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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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PATRIMONIALE SINISTRA - BERSANI SMENTISCE MA è LUI il primo firmatario di quella mozione sul fisco presentata alla Camera alla vigilia di Natale - Deve averla firmata, ma non scritta, né tanto meno letta. Perché quella mozione alla lettera n) prevede “l’obbligo per ogni contribuente di dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio” e sempre lì aggiunge la previsione di “potenziamento del gettito da rendite e patrimonio”, che non lascia grandi dubbi interpretativi....

 

1 - NUOVA LITE PD-TG1 "DISINFORMAZIONE SULLA PATRIMONIALE"...
Da "la Repubblica" - Il Pd attacca ancora una volta il Tg1. «Una vergogna, Minzolini ha cercato di fare credere agli spettatori una cosa falsa: la patrimoniale non è la proposta del Pd», dice il coordinatore Maurizio Migliavacca. «Faziosità e falsità hanno animato un servizio in cui si affermava che la patrimoniale fosse la proposta economica delle opposizioni. Non è così».

2 - LA SINISTRA CI VUOL SPENNARE. E LO DICE PURE
Franco Bechis per "Libero"

Messo nero su bianco ieri dal segretario del Pd, Pierluigi Bersani, nella sua lettera al Corriere per rispondere picche alla mano tesa da Silvio Berlusconi: «nella nostra proposta sul fisco discussa e approvata alla Camera si parla di evasione e di rendite, non di patrimoniali!».

Bersani in effetti era il primo firmatario di quella mozione sul fisco presentata alla Camera alla vigilia di Natale. Deve averla firmata, ma non scritta, né tanto meno letta. Perché quella mozione alla lettera n) prevede "l'obbligo per ogni contribuente di dichiarare annualmente la consistenza del proprio patrimonio" e sempre lì aggiunge la previsione di "potenziamento del gettito da rendite e patrimonio", che non lascia grandi dubbi interpretativi.

 

Ha accusato evidentemente il colpo basso tiratogli da Berlusconi sulla patrimoniale, il povero Bersani. Perché quella proposta di colpire una tantum la ricchezza degli italiani è nata tutta in casa Pd e qualche collaborazione ha trovato qua e là nelle file terzo poliste. La proposta choc è arrivata da Giuliano Amato, che tutti ora a sinistra vorrebbero relegare al ruolo di "professore" o "intellettuale".

Amato non è un tecnico: è un politico-chiave della storia del Pd. È stato il penultimo premier del centrosinistra (quello prima del Romano Prodi 2006-2008), ed è stato anche il primo presidente dei Democratici di sinistra, una delle tante pelli mutate dal camaleonte Pci prima di farsi Pd.

 

UN PROGETTO DEL PD
Basta il curriculum di Amato a comprendere come quella della superpatrimoniale non sia idea bislacca nata da un intellettuale estroverso, ma un progetto politico e programmatico lungamente accarezzato nelle fila di quel centrosinistra che evidentemente prova un'attrazione fatale per qualsiasi forma di tassazione degli italiani. Le tasse «sono bellissime », disse imprudentemente la buon'anima di Tommaso Padoa Schioppa.

E i suoi lo presero alla lettera: Prodi, Bersani e Vincenzo Visco di tasse in due soli tragici anni ne inventarono un centinaio. Ma la patrimoniale che insieme alla tassazione delle rendite finanziarie fu sogno esclusivo di Fausto Bertinotti e della sinistra radicale, è diventata in questi ultimi due anni un progetto adottato dal nuovo Pd.

 

Non ne ha fatto mistero il fondatore, Walter Veltroni. Che il 22 gennaio scorso al Lingotto spiegava: «La Banca di Italia ha certificato di recente che il decimo più ricco della popolazione italiana - attenzione: in termini di patrimonio, non di reddito - possiede quasi la metà del patrimonio privato italiano, che nel suo insieme ammonta a circa il triplo del debito pubblico».

Conseguenza di questa fotografia? «La ricchezza non può non essere anche una responsabilità da esercitare. Perché se vogliamo essere davvero una comunità, è giusto che chi ha di più contribuisca di più ad uno sforzo collettivo che ha come scopo un interesse fondamentale di tutto il Paese».

Ecco la proposta veltroniana che segue a tanti giri di parole: «Vi chiedo un contributo straordinario per tre anni per fare scendere il debito in modo rapido verso dimensioni più rassicuranti. Quando i cittadini decisero di pagare l'Eurotassa tutti compresero che era necessaria, doverosa, utile...».

 

Ecco che cosa attende gli italiani se il centro sinistra dovesse tornare al governo: tre anni di Eurotassa. Formalmente riguarderebbe i redditi alti. Anche nel 2006 fu detta la stessa cosa: si voleva redistribuire la ricchezza, e finì che perse soldi anche chi aveva stipendi da mille euro al mese. Che l'attacco fiscale ai patrimoni degli italiani sia un progetto consolidato del Pd è mostrato per altro da una serie di documenti ufficiali che fanno tenere in assai poco conto la tiepida e imbarazzata smentita di Bersani.

Lo stesso segretario del Pd terminò a settembre il comizio di chiusura alla festa del partito a Torino avvisando: «Serve una profonda riforma del fisco i cui paletti essenziali sono: spostare il carico fiscale dal lavoro, dall'impresa e dalla famiglia con redditi medio-bassi verso i redditi da finanza e da patrimonio ».

REDISTRIBUZIONE
L'ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco si fece intervistare il 15 settembre scorso dall'Unità e invocò apertamente «scelte coraggiose: bisogna parlare di tassazione delle rendite o di patrimoniale ». Un mese più tardi, ad ottobre, il Nens, centro studi fondato da Bersani e Visco e di cui è direttore scientifico Stefano Fassina (responsabile economico del Pd) pubblica un documento dal titolo "Prospettive di riforma fiscale in Italia".

 

Il punto 7 non si presta ad ambiguità: "va affrontato il problema della tassazione patrimoniale in Italia. L'imposta sul patrimonio, infatti, oltre ai noti effetti redistribuitivi e perequativi (la concentrazione - disuguaglianza - nella distribuzione dei patrimoni è molto maggiore di quella, già molto elevata in Italia, dei redditi), presenta anche la caratteristica di non interferire in modo rilevante con l'attività economica, in quanto viene pagata indipendentemente da qualsiasi attività di produzione e consumo".

Il documento entra nel dettaglio. Per gli immobili prevede due imposte locali collegate "ambedue al valore patrimoniale del mercato", una a carico del proprietario e l'altra dell'inquilino, con aliquota dello 0,5% annuo sul valore di mercato dell'immobile. Oltre a questa (che a differenza dell'Ici colpisce anche gli inquilini e chissà perché) anche una imposta patrimoniale su tutte le grandi fortune sopra i 790 mila euro. Signori, preparate i portafogli. Gli uomini delle tasse stanno tornando.

