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IL PESCE D'APRILE
DEI FONDI PARMALAT...
A. Ol. per "Il
Sole 24 Ore" - Nel testo integrale del patto siglato da
Zenit, Skagen e Mackenzie che riunisce il 15,3% di Parmalat, si conferma
che «l'accordo terminerà di diritto al completamento dell'assemblea». Ma
poi si aggiunge che «nel caso in cui la società non abbia convocato nei
termini statutari e di legge l'assemblea entro il 1° aprile 2011 (in
seconda convocazione), le parti adotteranno prontamente iniziative
congiunte per richiedere la convocazione dell'assemblea entro il 1°
maggio 2011 (in seconda convocazione)».
Lo stesso giorno
in cui i fondi comunicavano l'accordo, Parmalat pubblicava il calendario
che prevede l'assemblea di bilancio il 12-13-14 (in prima, seconda e
terza convocazione). E allora che succede, dato che i soci si riuniscono
dopo il 1° aprile? Nulla, perchè in realtà il patto non sarebbe da
leggere «se non si terrà l'assemblea entro il 1° aprile», bensì «se non
sarà convocata entro il 1° aprile». Resta il fatto che non si capisce
perchè i fondi l'abbiano voluto scrivere.01-02-2011]
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CIRIO, UNICREDIT
FA PACE CON I BOND-PEOPLE...
Ettore Livini per "la
Repubblica" - A dieci anni dal crac Cirio, Unicredit e i
risparmiatori provano a fare la pace. Piazza Cordusio ha proposto un
accordo agli obbligazionisti che si sono costituiti parti civili nel
processo per il crac del gruppo Cragnotti offrendo un rimborso pari al
5% del capitale investito. Una mossa simile avrebbe fatto anche Banco
Popolare per archiviare le pendenze della Popolare di Lodi che come
l´istituto milanese non ha previsto intese specifiche per gli azionisti,
destinati così a rimanere a becco asciutto. I giudici del tribunale di
Roma, alla luce delle possibili transazioni, hanno deciso un rinvio al
15 febbraio della requisitoria dei pm nel processo che vede imputati tra
gli altri il patron Sergio Cragnotti, Cesare Geronzi (all´epoca dei
fatti presidente di Capitalia) e Gianpiero Fiorani.
01-02-2011]
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PARMALAT: i fondi
all'attacco sul consiglio (dai giornali)
.27-01-2011]
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PARMALAT: IL 2
FEBBRAIO DECISIONE CASSAZIONE SU ARRESTO TANZI...
(Adnkronos) - La Corte di Cassazione decidera' il prossimo
2 febbraio se Calisto Tanzi, condannato a Milano a 10 anni di reclusione per
aggiotaggio in relazione al crac Parmalat, dovra' tornare in carcere. La
Suprema corte discutera' il ricorso della difesa di Tanzi contro la
decisione del Tribunale del Riesame che, ribaltando quella della corte
d'appello, aveva accolto la richiesta della procura di Milano.12-01-2011
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PARMALAT: CAUSA
CONTRO GRANT THORNTON PUO' TORNARE A TRIBUNALE ILLINOIS...
(Adnkronos)- La Corte d'Appello del Secondo Circuito ha
deciso ieri che il Tribunale Federale Distrettuale di New York ha
erroneamente applicato la legge fallimentare americana quando decise di
trattenere la causa contro Grant Thornton sotto la giurisdizione
federale, in contrasto con la posizione di Parmalat che il Tribunale
Federale avrebbe dovuto astenersi dal trattare il merito di questa causa
in quanto cio' spetterebbe al Tribunale dello Stato dell'Illinois, dove
Parmalat aveva iniziato la causa.
19-01-2011]
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PARMALAT: ACCORDO
CON GE CAPITAL FINANCE, A COLLECCHIO 7,3 MLN...
(Adnkronos) - Il Gruppo Parmalat ha raggiunto un
accordo con Ge Capital Finance per le definizione dell'azione
revocatoria promossa nei confronti di quest'ultima. Per effetto
dell'accordo, Ge Capital Finance, senza alcun riconoscimento di
responsabilita', ha corrisposto un importo di 7 milioni e 300mila euro a
Parmalat "a fronte della rinuncia da parte di Parmalat dell'azione
revocatoria gia' promossa". Inoltre, Ge Capital Finance rinuncia "ad
insinuare al passivo di Parmalat in amministrazione straordinaria il
credito derivante dal versamento dell'importo oggetto dell'accordo". [23-12-2010] |
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. "REPUBBLICA" SI
INDIGNA SOLO PER LE BANCHE ESTERE AMICHE DI MADOFF (E SI SCORDA LE
ITALIANE AMICHE DI TANZI)...
Bankomat per Dagospia - Uno legge il fondo di Massimo
Giannini su "Affari e Finanza" di "Repubblica" sul caso Parmalat e
applaude. All'inizio. Sì perché con parole forti il vice direttore
stigmatizza i paralleli Tanzi-Madoff. In Usa le banche pagano, in Italia
solo le famiglie hanno pagato davvero. Bravo, bene, bis! Poi una rilegge
il pezzo e trova solo il nome delle banche americane di Madoff.
Il resto ve lo
dovete immaginare. Ma allora Giannini quali banche erano le amiche di
Tanzi? Ah saperlo. Bon ton e riservatezza. I bond chi li ha costruiti?
Tonna? Caboto era una finanziaria estera anonima? Cariparma? Magari il
suo esponente di punta Silingardi era in Cda con Tanzi? Certo, e pure
condannato. Ma nell'articolo di Giannini tanta indignazione e tanti nomi
di banche estere amiche di Madoff.
13-12-2010]
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condannati solo
Tanzi&Tonna? no, la Corte di Parma ha appioppato anni di condanna anche
a personaggi che anonimi banditelli di provincia proprio non sono - ma i
media sono reticentissimi a sottolineare la condanna dell’avv. Sciumé,
vicinissimo a CL - E l’avv. Sergio Erede? non un caso di ominimia
rispetto al notissimo studio Bonelli Erede Pappalardo, che da anni è il
riferimento per tutto l’establishment bancario italiano....
Bankomat per Dagospia
La sentenza di
condanna a Calisto Tanzi e soci è severa ed esemplare, anno più anno
meno.Ma come ben ricorda Minimo Riserbo, pennellando da maestro la
nostra quotidiana Dago-rassegna stampa, la vicenda parmense viene
raccontata dai media come tale: il caso Tanzi&Tonna. Tutto da soli,
abili geni del male.
