PARMALAT-CIRIO
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IL PESCE D'APRILE DEI FONDI PARMALAT...
A. Ol. per "Il Sole 24 Ore" - Nel testo integrale del patto siglato da Zenit, Skagen e Mackenzie che riunisce il 15,3% di Parmalat, si conferma che «l'accordo terminerà di diritto al completamento dell'assemblea». Ma poi si aggiunge che «nel caso in cui la società non abbia convocato nei termini statutari e di legge l'assemblea entro il 1° aprile 2011 (in seconda convocazione), le parti adotteranno prontamente iniziative congiunte per richiedere la convocazione dell'assemblea entro il 1° maggio 2011 (in seconda convocazione)».

Lo stesso giorno in cui i fondi comunicavano l'accordo, Parmalat pubblicava il calendario che prevede l'assemblea di bilancio il 12-13-14 (in prima, seconda e terza convocazione). E allora che succede, dato che i soci si riuniscono dopo il 1° aprile? Nulla, perchè in realtà il patto non sarebbe da leggere «se non si terrà l'assemblea entro il 1° aprile», bensì «se non sarà convocata entro il 1° aprile». Resta il fatto che non si capisce perchè i fondi l'abbiano voluto scrivere.01-02-2011]

 

 

 

CIRIO, UNICREDIT FA PACE CON I BOND-PEOPLE...
Ettore Livini per "la Repubblica" - A dieci anni dal crac Cirio, Unicredit e i risparmiatori provano a fare la pace. Piazza Cordusio ha proposto un accordo agli obbligazionisti che si sono costituiti parti civili nel processo per il crac del gruppo Cragnotti offrendo un rimborso pari al 5% del capitale investito. Una mossa simile avrebbe fatto anche Banco Popolare per archiviare le pendenze della Popolare di Lodi che come l´istituto milanese non ha previsto intese specifiche per gli azionisti, destinati così a rimanere a becco asciutto. I giudici del tribunale di Roma, alla luce delle possibili transazioni, hanno deciso un rinvio al 15 febbraio della requisitoria dei pm nel processo che vede imputati tra gli altri il patron Sergio Cragnotti, Cesare Geronzi (all´epoca dei fatti presidente di Capitalia) e Gianpiero Fiorani.

01-02-2011]

 

 

 

 

PARMALAT: i fondi all'attacco sul consiglio (dai giornali)

.27-01-2011]

 

 

PARMALAT: IL 2 FEBBRAIO DECISIONE CASSAZIONE SU ARRESTO TANZI...
(Adnkronos) - La Corte di Cassazione decidera' il prossimo 2 febbraio se Calisto Tanzi, condannato a Milano a 10 anni di reclusione per aggiotaggio in relazione al crac Parmalat, dovra' tornare in carcere. La Suprema corte discutera' il ricorso della difesa di Tanzi contro la decisione del Tribunale del Riesame che, ribaltando quella della corte d'appello, aveva accolto la richiesta della procura di Milano.12-01-2011

 

 

 

PARMALAT: CAUSA CONTRO GRANT THORNTON PUO' TORNARE A TRIBUNALE ILLINOIS...
(Adnkronos)- La Corte d'Appello del Secondo Circuito ha deciso ieri che il Tribunale Federale Distrettuale di New York ha erroneamente applicato la legge fallimentare americana quando decise di trattenere la causa contro Grant Thornton sotto la giurisdizione federale, in contrasto con la posizione di Parmalat che il Tribunale Federale avrebbe dovuto astenersi dal trattare il merito di questa causa in quanto cio' spetterebbe al Tribunale dello Stato dell'Illinois, dove Parmalat aveva iniziato la causa.

19-01-2011]

 

 

 

PARMALAT: ACCORDO CON GE CAPITAL FINANCE, A COLLECCHIO 7,3 MLN...
(Adnkronos) - Il Gruppo Parmalat ha raggiunto un accordo con Ge Capital Finance per le definizione dell'azione revocatoria promossa nei confronti di quest'ultima. Per effetto dell'accordo, Ge Capital Finance, senza alcun riconoscimento di responsabilita', ha corrisposto un importo di 7 milioni e 300mila euro a Parmalat "a fronte della rinuncia da parte di Parmalat dell'azione revocatoria gia' promossa". Inoltre, Ge Capital Finance rinuncia "ad insinuare al passivo di Parmalat in amministrazione straordinaria il credito derivante dal versamento dell'importo oggetto dell'accordo". [23-12-2010]

 

. "REPUBBLICA" SI INDIGNA SOLO PER LE BANCHE ESTERE AMICHE DI MADOFF (E SI SCORDA LE ITALIANE AMICHE DI TANZI)...
Bankomat per Dagospia - Uno legge il fondo di Massimo Giannini su "Affari e Finanza" di "Repubblica" sul caso Parmalat e applaude. All'inizio. Sì perché con parole forti il vice direttore stigmatizza i paralleli Tanzi-Madoff. In Usa le banche pagano, in Italia solo le famiglie hanno pagato davvero. Bravo, bene, bis! Poi una rilegge il pezzo e trova solo il nome delle banche americane di Madoff.

 

Il resto ve lo dovete immaginare. Ma allora Giannini quali banche erano le amiche di Tanzi? Ah saperlo. Bon ton e riservatezza. I bond chi li ha costruiti? Tonna? Caboto era una finanziaria estera anonima? Cariparma? Magari il suo esponente di punta Silingardi era in Cda con Tanzi? Certo, e pure condannato. Ma nell'articolo di Giannini tanta indignazione e tanti nomi di banche estere amiche di Madoff.

 

 13-12-2010]

 

 

 

condannati solo Tanzi&Tonna? no, la Corte di Parma ha appioppato anni di condanna anche a personaggi che anonimi banditelli di provincia proprio non sono - ma i media sono reticentissimi a sottolineare la condanna dell’avv. Sciumé, vicinissimo a CL - E l’avv. Sergio Erede? non un caso di ominimia rispetto al notissimo studio Bonelli Erede Pappalardo, che da anni è il riferimento per tutto l’establishment bancario italiano.... Bankomat per Dagospia

La sentenza di condanna a Calisto Tanzi e soci è severa ed esemplare, anno più anno meno.Ma come ben ricorda Minimo Riserbo, pennellando da maestro la nostra quotidiana Dago-rassegna stampa, la vicenda parmense viene raccontata dai media come tale: il caso Tanzi&Tonna. Tutto da soli, abili geni del male.

