dei passeggeri.
I
ragionamenti che fanno negli uffici IATA di Londra sono semplici: su un
aereo possono viaggiare al massimo 250/300 passeggeri, mentre su un
treno si possono superare gli 800, quindi un incidente ferroviario
sarebbe molto più "invasivo" e devastante. L'effetto delle misure che
Bruxelles potrebbe introdurre sarebbe il rallentamento dei treni, la
costruzione di banchine protette, e in questo modo tutto il traffico
ferroviario subirà inevitabili rallentamenti con modifiche di orario e
procedure simili a quelle degli aeroporti.
Se
l'operazione condotta dalla lobby della IATA, guidata in questi anni da
"Nanni" Bisignani andrà in porto, le Ferrovie Italiane e non solo
saranno costrette a rivedere gli orari e la concorrenza con l'aereo sarà
molto più dura.
3- DOPO IL BLOCCO DEI QUATTRO GIORNI DEGLI UFFICI POSTALI CHE HA
PORTATO MASSIMO SARMI SULL'ORLO DELLA PAZZIA È ARRIVATO IL BLOCCO DELLE
BIGLIETTERIE DELLE FERROVIE
A rovinare il fine settimana di Moretti e delle Ferrovie è arrivato il
blocco delle biglietterie che dalle 2,30 di sabato fino alle 9 di sera
ha impedito di comprare un biglietto del treno.
In questo
caso il povero Moretti non c'entra assolutamente nulla perché la colpa
ricade interamente sulle spalle dell'IBM.
Per la
multinazionale americana che a metà giugno ha celebrato con solennità il
suo centenario, è un altro colpo durissimo che arriva dopo il blocco dei
quattro giorni degli uffici postali che ha portato Massimo Sarmi
sull'orlo della pazzia.
Nel quartier
generale di IBM Italia dove dal 2007 comanda il 55enne milanese Nicola
Ciniero, non vogliono parlare di attacco informatico, ma il baco
maledetto che ha bloccato gli uffici postali sta facendo una gita
turistica devastante tra le Poste, le Ferrovie e addirittura sembra
(almeno in parte) agli sportelli di Banca Intesa e al ministero
dell'Istruzione, dove i calcolatori hanno sbagliato a elaborare i test
per gli studenti impegnati negli esami della scuola media.
Adesso i
tecnici di Big Blue che il 15 giugno hanno dedicato 2 milioni di ore al
volontariato per celebrare il centenario del Gruppo, sono alla caccia
del baco maledetto mentre il top dell'azienda è impegnato a salvare
l'immagine.
4- AURELIO REGINA, IN CORSO PER UNA POLTRONA DI CONFINDUSTRIA, È
TERRIBILMENTE SECCATO PER GLI ARTICOLI SULLE SUE TELEFONATE CON
BISIGNANI
Per il manager è il momento di inabissarsi per non compromettere la
corsa a una poltrona di prestigio di Confindustria
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che Aurelio
Regina, padrone del Sigaro Toscano e presidente di Unindustria, è
terribilmente seccato per gli articoli sulle sue telefonate con
Bisignani a proposito della Camera di Commercio e le Olimpiadi di Roma.
Per il
manager è il momento di inabissarsi per non compromettere la corsa a una
poltrona di prestigio di Confindustria e in quest'ottica è apparso
ultimamente in pubblico con un paio di occhiali scuri (vedi foto al
buffet per i 150 anni del Sigaro Toscano).
A chi gli
chiedeva la ragione di quest'abbigliamento inconsueto, il povero Regina
ha indicato il grosso gonfiore sotto l'occhio sinistro che non è
riconducibile alle rivelazioni dei magistrati "comunisti".
5- SI FA SEMPRE PIÙ INSISTENTE LA VOCE CIRCA LA VENDITA DEL
QUOTIDIANO ROMANO "IL TEMPO"
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che si fa
sempre più insistente la voce circa la vendita del quotidiano romano "Il
Tempo".
Che Domenico
Bonifaci, il 75enne palazzinaro verace, voglia disfarsi per almeno 30
milioni della testata, non è una novità, ma di acquirenti all'orizzonte
non se ne vedono. Sembra comunque che Bonifaci voglia chiudere la
partita al massimo entro un mese".
27-06-2011
|
1-
MONTEZEMOLO/1: "A BISI CHIESI DI INTERVENIRE SU MASI PER UNA FICTION
DELLA FENECH" - 2- MONTEZEMOLO/2: "IL FIGLIO DI BISIGNANI È STATO
ASSUNTO IN FERRARI LO SCORSO ANNO" - 3- L’AD MAURO MORETTI INDAGATO PER
FAVOREGGIAMENTO (DENUNCIA ’BLOCCATA’ DA PAPA) - 4- BARBARESCHI: "NON è
COSÌ CHE IN UN PAESE CIVILE DEVE FUNZIONARE LA GIUSTIZIA" - 5- DAGO
ALL’ANSA: "L’ENI FA PUBBLICITÀ OVUNQUE, A CHIUNQUE, ANCHE AL ’GAZZETTINO
DELL’APPETITO’; E QUEI CENTOMILA EURO ALL’ANNO, E LORDI, PER INSERZIONI
WEB NON SONO DI CERTO UNO SCANDALO, ANZI, E LI HO OTTENUTO ATTRAVERSO IL
CENTRO-MEDIA" - 6- L’ENI ALL’ANSA: "IN BASE ALLA SUA STRATEGIA DI
COMUNICAZIONE PUBBLICITARIA E NON ATTRAVERSO A PRESUNTE INTERMEDIAZIONI,
ACQUISTA SPAZI PUBBLICITARI SU MOLTEPLICI TESTATE WEB, TRA LE QUALI DA
ALCUNI ANNI IL SITO INTERNET DAGOSPIA" -
1- P4: AD FERROVIE
MORETTI INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO
(ANSA) - L'amministratore delegato delle Ferrovie dello
Stato Mauro Moretti risulta indagato nell'indagine sulla P4.
L'iscrizione nel registro degli indagati é riportata nella richiesta di
arresto (per Bisignani) dei pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry
John Woodcock, che gli constestano il reato di favoreggiamento personale
(art 378 cp).
Nella richiesta i
magistrati scrivono che il nome di Moretti viene fuori in seguito alla
denuncia che l'imprenditore De Martino avrebbe voluto presentare per una
serie di presunti illeciti perpetrati ai danni della propria società da
parte di Ferrovie dello Stato e segnatamente da alcuni soggetti
dell'ufficio tecnico di Trenitalia legati all'ad Moretti. Denuncia che
sarebbe stata 'bloccata' da Papa, il parlamentare del Pdl nei confronti
del quale è stato chiesto l'arresto.
bisi -
montezemoloMAURO MORETTI AD GRUPPO FS
Interrogato,
Moretti ha messo a verbale, dicono i pm "non solo di conoscere Bisignani
e Papa" ma ha anche dichiarato "di essere stato contattato
dall'onorevole Papa che - secondo il racconto del Moretti - si sarebbe
lamentato per il trattamento ricevuto su un treno da parte di un
controllore".
Al riguardo,
dicono ancora i pm, "appare invece evidente che, mentre appare una vera
e propria presa in giro l'ipotesi che un uomo come il Papa potesse
incomodare il Moretti per vicenda tanto banale (e per tale ragione il
Moretti è stato iscritto a mod.21 per il delitto di cui all'art 378 cp),
il Papa, dopo aver 'stoppato' la denuncia del De Martino abbia, poi,
contattato il Moretti...appunto per vantare, per rivendicare e per
'spendere' nei confronti dello stesso Moretti il credito derivante,
appunto, dall'avvenuta surrettizia sottrazione alla cognizione
dell'autorità giudiziaria di una vicenda che comunque avrebbe coinvolto
in qualche modo il Moretti stesso e/o comunque l'azienda da lui
amministrata".
2- MONTEZEMOLO, A
BISIGNANI CHIESI AIUTO PER EDVIGE FENECH IN RAI
(ANSA) - Sollecitare tramite Luigi Bisignani
l'intervento del direttore generale della Rai Mauro Masi in favore di
Edwige Fenech: è questo il motivo per cui Luca Cordero di Montezemolo
contattò l'ex giornalista e faccendiere finito agli arresti domiciliari
nell'ambito dell'inchiesta P4. Ascoltato lo scorso 23 febbraio dai pm di
Napoli, l'ex numero uno di Confindustria spiega di aver fa contattato
Bisignani perché agisse "nell'interesse di Edwige Fenech (e ciò dal
momento che so che Bisignani è amico di Masi) che è stata la mia
compagna e che produce film o meglio fiction per la Rai".
EDWIGE FENECH
"La Rai - aggiunge
Montezemolo - si era impegnata a finanziare fiction prodotte dalla
stessa Fenech che quindi aveva affrontato spese preliminari". Per questo
- aggiunge - "io stesso chiamai, in un primo tempo, direttamente Masi da
Abu Dabi; subito dopo chiamai Bisignani chiedendogli di intervenire su
Masi; ultimamente la Fenech mi ha detto che era ancora in attesa".
Rispondendo ad una domanda degli inquirenti, Montezemolo fa riferimento
a una Maserati, alla quale si fa riferimento in una delle
intercettazioni, e che - dice - "Masi mi aveva chiesto di provare e che
io gli avevo mandato".
Moretti e
Montezemolo
3- MONTEZEMOLO:
FIGLIO BISIGNANI ASSUNTO IN FERRARI 1 ANNO FA
(ANSA) - Il figlio di Luigi Bisignani, l'ex giornalista
agli arresti domiciliari con l'accusa di favoreggiamento nell'ambito
dell'inchiesta sulla P4, è stato assunto in Ferrari lo scorso anno. A
rivelarlo è lo stesso presidente della Ferrari, Luca Cordero di
Montezemolo, ascoltato dai pm di Napoli lo scorso 23 febbraio.
"Venni a sapere
che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perché
Bisignani è amico di Briatore; l'anno scorso, dal momento che ci serviva
un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali
(Stefano Domenicali, direttore sportivo della Ferrari, ndr.) di
incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo - aggiunge
Montezemolo - è poi stato assunto e mi dicono che il ragazzo sia in
gamba".
PAOLO SCARONI E
SIGNORA
4- MONTEZEMOLO A
PM, PER BISIGNANI MORETTI CE L'AVEVA CON ME
(ANSA) - Luigi Bisignani "mi disse che Moretti di
Ferrovie ce l'aveva con me". A riferirlo ai pm di Napoli è Luca Cordero
di Montezemolo, ascoltato lo scorso 23 febbraio in merito ai suoi
rapporti con l'ex giornalista finito agli arresti domiciliari per
favoreggiamento nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. "Così facendo -
aggiunge l'ex numero uno di Confindustria - mi fece capire che aveva
rapporti con Moretti". Montezemolo precisa poi di non sapere "se Moretti
(Mauro Moretti, amministratore delegato delle Fs, ndr.) e Ferrovie
abbiano rapporti con Bisignani ovvero con la Ilte (società di cui
Bisignani è dirigente, ndr.) che si occupa di stampa".
alfonso-papa-
5- MONTEZEMOLO,
BISIGNANI E' INTERFACCIA DI SCARONI ED ENI
(ANSA) - Luigi Bisignani "da sempre è quello che si
occupa delle relazioni esterne dell'Eni e in particolare di Scaroni;
cioé, per me Bisignani è sempre stato l'interfaccia di Scaroni e
dell'Eni". Così Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari,
ascoltato dai pm di Napoli titolari dell'inchiesta sulla P4, riferisce
dei suoi rapporti con l'ex giornalista e faccendiere finito agli arresti
domiciliari per favoreggiamento.
Montezemolo
ricorda di aver conosciuto Bisignani "intorno al 1989, quando lui era
all'ANSA in occasione dei mondiali di calcio; lui era un giovane
giornalista e noi dell'organizzazione - aggiunge - ottenemmo il distacco
di Bisignani. Successivamente, molti anni dopo, quando ero presidente di
Confindustria, venni a sapere che Bisignani lavorava o aveva una
collaborazione con l'Eni; venni cioé a sapere che lui lavorava per
Scaroni, non ricordo se Scaroni era in Enel o già in Eni...".
6- MONTEZEMOLO
STUPITO PUBBLICAZIONE FATTI POCO RILEVANTI
(ANSA) - "Stupito per la pubblicazione di fatti poco
rilevanti". Così ambienti vicini a Luca Cordero di Montezemolo,
definiscono la reazione del presidente della Ferrari rispetto alle
dichiarazioni da lui rilasciate e rese oggi pubbliche lo scorso 23
febbraio dai pm di Napoli, nell'ambito dell'indagine su Luigi Bisignani.
Gli stessi ambienti fanno notare infatti che "la telefonata per la
Fenech è stata semplicemente un gesto cavalleresco verso una persona che
in passato è stata legata a Montezemolo.
LUCA BARBARESCHI E
MARIASTELLA GELMINI
Nel merito della
telefonata Montezemolo aveva semplicemente chiesto di mantenere gli
impegni già assunti con una casa di produzione che da anni si occupa di
fiction per la Rai". Per quanto riguarda invece l'assunzione del figlio
di Bisignani in Ferrari, gli stessi ambienti fanno notare "come non ci
sia nulla di strano", in quanto "sono state seguite le normali procedure
di selezione della Casa di Maranello". Il ragazzo selezionato inoltre
"lavorava già da anni alla Renault con le stesse mansioni ed è stato
preso, con lo stesso ruolo, dopo che la squadra corse Renault era stata
chiusa".
7- BARBARESCHI,
RIBADISCO NESSUN LEGAME CON BISIGNANI
(ANSA) - Ribadisco con forza e determinazione che tra
me ed il signor Luigi Bisignani, pur essendoci un rapporto amichevole,
non c'è stato niente che mi potesse indurre a chiedere un suo
interessamento nei miei confronti per la nomina a direttore artistico
del Teatro Stabile di Roma. Nel nostro incontro ci siamo limitati a
commentare come fossero lenti i tempi per una nomina così delicata".
E' quanto precisa
in una nota Luca Barbareschi, deputato del Gruppo Misto e vicepresidente
della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni. "Purtroppo - continua
Barbareschi - continuano ad essere riportati stralci di un colloquio
privato tra me ed il pm e ripeto che sono stato chiamato solo come
persona informata sui fatti. Prego vivamente tutti gli organi di stampa
di non riportare notizie che non corrispondono al vero".
"La magistratura
dovrebbe garantire la massima riservatezza per quando vengono condotte
delle indagini così delicate per salvaguardare la privacy di chi viene
ascoltato ma non è imputato. E' così che in un Paese civile deve
funzionare la macchina della giustizia", conclude Barbareschi.
Nicky Vendola
Roberto DAgostino jpeg
8- DAGO SI
DIFENDE, IL SITO LO GESTISCO IO - D'AGOSTINO, NE' ASCOLTATO NE' INDAGATO
DA PROCURA NAPOLI
(di Silvia Lambertucci) (ANSA) - "Non nego di aver
conosciuto Luigi Bisignani e di aver avuto notizie da lui, io come tanti
altri giornalisti, del resto. Quello che è certo è che Bisignani non ha
mai 'cogestito' Dagospia, né tantomeno è intervenuto per farmi avere la
pubblicità dall'Eni".
Dalla casa romana
dove lavora al suo cliccatissimo sito - "600 mila pagine viste al
giorno, 140 mila visitatori unici", snocciola lui con orgoglio - Roberto
D'Agostino smentisce le notizie che lo riguardano arrivate dalla procura
di Napoli nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. "Non sono mai stato
ascoltato a Napoli, né indagato - dice all'Ansa- qual è il problema?".
Poi aggiunge:
"Leggo cose assurde, che mi lasciano senza parole, scrivere una
castroneria va bene, diffamare già meno". I giornalisti, sottolinea
piccato Dago, che oggi pubblica la sua versione anche sul sito,
"prendono le notizie dalle fonti, le verificano e le pubblicano". E le
fonti, "le scelgono liberamente loro", aggiunge, "non se le fanno
indicare dalle procure della Repubblica".
BISIGNANI
Quanto alla
pubblicità, "basta vedere gli importi", sottolinea, "io la chiedo a
tutti, non mi vergogno certo, visto che di inserzioni campa il mio sito.
L'Eni fa pubblicità ovunque, a chiunque, anche al Gazzettino
dell'appetito; e quei centomila euro all'anno, e lordi, che ho ottenuto
li ho avuti attraverso un centro-media e dalla società che raccoglie i
banner per il sito (System24). Certo non è una cifra per la quale si
possa gridare allo scandalo. Chissà, forse se fosse intervenuto
Bisignani, visto il suo rapporto con Scaroni, avrei ottenuto molto,
molto di più ".
Poi Dago punta il
dito sulla notizia di gossip che sarebbe arrivata al sito attraverso
Bisignani: "da quello che risulta il parlamentare pdl Alfonso Papa
avrebbe detto al lobbista di mandare a dagospia un pettegolezzo su
Vietti attovagliato a Trastevere con 'quattro avvenenti ragazze'... una
notiziola che sul mio sito non è mai comparsa, può vericarlo chiunque".
Luigi Bisignani
con Giulio Andreotti
Questa, "non è la
buca delle poste", ripete, "io scelgo quello che voglio". Insomma, per
Dagospia nessuno scandalo: "Non nego di conoscere Bisignani né di avere
ottenuto notizie da lui, io come tanti altri, ma ne ho prese tante di
notizie anche da tanti altri.- conclude D'Agostino- Uno le notizie le
chiede a chi ce l'ha, anche al diavolo se serve. E poi, oggi Bisignani
vuol dire Letta, come ieri Angelo Rovati voleva dire Prodi oppure
Velardi stava per D'Alema. Io non ci vedo nulla di così scandaloso. E
diciamolo, anche a giudicare da quello che ha ottenuto Bisignani non mi
sembra 'l'uomo più potente d'Italià...".
9- ENI,
PUBBLICITA' SU DAGOSPIA TRAMITE CONCESSIONARIA SITO...
(ANSA) - L'Eni, "in base alla sua strategia di
comunicazione pubblicitaria e non attraverso a presunte intermediazioni,
acquista spazi pubblicitari su molteplici testate web, internazionali e
nazionali, tra le quali da alcuni anni il sito internet Dagospia". E'
quanto precisa il gruppo petrolifero, in merito a quanto emerso
dall'inchiesta di Napoli sulla P4.
"Così come avviene
per acquisizioni pubblicitarie su altri media - precisa il gruppo - Eni
pianifica e acquista gli spazi su Dagospia tramite la concessionaria in
esclusiva del sito, Il Sole24Ore System, attraverso un centro media
convenzionato, ZenithOptimedia.
In particolare,
gli interventi pubblicitari su Dagospia, effettuati anche da altre
importanti aziende italiane, consentono di raggiungere un target
qualitativamente molto elevato in termini socio-demografici e rientrano
quindi nella politica di comunicazione commerciale della compagnia. Eni
ribadisce che, in quanto gruppo globale, i propri investimenti in
comunicazione sono funzionali alle attività di business che la società
realizza nel mondo".
[20-06-2011]
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BORSA MILANO A
-0,2% - UNICREDIT PARTECIPERÀ AL ‘ROLLOVER’ DEL DEBITO GRECO - S&P
RIBADISCE: CHIAMATELO PURE ‘ROLLOVER’, NOI LO CONSIDEREREMO FALLIMENTO -
INCIDENTE MORTALE SARAS: 3 CONDANNATI, 2 ASSOLTI - CONSUMATORI: IL
GOVERNO DANNEGGIA GLI AUTOMOBILISTI PER 488 € - A2A: GIOVEDÌ IL D-DAY SU
EDISON - CRAC CIRIO, STASERA LA SENTENZA PER GERONZI E C. - ANTITRUST
MULTA RYANAIR PER 500MILA € - LIGRESTI SVALUTA MILANO ASS. - FUGA
DALL’ITALIA? BNP LIMA QUOTE IN ENI, FINMECCANICA, MEDIASET E TELECOM -
VW SI AGGIUDICA LA MAGGIORANZA DEI CAMION ’MAN’…
1 -
BORSA, LA GIORNATA: MILANO DEBOLE, FINANZIARI SOTTO PRESSIONE...
LaPresse - Chiusura negativa per Piazza Affari, con
l'indice Ftse Mib che cede lo 0,2% a 20.476,15 punti e il Ftse All-Share
che perde a sua volta lo 0,2% a 21.184,65 punti. E' arrivato l'ok della
Trojka Fmi, Ue e Bce per la tranche di aiuti da 12 miliardi di euro alla
Grecia, ma l'agenzia di rating Standard & Poor's è stata chiara: la
proposta delle banche francesi sul rollover delle obbligazioni, se
attuata, sarebbe comunque un default. Una compagnia assicurativa su
dieci è a rischio di fallimento in Europa in caso di "scenario avverso".
E' quanto
emerge dal risultato degli stress test compiuti dall'Eiopa, l'autorità
europea di vigilanza delle assicurazioni, pubblicati su internet. Il 10%
dei 58 gruppi e delle 71 società del settore prese in esame, che
rappresentano il 60% del mercato assicurativo complessivo e il 50%
almeno di ciascun Paese, non raggiunge i requisiti minimi di capitale
previsti da Solvency II. In questo contesto, chiusura contrastata per le
principali Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna
lo 0,46% a 6.017,54 punti, il Cac 40 di Parigi che cede lo 0,11% a
4.003,11 punti e il Dax di Francoforte che sale dello 0,32% a 7.442,96
punti.
A Milano il
comparto finanziario assicurativo risponde alla pressione con le
vendite. Azimut cede l'1% a 6,405 euro, Generali perde lo 0,67% a 14,79
euro, Mediobanca l'1,04% a 7,12 euro e Mediolanum l'1,29% a 3,2 euro.
Per quanto riguarda i bancari, salgono Banco Popolare (+2,97% a 1,664
euro), Banca Montepaschi (+5,14% a 0,583 euro), Popolare Milano (+2,11%
a 1,795 euro) e Ubi Banca (+4,82% a 4,176 euro), che ha annunciato la
vendita di tutti i diritti di opzione non esercitati nel periodo
d'offerta dell'aumento di capitale.
Scendono
Intesa Sanpaolo (-0,68% a 1,9 euro) e Unicredit (-1,43% a 1,515 euro).
Piazza Cordusio parteciperà all'iniziativa di rollover del debito greco
avanzata dalle banche francesi. Lo ha spiegato oggi l'amministratore
delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni.
Tra gli
altri titoli, maglia nera del listino principale è Atlantia (-5,37% a
13,56 euro). Vendite anche su Enel Green Power, che perde l'1,53% a
1,871 euro. Nella manovra arrivata sul tavolo del presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, c'è un taglio che va a colpire i fondi
per le rinnovabili.
"A decorrere
dal primo gennaio 2012 tutti gli incentivi, i benefici e le altre
agevolazioni" relativi alla bolletta energetica "sono ridotti del 30%
rispetto a quelli applicabili alla data del 31 dicembre 2010". Buona la
giornata di Autogrill (+1,26%), Campari (+1,77%), Stm (+1,72%), Mediaset
(+1,41%), Finmeccanica (+1,38%) e Pirelli (+1%).
2 -
BORSE EUROPEE: FRANCOFORTE +0,32%, LONDRA +0,46%, PARIGI -0,11%...
(LaPresse) - Chiusura contrastata per le principali
Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna lo 0,46% a
6.017,54 punti, il Cac 40 di Parigi che cede lo 0,11% a 4.003,11 punti e
il Dax di Francoforte che sale dello 0,32% a 7.442,96 punti.
3 -
A2A: GIOVEDI' D-DAY SU EDISON, CONVOCATO ANCHE CONSIGLIO DI GESTIONE...
Radiocor - Giovedi' prossimo sara' un vero e proprio
D-Day su Edison per A2A. Per il 7 luglio, secondo quanto risulta a
Radiocor, e' stato infatti convocato anche un consiglio di gestione che
presenta all'ordine del giorno un aggiornamento sulla partecipazione in
Foro Buonaparte. La riunione e' convocata per meta' pomeriggio e sara'
preceduta, al mattino, dal consiglio di sorveglianza gia' reso noto nei
giorni scorsi e che avra' anch'esso all'esame un'informativa sul dossier
Edison.
Sara',
insomma, un doppio appuntamento di cruciale importanza, per certi versi
paragonabile a quello del 10 marzo scorso, quando a Milano, cdg e cds
congiunti visionarono la proposta di riassetto su Edison poi bloccata
dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Il consiglio di gestione
sara' presieduto da Giuliano Zuccoli; fa parte di esso anche il
direttore generale Renato Ravanelli, che nei giorni scorsi ha incontrato
i grandi soci (il Comune di Milano e quello di Brescia) per concordare
strategie e indirizz i da adottare nel negoziato con i francesi di Edf
su Edison.
4 -
BENZINA, CONSUMATORI: DANNI DA GOVERNO, PER AUTOMOBILISTI +488 EURO...
(LaPresse) - Contrarietà a ogni tipo di intervento da
parte del Governo nel campo dei carburanti perché "ha già fatto troppi
danni", dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di
Federconsumatori e Adusbef in una nota, in cui affermano che i rincari
subiti dagli automobilisti, rispetto allo scorso anno, ammontano
complessivamente a 488 euro, per la precisione +288 euro annui per i
soli costi diretti e +200 euro per gli indiretti. "In questi anni -
proseguono i due presidenti - il Governo ha aperto un tavolo di
confronto che non ha portato a nulla di concreto".
Secondo i
leader dei consumatori, "come se non bastassero i continui e repentini
rincari del carburante dovuti alla corsa del petrolio, il Governo ha
deciso di aumentare di 2 centesimi l'accisa sulla benzina. Non contento,
e tra l'altro nel più totale silenzio, ha poi aumentato di soppiatto di
altri 4 centesimi l'accisa sulla benzina".
5 -
PROCESSO SARAS, 3 CONDANNATI E 2 ASSOLTI PER INCIDENTE 2009...
(LaPresse) - Tre imputati condannati e due assolti ed
esclusa la responsabilità amministrativa della Saras. Il Tribunale di
Cagliari, in relazione all'incidente del 26 maggio 2009 in per cui
persero la vita tre operai della ditta Co.me.sa., ha condannato due
dirigenti della Saras, Dario Scaffardi e Guido Grosso, e un dirigente
della ditta interessata. La pena è di due anni con l'applicazione della
sospensione condizionale della pena, oltre al risarcimento dei danni
alle parti civili.
La Saras
spiega in una nota che "si attendono le motivazioni della sentenza". Il
Tribunale di Cagliari ha inoltre assolto gli altri due dirigenti della
società imputati, Antioco Mario Gregu e Antonello Atzori, e ha ritenuto
non sussistere la responsabilità amministrativa della Saras.
6 -
CRAC CIRIO, IN SERATA PREVISTA LA SENTENZA...
(LaPresse) - E' prevista in serata la sentenza per il
crac del gruppo Cirio. E' quanto confermano alcune fonti legali
precisando che i giudici della prima sezione penale del tribunale di
Roma sono entrati in camera di consiglio intorno alle 10 di questa
mattina. Nell'udienza del 2 marzo scorso, i pubblici ministeri avevano
chiesto complessivamente 221 anni di reclusione, riferiti a 31 imputati
accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta, preferenziale e
distrattiva, e di truffa.
Le pene più
alte richieste dai rappresentanti della pubblica accusa hanno riguardato
Sergio Cragnotti, 15 anni di reclusione, il genero Filippo Fucile, 12, e
l'ex presidente di Banca di Roma Cesare Geronzi, 8.
7 -
VOLKSWAGEN SALE AL 53,7% DELL'AZIENDA DI CAMION MAN...
(LaPresse/AP) - Volkswagen ha annunciato di essersi
assicurata la quota di maggioranza di Man, ditta che produce camion,
attestandosi al 53,7% del capitale. Questa partecipazione darà a
Volkswagen il 55,9% dei diritti di voto. Due mesi fa la ditta tedesca
aveva dichiarato di essere salita oltre il 30% di Man, facendo scattare
l'Opa obbligatoria per l'intera compagnia in base alla legge della
Germania. Volkswagen ha commentato che si tratta di un passo in avanti
per consolidare l'alleanza per la produzione di camion che include anche
la svedese Scania, di cui la ditta tedesca detiene una quota di
minoranza.
8 - GRECIA,
GHIZZONI: UNICREDIT PARTECIPERÀ A ROLLOVER
(LaPresse) - Unicredit parteciperà all'iniziativa di
rollover (riscadenzamento, ndr) del debito greco avanzata dalle banche
francesi. Lo ha annunciato l'ad del gruppo bancario, Federico Ghizzoni,
a margine dell'East Forum 2011. "Parteciperemo secondo quanto ci verrà
richiesto - ha spiegato Ghizzoni - ma bisogna ricordare che per le
banche italiane si tratta di importi minimi".
9 -
GRECIA, FITCH: SOTTO ESAME PROPOSTA ROLLOVER DELLE BANCHE FRANCESI
(LaPresse/AP) - Fitch "sta prendendo in esame" la
proposta delle banche francesi di un rollover sulle obbligazioni del
debito della Grecia in loro possesso. Lo ha spiegato Paolo Rawkins,
senior director di Fitch, commentando il monito lanciato da Standard &
Poor's che ha bollato l'eventuale rinegoziazione dei bond come default.
L'altra agenzia di rating Moody's non ha voluto rilasciare in merito
dichiarazioni.
10 -
LIGRESTI: LA HOLDING RAGGRUPPAMENTO SVALUTA MILANO ASS. A 1,15 EURO...
Radiocor - Raggruppamento Finanziario, holding della
famiglia Ligresti che fa capo alla cassaforte Sinergia e controlla
indirettamente il 14,2% di Imco, svaluta la partecipazione in Milano
Assicurazioni a 1,15 euro per azione (da 3,54 euro) per 'allineamento
del costo al valore di mercato'. L'operazione emerge dal bilancio
d'esercizio 2010 di Raggruppamento, consultato da Radiocor, che rivela
come al 31 dicembre, al netto di cessioni di quote della compagnia
assicurativa per 1,4 milioni e svalutazioni per 3,78 milioni, restava in
capo alla societa' lo 0,26% della Milano Assicurazioni, ossia un
pacchetto valutato circa 1,8 milioni contro i 7 milioni del 2009.
Nel bilancio
civilistico 2010 di Fondiaria Sai, la quota di controllo della Milano
(pari al 57,5%) e' invece iscritta a piu' del triplo: 3,79 euro per
azione, a fronte di 'fairness opinion redatte da esperti indipendenti' e
di una perdita di valore in Borsa considerata 'non durevole'. Questo
criterio, su cui la Consob aveva chiesto del ucidazioni scritte a fine
aprile, porta a una valutazione complessiva della quota pari a 1,28
miliardi, circa 1,15 miliardi in piu' rispetto ai corsi di Borsa
(considerato che oggi un azione della Milano vale 0,37 euro).
Nel
consolidato Fonsai il valore della Milano viene invece periodicamente
adeguato ai valori di Borsa. Fonti vicine ai Ligresti, spiegano la
svalutazione della quota di Milano Assicurazioni detenuta da
Raggruppamento con l'obbligo giuridico di adeguare a prezzi di mercato
il valore di carico delle partecipazioni non piu' immobilizzate. Nel
caso specifico, e' stato usato il prezzo medio delle cessioni effettuate
da Raggruppamento Finanziario nel 2010.
11 -
BNP PARIBAS LIMA QUOTE IN ENI, FINMECCANICA, MEDIASET E TELECOM...
(LaPresse) - Bnp Paribas ha limato le sue
partecipazioni in grandi società italiane, scendendo sotto il 2% in Eni,
Finmeccanica, Mediaset e Telecom Italia. E' quanto emerge dalle
comunicazioni Consob sulle partecipazioni rilevanti. L'istituto di
credito francese è sceso all'1,664% del Cane a sei zampe lo scorso 28
giugno dal precedente 3,299%.
Per quanto
riguarda Finmeccanica, la quota è stata portata all'1,615% dal 2,828% lo
scorso 22 giugno. Stessa data in cui Bnp Paribas ha deciso di scendere
all'1,386% di Mediaset, contro il precedente 2,659%. Infine, alla banca
francese rimane nel portafoglio l'1,725% di Telecom Italia, rispetto al
precedente 2,531%; l'operazione è avvenuta lo scorso 24 giugno.
12 -
ANTITRUST: MULTA DI OLTRE 500MILA EURO A RYANAIR** = PER PRATICHE
COMMERCIALI SCORRETTE...
(Adnkronos) - Oltre 500 mila euro di sanzioni a Ryanair
per pratiche commerciali scorrette nei confronti dei consumatori. Lo ha
deciso l'Antitrust.
Il
provvedimento si aggiunge alla serie di istruttorie avviate nei
confronti di grandi e piccole compagnie aeree europee e che ha condotto
a multe complessive per quasi un milione di euro.
In
particolare, le pratiche contestate a Ryanair riguardano
l'ingannevolezza dei messaggi pubblicitari diffusi a mezzo stampa o sul
web che prospettano offerte risultate ''introvabili'' dagli utenti
(sanzione di 110.000 euro); mancata indicazione nella tariffa offerta
dei costi aggiuntivi, quali quello per il web check in, il supplemento
carta di credito e l'Iva sui voli nazionali, che vengono automaticamente
aggiunti nel corso del processo di prenotazione on line e fanno
significativamente lievitare il prezzo del biglietto (sanzione di
220.000 euro).
Inoltre,
difficolta' o, addirittura impossibilita', da parte degli utenti di
ottenere assistenza post-vendita per il rimborso dei biglietti (o di
parte di essi) in caso di mancata fruizione del volo, sia per motivi
imputabili alla compagnia che per scelta del passeggero: cio' in
particolare, per la necessita' di rivolgersi ad un numero a pagamento o
per l'applicazione di una fee elevata (sanzione di 90.000 euro);
pubblicazione delle condizioni generali di trasporto e delle
informazioni rivolte ai consumatori italiani in lingua inglese (sanzione
di 27.500 euro). Infine, ingiustificati esborsi aggiuntivi nel caso di
richiesta di variazioni di date, orari, nome dei passeggeri e tratte di
volo o di riemissione della carta di imbarco in aeroporto (sanzione di
55.000 euro).
13 -
AEROPORTI: ENAC, URGENTE RIASSETTO E SVILUPPO PER SOSTENERE CRESCITA
TRAFFICO...
(Adnkronos) - L'attuale assetto aeroportuale italiano
non e' in grado di sostenere la crescita del traffico prevista per i
prossimi 20 anni. Se non si interviene, gli aeroporti rischiano di
diventare il collo di bottiglia dell'intero comparto del trasporto
aereo. E' il nuovo allarme che giunge dall'Enac, che proprio nello
sviluppo delle infrastrutture aeroportuali indica una delle principali
sfide cui e' chiamato il Paese. I numeri parlano chiaro: secondo le
previsioni, nei prossimi venti anni il numero di passeggeri in Italia
crescera' di 100 milioni, passando dagli attuali 130 milioni di
passeggeri a 230 milioni entro il 2030.
'La prossima
sfida sara' senz'altro quella di anticipare le spinte propulsive
dell'uscita dalla crisi. Si tratta di una ripresa che non puo' coglierci
impreparati, dal momento che le attuali infrastrutture aeroportuali non
saranno in grado di sostenere adeguatamente le future potenzialita' di
sviluppo del traffico aereo', ha denunciato il presidente dell'Enac,
Vito Riggio, presentando il Rapporto 2010 dell'ente per l'aviazione
civile. 'Mantenere l'attuale assetto sarebbe un suicidio', gli ha fatto
eco il direttore generale Alessio Quaranta. E un intervento e' tanto
piu' urgente se si guarda oltreconfine: 'negli ultimi 5 anni Francoforte
ha speso 1,5 miliardi, Adr 220 milioni', ha riferito Quaranta.
14 -
ADR: PALENZONA, FAREMO TUTTO QUELLO CHE C'E' DA FARE SU TARIFFE...
(Adnkronos)- Per arrivare a una soluzione nella partita
delle nuove tariffe aeroportuali, ''faremo tutto quello che c'e' da fare
per fare bene le cose''. Ad assicurarlo e' stato il presidente di Adr,
Fabrizio Palenzona, interpellato sulle parole del presidente dell'Enac,
Vito Riggio, che oggi ha sottolineato come sulla questione della
revisione tariffaria, in vista del varo del nuovo contratto di
programma, ci siano ancora delle distanze tra Enac e Adr. ''Vediamo- ha
evidenziato Palenzona parlando alla presentazione del Rapporto 2010
dell'Enac- che la collaborazione dell'Enac e' totale''. E a chi gli
chiedeva se fosse ottimista sulla possibilita' di arrivare a un accordo
entro il 18 luglio, deadline indicata oggi da Riggio, ''sono sempre
ottimista'', ha risposto Palenzona.
15 - IL
SOLE 24 ORE: FIRMATO ACCORDO DEFINITIVO CON VWD GROUP...
(Adnkronos) - Il Sole 24 Ore ha siglato l'accordo
definitivo relativo alla cessione dell'attivita' di informativa
finanziaria in tempo reale (Business Unit Finanza) con vwd group, attivo
nella distribuzione di informazioni finanziarie nell'area di lingua
tedesca, quotata alla Deutsche Borse di Francoforte.
L'accordo
prevede una prima fase in cui vwd group agisce da partner per
l'outsourcing di una serie di attivita' tecnologiche e acquisisce le
necessarie infrastrutture, versando 2 milioni di euro cui, ad aprile
2012, al verificarsi di determinate condizioni, si potra' aggiungere 1
ulteriore milione di euro.
In una
seconda fase sara' offerto ai clienti de Il Sole 24 Ore di passare ai
prodotti di vwd group. In funzione "della positiva evoluzione del
business -si legge nella nota stampa- nel corso del 2011 e 2012, vwd
group effettuera' un secondo pagamento (earn-out) previsto fino ad un
massimo di 4 milioni di euro".04-07-2011]
|
1- L’INDAGINE
DEL PM SPORTIVO PALAZZI FA CADERE DEFINITIVAMENTE IL CASTELLO DI ACCUSE
CON CUI È STATA COSTRUITA L’INTERA INCHIESTA CALCIOPOLI: L’IDEA CHE CI
FOSSE LA CUPOLA MOGGI-GIRAUDO CHE GESTIVA TUTTO, DAGLI ARBITRI, AI
RIGORI, ALLA CLASSIFICA - 2- L’ITALIA AFFAMATA DI GIUSTIZIALISMO SI
RITROVA ADESSO BASTONATA: LO SCUDETTO DEGLI ONESTI (QUELLO DEL 2006
ASSEGNATO A TAVOLINO ALL’INTER DI MORATTI) DIVENTA UNO SCUDETTO DI
CARTONE, A PRESCINDERE DAL FATTO CHE VENGA REVOCATO O MENO - 3- COSA
SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE "SCARTATE" CERTE
INTERCETTAZIONI? - 4- "IL GIORNALE" ATTACCA AL MURO IL PIù POTENTE
AVVOCATO AFFARI & FINANZA D’ITALIA: "GUIDO ROSSI, L’INTERISTA MANDATO DA
PRODI-MELANDRI A DARE LO SCUDETTO ALL’INTER" -
1- IL
DOSSIER CHE ACCUSA L'INTER DI ILLECITO SPORTIVO SEGNA LA FINE DI
CALCIOPOLI
Da "il
Foglio"
Abbiamo
capito quello che in fondo avevamo già capito: il calcio dell'inizio
degli anni Duemila era come la Prima Repubblica. Come nell'era Craxi si
viveva in un sistema condiviso: le squadre cercavano di avvantaggiarsi
telefonando ad amici e amici di amici nei palazzi del potere pallonaro.
Le 70 pagine di dossier del procuratore federale adesso non mettono al
muro l'Inter. Cioè sì, parlano dei nerazzurri, certo. Dicono che anche
il club di Moratti cercava contatti per avere dei favori.
Ma la verità
è che fanno cadere definitivamente il castello di accuse con cui è stata
costruita l'intera inchiesta Calciopoli: l'idea che ci fosse una Cupola
che gestiva tutto, dai cartellini alle designazioni arbitrali, ai
rigori, alla classifica. Ecco, il memoriale del pm sportivo Palazzi
coinvolge l'Inter che sembrava esclusa dal sistema e quindi vittima.
L'intero cardine dell'indagine che ha sconvolto l'estate del 2006 cade
sotto i colpi dello stesso pool che portò avanti quell'impianto
accusatorio.
Ci troviamo
adesso a capire meglio che c'era qualcosa che non funzionava,
esattamente come nell'era del Pentapartito. E proprio come allora i
moralisti hanno finito per pagare il loro atteggiamento: cinque anni
dopo le pagine scritte da Palazzi che riportano le telefonate di
Giacinto Facchetti non scandalizzano nessuno, ma svelano che lo scandalo
vero è stato nella rapidità con cui la giustizia sportiva ha chiuso
quella stagione, facendo un processo sommario, cercando un capro
espiatorio facilmente riconoscibile, trasformando i protagonisti in
mostri da cannibalizzare e dai quali distaccarsi.
Quei mostri
erano figli di quel mondo, ma il loro mondo li ha scacciati. La fretta
provocata dalla vergogna collettiva ha partorito un obbrobrio giuridico:
le immagini di Moggi alla sbarra e degli avvocati della Juventus che
invocano la serie B pur di chiudere quella vicenda, ricordano i frame di
"Un giorno in Pretura" con Forlani con la bava alla bocca o di Craxi che
allarga le braccia sconsolato.
L'Italia
affamata di giustizialismo si ritrova adesso bastonata: lo scudetto
degli onesti (quello del 2006 assegnato a tavolino all'Inter) diventa
uno scudetto di cartone più di quanto già sia e a prescindere dal fatto
che venga revocato o meno. Come per l'era craxiana il pallone di
Calciopoli vivrà una frattura che non si rimarginerà. La colpa è della
cultura da gogna pubblica che ha alimentato sospetto e ha diviso il
mondo in buoni e cattivi, dove i buoni fanno le stesse cose dei cattivi
ma non si fanno beccare e dove gli uni e gli altri si scambiano i ruoli
a seconda del tifo, non della cronaca né tantomeno della storia.
Non c'è una
verità: c'è una versione per ognuno che diventa verità di parte. Il
calcio, come la politica, è questione di cuore, di affetto, di passione.
La giustizia ha tolto molto pensando di dare pulizia, ordine e rigore.
Chi è stato dalla parte dei giudici ha pensato di essere immune, così
come accadde durante Tangentopoli. Poi però è accaduto l'ovvio: la ruota
gira e gira anche la palla.
2-
L'OMBRA DEI SOSPETTI SU 5 ANNI DI SUCCESSI - LO SCANDALO SI RIAPRE: COSA
SAREBBE SUCCESSO SE NEL 2006 NON FOSSERO STATE «SCARTATE» QUESTE
INTERCETTAZIONI?
Franco Ordine per "il
Giornale"
E adesso
come facciamo? Adesso dovremmo rimettere indietro di cinque anni le
lancette del nostro calcio, disinteressarci di quel che di magnifico
stava accadendo dalla parti di Duisburg e concentrarci invece sugli
scenari inquietanti di calciopoli. Già perché, alla luce dei documenti
emersi dal tribunale di Napoli (merito dei soldi spesi da Luciano Moggi
per ottenere i faldoni di intercettazioni «scartate» dagli
investigatori) e sotto l'incalzare della relazione di Stefano Palazzi,
sta per essere riscritta la storia dello scandalo 2006 da tutti
considerato come la madre degli scandali sportivi italiani.
C'era dunque
anche l'Inter in quel calderone, coinvolta direttamente attraverso il
suo presidente dell'epoca,il caro e indimenticabile Giacinto Facchetti,
e il patron Massimo Moratti oggi tornato sulla poltrona più importante.
C'era anche l'Inter che cantava «vinciamo senza rubare» con un carico di
illeciti diverso rispetto a quelli commessi dall'imputato principale, la
Juventus, castigata col massimo della pena ( due scudetti scuciti e la
retrocessione per patteggiamento in serie B con aggiunta di
penalizzazione), ma c'era.In compagnia di Milan, Fiorentina, Lazio e
Reggina che vissero una estate terribile, costrette a difendersi, a
rischiare l'osso del collo, prima di ottenere pesanti penalizzazioni
senza scendere di categoria
Il
procuratore federale Stefano Palazzi è stato persino brutale nelle sue
conclusioni, riservate ai componenti del consiglio federale: l'Inter
violò l'articolo 6 del codice di giustizia sportiva, cioè illecito
classico. Le famose telefonate con Bergamo designatore erano scandite
dall'intento di arrecare vantaggi alla propria società, la convinzione
del grande accusatore federale.
Feroce la
stoccata relativa alla prescrizione: «Prescrizione a cui si può anche
rinunciare», la chiosa velenosa del procuratore, pronto a riconoscere,
per onestà intellettuale, che gli stessi reati calcistici attribuiti
oggi all'Inter e a Moratti furono attribuiti ad altri soggetti durante i
processi di calciopoli, in particolare a Milan, Fiorentina, Lazio e
Reggina, ma poi vennero derubricati in «violazione dell'articolo 1»,
quello sull'obbligo di lealtà da parte dei tesserati. Riportando
indietro le lancette del calcio italiano, cosa sarebbe accaduto se
quelle intercettazioni fossero finite nel processo dell'Olimpico?
Probabilmente l'Inter non sarebbe stata l'unica, in compagnia della
Roma, tra i grandi club a partecipare al torneo successivo, oltre che
con lo scudetto vinto a tavolino sul petto, senza la zavorra della
penalizzazione. Non solo. Forse avrebbe dovuto dedicare le sue migliori
energie non al mercato, arruolando per esempio Vieira e Ibrahimovic in
fuga dalla Juventus finita in B, ma a difendersi nei processi sportivi.
Di sicuro tutto il quinquennio successivo a calciopoli avrebbe avuto uno
svolgimento diverso, nei risultati e non solo. Avremmo avuto meno veleni
e la rivalità Inter Juventus sarebbe stata mitigata dal comune destino.
Non si può
tornare indietro e allora è il caso di cogliere qualche insegnamento da
questa esperienza per scandire le prossime tappe del tormentone evitando
altri incidenti di percorso, altri errori fatali, altre ingiustizie. Lo
stesso Palazzi, per esempio, ha suggerito per la revoca dello scudetto
2006, la cui titolarità è stata presa a martellate dalla relazione, una
terza via. Senza avere cognizione delle recenti intercettazioni, ai tre
saggi, incaricati di esprimere un parere, dal commissario Guido Rossi,
quella pratica apparve già come un azzardo.
Non ebbero
il coraggio di mettere per iscritto il loro parere: si limitarono a
soffiarlo all'orecchio del professore e del suo aiutante di campo,
l'avvocato Nicoletti. Meglio non assegnarlo confessarono alcuni anni
dopo, in clamoroso ritardo sulla tabella di marcia. Figurarsi ora. Ma è
opportuno istruire un procedimento in piena regola per consentire
all'Inter stessa di difendersi e di esporre le proprie ragioni,
togliendo di fatto al consiglio federale il compito di improvvisare un
giudizio.
É lo stesso
orientamento espresso dal professor Sandulli domenica sera intervenendo
a una trasmissione di Telelombardia .«Sarebbe meglio incaricare di un
parere tecnico un altro organismo», il suggerimento. Questo vuol dire
che entro il 18 luglio, considerata la data finale di calciopoli, la
vicenda non si chiuderà e che andremo incontro ad altri mesi di
polemiche e contrapposizioni frontali. Non possiamo rimettere indietro
di 5 anni le lancette del calcio italianomaora dateci la parola fine.
3-
GUIDO ROSSI, L'INTERISTA MANDATO DA PRODI A DARE LO SCUDETTO ALL'INTER
Da "il
Giornale"
C'è un nome
che gira e rigira adesso sulla triangolazione Milano-Torino-Roma. È
quello di Guido Rossi. Perché il dossier Palazzi che scuote il mondo del
pallone e che verosimilmente porterà alla revoca dello scudetto del 2006
all'Inter ora ruota attorno a lui. Allo scoppio dello scandalo
Calciopoli e con i vertici della Figc coinvolti (il presidente Carraro e
il vicepresidente Mazzini furono travolti dalle intercettazioni e
dall'inchiesta), questo potente avvocato fu scelto come commissario
della Federazione.
Era il volto
considerato presentabile del calcio italiano stravolto dalla bufera
giudiziaria. C'erano i Mondiali, dissero.C'era bisogno di qualcuno
giudicato credibile: a scegliere Guido Rossi fu il governo Prodi, in
particolare dal ministro Giovanna Melandri. Perfetto per loro: uomo di
sinistra, da sempre. Ma ovviamente la sinistra chic e ben agganciata.
Per tre anni (dal 1989 al 1992) era stato anche deputato di Sinistra
Indipendente
Poi arrivò
Tangentopoli e lui, avvocato d'affari della Milano bene, si schierò
apertamente dalla parte del pool. Giustizialista lo è sempre stato. Così
come è sempre stato interista.
Eccolo il nodo, che non si scioglie e non si scioglierà. Il buco nero
del post Calciopoli è questo dettaglio non trascurabile per nessuno e
tantomeno per i tifosi delle squadre punite dalla giustizia sportiva con
la retrocessione o la penalizzazione.
Guido Rossi
era un signore conosciuto a una nicchia di persone: il mondo della
finanza, il mondo degli affari, il mondo di una certa politica, meglio
se legata a finanza e affari. «Non c'è vicenda discussa, nell'olimpo
della banca e finanza, in cui manchi da 30 anni il suo zampino. Ne ha
viste e fatte più di Bertoldo, ma lui sopravvive alle tempeste, gli
altri ci rimettono le penne. È Guido Rossi. Nemico di Enrico Cuccia, ha
imparato l'arte da lui», scrisse una volta Panorama.
Non era un
personaggio pubblico,però.Calciopoli e tutto quello che ne è seguito
l'hanno trasformato in questo: un popolare volto da stadio, più odiato
che amato,perché nemmeno i tifosi dell'Inter l'hanno mai adorato. E
questo nonostante sia stato lui in persona a dare al club milanese lo
scudetto del 2006. Lo dice la storia, oltre che varie testimonianze: la
commissione dei saggi istituita per decidere che cosa fare di quel
campionato, aveva espresso l'intenzione di non assegnare ad alcuno la
vittoria.
Guido Rossi
si impuntò: spinse perché fosse assegnato all'Inter, cioè alla prima
squadra in classifica non toccata dallo scandalo. Peccato che fosse
anche la sua squadra, non solo come tifo: dal 1995 al 1999 l'avvocato
milanese fu membro del consiglio di amministrazione del club nerazzurro.
Non proprio un esempio di limpidezza. Lo scudetto fu assegnato e lo
chiamarono scudetto degli onesti.
Da allora
Guido Rossi è detestato da juventini e milanisti. Odiato anche per
essere stato sfacciatamente protagonista nella finale di coppa del
Mondo di Berlino quando scese in campo a ricevere la Coppa, nonostante
sapesse di essere una meteora nel mondo del calcio. Il bagno di
popolarità, prima di tornare nell'oblio per tanti e nella notorietà di
pochi. A far fare affari, sempre. A essere il centro di molte cose e di
molto potere. Possibilmente rosso.
4 -
VALUTAZIONI E SENTENZE DEL 2006
LA RELAZIONE DI PALAZZI SULLE INTERCETTAZIONI-CHIAVE
Da "la
Stampa"
FACCHETTI
CON BERGAMO
Giacinto Facchetti all'epoca è presidente dell'Inter, Paolo Bergamo è
commissario nonché designatore della Can di serie A e B
26 novembre 2004, ore 9,51
I due
discutono di chi mettere nella griglia per Inter-Juventus della
successiva giornata di campionato. Nella stessa telefonata Facchetti si
lamenta di «qualche problemino» con Bertini, ma Bergamo precisa che se
fosse designato tale arbitro, ci avrebbe parlato lui («Semmai ci
parlo»).
FACCHETTI
CON MAZZEI
Gennaro Mazzei era vice commissario della Can
25 novembre 2004, ore 17,51
Facchetti,
sapendo che Mazzei si sta recando a Coverciano, chiede di scegliere
(«Eh, sceglili bene per domenica sera, eh») bene gli assistenti
(evidentemente per la gara che riguarda l'Inter) e Mazzei risponde che
indicherà il numero 1 e il numero 2 e cioè Ivaldi e Pisacreta. Facchetti
aggiunge che ci vuole «il numero uno degli arbitri» e che «lì non devono
fare sorteggi, lì devono...». Alla domanda di Mazzei «Come si fa?» (ndr:
a non fare i sorteggi), Facchetti dice «Ma dai».
FACCHETTI
CON LANESE
Tullio Lanese all'epoca era presidente Aia
8 febbraio 2005, ore 12,41
Lanese
chiede a Facchetti biglietti per un amico per la partita di sabato 12
gennaio, Inter-Roma. Lanese, poi, dice a Facchetti che per il futuro i
designatori saranno condizionati dal loro ok («Perché so che ora questi
designatori saranno un po' condizionati dalla vostra... dal vostro okay,
no?»).
LO SCUDETTO
NON ASSEGNATO
Palazzi sul materiale che inchiodò la Juve 22 giugno 2006
Gli atti
posti in essere sono idonei a minacciare la terzietà degli arbitri e
tutti vanno considerati responsabili di questa condotta, descritta come
un reato di pericolo
La sentenza
della Corte d'Appello federale 25 luglio 2006
Juve in
serie B con 17 punti di penalizzazione. (poi ridotti a 9 dall'Arbitrato
del Coni)
Confermata la
revoca e la non assegnazione degli ultimi due titoli (quello del 2006
venne assegnato poi all'Inter dal commissario straordinario Figc Guido
Rossi, dopo la valutazione dei tre saggi) 05-07-2011]
|
ATTENTI ALLA
"QUERELA" - COME TRASFORMARE IL TUO PC IN UN MICROFONO-SPIA, VIDEOCAMERA
COMPRESA? PER INTERCETTARE BISIGNANI, I CONSULENTI DI WOODCOCK HANNO
INVIATO UNA mail con oggetto "querela". UNA VOLTA APERTA IL GIOCO è
FATTO) - ora però TUTTE LE PROCURE CHE USANO QUESTA TECNOLOGIA
(NARCOTRAFFICO, MAFIE, ECC…) E RISCHIANO DI VEDER COMPROMESSE LE LORO
INDAGINI (ORA TUTTI I CRIMINALI VERI BUTTERANNO I COMPUTER)…
Chris Boniface per
"Libero"
Il software
utilizzato per la mail-spia con cui è stato intercettato Luigi Bisignani
dal 2 novembre 2010 fino ad oggi è stato utilizzato in Italia da Henry
John Woodcock in un'indagine giudiziaria. Purtroppo l'arma tecnologica
segreta per le intercettazioni era già stata utilizzata con successo -
ed è attualmente utilizzata - in indagini assai più delicate sulla
criminalità organizzata.
Ora la fuga di
notizie sul software che dal computer consente di fare intercettazioni
ambientali, video e dati, rischia di compromettere tutte quelle
indagini. L'invenzione tecnologica è israeliana, e l'utilizzo
inizialmente è stato solo per impieghi di difesa e di security (leggasi
spionaggio) degli stati nazionali. Il software però è stato
commercializzato, è stato acquistato e utilizzato anche da alcuni stati
americani e probabilmente è stato poi sviluppato e forse anche clonato
da singoli.
Quello utilizzato
da Woodcock è stato preparato da un consulente tecnico della procura (da
un professionista alla Gioacchino Genchi, tanto per intenderci). Non è
tecnologicamente complesso. Per chi naviga su Internet anzi è un sistema
assai banale.
Di base è un virus
trojan, che attraverso una mail si installa nel computer. Viene definito
autoinstallante, ma non è così, ed è proprio il suo punto debole. Perché
funzioni bisogna che uno apra la posta elettronica, veda il messaggio
contenuto dentro e con il mouse faccia click sopra (lo apra).
La maggiore parte
dei trojan è nascosta dietro una immagine fotografica accattivante (una
bella donna magari un po' discinta è la più utilizzata) o fra i
frammenti di un filmato che possa incuriosire. Lo scopo di chi produce
la stragrande maggioranza di questi virus (che come cavalli di Troia si
inseriscono nel computer) è quello di rubare al malcapitato gli
indirizzi identificativi del computer e tutte le password lì inserite.
Innanzitutto quelle delle carte di credito e dei conti correnti bancari
e postali che possono essere facilmente clonate e riutilizzate a spese
della vittima.
Ma non dura tanto:
ogni trojan ha una firma particolare. E le aziende che producono
antivirus aggiornano i loro prodotti copiando quelle firme e
annullandone l'efficacia in breve tempo. Nel caso Bisignani il trojan
utilizzato è in grado di fare le stesse operazioni di tutti i più banali
virus. Ha copiato identificativi dei sistemi windows utilizzati (pc di
ufficio e portatile), e una volta inserito è diventato una sorta di
trasmittente di tutti i dati e della memoria del computer.
Poteva leggere in
tempo reale ogni messaggio da lì digitato su posta elettronica o sui
social network come Facebook. Di più. era in grado di attivare gli
altoparlanti del computer e di trasformarlo in una microspia in grado di
trasmettere l'audio captato a chi aveva inviato il virus. Era anche
capace di attivare la videocamera che certamente esisteva sul portatile
(non è noto se fosse presente anche sul pc di studio) per trasmettere
agli inquirenti le immagini di quel che avveniva nel raggio di azione.
L'unica incognita
che aveva Woodcock con la sua squadra era quella del cavallo di Troia da
utilizzare per essere certo che Bisignani e la sua segretaria aprissero
quella mail. L'ha trovata il consulente tecnico: nascondere il virus in
una falsa querela inviata a quegli indirizzi di posta elettronica. Per
questo la microspia virtuale è stata ribattezzata "Querela".
Se c'era una cosa
che avrebbe aperto di sicuro sia Bisignani che la sua segretaria era
proprio un atto giudiziario, senza stare a ragionare sul mittente. E
questo è avvenuto il 2 novembre 2010. Il sistema non è poi così
differente da quello che da tempo veniva utilizzato per i telefonini (ed
oggi è sviluppato anche per Mac, I phone e I pad).
C'è un solo
antivirus valido per tutte le piattaforme che può metterlo in seria
difficoltà: il Kaspersky, ma non è molto diffuso. Magistrati e forze
dell'ordine probabilmente hanno perso una tecnologia d'oro con questa
vicenda. Ma per anni sono stati bravi a fare nascere e propagare
leggende metropolitane sui sistemi di intercettazioni e sulle misure di
difesa possibili.
La più comune era
quella sui telefonini, usati come microspia e disattivabili togliendo la
batteria. Non è mai stato vero: quei telefonini erano stati manipolati
sempre dagli inquirenti trasformandoli in ricetrasmittenti con o senza
pila. Convinti delle contromisure, i malcapitati sono stati intercettati
con più facilità. Meglio rassegnarsi: tanto ne inventeranno
qualcun'altra.23-06-2011]
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1- NELLO
SCANDALO CHE STA TRAVOLGENDO IL DUPLEX BERSANI-D’ALEMA NON LASCIATEVI
FUORVIARE DA QUELLA TANGENTE DI 40 MILA EURO AL DIRIGENTE PD PRONZATO:
NELL’INCHIESTA DEI PM STEFANO CASCINI (È IL SEGRETARIO DELL’ANM) E PAOLO
IELO BRILLA UN APPUNTO SU CUI, ACCANTO A SETTE NOMI DI POLITICI E
SOGGETTI ISTITUZIONALI, CI SONO SCRITTE SOMME DI DENARO: POCO MENO DI
DUECENTOMILA EURO, MOLTI DEI QUALI NON CONTABILIZZATI - 2- UN PAESE
SENZA. BERLUSCONI DEMOLITO DALLA P4 DEI BISI, IL PD SBARAGLIATO DALLA
"CRICCA" DALEMONA DEI MORICHINI. AMORALE DELLA TRAGEDIA: UNA DEMOCRAZIA
SI PUò REGGERE SENZA I DUE PILASTRI FONDAMENTALI: MAGGIORANZA E
OPPOSIZIONE? -
1- TANGENTI SUGLI
APPALTI ENAC -
ARRESTATO
IL DIRIGENTE PD PRONZATO -
TRE IMPRENDITORI COINVOLTI. IN UNA LISTA NOMI DI POLITICI
Flavio Haver per
Corriere della Sera
Tangente da
40.000 euro sull'appalto da un milione e mezzo dell'Enac per il
collegamenti aerei «low cost» tra l'isola d'Elba e Roma Urbe, Firenze e
Pisa. È l'accusa che ha portato in carcere con l'accusa di corruzione
Franco Pronzato, membro del consiglio d'amministrazione dell'Enac,
coordinatore nazionale dell'area Trasporto aereo del Pd (si è
autosospeso dal partito) ed ex consulente dell'allora ministro dei
Trasporti, Pierluigi Bersani. Con lui sono stati arrestati gli
imprenditori Viscardo e Riccardo Paganelli (director e amministratore
della società Rotkopf Aviation) e Giuseppe Smeriglio (titolare della
Ri.Energy, deve rispondere solo di aver tentato di inquinare le prove e
la custodia cautelare è «a tempo», per un mese e mezzo).
LA
LISTA DEI POLITICI IN MANO A PAGANELLI
- Ma c'è un altro
filone d'indagine che può riservare sviluppi clamorosi. A Viscardo
Paganelli è stato sequestrato un appunto su cui, accanto a sette nomi di
politici e soggetti istituzionali, ci sono scritte somme di denaro: si
tratta, complessivamente, di poco meno di duecentomila euro, molti dei
quali non contabilizzati. Nell'inchiesta dei pm Stefano Cascini (è il
segretario dell'Anm) e Paolo Ielo sono confluiti rapporti e
intercettazioni del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di
finanza.
IL
RUOLO DEL DALEMIANO MORICHINI
- Le Fiamme gialle
hanno ascoltato le conversazioni da settembre scorso, da quando cioè
l'imprenditore umbro Pio Piccini (ex presidente del gruppo Omega) aveva
puntato l'indice contro Vincenzo Morichini (l'imprenditore è indagato, è
l'ex amministratore del consorzio delle agenzie Ina Assitalia di Roma ed
è legato a Massimo D'Alema).
Piccini
aveva parlato della «natura lobbistica-affaristica dei rapporti
intrattenuti con Morichini, finalizzati ad agevolare l'acquisizione di
appalti sfruttando i suoi legami con esponenti politici e delle
pubbliche amministrazioni». Piccini aveva raccontato di 2.500 euro
versati ogni mese a Morichini per la sua attività di intermediario,
oltre «ad una percentuale del 5 per cento del valore degli affari
procacciati - ricorda il gip Elvira Tamburelli nell'ordinanza di
custodia cautelare - suddivisa tra Morichini e la sua società (Sdb), la
Fondazione Italianieuropei ed il Partito Democratico».
Ricorda il
giudice come «Morichini si era proposto a Piccini come "faccendiere" che
avrebbe potuto aiutarlo in ambito romano sia rispetto a società con cui
aveva rapporti (come Finmeccanica) che con pubbliche amministrazioni
(anche fuori del territorio laziale) grazie ai suoi buoni rapporti con
esponenti del Pd ed a quelli stretti in virtù della collaborazione
prestata alla Fondazione Italianieuropei».
IL SISTEMA -
Il gip ha osservato come non ci si trovi «di fronte ad un episodio
isolato, bensì ad un sistema illegale di rapporti instaurato tra
Morichini, i Paganelli e Pronzato». Il pagamento della «mazzetta»
sarebbe stato effettuato per accelerare le pratiche necessarie al
rilascio del Coa (Certificato di operatore aereo abilitato al trasporto
passeggeri) alla Rotkpof Aviation. E in un interrogatorio Morichini ha
ammesso di aver pagato a Pronzato, per conto dei Paganelli, i 40.000
euro, ventimila dei quali trattenuti per sé.
2- I
VERBALI: «NON AVETE FATTO IL BONIFICO»
-
QUEL SOLLECITO DELL'INDAGATO ALLA ROTKOPF
Fiorenza Sarzanini per
Corriere della Sera
«Consegnai a
Pronzato complessivi 40.000 euro in due tranches da 20.000 euro l'una.
Pronzato di tali somme mi diede la metà: 10.000 euro la prima volta,
10.000 euro la seconda. Consegnai tali somme a Pronzato a Roma, a casa
sua in via Frattina. Le consegne avvennero verso la fine dell'anno,
l'ultima a Natale del 2010, la prima qualche mese prima».
È l'8 giugno
scorso. Vincenzo Morichini, l'ex amministratore delegato delle agenzie
Ina-Assitalia e ora titolare di una società di mediazione, si presenta
davanti al pubblico ministero Paolo Ielo che indaga sull'appalto per la
rotta aerea Roma-Isola d'Elba assegnato alla Rotkopf Aviation Italia di
Viscardo Paganelli e di suo figlio Riccardo. È indagato per corruzione,
sa bene che rischia di finire in carcere.
Gli
investigatori del Nucleo valutario guidati dal generale Leandro
Cuzzocrea hanno già rintracciato un bonifico da 28.800 euro dalla
società dei Paganelli alla Ri.Energy di Giuseppe Smeriglio, il
segretario di Pronzato, a fronte «di un contratto di consulenza fittizio
a giustificazione dei flussi di denaro tra le società ». Lui,
accompagnato dal suo avvocato Grazia Volo, capisce che negare sarebbe
inutile. E confessa. Del resto le intercettazioni hanno già rivelato
quello che il giudice definisce nella sua ordinanza «il patto
corruttivo». E lui racconta la storia dall'inizio.
INCONTRI E
«GRATIFICHE»
«La Sdb ha un contratto di consulenza per attività di relazioni
istituzionali con la Foretec, società riconducibile ai Paganelli, così
come la Rotkopf Aviation Italia. La società intendeva partecipare al
bando, indetto da Enac per l'assegnazione della tratta Elba-Pisa per la
cosiddetta continuità territoriale. A tali fini era essenziale essere
muniti del Coa, il certificato di operatore aereo.
La Rotkopf
aveva presentato l'istanza, ma dentro la struttura amministrativa
c'erano resistenze perché loro avevano aerei monomotore. Le lungaggini
avrebbero seriamente pregiudicato la partecipazione alla gara e quindi
proposi a Paganelli di utilizzare Pronzato. Effettivamente contattai
Pronzato che si mise a disposizione. Io, lui e Paganelli ci incontrammo
almeno 10 volte prima della concessione del Coa... Dopo un po' di tempo,
grazie anche all'intervento di Pronzato, fu rilasciato il Coa e vi fu la
gara. Per tali fatti e per mantenere un rapporto che facilitasse la
soluzione dei problemi che Rotkopf Aviation poteva incontrare nei
rapporti con Enac proposi a Paganelli di erogare gratifiche a Pronzato».
«SU QUALE
CONTO IL BONIFICO?»
Non bastano evidentemente i soldi consegnati in contanti e così
l'accordo prevede che Paganelli effettui un bonifico a Giuseppe
Smeriglio «soggetto legato al Pronzato e da questi coinvolto e seguito
costantemente nella gestione del pagamento », per questo finito anche
lui agli arresti. Così la trattativa viene ricostruita nell'ordinanza.
Il 29 aprile 2011 «Pronzato contatta Smeriglio per riferirgli di aver
visto determinate persone che la mattina successiva "faranno tutto". Il
2 maggio Smeriglio comunica a Pronzato che "non è arrivato nulla".
Pronzato
invia un sms a Paganelli: "Non avete fatto il bonifico a Smeriglio". Ed
è a questo punto che i due Paganelli parlano al telefono.
Riccardo:
«Dimmi papi?»
Viscardo:
«Senti chiama Pronzato perché mi ha fatto un sms dicendo "non avete
fatto il bonifico a Smeriglio" che stiamo facendo oggi. Digli al coso
proprio di stare tranquillo perché è stato fatto, digli che gli
arriverà. Noi abbiamo delle procedure interne che non possiamo fargli un
saldo unico perché poi quando vengono a fare i controlli ci chiedono
perché... capito, fagli capire questo... che sta rompendo i coglioni
pure lui».
Riccardo:
«Va bene... sì, Viscardo: eh! solo a paga' stiamo pronti noi».
Poco dopo
Viscardo Paganelli invia al Pronzato due sms. «Il bonifico è partito
venerdì, come da procedure interne. Noi paghiamo tutte le fatture a fine
mese. Non posso fare eccezioni. Mi capisci». E dopo «Domani matina gli
mando il Cro». Il giorno dopo Pronzato contatta Smeriglio quando ha la
conferma che il bonifico è arrivato per avvisarlo del pagamento: «Senti
allora quei signori t'hanno fatto tutto eh!». E poi è lo stesso
Paganelli a parlare con Smeriglio e la conversazione fa capire che lo
stesso «sistema» è stato usato anche in altre occasioni e con altre
persone.
Paganelli:
«Ho trattato quella cosa esattamente come tutte le altre mie, capito,
esattamente senza nessuna...».
Smeriglio:
«Non sapevo niente, perché lui ha telefonato l'altro giorno perché noi
chiudiamo a fine mese, l'importante sia andato tutto a posto, siamo a
posto».
Paganelli:
«Tutto a posto, solo che io le ho trattate esattamente perché quando in
passato vennero le prime cose che mi guardarono... e una volta che uno
aveva pagato il giorno dopo, mi disse perché?».
Smeriglio:
«Esattamente, no no bisogna pagare tutto insieme... molto bene, ti
ringrazio, ciao».
Annota il
giudice: «Le verifiche effettuate dall'organo inquirente sui movimenti
del conto corrente numero 172100 acceso presso il Banco Desio e della
Brianza hanno consentito di accertare che la società Rotkopf ha
effettivamente disposto, con valuta 4 maggio 2011, un bonifico di 28.800
a favore di Ri.Energy con causale "saldo fattura".
E tuttavia
presso gli uffici della società non è stato rinvenuto né il contratto di
consulenza oggetto della fattura, né qualsivoglia documento che attesi
una prestazione di consulenza nel settore trasporti, salvo che il giorno
successivo un tale contratto è "quasi magicamente riapparso" per usare
l'efficace espressione adoperata dal pubblico ministero».
La lista dei
sette
Un
falso, dunque, e il sospetto è che sia proprio questo il «"sistema»che
Paganelli e Morichini hanno utilizzato anche per altri appalti. La prova
sarebbe in quell'elenco di nomi e cifre sequestrato nei suoi uffici e
sul quale sarebbero già stati effettuati riscontri.
Scrive il giudice
nell'ordinanza: «Le cifre indicate nell'appunto sequestrato - e
collocate accanto ad altri nomi di persone fisiche e soggetti giuridici
- rappresentano l'annotazione di pagamenti tutti eseguiti, si ricava
immediatamente e direttamente, come evidenziato dal pubblico ministero,
dalla considerazione che le cifre riferite a operazioni economiche
ostensibili (che potevano essere riportate nelle scritture della
società) sono considerate come pagamenti in contabilità, differentemente
dalle altre, riferibili a politici e amministratori-tra i quali è
indicato Pronzato - evidentemente in ragione della loro natura non
lecita».29-06-2011]
|
AVE DALEMIX.
MORICHINI TE SALUTANT - L’ASSICURATORE PAGANELLI AMMETTE DI AVER PAGATO
ESPONENTI DEL PD, MA SEMPRE ATTRAVERSO IL COMPAGNO DI BARCA DI BAFFINO -
SOLDI PER PRONZATO, PER CATIUSCIA MARINI (UMBRIA JAZZ), LA FONDAZIONE
DALEMIANA ITALIANIEUROPEI - TUTTI SMENTISCONO E ANNUNCIANO QUERELE - I
PM SOSPETTANO CHE MORICHINI POSSA ESSERSI TENUTO ALMENO PARTE DELLE
TANGENTI - IL MANAGER SMERIGLIO CONVINCE I MAGISTRATI E VIENE
SCARCERATO…
Lavinia Di
Gianvito per il "Corriere
della Sera"
Racconta di
aver pagato i soggetti elencati nell'appunto sequestrato dalla finanza
ma sostiene che ha consegnato il denaro a Vincenzo Morichini, l'ex
responsabile delle agenzie Ina-Assitalia indagato per corruzione e false
fatture. Viscardo Paganelli, finito in carcere con il figlio Riccardo e
con Franco Pronzato, già consulente di Pier Luigi Bersani al ministero
dei Trasporti, risponde per quattro ore alle domande del pm Paolo Ielo.
E alla fine l'interrogatorio, chiesto dal difensore Pasquale Bartolo,
viene secretato
«Era
Morichini a consigliarmi chi pagare, perché poi avrei avuto dei
vantaggi» , accusa Paganelli, arrestato per una mazzetta da 40 mila euro
a Pronzato. L'amministratore delegato della Rotkopf Aviation avrebbe
versato, secondo i casi, tangenti o contributi regolari - e come tali
iscritti in bilancio - per una somma vicina ai duecentomila euro:
destinatari dei finanziamenti, sette politici (tra cui Pronzato, la
presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini e l'eurodeputato del Pd
Roberto Gualtieri), Umbria Jazz e, in due occasioni, ItalianiEuropei, la
fondazione di Massimo D'Alema
«Ho dato
ventimila euro alla Marini, altrettanti a Umbria Jazz e 15 mila a
Gualtieri» , sostiene Paganelli. «A quest'ultimo - continua - ho versato
un contributo elettorale perché volevo raggiungere una certa forza nel
partito, in modo da poter avanzare delle richieste» . Resta il dubbio se
il denaro sia finito nelle mani dei soggetti elencati nel «pizzino» :
poiché Morichini ha trattenuto la metà della tangente destinata a
Pronzato, la Procura vuole accertare se anche negli altri casi abbia
consegnato solo una parte del denaro.
A questo dubbio
l'ex amministratore delle agenzie Ina-Assitalia potrà rispondere nei
prossimi giorni, quando sarà interrogato a palazzo di giustizia. Altre
domande puntano a chiarire il capitolo dei cinque voli (tre in Puglia)
che nel 2010 sarebbero stati offerti a Massimo D'Alema. Paganelli
assicura: «Nessuno ha mai viaggiato gratis con la mia società, come
risulta anche dalla contabilità aziendale» . Sarebbe stato Morichini -
avendo maturato dei crediti con la Rotkpof Aviation - a regalare le
trasferte al presidente del Copasir.
E il pm
Ielo, dopo aver contestato all'imprenditore nuove intercettazioni
ambientali, lo avrebbe interrogato pure sui rapporti con altri esponenti
di primo piano del Pd. Sorpresi, i politici citati nel «pizzino»
rivendicano la propria estraneità all'inchiesta. Sottolinea Gualtieri:
«Apprendo con stupore dell'esistenza, tra le carte del dottor Viscardo
Paganelli, di un appunto contenente il mio nome. Escludo di aver mai
conosciuto il dottor Paganelli e tantomeno di aver ricevuto denaro da
lui o da persone riconducibili alle sue società. Ho dato mandato ai miei
legali ad agire nelle sedi competenti a tutela della mia onorabilità».
La Marini
annuncia «una comunicazione al consiglio regionale per il rispetto
istituzionale a cui si ispira la mia azione di governo e soprattutto
perché mi sento diffamata e calunniata».
E intanto
già libero Giuseppe Smeriglio, arrestato il 28 giugno con Pronzato e con
i Paganelli. Una scarcerazione a tamburo battente disposta dal gip
Elvira Tamburelli, con il parere favorevole della Procura, al termine
dell'interrogatorio di garanzia. Il manager, spiega l'avvocato Marcello
Di Stante, ha dimostrato che l'asserita tangente da 24 mila euro altro
non era che il compenso per una consulenza in materia di trasporto merci
ottenuta dalla Rotkopf Aviation: ricostruzione confermata dall'estratto
conto del 6 maggio scorso prodotto dalla difesa.05-07-2011]
|
BISIGNANI
STAMPA TUTTI - ILTE holding è riuscita a costruire un gruppo di clienti
tra i quali spiccano Fiat, Iveco, Alpitour, Paravia, Avio, Yamaha,
Alstom, Ansaldo, Finmeccanica, La Stampa e il gruppo L’Espresso - Con
quest’ultimo la Ilte ha stipulato un contratto di esclusiva di 10 anni
per la produzione di tutte le pubblicazioni del gruppo - L’ESPRESSO
CEDETTE NEL 2010 LA ROTOSUD ALLA ILTE PER 15 milioni...
Stefano Sansonetti per "Italia Oggi"
A guardare i
documenti contabili più recenti, l'impressione è che la Ilte non se la
passi molto bene. La società, di cui Luigi Bisignani è procuratore sin
dal 2000, è alle prese con debiti e perdite che hanno creato qualche
affanno. Insomma, nonostante la fitta rete di entrature di cui gode
Bisignani, finito agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta
sulla P4, non sembra che la società faccia faville.
La Ilte è attiva
nel settore della stampa di prodotti editoriali.
Ma diciamo subito
che la capogruppo, la Ilte holding, al 31 dicembre del 2009 era oberata
da 157 milioni di debiti e da un rosso di 8,6 milioni di euro, che poi
altro non è che la perdita del gioiello del gruppo, ovvero proprio la
Ilte spa. Il peso debitorio, soprattutto nei confronti del sistema
bancario, è a tal punto pronunciato che sempre a fine 2009 tutte le
azioni di Ilte e Ilte holding risultavano in pegno a Unicredit.
In effetti
l'impegno dell'istituto di piazza Cordusio nei confronti della società è
piuttosto consistente. Lo testimonia il fatto che il 10 giugno del 2010,
come si apprende ancora dagli ultimi documenti contabili disponibili,
tra le parti è stato sottoscritto un accordo di ristrutturazione del
debito della Ilte esistente al 31/12/2009 nei confronti di Unicredit,
quantificato in 49.214.172 euro. Di questi, 43 milioni sono in linea
capitale e 6,2 milioni di quota interessi maturati fino a quella data.
Per far fronte a
questa situazione, in pratica, l'Ilte ha dovuto mettere in piedi
un'operazione in più fasi, una delle quali è consistita nella messa in
vendita del complesso immobiliare della società situato a Moncalieri
(To), per «un prezzo netto non inferiore a 60 milioni di euro». È
presumibile che nel frattempo stia andando avanti il percorso di rientro
della società presieduta da Vittorio Farina.
Da sottolineare
che i conti in questione sono quelli consolidati della Ilte holding. Nel
perimetro del gruppo, infatti, rientrano diverse società, coma la Satiz,
la Satiz Poland, la Ilte Promo, la Tps, la Fag Editrice e la Satizfin. E
attraverso di esse la holding è riuscita a costruire un gruppo di
clienti tra i quali spiccano Fiat, Iveco, Alpitour, Paravia, Avio,
Yamaha, Alstom, Ansaldo Energia (Finmeccanica), Agusta (Finmeccanica),
La Stampa e il gruppo L'Espresso.
Con quest'ultimo
la Ilte ha stipulato un contratto di esclusiva della durata di 10 anni
per la produzione di tutte le pubblicazioni del gruppo. A fine 2009,
però, il fatturato consolidato della Ilte holding è sceso da 192,1
a135,8 milioni di euro.
2- L'ESPRESSO
CEDETTE NEL 2010 ROTOSUD AL GRUPPO FARINA...
Repubblica.it del 5 marzo 2010 - Gruppo Espresso ha ceduto
a ILTE SpA - Gruppo Farina - la controllata Rotosud, società che
provvede alla stampa in rotocalco dei suoi periodici. La vendita
riguarda l'intero capitale sociale di Rotosud e il corrispettivo è stato
fissato in 15 milioni di euro. L'accordo prevede che il Gruppo Espresso
continui ad avvalersi dei servizi di Rotosud.
Per il Gruppo
Espresso la cessione alla ILTE SpA, fornitore da sempre di servizi di
stampa al Gruppo, si inquadra nel piano di riorganizzazione in corso che
prevede, tra gli altri interventi, un profondo riassetto della struttura
industriale. La cessione dello stabilimento rotocalco permetterà di
aumentarne i carichi di lavoro e garantire pertanto la riduzione del
costo delle pubblicazioni.22-06-2011]
|
1- DOPO
LACRIME E LACRIMOGENI (80 FERITI), VIENE ALLO SCOPERTO LO SCETTICISMO DI
GIULIO TREMONTI A IMPEGNARE SOLDI IN UN’OPERA CHE NON CONSIDERA NÉ PUÒ
CONSIDERARE PRIORITARIA NEANCHE NELL’AMBITO DELLE GRANDI OPERE, PREMUTO
DALLE ALTRE LOBBY REGIONALI (LIGURE, VENETA E FRIULANA) PER TUTTI I VARI
PROGETTI “EUROPEI” IN PANNE - 2- APERTO IL CANTIERE, I LEADER NO-TAV:
’’ABBIAMO PERSO UN ROUND, NON LA GUERRA’’ - 3- L’UNICO PROGETTO DEFINITO
E SICURO È QUELLO DEL TUNNEL DI CHIOMONTE CHE SI VUOLE FARE ADESSO, E
CHE VERREBBE REALIZZATO DALLA CMC DI RAVENNA, UNA GRANDE COOPERATIVA
“ROSSA”. UN TUNNEL DI 7 CHILOMETRI CHE CON MOLTE PROBABILITÀ RESTEREBBE
DESERTO E SOLITARIO COME LO SONO DA ANNI QUELLI FRANCESI -
1 -
118, UN'OTTANTINA TRA FERITI E CONTUSI...
(ANSA) - E' di un'ottantina, fra feriti lievi e
contusi, il bilancio - secondo il 118 - ancora provvisorio, degli
incidenti alla Maddalena di Chiomonte (Torino) per lo sgombero del
presidio No Tav. Una trentina sono i feriti e i contusi tra le forze
dell'ordine; altrettanti tra i No Tav, portati all'ospedale di Susa.
Altre venti persone, tra forze dell'ordine e manifestanti, sono state
medicate sul posto.
2 -
SCONTRI A PRESIDIO NO-TAV, APERTO IL CANTIERE...
(Ansa) - Apre il cantiere per la costruzione della
linea ferroviaria ad alta velocita' Torino-Lione. Un blitz scattato
all'alba, con centinaia di uomini e mezzi di Polizia, Carabinieri,
Guardia di Finanza e Forestale, ha smantellato il presidio che i
militanti No-Tav avevano realizzato nei boschi della Maddalena di
Chiomonte (Torino), per impedire l'avvio dei lavori. Negli scontri ci
sono stati oltre trenta feriti, ma nessuno in modo grave.
''Abbiamo
perso un round, non la guerra'', ha commentato il leader dei No-Tav,
Alberto Perino. Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, ha ribadito:
''lo Stato non puo' assolutamente arrendersi di fronte a dei
protestatari''. ''La Val di Susa - ha sottolineato il Presidente del
Piemonte, Roberto Cota - e' diversa dai facinorosi e non puo' essere
confusa con loro".
Il blitz e'
scattato da piu' punti, all'alba, subito dopo la chiusura al traffico
dell'autostrada A32 Torino-Bardonecchia: le ruspe, scortate da decine di
agenti, hanno abbattuto le barricate che i militanti avevano costruito
per bloccare i punti di accesso alla Maddalena, in particolare alla
Centrale Elettrica e all'altezza della galleria Ramats.
C'e' stato
un fitto lancio di pietre, rami, tronchi di alberi e altri oggetti
contro le pale meccaniche e gli agenti, che hanno lanciato decine di
lacrimogeni. A quel punto i manifestanti sono fuggiti nei boschi, hanno
devastato alcune vigne, si sono sistemati nella zona di un'area
archeologica per poter continuare a lanciare pietre e altri oggetti da
una posizione piu' favorevole, hanno dato fuoco a balle di paglia e
cosparso la strada di chiodi a quattro punte e liquido oleoso.
Le ruspe
hanno continuato a salire verso la Maddalena; altri lacrimogeni sono
stati lanciati verso l'area centrale del presidio No-Tav; i manifestanti
sono fuggiti di nuovo e l'area e' stata consegnata all'impresa che
avviera' i lavori.
Fra forze
dell'ordine e attiviti No-Tav non ci sono stati contatti diretti, ma 28
agenti sono rimasti feriti (23 sono stati medicati sul posto; cinque
sono stati portati in ospedale a Torino), mentre quattro attivisti
No-Tav si sono fatti medicare al posto di pronto soccorso allestito alla
Maddalena. Molti attivisti sono stati intossicati dal fumo.
Nella Val
Susa, dove ieri sera si e' svolta una fiaccolata con migliaia di
persone, sono scattati alcuni scioperi spontanei; l'Usb ha proclamato lo
sciopero generale nei comuni interessati dalla Torino-Lione e i No-Tav
si sono dati appuntamento per oggi nella bassa valle, a Bussoleno
(Torino).
MANGANELLI, PS NON 'CONTRO' MA PER DIRITTI TUTTI
- "Le donne e gli uomini delle forze di polizia sono chiamati a far
rispettare disposizioni legittime e lo fanno, a prezzo di enormi
sacrifici, non 'contro' qualcuno ma per garantire i diritti di libertà
di tutti, a partire da coloro che esprimono il loro legittimo dissenso
nelle forme consentite dalla legge". Lo dice il capo della Polizia
Antonio Manganelli, raggiunto dall'ANSA per un commento sulle
dichiarazioni dei sindacati di polizia che hanno espresso vicinanza alle
forze dell'ordine impegnate in Val Susa.
"Condivido
pienamente" le loro parole, prosegue Manganelli sottolineando che "la
mia solidarietà, il mio affetto e la vicinanza come uomo e come capo va
agli operatori delle forze di polizia che oggi, solo per aver fatto il
proprio dovere, hanno riportato ferite e contusioni, e alle loro
famiglie che ne condividono i sacrifici".
MATTEOLI: LO STATO NON PUO' ARRENDERSI
- ''Lo Stato non puo' assolutamente arrendersi di fronte a dei
protestatari''. Lo ha detto il ministro dei trasporti Altero Matteoli
rispondendo alle domande dei giornalisti a margine dell'inaugurazione
del primo tratto dell'autostrada da Rosignano a Civitavecchia,
commentando quanto sta avvenendo a Chiomonte (Torino) tra forze dell'
ordine e comitati no-tav. ''La Tav e' considerata una priorita' da parte
dello Stato. I lavori inizieranno e andremo avanti'', ha detto Matteoli.
Il ministro ha anche aggiunto di essere costantemente informato da
Roberto Maroni sulla situazione dell'ordine pubblico.
LEADER
NO-TAV: ABBIAMO PERSO ROUND, NON LA GUERRA
- ''Abbiamo perso un round, non la guerra''. E' il commento a caldo,
dopo lo sgombero dell'accampamento dei No Tav a Chiomonte, del leader
del movimento, Alberto Perino. ''Oggi - dice - e' andata come di pensava
che andasse. Noi abbiamo resistito poi le forze dell'ordine hanno
sparato migliaia di lacrimogeni. Adesso dobbiamo portare via tutti i
materiali dalla Maddalena. Poi vedremo il da farsi, di certo non siamo
sconfitti''.
TAFFERUGLI TRA NO-TAV E AUTOMOBILISTI
- Tafferugli fra manifestanti che si oppongono all'apertura del cantiere
della Tav in Val di Susa e alcuni automobilisti sono avvenuti a
Sant'Ambrogio di Susa (Torino), dove una cinquantina di manifestanti
avevano bloccato la strada statale 25. Lo si apprende da fonti della
Questura di Torino. A protestare contro i manifestanti No Tav sono stati
soprattutto pendolari e autisti di autocarri. Non sono al momento
segnalati feriti.
SASSI
DALLA BOSCAGLIA CONTRO AMMINISTRATORI LOCALI
- Sassi contro alcuni amministratori della Valle di Susa sono stati
scagliati all'alba da persone nascoste nel bosco vicino al presidio No
Tav di Giaglione, il paese che confina con Chiomonte. Lo afferma il
sindaco di Sant'Ambrogio, Dario Fracchia, precisando che non vi e' stato
alcun ferito. Il numero di sassi - ha riferito Fracchia - e' stato
esiguo.
AVVOCATI DIFFIDANO POLIZIA, NO SGOMBERO
- Lo sgombero del presidio No Tav di Chiomonte da parte della polizia e'
illegittimo: lo affermano gli avvocati del pool legale del movimento,
che la scorsa notte hanno inoltrato una diffida al Ministero
dell'Interno e alla Prefettura di Torino. Lo sgombero dovrebbe
permettere l'avvio di alcuni lavori preliminari, ma gli avvocati fanno
presente che sono pendenti diversi ricorsi ai Tar del Piemonte e del
Lazio. Molti dei terreni interessati dall'azione di polizia sono,
inoltre, di proprieta' privata o concessi legalmente dal Comune per
manifestazioni culturali. A Bussoleno, sede della Comunita' montana, gli
amministratori locali hanno attivato una loro ''unita' di crisi''.
3-
ANCHE LE FS SI SCOPRONO NO-TAV - SPUNTA IL PROGETTO LOW COST CHE PIACE A
TREMONTI...
Paolo Hutter per "ilFattoQuotidiano.it"
La corsa
contro il tempo per non perdere i finanziamenti Tav, quella parte più o
meno immediatamente disponibile di fondi europei che sembra una manna
dal cielo in tempi di crisi delle commesse pubbliche, non aveva e non ha
come ostacolo soltanto la popolazione manifestante che impediva l'avvio
della recinzione del cantiere per il tunnel di Chiomonte.
A parte il
fatto che l'effettiva praticabilità dei lavori del cantiere in questa
atmosfera in mezzo ai manifestanti è tutta da valutare, un ostacolo più
insidioso era e in parte è ancora la necessità che il governo italiano
entro il 30 giugno firmi un nuovo accordo preventivo con la Francia
sugli stanziamenti per la realizzazione del nuovo collegamento Torino
Lione.
Ed ecco la
sorpresa: viene allo scoperto quello che gli esperti sapevano già da
tempo, cioè lo scetticismo del ministro dell'Economia Giulio Tremonti a
impegnare soldi in un'opera che non considera né può considerare
prioritaria neanche nell'ambito delle Grandi Opere, premuto come è dalle
altre lobby regionali (come quella ligure, veneta e friulana) per tutti
i vari progetti "europei" in panne.
Come un
coniglio dal cappello, è il caso di dirlo, escono e prendono piede,
soprattutto sui giornali del fine settimana, ipotesi di
ridimensionamento drastico del progetto Tav. Una linea leggera e low
cost che, secondo La Stampa, ha l'approvazione del governo francese e
delle Ferrovie dello Stato. Si usano addirittura argomenti dei No Tav,
come quello che la linea storica esistente non ha problemi di
saturazione e che non li avrà per almeno 20 anni, poi si vedrà.
Il
ridimensionamento - resterebbe da realizzare soprattutto il megatunnel
transfrontaliero, ridotto però a una canna sola - servirebbe a far sì
che la Francia e Bruxelles si possano accontentare che l'Italia prometta
di spendere 4 miliardi e mezzo anziché 8 e mezzo. Si ricordi che non
solo i tecnici No Tav, ma tutti gli addetti ai lavori, moltiplicano
sempre questa cifra quasi per 3, nel caso si proceda.
Pochi giorni
fa l'Unione Industriali aveva motivato il proprio determinato impegno a
sostegno dell'opera con la previsione economica di avere tutti quei
miliardi di spesa pubblica per i lavori come moltiplicatore del Pil per
il torinese. A quella posizione ha risposto un comunicato che i giornali
torinesi hanno snobbato, da parte di un fronte civico nazionale, che tra
gli altri comprende Giorgio Airaudo e Luigi De Magistris, contrario a
questi tunnel in Val di Susa e che fa notare come chi è favorevole
all'opera "ragiona solo sui benefici che deriverebbero dai lavori di
costruzione al comparto edilizio, non sulla necessità della linea".
Ora, a
fronte di quello che viene annunciato come un ridimensionamento drastico
di tutto il progetto futuro, stranamente Unione Industriali di Torino e
gli altri più strenui difensori della necessità della Tav non battono
ciglio. Per i tecnici che collaborano coi sindaci e i comitati No Tav
questa è l'ennesima dimostrazione che si sta giocando solo una partita
politico-economica per tenere aperti dei rubinetti, e che il progetto
può gonfiarsi o sgonfiarsi altre volte. Ma non sempre è lecito scherzare
con le carte. Ad esempio, l'improvvisa scomparsa dal progetto della
seconda canna non può essere trattata con tanta leggerezza.
Dice Luca
Giunti, uno dei collaboratori dei Sindaci No tav: "Il tunnel è stato
progettato a due canne e tutta la sicurezza - una cospicua parte
dell'intero progetto - è fasata proprio sulla contemporanea presenza
delle due canne. In pratica una serve da evacuazione e soccorso per
l'altra (le probabilità di un incidente che coinvolga entrambe le canne
è considerata molto bassa). I vigili del fuoco avevano comunque
sollevato molte riserve sull'effettiva possibilità di soccorso sotto il
massiccio d'Ambin.
Addirittura
era prevista la possibilità che transitassero nella galleria solo treni
merci auto condotti, senza macchinisti. Se ora si propone una soluzione
mono canna è evidente che l'intero progetto va fermato, riprogettato
correttamente, sottoposto alle valutazioni di legge e solo a questo
punto può riprendere l'iter progettuale. Altrimenti si continua a
valutare, come sicurezza, come impatto ambientale e come costi, un
progetto - l'unico depositato ufficialmente - che non ha più alcun
riscontro con la realtà."
L'unico progetto
definito e sicuro è quello del tunnel di Chiomonte che si vuole fare
adesso, e che verrebbe realizzato dalla CMC di Ravenna, una grande
cooperativa "rossa". Un tunnel di 7 chilometri che con molte probabilità
resterebbe deserto e solitario come da anni lo sono le "discenderie"
realizzate in Francia in attesa del Tav. Intanto bisogna vedere cosa
verrà firmato il 30 giugno con Parigi e il 6 luglio con gli altri
governi europei. [27-06-2011]
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FIAT E
CONFINDUSTRIA: CALUMET DELLA PACE PER FREGARE LA FIOM - “VI BENEDICO NEL
NOME DEL TWEET”: ONLINE IL NUOVO PORTALE DEL VATICANO - BASILICATA: DAL
BENZINAIO CON LA PETROLCARD - FIORONI FA IL NECROMANTE: RESUSCITA LA
“COSA BIANCA” - CSM AL RALLENTATORE: UN ANNO E MEZZO PER NOMINARE IL
PROCURATORE GENERALE DI CATANZARO - CHE FINE HA FATTO IL ‘GEMELLINO’ DI
ALFANO? - MARSALA al corvo: TORNANO I VELENI…
Da "Panorama",
in edicola domani
1. SERGIO ED EMMA:
PROVE DI INTESA...
Tra Fiat e Confindustria è armistizio. Occhi puntati all'incontro del 24
giugno fra viale dell'Astronomia e sindacati, Cgil compresa, per un
accordo che renda pienamente operative le intese aziendali di Pomigliano
e Mirafiori, con nuove regole condivise sulla rappresentanza e sui
diritti sindacali. Senza rimettere in discussione gli accordi raggiunti,
l'obiettivo è chiarire chi ha titolo per firmare le intese, con quale
quota di lavoratori, come si eleggono i rappresentanti sindacali, quali
sono i limiti al diritto di sciopero.
