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DIO NON SALVA IL VATICANO DALLA CRISI – NEL 2008 DISAVANZO DI 911 MILA € - LA PERFORMANCE PEGGIORE, IL GOVERNATORATO (- 15 MLN €) – PESANO RADIO VATICANA E I RESTAURI D’ARTE – IL FONDO PERSONALE DI RATZINGA NON è IN BILANCIO…

Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

«Sacro bilancio» in rosso anche quest'anno, ma in recupero rispetto ai nove milioni di euro di deficit dell'ultimo esercizio. I conti del 2008 segnano un disavanzo di 911 mila euro (con entrate per 253.953.869 euro a fronte di uscite per 254.865.383). A gravare maggiormente sulle finanze del Papa è il Governatorato, che provvede «al territorio, alle istituzioni, alle strutture e alle attività di supporto».

 

A differenza del bilancio consuntivo della Santa Sede, che registra un disavanzo più contenuto rispetto al 2007, il Governatorato del Vaticano ha notevolmente subito la crisi mondiale perdendo 15.313.124 di euro.

A pesare sulle casse pontificie sono state nell'ultimo anno, spiega il ministro vaticano delle Finanze, Velasio De Paolis, anche «Radio vaticana, l'infrastruttura di comunicazione integrata che comprende i servizi di telefonia e Internet e la realizzazione del primo impianto fotovoltaico sul tetto dell'Aula Paolo VI». A ciò va aggiunto il «notevole» costo di alcuni restauri del patrimonio artistico, come la Cappella Paolina, le basiliche di San Paolo fuori le Mura e di Santa Maria Maggiore, la Biblioteca apostolica vaticana.

 

Non figura in bilancio, come documentato dal libro «Vaticano spa», il fondo personale e riservato del Pontefice che dispone direttamente di cospicue somme per opere di bene e carità. «Origine degli importi e contabilità del fondo sono segreti - spiega l'autore Gianluigi Nuzzi -. Come è accaduto anche quest'anno, vengono resi pubblici i bilanci di sette amministrazioni che fanno capo alla Santa Sede, ma con rendiconti frantumati senza un dato universale».

Comunque, secondo le cifre comunicate dalla sala stampa della Santa Sede, nello scorso bilancio lo tsunami finanziario non aveva risparmiato neppure l'accorta gestione delle finanze d'Oltretevere il cui patrimonio è in gran parte formato da investimenti in titoli e obbligazioni e da proprietà immobiliari.

 

Oltre ad un'ingente riserva aurea che fa del metallo prezioso una «garanzia» vaticana contro le turbolenze dei mercati globalizzati. nel 2008, inoltre, cifre «rilevanti» sono state sborsate per «la sicurezza all'interno della Città del Vaticano». Il vento della crisi ha soffiato anche sulle offerte ma i danni sono stati tutto sommato lievi.

Nonostante le ristrettezze economiche a cui tutti i Paesi sono sottoposti da diverso tempo, le «chiese particolari» hanno raccolto, infatti, la cifra di 75.785.574 milioni di dollari confluita nel cosiddetto «Obolo di San Pietro», cioè l'insieme delle offerte che pervengono al Pontefice da tutti gli istituti cattolici del mondo. I Paesi più generosi sono stati Germania, Usa, Italia, nonostante le diocesi Usa debbano far fronte ai costi stratosferici delle cause per pedofilia. Anche i vescovi hanno fatto la loro parte.

In base al canone 1271, che li invita a venire incontro liberamente alle necessità della Santa Sede, nel 2008 hanno versato 20.980.140 euro nelle casse di Benedetto XVI. Dunque, morde ancora la crisi economica in Vaticano che presenta un bilancio 2008 in chiaroscuro, ma i vertici finanziari della Curia hanno tentato di correre ai ripari facendo registrare adesso alla Santa Sede un trend inverso rispetto a quello di tanti altri Paesi del mondo ancora alle prese con una grave crisi.

 

 
[06-07-2009]

UN RITOCCHINO DA DIO - IL GOVERNATORATO DEL VATICANO HA UN PASSIVO DI 35 MLN E NON I 15 DICHIARATI DAL CONSIGLIO CARDINALIZIO – UN INTERVENTO COSMETICO COLLAUDATO COL CRAC SINDONA. NON CALCOLATE LE AZIONI USA TRAVOLTE DALLA CRISI…

Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Profondo rosso «mascherato» per il Governatorato vaticano. È di 35 milioni e non di 15 come dichiarato nel comunicato ufficiale il vero «passivo» del bilancio 2008 licenziato venerdì dal Consiglio cardinalizio per i problemi economici. Con un intervento «cosmetico» sui conti già collaudato all'epoca del crac Sindona, si è deciso di non calcolare nell'esercizio 2008 la perdita di valore delle azioni affidate negli Usa alle agenzie travolte dalla crisi finanziaria.

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Siccome il valore di queste azioni e obbligazioni di assicurazioni e banche è crollato, si è deciso di «sospenderle», in pratica di non far figurare in bilancio le minusvalenze, altrimenti il rosso del 2008 sarebbe ben più pesante di come appare ora.

Il precedente governatore vaticano, il cardinale americano Edmund Szoka per investire sui mercati Usa ha venduto gran parte dell'oro vaticano, spiegano nei dicasteri finanziari della Santa Sede. Ciò ha provocato un «notevole» danno alle casse d'Oltretevere perché in tempi di crisi dei mercati la riserva aurea avrebbe consentito di bilanciare in parte le perdite azionarie.

Inoltre, il Governatorato ha sofferto più delle altre amministrazioni vaticane la crisi perché era stato dotato da Szoka di un cospicuo deposito di dollari. E calato il dollaro quel «tesoretto» ha perso valore. Il nuovo corso sta aspettando il momento buono per disfarsi delle azioni, crollate a un valore nominale prossimo a zero.

 

I consulenti Usa della passata gestione sono stati messi alla porta e ora il Governatorato si sta muovendo per liberarsi della sovrabbondanza di pacchetti azionari svalutati. Ma tra un paio d'anni la polvere nascosta sotto il tappeto potrebbe riemergere con risultato allarmanti sulle finanze del Governatorato, che provvede al territorio, a istituzioni, strutture e attività di supporto della Santa Sede e la cui attività è indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o da altre istituzioni ecclesiastiche e civili.

Al Governatorato lavorano 1894 persone, di cui 31 religiosi, 28 religiose, 1558 laici e 277 laiche e quest'anno ha sostenuto costi sostenuti costi «rilevanti» per la sicurezza all'interno del Vaticano e infrastruttura di comunicazione. Nel 2007 c'era stato invece un risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al 2006 che si era concluso con un avanzo di oltre 21 milioni di euro.

 

 
[07-07-2009]

 

 

 

 

IOR LO VUOLE – “CACCIATO” PRIMA DELLA SCADENZA CALOIA DAL VERTICE DELLA BANCA DEL VATICANO (40 MILA C/C, CLIENTI TOP SECRET) – LA GOCCIA, IL LIBRO “VATICANO SPA” - CHI È GOTTI TEDESCHI, IL BANCHIERE OPUS DEI CARO A TREMONTI, ALLA GUIDA DELLO IOR…

1 - IOR, CHIUDE DOPO VENT'ANNI L'ERA CALOIA
giacomo galeazzi per La Stampa

«L'era Caloia si è conclusa». Per tre giorni, da martedì a giovedì, si è riunita in Vaticano la commissione di quindici porporati che sovrintende alle questioni organizzative ed economiche della Santa Sede. Hanno approvato il bilancio annuale del Vaticano, ma soprattutto hanno discusso del futuro dello Ior, la banca del Vaticano con i suoi 130 dipendenti, i 40 mila conti correnti, i clienti selezionati e top secret.

La sorte del presidente è stata decisa. «L'uscita di Angelo Caloia è certa», concordano fonti vaticane e bancarie. E avverrà ben prima dei due anni che mancano alla scadenza prevista. Del nuovo assetto di vertice si occuperà presto un altro «conclave» più ristretto, cioè il consiglio dei cinque cardinali che vigila sulla banca del Papa, presieduto dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone e la cui composizione è recentemente stata modificata come «prologo di un più generale cambiamento allo Ior».

Il rinnovamento «tranquillo» del governo «gentile» di Benedetto XVI ha riguardato l'intera Curia, inclusa la novità senza precedenti del mandato non rinnovato alla scadenza del quinquennio al «papa rosso» Sepe, ministro delle missioni. Scelte anche traumatiche, che però finora non avevano riguardato la cabina di comando della banca vaticana. Caloia, osservano in Curia, è l'ultimo del vecchio corso rimasto sulla sua poltrona oltre al ministro dei vescovi, Giovanni Battista Re.

«Lo Ior non è una realtà semplice e il cambio della guardia ha richiesto più tempo». Nei Sacri Palazzi si ipotizza che non sia dispiaciuto troppo a Caloia il libro-scandalo «Vaticano spa» sui conti segreti dell'Istituto. Inoltre il banchiere che da vent'anni domina la banca vaticana si sarebbe costituito «un'uscita più che onorevole» con un incarico «operativo e molto ben remunerato in Fideuram», da affiancare alla «pensione faraonica» predisposta allo Ior.

 

E anche se ai suoi collaboratori continua ad assicurare che resterà fino a tutto il 2010, lo stesso Caloia è a conoscenza della volontà del Papa e del suo braccio destro, il salesiano Bertone di procedere all'avvicendamento «nel volgere di pochi mesi».

Con lui è in uscita anche monsignor Piero Pioppo, per il quale l'ex segretario di Stato, Sodano (poco prima di lasciare l'incarico) ha ricreato quella carica di Prelato dello Ior rimasta vacante dopo l'infausta stagione di Paul Marcinkus, Luigi Mennini, Pellegrino de Stroebel e Donato De Bonis.

