RUSSIA
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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

 ideeconomiche@pec.it

 

 

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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

CRISTO RESUSCITA PER TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e morto non può tornare per avvisare i parenti !  Mb 05.04.12

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

LIBRi SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI

www.detsortelam.dk

www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208

 

ANTONIO PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-

 

CRONACA | giovedì 10 novembre 2011, 18:00

Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".

 

 

Il giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di curiosità ed informazioni inedite

 

 Per dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli, precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano, sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare autopsia.

Anonime “fonti investigative” tentarono in più occasioni di screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia fu mai fatta.

Ora  Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante, pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa settimana presenta.

Perché la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo destinato a ereditare il più grande capitale industriale italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici però che riguardano la famiglia Agnelli.

Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi, Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che, nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano assai più di politici e governanti.

Il volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più importante d’Italia.

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

 

TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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Russia, governo pensa a controllo web

Da Ministero comunicazioni sistema monitoraggio anche su social

 

ANSA) - MOSCA, 19 APR - In Russia il ministero delle comunicazioni ha messo a punto un nuovo sistema di monitoraggio dei media che dovrebbe permettere di sorvegliare non solo la stampa scritta e online ma anche di analizzare le reti sociali, dai blog ai forum. Lo scrive il quotidiano Izvestia. Il web e' diventata la nuova frontiera dell'informazione libera. In Russia ci sono quasi 60 milioni di internauti al mese - con una crescita annuale del 15% - il 99% dei quali usa le reti sociali.

 

 

IL CASO

2012, superbolidi flop
Addio alle auto di lusso

Crollo delle vendite per paura del fisco. Molte vetture vengono permutate con altre di classe inferiore e poi dirottate verso Russia e Francia

di ANDREA GIAMBARTOLOMEI

 

Si vendono un quarto delle auto di lusso rispetto al 2008. A volte, poi, chi compra dei bolidi, nel giro di poco tempo si precipita a restituirli ai concessionari, i quali trovano come soli acquirenti commercianti stranieri, soprattutto dalla Francia, ma anche da Russia ed Est Europa. È il fenomeno che si sta verificando a Torino e provincia e che ha fatto registrare una vera e propria impennata negli ultimi mesi, con l'arrivo del superbollo introdotto dal decreto "Salva Italia", con l'aumento dei carburanti e con la sistematizzazione dei controlli fiscali.

I dati ottenuti dal Ministero delle Infrastrutture sulle immatricolazioni di automobili di lusso a Torino sono chiari. Per le vetture con una cilindrata superiore ai tremila centimetri cubi e con una potenza oltre i 21 cavalli il calo è fortissimo. Delle 946 automobili iscritte nei registri della motorizzazione nel 2008 si è scesi quasi alla metà in un solo anno: 566 veicoli nel 2009. Nel giro di due anni, successivamente, si è verificato un calo del 58 per cento e nel 2011 sono state immatricolate soltanto 237 auto. Nel gennaio 2012 sono state venti. Ed è probabile che nell'anno in corso la tendenza alla diminuzione si accentui.

I rivenditori sono concordi nell'individuare soprattutto due cause. Da una parte il superbollo voluto dall'ultimo governo Berlusconi e poi perfezionato dal governo Monti, dall'altra l'intensificazione e l'efficacia dei controlli fiscali. "Per le vetture oltre i 185 kW, quelle sottoposte al superbollo (imposto dal decreto

 

"Salva Italia", che prevede un aggravio di 20 euro per ogni kW oltre la soglia, ndr), c'è stato un notevole calo di vendite", afferma Andrea Santarsiero, responsabile vendite della GestAuto, società che si occupa delle vendite di marchi come Mercedes, Bmw, Audi, Volvo e altri in tutto il Nord Ovest. Torino, segnala Santarsiero, risente in maniera particolare della crisi: "La subisce prima delle province e riparte con più lentezza. Benché per noi il confronto tra gennaio 2011 e gennaio 2012 sia positivo, con un incremento del 25% di ordini, il confronto sui mesi di febbraio non lo è. Gli ordini scendono del 14,8%, rispetto al calo complessivo del 12,4% della zona Nord Ovest. Ora la cosa importante è vedere la chiusura di marzo per avere uno sguardo sul trimestre. Le previsioni non sono bellissime".

Oltre al superbollo ci sono i controlli antievasione. Non solo i blitz in stile Cortina e Courmayeur, ma appostamenti e blocchi stradali più semplici e ben visibili. "Questa politica di controlli fiscali spaventa anche chi non ha nulla da temere", continua Santarsiero. Secondo Renata Cavallo, che col marito Fulvio Belmondo gestisce l'officina "Belmondo", specializzata nella riparazione ed elaborazione di autovetture Porsche, "i nostri clienti che usano l'auto nel fine settimana non vogliono essere visti come degli evasori". Agire diversamente si potrebbe, come spiega Davide Sperlecchi, amministratore del Centro Porsche di Torino: "Siamo d'accordo che le verifiche devono essere fatte, ma sull'onda di quanto affermato dal garante della privacy Francesco Pizzetti giovedì a La Repubblica, non c'è bisogno di andare a controllare, spesso basta fare un clic su un sistema informatico".

Tutto questi fattori, poi, non solo causano una diminuzione delle vendite, ma anche attese e ritardi. C'è chi, dopo aver ordinato una vettura e averla aspettata per mesi, ne ritarda il ritiro una volta che questa è pronta per la consegna. "Ci sono acquirenti che hanno l'auto pronta e aspettano a ritirarla perché non è un momento tranquillo", afferma Claudio Grosso, responsabile marketing di Forza s. p. a., concessionaria ufficiale di Ferrari e Maserati per Torino.

Poi c'è anche chi opta per acquisti alternativi che permettono di avere un'imposizione fiscale più leggera, ma anche un risparmio sui consumi: "Ultimamente i nostri clienti scelgono meno modelli sportivi, come la Carrera 911, optando per il Cayenne diesel, che ha un prezzo più basso e un utilizzo diverso", spiega Sperlecchi. È un fenomeno noto che si chiama downsizing, la scelta di un prototipo meno potente e meno vistoso agli occhi di agenti delle Entrate e finanzieri. "Si passa da fasce medioalte e sportive, come spider e cabrio, a modelli di classe A e B", dice più in generale Santarsiero. Anche per quanto riguarda i marchi proposti dalla GestAuto i clienti permutano scegliendo altri tipi di vetture, anche se quelle nel caso del gasolio continuano a optare per le cilindrate alte. "Un buon 50 per cento dei nostri clienti sta facendo downsizing", stima Santarsiero.

Nonostante tutto questo, però, le vetture di lusso permutate non restano a lungo negli showroom: "C'è un esodo verso il mercato estero  -  afferma il responsabile vendite del centro Porsche  -  dove non ci sono superbolli. La Francia è la prima meta, naturalmente, per la vicinanza". Dall'officina Belmondo, Renata Cavallo ne è testimone: "Arrivano commercianti stranieri, molti francesi e tedeschi, ma anche russi e lituani. Vogliono fare affari, comprano auto quasi nuove per rivenderle nei loro paesi. Sanno che in Italia c'è questo problema e ne approfittano". A rimetterci in particolare è lo Stato italiano: "Per ogni auto che non si vende l'Erario non incassa il 21% di Iva", afferma Grosso: "Ma è evidente che anche il mancato incasso del superbollo è una perdita. Per non parlare del mercato che è in stallo e della produzione italiana che si ferma". E ancora mancati incassi ci sono con la diminuzione delle vendite di carburante, con le accise, e le assicurazioni non stipulate. "Lo Stato in crisi penalizza il mercato delle auto di lusso e quel mercato, entrando in crisi produce meno entrate per lo Stato. È un gatto che si morde la coda", conclude Santarsiero.

 

 

 

URBI ET GORBY - L’ULTIMO SEGRETARIO DEL PCUS È DISPERATO: “MI VERGOGNO PER IL MIO PAESE, PER GENTE COME ABRAMOVICH, CHE PER GODERSI LE SUE RICCHEZZE HA SEMPRE ACCETTATO DI FARE QUELLO CHE DICEVA PUTIN” - PER GORBACIOV, L’AMICO DEL CAVALIER POMPETTA HA SCELTO LA DIRIGENZA FRA AMICI, EX COMPAGNI DI SCUOLA, VICINI DI CASA E GENTE CHE FA SPORT ASSIEME A LUI (RICORDA QUALCUNO?) - “SE LE COSE NON CAMBIERANNO, CRESCERÀ LA POSSIBILITÀ DI UNO SBOCCO EGIZIANO. ANZI, IN RUSSIA POTREBBE FINIRE ANCHE PEGGIO

Fabrizio Dragosei per il "Corriere della Sera"

Ora che sta per compiere ottant'anni, Mikhail Gorbaciov sembra deciso ad abbandonare la prudenza che ha caratterizzato la sua condotta da quando lasciò nel 1991 il posto di presidente dell'Unione Sovietica. E spara ad alzo zero sugli oligarchi che si sono impadroniti delle ricchezze della Russia e sul tandem che guida il Paese, Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev. «La classe dirigente di questo Paese sta mostrando a tutti noi la sua anima depravata... Il loro ideale è qualcuno come Abramovich» .

 

E, ovviamente, l'ultimo gensek (segretario generale) del Pcus non ha alcuna stima per il patron del Chelsea, uno degli uomini più ricchi del mondo che spende e spande in yacht, castelli, auto di lusso e goleador. Ma a Gorby non piacciono nemmeno i due che «quando sarà il momento» si siederanno attorno a un tavolo per decidere chi si presenterà alle elezioni presidenziali del 2012, se l'attuale primo ministro Putin o il presidente uscente Medvedev. «È disgustoso, provo vergogna per loro... Come se non ci fossero la società, la Costituzione, il sistema elettorale. Decideranno loro due, la diarchia!» .

Un vero «picconatore» che in varie interviste ha deciso di togliersi parecchi sassi dalle scarpe. Iniziamo dai potenti e dal loro «ideale» Abramovich. «Sono ricchi e dissoluti. Io disprezzo quel loro ideale. Mi vergogno di queste persone ignobilmente ricche; provo vergogna per il mio Paese». Roman Abramovich è uno degli oligarchi che ha sempre accettato di fare quello che Putin diceva. E per questo si può godere in pace le sue ricchezze.

 

Nei prossimi giorni si ripresenterà candidato alle elezioni locali in Chukotka, la desolata regione di fronte all'Alaska della quale si era preso cura negli anni scorsi in qualità di governatore per conto del Cremlino. In quest'occasione è stato costretto a rendere noto un elenco dei suoi beni, elenco che secondo i suoi critici è assolutamente reticente. Dunque, ufficialmente il magnate ha appena 113 milioni di dollari sui conti bancari, possiede sette auto, sette appartamenti, nove «case» (tre in Francia che sono sicuramente castelli), 12 appezzamenti di terra e sette società.

 

Detto così non sembra molto. Ma un'analisi dettagliata, fatta dal giornale Novaya Gazeta (tra i cui proprietari c'è anche Gorbaciov), dice molto di più. Intanto un patrimonio complessivo stimato fra gli 11 e i 17 miliardi di dollari. Hotel, castelli e ville (anche in Sardegna). Un Boeing 737, un 767 e un DC-10. Vari elicotteri, sottomarini e yacht, tra i quali il Pelorus e il Luna da 115 metri e l'ammiraglia Eclipse da 170 metri. Ma la sostanza è il gruppo Millhouse che controlla miniere, aziende di tutti i tipi, giacimenti d'oro.

 

Gorbaciov, come dicevamo, ha parole durissime per l'attuale sistema politico. Putin e Medvedev avevano all'origine un programma giusto per la Russia, ma le cose poi hanno preso un corso diverso. «Partiti tirati fuori dalle loro tasche»; «la dirigenza scelta fra amici, ex compagni di scuola, vicini di casa e gente che fa sport assieme a loro» .

 

Lui aveva provato a fondare un partito socialdemocratico, di cui nel Paese ci sarebbe bisogno, ma al Cremlino gli dissero semplicemente che tanto non lo avrebbero mai registrato. E allora? Se le cose non cambieranno seriamente e con rapidità, «crescerà la possibilità di uno sbocco egiziano». Anzi, secondo Gorbaciov, «in Russia potrebbe finire anche peggio» . 18-02-2011]

 

 

  Macché "Sole" riottoso, le cose importanti su Mister Arrogance Profumo vengono scritte in Russia. Basta andare sul sito del principale quotidiano economico Vedemosti (http://www.vedomosti.ru/newspaper/article/254182/sovet_poitalyanski ) secondo il quale German Gref (ex ministro sviluppo economico), presidente Sberbank (la prima banca del paese) ha proposto a Profumo un incarico di membro del supervisory board in ragione della esperienza maturata nel settore bancario e nello specifico nel processo di aggregazione di banche. Dice anche che la banca programma acquisizioni in Europa, Asia e Turchia e che Profumo sarebbe l'uomo adatto per seguire queste vicende. 01-02-2011]

 

ALITALIA DO BRASIL - COLANINNO & C. PREFERISCONO LE SPIAGGE DI RIO ALLA FREDDA SIBERIA E FANNO FARE UNA FIGURACCIA AL CAVALIER POMPETTA PROPRIO CON L’AMICO DI BISBOCCE VLADIMIR (CHE NON GLI MANDA GLI AUGURI A NATALE) - LA COMPAGNIA AEREA SCEGLIE I VELIVOLI DELLA CARIOCA EMBRAER INVECE DELLA RUSSA SUKHOI (PARTECIPATA FINMECCANICA) - SMACCO PER I FIGLI DI PUTIN CHE CONTAVANO SULLA COMMESSA PER CELEBRARE IN OCCIDENTE LA RINATA TECNOLOGIA RUSSA (ANCHE SE MOTORI E AVIONICA SONO FRANCESI E LA COMPONENTISTICA ITALIANA) E L’INDOTTO ITALIANO PERDE 1,5 MLD...

 

Nino Sunseri per "Libero"

Volano basse le relazioni economiche fra Italia e Russia. Laddove non sono riuscite le pressioni Usa e hanno fallito i maldipancia tedeschi e le freddezze francesi hanno fatto breccia le incertezze di Alitalia. A Mosca non hanno preso bene le ultime decisioni di Colaninno e Sabelli. La compagnia tricolore, infatti, ha ordinato venti jet brasiliani Embraer preferendoli ai nuovi Sukhoi 100 fabbricati da Superjet International (51% Finmeccanica 49% Sukhoi Holding). Una scelta che nemmeno il Cremlino ha gradito. Al punto, racconta la leggenda, da far saltare lo scambio di auguri di Natale fra Putin e Berlusconi.

Il presidente russo, a quanto pare, contava molto sulla commessa italiana. Un po' per non lasciare solamente sulle spalle di Aeroflot il peso del successo commerciale dell'operazione (ne ha già ordinati 150) e un po' per celebrare anche in occidente i successi della tecnologia russa. Anche se, poi, motori e avionica sono francesi e la componentistica italiana. Inoltre Finmeccanica (attraverso Alenia Aeronautica) è proprietaria del 25% di Sukhoi Civil Aircraft che, nelle sue fabbriche siberiane, realizza l'aereo.

 

All'ultimo vertice intergovernativo di Soci, all'inizio di dicembre, la commercializzazione dell'aereo era stato uno dei punti della trattativa fra Putin e Berlusconi. Un prototipo del velivolo era stato portato sul campo di volo per essere presentato ai due capi di Stato. Sembrava tutto fatto. Tanto più che Alitalia aveva aperto la gara per dotarsi di aerei destinati ai voli di corto e cortissimo raggio. Esattamente due settimane dopo la doccia fredda. L'annuncio che la ex compagnia di bandiera aveva scelto il jet brasiliano anziché quello italo-russo. L'irritazione che serpeggiava a Mosca si è sposata con quella degli uomini di Finmeccanica.

UNO SCONTO DEL 25%
I tecnici di Alenia sono convinti di avere tra le mani un prodotto d'avanguardia. Molto più moderno e, soprattutto assai più economico dei concorrenti di Embraer e Bombardier. Rispetto all'aereo brasiliano c'è un risparmio del 25% sull'offerta commerciale. Hanno protestato in molti. Soprattutto fra i sindacati dello stabilimento dell'Aeronavale di Venezia che, quando l'aereo sarà in linea, si occuperà degli allestimenti e della manutenzione (oltre all'addestramento dei piloti). Dice Gabriele Bazzarro, segretario della Faim-Cisal: «Alitalia è stata salvata a spese dello Stato. Sarebbe opportuno che i suoi dirigenti tenessero maggiormente in considerazione le esigenze della collettività»

 

I sindacati calcolano che la perdita di fatturato per lo stabilimento veneziano, in funzione della scelta di Alitalia, sarà di 1,5 miliardi. In termini di occupazione almeno 120 persone in meno. Di occasione persa per l'industria italiana parla il presidente dell'Enac Vito Riggio: «Era una grande opportunità. Vorrei capire perché è stata scartata visto che quell'aereo era considerato buono, anzi ottimo, e mi pare ci fosse un'offerta economicamente più vantaggiosa».

 

Alitalia si difende. «Noi avremmo preferito una scelta che favorisse un'azienda italiana - ha dichiarato Rocco Sabelli - Per questo abbiamo rinviato la scelta di 6-12 mesi: ma il problema è che, a tutt'oggi, il Sukhoi non ha ancora volato». Su un punto Alitalia appare irremobivile: «Non vogliamo essere noi a compiere il lancio di un nuovo aereo». In Superjet si dichiarano sorpresi. Ricordano che l'aereo vola da oltre due anni, con più di quattro prototipi e la certificazione di volo (Easa) è attesa in primavera. «Tale calendario - spiega Piero Porciani, consigliere di Alenia preoccupato per i riflessi sull'occupazione - sarebbe compatibile con i tempi di consegna proposti ad Alitalia, a partire dalla prossima estate».