I legali Fiat
hanno partecipato agli incontri preparatori. Il Sole 24 ore ha
pubblicato un appello bipartisan di economisti, Guido Rossi in testa,
per invitare Fiat, imprese, Cisl e Uil a non rompere il fronte proprio
ora che è a portata di mano l'intesa. Questa farebbe da base a una
rapida legge che lascerebbe cadere ogni impugnativa giudiziaria.
Dividersi ora
andrebbe a tutto vantaggio della Fiom. Perciò all'assemblea dell'Unione
industriale di Torino, il 20 giugno, Emma Marcegaglia ha difeso la Fiat
e insieme invocato un'intesa che vada bene alle imprese e al sindacato.
Sergio Marchionne resta a guardare. Desisterà solo se l'intesa sarà
buona per la Fiat, ripetono i suoi. Se l'accordo salta e il giudice di
Torino a metà luglio darà ragione alla Fiom, sarà guerra e Marchionne
impugnerà la spada.
2. ARRIVERÀ CON
TWITTER LA BENEDIZIONE DEL PAPA...
Nasce il Vaticano 2.0. Il 28 giugno, vigilia della festa dei Santi
Pietro e Paolo, Benedetto XVI riceverà un regalo insolito: il nuovo
portale internet del Vaticano realizzato dal Pontificio Consiglio delle
comunicazioni sociali. L'indirizzo sarà www.news.va e darà largo spazio
ai social network: Twitter innanzitutto, ma anche Facebook, Youtube (con
il canale «The Vatican» in quattro lingue) accanto a contenuti
multimediali, link ai diversi siti vaticani e un'area dedicata alle
notizie dal mondo, curata dalla Radio vaticana e dall'agenzia Fides.
Sarà valorizzato
l'apporto dell'Osservatore romano e ci sarà un nuovo layout del sito
www.vatican.va collegato ora a News.va. Il nuovo portale è stato
disegnato in Spagna. Potenziati anche i server in previsione di un boom
di contatti. Non sarà possibile però «postare» domande e ricevere
risposte dal Papa sui social network: Benedetto XVI ha un numero troppo
alto di «fan» per poter rispondere a tutti. (I.I.)
3. IN BASILICATA
IL PIENO CON LA CARD...
I lucani al distributore con la card. È quanto accadrà in Basilicata
grazie a una recente legge che ha aumentato dal 7 al 10 per cento le
royalty dovute dallo Stato alle regioni per l'estrazione del petrolio.
Per il 2010 l'incremento vale 40 milioni di euro e alla Basilicata ne
spettano 34. Tale somma, contenuta in un fondo del ministero dello
Sviluppo economico guidato da Paolo Romani, andrà direttamente nelle
tasche dei lucani grazie a una carta ricaricabile per fare il pieno
presso i distributori italiani.
Saranno le Poste
italiane a distribuirla ai 270 mila patentati residenti in regione. «È
una cifra destinata a crescere» annuncia il sottosegretario Guido
Viceconte, visto che «la produzione di greggio in Basilicata raggiungerà
i 170 mila barili al giorno a fronte dei 70 mila di oggi». (M.O.)
4. MARSALA:
TORNANO I VELENI DEL «CORVO»...
Una convivenza tutt'altro che facile aspetta Gioacchino Natoli, ex
vicepresidente dell'Anm ed ex pm del processo Andreotti, nominato
presidente del Tribunale di Marsala. Procuratore nella stessa città è
infatti Alberto Di Pisa, il magistrato che fu al centro delle lettere
anonime del «Corvo» e che, dopo una condanna in primo grado, fu assolto.
I due non si parlano e non si salutano da anni. Natoli e una certa «ala
giustizialista» sono sempre stati durissimi con Di Pisa. Che li ha
cordialmente ricambiati. (R.A.)
5. PROMOSSO IL PM
CHE INDAGÒ SEPE...
Fa discutere la proposta della terza commissione del Csm di nominare il
pm Sergio Sottani fra i nove nuovi sostituti procuratori generali della
Cassazione. C'è chi ricorda che il pubblico ministero di Perugia, che ha
indagato tra gli altri l'arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, ha
tenuto in carcere per un mese in cella d'isolamento Vincenzo Maccarone,
stimato collega oggi in pensione, prosciolto, dopo due anni di calvario,
dall'accusa di corruzione in atti giudiziari perché «il fatto non
sussiste».
Ma l'indicazione
di Sottani non è la sola a suscitare polemiche. Per la prima volta si è
assistito a uno scontro tra Anm e Csm sull'indicazione di altri quattro
sostituti procuratori. L'associazione magistrati contesta che siano
tutti ex componenti del Csm. Peccato che la spartizione delle nomine al
Csm sia diventata ormai un'abitudine. Ma Luca Palamara e Giuseppe
Cascini sembra che se ne accorgano solo ora. (A.C.)
6. CSM LUMACA: UN
ANNO PER LE NOMINE IN TERRA DI MAFIA...
C'è voluto un anno e mezzo per trovare il nuovo procuratore generale di
Catanzaro. Finalmente il Csm ha nominato Santi Consolo, già vicecapo del
Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, preferendolo a Carlo
Macrì. In terra di 'ndrangheta certe vacanze sono pericolose ma al Csm,
con il vicepresidente Michele Vietti •, non si trovava l'accordo. Lo
stesso è accaduto a Napoli: il procuratore generale Vincenzo Galgano è
andato in pensione a luglio 2010 ma il Csm solo ora ha scelto il
successore, Vittorio Martusciello. (A.M.G.)
7. «CONFESSIONE
REPORTER» PARTE DAL PAKISTAN...
Confessione reporter è la nuova trasmissione di Stella Pende che parte
martedì 28 giugno su Italia 1, a mezzanotte: cinque puntate, con storie
di puro reportage giornalistico, affidate in alcuni casi a chi
giornalista non è, come Ciro Ferrara, che visita il carcere di
Secondigliano. Nella prima puntata, l'ultima intervista dello scrittore
pachistano Saleem Shahzad, trovato morto alla fine di maggio dopo avere
denunciato possibili legami tra ufficiali di Karachi e Al Qaeda.
8. FIORONI ROMPE
IL FRONTE E RESUSCITA LA «COSA BIANCA»...
Sono gli ex popolari nel Pd i primi a rompere la tregua stabilita fra
tutti i maggiorenti del Pd. Il 24 giugno a Riccione la corrente
organizzata degli ex dc ed ex Margherita capeggiata da Giuseppe Fioroni,
con i vice Gero Grassi ed Enrico Gasbarra, organizza un convegno
nazionale di area, aperto al mondo cattolico e ad altre forze, per
delineare il futuro autonomo dei popolari. Tra i relatori il segretario
della Cisl Raffaele Bonanni, il dalemiano Nicola Latorre e Angelino
Alfano, neosegretario politico del Pdl. (E.C.)
9. AFGHANISTAN:
ECCO GLI ULTIMI REPORT...
La parola magica sull'Afghanistan è transizione, il passaggio dalle
forze Isaf a esercito e polizia afghani in programma da luglio in tre
province e quattro città, tra cui Herat. Ma per gli italiani non
significherà ritorno a casa, bensì spostamento in altre zone del settore
ovest, il Regional command West a guida italiana che ha il suo epicentro
a Herat, dove si sono registrati i progressi migliori. Infatti analisti
e militari, anche negli Usa, contraddicono i politici: non è il momento
di andarsene.
È la conclusione
del rapporto di Pietro Batacchi e Ilaria Ierep del Centro studi
internazionali, inviato a governo e Parlamento dopo una recente visita
afghana. Per tutti i loro interlocutori la transizione è prematura:
andrebbe riprogrammata l'exit strategy da qui al 2014 e pianificata una
nuova missione Nato dopo quella data. Il contingente di 4.200 uomini
oggi è basato sulla brigata Folgore, comandata dal generale Carmine
Masiello.
La popolazione si
affida a chi l'aiuta: se c'è sostegno internazionale appoggia l'Isaf; se
viene a mancare, passa a criminali o insorti. Decisivo il ruolo del Prt,
il team di ricostruzione provinciale. Nel 2011 la Difesa ha stanziato 5
milioni di euro per 45 progetti in educazione, agricoltura, sanità,
infrastrutture e sicurezza. La cooperazione della Farnesina, che opera
accanto a cinque ong italiane, in 10 anni ha erogato 446 milioni.
Stefano Vespa
10. CAMERA
NASCOSTA...
ALFANO BOYS - Li chiamavano i «gemellini Alfano». Angelino e Gioacchino,
pur con sette anni di differenza, sono, politicamente parlando,
cresciuti assieme. Uno siciliano, l'altro campano, nelle passate
legislature erano compagni di banco alla Camera, membri della
commissione Bilancio, responsabili per le aree sottoutilizzate.
Poi Angelino
Alfano ha spiccato il volo, ma Gioacchino non l'ha lasciato. Gli chiedo
come festeggerà la prossima nomina a segretario politico pdl dell'altro
Alfano. Lui, che da campano verace ha un debole per i pomodori pelati,
non ha dubbi: «Spaghetti alla pummarola, naturalmente». (Giancarlo
Mazzuca)23-06-2011]
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BISI FOR
ITALY! - L’INCHIESTA P4 SI SPANDE PER MEZZA ITALIA, DOPO ROMA, I PM DI
NAPOLI MANDANO LA DOCUMENTAZIONE ANCHE A MILANO sulla scrivania di
Francesco Greco, proprio il magistrato che indagò sulla maxitangente
Enimont - Bisignani pensava di fregare tutti: aveva pure comprato un
aggeggio elettronico che bloccava le onde radio e che accendeva prima
delle chiacchierate importanti. ma woodcock l’’ha fregato con una e-mail
fasulla...
Lirio
Abbate ed Emiliano Fittipaldi per "l'Espresso"
La tempesta
giudiziaria è solo all'inizio. Dopo i filoni scoperti a Napoli e a Roma,
una parte dell'inchiesta sulla P4 e sulla rete di Luigi Bisignani sta
per arrivare - come risulta all'"Espresso" - alla procura di Milano,
sulla scrivania di uno dei più celebri pm del pool di Mani Pulite,
Francesco Greco, proprio il magistrato che indagò sulla maxitangente
Enimont e sul ruolo svolto nella vicenda dallo stesso Bisignani.
Del resto,
in settecentotrenta giorni di intercettazioni non si contano le
telefonate in cui si parla di affari e di aziende importanti: i pm
meneghini potrebbero così aprire un fascicolo che potrebbe contribuire
ad avviare una stagione simile a quella che archiviò la Prima
Repubblica. Tre Procure, dunque, sugli affari su Gigi il lobbista.
Qualcuno
sostiene che si tratti solo di gossip; che reati pesanti (come quelli di
corruzione o di associazione segreta) non potranno mai essere
dimostrati; che insomma «Bisignani faceva solo il suo lavoro di
lobbista». Altri, invece, si stanno convincendo che siamo solo
all'antefatto e che l'inchiesta potrebbe trasformarsi in una valanga
degna della P2 e di Mani pulite, destinata a spazzare via il sistema
berlusconiano che ha governato la Seconda Repubblica e a coinvolgere una
parte dei poteri forti del Paese. Si vedrà.
Di sicuro
nei prossimi mesi la bufera non si placherà. A Milano Greco e i suoi
uomini tra poco cominceranno a sfogliare gli incartamenti di Napoli: si
ipotizzano eventuali reati finanziari. Non solo. Se a Roma il
procuratore aggiunto Alberto Caperna e i colleghi che si occupano dei
reati a danno della pubblica amministrazione studiano il sistema degli
appalti e la posizioni di manager di Stato come Moretti (indagato per
favoreggiamento personale), i carabinieri del Noe sono impegnati in una
complessa indagine patrimoniale. Che servirà a capire l'entità delle
ricchezze personali di Bisignani e di come le ha accumulate, i suoi
prestanome e i flussi di denaro che avrebbe dirottato su conti correnti
ancora segreti.
Senza
dimenticare l'inchiesta parallela sulla fuga di notizie, quella grazie
alla quale il capo della rete fu informato dell'indagine nei suoi
confronti: un fascicolo che rischia di coinvolgere esponenti di vertice
delle forze dell'ordine italiane. Gli affari di Gigi. In tutto i filoni
d'indagine sono sei. Andiamo con ordine.
A Milano
sono in arrivo le carte sia sul rapporto tra Alfonso Papa e
l'immobiliarista Vittorio Casale (arrestato per bancarotta fraudolenta
pochi giorni fa) sia su eventuali affari tra Bisignani e Gianluca Di
Nardo, un finanziere italiano che vive in Svizzera, cresciuto alla corte
di Francesco Micheli e finito qualche mese fa in un'indagine della Sec
con l'accusa di insider trading sull'Opa di Finmeccanica sull'azienda
americana Drs.
Come ha
scritto la "Stampa", Di Nardo ha pagato una multa da tre milioni ed è
uscito dalla vicenda senza ammettere le sue eventuali responsabilità.
Ora il suo nome rispunta nelle intercettazioni sulla P4: lui e Bisignani
discutono dell'acquisto di una concessione petrolifera per una
piattaforma al largo delle coste della Nigeria. L'affare sarebbe dunque
con l'Eni, ma la trattativa è condotta da Bisignani. Che parla, notano i
pm, come fosse lui - e non Paolo Scaroni - l'amministratore delegato.
Non bisogna
sorprendersi: se al telefono con Italo Bocchino definisce l'Eni «l'ente
più grosso amico mio», Bisignani sembra trattare di oro nero persino con
l'ambasciatore libico a Roma, suo amico e referente. Soldi, appalti,
eventuali atti corruttivi. I magistrati vogliono indagare a fondo sugli
affari del lobbista e dei suoi (tanti) amici.
«Quella
persona è nostra al cento per cento»: è una frase che Bisignani ripeteva
spesso all'interlocutore di turno. Quel "nostra", in realtà, è un
vezzoso plurale maiestatis: perché la rete Luigi, Gigi per gli amici, se
l'è costruita praticamente da solo, sulle spalle dello Stato.
In quindici
anni, con il consenso di Gianni Letta e di Silvio Berlusconi, l'ex
piduista che faceva la rassegna stampa a Licio Gelli è riuscito a
realizzare un'incredibile ragnatela di relazioni. Smistatore di nomine,
mediatore di interessi, il Mr. Wolf andreottiano che risolve i problemi
dei potenti italiani ha dato consigli a ministri e sottosegretari, ha
piazzato uomini fedeli nelle aziende di Stato, ha utilizzato
informazioni riservate grazie ai suoi agganci nella polizia giudiziaria
e nei servizi segreti, per trarre profitti ed accrescere il proprio
potere.
Finora il
"do ut des" tra Gigi e gli uomini che piazzava ai vertici delle aziende
di Stato non è stato dimostrato. Ma la polizia giudiziaria sta
analizzando tracce bancarie e appalti sospetti per capire se ci siano
stati scambi di favori tra i dirigenti e il loro sponsor.
A Napoli,
per esempio, i pm stanno lavorando sull'intercettazione di una
telefonata nella quale Roberto Mazzei, ex vicepresidente della Ilte dei
Farina fino al marzo 2009, suggerirebbe all'amico Gigi di comprare quote
di una società specializzata in giochi: un'azienda che di lì a poco -
segnalano i pm - avrebbe aumentato di molto il proprio valore.
Del resto
Mazzei deve molto all'amico: «Ho sicuramente segnalato Mazzei al
professor Tremonti per fargli ottenere la nomina di presidente al
Poligrafico di Stato», conferma Bisi ai magistrati. La procura di Roma
sta inoltre analizzando anche le attività della Italgo, la società
finita nell'inchiesta per aver vinto un appalto milionario per
l'informatizzazione di Palazzo Chigi.
I soci
principali sono un vecchio amico di Bisignani, Anselmo Galbusera, e il
finanziere Francesco Micheli, sentito come persona informata sui fatti.
Da notare che qualche anno fa nel cda della società c'era anche Mazzei.
A Roma si approfondiranno altri spunti investigativi: su tutti, alcune
consulenze esterne degli enti pubblici e una joint-venture tra la Ilte
di Farina e Bisignani e le Poste: la Postel Print, che stampa e spedisce
tutte le bollette che arrivano nelle case degli italiani. Case e denari.
MA
QUANTO È RICCO BISIGNANI?
I Noe stanno indagando sulle sue proprietà immobiliari e finanziarie, ma
qualche idea possiamo farcela già ora. Di sicuro non se la passa male.
Casa a via Trionfale, varie dependance affittate nel centro di Roma («Le
cambia ogni cinque-sei mesi, sembra Arafat che non dormiva mai nello
stesso posto per più di una notte», dice un vecchio piduista che lo
conosce bene), magione principesca a Settefinestre, sotto la collina di
Ansedonia (una ventina di stanze più tenuta dove pascolano cavalli
bianchi). Il suo lavoro ufficiale è quello di procuratore della società
Ilte dei fratelli Farina, immobiliaristi suoi grandi amici. Come loro
"dipendente", dice Mazzei, avrebbe uno stipendio di 13 mila euro al
mese.
Ma Bisi è
anche socio, con Alessandro Bondanini, di una società di consulenza (la
Four Consulting srl) e proprietario del 35 per cento di un'azienda
(Italian Brakes) che fa componenti per treni. Secondo i pm «le prime
operazioni tecniche dimostrano che gli «interessi e le disponibilità»
all'estero sono «ingenti».
E' proprio
Bondanini a parlare ai pm di operazioni finanziarie fatte da Bisignani
all'estero, come quella con la società belga Codepamo: «Bisignani aveva
dei soldi, mi pare 4 milioni, parte di una somma che aveva fatto
rientrare dall'estero». Ma la società anonima negli ultimi anni ha fatto
investimenti per decine di milioni. Che le disponibilità di Gigi siano
enormi lo raccontano anche vecchie cronache: una spa a lui riconducibile
è stata coinvolta nel crac della banca Italease, nella quale aveva
sottoscritto derivati per 75 milioni di euro.
LA FUGA
DI NOTIZIE.
L'ultimo filone d'indagine, che Henry John Woodcock e Francesco Curcio
stanno curando nel massimo riserbo, è quello sulla fuga di notizie che
avrebbe danneggiato proprio l'inchiesta P4: Bisignani e Papa avrebbero
saputo alla fine dello scorso ottobre di essere intercettati.
E' un fatto
che, improvvisamente, gli indagati smettono di usare le Sim che
consideravano sicure. Luigi Bisignani pensava di fregare tutti: aveva
pure comprato un aggeggio elettronico che bloccava le onde radio e che
accendeva prima delle chiacchierate importanti (tanto che i vicini ogni
tanto lamentavano problemi di ricezione dei loro cellulari). Invece i pm
di Napoli hanno fregato lui, piazzando con una e-mail fasulla un file
nascosto che registrava, attraverso il computer sulla sua scrivania,
ogni sospiro e ogni parola detta nell'ufficio romano di piazza
Mignanelli.
Sulla fuga
di notizie, il lobbista ha detto ai pm di non aver ricevuto soffiate, ma
di essersi accorto che qualcuno lo pedinava e fotografava. In procura,
però, nessuno gli crede: c'è già un'informativa della polizia in cui si
segnala che gli indagati sapessero persino il nome dei pm che gli davano
la caccia. Una circostanza che non fa «che confermare», scrivono i pm
nell'ordinanza di arresto, «l'esistenza di un sistema di intelligence
parallelo e surrettizio, in grado di fare affidamento su soggetti»
interni alla pubblica amministrazione, «espressione in particolare delle
forze di polizia anche ai livelli più alti». Generali con tante
stellette tremano.24-06-2011]
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LACTALIS ALLE
GINOCCHIA - LA FAMIGLIA BESNIER HA INIZIATO IL SUO DOMINIO SU PARMALAT
AGGIUDICANDOSI 9 POSTI SU 11 IN CDA - SCAMBIO DI RELIQUIE: SGOMMA ENRICO
BONDI (MA RESTERÀ COMMISSARIO DI ALCUNE SOCIETà MINORI), PRESIDENTE
FRANCO TATÒ - COME NUOVO AD POTREBBE INSEDIARSI ANTONIO SALA - PRIMI
SCAZZI: ALCUNI PICCOLI AZIONISTI HANNO DEFINITO “UNA PUGNALATA ALLA
SCHIENA” LA DECISIONE DEI FRANCESI DI NON FAR PASSARE IN ASSEMBLEA LA
RICHIESTA DEL CDA USCENTE DI DISTRIBUIRE AZIONI GRATUITE…
1 -
PARMALAT VINCE LACTALIS MA IL CDA DURERÀ UN ANNO
Luca Fornovo per "la
Stampa"
Franco Tatò,
classe 1932, è il nuovo presidente di Parmalat e sarà alla testa di un
Consiglio d'amministrazione transitorio che durerà solo per un anno
anziché i consueti tre. Bocciata poi la proposta del Cda uscente di
distribuire azioni gratuite ai soci per circa 90 milioni di euro. Inizia
così l'era dei francesi di Lactalis, della famiglia Besnier, azionisti
di maggioranza del gruppo alimentare di Collecchio, che ieri hanno
incassato il maggior numero di voti nell'assemblea dei soci,
aggiudicandosi nove posti su undici del nuovo board. D'altro canto, dopo
sette anni si è chiusa l'era dell'"arzillo vecchietto", l'ad Enrico
Bondi (classe 1934), il risanatore, che ha traghettato la Parmalat fuori
dalle secche del crac da 14 miliardi di Calisto Tanzi nel 2003.
Ieri la sala
di Palazzo Soragna, sede dell'Unione degli Industriali di Parma, era
gremita di azionisti piccoli e grandi. In sala era presente il 46,7% del
capitale, di cui però il 28,9% in mano a Lactalis che ha avuto gioco
facile a far passare la sua lista di candidati in Cda e a indicare l'ex
numero uno dell'Enel, Tatò alla presidenza di Parmalat.
Dopo
un'assemblea fiume, durata 3 ore e 40 minuti, Bondi, che ha augurato a
Lactalis un «cammino pieno di successi», lascia Parmalat tra gli
applausi di tanti azionisti. «Siete stati troppo buoni perché sono
attestazioni di stima un po' iperboliche a mio parere» ha detto il
manager aretino, uscendo dal cortile di Palazzo Soragna a bordo di una
Panda 4x4.
La
decisione, proposta dall'avvocato Francesco Gatti (rappresentante legale
dei Besnier) di accorciare la durata del Cda da tre anni ad uno è stata
motivata con i molti cambiamenti in vista, a partire dalla chiusura
dell'Opa (8 luglio) su Parmalat. Il cda transitorio consentirà ai
francesi una maggiore flessibilità di governance, magari anche in vista
delle prospettate operazioni straordinarie, tra cui l'incorporazione in
Parmalat delle attività di Lactalis in Spagna e Francia, così da creare
un gruppo da 14 miliardi di ricavi.
E non si può
escludere poi che in futuro anche un membro della famiglia Besnier possa
entrare nel Cda. Ma il prossimo passo che il nuovo Cda dovrà fare sarà
quello di nominare il nuovo ad, cioè il successore di Bondi. In pole
position al momento come ad ci sarebbe Antonio Sala, presidente di
Lactalis Italia nonché direttore generale di Groupe Lactalis. Tatò,
invece, che ha alle spalle una lunga carriera da manager in Enel,
Fininvest, Mondadori e Olivetti, è già stato nominato presidente di
Parmalat con una remunerazione lorda di 1,3 milioni di euro l'anno
(invariata rispetto a quella dell'ex presidente Raffaele Picella).
Oltre Tatò e
Sala, entrano altri sette candidati di Lactalis nel Cda di Parmalat. Si
tratta dell'avvocato Gatti, Daniel Jaouen, e dei consiglieri
indipendenti Marco Reboa, Riccardo Zingales, Marco Jesi e Ferdinando
Grimaldi Gualtieri. Le minoranze invece sono state conquistate dalla
lista numero tre presentata da Assogestioni che porta in Cda Gaetano
Mele (ex ad di Lavazza) e Nigel Cooper. In particolare, la lista
Lactalis ha ottenuto il 62,77% dei voti, mentre quella di Assogestioni
il 34,45%. Soltanto lo 0,01% è andato alla lista dei fondi esteri
(Zenit, Skagen e Mackenzie), che non l'avevano ritirata in seguito alla
vendita, di tre mesi fa, del 15,3% ai francesi.
Critiche a
Lactalis sono arrivate da alcuni piccoli azionisti che hanno definito
«una pugnalata alla schiena» la decisione dei francesi di non far
passare in assemblea la richiesta del Cda uscente di distribuire azioni
gratuite. Bondi, che resta commissario straordinario di alcune società
minori di Parmalat, ha poi rivendicato orgogliosamente il proprio
operato: «I fondi che ci hanno sostenuto hanno incassato 1 miliardo di
dividendi in quattro anni, i piccoli azionisti con l'Opa recuperano il
60% del proprio investimento». L'assemblea ha anche approvato il
bilancio 2010 (282 milioni di utile) e il dividendo di 0,036 euro per
azione.
2 - IL RISANATORE LASCIA IL TIMONE MA SOLO A METÀ: L'EX AD
RESTERÀ COMMISSARIO
Gianluca Paolucci per "la
Stampa"
Era arrivato
a Collecchio in pompa magna nel dicembre del 2003, nel pieno della
tempesta Parmalat, ultima speranza per i 100 mila risparmiatori e per le
migliaia di dipendenti di recuperare qualcosa o di avere ancora un
lavoro. Se n'è andato ieri con una Fiat Panda guidata da lui. Un'uscita
di scena fin troppo facile per un manager che ha fatto del basso profilo
una ragione d'essere. Tanto per dirne una, Enrico Bondi non ha mai
rilasciato un'intervista nella sua lunghissima carriera, iniziata nel
reparto ricerca di Montedison nel 1957, dopo la laurea in chimica a
Firenze.
Per un po'
tornerà alla sua casa di campagna, alle porte di Arezzo - in località
«Il Matto», poi uno dice che i nomi sono frutto del caso -, dove produce
poche bottiglie di ottimo olio. Ma chi lo conosce assicura che non
resterà senza far niente. Intanto, quello consumato ieri non è un addio.
Bondi resta amministratore straordinario di 26 società, i rimasugli di
quella «galassia Parmalat» che implose alla vigilia di Natale di otto
anni fa, quando venne nominato commissario straordinario ai sensi del
decreto Marzano, approntato «su misura» per il grande crac e per questo
approvato in fretta e furia.
Molte sono
solo delle scatole vuote, ancora in vita in attesa che la Cassazione si
pronunci sui ricorsi di alcuni creditori contro la sentenza di omologa
del concordato. Si trasferirà a qualche chilometro da Collecchio, a San
Michele Tiorre, dove un officetto manco a dirlo molto sobrio (raccontato
ieri da Il Sole 24 Ore) ospita quello che resta della Parmalat dell'era
Tanzi.
E poi,
questo consumato manager di 77 anni ha ancora qualche carta da giocare
sul marcato. Prova ne sia le voci ricorrenti circa un suo prossimo
impegno su uno dei tanti dossier caldi industrial-finanziari, da
Lucchini a Fondiaria-Sai, peraltro in entrambi i casi si tratterebbe di
ritorni.
Classe 1934,
Bondi diventa il «grande risanatore» alla Montedison del crac Ferruzzi,
che guiderà per 8 otto anni con l'attenta regia di Mediobanca di un
altro Enrico burbero e taciturno come lui, Cuccia. Da lì passa in
Telecom, dove esce una scia di polemiche per la vicenda dell'auto con le
microspie. Poi passa nel gruppo Ligresti, dove resta solo per pochi mesi
ma cura la nascita del polo assicurativo FondiariaSai.
E alla
Lucchini, dove traghetta il gruppo al matrimonio con i russi di
Severstal. Anni trascorsi con alcuni punti fermi: i collaboratori,
innazitutto. Dai tempi di Montedison si porta con sé la signora Brunella
Tosini, tuttofare amministrativa che chiamare segretaria sarebbe
riduttivo. Ma anche Nicola Walter Palmieri (ufficio legale) e Pierluigi
De Angelis (direttore finanziario) sono con lui dai tempi di Foro
Buonaparte.
Ovviamente,
continua dare del lei anche a loro come fa con tutti i collaboratori,
chiamandoli rigorosamente per cognome. Malgrado la fama di burbero, chi
lo frequenta - pochi - assicura che in privato è invece molto simpatico,
con il gusto molto toscano dell'ironia puntuta.
Questi anni
a Collecchio li ha interpretati come una missione, assicura un suo
collaboratore. Che lo ha sentito raccontare più di una volta quando, a
New York per una delle tante cause aperte contro le banche presunte
complici dei Tanzi, venne fermato da una vecchietta americana che lo
incitò ad andare avanti per recuperare i soldi dei suoi risparmi finiti
anche loro nel crac da 14 miliardi.
Lui avanti
c'è andato: lascia un gruppo con 282 milioni di utile, 4,3 miliardi di
fatturato e una cassa con 1,4 miliardi, in gran parte frutto delle
transazioni con le banche promosse da Bondi stesso e dai suoi avvocati.
E allora, perché lascia? Perché ha saputo risanare ma non crescere, dice
qualcuno. Perché comunque è giusto chiudere una fase e aprirne un'altra,
forse. Di certo non per ragioni anagrafiche: il prossimo presidente,
Franco Tatò, di anni ne ha 79.29-06-2011]
|
LA SIGNORA DEL
CARBONE DORATO - SECONDO CITIGROUP, L’AUSTRALIANA GINA RINEHART,
PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA MINERARIA HANCOCK, STA PER DIVENTARE LA DONNA
PIÙ RICCA DEL MONDO (SUPERANDO CARLOS SLIM E BILL GATES) - LA SUA
COMPAGNIA, EREDITATA 20 ANNI FA DAL PADRE CON I CONTI IN ROSSO, HA
GODUTO DEI PREZZI RECORD PER FERRO E CARBONE - LA FORTUNA PERSONALE
DELLA RINEHART È PIÙ CHE RADDOPPIATA NELL’ULTIMO ANNO ARRIVANDO A 7,5
MILIARDI DI EURO - MA SE DECIDESSE DI QUOTARSI IN BORSA VOLEREBBE NELLA
TOP TEN DI ‘FORBES’ CON 30 MLD IN TASCA…
Più di Bill
Gates e più di Carlos Slim. Nella classifica delle persone più ricche
del mondo ci sarà presto una donna. Gina Rinehart, 57 anni, presidente
della compagnia mineraria Hancock Resources, già la persona più ricca
d'Australia si appresta infatti a diventare anche la donna più ricca del
mondo.
La sua
compagnia, ereditata 20 anni fa dal padre con i conti in rosso, ha
beneficiato di prezzi internazionali record per minerale di ferro e
carbone. La fortuna personale di Rinehart è più che raddoppiata
nell'ultimo anno arrivando a sfondare i 10,3 miliardi di dollari
australiani, l'equivalente di 7,5 miliardi di euro. Ma è solo l'inizio.
I
NUMERI UNO
Grazie al boom minerario, che si è affiancato alla ripresa dalla crisi
finanziaria globale, la magnate del ferro è sulla buona strada per
superare a breve Carlos Slim e Bill Gates, la stima fatta da Citigroup,
la più grande azienda di servizi finanziari del mondo. Il re delle
telecom, l'imprenditore messicano e «uomo più ricco del mondo» -
perlomeno secondo l'ultima classifica stilata a marzo dalla rivista
economica Forbes - conta su un patrimonio di 53,5 miliardi di dollari,
mentre a poca distanza, con 53 miliardi, c'è il fondatore di Microsoft.
IL
PATRIMONIO
Il colosso finanziario calcola che Gina Rinehart sorpasserà Gates e Slim
grazie a tre grossi progetti per l'estrazione di carbone e minerali
ferrosi che la sua compagnia ha in cantiere, ma soprattutto perché la
donna possiede interamente le aziende e non ha azionisti che detengono
altre quote.
«Se Rinehart
fosse una società quotata alla Borsa Australiana e valutata usando lo
stesso rapporto prezzo/utili come per la società partner, il gruppo
multinazionale Rio Tinto, lei varrebbe 30 miliardi di dollari e
entrerebbe immediatamente nella top 10 di Forbes», è l'analisi di
SmartCompany, un sito d'affari australiano. Grazie ai profitti attesi
per il settore minerario «è possibile che il suo patrimonio netto salga
a oltre 100 miliardi di dollari».
RISERVATA
Rinehart è assai schiva, evita le interviste e le apparizioni pubbliche.
È quasi sconosciuta al di fuori dei confini australiani. Qualche
settimana fa si è ritrovata ad essere la prima donna a sfondare il
«soffitto di vetro» capeggiando la lista dei 200 australiani più ricchi,
pubblicata come ogni anno dalla rivista economica BRW. Nel 1952 suo
padre, Lang Hancock, aveva scoperto il più grande deposito di minerali
ferrosi nella regione di Pilbara, Australia Occidentale.
Lei si è
sposata due volte. Il primo marito, Greg Hayward, era un tassista; Frank
Rinehart, un avvocato americano, morto nel 1990. Oggi vive a Perth e ha
quattro figli. Attualmente la donna più ricca del mondo è Christy
Walton, la vedova di John Walton, ereditiera dell'impero dei grandi
magazzini Wal-Mart con un patrimonio di 26,5 miliardi di dollari.
[29-06-2011]
|
TAGLI ALLA
SPESA O SPESATI DA TAGLIARE? - COME SI FA A CHIEDERE ULTERIORI
DECURTAZIONI AGLI STIPENDI PUBBLICI, AUMENTATI DEL 42% IN UN DECENNIO,
DA UN PULPITO CHE HA INCREMENTATO I PROPRI COSTI DEL 1.110%? - VITALIZI
D’ORO PER DUE GIORNI DI LAVORO, BABY-PENSIONI, INDENNITÀ - FRA IL ‘99 E
IL 2008 I RIMBORSI ELETTORALI AI PARTITI SONO AUMENTATI DI 11 VOLTE - IL
GRASSO CHE COLA SARÀ ANCHE POCO MA È COMUNQUE QUI CHE LA FORBICE DI
TREMONTI DOVRÀ ESERCITARSI
Oggi vi racconto
una storia. Vera. Molti e molti anni fa un mio amico giornalista si
trovò più volte a incontrare, per motivi professionali, un importante
ministro democristiano. Tra i due, entrambi intelligenti e determinati,
si sviluppò una reciproca stima. Tanto che il ministro, alla vigilia
delle successive elezioni, insistette con il reporter perché questi si
candidasse nelle liste dello scudocrociato: ci avrebbe pensato lui,
capocorrente, a fargli conquistare il seggio.
Il giornalista non
sembrava proprio un dc, era piuttosto un federalista europeo, un po'
radicaleggiante, ma alla fine, complici le insistenze del ministro da
una parte e il promesso laticlavio dall'altra, si risolse a scendere in
campo: prese un'aspettativa elettorale e venne candidato in un collegio
senatoriale del nord. Risultato: fu trombato e tornò alla carta
stampata, mestiere nel quale era un vero, autorevole "senatore".
Anni dopo, quando
mancavano un paio di settimane alla conclusione della legislatura e le
Camere avevano già interrotto i lavori, un senatore dc morì
improvvisamente. Con inusuale, per il belpaese, efficienza, al suo posto
venne subito nominato il primo dei non eletti, appunto il nostro amico
giornalista. Il quale, indaffarato all'estero, non trovò nemmeno il
tempo di recarsi a Palazzo Madama, peraltro deserto, e mandò qualcuno a
informarsi delle pratiche del caso.
Di ricandidarsi
per riconquistare lo scranno, neanche a parlarne: nel frattempo anche il
suo ministro-protettore era deceduto e lui non era mai stato uomo della
Balena bianca. Comunque ebbe di che consolarsi: per quella manciata di
giorni sul seggio (virtuale) il Nostro maturò il diritto alla pensione
vita natural durante a patto di pagare, in comode rate trattenute
direttamente dal vitalizio, i contributi relativi ai cinque anni della
legislatura.
Di casi simili ve ne sono altri ma non vi starò a tediare.
Ora qualcosina è
cambiato, ma assai poco: ad esempio è necessaria un'età minima (60 anni)
per poter riscuotere il vitalizio, fatta salva un'eventuale infermità. I
partiti, tutti i partiti inclusi quelli di opposizione, si sono resi
complici di queste abnormità. I radicali, che sempre tuonano contro il
"regime dei partiti", il loro finanziamento pubblico e le loro altre
soperchierie, per decenni hanno utilizzato il metodo della "staffetta":
metà legislatura a uno e metà a un altro dei loro accoliti, così le
pensioni a carico dello Stato diventavano due.
I comunisti, dal
canto loro, quando dovevano giubilare un funzionario ormai "cotto" lo
facevano eleggere in Parlamento, di regola per due legislature onde
fargli maturare una congrua quiescenza, indispensabile anche perché si
guardavano bene dal versare i contributi a chi lavorava per decenni
sotto la falce e il martello.
In proposito,
tutti i partiti, con l'aggiunta dei sindacati, negli anni '60 e '70
approvarono una legge, reiterandola più volte, che stabiliva che ai
funzionari politici e sindacali, sulla base di una semplice
dichiarazione dell'amministratore dell'organizzazione, venisse
riconosciuta un'anzianità previdenziale (e quindi una base per il
calcolo della pensione Inps) a sanatoria delle mancate contribuzioni.
Molti funzionari, alcuni poi divenuti anche parlamentari, si
ricostruirono così a spese della collettività una "carriera" che per
molti di loro risultò essere iniziata a 14 anni.
In questa gara a
chi se l'inventava più dispendiosa un posto di rilievo spetta alle
Regioni, nate negli anni '70 ma rapidissime a recuperare il tempo
perduto, specialmente quelle a statuto speciale: baby pensionati,
indennità sontuose, miriadi di dipendenti e quant'altro.
Qualche giorno fa
il "Corriere" ha calcolato che, fra il 1999 e il 2008 i rimborsi
elettorali ai partiti sono aumentati di 11 volte: nessuno si è stupito e
soprattutto nessuno si è alzato in Parlamento proporre un drastico
taglio di questi contributi che oltretutto aggirano spudoratamente il
voto popolare che nel ‘93 si pronunciò (al 90 per cento) per abolire il
finanziamento pubblico ai partiti politici.
So bene che i
cosiddetti costi della politica sono una piccola quota della spesa
pubblica. Ma, se è vero che il pesce puzza a partire dalla testa, in una
fase come l'attuale in cui si prospettano drastici tagli alla spesa
pubblica, per ottemperare alle richieste della Ue e non finire come la
Grecia, certo l'esempio che viene dalle principali istituzioni non ci
rassicura affatto. Come chiedere ulteriori decurtazioni agli stipendi
pubblici (aumentati del 42 per cento in un decennio) da un pulpito che
ha incrementato le sue spese del 1.110 per cento? Si tratta con ogni
evidenza di una situazione che rende ancora più difficile un'operazione
già di per sé impervia.
Su circa 800
miliardi di euro di spesa pubblica complessiva, quasi metà della quale
gestita dagli enti locali, poco meno di 300 miliardi è costituita da
pensioni dei dipendenti pubblici, 171 miliardi da stipendi, poi ci sono
le missioni militari all'estero, le spese per investimenti (che
continuano a calare). Comprimere queste voci, com'è ovvio, è quasi
impossibile e talvolta anche controproducente (pensiamo agli
investimenti, in particolare). Rimangono le spese per consumi intermedi
e le spese correnti.
Queste ultime due
voci assommano a circa 200 miliardi e sono state già tosate nelle
passate finanziarie. Quindi il grasso che cola è davvero poco ma è
comunque qui che la forbice di Tremonti dovrà nuovamente esercitarsi
nelle prossime settimane. Siano davvero sicuri che una forte riduzione
del costo della politica non sarebbe un indispensabile viatico per
un'impresa così ardua? 22-06-2011]
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UN, DUE, TRE,
PIQUATTRO! - il capitolo che più imbarazza la sedicente grande stampa
d’informazione, è quello su Fabrizio Palenzona, vice presidente di
Unicredit - Il sospetto è che Bisignani potesse influire anche
all’interno della politica finanziaria dell’ex banca di profumo -
Vittorio Farina, socio di Bisi nella società Ilte, il cui intero
capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit, lo chiama per discutere
rapidamente di questo argomento: “Il cambiamento del capo del personale
Da "il
Fatto quotidiano"
Il sospetto è che
Luigi Bisignani potesse influire anche all'interno della politica
finanziaria di Unicredit. E il sospetto nasce da un'intercettazione del
settembre 2010, stesso periodo in cui Alessandro Profumo lascia la guida
di Unicredit, dopo un clamoroso ribaltone, e il suo posto viene preso da
Federico Ghizzoni, ex direttore generale, non considerato tra i papabili
alla guida del colosso bancario. Pochi giorni prima della sua nomina -
ma il nome di Ghizzoni nelle intercettazioni non emerge - Vittorio
Farina, socio di Bisignani nella società Ilte, lo chiama per discutere
rapidamente di questo argomento: "Il cambiamento del capo del
personale".
Secondo gli
inquirenti stanno discutendo del "capo del personale" in Unicredit.
Farina, infatti, in merito all'argomento, suggerisce a Bisignani di
parlarne con Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit.
L'interesse del duo Bisignani - Farina per Unicredit, d'altronde, si
buon spiegare con la situazione finanziaria della loro società, la
"Ilte", il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit.
Farina negli anni aveva consolidato un rapporto con Cesare Geronzi, ma
quando Capitalia viene assorbita da Unicredit, con la banca viene
assorbito anche il pegno delle azioni Ilte.
Tra alta finanza e
capitani d'industria, Bisignani, si orienta sempre molto bene. Uno dei
suoi interlocutori - per quanto non in linea con l'asse Bisignani Letta
- è Luca Cordero di Montezemolo, che si rivolge al lobbista per aggirare
l'ostacolo della nuova presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su
una nomina a Napoli: "Lì - dice Montezemolo a Bisignani - c'è un
mascalzone di... che vuole fare il Presidente degli Industriali, te la
faccio breve, la Marcegaglia ha chiamato ponendo il veto su Punzo,
(...). La Marcegaglia ha telefonato e ha detto no a Punzo perché troppo
amico di Montezemolo (...)".
"Parlo con
Lucchini - dice Bisignani - fra un minuto e ti richiamo". Lucchini
spiega a Bisignani che c'era un candidato presidente designato
all'unanimità, tale "Graziano", spiegando che si poteva fare in modo che
Punzo diventasse vice presidente. Bisignani richiama Montezemolo,
dicendogli che "tutto ‘sto casino lo sta mettendo su Moretti" e
conclude: "Tu gli dici a Punzo di chiamare Stefano Lucchini". Paolo
Graziano divenne presidente di Confindustria Napoli, Punzo
no.21-06-2011]
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Roma 27 Giugno
2011
COMUNICATO
STAMPA
Il 28 giugno ’11
A ROMA, ALLE ORE 15, PRESSO HOTEL NAZIONALE, PIAZZA MONTECITORIO,
CONFERENZA STAMPA DEL COORDINAMENTO DELLE ASSOCIAZIONI DELLE EMITTENTI
PRIVATE, CARTV, PER FESTEGGIARE A “LUTTO” LA CELEBRAZIONE DEL 35°
ANNIVERSARIO DELLA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE CHE
LIBERALIZZAVA LE TV IN ITALIA.
35 anni fa una sentenza della Corte Costituzionale
liberalizzava l’emittenza privata. Ora se ne sta per celebrare il
funerale, almeno per 200 emittenti che il Governo ha deciso di
espropriare delle frequenze per darle ad altri operatori privati suoi
“amici” che operano nel settore della telefonia.
“La bella pensata” avuta dal ministro Paolo
Romani, competente per la materia, metterà sulla strada alcune migliaia
di dipendenti tra impiegati, operatori, tecnici e giornalisti. Riflessi
negativi ci saranno anche per l’indotto.
Il “regalo” giunge dopo che alle emittenti sono
stati richiesti investimenti per milioni di euro per adeguarsi alla
nuova tecnologia digitale. Il risarcimento è risibile rispetto agli
investimenti fatti e, in alcuni casi, si prevedono poche decine di
migliaia di euro.
Proprio un bel modo di fare quello concepito da
Romani e dai suoi consiglieri : ESPROPRIARE a danno di soggetti privati
( le TV locali) , per fornire ad altri privati ( le telecom) quanto
espropriato.
Guarda caso l’esproprio va a riguardare quelle
emittenti che storicamente con le loro trasmissioni a livello locale
rappresentano un baluardo dell’informazione sul territorio trascurata
dalla grande emittenza.
La situazione appare drammatica e rischia di
passare sotto silenzio. Si mortificano la libertà di impresa e la
libertà d'informazione
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Caro Bava,
allego come
d'accordo il full article dell'articolo appena uscito su Atmopsheric
Environment, e il link a una mia relazione al CNR di Milano
sull'inquinamento da polveri:
http://www.youtube.com/watch?v=UisS3Gk-hlA
Cordiali saluti.
Giovanni
Invernizzi
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1- ALLEGRIA!
L’EURO È CONDANNATO A MORTE CERTA, SENTENZIA “DER SPIEGEL” CHE QUESTA
SETTIMANA METTE IN COPERTINA LA MONETA UNICA DENTRO A UNA BARA COPERTA
DALLA BANDIERA GRECA: “IL VECCHIO EURO NON ESISTE PIÙ E IL FMI NON
FUNZIONA” - 2- “DOVEVA UNIRE L’EUROPA, L’EURO È DIVENTATO LA MINACCIA
PIÙ SERIA SUL SUO FUTURO” - 3- I GRECI SI TOCCANO E RISPONDONO:
“GERMANIA DESTINATA A PERDERE LA SUA BATTAGLIA PER L’EGEMONIA E QUESTO
DISTURBA EVIDENTEMENTE LO ’’SPIEGEL’’ E I SUOI LETTORI” - 4- COMUNQUE
VADA, SCRIVE IL “FT”, “LA BATTAGLIA FINALE SARÀ COMBATTUTTA IN ITALIA” -
1 - LA
BATTAGLIA FINALE PER L'EURO SARÀ COMBATTUTTA IN ITALIA
Dall'articolo di Edward Altman e Maurizio Esentato per il
"Financial Times"
http://www.ft.com
http://video.ft.com/v/1007994235001/Italy-next- (VIDEO)
http://www.cnbc.com/id/43474315
Alcuni
analisti ritengono che la Spagna sia l'ultimo bastione per la
sopravvivenza dell'euro. Noi no, scrivono Edwaed Altman e Maurizio
Esentato, rispettivamente professore di finanza alla Stern School of
Business di New York e Ceo, nonché fondatore, di Classis Capital. Noi
crediamo che l'ultima battaglia sarà combattuta nella pittoresca Italia,
con la conseguente elezione di Roma a eroina oppure a cattiva a seconda
che l'euro si salvi oppure no.
La maggior
parte dei politici europei vuole ardentemente che la "fuga" da molti dei
membri del loro "club" finisca, e che i salvataggi ripristino la
fiducia. Ma questo, purtroppo, è un sogno che rischia di essere infranto
mentre il prossimo pezzo del domino - la Spagna - è sotto un severo
scrutinio circa la propria solvibilità.
2 - REQUIEM PER L'EURO
Estratti da "Der Spiegel", traduzione di Anna Bissanti per
"Presseurop.eu/it"
http://bit.ly/jS2kqx
http://www.spiegel.de/
Negli ultimi
14 mesi i politici della zona euro hanno adottato un bailout dopo
l'altro, si sono ritrovati in frenetici incontri al vertice, hanno
dibattuto su fiacchi compromessi e rischi crescenti. Per lo stesso
periodo hanno evitato di giungere a una conclusione importante: nello
specifico e in ogni caso non si può andare avanti così. Il vecchio euro
non esiste più come nelle intenzioni originarie e il Fondo monetario
internazionale non funziona. Serve dunque un piano alternativo, un piano
B.
L'ostacolo
più grande a una gestione comunitaria della crisi è che i paesi che
hanno finanziato i bailout sono privi di legittimazione democratica.
Sono finiti i giorni in cui si poteva disquisire se il Parlamento
europeo coinvolgesse abbastanza i cittadini nelle decisioni del
Consiglio europeo e della Commissione. Quando la situazione si fa
difficile, come adesso, le decisioni non possono più essere prese da
istituzioni dell'Ue democraticamente legittimate in qualche modo, ma in
incontri più o meno segreti ed esclusivi.
Una delle
ragioni per cui gli europei sono esasperati dai rispettivi governi è che
non sono coinvolti nel processo decisionale. La crisi dell'euro ha già
spazzato via due governi, quello irlandese e quello portoghese, che
potrebbero essere ben presto raggiunti da quelli di Spagna e Grecia. Le
cose, inoltre, si stanno mettendo male anche per il governo di Berlino.
Un baratro
taglia in due il continente, allontanando le opposte sponde dei paesi
che necessitano di sempre più soldi e dei paesi che si presume debbano
pagare. I greci sono irritati dai tedeschi; i tedeschi sono innervositi
da greci, portoghesi, spagnoli e italiani: il progetto politico di
un'unità europea pacifica rischia di concludersi in una diatriba
politica.
Creato con lo scopo di unire per sempre l'Europa, l'euro è diventato la
minaccia più seria sul futuro del continente.
Un crollo
dell'unione monetaria costituirebbe una brusca frenata per l'Europa, la
farebbe arretrare di decenni, assestandole un colpo dal quale potrebbe
anche non riprendersi più, specialmente ora che la sua posizione è già
compromessa dall'ascesa delle economie asiatiche a rapida crescita. Ciò
spiega per quale motivo i politici europei intendono difendere l'euro a
tutti i costi, e per quale motivo stiano approvando un bailout dopo
l'altro. Si attivano per guadagnare tempo, sperando che i mercati si
plachino e che siano varate riforme efficaci.
Malgrado
tutti i bailout, le misure e i rischi che si sono accollati i
soccorritori, i paesi deboli dell'euro si ritrovano esattamente dove
erano poco più di un anno fa: sull'orlo del baratro. I premi per i
rischi dei loro bond di stato sono arrivati a nuovi record. I greci
hanno bisogno di una nuova infusione di contanti per scongiurare la
bancarotta, e il rischio che la crisi contagi gli altri paesi dell'euro
sussiste ed è ben lungi dal dirsi esaurito.
In pratica
esistono due possibilità. La prima soluzione è radicale: mollare la
corda e lasciare che i paesi nei guai si difendano da soli. La seconda è
più pragmatica: tirare avanti alla meno peggio, anche se con minore
efficienza, e sperare in un miglioramento. Nessuna delle due opzioni è
esente da costi.
Una
soluzione radicale potrebbe prevedere che i paesi della zona euro -
delusi dalla mancanza di passi avanti concreti - abbandonino la Grecia
alla sua sorte. Dopo tutto quello che hanno già speso si rifiutano
infatti di dare altri soldi ad Atene. Ben presto, però, la Grecia
diverrebbe insolvente, in quanto non sarebbe più in grado di prendere in
prestito capitali sui mercati. Dal momento che i prestatori greci
sostengono una considerevole parte del debito greco, le banche del paese
potrebbero affrontare parecchie bancarotte.
Questo
approccio implica anche un concreto pericolo di contagio. Se la Grecia
scivolasse in una bancarotta incontrollata, infatti, gli investitori
potrebbero rifiutarsi di investire i loro soldi in altri paesi della
zona euro in situazione critica. E di conseguenza altre banche ancora
potrebbero fallire, innescando una reazione a catena.
Alla luce di
questi sviluppi imprevedibili, molti stanno prendendo in considerazione
l'ultima alternativa possibile, un ritiro della Grecia dall'Unione
europea e la reintroduzione della dracma. Il governo di Atene si stava
trastullando con questa idea già alcune settimane fa, e adesso arriva il
supporto di economisti di livello internazionale. Anche Nouriel Roubini,
economista dell'Università di New York, è favorevole a questa idea:
sostiene infatti che l'unica chance della Grecia è svalutare la propria
moneta per migliorare la propria competitività.
Ma la crisi
non si arresterà col ritiro della Grecia. Anzi, le cose potrebbero
mettersi di male in peggio. Il debito greco infatti resterebbe in euro e
ciò lo trasformerebbe automaticamente in un debito in valuta estera: il
suo importo nella nuova valuta nazionale aumenterebbe rapidamente,
perché la dracma sarebbe svalutata. I prestatori greci sarebbero
pressoché impossibilitati a far fronte ai loro obblighi. A loro volta
anche le banche sarebbero messe sotto pressione, sia in Grecia che nel
resto della zona euro. E ancora una volta sarebbe necessario mettere
allo studio onerosi bailout per il settore bancario.
Alla fine di
questa rovinosa evoluzione, quindi, l'unione monetaria potrebbe
disgregarsi, spaccarsi in un blocco dalla valuta forte e un gruppo di
paesi dalle valute molto più deboli. Gli euroscettici, come l'ex membro
del consiglio di amministrazione della Bundesbank Wilhelm Nölling, sono
favorevoli a questa soluzione: hanno intentato presso la corte
costituzionale tedesca un'altra azione legale - che hanno perso ancora
una volta - contro l'introduzione dell'euro e si accingono a lanciarne
un'altra, sempre contro il governo, per il fondo messo a disposizione
del bailout. La corte si è ritirata per deliberare.
L'alternativa alla rottura dell'unione monetaria difficilmente può
essere considerata meno sconsigliabile, in quanto porta direttamente a
un'unione di trasferimenti. Dopo un anno di continui bailout per la
Grecia, siamo già a buon punto e a iniziare dal 2013 il previsto fondo
di salvataggio permanente, l'Esm, rappresenterà un passo avanti lungo
questo pericoloso cammino.
Alla fine
potrebbe anche andare così: i paesi in crisi col deficit richiederanno
finanziamenti dai paesi del più stabile nord. Quello che in passato era
stato annunciato come un prestito si trasformerà in un sussidio, e in
quanto tale non dovrà essere ripagato, né si parlerà di interessi.
L'unione monetaria diventerebbe un'unione finanziaria e i paesi debitori
si trasformerebbero in destinatari dei sussidi, quindi in situazione di
dipendenza dai contribuiti dei paesi confinanti più forti dal punto di
vista economico, un po' come il Mezzogiorno in Italia o la Vallonia in
Belgio.
L'ombra del
1990 - Per scongiurare che le cose vadano così, molti politici
specializzati in questioni finanziarie ed economiche raccomandano di
completare l'unione politica europea quanto prima possibile, dandole un
solido governo centrale. Peccato che le cose non siano così semplici.
Maggiore integrazione non significa necessariamente che gli squilibri
economici scomparirebbero.
Nessuno lo
sa meglio dei tedeschi, che hanno avuto esperienze simili con l'unione
monetaria tra le due Germanie una ventina di anni fa. Il primo luglio
1990 il marco tedesco rimpiazzò il marco dell'ex Germania est, con un
rapporto di uno a uno. Gli stati della Germania Est si unirono alla
repubblica federale soltanto tre mesi dopo, e quello fu un caso
esemplare di unione monetaria che si accompagnava a un'unione politica.
Chiunque credeva che un'unificazione rapida avrebbe potuto alleviare lo
choc economico dell'unione monetaria tra le due Germanie, fu presto
disilluso. Anzi: gli squilibri economici della Germania riunificata si
acuirono. Migliaia di aziende dei nuovi stati rimasero senza lavoro,
perché non erano in grado di aumentare la produttività e portarla agli
standard dell'occidente.
La
disoccupazione esplose, gli scambi finanziari tra le due parti del paese
presto superarono il milione di miliardi di marchi. Ancora oggi gli
stati dell'ex Germania Est sono indietro rispetto a quelli dell'ex
Germania Ovest. La lezione pertanto è chiara: l'unificazione della
Germania non è un modello valido, bensì un monito concreto che dimostra
quanto rapidamente un'unione monetaria mal progettata possa portare a
un'unione permanente di trasferimenti fondi.
Un modello
di questo tipo è incompatibile con i trattati europei. Tutti i
parlamenti nazionali dovranno negoziare e ratificare nuovi accordi che,
forse, dovranno essere approvati anche per via referendaria. Forse,
tuttavia, i popoli europei e i loro rappresentanti decideranno del
destino dell'unione monetaria anche prima: potrebbe accadere ad Atene o
a Lisbona, se le riforme necessarie dovessero fallire in seguito alle
proteste popolari. O anche a Berlino, se i miliardi dati in garanzia sui
prestiti dovessero arrivare a scadenza.
3 - SBATTI IL GRECO IN PRIMA PAGINA
L'articolo di Giorgos Malouhos per "To Vima" tradotto per
"Presseurop.eu/it" da Andrea De Ritis
http://bit.ly/js8uI4
http://www.tovima.gr/
Dopo la
scelta di cattivo gusto della Venere di Milo [in copertina sul
settimanale Focus nel 2010], la prima pagina del settimanale Der Spiegel
rivela in modo evidente le intenzioni e gli obiettivi nascosti
dell'egemonia della Germania nei confronti della Grecia e di tutta
l'Europa.
Alcuni
giorni dopo il richiamo senza precedenti alla cancelliera Angela Merkel
da parte del presidente francese Nicolas Sarkozy e le successive
pressioni del presidente americano Barack Obama, questa copertina
scandalosa mostra una bandiera greca che ricopre una bara nella quale
riposa la moneta unica.
Anche se non
si tratta della voce ufficiale di Berlino, il settimanale rivela il
sentimento di parte della classe dirigente tedesca che lo legge, e cioè
che la Germania non intende dare altri aiuti alla Grecia.
Fra gli
"argomenti" dell'articolo dello Spiegel ci sono le cosiddette verità
tedesche espresse per la prima volta: la zona euro è composta di
economie che non possono avere coerenza a causa delle diversità
strutturali della loro politica monetaria ed economica. Secondo la
rivista, questa situazione presenta un rischio molto elevato per l'euro
e per l'Europa nel suo insieme.
Quello che
non è menzionato è che tutto questo non è dovuto solo alla crisi del
debito greco. Le tensioni sull'euro sono provocate in gran parte dalla
volontà della Germania di usare la crisi greca come leva per una
revisione generale della moneta unica.
Berlino ha
mostrato la sua volontà di distinguersi con una politica nazionalista
egoista che può distruggere i popoli e gli stati che non possono o non
vogliono parteciparvi. Chi è incapace di rispondere alle esigenze
tedesche non ha più posto nella moneta unica e nell'Europa.
La cosa che
colpisce di più è che nello stesso momento arriva un'inattesa voce di
opposizione alla politica tedesca, tale da modificare radicalmente tutto
quello che sapevamo finora sulla versione "ufficiale" che tenevano i
paesi creditori. La voce in questione è quella di Jean-Claude Juncker,
presidente dell'Eurogruppo e primo ministro del Lussemburgo.
In
un'intervista al quotidiano belga La Libre Belgique, Juncker contraddice
la linea dominante imposta da Berlino; tra l'altro spiega che la paura
di una destabilizzazione provocata non dai "mercati" ma dal popolo
costituisce ormai una realtà di cui nessuno può prevedere gli esiti.
Ambizioni
frustrate - Dopo le pressioni di Stati Uniti e Francia, la Germania
sembra destinata a perdere la sua battaglia per l'egemonia in Europa e
questo disturba evidentemente lo Spiegel e i suoi lettori. Uno scontro
che può avere conseguenze devastanti per la Grecia.
In realtà i
tedeschi volevano mettere fine a un "incubo", cioè che alcuni paesi Ue
si mettano di traverso sulla loro strada imperiale. Oggi la Germania
pensa alla fine dell'euro non perché la moneta unica sia veramente
arrivata al capolinea, ma perché stanno scomparendo quelli che volevano
fare l'euro.
La sola opzione
che rimane ai tedeschi è forse lasciare la zona euro. Forse è questo il
messaggio nascosto di questa rivista indecente. La copertina dello
Spiegel mostra l'euro sepolto sotto la bandiera greca, ma a quanto pare
i becchini dovrebbero vestire di nero, giallo e rosso. [21-06-2011]
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BILDERBERG
CORRE SUL WEB - LA LISTA INTEGRALE DEI POTENTONI CHE HANNO PARTECIPATO
ALL’ULTIMA RIUNIONE SVIZZERA DEL RISERVATISSIMO GRUPPO: GLI ITALIANI
SONO BERNABÈ, ELKANN, MARIO MONTI, SCARONI E TREMONTI - DIRETTAMENTE
DALLA CINA IL VICE MINISTRO DEGLI ESTERI FU YING, E A RECITARE IL DE
PROFUNDIS PER LA GRECIA IL MINISTRO DELLE FINANZE (POI TROMBATO)
PAPACONSTANTINOU - LA DELEGAZIONE PIÙ NUTRITA RESTA QUELLA AMERICANA...
Tratto da
http://www.infowars.com/bilderberg-2011-full-official-attendee-list
BELGIUM
Coene, Luc, Governor, National Bank of Belgium
Davignon, Etienne, Minister of State and chairman of the board of
directors, Brussels Airlines
Leysen, Thomas, Chairman, Umicore
club
bilderberg 001
CHINA
Fu, Ying, Vice Minister of Foreign Affairs
Huang, Yiping, Professor of Economics, China Center for Economic
Research, Peking University
DENMARK
Eldrup, Anders, CEO, DONG Energy
Federspiel, Ulrik, Vice President, Global Affairs, Haldor Topsøe A/S
Schütze, Peter, Member of the Executive Management, Nordea Bank AB
GERMANY
Ackermann, Josef, Chairman of the Management Board and the Group
Executive Committee, Deutsche Bank
Enders, Thomas, CEO, Airbus SAS
Löscher, Peter, President and CEO, Siemens AG
Nass,
Matthias, Chief International Correspondent, Die Zeit
Steinbrück, Peer, Member of the Bundestag; Former Minister of Finance
FINLAND
Apunen, Matti, Director, Finnish Business and Policy Forum EVA
Johansson, Ole, Chairman, Confederation of the Finnish Industries EK
Ollila, Jorma, Chairman, Royal Dutch Shell
Pentikäinen, Mikael, Publisher and Senior Editor-in-Chief, Helsingin
Sanomat
FRANCE
Baverez, Nicolas, Partner, Gibson, Dunn & Crutcher LLP
Bazire, Nicolas, Managing Director, Groupe Arnault /LVMH
Castries, Henri de, Chairman and CEO, AXA
Lévy, Maurice, Chairman and CEO, Publicis Groupe S.A.
Montbrial, Thierry de, President, French Institute for International
Relations
Roy, Olivier, Professor of Social and Political Theory, European
University Institute
GREAT
BRITAIN
Agius, Marcus, Chairman, Barclays PLC
Flint, Douglas J., Group Chairman, HSBC Holdings
Kerr, John, Member, House of Lords; Deputy Chairman, Royal Dutch Shell
Lambert, Richard, Independent Non-Executive Director, Ernst & Young
Mandelson, Peter, Member, House of Lords; Chairman, Global Counsel
Micklethwait, John, Editor-in-Chief, The Economist
Osborne, George, Chancellor of the Exchequer
Stewart, Rory, Member of Parliament
Taylor, J. Martin, Chairman, Syngenta International AG
GREECE
David, George A., Chairman, Coca-Cola H.B.C. S.A.
Hardouvelis, Gikas A., Chief Economist and Head of Research, Eurobank
EFG
Papaconstantinou, George, Minister of Finance
Tsoukalis, Loukas, President, ELIAMEP Grisons
INTERNATIONAL ORGANIZATIONS
Almunia, Joaquín, Vice President, European Commission
Daele, Frans van, Chief of Staff to the President of the European
Council
Kroes, Neelie, Vice President, European Commission; Commissioner for
Digital Agenda
Lamy, Pascal, Director General, World Trade Organization
Rompuy, Herman van, President, European Council
Sheeran, Josette, Executive Director, United Nations World Food
Programme
Solana Madariaga, Javier, President, ESADEgeo Center for Global Economy
and Geopolitics
Trichet, Jean-Claude, President, European Central Bank
Zoellick, Robert B., President, The World Bank Group
IRELAND
Gallagher, Paul, Senior Counsel; Former Attorney General
McDowell, Michael, Senior Counsel, Law Library; Former Deputy Prime
Minister
Sutherland, Peter D., Chairman, Goldman Sachs International
ITALY
Bernabè, Franco, CEO, Telecom Italia SpA
Elkann, John, Chairman, Fiat S.p.A.
Monti, Mario, President, Università Commerciale Luigi Bocconi
Scaroni, Paolo, CEO, Eni S.p.A.
Tremonti, Giulio, Minister of Economy and Finance
PAOLO
SCARONI
CANADA
Carney, Mark J., Governor, Bank of Canada
Clark, Edmund, President and CEO, TD Bank Financial Group
McKenna, Frank, Deputy Chair, TD Bank Financial Group
Orbinksi, James, Professor of Medicine and Political Science, University
of Toronto
Prichard, J. Robert S., Chair, Torys LLP
Reisman, Heather, Chair and CEO, Indigo Books & Music Inc. Center,
Brookings Institution
NETHERLANDS
Bolland, Marc J., Chief Executive, Marks and Spencer Group plc
Chavannes, Marc E., Political Columnist, NRC Handelsblad; Professor of
Journalism
Halberstadt, Victor, Professor of Economics, Leiden University; Former
Honorary Secretary General of Bilderberg Meetings
H.M. the Queen of the Netherlands
Rosenthal, Uri, Minister of Foreign Affairs
Winter, Jaap W., Partner, De Brauw Blackstone Westbroek
NORWAY
Myklebust, Egil, Former Chairman of the Board of Directors SAS, sk Hydro
ASA
H.R.H. Crown Prince Haakon of Norway
Ottersen, Ole Petter, Rector, University of Oslo
Solberg, Erna, Leader of the Conservative Party
AUSTRIA
Bronner, Oscar, CEO and Publisher, Standard Medien AG
Faymann, Werner, Federal Chancellor
Rothensteiner, Walter, Chairman of the Board, Raiffeisen Zentralbank
Österreich AG
Scholten, Rudolf, Member of the Board of Executive Directors,
Oesterreichische Kontrollbank AG
PORTUGAL
Balsemão, Francisco Pinto, Chairman and CEO, IMPRESA, S.G.P.S.; Former
Prime Minister
Ferreira Alves, Clara, CEO, Claref LDA; writer
Nogueira Leite, António, Member of the Board, José de Mello
Investimentos, SGPS, SA
SWEDEN
Mordashov, Alexey A., CEO, Severstal
Schweden
Bildt, Carl, Minister of Foreign Affairs
Björling, Ewa, Minister for Trade
Wallenberg, Jacob, Chairman, Investor AB
SWITZERLAND
Brabeck-Letmathe, Peter, Chairman, Nestlé S.A.
Groth, Hans, Senior Director, Healthcare Policy & Market Access,
Oncology Business Unit, Pfizer Europe
Janom Steiner, Barbara, Head of the Department of Justice, Security and
Health, Canton
Kudelski, André, Chairman and CEO, Kudelski Group SA
Leuthard, Doris, Federal Councillor
Schmid, Martin, President, Government of the Canton Grisons
Schweiger, Rolf, Ständerat
Soiron, Rolf, Chairman of the Board, Holcim Ltd., Lonza Ltd.
Vasella, Daniel L., Chairman, Novartis AG
Witmer, Jürg, Chairman, Givaudan SA and Clariant AG
SPAIN
Cebrián, Juan Luis, CEO, PRISA
Cospedal, María Dolores de, Secretary General, Partido Popular
León Gross, Bernardino, Secretary General of the Spanish Presidency
Nin Génova, Juan María, President and CEO, La Caixa
H.M. Queen Sofia of Spain
TURKEY
Ciliv, Süreyya, CEO, Turkcell Iletisim Hizmetleri A.S.
Gülek Domac, Tayyibe, Former Minister of State
Koç, Mustafa V., Chairman, Koç Holding A.S.
Pekin, Sefika, Founding Partner, Pekin & Bayar Law Firm
USA
Alexander, Keith B., Commander, USCYBERCOM; Director, National Security
Agency
Altman, Roger C., Chairman, Evercore Partners Inc.
Bezos, Jeff, Founder and CEO, Amazon.com
Collins, Timothy C., CEO, Ripplewood Holdings, LLC
Feldstein, Martin S., George F. Baker Professor of Economics, Harvard
University
Hoffman, Reid, Co-founder and Executive Chairman, LinkedIn
Hughes, Chris R., Co-founder, Facebook
Jacobs, Kenneth M., Chairman & CEO, Lazard
Johnson, James A., Vice Chairman, Perseus, LLC
Jordan, Jr., Vernon E., Senior Managing Director, Lazard Frères & Co.
LLC
Keane, John M., Senior Partner, SCP Partners; General, US Army, Retired
Kissinger, Henry A., Chairman, Kissinger Associates, Inc.
Kleinfeld, Klaus, Chairman and CEO, Alcoa
Kravis, Henry R., Co-Chairman and co-CEO, Kohlberg Kravis, Roberts & Co.
Kravis, Marie-Josée, Senior Fellow, Hudson Institute, Inc.
Li, Cheng, Senior Fellow and Director of Research, John L. Thornton
China Center, Brookings Institution
Mundie, Craig J., Chief Research and Strategy Officer, Microsoft
Corporation
Orszag, Peter R., Vice Chairman, Citigroup Global Markets, Inc.
Perle, Richard N., Resident Fellow, American Enterprise Institute for
Public Policy Research
Rockefeller, David, Former Chairman, Chase Manhattan Bank
Rose, Charlie, Executive Editor and Anchor, Charlie Rose
Rubin, Robert E., Co-Chairman, Council on Foreign Relations; Former
Secretary of the Treasury
ERIC
SCHMIDT
Schmidt, Eric, Executive Chairman, Google Inc.
Steinberg, James B., Deputy Secretary of State
Thiel, Peter A., President, Clarium Capital Management, LLC
Varney, Christine A., Assistant Attorney General for Antitrust
Vaupel, James W., Founding Director, Max Planck Institute for
Demographic Research
Warsh, Kevin, Former Governor, Federal Reserve Board
Wolfensohn, James D., Chairman, Wolfensohn & Company, LLC
[20-06-2011]
|
Non e’ vero
che Edoardo fosse geloso di Giovanni . Mb
AGNELLI SOLO
DI NOME - NEL SUO LIBRO SUI SEGRETI DELL’EREDITÀ, EMANUELE GAMNA, L’EX
LEGALE DELLA SVALVOLATA MARGHERITA, RACCONTA DI UN MINACCIOSO COLLOQUIO
COL MARITO DELLA RAMPOLLA - NOVEMBRE 2007: “ABBIAMO UN DOSSIER
FORMIDABILE. JOHN ELKANN LA PAGHERÀ CARA, MA TU DEVI AIUTARCI PERCHÉ IL
TRIBUNALE DI TORINO È IN MANO AI NOSTRI NEMICI E LE PROVE POTREBBERO NON
BASTARE”…
Da "Libero"
Estratto del libro
"M, l'importanza di chiamarsi Agnelli" scritto da Emanule Gamna (ex
legale di Margherita Agnelli, M nel testo) pubblicato da Milano Finanza
L IMPORTANZA DI
CHIAMARSI AGNELLI
Novembre 2007, un
sabato, tarda mattinata. Villa Sole è una delle proprietà
dell'Avvocato sulla collina torinese e, come tutte le altre, ora
appartiene a M. L'Avvocato l'ha abitata per un poco, nelle more dei
lavori di Frescot che sarebbe diventata la residenza ufficiale a Torino,
dopo l'abbandono di Corso Matteotti. C'è una bella fotografia di
famiglia, padre, madre e due figli, fine Anni 60, davanti a un camino da
designer americano.
La casa è brutta,
ma interessante, un tentativo dell'Avvocato di avvicinarsi
all'architettura contemporanea, poi rientrato con le tradizionalissime
scelte a venire. Rifilata a Edoardo con l'obiettivo di non stargli
troppo col fiato sul collo e di sorvegliarlo senza parere, in realtà la
casa era abitata solo in parte e abbastanza trascurata.
Edoardo abitava la
portineria; l'avevo visitata anni prima con M, dopo il suicidio del
povero fratello. Un modesto edificio, composto da stanzette piccolo
borghese; ho un ricordo di candele accese, immagini sacre
orientaleggianti del genere che si trova nei mercatini rionali, un
arredo dozzinale e uno squallore marcato e consapevolmente coltivato da
quell'ex ragazzo instabile e inconcludente, forse a significare che la
sua strada, funambolica e già senza sbocco, non avrebbe incontrato mai
quella, costruita e complessa, imboccata dai genitori.
margherita agnelli
Chissà se mai
l'Avvocato ci ha messo piede. Villa Sole, M l'ha ereditata quasi senza
saperlo, e, per un puntiglio, l'aveva negata al figlio Lapo che voleva
riattarla. Per M aveva la funzione di mausoleo, serviva a divinizzare
(senza grande sforzo) il fratello che lei amava pensare, più o meno al
pari di lei, una vittima del sistema di Torino, dell'onnivoro Gabetti e
di quei genitori distanti e insofferenti alle debolezze altrui. Quelle
tetre stanzette della portineria assolvevano alla funzione di tempio
votivo alla memoria.
RICORDI SU EDOARDO
Nel 2005 M aveva deciso di consacrare la casa a un fine sociale,
iniziativa benemerita e solo atto di generosità visibile che io ricordi
(oltre alla donazione al Faro). M, a modo suo, aveva amato il fratello,
pigramente e senza impegno fisico. Edoardo, d'altronde, era dipinto
dalla stampa come un individuo irrequieto, discontinuo ed esibizionista,
in definitiva poco intelligente.
Mi raccontò M che
Edoardo, a differenza di lei, rifiutò a fine anni Novanta la donazione
di cento milioni di euro decisa a suo favore da suo padre in qualche
paradiso fiscale e della quota nella Dicembre: forse un moto di gelosia
per le designazioni (prima di Giovannino e poi di Jaki) che lo
escludevano dal ponte di comando. La gelosia, acuita dallo stato di
abbandono nel quale (volutamente?) viveva, era sfociata in una
masochistica determinazione all'estraniazione e a condurre una piatta
esistenza controcorrente; protesta disarticolata, funzionale ad attirare
l'attenzione parentale che l'inettitudine gli precludeva.
Gianni e
Margherita Agnelli il giorno delle nozze con John Elkann
Dedicare quella
casa per qualche anno ad attività benefiche (con il contributo tangibile
del Comune di Torino), forse era un modo per contestare l'autorità
costituita, quella familiare; dell'iniziativa me ne ero occupato
brevemente qualche tempo addietro, insieme a lei. Per questo, M dice al
telefono che mi vorrebbe presente, in quel giorno di inaugurazione.
Quel mattino,
nell'ultima metà di novembre, è glaciale e terso. Il piazzale della
chiesa di San Vito in collina, ben poco accogliente. Son stupito perché
non c'è la stampa.
Curioso: c'è Gabriele Galateri, unico esponente di un establishment un
tempo legato alla Famiglia, Franz e Silvia Rivetti, che sono vecchi
amici comuni, l'Ambasciatore Migone con la moglie Annina, alcuni
dipendenti di casa e addetti a Villa Sole, e poi Marellina Caracciolo.
Forte disagio. Non
arriva nessun familiare. M ritarda, forse questi quattro gatti non sono
ciò che si attendeva. Quando giunge, avvolta in un immenso cappotto, è
tesissima senza sorriso. Mi viene in mente la Regina di Narnia del
cartoon che vedo con la piccola Matilde. L'inevitabile marito e qualche
figlia al seguito. Saluta in fretta, quasi infastidita di trovarci lì.
Una messa senza pathos; in fondo, penso, a nessuno dei presenti importa
granché di Edoardo, o di M, o di Villa Sole. Ognuno è lì per motivi
disparati che nulla hanno a che fare con la ricorrenza. Io non faccio
eccezione.
edoardo gianni
agnelli
ARRIVA SERGE
All'ingresso della casa ci raggiunge Serge che è tutto l'opposto:
garrulo e gentile, ci invita, come i vecchi amici di un tempo, a San
Pietroburgo a Natale, nella casa dove aveva gentilmente ospitato nostra
figlia Ottavia l'inverno precedente, mi prefigura un programma di sogno
con musei aperti per noi fuori orario. Idilliaco. Quasi mi pare sincero
e la cosa mi sgomenta.
La colazione che
segue è sconclusionata, schizofrenica, tutti che fingono interesse per
la ristrutturazione della casa in educandato, nessuno che davvero si
parla. Mi decido a non perdere altro tempo e chiedo a Serge di scambiare
una parola in tête- à-tête: dalla reazione mi rendo conto che non
attendeva altro, che questa, anche per lui, è la ragione della mia
presenza.
Saliamo al piano
di sopra, sloggiamo Marellina da una stanza e Marellina non pare
sorpresa di quest'incursione. Vado subito al nocciolo della questione:
"Che cosa volete da me e da Patry (l'altro ex legale di Margherita,
ndr)? Perché questo attacco, chiaramente ricattatorio? Di chi è l'idea?"
Serge ora ha cambiato faccia, ora è il russo delle periferie, con la
mascella dura e pronto a colpire. È però estremamente calmo; segno, mi
dico, che è tutto preparato da tempo.
Edoardo e Gianni
Agnelli
"Margherita si
aspettava che l'accordo di quattro anni fa portasse la pace e così non è
stato", mi dice stentoreo. "Margherita è scontenta, non ti ha coinvolto
perché tu sei amico di Gabetti anche se non contestiamo affatto il
risultato del 2004. Ma ti sia chiaro che ora vogliamo ben altro".
Tocco subito
l'argomento che mi sta a cuore: "Serge, tu sai benissimo come le cose
sono andate, quando, come e perché tua moglie ha pagato ben volentieri
il compenso del mio lavoro. Il ricatto di oggi è uno schifo, un vero
schifo. Poi sai altrettanto bene che un problema tira l'altro e M non ha
di che stare tranquilla con il tesoro ricevuto da suo padre, mai
denunciato al fisco".
Non uso mezzi
termini, vorrei spaventarlo e Serge reagisce malamente. "È inutile che
tu dica che noi abbiamo un problema fiscale, è una fandonia. I nostri
commercialisti l'hanno categoricamente escluso, non ti crediamo". Vado
al sodo, dato che non si apre alcuna strada e Serge è volutamente
minaccioso e aggressivo : "Che volete da me, allora?"
"Che tu faccia
quel che ci serve. Noi abbiamo ormai un dossier formidabile contro
Gabetti e abbiamo le prove che il patrimonio dell'avvocato era pari a
non meno di 10 miliardi di dollari (sic) nascosti all'estero. John
Elkann la pagherà cara, ma tu devi darci una mano perché il Tribunale di
Torino è in mano ai nostri nemici e le nostre prove potrebbero non
bastare".
Gabetti Grande
Stevens
POCHE DOMANDE
È curioso, tuttavia, che né Serge né sua moglie si chiedano, qualora
davvero esistesse tanto denaro nascosto dall'Avvocato, quale possa
essere l'origine, né si pongano l'ovvio quesito sulla liceità della
provenienza, sul perchè della macroscopica discrepanza con le fortune
incomparabilmente più contenute degli altri membri della Famiglia; il
tema (non da oggi) non li appassiona affatto. È tutto assurdo, mi dico,
ma almeno è tutto chiaro. Dato che il dialogo si snocciola su questa
falsariga, gli chiedo ancora se lui e sua moglie vogliono denaro anche
da me.
Gabriele Galateri
di Genola
La risposta è
sibillina: "Il denaro per noi è importante, ma lo è di più per Poncet e
comunque ti confermo che tutto ciò che lui ti ha scritto è pienamente
condiviso da noi. Certo Poncet è un po' aggressivo, ma Margherita ha
deciso che è di questo tipo di professionisti di cui ora ha bisogno. Del
denaro possiamo parlare, anzi ne parlo a Margherita e poi ti facciamo
sapere. Penso proprio che il denaro ci serva perché abbiamo avuto tante
spese". Sì, dice proprio così. "Tante spese". Sono allibito. (...)
MARELLINA
CARACCIOLO
Teso, scendo al
piano terra. M mi viene incontro dopo dieci minuti, quando decido di
andarmene. È sorridente, per la prima volta oggi. Mi dice che Serge l'ha
informata e che mi farà sapere in merito alla mia richiesta e che conta
molto sul mio aiuto. Dice letteralmente "aiuto". Certo, in realtà le
richieste sono tutte loro, ma che senso ha puntualizzare? 20-06-2011]
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FIAT riciclo!
- DOPO DAGOSPIA, ANCHE “IL FATTO” SI ACCORGE CHE L’AUTO DEL RILANCIO DEL
LINGOTTO MARPIONNATO, IL FREEMONT, È IN REALTÀ UN VECCHIO DODGE JOURNEY
PRODOTTO IN MESSICO A CUI HANNO CAMBIATO LA MASCHERINA, CHE IN AMERICA
STA USCENDO DI PRODUZIONE - MENTRE IL RESTO DELLA STAMPA LIBERA E
INSERZIONATA SROTOLA LINGUA E PAGINATE, LA REALTÀ È CHE QUESTO GIPPONE
DA 5 METRI CONSUMA PIÙ DI UNA VECCHIA MULTIPLA, DI UNA MERCEDES O DI UNA
BMW DI PARI CILINDRATA…
CONFRONTO DODGE
JOURNEY FIAT FREEMONT
1- DAGOSPIA DEL 31
MAGGIO 2011
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-26204.htm
1- Per la mega-parata del 2 giugno (150 anni di Unità d'Italia
compresa), Frattini "sceglie" settanta Fiat "Freemont" che
accompagneranno i capi di stato stranieri
2- Verrebbe la voglia di festeggiare la rivincita del Made in Italy, la
rinascita del lingotto, l'orgoglio della produzione italiana sotto gli
occhi di tutto il mondo
3- Peccato che queste "Freemont siano in realtà delle "Dodge Journey"
prodotte in Messico, trasformate da operai armati di cacciavite. Come?
Con questa rivoluzionaria tecnica ingegneristica: cambiare gli stemmi
sul cofano e sul volante, staccando il marchio Chrysler e appiccicando
quello Fiat!
4- non solo: sono auto a "fine vita" che la Chrysler smetterà di vendere
nel 2012 (vedi wikipedia: Il Dodge Journey negli USA sarà sostituito nel
2012 dal Dodge Durango:
http://en.wikipedia.org/wiki/Dodge_Journey )
FRATTINI ENTRA IN
UNA FIAT FREEMONT
2- IL RESISTIBILE FASCINO DEL GIPPONE DI MARCHIONNE - ALTRO CHE
DUNA, ORA LA FIAT HA LA FREEMONT...
Luca Telese per "il
Fatto quotidiano"
Miracoli della
filosofia marchionniana. Ci avevano spiegato che la Lancia Ypsilon,
pro-dotta in Sicilia a Termini Imerese, aveva un sovraccosto
insostenibile di 800 euro a esemplare perché doveva poi essere
"trasportata in Italia". Interessante: perché i motori della "nuova"
Fiat Freemont, invece, fanno questo simpatico viaggetto nel mondo
globalizzato: partono in camion dagli stabilimenti Fiat di Avellino,
arrivano a Genova, prendono un cargo, arrivano fino a Veracruz, in
Messico, di nuovo salgono sul camion e arrivano fino alla fabbrica
Chrysler di Toluca. finito?
LUCA TELESE
Macché: a Toluca
vengono impiantati su una carrozzeria montata con mano d'opera a 12 euro
l'ora, poi di nuovo a Veracruz, poi di nuovo a Genova, e poi dai
concessionari Fiat direttamente a casa vostra per la modica cifra di 25
mila e 700 euro (24.900 in offerta).
FABBRICA CHRYSLER
DI TOLUCA IN MESSICO
Ma é davvero
"nuova" questa Fiat che paginate intere su tutti i giornali (in due
giorni Stampa, Giornale e Corriere della Sera) ci magnificano come tale?
No, affatto. E infatti i recensori bene-voli devono fare salti mortali
per spiegare la verità: "Non è il semplice risultato della rivisitazione
del Dodge Journey - scrive il Giornale - ma di un lavoro di sviluppo
impresso dall'impiego di motori consoni ai gusti europei, rivolto
all'ottimizzazione dei comfort e alla rivisitazione dello sterzo e
dell'assetto".
CHRYSLER-dunA
artefatti
Aggiunge Il
Corriere: "Alzi la mano chi, anche solo sino a qualche mese fa, avrebbe
scommesso sulla possibilità del ritorno di una grande familiare, per
giunta a sette posti, nei listini di quello che è il marchio
automobilistico italiano per eccellenza. Eppure oggi, con la Freemont,
questa remota ipotesi è divenuta realtà". Visto che tutte le macchine
sono sempre bellissime nelle recensioni dei nostri quotidiani, proviamo
a tradurre in italiano: il Freemont è una fotocopia del Dodge Journey, a
cui è stato sostituito il motore, che ora è un multijet Fiat: ma è
praticamente identico in tutto il resto, se si esclude la calandra (cioè
la mascherina anteriore con il logo rosso della Fiat).
Marchionne e Obama
nella fabbrica Chrysler
Un'altra
curiosità: la macchina è molto decantata ("un po' Suv, un po' station
wagon e un po' monovolume. Grazie a questo mix, che la connota come una
crossover - scrive il Giornale - la vettura intende accontentare chi si
orienta verso un mezzo capiente e versatile"). Ti credo. Sfiora i 5
metri di lunghezza, e sostituisce l'Ulysse e la Multipla, la macchina
elettiva dei tassisti italiani (oltre il 30 per cento di quelli romani).
Ma i tassisti non
sceglieranno Freemont nemmeno se gliela regalano. Non solo per le
dimensioni imponenti (la Multipla era lunga come una Punto, si
parcheggiava ovunque e aveva sei posti). Ma per un piccolo dettaglio che
le paginate entusiastiche curiosamente trascurano: i consumi.
OBAMA
E MARCHIONNE JUST MARRIED DODGE JOURNEY
Sul depliant
ufficiale diffuso nei concessionari c'è scritto 6 litri/100 chilometri
(11 km con un litro in città, 16 fuori) Il che significa che la Freemont
consuma più di una vecchia Multipla, di una Mercedes e di una Bmw (di
pari cilindrata, cioè 2000). Possibile? Evidentemente sì, visto che ha
l'ingombro di un carroarmato e gli ingegneri Fiat hanno fatto miracoli
per abbassare il costo chilometro. Il prezzo è molto buono, ma Freemont
pesa.
Il modello da cui
è stata clonata è una Dodge vecchia di tre anni (il tempo di un
restyling!) pensata per il mercato americano pre-crisi. Ed è curioso che
in italia arrivino consumi "americani", quando Obama pone a Marchionne
come condizione per finanziarlo di produrre una macchina che faccia 17
chilometri con un litro in America. Ancora il Giornale, estasiato:
"Nell'ampio abitacolo, ben accessibile anche nella terza fila di sedili
grazie alle porte che si aprono sino a 90 gradi, risalta il moderno
stile dell'arredamento impresso dalla plancia avvolgente con un grande
display centrale a colori per il sistema di infotainment".
Bersani e gli
operai di Termini Imerese con le maschere di Marchionne chrysler FIAT
Ora, a parte che
non esiste macchina (a parte la mitica Duna) con un display in bianco e
nero, per quale miracolo navigatore e radio diventano "un sistema di
infotainment?". Fiat punta a 30 mila macchine in Europa. E bisognerà
fare fanti auguri "al gippone" di Marchionne, se è vero che le quattro
"grandi" Fiat (Multipla, Croma, Ulisse e Sedici) tutte insieme vendevano
27 mila pezzi l'anno: non è detto che Tuluca sia più vicina di Termini
Imerese.[20-06-2011]
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DIVENTA UNA
POTENZA ECONOMICA, TERRAI IL MONDO PER LE PALLE E IL TUO REGIME
FASCIO-POLIZIOTTESCO SI TRASFORMERà IN GRANDE DEMOCRAZIA (OLIMPIADI
COMPRESE) - SOPPESATO IL DANNO DI IMMAGINE, PECHINO RILASCIA su cauzione
l’artista dissidente Ai Weiwei, detenuto dal 3 aprile scorso, "grazie al
suo atteggiamento positivo nel confessare i suoi crimini e a causa di
una malattia cronica della quale soffre"...
Ilaria
Maria Sala per "la
Stampa"
Con un breve
comunicato in cinese e in inglese pubblicato alle 10,15 di sera ora
locale, l'agenzia di stampa Xinhua (Nuova Cina) ha reso noto che
l'artista dissidente Ai Weiwei, detenuto dal 3 aprile scorso, è stato
rilasciato su cauzione, «grazie al suo atteggiamento positivo nel
confessare i suoi crimini e a causa di una malattia cronica della quale
soffre». Il rilascio è stato confermato da un breve sms che l'artista ha
inviato al suo avvocato, Liu Xiaoyuan, che dice «sono fuori!».
Xinhua ha aggiunto
che «la decisione è stata presa anche in considerazione del fatto che Ai
si è ripetutamente detto disposto a pagare le tasse che ha evaso,
secondo quanto detto dalla polizia». «L'azienda controllata da Ai,
Beijing Fake Cultural Development Ltd, ha evaso un'enorme quantità di
tasse ed ha intenzionalmente distrutto documenti contabili», ha quindi
aggiunto l'agenzia governativa. Questa, l'integrità del secco comunicato
che ha messo fine - alla vigilia di un viaggio diplomatico del premier
Wen Jiabao in Gran Bretagna e Germania - a una vicenda durata 80 giorni
che ha scosso il mondo dell'arte e non solo.
L'arresto di Ai,
infatti, uno degli artisti contemporanei più noti e uno degli architetti
dello stadio olimpico «Nido d'Uccello» a Pechino, aveva suscitato
scalpore innescando una forte campagna di pressione, coinvolgendo molti
musei internazionali, portando personalità di spicco come Anish Kapoor a
rifiutare di esporre in Cina fintanto che Ai Weiwei non avesse
riacquistato la libertà, e reso ancor più noto tanto l'artista, quanto
l'ondata repressiva che si sta abbattendo sulla Cina in questo periodo.
Le accuse nei
confronti di Ai Weiwei, mai formalizzate dalla polizia, erano trapelate
solo tramite l'agenzia Xinhua o nel corso delle conferenze stampa che il
ministero degli Affari esteri tiene con i giornalisti, e sono state
modificate di frequente durante la scomparsa di Ai.
A conferma del
rilascio dell'artista, oltre all'sms, anche due battute che ha scambiato
con il New York Times e il tedesco Bild, ai quali si è limitato a dire:
«Sto bene. Sono di nuovo a casa. E sono libero». Divieto assoluto di
fare interviste. La sorella Gao Ge alla Bild ha detto che il fratello «è
estremamente felice. Ma ha perso qualche chilo».
Nicholas Bequelin,
ricercatore per il gruppo per i diritti umani Human Rights Watch, ha
dichiarato: «Accogliamo con piacere il rilascio di Ai Weiwei, si tratta
ovviamente di un risvolto molto positivo, dato che se fosse stato
portato davanti al tribunale sarebbe senz'altro stato condannato, non
esistendo in Cina le condizioni per un processo regolare in questi casi.
Si direbbe che
Pechino abbia deciso che il danno d'immagine del tenere prigioniero Ai
era troppo alto, e che era meglio rilasciarlo, vista la forte protesta
internazionale. Lo stesso, aver colpito una personalità così importante
funge da pesante deterrente, da avvertimento a chiunque voglia sfidare
le autorità».
Le violazioni
procedurali del caso sono numerose: Ai, a cui non è mai stato consentito
di vedere il suo avvocato, è stato detenuto in una località sconosciuta,
una versione degli «arresti domiciliari» tutta particolare, in cui il
detenuto non è né in un carcere, né nel suo alloggio, ma in locali della
polizia. «Abbiamo molti dubbi sul modo in cui la cosiddetta confessione
è stata ottenuta», ha aggiunto Bequelin.
Il caso di Ai non
è unico: nel 2009, l'avvocato Xu Zhiyong, del gruppo Gongmeng
(«Iniziativa Costituzionale Aperta») che aveva di frequente assistito
clienti in casi politici, venne arrestato e accusato di crimini
«economici». Dopo una campagna internazionale, Xu fu rilasciato
anch'egli in seguito ad una «confessione» e alla garanzia di non
occuparsi più di casi politici.
Diverso invece il
destino del premio Nobel per la Pace Liu Xiaobo, il quale, scomparso per
quasi un anno nel 2009, è stato condannato a 11 anni di detenzione per
«sovversione», dopo una campagna internazionale tiepida, che ha faticato
a decollare fin quando non era troppo tardi. Perché come dimostra la
liberazione di Ai Weiwei, in fondo Pechino continua a dare peso alla sua
immagine nel mondo.23-06-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: GIAPPONE PRONTO A RIAPRIRE LE CENTRALI
NUCLEARI CHIUSE DOPO LO TSUNAMI - ENTRO 3 ANNI LA CINA SARÀ IL TERZO
MERCATO FARMACEUTICO DEL MONDO - “FT”: LA NAUTICA PUNTA AL BRASILE
(FERRETTI PREVEDE UN +15% DELLE VENDITE ENTRO 4 ANNI) - “BLOOMBERG”:
PRIMA DEL COMPLETO PASSAGGIO A MICROSOFT, SKYPE FA “STRAGE” DI DIRIGENTI
- LA NUOVA NINTENDO WII RISCHIA IL FLOP (PER COLPA DELL’IPHONE) - “WSJ”:
CARREFOUR DILANIATA DALLE TENSIONI NEL BOARD…
DAGOREPORT
cina
1 - LES ECHOS
MERCATO DEI FARMACI: LA CINA SUL PODIO ENTRO TRE ANNI
http://bit.ly/jOtu7C
Quest'anno il
mercato mondiale dei farmaci dovrebbe aumentare del 4,8% fino a 918
miliardi di dollari. Ma è netta la differenza tra i paesi sviluppati,
dove la crescita non supera il 5%, e le economie emergenti, in forte
ascesa. La Francia, primo consumatore al mondo di farmaci pro capite,
nel 2014 potrebbe vedersi rubare dalla Cina il terzo posto sul podio dei
mercati dei medicinali. È quanto prevede la "Ims Health".
Saldi al primo
posto gli Stati Uniti, con una fetta del 30%, pari a 1058 milioni di
dollari. Il contributo americano alla crescita totale del settore, però,
tra il 2010 e il 2015 scenderà dal 27 all'11%, a fronte di aumento di
quello cinese, dal 12 al 26%.
fukushima pp
GIAPPONE: IL
GOVERNO È PRONTO A FAR RIPARTIRE LE CENTRALI CHIUSE DOPO LO TSUNAMI
http://bit.ly/l9ItD5
Mentre un
sondaggio pubblico mostra che i giapponesi sono in larga parte contrari
alla riapertura delle centrali nucleari chiuse dopo lo tsunami, il
ministro giapponese dell'Industria ha annunciato che alcune di esse sono
ormai pronte per ripartire e assicura che dopo l'incidente di Fukushima
seguito al terremoto del 15 marzo scorso, sono state prese delle misure
di sicurezza supplementari.