 02-02-2011]

 

 

 

NAPUL’È (la nuova magia del mago delle urne, bassolino) - LA strana VITTORIA DEL BASSOLINIANO COZZOLINO PER LA CANDIDATURA A SINDACO: BOOM DI VOTI A SCAMPIA O MARIANELLA, DOVE IL PD È ORMAI DEBOLISSIMO -VELTRONI SI ACCORGE CHE “ANCHE I CINESI ERANO IN FILA PER VOTARLO” - IL PD AVEVA PUNTATO SUl cocco di napolitano, umberto RANIERI CHE s’incazza:“CI SONO STATI BROGLI” (E IL pdl AVREBBE FAVORITO L’ELEZIONE DI COZZOLINo

Conchita Sannino per "la Repubblica"

 

«Schifezze», le chiama lui. «Non essendo riusciti a battermi con il voto, provano ad attaccarmi con il fango». Andrea Cozzolino si difende così. Il sorriso impenetrabile di chi non molla la presa e sa che il peggio comincia ora. Quarantasei anni, già rampante enfant-prodige della corte dei bassoliniani, potente assessore regionale alle Attività produttive prima di diventare europarlamentare con record di preferenze, Cozzolino è da ieri il contestatissimo candidato sindaco di Napoli, decretato dalle affollate primarie del centrosinistra.

 

«La vera battaglia è conquistare Palazzo San Giacomo, ce la possiamo fare», cerca di svicolare Cozzolino. Non lo spaventano le bordate e l´annuncio di ricorso che arrivano dallo sconfitto Umberto Ranieri, già pupillo del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che fino a metà spoglio sembrava lanciatissimo verso la vittoria. Né si scompone per le accuse gravi di Nicola Oddati (anch´egli del Pd) e dell´ex magistrato Libero Mancuso, candidato di Sel. Cozzolino si ferma invece sull´allarme lanciato da Walter Veltroni, condito da sarcasmo. «Pure i cinesi erano in coda. Se c´è una sola ombra, meglio intervenire subito», chiede l´ex segretario del Pd, ripartito dal Lingotto.

 

Mentre il leader Pierluigi Bersani si complimenta con i dirigenti campani, infatti, Veltroni annota in un talkshow televisivo: «In un video, ho visto che a Napoli c´erano molti cinesi che votavano. O erano dei cinesi democratici, o c´era qualcosa che non va. Se c´è anche una sola ombra, bisogna intervenire». Cozzolino fa spallucce, apparentemente. «Basta con gli scontri di una stagione passata», fa sapere il candidato sindaco. Ma dietro il successo dell´europarlamentare c´è il sospetto dell´inatteso colpo di coda bassoliniano.

La leadership dell´ex sindaco e poi governatore Antonio Bassolino venne pubblicamente censurata e messa all´indice, proprio nel 2008, dall´allora leader Veltroni nella terribile primavera dei rifiuti napoletani. E ora i giochi si riaprono. Ma Cozzolino giura di essersi lanciato nell´agone delle primarie contro il parere di Bassolino. Il quale, con Bersani, aveva invano cercato una «figura terza e autorevole», un papa straniero per Napoli, da Lucia Annunziata al magistrato Raffaele Cantone. Per questo, il vincitore rivendica: «È la mia seconda vita. Chiedo di essere giudicato per quello che propongo. Se Bassolino mi ha aiutato nelle primarie? Chiedetelo a lui».

 

Un conflitto perenne. Eppure lo scontro di oggi si fonda su anomalie e dubbi concreti. Il voto bulgaro in alcune sezioni, come a via Janfolla a Miano, periferia nord, dove Cozzolino ha incassato ben 1067 voti su meno di 2mila elettori delle primarie; un seggio in cui, ciascun elettore avrebbe impiegato 31 secondi per entrare, votare ed uscire. Ancora: nell´area orientale della città, a Barra, un consigliere di municipalità del centrodestra e simpatizzanti del Pdl si infilano alle urne: Altri che escono e ricevono 10 euro o 5 euro.

E poi il boom a Scampia o Marianella, in cui il Pd è ormai debolissimo. Così nel comitato di Ranieri girano battute al vetriolo. «Tommi Tommi di "rione Siberia" ha battuto il giurista Casavola». Oppure. «Il botto lo ha fatto Michél, quello di Miano». Tradotto: i capibastone dei rioni ad alta percentuale di illegalità, vicini a Cozzolino, l´hanno avuta vinta sull´appello degli intellettuali per Ranieri. Tommi? Michel? Sigle suggestive. Esistono, però. Incarnano i profili delle periferie.

 

Tommi Tommi è Tommaso Iavarone, ex ragazzo del Pci, poi finito in carcere per droga e infine assunto in una società partecipata della Regione proprio quando brilla la stella dell´ex assessore Cozzolino. Oggi quel Tommi conferma il maxi consenso per Cozzolino e attacca: «Ma perché quando Scampia e Secondigliano votavano in massa per il deputato Ranieri erano voti puliti e adesso puzzano? Spiegatemi». Così anche Michel, al secolo Michele Di Prisco, figlio di un ex notabile della Dc del luogo. «Anche Ranieri ci aveva chiesto il voto, ma ci ha deluso».

Cozzolino è vicino a realizzare il suo sogno. Scalpitò per fare il vicesindaco nella seconda consiliatura di Rosa Russo Iervolino, ma la signora dell´ex Dc, solitamente conciliante, gli disse no e si impuntò. Con un´argomentazione non rigettabile: la moglie di Cozzolino, bionda trentenne, appartiene ad una famiglia di costruttori nota in città, finita in controversie giudiziarie. «Se ho una causa con loro o un parere da chiedere, cosa faccio, chiedo al mio vicesindaco di astenersi?». Cozzolino ingoiò il rospo, ma non l´ha mai dimenticato. E ora la rivincita sembra vicina.

  [25-01-2011]

 

 

1- SECONDA RAZIONE DI PURGA PER D’ALEMA, QUELLO CHE RIESCE A TROVARE PEDULE DA 29€ - 2- ’IL GIORNALE’ DI DANIELA SALLUSTIONI VA A VEDERE DI CHI ERA OSPITE IN MONTAGNA: LA FAMIGLIA BARESE MAZZITELLI. STORICI PROPRIETARI DEL FUENTI, IL PIÙ CELEBRE DEGLI ECOMOSTRI D’ITALIA, ADAGIATO COME UN ELEFANTE SULLA CRISTALLERIA DELLA COSTIERA AMALFITANA, DEMOLITO DOPO UNA LUNGHISSIMA BATTAGLIA GIUDIZIARIA E INCREDIBILMENTE RISORTO, IN FORMATO MIGNON, DALLE PROPRIE CENERI QUALCHE MESE FA - 3- OGGI SANKT MORITZ, IERI L’IKARUS II, UN "CANOTTO" DI DICIOTTO METRI, 8.068 EURO AL MESE DI MUTUO (’REPUBBLICA’ DEL 2005), APERTO CURIOSAMENTE CON LA POPOLARE DI LODI DI FIORANI (IL "COMUNISTA IN CACHEMIRE" SE LI SCEGLIE SEMPRE BENE, GLI AMICI) -

Stefano Zurlo per "il Giornale"

 

Questioni di lana. Anzi, di lana caprina. Massimo D'Alema s'indigna: «La sciarpa che indossavo - spiega al direttore del Riformista Stefano Cappellini - non era di cachemire, posso fargliela vedere». Le sciarpe. Le scarpe. Le barche. Siamo sempre alle stesse latitudini. Agli stessi balocchi. Agli stessi complessi. È da anni che Massimo D'Alema si giustifica, minimizza, gioca come un minimalista sui tessuti, sulle calzature, sulla passione per il mare.

