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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
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andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
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Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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Russia, governo
pensa a controllo web
Da Ministero comunicazioni sistema monitoraggio anche su social
ANSA) - MOSCA, 19 APR - In Russia il ministero delle comunicazioni ha
messo a punto un nuovo sistema di monitoraggio dei media che dovrebbe
permettere di sorvegliare non solo la stampa scritta e online ma anche
di analizzare le reti sociali, dai blog ai forum. Lo scrive il
quotidiano Izvestia. Il web e' diventata la nuova frontiera
dell'informazione libera. In Russia ci sono quasi 60 milioni di
internauti al mese - con una crescita annuale del 15% - il 99% dei quali
usa le reti sociali.
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IL CASO
2012, superbolidi flop
Addio alle auto di lusso
Crollo delle vendite per paura del fisco. Molte vetture vengono
permutate con altre di classe inferiore e poi dirottate verso Russia e
Francia
di ANDREA GIAMBARTOLOMEI
Si vendono un quarto delle auto di lusso rispetto
al 2008. A volte, poi, chi compra dei bolidi, nel giro di poco tempo si
precipita a restituirli ai concessionari, i quali trovano come soli
acquirenti commercianti stranieri, soprattutto dalla Francia, ma anche
da Russia ed Est Europa. È il fenomeno che si sta verificando a Torino e
provincia e che ha fatto registrare una vera e propria impennata negli
ultimi mesi, con l'arrivo del superbollo introdotto dal decreto "Salva
Italia", con l'aumento dei carburanti e con la sistematizzazione dei
controlli fiscali.
I dati ottenuti dal Ministero delle Infrastrutture sulle
immatricolazioni di automobili di lusso a Torino sono chiari. Per le
vetture con una cilindrata superiore ai tremila centimetri cubi e con
una potenza oltre i 21 cavalli il calo è fortissimo. Delle 946
automobili iscritte nei registri della motorizzazione nel 2008 si è
scesi quasi alla metà in un solo anno: 566 veicoli nel 2009. Nel giro di
due anni, successivamente, si è verificato un calo del 58 per cento e
nel 2011 sono state immatricolate soltanto 237 auto. Nel gennaio 2012
sono state venti. Ed è probabile che nell'anno in corso la tendenza alla
diminuzione si accentui.
I rivenditori sono concordi nell'individuare soprattutto due cause. Da
una parte il superbollo voluto dall'ultimo governo Berlusconi e poi
perfezionato dal governo Monti, dall'altra l'intensificazione e
l'efficacia dei controlli fiscali. "Per le vetture oltre i 185 kW,
quelle sottoposte al superbollo (imposto dal decreto
"Salva Italia", che prevede un aggravio di 20 euro
per ogni kW oltre la soglia, ndr), c'è stato un notevole calo di
vendite", afferma Andrea Santarsiero, responsabile vendite della
GestAuto, società che si occupa delle vendite di marchi come Mercedes,
Bmw, Audi, Volvo e altri in tutto il Nord Ovest. Torino, segnala
Santarsiero, risente in maniera particolare della crisi: "La subisce
prima delle province e riparte con più lentezza. Benché per noi il
confronto tra gennaio 2011 e gennaio 2012 sia positivo, con un
incremento del 25% di ordini, il confronto sui mesi di febbraio non lo
è. Gli ordini scendono del 14,8%, rispetto al calo complessivo del 12,4%
della zona Nord Ovest. Ora la cosa importante è vedere la chiusura di
marzo per avere uno sguardo sul trimestre. Le previsioni non sono
bellissime".
Oltre al superbollo ci sono i controlli antievasione. Non solo i blitz
in stile Cortina e Courmayeur, ma appostamenti e blocchi stradali più
semplici e ben visibili. "Questa politica di controlli fiscali spaventa
anche chi non ha nulla da temere", continua Santarsiero. Secondo Renata
Cavallo, che col marito Fulvio Belmondo gestisce l'officina "Belmondo",
specializzata nella riparazione ed elaborazione di autovetture Porsche,
"i nostri clienti che usano l'auto nel fine settimana non vogliono
essere visti come degli evasori". Agire diversamente si potrebbe, come
spiega Davide Sperlecchi, amministratore del Centro Porsche di Torino:
"Siamo d'accordo che le verifiche devono essere fatte, ma sull'onda di
quanto affermato dal garante della privacy Francesco Pizzetti giovedì a
La Repubblica, non c'è bisogno di andare a controllare, spesso basta
fare un clic su un sistema informatico".
Tutto questi fattori, poi, non solo causano una diminuzione delle
vendite, ma anche attese e ritardi. C'è chi, dopo aver ordinato una
vettura e averla aspettata per mesi, ne ritarda il ritiro una volta che
questa è pronta per la consegna. "Ci sono acquirenti che hanno l'auto
pronta e aspettano a ritirarla perché non è un momento tranquillo",
afferma Claudio Grosso, responsabile marketing di Forza s. p. a.,
concessionaria ufficiale di Ferrari e Maserati per Torino.
Poi c'è anche chi opta per acquisti alternativi che permettono di avere
un'imposizione fiscale più leggera, ma anche un risparmio sui consumi:
"Ultimamente i nostri clienti scelgono meno modelli sportivi, come la
Carrera 911, optando per il Cayenne diesel, che ha un prezzo più basso e
un utilizzo diverso", spiega Sperlecchi. È un fenomeno noto che si
chiama downsizing, la scelta di un prototipo meno potente e meno vistoso
agli occhi di agenti delle Entrate e finanzieri. "Si passa da fasce
medioalte e sportive, come spider e cabrio, a modelli di classe A e B",
dice più in generale Santarsiero. Anche per quanto riguarda i marchi
proposti dalla GestAuto i clienti permutano scegliendo altri tipi di
vetture, anche se quelle nel caso del gasolio continuano a optare per le
cilindrate alte. "Un buon 50 per cento dei nostri clienti sta facendo
downsizing", stima Santarsiero.
Nonostante tutto questo, però, le vetture di lusso permutate non restano
a lungo negli showroom: "C'è un esodo verso il mercato estero -
afferma il responsabile vendite del centro Porsche - dove non ci sono
superbolli. La Francia è la prima meta, naturalmente, per la vicinanza".
Dall'officina Belmondo, Renata Cavallo ne è testimone: "Arrivano
commercianti stranieri, molti francesi e tedeschi, ma anche russi e
lituani. Vogliono fare affari, comprano auto quasi nuove per rivenderle
nei loro paesi. Sanno che in Italia c'è questo problema e ne
approfittano". A rimetterci in particolare è lo Stato italiano: "Per
ogni auto che non si vende l'Erario non incassa il 21% di Iva", afferma
Grosso: "Ma è evidente che anche il mancato incasso del superbollo è una
perdita. Per non parlare del mercato che è in stallo e della produzione
italiana che si ferma". E ancora mancati incassi ci sono con la
diminuzione delle vendite di carburante, con le accise, e le
assicurazioni non stipulate. "Lo Stato in crisi penalizza il mercato
delle auto di lusso e quel mercato, entrando in crisi produce meno
entrate per lo Stato. È un gatto che si morde la coda", conclude
Santarsiero. |
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URBI ET GORBY -
L’ULTIMO SEGRETARIO DEL PCUS È DISPERATO: “MI VERGOGNO PER IL MIO PAESE,
PER GENTE COME ABRAMOVICH, CHE PER GODERSI LE SUE RICCHEZZE HA SEMPRE
ACCETTATO DI FARE QUELLO CHE DICEVA PUTIN” - PER GORBACIOV, L’AMICO DEL
CAVALIER POMPETTA HA SCELTO LA DIRIGENZA FRA AMICI, EX COMPAGNI DI
SCUOLA, VICINI DI CASA E GENTE CHE FA SPORT ASSIEME A LUI (RICORDA
QUALCUNO?) - “SE LE COSE NON CAMBIERANNO, CRESCERÀ LA POSSIBILITÀ DI UNO
SBOCCO EGIZIANO. ANZI, IN RUSSIA POTREBBE FINIRE ANCHE PEGGIO
Fabrizio Dragosei
per il "Corriere
della Sera"
Ora che sta per
compiere ottant'anni, Mikhail Gorbaciov sembra deciso ad abbandonare la
prudenza che ha caratterizzato la sua condotta da quando lasciò nel 1991
il posto di presidente dell'Unione Sovietica. E spara ad alzo zero sugli
oligarchi che si sono impadroniti delle ricchezze della Russia e sul
tandem che guida il Paese, Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev. «La classe
dirigente di questo Paese sta mostrando a tutti noi la sua anima
depravata... Il loro ideale è qualcuno come Abramovich» .
E, ovviamente,
l'ultimo gensek (segretario generale) del Pcus non ha alcuna stima per
il patron del Chelsea, uno degli uomini più ricchi del mondo che spende
e spande in yacht, castelli, auto di lusso e goleador. Ma a Gorby non
piacciono nemmeno i due che «quando sarà il momento» si siederanno
attorno a un tavolo per decidere chi si presenterà alle elezioni
presidenziali del 2012, se l'attuale primo ministro Putin o il
presidente uscente Medvedev. «È disgustoso, provo vergogna per loro...
Come se non ci fossero la società, la Costituzione, il sistema
elettorale. Decideranno loro due, la diarchia!» .
Un vero
«picconatore» che in varie interviste ha deciso di togliersi parecchi
sassi dalle scarpe. Iniziamo dai potenti e dal loro «ideale» Abramovich.
«Sono ricchi e dissoluti. Io disprezzo quel loro ideale. Mi vergogno di
queste persone ignobilmente ricche; provo vergogna per il mio Paese».
Roman Abramovich è uno degli oligarchi che ha sempre accettato di fare
quello che Putin diceva. E per questo si può godere in pace le sue
ricchezze.
Nei prossimi
giorni si ripresenterà candidato alle elezioni locali in Chukotka, la
desolata regione di fronte all'Alaska della quale si era preso cura
negli anni scorsi in qualità di governatore per conto del Cremlino. In
quest'occasione è stato costretto a rendere noto un elenco dei suoi
beni, elenco che secondo i suoi critici è assolutamente reticente.
Dunque, ufficialmente il magnate ha appena 113 milioni di dollari sui
conti bancari, possiede sette auto, sette appartamenti, nove «case» (tre
in Francia che sono sicuramente castelli), 12 appezzamenti di terra e
sette società.
Detto così non
sembra molto. Ma un'analisi dettagliata, fatta dal giornale Novaya
Gazeta (tra i cui proprietari c'è anche Gorbaciov), dice molto di più.
Intanto un patrimonio complessivo stimato fra gli 11 e i 17 miliardi di
dollari. Hotel, castelli e ville (anche in Sardegna). Un Boeing 737, un
767 e un DC-10. Vari elicotteri, sottomarini e yacht, tra i quali il
Pelorus e il Luna da 115 metri e l'ammiraglia Eclipse da 170 metri. Ma
la sostanza è il gruppo Millhouse che controlla miniere, aziende di
tutti i tipi, giacimenti d'oro.
Gorbaciov, come
dicevamo, ha parole durissime per l'attuale sistema politico. Putin e
Medvedev avevano all'origine un programma giusto per la Russia, ma le
cose poi hanno preso un corso diverso. «Partiti tirati fuori dalle loro
tasche»; «la dirigenza scelta fra amici, ex compagni di scuola, vicini
di casa e gente che fa sport assieme a loro» .
Lui aveva provato
a fondare un partito socialdemocratico, di cui nel Paese ci sarebbe
bisogno, ma al Cremlino gli dissero semplicemente che tanto non lo
avrebbero mai registrato. E allora? Se le cose non cambieranno
seriamente e con rapidità, «crescerà la possibilità di uno sbocco
egiziano». Anzi, secondo Gorbaciov, «in Russia potrebbe finire anche
peggio» . 18-02-2011]
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Macché "Sole" riottoso, le cose importanti su Mister Arrogance Profumo
vengono scritte in Russia. Basta andare sul sito del principale
quotidiano economico Vedemosti
(http://www.vedomosti.ru/newspaper/article/254182/sovet_poitalyanski )
secondo il quale German Gref (ex ministro sviluppo economico),
presidente Sberbank (la prima banca del paese) ha proposto a Profumo un
incarico di membro del supervisory board in ragione della esperienza
maturata nel settore bancario e nello specifico nel processo di
aggregazione di banche. Dice anche che la banca programma acquisizioni
in Europa, Asia e Turchia e che Profumo sarebbe l'uomo adatto per
seguire queste vicende. 01-02-2011]
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ALITALIA DO
BRASIL - COLANINNO & C. PREFERISCONO LE SPIAGGE DI RIO ALLA FREDDA
SIBERIA E FANNO FARE UNA FIGURACCIA AL CAVALIER POMPETTA PROPRIO CON
L’AMICO DI BISBOCCE VLADIMIR (CHE NON GLI MANDA GLI AUGURI A NATALE) -
LA COMPAGNIA AEREA SCEGLIE I VELIVOLI DELLA CARIOCA EMBRAER INVECE DELLA
RUSSA SUKHOI (PARTECIPATA FINMECCANICA) - SMACCO PER I FIGLI DI PUTIN
CHE CONTAVANO SULLA COMMESSA PER CELEBRARE IN OCCIDENTE LA RINATA
TECNOLOGIA RUSSA (ANCHE SE MOTORI E AVIONICA SONO FRANCESI E LA
COMPONENTISTICA ITALIANA) E L’INDOTTO ITALIANO PERDE 1,5 MLD...
Nino Sunseri per "Libero"
Volano basse le
relazioni economiche fra Italia e Russia. Laddove non sono riuscite le
pressioni Usa e hanno fallito i maldipancia tedeschi e le freddezze
francesi hanno fatto breccia le incertezze di Alitalia. A Mosca non
hanno preso bene le ultime decisioni di Colaninno e Sabelli. La
compagnia tricolore, infatti, ha ordinato venti jet brasiliani Embraer
preferendoli ai nuovi Sukhoi 100 fabbricati da Superjet International
(51% Finmeccanica 49% Sukhoi Holding). Una scelta che nemmeno il
Cremlino ha gradito. Al punto, racconta la leggenda, da far saltare lo
scambio di auguri di Natale fra Putin e Berlusconi.
Il presidente
russo, a quanto pare, contava molto sulla commessa italiana. Un po' per
non lasciare solamente sulle spalle di Aeroflot il peso del successo
commerciale dell'operazione (ne ha già ordinati 150) e un po' per
celebrare anche in occidente i successi della tecnologia russa. Anche
se, poi, motori e avionica sono francesi e la componentistica italiana.
Inoltre Finmeccanica (attraverso Alenia Aeronautica) è proprietaria del
25% di Sukhoi Civil Aircraft che, nelle sue fabbriche siberiane,
realizza l'aereo.
All'ultimo vertice
intergovernativo di Soci, all'inizio di dicembre, la commercializzazione
dell'aereo era stato uno dei punti della trattativa fra Putin e
Berlusconi. Un prototipo del velivolo era stato portato sul campo di
volo per essere presentato ai due capi di Stato. Sembrava tutto fatto.
Tanto più che Alitalia aveva aperto la gara per dotarsi di aerei
destinati ai voli di corto e cortissimo raggio. Esattamente due
settimane dopo la doccia fredda. L'annuncio che la ex compagnia di
bandiera aveva scelto il jet brasiliano anziché quello italo-russo.
L'irritazione che serpeggiava a Mosca si è sposata con quella degli
uomini di Finmeccanica.
UNO SCONTO DEL 25%
I tecnici di Alenia sono convinti di avere tra le mani un prodotto
d'avanguardia. Molto più moderno e, soprattutto assai più economico dei
concorrenti di Embraer e Bombardier. Rispetto all'aereo brasiliano c'è
un risparmio del 25% sull'offerta commerciale. Hanno protestato in
molti. Soprattutto fra i sindacati dello stabilimento dell'Aeronavale di
Venezia che, quando l'aereo sarà in linea, si occuperà degli
allestimenti e della manutenzione (oltre all'addestramento dei piloti).
Dice Gabriele Bazzarro, segretario della Faim-Cisal: «Alitalia è stata
salvata a spese dello Stato. Sarebbe opportuno che i suoi dirigenti
tenessero maggiormente in considerazione le esigenze della collettività»
I sindacati
calcolano che la perdita di fatturato per lo stabilimento veneziano, in
funzione della scelta di Alitalia, sarà di 1,5 miliardi. In termini di
occupazione almeno 120 persone in meno. Di occasione persa per
l'industria italiana parla il presidente dell'Enac Vito Riggio: «Era una
grande opportunità. Vorrei capire perché è stata scartata visto che
quell'aereo era considerato buono, anzi ottimo, e mi pare ci fosse
un'offerta economicamente più vantaggiosa».
Alitalia si
difende. «Noi avremmo preferito una scelta che favorisse un'azienda
italiana - ha dichiarato Rocco Sabelli - Per questo abbiamo rinviato la
scelta di 6-12 mesi: ma il problema è che, a tutt'oggi, il Sukhoi non ha
ancora volato». Su un punto Alitalia appare irremobivile: «Non vogliamo
essere noi a compiere il lancio di un nuovo aereo». In Superjet si
dichiarano sorpresi. Ricordano che l'aereo vola da oltre due anni, con
più di quattro prototipi e la certificazione di volo (Easa) è attesa in
primavera. «Tale calendario - spiega Piero Porciani, consigliere di
Alenia preoccupato per i riflessi sull'occupazione - sarebbe compatibile
con i tempi di consegna proposti ad Alitalia, a partire dalla prossima
estate».
PROTESTANO I
SINDACATI
Protestano i sindacati. Secondo Massimo Masat, coordinatore nazionale
Fiom-Cgil del gruppo Alenia, le dichiarazioni di Sabelli «sono gravi non
solo perché Alitalia non sarebbe la prima compagnia aerea ad acquisire
il Superjet visti gli ordini di Aeroflot, ma perché privilegia
un'impresa non europea. Significa che non si presta alcuna attenzione
alle eccellenze del Paese». Trascuratezza tanto più grave perchè, a
smentita delle perplessità di Alitalia è arrivata una nuova commessa.