Per lo «zelante» Pioppo, che fa parte del servizio diplomatico della Santa Sede, si prospetta la promozione in una della nunziature che entro breve passeranno di mano. Nell'Istituto di Ratzinger-Bertone difficilmente sarà confermato il vicepresidente Virgil Dechant, mentre il direttore generale Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli sono appena stati nominati e sono «emanazione» del nuovo corso ratzingerian-bertoniano.

 

Della necessità di un ricambio si sarebbero convinti nella Commissione di Vigilanza, oltre al trio di Curia (Tarcisio Bertone-Attilio Nicora-Jean Louis Tauran) anche i cardinali extraeuropei Telesphore Placidus Toppo e Odilo Pedro Scherer. Caloia, mandato scaduto e prorogato «fino a diversa soluzione», è considerato «espressione di passate gestioni» della segreteria di Stato e «autonomo» al punto da difendere l'amico Giovanni Bazoli messo sotto scacco da Mediobanca e scontrarsi con l'economo dei salesiani e presidente della Polaris investment Italia, Giovanni Mazzali sulla gestione del risparmio etico degli enti ecclesiastici.

 

Salvo improbabili outsider dell'ultim'ora, la scelta del Papa e di Bertone è orientata su Ettore Gotti Tedeschi, economista della Cattolica, editorialista dell'«Osservatore romano» e navigato banchiere (McKinsey, Akros, Banco Santander), favorito sull'«anziano» Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank, e sull'ex governatore di Bankitalia Antonio Fazio, sponsorizzato da Re ma azzoppato dalle bufere giudiziarie.

Gotti Tedeschi potrà contare sulla cooperazione del fedelissimo di Bertone, il genovese Giuseppe Profiti, direttore amministrativo del Bambin Gesù, e a suo tempo indicato come possibile candidato, e su quella dell'uomo di fiducia del cardinale Angelo Bagnasco, Marco Simeon, il giovane sanremese da tempo «ambasciatore» di Cesare Geronzi in Vaticano.

Tra i signori della «finanza bianca», i tradizionali alleati di Caloia (Giovanni Bazoli, Corrado Passera, Giuseppe Guzzetti) sembrano ormai convergere con i sostenitori del cambiamento (Fabrizio Palenzona, Paolo Biasi, Carlo Fratta Pasini, Roberto Mazzotta). Favorevole a Gotti Tedeschi sia l'Opus Dei sia la ciellina Compagnia delle Opere. Nella torre Niccolò V in Vaticano si volta pagina.


2 - CHI È GOTTI TEDESCHI, IL BANCHIERE OPUS DEI CHE GUIDERÀ L'ISTITUTO
PER LE OPERE DI RELIGIONE (IOR)
Francesco Manacorda per La Stampa

La cattedra a Milano - in Cattolica, ovviamente - e la rubrica sull'Osservatore Romano. Il ruolo di economista assai ascoltato da Papa Benedetto XVI e l'esperienza nel mondo McKinsey. Lo strettissimo legame con lo spagnolo Don Emilio Botin, di cui è plenipotenziario in Italia, e il rapporto solido, basato su una conoscenza che dura da venticinque anni ma che di recente si è assai rinsaldata, con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti.

Se insomma - come tutte le previsioni della vigilia lasciano intendere - sarà Ettore Gotti Tedeschi ad assumere presto al guida dello Ior, la banca vaticana verrà presto rappresentata da un uomo di vastissimi e ramificati rapporti che vanno ben oltre il comune denominatore di quella che viene genericamente rappresentata come «finanza bianca».

Esperienze iniziali come consulente nella francese Metra-Sena, il sessantaquattrenne Gotti Tedeschi è infatti passato in gioventù anche da quell'ateneo del consulting che era l'americana McKinsey, la stessa da cui è uscita una generazione di banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo.

 

Poi l'approdo al mondo bancario attraverso la Procomin di Imi e Bnl e la merchant bank pubblica Sige. E' qui che Gotti Tedeschi conosce Gianmario Roveraro, membro dell'Opus Dei ed esponente dell'ala più tradizionalista della finanza cattolica, con il quale fonda all'inizio degli Anni ‘80 la banca d'affari Akros.

E' un sodalizio che dura circa dieci anni, quello tra il prossimo presidente dello Ior, e Roveraro che due anni fa fu rapito e ucciso in un'oscura vicenda, salvo interrompersi bruscamente nel 1992.

 

Dopo lo strappo Gotti Tedeschi si avvicina a Emilio Botin, potentissimo presidente e azionista del gruppo bancario spagnolo Santander, anch'egli in odore di Opus Dei. Di Botin, il banchiere italiano diventa il vero ambasciatore nella Penisola, gestendo anche la partecipazione nel Sanpaolo-Imi e uscendo sconfitto dalla fusione tra il gruppo torinese e Banca Intesa, che era sgradita ai soci stranieri.

 

La più recente vita di Gotti Tedeschi lo vede tutt'altro che inattivo: presidente in Italia di Santander Consumer Finance, diventa editorialista di peso del quotidiano della Santa Sede, ma anche consulente ascoltato del governo. Proprio un anno fa il ministro dell'Economia lo nomina suo consigliere per i problemi economico-finanziari e per l'etica nei sistemi internazionali.

Poi, a maggio, Tremonti, che non disdegna citare Benedetto XVI nei suoi interventi, inserisce Gotti Tedeschi in altre due posizioni, meno simboliche ma più operative: prima nel consiglio d'amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti e poi alla presidenza di F2i, il fondo per le infrastrutture guidato da Vito Gamberale e considerato uno dei più interessanti strumenti di intervento a cavallo tra pubblico e privato.

 

Sempre nell'ultimo anno il Gotti Tedeschi post crisi finanziaria ha spiegato in numerose sedi che non è il capitalismo in sè la causa dei guasti provocati all'economia, ma una rincorsa degli Usa a drogare una crescita altrimenti troppo bassa, che gli avrebbe fatto perdere la supremazia mondiale a vantaggio dell'Asia. Adesso, sostiene ancora l'economista, la mossa vincente per superare gli effetti della crisi dovrebbe essere quella di «trasferire tutta la capacità produttiva in eccesso nel Terzo mondo, aiutandolo ad entrare nel ciclo produttivo».

Un vero e proprio «Piano Marshall» per Asia e Africa che preveda anche investimenti di medio lungo periodo. Un progetto globale per la creazioee di nuovi produttori e consumatori, insomma, che «consentirebbe alle imprese di non veder crollare i loro fatturati e di non essere costrette a licenziare».

 

 
[05-07-2009]

 

 

 

QUANTI NEMICI PER WOJTYLA – ANNI DOPO L’ATTENTATO DEL 1981 IL GIUDICE PRIORE VOLLE INTERROGARE LA GRANDE AMICA DEL PAPA: “SI FIDAVA SOLO DI LEI” – TAGLIò I PONTI CON LA SEGRETERIA DI STATO – IL MISTERO DELLE FOTO SCATTATE DA UNA TALPA AL PAPA CONVALESCENTE… -

Francesco Grignetti per "La Stampa"

 WOJTYLA

Wanda Poltawska, la grande amica di Giovanni Paolo II, non conserva solo un'eccezionale corrispondenza privata con il Pontefice. E' la depositaria anche dei segreti più terribili di quel Pontificato. Sa molto dell'attentato in piazza San Pietro, ad esempio. E non è un caso se il giudice Rosario Priore, che indagò a lungo sui mandanti che si nascondevano dietro la mano di Alì Agca, la interrogò tre volte nel novembre del 1993.

Il giudice infatti, aveva scoperto con stupore che nelle ore seguenti all'attentato il Papa aveva tagliato i ponti con la Curia e con la Segreteria di Stato, affidandosi a questa sconosciuta signora polacca, un medico di Cracovia, nella quale riponeva la massima fiducia. «Giovanni Paolo II - spiega Priore - si circondò di una fascia ristrettissima di fide persone polacche, tagliando fuori tutti gli altri». Ovvia la deduzione: non si fidava del resto del Vaticano.

Di questa fiducia assoluta in Wanda, il giudice Priore se n'è convinto esaminando una storia poco nota: le fotografie «rubate» al Papa nei primi giorni della convalescenza. Una decina di scatti presi con un potente teleobiettivo che si materializzarono all'improvviso in Vaticano. Se le ritrovò tra le mani un certo monsignore Salerno, consulente legale presso la Prefettura degli Affari economici.

Erano indubbiamente choccanti: raffiguravano il Papa dolorante che si affacciava in vestaglia su un piccolo terrazzo, con due medici al fianco. Forse c'era anche Wanda con loro. Monsignor Salerno capì che si trattava di roba grossa. E che ne fece? Si affrettò a consegnarle a Wanda Poltawska «molto vicina - dice in una testimonianza - al Sommo Pontefice».

, 88 ANNI

Priore volle capirne di più. «Valutai - gli disse monsignor Salerno - più proficuo informare una persona come la dottoressa di un caso che mi appariva delicato per le ragioni connesse alla sicurezza personale del Pontefice piuttosto che sollecitare formalmente le autorità interne». Un'altra prova della sfiducia imperante nell'appartamento papale. «Mi era noto il suo legame con il Sommo Pontefice e la ritenevo la persona più idonea a esperire eventuali interventi per evitare una esposizione imprudente della persona del Papa».

La dottoressa Poltawska capì anche lei, fin dal primo sguardo, che si trattava di materiale incandescente. Segnalavano una falla nella sicurezza: e se qualcuno si fosse appostato con un fucile di precisione? Guai in vista, poi, per la privacy: e se queste foto fossero finite su un giornale?