Orbene, questi due
banditi lo sono senz'altro, lo dice la Corte, e anche abili: hanno
fregato tanti soldi per tanti anni a tanta gente. Ma soli no, soli non
erano.
Invitatissimo e corteggiatissimo era Calisto, uno dei grandi Vip della
prima repubblica, e non per pochi mesi. La classe dirigente italiana non
lo ha mai messo al bando, ma sempre supportato e vezzeggiato.
Prova ne sia che, e qui i media sono da sempre reticentissimi, la Corte
di Parma ha appioppato anni di condanna anche a personaggi, fra gli
altri, che anonimi banditelli di provincia proprio non sono, né parenti
o dipendenti di Tanzi. Il Dott.Silingradi, già potentissimo dominus
della Cariparma ed introdottissimo per ciò stesso in quella che allora
era Banca Intesa.
Come se oggi
condannassero un Paolo Biasi, tanto per intederci, non Mario Rossi
Ragioniere in Cremona e consigliere economico del locale Vescovo o
presidente di una Banca locale di credito cooperativo.
Poi l'avv. Sciumé, eminente avvocato d'affari vicinissimo a CL. Neppure
lui un anonimo, tutta la Milano che conta e non solo lo ha ben
frequentato e temuto per anni. Ed infine l'avv. Sergio Erede, non un
caso di ominimia rispetto al notissimo studio Bonelli Erede Pappalardo,
che da anni è fra l'altro il riferimento per tutto l'establishment
bancario italiano.
Aspettiamo analisi del Corriere della Sera o del Sole 24 Ore o di
Repubblica su tali condanne, nient'affatto di contorno rispetto al caso
Tanzi.
Vedremo i corsivi di qualche prelato sulla moralità degli affari?
Interviste di Formigoni ne leggeremo? Qualcuno ai vertici di Banca
Intesa ancora ricorda chi era il banchiere Silingardi? Ce lo
spiegheranno Geronzi e Fazio, di nuovo amici?
Aspettiamo con pazienza, ma temo dovremmo averne tanta.
10-12-2010]
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IL PROCESSO
PARMALAT E LA FIERA DELL'IPOCRISIA...
"Crac Parmalat, 18 anni a Tanzi. Risparmiatori delusi dal risarcimento.
Condanna pesante nel processo principale. Agli obbligazionisti solo 30
milioni (Corriere, p. 10). Il processo al crac del secolo non e' stato
seguito dalla sedicente grande stampa d'informazione perche' c'era il
rischio che si parlasse troppo di banche. Ci si ricollega solo ora per
la esemplare sentenza, dalla quale si ricava che Tanzi e il suo
ragioniere hanno fatto più' o meno tutto da soli. Certo che il sor
Calisto poi ci mette sempre del suo: " Non me l'aspettavo, non sono un
truffatore" (Stampa, p. 3, il giornale che ha i pezzi più'
interessanti).
10-12-2010]
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PARMALAT: 18 ANNI
A TANZI PER IL CRAC...
(ANSA) - Per il crac Parmalat da 14 miliardi di euro, il Tribunale di
Parma ha condannato l'ex patron della società Calisto Tanzi a 18 anni di
reclusione. Il pm aveva chiesto per lui 20 anni di reclusione. Sono
condannati anche altri dirigenti della società.
- DUE MLD A
AZIENDA, 5% BOND A RISPARMIATORI - Calisto Tanzi e gli altri condannati
nel processo Parmalat di Parma dovranno risarcire due miliardi di euro
alla nuova azienda sorta sulle cenerid del crac e il 5% del valore
nominale delle obbligazioni ai risparmiatori. Secondo una stima dei
legali di parte civile, il valore dei bond sottoscritti sia aggirerebbe
sui 600 milioni di euro; il risarcimento dovrebbe essere quindi di circa
30 milioni.
- TANZI: NON
ASPETTAVO SENTENZA COSI' SEVERA - "Non mi aspettavo una sentenza così
severa". Sono queste le prime parole che Calisto Tanzi ha detto al suo
legale Giampiero Biancolella che, subito dopo la lettura della lunga
sentenza del processo Parmalat, lo informato sulla condanna a 18 anni di
reclusione".
- PROCURATORE,
PIENAMENTE SODDISFATTI DALLA SENTENZA - "Piena soddisfazione" per la
sentenza che ha condannato Calisto Tanzi a 18 anni di reclusione e gli
altri dirigenti del gruppo protagonisti del crac. L'ha espressa il
procuratore di Parma Gerardo Laguardia. Per la Procura parmigiana, che
aveva chiesto vent'anni per l'ex cavaliere, si è chiusa una fase di
impegno durissimo con la ricostruzione, affidata ad un ufficio
relativamente piccolo, del più grande crac finanziario europeo. "Le
condanne - ha detto Laguardia - non si discostano sostanzialmente dalle
nostre richieste, in alcuni casi sono state leggermente diminuite, in
altre aumentate. Ma nella sostanza la sentenza è stata in linea".09-12-2010]
- CONDANNATO A 14
ANNI EX DIRETTORE FINANZIARIO TONNA - Fausto Tonna, ex direttore
finanziario del gruppo Parmalat, è stato condannato a 14 anni di
reclusione. La Procura aveva chiesto in aula una condanna a nove anni e
sei mesi, riconoscendo a Tonna le generiche. Il tribunale, pur
assecondando questa parte della richiesta (generiche riconosciute
prevalenti), ha però aumentato la pena. Tonna aveva collaborato
fattivamente con gli inquirenti del pool Parmalat alla decriptazione di
anni e anni di falsi contabili, aggiustamenti di bilancio e operazioni
finanziarie molto complesse. Deluso il suo collegio difensivo.09-12-2010]
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PARMALAT: PM GRECO, FALSI COMUNICATI SCRITTI A 4 MANI
CON BANCHE SIMBOLO DI AGGIOTAGGIO...
(Adnkronos) - "Comunicati con false
comunicazioni al mercato scritti a quattro mani con le
banche sono il simbolo dell'aggiotaggio". E' questo uno
dei passaggi con cui il procuratore aggiunto di Milano,
Francesco Greco, ha avviato questa mattina la sua
requisitoria al processo a carico di Citigroup, Deutsche
Bank, Morgan Stanley, Bank of America e alcuni loro
funzionari accusati di aggiotaggio nell'ambito del crac
Parmalat.01-12-2010] |
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. E IL PM GRECO RENDE ONORE A GRILLO...