Dieci giorni fa una compagnia messicana ha ordinato quindici Superjet.
Saranno in volo fra poco più di un anno.
26-01-2011]
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A CIASCUNO IL SUO
ISLAM KAMIKAZE: CROLLO DELLE TORRI GEMELLE PER BUSH, STRAGE
ALL’AEROPORTO PER PUTIN - ALTRO CHE “AMMAZZARE I TERRORISTI NEL CESSO”,
COME AVEVA PROMESSO/MINACCIATO PUTIN: NEL 2000, GLI ATTENTATI IN TUTTA
LA RUSSIA FURONO 130, NEL 2009 SONO SALITI A 750 - ORMAI IL GOVERNO
CECENO è FILORUSSO, E NON C’è Più IL CAPRONE ESPIATORIO - L’ANNO
PROSSIMO CI SARANNO LE ELEZIONI
Anna Zafesova per
"La
Stampa"
Le televisioni non
hanno nemmeno interrotto le trasmissioni per dare notizia dell'attentato
all'aeroporto di Mosca. Sugli schermi continuavano a scorrere talk-show
e fiction, mentre i moscoviti allertati dal tam tam di sms si tuffavano
in Internet oppure cercavano di sintonizzarsi sulle dirette della Cnn e
della Bbc. I passeggeri che arrivavano agli imbarchi, all'altro capo del
terminal di Domodedovo, non venivano informati dell'esplosione accaduta
a poche decine di metri di distanza, per non creare panico.
Dal blog su
Twitter sono scomparse le foto e i video di un imprenditore che, essendo
proprietario di una società che opera nell'aeroporto, era stato il primo
a dare informazioni sulla nuova tragedia provocata dal terrorismo. E
intanto per Mosca circolavano le voci più inquietanti, alle quali nel
silenzio si cominciava anche a prestare fede: che c'era stata una
seconda esplosione, che i morti erano almeno 70, che la polizia sapeva
dell'attentato con una settimana di anticipo, ma non ha fatto nulla.
Un'apatia che si è
interrotta qualche ora dopo, con una raffica di edizioni speciali dei
tg, commentatori che si strappano il microfono, e soprattutto i due
leader Vladimir Putin e Dmitry Medvedev, che fanno a gara a promettere
remunerazioni alle vittime e punizioni per i colpevoli.
Uno spettacolo
tragicamente già visto, con l'ex capo dell'antiterrorismo del Kgb
colonnello Vladimir Luzenko che chiama a «lottare contro i vigliacchi
che uccidono donne e bambini», ma nessuno si interroga sulle eventuali
responsabilità dei servizi. Anzi, il viceresponsabile del comitato per
la Sicurezza della Duma, Ghennady Gudkov, mette in guardia contro le
critiche agli organismi della sicurezza, eternamente al di sopra di ogni
sospetto, mentre il politologo di regime Serghey Markov respinge l'idea
di aumentarei controlli e le misure di sicurezza: «È comunque
impossibile difendere tutti gli aeroporti e le stazioni». Come a dire:
ogni tanto un attentato ci sarà sempre, danni collaterali.
Chi non ha accesso
alle tv, come Boris Nemzov, leader dell'opposizione liberale appena
uscito di prigione dopo un arresto per manifestazione non autorizzata
nel centro di Mosca, ha argomenti più pesanti: nel 2000, quando Putin
promise di «ammazzare i terroristi nel cesso» gli attentati qualificati
come terroristici in tutta la Russia furono 130, nel 2009 sono saliti a
750. Nei blog ieri sera trovava sfogo la rabbia di chi chiedeva la testa
dei capi dell'Fsb (l'ex Kgb) e del ministero dell'Interno, in carica da
anni nonostante tutto.
E anche i sospetti
di chi teme che, nell'anno in cui comincia la grande sfida che tra un
anno porterà i russi a scegliere tra Putin e Medvedev alla presidenza,
il ritorno a sorpresa delle bombe cecene non sia casuale: «Vladimir
Vladimirovic, l'avremmo rieletta anche senza questi effetti speciali»,
era la battuta amara che rimbalzava su molti forum.
Un sospetto
tradizionale nella Russia di Putin, la cui carriera politica è nata come
quella dell'uomo che avrebbe protetto il suo popolo dai terroristi
caucasici. Nella Cecenia dichiarata «pacificata» nel 2004 attentati,
imboscate, bombe sono all'ordine del giorno. Ma è una guerra strisciante
che non guadagna più l'attenzione dei media centrali, anche perché i
soldati russi nel Caucaso non ci sono più, Grozny è governata dal
putiniano di ferro Ramzan Kadyrov e lo stillicidio quotidiano di morti
viene attribuito dall'opinione pubblica a faide «tipiche di quei
selvaggi».
Dopo 150 anni
dall'annessione, il Caucaso resta per i russi un territorio ostile e
alieno, che non si può perdere anche perché è stato conquistato ad alto
prezzo, ma non si può nemmeno integrare, tant'è vero che l'eufemismo
«persona di aspetto caucasico», emerso dai verbali dei poliziotti e
contestato a lungo dai difensori dei diritti umani, oggi è entrato a far
parte del linguaggio anche dei liberali, a giustificare un apartheid
nascosto e onnipresente contro quelli che, almeno sulla carta, sono
cittadini russi.
Un territorio
nemico, da affidare a fedelissimi di Mosca che con pugno duro
governeranno i loro consanguinei, ottenendo in cambio carta bianca per
corrompere, uccidere, far tacere, come Kadyrov. La Cecenia è
un'osservata speciale dell'opinione pubblica mondiale, ma quello che
avviene in Inguscezia, Daghestan e soprattutto KabardinoBalkaria è
coperto dal silenzio. Sono nomi sulla mappa, quasi sconosciuti fuori
dalla Russia, eppure è proprio da lì che vengono tutte le kamikaze delle
stragi degli ultimi anni, così come da lì venivano gli autori delle
esplosioni a Mosca che nel 1999 spinsero Putin a lanciare la seconda
guerra cecena.
Secondo Yulia
Latynina, scrittrice, giornalista e profonda conoscitrice dell'area, è
in quelle repubbliche caucasiche che si annida e prolifera la guerriglia
jihadista, alimentata dalla miseria, dalla disoccupazione, dalla
corruzione e dallo strapotere dei clan al governo che si reggono
sull'appoggio del Cremlino.
25-01-2011]
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RUSSIA: RISTORANTE
PRAGA DI MOSCA IN VENDITA, CAVALLI POSSIBILE ACQUIRENTE...
(Adnkronos) - Lo storico ristorante moscovita 'Praga' e'
stato messo in vendita dall'attuale proprietario, Telman Ismailov. Secondo
il quotidiano Moscow News, fra i possibili acquirenti vi sono lo stilista
italiano, Roberto Cavalli, e l'oligarca moscovita, Umar Dzhabrailov. Il
locale sull'Arbat da oggi e' chiuso, ufficialmente per lavori.
Potrebbe riaprire la
prossima estate, in seguito alla firma di un contratto il cui valore e'
stimato in 450 milioni di dollari. Con un menu che comprende 170 diversi
piatti, solo di carne, il Praga, diventato un ristorante di lusso alla fine
dell'ottocento, e sopravvissuto in epoca sovietica, e' ora considerato uno
dei ristoranti piu' caratteristici di Mosca.12-01-2011
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GREGGIO: MOSCA NON
RIFORNISCE BIELORUSSIA...
(ANSA) - La Russia ha sospeso la fornitura di petrolio alla
Bielorussia a causa del mancato accordo tra Mosca e Minsk sul prezzo del
petrolio. Due i motivi per cui Russia e Bielorussia non si sono accordati:
l'aumento del 12,5% delle tariffe di transito del petrolio russo sul
territorio bielorusso; l'accordo siglato tra Mosca e Minsk per uno spazio
economico unico grazie al quale la Bielorussia non pagherà più dazi sul
petrolio russo esportato in altri paesi.Misura che comporterà perdite per la
Russia12-01-2011
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LA RUSSIA SI
COMPRA WIND - Sì ALLA FUSIONE DI VIMPELCOM COL GRUPPO DI SAWIRIS, CHE
PUR DI VENDERE HA ACCETTATO UNA BASSA VALUTAZIONE E DI RIMANERE FUORI
DAL CDA. NASCERà IL 5° GRUPPO TELEFONICO MONDIALE - I NORVEGESI DI
TELENOR NON VOLEVANO AFFATTO ACCOLLARSI IL DEBITO MONSTRE DI WIND, MA DA
MOSCA GLI HANNO PREPARATO UNO SGAMBETTO “LEGALE” PER BLOCCARE LE LORO
FREGOLE. ORA, COL 34%, PROMETTONO BATTAGLIA IN ASSEMBLEA…
Simone Filippetti
per "Il
Sole 24 Ore"
1 - SÌ ALLE NOZZE
WIND-VIMPELCOM...
Arriva il fatidico
sì sul matrimonio più atteso nelle tlc: quello tra Wind e Vimpelcom.
Dopo sei anni al cardiopalma, Naguib Sawiris lascia l'Italia. Il suo
impero, dall'Algeria all'Egitto fino al Pakistan, finirà in mano ai
russi, tuttavia il magnate rimarrà comunque sullo sfondo come socio di
minoranza. Mesi di trattative, ripensamenti e numerosi ostacoli, ma ora
è (quasi) fatta per l'aggregazione che mette insieme il gruppo delle tlc
italo-egiziano (Wind-Orascom) con l'operatore russo Beeline, una
comproprietà Altimo (Alfa Group)-Telenor.
Sulla maxi-fusione
da 20 miliardi dollari, e destinata a creare il quinto operatore al
mondo nella telefonia mobile, l'ultima parola non è ancora stata
pronunciata: in assemblea, il 17 marzo, sarà guerra totale tra Altimo e
Telenor che ha sempre contestato l'unione.
Il via libera dei
rispettivi management è arrivato dopo che Sawiris ha accettato uno
sconto sul prezzo (da 1,8 a 1,5 miliardi di dollari), ma soprattutto
l'esclusione dal board del futuro colosso. Nella famiglia egiziana, dove
rumors non confermati del fine settimane, riferivano di posizioni
contrastanti, avrebbe prevalso la linea del patriarca Onsi Sawiris (il
padre di Naguib), che spingeva per chiudere coi russi in ogni caso.
Sawiris jr dunque accetta, ma in cambio ottiene ampi diritti di voto.
Al miliardario
andranno 325 milioni di nuove azioni Vimpelcom, il 20% del capitale, e
305 milioni di titoli privilegio (30% di diritti). Post-fusione il
gruppo vedrà i russi di Altimo e Telenor entrambi al 31%. Insieme, però,
l'asse russo-egiziano potrà contare su una maggioranza schiacciante del
66%. Da qui a metà marzo ci sono due mesi in cui può succedere di tutto:
di certo russi ed egiziani, ora che hanno trovato la quadra, lavoreranno
per vincere le resistenze dei norvegesi. In ogni caso arriveranno in
assemblea blindati, anche se l'esito del voto rimane un'incognita.
I primi rumors di
contatti tra Sawiris e i russi erano circolati ad agosto, ma l'esistenza
di trattative era stata ammessa solo a ottobre dai due. Da lì in poi il
fidanzamento è stato assai tormentato (per la spinosa questione Algeria
di Orascom, soprattutto). Prima di Natale sembrava che tutto fosse
finito in un binario morto. Domenica, invece, la svolta: sì di Sawiris
alle condizioni, più penalizzanti, dei russi e via libera di Vimpelcom.
A questi prezzi,
il gruppo Sawiris viene valutato 6,1 volte il margine operativo lordo
(l'equity del gruppo di Sawiris è stata valutato 5 miliardi, il debito
di Wind 11 miliardi, quello, pro quota, di Orascom 2,3 miliardi). Meno
di quanto appena due mesi fa lo stesso Sawiris ha incassato per
Tunisiana (un pezzo del suo impero): è la transazione più a buon mercato
degli ultimi tempi.
I russi si portano
a casa, però, anche il debito, che non è poco, dell'impero di Weather,
oggi Wind Telecom Holding, ma il nuovo big avrà multipli sostenibili: il
debito lordo di «VimpelWind» ammonterà a 25,7 miliardi di dollari. Una
montagna in valore assoluto, ma 2,3 volte il margine operativo lordo (e
in calo verso un multiplo di 2). Dalle agenzie di rating ci si aspetta
un impatto contenuto (probabile il downgrade di Vimpelcom di un solo
gradino, a BB).
2 - LA CONTROMOSSA DI MOSCA PER DISINNESCARE OSLO...
L'asso nella
manica del miliardario Mikahil Fridman, l'influente oligarca russo a
capo della conglomerata Alfa Group, contro i riottosi soci di Telenor è
spiegato in due righe a pagina dodici del documento riservato sulla
fusione Wind-Vimpelcom. E si chiama "diritto di prelazione".
Domenica sera ad
Amsterdam, sul tavolo del board di Vimpelcom, di cui i russi sono soci
di maggioranza, un dossier di 25 pagine recante la dicitura «strictly
private and confidential» è stato presentato ai consiglieri (tre in
quota Altimo, tre in quota Telenor e tre indipendenti). Scopo?
Convincerli della bontà della fusione con Wind (alla luce della nuova
offerta riformulata da Vimpelcom).
E lì dentro c'è
spiegata la mossa del cavallo, finora rimasta segreta, dei russi: Altimo
ha comprato una manciata di azioni Orascom Telecom (l'unico asset
pubblico della galassia Sawiris visto che tutto il resto dell'impero è
non quotato) alla Borsa del Cairo. Un'operazione condotta nel più
stretto riserbo: 28 milioni di dollari di investimento, briciole
rispetto ai 7 miliardi dell'intera fusione, ma che però sono l'arma con
cui i russi hanno disinnescato la mina Telenor.
L'acquisto,
infatti, implica che Altimo è anche azionista della società che si
appresta a comprare: dunque la fusione va considerata come una "parte
correlata". Una fattispecie che fa decadere il diritto di prelazione dei
vari soci sui titoli di Vimpelcom. Non è un mero tecnicismo da legulei
perché tutta l'operazione è sostanzialmente una fusione carta contro
carta. E l'assemblea che dovrà dare l'ok alla maxi-aggregazione è
tecnicamente convocata proprio per l'emissione di nuove azioni.
Azioni sulle quali
Telenor avrebbe potuto esercitare proprio il diritto di prelazione
mettendo così a rischio tutta la fusione. Cosa che non è più possibile
grazie alla piccola astuzia dei russi.
Privata dunque del
diritto di prelazione, che avrebbe permesso di bloccare le nuove azioni
da assegnare a Sawiris, Telenor si gioca tutto in assemblea, sperando di
convincere quanti più azionisti di minoranza possibile che dal
matrimonio italo-egizio ci perdono. «È un'operazione che distrugge
valore perché alla fine le minoranze, che attualmente hanno il 18,6% dei
diritti di voto, scenderanno infine al 12,9%» ha tuonato ieri da Oslo
Telenor.
Ma sfortunatamente
per i norvegesi, lo statuto prevede che in assemblea è sufficiente
appena il 50% più uno dei voti per far approvare l'operazione. Altimo
parte già da un sostanzioso 40% (e un 44% dei diritti di voto) e ieri lo
"zar" di Vimpelcom, Alexander Izosimov, ha fatto capire che i giochi
sono quasi fatti. «Non abbiamo ancora identificato il terzo degli
azionisti di minoranza per ottenere l'ok, ma siamo molto vicini».
Probabile che tanto sfoggio di certezza sia anche pre-tattica, ma di
certo è più facile arrivare al 50% più uno dei voti partendo dal 44% che
dal 36% dei norvegesi. Che hanno già preannunciato battaglia per il 17
di marzo: hanno due mesi di tempo per coalizzare un eventuale fronte del
no. 18-01-2011]
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È L’ORA DI
FACEBOOKOV - SPUNTA L´OMBRA DEL CREMLINO DIETRO LA SCALATA DEI FIGLI DI
PUTIN AL SOCIAL NETWORK DI ZUCKERBERG (10%) - IL PATRIMONIO DEI NUOVI
SOCI, USMANOV E MILNER, ARRIVA DAGLI AFFARI MINERARI DI GAZPROM - E NON
INVESTONO PER GIOCO: “SUL WEB C´È QUESTA TENDENZA. L VINCITORE PRENDE
TUTTO”…
Angelo Aquaro
per "la
Repubblica"
Come dite voi Facebook in Uzbekistan? L´ultimo amico della compagnia che
sta stravolgendo Internet sarà anche ricchissimo ma il mezzo miliardo di
utenti del social network saranno curiosi di conoscere la sua storia
prima di cliccare «mi piace». E Digital Sky Technologies, nota come Dst,
la società russa salita a sorpresa al 10 per cento nella creatura di
Mark Zuckerberg, ha una storia tutta da raccontare. E che comincia il
giorno in cui, due anni fa, l´amministratore delegato Yury Milner
telefona ad Alisher B. Usmanov, il magnate uzbeco con cui ha costruito
il suo impero web in cirillico, Mail.ru. «Conoscerai questa compagnia,
Facebook», gli dice Yuri.
«No», risponde
Alisha, classe 1953, un signore che 26 anni fa, quando nasceva Mark
Zuckerberg, nota il New York Times, marciva in una prigione
dell´Uzbekistan per una mazzetta da 30mila rubli. «Non la conosco ma la
conoscono i miei nipoti». Detto, fatto. È l´inizio di quell´investimento
con cui l´altro giorno Goldman Sachs ha sigillato la strana alleanza tra
Urali e Silicon Valley.
Diventeremo tutti
amici di Face.ru? Yuri Milner giura che la sua compagnia è votata a
«focalizzare i suoi interessi sul consumatore di Internet». A
focalizzarli anche troppo, visto che è proprietaria del maggior social
network russo, Odnoklassniki, e ha un´ampia quota anche del rivale,
Vkontakte. Milner, un ex medico che s´è scoperto imprenditore, parla
come un profeta di Internet, e in una rara intervista a Vedomosti,
passata inosservata prima della scoperta della scalata a Facebook,
sostiene ora che l´intelligenza artificiale trasformerà il web.
