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DIO NON SALVA IL VATICANO DALLA CRISI – NEL 2008 DISAVANZO DI 911
MILA € - LA PERFORMANCE PEGGIORE, IL GOVERNATORATO (- 15 MLN €) –
PESANO RADIO VATICANA E I RESTAURI D’ARTE – IL FONDO PERSONALE DI
RATZINGA NON è IN BILANCIO…
Giacomo Galeazzi per "La
Stampa"
«Sacro bilancio» in rosso anche quest'anno, ma in recupero
rispetto ai nove milioni di euro di deficit dell'ultimo esercizio. I
conti del 2008 segnano un disavanzo di 911 mila euro (con entrate per
253.953.869 euro a fronte di uscite per 254.865.383). A gravare
maggiormente sulle finanze del Papa è il Governatorato, che provvede «al
territorio, alle istituzioni, alle strutture e alle attività di
supporto».
A differenza del bilancio consuntivo della Santa Sede, che
registra un disavanzo più contenuto rispetto al 2007, il Governatorato
del Vaticano ha notevolmente subito la crisi mondiale perdendo
15.313.124 di euro.
A pesare sulle casse pontificie sono state nell'ultimo anno,
spiega il ministro vaticano delle Finanze, Velasio De Paolis, anche «Radio
vaticana, l'infrastruttura di comunicazione integrata che comprende i
servizi di telefonia e Internet e la realizzazione del primo impianto
fotovoltaico sul tetto dell'Aula Paolo VI». A ciò va aggiunto il «notevole»
costo di alcuni restauri del patrimonio artistico, come la Cappella
Paolina, le basiliche di San Paolo fuori le Mura e di Santa Maria
Maggiore, la Biblioteca apostolica vaticana.
Non figura in bilancio, come documentato dal libro «Vaticano spa»,
il fondo personale e riservato del Pontefice che dispone direttamente di
cospicue somme per opere di bene e carità. «Origine degli importi e
contabilità del fondo sono segreti - spiega l'autore Gianluigi Nuzzi -.
Come è accaduto anche quest'anno, vengono resi pubblici i bilanci di
sette amministrazioni che fanno capo alla Santa Sede, ma con rendiconti
frantumati senza un dato universale».
Comunque, secondo le cifre comunicate dalla sala stampa della
Santa Sede, nello scorso bilancio lo tsunami finanziario non aveva
risparmiato neppure l'accorta gestione delle finanze d'Oltretevere il
cui patrimonio è in gran parte formato da investimenti in titoli e
obbligazioni e da proprietà immobiliari.
Oltre ad un'ingente riserva aurea che fa del metallo prezioso una
«garanzia» vaticana contro le turbolenze dei mercati globalizzati. nel
2008, inoltre, cifre «rilevanti» sono state sborsate per «la
sicurezza all'interno della Città del Vaticano». Il vento della crisi
ha soffiato anche sulle offerte ma i danni sono stati tutto sommato
lievi.
Nonostante le ristrettezze economiche a cui tutti i Paesi sono
sottoposti da diverso tempo, le «chiese particolari» hanno raccolto,
infatti, la cifra di 75.785.574 milioni di dollari confluita nel
cosiddetto «Obolo di San Pietro», cioè l'insieme delle offerte che
pervengono al Pontefice da tutti gli istituti cattolici del mondo. I
Paesi più generosi sono stati Germania, Usa, Italia, nonostante le
diocesi Usa debbano far fronte ai costi stratosferici delle cause per
pedofilia. Anche i vescovi hanno fatto la loro parte.
In base al canone 1271, che li invita a venire incontro
liberamente alle necessità della Santa Sede, nel 2008 hanno versato
20.980.140 euro nelle casse di Benedetto XVI. Dunque, morde ancora la
crisi economica in Vaticano che presenta un bilancio 2008 in
chiaroscuro, ma i vertici finanziari della Curia hanno tentato di
correre ai ripari facendo registrare adesso alla Santa Sede un trend
inverso rispetto a quello di tanti altri Paesi del mondo ancora alle
prese con una grave crisi.
[06-07-2009]
UN RITOCCHINO DA DIO - IL GOVERNATORATO DEL VATICANO HA UN PASSIVO DI
35 MLN E NON I 15 DICHIARATI DAL CONSIGLIO CARDINALIZIO – UN INTERVENTO
COSMETICO COLLAUDATO COL CRAC SINDONA. NON CALCOLATE LE AZIONI USA
TRAVOLTE DALLA CRISI…
Giacomo Galeazzi per
"La Stampa"
Profondo rosso «mascherato» per il Governatorato vaticano. È di 35
milioni e non di 15 come dichiarato nel comunicato ufficiale il vero «passivo»
del bilancio 2008 licenziato venerdì dal Consiglio cardinalizio per i
problemi economici. Con un intervento «cosmetico» sui conti già
collaudato all'epoca del crac Sindona, si è deciso di non calcolare
nell'esercizio 2008 la perdita di valore delle azioni affidate negli Usa
alle agenzie travolte dalla crisi finanziaria.
A
Siccome il valore di queste azioni e obbligazioni di assicurazioni e
banche è crollato, si è deciso di «sospenderle», in pratica di non
far figurare in bilancio le minusvalenze, altrimenti il rosso del 2008
sarebbe ben più pesante di come appare ora.
Il precedente governatore vaticano, il cardinale americano Edmund Szoka per investire sui mercati Usa ha venduto gran parte
dell'oro vaticano, spiegano nei dicasteri finanziari della Santa Sede.
Ciò ha provocato un «notevole» danno alle casse d'Oltretevere perché
in tempi di crisi dei mercati la riserva aurea avrebbe consentito di
bilanciare in parte le perdite azionarie.
Inoltre, il Governatorato ha sofferto più delle altre
amministrazioni vaticane la crisi perché era stato dotato da Szoka di
un cospicuo deposito di dollari. E calato il dollaro quel «tesoretto»
ha perso valore. Il nuovo corso sta aspettando il momento buono per
disfarsi delle azioni, crollate a un valore nominale prossimo a zero.
I consulenti Usa della passata gestione sono stati messi alla porta e
ora il Governatorato si sta muovendo per liberarsi della sovrabbondanza
di pacchetti azionari svalutati. Ma tra un paio d'anni la polvere
nascosta sotto il tappeto potrebbe riemergere con risultato allarmanti
sulle finanze del Governatorato, che provvede al territorio, a
istituzioni, strutture e attività di supporto della Santa Sede e la cui
attività è indipendente da contributi provenienti dalla Santa Sede o
da altre istituzioni ecclesiastiche e civili.
Al Governatorato lavorano 1894 persone, di cui 31 religiosi, 28
religiose, 1558 laici e 277 laiche e quest'anno ha sostenuto costi
sostenuti costi «rilevanti» per la sicurezza all'interno del Vaticano
e infrastruttura di comunicazione. Nel 2007 c'era stato invece un
risultato positivo di 6,7 milioni di euro, in diminuzione rispetto al
2006 che si era concluso con un avanzo di oltre 21 milioni di euro.
[07-07-2009]
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IOR LO VUOLE – “CACCIATO” PRIMA DELLA SCADENZA CALOIA DAL
VERTICE DELLA BANCA DEL VATICANO (40 MILA C/C, CLIENTI TOP SECRET) – LA
GOCCIA, IL LIBRO “VATICANO SPA” - CHI È GOTTI TEDESCHI, IL BANCHIERE
OPUS DEI CARO A TREMONTI, ALLA GUIDA DELLO IOR…
1 - IOR, CHIUDE DOPO VENT'ANNI L'ERA CALOIA
giacomo galeazzi per La Stampa
«L'era Caloia si è conclusa». Per tre giorni, da martedì a
giovedì, si è riunita in Vaticano la commissione di quindici porporati
che sovrintende alle questioni organizzative ed economiche della Santa
Sede. Hanno approvato il bilancio annuale del Vaticano, ma soprattutto
hanno discusso del futuro dello Ior, la banca del Vaticano con i suoi
130 dipendenti, i 40 mila conti correnti, i clienti selezionati e top
secret.
La sorte del presidente è stata decisa. «L'uscita di Angelo
Caloia è certa», concordano fonti vaticane e bancarie. E avverrà ben
prima dei due anni che mancano alla scadenza prevista. Del nuovo assetto
di vertice si occuperà presto un altro «conclave» più ristretto, cioè
il consiglio dei cinque cardinali che vigila sulla banca del Papa,
presieduto dal segretario di Stato, Tarcisio Bertone e la cui
composizione è recentemente stata modificata come «prologo di un più
generale cambiamento allo Ior».
Il rinnovamento «tranquillo» del governo «gentile» di
Benedetto XVI ha riguardato l'intera Curia, inclusa la novità senza
precedenti del mandato non rinnovato alla scadenza del quinquennio al «papa
rosso» Sepe, ministro delle missioni. Scelte anche traumatiche, che però
finora non avevano riguardato la cabina di comando della banca vaticana.
Caloia, osservano in Curia, è l'ultimo del vecchio corso rimasto sulla
sua poltrona oltre al ministro dei vescovi, Giovanni Battista Re.
«Lo Ior non è una realtà semplice e il cambio della guardia ha
richiesto più tempo». Nei Sacri Palazzi si ipotizza che non sia
dispiaciuto troppo a Caloia il libro-scandalo «Vaticano spa» sui conti
segreti dell'Istituto. Inoltre il banchiere che da vent'anni domina la
banca vaticana si sarebbe costituito «un'uscita più che onorevole»
con un incarico «operativo e molto ben remunerato in Fideuram», da
affiancare alla «pensione faraonica» predisposta allo Ior.
E anche se ai suoi collaboratori continua ad assicurare che resterà
fino a tutto il 2010, lo stesso Caloia è a conoscenza della volontà
del Papa e del suo braccio destro, il salesiano Bertone di procedere
all'avvicendamento «nel volgere di pochi mesi».
Con lui è in uscita anche monsignor Piero Pioppo, per il quale
l'ex segretario di Stato, Sodano (poco prima di lasciare l'incarico) ha
ricreato quella carica di Prelato dello Ior rimasta vacante dopo
l'infausta stagione di Paul Marcinkus, Luigi Mennini, Pellegrino de
Stroebel e Donato De Bonis.
Per lo «zelante» Pioppo, che fa parte del servizio diplomatico
della Santa Sede, si prospetta la promozione in una della nunziature che
entro breve passeranno di mano. Nell'Istituto di Ratzinger-Bertone
difficilmente sarà confermato il vicepresidente Virgil Dechant, mentre
il direttore generale Paolo Cipriani e il suo vice Massimo Tulli sono
appena stati nominati e sono «emanazione» del nuovo corso
ratzingerian-bertoniano.