 

PROTESTANO I SINDACATI
Protestano i sindacati. Secondo Massimo Masat, coordinatore nazionale Fiom-Cgil del gruppo Alenia, le dichiarazioni di Sabelli «sono gravi non solo perché Alitalia non sarebbe la prima compagnia aerea ad acquisire il Superjet visti gli ordini di Aeroflot, ma perché privilegia un'impresa non europea. Significa che non si presta alcuna attenzione alle eccellenze del Paese». Trascuratezza tanto più grave perchè, a smentita delle perplessità di Alitalia è arrivata una nuova commessa. Dieci giorni fa una compagnia messicana ha ordinato quindici Superjet. Saranno in volo fra poco più di un anno.

26-01-2011]

 

A CIASCUNO IL SUO ISLAM KAMIKAZE: CROLLO DELLE TORRI GEMELLE PER BUSH, STRAGE ALL’AEROPORTO PER PUTIN - ALTRO CHE “AMMAZZARE I TERRORISTI NEL CESSO”, COME AVEVA PROMESSO/MINACCIATO PUTIN: NEL 2000, GLI ATTENTATI IN TUTTA LA RUSSIA FURONO 130, NEL 2009 SONO SALITI A 750 - ORMAI IL GOVERNO CECENO è FILORUSSO, E NON C’è Più IL CAPRONE ESPIATORIO - L’ANNO PROSSIMO CI SARANNO LE ELEZIONI

Anna Zafesova per "La Stampa"

 

Le televisioni non hanno nemmeno interrotto le trasmissioni per dare notizia dell'attentato all'aeroporto di Mosca. Sugli schermi continuavano a scorrere talk-show e fiction, mentre i moscoviti allertati dal tam tam di sms si tuffavano in Internet oppure cercavano di sintonizzarsi sulle dirette della Cnn e della Bbc. I passeggeri che arrivavano agli imbarchi, all'altro capo del terminal di Domodedovo, non venivano informati dell'esplosione accaduta a poche decine di metri di distanza, per non creare panico.

 

Dal blog su Twitter sono scomparse le foto e i video di un imprenditore che, essendo proprietario di una società che opera nell'aeroporto, era stato il primo a dare informazioni sulla nuova tragedia provocata dal terrorismo. E intanto per Mosca circolavano le voci più inquietanti, alle quali nel silenzio si cominciava anche a prestare fede: che c'era stata una seconda esplosione, che i morti erano almeno 70, che la polizia sapeva dell'attentato con una settimana di anticipo, ma non ha fatto nulla.

 

Un'apatia che si è interrotta qualche ora dopo, con una raffica di edizioni speciali dei tg, commentatori che si strappano il microfono, e soprattutto i due leader Vladimir Putin e Dmitry Medvedev, che fanno a gara a promettere remunerazioni alle vittime e punizioni per i colpevoli.

Uno spettacolo tragicamente già visto, con l'ex capo dell'antiterrorismo del Kgb colonnello Vladimir Luzenko che chiama a «lottare contro i vigliacchi che uccidono donne e bambini», ma nessuno si interroga sulle eventuali responsabilità dei servizi. Anzi, il viceresponsabile del comitato per la Sicurezza della Duma, Ghennady Gudkov, mette in guardia contro le critiche agli organismi della sicurezza, eternamente al di sopra di ogni sospetto, mentre il politologo di regime Serghey Markov respinge l'idea di aumentarei controlli e le misure di sicurezza: «È comunque impossibile difendere tutti gli aeroporti e le stazioni». Come a dire: ogni tanto un attentato ci sarà sempre, danni collaterali.

 

Chi non ha accesso alle tv, come Boris Nemzov, leader dell'opposizione liberale appena uscito di prigione dopo un arresto per manifestazione non autorizzata nel centro di Mosca, ha argomenti più pesanti: nel 2000, quando Putin promise di «ammazzare i terroristi nel cesso» gli attentati qualificati come terroristici in tutta la Russia furono 130, nel 2009 sono saliti a 750. Nei blog ieri sera trovava sfogo la rabbia di chi chiedeva la testa dei capi dell'Fsb (l'ex Kgb) e del ministero dell'Interno, in carica da anni nonostante tutto.

E anche i sospetti di chi teme che, nell'anno in cui comincia la grande sfida che tra un anno porterà i russi a scegliere tra Putin e Medvedev alla presidenza, il ritorno a sorpresa delle bombe cecene non sia casuale: «Vladimir Vladimirovic, l'avremmo rieletta anche senza questi effetti speciali», era la battuta amara che rimbalzava su molti forum.

 

Un sospetto tradizionale nella Russia di Putin, la cui carriera politica è nata come quella dell'uomo che avrebbe protetto il suo popolo dai terroristi caucasici. Nella Cecenia dichiarata «pacificata» nel 2004 attentati, imboscate, bombe sono all'ordine del giorno. Ma è una guerra strisciante che non guadagna più l'attenzione dei media centrali, anche perché i soldati russi nel Caucaso non ci sono più, Grozny è governata dal putiniano di ferro Ramzan Kadyrov e lo stillicidio quotidiano di morti viene attribuito dall'opinione pubblica a faide «tipiche di quei selvaggi».

Dopo 150 anni dall'annessione, il Caucaso resta per i russi un territorio ostile e alieno, che non si può perdere anche perché è stato conquistato ad alto prezzo, ma non si può nemmeno integrare, tant'è vero che l'eufemismo «persona di aspetto caucasico», emerso dai verbali dei poliziotti e contestato a lungo dai difensori dei diritti umani, oggi è entrato a far parte del linguaggio anche dei liberali, a giustificare un apartheid nascosto e onnipresente contro quelli che, almeno sulla carta, sono cittadini russi.

 

Un territorio nemico, da affidare a fedelissimi di Mosca che con pugno duro governeranno i loro consanguinei, ottenendo in cambio carta bianca per corrompere, uccidere, far tacere, come Kadyrov. La Cecenia è un'osservata speciale dell'opinione pubblica mondiale, ma quello che avviene in Inguscezia, Daghestan e soprattutto KabardinoBalkaria è coperto dal silenzio. Sono nomi sulla mappa, quasi sconosciuti fuori dalla Russia, eppure è proprio da lì che vengono tutte le kamikaze delle stragi degli ultimi anni, così come da lì venivano gli autori delle esplosioni a Mosca che nel 1999 spinsero Putin a lanciare la seconda guerra cecena.

Secondo Yulia Latynina, scrittrice, giornalista e profonda conoscitrice dell'area, è in quelle repubbliche caucasiche che si annida e prolifera la guerriglia jihadista, alimentata dalla miseria, dalla disoccupazione, dalla corruzione e dallo strapotere dei clan al governo che si reggono sull'appoggio del Cremlino.

25-01-2011]

 

 

 

RUSSIA: RISTORANTE PRAGA DI MOSCA IN VENDITA, CAVALLI POSSIBILE ACQUIRENTE...
(Adnkronos) - Lo storico ristorante moscovita 'Praga' e' stato messo in vendita dall'attuale proprietario, Telman Ismailov. Secondo il quotidiano Moscow News, fra i possibili acquirenti vi sono lo stilista italiano, Roberto Cavalli, e l'oligarca moscovita, Umar Dzhabrailov. Il locale sull'Arbat da oggi e' chiuso, ufficialmente per lavori.

Potrebbe riaprire la prossima estate, in seguito alla firma di un contratto il cui valore e' stimato in 450 milioni di dollari. Con un menu che comprende 170 diversi piatti, solo di carne, il Praga, diventato un ristorante di lusso alla fine dell'ottocento, e sopravvissuto in epoca sovietica, e' ora considerato uno dei ristoranti piu' caratteristici di Mosca.12-01-2011

 

 

 

GREGGIO: MOSCA NON RIFORNISCE BIELORUSSIA...
(ANSA) - La Russia ha sospeso la fornitura di petrolio alla Bielorussia a causa del mancato accordo tra Mosca e Minsk sul prezzo del petrolio. Due i motivi per cui Russia e Bielorussia non si sono accordati: l'aumento del 12,5% delle tariffe di transito del petrolio russo sul territorio bielorusso; l'accordo siglato tra Mosca e Minsk per uno spazio economico unico grazie al quale la Bielorussia non pagherà più dazi sul petrolio russo esportato in altri paesi.Misura che comporterà perdite per la Russia12-01-2011

 

 

 

LA RUSSIA SI COMPRA WIND - Sì ALLA FUSIONE DI VIMPELCOM COL GRUPPO DI SAWIRIS, CHE PUR DI VENDERE HA ACCETTATO UNA BASSA VALUTAZIONE E DI RIMANERE FUORI DAL CDA. NASCERà IL 5° GRUPPO TELEFONICO MONDIALE - I NORVEGESI DI TELENOR NON VOLEVANO AFFATTO ACCOLLARSI IL DEBITO MONSTRE DI WIND, MA DA MOSCA GLI HANNO PREPARATO UNO SGAMBETTO “LEGALE” PER BLOCCARE LE LORO FREGOLE. ORA, COL 34%, PROMETTONO BATTAGLIA IN ASSEMBLEA…

Simone Filippetti per "Il Sole 24 Ore"

 

1 - SÌ ALLE NOZZE WIND-VIMPELCOM...

Arriva il fatidico sì sul matrimonio più atteso nelle tlc: quello tra Wind e Vimpelcom. Dopo sei anni al cardiopalma, Naguib Sawiris lascia l'Italia. Il suo impero, dall'Algeria all'Egitto fino al Pakistan, finirà in mano ai russi, tuttavia il magnate rimarrà comunque sullo sfondo come socio di minoranza. Mesi di trattative, ripensamenti e numerosi ostacoli, ma ora è (quasi) fatta per l'aggregazione che mette insieme il gruppo delle tlc italo-egiziano (Wind-Orascom) con l'operatore russo Beeline, una comproprietà Altimo (Alfa Group)-Telenor.

 

Sulla maxi-fusione da 20 miliardi dollari, e destinata a creare il quinto operatore al mondo nella telefonia mobile, l'ultima parola non è ancora stata pronunciata: in assemblea, il 17 marzo, sarà guerra totale tra Altimo e Telenor che ha sempre contestato l'unione.

Il via libera dei rispettivi management è arrivato dopo che Sawiris ha accettato uno sconto sul prezzo (da 1,8 a 1,5 miliardi di dollari), ma soprattutto l'esclusione dal board del futuro colosso. Nella famiglia egiziana, dove rumors non confermati del fine settimane, riferivano di posizioni contrastanti, avrebbe prevalso la linea del patriarca Onsi Sawiris (il padre di Naguib), che spingeva per chiudere coi russi in ogni caso. Sawiris jr dunque accetta, ma in cambio ottiene ampi diritti di voto.

 

Al miliardario andranno 325 milioni di nuove azioni Vimpelcom, il 20% del capitale, e 305 milioni di titoli privilegio (30% di diritti). Post-fusione il gruppo vedrà i russi di Altimo e Telenor entrambi al 31%. Insieme, però, l'asse russo-egiziano potrà contare su una maggioranza schiacciante del 66%. Da qui a metà marzo ci sono due mesi in cui può succedere di tutto: di certo russi ed egiziani, ora che hanno trovato la quadra, lavoreranno per vincere le resistenze dei norvegesi. In ogni caso arriveranno in assemblea blindati, anche se l'esito del voto rimane un'incognita.

I primi rumors di contatti tra Sawiris e i russi erano circolati ad agosto, ma l'esistenza di trattative era stata ammessa solo a ottobre dai due. Da lì in poi il fidanzamento è stato assai tormentato (per la spinosa questione Algeria di Orascom, soprattutto). Prima di Natale sembrava che tutto fosse finito in un binario morto. Domenica, invece, la svolta: sì di Sawiris alle condizioni, più penalizzanti, dei russi e via libera di Vimpelcom.

 

A questi prezzi, il gruppo Sawiris viene valutato 6,1 volte il margine operativo lordo (l'equity del gruppo di Sawiris è stata valutato 5 miliardi, il debito di Wind 11 miliardi, quello, pro quota, di Orascom 2,3 miliardi). Meno di quanto appena due mesi fa lo stesso Sawiris ha incassato per Tunisiana (un pezzo del suo impero): è la transazione più a buon mercato degli ultimi tempi.

 

I russi si portano a casa, però, anche il debito, che non è poco, dell'impero di Weather, oggi Wind Telecom Holding, ma il nuovo big avrà multipli sostenibili: il debito lordo di «VimpelWind» ammonterà a 25,7 miliardi di dollari. Una montagna in valore assoluto, ma 2,3 volte il margine operativo lordo (e in calo verso un multiplo di 2). Dalle agenzie di rating ci si aspetta un impatto contenuto (probabile il downgrade di Vimpelcom di un solo gradino, a BB).

 


2 - LA CONTROMOSSA DI MOSCA PER DISINNESCARE OSLO...

L'asso nella manica del miliardario Mikahil Fridman, l'influente oligarca russo a capo della conglomerata Alfa Group, contro i riottosi soci di Telenor è spiegato in due righe a pagina dodici del documento riservato sulla fusione Wind-Vimpelcom. E si chiama "diritto di prelazione".

Domenica sera ad Amsterdam, sul tavolo del board di Vimpelcom, di cui i russi sono soci di maggioranza, un dossier di 25 pagine recante la dicitura «strictly private and confidential» è stato presentato ai consiglieri (tre in quota Altimo, tre in quota Telenor e tre indipendenti). Scopo? Convincerli della bontà della fusione con Wind (alla luce della nuova offerta riformulata da Vimpelcom).

 

E lì dentro c'è spiegata la mossa del cavallo, finora rimasta segreta, dei russi: Altimo ha comprato una manciata di azioni Orascom Telecom (l'unico asset pubblico della galassia Sawiris visto che tutto il resto dell'impero è non quotato) alla Borsa del Cairo. Un'operazione condotta nel più stretto riserbo: 28 milioni di dollari di investimento, briciole rispetto ai 7 miliardi dell'intera fusione, ma che però sono l'arma con cui i russi hanno disinnescato la mina Telenor.

L'acquisto, infatti, implica che Altimo è anche azionista della società che si appresta a comprare: dunque la fusione va considerata come una "parte correlata". Una fattispecie che fa decadere il diritto di prelazione dei vari soci sui titoli di Vimpelcom. Non è un mero tecnicismo da legulei perché tutta l'operazione è sostanzialmente una fusione carta contro carta. E l'assemblea che dovrà dare l'ok alla maxi-aggregazione è tecnicamente convocata proprio per l'emissione di nuove azioni.

Azioni sulle quali Telenor avrebbe potuto esercitare proprio il diritto di prelazione mettendo così a rischio tutta la fusione. Cosa che non è più possibile grazie alla piccola astuzia dei russi.

 

Privata dunque del diritto di prelazione, che avrebbe permesso di bloccare le nuove azioni da assegnare a Sawiris, Telenor si gioca tutto in assemblea, sperando di convincere quanti più azionisti di minoranza possibile che dal matrimonio italo-egizio ci perdono. «È un'operazione che distrugge valore perché alla fine le minoranze, che attualmente hanno il 18,6% dei diritti di voto, scenderanno infine al 12,9%» ha tuonato ieri da Oslo Telenor.

Ma sfortunatamente per i norvegesi, lo statuto prevede che in assemblea è sufficiente appena il 50% più uno dei voti per far approvare l'operazione. Altimo parte già da un sostanzioso 40% (e un 44% dei diritti di voto) e ieri lo "zar" di Vimpelcom, Alexander Izosimov, ha fatto capire che i giochi sono quasi fatti. «Non abbiamo ancora identificato il terzo degli azionisti di minoranza per ottenere l'ok, ma siamo molto vicini». Probabile che tanto sfoggio di certezza sia anche pre-tattica, ma di certo è più facile arrivare al 50% più uno dei voti partendo dal 44% che dal 36% dei norvegesi. Che hanno già preannunciato battaglia per il 17 di marzo: hanno due mesi di tempo per coalizzare un eventuale fronte del no. 18-01-2011]

 

 

È L’ORA DI FACEBOOKOV - SPUNTA L´OMBRA DEL CREMLINO DIETRO LA SCALATA DEI FIGLI DI PUTIN AL SOCIAL NETWORK DI ZUCKERBERG (10%) - IL PATRIMONIO DEI NUOVI SOCI, USMANOV E MILNER, ARRIVA DAGLI AFFARI MINERARI DI GAZPROM - E NON INVESTONO PER GIOCO: “SUL WEB C´È QUESTA TENDENZA. L VINCITORE PRENDE TUTTO”…

Angelo Aquaro per "la Repubblica"

Come dite voi Facebook in Uzbekistan? L´ultimo amico della compagnia che sta stravolgendo Internet sarà anche ricchissimo ma il mezzo miliardo di utenti del social network saranno curiosi di conoscere la sua storia prima di cliccare «mi piace». E Digital Sky Technologies, nota come Dst, la società russa salita a sorpresa al 10 per cento nella creatura di Mark Zuckerberg, ha una storia tutta da raccontare. E che comincia il giorno in cui, due anni fa, l´amministratore delegato Yury Milner telefona ad Alisher B. Usmanov, il magnate uzbeco con cui ha costruito il suo impero web in cirillico, Mail.ru. «Conoscerai questa compagnia, Facebook», gli dice Yuri.