«Credo che tra 10
anni quando farai una domanda in un social network non riuscirai a
capire se la riposta ti arriva da un essere umano o da un computer». Tra
dieci anni. Per adesso, Milner non si preoccupa certo di riuscire a far
capire dove comincia e dove finisce il suo impero. «Sul web c´è questa
tendenza» ammette: «Il vincitore prende tutto».
La tendenza è
ineluttabile quando i vincitori scendono in campo con il piccolo aiuto
di qualche amico. Il maggior azionista e partner-padrone di Milner, cioè
Alisher Usmanov, ha fatto tutta la sua carriera all´ombra del nuovo
Cremlino. Forbes lo incorona al numero 100 dei più ricchi del mondo: 7,2
miliardi di dollari accumulati soprattutto grazie a Metalloinvest, la
società che amministra gli affari minerari di Gazprom.
Magnate della tv,
di cui possiede due catene e una trentina di antenne regionali, cinque
anni fa Usmanov rilevò il prestigioso quotidiano Kommersant quando Boris
Berezovsky fu gentilmente pregato dal regime di farsi da parte. Come
tanti oligarchi non ha resistito neppure lui al fascino, oltre che dei
media, dello sport, possiede la Dinamo di Mosca ma anche l´Arsenal di
Londra
05-01-2011]
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VENGO ANCH´IO, SAWIRIS NO...
Giuliano Balestreri per "la Repubblica" - Prendere o
lasciare. L´ultima offerta russa per il Faraone lascia poco spazio alle
trattative: «Se il problema sono i soldi - dicono fonti moscovite -
eccoli, 1,8 miliardi in contanti e il 20% di Vimpelcom, ma niente
governance per Weahter e nessun posto in consiglio d´amministrazione».
Come a dire che l´operazione, la fusione che creerebbe la quinta
compagnia di telefonia mobile al mondo, piace.
A patto che a
guidarla siano i russi, con i norvegesi di Telenor. Insomma non c´è
spazio per un terzo azionista di peso, a meno che non si accontenti del
dividendo. A questo punto Sawiris dovrà decidere, entro pochi giorni, se
continuare a fare l´imprenditore tlc e cercare un´altra soluzione per
pagare i suoi debiti, oppure se incassare 6,6 miliardi (tra equity e
azioni) e dedicarsi a qualcos´altro.31-12-2010]
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GRANO ALLE STELLE,
A MOSCA LA PIAGA È L´INFLAZIONE...
Da "la
Repubblica" - Il presidente Dmitri Medvedev lo aveva
annunciato due giorni fa: l´inflazione in Russia nel 2010 dovrebbe
superare le previsioni, spingendosi oltre l´8,5%. Ma il presidente aveva
sottostimato il dato reale, perché ieri, dai dati diffusi dal Servizio
federale di Statistica di Mosca, risulta che l´inflazione nel Paese si
attesterà nel 2010 attorno all´8,7% annuo. La spinta verso l´alto
proviene soprattutto dal settore alimentare, che è stato fortemente
penalizzato dalla distruzione di un terzo del raccolto di grano per la
siccità, con una lievitazione dei prezzi che si è estesa successivamente
agli altri comparti.
Il governo è stato
perciò costretto a rivedere al rialzo diverse volte le stime, che si
erano in un primo momento attestate all´8,5% per essere di nuovo
superate dall´ultima rilevazione. Il presidente russo ha dichiarato che
«sfortunatamente l´inflazione quest´anno supererà le stime e che le
previsioni lasciano intravedere l´8,5% e anche qualcosa di più. Dobbiamo
lavorare per ridurre il costo della vita e mettere in campo tutte le
misure necessarie».
L´estate scorsa,
lo ricorderete, una straordinaria siccità ha colpito la Russia,
provocando incendi cataclismici che hanno accerchiato per settimane la
capitale. Le fiamme hanno anche raggiunto milioni di ettari di colture,
bruciando i raccolti di grano già danneggiati dalla mancanza d´acqua. I
prezzi della farina e quindi del pane sono perciò immediatamente
lievitati. Il grano saraceno, che in Russia viene molto usato come
contorno di pietanze, costava all´inizio dell´estate 30 rubli al chilo.
A settembre aveva raggiunto i 90 rubli al chilo. Adesso si è
stabilizzato attorno ai 60 rubli, il doppio del suo prezzo normale. Nel
2009 l´inflazione segnò l´8,8%.30-12-2010]
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IL KGB NON
ASCOLTAVA SOLO GIOVANNI PAOLO II. ANCHE IL SEGRETARIO DI STATO CASAROLI
TROVÒ UNA MICROSPIA NASCOSTA IN UNA PICCOLA STATUA DELLA MADONNA DI
FATIMA - NEL 1990 IL CESIS, AVVISÒ ANDREOTTI DELL’ESISTENZA DI UN PIANO
CHE PREVEDEVA ANCHE UN’ATTIVITA’ DI ’ASCOLTO’ DEL CARDINALE, CON
MICROSPIE COLLOCATE DA UNA CITTADINA CECOSLOVACCA, IRINA TROLLEROVA,
SPOSATA CON UN NIPOTE DELL’ALTO PRELATO - PER I SOVIETICI ERA
IMPOSSIBILE RICATTARE WOJTYLA, SORVEGLIATO DAI SERVIZI DI POLIZIA GIÀ
DAL 1946 -
(Adnkronos)
-
Giovanni Paolo II, a quanto ricordano all'Adnkronos autorevoli fonti
vaticane, non fu il solo a essere spiato e controllato. Il cardinale
Agostino Casaroli, segretario di Stato Vaticano dal 1979 al 1990,
durante il pontificato di Wojtyla, sembra fosse intercettato dal Kgb per
tutti gli anni ottanta.
Casaroli,
raccontano le stesse fonti, aveva nella sala da pranzo del suo
appartamento una piccola statua della Madonna di Fatima. Una mattina,
una suora in servizio nell'appartamento, urto' la statua che cadde a
terra e rivelo' la presenza di una microspia.
Nel 1990 il Cesis,
l'allora comitato di coordinamento tra i nostri servizi, avviso' con un
appunto il presidente del Consiglio Andreotti dell'esistenza di un piano
che prevedeva, tra l'altro, anche un'attivita' di 'ascolto' tramite
microspie, collocate nell' abitazione del Segretario di Stato vaticano,
da parte di una cittadina cecoslovacca, Irina Trollerova, sposata con un
nipote dell'alto prelato. L'appunto del Cesis e' riportato nella
sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore sull'attentato al Papa del
maggio del 1981.
I nostri servizi
di sicurezza avevano comunque saputo da funzionari dei servizi
dell'Europa Orientale che sin dall'inizio del pontificato di Woytila,
era stato predisposto un piano del Kgb per ''screditare con azioni di
disinformazione e provocazione, la Chiesa cattolica e la stessa figura
del Pontefice''.
Oggi un libro, non
tradotto in italiano, ma di cui ampi stralci sono ripresi nell'ultimo
numero della 'Nuova Europa', riporta all'attenzione mediatica i rapporti
tra i servizi e Karol Wojtyla, inserendo il Pontefice scomparso nel 2005
tra gli 'indomiti' che hanno resistito al regime comunista. Impossibile
ricattare il Papa polacco, sorvegliato dai servizi di polizia già dal
1946, come appare dai rapporti degli apparati di sicurezza pubblicati
nel volume 'Verso la verità e la libertà. Gli organi di sicurezza
comunisti e il cardinale Karol Wojtyla', a cura di Marek
Lasota.29-12-2010]
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FINE PENA MAI
- KHODORKOVSKI, L’OLIGARCA NEMICO DI PUTIN, CONDANNATO AD ALTRI 8 ANNI
DI GALERA IN SIBERIA (7 GIÀ SCONTATI) - NEL FAR WEST SOVIETICO DEGLI
ANNI ’90, SI PAPPÒ YUKOS, LA PIÙ GRANDE COMPAGNIA PETROLIFERA - POI,
COME TUTTI GLI ALTRI OLIGARCHI, GIGANTESCHE EVASIONI FISCALI E GESTIONE
OPACA DELLE EX SOCIETÀ STATALI. CON L’ARRIVO DELLO SCERIFFO PUTIN,
MENTRE GLI ALTRI SI SONO ALLINEATI ALLE NUOVE REGOLE (O RIFUGIATI
ALL’ESTERO COI MALLOPPI ACCUMULATI), LUI HA COMINCIATO A FINANZIARE
L’OPPOSIZIONE - COSÌ, IN UN BATTER D’OCCHIO, ARRESTO, ISOLAMENTO, E
PROCESSI INFINITI…
1 - RUSSIA:
KHODORKOVSKI GIUDICATO COLPEVOLE...
(ANSA) - L'ex magnate russo del petrolio,Mikhail
Khodorkovski, e' stato riconosciuto colpevole per furto di 218 milioni
di t di greggio nel 2/o processo a suo carico a Mosca. Colpevole anche
il suo principale socio Platon Lebedev. L'ex capo della Yukos finanziava
l'opposizione. L'azienda, fiore all'occhiello dell'industria petrolifera
russa, e' stata smantellata a vantaggio di imprese vicine al potere. La
difesa ha annunciato che fara' appello contro la sentenza.
2 - PER
KHODORKOVSKY IL GIORNO DEL GIUDIZIO: "NON SARÒ MAI LIBERO"...
Mark Franchetti per il "Sunday Times"
Traduzione di Carla Reschia per "La Stampa"
A Khodorkovsky
toccherà un lungo viaggio in un angusto blindato per tornare ancora in
tribunale, ma questa volta per ascoltare il verdetto del giudice. Sono
passati più di sette anni da quando l'ex miliardario è stato arrestato
dopo che le sue serie ambizioni politiche hanno scatenato l'ira di
Vladimir Putin, allora Presidente della Russia, ora premier.
Accusato di frode
ed evasione fiscale, Khodorkovsky, un tempo il più potente magnate del
petrolio russo, venne condannato a otto anni e rinchiuso in una remota
colonia penale al confine con la Cina. Ma quell'esperienza non lo ha
piegato e avrebbe dovuto uscire l'anno prossimo, prima delle elezioni
presidenziali del 2012 che secondo le attese di molti riporteranno Putin
al Cremlino. Gli esperti dicono che Putin non lo vuole fuori prima di
allora. Quindi è stato iniziato un secondo processo, questa volta con
l'accusa di appropriazione indebita. Il procedimento penale è durato più
di diciotto mesi. I procuratori di Stato chiedono per gli imputati una
condanna a quattordici anni di reclusione.
Se domani i
giudici gli infliggeranno il massimo della pena, secondo la legge russa
i sette anni che Khodorkovsky ha già scontato saranno inclusi nel
conteggio, tenendolo in carcere fino al 2018, anno in cui la Russia
ospiterà per la prima volta i Mondiali di calcio. A quel punto
Khodorkovsky avrà passato un totale di quindici anni in carcere.
Essendo un uomo
che prima della sua caduta aveva accumulato una fortuna personale di
circa cinque miliardi di euro, all'età di soli quarant'anni, e in un
momento in cui la Russia era un insidioso ginepraio di capitalismo
sfrenato, è più che probabile che Khodorkovsky abbia violato leggi e
imboccato scorciatoie. Ma chi non l'ha fatto, si chiedono in molti? Di
certo non è per questo che sta in prigione. Ora anche i suoi critici
ammettono che le accuse contro di lui sanno di politica - un esempio
eclatante di giustizia selettiva.
Tra i suoi
sostenitori, solo una manciata di inguaribili ottimisti crede che sarà
dichiarato innocente. La madre dell'ex oligarca non è tra questi. «Certo
che sogno l'assoluzione, ma so bene che non sarà il giudice a decidere»,
mi ha detto Marina Khodorkovskaya, 74 anni, che addirittura teme per la
vita del figlio. «L'uomo dietro a tutto questo è Putin. Nulla può
accadere nel caso di mio figlio senza il consenso di Putin. Si tratta di
una decisione politica».
«Putin non vuole
che mio figlio esca di prigione», prosegue. E aggiunge: «Si vede che lo
teme. E' un atteggiamento molto vile e Putin è vendicativo e malvagio.
L'Occidente sembra non capirlo. Ho paura che potrebbero anche inscenare
la morte di mio figlio in prigione. Il sistema che Putin ha creato è
capace di tutto».
Lo stesso primo
ministro ha alimentato di recente i sospetti che in verità si tratti di
una sua vendetta personale, quando la settimana scorsa si è scagliato
pubblicamente contro Khodorkovsky, affermando che «un ladro deve
rimanere in carcere».
Il capo del
governo ha quindi parlato di Bernard Madoff, condannato lo scorso anno a
150 anni da scontare in una prigione americana per aver truffato
migliaia di investitori per circa 20 miliardi di dollari. «Madoff è
stato incarcerato per un crimine simile negli Stati Uniti, quindi il
sistema giuridico russo sembra molto più liberale», ha detto Putin
durante la «linea diretta», tradizionale maratona di quattro ore durante
la quale il premier risponde in diretta alle domande e richieste di
aiuto dei russi.
Khodorkovsky, che
oggi ha 47 anni, ha trascorso diversi anni in una remota colonia penale
siberiana a quasi 6700 chilometri a Est di Mosca, dove d'inverno la
temperatura tocca i meno 30 gradi. «E' stato di gran lunga uno dei
peggiori momenti per me, quando ho saputo che lo avevano mandato così
lontano da noi», mi ha scritto Anastasia Khodorkovskaya, la figlia
diciannovenne dell'ex oligarca.
Giornalista per la
Novaya Gazeta, la stessa testata di opposizione dove lavorava la
giornalista assassinata Anna Politkovskaya, Anastasia dice che
l'incarcerazione di suo padre è stata «un danno per il mio Paese. Tutti
questi anni sono stati sprecati, quando avrebbe potuto fare grandi cose,
e utili». «E' molto difficile da accettare, ogni volta che mia madre è
sola e deve affrontare i problemi da sola, ogni volta che mi rendo conto
che i miei fratelli hanno bisogno di un padre», mi ha scritto.
A Khodorkovsky è
consentito vedere i suoi genitori o la moglie e i figli solo due volte
al mese per un'ora, attraverso un muro di vetro. Due anni fa all'ex
tycoon è stata negata la libertà condizionata, in parte sembra perché si
sarebbe rifiutato di partecipare a corsi di cucito in carcere.
Lo scorso anno è
stato rispedito a Mosca per il suo secondo processo insieme a Platon
Lebedev, il suo ex numero due. Il nuovo atto di accusa che in tribunale
ha richiesto mesi per venire letto conta 3.487 pagine, ma si riduce a
una sola accusa: Khodorkovsky e Lebedev sarebbero stati «parte di un
gruppo criminale organizzato», che ha rubato 350 milioni di tonnellate
di petrolio dalla propria società petrolifera tra il 1998 e 2003.
Khodorkovsky ha
definito l'accusa assurda. Anche due ex collaboratori del Cremlino che
hanno lavorato con Putin all'epoca della vicenda ora al centro
dell'attenzione dei giudici, quando sono stati convocati nell'aula del
tribunale in quanto testimoni sono apparsi poco convinti, ritenendo a
quanto pare improbabile l'accusa.
Tale è il rilievo
di questo caso e l'ampiezza della potente macchina di pubbliche
relazioni di Khodorkovsky, che perfino Barack Obama si è sentito in
dovere di commentare il nuovo processo contro l'ex oligarca. «Mi sembra
strano che queste nuove accuse, un riconfezionamento di quelle del
passato, emergano ora, dopo anni passati da questi due individui in
prigione e quando hanno maturato il diritto alla libertà dietro
cauzione», ha detto il Presidente americano l'anno scorso, poco dopo
l'inizio del secondo processo.
Khodorkovsky,
secondo fonti ben informate, fece adirare Putin perché nutriva
l'ambizione di diventare primo ministro e finanziava l'opposizione. Il
Cremlino aveva avvertito gli oligarchi come lui di badare solo agli
affari e rimanere completamente fuori dalla politica. Khodorkovsky,
dicono i sostenitori del Cremlino, non ha voluto ascoltare
l'avvertimento. Era troppo ricco e troppo sicuro di sé per i gusti di
Putin. Il suo caso è un chiaro monito, se qualcuno mai ne avesse avuto
bisogno, del fatto che in Russia non puoi permetterti di lasciare che il
Cremlino ti veda come un rivale, specialmente se sei un miliardario.
Il magnate non si
fa certo illusioni su chi deciderà il suo futuro. In una serie di
risposte scritte fatte uscire clandestinamente dal carcere dai suoi
avvocati una volta mi disse: «Nessuno tranne i vertici che guidano il
Paese può dire se e quando sarò mai rilasciato. E così io vivo giorno
per giorno come se fossi destinato a restare in carcere per il resto
della mia vita. La cosa digran lunga più difficile è non vedere la mia
famiglia».
«Gli anni passati
in prigione, l'isolamento quasi totale non sono facili, ma sono
sopportabili», prosegue. «Ho sempre avuto l'abitudine di leggere molto.
Ora leggo ancora di più. L'istruzione e la riflessione sono ben noti
vantaggi della prigionia. Dormo bene e non ho incubi. Lascio i pesi di
coscienza a quelli che mi stanno perseguitando».
27-12-2010]
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Il
"Gazzettino" racconta che Ornella Muti avrebbe dovuto recitare a teatro
a Pordenone. A metà mattina mentre si stavano già montando le quinte
dello spettacolo arriva il certificato medico che prescrive 5 giorni di
malattia dell'attrice (laringotracheite con tosse e raucedine) . Ma
proprio nella stessa sera la Muti viene immortalata vestita di rosso
accanto a PUTIN ( gala di beneficienza a san Pietroburgo ).
...15-12-2010]
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WAL-MART SI
RITIRA DALLA CAMPAGNA RUSSA...