Infine una terza questione, molto imbarazzante: ricostruendo le prospettive, e considerando che il terrazzo papale non affacciava che verso l'interno del Vaticano, le foto potevano essere state scattate soltanto dalla Lanterna posta sopra la Cupola di San Pietro. E per di più con una macchina fotografia professionale che aveva bisogno di un robusto cavalletto. Chi poteva averle scattate? C'era evidentemente una talpa in Vaticano. Forse nella stessa Sicurezza.

WOJTYLA DOPO L'ATTENTATO (SOPRA LA SUA TESTA LA SPIA DELLA STASI ESTERMANN)

Wanda Poltawska perciò avviò una sua inchiesta interna, coinvolgendo monsignor Salerno e il fotografo dell'Osservatore romano, Arturo Mari. Un'inchiesta segretissima su cui, interrogata dalla magistratura italiana, è stata volutamente fumosa. Queste le sue vaghissime risposte: «Io al tempo non conoscevo quasi nessuno in Italia. Personalmente non presi alcuna decisione, se riferire o meno a persone della Sicurezza vaticana. Ne riferii solo al Sommo Pontefice».

Però l'indagine ci fu, eccome. Mari ha riferito di aver studiato le foto e poi di averle restituite a Wanda. Lei stessa ricostruì meglio quando potevano essere state scattate. «Avendo mostrato copia di quelle fotografie al personale che all'epoca prestava servizio nell'appartamento privato, accertava che solo nei primi tre o quattro giorni dopo il rientro, il Santo Padre fu assistito da medici del Gemelli». Insomma gli scatti dovrebbero essere stati «rubati» tra il 4 e il 6 giugno 1981.

Resta un mistero anche la via attraverso cui arrivarono in Vaticano. A monsignor Salerno le diede un sacerdote, Ennio Antonelli, che a sua volta - disse - le aveva ricevute da un generale italiano. Raccontò una storia palesemente falsa. Il generale le avrebbe avute da un giovane sconosciuto, assieme ad altre che riguardavano la tragedia di Vermicino, mentre saliva su un aereo militare che lo avrebbe portato a Parigi.

Sull'aereo, sfogliando il plico, avrebbe scoperto la serie che riguardava Wojtyla e le sottrasse. Ma chi era mai questo generale? Chiamato a palazzo di Giustizia, don Ennio si appellò al segreto del confessionale. E non ci fu modo di farlo parlare. Però forse Wanda lo sa.

 

 
[11-06-2009]

 

 

 

TETTAMANZI, PROVE SUL CAMPO PER DIVENTARE UN PAPA DE SINISTRA – L’ARCIVESCOVO DI MILANO ALLO STADIO MEAZZA PER UN BAGNO DI FOLLA CON 50MILA RAGAZZI – COME IL PAPA BUONO SI RACCOMANDA: “NON SCIUPATE LA VOSTRA LIBERTà, VIVETELA PER IL BENE”…

Mario Baudino per "La Stampa"

 

Cinquantamila allo stadio, il cardinale al centro. E' la più imponente manifestazione dell'Arcidiocesi di Milano, dedicata ogni anno ai ragazzi di prima media, cresimati o cresimandi. Arrivano dal vasto territorio della Lombardia profonda, da Varese, Lecco, Monza e parte della provincia di Como.

Arrivano anche da Milano: questa volta un po' meno del previsto, visto che il ponte ha colpito implacabile. I milanesi superstiti indossano una pettorina rossa, gli altri ce l'hanno gialla, azzurra, verde, e si sono disposti sugli spalti in base al colore che ne contrassegna la provenienza.

Sul campo novecento volontari hanno preparato una complessa coreografia, gli altoparlanti sparano musica a tutto volume, nell'attesa lo speaker dice anche qualcosa ma, come spesso accade negli stadi, si capisce poco o nulla. Fuori aspetta una flotta da un migliaio di autobus, prenotati con un anno d'anticipo perché non ce ne sono abbastanza, in regione, e i ritardatari devono rivolgersi a noleggiatori veneti.

E' una manifestazione di forza oltre che naturalmente di fede. La più grande diocesi del mondo in termini di abitanti (cinque milioni e mezzo) si specchia nei suoi fedeli, e il cardinal Dionigi Tettamanzi lo ribadisce nel suo messaggio, che è il momento centrale della cerimonia: «Guardandovi - dice rivolto agli spalti -, vedo tutta la Chiesa di Milano». E lo stadio viene giù dagli applausi.

Poco prima, mano a mano che si disponevano le coreografie e i ragazzi correvano innalzando pannelli colorati, c'erano anche le grida di entusiasmo, quando ogni settore del pubblico riconosceva i suoi colori. Ora che il cardinale ha preso la parola, l'entusiasmo si fa più composto. C'è aria di gita, di festa e ovviamente di devozione. Sugli autobus hanno cantato e magari fatto merenda, i cresimati e cresimandi hanno 11 o 12 anni e sono in quella fase enigmatica di quando non si è più bambini e forse non si è ancora adolescenti.

Conoscono le canzoni e le preghiere, hanno seguito i loro corsi, vengono dagli oratori. E hanno voglia di spintonarsi e divertirsi. Ma che cosa è, esattamente, la cresima? Nadia, al centro del suo gruppo varesotto, ride e risponde con un'altra domanda: «Perché non provi a chiederlo al Don?».

Il Don sarebbe il prete, nel linguaggio dell'oratorio e anche nella drammatizzazione dell'evento, un vero copione teatrale, con dialoghi fra adolescenti che si interrogano sui temi religiosi della giornata e all'occorrenza dicono: «Wow, ci sono dei semi». Chiedere per chiedere, tanto vale rivolgersi al cardinale, che con la sua figura minuta in mezzo ai vescovi e vicari episcopali ha il passo energico e lo sguardo entusiasta delle grandi giornate.

La folla dei ragazzi è abbastanza variegata: spuntano le faccine dei figli degli immigrati; non così tante come ci si sarebbe aspettato, ma eccole là, appena distinguibili. Qualcuna anche nel gruppo di disabili che il cardinale saluta per primi, quando arriva a San Siro.

C'è un messaggio per loro? «Il messaggio è per tutti - ci risponde -. Ma tra i luoghi dove si realizza l'integrazione ci sono evidentemente la scuola e l'oratorio. Incontri di questo genere hanno un significato positivo nel cammino di integrazione in una società come la nostra, sempre più multiculturale». Poi ci addita monsignor Claudio, elegantissimo vescovo nero, biancovestito. «Guardi, è con noi anche il vescovo del Madagascar, che è venuto a cresimare in un piccolo paese della Brianza». Il discorso, al centro del tappeto verde del Meazza, verte sulla parabola del buon seminatore, e si conclude con un invito ai ragazzi.

 

«In questo momento - dice il cardinale - vorrei entrare dentro il tesoro e il segreto della vostra libertà... Vorrei scuoterla questa vostra libertà e dirvi con tanto amore: vivetela non per il male ma per il bene, non per la mediocrità ma per gli ideali alti della vita, non in modo stolto ma sapiente. Non sciupate la vostra libertà». L'ultima coreografia disegna un colomba, i volontari ansimano un poco. Hanno corso moltissimo, nulla da invidiare ai calciatori. Sono stati molto incitati. E' andato tutto bene. Che cosa chiedere di più a uno stadio?

 

 
[03-06-2009]

 

 

 

WOJTYLA, CHE “DIVENNE PAPA RESTANDO UOMO” (MA QUANTO?) - LA CHIESA NON NE PUÒ PIÙ DI SCANDALI E PRIMA DI FARLO SANTO VUOLE CERTEZZE: LE LETTERE TRA IL PAPA E L’AMICA WANDA CONTENGONO UN “IMBARAZZANTE TONO DI CONFIDENZA” – CHIESE AL SEGRETARIO DI BRUCIARLE…

1 - La Jena per "La Stampa" - Al Papa che si chiede perché Dio abbia scelto proprio lui, Dio ha risposto d'istinto: «Me lo chiedo anch'io».

2 - KAROL E WANDA: LE LETTERE FRENANO LA BEATIFICAZIONE...
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Karol Wojtyla la chiamava «Dusia», «sorellina», e la loro corrispondenza durata 55 anni è così fitta da «riempire una valigia». Una montagna di carte, in parte consegnate alle autorità ecclesiastiche per la beatificazione di Giovanni Paolo II, in parte pubblicate in Polonia in un contrastato libro (che verrà tradotto in italiano a febbraio), ma in massima parte custodite nell'appartamento di Wanda Poltawska affacciato sul Mercato di Cracovia, la più grande piazza medievale d'Europa.

 

Lettere personalissime, arrivate con inflessibile regolarità: per posta o attraverso amici comuni di passaggio a Roma, che ora rischiano di rallentare la macchina burocratica della beatificazione per la prassi vaticana di acquisire tutte le prove documentali prima di proclamare nella Chiesa un nuovo «esempio di santità».

«Noi lavoriamo per la storia e tutta la documentazione su un candidato alla santità ci riguarda», afferma il cardinale Josè Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi. Materiale «sensibilissimo» per la Santa Sede, di cui solo Wanda conosce la totalità dei contenuti.

Prima di elevare Wojtyla agli onori degli altari, la Santa Sede vuole la certezza che nessuna prova contrastante possa emergere ad avvenuta proclamazione inficiando un accertamento che Benedetto XVI vuole «rigoroso e rispettoso delle regole» dopo aver già derogato ai canonici cinque anni dalla morte per avviare il processo.