Da "Il
Giornale" - «L'idea che non esistesse
liquidità ce l'aveva solo Beppe Grillo, io stesso quando
l'ho saputo ne sono rimasto sorpreso». Inatteso omaggio
di Francesco Greco, procuratore aggiunto della
Repubblica, al Masaniello genovese: nell'aula del
processo alle banche per il caso Parmalat, Greco ha
sottolineato come solo nei comizi di Grillo, fino a
pochi mesi prima del crac del gruppo di Collecchio, si
fossero lanciati allarmi sulla gravità della effettiva
situazione dell'azienda di Tanzi.
Ma
le banche, ha aggiunto Greco, avevano molti elementi per
capire cosa stava davvero accadendo, e anzi «hanno dato
un contributo causale determinante alle false
informazioni rese al mercato». Greco, brandendo un Ipad
nuovo di zecca, ha tracciato le linee generali delle
accuse agli istituti di credito. Nella prossima udienza
sarà il pm Carlo Nocerino a spiegare perché ritiene
provate le colpe di Ubs e Credit Suisse, mentre Eugenio
Fusco parlerà di Morgan Stanley e Deutsche Bank.
02-12-2010]
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PARMALAT: TRIBUNALE RIESAME, SI' AD ARRESTO DI
CALISTO TANZI...
Radiocor - Calisto Tanzi, ex patron
della Parmalat, deve andare in carcere. E' quanto ha
stabilito il tribunale del Riesame di Milano,
accogliendo la richiesta della procura generale sulla
misura cautelare in carcere. Tuttavia, i legali di Tanzi
faranno ricorso in Cassazione e per questo l'ex numero
uno del gruppo agroalimentare per ora restera' nella sua
abitazione. 20.10.10 |
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PARMALAT: LA PROCURA GENERALE CHIEDE L'ARRESTO DI
TANZI...
Radiocor
-
La Procura generale di Milano ha chiesto l'arresto di
Calisto Tanzi. L'istanza, discussa davanti al Tribunale
del Riesame che si e' riservato di decidere, e' stata
avanzata dalla Procura generale dopo la sentenza della
Corta d'Appello di Milano che ha confermato la condanna
a 10 anni per aggiotaggio.
01.10.10 |
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CAVALIERI LAVORO: REVOCATO PER INDEGNITA' IL
TITOLO A CALISTO TANZI...
(Adnkronos) - Calisto Tanzi, gia'
patron della Parmalat, non e' piu' Cavaliere del Lavoro.
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano,
accogliendo la proposta del ministero dello Sviluppo
Economico, ha infatti firmato venerdi' scorso il decreto
di revoca 'per indegnita'' della decorazione di
Cavaliere al Merito del Lavoro, che era stata conferita
a Tanzi il 2 giugno 1984 con decreto dello stesso
Presidente della Repubblica.
Dopo le complesse vicende finanziarie e giudiziarie in
cui era rimasto coinvolto l'imprenditore, il Ministro
dello Sviluppo Economico aveva avanzato la richiesta di
sua cancellazione ritenendo che sussistessero "le
condizioni previste dalla legge per la revoca
dell'onorificenza". Sara' lo stesso ministero di Via
Vittorio Veneto, come si afferma nel decreto
presidenziale, a curare la trascrizione del
provvedimento nell'Albo dell'Ordine, oltre che a farlo
pubblicare nella Gazzetta Ufficiale.
28.09.10 |
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GARANTITI CREDITI OBBLIGAZIONISTI PARMALAT. OTTENUTO DA
USA SVINCOLO 2 MLN EURO OCCULTATI ESTERO...
(ANSA) - Il ministero della Giustizia
ha garantito in parte il credito vantato dagli
obbligazionisti coinvolti nel crac della Parmalat,
ottenendo dagli Stati Uniti lo svincolamento della somma
di 2 milioni 98 mila 647 euro, occultati all'estero da
uno degli imputati per il fallimento dell'azienda. Lo
rende noto un comunicato di via Arenula.
"L'importante risultato", sottolinea il ministero, è
stato conseguito grazie al "solerte impegno e allo
straordinario lavoro dei magistrati e dei funzionari
dell'Ufficio Secondo della Direzione Generale Giustizia
Penale, nonché dalla intelligente e pronta
collaborazione della Procura Generale della Corte di
Appello di Bologna che ha sensibilizzato, quella Corte,
a emanare, in tempi brevissimi, l'ordinanza di sequestro
conservativo dei fondi occultati all'estero".
20.09.10 |
PARMALAT: PM, CON TANZI PIU' GRANDE FABBRICA DEBITI
D'EUROPA...
Radiocor - 'Parmalat nella gestione
Tanzi e' stata il marchio di fabbrica di un sistema
malato e la piu' grande fabbrica di debiti del
capitalismo europ eo'. Cosi' il magistrato della procura
di Parma Lucia Russo ha iniziato la requisitoria nel
processo al tribunale di Parma sul crac del gruppo di
Collecchio, che vede imputate 17 persone per concorso in
bancarotta. A 31 mesi dall'inizio del procedimento,
considerato il filone principale sul crac del gruppo
guidato da Calisto Tanzi, fallito a fine 2003
schiacciato da un buco di 14 miliardi di euro, la parola
e' tornata ai magistrati che hanno condotto le indagini
i quali, al termine della requisitoria, faranno le
richieste di condanna per gli imputati.
20-09-10 |
PARMALAT: SENTENZA PROCESSO APPELLO MILANO SLITTA AL 26 MAGGIO...
(Adnkronos)
-
Slitta di due settimane la sentenza nel processo milanese
d'appello per il crac Parmalat, che vede imputato, tra gli
altri, Calisto Tanzi. La sentenza era prevista per oggi, ma
i giudici della seconda Corte d'Appello di Milano, a causa
di alcuni impedimenti concomitanti dei componenti del
collegio, hanno deciso di rinviare la camera di consiglio al
prossimo 26 maggio.Il
sostituto procuratore generale Elena Maria Visconti e il pm
Eugenio Fusco, nelle scorse udienze, hanno sollecitato per
Tanzi una richiesta di aumento della pena: 11 anni e un mese
di reclusione, rispetto ai 10 anni inflitti in primo grado.
L'accusa, inoltre, ha chiesto la condanna di 6 imputati
assolti in primo grado, tra cui tre ex funzionari di Bank of
America, per cui sono state chieste pene comprese tra i 3 e
i 5 anni.