A.S. per "Il
Sole 24 Ore" - Dopo neppure due anni, Wal-Mart lascia la
Russia. Non è una vera ritirata: tutto ciò che Wal-Mart aveva a Mosca
era un ufficio con il compito di studiare il modo per fare breccia nel
mercato russo. Il gigante americano aveva così messo gli occhi su
Kopejka, copeco, una catena discount che aveva fatto parte dell'impero
di Yukos, la compagnia petrolifera di Mikhail Khodorkovskij.
Da un punto di
vista morale dunque si potrebbe dire che è meglio che le cose siano
andate così: non c'era solo Wal-Mart a interessarsi a Kopejka, per mesi
i negoziati sono proseguiti in parallelo con il gruppo X5, leader del
retail russo con i marchi Pjaterochka, Perekrjostok, Karusel. Alla fine
i russi hanno avuto la meglio, e la settimana scorsa Kopejka è passata a
loro per 35 miliardi di rubli, 1,1 miliardi di dollari. Così, senza
altri partner interessanti in vista, Wal-Mart ha chiuso i propri uffici
ma ha chiarito: «Continueremo a cercare altre opportunità». Pronti a
tornare.14-12-2010]
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ENI: Addio
dell'Eni alla plastica, spunta un altro socio russo (Il Corriere della
Sera, pag. 37).14-12-2010]
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L'EDITORE LEBEDEV PERDE PESO NEGLI AEREI...
B. Ce. per "Il
Sole 24 Ore" - Cambiano i tempi, cambiano i gusti e cambia
la composizione degli investimenti. E anche i miliardari cambiano
interessi. È di ieri la notizia che Alexander Lebedev, magnate russo ed
ex agente del Kgb - dopo essersi impegnato pesantemente nel mondo dei
giornali - ha ceduto una quota del 4% della sua partecipazione in
Aeroflot (attualmente al 19%). Il momento giusto per monetizzare
l'investimento: i conti della compagnia sono in ripresa (+28% i ricavi e
+65% l'utile dei nove mesi) e titoli ai massimi annuali (anzi, erano ai
massimi annuali prima della vendita, visto che ieri hanno ceduto quasi
il 4%).
Secondo il
quotidiano russo Vedemosti (peraltro controllato da Lebedev),
l'operazione, perfezionata tramite un private placement vale circa 110
milioni di dollari. Ora Lebedev potrà forse dedicare più tempo alla sua
ultima passione, l'editoria. In Russia, oltre a Vedemosti, controlla
(assieme a Gorbaciov) Novaya Gazeta. In Inghilterra negli ultimi tempi
ha rilevato l' Indipendent e l'Independent on Sunday (per una sterlina
tutti e due) , e l'Evening Standard. 13-12-2010]
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NEL MAGICO REGNO
DI ZUG C’è L’ORSO A SEI ZAMPE - Bisogna andare alle ultime righe per
apprezzare tutto il valore dell’amicizia Italia-Russia - "Tra i fondi
dei clienti della Rcb si e’ assistito nel corso del 2009 a una
migrazione particolare: 600 milioni di dollari che risultavano attivi su
Cipro, dove opera una Russian Commercial Bank Ciprus, sono
improvvisamente rientrati verso Mosca. E in questi movimenti non
sembrano essere coinvolti interessi esclusivamente russi"...
Stefano Agnoli per
il "Corriere
della Sera"
L'agenzia del
turismo del Cantone di Zug raccomanda soprattutto il tramonto sul lago,
«un'esperienza da non mancare». Oppure la vista dei giochi di luce sulla
facciata della stazione ferroviaria, opera del californiano James
Turrell. Difficile però che qualche centinaio di grandi «corporation» di
tutto il mondo e di ricchi contribuenti siano confluiti verso la
campagna, i laghi e i monti della Svizzera centrale solo per le
attrazioni locali.
Diciamola subito:
a Zug si va perché si pagano poche tasse, e le aliquote fiscali per le
aziende sono tra le più basse della Svizzera, e quindi d'Europa. Tra il
9 e il 15%.
Ma non solo: il
«tax ruling» locale dà alle società che decidono di installarsi nel
Cantone la possibilità (teorica ovviamente) di confezionare bilanci che
sarebbe un eufemismo definire incompleti e poco trasparenti. Qualche
esempio di illustri «clienti fiscali»?
A Zug, e nei suoi
dintorni, hanno deciso di spostare la propria sede mondiale o europea
grandi multinazionali americane. Così nel giro di pochi chilometri
quadrati si ritrovano Foster Wheeler, Noble, Amgen. Il colosso del
trading Glencore. Persino la Transocean, la società petrolifera
responsabile del disastro del Golfo del Messico nell'estate scorsa, ha
sede a Zug. Le grandi corporation sfruttano le agevolazioni cantonali, e
così anche i loro manager.
I GASDOTTI
L'attrazione esercitata dalla Svizzera e da Zug non ha effetto solo
sulle aziende occidentali. Gli oligarchi russi spuntati dopo la
dissoluzione della vecchia Urss hanno ampiamente sfruttato le
«opportunità» concesse dalle leggi e dal tax system elvetico. Le società
intermediarie al 50% tra Gazprom e l'Ucraina nel corso del conflitto del
gas dell'inverno 2005-06 (come la Centragas Holding) avevano sede in
Svizzera, e ora sono da tempo liquidate.
Per il colosso
moscovita del gas, tuttavia, l'abitudine di servirsi dello Stato alpino
per i propri affari è diventata un'usanza consolidata. Come nel caso del
progetto South Stream, oggetto dei preoccupati «cable» delle ambasciate
americane rivelati da Wikileaks.
Il memorandum tra
l'Eni di Paolo Scaroni e i russi viene siglato il 23 giugno 2007. Il 18
gennaio 2008 viene costituita la South Stream Ag, posseduta al 50%
ciascuno da Gazprom e da Eni International Bv. Dove? A Zug naturalmente.
Nello stesso luogo dove, dal dicembre 2005, si trova anche il veicolo
societario per il gasdotto «Nord Stream», il fratello gemello sul
fondale del mar Baltico che dovrà bypassare la Polonia, e che vede tra i
soci la tedesca E.On e come presidente l'ex cancelliere Gerhard
Schröder.
Ancora: quando
all'incirca un anno fa i russi chiudono il negoziato con la Serbia per
il transito del South Stream si comportano nello stesso modo. Creano al
50% con Srbijagas la South Stream Serbia Ag, infilano in consiglio il
capo di Gazpromexport Alexander Medvedev (solo omonimo del presidente
Dmitri), quello di Srbijagas Dusan Bajatovic, e dove la piazzano?
A Zug
naturalmente. Curioso: in Serbia l'aliquota sui profitti «corporate» è
già al 10%, e di meno in Europa non si trova, se si fa eccezione per il
Montenegro (9%). Per i russi, evidentemente, in queste scelte giocano
altri fattori, primo fra tutti la riservatezza, se si vuole utilizzare
anche in questo caso un eufemismo. In Svizzera, dettaglio non da poco,
le società non quotate in Borsa non hanno alcuno obbligo di deposito del
loro bilancio, che rimane a disposizione esclusivamente
dell'amministrazione finanziaria.
COSTI A FORFAIT
Focus su Zug, dunque. Dove ci si può immaginare che su mandato di
Gazprom e Eni un esperto professionista locale abbia costituito la
joint-venture in tre-quattro giorni e con una spesa di 7-8 mila franchi.
«Diciamo che le autorità cantonali - commenta Tommaso di Tanno, docente
di diritto tributario a Siena - hanno una "capacità dialettica" assai
elevata nel negoziato con aziende e contribuenti facoltosi». Con
vantaggi fiscali di tutto rilievo: una tassa federale dell'8,5% sugli
utili alla quale se ne aggiunge una cantonale del 6,5%, che tuttavia le
holding non pagano, visto che a Zug possono godere di regimi
«privilegiati».
Il tutto grazie
alla «concorrenza fiscale» interna alla Svizzera, che fa sì che tra i
quaranta luoghi migliori in Europa per non pagare le tasse una ventina
siano cantoni elvetici. Ma, soprattutto, a far premio c'è la
«flessibilità» sulla redazione dei bilanci, che per quanto riguarda
attivi e profitti devono semplicemente soddisfare dei «principi di
ordinata presentazione». Senza l'obbligo, quindi, di uniformarsi a
standard internazionali riconosciuti, come quelli Ias o quelli americani
Gaap. E in particolare - nel caso di aziende che operano «estero su
estero» come è e sarà il caso di South Stream - è possibile trattare
direttamente con l'amministrazione fiscale un forfait sui costi da
riconoscere in bilancio. Una quota percentuale prefissata sui ricavi,
detratta la quale resta l'imponibile su cui pagare le tasse.
Un sistema che
come si può facilmente immaginare lascerebbe un'autostrada davanti a chi
volesse mettere in atto pratiche poco trasparenti o addirittura al di là
della legge, come consulenze facili, o addirittura la costituzione di
fondi. Questione delicata, e all'Eni comunque percepita, visto che nei
bilanci la quota del 50% in South Stream Ag (che non è consolidata)
compare con una sintetica noterella a margine:
la società, si
precisa, come altre partecipate svizzere del gruppo risulta ricadere
nella «black list» stilata dal ministro Giulio Tremonti nel 2001.
Tuttavia essa dichiara che «non si avvale di regimi fiscali
privilegiati». Corretto, ma se alla fine South Stream Ag pagherà sugli
utili l'aliquota svizzera «senza privilegi» (15%), o quella italiana,
pare tutto sommato una questione secondaria rispetto alle domande che
pone l'adozione di un sistema, diciamo così, «flessibile» di redazione
dei bilanci.
ARRIVA GAZPROMBANK
Sul versante Nord delle Alpi, però, negli ultimi tempi la partita
Gazprom non si è giocata solo sulle joint-venture per i gasdotti. Da un
anno e mezzo a questa parte, infatti, in Svizzera ha fatto la sua
comparsa anche il braccio finanziario del monopolista di Mosca:
Gazprombank, terzo istituto di credito della Russia, dove la casa madre
energetica conta per il 41% del capitale e controlla sostanzialmente il
board, presieduto da Andrey Akimov.
Nel giro di pochi
mesi Gazprombank ha messo a segno un paio di manovre che si intersecano
con i vecchi scenari noti anche in Italia (caso Mentasti) e lasciano il
sospetto che, forse per volontà del Cremlino, si siano ormai regolati
diversi affari del passato. A metà 2009 Gazprombank ha acquistato da
Vtb, la seconda banca russa, il controllo della Russian Commercial Bank,
uno storico crocevia degli interessi russi in Europa occidentale.
Ma meglio sarebbe
dire che Gazprombank ha provveduto a un vero e proprio salvataggio della
Rcb, visto che in pochi mesi ha dovuto sborsare tra garanzie e fondi
supplementari 160 milioni di dollari. Rcb, dal 2006, era la controllante
del fondo del Liechtenstein Idf, a sua volta controllante della Centrex
austriaca ai tempi dello sfumato affare Mentasti.
L'uno-due di
Gazprombank, che sostiene di aver approfittato dell'occasione per
accaparrarsi una banca che ha piena licenza operativa in Europa, ha di
fatto azzerato anche i conti sospesi degli anni precedenti. Tra i fondi
dei clienti della Rcb si è assistito nel corso del 2009 a una migrazione
particolare: 600 milioni di dollari che risultavano attivi su Cipro,
dove opera una Russian Commercial Bank Cyprus, sono improvvisamente
rientrati verso Mosca. E in questi movimenti non sembrano essere
coinvolti interessi esclusivamente russi.
10-12-2010]
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- L'ORSO A SEI ZAMPE: PERCHÉ LA TESI DI MUCCHETTI SUI RAPPORTI
TRA IL CAVALIERE BIRICHINO E PUTIN È UNA CAMERA A GAS
Sui rapporti tra il Cavaliere birichino e Putin sono scesi in campo i
pezzi forti del giornalismo.
Il primo è stato
Massimo Mucchetti del "Corriere della Sera" con tre articoli di
proporzioni gigantesche che hanno stimolato la risposta di tre
giornalisti di "Repubblica" (D'Avanzo, Greco, Rampini). Ad una prima
lettura sono articoli pesanti e in parte di difficile comprensione dai
quali emergono dettagli significativi sui business tra l'ex-agente del
Kgb e l'ex-marito di Veronica Lario. L'impressione è che manchi ancora
la pistola fumante, cioè la notizia bomba che può rivelare all'universo
intero l'intreccio affaristico tra i due personaggi.
Anche il modo con
cui ieri l'ex-agente del Kgb ha preso le difese di Wikileaks in nome del
diritto alla verità fa capire che prima di sciogliere il grumo di affari
ci vorrà ancora del tempo. C'è un versante di tutta la letteratura di
questi giorni che ha caratteristiche squisitamente tecniche, ed è su
questo che si sta ragionando tra gli specialisti e gli ingegneri
dell'Eni. La curiosità è scattata quando nel primo articolo sul
"Corriere della Sera", Massimo Mucchetti ha scritto che il gas
convenzionale è superato da una tecnologia nuova che ridurrebbe il
valore del business tra Italia e Russia nell'importazione dell'energia
russa.
Il riferimento di
Mucchetti è alla produzione del gas attraverso gli scisti bituminosi,
cioè i sedimenti ricchi di bitume che a partire dal 2002 sono stati
annoverati tra le riserve petrolifere. Dallo scisto bituminoso è infatti
possibile estrarre petrolio e questa scoperta farebbe crollare i prezzi
del gas convenzionale.
Tra gli addetti ai
lavori e gli ingegneri di antica memoria l'articolo di Mucchetti ha
destato scalpore perché si ritiene che la tesi del gas prodotto dagli
scisti sia insostenibile. A difenderne la produzione è soprattutto
l'azienda americana Halliburton che detiene il brevetto della tecnologia
di estrazione da scisti. Il nome di Halliburton evoca un impero
multinazionale che opera in oltre 120 paesi e con Dick Cheney quando era
vicepresidente degli Stati Uniti ha moltiplicato le sue fortune nella
guerra e nella ricostruzione dell'Iraq.
Per dirla in breve
se la tesi di Mucchetti fosse sostenibile, gli americani di bushiana
memoria avrebbero oggi tutto l'interesse a montare un complotto e una
campagna contro l'Eni in favore di una tecnologia sul gas devastante dal
punto di vista ecologico e carissima per il mercato.
Una tesi che fa
discutere.10-12-2010
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ITALIA-RUSSIA: LA RUSSA ANNUNCIA JOINT VENTURE PER
PRODUZIONE BLINDATI LINCE...
(Adnkronos) - Il ministro della Difesa,
Ignazio La Russa, al termine dell'incontro bilaterale
con il collega russo Anatoly Serdyukov, in occasione del
Vertice italo-russo di Sochi, annuncia un accordo per la
produzione di blindati Lince in Russia. 'E' stata una
bilaterale molto buona - spiega La Russa- e' pronto un
accordo in joint venture che sara' ultimato nei prossimi
giorni, per 2.500 blindati Lince da produrre in Russia
al 50%'. Il ministro precisa che 'una decina di Lince li
daremo subito in prova perche' li possano testare, lo
faremo nei primi mesi dell'anno prossimo'.
8.
POSTE: SARMI FIRMA IN RUSSIA ACCORDO QUADRO CON RUSSIAN
POST...
(Adnkronos) - L'Ad di Poste Italiane,
Massimo Sarmi, e il Direttore Generale di Russian Post,
Alexander Kiselev, hanno firmato oggi a Sochi, alla
presenza del presidente del Consiglio, Silvio
Berlusconi, e del presidente della Federazione Russa,
Dmitri Medvedev, un accordo commerciale quadro in base
al quale il gruppo Poste Italiane fornira' a Russian
Post competenze e know how per la modernizzazione della
rete dei 40 mila uffici postali, l'ottimizzazione della
rete logistica e l'introduzione di servizi finanziari on
line e da telefonia mobile. L'intesa e' stata siglata in
occasione del vertice bilaterale Italia-Russia in corso
nella citta' russa sulle rive del Mar Nero.
Questo accordo, commenta Sarmi, 'conferma l'intesa
stabilita gia' nel marzo scorso a Mosca e da' il via
alla fase operativa. Per Poste Italiane e' un obiettivo
particolarmente importante che suscita grande
soddisfazione per la possibilita' di contribuire al
programma di ammodernamento della rete di uffici postali
e dell'infrastruttura logistica di uno degli operatori
postali piu' grandi del mondo, con la prospettiva di
introdurre servizi finanziari, di pagamento,
assicurativi e di comunicazione digitale'.
La
cooperazione con Russian Post, sottolinea Sarmi, 'ci fa
misurare con una realta' peculiare come quella russa e
consolida il prestigio internazionale di Poste Italiane
nel suo ruolo di partner strategico di Paesi europei e
del bacino mediterraneo in forte fase di sviluppo
economico'. L'accordo dispone la creazione di gruppi di
lavoro che studieranno in via preliminare modalita',
tecnologie e programmi di formazione per il personale da
applicare nel Masterplan che indichera' le soluzioni
strategiche per la modernizzazione complessiva del
sistema logistico-postale russo e per il lancio graduale
dei servizi innovativi Ict, finanziari, assicurativi e
di e-Commerce.
03-12-2010]
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- THE NEW YORK TIMES
RUSSIA FURIOSA PER LA
PROPOSTA EUROPEA DI NEGARE IL VISTO A 60 FUNZIONARI
SOVIETICI
http://nyti.ms/i5acIH
- Sono implicati nella
morte l'anno scorso (in prigione) di Sergei L.
Magnitsky, un avvocato di Hermitage Capital Management,
detenuto per sospetta frode fiscale. Hermitage, fondo di
investimento internazionale, è stato fondato da William
Browder, accusato dalle autorità russe di aver rubato
230 mln € del Tesoro russo.
- La Russia ha
minacciato di rispondere con la stessa moneta ai paesi
europei.