Della necessità di un ricambio si sarebbero convinti nella
Commissione di Vigilanza, oltre al trio di Curia (Tarcisio
Bertone-Attilio Nicora-Jean Louis Tauran) anche i cardinali extraeuropei
Telesphore Placidus Toppo e Odilo Pedro Scherer. Caloia, mandato scaduto
e prorogato «fino a diversa soluzione», è considerato «espressione
di passate gestioni» della segreteria di Stato e «autonomo» al punto
da difendere l'amico Giovanni Bazoli messo sotto scacco da Mediobanca e
scontrarsi con l'economo dei salesiani e presidente della Polaris
investment Italia, Giovanni Mazzali sulla gestione del risparmio etico
degli enti ecclesiastici.
Salvo improbabili outsider dell'ultim'ora, la scelta del Papa e di
Bertone è orientata su Ettore Gotti Tedeschi, economista della
Cattolica, editorialista dell'«Osservatore romano» e navigato
banchiere (McKinsey, Akros, Banco Santander), favorito sull'«anziano»
Hans Tietmeyer, ex presidente della Bundesbank, e sull'ex governatore di
Bankitalia Antonio Fazio, sponsorizzato da Re ma azzoppato dalle bufere
giudiziarie.
Gotti Tedeschi potrà contare sulla cooperazione del fedelissimo
di Bertone, il genovese Giuseppe Profiti, direttore amministrativo del
Bambin Gesù, e a suo tempo indicato come possibile candidato, e su
quella dell'uomo di fiducia del cardinale Angelo Bagnasco, Marco Simeon,
il giovane sanremese da tempo «ambasciatore» di Cesare Geronzi in
Vaticano.
Tra i signori della «finanza bianca», i tradizionali alleati di
Caloia (Giovanni Bazoli, Corrado Passera, Giuseppe Guzzetti) sembrano
ormai convergere con i sostenitori del cambiamento (Fabrizio Palenzona,
Paolo Biasi, Carlo Fratta Pasini, Roberto Mazzotta). Favorevole a Gotti
Tedeschi sia l'Opus Dei sia la ciellina Compagnia delle Opere. Nella
torre Niccolò V in Vaticano si volta pagina.
2 - CHI È GOTTI TEDESCHI, IL BANCHIERE OPUS DEI CHE GUIDERÀ L'ISTITUTO
PER LE OPERE DI RELIGIONE (IOR)
Francesco Manacorda per La Stampa
La cattedra a Milano - in Cattolica, ovviamente - e la rubrica
sull'Osservatore Romano. Il ruolo di economista assai ascoltato da Papa
Benedetto XVI e l'esperienza nel mondo McKinsey. Lo strettissimo legame
con lo spagnolo Don Emilio Botin, di cui è plenipotenziario in Italia,
e il rapporto solido, basato su una conoscenza che dura da venticinque
anni ma che di recente si è assai rinsaldata, con il ministro
dell'Economia Giulio Tremonti.
Se insomma - come tutte le previsioni della vigilia lasciano
intendere - sarà Ettore Gotti Tedeschi ad assumere presto al guida
dello Ior, la banca vaticana verrà presto rappresentata da un uomo di
vastissimi e ramificati rapporti che vanno ben oltre il comune
denominatore di quella che viene genericamente rappresentata come «finanza
bianca».
Esperienze iniziali come consulente nella francese Metra-Sena, il
sessantaquattrenne Gotti Tedeschi è infatti passato in gioventù anche
da quell'ateneo del consulting che era l'americana McKinsey, la stessa
da cui è uscita una generazione di banchieri come Corrado Passera e
Alessandro Profumo.
Poi l'approdo al mondo bancario attraverso la Procomin di Imi e
Bnl e la merchant bank pubblica Sige. E' qui che Gotti Tedeschi conosce
Gianmario Roveraro, membro dell'Opus Dei ed esponente dell'ala più
tradizionalista della finanza cattolica, con il quale fonda all'inizio
degli Anni ‘80 la banca d'affari Akros.
E' un sodalizio che dura circa dieci anni, quello tra il prossimo
presidente dello Ior, e Roveraro che due anni fa fu rapito e ucciso in
un'oscura vicenda, salvo interrompersi bruscamente nel 1992.
Dopo lo strappo Gotti Tedeschi si avvicina a Emilio Botin,
potentissimo presidente e azionista del gruppo bancario spagnolo
Santander, anch'egli in odore di Opus Dei. Di Botin, il banchiere
italiano diventa il vero ambasciatore nella Penisola, gestendo anche la
partecipazione nel Sanpaolo-Imi e uscendo sconfitto dalla fusione tra il
gruppo torinese e Banca Intesa, che era sgradita ai soci stranieri.
La più recente vita di Gotti Tedeschi lo vede tutt'altro che
inattivo: presidente in Italia di Santander Consumer Finance, diventa
editorialista di peso del quotidiano della Santa Sede, ma anche
consulente ascoltato del governo. Proprio un anno fa il ministro
dell'Economia lo nomina suo consigliere per i problemi
economico-finanziari e per l'etica nei sistemi internazionali.
Poi, a maggio, Tremonti, che non disdegna citare Benedetto XVI nei
suoi interventi, inserisce Gotti Tedeschi in altre due posizioni, meno
simboliche ma più operative: prima nel consiglio d'amministrazione
della Cassa Depositi e Prestiti e poi alla presidenza di F2i, il fondo
per le infrastrutture guidato da Vito Gamberale e considerato uno dei più
interessanti strumenti di intervento a cavallo tra pubblico e privato.
Sempre nell'ultimo anno il Gotti Tedeschi post crisi finanziaria
ha spiegato in numerose sedi che non è il capitalismo in sè la causa
dei guasti provocati all'economia, ma una rincorsa degli Usa a drogare
una crescita altrimenti troppo bassa, che gli avrebbe fatto perdere la
supremazia mondiale a vantaggio dell'Asia. Adesso, sostiene ancora
l'economista, la mossa vincente per superare gli effetti della crisi
dovrebbe essere quella di «trasferire tutta la capacità produttiva in
eccesso nel Terzo mondo, aiutandolo ad entrare nel ciclo produttivo».
Un vero e proprio «Piano Marshall» per Asia e Africa che preveda
anche investimenti di medio lungo periodo. Un progetto globale per la
creazioee di nuovi produttori e consumatori, insomma, che «consentirebbe
alle imprese di non veder crollare i loro fatturati e di non essere
costrette a licenziare».
[05-07-2009]
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QUANTI NEMICI PER WOJTYLA – ANNI DOPO
L’ATTENTATO DEL 1981 IL GIUDICE PRIORE VOLLE INTERROGARE LA GRANDE AMICA
DEL PAPA: “SI FIDAVA SOLO DI LEI” – TAGLIò I PONTI CON LA
SEGRETERIA DI STATO – IL MISTERO DELLE FOTO SCATTATE DA UNA TALPA AL
PAPA CONVALESCENTE… -
Francesco
Grignetti per "La
Stampa"
WOJTYLA
Wanda Poltawska, la grande amica di Giovanni Paolo
II, non conserva solo un'eccezionale corrispondenza privata con il
Pontefice. E' la depositaria anche dei segreti più terribili di quel
Pontificato. Sa molto dell'attentato in piazza San Pietro, ad esempio. E
non è un caso se il giudice Rosario Priore, che indagò a lungo sui
mandanti che si nascondevano dietro la mano di Alì Agca, la interrogò
tre volte nel novembre del 1993.
Il giudice infatti, aveva scoperto con stupore che
nelle ore seguenti all'attentato il Papa aveva tagliato i ponti con la
Curia e con la Segreteria di Stato, affidandosi a questa sconosciuta
signora polacca, un medico di Cracovia, nella quale riponeva la massima
fiducia. «Giovanni Paolo II - spiega Priore - si circondò di una
fascia ristrettissima di fide persone polacche, tagliando fuori tutti
gli altri». Ovvia la deduzione: non si fidava del resto del Vaticano.
Di questa fiducia assoluta in Wanda, il giudice
Priore se n'è convinto esaminando una storia poco nota: le fotografie
«rubate» al Papa nei primi giorni della convalescenza. Una decina di
scatti presi con un potente teleobiettivo che si materializzarono
all'improvviso in Vaticano. Se le ritrovò tra le mani un certo
monsignore Salerno, consulente legale presso la Prefettura degli Affari
economici.
Erano indubbiamente choccanti: raffiguravano il
Papa dolorante che si affacciava in vestaglia su un piccolo terrazzo,
con due medici al fianco. Forse c'era anche Wanda con loro. Monsignor
Salerno capì che si trattava di roba grossa. E che ne fece? Si affrettò
a consegnarle a Wanda Poltawska «molto vicina - dice in una
testimonianza - al Sommo Pontefice».
, 88 ANNI
Priore volle capirne di più. «Valutai - gli disse
monsignor Salerno - più proficuo informare una persona come la
dottoressa di un caso che mi appariva delicato per le ragioni connesse
alla sicurezza personale del Pontefice piuttosto che sollecitare
formalmente le autorità interne». Un'altra prova della sfiducia
imperante nell'appartamento papale. «Mi era noto il suo legame con il
Sommo Pontefice e la ritenevo la persona più idonea a esperire
eventuali interventi per evitare una esposizione imprudente della
persona del Papa».
La dottoressa Poltawska capì anche lei, fin dal
primo sguardo, che si trattava di materiale incandescente. Segnalavano
una falla nella sicurezza: e se qualcuno si fosse appostato con un
fucile di precisione? Guai in vista, poi, per la privacy: e se queste
foto fossero finite su un giornale?
Infine una terza questione, molto imbarazzante:
ricostruendo le prospettive, e considerando che il terrazzo papale non
affacciava che verso l'interno del Vaticano, le foto potevano essere
state scattate soltanto dalla Lanterna posta sopra la Cupola di San
Pietro. E per di più con una macchina fotografia professionale che
aveva bisogno di un robusto cavalletto. Chi poteva averle scattate?
C'era evidentemente una talpa in Vaticano. Forse nella stessa Sicurezza.
WOJTYLA
DOPO L'ATTENTATO (SOPRA LA SUA TESTA LA SPIA DELLA STASI ESTERMANN)
Wanda Poltawska perciò avviò una sua inchiesta
interna, coinvolgendo monsignor Salerno e il fotografo dell'Osservatore
romano, Arturo Mari. Un'inchiesta segretissima su cui, interrogata dalla
magistratura italiana, è stata volutamente fumosa. Queste le sue
vaghissime risposte: «Io al tempo non conoscevo quasi nessuno in
Italia. Personalmente non presi alcuna decisione, se riferire o meno a
persone della Sicurezza vaticana. Ne riferii solo al Sommo Pontefice».
Però l'indagine ci fu, eccome. Mari ha riferito di
aver studiato le foto e poi di averle restituite a Wanda. Lei stessa
ricostruì meglio quando potevano essere state scattate. «Avendo
mostrato copia di quelle fotografie al personale che all'epoca prestava
servizio nell'appartamento privato, accertava che solo nei primi tre o
quattro giorni dopo il rientro, il Santo Padre fu assistito da medici
del Gemelli». Insomma gli scatti dovrebbero essere stati «rubati» tra
il 4 e il 6 giugno 1981.