Va per mare, ma che volete che sia: l'Ikarus II, un «canotto» di diciotto metri, è una multiproprietà, lui e il suo socio pagano una sciocchezza, 8.068 euro al mese di mutuo (Repubblica del 2005), aperto curiosamente con la Popolare di Lodi di Fiorani, ma è un caso. Sull'artigiano calabrese che gli confeziona superbi calzari, D'Alema ha costruito un piccolo trattato teologico, in bilico fra orgoglio risparmioso piccoloborghese e pauperismo postcomunista di ritorno.

 

Ora si accende per le foto pubblicate da Chi che l'ha immortalato per Natale nella bianca e fiabesca Engadina. Nulla di male, ci mancherebbe. Ma è lui stesso, forse perché punto da quella perfida definizione del Cavaliere, «comunista in cachemire», a disegnare una contorta spiegazione che alimenta solo maliziosi retropensieri. «Io non sono andato in vacanza a Saint Moritz - afferma - non che sia un criminale andarci. Sono andato in vacanza in un paesino dell'Engadina, meno costoso. A Saint Moritz sono stato in gita. Non c'ero mai stato».

 

Eccolo, il leader del Pd è sempre alle prese col cubo del suo passato. Lo gira da tutte le parti, ma non trova la soluzione più semplice e allora s'imbarca in ardite dispute sul sesso degli angeli: D'Alema, a quanto risulta al Giornale, non è andato in vacanza a Saint Moritz perché in effetti era ospite dell'hotel Bernina in quel di Samedan. Ora uno può arzigogolare come meglio crede sul proprio tempo libero, ma Samedan è a un tiro di schioppo dalla celebre località dei Grigioni.

Sei chilometri, metro più metro meno. Anzi, è famosa in tutta Europa perché lì c'è l'aeroporto che serve i vip: Samedan sta a Saint Moritz come Linate a Milano. Che motivo c'è di cavillare sulla carta geografica ingigantendo il dettaglio col piglio di un militare impegnato in un rastrellamento? Se uno non va a Forte dei Marmi perché è su una sdraio a Pietra Ligure è un conto, ma se sverna a Marina di Pietrasanta, magari al Twiga, a cento metri dal Forte, perché aprire un inutile dibattito?

 

L'hotel Bernina, per la cronaca, è un quattro stelle e fa parte della catena di alberghi chic Metaresort della famiglia barese Mazzitelli. Famiglia storica di costruttori, anzi di palazzinari come si dice in gergo. I Mazzitelli hanno tirato su interi quartieri di edilizia popolare a Bari, palazzi su palazzi che non hanno trovato posto nella storia dell'architettura ma solo in quella delle desolate periferie italiane.

E sempre i Mazzitelli sono gli storici proprietari del Fuenti, il più celebre degli ecomostri d'Italia, l'ecomostro più ecomostro adagiato come un elefante sulla cristalleria della Costiera amalfitana, demolito dopo una lunghissima e sfibrante battaglia giudiziaria e incredibilmente risorto, in formato mignon, dalle proprie ceneri qualche mese fa. Insomma, Mazzitelli uguale mattone & resort.

E infatti nelle foto scattate sulle nevi svizzere D'Alema è accompagnato proprio da Dante Mazzitelli, il presidente della catena. D'Alema dunque ha trascorso le festività in una bellissima struttura non proprio a conduzione familiare.

 

Tutto regolare, ci mancherebbe. Salvo quei continui corpo a corpo con i luoghi comuni di una certa sinistra. «Il giaccone - prosegue lui - è un vecchio giaccone». Certo, è un old Fay targato Della Valle, se le immagini non c'ingannano. E le scarpe? Ecco pronta un'altra turibolata d'incenso quaresimale: «Le scarpe le ho comprate da Decathlon, pagandole ventinove euro, possono testimoniarlo le tante persone che hanno fatto la fila con me».

Le scarpe, si sa, sono un argomento che ha sempre tarantolato D'Alema. E lo ha spinto a spigolose precisazioni. Così, in una fondamentale lettera a Sette qualche tempo fa, il sulfureo leader correggeva con una punta di stizza quanto scritto in precedenza da Francesco Merlo: «All'artigiano calabrese fabbricatore di ottime scarpe, e citato dallo stesso Merlo nel suo articolo, il settimanale Panorama ha dedicato un ampio servizio dal quale risulta che il prezzo del prodotto è di gran lunga inferiore al milione e mezzo di cui si è parlato».

 

Scarpe cheap, sciarpa di un tessuto non meglio definito, dislocazione decentrata: è sempre un D'Alema low cost quello che cosparge d'incenso il proprio riposo. Però è un low cost da cartolina. In compagnia di quel Mazzitelli che dopo la demolizione del Fuenti ha ricominciato a ricostruire nello stesso luogo sfregiato, è incappato nella magistratura, si difende accampando i propri diritti e citando gli accordi raggiunti a suo tempo con autorità varie, è finito nel mirino del Fatto che ironizza sul Fuentino al posto del Fuenti.

E insomma, non riesce a voltare pagina. Proprio come D'Alema. Che alla fine trova la quadratura del cerchio prendendosela con «lo squadrismo mediatico» del Cavaliere. Che noia. Anche sulle vette dell'Engadina, D'Alema vede sempre lo stesso panorama.

 10-01-2011]

 

 

 

1- NON FATE VEDERE A MARPIONNE COSA PENSANO DI LUI I MARXISTI-LENINISTI DE’ NOANTRI - 2- LA SINISTRA FINISCE SUL CARRELLO DEI BOLLITI: FATTO A FETTE CULATELLO BERSANI - 3- IL PORTABORSE DEL MAGO D’ALEMIX CHIEDE IL VOTO E I VELTRONICI LO SFANCULANO - 4- NON DITE A "REPUBBLICA" CHE FASSINO CONTINUA A MARPIONNEGGIARE: "IL PIANO MARCHIONNE DÀ CERTEZZE OCCUPAZIONALI E INDUSTRIALI, QUINDI DÀ FUTURO A MIRAFIORI". - 5- NON FATE LEGGERE ALLA CAMUSSO L’INTERVISTA DI CHIAMPARINO: “A MARCHIONNE ANDREBBE STESO UN TAPPETO ROSSO. A MIRAFIORI SI PARLAVA DI FARNE UNA GARDALAND" - 6- E AGGIUNGE: "SONO STUFO DI UNA SINISTRA CHE ORMAI RAGIONA COME SE FOSSE FUORI DAL MONDO REALE. BERSANI DELUDENTE, SI DIA SPAZIO A RENZI O PER ENTRARE NEL GRUPPO DIRIGENTE IL REQUISITO NECESSARIO È IL NON AVER VINTO MAI NIENTE?..." - 7 - FIORONI E GENTILONI S’INCAZZANO COn BRESSA E RIMETTONO GLI INCARICHI DI PARTITO

 

1. BERSANI, CERCO UNITA' MA ANCHE CHIAREZZA, OGGI VOTO...
(ANSA) - Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, aprendo la direzione del partito ha annunciato che si voterà la sua relazione per fare "chiarezza" sulla linea del partito. "I prossimi mesi - ha detto Bersani - decideranno per i prossimi anni. Sono alla ricerca del massimo di unità visto il passaggio delicato ma serve anche chiarezza e chiederò che la direzione assuma una responsabilità attraverso il voto".