10.05.10 |
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BONDI
VA ALLA GUERRA DEL DIVIDENDO...
Ettore
Livini per "la Repubblica" - La guerra del dividendo
Parmalat sbarca all´assemblea di Collecchio. Da una parte i
grandi fondi esteri (i veri padroni del gruppo) che chiedono
di distribuire ai soci il tesoretto da 1,4 miliardi raccolto
grazie alle transazioni delle banche. Dall´altra Enrico
Bondi convinto di aver dato già abbastanza («dal 2006
abbiamo distribuito ai soci 776 milioni») e pronto a usare i
soldi per far crescere il gruppo.
La
partita a scacchi è delicatissima. Il risanatore dell´ex
impero dei Tanzi si fa scudo di uno statuto immodificabile
(«abbiamo un parere legale») fino al 2020 che obbliga il cda
a girare agli azionisti «il 50% degli utili». Non un euro in
più. I fondi non paiono troppo d´accordo su questa
interpretazione. E oggi, in assemblea, potrebbero iniziare a
giocare le loro carte
[01-04-2010]
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PARMALAT: GERONZI E CRAGNOTTI
PROSCIOLTI DA ESTORSIONE PER EUROLAT...
Radiocor - Il presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca Cesare
Geronzi, e l'ex patron di Cirio Sergio Cragnotti, sono stati
prosciolti d all'ipotesi di reato di estorsione in relazione
alla vicenda Eurolat, societa' cui faceva capo il ramo-latte
di Cirio ceduta a Parmalat nel 1999. Lo ha deciso il gup di
Roma, Tommaso Picazio, che ha accolto le richieste avanzate in
tal senso dai pm Gustavo De Marinis, Tiziana Cugini e Rodolfo
Sabelli.
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PARMALAT: LA GUARDIA DI FINANZA SEQUESTRA LO YACHT DI
TANZI...
(Adnkronos) -
Uno degli ultimi tesori di Calisto Tanzi, un motoryacht di
16 metri costruito da un rinomato cantiere ligure, e' stata
rinvenuto presso un noto cantiere dell'interland spezzino,
dagli uomini della Sezione Operativa Navale della Guardia di
Finanza di La Spezia, nell'ambito di un'azione di
monitoraggio delle imbarcazioni di lusso presenti nell'area.
Lo yacht e' stato immediatamente posto sotto sequestro su
espressa disposizione dell'Autorita' Giudiziaria di Parma.Lo
yacht, di ingente valore commerciale, va ad aggiungersi ad
altri beni scoperti recentemente sempre dalla Guardia di
Finanza nell'ambito della collaborazione in corso 8 - con
l'Autorita' Giudiziaria parmense, finalizzata ad individuare
beni riconducibili alla famiglia Tanzi sottratti o occultati
al fallimento della Parmalat, approdato da alcuni anni al
Tribunale di Parma.
Il
sequestro del Motoryacht andra' ad incrementare l'asse
patrimoniale a disposizione del Tribunale Fallimentare di
Parma per soddisfare almeno in parte i molti creditori che
vantano crediti nell'ambito del fallimento Parmalat.
12.03.10 |
CHE FINE HA
FATTO TANZI? – E’ A PIEDE LIBERO E FABBRICA MERENDINE COME
UN BRAMBILLA QUALSIASI – MA SPADRONEGGIA ANCORA (CI SONO
STATI STRANI TRASFERIMENTI DI PERSONE “SCOMODE”) – IL
RUOLO DELLA MOGLIE IN POLITICA E NELLA STAMPA - INTANTO STA
PER ARRIVARE “IL GIOIELLINO”, FILM DAL TITOLO IRONICO PER
LA STORIA DEL CRAC DEL SECOLO, E TONY SERVILLO SARA' FAUSTO
TONNA (I salotti parmigiani non sono per niente contenti)…
Michele Masneri per "Il
Riformista"
Come si vive senza un re? Parma oggi
è orfana di Calisto Tanzi, l'uomo che per vent'anni ha retto
i destini della città. E prima ancora di Pietro Barilla. Oggi
chi regna sotto il battistero di Benedetto Antelami? Di certo
non Enrico Bondi, il manager aretino specializzato in mission
impossibile (prima Montedison, poi Telecom, oggi Parmalat).
Bondi è stimato a livelli da stadio
per i risultati che sta portando, facendo rinascere un marchio
che pur sempre ha nel suo acronimo il nome della città,
eppure non è mondano e dunque non entusiasmante per una élite
cittadina snob e attenta ai riti sociali come poche.
Vive vicino allo stabilimento di
Collecchio, a Barbiano, nei pressi dello svincolo
autostradale, non vuole conoscere nessuno, si guarda bene
dall'andare alle prime del Regio, il tempio laico della città.
E dunque i parmigiani sono delusi, perché, come spiega il
sociologo Sergio Manghi, la città ha da sempre avuto una
corte di sovrani cui rendere omaggio, spesso straniera. Prima
i Farnese, poi i Borbone, poi gli Asburgo con l'amatissima
Maria Luigia. Poi, si parva licet, i Barilla e i Tanzi.
Oggi la sede è vacante. I Barilla pur
avendo risanato l'azienda di famiglia hanno preso dal padre
Pietro il culto del lavoro ma non il carattere estroverso:
fanno vita ritirata, a partire dal presidente Guido, carattere
schivo, sportivo, amante della montagna e della riservatezza.
Anche troppo, dice qualche parmigiano doc.
Certo, finanziano l'università, il
nuovo ospedale dei bambini, però niente a che vedere con la
verve di Pietro, che amava molto, riamato, la città, che «era
il nostro Adriano Olivetti», molto impegnato nel sociale ma
anche nel mecenatismo con la sua collezione d'arte aperta al
pubblico, a differenza dei quadri di Tanzi.
Quest'ultimo è stato meno amato di
Barilla ma più temuto. E il suo potere si sente ancora molto
in questa città che è in testa a tutte le classifiche e a
tutti gli immaginari di eleganza, qualità della vita e made
in Italy ma che in realtà riserva sorprese come la presenza
di militari, causa alto tasso di criminalità, e uno dei
comuni più indebitati d'Italia (162 milioni di rosso).
Poiché ultrasettantenne, l'ex
fondatore della Parmalat pur essendo stato condannato a 10
anni di carcere in primo grado, oggi è a piede libero e
secondo alcune voci che girano in città ha ricominciato da
capo: in un capannone non lontano dalla sua villa di Alberi di
Vigatto, nella periferia chic, ha messo su una produzione di
merendine. Certo, poca cosa rispetto alla grandeur di un
tempo, quando si faceva fotografare con la Ferrari F40 sulle
copertine di "Capital".