La centrale di
Fukushima prima del disastro
2 - BLOOMBERG
SKYPE FA "STRAGE" DI DIRIGENTI PRIMA DEL COMPLETO PASSAGGIO A
MICROSOFT
http://bloom.bg/iGWaO0
A Skype è in corso
una serie di licenziamenti dei più alti dirigenti, dai vicepresidenti
David Gurle, Christopher Dean, Russ Shaw and Don Albert, ai capi del
settore Marketing e delle risorse umane Doug Bewsher e Anne Gillespie.
Lo rivelano persone vicine alla vicenda. La società è stata venduta a
Microsoft per 8,5 miliardi di dollari, ma il passaggio non è ancora
stato concluso del tutto. Licenziando i dirigenti prima che ciò avvenga,
Skype risparmia sui loro compensi che altrimenti verrebbero adeguati al
prezzo di acquisto della società da parte di Microsoft.
Skype
LA NUOVA NINTENDO
WII RISCHIA IL FLOP (A CAUSA DELL'IPHONE)
http://bloom.bg/mpSmks
Non solo i
cellulari concorrenti, l'iPhone rischia di mettere in crisi anche le
consolle di videogame. La prossima Nintendo Wii rischia di non
eguagliare il successo ottenuto con la prima versione, per "colpa", in
larga parte del mela fonino della Apple, affermatosi sempre più anche
come dispositivo per i videogiochi.
3 - FINANCIAL
TIMES
IL SETTORE DELLA NAUTICA PUNTA AL BRASILE
http://www.ft.com
MICROSOFT
Per reagire alla
flessione generale del mercato e al crollo delle vendite nel
Mediterraneo, la Ferretti punta al Brasile. L'amministratore delegato
Giancarlo Galeone parla al "Financial Times" e svela i piani della
società che prevede di portare la sua forza lavoro in Brasile da 600 a
1000 e aumentare le vendite del 15% entro i prossimi tre o quattro anni.
Il Brasile sta rapidamente diventando una delle mete più ambite per
l'industria della nautica da diporto grazie agli stipendi in forte
aumento nel paese, ai suoi 7mila 400 chilometri di costa e a un clima
caldo tutto l'anno.
Ferretti Basile e
Galeone Ferretti Group
Ma mentre
produttori internazionali di yacht guardano al di là dei mercati
stagnanti d'Europa e degli Stati Uniti, gli analisti avvertono che il
paese latino-americano potrebbe presto essere sopraffatto da un eccesso
di offerta.
4 - THE WALL
STREET JOURNAL
CARREFOUR DILANIATA DALLE TENSIONI NEL BOARD
http://europe.wsj.com
Nonostante
all'orizzonte ci sia lo spinoff della sua divisione discount, il colosso
francese della grande distribuzione Carrefour, secondo al mondo del
settore, è nel caos, dilaniato da quattro anni di tensione tra il
management e il board di sorveglianza.
[20-06-2011]
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IL PATTO DELLA
PROSTATA - GILBERTO ONETO, TEORICO DELLA SECESSIONE, SPIEGA PERCHÉ BOSSI
INGOIA OGNI POLPETTA AVVELENATA RIFILATA DAL BANANA: “TRA LORO C’è UN
PATTO FIRMATO DAL NOTAIO, PER CUI LA LEGA NON SI RIBELLERÀ MAI” -
BERLUSCONI AVREBBE SCUCITO GLI SCHEI NECESSARI PER I DEBITI DEL
CARROCCIO E PER CANCELLARE LE QUERELE CHE PENDEVANO SU “LA PADANIA” -
“BOSSI VORREBBE PASSARE LA MANO A MARONI MA ‘LA BANDA DEL BUCO’ (LA
MOGLIE, REGUZZONI, ROSI MAURO) GLIELO IMPEDISCE”…
Elisabetta
Reguitti per "il
Fatto quotidiano"
GILBERTO ONETO
Tanto per
intenderci, Gilberto Oneto è uno che quando detta il suo indirizzo mail
non pronuncia il suffisso "it". Al massimo lo sostituisce con itterizia.
Si è iscritto alla Lega di Bossi nel 1986 e ha rinnovato la tessera fino
al 2006. Architetto, giornalista è studioso dell'autonomismo delle
regioni padano-alpine. Nel 1996 viene nominato responsabile
dell'identità culturale nel "Governo della Padania".
Per anni - prima
di entrare in polemica con la dirigenza leghista - ha tenuto rubriche
settimanali di storia identitaria sul quotidiano La Padania e su Radio
Padania Libera. Per Libero ha praticamente riscritto la storia del
Risorgimento in salsa leghista. Amico e collaboratore di Gianfranco
Miglio, Oneto conosce la Lega da dentro.
All'Infedele di
Lerner lei ha confermato che tra Lega Nord e Berlusconi esiste un patto
firmato da un notaio in virtù del quale i dirigenti del Carroccio non
potranno mai ribellarsi al Cavaliere.
Un fatto risaputo da tutti nel partito e scritto anche in diversi libri
(il primo fu Leonardo Facco nel suo ''Umberto Magno'', ndr). Quel patto
esiste. Un accordo tra due persone (Bossi e Berlusconi ndr.), che quindi
non ha la valenza legale ma poco importa. Quel pezzo di carta per Bossi
è un patto d'onore che verrà rispettato fino alla morte.
BOSSI BERLUSCONI
Quanto è costato
l'accordo?
A Berlusconi, sembrerebbe, i soldi per saldare i debiti della Lega e per
cancellare centinaia di querele che pendevano sul quotidiano di via
Bellerio (che al tempo titolava: "Berlusconi, sei un mafioso? Rispondi",
mettendo in prima pagina le foto di Riina, Brusca, Bagarella, Berlusconi
e Dell'Utri ndr.). A Bossi costa accettare e farsi andare bene le scelte
più immonde.
Come quando nel
'98 alla Camera dei deputati la Lega Nord votò contro la richiesta di
arresto di Cesare Previti, uomo di fiducia di Berlusconi?
In qualche modo fu l'anno della svolta per la Lega che smise i panni di
movimento per indossare la cravatta d'ordinanza di un partito che di
"sì" in "sì" ha addirittura accettato la guerra in Libia, contravvenendo
persino all'articolo 11 della Costituzione. Argomento questo che
peraltro mi sembra abbia avuto poco peso anche per lo stesso presidente
della Repubblica, che sulla vicenda non ha mosso un dito. Ma tornando
alla missione in Libia che senso ha andare a Pontida proclamando che ora
bisogna ritirarsi? La dichiarazione di guerra non l'ha fatta certo Harry
Potter e i leghisti di Roma dove se ne stavano? Ora si sono inventati la
trovata della guerra a tempo...
Bossi e Maroni
Del raduno di
domenica cosa rimane?
Un Bossi che cerca di fare il punto su una situazione difficile in cui
si è cacciato da solo. Per la prima volta in 20 anni il popolo ha
interrotto il discorso del Capo - mai accaduto prima - urlando
se-ces-sione. Poi quel tentativo, quasi vano, di ufficializzare il
passaggio di testimone a Roberto Maroni.
Perché quasi vano?
Perché faranno di tutto per non permetterglielo.
Chi?
Quelli della "banda del buco" che generalmente i giornali definiscono
come quelli del "cerchio magico" fatto dalla moglie (assente a Pontida
ndr) all' interno del quale stanno, come dei figuranti, i vari Francesco
Belsito (tesoriere della Lega), Marco Reguzzoni, Federico Bricolo e Rosi
Mauro. Bossi di tanto in tanto cerca di sfuggire a quella presa mortale
perché si è reso conto che è arrivato il momento delle consegne. Sono
convinto che proprio nel discorso di Pontida, quando ha parlato dei 15
anni di politica, abbia cercato di farlo capire anche a Berlusconi.
Rosi Mauro,47
anni,con Renzo Bossi,21 anni,e Umberto Bossi,68 anni
Quindi cosa
accadrà?
Bossi pensa che Roberto Maroni sia l'uomo giusto, anche se non sarà mai
un leader semplicemente perché non ne ha le caratteristiche. In fondo
Maroni è uno che preferisce stare tranquillo, ma è l'unico che può
evitare lo sfacelo della Lega. Un'altra ipotesi è che a Maroni venga
almeno concesso di fare da traghettatore verso i diversi appuntamenti
congressuali dove si scanneranno gli uni con gli altri. Alla fine
vincerà il migliore magari proprio riuscendo a fare fuori i vari
"leccachiappe e cadregari".
Cesare Previti -
Copyright Pizzi
E poi?
Poi sarà ora che anche gli altri partiti si sveglino, compresa la
sinistra. Il futuro è nelle Leghe quelle che, però, a Roma non ci vanno.
Parlo di identità autonome siano esse liberali, ma anche cattoliche. Mi
chiedo: che fine hanno fatto le proposte autonomiste di Cacciari e
Chiamparino che sembrano rientrati nella dimensione monolitica di un
partito unico. A lei sembra che in Catalogna stiano forse male? Io penso
che l'autonomia farebbe bene a tutti. E guardi che in fondo i militanti
della Lega sono arrabbiati perché chi è andato a Roma si è dimenticato
quello che sta scritto nello statuto della Lega.
Marco-Reguzzoni
Cioè?
L'indipendenza della Padania.
FEDERICO BRICOLO
Secessione?
No, quello è uno strumento e non il fine. Io parlo di autodeterminazione
che, come diceva Gianfranco Miglio, significa libera scelta di stare con
chi si vuole e con chi ci vuole. Quello è l'unico vero obiettivo. Poi
però mi chiedo come sia possibile definirsi indipendentisti e
contemporaneamente fare il ministro "di Polizia" dello Stato italiano.
[22-06-2011]
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BUSINESS
INTERNATIONAL - “BLOOMBERG”: MURDOCH VICINO ALL’ACQUISTO DI BSKYB -
PRADA ALLE PRESE CON LA CRISI DELLA BORSA DI HONK KONG - “FT”: BINI
SMAGHI DIVIDE ROMA E PARIGI - “WSJ”: LA BANCA D’INGHILTERRA POTREBBE NON
ALZARE I TASSI FINO AL 2012 - “LES ECHOS”: “PERDITE RADIOATTIVE A
RIPETIZIONE” IN UNA CENTRALE NUCLEARE FRANCESE, EDF SMENTISCE …
Dagoreport
1 - LES ECHOS
EDF SMENTISCE LE VOCI SULLE PERDITE RADIOATTIVE IN UNA SUA
CENTRALE NUCLEARE
http://bit.ly/jf2zJy
CENTRALE NUCLEARE
DI PALUEL
La Cgt, uno dei
maggiori sindacati francesi, denuncia carenze nella sicurezza delle
centrali nucleari d'Oltralpe e in particolare conferma di aver chiesto a
Edf di spegnere uno dei reattori dell'impianto di Paulel (il terzo),
dopo una serie di fughe radioattive verificatesi negli ultimi mesi. I
dati di queste perdite, insieme alla notizia di 16 dipendenti della
centrale contaminati da gas xeno, sono stati pubblicati ieri dalla
testata "Mediapart" e riportati anche da Dagospia.
Oggi Edf smentisce
che ci siano state fughe a ripetizioni e afferma che l'entità delle
fughe è rimasta comunque sotto ai parametri limite oltrepassati i quali
si procede allo spegnimento del reattore.
2 - THE WALL
STREET JOURNAL
LA BANCA D'INGHILTERRA POTREBBE NON ALZARE I TASSI FINO AL 2012
http://on.wsj.com/lxNNgV
Rupert Murdoch con
telecomando Sky
La salute
dell'economia inglese suscita ancora preoccupazioni. Per questo la Banca
d'Inghilterra non sembra intenzionata ad alzare i tassi d'interesse,
fermi dal marzo del 2009 allo 0.5%. È quanto si aspettano gli
investitori i quali prevedono anche che i tassi rimarranno invariati
fino al 2012. Se così fosse si tratterebbe di un periodo molto lungo,
superato solo dai sette anni di tassi fermi negli anni 30 e ai 12 tra la
seconda Guerra Mondiale e il Dopoguerra.
3 - BLOOMBERG
NEWS CORP. VICINA ALL'ACQUISTO DI BSKYB
http://bloom.bg/jbSrZW
MIUCCIA PRADA
Rupert Murdoch fa
passi avanti verso l'ok del governo britannico alla sua offerta di 12,5
miliardi di dollari per l'acquisto dell'inglese BskyB (British Sky
Broadcasting Group). L'autorità del Regno Unito per le
Telecomunicazioni, infatti, ha dato il suo via libera. Murdoch ha molti
rivali. L'acquisto di BSkyB, denunciano i contrari all'acquisto,
metterebbe nelle mani del tycoon troppe reti tv e quindi troppo potere.
PRADA ALLE PRESE
CON LA CRISI DI HONK KONG
http://bloom.bg/khl2Sz
Il debutto di
Prada previsto domani su Hong Kong, proprio mentre il listino cinese
diventa uno dei mercati peggiori del mondo per le offerte pubbliche
iniziali, potrebbe prefigurare una flessione delle Ipo straniere. Dopo
aver venduto le proprie azioni al prezzo minimo della forchetta della
sua Ipo da 2,1 miliardi dollari, l'azienda che produce le borse Miu Miu
domani potrebbe calare. E così si aggiungerebbe agli 873 milioni di
dollari persi dagli investitori di Hong Kong nelle 31 offerte pubbliche
iniziali di quest'anno.
Mario Draghi
4 - FINANCIAL
TIMES
DRAGHI DIVIDE ROMA E PARIGI
http://www.ft.com
Bini Smaghi
L'autorevole
quotidiano economico britannico "Financial Times" dà conto della disputa
in corso tra Francia e Italia su Bini Smaghi. "Draghi divide Parigi e
Roma" è il titolo del pezzo, secondo cui la conferma di Mario Draghi
alla guida della Banca centrale europea (da formalizzare mercoledì
prossimo) potrebbe essere ostacolata dai francesi se Bini Smaghi non
cederà la poltrona nel board dell'istituto a un rappresentante della
Francia. Un'eventualità, scirve il "Ft", che potrebbe indebolire
l'Europa e la sua autonomia decisionale. [23-06-2011]
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FARINA DEL
DIAVOLO (VITTORIO) NEL SACCO DI BISIGNANI - DALLA ZECCA, AL TESORO, FINO
ALLE POSTE (DOVE PAPA PIAZZA UN’AMICA NEOLAUREATA), I LEGAMI DI BISI PER
GESTIRE IL BUSINESS DELLE BOLLETTE E DEL MODELLO UNICO GRAZIE AI
RAPPORTI CON IL GRUPPO ILTE, COLOSSO IN ROSSO DEL SETTORE GRAFICO
EDITORIALE - IL GRANDE BURATTINAIO CHIEDE E OTTIENE DA TREMONTI LA
NOMINA DI MAZZEI AL POLIGRAFICO DELLO STATO (GIULIETTO SMENTISCE)…
Walter Galbiati
per "la
Repubblica"
BISIGNANI
Le lunghe mani di
Luigi Bisignani e di Alfonso Papa potevano arrivare ovunque. E
arrivavano soprattutto là dove c´erano commesse da gestire, posti di
lavoro, appalti e contratti, in quel mondo grigio tra impresa e Stato,
dove regnano i famigerati boiardi. Una rete di commesse e incarichi,
dove per riceverli non contano gli studi e le capacità imprenditoriali,
i curriculum insomma, ma soprattutto le amicizie e le relazioni.
E tra queste lande
dove il lobbista Bisignani e l´ex magistrato e ora parlamentare del Pdl
Papa scorrazzavano, c´erano sicuramente il Poligrafico di Stato e le
Poste. Aziende statali che hanno poi intrecciato rapporti d´affari con
gruppi vicini a Bisignani o dove il Papa riusciva a piazzare incarichi.
È Maria Roberta
Darsena, una "amica" del parlamentare del Pdl, conosciuta all´università
di Napoli nel 1999 quando lei doveva sostenere l´esame di diritto
commerciale e il Papa era assistente del professor Di Nanni, a
confessare come ha ottenuto l´incarico alle Poste.
GIULIO TREMONTI
«Ora lavoro presso
l´ufficio legale delle Poste. Il Papa mi disse di mandare un curriculum
(che era praticamente inesistente perché mi ero appena laureata) alle
Poste perché lui avrebbe potuto farmi entrare essendo amico dell´ex
presidente, cioè di Cardi. Al riguardo vi posso dire che lui chiamava
direttamente Cardi. Sono stata assunta dopo un colloquio, prima a tempo
determinato, con uno stage di 6 mesi e poi automaticamente a tempo
indeterminato».
È Bisignani
stesso, invece, secondo le carte depositate dalla procura di Napoli, a
mettere a verbale il 14 marzo 2011 quanto avesse pesato il suo ruolo
nell´elezione di Roberto Mazzei ai vertici della Zecca, la stamperia del
Tesoro. «Ho sicuramente segnalato il dottor Mazzei al professor Tremonti
per fargli ottenere la nomina di Presidente del Poligrafico dello Stato.
Con il Poligrafico la Ilte è in rapporti per il modello unico. Non mi
risulta che siano state conferite utilità a dirigenti del Poligrafico da
parte della Ilte».
Tremonti ha
smentito. A Bisignani non risulta nessuna tangente. Di certo
quest´ultimo era un procuratore attivo della Ilte, gruppo operante nel
settore grafico editoriale.
ROBERTO MAZZEI
Il socio unico
della Ilte è Vittorio Farina, mentre a chiarire ai magistrati i rapporti
della Ilte con le Poste è Alessandro Bondanini, il manager che in
passato ha lavorato con Stefania Tucci, esperta di finanza e vicina a
Bisignani per il quale avrebbe curato uno scudo fiscale di circa 4
milioni di euro.
«Mi risulta -
mette a verbale Bondanini il 7 marzo 2011 - che sicuramente la Ilte ha
rapporti con l´Eni e che stampi la rivista dell´Eni; al riguardo il
Bisignani, proprio nel contesto dei rapporti tra Ilte e Eni mi presentò
Lucchini dell´Eni. Con riferimento alle Poste Italiane, qualche anno fa
ci fu la joint venture tra le Poste e l´Ilte, cioè la costituzione di
una società, Postelprint costituita e partecipata al 50% dalle Poste
italiane e dalla Ilte: si tratta di una società che stampa e spedisce
tutte le bollette e le fatture che arrivano nelle case degli italiani
(non solo quelle delle poste)».
chcco52 stefania
tucci
Del resto la Ilte
ha bisogno di fare affari, perché ha chiuso il 2009 in rosso per 8,6
milioni di euro, con debiti per 157 milioni di euro a fronte di un
fatturato di 138 milioni. La differenza tra costi e ricavi è negativa
per 6,9 milioni di euro. Di recente ha dovuto rinegoziare il debito con
Unicredit. Le azioni di Ilte sono tutte in pegno alla banca di Piazza
Cordusio, che ha finanziato la società con una linea di 43 milioni di
euro.
L´accordo di
ristrutturazione prevede il pagamento del debito tra 10 anni e grazie
alla cessione degli immobili la Ilte Holding ha incassato un dividendo
da 10 milioni di euro con i quali ha già rimborsato una parte del
proprio debito.
alfonso-papa-
E degli affari
immobiliari della Ilte si deve essere interessato anche Bisignani, visto
che nel bilancio compaiono i rapporti con una società, oggi interamente
posseduta da Farina, ma che tre anni fa ruotava nell´orbita di
Bisignani. Si tratta della BB Parlamento, un cui debito da 1,2 milioni
di euro verso la Ilte Holding è stato azzerato da un uguale impegno
contratto con la Gf Uno, la scatola attraverso la quale Farina controlla
la stessa Ilte.
La BB Parlamento
era la società con cui Bisignani aveva aperto un derivato monstre con la
Banca Italease di Massimo Faenza, un derivato da 75 milioni di euro, sul
quale nel 2007 vi erano perdite per oltre 12 milioni di euro.
[20-06-2011]
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BANANA REAL
ESTATE - QUANTE SORPRESE NEI BILANCI DELLE IMMOBILIARI DEL GRUPPO: LO
SAPEVATE CHE VILLA GERNETTO SE LA COMPRA LA FIGLIA MARINA (E
L’UNIVERSITÀ DELLE LIBERTÀ CHE FINE FARÀ?) - IL CAINANO SI ALLARGA
COMPRANDO TERRENI AD ARCORE, PER NON PARLARE DELLE SPESE PER LA
SICUREZZA E LE RISTRUTTURAZIONI - MA A FRONTE DI TANTE USCITE, ANCHE
QUALCHE PICCOLO RISPARMIO: BERLUSCONI È RIUSCITO A RIVENDERSI DEI
TELEFONINI NON PIÙ UTILIZZATI DAI SUOI COLLABORATORI RICAVANDOCI 686 €…
Franco Bechis per
"Libero"
Marina Berlusconi
Marina Berlusconi
ha soffiato a papà Silvio una delle sue ville del cuore, quella Villa
Gernetto nel comune di Lesmo dove il presidente del Consiglio più volte
aveva annunciato di volere insediare la sua Università del pensiero
liberale. Nell'attesa - secondo le ultime novità acquisite agli atti
del processo Ruby a Milano, il premier aveva utilizzato la villa appena
ristrutturata (11mila metri quadrati) per alcuni ricevimenti privati non
sfuggiti a intercettazioni e agli occhi della magistratura. Il 17
dicembre scorso però Marina ha firmato un'opzione di acquisto della
villa per la Fininvest spa da lei presieduta.
Ha già anticipato
un milione di euro di affitto e ha ancora poco più di un anno di tempo
per esercitare l'opzione. La novità emerge fra le pieghe dei bilanci
appena depositati di tutte le immobiliari del gruppo Fininvest e del
gruppo Dolcedrago (controllato direttamente da Silvio Berlusconi).
berlusconi marina
piersilvio
Marina a nome di
Fininvest "ha acquistato il diritto di opzione per la locazione del
fabbricato storico di villa Gernetto, riconoscendolo idoneo allo
svolgimento delle proprie attività, riservandosi tuttavia di confermare
tale interesse solo all'esito di ulteriori verifiche attinenti sia al
complesso immobiliare nella sua interezza - dal momento che sono in
corso alcuni lavori che potrebbero influire sul prestigio del complesso
stesso - sia alla realizzabilità del progetto di utilizzo del complesso
medesimo per l'esercizio di attività istituzionale". La ristrutturazione
di villa Gernetto (acquisizione compresa) è costata fino a qui 34,3
milioni di euro, più 2,2 milioni per mettere a posto parco e giardini.
RISTRUTTURAZIONI
Ma all'interno del complesso c'è anche un'altra villa, la Boffalora, per
cui è iniziata la ristrutturazione con un investimento da 22 milioni di
euro. In tutto l'impegno finanziario per il complesso ammonta quindi a
58,6 milioni di euro.
Villa Gernetto che
ora sta per essere soffiata a Silvio Berlusconi dalla figlia
primogenita, è però solo una piccola parte dell'impero immobiliare
posseduto dal presidente del Consiglio. Vale circa mezzo miliardo di
euro, in parte è intestato alla persona fisica (come Villa Campari,
trenta stanze sul lago Maggiore), in parte a società direttamente o
indirettamente controllate dal Cavaliere.
berluSCONI ARCORE
house
La più importante
è la Idra immobiliare, che controlla le tre ville più note del premier:
quella di Macherio dove abitava Veronica, quella di Arcore dove risiede
Berlusconi e quella di porto Rotondo, villa Certosa, usata nei week end
e durante le vacanze estive. Con i mobili (18,3 milioni di euro) e le
attrezzature al loro interno, sono valutate in bilancio 375,6 milioni di
euro. Il loro valore di mercato effettivo è però più alto, nonostante la
rivalutazione compiuta grazie alla legge Tremonti del 2008. Altre sette
appartamenti sono invece controllati dalla Immobiliare Dueville,
valutati in bilancio circa 9 milioni di euro (assai meno del valore di
mercato).
«INGENTI DANNI»
Dal bilancio 2010 di Idra immobiliare arriva comunque una sorpresa:
Berlusconi è stato alluvionato l'anno scorso. Gli amministratori non
spiegano se il disastro naturale ha danneggiato la villa di Macherio,
quella di Arcore o quella in Sardegna. Ma nella nota integrativa citano
il dramma in più punti.
VILLA CERTOSA di
BERLUSCONI
Scrivono ad
esempio che "sono contabilizzati i costi di ripristino sostenuti a
seguito di ingenti danni causati da eventi atmosferici agli impianti di
uno degli immobili di proprietà" sia pure bilanciati da "un congruo
rimborso assicurativo". Di certo ne è arrivato uno da 18.633 euro, ma il
danno subito sembra assai superiore. In bilancio è compreso in una voce
generica sugli "altri oneri" che ammonta a 216.137 euro.
Villa Gernetto
altra residenza Berlusconi Da Corriere it
ARCORE SI ALLARGA
Non poche le novità dell'ultimo anno a casa Berlusconi. Ad Arcore
innanzitutto, nella residenza dove è andato in scena lo "scandalo Ruby",
la proprietà si è allargata. Il premier ha acquistato 4 ettari "nelle
immediate vicinanze" per 2,8 milioni di euro. A patrimonio è arrivato
anche un nuovo immobile che però "è stato demolito per iniziarne la
integrale ricostruzione".
VILLA CAMPARI
BERLUSCONI jpeg
A fine anno ha
pure firmato un preliminare da 446.756 euro "per l'acquisto di un
ulteriore appezzamento di terreno con annessi fabbricati agricoli nel
comune di Arcore, da perfezionarsi entro la fine di maggio 2011". Silvio
ha dovuto anche rafforzare la propria sicurezza per difendere la privacy
messa piuttosto a rischio nell'ultimo anno.
PIÙ SICUREZZA
Così di tasca sua ha acquistato nuovi impianti di sicurezza per 47.116
euro e un sistema aggiuntivo di telecomunicazioni per 26.170 euro. Non è
spiegato in quale casa, ma sono state acquistate anche nuove
"attrezzature multimediali per 69.257 euro", nuovi pc per 10mila euro.
Ha poi arricchito sia Macherio che villa Certosa comprando nuovi mobili
per 272.509 euro.
Famiglia
Berlusconi Eleonora Piersilvio MArina Silvio BArbara Luigi
In Sardegna ha
perfino acquistato "un motoveicolo usato per euro 500" e - visto il
prezzo - c'è da augurarsi per la sua incolumità che non si metta mai
alla guida. A Macherio ha invece speso la bellezza di 67.670 euro per
installare un ascensore complementare. Di fronte a tante spese, anche
qualche piccolo risparmio: Berlusconi è riuscito a rivendersi dei
telefonini non più utilizzati dai suoi collaboratori ricavandoci 686
euro.
[20-06-2011]
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IL COLOSSEO A
PALLINI (CHE ALE-DONO!) - PARTE IL PROGETTO DI RESTAURO SPONSORIZZATO
DAL PATRON DI TOD’S E IN CAMBIO DI UNA MISERIA DA 25 MILIONI DELLA VALLE
SI BECCA IL DIRITTO DI SFRUTTARE IL LOGO DELL’ANFITEATRO IN ITALIA E
ALL’ESTERO “SENZA LIMITAZIONE TERRITORIALE ALCUNA” PER 15 ANNI,
CARTELLONI PUBBLICITARI (MA SOLO ALLA BASE DEL MONUMENTO) E
L’ORGANIZZAZIONE DI CAMPAGNE DI COMUNICAZIONE ANCHE ALL’INTERNO DEL
COLOSSEO - PER ALE-DANNO “È UN MIRACOLO CHE A PAGARE IL RESTAURO SIANO
INTERAMENTE DEI PRIVATI”…
Francesca Angeli
per "Il
Giornale"
Scarpette al
Colosseo - Vignetta di El Pais
Restauro del
Colosseo: i giochi hanno inizio. Il progetto verrà illustrato
ufficialmente mercoledì dal finanziatore Diego della Valle, che
annuncerà il via libera dei lavori. In cambio dei 25 milioni di euro
stanziati il patron della Tod's ha guadagnato l'esclusiva per 15 anni
sullo sfruttamento dell'immagine dell'Anfiteatro Flavio, una delle
meraviglie del mondo, visitato ogni anno da circa 5 milioni di
visitatori.
L'esclusiva è
stata accompagnata da feroci polemiche, respinte subito però sia dal
sindaco di Roma, Gianni Alemanno, sia dal ministero dei Beni culturali.
Lo sfruttamento dell'immagine del Colosseo, assicura Roberto Cecchi,
segretario generale del ministero e commissario per le aree
archeologiche di Roma ed Ostia antica, riguarda soltanto i lavori e gli
interventi di restauro mentre la titolarità degli eventi e di quanto
accade all'interno dell'Anfiteatro resta e resterà al ministero.
della valle Scarpe
Diem by Portos dal Fatto Quotidiano
I restauri
inizieranno dal prospetto settentrionale, costo previsto 5.165.000 di
euro. Si passerà poi al prospetto meridionale, 1.936.000. Poi le
chiusure dei fornici (gli archi) del primo ordine verranno sostituite
con le cancellate per ripristinare l'aspetto originario, costo previsto
1 .680.000.
Successivamente si
passerà al restauro degli ambulacri, ovvero i corridoi, per i quali è
stato stimato che occorreranno 7.000.000 di euro. Poi si scenderà nei
sotterranei con la revisione, il restauro e il consolidamento degli
Ipogei per i quali si valuta un costo di 4.500.000 euro.
Della Valle -
LETTA boyls
Infine gli
impianti e l'illuminazione per i quali i costi non sono stai ancora
esattamente calcolati. Infine il discusso Centro Servizi: 1.500 metri
quadri grazie al quale si libererà l'interno dell'anfiteatro ad esempio
dalla biglietteria e dal bookshop, concentrando qui la vendita di
souvenir e gli sportelli informativi e la vendita dei ticket. Il costo è
di 2.500 euro al metro quadrato.
Ma che cosa
possono aspettarsi i cittadini romani e i turisti che ogni giorno
affollano l'anfiteatro più famoso del mondo? Un'enorme scarpa dalla
suola a pallini pronta a schiacciare le gradinate dove sedevano i
senatori e la plebe?
Le mani di Della
Valle sul colosseo
«Non ci saranno
cartelloni pubblicitari sul monumento ma solo dei pannelli alla base
alti circa due metri », assicura l'architetto Cecchi. E d'altronde così
prevede l'accordo stipulato tra Cecchi e Della Valle firmato nel gennaio
scorso. Con la costituzione di un'Associazione, gli «Amici del
Colosseo», Della Valle come sponsor avrà, tra le altre cose, il diritto
di sfruttare il Logo del Colosseo in Italia e all'estero «senza
limitazione territoriale alcuna».
DELLA
VALLE-COLOSSEO
A fianco del
Colosseo Della Valle potrà costruire un centro a suo nome, una struttura
che servirà da quartier generale di tutte le attività di comunicazione
legate alla sponsorizzazione, centro che ovviamente «potrà fregiarsi e
utilizzare la denominazione e i segni distintivi dello sponsor».
DELLA
VALLE-COLOSSEO
Della Valle avrà
un accesso privilegiato al monumento per sé e per «gruppi di persone» e
potrà comunque «organizzare campagne di scatto fotografico e riprese
anche all'interno del Colosseo nonchè campagne di comunicazione, in
tutti i casi riferite ai lavori del Piano degli interventi e allo stato
di avanzamento degli stessi». Sul retro del biglietto d'ingresso al
Colosseo sarà stampato il marchio Tod's.
DELLA VALLE
Insomma Della
Valle potrà comunque e in ogni modo sfruttare l'immagine dell'Anfiteatro
per pubblicizzare il suo prodotto per 15 anni. D'altra parte Alemanno di
fronte alle critiche ha ricordato che il Colosseo aspetta questo
restauro da 30 anni ed è «un miracolo» che a pagarlo siano interamente
dei privati.
[20-06-2011]
|
LA CASTA DI
MONTECIT’ORO - SI BLATERA DI TAGLIARE I COSTI DELLA POLITICA MA POI
PERCHÉ NESSUNO METTE MANO ALLE SPESE FOLLI DELLA CAMERA CHE SFONDANO IL
MILIARDO DI EURO? - LE SPESE PER GLI AFFITTI SONO SCHIZZATE A 54 MLN €,
QUELLE DI SEGRETERIA A 27 MLN - LO STATO MANTIENE 1813 PERSONE (TRA
DEPUTATI IN PENSIONE E FAMILIARI CON LA REVERSIBILITÀ) CON OLTRE 6MILA
EURO AL MESE A TESTA - CAMERA DEL LAVORO (NERO): NONOSTANTE GLI STIPENDI
DORATI, SU 630 DEPUTATI SOLO 260 HANNO STIPULATO CONTRATTI REGOLARI CON
I LORO PORTABORSE…
Goffredo De
Marchis per "la
Repubblica"
La Camera costerà
nel 2011 un miliardo e non riuscirà ad abbassare questo tetto siderale
né nel 2012 né nel 2013. Anzi, tra due anni, alla fine naturale della
legislatura (sempre che ci si arrivi) costerà 74 milioni in più passando
dalla previsione del 2011 di 1.070.994.520,57 a 1.114.219.354 di euro. A
quella data è destinato a pesare in bilancio soprattutto l´aumento
dell´iperbolica cifra stanziata per i vitalizi dei parlamentari.
Montecitorio Fuso
il nocciolo Vincino dal Corriere
Molti lasceranno
il Transatlantico e non lo faranno a mani vuote. Lo stanziamento
previdenziale passerà dagli attuali 138.200.000 a 143.200.000. Oggi i
deputati che prendono la pensione sono 1329 e 484 i familiari che godono
della reversibilità. In totale 1813 persone che in media portano a casa
6352 euro mensili a testa.
Tutti parlano di
tagli ai costi della politica. I vitalizi sono nel mirino dei partiti. A
parole. La controprova è a portata di mano. Montecitorio discuterà e
voterà il bilancio il 4 e 5 luglio. Il dibattito in aula era stato
fissato per lunedì prossimo. Ieri la conferenza capigruppo ha preso
ancora un po´ di tempo. Si aspetta Tremonti e il varo della sua manovra:
il ministro ha promesso sforbiciate alle voci della politica. In quel
caso il bilancio verrà rimodulato.
Dal ministro può arrivare un primo segnale.
TABELLONE
MONTECITORIO BERLUSCONI
Dopo i proclami
sarà difficile sottrarsi. Anche per le forze politiche. Stavolta non
saranno solo Idv e Radicali a presentare virtuosi ordini del giorno per
ridurre il budget e scendere finalmente sotto quota un miliardo. Ne
stanno discutendo il Pd (con qualche mugugno interno perché parlare dei
costi della politica è «demagogia»), la Lega (ma ieri è saltata la loro
conferenza stampa sulle spese del Palazzo), persino il Pdl. «Per la
prima volta dal dopoguerra restituiremo 20 milioni allo Stato. E lo
faremo anche nel 2012 e nel 2013», annuncia il questore Gabriele
Albonetti (Pd) che tiene la cassa insieme con Mazzocchi (Pdl) e Colucci
(Pdl). Eppure le uscite della Camera continuano a essere incontenibili.
montecitorio
Le spese per gli
affitti, anche nel 2011, raggiungono la cifra record di 35milioni 625
mila. Con l´aggiunta degli oneri accessori fanno 54 milioni. Un taglio è
previsto dal 2012 quando sarà rescisso il contratto che lega
Montecitorio all´imprenditore Sergio Scarpellini, proprietario
dell´immobile dove stanno gli uffici dei deputati. Ma la Camera lascerà
solo una parte di Palazzo Marini, gravato da ben quattro contratti di
affitto. La deputata radicale Rita Bernardini chiede di mettere in mora
anche gli altri tre accordi.
Rita Bernardini
Anche perché la
previsione per il 2013 è di un aumento delle spese per gli immobili (36
milioni 695 mila euro) e non una drastica riduzione. Dagli affitti d´oro
agli affitti di platino.
I questori fanno notare che rispetto al 2010 il preventivo del 2011,
varato dall´ufficio di presidenza il 30 marzo, cresce solo dell´1.09 per
cento, al di sotto dell´inflazione programmata. Ma secondo la Bernardini
si può fare di più. Il presidio medico interno costa 1 milione e 615
mila euro l´anno.
Le spese di
segreteria degli onorevoli (che costeranno nel 2011 27.900.000) restano
una voce con molti punti interrogativi. Hanno subito un taglio di 500
euro al mese passando da 4190 euro a 3690 ma su questa cifra non c´è
nessun controllo. E su 630 deputati solo 260 risultano aver stipulato
contratti regolari con i loro portaborse.
SERGIO SCARPELLINI
CON BELLA SIGNORA
La parte del leone
nei costi la fanno gli stipendi del personale (235 milioni) e le loro
pensioni: 209 milioni (+ 6,4 per cento). Albonetti precisa: «I
dipendenti sono calati di 300 unità». Ma sono i deputati a godere
dell´indennità (tagliata di altri 500 euro) e dei servizi costosi ed
efficienti di Montecitorio. Un esempio per tutti: i servizi di
ristorazione e la spesa al mercato costano in tutto 6 milioni di euro.
Con un rientro per la Camera che nelle partite di giro viene iscritto a
bilancio per appena 440 mila euro.
ENRICO LETTA
Adesso tutto
cambierà, a sentire gli annunci dei leader. Di una riduzione dei costi
della politica hanno parlato Bersani, Enrico Letta, Bossi, Di Pietro,
Casini. La Bernardini cercherà di farli venire allo scoperto. Preparando
una sfilza di ordini del giorno. «Oggi la ritenuta per la pensione è
automatica - spiega -. Chiederò invece l´obbligo di firma. Così il
deputato che presenta la mozione per cancellare il vitalizio ma sa già
che sarà respinta potrà rinunciare autonomamente».
In caso di fine
anticipata della legislatura l´onorevole che non ha maturato la pensione
può ritirare i suoi contributi. «Un precario invece non lo può fare.
Deve lasciarli all´Inps. Presenterò una proposta per dare ai precari lo
stesso potere dei deputati», dice la Bernardini. Sarà una lenzuolata
quella che il Partito radicale presenterà all´inizio di luglio. Ma anche
gli altri partiti, tra dieci giorni, hanno la possibilità, come direbbe
il Senatur, di passare dalle parole ai fatti.
BOSSI CON IL
POLLICE VERSO
[23-06-2011]
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1- QUESTA È LA
LEGA DI LOTTA, DI GOVERNO E SOPRATTUTTO DI SOTTOGOVERNO. BREVE RIEPILOGO
DELLE POLTRONE E DEGLI STRAPUNTINI CHE I "BOSSIMANI" HANNO OCCUPATO
NELLA GESTIONE DELLA COSA PUBBLICA LOMBARDA (A SPESE DEL PDL) - 2- ROCCO
SABELLI CI TIENE A DIFENDERE LA SUA INDIPENDENZA A COSTO DI INVIARE UNA
MAIL AI DIPENDENTI ALITALIA CHE SI CHIEDONO PERCHÉ ABBIA SENTITO IL
BISOGNO DI FARLO - (UNA WIKILEAKS PESANTISSIMA PER L’OPERAZIONE
SALVATAGGIO DI BERLUSCONI E PASSERA) - 3- TRAGEDIA GRECA: 3 MILIARDI PER
GENERALI, UNO PER UNICREDIT E 800 MLN PER INTESA - 4- PERISSINOTTO IN
DIFESA DELLA “QUOTA 14 EURO”, LA SOGLIA SOTTO LA QUALE SI SPERA CHE IL
TITOLO IN BORSA NON SCENDA DOPO AVER PERSO NELL’ULTIMO MESE CIRCA
L’8,40%. - 5- LA VIA CRUCIS DI PARA-PONZO-PONZELLINI NON SEMBRA AVER MAI
FINE (ZINGALES LO SBRANA) - 6- LA RUSSA E IL GRUPPO MILANESE DELLA
VECCHIA AN PER PATRIZIA RUTIGLIANO ALLA FERPI -
1- SABELLI MAIL
Venerdì 17 non è stata una bella giornata per Rocco Sabelli, il manager
molisano al quale nell'agosto di tre anni fa Roberto Colaninno ha messo
sulle spalle il fardello dell'Alitalia.
ROCCO SABELLI
A renderlo nervoso
è stata la pubblicazione sull'"Espresso" di un dossier riservato di
WikiLeaks in cui l'ex-ambasciatore americano Ronald Spogli spiegava agli
amici di Washington l'operazione che ha portato la cordata dei patrioti
italiani a prendere in mano la Compagnia.
Nonostante le
origini italiane di Spogli (la famiglia era originaria di Gubbio), il
diplomatico nel suo rapporto è andato giù pesante e ha tirato fuori la
competenza del businessman che gli è servita per creare nel lontano '83
la Freeman Spogli & Company. L'Alitalia è stata descritta come una
triste saga italiana che "dimostra come funzionano le cose in Italia e
la debole aderenza di Berlusconi ad alcuni principi base del capitalismo
e del libero mercato", poi aggiunge con parole ancora più forti: "le
regole della bancarotta sono state cambiate nel corso
dell'operazione...e il modo in cui questo affare è stato gestito ha
offerto al mondo un chiaro promemoria dei limiti dell'Italia in materia
di investimenti".
Rocco Sabelli e
Roberto Colaninno
Forse questa
denuncia postuma ha spinto Sabelli a mettersi al computer per spedire
un'email ai dipendenti dell'Alitalia che a prima vista sembra difficile
da interpretare. In fondo la Compagnia continua a reggere e nonostante i
debiti che al 31 marzo erano pari a 876 milioni, i ricavi sono cresciuti
di oltre il 7%. E anche la ritirata dei fratelli Fratini che hanno
ceduto la loro piccola quota dell'1,3% nelle mani generose di
IntesaSanPaolo e di Corradino Passera, non ha creato smottamenti tra gli
altri 20 patrioti che aspettano ansiosi di cedere le loro azioni ad
AirFrance.
Nonostante questa
situazione di relativa tranquillità il calvo Sabelli ha sentito il
bisogno di esternare e inevitabilmente la sua email è finita nelle mani
di Dagospia. Scrive il manager molisano: "una parte di voi considera
l'azienda ancora condizionabile dall'esterno; escludo che ci si
riferisca allo scenario esterno quanto piuttosto alla politica, alle
clientele e a tutti quei soggetti che hanno spesso soffocato Alitalia.
Non è così; questa percezione è infondata ed immotivata", e con un giro
di parole che suona oltremodo generoso Sabelli continua: "potrei fare
l'elenco delle situazioni e delle decisioni che dall'inizio hanno
dimostrato la nostra assoluta indipendenza, ma voglio che sia
sufficiente la mia parola e la mia presenza. Mai finora mi sono
prestato, e non comincerò certo in Alitalia, a nessun interesse che non
sia quello degli azionisti, dei clienti e dei dipendenti", e per finire
ecco la sua conclusione: "se avete bisogno di conferme sapete dove
trovarmi".
Alitalia
arrivederci
Il messaggio suona
abbastanza strano e va oltre l'irritazione per le rivelazioni di
WikiLeaks. Sabelli ci tiene a difendere la sua indipendenza a costo di
metterci la faccia, ma i dipendenti dell'Alitalia si chiedono perché
abbia sentito il bisogno di farlo.
2- QUESTA È LA LEGA DI LOTTA, DI GOVERNO E SOPRATTUTTO DI
SOTTOGOVERNO
Sul prato verde di Pontida i "barbari" della Lega hanno inneggiato a
Roberto Maroni e hanno spedito un vero e proprio ultimatum a Giulietto
Tremonti, il tecnico prestato alla politica del Carroccio che nonostante
i proclami rimane il puntello più forte per l'asse Bossi-Berlusconi.
roberto maroni
giulio tremonti
Quella che è
venuta fuori dalla riunione dei "barbari" è l'immagine di una Lega di
lotta e di governo che definisce i giornalisti "stronzi" e "schiavi di
Roma", ma non se la sente di staccare la spina. Di questo passo è
immaginabile che a meno di clamorose sorprese il Carroccio cercherà di
soddisfare i suoi elettori occupando nella sua Lombardia posizioni
sempre più consistenti rispetto al contentino di qualche ufficio
ministeriale decentrato.
Forse è opportuno
fare un breve riepilogo delle poltrone e degli strapuntini che la Lega
ha occupato nel sistema di società pubbliche oltre che delle Asl intorno
alle quali girano 17 miliardi l'anno di spesa pilotati dal
cardiochirurgo personale di Bossi, quel Luciano Bresciani che è
assessore regionale alla Sanità.
Ebbene, proprio
nella fase più critica della sua evoluzione, la Lega di Bossi sta
conquistando la sua posizione di maggior potere e influenza nella
gestione della cosa pubblica lombarda. Ai giornalisti "schiavi di Roma"
è forse sfuggito che la settimana scorsa il varesino Giorgio Papa è
stato designato direttore generale di Finlombarda, la finanziaria
attraverso cui transita gran parte dei milioni di finanziamento a
supporto delle politiche regionali nei vari settori.
COLONNELLI PADANI
A PONTIDA
Papa era direttore
generale del Credito Bergamasco e in Finlombarda ha preso il posto di un
uomo del Pdl, Marco Nicolai, che è stato nominato presidente con un
ruolo non esecutivo. Nel maggio scorso il Carroccio aveva piazzato un
altro colpo alla presidenza di Eupolis Lombardia, il nuovo istituto
superiore per la ricerca, la statistica e la formazione della Regione.
In questo caso la carica è stata affidata a Stefano Bruno Galli, docente
alla Statale di Milano (già membro del Comitato scientifico del famoso
Parlamento del Nord di Vicenza) che ha annunciato subito di voler
orientare l'attività del Centro in senso federalista a partire
dall'analisi delle ricadute del federalismo fiscale nella Regione.
BAGNO DI FOLLA A
PONTIDA
Sempre a maggio la
Lega aveva ottenuto la presidenza del Cestec (Centro per lo sviluppo
tecnologico, l'energia e la competitività), la struttura che gestisce i
bandi e le iniziative per le imprese. Alla presidenza è andato Giampaolo
Chirichelli (già in Finlombarda) mentre la vicedirezione generale e i
due posti nel consiglio di gestione sono stati assegnati a Marco
Cecchini, Gianfranco Mancini e Lorena Trecate.
La marcia delle
poltrone continua a erodere le posizioni di potere del Pdl e sembra
inarrestabile. Nei mesi precedenti due posizioni importanti erano state
acquisite in Lombardia Informatica e in Infrastrutture Lombarde. Nella
prima era arrivato come presidente del consiglio di gestione Lorenzo
Demartini, un uomo che già è entrato in conflitto di poteri con il
consigliere delegato Giovanni Catanzaro (in quota ex-An); nella seconda
i Verdi contano sul vicedirettore generale Guido Bonomelli e sul membro
del comitato di gestione, Adriano Canziani.
Umberto Bossi
Ma non finisce qui
perché oltre a questi posti che prima erano rigorosamente coperti da
uomini in quota Pdl, i "barbari" stanno premendo per ipotecare il
comando in Trenord, la neonata società frutto del matrimonio tra
Ferrovie Nord e Trenitalia. Appena avranno messo piede su questa nuova
carrozza, i leghisti cercheranno di salire anche sulle altre società
delle Ferrovie Nord regionali dove i vertici scadono a inizio 2012.
Stefano Bruno
Galli
Questa è la Lega
di lotta, di governo e soprattutto di sottogoverno.
3- QUALI SONO I SOGGETTI ITALIANI CHE VANTANO CREDITI NEI
CONFRONTI DEL PARTENONE - PERISSINOTTO ALLA DIFESA DELLA "QUOTA 14 EURO"
Stamane gli occhi erano puntati sulle Borse europee e per non farsi
smentire quella italiana ha aperto con il calo più forte.
Dopo la riunione
notturna dei ministri di Eurolandia a Bruxelles, la decisione sulla
Grecia per una tranche finale di 12 miliardi è stata rinviata alla metà
di luglio. Tutto fa pensare che avremo settimane ancora calde e che dopo
il monito di Moody's il popolo bue degli azionisti (soprattutto quelli
che hanno comprato azioni delle banche) soffriranno le pene
dell'inferno.
Non stanno
tranquille nemmeno le istituzioni che hanno concesso linee di credito
alla Grecia alle quali, come ha spiegato ieri Mario Monti in una delle
sue performance più brillanti nel programma televisivo di Lucia
Annunziata, sarà chiesto di partecipare "volontariamente" a un nuovo
piano di salvataggio.
C'è voluto un
report degli analisti di Barclays Capital per capire esattamente quali
sono i soggetti italiani che vantano crediti nei confronti del
Partenone. Il documento è uscito giovedì sera e contiene la lista dei
primi 40 soggetti sui quali grava il 74% del debito totale di Atene.
GIORGIO PAPA
Per quanto
riguarda l'Italia le nostre banche e assicurazioni non si trovano tra le
prime posizioni. Bisogna arrivare al 17° posto per trovare le Generali
che vantano un'esposizione di 3 miliardi, mentre nella parte finale
della lista dei primi 40 creditori si trovano Unicredit (al 33° posto
con meno di 1 miliardo) e subito dietro IntesaSanPaolo con 800 milioni
di crediti in pancia.
A Trieste, dove il
tandem Perissirotto-Balbinot sembra ringiovanito dopo le dimissioni
"spintanee" di Geronzi, non trapela grande inquietudine per i 3 miliardi
di esposizione nei confronti della Grecia anche se gli uffici stanno
calcolando il costo del rinnovo volontario dei prestiti a scadenza. Il
tema che appassiona di più, e in qualche modo tormenta il vertice del
Leone, è la difesa della "quota 14 euro", la soglia sotto la quale si
spera che il titolo in Borsa non scenda dopo aver perso nell'ultimo mese
circa l'8,40%.
Mario Monti
I più anziani
collaboratori di Perissirotto ricordano la battaglia dell'Isonzo durante
la Prima Guerra Mondiale quando le truppe italiane cercarono di
conquistare la cima "a quota 241" sulla collina del monte Calvario ad
ovest di Gorizia.
Scendere sotto
quota 14 euro sarebbe per le Generali una botta durissima in termini di
valore patrimoniale e di immagine. Il problema sta a cuore non solo a
Perissirotto, ma anche ai soci forti e scalpitanti come Della Valle,
Pelliccioli, Mediobanca e Bollorè, ai quali comunque il valore del
titolo interessa fino a un certo punto perché hanno sempre altri modi
per rifarsi delle minusvalenze.
GIOVANNI
PERISSINOTTO
4- LA VIA CRUCIS DI PARA-PONZELLINI
Per Massimo Ponzellini non c'è pace.
Il massiccio
banchiere bolognese sta dimagrendo a vista d'occhio perché vede
spegnersi la possibilità di lasciare il timone della Banca Popolare di
Milano dove sindacati, soci e 350mila correntisti non vedono l'ora di
voltare pagina.
Purtroppo gli
toccherà soffrire ancora, almeno fino a sabato prossimo quando nei
padiglioni di Fiera Milano si terrà l'Assemblea per conferire a
Ponzellini e ai consiglieri di amministrazione la delega ad aumentare il
capitale di 1,2 miliardi. La via crucis non si è interrotta nemmeno con
la "soffiata" con la quale la settimana scorsa annunciava il quotidiano
di Danilo Coppola, "Finanza & Mercati", ha annunciato le intenzioni di
BNP Paribas a comprare la banca milanese.
Perissinotto
Geronzi Balbinot
Anche oggi il
quotidiano francese Les Echos smentisce categoricamente questi rumors e
il povero Ponzellini deve prenderne atto aggiungendo ai ritagli di
stampa il micidiale articolo pubblicato ieri dal "Sole 24 Ore" a firma
di Luigi Zingales. Ancora una volta questo economista padovano (classe
1963) dalla barba incolta che assomiglia in qualche modo al pm di
Palermo Ingroia, si è calato nei panni del giustiziere e ha scritto un
articolo feroce dal titolo "Una cattiva Popolare è un danno al sistema".
MASSIMO PONZELLINI
La sua prosa è
senza mezzi termini e invoca l'intervento della Banca d'Italia che "ha
messo in luce pesanti problemi gestionali, fidi eccessivi ad alcuni
imprenditori, mancanza di controlli nell'erogazione di credito a imprese
non immuni dall'attenzione della criminalità organizzata, fino ad
arrivare a errori e incongruenze nel sistema di gestione dei clienti,
diffuso disordine organizzativo e inadeguatezza nel sistema
informatico".
7r21 danilo
coppola mo
Nella reprimenda
del bocconiano che insegna a Chicago, mancava solo un rilievo alla
stazza fisica di Ponzellini, per il resto c'era tutto compresa la
richiesta di commissariare la banca.
5- LA RUSSA E IL GRUPPO MILANESE DELLA VECCHIA ALLEANZA
NAZIONALE PER PATRIZIA RUTIGLIANO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che venerdì 17
presso la sede Enel di Roma si è svolta l'Assemblea generale dei soci di
Ferpi, l'Associazione che riunisce circa 1.000 società di pubbliche
relazioni.
Luigi Zingales
Prima della cena
di gala il Direttivo ha nominato al posto di Gianluca Comin il nuovo
presidente Patrizia Rutigliano. Per chi non lo sapesse questa donna, che
è inseguita dalla fama di personaggio irascibile e fumantino, è
responsabile delle pubbliche relazioni di Snam Rete Gas dove è arrivata
dopo altre esperienze a Fastweb e al Comune di Milano.
Patrizia
Rutigliano
La sua biografia è
ricca di titoli rispetto ai quali manca l'indicazione degli sponsor
politici come Ignazio La Russa e il gruppo milanese della vecchia
Alleanza Nazionale".
[20-06-2011]
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1- ECCO IN
COSA SI RIDUCE LA "COGESTIONE OCCULTA DA PARTE DEL BISIGNANI DEL NOTO
SITO SCANDALISTICO": PAPA CHE DICE AL LOBBISTA DI MANDARE A DAGOSPIA UN
PETTEGOLEZZO SU VIETTI ATTOVAGLIATO A TRASTEVERE CON "QUATTRO AVVENENTI
RAGAZZE"! NOTIZIOLA, VA SUBITO SOTTOLINEATO, CHE NON è MAI COMPARSA SUL
SITO! - 2- MA LO "SCANDALO" PER WOODCOCK è DAGOSPIA CHE OTTIENE UN
CONTRATTO DALL’ENI PER PUBBLICITà! (L’ENI LA FA ANCHE SULLA GAZZETTA
DELL’APPETITO). QUANTI MILIONI? 100MILA EURO L’ANNO! PURE POCO PER UN
SITO CHE, DATI NIELSEN, HA 600 MILA PAGINE VISTE AL GIORNO - 3- LA
NOSTRA RISPOSTA: "BISIGNANI NON “COGESTISCE” QUESTO SITO. SCRIVERE UNA
CASTRONERIA VA BENE. DIFFAMARE, GIÀ MENO. I GIORNALISTI PRENDONO LE
NOTIZIE DALLE FONTI, LE VERIFICANO E LE PUBBLICANO. LE FONTI LE SCELGONO
LIBERAMENTE LORO. NON SE LE FANNO INDICARE DALLE PROCURE. FARE
PUBBLICITÀ SU UN SITO CHE DÀ NOTIZIE LIBERAMENTE COME POCHI ALTRI IN
ITALIA DOVREBBE ESSERE UN DOVERE CIVICO DELL’INDUSTRIA" - 4-
PRESTIGIACOMO PROFETICA AL TELEFONO CON BISI: "SE MI INTERCETTANO CON TE
MI ROVINI" - 5- MASI: "PARLAVO CON BISIGNANI PERCHÉ AVEVA CON LETTA UN
RAPPORTO PIÙ DIRETTO" - 6- IL RAPPORTO DI BISI CON D’ALEMA E LA VISITA
DEL GEN. SANTINI (PRIMA O DOPO LA NOMINA?) -
bisignani_prestigiacomo
1- DAGOREPORT - IL
FAVOLOSO MONDO DI AMELIE WOODCOCK
Attraverso Luigi Bisignani il sito 'Dagospia' ha ottenuto pubblicità per
centomila euro all'anno. Lo scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio ed
Henry John Woodcock nella richiesta di applicazione delle misure
cautelari nei confronti dello stesso Bisignani, del parlamentare del Pdl
Alfonso Papa e di altre 4 persone.
La circostanza emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano
della cena di Vietti con ''quattro avvenenti ragazze''. Una notizia che
viene ''proposta e presentata al Bisignani per Dagospia - scrivono i pm
- e cio' a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani
medesimo del noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come
lui stesso ha ammesso, ha fatto ottenere dall'Eni pubblicita' per oltre
100mila euro all'anno''.
John Henry
Woodcock
LA NOSTRA RISPOSTA
Nel caso mai incontrasse la sua amica giornalista Federica Sciarelli,
sulla strada della Procura di Roma, il nostro amato pm Giovanni Enrico
Ceppadilegno potrebbe farsi spiegare alcune cosette di facile facile
comprensione:
1. Dagospia è un sito di notizie con un seguito e un successo superiore
a quello delle sue inchieste
2. I giornalisti prendono le notizie dalle fonti, le verificano e le
pubblicano. Le fonti le scelgono liberamente loro. Non se le fanno
indicare dalle procure della Repubblica, almeno nell'Occidente
democratico. Se tuttavia la spettabile Procura della Repubblica di
Napoli vuole fornirci un elenco dettagliato e vincolante delle Fonti
Autorizzate, ne terremo gran conto.
3. Bisignani non "cogestisce" questo sito. Scrivere una castroneria va
bene. Diffamare, già meno.
4. Fare pubblicità su un sito che dà notizie liberamente come pochi
altri in Italia dovrebbe essere un dovere civico dell'industria. Nelle
sue inchieste, caro JHW, potrebbe piuttosto indagare sul perché i
concorrenti di Eni e le altre grandi aziende che sprecano soldi in
inserzioni su giornali che nessuno più legge - a parte forse alcuni pm
ansiosi di apparirvi - non diano un po' di pubblicità anche a Dagospia.
auguri
BISIGNANI
2- BISIGNANI A PRESTIGIACOMO, 'ATTENZIONE AI TELEFONI'. IL
MINISTRO, SE ESCONO LE INTERCETTAZIONI CON ME MI ROVINI...
(ANSA) - "Dobbiamo stare attenti ai telefoni... dicono
che Woodcock ci sta controllando i telefoni". E' quanto afferma Luigi
Bisignani in una conversazione con il ministro dell'Ambiente Stefania
Prestigiacomo intercettata il 2 dicembre scorso. La circostanza emerge
dalla lettura della richiesta di misure cautelari avanzate dai pm Henry
John Woodcock e Francesco Curcio nell'ambito dell'inchiesta sulla
cosiddetta P4.
La conversazione
avviene durante il periodo in cui, secondo i magistrati, Bisignani stava
"occupandosi in prima persona del voto del Parlamento riguardante un
emendamento riferito alla materia dell'Ambiente".
Ecco alcuni
passaggi della telefonata.
Prestigiacomo: e
quindi? e perché Woodcock a te ti controlla?
Bisignani: e che ne so perché mi controlla... non so, non saprei
Prestigiacomo: se ti controlla ti segue, ti fa...
Bisignani: non saprei
Presigiacomo: mamma mia! ma come si può vivere così? dì, me rovini
Bisignani: eh?
Prestigiacomo: se escono le intercettazioni con me mi rovini!
Bisignani: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono
ROBERTO DAGOSTINO
I pm sottolineano
come da questa telefonata si ricava che Bisignani aveva informazioni
riservate rivelando l'esistenza di una indagine a suo carico.
3- PAPA, VIETTI HA
OFFERTO SERATA A 4 RAGAZZE AVVENENTI...
(ANSA) - "Ho un pettegolezzo su Vietti enorme... ha
offerto una serata a quattro avvenenti ragazze". Lo dice il parlamentare
del Pdl Alfonso Papa - nei confronti del quale la procura di Napoli ha
inviato alla Camera una richiesta d'arresto per l'inchiesta sulla P4 -
al telefono con Luigi Bisignani, l'uomo d'affari già agli arresti
nell'ambito della stessa indagine.
La telefonata,
scrivono i pm nella richiesta d'arresto, "appare di rilevante gravità"
in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta
Darsena, ndr) "al fine di carpire notizie e informazioni in grado di
vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico".
La telefonata
intercettata tra Papa é Bisignani è dell'11 settembre del 2009. "Giova
evidenziare come il Bisignani - scrivono i pm - , non parlamentare, in
qualche modo coordini le attività del parlamentare Papa, segnalandogli
anche le priorità da seguire". Circostanza questa che "può trovare
spiegazione solo all'interno di un diverso sistema" e cioé
"un'associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere
un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e
contro l'amministrazione della giustizia".
Logo "Eni"
Ecco il testo
della telefonata:
P: martedì sera sarò pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un
pettegolezzo su Vietti enorme
B: ah
P: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
B: e non l'ho visto...quando me lo hai mandato?
P: ieri...ieri mattina...tanto, tanto ti frego perché, nonostante le tue
tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo
reale
B: bravo
P: quindi ti becco
B: bravo
P: praticamente vuoi sentire
B: si certo
P: allora praticamente giovedì sera...al ristorante 'i Pazzi'
B: è
P: Michele Vietti...ha offerto una serata a quattro avvenenti
ragazze...che risultano lavorare all'ufficio legale delle Poste italiane
B: ah
PAOLO SCARONI
P: la serata è
stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo...e hanno
organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove
ogni ragazza dovrà cucinare una pietanza
B: fantastico
P: hai capito?
B: ufficio legale eh?
P: di poste italiane
B: ah...va bene
P: va bene però va bene però non scopriamo poi troppo la fonte se no
B: no no
P: eh eh hai capito dobbiamo...dobbiamo fare hai capito...ristorante I
Pazzi a Trastevere...va bene i dettagli della serata possono essere pure
quelli interessanti?...che cosa si sono detti però ah no
B: con la scollacciata insomma
P: si si...scollacciata con avance...promesse
B: fantastico
P: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscirà pure una promessa
di inserimento nel suo staff al Csm.
MICHELE VIETTI -
copyright Pizzi
Al termine della
telefonata i pm annotano che "due circostanze rendono ancor più grave
tale vicenda: la prima è quella che la notizia in esame, obiettivamente
compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la
vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata
come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al
Bisignani per Dagospia, e ciò a conferma della cogestione occulta da
parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico".
Ma "vi è di più -
proseguono i magistrati - dalle dichiarazioni rese dallo stesso
Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano 'costretto' da Papa
a fare un contratto "fittizio" all'amica del parlamentare) e dal vice
presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le
suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena),
fosse molto amica dello stesso Papa".
Dunque, concludono
i pm, "il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una
sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di
vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato.
Ciò peraltro, non può essere nascosto, era anche in grado di incidere e
di condizionare il buon andamento di un'istituzione di rilievo
costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l'uomo,
infatti significa anche ricattare l'Istituzione che quell'uomo
rappresenta".
4- PM, DA ENI
100MILA EURO ANNO A DAGOSPIA PER PUBBLICITA'...
(ANSA) - Attraverso Luigi Bisignani il sito 'Dagospia' ha ottenuto
pubblicità per centomila euro all'anno. Lo scrivono i pm di Napoli
Francesco Curcio ed Henry John Woodcock nella richiesta di applicazione
delle misure cautelari nei confronti dello stesso Bisignani, del
parlamentare del Pdl Alfonso Papa e di altre 4 persone.
alfonso-papa-
La circostanza
emerge nel paragrafo in cui Papa e Bisignani parlano della cena di
Vietti con "quattro avvenenti ragazze". Una notizia che viene "proposta
e presentata al Bisignani per Dagospia - scrivono i pm - e ciò a
conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del
noto sito scandalistico, al quale lo stesso Bisignani, come lui stesso
ha ammesso, ha fatto ottenere dall'Eni pubblicità per oltre 100mila euro
all'anno".
5- P4: MASS MEDIA;
PM, L'INFLUENZA DI BISIGNANI SULLA RAI. MASI, PARLAVO CON BISIGNANI CHE
E' LEGATO A LETTA PIU' DI ME...
(ANSA) - I rapporti di Luigi Bisignani con i mass media
"costituiscono uno dei punti di rilievo che caratterizzano l'attività
del sodalizio". Lo scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio
in un paragrafo della richiesta di misura cautelare nell'ambito
dell'inchiesta sulla P4. "Se per le notizie scandalistiche viene
utilizzato Dagospia dal gruppo Papa-Bisignani, i rapporti con la Rai
costituiscono un momento rilevante nella strategia mediatica del
gruppo".
MAURO MASI
Nella richiesta i
pm riportano il verbale delle dichiarazioni rese dall'ex direttore
generale della Rai Mauro Masi definendole "sintomatiche del potere di
incidenza e condizionamento esercitato da Bisignani sull'azienda che
gestisce il servizio pubblico di informazione radiotelevisiva". Masi ha
spiegato ai magistrati di aver conosciuto Bisignani nel 1995 quando era
portavoce di Dini e di aver incontrato lui e il parlamentare del Pdl
Alfonso Papa "tre o quattro anni fa". Più volte Masi risponde ai pm
chiarendo il contenuto di alcune intercettazioni di telefonate con
Bisignani.
"Nella
conversazione in esame faccio riferimento alla posizione che riguardava
Gianni Minoli, che come dico mi era stata segnalata anche da Gianni
Letta; in particolare con Bisignani si parlava della nomina di Minoli
come responsabile delle attività della Rai per la celebrazione dei 150
anni dell'Unità d'Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente
anche da Amato che è il presidente del comitato dei garanti delle
celebrazioni dei 150 anni dell'Unità.
MINOLI GIANNI
Nella sintesi
della conversazione si dice e si parla di 'fregare' Ruffini nel senso
che Ruffini non voleva ospitare sulla seconda serata di Rai Tre la
trasmissione di Minoli, di fatto poi è accaduto il contrario, nel senso
che ha avuto ragione Ruffini e continua ad andare in onda in seconda
serata su Rai Tre 'Parla con me' della Dandini.
Dunque ciò che ci
diciamo con Bisignani nella conversazione non è accaduto rispetto a
quello che riguarda Ruffini. Il Massimo a cui si fa riferimento è
Massimo Liofredi che proteggeva la Setta che io non volevo; la 'lei' cui
si fa riferimento è la Setta. Effettivamente nelle conversazioni io dico
a Bisignani di informare di tali questioni il dott. Letta e ciò perché
Bisignani è sicuramente più legato a Letta di quanto lo sia io.
Bisignani per la
verità insieme a tanti altri mi ha chiesto la cortesia di far lavorare
Monica Setta, ma io non l'ho 'rinnovata' perché fa una televisione che
non mi piace. Per la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l'arco
costituzionale...".
Paolo Ruffini
Si fa poi
riferimento a un'altra telefonata: "io chiesi a Bisignani di mettermi in
contatto con Capezzone sapendo che avevano buoni rapporti...anche per
Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l'arco politico istituzionale,
ritengo compreso Bisignani, sponsorizzando la La Rosa ai servizi
parlamentari; anche per Anna La Rosa, come per la Setta, io ero
contrario".
Masi commenta poi
un'altra conversazione intercettata. Masi spiega di aver chiesto a
Bisignani di informarsi presso Letta su "quale fosse l'atteggiamento
della politica su talune questioni inerenti alle nomine Rai (riferite al
digitale); ribadisco che chiedevo a Bisignani di parlare con Letta
perché i due avevano un rapporto più diretto e più personale...insomma
ho sempre utilizzato Bisignani per sondare il clima politico riferito in
particolare al dott. Letta e ad altri personaggi politici e ciò in
termine di consiglio".
6- SANTINI (AISE),
BISIGNANI MI ACCOMPAGNO' DA D'ALEMA - PRESIDENTE COPASIR, VIDI IL
GENERALE SOLO DOPO LA SUA NOMINA...
(ANSA) - Luigi Bisignani, l'uomo d'affari al centro
dell'inchiesta sulla P4, accompagnò il generale Adriano Santini,
direttore dell'Aise (Servizi di sicurezza militari) dal presidente del
Copasir Massimo D'Alema. E' quanto emerge dalla richiesta di misure
cautelari formulata dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio.
ANNA LA ROSA
la vicenda è
riferita nel paragrafo sul presunto "potere relazionale e d'influenza"
del sodalizio. Sulla vicenda sono stati anche interrogati, in qualità di
persone informate dei fatti, sia Santini sia D'Alema, nonché Bisignani
in qualità di indagato per l'ipotesi di associazione segreta. Le
dichiarazioni sonno discordanti in alcuni punti. Santini ha riferito che
i due incontri con D'Alerma avvennero "certamente prima della mia nomina
a direttore dell'Aise avvenuta il 23-2-2010".
"Anche se
Bisignani non me lo ha detto apertamente, ipotizzo che tali due
incontri, e il fatto che lui mi abbia accompagnato dall'on. D'Alema,
possano essere collegati alla circostanza che il mio nome era uno di
quelli che girava tra i possibili candidati alla direzione dell'Aise". I
pm commentano la deposizione di Santini. "Impressiona, nel racconto del
Santini - scrivono i magistrati - in quanto la dice più di qualsiasi
altra circostanza, il fatto che un alto ufficiale dell'Esercito, capo
dei servizi di sicurezza militare in pectore, così docilmente si facesse
così docilmente 'intervistare' da Bisignani, che, ricordiamolo, è un
comune cittadino gravato da precedenti penali, e si facesse condurre dal
predetto anche agli appuntamenti anche di rilievo istituzionale".
MONICA SETTA
MASSIMO LIOFREDI
D'Alema ha
riferito di aver incontrato il generale "solo successivamente alla sua
nomina". "Certamente - ha dichiarato - quando l'ho incontrato c'era già
stata la sua designazione... può darsi che non si fosse concluso tutto
l'iter formale di nomina". "Ricordo - ha poi aggiunto - che mi limitai a
salutare Bisignani e non chiesi né a lui né a Santini che cosa cio
facesse Bisignani insieme a Santini". Bisignani afferma di essere stato
contattato da Santini: "Parlammo in modo cordiale delle possibilità di
sviluppo della sua carriera; in quel contesto lui mi chiese una mano per
la sua carriera e mi chiese di parlare bene di lui con Letta.
il generale
Adriano Santini
Parlammo anche di
Massimo D'Alema, presidente del Copasir, con il quale io negli anni ho
conservato buoni rapporti conoscendo anche il padre". "Negli anni - ha
poi spiegato - ho sempre visto D'Alema e con lui abbiamo parlato di
argomenti vari, in particolare riferiti all'editoria e ai problemi
dell'Unità: in una di queste occasioni io chiesi a D'Alema se potevo
portargli Santini, lui mi disse di sì".
Bisignani ha poi
precisato di aver accompagnato il generale da D'Alema "dopo la nomina
del predetto a direttore dell'Aise, non so se prima dell'insediamento".
Tale circostanza Bisignani avrebbe riferito anche a Bocchino "per dirgli
che mi ero dato da fare nell'interesse di Santini".
7- BIANCOFIORE
(PDL), HO COSA IMPORTANTE SU FIGLIO BOCCASSINI...
(ANSA) - "Ti devo dire una cosa importante...che il
figlio della Boccassini...". E' un passaggio di una telefonata tra Luigi
Bisignani, l'ex giornalista agli arresti domiciliari per l'inchiesta P4,
e il deputato del Pdl Michaela Biancofiore contenuto nella richiesta
d'arresto dei pubblici ministeri napoletani. Una conversazione, scrivono
Curcio e Woodcock, "di notevole rilievo che consente di osservare in
diretta il funzionamento della macchina del fango. Che, ancora una
volta, fonda il suo funzionamento su di una rete di relazioni riferibili
al Bisignani".
MASSIMO DALEMA
La telefonata è
del 16 gennaio 2011 e i due inizialmente parlano dei risultati del
campionato di calcio. Poi Biancofiore introduce l'argomento.
Biancofiore: no dico...dimmi se ti sembra normale. Ah...a proposito, no,
ti devo dire una cosa importante. Mi dicono...fonti molto serie
Bisignani: eh
Biancofiore: che il figlio della Boccassini...
Bisignani: ah...vabbé. Poi ne parliamo a voce.
Biancofiore: ecco...eh...sì
Bisignani: fantastico
Biancofiore: ma c'é una roba seria
Bisignani: vabbé vabbé
Biancofiore: vabbé...ho capito. Ti chiamo domani (sembra dire)
Italo Bocchino
I due parlano
nuovamente al telefono, la stessa sera, e il deputato del Pdl sembra
pentirsi di quanto detto nel pomeriggio al telefono:
Biancofiore: ...poi domani, quant'é, ti dico quell'altra cosa
che...vabbé (ride)
Bisignani: vabbé
Biancofiore: me ne sono pentita. Però...
Bisignani: ah vabbé
Biancofiore: Sai com'é. Come dire...(ride)...Uffa...(ride)...ciao
Bisignani: ti mando un bacio (ride)...
[20-06-2011]
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E I SOLDI?
PARTITI! - I RIMBORSI ELETTORALI (LEGGI FINANZIAMENTO PUBBLICO) GONFIANO
LE CASSE DEI PARTITI (+1.110%) - DALL’USO DEGLI AEREI DI STATO (OGNI
MEMBRO DEL GOVERNO VOLA 97 ORE L’ANNO) AI NUOVI SOTTOSEGRETARI, FINO AI
VITALIZI PER GLI EX ONOREVOLI (9 MILA € LORDI AL MESE), CI SAREBBE DA
TAGLIARE CON IL MACHETE - SOLUZIONE PER TREMONTI: RICONDURRE SOTTO IL
CONTROLLO DELLA RAGIONERIA I CONTI IMPAZZITI DI PALAZZO CHIGI (PER
TOGLIERE LE MANINE DAI 300 O 400 MLN L’ANNO DI SPESE VIVE E DAL MILIARDO
E MEZZO DI BUDGET DELLA PROTEZIONE CIVILE)…
Sergio Rizzo per
il "Corriere
della Sera"
il_ministro_tremonti_e_premier_berlusconi
«Un conto è fare
un articolo, un altro conto fare un articolato...» , ha osservato
pubblicamente, alla festa della Cisl di domenica scorsa a Levico Terme,
il ministro dell'Economia. Giulio Tremonti ha sperimentato direttamente
quanto sia difficile entrare con i fatti nella carne viva degli
scandalosi costi della politica. Con la manovra finanziaria dello scorso
anno aveva provato a tagliare del 50%i generosissimi «rimborsi
elettorali», come si chiama ipocritamente il finanziamento pubblico,
riconosciuti per legge ai partiti politici, cresciuti fra il 1999 e il
2008 del 1.110%, mentre gli stipendi pubblici aumentavano del 42.
Ebbene, il taglio
è stato prima ridimensionato al 20%, quindi al 10 per cento. Per non
parlare della norma che avrebbe riportato le spese di palazzo Chigi, in
alcuni casi letteralmente impazzite, sotto il controllo del Tesoro:
saltata come un tappo di champagne. Ciò non toglie che quell'
«articolato» prima o poi andrà fatto. Perché qui ci va di mezzo, secondo
lo stesso Tremonti, la credibilità della politica e del governo. Se la
riforma fiscale le tasse vuole avere una prospettiva minima di serietà,
deve passare prima di qua.
Massimo Calearo
phMarinoPaoloni
Fermo restando che
i soldi tolti ai privilegi della politica non basteranno certo da soli a
tappare il buco che l'eventuale taglio delle tasse (considerato dai capi
del centrodestra necessario per arginare l'emorragia di consensi)
potrebbe aprire nei conti pubblici. Da dove cominciare? C'è soltanto
l'imbarazzo della scelta. «Meno voli blu» , ha detto Tremonti. Una sfida
mica da ridere, considerando l'andazzo. Nel 2005 gli aerei di Stato del
31 ° stormo dell'Aeronautica toccarono il record di 7.723 ore di volo.
saverio romano
foto mezzelani gmt
Due anni dopo,
durante il governo Prodi, grazie a una direttiva draconiana del
sottosegretario Enrico Micheli erano scesi a 3.902. Tornato Berlusconi,
quella direttiva è stata prontamente abrogata e nel 2009 le ore di volo
per le sole «esigenze di Stato» sono arrivate a 5.931, ma con un governo
ridotto a 61 elementi. Cioè, 97 ore e 15 minuti a testa. Letteralmente
stratosferico l'aumento procapite (cioè per ogni componente del governo)
rispetto a due anni prima: +154,2%.
Ma anche il famoso
record del 2005 delle 78 ore e 50 minuti a testa è stato letteralmente
polverizzato, con una crescita del 23,3%. Mentre il consumo del
cherosene ministeriale, alla faccia della crisi, non si è certamente
arrestato. Nel 2009 gli aerei di Stato viaggiavano al ritmo di 494 ore
al mese? Nel 2010 si è saliti a 507. Ignoti, ovviamente, i costi. Non
sarà facile, per Tremonti. Certo, se si potessero ricondurre i conti di
palazzo Chigi sotto il controllo della Ragioneria, com'era prima che nel
1999 il governo di centrosinistra li rendesse completamente autonomi,
sarebbe un'altra storia.
GIANCARLO GALAN
Si toglierebbero
alla politica molti margini di manovra non soltanto sui 3 o 400 milioni
l'anno di spese vive della presidenza del Consiglio, ma, per esempio,
anche sul miliardo e mezzo di budget della Protezione civile. Meno
sprechi, più sobrietà. Peccato che i messaggi arrivati finora siano di
segno opposto. Qualche esempio? Nel 2010 il budget per pagare gli
«staff» politici di palazzo Chigi aveva superato di slancio 27,5
milioni, con un aumento del 26 per cento. Mistero fitto sul numero delle
persone.
Quest'anno le
spese per gli affitti degli uffici della presidenza del Consiglio
sarebbero lievitate (sempre secondo le previsioni) da 10 a 13,7 milioni.
Recentissima poi la notizia che palazzo Chigi ha deciso di dotarsi non
di uno, ma di due capi uffici stampa retribuiti al pari di un «capo
delle strutture generali della presidenza del Consiglio dei ministri» .
E i nuovi sottosegretari concessi da Berlusconi ai Responsabili come
contropartita per il sostegno alla maggioranza?
L'Espresso ha
calcolato che costeranno 3 milioni l'anno. Il problema dei soldi non
tocca invece, almeno all'apparenza, l'ex Pd Massimo Calearo, nominato
consigliere del premier per l'export (ma di questo non si occupa già il
ministro dello Sviluppo?). Né Antonio Razzi, ora consigliere personale
del ministro «Responsabile» dell'Agricoltura Francesco Saverio Romano.
Ma siccome il deputato ex dipietrista è stato eletto all'estero ed è
fissato con la tutela della cucina italiana, poche ore prima di
andarsene per lasciare il posto a Romano l'ex ministro Giancarlo Galan
gli ha firmato un decreto che istituisce «l'elenco dei ristoratori
italiani all'estero».
Piero MArrazzo
Prevede una targa
con la scritta «Ottimo - ristorante di qualità» da mettere sulla porta.
Vi domanderete: chi sceglie i locali da insignire? Un apposito Comitato
interministeriale composto dal ministro e da uno stuolo di funzionari
oltre, udite udite, da 9 esperti nominati anche da altri ministeri. Un
Comitato interministeriale! Il decreto dice che nessuno prenderà un
euro. E le spese vive, fossero anche solo le targhe e i diplomi, quelle
chi le paga? Noi. Ma il colmo è un altro.
Perché nemmeno un
anno fa lo stesso ministero dell'Agricoltura aveva fatto un accordo con
l'Unioncamere per dare un marchio di qualità ai «Ristoranti italiani nel
mondo» . Forse se n'erano dimenticati... Insomma, se è giusto lamentarsi
dei tagli orizzontali e indiscriminati, qui bisognerebbe andarci con il
machete. E il parlamento? Lasciamo da parte il capitolo dei numero dei
nostri rappresentanti, quasi doppio rispetto alla Spagna. Ma è chiedere
troppo di allineare anche le loro retribuzioni alla media europea, come
ha suggerito di fare Tremonti per tutti gli incarichi pubblici?
Da anni le Camere
non promettono che tagli, limitandosi però a indolori sforbiciatine.
Guardiamo i bilanci. Le spese correnti della Camera, che nel solo 2010
ha tirato fuori 54,4 milioni per gli affitti, sono previste passare da
un miliardo 59 milioni del 2010 a un miliardo 83 milioni nel 2012: +2,3
per cento. Quelle del Senato, che negli ultimi 14 anni ha sborsato 81
milioni per gli uffici di 86 senatori, da 576 a circa 594 milioni:
+3,6%. La Camera dispone di 20 auto blu con 28 autisti e i deputati che
hanno il diritto a utilizzarle sono soltanto 63. Il machete potrebbe
calare, forse a maggior ragione, anche in periferia.
Dove gli sprechi
della politica sono inimmaginabili. A cominciare dai posti di lavoro
clientelari. È mai possibile che in Lombardia un dipendente regionale
costi 21 euro a ogni cittadino contro i 70 della Campania? E i 173 del
Molise? O i 353 della Sicilia? È mai possibile che sia ancora in vigore
una regola che consente a chi è stato parlamentare ma anche consigliere
regionale di incassare ben due vitalizi, uno del Parlamento e uno della
Regione? In questa meravigliosa condizione ci sono almeno duecento ex
onorevoli.
MERCEDES BRESSO
E che vitalizi: si
arriva fino a oltre 9 mila euro lordi al mese. Accade nella Regione
Lazio, dove si può ancora andare in pensione giovanissimi, come dimostra
il caso dell'ex governatore Piero Marrazzo, il quale percepisce il
vitalizio di circa 4 mila euro mensili dal 2010, prima ancora di aver
compiuto 52 anni. È mai possibile che l'unica regione ad abolire
l'arcaico e odioso privilegio del vitalizio per gli ex consiglieri sia
stata finora, dopo sforzi immani, l'Emilia Romagna (naturalmente, a
partire dalla prossima legislatura...)?
È mai possibile
che nei consigli regionali non si riesca a porre fine all'indecenza dei
gruppi politici costituiti da una sola persona, che dà il diritto
talvolta ad assumere collaboratori, avere l'auto blu e addirittura uno
stipendio maggiorato? Ce ne sono 74 (settantaquattro). Con casi
esilaranti. In Piemonte ci sono ben due gruppi «consiliari» che si
richiamano all'ex governatrice Mercedes Bresso, Insieme per Bresso e
Uniti per Bresso.
Unico componente
di quest'ultimo: Mercedes Bresso. Ma anche nel consiglio provinciale di
Bolzano sono presenti due monogruppi gemelli: Il Popolo della libertà e
Il Popolo della libertà - Berlusconi per l'Alto Adige. E nelle Marche
persino il governatore in carica Gian Mario Spacca si è fatto il proprio
gruppo. Come si chiama? Gian Mario Spacca Presidente, si chiama. Che
domande!
[20-06-2011]
|
UNA SEDIA A
ROTELLI PER DON VERZÉ - CORSA CONTRO IL TEMPO PER SALVARE IL SAN
RAFFAELE ASSEDIATO DAI CREDITORI DEL 92ENNE PRETE CARO AL CAVALIERE -
CESTINATI I CONSULENTI DELLE BANCHE, SILVIO METTE IN CAMPO IL
FIDATISSIMO ERMOLLI, E SUBITO ARRIVANO COME SOCI LE FAMIGLIE BERLUSCONI
E MORATTI (GIANMARCO E LETIZIA) - MA IL VERO PARTNER SARÀ IL
BERLUSCONIANO ROTELLI: 75 MLN € TRASFORMATI IN AZIONI DELLA NUOVA
SOCIETÀ CHE GESTIRÀ L´OSPEDALE…
Walter Galbiati
per "la
Repubblica"
Berlusconi e Don
Verzé
«Pensavano di
prendersi il San Raffaele con due lire». Invece, uno scatto d´orgoglio e
gli amici giusti, e don Luigi Verzè, dinamico nonostante i 92 anni, ha
fatto capire che in cima al cupolone della clinica milanese c´è ancora
lui. Nel suo ufficio piazzato nel mezzo del giardino pensile della
clinica San Raffaele, all´ombra della statua dell´arcangelo costata ben
2,5 milioni di euro, sono giorni di duro lavoro.
La corsa è contro
il tempo, l´ultima data disponibile per salvare l´ospedale dal crac è il
consiglio di amministrazione del 27 giugno, dopo di che per la
Fondazione azionista del San Raffaele si aprirà il baratro. I debiti
hanno superato il miliardo, non ci sono più soldi in cassa e già pendono
in Tribunale alcuni decreti ingiuntivi: il più consistente è quello
della Farma factoring che da solo vale oltre 5 milioni di euro.
Messi in un angolo
i superconsulenti suggeriti dalle banche creditrici, il pivot del
salvataggio è diventato Bruno Ermolli e gli assi messi sul tavolo
dall´eminenza grigia berlusconiana escono da quella fitta rete di
relazioni che il Gianni Letta di Milano tesse da decenni. Ovviamente la
famiglia Berlusconi, da sempre vicina a Don Verzè, già presente nel
capitale della Molmed, la società specializzata nella ricerca del San
Raffaele e quotata in Borsa, e la famiglia Moratti, ramo Gian Marco e
Letizia.
Don Luigi
Verzé
Entrambe si
candidano a essere soci finanziari del San Raffaele, mentre la parte
industriale sarebbe stata opzionata da Giuseppe Rotelli, il re
(berlusconiano pure lui) delle cliniche lombarde. Si parla di un impegno
di 75 milioni di euro che verrà trasformato in azioni della nuova
società che gestirà l´ospedale.
Giuseppe Rotelli
Non sono nomi
usciti a caso. Ermolli è da tempo consigliere del premier, siede nei
consigli di Fininvest, Mediaset e Mondadori e ha saldato stretti legami
con Letizia Moratti, grazie all´Expo, alla Scala e al suo ruolo
nell´advisory board del Comune di Milano. Del teatro meneghino, di cui
la Moratti come sindaco è stata presidente, Ermolli è vicepresidente,
mentre nell´Expo è entrato come rappresentante della Camera di
Commercio. Ermolli è membro del collegio di sorveglianza della
Fondazione Expo, un organismo di cui fanno parte Gian Marco Moratti e
che è presieduto da Diana Bracco.
Non appare nemmeno
un caso, quindi, che anche l´ex presidente di Assolombarda, di stretta
osservanza berlusconiana e a capo dell´omonimo gruppo attivo nella
farmaceutica, sia stata chiamata a intervenire nel salvataggio del San
Raffaele. Secondo il piano di Ermolli, toccherebbe proprio al gruppo
Bracco, proprietario del Centro diagnostico lombardo, rilevare la
divisione del San Raffaele (la Resnati) che si occupa dello stesso
business.
BRUNO ERMOLLI
Il vero partner
industriale del San Raffaele sarebbe però Giuseppe Rotelli, patron del
gruppo San Donato, vera potenza in Lombardia, già capace di mettere sul
tavolo, dopo l´estate dei furbetti del quartierino, i milioni necessari
per rilevare il 10% della Rcs, l´editore che pubblica Il Corriere della
Sera, dalle mani, allora bucate, di Stefano Ricucci. E proprio la
contiguità con Berlusconi ha finora tenuto Rotelli fuori del salotto
della Rcs, governato dai banchieri, soprattutto di Intesa e di Unicredit
(attraverso Mediobanca), i principali finanziatori del San Raffaele.
LETIZIA BRICHETTO
GIANMARCO MORATTI
Dall´unione tra il
gruppo Rotelli e il San Raffaele nascerebbe un colosso in grado di
monopolizzare oltre un terzo della sanità lombarda e di costringere in
un angolo concorrenti come lo Ieo di Umberto Veronesi e l´Humanitas
della famiglia Rocca. La Regione Lombardia, che ogni anno versa 440
milioni al San Raffaele, vorrebbe fare la sua parte, ma possibili
conflitti d´interesse la tengono per ora lontana.
Su tutto
veglierebbe ancora don Verzè, che grazie alla forma di salvataggio
scelto, l´accordo di ristrutturazione del debito (art. 182 bis della
legge fallimentare) eviterebbe gli eventuali i guai giudiziari legati a
un concordato.
[20-06-2011]
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NUOVO CINEMA
PARADISO (FISCALE) - C’È QUALCUNO CHE INCASSA I DIRITTI SU UNA LUNGA
SERIE DI CAPOLAVORI ITALIANI, DA TOTÒ A “IL SORPASSO”, DA “I MOSTRI” A
“I TARTASSATI”, MA LO FA TRAMITE UNA FINANZIARIA DELL’ISOLA DI MAN,
GESTITA DA UN FIDUCIARIO SVIZZERO - CHI È? È ITALIANO? - UN FILM GIÀ
VISTO: ANNI FA SI SEPPE DI UNA SESSANTINA DI TITOLI CULT TRASFERITI DA
UN CENTRO OFF SHORE ALL’ALTRO PER FINIRE IN UNA SOCIETÀ DEL LUSSEMBURGO.
SOTTO SOTTO C’ERA IL MARCHIO DE LAURENTIIS…
Mario Gerevini per
il "Corriere
della Sera"
il-sorpasso
Mistero Lyon. Una
sconosciuta e impenetrabile società dell'Isola di Man, la Lyon Film
Limited, è titolare di un'importante quota dei diritti di sfruttamento
di alcuni capolavori del cinema italiano anni 60. Nella library di Lyon
Film ci sono memorabili pezzi di storia della cinematografia italiana
come «Il Sorpasso» e «I Mostri» di Dino Risi ma anche altre 35
pellicole, più o meno famose, ancora di Risi o di Luchino Visconti,
Mauro Bolognini, Roger Vadim, Franco Zeffirelli, Fritz Lang eccetera, e
titoli come «Gli anni ruggenti» , «Il Mattatore» , «I Tartassati».
Un patrimonio del
cinema, soprattutto tricolore, che periodicamente transita sulle reti tv
o viene rilanciato su dvd e altri supporti. Quando succede genera
diritti a favore dei proprietari, cioè i produttori originari. Un rivolo
di soldi che in parte finisce in una palazzina a cento metri dal porto
di Douglas, capitale dell'Isola di Man, piccolo e autonomo lembo di
terra che spunta nel mare tra la Gran Bretagna e l'Irlanda.
il_sorpasso2
Qui al numero 16
di St. Georges Street (poco distante dalla casa natale dei fratelli
Gibb, in arte Bee Gees), ha sede, appunto, la Lyon Film. Chi la
gestisce? Un ragioniere del luogo? Un commercialista di Dublino? No.
L'amministrazione è affidata a uno svizzero di Lugano, tale Cesare
Guglielmone. Sarà lui il «padrone» ?
Una rapida ricerca
e si capisce che Guglielmone non è il proprietario della Lyon ma un
prestanome, il classico fiduciario che «copre» i reali azionisti.
Riassumiamo: c'è qualcuno (italiano?) che incassa i diritti su una lunga
serie di capolavori del cinema, ma lo fa tramite una finanziaria
dell'Isola di Man gestita da un fiduciario svizzero. Abbastanza contorto
ma abbastanza chiaro.
Il_sorpasso_di_Dino_Risi_(1962)
È la classica
manovra di chi vuole evitare due cose: essere scoperto, pagare troppe
tasse. Che cos'è, del resto, l'Isola di Man? Un raffinato quanto
riservato paradiso fiscale, cioè il tipico Stato sirena che vive sulle
disgrazie (evasione-elusione) altrui. È un paradiso fiscale «combattuto»
dai governi di mezzo mondo ma allo stesso tempo, pur nella sua
autonomia, è una dipendenza della Corona britannica e infatti il capo
dello Stato è la regina Elisabetta II. Una contraddizione. Chi si cela
dunque dietro la Lyon Film?
AURELIO DE
LAURENTIIS
Buio. Del resto
uno non va per caso all'Isola di Man. Si sa però come e quando nasce
Lyon. È l'erede, il successore del produttore originario, la Incei Film.
Dunque una volta esisteva la Incei Film che ha prodotto o co-prodotto
quelle 37 pellicole. Per esempio «Il Sorpasso» e «I Mostri» sono stati
co-prodotti con Mario Cecchi Gori e altri. La Incei Film venne messa in
liquidazione nel 1990 quando si spogliò del suo patrimonio di film,
acquisito «in qualità di successore e avente causa» dalla finanziaria
dell'Isola di Man.
E pochi giorni fa
la Lyon ha comunicato (come prevede la legge) «che intende continuare
nell'esercizio dei diritti di utilizzazione economica» delle 37 opere
cinematografiche «per tutta la durata di protezione delle stesse...» .
Il fiduciario Guglielmone, che una quindicina d'anni fa lavorò nella
Banca di Credito e Commercio di Lugano posseduta dalla finanziaria
milanese Gemina, vigila sulla riservatezza.
isola di man
Non è l'unico caso
di un ricco portafoglio di diritti cinematografici finiti in paradisi
fiscali. Anni fa si seppe di un pacchetto di una sessantina di film
storici («La Grande Guerra» , «Guardie e Ladri» , «L'oro di Napoli» )
trasferiti da un centro off shore all'altro per finire in una società
del Lussemburgo. Ma sotto sotto c'era il marchio De Laurentiis. La Lyon
Film Limited, invece, è un mistero ben protetto dalle leggi dell'Isola
di Man.
[20-06-2011]
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TAVAROLI
SPEAKING - L’ULTIMO INTERROGATORIO DEL SUPERSPIONE TELECOM: “TRONCHETTI
NON DOVEVA ESSERE INFORMATO DI COSE CHE POTEVANO METTERLO IN IMBARAZZO,
MA SUI DATI CARPITI ALLA KROLL ACCETTÒ L’IDEA DI CANCELLARNE L’ORIGINE
ILLECITA” - ANCHE IL DOSSIER ANTI-DS DELL’OAK FUND “MI FU CHIESTO
DIRETTAMENTE DA TRONCHETTI” (CHE NEGA) - L’INTERVISTA A “REPUBBLICA”?
“IL GIORNALISTA FA CONFUSIONE E CITA DEI NOMI COLLEGANDOLI A FATTI NON
CORRELATI... AD ESEMPIO IL DS NICOLA ROSSI”...
Luigi
Ferrarella per il "Corriere
della Sera
In «un
rapporto ipocrita» tra manager e Security, «in Pirelli ho cercato di
rispettare il principio per cui il capo non deve essere informato di
cose che possono metterlo in imbarazzo», anche se «più dettagliate erano
le notizie fornite e più era implicito fossero acquisite con mezzi
illeciti».
A 5 anni
dall'inizio dell'inchiesta sui dossier illegali della Security di
Pirelli e Telecom, Giuliano Tavaroli resta in bilico anche nell'ultimo
interrogatorio (sfociato nell'archiviazione sua e di Marco Tronchetti
Provera per la finta microspia del 2001 nell'auto di Enrico Bondi) il 13
dicembre 2010 ai pm Robledo, Piacente e Civardi. Solo per i dati carpiti
alla Kroll, tramite un hacker russo, Tavaroli aggiunge che l'idea di
cancellarne l'origine illecita, simulando un invio anonimo per posta a
Tronchetti fu ideata da due legali d'azienda, e «il presidente la
accettò».
Sul dossier
Oak Fund che accreditava interessi offshore dei Ds, Tavaroli insiste che
«mi fu chiesto direttamente da Tronchetti», anche se poi «in una
riunione a gennaio 2006 in Telecom negò l'evidenza: era molto
preoccupato in quanto sapeva che il dvd di Cipriani in possesso della
Procura conteneva pratiche sensibili come su Brancher e Oak Fund».