Per comprendere l'avvolgente e per taluni imbarazzante tono di confidenza dello sterminato epistolario, spiega il padre mariano Adam Boniecki (dal 1964 stretto collaboratore di Karol Wojtyla a Cracovia e a Roma), occorre conoscere il suo «libero e per nulla clericale cammino di formazione, il seminario frequentato in clandestinità, la compagnia teatrale in piena occupazione nazista, il lavoro di operaio».

 

Sempre, «in mezzo a laici, ragazzi e ragazze, come l'attrice ebrea che lo chiamava "Lolek" e alla quale si era molto legato, con la costante attitudine a conciliare spiritualità e vita pratica, senza una quotidianità in seminario che ne comprimesse l'affettività e la maturazione sentimentale».

Nella sua casa vicino alla chiesa dei domenicani, il cardinale Marian Jaworski, amico di entrambi dal 1951, conferma «il sostegno che si sono sempre dati reciprocamente» ed evidenzia come «Karol Wojtyla si sia sempre rapportato spontaneamente e alla stessa maniera con laici e consacrati, sia da semplice sacerdote sia da vescovo e poi Papa».

 

Come in vita creava imbarazzi e malumori in Curia quella strettissima amica del Papa che, racconta Boniecki, talvolta stupiva per l'anticonformismo e l'informale familiarità con il Pontefice, come quando le capitava di partecipare in pantofole alle messe mattutine nella cappella privata dell'appartamento papale alla terza loggia del Palazzo Apostolico, si lasciava scorgere dalle finestre del Gemelli durante la convalescenza post-attentato e trascorreva le vacanze estive a Castel Gandolfo, adesso in morte del «servo di Dio» Karol Wojtyla la sterminata mole di lettere dai toni affettuosi tra un Papa e una laica costituisce motivo di obiezione, difficoltà, rallentamento all'iter svolto dagli otto periti teologi chiamati ad esaminare in Curia la «positio», cioè le testimonianze e gli atti processuali.

 

Lo stesso cardinale Stanislaw Dziwisz, l'ombra di Karol per quattro decenni, era preoccupato dal grado di esposizione pubblica dell'antico sodalizio tra il futuro beato e Wanda Poltawska. Karol Wojtyla, che divenne Papa restando uomo, sconvolge ancora gli schemi ecclesiastici.

3 - "RAGIONAVAMO INSIEME SULL'AMORE"...
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"

Per Wanda Poltawska sarà sempre il «geniale» studente di teologia conosciuto dopo la guerra all'Università Jagellonica e ritrovato assistente dei futuri medici nella parrocchia di San Floriano. L'amica del cuore di Giovanni Paolo II, psichiatra infantile premiata in tutto il mondo per i suoi studi (a partire da quelli sui bimbi polacchi scampati ai campi di concentramento che giocavano a fucilare gli ebrei), conosce le «resistenze» e le incomprensioni suscitate dallo sterminato epistolario custodito in casa sua e accetta di raccontare un «sodalizio spirituale» durato oltre mezzo secolo «per rendere un servizio alla verità e perché la storia di un santo appartiene alla gente».

 

Negli occhi intensi e nella postura salda c'è ancora il riflesso della ragazza con i capelli raccolti fotografata in una giornata di sole accanto al biondo Karol in talare nera e occhiali scuri. Era orfano e il fratello medico era morto per la scarlattina contratta dai pazienti che cercava di salvare.

«E' appena rientrata mia figlia dagli Stati Uniti e ho la casa piena di gente», quasi si giustifica con schietta cortesia mentre esce dal portone di via Bracka per raggiungere il Tribeca Coffee messo al riparo dal tendone del Festival cinematografico in corso a Cracovia. Non ama parlare con i giornalisti e ha cercato di tenersi sempre «il più lontano possibile» dai mass media. «Qui di fronte ho conosciuto Karol Wojtyla in un confessionale», accenna passando davanti alla chiesetta di San Wojciech. Una vita accanto a Karol, così intimo da siglare le lettere «fr», ossia «fratello».

LE CARTE DA BRUCIARE
Al segretario Stanislao Dziwisz, oggi popolarissimo cardinale di Cracovia (che avrebbe preferito una maggiore discrezione sull'epistolario privato) ha chiesto nel testamento di bruciare tutte le carte accumulate in quasi tre decenni di pontificato. A Wanda il suo antico direttore spirituale ha lasciato la memoria cartacea di un legame indissolubile.

In fluente italiano, davanti ad una cioccolata calda sotto un cielo carico di pioggia, Wanda Poltawska, 88 anni di lucida forza interiore, dipana il filo dei ricordi in un vibrante ritratto intimo della granitica amicizia con Karol da quando, partigiana cattolica arrestata dalla Gestapo e reduce dal campo di concentramento di Ravensbrück (dove fu sottoposta a macabri esperimenti medici) fugge dalla sua Lublino per studiare psichiatria in una facoltà che ha come cappellano un sacerdote filosofo di un anno più grande.

«Ci siamo conosciuti nel 1950, ero tormentata, devastata. Noi cavie eravamo chiamati "coniglietti". Nel lager ho capito che l'uomo non è automaticamente immagine di Dio, anzi deve lavorare per essere tale. Volevo studiare la mente per capire come l'umanità può creare un simile orrore, lui divenne il mio confessore e mi aiutò ad uscire dall'atroce dolore del lager, grazie a lui smisi di sentirmi colpevole di essere ancora vita di fronte alle madri che avevano perso i figli - racconta -.

Gli incubi del lager mi impedivano di dormire. Lui mi insegnò a rispondere alle domande che mi tormentavano dentro. Abbiamo condiviso interessi, momenti importanti, spiritualità e quell'amore per la natura che vivevamo nei campeggi di montagna della Polonia meridionale fino alle villeggiature nella gabbia dorata di Castel Gandolfo dopo l'elezione al soglio di Pietro. A Cracovia abbiamo lavorato insieme per salvare bambini dal regime comunista che favoriva l'aborto».

«IRRADIAVA LUCE»
Nel lager, assieme ad altre settanta giovani polacche, su ordine diretto di Himmler, venne usata come cavia per gli esperimenti del dottor Karl Gebhardt, poi processato e impiccato a Norimberga. La descrizione del primo incontro ricorda quella di un colpo di fulmine.

«Dal primo istante che l'ho visto sapevo che sarebbe diventato santo - spiega -. La sua santità era evidente, irradiava luce interiore, era impossibile da nascondere. Ho una valigia piena di sue lettere, non posso dire quante ne ho date alla causa di beatificazione, io non ne ho distrutta nessuna, ho selezionato alcune e le ho pubblicate in Polonia anche se c'era chi non era d'accordo. Ho riportato pure le sottolineature di suo pugno con cui metteva in evidenza le cose più importanti. Già cinquant'anni fa mia madre era sicura che sarebbe diventato Papa».

 

La questione di quanto dell'immenso epistolario resta fuori dal processo di canonizzazione è «sensibile», si schermisce. «Non si può dire quanto ho dato al postulatore Slawomir Oder, ho giurato di non parlare di questo, non posso dire quanta parte del carteggio ho consegnato», afferma la donna per la cui guarigione da un tumore nel 1962 il vescovo Wojtyla implorò il «venerabile Padre Pio affinché Dio mostri misericordia a lei».

 

Wanda inspiegabilmente guarì e la lettera di Wojtyla finì tra le carte che hanno reso santo Padre Pio. Quando nel '78 partì da Cracovia per il conclave con Dusia si dissero che «se eletto il suo nome sarebbe stato Giovanni Paolo II». Poi appena uscito Papa dalla Cappella Sistina si affretta scriverle una sterminata, accorata lettera di quattro pagine.
La loro ininterrotta corrispondenza non ha precedenti nella storia dei pontificati. Lei, il marito Andrzej, anch'egli medico, i figli, diventati la famiglia di Karol.

«Ha perso molto presto i genitori e il fratello Edmondo, aveva solo lontani parenti ma ripeteva che trovarsi senza amici era un peccato. La sua giovialità conquistava, era di una generosità d'animo travolgente. E' entrato in casa mia da giovane prete, baciava la mano a mia madre, anche io ero molto giovane. La sua vocazione come forma di amore. Santo per carattere, geniale come intelletto - prosegua Wanda Poltawska -.

 

La sua filosofia mi ha aiutato nella vita privata e nel lavoro di scavo psicologico nella la personalità umana. La sua missione era santificare l'amore. Abbiamo scritto insieme, ragionato insieme su come salvare l'amore umano tra uomo e donna. Lui è già santo prima che avvenga la proclamazione».

Appena si sente domandare cosa le manchi più dell'amico di una vita, quale abitudine quotidiana, quale consuetudine radicata nel loro rapporto, un bagliore attraversa il suo sguardo. Prima lo abbassa come commossa, poi rialza fiera gli occhi puntandoli di fronte a sé.

 

«E' una domanda troppo personale, è la mia vita privata, chiederlo è poco delicato come un elefante in una cristalleria - dice di un fiato -. Quando gli hanno sparato a piazza San Pietro sono partita dopo poche ore e gli sono stata accanto finché non è tornato in forze. Gli leggevo romanzi e libri di storia polacca. Dell'ultimo anno di vita, più di metà l'ho trascorso a Roma». E anche il 2 aprile 2005, nella sua stanza in cui è morto Vaticano, Karol aveva accanto la sua «carissima Dusia».

aolo II

Lettera di Wanda a Karol del 31 ottobre 1962
Posso dirti che i miei sospetti si sono verificati. Sono meravigliata non tanto dalla diagnosi del tumore, ma dalla mia tranquillità. La fonte del dolore è una dura, rotonda cisti ulcerosa di 13 centimetri. Uscita dall'ambulatorio medico, sono andata nel parco di Planty e ho passeggiato un'ora. Le ultime foglie d'oro. All'improvviso tutto ha un altro significato e nel contempo tutto ha perso ogni significato. Cosa devo fare adesso? Come vivere questi due o forse tre anni? Mi sono resa conto che le gemelline hanno solo 5 anni. Ho deciso di smettere subito di lavorare e di passare il resto della vita con loro affinché si ricordino qualcosa della loro madre. La realtà è dura. Ho negli occhi le montagne e le nostre gite.