Resta un mistero anche la via attraverso cui
arrivarono in Vaticano. A monsignor Salerno le diede un sacerdote, Ennio
Antonelli, che a sua volta - disse - le aveva ricevute da un generale
italiano. Raccontò una storia palesemente falsa. Il generale le avrebbe
avute da un giovane sconosciuto, assieme ad altre che riguardavano la
tragedia di Vermicino, mentre saliva su un aereo militare che lo avrebbe
portato a Parigi.
Sull'aereo, sfogliando il plico, avrebbe scoperto
la serie che riguardava Wojtyla e le sottrasse. Ma chi era mai questo
generale? Chiamato a palazzo di Giustizia, don Ennio si appellò al
segreto del confessionale. E non ci fu modo di farlo parlare. Però
forse Wanda lo sa.
[11-06-2009]
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TETTAMANZI, PROVE SUL CAMPO PER DIVENTARE UN PAPA DE SINISTRA –
L’ARCIVESCOVO DI MILANO ALLO STADIO MEAZZA PER UN BAGNO DI FOLLA CON
50MILA RAGAZZI – COME IL PAPA BUONO SI RACCOMANDA: “NON SCIUPATE LA
VOSTRA LIBERTà, VIVETELA PER IL BENE”…
Mario Baudino per "La
Stampa"
Cinquantamila allo stadio, il cardinale al centro. E' la più
imponente manifestazione dell'Arcidiocesi di Milano, dedicata ogni anno
ai ragazzi di prima media, cresimati o cresimandi. Arrivano dal vasto
territorio della Lombardia profonda, da Varese, Lecco, Monza e parte
della provincia di Como.
Arrivano anche da Milano: questa volta un po' meno del previsto,
visto che il ponte ha colpito implacabile. I milanesi superstiti
indossano una pettorina rossa, gli altri ce l'hanno gialla, azzurra,
verde, e si sono disposti sugli spalti in base al colore che ne
contrassegna la provenienza.
Sul campo novecento volontari hanno preparato una complessa
coreografia, gli altoparlanti sparano musica a tutto volume, nell'attesa
lo speaker dice anche qualcosa ma, come spesso accade negli stadi, si
capisce poco o nulla. Fuori aspetta una flotta da un migliaio di
autobus, prenotati con un anno d'anticipo perché non ce ne sono
abbastanza, in regione, e i ritardatari devono rivolgersi a noleggiatori
veneti.
E' una manifestazione di forza oltre che naturalmente di fede. La più
grande diocesi del mondo in termini di abitanti (cinque milioni e mezzo)
si specchia nei suoi fedeli, e il cardinal Dionigi Tettamanzi lo
ribadisce nel suo messaggio, che è il momento centrale della cerimonia:
«Guardandovi - dice rivolto agli spalti -, vedo tutta la Chiesa di
Milano». E lo stadio viene giù dagli applausi.
Poco prima, mano a mano che si disponevano le
coreografie e i ragazzi correvano innalzando pannelli colorati, c'erano
anche le grida di entusiasmo, quando ogni settore del pubblico
riconosceva i suoi colori. Ora che il cardinale ha preso la parola,
l'entusiasmo si fa più composto. C'è aria di gita, di festa e
ovviamente di devozione. Sugli autobus hanno cantato e magari fatto
merenda, i cresimati e cresimandi hanno 11 o 12 anni e sono in quella
fase enigmatica di quando non si è più bambini e forse non si è
ancora adolescenti.
Conoscono le canzoni e le preghiere, hanno seguito i loro corsi,
vengono dagli oratori. E hanno voglia di spintonarsi e divertirsi. Ma
che cosa è, esattamente, la cresima? Nadia, al centro
del suo gruppo varesotto, ride e risponde con un'altra domanda: «Perché
non provi a chiederlo al Don?».
Il Don sarebbe il prete, nel linguaggio dell'oratorio e anche nella
drammatizzazione dell'evento, un vero copione teatrale, con dialoghi fra
adolescenti che si interrogano sui temi religiosi della giornata e
all'occorrenza dicono: «Wow, ci sono dei semi». Chiedere per chiedere,
tanto vale rivolgersi al cardinale, che con la sua figura minuta in
mezzo ai vescovi e vicari episcopali ha il passo energico e lo sguardo
entusiasta delle grandi giornate.
La folla dei ragazzi è abbastanza variegata: spuntano le faccine dei
figli degli immigrati; non così tante come ci si sarebbe aspettato, ma
eccole là, appena distinguibili. Qualcuna anche nel gruppo di disabili
che il cardinale saluta per primi, quando arriva a San Siro.
C'è un messaggio per loro? «Il messaggio è per tutti - ci risponde
-. Ma tra i luoghi dove si realizza l'integrazione ci sono evidentemente
la scuola e l'oratorio. Incontri di questo genere hanno un significato
positivo nel cammino di integrazione in una società come la nostra,
sempre più multiculturale». Poi ci addita monsignor Claudio,
elegantissimo vescovo nero, biancovestito. «Guardi, è con noi anche il
vescovo del Madagascar, che è venuto a cresimare in un piccolo paese
della Brianza». Il discorso, al centro del tappeto verde del Meazza,
verte sulla parabola del buon seminatore, e si conclude con un invito ai
ragazzi.
«In questo momento - dice il cardinale - vorrei entrare dentro il
tesoro e il segreto della vostra libertà... Vorrei scuoterla questa
vostra libertà e dirvi con tanto amore: vivetela non per il male ma per
il bene, non per la mediocrità ma per gli ideali alti della vita, non
in modo stolto ma sapiente. Non sciupate la vostra libertà». L'ultima
coreografia disegna un colomba, i volontari ansimano un poco. Hanno
corso moltissimo, nulla da invidiare ai calciatori. Sono stati molto
incitati. E' andato tutto bene. Che cosa chiedere di più a uno stadio?
[03-06-2009]
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WOJTYLA, CHE “DIVENNE PAPA RESTANDO UOMO” (MA QUANTO?) - LA CHIESA
NON NE PUÒ PIÙ DI SCANDALI E PRIMA DI FARLO SANTO VUOLE CERTEZZE: LE
LETTERE TRA IL PAPA E L’AMICA WANDA CONTENGONO UN “IMBARAZZANTE TONO
DI CONFIDENZA” – CHIESE AL SEGRETARIO DI BRUCIARLE…
1 - La Jena per "La
Stampa" - Al Papa che si chiede perché Dio abbia
scelto proprio lui, Dio ha risposto d'istinto: «Me lo chiedo anch'io».
2 - KAROL E WANDA: LE LETTERE FRENANO LA BEATIFICAZIONE...
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"
Karol Wojtyla la chiamava «Dusia», «sorellina»,
e la loro corrispondenza durata 55 anni è così fitta da «riempire una
valigia». Una montagna di carte, in parte consegnate alle autorità
ecclesiastiche per la beatificazione di Giovanni Paolo II, in parte
pubblicate in Polonia in un contrastato libro (che verrà tradotto in
italiano a febbraio), ma in massima parte custodite nell'appartamento di
Wanda Poltawska affacciato sul Mercato di Cracovia, la più grande
piazza medievale d'Europa.
Lettere personalissime, arrivate con inflessibile
regolarità: per posta o attraverso amici comuni di passaggio a Roma,
che ora rischiano di rallentare la macchina burocratica della
beatificazione per la prassi vaticana di acquisire tutte le prove
documentali prima di proclamare nella Chiesa un nuovo «esempio di
santità».
«Noi lavoriamo per la storia e tutta la documentazione su un
candidato alla santità ci riguarda», afferma il cardinale Josè
Saraiva Martins, prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei
Santi. Materiale «sensibilissimo» per la Santa Sede, di cui solo Wanda
conosce la totalità dei contenuti.
Prima di elevare Wojtyla agli onori degli altari, la
Santa Sede vuole la certezza che nessuna prova contrastante possa
emergere ad avvenuta proclamazione inficiando un accertamento che
Benedetto XVI vuole «rigoroso e rispettoso delle regole» dopo aver già
derogato ai canonici cinque anni dalla morte per avviare il processo.
Per comprendere l'avvolgente e per taluni imbarazzante tono di
confidenza dello sterminato epistolario, spiega il padre mariano Adam
Boniecki (dal 1964 stretto collaboratore di Karol Wojtyla a Cracovia e a
Roma), occorre conoscere il suo «libero e per nulla clericale cammino
di formazione, il seminario frequentato in clandestinità, la compagnia
teatrale in piena occupazione nazista, il lavoro di operaio».
Sempre, «in mezzo a laici, ragazzi e ragazze, come l'attrice ebrea
che lo chiamava "Lolek" e alla quale si era molto legato, con
la costante attitudine a conciliare spiritualità e vita pratica, senza
una quotidianità in seminario che ne comprimesse l'affettività e la
maturazione sentimentale».
Nella sua casa vicino alla chiesa dei domenicani, il cardinale Marian
Jaworski, amico di entrambi dal 1951, conferma «il sostegno che si sono
sempre dati reciprocamente» ed evidenzia come «Karol Wojtyla si sia
sempre rapportato spontaneamente e alla stessa maniera con laici e
consacrati, sia da semplice sacerdote sia da vescovo e poi Papa».
Come in vita creava imbarazzi e malumori in Curia quella strettissima
amica del Papa che, racconta Boniecki, talvolta stupiva per
l'anticonformismo e l'informale familiarità con il Pontefice, come
quando le capitava di partecipare in pantofole alle messe mattutine
nella cappella privata dell'appartamento papale alla terza loggia del
Palazzo Apostolico, si lasciava scorgere dalle finestre del Gemelli
durante la convalescenza post-attentato e trascorreva le vacanze estive
a Castel Gandolfo, adesso in morte del «servo di Dio» Karol
Wojtyla la sterminata mole di lettere dai toni affettuosi tra
un Papa e una laica costituisce motivo di obiezione, difficoltà,
rallentamento all'iter svolto dagli otto periti teologi chiamati ad
esaminare in Curia la «positio», cioè le testimonianze e gli atti
processuali.
Lo stesso cardinale Stanislaw Dziwisz, l'ombra di
Karol per quattro decenni, era preoccupato dal grado di esposizione
pubblica dell'antico sodalizio tra il futuro beato e Wanda Poltawska.
Karol Wojtyla, che divenne Papa restando uomo, sconvolge ancora gli
schemi ecclesiastici.
3 - "RAGIONAVAMO INSIEME SULL'AMORE"...
Giacomo Galeazzi per "La Stampa"
Per Wanda Poltawska sarà sempre il «geniale» studente di teologia
conosciuto dopo la guerra all'Università Jagellonica e ritrovato
assistente dei futuri medici nella parrocchia di San Floriano. L'amica
del cuore di Giovanni Paolo II, psichiatra infantile premiata in tutto
il mondo per i suoi studi (a partire da quelli sui bimbi polacchi
scampati ai campi di concentramento che giocavano a fucilare gli ebrei),
conosce le «resistenze» e le incomprensioni suscitate dallo sterminato
epistolario custodito in casa sua e accetta di raccontare un «sodalizio
spirituale» durato oltre mezzo secolo «per rendere un servizio alla
verità e perché la storia di un santo appartiene alla gente».