È nota la
diversa versione di Tronchetti: «Tavaroli venne a dirmi che, se
volevamo, poteva avere informazioni su un fondo che faceva capo a
D'Alema e altri. Io gli dissi che non mi interessava; e comunque,
qualora le trovasse rilevanti, di portarle in Procura».
Su Oak Fund
Tavaroli ripudia infine «la non intervista» del luglio 2008 («furono 5-6
incontri in inverno, c'erano molti errori, rappresentazioni inesatte»)
in cui Tavaroli, secondo Repubblica, riferiva un conto estero al
senatore ds Nicola Rossi (che, estraneo ai fatti, ha fatto causa):
«Alcune cose sono proprio sbagliate, il giornalista fa confusione e cita
dei nomi collegandoli a fatti non correlati... ad esempio Nicola Rossi».
Il pm
Civardi obietta: «È un po' clamoroso» . E Tavaroli: «Ho capito, ma se
lui scrive delle cose mica è colpa mia?» .06-07-2011
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BISIGNANI
INFLUIVA SULLE SCELTE DI ALEMANNO: LA NOMINA DI BASILE ALL’ATAC - IL
LOBBISTA: "HO FAVORITO I RAPPORTI DELLA SANTANCHE’ CON ENI, ENEL, POSTE"
- AL TELEFONO CON BOCCHINO: "L’’ENI è l’ente più grosso amico mio" -
LETTA A PM: "NON ESCLUDO CHE BISIGNANI MI PARLO’ DELL’INCHIESTA" -
D’ALEMA: "CONOSCO BISIGNANI DA 35 ANNI, MA HO AVUTO RARISSIMI CONTATTI"…
BISIGNANI
1 - CONCLUSO
INTERROGATORIO BISIGNANI. DIFENSORE, HA RISPOSTO ANCHE A QUALCHE DOMANDA
NUOVA DEL PM...
(ANSA) - Si è concluso da pochi minuti l'interrogatorio
di Luigi Bisignani davanti al gip Luigi Giordano. Uno dei difensori,
Giampiero Pirolo, parlando con i giornalisti ha detto che l'uomo
d'affari "ancora una volta ha chiarito gli aspetti della vicenda,
rispondendo anche a qualche domanda nuova del pm". La difesa presenterà
nei prossimi giorni istanza di revoca degli arresti domiciliari e
valuterà un eventuale ricorso al tribunale del riesame.
L'obiettivo di
Bisignani è quello di ricostruire "i fatti e dare loro corretta
qualificazione giuridica", ha proseguito ancora l'avvocato Pirolo. Il
legale ha sottolineato che sempre Bisignani ha offerto piena
collaborazione facendosi interrogare "diverse volte". Inoltre, Pirolo ha
detto che, al momento, la difesa "non ha ancora neanche ritirato la
richiesta di custodia cautelare integrale".
2 - PM, BISIGNANI
INFLUIVA ANCHE SULLE SCELTE DI ALEMANNO. BASILE (ATAC), BISIGNANI FECE
PARLARE ALEMANNO CON BRIATORE...
(ANSA) - "La capacità di influenza di Bisignani e
quindi del suo gruppo veniva in rilievo anche con riferimento al sindaco
di Roma Alemanno". Lo scrivono i pm Henry John Woodcock e Francesco
Curcio in un capitolo delle richieste di misure cautelari avanzate
nell'ambito dell'inchiesta sulla P4. I magistrati fanno riferimento in
particolare alla testimonianza resa da Maurizio Basile, amministratore
delegato dell'Atac, l'azienda di trasporti pubblici capitolina.
Il sindaco
Alemanno
"Nella primavera
del 2010 Bisignani mi ha presentato al sindaco Alemanno e dunque
Alemanno mi ha nominato suo capo di gabinetto dal luglio a novembre
2010. Dopodiché sono stato nominato amministratore delegato dell'Atac
cumulando le due funzioni per un mese". "Non c'é dubbio - afferma Basile
- che Alemanno ascoltasse le indicazioni di Bisignani comprese la mia
nomina. Tuttavia non so spiegare come mai Bisignani potesse vantare tale
indubbio potere contrattuale su Alemanno".
A detta di Basile
"Alemanno ha partecipato anche a due riunioni-cene a casa della madre di
Bisignani". Basile risponde poi sul contenuto di una intercettazione
telefonica e spiega che "il sindaco doveva designare il direttore del
Teatro Stabile di Roma e Luca Barbareschi era interessato: nella
telefonata - dice - Bisignani mi chiede informazioni; in proposito il
sindaco ha poi nominato un altro, e cioé Gabriele Lavia".
John Henry
Woodcock
"Ricordo - afferma
poi Basile - che in una delle due cene a casa della madre di Bisignani,
cui eravamo presenti io, Bisignani e Alemanno, Bisignani fece parlare a
telefono Alemanno e Briatore e da ciò che ho potuto apprendere da tale
conversazione Briatore spiegò ad Alemanno che non c'era alcun reale
interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran
premio a Roma... Mi ricordo che in un'altra occasione Bisignani mi
chiese di dare il numero di Briatore a Alemanno e si parlò della
valorizzazione delle aree dell'Eur che doveva conseguire a tale Gran
Premio. Maurizio Flammini, che mi pare sia il presidente della
Conflazio, è quello che insisteva per il Gran Premio".
Sulla nomina al
Teatro Stabile è stato ascoltato dai pm come testimone l'attore e
parlamentare Luca Barbareschi. "Effettivamente - ha dichiarato - tra gli
altri mi sono anche rivolto a Bisignani per chiedere un suo
interessamento in merito a una mia nomina a direttore artistico del
Teatro Stabile di Roma. Lui mi promise un interessamento ma di fatto non
è riuscito ad ottenere nulla.
Tenga presente che
io conosco benissimo Alemanno con cui ho fatto campagna elettorale e
quando lui per scherzare mi diceva 'se vinciamo le elezioni che vuoi
fare, l'assessore?' io gli dicevo che non mi interessava fare
l'assessore ma che mi sarebbe piaciuto dirigere un teatro, un'
esperienza che conoscevo e che volevo ripetere. Alla fine questo posto
di direttore artistico è stato assegnato a Gabriele Lavia, che non è
certo riconducibile al centrodestra".
3 - A ROMA
INDAGINI SU APPALTI E RAPPORTI BISIGNANI-MASI. FASCICOLO POTREBBE ESSERE
APERTO SENZA INDAGATI O IPOTESI REATO...
(ANSA) - Presunte anomalie su una serie di appalti
pubblici in cui l'uomo d'affari Luigi Bisignani, attualmente agli
arresti domiciliari, avrebbe svolto un ruolo fondamentale. Questa la
tranche dell'inchiesta napoletana sulla P4 condotta dai pm Francesco
Curcio e Henry John Woodcock, che dovrebbe approdare alla Procura
capitolina. In particolare i pm romani saranno chiamati ad indagare su
appalti con le Poste, Ferrovie dello Stato e la commessa per
l'informatizzazione degli uffici di Palazzo Chigi.
osteria 09
lettagianni
Inoltre, le
indagini potrebbero riguardare la compravendita di un immobile con la
presidenza del Consiglio dei ministri, poi non andata a buon fine a
seguito della notizia di una inchiesta in atto, ed i rapporti tra l'uomo
d'affari Luigi Bisignani e l'ex direttore generale della Rai Mauro Masi.
I primi incontri tra gli inquirenti napoletani e quelli romani risalgono
allo scorso mese di febbraio: in quell'occasione i pm di Napoli
sottoposero all'attenzione dei colleghi romani contratti "sospetti" sui
quali, però, non sono state svolte attività investigative.
Lo stralcio
capitolino, allo stato dei fatti, finirà in un fascicolo aperto come
"modello 45, atti relativi a...", ossia senza ipotesi di reato o
indagato. Una volta giunte le carte da Napoli, il pool dei pm che si
occupa dei reati in danno alla pubblica amministrazione, coordinato
dall'aggiunto Alberto Caperna, affiderà un'ampia delega alla guardia di
finanza per effettuare le verifiche sugli "spunti di inchiesta"
individuati dalla procura di Napoli.
MASSIMO DALEMA
4 - BISIGNANI, HO
FAVORITO RAPPORTI SANTANCHE'-ENI, ENEL,POSTE. AL TELEFONO CON BOCCHINO,
'ENI E' ENTE PIU' GROSSO AMICO MIO'...
(ANSA) - E' stato Luigi Bisignani a "favorire" il
rapporto tra il sottosegretario Daniela Santanché e alcuni enti di
Stato. Lo dice lo stesso ex giornalista arrestato nell'ambito
dell'inchiesta P4 nell'interrogatorio davanti ai magistrati del 14 marzo
scorso.
I magistrati
napoletani gli chiedono conto di una telefonata con l'esponente di Fli
Italo Bocchino nella quale, tra l'altro, Bisignani dice "E' l'ente più
grosso amico mio". "Io sono amico dell'Eni perché sono molto legato a
Scaroni - risponde Bisignani - e da sempre all'Eni. Ribadisco che ho
facilitato, come ho già detto, la costituzione di rapporti commerciali
tra Visibilia (ovvero tra la Santanché) e Eni, Enel e Poste".
5 - LETTA A PM,
BISIGNANI AMICO DI TUTTI,UOMO RELAZIONI. 'A VOLTE DICE PIU' DI QUEL CHE
SA, CON LUI RAPPORTI DI AMICIZIA'...
(ANSA) - "Bisignani è persona estroversa, brillante e
ben informata, ed è possibile che qualche volta dica più di quel che
sà". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta
ha risposto il 23 febbraio scorso alle domande dei pm di Napoli, che
indagano sulla cosiddetta P4, relative ai suoi rapporti con l'uomo
d'affari coinvolto nell'inchiesta. "Con Bisignani intrattengo rapporti
di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni
altro". "Bisignani - spiega poi Letta - è amico di tutti, Bisignani è
l'uomo più conosciuto che io conosca. Bisignani è uomo di relazioni".
alfonso-papa-
6 - LETTA A PM,NON
ESCLUDO BISIGNANI MI PARLO'INCHIESTA...
(ANSA) - "Non escludo che Bisignani mi abbia potuto
dire che era oggetto di attenzioni da parte dell'autorità giudiziaria:
sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che
lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al
telefono, visto che lui è piuttosto facondo". Così il sottosegretario
Gianni Letta, ascoltato dai pm di Napoli il 23 febbraio scorso, ha
risposto a una domanda sull'uomo d'affari e la sua presunta conoscenza
delle indagini in corso.
Italo Bocchino
7 - LETTA A PM,
MAI FESTEGGIATO NUOVO GIUDICE CONSULTA...
(ANSA) - "Non ho mai cenato con Bisignani e il
procuratore generale di Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo
giudice della Corte Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al
Quirinale al momento del giuramento". Così il sottosegretario Gianni
Letta ha risposto a una domanda dei pm di Napoli che indagano sulla P4
durante l'interrogatorio avvenuto il 23 febbraio scorso.
MAURO MASI
8 - D'ALEMA,
CONOSCO BISIGNANI DA 35 ANNI, MA HO AVUTO RARISSIMI CONTATTI...
(ANSA) - "L'ho detto anche ai magistrati: conosco
Bisignani da 35 anni: lui conosceva mio padre, che allora era presidente
della Commissione Finanze della Camera, mentre Bisigignani era il
portavoce del ministro". Lo ha detto il presidente del Copasir, MAssimo
D'Alema, commentando l'inchiesta sulla cosiddetta P4. "Ho però avuto -
ha sottolineato D'Alema - rarissime occasioni di parlare con lui: i
contatti più significativi risalgono a quando lui era stampatore
dell'Unità, che io dirigevo, ma parliamo di vent'anni fa".
[20-06-2011]
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GRANDE
FARDELLO MEDIASET - IL MALE OSCURO DI ENDEMOL (2,3 MLD € DI PASSIVO) È
LO STESSO DI TELECOM ITALIA: COMPRATA A DEBITO E CON GLI ONERI ADDOSSATI
AI SUOI STESSI BILANCI, ORA AFFONDA INSIEME AGLI ASCOLTI DELLE TV
GENERALISTE - PER “REPUBBLICA” ENDEMOL RISCHIA “UN BAGNO DI SANGUE”. ma
STAMATTINA per "affari e finanza", supplemento del quotidiano di ezio
mauro, l’endemol “È UN’AZIENDA SOSTANZIALMENTE SANA”....
1- DAGOREPORT
C'è confusione a largo Fochetti. Sabato, Giovanni Pons e Giuliano
Balestrieri scrivevano su "Repubblica" che:
John de Mol
- il "mol di
Endemol nel 2011 arriverà a stento a 140 milioni e il multiplo a cui si
valutano le società del settore oggi non supera le nove volte"; "il
rischio di un bagno di sangue è oggettivamente elevato"; "la speranza è
che qualcuno rilevi Endemol e qui in effetti le possibilità sono
diverse", per poi citare un numero notevole di possibili compratori per
l' (ex) colosso dei contenuti tv, da Time Warner a Itv, dallo stesso De
Mol al gruppo Murdoch.
Stamattina,
invece, su "Affari & Finanza" di Repubblica è comparso un articolo a
firma di Stefano Carli in cui:
- per ben due
volte si affretta a ripetere il mantra "Endemol è sostanzialmente sana"
(ma non c'era il rischio di "un bagno di sangue"?); si sceglie come
indicatore finanziario l'Ebitda (più "benevolo"), maggiore dei "140
milioni raggiunti a stento", prendendo tra l'altro un dato non
ufficiale: "Non diffondono dati (non l'hanno mai fatto) ma dagli
ambienti degli analisti finanziari circola l'indicazione di un ebitda
che viaggia tra i 150 e i 200 milioni"
JOHN DE MOL
ENDEMOL BERLUSCONI
- per chiudere, si
fa la seguente previsione: l'opzione "un nuovo socio che apporti nuovo
capitale è (...) molto remota". Come a dire: non è vero che gli
azionisti vogliono liberarsi del fardello Endemol, ma si troverà una
soluzione insieme alle banche. Una prospettiva molto diversa da quella
ipotizzata da Pons e Balestrieri due giorni prima, in cui fioccavano i
compratori.
Vincerà la linea
"hard" di Pons/Balestrieri, o quella "soft" di Carli?
2- PER MEDIASET GOLDMAN E CYRTE IL RISCHIO ENDEMOL SFIORA 2
MILIARDI
Giovanni Pons e Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" del 18 giugno 2011
Il conto da pagare
per Endemol, la società di produzione televisiva fondata da John De Mol
e acquistata nel 2007 da Mediaset, Goldman Sachs e dal fondo Cyrte,
rischia di essere molto salato. Il valore pagato poco prima dello
scoppio della crisi finanziaria, 3,46 miliardi, pari a quasi 16 volte un
margine operativo lordo che allora raggiungeva i 220 milioni, visto con
gli occhi di oggi appare stratosferico. Secondo fonti attendibili il mol
di Endemol nel 2011 arriverà a stento a 140 milioni e il multiplo a cui
si valutano le società del settore oggi non supera le nove volte.
ENDEMOL
Ciò significa che
il valore odierno della società che produce il Grande Fratello è
nell´intorno di 1,2-1,3 miliardi, circa due in meno di quanto è stata
pagata. Non a caso i 465 milioni a testa che Telecinco (controllata da
Mediaset), il fondo di Goldman Sachs e Cyrte sono stati completamente
azzerati nei rispettivi bilanci (per un totale di 1,39 miliardi) ma ciò
potrebbe non essere sufficiente.
Per questo motivo,
a più riprese nel corso del 2008 e 2009, i tre azionisti si sono
ricomprati sul mercato a sconto una parte degli oltre 2 miliardi di
debiti contratti a suo tempo per acquistare Endemol. Dall´analisi dei
bilanci sembrerebbe che il debito mezzanino, pari a 325 milioni, sia
stato interamente riacquistato dai soci, mentre in mano agli
obbligazionisti rimangono 1,46 miliardi di debito senior e 250 milioni
di debito junior.
PIERSILVIO
BERLUSCONI
Le trattative
intavolate con i creditori, in base ad alcune ricostruzioni, prevedono
che una parte di questi debiti vengano stralciati e una restante parte
convertita in azioni con una formula che punti a mantenere in capo ai
tre soci forti il 51% delle azioni. Nel caso si scendesse sotto questa
soglia a quel punto Mediaset non si sentirebbe più vincolata ad
acquistare format televisivi da Endemol, come per esempio il Grande
Fratello, rischiando di far calare ulteriormente il Mol della casa di
produzione.
Insomma, il
rischio di un bagno di sangue è oggettivamente elevato e gli azionisti
stanno cercando di non far uscire troppi numeri poiché l´impatto
dell´operazione Endemol sui titoli non si è ancora manifestato
pienamente.
La speranza è che
qualcuno rilevi Endemol e qui in effetti le possibilità sono diverse. A
partire dallo stesso De Mol, socio di Cyrte, che insieme potrebbero
essere interessati ad accaparrarsi Endemol a valori favorevoli per poi
fonderla con la Sbs broadcasting, recentemente acquistata. Ma potrebbe
farsi avanti anche la Time Warner Europe, attualmente guidata dall´ex ad
di Endemol, che può contare su buone disponibilità finanziarie anche se
la società americana non è incline a fare mosse aggressive e a pagare
troppo cari gli asset (non più di sette volte il Mol, si dice).
Anche il gruppo
televisivo inglese Itv potrebbe essere interessato a Endemol. L´ad Adam
Crozier che ha rilanciato il network dal 2010 in poi pare sia convinto
che il business del suo gruppo sia troppo sbilanciato sul broadcasting e
troppo poco nei contenuti, e in questo ambito vorrebbe rafforzarsi.
Infine, potrebbe scendere in campo Liz Murdoch, la figlia dello "squalo"
Rupert, recentemente rientrata nel gruppo NewsCorp dopo avergli venduto
la propria Shine television per la bellezza di 415 milioni di sterline.
Fazio a Vieni via
con me
È a lei e al
fratello James che il padre Rupert sta pensando per la successione, i
soldi non mancano e la determinazione neanche ma non sarà facile per i
Murdoch spuntare un buon affare con il gruppo che fa capo a Silvio
Berlusconi, visti i rapporti quantomeno tesi degli ultimi tempi in
Italia.
3- TROPPI DEBITI IN CASA ENDEMOL IL GRANDE FRATELLO NON BASTA
PIÙ...
Stefano Carli per "Affari & Finanza - la Repubblica" del 20
giugno 2011
I fan del Grande
Fratello possono stare tranquilli: il loro reality preferito non è a
rischio e anzi, la firma per l'edizione 2012 è a un passo e sarà sempre
sui canali Mediaset. Possono invece essere più preoccupati quanti
sperano in una nuova edizione di Vieni via con me, con Fabio Fazio e
Roberto Saviano. Ma qui l'incognita è tutta nelle decisioni della Rai.
Ad accomunare invece i destini del Gf e della trasmissione cult di Fazio
e Saviano è invece il fatto che entrambe sono produzioni Endemol,
controllata al 33% da Mediaset.
Martedì scorso la
stampa olandese (la società ha sede nei Paesi Bassi) ha lanciato
l'allarme sullo stato dei conti di Endemol e sulla richiesta delle
banche di nuove garanzie rispetto ad una esposizione finanziaria di 2,3
miliardi di euro. Ma che cosa sta succedendo alla società regina del
reality? E che impatto avrà tutto ciò sui conti del Biscione? Meglio
mettere le cose in chiaro da subito: Endemol è sostanzialmente sana.
Il suo problema è
tutto nel debito legato all'acquisizione del 2007, quella targata
Mediaset, Goldman Sachs e Cyrte (la società di John De Mol, che di
Endemol è il fondatore). E anche Mediaset non dovrebbe avere alcun
contraccolpo dalle vicende Endemol, in qualsiasi modo vadano ad evolvere
perché, a scanso di equivoci, nel bilancio 2010 ha già di fatto azzerato
il valore di carico del suo 33%.
fazio e saviano
Già questo dice
che il caso Endemol non è un fulmine al ciel sereno. Il caso è scoppiato
infatti nel febbraio 2010 ed è stato rinviato con l'accordo di tutti
allo scadere del primo trimestre 2011. E infatti eccolo qui. Ma di che
cosa si tratta?
La società è
sostanzialmente sana. Non diffondono dati (non l'hanno mai fatto) ma
dagli ambienti degli analisti finanziari circola l'indicazione di un
ebitda che viaggia tra i 150 e i 200 milioni, in crescita rispetto ai
100 del 2009 (erano ufficialmente 180 ma c'erano 80 milioni di capital
gain su titoli del proprio debito riacquistato che furono per settimane
al centro delle polemiche e anche di minacce di class action)
Il fatturato
dovrebbe aggirarsi sopra il miliardo: 1,1 o 1,2 miliardi di euro. Il
Grande Fratello va bene: se guardiamo all'Italia è calata l'audience ma
gli addetti ai lavori notano che è calata assieme a quella media di
Canale 5. Vuol dire che il Gf garantisce sempre un premio di 5 punti in
più della media della rete e che quindi resta un buon affare per chi ne
compra i diritti. I problemi delle tv generaliste sono altrove.
I guai di Endemol,
il cui presidente è tuttora Marco Bassetti, che non ha però più
incarichi operativi e ora si occupa prevalentemente di venture capital
in Spagna e in Italia, nascono tutti dalle bolle finanziarie. La prima
bolla, quella di Internet a fine millennio, portò l'acquisizione da
parte di Telefonica per una cifra record intorno ai 6 miliardi.
Quella finanziaria
che finì con il crack Lehman nel 2008 ha segnato il passaggio da
Telefonica all'attuale controllo tripartito per una valutazione
complessiva intorno ai 3 miliardi: la metà di sette anni prima, ma
comunque sempre troppo. «Era il 2007 quanto è stata definita
l'operazione spiega Fabio Iannelli, che segue il settore media per
Kepler Capital Markets è stata un'operazione a leva condotta
praticamente ai massimi di mercato. Semplicemente oggi la società non è
in grado di onorare i costi di quel debito».
1 logo grande
fratello
In pratica il male
oscuro di Endemol è lo stesso di Telecom Italia: comprata a debito e con
gli oneri del debito addossati ai suoi stessi bilanci. Insomma, non è
Endemol che non ce la fa ma sono i suoi azionisti. L'attività di Endemol
è redditizia, produce cassa e margini ma non a sufficienza per coprire
quell'enorme debito.
Oltretutto la
congiuntura di mercato non aiuta. Non siamo certo in una fase espansiva:
i broadcaster, ossia gli unici possibili acquirenti dei prodotti
Endemol, sono a loro volta in una fase di ripensamento. I grandi
network, Rai e Mediaset, tanto per restare in Italia, ma all'estero è
uguale, devono fronteggiare il calo della pubblicità e la concorrenza
dei nuovi canali digitali e quindi tagliano i costi. E i primi costi ad
essere tagliati sono proprio quelli dell'outsourcing, ossia le
produzioni esterne.
Certo, si
affacciano sul mercato nuovi compratori, appunto i nuovi canali
digitali, ma sono ancora piccoli e non possono compensare i minori
investimenti dei «big». «Mediaset, per esempio spiega ancora Iannelli
cerca di contenere l'aumento dei costi Tv entro il 3% annuo e per
centrare questo obiettivo tende ad aumentare la quota di
autoproduzione».
C'è un singolare
parallelismo tra le sorti dei produttori di contenuti, quelli delle
stesse tv e quelli infine degli investitori pubblicitari. Per tutti il
mercato che si è aperto ma si è al tempo stesso frantumato ha portato un
problema in più: andarsi a cercare audience e target pubblicitari su
segmenti sempre più piccoli. Imbroccare un nuovo Grande Fratello, oppure
una nuova Isola dei famosi, tanto per dire che anche la concorrenza sta
nella stessa barca, non è facile.
flavio insinna
affari tuoi 001 lap
Prendete Magnolia,
che ora fa parte del gruppo Zodiak, ossia di De Agostini, terzo gruppo
europeo, con un giro d'affari sui 600 milioni (ma è anche l'ultimo
nato): l'uscita dell'Isola o di X Factor dai palinsesti di Rai2 è stato
un brutto colpo. A cui la società guidata da Giorgio Gori in Italia ha
reagito sbarcando su Sky con il suo talent show, ma la stretta si è
sentita.
Endemol, vede a
rischio il ritorno di Vieni via con me, che è stato un grande successo.
E anche su Che tempo che fa restano dubbi: è nei palinsesti ufficiali ma
Fazio non ha firmato ancora con Viale Mazzini.
La crisi è qui,
nel declino degli ascolti multimilionari delle grandi generaliste. Non
sembra ci sia invece una crisi della tipologia dei reality. Su ogni cosa
ci sono momenti di stanca: lo stesso Grande Fratello è uscito e
rientrato in molti paesi. E se ancora oggi è presente in una trentina di
mercati è perché ogni anno qualcuno lo sospende, qualcun altro lo
riprende e qualche nuovo paese lo scopre per la prima volta. D'altra
parte è uno dei pochi format davvero planetari che esistano, presente in
tutti i continenti. A volte basta cambiare un po' la formula, variare
insomma gli ingredienti e il format torna come nuovo.
E comunque non è
che il reality sia tutto. Per Endemol, ad esempio, è un prodotto
all'interno di un portafoglio abbastanza diversificato. I prodotti
«script», ossia la fiction, vale un buon 20%. Il restante 80% viene dai
cosiddetti «non script» ossia i contenuti in cui ci sono situazioni più
o meno reali che si costruiscono nell'interazione dei personaggi.
Bank Of Scotland
Ci sono i reality
propriamente detti, ma anche i giochi, i «game show», come li chiamano
nell'ambiente; i «talent show», cioè le gare delle più diverse
tipologie; e infine i «factual» ossia contenuti a tema con riprese di
avvenimenti reali: non sono solo i tradizionali documentari, ma anche
programmi diversi, da quelli sugli sport estremi o quelli tipici di un
canale come Real Time di Discovery.
O anche come
Extreme Makeover, in cui una famiglia disagiata viene sorteggiata e
riceve un completo rifacimento della sua casa mentre racconta le sue
disavventure: una serie che sta spopolando negli Usa e che doveva
sbarcare in Italia a luglio prossimo su Canale 5 ma che è stata al
momento tagliata.
elisabeth murdoch
Che succederà ora
del debito Endemol? La ristrutturazione non ha molte opzioni. O i soci
ricapitalizzano e il debito viene parte abbattuto e parte ricontrattato.
O le banche, in primis la Royal Bank of Scotland, la maggiore titolare
di credito (tra l'altro già incagliata ancora più pesantemente
nell'indebitamento Seat) trasformano il debito in equity diluendo così
il valore delle azioni dei soci attuali.
Oppure si trova un
nuovo socio che apporti nuovo capitale, le banche restano fuori ma i
soci attuali diluiscono lo stesso la loro partecipazione. La terza
possibilità è al momento molto remota. Ma la prima forse lo è ancora di
più. Mediaset ha già svalutato il suo 33%. Ha di fatto già
contabilizzato la perdita patrimoniale. D'altra parte ha investito 1,3
miliardi per digitalizzare le sue torri e migliorare il segnale, e ora
si affaccia, anche se ancora troppo timidamente, su Internet. Potrebbe
essere il segnale di una definitiva uscita da questa sua breve avventura
nel settore dei produttori indipendenti di contenuti.
[20-06-2011]
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FINE GUERRA
PER GLI EREDI CARACCIOLO: DA JACARANDA FALK IL 5,4% DELL’ “ESPRESSO” VA
AI REVELLI, FIGLI MAI RICONOSCIUTI DEL PRINCIPE - EFFETTO MOODY’S SU
MILANO (-2%) - CROLLA BPM, CHE PROMETTE QUERELE A PORRO DEL “GIORNALE”
(E FORSE A ZINGALES DEL “SOLE”) - AMPLIATO IL FONDO DI SALVATAGGIO UE -
SHELL MULTATA PER ESPLOSIONE 2008 - GAZPROM: ACCORDO FORNITURA DI GAS
ALLA CINA - SAIPEM, 600 MLN € DI NUOVI CONTRATTI - PRODI SMORTADELLA IL
FONDO MONETARIO - MONTI: “SE PENSAVATE CHE BINI SMAGHI SI SAREBBE
DIMESSO SUBITO DALLA BCE, SIETE DEI DILETTANTI”…
1 - L'ESPRESSO,
EREDI CARACCIOLO SI ACCORDANO PER 5,4% AI REVELLI
(LaPresse) - Il 6,29% dell'Espresso a Giacaranda Falck Caracciolo e il
5,4% complessivo ai fratelli Revelli. E' il risultato, "a seguito di
atto di transazione ereditaria", della suddivisione dell'11,72% del
gruppo che era rimasto in mano a Giaracanda Falck Caracciolo dopo la
morte del padre editore.
CARLO E MARGHERITA
REVELLI ASPIRANTI CARACCIOLOJACARANDA FALCK CARACCIOLO CARLO DE
BENEDETTI
E' quanto emerge
dalle comunicazioni della Consob sulle partecipazioni rilevanti. I
fratelli Revelli avevano chiesto il riconoscimento della paternità. A
seguito dell'accordo tra le parti, a Margherita Revelli è andato il
2,599% dell'Espresso mentre a Carlo Edoardo il 2,81%.
2 - DAGO RASSEGNA
SULL'EREDITÀ CARACCIOLO-REVELLI
DINASTY CARACCIOLO - 15/11/2009
http://www.dagospia.com/rubrica-2/media%20e%20tv/articolo-10883.htm
TORNA IN ALTO MARE
LA SOLUZIONE DELLA SAGA CARACCIOLO - 27/11/2009
http://www.dagospia.com/rubrica-4/business/articolo-11231.htm
CHIARA BERIA
INTERVISTA JACARANDA CARACCIOLO - 24/5/2010
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-15858.htm
3 - BORSA, LA GIORNATA: EFFETTO MOODY'S SU MILANO, CROLLA BPM...
(LaPresse) - Chiusura in forte calo per Piazza Affari, con l'indice Ftse
Mib che perde il 2,01% a 19.692,52 punti e il Ftse All-Share che cede
l'1,97% a 20.425,4 punti. La minaccia di un downgrade di Moody's sui
conti pubblici italiani sortisce il suo effetto negativo su Milano,
insieme con la decisione dei ministri delle Finanze dell'eurozona,
arrivata nella tarda serata di ieri, che hanno stabilito che la Grecia
potrà ottenere la successiva rata del prestito di salvataggio solo se
Atene approverà il piano di austerità.
Ponzellini Rock
Roll
Oggi l'Eurogruppo
ha deciso di ampliare la capacità di prestito del fondo di salvataggio
Esfs, da 250 miliardi di euro a 440 miliardi. In questo contesto,
chiusura sotto la parità per le principali Borse europee, con l'indice
Ftse 100 di Londra che perde lo 0,38% a 5.693,39 punti, il Cac 40 di
Parigi che lascia lo 0,63% a 3.799,66 punti e il Dax di Francoforte che
cede lo 0,19% a 7.150,21 punti.
A Milano continua
l'altalena della Banca Popolare di Milano, che oggi crolla del 7,39% a
1,628 euro, dopo che in mattinata è arrivata la smentita della Banca
Popolare dell'Emilia Romagna su eventuali "operazioni straordinarie allo
studio" con Piazza Meda. Venerdì il titolo era schizzato in alto proprio
su questa possibilità. In attesa che l'assemblea decida il prossimo 25
giugno sull'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, si rincorrono
le voci su una fusione dell'istituto.
Giulio Tremonti
con il presidente dellEurogruppo Jean Claude Juncker
E' stata la scorsa
settimana la stessa Bpm a smentire un'offerta dei francesi di Bnp
Paribas. Il resto dei bancari ha sofferto per le turbolenze dalla
periferia dell'euro. Perdono Banco Popolare (-0,43% a 1,621 euro),
Intesa Sanpaolo (-0,82% a 1,804 euro) e Unicredit (-2,3% a 1,488 euro).
In controtendenza Ubi Banca, che sale dello 0,76% a 3,99 euro. Per Banca
Montepaschi oggi è partito dell'aumento di capitale da 2,1 miliardi di
euro e il mercato ha risposto con vendite sull'istituto senese, che in
chiusura lascia il 2,59% a 0,583 euro.
Nel resto del Mib,
si mantengono sopra la parità Autogrill, maglia rosa del listino con un
balzo del 2,09% a 9,045 euro, Campari (+0,56%), Fiat (+0,8%) e
Finmeccanica (+0,63%). Tutti gli altri sono in rosso. In difficoltà
FonSai (-3,6%), Saipem (-3,47%), A2A (-3,05%), Mediolanum (-2,33%),
Telecom (-2,1%), Ansaldo Sts (-2,06%), Prysmian (-1,97%), Terna
(-1,89%), Generali (-1,8%) ed Eni (-1,69%). Limitano le perdite Parmalat
(-0,08%) e Pirelli (-0,44%).
4 - FMI:
LIPSKY,ECONOMIA EUROZONA SANA,ATTENZIONE A PAESI PERIFERICI...
Radiocor - 'Nell'eurozona la ripresa prosegue ampia e robusta ma la
crisi del credito nei paesi periferici rischia di ribaltare questo
outlook favorevole e resta ancora molto da fare per rendere l'unione
monetaria piu' dinamica e forte'. Lo ha detto il direttore generale pro
tempore del Fondo Monetario Internazionale, John Lipsky, presentando le
conclusioni finali del rapporto ex articolo IV sull'eurozona. 'Un
rapporto - ha detto Lipsky - che quest'anno e' particolarmente
importante visto anche il coinvolgimento del Fondo nel salvataggio di
tre paesi europei'.
John Lipsky
5 - BORSE EUROPEE:
FRANCOFORTE -0,19%, LONDRA -0,38%, PARIGI -0,63%...
(LaPresse) - Chiusura in calo per le principali Borse europee, con
l'indice Ftse 100 di Londra che perde lo 0,38% a 5.693,39 punti, il Cac
40 di Parigi che lascia lo 0,63% a 3.799,66 punti e il Dax di
Francoforte che cede lo 0,19% a 7.150,21 punti.
6 - BTP: SPREAD
CON BUND SALE A 193 P.B., PESA GRECIA PIU' DI MOODY'S...
Radiocor - In avvio di settimana i BTp italiani cedono terreno nei
confronti del Bund tedesco. In linea con quanto fanno registrare i bond
di Spagna, Portogallo e Irlanda, il decennale italiano amplia lo scarto
con il pari scadenza tedesco di circa 8 punti base e, al momento, segna
uno spread di 193 punti base (la chiusura di venerdi' era a quota 186
p.b.).
Dilma che ti ci
manda
'Piu' che
l'effetto Moody's - dice un operatore a Radiocor - pesa ancora la
questione greca'. Infatti, aggiunge il trader, si registrano vendite
generalizzate su tutti i Paesi periferici dell'Eurozona e acquisti di
titoli di stato tedeschi: e' lo schema classico del flight-to-quality'.
L'agenzia di rating Moody's, ha annunciato nel fine settimana di aver
messo sotto osservazione il giudizio sull'Italia.
7 - BRASILE:
MOODY'S MIGLIORA RATING DA BAA3 A BAA2, OUTLOOK POSITIVO...
Radiocor - Moody's ha alzato il rating del Brasile da Baa3 a Baa2.
L'outlook rimane positivo. Tra l'altro l'agenzia si aspetta che il
debito del Pae se registrera' una tendenza alla riduzione visti gli
obiettivi di budget annunciati. Premiato anche lo sforzo dell'adozione
di politiche piu' conservative e meno espansive.
8 - REGNO UNITO,
SHELL MULTATA DI 2 MLN DOLLARI PER ESPLOSIONE DEL 2008...
(LaPresse/AP) - L'Ipswich crown court, tribunale della cittadina di
Ipswich, ha multato per 2 milioni di dollari la compagnia Shell UK, per
reati legati alla sicurezza e all'inquinamento in un'esplosione di un
terminal di gas in Inghilterra. Il giudice Martin Binning ha dichiarato
oggi che gli operai avevano più volte avvisato delle condizioni
pericolose allo stabilimento di Bacton, sulle coste del Norfolk a 200
chilometri a nordest di Londra.
shell
Secondo il
procuratore Andrew Marshall, se l'esplosione del febbraio 2008 non fosse
avvenuta durante un cambio di turno, avrebbe potuto uccidere 10 operai.
La Shell si è dichiarata colpevole in tribunale, affermando in un
comunicato che "ciò che è successo è totalmente inaccettabile ed è
sicuramente al di sotto degli standard che ci siamo prefissati".
9 - BANCHE:
BANKITALIA, DOPO AUMENTI RIDOTTE ESIGENZE CAPITALIZZAZIONE...
Radiocor - 'Gli aumenti di capitale avviati dalle banche italiane tra
ottobre ed aprile inducono a ritenere che le esigenze di
capitalizzazione tenderanno a ridursi sensibilmente'. Lo afferma il
direttore centrale della Banca d'Italia, Stefano Mieli, responsabile
della Vigilanza dell'istituto, nel corso di un convegno
sull'avvicinamento a Basilea3 organizzato dall'Abi.
Mieli ricorda che
il fabbisogno di capitale delle italiane al gennaio 2019 (data di
entrata in vigore delle nuove regole) stimato in un esercizio di
simulazione realizzato dal Comitato di Basilea, era, al giugno dello
scorso anno, pari a 40 miliardi. Per le banche italiane, aggiunge, resta
'la sfida della redditivita'' che va recuperata 'in modo sano e
sostenibile'. Da via Nazionale arriva poi lo sprone a 'rafforzare il
processo di misurazione del rischio di credito' e i sistemi di controllo
interno che 'in alcuni casi sono il tallone d'Achille'.
BANCA D'ITALIA
10 - FINMECCANICA:
SELEX LANCIA DESTO, NEUTRALIZZA A DISTANZA BERSAGLI MOBILI...
(Adnkronos) - Selex Sistema Integrati lancia Desto, Direct
Electromagnetic Stopper, un sistema in grado di danneggaire e/o
neutralizzare a distanza bersagli mobili dotati di elettronica standard
non particolarmente schermata. Agendo sulle connessioni elettriche ed
elettroniche dei motori di bordo sia di automobili sia di piccole
imbarcazioni, Desto e' in grado di impedire che veicoli non autorizzati
si possano muovere o avvicinare ad aree sensibili, quali infrastrutture
critiche, varchi in zone militari, piattaforme petrolifere.
Il sistema Desto,
che e' stato presentato oggi al Salone Aeronautico di Le Bourget,
potrebbe inoltre essere impiegato per bloccare Uav (Unmanned Aerial
Vehicles) e missili, inibire le comunicazioni e l'esplosione di Ied
(Improvised Explosive Devices), riuscendo cosi' a garantire un elevato
livello di sicurezza nelle aree immediatamente vicine a siti sensibili.
nicola porro
11 - BPM: BANCA
ANNUNCIA QUERELA CONTRO VICEDIRETTORE 'IL GIORNALE'...
(AGI) - La Banca Popolare di Milano ha dato mandato ai propri legali di
intraprendere "le opportune iniziative giudiziarie a tutela dei propri
interessi" dopo l'articolo pubblicato lo scorso 11 giugno su "il
Giornale" a firma del vicedirettore Nicola Porro. La decisione, spiega
una nota, e' arrivata in seguito al cda dello scorso 14 giugno.
L'istituto di piazza Meda, poi, "sta altresi' procedendo ad analoghe
valutazioni" sull'articolo pubblicato da "il Sole 24 Ore" lo scorso 19
giugno, firmato dall'editorialista Luigi Zingales.
ZINGALES
12 - SAIPEM: SI
AGGIUDICA NUOVI CONTRATTI NELLE PERFORAZIONI PER 600 MLN DOLLARI...
(Adnkronos) - Saipem si e' aggiudicata nuovi contratti nelle
perforazioni mare e terra per un valore complessivo di 600 milioni di
dollari. Saipem, si comunica dalla societa', ha acquisito da Eni un
contratto per il noleggio del la nave di perforazione Saipem 10000, che
ne estende l'utilizzo per 24 mesi, a partire da agosto 2012.
Il gruppo ha
inoltre acquisito da Addax Petroleum il contratto che prevede
l'estensione del noleggio del mezzo di perforazione Scarabeo 3, per un
periodo di 6 mesi a partire da novembre 2011, per attivita' di
perforazione in acque nigeriane. Saipem ha inoltre finalizzato con Ndc
l'estensione contrattuale del noleggio del jack-up Perro Negro 2 per un
periodo di 12 mesi a partire dal secondo trimestre 2011, per attivita'
di perforazione nelle acque degli Emirati Arabi.
Nelle perforazioni
onshore, Saipem ha firmato nuovi contratti per 15 impianti in Arabia
Saudita, Sud America e Kazakhstan. In Arabia Saudita, Saudi Aramco ha
assegnato a Saipem il contratto per il noleggio di 4 impianti di
perforazione, tre per un periodo di 3 anni, a partire dal quarto
trimestre del 2011, ed uno per un anno a partire dal terzo trimestre
2011. In Peru' e Colombia, la societa' ha acquisito con vari clienti,
nuovi contratti per l'utilizzo di un totale di 9 impianti, per una
durata compresa tra 4 e 12 mesi, che avranno inizio in varie date nel
corso del 2011. Infine, in Kazakhstan sono stati acquisiti due contratti
per il noleggio di 2 mezzi di perforazione della durata di 4 e 12 mesi,
a partire dal quarto trimestre del 2011.
FLAVIA E ROMANO
PRODI
13 - FMI: PRODI,
VERSO LA FINE DELLA SPARTIZIONE DELLE CARICHE USA-UE...
(Adnkronos) - "Questa e' l'ultima volta in cui Europa e Stati Uniti
saranno in grado di spartire fra di loro il comando delle massime
istituzioni finanziarie mondiali". E' quanto scrive Romano Prodi sulla
prima pagina del 'Messaggero', a proposito della candidatura della
francese Lagarde alla guida del Fondo monetario internazionale.
"E' probabile -
afferma - che la comunanza di obiettivi fra Ue e Usa faccia prevalere la
candidatura francese. Tuttavia, se questo avverra', non sara' senza
condizioni riguardo al futuro".
Per Prodi,
"comincera' una nuova danza, con regole e alleanze diverse, alle quali -
avverte l'ex presidente del Consiglio italiano e della commissione Ue -
conviene prepararsi fin da ora, risolvendo al piu' presto i problemi
della zona euro e affrontando la contraddizione di un dollaro sempre
piu' fragile ma ancora onnipotente". Ma "ne' il presidente americano
Obama ne' i deboli leader europei sembrano oggi in grado di preparare il
nuovo mondo: per ora - osserva Prodi - si sono limitati a proporre una
nuova candidatura".
Mario Monti Bini
Smaghi
14 - BCE: MONTI,
SU BINI SMAGHI DA DILETTANTI AVER FATTO CONTI SENZA OSTE...
(Adnkronos) - Pensare che Lorenzo Bini Smaghi si sarebbe dimesso dalla
Bce, per aprire le porte della presidenza a Mario Draghi, senza aver
avuto un 'colloquio approfondito' prima, sarebbe stato come 'fare i
conti senza l'oste'. Lo afferma l'ex commissario Ue alla concorrenza,
Mario Monti, nel corso della trasmissione di Rai 3 'In mezz'ora'. Se e'
vero che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, 'ha incassato
l'assenso' sulla nomina di Draghi senza parlare prima con l'attuale
membro del board della Bce 'e' stato un poco dilettantistico'.
Secondo Monti,
quindi, 'e' sbagilito aspettarsi giuridicamente e moralmente le
dimissioni se non si e' parlato prima' con Bini Smaghi. Vorrebbe dire
aver fatto conti senza l'oste 'perche' non si possono imporre le
dimissioni', afferma l'ex commissario. Ed e' stato 'paradossale non aver
pensato prima a risolvere questo problema'.
gazprom
15 - GAZPROM:
VERSO ACCORDO FORNITURA DI GAS ALLA CINA ENTRO FINE ANNO...
(LaPresse/AP) - Sarà firmato probabilmente entro la fine dell'anno
l'accordo tra Gazprom e Cina per la fornitura di gas. Lo ha comunicato
il colosso russo dell'energia. Nonostante le dispute con Pechino per il
prezzo, il vice ceo di Gazprom, Alexander Medvedev, ha spiegato che "ci
sono probabilità molto buone" affinché l'affare si chiuda entro l'anno.
La finalizzazione dell'accordo tra Russia e Cina è saltata la scorsa
settimana, perché Mosca intendeva legare il prezzo al petrolio come per
l'Europa, ma Pechino ha reputato troppo costosa questa opzione. L'intesa
era stata raggiunta sulla base di una fornitura di 68 miliardi di metri
cubi di gas a partire dal 2015.
[20-06-2011]
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BUM BUM
GENCHI! - SISTEMA BISIGNANI EVERSIVO, LO CAPÌÌ DAI TABULATI. MA AL
MOMENTO NON VENDO NELL’INCHIESTA RILIEVI PENALI. PER ORA E’ SOLO GOSSIP
- FEROCE CON MANGANELLI: "HA CONSEGNATO LA MIA TESTA A BERLUSCONI" -
SPIETATO CON DE MAGISTRIS: "UN MAGISTRATO MEDIOCRE CHE NEPPURE SEQUESTRò
I COMPUTER DI BISIGNANI. FURONO ASSURDE LE ISCRIZIONI DI PRODI E
MASTELLA" - "NEI TABULATI TUTTI I NOMI DEGLI AFFILIATI RAI ALLA LOGGIA
P4"....
GENCHI dsc
Jpgciancimino
L'intervista è
visibile al link
http://www.youtube.com/user/klauscondicio
1- ANTONIO MANGANELLI HA CONSEGNATO LA MIA TESTA A BERLUSCONI
"Mi è stato riferito che Berlusconi abbia detto ad Antonio Manganelli:
‘questo lo voglio tolto dai coglioni' e così il capo della Polizia gli
ha consegnato la mia testa". Lo ha dichiarato a KlausCondicio, il
programma tv di Klaus Davi in onda su YouTube, il consulente informatico
Gioacchino Genchi, che alla domanda: "Lei cosa avrebbe fatto di tanto
grave da far chiedere al premier il suo ‘scalpo'?" ha risposto: "Se lei
considera tutti i figuri che hanno circondato Berlusconi, ha avuto
quello che in botanica si definisce geotropismo negativo, cioè sceglie
verso il basso le persone più squallide. La caduta di Berlusconi non
avverrà certo per le capacità politiche del Pd, ma a causa delle persone
di cui si è circondato".
2- CIANCIMINO, PROCURA DI PALERMO HA INTRAPRESO PERCORSO
PERICOLOSO
"I magistrati della Procura di Palermo hanno intrapreso, sulla vicenda
Ciancimino, un percorso molto pericoloso e molto ambizioso, ma che ha un
profilo di correttezza. Di Matteo e Ingroia sono persone di grande
equilibrio, ma la Procura ha peccato di ingenuità in alcuni passaggi
perché non si è resa conto della reale dimensione del personaggio. Visto
da vicino, con lo zoom, si ha una certa impressione. Ma visto da più
lontano ti accorgi che qualcosa non va". Lo ha detto il consulente
informatico Gioacchino Genchi intervenuto a KlausCondicio, il salotto tv
di Klaus Davi in onda su YouTube e visibile al link
http://www.youtube.com/user/klauscondicio.
3- DE MAGISTRIS, FURONO ASSURDE LE ISCRIZIONI DI PRODI E
MASTELLA
"L'ingenuità di De Magistris, che ha gestito più a livello mediatico
l'inchiesta Why Not , è stata l'iscrizione assurda di Prodi e Mastella
nel registro degli indagati, che ha favorito un fronte comune della
politica contro di lui e contro di me. Il vero rischio erano le indagini
non solo a Catanzaro, ma a Reggio Calabria, a Palermo e a Roma. La
politica, con Rutelli in prima fila, ha avuto la forza di bloccare le
indagini".
4- DE MAGISTRIS PERQUISÌ BISIGNANI LASCIANDOGLI IN CUSTODIA I
COMPUTER - MAGISTRATO TECNICAMENTE SPROVVEDUTO E IMPROVVISATO
"Luigi de Magistris è una persona molto onesta e perbene. Ma a volte
anche le persone pulite hanno bisogno di una doccia di umiltà. E' stato
un magistrato tecnicamente sprovveduto su molte cose. Ha perquisito
Bisignani lasciandogli i computer in custodia. Quei computer sono
rimasti a Bisignani e non li abbiamo mai avuti. Sarebbe bastato che noi
li prendessimo e li copiassimo e probabilmente i risultati a cui sono
arrivati nel 2011 li avremmo certamente ottenuti già nel 2007, quando
quella attività è stata svolta. Per essere un buon magistrato non basta
solo la buona volontà e l'onestà, occorre anche tecnica".
5- DE MAGISTRIS, NON VORREI CHE COSENTINO AVESSE TROPPI VANTAGGI
DALLA SUA ELEZIONE
"Cosentino dichiara di non aver appoggiato il candidato sindaco
Lettieri. Sarei curioso di sapere chi ha appoggiato perché a questo
punto mi pongo dei problemi. Il mio amico De Magistris, peraltro difeso
dallo stesso avvocato di Cosentino, si è portato in giunta il pubblico
ministero che ha indagato proprio su Cosentino, il quale non vorrei che
avesse troppi vantaggi dall'elezione di De Magistris a sindaco di
Napoli".
6- SISTEMA BISIGNANI EVERSIVO, LO CAPÌÌ DAI TABULATI - MA AL
MOMENTO NON VENDO NELL'INCHIESTA RILIEVI PENALI. PER ORA E' SOLO GOSSIP
"Lo avevo detto e scritto che eravamo di fronte a un network eversivo,
qualcosa che rischiava di travolgere lo stesso presidente del Consiglio.
Avevamo individuato dei soggetti ben precisi che operavano intorno a
questo network. Perché avrei preso i tabulati di Bisignani, della
Guardia di Finanza e di Masi? A De Magistris segnalai 752 tabulati
telefonici. Bisignani aveva qualcosa come 6-7 telefoni.
Scoprìì che
Poletti parlava con Lavitola, il ruolo di Achile Toro. Ora che mi hanno
imputato devo difendermi portando agli atti tutte le evidenze in mio
possesso. Quando la mia vicenda sarà finita saranno guai per molti,
moltissimi rischiano di essere travolti dalla piena". "Detto questo -
aggiunge Genchi - al momento l'indagine, almeno da quello che leggo, non
mi pare abbia rilievi penali. Per ora è gossip.".
7- BISIGNANI SA PER CERTO CHI È CHIAPPE D'ORO
"Bisignani sa benissimo chi è ‘chiappe d'oro'. Sa anche che ci sono
altri cinque o sei tipi di chiappe, magari d'argento". Lo ha dichiarato
a KlausCondicio, il programma tv di Klaus Davi, il consulente
informatico Gioacchino Genchi a proposito del famoso politico che
secondo il pusher Giuanguarino Cafasso frequentava abitualmente in
transex di via Gradoli a Roma. "Sono informazioni che lui ha".
8- P4, IN RAI DECINE DI AFFILIATI ALLA "LOGGIA". PRESTO FARÒ I
NOMI
DAI TABULATI ANCHE NOMI DI INSOSPETTABILI
"Posso assicurare che i contatti fra Bisignani e personaggi Rai sono
interessantissimi. Se si guarda la caratteristica dei tabulati in mio
possesso (riferiti alle indagini condotte da Genchi come Why Not, ndr)
si ha un esatto percepito delle gerarchie all'interno della Rai. Il
numero di contatti aumenta se la posizione gerarchica è alta come
direttore di rete per esempio. Seguono i capi redattori fino ad arrivare
ai cameraman. E' quello che li farà finire. Quando io ho letto quelle
cose non vi ho letto la mia indagine ma la fine di Berlusconi".
"Le nostre
inchieste furono bloccate. Ma se fossero continuate avremmo fatto un
favore a Berlusconi togliendo di mezzo l'alto numero di ‘saltafossi' di
cui è stato costretto a circondarsi, gli stessi che lo stanno
distruggendo. Paradossalmente si sarebbe rafforzato lasciandoci
lavorare. I nomi? Quando vorrò li potrò fare in ogni momento perché
ormai sono patrimonio pubblico. E Berlusconi capirà che razza di gente
lo ‘serviva' in Rai".
9- CISTERNA BLOCCÒ LE IME INDAGINI CHE LO RIGUARDAVANO -
TABULATI RIVELAVANO COSE INCREDIBILI
"Capìì la potenza di Cisterna e dei suoi amici quando bloccò le mie
indagini che riguardavano Sisinio Orsito e suo fratello. Allora
un'ordinanza della Cassazione fece uscire dal carcere il fratello di
Sisinio Orsito. Trovai i contatti telefonici di un sottosegretario di
Stato indagato che chiamava il presidente della Cassazione e il relatore
consigliere Pintus che ha fatto uscire dal carcere il fratello di
Sisinio Orsito. I telefoni lasciano il segno. Non credevo ai miei occhi
guardando quei tabulati. Stavo andando avanti per fare un'indagine ma
fui bloccato".
10- CISTERNA, CONTATTI CON BOSS? NON CI SONO SOLO TELEFONATE MA
ANCHE ALTRO
"Non ci sono solo contatti e telefonate che interessano Cisterna, ma
anche dell'altro. Non ne posso parlare, non voglio dare a Cisterna più
vantaggi di quelli che ha. Consideri che Cisterna viene incriminato
grazie alle acquisizioni che ho versato alla Procura di Reggio Calabria,
quindi dire che non mi trova stupito è un eufemismo".
11- CISTERNA SCAMBIAVA TELEFONINI DELL ANTIMAFIA CON I
GIORNALISTI
"Ho potuto verificare che Cisterna scambiava con alcuni giornalisti la
sim della Procura Antimafia. Non si tratta di parlare con giornalisti,
ma di scambiare con loro i telefoni. I procuratori antimafia si
comperano il telefonino o ricevono quello di servizio. Parliamo di un
traffico di 40 e più telefonini. Senza contare le migliaia di telefonate
per fini privati con cui Cisterna ha usato i telefoni della Procura".
12- NEL CORSO DEL PROGRAMMA DI KLAUS DAVI, GIOACCHINO GENCHI HA
PRECISATO COSÌ IL SUO PENSIERO:
"Avevo un'altissima considerazione di Cisterna. L'avevo apprezzato
quando già da giudice del Tribunale del Riesame di Reggio Calabria aveva
partecipato alla redazione dell'ordinanza che aveva confermato misure
cautelari della Procura di Palmi sul fratello di Sisinio Zito e su altri
soggetti indagati di collusioni con la ‘ndrangheta.
Quell'ordinanza fu
annullata dalla Cassazione senza rinvio e trovai i contatti telefonici,
poco prima dell'udienza, fra il Presidente della Cassazione Corrado
Carnevale e il giudice a latere Pintus, che ha redatto la motivazione
con l'On. Sisinio Zito, fratello dell'indagato arrestato e anche lui
indagato in quella indagine, quando ricopriva la carica di
Sottosegretario di Stato.
Nel tempo ho
apprezzato numerosissimi altri interventi di Cisterna in riviste
giuridiche e non avevo con lui alcuna inimicizia. Sono quindi caduto
dalle nuvole quando ho avuto modo successivamente di rendermi conto dei
suoi contatti"
Genchi avvocatoDE
MAGISTRIS DI PIETRO resize prodi mastellaBISIGNANI
[20-06-2011]
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MI CHIAMO
BISIGNANI E RISOLVO PROBLEMI - DA FINMECCANICA A TRENITALIA, TUTTO
L’ESTABLISHMENT ITALIANO SI RIVOLGEVA AL LOBBISTA LETTIANO PER CONOSCERE
IL PROPRIO DESTINO (DI CARRIERA O GIUDIZIARIO) - BISI AI PM: “PAPA SI
PROPOSE DI INTERESSARSI SULLE VICENDE GIUDIZIARIE RIGUARDANTI BORGOGNI
DI FINMECCANICA. E MI DISSE DI AVER APPRESO CHE NON VI ERANO
PROVVEDIMENTI DI ARRESTO”…
Carlo Bonini per
"la Repubblica"
Che tipo di
informazioni riservate trafficava la rete di Luigi Bisignani? In che
occasioni si attivò o venne attivato l´ex pubblico ministero e deputato
del Pdl Alfonso Papa? Nell´ordinanza napoletana si rintracciano
interferenze significative su inchieste giudiziarie che hanno segnato
l´agenda politica dell´ultimo anno.
Lorenzo Borgogni
Riferisce
l´avvocato Patrizio Della Volpe, uno dei testimoni ascoltati dai
pubblici ministeri Francesco Curcio e Henry John Woodcock: «Ricordo che
mi venne detto che Papa era particolarmente interessato ai procedimenti
penali riguardanti la P3 (Procura di Roma ndr.), Guido Bertolaso, il G8
e la "Cricca" (Procure di Firenze e Perugia ndr.), il coordinatore del
Pdl Denis Verdini (Procura di Firenze ndr.)».
bisi
E´ un elenco
significativo, che dà la misura del valore che certe notizie avevano o
potevano avere al mercato del "ricatto". Cui va aggiunta una vicenda -
anche questa giudiziaria e politica - che come quelle elencate da Della
Volpe ha messo a rumore per mesi Palazzo Chigi e di cui i pubblici
ministeri napoletani afferrano un bandolo. L´affaire Finmeccanica.
Esattamente un
anno fa, maggio 2010, due inchieste - una della Procura di Roma, l´altra
della Procura di Napoli - stringono contemporaneamente sulla holding a
partecipazione pubblica. A Roma, il procuratore aggiunto Giancarlo
Capaldo lavora alla vicenda "Digint" e all´ipotesi di fondi neri creati
dal gruppo. A Napoli, è sotto inchiesta la "Elasag datamat", società di
Finmeccanica che ha vinto l´appalto per la costruzione della "Cittadella
della polizia".
Il vertice del
Gruppo vive giorni infernali. Pierfrancesco Guarguaglini, presidente che
gode della protezione e benevolenza di Gianni Letta, sua moglie Marina
Grossi, amministratore delegato di Selex, Lorenzo Borgogni, potente capo
delle relazioni esterne, entrano in un vortice che si alimenta di paure,
sospetti, voci, indiscrezioni.
ELLEKAPPA SU
BISIGNANI
Si muove la rete
di Luigi Bisignani. Che, interrogato dai pm di Napoli il 9 marzo scorso,
racconta: «Papa si propose e propose, per il mio tramite, di
interessarsi e intercedere sulle vicende giudiziarie riguardanti il
dottor Lorenzo Borgogni di Finmeccanica. Ricordo bene che Papa mi disse
di essersi informato, attraverso fonti accreditate, e di aver appreso
che nei confronti di Borgogni non vi erano provvedimenti restrittivi
della libertà».
Guarguaglini e
Lorenzo Borgogni
Il ricordo è
confermato da Anselmo Galbusera, un imprenditore amico di Borgogni, che
ha accesso a Luigi Bisignani e che Borgogni, in quel frangente,
sollecita per avere notizie. Mette a verbale Anselmo: «Andai negli
uffici di Bisignani a piazza Mignanelli e gli chiesi espressamente se
c´era un mandato di cattura spiccato nei confronti del mio amico
Borgogni, che era in uno stato di prostrazione e che io avrei visto la
sera stessa a cena. Bisignani mi disse seccamente che aveva saputo da
Papa che nei confronti di Borgogni non c´era alcun mandato di cattura.
Sapevo che Bisignani disponeva di notizie giudiziarie di "prima mano" e
ribadisco che in quella circostanza mi disse che la sua fonte era Papa».
Il cerchio si
chiude con le parole di Borgogni. Interrogato il 12 marzo, dice:
«Effettivamente, ho vissuto una condizione di angoscia, prostrazione e
preoccupazione per la mia sorte processuale. Ne parlai con il mio amico
Anselmo Galbusera e lui mi disse che aveva parlato dei miei problemi e
di quelli del gruppo Finmeccanica con Bisignani».
alfonso-papa-
Il che, a quanto
spiega ancora Borgogni, era accaduto anche per altri "amici" in
difficoltà. «Sicuramente si è rivolto a Bisignani Marco Zanichelli, oggi
presidente di Trenitalia».
La Procura di Napoli, per quel che se ne sa, non è riuscita sin qui a
dare un nome alle «fonti giudiziarie di Papa» in grado di rassicurare
Borgogni (e verosimilmente non solo lui) sull´inchiesta Finmeccanica.
E´ un fatto che,
tra la fine di giugno e i primi di luglio di quel 2010, dunque poco
tempo dopo il colloquio tra Galbusera e Bisignani in piazza Mignanelli,
Borgogni (che ignora di essere intercettato) è al telefono con il
presidente di Enav Luigi Martini impegnato a discutere su come
«bloccare» comunque l´indagine del procuratore aggiunto Capaldo. Martini
assicura che al magistrato arriverà «una botta». Di che genere? Era
forse un´altra di quelle «informazioni giudiziarie di prima mano»
raccattate dalla rete di Bisignani che dovevano o potevano essere
utilizzate per grippare l´inchiesta di Roma?
[20-06-2011]
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Libia, scontro
Lega-Quirinale - Napolitano: è un nostro dovere restare schierati in
Libia. Maroni: fissare la data del ritiro - Letta: ‘Bisignani amico di
tutti, non escludo che mi parlò dell’inchiesta - Indagato Moretti, ad Fs
- Lele Mora in cella a Milano per bancarotta fraudolenta. Il giudice:
pericolo di fuga - Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo -
Juncker. ‘L’Italia non è in pericolo’ - Non salviamo la Grecia: ha 50
autisti ogni auto blu...
Il Velino.it
La-Padania-21-Giugno
BISIGNANI
CORRIERE DELLA
SERA
- In apertura: "La
rete ombra di Bisignani" e a sinistra: "Tensione sulla Libia tra
Napolitano e Maroni". In taglio alto: "Assad non cede. L'ultima
trincea?". Editoriale di Franco Venturini: "Una questione di
credibilità". Al centro foto-notizia: "Grecia, ultimatum europeo. E
Moody's avvisa Eni ed Enel" e "Lele Mora in cella a Milano per
bancarotta fraudolenta. Il giudice: pericolo di fuga". In taglio basso:
"Violenza di gruppo su una ragazzina" e "Declino del dentista ex
mestiere d'oro".
LA REPUBBLICA
- In apertura:
"Libia, scontro Lega-Quirinale". Editoriali di Aldo Schiavone: "La
trincea del Colle" e di Adriano Sofri: "Non aspettare il 25 luglio". Di
spalla: "2011 fuga dalla vecchia televisione". Al centro foto-notizia:
"Letta ammette: Bisignani mi parlava delle indagini. Ecco le nuove carte
sulla P4. Indagato Moretti, ad Fs" e "Grecia, aiuti rinviati. Ue: Italia
non a rischio". In taglio basso: "Bancarotta fraudolenta arrestato Lele
Mora" e "Le lacrime di Signori".
NAPOLITANO
LA STAMPA
- In
apertura: "Napolitano stoppa la Lega: in Libia rimaniamo schierati" e in
taglio alto: "Economia, politica, servizi. ‘Bisignani conosceva tutti'"
e "Arrestato Lele Mora. ‘Ha soldi in Svizzera e poteva fuggire'".
Editoriale di Marcello Sorgi: "Il vuoto sotto gli slogan". Di spalla:
"L'America si chiude in se stessa" e "E Londra abbandona l'Europa". Al
centro foto-notizia: "A nove anni kamikaze forzata" e "‘Grecia salva
solo se ha un piano'". A fondo pagina: "Il Potere secondo Ferrara".
Mauro Moretti
IL SOLE 24 ORE
- In apertura:
"Bufera su Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo" e in taglio alto:
"Cessione Tirrenia a rischio: Cin rinvia la firma del contratto" e "Per
l'aumento di Fondiaria-Sai sconto al 30-40 per cento". Editoriali di
Alessandro Leipold: "Questa Europa non merita l'Fmi" e di Giorgio Barba
Navaretti: "Pochi campioni e troppe zavorre". Al centro la foto-notizia:
"Juncker. ‘L'Italia non è in pericolo'". Di spalla: "Letta: ‘Bisignani
amico di tutti, non escludo che mi parlò dell'inchiesta" e "Napolitano:
è un nostro dovere restare schierati in Libia. Maroni: fissare la data
del ritiro". In taglio basso: "Bonus per le assunzioni al Sud solo dopo
il via libero europeo" e "Il trasloco al Nord per 33 mila".
alfonso-papa-
IL GIORNALE
- In apertura: "Botte per tutti: Gelmini, Carfagna, Prestigiacomo,
D'Alema, Bocchino, Ecc.", con editoriale di Alessandro Sallusti. Al
centro la foto-notizia: "E adesso Lele Mora finisce in cella" e "La
Grecia è fallita ma sciopera. Ora salviamo i suoi lavoratori". Di
spalla: "Napolitano stoppa la Lega. Il Cav è sempre più in sella". A
fondo pagina: "Coraggio, andiamo a cercar la bella destra".
bossi maroni lap
LIBERO
- In apertura: "I segreti del vice Letta", con editoriale di Maurizio
Belpietro. Al centro la foto-notizia: "L'Italia del centrodestra è già
divisa in tre" e "Nella Lega volano gli stracci". A fondo pagina: "Non
salviamo la Grecia: ha 50 autisti ogni auto blu" e "il miglior
eurodeputato è la velina".
PONZELLINI
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IL TEMPO
- In apertura: "Inchiesta P4 sul binario morto". Al centro la
foto-notizia: "ministeropoli. Trasferirli al Nord costa 2 miliardi".
IL FOGLIO
- In apertura a sinistra: "Il Cav cerca la fiducia ma trova altri guai
tra Napolitano e Bossi". In apertura a destra: "Il rinvio del
salvataggio greco deprime le Borse di un'Europa divisa". Al centro:
"Sessantaquattromila siriani".
JUNCKER
L'UNITÀ
- In
apertura foto-notizia a tutta pagina: "Piovono pietre".
[21-06-2011]
|
LE PRIME
PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - L’FMI BLOCCA IL SUO AIUTO ALLA
GRECIA FINCHÉ L’EUROPA NON DARÀ RASSICURAZIONI SUL SALVATAGGIO - DOPO LO
SCANDALO DSK LA MAGGIORANZA DEI FRANCESI PRONOSTICA LA RIELEZIONE DI
SARKOZY - SIRIA: IL TERZO DISCORSO DI ASSAD INFIAMMA LE PIAZZE - ENTRO
IL 2015 IN CINA IL MERCATO DEL LUSSO RADDOPPIERÀ - BOLLA 2.0 - FIFA: I
DIRIGENTI SI DIMETTONO, INCHIESTA SOSPESA - MERCATO DELLA MUSICA IN
SALUTE GRAZIE AI CONCERTI - GLI OCEANI A UN PASSO DALLA CATASTROFE -
L’EUROPA CHE DICE SÌ ALL’ATOMO - SCOSSA AI DOMINI WEB…
DAGOREPORT
TIMES
1 - THE NEW YORK
TIMES
- In apertura, "Assad si fa promotore del dialogo per cambiare la Siria
senza tuttavia entrare nel dettaglio delle riforme" - "La Corte Suprema
irrigidisce le regole della class-action" - Al centro, "La fine
dell'anonimato: oggigiorno il web smaschera chiunque"
TRIBUNE
2 - THE WASHINGTON
POST
- In apertura, "Una Corte Suprema divisa blocca la class-action contro
Wall-Mart"
3 - THE WALL
STREET JOURNAL
- In apertura, "I costi del carburante spingono gli accordi nel settore
aereo" - Di spalla, "Approvata la ‘scossa' ai domini web"
4 - LE FIGARO
- In apertura, "Presidenziali. Come l'affaire Strauss-Kahn cambia le
carte in tavola. Le primarie del Ps assumono un nuovo aspetto, si apre
uno spazio al centro e la maggioranza dei francesi pronostica una
rielezione di Sarkozy" - "Siria: per Juppé, Bashar al-Assad ha raggiunto
‘un punto di non ritorno'"
NYT
5 - LIBÉRATION
- In apertura, "Se
la Grecia fallisce. C'è una reale minaccia per l'euro? Da Cipro alla
Spagna, ‘Libération' ha immaginato gli scenari di un contagio"
6 - LE MONDE
- In apertura, "Debito greco: dieci giorni per evitare l'effetto domino"
- Di spalla, "L'aviazione mondiale ritrova l'ottimismo" - Al centro,
"Noël Le Graët, nuovo patron del calcio francese"
MONDE
7 - LES ECHOS
- In apertura, "Di
fronte alla concorrenza, Alstom vuole lanciare un nuovo Tgv" - Al
centro, "Airbus e Boeing danno il via alla fanfara del Salon de Bourget"
- "Moderato rigore sulle spese dello Stato per il 2012"
8 - LA TRIBUNE
- In apertura, "L'Europa che dice sì al nucleare. A 100 giorni da
Fukushima molti stati, specie la Gran Bretagna, rilanciano l'atomo.'Il
settore dovrà accettare i costi di una modernizzazione delle centrali'"
- Di spalla, "Di qui al 2015 in Cina il mercato del lusso raddoppierà" -
In alto, "Grazie ai concerti il mercato della musica è in salute" -
LIBERATION
9 - THE GUARDIAN
- In apertura,
"Salute mentale in crisi per carenza di personale"
10 - THE
INDEPENDENT
- A tutta pagina, "Gli oceani a un passo dalla catastrofe. La vita
marina di fronte al rischio di estinzione di molte specie nell'arco di
una sola generazione umana"
11 - THE TIMES
- In apertura,
"Crisi greca, Cameron si rivolge all'Europa: Non un solo penny di più" -
Di spalla, "Fifa: i dirigenti si dimettono, l'inchiesta per corruzione
viene sospesa"
FAZ
12 - THE DAILY
TELEGRAPH
- In apertura,
"Restare in Libia metterà a dura prova la Royal Air Force. ‘Soldati
sovraccarichi di lavoro e crisi dei rifornimenti'"
13 - FINANCIAL
TIMES
- In apertura, "Il Fmi blocca l'aiuto alla Grecia chiedendo all'Europa
concrete rassicurazioni sul salvataggio" - Fotonotizia, "Siria: il terzo
discorso di Assad infiamma le piazze" - In basso, "I commerci cinesi
suggeriscono il passaggio dalla mercato del dollaro a quello dell'euro"
- In alto, "Bolla 2.0: l'onda dei nuovi media sociali che colpisce i
mercati"
FIGARO
14 - DAILY MAIL
- In apertura, "Le pene non saranno dimezzate: Cameron umilia Clegg
affossando il suo piano di offrire una riduzione del 50% della pena per
chi si dichiara colpevole"
15 - EL PAIS
- In apertura, "Ultimatum della Ue alla Grecia affinché approvi nuovi
tagli" - "Libia: un nuovo errore alleato fa 15 morti" - In piccolo,
"Tunisi condanna il dittatore Ben Ali e la moglie a 35 anni di carcere"
- In alto, "L'Onu rinforza la vigilanza nucleare"
ft
16 - EL MUNDO
- In apertura, "Il
Psoe flirta con gli indignados di fronte alla preoccupazione della Ue"
17 - FRANKFURTER
ALLGEMEINE
- In apertura, "La Grecia può sperare di evitare il default" - Al
centro, "La Ue minaccia la Siria con ulteriori sanzioni"
18 - BILD
- "Nuovo show per Michelle Hunziker"
19 - DIE WELT
- In apertura,
"Salvataggio dell'euro: la Germania deve pagare ancora di più"
[21-06-2011
|
1- SAN GIGGINO
DECOLLATO? LA NOTTE DI SAN LUIGI NON HA PORTATO ‘O MIRACOLO: LA MUNNEZZA
INVADE NAPOLI E NESSUNO SE LA PIGLIA. ED IL CALDO CON PUZZA è ARRIVATO -
2- L’EX PM: "UNA REGIA OCCULTA, FORSE MALAVITOSA, DIETRO LA NUOVA CRISI
DELLA SPAZZATURA" - 3- CHE TRUFFA PUZZOLENTA! I NAPOLETANI PAGAVANO LA
TARSU (TASSA SUI RIFIUTI SOLIDI URBANI) E CINQUE MATTACCHIONI, ORA IN
GALERA, METTEVANO I SOLDI SUI LORO CONTI PRIVATI. SI PARLA DI CIRCA 32
MILIONI DI EURO. INDAGATA ANCHE UNA DIRIGENTE DEL COMUNE, COMPAGNA DI
RAFFELE TECCE, EX SENATORE COMUNISTA E GRANDE SOSTENITORE DI GIGGINO -
4- L’EX PM "WHY NOT?" SI TOGLIE UN SASSOLINO: "L’ANM PROTESTA? EPPURE
PARTE DELLA MAGISTRATURA CHE STAVA NEL CSM SAPEVA BENISSIMO COSA FACEVA
PAPA E GLI OSTACOLI CHE IO E I MIEI COLLABORATORI STAVAMO SUBENDO IN
QUEGLI ANNI E HA PREFERITO COPRIRE GLI ALFONSO PAPA E PUNIRE CHI
INDAGAVA IN QUELLA DIREZIONE" -
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corrierefiorentino corriere it fotogallery campania de magistris
vittoria grande sorpresa de magistris sindaco restyling shtml title pos
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1- DAGOREPORT
Carlo Tarallo per Dagospia
A mezzanotte gli hanno fatto tutti quanti gli auguri, a quei due
mattacchioni di Giggino ‘a Manetta e Giggino ‘a Purpetta, alias Luigi De
Magistris e il presidente della Provincia di Napoli,
l'ultranapoberluscone Luigi Cesaro. Riunione fiume fino all'aba: scade
domani l'autoultimatum dell'ex pm, che si lasciò scappare la classica
frase berlusconiana proprio quel maledetto venerdì 17. "In quattro o
cinque giorni - tuonò l'ex pm - la città e la provincia di Napoli
saranno liberate dalla spazzatura".
Ma la munnezza è
ovunque, e non si vede via di uscita, mentre col caldo arriva la puzza e
la paura di malattie. La notte di San Giggino ha prodotto un'altra idea
geniale: chiederanno alle altre province campane di prendersi un po' di
monnezza napoletana. Anche questa già sentita e già vista: insomma
niente miracoli e San Giggino intossicato.
DE MAGISTRIS DI
PIETRO resize
La notte di San
Luigi è stata pure quella della rivolta della monnezza in via Toledo,
nel cuore di Napoli, a due passi dalla sede della prefettura dove
stavano riuniti i massimi sistemi. E pure dei camion di spazzatura
incendiati a Acerra. Ora saranno sette o dieci i giorni non è quello il
problema, piuttosto che la munnezza sommerge Napoli ormai da 10 anni, e
quindi o c'è la bacchetta magica o si deve fare i conti nell'ordine con:
comitati, sindaci, cittadini, imprenditori, mamme vulcaniche, cugini
denuclearizzati, parroci, tecnici dei comitati, comitati di tecnici per
scegliere i tecnici dei comitati, tutti sui giornali e in tv 24 ore su
24 a urlare (giustamente): "Ancora qui??? Ce vulite accirere !!!
Jatevennnnnnnnnnneeeeeeeee!!!".
DE MAGISTRIS
resize
Allora: la
soluzione di mettere la spazzatura napoletana in transito in qualunque
altro posto del mondo fuori da Napoli l'hanno avuta tutti, Acerra e
Caivano poi sono nella top ten degli ultimi dieci anni, e tutti prima o
poi si sono dovuti fermare. Mò Giggino & Tommasino (Sodano, assessore
all'Ambiente, vicegiggino rifondarolo ex pasdaran delle barricate e ora,
secondo il 100% degli addetti ai livori sinistrati, imborghesito dalla
carica e già sulla graticola) si giocano la prima sfida-salvezza. Primo
smacco in arrivo?
2- DE MAGISTRIS VERTICE CONTRO I "SABOTATORI" DEL PIANO RIFIUTI
Vincenzo Iurillo per "il
Fatto quotidiano"
demagistris
Una regia occulta,
forse malavitosa, dietro la nuova crisi della spazzatura di Napoli. Lo
mettono nero su bianco il sindaco Luigi de Magistris e il suo vice con
delega all'Igiene urbana Tommaso Sodano in una nota diffusa in serata.
Secondo de
Magistris e Sodano a rendere impossibile l'obiettivo di ripulire la
città entro i primi giorni di questa settimana c'è "anche quanto
verificatosi durante la raccolta dei rifiuti nella zona del centro
storico cittadino, dove si sono registrati fatti inquietanti che hanno
impedito il prelevamento dell'immondizia e che sono stati già segnalati
alle forze dell'ordine, che hanno disposto una vigilanza verso i mezzi
di raccolta.
monnezza napoli
La verità è che
questa amministrazione sta rimuovendo "incrostazioni" ventennali
determinando risposte di sabotaggio. La situazione è drammatica - si
legge nel comunicato - ma siamo determinati ad operare senza alcun
tentennamento, per questo sono stati rinviati tutti gli appuntamenti che
avrebbero costretto il sindaco a lasciare Napoli".
Nonostante le
disposizioni di raccolta h 24 da parte di Asìa, la municipalizzata
dell'igiene urbana, le operazioni sono state frenate dal mancato apporto
di una ditta appaltatrice, la Lavajet, che provvede alla rimozione di
circa 350 tonnellate d'immondizia nelle zone centrali di Napoli, il cui
contratto è in scadenza a fine anno. Il tutto sarebbe dovuto a una
protesta strisciante dei lavoratori che reclamano la forfetizzazione
degli straordinari.
napoli mare
monnezza
"Per cercare di
ovviare allo 'stop' di Lavajet - ha detto il presidente di Asìa, Rossi,
mezzi e personale di Asia sono stati dirottati nelle zone di competenza
di quell'azienda. Ovviamente il nostro personale non può sopperire
totalmente alle mancanze di Lavajet e questo ha delle ripercussioni".
Tutto questo accade mentre da Milano rimbalzano le notizie di
un'inchiesta con cinque arresti per peculato, per l'indebita
appropriazione della Tarsu pagata anche a Napoli negli ultimi anni.
Nella notte si è tenuto un vertice straordinario in Prefettura tra tutti
i soggetti istituzionali locali.
De Magistris
chiede il rispetto degli impegni presi nei giorni scorsi, mentre Napoli
annaspa sotto il peso di 2400 tonnellate di monnezza (19.000 in tutta la
provincia). Ma gli accordi stanno saltando. Sui tre siti provvisori
individuati tra Caivano ed Acerra dal presidente Pdl della Provincia di
Napoli, Luigi Cesaro, si è scatenata l'ira delle popolazioni locali.
Cesaro ha provato a tranquillizzare promettendo di rivedere le sue
ordinanze "nel momento in cui il Governo adotterà il decreto che
consente il trasferimento di rifiuti fuori regione". Ma sul decreto pesa
come un macigno il no della Lega.
E comunque, il
sindaco di Caivano, Antonio Falco, non intende revocare il provvedimento
che impedisce ai camion di sversare, e minaccia di dimettersi. Mentre ad
Acerra una cinquantina di manifestanti hanno cercato di ostacolare il
passaggio dei mezzi, e sono stati rimossi dalle forze dell'ordine. A
Napoli sono riprese le ‘barricate' nelle zone del centro, coi rifiuti
sparpagliati in mezzo alla strada. E resta senza risposta la domanda da
un milione di dollari: dove portare l'immondizia in giacenza?
hja23 luigi cesaro
3- TARSU, UNA
BEFFA DA 32 MILIONI
Irene de Arcangelis per La Repubblica Napoli
Non solo la
storica emergenza della città invasa dai rifiuti. Scoppia uno scandalo
che ha anche il sapore della beffa. I soldi dei napoletani che pagano la
Tarsu (tassa sui rifiuti solidi urbani), venivano di fatto consegnati,
con conto corrente postale, a una società che non aveva il contratto di
riscossione con il Comune. La società non li sostituiva, non li "girava"
all'amministrazione né alla società di diritto. Al contrario, li
tratteneva per sé e poi li spostava su conti correnti propri. Non
briciole. Si parla di circa 32 milioni di euro.
D'altra parte il
Comune di Napoli non controllava né denunciava la mancanza di entrate.
Cinque anni di buco mai contestato dall'amministrazione, dal 2005 al
2009, ma il periodo sotto inchiesta parte dal 2001. Una beffa (con i
soldi dei contribuenti).
Fatto sta che è la
Guardia di finanza di Milano ad arrivare a Napoli, negli uffici del
Comune che gestivano i rapporti con la società milanese Aip (fallita)
per la riscossione della Tarsu ma anche della pubblicità a Napoli e a
Grumo Nevano. Peculato (per 32 milioni) e bancarotta fraudolenta (per 18
milioni). Per tutto questo sono state eseguite cinque ordinanze di
custodia cautelare di cui due in carcere e tre ai domiciliari, per gli
amministratori di fatto e di diritto della Aip. A Napoli è indagata una
dirigente del Comune.
Tommaso Sodano
Si tratta di Ida
Alessio Vernì, compagna dell'ex senatore di Rifondazione comunista ed ex
assessore comunale Raffaele Tecce. Ma per i magistrati milanesi
sarebbero anche altri i pubblici ufficiali non ancora identificati e in
servizio al Comune di Napoli coinvolti nel peculato. Nessun controllo da
parte dell'ente. Dunque per il gip milanese Micaela Curami il caso getta
«pesanti ombre sulle modalità di gestione da parte del Comune di
Napoli». Una gestione che non riguarda solo la tassa sui rifiuti ma
anche la pubblicità, dell'ufficio Sviluppo commerciale di cui era
dirigente la stessa Vernì.
L'indagine della
Finanza ricostruisce i fatti a partire dal 2001, con i primi flussi
finanziari in uscita dalla società Aip che non è ancora fallita. Denaro
che finisce su altri conti degli amministratori della società. Il
periodo di riferimento è lungo, arriva al 2009, anno in cui la Aip viene
dichiarata fallita. Intanto, nel 2005, la società non ha più il
contratto di riscossione con il Comune di Napoli, ma continua a
riscuotere grazie a un conto corrente postale che rimane aperto. Il
rapporto dell'ente passa a un'altra società, la Elpis, a capitale misto,
che di fatto è per il 51 per cento del Comune e per il 49 per cento
della stessa Aip, controllata di fatto dagli indagati che ne gestiscono
i fondi. Nel frattempo succedono però fatti ora nel mirino degli
inquirenti.
Per esempio le
contraddizioni di gestione nero su bianco. Nel 2005, quando viene
sciolto il contratto tra Aip e Comune, quest'ultimo spiega la
risoluzione con «l'assoluta incertezza delle entrate oltre che delle
spese». Ma poi lo stesso Comune riconosce all'Aip un indennizzo di tre
milioni e la sceglie come partner nella costituzione della società mista
Elpis.
alfonso-papa-
4-
L'EX PM "WHY NOT?"
SU PAPA
(Agi) "Quando io lavoravo a Napoli, molto tempo prima
di Why Not e Poseidone a Napoli portammo avanti la questione morale
nella magistratura napoletana e Papa fu uno di quelli che si mise
maggiormente di traverso". Lo ha detto Luigi De Magistris ospite della
puntata dell'Infedele in onda questa sera su LA7, rispondendo ad una
domanda di Gad Lerner. "Oggi - ha aggiunto - sorrido quando sento il
presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati che parlando di Papa
dice che il fatto e' grave e' c'e' una questione morale. Parte della
magistratura che stava nel CSM sapeva benissimo cosa faceva Papa e gli
ostacoli che io e i miei collaboratori stavamo subendo in quegli anni e
ha preferito coprire gli Alfonso Papa e punire chi indagava in quella
direzione"
[21-06-2011]
|
AVE DALEMIX,
MORICHINI TE SALUTANT - I MAGISTRATI ROMANI INDAGANO MA NON ARRESTANO IL
BARCAROLO DALEMONE CHE CONTINUA A SCODELLARE INDICAZIONI UTILI AL PM
IELO - L’AFFARE S’INGROSSA CON UNA RETE DI AZIENDE VICINE AL PD - E
SPUNTANO ANCHE I VOLI REGALATI AI POLITICI ATTRAVERSO PRONZATO, IL
CONSIGLIERE ENAC IN CARCERE (5 PASSAGGI PER IL LIDER MAXIMO)…
1 - IL
PD TREMA ALTRI INDAGATI PER LE MAZZETTE ENAC - SPUNTA UNA RETE DI
AZIENDE VICINE AI DEMOCRATICI
Roberta Catania per "Libero"
La presunta
tangente per l'appalto Enac sarebbe solamente la punta dell'iceberg di
un giro più largo. Un vortice che abbraccia una rete vastissima di
interesse, ma finisce per stringersi comunque attorno a Vincenzo
Morichini, ex amministratore del consorzio di agenzie Ina Assitalia di
Roma, da sempre vicino a Massimo D'Alema, e oggi indagato per questo e
altre operazioni di cui si è fatto "mediatore".
Le indagini
sarebbero quindi all'inizio, uscite allo scoperto dopo una significativa
tranche di lavoro di pm e Fiamme gialle per arrivare agli arresti di tre
imprenditori e di Franco Pronzato, l'uomo del cda Enac accusato di avere
preso una bustarella. Il consigliere, neo dimissionario dalla carica di
responsabile del settore aereo per il Pd, avrebbe intascato 40mila euro,
tassati del 50% dall'intermedia - rio pentito
Una figura
strana, ma centrale per arrivare fino qui, tanto che i magistrati romani
hanno scelto di indagarla ma non chiederne l'arresto. Si tratta di
Morichini, che, con il proprio avvocato al seguito, continua a
incontrare il pm Paolo Ielo e fornire le indicazioni utili a ricostruire
la ragnatela di interessi che ieri ha portato all'iscrizione di due
nuovi indagati per frode fiscale.
Si tratta
dei responsabili della società Rdz Sistemi di Bresso (Milano), finiti
nel mirino insieme agli statali che contemporaneamente hanno ricevuto la
visita della Guardia di finanza negli uffici del Gse, il Gestore dei
servizi energetici, società per azioni interamente controllata dal
ministero dell'Economia.
Le
iscrizioni, come nei casi che in passato riguardarono Morichini e altri
imprenditori, fanno riferimento all'emissione di fatture, da parte di
Rdz, per operazioni inesistenti e collegate ad un appalto aggiudicato
alla società da Gse, incaricata dell'erogazione di finanziamenti
pubblici per la produzione energetica da fonti rinnovabili. Il materiale
acquisito negli uffici dell'ad di Gse e nella sede della società di
Bresso è ora al vaglio delpm Ielo e del generale Leandro Cuzzucrea,
comandante del Nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di finanza.
Il primo a
parlare di Gse era stato l'imprenditore umbro Pio Piccini, che nel
quadro degli accertamenti sul crac Agile-Omega, proprio riferendosi a
Morichini, aveva rivelato che il consulente «aveva oggettivamente grossi
rapporti in Gse». Oggi, nel carcere romano di Regina Coeli, il gip che
ha disposto gli arresti di martedì scorso sentirà i tre imprenditori.
All'interrogatorio di garanzia sarà presente anche il pm, che nel
frattempo avrà letto il verbale dell'interrogatorio di garanzia di
Franco Pronzato, sentito per rogatoria ieri nel carcere di Genova.
Anche in
base alle risposte dell'ex cda Enac, gli inquirenti oggi si porranno in
un modo o in un altro nei confronti di di Viscardo e Riccardo Paganelli,
titolari della Rotkopf aviatio, e di Giuseppe Smeriglio, uomo di
Pronzato. Intanto prosegue l'esame dei conti correnti delle quattro
persone trovate nell'elenco scritto da Paganelli.
Due sono
noti, Pronzato per 40mila euro (la presunta tangente) e la Fondazione
Italiani Europei di D'Alema per 30mila (regolarmente registrati e di
provenienza assolutamente lecita). Ma sugli altri quattro nomi, e sulle
relative cifre riportate a fianco (che in totale portano a 200mila
euro), gli accertamenti sono ancora da chiudere. A quel punto potranno
scattare altre perquisizioni e, forse, nuove iscrizioni nel registro
degli indagati.
2 - I
VOLI REGALATI AI POLITICI DALL'IMPRENDITORE IN CELLA. A D'ALEMA 5
PASSAGGI...
Fiorenza Sarzanini per il "Corriere
della Sera"
Nell'indagine sugli appalti pubblici favoriti da Vincenzo Morichini,
adesso ci sono anche i voli privati offerti a manager e politici.
Passaggi aerei che gli amministratori della Rotkopf Aviation Italia -
finiti in carcere perché accusati di aver pagato tangenti al consigliere
di amministrazione dell'Enac in quota pd Franco Pronzato, in cambio
dell'assegnazione di una rotta per l'isola d'Elba - erano disponibili ad
effettuare gratuitamente. Gli investigatori del Nucleo valutario guidati
dal generale Leandro Cuzzocrea stanno effettuando verifiche su tutti i
«piani di volo» degli ultimi anni.
E hanno già
scoperto che nel 2010 cinque trasferimenti (tre dalla Puglia a Roma)
sono stati concessi al presidente del Copasir Massimo D'Alema. Una
circostanza che lo staff del leader del Pd non nega e sulla quale
dovranno adesso essere effettuate ulteriori verifiche. Anche perché con
i responsabili della società, Viscardo e Riccardo Paganelli, esistevano
rapporti precedenti, visto che nel 2009 e poi nel 2010 hanno finanziato
la Fondazione Italianieuropei con due versamenti regolarmente fatturati
da 15mila euro ciascuno.
L'inchiesta
dei pubblici ministeri Paolo Ielo e Giuseppe Cascini comincia nel
settembre scorso quando l'imprenditore Pio Piccini racconta come
Morichini gli promise appalti in Finmeccanica «se avessi finanziato il
Partito democratico e Italianieuropei». Piccini offre riscontri alle sue
parole, consegna i contratti di consulenza stipulati proprio con
Morichini, pur specificando di non aver poi ottenuto quanto gli era
stato promesso.
Vengono
disposti nuovi controlli e perquisizioni presso la Sdb dello stesso
Morichini, ex amministratore delegato delle agenzie di Ina Assitalia e
da sempre ritenuto vicino ai democratici. Viene sequestrata la lista dei
suoi clienti, tra i quali spicca la Foretec dei Paganelli, che a sua
volta controlla altre aziende, tra cui appunto la Rotkopf. Ma
soprattutto si accerta che proprio grazie alla sua mediazione la Foretec
ha ottenuto numerose commesse pubbliche, compreso il collegamento aereo
per l'Elba.
L'8 giugno,
quando capisce che il quadro investigativo è pesante, Morichini si
presenta davanti ai magistrati accompagnato dal suo avvocato Grazia Volo
e confessa di aver versato tangenti a Pronzato - che fino ad allora
ricopriva la carica di responsabile del trasporto aereo per il Pd - per
conto di Paganelli. Scattano gli arresti e si capisce che gli
accertamenti sono soltanto all'inizio. Mentre la Guardia di Finanza
perquisisce gli uffici della Gse, azienda specializzata in sistemi
energetici e controllata dal ministero delle Finanze, che avrebbe
concesso altre commesse pubbliche in maniera illecita, viene fuori la
lista dei voli privati. E si apre un nuovo capitolo.
I magistrati
vogliono chiarire per quale motivo D'Alema abbia utilizzato questo tipo
di aerei, soprattutto tenendo conto del suo ruolo istituzionale. Ma
anche la natura dei contatti con i Paganelli e il motivo dei versamenti
alla Fondazione, per stabilire se sia stato Morichini a sollecitarli.
C'è infatti il sospetto che il manager abbia fatto questa richiesta
promettendo in cambio altri lavori pubblici proprio come era avvenuto
con Piccini.
«È vero che
ci sono stati questi passaggi sui voli dei Paganelli - chiarisce la sua
portavoce Daniela Reggiani - ma si è trattato di motivi legati a impegni
di lavoro. Nel 2010 Vincenzo Morichini ci disse che aveva una
partecipazione in una compagnia aerea e che avremmo potuto usufruirne
qualora ci fosse stato bisogno. Dunque, in situazioni di emergenza e
cioè quando non c'erano collegamenti diretti e immediati, abbiamo
chiesto di poter salire su quei voli».
Di questo si
parlerà proprio con Morichini, che nei prossimi giorni dovrà presentarsi
in Procura per un nuovo interrogatorio.
[01-07-2011]
|
LA SPERANZA DI
UNA SOLUZIONE GRECA SPINGE LE BORSE - MOODY’S METTE NEL MIRINO I COMUNI
ITALIANI (POSSIBILE DOWNGRADE ANCHE PER ENI, ENEL, FINMECCANICA, POSTE,
TERNA) - BOARD UNICREDIT SU ROMA, ITALIA E FRANCIA - IL GIOCO DELL’OPA
MEDIASET DEI PICCOLI SOCI DMT - GLI AVVOCATI ROMANI GIOCANO A PALLONE -
PENSIONI: ISTAT, NEL 2009 SPESI 253,4 MLD (+5,1%) - IL BIVIO RCS…
1. BORSA: EUROPA
SALE IN ATTESA VOTO GRECIA, OK AUTO ED ENERGIA...
(ANSA) - Le borse europee aprono la seduta in rialzo
nella speranza che il voto di fiducia del parlamento di Atene sul nuovo
governo del primo ministro George Papandreou si concluda con un esito
positivo, spianando così la strada alla quinta tranche di aiuti europei
e scongiurando il default ellenico. L'indice paneuropeo Dj Stoxx 600
sale dello 0,5%. A guidare il rimbalzo delle borse, ai minimi da tre
mesi, sono Madrid e Stoccolma (+1%), seguite da Francoforte e Parigi
(+0,8%).
borsa di milano
Nel pomeriggio
sono attesi i dati americani sulla vendita di case esistenti: una
conferma delle previsioni di un calo ai minimi del 2011 aumenterebbe la
pressione sulla Fed per mantenere invariati i tassi di interesse. Sui
listini del Vecchio Continente si muovono bene i titoli dell'energia
(+1,39% l'indice Dj Stoxx di settore), trainati dall'andamento del
prezzo del petrolio, le auto (+1,22%) e le materie prime (+1,17%). Bene
Nokia (+2,7%) dopo la presentazione dello smartphone N9. Scivola il
produttore di birra Sabmiller (-2,5%) dopo che l'australiana Foster ha
rifiutato un'offerta da 10 miliardi di dollari.
Di seguito
l'andamento dei titoli guida delle principali borse del Vecchio
Continente: - Londra +0,65% - Parigi +0,82% - Francoforte +0,79% -
Madrid +1,07% - Milano +0,67% - Amsterdam +0,47% - Stoccolma +0,97% -
Zurigo +0,25%
2. BORSA: ASIA
RIMBALZA CON SPERANZA PER SOLUZIONE CRISI GRECA...
(ANSA) - Seduta positiva per le borse asiatiche che
provano a scrollarsi di dosso le preoccupazioni per la situazione greca
aggrappandosi alle parole del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude
Juncker, che ha assicurato che una soluzione alla crisi di Atene verrà
trovata. L'indice Msci per l'area dell'Asia-Pacifico è salito dello
0,6%, guidato da Tokyo, Seul e Sydney.