«No», risponde Alisha, classe 1953, un signore che 26 anni fa, quando nasceva Mark Zuckerberg, nota il New York Times, marciva in una prigione dell´Uzbekistan per una mazzetta da 30mila rubli. «Non la conosco ma la conoscono i miei nipoti». Detto, fatto. È l´inizio di quell´investimento con cui l´altro giorno Goldman Sachs ha sigillato la strana alleanza tra Urali e Silicon Valley.

 

Diventeremo tutti amici di Face.ru? Yuri Milner giura che la sua compagnia è votata a «focalizzare i suoi interessi sul consumatore di Internet». A focalizzarli anche troppo, visto che è proprietaria del maggior social network russo, Odnoklassniki, e ha un´ampia quota anche del rivale, Vkontakte. Milner, un ex medico che s´è scoperto imprenditore, parla come un profeta di Internet, e in una rara intervista a Vedomosti, passata inosservata prima della scoperta della scalata a Facebook, sostiene ora che l´intelligenza artificiale trasformerà il web.

«Credo che tra 10 anni quando farai una domanda in un social network non riuscirai a capire se la riposta ti arriva da un essere umano o da un computer». Tra dieci anni. Per adesso, Milner non si preoccupa certo di riuscire a far capire dove comincia e dove finisce il suo impero. «Sul web c´è questa tendenza» ammette: «Il vincitore prende tutto».

La tendenza è ineluttabile quando i vincitori scendono in campo con il piccolo aiuto di qualche amico. Il maggior azionista e partner-padrone di Milner, cioè Alisher Usmanov, ha fatto tutta la sua carriera all´ombra del nuovo Cremlino. Forbes lo incorona al numero 100 dei più ricchi del mondo: 7,2 miliardi di dollari accumulati soprattutto grazie a Metalloinvest, la società che amministra gli affari minerari di Gazprom.

Magnate della tv, di cui possiede due catene e una trentina di antenne regionali, cinque anni fa Usmanov rilevò il prestigioso quotidiano Kommersant quando Boris Berezovsky fu gentilmente pregato dal regime di farsi da parte. Come tanti oligarchi non ha resistito neppure lui al fascino, oltre che dei media, dello sport, possiede la Dinamo di Mosca ma anche l´Arsenal di Londra

05-01-2011]

 

 

 

VENGO ANCH´IO, SAWIRIS NO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Prendere o lasciare. L´ultima offerta russa per il Faraone lascia poco spazio alle trattative: «Se il problema sono i soldi - dicono fonti moscovite - eccoli, 1,8 miliardi in contanti e il 20% di Vimpelcom, ma niente governance per Weahter e nessun posto in consiglio d´amministrazione». Come a dire che l´operazione, la fusione che creerebbe la quinta compagnia di telefonia mobile al mondo, piace.

A patto che a guidarla siano i russi, con i norvegesi di Telenor. Insomma non c´è spazio per un terzo azionista di peso, a meno che non si accontenti del dividendo. A questo punto Sawiris dovrà decidere, entro pochi giorni, se continuare a fare l´imprenditore tlc e cercare un´altra soluzione per pagare i suoi debiti, oppure se incassare 6,6 miliardi (tra equity e azioni) e dedicarsi a qualcos´altro.31-12-2010]

 

 

 

 

GRANO ALLE STELLE, A MOSCA LA PIAGA È L´INFLAZIONE...
Da "la Repubblica" - Il presidente Dmitri Medvedev lo aveva annunciato due giorni fa: l´inflazione in Russia nel 2010 dovrebbe superare le previsioni, spingendosi oltre l´8,5%. Ma il presidente aveva sottostimato il dato reale, perché ieri, dai dati diffusi dal Servizio federale di Statistica di Mosca, risulta che l´inflazione nel Paese si attesterà nel 2010 attorno all´8,7% annuo. La spinta verso l´alto proviene soprattutto dal settore alimentare, che è stato fortemente penalizzato dalla distruzione di un terzo del raccolto di grano per la siccità, con una lievitazione dei prezzi che si è estesa successivamente agli altri comparti.

 

Il governo è stato perciò costretto a rivedere al rialzo diverse volte le stime, che si erano in un primo momento attestate all´8,5% per essere di nuovo superate dall´ultima rilevazione. Il presidente russo ha dichiarato che «sfortunatamente l´inflazione quest´anno supererà le stime e che le previsioni lasciano intravedere l´8,5% e anche qualcosa di più. Dobbiamo lavorare per ridurre il costo della vita e mettere in campo tutte le misure necessarie».

L´estate scorsa, lo ricorderete, una straordinaria siccità ha colpito la Russia, provocando incendi cataclismici che hanno accerchiato per settimane la capitale. Le fiamme hanno anche raggiunto milioni di ettari di colture, bruciando i raccolti di grano già danneggiati dalla mancanza d´acqua. I prezzi della farina e quindi del pane sono perciò immediatamente lievitati. Il grano saraceno, che in Russia viene molto usato come contorno di pietanze, costava all´inizio dell´estate 30 rubli al chilo. A settembre aveva raggiunto i 90 rubli al chilo. Adesso si è stabilizzato attorno ai 60 rubli, il doppio del suo prezzo normale. Nel 2009 l´inflazione segnò l´8,8%.30-12-2010]

 

 

IL KGB NON ASCOLTAVA SOLO GIOVANNI PAOLO II. ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO CASAROLI TROVÒ UNA MICROSPIA NASCOSTA IN UNA PICCOLA STATUA DELLA MADONNA DI FATIMA - NEL 1990 IL CESIS, AVVISÒ ANDREOTTI DELL’ESISTENZA DI UN PIANO CHE PREVEDEVA ANCHE UN’ATTIVITA’ DI ’ASCOLTO’ DEL CARDINALE, CON MICROSPIE COLLOCATE DA UNA CITTADINA CECOSLOVACCA, IRINA TROLLEROVA, SPOSATA CON UN NIPOTE DELL’ALTO PRELATO - PER I SOVIETICI ERA IMPOSSIBILE RICATTARE WOJTYLA, SORVEGLIATO DAI SERVIZI DI POLIZIA GIÀ DAL 1946 -

 

(Adnkronos) - Giovanni Paolo II, a quanto ricordano all'Adnkronos autorevoli fonti vaticane, non fu il solo a essere spiato e controllato. Il cardinale Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990, durante il pontificato di Wojtyla, sembra fosse intercettato dal Kgb per tutti gli anni ottanta.

 

Casaroli, raccontano le stesse fonti, aveva nella sala da pranzo del suo appartamento una piccola statua della Madonna di Fatima. Una mattina, una suora in servizio nell'appartamento, urto' la statua che cadde a terra e rivelo' la presenza di una microspia.

Nel 1990 il Cesis, l'allora comitato di coordinamento tra i nostri servizi, avviso' con un appunto il presidente del Consiglio Andreotti dell'esistenza di un piano che prevedeva, tra l'altro, anche un'attivita' di 'ascolto' tramite microspie, collocate nell' abitazione del Segretario di Stato vaticano, da parte di una cittadina cecoslovacca, Irina Trollerova, sposata con un nipote dell'alto prelato. L'appunto del Cesis e' riportato nella sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore sull'attentato al Papa del maggio del 1981.

 

I nostri servizi di sicurezza avevano comunque saputo da funzionari dei servizi dell'Europa Orientale che sin dall'inizio del pontificato di Woytila, era stato predisposto un piano del Kgb per ''screditare con azioni di disinformazione e provocazione, la Chiesa cattolica e la stessa figura del Pontefice''.

 

Oggi un libro, non tradotto in italiano, ma di cui ampi stralci sono ripresi nell'ultimo numero della 'Nuova Europa', riporta all'attenzione mediatica i rapporti tra i servizi e Karol Wojtyla, inserendo il Pontefice scomparso nel 2005 tra gli 'indomiti' che hanno resistito al regime comunista. Impossibile ricattare il Papa polacco, sorvegliato dai servizi di polizia già dal 1946, come appare dai rapporti degli apparati di sicurezza pubblicati nel volume 'Verso la verità e la libertà. Gli organi di sicurezza comunisti e il cardinale Karol Wojtyla', a cura di Marek Lasota.29-12-2010]

 

 

FINE PENA MAI - KHODORKOVSKI, L’OLIGARCA NEMICO DI PUTIN, CONDANNATO AD ALTRI 8 ANNI DI GALERA IN SIBERIA (7 GIÀ SCONTATI) - NEL FAR WEST SOVIETICO DEGLI ANNI ’90, SI PAPPÒ YUKOS, LA PIÙ GRANDE COMPAGNIA PETROLIFERA - POI, COME TUTTI GLI ALTRI OLIGARCHI, GIGANTESCHE EVASIONI FISCALI E GESTIONE OPACA DELLE EX SOCIETÀ STATALI. CON L’ARRIVO DELLO SCERIFFO PUTIN, MENTRE GLI ALTRI SI SONO ALLINEATI ALLE NUOVE REGOLE (O RIFUGIATI ALL’ESTERO COI MALLOPPI ACCUMULATI), LUI HA COMINCIATO A FINANZIARE L’OPPOSIZIONE - COSÌ, IN UN BATTER D’OCCHIO, ARRESTO, ISOLAMENTO, E PROCESSI INFINITI…

1 - RUSSIA: KHODORKOVSKI GIUDICATO COLPEVOLE...
(ANSA) - L'ex magnate russo del petrolio,Mikhail Khodorkovski, e' stato riconosciuto colpevole per furto di 218 milioni di t di greggio nel 2/o processo a suo carico a Mosca. Colpevole anche il suo principale socio Platon Lebedev. L'ex capo della Yukos finanziava l'opposizione. L'azienda, fiore all'occhiello dell'industria petrolifera russa, e' stata smantellata a vantaggio di imprese vicine al potere. La difesa ha annunciato che fara' appello contro la sentenza.

 

2 - PER KHODORKOVSKY IL GIORNO DEL GIUDIZIO: "NON SARÒ MAI LIBERO"...
Mark Franchetti per il "Sunday Times"
Traduzione di Carla Reschia per "La Stampa"

 

A Khodorkovsky toccherà un lungo viaggio in un angusto blindato per tornare ancora in tribunale, ma questa volta per ascoltare il verdetto del giudice. Sono passati più di sette anni da quando l'ex miliardario è stato arrestato dopo che le sue serie ambizioni politiche hanno scatenato l'ira di Vladimir Putin, allora Presidente della Russia, ora premier.

 

Accusato di frode ed evasione fiscale, Khodorkovsky, un tempo il più potente magnate del petrolio russo, venne condannato a otto anni e rinchiuso in una remota colonia penale al confine con la Cina. Ma quell'esperienza non lo ha piegato e avrebbe dovuto uscire l'anno prossimo, prima delle elezioni presidenziali del 2012 che secondo le attese di molti riporteranno Putin al Cremlino. Gli esperti dicono che Putin non lo vuole fuori prima di allora. Quindi è stato iniziato un secondo processo, questa volta con l'accusa di appropriazione indebita. Il procedimento penale è durato più di diciotto mesi. I procuratori di Stato chiedono per gli imputati una condanna a quattordici anni di reclusione.

 

Se domani i giudici gli infliggeranno il massimo della pena, secondo la legge russa i sette anni che Khodorkovsky ha già scontato saranno inclusi nel conteggio, tenendolo in carcere fino al 2018, anno in cui la Russia ospiterà per la prima volta i Mondiali di calcio. A quel punto Khodorkovsky avrà passato un totale di quindici anni in carcere.

 

Essendo un uomo che prima della sua caduta aveva accumulato una fortuna personale di circa cinque miliardi di euro, all'età di soli quarant'anni, e in un momento in cui la Russia era un insidioso ginepraio di capitalismo sfrenato, è più che probabile che Khodorkovsky abbia violato leggi e imboccato scorciatoie. Ma chi non l'ha fatto, si chiedono in molti? Di certo non è per questo che sta in prigione. Ora anche i suoi critici ammettono che le accuse contro di lui sanno di politica - un esempio eclatante di giustizia selettiva.

Tra i suoi sostenitori, solo una manciata di inguaribili ottimisti crede che sarà dichiarato innocente. La madre dell'ex oligarca non è tra questi. «Certo che sogno l'assoluzione, ma so bene che non sarà il giudice a decidere», mi ha detto Marina Khodorkovskaya, 74 anni, che addirittura teme per la vita del figlio. «L'uomo dietro a tutto questo è Putin. Nulla può accadere nel caso di mio figlio senza il consenso di Putin. Si tratta di una decisione politica».

 

«Putin non vuole che mio figlio esca di prigione», prosegue. E aggiunge: «Si vede che lo teme. E' un atteggiamento molto vile e Putin è vendicativo e malvagio. L'Occidente sembra non capirlo. Ho paura che potrebbero anche inscenare la morte di mio figlio in prigione. Il sistema che Putin ha creato è capace di tutto».

Lo stesso primo ministro ha alimentato di recente i sospetti che in verità si tratti di una sua vendetta personale, quando la settimana scorsa si è scagliato pubblicamente contro Khodorkovsky, affermando che «un ladro deve rimanere in carcere».

Il capo del governo ha quindi parlato di Bernard Madoff, condannato lo scorso anno a 150 anni da scontare in una prigione americana per aver truffato migliaia di investitori per circa 20 miliardi di dollari. «Madoff è stato incarcerato per un crimine simile negli Stati Uniti, quindi il sistema giuridico russo sembra molto più liberale», ha detto Putin durante la «linea diretta», tradizionale maratona di quattro ore durante la quale il premier risponde in diretta alle domande e richieste di aiuto dei russi.

 

Khodorkovsky, che oggi ha 47 anni, ha trascorso diversi anni in una remota colonia penale siberiana a quasi 6700 chilometri a Est di Mosca, dove d'inverno la temperatura tocca i meno 30 gradi. «E' stato di gran lunga uno dei peggiori momenti per me, quando ho saputo che lo avevano mandato così lontano da noi», mi ha scritto Anastasia Khodorkovskaya, la figlia diciannovenne dell'ex oligarca.

 

Giornalista per la Novaya Gazeta, la stessa testata di opposizione dove lavorava la giornalista assassinata Anna Politkovskaya, Anastasia dice che l'incarcerazione di suo padre è stata «un danno per il mio Paese. Tutti questi anni sono stati sprecati, quando avrebbe potuto fare grandi cose, e utili». «E' molto difficile da accettare, ogni volta che mia madre è sola e deve affrontare i problemi da sola, ogni volta che mi rendo conto che i miei fratelli hanno bisogno di un padre», mi ha scritto.

 

A Khodorkovsky è consentito vedere i suoi genitori o la moglie e i figli solo due volte al mese per un'ora, attraverso un muro di vetro. Due anni fa all'ex tycoon è stata negata la libertà condizionata, in parte sembra perché si sarebbe rifiutato di partecipare a corsi di cucito in carcere.

Lo scorso anno è stato rispedito a Mosca per il suo secondo processo insieme a Platon Lebedev, il suo ex numero due. Il nuovo atto di accusa che in tribunale ha richiesto mesi per venire letto conta 3.487 pagine, ma si riduce a una sola accusa: Khodorkovsky e Lebedev sarebbero stati «parte di un gruppo criminale organizzato», che ha rubato 350 milioni di tonnellate di petrolio dalla propria società petrolifera tra il 1998 e 2003.

 

Khodorkovsky ha definito l'accusa assurda. Anche due ex collaboratori del Cremlino che hanno lavorato con Putin all'epoca della vicenda ora al centro dell'attenzione dei giudici, quando sono stati convocati nell'aula del tribunale in quanto testimoni sono apparsi poco convinti, ritenendo a quanto pare improbabile l'accusa.

Tale è il rilievo di questo caso e l'ampiezza della potente macchina di pubbliche relazioni di Khodorkovsky, che perfino Barack Obama si è sentito in dovere di commentare il nuovo processo contro l'ex oligarca. «Mi sembra strano che queste nuove accuse, un riconfezionamento di quelle del passato, emergano ora, dopo anni passati da questi due individui in prigione e quando hanno maturato il diritto alla libertà dietro cauzione», ha detto il Presidente americano l'anno scorso, poco dopo l'inizio del secondo processo.

 

Khodorkovsky, secondo fonti ben informate, fece adirare Putin perché nutriva l'ambizione di diventare primo ministro e finanziava l'opposizione. Il Cremlino aveva avvertito gli oligarchi come lui di badare solo agli affari e rimanere completamente fuori dalla politica. Khodorkovsky, dicono i sostenitori del Cremlino, non ha voluto ascoltare l'avvertimento. Era troppo ricco e troppo sicuro di sé per i gusti di Putin. Il suo caso è un chiaro monito, se qualcuno mai ne avesse avuto bisogno, del fatto che in Russia non puoi permetterti di lasciare che il Cremlino ti veda come un rivale, specialmente se sei un miliardario.

 

Il magnate non si fa certo illusioni su chi deciderà il suo futuro. In una serie di risposte scritte fatte uscire clandestinamente dal carcere dai suoi avvocati una volta mi disse: «Nessuno tranne i vertici che guidano il Paese può dire se e quando sarò mai rilasciato. E così io vivo giorno per giorno come se fossi destinato a restare in carcere per il resto della mia vita. La cosa digran lunga più difficile è non vedere la mia famiglia».

«Gli anni passati in prigione, l'isolamento quasi totale non sono facili, ma sono sopportabili», prosegue. «Ho sempre avuto l'abitudine di leggere molto. Ora leggo ancora di più. L'istruzione e la riflessione sono ben noti vantaggi della prigionia. Dormo bene e non ho incubi. Lascio i pesi di coscienza a quelli che mi stanno perseguitando».