Negli occhi intensi e nella postura salda c'è ancora il riflesso
della ragazza con i capelli raccolti fotografata in una giornata di sole
accanto al biondo Karol in talare nera e occhiali scuri. Era orfano e il
fratello medico era morto per la scarlattina contratta dai pazienti che
cercava di salvare.
«E' appena rientrata mia figlia dagli Stati Uniti e ho la casa piena
di gente», quasi si giustifica con schietta cortesia mentre esce dal
portone di via Bracka per raggiungere il Tribeca Coffee messo al riparo
dal tendone del Festival cinematografico in corso a Cracovia. Non ama
parlare con i giornalisti e ha cercato di tenersi sempre «il più
lontano possibile» dai mass media. «Qui di fronte ho conosciuto Karol
Wojtyla in un confessionale», accenna passando davanti alla chiesetta
di San Wojciech. Una vita accanto a Karol, così intimo da siglare le
lettere «fr», ossia «fratello».
LE CARTE DA BRUCIARE
Al segretario Stanislao Dziwisz, oggi popolarissimo cardinale di
Cracovia (che avrebbe preferito una maggiore discrezione
sull'epistolario privato) ha chiesto nel testamento di bruciare tutte le
carte accumulate in quasi tre decenni di pontificato. A Wanda il suo
antico direttore spirituale ha lasciato la memoria cartacea di un legame
indissolubile.
In fluente italiano, davanti ad una
cioccolata calda sotto un cielo carico di pioggia, Wanda Poltawska, 88
anni di lucida forza interiore, dipana il filo dei ricordi in un
vibrante ritratto intimo della granitica amicizia con Karol da quando,
partigiana cattolica arrestata dalla Gestapo e reduce dal campo di
concentramento di Ravensbrück (dove fu sottoposta a macabri esperimenti
medici) fugge dalla sua Lublino per studiare psichiatria in una facoltà
che ha come cappellano un sacerdote filosofo di un anno più grande.
«Ci siamo conosciuti nel 1950, ero tormentata, devastata. Noi cavie
eravamo chiamati "coniglietti". Nel lager ho capito che l'uomo
non è automaticamente immagine di Dio, anzi deve lavorare per essere
tale. Volevo studiare la mente per capire come l'umanità può creare un
simile orrore, lui divenne il mio confessore e mi aiutò ad uscire
dall'atroce dolore del lager, grazie a lui smisi di sentirmi colpevole
di essere ancora vita di fronte alle madri che avevano perso i figli -
racconta -.
Gli incubi del lager mi impedivano di dormire. Lui mi insegnò a
rispondere alle domande che mi tormentavano dentro. Abbiamo condiviso
interessi, momenti importanti, spiritualità e quell'amore per la natura
che vivevamo nei campeggi di montagna della Polonia meridionale fino
alle villeggiature nella gabbia dorata di Castel Gandolfo dopo
l'elezione al soglio di Pietro. A Cracovia abbiamo lavorato insieme per
salvare bambini dal regime comunista che favoriva l'aborto».
«IRRADIAVA LUCE»
Nel lager, assieme ad altre settanta giovani polacche, su ordine diretto
di Himmler, venne usata come cavia per gli esperimenti del dottor Karl
Gebhardt, poi processato e impiccato a Norimberga. La descrizione del
primo incontro ricorda quella di un colpo di fulmine.
«Dal primo istante che l'ho visto sapevo che sarebbe diventato santo
- spiega -. La sua santità era evidente, irradiava luce interiore, era
impossibile da nascondere. Ho una valigia piena di sue lettere, non
posso dire quante ne ho date alla causa di beatificazione, io non ne ho
distrutta nessuna, ho selezionato alcune e le ho pubblicate in Polonia
anche se c'era chi non era d'accordo. Ho riportato pure le
sottolineature di suo pugno con cui metteva in evidenza le cose più
importanti. Già cinquant'anni fa mia madre era sicura che sarebbe
diventato Papa».
La questione di quanto dell'immenso epistolario resta fuori dal
processo di canonizzazione è «sensibile», si schermisce. «Non si può
dire quanto ho dato al postulatore Slawomir Oder, ho giurato di non
parlare di questo, non posso dire quanta parte del carteggio ho
consegnato», afferma la donna per la cui guarigione da un tumore nel
1962 il vescovo Wojtyla implorò il «venerabile Padre Pio affinché Dio
mostri misericordia a lei».
Wanda inspiegabilmente guarì e la lettera di Wojtyla finì tra le
carte che hanno reso santo Padre Pio. Quando nel '78 partì da Cracovia
per il conclave con Dusia si dissero che «se eletto il suo nome sarebbe
stato Giovanni Paolo II». Poi appena uscito Papa dalla Cappella Sistina
si affretta scriverle una sterminata, accorata lettera di quattro
pagine.
La loro ininterrotta corrispondenza non ha precedenti nella storia dei
pontificati. Lei, il marito Andrzej, anch'egli medico, i figli,
diventati la famiglia di Karol.
«Ha perso molto presto i genitori e il fratello Edmondo, aveva solo
lontani parenti ma ripeteva che trovarsi senza amici era un peccato. La
sua giovialità conquistava, era di una generosità d'animo travolgente.
E' entrato in casa mia da giovane prete, baciava la mano a mia madre,
anche io ero molto giovane. La sua vocazione come forma di amore. Santo
per carattere, geniale come intelletto - prosegua Wanda Poltawska -.
La sua filosofia mi ha aiutato nella vita privata e nel lavoro di
scavo psicologico nella la personalità umana. La sua missione era
santificare l'amore. Abbiamo scritto insieme, ragionato insieme su come
salvare l'amore umano tra uomo e donna. Lui è già santo prima che
avvenga la proclamazione».
Appena si sente domandare cosa le manchi più dell'amico di una vita,
quale abitudine quotidiana, quale consuetudine radicata nel loro
rapporto, un bagliore attraversa il suo sguardo. Prima lo abbassa come
commossa, poi rialza fiera gli occhi puntandoli di fronte a sé.
«E' una domanda troppo personale, è la mia vita privata, chiederlo
è poco delicato come un elefante in una cristalleria - dice di un fiato
-. Quando gli hanno sparato a piazza San Pietro sono partita dopo poche
ore e gli sono stata accanto finché non è tornato in forze. Gli
leggevo romanzi e libri di storia polacca. Dell'ultimo anno di vita, più
di metà l'ho trascorso a Roma». E anche il 2 aprile 2005, nella sua
stanza in cui è morto Vaticano, Karol aveva accanto la sua «carissima
Dusia».
aolo II
Lettera di Wanda a Karol del 31 ottobre 1962
Posso dirti che i miei sospetti si sono verificati. Sono meravigliata
non tanto dalla diagnosi del tumore, ma dalla mia tranquillità. La
fonte del dolore è una dura, rotonda cisti ulcerosa di 13 centimetri.
Uscita dall'ambulatorio medico, sono andata nel parco di Planty e ho
passeggiato un'ora. Le ultime foglie d'oro. All'improvviso tutto ha un
altro significato e nel contempo tutto ha perso ogni significato. Cosa
devo fare adesso? Come vivere questi due o forse tre anni? Mi sono resa
conto che le gemelline hanno solo 5 anni. Ho deciso di smettere subito
di lavorare e di passare il resto della vita con loro affinché si
ricordino qualcosa della loro madre. La realtà è dura. Ho negli occhi
le montagne e le nostre gite.
Tutto questo è passato ma qual è il futuro? Il mio corpo acquista
adesso un altro significato. Non piango, cresce in me una certa apatia.
Non ho voglia di niente. Tu mi hai detto che Dio dà sempre all'essere
umano la forza di cui ha bisogno. Mi sforzo di volere per me solo quello
che lui vuole, ma mi manca la fiducia. Devo pregare per la fiducia perché
mi manca. Il dottore è mio amico, ha acconsentito di operarmi, mi ha
baciato due volte la mano e ha bestemmiato: «Il mondo è di merda».
Lettera di Karol a Wanda del 10 novembre 1962
Carissima Dusia! Ieri ho ricevuto la tua lettera con i risultati delle
analisi. Ti scrivo solo una parte di ciò di cui mi sono reso conto. In
questo momento cerco prima di tutto di capacitarmi bene dell'intera
situazione. Si tratta di decidere come agire in questa situazione. E
qua, cara Dusia, ti vorrei incitare a lottare per la tua salute. Tu hai
passato un'esperienza terribile nel lager di Ravensbrück, hai avuto
gravi problemi, ma hai appena 40 anni, quattro bambini piccoli e tuo
marito Andrzej.
La rassegnazione è contraria alla volontà di Dio e ti chiedo di
trattare tutta questa situazione come ti dico. Sono molto grato a don
Marian (ndr, l'attuale cardinale Jaworski, amico di entrambi) per
l'aiuto che ti dà in questi momenti difficili. È molto bravo. Ma non
puoi lasciare all'oscuro del problema tuo marito. Sarebbe impossibile e
anche ingiusto. Ieri ero molto giù. Oggi dopo aver avuto rassicurazioni
mediche sulla possibilità di guarigione, mi sento rincuorato. Aspetto
telefonate. Fr
Lettera di Karol a Wanda del 30 giugno 1978
Oggi, verso le 21, vorrei venire a casa per parlare delle prossime
vacanze. Ho portato la tua ultima lettera agli esercizi spirituali.
Penso che durante il nostro soggiorno presso il fiume Wislok troveremo
del tempo per rivedere i vecchi quaderni e rileggere insieme qualche
pagina del libro «Il segno del perdono». Fr(atello).
[01-06-2009]
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- Scandalo a Parigi: case del Vaticano e inquilini celebri...
Massimo Nava per il "Corriere
della Sera"
Il ministro degli Esteri Bernard Kouchner, il
ministro della Cultura, Christine Albanel, l'ex
presidente, François Mitterrand, il
dirigente della resistenza Henri Fresnay, un membro del
Partito comunista egiziano. Che cosa hanno (o hanno avuto) in comune
queste personalità del presente e del passato, oltre ad altre
sconosciute? Un contratto d'affitto con un padrone di casa un po'
particolare e di certo - almeno spiritualmente - lontano: il Vaticano.
Lo rivela Le Parisien, con un'inchiesta sul
patrimonio immobiliare della Chiesa a Parigi e in diverse città della
Francia. Appartamenti di prestigio, uffici, hotel particuliers per un
valore - stimato - di decine di milioni di euro, con relative rendite in
affitti, oltre ad alcune importanti operazioni immobiliari in corso.