"Alla fine la
Grecia sarà sostenuta dai Paesi europei e si eviterà il peggio" ha
commentato il direttore generale di Tachibana Securities a Tokyo. In
recupero i titoli petroliferi e minerari in scia al rialzo dei prezzi
delle materie prime: Bhp Billiton e Rio Tinto sono salite dell'1,4%.
Bene anche i titoli automobilistici nipponici dopo l'indebolimento dello
yen: Honda è salita dell'1,1% così come Toyota, oggetto anche di un
report di Daiwa Securities Capital Markets che ha alzato il giudizio sul
titolo.
BORSA SHANGAY
Di seguito i
titoli degli indici guida delle principali borse del vecchio Continente:
- Tokyo +1,10% - Hong Kong +1,02% (in corso) - Shanghai +0,72% (in
corso) - Taiwan +0,78% - Seul +1,41% - Sydney +1,27% (in corso) - Mumbai
+0,93% (in corso) - Singapore +1,04% (in corso) - Bangkok +1,10% -
Giakarta +0,95% (in corso)
3. MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ITALIA: effetto Moody's a Piazza Affari,
rischio rating per i big pubblici (dai giornali). Spence: 'Siete nella
tempesta, un errore tagliare le tasse ora'. Intervista al premio Nobel
per l'economia Michael Spence (La Repubblica, pag. 24) Italy - Lex
Column (Financial Times pag.14)
CRISI: Il tallone
d'Achille dell'Europa. Il reale problema e' un eccesso di deferenza.
Intervento di Mario Monti.(Financial Times, pag.1-11)
BPM: Bufera su
Bpm: crollo in Borsa e Pm in campo. Alla procura di Milano il verbale di
ispezione Bankitalia. Sfuma l'ipotesi fusioni. Il dg Chiesa: 'Andremo
avanti da soli' (Il Sole 24 Ore, pag. 1-39)
DL SVILUPPO: Bonus
per le assunzioni al Sud solo dopo il via libero europeo (Il Sole 24
Ore, pag. 1-7,9)
FONSAI: Per
l'aumento di capitale sconto al 30-40% (Il Sole 24 Ore, pag. 1-40). I
rilievi Isvap sulla gestione (Il Messaggero, pag. 23)
UNICREDIT: Board
su Roma, Italia e Francia. Parterre (Il Sole 24 Ore, pag. 41). In arrivo
una maxi-cartolarizzazione. Trasformazione di crediti in bonis fino a 14
miliardi (Il Messaggero, pag. 23)
RCS: Rotelli
pronto a salire in Rcs. Si' degli azionisti al riassetto (dai giornali)
EDISON: Saglia
apre a Edison francese (dai giornali)
FIAT: Cosi'
Fiat-Chrysler entra nel vivo (Il Sole 24 Ore, rapporto Motori e Flotte,
pag.1). Serbia, dopo Fiat c'e' l'indotto. Le prime aziende italiane
hanno seguito il gruppo dell'auto con i loro stabilimenti (La Stampa,
pag. 31)
EXOR: Aumento in
arrivo anche per la Juventus (Il Sole 24 Ore, pag. 40)
PARMALAT: Mele:
'Lascio la Lavazza, studio Parmalat'. 'Ho un po' di inviti per entrare
nei Cda, tra cui Collecchio'. Intervista all'a.d. uscente di Lavazza,
Gaetano Mele. (La Stampa, pag. 31)
UBI: Jannone alla
Consob per il sindacato degli azionisti (Il Corriere della Sera, pag.
34)
La borsa di Londra
TIRRENIA: Cessione
a rischio: Cin rinvia la firma del contratto (Il Sole 24 Ore, pag. 1-27)
SAVIO: Il gruppo
al fondo di private equity Alpha (Il Sole 24 Ore, pag. 1-19)
ASSONIME: Abete:
spesa mirata e nuovo fisco. Intervista al presidente Luigi Abete nel
giorno dell'assemblea dell'associazione (Il Sole 24 Ore, pag. 1-8)
LAVORO: I giovani
'inattivi' senza opportunita'. E il 40% torna a casa (Il Corriere della
Sera, pag. 29)
4. MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MARTEDI' 21 GIUGNO...
Radiocor - Milano - convegno 'Fondi etici e azionariato
attivo', organizzato da Etica Sgr. Partecipa, tra gli altri, Enzo
Chiesa, d.g. Bpm.
Milano - 'Come e
perche' fare affari nelle Filippine', roadshow di presentazione del
Paese, organizzato da Il Sole 24 Ore Radiocor, Newsmercati, Centro
Estero delle Camere del Piemonte, Confindustria e Ice. Tra i relatori e
business testimonial: Luca Fornari, ambasciatore d'Italia a Manila,
Hubert d'Aboville, presidente di ECCP (European Chamber of Commerce of
the Philippines) e di Paris-Manila Technology, Massimo di Nola, Il Sole
24 Ore Radiocor.
Milano -
conferenza stampa di presentazione della stagione 2011/2012 della
Filarmonica della Scala. Partecipa, tra gli altri, Federico Ghizzoni.
Milano -
presentazione del libro 'Hedy Lamarr, la donna gatto' di Edoardo
Segantini. Partecipa, tra gli altri, Franco Bernabe', presidente Telecom
Italia.
Roma - Si riunisce
l'assemblea di Assonime.
Roma - Relazione
annuale dell'Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato.
Roma - audizione
del presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, sul credito alle pmi in
Commissione industria del Senato.
evangelos
venizelos
Parigi - prosegue
il salone aeronautico di Le Bourget.
5. PENSIONI:
ISTAT, NEL 2009 SPESI 253,4 MLD (+5,1%)...
(ANSA) - Nel 2009 l'importo complessivo annuo delle
prestazioni pensionistiche previdenziali e assistenziali erogate in
Italia è stato di 253.480 milioni, in aumento del 5,1% rispetto al 2008.
Lo rileva l'Istat nell'indagine sui trattamenti pensionistici e
beneficiari pubblicata oggi. La spesa per il 2009 corrisponde al 16,68%
del prodotto interno lordo (Pil). La quota sul Pil è cresciuta di 1,3
punti percentuali rispetto all'anno precedente.
6. ITALIA: MOODY'S
POSSIBILE DOWNGRADE PER ENTI LOCALI...
Radiocor - Moody's Investor Service ha oggi posto sotto
osservazione il rating a lungo termine di 23 enti locali d'Italia - che
comprendono, regioni, citta', prov ince e enti parastatali emittenti - e
le loro obbligazioni di debito non garantito, in fase di revisione per
un possibile downgrade. Il provvedimento odierno trae origine dalla
decisione di Moody's di collocare il rating Aa2 delle obbligazioni
sovrane dell'Italia sotto revisione per un possibile declassamento,
presa il 17 giugno 2011. Lo rende noto Moody's in un comunicato.
7. MOODY'S:
POSSIBILE DOWNGRADE PER ENI, ENEL, FINMECCANICA, POSTE, TERNA...
Radiocor - Moody's, dopo aver messo sotto osservazione
il rating dell'Italia, pone sotto la lente per un possibile downgrade il
rating di Eni, En el, Finmeccanica, Poste Italiane e Terna. Lo afferma
una notadell'agenzia.
Moody's
8. ANTITRUST:
CATRICALA', RIFORME FERME, A RISCHIO VITALITA' DEL SISTEMA...
Radiocor - Il 'processo riformatore' dell'economia
'nell'ultimo periodo si e' arrestato e le liberalizzazioni sono
scivolate via dalle priorita' dell'agenda della politica'. Antonio
Catricala', presidente dell'Antitrust, nella sua ultima relazione
annuale al Parlamento afferma che il ritardo della legge sulla
concorrenza 'e' grave; rallenta il processo di ammodernamento del Paese;
fa perdere fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare i monopolisti
e agli stessi controllori'. Senza concorrenza, aggiunge, 'e' a rischio
la vitalita', gia' compromessa, del sistema economico'. Le priorita' per
introdurre assetti di mercato 'realmente competitivi' sono 'ferrovie,
gestioni autostradali e aeroportuali, governance bancaria e
assicurativa.
9. BOARD UNICREDIT
SU ROMA, ITALIA E FRANCIA...
Al. G. per "Il
Sole 24 Ore" - Tre temi caldi all'esame del consiglio di
amministrazione di UniCredit che si riunirà oggi in Piazza Cordusio. Il
primo: aggiornamento del management sul progetto di cessione della As
Roma alla cordata americana guidata da Thomas Di Benedetto, confermando
la scadenza di inizio luglio. Secondo argomento: l'avanzamento del
turnaround delle attività italiane che, dopo i primi miglioramenti del
primo trimestre, hanno mostrato progressi anche in aprile.
PAOLO SCARONI
E dalla ripresa
dell'Italia, che pesa per circa il 50% dei ricavi di UniCredit, passa
buona parte del recupero reddituale del gruppo. Con stime degli analisti
che vedono i profitti del 2011 in ascesa a 2,8-2,9 miliardi dagli 1,32
miliardi. Terzo tema di rilievo all'ordine del giorno dell'odierno board
di UniCredit dovrebbe essere il piano di rafforzamento della divisione
corporate & investment banking in Francia. Una scelta coerente con la
recente decisione di affidare la guida globale del Cib all'ex SocGen
Jean Pierre Moustier.
10. I PICCOLI SOCI
DMT AL GIOCO DELL'OPA...
S. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - Mediaset, in sordina, si prepara all'affondo
su Dmt. Ma il nodo sul tavolo è l'Opa: il colosso televisivo della
famiglia Berlusconi ha messo nel mirino l'azienda di torri di Alessandro
Falciai (peraltro nata proprio da uno spin-off di Mediaset, molti anni
fa). Il disegno è chiaro: creare un polo italiano delle torri di tlc.
L'operazione sarebbe tutta carta contro carta: il gruppo tv del
presidente del Consiglio conferirebbe asset e ricevrebbe in cambio circa
il 60% di Dmt diventandone il socio di maggioranza.
Nei giorni scorsi,
ha rivelato l'agenzia Radiocor, è stata creata la newco che farà da
veicolo per la fusione, ma il vero ostacolo è l'Opa: Mediaset dovrebbe
lanciare un'offerta, ma è stata chiesta l'esenzione perché si
tratterebbe di una ristrutturazione industriale. L'ultima parola, in
base ai nuovi regolamenti Consob, spetta però ai soci di minoranza:
oltre a Falciai, anche alcuni hedge fund, come Permian di Cara
Goldenberg. Loro decideranno se Mediaset dovrà aprire i cordoni.
CATTANEO
11. LE BUONE
SOCIETÀ E LA CATTIVA SORTE...
Fa. P. per "Il
Sole 24 Ore" - Ti puoi chiamare «Le Buone Società Spa», ma
non è detto che sia di buon auspicio. Il (micro) titolo, con i suoi 5
milioni di capitalizzazione, ha avuto il suo momento di gloria venti
giorni fa. L'Istituto mobiliare ligure passa la mano del controllo alla
società Fire. Ecco un bel balzo del 25% delle quotazioni. Poi subito la
ricaduta a piombo tra volumi mai visti prima. Ma quella gloria si è
rivelata effimera. Dietro l'acquirente Fire si celava tra gli altri
Vittorio Casale, l'immobiliarista finito in manette pochi giorni fa.
Nuovo scivolone
del titolo. Quel che non si spiega al di là della sorte avversa
dell'acquirente fuori gioco è quella straordinaria capacità di volare
all'insù e all'ingiù del titolo. Le Buone Società non è altro che la ex
Filatura di Pollone, altro micro-titolo trasformato in holding e poi
ceduto. Quindi una sorta di scatola vuota. Lo dicono i conti con i
ricavi del trimestre a solo 133mila euro; perdite per 96mila e capitale
netto a 1,8 milioni. Sarà anche una Buona Società ma è sorprendente che
valga in Borsa così tanto e che voli pazzamente all'insù e all'ingiù.
12. AVVOCATI
CAPITOLINI CAMPIONI D'EUROPA...
R. Fi. per "Il
Sole 24 Ore" - La squadra del consiglio dell'ordine di
Roma, sponsorizzata da Pirelli e capitanata dall'avvocato Francesco
Chiappetta, general counsel del colosso delle gomme, ha vinto il
campionato europeo tra avvocati (Elfcup) che si è appena concluso a
Dublino. Con un secco 3 a 1 il club romano, dopo aver lasciato indietro
squadre tedesche, ungheresi, britanniche e spagnole, ha sconfitto i
colleghi della mezzaluna di Ankara.
ANTONIO CATRICALA
Alla guida della
formazione deò Foro romano c'erano i tecnici Pasucci e Celletti. Dal
2006 ad oggi, la squadra, composta da ottimi giocatori-avvocati, come
Giuseppe Mercuri, che ha militato nelle formazioni giovanili di squadre
di serie A, ha vinto due campionati mondiali e due europei, subendo una
sola sconfitta.
Un team vincente di professionisti e giocatori, ma soprattutto di amici.
Amici sul campo, ovviamente: perchè in aula di tribunale non fanno
sconti a nessuno.
13. RCS FERMA AL
BIVIO TRA DIRITTO DI RECESSO E PIÙ FLOTTANTE...
Giovanni Pons per "la
Repubblica" - Il cda di Rcs Mediagroup «non intende in
alcun modo favorire il delisting», ha detto il presidente Piergaetano
Marchetti ad alcuni azionisti in assemblea che chiedevano lumi sugli
effetti del diritto di recesso. Come prevede il codice civile, infatti,
i soci assenti o dissenzienti al cambiamento dell´oggetto sociale
possono chiedere di essere liquidati dalla società.
Federico Ghizzoni
UNICREDIT
E poiché ieri
l´assemblea ha approvato la semplificazione della governance con
l´accorpamento in seno al cda della capogruppo di alcuni organi delle
controllate, attraverso un allargamento dell´oggetto sociale, il
pericolo di una riduzione del flottante è concreto. Peccato che i soci,
come conferma il presidente, vogliano andare nella direzione opposta,
cioè quella di un eventuale aumento del flottante per favorire la
ripresa del titolo in Borsa. A questo riguardo, nell´ultima riunione del
patto Diego Della Valle ha chiesto a Marchetti di studiare un modo per
svincolare i soci del patto dal divieto di acquistare azioni fuori da
esso.
PIERSILVIO
BERLUSCONI
Proponendo anche
di far scendere la quota sindacata al 51%, proprio per creare più
flottante. Ma se le azioni liberate dal patto vengono poi acquistate da
compratori che hanno già posizioni importanti in portafoglio, come Della
Valle e Giuseppe Rotelli, allora la creazione di maggior flottante
diventa una chimera.
Ecco perché
Marchetti ha gettato acqua sul fuoco: «Ho ricevuto un mandato dal patto
di sindacato sul possesso azionario o movimenti di azioni nel gruppo, ma
si tratta di una ricognizione della disciplina giuridica, che non
riguarda alcuna operazione concreta». Tutta teoria, dunque, e poca
pratica, per sciogliersi le mani Della Valle dovrà chiedere
esplicitamente di uscire dal patto, anche se questo è stato confermato
per altri due anni.
PIERGAETANO
MARCHETTI
14. MAZZETTA
TRASPARENTE...
Giuliano Balestreri per "la
Repubblica" - Attenzione, la società potrebbe non essere in
grado di prevenire e combattere la corruzione. Sì, insomma, Bumi, la
matricola che il 28 giugno debutterà a Londra, potrebbe dover pagare
tangenti ai funzionari del fisco, oppure essere coinvolta in qualche
frode. Magari per aprire una miniera o scavare un pozzo. E comunque
sarebbe a insaputa del management.
Almeno secondo il
prospetto della società petrolifera indonesiana con testa nel Regno
Unito che spiega: «Il Paese è al numero 110 tra i 178 Stati più
trasparenti e meno corrotti al mondo». Un bel biglietto da visita per il
fondo di Nat Rothschild e della famiglia Bakrie, una delle più influenti
del Paese. Eppure sembra che il collocamento sarà un successo. Chissà
come la prenderanno Philogen, Rhiag e Moncler, le tre matricole mancate
di Piazza Affari.
[21-06-2011]
|
BUSINESS
INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: MCKINSEY, L’AMERICA DI FRONTE AL RISCHIO
REALE DI UNA RIPRESA SENZA LAVORO - “FT”: CRISI DEI MUTUI, JP MORGAN E
ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO - “BLOOMBERG”: TERZO CALO DI
UTILI CONSECUTIVO PER H&M - “NYT”: DOPO LA BANCA ON LINE IL GRUPPO ING
VENDE ANCHE IL NOLEGGIO AUTO? - “WSJ”: NOKIA SVELA IL SUO NUOVO
SMARTPHONE - FOSTER’S RIFIUTA L’OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA
SABMILLER…
DAGOREPORT
IL NUOVO NOKIA N9
1 - THE WALL
STREET JOURNAL
NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE
http://on.wsj.com/jYWEvU
Nokia cerca di
recuperare terreno nel competitivo settore dei telefoni cellulari e
lancia, a Singapore, una serie di nuovi dispositivi tra cui lo
smartphone touchscreen N9. Il prezzo e la data precisa di uscita sul
mercato non sono stati rivelati, ma l'N9 è atteso entro la fine
dell'anno. La fotocamera dell'ultimo nato in casa Nokia ha 8 megapixel.
FOSTER'S RIFIUTA
L'OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER
http://on.wsj.com/jQRG6D
L'australiana
Foster's, tra le maggiori produttrici di birra al mondo, ha rifiutato
l'offerta di acquisto, per 9,5 milioni di dollari, lanciata da
SabMiller. La valutazione delle sue azioni a 4,90 dollari australiani
ciascuna, è stata definita da Foster's troppo bassa.
L'OCCUPAZIONE
NEGLI USA
2 - LES ECHOS
GLI USA DI FRONTE ALLA MINACCIA DI UNA RIPRESA SENZA OCCUPAZIONE
http://bit.ly/kSWo5I
Il ritorno alla
piena occupazione non è imminente in America. Mentre l'amministrazione
Obama sta cercando di convincere i repubblicani ad estendere i fondi per
il sostegno all'occupazione, uno studio del McKinsey Global Institute
(MGI) sottolinea la difficoltà della sfida.
Secondo il
rapporto, dopo aver distrutto 7 milioni di posti di lavoro dall'inizio
della recessione, all'economia americana serviranno altri nove anni per
sperare di raggiungere la piena occupazione (tasso di disoccupazione del
5%), creando 21 milioni di posti di lavoro netti entro il 2020. E si
tratta dello scenario più ottimistico. Quello meno roseo parla di appena
9,3 milioni di posti di lavoro creati nei prossimi dieci anni con un
tasso di disoccupazione destinato a rimanere elevato.
JPMorgan Chase
3 - BLOOMBERG
LA CATENA DI VESTITI LOW-COST H&M REGISTRA IL TERZO CALO DI
UTILI CONSECUTIVO
http://bloom.bg/mjHUOt
La catena svedese
di abbigliamento low-cost H&M rischia di registrare il terzo calo di
profitti consecutivi. Sarebbe la prima volta in dieci anni. Nel secondo
trimestre gli utili di H&M sono scesi presumibilmente del 16%, a 678
milioni di dollari. È quanto stimano 16 analisti. Nel trimestre in corso
i profitti potrebbero scendere di circa il 10%. Alla base del calo dei
ci sarebbe l'aumento del costo del lavoro in Asia, da cui arriva gran
parte dei prodotti distribuiti dalla catena di Stoccolma.
4 - FINANCIAL TIMES
CRISI DEI MUTUI: JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN
GIUDIZIO PER 800 MLN $
http://www.ft.com
ING DIRECT USA
LOGO
Le banche JPMorgan
e Royal Bank of Scotland sono state denunciate dalla National Credit
Union Administration (Ncua) degli Stati Uniti per oltre 800 milioni di
dollari. L'accusa mossa dall'agenzia federale indipendente per la
vigilanza finanziaria è di aver in qualche modo nascosto o minimizzato
il livello di rischio dei titoli legati ai mutui da esse venduti.
5 -
THE NEW YORK TIMES - DEAL BOOK
ING VENDE ANCHE LA DIVISIONE NOLEGGIO AUTO?
http://nyti.ms/kDysg9
rbs
Dopo aver
annunciato, venerdì scorso, la vendita per 9 miliardi di dollari della
sua banca online Ing Direct Usa, Ing è in trattativa per vendere anche
la divisione specializzata nel noleggio di autovetture a lungo termine,
"Ing Car Lease". Il Gruppo ieri ha confermato che sta valutando
strategie alternative per il Car Lease, inclusa, appunto, la sua
possibile vendita.
[21-06-2011]
|
BUSINESS
INTERNATIONAL - “LES ECHOS”: MCKINSEY, L’AMERICA DI FRONTE AL RISCHIO
REALE DI UNA RIPRESA SENZA LAVORO - “FT”: CRISI DEI MUTUI, JP MORGAN E
ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN GIUDIZIO - “BLOOMBERG”: TERZO CALO DI
UTILI CONSECUTIVO PER H&M - “NYT”: DOPO LA BANCA ON LINE IL GRUPPO ING
VENDE ANCHE IL NOLEGGIO AUTO? - “WSJ”: NOKIA SVELA IL SUO NUOVO
SMARTPHONE - FOSTER’S RIFIUTA L’OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA
SABMILLER…
DAGOREPORT
IL NUOVO NOKIA N9
1 - THE WALL
STREET JOURNAL
NOKIA SVELA IL SUO NUOVO SMARTPHONE
http://on.wsj.com/jYWEvU
Nokia cerca di
recuperare terreno nel competitivo settore dei telefoni cellulari e
lancia, a Singapore, una serie di nuovi dispositivi tra cui lo
smartphone touchscreen N9. Il prezzo e la data precisa di uscita sul
mercato non sono stati rivelati, ma l'N9 è atteso entro la fine
dell'anno. La fotocamera dell'ultimo nato in casa Nokia ha 8 megapixel.
FOSTER'S RIFIUTA
L'OFFERTA DI ACQUISTO LANCIATA DA SABMILLER
http://on.wsj.com/jQRG6D
L'australiana
Foster's, tra le maggiori produttrici di birra al mondo, ha rifiutato
l'offerta di acquisto, per 9,5 milioni di dollari, lanciata da
SabMiller. La valutazione delle sue azioni a 4,90 dollari australiani
ciascuna, è stata definita da Foster's troppo bassa.
L'OCCUPAZIONE
NEGLI USA
2 - LES ECHOS
GLI USA DI FRONTE ALLA MINACCIA DI UNA RIPRESA SENZA OCCUPAZIONE
http://bit.ly/kSWo5I
Il ritorno alla
piena occupazione non è imminente in America. Mentre l'amministrazione
Obama sta cercando di convincere i repubblicani ad estendere i fondi per
il sostegno all'occupazione, uno studio del McKinsey Global Institute
(MGI) sottolinea la difficoltà della sfida.
Secondo il
rapporto, dopo aver distrutto 7 milioni di posti di lavoro dall'inizio
della recessione, all'economia americana serviranno altri nove anni per
sperare di raggiungere la piena occupazione (tasso di disoccupazione del
5%), creando 21 milioni di posti di lavoro netti entro il 2020. E si
tratta dello scenario più ottimistico. Quello meno roseo parla di appena
9,3 milioni di posti di lavoro creati nei prossimi dieci anni con un
tasso di disoccupazione destinato a rimanere elevato.
JPMorgan Chase
3 - BLOOMBERG
LA CATENA DI VESTITI LOW-COST H&M REGISTRA IL TERZO CALO DI
UTILI CONSECUTIVO
http://bloom.bg/mjHUOt
La catena svedese
di abbigliamento low-cost H&M rischia di registrare il terzo calo di
profitti consecutivi. Sarebbe la prima volta in dieci anni. Nel secondo
trimestre gli utili di H&M sono scesi presumibilmente del 16%, a 678
milioni di dollari. È quanto stimano 16 analisti. Nel trimestre in corso
i profitti potrebbero scendere di circa il 10%. Alla base del calo dei
ci sarebbe l'aumento del costo del lavoro in Asia, da cui arriva gran
parte dei prodotti distribuiti dalla catena di Stoccolma.
4 - FINANCIAL TIMES
CRISI DEI MUTUI: JP MORGAN E ROYAL BANK OF SCOTLAND CITATE IN
GIUDIZIO PER 800 MLN $
http://www.ft.com
ING DIRECT USA
LOGO
Le banche JPMorgan
e Royal Bank of Scotland sono state denunciate dalla National Credit
Union Administration (Ncua) degli Stati Uniti per oltre 800 milioni di
dollari. L'accusa mossa dall'agenzia federale indipendente per la
vigilanza finanziaria è di aver in qualche modo nascosto o minimizzato
il livello di rischio dei titoli legati ai mutui da esse venduti.
5 -
THE NEW YORK TIMES - DEAL BOOK
ING VENDE ANCHE LA DIVISIONE NOLEGGIO AUTO?
http://nyti.ms/kDysg9
rbs
Dopo aver
annunciato, venerdì scorso, la vendita per 9 miliardi di dollari della
sua banca online Ing Direct Usa, Ing è in trattativa per vendere anche
la divisione specializzata nel noleggio di autovetture a lungo termine,
"Ing Car Lease". Il Gruppo ieri ha confermato che sta valutando
strategie alternative per il Car Lease, inclusa, appunto, la sua
possibile vendita.
[21-06-2011]
|
UN, DUE, TRE,
PIQUATTRO! - il capitolo che più imbarazza la sedicente grande stampa
d’informazione, è quello su Fabrizio Palenzona, vice presidente di
Unicredit - Il sospetto è che Bisignani potesse influire anche
all’interno della politica finanziaria dell’ex banca di profumo -
Vittorio Farina, socio di Bisi nella società Ilte, il cui intero
capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit, lo chiama per discutere
rapidamente di questo argomento: “Il cambiamento del capo del
personale”...
BISIGNANI
Da "il
Fatto quotidiano"
Il sospetto è che
Luigi Bisignani potesse influire anche all'interno della politica
finanziaria di Unicredit. E il sospetto nasce da un'intercettazione del
settembre 2010, stesso periodo in cui Alessandro Profumo lascia la guida
di Unicredit, dopo un clamoroso ribaltone, e il suo posto viene preso da
Federico Ghizzoni, ex direttore generale, non considerato tra i papabili
alla guida del colosso bancario. Pochi giorni prima della sua nomina -
ma il nome di Ghizzoni nelle intercettazioni non emerge - Vittorio
Farina, socio di Bisignani nella società Ilte, lo chiama per discutere
rapidamente di questo argomento: "Il cambiamento del capo del
personale".
Palenzona
Secondo gli
inquirenti stanno discutendo del "capo del personale" in Unicredit.
Farina, infatti, in merito all'argomento, suggerisce a Bisignani di
parlarne con Fabrizio Palenzona, vice presidente di Unicredit.
L'interesse del duo Bisignani - Farina per Unicredit, d'altronde, si
buon spiegare con la situazione finanziaria della loro società, la
"Ilte", il cui intero capitale, nel 2010, era in pegno a Unicredit.
Farina negli anni aveva consolidato un rapporto con Cesare Geronzi, ma
quando Capitalia viene assorbita da Unicredit, con la banca viene
assorbito anche il pegno delle azioni Ilte.
Federico Ghizzoni
UNICREDIT
Tra alta finanza e
capitani d'industria, Bisignani, si orienta sempre molto bene. Uno dei
suoi interlocutori - per quanto non in linea con l'asse Bisignani Letta
- è Luca Cordero di Montezemolo, che si rivolge al lobbista per aggirare
l'ostacolo della nuova presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, su
una nomina a Napoli: "Lì - dice Montezemolo a Bisignani - c'è un
mascalzone di... che vuole fare il Presidente degli Industriali, te la
faccio breve, la Marcegaglia ha chiamato ponendo il veto su Punzo,
(...). La Marcegaglia ha telefonato e ha detto no a Punzo perché troppo
amico di Montezemolo (...)".
LUCA CORDERO DI
MONTEZEMOLO
"Parlo con
Lucchini - dice Bisignani - fra un minuto e ti richiamo". Lucchini
spiega a Bisignani che c'era un candidato presidente designato
all'unanimità, tale "Graziano", spiegando che si poteva fare in modo che
Punzo diventasse vice presidente. Bisignani richiama Montezemolo,
dicendogli che "tutto ‘sto casino lo sta mettendo su Moretti" e
conclude: "Tu gli dici a Punzo di chiamare Stefano Lucchini". Paolo
Graziano divenne presidente di Confindustria Napoli, Punzo no.
[21-06-2011]
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O TEMPORA O
MORA - LELE NON SI ASPETTAVA L’ARRIVO DELLA FINANZA PER INGABBIARLO A
SAN VITTORE: “PORTATEMI VIA SUBITO, PRIMA DELL’ARRIVO DEI FOTOGRAFI” -
L’EX AMANTE DI CORONA IN CARCERE PER LA VORAGINE DI 8 MLN € “DISTRATTI”
DALLA SUA LM MANAGEMENT - IL LEGALE: “LA BANCAROTTA È STATA PROVOCATA
DAI DEBITI CON IL FISCO A SEGUITO DI UNA VERIFICA SCATENATA
DALL’INCHIESTA VALLETTOPOLI DALLA QUALE È USCITO PULITO”…
Giovanna
Trinchella per "la
Stampa"
lele mora
L'arresto no. Non
se l'aspettava per niente. E così quando i finanzieri di Milano hanno
citofonato, Dario «Lele» Mora ha avuto un sussulto. Ha pensato a quel
massacro mediatico di cui aveva parlato poco più di un mese fa in una
colorata ma tesa conferenza stampa. Quando tra Platinette e gli
organizzatori di un Festival aveva sibilato: «Non sono un magnaccia». Ma
ieri gli uomini della Guardia di Finanza erano lì non per le accuse del
Rubygate, ma per la voragine da oltre 8 milioni di euro della Lm
Management, la società con cui gestiva eventi e personaggi.
Lele Mora
«Non me
l'aspettavo per niente. Portatemi via presto», ha detto; Mora sapeva che
nel giro di pochi minuti, lì in viale Monza 9, dopo il suo avvocato Luca
Giuliante sarebbero arrivati giornalisti, fotografi e (chissà) gli
amici. Ha chiesto e ottenuto di poter preparare subito il borsone degli
abiti con cui poi è entrato a San Vittore. E nel giro di pochi minuti
era fuori dalla portata di flash e telecamere.
Lele Mora e
Fabrizio Corona
«Nessuno di noi
aveva percezione che questa ordinanza sarebbe arrivata. Lele è una
persona forte, ha un carattere temprato. Gli uomini della Guardia di
Finanza sono stati molto cortesi, hanno avuto un comportamento esemplare
nel totale rispetto», dice l'avvocato Luca Giuliante, primo di una lunga
schiera di legali di Ruby. Giuliante ricorda come la bancarotta sia
stata provocata dai debiti con il fisco, dopo una verifica scatenata
dall'inchiesta Vallettopoli dalla quale il suo assistito era uscito
completamente pulito, prosciolto dalle accuse che invece sono costate
una condanna a Fabrizio Corona.
berlusconi ruby f
d a d fde bd d b b c
E sì che proprio
Mora in uno dei suoi interrogatori con i pm - era il 13 ottobre 2009
aveva raccontato che molti di quei soldi erano andati all'amico ed ex
socio: «Ho speso buona parte di questo denaro in regali che ho fatto a
Corona al quale ho comprato otto autovetture a partire da un'Audi
cabriolet per arrivare alla Bentley Continental. Anche l'appartamento di
via De Cristoforis a Milano gliel'ho comprato io.
Berlusconi Ruby
Posso quantificare
a spanne che nel periodo 2004-2006 il denaro da me speso per Corona è di
circa due milioni di euro». Un po' di quel mondo da reality era lì ieri
pomeriggio a due passi dallo spettacolo. Nel bar Loreto sono arrivati
gli amici, i tronisti, i naufraghi che si domandavano, si dispiacevano
per la sorte del manager.
Lele Mora e
Costantino sulle nevi
È passato di lì
Costantino Vitagliano, ex corteggiato del programma Uomini e Donne, che
abita proprio in viale Monza: «Non so niente di quello che è successo -
dice l'ex tronista -. Mi spiace molto per lui», forse ricordando le
estati in Sardegna quando tutti si facevano fotografare con Mora. C'è
anche il nuotatore Lorenzo Tumiotto, ex naufrago dell'Isola, che sta
prendendo l'aperitivo proprio lì. Poco dopo arriva anche una ragazzina:
è la nipote di Mora e manda tutti a quel paese infastidita dalla
presenza dei fotografi.
LELE MORA E
PLATINETTE CH
Ancora molti gli
amici per Lele. Anche se solo un mese fa Mora si diceva «amareggiato»
perché tutti quelli che prima lo cercavano e che aveva «arricchito
facendoli diventare famosi» avevano cominciato a trattarlo come un
«lebbroso». «Credo nella giustizia», aveva detto pensando all'udienza
preliminare fissata per il Rubygate per lui e per Emilio Fede, direttore
del Tg4 e Nicole Minetti, consigliere regionale. Ma ieri invece sono
arrivate le manette per tutta un'altra storia e non sappiamo se, a
questo punto, abbia ancora fiducia in chi ieri ne ha ordinato l'arresto,
descrivendo la sua «competenza» e «professionalità nel delinquere».
[21-06-2011]
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BULGARIA, CASA
MIA - SONO MOLTE LE IMPRESE CHE, GRAZIE ALLO STUDIO PAMBIANCHI-MAZZIERI,
HANNO DRIBBLATO LE IMPOSTE TRASFERENDO IN BULGARIA QUELLO CHE RIMANEVA
DELLE LORO SOCIETÀ (CON LE CASSE VUOTE E PIENE DI DEBITI), SVUOTATE
GRAZIE ALLA CESSIONE DI RAMI D’AZIENDA - DALLA SIDERURGIA (GRUPPO VICHI)
ALL´IMMOBILIARE (DI VEROLI), SINO ALLA VIGILANZA PRIVATA (GELFUSA) NEL
SISTEMA-PAMBIANCO C’È UN INTRECCI DI SIGLE E CIFRE IN CUI SPARISCONO
DECINE DI MILIONI DI EURO…
Francesco
Salvatore e Maria Elena Vincenzi per "la Repubblica"-Roma
Rapporti con
l´estero, prestanome e aziende che si svuotano. La galassia dei clienti
dello studio Pambianchi-Mazzieri tocca diversi settori. Un'orbita in cui
entrano il gruppo siderurgico Vichi di Albano, l´immobiliare Di Veroli,
la società di abbigliamento al dettaglio Visa, l´alimentare Conad del
Tirreno, il gruppo Francisci con le sue case di cura, Gelfusa per la
vigilanza privata, Mangione per gli autosaloni e il gruppo De Meo che
produce e commercializza elettrodomestici e celle frigorifere.
pambianchi cesare
GRUPPO VICHI
Cinque milioni e mezzo di debiti con il fisco per le tre società che
fanno capo a Vichi - Gestione Galvanica, Gestione Zinco e Gestione
Meccanica. Bisogna correre ai ripari. Ecco perché le imprese vengono
svuotate attraverso trasferimenti del ramo d´azienda. Poi, quello che
rimane delle società, dopo la cessione delle strutture e del patrimonio
immobiliare, viene trasferito in Bulgaria. In Italia restano i nuovi
soggetti giuridici e, all´estero, vanno delle aziende gravate unicamente
da debiti verso l´erario, enti di previdenza e altri creditori. Reato
contestato: sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e
bancarotta.
GRUPPO DI VEROLI
Il metodo, collaudato, è più o meno lo steso anche per l´immobiliare Di
Veroli. Destinazione, sempre la Bulgaria. La Citiesse è il fardello del
gruppo perché, con i suoi debiti, ne pregiudica la stabilità. Tra il
2000 e il 2006 non versa le imposte per oltre 12 milioni di euro. Nel
2005 (e fino al 2010) interviene l´organizzazione. E subito parte la
ristrutturazione: i beni vengono venduti e ceduti in più passaggi. Fino
a che, a giugno del 2009, la sede della società viene trasferita in
Bulgaria e iscritta nel registro delle imprese locale. E,
contestualmente, cancellata da quello italiano. L´affare è completo.
CESARE-PAMBIANCHI
VISA DIFFUSIONE
MODA
Per la Visa Diffusione Moda, che vende abbigliamento al dettaglio e ha
accumulato debiti per oltre 3 milioni di euro, si arriva oltremanica. A
Londra viene aperto un punto vendita mentre a Roma viene affittato un
ramo d´azienda. La sede sociale viene trasferita in Inghilterra. Tanto
basta per ovviare alla riscossione dei crediti nel nostro Paese.
GRUPPO GELFUSA
Tra le società che si sono rivolti allo studio Pambianchi-Mazzieri, per
sottrarsi al pagamento delle imposte per oltre 3 milioni di euro e
ottenere vantaggi economici per quasi 9, c´è quello di vigilanza privata
e ristorazione Gelfusa. L´organizzazione avrebbe trasferito all´estero 9
società e, in Italia, ne avrebbe fatte fallire altre 5.
CESARE PAMBIANCHI
In particolare,
secondo i pm e i finanzieri del nucleo speciale di polizia valutaria,
per l´Istituto di vigilanza Centralpol, si opta per una scissione: il
patrimonio immobiliare viene trasferito alla Real Estate con sede in
Bulgaria, mentre gli elementi patrimoniali riguardanti i servizi di
vigilanza passano alla neonata Centralpol. L´Istituto, così svuotato, ma
non dei debiti, viene venduto a Giandomenico Alunno, prestanome
dell´organizzazione, che trasferisce la società in Inghilterra
cancellandola dalla Camera di Commercio italiana.
GRUPPO DE MEO
Per i magistrati, Marco Adami, che fa parte del secondo livello
dell´organizzazione in concorso con il commercialista del gruppo Ettore
Sperduti, avrebbe trasferito all´estero almeno 9 società indebitate con
l´erario per circa 80 milioni. Un meccanismo complesso di compravendite
immobiliare tra le aziende del gruppo che, grazie a una serie di
contratti simulati, rendeva problematico per il Fisco il recupero dei
beni stessi.
[21-06-2011]
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1- FINO AD
OGGI NESSUN GIORNALE ITALIANO È RIUSCITO A SCRIVERE IL NOME DELLA DITTA
DEI DIVANI "PIRATA" CHE HA INVASO LA SPIAGGIA DI BUDELLI. DALLE IMMAGINI
SI CAPISCE SOLTANTO CHE SONO BIANCHI E TRAPUNTATI, PER IL RESTO
L’INFORMAZIONE SEMBRA AVER LASCIATO IL PASSO AL BUSINESS DELLA
PUBBLICITÀ CHE ATTRAVERSA I MEDIA - 2- ALL’INCONTRO DI DOMANI PER LA
PRESENTAZIONE DEL PIANO INDUSTRIALE DI MAURO MORETTI SONO ATTESI
MATTEOLI E TREMONTI: CHISSà SE DOPO LA BOMBA SCOPPIATA IERI SERA I DUE
ESPONENTI DEL GOVERNO SIANO DESIDEROSI DI SEDERSI IN PRIMA FILA - 3-
L’USCITA DALL’ANTITRUST DI CATRICALÀ FARÀ FELICE BINI SMAGHI. FUORI
GIUSEPPE BRIENZA, PER TONINO SEMBRA SPIANATA LA STRADA DELL’AUTORITÀ PER
I LAVORI PUBBLICI - 4- TELECOM CHE FIGURACCIA PER SINISCALCO GRAZIE AGLI
HEADHUNTER DI “EGON ZEHNDER” - 5- GLI EX OPERAI FIAT DI TERMINI IMERESE
SONO ARRIVATI AI TERMINI (DELLA NOTTE) -
1-
BINARI ROVENTI PER MORETTI
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie sono trasecolati,
indignati e terribilmente incazzati.
Mauro Moretti
La notizia
lanciata ieri dalle agenzie sull'iscrizione di Mauro Moretti tra gli
indagati dai pm di Napoli è arrivata nel momento peggiore e ha destato
enorme sensazione. Adesso gli uscieri stanno leggendo le 332 pagine dei
magistrati che hanno messo sotto accusa il manager di Rimini che pensava
di essere rimasto al riparo dalla bufera dopo la sua testimonianza al
tribunale napoletano.
A dire il
vero gli uscieri non sono sbalorditi per le cose che si leggono nei
faldoni dei giudici perché sapevano da anni che Moretti non era arrivato
al vertice soltanto per la sua bravura o per grazia divina, ma anche per
i suoi rapporti trasversali e soprattutto con la Cgil, il sindacato dei
ferrovieri di cui è stato la guida.
BISIGNANI
E neanche la
rivelazione del loquace Bisignani a proposito della presentazione che
Lorenzo Necci gli fece prima della nomina del 2006 ad amministratore
delegato, rappresenta una novità anche se l'ex-sindacalista di Rimini
una volta salito sulla poltrona di prima classe ha fatto di tutto per
smarcarsi dal "magnifico Lorenzo", il padre dell'Alta Velocità.
Agli uscieri
non sfugge l'errore compiuto da Moretti quando davanti ai magistrati ha
giustificato il suo incontro con il parlamentare Alfonso Papa perché
questi aveva ricevuto da un controllore un trattamento disdicevole. Non
a caso nelle 332 pagine si legge che questa giustificazione è apparsa
"una vera e propria presa in giro" che ha fatto scattare l'iscrizione
del manager tra gli indagati.
ALFONSO PAPA
Ad ogni
modo il coinvolgimento del Capo ha rovinato la festa che gli uscieri del
palazzo-obitorio stavano preparando per domani quando, come ha
anticipato Dagospia la settimana scorsa, Moretti presenterà alla
stazione Termini il piano industriale 2011-2015 sul quale ha lavorato da
mesi.
I contenuti
del piano rimangono segreti, ma di sicuro saranno presentati il nuovo
marchio e il logo della società che d'ora in avanti si dovrà chiamare
"Ferrovie dello Stato Italiane". Davanti ai giornalisti il manager di
Rimini prenderà le distanze dalle notizie di queste ore e probabilmente
dedicherà una parte del suo discorso ai concorrenti di Ntv, la società
di Luchino & Company che con soldi e locomotrici anche francesi ha
dichiarato di voler decollare sui binari italiani entro la fine
dell'anno.
GIULIO TREMONTI
All'incontro
di domani è prevista la partecipazione del ministro maremmano Matteoli e
di Giulietto Tremonti, il ministro dell'Economia azionista di "Ferrovie
dello Stato Italiane". Nel palazzo-obitorio gli uscieri non sono del
tutto sicuri che dopo la bomba scoppiata ieri sera i due esponenti del
governo siano desiderosi di sedersi in prima fila.
2- L'USCITA DALL'ANTITRUST DI TONINO CATRICALÀ FARÀ FELICE
LORENZO BINI SMAGHI. PER TONINO SEMBRA SPIANATA LA STRADA DELL'AUTORITÀ
PER I LAVORI PUBBLICI CHE SI RENDERÀ LIBERA CON L'USCITA DI SCENA DI
GIUSEPPE BRIENZA
Qualche giornale tedesco continua a invocare la permanenza di Lorenzo
Bini Smaghi sulla poltrona della BCE.
L'ultimo è
Borsen-Zeitung, che come scrive la zelante corrispondente del "Corriere
della Sera" da Francoforte, Marika de Feo, è uscito ieri con
l'invocazione "Resta Lorenzo, resta a Francoforte". Questa eventualità
si scontra con il patto stretto da Berlusconi con Sarkozy per sollevare
l'economista fiorentino dall'Eurotower, ma resta intatto e irrisolto il
problema di trovare una sistemazione per questo personaggio che punta i
piedi al di là di ogni previsione. L'irritazione nei suoi confronti è
forte sia a Palazzo Chigi che alla Banca d'Italia dove il Consiglio
superiore al completo deve confermare entro martedì della prossima
settimana la scelta di Mario Draghi.
matteoli jpeg
L'unica
strada per uscire dall'empasse sembra quella di insistere per portare
l'economista fiorentino su una delle Authority (Antitrust, Lavori
Pubblici, AgCom) che potrebbero rendersi disponibili. È quanto sperano a
Palazzo Chigi dove danno per certa l'uscita dall'Antitrust di Tonino
Catricalà, il magistrato calabrese che stamane ha lanciato un grido
d'allarme sull'assenza di vitalità del sistema economico "compromessa e
senza concorrenza".
Per Tonino
sembra spianata la strada dell'Autorità per i Lavori Pubblici che si
renderà libera con l'uscita di scena di Giuseppe Brienza. Quest'ultimo è
stato nominato appena un anno fa grazie ai suoi rapporti storici con il
trio Casini, Cesa, Follini. L'arrivo di Catricalà dovrebbe contribuire a
mettere un po' di ordine in un mercato come quello dei lavori pubblici
che vale 111 miliardi e occupa 1,5 milioni di addetti.
LORENZO BINI
SMAGHI - copyright Pizzi
Un mercato
con molte ombre perché sembra che almeno 5mila imprese non rispettino le
regole e il 30% degli appalti sia affidato senza gara.
Per il
magistrato calabrese, che a parte le indulgenze dimostrate ai tempi del
salvataggio della vecchia Alitalia, è considerato un mastino, ci sarà
pane per i denti.
3- TELECOM CHE FIGURACCIA PER SINISCALCO GRAZIE AI CACCIATORI DI
TESTE "EGON ZEHNDER"
Nelle società dei cacciatori di teste l'ironia si spreca per la brutta
figura di "Egon Zehnder", uno dei più quotati headhunter internazionali
di cui è partner Aurelio Regina.
ANTONIO CATRICALA
Tutto nasce
dalla brutta figura che questa azienda presente sul mercato nostrano dal
1971 ha compiuto dopo il mandato ricevuto da Mimmo Siniscalco nella sua
qualità di presidente di Assogestioni, l'Associazione del risparmio
gestito dove l'ex-ministro torinese è stato nominato presidente nel
marzo dell'anno scorso.
Questa
Associazione ha il compito di nominare i cosiddetti "consiglieri
indipendenti" in varie società ed è in questa funzione che Siniscalco ha
chiesto a Egon Zehnder di scegliere per il consiglio di amministrazione
di Telecom un nome brillante da affiancare a quelli di Francesco Profumo
(rettore del Politecnico di Torino) e Luigi Zingales, il barbuto
economista che ha fama di rompicoglioni.
Dopo aver
ricevuto l'incarico, il faro di Egon Zehnder si è acceso sulla testa di
Nanni Beccalli Falco, numero uno in Europa e in Asia di General
Electric. Questo manager, nato in Italia, ha iniziato la sua carriera in
Usa nel '75 e ha un curriculum di tutto rispetto perché, oltre alla
carica che ricopre dal gennaio di quest'anno dentro la multinazionale
General Electric, siede nel board di importanti organizzazioni
internazionali e nel 2009 ha ricevuto la Legion d'Onore.
yds08 domenico
siniscalco toast
Purtroppo le
teste meravigliose di Egon Zehnder non si sono accorti che le grandi
società americane non concedono ai propri manager operativi di sedere
nei consigli di altre aziende, e nemmeno si sono preoccupati di chiedere
un parere alla casa madre statunitense di "Nani" Beccalli Falco.
Quest'ultimo invece il parere l'ha chiesto al suo ufficio legale che,
nel rispetto della tradizione, non gli ha concesso di sedersi tra i
consiglieri indipendenti di TelecomItalia.
Adesso
Siniscalco e Assogestioni devono mettere una pezza e trovare una degna
alternativa.
NANNI BECCALLI
FALCO
4- FINO AD OGGI NESSUN GIORNALE ITALIANO E NESSUNA TELEVISIONE È
RIUSCITA A SCRIVERE IL NOME DELL'AGENZIA PUBBLICITARIA "PIRATA" E DELLA
DITTA DEI DIVANI CHE HA INVASO LA SPIAGGIA DI BUDELLI. DALLE IMMAGINI SI
CAPISCE SOLTANTO CHE SONO BIANCHI E TRAPUNTATI, PER IL RESTO
L'INFORMAZIONE SEMBRA AVER LASCIATO IL PASSO AL BUSINESS DELLA
PUBBLICITÀ CHE ATTRAVERSA I MEDIA
I sardi sono gente vispa e curiosa come dimostra quel fotografo
impiccione di Antonello Zappaddu che continua a spiare gli ospiti di
Berlusconi a Villa Certosa.
Spiaggia Rosa DI
BUDELLI
Questa
caratteristica antropologica li ha portati a scoprire una clamorosa
violazione della natura che è stata provocata dall'arrivo sulla spiaggia
di Budelli di una troupe pubblicitaria inglese pronta a realizzare uno
spot per una società che produce divani, tavoli e poltrone.
L'invasione
dell'isolotto più sacro della Maddalena è stata anticipata dall'arrivo
di un panfilo di 70 metri dove 15 pirati (operatori e modelle) hanno
atteso un paio di giorni prima di scendere sulla sabbia finissima per
costruire il set fotografico.
pubblicitari con
poltrone a budelli
A lanciare
l'allarme è stato Yuri Donno, il biologo del parco, che ha parlato
subito di atto vandalico. A metà della settimana scorsa "Repubblica" ha
dedicato un'intera pagina all'episodio, e a ruota del quotidiano sono
arrivati numerosi servizi giornalistici e televisivi di altri giornali
come "La Stampa", "TgCom", "Nuova Sardegna" e "Unione Sarda".
PUBBLICITARI
VIOLANO LA SPIAGGIA DI BUDELLI
A quanto
pare i 15 inglesi dovranno pagare una multa irrisoria di 50 euro, ma
l'aspetto più curioso che eccita la curiosità dei sardi è un altro: fino
ad oggi nessun giornale italiano e nessuna televisione è riuscita a
scrivere il nome dell'agenzia pubblicitaria "pirata" e della ditta dei
divani. Dalle immagini si capisce soltanto che sono bianchi e
trapuntati, per il resto l'informazione sembra aver lasciato il passo al
business della pubblicità che attraversa i media.
Fiat TERMINI
IMERESE
5- GLI OPERAI DI TERMINI IMERESE SONO ARRIVATI AL TERMINE DELLA
NOTTE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che gli operai di
Termini Imerese stanno ancora aspettando le proposte per un insediamento
alternativo allo stabilimento Fiat.
SIMONE CIMINO
Le ultime
notizie riguardano l'arresto del finanziere Simone Cimino, fondatore nel
2003 di Cape Natixis, una società di gestione di fondi che attraverso
l'altra società di investimento quotata Cape Live aveva presentato a
Sciaboletta Scajola progetti fantasmagorici per la riconversione del
sito automobilistico.
Nonostante
l'arresto di Cimino resta in piedi la joint-venture del finanziere con
la Regione Sicilia che si era illusa di produrre auto elettriche in
tandem con un fantomatico partner indiano".
[21-06-2011]
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BISI & RISI -
ALLA PROCURA DI ROMA ARRIVA IL FALDONE TRASMESSO DA NAPOLI - TRA Il
contratto per l’informatizzazione di Palazzo Chigi E il contenzioso tra
Masi e Santoro per la chiusura DI ’Annozero’, ANCHE LA SCANDALOSA
pubblicità ENI DA 100 MILA EURO L’ANNO A Dagospia (MA HANNO IDEA
LORSIGNORI DI QUANTE INSERZIONI FA SCARONI A TUTTA LA STAMPA E
DINTORNI?) - LA ILTE DI FARINA & BISIGNANI stampava "Il Fatto"?...
BISIGNANI
1- ALLA
PROCURA DI ROMA ARRIVA IL FALDONE TRASMESSO DA NAPOLI
(Agi) Il contratto all'Italgo di Anselmo Galbusera per
l'informatizzazione di Palazzo Chigi, il contenzioso tra l'ex dg della
Rai Mauro Masi e Michele Santoro per la chiusura del programma
'Annozero', la 'joint venture' tra la societa' Ilte e le Poste per la
stampa e la spedizione di bollette e fatture in Italia, la pubblicita'
garantita al sito Dagospia: questi, e poco altro ancora, i capitoli di
indagine gia' all'attenzione del procuratore aggiunto di Roma Alberto
Caperna.
Si tratta di
un centinaio scarso di fogli, trasmessi dai magistrati della procura di
Napoli che, indagando sulla cosiddetta P4, hanno ottenuto gli arresti
domiciliari per il consulente d'affari Luigi Bisignani, ex giornalista,
e chiesto la misura cautelare per il parlamentare del Pdl, Alfonso Papa,
magistrato in aspettativa. L'incartamento finito a piazzale Clodio
contiene qualche verbale di interrogatorio e alcuni passi di
intercettazione. "Non e' molta roba - si limitano a spiegare in procura
- e francamente non sappiamo se da Napoli ci verra' trasmesso altro
materiale".
Nel
frattempo, il procuratore Giovanni Ferrara ha aperto sulla vicenda un
fascicolo senza indagati e senza ipotesi di reato, rubricato come 'atti
relativi'. L'incartamento sara' poi assegnato a un paio di pm che
dovranno valutare se e come procedere, anche perche' da una prima,
sommaria, lettura della documentazione napoletana non sembrano emergere
in maniera cosi' evidente attivita' illecite.
MAURO MASI
Un destino
diverso, invece, potrebbe avere il filone di indagine su Masi e Santoro:
non e' escluso, infatti, che i magistrati romani dispongano uno stralcio
e la trasmissione degli atti al tribunale dei ministri al cui vaglio, da
tempo, c'e' il fascicolo che vede indagato Silvio Berlusconi per
concussione e minacce per le pressioni esercitate nel 2009 sull'allora
commissario Agcom Giancarlo Innocenzi affinche' venisse sospeso
'Annozero'. Per questa vicenda, l'Agcom, Innocenzi e lo stesso Masi sono
parti offese.
michele santoro
anno zero
2- "NE
HO PARLATO DOPO LA NOTIZIA DEL FATTO"
Da "il
Fatto quotidiano"
Non solo
domande sui tre capi di imputazione contestati, ovvero tre ipotesi di
favoreggiamento, contestate a Luigi Bisignani. I pubblici ministeri
Henry John Woodcoock e Francesco Curcio, nell'interrogatorio di garanzia
dinanzi al gip Luigi Giordano, hanno chiesto anche altro all'uomo
d'affari. "Domande alle quali non ci siamo sottratti il penalista
Gianpiero Pirolo - questo in virtù anche del percorso che abbiamo fatto
fino a ora, sostenendo numerosi interrogatori. Io neanche ricordavo
quanti interrogatori, poi uno dei pm mi ha detto addirittura cinque. Lo
stesso gip è rimasto sorpreso dal fatto che Bisignani sia stato sentito
anche dopo la richiesta di custodia cautelare".
GIOVANNI FERRARA
Bisignani ha
spiegato di aver parlato con il sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio, Gianni Letta, "dopo che Il Fatto Quotidiano aveva scritto di
una presunta indagine su Letta. E poiché Bisignani lavorava per una
società che stampava Il Fatto, fu tutt'uno parlarne con Letta". "Le
vicende delle quali parla Bisignani erano già note e se ne parlava da
tempo sui giornali", conclude il legale.
[21-06-2011]
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P4, TUTTI GLI
INTERROGATORI - DA GIANNI LETTA A MONTEZEMOLO, DA D’ALEMA A MASI, DA
BOCCHINO A FRANCESCO MICHELI, DA PRESTIGIACOMO A RICUCCI - E DENTRO
FENECH, SETTA, MINOLI, LA ROSA, L’AMBASCIATORE LIBICO, DAGOSPIA,
PALENZONA, ALFREDO VITO, MAURIZIO BASILE, ALFREDO ROMEO, ETC. L’ACCUSA:
CONOSCERE BISIGNANI - MIGLIAIA DI ATTI E TELEFONATE CHE IL GIUDICE AVEVA
ORDINATO DI NON USARE. E CHE INVECE DIVENTANO DI DOMINIO PUBBLICO...
Gian
Marco Chiocci, Andrea Cuomo e Massimo Malpica per "Il
Giornale"
LUCA CORDERO DI
MONTEZEMOLO
Fango nel
ventilatore, schizzi per tutti. Metodo noto, conosciuto, indegno: si
depositano atti e intercettazioni che per il gip non sono meritevoli di
finire nell'ordinanza, si depositano anche quelli che non dovrebbero mai
essere messi a disposizione della stampa perché di nessuna rilevanza
penale, e già che ci sono si lasciano a disposizione del «pubblico»
carte giudiziarie che coinvolgono persone terze, ignare, non indagate.
Per non dire
di questo quotidiano: il Giornale per «loro» è macchina del fango.
L'intercettazione tra Sallusti e Chiocci, cronista e direttore che
parlano di un'inchiesta, diventa (testuale) «un fatto di straordinaria
gravità», la prova di un «sistema parallelo e surrettizio di
acquisizione di notizie segrete riservate».
EDWIGE FENECH
MONTEZEMOLO, FENECH E LA MASERATI
Di fondamentale importanza, si fa per dire ovviamente, per l'inchiesta
sulla P4 la vicenda della sponsorizzazione dell'attrice-produttrice
Edwige Fenech attraverso l'ex marito Luca Cordero di Montezemolo, patron
della Ferrari. Che si rivolge a Bisignani e a Masi per garantire la
produzione di una fiction. A Montezemolo viene fatta sentire
un'intercettazione: «Nella conversazione che mi avete fatto ascoltare io
faccio riferimento a una richiesta di intervento sul direttore della Rai
Masi che io chiesi al Bisignani nell'interesse della signora Fenech che
è stata mia moglie e che produce fiction per la Rai.
BISIGNANI
La Fenech mi
aveva detto che la Rai si era impegnata a produrre fiction prodotte da
lei. Chiamai Masi ad Abu Dhabi e subito dopo chiamai Bisignani
chiedendogli di intervenire su Masi. La Fenech mi ha detto che è ancora
in attesa. L'autovettura Maserati di cui si parla il Masi me l'aveva
chiesta in prova e io gliel'avevo mandata (...). Venni a sapere che il
figlio di Bisignani lavorava per la Renault (...) Bisignani è amico di
Briatore. L'anno scorso (...) dissi a Dominicali di incontrarlo il
figlio di Bisignani e di testarlo. Il ragazzo è stato assunto e mi
dicono sia in gamba».
Masi
conferma: «Tanto il Bisignani quanto il Cordero di Montezemolo mi
rappresentavano una questione riguardante la Fenech, una produzione
della fiction della stessa; io non ho fatto alcun intervento, ho tenuto
per due settimane la Maserati messa a mia disposizione in prova da
Montezemolo».
MAURO MASI
SETTA,
MINOLI, LA ROSA...
Masi alle prese con numerose incombenze. Raccomandazioni o spintarelle.
Cosa c'entrino con l'inchiesta P4 è un altro mistero: «Il Massimo a cui
si fa riferimento nell'intercettazione è Massimo Liofredi che proteggeva
la Setta (Monica, giornalista, ndr) che io non volevo; la «Lei» cui si
fa riferimento è la Monica Setta. Effettivamente nella conversazioni in
esame io dico al Bisignani di informare e di parlare di tali questioni
il dottor Letta, e ciò perché Bisignani è sicuramente più legato al
Letta di quanto lo sia io (...).
MONICA SETTA
Il
Bisignani, per la verità insieme a tanti altri, mi ha chiesto la
cortesia di far lavorare la Monica Setta, ma io non l'ho "rinnovata"
perché fa una televisione che non mi piace; ha fatto solo quattro
trasmissioni in prima serata, ma solo perché era contrattualizzata; per
la Setta mi hanno chiamato esponenti di tutto l'arco costituzionale
(...). Anche per Anna La Rosa mi ha telefonato tutto l'arco politico
istituzionale, compreso Bisignani». Ce n'è addirittura anche per Gianni
Minoli, grande giornalista, ideatore di Mixer: «Nella conversazione -
spiega Masi - faccio riferimento a Gianni Minoli, che mi era stato
segnalato da Gianni Letta. Con Minoli si parlava della celebrazione dei
150 anni d'Italia; Minoli mi veniva segnalato quotidianamente anche da
Amato che era il presidente del Comitato dei garanti per la celebrazione
dei 150 anni».
Minoli
Nella follia
del copia e incolla dei brogliacci telefonici i pm si eccitano all'idea
che Bisignani, secondo Masi, potesse avere contatti con Ferruccio De
Bortoli, direttore del Corriere della Sera. Come se fosse l'unico
direttore ad avere contatti quotidiani con il lobbista che oggi tutti
fanno a gara non conoscere: «Il Ferruccio al quale si fa riferimento -
dice Masi - è Ferruccio De Bortoli con il quale Bisignani ha ottimi
rapporti». A margine anche alcune intercettazioni con Paola Ferrari,
conduttrice della Domemica sportiva».
ANNA LA ROSA
L'AMBASCIATORE LIBICO
In Finmeccanica Gigi poteva contare su buoni agganci. Il numero uno
Guarguaglini dice: «Ho conosciuto Bisignani prima di entrare in
Finmeccanica nel 2002. L'ho incontrato quattro volte in occasioni
mondane. È un lobbista, so che è un buon amico di Letta (...). Io ho
frequenti rapporti con Gaddur, ambasciatore libico, dal momento che
intratteniamo rapporti economici con la Libia, dove mi sono anche
recato. Non mi ricordo di riunioni tenute da me con ambasciatori e
membri del governo».
Dalle
conversazioni intercettate emerge che Bisignani ha stretti rapporti con
l'ambasciatore libico a Roma Hafed Gaddur con il quale si sente e si
incontra e il rapporto tra i due è finalizzato a fare affari come emerge
chiaramente dalla seguente conversazione allorquando un collaboratore di
Bisignani gli riferisce che "gli ha detto che Bisignani insiste su
quello che vedeva sul tuo amico libico". Lo spessore del ruolo di
Bisignani - scrivono i pm - appare quando organizza un incontro tra
l'ambasciatore libico e il suo amico Scaroni al quale riferisce che poi
deve andare "da quell'altro pazzo così poi ti dico quelle cose di
prima".
gaddur
Dell'incontro Paolo (Scaroni) rende edotto il Bisignani
rappresentandogli che è andata bene e che domenica potrebbe andare in
Libia per incontrare il primo ministro, "per chiudere una cosa ovvero un
contratto a gas". Bisignani contatta subito l'ambasciatore chiedendogli
appuntamento per Scaroni per domenica mattina "così la chiudiamo sta
cosa". Effettivamente l'ambasciatore l'appuntamento glielo prende e
Paolo Scaroni vola in Libia e al ritorno rende edotto il Bisignani che è
andato tutto bene».
PAOLO SCARONI
LETTA
BERSAGLIO MANCATO
Poteva mancare all'appello il sottosegretario alla presidenza del
Consiglio Gianni Letta? Domanda oziosa, no. E infatti Letta non solo
viene chiamato a testimoniare, ma è anche citato, da molti, come
politico di riferimento di Bisignani. Il suo verbale, ovviamente, è agli
atti in forma integrale. Letta non nega la sua amicizia pluriennale con
il lobbista, spiegando che è cominciata con suo padre.
«Sia il
Bisignani che l'ambasciatore libico Gaddur mi hanno detto di essere
amici fra di loro; non so di interessi di Bisignani in Libia che non me
ne ha mai parlato. Non conosco Galbusera, conosco Micheli; non ho mai
sentito parlare di una società che si chiama Italgo e non ho mai saputo
che ha partecipato ad appalti con la presidenza del Consiglio dei
ministri; non ho mai associato Micheli ad Italgo. Non escludo di aver
potuto siglare qualche carta che riguardi tale società, ma in questo
momento sicuramente non me ne ricordo. Ho trovato Ragusa alla presidenza
del Consiglio dei ministri, al dipartimento antidroga della presidenza
stessa, io l'ho nominato all'attuale carica. So che Bisignani era legato
al Velino di Iannuzzi in quanto amico dello Iannuzzi; non ho mai saputo
o appreso di sollecitazioni fatte dal Bisignani al dipartimento
dell'editoria nell'interesse del Velino, anche perché sfugge alla mia
delega rientrando in quella dell'on. Bonaiuti».
a53 gianniletta
Letta
ricostruisce la storia della nomina di Santini: «Quando andò via
l'ammiraglio Branciforte come direttore dell'Aise, io, nella mia qualità
di Sottosegretario con delega ai Servizi, attivai la procedura per il
rinnovo della carica direttore dell'Aise; il Ministero della Difesa
propose una rosa di tre nomi (militari) ovvero del generale Santini, del
generale Piccirillo e dell'ammiraglio La Rosa. In virtù della logica di
avvicendamento delle Armi, fu la stessa Difesa che suggerì la scelta di
un generale dell'Esercito; fu così che noi scegliemmo il generale
Santini che era già Consigliere militare della presidenza del Consiglio.
il generale
Adriano Santini
Ricordo che
io consultai, partecipando la nostra preferenza sul Santini, sia il
presidente del Copasir, sia il capo dello Stato, sia l'opposizione.
Ricordo che chiamai io personalmente D'Alema; apprendo in questo momento
da voi, o comunque non mi ricordavo, che il Bisignani accompagnò il
generale Santini dall'onorevole D'Alema. Ho conosciuto Bisignani
quaranta anni fa dal momento che il padre era molto amico del mio
direttore del Tempo Angiolillo, poi ho conosciuto la madre, poi il
fratello Giovanni e poi anche Luigi (Bisignani) che cominciò a fare il
giornalista con Libero Palmieri che aveva iniziato anche me al
giornalismo; poi fece carriera e diventò caporedattore dell'Ansa di
Roma; Bisignani fu portavoce e addetto stampa di Stammati; io sono stato
testimone di nozze, unitamente a Lamberto Dini, di Luigi Bisignani.
John Henry
Woodcock
Bisignani è
persona estroversa brillante e ben informata ed è possibile che qualche
volta dica più di quello che sa... omissis... Con Bisignani intrattengo
rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto
come con ogni altro. Bisignani è amico di tutti; Bisignani è l'uomo più
conosciuto che io conosca. Bisignani è un uomo di relazione.
Conosco
l'onorevole Papa che ho conosciuto quando era al ministero della
Giustizia e che è rimasto al ministero sia con Castelli che con
Mastella. Ricordo che un giorno il Papa mi disse che aveva aspirazioni
politiche. In seguito di Papa e delle sue aspirazioni politiche mi parlò
anche il Bisignani. Io rappresentai tale aspirazione del Papa a
Berlusconi, che mi disse che aveva ricevuto molte altre sollecitazioni
riferite sempre al Papa. Dopo l'elezione a deputato il Papa mi chiese di
fare il sottosegretario, ma non è stato mai accontentato.
ITALO BOCCHINO E
MOGLIE
Non escludo
che il Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da
parte dell'autorità giudiziaria; sicuramente non mi ha detto che era
intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto al
Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto
facondo. Non ho mai cenato con il Bisignani e il procuratore generale di
Roma, tanto meno per festeggiare il nuovo giudice della Corte
Costituzionale Lattanzi, che ho conosciuto solo al Quirinale al momento
del giuramento.
Apprendo
adesso che il Bisignani sia molto legato a Dagospia; può darsi che il
Bisignani abbia conosciuto il D'Agostino quando era al Messaggero. La
trattativa della presidenza del Consiglio per l'immobile in piazza del
Parlamento - su cui Farina aveva una prelazione/opzione - si è conclusa
in un nulla di fatto.... omissis».
ROBERTO DAGOSTINO
BOCCHINO, DAGOSPIA E LE TRAME
Afferma Italo Bocchino a verbale a proposito dei pedinamenti da lui
denunciati: «In riferimento al pedinamento insieme all'agente del Sismi
Marco Mancini che ha generato l'inchiesta di cui si è occupato anche il
Copasir. Effettivamente io mi ero preso un caffè con Mancini ma del
tutto occasionalmente. Conosco Mancini per ragioni istituzionali essendo
stato lui un esponente di rilievo dei servizi segreti. Nel corso delle
conversazioni mi veniva caldeggiato da Bisignani l'impegno per fare
approvare alcuni emendamenti alla Finanziaria sui parchi relativi al
finanziamento del ministero dell'Ambiente. Rispondo che effettivamente
Bisignani si fece portatore. In questo caso non ebbi difficoltà perché
le sue indicazioni coincidevano con l'interesse politico del Fli cioè
mettere in difficoltà il Pdl.
Bocchino e
Carfagna nel
E Bisignani
caldeggiava gli interessi di alcuni ministri non tremontiani cioè la
Gelmini, la Prestigiacomo e Frattini. Dunque proprio nella prospettiva
di mettere in difficoltà il Pdl dissi a Bisignani di farmi sapere tutti
gli eventuali emendamenti che si potevano proporre nell'interesse dei
ministri in quanto il mio gruppo li avrebbe sostenuti».
E ancora, a
proposito della sua guerra con Dagospia: «Conosco da molto tempo
D'Agostino Roberto, per intenderci quello di Dagospia. Era amico di
gioventù di mia moglie Gabriella e dunque vi erano rapporti cordiali
anzi direi di amicizia. Abbiamo fatto vacanze insieme. I rapporti si
sono incrinati proprio nel periodo in cui è stato smontato lo scandalo
della casa di Montecarlo, asseritamente di Tulliani. In particolare
Dagospia aveva rilanciato una notizia apparsa sul sito di Santo Domingo
che si occupava di vicende della casa di Montecarlo. (...)
Palenzona
A seguito
della pubblicazione su Dagospia la notizia venne rilanciata in Italia da
giornali vicini al presidente del consiglio Berlusconi. Ricordo che
Castelli presente in trasmissione cercò di ribattermi che Dago non era
di Berlusconi e io che avrei potuto parlare a lungo su chi c'era dietro
Dagospia. Io pensavo a un circuito politico-informativo che ruotava
intorno al presidente Berlusconi e alle aziende partecipate dallo Stato
e Mondadori.
Dopo questa
mia uscita D'Agostino si risentì molto e cominciò ad attaccarmi
quotidianamente, addirittura aggredendo la mai sfera personale. Ha avuto
anche un incontro con mia moglie nel corso del quale ha sostenuto di
avere delle fotografie della mia relazione extraconiugale. Ho sfidato
D'Agostino a pubblicarle, lui ha messo in giro la notizia di una
relazione che si consumava presso l'hotel Vesuvio a Napoli dove secondo
notizie infondate risultava una terza persona, un imprenditore che
pagava l'albergo a me e alla Carfagna».
Sul tema
agli atti una telefonata tra Bisignani e Bocchino. Bocchino: «Senti,
l'amico Roberto si sta proprio a comporta' da merda». Bis: «Io adesso
sto a Milano, non ho visto un cazzo». Boc: «No, no, no che ha
pubblicato, c'ha chiamato mia moglie, aizzandola, c'è proprio..». Bis:
«Ma cose da pazzi. Vabbe', cerco di... Ma questi so così strani (...) io
in questo periodo ho voglia di parlarci il meno possibile perché è
talmente pazzo».
PRESTIGIACOMO
GELMINI
MICHELI, PALENZONA E L'IMPERATORE
Parla l'ex manager di Fastweb: «L'imperatore a cui io e Bisignani
facciamo riferimento dovrebbe essere Geronzi che io conosco bene e con
il quale Bisignani ha un rapporto storico essendo entrambi molto legati
ad Andreotti e Letta. Considero Geronzi uno dei padroni d'Italia e
dunque sapendo che Bisignani era molto legato a Geronzi io gli chiedevo
di informarsi sulla situazione. In altri termini Bisignani è l'uomo e il
cuore e il terminale romano di molte vicende politico-istituzionali e
finanziarie romane. Mi risulta che Palenzona, chiamato "Ciccione", sia
il presidente di Unicredit e attualmente l'uomo forte di Unicredit che
viene dalla Dc. Vi dico che Bisignani è uomo di potere ed è il prototipo
degli uomini della vecchia Dc».
STEFANIA
PRESTIGIACOMO MARIASTELLA GELMINI
Altra
notizia che eccita i pubblici ministeri è che l'uomo forte di Unicredit,
Fabrizio Palenzona, è molto legato da vincoli di amicizia con Bisignani
con cui partecipa - udite udite - a una cena. Bisignani parla con un
uomo, che gli dice all'apparecchio: «L'unico amico mio che ho è
Bisignani e Geronzi invece mi fa la guerra. Porca puttana io sono
contento di avere amico Bisignani, ricordatelo è un onore per me». A
tale affermazioni Bisignani replica: «vai Fabrizio». Quell'uomo, per
l'appunto, era Palenzona.
PRESTIGIACOMO: «GIGI MI ROVINI?»
Ai Pm che le chiedono conto di intercettazioni nello studio di
Bisignani, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo racconta:
«Ho conosciuto Bisignani in un ristorante insieme a Verdini e Iannuzzi.
Ho cominciato a frequentarlo nella primavera 2010. So che era amico di
Andreotti. Mi ha contattato nella primavera 2010 perché era interessato
tramite la Ilte a stampare pubblicazioni del ministero dell'Ambiente.
Non se n'è fatto nulla. Mi risulta che sia amico di Bocchino e che gioca
a tennis con Scaroni. (...) Io so che Bisignani ha aiutato politicamente
la Santanchè sia contro Berlusconi sia poi a riappacificarsi con lui.
Mi disse che
aveva interessi con Visibilia non mi ricordo se mi disse che l'aveva
aiutata ad avere rapporti con il Giornale e con Libero. Ritengo che
Bisignani avesse rapporti con Dagospia. Dico ciò perché mi diceva sempre
di guardare il sito. Mi risulta che il Bisignani sia amico di Grasso
Filippo, che conosco bene anche io».
Alfredo Vito
E c'è di
più. Dell'intercettazione tra Prestigiacomo e Bisignani, i pm mettono in
maiuscolo un passaggio in cui il lobbista accenna al fatto che i suoi
telefoni potessero essere sotto controllo. Prestigiacomo: perché non te
lo dicono? Bisignani: perché stanno al telefono... si è montato la,.. e
fa tutto il saputello. P: ma in cinque giorni? B: ma che gli è successo?
Dobbiamo stare attenti ai telefoni perché a Letta gli ho chiesto
stamattina: (...) dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni a
me e a lui... (ed esclama, ndr) ah bene! (...) P: E come fa a sapere che
tu hai l'utenza da là? B: No, quella là penso che non lo sappia, però...
e insomma, no, non è che tu, ti ricordi (inc) lo fai sentire? P: Ma
anche ora c'ho il telefono (...) con il fruscio, ma tu non lo senti il
fruscio? (...) e quindi? Perché Woodcock a te ti controlla? B: E che ne
so perché mi controlla... non so, non saprei. P: Se ti controlla ti
segue ti fa (...) mamma mia! Ma come si può vivere così? Dì, me rovini?
Se escono le intercettazioni con me mi rovini! B: io cerco di stare
sempre attentissimo al telefono. (...)».
LE
ATTENZIONI SULLA GELMINI
Nel famoso capitolo «cassato» dal gip, dunque da non rendere noto,
rimarcano «è una sorta di attività di coordinamento svolta da Bisignani
in favore dei ministri Gelmini, Frattini che si aggiungono alla similare
attività svolta in favore della Prestigiacomo». Roberto Mazzei,
presidente del Poligrafico, interrogato il 22 febbraio riferisce di aver
conosciuto Papa «nel contesto di una iniziativa organizzata dalla
Gelmini e Frattini»
RICUCCI
E ROMEO, ANCORA LORO
Chi si rivede. Stefano Ricucci, l'immobiliarista delle scalate, riappare
a verbale. «Conosco Papa da 10 anni, ho parlato con lui dei miei
problemi giudiziari, tuttavia ho mai chiesto qualcosa del momento, mai
ho avuto confidenza, l'avrò visto due o tre volte, ho saputo che la
moglie del Papa è avvocato civilista e che collaborava anni fa con lo
studio Sinibaldi (...). Conosco Bisignani, l'ho conosciuto con Farina
anni fa. E Alfredo Romeo (imprenditore del caso Global service a
Napoli): «Non ho mai conosciuto Papa, mai sentito nominare.
Ho
conosciuto Bisignani venti giorni fa presso lo studio dell'onorevole
Pomicino che conosco da tanti anni. Il contesto fu conviviale, spesso il
Pomicino si atteggia a nostro consulente, lo considero uomo esuberante,
con Bisignani abbiamo scambiato poche battute poi se n'è andato».
Il sindaco
Alemanno
MISTER
100MILA SUPPOSIZIONI
Alfredo Vito, ex parlamentare coinvolto nella prima tangentopoli, ora
vicino a Fli e a Bocchino, finisce come tanti davanti ai pm: «Non fui
ricandidato per (...) un'aspra battaglia politica contro due esponenti
di Forza Italia, Cosentino e Cesaro, soggetti che al di là di eventuali
profili penali da valutare nelle sedi competenti, tuttavia non sembra
avessero sotto un profilo morale ed etico la statura necessaria per
guidare un partito (...). Papa è persona vicina a Cosentino e non a
Caldoro. Non ho mai conosciuto Bisignani e me ne sono tenuto ben
volentieri lontano dal momento che il Bisignani viene additato come uomo
titolare di uno straordinario potere occulto secondo taluni ripeto della
sua appartenenza alla Massoneria secondo altri alla sua appartenenza ai
servizi segreti in particolare americani».
ALEMANNO AL GRAN PREMIO P4
Nella richiesta, e nelle carte allegate, i pm indicano il sindaco di
Roma Gianni Alemanno come persona su cui si esercita «la capacità
d'influenza del Bisignani». A tirare in ballo il primo cittadino della
capitale è l'Ad di Atac Maurizio Basile, interrogato: «Nella primavera
del 2010 il Bisignani mi ha presentato al Sindaco Alemanno, e dunque
Alemanno mi ha nominato suo capo di Gabinetto (dal luglio del 2010 al
novembre del 2010), dopodiché sono stato nominato amministratore
delegato dell'Atac, cumulando le due funzioni per un mese (...)
MASSIMO DALEMA
Mi chiedete
il ruolo del Bisignani nel contesto dei rapporti con Alemanno. Vi
rispondo che non c'è dubbio che Alemanno ascoltasse le indicazioni del
Bisignani (compresa la mia nomina). Tuttavia non so spiegare come mai il
Bisignani potesse vantare tale indubbio «potere contrattuale» sul
suddetto Alemanno; Alemanno ha partecipato anche a due riunioni/cene a
casa della madre del Bisignani (...) nel corso di una delle due
menzionate cene a casa della madre del Bisignani - cui eravamo presenti
io, il Bisignani e l'Alemanno - ricordo che il Bisignani fece parlare al
telefono Alemanno e Briatore, e da ciò che ho potuto apprendere da tale
conversazione il Briatore spiegò all'Alemanno che non c'era alcun reale
interesse da parte delle società costruttrici di auto di fare un gran
premio a Roma».
LA
VISITA DA D'ALEMA
Sfila in procura a Napoli, il 14 febbraio, anche Massimo D'Alema. I pm
gli chiedono conto di una visita ricevuta dal generale Santini
accompagnato da Bisignani. «Ho incontrato l'ultima volta il Bisignani
poiché accompagnò il generale Santini - già direttore dell'Aise - che
chiese di incontrarmi; sono certo che Santini era già direttore
dell'Aise, lo ricordo bene perché avrei ritenuto inopportuno incontrarlo
prima della nomina a direttore dell'Aise; in quell'occasione il Santini
fu accompagnato dal Bisignani, non so a che titolo; Bisignani lo
accompagnò e restò fuori».
[21-06-2011]
|
SALVIAMO LA
GRECIA? Sì, MA DAI GRECI! - ALCUNI MINISTERI HANNO 50 AUTISTI PER OGNI
AUTO BLU - 40MILA PENSIONATE PRENDONO 1000 € AL MESE SOLO PERCHé FIGLIE
NUBILI DI FUNZIONARI STATALI DECEDUTI - SENZA CONTARE LE 600 CATEGORIE
PROFESSIONALI, DI “PROFESSIONI STANCANTI” (PARRUCCHIERI, MUSICISTI O
PRESENTATORI TV), CHE VANNO IN PENSIONE A 55 ANNI (SE UOMINI, A 50 LE
DONNE) - CILIEGINA SULLA TORTA: UN GRECO SU QUATTRO NON PAGA UN
CENTESIMO DI TASSE…
Carlo
Nicolato per "Libero"
George Papandreou
A proposito
di austerity, di riforme e di tagli, da dove potrebbe iniziare la Grecia
per guadagnarsi i nuovi aiuti promessi dall'Europa entro la metà del
mese prossimo? Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Basti dire, come
già sanno tutti, che di 4,2 milioni di lavoratori (poco più di un terzo
della popolazione totale) ben 750 mila sono dipendenti dello Stato.
Facile è anche rispondere che sforbiciare i numeri è un conto, le
persone è un'altro.
Anche se poi
si viene a sapere, tanto per fare un esempio, che in Grecia alcuni
dipartimenti dell'Amministrazione pubblica vantano un sicuro primato
mondiale, ben 50 autisti per ogni auto blu. Ecco, incominciamo da qui,
verrebbe da dire. Certo anche loro dovranno pur mangiare, ma che fanno
durante il giorno? Probabilmente si incontrano alla bocciofila con i
giardinieri dell'ospedale Evagelismos, uno di più grossi e importanti di
Atene. Di fronte al grosso edificio che ospita malati e reparti vari c'è
un giardino con qualche pianta e aiuola.
I maligni
dicono che ci sono sì e no quattro arbusti. Forse è esagerato ma non si
tratta sicuramente del Central Park di New York. Ebbene, perché le
aiuole sian sempre fiorite e gli alberi ben curati, l'amministrazione
pubblica ha assunto 45 giardinieri, sempre pronti a intervenire per
tagliare una foglia di qua o estirpare afidi e cocciniglie di là. E
questo, è bene sottolinearlo, nonostante l'ospedale chiuda regolarmente
i suoi esercizi annuali in rosso.
SALVATAGGIO GRECO
VITALIZI VARI
Non saranno stati 45 giardinieri a mandare in rovina la Grecia e nemmeno
quelle 40mila pensionate che ricevono mille euro al mese a vita solo per
essere figlie nubili di funzionari statali deceduti. Tanto per non avere
dubbi Atene ha deciso di limitare il privilegio solo a quelle che non
hanno ancora compiuto 18 anni, che tanto nubili lo sono quasi
sicuramente. Ma sia ben chiaro che chi ha già il vitalizio, mica gli
vien tolto, i diritti acquisiti non si toccano.
PROTESTE GRECIA
Né si
toccano i diritti di quelle 600 categorie professionali, di "professioni
stancanti", che vanno in pensione a 55 anni se sono uomini, a 50 se sono
donne. Si parla di parrucchieri, perché sforbiciare non è facile (lo
sanno appunto molto bene ad Atene), musicisti di strumenti a fiato,
perché suonare il piffero mica è da tutti, o presentatori televisivi (da
noi sarebbero tutti in pensione).
Mica si
parla di minatori. Il guaio è quando muore il congiunto e non si
percepisce più il suo prezioso vitalizio. Ma anche qui c'è il rimedio.
Almeno 4500 degli sfortunati si sono, fortunati loro, dimenticati di
comunicarne il decesso cosicché hanno continuato a percepire i 16 mila
euro che spettavano al defunto. La memoria l'hanno ritrovata solo quando
lo Stato si è risvegliato dal letargo e ha ritrovato un po' di dignità:
«Stiamo investigando su 9 mila centenari che percepiscono la pensione»
disse a inizio giugno il ministro del Lavoro Luka Kasteli. Forse
qualcuno di loro è morto, aggiunse.
IL CRAC DELLA
GRECIA
IL LAGO
KOPAIS
Ma allora dove tagliare? Trentamila euro di debito pro capite (per una
popolazione di 11mila persone) arriveranno da qualche parte. Si dice,
per tornare agli ospedali, che il materiale comprato dagli istituti
greci costi 400 volte quello comprato da quelli britannici. Eppure non
risulta che nelle sale operatorie di Atene si usino bisturi d'oro. E non
solo gli ospedali, lo stesso vale per altri istituti e uffici.
Ne esiste
uno, ad esempio che funziona ininterrottamente dall'inizio del secolo
scorso, nato per sorvegliare le meraviglie del lago Kopais. Percepisce
fior di euro dallo Stato ogni anno. Peccato che il lago Kopais si è
seccato nel 1930 e da 81 anni di meraviglioso c'è soltanto l'ozio di chi
lavora in quell'istituto.
SCIOPERO ATENE
GLI
ALLIBRATORI
Sarà che un greco su quattro non paga un centesimo di tasse. Sono
calcoli dello stesso ministero greco del Lavoro, mica della Merkel. E
allora che si fa? Il taglio del 20 per cento degli stipendi dei
funzionari, quello del 10 per cento delle pensioni di anzianità,
l'aumento delle tasse. Tutto inutile. Qui non c'è da riformare la
Grecia, ma rifarla da capo, partendo dai greci stessi. Perfino gli
allibratori la danno già per spacciata. La Stan James paga il "sì" al
default greco 1,22, contro il 3,75 del "no". Il fallimento è dato a 2,
mentre l'uscita dall'euro è pagata 2,25. Hai voglia aiutare la Grecia.
[21-06-2011]
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A CHI L’EUR? A
NOI! - “IL MESSAGGERO” mazzola e AFFONDA GLI AFFARI ALEMANNIANI DI EUR
SPA, dove evidentemente non ci sono immobili caltagirone, forse proprio
per questo - CANTIERI CHE LANGUONO, LA NUVOLA DI FUKSAS TRASFORMATA IN
UNA FABBRICA DI SAN PIETRO, UNA SEQUENZA DI PROGETTI FUMOSI E POI LA
MAZZATA FINALE: “QUELLO CHE È SUCCESSO DAL 2008 AD OGGI, DA QUANDO
RICCARDO MANCINI, UN PASSATO DI ESTREMISTA NERO E AMICO FRATERNO DEL
SINDACO È DIVENTATO AMMINISTRATORE DELEGATO, È DAVVERO TROPPO”...
Nino
Cirillo per "Il Messaggero"
GIANNI ALEMANNO
FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
L'Eur è un
sogno a occhi aperti, o un incubo, volendo. L'Eur è uno squarcio di
California appena fuori porta, e che California: a Los Angeles downtown
avranno anche loro infiniti tapis roulant d'asfalto, un verde che
occhieggia e rassicura, un cielo che annuncia il mare, ma se li sognano
questi palazzi - pezzi rari di urbanistica classica romana confezionati
nel segno del più sofisticato razionalismo architettonico europeo -
queste colonne di marmo nero africano alte trenta metri a sorreggere i
porticati, e questi obelischi, e questo gioco di prospettive che
imperversa e stordisce.
Ma è un
incubo, l'Eur, perché questo straordinario set di affari, di vita, di
storie, non trova più il senso del suo futuro. Anzi, teme il collasso,
teme che i due milioni di auto che ogni giorno sfrecciano, facendo a
gara con i semafori, diventino il doppio, che il sogno dei sottopassi si
infranga per sempre, che i parchi, le palestre pubbliche, le scuole, le
biblioteche continuino a sparire uno dopo l'altra, fino a trasformare
l'Eur in quello che una volta era solo una parte del tutto: un immenso,
incontrollato, lucido eppure terrificante luna park.
LINCHINO DI
ALEMANNO A FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
Roma è
lontana molto più di quella manciata di chilometri da Caracalla in giù,
volta spesso le spalle come si trattasse di un'altra città, aspetta,
come il famoso cinese sulla riva del fiume, di poter dire: solo l'Urbe
non muore mai. E intanto l'Eur arranca, pochi lo notano ma arranca: la
Nuvola di goretex di Fuksas, il nuovo palazzo dei congressi in ritardo
di 15 anni, forse vedrà la luce nel 2012, ma intanto dagli iniziali 175
milioni di euro veleggia verso i 500; il Luneur è chiuso dal 2008, il
più bel parco giochi d'Italia, e si parla solo vagamente di riapertura
con un discutibile progetto per una fascia d'età fino ai 12 anni;
Riccardo Mancini
il Velodromo
delle Olimpiadi del '60, abbattuto con 1.300 cariche di tritolo, sta per
lasciare il passo - invece che ad altri impianti sportivi - a un campus
scolastico o anche a un'esposizione di giardini temporanei, come si era
progettato negli anni di Veltroni-, addirittura a un megaprogetto
residenziale con quattro palazzine più una torre; la stessa Formula Uno,
che tanti appetiti aveva suscitato, è naufragata perché il grande circo
mondiale dei bolidi non si è fidato.
E' una
California, quindi, che si sta accartocciando su se stessa, che si sta
calibrando, ridimensionando attorno a un solo vangelo, quello del
business ad ogni costo. Al centro di questo business c'è l'Eur spa, la
società per azioni che proprio l'amministrazione di centro sinistra
volle istituire nel 1999, e al centro dell'Eur spa c'è un signore che si
chiama Riccardo Mancini, che ha 52 anni e un passato di estremista nero,
e che soprattutto, da quegli anni, è amico fraterno del sindaco
Alemanno, di cui è stato prima finanziatore delle campagna elettorale
del 2006 e poi tesoriere in quella del 2008.
PIERLUIGI BORGHINI
Questo per
dire che scagliarsi contro la privatizzazione dell'Eur non ha molto
senso. L'Eur e i suoi trentamila orgogliosissimi indigeni sono stati
sempre, in realtà, un quartiere molto privato. La spa del 1999 ha solo
sancito questo stato d'animo, ha solo messo nero su bianco che prima
l'Ente Eur e poi la società per azioni sono stati e sono ancora i
legittimi proprietari praticamente di tutto, sicuramente del meglio:
musei, giardini, chioschi, perfino certe aiuole davanti al caffè
Palombini, che la leggenda vuole siano a metà con il Comune di Roma.
Ma quello
che è successo dal 2008 ad oggi, da quando cioè Mancini è diventato
amministratore delegato e Pierluigi Borghini presidente, è davvero
troppo. Sono saltati tutti i paletti che le vecchie giunte avevano
piazzato, come una convenzione del 2004 che in buona sostanza diceva
all'Eur spa: conservate il vostro patrimonio, fate i vostri affari, ma
dovete restituire qualcosa in cambio al quartiere.
GIULIO TREMONTI
Mancini e i
suoi non stanno restituendo un bel nulla in cambio. L'amico del sindaco,
in questi tre anni, si è preoccupato soprattutto di far nascere delle
società controllate e di collezionare cariche. In questo momento non è
solo amministratore delegato di Eur spa, ma anche di Eurcongressi (che
dovrà gestire la Nuvola), di Eurfacility (che dovrà occuparsi della
manutenzione del Palazzo delle Poste), di Eurtel (che progetta la
cablatura del quartiere grazie a sedici chilometri di cunicoli
mussoliniani) e poi è presidente di Aquadrome (la società che avrebbe
dovuto far nascere un parco acquatico al posto del Velodromo e che
invece ora si sta occupando di palazzine), di Eurpower (energia e
teleriscaldamento), e anche consigliere della Marco Polo (beni del
territorio). Non c'è male.
Ma la
domanda sorge spontanea: chi detiene le azioni di Eur spa? La risposta è
semplice e allarmante: al 90 per cento il ministero dell'Economia, al 10
per cento il Comune di Roma. Ebbene, né Tremonti né tanto meno Alemanno
in questi tre anni si sono sognati, non diciamo di mettere un freno, ma
almeno di buttare un occhio sulle frenetiche attività di Mancini, l'uomo
che a ogni riunione pubblica pronuncia una sola frase: «Dobbiamo fare
cassa». E infatti la stanno facendo: ma all'Eur cosa viene in cambio?
Solo per
tornare un pochino indietro ai sottopassi che non si costruiscono mai, e
che pure sarebbero la salvezza del traffico sulla Colombo, c'è da
raccontare la storia di viale dell'Umanesimo. L'Eur spa aveva ben dato i
suoi 6 milioni al Comune, a titolo di oneri per la realizzazione del
centro congressi, ma i soldi sono spariti, o meglio, dirottati da
Alemanno in qualche altro angolo del bilancio del Comune. E l'Eur spa,
come si fa tra buoni amici, si è ben guardata dal protestare. Ci sono
diversi altri sottopassi di cui non si parla più: Tor de' Cenci, via di
Acilia, via di Malafade, Castellaccio. Ma anche volendo l'Eur spa non
c'entra proprio, è tutta responsabilità di Alemanno.
limplosione del
Velodromo
Si capisce
bene come vanno le cose, anche dai parcheggi. Sono spariti da ogni
programma - eppure l'Eur spa aveva preso un impegno formale con il Piano
di mobilità e sosta dell'Eur approvato nel 2006 - i parcheggi di
piazzale Marconi (due lotti da 722 e 855 posti per un costo di 39
milioni), di piazza Sturzo (594 posti), di via Civiltà del Lavoro (774
posti), di via Romolo Murri (350 posti), di piazzale Nervi (struttura
seminterrata per 1550 posti). Tutto sparito, l'unico parcheggio che è
stato realizzato è quello da 700 posti dalle parti del Laghetto,
interrato sotto piazza Terracini, e un altro si realizzerà, per altri
600 posti, sotto la Nuvola. Ma basterà a malapena per i visitatori.
E' il
business degli affitti, poi, che impressiona. Affitti che ovviamente
l'Eur spa concede come e a chi vuole, a prezzi alti ma che comunque
sembrano prezzi di mercato. Un laccatissimo centro di benessere nei
sotterranei di un museo, ad esempio, viene poco più di ventimila euro al
mese, un enorme show room di tutte le più belle marche del mondo
trentamila al mese. E via dicendo: discoteche fantastiche nascono fra
questi viali, la notte all'Eur è diventata una mezza leggenda. E bar, e
ristoranti, e ancora uffici. Tutto nelle casse dell'Eur spa per un
totale di 40milioni di euro l'anno. Al quartiere, zero.
Tra le
pieghe di questi commerci, ovviamente, la legge è debole, altrimenti non
si capisce il perché a ogni centro di fitness, a ogni grande negozio
d'abbigliamento venga concessa anche la licenza di aprire l'ennesimo bar
o ristorante. Con quale logica? Tanto per capire l'aria che oggi si
respira all'Eur, basta ricordare che la spa una volta era proprietaria
di una famosa Biblioteca dei ragazzi. Beh, al posto di quella
biblioteca, c'è un bel bar che ha avuto un solo riguardo per il passato:
si chiama La Bibliotechina. Diavolo d'un Mancini.
Il palazzo della
civilta e del lavoro allEur
Questo
vortice d'affari indebolisce anche la vista e l'ingegno. Qui all'Eur
impera un ceto molto chic e molto attivo, ambientalisti della prima ora,
professionisti ben informati, gente introdotta nei salotti culturali
della città, che strepita fino all'ossesso, magari, per spostare una
fermata d'autobus, ma che degli affari di Mancini fa una certa fatica ad
occuparsene. Strano a dirsi - perché l'Italia di solito è fatta in
un'altra maniera - ma qui all'Eur non ci sono dossier, non ci sono
denunce, non ci sono inchieste della magistratura aperte neppure sulla
base di labili sospetti.
Tutto si
tiene, insomma. Il silenzio viene periodicamente interrotto solo da
denunce a livello neppure romano, ma addirittura nazionale. Come quella
del 20 maggio scorso del senatore del pd Raffaele Ranucci, che dell'Eur
spa è stato presidente: «L'Eur da un punto di vista architettonico è un
modello straordinario non solo per l'Italia ma per il mondo intero.
Vederlo circondato da una pessima edilizia, sfregiato al suo interno da
posizioni speculative, non fa male solo ai cittadini che lo abitano ma
anche all'interno del patrimonio della città».
