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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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PATRIMONIALE
SINISTRA - BERSANI SMENTISCE MA è LUI il primo firmatario di quella
mozione sul fisco presentata alla Camera alla vigilia di Natale - Deve
averla firmata, ma non scritta, né tanto meno letta. Perché quella
mozione alla lettera n) prevede “l’obbligo per ogni contribuente di
dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio” e sempre
lì aggiunge la previsione di “potenziamento del gettito da rendite e
patrimonio”, che non lascia grandi dubbi interpretativi....
1 - NUOVA LITE
PD-TG1 "DISINFORMAZIONE SULLA PATRIMONIALE"...
Da "la
Repubblica" - Il Pd attacca ancora una volta il Tg1. «Una
vergogna, Minzolini ha cercato di fare credere agli spettatori una cosa
falsa: la patrimoniale non è la proposta del Pd», dice il coordinatore
Maurizio Migliavacca. «Faziosità e falsità hanno animato un servizio in
cui si affermava che la patrimoniale fosse la proposta economica delle
opposizioni. Non è così».
2 - LA SINISTRA CI
VUOL SPENNARE. E LO DICE PURE
Franco Bechis per "Libero"
Messo nero su
bianco ieri dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nella sua lettera
al Corriere per rispondere picche alla mano tesa da Silvio Berlusconi:
«nella nostra proposta sul fisco discussa e approvata alla Camera si
parla di evasione e di rendite, non di patrimoniali!».
Bersani in effetti
era il primo firmatario di quella mozione sul fisco presentata alla
Camera alla vigilia di Natale. Deve averla firmata, ma non scritta, né
tanto meno letta. Perché quella mozione alla lettera n) prevede
"l'obbligo per ogni contribuente di dichiarare annualmente la
consistenza del proprio patrimonio" e sempre lì aggiunge la previsione
di "potenziamento del gettito da rendite e patrimonio", che non lascia
grandi dubbi interpretativi.
Ha accusato
evidentemente il colpo basso tiratogli da Berlusconi sulla patrimoniale,
il povero Bersani. Perché quella proposta di colpire una tantum la
ricchezza degli italiani è nata tutta in casa Pd e qualche
collaborazione ha trovato qua e là nelle file terzo poliste. La proposta
choc è arrivata da Giuliano Amato, che tutti ora a sinistra vorrebbero
relegare al ruolo di "professore" o "intellettuale".
Amato non è un
tecnico: è un politico-chiave della storia del Pd. È stato il penultimo
premier del centrosinistra (quello prima del Romano Prodi 2006-2008), ed
è stato anche il primo presidente dei Democratici di sinistra, una delle
tante pelli mutate dal camaleonte Pci prima di farsi Pd.
UN PROGETTO DEL PD
Basta il curriculum di Amato a comprendere come quella della
superpatrimoniale non sia idea bislacca nata da un intellettuale
estroverso, ma un progetto politico e programmatico lungamente
accarezzato nelle fila di quel centrosinistra che evidentemente prova
un'attrazione fatale per qualsiasi forma di tassazione degli italiani.
Le tasse «sono bellissime », disse imprudentemente la buon'anima di
Tommaso Padoa Schioppa.
E i suoi lo
presero alla lettera: Prodi, Bersani e Vincenzo Visco di tasse in due
soli tragici anni ne inventarono un centinaio. Ma la patrimoniale che
insieme alla tassazione delle rendite finanziarie fu sogno esclusivo di
Fausto Bertinotti e della sinistra radicale, è diventata in questi
ultimi due anni un progetto adottato dal nuovo Pd.
Non ne ha fatto
mistero il fondatore, Walter Veltroni. Che il 22 gennaio scorso al
Lingotto spiegava: «La Banca di Italia ha certificato di recente che il
decimo più ricco della popolazione italiana - attenzione: in termini di
patrimonio, non di reddito - possiede quasi la metà del patrimonio
privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del
debito pubblico».
Conseguenza di
questa fotografia? «La ricchezza non può non essere anche una
responsabilità da esercitare. Perché se vogliamo essere davvero una
comunità, è giusto che chi ha di più contribuisca di più ad uno sforzo
collettivo che ha come scopo un interesse fondamentale di tutto il
Paese».
Ecco la proposta
veltroniana che segue a tanti giri di parole: «Vi chiedo un contributo
straordinario per tre anni per fare scendere il debito in modo rapido
verso dimensioni più rassicuranti. Quando i cittadini decisero di pagare
l'Eurotassa tutti compresero che era necessaria, doverosa, utile...».
Ecco che cosa
attende gli italiani se il centro sinistra dovesse tornare al governo:
tre anni di Eurotassa. Formalmente riguarderebbe i redditi alti. Anche
nel 2006 fu detta la stessa cosa: si voleva redistribuire la ricchezza,
e finì che perse soldi anche chi aveva stipendi da mille euro al mese.
Che l'attacco fiscale ai patrimoni degli italiani sia un progetto
consolidato del Pd è mostrato per altro da una serie di documenti
ufficiali che fanno tenere in assai poco conto la tiepida e imbarazzata
smentita di Bersani.
Lo stesso
segretario del Pd terminò a settembre il comizio di chiusura alla festa
del partito a Torino avvisando: «Serve una profonda riforma del fisco i
cui paletti essenziali sono: spostare il carico fiscale dal lavoro,
dall'impresa e dalla famiglia con redditi medio-bassi verso i redditi da
finanza e da patrimonio ».
REDISTRIBUZIONE
L'ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco si fece intervistare il 15
settembre scorso dall'Unità e invocò apertamente «scelte coraggiose:
bisogna parlare di tassazione delle rendite o di patrimoniale ». Un mese
più tardi, ad ottobre, il Nens, centro studi fondato da Bersani e Visco
e di cui è direttore scientifico Stefano Fassina (responsabile economico
del Pd) pubblica un documento dal titolo "Prospettive di riforma fiscale
in Italia".
Il punto 7 non si
presta ad ambiguità: "va affrontato il problema della tassazione
patrimoniale in Italia. L'imposta sul patrimonio, infatti, oltre ai noti
effetti redistribuitivi e perequativi (la concentrazione -
disuguaglianza - nella distribuzione dei patrimoni è molto maggiore di
quella, già molto elevata in Italia, dei redditi), presenta anche la
caratteristica di non interferire in modo rilevante con l'attività
economica, in quanto viene pagata indipendentemente da qualsiasi
attività di produzione e consumo".
Il documento entra
nel dettaglio. Per gli immobili prevede due imposte locali collegate
"ambedue al valore patrimoniale del mercato", una a carico del
proprietario e l'altra dell'inquilino, con aliquota dello 0,5% annuo sul
valore di mercato dell'immobile. Oltre a questa (che a differenza
dell'Ici colpisce anche gli inquilini e chissà perché) anche una imposta
patrimoniale su tutte le grandi fortune sopra i 790 mila euro. Signori,
preparate i portafogli. Gli uomini delle tasse stanno tornando.