 

Orbene, questi due banditi lo sono senz'altro, lo dice la Corte, e anche abili: hanno fregato tanti soldi per tanti anni a tanta gente. Ma soli no, soli non erano.

Invitatissimo e corteggiatissimo era Calisto, uno dei grandi Vip della prima repubblica, e non per pochi mesi. La classe dirigente italiana non lo ha mai messo al bando, ma sempre supportato e vezzeggiato.

Prova ne sia che, e qui i media sono da sempre reticentissimi, la Corte di Parma ha appioppato anni di condanna anche a personaggi, fra gli altri, che anonimi banditelli di provincia proprio non sono, né parenti o dipendenti di Tanzi. Il Dott.Silingradi, già potentissimo dominus della Cariparma ed introdottissimo per ciò stesso in quella che allora era Banca Intesa.

Come se oggi condannassero un Paolo Biasi, tanto per intederci, non Mario Rossi Ragioniere in Cremona e consigliere economico del locale Vescovo o presidente di una Banca locale di credito cooperativo.

Poi l'avv. Sciumé, eminente avvocato d'affari vicinissimo a CL. Neppure lui un anonimo, tutta la Milano che conta e non solo lo ha ben frequentato e temuto per anni. Ed infine l'avv. Sergio Erede, non un caso di ominimia rispetto al notissimo studio Bonelli Erede Pappalardo, che da anni è fra l'altro il riferimento per tutto l'establishment bancario italiano.

Aspettiamo analisi del Corriere della Sera o del Sole 24 Ore o di Repubblica su tali condanne, nient'affatto di contorno rispetto al caso Tanzi.

Vedremo i corsivi di qualche prelato sulla moralità degli affari? Interviste di Formigoni ne leggeremo? Qualcuno ai vertici di Banca Intesa ancora ricorda chi era il banchiere Silingardi? Ce lo spiegheranno Geronzi e Fazio, di nuovo amici?
Aspettiamo con pazienza, ma temo dovremmo averne tanta.

10-12-2010]

 

 

 IL PROCESSO PARMALAT E LA FIERA DELL'IPOCRISIA...
"Crac Parmalat, 18 anni a Tanzi. Risparmiatori delusi dal risarcimento. Condanna pesante nel processo principale. Agli obbligazionisti solo 30 milioni (Corriere, p. 10). Il processo al crac del secolo non e' stato seguito dalla sedicente grande stampa d'informazione perche' c'era il rischio che si parlasse troppo di banche. Ci si ricollega solo ora per la esemplare sentenza, dalla quale si ricava che Tanzi e il suo ragioniere hanno fatto più' o meno tutto da soli. Certo che il sor Calisto poi ci mette sempre del suo: " Non me l'aspettavo, non sono un truffatore" (Stampa, p. 3, il giornale che ha i pezzi più' interessanti).

10-12-2010]

 

PARMALAT: 18 ANNI A TANZI PER IL CRAC...
(ANSA) - Per il crac Parmalat da 14 miliardi di euro, il Tribunale di Parma ha condannato l'ex patron della società Calisto Tanzi a 18 anni di reclusione. Il pm aveva chiesto per lui 20 anni di reclusione. Sono condannati anche altri dirigenti della società.

- DUE MLD A AZIENDA, 5% BOND A RISPARMIATORI - Calisto Tanzi e gli altri condannati nel processo Parmalat di Parma dovranno risarcire due miliardi di euro alla nuova azienda sorta sulle cenerid del crac e il 5% del valore nominale delle obbligazioni ai risparmiatori. Secondo una stima dei legali di parte civile, il valore dei bond sottoscritti sia aggirerebbe sui 600 milioni di euro; il risarcimento dovrebbe essere quindi di circa 30 milioni.

 

- TANZI: NON ASPETTAVO SENTENZA COSI' SEVERA - "Non mi aspettavo una sentenza così severa". Sono queste le prime parole che Calisto Tanzi ha detto al suo legale Giampiero Biancolella che, subito dopo la lettura della lunga sentenza del processo Parmalat, lo informato sulla condanna a 18 anni di reclusione".

- PROCURATORE, PIENAMENTE SODDISFATTI DALLA SENTENZA - "Piena soddisfazione" per la sentenza che ha condannato Calisto Tanzi a 18 anni di reclusione e gli altri dirigenti del gruppo protagonisti del crac. L'ha espressa il procuratore di Parma Gerardo Laguardia. Per la Procura parmigiana, che aveva chiesto vent'anni per l'ex cavaliere, si è chiusa una fase di impegno durissimo con la ricostruzione, affidata ad un ufficio relativamente piccolo, del più grande crac finanziario europeo. "Le condanne - ha detto Laguardia - non si discostano sostanzialmente dalle nostre richieste, in alcuni casi sono state leggermente diminuite, in altre aumentate. Ma nella sostanza la sentenza è stata in linea".09-12-2010]

 

- CONDANNATO A 14 ANNI EX DIRETTORE FINANZIARIO TONNA - Fausto Tonna, ex direttore finanziario del gruppo Parmalat, è stato condannato a 14 anni di reclusione. La Procura aveva chiesto in aula una condanna a nove anni e sei mesi, riconoscendo a Tonna le generiche. Il tribunale, pur assecondando questa parte della richiesta (generiche riconosciute prevalenti), ha però aumentato la pena. Tonna aveva collaborato fattivamente con gli inquirenti del pool Parmalat alla decriptazione di anni e anni di falsi contabili, aggiustamenti di bilancio e operazioni finanziarie molto complesse. Deluso il suo collegio difensivo.09-12-2010]

 

 

PARMALAT: PM GRECO, FALSI COMUNICATI SCRITTI A 4 MANI CON BANCHE SIMBOLO DI AGGIOTAGGIO...
(Adnkronos) - "Comunicati con false comunicazioni al mercato scritti a quattro mani con le banche sono il simbolo dell'aggiotaggio". E' questo uno dei passaggi con cui il procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, ha avviato questa mattina la sua requisitoria al processo a carico di Citigroup, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Bank of America e alcuni loro funzionari accusati di aggiotaggio nell'ambito del crac Parmalat.01-12-2010]

 

. E IL PM GRECO RENDE ONORE A GRILLO...
Da "Il Giornale" - «L'idea che non esistesse liquidità ce l'aveva solo Beppe Grillo, io stesso quando l'ho saputo ne sono rimasto sorpreso». Inatteso omaggio di Francesco Greco, procuratore aggiunto della Repubblica, al Masaniello genovese: nell'aula del processo alle banche per il caso Parmalat, Greco ha sottolineato come solo nei comizi di Grillo, fino a pochi mesi prima del crac del gruppo di Collecchio, si fossero lanciati allarmi sulla gravità della effettiva situazione dell'azienda di Tanzi.