O come la
recente interrogazione al ministro dell'Economia di un altro senatore
del pd, Luigi Zanda, che sottolinea: «L'Eur spa ha avviato un programma
di trasformazione urbanistica del quartiere e delle aree limitrofe con
ingenti investimenti immobiliari in impianti e parcheggi per effetto dei
quali l'esposizione debitoria nei confronti di sole quattro banche ha
raggiunto recentemente la consistente e preoccupante soglia di 190
milioni di euro».
il luna park di
Roma chiuso dal 2008
Il XII
municipio di Roma, quello che dovrebbe controllare le mosse di Mancini e
dei suoi amici, è retto dal centrodestra da tre anni. Gestisce un
territorio di 170 chilometri quadrati, superiore quindi al comune di
Milano, per 169mila residenti. Ha belle gatte da pelare, insomma, ma fra
queste l'Eur spa dovrebbe essere al primo posto. Eppure in questi tre
anni non ha mosso foglia, non ha espresso un parere, un dubbio, una
perplessità. Andrea Santoro, coordinatore del pd proprio nel XII
municipio, dice che «ci sono troppe ombre», e che la gestione di Eur spa
«pare fuori controllo», e invoca un po' di attenzione: «E' bene che si
rimetta al centro della città, di tutta la città, il patrimonio
dell'Eur».
L'occasione
potrebbe venire dalla famosa delibera sul Velodromo - il cambio di
destinazione dell'area che tanto preme a Mancini: niente più campus,
giardini e impianti sportivi ma quattro palazzine e una torre, business
a più non posso -, appena arrivata al XII muncipio e discussa solo in
prima battuta ieri mattina in commissione Urbanistica.
Un
provvedimento fin troppo brutale, anche nel linguaggio, che a pagine 3
annuncia: il vecchio progetto «non garantisce più quell'equilibrio
economico e finanziario che una società per azioni ha come proprio
obiettivo istituzionale». Della serie: le palazzine rendono più delle
piscine e dei giardini e poco importa che per rispettare questa
filosofia ci sia bisogno di una variante del piano regolatore, si farà
anche quella.
il cantiere della
Nuvola di Fuksas
Ma resta
oscuro un altro punto, a pagina 6, quando la società Aquadrome, quella
che dovrà realizzare le palazzine, si impegna a corrispondere a Roma
Capitale «un contributo ulteriore rispetto agli oneri di legge pari a 20
milioni di euro per la realizzazione e/o ristrutturazione di
infrastrutture in via da definire». Da definire? Non verranno mica
definite come quei sei milioni del sottopasso?
Il momento,
però, nel suo genere è storico. Per la prima volta in questi tre anni il
XII Municipio è chiamato a dire un sì o no su un progetto - e che
progetto - dell'Eur spa. Il presidente del municipio che alla fine dovrà
dire questo sì o questo no si chiama Pasquale Calzetta. Che si tratti di
un presagio?
[21-06-2011]
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DALLE STELLE
ALLE SBARRE - LELE MORA COME AL CAPONE: “È ABITUATO A DELINQUERE” - IL
VIA LIBERA ALL’ARRESTO MOTIVATO DALLA POSSIBILE FUGA IN SVIZZERA - I
GIUDICI TRA LE DISPONIBILITÀ DEL “NULLATENENTE” AGENTE DELLE STARLETTE
METTONO ANCHE I 2.5 MLN GENTILMENTE OFFERTI DA BERLUSCONI - L’EX AMANTE
DI CORONA TRADITO DAL SUO FIDATO “BANCOMAT”, AL SECOLO MARCELLO
SILVESTRI: “ME LO PRESENTÒ WALTER, DIPENDENTE PUBLITALIA DICENDO: “È
DISPONIBILE A FARE PER TE DELLE FATTURE GONFIATE”…
Paolo
Colonnello per "la
Stampa"
mora berlusconi
E poi arriva
il giorno che ti presentano il conto. Magari giusto un attimo prima
della grande fuga. Svaniscono i ricordi degli amici potenti, le foto
sulle terrazze bianche con valletti seminudi che ti massaggiano i piedi,
le serate nei locali alla moda abbracciati alle star, le interviste in
tivù. Puff!
Tutto finito
nello spazio di pochi minuti in una bella serata di giugno, quando gli
uomini della guardia di Finanza si presentano negli uffici-abitazione di
viale Monza con un ordine di cattura in mano firmato dal gip Fabio
Antezza e la disposizione precisa di trasferire in carcere Mora Dario,
detto Lele, perché, specifica il gip «la misura degli arresti
domiciliari non appare idonea a salvaguardare le esigenze cautelari».
lele mora
Al posto
delle agiografie interessate compaiono così le descrizioni impietose dei
giudici che parlano di una «spiccata propensione a delinquere», di
capacità «di mentire», di reiterazione del reato, di inquinamento
probatorio e di «concreto ed elevato» pericolo di fuga: «Altre
circostanze concrete fortemente sintomatiche sono: un pregresso
comportamento dell'indagato; le abitudini o le situazioni di vita del
soggetto ovvero la variazione dello stile di vita sopravvenuta a seguito
dell'inizio delle indagini; le frequentazioni, l'eventuale disponibilità
di fondi...le "simpatie", i "contatti" e più in generale gli aiuti dei
quali potrebbe godere nel luogo di destinazione ed in ipotesi in
ambienti affini a quelli di provenienza; il possesso ovvero la
possibilità o la capacità di procurarsi documenti falsi o false
banconote».
lele_mora_floriana_marincea_e_sarah_nile_7b05
E non è un
caso, forse, che nell'ordinanza, tra le disponibilità di fondi ottenuti
recentemente e negoziati all'estero nel 2010, nonostante già pendesse la
spada di Damocle di una dichiarazione fallimentare personale di almeno
16 milioni di euro, spicchino proprio due milioni e 550mila euro in
assegni circolari «provenienti dal conto corrente numero 2472/80
intestato a Spinelli Giuseppe ed acceso presso la banca popolare di
Sondrio»: uno dei conti del Premier emerso durante le indagini sul
Rubygate, dove anche Mora è stato indagato.
lele mora
Nelle carte,
del «Lele glamour» e un po' fascista, prudentemente residente in
Svizzera, anzichè le prodezze gossipare e le discutibili benemerenze
televisive, si ricorda un passato che non passa, né - soprattutto nei
casellari giudiziari - si cancella: «..rilevano la descritta personalità
dell'indagato e la già evidenziata tendenza dello stesso a delinquere e,
soprattutto, a sottrarsi ai rigori della legge, non solo tributaria ma
anche penale, come evidenziato dai già valutati plurimi precedenti
penali anche per reati contro la pubblica amministrazione e contro la
fede pubblica (emissione di assegni a vuoto, ndr) oltre che in materia
di sostanze stupefacenti (una vecchia condanna per spaccio quando ancora
faceva il parrucchiere a Verona, ndr)».
Sara Tommasi e
Lele Mora si scambiano un bacio milestone ed w j
Il manager
delle dive, ma anche delle starlette e da ultimo, come risulta
dall'inchiesta Ruby, perfino delle prostitute d'alto bordo da consegnare
in tubino nero nella residenza del Premier ad Arcore, l'amico di Silvio
ma anche di Emilio inteso come Fede, l'uomo che ha sostenuto a verbale
di avere speso una quantità immane di quattrini per fare regali a
Fabrizio Corona (almeno due milioni di euro) e mantenere nelle sue ville
in Sardegna una quantità di stelline televisive, che ha comprato case da
Luisa Corna e Umberto Smaila come risulta dagli atti, finisce in carcere
con un provvedimento di cento pagine che lo inchioda: bancarotta
fraudolenta pluriaggravata.
LELE MORA CH
Come si sa,
l'impresario di Bagnolo Po, Rovigo, era stato dichiarato fallito giusto
un anno fa. Ciò nonostante, secondo le accuse, non solo avrebbe
continuato a movimentare denaro ma lo avrebbe sottratto, o meglio
«distratto», come risulta da un'ampia relazione del curatore
fallimentare, dalle risorse finanziarie da destinare ai creditori, il
fisco prima di tutto. Nella misura di almeno 8 milioni di euro. In un
crescendo di mezze ammissioni (Mora venne interrogato nell'ottobre
scorso), bugie, contraddizioni.
Lele Mora e
Costantino sulle nevi
In
particolare sulla reale disponibilità di quattrini, visto che dichiarò
di essere «nullatenente». E invece, gli uomini della Guardia di Finanza,
coordinati dal pm Eugenio Fusco, analizzando le movimentazioni bancarie
di Lele e quelle della società «Diana Immobiliare», considerata la
«cassaforte di famiglia» dell'impresario e dei suoi figli, nonchè della
«Feva Investiments», la società lussemburghese sempre dei Mora, hanno
trovato un giro di denaro sorprendente.
Lele Mora e
Fabrizio Corona
Il tutto
corroborato da un numero incredibile di fatture per operazioni
inesistenti messe a disposizione da un ex collaboratore oggi «pentito»
dell'inchiesta, Marcello Silvestri, che già era stato arrestato nel
corso delle indagini su «Vallettopoli».
Lele Mora con Ana
Laura Ribas e il tronista Francesco Arca
Chi è
Silvestri, lo racconta lo stesso Mora a verbale: «Lo conobbi tramite un
certo Walter che era all'epoca un dipendente di Publitalia. Mi
raccomandò Silvestri dicendo: "È uno bravo che può curare i tuoi eventi
dalla A alla Z, una persona fidata, capace di risolverti anche altri
problemi. È disponibile a fare per te delle fatture gonfiate"...Quando
Silvestri arrivava nei miei uffici io dicevo: "Signori è arrivato il
bancomat..."». Ma il bancomat questa volta lo ha tradito. E Lele,
nonostante la salute inferma, rischia di trascorrere adesso le ferie a
San Vittore.
[21-06-2011]
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ARMANI CONCIA
PER LE FESTE MIUCCIA - Dopo la decisione di Prada di quotarsi in Borsa,
ha ripensamenti circa questa possibilita’? "Io non ho debiti", è LA
RISPOSTA AL CETRIOLO DI RE GIORGIO - "Oggigiorno i marchi fashion non
appartengono più ai loro proprietari. Non mi voglio mettere a discutere
delle mie collezioni con dei manager che non ho scelto. Non ho debiti e
voglio continuare a sostenermi da solO"...
GIORGIO ARMANI
1- MODA: ARMANI,
BORSA? IO NON HO DEBITI...
(Adnkronos) - Dopo la decisione di Prada di quotarsi in
Borsa, ha ripensamenti circa questa possibilita'? "Io non ho debiti".
Risponde cosi' Giorgio Armani, a margine della sfilata che ha mandato in
scena l'uomo della prossima primavera-estate. "Il loro problema -dice
riferendosi proprio a Prada- e' restituire alle banche cio' che hanno
sborsato per rendere forte il nome Prada".
"Ci possono essere
tanti modi per fare soldi" evidenzia lo stilista, e "la Borsa e' uno di
questi. Per ora non mi trovo ancora pronto ad avere davanti alla mia
porta manager thailandesi e avere un confronto con loro, dopo che io
sono rimasto solo e indipendente tutta la vita. Mi sentirei
rinunciatario".
2- UN FINALE INCANDESCENTE...
C. Manfredi per "VanityFair.it"
MIUCCIA PRADA
Quella di Giorgio
Armani era l'ultima sfilata dei big milanesi della moda. Il vero show
però è arrivato in coda alle creazioni dello stilista per la
Primavera-Estate 2012. Re Giorgio non deve avere gradito certe boutade
delle passerelle dei giorni scorsi e ha messo i puntini sulle i, in
materia di stile.
«Non mi piace
questa glorificazione della stranezza che vedo in giro. Io ogni stagione
cerco di preservare la mia idea di moda perché voglio vendere abiti
belli e ben fatti». Armani poi ha polemizzato anche con le banche,
commentando le sempre più forti ingerenze di certi colossi finanziari
nel mondo della moda.
«Oggigiorno i
marchi fashion non appartengono più ai loro proprietari. Non mi voglio
mettere a discutere delle mie collezioni con dei manager che non ho
scelto. Non ho debiti e voglio continuare a sostenermi da solo».
[21-06-2011]
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POSITIVA LA
BORSA MILANO (+1,8%), LE BANCHE RIMBALZANO - LA MANOVRA FA MALE ALLE
SOCIETÀ AUTOSTRADALI - CHRYSLER CRESCE IN AMERICA, MA FIAT CONTINUA A
SOFFRIRE IN ITALIA - AGRUSTI, PERISSI-ROTTO E CALTARICCONE SI DILETTANO
A COMPRARE AZIONI DI GENERALI - CIRIO: UNICREDIT RISARCIRÀ 150 MLN €
CASH E RINUNCERà A 250 MLN DI CREDITI, SI ATTENDE OK MINISTERO (GLI
AZIONISTI NORDICI RINGRAZIANO GERONZI) - CARDIA CONSULENTE PRIVATO SULLE
AUTHORITY - COIN IN MANO A BC PARTNERS…
BORSA
MILANO: CORRE (+1,8%) CON BANCHE, MALE ATLANTIA E SIAS...
(ANSA) - Piazza Affari chiude la settimana in
scioltezza, al traino dei dati americani sull'andamento del comparto
manifatturiero, bissando l'ottima performance di ieri. Il Ftse Mib ha
terminato le contrattazioni in rialzo dell'1,63%, a 20.516 punti, mentre
il Ftse All Share è salito dell'1,50%, a 21.227 punti.
BANCHE AL
GALOPPO, RIMBALZANO BPM E UNICREDIT. Ritorno di fiamma degli investitori
nei confronti delle banche italiane. Dopo il via libera della Grecia
alle misure di austerity, presupposto per i nuovi aiuti europei, si è
attenuata la pressione sui titoli bancari, oltremodo penalizzati nelle
scorse settimane. Volano ancora Bpm (+7,92%) e Mps (+6,12%), rimbalzano
Unicredit (+5,27% a 1,53) e Intesa Sanpaolo (+4,19%). Meno brillante il
Banco Popolare (+1,70%) dopo la corsa di ieri in scia al nuovo piano
industriale: sul titolo hanno tagliato il prezzo obiettivo Societé
Generale ed Exane, mentre lo ha alzato Ubs.
ACQUISTI SU
ASSICURATIVI, RESTA IN TENSIONE FONSAI. Bene anche gli assicurativi,
custodi di molti titoli di Stato italiani, con Generali (+2,34%) e
Fonsai (+2,27%). Il titolo della galassia Ligresti resta in tensione in
borsa (é oscillato tra un massimo di +9% e un minimo di -2%) mentre è in
corso l'aumento di capitale che coinvolge anche la controllata Milano
Assicurazioni, oggi in calo dello 0,36%. Bene anche Unipol (+3,76%) e
Mediolanum (+1,80%).
ATLANTIA E
SIAS SOFFRONO CON MANOVRA, VOLA TERNIENERGIA. Soffre Atlantia a Piazza
Affari (-2,38%) per la previsione contenuta nella manovra che riduce al
2% l'ammortamento annuale delle concessioni. Pesanti anche Sias (-4,68%)
e Autostrada To-Mi (-2,97%). Maglia rosa del listino è invece
TerniEnergia (+12,65%) che ha comunicato la realizzazione nel semestre
di 12 impianti fotovoltaici.
BORSA:
WALL STREET POSITIVA CON MANIFATTURA, ALCOA +3%...
(ANSA) - L'attività manifatturiera si rafforza e Wall
Street prosegue positiva. Il Dow Jones, intorno alle ore 18.05, sale
dello 0,99% a 12.535,28 punti, con Alcoa in progresso del 3%. Il Nasdaq
avanza dell'1,01% a 2.801,50 punti. Lo S&P 500 guadagna lo 0,85% a
1.331,82 punti. Fra i singoli titoli Research in Motion perde lo 0,6%.
Eastman Kodak cede il 14% dopo la decisione contraria dell'International
Trade Commission sulla disputa sui brevetti. Apple perde lo 0,4%.
CHRYSLER, VENDITE USA +30%, MIGLIORE GIUGNO DAL 2007...
Radiocor - Prosegue il buon momento di Chrysler. In
giugno la societa' che fa capo al gruppo Fiat ha registrato in Usa un
rialzo delle immatricolazioni del 30% a quota 120.394, contro le 92.482
dello stesso periodo del 2010. Si tratta del miglior giugno dal 2007 e
il quindicesimo aumento mensile consecutivo.
AUTO
ITALIA: IMMATRICOLAZIONI -1,7% A GIUGNO, GRUPPO FIAT -3,6%...
Radiocor - Il mercato dell'auto italiano, a giugno,
accusa un nuovo calo. Le immatricolazioni sono scese infatti dell'1,7%
verso il giugno 2010 a 168. 832 unita'. Lo comunica il ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti. Fiat Group Automobiles segna una
flessione del 3,6% a oltre 50mila unita' con una quota al 29,8%,
sostanzialmente stabile rispetto agli ultimi mesi ma in calo di 0,6
punti percentuali rispetto al giugno 2010.
CARDIA:
FONDA SOCIETA' PER CONSULENZA SU ORGANISMI DI VIGILANZA...
Radiocor - A un anno dall'addio alla Consob, il 77enne
Lamberto Cardia si mette in proprio. L'attuale presidente delle Ferrovie
dello Stato, secondo quanto risulta a Radiocor, a fine maggio ha fondato
a Roma una societa' personale di consulenza specializzata anche in
'assistenza alla gestione degli organismi di vigilanza'. Cardia, per
sette anni presidente della Consob, l'istituzione che vigila
sull'andamento dei mercati finanziari, detiene il 99% della neonata
Caredo srl e ne e' amministratore unico.
Il restante
1% fa capo a Francesca Mascaro. L'oggetto sociale della Caredo prevede
anche 'assistenza legale e finanziaria a imprese in qualsiasi settore',
'consulenza in materia di sistemi aziendali, dati contabili, progetti
imprenditoriali, ricerca di partner industriali, valutazioni di aziende,
ristrutturazioni e organizzazioni di convegni e tavole rotonde'. Per
Cardia, insomma, un nuovo impegno.
Dopo l'addio
alla Consob, Cardia infatti immediatamente ottenuto la nomina alla
presidenza delle Ferrovie dello Stato e della controllata Fs Sistemi
Urbani. Il 25 maggio scorso e' arrivata la costituzione della Caredo,
che ha capitale sociale di 20mila euro, con cui tornera' a occuparsi
anche di organismi di vigilanza.
MANOVRA: S&P, CALO DEBITO RESTA A RISCHIO PER PIL DEBOLE...
Radiocor - Malgrado la manovra complessiva da 47
miliardi, con misure di austerity supplementari dirette a ridurre il
deficit pubblico, annunciata in questi giorni dal Governo italiano,
'riteniamo che sui piani di riduzione del debito del Governo continuino
a pesare consistenti rischi dovuti soprattutto alle deboli prospettive
di crescita dell'Italia'. Lo scrive l'agenzia di rating Standard and
Poor's in una nota sull'andamento dei conti pubblici italiani
all'indomani della manovra per il periodo 2011-2014.
PROCESSO CIRIO: RISARCIMENTO UNICREDIT, SI ATTENDE OK MINISTERO...
Radiocor - Centocinquanta milioni di euro cash, piu' la
rinuncia a crediti per circa 250 milioni. Sono i termini, come apprende
Radiocor, dell'intesa raggiunta tra UniCredit e l'amministrazione
straordinaria di Cirio sui risarcimenti legati al processo per il crac
Cirio che lunedi' arrivera' a sentenza. Secondo quanto si apprende, nei
giorni scorsi l'intesa e' stata sottoposta per il via libera al
ministero dello Sviluppo economico, ma al momento dal dicastero non sono
giunte indicazioni.
In mancanza
dell'ok del ministero, lunedi' sara' la Prima sezione del Tribunale di
Roma, presieduta da Giuseppe Mezzofiore,a decidere sull'entita'
dell'eventuale risarcimento del danno (a meno che la questione non venga
rimessa al giudice civile). L'accordo comprende i 150 milioni di euro
offerti da UniCredit come risarcimento da destinare ai creditori delle
societa' del gruppo, piu' poco meno di 250 milioni di crediti vantati
verso societa' del gruppo Cirio a cui l'istituto di credito
rinuncerebbe. Il proc esso si riferisce a fatti risalenti alla fine del
2002, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Sergio
Cragnotti, fece andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di
euro emesse tra il 2000 e il 2002.
Tra gli
imputati figurano, oltre a Cragnotti, l'ex a.d. della Popolare di Lodi,
Giampiero Fiorani, l'ex presidente di Banca di Roma, Cesare Geronzi, la
moglie di Cragnotti, il genero e i figli. Le contestazioni sono, a vario
titolo, quello di bancarotta fraudolenta, preferenziale e distrattiva.
L'accusa, rappresentata dai Pm Rodolfo Sabelli, Gustavo De Marinis e
Paola Filippi, ha chiesto di condannare Cragnotti a 15 anni, Geronzi a 8
anni e Fiorani a 6 anni di reclusione.
MANOVRA: TASSAZIONE SU TRADING BANCHE VERSO TRASFERIMENTO IN DELEGA...
Radiocor - La tassa sul trading bancario si avvia ad
essere trasferita nella delega fiscale. E' questa la novita', secondo
quanto riferiscono a Radiocor fonti tecniche di governo, che stanno
valutando al ministero dell'Economia, dopo aver tentato di trasformare
l'iniziale norma che stabiliva una tassazione separata con aliquota al
35% in un addizionale del 7%. Ora anche questa ipotesi risulta superata.
I tecnici hanno lavorato tutta la notte dopo il Consiglio dei ministri,
dove la discussione collegiale durata oltre cinque ore ha prodotto molti
cambiamenti rispetto al testo in entrata, e le riunioni si sono
susseguite anche nella giornata di oggi.
Di sicuro,
l'imposta di bollo sulle transazioni allo 0,15% e' stata eliminata
perche' - spiegano a Radiocor - contraria a una direttiva comunitaria.
Al suo posto potrebbe essere confermato l'aumento dell'imposta di bollo
sui depositi titoli.
Anche le
cifre della Manovra, previsioni di entrata e tagli di spesa, sono ancora
in via di definizione: secondo una fonte di governo dal mini-condono
sulle liti fiscali e previdenziali pendenti si attendono incassi fino a
10 miliardi. Un aiuto potrebbe arrivare dalla maggior crescita, trainata
dalla riforma fiscale, qualora venisse realizzata entro il 2013, anche
se la delega prevede un arco temporale di tre anni. Comunque,
l'allungamento dei lavori fa ritenere, al momento, piu' probabile la
pubblicazione in Gazzetta Ufficiale martedi' anziche' lunedi'.
COIN:
PERFEZIONATO ACQUISTO 78,7% DA PARTE BC PARTNERS, RIMODULATO DEBITO...
(Adnkronos) - Icon, societa' controllata dai fondi
assistiti da Bc Partners, ha perfezionato l'acquisto della
partecipazione detenuta in gruppo Coin da Financiere Tintoretto
attraverso la Giorgione Investimenti, pari al 69,3%. Nel contesto
dell'operazione, la Giorgione Investimenti ha acquistato un ulteriore
2,1% di azioni Coin dal management della societa' e il 7,3% di azioni da
Dicembre 2007 spa. La partecipazione complessivamente acquisita da Icon,
si rende noto in un comunicato, e' pari al 78,7% del capitale Coin.
Il
management ha reinvestito indirettamente in Icon "parte significativa"
dei 'proceeds' derivanti dalla vendita delle azioni a Giorgione
Investimenti e il nuovo azionista ha confermato ampia fiducia
all'amministratore delegato Stefano Beraldo e al team manageriale. Per
effetto dell'operazione, verra' promossa un'offerta pubblica di acquisto
obbligatoria su tutte le rimanenti azioni Gruppo Coin al prezzo di euro
6,50 per azione, a fronte di una valorizzazione complessiva dell'equity
della societa' pari a euro 930.068.386.
Gruppo Coin
ha inoltre sottoscritto un nuovo contratto di finanziamento "a medio
lungo termine con un pool di banche per un importo complessivo massimo
fino a 649 milioni, ampliando le proprie disponibilita' finanziarie e
portandone la scadenza dal 2012 al 2017-2018", si legge nel comunicato.
GE'NE'RALE DE SANTE': ABBANDONA GOVERNANCE DUALE, ROCHE' NUOVO AD...
(Adnkronos) - Ge'ne'rale de Sante' abbandona la
governance duale e nomina un nuovo directeur ge'ne'ral, con deleghe
corrispondenti a quelle di un amministratore delegato. L'assemblea degli
azionisti di Ge'ne'rale de Sante', informa la societa', ha modificato la
governance societaria, che passa dal precedente sistema dualistico (che
prevedeva un consiglio di sorveglianza e un directoire) ad un sistema
tradizionale che prevede il solo consiglio di amministrazione.
In cda
siedono Antonino Ligresti, presidente, Lorenzo Pellicioli,
vicepresidente, i consiglieri Paolo Ceretti, Carlo Frau, Marc Vincent,
Ross Mc Innes e Matthias Leridon. Il consiglio di amministrazione ha
quindi nominato Pascal Roche' nuovo directeur ge'ne'ral della societa',
con deleghe di gestione assimilabili a quelle di un amministratore
delegato.
Cessa
pertanto le sue funzioni Ferruccio Luppi, "che ha positivamente gestito
la fase di transizione seguita all'uscita del precedente presidente del
directoire, Fre'de'ric Rostand". Per Paolo Ceretti, amministratore
delegato di DeA Capital, azionista della societa', 'il cambiamento del
modello di governance in Ge'ne'rale de Sante' va nel senso della
semplificazione e della ricerca di maggior efficacia nel governo e nella
conduzione dell'azienda".
GENERALI: PERISSINOTTO COMPRA 20MILA AZIONI...
(Adnkronos) - Il Group Ceo delle Generali Giovanni
Perissinotto compra azioni della compagnia. Il manager, riporta un
modulo di internal dealing, ha comprato sul mercato italiano il 27
giugno, in due tranches, 20mila azioni ordinarie complessive, a un
prezzo unitario compreso tra 13,83 e 13,84 euro, investendo in tutto
276.788 euro.
GENERALI: AGRUSTI COMPRA 7MILA AZIONI...
(Adnkronos) - Il direttore generale e Cfo del gruppo
Generali Raffaele Agrusti ha acquistato sul mercato due giorni fa 7mila
azioni del Leone, a un prezzo unitario di 14,21 euro, per un
controvalore di 99.470 euro. Lo riporta un modulo di Internal dealing.
GENERALI: CALTAGIRONE COMPRA ALTRE AZIONI, MA NE VENDE 1,1 MLN...
(Adnkronos) - Francesco Gaetano Caltagirone,
vicepresidente delle Generali, fa un po' di trading, comprando prima e
poi vendendo azioni della compagnia. Il costruttore romano, riporta un
modulo di Internal dealing, ha acquistato sul mercato italiano il 27
giugno, tramite Finced srl,500mila azioni ordinarie della compagnia, a
un prezzo unitario di 13,8935 euro, investendo in tutto 6,94 mln di
euro.
Il giorno
dopo ha venduto sul mercato, tramite Viapar srl, 1,1 mln di azioni
Generali ad un prezzo unitario di 13,7909 euro, per un controvalore di
15,16 mln di euro. Non e' la prima volta che Caltagirone, oltre ad
acquistare quote del Leone, ne vende dei pacchetti. L'ultima operazione
di vendita, secondo la lista delle operazioni riportate sul sito del
gruppo assicurativo, risale a circa un anno fa, il 28 giugno 2010,
quando cedette 2,7 mln di titoli per un controvalore di 40 mln circa. Da
allora aveva sempre comprato, ma in precedenza aveva effettuato altre
cessioni di titoli.
In occasione
dell'ultima assemblea di bilancio a Trieste, Caltagirone si e' detto
convinto che il Leone abbia imboccato la via del recupero in Borsa. "Se
non ci sono sorprese di carattere eccezionale che influiscano sui
mercati, la strada e' quella", ha risposto a chi gli chiedeva se il
titolo fosse avviato verso un recupero. Caltagirone non aveva risposto a
chi gli aveva chiesto se avrebbe comprato altre azioni (a fine aprile
era al 2,23%), ma aveva spiegato che "sicuramente bisogna comprare
quando i prezzi sono bassi". [01-07-2011]
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Drin drin,
Telecom svalutation! - rischiano una minusvalenza miliardaria gli
spagnoli di Telefonica: all’epoca pagarono tutto cash (2,6 euro), oggi
naviga sotto 1 euro. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come
propone Lazard, la perdita potenziale sarebbe di 120-130 milioni per
Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per Generali…
Per Telco,
la cassaforte che controlla il 22,4% di Telecom Italia, si avvicina
l'ora della svalutazione dei titoli del gruppo di tlc. Il cda del
prossimo 6 luglio riunito per esaminare il bilancio al 30 aprile 2011,
si troverà sul tavolo il report messo a punto da Lazard. L'advisor
incaricato da Telco di stabilire la congruità del valore delle quote in
portafoglio ha proposto una rettifica da 2,2 a circa 1,8 euro per azione
per ridurre lo scollamento con il mercato
Le azioni
del gruppo guidato da Bernabè sono in carico a 2,2 euro proprio sulla
base di un'indicazione della stessa Lazard risalente al 2009. Nel
frattempo però Telecom si è depressa in Borsa e da mesi naviga sotto 1
euro (ieri ha lasciato sul terreno lo 0,26% attestandosi a 0,95 euro).
Quando Telco
avrà deciso se svalutare la quota il tema verrà preso in considerazione
anche dai singoli soci: Mediobanca, Generali, e Intesa Sanpaolo, che si
erano allineati la prima volta, con ogni probabilità decideranno nei
prossimi consigli di rettificare il valore del gruppo telefonico. In
caso di svalutazione quale sarà l'effetto sulle casse degli azionisti?
Generali ha
il 30,4% di Telco ma una parte di questa partecipazione è in capo agli
assicurati. In caso di svalutazione, secondo gli analisti, l'impatto
sull'utile sarebbe di circa il 20% mentre a livello di margine di
solvibilità l'effetto sarebbe nullo. Il Leone, riferiscono fonti
finanziarie, avrebbe intanto messo al lavoro un gruppo di esperti per
valutare i titoli Telecom.
Il 19 luglio
si riunirà, come di consueto prima della semestrale, il comitato di
controllo interno che dovrà decidere l' eventuale impairment. In caso di
svalutazione, circa un quarto è destinato a passare ai conti del gruppo.
La tappa successiva sarà il cda sulla semestrale fissato per il 5
agosto: l'obiettivo, riferiscono le stesse fonti, è portare per quella
data davanti al Consiglio le valutazioni combinate fra il giudizio di
Lazard e quello degli esperti del Leone. Per poi decidere se e come
svalutare.
Quanto a
Intesa Sanpaolo, che detiene l'11,5% di Telco, l'impatto negativo per la
banca in termini di coefficienti patrimoniali sarebbe trascurabile.
L'11,6% controllato da Mediobanca verrebbe invece svalutato per 130-140
milioni di euro con un effetto negativo sui conti del secondo trimestre
2011 e un impatto di 30 punti base sugli indici patrimoniali di
Piazzetta Cuccia. Per gli analisti di Intermonte, «se Telco venisse
svalutata ai valori di Borsa di Telecom Italia, la somma netta delle
attività della holding passerebbe a zero».
I più
perplessi sulla svalutazione sono però gli spagnoli di Telefonica, soci
con il 46%: all'epoca pagarono tutto cash (2,6 euro) in virtù di
strategie di business non ancora realizzate e che ora rischiano una
minusvalenza miliardaria. Se tutti i soci deprezzassero di 0,4 euro come
propone Lazard, fanno notare altri analisti, la perdita potenziale
sarebbe di 120-130 milioni per Mediobanca e Intesa e di 370 milioni per
Generali.
Sullo
sfondo, resta intanto vigile la Consob che sulla questione Telco sarebbe
orientata a sollecitare un'attenzione alla valutazione in bilancio delle
partecipazioni.
[02-07-2011]
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NUOVA TEMPESTA
SULLA BPM DI PARAPONZO-PONZELLINI: LA PROCURA MILANO APRE INCHIESTA PER
INSIDER TRADING PER LA FUGA DI NOTIZIE SULL’ISPEZIONE DI BANKITALIA - in
vista dell’assemblea dei soci di sabato prossimo, Il d.g. Chiesa:
"Nessuna aggregazione, avanti da soli" - se le nozze fossero con un
grande gruppo bancario, sarebbe innanzitutto necessario un cambio di
statuto...
Ponzellini Rock
Roll
1 - BPM: PROCURA
MILANO INDAGA PER INSIDER TRADING...
Radiocor - La procura di Milano ha aperto un fascicolo
contro ignoti per l'ipotesi di reato di insider trading sulla fuga di
notizie relative alla diffusione dei verbali dell'ispezione della Banca
d'Italia alla Banca Popolare di Milano. Tuttavia, da una prima analisi
della situazione appare piu' plausibile che si sia verificato un
tentativo di manipolazione del mercato e per questo il fascicolo
potrebbe passare da insider trading ad aggiotaggio.
L'inchiesta nasce
da un esposto presentato da Enzo Chiesa, direttore generale della Bpm,
al quale era allegato l'esito della ispezione della Banca d'Italia.
Quello che il pm Roberto Pellicano, titolare del fascicolo, e' chiamato
a chiarire e' chi ha reso possibile la diffusione del verbale degli
ispettori di Palazzo Koch.
MASSIMO PONZELLINI
In aggiunta a
questo fascicolo, come gia' indicato nelle scorse settimane, Pellicano
ha aperto un fascicolo a modello 45 sul convertendo della Bpm, chiedendo
alla Consob di avere gli atti sulla procedura sanzionatoria a questo
riguardo.
2 - BPM, I RILIEVI BANKITALIA TRASMESSI ALLA PROCURA
Monica D'Ascenzo per "Il
Sole 24 Ore"
Settimana lunga
per la Banca Popolare di Milano in vista dell'assemblea dei soci di
sabato prossimo. Le dichiarazioni sull'intenzione di voto dei sindacati
contro l'aumento delle deleghe, la smentita di operazioni di fusione
allo studio da parte di Bper, l'acquisizione da parte della Procura di
Milano dei rilievi dell'ispezione di Banca d'Italia, le forti
oscillazioni del titolo in Borsa che ieri ha perso il 7,39%. I fronti
aperti sono molti cui si somma un ordine del giorno dell'assemblea
assolutamente corposo: l'aumento di capitale da 1,2 miliardi di euro, la
modifica del regolamento del prestito obbligazionario convertendo Bpm
2009/2013 - 6,75%, la modifica dell'articolo 47 dello statuto oltre
all'incremento delle deleghe da 3 a 5.
Consob
Fra i temi sul
tavolo c'è quello della Procura. Di ieri la notizia che i rilievi
dell'ispezione della Banca d'Italia effettuata alla Banca Popolare di
Milano sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica di Milano.
L'indiscrezione viene da fonti vicine a Palazzo di giustizia e da
ambienti vicini a Via Nazionale viene precisato che la documentazione è
stata consegnata «su richiesta della Procura, secondo standard
ordinari».
In effetti i
rilievi di Banca d'Italia erano stati consegnati dalla stessa Bpm alla
Guardia di Finanza, insieme ad altra documentazione, quando, a seguito
di articoli stampa sui contenuti del verbale ispettivo di Via Nazionale,
è stato presentato un esposto per fuga di notizie.
Non sembra,
quindi, che ci siano misteri sulla vicenda, anche perché se la Banca
d'Italia avesse ravvisato ipotesi di reato avrebbe provveduto a inviare
direttamente la documentazione alla procura. Tanto è vero che, come
ricorda il direttore generale di Bpm Enzo Chiesa, «l'ispezione di Banca
d'Italia ha dato esito parzialmente sfavorevole».
«Un giudizio ben
lontano dall'ipotesi di commissariamento» osserva Chiesa, che aggiunge
parlando con il Sole 24 Ore: «ne hanno parlato in molti, rispettiamo
tutte le opinioni che vengono espresse sulla Bpm se riguardano la
governance e il modello di banca, non possiamo accettare però quando si
mette in dubbio la verità del bilancio o che la banca sia al limite del
commissariamento».
Anna Maria
Tarantola
E proprio sulla
riforma governance delle Popolari e sul loro statuto domani in
Commissione Finanze e tesoro del Senato, presso l'ufficio di Presidenza,
sarà sentita in audizione il vicedirettore generale della Banca d'Italia
Anna Maria Tarantola nell'ambito dell'esame del disegno di legge
«Disposizioni in materia di banche popolari cooperative» d'iniziativa
del senatore Rosario Giorgio Costa.
Un dibattito,
quindi, che va ben oltre la vicenda della Popolare di Milano, ma che nel
caso specifico è tema di attualità. Anche per le indiscrezioni di stampa
della scorsa settimana che indicavano ipotesi di matrimonio-salvataggio
in vista per la banca presieduta da Massimo Ponzellini. In particolar
modo se le nozze fossero con un grande gruppo bancario, sarebbe
innanzitutto necessario un cambio di statuto. Come nell'ipotesi di un
take over della francese Bnp Paribas, ventilato la scorsa settimana da
indiscrezioni stampa, o di una fusione in UniCredit, ipotesi tornata più
volte negli ultimi anni.
Non si dovrebbe
affrontare il nodo di banca cooperativa se il matrimonio fosse con
un'altra Popolare, come nel caso di Bper. Ipotesi per altro smentita
ieri dall'istituto guidato da Fabrizio Viola: «Banca Popolare
dell'Emilia Romagna precisa che, allo stato, non sono allo studio
operazioni di carattere straordinario con Banca Popolare di Milano»,
recitava ieri una nota. «Non abbiamo alcuna notizia di interesse di Bnp
Paribas» precisa Chiesa, che prosegue: «Il piano industriale 2012-2013 è
stand alone e non abbiamo alcun dossier di M&A allo studio, né con Bper
né con altri istituti».
Il direttore
generale di Bpm appare sereno: «la banca sta andando bene, stiamo
lavorando su tutti i rilievi di Banca d'Italia e abbiamo già raggiunto
dei risultati, il clima interno è buono, la congiuntura economica della
Lombardia sta migliornado e i tassi si stanno alzando. Siamo usciti dal
tunnel degli ultimi due anni come sistema banca».
[21-06-2011]
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MILANO
RIMBALZA A +2%, RIFIATANO I BANCARI - STASERA SI VOTA LA FIDUCIA DEL
PARLAMENTO GRECO: SENZA AUSTERITÀ, NIENTE AIUTI - CATRICALÀ: NEGLI
ULTIMI ANNI, SI SONO FERMATE LE RIFORME PRO-CONCORRENZA - CALO DI
FIDUCIA PER GLI INVESTITORI TEDESCHI - S&P: FARO SU EDISON - GHIZZONI:
CARTOLARIZZAZIONE UNICREDIT PER LIQUIDITÀ, NON CAPITALE (14 MLD €?) -
SALTA IL CDA, ECCO IL CALENDARIO DI GENERALI - DE BENEDETTI COMPRA
COMPONENTI - AUGUSTAWESTLANDS CON RUSSIAN ELICOPTERS…
1 - BORSA, LA
GIORNATA: MILANO RIMBALZA IN ALTO, SVETTA LOTTOMATICA...
(LaPresse) - Chiusura in forte rialzo per Piazza
Affari, con l'indice Ftse Mib che cresce del 2,08% a 20.102,34 punti e
il Ftse All-Share che guadagna l'1,99% a 20.830,99 punti. Milano
rimbalza oltre i 20mila punti dopo il lunedì nero di ieri, anche per la
buona apertura di Wall Street in attesa della riunione della Federal
reserve di stasera.
George Papandreou
Domani la banca
centrale Usa dovrebbe lasciare i tassi invariati tra lo 0 e lo 0,25.
Stasera si vota la fiducia del Parlamento greco, un passo fondamentale,
anche perché la prima parte degli aiuti ad Atene, da 12 miliardi di
euro, arriverà solo dopo l'approvazione del piano di austerità. In
questo contesto, chiusura sopra la parità per le principali Borse
europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna l'1,44% a 5.775,31
punti, il Cac 40 di Parigi che mostra un rialzo del 2,04% a 3.877,07
punti e il Dax di Francoforte che sale dell'1,89% a 7.285,51 punti.
A Milano, nel
paniere principale svetta Lottomatica, che balza del 6% a 13,08 euro.
Per la società che gestisce i giochi è arrivato il rinnovo del contratto
al settembre 2018 per le lotterie in Georgia. Bene anche Saipem
(+4,05%), Snam Rete Gas (+2,91%), Pirelli (+2,75%), Tod's (+2,94%),
Generali (+2,54%), Atlantia (+2,24%) e Mediobanca (+2,07%).
Dopo il monito sui
conti pubblici italiani, Moody's a messo sotto osservazione le
principali società pubbliche che non risentono però della decisione.
Salgono tutte: Eni (+2,23%), Enel (+0,37%), Finmeccanica (+2,5%) e Terna
(+0,83%).
Giornata di
acquisti anche per il comparto bancario, con Intesa Sanpaolo (+3,1% a
1,86 euro), Banco Popolare (+2,59% a 1,663 euro), Unicredit (+2,15% a
1,52 euro), Ubi Banca (+1,75% a 4,06 euro) e Banca Montepaschi (+0,6% a
0,5865 euro). Guadagna anche la Popolare di Milano, che cresce dello
0,68% a 1,639 euro. Oggi la Procura di Milano ha aperto un fascicolo
contro ignoti per insider trading, dopo che il direttore generale di
Piazza Meda, Enzo Chiesa, ha presentato un esposto per fuga di notizie.
Nel Mib, tra gli
energetici mostra un buon rialzo anche A2A, del 2,04% a 1,102 euro.
Standard & Poor's ha messo sotto osservazione il credito a lungo termine
'BBB' di Edison. Il rating è posto sotto la formula del 'Credit Watch
Developing', una situazione che esprime insieme la possibilità che il
livello della società elettrica venga alzato o abbassato nel breve
termine. L'agenzia attende i risvolti su Foro Buonaparte degli accordi
tra A2A e i francesi di Edf.
Ponzellini Rock
Roll
2 - BORSE EUROPEE:
FRANCOFORTE +1,89%, LONDRA +1,44%, PARIGI +2,04%...
(LaPresse) - Chiusura sopra la parità per le principali
Borse europee, con l'indice Ftse 100 di Londra che guadagna l'1,44% a
5.775,31 punti, il Cac 40 di Parigi che mostra un rialzo del 2,04% a
3.877,07 punti e il Dax di Francoforte che sale dell'1,89% a 7.285,51
punti.
3 - S&P'S: SOTTO
OSSERVAZIONE CREDITO A LUNGO TERMINE DI EDISON...
(LaPresse) - Standard & Poor's ha messo sotto
osservazione il credito a lungo termine 'BBB' di Edison. Il rating è
posto sotto la formula del 'Credit Watch Developing', una situazione che
esprime insieme la possibilità che il livello della società elettrica
venga alzato o abbassato nel breve termine. Lo riferisce Foro Buonaparte
in una nota. Standard & Poor's intende così tener conto sia dei
possibili cambiamenti nella struttura azionaria e di governance del
gruppo, sia dell'impatto che la perdurante fase di debolezza del mercato
energetico e il protrarsi del processo di rinegoziazione dei contratti
di fornitura del gas a lungo termine può avere sul profilo di rischio
dell'azienda.
4 - GRECIA:
GEITHNER, APPELLO ALL'EUROPA PERCHE' PARLI CON UNA SOLA VOCE...
Radiocor - Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti,
Timothy Geithner, ha invitato i dirigenti europei a parlare 'con una
sola voce, una voce chiara' a proposito della crisi greca. Intervenendo
a un dibattito organizzato dal Wall Street Journal, Geithner ha spiegato
che sarebbe utile se l'Europa avesse una strategia piu' coesa su Atene,
ma ha comunque rassicurato che Bruxelles dispone dei mezzi per evitare
una crisi e che la moneta unica non e' a rischio.
EDISON
5 - GERMANIA, CALA
FIDUCIA INVESTITORI: A GIUGNO INDICE ZEW A -9 PUNTI...
(LaPresse/AP) - Cala la fiducia degli investitori
tedeschi. L'indice di riferimento Zew ha perso su base mensile 12,1
punti a giugno, assestandosi a -9 punti, peggio delle attese (-2). Il
nuovo dato deludente mostra che le imprese tedesche si sentono meno
sicure per i timori legati al rifinanziamento del debito greco e al
rallentamento dell'economia statunitense, che oscurano le prospettive di
crescita. Secondo gli economisti dell'istituto che calcola lo Zew, la
notizia di un nuovo pacchetto di aiuti ad Atene e i dati sull'economia
da Washington "sembrano avere un impatto negativo sulle valutazioni
degli esperti del mercato finanziario".
6 - ANTITRUST:
CATRICALA', SENZA CONCORRENZA A RISCHIO VITALITA' ECONOMIA...
(Adnkronos) - 'Senza concorrenza e' a rischio la
vitalita', gia' compromessa, del sistema economico'. E' l'allarme che
giunge dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', che nel
presentare la relazione annuale dell'Autorita' al Parlamento mette in
guardia dalla battuta d'arresto del processo riformatore sul fronte
delle liberalizzazioni scivolate via 'dalle priorita' dell'agenda
politica'.
Non solo. 'Il
primo disegno di legge sulla concorrenza - sottolinea Catricala'
nell'intervento alla Sala della Lupa a Montecitorio - non ha mai visto
la luce. Questo ritardo e' grave; rallenta il processo di ammodernamento
del paese; fa perdere la fiducia agli imprenditori che vogliono sfidare
i monopolisti e agli stessi controllori'.
GEITHNER
Va recuperato 'il
tempo perduto', ammonisce il presidente dell'Autorita', indicando nelle
ferrovie, autostrade e aeroporti, governance bancaria e assicurativa i
settori dove e' 'prioritario introdurre assetti di mercato realmente
competitivi che possano agevolare la ripresa della crescita'. Secondo
Catricala', 'troppo spesso' le richieste di intervento legislativo
dell'Antitrust 'vengono ignorate, come e' accaduto - osserva - in sei
anni di applicazione della legge sul conflitto di interessi'. Il
riferimento e' al rilievo mosso in piu' di un'occasione dall'Autorita'
sul fatto che la legge sul conflitto di interessi da' all'Antitrust gli
strumenti per un controllo piu' formale che sostanziale.
Abbiamo sostenuto
con il legislatore - sottolinea Catricala' - la necessita' di riformare
la regolazione economica distorsiva. Talvolta con successo: penso alla
radicale modifica della disciplina dello ius variandi nei rapporti
bancari, alla portabilita' del mutuo, all'istituzione di una pur
farraginosa class action, alla liberalizzazione di importanti settori
produttivi della vita economica nazionale come il commercio e le
professioni. L'Istituto e' stato potenziato nelle competenze e negli
strumenti procedurali', sottolinea.
'Tuttavia
nell'ultimo periodo il processo riformatore si e' arrestato e le
liberalizzazioni sono scivolate via dalle priorita' dell'agenda
politica. L'Autorita' ha dovuto denunciare pericolosi tentativi di
chiusura dei mercati dettati dagli interessi particolari in settori come
le farmacie, le assicurazioni, alcune professioni, i trasporti'. Quindi
la battuta d'arresto costituita, a giudizio del presidente
dell'Autorita', dallo stop al ddl sulla concorrenza che, appunto, 'non
ha mai visto la luce'.
ANTONIO CATRICALA
7 - ANTITRUST: FS,
TELECOM E POSTE DEVONO ASSUMERSI RESPONSABILITA' SU RETI...
(Adnkronos) - "Ancora attuale e' il tema delle reti. Su
chi le possiede in esclusiva grava una speciale responsabilita' ma i
monopolisti danno l'impressione di volerla eludere: un presunto abuso di
posizione dominante e' stato contestato al Gruppo Ferrovie, due a
Telecom, due a Poste". E' il passaggio della relazione del presidente
dell'Antitrust, Antonio Catricala', in cui si fa riferiemento alla
necessita' di aprire le reti ancora parzialmente protette.
8 - PMI, MUSSARI
(ABI): 75% BANCHE HANNO ADERITO AD ACCORDO PER CREDITO
(LaPresse) - Sono 219 le banche italiane che hanno
aderito ad oggi all'accordo per il credito alle pmi adottato lo scorso
febbraio in sostituzione della cosidetta 'moratoria'. E' quanto ha
annunciato il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari, durante
un'audizione alla commissione Industria del Senato nell'ambito di
un'indagine conoscitiva sull'accesso al credito e sugli strumenti di
finanziamento delle imprese. Mussari ha sottolineato che il numero degli
istituti bancari coinvolti "è pari a circa il 75% del settore in termini
di sportelli". Il numero uno dell'Associazione bancaria italiana ha
inoltre aggiunto che "fino ad adesso non si registrano particolari
criticità nella realizzazione delle operazioni di allungamento dei
finanziamenti, nè da parte delle banche nè da parte delle imprese".
Giuseppe Mussari
9 - UNICREDIT:
GHIZZONI, EVENTUALE CARTOLARIZZAZIONE NON PER CAPITALE MA PER
LIQUIDITA'...
(Adnkronos) - La maxi cartolarizzazione che, secondo
alcune indiscrezioni di stampa, Unicredit starebbe portando a termine,
per l'ad dell'Istituto di Piazza Cordusio, Federico Ghizzoni, si
tratterebbe di 'un'operazione che si discute oggi in cda nelle linee
generali ma che non e' fatta per il capitale ma per avere un eventuale
cuscinetto di liquidita'.
'In ogni caso - ha
precisato Ghizzoni a margine della presentazione del cartellone della
Filarmonica della Scala - non e' un'operazione gia' definita'.
Quanto
all'importo, che potrebbe arrivare ad un ammontare massimo di 14 mld di
euro 'per ora se ne discutono i principi e non c'e' nessuna cifra. In
ogni caso - ha concluso - fosse da 1 mld o da 14, non avra' nessun
impatto sul patrimonio'.
Mauro Moretti
10 - GRECIA:
GHIZZONI, PER SALVATAGGIO RICEVUTO NESSUNA PROPOSTA...
(Adnkronos) - 'Non abbiamo ricevuto nessuna proposta di
nessun genere'. Ad affermarlo e' l'ad di Unicredit, Federico Ghizzoni,
in merito all'ipotesi di un intervento privato da parte degli Istituti
di credito europei per il salvataggio della Grecia.
A margine della
presentazione della stagione Filarmonica della Scala, Ghizzoni ha
spiegato che se l'intervento fosse su base volontaria da parte di
privati 'bisognerebbe considerare la cosa se, come si sente dire, fosse
un'estensione dei bond. Tuttavia - ha concluso - non abbiamo ricevuto
nessuna proposta in merito'.
Federico Ghizzoni
UNICREDIT
11 - MANAGER:
SACCOMANNI, +20% RETRIBUZIONI TOP, NON SEMPRE GIUSTIFICATE...
(Adnkronos) - Emergono, per le societa' di maggiori
dimensioni, "incrementi nei compensi corrisposti al top management
nell'ordine del 20%. Non sempre tali aumenti sembrano giustificati dai
risultati economici". Lo afferma il direttore generale di Bankitalia,
Fabrizio Saccomanni.
12 - GENERALI:
VERSO CDA TELCO IL 6/7, IN AGOSTO LENTE SU VALORE QUOTA...
Radiocor - Comitato esecutivo il 30 giugno e consiglio
di amministrazione il 5 agosto per l'approvazione della semestrale. Sono
i prossimi appuntamenti di consiglio del gruppo Generali, secondo quanto
risulta a Radiocor, dopo che il cda convocato per il 28 giugno e' stato
cancellato. Nel frattempo sono destinati a maturare alcuni temi gia'
identificati nel corso degli ultimi consigli, fra cui quello della
congruita' della valutazione di bilancio della partecipazione in Telco,
che a sua volta contabilizza la quota in Telecom a 2,2 euro per azione.
I grandi soci,
come gli scorsi anni, hanno affidato a Lazard Italia la valutazione di
congruita' richiesta dai principi contabili e la prima analisi tocchera'
quindi al cda di Telco, non ancora convocato ma preallertato per il
prossimo 6 luglio. Alla luce della linea che verra' espressa dai soci
Generali, Mediobanca e Intesa Sanpaolo in Telco, a Trieste la parola
passera' al Comitato per il Controllo Interno, al momento previsto per
il 19 luglio.
FABRIZIO
SACCOMANNI
Al comitato, in
vista della semestrale, tocchera' una prima valutazione degli impairment
test delle partecipazioni del gruppo e in questa sede la quota Telco
appare come quella di importo piu' rilevante, visto che ha un valore di
bilancio di 874 milioni e non e' stata svalutata in occasione
dell'ultima crisi dei mercati che ha portato il titolo Telecom sotto
quota 2 euro dal novembre 2007, portandosi intorno a 1 euro per azione.
Peraltro la quota
e' nei portafogli vita con rischio a carico degli assicurati, e secondo
gli analisti in caso di svalutazione solo circa un quarto dell'importo
e' destinato a passare dai conti del gruppo sotto forma di impairment.
Recentemente il Ceo di Generali, Giovanni Perissinotto, ha osservato che
una svalutazione di Telco non e' in agenda, rimandando alle scadenze di
bilancio e in particolare a quella di fine anno, ma la prima data
possibile e' quella dell'approvazione della semestrale, e quindi del
consiglio del 5 agosto.
GIOVANNI
PERISSINOTTO
Temi straordinari
previsti per il comitato esecutivo di fine mese, il cui ordine del
giorno e' ancora in via di definizione, saranno il destino della joint
venture in Europa dell'Est con Ppf, al centro di accese discussioni in
cda nel corso dell'inverno e, se i tempi saranno maturi, l'avvio
dell'annunciata joint venture in Russia con il gruppo bancario Vtb.
13 -
FIAT-CHRYSLER, UIL: COSTRUITA UNA RETE CON UAW E ALTRI SINDACATI...
(LaPresse) - E' Chiara Romamazzi, responsabile
dell'Ufficio Internazionale della Uilm, la sindacalista che terrà i
rapporti per i metalmeccanici della Uil con le altre organizzazioni
sindacali del gruppo Fiat-Chrysler. Lo comunica la Uilm in una nota,
mentre sono in corso a Torino i lavori tra i sindacati metalmeccanici
europei dei Paesi dove si trovano stabilimenti produttivi del gruppo
automobilistico guidato dall'amministratore delegato, Sergio Marchionne,
e la grande organizzazione del sindacato americano dei lavoratori
dell'auto.
FRANCO BERNABE
"Al momento
abbiamo costituito una vera e propria rete - spiega la Romanazzi - dove
si socializzeranno informazioni ed esperienze tra i sindacalisti che
operano nei siti del gruppo. Di fatto si apre un canale comunicativo
costante soprattutto con il sindacato americano della Uaw. Proprio a
questa organizzazione sindacale appartiene Paolo Caucci che è stato
nominato coordinatore della costituenda rete informativa. Si può
anticipare fin d'ora che la prima riunione della rete in questione verrà
convocata entro il 2012, probabilmente in un Paese extraeuropeo".
14 - FINMECCANICA:
AGUSTAWESTLAND, CLOSING PER JV CON RUSSIAN HELICOPTERS
(ASCA) - AgustaWestland, societa' del gruppo
Finmeccanica, ha firmato con Russian Helicopters l'accordo finale per la
creazione di HeliVert, una joint venture paritetica. HeliVert ha lo
scopo di creare e gestire un impianto di linea di assemblaggio finale
dell'elicottero medio AW139 in Russia.
chrysler FIAT
L'impianto sara'
realizzato nella zona industriale di Tomilino, regione di Mosca, e
dovrebbe essere aperto entro l'estate con attivita' di assemblaggio
pronta al via nel quarto trimestre di quest'anno. L'impianto e'
progettato per assemblare fino a 15 AW139 all'anno. La catena di
montaggio potra' soddisfare le esigenze dei mercati civili in Russia e
CSI. Il management di HeliVert sara' nominato in misura paritetica.
L'organico totale dell'impianto alla massima potenza superera' i 100
dipendenti.
15 - SOGEFI:
ACQUISTA GRUPPO COMPONENTI AUTO MARK IV SYSTE'MES MOTEURS
(Adnkronos) - Sogefi (gruppo Cir) ha firmato un accordo
per acquistare il gruppo francese di componentistica auto Mark IV
Syste'mes Moteurs dalla holding americana Mark IV. L'operazione, rende
noto Sogefi, e' avvenuta sulla base di un enterprise value del gruppo
Mark IV Syste'mes Moteurs pari a circa 150 milioni di euro. Sogefi
finanziera' l'acquisizione con le linee di credito di cui e' gia' in
possesso, "mantenendo una solida struttura patrimoniale e finanziaria".
CARLO DE BENEDETTI
Il perfezionamento
dell'accordo, atteso nel terzo trimestre, e' soggetto alle usuali
condizioni sospensive. A seguito del completamento dell'operazione e'
prevedibile che il gruppo Sogefi raggiunga ricavi totali pro forma per
l'anno 2011 intorno a 1,3 miliardi di euro.
16 - ENEL: CONTI,
MOODY'S? SIAMO TRANQUILLI, LAVORIAMO PER CRESCITA...
(Adnkronos)- "Siamo tranquilli, lavoriamo come sempre a
un bilancio solido e a prospettive di crescita interessanti e non
abbiamo alcun timore". Ad assicurarlo e' stato l'amministratore delegato
dell'Enel, Fulvio Conti, commentando, a margine della relazione
dell'Antitrust, l'annuncio giunto ieri da Moody's di mettere sotto
osservazione i rating delle societa' partecipate dallo Stato. 'Non c'e'
stato nessun downgrade - ha sottolineato Conti - E' soltanto un'allerta
che Moody's fa dopo aver messo sotto osservazione la Repubblica
italiana. Di conseguenza le principali imprese che sono in parte
controllate dal Tesoro hanno lo stesso tipo di avvertenze'.
Fulvio Conti
17 -
PARIS AIR SHOW, JETBLUE AIRWAYS ORDINA 40 A320NEOS DELL'AIRBUS...
(LaPresse/AP) - La compagnia aerea low cost
statunitense JetBlue Airways ha ordinato 40 A320neos dell'Airbus al
Paris Air Show.
[21-06-2011]
|
LE PRIME
PAGINE DEI QUOTIDIANI INTERNAZIONALI - IL NUOVO SALVATAGGIO DELLA GRECIA
MINACCIA IL SETTORE PRIVATO - RISPARMI greci CONVERTITI IN ORO E CORSA
AGLI SPORTELLI - IL RAPPORTO SEGRETO SULLE SPESE ABUSIVE DEI
PARLAMENTARI EUROPEI - L’AMERICA DÀ INIZIO AL RITIRO DALL’AGHANISTAN -
IL GIGANTE DELL’HEDGE-FUND BRIDGEWATER LANCIA UN FONDO DA 10 MLD $ -
DIETRO LE INCURSIONI NEL GOLAN C’È TEHERAN. IRAN COINVOLTO ANCHE NELLA
REPRESSIONE SIRIANA…
DAGOREPORT
1 - THE NEW YORK
TIMES
- In apertura, "L'economia in difficoltà fa salire l'attenzione sulle
spese di guerra" - Al centro, "In America, per rifarsi una vita, i neri
lasciano le città alla volta del sud"
2 - THE WALL
STREET JOURNAL
- In apertura, "Si annuncia battaglia per accaparrarsi la Foster's" - In
basso, "Il gigante dell'hedge-fund Bridgewater lancia un fondo da 10
miliardi di dollari" - "Il G20 e le pressioni sugli Usa per i sussidi
sul biocarburante"
3 - LE FIGARO
- In apertura,
"Scuola: Il grande ritorno della morale. Obiettivo: aiutare i bambini ad
acquisire i punti cardine e i principi della cittadinanza" - "La prima
visita della Regina Elisabetta a Downing St. dal 2002" - Al centro,
"Bercy: Che succederà a Christine Lagarde?"
4 - LIBÉRATION
- In apertura, "Il rapporto scandalo di un deputato dell'Ump. O francesi
o nulla. Impedire la doppia nazionalità è l'obiettivo di un progetto di
Claude Goasguen che verrà discusso oggi" - In basso, "Libia: 2,1 milioni
di euro al giorno"
5 - LE MONDE
- In apertura, "Sarkozy annuncia un congelamento della chiusura delle
classi. Il principio di non sostituzione di un insegnante su due rimane:
l'anno prossimo dovranno essere soppressi, come previsto, 16mila posti"
- "Il rischio che la Grecia fallisca inquieta gli Usa come la Cina"
6 - LES ECHOS
- In apertura, "La strana serie di nero alla Borsa di Parigi" - Al
centro, "Il
nuovo salvataggio della Grecia minaccia il settore privato"
7 - THE GUARDIAN
- In apertura, "I parlamentari europei conservatori sfidano Cameron
sugli obiettivi per la riduzione dei gas serra" - Di spalla, "Obama e la
spaccatura militare sul ritiro dall'Afghanistan"
8 - THE
INDEPENDENT
- In apertura, "L'Europa si prepara alla tempesta sugli abusi di spesa
dei parlamentari europei. La pubblicazione di un rapporto segreto
potrebbe minare gli sforzi fatti per raggiungere un accordo sul debito
greco"
9 - THE TIMES
- In apertura, "Un
adolescente dell'Essex coinvolto nella serie di attacchi hacker globali"
- "Michelle Obama da Nelson Mandela"
10 - THE DAILY
TELEGRAPH
- In apertura, "Tu combatti io parlo. Cameron e la Difesa ai minimi
storici su Libia e Afghanistan"
11 - FINANCIAL
TIMES
- In apertura, "JpMorgan paga 154 milioni di dollari per chiudere la
causa per frode" - Al centro, "La polizia arresta il sospetto hacker
della Cia" - In basso, "Tra i timori di un default, i greci convertono i
propri risparmi in oro e corrono agli sportelli"
12 - THE SUN
- In apertura,
"Fai a pezzi il giovanotto. Uno smanettone dell'Essex di 19 anni è stato
arrestato con l'accusa di essere un hacker responsabile di attacchi in
tutto il mondo" - Di spalla, "Rosie: ‘Sono la nuova Fox'"
13 - FRANKFURTER
ALLGEMEINE
- "L'America dà inizio al ritiro dall'Aghanistan"
14 - HAARETZ
- In apertura, "Una grossa fonte israeliana: ‘Dietro le incursioni nel
Golan c'è Tehran'. L'Iran coinvolto anche nella repressione delle
proteste anti-regime in Siria"
[22-06-2011]
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FIDUCIA DEL
PARLAMENTO GRECO A PAPANDREOU, PER 4 VOTI - PER LE BORSE È TROPPO POCO,
EUROPA IN CALO - ENI INDAGATA A MILANO PER CORRUZIONE IN IRAQ E KUWAIT -
GEITHNER: EVITEREMO IL DEFAULT USA - IERI CARSTENS, OGGI LAGARDE SI
PRESENTANO AL FMI - AS ROMA: OK FORMALE DI UNICREDIT (FIRMA IL 4 LUGLIO)
- IL CDA FININVEST E IL LODO MONDADORI - EXOR E LO “SFIZIO” DELLA JUVE -
GOOGLE: 1 MILIARDO DI UTENTI AL MESE - LA LOGICA DI ITWAY E WALL ST -
ASSEMBLEA DI FUOCO PER GLI ANALISTI FINANZIARI…
1 - BORSA: EUROPA
IN LEGGERO CALO CON VOTO GRECO, MALE STOCCOLMA...
(ANSA) - Poche idee ma clima negativo sulle Borse
europee dopo che il nuovo governo approntato venerdì scorso dal premier
socialista greco Giorgio Papandreou ha superato questa notte lo scoglio
del voto di fiducia in Parlamento con il sì dei 155 deputati del Pasok e
143 no delle opposizioni, su un totale di 298 votanti e 300 seggi.
George Papandreou
Gli stretti
margini della maggioranza del governo ellenico non dà abbastanza fiducia
ai mercati: in attesa che apra Atene che si muove sul diverso fuso
orario greco, l'indice Stxe 600, che fotografa l'andamento dei
principali titoli quotati sui listini del Vecchio continente, cede
qualche frazione di punto In calo soprattutto le piazze azionarie di
Amsterdam e Stoccolma (Electrolux -1,70%).
A livello
continentale i titoli bancari (Barclays -1,47%) segnano lievi cali. Di
seguito, gli indici dei titoli guida delle principali Borse europee: -
Londra -0,24% - Parigi -0,29% - Francoforte -0,18% - Madrid -0,19% -
Milano -0,25% - Amsterdam -0,61% - Stoccolma -1,07% - Zurigo -0,44%
2 - BORSA: ASIA
SALE MA CAUTA SU VOTO GRECO, BENE TOKYO (+1,79%)...
(ANSA) - Borse asiatiche in rialzo dopo il voto di
fiducia ottenuto dal nuovo governo greco, ma senza festeggiare con
troppa convinzione, anche per il margine ristretto ottenuto dalla
maggioranza. Dopo i forti aumenti messi a segno ieri dai mercati europei
e da Wall street, le piazze azionarie orientali e dell'area del Pacifico
hanno tutte registrato aumenti contenuti sotto il punto percentuale, con
l'unica eccezione di Tokyo.
La Borsa
giapponese ha infatti chiuso in crescita dell'1,79%, spinta da titoli
come Softbank (+4,37%), mentre tra gli automobilistici è andata bene
Isuzu (+3,83%). Acquisti anche su Sony (+3,71%) e Nec, cresciuta del
3,64%, ma qualche banca ha frenato anche sul listino nipponico, come
Shinsei, scesa dell'1,30% finale. Di seguito, gli indici dei titoli
guida delle principali Borse di Asia e Pacifico: - Tokyo +1,79% - Hong
Kong +0,74% - Shanghai +0,38% (seduta in corso) - Taiwan +0,27% - Seul
+0,77% - Sidney +0,54% - Singapore +0,34% (seduta in corso) - Mumbai
-0,13% (seduta in corso) - Kuala Lumpur +0,12% - Bangkok +0,03% -
Giakarta +0,53%
BORSA TOKYO
3 - APPALTI, PM
MILANO INDAGA ENI PER CORRUZIONE INTERNAZIONALE
Reuters - La procura di Milano ha iscritto nel registro
degli indagati Eni come persona giuridica con l'accusa di corruzione
internazionale nell'ambito di un'inchiesta su presunte tangenti pagate
da società italiane a manager dell'Eni per appalti in Iraq e Kuwait.
Lo hanno riferito
oggi fonti investigative mentre un portavoce della società, anticipando
un comunicato da parte del gruppo del cane a sei zampe, ha detto che Eni
è "parte lesa nell'inchiesta".
Nell'indagine del
pm Fabio De Pasquale - in cui non risulta indagato come persona fisica
l'AD della società Paolo Scaroni - Eni è indagata in base alla legge 231
sulla responsabilità amministrativa delle società per reati commessi da
dirigenti nell'interesse aziendale.
Logo "Eni"
Il pm inoltre
contesta il reato di associazione a delinquere al vice-presidente di
Saipem, Nerio Capanna, al manager dell'Eni Diego Braghi e a tre
intermediari Massimo Guidotti, Stefano Borghi e Enrico Pondini, come
riferito dalle fonti. Tra le aziende che avrebbero pagato tangenti o
avrebbero garantito di farlo, sono in corso accertamenti su Ansaldo e
altre società ingegneristiche. Al momento non è stato possibile
contattare gli interessati per un commento.
Dalle indagini,
durate sei mesi - di cui ha dato notizia oggi il Corriere della Sera -
emerge un sistema nel quale grandi aziende italiane pagherebbero
tangenti a top manager dell'Eni per ottenere appalti -- del valore di
miliardi di dollari in Iraq e Kuwait -- che Eni dal 2010 sta
contribuendo a realizzare nel giacimento petrolifero iracheno di Zubair
e in quello del Kuwait di Jurassic Field.
4 - GRECIA,
GOVERNO HA OTTENUTO LA FIDUCIA...
(LaPresse) - Ha infatti ottenuto più dei 151 voti
necessari sui 300 totali. Gli hanno accordato la fiducia 155
parlamentari contro 143 che non l'hanno fatto, mentre due si sono
astenuti. Una sconfitta avrebbe probabilmente portato ad elezioni
anticipate e alzato i dubbi sul fatto che la Grecia possa riuscire ad
approvare le nuove misure di austerità entro la fine di giugno, come
chiesto dai creditori internazionali.
Solo se queste
passeranno, infatti, il Paese otterrà la prossima rata dal prestito e
potrà evitare il default. La scorsa settimana Papandreou ha fatto un
rimpasto di governo e sostituito il ministro delle Finanze per calmare
il dissenso crescente tra le fila del suo partito. Oggi il nuovo
ministro delle Finanze Evangelos Venizelos ha promesso che la prossima
settimana il parlamento riuscirà ad approvare le impopolari misure di
austerità, tra cui i 28 miliardi di euro di tagli al budget, entro la
fine del mese.
SAIPEM
5 - GOOGLE: PER
PRIMA VOLTA OLTRE UN MILIARD0 UTENTI WEB...
(ANSA) - Per la prima volta Google ha superato il
miliardo di utenti sul web a maggio, secondo le cifre pubblicate in
serata dalla ComScore. Con 1,0009 miliardi di visitatori Google
(contando ovviamente YouTube, Orkut e Gmail) giunge in testa davanti a
Microsoft (905 milioni), Facabook (713 milioni) e Yahoo (689 milioni).
6 - AS ROMA: OK
FORMALE CDA UNICREDIT PER CLOSING OPERAZIONE...
Radiocor - Il Cda di UniCredit ha dato 'il via libera
formale su tutti i prerequisiti per andare a firmare il contratto' di
cessione della As Roma alla cordata guidata dall'imprenditore italo
americano Thomas Di Benedetto. Lo ha annunciato l'a.d. dell'istituto,
Federico Ghizzoni, al termine della riunione del board. Il via libera
del Cda, ha spiegato il direttore operativo Paolo Fiorentino, riguarda
'il finanziamento e l'impegno sull'aumento di capitale da 35 milioni'.
evangelos
venizelos
Quanto ai punti
per la chiusura dell'operazione, Fiorentino ha ricordato che le parti
hanno 'una data fissata idealmente il 4 luglio'. Ricordando che quello
e' un giorno di festa negli Stati Uniti, Fiorentino ha auspicato
scherzosamente che gli imprenditori americani 'decidano di passare le
feste in Italia'. In ogni caso il manager ha assicurato che 'se non
sara' il 4 luglio sara' intorno al 4 luglio' e che ogni eventuale
slittamento sarebbe 'di pochi giorni e per ragioni tecniche'.
7 - USA, GEITHNER:
EVITEREMO IL DEFAULT, CI SARÀ ACCORDO BIPARTISAN...
(LaPresse/AP) - "Eviteremo un default, on c'è dubbio su
questo. Non succederà. Avremo un primo progetto di riduzione del deficit
che sarà bipartisan, la domanda è quale forma avrà". Lo ha detto il
segretario di Stato Usa Timothy Geithner a proposito della situazione
economica degli Stati Uniti e dell'accordo su debito e riduzione della
spesa. "Stiamo facendo progressi - ha aggiunto Geithner -, ci stiamo
avvicinando".
DIBENEDETTO-GMT/ROSS
8 - MORNING NOTE:
L'AGENDA DI MERCOLEDI' 22 GIUGNO...
Radiocor - Milano: si riunisce il Comitato esecutivo
dell'Abi.
Milano: seminario
organizzato da Barilla 'Stakeholder engagement e valore d'impresa: le
sfide del futuro'.
Milano: 'World Wealth Report 2011', presentazione dell'indagine sulla
distribuzione della ricchezza a livello mondiale e in Italia di Merrill
Lynch e Capgemini.
Milano:
presentazione del 'Progetto Cultura' di Intesa Sanpaolo. Partecipano,
tra gli altri, Giovanni Bazoli, presidente consiglio di sorveglianza
Intesa Sanpaolo; Ferruccio De Bortoli, direttore Corriere della Sera;
Giancarlo Galan, ministro per i Beni e le Attivita' Culturali; Gianni
Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri;
Giuseppe Guzzetti, presidente Fondazione Cariplo; Giuliano Pisapia,
sindaco di Milano.
Milano: incontro
organizzato da Il Gruppo 24 Ore e Confindustria Ceramica su
'Perspectives. La Ceramica e Cersaie inconrtrano Milano'.
Padova: 'Come e perche' fare affari nelle Filippine', roadshow di
presentazione del Paese, organizzato da Il Sole 24 Ore Radiocor,
Newsmercati, Centro Estero delle Camere del Piemonte, Confindustria e
Ice.
Torino: si conclude l'incontro dei sindacati mondiali del gruppo
Fiat-Chrysler.
PAOLO FIORENTINO
9 - MORNING NOTE:
ECONOMIA E FINANZA DAI GIORNALI...
Radiocor - ANTITRUST: Liberalizzazioni al palo.
Catricala': Senza concorrenza economia a rischio. Rc auto problema
italiano. Banche nel mirino per le polizze sui mutui (dai giornali). Il
futuro del presidente dell'authority? La continuita' e' nei lavori
pubblici (Il Sole 24 Ore, pag. 2)
GOVERNO:
Berlusconi: 'La crisi una follia, ora giu' le tasse. Entro l'estate solo
tre aliquote piu' basse' (dai giornali)
DL SVILUPPO: Fiducia 'larga'. Ok della camera con 317 voti a favore. Il
testo blindato ora passa al Senato (dai giornali)
INCHIESTA 'P4': Ecco la grande ragnatela. Ministri, nomine, banche,
giornali e tv: tutto passava da Bisignani (Repubblica, pagg1-9).
'Bisignani mediava tra premier e Scaroni (Corriere della Sera pagg. 1 e
9-11)
BPM: La procura
indaga per insider (dai giornali). 'Sabato la svolta o mi dimetto'.
Lettera aperta ai soci di Franco Debenedetti (Il Sole 24 Ore, pag. 3)
UNICREDIT: Rassicura l'Antitrust sul nodo FonSai-Mediobanca. I tre
consiglieri della banca si asterranno in cda. Piazza Cordusio aumenta i
profitti in Italia (Il Sole 24 Ore, pagg. 1 e 41)
ENI: Petrolio in Iraq e Kuwait. Inchiesta per tangenti negli appalti
(Corriere della Sera, pagg.1 e 8
INFRASTRUTTURE:
Marcegaglia 'Una priorita'. Il Governo intervenga. Coniugare rigore e
sviluppo'. (Il Sole 24 Ore, pag. 8)
CONTRATTI: Sull'esigibilita' prove d'intesa imprese-sindacati. Venerdi'
il tavolo con Confindustria (Il Sole 24 Ore, pag. 8). 'Imprese e
sindacati, e' l'ora di condividere i nuovi contratti'. L'appello del
Sole 24 Ore. Il Sole 24 ore, pag. 1
PENSIONI: Spesa record (16,6% del Pil) nel 2009 (dai giornali)
GRECIA: Papandreou
conquista la fiducia. Si' all'austerity (dai giornali) 'Non sara' Londra
a salvare l'euro'. Interviosta al ministro britannico per gli Affari
europei, David Lidington (pag. 12)
USA: Geithner esclude il default Usa. Il ministro del Tesoro rassicura:
troveremo un'intesa con i repubblicani (Il Sole 24 Ore pag. 14)
TLC: Per l'Ngn test pilota in sei citta'. Proposta del Governo ai
gestori: Telecom potra' avere il controllo della societa' (Il Sole 24
Ore, pag. 22)
google
TIRRENIA: Scontro
Cin-D'Andrea. Dopo lo stop. Salvataggio bis al punto di partenza (dai
giornali)
MPS: Fondazione, conti in rosso. Mancini: 'La partecipazione in
Mediobanca e' sotto osservazione'. (Il Sole 24 Ore, pag. 42)
PARMALAT: l'Opa a rilento, gli hedge fund in manovra (Il Sole 24 Ore,
pag. 42)
FIAT-CHRYSLER: Bob
King per il sindacato globale. Il leader uaw a Torino con Fiom, Fim e
Uilm. Nasce la rete di coordinamento. Lettera a Marchionne (dai
giornali)
GENERALI: Verso il 50% di Citylife (Il Sole 24 Ore, pag. 41). Decide su
Telco (Corriere della Sera, pag. 35)
FINMECCANICA: Accordo fatto con Boeing sul 787 Dreamliner. Tengono i
ricavi (dai giornali)
10 - DIRETTORE
FMI, CARSTENS DAL CONSIGLIO ESECUTIVO; OGGI TOCCA A LAGARDE
(LaPresse/AP) - Agustin Carstens, presidente della
Banca centrale del Messico e candidato a diventare il prossimo direttore
del Fondo monetario internazionale, ha detto che se sarà eletto lavorerà
per aumentare la rappresentanza dei Paesi in via di sviluppo e la
capacità del Fmi di reagire a eventuali crisi finanziarie.
Carstens ha
parlato davanti ai 24 membri del consiglio esecutivo del Fondo; oggi
sarà il turno dell'altro candidato, il ministro delle Finanze francese
Christine Lagarde, favorita in quanto appoggiata dai Paesi europei. I
due si sfidano per succedere all'ex direttore Dominique Strauss-Kahn,
che si è dimesso il mese scorso dopo essere stato accusato di aver
aggredito sessualmente una cameriera d'albergo a New York.
GEITHNER
Dopo aver
ascoltato le presentazioni e le risposte di Carstens e Lagarde, il
consiglio s'incontrerà il 28 giugno, con l'obiettivo di scegliere un
nome entro il 30.
"Il Fondo ha
profondamente fallito nel prevedere la recente crisi finanziaria", ha
detto Carstens al consiglio. Per questo, ha aggiunto, dovrebbe
rinforzare le risorse destinate al lavoro di sorveglianza dell'economia
globale, ovvero il numero del personale dedicato alla vigilanza dei
singoli Paesi e gli esperti sul funzionamento delle banche e altri
istituti finanziari. Carstens ha quindi promesso di aumentare la
rappresentanza dei Paesi emergenti all'interno del consiglio esecutivo,
che ha il compito di vigilare quotidianamente le operazioni del Fondo.
11 - IL CDA
FININVEST E IL LODO MONDADORI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Via vai di auto ieri nell'elegante palazzo
di Via Paleocapa a Milano. L'appuntamento, negli uffici Fininvest, era
di routine: il cda per l'approvazione del bilancio 2010 della cassaforte
del premier Silvio Berlusconi e famiglia. Sul fronte dei numeri,
l'attesa è per un anno in netta ripresa, visto che nel 2010 i tre asset
principali (Mediaset, Mediolanum e Mondadori) hanno aumentato gli utili
e hanno elargito dividendi più alti del 2009.
Ma è difficile
pensare che ieri i figli Marina (presidente di Fininvest) e Piersilvio,
l'ad Pasquale Cannatelli, i consiglieri Ubaldo Livolsi, Ernesto Poli e
Bruno Ermolli, storici e ascoltati consulenti di Berlusconi, non abbiano
discusso dell'imminente sentenza di appello sul Lodo Mondadori, che
potrebbe obbligare Fininvest a un maxi-risarcimento di 750 milioni alla
Cir. Finora la holding non ha accantonato un euro, perché ritiene di
avere ragione. Adesso però il mercato s'interroga: sarà stato deciso
diversamente? C'è chi fa notare, tuttavia, che accantonare proprio ora
sarebbe poco sensato. (S.Fi.)
ANTONIO CATRICALA
12 - EXOR E LO
«SFIZIO» DEL GIOCO DEL PALLONE...
Da "Il
Sole 24 Ore" - C'è stato un momento in cui gli Agnelli con
i soldi guadagnati dal pallone potevano coprire la voragine
dell'automobile e finanziare l'aumento di capitale Fiat. E' accaduto nel
dicembre 2001, quando la Juventus è stata quotata in Borsa, con
un'operazione mista di vendita di azioni detenute dall'Ifi, allora
azionista di controllo (oggi si chiama Exor in seguito alla fusione con
Ifil del 2009) e di aumento di capitale della stessa società di calcio.
L'Ifi incassò 100
milioni di euro, la Juventus 62,6 milioni con l'aumento di capitale. La
holding Ifi aveva bisogno di 180 milioni per la ricapitalizzazione della
Fiat da un miliardo (altri 125 milioni li mise la controllata Ifil) e
poté fare la sua parte senza chiedere soldi agli Agnelli. La Juventus ha
dato anche qualche dividendo, finché nel 2007 ha avuto bisogno di un
aumento di capitale da 105 milioni, di cui 63 milioni versati dall'Ifil
(oggi Exor).
carstens
Se domani il cda
di Exor accoglierà, come probabile nonostante qualche perplessità tra i
soci delle famiglie Agnelli e Nasi e di Sergio Marchionne, la richiesta
di un nuovo aumento di capitale per almeno 100 milioni, il conto del
pallone negli ultimi dieci anni vedrà un costo netto di circa 20 milioni
per Exor tra entrate e uscite. Tutto sommato un'inezia rispetto agli
sfracelli di altre squadre d'alta classifica. (G.D.)
13 - C'È PIÙ
LOGICA IN ITWAY CHE NEL VOLO DELL'S&P...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Itway sigla un accordo commerciale che
dovrebbe generare ricavi per due milioni all'anno e il titolo vola del
16%. Fatti due conti, la capitalizzazione della società, grazie agli
acquisti del generoso popolo dei day trader, è aumentata di 2,1 milioni
di €. Come a dire che un euro di fatturato genera un valore di 1,05:
mica male per un'azienda che dovrebbe chiudere in perdita anche
quest'anno (il terzo di fila) e che nel suo massimo splendore ha visto
utili per 650mila €. Robe da day trader nostrani, si dirà.
Ma a Wall Street è
successo di peggio. Perché dopo aver appreso che le vendite di case
erano calate solo a 4,81 milioni (ben 10mila meno del previsto), i
grandi investitori americani hanno d'istinto fatto salire l'indice di
7-8 punti: ossia di un buon 0,6% (per un totale, in chiusura,
dell'1,34%), dimentichi che il dato del mese precedente era stato
rivisto al ribasso di 50mila unità. Naturale che davanti a numeri così
buoni, il settore dei costruttori di case sia volato dell'1,7%. A ben
vedere, c'è più logica nel balzo di Itway. (W.R.)
LAGARDE
14 - IN AIAF ORA
SI «GIOCA» AL RECORD DEI RICORSI...
Da "Il
Sole 24 Ore" - Entra nel vivo la campagna elettorale per
l'Associazione Italiana Analisti Finanzari, che vedrà il prossimo 28
giugno l'assemblea forse più infuocata degli ultimi 40 anni. Gli oltre
1.100 soci saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente e i membri
del Consiglio Direttivo, dopo la presidenza Noera. Due le liste in
lizza: la prima che ha come candidato presidente Paolo Balice,
responsabile wealth management per il Centro Italia di Azimut e da oltre
20 anni socio Aiaf e la seconda che ha come capolista Alfonso Scarano,
che si qualifica come analista indipendente.
L'outsider è
proprio Scarano che entrerà nella storia dell'Aiaf per la sua "bulimia"
nel presentare ricorsi ai probiviri: ne ha depositati 19 sui 21
complessivamente ricevuti dall'associzione, negli ultimi 12 mesi. Ad
oggi ne sono stati analizzati dieci senza però evidenziare alcuna
irregolarità. L'Aiaf è diventata una sorta di ufficio reclami: quando
tornerà a occupersi di regole e mercati? (R.Fi.)
Famiglia
Berlusconi Eleonora Piersilvio MArina Silvio BArbara Luigi
15 - ACCORDO
QUANTAS-ROLLS ROYCE DOPO ESPLOSIONE MOTORE AEREO A NOVEMBRE...
(LaPresse/AP) - La compagnia aerea australiana Qantas
ha raggiunto un accordo con Rolls Royce, in seguito alla disintegrazione
in volo di un motore che costrinse il blocco dell'intera flotta A380.
L'amministratore delegato di Qantas Alan Joyce ha detto che i termini
sono confidenziali, ma l'impatto e le perdite della compagnia
ammonterebbero a 100 milioni di dollari.
A novembre un
motore Rolls Royce di un A380 di Qantas si disintegrò poco dopo il
decollo da Singapore, costringendo l'aereo a un atterraggio d'emergenza.
L'agenzia australiana per la sicurezza dei trasporti individuò un
difetto di fabbricazione di un tubo del carburante in uno dei motori,
che causò una perdita e un conseguente incendio che fece disintegrare
uno dei dischi della turbina.
[22-06-2011]
|
1- RIUSCIRà
L’EX-CAMIONISTA PALENZONA NEL SUO PROGETTO DI FARSI “IL NUOVO GERONZI”?
- DALLE CARTE DELLA P4 SBUCA LA "CONGIURA" CHE PALLENZONA AVREBBE ORDITO
INSIEME AL SOLITO BISIGNANI E AL PRESIDENTE DI ALLIANZ, ENRICO
CUCCHIANI, PER FAR SALTARE PROFUMO CON L’ACCUSA DI AVER OCCULTATO
L’INGRESSO DEI LIBICI ALL’UNICREDIT - 2- IERI SERA A "BALLARÒ" BALLAVA
UN’IMPOSTA ANNUALE DELL’1 PER MILLE A CARICO DELLE ATTIVITÀ PATRIMONIALI
DELLE PERSONE FISICHE. CHE HA LE SEMBIANZE DI UNA PATRIMONIALE - 2- SUL
"SOLE" NAPOLETANO L’APPELLO SALVA-ITALIA DI VACIAGO, ROSSI, ICHINO,
ZINGALES - 3- C’È UN NUOVO MANAGER VICINO A TREMONTI CHE STA "SMONTANDO"
L’ICE DI VATTANI - 5- STASERA AL PARTY DEL SIGARO TOSCANO PREPARATO DA
AURELIO REGINA, è PROBABILE CHE SI PARLERÀ MOLTO DELLE SUE TELEFONATE
CON BISIGNANI E MAURIZIO BASILE
1- A "BALLARò"
BALLA UN'IMPOSTA ANNUALE DELL'1 PER MILLE A CARICO DELLE ATTIVITÀ
PATRIMONIALI DELLE PERSONE FISICHE. CHEHA LE SEMBIANZE DI UNA
PATRIMONIALE
Luigino Abete ha ripreso a sudare e ieri mattina era letteralmente
fradicio.
FABRIZIO
SACCOMANNI
A provocare il
fenomeno (per lui consueto) non è stata la lettura delle rivelazioni
napoletane che non lo sfiorano minimamente, ma la gioia per la
riconferma nei prossimi due anni alla presidenza di Assonime,
l'Associazione che rappresenta le società per azioni e ha sede nei
bellissimi uffici di piazza Venezia.
Nel corso
dell'Assemblea biennale alla quale sono intervenuti Tonino Catricalà,
Giuseppe Vegas e il "giovanile" Fabrizio Saccomanni, l'ex-tipografo
romano, classe 1964, ha ricevuto attestati di stima per il suo lavoro e
ha potuto annunciare che dentro Assonime sono entrati a far parte per la
prima volta personaggi come Bernabè, Cardia, John Elkann, Corradino
Passera e Giuseppe Recchi.
Antonio Catricala
Dopo la nomina
Luigino ha tirato un sospiro di sollievo perché l'incarico gli consente
di conservare l'ultima poltrona dalla quale può parlare di economia,
fisco e finanza. Purtroppo l'evento è sfuggito al giornalista Giovanni
Floris, il conduttore di "Ballarò" che ieri sera ha dedicato gran parte
dell'ultima puntata al tema delle tasse. Nel salottino televisivo
c'erano tra gli altri il sindaco di Firenze che ha sparato battute
strepitose, Anna Finocchiaro piuttosto stanca per le battaglie del
pomeriggio al Senato, e Maria Luisa Todini, l'imprenditrice romana che
si pettina come Paolina Bonaparte e difende il governo con passione.
GIOVANNI FLORIS
Sulle tasse, che
rappresentano lo scoglio dove più forte è il conflitto tra il Cavaliere
e Tremonti, è toccato al gracile ministro Sacconi difendere la manovra
con parole terribilmente maldestre ed elusive. Di fronte alle insistenze
del povero Floris che gli chiedeva se le gabelle scenderanno, il laico
ministro del Welfare che non perde occasione per dichiarare la sua
religiosità è salito sugli specchi parlando di una "rimodulazione" che
dovrebbe ridistribuire il carico fiscale tra i ricchi e i poveri.
LUISA TODINI
Il furbo Floris e
Paolina Bonaparte-Todini hanno rizzato le orecchie cercando di capire se
le tasse scenderanno per la tassazione delle rendite, ma in un vortice
di parole confuse il gracile Sacconi ha evitato di pronunciarsi e ha
rinviato alla prossima settimana quando Tremonti dovrebbe anticipare
qualche dettaglio sulla manovra. A questo punto è stato gioco facile per
il sindaco di Verona, Tosi (leghista rampante destinato a un grande
futuro), insistere sulla differenza tra la tassazione dei redditi, e
delle rendite e lo ha fatto spingendosi provocatoriamente molto in là
quando ha detto che bisogna colpire i patrimoni che generano ricchezza.
GIULIO TREMONTI
Di fronte a questo
spettacolo Paolino Mieli, che dall'alto e da lontano veglia sul salotto
di "Ballarò" con la luce del suo pensiero, ha irriso sulla riforma che a
suo avviso è destinata inevitabilmente a generare un topolino. E la
stessa cosa deve aver fatto il suo amico Luigino Abete nel salotto di
casa sua sudando copiosamente perché da giorni sta annunciando ai
quattro venti la riforma del fisco che ieri ha presentato all'Assemblea
biennale di Assonime.
Per l'esponente
della lobby capitolina bisogna aumentare l'Iva per ridurre Irpef e Ires
in modo da alleggerire il carico fiscale sulle imprese e i lavoratori.
Questa proposta Luigino l'ha già presentata in alcune interviste dei
giorni scorsi perché è convinto che uniformando le aliquote dell'Iva al
20% si otterrebbe un gettito complessivo pari a 40 miliardi di euro.
Roberto Napoletano
A questa idea,
partorita negli uffici di piazza Venezia insieme al direttore generale
di Assonime, Stefano Micossi, si potrebbero aggiungere altri 9 miliardi
ricavabili da un'imposta annuale dell'1 per mille a carico delle
attività patrimoniali delle persone fisiche.
Questo 1 per mille
ha le sembianze di una patrimoniale, una parola inquietante che ieri
sera a "Ballarò" è stata appena sussurrata.
2- SUL "SOLE" NAPOLETANO L'APPELLO SALVA-ITALIA DI VACIAGO,
GUIDO ROSSI, ICHINO E ZINGALES
Nel palazzo di vetro di via Monte Rosa a Milano dove ha sede il "Sole 24
Ore" nessun giornalista riesce a ricordare il nome del direttore
sostituito alla metà di marzo dal direttore del "Messaggero", Roberto
Napoletano.
Luigi Zingales
Nell'arco di tre
mesi il ricordo di Gianni Riotta, l'anglofono scrittore e giornalista
che riempiva le pagine con le articolesse dei suoi amici della Columbia
University, è stato letteralmente spazzato. E oggi sono in molti dentro
e fuori la Confindustria ad ammettere che il quotidiano rosa ha
riscoperto la sua vocazione senza indulgere ad esercitazioni letterarie
fini a se stesse.
Domenica scorsa il
giornale ha presentato l'inserto culturale nel vecchio formato e il
direttore Napoletano ha aggiunto di suo una rubrica di pensieri e
aneddoti ricordando con un certo compiacimento uno degli ultimi incontri
con Carlo Azeglio Ciampi. A parte questa comprensibile debolezza, il
quotidiano di Confindustria sembra aver ritrovato il focus per il suo
target, e oggi pubblica in prima pagina un appello firmato dai suoi
principali editorialisti.
"Discutere,
ragionare, parlare. Poi, ancora discutere, ragionare, parlare", inizia
così l'appello dei firmatari tra i quali spiccano i nomi di Giacomo
Vaciago, Guido Rossi, Andrea Ichino e di quel Luigi Zingales che si
porta la fama di rompicoglioni.
CARLO AZEGLIO
CIAMPI - copyright Pizzi
L'incipit
dell'appello è solenne e potrebbe ricordare il dialogo "De Oratoribus"
che Tacito (qualcuno dice Cicerone) scrisse nel I secolo, ma in realtà
il discorso dei 18 firmatari è molto concreto e si rivolge alle imprese
e ai sindacati affinché ritrovino intorno ai nuovi contratti aziendali
uno spirito condiviso.
Si legge nel
testo: "non si tratta di ripercorrere i riti della concertazione che
discute, ragiona, parla e mai decide. Si tratta piuttosto di darsi un
tempo limitatissimo per assicurare stabilmente a imprese grandi e
piccole l'esigibilità dei nuovi contratti e garantire produttività,
reddito e occupazione in Italia secondo standard competitivi".
L'appello è
rivolto anche e in primo luogo a Sergio Marpionne che ha fracassato il
vecchio schema delle relazioni industriali, ai tre leader sindacali e
alla padrona del giornale, Emma Marcegaglia affinché "ognuno faccia la
sua parte e non si sottragga alla responsabilità che gli appartiene".
hotde17 umberto
vattani
3- C'è UN NUOVO MANAGER VICINO A TREMONTI CHE STA "SMONTANDO"
QUALCHE PEZZO DELL'ICE DI VATTANI
Nel palazzo dell'Ice all'Eur i dipendenti stanno tirando un sospiro di
sollievo.
L'idea di chiudere
per sempre l'Istituto per la promozione del Commercio Estero sembra
tramontata e ancor più lontano è il fantasma della privatizzazione che
la Marcegaglia propose davanti agli Industriali di Bergamo quando disse:
"siamo pronti a farcene carico".
Palenzona
Era il 7 maggio ma
già pochi giorni dopo (esattamente il 26) il ministro ex-Opus Dei Paolo
Romani durante l'Assemblea di Confindustria all'Auditorium di Roma
ribadì l'intenzione di superare le polemiche sulla gestione dell'Ice
conservando la sua natura pubblica.
Davanti a questo
pronunciamento il presidente ed ex-ambasciatore Umberto Vattani riprese
a sorridere, ma il direttore generale Gabriele Andreetta, un torinese
49enne con esperienze in aziende metalmeccaniche e alla Cassa di
Risparmio di Asti, si è messo in testa di alleggerire l'elefante che
dispone di 17 uffici in Italia e di altri 115 in 88 paesi.
BISIGNANI
Il nuovo manager è
vicino a Giulietto Tremonti e sembra aver raccolto dal ministero
dell'Economia la direttiva di mettere in vendita qualche pezzo dell'Ice.
Così arriva la notizia che il palazzotto di tre piani al centro di
Manhattan nel quale lavorano 45 persone è stato messo all'asta per 32,2
milioni di dollari. La vendita - come spiega il quotidiano "Italia Oggi"
- sarà appoggiata da Citibank e la stipula del contratto è fissata per
la fine di settembre.
Un po' di cura
dimagrante non farà male al criticato Istituto e consentirà a Vattani di
attraversare gli oceani per visitare gli altri 114 uffici distribuiti
nel mondo.