 27-12-2010]

 

 

 Il "Gazzettino" racconta che Ornella Muti avrebbe dovuto recitare a teatro a Pordenone. A metà mattina mentre si stavano già montando le quinte dello spettacolo arriva il certificato medico che prescrive 5 giorni di malattia dell'attrice (laringotracheite con tosse e raucedine) . Ma proprio nella stessa sera la Muti viene immortalata vestita di rosso accanto a PUTIN ( gala di beneficienza a san Pietroburgo ).

...15-12-2010]

 

 

WAL-MART SI RITIRA DALLA CAMPAGNA RUSSA...
A.S. per "Il Sole 24 Ore" - Dopo neppure due anni, Wal-Mart lascia la Russia. Non è una vera ritirata: tutto ciò che Wal-Mart aveva a Mosca era un ufficio con il compito di studiare il modo per fare breccia nel mercato russo. Il gigante americano aveva così messo gli occhi su Kopejka, copeco, una catena discount che aveva fatto parte dell'impero di Yukos, la compagnia petrolifera di Mikhail Khodorkovskij.

 

Da un punto di vista morale dunque si potrebbe dire che è meglio che le cose siano andate così: non c'era solo Wal-Mart a interessarsi a Kopejka, per mesi i negoziati sono proseguiti in parallelo con il gruppo X5, leader del retail russo con i marchi Pjaterochka, Perekrjostok, Karusel. Alla fine i russi hanno avuto la meglio, e la settimana scorsa Kopejka è passata a loro per 35 miliardi di rubli, 1,1 miliardi di dollari. Così, senza altri partner interessanti in vista, Wal-Mart ha chiuso i propri uffici ma ha chiarito: «Continueremo a cercare altre opportunità». Pronti a tornare.14-12-2010]

 

 

 

ENI: Addio dell'Eni alla plastica, spunta un altro socio russo (Il Corriere della Sera, pag. 37).14-12-2010]

 

 

L'EDITORE LEBEDEV PERDE PESO NEGLI AEREI...
B. Ce. per "Il Sole 24 Ore" - Cambiano i tempi, cambiano i gusti e cambia la composizione degli investimenti. E anche i miliardari cambiano interessi. È di ieri la notizia che Alexander Lebedev, magnate russo ed ex agente del Kgb - dopo essersi impegnato pesantemente nel mondo dei giornali - ha ceduto una quota del 4% della sua partecipazione in Aeroflot (attualmente al 19%). Il momento giusto per monetizzare l'investimento: i conti della compagnia sono in ripresa (+28% i ricavi e +65% l'utile dei nove mesi) e titoli ai massimi annuali (anzi, erano ai massimi annuali prima della vendita, visto che ieri hanno ceduto quasi il 4%).

Secondo il quotidiano russo Vedemosti (peraltro controllato da Lebedev), l'operazione, perfezionata tramite un private placement vale circa 110 milioni di dollari. Ora Lebedev potrà forse dedicare più tempo alla sua ultima passione, l'editoria. In Russia, oltre a Vedemosti, controlla (assieme a Gorbaciov) Novaya Gazeta. In Inghilterra negli ultimi tempi ha rilevato l' Indipendent e l'Independent on Sunday (per una sterlina tutti e due) , e l'Evening Standard. 13-12-2010]

 

 

NEL MAGICO REGNO DI ZUG C’è L’ORSO A SEI ZAMPE - Bisogna andare alle ultime righe per apprezzare tutto il valore dell’amicizia Italia-Russia - "Tra i fondi dei clienti della Rcb si e’ assistito nel corso del 2009 a una migrazione particolare: 600 milioni di dollari che risultavano attivi su Cipro, dove opera una Russian Commercial Bank Ciprus, sono improvvisamente rientrati verso Mosca. E in questi movimenti non sembrano essere coinvolti interessi esclusivamente russi"...

Stefano Agnoli per il "Corriere della Sera"

 

L'agenzia del turismo del Cantone di Zug raccomanda soprattutto il tramonto sul lago, «un'esperienza da non mancare». Oppure la vista dei giochi di luce sulla facciata della stazione ferroviaria, opera del californiano James Turrell. Difficile però che qualche centinaio di grandi «corporation» di tutto il mondo e di ricchi contribuenti siano confluiti verso la campagna, i laghi e i monti della Svizzera centrale solo per le attrazioni locali.

 

Diciamola subito: a Zug si va perché si pagano poche tasse, e le aliquote fiscali per le aziende sono tra le più basse della Svizzera, e quindi d'Europa. Tra il 9 e il 15%.

Ma non solo: il «tax ruling» locale dà alle società che decidono di installarsi nel Cantone la possibilità (teorica ovviamente) di confezionare bilanci che sarebbe un eufemismo definire incompleti e poco trasparenti. Qualche esempio di illustri «clienti fiscali»?

 

A Zug, e nei suoi dintorni, hanno deciso di spostare la propria sede mondiale o europea grandi multinazionali americane. Così nel giro di pochi chilometri quadrati si ritrovano Foster Wheeler, Noble, Amgen. Il colosso del trading Glencore. Persino la Transocean, la società petrolifera responsabile del disastro del Golfo del Messico nell'estate scorsa, ha sede a Zug. Le grandi corporation sfruttano le agevolazioni cantonali, e così anche i loro manager.

 

I GASDOTTI
L'attrazione esercitata dalla Svizzera e da Zug non ha effetto solo sulle aziende occidentali. Gli oligarchi russi spuntati dopo la dissoluzione della vecchia Urss hanno ampiamente sfruttato le «opportunità» concesse dalle leggi e dal tax system elvetico. Le società intermediarie al 50% tra Gazprom e l'Ucraina nel corso del conflitto del gas dell'inverno 2005-06 (come la Centragas Holding) avevano sede in Svizzera, e ora sono da tempo liquidate.

 

Per il colosso moscovita del gas, tuttavia, l'abitudine di servirsi dello Stato alpino per i propri affari è diventata un'usanza consolidata. Come nel caso del progetto South Stream, oggetto dei preoccupati «cable» delle ambasciate americane rivelati da Wikileaks.

Il memorandum tra l'Eni di Paolo Scaroni e i russi viene siglato il 23 giugno 2007. Il 18 gennaio 2008 viene costituita la South Stream Ag, posseduta al 50% ciascuno da Gazprom e da Eni International Bv. Dove? A Zug naturalmente. Nello stesso luogo dove, dal dicembre 2005, si trova anche il veicolo societario per il gasdotto «Nord Stream», il fratello gemello sul fondale del mar Baltico che dovrà bypassare la Polonia, e che vede tra i soci la tedesca E.On e come presidente l'ex cancelliere Gerhard Schröder.

 

Ancora: quando all'incirca un anno fa i russi chiudono il negoziato con la Serbia per il transito del South Stream si comportano nello stesso modo. Creano al 50% con Srbijagas la South Stream Serbia Ag, infilano in consiglio il capo di Gazpromexport Alexander Medvedev (solo omonimo del presidente Dmitri), quello di Srbijagas Dusan Bajatovic, e dove la piazzano?

 

A Zug naturalmente. Curioso: in Serbia l'aliquota sui profitti «corporate» è già al 10%, e di meno in Europa non si trova, se si fa eccezione per il Montenegro (9%). Per i russi, evidentemente, in queste scelte giocano altri fattori, primo fra tutti la riservatezza, se si vuole utilizzare anche in questo caso un eufemismo. In Svizzera, dettaglio non da poco, le società non quotate in Borsa non hanno alcuno obbligo di deposito del loro bilancio, che rimane a disposizione esclusivamente dell'amministrazione finanziaria.

COSTI A FORFAIT
Focus su Zug, dunque. Dove ci si può immaginare che su mandato di Gazprom e Eni un esperto professionista locale abbia costituito la joint-venture in tre-quattro giorni e con una spesa di 7-8 mila franchi. «Diciamo che le autorità cantonali - commenta Tommaso di Tanno, docente di diritto tributario a Siena - hanno una "capacità dialettica" assai elevata nel negoziato con aziende e contribuenti facoltosi». Con vantaggi fiscali di tutto rilievo: una tassa federale dell'8,5% sugli utili alla quale se ne aggiunge una cantonale del 6,5%, che tuttavia le holding non pagano, visto che a Zug possono godere di regimi «privilegiati».

 

Il tutto grazie alla «concorrenza fiscale» interna alla Svizzera, che fa sì che tra i quaranta luoghi migliori in Europa per non pagare le tasse una ventina siano cantoni elvetici. Ma, soprattutto, a far premio c'è la «flessibilità» sulla redazione dei bilanci, che per quanto riguarda attivi e profitti devono semplicemente soddisfare dei «principi di ordinata presentazione». Senza l'obbligo, quindi, di uniformarsi a standard internazionali riconosciuti, come quelli Ias o quelli americani Gaap. E in particolare - nel caso di aziende che operano «estero su estero» come è e sarà il caso di South Stream - è possibile trattare direttamente con l'amministrazione fiscale un forfait sui costi da riconoscere in bilancio. Una quota percentuale prefissata sui ricavi, detratta la quale resta l'imponibile su cui pagare le tasse.

Un sistema che come si può facilmente immaginare lascerebbe un'autostrada davanti a chi volesse mettere in atto pratiche poco trasparenti o addirittura al di là della legge, come consulenze facili, o addirittura la costituzione di fondi. Questione delicata, e all'Eni comunque percepita, visto che nei bilanci la quota del 50% in South Stream Ag (che non è consolidata) compare con una sintetica noterella a margine:

 

la società, si precisa, come altre partecipate svizzere del gruppo risulta ricadere nella «black list» stilata dal ministro Giulio Tremonti nel 2001. Tuttavia essa dichiara che «non si avvale di regimi fiscali privilegiati». Corretto, ma se alla fine South Stream Ag pagherà sugli utili l'aliquota svizzera «senza privilegi» (15%), o quella italiana, pare tutto sommato una questione secondaria rispetto alle domande che pone l'adozione di un sistema, diciamo così, «flessibile» di redazione dei bilanci.

ARRIVA GAZPROMBANK
Sul versante Nord delle Alpi, però, negli ultimi tempi la partita Gazprom non si è giocata solo sulle joint-venture per i gasdotti. Da un anno e mezzo a questa parte, infatti, in Svizzera ha fatto la sua comparsa anche il braccio finanziario del monopolista di Mosca: Gazprombank, terzo istituto di credito della Russia, dove la casa madre energetica conta per il 41% del capitale e controlla sostanzialmente il board, presieduto da Andrey Akimov.

Nel giro di pochi mesi Gazprombank ha messo a segno un paio di manovre che si intersecano con i vecchi scenari noti anche in Italia (caso Mentasti) e lasciano il sospetto che, forse per volontà del Cremlino, si siano ormai regolati diversi affari del passato. A metà 2009 Gazprombank ha acquistato da Vtb, la seconda banca russa, il controllo della Russian Commercial Bank, uno storico crocevia degli interessi russi in Europa occidentale.

Ma meglio sarebbe dire che Gazprombank ha provveduto a un vero e proprio salvataggio della Rcb, visto che in pochi mesi ha dovuto sborsare tra garanzie e fondi supplementari 160 milioni di dollari. Rcb, dal 2006, era la controllante del fondo del Liechtenstein Idf, a sua volta controllante della Centrex austriaca ai tempi dello sfumato affare Mentasti.

L'uno-due di Gazprombank, che sostiene di aver approfittato dell'occasione per accaparrarsi una banca che ha piena licenza operativa in Europa, ha di fatto azzerato anche i conti sospesi degli anni precedenti. Tra i fondi dei clienti della Rcb si è assistito nel corso del 2009 a una migrazione particolare: 600 milioni di dollari che risultavano attivi su Cipro, dove opera una Russian Commercial Bank Cyprus, sono improvvisamente rientrati verso Mosca. E in questi movimenti non sembrano essere coinvolti interessi esclusivamente russi.

10-12-2010]

 

- L'ORSO A SEI ZAMPE: PERCHÉ LA TESI DI MUCCHETTI SUI RAPPORTI TRA IL CAVALIERE BIRICHINO E PUTIN È UNA CAMERA A GAS
Sui rapporti tra il Cavaliere birichino e Putin sono scesi in campo i pezzi forti del giornalismo.

Il primo è stato Massimo Mucchetti del "Corriere della Sera" con tre articoli di proporzioni gigantesche che hanno stimolato la risposta di tre giornalisti di "Repubblica" (D'Avanzo, Greco, Rampini). Ad una prima lettura sono articoli pesanti e in parte di difficile comprensione dai quali emergono dettagli significativi sui business tra l'ex-agente del Kgb e l'ex-marito di Veronica Lario. L'impressione è che manchi ancora la pistola fumante, cioè la notizia bomba che può rivelare all'universo intero l'intreccio affaristico tra i due personaggi.

Anche il modo con cui ieri l'ex-agente del Kgb ha preso le difese di Wikileaks in nome del diritto alla verità fa capire che prima di sciogliere il grumo di affari ci vorrà ancora del tempo. C'è un versante di tutta la letteratura di questi giorni che ha caratteristiche squisitamente tecniche, ed è su questo che si sta ragionando tra gli specialisti e gli ingegneri dell'Eni. La curiosità è scattata quando nel primo articolo sul "Corriere della Sera", Massimo Mucchetti ha scritto che il gas convenzionale è superato da una tecnologia nuova che ridurrebbe il valore del business tra Italia e Russia nell'importazione dell'energia russa.

 

Il riferimento di Mucchetti è alla produzione del gas attraverso gli scisti bituminosi, cioè i sedimenti ricchi di bitume che a partire dal 2002 sono stati annoverati tra le riserve petrolifere. Dallo scisto bituminoso è infatti possibile estrarre petrolio e questa scoperta farebbe crollare i prezzi del gas convenzionale.

Tra gli addetti ai lavori e gli ingegneri di antica memoria l'articolo di Mucchetti ha destato scalpore perché si ritiene che la tesi del gas prodotto dagli scisti sia insostenibile. A difenderne la produzione è soprattutto l'azienda americana Halliburton che detiene il brevetto della tecnologia di estrazione da scisti. Il nome di Halliburton evoca un impero multinazionale che opera in oltre 120 paesi e con Dick Cheney quando era vicepresidente degli Stati Uniti ha moltiplicato le sue fortune nella guerra e nella ricostruzione dell'Iraq.

Per dirla in breve se la tesi di Mucchetti fosse sostenibile, gli americani di bushiana memoria avrebbero oggi tutto l'interesse a montare un complotto e una campagna contro l'Eni in favore di una tecnologia sul gas devastante dal punto di vista ecologico e carissima per il mercato.

Una tesi che fa discutere.10-12-2010


 

 

 

ITALIA-RUSSIA: LA RUSSA ANNUNCIA JOINT VENTURE PER PRODUZIONE BLINDATI LINCE...
(Adnkronos) - Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, al termine dell'incontro bilaterale con il collega russo Anatoly Serdyukov, in occasione del Vertice italo-russo di Sochi, annuncia un accordo per la produzione di blindati Lince in Russia. 'E' stata una bilaterale molto buona - spiega La Russa- e' pronto un accordo in joint venture che sara' ultimato nei prossimi giorni, per 2.500 blindati Lince da produrre in Russia al 50%'. Il ministro precisa che 'una decina di Lince li daremo subito in prova perche' li possano testare, lo faremo nei primi mesi dell'anno prossimo'.

 

 

8. POSTE: SARMI FIRMA IN RUSSIA ACCORDO QUADRO CON RUSSIAN POST...
(Adnkronos) - L'Ad di Poste Italiane, Massimo Sarmi, e il Direttore Generale di Russian Post, Alexander Kiselev, hanno firmato oggi a Sochi, alla presenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del presidente della Federazione Russa, Dmitri Medvedev, un accordo commerciale quadro in base al quale il gruppo Poste Italiane fornira' a Russian Post competenze e know how per la modernizzazione della rete dei 40 mila uffici postali, l'ottimizzazione della rete logistica e l'introduzione di servizi finanziari on line e da telefonia mobile. L'intesa e' stata siglata in occasione del vertice bilaterale Italia-Russia in corso nella citta' russa sulle rive del Mar Nero.

 

Questo accordo, commenta Sarmi, 'conferma l'intesa stabilita gia' nel marzo scorso a Mosca e da' il via alla fase operativa. Per Poste Italiane e' un obiettivo particolarmente importante che suscita grande soddisfazione per la possibilita' di contribuire al programma di ammodernamento della rete di uffici postali e dell'infrastruttura logistica di uno degli operatori postali piu' grandi del mondo, con la prospettiva di introdurre servizi finanziari, di pagamento, assicurativi e di comunicazione digitale'.

La cooperazione con Russian Post, sottolinea Sarmi, 'ci fa misurare con una realta' peculiare come quella russa e consolida il prestigio internazionale di Poste Italiane nel suo ruolo di partner strategico di Paesi europei e del bacino mediterraneo in forte fase di sviluppo economico'. L'accordo dispone la creazione di gruppi di lavoro che studieranno in via preliminare modalita', tecnologie e programmi di formazione per il personale da applicare nel Masterplan che indichera' le soluzioni strategiche per la modernizzazione complessiva del sistema logistico-postale russo e per il lancio graduale dei servizi innovativi Ict, finanziari, assicurativi e di e-Commerce.