26-11-2010]
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N KALASHNIKOV
PER CAMERON - VICTOR, EX AGENTE DEL KGB E OGGI
GIORNALISTA A LONDRA, E LA MOGLIE SONO STATI AVVELENATI
PER MESI CON IL MERCURIO - NON UCCIDE, MA È “PERFETTO
PER FARLO DIVENTARE PAZZO, CREANDO PARANOIA, DEPRESSIONE
ED EPILESSIA” - AVEVA CRITICATO I SERVIZI SOVIETICI, CHE
INSIEME A QUELLI CINESI SONO “I PIÙ ATTIVI E PERICOLOSI”
(LO DICONO GLI 007 BRITANNICI, NON DAN BROWN) - SONO
DECENNI, ULTIMI I CASI DI LITVINIENKO, LEBEDEV, E DELLA
BONISSIMA ANNA CHAPMAN, CHE LE SPIE RUSSE USANO LONDRA
COME PARCO GIOCHI…
Andrea
Malaguti per "La
Stampa"
Marina Kalashnikov,
moglie di Victor, ex agente del Kgb, mostra le mani al
fotografo del Sunday Times. Sono gonfie, irritate, con
una macchia blu che parte dalla base del pollice e
arriva fino al polso. Suo marito, che oggi fa il
giornalista ed è un uomo che forse sa troppo, è di
fianco a lei, immobile. E' un uomo alto, con i capelli
castani, corti, che un tempo è stato un atleta.
Adesso è come se il
suo corpo si stesse ritirando piano. Balla nei vestiti,
è scavato in volto e non può fare a meno di grattarsi la
pelle pallida. La notte fatica a dormire, non riesce più
a parlare fluidamente, ha perdite di memoria e spesso è
vittima di attacchi epilettici. «La polizia segreta
russa ci ha avvelenato».
Lo pensano dalla
primavera scorsa quando i primi sintomi hanno cominciato
ad attaccarli mentre viaggiavano per conferenze tra
l'Estonia, la Polonia, la Russia e il Belgio, poi le
analisi tossicologiche in un ospedale tedesco hanno dato
corpo ai sospetti. E' come se qualcuno li avesse seguiti
nell'ombra per aggredire il loro fisico, smontarlo pezzo
a pezzo e obbligarlo alla sofferenza con la gelida
ferocia di chi è convinto di presentare il conto di un
tradimento.
«Il Kgb era una sorta
di fratellanza. E chi ne ha fatto parte non può uscirne
mai più. Tanto meno può sollevare dubbi sull'operato di
chi comanda. Un mio contatto governativo mi aveva
avvisato: o scrivi di noi con maggiore simpatia o
saranno guai». Nelle loro vene, Frank Martin, medico
dell'ospedale della Carità di Berlino, ha trovato 53
microgrammi di mercurio per ogni litro di sangue. La
media di un essere umano sano è di due.
Nel miscuglio chimico
che li sta fiaccando, Anthony Dayan, professore di
tossicologia al St Bart's Hospital Medical College, ha
trovato anche tracce di tallio, di cadmio e di polonio,
la sostanza radioattiva che mischiata al tè portò alla
morte della spia Alexander Litvinenko nel 2006 a Londra.
Per questo che gli inglesi si sono presi a cuore il
caso.
Al G20 in Corea del
Sud il presidente russo, Dmitry Medvedev, ha invitato
Cameron a Mosca dopo quattro anni di tensioni. Cameron
ha accettato l'invito e il viaggio è previsto per la
seconda metà del 2011. Le diplomazie sono al lavoro per
evitare che le differenze tra i due Paesi esplodano in
modo clamoroso nel corso di quello che dovrebbe essere
un incontro di riavvicinamento.
Il caso Kalashnikov
arriva nel momento sbagliato e complica ulteriormente un
rapporto da sempre difficile. I servizi segreti russi
sono un incubo costante dei sudditi della Regina e oggi
sembrano particolarmente attivi.
Alla fine di giugno
undici agenti dormienti di Mosca sono stati fermati
negli Stati Uniti. Tra loro Anna Chapman Kushchenko,
figlia di un ex diplomatico con il fisico da modella e
un comportamento descritto come «sessualmente
aggressivo». Aveva vissuto per cinque anni a Londra dove
si era sposata ed era abituata a frequentare banchieri e
uomini politici alle esclusive feste di Chelsea. Perché
aveva fatto base in Inghilterra?
L'MI5 pubblicò in quei
giorni un comunicato sul proprio sito in cui sosteneva
che in Gran Bretagna «sono presenti almeno venti
organizzazioni straniere che lavorano contro gli
interessi nazionali. E i servizi cinesi e russi sono la
parte più pericolosa di questo fronte ostile. Lo
spionaggio è agli stessi livelli dei tempi della Guerra
Fredda». Un'esagerazione?
Sir Christopher Meyer,
ex ambasciatore inglese a Washington, con quattro anni
di esperienza diplomatica a Mosca, rincarò la dose. «Con
Medvedev e Putin la Russia sta vivendo un rigurgito di
nazionalismo e non è un caso se l'uomo che ha ucciso
Litvinenko è seduto in Parlamento a Mosca. Se i russi
investono tutti quei soldi per spiare gli americani è
ovvio che fanno lo stesso con noi».
Una storia antica, che
ha avuto una breve pausa solo nell'era Gorbaciov. Nel
1957 Danilo Skoropadskyi, politico ucraino, fu
assassinato a Londra. Nel 1971 Edward Heath, primo
ministro Tory, espulse dalla Gran Bretagna, che da
sempre accoglie i rifugiati politici dell'ex Unione
Sovietica, 105 spie che lavoravano sotto copertura per
l'ambasciata.
Nel 1978 fu la volta
del dissidente bulgaro Georgi Markov, pugnalato a una
coscia con la punta avvelenata di un ombrello. Nel 2006
Litvinenko, la cui vedova ha raccontato ieri che nove
settimane prima della morte del marito una partita di
polonio sarebbe stata consegnata alla polizia segreta
russa. Sarebbe. Un braccio di ferro logorante.
In settembre il leader
separatista ceceno Akhmed Zakayev, che dal 2003 ha
ottenuto asilo politico nel Regno Unito, è stato
arrestato a Varsavia sulla base di un mandato d'arresto
russo. «E' un terrorista». Per la Gran Bretagna un
perseguitato.
Adesso l'avvelenamento
Kalashnikov, che negli Anni 90 era stato collega di
Alexandr Lebedev, il proprietario dell'Independent che
ha denunciato pochi mesi fa un tentativo di
avvelenamento da mercurio. Non sarà banale l'incontro
tra Cameron e Medvedev.
Il professor Antony
Dayan spiega che «il mercurio è un veleno inefficace per
uccidere. Troppo lento. Ma è perfetto per farlo
diventare pazzo. Paranoia e depressione sono sintomi
molto frequenti». L'hanno poeticamente ribattezzata la
sindrome del Cappellaio Matto, quello di Alice nel Paese
delle Meraviglie, il compare dello stravagante coniglio
fuori controllo che corre senza meta in un mondo che non
c'è. 22-11-2010]
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MORTE ALLA SPIA CHE TRADì - ERA IL LORO CAPO LA TALPA
CHE TRADÌ ANNA CHAPMAN E LE ALTRE SPIE RUSSE RIVELANDO
LA LORO IDENTITÀ AGLI AMERICANI - QUEL GRAN FIGLIO DI
PUTIN (ANCHE LUI EX SPIA) FURIOSO COL COLONNELLO
DOPPIOGIOCHISTA: “FARÀ UNA BRUTTA FINE” - SAREBBE GIÀ
PARTITO DA MOSCA UN KILLER STILE RAMON MERCADER, L’UOMO
CHE STALIN SPEDÌ IN MESSICO AD UCCIDERE TROTSKIJ…
Fabrizio Dragosei per il "Corriere
della Sera"
Sarebbe stato il loro «controllore» di Mosca a tradire
le dieci spie russe arrestate dagli americani a giugno e
poi tornate a casa grazie a uno scambio. La notizia è
stata pubblicata ieri dall'autorevole quotidiano
Kommersant e ha suscitato un putiferio in Russia. Anche
perché, contrariamente a quanto affermato fino ad ora,
almeno uno dei dieci «illegali» aveva ottenuto
informazioni molto importanti per la Russia. Tanto da
meritarsi anni fa l'onorificenza di Eroe dell'Unione
Sovietica.
Il
«traditore» che avrebbe bruciato l'intera rete russa
sarebbe un colonnello dell'Svr - l'agenzia per lo
spionaggio estero (una volta era il primo direttorato
del Kgb) - di cui è stato fornito solo il cognome,
probabilmente fasullo, Shcherbakov. Era il responsabile
degli «illegali americani» (agenti con false identità,
senza copertura diplomatica).
Per la Russia è un colpo gravissimo, paragonabile a
quello che fu inferto tra il 1992 e il 1995
dall'archivista Vasilij Mitrokhin che consegnò agli
inglesi casse piene di documenti sull'attività del Kgb
all'estero. E per gli americani una specie di vendetta
dopo che negli anni Ottanta e fino al Duemila era stata
Mosca a poter contare sulle soffiate di due
importantissime talpe: Aldrich Ames, che alla Cia era
responsabile dell'analisi delle operazioni sovietiche, e
Robert Hanssen che all'Fbi aveva l'incarico di cercare
le spie russe infiltrate.
A
Mosca lo scoop del Kommersant ha riacceso la guerra tra
i servizi e c'è chi ipotizza il ritorno a un unico
grande centro, come ai tempi sovietici, con l'Svr
assorbito dall'Fsb che invece si occupa oggi solo dello
spionaggio interno.
Tra l'altro il colonnello Shcherbakov avrebbe una figlia
che lavora negli Stati Uniti e un figlio nel servizio
russo antidroga che sarebbe andato all'estero poco prima
della fuga del colonnello. Shcherbakov avrebbe segnalato
agli americani l'esistenza della rete clandestina già
dieci anni fa. Alcuni degli illegali, come la famosa
Anna Chapman che dopo aver posato per riviste maschili
ora inizia una carriera da conduttrice televisiva,
sarebbero stati innocui. Ma altri avrebbero invece
ottenuto informazioni rilevanti.
Kommersant racconta la storia di Mikhail Vasenkov che
già negli anni Sessanta sarebbe approdato in Spagna e
poi in Cile come Juan Lazaro, iniziando con buon
successo una carriera da fotografo. Dopo il 1980 in Perù
conobbe il presidente Fernando Terry, col quale fu anche
fotografato. Poi sposò la giornalista Vicky Peláez e con
lei si trasferì negli Stati Uniti. Qui avrebbe stretto
rapporti con personaggi della sinistra democratica,
fornendo preziose informazioni al «bosco», come viene da
sempre chiamato lo spionaggio estero che ha sede tra le
betulle di Jasenevo, alla periferia di Mosca.
Già negli anni Ottanta un decreto segreto gli assegnò il
titolo di Eroe dell'Unione Sovietica. Recentemente è
stato nominato generale. Al momento del suo arresto
sarebbe stato affrontato da Shcherbakov, appena arrivato
negli Usa. Il colonnello gli avrebbe messo davanti i l
suo dossier dell'Svr, costringendolo così ad ammettere
di essere un agente russo. Poi, sempre secondo
Kommersant, gli americani avrebbero cercato inutilmente
di farlo parlare, rompendogli alcune costole e
fratturandogli una gamba. Ma Vasenkov non ha ceduto.
A
Mosca sarebbero stati particolarmente contenti anche di
un altro agente, Christopher Metsos, passaporto
canadese, che era stato fermato a Cipro su richiesta
Usa. Rimesso in libertà su cauzione, ha fatto perdere le
sue tracce. «Prova di vera professionalità», sarebbe
stato il commento del «bosco».
Tutti gli agenti scoperti sono stati accolti a Mosca da
Vladimir Putin (anche lui ex del Kgb) e premiati. In
quanto al «traditore», lo stesso primo ministro ha detto
che si deve aspettare «una brutta fine». Secondo una
fonte del Cremlino citata da Kommersant, per il
colonnello sarebbe già partito «un Mercader». E Ramon
Mercader era il killer mandato da Stalin in Messico ad
ammazzare con una piccozza il «traditore» Trotskij.
[12-11-2010]
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|
GIORNALISTA RUSSO IN COMA DOPO L'ATTACCO: FINALMENTE
PRESSIONI (ANCHE INTERNE) PER UN'INDAGINE SERIA DA PARTE
DEL CREMLINO
http://on.wsj.com/boM9i7
-
Giornalisti e privati cittadini si sono radunati di
fronte al quartier generale della polizia a Mosca per
firmare una petizione che chiede maggior protezione per
i giornalisti.
-
8 reporter sono stati uccisi e 40 feriti solo nel 2010.
L'attacco di sabato a Oleg Kashin del quotidiano
"Kommersant" ha spinto all'azione molti gruppi che
operano nel campo dei media.
1
- LIFENEWS (RUSSIA)
IL
VIDEO DEL PESTAGGIO DEL GIORNALISTA RUSSO ORA IN COMA
http://bit.ly/bEi87L
-
Oleg Kashin, del quotidiano russo Kommersant, è stato
ridotto in fin di vita. Sembrerebbe che l'aggressore lo
stia picchiando con un mazzo di fiori che nsasconde una
barra metallica. Dopo poco, i fiori cadono e rimane solo
la barra metallica. Kashin era cosciente durante tutta
la durata dell'attacco.
-
Un altro giornalista picchiato ieri. Solo nel 2010, in
Russia 8 reporter sono stati uccisi e 40 feriti (http://on.wsj.com/at3bRr
)09-11-2010]
|
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2 - THE GUARDIAN
MATERIALE PER BOMBE NUCLEARI IN VENDITA SUL MERCATO NERO
GEORGIANO
http://bit.ly/cmKhgj
-
Due armeni, un uomo d'affari e un fisico, hanno ammesso
di aver contrabbandato uranio arricchito utilizzabile
per una bomba atomica, e di averlo portato in Georgia a
marzo a bordo di un treno.
-
Questo è emerso da un processo segreto che si sta
svolgendo in Georgia in questi mesi, ma i cui dettagli
sono stati rivelati solo ieri.
-
I 18 grammi di uranio sono stati trasportati in un
portasigarette rivestito in piombo, per evitare che i
detector al confine con la Russia rilevassero il
materiale radiattivo. È la terza volta in 7 anni che
l'uranio arricchito viene intercettato in Georgia.
11.10.10 |
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THE NEW YORK TIMES
GORBACHOV CONTRO PUTIN: "BLOCCA LA DEMOCRAZIA"
http://nyti.ms/bSvnmy
-
Da che lo aveva appoggiato, oggi l'ex presidente russo
attacca lo zar Putin "Per lui la democrazia e le
elezioni sono solo un intralcio"
31.10.10 |
|
2
- DALLA DUMA NUOVI DIVIETI PER LE MANIFESTAZIONI...
Da "La
Stampa" - La camera del parlamento russo,
la Duma, ha approvato una legge che limita ulteriormente
le manifestazioni antigovernative. Il provvedimento
vieta a chi sia stato condannato per aver organizzato
manifestazioni non autorizzate di chiedere il permesso
per lo svolgimento di una manifestazione, riferisce
l'agenzia stampa Interfax.
La
legge, approvata in una Duma dominata dal partito Russia
Unita del primo ministro Vladimir Putin, rappresenta un
ulteriore giro di vite nei confronti dell'opposizione.
La settimana scorsa il governo ha concesso per la prima
volta un permesso per una manifestazione di protesta a
fine mese in una piazza di Mosca. È stato però imposto
un limite massimo di 200 partecipanti. Gli organizzatori
avevano chiesto il permesso per 1500 partecipanti, ma la
domanda è stata respinta e bollata come una
«provocazione».
Siccome ogni fine mese gli oppositori a Putin
organizzano una manifestazione per la quale le autorità
regolarmente negano l'autorizzazione mandando la polizia
a disperderla, la legge di fatto proibisce ai dissidenti
di organizzarne altre.
25-10-2010]
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- IMBAVAGLIATE CONTRO PUTIN...
Stefano Ciavatta per "L'Espresso"
- Per farsi un'idea, basta la pagina dedicata a
settembre-ottobre. Sotto la foto c'è scritto: "Chi ha
assassinato Anna Politkovskaja?" (Ekaterina Uljanova, 3°
anno). Le studentesse della facoltà di giornalismo di
Mosca reagiscono al calendario erotico dedicato a Putin
da alcune colleghe, che ha suscitato scalpore nei giorni
scorsi. Non ci stanno a farsi rappresentare dalla
maliziosa devozione di quelle dodici immagini intitolate
"Vladimir Vladimirovic, noi vi amiamo", e rispondono con
un contro-calendario di ben altro tenore. Fotografati da
Sasha Utkin, i loro ritratti portano infatti il titolo:
"Vladimir Vladimirovic, noi abbiamo qualche domanda...".
La più forte è quella sui mandanti dell'assassinio della
giornalista, avvenuto quattro anni fa proprio nel giorno
del compleanno di Putin.
"Abbiamo deciso di fare un calendario alternativo per il
primo ministro" ha spiegato il fotografo Utkin. Niente
più espliciti messaggi erotici rivolti al premier. I
punti interrogativi riguardano la libertà d'espressione,
le tangenti, il terrorismo, la sicurezza, gli omicidi,
l'inflazione. Stavolta le giovani studentesse della
facoltà di giornalismo di Mosca non esibiscono babydoll,
tacchi e sguardi ammiccanti. Le sei ragazze, braccia
incrociate e sguardo severo, indossano maglie e cappotti
scuri. Unica concessione al colore, lo scotch giallo che
chiude le bocche alludendo alla censura
dell'informazione in Russia.
Quello di Utkin è un calendario di protesta, con un
sarcastico punto interrogativo per ogni mese.
Gennaio-Febbraio: "Quando sarà scarcerato Khodorkovskij?