Il giornale, con enfasi laica, parla di ricchezza nascosta e
patrimonio segreto. Tuttavia, le stesse autorità ecclesiastiche hanno
risposto con trasparenza, sostenendo che l'inventario del patrimonio non
è un segreto e le rendite servono alla manutenzione di istituti e
attività.
Fanno più notizia i nomi degli affittuari, anche perché non sempre
è noto l'ammontare del canone e se si tratti di contratti di favore.
Nel mirino, Bernard Kouchner, che abita con la moglie,
la nota giornalista Christine Ockrent, in un
appartamento in rue Guynemer, affacciato sui giardini
del Luxembourg.
Il portavoce del quai d'Orsay conferma, senza precisare superficie e
canone, ricordando le personalità che hanno abitato lo stesso immobile,
fra le quali appunto Mitterrand. Kouchner abita
qui da 35 anni e ha correttamente evitato di ottenere un appartamento di
servizio nel suo ruolo di ministro. Fa discutere il fatto di essere
inquilino di uno Stato estero, per di più del Vaticano, la cui
politica- quantomeno in materia sanitaria e di controllo delle nascite -
non è in sintonia con il governo francese e con il pensiero del «french
doctor».
«Non si ritiene che il fatto di essere ministro ponga dei problemi»,
sostiene il portavoce del ministero. Il ministro socialista, entrato nel
governo di Sarkozy, è periodicamente nel mirino della
stampa francese. Vuoi per eccesso di disinvoltura, vuoi perché non gli
viene perdonato il «tradimento» della gauche.
MINISTRI
FRANCESI IN CASE DEL VATICANO
Un altro membro del governo, Christine Albanel,
ministro della Cultura, ha confermato di aver abitato in un appartamento
del Vaticano, dal 1998 al 2006, in boulevard Montparnasse, quando era
consigliere di Jacques Chirac, il
quale, per inciso, continua ad abitare nell'appartamento dell'ex
presidente libanese, Hariri.
La Albanel ha fatto sapere superficie (85 metri quadrati) e canone
(1.700 euro): a prezzo di mercato, ha precisato a Le Parisien. Secondo
il giornale, anche una grande società come Suez Environnement è
affittuaria del Vaticano: cinquemila metri quadrati in rue de la Ville-l'Évêque,
a due passi dall'Eliseo. L'affitto non è stato comunicato, ma la
valutazione supera i tre milioni di euro all'anno.
Un altro immobile - l'hotel d'Artagnan, in rue de Grenelle - è
affittato a privati. Secondo il responsabile dei beni, Antoine
Chappuis, le proprietà sono gestite da una società, la
Sopridex, che si incarica di redigere i contratti d'affitto.
[17-04-2009]
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V ITA SEGRETA DEI LEGIONARI DI CRISTO MESSI SOTTO
SCHIAFFO DAL VATICANO - IL FONDATORE SCOPATORE CHE “SPREMEVA”
SUDAMERICANE, SPAGNOLE, ITALIANE - L’ex segretario: WOJTYLA in questi
giorni HA MIRACOLATO UN RAGAZZO DI nove anNI
1 - VITA SEGRETA DEI LEGIONARI DI CRISTO...
G.Galeazzi e G.A. Orighi per "La
Stampa"
Marcial
Maciel Degollado
Padre Marcial Maciel Degollado, il defunto
fondatore dei Legionari di Cristo? Un tombeur des femmes che spremeva le
sue amanti, latino-americane, spagnole e anche italiane. E forse con
altri figli oltre alla madrilena di 30 anni che, come sostiene «El
Mundo», starebbe ricattando per l'eredità l'Ordine insieme alla madre,
una donna sposata e ricchissima.
Non solo: persino la figlia di una sua ex fiamma,
la messicana Flora Garza, ha confessato al settimanale «Proceso»: «Maciel,
dopo aver ricevuto 50 milioni di dollari e un rapporto durato 20 anni,
abbandonò mia madre».
Agli ospiti danno ancora da baciare la sua
immaginetta, ma ora nella preghiera che i conservatori Legionari di
Cristo recitano ogni sera la devozione al fondatore è attenuata. La
Santa Sede ha disposto un'ispezione sull'ordine religioso in più forte
crescita nel mondo per accertare gli scandali su «relazioni con donne»
divampati dopo la conferma che padre Maciel Degollado, morto lo scorso
anno a 87 anni e accusato di pedofilia, aveva un'amante fissa e una
figlia.
Tarcisio
Bertone
Come richiesto anche dal cardinale George Pell, gli
ispettori (vescovi ed ecclesiastici indicati dal Papa) dovranno far
chiarezza sui Legionari e sul ramo laico «Regnum Christi» per
presentare poi un rapporto al segretario di Stato, Tarcisio Bertone.
A rivelare le sacrileghe love story del Rasputin
azteco, nel libro «El Ilusionista», è il suo nipote (ed ex
legionario) Alejandro Spinosa. La lista delle amanti è lunga e composta
da signore che nuotavano tutte nell'oro. Talita Retes, la prima «dama
benefactora» negli Anni 40. Poi Pachita Gandarillas, Edmé de Galas,
Guillermina Dikins, la paperona Josefita Pérez, figlia di una stirpe di
petrolieri che gli donò persino una villa a Cannes, Consuelo Fernández,
sposa di un diplomatico di Madrid. Infine la ancor misteriosa amante
spagnola.
«El Mundo» sostiene che la figlia ha frequentato
l'università Francisco de Vitoria (Madrid), dell'Ordine. «Io sono
stato testimone di alcune delle sue conquiste, di cui si vantava»,
assicura Spinosa.
Alicia
Koplowitz
I Legionari sono un movimento tradizionalista,
retto da un ordine ferreo al suo interno, con sedi in 40 paesi del
mondo, 650 sacerdoti e 2.500 seminaristi. A Roma gestiscono l'ateneo
pontificio «Regina Apostolorum» e il collegio «Maria Mater Ecclesiae».
Un ordine religioso che dal Messico è sbarcato in Spagna e in Irlanda
prima di arrivare in Italia e che, alla generalizzata crisi delle
vocazioni, oppone una clamorosa crescita nel numero di sacerdoti e
chierici che si preparano nei suoi 25 seminari e noviziati sparsi nei
cinque continenti.
Nei loro ranghi figurano personaggi quali
l'imprenditrice spagnola Alicia Koplowitz, una delle donne più
facoltose del mondo. Nelle università occidentali come nelle comunità
parrocchiali delle zone rurali e indigene dell'America Latina, i
Legionari predicano un'etica dell'economia ispirata più al liberismo
cattolico statunitense che al terzomondismo dei teologi progressisti.
Entrare nella Congregazione richiede 14 anni di studio e apostolato,
tanto che la rivista americana «Time» ha equiparato i Legionari ai
Gesuiti per la disciplina e la complessità del percorso formativo.
Karol
Wojtyla
Dall'antologia di scritti del loro discusso
fondatore emerge la convinzione che i laici siano investiti di una
missione assimilabile a quella sacerdotale. Il loro grande «sponsor»
Karol Wojtyla li ha esortati a testimoniare nella società la loro
solidarietà, ben sapendo che, a partire da un territorio missionario
grande quanto la Svizzera assegnato da Paolo VI nella penisola messicano
dello Yucatán, i Legionari sono riusciti a fondare centinaia di
istituti superiori e università in tutto il mondo.
Ogni dieci anni raddoppiano le vocazioni e migliaia
tra i 70 mila membri del «Regnum Christi» lavorano a tempo pieno come
assistenti spirituali al servizio delle parrocchie. Come già accaduto
per Opus Dei e Comunione e Liberazione, la crescita tumultuosa dei
Legionari è stata accompagnata da diffidenze e ostilità, come quella
del capo del Sant'Uffizio, Ottaviani, bilanciata però dal favore di
vescovi sudamericani e potenti cardinali. Pio XII li ricevette, col loro
fondatore Marcial Marciel, con le parole: «Siate come un esercito
schierato».
Papa
Pio XII
2 - «A
nove anni miracolato da Wojtyla»...
Da "La Stampa" - Una
guarigione miracolosa grazie all'intercessione di Giovanni Paolo II.
Sarebbe avvenuta in questi giorni a un ragazzo di 9 anni colpito da un
tumore ai reni. «I genitori l'hanno portato alla tomba di Giovanni
Paolo II e appena uscito da San Pietro è improvvisamente guarito», ha
riferito il cardinale Stanislao Dziwisz, ex segretario personale di
Giovanni Paolo II, sostenendo che in questi quattro anni dalla morte del
Papa polacco le richieste di guarigione sono aumentate a vista d'occhio.
«L'interesse cresce e la gente scopre che Giovanni Paolo era un uomo
eccezionale. Il bambino di Danzica è stato miracolosamente guarito
grazie a Wojtyla».
[02-04-2009]
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1 aprile 2009
Anniversario
della morte di Giovanni Paolo II. Iniziative di commemorazione
Domani 2 aprile a partire dalle ore 11.
di Serena
Ferrara
A quattro anni dal ritorno al Padre del sommo
pontefice Giovanni Paolo II, l'Amministrazione Comunale e
l'Associazione Giovanni Paolo II ne ricordano l’operato con una
serie di iniziative civili e religiose. Dopo la visita a Roma dello
scorso 7 marzo, compiuta per depositare una scultura in segno di
devozione, l’associazione che sostiene la Causa di Beatificazione di
Papa Wojtyla e il Comune di Bisceglie, indicono ancora una volta
momenti di preghiera e manifestazioni commemorative.
Il prossimo 2 Aprile, alle ore 11 le scolaresche
incontreranno istituzioni e rappresentanti dell’associazione in Via
Giovanni Paolo II. Qui, dopo un momento di preghiera ed una breve
meditazione, verranno librati in volo i pensieri che i piccoli allievi
hanno elaborato sul tema “Giovanni Paolo II amico di tutta
l’umanità”.
Nel pomeriggio (Ore 17,45), si prosegue con Santo
Rosario meditato con gli scritti di Giovanni Paolo II, seguita (Ore
18,30) dalla Santa Messa in Cattedrale. Alle ore 19,30, dopo
l’accensione delle fiaccole, un corteo penitenziale si snoderà
lungo il percorso cittadino che dalla Concattedrale conduce in Piazza
Diaz, al Monumento del Servo di Dio Giovanni Paolo II.
Giunti al monumento, a seguito di una preghiera
di intercessione, verranno consegnati piccoli lumini da collocare
fuori dalle finestre per illuminare la notte del ricordo di Wojtyla.
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| To.03.03.09
IN PRIMA FILA DAVANTI AL CARDINALE POLETTO CI SONO GLI ESPONENTI DEL
POTERE POLITICO, MENTRE I CASSINTEGRATI FIAT SONO DAVANTI AL PAPA IN P.ZA
S.PIETRO.