 

Ma le banche, ha aggiunto Greco, avevano molti elementi per capire cosa stava davvero accadendo, e anzi «hanno dato un contributo causale determinante alle false informazioni rese al mercato». Greco, brandendo un Ipad nuovo di zecca, ha tracciato le linee generali delle accuse agli istituti di credito. Nella prossima udienza sarà il pm Carlo Nocerino a spiegare perché ritiene provate le colpe di Ubs e Credit Suisse, mentre Eugenio Fusco parlerà di Morgan Stanley e Deutsche Bank.

 

 

 02-12-2010]

 

 

PARMALAT: TRIBUNALE RIESAME, SI' AD ARRESTO DI CALISTO TANZI...
Radiocor - Calisto Tanzi, ex patron della Parmalat, deve andare in carcere. E' quanto ha stabilito il tribunale del Riesame di Milano, accogliendo la richiesta della procura generale sulla misura cautelare in carcere. Tuttavia, i legali di Tanzi faranno ricorso in Cassazione e per questo l'ex numero uno del gruppo agroalimentare per ora restera' nella sua abitazione. 20.10.10

 

 PARMALAT: LA PROCURA GENERALE CHIEDE L'ARRESTO DI TANZI...
Radiocor
- La Procura generale di Milano ha chiesto l'arresto di Calisto Tanzi. L'istanza, discussa davanti al Tribunale del Riesame che si e' riservato di decidere, e' stata avanzata dalla Procura generale dopo la sentenza della Corta d'Appello di Milano che ha confermato la condanna a 10 anni per aggiotaggio.

 

01.10.10

 

 CAVALIERI LAVORO: REVOCATO PER INDEGNITA' IL TITOLO A CALISTO TANZI...
(Adnkronos) - Calisto Tanzi, gia' patron della Parmalat, non e' piu' Cavaliere del Lavoro. Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, accogliendo la proposta del ministero dello Sviluppo Economico, ha infatti firmato venerdi' scorso il decreto di revoca 'per indegnita'' della decorazione di Cavaliere al Merito del Lavoro, che era stata conferita a Tanzi il 2 giugno 1984 con decreto dello stesso Presidente della Repubblica.

Dopo le complesse vicende finanziarie e giudiziarie in cui era rimasto coinvolto l'imprenditore, il Ministro dello Sviluppo Economico aveva avanzato la richiesta di sua cancellazione ritenendo che sussistessero "le condizioni previste dalla legge per la revoca dell'onorificenza". Sara' lo stesso ministero di Via Vittorio Veneto, come si afferma nel decreto presidenziale, a curare la trascrizione del provvedimento nell'Albo dell'Ordine, oltre che a farlo pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.

28.09.10

 

GARANTITI CREDITI OBBLIGAZIONISTI PARMALAT. OTTENUTO DA USA SVINCOLO 2 MLN EURO OCCULTATI ESTERO...
(ANSA) - Il ministero della Giustizia ha garantito in parte il credito vantato dagli obbligazionisti coinvolti nel crac della Parmalat, ottenendo dagli Stati Uniti lo svincolamento della somma di 2 milioni 98 mila 647 euro, occultati all'estero da uno degli imputati per il fallimento dell'azienda. Lo rende noto un comunicato di via Arenula.

"L'importante risultato", sottolinea il ministero, è stato conseguito grazie al "solerte impegno e allo straordinario lavoro dei magistrati e dei funzionari dell'Ufficio Secondo della Direzione Generale Giustizia Penale, nonché dalla intelligente e pronta collaborazione della Procura Generale della Corte di Appello di Bologna che ha sensibilizzato, quella Corte, a emanare, in tempi brevissimi, l'ordinanza di sequestro conservativo dei fondi occultati all'estero".

20.09.10

 

PARMALAT: PM, CON TANZI PIU' GRANDE FABBRICA DEBITI D'EUROPA...
Radiocor - 'Parmalat nella gestione Tanzi e' stata il marchio di fabbrica di un sistema malato e la piu' grande fabbrica di debiti del capitalismo europ eo'. Cosi' il magistrato della procura di Parma Lucia Russo ha iniziato la requisitoria nel processo al tribunale di Parma sul crac del gruppo di Collecchio, che vede imputate 17 persone per concorso in bancarotta. A 31 mesi dall'inizio del procedimento, considerato il filone principale sul crac del gruppo guidato da Calisto Tanzi, fallito a fine 2003 schiacciato da un buco di 14 miliardi di euro, la parola e' tornata ai magistrati che hanno condotto le indagini i quali, al termine della requisitoria, faranno le richieste di condanna per gli imputati.

20-09-10

 

PARMALAT: SENTENZA PROCESSO APPELLO MILANO SLITTA AL 26 MAGGIO...
(Adnkronos)
- Slitta di due settimane la sentenza nel processo milanese d'appello per il crac Parmalat, che vede imputato, tra gli altri, Calisto Tanzi. La sentenza era prevista per oggi, ma i giudici della seconda Corte d'Appello di Milano, a causa di alcuni impedimenti concomitanti dei componenti del collegio, hanno deciso di rinviare la camera di consiglio al prossimo 26 maggio.

Il sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti e il pm Eugenio Fusco, nelle scorse udienze, hanno sollecitato per Tanzi una richiesta di aumento della pena: 11 anni e un mese di reclusione, rispetto ai 10 anni inflitti in primo grado. L'accusa, inoltre, ha chiesto la condanna di 6 imputati assolti in primo grado, tra cui tre ex funzionari di Bank of America, per cui sono state chieste pene comprese tra i 3 e i 5 anni.