02-02-2011]
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NAPUL’È (la nuova
magia del mago delle urne, bassolino) - LA strana VITTORIA DEL
BASSOLINIANO COZZOLINO PER LA CANDIDATURA A SINDACO: BOOM DI VOTI A
SCAMPIA O MARIANELLA, DOVE IL PD È ORMAI DEBOLISSIMO -VELTRONI SI
ACCORGE CHE “ANCHE I CINESI ERANO IN FILA PER VOTARLO” - IL PD AVEVA
PUNTATO SUl cocco di napolitano, umberto RANIERI CHE s’incazza:“CI SONO
STATI BROGLI” (E IL pdl AVREBBE FAVORITO L’ELEZIONE DI COZZOLINo
Conchita Sannino
per "la
Repubblica"
«Schifezze», le
chiama lui. «Non essendo riusciti a battermi con il voto, provano ad
attaccarmi con il fango». Andrea Cozzolino si difende così. Il sorriso
impenetrabile di chi non molla la presa e sa che il peggio comincia ora.
Quarantasei anni, già rampante enfant-prodige della corte dei
bassoliniani, potente assessore regionale alle Attività produttive prima
di diventare europarlamentare con record di preferenze, Cozzolino è da
ieri il contestatissimo candidato sindaco di Napoli, decretato dalle
affollate primarie del centrosinistra.
«La vera battaglia
è conquistare Palazzo San Giacomo, ce la possiamo fare», cerca di
svicolare Cozzolino. Non lo spaventano le bordate e l´annuncio di
ricorso che arrivano dallo sconfitto Umberto Ranieri, già pupillo del
Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che fino a metà spoglio sembrava
lanciatissimo verso la vittoria. Né si scompone per le accuse gravi di
Nicola Oddati (anch´egli del Pd) e dell´ex magistrato Libero Mancuso,
candidato di Sel. Cozzolino si ferma invece sull´allarme lanciato da
Walter Veltroni, condito da sarcasmo. «Pure i cinesi erano in coda. Se
c´è una sola ombra, meglio intervenire subito», chiede l´ex segretario
del Pd, ripartito dal Lingotto.
Mentre il leader
Pierluigi Bersani si complimenta con i dirigenti campani, infatti,
Veltroni annota in un talkshow televisivo: «In un video, ho visto che a
Napoli c´erano molti cinesi che votavano. O erano dei cinesi
democratici, o c´era qualcosa che non va. Se c´è anche una sola ombra,
bisogna intervenire». Cozzolino fa spallucce, apparentemente. «Basta con
gli scontri di una stagione passata», fa sapere il candidato sindaco. Ma
dietro il successo dell´europarlamentare c´è il sospetto dell´inatteso
colpo di coda bassoliniano.
La leadership
dell´ex sindaco e poi governatore Antonio Bassolino venne pubblicamente
censurata e messa all´indice, proprio nel 2008, dall´allora leader
Veltroni nella terribile primavera dei rifiuti napoletani. E ora i
giochi si riaprono. Ma Cozzolino giura di essersi lanciato nell´agone
delle primarie contro il parere di Bassolino. Il quale, con Bersani,
aveva invano cercato una «figura terza e autorevole», un papa straniero
per Napoli, da Lucia Annunziata al magistrato Raffaele Cantone. Per
questo, il vincitore rivendica: «È la mia seconda vita. Chiedo di essere
giudicato per quello che propongo. Se Bassolino mi ha aiutato nelle
primarie? Chiedetelo a lui».
Un conflitto
perenne. Eppure lo scontro di oggi si fonda su anomalie e dubbi
concreti. Il voto bulgaro in alcune sezioni, come a via Janfolla a
Miano, periferia nord, dove Cozzolino ha incassato ben 1067 voti su meno
di 2mila elettori delle primarie; un seggio in cui, ciascun elettore
avrebbe impiegato 31 secondi per entrare, votare ed uscire. Ancora:
nell´area orientale della città, a Barra, un consigliere di municipalità
del centrodestra e simpatizzanti del Pdl si infilano alle urne: Altri
che escono e ricevono 10 euro o 5 euro.
E poi il boom a
Scampia o Marianella, in cui il Pd è ormai debolissimo. Così nel
comitato di Ranieri girano battute al vetriolo. «Tommi Tommi di "rione
Siberia" ha battuto il giurista Casavola». Oppure. «Il botto lo ha fatto
Michél, quello di Miano». Tradotto: i capibastone dei rioni ad alta
percentuale di illegalità, vicini a Cozzolino, l´hanno avuta vinta
sull´appello degli intellettuali per Ranieri. Tommi? Michel? Sigle
suggestive. Esistono, però. Incarnano i profili delle periferie.
Tommi Tommi è
Tommaso Iavarone, ex ragazzo del Pci, poi finito in carcere per droga e
infine assunto in una società partecipata della Regione proprio quando
brilla la stella dell´ex assessore Cozzolino. Oggi quel Tommi conferma
il maxi consenso per Cozzolino e attacca: «Ma perché quando Scampia e
Secondigliano votavano in massa per il deputato Ranieri erano voti
puliti e adesso puzzano? Spiegatemi». Così anche Michel, al secolo
Michele Di Prisco, figlio di un ex notabile della Dc del luogo. «Anche
Ranieri ci aveva chiesto il voto, ma ci ha deluso».
Cozzolino è vicino
a realizzare il suo sogno. Scalpitò per fare il vicesindaco nella
seconda consiliatura di Rosa Russo Iervolino, ma la signora dell´ex Dc,
solitamente conciliante, gli disse no e si impuntò. Con
un´argomentazione non rigettabile: la moglie di Cozzolino, bionda
trentenne, appartiene ad una famiglia di costruttori nota in città,
finita in controversie giudiziarie. «Se ho una causa con loro o un
parere da chiedere, cosa faccio, chiedo al mio vicesindaco di
astenersi?». Cozzolino ingoiò il rospo, ma non l´ha mai dimenticato. E
ora la rivincita sembra vicina.
[25-01-2011]
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1- SECONDA RAZIONE DI
PURGA PER D’ALEMA, QUELLO CHE RIESCE A TROVARE PEDULE DA 29€ - 2- ’IL
GIORNALE’ DI DANIELA SALLUSTIONI VA A VEDERE DI CHI ERA OSPITE IN MONTAGNA:
LA FAMIGLIA BARESE MAZZITELLI. STORICI PROPRIETARI DEL FUENTI, IL PIÙ
CELEBRE DEGLI ECOMOSTRI D’ITALIA, ADAGIATO COME UN ELEFANTE SULLA
CRISTALLERIA DELLA COSTIERA AMALFITANA, DEMOLITO DOPO UNA LUNGHISSIMA
BATTAGLIA GIUDIZIARIA E INCREDIBILMENTE RISORTO, IN FORMATO MIGNON, DALLE
PROPRIE CENERI QUALCHE MESE FA - 3- OGGI SANKT MORITZ, IERI L’IKARUS II, UN
"CANOTTO" DI DICIOTTO METRI, 8.068 EURO AL MESE DI MUTUO (’REPUBBLICA’ DEL
2005), APERTO CURIOSAMENTE CON LA POPOLARE DI LODI DI FIORANI (IL "COMUNISTA
IN CACHEMIRE" SE LI SCEGLIE SEMPRE BENE, GLI AMICI) -
Stefano Zurlo per "il
Giornale"
Questioni di lana.
Anzi, di lana caprina. Massimo D'Alema s'indigna: «La sciarpa che indossavo
- spiega al direttore del Riformista Stefano Cappellini - non era di
cachemire, posso fargliela vedere». Le sciarpe. Le scarpe. Le barche. Siamo
sempre alle stesse latitudini. Agli stessi balocchi. Agli stessi complessi.