Poletto ha elogiato la dirigenza Fiat i cui risultatati sono
finalmente sotto gli occhi di tutti quelli che li vogliono vedere.. |
| I diritti di Maria sono stati
calpestati...per
chissa' quali interessi economici si specula sui minori, e il PAPA che
dovrebbe tutelarne i diritti dov'e' ? (02.11.06) |
| LUCA 12,35-40
"Abbiate sempre i fianchi cinti e le lucerne accese, e siate
voi come degli uomini in attesa che il loro padrone ritorni dalle nozze,
per potergli aprire, subito appena arriva e bussa alla porta . Beati quei
servi, che il padrone al suo ritorno, troverà vigilanti....Molto sarà
richiesto a colui che molto ha ricevuto, e ancor più si esigerà da colui
al quale molto e' stato affidato...."
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IL 2-04-05 ALLE ORE 21.37 E' MORTO
GIOVANNI PAOLO II DOMENICA IN ALBIS DEL PERDONO .
RIPETO PER LUI QUELLO CHE
DISSE PER LA MORTE DI BERNADETTE IL 20.02.05: "SONO CONVINTO CHE HA
RAGGIUNTO LA META CHE DESIDERAVA!"
RICORDO UN RECENTE INTERVENTO DEL PAPA CHE QUI RIPORTO:
UDIENZA
GENERALE
Mercoledì, 12 gennaio
2005
Cantico tratto dal Libro dell’Apocalisse:
"Il giudizio di Dio" (Ap 11,17;
12,10.12).....
3. Passiamo, così, alla seconda parte del nostro Cantico. Dopo la
scena drammatica della donna incinta «vestita di sole» e del terribile
drago rosso (cfr 12,1-9), una voce misteriosa intona un inno di
ringraziamento e di gioia.
La gioia proviene dal fatto che Satana, l’antico avversario, che
fungeva nella corte celeste da «accusatore dei nostri fratelli» (12,10),
come lo vediamo nel Libro di Giobbe (cfr 1,6-11; 2,4-5), è
stato ormai «precipitato» dal cielo e quindi non ha più un grande
potere. Egli sa «che gli resta poco tempo» (12,12), perché la storia
sta per avere una svolta radicale di liberazione dal male e perciò
reagisce «pieno di grande furore».
Dall’altro lato si leva Cristo risorto, il cui sangue è principio di
salvezza (cfr 12,11). Egli ha ricevuto dal Padre un potere regale su tutto
l’universo; in lui si compiono «la salvezza, la forza e il regno del
nostro Dio».
Alla sua vittoria sono associati i martiri cristiani che hanno scelto
la via della croce, non cedendo al male e alla sua virulenza, ma
consegnandosi al Padre e unendosi alla morte di Cristo attraverso una
testimonianza di donazione e di coraggio che li ha portati a «disprezzare
la vita fino a morire» (ibidem). Sembra di ascoltare l’eco delle
parole di Cristo: «Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in
questo mondo, la conserverà per la vita eterna» (Gv 12,25).
4. Le parole dell’Apocalisse su coloro che hanno vinto Satana
e il male «per mezzo del sangue dell’Agnello», risuonano in una
splendida preghiera attribuita a Simeone, Catholicos di
Seleucia-Ctesifonte in Persia. Prima di morire martire con molti altri
compagni il 17 aprile 341, durante la persecuzione del re Sapore II,
rivolse a Cristo la seguente supplica:
«Signore, dammi questa corona: tu sai come l’ho desiderata perché
ti ho amato con tutta l’anima e la vita mia. Sarò felice di vederti e
tu mi darai il riposo… Voglio perseverare eroicamente nella mia
vocazione, adempiere con fortezza il compito che mi è stato assegnato ed
essere di esempio a tutto il tuo popolo dell’Oriente… Riceverò la
vita che non conosce né pena, né preoccupazione, né angoscia, né
persecutore, né perseguitato, né oppressore, né oppresso, né tiranno,
né vittima; là non vedrò più minaccia di re, né terrori di prefetti;
nessuno che mi citi in tribunale e mi atterrisca sempre più, nessuno che
mi trascini e mi spaventi. Le ferite dei miei piedi guariranno in te, o
via di tutti i pellegrini; la stanchezza delle mie membra troverà riposo
in te, Cristo, crisma della nostra unzione. In te, calice della nostra
salvezza, sparirà la tristezza del mio cuore; in te, nostra consolazione
e gioia, si asciugheranno le lacrime dei miei occhi» (A. Hamman, Preghiere
dei primi cristiani, Milano 1955, pp. 80-81).
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L’UDIENZA GENERALE DEL PAPA, 10.11.2004
L’Udienza Generale di questa mattina, prevista in Piazza San Pietro,
a causa del maltempo si svolge alle ore 10.30 nella Basilica Vaticana (per
i pellegrini di lingua inglese e tedesca) e nell’Aula Paolo VI.
Nel discorso in lingua italiana, il Papa commenta il Salmo 61 - Solo
in Dio la nostra pace - Vespri del Mercoledì della 2a
settimana (Lettura: Sal 61,2-3.8-9.12-13).
L’Udienza Generale si conclude con il canto del Pater Noster e
la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.
- CATECHESI DEL
SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA
1. Sono ora risuonate le dolci parole del Salmo 61, un canto di
fiducia, aperto da una sorta di antifona, ripetuta a metà del testo. È
come una serena e forte giaculatoria, un’invocazione che è anche un
programma di vita: «Solo in Dio riposa l’anima mia; da lui la mia
salvezza. Lui solo è mia rupe e mia salvezza, mia roccia di difesa: non
potrò vacillare» (vv. 2-3.6-7).
2. Il Salmo, però, nel suo svolgimento contrappone due specie di
fiducia. Sono due scelte fondamentali, una buona e una perversa, che
comportano due differenti condotte morali. C’è innanzitutto la fiducia
in Dio, esaltata nell’invocazione iniziale ove entra in scena un simbolo
di stabilità e di sicurezza, come la rupe, «la roccia di difesa», ossia
una fortezza e un baluardo di protezione.
Il Salmista ribadisce: «In Dio è la mia salvezza e la mia gloria; il
mio saldo rifugio, la mia difesa è in Dio» (v. 8). Questo egli afferma
dopo aver evocato le trame ostili dei suoi nemici che tentano di «precipitarlo
dall’alto» (cfr vv. 4-5).
3. C’è poi un’altra fiducia di stampo idolatrico, sulla quale
l’orante fissa con insistenza la sua attenzione critica. È una fiducia
che fa cercare la sicurezza e la stabilità nella violenza, nella rapina e
nella ricchezza.
L’appello diviene, allora, chiaro e netto: «Non confidate nella
violenza, non illudetevi della rapina; alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore!» (v. 11).
Tre sono gli idoli qui evocati e proscritti come contrari alla dignità
dell’uomo e alla convivenza sociale.
4. Il primo falso dio è la violenza cui l’umanità continua
purtroppo a ricorrere anche nei nostri giorni insanguinati. A questo idolo
si accompagna l’immenso corteo di guerre, oppressioni, prevaricazioni,
torture e uccisioni esecrande, inflitte senza sussulto di rimorso.
Il secondo falso dio è la rapina, che s’esprime nell’estorsione,
nell’ingiustizia sociale, nell’usura, nella corruzione politica ed
economica. Troppa gente coltiva l’«illusione» di soddisfare in questo
modo la propria ingordigia.
Infine, la ricchezza è il terzo idolo a cui «si attacca il cuore»
dell’uomo nella speranza ingannevole di potersi salvare dalla morte
(cfr
Sal 48) e assicurarsi un primato di prestigio e di potere.
5. Servendo questa triade diabolica, l’uomo dimentica che gli idoli
sono ritrovati inconsistenti, anzi dannosi. Fidandosi delle cose e di se
stesso, egli si scorda così di essere «un soffio… una menzogna»,
anzi, se pesato su una bilancia, «meno di un soffio» (Sal 61,10;
cfr Sal 38, 6-7).
Se noi fossimo più consapevoli della nostra caducità e del limite
proprio delle creature, non sceglieremmo la via della fiducia negli idoli,
né organizzeremmo la nostra vita su una scala di pseudo-valori fragili e
inconsistenti. Ci orienteremmo piuttosto verso l’altra fiducia, quella
che ha il suo centro nel Signore, sorgente di eternità e di pace. A lui
solo, infatti, «appartiene il potere»; lui solo è sorgente di grazia;
lui solo è artefice di giustizia, «ripagando ogni uomo secondo le sue
opere» (cfr Sal 61,12-13).
6. Il Concilio Vaticano II ha applicato ai sacerdoti, l’invito del
Salmo 61 a «non attaccare il cuore alla ricchezza» (v. 11b). Il Decreto
sul ministero e la vita sacerdotale esorta: «Non si affezionino in alcun
modo alle ricchezze, evitino ogni bramosia e si estraneino da qualsiasi
tipo di commercio» (Presbyterorum ordinis, n. 17).
Tuttavia questo appello a rigettare la fiducia perversa e a scegliere
quella che ci porta a Dio vale per tutti e deve diventare la nostra stella
polare nel comportamento quotidiano, nelle decisioni morali, nello stile
di vita.
7. Certo, questa è una via ardua che comporta anche prove per il
giusto e scelte coraggiose, sempre però segnate dalla fiducia in Dio (cfr
Sal 61,2). In questa luce i Padri della Chiesa hanno visto
nell’orante del Salmo 61 la prefigurazione di Cristo, ed hanno posto
l’invocazione iniziale di totale fiducia e adesione a Dio sulle labbra
di Lui.
A questo proposito nel Commento al Salmo 61 sant’Ambrogio così
argomenta: «Il Signore nostro Gesù, nel prendere su di sé la carne
dell’uomo per purificarla nella sua persona, che cosa avrebbe dovuto
fare subito, se non cancellare l’influsso malefico dell’antico
peccato? Per mezzo della disobbedienza, cioè violando le prescrizioni
divine, si era insinuata strisciando la colpa. Prima di tutto allora ha
dovuto ripristinare l’obbedienza, per bloccare il focolaio del
peccato… Di persona ha preso su di sé l’obbedienza, per travasarla in
noi» (Commento a dodici Salmi 61,4: SAEMO, VIII,
Milano-Roma 1980, p. 283).
L’UDIENZA GENERALE del
27.10.200DEL
SANTO PADRE
1. La Liturgia dei Vespri, nel suo svolgersi progressivo, ci
ripresenta il Salmo 48 di taglio sapienziale, di cui ora è stata
proclamata la seconda parte (cfr vv. 14-21). Come la precedente (cfr vv.
1-13) su cui ci siamo già soffermati, anche questa sezione del Salmo
condanna l’illusione generata dall’idolatria della ricchezza. È,
questa, una delle tentazioni costanti dell’umanità: aggrappandosi al
denaro, considerato come dotato di una forza invincibile, ci si illude
di poter «comperare anche la morte», allontanandola da sé.