Ma quello che più stupisce è che la
presenza di Calisto resiste in molti gangli di potere locali.
Altro che merendine: ne sa qualcosa Simona Pizzetti, stimata
storica dell'arte e già a capo di uno dei musei più eleganti
d'Italia, la Fondazione Magnani-Rocca, che custodisce opere di
Tiziano, Rubens, Van Dyck, Goya, Morandi, Burri.
Pizzetti era stata invitata a fare un
expertise su alcuni quadri a casa Tanzi, prima della bufera, e
ha riferito prima a "Report" poi alla Procura della
Repubblica dei Monet e dei De Nittis visionati. Salvo poi
essere sollevata dal suo incarico un mese esatto dopo
l'apparizione in tv. Ma quello che suona più inquietante, ci
racconta la signora, è che in città si sapeva benissimo
delle opere a casa Tanzi. Che del resto erano pubblicate su
diversi cataloghi, anche se, cosa meno conosciuta, prima di
"Report" stavano per essere vendute a una non meglio
identificata istituzione romana.
Un'altra ombra su trattamenti di
favore pro-Tanzi era arrivata nel 2004, quando il procuratore
generale della Repubblica che aveva istruito la parte
principale dell'inchiesta Parmalat, fu trasferito d'ufficio
dal Csm per «incompatibilità ambientale». C'è chi dice che
il processo andasse molto, troppo a rilento. Ma il potere
tanziano resiste anche tramite la famiglia della moglie, i
Chiesi, titolari di un'azienda farmaceutica da quasi 1
miliardo di euro di fatturato annuo, con rapporti consolidati
e ramificati.
A partire dalla stampa: presidente
della società editrice della "Gazzetta di Parma",
detta anche la Gazza o la Pravda, voce ufficiale della città,
è Alberto Chiesi. La Gazza ha dato la notizia del crack
Parmalat un mese dopo rispetto ai quotidiani nazionali. Quando
in città l'azienda veniva da anni chiamata "Sotto il
vestito niente", perché anche i bambini ne conoscevano i
fondamentali.
A fronteggiare la voce
dell'establishment ci sono invece la "Voce di
Parma", più aggressivo, più contropotere, poi ancora
"Polis", e ancora "L'informazione".
Quattro quotidiani per un comune di 184mila abitanti: un
record. Oppure una nemesi all'omertà che caratterizza una
città amante dell'intrigo silenzioso almeno a partire dallo
stendhaliano conte Mosca.
Ma tra tanti intrighi, chi comanda
veramente? Ci sono personalità in ascesa, come il re del
Parmacotto, Marco Rosi, a lungo patron dell'Unione
Industriali. «Rustico ma efficace, berlusconiano, con
tentazioni di mecenatismo», dice un giornalista. Mentre sul côté
politico, solida rimane la posizione di Pietro Lunardi,
titolare di un'importante impresa di costruzioni, già
ministro in quota Forza Italia, con una splendida cascina
ristrutturata da Anemone & Co. Ma manca un re vero e la
corte è spaesata. L'ultimo imperatore, Enrico Bondi, ha fatto
il miracolo - tra l'altro senza licenziare un operaio,
sottolineano in città - eppure evita la città che vorrebbe
tanto adularlo.
Soprattutto oggi Parmalat è
un'azienda sempre più multinazionale, che produce solo il 30
per cento del suo fatturato in Italia, meno che in Canada, e
ai locali questo dà spaesamento. Scontato il paragone con la
Torino post Agnelli. Intanto in città sono arrivati i
cinematografari di Roma. Il regista Andrea Molaioli, vincitore
nel 2008 del David di Donatello per "La ragazza del
lago", sta iniziando le riprese de "Il
Gioiellino", titolo ironico per la storia del crack del
secolo. Tony Servillo probabilmente impersonerà Fausto Tonna.
I salotti parmigiani non sono per niente contenti.
[05-03-2010] |
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CIRIO: TONNA SU AFFARE EUROLAT, PRESSIONI DA GERONZI E
BANCA ROMA
...
(AGI)
- La Banca di Roma, attraverso Cesare Geronzi, fece pressioni su
Parmalat affinche' acquisisse dalla Cirio di Sergio Cragnotti
la societa' Eurolat
a un prezzo fissato tra 700 e 800 miliardi di lire. Alla fine
l'affare si chiuse nell'estate del '99 intorno a quella cifra
anche se "Parmalat avrebbe voluto pagare un prezzo pari
alla meta' di quanto propostoci inizialmente.
La Banca di Roma aveva bisogno di riqualificare i crediti vantati
verso Cirio, e Geronzi disse che i crediti erano incagliati e
che rappresentavano un problema con la
Banca d'Italia
e con Fazio. Che io sappia l'unico motivo per il quale la
vendita fu conclusa a quel prezzo fu la riduzione del debito
di Cirio verso l'istituto di credito". A parlare e'
Fausto Tonna, ex direttore finanziario del colosso di
Collecchio, sentito nel processo a Roma sul fallimento del
gruppo agroalimentare.
Tonna ha raccontato ai giudici del tribunale che anni dopo
la stessa Banca
di Roma verifico' (stavolta senza successo) se la Parmalat
fosse interessata a rilevare altri asset di Cragnotti, a
cominciare dalla stessa Cirio, a poche settimane dal crac.
Alla presenza in aula dello stesso ex patron della Lazio
(imputato, tra gli altri, assieme ad alcuni familiari, allo
stesso Geronzi, e a Gianpiero Fiorani, ex Popolare di Lodi),
Tonna ha parlato espressamente di pressioni esercitate sulla
Parmalat perche' l'operazione Eurolat andasse in porto ma alla
domanda del pm di esplicitare gli strumenti di pressioni che
il banchiere avrebbe potuto utilizzare, Tonna si e' avvalso
della facolta' di non rispondere perche' la vicenda lo vede
imputato a Parma.
- PARMALAT: PG MILANO CHIEDE 11 ANNI DI PENA PER CALISTO TANZI
...