 

Tutto questo è passato ma qual è il futuro? Il mio corpo acquista adesso un altro significato. Non piango, cresce in me una certa apatia. Non ho voglia di niente. Tu mi hai detto che Dio dà sempre all'essere umano la forza di cui ha bisogno. Mi sforzo di volere per me solo quello che lui vuole, ma mi manca la fiducia. Devo pregare per la fiducia perché mi manca. Il dottore è mio amico, ha acconsentito di operarmi, mi ha baciato due volte la mano e ha bestemmiato: «Il mondo è di merda».

 

Lettera di Karol a Wanda del 10 novembre 1962
Carissima Dusia! Ieri ho ricevuto la tua lettera con i risultati delle analisi. Ti scrivo solo una parte di ciò di cui mi sono reso conto. In questo momento cerco prima di tutto di capacitarmi bene dell'intera situazione. Si tratta di decidere come agire in questa situazione. E qua, cara Dusia, ti vorrei incitare a lottare per la tua salute. Tu hai passato un'esperienza terribile nel lager di Ravensbrück, hai avuto gravi problemi, ma hai appena 40 anni, quattro bambini piccoli e tuo marito Andrzej.

La rassegnazione è contraria alla volontà di Dio e ti chiedo di trattare tutta questa situazione come ti dico. Sono molto grato a don Marian (ndr, l'attuale cardinale Jaworski, amico di entrambi) per l'aiuto che ti dà in questi momenti difficili. È molto bravo. Ma non puoi lasciare all'oscuro del problema tuo marito. Sarebbe impossibile e anche ingiusto. Ieri ero molto giù. Oggi dopo aver avuto rassicurazioni mediche sulla possibilità di guarigione, mi sento rincuorato. Aspetto telefonate. Fr

 

Lettera di Karol a Wanda del 30 giugno 1978
Oggi, verso le 21, vorrei venire a casa per parlare delle prossime vacanze. Ho portato la tua ultima lettera agli esercizi spirituali. Penso che durante il nostro soggiorno presso il fiume Wislok troveremo del tempo per rivedere i vecchi quaderni e rileggere insieme qualche pagina del libro «Il segno del perdono». Fr(atello).

 

 

 
[01-06-2009]

 

 

 

 

2 - Scandalo a Parigi: case del Vaticano e inquilini celebri...
Massimo Nava per il "Corriere della Sera"

 

Il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, il ministro della Cultura, Christine Albanel, l'ex presidente, François Mitterrand, il dirigente della resistenza Henri Fresnay, un membro del Partito comunista egiziano. Che cosa hanno (o hanno avuto) in comune queste personalità del presente e del passato, oltre ad altre sconosciute? Un contratto d'affitto con un padrone di casa un po' particolare e di certo - almeno spiritualmente - lontano: il Vaticano.

Lo rivela Le Parisien, con un'inchiesta sul patrimonio immobiliare della Chiesa a Parigi e in diverse città della Francia. Appartamenti di prestigio, uffici, hotel particuliers per un valore - stimato - di decine di milioni di euro, con relative rendite in affitti, oltre ad alcune importanti operazioni immobiliari in corso.

Il giornale, con enfasi laica, parla di ricchezza nascosta e patrimonio segreto. Tuttavia, le stesse autorità ecclesiastiche hanno risposto con trasparenza, sostenendo che l'inventario del patrimonio non è un segreto e le rendite servono alla manutenzione di istituti e attività.

 

Fanno più notizia i nomi degli affittuari, anche perché non sempre è noto l'ammontare del canone e se si tratti di contratti di favore. Nel mirino, Bernard Kouchner, che abita con la moglie, la nota giornalista Christine Ockrent, in un appartamento in rue Guynemer, affacciato sui giardini del Luxembourg.

Il portavoce del quai d'Orsay conferma, senza precisare superficie e canone, ricordando le personalità che hanno abitato lo stesso immobile, fra le quali appunto Mitterrand. Kouchner abita qui da 35 anni e ha correttamente evitato di ottenere un appartamento di servizio nel suo ruolo di ministro. Fa discutere il fatto di essere inquilino di uno Stato estero, per di più del Vaticano, la cui politica- quantomeno in materia sanitaria e di controllo delle nascite - non è in sintonia con il governo francese e con il pensiero del «french doctor».

«Non si ritiene che il fatto di essere ministro ponga dei problemi», sostiene il portavoce del ministero. Il ministro socialista, entrato nel governo di Sarkozy, è periodicamente nel mirino della stampa francese. Vuoi per eccesso di disinvoltura, vuoi perché non gli viene perdonato il «tradimento» della gauche.

MINISTRI FRANCESI IN CASE DEL VATICANO

Un altro membro del governo, Christine Albanel, ministro della Cultura, ha confermato di aver abitato in un appartamento del Vaticano, dal 1998 al 2006, in boulevard Montparnasse, quando era consigliere di Jacques Chirac, il quale, per inciso, continua ad abitare nell'appartamento dell'ex presidente libanese, Hariri.

La Albanel ha fatto sapere superficie (85 metri quadrati) e canone (1.700 euro): a prezzo di mercato, ha precisato a Le Parisien. Secondo il giornale, anche una grande società come Suez Environnement è affittuaria del Vaticano: cinquemila metri quadrati in rue de la Ville-l'Évêque, a due passi dall'Eliseo. L'affitto non è stato comunicato, ma la valutazione supera i tre milioni di euro all'anno.

Un altro immobile - l'hotel d'Artagnan, in rue de Grenelle - è affittato a privati. Secondo il responsabile dei beni, Antoine Chappuis, le proprietà sono gestite da una società, la Sopridex, che si incarica di redigere i contratti d'affitto.

 

 

 
[17-04-2009]

 

 

 

V ITA SEGRETA DEI LEGIONARI DI CRISTO MESSI SOTTO SCHIAFFO DAL VATICANO - IL FONDATORE SCOPATORE CHE “SPREMEVA” SUDAMERICANE, SPAGNOLE, ITALIANE - L’ex segretario: WOJTYLA in questi giorni HA MIRACOLATO UN RAGAZZO DI nove anNI

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1 - VITA SEGRETA DEI LEGIONARI DI CRISTO...
G.Galeazzi e G.A. Orighi per "La Stampa"

Marcial Maciel Degollado

Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El Mundo», starebbe ricattando per l'eredità l'Ordine insieme alla madre, una donna sposata e ricchissima.

Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma, la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel, dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni, abbandonò mia madre».

Agli ospiti danno ancora da baciare la sua immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La Santa Sede ha disposto un'ispezione sull'ordine religioso in più forte crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne» divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un'amante fissa e una figlia.

Tarcisio Bertone

Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta da signore che nuotavano tutte nell'oro. Talita Retes, la prima «dama benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas, Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández, sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante spagnola.

«El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato l'università Francisco de Vitoria (Madrid), dell'Ordine. «Io sono stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava», assicura Spinosa.

Alicia Koplowitz

I Legionari sono un movimento tradizionalista, retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l'ateneo pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae». Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei cinque continenti.

Nei loro ranghi figurano personaggi quali l'imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità parrocchiali delle zone rurali e indigene dell'America Latina, i Legionari predicano un'etica dell'economia ispirata più al liberismo cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti. Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato, tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo.

Karol Wojtyla

Dall'antologia di scritti del loro discusso fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor» Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di istituti superiori e università in tutto il mondo.

Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella del capo del Sant'Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito schierato».

Papa Pio XII

2 - «A nove anni miracolato da Wojtyla»...
Da "La Stampa" - Una guarigione miracolosa grazie all'intercessione di Giovanni Paolo II. Sarebbe avvenuta in questi giorni a un ragazzo di 9 anni colpito da un tumore ai reni. «I genitori l'hanno portato alla tomba di Giovanni Paolo II e appena uscito da San Pietro è improvvisamente guarito», ha riferito il cardinale Stanislao Dziwisz, ex segretario personale di Giovanni Paolo II, sostenendo che in questi quattro anni dalla morte del Papa polacco le richieste di guarigione sono aumentate a vista d'occhio. «L'interesse cresce e la gente scopre che Giovanni Paolo era un uomo eccezionale. Il bambino di Danzica è stato miracolosamente guarito grazie a Wojtyla».

 

 
[02-04-2009]

 

 

 

1 aprile 2009

Anniversario della morte di Giovanni Paolo II. Iniziative di commemorazione

Domani 2 aprile a partire dalle ore 11.

di Serena Ferrara

 

A quattro anni dal ritorno al Padre del sommo pontefice Giovanni Paolo II, l'Amministrazione Comunale e l'Associazione Giovanni Paolo II ne ricordano l’operato con una serie di iniziative civili e religiose. Dopo la visita a Roma dello scorso 7 marzo, compiuta per depositare una scultura in segno di devozione, l’associazione che sostiene la Causa di Beatificazione di Papa Wojtyla e il Comune di Bisceglie, indicono ancora una volta momenti di preghiera e manifestazioni commemorative.

Il prossimo 2 Aprile, alle ore 11 le scolaresche incontreranno istituzioni e rappresentanti dell’associazione in Via Giovanni Paolo II. Qui, dopo un momento di preghiera ed una breve meditazione, verranno librati in volo i pensieri che i piccoli allievi hanno elaborato sul tema “Giovanni Paolo II amico di tutta l’umanità”.