(firmato Margarita Zhuravljova, studentessa del 3°
anno). Marzo - Aprile: "Ma le strade?" (firmato
Elizaveta Menshikova, 3° anno). Maggio- Giugno: "Come
influirà l'inflazione sulle bustarelle?" (firmato
Svetlana Mukhina, 4° anno). Luglio-Agosto: "Si è liberi
di manifestare sempre e dappertutto?" (firmato Maria
Tsitsjurskaja, 3° anno). Settembre-Ottobre: "Chi ha
assassinato Anna Politkovskaja?" (Ekaterina Uljanova, 3°
anno). Novembre-Dicembre: "Quando scoppierà il prossimo
atto terroristico?" (firmato Tatjana Kartashova, 3°
anno).
Il
calendario non è stato messo in vendita, ma è
disponibile sul sito di Sasha Utkin. Mentre quello
erotico pubblicato da Vladimir Tabak lo si può già
trovare sui banchi della catena Auchan, non lontano dai
quaderni scolastici, al prezzo di 260 rubli (6,5 euro).
Difficilmente le bocche 'cucite' immortalate da Utkin e
le domande che sollevano (tra cui quella sulla sorte di
Mikhail Khodorkovsky, l'ex proprietario della compagnia
petrolifera Yukos in carcere da sette anni) finiranno al
supermarket.
30.10.10 |
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UN PROTÉGÉ DI PUTIN DIVENTA SINDACO DI MOSCA
http://bit.ly/aDmMYW
-
Dopo la cacciata di Yuri Luzkhov il mese scorso, ha
giurato ieri Sergei Sobyanin, un tecnocrate che ama
mantenere un basso profilo. Era il capo di gabinetto del
Cremlino dal 2005 (anno in cui si è trasferito a Mosca
dalla Siberia, dove ha vissuto tutta la sua vita).
LA
RUSSIA INTRAPRENDE UN VASTO PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE
http://bit.ly/b2caPw
-
Il governo ha approvato un piano che dovrebbe garantire
42 miliardi € in 5 anni.
-
La lista delle cessioni comprende la petrolifera Rosneft
(il 15% delle azioni); la banca a partecipazione
pubblica Sberbank e la banca controllata dallo stato VTB
(seconda nel paese per gli utili); le ferrovie della RJD
(25% del capitale).
23-10-10 |
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I RUSSI RASTRELLANO IN SILENZIO AZIONI DI
FACEBOOK...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica" - Chi vuole comprare un
pezzetto di Facebook? Fino ad ora questa domanda era
impossibile, perché il sito di social network più
diffuso e più famoso del mondo è quasi completante in
mano a privati che non hanno, per il momento almeno,
intenzione di quotarlo in Borsa. Ma nel corso
dell´ultimo anno una società che opera siti e domini
internet in Russia ha discretamente cominciato a
rilevare azioni di Facebook trai dipendenti e dirigenti
della compagnia. Mail.ru, in precedenza nota come
Digital Sky Technology, avrebbe cominciato comprando il
2 per cento di Facebook per 200 milioni di dollari un
anno fa, dunque dando al social network un valore
potenziale di mercato di 10 miliardi di dollari, e da
allora avrebbe incrementato la sua quota sino a
raggiungere il 10 per cento.
In questi giorni, Mail.ru emetterà azioni alla Borsa di
Londra per una sua sussidiaria, anch´essa denominata
Mail.ru, che include la maggior parte dei bene della
società in Russia ma anche una parte, all´incirca un
quarto, del suo 10 per cento di Facebook. Fino a non
molto tempo fa semisconosciuta al di fuori della Russia,
Mail.ru è diventata un investitore attento ed attivo a
Silicon Valley.
Il suo maggior proprietario è Alisher Usmanov, uno dei
nuovi imprenditori più ricchi di Russia, che a Londra si
è già fatto una discreta pubblicità diventando il
secondo maggiore azionista dell´Arsenal, una delle top
squadre di calcio della capitale. Mail.ru ha assoldato
Goldman Sachs, JP Morgan e Morgan Stanley per preparare
lo sbarco nella City. Che coincide, chissà se è un caso,
con l´uscita nei cinema di Londra dell´atteso film sui
fondatori di Faccebook. Un po´ di pubblicità in più, se
mai ce ne fosse stato bisogno, per la sua messa in
vendita di azioni.
20.10.10 |
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- LA
"MISSIONE DI STATO" DI BERLUSCONI IN RUSSIA? CONVINCERE
PUTIN A FAR ENTRARE I PIù FIDATI SOCI RUSSI IN MEDIASET
AL POSTO DEI SOCI AMERICANI (HANNO IN MANO L’8% DI
MEDIASET) - IN CAMPO non è solo Gazprom-Media (prossimo
sponsor del milan?), C’è anche il miliardario Gleb
Fetisov. ma soprattutto angelo Codignoni, molto vicino
alla holding russa Mediagroup nazionale
Marta Allevato per
Lettera43
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso
di approfittare del viaggio-lampo in Russia per valutare
di persona le manifestazioni di interesse da parte di
alcune società di media per entrare nel capitale delle
sue televisioni.
Secondo indiscrezioni raccolte da Lettera 43 il
Cavaliere, che attraverso Fininvest controlla il 38,6%
di Mediaset, nelle scorse settimane ha fatto trapelare
ai propri collaboratori che non disdegnerebbe di ridurre
la quota.
«Sono pronto a scendere anche fino al 20%», avrebbe
confidato ai suoi. Gli investimenti sul digitale, la non
floridissima situazione della partecipata Endemol, la
sempre più decisa concorrenza di Sky, lo avrebbero
consigliato di fare cassa per attrezzarsi a reggere le
prossime sfide.
Le stesse voci, che com'è ovvio non trovano conferma
ufficiale e la società smentisce, parlano dunque di una
possibile trattativa per un ingresso soft dei russi, con
una quota ridotta, che all'inizio si potrà aggirare
intorno al 5%. Si tratta delle stesse partecipazioni che
oggi sono in mano agli azionisti americani Mackenzie
Cundill Investment Management Ltd (3,44%), Blackrock
Inc. (2,28%) e Fmr Llc (2%) e che Berlusconi sta
pensando di sostituire con i più fidati soci russi.
Ma quali sono i gruppi moscoviti interessati a entrare in
Mediaset? Il primo è il gigante Gazprom. Tra le tante
controllate, il colosso statale dell'energia russa ha
anche Gazprom-Media: circa 900 milioni di euro di
fatturato e attività che spaziano dalle tivù alle radio,
passando per la stampa periodica e internet, fino alla
raccolta pubblicitaria.
Si tratta della più grande holding nel campo dei media
russi. Nel 2001, Gazprom-Media ha acquistato Ntv,
strappandola a Vladimir Gusinsky, l'oligarca a capo del
gruppo Media Most, e stravolgendone la linea editoriale
a quei tempi critica con il governo.
Legare, anche se in modo marginale, le sorti di Mediaset
a quelle del Cremlino sembra però a molti analisti
troppo rischioso. Così, ipotizza il quotidiano italiano
Corriere della Sera, si pensa che gli accordi con
Gazprom siano più praticabili in altri settori. Per
esempio il calcio. E dunque il Milan.
Secondo le ipotesi pubblicate dal sito finanziario russo
Bfm.ru, non è solo Gazprom-Media a essere interessata a
investimenti esteri nel mediabusiness. C'è anche il
miliardario Gleb Fetisov. Comproprietario della
compagnia Altimo (Alfa Telecom International Mobile),
controllata di Alfa Group di Michail Fridman, già
entrata nel mercato italiano con l'acquisto di Wind
(Link), Fetisov è anche il numero uno del gruppo
finanziario Moi Bank che a giugno ha già tentato di
assumere il controllo del giornale francese Le Monde.
Ma è solo seguendo un nome quasi dimenticato dalla
cronaca italiana che si arriva al terzo dei possibili
soci russi di Mediaset: Angelo Codignoni. Ex presidente
di Eurosport, ex direttore generale della berlusconiana
La Cinq ed ex segretario generale di Forza Italia, oggi
Codignoni è molto vicino alla holding russa Mediagroup
nazionale, o Nmg.
A capo della Nmg, nata nel 2008, c'è Jurij Kovalcuk,
comproprietario della banca Rossija e legato a Vladimir
Putin. Dietro la holding, oltre alla banca Rossija,
compaiono la società siderurgica Severstal, la compagnia
petrolifera Surgutneftegaz e le assicurazioni Sogaz.
Il gruppo detiene asset di alcuni segmenti chiave del
mercato dei media in Russia come le emittenti Ren Tv e
Peterburg - Pjatyj Kanal (Pietroburgo - Canale 5) oltre
al quotidiano nazionale Izvestja.
Sul sito del gruppo si legge che tra gli obiettivi dei
fondatori vi è la «necessità di affrontare alcune
problematiche cruciali per la società, compresa la
promozione dei valori culturali».
Per questo è stato istituito un Public Council
all'interno del Nmg, di cui fanno parte diversi
esponenti del mondo della cultura e del business come il
regista Andron Konchalovskij, il pianista Denis Macuev e
Angelo Codignoni appunto, in qualità di esperto d'affari
esteri.
A
capo di questo Public Council, la giovane ex campionessa
di ginnastica artistica Alina Kabaeva, vicepresidente
del Comitato per gli affari della gioventù alla Duma.
Nonché intima amica del presidente Putin. 10-10-2010]
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- SARDEGNA, IL MAGNATE RUSSO DI ARZACHENA...
Piccoli brividi ad Arzachena, in Gallura. Quale
onorificenza attribuire al magnate russo dell'acciaio
Alisher Usmanov, proprietario di Metalloinvest,
azionista di Gazprom e anche dell'Arsenal a Londra? La
presidenza dell'Arzachena calcio? O la cittadinanza
onoraria, come avvenuto con Karim Aga Khan?
La
seconda soluzione l'ha proposta un assessore al sindaco
Paolo Filigheddu, che non riesce a decidere, angustiato
dalla sua giunta traballante. Usmanov, che in Costa
Smeralda possiede Villa Capaccia a Romazzino e Sa Pedra
al Pevero, e d'estate affitta altre ville per gli amici,
è un benefattore della comunità. Ha donato 100 mila euro
alla polisportiva di Arzachena per il settore
calcistico; in passato aveva regalato un'ambulanza. Ma
il potente amico di Putin avrebbe un paio di pratiche
edilizie in sospeso, allargamenti nelle sue proprietà.
E, si sa, cortesia chiama cortesia. E. A.
01.10,10 |
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DRUSSIA: PER LUZHKOV POSSIBILE ESILIO DORATO IN
TIROLO...
(Adnkronos/Dpa)
-
Licenziato ieri dal presidente Dmitri Medvedev, il
sindaco di Mosca Yuri Luzhkov potrebbe scegliere
l'esilio dorato di Kitzbuehel, localita' turistica del
Tirolo, nel caso venisse incriminato per corruzione.
Nella zona, ricordano i media russi e austriaci, la
moglie miliardaria del sindaco, Yelena Baturina,
possiede una villa, un hotel di lusso e un capo da golf.
Imprenditrice nel mattone, la Baturina e' sospettata di
avere approfittato del potere lungo 18 anni del marito
nella capitale moscovita.
Stando al 'Kurier', la moglie di Luzhkov ama trascorrere
lunghi periodi di relax sulle Alpi dove non viene
riconosciuta. "Non attirano l'attenzione e non li si
nota", ha confermato un portavoce dell'amministrazione
di Kitzbuehel, Felix Obermoser, sottolineando che non
sapeva del 74mo compleanno festeggiato da Lushkov la
settimana scorsa in citta' e di averlo appreso dai
media. Un amico personale del sindaco, Gosef Kobzon, ha
escluso che Lushkov possa trasferirsi in Austria anche
nel caso venisse incriminato: "andrebbe da un'altra
parte", ha detto.
01.10.10 |
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RUSSIA: GOVERNO LICENZIA 100.000 DIPENDENTI PUBBLICI PER
RISPARMIARE...
(Adnkronos/Dpa) - Il governo russo ha
deciso il licenziamento di 100.000 dipendenti pubblici
entro il 2013 per risparmiare complessivamente 43
miliardi di rubli (1,1 miliardi di euro). L'enorma
quantita' di pubblici impiegati "blocca la necessaria
modernizzazione" del paese, ha detto il presidente russo
Dmitri Medvedev nel corso di un incontro con il ministro
delle Finanze Alexej Kudrin, stando all'agenzia
Interfax.
Vari osservatori rilevano che la grande massa di
impiegati pubblici in Russia costituisce una delle piu'
importanti basi di potere del premier russo, e rivale
interno di Medvedev, Vladimir Putin. Per questo molti in
Russia vedono nei licenziamenti di massa un tentativo di
Medvedev di rafforzare il suo influsso prima delle
presidenziali del 2012. Secondo il ministro Kudrin, dal
2006 il numero di dipendenti pubblici e' aumentato di
130.000 unita'. L'apparato statale, ha detto, e'
"gonfiato e in genere poco efficiente". In totale
510.000 persone lavorano per lo Stato e l'apparato
giudiziario, a cui si aggiungono 420.000 posti di lavoro
nella polizia.
29.09.10 |
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- METÀ DEL PIL RUSSO FINISCE IN TANGENTI
Da
Libero - Metà del Pil russo se ne va in
tangenti. Lo sostiene l'Associazione degli avvocati per
i diritti umani, che ha realizzato un rapporto
utilizzando le 6.589 denunce ricevute in poco più di un
anno. Sulla base delle statistiche ufficiali e le
testimonianze raccolte tra il 2 luglio 2009 e il 30
luglio scorso, l'indagine ha concluso che «il mercato
della corruzione rappresenta il 50% del Pil» e che il
valore medio di una visiatka (tangente) è raddoppiato
dall'inizio dell'anno sino a 44 mila rubli (1.500 euro).
Che la metà del pil russo finisse nella tasche dei
funzionari corrotti era già emerso da un'indagine del
2005: ciò significa che in questo lasso di tempo non è
cambiato nulla, nonostante la proclamata volontà dei
vertici del potere di combattere un fenomeno che sembra
ormai endemico e che relega il Paese al 146esimo posto
tra i 180 Paesi presi in esame dalla classifica sulla
corruzione elaborata da Transparency International
(nella stessa classifica l'Italia si trova al 63°
posto).
In
base all'ultimo rapporto dell'associazione degli
avvocati per i diritti umani, tutto ha un prezzo «di
mercato». Esiste un vero e proprio tariffario: un posto
di assistente procuratore in una procura distrettuale ad
esempio costa circa 8.000 euro, un posto nella polizia
stradale, che consente di «arrotondare» meglio lo
stipendio (4.000 euro al mese di extra), almeno 40 mila
euro. I responsabili dei dipartimenti di polizia
intascano oltre 15 mila euro al mese per proteggere il
business criminale, i procuratori 8 mila.
Perfino i giudici sono corruttibili. Una sentenza a
favore si compra con 26 mila euro se si tratta di un
procedimento penale, ma per una pratica civile bastano
800 euro. «I lavori più prestigiosi sono quelli dove la
corruzione è stabile», sottolinea il rapporto.
[18-08-2010]
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GAS:
BIELORUSSIA S'IMPEGNA A PAGARE DEBITI CON MOSCA
(AGI/AGFP) -
"La
Bielorussia ha deciso di pagare i debiti con la Russia entro due
settimane", ha dichiarato il vice primo ministro Vladimir
Semashko aggiungendo che la Russia dovrebbe pagare, a sua volta,
a Minsk 217 milioni di dollari per il transito di gas (sul
territorio bielorusso) verso l'Europa. 28.06.10 |
- SEQUESTRATE 100 MILA COPIE DI UN LIBRO ANTI PUTIN...
Da
"La Stampa" - La polizia russa ha sequestrato 100 mila copie di
un libro particolarmente critico nei confronti del primo
ministro Vladimir Putin, scritto da due esponenti
dell'opposizione extraparlamentare, Boris Nemtsov (noto in
Italia per «Inafferrabile Russia» e «Disastro Putin», Spirali
Edizioni) e Vladimir Milov. La pubblicazione doveva essere
distribuita a San Pietroburgo, in occasione del Forum economico
internazionale che si è aperto ieri. Secondo gli attivisti che
lavorano con Nemtsov, le ragioni del sequestro «non sono
chiare». La polizia parla di «infrazione alle regole sul
traffico» e di «possibile violazione della legge sull'attività
imprenditoriale».
[18-06-2010]
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Come mai LA
FAMIGLIA LUCCHINI VENDE L’ULTIMO 20% ALLA SEVERSTAL DI
MORDASHOV CON UN FORTissimo SCONTO? – GIUSEPPE LUCCHINI
SCRIVE AI DIPENDENTI TUTTA LA SUA AMAREZZA E DICE DI ESSERE
STATO COSTRETTO DI FATTO – I QUOTIDIANI SEMINANO DUBBI:
FORSE il diritto di "put", cioe’ a vendere, alA
SOCIETÀ CIPRIOTA DI MORDASHOV NON ERA COSÌ “FORTE”?...
1- L'ACCIAO, LO SCONTO, CIPRO E
L'AMAREZZA...
Bankomat per Dagospia
Come mai la famiglia Lucchini vende la
sua residua partecipazione del 20 per cento nello storico
gruppo siderurgico del Cavalier Lucchini alla Severstal del
miliardario russo Mordashov? E lo fa con uno sconto di quasi
la metà? Perche' il figlio Giuseppe Lucchini si sente in
dovere di scrivere ai dipendenti e dire che lo fa con amarezza
perche' di fatto costretto? L'opzione put era esercitabile ad
aprile; dicono gli articoli di stampa, e dicono che e' stato
raggiunto un accordo transattivo al ribasso perche' il diritto
di "put", cioe' a vendere, viene esercitato prima.
Ma perche' sbrigarsi ad esercitarla
ora che siamo poi solo a marzo? Decine di milioni di sconto
per solo un mese? Insinua la stampa che l'opzione put era
debole anche perche' non proprio verso Mordashov ma verso una
non meglio precisata societa' di Cipro ma sempre facente capo
a Mordashov. Ma se era sempre del tycoon putiniano Mordashov
la societa' di Cipro, ed era cosi' dagli accordi del 2005 che
i Lucchini avevano firmato, che cosa e' davvero cambiato?