4- GRANDI DISCUSSIONI SUL FUTURO DELL'EX-CAMIONISTA NEL SUO
PROGETTO DI DIVENTARE "IL NUOVO GERONZI".
Chi ha visto questa mattina Fabrizio Palenzona (per gli amici
Pallenzona) lo ha trovato leggermente dimagrito.
Oh Dio, non è che
di colpo i 2 quintali della sua mole siano sfumati, ma la bilancia
dell'umore è sicuramente crollata. Per l'ex-camionista di Novi Ligure e
vicepresidente di Unicredit non è un momento felice. All'inizio di marzo
è finito ai domiciliari il suo assistente Roberto Mercuri per una
presunta truffa legata ai finanziamenti dell'Unione europea, che avrebbe
coinvolto anche il fratello del banchiere.
AURELIO REGINA
Questi episodi
sono marginali rispetto a ciò che è saltato fuori oggi su "Repubblica"
dove il 58enne collezionista di cariche è chiamato in causa per una
trama che avrebbe portato al licenziamento di Alessandro Profumo.
Nell'articolo di
Giovanni Pons si parla di una vera e propria congiura che Pallenzona
avrebbe ordito insieme a Bisignani e al presidente di Allianz ed
ex-McKinsey, Enrico Cucchiani, per far saltare Profumo con l'accusa di
aver occultato l'ingresso dei libici a piazza Cordusio.
Nelle telefonate
l'ex-camionista viene definito da Bisignani: "il mio amico, quello
grosso, dolcissimo...", mentre da parte sua il presidente di Allianz
Cucchiani parla di "soluzioni che vanno bene al ciccione piuttosto che
alle Fondazioni e non al mercato". E nel vortice delle intercettazioni
si sentono parole nobili come "porca puttana" ed esultanti come "vai
Fabrizio!".
Dove vada adesso
il buon Pallenzona è difficile da capire, ma di sicuro i giudizi di
Bisignani aprono grandi discussioni sul futuro dell'ex-camionista nel
suo progetto di diventare "il nuovo Geronzi".
Maurizio Basile
5- STASERA AL PARTY DEL SIGARO TOSCANO PREPARATO DA AURELIO
REGINA, SI PARLERÀ MOLTO DELLE SUE TELEFONATE CON BISIGNANI E MAURIZIO
BASILE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che questa sera a
Villa Piccolomini sull'Aurelia Antica il presidente degli Industriali di
Roma e del Sigaro Toscano, Aurelio Regina, farà gli onori di casa per
l'anteprima della mostra fotografica dedicata alla storia del sigaro nei
150 anni dell'Unità.
È molto probabile
che a margine del buffet preparato da Regina per accogliere gli ospiti,
si parlerà molto delle sue telefonate con Bisignani e Maurizio Basile
intercorse nel settembre scorso per la nomina del nuovo presidente della
Camera di Commercio.
Dalle
intercettazioni si capisce che il padrone del Sigaro Toscano ha cercato
di destreggiarsi senza compromettere l'esito finale di quella battaglia
che portò "er Pomata", Giancarlo Cremonesi (presidente di Acea) al
vertice dell'ente capitolino".
[22-06-2011]
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FACCIAMOCI
SEMPRE RICONOSCERE! - A STRASBURGO QUASI IL 60% DEGLI EURODEPUTATI
ITALIANI HA UN TASSO DI ASSENTEISMO DEL 10% (SUPERIORE A QUELLO NELLE
FABBRICHE, NELLE SCUOLE E NEGLI UFFICI PUBBLICI) - ASSENZE CHE NON
INTACCANO LO STIPENDIO DI 7 MILA € - TRA I CAMPIONI DEL ‘C’È MA NON SI
VEDE’ FIGURANO: LUIGI BERLINGUER (PD), GIGGINO DE MAGISTRIS, MAGDI
CRISTIANO ALLAM, CIRIACO DE MITA E I PDL BONSIGNORE E ANTONIOZZI....
Giampiero
Gramaglia per "il
Fatto quotidiano"
Beppe Grillo e
Andrea D'Ambra
Prendi i voti, e i
soldi, e poi scappa; o, almeno, non farti vedere in giro spesso, tra
Strasburgo e Bruxelles. È la politica dell'assenteismo di molti
eurodeputati italiani: la politica del seggio vuoto. A due anni
dall'elezione a suffragio universale della settima legislatura del
Parlamento europeo, Andrea D'Ambra, giornalista e attivista con un
occhio a Beppe Grillo, si ripete: stila le pagelle degli
europarlamentari italiani, chi c'è (quasi) sempre e chi non c'è
(proprio) mai, nelle aule delle plenarie e delle commissioni.
L'esercizio ha il
pregio della chiarezza, della semplicità e dell'oggettività, anche se il
criterio delle presenze non può essere l'unico per valutare l'operato di
un parlamentare, nazionale o europeo che sia: bisognerebbe pure prendere
in considerazione i rapporti stilati, gli emendamenti presentati, le
interrogazioni fatte, gli interventi in aula e in commissione, le
partecipazioni a missioni.
strasburgo-europarlamento
D'Ambra, 28 anni,
presidente di Generazione Attiva, un'associazione in difesa dei
consumatori da lui stesso creata, non è però d'accordo: "Quegli elementi
non sono un indice corretto quanto la presenza, perchè interrogazioni ed
emendamenti sono sovente fatti da altri, specie dagli assistenti
parlamentari".
Quello che D'Ambra
stigmatizza, nel commento alla classifica pubblicata sul suo blog, è che
le assenze degli eurodeputati "non sono penalizzate in sede
retributiva", a parte l'incidenza su indennità come quella di soggiorno
o i rimborsi spese. Le assenze, per quanto ingiustificate esse siano,
non decurtano il compenso di base, che è variabile, ma che si situa
intorno ai 7 mila euro al mese.
Sergio Cofferati -
Copyright Pizzi
L'assenteismo
parlamentare non è uno scandalo solo italiano, ma non è certo il caso di
dire "mal comune mezzo gaudio". Anche perchè chi non c'è non puo' poi
lamentarsi dello strapotere tedesco nell'emiciclo di Strasburgo, dove
gli eurodeputati d'oltre-Reno sono teutonicamente presenti sempre in
massa: vero che sono "vicini", ma lo sono pure, e anzi di più, francesi
e beneluxiani.
I criteri di
giudizio di D'Ambra sono molto severi: dà ottimo solo agli
"stakanovisti" del Parlamento europeo, quelli che sono sempre presenti.
Il percorso netto è riuscito, per il secondo anno consecutivo, a
Giovanni La Via, Pdl, e ad Oreste Rossi, Lega, cui s'è aggiunto
Francesco Speroni, leader della pattuglia leghista nell'Assemblea Ue:
tre su 71.
DEBORA
SERRACCHIANI
Prendono "buono"
11 eurodeputati, le cui presenze superano il 95%. In questa pattuglia di
punta, troviamo qualche "tenore" della rappresentanza italiana in
Europa, come il vice-presidente vicario dell'Assemblea Gianni Pittella
(Pd), il capo della delegazione del Pdl Mario Mauro, l'ex leader della
Cgil e sindaco di Bologna Sergio Cofferati (Pd) e l'efficiente e
apprezzato Roberto Gualtieri (Pd).
I "sufficienti"
sono, sempre per D'Ambra, quelli le cui presenze superano il 90%: 16
eurodeputati, fra cui Roberta Angelilli, Pdl, vice-presidente
dell'Assemblea, David Sassoli, capogruppo del Pd, Carlo Casini, Udc,
Gabriele Albertini, Pdl, e Vittorio Prodi, Pd, il professore fratello
dell'ex premier pure professore Romano.
SONIA ALFANO
Al di sotto del
90% di presenze, che comunque vuol dire un assenteismo del 10%,
nettamente superiore a quello medio nelle fabbriche e negli uffici,
persino nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni, restano 41
eurodeputati italiani, quasi il 60% della rappresentanza italiana al
Parlemento europeo. D'Ambra li boccia tutti, ma, con scelta personale e
arbitraria, ne classifica una pattuglia di cinque come mediocri - fra
essi, Iva Zanicchi, berlusconiana in scena e sul seggio -, mentre tutti
gli altri li "bolla" come insufficienti, scarsi e scarsissimi.
DE MAGISTRIS
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Sono così
"marchiati" nomi eccellenti, come Pino Arlacchi (Pd), Elisabetta Gardini
(Pdl), Silvia Costa (Pd), Paolo De Castro (Pd, ex ministro, presidente
della Commissione Agricoltura), Mario Borghezio (Lega, uno che, dalla
quantità di dichiarazioni che produce, si direbbe che c'è sempre), Sonia
Alfano (Idv), De-bora Serracchiani (Pd) e Gianni Vattimo (Idv). Sotto
l'80%, ci sono Patrizia Toia (Pd, un ex ministro), Clemente Mastella (ex
un po' di tutto: ma che mai avrà da fare di meglio che guadagnarsi
almeno questo stipendio?) e Rita Borsellino (Pd).
cmplalmnn22
alfredo antoniozzi mo
La lista degli
"scarsi" è aperta da Luigi Berlinguer (Pd) e Luigi de Magistris (Idv,
neo-sindaco di Napoli e certo penalizzato in classifica dalla campagna
elettorale che l'ha visto protagonista e vincitore). Gli "scarsissimi"
sono sei e stanno sotto il 70%: in pratica, una volta su tre non ci
sono.
Nomi poco noti,
come Vincenzo Iovine (Api) e Crescenzio Rivellini (Pdl), ma anche, e
proprio agli ultimi quattro posti, nomi che fanno sussultare, come il
convertito Magdi Cristiano Allam, che sta nel Ppe, l'ex premier dc
Cristiano De Mita, che sta pure nel Ppe ma come Udc, e i pdl Vito
Bonsignore e Alfredo Antoniozzi, l'unico sotto il 60%. Antoniozzi ha un
doppio lavoro, perchè è assessore alla casa al Comune di Roma, ma così,
dividendosi a metà, dovrebbe prendere due mezzi stipendi (e non due
stipendi interi).
[22-06-2011]
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AUTORIZZARE
L’ARRESTO DI PAPA? SE NE PARLA TRA UNA SETTIMANA - PER LA GIUNTA SERVONO
ANCHE GLI ATTI DEI PM: “PERCHÉ IL GIP VUOLE L’ARRESTO ANCHE SE HA
RIDOTTO I CAPI DI IMPUTAZIONE?” - PER IL BERLUSCONE PANIZ È GIÀ EVIDENTE
“IL FUMUS PERSECUTIONIS” - CHI TENTÒ DI RACCOMANDARE IL CARABINIERE
LATITANTE LA MONICA AI SERVIZI? DA LAVITOLA AI GENERALI (SANTANGELO E
SANTINI), TUTTI IN PREDA ALL’ALZHEIMER…
alfonso-papa-
1 - SU PAPA LA
GIUNTA RINVIATA A MERCOLEDÌ; SISTO: NECESSARIA ANCHE RICHIESTA PM...
(ANSA) - "E' assolutamente indispensabile acquisire
agli atti la richiesta dei Pm di Napoli. E questo anche per capire bene
perché il Gip, che di fatto ha asciugato non poco i capi di imputazione
formulati dalla Procura, continui a chiedere l'arresto di Alfonso Papa".
Il relatore del 'caso Papa' in Giunta, Francesco Paolo Sisto (Pdl),
spiega così la sua richiesta di rinviare l'esame della vicenda di almeno
una settimana.
Maurizio Paniz
phMarinoPaoloni
"Si è passati
dalle oltre 16.000 pagine dei Pm alle poco più di 200 del Gip. Che c'é
scritto - si chiede Sisto - nel resto del documento? Credo che come
Giunta abbiamo il diritto di sapere e di leggerlo tutto. E poi, di
solito la richiesta dei Pm viene allegata alla domanda di autorizzazione
del Gip, perché stavolta no?".
il generale
Adriano Santini
L'istanza di
rinvio avanzata da Sisto è stata approvata dalla Giunta con i voti della
maggioranza. E ora, l'organismo parlamentare presieduto da Pierluigi
Castagnetti (Pd), tornerà a riunirsi mercoledì della prossima settimana.
I lavori dovrebbero aprirsi con la relazione di Sisto che illustrerà la
vicenda che vede il deputato del Pdl ed ex Pm, Alfonso Papa, coinvolto
nell'inchiesta P4 insieme, tra gli altri, a Luigi Bisignani.
Nei suoi confronti
la Procura di Napoli chiede l'autorizzazione all'arresto: richiesta
convalidata dal Gip. "Ma già dagli atti che ci sono stati trasmessi -
incalza Maurizio Paniz (Pdl) - è evidente il 'fumus persecutionis'".
BISIGNANI
2 - LA MONICA: «SE
ENTRO NEI SERVIZI VI DARÒ PIÙ SEGRETI» IL MILITARE RACCOMANDATO...
Giovanni Bianconi per il "Corriere
della Sera"
Per i magistrati
che lo vogliono arrestare il maresciallo dei carabinieri Enrico La
Monica- 43 anni, in servizio al Raggruppamento operazioni speciali
dell'Arma, oggi latitante in Senegal- è uno dei vertici di un pericoloso
triangolo criminale, insieme al deputato del Pdl Alfonso Papa (protetto
dal carcere dall'immunità parlamentare) e all'uomo d'affari Luigi
Bisignani, agli arresti domiciliari; da lui, secondo l'accusa, arrivava
la gran parte delle informazioni più o meno riservate che il «sistema
criminale» trattava e vendeva al «mercato nero» delle notizie usate per
esercitare pressioni e ricattare. Ma il maresciallo La Monica voleva
fare di più.
a53 gianniletta
Voleva entrare nei
servizi segreti per essere ancora più utile a chi gli chiedeva
informazioni. «Mi disse che se fosse riuscito ad andare nei Servizi
avrebbe potuto attrarre ancora più notizie che poteva, poi, mettermi a
disposizione», ha detto ai pubblici ministeri il giornalista e
imprenditore Valter Lavitola, indagato nel procedimento napoletano e
balzato agli onori delle cronache ai tempi della campagna stampa sulla
casa del cognato di Gianfranco Fini a Montecarlo.
Lavitola e
L'Avanti
«In un secondo
tempo - prosegue Lavitola- mi disse che aveva trovato un'altra
segnalazione per entrare ai Servizi militari. Io comunque avrei potuto
fare ben poco, dal momento che è noto che in Italia chi decide
effettivamente su tutto ciò che riguarda i Servizi civili e militari è
Gianni Letta, col quale io non sono in buoni rapporti» .
Papa parla con
Berlusconi
La segnalazione da
Palazzo Chigi Effettivamente qualcuno provò a far transitare il
sottufficiale nell'Aise, l'Agenzia per la sicurezza esterna che ha
rimpiazzato il vecchio Sismi. Qualcuno che aveva fatto arrivare il nome
di La Monica a palazzo Chigi, direttamente alla segreteria del premier
Silvio Berlusconi, da dove arrivò la segnalazione.
«Intorno
all'estate (del 2010, ndr) mi arrivò dalla Segreteria del Presidente del
Consiglio il curriculum del suddetto maresciallo che aspirava ad entrare
nei servizi di sicurezza, che io girai insieme ad altri All'Aise», ha
dichiarato ai magistrati il colonnello Sassu, che dal 2008 coordina
l'ufficio di collegamento tra il sottosegretario Letta e i Servizi.
Papa e il suo ipad
Agli stessi
magistrati Luigi Bisignani aveva detto che pure lui sapeva delle
aspirazioni di La Monica, principale fonte di «notizie riguardanti
procedimenti penali» del suo amico e coindagato Alfonso Papa: «Tale
circostanza me l'ha riferita il colonnello Sassu, che mi disse che il
Lavitola aveva raccomandato il predetto maresciallo a Berlusconi, che
aveva parlato con quelli dell'Aise» .
Ribatte Sassu:
«Non ricordo tale particolare, e cioè non ricordo che mi fu fatto il
nome di Lavitola o il nome di altri soggetti in servizio all'Aise. Per
sapere qualcosa in più su questa misteriosa segnalazione gli inquirenti
si sono rivolti a un altro alto ufficiale dell'Aise, il generale
Giuseppe Santangelo, il quale ha ammesso di aver incontrato La Monica
per un colloquio dopo aver letto il suo curriculum «che mi fu dato da
qualcuno che in questo momento non ricordo chi fosse. Mi riservo di
fornirvi informazioni più dettagliate al più presto» .
Papa e Berlusconi
Il giorno dopo
l'interrogatorio, i pubblici ministeri ricevono una nota scritta a firma
di Santangelo nella quale il generale «ha ribadito la circostanza,
francamente inverosimile, di non ricordarsi, a distanza di pochissimo
tempo, chi gli avesse raccomandato La Monica, per il quale peraltro era
stato seguito un iter del tutto particolare rispetto al normale».
LA «RETICENZA DEI
GENERALI»
Salendo la scala gerarchica i magistrati sono arrivati al direttore
dell'Aise, generale Adriano Santini, quello che - secondo Bisignani-
fece chiedere all'uomo d'affari da Italo Bocchino di presentarlo al
presidente del comitato parlamentare di controllo sui Servizi Massimo
D'Alema.
Berlusconi e
Alfonso Papa
Santini dice che
non aveva sentito mai parlare di La Monica prima che lo facesse il
generale Santangelo in relazione al suo interrogatorio. Sostiene anche
di non aver mai sentito parlare di Alfonso Papa né di Valter Lavitola e
aggiunge: «Ribadisco che il generale Santangelo non mi ha detto in che
modo fosse pervenuto il nome del La Monica alla sua attenzione» .
In quell'occasione
i pm fanno formale richiesta al capo dell'Aise «di svolgere all'interno
del suo ufficio ogni accertamento utile al fine di individuare i
presupposti del colloquio Santangelo-Lavitola» .
Quando tre mesi
dopo viene riascoltato e cambia versione sulla fissazione e sulla data
dell'appuntamento con D'Alema a cui lo accompagnò Bisignani, Santini
dice: «Nulla di nuovo è emerso in relazione al maresciallo La Monica e
all'interessamento per farlo entrare all'Aise» . Scrive il giudice delle
indagini preliminari che su questa vicenda «anche per le reticenze dei
generali sentiti dal pm, non è stato possibile accertare chi abbia
segnalato il carabiniere» . Resta però la frase di Sassu sulla
Segreteria del Presidente del Consiglio.
Alfonso Papa
saluta Berlusconi
Sempre Santini,
nell'ultimo interrogatorio ha detto: «Non ho mai visto né sentito
l'onorevole Bocchino, non ricordo neppure che mi abbia fatto i
complimenti dopo la mia nomina» . Dimenticanza curiosa, perché
all'indomani della designazione del nuovo capo dell'Aise, Bocchino-
all'epoca vice-presidente dei deputati del Pdl - fu tra i pochissimi
politici che dichiarò pubblicamente la propria soddisfazione: «La nomina
di Santini alla guida dell'Aise rappresenta un'ottima scelta fatta dal
governo e può essere l'occasione per il rilancio dei nostri Servizi» .
MATACENA E I
MESSAGGI DI PAPA
Uno degli imprenditori che secondo l'accusa veniva ricattato da Alfonso
Papa è Luigi Matacena, un signore napoletano che grazie allo scudo
fiscale ha fatto rientrare dalla Svizzera due milioni e mezzo di euro;
il suo nome è inserito nella cosiddetta «lista Falciani» , e sembra
essere in buoni rapporti con i vertici della Guardia di Finanza: «In
autunno - ha raccontato ai pm -, in occasione della partita
Napoli-Milan, ho pagato un pranzo a cui hanno partecipato il generale
Bardi, il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il
generale Zafarana, l'ufficiale della Finanza Stefano Grassi, oggi alle
Poste, il dottor Galliani ... Ho regalato a tutti i signori dei gemelli
comprati da Marinella, e per le signore un foulard, sempre di Marinella»
.
Alfonso Papa a
Montecitorio
Dell'ex magistrato
divenuto deputato Matacena ha detto: «Papa mi ha più volte detto che
Napoli, soprattutto in ambito giudiziario, "la comandava lui"» . E
rivela che all'indomani del primo interrogatorio davanti agli
inquirenti, lo incontrò di fronte a un cinema: «In tale circostanza il
Papa mi ha letteralmente seguito e braccato... mi ha detto che sapeva
che ero stato sentito dalla Procura... Mi ha detto che sarebbe andato
tutto a posto e che Bisignani con le sue dichiarazioni, stava "prendendo
per il culo"i pm, e che comunque si stava chiudendo tutto, lasciando
intendere che tutto si stava "apparando". Il Papa aggiunse che lui "gli
amici non li lascia mai soli, e che non mi sarei dovuto preoccupare» .
Anche un'altra
persona aveva rassicurato Matacena sull'indagine napoletana. È il capo
della sicurezza di Terna (l'azienda di cui è amministratore delegato
Flavio Cattaneo, che l'imprenditore dice di aver conosciuto a Ischia
insieme alla fidanzata Sabrina Ferilli), Giuseppe Lasco: «L'ho
incontrato non più di dieci giorni fa (fine marzo 2011, ndr), l'ho
informato in ordine al fatto che sono stato sentito da voi e mi ha detto
testualmente "fai attenzione, l'indagine di Woodcock è destinata a
finire, magari nel nulla, e tu devi continuare a fare l'imprenditore.
Gli amici restano"» .
[22-06-2011]
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"FATTO" E
MISFATTO: OGGI IL QUOTIDIANO DI PADELLARO FA FELICE DAGOSPIA RIVELANDO
CHE L’ENI FA INSERZIONI PUBBLICITARIE "A BOTTE DI 100 MILA EURO". CI
PREME PRECISARE CHE IL CONTRATTO È DA "100 MILA EURO L’ANNO", PURTROPPO
- E RISPECCHIA (AL RIBASSO) LE VALUTAZIONI DI MERCATO VISTO IL TRAFFICO
DEL SITO - "IL GIORNALE" SBRANA BONINI...
ANTONIO PADELLARO
1- FATTO E
MISFATTO
Chiara Paolin per "il
Fatto Quotidiano"
D'Agostino, Roberto. Ovvero Dagospia, il sito portato avanti - scrivono
i pm - "in cogestione occulta da parte del Bisignani" a botte di 100
mila euro sganciati da inserzionisti come Eni ed Enel, amici fraterni
secondo ampie dichiarazioni dello stesso Gigi"
2- BONINI È UNO
CHE CAMPA A CARTE SEGRETE, BROGLIACCI DI PROCURE E DOSSIER. FA IL
CRONISTA DI GIUDIZIARIA. CERCA ROBA PER COLPIRE GLI AVVERSARI POLITICI
DI REPUBBLICA, SOPRATTUTTO SE SI CHIAMANO BERLUSCONI. MA LUI È UN
GIORNALISTA DI RAZZA, CHIOCCI UN MESTATORE. PERCHÉ?
Vittorio Macioce per "Il
Giornale"
«Sorridete, gli
spari sopra, sono per noi». Manca solo la musica di Vasco, il resto c'è.
I rullanti del Fatto, la schitarrata di Repubblica, con il duo
Milella-Bonini in stereofonia. Alle spalle il coro della macchina del
fango. Non hai ancora capito bene chi lo vuole questo concerto, chi lo
sponsorizza, a chi fa comodo. Perché?
È questo perché
che ti rimbalza in testa. Questa inchiesta vomita intercettazioni. Una
ragnatela di telefonate registrate e trascritte.
BONINI CARLO
Leggi che perfino
ogni parola scritta sul computer di Bisignani viene trasferita in tempo
reale al computer della procura. È roba da professionisti. Bisignani
parla con mezzo mondo: ministri, boiardi, ex politici, direttori
generali, giornalisti, gente di passaggio. È un hub di relazioni
politiche, un lavoro di lobbying.
Da quel telefono
passa parecchia gente, eterogenea, non appartengono tutti alla stessa
parrocchia. Ci trovi Masi e Montezemolo, Elia Valori e Cirino Pomicino,
Paola Ferrari e la Gelmini. Ci trovi tanta, tantissima gente. La
vagonata di carte che gira ormai nelle redazioni dovrebbe dimostrare che
Bisignani è il grande ragno della P4.
Tutto questa roba
è penalmente rilevante? Secondo il gip una gran parte non serve a nulla,
sono frammenti di vita privata rubati e non dovrebbero mai diventare
pubblici. Non capita mai. E chi se ne frega del diritto alla privacy.
Questo non è un secolo garantista. Non importa. Sarà la magistratura a
giudicare.
ROBERTO DAGOSTINO
Qui è in ballo
un'altra cosa. Leggete la Repubblica o il Fatto e noterete che al centro
della loro indignazione non c'è Bisignani. Non è lui il protagonista.
No. Gli spari sopra sono tutti per il Giornale. Quando le carte della
procura di Napoli atterrano per sbaglio sulla scrivania di Travaglio,
ben prima che le vedano gli avvocati di Bisignani, il grande giornalista
non se la prende con i pezzi da novanta, ma colpisce Gian Marco Chiocci,
un cronista beccato a dare una notizia al suo direttore.
Perché? Perché
regalare la prima proprio a Chiocci? A pensar male sembra una vendetta
per Montecarlo, che Marco Lillo proprio sul Fatto definì «l'inchiesta
che tutti i giornalisti sognano di fare». Ma non può essere così.
Davvero non si può credere che Travaglio si presti a un gioco così
meschino. Non è retorica. È davvero incredibile.
BISIGNANI
Non basta. Milella
e Bonini si mettono di rabbia a sputtanare il Giornale. Hanno già emesso
la sentenza. Chi se ne frega del resto. Il Giornale è la macchina del
fango, metodo Boffo, dossieraggio, fabbrica di notizie false per
attaccare gli avversari, ricatti, depistaggi. Da vomito. Tutto questo
viene detto come se fosse una verità scontata. Senza un dubbio. Spari su
un giornale concorrente a sangue freddo, come in un romanzo di Capote,
avendo in mano solo carta straccia. Non un prova, non una sentenza.
chiocci
L'importante è
affondare il Giornale, gambizzarlo, strappargli dignità, metterlo alla
gogna come banda di falsari. Nella storia del giornalismo non si è mai
visto nulla del genere. E i killer starebbero qui. Ma guardatevi allo
specchio. La signora Milella è la stessa che qualche tempo fa invitò,
sul suo quotidiano, le procure a andare a perquisire la collega Anna
Maria Greco: è lei che ha le carte del Csm sulla Boccassini. Anna Maria
fu svegliata all'alba, spogliata, perquisita intimamente nel bagno di
casa. Non trovarono nulla. Nessuno dei giornalisti buoni e giusti si
scandalizzò. La Milella non pensò mai di scusarsi.
Bonini è uno che
campa a carte segrete, brogliacci di procure e dossier. Fa il cronista
di giudiziaria. Cerca roba per colpire gli avversari politici di
Repubblica, soprattutto se si chiamano Berlusconi. Ma lui è un
giornalista di razza, Chiocci un mestatore. Perché?
Perché nelle carte
di Bisignani si legge che quelli del Giornale sono ingestibili,
combinano casini, non guardano in faccia e nessuno? Tutti, ministri
berlusconiani compresi, vogliono imbavagliarli per sotterrare
l'inchiesta di Montecarlo. Tanto che Bisignani al telefono dice: «Io non
ho paura del Fatto, ma di quelli del Giornale. Sono dei pazzi». Sono
mesi che vi siete inventati una storia che ripetete come un mantra. Il
Giornale macchina del fango. E lo dite solo per infangare. Perché?
Perché? A che gioco state giocando?
BOCCASSINI
Perché nei
brogliacci delle intercettazioni quando compaiono i nomi di De Bortoli o
Madron che parlano con Bisignani sono scritti minuscoli e quello di
CHIOCCI è in maiuscolo, perché quello di Repubblica è piccolo e DAGOSPIA
è in grande e sottolineato. È come se chi sta lavorando a questo caso
non vada alla ricerca di notizie di reato, ma cerchi la conferma a un
teorema ipotetico.
Ferruccio De
Bortoli
Se questa è la
giustizia allora fate prima a ricorrere all'ordalia, ficcate la testa
dei giornalisti del Giornale nell'acqua e se sopravvivono sono
innocenti. Se affogano erano colpevoli. «Sorridete, gli spari sopra,
sono per noi».
[22-06-2011]
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AVE BISI,
MORICHINI TE SALUTANT! - “PANORAMA” SCODELLA LE TELEFONATE TRA IL SOCIO
di barca DI DALEMIX (già COINVOLTO NELL’INCHIESTA ENAC) E BISIGNANI -
morichini punta a diventare PRESIDENTE DI INA-ASSITALIA, MA NEANCHE
QUESTA OPERAZIONE RIESCE AL presunto ONNIPOTENTE DELLA P4 - CON BISI
PARLA ANCHE ROBERTO DE SANTIS, carissimo a baffino - DOPO L’ACCOMPAGNO
DEL GENERALE DELL’AISE SANTINI, I RAPPORTI TRA I DALEMONI E IL
FACCENDIERE SI DIMOSTRANO SEMPRE PIÙ STRETTI…
Da Panorama
L'inchiesta romana
che ruota intorno a Vincenzo Morichini, ai finanziamenti alla fondazione
Italianieuropei e a esponenti del Pd vicini al presidente del Copasir
Massimo D'Alema punta sempre di più sull'Umbria e svela singolari
incroci con la cosiddetta inchiesta P4 di Napoli. Lo rivela Panorama in
un'inchiesta sulle disavventure giudiziarie degli uomini più vicini a
D'Alema che è la storia di copertina del numero in edicola da domani,
giovedì 7 luglio.
Il settimanale
elenca i versamenti eseguiti dagli imprenditori Viscardo e Riccardo
Paganelli per ottenere alcuni appalti per la loro Rotkopf aviation. In
un foglietto erano elencati circa 200 mila euro di contributi: oltre a
quelli già noti ci sarebbero ulteriori 50 mila euro da destinare a due
politici umbri. Panorama pubblica anche gli stralci dei contratti
firmati dall'imprenditore Pio Piccini con la Soluzioni di business di
Morichini.
In un documento
datato 12 novembre 2009, Piccini promette di versare al «consulente» il
5,56% di un appalto da circa 9 milioni che è in attesa di ottenere. In
quel momento Piccini ha appena firmato una lettera di intenti con la
Selex management service (gruppo Finmeccanica) dopo un incontro con il
presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini, propiziato
proprio da Morichini.
Nell'inchiesa di
Panorama vengono riportate anche due telefonate tra Morichini e Luigi
Bisignani, arrestato per favoreggiamento personale nella cosiddetta
inchiesta P4. È l'1 febbraio 2011 e Morichini chiede a Bisignani: «Oh
quando ci vediamo? Ho assolutamente bisogno dopo quello che ti... oggi».
Bisignani risponde: «Sì, ci vediamo tra domani e dopodomani».
Quindi chiede: «È
andata bene no?». Morichini replica: «No, è andata bene, ma adesso c'è
tutto il resto che se non me lo prendi è un inferno». Il tema della
conversazione, a quanto risulta a Panorama, è la nomina di Morichini a
presidente di Ina-Assitalia, per la quale Bisignani dovrebbe impegnarsi
ma che poi non va in porto.
Tra le telefonate
di Bisignani c'è anche quella con un altro fedelissimo di D'Alema,
Roberto De Santis. La chiamata è del 5 agosto 2010: De Santis aggiorna
Bisignani su un incontro: «Tutto a posto, mi sono visto con Francesco».
L'interlocutore, intercettato dagli inquirenti campani, replica: «Sì, so
tutto, so tutto. Appena torni chiama tanto io sto sempre qua». De Santis
ribatte: «Va bene, tanto poi parli con Vincenzo». Vincenzo è
Morichini.06-07-2011]
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BISI E RISI -
LA RETE DI BISIGNANI È UN INTRECCIO DI MINISTRI E DEPUTATI QUESTUANTI
CHE CORRONO ALLA SUA CORTE PER CONSULENZE E CONSIGLI - DALLA GELMINI CHE
SBRAITA SU CICCHITTO A BRIATORE CHE ATTACCA LA SANTADECHé (“È UNA CHE
NON TE LA LEVI PIÙ DI TORNO”) - CHI HA BISOGNO DI INFORMAZIONI O DI UN
AGGANCIO DIRETTO CON IL BANANA, PASSA ATTRAVERSO ‘GIGI’ E IL SUO NETWORK
…
Fiorenza Sarzanini
per il "Corriere
della Sera"
BISIGNANI
Su Mariastella
Gelmini, Stefania Prestigiacomo, Franco Frattini e Gianfranco Miccichè
sembra avere un'influenza pesante. Ma in realtà sono numerosi i politici
del Pdl, compresi i fuoriusciti di Fli, che mostra di poter controllare.
Una rete di relazioni che gli consente di orientare le scelte del
governo, anche in materia economica, trasformandolo in una sorta di
premier «ombra». Confortato dal fido Alfonso Papa, l'ex magistrato
eletto in Parlamento che «spia» per suo conto ogni situazione.
Sono le
intercettazioni telefoniche e ambientali disposte dai pubblici ministeri
Henry John Woodcock e Francesco Curcio a rivelarlo, facendo emergere
anche le lotte interne alla maggioranza. Trame e alleanze «segrete» che
Bisignani gestisce e talvolta agevola.
POLITICI «AMICI»
NELLA LISTA
Nel capitolo dedicato alle relazioni istituzionali, i magistrati
evidenziano «i rapporti diretti con Silvio Berlusconi, i rapporti
quotidiani con Daniela Santanchè» e poi fanno l'elenco dei politici «dai
quali è spesso cercato». Si va da Lorenzo Cesa dell'Udc al ministro
Raffaele Fitto, da Mario Baccini dei cristiano popolari a Elisabetta
Gardini, Nunzia de Girolamo. Poi Alberto Michelini, Clemente Mastella,
Giuseppe Galati, fino a Salvatore Nastasi, capo di gabinetto del
ministro Bondi quando era ai Beni culturali.
Con la Santanchè
appare critico, come dimostra una telefonata con Flavio Briatore del 18
agosto scorso. I due commentano la scelta di Silvio Berlusconi di darle
un ruolo all'interno del governo.
Briatore: ...lei è
una spietata
Bisignani:
Pazzesco
Briatore: Ma io te
l'ho sempre detto ricordi? Guarda io la conosco da trent'anni... lei
anche se fa una roba per te la fa in funzione che te un giorno la fai il
doppio per lei... lei è una brava, poi è intelligente...
briatore-santanche
Bisignani: Ha
fatto questa intervista l'altro giorno contro Fini, dicendo che Fini è
un uomo di mer... Ma non si fa così...
Briatore: Ma
quello che mi fa strano è che il presidente l'ha messa lì
Bisignani: Di
quella te la racconto tutta io la storia, quella te la racconto fino nei
dettagli perché l'ha messa lì e quello che è stato fatto perché andasse
lì
Briatore: Comunque
non va bene, è una che non te la levi più di torno... io credo che lei
gli telefonerà 27 volte al giorno, poi che lui la richiami una volta al
mese è diverso, sono sicuro che lei chiama
Bisignani: E la
roba con Sallusti, con Il Giornale, Il Giornale così violento contro
tutti. Finisce malissimo 'sta storia
Briatore: Adesso
lei sta con Sallusti, è ufficiale... Perché mi ha detto che Sallusti al
Twiga con lei, l'altro giorno con i bambini tutti assieme
Bisignani: Che poi
lì si incazza Feltri come una pantera di 'sta cosa
GELMINI: «LETTA
STA SBAGLIANDO»
È l'8 ottobre scorso. Bisignani chiama il ministro dell'Istruzione e
parlano della lite con «Fortunato» che dovrebbe essere il capo di
gabinetto di Giulio Tremonti.
SANTANCHe SALLUSTI
A SAINT TROPEZ
Bisignani: Ti
volevo solo dare un bacio, perché tra ieri che ti ha fatto arrabbiare
Tremonti e mani su Vecchione, dico, fammi dare alla mia amica un bacio
forte... Hai fatto bene a trattare a pesci in faccia Fortunato insomma
sei stata proprio brava
Gelmini: Guarda ma
non è finita Luigi, perché io non mi faccio trattare come Bondi, mi
dispiace... Questo Fortunato è un cafone, maleducato e anche impreparato
perché alla fine siccome non studia i dossier e non sa i tagli che ho
fatto e i risparmi che ho fatto, lui si è permesso, dopo che io mi ero
praticamente prostituita per costruirmi un rapporto con Tremonti, lui è
andato a dirgli che io facevo la furba e stavo facendo emendamenti per
moltiplicare e quindi figurati Tremonti no? È impazzito... Al che io gli
ho detto: scusa siccome questa cosa la so perché c'era una persona amica
quando le ha pronunciate... lui resta un capo di gabinetto, io sono il
ministro, com'é che mi tratta come se fossi sua... non va bene e secondo
me sbaglia anche Gianni
Bisignani: Sì
certo
Gelmini: Cioè, tu
capisci al netto del "casino berlusconiano", però in qualsiasi
organizzazione aziendale se una persona come Gianni Letta che è come
l'amministratore delegato consente che un capufficio si comporti così,
viene meno l'autorevolezza dell'amministratore delegato
Proprio quel
giorno Gelmini racconta a Bisignani di aver incontrato Luca Cordero di
Montezemolo: «Mi è molto simpatico e mi pare che si sia instaurato un
rapporto, è nata una simpatia, un'intesa se vuoi. Ormai vuole fare
politica, allora l'ho messo in guardia perché era molto critico sul
berlusconismo di questi giorni. Insomma sulla Santanchè, Il Giornale, un
po' le cose che diciamo tutti».
Berlusconi Gelmini
- Nonleggerlo da L'Espresso
«CICCHITTO VENDUTO
AGLI EX AN»
I due parlano ancora il 21 ottobre di un articolo uscito su Il Giornale
che critica la fondazione Liberamente. La Gelmini si lamenta, dice che
«è una porcata», chiede «di dare un retroscena tramite Dagospia per far
capire chi è il mandante di questa cosa», e aggiunge: «Ho affrontato un
incontro con quaranta parlamentari impazziti che volevano la testa di
Verdini e dei coordinatori e dei capigruppo... io ho detto è il momento
della responsabilità, della coesione, dobbiamo stare uniti.
La verità è che
abbiamo siglato un patto di non belligeranza con gli ex an, stiamo
puntellando Verdini nell'ottica di tenere unito il partito in un momento
difficile, se però il giornale di partito scrive che siamo perdenti te
lo faccio vedere io che non siamo perdenti. In tre minuti salta non
Verdini ma quell'imbecille di Cicchitto... Anche ieri ha perso
un'occasione per stare zitto, perché Frattini ha fatto un intervento
serio, dialogante ma dicendo che bisogna tutelare Forza Italia perché
comunque non è che ci sono gli ex an... allora questa gente qua che li
prendiamo a calci in culo perché Frattini sta in piedi con Gasparri e La
Russa?
Perché Cicchitto
sta in piedi con Gasparri e La Russa? Cioè il senso era questo, questo
con livore ha evidenziato quello che è il suo disegno e siccome non ha
le truppe si è venduto a questi di Alleanza Nazionale e in questo modo
sta in piedi, ma voglio dire dovrebbe essermi grato per il lavoro che
sto facendo...»
«FINI NON VUOLE LE
ELEZIONI»
L'11 novembre, quando i rapporti tra Berlusconi e Gianfranco Fini sono
ormai vicini alla rottura, viene intercettata una conversazione tra
Bisignani e Andrea Ronchi, all'epoca fedelissimo del presidente della
Camera.
Ronchi: Che dici?
Io ti ho cercato
FABRIZIO CICCHITTO
Bisignani: Eh si
io pure ti ho provato a chiamare, adesso sto a Milano, ma che succede...
Voi vi dimettete lunedì? Martedì?
Ronchi: Adesso
vediamo, dipende da Berlusconi quando torna dalla Corea... Comunque la
proposta della Lega era molto grossa eh
Bisignani: Sì,
però un minimo di coerenza, l'unica cosa è che non si vada a un governo
Tremonti
Ronchi: No, questo
no
Bisignani: Eh
perché quello sarebbe un...
Ronchi: O c'è un
Berlusconi bis o si va a votare... Tu che dici?
Bisignani: Che
dico, quello ha paura del passaggio, del periodo di interregno tra un
incarico e un altro
Ronchi: No ma
l'inculata non gliela dà Fini
Bisignani: No,
mica Fini, ma figurati. Fini non gliela dà sicuro, figurati Fini non
penso proprio. Ha tutto l'interesse di quello che ha più interessi di
tutti a non andare a votare è proprio Fini
Ronchi e Bocchino
Ronchi: Esatto. Ma
tu hai parlato con qualcuno?
Bisignani: Sì, sì
come no
Ronchi: Beh che
dicono? Ma Gianni che dice, scusa, io no l'ho mica capita
Bisignani: beh no
«incazzatissimo» per la Finanziaria ma ha fatto come gli pareva
Tremonti, ha fatto come voleva, cioè come ormai superministro unico di
tutti, eh capito?... Secondo me alla fine si fa un Berlusconi bis
Ronchi: Infatti,
ero convinto anche io di questo
Bisignani: Perché
alla fine lui quando ha paura perché ha questo spettro di Craxi, però
alla fine come non fa a non accettare, come fa a dire che non fa il
passaggio parlamentare no? Secondo me...
Ronchi: Sono
d'accordo con te, ma quando torni? Domani ci sei?
Bisignani:
Domattina
Ronchi: Così ci
parliamo un attimo con calma...
E CHI È QUESTA
BERNINI?
Alcuni non sa invece chi siano, come dimostra la conversazione con Papa
sulla possibile nomina di Anna Maria Bernini alla commissione Giustizia
voluta da Silvio Berlusconi.
ANNA MARIA BERNINI
Bisignani: E chi è
questa?
Papa: È Bernini,
la figlia di Bernini ti ricordi il ministro
Bisignani: Ma
perché lei è parlamentare in commissione Giustizia... di prima nomina
pure lei no?
Papa: sì quella...
esce di tanto in tanto in televisione, è una secca secca, alta, con il
viso molto spigoloso
Bisignani: Ma tu
da chi l'hai saputo?...
Papa: Oggi è stato
qua e poi si sono avvicinati tutti i parlamentari per salutarlo no io,
pure io, e lui è stato molto affettuoso, molto cordiale, poi dopo sono
andate tutte le ragazze... come al solito
Bisignani: oggi è
il compleanno della
Papa: esatto e lui gli ha fatto il regalo, gli ha
fatto gli auguri così e poi parlando lui mi ha detto, ha detto allora
preparatemi una donna alla commissione Giustizia e nominiamo la Bernini,
poi quando è uscita lei ha fatto vicino a me e mi nomina la Bernini
presidente della commissione Giustizia io ovviamente non ho battuto
ciglia, e lui ha fatto, vabbè tanto quella, a te ti va di fare il
sottosegretario...». Quella nomina non è mai passata.
[23-06-2011]
|
BISI E RISI -
IO MASSONE, A MIA INSAPUTA! - "Licio Gelli mi dava notizie, tant’è che
io, CRONISTA DELL’ANSA, diedi la notizia della perquisizione a
Castiglion Fibocchi" - GRAZIE A BOCCHINO LA SANTANCHÈ RIUSCì A TORNARE
NEL PDL. IN CAMBIO, In favore di Bocchino, Bisignani intervenne per
provare a riattivare i finanziamenti pubblici per il giornale napoletano
il "Roma"...
Giovanni Bianconi
per il "Corriere
della Sera"
SANTANCHE
Racconta di sé
Luigi Bisignani, presentandosi la prima volta ai pubblici ministeri di
Napoli che l'hanno inquisito per il reato di associazione segreta: «La
mia storia parte da lontano, ed è una storia di relazioni; mio padre,
dirigente della Pirelli, era una persona molto in vista che è morta
quando io avevo 16 anni lasciandomi, appunto, molte "relazioni, in
primis con Andreotti, con Stammati e con altri». Fece il giornalista
all'agenzia Ansa e in quella veste- dice - conobbe Licio Gelli «che mi
dava notizie, tant'è che io diedi la notizia della perquisizione a
Castiglion Fibocchi».
Italo Bocchino
Era il 1981, e da
lì vennero fuori gli elenchi degli affiliati alla Loggia P2, in cui
compariva anche il nome di Bisignani: «Ma io non ho mai messo piede in
una loggia massonica, e non sapevo di essere iscritto alla P2» . Poi si
dedicò all'organizzazione dei Mondiali di calcio in Italia del 1990, e
«dopo il distacco mi annoiai di fare il giornalista e andai a fare il
direttore generale della sede di Roma del Gruppo Ferruzzi».
Comincia un'altra
carriera, arrivata fino ad oggi: la carriera di un grande tessitore
agevolato dalle conoscenze con persone che nel frattempo hanno assunto
un ruolo primario nella vita politica ed economica del Paese: «Ho
conosciuto Berlusconi tanti e tanti anni fa, quando non era neppure
cavaliere del Lavoro» . E forse per questo Bisignani è stato in grado,
negli ultimi anni, di muoversi dietro le quinte della coalizione
politica di centro-destra.
BISIGNANI
Come nel caso
dell'attuale sottosegretario per l'attuazione del programma, Daniela
Santanchè. L'aiuto alla Santanchè «Si trovò in un momento di difficoltà
quando il segretario di Alleanza nazionale era Gianfranco Fini, che la
esautorò da tutti gli incarichi del partito» , spiega Bisignani, che le
diede dei consigli: «Suggerii alla Santanchè di approdare alle file de
La Destra, dove avrebbe avuto un ruolo di primo piano e una maggiore
visibilità. Di seguito il mio consiglio si rivelò sbagliato, poiché La
Destra andò molto male alle elezioni del 2008, anche perché Berlusconi
non permise, diversamente da quanto io avevo previsto, l'apparentamento
elettorale» .
Più che
previsioni, erano promesse ricevute: «Preciso che Berlusconi, con cui
avevo parlato, mi aveva promesso che questo apparentamento elettorale ci
sarebbe stato, perché in tal modo avrebbe prosciugato ulteriormente il
bacino elettorale in cui attingeva Fini. Io, forte di questo incontro
che avevo avuto con Berlusconi, avevo consigliato la Santanchè in tal
senso».
Licio Gelli x
Seguì una netta
rottura politica tra la donna e il presidente del Consiglio, che scatenò
«una violenta campagna elettorale che vide contrapposti i due» . La
Santanchè rimase fuori dal Parlamento, e l'amico Bisignani le andò in
soccorso: «Mi spesi per farla riavvicinare al Pdl e poi per farle avere
un incarico di governo. Ne parlai sia con Verdini che con Letta e
Berlusconi. Costoro mi dissero che per loro non c'erano problemi, però
c'era il veto di Fini.
A questo punto io
mi impegnai per convincere i finiani a togliere questo veto. Presi i
contatti con La Russa, Ronchi e soprattutto con Bocchino, che infine fu
decisivo nel senso che durante un pranzo a Montecitorio, presente lo
stato maggiore del Pdl, sicuramente fra gli altri Fini e Berlusconi, i
coordinatori e i capigruppo parlamentari, Bocchino annunciò che era
stato tolto il veto alla Santanchè da Fini, che a sua volta annuì. Il
racconto di questo incontro mi è stato fatto da un po' tutti i
protagonisti» .
Successivamente si
sono consumate altre rotture, e oggi la Santanchè i finiani sono
nuovamente su fronti opposti. Cosa che non impedisce a Bisignani di
mantenere rapporti con tutti.
wan33 santanche
gianf fini
Da un lato
l'imprenditrice scesa in politica e oggi fedelissima berlusconiana,
dall'altro Italo Bocchino e i finiani finiti all'opposizione: «In questo
scenario politico si innesta la mia attività collaborativa, senza fini
di lucro, a favore della Santanchè. In pratica feci stringere i rapporti
tra lei e la famiglia Angelucci... In seguito questo rapporto si
istituzionalizzò con una iniziativa che io stesso le consigliai, e cioè
la costituzione di una vera e propria concessionaria di pubblicità
denominata Visibilia, che poi è diventata la società che ha raccolto per
circa un anno la pubblicità degli Angelucci» .
SILVIO BERLUSCONI
GIANNI LETTA
LE RICHIESTE DI
BOCCHINO
In favore di Bocchino, invece Bisignani intervenne per provare a
riattivare i finanziamenti pubblici per il giornale napoletano il Roma:
«Bocchino mi riferì che per motivi di chiara vendetta politica la
presidenza del Consiglio, per mano del responsabile dell'editoria Elisa
Grande, aveva congelato i contributi.
Su richiesta di
Bocchino mi interessai personalmente della cosa in quanto ben conosco la
dottoressa Grande, che mi confermò che il finanziamento era stato
bloccato, ma mi spiegò che il suo ufficio non aveva responsabilità, in
quanto si trattava di un atto dovuto... Per dimostrarmi che non si
trattava di vendetta politica mi disse che analogo trattamento era stato
riservato ai giornali di area berlusconiana, quali Libero, perché era
collegato con il giornale Il Riformista» .
Famiglia Angelucci
In una telefonata
con Bocchino, Bisignani fa riferimento all' «Ente più grosso amico mio»
, e ai magistrati spiega: «Dico che sono amico dell'Eni perché sono
molto legato a Scaroni (amministratore delegato e direttore generale
dell'Ente, ndr) e da sempre all'Eni. Ho facilitato la costituzione di
rapporti commerciali tra Visibilia, ovvero la Santanchè, e Eni, Enel e
Poste» . E ancora: «In alcune conversazioni io parlo con Bocchino di
voti e di votazioni dal momento che volevo evitare le elezioni
anticipate» .
I pm Woodcock e
Francesco Curcio
«Dicono che sia
massone» Tra le centinaia di testimonianze raccolte dai pm Woodcock e
Curcio, ce ne sono alcune che confermano la rete di rapporti intessuta e
per certi versi «confessata» dal manager.
Stefania
Prestigiacomo
Come quella del
ministro per l'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che nel suo
interrogatorio sostiene: «Bisignani mi ha contattato nella primavera del
2010 perché era interessato, mi pare tramite la Ilte (la società di cui
è socio, ndr) a stampare talune pubblicamenti del ministero
dell'Ambiente, ma poi non se n'è fatto nulla... So che Bisignani ha
aiutato politicamente la Santanchè, sia quando la stessa era contro
Berlusconi sia poi a riconciliarsi con Berlusconi... Ritengo che
Bisignani abbia rapporti particolari con Dagospia, dico ciò perché
spesso mi diceva di guardare il sito in oggetto» .
Guarguaglini e
Lorenzo Borgogni
E Lorenzo
Borgogni, direttore centrale delle relazioni esterne di Finmeccanica:
«Bisignani ufficialmente lavora alla Ilte, in ogni caso io so che è
molto legato a Letta e Scaroni e che ha "le mani in pasta"in tante cose;
a tale proposito posso dire che ha grande influenza sull'Eni. Alfonso
Papa (l'ex magistrato deputato del Pdl, indagato nell'inchiesta
napoletana) me l'ha presentato Luigi Bisignani a casa di Daniela
Santanchè in occasione di una cena circa due anni fa... Quella sera ho
avuto l'impressione che il Bisignani e il Papa fossero molto legati...
Negli ambienti romani è noto che il Bisignani sia massone, tuttavia non
posso dirlo con certezza dal momento che io non sono massone, né nessuno
mai me lo ha chiesto» .
[23-06-2011]
|
IL CASINO
DELLE LIBERTà! - Scaroni: "oggi Draghi mi ha detto delle cose pazzesche"
(SU TREMONTI) - LE MOSSE DI BISIGNANI SU POSTE E UNICREDIT -
QUELL’OPERAZIONE DELL’ENI IN NIGERIA - cosa ci faceva "copia di una
consulenza redatta da Gioacchino Genchi inerente, tra l’altro, al
Bisignani", trovata nel corso di una perquisizione nelL’ufficio di
Angelo Rovati A Roma?...
Federico De Rosa
per il "Corriere
della Sera"
PAOLO SCARONI
Non parlano solo
di nomine o affari. L'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni,
ricorre a Luigi Bisignani anche per questioni più personali. Come
quando, intercettato, a ottobre dell'anno scorso chiama l'ufficio romano
del consulente perché preoccupato per un'improvvisa convocazione ad
Arcore. «Il presidente Berlusconi mi vuole vedere» dice Scaroni, «non so
cosa voglia... ci andrò» . Bisignani ascolta e lo tranquillizza: «Io
domani cerco di capirne un po' di più» .
L'appuntamento è
per parlare degli affari dell'Eni in Russia, di una lettera per Gazprom
che il manager porterà poi in visione a Berlusconi. Poco prima di
arrivare ad Arcore, Scaroni riceve una chiamata di ragguaglio
sull'atmosfera che troverà. Bisignani gli dice che il premier «è
abbastanza giù, molto polemico, molto polemico» e il motivo è
l'atteggiamento di Giulio Tremonti. Scaroni risponde «lo so, oggi Draghi
mi ha detto delle cose pazzesche» .
Angelo Rovati
Cose che però il
manager dell'Eni preferisce non riferire al premier «perché ho paura che
gliele dica» . Piuttosto, suggerisce Bisignani, potrebbe approfittare
dell'occasione per dargli un consiglio «politico» : «Il discorso che gli
puoi fare tu dall'esterno e che, secondo me lui può apprezzare - dice -,
gli devi dire... eh, qual è l'urgenza maggiore che hai? Se è quella di
fare l'accordo sulla giustizia, mettiti d'accordo con Fini e falla
finita, se non è quella vai alle elezioni» . In un'altra occasione
Bisignani si interessa di una faccenda che riguarda un giacimento
sottomarino in Nigeria su cui l'Eni vorrebbe mettere la mani comprando
la quota della compagnia locale Malabu.
BISIGNANI
Racconta Scaroni:
«Circa un anno fa Bisignani mi disse che c'era una piccola banca
d'affari inglese capeggiata da un nigeriano cattolico che diceva di
avere un mandato per vendere una quota della Malabu» . A quel punto i
magistrati gli chiedono se conosce Gianluca di Nardo e Francesco
Micheli. Il primo Scaroni non sa chi sia, risponde, mentre «conosco
benissimo Francesco Micheli, sono con lui nel consiglio
d'amministrazione della Scala di Milano» e aggiunge «mi risulta che
Micheli conosca anche Bisignani» . I nomi dei due imprenditori, soci in
affari, viene fuori da alcune intercettazioni in cui Di Nardo, che è
stato interrogato a Napoli a febbraio dell'anno scorso, dice a Bisignani
di poter favorire l'affare in Nigeria.
draghi tremonti
Lo racconta lo
stesso consulente, spiegando di aver saputo che la compagnia nigeriana
era rappresentata «da un banchiere nigeriano che ha studiato in
Inghilterra molto amico del Di Nardo: in buona sostanza il Di Nardo mi
chiese se potevo intercedere e parlarne a Scaroni » . L'affare però non
va in porto, ma soprattutto non va come avevano immaginato. Scaroni,
infatti, decide di fare da sé, presentando un'offerta senza passare per
il mediatore.
FRANCESCO MICHELI
Che al telefono
racconta: «Ci hanno detto, voi ovviamente... le vostre cose non prendete
nulla, vi faremo fare qualcosa...» . All'Eni Bisignani ha anche altri
interlocutori, come il direttore delle relazioni istituzionali Stefano
Lucchini, sentito dai magistrati non solo per vicende che riguardano il
gruppo petrolifero. Lucchini fa, per esempio, da tramite per far
incontrare il consulente e l'amministratore delegato di Deutsche Bank,
Flavio Valeri. I due si vedono una sola volta a Roma per parlare di
nomine: in ballo c'è la guida di Unicredit e la possibilità di un
avvicendamento al vertice di Poste Italiane «perché allora- racconta
Bisignani a Woodcock si parlava della possibilità che Sarmi, ad di
Poste, passasse a Telecom».
John Henry
Woodcock
Ma la rete di
Bisignani è ampia. Davanti ai magistrati napoletani è sfilato anche il
numero uno di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, al quale sono
state chieste informazioni sull'operazione che ha portato il fondo
libico Lia a rilevare una quota in Finmeccanica. Ed è stato ascoltato
Angelo Rovati, chiamato dai magistrati il primo marzo di quest'anno per
chiarire cosa ci faceva «copia di una consulenza redatta da Gioacchino
Genchi (l'ex consulente informatico indagato dalla Procura di Roma
nell'ambito dello scandalo intercettazioni «Why not» , ndr) inerente,
tra l'altro, al Bisignani» , trovata lo stesso giorno nel corso di una
perquisizione nel suo ufficio di Roma.
[23-06-2011]
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MARAMAO MIU
MIU - PRADA SI APPRESTA ALL’INGRESSO SU HONG KONG, PROPRIO MENTRE IL
LISTINO ASIATICO SI PREFIGURA COME IL PEGGIORE DEI MERCATI PER LE IPO -
IL GREY MARKET ASSEGNA AI TITOLI DI MIUCCIA UN VALORE DI 38,5 $ LOCALI,
UNO AL DI SOTTO DEL PREZZO DI COLLOCAMENTO FISSATO A 39,5 - A QUESTE
CONDIZIONI, DOMANI IL TITOLO ESORDIREBBE CON UN CALO DEL 2,5%, SEGUENDO
IL DESTINO DI SAMSONITE - SULLA SCIA DELLA IPO DI PRADA LA CINA PROGETTA
DI TAGLIARE LE TASSE SUI PRODOTTI DI LUSSO IMPORTATI…
Dagoreport
1 - PRADA, DOMANI
È IL GRAN GIORNO. O FORSE NO...
http://www.cnbc.com/id/43489930
http://bloom.bg/jHbwvB
http://bit.ly/mFoK6C
miuccia prada e
Patrizio Bertelli
Domani è il gran
giorno. O forse no. Prada si appresta a fare il suo ingresso su Hong
Kong, proprio mentre il listino asiatico si prefigura come il peggiore
dei mercati per le offerte pubbliche iniziali. La maison di Miuccia ha
fissato il prezzo dell'Ipo a 39,5 dollari di Hong Kong, nella parte
bassa della forchetta, peraltro ridotta, secondo alcune fonti, da
36,5-48 a 39,5-42,25 dollari di Hong Kong.
La sottoscrizione
delle azioni Prada non è andata male, ma nemmeno bene come si sperava:
gli investitori cinesi sono stati spaventati dalle tasse italiane sulle
plusvalenze e sui dividendi. Cosa che però non è avvenuta con gli
investitori istituzionali la cui domanda ha coperto diverse volte
l'offerta. Un risultato, come scrive "Cnbc", dovuto soprattutto al
"fattore Cina", ovvero alla crescente importanza dei consumatori del
gigante asiatico nel settore dei beni di lusso. Inoltre gli investitori
istituzionali non devono affrontare la stessa tassazione dei residenti
di Hong Kong.
Prada puntava a
raccogliere 2,6 miliardi dollari. Invece vendendo 423,3 milioni di
titoli ha raccolto 16,7 miliardi di dollari di Hong Kong, ovvero circa
2,1 miliardi di dollari. Sulla giornata di domani incombe il rischio di
fare la fine di Samsonite. Come riportato da "Bloomberg", il grey market
assegna ai titoli di Prada un valore di 38,5 dollari di Hong Kong,
quindi un dollaro locale al di sotto del prezzo di collocamento. A
queste condizioni, domani Miuccia vedrebbe esordire il titolo con un
calo del 2,5%.
borsa_valori_hong_kong
La settimana
scorsa l'azienda leader mondiale nel settore delle valige ha chiuso le
contrattazioni in flessione di circa il 7%, a 13,5 dollari di Hong Kong.
Il prezzo di collocamento del titolo Samsonite era di 14,5 dollari
locali. Nel corso della seduta è arrivata a perdere oltre il 10%, per
poi stabilizzarsi a -8%. Il listino cinese ha fatto il boom di Ipo. Il
rischio è che Prada porti il suo contributo agli 873 milioni di dollari
persi dagli investitori di Hong Kong nelle 31 offerte pubbliche iniziali
di quest'anno.
2 - SULLA SCIA
DELL'IPO DI PRADA LA CINA PENSA DI TAGLIARE LE TASSE PRODOTTI DI LUSSO
IMPORTATI
http://on.ft.com/m6wcUK
hong kong
Dal "Financial
Times" - Sulla scia dell'Ipo di Prada, che ha visto tirarsi indietro
molti investitori spaventati dal dover pagare sui titoli le tasse
italiane, la Cina starebbe pensando di abbassare le tasse sui prodotti
di lusso importati da 2 al 15%. Lo riporta il "Ft", che cita il
"Guangzhou Daily".
Per le maison come
quella di Miuccia sarebbe un colpo da 90 dato che, se oggi i cinesi
vengono fino in Italia per comprarsi una borsa Miu Miu, figuriamoci cosa
accadrebbe se ce le avessero a casa, disponibili più o meno allo stesso
prezzo. Solo che, osserva il quotidiano economico della City, pare che
il taglio (almeno all'inizio) riguardi solo beni di più ampio consumo
come profumi, cosmetici etc.
cina
E poi c'è un altro
interrogativo: siamo sicuri che, in fin dei conti, un provvedimento del
genere non finirebbe per togliere quell'aura di esclusività alle grandi
case di moda. Come dire: andare fino a Firenze per comprarsi una borsa
di Ferragamo fa figo e profuma di autentico. E pure i prezzi alti
contribuiscono a rendere un oggetto più ambito...
[23-06-2011]
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UN, DUE, TRE,
P4! - DALLE CARTE RISPUNTA PERSINO PACINI BATTAGLIA, IL BANCHIERE DI DIO
- FINI E GLI SMS GALANTI (E OGGI SCOPRE LA PRIVACY!) - "Bisignani si
trovava a Genova quando, come ho letto dai giornali, vi sarebbe stato un
interrogatorio di Ruby" - INTERCETTATI GLI AVVOCATI - IL PROCURATORE
CAPO DI NAPOLI LEPORE A PRANZO CON PAPA - BOFFO, ECCO LA "TALPA" -
GHEDDAFI LEGGE DAGOSPIA!...
Gian Marco
Chiocci, Massimo Malpica e Patricia Tagliaferri per "il
Giornale"
VERBALE DI
STEFANIA PRESTIGIACOMO Pacini Battaglia
Ogni giorno uno
spiffero. Gli atti della P4 regalano spunti più da gossip che da codice
penale. Con contorni inquietanti relativi alle intercettazioni (vietate)
fra avvocati e clienti indagati. Tornano d'attualità personaggi caduti
nel dimenticatoio giudiziario, vecchie inchieste, pettegolezzi, veleni,
addirittura Ruby, Gheddafi, parla il cancelliere del caso Boffo.
RIECCO IL
BANCHIERE DI DIO
Tra le carte della P4 spunta il «banchiere di Dio», Pierfrancesco
Chicchi Battaglia. Se si legge l'informativa della Gdf inviata al pm
Maresca e poi girata ai pm Woodcock e Curcio, c'è da restare basiti. Un
fritto misto. Tre anni fa si indagò su una presunta cricca partendo da
tal Vincenzo Schiavone in contatto con l'avvocato Sergio Lupinacci
indicato come sponsor dell'onorevole Pdl Debora Bergamini per presiedere
il comitato «Centro Nord-Sud».
Emergono pressioni
(e intercettazioni) sul caposegreteria di Frattini, Tonino Bettanini e
viene rimarcato dallo stesso Lupinacci che «una volta nominata, la
Bergamini potrà gestire un mare di fondi». Le indagini si concentrano
sui rapporti di Lupinacci con il rettore di Tor Vergata, Lauro,
dopodiché si arriva alla società Nilo Sviluppo che si occupa di
importazione di gas e petrolio greggio di cui fa parte, tra gli altri,
il banchiere svizzero Pacini Battaglia.
LAMBASCIATORE
LIBICO GADDUR Debora Bergamini
Esce il colosso
Gazprom. E di nome in nome, di rapporto in rapporto, si giunge a Nicola
Di Daniele, collegato a Lauro e Lupinacci, in rapporti con Finmeccanica.
Cosa c'entra Bisignani? Nulla, così pare. L'uomo che conosce tutti
conosce anche Di Daniele.
AFFARI ENI CON LA
NIGERIA
Grosso interesse, per i pm, ricopre un affare dell'Eni in Nigeria. Nella
mole di intercettazioni sulle utenze di Bisignani (spesso «battute»
dall'Ad dell'Eni, Paolo Scaroni) traspare l'obiettivo dell'Eni di
subentrare a una concessionaria petrolifera nigeriana detenuta dalla
compagnia Shell e da una compagnia locale nigeriana rappresentata da un
banchiere nigeriano e che, a detta di Bisignani, sarebbe molto amico del
Di Nardo «che mi chiese - osserva il lobbista - se potevo intercedere e
parlarne con Scaroni, che mi disse di mandare il banchiere da De Scalzi.
La cosa si è poi arenata».
BISIGNANI
«DIETRO RUBY? C'E'
GIGI!»
Ai pm l'assistente di Papa, Maria Elena Valanzano, dice di tutto.
Straparla pure. Come quando, coi pm, torna su un'intercettazione
criptica con Papa nella quale la ragazza accosta Bisignani al caso Ruby.
Il 14 febbraio 2011 mette a verbale: «Ho sempre ritenuto che Bisignani
tramasse contro il presidente Berlusconi, tant'è che, per esempio,
sapeva di vicende poi esplose dal punto di vista giudiziario e mediatico
prima che le stesse esplodessero: per esempio Bisignani si trovava a
Genova quando, come ho letto dai giornali, vi sarebbe stato un
interrogatorio di Ruby».
PAOLO SCARONI
FINI E GLI SMS
GALANTI AD ANNA GRAZIA CALABRIA
Sempre la Valanzano,in un'altra telefonata con Papa, straparla di cose
indimostrabili. Gli inquirenti riportano lo stesso la chiamata nella
quale tira in ballo la parlamentare Pdl Anna Grazia Calabria e il
presidente della Camera, Gianfranco Fini. Papa a un certo punto,
riferito a chissà chi, la provoca: «E lui a te non ti ha mai detto
niente? Però quando ti ha detto il fatto della Calabria chiaramente l'ha
detto per farti schiattare in corpo e per farti allontanare ancora di
più da me, no?»
ruby berlusconi
Valanzano: «Questo
sicuramente penso, perché io mi ero pure dimenticata ».
P: «Ma come te
l'ha detto, con cattiveria?».
Gianfranco Fini
V: «No, sai quelle
cose che dici "ah ma tu lo sai che la Calabria è stata corteggiata
(...). Lei mi ha detto che ha ricevuto dei messaggini e però non vuole
assolutamente sentirne parlare... mi ha fatto vedere degli sms che lui
ha mandato, che si sono mandati, però non è una storia che le potrebbe
interessare (...). Sai come la penso su questa Anna Grazia? Ho saputo
ultimamente da fonti romane che girano nelle redazioni dei giornali
degli sms che lei si è scambiata con Fini e che lei corteggiava questo
Fini, ma che ovviamente non possono pubblicare perché sono parlamentari,
sms privati, non c'è alcun tipo di motivazione per pubblicarli, però
questa qua faceva la stronza co 'sto Fini».
ANNA GRAZIA
CALABRIA VERBALE DI PAOLO SCARONI
INTERCETTATI GLI
AVVOCATI
Una cosa che non dovrebbe mai accadere è purtroppo accaduta. Due volte.
I pm di Napoli hanno intercettato le conversazioni tra due indagati e i
rispettivi difensori. In un caso, quello delle telefonate fra Bisignani
e l'avvocato Fabio Lattanzi, sono pubbliche: sono appena avvenute le
perquisizioni (16 dicembre). Gli inquirenti scrivono che Bisignani ha
incaricato l'amico avvocato Fabio Lattanzi di informarsi presso la
procura di Napoli circa l'esistenza di un procedimento penale a suo
carico.
Infatti l'avvocato
Lattanzi, nel corso di due telefonate (...) ha riferito di aver «mandato
Pirolo a parlare con il pm Woodcock su un procedimento su Bisignani». Le
conversazioni vengono integralmente trascritte. Lattanzi: «Pirolo
(avvocato, ndr ) l'ho mandato a parlare con Woodcock che nega
l'esistenza di qualunque processo penale a tuo carico e dice di andare a
parlare con Piscitelli. Domani ci andiamo».
I pm Woodcock e
Francesco Curcio
Seconda
telefonata. Bisignani: «Avvocato! Dato che quelli del Fatto sono sempre
più attendibili di questi pm ma perché non facciamo l'articolo 41,
51..». Lattanzi: «Purtroppo possiamo fare al massimo un 335 (...) perché
noi non abbiamo notizie ufficiali...». Anche l'avvocato Domenico
Mariani, difensore del carabiniere La Monica, dice al Giornale di essere
stato intercettato illegalmente dai pm: «L'ho scoperto leggendo le carte
da un ritardato deposito del 18 gennaio. Se anche Lattanzi è finito
indagato, credo che il suo riferimento negli atti sia una "svista" dei
pm visto che a me hanno nascosto tutto».
LORENZO CESA
MADRON E
L'INDAGINE SU CESA
Il 3 novembre 2010, intorno a mezzogiorno, Bisignani chiama Paolo
Madron, direttore di Lettera 43, e gli dice che «una certa Adelaide (una
sua cronista, ndr ) sta chiamando lì l'Udc». Madron gli spiega: «È la
frode per fondi comunitari (...) magistrato o il gup gliel'ha confermata
e le hanno confermato la causa anche i carabinieri di Catanzaro che
indagano su questa roba qua, cioè è Cesa, sostanzialmente».
Bisignani lo
interrompe: «No, fagli una telefonata te come direttore ». M: « A chi, a
Cesa?». B: «Sì...». M: «Mi fai avere un numero e lo chiamo». B:
«Aspetta, lo chiami, e gliela spieghi».
Il procuratore
Giandomenico Lepore
IL PROCURATORE
CAPO DI NAPOLI LEPORE A PRANZO CON PAPA
Preoccupato dal pm Woodcock e dalle voci di un'inchiesta in suo danno,
l'onorevole Alfonso Papa, a detta di Arcibaldo Miller (capo degli
ispettori ministeriali di via Arenula) temeva «una qualche iniziativa
strumentale». «Qualche giorno dopo mi disse di aver incontrato a un
pranzo il procuratore capo di Napoli, dottor Lepore, nella casa di
campagna di un giornalista (...) dove il Papa stesso aveva fatto al
procuratore lo stesso discorso. In tale occasione Lepore lo aveva
rassicurato e rasserenato in quanto si era mostrato cordiale».
Arcibaldo Miller
BOFFO, ECCO LA
«TALPA»
Alla spasmodica ricerca della macchina del fango nel malloppo di
documenti della procura di Napoli sulla P4 ci sono gli atti di un
procedimento penale a carico di un cancelliere della procura di Santa
Maria Capua Vetere, Francesco Izzo.
Che- scrivono gli inquirenti - «interrogava alle ore 11.49,34 del
12.3.2009 il sistema informativo del casellario giudiziale in ordine al
certificato penale relativo a Boffo Dino , nato ad Asolo il 19 agosto
del 1952». A maggio del 2010, preso a verbale, il cancelliere
(incensurato) nega di aver compiuto l'accesso, anche se riconosce come
proprie la username utilizzata per l'accesso illegale.
DINO BOFFO
Quanto alla
possibilità che qualcun altro possa aver utilizzato la sua password si
difende così: «All'epoca utilizzato come password il nome della squadra
del Milan con un'indicazione numerica che è partita dal 1899, data di
fondazione del club, proseguendo con le successive annate, cambiando
ogni mese come impone il sistema. Questo sistema lo sapevano altre
persone».
GHEDDAFI
Il pm, però, gli
fa notare che dall'ultima operazione che lo stesso Izzo riconosce come
propria a quella su Boffo «passano solo 11 secondi». Il cancelliere non
arretra: «Mi rendo conto del breve lasso di tempo. Posso immaginare di
essermi distratto girandomi lontano dal computer. Non ho idea assoluta
di chi sia Dino Boffo (...). Non ricordo alcuno che mi abbia passato
bigliettini o foglietti coi dati di questo signore (...). Di fatto anche
nel marzo 2009 c'era un via vai di persone ( nell'ufficio, ndr ) forze
dell'ordine, di fatto vi era anche personale ministeriale che faceva
certificati penali richiesti da soggetti privati (...). In questo
contesto di confusione io non se qualcuno ha fatto quell'operazione alla
mia insaputa. Non so spiegarmi perché mi trovo qua»..
gaddur
GHEDDAFI LEGGE
DAGOSPIA
Il 28 ottobre sera Dagospia annuncia «un cambio della guardia al vertice
del potere libico» spiegando che Gheddafi stava per nominare premier
Jalloud. Gaddur , ambasciatore libico parla con Bisignani: «Questo
Agospia, come si chiama». Bisignani : «È D'Agostino che ha combinato?».
G: «Ha rilanciato notizie che jalloud sarebbe stato...notizia non vera,
da dove l'ha presa (...) perché me lo sta chiedendo proprio il leader,
capito?».
[23-06-2011]
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POKER E
PORCATE - A HOLLYWOOD UN’INCHIESTA DELL’FBI SUL GIOCO D’AZZARDO
CLANDESTINO INCASTRA NOMI DA GRANDI INCASSI (NON SOLO) AL BOTTEGHINO -
TOBEY MAGUIRE ORGANIZZAVA TAVOLI DA POKER ILLEGALI DOVE CORREVANO A
SEDERSI BEN AFFLECK, MATT DAMON E LEO DI CAPRIO (“UN FIFONE DEL TAPPETO
VERDE”) - CHI PAGAVA CIFRE DA CAPOGIRO PER GIOCARE CON LORO? I
MILIARDARI MADE IN USA - CHI NE HA FATTO LE SPESE? I CLIENTI DEI MANAGER
DI FONDI SPECULATIVI - E ORA TUTTI QUESTI “ATTORI” RISCHIANO SUL SERIO…
Dagoreport da
"Star"
Tobey Maguire
Non solo divi di
Hollywood, ma anche uomini d'affari a nove zeri. Prosegue l'indagine
dell'Fbi sul giro di gioco d'azzardo losangelino che vede già coinvolti
Tobey Maguire (che rischia la condanna perché ha organizzato partite
clandestine) Leo Di Caprio, Matt Damon, Ben Aflleck... (perché si sono
seduti al tavolo da gioco).
Nel giro dei nomi
della Hollywood bene (sempre che ne esista una) ora è spuntato fuori
quello di Alec Gores, il cui nome dirà non molto, ma pesa moltissimo. Il
suo patrimonio è pari a 1,6 miliardi di dollari e si trova al 278 posto
nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta stimata ogni anno
da "Forbes".
Tobey Maguire
UNDERPRESSURE
Gores che pure è
entrato nelle suite del Four Season e del Beverly Hills hotel per
sedersi al tavolo con le star e giocare partite di poker illegale,
avrebbe vinto 445mila dollari a Brad Ruderman, il manager di fondi
speculativi già condannato per aver perso al gioco 25 milioni di dollari
dei suoi clienti.
L'anno scorso
Gores, che ora rischia grosso davvero, aveva tentato di comprare la
Miramax dalla Disney e aveva fatto un'offerta anche a una società che
possiede il format America Idol e la Warner Music. Ora dovrà occuparsi
di un altro tipo di affari. Legali.
Per icona
INDAGINE VIP
PARTITE DI POKER ILLEGALI: NEI GUAI MAGUIRE, DI CAPRIO, DAMON E AFFLECK
Silvia Kramar per "Il
Giornale"
Almeno una ventina
di grandi divi hollywoodiani, da Tobey Maguire a Leonardo di Caprio,
Matt Damon e Ben Affleck sono stati implicati in un giro di gioco
d'azzardo. Maguire, che avrebbe organizzato le partite illegali di
poker, rischia di finire in tribunale. La rivista «Star» ha pubblicato
ieri in esclusiva la notizia dell'indagine dell'Fbi sulla frode.
Matt Damon
Le star facevano
parte di un club privato organizzato da Maguire; il protagonista di
Spiderman organizzava le partite di poker nelle suite dei più eleganti
alberghi di Hollywood. Come ai tempi del proibizionismo, circondati dal
massimo segreto un paio di sere al mese i divi bussavano alla porta
delle suite del Beverly Hills Hotel, del Four Seasons e dell'esclusiva
Viper Room sulla Sunset Boulevard. A proteggerli, nel corridoio, c'erano
delle guardie armate, mentre loro mettevano sul tavolo mazzette di
dollari, spesso milioni.
Leonardo di Caprio
Maguire rischia di
dover rinunciare ad un grande carnet di impegni cinematografici.
L'attore, che sta girando la pellicola «Life of Pi» (tratto dall'omonimo
e magico romanzo) e dovrebbe iniziare presto le riprese di un giallo,
intitolato «The Paperboy», e quelle del remake de «Il Grande Gatsby», ha
dichiarato di essere riuscito a non farsi coinvolgere nel mondo
dell'alcol e delle droghe che infesta Hollywood, di essere vegetariano,
ma di far parte del «party set» di divi come, appunto DiCaprio e
Affleck. Per invitare i suoi amici a giocare a poker, Maguire aveva
assoldato i migliori giocatori professionisti e richiedeva centomila
dollari come «entrata» nel club.
Secondo le autorità l'attore avrebbe potuto intascare, da solo, quasi 30
milioni di dollari. A implicarlo in questa causa civile (le altre star
per adesso non sono state accusate di frode dall'Fbi) è stato uno dei
suoi giocatori, Brad Ruderman, un manager di fondi speculativi che, per
ripagare le perdite di 25 milioni di dollari nel poker (300mila in una
sola mano nel 2007), aveva ingannato i suoi clienti con uno schema di
Ponzi.
Ruderman, condannato dal tribunale fallimentare al carcere fino al 2018,
ha rivelato all'Fbi tutti i nomi del club. Uno dei giocatori, Dan
Bilzerian, ha raccontato al settimanale di aver giocato, regolarmente,
con Di Caprio, Affleck e Maguire. Secondo lui Affleck era molto abile,
mentre Damon e Di Caprio spesso perdevano. «Leonardo è un grande avaro»,
ha raccontato Bilzerian. «Una sera ha perso 50mila dollari e sembrava
impazzito».
[23-06-2011]
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IO LO
CONOSCEVO BENE - GELLI: "Bisignani era iscritto alla Loggia P2. Era un
ragazzo molto intelligente e intraprendente, un attivissimo
collaboratore. Lo feci nominare segretario del ministro Gaetano
Stammati" - ’’La P4 esiste nella mentalità dei giudici, prossimamente
verrà fuori la P5: ormai è una sigla magica. La P2 era una cosa molto
seria. Questa P4, se c’è, è un comitato carnevalesco’’...
1-
GELLI, P2 COSA SERIA, QUESTO E' COMITATO CARNEVALESCO - BISIGNANI HA
AVUTO CONTATTI MA NON HA FATTO NULLA
(Adnkronos) - In questi giorni viene spesso fatto il
suo nome, soprattutto in relazione al dottor Luigi Bisignani e quello
della P2 come modello della P4. Lei che ne pensa? Sono citazioni a
sproposito? E perche?
''La P4
esiste nella mentalita' dei giudici, prossimamente verra' fuori la P5:
ormai e' una sigla magica. La P2 era una cosa molto seria. Questa P4, se
c'è, e' un comitato carnevalesco'', dice in esclusiva all'ADNKRONOS
Licio Gelli, ex maestro Venerabile della Loggia P2.
A leggere le
intercettazioni e le rivelazioni sull'inchiesta di Napoli, Bisignani si
dimostra un personaggio con il dono dell'ubiquita', è dovunque ci sia un
problema o affari di Stato o di enti pubblici o di nomine. Sembra quasi
impossibile che un uomo possa avere un numero cosi' clamoroso i
drelazioni. Lei, che di relazioni pure ne ha intrattenute a livello
nazionale e internazionale, che ne pensa di questo brasseur d'affaires
quasi inverosimile?
''Luigi
Bisignani -spiega il 'Venerabile'- era iscritto alla Loggia P2. Era un
ragazzo molto intelligente e intraprendente, un attivissimo
collaboratore. Lo feci nominare segretario del ministro Gaetano
Stammati. Da quei giorni l'ho rivisto solo una volta, nel 2004. Credo
che Bisignani non abbia fatto nulla, potra' avere avuto dei contatti e
basta''. Lui a livello di relazioni ''si e' fermato probabilmente
soltanto all'Italia. E in Italia si fa presto a creare dei gruppi di
amici opportunisti o creduloni che credono a questi rapporti che poi non
concludono nulla''.
Il caso
Bisignani, secondo lei, quali riflessioni suggerisce sul sistema
politico e su quello istituzionale? Quali vuoti di relazioni e di
competenze personali colma un tuttofare come il protagonista
dell'inchiesta di Napoli?
''Ci sono soggetti che non esistono piu', come lo Stato italiano
-rimarca Gelli, dalla sua residenza di Villa Wanda- Io ho vissuto quando
l'Italia era un vero Stato, rispettato e temuto e magnificamente
funzionante. Oggi non esiste piu' -sottolinea ancora l'ex 'Venerabile'-
perche' non abbiamo nemmeno una persona di un certo spessore, di
competenza e soprattutto carismatico''.
Secondo lei
come si concludera' l'inchiesta cui lavora la procura di Napoli?
''Sugli esiti dell'indagine -risponde l'ex Venerabile- non posso dire
nulla, non posso rispondere perche' e' difficile conoscere la mentalita'
dei vari giudici. Ma non posso dire altro, la sfera di cristallo non ce
l'ho più''.
2- P2:
GELLI, NON CI SONO NUOVI ELENCHI, VERRA' RICORDATA COME FATTO
POSITIVO...
(Adnkronos) - ‚Nuovi elenchi della P2? Non esistono.
Per carita‚. La P2 e‚ stata sciolta e sepolta. Dimenticata. Un giorno
probabilmente fra cinque, sei, dieci o vent‚anni, la ricorderanno come
un fatto positivo". "Quella Loggia, rimarca il ‚Venerabile ‚era fatta di
persone cristalline e oneste. Nessun piduista e‚ stato mai avvicinato
allo scandalo Tangentopoli".
3-
GOVERNO: GELLI, COME SI FA AD ANDARE AVANTI CON QUESTO ANDAZZO...
(Adnkronos) - Il governo? Dovrebbe essere gia‚
terminato, come si fa a andare con questo andazzo... Le loro
conversazioni sono fatte di insulti, niente che dia la dimostrazione del
fare e del concordare, del costruire. Insultandosi, questo non e‚
possibile‚.
"La classe
politica di oggi -rimarca Gelli- ci ha portato in un baratro in cui non
c‚e‚ possibilita‚ di risalita. Ma anche molti magistrati non conoscono
le loro mansioni: nei miei confronti -ricorda- fecero figure demenziali:
sono stato assolto da tutto. Secondo loro avevo distrutto
l'Italia..."24-06-2011]
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|
1- PER LE POETICHE
PAROLE DI BISIGNAMI, LA BRAMBILLATA HA QUERELATO "LA REPUBBLICA" E "IL
FATTO". UN’ALTRA QUERELA POTREBBE PARTIRE NEI CONFRONTI DE “IL MONDO”
CHE LA GETTA IN GRATICOLA PER I 7 MILIONI DI EURO TROVATI ALLA NUOVA
SOCIETÀ CONVENTION BUREAU SPA. NELLA QUALE È ENTRATO A FAR PARTE ANCHE
RINO LEPORE, IL RISTORATORE ROMANO PROPRIETARIO DELL’HARRYS BAR DI VIA
VENETO DOVE REGGICALZE BRAMBILLA OSPITA LE COLAZIONI, I PRANZI E GLI
APPUNTAMENTI DI LAVORO - 2- RICORDATE A GIOVANNI STELLA CHE LA7 DI CUI È
VICEPRESIDENTE ESECUTIVO È QUOTATA IN BORSA, E CHE OGNI SUA AFFERMAZIONE
IN PURO STILE CANARO-COATTESE FA SALIRE E SCENDERE SULLE MONTAGNE RUSSE
LE QUOTAZIONI DI TELECOMITALIA MEDIA (BERNABè INTERVENGA SULLA VOGLIA DI
GLORIA E DI SOLDI DEL TANDEM STELLA-MENTANA) - 3- AL DI LÀ
DELL’AFFERMAZIONE RETORICA CHE LA CULTURA “È IL PETROLIO DELL’ITALIA”
LIBERA & BELLA MONTEZEMOLO NON HA PARTORITO LO STRACCIO DI UNA NUOVA
IDEA - 4- PROFUMO, IERI & OGGI: DALL’IMPERO UNICREDIT CON 120 MILA
DIPENDENTI E PRESENTE IN DECINE DI NAZIONI, A UNA SOCIETÀ CON CAPITALE
SOCIALE DI SOLI 90MILA EURO
1-
PROFUMO, IERI & OGGI: DA UN IMPERO DI 120 MILA DIPENDENTI A UNA SOCIETÀ
CON CAPITALE SOCIALE DI SOLI 90MILA EURO
Per un uomo che fino al giorno prima guidava un impero con più di
120mila dipendenti e presente in decine di nazioni, uscire di scena è un
colpo durissimo. Oltre al rischio di un crollo psicologico c'è anche
quello di rimanere a spasso nonostante un curriculum strepitoso che va a
finire sui tavoli dei cacciatori di teste, poi si aggiungono la paura
dell'anonimato e il problema di reinventarsi un mestiere in un mercato
dove i talenti e i compensi non hanno più l'importanza di una volta.
Se inoltre,
come accade oggi nella finanza, lo scenario è turbolento e mette a
repentaglio la solidità delle banche, il problema è ancora più
complesso. Ne sanno qualcosa personaggi come Matteuccio Arpe, Leonardo
Braggiotti e Claudio Costamagna che grazie alla loro bravura riescono a
sopravvivere ma non splendono più nel firmamento internazionale.
E la stessa
cosa rischia di accadere per Alessandro Profumo, l'ex-amministratore
delegato di Unicredit che nella notte del 21 settembre ha lasciato
piazza Cordusio a bordo della Ducati rossa guidata dalla moglie Sabina
Ratti con una valigetta dove oltre allo spazzolino da denti c'era la
liquidazione di 40 milioni.
Da quel
momento l'ex-boyscout di Genova ha cominciato a guardarsi intorno con
cautela tenendosi alla larga dai palazzi della politica per accogliere
soltanto la proposta di entrare nel consiglio di amministrazione
dell'Eni e della banca russa Sberbank.
Per
Alessandro il Grande si tratta di noccioline e nemmeno l'idea di andare
a guidare la holding delle municipalizzate milanesi gli sembra
affascinante. Ai suoi occhi questi sono soltanto peanuts ed è forse
questa la ragione per cui dietro suggerimento della moglie sposata 34
anni fa ha deciso di continuare a fare il numero 1 in formato ridotto.
In fondo per
quello che è stato il primo banchiere italiano si tratta di ripercorrere
la strada del padre ingegnere che a Palermo fondò una piccola industria
elettronica per far mangiare il piccolo Profumo che fin dall'infanzia
mostrava un notevole appetito. L'esempio paterno lo ha portato nei
giorni scorsi davanti al notaio milanese Giuseppe Santangelo per
costituire una sua società alla quale - come spiega oggi il quotidiano
"MF" - ha dato il nome di accattivante "Appeal Strategy & Finance".
La nuova
creatura che avrà sede in via Pietro Cossa ha le caratteristiche di una
boutique per attività di consulenza finanziaria con riguardo alla
concentrazione delle imprese. Sul piatto il 54enne ex-capo di Unicredit,
che in questo momento si tiene alla larga dalle vicende e dai giudizi
che corrono sul top manager di piazza Cordusio, ha buttato un pugno di
euro. Il capitale sociale è di soli 90mila euro ed è stato sottoscritto
al 70% dallo stesso Profumo e per il rimanente dal Gruppo L&P
Investimenti di cui fa parte la società Lucciola & Partners fondata nel
2005 da Isidoro Lucciola e da altri manager della finanza
2-
METTETE LE GANASCE ALLA BOCCA DELL'AD DI LA7 GIOVANNI STELLA
Gli uscieri di TelecomItalia questa mattina alle 9 si sono collegati in
streaming con Trento dove Franchino Bernabè ha aperto i lavori del
workshop "Driving the Digital Future" al quale partecipano circa 100
rappresentanti di imprese delle telecomunicazioni, delle istituzioni
europee e del mondo accademico.
Agli uscieri
non interessa sapere che nella sessione del pomeriggio parlerà anche
Linda Belinda Lanzillotta, ma sono contenti perché sanno benissimo che
ogni invito a Trento per Franchino è motivo di gioia
Il manager è
nato a Vipiteno, in provincia di Bolzano, ma per Trento, la città di
Cesare Battisti (quello buono, irredentista e non terrorista) ha una
predilezione particolare. Qui si ritrova con piacere insieme all'amico
Lorenzo Dellai, il presidente della Provincia che è riuscito a far
diventare la città un luogo di eccellenza e di innovazione tecnologica.
Sono questi
gli argomenti che più di altri interessano Bernabè perché sono legati
all'evoluzione della sua strategia industriale che all'inizio di agosto
sarà messa in discussione dai soci di Telco (la scatola che controlla
Telecom) ai quali toccherà mettere nei bilanci le forti minusvalenze del
titolo Telecom.
Per il
manager di Vipiteno è un appuntamento importante, ma sulla strada si
ritrova le problematiche de "La7" e di TelecomItalia Media che ogni
giorno creano sorprese. Secondo gli uscieri Franchino dovrebbe avere più
attenzione per i movimenti scomposti e le parole in libertà di Giovanni
Stella, il "canaro" che si è portato dietro negli anni e gli sta creando
non pochi problemi.
Il
suggerimento degli uscieri è di buttare via l'ipad, iphone, l'ipod e
tutte le altre minchiate tecnologiche che obnubilano il cervello, per
fare una semplice telefonata al "canaro" richiamandolo all'ordine. Non è
possibile infatti che questo barbuto segugio, assunto in Telecom nel '98
e assurto grazie a Franchino al vertice di TelecomItalia Media continui
a sparare annunci con un linguaggio che fa inorridire gli uscieri, il
mondo della finanza e i commissari della Consob. Ancora ieri ha dato per
fatto l'accordo per il passaggio di Santoro nella scuderia de "La7", poi
in serata ha dovuto emettere un comunicato di smentita.
A fargli eco
con un'enfasi sospetta c'è sempre accanto a lui Enrichetto Mentana che
con le sue scariche di adrenalina già aveva dato per chiuso l'ingresso
di De Benedetti come partner de "La7", e non perde occasione per
rilanciare (anche a costo di rapide marce indietro), le parole
entusiastiche del "canaro". Quest'ultimo ancora oggi dichiara che per il
"circo" dell'emittente non c'è un problema di audience ma di grana e di
pubblicità, e con il lessico primordiale che lo distingue aggiunge a
proposito di Santoro e delle sue truppe: "sto sempre lì, ai piedi del
banano in attesa che scendano i macachi".
Ora si dà il
caso che quest'uomo abbia dimenticato che la società di cui è
vicepresidente esecutivo è quotata in Borsa, e che ogni affermazione fa
salire e scendere sulle montagne russe le quotazioni di TelecomItalia
Media. La questione è molto delicata e gli uscieri sperano che oltre a
prevederne le conseguenze politiche, Franchino eserciti la sua
esperienza per frenare la voglia di gloria e di soldi del tandem
Stella-Mentana.
3- AL DI LÀ DELL'AFFERMAZIONE RETORICA DI LUCHINO CHE LA CULTURA
"È IL PETROLIO DELL'ITALIA" NON HA PARTORITO FUORI LO STRACCIO DI UNA
NUOVA IDEA
È bello vedere che la "Stampa" di Torino, il giornale della Fiat di
Marpionne, dedica oggi due intere pagine al convegno di Luchino di
Montezemolo che si è svolto ieri pomeriggio al teatro Argentina.
È segno di
una pax ritrovata che fa presagire per il direttore del giornale
torinese, Mario Calabresi, un futuro più glorioso di quello televisivo.
E non sembra nemmeno casuale il rilievo che il giornale della Fiat da
alle parole pronunciate ieri pomeriggio da Montezemolo quando ha
abbandonato il testo scritto dai cervelli del suo think tank per parlare
di politica.
A Roma in
quel momento il termometro segnava 34 gradi e nel teatro dove i palchi a
partire dalla terza fila erano deserti, un brivido di freddo ha accolto
i pronunciamenti del "ragazzo dei Parioli".
Come era
prevedibile Luchino non ha fatto annunci sensazionali, ma ha picchiato
sul rischio di una "sbornia populistica" e sulla necessità di aprire una
fase costituente per riscrivere le regole della democrazia. Con notevole
faccia tosta ha apprezzato il vento dei referendum sui quali sia lui che
i cervelloni di "Italia Futura" hanno preferito tenere la bocca chiusa,
e a proposito della privatizzazione dell'acqua da buon liberista e
moderno riformista ha auspicato "la creazione di una grande società
pubblica che gestisca i servizi idrici in luogo di tante piccole aziende
municipalizzate per piazzare i politici trombati".
Chi vuole
fare un bilancio della convention romana deve però avere il buon gusto
di non fermarsi a queste dichiarazioni e valutare invece con freddezza
il cuore del problema per il quale erano stati convocati attori,
cantanti, attricette, sovrintendenti e il solito compagno di merenda,
Dieguito Della Valle. Ebbene, poiché il tema di fondo era "Cultura,
orgoglio italiano" si può dire che il bersaglio non è stato centrato
perché al di là dell'affermazione retorica di Luchino che il comparto "è
il petrolio dell'Italia", dal palco dello storico teatro, non è saltato
fuori lo straccio di una nuova idea.
Non è
certamente una nuova idea il modello del mecenatismo mercantile che
Dieguito Della Valle ha evocato ricordando la sua generosità per il
restauro del Colosseo. Forse Luchino dovrebbe capire una volta per tutte
che prima di scendere in politica o affrontare temi vitali per il Paese
come quello di ieri, occorrono attributi culturali ben più robusti. È
davvero strano che se ne dimentichi proprio lui che ha vissuto accanto a
personaggi come Gianni e Umberto Agnelli che avevano della cultura una
visione cosmopolita e più matura.
Forse
qualcuno dovrebbe ricordargli che l'Avvocato aveva tanti difetti (prima
fra tutti la volagerie rinfacciatagli da Eugenio Scalfari), ma nella sua
casa di Roma e di Park Avenue parlava di cultura con Norman Mailer,
Truman Capote, Leo Castelli, Andy Warhol e Andrè Meyer. E suo fratello
Umberto ebbe l'idea nel '66 di creare la Fondazione Agnelli, che al di
là degli sbandamenti politici verso la Dc di cui Luchino fu partecipe,
ha partorito ricerche di primordine.
Quello di
ieri non è stato un simposio illuminato e Luchino se vorrà fare politica
dovrà irrobustire l'esercito dei neuroni senza indulgere al modello
semplicistico di un mecenatismo mercantile che fa il gioco soltanto dei
piccoli interessi.
4- PER
LE POETICHE PAROLE DI BISI, LA BRAMBILLATA HA QUERELATO "LA REPUBBLICA"
E "IL FATTO". UN'ALTRA QUERELA POTREBBE PARTIRE NEI CONFRONTI DEL
SETTIMANALE "IL MONDO"
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che Michela
Brambilla, l'ex-modella classe 1967 e ministro del Turismo, è
particolarmente incazzata per le rivelazioni emerse nell'Enciclopedia
Woodcock (ed. Napoli, 100mila euro).