2. BERSANI, NESSUN DIALOGO CON CHI VUOLE RISTRUTTURAZIONE CENTRODESTRA...
(Adnkronos) - In Italia, 'per andare non contro ma oltre Berlusconi', bisogna 'riallestire un modello di democrazia' e 'dare vita ad un cambiamento di fondo'. Nella sua relazione in Direzione, Pier Luigi Bersani ha chiarito la prospettiva politica che si puo' aprire anche per quel che riguarda le alleanze.

 

'Questa tensione costituente e ricostruttiva deve impegnare tutte le forze dell'opposizione, anche forze che hanno tra loro prospettive non collimanti', ha detto Bersani. l segretario del Pd ha ribadito di volersi rivolgere alle 'forze di sinistra e di centrosinistra' e alle forze 'di centro e che si dichiarino di centro', ma 'ovviamente il Pd non e' interessato invece a forze impegnate nella ristrutturazione del centrodestra'.

Bersani ha sollecitato: 'Chi si sottrae a questa responsabilita' spieghi, non a noi ma al Paese, che cosa altro serve. I tempi stringono e bisogna essere chiari, e questo riguarda anche il Pd. Tutte le proposte sono perfezionabili e migliorabili. Se si intende contestarle bisogna presentarne altre e che si capiscano'.

 

3. MODEM VOTERANNO CONTRO RELAZIONE BERSANI...
(ANSA) - Movimento democratico voterà alla direzione del Pd contro la relazione del segretario Pier Luigi Bersani. Lo ha annunciato, a nome dei Modem, Paolo Gentiloni al termine del suo intervento.

Gentiloni ha criticato l'impostazione della relazione di Bersani, a partire dalla questione Fiat: "Dobbiamo stare - ha domandato - dalla parte di Marchionne? Non è questo il punto. Ma il Pd dovrebbe essere a sostegno del 'si' all'accordo di Mirafiori in maniera esplicita". Per quanto riguarda poi il tema delle alleanze, Gentiloni ha invitato il partito ad "evitare di rinchiudersi all'angolo".

 

"E' giusto guardare avanti - ha proseguito riferendosi all'invito fatto da Bersani e da Franceschini - però dobbiamo farlo sapendo che l'accordo con il terzo polo non c'é e in ogni caso non ci garantisce sulla possibilità di iscrivere in questa ricerca dell'accordo la limpida forza riformista che noi rappresentiamo". Infine Gentiloni ha affrontato il tema del voto finale: "Io avrei esclusa l'esigenza - ha spiegato - di un voto finale Bersani tuttavia lo chiede e noi anticipiamo a questo punto la nostra decisione di votare contro".

 

4. D'ALEMA, LARGA CONVERGENZA SALVO VOCI ISOLATE...
(ANSA) - "Un'ottima relazione sui problemi reali e rivolta ai cittadini. C'é una discussione di grandissima convergenza salvo alcune voci isolate, legittime per carità, ma c'é una larghissima convergenza molto al di là del consenso congressuale". Massimo D'Alema, lasciando la Direzione del Pd, nega che ci siano divisioni all'interno del partito sulla linea espressa dal segretario del Pd. "E' normale che ci siano - ha detto D'Alema - opinioni diverse ma c'é una chiara linea politica sostenuta dalla stragrande maggioranza in direzione".

 

5. D'ALEMA, ALLEANZE? NULLA DA DECIDERE, NON CI SONO ELEZIONI...
(Adnkronos) - 'Sulle alleanze non c'e' nulla da decidere perche' al momento non ci sono elezioni'. Lo dice Massimo D'Alema parlando con i cronisti alla Direzione del Pd.

D'Alema condivide la linea del segretario Bersani: 'Bersani ha presentato una piattaforma convincente. Un ragionamento rivolto a tutte le opposizioni e continuera' a farlo nei prossimi mesi'.

6. FASSINO, PIANO MARCHIONNE DA' FUTURO A MIRAFIORI...
(ANSA) - "Il piano Marchionne dà certezze occupazionali e industriali, quindi dà futuro a Mirafiori". Lo ha detto Piero Fassino, candidato sindaco a Torino, in un passaggio del suo intervento alla Direzione del Pd. Fassino ha pure contestato la tesi della Fiom secondo la quale l'accordo sottoscritto dagli altri sindacati lede i diritti dei lavoratori: "Attenzione - ha sottolineato - i diritti chiamano in causa il rispetto della dignità del lavoro. La gestione della pausa pranzo non è qualcosa che attiene ai diritti, ma alle condizioni di organizzazione del lavoro. E questo - ha concluso - è una cosa diversa".

 

7. FRANCESCHINI, NON CHIEDO CONTA MA CHIAREZZA...
(ANSA) - La richiesta di un voto alla Direzione del Pd non è la ricerca di una "conta interna", bensì nasce dalla necessità di avere "chiarezza" sulla linea del partito. Lo ha detto Dario Franceschini in un passaggio del suo intervento. "Non ho mai pensato - ha spiegato - ad alcuna conta interna. E' un concetto che non mi appartiene. Però, dopo un dibattito, se c'é una linea alternativa deve emergere, altrimenti non possiamo rimanere nell'incertezza se c'é o meno una linea unitaria, perché andrebbe a scapito della chiarezza. Oggi - ha concluso - il partito deve uscire con una linea chiara perché ce lo chiede il paese".

 

8 - SCOPPIA CASO BRESSA IN DIREZIONE, FIORONI E GENTILONI RIMETTONO MANDATO
(Adnkronos) - Beppe Fioroni e Paolo Gentiloni, rispettivamente responsabile Welfare e Comunicazioni del Pd, hanno rimesso il loro mandato dopo che Gianclaudio Bressa, esponente di Area dem, ha invitato coloro che non sono d'accordo con il segretario Pierluigi Bersani a dimettersi dagli incarichi.

Fioroni e Gentiloni sono tra quelli che hanno annunciato che voteranno contro la relazione di Bersani. 'Se le cose stanno cosi' siamo pronti -ha detto Fioroni intervenendo in direzione- a rimettere il mandato'.

9. SERGIO CHIAMPARINO: «QUESTA SINISTRA FUORI DAL MONDO MI HA STUFATO»...
Tommaso Labate per "Il Riformista"

 

Sergio Chiamparino dice al Riformista di essere «stufo del benaltrismo di una sinistra» che ormai ragiona «come se fosse fuori dal mondo reale». Sostiene che «in qualsiasi altro paese, Marchionne sarebbe stato accolto col tappeto rosso».