2. In realtà la morte irrompe con la sua capacità di demolire ogni
illusione, spazzando via ogni ostacolo, umiliando ogni confidenza in se
stesso (cfr v. 14) e avviando ricchi e poveri, sovrani e sudditi, stolti
e sapienti verso l’aldilà. Efficace è l’immagine che il Salmista
tratteggia presentando la morte come un pastore che conduce con mano
ferma il gregge delle creature corruttibili (cfr v. 15). Il Salmo 48 ci
propone, dunque, una realistica e severa meditazione sulla morte,
traguardo ineludibile fondamentale dell’esistenza umana.
Spesso noi cerchiamo in tutti i modi di ignorare questa realtà,
allontanandone il pensiero dal nostro orizzonte. Ma questa fatica, oltre
che inutile, è anche inopportuna. La riflessione sulla morte, infatti,
si rivela benefica perché relativizza tante realtà secondarie che
abbiamo purtroppo assolutizzato, come appunto la ricchezza, il successo,
il potere… Per questo un sapiente dell’Antico Testamento, il Siracide,
ammonisce: «In tutte le tue opere ricordati della tua fine e non cadrai
mai nel peccato» (7,36).
3. Ma ecco nel nostro Salmo una svolta decisiva. Se il denaro non
riesce a «riscattarci» dalla morte (cfr Sal 48,8-9), c’è,
però, uno che può redimerci da quell’orizzonte oscuro e drammatico.
Dice, infatti, il Salmista: «Dio potrà riscattarmi, mi strapperà
dalla mano della morte» (v. 16).
Si apre, così, per il giusto, un orizzonte di speranza e di
immortalità. Alla domanda posta all’inizio del Salmo («Perché
temere?»: v. 6), viene data adesso la risposta: «Se vedi un uomo
arricchirsi, non temere» (v. 17).
4. Il giusto, povero e umiliato nella storia, quando giunge alla
frontiera ultima della vita, è senza beni, non ha nulla da versare come
«riscatto» per fermare la morte e sottrarsi al suo gelido abbraccio.
Ma ecco la grande sorpresa: Dio stesso versa un riscatto e strappa dalle
mani della morte il suo fedele, perché Egli è l’unico che può
vincere la morte, inesorabile nei confronti delle creature umane.
Per questo il Salmista invita a «non temere» e a non invidiare il
ricco sempre più arrogante nella sua gloria (cfr ibid.) perché,
giunto alla morte, sarà spogliato di tutto, non potrà portare con sé
né oro né argento, né fama né successo (cfr vv. 18-19). Il fedele,
invece, non sarà abbandonato dal Signore, che gli indicherà «il
sentiero della vita, gioia piena alla sua presenza, dolcezza senza fine
alla sua destra» (cfr Sal 15,11).
5. E allora potremmo porre, a conclusione della meditazione
sapienziale del Salmo 48, le parole di Gesù che ci delinea il vero
tesoro che sfida la morte: «Non accumulatevi tesori sulla terra, dove
tignuola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignuola né ruggine
consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. Perché là dov’è
il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore» (Mt 6,19-21).
6. Sulla scia delle parole di Cristo, sant’Ambrogio nel suo Commento
al Salmo 48 ribadisce in modo netto e fermo l’inconsistenza delle
ricchezze: «Sono tutte cose caduche e fanno più presto ad andarsene di
quanto sono venute. Un tesoro di questo tipo non è che un sogno. Ti
svegli ed è già scomparso, perché l’uomo che riuscirà a smaltire
la sbornia di questo mondo e ad appropriarsi la sobrietà della virtù,
disprezza tutte queste cose e non dà valore alcuno al denaro» (Commento
a dodici salmi, n. 23: SAEMO, VIII, Milano-Roma 1980, p.
275).
7. Il Vescovo di Milano invita quindi a non lasciarsi ingenuamente
attrarre dalle ricchezze e dalla gloria umana: «Non aver timore,
nemmeno quando sentirai che si è ingigantita la gloria di qualche
potente casato! Sappi guardare a fondo con attenzione, e ti apparirà
vuota se non ha con sé una briciola della pienezza della fede». Di
fatto, prima che venisse Cristo, l’uomo era rovinato e vuoto: «La
rovinosa caduta di quell’antico Adamo ci ha svuotati, ma ci ha
riempiti la grazia di Cristo. Egli ha svuotato se stesso per riempire
noi e per far abitare nella carne dell’uomo la pienezza della virtù».
Sant’Ambrogio conclude che proprio per questo ora, con san Giovanni,
possiamo esclamare: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e
grazia su grazia» (Gv 1,16) (cfr ibid.).
|
| PASQUA 04 : PADRE PERDONA LORO NON SANNO QUELLO CHE FANNO....
TO.20.04.03 : GESU' morendo sulla croce pare sconfitto ma ha vinto
!
|
| I
SEGRETI DI FATIMA:Tuy-3-1-1944 ». Bene.
Il segreto consta di tre cose distinte, due delle quali
sto per rivelare.
La prima dunque, fu la visione dell'inferno.
La Madonna ci mostrò un grande mare di fuoco, che
sembrava stare sotto terra. Immersi in quel fuoco, i
demoni e le anime, come se fossero braci trasparenti e
nere o bronzee, con forma umana che fluttuavano
nell'incendio, portate dalle fiamme che uscivano da loro
stesse insieme a nuvole di fumo, cadendo da tutte le
parti simili al cadere delle scintille nei grandi
incendi, senza peso né equilibrio, tra grida e gemiti di
dolore e disperazione che mettevano orrore e facevano
tremare dalla paura. I demoni si riconoscevano dalle
forme orribili e ributtanti di animali spaventosi e
sconosciuti, ma trasparenti e neri. Questa visione durò
un momento. E grazie alla nostra buona Madre del Cielo,
che prima ci aveva prevenuti con la promessa di portarci
in Cielo (nella prima apparizione), altrimenti credo che
saremmo morti di spavento e di terrore.
In seguito alzammo gli occhi alla Madonna che ci disse
con bontà e tristezza:
Avete visto l'inferno dove cadono le anime dei
poveri peccatori. Per salvarle, Dio vuole stabilire nel
mondo la devozione al Mio Cuore Immacolato. Se faranno
quel che vi dirò, molte anime si salveranno e avranno
pace. La guerra sta per finire; ma se non smetteranno di
offendere Dio, durante il Pontificato di Pio XI ne
comincerà un'altra ancora peggiore. Quando vedrete una
notte illuminata da una luce sconosciuta, sappiate che è
il grande segno che Dio vi dà che sta per castigare il
mondo per i suoi crimini, per mezzo della guerra, della
fame e delle persecuzioni alla Chiesa e al Santo Padre.
Per impedirla, verrò a chiedere la consacrazione della
Russia al Mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice
nei primi sabati. Se accetteranno le Mie richieste, la
Russia si convertirà e avranno pace; se no, spargerà i
suoi errori per il mondo, promovendo guerre e
persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati,
il Santo Padre avrà molto da soffrire, varie nazioni
saranno distrutte. Finalmente, il Mio Cuore Immacolato
trionferà. Il Santo Padre Mi consacrerà la Russia, che
si convertirà, e sarà concesso al mondo un periodo di
pace.
TERZA PARTE DEL « SEGRETO »
Dopo le due parti che già
ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra
Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di
fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme
che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si
spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora
emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo
indicando la terra con la mano destra, con voce forte
disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo in una luce immensa che è Dio: qualcosa
di simile a come si vedono le persone in uno specchio
quando vi passano davanti un Vescovo vestito di
Bianco abbiamo avuto il presentimento che fosse il
Santo Padre. Vari altri Vescovi, Sacerdoti,
religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima
alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come
se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre,
prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza
in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto
di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri
che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del
monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce
venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono
vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo
morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti,
religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e
donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci
della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio
di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il
sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si
avvicinavano a Dio.
| (Giovanni)
"IO SONO LA VIA, LA VERITA' E LA
VITA...anche chi crede in me compira' le
opere che io compio e ne fara' di piu
grandi, perche' io vado al padre.Qualunque
cosa chiederete nel mio nome , la faro',
perche' il Padre sia glorificato nel
FIGLIO. Se mi chiederete qualche cosa nel
mio nome, io la faro'". |
|
| dal VANGELO
di GIOVANNI: "Voi
siete quelli che avete perseverato con me
nelle prove; ed io preparo per voi un
regno come il PADRE mio lo ha preparato
per me..."
|
|
| (Giovanni) "Io
sono la luce del mondo; chi segue me non
camminera' nelle tenebre, ma avra' la
luce della vita:"
"Io sono il pane della vita; chi
viene in me non avra' piu fame e chi
crede in me non avra' piu sete"
|
|
| Dal vangelo di
GIOVANNI: "Ancora per poco tempo
la luce e' con voi. Camminate mentre
avete la luce, perche' non vi sorprendano
le tenebre; chi cammina nelle tenebre non
sa dove andra.Mentre avete la luce
credete nella luce, per diventare figli
della luce."
|
|
| (GIOV-10) " Tutti coloro che
sono venuti prima di me, sono ladrie
briganti; ma le pecore non li hanno
ascoltati.
IO sono la
porta se uno entra attraverso me sara'
salvo!"
Io ti ho
glorificato sopra la terra, compiendo
l'opera che mi hai dato da fare!
|
|
| LUCA 4,1-13,
...Allora il diavolo gli disse "Se
tu sei Figlio di DIO, di' a questa pietra
che diventi pane" GESU gli rispose
"Sta scritto non di solo pane vivra'
l'uomo." MATTEO :"Non date le
cose sante ai cani, e non gettate gettate
le vostre perle ai porci, perche' non le
pestino coi loro piedi e rivoltandosi, vi
sbranino."
|
|
| Lo condusse a
Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del
tempo e gli disse : " Se tu sei
Figlio di Dio, buttati giu' sta scritto
infatti :...essi ti sosterranno con le
mani ...Gesu' gli rispose :"E' stato
detto:Non tenterai il Signore Dio TUO." |
|
| (MATTEO 11-25)
Ti benedico padre che ha nascosco
queste cose ai potenti e le hai rivelate
ai piccoli, si o padre perche' cosi ti
e'piaciuto , tutto mi e' stato dato dal
padre mio, nessuno conosce il figlio se
non il padre, e nessuno conosce il figlio
se non come il padre lo vuole rivelare.
|
|
| IL
VANGELO DI GIOVANNI SPIEGA LA GUERRA FRA
PALESTINESI ED ISRAELIANI: IN PRINCIPIO ERA IL VERBO, ED IL
VERBO ERA PRESSO DIO E IL VERBO ERA DIO.
EGLI ERA IL PRINCIPIO
PRESSO DIO: TUTTO E' STATO FATTO PER MEZZO DI
LUI, E SENZA DI LUI NIENTE E' STATO FATTO DI CIO
CHE ESISTE.
IN LUI ERA LA VITA ERA
LA LUCE DEGLI UOMINI; LA LUCE SPLENDE NELLE
TENEBRE, MA LE TENEBRE NON L'HANNO ACCOLTA...EGLI
ERA NEL MONDO E IL MONDO FU FATTO PER MEZZO DI
LUI, EPPURE IL MONDO NON LO RICONOBBE.