(Adnkronos)-
La procura generale di Milano ha
chiesto la condanna per Calisto Tanzi a 11 anni e un mese di
reclusione nel processo d'Appello sulla vicenda del crac
Parmalat del 2003, chiedendo un aumento di pena per l'ex
patron del gruppo, condannato in primo grado a 10 anni di
reclusione. Il sostituto procuratore generale Elena Maria
Visconti, nella sua requisitoria, ha definito Tanzi 'il
maggior beneficiario' degli aggiotaggi compiuti e il
'principale protagonista' del crac. In seguito la Procura
generale ha chiesto la condanna a pene comprese tra i 3 anni e
i 5 anni di reclusione, per gli altri sei imputati, tra cui
tre ex funzionari di Bank of America, che erano stati assolti
in primo grado
10.02.10 |
IL J’ACCUSE
DEL SOR CALISTO – L’AUTODIFESA DI TANZI SI TRASFORMA IN UNA
CHIAMATA DI CORREO PER TUTTA LA "CLASSE DIGERENTE"
ITALIANA: DALLE BANCHE (“MEDIOBANCA, BANCA DI ROMA, JP MORGAN
SAPEVANO TUTTO”) ALLA POLITICA (“HO PAGATO DA ANDREOTTI A
D’ALEMA FINO A BERLUSCONI”) – “ERAVAMO IN CRISI DI LIQUIDITÀ”
E CI COSTRINGEVANO A COMPRARE AZIENDE DECOTTE…
Ettore
Livini per "Affari
& Finanza" di "la
Repubblica"
«La mia Parmalat? Era la più bella impresa d'Italia. E
lo dimostra il fatto che oggi, grazie anche a Enrico Bondi, è
ancora viva e vegeta. Il buco da 14 miliardi? Sapevo degli
aggiustamenti di bilancio. Ma io non ho mai truccato i conti. Non ne
sarei stato nemmeno capace. I colpevoli del crac? Le banche». A
parlare così è Calisto Tanzi nella sua autodifesa nel processo sul
crac Parmalat.
«Le banche, che hanno utilizzato Collecchio per
parcheggiare aziende in perdita, usando me e la mia famiglia come
paravento». Parla Calisto Tanzi. Sono passati sei anni da quel
gelido dicembre
2003 in
cui Parmalat è stata travolta da una valanga di debiti. Lui si è
fatto tre mesi di carcere preventivo (e dietro le sbarre, per motivi
d'età, non tornerà più) ha subito una condanna in primo grado a
10 anni per aggiotaggio. E solo nelle ultime due settimane, per la
prima volta, ha raccontato davanti a un tribunale la sua verità
sulla più grande bancarotta d'Europa.
Un racconto di parte, come ovvio, in cui l'ex patron ha
difeso a spada tratta la famiglia, minimizzato il suo ruolo («non
sapevo nemmeno alla fine quale fosse la reale entità del buco!»).
E puntato il dito contro il suo braccio destro Fausto Tonna («della
finanza si occupava lui. Ho subito, o per meglio dire accondisceso,
le sue decisioni») e gli istituti di credito.
Sedici ore di ricostruzione. Un film a volte precisissimo
fino ai minimi dettagli, a volte specie quando Tanzi parla di sé
lacunoso e condito di tanti «non ricordo». Comunque una
testimonianza di prima mano dei meccanismi perversi del
consociativismo all'italiana. Tra nomine bancarie pilotate, aziende
usate come bancomat, fondi nascosti all'estero e l'eterna contiguità
con la politica («ho finanziato tutto l'arco costituzionale»).
Una saga che va da Andreotti a Berlusconi, come ha
spiegato in aula Tanzi, e in cui alla fine si recita sempre lo
stesso copione. Eccolo, raccontato in presa diretta dall'ex patron
di Collecchio.
Le origini del buco: «Parmalat era in forte difficoltà
finanziaria già alla fine degli anni '
80 ha
ammesso Tanzi in aula davanti al collegio presieduto da Eleonora
Fiengo Gli investimenti in Odeon tv ci avevano svenato e solo un
prestito ponte di 120 miliardi di lire garantito dall'Mps ci ha
consentito allora di arrivare alla quotazione che ha tappato queste
prime falle».
Le operazioni di cosmesi di bilancio vere e proprie sono
iniziate «nel '93-94». La società era sempre in stato di «stress
sul fronte della liquidità». Se ne rendevano conto tutti, assicura
l'ex numero uno: consiglieri, sindaci, creditori. «Io ero a
conoscenza degli aggiustamenti dei conti. Ma non ho mai dato
disposizioni a nessuno di farlo. Non sapevo come avvenivano».
Certo Tanzi come ha provato il certosino lavoro di
ricostruzione dei pm Paola Reggiani, Lucia Russo e Vincenzo
Picciotti aveva tutti i poteri di firma. «Ma questo non toglie che
quando nel 2003 sono dovuto andare a incontrare le banche per
spiegare la nostra situazione non avevo la minima idea del nostro
buco. Tonna mi aveva sempre assicurato che in cassa c'era un
miliardo almeno di liquidità. E io sapevo al massimo di un ammanco
da 6 miliardi.».
Le banche. Gli istituti di credito hanno sempre saputo
quale era il reale stato di salute di Parmalat. Le prove? «Vedevano
i dati della centrale rischi e già dal 2002 tutti ci dicevano di
non credere ai nostri bilanci, chiedendoci di rientrare
dall'esposizione». A fine
2002 ha
raccontato «abbiamo studiato un aumento da 500-600 milioni con
Mediobanca e Jp Morgan, che quindi conoscevano il nostro stato di
salute».
«Banca di Roma ci ha minacciato dicendo che i nostri
rapporti si sarebbero incrinati se non avessimo acquistato Eurolat
da Cragnotti a un prezzo più alto di quello reale». Come è
successo anche con Ciappazzi. Sarà un caso, dunque, ma da fine
millennio in poi, il cerino Parmalat è finito in mano ai
risparmiatori con l'emissione da parte delle banche di 7 miliardi di
bond. E le obbligazioni di Collecchio in portafoglio agli istituti
sono scese da un miliardo a zero da inizio 2003 fino alla data del
crac.
«La mia famiglia è stata utilizzata come un paravento.
Il turismo, le tv, le acque minerali, le concessionarie del latte
non erano roba nostra. Ci avevano costretto a comprarle e anche per
le banche erano parte integrante del gruppo Parmalat. Del resto
nessun imprenditore con la testa sulle spalle fa collezione di
aziende in perdita».
Tanzi ha però ricordato di essersi adoperato in prima
persona per la nomina in posti chiave di almeno tre superbanchieri:
Luigi Silingardi (consigliere Parmalat) finito alla Cassa di Parma
su suggerimento «di De Mita». Franco Gorreri, nominato al Monte
Parma «dopo una telefonata di Craxi» e Pellegrino Capaldo,
caldeggiato per la Banca di Roma.