Aggiunge che la posizione del Pd sul caso Fiat «rimane confusa». E parlando della classifica del Sole 24 ore sui sindaci più apprezzati, scandisce: «Renzi primo, io secondo. Sono un pensionando e lo dico con molta umiltà: è ora che il Pd inizi ad ascoltare davvero queste persone che hanno dimostrato di avere cultura di governo. Oppure l'unico requisito per entrare nel gruppo dirigente nazionale del partito è quello di non aver mai vinto un bel niente?».

 

Chiamparino, Berlusconi dice che se vince il «no» al referendum di Mirafiori, la Fiat farà bene ad andarsene. È d'accordo?
Se malauguratamente vincesse il no, il governo dovrebbe convocare un tavolo per trovare un rimedio. Anche se sarebbe molto difficile farlo. Come ha ben spiegato Marchionne, le auto che vanno vendute sulla "piazza" internazionale hanno bisogno di essere prodotte con modalità e tempi coerenti con la domanda dei mercati.

Come sta Torino a poche ore dal referendum di Mirafiori?
Mi creda, la gente è infastidita dal tentativo di politicizzare una questione sindacale, economica e sociale. E soprattutto la città sa che Marchionne è stato l'uomo che ha salvato il Gruppo Fiat e che, insieme agli enti locali, ha impedito la chiusura di Mirafiori.

Visto l'acceso dibattito in corso tra i lavoratori, non le sembra di esagerare un po'?
Nel 2003-2004 Mirafiori era praticamente chiusa. Al punto che c'erano già alcune proposte per riconvertire quell'area persino in un mastodontico parco divertimenti. Una specie di Gardaland di Torino, non so se mi spiego. Quanto a Marchionne, rimane l'uomo che ha preso quella macchina ingrippata che era diventata la Fiat e l'ha salvata. Tornando a Mirafiori, c'è la possibilità storica non solo di portare quella produzione che là manca da vent'anni. Ma di farne un vero e proprio "hub" dell'innovazione per la mobilità sostenibile.

Sembra una gigantesca réclame del sì, non trova?
Detto con la massima sincerità, io sono esterrefatto per tutte le polemiche su Marchionne. L'ad della Fiat sta solo proponendo un nuovo modo di lavorare. Nel settore del tessile e dell'alimentaristica lavorano così da vent'anni. Ma soprattutto sono senza parole perché, in qualsiasi altra parte del mondo, uno che mette sul tavolo un miliardo di investimenti sarebbe stato accolto col tappeto rosso.

 

Però non vorrà negare l'accordo prevede l'appesantimento dei carichi di lavoro.
L'appesantimento c'è e va compensato. Alzando i salari e coinvolgendo sempre di più il sindacato nelle decisioni dell'azienda.

Il modello tedesco.
Appunto. Se al referendum vince il sì, tutte le strade sono praticabili. Se passa il no, invece, si finirà tutti a fare i gatti neri in un gigantesco limbo. Dobbiamo metterci in testa che nelle relazioni industriali italiane c'è sempre questo gap di dieci anni che va colmato. Le faccio un esempio: se l'accordo del 1993 fosse stato fatto dieci anni prima, come proponevano Tarantelli, Modigliani e la Cisl, i lavoratori ne avrebbero guadagnato in diritti e in tutela del reddito. Oggi ci troviamo di nuovo a un bivio.

 

Se non anticipiamo, finiremo per subire. Le vie sono due: votare sì al referendum per lasciare aperte tutte le strade e correggere in seguito tutte quelle criticità che ci sono nell'accordo. Oppure, se vince il no, tocca prepararsi al nulla.

Torniamo a Marchionne. Come giudica il fatto che, considerando le stock options, l'ad Fiat paga meno tasse dei suoi operai?
Tra Marchionne e un metalmeccanico c'è uno scarto troppo grande. Primo, per una ragione di natura morale, visto che chi guadagna di più dovrebbe versare dei contributi straordinari. Secondo, per una distorsione nel meccanismo delle stock options. Questo discorso però non vale solo per Marchionne, ma anche per moltissimi altri manager.

Questo è un tema sollevato da sinistra. Non sembra un aspetto di poco conto.
Io sono stufo di questo "benaltrismo" della sinistra, di questo modo di ragionare che alla sinistra ha provocato e sta provocando danni irreparabili. Ormai, a sinistra, è quasi sempre così. Il problema è sempre "ben altro"...

Iniziamo dalla Fiom. Ce l'ha con Landini?
Io non ce l'ho con Landini. Ma siamo seri, la torsione politica della Fiom è ormai una cosa scontata.

Ripone le sue speranze nella Camusso?
Tenuto conto dei vincoli che derivano dal peso della Fiom sull'intero sindacato, bisogna riconoscere che la Camusso si sta muovendo con saggezza. Se passano il sì al referendum e la sua linea di firmare, un minuto dopo si può porre il tema della rappresentanza sindacale che sta tanto a cuore alla Cgil.

 

Dal "benaltrismo" al "maanchismo" di cui è stato accusato il suo partito, il Pd, sul caso Mirafiori. Deluso?
Se fossi stato il segretario del Pd avrei detto le stesse cose che sto dicendo adesso. Tiri le somme e veda lei se sono deluso o no. Io mi rendo conto che il leader di un partito come il nostro senta la necessità di provare a tenere "tutti dentro". Ma alcune cose non sono chiare. L'approccio del Pd alla questione Fiat è stato all'insegna di una grande incertezza. Oggi, da quell'incertezza, è scaturita la linea del dire «sì agli investimenti» e no a tutto il resto.

Il sospetto del "ma anche", appunto.
Il problema è che mi devono spiegare come il sì agli investimenti può convivere col fatto che il responsabile Economia del partito, Stefano Fassina, continui a parlare di «accordo regressivo». Di regressivo, in questa storia, ci sono soltanto le attuali relazioni sindacali che il Pd continua inspiegabilmente a difendere. Le stesse che hanno contribuito a portare a meno salari per i lavoratori e meno produttività per le aziende.

Sta dicendo che il Pd è fuori dalla realtà dell'anno 2011?
Oltre al benaltrismo della sinistra, il Pd ha un altro grave problema. Sembra infatti che questo partito sia prigioniero di un diaframma invisibile che ci ributta addosso tutte le nostre parole. E la Fiat, purtroppo, è soltanto uno dei temi sui quali potremmo sfondare e invece andiamo all'indietro. Perché una sinistra che non pensa a prospettive di crescita che siano fuori dall'ombrello della spesa pubblica è una sinistra fuori dal mondo. Le faccio un esempio?

 

Prego.
Vorrei rivolgere un quesito all'amico Vendola. È più "di sinistra" tenere il 60 per cento delle società ex municipalizzate e conservare le poltrone? Oppure mantenere il controllo di quelle aziende limitandosi al 30 per cento e col ricavato dell'altro 30 costruire gli asili nido? Io credo che sia più di sinistra la seconda opzione. Certo, bisogna rinunciare a qualche poltrona per aumentare i servizi per i cittadini.

Chiamparino, sia sincero. Con queste parole sta pensando ad "altre" prospettive politiche?
Per me mancano quattro mesi all'alba, e cioè alla fine del mandato. Il mio obiettivo è la scadenza pensionistica di luglio, alla quale arriverò finendo di pagare il riscatto degli anni dell'università.