 03-12-2010]

 

 

- THE NEW YORK TIMES

RUSSIA FURIOSA PER LA PROPOSTA EUROPEA DI NEGARE IL VISTO A 60 FUNZIONARI SOVIETICI
http://nyti.ms/i5acIH

- Sono implicati nella morte l'anno scorso (in prigione) di Sergei L. Magnitsky, un avvocato di Hermitage Capital Management, detenuto per sospetta frode fiscale. Hermitage, fondo di investimento internazionale, è stato fondato da William Browder, accusato dalle autorità russe di aver rubato 230 mln € del Tesoro russo.

- La Russia ha minacciato di rispondere con la stessa moneta ai paesi europei.

26-11-2010]

 

 

N KALASHNIKOV PER CAMERON - VICTOR, EX AGENTE DEL KGB E OGGI GIORNALISTA A LONDRA, E LA MOGLIE SONO STATI AVVELENATI PER MESI CON IL MERCURIO - NON UCCIDE, MA È “PERFETTO PER FARLO DIVENTARE PAZZO, CREANDO PARANOIA, DEPRESSIONE ED EPILESSIA” - AVEVA CRITICATO I SERVIZI SOVIETICI, CHE INSIEME A QUELLI CINESI SONO “I PIÙ ATTIVI E PERICOLOSI” (LO DICONO GLI 007 BRITANNICI, NON DAN BROWN) - SONO DECENNI, ULTIMI I CASI DI LITVINIENKO, LEBEDEV, E DELLA BONISSIMA ANNA CHAPMAN, CHE LE SPIE RUSSE USANO LONDRA COME PARCO GIOCHI…

Andrea Malaguti per "La Stampa"

 

Marina Kalashnikov, moglie di Victor, ex agente del Kgb, mostra le mani al fotografo del Sunday Times. Sono gonfie, irritate, con una macchia blu che parte dalla base del pollice e arriva fino al polso. Suo marito, che oggi fa il giornalista ed è un uomo che forse sa troppo, è di fianco a lei, immobile. E' un uomo alto, con i capelli castani, corti, che un tempo è stato un atleta.

Adesso è come se il suo corpo si stesse ritirando piano. Balla nei vestiti, è scavato in volto e non può fare a meno di grattarsi la pelle pallida. La notte fatica a dormire, non riesce più a parlare fluidamente, ha perdite di memoria e spesso è vittima di attacchi epilettici. «La polizia segreta russa ci ha avvelenato».

 

Lo pensano dalla primavera scorsa quando i primi sintomi hanno cominciato ad attaccarli mentre viaggiavano per conferenze tra l'Estonia, la Polonia, la Russia e il Belgio, poi le analisi tossicologiche in un ospedale tedesco hanno dato corpo ai sospetti. E' come se qualcuno li avesse seguiti nell'ombra per aggredire il loro fisico, smontarlo pezzo a pezzo e obbligarlo alla sofferenza con la gelida ferocia di chi è convinto di presentare il conto di un tradimento.

«Il Kgb era una sorta di fratellanza. E chi ne ha fatto parte non può uscirne mai più. Tanto meno può sollevare dubbi sull'operato di chi comanda. Un mio contatto governativo mi aveva avvisato: o scrivi di noi con maggiore simpatia o saranno guai». Nelle loro vene, Frank Martin, medico dell'ospedale della Carità di Berlino, ha trovato 53 microgrammi di mercurio per ogni litro di sangue. La media di un essere umano sano è di due.

 

Nel miscuglio chimico che li sta fiaccando, Anthony Dayan, professore di tossicologia al St Bart's Hospital Medical College, ha trovato anche tracce di tallio, di cadmio e di polonio, la sostanza radioattiva che mischiata al tè portò alla morte della spia Alexander Litvinenko nel 2006 a Londra. Per questo che gli inglesi si sono presi a cuore il caso.

Al G20 in Corea del Sud il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha invitato Cameron a Mosca dopo quattro anni di tensioni. Cameron ha accettato l'invito e il viaggio è previsto per la seconda metà del 2011. Le diplomazie sono al lavoro per evitare che le differenze tra i due Paesi esplodano in modo clamoroso nel corso di quello che dovrebbe essere un incontro di riavvicinamento.

 

Il caso Kalashnikov arriva nel momento sbagliato e complica ulteriormente un rapporto da sempre difficile. I servizi segreti russi sono un incubo costante dei sudditi della Regina e oggi sembrano particolarmente attivi.

Alla fine di giugno undici agenti dormienti di Mosca sono stati fermati negli Stati Uniti. Tra loro Anna Chapman Kushchenko, figlia di un ex diplomatico con il fisico da modella e un comportamento descritto come «sessualmente aggressivo». Aveva vissuto per cinque anni a Londra dove si era sposata ed era abituata a frequentare banchieri e uomini politici alle esclusive feste di Chelsea. Perché aveva fatto base in Inghilterra?

L'MI5 pubblicò in quei giorni un comunicato sul proprio sito in cui sosteneva che in Gran Bretagna «sono presenti almeno venti organizzazioni straniere che lavorano contro gli interessi nazionali. E i servizi cinesi e russi sono la parte più pericolosa di questo fronte ostile. Lo spionaggio è agli stessi livelli dei tempi della Guerra Fredda». Un'esagerazione?

Sir Christopher Meyer, ex ambasciatore inglese a Washington, con quattro anni di esperienza diplomatica a Mosca, rincarò la dose. «Con Medvedev e Putin la Russia sta vivendo un rigurgito di nazionalismo e non è un caso se l'uomo che ha ucciso Litvinenko è seduto in Parlamento a Mosca. Se i russi investono tutti quei soldi per spiare gli americani è ovvio che fanno lo stesso con noi».

Una storia antica, che ha avuto una breve pausa solo nell'era Gorbaciov. Nel 1957 Danilo Skoropadskyi, politico ucraino, fu assassinato a Londra. Nel 1971 Edward Heath, primo ministro Tory, espulse dalla Gran Bretagna, che da sempre accoglie i rifugiati politici dell'ex Unione Sovietica, 105 spie che lavoravano sotto copertura per l'ambasciata.

 

Nel 1978 fu la volta del dissidente bulgaro Georgi Markov, pugnalato a una coscia con la punta avvelenata di un ombrello. Nel 2006 Litvinenko, la cui vedova ha raccontato ieri che nove settimane prima della morte del marito una partita di polonio sarebbe stata consegnata alla polizia segreta russa. Sarebbe. Un braccio di ferro logorante.

In settembre il leader separatista ceceno Akhmed Zakayev, che dal 2003 ha ottenuto asilo politico nel Regno Unito, è stato arrestato a Varsavia sulla base di un mandato d'arresto russo. «E' un terrorista». Per la Gran Bretagna un perseguitato.

Adesso l'avvelenamento Kalashnikov, che negli Anni 90 era stato collega di Alexandr Lebedev, il proprietario dell'Independent che ha denunciato pochi mesi fa un tentativo di avvelenamento da mercurio. Non sarà banale l'incontro tra Cameron e Medvedev.

Il professor Antony Dayan spiega che «il mercurio è un veleno inefficace per uccidere. Troppo lento. Ma è perfetto per farlo diventare pazzo. Paranoia e depressione sono sintomi molto frequenti». L'hanno poeticamente ribattezzata la sindrome del Cappellaio Matto, quello di Alice nel Paese delle Meraviglie, il compare dello stravagante coniglio fuori controllo che corre senza meta in un mondo che non c'è. 22-11-2010]

 

 

MORTE ALLA SPIA CHE TRADì - ERA IL LORO CAPO LA TALPA CHE TRADÌ ANNA CHAPMAN E LE ALTRE SPIE RUSSE RIVELANDO LA LORO IDENTITÀ AGLI AMERICANI - QUEL GRAN FIGLIO DI PUTIN (ANCHE LUI EX SPIA) FURIOSO COL COLONNELLO DOPPIOGIOCHISTA: “FARÀ UNA BRUTTA FINE” - SAREBBE GIÀ PARTITO DA MOSCA UN KILLER STILE RAMON MERCADER, L’UOMO CHE STALIN SPEDÌ IN MESSICO AD UCCIDERE TROTSKIJ…

Fabrizio Dragosei per il "Corriere della Sera"

 

Sarebbe stato il loro «controllore» di Mosca a tradire le dieci spie russe arrestate dagli americani a giugno e poi tornate a casa grazie a uno scambio. La notizia è stata pubblicata ieri dall'autorevole quotidiano Kommersant e ha suscitato un putiferio in Russia. Anche perché, contrariamente a quanto affermato fino ad ora, almeno uno dei dieci «illegali» aveva ottenuto informazioni molto importanti per la Russia. Tanto da meritarsi anni fa l'onorificenza di Eroe dell'Unione Sovietica.

 

Il «traditore» che avrebbe bruciato l'intera rete russa sarebbe un colonnello dell'Svr - l'agenzia per lo spionaggio estero (una volta era il primo direttorato del Kgb) - di cui è stato fornito solo il cognome, probabilmente fasullo, Shcherbakov. Era il responsabile degli «illegali americani» (agenti con false identità, senza copertura diplomatica).

Per la Russia è un colpo gravissimo, paragonabile a quello che fu inferto tra il 1992 e il 1995 dall'archivista Vasilij Mitrokhin che consegnò agli inglesi casse piene di documenti sull'attività del Kgb all'estero. E per gli americani una specie di vendetta dopo che negli anni Ottanta e fino al Duemila era stata Mosca a poter contare sulle soffiate di due importantissime talpe: Aldrich Ames, che alla Cia era responsabile dell'analisi delle operazioni sovietiche, e Robert Hanssen che all'Fbi aveva l'incarico di cercare le spie russe infiltrate.

 

A Mosca lo scoop del Kommersant ha riacceso la guerra tra i servizi e c'è chi ipotizza il ritorno a un unico grande centro, come ai tempi sovietici, con l'Svr assorbito dall'Fsb che invece si occupa oggi solo dello spionaggio interno.

 

Tra l'altro il colonnello Shcherbakov avrebbe una figlia che lavora negli Stati Uniti e un figlio nel servizio russo antidroga che sarebbe andato all'estero poco prima della fuga del colonnello. Shcherbakov avrebbe segnalato agli americani l'esistenza della rete clandestina già dieci anni fa. Alcuni degli illegali, come la famosa Anna Chapman che dopo aver posato per riviste maschili ora inizia una carriera da conduttrice televisiva, sarebbero stati innocui. Ma altri avrebbero invece ottenuto informazioni rilevanti.

Kommersant racconta la storia di Mikhail Vasenkov che già negli anni Sessanta sarebbe approdato in Spagna e poi in Cile come Juan Lazaro, iniziando con buon successo una carriera da fotografo. Dopo il 1980 in Perù conobbe il presidente Fernando Terry, col quale fu anche fotografato. Poi sposò la giornalista Vicky Peláez e con lei si trasferì negli Stati Uniti. Qui avrebbe stretto rapporti con personaggi della sinistra democratica, fornendo preziose informazioni al «bosco», come viene da sempre chiamato lo spionaggio estero che ha sede tra le betulle di Jasenevo, alla periferia di Mosca.

Già negli anni Ottanta un decreto segreto gli assegnò il titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Recentemente è stato nominato generale. Al momento del suo arresto sarebbe stato affrontato da Shcherbakov, appena arrivato negli Usa. Il colonnello gli avrebbe messo davanti i l suo dossier dell'Svr, costringendolo così ad ammettere di essere un agente russo. Poi, sempre secondo Kommersant, gli americani avrebbero cercato inutilmente di farlo parlare, rompendogli alcune costole e fratturandogli una gamba. Ma Vasenkov non ha ceduto.

A Mosca sarebbero stati particolarmente contenti anche di un altro agente, Christopher Metsos, passaporto canadese, che era stato fermato a Cipro su richiesta Usa. Rimesso in libertà su cauzione, ha fatto perdere le sue tracce. «Prova di vera professionalità», sarebbe stato il commento del «bosco».

Tutti gli agenti scoperti sono stati accolti a Mosca da Vladimir Putin (anche lui ex del Kgb) e premiati. In quanto al «traditore», lo stesso primo ministro ha detto che si deve aspettare «una brutta fine». Secondo una fonte del Cremlino citata da Kommersant, per il colonnello sarebbe già partito «un Mercader». E Ramon Mercader era il killer mandato da Stalin in Messico ad ammazzare con una piccozza il «traditore» Trotskij. [12-11-2010]

 

GIORNALISTA RUSSO IN COMA DOPO L'ATTACCO: FINALMENTE PRESSIONI (ANCHE INTERNE) PER UN'INDAGINE SERIA DA PARTE DEL CREMLINO
http://on.wsj.com/boM9i7

- Giornalisti e privati cittadini si sono radunati di fronte al quartier generale della polizia a Mosca per firmare una petizione che chiede maggior protezione per i giornalisti.

 

- 8 reporter sono stati uccisi e 40 feriti solo nel 2010. L'attacco di sabato a Oleg Kashin del quotidiano "Kommersant" ha spinto all'azione molti gruppi che operano nel campo dei media.

 

1 - LIFENEWS (RUSSIA)

IL VIDEO DEL PESTAGGIO DEL GIORNALISTA RUSSO ORA IN COMA
http://bit.ly/bEi87L

 

- Oleg Kashin, del quotidiano russo Kommersant, è stato ridotto in fin di vita. Sembrerebbe che l'aggressore lo stia picchiando con un mazzo di fiori che nsasconde una barra metallica. Dopo poco, i fiori cadono e rimane solo la barra metallica. Kashin era cosciente durante tutta la durata dell'attacco.

- Un altro giornalista picchiato ieri. Solo nel 2010, in Russia 8 reporter sono stati uccisi e 40 feriti (http://on.wsj.com/at3bRr )09-11-2010]

 

 

2 - THE GUARDIAN

MATERIALE PER BOMBE NUCLEARI IN VENDITA SUL MERCATO NERO GEORGIANO
http://bit.ly/cmKhgj

- Due armeni, un uomo d'affari e un fisico, hanno ammesso di aver contrabbandato uranio arricchito utilizzabile per una bomba atomica, e di averlo portato in Georgia a marzo a bordo di un treno.

- Questo è emerso da un processo segreto che si sta svolgendo in Georgia in questi mesi, ma i cui dettagli sono stati rivelati solo ieri.

- I 18 grammi di uranio sono stati trasportati in un portasigarette rivestito in piombo, per evitare che i detector al confine con la Russia rilevassero il materiale radiattivo. È la terza volta in 7 anni che l'uranio arricchito viene intercettato in Georgia.

11.10.10

 

THE NEW YORK TIMES

GORBACHOV CONTRO PUTIN: "BLOCCA LA DEMOCRAZIA"
http://nyti.ms/bSvnmy

- Da che lo aveva appoggiato, oggi l'ex presidente russo attacca lo zar Putin "Per lui la democrazia e le elezioni sono solo un intralcio"

31.10.10

 

2 - DALLA DUMA NUOVI DIVIETI PER LE MANIFESTAZIONI...
Da "La Stampa" - La camera del parlamento russo, la Duma, ha approvato una legge che limita ulteriormente le manifestazioni antigovernative. Il provvedimento vieta a chi sia stato condannato per aver organizzato manifestazioni non autorizzate di chiedere il permesso per lo svolgimento di una manifestazione, riferisce l'agenzia stampa Interfax.

La legge, approvata in una Duma dominata dal partito Russia Unita del primo ministro Vladimir Putin, rappresenta un ulteriore giro di vite nei confronti dell'opposizione. La settimana scorsa il governo ha concesso per la prima volta un permesso per una manifestazione di protesta a fine mese in una piazza di Mosca. È stato però imposto un limite massimo di 200 partecipanti. Gli organizzatori avevano chiesto il permesso per 1500 partecipanti, ma la domanda è stata respinta e bollata come una «provocazione».

Siccome ogni fine mese gli oppositori a Putin organizzano una manifestazione per la quale le autorità regolarmente negano l'autorizzazione mandando la polizia a disperderla, la legge di fatto proibisce ai dissidenti di organizzarne altre.

25-10-2010]

 

 

 

1 - IMBAVAGLIATE CONTRO PUTIN...
Stefano Ciavatta per "L'Espresso" - Per farsi un'idea, basta la pagina dedicata a settembre-ottobre. Sotto la foto c'è scritto: "Chi ha assassinato Anna Politkovskaja?" (Ekaterina Uljanova, 3° anno). Le studentesse della facoltà di giornalismo di Mosca reagiscono al calendario erotico dedicato a Putin da alcune colleghe, che ha suscitato scalpore nei giorni scorsi. Non ci stanno a farsi rappresentare dalla maliziosa devozione di quelle dodici immagini intitolate "Vladimir Vladimirovic, noi vi amiamo", e rispondono con un contro-calendario di ben altro tenore. Fotografati da Sasha Utkin, i loro ritratti portano infatti il titolo: "Vladimir Vladimirovic, noi abbiamo qualche domanda...". La più forte è quella sui mandanti dell'assassinio della giornalista, avvenuto quattro anni fa proprio nel giorno del compleanno di Putin.

"Abbiamo deciso di fare un calendario alternativo per il primo ministro" ha spiegato il fotografo Utkin. Niente più espliciti messaggi erotici rivolti al premier. I punti interrogativi riguardano la libertà d'espressione, le tangenti, il terrorismo, la sicurezza, gli omicidi, l'inflazione. Stavolta le giovani studentesse della facoltà di giornalismo di Mosca non esibiscono babydoll, tacchi e sguardi ammiccanti. Le sei ragazze, braccia incrociate e sguardo severo, indossano maglie e cappotti scuri. Unica concessione al colore, lo scotch giallo che chiude le bocche alludendo alla censura dell'informazione in Russia.