La politica. «Alla politica ho dato più di quanto ho
avuto», ha sintetizzato Tanzi. Dare, in effetti, ha dato parecchio.
Con soldi ad hoc stornati dal conto "Valori Bollati" per
«agevolare i rapporti con istituzioni di cui poi avevamo bisogno».
Milioni di euro con cui «è stato finanziato tutto l'arco
costituzionale, se non a 360 gradi, almeno a 358». I nomi? Un
elenco che è l'album di famiglia di trent'anni di politica
nazionale: «Evangelisti e Andreotti, Goria e De Mita. Poi D'Alema,
Alemanno, Prodi, Mannino». Finanziati in molti casi non
direttamente e spesso per «avere l'ok a prodotti o provvedimenti
che ci stavano a cuore».
I rapporti con Berlusconi. «Ho pagato anche Berlusconi»,
ha detto Tanzi in tribunale a Parma. «Sono andato ad Arcore con un
gruppo di imprenditori in occasione del lancio di Forza Italia.
Incontrai Berlusconi. Gli dissi che non intendevo schierarmi
direttamente con lui ma che ero disposto a finanziare il suo
movimento politico. Lui mi disse di fare pubblicità su Mediaset che
era lo stesso». Tornato a Collecchio dal meeting, Tanzi convoca il
suo dg Domenico Barili e gli ordina «di spostare gli spot da Rai a
Mediaset».
«Per garantire l'occultamento del finanziamento ha
continuato abbiamo deciso di pagare il prezzo pieno dei nostri
passaggi televisivi sulle reti del Biscione, rinunciando ai forti
sconti cui avremmo avuto diritto in qualità di grandi inserzionisti».
Tanzi ha ricordato pure di aver chiesto aiuto al premier anche
all'epoca del crac: «Andai a Palazzo Grazioli con mio figlio
pregandolo di far qualcosa per alleggerire la pressione della Consob
e delle banche».
Tesori e tesoretti. Dove sono finiti i 14 miliardi
spariti nella voragine Parmalat? Tanzi dice che sono solo il
risultato di perdite operative nascoste truccando i bilanci. «Noi
non abbiamo preso un solo euro dalle casse del gruppo», ha ribadito
in aula.
«Non c'erano società di famiglia né distrazioni». Ha
negato di aver fatto scomparire la sua collezione d'arte fatta di
Matisse e di Monet, ha smentito le trasferte di famiglia in Svizzera
alla vigilia del crac per occultare capitali. Ha definito il suo
misterioso viaggio in Ecuador del dicembre 2003, dopo il crac e due
giorni prima dell'arresto, come una «vacanza», negando, come
riferiscono almeno due fonti locali a Quito (dove la valuta locale
è il commerciabilissimo dollaro Usa) di aver passato diverse ore in
una filiale del Banco del Pacifico. «Non ne conosco nemmeno
l'esistenza».
Morale. «Possono girare tutto
il mondo
, ma non troveranno un singolo conto intestato a me o di cui io sia
beneficiario su cui ci sia un euro trafugato a Parmalat».
Questa la verità di Tanzi. Ora in tribunale sfileranno i
testimoni dell'accusa e delle difese. Per capire se la verità
dell'ex patron di Collecchio è un film realistico o solamente una
ricostruzione di parte, riconducibile al filone della fantafinanza.
Il tribunale spera di arrivare alla sentenza di primo grado sulla
bancarotta entro la prossima estate. Ma tra Cirielli, processo
breve, depenalizzazione di reati societari e tempi dei processi
accorciati, il rischio della prescrizione per il più grande crac
d'Europa è, come spesso accade in Italia, uno spettro molto
concreto.
[09-12-2009]
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I TESORI DEL
SOR CALISTO – PARLA IL PG DI PARMA “SONO SICURO CHE OLTRE AI
QUADRI CI SIANO TANTI SOLDI. FORSE PORTATI DA TANZI IN ECUADOR”
(CHE NON RISPONDE ALLE ROGATORIE) – LE SPERANZE DEI RISPARMIATORI
TRUFFATI SONO AFFIDATE ALLE CAUSE CONTRO LE BANCHE – “I QUADRI
LI ABBIAMO TROVATI NOI, MA SENZA LA DRITTA DI “REPORT” NON CI
SAREMMO ARRIVATI”…
Luca
Fazzo per "Il Giornale"
Il piccolo
Louvre che Calisto Tanzi aveva nascosto nella cantina del genero - i
Van Gogh, i Cezanne, i Monet, cento milioni di euro di valore
secondo la Finanza, appena cinque per il consulente di Tanzi - sono
solo una piccola parte del tesoro accumulato dal fondatore di
Parmalat.
Da qualche parte del mondo, nascosto, c'è il contante.
Una montagna di contante. Ma trovarlo sarà dannatamente difficile.
A dire che il malloppo esiste è Gerardo La Guardia, procuratore
della Repubblica di Parma, che venerdì - sfruttando la traccia
aperta dai giornalisti di Report - ha scovato i quadri di Tanzi.
Procuratore,
Tanzi aveva sempre negato di possedere i quadri, e invece sono
saltati fuori. Tanzi mente anche quando dice di non avere nascosto
dei quattrini?
«Io ne sono abbastanza convinto da sempre».
Il
"tesoro di Parmalat" esiste, insomma. E secondo lei dov'è?
«Non ho mai pensato che il viaggio di Tanzi in Ecuador appena prima
dell'arresto fosse un viaggio di piacere».
I
soldi sono nascosti a Quito? E perché non andiamo a prenderli?
«Per il semplice motivo che le nostre rogatorie inviate in Ecuador
sono rimaste senza risposta. Non ci hanno detto né si né no, si
sono limitati a non risponderci».
Evidentemente
Tanzi aveva scelto bene il Paese dove nascondere il bottino. Questo
vuol dire che i risparmiatori truffati dovranno accontentarsi dei
quadri che avete trovato l'altro giorno? Li metterete all'asta?
«Ma niente affatto. Questi quadri appartengono al fallimento
Parmalat, quindi li consegneremo al commissario straordinario Enrico
Bondi. Sarà lui poi a decidere cosa farne, e come distribuire tra i
vari creditori il contante che dovesse ricavare dalla vendita».
E il
popolo dei truffati cosa deve fare? Aspettare la fine dei processi?