E la sua intenzione di candidarsi alle primarie per la premiership?
Le faccio una rivelazione. Ho deciso di ascoltare i consigli di Beppe Severgnini. Quando finirò di fare il sindaco, mi metterò "a disposizione". Valuterò le eventuali proposte non necessariamente nell'ambito della politica di chi me ne farà, di chi sente di aver bisogno di un'esperienza come la mia.

Ne sta già valutando qualcuna?
Niente di particolare, per ora.

Secondo lei, il Pd tenterà di ridimensionare le primarie?
Per me le primarie non hanno una funzione salvifica. Ma non capisco davvero che bisogno c'è di farne a meno. Viene il sospetto che le si vogliano accantonare per tentare di coinvolgere qualche possibile alleato che, in realtà, non ci sta neanche a sentire.

Si riferisce a Casini?
L'idea secondo cui per fare un'alleanza con l'Udc bisogna mettere in discussione noi stessi non la capisco affatto.

 

Renzi primo. Lei, secondo, ha raggiunto il podio per il decimo anno consecutivo. De Luca terzo. Tre piddì guidano la classifica del sindaci del Sole24 ore.
Renzi è uno su cui puntare per il futuro. Detto questo, visto che io sono un pensionando, vorrei umilmente chiedere ai vertici del Pd: non sarebbe il caso di ascoltare e coinvolgere un po' di più questo pezzo di partito che sul territorio ha dimostrato di avere capacità di governo? In caso contrario, inizierei a sospettare che il requisito necessario per entrare nel gruppo dirigente nazionale del nostro partito sia il non aver vinto mai niente.

 

Pensa forse a un congresso straordinario?
Ai congressi non ci credevo nemmeno quando servivano a discutere e non solo a contare delle tessere. Io chiedo soltanto che questo partito, una buona volta, impari a fare chiarezza. E a stare se possibile nel mondo reale, non al di fuori.13-01-2011]

 

 

O LA BORSA O IL PARTITO! - DOPO AVER MINACCIATO I COLLEGHI DEL PD IN CASO DI VOTO FAVOREVOLE (“SIETE TUTTI SCHEDATI ORA IN VISTA DELLE CANDIDATURE”), L’EX TESORIERE DEI DS SPOSETTI È IL PRINCIPALE SILURATORE DELL’EMENDAMENTO DI TABACCI (API) CHE VOLEVA TRASFERIRE 20 MILIONI € (su 100) DAL FINANZIAMENTO DEI PARTITI AI RICERCATORI UNIVERSITARI - IL POPOLO DEL WEB SI SCATENA CONTRO L’ULTIMA MOSSA DELLA “CASTA”, MA LUI HA SEMPRE DIFESO GLI ENORMI "RIMBORSI": "SENZA, SOLO BERLUSCONI FAREBBE CAMPAGNA ELETTORALE"...

1 - PAGARE I RICERCATORI COI SOLDI DEL FINANZIAMENTO AI PARTITI? TABACCI PROPONE, IL PD SI SPACCA...
Car. Ber. per "La Stampa"

 

 

Capita pure questo nel bel mezzo di una raffica di votazioni sugli emendamenti per la riforma dell'Università, e cioè che la Camera bocci di larga misura (305 no, 190 sì e 20 astenuti) una proposta del rutelliano Tabacci per finanziare contratti di ricercatore a tempo indeterminato ricorrendo ai fondi per il finanziamento pubblico ai partiti. E anche se erano solo 20 milioni sui 100 di rimborsi elettorali che i partiti prendono ogni anno, apriti cielo, alle 2 del pomeriggio scatta subito la caccia ai «difensori della casta» e sui blog cominciano a impazzare le proteste e gli insulti.

 

Con il Pd che finisce sul banco degli imputati: anche se Franceschini si affretta a precisare che l'emendamento non sarebbe passato, visto che «anche l'Udc ha votato contro», poteva diversamente essere una partita da giocare sul filo di lana.

Fatto sta che al momento clou prende la parola in aula l'ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, conosciuto per il suo carattere sanguigno, che ingaggia una disputa con Tabacci e invita i deputati Democrats a votare contro, malgrado il suo gruppo abbia indicato pollice in alto insieme ai dipietristi e ai finiani.

E la cosa sorprendente è che a non seguire le indicazioni del capogruppo, in buona compagnia con una sessantina di colleghi (il 30% circa di quelli presenti in aula), sono i massimi esponenti del Partito democratico. A cominciare dal segretario Bersani che sceglie di non votare, così come Fioroni, che poi se la cava con una battuta: «Mi è venuto un crampo alla mano».

 

Sposetti, neanche a dirlo, gongola e dopo aver combattuto in aula con il collega dell'Api, che lo prega di non evocare la Prima Repubblica e la figura del tesoriere della Dc Citaristi, esce e distribuisce le pagelle: «Siete tutti schedati ora in vista delle candidature», scherza rivolto ai suoi, «mi sono fatto dare i tabulati. E comunque se fosse passata questa cosa, la campagna elettorale se la faceva Berlusconi da solo...».

E se Sposetti fa intendere che l'Api si lancia in «proposte demagogiche» perché non è un partito strutturato e chissà come si presenterà alle urne, in Transatlantico tutti spulciano i tabulati. E si scopre che se il leader ha preferito non pronunciarsi in alcun modo, D'Alema, Fassino, Migliavacca, Orlando, Soro, Ventura, la Madia e altri optano per l'astensione.

Molti Democrats scelgono la linea dura e votano contro insieme a Udc, Pdl e Lega: Sposetti, Cuperlo, D'Antoni, Turco, Lolli, Oliverio, Quartiani, Albonetti e un'altra fetta del gruppo. E la maggioranza dei democratici invece si pronuncia a favore, da Franceschini a Gentiloni da Realacci a Veltroni, seguito a ruota dai suoi, Verini, Minniti e la Melandri; dai prodiani Parisi, Zampa, Santagata e Barbi, a tutti i Radicali compatti; da Colombo a Castagnetti e poi Damiano, Concia e tanti altri. E dunque scoppia un caso, con i dissidenti di Movdem che lanciano battute acide, del tipo «l'unico partito sopravvissuto alla Prima Repubblica è il Pci...». «Lasciamo perdere - taglia corto Sposetti - era un emendamento strumentale in una battaglia che qualcuno vuole combattere trovando risorse dai rimborsi elettorali dei partiti».

 


2 - LA PASSIONE DI SPOSETTI PER I SOLDI AI PARTITI...
Wanda Marra per "il Fatto Quotidiano"

Per parlare con Ugo Sposetti non basta neanche chiedere formalmente udienza. L'ex tesoriere dei Ds - riassurto improvvisamente ai dubbi onori della cronaca, dopo aver indotto una parte del suo partito a votare contro l'emendamento alla riforma dell'università che toglieva 20 sui 100 milioni di rimborsi elettorali ai partiti per finanziare i contratti di ricercatori a tempo indeterminato e così a spaccarsi in Aula - si rifiuta categoricamente di parlare.