Quello di Utkin è un calendario di protesta, con un sarcastico punto interrogativo per ogni mese. Gennaio-Febbraio: "Quando sarà scarcerato Khodorkovskij? (firmato Margarita Zhuravljova, studentessa del 3° anno). Marzo - Aprile: "Ma le strade?" (firmato Elizaveta Menshikova, 3° anno). Maggio- Giugno: "Come influirà l'inflazione sulle bustarelle?" (firmato Svetlana Mukhina, 4° anno). Luglio-Agosto: "Si è liberi di manifestare sempre e dappertutto?" (firmato Maria Tsitsjurskaja, 3° anno). Settembre-Ottobre: "Chi ha assassinato Anna Politkovskaja?" (Ekaterina Uljanova, 3° anno). Novembre-Dicembre: "Quando scoppierà il prossimo atto terroristico?" (firmato Tatjana Kartashova, 3° anno).

Il calendario non è stato messo in vendita, ma è disponibile sul sito di Sasha Utkin. Mentre quello erotico pubblicato da Vladimir Tabak lo si può già trovare sui banchi della catena Auchan, non lontano dai quaderni scolastici, al prezzo di 260 rubli (6,5 euro). Difficilmente le bocche 'cucite' immortalate da Utkin e le domande che sollevano (tra cui quella sulla sorte di Mikhail Khodorkovsky, l'ex proprietario della compagnia petrolifera Yukos in carcere da sette anni) finiranno al supermarket.

30.10.10

 


UN PROTÉGÉ DI PUTIN DIVENTA SINDACO DI MOSCA
http://bit.ly/aDmMYW

- Dopo la cacciata di Yuri Luzkhov il mese scorso, ha giurato ieri Sergei Sobyanin, un tecnocrate che ama mantenere un basso profilo. Era il capo di gabinetto del Cremlino dal 2005 (anno in cui si è trasferito a Mosca dalla Siberia, dove ha vissuto tutta la sua vita).

 

LA RUSSIA INTRAPRENDE UN VASTO PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE
http://bit.ly/b2caPw

- Il governo ha approvato un piano che dovrebbe garantire 42 miliardi € in 5 anni.

- La lista delle cessioni comprende la petrolifera Rosneft (il 15% delle azioni); la banca a partecipazione pubblica Sberbank e la banca controllata dallo stato VTB (seconda nel paese per gli utili); le ferrovie della RJD (25% del capitale).

23-10-10

 

 I RUSSI RASTRELLANO IN SILENZIO AZIONI DI FACEBOOK...
Enrico Franceschini per "la Repubblica" - Chi vuole comprare un pezzetto di Facebook? Fino ad ora questa domanda era impossibile, perché il sito di social network più diffuso e più famoso del mondo è quasi completante in mano a privati che non hanno, per il momento almeno, intenzione di quotarlo in Borsa. Ma nel corso dell´ultimo anno una società che opera siti e domini internet in Russia ha discretamente cominciato a rilevare azioni di Facebook trai dipendenti e dirigenti della compagnia. Mail.ru, in precedenza nota come Digital Sky Technology, avrebbe cominciato comprando il 2 per cento di Facebook per 200 milioni di dollari un anno fa, dunque dando al social network un valore potenziale di mercato di 10 miliardi di dollari, e da allora avrebbe incrementato la sua quota sino a raggiungere il 10 per cento.

 

In questi giorni, Mail.ru emetterà azioni alla Borsa di Londra per una sua sussidiaria, anch´essa denominata Mail.ru, che include la maggior parte dei bene della società in Russia ma anche una parte, all´incirca un quarto, del suo 10 per cento di Facebook. Fino a non molto tempo fa semisconosciuta al di fuori della Russia, Mail.ru è diventata un investitore attento ed attivo a Silicon Valley.

Il suo maggior proprietario è Alisher Usmanov, uno dei nuovi imprenditori più ricchi di Russia, che a Londra si è già fatto una discreta pubblicità diventando il secondo maggiore azionista dell´Arsenal, una delle top squadre di calcio della capitale. Mail.ru ha assoldato Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley per preparare lo sbarco nella City. Che coincide, chissà se è un caso, con l´uscita nei cinema di Londra dell´atteso film sui fondatori di Faccebook. Un po´ di pubblicità in più, se mai ce ne fosse stato bisogno, per la sua messa in vendita di azioni.

20.10.10

 

- LA "MISSIONE DI STATO" DI BERLUSCONI IN RUSSIA? CONVINCERE PUTIN A FAR ENTRARE I PIù FIDATI SOCI RUSSI IN MEDIASET AL POSTO DEI SOCI AMERICANI (HANNO IN MANO L’8% DI MEDIASET) - IN CAMPO non è solo Gazprom-Media (prossimo sponsor del milan?), C’è anche il miliardario Gleb Fetisov. ma soprattutto angelo Codignoni, molto vicino alla holding russa Mediagroup nazionale

Marta Allevato per Lettera43

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di approfittare del viaggio-lampo in Russia per valutare di persona le manifestazioni di interesse da parte di alcune società di media per entrare nel capitale delle sue televisioni.

Secondo indiscrezioni raccolte da Lettera 43 il Cavaliere, che attraverso Fininvest controlla il 38,6% di Mediaset, nelle scorse settimane ha fatto trapelare ai propri collaboratori che non disdegnerebbe di ridurre la quota.

«Sono pronto a scendere anche fino al 20%», avrebbe confidato ai suoi. Gli investimenti sul digitale, la non floridissima situazione della partecipata Endemol, la sempre più decisa concorrenza di Sky, lo avrebbero consigliato di fare cassa per attrezzarsi a reggere le prossime sfide.

Le stesse voci, che com'è ovvio non trovano conferma ufficiale e la società smentisce, parlano dunque di una possibile trattativa per un ingresso soft dei russi, con una quota ridotta, che all'inizio si potrà aggirare intorno al 5%. Si tratta delle stesse partecipazioni che oggi sono in mano agli azionisti americani Mackenzie Cundill Investment Management Ltd (3,44%), Blackrock Inc. (2,28%) e Fmr Llc (2%) e che Berlusconi sta pensando di sostituire con i più fidati soci russi.

Ma quali sono i gruppi moscoviti interessati a entrare in Mediaset? Il primo è il gigante Gazprom. Tra le tante controllate, il colosso statale dell'energia russa ha anche Gazprom-Media: circa 900 milioni di euro di fatturato e attività che spaziano dalle tivù alle radio, passando per la stampa periodica e internet, fino alla raccolta pubblicitaria.

Si tratta della più grande holding nel campo dei media russi. Nel 2001, Gazprom-Media ha acquistato Ntv, strappandola a Vladimir Gusinsky, l'oligarca a capo del gruppo Media Most, e stravolgendone la linea editoriale a quei tempi critica con il governo.

Legare, anche se in modo marginale, le sorti di Mediaset a quelle del Cremlino sembra però a molti analisti troppo rischioso. Così, ipotizza il quotidiano italiano Corriere della Sera, si pensa che gli accordi con Gazprom siano più praticabili in altri settori. Per esempio il calcio. E dunque il Milan.

Secondo le ipotesi pubblicate dal sito finanziario russo Bfm.ru, non è solo Gazprom-Media a essere interessata a investimenti esteri nel mediabusiness. C'è anche il miliardario Gleb Fetisov. Comproprietario della compagnia Altimo (Alfa Telecom International Mobile), controllata di Alfa Group di Michail Fridman, già entrata nel mercato italiano con l'acquisto di Wind (Link), Fetisov è anche il numero uno del gruppo finanziario Moi Bank che a giugno ha già tentato di assumere il controllo del giornale francese Le Monde.

Ma è solo seguendo un nome quasi dimenticato dalla cronaca italiana che si arriva al terzo dei possibili soci russi di Mediaset: Angelo Codignoni. Ex presidente di Eurosport, ex direttore generale della berlusconiana La Cinq ed ex segretario generale di Forza Italia, oggi Codignoni è molto vicino alla holding russa Mediagroup nazionale, o Nmg.

A capo della Nmg, nata nel 2008, c'è Jurij Kovalcuk, comproprietario della banca Rossija e legato a Vladimir Putin. Dietro la holding, oltre alla banca Rossija, compaiono la società siderurgica Severstal, la compagnia petrolifera Surgutneftegaz e le assicurazioni Sogaz.
Il gruppo detiene asset di alcuni segmenti chiave del mercato dei media in Russia come le emittenti Ren Tv e Peterburg - Pjatyj Kanal (Pietroburgo - Canale 5) oltre al quotidiano nazionale Izvestja.

Sul sito del gruppo si legge che tra gli obiettivi dei fondatori vi è la «necessità di affrontare alcune problematiche cruciali per la società, compresa la promozione dei valori culturali».
Per questo è stato istituito un Public Council all'interno del Nmg, di cui fanno parte diversi esponenti del mondo della cultura e del business come il regista Andron Konchalovskij, il pianista Denis Macuev e Angelo Codignoni appunto, in qualità di esperto d'affari esteri.

A capo di questo Public Council, la giovane ex campionessa di ginnastica artistica Alina Kabaeva, vicepresidente del Comitato per gli affari della gioventù alla Duma. Nonché intima amica del presidente Putin. 10-10-2010]

 

 

- SARDEGNA, IL MAGNATE RUSSO DI ARZACHENA...
Piccoli brividi ad Arzachena, in Gallura. Quale onorificenza attribuire al magnate russo dell'acciaio Alisher Usmanov, proprietario di Metalloinvest, azionista di Gazprom e anche dell'Arsenal a Londra? La presidenza dell'Arzachena calcio? O la cittadinanza onoraria, come avvenuto con Karim Aga Khan?

 

La seconda soluzione l'ha proposta un assessore al sindaco Paolo Filigheddu, che non riesce a decidere, angustiato dalla sua giunta traballante. Usmanov, che in Costa Smeralda possiede Villa Capaccia a Romazzino e Sa Pedra al Pevero, e d'estate affitta altre ville per gli amici, è un benefattore della comunità. Ha donato 100 mila euro alla polisportiva di Arzachena per il settore calcistico; in passato aveva regalato un'ambulanza. Ma il potente amico di Putin avrebbe un paio di pratiche edilizie in sospeso, allargamenti nelle sue proprietà. E, si sa, cortesia chiama cortesia. E. A.

01.10,10

 

 

DRUSSIA: PER LUZHKOV POSSIBILE ESILIO DORATO IN TIROLO...
(Adnkronos/Dpa)
- Licenziato ieri dal presidente Dmitri Medvedev, il sindaco di Mosca Yuri Luzhkov potrebbe scegliere l'esilio dorato di Kitzbuehel, localita' turistica del Tirolo, nel caso venisse incriminato per corruzione. Nella zona, ricordano i media russi e austriaci, la moglie miliardaria del sindaco, Yelena Baturina, possiede una villa, un hotel di lusso e un capo da golf. Imprenditrice nel mattone, la Baturina e' sospettata di avere approfittato del potere lungo 18 anni del marito nella capitale moscovita.

Stando al 'Kurier', la moglie di Luzhkov ama trascorrere lunghi periodi di relax sulle Alpi dove non viene riconosciuta. "Non attirano l'attenzione e non li si nota", ha confermato un portavoce dell'amministrazione di Kitzbuehel, Felix Obermoser, sottolineando che non sapeva del 74mo compleanno festeggiato da Lushkov la settimana scorsa in citta' e di averlo appreso dai media. Un amico personale del sindaco, Gosef Kobzon, ha escluso che Lushkov possa trasferirsi in Austria anche nel caso venisse incriminato: "andrebbe da un'altra parte", ha detto.

01.10.10

 

RUSSIA: GOVERNO LICENZIA 100.000 DIPENDENTI PUBBLICI PER RISPARMIARE...
(Adnkronos/Dpa) - Il governo russo ha deciso il licenziamento di 100.000 dipendenti pubblici entro il 2013 per risparmiare complessivamente 43 miliardi di rubli (1,1 miliardi di euro). L'enorma quantita' di pubblici impiegati "blocca la necessaria modernizzazione" del paese, ha detto il presidente russo Dmitri Medvedev nel corso di un incontro con il ministro delle Finanze Alexej Kudrin, stando all'agenzia Interfax.

 

Vari osservatori rilevano che la grande massa di impiegati pubblici in Russia costituisce una delle piu' importanti basi di potere del premier russo, e rivale interno di Medvedev, Vladimir Putin. Per questo molti in Russia vedono nei licenziamenti di massa un tentativo di Medvedev di rafforzare il suo influsso prima delle presidenziali del 2012. Secondo il ministro Kudrin, dal 2006 il numero di dipendenti pubblici e' aumentato di 130.000 unita'. L'apparato statale, ha detto, e' "gonfiato e in genere poco efficiente". In totale 510.000 persone lavorano per lo Stato e l'apparato giudiziario, a cui si aggiungono 420.000 posti di lavoro nella polizia.

29.09.10

 

- METÀ DEL PIL RUSSO FINISCE IN TANGENTI
Da Libero - Metà del Pil russo se ne va in tangenti. Lo sostiene l'Associazione degli avvocati per i diritti umani, che ha realizzato un rapporto utilizzando le 6.589 denunce ricevute in poco più di un anno. Sulla base delle statistiche ufficiali e le testimonianze raccolte tra il 2 luglio 2009 e il 30 luglio scorso, l'indagine ha concluso che «il mercato della corruzione rappresenta il 50% del Pil» e che il valore medio di una visiatka (tangente) è raddoppiato dall'inizio dell'anno sino a 44 mila rubli (1.500 euro).

Che la metà del pil russo finisse nella tasche dei funzionari corrotti era già emerso da un'indagine del 2005: ciò significa che in questo lasso di tempo non è cambiato nulla, nonostante la proclamata volontà dei vertici del potere di combattere un fenomeno che sembra ormai endemico e che relega il Paese al 146esimo posto tra i 180 Paesi presi in esame dalla classifica sulla corruzione elaborata da Transparency International (nella stessa classifica l'Italia si trova al 63° posto).

 

In base all'ultimo rapporto dell'associazione degli avvocati per i diritti umani, tutto ha un prezzo «di mercato». Esiste un vero e proprio tariffario: un posto di assistente procuratore in una procura distrettuale ad esempio costa circa 8.000 euro, un posto nella polizia stradale, che consente di «arrotondare» meglio lo stipendio (4.000 euro al mese di extra), almeno 40 mila euro. I responsabili dei dipartimenti di polizia intascano oltre 15 mila euro al mese per proteggere il business criminale, i procuratori 8 mila.

Perfino i giudici sono corruttibili. Una sentenza a favore si compra con 26 mila euro se si tratta di un procedimento penale, ma per una pratica civile bastano 800 euro. «I lavori più prestigiosi sono quelli dove la corruzione è stabile», sottolinea il rapporto.

 

 

[18-08-2010]

 

 

GAS: BIELORUSSIA S'IMPEGNA A PAGARE DEBITI CON MOSCA
(AGI/AGFP) -
"La Bielorussia ha deciso di pagare i debiti con la Russia entro due settimane", ha dichiarato il vice primo ministro Vladimir Semashko aggiungendo che la Russia dovrebbe pagare, a sua volta, a Minsk 217 milioni di dollari per il transito di gas (sul territorio bielorusso) verso l'Europa. 28.06.10

 

 - SEQUESTRATE 100 MILA COPIE DI UN LIBRO ANTI PUTIN...
Da "La Stampa" - La polizia russa ha sequestrato 100 mila copie di un libro particolarmente critico nei confronti del primo ministro Vladimir Putin, scritto da due esponenti dell'opposizione extraparlamentare, Boris Nemtsov (noto in Italia per «Inafferrabile Russia» e «Disastro Putin», Spirali Edizioni) e Vladimir Milov. La pubblicazione doveva essere distribuita a San Pietroburgo, in occasione del Forum economico internazionale che si è aperto ieri. Secondo gli attivisti che lavorano con Nemtsov, le ragioni del sequestro «non sono chiare». La polizia parla di «infrazione alle regole sul traffico» e di «possibile violazione della legge sull'attività imprenditoriale».

[18-06-2010]

 

Come mai LA FAMIGLIA LUCCHINI VENDE L’ULTIMO 20% ALLA SEVERSTAL DI MORDASHOV CON UN FORTissimo SCONTO? – GIUSEPPE LUCCHINI SCRIVE AI DIPENDENTI TUTTA LA SUA AMAREZZA E DICE DI ESSERE STATO COSTRETTO DI FATTO – I QUOTIDIANI SEMINANO DUBBI: FORSE il diritto di "put", cioe’ a vendere, alA SOCIETÀ CIPRIOTA DI MORDASHOV NON ERA COSÌ “FORTE”?...

1- L'ACCIAO, LO SCONTO, CIPRO E L'AMAREZZA...
Bankomat
per Dagospia

Come mai la famiglia Lucchini vende la sua residua partecipazione del 20 per cento nello storico gruppo siderurgico del Cavalier Lucchini alla Severstal del miliardario russo Mordashov? E lo fa con uno sconto di quasi la metà? Perche' il figlio Giuseppe Lucchini si sente in dovere di scrivere ai dipendenti e dire che lo fa con amarezza perche' di fatto costretto? L'opzione put era esercitabile ad aprile; dicono gli articoli di stampa, e dicono che e' stato raggiunto un accordo transattivo al ribasso perche' il diritto di "put", cioe' a vendere, viene esercitato prima.

 

Ma perche' sbrigarsi ad esercitarla ora che siamo poi solo a marzo? Decine di milioni di sconto per solo un mese? Insinua la stampa che l'opzione put era debole anche perche' non proprio verso Mordashov ma verso una non meglio precisata societa' di Cipro ma sempre facente capo a Mordashov. Ma se era sempre del tycoon putiniano Mordashov la societa' di Cipro, ed era cosi' dagli accordi del 2005 che i Lucchini avevano firmato, che cosa e' davvero cambiato?