10.05.10

 

 

BONDI VA ALLA GUERRA DEL DIVIDENDO...
Ettore Livini per "la Repubblica" - La guerra del dividendo Parmalat sbarca all´assemblea di Collecchio. Da una parte i grandi fondi esteri (i veri padroni del gruppo) che chiedono di distribuire ai soci il tesoretto da 1,4 miliardi raccolto grazie alle transazioni delle banche. Dall´altra Enrico Bondi convinto di aver dato già abbastanza («dal 2006 abbiamo distribuito ai soci 776 milioni») e pronto a usare i soldi per far crescere il gruppo.

La partita a scacchi è delicatissima. Il risanatore dell´ex impero dei Tanzi si fa scudo di uno statuto immodificabile («abbiamo un parere legale») fino al 2020 che obbliga il cda a girare agli azionisti «il 50% degli utili». Non un euro in più. I fondi non paiono troppo d´accordo su questa interpretazione. E oggi, in assemblea, potrebbero iniziare a giocare le loro carte

[01-04-2010]

 

PARMALAT: GERONZI E CRAGNOTTI PROSCIOLTI DA ESTORSIONE PER EUROLAT...
Radiocor -
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca Cesare Geronzi, e l'ex patron di Cirio Sergio Cragnotti, sono stati prosciolti d all'ipotesi di reato di estorsione in relazione alla vicenda Eurolat, societa' cui faceva capo il ramo-latte di Cirio ceduta a Parmalat nel 1999. Lo ha deciso il gup di Roma, Tommaso Picazio, che ha accolto le richieste avanzate in tal senso dai pm Gustavo De Marinis, Tiziana Cugini e Rodolfo Sabelli.

 

 

 

- PARMALAT: LA GUARDIA DI FINANZA SEQUESTRA LO YACHT DI TANZI...
(Adnkronos) -
Uno degli ultimi tesori di Calisto Tanzi, un motoryacht di 16 metri costruito da un rinomato cantiere ligure, e' stata rinvenuto presso un noto cantiere dell'interland spezzino, dagli uomini della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di La Spezia, nell'ambito di un'azione di monitoraggio delle imbarcazioni di lusso presenti nell'area. Lo yacht e' stato immediatamente posto sotto sequestro su espressa disposizione dell'Autorita' Giudiziaria di Parma.

Lo yacht, di ingente valore commerciale, va ad aggiungersi ad altri beni scoperti recentemente sempre dalla Guardia di Finanza nell'ambito della collaborazione in corso 8 - con l'Autorita' Giudiziaria parmense, finalizzata ad individuare beni riconducibili alla famiglia Tanzi sottratti o occultati al fallimento della Parmalat, approdato da alcuni anni al Tribunale di Parma.

Il sequestro del Motoryacht andra' ad incrementare l'asse patrimoniale a disposizione del Tribunale Fallimentare di Parma per soddisfare almeno in parte i molti creditori che vantano crediti nell'ambito del fallimento Parmalat.

12.03.10

 

CHE FINE HA FATTO TANZI? – E’ A PIEDE LIBERO E FABBRICA MERENDINE COME UN BRAMBILLA QUALSIASI – MA SPADRONEGGIA ANCORA (CI SONO STATI STRANI TRASFERIMENTI DI PERSONE “SCOMODE”) – IL RUOLO DELLA MOGLIE IN POLITICA E NELLA STAMPA - INTANTO STA PER ARRIVARE “IL GIOIELLINO”, FILM DAL TITOLO IRONICO PER LA STORIA DEL CRAC DEL SECOLO, E TONY SERVILLO SARA' FAUSTO TONNA (I salotti parmigiani non sono per niente contenti)…

Michele Masneri per "Il Riformista"

Come si vive senza un re? Parma oggi è orfana di Calisto Tanzi, l'uomo che per vent'anni ha retto i destini della città. E prima ancora di Pietro Barilla. Oggi chi regna sotto il battistero di Benedetto Antelami? Di certo non Enrico Bondi, il manager aretino specializzato in mission impossibile (prima Montedison, poi Telecom, oggi Parmalat).

 

Bondi è stimato a livelli da stadio per i risultati che sta portando, facendo rinascere un marchio che pur sempre ha nel suo acronimo il nome della città, eppure non è mondano e dunque non entusiasmante per una élite cittadina snob e attenta ai riti sociali come poche.

 

Vive vicino allo stabilimento di Collecchio, a Barbiano, nei pressi dello svincolo autostradale, non vuole conoscere nessuno, si guarda bene dall'andare alle prime del Regio, il tempio laico della città. E dunque i parmigiani sono delusi, perché, come spiega il sociologo Sergio Manghi, la città ha da sempre avuto una corte di sovrani cui rendere omaggio, spesso straniera. Prima i Farnese, poi i Borbone, poi gli Asburgo con l'amatissima Maria Luigia. Poi, si parva licet, i Barilla e i Tanzi.

 

Oggi la sede è vacante. I Barilla pur avendo risanato l'azienda di famiglia hanno preso dal padre Pietro il culto del lavoro ma non il carattere estroverso: fanno vita ritirata, a partire dal presidente Guido, carattere schivo, sportivo, amante della montagna e della riservatezza. Anche troppo, dice qualche parmigiano doc.

Certo, finanziano l'università, il nuovo ospedale dei bambini, però niente a che vedere con la verve di Pietro, che amava molto, riamato, la città, che «era il nostro Adriano Olivetti», molto impegnato nel sociale ma anche nel mecenatismo con la sua collezione d'arte aperta al pubblico, a differenza dei quadri di Tanzi.

Quest'ultimo è stato meno amato di Barilla ma più temuto. E il suo potere si sente ancora molto in questa città che è in testa a tutte le classifiche e a tutti gli immaginari di eleganza, qualità della vita e made in Italy ma che in realtà riserva sorprese come la presenza di militari, causa alto tasso di criminalità, e uno dei comuni più indebitati d'Italia (162 milioni di rosso).

 

Poiché ultrasettantenne, l'ex fondatore della Parmalat pur essendo stato condannato a 10 anni di carcere in primo grado, oggi è a piede libero e secondo alcune voci che girano in città ha ricominciato da capo: in un capannone non lontano dalla sua villa di Alberi di Vigatto, nella periferia chic, ha messo su una produzione di merendine. Certo, poca cosa rispetto alla grandeur di un tempo, quando si faceva fotografare con la Ferrari F40 sulle copertine di "Capital".