 

"No, no", si limita ad articolare mercoledì, dopo aver sentito nome, cognome e testata di riferimento dell'interlocutrice. Per poi dichiarare: "Andatevi a rileggere il mio intervento in Aula". Eseguito e diligentemente riportato sul "Fatto", ci si riprova il giorno dopo. "Sono in riunione, non ho tempo", la risposta alla prima telefonata. E alla seconda: "Leggete l'intervento in Aula", ribadisce lui. Non serve a niente citare il suddetto intervento ("Signor presidente, la pregherei di rivolgere un appello al collega Tabacci. Non so quanti veli lui abbia e quale uso ne faccia, ma non può permettersi di stendere veli sulle persone che si sono interessate della vita dei partiti. Questo non è consentito né all'onorevole Tabacci né ad altri") e provare a dire che non chiarisce praticamente nulla sulla posizione di Sposetti.

 

"Non ho nessuna intenzione di parlare. Non ho parlato con nessuno. Non vedo perché dovrei parlare con voi, che fate una battaglia demagogica". E su questo si chiude la comunicazione.

In realtà, quella di Sposetti per il finanziamento pubblico ai partiti è una battaglia lunga una vita. In un'intervista al "Giornale" (a firma Luca Telese) del 19 agosto 2007, Sposetti lo diceva senza mezzi termini: "È giunto il momento di impegnarsi in una battaglia democratica per reintrodurre il finanziamento pubblico ai partiti". Motivandolo così: "È scritto nella Costituzione, santa pazienza, articolo 49! In origine i padri costituenti lo avevano spiegato, ancora meglio, impegnando alla trasparenza i partiti.

 

Poi, siccome era il tempo della guerra fredda, si affermò solo il principio sacrosanto, che la politica deve essere sostenuta dallo Stato". Per poi spingersi a dire, incurante anche del risultato schiacciante del referendum del ‘93 per abolire tali finanziamenti pubblici: "I costi della politica sono cresciuti all'inverosimile. Non credo alle belle animelle che storcono il naso. O parlano per opportunismo, o sono in malafede".

Usciti dalla finestra, comunque, tali finanziamenti sono rientrati sotto forma di rimborsi elettorali (grazie a una legge del 2002 di cui lo stesso Sposetti si vantava di essere stato estensore). E adesso l'onorevole piddino li difende con le unghie e con i denti. Nello stesso modo in cui difese, all'atto di nascita del Pd, il patrimonio dei Ds. "Da me il Pd non avrà un euro", tuonò all'epoca.

 

E così è stato, come ribadisce Mauro Agostini, che è stato il primo tesoriere dei Democratici. Tale patrimonio fu blindato in immobili per un valore di circa mezzo miliardo di euro custoditi in apposite fondazioni. E a nulla servì la battaglia politica che voleva che alla nuova creatura arrivassero in dote i tesori di Ds e Dl. Sanguigno e di certo convinto delle sue ragioni, Sposetti ha portato avanti in Aula una battaglia che in qualche modo non lo riguarda più direttamente.

Ma anche Agostini, che non pochi contrasti ha avuto con l'ex tesoriere, questa volta si è schierato con lui: "Si trattava di un emendamento demagogico, che voleva dire fare un regalo a Berlusconi e a coloro che dispongono di risorse illimitate". Sulla stessa linea anche l'attuale tesoriere Pd, Misiani, che dichiara senza mezzi termini di aver votato contro l'emendamento: "I rimborsi elettorali sono stati già ridotti del 10% l'anno scorso. E sono una garanzia per la trasparenza della politica e per la democrazia".

A questo punto, però, l'obiezione sorge spontanea: visto che di soldi si trattava perché il gruppo del Pd aveva dato indicazioni di votare per e non contro l'emendamento e il tesoriere non è riuscito a far valere la sua opinione, evidentemente? "Siamo un Partito democratico" e "non c'è stata una discussione interna", le pur deboli risposte.

 03-12-2010]

 

 

1- IL “FATTO" DOPO AVER INFINOCCHIATO LA FAMIGLIA NOVI-ALLARGATA DI DON AB-BONDI, OSA L’INOSABILE E INFINOCCHIA QUELLA DI ANNA FINOCCHIARO, DONNA PALLUTA DEL PD - 2- NEL MIRINO DEI PADELLARO BOYS L’APPALTO DA 350MILA EURO AL MARITO GINECOLOGO MELCHIORRE FIDELBO, PER INFORMATIZZARE UN ENTE SANITARIO VICINO CATANIA - 3- L’ASSESSORE REGIONALE MASSIMO RUSSO PRIMA DIFENDE LA FINOCCHIARO, CHE ERA PRESENTE ALL’INAUGURAZIONE DELL’ENTE CARO AL CONSORTE “PER ACCOMPAGNARE IL MINISTRO LIVIA TURCO”, POI ANNUNCIA UN’INDAGINE INTERNA: “NON CAPISCO PERCHÉ L’ASSESSORATO ABBIA AUTORIZZATO LA PRATICA SENZA GARA E A TEMPO DI RECORD” - 4- PER IL PD È UN ATTACCO CAUSATO DAL RIBALTONE SICULO DI RAFFAELE LOMBARDO, MA ANCHE I GIOVANI DEMOCRATICI CATANESI SONO CURIOSI E SMANIANO PER SAPERNE DI PIÙ… - 5- E LA FINOCCHIARO QUERELA SUDPRESS, IL SITO CHE HA SVELATO IL "CASO GIARRE"

1- COME TI INFINOCCHIO LA FINOCCHIARO
Giuseppe Giustolisi per "il Fatto Quotidiano"

 

Nessuno osi parlare di familismo perché lei minaccia sfracelli (e querele). Parliamo della capogruppo dei senatori Pd Anna Finocchiaro e della notizia dell'appalto per l'informatizzazione della Casa della salute di Giarre, in provincia di Catania, affidato dalla Regione al marito Melchiorre Fidelbo, di professione ginecologo, come stabilisce la convenzione firmata quattro mesi fa dal direttore generale della Asp 3 (l'azienda sanitaria) Giuseppe Calaciura.

La notizia sta facendo il giro delle redazioni e impazza sui siti internet e sui social network, coi relativi commenti tra il disilluso e l'arrabbiato dei navigatori. Trecentocinquanta mila euro tondi tondi, questa è la cifra tirata fuori dalle casse pubbliche, come compenso per il lavoro svolto dalla Solsamb, società di cui Fidelbo è amministratore delegato e che prima d'ora pare non brillasse per fatturati da capogiro.

 

La presentazione del progetto (proposto dal Consorzio sanità digitale e ambiente di cui la Solsamb era una sorta di società collaterale) risale al 2007, ai tempi del governo Cuffaro, quando assessore alla Sanità era Roberto Lagalla, professore di diagnostica dell'Università di Palermo e da un paio d'anni rettore.

E di sicuro c'è che non c'è stata gara d'appalto. Anzi la pratica ha viaggiato su un binario veloce. Il progetto infatti nel giro di pochi giorni passò dal tavolo dell'allora direttore generale dell'Asp 3 di Catania a quello dell'assessorato retto da Lagalla (che diede parere favorevole), per poi varcare il portone del Ministero della Salute e ottenere il relativo finanziamento ministeriale. Poi l'iter viene bloccato dalla riforma sanitaria voluta dalla giunta Lombardo.