A Parma oltretutto state andando abbastanza piano.
«Io non direi. Il processo principale, quello dove Tanzi è
imputato di bancarotta fraudolenta, credo che finirà prima
dell'estate. Altri due processi, quello per il filone Parmatour e
quello dove è imputato anche Cesare Geronzi, stanno andando avanti
anche loro, anche se un po' più lentamente.
Siamo all'udienza preliminare per i procedimenti a carico
di Citigroup, Bank of America e altre tre banche. Insomma, ci stiamo
muovendo. L'unico procedimento sostanzialmente fermo è quello per
il fallimento del Parma Calcio, ma lì tra i creditori non ci sono
piccoli risparmiatori, e questo è esattamente il motivo per cui lo
abbiamo tenuto in fondo alla lista. Abbiamo privilegiato i processi
che avevano come parti offese i risparmiatori».
Realisticamente,
a questo punto della vicenda Parmalat, quante speranze concrete
hanno i truffati di rivedere almeno una parte dei soldi che hanno
perso?
«Realisticamente, credo che le possibilità maggiori siano affidate
alle azioni di responsabilità contro le banche. Come è noto sono
stati già fatti numerosi accordi di transazione, ma ci sono anche
sentenze che hanno condannato le banche che piazzavano i bond a
risarcire integralmente i risparmiatori. E trattandosi di banche che
hanno venduto ai loro clienti dei titoli che erano carta straccia mi
sembra che sia giusto così».
Torniamo
ai quadri, procuratore. Come è stato possibile che li trovasse
Report e non la Guardia di finanza?
«I quadri li abbiamo trovati noi».
Ma
senza il servizio televisivo probabilmente non ci sareste
mai arrivati.
«Difficile
negarlo. Diciamo che fin
quando i quadri non si muovevano, fin quando non si cercava di
metterli sul mercato, riuscire a trovarli era quasi impossibile. A
meno di una dritta precisa».
[07-12-2009]
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CACCIA AL
TESORETTO DI TANZI – "REPORT" SCOOP! PARLA IL CAPO
SCORTA DI CALISTO (condannato solo a 10 anni per aggiotaggio): TANZI
HA SALVATO IL SALVABILE PRIMA DELLO SCANDALO: HA CARICATO GIOIELLI,
PELLICCE, QUADRI DI VAN GOGH E MONET SU DUE FURGONI DIRETTI IN
SVIZZERA - UN MAXI-PROCESSO DIMENTICATO NELLA PICCOLA PARMA DI CUI I
GIORNALI NON PARLANO PIÙ…
Roberto Bagnoli per "il
Corriere della Sera"
Pellicce, gioielli, e molte opere
d'arte tra cui dipinti di valore del calibro di Van Gogh, Ligabue,
Monet. Il tesoretto di Calisto Tanzi, patron della Parmalat e
protagonista di uno dei più clamorosi crack finanziari del secolo
(14 miliardi di euro), è stato ricostruito dai segugi di Report ,
la trasmissione condotta da Milena Gabanelli, nella puntata di ieri
sera intitolata «Il cavaliere del lavoro».
Secondo un testimone d'eccezione, il
capo della scorta di Tanzi - che ha voluto mantenere l'anonimato ma
oggi verrà sentito dai magistrati - poco prima che esplodesse lo
scandalo la famiglia ha cercato di salvare il salvabile caricando su
due furgoni bianchi tutti i beni personali che sono riusciti a
stipare diretti alla volta della Svizzera.
«Dal caveau situato nei sotterranei
della villa e dalle cassette di sicurezza in banca - racconta l'uomo
che ha vissuto a stretto contatto di Tanzi negli ultimi dieci anni,
quelli del potere - io ho visto prelevare beni di valore come
gioielli, pellicce e altri oggetti». In particolare, il testimone
d'eccezione finora mai sentito dagli inquirenti, è rimasto dalla
qualità dei dipinti.
«Un numero considerevole, ricordo
Ligabue, Monet, Manet, non sono sicuro ma aveva anche dei Van Gogh».
Il malloppo fu caricato sui furgoncini e portato al confine con la
Svizzera, vicino a Lugano. Di più l'anonimo testimone non dice: lui
si è limitato a scortare - «pochi giorni prima del default» - il
prezioso carico fino al confine poi «noi abbiamo perso le tracce,
non si è mai saputo più niente ».
Il tesoretto di Tanzi, a parte quello
in contanti di cui si è già occupata la magistratura e la cronaca
senza mai venirne a capo, potrebbe avere un valore di diverse decine
di milioni di euro. E' Simona Pizzetti, direttore artistico della
Fondazione Magnani di Parma, che - raggiunta dall'autore del
servizio Sigfrido Ranucci - racconta di aver visto nella villa di
Calisto Tanzi molti quadri di impressionisti «tutti di gran valore
».
Era il 1998 e la Pizzetti venne
invitata dall'imprenditore nella sua maison per vedere un De Nittis
in occasione di una mostra sul pittore. Anche lei parla di Van Gogh,
di Manet e una bellissima Scogliera di Pourville firmato Monet che
oggi «ha una quotazione di circa 10 milioni di euro».
Report ricostruisce gli avvenimenti
subito dopo il crack con le relazioni degli investigatori che sono
entrati nella villa di Tanzi e trovano il caveau vuoto e sulle
pareti gli aloni dei quadri rimossi. La storia, chiarissima e in
parte confermata dal personale di servizio, finì in cavalleria
travolta dalla valanga di miliardi di obbligazioni spazzatura che
fece il giro del mondo.
Tanzi ha peraltro sempre negato di
aver accumulato tesoretti personali. In una breve intervista
d'archivio, a margine delle udienze processuali, si vede e si sente
un balbettante Tanzi: «Possono girare tutto il mondo ma non c'è in
giro un euro prelevato dalla Parmalat».
Lo stesso testimone rivela un altro
viaggio finora sconosciuto, questa volta in aereo a Ginevra nel
novembre del 2002 proprio dopo l'abolizione della tassa di
successione fatta dal governo Berlusconi. «In quell'occasione c'era
tutta la famiglia al completo - racconta - compresi cugini e
fratelli, coinvolti in un'operazione legata all'eredità».
Oggi il processo Parmalat, per il
quale è stato condannato solo Tanzi a 10 anni per aggiotaggio, si
muove a fatica oberato da migliaia di testimonianze per un manipolo
di magistrati parmigiani. Troppo pochi per un affaire così grande.
[30-11-2009]
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