Ma quello che più stupisce è che la presenza di Calisto resiste in molti gangli di potere locali. Altro che merendine: ne sa qualcosa Simona Pizzetti, stimata storica dell'arte e già a capo di uno dei musei più eleganti d'Italia, la Fondazione Magnani-Rocca, che custodisce opere di Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Morandi, Burri.

 

Pizzetti era stata invitata a fare un expertise su alcuni quadri a casa Tanzi, prima della bufera, e ha riferito prima a "Report" poi alla Procura della Repubblica dei Monet e dei De Nittis visionati. Salvo poi essere sollevata dal suo incarico un mese esatto dopo l'apparizione in tv. Ma quello che suona più inquietante, ci racconta la signora, è che in città si sapeva benissimo delle opere a casa Tanzi. Che del resto erano pubblicate su diversi cataloghi, anche se, cosa meno conosciuta, prima di "Report" stavano per essere vendute a una non meglio identificata istituzione romana.

Un'altra ombra su trattamenti di favore pro-Tanzi era arrivata nel 2004, quando il procuratore generale della Repubblica che aveva istruito la parte principale dell'inchiesta Parmalat, fu trasferito d'ufficio dal Csm per «incompatibilità ambientale». C'è chi dice che il processo andasse molto, troppo a rilento. Ma il potere tanziano resiste anche tramite la famiglia della moglie, i Chiesi, titolari di un'azienda farmaceutica da quasi 1 miliardo di euro di fatturato annuo, con rapporti consolidati e ramificati.

 

A partire dalla stampa: presidente della società editrice della "Gazzetta di Parma", detta anche la Gazza o la Pravda, voce ufficiale della città, è Alberto Chiesi. La Gazza ha dato la notizia del crack Parmalat un mese dopo rispetto ai quotidiani nazionali. Quando in città l'azienda veniva da anni chiamata "Sotto il vestito niente", perché anche i bambini ne conoscevano i fondamentali.

A fronteggiare la voce dell'establishment ci sono invece la "Voce di Parma", più aggressivo, più contropotere, poi ancora "Polis", e ancora "L'informazione". Quattro quotidiani per un comune di 184mila abitanti: un record. Oppure una nemesi all'omertà che caratterizza una città amante dell'intrigo silenzioso almeno a partire dallo stendhaliano conte Mosca.

 

Ma tra tanti intrighi, chi comanda veramente? Ci sono personalità in ascesa, come il re del Parmacotto, Marco Rosi, a lungo patron dell'Unione Industriali. «Rustico ma efficace, berlusconiano, con tentazioni di mecenatismo», dice un giornalista. Mentre sul côté politico, solida rimane la posizione di Pietro Lunardi, titolare di un'importante impresa di costruzioni, già ministro in quota Forza Italia, con una splendida cascina ristrutturata da Anemone & Co. Ma manca un re vero e la corte è spaesata. L'ultimo imperatore, Enrico Bondi, ha fatto il miracolo - tra l'altro senza licenziare un operaio, sottolineano in città - eppure evita la città che vorrebbe tanto adularlo.

Soprattutto oggi Parmalat è un'azienda sempre più multinazionale, che produce solo il 30 per cento del suo fatturato in Italia, meno che in Canada, e ai locali questo dà spaesamento. Scontato il paragone con la Torino post Agnelli. Intanto in città sono arrivati i cinematografari di Roma. Il regista Andrea Molaioli, vincitore nel 2008 del David di Donatello per "La ragazza del lago", sta iniziando le riprese de "Il Gioiellino", titolo ironico per la storia del crack del secolo. Tony Servillo probabilmente impersonerà Fausto Tonna. I salotti parmigiani non sono per niente contenti.

[05-03-2010] 

 

CIRIO: TONNA SU AFFARE EUROLAT, PRESSIONI DA GERONZI E BANCA ROMA ...
(AGI) -
La Banca di Roma, attraverso Cesare Geronzi, fece pressioni su Parmalat affinche' acquisisse dalla Cirio di Sergio Cragnotti la societa' Eurolat a un prezzo fissato tra 700 e 800 miliardi di lire. Alla fine l'affare si chiuse nell'estate del '99 intorno a quella cifra anche se "Parmalat avrebbe voluto pagare un prezzo pari alla meta' di quanto propostoci inizialmente.

 

La Banca di Roma aveva bisogno di riqualificare i crediti vantati verso Cirio, e Geronzi disse che i crediti erano incagliati e che rappresentavano un problema con la Banca d'Italia e con Fazio. Che io sappia l'unico motivo per il quale la vendita fu conclusa a quel prezzo fu la riduzione del debito di Cirio verso l'istituto di credito". A parlare e' Fausto Tonna, ex direttore finanziario del colosso di Collecchio, sentito nel processo a Roma sul fallimento del gruppo agroalimentare.

 

Tonna ha raccontato ai giudici del tribunale che anni dopo la stessa Banca di Roma verifico' (stavolta senza successo) se la Parmalat fosse interessata a rilevare altri asset di Cragnotti, a cominciare dalla stessa Cirio, a poche settimane dal crac. Alla presenza in aula dello stesso ex patron della Lazio (imputato, tra gli altri, assieme ad alcuni familiari, allo stesso Geronzi, e a Gianpiero Fiorani, ex Popolare di Lodi), Tonna ha parlato espressamente di pressioni esercitate sulla Parmalat perche' l'operazione Eurolat andasse in porto ma alla domanda del pm di esplicitare gli strumenti di pressioni che il banchiere avrebbe potuto utilizzare, Tonna si e' avvalso della facolta' di non rispondere perche' la vicenda lo vede imputato a Parma.