Avevano forse firmato malamente gli
accordi del 2005? Oppure allora la societa' di Cipro gli era
sembrata un'ottima controparte per garantire una put option da
circa 150 milioni? Probabilmente la put option era tale ma non
"assoluta", nel senso che forse era incrociata, come
spesso accade in casi simili, con una c.d. "call option"
di Mordashov, che doveva poter disporre della quota Lucchini
in caso di averne bisogno per rivendere il tutto a terzi.
Cessione a terzi che pare in effetti
succedera' molto presto. Lo stesso Lucchini lo dichiara ai
dipendenti, come uno dei motivi di pressione cui ha dovuto
soggiacere. Ma allora perche' vendere a fortissimo sconto?
Ma se uno deve fare un piacere ad un altro, o cedere ad una
sua forte richiesta, non gli fa anche lo sconto; caso mai
ottiene un premio.
E se la finanziaria di Cipro che
compra a quasi la meta' oggi il 20% dai Lucchini fra un mese
rivende a ben meglio ed a dei terzi chi intasca le
plusvalenze? E l'amarezza di Giuseppe è per aver venduto
definitivamente l'azienda di famiglia, o per non poter
partecipare alla festa finale in quel di Cipro?
E infine perche' dare notizia di
questa strana storia oggi? A questa sola domanda abbiamo una
possibile risposta: ieri i giornali parlavano della
presentazione del libro del vecchio patriarca, il Presidente
Onorario Lucchini Luigi, di fronte agli amici di una vita del
non meno giovanile capitalismo all'italiana, con interventi di
Bazoli e Romiti. Le notizie amare e misteriose sono state
riservate pudicamente al giorno dopo.
2- I LUCCHINI DIVORZIANO DA MORDASHOV MA È SUBITO
POLEMICA...
S.N. per "La Stampa"...
Severstal ha acquistato dalla famiglia
Lucchini la quota residua del 20,2% nella Lucchini non ancora
in suo possesso salendo così al 100% del gruppo dell'acciaio.
Il gruppo russo non ha precisato i dettagli economici della
transazione.
Secondo quanto filtra da fonti
finanziarie, però, l'acquisto della quota del 20,2% di
Lucchini ancora in mano alla famiglia bresciana sarebbe stato
realizzato a un prezzo tra i 90 e i 100 milioni di euro.
Decisamente meno rispetto ai 160 milioni di euro che cinque
anni fa era stata valutata l'opzione di vendita in mano ai
fratelli Gabriella, Silvana e Giuseppe Lucchini.
La mossa sarebbe stata decisa dalla
holding di Cherepovets nell'ottica di garantirsi la massima
flessibilità sulle decisioni relative al futuro della
controllata in Europa, la Lucchini, dopo che poche settimane
fa ha annunciato di valutarne anche una possibile cessione.
Il gruppo controllato dall'oligarca
Alexei Mordashov ha assegnato un incarico a Deutsche Bank su
Lucchini, puntando secondo le indiscrezioni già circolate, a
scendere sotto il 50%, in modo da deconsolidarne i debiti per
800 milioni e le perdite attese sino al 2012, quando la società
smetterà di bruciare cassa.
L'accordo fra i Lucchini e Mordashov
è stato comunque travagliato e lascia non pochi strascichi.
«Ero a buon punto nella creazione di un solido gruppo di
investitori, quando purtroppo mi sono trovato di fronte a una
posizione dell'azionista di maggioranza che, volendo
dismettere la sua partecipazione in tempi strettissimi, non mi
ha permesso di proseguire nella ricerca di una soluzione
nell'interesse primario dell'azienda».
Giuseppe Lucchini, esprime la sua «amarezza»
per l'esito della vicenda. Dopo aver ricordato che la cessione
ai russi dell'80% della società era servito a far superare
all'azienda una paurosa crisi di liquidità, Lucchini
sottolinea che l'operazione diede risultati positivi nei
successivi quattro anni.
Nel 2009 si presentò, però, «il
peggiore anno mai vissuto dall'economia mondiale post bellica»
e Severstal ha deciso di ritirarsi. «Mi sono impegnato a
cercare una soluzione che desse una solida prospettiva al
gruppo e ho coltivato numerosi contatti con il mondo
finanziario, bancario e imprenditoriale».
L'azionista di maggioranza, però,
avrebbe stoppato l'operazione. «In pratica - sostiene
Giuseppe Lucchini - sono stato messo in condizione di dover
accettare l'uscita dall'azionariato della Lucchini, peraltro a
condizioni peggiori rispetto a quelle previste dai patti
stipulati a suo tempo».
3- LUCCHINI: BAZOLI, UNA DELLE ESPRESSIONI MIGLIORI
DEL MONDO CIVILE, PRESENTATO LIBRO SULL'EX PRESIDENTE DELLA
CONFINDUSTRIA
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - "Mi preme sottolineare un
aspetto che mi riguarda personalmente: la capacita' di Luigi
Lucchini di stimare gli avversari. Cosi' fu per me. I primi
contatti furono uno scontro, da cui e' nata un'amicizia".
Giovanni Bazoli, presidente del CdS di Intesa SanPaolo e'
intervenuto alla presentazione del libro di Roberto Chiarini
"Falco e colomba.
Luigi Lucchini si racconta",
testimoniando la sua amicizia con l'industriale bresciano. In
una sala gremita dove erano presenti anche il figlio
dell'imprenditore bresciano, Giuseppe Lucchini, Cesare Romiti,
il presidente delle Fs Innocenzo Cipolletta, il presidente di
Rcs Piergaetano Marchetti e l'a.d. Antonello Perricone, Bazoli
ha ricordato che l'amicizia con Luigi Lucchini, che ha oggi 91
anni, nacque dallo scontro sul caso Wuhrer dove Bazoli
patrocinava la famiglia omonima nella scalata di Lucchini alla
societa' che produce birra. Bazoli e Lucchini si trovarono poi
faccia a faccia nell'accordo tra Intesa e Comit di cui
Lucchini era presidente.
"Lucchini - ha aggiunto il
banchiere bresciano - e' una delle espressioni migliori del
mondo bresciano ma anche del mondo civile". Cesare Romiti
nella sua testimonianza ha ricordato che l'ex presidente della
Confindustria era stato l'unico ad esprimergli sostegno
"privato e pubblico" quando il manager si trovo'
solo alla guida della Fiat in un momento di forti tensioni
politiche: "Siamo rimasti amici, in simbiosi di
pensiero".
[05-03-2010] |
LA BELLA POLITICA: I SOLDI DI FRANCIA E GERMANIA PER FAR VINCERE
ELTSIN - ESCONO IN RUSSIA LE MEMORIE DELL’EX PREMIER KASIANOV: BORIS
DISSE A CHIRAC E KOHL: “DATEMI 5 MLD $ PER PAGARE GLI STIPENDI O TORNANO
I COMUNISTI” – E DA UN MISERO 2% NEI SONDAGGI, L’UBRIACONE DEL
CREMLINO VINSE A MANI BASSE…
Giulietto Chiesa per "La Stampa"
Stanno per uscire, in Russia, le memorie di un signore che, nella
vulgata popolare (e non soltanto), era chiamato «Mister 2%» in ricordo
della percentuale che, come primo ministro di Russia (maggio
2000-febbraio 2004), sembra percepisse in occasione di ogni affare di
Stato.
Trattasi di Mikhail Kasianov, tornato recentemente
alla ribalta, nel 2006, come potenziale antagonista di Vladimir Putin.
Ma sconfitto, insieme a Garry Kasparov prima ancora di
avere potuto partecipare a elezioni da cui fu escluso senza complimenti
dalle sagaci mosse del Cremlino.
I giornalisti russi, immemori del meno recente passato, sono partiti
alla caccia di sensazioni, intervistando gli autori (il libro è scritto
a quattro mani, assieme a Evghenij Kiseliov,
giornalista principe dell'epoca) circa i rapporti tra Kasianov e Putin,
che lo promosse premier e poi lo cacciò in malo modo.
In realtà il libro sembra meritare più attenzione nelle sue pagine
che si potrebbero definire «storiche», tanto appaiono ormai lontane ai
russi. Riguardano infatti il 1996, quando Boris Eltsin
«doveva»
a tutti i costi essere rieletto presidente della Russia, altrimenti - si
temeva - sarebbero tornati i comunisti.
Il problema era - racconta Kasianov - che
Eltsin,
nei sondaggi, «arrivava a stento al 2%». Lui stesso, allora - è
sempre Kasianov che racconta - «si rivolse
personalmente in cerca di aiuto a due leader occidentali»: al
presidente Jacques Chirac e al cancelliere Helmut
Kohl.
Datemi soldi in emergenza, disse, perché se non pago le pensioni e
gli stipendi ai militari entro il Primo Maggio, come ho promesso, qui può
succedere di tutto. E Kasianov, che allora era vice ministro delle
Finanze, fu mandato in missione segretissima a Parigi, per contrattare
le modalità del «prestito». Che non si capisce se fu esattamente tale
o se fu proprio un regalo, per «evitare il ritorno dei comunisti in
Russia».
Quanto diedero Chirac e Kohl
a Boris
Eltsin, sottobanco, per fargli vincere le elezioni? Kasianov si
scusa con l'intervistatore: «Cerchi di capire, sono passati tredici
anni». Ma poi la memoria gli torna, nonostante gli anni: «Ci si mise
d'accordo per una cifra all'incirca di 3-5 miliardi di dollari». E
ripartiti come, se lo ricorda, signor Kasianov? «A occhio e croce direi
che la Germania diede tre miliardi e mezzo e la Francia un miliardo e
mezzo».
Quando, se, e da chi, e in che modo, quel debito fu ripagato dalla
Russia non viene rivelato, ma sappiamo che furono i francesi e i
tedeschi, senza saperlo, non i russi - che lo sanno solo adesso - a
mantenere al potere Boris Eltsin.
Così il primo presidente democratico della Russia democratica, poté
mantenere la promessa di pagare entro il Primo Maggio, salari e stipendi
dei dipendenti pubblici russi che erano rimasti senza un kopeko da
diversi mesi. E porre le basi per una rielezione truffaldina che fu poi
celebrata da tutti i media occidentali come il segno che la Russia era
uscita finalmente dai secoli bui ed entrata nell'Occidente a vele
spiegate.
Kasianov - che racconta di essere stato a Parigi, in
assoluta segretezza, per alcune settimane, senza nemmeno un interprete
che lo aiutasse a tradurre i documenti - fu poi premiato personalmente
da un Putin che lo aveva avuto in eredità, tutto
compreso, dalla famiglia Eltsin -, e divenne premier di
Russia nel maggio del 2000. Per restarvi fino al 2004, quando i servizi
segreti russi consegnarono - pare - a Putin le
registrazioni di una sua conversazione con Boris Nemtsov, allora
governatore di Nizhnij Novgorod, e potente uomo degli
oligarchi, che faceva presagire una manovra per togliere la poltrona
allo stesso Putin e farci sedere sopra,
temporaneamente, lo stesso Kasianov.
Un complottino dentro un complotto, si direbbe, che Kasianov, con una
punta di orgoglio, nemmeno sconfessa. Si limita a dire che, quando Putin
lo licenziò, non ne disse i motivi.
Ma le sue «giovani memorie» (Kasianov ha soltanto
52 anni) ci hanno comunque restituito un pezzo di storia della Russia
contemporanea che noi, quando eravamo corrispondenti per La Stampa da
Mosca, potemmo soltanto in parte intravedere. E di questo dovremmo
essergli grati.
[01-10-2009]
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PUTIN, NASCITA E ASCESA DI UNO ZAR GRIFFATO KGB – GLI ATTENTATI
ATTRIBUITI AI CECENI CHE SPIANARONO LA VIA DEL CREMLINO A VLADIMIR? C’È
PUZZA DI SERVIZI SEGRETI RUSSI – MA L’INCHIESTA DI “GQ” NON DEVE
ESSERE LETTA DAI RUSSI (ORDINE DELL'EDITORE CONDÈ NAST) – MA PER
FORTUNA C’È INTERNET (SU GAWKER.COM È TRADOTTO)…
A. S. per
"Il Sole 24 Ore" -
Dieci anni fa, al tramonto dell'era Eltsin, nel giro di 12 giorni di
settembre, quattro terribili attentati scossero la Russia: quattro bombe
in edifici residenziali. Buynaksk, nel Daghestan: 64
morti. Mosca: più di 200 morti. Volgodonsk: 17 morti.
La responsabilità venne attribuita al terrorismo ceceno, il primo
ministro Vladimir Putin trasformò l'emergenza
nazionale in guerra, e la guerra in Cecenia gli spianò la strada verso
il Cremlino.
L'idea della presenza dei servizi segreti
dietro quegli attentati non è nuova: l'esplosivo trovato tra le macerie
risaliva all'Fsb, l'erede del Kgb sovietico. Scott Anderson,
giornalista investigativo americano, ha rilanciato l'ipotesi di una
cospirazione in un articolo pubblicato nel numero di settembre di GQ, il
maschile di Condè Nast. Si intitola "Vladimir
Putin: l'oscura ascesa al potere".
Una ricerca della verità destinata a pochi: quell'articolo non deve
apparire in Russia, ha stabilito l'editore americano, non deve essere
mostrato a giornalisti o funzionari russi, non è stato pubblicato sul
sito web della rivista. Da Mosca, il direttore dell'edizione russa di GQ
smentisce ogni forma di censura, e aggiunge che in ogni caso l'articolo
non contiene nulla di sensazionale per i lettori russi. Che possono
comunque verificare da sé: l'articolo è presto apparso in russo su
internet (sul blog http: gawker.com) grazie a una schiera di traduttori.
Rimasti anonimi.
[09-09-2009]
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MISTERI RUSSI - perché sequestrare un banalissimo cargo carico di
legname per un milione di euro? PERCHé SOTTOMARINI E vedette della marina
russa erano stati sguinzagliati su ordine dI Medvedev alla ricerca del
cargo? – UN CARICO DI ARMI nucleari DIRETTA A CHI?…
Anna Zafesova per La
Stampa
Li hanno cercati disperatamente i sottomarini nucleari russi, i radar
di mezzo mondo e l'Interpol. Ma quando li hanno trovati è sembrato che
non si fossero mai persi. I 15 uomini dell'equipaggio del cargo russo
Arctic Sea sono stati «messi in salvo» - non si sa ancora bene da
quale pericolo - ieri, nell'Atlantico, a largo di Capo Verde, parecchio
fuori mano rispetto alla destinazione iniziale in Algeria.
«Sono vivi, sani e non sono mai stati in mano a nessun gruppo armato»,
ha comunicato il ministro della Difesa russo Anatoly Serduykov,
aggiungendo che i marinai della nave - di proprietà finlandese e
registrata a Malta - sono stati trasferiti su una nave militare russa e
sono «sotto interrogatorio».
Un'accoglienza piuttosto fredda rispetto a quanto ci si aspettava
quando sottomarini e vedette della marina russa erano stati
sguinzagliati su ordine del presidente Medvedev
alla
ricerca del cargo, mentre familiari disperati chiedevano l'intervento
internazionale per salvare i loro cari.
L'Arctic Sea era salpata dalla Finlandia, per segnalare il 24 luglio
di essere stato assaltata da «uomini mascherati» che si erano
presentati come polizia antidroga svedese e avrebbero «picchiato,
legato e bendato» l'equipaggio, salvo poi abbandonare la nave.
La quale però ha smesso di dare segnali di vita, salvo sporadiche
comunicazioni tecniche durante l'attraversamento dello stretto del
Dover, senza segnalare però nessuna emergenza. Avvistata al largo della
Francia, è poi definitivamente sparita nel nulla, disattivando
apparentemente anche il sistema di segnalazioni automatiche.
Un giallo inspiegabile che cominciava ad appassionare mezzo mondo. L'Arctic
Sea poteva essere stata rapita? Fonti della polizia finlandese avevano
parlato negli ultimi giorni di un riscatto chiesto da ignoti di circa
1,5 milioni di dollari.
A parte che sarebbe il primo caso di pirateria nelle acque svedesi
dal ‘500, perché sequestrare un banalissimo cargo carico di legname
per un milione di euro? A Mosca erano circolate ipotesi inquietanti: Mikhail
Voitenko, editor del bollettino marittimo Sovfrakht,
ha parlato di un «carico segreto di cui non sappiamo nulla».
Droga o qualcosa di simile? Peggio, «qualcosa di molto più costoso
e pericoloso», secondo l'esperto, che sottolinea come il cargo avesse
fatto una sosta «per riparazioni» nell'enclave russa di Kaliningrad,
durante la quale avrebbe potuto caricare a bordo qualunque cosa senza
farlo risultare ai controllo fatti in precedenza dai finlandesi.
A questo punto qualcuno non escludeva carichi militari o addirittura
nucleari, mentre altri esperti come David Osler di
Lloyds
ipotizzavano più banalmente una disputa commerciale tra russi.
Ma resta anche il fatto insolito della mobilitazione della marina russa
su ordine del Cremlino: operazione costosissima oltre che abbastanza
poco tradizionale per Mosca, tant'è vero che molti media russi hanno
lodato la svolta di Medvedev nel decidersi finalmente
di correre in aiuto ai connazionali nei guai lontano da casa.
[18-08-2009]
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PROVE TECNICHE DI GUERRA FREDDA – IL PENTAGONO
SCOPRE DUE SOTTOMARINI RUSSI INTENTI A SPIARE A LARGO DELLE COSTE
ATLANTICHE – “NORMALE ESERCITAZIONE” PER MOSCA, MA NON CAPITAVA
DA ALMENO 15 ANNI, PERDIPIÙ SENZA PREAVVISO…
Francesco
Semprini per "La
Stampa"
Hanno pattugliato in gran silenzio le coste
atlantiche degli Stati Uniti da Nord a Sud per diversi giorni prima
di scomparire dai radar americani. Due sommergibili russi classe
Akula sono stati inviati da Mosca al largo della East Coast
americana nell'ambito di un'operazione definita di «normale
esercitazione», ma che ha riportato indietro la memoria ai tempi
della Guerra Fredda. Secondo il dipartimento della Difesa americano
i due sottomarini non sono mai entrati nelle acque statunitensi il
cui confine si spinge a circa 19 chilometri al largo della costa, e
per questo non hanno provocato reazioni da parte del Pentagono.