Per le
parole volgari di Bisignani l'ex-miss Eleganza Emilia e testimonial
delle calze Omsa, ha querelato "Repubblica" e "Il Fatto", evitando
peraltro di querelare fino a questo momento il lobbista federatore.
Un'altra querela potrebbe partire nei confronti del settimanale "Il
Mondo" che da due settimane mena botte in testa al ministro per la sua
politica nel turismo e nei confronti dell'Enit, l'Ente commissariato da
due anni e affidato nel 2009 a Matteo Marzotto.
Il giornale
scrive oggi che nonostante i tagli al carrozzone Enit, la Brambilla ha
trovato 7 milioni di euro per la nuova società Convention Bureau Spa. In
questa società è entrato a far parte anche Rino Lepore, il ristoratore
romano proprietario dell'Harrys Bar di via Veneto dove la Brambilla
ospita le colazioni, i pranzi e gli appuntamenti di lavoro".
24-06-2011]
|
LELE IN MORA -
è CACCIA GROSSA AL TESORO IMMOBILIARE DEL FORNITORE UFFICIALE DEL BUNGA
BUNGA - I PUBBLICI MINISTERI INDAGANO SU UN TESORETTO DI PALAZZI E
VILLE, SUDDIVISI FRA MILANO, LA COSTA SMERALDA, LA SVIZZERA E IL LAGO DI
COMO, CEDUTI POCO PRIMA DEL FRAUDOLENTO CRAC - Gli investimenti di Mora
nel mattone valgono una cifra più o meno pari a quella sparita
attraverso le false fatturazioni....
Gianfrancesco Turano per "L'Espresso"
Nei migliori
anni della sua vita, Lele Mora dedicava giugno all'inaugurazione del
Billionaire, il locale in società con Flavio Briatore che ha dettato le
eleganze dell'Italia di tronisti, veline, calciatori e imprenditori
d'assalto. In un orribile 2011 già segnato dalle intercettazioni del
Rubygate, Mora è finito in carcere il 20 giugno per bancarotta
fraudolenta e lunedì 27 giugno affronterà l'udienza preliminare per il
giro di prostitute spedite ad Arcore. Il suo rinvio a giudizio, insieme
a Nicole Minetti ed Emilio Fede, sembra inevitabile.
I guai non
sono finiti. I pm della bancarotta, Massimiliano Carducci ed Eugenio
Fusco, lo hanno scritto e ripetuto nell'ordinanza di custodia cautelare.
Gli 8,5 milioni di euro portati via dalle casse del gruppo Lm sono una
somma di partenza. Altre indagini sono in corso sulle attività
all'estero dell'agente e sul suo patrimonio immobiliare.
Gli
investimenti di Mora nel mattone valgono una cifra più o meno pari a
quella sparita attraverso le false fatturazioni. Parte degli immobili è
tuttora sotto il cappello della Diana, intestata ai figli di Mora. Ma
alcuni pezzi pregiati sono stati ceduti a partire dalla fine del 2007,
quando è emersa una frode fiscale da 16 milioni di euro capace, da sola,
di travolgere le finanze del gruppo. La tempistica è fondamentale perché
i magistrati devono stabilire se le vendite configurano un'ulteriore
operazione mirata alla bancarotta. In quel caso, potrebbero scattare le
revocatorie.
L'elenco
delle proprietà vendute inizia da una casa in via Settembrini a Milano,
comprata dalla soubrette Luisa Corna nel novembre 2007. Prosegue con due
operazioni concluse nello stesso giorno, il 15 maggio 2008. Il primo
piano di viale Monza 9, quartier generale milanese del gruppo Lm, passa
alla lussemburghese Fpm Realty. La villa da 13 vani di Porto Cervo viene
ceduta a Franciacorta gestioni immobiliari, schermata attraverso la
Aletti fiduciaria.
In entrambi
i casi, l'acquirente dovrebbe essere Giovanni Semeraro, mobiliere con
base a Erbusco (Brescia) che non è parente di Renato Semeraro, arrestato
per il fallimento Aiazzone, ma si è interessato del salvataggio di
Aiazzone prima del crac.
Un'altra
proprietà in discussione è quella del Grotto di Caprino, sul lago di
Lugano in Svizzera. Sul ristorante di lusso Mora ha fornito versioni
contraddittorie e alla fine ha sostenuto di lavorare come semplice
public relation man.
Ma nelle
intercettazioni con i funzionari del Credito cooperativo di Carate
Brianza che gli chiedono di coprire il rosso di conto corrente, l'agente
parla del locale come cosa propria ed afferma di averci investito 1,5
milioni di euro. "Questa è una pensione", commenta. Il fisco svizzero
sembra avere creduto all'ipotesi proprietà e ha messo i sigilli al
locale per rivalersi delle irregolarità di Mora.
Lo stesso
Billionaire è coinvolto negli accertamenti. Fino al 2009, la società che
controlla il locale era divisa tra la lussemburghese Laridel di Flavio
Briatore, con l'80 per cento, la Dani Comunicazione di Daniela
Santanchè, con il 10 per cento e, con il 10 per cento rimanente, la
lussemburghese Feva di Mirko e Diana Mora, i figli di Lele. Mentre il
fisco si lasciava portare a spasso dalle promesse di concordato fatte da
Mora, la quota della Feva è stata ceduta alla Gekko Investment che ha
sede nel paradiso offshore delle Isole Vergini Britanniche.24-06-2011]
|
PARTITI
FANTASMA, MA QUANTO MAGNANO - FORMAZIONI POLITICHE INSIGNIFICANTI,
PARTITI MORTI E SEPOLTI, MA ANCHE FORZA ITALIA, AN, DS E MARGHERITA,
TUTTI MOVIMENTI CHE NON COMPAIONO PIÙ SULLE SCHEDE ELETTORALI, CI
COSTANO ANCORA 500 MLN € - UN COMMA DEL MILLE PROROGHE 2006 CONSENTE DI
SPARTIRE LA TORTA ANCHE SE LA LEGISLATURA È FINITA - LEGA E RIFONDAZIONE
HANNO RICEVUTO PIÙ SOLDI DI QUELLI SPESI PER LE ELEZIONI…
Alberto
Custodero e Enrico Del Mercato per "la
Repubblica"
Di alcuni
non è rimasto che il simbolo, assemblee di ex che vengono convocate di
tanto in tanto e, forse, il ricordo di qualche elettore nostalgico.
Altri, invece, hanno sedi, strutture, impiegati, ma da anni non hanno
nessun rappresentante in parlamento. Eppure, i "partiti fantasma"
continuano ad incassare soldi dallo Stato.
L´ultima
rata, relativa ai rimborsi per le elezioni regionali del 2007 in Molise,
arriverà prima della fine di quest´anno. E così, la cifra incamerata dai
partiti che non ci sono più, toccherà la vertiginosa quota di 500
milioni di euro. Spicciolo più, spicciolo meno.
Per
intendersi, è una somma pari allo stanziamento del governo per Roma
capitale quella che è finita in questi anni nella pancia di sigle che si
supponevano scomparse dalla scena della politica, come Forza Italia,
Alleanza nazionale, Democratici di Sinistra, Margherita, oppure di
partiti che gli elettori hanno cancellato dal parlamento e che sono
stati smontati e rimontati da scissioni e nuove aggregazioni come
Rifondazione comunista, i Verdi, perfino l´Udeur di Mastella o un
partito personale come "Nuova Sicilia" il cui dominus è Bartolo
Pellegrino - un ex deputato dell´assemblea regionale siciliana
recentemente assolto dall´accusa di concorso esterno in associazione
mafiosa - che fino allo scorso anno ha percepito circa centomila euro di
rimborso elettorale.
Nulla, se
confrontato a quanto ha potuto iscrivere nei propri bilanci il più ricco
dei "partiti fantasma", Forza Italia. Quella che fu la creatura di
Silvio Berlusconi, nata nel 1994 e sacrificata nel 2007 per fare posto
al Pdl, ha continuato ad incamerare i rimborsi elettorali fino ad
arrivare, nel 2010, alla cifra monstre di 96 milioni di euro.
Molto
staccati, in questa classifica, i Democratici di sinistra che hanno
potuto iscrivere in bilancio 74 milioni di euro e spiccioli. Soldi che -
per ammissione del tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti - sono stati
rapidamente pignorati dalle banche ed adoperati per chiudere la partita
di debiti ereditata dal vecchio Pci. Alla Margherita, altro partito
formalmente cancellato, invece, è andata meglio. I 42 milioni di euro di
rimborsi incassati, ad onta della scomparsa dalla scena politica, sono
tutti lì.
E, anzi,
intorno a quella eredità si è accesa una disputa alla quale partecipano
pure parlamentari che, nel frattempo, hanno preso altre direzioni,
accasandosi in altri partiti o inaugurandone di nuovi. Ma come è stato
possibile che partiti scomparsi dalla scena o bocciati dagli elettori
abbiano continuato ad incassare soldi pubblici a titolo di rimborso
elettorale? Quanto hanno pesato i rimborsi ai "partiti fantasma" sulle
tasche dei cittadini? E, soprattutto, che fine hanno fatto quei soldi?
LA
GRANDE ABBUFFATA
La chiave di tutto è nel comma di un articolo accuratamente nascosto
nelle pieghe della legge mille proroghe che viene discussa e approvata
in parlamento il 2 febbraio del 2006. In quella norma sta scritto che il
rimborso elettorale (che la legge numero 157 del 1999 fissa in un euro
per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali da dividere
percentualmente in base ai voti ricevuti) spetta ai partiti anche in
caso di chiusura anticipata della legislatura.
Dunque, lo
Stato continua a versare i soldi ai partiti per tutti e cinque gli anni,
anche se il parlamento è stato sciolto. Adesso, la legge è stata
corretta, ma le nuove regole varranno solo a partire dalle prossime
elezioni. Comunque, una settimana dopo quel blitz del febbraio 2006,
guarda caso, la legislatura si chiude. Si torna al voto. Vince l´Unione
di Prodi per una manciata di preferenze e il leader del centrosinistra
governa, sul filo di lana, per meno di due anni. Poi, cade e il Paese
torna alle urne.
Nel
frattempo, però, nella politica italiana va in scena l´ennesima
rivoluzione. Spariscono partiti (Forza Italia, An, i Ds, La Margherita),
ne nascono di nuovi (il Pd e il Pdl) e, nelle urne, gli italiani
polarizzano i loro consensi sulle formazioni maggiori lasciando fuori
dalle aule parlamentari forze politiche come Rifondazione comunista, i
Verdi, l´Udeur. Una semplificazione dalla quale dovrebbe derivare anche
un risparmio in termini di rimborsi elettorali.
Nulla di
tutto ciò, dal momento che - grazie a quel comma approvato in fretta e
furia nel febbraio del 2006 alla vigilia dello scioglimento delle Camere
- i partiti che non esistono più continuano ad incassare i rimborsi
elettorali. Non si tratta di bruscolini dal momento che il totale per il
periodo 2006-2011 ammonta a 499,6 milioni di euro. Una somma che viene
divisa tra i partiti che sono sopravvissuti alla rivoluzione e quelli
che non esistono più o che non sono più rappresentati in parlamento.
Come se non
bastasse, a quella cifra vanno aggiunti i rimborsi che spettano per la
legislatura in corso e quelli relativi alle regionali e alle europee del
2004, del 2005 e del 2006. L´anno d´oro, per i partiti italiani, è senza
dubbio il 2008. In quella stagione - come accertato dalla Corte dei
conti - nella casse della formazioni politiche, quelle in vita e quelle
"defunte", finiscono - nell´ordine - la terza rata del rimborso per le
politiche del 2006 che vale 99,9 milioni di euro, la prima rata del
rimborso per le politiche del 2008 che ammonta a 100,6 milioni di euro,
i 41,6 milioni di euro della quarta rata del contributo dovuto per le
regionali del 2005 e la quinta rata del rimborso per le europee del 2004
che vale 49,4 milioni di euro. In tutto, fanno 291,5 milioni di euro.
Ce n´è
abbastanza per dedurne - come fa l´ex ministro della Difesa Arturo
Parisi - che «la volontà dei cittadini espressa attraverso il referendum
che aboliva il finanziamento pubblico ai partiti è stata raggirata».
Dice Parisi: «Siccome la legge prevede che il contributo assuma la forma
di rimborso elettorale ciò obbliga l´amministratore del partito a non
potervi rinunciare. Dal momento che, se vi rinunciasse, potrebbe essere
denunciato per cattiva amministrazione. Ecco come è stato aggirato il
referendum che vietava qualsiasi finanziamento ai partiti da parte dello
Stato».
L´EREDITA´ CONTESA
Eppure, Arturo Parisi gode di un osservatorio privilegiato in tema di
soldi versati dallo Stato ai "partiti fantasma". L´ex ministro, infatti,
fa parte dell´assemblea della Margherita partito confluito nel Pd ma che
ha continuato ad incassare rimborsi elettorali. «Di solito le riunioni
dell´assemblea per discutere i bilanci - ironizza Parisi - vengono
convocate in orari come quello del matrimonio di Renzo e Lucia».
L´ultima
volta è successo lunedì e, alla fine, l´assemblea dei "superstiti" della
Margherita non è riuscita a decidere nulla sul bilancio ed ha deciso di
riaggiornarsi. Ovvio, dal momento che la Margherita, tra i "partiti
fantasma", è quello con le maggiori disponibilità. Quasi nessun debito
pregresso, il personale ormai tutto trasferito nei ranghi del Pd. A
parte le spese sostenute per tenere in vita il quotidiano Europa, i
rimborsi elettorali incassati in questi anni sono in gran parte ancora
lì.
L´ultimo
bilancio consultabile, quello del 2009, racconta di una disponibilità
liquida di 24 milioni e 636 mila euro. Ma, per ammissione del tesoriere
Luigi Lusi, la somma rimasta in pancia al partito che dovrebbe chiudere
i battenti è ancora superiore. Cosa farne di quei soldi? Lo decideranno
gli organismi superstiti del partito che non c´è più. Il fatto è che
dell´organismo chiamato a decidere sull´eredità milionaria della
Margherita, fanno parte anche parlamentari che, nel frattempo, si sono
accasati altrove. Per esempio, a presiedere la Margherita è Francesco
Rutelli, oggi leader dell´Api.
E, di quella
assemblea, fa parte anche Enzo Carra che oggi milita nell´Udc. Carra è
uno che nella sua lunghissima carriera politica ne ha viste tante,
eppure qualche settimana fa si è stupito nell´apprendere i farraginosi
meccanismi studiati per decidere chi debba avere accesso all´assemblea
della Margherita. Racconta Carra: «Ho incrociato un collega in
Transantlantico e gli ho chiesto: "scusa ma perché io e Lusetti non
siamo stati invitati alla assemblea della Margherita visto che facciamo
parte dell´organismo?" Quello per tutta risposta mi ha detto: "vuoi
decidere anche tu su come dividere il rimborso elettorale?".
Ora, a parte
che ne ho il diritto ho appreso che saranno ammessi all´assemblea tutti
quelli che militano in partiti che stanno all´opposizione dell´attuale
maggioranza. Dunque, noi dovremmo esserci». In ogni caso, Carra, Lusetti
e altri hanno allo studio un´azione legale. Evidentemente l´eredità
della Margherita fa gola a tanti. Anche a quelli che sono andati via.
MATRIMONIO DI INTERESSE
Che i "partiti fantasma" siano destinati ad aggirarsi ancora per un po´
sulla scena della politica italiana, lo si capisce leggendo la relazione
al bilancio 2009 di Forza Italia firmata dal tesoriere Sandro Bondi.
Scrive Bondi: «Il movimento (Forza Italia ndr) resterà in attività
almeno fino a tutto il 2012 anche per consentire la presentazione dei
propri rendiconti annuali, a norma di legge indispensabili per
completare l´incasso dei residui rimborsi spese elettorali rimasti di
propria diretta pertinenza e per permettere la percezione da parte
dell´istituto di credito interessato dei crediti elettorali ad esso
ceduti nel 2007, le cui erogazioni in caso diverso sarebbero sospese».
In pratica,
a partire dal 2006, Forza Italia ha incassato non solo i rimborsi
elettorali riconosciuti per la legislatura che si è interrotta in
anticipo, ma anche una quota di quelli spettanti al Pdl per il periodo
2008-2013. Dietro il matrimonio tra Forza Italia e An che ha portato
alla nascita del Pdl, infatti, c´è un accordo da fare invidia ai patti
da osservare in caso di divorzio sottoscritti da star del cinema e
regnanti.
In base a
quel contratto il Pdl ha ceduto a una banca l´intero ammontare del
rimborso elettorale che gli spetta per il periodo 2008-2013 (si tratta
di circa 40 milioni di euro l´anno) facendosi liquidare in anticipo
l´importo e dividendone il cinquanta per cento tra An e Forza Italia.
Come dire, lo Stato paga il rimborso elettorale a un partito che ha
partecipato alle elezioni, ma quei soldi vanno, in gran parte, a partiti
che non esistono più. E che useranno quei soldi per prolungare la loro
presenza da "fantasmi".
È il caso di
Alleanza nazionale che, per gli elettori ha chiuso i battenti all´inizio
del 2008, ma che ha ancora una sede, un comitato di gestione e,
soprattutto, ha continuato ad incassare i soldi del rimborso elettorale.
Al punto da chiudere il bilancio del 2009 con un attivo di 75 milioni di
euro. Che fine faranno quei soldi? Serviranno a mettere in piedi la
fondazione Alleanza nazionale che avrà come obiettivo - si legge nella
relazione al bilancio - quello di «determinare l´affermazione, la
diffusione e la comunicazione dei modelli sociali, culturali e politici
legati alla sua tradizione».
Il tutto
anche grazie al denaro pubblico che doveva servire solo a coprire le
spese elettorali sostenute nel 2006. Ma, intorno al fiume di denaro che
inonda le casse dei partiti, si addensano altri interrogativi. Come
viene determinato l´ammontare dei rimborsi? E quanto spendono davvero i
partiti per le campagne elettorali?
IL
PASSO D´ADDIO
Ecco, appunto. Le spese elettorali e la loro copertura. A guardare bene,
i soldi che i partiti hanno ricevuto a titolo di rimborso sono molti di
più di quelli che hanno tirato fuori per stampare manifesti e volantini
o per organizzare comizi. La Corte dei conti è andata a spulciare tra le
fatture e ha scoperto, per esempio, che per le politiche del 2008 la
Lega Nord ha dichiarato spese elettorali per 2 milioni e 940 mila euro e
ha incassato, come rimborsi, la bellezza di 41 milioni e 385 mila euro.
Tanto per
spostarsi sull´altro fronte dello schieramento, Rifondazione comunista
per le elezioni del 2006 ha dichiarato spese per un milione e 636 mila
euro. Sapete quanto ha avuto di rimborso? Sei milioni e 987 mila euro.
Che tra l´altro sono stati versati nelle casse del partito fino allo
scorso anno nonostante in parlamento non sedesse più da anni neppure un
rappresentante del partito.
Adesso,
però, il rubinetto dei rimborsi per la legislatura finita in anticipo si
è chiuso. E per Rifondazione, si annunciano tempi davvero duri. Nella
relazione al bilancio, il tesoriere lo dice senza mezzi termini:
«Rischiamo di chiudere bottega».24-06-2011]
|
MORO TOP
SECRET (O QUASI) - “L’HANNO PORTATO A MILANO”, DICEVANO I SERVIZI
ALL’INDOMANI DEL RAPIMENTO - FRANCA RAME PEDINATA, TONI NEGRI SUPER
SOSPETTATO, ERRORI, INDAGINI APPROSSIMATIVE, PISTA GIAPPONESE, TEDESCA,
UNGHERESE… - LE CARTE DEGLI 007 SUL SEQUESTRO DEL LEADER DC DIVENTANO
PUBBLICHE MA SVELANO SOPRATTUTTO UNA COSA: “I PRIMI FOMENTATORI DELLA
DIETROLOGIA SONO STATI PROPRIO I SERVIZI, CON L´EFFICACISSIMA INTENZIONE
DI ALZARE UNA CORTINA FUMOGENA SULLA LORO EFFETTIVA ATTIVITÀ”…
Alberto
Custodero per "la
Repubblica"
«Aldo Moro? L'hanno portato a Milano». Questo ipotizzavano i nostri
servizi segreti all'indomani del sequestro dello statista dc. In quei
giorni bui l'intelligence seguiva Franca Rame, sospettata di contiguità
con le Brigate Rosse, pedinava l'avvocato Tina Lagostena Bassi mentre si
recava in Cecoslovacchia, soprattutto era convinta che c'entrasse
qualcosa Toni Negri.
I sospetti
sul leader dell'Autonomia erano tali, che furono acquisitii nomi dei
suoi laureati, dal 1974 al 1978, alla facoltà di scienze politiche a
Padova. Sono solo alcuni dei frammenti contenuti nelle migliaia di carte
sul "rapimento ed assassinio" dello statista democristiano che la
Presidenza del Consiglio ha consegnato all'Archivio Centrale dello Stato
Dalla
consultazione dei 56 fascicoli emerge uno spaccato sul disorientamento
che colse gli 007 al momento della strage di via Fani - 16 marzo 1978 -
e via via per tutta la durata del rapimento, culminato nell'uccisione di
Moro, il 9 maggio successivo.
Moro? È a Milano I servizi ritengono che Moro sia sequestrato «nella
zona di Milano», come rileva una nota del 17 marzo. Inseguono una pista
giapponese: all'operazione «avrebbero partecipato due terroristi
giapponesi Kasa Adachi e Harno Wako dell'Armata Rossa Giapponese.
Quindi
s'instradano lungo «la pista tedesca», seguendo le tracce del terrorista
Wilhelm Piroch, «che dal marzo 1978 si trova in Italia insieme a
Gabriella Hartwig, come segnala nostro elemento che sta a Monaco». Ai
primi di aprile ritengono che possa fornire spunti Silvano Maistrello,
detto Kocis, un latitante al quale si propone di collaborare contattando
la moglie, Luigina Chiozzotto. Maistrello tergiversa, poi accetta, la
moglie lo comunica agli agenti, ma Maistrello viene ucciso durante una
rapina ad una banca nel Veneziano. Due mesi dopo l'assassinio spunterà
pure il filone ungherese. «All'interrogatorio di Moro avrebbe assistito
un medico ungherese che lavora a Firenze», sostengono il 17 luglio 1978.
Il ruolo dei
Palestinesi Durante i 55 giorni del rapimento attivano l'Olp: «Un
esponente a Roma ha assunto la responsabilità della ricerca informativa
a favore del caso Moro». I palestinesi non vengono coinvolti a caso. Il
18 febbraio 1978 il Sismi aveva archiviato questo dispaccio: «Fonte
ambiente Fplp (Fronte popolare per la liberazione della Palestina) ha
segnalato possibilità prossimo futuro operazione terroristica notevole
portata in Europa da parte di elementi europei: potrebbe coinvolgere il
nostro Paese».
Ma è un
tentativo infruttuoso: il 18 aprile l'Olp alza bandiera bianca. «Arafat
respinge qualsiasi collusione con le Br o di recenti contatti e prega
d'informare le autorità italiane».
Intanto escono le lettere di Moro. La loro pubblicazione viene bollata
come «destabilizzante per il quadro politico». I servizi temono che
«l'attenzione dell'opinione pubblica» si focalizzi «sull'azione condotta
dal Partito socialista», favorevole alla trattativa con le Brigate
Rosse.
Sospettano
che Sereno Freato, il segretario particolare di Moro a cui la moglie
dello statista aveva delegato la gestione della vicenda, fosse il
postino delle missive «fatte arrivare alla stampa». Scrivono: «In taluni
ambienti c'è la preoccupazione che, documenti riservati raccolti da Moro
e in possesso di Freato, siano stati passati, nel corso delle trattative
svolte durante la detenzione di Moro, ad alcuni elementi delle Brigate
Rosse».
Curcio non
c'entra Gli 007 si rompono il capo nel decifrare l'identità dei
sequestratori. Sulla base della lettura dei comunicati il 27 aprile
giungono alla conclusione che Renato Curcio non può essere la mente del
sequestro. Stilano questo identikit: «Una persona di 35-40 anni,
formazione culturale non umanistica e non cattolica, anzi radicatamente
marxista, con esperienze personali o ricordi trasmessi di modelli e
valori "resistenziali"».
Le misure di
Cossiga Gli agenti dell'intelligence redigono il verbale della prima
riunione dell'unità di crisi istituita il giorno del sequestro e
presieduta dal ministro dell'Interno Cossiga. Scrivono: Cossiga «si è
soffermato sulla possibilità di «reintrodurre nell'ordinamento italiano
una sorta di fermo di polizia». «Valutata l'opportunità di
intercettazioni foniche e telefoniche anche "di fatto" per gli ambienti
carcerari». «Il direttore del Sisde propone l'interrogatorio senza
difensore degli indiziati di gravi reati». Il comandante generale dei
carabinieri «propone di effettuare rastrellamenti metodici con il
concorso dell'Esercito.
«Sotto il
profilo politico è stata rimarcata da parte degli intervenuti la
disponibilità del Pci a sostenere congrue misure di sicurezza». Cossiga
prende anche in considerazione «la possibilità di esercitare un
controllo sulla divulgazione, soprattutto a mezzo radio televisivo, di
notizie idonee a turbare l'opinione pubblica».
I sospetti
su Toni Negri Moro è morto da nove giorni quando Francesco Mazzola,
sottosegretario alla Difesa con delega ai servizi - il 18 maggio 1978 -
invita il generale Santovito ad approfondire la posizione di Toni Negri,
chiedendogli di acquisire gli elenchi degli studenti che hanno
frequentato le lezioni del professore: il suo sospetto è che alcuni di
questi siano passati in clandestinità, specie «se mancano le loro foto
in segreteria». Chiede di acquisire i libri di Negri, perché lo stile
potrebbero essere simile a quello dei comunicati Br e di accertare i
proprietari delle aree circostanti il lago della Duchessa e quelli
dell'isola di Giannutri.
Santovito
gli risponde il 9 agosto 1978. Ha acquisito l'elenco dei laureati con
Negri alla facoltà di scienze politiche di Padova, dal febbraio 1974 al
marzo 1978.
«Non sono scomparse fotografie dalla segreteria», aggiunge.
«Non risultano studenti passati in clandestinità». Le aree attorno alla
Duchessa sono dell'Istituto Zootecnico di Roma e del Demanio. Nel 1985
Mazzola avrebbe pubblicato anonimo una ricostruzione romanzata del
rapimento Moro, I giorni del diluvio, nella quale sostiene il ruolo
primario di Gelli.
Nessuna
pista internazionale È Bettino Craxi a sollevare, quando ormai il
sequestro si è concluso tragicamente, l'interrogativo su Moro «nel
mirino del terrorismo internazionale». I servizi, il 18 agosto del '78,
smentiscono questa ipotesi. «È scontata - scrive l'intelligence - la
simbiosi ideologica tra Br, Raf, Fpp palestinese, anarchici svizzeri e
tupamaros sudamericani.
Tutti si considerano «anelli della stessa catena antimperialista e
rivoluzionaria».
Ma la
"solidarietà proletaria" dei vari gruppi è varia. Mentre palestinesi,
tedeschi, l'Jra nipponica e i feddajn hanno come campo d'azione il
mondo, quello delle Brigate Rosse si limita alla sola Italia». E
sostanziano con questo dato il loro ragionamento: «Gli uomini di Curcio
hanno ucciso dal '74 in poi 25 persone tutte italiane. E tutte tra
Cassino e Milano».
Franca Rame e Dario Fo «Due sospetti brigatisti - si legge in una nota
Sisde del 20 gennaio 1979 - Alessio Floris e Rosolino Paglia avrebbero
contatti con Franca Rame per organizzare spettacoli a fini di
finanziamento delle Brigate Rosse».
E in
un'altra velina, dell'8 maggio 1979, si legge: «Diverse emittenti libere
radioe tv della sinistra rivoluzionaria di varie città, costituite come
società a San Marino, godono di ingenti finanziamenti, provenienti da
canali sconosciuti, che consentono loro di sopravvivere data la assoluta
mancanza di altri introiti palesi.
Sovrintenderebbero al giro, senza apparire, Dario Fo, Franca Rame,
l'avvocato Tina Lagostena Bassi e il marito, esperto di tecnica
bancaria».I coniugi Lagostena vengono seguiti nei loro spostamenti:
«Hanno un ingente conto in banca a San Marino. Hanno compiuto un viaggio
a Cracovia da dove si sarebbero spostati in Cecoslovacchia, grazie a un
visto concesso dalle autorità consolari cecoslovacche in
Polonia».24-06-2011]
|
WASHINGTON (E
NON SOLO) ABBIAMO UN MAC-PROBLEMA - IN QUESTI GIORNI NEGLI USA GLI
UTENTI DELLA APPLE SONO BERSAGLIATI DA UN MALWARE - C’È UN PROGRAMMA
“MAC SHIELDS” CHE INSTALLA MATERIALE PORNO SUL DISCO FISSO E CHIEDE I
NUMERI DELLE CARTE DI CREDITO - ATTACCO HACKER O UN TENTATIVO DI TRUFFA?
- IL SUCCESSO ATTIRA GUAI: SE NEL 2006 SOLO IL 4% DEI COMPUTER SUL
MERCATO USA ERANO MAC, OGGI SONO IL 10%...
Dan
Lyons per "The Daily Beast"
http://bit.ly/j02WR7
Immaginate:
vostra figlia di 11 annivi dice che un qualche tipo di programma
denominato Mac Shield si è installato sul suo computer, un Apple
MacBook. E voi scoprite che il misterioso programma contiene materiale
pornografico gay che è finito nel disco rigido del portatile della
vostra bambina.
Questo è
quello che è successo a una mamma di Brooklyn lo scorso fine settimana.
Fortunatamente, la Apple è andata in soccorso al genitore e attraverso
un processo abbastanza semplice è riuscita a rimuovere Mac Shield. Il
portavoce della Apple ha riferito sul tema che Mac Shield stava causando
parecchi guai, in questi giorni il programma che si installava sul disco
rigido è stato il primo motivo per le chiamate al numero di assistenza
clienti.
Per anni,
sia la Apple sia i suoi fan hanno sostenuto che i Mac sono computer più
sicuri dei pc e sono meno soggetti a virus e malware.
Bene, quei
giorni sono finiti. I Mac sono colpiti come i PC, anche se gli analisti
si affrettano a sottolineare che solo un numero relativamente piccolo di
utenti Mac sono stati vittime di malware. E la Apple ha subito risposto
con un aggiornamento del sistema operativo per risolvere problemi di
sicurezza e ha pubblicato un articolo che spiega dettagliatamente come
rimuovere un eventuale malware se questo si è installato
automaticamente.
Per Apple
questo potrebbe essere il prezzo del successo. Perché la verità è che la
Apple non ha alcuna pozione magica per proteggere le sue macchine.
Piuttosto, i Mac hanno goduto di quello che in Usa si chiama "security
through obscurity", cioè vi erano così pochi i Mac in giro che gli
hacker non si preoccupavano di creare per loro e indirizzare loro virus
e malware, preferendo colpire invece i PC Windows, che rappresentano il
95 per cento del mercato.
Ma negli
ultimi anni, gli eleganti iMac di Apple e i MacBook, però, hanno venduto
moltissimo. Nell'ultimo trimestre le vendite sono salite al 28%. E ora
Apple rappresenta circa il 10 per cento dei personal computer sul
mercato statunitense, contro il 4 per cento del 2006.
"Ma come si cresce in popolarità così si rischia di diventare degli
obbiettivi sensibili per le operazioni di hackeraggio". spiega Michael
Gartenberg, analista di Gartner. "Per la maggior parte, gli utenti Mac
hanno avuto finora molte meno preoccupazioni rispetto agli utenti di
altre piattaforme. Per la maggior parte di quegli utenti non è
necessario installare antivirus che sono quasi indispensabili per chi
lavora con Windows. Per ora gli attacchi sono ancora piuttosto rari".
Mac Shield è
solo l'ultima versione di un malware che ha colpito i computer Apple nei
mesi scorsi. Prima ce n'era un altro che si chiamava Mac Defender. Si
tratta di una truffa semplice, ma intelligente. Fondamentalmente, il
malware si presenta come un pezzo di software antivirus che intende
proteggere la vostra macchina.
Si ottiene
il malware facendo clic su un link. Il software si infila nella macchina
e presenta un pop-up di avvertimento sullo schermo che sostiene che nel
Mac c'è un virus. "Tutto quello che devi fare è installare Mac Defender
o Mac Shield (o qualcos'altro) e lui si occuperà di eliminare il virus",
dice e quindi vi chiede di pagare con carta di credito il software di
falsi antivirus.
Per ora
l'ufficio comunicazione della Apple non ha dato risposte né circa il
numero delle persone che sono state colpite, né riguardo quello che sta
facendo per individuare e contrastare chi ha creato il malware.
Gli analisti
non sembrano sorpresi dalla "non" risposta di Apple. "I problemi sulla
sicurezza non sono il tipo di cosa si parla molto volentieri in
pubblico", spiega Rich Mogull, Ceo della Securosis, una società di
advisory di sicurezza. Ma Mogull dice pure che Apple ha fatto un buon
lavoro nel rispondere agli attacchi inviando correzioni tecniche e una
spiegazione precisa su come eliminare il software quando viene
scaricato.
Inoltre c'è
anche la possibilità che questo Mac Shields non sia un virus o un non
sia il risultato dell'attacco di uno o più hacker, potrebbe essere solo
un tentativo per truffare la gente visto che le persone colpite sono
quelle stesse che molto ingenuamente danno informazioni sulle loro carte
di credito.
"C'è poco da
fare in questi casi", afferma Mogull. "Magari un po' più di
comunicazione avrebbe aiutato, ma ad essere onesti, per la mia
esperienza gli avvisi di sicurezza tendono ad essere ignorati dagli
utenti".
Specialmente
quando gli utenti sono bambini o anziani, utenti, insomma, non proprio
smaliziati. La cosa migliore da fare, se si è colpiti da malware di
questo genere è quella di mantenere la calma, chidere aiuto alla Apple
(sia via telefono che attraverso il sito web) e, soprattutto, non dare i
numeri. Di carta di credito.24-06-2011]
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“OGGI”
ILLUSTRATO - CARLITO DE BENEDETTI SI GODE IL MARE E (UNA DELLE SUE)
BARCHE, SLINGUANDOSI IL CAGNOLINO IN ATTESA DEI 500 MILIONI CHE IL
CAINANO SGANCERÀ A BREVE - INVECE SUL LAGO MAGGIORE, JAKI ELKANN, UNA
DOZZINA DI BORROMEO E ALTRI PRINCIPI PER MANCANZA DI REGNO SI SONO
SFIDATI IN UNA REGATA IMPROVVISATA E SMUTANDATA - LA VERSIONE UFFICIALE
CONSEGNATA ALLA STAMPA VEDE IL GIOVANE AGNELLI VITTORIOSO, MA CHI C’ERA
RACCONTA UN’ALTRA STORIA…
1-
SPLENDE IL SOLE PER L'INGEGNERE
Da "Oggi"
Silvio
Berlusconi non dorme la notte in attesa della sentenza che potrebbe
imporgli di risarcire Carlo De Benedetti con oltre 500 milioni di euro
per il Lodo Mondadori. A La7 tutti, da Enrico Mentana a Gad Lerner, si
chiedono se davvero l'Ingegnere voglia comprare l'emittente oggi in mano
a Telecom per farne una nuova Telekabul anti-premier arruolando Fazio,
Saviano, Santoro. C'è anche chi ipotizza che, sadico, per comprarla
userà proprio i soldi di Berlusconi.
Nel
frattempo lui attende sviluppi nell'arcipelago della Maddalena, con la
moglie, l'attrice Silvia Monti, la figlia di lei, Una Donà delle Rose, e
l'adorato cagnolino. Come si vede da queste immagini, l'armonia tra i
tre è tanta e salutare. Carlo e Silvia, insieme da 16 anni, sono
complici e affettuosi. Una, nata dal primo matrimonio di Silvia col
conte Luigi Donà delle Rose, sfoggia stesso costume e stessa silhouette
della mamma, e fila d'amore e d'accordo col patrigno. Del resto, perché
mai dovrebbero essere di cattivo umore?
2- REGATA ELKANN-BORROMEO SUL LAGO MAGGIORE
Olga Cipriani per "Oggi"
Viste così,
senza spiegazioni e senza didascalie, queste foto potrebbero passare per
la cronaca illustrata di una zingarata tra amici, magari compagni
d'università, forse colleghi d'ufficio. E se vi dicessimo che,
concentrata in queste cinque pagine, in boxer e con le magliette
sistemate a mo' di bandana, c'è la meglio gioventù d'Italia, Montecarlo,
Germania e Grecia, un dream team che mischia aristocrazia industriale
torinese, contesse meneghine e principi tedeschi, la casa "reale"
italiana (gli Agnelli) e quella monegasca (un Grimaldi)?
Beh, in quel
caso, vi diremmo semplicemente la verità. Perché qui, mascherati da
pirati, "tra-svestiti" da rematori semplici, ci sono il presidente della
Fiat John "Jaki" Elkann, i principi Pierre Casiraghi e Antonius Zu
Fürstenberg, il rampollo ateniese Stavros Niarchos e una sterminata
ciurma di amici altolocati.
Il reparto
femminile è altrettanto ben frequentato: tre Borromeo, ovvero la fresca
sposa Matilde, Lavinia (moglie di Jaki, in calzini blu) e Beatrice, più
la stilista Francesca Versace.
Ma cosa ci fa, tanta bella gente, a mollo nel Lago Maggiore?
All'indomani
del matrimonio tra Matilde e il principe Antonius Zu Fürstenberg, gli
invitati che meglio avevano digerito danze e libagioni servite
sull'Isola Bella hanno fatto rotta verso l'isolino San Giovanni, la
perlina meno conosciuta dell'arcipelago delle Borromee, che sta
sull'altra sponda rispetto al "teatro" delle nozze, a poche bracciate di
nuoto da Verbania.
Assenti
giustificati: Lapo (impegni di lavoro) e Ginevra Elkann (motivi di
famiglia). L'obiettivo dichiarato degli sposi e dei loro invitati era un
brunch defatigante, qualche tartina, cocktail rigorosamente analcolici,
magari una siesta nelle stanze del seicentesco Palazzo Borromeo, che per
un quarto di secolo ha ospitato il grande Arturo Toscanini.
RICHIAMO IRRESISTIBILE
Ma quando hanno sentito il bacio del sole e il richiamo delle acque, i
ragazzi non ci hanno pensato un secondo. Si sono dimenticati dell'aplomb
aziendale e del lignaggio, si sono sfilati i jeans, sono rimasti in
boxer, hanno riesumato barche storiche (data di fabbricazione: 1900) e
si sono sfidati in una regata vintage combattuta all'ultimo colpo di
remo.
Alla fine,
ha vinto l'equipaggio di Jaki che ha mostrato i suoi talenti doubleface:
scatenato nel festeggiare, a favor di macchine fotografiche, il trionfo,
tenerissimo nell'intrattenere, a gara conclusa, i suoi Leone e Oceano.
Non è
mancato l'intermezzo romantico: protagonisti, ça va sans dire, Beatrice
Borromeo e Pierre Casiraghi, punti fin d'ora da una specie di nostalgia
preventiva. A settembre, infatti, lei volerà a New York per frequentare
un master in giornalismo alla Columbia University. Meglio fare il pieno
di baci, prima della separazione.
3- IN
REALTà HANNO VINTO GLI ARCHITETTI...
DAGOREPORT - Nella gara tra le 4 imbarcazioni
capitanate da Carlo Borromeo, Pierre Casiraghi, il neo sposo Antonius
Fusternberg e Jaki Elkann, la sfida vera è stata tra l'industria dei
motori e l'architettura... E se sulla stampa - per gentilezza verso gli
ospiti - si è parlato di una vittoria del team Elkann, a tagliare il
traguardo per primi sono stati gli architetti.
L'equipaggio
del designer emergente Carlo Borromeo, padrone di casa, era infatti
composto da altri tre architetti: Matteo d'Aloja, Giampaolo Celada e
Nicolò (A)Bagnale che per pochi metri hanno disintegrato il magnate
dell'automobile con i suoi 3 pistoni: Livann di Gresy, Federico Pozzi ed
Enzo Ferrari. Durante i festeggiamenti le altre imbarcazioni sono
affondate, ma nulla di nuovo sotto al sole.24-06-2011]
|
1- TRA I
PIQUATTRISTI DIVAMPANO LE FIAMME GIALLE, NEL ROGO BRUCIACCHIATI IL
CONSIGLIERE POLITICO (MARCO MILANESE) E LA PORTAVOCE (MANUELA BRAVI) DI
GIULIETTO TREMONTI - 2-PER CASO AVETE LETTO SU "REPUBBLICA" O SUL
"CORRIERE" DUE SEMPLICI DOMANDE AL MINISTRO TREMONTI: "CARO MINISTRO,
LEI CHE è RESPONSABILE DELLA GUARDIA DI FINANZA, HA NULLA DA DICHIARARE
DI QUESTI GENERALI DELLE FIAMME GIALLE ATTOVAGLIATI CON PRECLARI
EVASORI? E POI: "IL FATTO CHE LA COPPIA MILANESE E BRAVI SIA TRA I PIù
STRETTI SUOI COLLABORATORI NON LA INDUCE A QUALCHE MINIMA RIFLESSIONE?"
- 3- (CHE PALLE, TOCCA ALLA MACCHINA DEL FANGO DI DAGOSPIA FARE
DOMANDINE ELEMENTARI CHE SPETTEREBBERO A DIRETTORI DEL CALIBRO DI DE
BORTOLI, MAURO E CALABRESI) -
Fiorenza Sarzanini per il
Corriere della Sera
L'indagine
sulla «rete» di Luigi Bisignani arriva ai vertici della Guardia di
finanza. Il capo di Stato maggiore Michele Adinolfi è indagato per
rivelazione del segreto istruttorio e favoreggiamento. Sospettato di
essere una delle «fonti» che avrebbe svelato all'uomo d'affari tuttora
agli arresti domiciliari l'avvio di un'inchiesta su di lui
Altre
«talpe» sarebbero già state individuate dai pubblici ministeri Henry
John Woodcock e Francesco Curcio. Del resto negli atti processuali si
rintracciano i nomi di alti ufficiali che avevano legami con Bisignani,
con il parlamentare del Pdl Alfonso Papa per il quale è stato chiesto
l'arresto, ma anche con alcuni imprenditori che proprio i due avrebbero
ricattato. Una girandola di incontri e contatti che i magistrati stanno
adesso verificando.
Adinolfi è
stato interrogato in una caserma della Dia a Roma mercoledì scorso e poi
messo a confronto con Marco Milanese, l'ex ufficiale della Guardia di
finanza poi eletto nel Pdl e diventato consigliere politico del ministro
Tremonti, ora finito in un'inchiesta per corruzione. Un faccia a faccia
drammatico, anche tenendo conto che Manuela Bravi, fidanzata di Milanese
e portavoce di Tremonti, è una delle testimoni chiave di questa
inchiesta.
Sono le
intercettazioni telefoniche a rivelare, già diversi mesi fa, che gli
indagati hanno saputo di avere i telefoni sotto controllo. Bisignani lo
racconta al ministro Stefania Prestigiacomo e dice di averlo riferito a
Gianni Letta. Anche Milanese si mostra a conoscenza di quanto sta
accadendo e dunque viene convocato dai pubblici ministeri.
Sostiene che
il generale Vito Bardi, comandante interregionale della Guardia di
finanza, aveva informato Adinolfi dell'avvio dell'inchiesta in quanto
suo superiore gerarchico. E che lo stesso Adinolfi a sua volta avrebbe
avvisato Bisignani attraverso Pippo Marra, giornalista presidente
dell'agenzia di stampa AdnKronos.
Bardi e
Marra finiscono indagati, ma negano. Lunedì scorso, durante il suo
interrogatorio davanti al giudice, Bisignani afferma che «un giorno
Marra mi disse non parlare al telefono. Stop. Dopodiché io ne parlai con
l'onorevole Milanese che dopo un po' mi disse che io avevo il telefono
per via dell'inchiesta...». I nomi sono sempre gli stessi, i pubblici
ministeri convocano Adinolfi come indagato. Il generale nega tutto e
quando viene messo a confronto con Milanese esplode: «Stai dicendo
falsità, devi ritrattare».
In realtà tra gli elementi contestati c'è quanto è stato dichiarato
nell'aprile scorso da Manuela Bravi, convocata proprio perché il suo
nome emergeva dalle intercettazioni perché, come lei stessa chiarisce,
«sono la compagna di Milanese». Le viene chiesto se è a conoscenza del
fatto che qualcuno dà notizie sulle indagini svolte dalla Procura di
Napoli e lei non nega, anzi racconta i dettagli.
«Parlando
con il professor Mazzei, presidente del Poligrafico, della vostra
indagine su Bisignani e sui vari articoli di stampa, lui mi disse che
c'era un appartenente alla Guardia di finanza che lavorava con la
Procura di Napoli molto vicino a tale Lasco - ex appartenente alla
Finanza e ora capo della sicurezza di Terna - il quale suppongo si sia
interessato alle indagini su Bisignani. Mazzei mi disse anche il nome
dell'"informatore" di Lasco».
La donna
fornisce ulteriori particolari: «Per poter arrivare al nome posso
fornirvi un ulteriore elemento: circa un anno fa mi trovavo a cena con
il mio compagno Milanese, con Lasco, con il professor Cognetti, forse
con il generale Adinolfi, con l'avvocato Fischetti e con altri. Durante
la cena sentii parlare Lasco e gli altri commensali di un appartenente
alla Guardia di finanza in servizio a Napoli loro "amico fidato" che
doveva essere assunto in Terna. Ovviamente non so se tale soggetto è
stato assunto, ma potrebbe trattarsi della stessa persona vicina a Lasco
che dà notizie sulle indagini in corso e di cui mi ha parlato Mazzei».
Di appuntamenti e incontri con gli alti ufficiali della Guardia di
finanza avevano già parlato gli imprenditori vittime dei ricatti di
Papa. Tra loro Luigi Matacena che a verbale dichiara: «Il mio nominativo
compare nella lista Falciani. Vi dico ancora che ho scudato nel dicembre
2009 circa due milioni e mezzo che avevo su due conti alla Hsbc di
Lugano e poi su un conto acceso presso la Banca Zanardelli, presso la
quale ho fatto lo scudo facendo rientrare i soldi.
Nell'autunno
di quest'anno ho pagato (in occasione della partita Napoli-Milan) un
pranzo al ristorante Mattozzi a cui hanno partecipato il generale Bardi,
il generale Adinolfi con la moglie, il generale Grassi, il generale
Zafarana, l'ex ufficiale della Guardia di finanza Stefano Grassi (oggi
alle Poste), il dottor Galliani amministratore delegato del Milan con un
accompagnatrice e un suo amico... In quella occasione ho anche regalato
a tutti i signori menzionati dei gemelli comprati da "Marinella", e per
le signore un foulard sempre di "Marinella".
Pagai io il
conto che venne a costare meno di mille euro. Oltre al generale Bardi
conosco Adinolfi con cui mi do del "tu"... Non ho mai chiesto alcuna
cortesia, né con riferimento allo scudo fiscale né per altro ai miei
amici della Guardia di finanza, anche perché per lo "scudo fiscale" non
mi sarebbe servito alcun aiuto dal momento che è previsto dalla legge e
basta pagare la sanzione... Ho conosciuto negli ultimi due anni i
menzionati alti ufficiali della Guardia di finanza al premio Ischia di
giornalismo...
In tale
contesto ho conosciuto il generale Adinolfi, il generale Bardi, il
generale Spaziante (che tuttavia non stava al premio) e Stefano Grassi.
Io e Gallo (altro imprenditore minacciato dal parlamentare del Pdl
Alfonso Papa, ndr) abbiamo offerto a turno due cene a distanza di un
anno e sempre ai giardini Eden di Ischia. A una di queste cene c'erano
Spaziante e Adinolfi con le signore».26-06-2011]
|
|
GLI
OBBLIGAZIONISTI SEAT CHIAMANO LAZARD…
.
OBBLIGAZIONISTI SEAT SOTTO LA REGIA DI LAZARD...
C. Fe. per "Il
Sole 24 Ore" - Molti sono statunitensi, come il fondo hedge
newyorkese Anchorage. Un nutrito gruppo di distressed che ha fatto
incetta, sul mercato secondario, del bond Lighthouse, emissione da 1,3
miliardi con la quale Seat Pg si è rifinanziata nel 2004 e che scadrà
nel 2014.
E ora questi
hedge vorrebbero far sentire la loro voce agli azionisti della società
(i fondi Investitori Associati, Cvc e Permira) chiedendo di convertire
il bond in azioni per prendere il controllo del gruppo italiano. Per
farlo, probabilmente, secondo le indiscrezioni, molti di loro si
rivolgeranno nei prossimi giorni alla banca d'affari Lazard per
compattare il fronte degli obbligazionisti.
Riusciranno
nell'impresa? La posta in gioco è alta. Il vero problema di Seat Pg è il
debito: 2,7 miliardi. Con tale livello di passivo, da allarme rosso,
poco conta che il business di Seat sia in ripresa con una redditività
stabilizzata grazie al maggior impatto delle entrate online. Occorrono
misure d'urgenza. Su queste sta lavorando l'advisor Rothschild. Quali
sono le ipotesi? Riscadenziare il debito, iniettare nuovi capitali
oppure convertire il bond in azioni, opzione finale che vede gli hedge
in attesa.
13.
«THE SOCIAL NETWORK» HA GIÀ IL SEGUITO...
S. Car. per "Il
Sole 24 Ore" - Il film «The Social Network» potrebbe avere
un seguito. Non è ancora scritta la parola fine alla lunga controversia
giudiziaria che contrappone i gemelli del canottaggio olimpico Cameron e
Tyler Winklevoss al fondatore Mark Zuckerberg. Una vicenda che sembrava
arrivata al «giudicato» con la rinuncia dei gemelli (con il loro socio
Divy Narendra) a ricorrere alla Corte Suprema contro la sentenza
d'appello a San Francisco che aveva confermato il precedente settlement
da 65 milioni di dollari.
Nello spazio
di 24 ore la sfida è stata rilanciata attraverso un'altra strada
giudiziaria: la causa presso il tribunale federale del Massachusetts, in
cui accusano le controparti di aver nascosto documentazioni e
comunicazioni durante e dopo la trattativa che aveva portato alla
transazione sul "riconoscimento di paternità" dell'idea originaria.
Anche negli Stati Uniti, insomma, qualche volta la giustizia appare
lenta ed esposta a fin troppi ricorsi. Almeno quella civile, e almeno
quando sono in ballo interessi miliardari, come quelli gravitanti
intorno a una società di cui la prospettiva di quotazione ha segnalato
il valore di oltre cento miliardi di dollari.27-06-2011]
|
LELE, IL
TICINO è VICINO - nei tre conti di Lugano, alla Bpl, Bsi e Banca Arner,
ci sono i milioni sottratti a fisco e creditori? - come fa mora ad
ottenere un permesso di dimora di tipo B per reddittieri, Nonostante un
precedente con la giustizia e il fisco italiano (il ruolo del sindaco di
Vico Morcote Luido Bernasconi) - lele doveva diventare un importante
consulente marketing per il casinò dell’enclave...
Mauro
Spignesi per "il Caffè" www.caffe.ch
In Ticino è
arrivato di rimbalzo, sfruttando la sponda di Campione d'Italia. Il
contratto era già pronto: Lele Mora, da una settimana in carcere per
bancarotta, doveva diventare un importante consulente marketing per il
casinò dell'enclave. Era il 2007 e all'orizzonte c'era lo scandalo di
Vallettopoli, che fece saltare l' accordo. Mora, allora, era già di casa
a Lugano. Un anno prima aveva accompagnato Nina Moric, ex moglie di
Fabrizio Corona, in una banca nel lungolago per depositare 700 mila
euro. Particolare affiorato durante un nervoso dialogo tra la modella e
il fotografo.
Mora in
quegli anni aveva grandi entrature. Era innanzitutto amico di Gianpiero
Fiorani, un tempo potentissimo banchiere, (con filiale a Lugano) poi
finito nei guai, che gli aveva aperto le porte del credito illimitato
per le sue società, indicandolo anche ad amici negli istituti ticinesi
che diventeranno il suo ultimo, disperato forziere, e ottenendo in
cambio ospitalità durante le caldissime notti in Costa Smeralda tra
champagne e canzoni. Feste lussuose, con circolo di ragazze, vip e
vallette, alle quali s'era aggregato - come mostra un video e come ha
ammesso a Il Caffè - anche il sindaco di Vico Morcote Luido Bernasconi.
Personaggio
chiave, come è emerso anche da alcune intercettazioni, per l'ingresso di
Mora in Ticino. Grazie ai buoni uffici di Bernasconi, il manager ottiene
un permesso di dimora di tipo B per reddittieri. Nonostante un
precedente con la giustizia e il fisco italiano. Un documento che ai
tempi di Vallettopoli era stato ripassato ai raggi X per capire se ci
fossero i presupposti per revocarlo. Ma la legge è chiara: serve una
sentenza passata in giudicato. E oggi non basta neanche che Mora sia
formalmente nullatenente, visto che i giudici di Milano l'hanno
dichiarato personalmente fallito.
Bernasconi
si danna l'anima per aiutare l'amico Lele. E Lele ricambia quando c'è da
cercare uno sponsor per il Lugano con Enrico Preziosi, presidente del
Genoa. Per Preziosi in via Nassa (dove poi Lele troverà casa) c'è Lucio
Barresi, dipendente del casinò di Campione, che si occupa di marketing.
E che lo segue ovunque. Scrollati di dosso i guai di Vallettopoli, Mora
tenta l'assalto al casinò di Lugano.
Ma in
Municipio qualcuno non lo vuole. E fallisce l'impresa. Intanto in Italia
il "Lelemorismo" imbocca la parabola discendente. Gli restano pochi
artisti nel portafoglio. Tanto che all'inaugurazione del Grotto Caprino,
un anno fa, arriva solo qualche ragazza del Grande Fratello. Ma i buoni
amici ticinesi non mancano. Tra essi Giovanni Crameri dirigente di Ubs,
il senatore ppd Filippo Lombardi, l'ex granconsigliere leghista Boris
Bignasca e qualche avvocato della piazza luganese.
Il locale
non fa il boom. Anzi. Nel frattempo Mora è sempre più nei guai, infila,
per sua stessa ammissione, soldi nei tre conti di Lugano: alla Bpl, Bsi
e Banca Arner. In ballo ci sono milioni sottratti a fisco e creditori (8
per l'accusa). Scattano le manette, Per i magistrati italiani Mora gode
di "contatti tali che possono permettergli la fuga" e dove se non in
Ticino, nella sua casa di Lugano.27-06-2011]
|
LIBERTÉ,
EGALITÉ, OMERTÉ - TUTTE LE TRACCE DEL DISASTRO DI USTICA PORTANO A
PARIGI - LA NATO STA PER RISPONDERE ALLA ROGATORIA DEI MAGISTRATI
ITALIANI PER IDENTIFICARE I QUATTRO AEREI CHE QUELLA SERA SOLCARONO I
CIELI DEL MEDITERRANEO - MA PER IL SÌ SERVE L’UNANIMITÀ DEI 28 PAESE
(FRANCIA COMPRESA) - OLTRE ALLE 81 VITTIME DEL VOLO ITAVIA, UNA SCIA DI
MORTI MISTERIOSE (DA UNO DEI CONTROLLORI, AI PILOTI DELLE FRECCE
TRICOLORI), MILITARI CHE FORSE AVEVANO VISTO TROPPO…
1 -
USTICA E QUEI QUATTRO AEREI NASCOSTI...
Andrea Purgatori per il "Corriere
della Sera"
La vera
«bomba» della strage di Ustica sono le tracce radar di quattro aerei
militari ancora formalmente «sconosciuti» - due/tre caccia e un Awacs -
su cui la Nato, dopo una rogatoria avanzata un anno fa dalla Procura
della Repubblica di Roma (con il sostegno operativo ma silenzioso
dell'ufficio del consigliere giuridico del capo dello Stato), sta
decidendo in questi giorni se apporre le bandierine d'identificazione.
Tutti gli
indizi portano allo stormo dell'Armée de l'air che nel 1980 operava
dalla base corsa di Solenzara. Lo stesso contro cui puntò il dito
pubblicamente (poi anche a verbale) Francesco Cossiga. Forse dopo aver
saputo che i caccia francesi avevano lasciato le loro impronte su un
tabulato del centro radar di Poggio Ballone (Grosseto), miracolosamente
non risucchiato dal buco nero che dalla sera dell'esplosione del DC9
Itavia aveva ingoiato nastri, registri e persino la memoria di tanti
testimoni.
La questione
non è più militare ma sostanzialmente politica. E non solo perché la
risposta ai magistrati italiani deve prima ottenere il benestare dei 28
paesi membri dell'Alleanza, nessuno escluso. Il fatto è che, come in un
surreale gioco dell'oca, dopo trentun anni gli attori tirati in ballo
nella strage (Italia, Francia, Stati Uniti) si ritrovano insieme alla
casella di partenza.
Alleati in
una guerra (stavolta dichiarata) a Gheddafi, vittima designata oggi come
allora, e al solito con posizioni tutt'altro che sovrapponibili. In più
l'identificazione certa dei caccia francesi non sarebbe cosa facile da
digerire nei rapporti bilaterali, visto che Parigi ha sempre negato che
il 27 giugno 1980 i suoi aerei fossero in volo nel cielo di Ustica e,
persino contro l'evidenza delle prove raccolte dalla magistratura
italiana, ha sostenuto che nella base di Solenzara le luci furono spente
alle cinque e mezza del pomeriggio.
Il 2 ottobre
del 1997, il segretario generale della Nato Javier Solana graziò Parigi
consegnando al nostro governo la relazione di sei pagine di un team di
specialisti dell'Alleanza atlantica che aveva incrociato tutte le tracce
radar sopravvissute al buco nero, identificando in una tabella dodici
caccia in volo quella sera (americani e britannici) ma evitando di
apporre la bandierina su una portaerei e quattro aerei la cui presenza
nella zona e all'ora della strage non veniva comunque messa in
discussione. Un lavoro ripetuto più e più volte con i sistemi
informatici in dotazione alla Difesa aerea dell'Alleanza e definito
dagli stessi specialisti Nato senza alcuna possibilità di errore. Però
reticente su un unico punto, cruciale: l'identificazione dei caccia
francesi.
Ma il radar
di Poggio Ballone (Grosseto), all'epoca uno tra i più efficienti, aveva
visto che tre di quegli aerei provenivano da Solenzara e a Solenzara
erano rientrati dopo l'esplosione del DC9 Itavia. E il quarto - un aereo
radar Awacs - era rimasto in volo sopra l'isola d'Elba registrando tutto
ciò che era accaduto nel raggio di centinaia di chilometri, quindi anche
a Ustica.
Sarà un caso
che il registro della sala radar con cui si sarebbero potuti incrociare
i dati del tabulato non fu trovato durante il sequestro ordinato dal
giudice istruttore Rosario Priore e che l'Aeronautica lo consegnò cinque
giorni dopo senza il foglio di servizio del 27 giugno 1980?
Sarà un caso
che Mario Dettori, uno dei controllori, dichiarò a moglie e cognata che
si era arrivati «a un passo dalla guerra» e poi fu trovato impiccato a
un albero? Sarà un caso che il capitano Maurizio Gari, responsabile del
turno in sala radar e perfettamente in salute, sia morto stroncato da un
infarto a soli 32 anni? Sarà un caso che i capitani Nutarelli e Naldini,
morti anche loro nella disastrosa esibizione delle Frecce tricolori nel
1988 a Ramstein, con il loro TF 104 abbiano incrociato quella sera tra
Siena e Firenze il DC9 sotto cui si nascondeva un aereo militare
sconosciuto e siano rientrati alla base di Grosseto segnalando per tre
volte e in due modi diversi l'allarme massimo come da manuale (codice
73)?
C'è grande
fibrillazione intorno a questa perizia della Nato su cui molti hanno
cercato inutilmente di mettere le mani, in alcuni casi negandone
addirittura l'esistenza. Ma il documento, un macigno sulle parole di chi
ha sostenuto che il DC9 sia esploso per una bomba in un cielo deserto,
ora è tornato a galla e ha consentito ai magistrati della Procura di
Roma di preparare la partita finale di quest'indagine. Cinque rogatorie
che potrebbero finalmente rendere giustizia alle 81 vittime di quella
strage e di un segreto ancora inconfessabile.
2 -
USTICA: IL MIG ERA INSEGUITO DA DUE F-16. LO AFFERMA UN TESTIMONE
OCULARE
http://nottecriminale.wordpress.com/2011/06/27/esclusiva-ustica-il-mig-era-inseguito-da-due-f-16-lo-afferma-un-testimone-oculare/27-06-2011]
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SCEICCHI NEL
PALLONE - DALLA PREMIERSHIP ALLA LIGA E ORA ANCHE IN FRANCIA, GLI ARABI
INVESTONO (E GUADAGNANO) NEL CALCIO, MA LA SERIE A NON INTERESSA - STADI
NON DI PROPRIETÀ, TROPPE TASSE, FALSARI CHE DOMINANO IL MONDO DEL
MARKETING, ECCO PERCHÉ IL NOSTRO CALCIO NON HA APPEAL ED È SEMPRE PIÙ
POVERO E INDEBITATO - NELLA VENDITA DEI DIRITTI TV ALL’ESTERO, USIAMO IL
METODO CHE GLI INGLESI HANNO ABBANDONATO 10 ANNI FA…
Simone
Di Segni per "la
Stampa"
L' arroganza
di certe offerte, con cui hanno spazzato la concorrenza una volta
inquadrato l'obiettivo, rischia di innescare un dubbio: qual è la vera
mission dei Paperoni arabi nello sport? Non si tratta di capricci,
tantomeno dell'irragionevole necessità di mettere in mostra la loro
ricchezza: quando hanno comprato una società, o costruito un circuito
automobilistico, non erano mossi dal desiderio di esibire i loro soldi.
Piuttosto di investirli. Vogliono farla da padroni, questo è vero, ma
dal calcio ai motori, passando per i cavalli, il tennis e il ciclismo,
non hanno mai perso di vista il ritorno dell'investimento.
La crescita
delle operazioni è stata progressiva, il mondo del pallone è solo una
delle tante voci che compongono il settore «entertainment», al quale il
fondo Aabar di Abu Dhabi, tanto per fare un esempio, ha deciso di
destinare tra il 5 e il 10% delle proprie risorse: sono gli arabi che
supportano il Manchester City dello sceicco Mansour, gli stessi che
posseggono con Daimler (di cui a loro volta sono azionisti per il 9,1%)
il marchio Mercedes Grand Prix e che sarebbero disposti ad aiutare
Bernie Ecclestone nell'impresa di riacquistare dalla Cvc le quote della
Formula 1 cedute nel 2006.
Prima
dell'assegnazione dei Mondiali 2022 al Qatar il mondo arabo aveva già
compiuto le sue mosse in fatto di infrastrutture e organizzazione: Abu
Dhabi ha ospitato per due anni il Mondiale per club di calcio (16,5
milioni di dollari di montepremi); con il Gran Premio nell'isola di Yas
e il Mubadala World Tennis Championship, altri ponti d'oro sono stati
costruiti intorno allo sport.
Dal 1993 le
racchette hanno preso casa anche a Doha, che negli ultimi tre anni ha
ospitato il Master femminile. Sempre in Qatar, il volley è tornato a
mettere in palio la Coppa del Mondo per società. A Dubai, invece, il
primo generoso slancio all'intrattenimento sportivo lo diede lo sceicco
Al Maktoum: la sua passione per i cavalli si è tradotta in un convegno
che mette in palio 26,2 milioni di dollari.
Gli sfarzi
calcistici sono quelli che balzano agli occhi con più facilità in
Italia. L'immagine della potenza del petroldollaro è il Manchester City:
il club, secondo l'ultima Money League stilata da Deloitte ha registrato
un incremento dei guadagni senza precedenti, passando 100 a 150 milioni
circa.
Le
operazioni che hanno portato a parlare arabo Malaga, Racing Santander e
Getafe raccontano la tendenza. Così come la maglia del Barcellona: la
Qatar Foundation ha già anticipato agli azulgrana 16 milioni dei 166
spesi per macchiare la casacca con il proprio nome. Il passaggio del
Paris St-Germain sotto l'egida di Tamim bin Hamad Al Thani, l'uomo a
capo del Qatar Investments Authority, ha riacceso nella Penisola
l'invidia di tanti tifosi: perché gli sceicchi non puntano sulla serie
A?
La Premier
League è un prodotto chiavi in mano, il nostro calcio non è una vetrina
altrettanto appetitosa per i progetti arabi. Le problematiche legate
agli stadi di proprietà sono una spada di Damocle per l'appeal dei club
italiani. Il sistema fiscale e contributivo, fenomeno dibattuto anche a
livello di Unione Europea, permette alle società inglesi di risparmiare
fino al 50% rispetto alle nostre.
Giocano la
loro parte anche l'assenza in Italia di una legge che tuteli in modo
adeguato il merchandising e i tempi della giustizia che consentono ai
falsari di muoversi spesso indisturbati. C'è poi un brand, quello della
serie A nel suo insieme, per il quale latitano le iniziative. L'immagine
di una Lega sempre più impegnata nelle lotte intestine non contribuisce
a rendere la merce attraente. Senza dimenticare l'ultimo scandalo
scommesse.
Altro tema
scottante è quello della vendita dei diritti televisivi in campo
internazionale: in Francia, Al Jazeera (sempre di Al Thani si parla) ha
appena acquistato la sua fetta per 90 milioni di euro. Appena uno in
meno di quelli che la Lega ha ottenuto dalla vendita complessiva
all'estero, affidandosi ai brokers di MP & Silva per le stagioni 2010-11
e 2011-12.
La Premier
utilizzava lo stesso meccanismo dieci anni fa (fatturando all'epoca
quello che l'Italia incassa oggi). Dopo aver ingaggiato esperti del
settore, ha puntato sulla vendita diretta. Risultato? Da 100 milioni, in
quattro anni, si è passati a 500 (somma peraltro ripartita in parti
uguali).27-06-2011]
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QUE RESTE-T-IL
DE BIPIEM? - Sulla questione chiave delle deleghe il soviet dei
soci-dipendenti ha deciso di rinserrarsi nel bunker di piazza Meda e di
lanciare banane quando, inevitabilmente, Bankitalia manderà qualcuno a
prendere in mano la situazione - molti dubitano sulla possibilità di
collocamento completo del colossale aumento di capitale approvato in
assemblea. È sul probabile inoptato che si giocherà il destino di BPM...
1- QUE
RESTE-T-IL DE BIPIEM?
Franz Brambilla
Perego per Dagospia
Banca
Popolare di Milano. Alla fine è andata come da noi previsto venerdi.
Terremoto no ma scosse sì. 9 approvazioni su 9, mentre la decima, che
riguardava la questione chiave delle deleghe in assemblea soci, è stata
bocciata dal 55% dei votanti (per l'approvazione serviva il 67%).
Sulla
questione più delicata il soviet dei soci-dipendenti ha deciso di
mettere la testa sotto la sabbia, di rinserrarsi nel bunker di piazza
Meda e di lanciare banane quando - inevitabilmente - Bankitalia manderà
qualcuno a prendere in mano la situazione.
Un solo
consigliere ha dato le dimissioni (l'ex senatore Franco Debenedetti),
mentre il presidente ParaponziPonzellini abbozza e dichiara di non
sentirsi sfiduciato, convinto com'è di trovare una sponda nella nuova
amministrazione comunale milanese.
Ma - come
abbiamo scritto - non gli servirà l'ennesima capriola di una intera
carriera di giravolte politiche. Il suo destino è in mano a Palazzo
Koch, (se), quando e come deciderà di mandare la sua task force. Che
vorrà anche capire i motivi di risultati gestionali così mediocri e di
una svalutazione borsistica del titolo così consolidata.
E in mano al
mercato: molti dubitano sulla possibilità di collocamento completo del
colossale aumento di capitale approvato in assemblea. È sul probabile
inoptato che si giocherà il destino di BPM. Altro che sulle battaglie di
retroguardia, un po' patetiche, del soviet dei sindacalisti-dipendenti.
2- IL NUOVO ROUND IN VIA NAZIONALE E I TRE PASSI (A OSTACOLI)
DELL'ISTITUTO
Sergio Bocconi per il "Corriere
della Sera"
E ora? Il
primo passo dei vertici della Bpm dopo la battaglia persa sull'aumento
delle deleghe sarà l'incontro «a brevissimo» con Bankitalia. Perché,
nonostante i vertici nazionali dei sindacati bancari abbiano subito
sottolineato che non si tratta di un no a Via Nazionale, la bocciatura
dell'assemblea può difficilmente essere letta in modo diverso. E per la
Bpm, che con il titolo ai minimi storici a 1,5 euro si appresta a varare
un maxiaumento di capitale da 1,2 miliardi, si profila una difficoltà in
più.
Un inciampo
peraltro che ha più valore «simbolico» , ha detto ieri il presidente
Massimo Ponzellini, visto che le deleghe potrebbero essere presto alzate
per legge. Si parla in effetti di un provvedimento inseribile nella
manovra e che porterebbe il range obbligatorio delle deleghe fra cinque
e 10. Una strada ancora più in salita, dunque, per la Popolare di
Milano. Che paga la sua governance, un deficit «valutato» da Bankitalia,
insieme a inefficienze e altro, almeno in 130 punti base sui ratio
patrimoniali.
Da
recuperare con il «cantiere sulla governance» di cui ha parlato ieri
Ponzellini, con il piano industriale che, ha detto il direttore generale
Enzo Chiesa, sarà presentato a metà luglio, e con la ricapitalizzazione.
Operazione che non si presenta facile, anche se ha il salvagente del
consorzio di garanzia organizzato da Mediobanca e ora finalizzato con 10
istituti esteri. «L'aumento sarà a settembre, è dunque prematuro parlare
ora di sconto e prezzo» , ha detto ieri il direttore generale Enzo
Chiesa, «se la situazione sarà ancora così, ci porremo allora il
problema» .
Un «rinvio»
sul tema inevitabile, data la situazione e la scarsa visibilità dei
mercati, ma che non nasconde l'esistenza di preoccupazioni per
un'operazione che a questi valori sarà fortemente diluitiva. Ponzellini
ieri ha parlato di prezzi «mortificanti» : «La sola Banca di Legnano è
stata valutata 1,2 miliardi con 130 sportelli» , mentre la Bpm con 900
in Borsa ne vale poco più della metà. Il presidente ha tenuto a
sottolineare che la natura cooperativa dell'istituto lo salvaguarda da
eventuali mire del mercato.
Ma ai minimi
storici i timori che qualche tentazione estera possa profilarsi non
possono essere azzerati. Chiesa parla del piano, che prevede tra l'altro
investimenti in informatica e la fusione di Legnano e Alessandria, e di
accordi con i sindacati. Sa benissimo però che il percorso è avviato ma
non è facile. E che da ieri potrebbe esserlo ancora meno.
27-06-2011]
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IL GIALLO DEL
TORY TROVATO MORTO AL CONCERTO ROCK - Cristopher Shale, GRANDE AMICO DI
CAMERON, sarebbe morto IN UN CESSO CHIMICO DEL FESTIVAL DI GLASTONBURY
poco dopo essere stato avvisato da Downing street che il “Sunday Times”
dell’indomani avrebbe pubblicato un articolo su un documento interno in
cui lui sparava a zero sul suo partito, quello dei Tories - NESSUN
LEGAME, DICE LA POLIZIA - MA IL “DAILY MAIL” TITOLA: “È MORTO PER
ATTACCO CARDIACO?”...
1- POLITICO
INGLESE MUORE, GIALLO AL CONCERTO ROCK
Maria Serena Natale per il "Corriere
della Sera"
L'ultimo
giorno di Glastonbury comincia con le transenne nell'area vip, le tute
bianche della squadra di medicina legale, l'ambulanza che lo porta via.
L'avevano cercato tutta la notte, ieri mattina Christopher Shale,
collaboratore stretto e amico personale del premier David Cameron, è
stato trovato senza vita in un bagno chimico.
La Woodstock
inglese si ferma. Suicidio, attacco cardiaco, si rincorrono le ipotesi
sulla morte dell'alto esponente del partito conservatore nel cuore della
controcultura rock, il placido Somerset che dal 1970 richiama ogni fine
giugno un popolo di famiglie, rockettari, alternativi attratti dal
fascino new age della leggendaria Valle di Avalon.
Secondo le
prime ricostruzioni dei medici rese note da un amico di famiglia sul
posto, Shale sarebbe stato colpito da un infarto nel primo pomeriggio di
sabato. Non vedendolo tornare al camper, i familiari hanno dato
l'allarme nella notte. Imprenditore dell'Oxfordshire, sposato e padre di
tre figli, Shale dirigeva il Centre for Policy Studies, sosteneva il
think tank euroscettico OpenEurope e aveva partecipato alle iniziative
umanitarie promosse dai Tories in Ruanda.
Avrebbe
compiuto 57 anni ad agosto. Considerato un modernizzatore nel partito,
aveva recentemente assunto la guida dell'Associazione dei conservatori
nella circoscrizione elettorale di Cameron. Proprio ieri il Mail on
Sunday aveva diffuso il contenuto di un documento interno nel quale il
dirigente sparava a zero sul ramo locale del partito: «Ormai non ci sono
più motivi per aderire ma molti per sfuggire, risultiamo avidi e
grossolani, le persone non si avvicinano perché temono che cominciamo a
mendicare denaro. E hanno ragione. Dobbiamo cambiare discorsi,
linguaggio, tono di voce, imparare a vederci come ci vedono gli altri».
Ed è come un
leader attivo, pieno di idee e di vita che viene descritto da quanti lo
conoscevano e respingono l'ipotesi di suicidio evocata
dall'organizzatore del festival, Michael Eavis, ma non confermata dagli
inquirenti. «Una roccia» , lo ha definito ieri il primo ministro
«devastato» dalla notizia: «Christopher era una delle persone più
generose che abbia mai incontrato, un grande sostegno per me negli
ultimi dieci anni».
Misteri e
politica, oltre al tradizionale allarme droga, hanno rubato la scena
alla musica in quest'edizione della kermesse. Venerdì, tra impermeabili
inzuppati e stivali sprofondati nel fango, in migliaia avevano atteso il
debutto degli U2 a Glastonbury, con Bono che intonava Jerusalem a
cappella e One, With or Without You, Sunday Bloody Sunday.
Finché sotto
il palco piramidale è spuntato un pallone gonfiabile alto sei metri con
la scritta «U Pay Tax 2», paga le tasse anche tu, iniziativa del gruppo
anticapitalista Art Uncut che accusa la band di evasione fiscale per il
trasferimento, risalente al 2006, della sede della società U2 Limited da
Dublino ai Paesi Bassi dove non si pagano le tasse sui diritti d'autore.
Quella
decisione, denunciano gli attivisti contrari alla politica di tagli del
governo britannico, rivela l'ipocrisia del gruppo che ha fatto del rock
un grido di ribellione contro il conflitto in Irlanda del Nord e contro
tutte le guerre e da anni è impegnato a favore dei diritti civili, nella
lotta globale alla fame e in campagne che vanno dal LiveAid alla
battaglia per la cancellazione del debito dei Paesi poveri: con l'ex
Tigre celtica travolta dalla crisi e costretta a ricorrere al
salvataggio Ue-Fmi tra tagli alla spesa e aumenti vertiginosi di tasse e
disoccupazione, «gli U2 dovrebbero aiutare a tenere aperti ospedali,
scuole e biblioteche».
Gli uomini
della sicurezza hanno subito sgonfiato pallone e protesta, bloccando con
la forza gli attivisti più agguerriti e sollevando un coro di critiche
per la reazione giudicata sproporzionata. Poi i 150 mila di Glastonbury
hanno ripreso a seguire la musica. Ieri sera, in un clima surreale, ha
chiuso Beyoncé.
2 - LA STRANA QUESTIONE DELL'SMS: "NON PARLARE CON I
GIORNALISTI"...
Dagoreport da "The Guardian" e "Daily Mail"
http://bit.ly/mGIRJF
http://bit.ly/iNkEWC
Cristopher
Shale sarebbe morto poco dopo essere stato avvisato da Downing street
che il "Sunday Times" dell'indomani avrebbe pubblicato un articolo su un
documento interno in cui lui sparava a zero sul suo partito, quello dei
Tories. Anche se da quanto emerso fino ad ora le due cose non sembrano
aver nessuna connessione, i quotidiani britannici vi pongono l'accento.
Il "Daily Mail", titolando il resoconto su quanto accaduto a
Glastonbury, usa la forma interrogativa: "È morto d'infarto?". E anche
"The Guardian" si sofferma sulla consequenzialità degli avvenimenti.
Shale
sarebbe deceduto nel primo pomeriggio di sabato. Downing street ha
cercato di contattarlo intorno all'ora di pranzo. Alle 12,30 gli è stato
inviato un sms in cui gli si diceva di non parlare con i giornalisti. In
un altro veniva consigliato di chiamare il partito. Cosa che lui ha
fatto. Chi gli ha parlato ha detto di averlo sentito del tutto
tranquillo. I medici, d'altronde, ritengono sia deceduto per un attacco
cardiaco, al più presto intorno all'ora di pranzo e la polizia non
ritiene si tratti di una morte sospetta. Non sarebbe il primo della sua
famiglia a morire d'infarto.27-06-2011]
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CARLO E
CAMILLA: IL DIVORZIO S’AVVICINA! - HARRY, DOPO CHELSY NIENTE PIPPA -
HOLLYWOOD: FESTINI POKER FRA PROSTITUTE E COCAINA - NEW YORK IS GAY! LE
REAZIONI DELLE STAR ALLA LEGGE SUI MATRIMONI - GIACCA ‘THRILLER’ VENDUTA
PER 1.8 MLN DI $ - CAUSA CONTRO LADY GAGA: HA TRUFFATO IL GIAPPONE SUI
BRACCIALETTI POST-TSUNAMI - PETA AL PAPA: NIENTE PIU’ PELLE! - CANALIS A
ROMA - BOND SI E’ SPOSATO CON RACHEL WEISZ - DONNA MUORE...AL SUO
FUNERALE? - BECCATO SU FACEBOOK: LA COMPAGNIA SPIONA CHE TI SPUTTANA AL
LAVORO…
Vittoria Cecchi Gori per Dagospia
1.
Carlo e Camilla vicini al
divorzio?...
La Presse
Se già non lo avessimo saputo, arriva l'ennesima conferma che non ci
sono più le favole di una volta. Secondo il magazine statunitense
'Globe', il principe Carlo e Camilla Parker Bowles sarebbero arrivati al
capolinea. Si dice che il matrimonio della coppia reale stia
"collassando", e abbiano deciso di andare ognuno per la propria strada
dopo una recente lite furibonda.
Una fonte ha
riferito al 'Globe' che l'erede al trono e la donna per cui lui ha
lasciato Lady Diana "litigano in continuazione". Dopo aver passato una
vita nell'ombra - hanno una relazione da 35 anni, prima ancora che Carlo
sposasse Diana - i due reali si sono sposati cinque anni fa. Una presa
di posizione eclatante per Carlo, considerato che per l'intero Regno
Unito la sua amante storica era il diavolo, in confronto a Lady D che
invece era vista come un angelo.
Ma non
esiste il 'vissero per sempre felici e contenti'. Dopo tanta fatica per
farsi accettare dal regno e dalla regina Elisabetta II, Camilla ha
realizzato - con un po' di ritardo, va detto, - che essere sposata
all'erede al trono britannico significa non avere più una vita
personale. Pare che i due stiano conducendo due vite separate a causa
dei doveri regali di Camilla, duchessa di Cornovaglia, che vorrebbe
invece passare più tempo con i nipoti e vivere tranquillamente in
campagna.
Una scelta
che non entusiasma il principe Carlo, che, invece, tiene molto
all'etichetta e al suo ruolo istituzionale. Da qui le tensioni tra i
due. Se i rumors della crisi sono veri, il 'Globe' stima che il divorzio
della coppia richiederà una divisione di un patrimonio che si aggira sui
300 milioni di dollari.
2. W IL MATRIMONIO GAY A NEW YORK: LE STAR APPROVANO...
Huffington Post
Il senato ha approvato la legge per approvare il matrimonio gay nello
stato di New York, alla notizia sono seguiti grandi festeggiamenti in
tutta NYC. Anche le celebrities di Hollywood, che hanno da sempre spinto
per l'eguaglianza, hanno reagito con felicità, inviando messaggi via
Twitter di amore e orgoglio per questo grande passo avanti. Da Alec
Baldwin a Lady Gaga, da Lindsay Lohan a Ricky Martin, scopri tutte le
reazioni delle star! Guarda alcuni dei messaggi nella gallery...
Clicca qui:
http://huff.to/l1QFsU
3. NOTTI DI POKER A HOLLYWOOD, FRA PROSTITUTE E COCAINA...
Perez Hilton
http://bit.ly/ll4n6G
La settimana scorsa è uscita la notizia delle partite di poker segrete,
cui prendevano parte Tobey Maguire (Spiderman), Leo Di Caprio, Matt
Damon e Ben Affleck. E mentre Maguire e il suo avvocato dichiarano che
le partite d'azzardo non erano illegali, sono uscite delle nuove accuse:
una fonte ha rivelato che prostitute e cocaina erano coinvolte in questi
festini. "una manciata di noi sapeva che uno dei giocatori teneva due
prostitute in un'altra stanza dell'albergo, in fondo al corridoio.
Spariva per 30 minuti alla volta. In realtà, si faceva di cocaina con le
due prostitute", ha dichiarato la fonte, difendendo le star, che a suo
dire non né sapevano nulla (?).
4. HARRY: NIENTE PIPPA, NON HO TEMPO PER L'AMORE...
The Mirror
http://bit.ly/ikTrXf
Il Principe Harry ha schiacciato i sogni di innumerevoli ragazze
annunciando che è troppo indaffarato per innamorarsi. Comunque c'è
sempre speranza: il principe ha anche rivelato di essere "100 per cento
single". Harry ha confermato di non avere più una relazione con Chelsy
Davy e ha riso alle voci di una ‘love story' con la cognata Pippa
Middleton (che ora è tornata single).
5. LA GIACCA ‘THRILLER' DI MJ VENDUTA ALL'ASTA PER 1.8 MLN DI
$...
The Hollywood Reporter
http://bit.ly/iQneXD
Si pensava che la giacca leggendaria di Michael Jackson, indossata nel
video per la canzone "Thriller", si sarebbe aggiudicata almeno 200.000
dollari; invece e' stata vinta da Milton Verret per 1.8 milioni di
dollari durante l'asta online di ieri.
6. CAUSA CONTRO LADY GAGA PER 5 MLN DI $: ACCUSATA DI AVER
TRUFFATO IL GIAPPONE!...
Radar Online
http://bit.ly/jCafch
Celebuzz
http://bit.ly/lOojY2
Lady G. sempre più impegnata in favore del Giappone: oltre ad aver
donato più di 3 milioni di dollari grazie alla vendita dei suoi
braccialetti, ha regalato performance uniche ai migliaia di fan al
concerto benefico, ‘MTV Video Music Aid Japan'.
Ma c'è anche
chi accusa Lady Gaga di avere truffato la sua fondazione benefica per il
terremoto in Giappone. Secondo Ari Kresch, l'avvocato che le sta facendo
causa, la cantante avrebbe preso dei soldi dalla vendita del
braccialetto ‘We Pray for Japan' che sarebbero dovuti andare alle
vittime del disastro naturale. Secondo l'avvocato Lady G. avrebbe
gonfiato i prezzi e si sarebbe intascata i contanti extra.
Guarda le foto nella gallery...
Dagonota:
Guarda il video
della performance di Gaga (vestita alla Sailor Moon) qui:
http://bit.ly/kkFiMH
7. PETA CHIEDE AL PAPA DI DIVENTARE ECO-FRIENDLY...
Teddy Hilton
http://bit.ly/jFC0wZ
PETA, il gruppo di attivisti per i diritti animali, ha proposto al Papa
Benedetto XVI di diventare ‘veramente verde' e di rinunciare ad auto con
interni in pelle . La richiesta è stata fatta dopo che il Vaticano ha
confermato che la Mercedes Benz sta progettando una nuova macchina per
il Papa che sarà ibrida e salva-energia. Il Vaticano ha commentato la
proposta rivelando di non avere ancora visto la lettera.
8. ELISABETTA CANALIS: VACANZE ROMANE DA SINGLE...
Radar Online
http://bit.ly/j743pj
Elisabetta Canalis ha cenato da Assunta Madre, a Roma, con un gruppo di
amiche, cercando di dimenticare la rottura della sua love story con
George Clooney. La 32enne indossava dei micro shorts di pelle con dei
tacchi altissimi. Il portavoce della Canalis ha annunciato che per ora
il dolore è troppo forte, ma che più avanti parlerà con la stampa di ciò
che ha causato la fine della relazione.
9. JAMES BOND SI SPOSA, CON RACHEL WEISZ...
Gawker
http://gaw.kr/iULUYb
Daniel Craig e Rachel Weisz si sono sposati! I due hanno preferito una
cerimonia intima a New York dove gli unici invitati erano la figlia di
Craig, il figlio della Weisz, e due amici. Auguri
10. IL VIDEO PIU' HOT DI ALESSANDRA AMBROSIO...
Egotastic!
Festeggia l'inizio dell'estate con il video sexy ‘Summer' con Alessandra
Ambrosio. Guarda le foto nella gallery...
Guarda il video qui:
http://bit.ly/lNC3TL
11. TANATO SU FACEBOOK: LA COMPAGNIA SPIONA CHE TI SPUTTANA A
LAVORO!...
Consumerist
http://bit.ly/iVe6ZI
La FTC ha dato l'ok alla compagnia Social Intelligence Corp. per vendere
ai datori di lavoro un nuovo tipo di controllo sui possibili impiegati:
si forniscono tutti i ‘post' e le foto che ogni individuo posta sui
social network creando un file con tutte le cose più ‘stupide' che uno
mette online; il controllo va indietro fino a sette anni.
12. DONNA MUORE... AL SUO FUNERALE (?)...
Perez Hilton
http://bit.ly/lJlv3u
Fagilyu Mukhametzyanov, una donna russa, è stata scambiata per morta e,
quando si è svegliata al suo stesso funerale, è morta d'infarto per lo
spavento. Una storia veramente orribile raccontata dal marito Fagili che
ha rivelato che i dottori si sono sbagliati, dichiarandola morta dopo
avere perso i sensi per colpa di dolori al petto. La donna ha ripreso
conoscenza soltanto durante il suo funerale; realizzando di essere in
una bara è entrata in panico e ha cominciato a gridare. La famiglia l'ha
prontamente riportata in ospedale ma è sopravvissuta solo 12 minuti,
prima di ‘ri-morire'. Il portavoce dell'ospedale ha dichiarato che hanno
intrapreso un'indagine per scoprire come sia stato possibile commettere
tale errore.27-06-2011]
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1- I DIRITTI
SU VITA E OPERE DI JULIAN ASSANGE AL CENTRO DI UNA BATTAGLIA TRA LE
MAGGIORI CASE DI PRODUZIONE DI HOLLYWOOD, VOGLIOSE DI TRADURRE IN FILM
LA SAGA DEI CABLOGRAMMI SEGRETI CHE HANNO IMBARAZZATO LE DIPLOMAZIE DI
TUTTO IL MONDO - 2-UNA GUERRA CHE FINO AD ORA HA VISTO VINCERE UNA
CATEGORIA SU TUTTE: QUELLA DEI GIORNALISTI. DREAMWORKS, HBO, BBC,
UNIVERSAL A CACCIA DELL’ESCLUSIVA SU LIBRI ED ARTICOLI IN GRADO DI
RACCONTARE AL MEGLIO WIKILEAKS (COINVOLTI “GUARDIAN” E “NYT”) - 3-
COMPENSI TOP SECRET E ACCORDI CONTRATTUALI RIGIDISSIMI. CON BUONA PACE
PER LA LIBERA INFORMAZIONE: I REPORTER, UNA VOLTA FIRMATO, DEVONO TENERE
LA BOCCA CHIUSA -
Dagoreport dal "Financial Times"
http://www.ft.com
È una corsa
a chi arriva prima, a chi ottiene le informazioni più esaustive,
succose, cinematografiche. I diritti sulla storia di WikiLeaks, ma
soprattutto del suo fondatore, Julian Assange, sono al centro di una
battaglia tra le maggiori case di produzione di Hollywood, desiderose di
portare sullo schermo la saga dei cablogrammi segreti che hanno
imbarazzato le diplomazie di tutto il mondo.
Una guerra
che fino ad ora ha visto vincere una categoria su tutte: quella dei
giornalisti. DreamWorks, Hbo, Bbc, Universal Picture sono a caccia
dell'esclusiva su libri ed articoli in grado di raccontare al meglio la
vicenda di WikiLeaks. Dreamworks, ad esempio, ha giàcomprato i diritti
di due libri. Uno di questi è "WikiLeaks: Inside Julian Assange's War on
Secrecy", scritto da David Leigh e Luke Harding, due reporter del
quotidiano britannico "The Guardian", che, insieme al "New York Times",
è stato tra quelli che hanno avuto un rapporto privilegiato con Julian
Assange, pubblicando in esclusiva molti cablogrammi.
La casa
cinematografica non rilascia dichiarazioni in merito, ma una fonte
vicina alla faccenda rivela che si sta muovendo per accaparrarsi più
diritti possibile. Gli accordi tra casa di produzione e giornalisti sono
molto restrittivi e costringono i secondi a non rivelare a nessun altro
i dettagli e le informazioni oggetto del contratto. Un bel giro
d'affari, secondo un'altra fonte, anche se Alan Rusbridger, editor del
"Guardian", afferma di non intascare neanche un soldo dall'accordo:
"Andrà tutto al giornale", spiega.
L'ex
direttore del "Nyt" Bill Keller ha venduto i suoi diritti a un'altra
società di produzione, guidata da Mark Boal, lo sceneggiatore vincitore
dell'Oscar per il film "The hurt locker". La raffica di accordi,
tuttavia, sta rendendo la vita difficile ai giornalisti coinvolti.
Quando alcuni reporter del "Guardian" sono stati intervistati per la
realizzazione di un programma Tv su WikiLeaks, hanno dovuto imporre il
taglio di alcuni spezzoni perché in contrasto con i contratti stipulati
con DreamWorks. Una vicenda che ha fatto storcere il naso al produttore
della trasmissione: "Un episodio imbarazzante, visto che i giornalisti
in questione erano anche protagonisti delle vicende"...
Il canale
via cavo Hbo sta lavorando a un progetto con la Bbc e ha acquistato i
diritti per un articolo del New Yorker su Assange. Universal Pictures
sta lavorando con il regista Alex Gibney a un documentario. Il campo
rischia di essere troppo affollato. "Al massimo ci può essere spazio per
due o tre progetti", dice un protagonista della vicenda.27-06-2011]
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A CHI LO
SCUDETTO? A NESSUNO! - STRETTO TRA LE PRESSIONI E LE INCAZZATURE DI
MORATTI E DEGLI AGNELLI, IL PROCURATORE PALAZZI DOVRÀ DARE ENTRO IL 30
GIUGNO UNA RISPOSTA ALL’ESPOSTO JUVENTINO SULLO SCUDETTO 2006 ASSEGNATO
D’UFFICIO ALL’INTER - MA TRA LE TELEFONATE DI FACCHETTI AI DESIGNATORI E
LE DECISIONI PRESE IN TUTTA FRETTA DALL’ALLORA COMMISSARIO (E INTERISTA)
GUIDO ROSSI, L’EPILOGO PIÙ PROBABILE È CHE IL TITOLO VENGA SCUCITO DALLE
MAGLIE NEROAZZURRE PER NON ESSERE ASSEGNATO A NESSUNO…
Tredici mesi
dopo, l'esposto della Juve sullo scudetto del 2006 assegnato a tavolino
all'Inter riceverà finalmente una risposta. Era stato presentato il 10
maggio 2010, Agnelli sperava in una chiusura rapida, ritenendo che il
procuratore federale Palazzi avesse in mano tutti gli elementi.
Quest'ultimo
invece ha aspettato gli atti del processo di Napoli, gli ultimi a marzo,
rinviando alle calende greche. Il 30 giugno, cioè giovedì, scade
l'invito del presidente della Federcalcio a tirare le somme. Persino il
cauto, attendista, democristiano Giancarlo Abete ha cominciato ad
avvertire il peso del silenzio, perché questa è una vicenda imbarazzante
da qualunque parte la si guardi.
Imbarazzante
che lo scudetto del 2006 sia stato riassegnato senza approfondimenti
sull'«idoneità etica» dell'Inter: in questo caso una fretta
ingiustificata. Imbarazzante che le intercettazioni che chiamano in
causa i nerazzurri siano emerse quando Calciopoli aveva già emesso i
suoi verdetti inappellabili, attizzando in questo modo sospetti e
dietrologie.
Imbarazzante
il giudizio postumo su Facchetti, che tristemente non può difendersi.
Imbarazzante che Guido Rossi, il commissario del calcio nella sua
stagione più nera, non abbia mai trovato tempo nè modo di spiegare tutto
questo, la fretta e le omissioni. Imbarazzante sei anni dopo ammettere
«scusate, ci eravamo sbagliati, quello è uno scudetto di nessuno, caro
Moratti ce lo riconsegni». L'epilogo più probabile.
Dunque,
Palazzi trarrà la sue conclusioni giuridiche, ma sarà una scelta
politica a dirimere lo strano caso dello scudetto dei lunghi coltelli.
Non fosse altro perché l'ultima parola spetterà al Consiglio federale,
che non è un organo tecnico. Abete dovrà decidere se fronteggiare lo
sdegno della Juve o l'ira di Moratti. Comunque andrà a finire, si farà
un nemico, imprevisto decisamente fastidioso per chi ha scelto
l'ecumenismo come stella polare. E non sorprende che stia già cercando
una stampella, si chiami Alta Corte del Coni o comitato di saggi.
L'idea che
anziché chiudere una stagione, questa decisione ne riapra un'altra
altrettanto mefitica, dovrebbe essere respinta da chi ha a cuore il
nostro calcio. Innanzitutto perché nasconde una mistificazione: le
responsabilità di Moggi e compagnia non sono in discussione, non siamo
davanti a un processo di revisione, in discussione è che esistessero i
«troppo puri» in una scala di responsabilità piuttosto articolata. Come
hanno dimostrato in maniera inequivocabile le carte.
Agnelli e
Moratti difendono principi opposti ma in fondo questo scudetto non ha
nessun merito, nessuno che giustifichi più veleni di quanti ne siano già
stati sparsi. Si chiede solo chiarezza, una volta per sempre.27-06-2011]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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