Nel pomeriggio (Ore 17,45), si prosegue con Santo Rosario meditato con gli scritti di Giovanni Paolo II, seguita (Ore 18,30) dalla Santa Messa in Cattedrale. Alle ore 19,30, dopo l’accensione delle fiaccole, un corteo penitenziale si snoderà lungo il percorso cittadino che dalla Concattedrale conduce in Piazza Diaz, al Monumento del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Giunti al monumento, a seguito di una preghiera di intercessione, verranno consegnati piccoli lumini da collocare fuori dalle finestre per illuminare la notte del ricordo di Wojtyla.

 

 

 

To.03.03.09

IN PRIMA FILA DAVANTI AL CARDINALE POLETTO CI SONO GLI ESPONENTI DEL POTERE POLITICO, MENTRE I CASSINTEGRATI FIAT SONO DAVANTI AL PAPA IN P.ZA S.PIETRO.

Poletto ha elogiato la dirigenza Fiat  i cui risultatati sono finalmente sotto gli occhi di tutti quelli che li vogliono vedere..

 

23.03.04 PASQUA DI GESU' LE REPRESSIONE IN TIBET  RICORDANO QUELLE DI CRISTOBOICOTTIAMO I PRODOTTI CINESI VEDI VIDEO CLICCA QUI

 

I diritti di Maria sono stati calpestati...per chissa' quali interessi economici si specula sui minori, e il PAPA che dovrebbe tutelarne i diritti dov'e' ? (02.11.06)

 

LUCA 12,35-40

"Abbiate sempre i fianchi cinti e le lucerne accese, e siate voi come degli uomini in attesa che il loro padrone ritorni dalle nozze, per potergli aprire, subito appena arriva e bussa alla porta . Beati quei servi, che il padrone al suo ritorno, troverà vigilanti....Molto sarà richiesto a colui che molto ha ricevuto, e ancor più si esigerà da colui al quale molto e' stato affidato...."  

 

 

IL 2-04-05 ALLE ORE 21.37 E' MORTO GIOVANNI PAOLO  II  DOMENICA IN ALBIS DEL PERDONO .

RIPETO PER LUI QUELLO CHE DISSE PER LA MORTE DI BERNADETTE IL 20.02.05: "SONO CONVINTO CHE HA RAGGIUNTO LA  META CHE DESIDERAVA!"

RICORDO UN  RECENTE  INTERVENTO DEL PAPA CHE QUI RIPORTO:

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 12 gennaio 2005 

Cantico tratto dal Libro dell’Apocalisse:
"Il giudizio di Dio"
(Ap 11,17; 12,10.12).....

3. Passiamo, così, alla seconda parte del nostro Cantico. Dopo la scena drammatica della donna incinta «vestita di sole» e del terribile drago rosso (cfr 12,1-9), una voce misteriosa intona un inno di ringraziamento e di gioia.

La gioia proviene dal fatto che Satana, l’antico avversario, che fungeva nella corte celeste da «accusatore dei nostri fratelli» (12,10), come lo vediamo nel Libro di Giobbe (cfr 1,6-11; 2,4-5), è stato ormai «precipitato» dal cielo e quindi non ha più un grande potere. Egli sa «che gli resta poco tempo» (12,12), perché la storia sta per avere una svolta radicale di liberazione dal male e perciò reagisce «pieno di grande furore».

Dall’altro lato si leva Cristo risorto, il cui sangue è principio di salvezza (cfr 12,11). Egli ha ricevuto dal Padre un potere regale su tutto l’universo; in lui si compiono «la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio».

Alla sua vittoria sono associati i martiri cristiani che hanno scelto la via della croce, non cedendo al male e alla sua virulenza, ma consegnandosi al Padre e unendosi alla morte di Cristo attraverso una testimonianza di donazione e di coraggio che li ha portati a «disprezzare la vita fino a morire» (ibidem). Sembra di ascoltare l’eco delle parole di Cristo: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25).

4. Le parole dell’Apocalisse su coloro che hanno vinto Satana e il male «per mezzo del sangue dell’Agnello», risuonano in una splendida preghiera attribuita a Simeone, Catholicos di Seleucia-Ctesifonte in Persia. Prima di morire martire con molti altri compagni il 17 aprile 341, durante la persecuzione del re Sapore II, rivolse a Cristo la seguente supplica:

«Signore, dammi questa corona: tu sai come l’ho desiderata perché ti ho amato con tutta l’anima e la vita mia. Sarò felice di vederti e tu mi darai il riposo… Voglio perseverare eroicamente nella mia vocazione, adempiere con fortezza il compito che mi è stato assegnato ed essere di esempio a tutto il tuo popolo dell’Oriente… Riceverò la vita che non conosce né pena, né preoccupazione, né angoscia, né persecutore, né perseguitato, né oppressore, né oppresso, né tiranno, né vittima; là non vedrò più minaccia di re, né terrori di prefetti; nessuno che mi citi in tribunale e mi atterrisca sempre più, nessuno che mi trascini e mi spaventi. Le ferite dei miei piedi guariranno in te, o via di tutti i pellegrini; la stanchezza delle mie membra troverà riposo in te, Cristo, crisma della nostra unzione. In te, calice della nostra salvezza, sparirà la tristezza del mio cuore; in te, nostra consolazione e gioia, si asciugheranno le lacrime dei miei occhi» (A. Hamman, Preghiere dei primi cristiani, Milano 1955, pp. 80-81).

 
 

L’UDIENZA GENERALE DEL PAPA, 10.11.2004

L’Udienza Generale di questa mattina, prevista in Piazza San Pietro, a causa del maltempo si svolge alle ore 10.30 nella Basilica Vaticana (per i pellegrini di lingua inglese e tedesca) e nell’Aula Paolo VI.

Nel discorso in lingua italiana, il Papa commenta il Salmo 61 - Solo in Dio la nostra pace - Vespri del Mercoledì della 2a settimana (Lettura: Sal 61,2-3.8-9.12-13).

L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

 

  • CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

     

    1. Sono ora risuonate le dolci parole del Salmo 61, un canto di fiducia, aperto da una sorta di antifona, ripetuta a metà del testo. È come una serena e forte giaculatoria, un’invocazione che è anche un programma di vita: «Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia salvezza. Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non potrò vacillare» (vv. 2-3.6-7).

    2. Il Salmo, però, nel suo svolgimento contrappone due specie di fiducia. Sono due scelte fondamentali, una buona e una perversa, che comportano due differenti condotte morali. C’è innanzitutto la fiducia in Dio, esaltata nell’invocazione iniziale ove entra in scena un simbolo di stabilità e di sicurezza, come la rupe, «la roccia di difesa», ossia una fortezza e un baluardo di protezione.

    Il Salmista ribadisce: «In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio» (v. 8). Questo egli afferma dopo aver evocato le trame ostili dei suoi nemici che tentano di «precipitarlo dall’alto» (cfr vv. 4-5).

    3. C’è poi un’altra fiducia di stampo idolatrico, sulla quale l’orante fissa con insistenza la sua attenzione critica. È una fiducia che fa cercare la sicurezza e la stabilità nella violenza, nella rapina e nella ricchezza.

    L’appello diviene, allora, chiaro e netto: «Non confidate nella violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda, non attaccate il cuore!» (v. 11).

    Tre sono gli idoli qui evocati e proscritti come contrari alla dignità dell’uomo e alla convivenza sociale.

    4. Il primo falso dio è la violenza cui l’umanità continua purtroppo a ricorrere anche nei nostri giorni insanguinati. A questo idolo si accompagna l’immenso corteo di guerre, oppressioni, prevaricazioni, torture e uccisioni esecrande, inflitte senza sussulto di rimorso.

    Il secondo falso dio è la rapina, che s’esprime nell’estorsione, nell’ingiustizia sociale, nell’usura, nella corruzione politica ed economica. Troppa gente coltiva l’«illusione» di soddisfare in questo modo la propria ingordigia.

    Infine, la ricchezza è il terzo idolo a cui «si attacca il cuore» dell’uomo nella speranza ingannevole di potersi salvare dalla morte (cfr Sal 48) e assicurarsi un primato di prestigio e di potere.

    5. Servendo questa triade diabolica, l’uomo dimentica che gli idoli sono ritrovati inconsistenti, anzi dannosi. Fidandosi delle cose e di se stesso, egli si scorda così di essere «un soffio… una menzogna», anzi, se pesato su una bilancia, «meno di un soffio» (Sal 61,10; cfr Sal 38, 6-7).

    Se noi fossimo più consapevoli della nostra caducità e del limite proprio delle creature, non sceglieremmo la via della fiducia negli idoli, né organizzeremmo la nostra vita su una scala di pseudo-valori fragili e inconsistenti. Ci orienteremmo piuttosto verso l’altra fiducia, quella che ha il suo centro nel Signore, sorgente di eternità e di pace. A lui solo, infatti, «appartiene il potere»; lui solo è sorgente di grazia; lui solo è artefice di giustizia, «ripagando ogni uomo secondo le sue opere» (cfr Sal 61,12-13).

    6. Il Concilio Vaticano II ha applicato ai sacerdoti, l’invito del Salmo 61 a «non attaccare il cuore alla ricchezza» (v. 11b). Il Decreto sul ministero e la vita sacerdotale esorta: «Non si affezionino in alcun modo alle ricchezze, evitino ogni bramosia e si estraneino da qualsiasi tipo di commercio» (Presbyterorum ordinis, n. 17).

    Tuttavia questo appello a rigettare la fiducia perversa e a scegliere quella che ci porta a Dio vale per tutti e deve diventare la nostra stella polare nel comportamento quotidiano, nelle decisioni morali, nello stile di vita.