 

- PARMALAT: PG MILANO CHIEDE 11 ANNI DI PENA PER CALISTO TANZI ...
(Adnkronos)-
La procura generale di Milano ha chiesto la condanna per Calisto Tanzi a 11 anni e un mese di reclusione nel processo d'Appello sulla vicenda del crac Parmalat del 2003, chiedendo un aumento di pena per l'ex patron del gruppo, condannato in primo grado a 10 anni di reclusione. Il sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti, nella sua requisitoria, ha definito Tanzi 'il maggior beneficiario' degli aggiotaggi compiuti e il 'principale protagonista' del crac. In seguito la Procura generale ha chiesto la condanna a pene comprese tra i 3 anni e i 5 anni di reclusione, per gli altri sei imputati, tra cui tre ex funzionari di Bank of America, che erano stati assolti in primo grado

 

10.02.10

 

IL J’ACCUSE DEL SOR CALISTO – L’AUTODIFESA DI TANZI SI TRASFORMA IN UNA CHIAMATA DI CORREO PER TUTTA LA "CLASSE DIGERENTE" ITALIANA: DALLE BANCHE (“MEDIOBANCA, BANCA DI ROMA, JP MORGAN SAPEVANO TUTTO”) ALLA POLITICA (“HO PAGATO DA ANDREOTTI A D’ALEMA FINO A BERLUSCONI”) – “ERAVAMO IN CRISI DI LIQUIDITÀ” E CI COSTRINGEVANO A COMPRARE AZIENDE DECOTTE…

Ettore Livini per "Affari & Finanza" di "la Repubblica"

«La mia Parmalat? Era la più bella impresa d'Italia. E lo dimostra il fatto che oggi, grazie anche a Enrico Bondi, è ancora viva e vegeta. Il buco da 14 miliardi? Sapevo degli aggiustamenti di bilancio. Ma io non ho mai truccato i conti. Non ne sarei stato nemmeno capace. I colpevoli del crac? Le banche». A parlare così è Calisto Tanzi nella sua autodifesa nel processo sul crac Parmalat.

«Le banche, che hanno utilizzato Collecchio per parcheggiare aziende in perdita, usando me e la mia famiglia come paravento». Parla Calisto Tanzi. Sono passati sei anni da quel gelido dicembre 2003 in cui Parmalat è stata travolta da una valanga di debiti. Lui si è fatto tre mesi di carcere preventivo (e dietro le sbarre, per motivi d'età, non tornerà più) ha subito una condanna in primo grado a 10 anni per aggiotaggio. E solo nelle ultime due settimane, per la prima volta, ha raccontato davanti a un tribunale la sua verità sulla più grande bancarotta d'Europa.

Un racconto di parte, come ovvio, in cui l'ex patron ha difeso a spada tratta la famiglia, minimizzato il suo ruolo («non sapevo nemmeno alla fine quale fosse la reale entità del buco!»). E puntato il dito contro il suo braccio destro Fausto Tonna («della finanza si occupava lui. Ho subito, o per meglio dire accondisceso, le sue decisioni») e gli istituti di credito.

Sedici ore di ricostruzione. Un film a volte precisissimo fino ai minimi dettagli, a volte specie quando Tanzi parla di sé lacunoso e condito di tanti «non ricordo». Comunque una testimonianza di prima mano dei meccanismi perversi del consociativismo all'italiana. Tra nomine bancarie pilotate, aziende usate come bancomat, fondi nascosti all'estero e l'eterna contiguità con la politica («ho finanziato tutto l'arco costituzionale»).

Una saga che va da Andreotti a Berlusconi, come ha spiegato in aula Tanzi, e in cui alla fine si recita sempre lo stesso copione. Eccolo, raccontato in presa diretta dall'ex patron di Collecchio.

Le origini del buco: «Parmalat era in forte difficoltà finanziaria già alla fine degli anni ' 80 ha ammesso Tanzi in aula davanti al collegio presieduto da Eleonora Fiengo Gli investimenti in Odeon tv ci avevano svenato e solo un prestito ponte di 120 miliardi di lire garantito dall'Mps ci ha consentito allora di arrivare alla quotazione che ha tappato queste prime falle».

Le operazioni di cosmesi di bilancio vere e proprie sono iniziate «nel '93-94». La società era sempre in stato di «stress sul fronte della liquidità». Se ne rendevano conto tutti, assicura l'ex numero uno: consiglieri, sindaci, creditori. «Io ero a conoscenza degli aggiustamenti dei conti. Ma non ho mai dato disposizioni a nessuno di farlo. Non sapevo come avvenivano».

Certo Tanzi come ha provato il certosino lavoro di ricostruzione dei pm Paola Reggiani, Lucia Russo e Vincenzo Picciotti aveva tutti i poteri di firma. «Ma questo non toglie che quando nel 2003 sono dovuto andare a incontrare le banche per spiegare la nostra situazione non avevo la minima idea del nostro buco. Tonna mi aveva sempre assicurato che in cassa c'era un miliardo almeno di liquidità. E io sapevo al massimo di un ammanco da 6 miliardi.».

Le banche. Gli istituti di credito hanno sempre saputo quale era il reale stato di salute di Parmalat. Le prove? «Vedevano i dati della centrale rischi e già dal 2002 tutti ci dicevano di non credere ai nostri bilanci, chiedendoci di rientrare dall'esposizione». A fine 2002 ha raccontato «abbiamo studiato un aumento da 500-600 milioni con Mediobanca e Jp Morgan, che quindi conoscevano il nostro stato di salute».

«Banca di Roma ci ha minacciato dicendo che i nostri rapporti si sarebbero incrinati se non avessimo acquistato Eurolat da Cragnotti a un prezzo più alto di quello reale». Come è successo anche con Ciappazzi. Sarà un caso, dunque, ma da fine millennio in poi, il cerino Parmalat è finito in mano ai risparmiatori con l'emissione da parte delle banche di 7 miliardi di bond. E le obbligazioni di Collecchio in portafoglio agli istituti sono scese da un miliardo a zero da inizio 2003 fino alla data del crac.

«La mia famiglia è stata utilizzata come un paravento. Il turismo, le tv, le acque minerali, le concessionarie del latte non erano roba nostra. Ci avevano costretto a comprarle e anche per le banche erano parte integrante del gruppo Parmalat. Del resto nessun imprenditore con la testa sulle spalle fa collezione di aziende in perdita».

Tanzi ha però ricordato di essersi adoperato in prima persona per la nomina in posti chiave di almeno tre superbanchieri: Luigi Silingardi (consigliere Parmalat) finito alla Cassa di Parma su suggerimento «di De Mita». Franco Gorreri, nominato al Monte Parma «dopo una telefonata di Craxi» e Pellegrino Capaldo, caldeggiato per la Banca di Roma.