 

Avevano forse firmato malamente gli accordi del 2005? Oppure allora la societa' di Cipro gli era sembrata un'ottima controparte per garantire una put option da circa 150 milioni? Probabilmente la put option era tale ma non "assoluta", nel senso che forse era incrociata, come spesso accade in casi simili, con una c.d. "call option" di Mordashov, che doveva poter disporre della quota Lucchini in caso di averne bisogno per rivendere il tutto a terzi.

 

Cessione a terzi che pare in effetti succedera' molto presto. Lo stesso Lucchini lo dichiara ai dipendenti, come uno dei motivi di pressione cui ha dovuto soggiacere. Ma allora perche' vendere a fortissimo sconto?
Ma se uno deve fare un piacere ad un altro, o cedere ad una sua forte richiesta, non gli fa anche lo sconto; caso mai ottiene un premio.

E se la finanziaria di Cipro che compra a quasi la meta' oggi il 20% dai Lucchini fra un mese rivende a ben meglio ed a dei terzi chi intasca le plusvalenze? E l'amarezza di Giuseppe è per aver venduto definitivamente l'azienda di famiglia, o per non poter partecipare alla festa finale in quel di Cipro?

E infine perche' dare notizia di questa strana storia oggi? A questa sola domanda abbiamo una possibile risposta: ieri i giornali parlavano della presentazione del libro del vecchio patriarca, il Presidente Onorario Lucchini Luigi, di fronte agli amici di una vita del non meno giovanile capitalismo all'italiana, con interventi di Bazoli e Romiti. Le notizie amare e misteriose sono state riservate pudicamente al giorno dopo.


2- I LUCCHINI DIVORZIANO DA MORDASHOV MA È SUBITO POLEMICA...
S.N. per "La Stampa"...

 

Severstal ha acquistato dalla famiglia Lucchini la quota residua del 20,2% nella Lucchini non ancora in suo possesso salendo così al 100% del gruppo dell'acciaio. Il gruppo russo non ha precisato i dettagli economici della transazione.

Secondo quanto filtra da fonti finanziarie, però, l'acquisto della quota del 20,2% di Lucchini ancora in mano alla famiglia bresciana sarebbe stato realizzato a un prezzo tra i 90 e i 100 milioni di euro. Decisamente meno rispetto ai 160 milioni di euro che cinque anni fa era stata valutata l'opzione di vendita in mano ai fratelli Gabriella, Silvana e Giuseppe Lucchini.

La mossa sarebbe stata decisa dalla holding di Cherepovets nell'ottica di garantirsi la massima flessibilità sulle decisioni relative al futuro della controllata in Europa, la Lucchini, dopo che poche settimane fa ha annunciato di valutarne anche una possibile cessione.

Il gruppo controllato dall'oligarca Alexei Mordashov ha assegnato un incarico a Deutsche Bank su Lucchini, puntando secondo le indiscrezioni già circolate, a scendere sotto il 50%, in modo da deconsolidarne i debiti per 800 milioni e le perdite attese sino al 2012, quando la società smetterà di bruciare cassa.

L'accordo fra i Lucchini e Mordashov è stato comunque travagliato e lascia non pochi strascichi. «Ero a buon punto nella creazione di un solido gruppo di investitori, quando purtroppo mi sono trovato di fronte a una posizione dell'azionista di maggioranza che, volendo dismettere la sua partecipazione in tempi strettissimi, non mi ha permesso di proseguire nella ricerca di una soluzione nell'interesse primario dell'azienda».

Giuseppe Lucchini, esprime la sua «amarezza» per l'esito della vicenda. Dopo aver ricordato che la cessione ai russi dell'80% della società era servito a far superare all'azienda una paurosa crisi di liquidità, Lucchini sottolinea che l'operazione diede risultati positivi nei successivi quattro anni.

Nel 2009 si presentò, però, «il peggiore anno mai vissuto dall'economia mondiale post bellica» e Severstal ha deciso di ritirarsi. «Mi sono impegnato a cercare una soluzione che desse una solida prospettiva al gruppo e ho coltivato numerosi contatti con il mondo finanziario, bancario e imprenditoriale».

L'azionista di maggioranza, però, avrebbe stoppato l'operazione. «In pratica - sostiene Giuseppe Lucchini - sono stato messo in condizione di dover accettare l'uscita dall'azionariato della Lucchini, peraltro a condizioni peggiori rispetto a quelle previste dai patti stipulati a suo tempo».


3- LUCCHINI: BAZOLI, UNA DELLE ESPRESSIONI MIGLIORI DEL MONDO CIVILE, PRESENTATO LIBRO SULL'EX PRESIDENTE DELLA CONFINDUSTRIA
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Mi preme sottolineare un aspetto che mi riguarda personalmente: la capacita' di Luigi Lucchini di stimare gli avversari. Cosi' fu per me. I primi contatti furono uno scontro, da cui e' nata un'amicizia". Giovanni Bazoli, presidente del CdS di Intesa SanPaolo e' intervenuto alla presentazione del libro di Roberto Chiarini "Falco e colomba.

Luigi Lucchini si racconta", testimoniando la sua amicizia con l'industriale bresciano. In una sala gremita dove erano presenti anche il figlio dell'imprenditore bresciano, Giuseppe Lucchini, Cesare Romiti, il presidente delle Fs Innocenzo Cipolletta, il presidente di Rcs Piergaetano Marchetti e l'a.d. Antonello Perricone, Bazoli ha ricordato che l'amicizia con Luigi Lucchini, che ha oggi 91 anni, nacque dallo scontro sul caso Wuhrer dove Bazoli patrocinava la famiglia omonima nella scalata di Lucchini alla societa' che produce birra. Bazoli e Lucchini si trovarono poi faccia a faccia nell'accordo tra Intesa e Comit di cui Lucchini era presidente.

"Lucchini - ha aggiunto il banchiere bresciano - e' una delle espressioni migliori del mondo bresciano ma anche del mondo civile". Cesare Romiti nella sua testimonianza ha ricordato che l'ex presidente della Confindustria era stato l'unico ad esprimergli sostegno "privato e pubblico" quando il manager si trovo' solo alla guida della Fiat in un momento di forti tensioni politiche: "Siamo rimasti amici, in simbiosi di pensiero".

[05-03-2010] 

LA BELLA POLITICA: I SOLDI DI FRANCIA E GERMANIA PER FAR VINCERE ELTSIN - ESCONO IN RUSSIA LE MEMORIE DELL’EX PREMIER KASIANOV: BORIS DISSE A CHIRAC E KOHL: “DATEMI 5 MLD $ PER PAGARE GLI STIPENDI O TORNANO I COMUNISTI” – E DA UN MISERO 2% NEI SONDAGGI, L’UBRIACONE DEL CREMLINO VINSE A MANI BASSE…

Giulietto Chiesa per "La Stampa"

Stanno per uscire, in Russia, le memorie di un signore che, nella vulgata popolare (e non soltanto), era chiamato «Mister 2%» in ricordo della percentuale che, come primo ministro di Russia (maggio 2000-febbraio 2004), sembra percepisse in occasione di ogni affare di Stato.

Trattasi di Mikhail Kasianov, tornato recentemente alla ribalta, nel 2006, come potenziale antagonista di Vladimir Putin.
Ma sconfitto, insieme a
Garry Kasparov prima ancora di avere potuto partecipare a elezioni da cui fu escluso senza complimenti dalle sagaci mosse del Cremlino.

I giornalisti russi, immemori del meno recente passato, sono partiti alla caccia di sensazioni, intervistando gli autori (il libro è scritto a quattro mani, assieme a Evghenij Kiseliov, giornalista principe dell'epoca) circa i rapporti tra Kasianov e Putin, che lo promosse premier e poi lo cacciò in malo modo.

In realtà il libro sembra meritare più attenzione nelle sue pagine che si potrebbero definire «storiche», tanto appaiono ormai lontane ai russi. Riguardano infatti il 1996, quando Boris Eltsin «doveva» a tutti i costi essere rieletto presidente della Russia, altrimenti - si temeva - sarebbero tornati i comunisti.

Il problema era - racconta Kasianov - che Eltsin, nei sondaggi, «arrivava a stento al 2%». Lui stesso, allora - è sempre Kasianov che racconta - «si rivolse personalmente in cerca di aiuto a due leader occidentali»: al presidente Jacques Chirac e al cancelliere Helmut Kohl.

Datemi soldi in emergenza, disse, perché se non pago le pensioni e gli stipendi ai militari entro il Primo Maggio, come ho promesso, qui può succedere di tutto. E Kasianov, che allora era vice ministro delle Finanze, fu mandato in missione segretissima a Parigi, per contrattare le modalità del «prestito». Che non si capisce se fu esattamente tale o se fu proprio un regalo, per «evitare il ritorno dei comunisti in Russia».

Quanto diedero Chirac e Kohl a Boris Eltsin, sottobanco, per fargli vincere le elezioni? Kasianov si scusa con l'intervistatore: «Cerchi di capire, sono passati tredici anni». Ma poi la memoria gli torna, nonostante gli anni: «Ci si mise d'accordo per una cifra all'incirca di 3-5 miliardi di dollari». E ripartiti come, se lo ricorda, signor Kasianov? «A occhio e croce direi che la Germania diede tre miliardi e mezzo e la Francia un miliardo e mezzo».

Quando, se, e da chi, e in che modo, quel debito fu ripagato dalla Russia non viene rivelato, ma sappiamo che furono i francesi e i tedeschi, senza saperlo, non i russi - che lo sanno solo adesso - a mantenere al potere Boris Eltsin.

Così il primo presidente democratico della Russia democratica, poté mantenere la promessa di pagare entro il Primo Maggio, salari e stipendi dei dipendenti pubblici russi che erano rimasti senza un kopeko da diversi mesi. E porre le basi per una rielezione truffaldina che fu poi celebrata da tutti i media occidentali come il segno che la Russia era uscita finalmente dai secoli bui ed entrata nell'Occidente a vele spiegate.

Kasianov - che racconta di essere stato a Parigi, in assoluta segretezza, per alcune settimane, senza nemmeno un interprete che lo aiutasse a tradurre i documenti - fu poi premiato personalmente da un Putin che lo aveva avuto in eredità, tutto compreso, dalla famiglia Eltsin -, e divenne premier di Russia nel maggio del 2000. Per restarvi fino al 2004, quando i servizi segreti russi consegnarono - pare - a Putin le registrazioni di una sua conversazione con Boris Nemtsov, allora governatore di Nizhnij Novgorod, e potente uomo degli oligarchi, che faceva presagire una manovra per togliere la poltrona allo stesso Putin e farci sedere sopra, temporaneamente, lo stesso Kasianov.

Un complottino dentro un complotto, si direbbe, che Kasianov, con una punta di orgoglio, nemmeno sconfessa. Si limita a dire che, quando Putin lo licenziò, non ne disse i motivi.

Ma le sue «giovani memorie» (Kasianov ha soltanto 52 anni) ci hanno comunque restituito un pezzo di storia della Russia contemporanea che noi, quando eravamo corrispondenti per La Stampa da Mosca, potemmo soltanto in parte intravedere. E di questo dovremmo essergli grati.

 
[01-10-2009]

 

 

 

PUTIN, NASCITA E ASCESA DI UNO ZAR GRIFFATO KGB – GLI ATTENTATI ATTRIBUITI AI CECENI CHE SPIANARONO LA VIA DEL CREMLINO A VLADIMIR? C’È PUZZA DI SERVIZI SEGRETI RUSSI – MA L’INCHIESTA DI “GQ” NON DEVE ESSERE LETTA DAI RUSSI (ORDINE DELL'EDITORE CONDÈ NAST) – MA PER FORTUNA C’È INTERNET (SU GAWKER.COM È TRADOTTO)…

A. S. per "Il Sole 24 Ore" -

Dieci anni fa, al tramonto dell'era Eltsin, nel giro di 12 giorni di settembre, quattro terribili attentati scossero la Russia: quattro bombe in edifici residenziali. Buynaksk, nel Daghestan: 64 morti. Mosca: più di 200 morti. Volgodonsk: 17 morti. La responsabilità venne attribuita al terrorismo ceceno, il primo ministro Vladimir Putin trasformò l'emergenza nazionale in guerra, e la guerra in Cecenia gli spianò la strada verso il Cremlino.

L'idea della presenza dei servizi segreti dietro quegli attentati non è nuova: l'esplosivo trovato tra le macerie risaliva all'Fsb, l'erede del Kgb sovietico. Scott Anderson, giornalista investigativo americano, ha rilanciato l'ipotesi di una cospirazione in un articolo pubblicato nel numero di settembre di GQ, il maschile di Condè Nast. Si intitola "Vladimir Putin: l'oscura ascesa al potere".

Una ricerca della verità destinata a pochi: quell'articolo non deve apparire in Russia, ha stabilito l'editore americano, non deve essere mostrato a giornalisti o funzionari russi, non è stato pubblicato sul sito web della rivista. Da Mosca, il direttore dell'edizione russa di GQ smentisce ogni forma di censura, e aggiunge che in ogni caso l'articolo non contiene nulla di sensazionale per i lettori russi. Che possono comunque verificare da sé: l'articolo è presto apparso in russo su internet (sul blog http: gawker.com) grazie a una schiera di traduttori. Rimasti anonimi.

 
[09-09-2009]

 

 

MISTERI RUSSI - perché sequestrare un banalissimo cargo carico di legname per un milione di euro? PERCHé SOTTOMARINI E vedette della marina russa erano stati sguinzagliati su ordine dI Medvedev alla ricerca del cargo? – UN CARICO DI ARMI nucleari DIRETTA A CHI?…

Anna Zafesova per La Stampa

Li hanno cercati disperatamente i sottomarini nucleari russi, i radar di mezzo mondo e l'Interpol. Ma quando li hanno trovati è sembrato che non si fossero mai persi. I 15 uomini dell'equipaggio del cargo russo Arctic Sea sono stati «messi in salvo» - non si sa ancora bene da quale pericolo - ieri, nell'Atlantico, a largo di Capo Verde, parecchio fuori mano rispetto alla destinazione iniziale in Algeria.

«Sono vivi, sani e non sono mai stati in mano a nessun gruppo armato», ha comunicato il ministro della Difesa russo Anatoly Serduykov, aggiungendo che i marinai della nave - di proprietà finlandese e registrata a Malta - sono stati trasferiti su una nave militare russa e sono «sotto interrogatorio».

Un'accoglienza piuttosto fredda rispetto a quanto ci si aspettava quando sottomarini e vedette della marina russa erano stati sguinzagliati su ordine del presidente Medvedev alla ricerca del cargo, mentre familiari disperati chiedevano l'intervento internazionale per salvare i loro cari.

L'Arctic Sea era salpata dalla Finlandia, per segnalare il 24 luglio di essere stato assaltata da «uomini mascherati» che si erano presentati come polizia antidroga svedese e avrebbero «picchiato, legato e bendato» l'equipaggio, salvo poi abbandonare la nave.

La quale però ha smesso di dare segnali di vita, salvo sporadiche comunicazioni tecniche durante l'attraversamento dello stretto del Dover, senza segnalare però nessuna emergenza. Avvistata al largo della Francia, è poi definitivamente sparita nel nulla, disattivando apparentemente anche il sistema di segnalazioni automatiche.

Un giallo inspiegabile che cominciava ad appassionare mezzo mondo. L'Arctic Sea poteva essere stata rapita? Fonti della polizia finlandese avevano parlato negli ultimi giorni di un riscatto chiesto da ignoti di circa 1,5 milioni di dollari.

A parte che sarebbe il primo caso di pirateria nelle acque svedesi dal ‘500, perché sequestrare un banalissimo cargo carico di legname per un milione di euro? A Mosca erano circolate ipotesi inquietanti: Mikhail Voitenko, editor del bollettino marittimo Sovfrakht, ha parlato di un «carico segreto di cui non sappiamo nulla».

Droga o qualcosa di simile? Peggio, «qualcosa di molto più costoso e pericoloso», secondo l'esperto, che sottolinea come il cargo avesse fatto una sosta «per riparazioni» nell'enclave russa di Kaliningrad, durante la quale avrebbe potuto caricare a bordo qualunque cosa senza farlo risultare ai controllo fatti in precedenza dai finlandesi.

A questo punto qualcuno non escludeva carichi militari o addirittura nucleari, mentre altri esperti come David Osler di Lloyds ipotizzavano più banalmente una disputa commerciale tra russi. Ma resta anche il fatto insolito della mobilitazione della marina russa su ordine del Cremlino: operazione costosissima oltre che abbastanza poco tradizionale per Mosca, tant'è vero che molti media russi hanno lodato la svolta di Medvedev nel decidersi finalmente di correre in aiuto ai connazionali nei guai lontano da casa.

 
[18-08-2009]

 

 

 

PROVE TECNICHE DI GUERRA FREDDA – IL PENTAGONO SCOPRE DUE SOTTOMARINI RUSSI INTENTI A SPIARE A LARGO DELLE COSTE ATLANTICHE – “NORMALE ESERCITAZIONE” PER MOSCA, MA NON CAPITAVA DA ALMENO 15 ANNI, PERDIPIÙ SENZA PREAVVISO…

Francesco Semprini per "La Stampa"

 

Hanno pattugliato in gran silenzio le coste atlantiche degli Stati Uniti da Nord a Sud per diversi giorni prima di scomparire dai radar americani. Due sommergibili russi classe Akula sono stati inviati da Mosca al largo della East Coast americana nell'ambito di un'operazione definita di «normale esercitazione», ma che ha riportato indietro la memoria ai tempi della Guerra Fredda. Secondo il dipartimento della Difesa americano i due sottomarini non sono mai entrati nelle acque statunitensi il cui confine si spinge a circa 19 chilometri al largo della costa, e per questo non hanno provocato reazioni da parte del Pentagono.