    7. Certo, questa è una via ardua che comporta anche prove per il giusto e scelte coraggiose, sempre però segnate dalla fiducia in Dio (cfr Sal 61,2). In questa luce i Padri della Chiesa hanno visto nell’orante del Salmo 61 la prefigurazione di Cristo, ed hanno posto l’invocazione iniziale di totale fiducia e adesione a Dio sulle labbra di Lui.

    A questo proposito nel Commento al Salmo 61 sant’Ambrogio così argomenta: «Il Signore nostro Gesù, nel prendere su di sé la carne dell’uomo per purificarla nella sua persona, che cosa avrebbe dovuto fare subito, se non cancellare l’influsso malefico dell’antico peccato? Per mezzo della disobbedienza, cioè violando le prescrizioni divine, si era insinuata strisciando la colpa. Prima di tutto allora ha dovuto ripristinare l’obbedienza, per bloccare il focolaio del peccato… Di persona ha preso su di sé l’obbedienza, per travasarla in noi» (Commento a dodici Salmi 61,4: SAEMO, VIII, Milano-Roma 1980, p. 283).

L’UDIENZA GENERALE  del 27.10.200
DEL SANTO PADRE 

1. La Liturgia dei Vespri, nel suo svolgersi progressivo, ci ripresenta il Salmo 48 di taglio sapienziale, di cui ora è stata proclamata la seconda parte (cfr vv. 14-21). Come la precedente (cfr vv. 1-13) su cui ci siamo già soffermati, anche questa sezione del Salmo condanna l’illusione generata dall’idolatria della ricchezza. È, questa, una delle tentazioni costanti dell’umanità: aggrappandosi al denaro, considerato come dotato di una forza invincibile, ci si illude di poter «comperare anche la morte», allontanandola da sé.

2. In realtà la morte irrompe con la sua capacità di demolire ogni illusione, spazzando via ogni ostacolo, umiliando ogni confidenza in se stesso (cfr v. 14) e avviando ricchi e poveri, sovrani e sudditi, stolti e sapienti verso l’aldilà. Efficace è l’immagine che il Salmista tratteggia presentando la morte come un pastore che conduce con mano ferma il gregge delle creature corruttibili (cfr v. 15). Il Salmo 48 ci propone, dunque, una realistica e severa meditazione sulla morte, traguardo ineludibile fondamentale dell’esistenza umana.

Spesso noi cerchiamo in tutti i modi di ignorare questa realtà, allontanandone il pensiero dal nostro orizzonte. Ma questa fatica, oltre che inutile, è anche inopportuna. La riflessione sulla morte, infatti, si rivela benefica perché relativizza tante realtà secondarie che abbiamo purtroppo assolutizzato, come appunto la ricchezza, il successo, il potere… Per questo un sapiente dell’Antico Testamento, il Siracide, ammonisce: «In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai mai nel peccato» (7,36).

3. Ma ecco nel nostro Salmo una svolta decisiva. Se il denaro non riesce a «riscattarci» dalla morte (cfr Sal 48,8-9), c’è, però, uno che può redimerci da quell’orizzonte oscuro e drammatico. Dice, infatti, il Salmista: «Dio potrà riscattarmi, mi strapperà dalla mano della morte» (v. 16).

Si apre, così, per il giusto, un orizzonte di speranza e di immortalità. Alla domanda posta all’inizio del Salmo («Perché temere?»: v. 6), viene data adesso la risposta: «Se vedi un uomo arricchirsi, non temere» (v. 17).

4. Il giusto, povero e umiliato nella storia, quando giunge alla frontiera ultima della vita, è senza beni, non ha nulla da versare come «riscatto» per fermare la morte e sottrarsi al suo gelido abbraccio. Ma ecco la grande sorpresa: Dio stesso versa un riscatto e strappa dalle mani della morte il suo fedele, perché Egli è l’unico che può vincere la morte, inesorabile nei confronti delle creature umane.

Per questo il Salmista invita a «non temere» e a non invidiare il ricco sempre più arrogante nella sua gloria (cfr ibid.) perché, giunto alla morte, sarà spogliato di tutto, non potrà portare con sé né oro né argento, né fama né successo (cfr vv. 18-19). Il fedele, invece, non sarà abbandonato dal Signore, che gli indicherà «il sentiero della vita, gioia piena alla sua presenza, dolcezza senza fine alla sua destra» (cfr Sal 15,11).

5. E allora potremmo porre, a conclusione della meditazione sapienziale del Salmo 48, le parole di Gesù che ci delinea il vero tesoro che sfida la morte: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignuola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignuola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).

6. Sulla scia delle parole di Cristo, sant’Ambrogio nel suo Commento al Salmo 48 ribadisce in modo netto e fermo l’inconsistenza delle ricchezze: «Sono tutte cose caduche e fanno più presto ad andarsene di quanto sono venute. Un tesoro di questo tipo non è che un sogno. Ti svegli ed è già scomparso, perché l’uomo che riuscirà a smaltire la sbornia di questo mondo e ad appropriarsi la sobrietà della virtù, disprezza tutte queste cose e non dà valore alcuno al denaro» (Commento a dodici salmi, n. 23: SAEMO, VIII, Milano-Roma 1980, p. 275).

7. Il Vescovo di Milano invita quindi a non lasciarsi ingenuamente attrarre dalle ricchezze e dalla gloria umana: «Non aver timore, nemmeno quando sentirai che si è ingigantita la gloria di qualche potente casato! Sappi guardare a fondo con attenzione, e ti apparirà vuota se non ha con sé una briciola della pienezza della fede». Di fatto, prima che venisse Cristo, l’uomo era rovinato e vuoto: «La rovinosa caduta di quell’antico Adamo ci ha svuotati, ma ci ha riempiti la grazia di Cristo. Egli ha svuotato se stesso per riempire noi e per far abitare nella carne dell’uomo la pienezza della virtù». Sant’Ambrogio conclude che proprio per questo ora, con san Giovanni, possiamo esclamare: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia» (Gv 1,16) (cfr ibid.).

 

 

PASQUA 04 : PADRE PERDONA LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO....

 

TO.20.04.03 : GESU' morendo sulla croce pare sconfitto ma ha vinto !

 

I SEGRETI DI FATIMA:Tuy-3-1-1944 ».  

Bene. Il segreto consta di tre cose distinte, due delle quali sto per rivelare. 

La prima dunque, fu la visione dell'inferno. 

La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano nell'incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le parti simili al cadere delle scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo, che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che saremmo morti di spavento e di terrore. 

In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse con bontà e tristezza: 

— Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre. Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i suoi errori per il mondo, promovendo guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di pace.

TERZA PARTE DEL « SEGRETO »

Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio. 

(Giovanni) "IO SONO LA VIA, LA VERITA' E LA VITA...anche chi crede in me compira' le opere che io compio e ne fara' di piu grandi, perche' io vado al padre.Qualunque cosa chiederete nel mio nome , la faro', perche' il Padre sia glorificato nel FIGLIO. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la faro'".
dal VANGELO di GIOVANNI:

"Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle prove; ed io preparo per voi un regno come il PADRE mio lo ha preparato per me..."

(Giovanni)

"Io sono la luce del mondo; chi segue me non camminera' nelle tenebre, ma avra' la luce della vita:"

"Io sono il pane della vita; chi viene in me non avra' piu fame e chi crede in me non avra' piu sete"

Dal vangelo di GIOVANNI:

"Ancora per poco tempo la luce e' con voi. Camminate mentre avete la luce, perche' non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove andra.Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce."

(GIOV-10)

" Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladrie briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.

IO sono la porta se uno entra attraverso me sara' salvo!"

Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l'opera che mi hai dato da fare!

LUCA 4,1-13, ...Allora il diavolo gli disse "Se tu sei Figlio di DIO, di' a questa pietra che diventi pane" GESU gli rispose "Sta scritto non di solo pane vivra' l'uomo."

MATTEO :"Non date le cose sante ai cani, e non gettate gettate le vostre perle ai porci, perche' non le pestino coi loro piedi e rivoltandosi, vi sbranino."

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempo e gli disse : " Se tu sei Figlio di Dio, buttati giu' sta scritto infatti :...essi ti sosterranno con le mani ...Gesu' gli rispose :"E' stato detto:Non tenterai il Signore Dio TUO."
(MATTEO 11-25)

Ti benedico padre che ha nascosco queste cose ai potenti e le hai rivelate ai piccoli, si o padre perche' cosi ti e'piaciuto , tutto mi e' stato dato dal padre mio, nessuno conosce il figlio se non il padre, e nessuno conosce il figlio se non come il padre lo vuole rivelare.

IL VANGELO DI GIOVANNI SPIEGA LA GUERRA FRA PALESTINESI ED ISRAELIANI:

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO, ED IL VERBO ERA PRESSO DIO E IL VERBO ERA DIO.

EGLI ERA IL PRINCIPIO PRESSO DIO: TUTTO E' STATO FATTO PER MEZZO DI LUI, E SENZA DI LUI NIENTE E' STATO FATTO DI CIO CHE ESISTE.

IN LUI ERA LA VITA ERA LA LUCE DEGLI UOMINI; LA LUCE SPLENDE NELLE TENEBRE, MA LE TENEBRE NON L'HANNO ACCOLTA...EGLI ERA NEL MONDO E IL MONDO FU FATTO PER MEZZO DI LUI, EPPURE IL MONDO NON LO RICONOBBE.

VENNE FRA LA SUIA GENTE MA I SUOI NON L'HANNO ACCOLTO."