VENNE FRA LA SUIA GENTE
MA I SUOI NON L'HANNO ACCOLTO."
| "ED
IL VERBO SI FECE CARNE E VENNE AD ABITARE
IN MEZZO A NOI; E NOI VEDEMMO LA SUA
GLORIA, GLORIA COME UNIGENITO DAL PADRE
PIENO DI GRAZIA E DI VERITA'." |
|
| "GUARDATEVI
DAL PRATICATE LE VOSTRE BUONE OPERE
DAVANTI AGLI UOMINI PER ESSERE DA LORO
AMMIRATI, ALTRIMENTI NON AVRETE
RICOMPENSA PRESSO IL PADRE VOSTRO CHE '
NEI CIELI.." "VOI
SIETE LA LUCE DEL MONDO, NON PUO' RESTARE
NASCOSTA UNA CITTA' COLLOCATA SOPRA UN
MONTE ...
"a
chi sara' dato molto, molto sara'
richiesto"
| RIFLESSIONE
PASQUALE: "SE
QUALCUNO VUOL VENIRE DIETRO DI ME
RINNEGHI SE STESSO PRENDA LA SUA
CROCE E MI SEGUA. PERCHE' CHI
VORRA' SALVARE LA PROPRIA VITA LA
PERDERA' ; MA CHI PERDERA' LA
PROPRIA VITA PER CAUSA MIA LA
TROVERA."
"CHIEDETE
E VI SARA' DATO...BUSSATE E VI
SARA' APERTO "ENTRATE PER LA
PORTA STRETTA, PERCHE' LARGA E'
LA PORTA CHE CONDUCE ALLA
PERDIZIONE, E MOLTI SONO QUELLI
CHE ENTRANO PER ESSA, QUANTO
STRETTA INVECE E' LA PORTA E
ANGUSTA LA VIA CHE CONDUCE ALLA
VITA , E QUANTO POCHI SONO QUELLI
CHE LA TROVANO"
(DAL
VANGELO DI MATTEO)
| DAL
VANGELO DI GIOVANNI : "PROCURATEVI
NON IL CIBO CHE PERISCE,
MA QUELLO CHE DURA PER LA
VITA ETERNA, E CHE IL
FIGLIO DELL'UOMO VI DARA'....IN
VERITA', IN VERITA' VI
DICO: CHI CREDE HA LA
VITA ETERNA.!"
|
|
|
DALLUDIENZA GENERALE , 20.06.2001
DEL SANTO PADRE
Tre sono le esigenze avanzate dai sacerdoti.
Innanzitutto bisogna avere "mani innocenti e
cuore puro". "Mani" e "cuore"
evocano lazione e lintenzione, cioè
tutto lessere delluomo che devessere
radicalmente orientato verso Dio e la sua legge.
La seconda esigenza è quella di "non
pronunziare menzogna" che, nel linguaggio
biblico, non rimanda solo alla sincerità ma
soprattutto alla lotta contro lidolatria,
essendo gli idoli falsi dèi, cioè "menzogna".
Si ribadisce, così, il primo comandamento del
Decalogo, la purezza della religione e del culto.
Infine, ecco la terza condizione che riguarda le
relazioni col prossimo: "Non giurare a danno
del prossimo". La parola, come è noto, in
una civiltà orale comera quella dellantico
Israele, non poteva essere strumento dinganno,
ma al contrario era il simbolo di rapporti
sociali ispirati a giustizia e rettitudine.
|
LE PAROLE DEL PAPA
ALLA RECITA
DELLANGELUS , 02.09.2001 La mentalità
del mondo, infatti, spinge ad
emergere, a farsi strada, magari con furbizia e
senza scrupoli, affermando se stessi e i propri
interessi. Nel Regno di Dio sono premiate la
modestia e lumiltà. Al contrario, negli
affari terreni non di rado hanno la meglio larrivismo
e la prepotenza; le conseguenze sono sotto gli
occhi di tutti: rivalità, soprusi, frustrazioni.
2. La Parola del Signore aiuta a guardare le cose
nellottica giusta, che è quella delleternità.
Nel Vangelo di questa Domenica, Cristo afferma:
"Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi
siumilia sarà esaltato" (Lc 14,11). Egli
stesso, il Figlio di Dio fatto uomo, ha percorso
concoerenza la via dellumiltà,
trascorrendo la maggior parte della sua esistenza
terrena nel nascondimento di Nazaret, accanto
alla Vergine Maria e a san Giuseppe, impegnato
nel lavorodi carpentiere.
Gesù ha realizzato lesortazione dellanticosapiente:
"Figlio, nella tua attività sii modesto ...
Quanto più sei grande, tanto più umiliati".
In questo modo ha voluto dire agli uomini di ogni
tempo che la superficialità e larrivismo,
se anche ottengono un qualche successo
immediato,non costruiscono però il vero bene
delluomo e della società. Il Regno di Dio,
infatti, è preparato efficacemente dalle persone
che compiono in modo serio e onesto la propria
attività,non aspirando a cose troppo alte, ma
piegandosi, con fedeltà quotidiana, a quelle
umili (cfr Rm12,16).
3. Per attuare il suo disegno universale di
salvezza, Dio "ha guardato lumiltà
della sua serva"(Lc 1,48), la Vergine
Santissima. Mentre ci avviamo a celebrare, tra
qualche giorno, la festadella Natività di Maria,
invochiamoLa fiduciosi, perché ogni attività,
professionale o casalinga,possa svolgersi in un
clima di autentica umanità, grazie allumile
e fattivo contributo diciascuno.
|
| CAPPELLA
PAPALE PER LAPERTURA DELLA X
ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO
DEI VESCOVI , 30.09.2001 Alla luce della prima
Lettura, tratta dal profeta Amos, e ancor
più della celebre parabola del "ricco
epulone" e del povero Lazzaro,
raccontata dall'evangelista Luca, noi,
venerati Fratelli, siamo stimolati ad
esaminarci circa il
nostro atteggiamento verso i beni terreni
e circa l'uso che se ne fa. Siamo
invitati a verificare a che punto nella
Chiesa sia la
conversione personale e comunitaria ad
una effettiva povertà evangelica.
Tornano alla memoria le parole del
Concilio Vaticano II: "Come Cristo
ha compiuto la sua opera di redenzione
attraverso la povertà e le persecuzioni,
così pure la Chiesa è chiamata a
prendere la stessa via per comunicare
agli uomini i frutti della salvezza"
(Lumen gentium,
8).
4. E' la via
della povertà che
ci permetterà di trasmettere ai nostri
contemporanei "i frutti della
salvezza". Come Vescovi siamo
chiamati, pertanto, ad essere poveri al
servizio del Vangelo. Essere servitori
della parola rivelata, che all'occorrenza
levano la loro voce
in difesa degli ultimi,
denunciando i soprusi di quelli che Amos
chiama gli "spensierati" e i
"buontemponi". Essere profeti
che evidenziano con coraggio i peccati
sociali legati al consumismo,
all'edonismo, ad un'economia che produce
un inaccettabile divario tra lusso e
miseria, tra pochi "epuloni" e
innumerevoli "Lazzaro"
condannati alla miseria.
|
|
|
| TORINO
24.07.02 SOLO DIO PUO' TOGLIERE
E DARE LA VITA.
(Marco 8) "Perche' chi
vorra' salvare la propria vita la
perdera'; ma chi perdera' la
propria vita per causa mia , la
trovera'. Quale vantaggio infatti
avra' l'uomo se guadagnera' il
mondo intero, e poi perdera' la
propria anima ?"
|
| "GUARDATEVI
DAI FALSI PROFETI CHE VENGONO A VOI IN
VESTE DI PECORE, MA DENTRO SONO LUPI
RAPACI. DAI LORO FRUTTI LI RICONOSCERETE... "NON
CHIUNQUE MI DICE : SIGNORE ENTRERA' NEL
REGNO DEI CIELI, MA COLUI CHE FA LA
VOLONTA' DEL PADRE MIO CHE E' NEI CIELI..."
"NON
ACCULATATEVI TESORI SULLA TERRA, DOVE ...I
LADRI RUBANO.."
| "GUAI
A VOI RICCHI perche' avete gia'
la vostra consolazione...GUAI
QUANDO TUTTI GLI UOMINI DIRANNO
BENE DI VOI. ALLO STESSO MODO
FACEVANO I LORO PADRI CONTRO I
FALSI PROFETI " "...E'
PIU' FACILE CHE UN CAMMELLO PASSI
PER LA CRUNA DI UN AGO, CHE UN
RICCO ENTRI NEL REGNO DEI CIELI"..."QUANTO
E' IMPOSSIBILE AGLI UOMINI E'
POSSIBILE PRESSO DIO".
(DAI
VANGELI)
|
|
LA BIBBIA
| MATTEO
24,1 : NON RESTERA' QUI PIETRA SOPRA
PIETRA CHE NON SIA DIROCCATA Sì, Dio ci ama davvero! Non si
è dimenticato degli uomini,
abbandonandoli all'impotenza e alla
solitudine, ma ha mandato il suo Figlio a
rivestire la loro carne mortale per
sottrarli al vuoto del peccato e della
disperazione (UDIENZA DEL SANTO PADRE
ALLA CURIA ROMANA , 22.12.2001 )
Non
dobbiamo mai perdere la speranza di far
nascere un mondo più fraterno. La
competizione senza regole, il desiderio
di dominio sugli altri ad ogni costo, la
discriminazione operata da alcuni che si
credono superiori agli altri, la sfrenata
ricerca della ricchezza, sono allorigine
di ingiustizie, violenze e guerre.
"Non
abbiate paura! Aprite le porte a Cristo!"
brano
tratto da : CELEBRAZIONE EUCARISTICA PER
LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE , 22.10.2000
OMELIA DEL SANTO PADRE
Non si dimentichi che
"non c'è pace senza giustizia, non
c'è giustizia senza perdono!" (Messaggio
per la Giornata Mondiale della pace, 1°
Gennaio 2002).
|
|
| State
attenti che nessuno vi seduca. Perche'
molti verranno in nome mio a dire : Io
sono il CRISTO ! e sedurranno molti.
Allora sentirete parlare di guerre e di
rumori di guerre. Guardatevi di non
turbarvi, perche' bisogna cio avvenga ma
non sara' la fine . Un popolo si levera'
contro un'altro...vi saranno pestilenze,
carestie e terremoti in vari luoghi. Ma
tutte queste cose non saranno che il
principio dei dolori. Allora vi
metteranno al supplizio, e vi
uccideranno, e sarete odiati da tutte le
nazioni a causa del mio nome. Allora
molti si scandalizzeranno e si
tradiranno, lun l'altro, e si odieranno
l'un l'altro, e si odieranno a vicenda.
Sorgeranno molti falsi profeti e
sedurranno molti. MA chi avra' saputo
perseverare sino alla fine questi sara'
salvo. LUCA 24.4-18. |
| |
Mb
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