È da anni che Massimo D'Alema si giustifica, minimizza, gioca come un
minimalista sui tessuti, sulle calzature, sulla passione per il mare.
Va per mare, ma che
volete che sia: l'Ikarus II, un «canotto» di diciotto metri, è una
multiproprietà, lui e il suo socio pagano una sciocchezza, 8.068 euro al
mese di mutuo (Repubblica del 2005), aperto curiosamente con la Popolare di
Lodi di Fiorani, ma è un caso. Sull'artigiano calabrese che gli confeziona
superbi calzari, D'Alema ha costruito un piccolo trattato teologico, in
bilico fra orgoglio risparmioso piccoloborghese e pauperismo postcomunista
di ritorno.
Ora si accende per le
foto pubblicate da Chi che l'ha immortalato per Natale nella bianca e
fiabesca Engadina. Nulla di male, ci mancherebbe. Ma è lui stesso, forse
perché punto da quella perfida definizione del Cavaliere, «comunista in
cachemire», a disegnare una contorta spiegazione che alimenta solo maliziosi
retropensieri. «Io non sono andato in vacanza a Saint Moritz - afferma - non
che sia un criminale andarci. Sono andato in vacanza in un paesino
dell'Engadina, meno costoso. A Saint Moritz sono stato in gita. Non c'ero
mai stato».
Eccolo, il leader del
Pd è sempre alle prese col cubo del suo passato. Lo gira da tutte le parti,
ma non trova la soluzione più semplice e allora s'imbarca in ardite dispute
sul sesso degli angeli: D'Alema, a quanto risulta al Giornale, non è andato
in vacanza a Saint Moritz perché in effetti era ospite dell'hotel Bernina in
quel di Samedan. Ora uno può arzigogolare come meglio crede sul proprio
tempo libero, ma Samedan è a un tiro di schioppo dalla celebre località dei
Grigioni.
Sei chilometri, metro
più metro meno. Anzi, è famosa in tutta Europa perché lì c'è l'aeroporto che
serve i vip: Samedan sta a Saint Moritz come Linate a Milano. Che motivo c'è
di cavillare sulla carta geografica ingigantendo il dettaglio col piglio di
un militare impegnato in un rastrellamento? Se uno non va a Forte dei Marmi
perché è su una sdraio a Pietra Ligure è un conto, ma se sverna a Marina di
Pietrasanta, magari al Twiga, a cento metri dal Forte, perché aprire un
inutile dibattito?
L'hotel Bernina, per
la cronaca, è un quattro stelle e fa parte della catena di alberghi chic
Metaresort della famiglia barese Mazzitelli. Famiglia storica di
costruttori, anzi di palazzinari come si dice in gergo. I Mazzitelli hanno
tirato su interi quartieri di edilizia popolare a Bari, palazzi su palazzi
che non hanno trovato posto nella storia dell'architettura ma solo in quella
delle desolate periferie italiane.
E sempre i Mazzitelli
sono gli storici proprietari del Fuenti, il più celebre degli ecomostri
d'Italia, l'ecomostro più ecomostro adagiato come un elefante sulla
cristalleria della Costiera amalfitana, demolito dopo una lunghissima e
sfibrante battaglia giudiziaria e incredibilmente risorto, in formato
mignon, dalle proprie ceneri qualche mese fa. Insomma, Mazzitelli uguale
mattone & resort.
E infatti nelle foto
scattate sulle nevi svizzere D'Alema è accompagnato proprio da Dante
Mazzitelli, il presidente della catena. D'Alema dunque ha trascorso le
festività in una bellissima struttura non proprio a conduzione familiare.
Tutto regolare, ci
mancherebbe. Salvo quei continui corpo a corpo con i luoghi comuni di una
certa sinistra. «Il giaccone - prosegue lui - è un vecchio giaccone». Certo,
è un old Fay targato Della Valle, se le immagini non c'ingannano. E le
scarpe? Ecco pronta un'altra turibolata d'incenso quaresimale: «Le scarpe le
ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro, possono testimoniarlo le
tante persone che hanno fatto la fila con me».
Le scarpe, si sa, sono
un argomento che ha sempre tarantolato D'Alema. E lo ha spinto a spigolose
precisazioni. Così, in una fondamentale lettera a Sette qualche tempo fa, il
sulfureo leader correggeva con una punta di stizza quanto scritto in
precedenza da Francesco Merlo: «All'artigiano calabrese fabbricatore di
ottime scarpe, e citato dallo stesso Merlo nel suo articolo, il settimanale
Panorama ha dedicato un ampio servizio dal quale risulta che il prezzo del
prodotto è di gran lunga inferiore al milione e mezzo di cui si è parlato».
Scarpe cheap, sciarpa
di un tessuto non meglio definito, dislocazione decentrata: è sempre un
D'Alema low cost quello che cosparge d'incenso il proprio riposo. Però è un
low cost da cartolina. In compagnia di quel Mazzitelli che dopo la
demolizione del Fuenti ha ricominciato a ricostruire nello stesso luogo
sfregiato, è incappato nella magistratura, si difende accampando i propri
diritti e citando gli accordi raggiunti a suo tempo con autorità varie, è
finito nel mirino del Fatto che ironizza sul Fuentino al posto del Fuenti.
E insomma, non riesce
a voltare pagina. Proprio come D'Alema. Che alla fine trova la quadratura
del cerchio prendendosela con «lo squadrismo mediatico» del Cavaliere. Che
noia. Anche sulle vette dell'Engadina, D'Alema vede sempre lo stesso
panorama.
10-01-2011]
|
|
1- NON FATE VEDERE A
MARPIONNE COSA PENSANO DI LUI I MARXISTI-LENINISTI DE’ NOANTRI - 2- LA
SINISTRA FINISCE SUL CARRELLO DEI BOLLITI: FATTO A FETTE CULATELLO BERSANI -
3- IL PORTABORSE DEL MAGO D’ALEMIX CHIEDE IL VOTO E I VELTRONICI LO
SFANCULANO - 4- NON DITE A "REPUBBLICA" CHE FASSINO CONTINUA A
MARPIONNEGGIARE: "IL PIANO MARCHIONNE DÀ CERTEZZE OCCUPAZIONALI E
INDUSTRIALI, QUINDI DÀ FUTURO A MIRAFIORI". - 5- NON FATE LEGGERE ALLA
CAMUSSO L’INTERVISTA DI CHIAMPARINO: “A MARCHIONNE ANDREBBE STESO UN TAPPETO
ROSSO. A MIRAFIORI SI PARLAVA DI FARNE UNA GARDALAND" - 6- E AGGIUNGE: "SONO
STUFO DI UNA SINISTRA CHE ORMAI RAGIONA COME SE FOSSE FUORI DAL MONDO REALE.
BERSANI DELUDENTE, SI DIA SPAZIO A RENZI O PER ENTRARE NEL GRUPPO DIRIGENTE
IL REQUISITO NECESSARIO È IL NON AVER VINTO MAI NIENTE?..." - 7 - FIORONI E
GENTILONI S’INCAZZANO COn BRESSA E RIMETTONO GLI INCARICHI DI PARTITO
1. BERSANI, CERCO
UNITA' MA ANCHE CHIAREZZA, OGGI VOTO...