La politica. «Alla politica ho dato più di quanto ho avuto», ha sintetizzato Tanzi. Dare, in effetti, ha dato parecchio. Con soldi ad hoc stornati dal conto "Valori Bollati" per «agevolare i rapporti con istituzioni di cui poi avevamo bisogno». Milioni di euro con cui «è stato finanziato tutto l'arco costituzionale, se non a 360 gradi, almeno a 358». I nomi? Un elenco che è l'album di famiglia di trent'anni di politica nazionale: «Evangelisti e Andreotti, Goria e De Mita. Poi D'Alema, Alemanno, Prodi, Mannino». Finanziati in molti casi non direttamente e spesso per «avere l'ok a prodotti o provvedimenti che ci stavano a cuore».

I rapporti con Berlusconi. «Ho pagato anche Berlusconi», ha detto Tanzi in tribunale a Parma. «Sono andato ad Arcore con un gruppo di imprenditori in occasione del lancio di Forza Italia. Incontrai Berlusconi. Gli dissi che non intendevo schierarmi direttamente con lui ma che ero disposto a finanziare il suo movimento politico. Lui mi disse di fare pubblicità su Mediaset che era lo stesso». Tornato a Collecchio dal meeting, Tanzi convoca il suo dg Domenico Barili e gli ordina «di spostare gli spot da Rai a Mediaset».

«Per garantire l'occultamento del finanziamento ha continuato abbiamo deciso di pagare il prezzo pieno dei nostri passaggi televisivi sulle reti del Biscione, rinunciando ai forti sconti cui avremmo avuto diritto in qualità di grandi inserzionisti». Tanzi ha ricordato pure di aver chiesto aiuto al premier anche all'epoca del crac: «Andai a Palazzo Grazioli con mio figlio pregandolo di far qualcosa per alleggerire la pressione della Consob e delle banche».

Tesori e tesoretti. Dove sono finiti i 14 miliardi spariti nella voragine Parmalat? Tanzi dice che sono solo il risultato di perdite operative nascoste truccando i bilanci. «Noi non abbiamo preso un solo euro dalle casse del gruppo», ha ribadito in aula.

«Non c'erano società di famiglia né distrazioni». Ha negato di aver fatto scomparire la sua collezione d'arte fatta di Matisse e di Monet, ha smentito le trasferte di famiglia in Svizzera alla vigilia del crac per occultare capitali. Ha definito il suo misterioso viaggio in Ecuador del dicembre 2003, dopo il crac e due giorni prima dell'arresto, come una «vacanza», negando, come riferiscono almeno due fonti locali a Quito (dove la valuta locale è il commerciabilissimo dollaro Usa) di aver passato diverse ore in una filiale del Banco del Pacifico. «Non ne conosco nemmeno l'esistenza».

Morale. «Possono girare tutto il mondo , ma non troveranno un singolo conto intestato a me o di cui io sia beneficiario su cui ci sia un euro trafugato a Parmalat».

Questa la verità di Tanzi. Ora in tribunale sfileranno i testimoni dell'accusa e delle difese. Per capire se la verità dell'ex patron di Collecchio è un film realistico o solamente una ricostruzione di parte, riconducibile al filone della fantafinanza. Il tribunale spera di arrivare alla sentenza di primo grado sulla bancarotta entro la prossima estate. Ma tra Cirielli, processo breve, depenalizzazione di reati societari e tempi dei processi accorciati, il rischio della prescrizione per il più grande crac d'Europa è, come spesso accade in Italia, uno spettro molto concreto.

 

 

[09-12-2009]

 

 

 

I TESORI DEL SOR CALISTO – PARLA IL PG DI PARMA “SONO SICURO CHE OLTRE AI QUADRI CI SIANO TANTI SOLDI. FORSE PORTATI DA TANZI IN ECUADOR” (CHE NON RISPONDE ALLE ROGATORIE) – LE SPERANZE DEI RISPARMIATORI TRUFFATI SONO AFFIDATE ALLE CAUSE CONTRO LE BANCHE – “I QUADRI LI ABBIAMO TROVATI NOI, MA SENZA LA DRITTA DI “REPORT” NON CI SAREMMO ARRIVATI”…

Luca Fazzo per "Il Giornale"

Il piccolo Louvre che Calisto Tanzi aveva nascosto nella cantina del genero - i Van Gogh, i Cezanne, i Monet, cento milioni di euro di valore secondo la Finanza, appena cinque per il consulente di Tanzi - sono solo una piccola parte del tesoro accumulato dal fondatore di Parmalat.

Da qualche parte del mondo, nascosto, c'è il contante. Una montagna di contante. Ma trovarlo sarà dannatamente difficile. A dire che il malloppo esiste è Gerardo La Guardia, procuratore della Repubblica di Parma, che venerdì - sfruttando la traccia aperta dai giornalisti di Report - ha scovato i quadri di Tanzi.

Procuratore, Tanzi aveva sempre negato di possedere i quadri, e invece sono saltati fuori. Tanzi mente anche quando dice di non avere nascosto dei quattrini?
«Io ne sono abbastanza convinto da sempre».

Il "tesoro di Parmalat" esiste, insomma. E secondo lei dov'è?
«Non ho mai pensato che il viaggio di Tanzi in Ecuador appena prima dell'arresto fosse un viaggio di piacere».

I soldi sono nascosti a Quito? E perché non andiamo a prenderli?
«Per il semplice motivo che le nostre rogatorie inviate in Ecuador sono rimaste senza risposta. Non ci hanno detto né si né no, si sono limitati a non risponderci».

Evidentemente Tanzi aveva scelto bene il Paese dove nascondere il bottino. Questo vuol dire che i risparmiatori truffati dovranno accontentarsi dei quadri che avete trovato l'altro giorno? Li metterete all'asta?
«Ma niente affatto. Questi quadri appartengono al fallimento Parmalat, quindi li consegneremo al commissario straordinario Enrico Bondi. Sarà lui poi a decidere cosa farne, e come distribuire tra i vari creditori il contante che dovesse ricavare dalla vendita».