L'operazione è durata diversi giorni durante i
quali le due unità della marina russa sono state intercettate a
circa 300 chilometri dalle coste grazie a informazioni di
intelligence. Uno dei due è rimasto al largo sino al pomeriggio di
martedì per poi fare rotta a nord-est, forse verso il Baltico.
L'altro invece sembra si sia diretto verso l'isola di Cuba. La
vicenda ha sollevato qualche preoccupazione da parte del Pentagono,
non solo perché l'operazione non è stata preceduta dal preavviso
di Mosca come accade spesso in questi casi. Ma perché
un'esercitazione di sottomarini nucleari a ridosso degli Usa non
avveniva da almeno quindici anni. Ciò riporta alla mente le grandi
manovre della Guerra Fredda quando Unione Sovietica e Stati Uniti
inviavano regolarmente sommergibili a ridosso delle rispettive coste
con l'obiettivo di rubare segreti militari o monitorare i movimenti
delle flotte navali dell'avversario.
I sottomarini classe Akula sono il
corrispettivo delle unità americane della classe Los Angeles, unità
di medie dimensioni non in grado di lanciare missili nucleari
intercontinentali. Nonostante questo però la manovra sottolinea
l'atteggiamento più aggressivo assunto dalle Forze armate russe,
che coincide con il negoziato in corso sul controverso progetto
dello scudo spaziale in Est Europa. L'episodio avviene a un anno e
mezzo di distanza dall'incidente del febbraio 2008, quando due
bombardieri russi sorvolarono a bassa quota la Uss Nimitz, una
portaerei americana che stava navigando nelle acque del Pacifico,
costringendo i caccia Usa ad alzarsi in volo per intercettarli. «Abbiamo
osservato le due unità durante tutto il transito al largo delle
coste, ma riconosciamo il diritto di ogni nazione a condurre
esercitazioni in acque internazionali purché non vengano violate le
leggi internazionali», si è limitato a dichiarare il portavoce del
Northern Command americano.
Le autorità russe da parte loro non hanno
fatto mistero di quanto accaduto definendolo una «esercitazione di
routine». «La nostra flotta non può certo rimanere ormeggiata nei
porti», ha detto il generale Anatoly Nogovitsyn, vicecapo del
ministero della Difesa. Del resto unità di Mosca sono state
impegnate di recente in diverse operazioni internazionali, come
quelle congiunte con la marina venezuelana dello scorso autunno, il
primo dispiegamento in acque dell'emisfero occidentale dalla Guerra
Fredda. O come le manovre nel Mediterraneo orientale e le operazioni
di pattugliamento al largo del Corno d'Africa per intercettare i
pirati somali.
E' chiaro che Mosca vuole rilanciare il ruolo
della propria marina e più in generale delle Forze Armate su scala
globale per rafforzare l'immagine del Paese. Tuttavia è opinione
condivisa che la marina russa di oggi sia solo un'ombra della grande
potenza navale sovietica. Dopo il crollo del regime nel 1991 la
corsa agli armamenti e le esercitazioni militari sono state ridotte
ai minimi termini a causa del collasso economico dell'ex impero
comunista. Una ripresa graduale è avvenuta con gli otto anni di
presidenza di Putin che grazie agli introiti derivanti dalla vendita
di greggio e gas naturale ha rafforzato gli stanziamenti alla
Difesa. Tuttavia si tratta di progressi limitati come dimostrano i
sette test missilistici falliti sugli undici condotti con i Bulava,
testate destinate all'impiego proprio sui sottomarini nucleari:
l'ultimo fallimento risale ad appena tre settimane fa.
Non è chiaro se della vicenda dei sottomarini
al largo della East Coast il presidente Barack Obama abbia parlato
con il suo omologo russo Dmitry Medvedev quando questi gli ha
telefonato telefono martedì sera per fargli gli auguri di
compleanno. Fonti diplomatiche riferiscono invece che i due capi di
Stato abbiano affrontato il nodo georgiano, in particolare dopo la
richiesta di 16 milioni di dollari in armamenti avanzata da Tbilisi
e che rischia di acuire ulteriormente le tensioni tra Washington e
Mosca dopo il gelo diplomatico seguito al conflitto russo-georgiano
dello scorso anno.
[06-08-2009]
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ROMA / 27-05-2009
NUCLEARE/ in siti militari centrali nucleari fuori controllo
di Parlamento, Magistratura e popolazioni
ROMA
(Uno Notizie.it)
E’ stato
recentemente approvato al Senato, nell’ambito della
discussione del ddl 1195 recante disposizioni per lo sviluppo e
l'internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di
energia, l'articolo 14 recante delega al Governo in materia
nucleare.
La delega
riguarda la disciplina della localizzazione sul territorio
nazionale di impianti di produzione di energia elettrica
nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare
e dei sistemi di stoccaggio e di deposito. Avviate infine le
votazioni degli emendamenti presentati all'articolo 16 recante
misure per la sicurezza e il potenziamento del settore
energetico.
Siamo
di fronte non più al rischio, ma alla piena attuazione di un
progetto che coinvolgerà anche il settore della Difesa.
Sempre in Senato è infatti in discussione il ddl 1373 per la
costituzione della DIFESA SERVIZI SPA, la quale ha tra le sue
finalità principali quella “di permettere l'installazione di
impianti energetici destinati al miglioramento del quadro di
approvvigionamento strategico dell'energia, della sicurezza e
dell'affidabilità del sistema nel quadro degli obiettivi
comunitari in materia di energia e ambiente”.
Nuove
centrali potranno essere costruite direttamente dalla Difesa
Servizi SpA, o date in concessione e/o locazione, e realizzate
in siti militari, infrastrutture e beni del demanio militare.
Tutto ciò sfuggendo al controllo delle Autonomie Locali, della
magistratura e del Parlamento nonché delle popolazioni
residenti nelle vicinanze dei siti prescelti, essendo questi
“Zona Militare - Limite Invalicabile”, come recitano i
cartelli affissi ai confini.
E senza che si
tenga nella dovuta considerazione il depauperamento di
esperienze e professionalità oggi utilizzate in queste basi con
altre funzioni, e che difficilmente potrebbero essere convertite
alla produzione di energia nucleare. - Uno Notizie - Roma
ECCO ALCUNI,
INTERVENTI, SUL NUCLEARE, DELLO SCIENZIATO E FISICO GIANNI
MATTIOLI. ALLA SUA DESTRA IL FAMOSO
ASTRONAUTA E PARLAMENTARE EUROPEO UMBERTO GUIDONI
PRIMA PARTE
SECONDA PARTE
TERZA PARTE
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PUGNO DI FERRO DI PUTIN SUL GIGANTESCO MERCATO SEMI-ABUSIVO DI
MOSCA – SFIDA APERTA A CORRUZIONE E MAFIE O SOLO L'ULTIMO EPISODIO DELLA
GUERRA TRA I CLAN CRIMINALI PER IL CONTROLLO DEL COMMERCIO IN RUSSIA? –
LA CINA FURIOSA, A RISCHIO DECINE DI FABBRICHE NEL SUD DEL PAESE… -
Vladimir Sapozhnikov per
"Il Sole 24 Ore"
Chiuso, sigillato, vuoto. Per sempre, con tutta la merce ancora lì,
abbandonata sui banchi. E la saracinesca abbassata per ordine supremo,
ovvero di Vladimir Putin. Gli agenti della polizia sono entrati in
azione a Mosca, alla fine di giugno, per bloccare una volta per tutte
l'attività del Cherkizovskij, il più grande mercato di tutto l'est
europeo.
Un groviglio di negozietti, merci di ogni genere, spesso
contraffatte e di contrabbando. Più di duecento ettari nel nord-est di
Mosca divisi in dodici zone commerciali che dal 1991, dal crollo
dell'Unione sovietica, accompagnava la vita e le fatiche quotidiane di
centinaia di migliaia di commercianti e clienti, in febbrile movimento
tra vestiti, mobili, gioielli, artigianato vario, carne, pesce.
Il Cherkizon - questo per tutti in Russia il nome del megabazar
dava lavoro ad almeno 100mila persone: vietnamiti, tagiki, uzbeki,
kirghizi e cinesi. Trentamila cinesi, secondo le stime, che hanno visto
la polizia chiudere il loro negozio e sequestrare tutta la loro merce.
Per loro e ancora di più per proteggere l'export cinese che
trovava sbocco nell'immenso mercato, è giunto a Mosca - preoccupato e
arrabbiato- il viceministro al Commercio di Pechino, Gao Hucheng: una
missione delicata, nello scorso weekend, per chiedere alla Russia di «cessare
le azioni ostili e discriminatorie nei confronti dei cittadini cinesi,
difendere i loro interessi legittimi, garantire la sicurezza personale e
materiale dei commercianti cinesi». E per evitare ripercussioni
negative sulla prevista visita a Pechino del primo ministro, Vladimir
Putin.
Gli agenti hanno messo i sigilli su seimila container, 100mila
tonnellate di merce sequestrata il cui valore si aggira, secondo una
prima ricognizione, intorno ai due miliardi di dollari (rinvenute anche
notevoli somme di denaro in contanti e stupefacenti). Per le autorità
russe il Cherkizon non era altro che un covo di immigrazione
clandestina, criminalità e narcotraffico. Per i cittadini di Mosca (e
non solo) il mercato ha rappresentato spesso la salvezza ai tempi della
crisi: con pochi rubli si portavano a casa abiti e scarpe, occhiali,
attrezzature sportive, ortaggi, frutta e companatico. Di qualità
discreta, comunque accettabile per milioni di famiglie.
Secondo le stime del settimanale economico KommersantVlast i
15mila negozietti e banchi del Cherkizovskij riuscivano a servire fino a
120mila clienti al giorno e controllavano fino al 40% dell'intero
commercio di abbigliamento della Russia. Merce di contrabbando, nel 90%
dei casi.
Ma non è una novità che le importazioni
clandestine in arrivo a Mosca dalla Cina, dalla Turchia e da alcune
repubbliche ex sovietiche, alimentino un'economia sommersa, che secondo
gli esperti della Banca mondiale ha raggiunto il 40% del Pil russo.
Dopo vari tentativi, l'ultimo nel settembre del 2008, la polizia,
appoggiata dalle forze speciali anti-terrorismo, ha chiuso il mercato
per sempre. Del resto Putin era stato chiaro, denunciando la corruzione
nelle dogane e dettando la linea dura. Il sindaco di Mosca, Jurij
Luzhkov, si è affrettato a dichiarare che «il Cherkizon non sarà
riaperto mai più».
Mentre il viceprocuratore generale della Russia, Aleksandr Buksman,
ha spiegato che «non si tratta di un centro commerciale, ma di una
piaga di corruzione, di criminalità. Un'inferno da cancellare senza
tentennamenti politici », aggiungendo che l'attacco contro
Cherkizovskij sarebbe stato l'inizio della lotta senza quartiere contro
il mercato nero e contro l'economia sommersa. Che a Mosca proliferano in
altri 81 centri commerciali simili al Cherkizon anche se di dimensioni
più ridotte.
Restava tuttavia da risolvere la crisi commerciale tra Russia e
Cina. Dopo il vertice del fine settimana, Mosca ha garantito che non
consentirà alcun abuso ma che garantirà ai commercianti cinesi tutta
l'assistenza legale necessaria. Restituendo loro ogni bene sequestrato
nel caso non vengano riscontrate irregolarità. Pechino teme che la
soppressione del maximercato porti al fallimento di decine di fabbriche,
specie nelle province meridionali del paese. Per questo, per
salvaguardare le sue esportazioni verso la Russia - più di 43 miliardi
di dollari nel 2008 ai quali si aggiungono almeno otto miliardi di merci
in nero - si è impegnata ufficialmente a rafforzare i controlli alle
dogane.
Negli ultimi anni il controllo del Cherkizon è stato conteso
dalle triadi cinesi e alla mafia caucasica. I titolari nominali del
mercato, Telman Ismailov e Zarakh Iliev - due multimilionari di origini
azere con patrimoni personali di 600 milioni e a 500 milioni di dollari,
nella top 100 di Forbes - sono fuggiti all'estero prima del raid delle
forze dell'ordine.
Ismailov ha chiesto la cittadinanza alla Turchia e ha investito
nella costruzione dell'albergo più caro del Paese, il Mardan Palace,
cinque stelle ad Antalya sulla costa esclusiva del Mediterraneo.
Un'operazione giudicata «antipatriottica» da Putin che potrebbe aver
deciso di chiudere il Cherkizon proprio per colpire Ismailov.
L'opinione pubblica russa sembra credere poco alla lotta contro la
corruzione e contro il mercato sommerso sbandierate dal governo. Per i
moscoviti nelle vicinanze del mitico Cherkizon la chiusura del mercato
più grande dell'est Europa non è altro che l'ultimo episodio della
guerra in corso tra i clan criminali per il controllo del commercio a
Mosca e in tutta la Russia.
[30-07-2009]
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Italia-Russia/ Al via a Mosca missione
imprenditoriale... -2-
di Apcom
Da Gazprom a Severstal, crescono gli investimenti
russi in Italia
Roma, 5 apr. (Apcom) - L'Italia, secondo le statistiche, non è tra i
primi dieci investitori in Russia: nel primo semestre 2008 gli
investimenti italiani sono ammontati a circa 107 milioni di dollari.
Questi dati tuttavia - secondo l'Ice - sono poco significativi, perchè
non considerano i capitali russi reimportati e gli investimenti fatti da
zone offshore. Tra le aziende che hanno già avviato progetti
d'investimento, oltre ad alcuni 'campioni nazionali' (Eni, Enel,
Finmeccanica, Fiat), ci sono diverse società di medie dimensioni come
la Indesit negli elettrodomestici, Marazzi nelle ceramiche, Ferrero
nell'alimentare e Mapei nell'edilizia. Anche la presenza del sistema
finanziario italiano si è "sensibilmente rafforzata" negli
ultimi anni. I principali investitori restano Intesa Sanpaolo e
Unicredit, ma anche altre banche hanno aperto uffici. In Russia,
inoltre, operano numerose imprese nazionali di dimensioni medio-piccole
e, in generale, la presenza italiana - anche solo con uffici di
rappresentanza - può essere stimata in circa 450 aziende, di cui circa
il 35% nel settore della meccanica. È relativamente contenuta, invece,
la presenza di aziende tessili, mentre ci sono un po' tutti i principali
brand italiani, spesso in forma di negozi monomarca. Se gli italiani
continuano a espandersi in Russia, anche la presenza di aziende russe
nel nostro Paese è in crescita, con importanti società che hanno
deciso di investire in maniera significativa. Dalla Severstal, che ha
acquisito il controllo della Lucchini, alla Rusal con 'Eurallumina';
dalla Evraz con 'Palini & Bertoli' (lamiere in acciaio) fino a
Gazprom, che con l'accordo di partenariato strategico con l'Eni ha
acquisito l'accesso al mercato italiano della distribuzione del gas. Ma
presenze di rilievo ci sono anche nel comparto dei beni di consumo, in
campo immobiliare e nella nautica. In particolare, le imprese italiane
partecipate da operatori russi sono 41 (di cui il 60% sono controllate),
con 7.900 addetti complessivi e 4,7 miliardi di fatturato; sono attive
soprattutto in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, ma più del 50% di
queste aziende opera nel settore macchinari e metallurgia.
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Esteri
RUSSIA:
GIORNALISTA UCCISO A KHIMKI, AVEVA DENUNCIATO FRODI ELETTORALI
Mosca, 1 apr. (Adnkronos) - Il giornalista russo,
Sergei Protazanov, e' morto in circostanza non ancora chiarite a Khimki,
vicino a Mosca, dove ha sede il giornale per cui lavorava, ''Grazhdanskoe
Soglasie'' (consenso civile), una delle poche pubblicazioni non legate
al Cremlino o al governo, che stava per pubblicare una sua inchiesta
sulle frodi nella recente elezione del sindaco della cittadina. In un
primo momento, il direttore della rivista, Anatoly Yurov, a sua volta
vittima di diverse aggressioni, aveva denunciato che Protazanov era
morto lunedi' dopo essere stato aggredito sabato, ma in seguito fonti
della polizia locale hanno precisato che la morte e' legata a una
intossicazione con una sostanza non ancora identificata. Protazanov
aveva 40 anni. Nel novembre del 2008, il direttore del quotidiano locale
Khimkinskaya Pravda, Mikhail Beketov, era stato aggredito gravemente
vicino alla sua abitazione e per questo rimasto in coma alcuni giorni.
Proprio lui aveva recentemente firmato, insieme a diversi abitanti di
Khimki, una lettera aperta indirizzata al Presidente Medvedev e
all'agenzia federale per il controllo delle risorse naturali (Rosprirodnadzor)
in cui si denunciava il progetto di costruzione di un'autostrada nella
foresta fortemente sostenuto dal sindaco, Viktor Strelchenko che lo
scorso primo marzo era stato rieletto per un nuovo mandato,
nell'elezione contestata da Protazanov.
1 aprile 2009 Ufficio
stampa - Comunicato stampa
Giornalista
ucciso Russia: Fassino, "Ennesimo, oscuro crimine su cui occorre
fare piena luce".
"Profonda inquietudine e preoccupazione per un
nuovo delitto in Russia contro un operatore dell'informazione.
Sergei Protazonov è un'altra vittima che si aggiunge alla lunga,
drammatica lista di caduti per affermare il diritto ad una informazione
libera e indipendente".
"Si impone che le autorità russe accertino rigorosamente ogni
responsabilità diretta e indiretta di questo ennesimo, oscuro
crimine".
Lo dichiara Piero Fassino responsabile per la Politica Estera del PD.
01.04.09 |
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
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A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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