(ANSA) - Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, aprendo
la direzione del partito ha annunciato che si voterà la sua relazione per
fare "chiarezza" sulla linea del partito. "I prossimi mesi - ha detto
Bersani - decideranno per i prossimi anni. Sono alla ricerca del massimo di
unità visto il passaggio delicato ma serve anche chiarezza e chiederò che la
direzione assuma una responsabilità attraverso il voto".
2. BERSANI, NESSUN
DIALOGO CON CHI VUOLE RISTRUTTURAZIONE CENTRODESTRA...
(Adnkronos) - In Italia, 'per andare non contro ma oltre
Berlusconi', bisogna 'riallestire un modello di democrazia' e 'dare vita ad
un cambiamento di fondo'. Nella sua relazione in Direzione, Pier Luigi
Bersani ha chiarito la prospettiva politica che si puo' aprire anche per
quel che riguarda le alleanze.
'Questa tensione
costituente e ricostruttiva deve impegnare tutte le forze dell'opposizione,
anche forze che hanno tra loro prospettive non collimanti', ha detto
Bersani. l segretario del Pd ha ribadito di volersi rivolgere alle 'forze di
sinistra e di centrosinistra' e alle forze 'di centro e che si dichiarino di
centro', ma 'ovviamente il Pd non e' interessato invece a forze impegnate
nella ristrutturazione del centrodestra'.
Bersani ha
sollecitato: 'Chi si sottrae a questa responsabilita' spieghi, non a noi ma
al Paese, che cosa altro serve. I tempi stringono e bisogna essere chiari, e
questo riguarda anche il Pd. Tutte le proposte sono perfezionabili e
migliorabili. Se si intende contestarle bisogna presentarne altre e che si
capiscano'.
3. MODEM VOTERANNO
CONTRO RELAZIONE BERSANI...
(ANSA) - Movimento democratico voterà alla direzione del Pd
contro la relazione del segretario Pier Luigi Bersani. Lo ha annunciato, a
nome dei Modem, Paolo Gentiloni al termine del suo intervento.
Gentiloni ha criticato
l'impostazione della relazione di Bersani, a partire dalla questione Fiat:
"Dobbiamo stare - ha domandato - dalla parte di Marchionne? Non è questo il
punto. Ma il Pd dovrebbe essere a sostegno del 'si' all'accordo di Mirafiori
in maniera esplicita". Per quanto riguarda poi il tema delle alleanze,
Gentiloni ha invitato il partito ad "evitare di rinchiudersi all'angolo".
"E' giusto guardare
avanti - ha proseguito riferendosi all'invito fatto da Bersani e da
Franceschini - però dobbiamo farlo sapendo che l'accordo con il terzo polo
non c'é e in ogni caso non ci garantisce sulla possibilità di iscrivere in
questa ricerca dell'accordo la limpida forza riformista che noi
rappresentiamo". Infine Gentiloni ha affrontato il tema del voto finale: "Io
avrei esclusa l'esigenza - ha spiegato - di un voto finale Bersani tuttavia
lo chiede e noi anticipiamo a questo punto la nostra decisione di votare
contro".
4. D'ALEMA, LARGA
CONVERGENZA SALVO VOCI ISOLATE...
(ANSA) - "Un'ottima relazione sui problemi reali e rivolta
ai cittadini. C'é una discussione di grandissima convergenza salvo alcune
voci isolate, legittime per carità, ma c'é una larghissima convergenza molto
al di là del consenso congressuale". Massimo D'Alema, lasciando la Direzione
del Pd, nega che ci siano divisioni all'interno del partito sulla linea
espressa dal segretario del Pd. "E' normale che ci siano - ha detto D'Alema
- opinioni diverse ma c'é una chiara linea politica sostenuta dalla
stragrande maggioranza in direzione".
5. D'ALEMA, ALLEANZE?
NULLA DA DECIDERE, NON CI SONO ELEZIONI...
(Adnkronos) - 'Sulle alleanze non c'e' nulla da decidere
perche' al momento non ci sono elezioni'. Lo dice Massimo D'Alema parlando
con i cronisti alla Direzione del Pd.
D'Alema condivide la
linea del segretario Bersani: 'Bersani ha presentato una piattaforma
convincente. Un ragionamento rivolto a tutte le opposizioni e continuera' a
farlo nei prossimi mesi'.
6. FASSINO, PIANO
MARCHIONNE DA' FUTURO A MIRAFIORI...
(ANSA) - "Il piano Marchionne dà certezze occupazionali e
industriali, quindi dà futuro a Mirafiori". Lo ha detto Piero Fassino,
candidato sindaco a Torino, in un passaggio del suo intervento alla
Direzione del Pd. Fassino ha pure contestato la tesi della Fiom secondo la
quale l'accordo sottoscritto dagli altri sindacati lede i diritti dei
lavoratori: "Attenzione - ha sottolineato - i diritti chiamano in causa il
rispetto della dignità del lavoro. La gestione della pausa pranzo non è
qualcosa che attiene ai diritti, ma alle condizioni di organizzazione del
lavoro. E questo - ha concluso - è una cosa diversa".
7. FRANCESCHINI, NON
CHIEDO CONTA MA CHIAREZZA...
(ANSA) - La richiesta di un voto alla Direzione del Pd non
è la ricerca di una "conta interna", bensì nasce dalla necessità di avere
"chiarezza" sulla linea del partito. Lo ha detto Dario Franceschini in un
passaggio del suo intervento. "Non ho mai pensato - ha spiegato - ad alcuna
conta interna. E' un concetto che non mi appartiene. Però, dopo un
dibattito, se c'é una linea alternativa deve emergere, altrimenti non
possiamo rimanere nell'incertezza se c'é o meno una linea unitaria, perché
andrebbe a scapito della chiarezza. Oggi - ha concluso - il partito deve
uscire con una linea chiara perché ce lo chiede il paese".
8 - SCOPPIA CASO
BRESSA IN DIREZIONE, FIORONI E GENTILONI RIMETTONO MANDATO
(Adnkronos) - Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni,
rispettivamente responsabile Welfare e Comunicazioni del Pd, hanno rimesso
il loro mandato dopo che Gianclaudio Bressa, esponente di Area dem, ha
invitato coloro che non sono d'accordo con il segretario Pierluigi Bersani a
dimettersi dagli incarichi.
Fioroni e Gentiloni
sono tra quelli che hanno annunciato che voteranno contro la relazione di
Bersani. 'Se le cose stanno cosi' siamo pronti -ha detto Fioroni
intervenendo in direzione- a rimettere il mandato'.
9. SERGIO CHIAMPARINO:
«QUESTA SINISTRA FUORI DAL MONDO MI HA STUFATO»...
Tommaso Labate per "Il Riformista"
Sergio Chiamparino
dice al Riformista di essere «stufo del benaltrismo di una sinistra» che
ormai ragiona «come se fosse fuori dal mondo reale». Sostiene che «in
qualsiasi altro paese, Marchionne sarebbe stato accolto col tappeto rosso».
Aggiunge che la
posizione del Pd sul caso Fiat «rimane confusa». E parlando della classifica
del Sole 24 ore sui sindaci più apprezzati, scandisce: «Renzi primo, io
secondo. Sono un pensionando e lo dico con molta umiltà: è ora che il Pd
inizi ad ascoltare davvero queste persone che hanno dimostrato di avere
cultura di governo. Oppure l'unico requisito per entrare nel gruppo
dirigente nazionale del partito è quello di non aver mai vinto un bel
niente?».
Chiamparino,
Berlusconi dice che se vince il «no» al referendum di Mirafiori, la Fiat
farà bene ad andarsene. È d'accordo?
Se malauguratamente vincesse il no, il governo dovrebbe convocare un tavolo
per trovare un rimedio. Anche se sarebbe molto difficile farlo. Come ha ben
spiegato Marchionne, le auto che vanno vendute sulla "piazza" internazionale
hanno bisogno di essere prodotte con modalità e tempi coerenti con la
domanda dei mercati.
Come sta Torino a
poche ore dal referendum di Mirafiori?
Mi creda, la gente è infastidita dal tentativo di politicizzare una
questione sindacale, economica e sociale. E soprattutto la città sa che
Marchionne è stato l'uomo che ha salvato il Gruppo Fiat e che, insieme agli
enti locali, ha impedito la chiusura di Mirafiori.
Visto l'acceso
dibattito in corso tra i lavoratori, non le sembra di esagerare un po'?
Nel 2003-2004 Mirafiori era praticamente chiusa. Al punto che c'erano già
alcune proposte per riconvertire quell'area persino in un mastodontico parco
divertimenti. Una specie di Gardaland di Torino, non so se mi spiego. Quanto
a Marchionne, rimane l'uomo che ha preso quella macchina ingrippata che era
diventata la Fiat e l'ha salvata. Tornando a Mirafiori, c'è la possibilità
storica non solo di portare quella produzione che là manca da vent'anni. Ma
di farne un vero e proprio "hub" dell'innovazione per la mobilità
sostenibile.
Sembra una gigantesca
réclame del sì, non trova?
Detto con la massima sincerità, io sono esterrefatto per tutte le polemiche
su Marchionne. L'ad della Fiat sta solo proponendo un nuovo modo di
lavorare. Nel settore del tessile e dell'alimentaristica lavorano così da
vent'anni. Ma soprattutto sono senza parole perché, in qualsiasi altra parte
del mondo, uno che mette sul tavolo un miliardo di investimenti sarebbe
stato accolto col tappeto rosso.
Però non vorrà negare
l'accordo prevede l'appesantimento dei carichi di lavoro.
L'appesantimento c'è e va compensato. Alzando i salari e coinvolgendo sempre
di più il sindacato nelle decisioni dell'azienda.
Il modello tedesco.
Appunto. Se al referendum vince il sì, tutte le strade sono praticabili. Se
passa il no, invece, si finirà tutti a fare i gatti neri in un gigantesco
limbo. Dobbiamo metterci in testa che nelle relazioni industriali italiane
c'è sempre questo gap di dieci anni che va colmato. Le faccio un esempio: se
l'accordo del 1993 fosse stato fatto dieci anni prima, come proponevano
Tarantelli, Modigliani e la Cisl, i lavoratori ne avrebbero guadagnato in
diritti e in tutela del reddito. Oggi ci troviamo di nuovo a un bivio.
Se non anticipiamo,
finiremo per subire. Le vie sono due: votare sì al referendum per lasciare
aperte tutte le strade e correggere in seguito tutte quelle criticità che ci
sono nell'accordo. Oppure, se vince il no, tocca prepararsi al nulla.
Torniamo a Marchionne.
Come giudica il fatto che, considerando le stock options, l'ad Fiat paga
meno tasse dei suoi operai?
Tra Marchionne e un metalmeccanico c'è uno scarto troppo grande. Primo, per
una ragione di natura morale, visto che chi guadagna di più dovrebbe versare
dei contributi straordinari. Secondo, per una distorsione nel meccanismo
delle stock options. Questo discorso però non vale solo per Marchionne, ma
anche per moltissimi altri manager.
Questo è un tema
sollevato da sinistra. Non sembra un aspetto di poco conto.
Io sono stufo di questo "benaltrismo" della sinistra, di questo modo di
ragionare che alla sinistra ha provocato e sta provocando danni
irreparabili. Ormai, a sinistra, è quasi sempre così. Il problema è sempre
"ben altro"...
Iniziamo dalla Fiom.
Ce l'ha con Landini?
Io non ce l'ho con Landini. Ma siamo seri, la torsione politica della Fiom è
ormai una cosa scontata.
Ripone le sue speranze
nella Camusso?
Tenuto conto dei vincoli che derivano dal peso della Fiom sull'intero
sindacato, bisogna riconoscere che la Camusso si sta muovendo con saggezza.
Se passano il sì al referendum e la sua linea di firmare, un minuto dopo si
può porre il tema della rappresentanza sindacale che sta tanto a cuore alla
Cgil.
Dal "benaltrismo" al
"maanchismo" di cui è stato accusato il suo partito, il Pd, sul caso
Mirafiori. Deluso?
Se fossi stato il segretario del Pd avrei detto le stesse cose che sto
dicendo adesso. Tiri le somme e veda lei se sono deluso o no. Io mi rendo
conto che il leader di un partito come il nostro senta la necessità di
provare a tenere "tutti dentro". Ma alcune cose non sono chiare. L'approccio
del Pd alla questione Fiat è stato all'insegna di una grande incertezza.
Oggi, da quell'incertezza, è scaturita la linea del dire «sì agli
investimenti» e no a tutto il resto.
Il sospetto del "ma
anche", appunto.
Il problema è che mi devono spiegare come il sì agli investimenti può
convivere col fatto che il responsabile Economia del partito, Stefano
Fassina, continui a parlare di «accordo regressivo». Di regressivo, in
questa storia, ci sono soltanto le attuali relazioni sindacali che il Pd
continua inspiegabilmente a difendere. Le stesse che hanno contribuito a
portare a meno salari per i lavoratori e meno produttività per le aziende.
Sta dicendo che il Pd
è fuori dalla realtà dell'anno 2011?
Oltre al benaltrismo della sinistra, il Pd ha un altro grave problema.
Sembra infatti che questo partito sia prigioniero di un diaframma invisibile
che ci ributta addosso tutte le nostre parole. E la Fiat, purtroppo, è
soltanto uno dei temi sui quali potremmo sfondare e invece andiamo
all'indietro. Perché una sinistra che non pensa a prospettive di crescita
che siano fuori dall'ombrello della spesa pubblica è una sinistra fuori dal
mondo. Le faccio un esempio?
Prego.
Vorrei rivolgere un quesito all'amico Vendola. È più "di sinistra" tenere il
60 per cento delle società ex municipalizzate e conservare le poltrone?
Oppure mantenere il controllo di quelle aziende limitandosi al 30 per cento
e col ricavato dell'altro 30 costruire gli asili nido? Io credo che sia più
di sinistra la seconda opzione. Certo, bisogna rinunciare a qualche poltrona
per aumentare i servizi per i cittadini.
Chiamparino, sia
sincero. Con queste parole sta pensando ad "altre" prospettive politiche?
Per me mancano quattro mesi all'alba, e cioè alla fine del mandato. Il mio
obiettivo è la scadenza pensionistica di luglio, alla quale arriverò finendo
di pagare il riscatto degli anni dell'università.
E la sua intenzione di
candidarsi alle primarie per la premiership?
Le faccio una rivelazione. Ho deciso di ascoltare i consigli di Beppe
Severgnini. Quando finirò di fare il sindaco, mi metterò "a disposizione".
Valuterò le eventuali proposte non necessariamente nell'ambito della
politica di chi me ne farà, di chi sente di aver bisogno di un'esperienza
come la mia.
Ne sta già valutando
qualcuna?
Niente di particolare, per ora.
Secondo lei, il Pd
tenterà di ridimensionare le primarie?
Per me le primarie non hanno una funzione salvifica. Ma non capisco davvero
che bisogno c'è di farne a meno. Viene il sospetto che le si vogliano
accantonare per tentare di coinvolgere qualche possibile alleato che, in
realtà, non ci sta neanche a sentire.
Si riferisce a Casini?
L'idea secondo cui per fare un'alleanza con l'Udc bisogna mettere in
discussione noi stessi non la capisco affatto.
Renzi primo. Lei,
secondo, ha raggiunto il podio per il decimo anno consecutivo. De Luca
terzo. Tre piddì guidano la classifica del sindaci del Sole24 ore.
Renzi è uno su cui puntare per il futuro. Detto questo, visto che io sono un
pensionando, vorrei umilmente chiedere ai vertici del Pd: non sarebbe il
caso di ascoltare e coinvolgere un po' di più questo pezzo di partito che
sul territorio ha dimostrato di avere capacità di governo? In caso
contrario, inizierei a sospettare che il requisito necessario per entrare
nel gruppo dirigente nazionale del nostro partito sia il non aver vinto mai
niente.
Pensa forse a un
congresso straordinario?
Ai congressi non ci credevo nemmeno quando servivano a discutere e non solo
a contare delle tessere. Io chiedo soltanto che questo partito, una buona
volta, impari a fare chiarezza. E a stare se possibile nel mondo reale, non
al di fuori.13-01-2011]
|
|
O
LA BORSA O IL PARTITO! - DOPO AVER MINACCIATO I COLLEGHI
DEL PD IN CASO DI VOTO FAVOREVOLE (“SIETE TUTTI SCHEDATI
ORA IN VISTA DELLE CANDIDATURE”), L’EX TESORIERE DEI DS
SPOSETTI È IL PRINCIPALE SILURATORE DELL’EMENDAMENTO DI
TABACCI (API) CHE VOLEVA TRASFERIRE 20 MILIONI € (su
100) DAL FINANZIAMENTO DEI PARTITI AI RICERCATORI
UNIVERSITARI - IL POPOLO DEL WEB SI SCATENA CONTRO
L’ULTIMA MOSSA DELLA “CASTA”, MA LUI HA SEMPRE DIFESO
GLI ENORMI "RIMBORSI": "SENZA, SOLO BERLUSCONI FAREBBE
CAMPAGNA ELETTORALE"...
1
- PAGARE I RICERCATORI COI SOLDI DEL FINANZIAMENTO AI
PARTITI? TABACCI PROPONE, IL PD SI SPACCA...
Car. Ber. per "La
Stampa"
Capita pure questo nel bel mezzo di una raffica di
votazioni sugli emendamenti per la riforma
dell'Università, e cioè che la Camera bocci di larga
misura (305 no, 190 sì e 20 astenuti) una proposta del
rutelliano Tabacci per finanziare contratti di
ricercatore a tempo indeterminato ricorrendo ai fondi
per il finanziamento pubblico ai partiti. E anche se
erano solo 20 milioni sui 100 di rimborsi elettorali che
i partiti prendono ogni anno, apriti cielo, alle 2 del
pomeriggio scatta subito la caccia ai «difensori della
casta» e sui blog cominciano a impazzare le proteste e
gli insulti.
Con il Pd che finisce sul banco degli imputati: anche se
Franceschini si affretta a precisare che l'emendamento
non sarebbe passato, visto che «anche l'Udc ha votato
contro», poteva diversamente essere una partita da
giocare sul filo di lana.
Fatto sta che al momento clou prende la parola in aula
l'ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, conosciuto per il
suo carattere sanguigno, che ingaggia una disputa con
Tabacci e invita i deputati Democrats a votare contro,
malgrado il suo gruppo abbia indicato pollice in alto
insieme ai dipietristi e ai finiani.
E la cosa sorprendente è che a non seguire le
indicazioni del capogruppo, in buona compagnia con una
sessantina di colleghi (il 30% circa di quelli presenti
in aula), sono i massimi esponenti del Partito
democratico. A cominciare dal segretario Bersani che
sceglie di non votare, così come Fioroni, che poi se la
cava con una battuta: «Mi è venuto un crampo alla mano».
Sposetti, neanche a dirlo, gongola e dopo aver
combattuto in aula con il collega dell'Api, che lo prega
di non evocare la Prima Repubblica e la figura del
tesoriere della Dc Citaristi, esce e distribuisce le
pagelle: «Siete tutti schedati ora in vista delle
candidature», scherza rivolto ai suoi, «mi sono fatto
dare i tabulati. E comunque se fosse passata questa
cosa, la campagna elettorale se la faceva Berlusconi da
solo...».
E
se Sposetti fa intendere che l'Api si lancia in
«proposte demagogiche» perché non è un partito
strutturato e chissà come si presenterà alle urne, in
Transatlantico tutti spulciano i tabulati. E si scopre
che se il leader ha preferito non pronunciarsi in alcun
modo, D'Alema, Fassino, Migliavacca, Orlando, Soro,
Ventura, la Madia e altri optano per l'astensione.
Molti Democrats scelgono la linea dura e votano contro
insieme a Udc, Pdl e Lega: Sposetti, Cuperlo, D'Antoni,
Turco, Lolli, Oliverio, Quartiani, Albonetti e un'altra
fetta del gruppo. E la maggioranza dei democratici
invece si pronuncia a favore, da Franceschini a
Gentiloni da Realacci a Veltroni, seguito a ruota dai
suoi, Verini, Minniti e la Melandri; dai prodiani
Parisi, Zampa, Santagata e Barbi, a tutti i Radicali
compatti; da Colombo a Castagnetti e poi Damiano, Concia
e tanti altri. E dunque scoppia un caso, con i
dissidenti di Movdem che lanciano battute acide, del
tipo «l'unico partito sopravvissuto alla Prima
Repubblica è il Pci...». «Lasciamo perdere - taglia
corto Sposetti - era un emendamento strumentale in una
battaglia che qualcuno vuole combattere trovando risorse
dai rimborsi elettorali dei partiti».
2 - LA PASSIONE DI SPOSETTI PER I SOLDI AI
PARTITI...
Wanda Marra per "il
Fatto Quotidiano"
Per parlare con Ugo Sposetti non basta neanche chiedere
formalmente udienza. L'ex tesoriere dei Ds - riassurto
improvvisamente ai dubbi onori della cronaca, dopo aver
indotto una parte del suo partito a votare contro
l'emendamento alla riforma dell'università che toglieva
20 sui 100 milioni di rimborsi elettorali ai partiti per
finanziare i contratti di ricercatori a tempo
indeterminato e così a spaccarsi in Aula - si rifiuta
categoricamente di parlare.
"No, no", si limita ad articolare mercoledì, dopo aver
sentito nome, cognome e testata di riferimento
dell'interlocutrice. Per poi dichiarare: "Andatevi a
rileggere il mio intervento in Aula". Eseguito e
diligentemente riportato sul "Fatto", ci si riprova il
giorno dopo. "Sono in riunione, non ho tempo", la
risposta alla prima telefonata. E alla seconda: "Leggete
l'intervento in Aula", ribadisce lui. Non serve a niente
citare il suddetto intervento ("Signor presidente, la
pregherei di rivolgere un appello al collega Tabacci.
Non so quanti veli lui abbia e quale uso ne faccia, ma
non può permettersi di stendere veli sulle persone che
si sono interessate della vita dei partiti. Questo non è
consentito né all'onorevole Tabacci né ad altri") e
provare a dire che non chiarisce praticamente nulla
sulla posizione di Sposetti.
"Non ho nessuna intenzione di parlare. Non ho parlato
con nessuno. Non vedo perché dovrei parlare con voi, che
fate una battaglia demagogica". E su questo si chiude la
comunicazione.
In
realtà, quella di Sposetti per il finanziamento pubblico
ai partiti è una battaglia lunga una vita. In
un'intervista al "Giornale" (a firma Luca Telese) del 19
agosto 2007, Sposetti lo diceva senza mezzi termini: "È
giunto il momento di impegnarsi in una battaglia
democratica per reintrodurre il finanziamento pubblico
ai partiti". Motivandolo così: "È scritto nella
Costituzione, santa pazienza, articolo 49! In origine i
padri costituenti lo avevano spiegato, ancora meglio,
impegnando alla trasparenza i partiti.
Poi, siccome era il tempo della guerra fredda, si
affermò solo il principio sacrosanto, che la politica
deve essere sostenuta dallo Stato". Per poi spingersi a
dire, incurante anche del risultato schiacciante del
referendum del ‘93 per abolire tali finanziamenti
pubblici: "I costi della politica sono cresciuti
all'inverosimile. Non credo alle belle animelle che
storcono il naso. O parlano per opportunismo, o sono in
malafede".
Usciti dalla finestra, comunque, tali finanziamenti sono
rientrati sotto forma di rimborsi elettorali (grazie a
una legge del 2002 di cui lo stesso Sposetti si vantava
di essere stato estensore). E adesso l'onorevole piddino
li difende con le unghie e con i denti. Nello stesso
modo in cui difese, all'atto di nascita del Pd, il
patrimonio dei Ds. "Da me il Pd non avrà un euro", tuonò
all'epoca.
E
così è stato, come ribadisce Mauro Agostini, che è stato
il primo tesoriere dei Democratici. Tale patrimonio fu
blindato in immobili per un valore di circa mezzo
miliardo di euro custoditi in apposite fondazioni. E a
nulla servì la battaglia politica che voleva che alla
nuova creatura arrivassero in dote i tesori di Ds e Dl.
Sanguigno e di certo convinto delle sue ragioni,
Sposetti ha portato avanti in Aula una battaglia che in
qualche modo non lo riguarda più direttamente.
Ma
anche Agostini, che non pochi contrasti ha avuto con
l'ex tesoriere, questa volta si è schierato con lui: "Si
trattava di un emendamento demagogico, che voleva dire
fare un regalo a Berlusconi e a coloro che dispongono di
risorse illimitate". Sulla stessa linea anche l'attuale
tesoriere Pd, Misiani, che dichiara senza mezzi termini
di aver votato contro l'emendamento: "I rimborsi
elettorali sono stati già ridotti del 10% l'anno scorso.
E sono una garanzia per la trasparenza della politica e
per la democrazia".
A
questo punto, però, l'obiezione sorge spontanea: visto
che di soldi si trattava perché il gruppo del Pd aveva
dato indicazioni di votare per e non contro
l'emendamento e il tesoriere non è riuscito a far valere
la sua opinione, evidentemente? "Siamo un Partito
democratico" e "non c'è stata una discussione interna",
le pur deboli risposte.
03-12-2010]
|
|
1-
IL “FATTO" DOPO AVER INFINOCCHIATO LA FAMIGLIA
NOVI-ALLARGATA DI DON AB-BONDI, OSA L’INOSABILE E
INFINOCCHIA QUELLA DI ANNA FINOCCHIARO, DONNA PALLUTA
DEL PD - 2- NEL MIRINO DEI PADELLARO BOYS L’APPALTO DA
350MILA EURO AL MARITO GINECOLOGO MELCHIORRE FIDELBO,
PER INFORMATIZZARE UN ENTE SANITARIO VICINO CATANIA - 3-
L’ASSESSORE REGIONALE MASSIMO RUSSO PRIMA DIFENDE LA
FINOCCHIARO, CHE ERA PRESENTE ALL’INAUGURAZIONE
DELL’ENTE CARO AL CONSORTE “PER ACCOMPAGNARE IL MINISTRO
LIVIA TURCO”, POI ANNUNCIA UN’INDAGINE INTERNA: “NON
CAPISCO PERCHÉ L’ASSESSORATO ABBIA AUTORIZZATO LA
PRATICA SENZA GARA E A TEMPO DI RECORD” - 4- PER IL PD È
UN ATTACCO CAUSATO DAL RIBALTONE SICULO DI RAFFAELE
LOMBARDO, MA ANCHE I GIOVANI DEMOCRATICI CATANESI SONO
CURIOSI E SMANIANO PER SAPERNE DI PIÙ… - 5- E LA
FINOCCHIARO QUERELA SUDPRESS, IL SITO CHE HA SVELATO IL
"CASO GIARRE"
1-
COME TI INFINOCCHIO LA FINOCCHIARO
Giuseppe Giustolisi per "il
Fatto Quotidiano"
Nessuno osi parlare di familismo perché lei minaccia
sfracelli (e querele). Parliamo della capogruppo dei
senatori Pd Anna Finocchiaro e della notizia
dell'appalto per l'informatizzazione della Casa della
salute di Giarre, in provincia di Catania, affidato
dalla Regione al marito Melchiorre Fidelbo, di
professione ginecologo, come stabilisce la convenzione
firmata quattro mesi fa dal direttore generale della Asp
3 (l'azienda sanitaria) Giuseppe Calaciura.
La
notizia sta facendo il giro delle redazioni e impazza
sui siti internet e sui social network, coi relativi
commenti tra il disilluso e l'arrabbiato dei navigatori.
Trecentocinquanta mila euro tondi tondi, questa è la
cifra tirata fuori dalle casse pubbliche, come compenso
per il lavoro svolto dalla Solsamb, società di cui
Fidelbo è amministratore delegato e che prima d'ora pare
non brillasse per fatturati da capogiro.
La
presentazione del progetto (proposto dal Consorzio
sanità digitale e ambiente di cui la Solsamb era una
sorta di società collaterale) risale al 2007, ai tempi
del governo Cuffaro, quando assessore alla Sanità era
Roberto Lagalla, professore di diagnostica
dell'Università di Palermo e da un paio d'anni rettore.
E
di sicuro c'è che non c'è stata gara d'appalto. Anzi la
pratica ha viaggiato su un binario veloce. Il progetto
infatti nel giro di pochi giorni passò dal tavolo
dell'allora direttore generale dell'Asp 3 di Catania a
quello dell'assessorato retto da Lagalla (che diede
parere favorevole), per poi varcare il portone del
Ministero della Salute e ottenere il relativo
finanziamento ministeriale. Poi l'iter viene bloccato
dalla riforma sanitaria voluta dalla giunta Lombardo.
Le
Case della salute, infatti, sono diventate presidi
territoriali di assistenza e la Solsamb deve rifare il
progetto (nel frattempo il Consorzio sanità digitale e
ambiente riconosce la titolarità del progetto alla
Solsamb che firma direttamente la convenzione con l'Asp
3 nel luglio 2010).
Una vicenda intricata e con più di un aspetto che non si
comprende, come conferma, interpellato dal Fatto,
l'assessore regionale alla sanità Massimo Russo, che
parla di strumentalizzazioni politiche e abbozza una
difesa d'ufficio della senatrice: "Che c'entra il
familismo? Probabilmente la Finocchiaro nemmeno sapeva
di questa storia". È un po' difficile da credere, visto
che era pure presente all'inaugurazione del centro
insieme al marito.
Ma
"era lì per accompagnare Livia Turco che da ministro ha
fortemente voluto questo tipo di sistema sanitario
decentrato", ribatte l'assessore. Poi annuncia
un'indagine interna e dice: "In questa vicenda voglio
vederci chiaro, non capisco perché, come pare, non ci
sia stata gara e come mai l'assessorato abbia
autorizzato la pratica in tempo record. Lunedì chiederò
una verifica per accertare quello che è successo".
Il
direttore generale dell'Asp Giuseppe Calaciura si tira
fuori da ogni responsabilità perché all'epoca in cui
venne presentato il progetto per la prima volta non era
direttore. Ma la convenzione l'ha firmata lui. Forse i
funzionari che gli hanno istruito la pratica avrebbero
potuto sbirciare un po' meglio tra le righe e fargli
presente la cosa. L'assessore Russo intanto garantisce
che nessun servizio sarà affidato ai presìdi sanitari
siciliani senza che ci sia una gara.
Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd
all'Assemblea regionale siciliana, commenta la vicenda
nel suo blog e parla di "manganello mediatico contro chi
nel Pd si è macchiato della colpa di sostenere il
governo Lombardo", dichiara guerra senza quartiere a chi
riferisce la notizia senza discutere del merito.
Livio Gigliuto, segretario dei giovani democratici di
Catania usa toni ben diversi: "In generale penso che
fare chiarezza sia una cosa positiva, non so se sia il
caso di questa vicenda di cui so solo quel che hanno
scritto i giornali. Ci terrei però a dire che noi
giovani democratici di Catania abbiamo sempre espresso
la nostra totale contrarietà al sostegno della giunta
Lombardo da parte del Pd. Un partito come il nostro deve
sostenere solo persone limpide e non chi come Lombardo
ha un modo clientelare di gestire potere e per di più è
sospettato di aver frequentazioni con mafiosi".
2-
L'APPALTO AL MARITO DELLA FINOCCHIARO - LA SANITÀ AVVIA
UN'INDAGINE INTERNA -
Emanuele Lauria per "la
Repubblica"
Ora Massimo Russo vuole capire. Anzi, verificare: questo
è il termine che l'assessore alla Salute utilizza per
annunciare che sarà passato sotto lente l'operato
dell'Asp di Catania. Che sarà fatta un'indagine sulla
"corretta applicazione delle disposizioni assessoriali"
da parte dell'azienda che ha affidato l'appalto
dell'organizzazione del presidio territoriale di
assistenza di Giarre alla società di Melchiorre Fidelbo,
marito del capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro.
Russo respinge "il tentativo strumentale di gettare
ombre sull'attività di questo governo". Dice che dietro
il servizio da 350 mila euro assegnato alla Solsamb non
c'è alcuna manovra bipartisan, "né alcun torbido disegno
politico".
Ma
su un aspetto, l'assessore-magistrato vuole vedere
chiaro: com'è possibile che l'affidamento dei lavori sia
stato fatto senza una gara pubblica? "C'è un principio
generale che va rispettato, e che peraltro è richiamato
anche in una mia direttiva: l'affidamento a un privato
di un servizio, da parte di un'amministrazione,
dev'essere fatto attraverso una procedura di evidenza
pubblica. In questo caso faremo una verifica perché
l'assessorato è all'oscuro delle procedure seguite per
l'organizzazione e l'informatizzazione del Pta di
Giarre: non è stata la Regione ma l'Asp di Catania a
firmare la convenzione con la Solsamb".
Russo si chiama fuori: "Io so poco o nulla di questa
vicenda: sono andato all'inaugurazione della struttura
giarrese sapendo che sarebbero stati presenti la
Finocchiaro e la Turco, sapendo anche che Fidelbo aveva
dato un contributo all'attivazione del Pta. Ma non posso
sapere in che modo si è concretizzato il rapporto con
l'Asp".
In
realtà, Russo ieri ha ricostruito un iter che parte da
lontano: da fine 2007, quando al ministero c'era Livia
Turco - collega di partito della Finocchiaro - e al
governo della Regione Totò Cuffaro. È il 24 novembre di
quell'anno che il consorzio Sda (di cui fa parte anche
la Solsamb di Fidelbo) trasmette all'allora Asl 4 il
progetto della Casa della salute di Giarre. Solo tre
giorni dopo l'ispettore regionale Saverio Ciriminna
(fedelissimo di Schifani, allora capogruppo al Senato di
Forza Italia) esprime parere positivo sulla
documentazione.
È
il via libera per accedere al finanziamento del
ministero previsto per questo tipo di strutture: la
somma complessiva di un milione e mezzo di euro sarà poi
divisa con altri Pta che hanno visto o stanno vedendo la
luce quest'anno: Mazzarino, Salemi, Palazzo Adriano. "Le
risorse sono statali", ha fatto sapere ieri la Solsamb.
E
infatti. Il progetto, mentre la Finocchiaro sfida
Lombardo per la presidenza della Regione, giace in
attesa di essere attuato. Ma dovrà attendere ancora
molto. Perché, per volere della giunta, le Case della
salute devono essere trasformate in Pta, poliambulatori
che sostituiscono gli ospedali smantellati dalla riforma
della sanità.
Serve un nuovo progetto. Che la Solsamb elabora e
presenta all'inizio dell'estate 2010. Il 31 luglio,
finalmente, la convenzione fra l'Asp di Catania guidata
da Giuseppe Calaciura (manager molto vicino a Lombardo,
già segretario politico dell'Mpa a Biancavilla) e la
società di Fidelbo. I fatti sono questi. Russo, come il
capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici, scacciano
con toni duri qualsiasi sospetto che lo sviluppo di
questa pratica amministrativa sia stata favorita o
accelerata dai rapporti - sempre più stretti - fra
Lombardo e il Pd.
E
la Finocchiaro annuncia querele nei confronti di
Sudpress, il sito che ha pubblicato un video e un
articolo sul "caso Giarre". Rimane un "pasticcio", così
lo chiamano in assessorato, sul quale adesso Russo avvia
una verifica. Per capire se Calaciura non sia stato per
lo meno incauto nel dare corso a un progetto da 350 mila
euro che potrebbe avere un vizio di origine - la
mancanza di gara - datato 2007. Un problema che potrebbe
riproporsi negli altri 45 presidi che, di qui al 2012,
dovrebbero sorgere in Sicilia. L'assessore taglia corto:
"Nessun servizio senza gara sarà affidato nei Pta
siciliani".
29-11-2010
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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