L'operazione è durata diversi giorni durante i quali le due unità della marina russa sono state intercettate a circa 300 chilometri dalle coste grazie a informazioni di intelligence. Uno dei due è rimasto al largo sino al pomeriggio di martedì per poi fare rotta a nord-est, forse verso il Baltico. L'altro invece sembra si sia diretto verso l'isola di Cuba. La vicenda ha sollevato qualche preoccupazione da parte del Pentagono, non solo perché l'operazione non è stata preceduta dal preavviso di Mosca come accade spesso in questi casi. Ma perché un'esercitazione di sottomarini nucleari a ridosso degli Usa non avveniva da almeno quindici anni. Ciò riporta alla mente le grandi manovre della Guerra Fredda quando Unione Sovietica e Stati Uniti inviavano regolarmente sommergibili a ridosso delle rispettive coste con l'obiettivo di rubare segreti militari o monitorare i movimenti delle flotte navali dell'avversario.

I sottomarini classe Akula sono il corrispettivo delle unità americane della classe Los Angeles, unità di medie dimensioni non in grado di lanciare missili nucleari intercontinentali. Nonostante questo però la manovra sottolinea l'atteggiamento più aggressivo assunto dalle Forze armate russe, che coincide con il negoziato in corso sul controverso progetto dello scudo spaziale in Est Europa. L'episodio avviene a un anno e mezzo di distanza dall'incidente del febbraio 2008, quando due bombardieri russi sorvolarono a bassa quota la Uss Nimitz, una portaerei americana che stava navigando nelle acque del Pacifico, costringendo i caccia Usa ad alzarsi in volo per intercettarli. «Abbiamo osservato le due unità durante tutto il transito al largo delle coste, ma riconosciamo il diritto di ogni nazione a condurre esercitazioni in acque internazionali purché non vengano violate le leggi internazionali», si è limitato a dichiarare il portavoce del Northern Command americano.

Le autorità russe da parte loro non hanno fatto mistero di quanto accaduto definendolo una «esercitazione di routine». «La nostra flotta non può certo rimanere ormeggiata nei porti», ha detto il generale Anatoly Nogovitsyn, vicecapo del ministero della Difesa. Del resto unità di Mosca sono state impegnate di recente in diverse operazioni internazionali, come quelle congiunte con la marina venezuelana dello scorso autunno, il primo dispiegamento in acque dell'emisfero occidentale dalla Guerra Fredda. O come le manovre nel Mediterraneo orientale e le operazioni di pattugliamento al largo del Corno d'Africa per intercettare i pirati somali.

E' chiaro che Mosca vuole rilanciare il ruolo della propria marina e più in generale delle Forze Armate su scala globale per rafforzare l'immagine del Paese. Tuttavia è opinione condivisa che la marina russa di oggi sia solo un'ombra della grande potenza navale sovietica. Dopo il crollo del regime nel 1991 la corsa agli armamenti e le esercitazioni militari sono state ridotte ai minimi termini a causa del collasso economico dell'ex impero comunista. Una ripresa graduale è avvenuta con gli otto anni di presidenza di Putin che grazie agli introiti derivanti dalla vendita di greggio e gas naturale ha rafforzato gli stanziamenti alla Difesa. Tuttavia si tratta di progressi limitati come dimostrano i sette test missilistici falliti sugli undici condotti con i Bulava, testate destinate all'impiego proprio sui sottomarini nucleari: l'ultimo fallimento risale ad appena tre settimane fa.

Non è chiaro se della vicenda dei sottomarini al largo della East Coast il presidente Barack Obama abbia parlato con il suo omologo russo Dmitry Medvedev quando questi gli ha telefonato telefono martedì sera per fargli gli auguri di compleanno. Fonti diplomatiche riferiscono invece che i due capi di Stato abbiano affrontato il nodo georgiano, in particolare dopo la richiesta di 16 milioni di dollari in armamenti avanzata da Tbilisi e che rischia di acuire ulteriormente le tensioni tra Washington e Mosca dopo il gelo diplomatico seguito al conflitto russo-georgiano dello scorso anno.

 

 
[06-08-2009]
ROMA / 27-05-2009

NUCLEARE/ in siti militari centrali nucleari fuori controllo di Parlamento, Magistratura e popolazioni

ROMA (Uno Notizie.it)

E’ stato recentemente approvato al Senato, nell’ambito della discussione del ddl 1195 recante disposizioni per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia, l'articolo 14 recante delega al Governo in materia nucleare.

La delega riguarda la disciplina della localizzazione sul territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare e dei sistemi di stoccaggio e di deposito. Avviate infine le votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 16 recante misure per la sicurezza e il potenziamento del settore energetico.

Siamo di fronte non più al rischio, ma alla piena attuazione di un progetto che coinvolgerà anche il settore della Difesa. Sempre in Senato è infatti in discussione il ddl 1373 per la costituzione della DIFESA SERVIZI SPA, la quale ha tra le sue finalità principali quella “di permettere l'installazione di impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e dell'affidabilità del sistema nel quadro degli obiettivi comunitari in materia di energia e ambiente”.

Nuove centrali potranno essere costruite direttamente dalla Difesa Servizi SpA, o date in concessione e/o locazione, e realizzate in siti militari, infrastrutture e beni del demanio militare. Tutto ciò sfuggendo al controllo delle Autonomie Locali, della magistratura e del Parlamento nonché delle popolazioni residenti nelle vicinanze dei siti prescelti, essendo questi “Zona Militare - Limite Invalicabile”, come recitano i cartelli affissi ai confini.

E senza che si tenga nella dovuta considerazione il depauperamento di esperienze e professionalità oggi utilizzate in queste basi con altre funzioni, e che difficilmente potrebbero essere convertite alla produzione di energia nucleare. - Uno Notizie - Roma

ECCO ALCUNI, INTERVENTI, SUL NUCLEARE, DELLO SCIENZIATO E FISICO GIANNI MATTIOLI. ALLA SUA DESTRA IL FAMOSO ASTRONAUTA E PARLAMENTARE EUROPEO UMBERTO GUIDONI

 PRIMA PARTE

 

SECONDA PARTE

 

TERZA PARTE


 

 

 

PUGNO DI FERRO DI PUTIN SUL GIGANTESCO MERCATO SEMI-ABUSIVO DI MOSCA – SFIDA APERTA A CORRUZIONE E MAFIE O SOLO L'ULTIMO EPISODIO DELLA GUERRA TRA I CLAN CRIMINALI PER IL CONTROLLO DEL COMMERCIO IN RUSSIA? – LA CINA FURIOSA, A RISCHIO DECINE DI FABBRICHE NEL SUD DEL PAESE… -

Vladimir Sapozhnikov per "Il Sole 24 Ore"

Chiuso, sigillato, vuoto. Per sempre, con tutta la merce ancora lì, abbandonata sui banchi. E la saracinesca abbassata per ordine supremo, ovvero di Vladimir Putin. Gli agenti della polizia sono entrati in azione a Mosca, alla fine di giugno, per bloccare una volta per tutte l'attività del Cherkizovskij, il più grande mercato di tutto l'est europeo.

Un groviglio di negozietti, merci di ogni genere, spesso contraffatte e di contrabbando. Più di duecento ettari nel nord-est di Mosca divisi in dodici zone commerciali che dal 1991, dal crollo dell'Unione sovietica, accompagnava la vita e le fatiche quotidiane di centinaia di migliaia di commercianti e clienti, in febbrile movimento tra vestiti, mobili, gioielli, artigianato vario, carne, pesce.

Il Cherkizon - questo per tutti in Russia il nome del megabazar dava lavoro ad almeno 100mila persone: vietnamiti, tagiki, uzbeki, kirghizi e cinesi. Trentamila cinesi, secondo le stime, che hanno visto la polizia chiudere il loro negozio e sequestrare tutta la loro merce.

Per loro e ancora di più per proteggere l'export cinese che trovava sbocco nell'immenso mercato, è giunto a Mosca - preoccupato e arrabbiato- il viceministro al Commercio di Pechino, Gao Hucheng: una missione delicata, nello scorso weekend, per chiedere alla Russia di «cessare le azioni ostili e discriminatorie nei confronti dei cittadini cinesi, difendere i loro interessi legittimi, garantire la sicurezza personale e materiale dei commercianti cinesi». E per evitare ripercussioni negative sulla prevista visita a Pechino del primo ministro, Vladimir Putin.

Gli agenti hanno messo i sigilli su seimila container, 100mila tonnellate di merce sequestrata il cui valore si aggira, secondo una prima ricognizione, intorno ai due miliardi di dollari (rinvenute anche notevoli somme di denaro in contanti e stupefacenti). Per le autorità russe il Cherkizon non era altro che un covo di immigrazione clandestina, criminalità e narcotraffico. Per i cittadini di Mosca (e non solo) il mercato ha rappresentato spesso la salvezza ai tempi della crisi: con pochi rubli si portavano a casa abiti e scarpe, occhiali, attrezzature sportive, ortaggi, frutta e companatico. Di qualità discreta, comunque accettabile per milioni di famiglie.

Secondo le stime del settimanale economico KommersantVlast i 15mila negozietti e banchi del Cherkizovskij riuscivano a servire fino a 120mila clienti al giorno e controllavano fino al 40% dell'intero commercio di abbigliamento della Russia. Merce di contrabbando, nel 90% dei casi.

Ma non è una novità che le importazioni clandestine in arrivo a Mosca dalla Cina, dalla Turchia e da alcune repubbliche ex sovietiche, alimentino un'economia sommersa, che secondo gli esperti della Banca mondiale ha raggiunto il 40% del Pil russo.

 

Dopo vari tentativi, l'ultimo nel settembre del 2008, la polizia, appoggiata dalle forze speciali anti-terrorismo, ha chiuso il mercato per sempre. Del resto Putin era stato chiaro, denunciando la corruzione nelle dogane e dettando la linea dura. Il sindaco di Mosca, Jurij Luzhkov, si è affrettato a dichiarare che «il Cherkizon non sarà riaperto mai più».

Mentre il viceprocuratore generale della Russia, Aleksandr Buksman, ha spiegato che «non si tratta di un centro commerciale, ma di una piaga di corruzione, di criminalità. Un'inferno da cancellare senza tentennamenti politici », aggiungendo che l'attacco contro Cherkizovskij sarebbe stato l'inizio della lotta senza quartiere contro il mercato nero e contro l'economia sommersa. Che a Mosca proliferano in altri 81 centri commerciali simili al Cherkizon anche se di dimensioni più ridotte.

Restava tuttavia da risolvere la crisi commerciale tra Russia e Cina. Dopo il vertice del fine settimana, Mosca ha garantito che non consentirà alcun abuso ma che garantirà ai commercianti cinesi tutta l'assistenza legale necessaria. Restituendo loro ogni bene sequestrato nel caso non vengano riscontrate irregolarità. Pechino teme che la soppressione del maximercato porti al fallimento di decine di fabbriche, specie nelle province meridionali del paese. Per questo, per salvaguardare le sue esportazioni verso la Russia - più di 43 miliardi di dollari nel 2008 ai quali si aggiungono almeno otto miliardi di merci in nero - si è impegnata ufficialmente a rafforzare i controlli alle dogane.

Negli ultimi anni il controllo del Cherkizon è stato conteso dalle triadi cinesi e alla mafia caucasica. I titolari nominali del mercato, Telman Ismailov e Zarakh Iliev - due multimilionari di origini azere con patrimoni personali di 600 milioni e a 500 milioni di dollari, nella top 100 di Forbes - sono fuggiti all'estero prima del raid delle forze dell'ordine.

Ismailov ha chiesto la cittadinanza alla Turchia e ha investito nella costruzione dell'albergo più caro del Paese, il Mardan Palace, cinque stelle ad Antalya sulla costa esclusiva del Mediterraneo. Un'operazione giudicata «antipatriottica» da Putin che potrebbe aver deciso di chiudere il Cherkizon proprio per colpire Ismailov.

L'opinione pubblica russa sembra credere poco alla lotta contro la corruzione e contro il mercato sommerso sbandierate dal governo. Per i moscoviti nelle vicinanze del mitico Cherkizon la chiusura del mercato più grande dell'est Europa non è altro che l'ultimo episodio della guerra in corso tra i clan criminali per il controllo del commercio a Mosca e in tutta la Russia.

 
[30-07-2009]

 

 

Italia-Russia/ Al via a Mosca missione imprenditoriale... -2-
di Apcom
Da Gazprom a Severstal, crescono gli investimenti russi in Italia
Roma, 5 apr. (Apcom) - L'Italia, secondo le statistiche, non è tra i primi dieci investitori in Russia: nel primo semestre 2008 gli investimenti italiani sono ammontati a circa 107 milioni di dollari. Questi dati tuttavia - secondo l'Ice - sono poco significativi, perchè non considerano i capitali russi reimportati e gli investimenti fatti da zone offshore. Tra le aziende che hanno già avviato progetti d'investimento, oltre ad alcuni 'campioni nazionali' (Eni, Enel, Finmeccanica, Fiat), ci sono diverse società di medie dimensioni come la Indesit negli elettrodomestici, Marazzi nelle ceramiche, Ferrero nell'alimentare e Mapei nell'edilizia. Anche la presenza del sistema finanziario italiano si è "sensibilmente rafforzata" negli ultimi anni. I principali investitori restano Intesa Sanpaolo e Unicredit, ma anche altre banche hanno aperto uffici. In Russia, inoltre, operano numerose imprese nazionali di dimensioni medio-piccole e, in generale, la presenza italiana - anche solo con uffici di rappresentanza - può essere stimata in circa 450 aziende, di cui circa il 35% nel settore della meccanica. È relativamente contenuta, invece, la presenza di aziende tessili, mentre ci sono un po' tutti i principali brand italiani, spesso in forma di negozi monomarca. Se gli italiani continuano a espandersi in Russia, anche la presenza di aziende russe nel nostro Paese è in crescita, con importanti società che hanno deciso di investire in maniera significativa. Dalla Severstal, che ha acquisito il controllo della Lucchini, alla Rusal con 'Eurallumina'; dalla Evraz con 'Palini & Bertoli' (lamiere in acciaio) fino a Gazprom, che con l'accordo di partenariato strategico con l'Eni ha acquisito l'accesso al mercato italiano della distribuzione del gas. Ma presenze di rilievo ci sono anche nel comparto dei beni di consumo, in campo immobiliare e nella nautica. In particolare, le imprese italiane partecipate da operatori russi sono 41 (di cui il 60% sono controllate), con 7.900 addetti complessivi e 4,7 miliardi di fatturato; sono attive soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma più del 50% di queste aziende opera nel settore macchinari e metallurgia.

 

 

Esteri

RUSSIA: GIORNALISTA UCCISO A KHIMKI, AVEVA DENUNCIATO FRODI ELETTORALI

Mosca, 1 apr. (Adnkronos) - Il giornalista russo, Sergei Protazanov, e' morto in circostanza non ancora chiarite a Khimki, vicino a Mosca, dove ha sede il giornale per cui lavorava, ''Grazhdanskoe Soglasie'' (consenso civile), una delle poche pubblicazioni non legate al Cremlino o al governo, che stava per pubblicare una sua inchiesta sulle frodi nella recente elezione del sindaco della cittadina. In un primo momento, il direttore della rivista, Anatoly Yurov, a sua volta vittima di diverse aggressioni, aveva denunciato che Protazanov era morto lunedi' dopo essere stato aggredito sabato, ma in seguito fonti della polizia locale hanno precisato che la morte e' legata a una intossicazione con una sostanza non ancora identificata. Protazanov aveva 40 anni. Nel novembre del 2008, il direttore del quotidiano locale Khimkinskaya Pravda, Mikhail Beketov, era stato aggredito gravemente vicino alla sua abitazione e per questo rimasto in coma alcuni giorni. Proprio lui aveva recentemente firmato, insieme a diversi abitanti di Khimki, una lettera aperta indirizzata al Presidente Medvedev e all'agenzia federale per il controllo delle risorse naturali (Rosprirodnadzor) in cui si denunciava il progetto di costruzione di un'autostrada nella foresta fortemente sostenuto dal sindaco, Viktor Strelchenko che lo scorso primo marzo era stato rieletto per un nuovo mandato, nell'elezione contestata da Protazanov.

1 aprile 2009 Ufficio stampa - Comunicato stampa

Giornalista ucciso Russia: Fassino, "Ennesimo, oscuro crimine su cui occorre fare piena luce".

 

"Profonda inquietudine e preoccupazione per un nuovo delitto in Russia contro un operatore dell'informazione.
Sergei Protazonov è un'altra vittima che si aggiunge alla lunga, drammatica lista di caduti per affermare il diritto ad una informazione libera e indipendente".

"Si impone che le autorità russe accertino rigorosamente ogni responsabilità diretta e indiretta di questo ennesimo, oscuro crimine".

Lo dichiara Piero Fassino responsabile per la Politica Estera del PD.

 

01.04.09

 

Videoinforma :  www marcobava.it

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di una minoranza armata

Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere ancora viste dalle future generazioni

Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di essere impallinati

Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e meno contrastanti con l’interesse generale

Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria

Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere preservato

Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .

A breve avremo la data!

Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici piemontesi!

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.it