 

Le Case della salute, infatti, sono diventate presidi territoriali di assistenza e la Solsamb deve rifare il progetto (nel frattempo il Consorzio sanità digitale e ambiente riconosce la titolarità del progetto alla Solsamb che firma direttamente la convenzione con l'Asp 3 nel luglio 2010).

Una vicenda intricata e con più di un aspetto che non si comprende, come conferma, interpellato dal Fatto, l'assessore regionale alla sanità Massimo Russo, che parla di strumentalizzazioni politiche e abbozza una difesa d'ufficio della senatrice: "Che c'entra il familismo? Probabilmente la Finocchiaro nemmeno sapeva di questa storia". È un po' difficile da credere, visto che era pure presente all'inaugurazione del centro insieme al marito.

Ma "era lì per accompagnare Livia Turco che da ministro ha fortemente voluto questo tipo di sistema sanitario decentrato", ribatte l'assessore. Poi annuncia un'indagine interna e dice: "In questa vicenda voglio vederci chiaro, non capisco perché, come pare, non ci sia stata gara e come mai l'assessorato abbia autorizzato la pratica in tempo record. Lunedì chiederò una verifica per accertare quello che è successo".

 

Il direttore generale dell'Asp Giuseppe Calaciura si tira fuori da ogni responsabilità perché all'epoca in cui venne presentato il progetto per la prima volta non era direttore. Ma la convenzione l'ha firmata lui. Forse i funzionari che gli hanno istruito la pratica avrebbero potuto sbirciare un po' meglio tra le righe e fargli presente la cosa. L'assessore Russo intanto garantisce che nessun servizio sarà affidato ai presìdi sanitari siciliani senza che ci sia una gara.

Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all'Assemblea regionale siciliana, commenta la vicenda nel suo blog e parla di "manganello mediatico contro chi nel Pd si è macchiato della colpa di sostenere il governo Lombardo", dichiara guerra senza quartiere a chi riferisce la notizia senza discutere del merito.

 

Livio Gigliuto, segretario dei giovani democratici di Catania usa toni ben diversi: "In generale penso che fare chiarezza sia una cosa positiva, non so se sia il caso di questa vicenda di cui so solo quel che hanno scritto i giornali. Ci terrei però a dire che noi giovani democratici di Catania abbiamo sempre espresso la nostra totale contrarietà al sostegno della giunta Lombardo da parte del Pd. Un partito come il nostro deve sostenere solo persone limpide e non chi come Lombardo ha un modo clientelare di gestire potere e per di più è sospettato di aver frequentazioni con mafiosi".

2- L'APPALTO AL MARITO DELLA FINOCCHIARO - LA SANITÀ AVVIA UN'INDAGINE INTERNA -
Emanuele Lauria per "la Repubblica"

 

Ora Massimo Russo vuole capire. Anzi, verificare: questo è il termine che l'assessore alla Salute utilizza per annunciare che sarà passato sotto lente l'operato dell'Asp di Catania. Che sarà fatta un'indagine sulla "corretta applicazione delle disposizioni assessoriali" da parte dell'azienda che ha affidato l'appalto dell'organizzazione del presidio territoriale di assistenza di Giarre alla società di Melchiorre Fidelbo, marito del capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro.

Russo respinge "il tentativo strumentale di gettare ombre sull'attività di questo governo". Dice che dietro il servizio da 350 mila euro assegnato alla Solsamb non c'è alcuna manovra bipartisan, "né alcun torbido disegno politico".

 

Ma su un aspetto, l'assessore-magistrato vuole vedere chiaro: com'è possibile che l'affidamento dei lavori sia stato fatto senza una gara pubblica? "C'è un principio generale che va rispettato, e che peraltro è richiamato anche in una mia direttiva: l'affidamento a un privato di un servizio, da parte di un'amministrazione, dev'essere fatto attraverso una procedura di evidenza pubblica. In questo caso faremo una verifica perché l'assessorato è all'oscuro delle procedure seguite per l'organizzazione e l'informatizzazione del Pta di Giarre: non è stata la Regione ma l'Asp di Catania a firmare la convenzione con la Solsamb".

Russo si chiama fuori: "Io so poco o nulla di questa vicenda: sono andato all'inaugurazione della struttura giarrese sapendo che sarebbero stati presenti la Finocchiaro e la Turco, sapendo anche che Fidelbo aveva dato un contributo all'attivazione del Pta. Ma non posso sapere in che modo si è concretizzato il rapporto con l'Asp".

 

In realtà, Russo ieri ha ricostruito un iter che parte da lontano: da fine 2007, quando al ministero c'era Livia Turco - collega di partito della Finocchiaro - e al governo della Regione Totò Cuffaro. È il 24 novembre di quell'anno che il consorzio Sda (di cui fa parte anche la Solsamb di Fidelbo) trasmette all'allora Asl 4 il progetto della Casa della salute di Giarre. Solo tre giorni dopo l'ispettore regionale Saverio Ciriminna (fedelissimo di Schifani, allora capogruppo al Senato di Forza Italia) esprime parere positivo sulla documentazione.

 

È il via libera per accedere al finanziamento del ministero previsto per questo tipo di strutture: la somma complessiva di un milione e mezzo di euro sarà poi divisa con altri Pta che hanno visto o stanno vedendo la luce quest'anno: Mazzarino, Salemi, Palazzo Adriano. "Le risorse sono statali", ha fatto sapere ieri la Solsamb.

E infatti. Il progetto, mentre la Finocchiaro sfida Lombardo per la presidenza della Regione, giace in attesa di essere attuato. Ma dovrà attendere ancora molto. Perché, per volere della giunta, le Case della salute devono essere trasformate in Pta, poliambulatori che sostituiscono gli ospedali smantellati dalla riforma della sanità.

 

Serve un nuovo progetto. Che la Solsamb elabora e presenta all'inizio dell'estate 2010. Il 31 luglio, finalmente, la convenzione fra l'Asp di Catania guidata da Giuseppe Calaciura (manager molto vicino a Lombardo, già segretario politico dell'Mpa a Biancavilla) e la società di Fidelbo. I fatti sono questi. Russo, come il capogruppo del Pd all'Ars Antonello Cracolici, scacciano con toni duri qualsiasi sospetto che lo sviluppo di questa pratica amministrativa sia stata favorita o accelerata dai rapporti - sempre più stretti - fra Lombardo e il Pd.

E la Finocchiaro annuncia querele nei confronti di Sudpress, il sito che ha pubblicato un video e un articolo sul "caso Giarre". Rimane un "pasticcio", così lo chiamano in assessorato, sul quale adesso Russo avvia una verifica. Per capire se Calaciura non sia stato per lo meno incauto nel dare corso a un progetto da 350 mila euro che potrebbe avere un vizio di origine - la mancanza di gara - datato 2007. Un problema che potrebbe riproporsi negli altri 45 presidi che, di qui al 2012, dovrebbero sorgere in Sicilia. L'assessore taglia corto: "Nessun servizio senza gara sarà affidato nei Pta siciliani".

 29-11-2010

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

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  Videoinforma :  www marcobava.it