"ED IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE IN MEZZO A NOI; E NOI VEDEMMO LA SUA GLORIA, GLORIA COME UNIGENITO DAL PADRE PIENO DI GRAZIA E DI VERITA'."
"GUARDATEVI DAL PRATICATE LE VOSTRE BUONE OPERE DAVANTI AGLI UOMINI PER ESSERE DA LORO AMMIRATI, ALTRIMENTI NON AVRETE RICOMPENSA PRESSO IL PADRE VOSTRO CHE ' NEI CIELI.."

"VOI SIETE LA LUCE DEL MONDO, NON PUO' RESTARE NASCOSTA UNA CITTA' COLLOCATA SOPRA UN MONTE ...

"a chi sara' dato molto, molto sara' richiesto"

RIFLESSIONE PASQUALE:

"SE QUALCUNO VUOL VENIRE DIETRO DI ME RINNEGHI SE STESSO PRENDA LA SUA CROCE E MI SEGUA. PERCHE' CHI VORRA' SALVARE LA PROPRIA VITA LA PERDERA' ; MA CHI PERDERA' LA PROPRIA VITA PER CAUSA MIA LA TROVERA."

"CHIEDETE E VI SARA' DATO...BUSSATE E VI SARA' APERTO "ENTRATE PER LA PORTA STRETTA, PERCHE' LARGA E' LA PORTA CHE CONDUCE ALLA PERDIZIONE, E MOLTI SONO QUELLI CHE ENTRANO PER ESSA, QUANTO STRETTA INVECE E' LA PORTA E ANGUSTA LA VIA CHE CONDUCE ALLA VITA , E QUANTO POCHI SONO QUELLI CHE LA TROVANO"

(DAL VANGELO DI MATTEO)

DAL VANGELO DI GIOVANNI :

"PROCURATEVI NON IL CIBO CHE PERISCE, MA QUELLO CHE DURA PER LA VITA ETERNA, E CHE IL FIGLIO DELL'UOMO VI DARA'....IN VERITA', IN VERITA' VI DICO: CHI CREDE HA LA VITA ETERNA.!"

DALL’UDIENZA GENERALE , 20.06.2001 DEL SANTO PADRE

Tre sono le esigenze avanzate dai sacerdoti. Innanzitutto bisogna avere "mani innocenti e cuore puro". "Mani" e "cuore" evocano l’azione e l’intenzione, cioè tutto l’essere dell’uomo che dev’essere radicalmente orientato verso Dio e la sua legge. La seconda esigenza è quella di "non pronunziare menzogna" che, nel linguaggio biblico, non rimanda solo alla sincerità ma soprattutto alla lotta contro l’idolatria, essendo gli idoli falsi dèi, cioè "menzogna". Si ribadisce, così, il primo comandamento del Decalogo, la purezza della religione e del culto. Infine, ecco la terza condizione che riguarda le relazioni col prossimo: "Non giurare a danno del prossimo". La parola, come è noto, in una civiltà orale com’era quella dell’antico Israele, non poteva essere strumento d’inganno, ma al contrario era il simbolo di rapporti sociali ispirati a giustizia e rettitudine.

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA
DELL’ANGELUS , 02.09.2001

La mentalità del mondo, infatti, spinge ad
emergere, a farsi strada, magari con furbizia e senza scrupoli, affermando se stessi e i propri interessi. Nel Regno di Dio sono premiate la modestia e l’umiltà. Al contrario, negli affari terreni non di rado hanno la meglio l’arrivismo e la prepotenza; le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: rivalità, soprusi, frustrazioni.
2. La Parola del Signore aiuta a guardare le cose nell’ottica giusta, che è quella dell’eternità.
Nel Vangelo di questa Domenica, Cristo afferma: "Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi siumilia sarà esaltato" (Lc 14,11). Egli stesso, il Figlio di Dio fatto uomo, ha percorso concoerenza la via dell’umiltà, trascorrendo la maggior parte della sua esistenza terrena nel nascondimento di Nazaret, accanto alla Vergine Maria e a san Giuseppe, impegnato nel lavorodi carpentiere.
Gesù ha realizzato l’esortazione dell’anticosapiente: "Figlio, nella tua attività sii modesto ...
Quanto più sei grande, tanto più umiliati". In questo modo ha voluto dire agli uomini di ogni tempo che la superficialità e l’arrivismo, se anche ottengono un qualche successo immediato,non costruiscono però il vero bene dell’uomo e della società. Il Regno di Dio, infatti, è preparato efficacemente dalle persone che compiono in modo serio e onesto la propria attività,non aspirando a cose troppo alte, ma piegandosi, con fedeltà quotidiana, a quelle umili (cfr Rm12,16).
3. Per attuare il suo disegno universale di salvezza, Dio "ha guardato l’umiltà della sua serva"(Lc 1,48), la Vergine Santissima. Mentre ci avviamo a celebrare, tra qualche giorno, la festadella Natività di Maria, invochiamoLa fiduciosi, perché ogni attività, professionale o casalinga,possa svolgersi in un clima di autentica umanità, grazie all’umile e fattivo contributo diciascuno.

CAPPELLA PAPALE PER L’APERTURA DELLA X ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI , 30.09.2001

Alla luce della prima Lettura, tratta dal profeta Amos, e ancor più della celebre parabola del "ricco epulone" e del povero Lazzaro, raccontata dall'evangelista Luca, noi, venerati Fratelli, siamo stimolati ad esaminarci circa il nostro atteggiamento verso i beni terreni e circa l'uso che se ne fa. Siamo invitati a verificare a che punto nella Chiesa sia la conversione personale e comunitaria ad una effettiva povertà evangelica. Tornano alla memoria le parole del Concilio Vaticano II: "Come Cristo ha compiuto la sua opera di redenzione attraverso la povertà e le persecuzioni, così pure la Chiesa è chiamata a prendere la stessa via per comunicare agli uomini i frutti della salvezza" (Lumen gentium, 8).

4. E' la via della povertà che ci permetterà di trasmettere ai nostri contemporanei "i frutti della salvezza". Come Vescovi siamo chiamati, pertanto, ad essere poveri al servizio del Vangelo. Essere servitori della parola rivelata, che all'occorrenza levano la loro voce in difesa degli ultimi, denunciando i soprusi di quelli che Amos chiama gli "spensierati" e i "buontemponi". Essere profeti che evidenziano con coraggio i peccati sociali legati al consumismo, all'edonismo, ad un'economia che produce un inaccettabile divario tra lusso e miseria, tra pochi "epuloni" e innumerevoli "Lazzaro" condannati alla miseria.

 

TORINO 24.07.02

SOLO DIO PUO' TOGLIERE E DARE LA VITA.

(Marco 8) "Perche' chi vorra' salvare la propria vita la perdera'; ma chi perdera' la propria vita per causa mia , la trovera'. Quale vantaggio infatti avra' l'uomo se guadagnera' il mondo intero, e poi perdera' la propria anima ?"

 

"GUARDATEVI DAI FALSI PROFETI CHE VENGONO A VOI IN VESTE DI PECORE, MA DENTRO SONO LUPI RAPACI. DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERETE...

"NON CHIUNQUE MI DICE : SIGNORE ENTRERA' NEL REGNO DEI CIELI, MA COLUI CHE FA LA VOLONTA' DEL PADRE MIO CHE E' NEI CIELI..."

"NON ACCULATATEVI TESORI SULLA TERRA, DOVE ...I LADRI RUBANO.."

"GUAI A VOI RICCHI perche' avete gia' la vostra consolazione...GUAI QUANDO TUTTI GLI UOMINI DIRANNO BENE DI VOI. ALLO STESSO MODO FACEVANO I LORO PADRI CONTRO I FALSI PROFETI "

"...E' PIU' FACILE CHE UN CAMMELLO PASSI PER LA CRUNA DI UN AGO, CHE UN RICCO ENTRI NEL REGNO DEI CIELI"..."QUANTO E' IMPOSSIBILE AGLI UOMINI E' POSSIBILE PRESSO DIO".

(DAI VANGELI)

LA BIBBIA

MATTEO 24,1 : NON RESTERA' QUI PIETRA SOPRA PIETRA CHE NON SIA DIROCCATA

Sì, Dio ci ama davvero! Non si è dimenticato degli uomini, abbandonandoli all'impotenza e alla solitudine, ma ha mandato il suo Figlio a rivestire la loro carne mortale per sottrarli al vuoto del peccato e della disperazione (UDIENZA DEL SANTO PADRE ALLA CURIA ROMANA , 22.12.2001 )

Non dobbiamo mai perdere la speranza di far nascere un mondo più fraterno. La competizione senza regole, il desiderio di dominio sugli altri ad ogni costo, la discriminazione operata da alcuni che si credono superiori agli altri, la sfrenata ricerca della ricchezza, sono all’origine di ingiustizie, violenze e guerre.

"Non abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!"

brano tratto da : CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE , 22.10.2000 OMELIA DEL SANTO PADRE

Non si dimentichi che "non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono!" (Messaggio per la Giornata Mondiale della pace, 1° Gennaio 2002).

 

State attenti che nessuno vi seduca. Perche' molti verranno in nome mio a dire : Io sono il CRISTO ! e sedurranno molti. Allora sentirete parlare di guerre e di rumori di guerre. Guardatevi di non turbarvi, perche' bisogna cio avvenga ma non sara' la fine . Un popolo si levera' contro un'altro...vi saranno pestilenze, carestie e terremoti in vari luoghi. Ma tutte queste cose non saranno che il principio dei dolori. Allora vi metteranno al supplizio, e vi uccideranno, e sarete odiati da tutte le nazioni a causa del mio nome. Allora molti si scandalizzeranno e si tradiranno, lun l'altro, e si odieranno l'un l'altro, e si odieranno a vicenda. Sorgeranno molti falsi profeti e sedurranno molti. MA chi avra' saputo perseverare sino alla fine questi sara' salvo. LUCA 24.4-18.

 

 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.eu


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