E il popolo dei truffati cosa deve fare? Aspettare la fine dei processi? A Parma oltretutto state andando abbastanza piano.
«Io non direi. Il processo principale, quello dove Tanzi è imputato di bancarotta fraudolenta, credo che finirà prima dell'estate. Altri due processi, quello per il filone Parmatour e quello dove è imputato anche Cesare Geronzi, stanno andando avanti anche loro, anche se un po' più lentamente.

Siamo all'udienza preliminare per i procedimenti a carico di Citigroup, Bank of America e altre tre banche. Insomma, ci stiamo muovendo. L'unico procedimento sostanzialmente fermo è quello per il fallimento del Parma Calcio, ma lì tra i creditori non ci sono piccoli risparmiatori, e questo è esattamente il motivo per cui lo abbiamo tenuto in fondo alla lista. Abbiamo privilegiato i processi che avevano come parti offese i risparmiatori».

Realisticamente, a questo punto della vicenda Parmalat, quante speranze concrete hanno i truffati di rivedere almeno una parte dei soldi che hanno perso?
«Realisticamente, credo che le possibilità maggiori siano affidate alle azioni di responsabilità contro le banche. Come è noto sono stati già fatti numerosi accordi di transazione, ma ci sono anche sentenze che hanno condannato le banche che piazzavano i bond a risarcire integralmente i risparmiatori. E trattandosi di banche che hanno venduto ai loro clienti dei titoli che erano carta straccia mi sembra che sia giusto così».

Torniamo ai quadri, procuratore. Come è stato possibile che li trovasse Report e non la Guardia di finanza?
«I quadri li abbiamo trovati noi».

Ma senza il servizio televisivo probabilmente non ci sareste mai arrivati.
«Difficile
negarlo. Diciamo che fin quando i quadri non si muovevano, fin quando non si cercava di metterli sul mercato, riuscire a trovarli era quasi impossibile. A meno di una dritta precisa».

 

 

[07-12-2009]  

 

 

CACCIA AL TESORETTO DI TANZI – "REPORT" SCOOP! PARLA IL CAPO SCORTA DI CALISTO (condannato solo a 10 anni per aggiotaggio): TANZI HA SALVATO IL SALVABILE PRIMA DELLO SCANDALO: HA CARICATO GIOIELLI, PELLICCE, QUADRI DI VAN GOGH E MONET SU DUE FURGONI DIRETTI IN SVIZZERA - UN MAXI-PROCESSO DIMENTICATO NELLA PICCOLA PARMA DI CUI I GIORNALI NON PARLANO PIÙ…

Roberto Bagnoli per "il Corriere della Sera"

 

Pellicce, gioielli, e molte opere d'arte tra cui dipinti di valore del calibro di Van Gogh, Ligabue, Monet. Il tesoretto di Calisto Tanzi, patron della Parmalat e protagonista di uno dei più clamorosi crack finanziari del secolo (14 miliardi di euro), è stato ricostruito dai segugi di Report , la trasmissione condotta da Milena Gabanelli, nella puntata di ieri sera intitolata «Il cavaliere del lavoro».

Secondo un testimone d'eccezione, il capo della scorta di Tanzi - che ha voluto mantenere l'anonimato ma oggi verrà sentito dai magistrati - poco prima che esplodesse lo scandalo la famiglia ha cercato di salvare il salvabile caricando su due furgoni bianchi tutti i beni personali che sono riusciti a stipare diretti alla volta della Svizzera.

 

«Dal caveau situato nei sotterranei della villa e dalle cassette di sicurezza in banca - racconta l'uomo che ha vissuto a stretto contatto di Tanzi negli ultimi dieci anni, quelli del potere - io ho visto prelevare beni di valore come gioielli, pellicce e altri oggetti». In particolare, il testimone d'eccezione finora mai sentito dagli inquirenti, è rimasto dalla qualità dei dipinti.

«Un numero considerevole, ricordo Ligabue, Monet, Manet, non sono sicuro ma aveva anche dei Van Gogh». Il malloppo fu caricato sui furgoncini e portato al confine con la Svizzera, vicino a Lugano. Di più l'anonimo testimone non dice: lui si è limitato a scortare - «pochi giorni prima del default» - il prezioso carico fino al confine poi «noi abbiamo perso le tracce, non si è mai saputo più niente ».

 

Il tesoretto di Tanzi, a parte quello in contanti di cui si è già occupata la magistratura e la cronaca senza mai venirne a capo, potrebbe avere un valore di diverse decine di milioni di euro. E' Simona Pizzetti, direttore artistico della Fondazione Magnani di Parma, che - raggiunta dall'autore del servizio Sigfrido Ranucci - racconta di aver visto nella villa di Calisto Tanzi molti quadri di impressionisti «tutti di gran valore ».

 

Era il 1998 e la Pizzetti venne invitata dall'imprenditore nella sua maison per vedere un De Nittis in occasione di una mostra sul pittore. Anche lei parla di Van Gogh, di Manet e una bellissima Scogliera di Pourville firmato Monet che oggi «ha una quotazione di circa 10 milioni di euro».

Report ricostruisce gli avvenimenti subito dopo il crack con le relazioni degli investigatori che sono entrati nella villa di Tanzi e trovano il caveau vuoto e sulle pareti gli aloni dei quadri rimossi. La storia, chiarissima e in parte confermata dal personale di servizio, finì in cavalleria travolta dalla valanga di miliardi di obbligazioni spazzatura che fece il giro del mondo.

 

Tanzi ha peraltro sempre negato di aver accumulato tesoretti personali. In una breve intervista d'archivio, a margine delle udienze processuali, si vede e si sente un balbettante Tanzi: «Possono girare tutto il mondo ma non c'è in giro un euro prelevato dalla Parmalat».

 

Lo stesso testimone rivela un altro viaggio finora sconosciuto, questa volta in aereo a Ginevra nel novembre del 2002 proprio dopo l'abolizione della tassa di successione fatta dal governo Berlusconi. «In quell'occasione c'era tutta la famiglia al completo - racconta - compresi cugini e fratelli, coinvolti in un'operazione legata all'eredità».

Oggi il processo Parmalat, per il quale è stato condannato solo Tanzi a 10 anni per aggiotaggio, si muove a fatica oberato da migliaia di testimonianze per un manipolo di magistrati parmigiani. Troppo pochi per un affaire così grande.

 

 

[30-11-2009]



 

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk