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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marcobava@email.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

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  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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 . LA CASSA DI SAN MARINO E IL RATING SPAZZATURA...
Fa. P. per "Il Sole 24 Ore" - Tempi amari per la Cassa di Risparmio di San Marino. Ieri Fitch ha portato il rating della banca a livello «spazzatura». Quella BB con outlook negativo non promette nulla di buono. Per la società di rating pesano sia la lenta emorragia dei depositi sia la vicenda Delta, l'istituto in amministrazione straordinaria, su cui la Cassa ha una forte esposizione. Lo scudo fiscale italiano avrebbe visto fuoriuscire dalla piccola repubblica flussi per 2,8 miliardi di cui un quarto appannaggio della sola Cassa.

 

E la vicenda Delta, sempre secondo Fitch, rischia di far chiudere in rosso il bilancio 2010 dell'istituto. Giudizio severo da parte dell'agenzia di rating? Forse. Sta di fatto che già nel 2009 la banca aveva conosciuto perdite a livello operativo per 17 milioni. E, presentando quel bilancio, i vertici della banca coniarono lo slogan: «Una banca forte e solida per la fiducia dei sammarinesi». Chissà quale sarà lo slogan del 2010?

[09-11-2010]

 

 

SAN MARINO, UN PARADISO (FISCALE) ALL’INFERNO - IL COMMISSARIAMENTO DELLA CASSA DI RISPARMIO DI RIMINI È L’ATTO FINALE DELLA GUERRA TRA DRAGHI E IL TITANO: “SIAMO ASSEDIATI. ABBIAMO ESAGERATO, MA ADESSO CI VOGLIONO SCHIANTARE” - SI PARLA DI 80 MLN € DI BUCO IN BILANCIO, ALMENO IL DOPPIO NEL 2011 - LE AZIENDE TORNANO IN ITALIA, ALTRE NON ACCETTANO PIÙ LE FATTURE E INTANTO “IL GOVERNO ITALIANO SI RIFIUTA ANCORA DI PARLARE CON NOI

Marco Alfieri per "La Stampa"

 

Come muore un paradiso fiscale, sotto la prima nebbia di stagione che non ti fa vedere nemmeno la punta della rocca.

L'ultimo sfratto alla capitale dell'off-shore all'italiana arriva settimana scorsa quando Bankitalia commissaria la Cassa di risparmio di Rimini che ha in pancia il controllo del Credito industriale sammarinese, una delle 12 banche della Repubblica. Secondo gli ispettori di via Nazionale ci sarebbero violazioni palesi della normativa anti-riciclaggio.

San Marino in passato è stata terra di emigrazione. Il boom arriva sull'onda della riviera, il turismo, il commercio e poi l'industria nei Sessanta. Con il benessere circola il primo nero, albergatori e commercianti romagnoli che salgono sulla Rocca a depositare i propri guadagni. Fino all'overdose degli anni Novanta. Alle quattro banche storiche si affiancano 59 finanziarie e altri 8 istituti di credito che fanno essenzialmente raccolta e impieghi e pochissimi servizi finanziari, il Bengodi per chi vuol far transitare capitali illeciti.

 

Una bulimia che attira soldi marci ben oltre il piccolo nero di provincia (9 euro su 10 depositati arrivano da oltreconfine). Sbarcano i russi a comprare all'ingrosso, la malavita organizzata mette radici ed esplodono gli scandali finanziari, come quello che ha travolto il gruppo Delta, controllato dalla gloriosa Cassa di risparmio nata a fine Ottocento dalle collette di contadini e operai e trasformatasi in centrale del malaffare. Fino allo tsunami globale, la messa in mora dei paradisi fiscali, le liste nere dell'Ocse e l'embargo del governo italiano.

«Ma adesso quella stagione è chiusa: in passato San Marino ha esagerato», ammette Marco Arzilli, il ministro di stato all'Industria. Il governo attuale, una coalizione tardo democristiana in carica dal 2008, sta facendo del suo meglio per liberare la Rocca dall'etichetta di capitale delle frodi. «Siamo entrati in carica che eravamo in procedura rafforzata moneyval e in lista grigia Ocse e in due anni abbiamo fatto moltissimo», rincara il segretario agli Esteri, Antonella Mularoni.

 

«Abbiamo abolito le società anonime e il segreto bancario, ci siamo allineati agli standard internazionali sulla trasparenza bancaria, abbiamo chiuso molte imprese fasulle ed eravamo pronti a firmare due accordi sulla collaborazione tra la nostra polizia e quella italiana e sulla possibilità che gli ispettori di Bankitalia potessero entrare negli istituti della Repubblica. Solo che Tremonti sul punto non ci risponde». Lo ha fatto anche a Washington, ai lavori del Fmi. «È un atteggiamento incomprensibile».

Di certo, oggi a San Marino di bankers tornati a piede libero se ne vedono pochissimi. Sono tutti in ritirata. D'altronde il deflusso di capitali nell'ultimo anno è stato devastante. Il bollettino della banca centrale parla di 35% di minore raccolta. Gli evasori non si fidano più del Titano e lo scudo ha dissanguato i forzieri: quasi 6 miliardi sui 14 depositati sono fuggiti via. Nel frattempo la crisi spinge a tutta gli impieghi riducendo la leva e la liquidità degli istituti che non possono accedere all'interbancario. Non bastasse, un colosso come UniCredit vuole rompere il sodalizio storico con la Bac.

 

«Ci vogliono schiantare», ne è sicuro Marco Beccari, segretario del sindacato democratico dei lavoratori sammarinesi. «Certo chi ha operato scorrettamente ha devastato la nostra immagine ma sotto la crosta c'è una economia sana da tutelare. Trentuno mila abitanti, 20mila lavoratori di cui 6.500 frontalieri dalla Romagna».

Quattromila impiegati nel pubblico e 15mila tra commercio, meccanica, lavorazione del ferro, industria farmaceutica e ceramica al lavoro nelle zone industriali verso il confine. Tutto un microcosmo inviolato per anni oggi in sofferenza davanti alla stretta tremontiana.

Si parla di 80 milioni di euro di buco in bilancio dello stato quest'anno, almeno il doppio nel 2011. E di possibili interventi del Fmi con linee di credito a sostegno della Repubblica, come una Grecia o una Argentina qualunque. E poi il decreto incentivi ha già fatto strage: «Alcune aziende sono tornate in Italia, altre non accettano più le nostre fatture, siamo come appestati», si lamenta Beccali. Al pari della crisi economica. L'1% della forza lavoro ha perso il posto nell'ultimo anno.

 

E' esplosa la cassa integrazione per 1500 addetti e aumenta il lavoro nero (gli ultimi 2 morti in fabbrica erano irregolari). Forse piccoli numeri ma che pesano in un mondo di fiaba in cui vige un welfare generoso fatto di pensioni calcolate ancora sul metodo retributivo, mense aziendali a un euro e mezzo a pasto, buona sanità, il prestito sulla prima casa e sugli asili nido. Una copertura messa a rischio dall'embargo di Roma e aggravata da un'immobiliare che scricchiola. Sul Titano si è costruito in ogni strapuntino - l'edilizia era uno dei canali con cui ripulire i soldi sporchi- e oggi si conta il deserto di ben 7mila case sfitte.

«Il nostro obiettivo è salvare l'economia sana», spiegano dalla Camera di Commercio. «Altrimenti salta tutto anche per i lavoratori italiani e le imprese del comprensorio che lavorano su commesse sammarinesi».

L'ultima speranza si chiama Lega. Il Carroccio pesca molti voti nel frontalierato. «Sono gli unici che potrebbero far ragionare Tremonti», raccontano dal Titano. E dire che il ministro è stato consulente delle banche sammarinesi, «dovrebbe apprezzare il nostro lo sforzo...». 14-10-2010]

 

 

 

IL TITAN(IC) DI SAN MARINO - IL PARADISO FISCALE STA AFFONDANDO, SILURATO DALLE REGOLE DI DRAGHI E TREMENDINO TREMONTI - BANKITALIA HA COMMISSARIATO LA CASSA DI RIMINI, CHE CONTROLLA IL CREDITO INDUSTRIALE SANMARINESE - LO SCUDO FISCALE INVECE HA PERMESSO AGLI EVASORI “VIRTUOSI” DI FIUTARE L’ARIA E TORNARE IN ITALIA CON 6 MILIARDI IN TASCA - RIMANGONO SOLO QUELLI CHE HANNO DELLE MAGAGNE TROPPO GRANDI…

Stefano Feltri per "Il Fatto Quotidiano"

 

Mentre i giornali si occupano dell'esotica Santa Lucia e delle sue società off-shore usate dal cognato di Gianfranco Fini, il paradiso fiscale che abbiamo qui in Italia sprofonda. Ed è ormai in un equilibrio così precario da sfidare le leggi della finanza.

BANCA D'ITALIA ALL'ATTACCO - l'ultimo segnale di difficoltà è il commissariamento da parte della Banca d'Italia della Carim, la Cassa di risparmio di Rimini, istituto di credito (italiano) che da lunedì sera è stato decapitato dalla vigilanza bancaria. Ora lo guidano i commissari nominati dal governatore Mario Draghi. La ragione principale è che Carim controlla al cento per cento il Credito Industriale Sammarinese, una piccola banca che è poco trasparente perfino per gli standard del paradiso fiscale.

Gli ispettori di Bankitalia si sono trovati davanti una banca italiana che sosteneva di non riuscire a ottenere informazioni dalla sua controllata sammarinese, nonostante perfino nel bilancio della stessa Carim siano citate (a pagina 279) le "disposizioni emanate da Banca d'Italia in materia di rapporti tra sistema bancario italiano e controparti sammarinesi" e le richieste della Banca centrale di San Marino. Ma gli ispettori si sono resi conto che non si poteva risalire ai nomi dei titolari dei conti correnti e che c'erano violazioni nella normativa anti-riciclaggio (cioè era impossibile ricostruire la provenienza dei flussi di denaro).

 

Colpa, secondo la Carim, di ostacoli procedurali. Così adesso la banca romagnola è sotto il controllo diretto della Banca d'Italia. Per i risparmiatori non dovrebbero esserci conseguenze, da via Nazionale assicurano che la banca è solida, anche se nell'ultimo semestre ha registrato un'inattesa perdita di 30,8 milioni di euro e un preoccupante aumento delle svalutazioni di crediti (da 9,8 milioni a giugno 2009 ai 46 attuali). Ma per San Marino le conseguenze ci sono, eccome. "C'è un'esigenza chiara sul tavolo. Quella di rivedere il sistema bancario", ha commentato ieri Pasquale Valentini, ministro delle Finanze del paradiso fiscale, in una conferenza stampa.

PANICO DOPO LO SCUDO FISCALE - Il sistema bancario sammarinese, infatti, è al collasso. Anche se, per ora, non collassa ma si paralizza. Nell'ultimo bollettino disponibile sul sito della Banca centrale sammarinese, riferito a giugno 2010, si scopre che in un anno la raccolta delle banche locali è crollata del 35 per cento. Gli evasori non si fidano più della Repubblica del Titano e, oltre a non portare più oltrefrontiera i capitali sottratti al fisco, hanno svuotato le casse sammarinesi approfittando dello scudo fiscale che ha determinato l'uscita di almeno cinque o sei miliardi di euro.

 

Le banche del Titano ormai operano in una situazione impossibile nei Paesi normali, con gli impieghi pari al 99 per cento della raccolta bancaria. Cioè non hanno leva finanziaria, per ogni euro raccolto ce n'è uno prestato. Ma la liquidità è evaporata, un problema non da poco per banche che - per la loro natura opaca - non possono accedere ai finanziamenti del sistema bancario internazionale. Il direttore generale della Banca di San Marino, Vincenzo Tagliaferro, si è spinto ad ammettere in un'intervista che "un nuovo problema potrebbe manifestarsi, quello della liquidità".

Parole che in un altro contesto avrebbero innescato la corsa agli sportelli, il panico tra i risparmiatori terrorizzati da veder svanire i loro risparmi assieme alle banche dissestate. Invece niente. Perché, spiega un conoscitore delle finanze sammarinesi, "oramai sono rimasti solo i capitali che non si possono ritirare senza pesanti conseguenze, la clientela più virtuosa, i piccoli evasori, sono già scappati con lo scudo fiscale".

Le banche italiane hanno capito che il momento d'oro forse è passato per sempre e scappano anche loro. Unicredit ha messo in vendita la sua controllata sammarinese, la Banca Agricola Commerciale, Intesa Sanpaolo pensa di rilevare a prezzi di saldo quel che restava del gruppo Delta (ma rigorosamente in Italia) commissariata, ora Carim deve decidere se liberarsi del Credito Industriale o adeguare la sua gestione alle richieste di Bankitalia, rendendolo quindi una banca come le altre.

 

LA LINEA DURA DELL'ITALIA - Gran parte della crisi del Titano dipende dalla linea di fermezza tenuta sia dalla Banca d'Italia sia dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Profondo conoscitore del paradiso fiscale (in un lontano passato lavorava per la Banca centrale di San Marino) e in cerca di soldi per salvare i bilanci italiani, Tremonti ha iniziato una guerra con il Titano che dura tuttora.

E quando il nervosismo sammarinese si è tradotto nelle pressioni del governo per cambiare i vertici della Banca centrale di San Marino che cooperavano un po' troppo con l'Italia, anche Bankitalia ha perso le speranze che il Titano potesse cambiare. E lo scontro si è alzato di livello.

 

 

[06-10-2010]

 

 

BANKITALIA FA TAPPA A RIMINI, PER CONTROLLARE SAN MARINO...
Dal "Corriere della Sera"
- Sarà anche stata un'ispezione «ordinaria», come dicevano a Rimini, ma l'effetto finale non è proprio ordinario. La Banca d'Italia aveva spedito la Vigilanza alla Cassa di Risparmio di Rimini (Carim) il 3 febbraio scorso. La Carim, un «gigante» della Romagna con 116 filiali, possiede al 100% una banca a San Marino, il Credito Industriale Sammarinese. E si sa quanto Via Nazionale stia tenendo sotto osservazione il sistema creditizio che ruota intorno al Titano, area extra Ue.

 

Il verbale ispettivo sarebbe stato consegnato da poco ma già da alcune settimane filtravano voci preoccupate dall'interno della cassa. I rilievi sarebbero assai pesanti, anche in relazione all'operatività con San Marino. La semestrale appena approvata ne è una prova indiretta: il rapporto sofferenze/impieghi (4,33%) è più che raddoppiato rispetto a un anno fa, gli accantonamenti prudenziali hanno raggiunto quota 46 milioni e il risultato a metà anno è in rosso di oltre 30 milioni (+8 milioni al 30 giugno 2009).

 

01.10.10

 

- REATI FINANZIARI, I FURBETTI DI SAN MARINO...
L. I. per "L'Espresso" -
C'era uno spiraglio, e San Marino l'ha chiuso. Alcuni mesi fa, il sostituto procuratore della Repubblica di Roma Stefano Rocco Fava ha chiesto alle autorità sanmarinesi la copia degli estratti di un conto bancario intestato a un suo indagato, Giuseppe Toniolo. "La semplice acquisizione di una copia dell'estratto conto non corrisponde a un sequestro", ha precisato Fava nella rogatoria, e quindi in questo caso non si possono applicare le leggi ultragarantiste di San Marino in materia di sequestri e perquisizioni.

A tutt'oggi infatti, se un magistrato italiano chiede per rogatoria una perquisizione o un sequestro di conti correnti, le autorità rispondono che per procedere è necessario prima avvertire l'interessato e mostrargli copia della rogatoria (che contiene gli elementi di indagine che lo riguardano). L'indagato che fa? Prima presenta un ricorso e poi si precipita a San Marino per far sparire il malloppo, magari frutto di riciclaggio.

 

Intravista la falla, il 30 luglio scorso il Consiglio Grande e Generale di San Marino ha provveduto a modificare la legge che regola le rogatorie blindando ulteriormente le banche locali con una precisazione: "L'acquisizione di copia della documentazione costituisce sequestro". Con tanti saluti alla magistratura italiana

01,10.10

 

 

 

9 - MAXI EVASIONE DA 1 MILIARDO VERSO SAN MARINO
La guerra all'evasione fiscale dichiarata dal governo si sta combattendo senza esclusione di colpi. Nel 2010 la Guardia di Finanza ha concluso 330 verifiche contro l'evasione fiscale internazionale. Sotto la lente d'ingrandimento stanno finendo le frodi di Iva nei rapporti tra operatori nazionali e della Repubblica di San Marino, secondo una nota dell Guardia di Finanza sono stati scoperti redditi evasi per 1,1 miliardi di euro: oltre 850 milioni sottratti alla tassazione e circa 240 milioni di Iva evasa. Sono ancora in corso di svolgimento altre 800 verifiche fiscali.

STRATEGIE La Gdf spiega inoltre che il piano d'azione interessa, in particolare, due tipologie di fenomeni: i casi di proventi derivanti da evasione fiscale realizzata da imprese nazionali e le frodi Iva "carosello". Le prime vengono individuate a seguito di investigazioni di polizia giudiziaria, gli evasori in questo caso veicolano "capitali sporchi" verso società finanziarie di San Marino per poi farli rientrare "puliti" nel territorio nazionale sotto forma di finanziamenti e aperture di credito in favore di imprese affiliate.

Le frodi Iva "carosello" invece sono attuate tramite società "cartiere" fittiziamente interposte negli scambi commerciali fra imprese italiane e sammarinesi operanti principalmente nei settori dell'elettronica, telefonia mobile, elettrodomestici, abbigliamento, calzature, cartoleria e prodotti detersivi.

OPERAZIONE Rientra in quest'ambito anche l'operazione di oggi della Guardia di Finanza di Pesaro, con la scoperta di un imprenditore a cui facevano capo imprese fittizie costituite a San Marino. Operazione che ha beneficiato anche dell'attività del II Reparto Relazioni Internazionali del Comando Generale della Gdf che ha reso possibile l'acquisizione e lo scambio di importanti elementi informativi fondamentali per il buon esito dell'operazione. Finalmente chi ruba paga. 24-08-2010]

 

 

SCONTRO TITANICO A SAN MARINO – ORMAI È GUERRA APERTA TRA TREMONTI E LA ROCCA DEGLI EVASORI – LO STATO CHE UN TEMPO DAVA RIFUGIO AI PERSEGUITATI DALLE GALERE DELL’ASSOLUTISMO, ORA È IL PARADISO DELLA LIBERTÀ PER ALTRI TIPI DI ’CRIMINALI’ – LA TENAGLIA DI GIULIETTO SI STRINGE SEMPRE DI PIÙ, MA COZZA CONTRO “OPACITÀ E INCOERENZE – “L’ITALIA CHIEDE, NOI DICIAMO DI SÌ, MA A QUEL PUNTO SI ALZA DI NUOVO L’ASTICELLA” SI LAMENTA LA SEGRETARIA DI STATO MULARONI…

 

 Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella per il "Corriere della Sera"

 

Non c'è pirata della finanza, a San Marino, che sia stato mai mandato alle «Seychelles». Direte: ci mancherebbe altro! No: le «Seychelles» sul monte Titano sono le «sei celle» del piccolo carcere. Dove sono stati ospiti un rarissimo omicida nella notte dei tempi, un pedofilo presto evaso, un marocchino che aveva compiuto un furtarello... Roba così. Ma mai, a memoria d'uomo, un bucaniere economico.

 

Non che da queste parti ci vadano tradizionalmente leggeri, con la galera. Basti ricordare i supplizi inflitti nel vicino forte di San Leo al suo «ospite» più illustre e cioè, come registrò l'atto di morte, «Giuseppe Balsamo, detto conte di Cagliostro, battezzato come cristiano ma tristemente celebre come eretico e miscredente» che nell' agosto del 1795, «dopo aver sopportato, perseverando nei suoi errori, le sofferenze della prigione per quattro anni, quattro mesi e cinque giorni, è morto senza aver manifestato alcun segno di pentimento». Quattro anni e passa murato vivo in una cella che era una tomba, senza porta, collegato al resto del mondo solo da una finestrella.

 

Non si sa manco dove sia sepolto, Cagliostro. Anni fa due «maghi», un torinese e un veneziano, trascinarono decine di giornalisti sui terreni della Giovanna Carlini, che aveva la casa a cavallo tra l'Italia e San Marino col confine che passava tra il letto e il comodino, giurando che l'alchimista fosse sepolto lì. Scavarono e scavarono: niente. «Strano...», borbottò perplesso il mago Noel, «l'ultima volta che ci ho parlato, sabato sera, mi aveva confermato di essere proprio qui...».

Fu quella, ammiccano i critici, l'ultima volta che scavarono sul serio alla ricerca d'un avventuriero. Sennò, ciao: da queste parti agli avventurieri spalancano le porte. Un'accusa che dà sempre più fastidio non solo alle autorità della Serenissima Repubblica, ma ai suoi cittadini. Lo dice, ad esempio, una lettera su "La tribuna", uno dei tre quotidiani che saziano i 31.434 abitanti: «Saremo mai abbastanza trasparenti per i nostri amici italiani?».

 

Per ora no, risponde Giulio Tremonti. Certo, dei passi avanti ci sono stati. E così «innovativi e virtuosi» che le autorità sammarinesi hanno convocato martedì i giornalisti in piazza Montecitorio sparando a zero contro le diffidenze italiane. Antonella Mularoni, la segretaria di Stato agli Esteri, è sbottata: «In 17 secoli non abbiamo mai dichiarato guerra a nessuno e non lo faremo con l'Italia. Ma San Marino esiste da 1709 anni e se qualcuno lo vuol trasformare in un protettorato non ci riuscirà».

Il giorno dopo, «L'informazione di San Marino» riprendendo un'inchiesta ustionante de "l'Unità", confermava l'esistenza di una società che, a dispetto della svolta, continua a vendere online a tutti i furbi del pianeta la possibilità di avere una casella postale (100 euro) o un indirizzo stradale (200 euro) tra le accoglienti colline sammarinesi. Titolone: «Aprire un indirizzo fittizio sul Titano è semplicissimo anche via Internet».

Spiega www.mailbox.sm: «Questo è il modo più completo per ricevere e spedire posta, pacchi, corrieri e piccoli pacchi a e da San Marino! La posta viene lavorata ogni giorno nel momento in cui arriva in tre modi diversi: 1) Scansioniamo la vostra posta e carichiamo i file sul vostro pannello di controllo. 2) Vi informiamo via email del solo arrivo della posta restando in attesa di vostre istruzioni. 3) Rispediamo immediatamente tutta la posta al vostro indirizzo principale». Cosa può pretendere di più, chi vuole fare affari in clandestinità?

 

Questo è il nodo. Le mosse virtuose dell'antica Repubblica a cavallo fra la Romagna e le Marche, lamentano gli italiani, sono vanificate ancora da troppe «opacità e incoerenze». Prendiamo il segreto bancario: formalmente non esiste più. Ma quando poi si chiedono informazioni alle banche, è il muro di gomma. Le rogatorie poi, per gli italiani, sarebbero praticamente impossibili. E le società anonime? A fine 2010 le dovrebbero mettere al bando: lo dice la legge.

Ma il collega del "Corriere" Mario Gerevini ha appena provato a telefonare alla Banca Sammarinese di investimento chiedendo l'elenco dei soci. «Scherza?». Idem, ha scritto Gerevini, succede se si fa la stessa domanda a una qualsiasi delle tante società fiduciarie. Proprio quelle che una volta abolito formalmente l'anonimato societario potranno fare da comodo schermo agli azionisti.

 

Come sia «opaco» il sistema l'hanno sperimentato anche gli uomini della Banca d'Italia. I quali sono riusciti a concordare un «Memorandum of understanding» (accordo che consente ispezioni incrociate nelle filiali all'estero) perfino con la Svizzera, ma non con San Marino. «L'Italia chiede, noi diciamo di sì, ma a quel punto si alza di nuovo l'asticella. Non basta mai», sospira Antonella Mularoni. E porta il caso della doppia imposizione: lì sarebbe stato negoziato un accordo, bloccato però da Roma che vuole lo scambio automatico dei dati del Fisco. Ahi ahi...

Incomprensioni, sospetti, veleni. E, come nella «prodigiosa macchinetta» del "Mondo Nuovo" di Goldoni che «anche le mosche fa parer cavalli», ogni dettaglio viene ingigantito. Come l'incidente di 5 mezzi dell'esercito italiano che a maggio hanno varcato per sbaglio i confini sammarinesi. Un'«invasione» involontaria. Ma seguita da un duro scambio diplomatico. E da un crescendo di prese di posizione sfociate nei titoli sui giornali locali di questi giorni: «L'ira di San Marino: "L'Italia vuole l'embargo"», «San Marino è stufa dei silenzi italiani» «Ora fra i due Stati è vera guerra».21-06-2010]

 

 

SAN MARINO: CON SCUDO USCITI 5 MLD MA SISTEMA HA TENUTO
(Adnkronos) -
Ha avuto "un peso importante per le banche della Repubblica di San Marino lo scudo fiscale varato dal Governo italiano" perche' dalle casse del Titano "sono usciti 5 miliardi di euro", "piu' di un terzo della raccolta delle nostre banche". Ad affermarlo e' stato il Segretario di stato per le Finanze di San Marino, Pasquale Valentini, nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma.

"Nonostante questa emorragia -ha assicurato Valentini- il nostro sistema ha retto, dimostrando cosi' di essere basato su solidi capitali". Il responsabile delle Finanze del titano, inoltre, ha sottolineato che "quasi certamente questa fetta di mercato non rientrera', sara' quindi il nostro sistema a doversi riassestare puntando a servizi di maggiore eccellenza". "Nel nostro sistema comunque -ha detto ancora- ci sono ancora delle risorse importanti".

18.06.10

 

GUERRA FRA TITANI - BUCO DA 3,3 MILIARDI DI EURO - SAN MARINO FA CRAC E LICENZIA 600 DIPENDENTI ITALIANI DELLA FINANZIARIA DELTA - SANT'INTESA AVEVA RINUNCIATO A COMPRARE LA BANCA SANMARINESE - MA PASSERA ADESSO POTREBBE TORNARE SUI SUOI PASSI - L'AFFARE E' DIETRO L'ANGOLO: CON I LAVORATORI IN MOBILITA' NON PAGHEREBBE GLI STIPENDI PER DUE ANNI...

Francesco De Dominicis per "Libero"

Niente da fare per Delta. Il gruppo finanziario controllato dalla Cassa di risparmio di San Marino getta la spugna. E avvia i licenziamenti di 600 dipendenti (su 900 in totale). Il via libera alla procedura di mobilità è stato formalizzato ieri dai vertici di Delta ai sindacati.

Una mossa che sembra essere la conseguenza immediata dell'uscita di scena di IntesaSanpaolo dalle trattative per il salvataggio della banca attiva soprattutto nel comparto del credito al consumo.

È il primo crac nel sistema bancario del nostro Paese. Fatte le debite proporzioni si potrebbe parlare della Lehman Brothers italiana. Che potrebbe avere ripercussioni devastanti dentro i nostri confini e soprattutto nella Repubblica del Titano. Sui conti di San Marino peserà il buco da 3,3 miliardi di euro lasciato in eredità da Delta.

Un'altra mina sul piccolo Stato che ha già perso oltre il 7% del PII sotto i colpi dello scudo fiscale confezionato dal governo italiano, Quanto al fallimento di Delta ha pesato la scellerata gestione del vecchio top management anche la crisi finanziaria internazionale. Che dalle nostre parti non aveva ancora fatto danni rilevanti.

Tant'è che è la prima volta che corrono seriamente il rischio di finire per strada centinaia di lavoratori degli istituti di credito. Stanno per perdere il posto di lavoro, nel dettaglio, 550 dipendenti con contratto a tempo indeterminato, 40 con contratto a tempo determinato e 11 apprendisti. Mentre non è ancora chiaro il destino per un altro centinaio di addetti con rapporto di lavoro bancario, e altri 200 con contratti diversi e sparsi in società collegate del gruppo.

Una fine inattesa per la telenovela che va avanti da quasi un anno. A giugno del 2009 la Banca d'italia aveva deciso di commissariare l'intero gruppo. Già a dicembre le sigle Fisac-Cgil, Uilca, Ugl Credito e Fabi avevano lanciato l'allarme rosso proprio per le temute ripercussioni sull'occupazione. Stime non ufficiali circolate in ambienti finanziari a ridosso di Natale avevano messo in guardia gli sceriffi di Bankitalia proprio sulla liquidità quasi esaurita. Le attività erano ferme da tempo e i dipendenti si sono ritrovati a gestire per settimane una vera e propria fuga di massa dei clienti. L'epilogo «tragico» era nell'aria, insomma.

Nella comunicazione inviata dal commissari di Bankitalia alle organizzazioni sindacali si fa riferimento alla «sostanziale inattività della rete interna (filiali) e l'impossibilità per la rete esterna (agenti) di svolgere la propria attività in favore di Delta». Non solo. «Delta - si legge - deve fronteggiare una situazione finanziaria grave anche conseguente all'interruzione del meccanismo della consueta smobilizzazione dei crediti».

 

Una situazione che «non consente di continuare a sostenere i costi». Una doccia fredda per i lavoratori che sa di beffa. Segue di appena 24 ore la comunicazione con cui la controllante - la Cassa di risparmio di San Marino - aveva cercato di tranquillizzare i dipendenti proprio dopo il dietrofront della banca guidata da Corrado Passera.

Tutta la storia della società, del resto, è avvolta in una nube densa di dubbi. Il gruppo bolognese, allora operante in prevalenza nel credito al consumo e controllato dalla Cr di San Marino, all'inizio del 2004 accelera l'espansione rilevando il Credito agricolo e industriale, poi nel 2005 acquisendo la Sofid Sim di Eni, fino a trasformarsi e iscriversi all'albo dei gruppi bancari (agosto 2007). Il crac in meno di due anni. Seguito da mesi di trattative finite male.

La decisione dei vertici di Delta, in ogni caso, potrebbe far tornare sui suoi passi IntesaSanpaolo. Se Ca' de Sass decidesse di riaprire la partita, potrebbe ottenere importanti benefici proprio sul fronte dei costi del personale.

Secondo esperti sindacali, infatti, una volta che viene avviata la procedura di mobilità, l'attivazione del fondo interbancario (alternativo alla cassa integrazione prevista negli altri settori) resta in piedi anche successivamente a una operazione di cessione.

Vale.a dire che per un paio d'anni circa, Intesa, di fatto, non pagherebbe gli stipendi. Che resterebbero quasi interamente a carico del fondo. Tutto sommato un affare.

[18-03-2010] 

SAN MARINO SALVACI TU – DA ISTITUTI MINORI A COLOSSI COME UNICREDIT E SANT’INTESA, TUTTI IN FILA DAI GIUDICI – PARTE DAL MONTE TITANO UN’INCHIESTA PER FRODE “PEGGIORE DI FASTWEB-TELECOM” – AL CENTRO C’È ENRICO MARIA PASQUINI E I BANCHIERI SI DIFENDONO: “È UN ARISTOCRATICO, SPOSATO CON CLARA NASI, IMPARENTATA NIENTEPOPODIMENO CON LA FAMIGLIA AGNELLI. VOI NON VI SARESTE FIDATI? NO? AH, NO?”...

Emiliano Fittipaldi per "L'Espresso"

 

Davanti ai magistrati di Roma e ai finanzieri che fanno domande a raffica, la scusa più gettonata dai banchieri convocati in procura è questa: "Enrico Pasquini lavora con noi da anni, ma come facevamo a sospettare? Ma lo sapete che è un conte, un aristocratico, e che è sposato con Clara Nasi, imparentata nientepopodimeno con la famiglia Agnelli? Voi non vi sareste fidati? No? Ah, no?".

 

Già: il who's who della finanza italiana in questi giorni sta facendo un giro a piazzale Clodio. In procura i dirigenti arrivano alla spicciolata, uno dopo l'altro: sono i rappresentanti di colossi come Unicredit, Monte dei Paschi di Siena e Intesa-Sanpaolo, di istituti più piccoli come la Cassa di Risparmio dell'Aquila, di tre importanti banche sanmarinesi.

Tutti finiti in un'inchiesta messa in piedi dai giudici e dal Nucleo speciale polizia valutaria della Guardia di Finanza, incentrata su una mega operazione di riciclaggio per un giro di frodi superiori al miliardo di euro. Un'inchiesta che mira al cuore del sistema creditizio nazionale, "una roba", dice una fonte vicina al dossier, "peggiore dello scandalo Fastweb-Telecom".

 

Gli avvisi di garanzia sono pronti, ed è prevedibile siano numerosi: rischiano di finire nella rete degli inquirenti centinaia di aziende grandi e piccole di tutta Italia, più una decina di banche, fiduciarie, holding estere, Vip del mondo dello sport e dello spettacolo. Gli investigatori sono ancora al lavoro, ma si sa che i reati contestati a vario titolo sono diversi, e spaziano dall'appropriazione indebita aggravata all'associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, fino alla violazione della legge 231 (quella sulla responsabilità amministrativa delle società).

 

Al centro di tutto ci sarebbe proprio Enrico Maria Pasquini, fino a pochi mesi fa ambasciatore in Spagna e presso l'Ordine di Malta per San Marino. Nella piccola Repubblica del monte Titano il conte è qualcuno: a lui fa riferimento una delle più vecchie fiduciarie del paradiso fiscale, la Smi (San Marino Investimenti), ed è lui che nel 2008 ha comprato per quattro soldi la Banca del Titano, rinominata poi San Marino International Bank, poi commissariata dal governo locale. I suoi interessi non si contano.

Pasquini controlla la Ferrotramviaria, azienda che opera soprattutto in Puglia, la Iti Finanziaria e la Iti Leasing, oltre - sospetta la Gdf - due società di Madeira. Soprattutto, il conte è il patron di Amphora. La fiduciaria (italiana) con elegante sede a via Winckelmann, al centro di Roma, che ha dato il nome all'inchiesta.

 

Cosa fanno i suoi sette dipendenti? Secondo il sito Internet, Amphora sa "garantire discrezione a chi voglia effettuare un'operazione o detenere un bene senza apparire" ed è capace di offrire "un approdo professionale a coloro i quali desiderino un alter ego professionale nella propria attività". Secondo i pm, invece, la fiduciaria sarebbe anche lo snodo cruciale di un complesso meccanismo per riciclare centinaia di milioni di euro sottratti dagli imprenditori alle loro aziende (vedi box a pag. 56).

Un sistema perfetto e condiviso da tutti, perché tutti hanno trovato il loro tornaconto. Le banche, gli imprenditori che diventano ricchi, gli intermediari italiani e di San Marino che intascano le commissioni. Ci perde solo lo Stato, e i poveracci: perché l'imprenditore evade non pagando le imposte dovute dalla sua azienda, mentre gli operai rischiano di trovarsi senza stipendio quando l'impresa stessa fallisce. Non a causa della crisi o di poche commesse ricevute, ma perché il proprietario ha 'spostato' i ricavi sul suo conto personale.

 

L'inchiesta è in fase preliminare (i finanzieri stanno tentando di ottenere le ultime informazioni sulle società coinvolte), ma c'è un filo rosso che la collega a quella di Fastweb e alle indagini sulla cricca della Protezione civile: il passaggio di soldi nelle banche della Repubblica di San Marino.

Sul Titano Fabrizio Rubini, uomo di fiducia di Gennaro Mokbel e del senatore Nicola Di Girolamo, aveva infatti aperto un conto alla Cassa di Risparmio dove tre società estere della banda (così sospettano i carabinieri del Ros) avevano fatto rientrare parte del bottino riciclato. In 10 mesi, da gennaio a ottobre del 2008, vi arrivano ben 3,5 milioni, soldi prelevati in contanti dallo stesso Rubini.

LEspresso

Un commercialista che ha fatto quello che ha voluto per mesi, nonostante fosse da poco uscito di galera perché accusato di aver assassinato il rivale in amore. Se la più grande banca dell'enclave viene usata per far rientrare i capitali del gruppo di Mokbel, i pm di Firenze che indagano sulla 'cricca' di Balducci e compagni hanno scoperto che almeno uno degli indagati si sarebbe fatto intestare "beni non meglio individuati in San Marino". Operazione effettuata dal commercialista Stefano Gazzani "su disposizione di Diego Anemone e in favore di Mimma Gordiani, madre dell'ingegner Claudio Rinaldi", nominato commissario per i lavori dei Mondiali di nuoto in sostituzione di Balducci.

 

La Repubblica del monte Titano sembra rimanere un'attrazione irresistibile per chi cerca riservatezza e per chi vuole mettere in piedi frodi fiscali o operazioni di riciclaggio. A parte l'inchiesta romana, la procura di Forlì sta lavorando su altre indagini che coinvolgono quasi tutti gli istituti di San Marino.

"Ci sono alcuni motivi che spiegano la resistenza del fenomeno nel tempo", chiosa Flavio Aniello, comandante del Nucleo speciale entrate della Gdf: "Un segreto bancario rigidissimo, la vicinanza e la comodità di andare e venire senza troppi problemi, l'assenza di frontiere e di controlli da parte delle autorità locali. Il governo ha proclamato più volte l'intenzione di cambiare passo, ma per ora non ci sono grandi novità".

San Marino, insieme ad altri paradisi fiscali, è finito nel mirino dei Grandi qualche mese fa, quando la lotta alle enclave è diventata prioritaria. Secondo i finanzieri sono ancora poche le novità entrate a regime. "La cooperazione amministrativa è ancora difficile, le cattive abitudini sono dure a morire. Dietro c'è, crediamo, un interesse del governo di San Marino: lo scopo della loro economia, se di economia si può parlare, è quella di attrarre trader".

 

In effetti, su 61,5 chilometri quadrati non è facile immaginare altra forma di economia se non quella finanziaria. Così se tentare di fare lo spallone, cioè portare contanti o assegni nascosti in una valigetta, sembra ancora un gioco da ragazzi, San Marino appare la tappa giusta per chi vuole mettere in piedi una frode carosello basata su false fatturazioni. "Si tratta di una finta filiera commerciale costituita da varie società, quasi tutte destinate a produrre esclusivamente carta".

Continua il comandante: "Mettere in mezzo una società off shore aiuta molto: le rogatorie all'estero sono difficili, sul Titano c'è un solo giudice che le fa. Qui, inoltre, le società possono sfruttare una fiscalità di vantaggio notevole, l'Iva e l'imposta sul reddito più bassa. La criminalità organizzata? Visto che è molto allettata da frodi ed evasione, è ovvio che sia interessata a insediarsi a San Marino. Soprattutto da quando hanno capito che si possono riciclare grandi quantità di denaro sporco".

Le società che aprono ogni anno sono migliaia, anche se sono spesso scatole vuote che non operano in sede. L'unica traccia reale della loro esistenza è una mail-box, una cassetta della posta controllata da un fiduciario che in genere ne gestisce altre centinaia. "I controlli? Sono pochi", dice Aniello.

 

Un eufemismo: la Gdf si è divertita a incrociare varie tabelle di import-export, e ha scoperto che l'Italia fa più affari con il micro Stato indipendente che con la Germania. Se fosse vero, non si saprebbe nemmeno dove metterle le merci che arrivano sul monte romagnolo: il consumo pro capite dei sammarinesi, considerando il saldo ufficiale del settore informatico, ammonterebbe a 27 mila euro l'anno a famiglia. Solo di computer e cellulari.

 

Se il governo del Titano ha recentemente accettato la Convenzione di Strasburgo per la collaborazione tra le polizie giudiziarie e il reato di riciclaggio, secondo le forze che indagano su truffe e crimini mafiosi la Serenissima non si è dotata di forze di polizie sufficienti a cambiare l'andazzo. Non solo c'è un unico giudice che deve rispondere a tutte le richieste di rogatoria, ma il combinato disposto delle norme fa si che gli accertamenti bancari devono essere resi noti alle parti massimo dopo sei mesi dall'inizio delle indagini. Un tempo minimo per un'indagine seria.

Così come poco seri sembrano i tentativi, da parte del governo locale, di intromettersi nelle decisioni della Banca Centrale di San Marino: qualche giorno fa i vertici (dimissionari) dell'organismo che vigila sul sistema finanziario hanno infatti scritto una lettera ai due capi di Stato, raccontando che alcuni membri dell'esecutivo avrebbero tentato di condizionarne l'azione, per sospendere "ispezioni scomode", ricorda il 'Corriere' citando le parole dei banchieri, "concedere autorizzazioni in assenza dei requisiti, ammorbidire interventi e sanzioni".

Il futuro è incerto, come incerti sono i rapporti con l'Italia. L'ultimo scudo di Tremonti ha svuotato le casse, e sul Titano non l'hanno presa affatto bene. Si sentono assediati. Difficile dargli torto, pensando ai furgoni della Finanza che monitorano tutte le strade che salgono verso l'enclave. Vengono fotografate le targhe delle automobili, alla ricerca degli spalloni che troppo di frequente fanno capolino nello staterello. Le facce no, bisogna rispettare la privacy: perché qualcuno, a San Marino, ci va anche per turismo.

 

 

[05-03-2010] 

 

OCSE, SAN MARINO SEMPRE PIU' TRASPARENTE ...
(Adnkronos) - Negli ultimi 12 mesi sono stati firmati circa 300 accordi in materia di trasparenza e collaborazione fiscale. E' quanto emerge dalla relazione di Jeffrey Owens, dirigente della sezione fiscale dell'Ocse sugli effetti delle decisioni assunte al G20 di Londra e sui passi che dovranno compiere i 40 paesi che nel 2000 erano stati identificati dall'Organizzazione come paradisi fiscali. Si tratta -sottolinea Owens di un grosso passo avanti'.

Gli accordi sono stati sottoscritti sia tra paesi classificati come paradisi fiscali che tra questi e paesi Ocse. Secondo l'ultimo rapporto Ocse tutti i 100 Paesi esaminati, fra cui compaiono anche San Marino e Svizzera, si sono ormai impegnati ad aderire allo standard fiscale internazionale. Alcuni, pero', devono ancora passare dalla teoria alla pratica, adottando i criteri di trasparenza richiesti: e' il caso di numerosi Stati insulari dei Caraibi e del Pacifico.  

20.01.10

 

DRAGHI E TITANI - LA BANCA DI SAN MARINO E' SENZA SOLDI E LA FINANZIARIA DELTA RISCHIA IL CRAC - IN BILICO I 900 DIPENDENTI DELLE 25 SOCIETA' CONTROLLATE ITALIANE – LETTERA DEI SINDACATI: "CARO DRAGHI, AIUTACI TU" - MA I COMMISSARI DEL GOVERNATORE STANNO PER GETTARE LA SPUGNA - CLIENTI in fuga con code lunghissime per prelevare i fondi dalle casse delle finanziarie Delta...

Francesco De Dominicis per "Libero"

L'interesse di IntesaSanpaolo. Due vertici in Banca d'Italia nell'arco di un paio di giorni. Gli sforzi continui dei commissari straordinari. E perfino un'indagine della Camera dei deputati. Tutto questo, però, potrebbe non essere sufficiente per salvare il gruppo Delta dal crac e dall'approdo dei libri in tribunale. La finanziaria controllata dalla Cassa di risparmio di San Marino è con l'acqua alla gola e di compratori pronti a rilevarla, fuori la porta, nemmeno l'ombra. La banca guidata da Corrado Passera sta portando avanti la due diligence sui conti, ma sembra lontana una proposta d'acquisto concreta.

I soldi, insomma, stanno per finire e il rischio della liquidazione si fa sempre più concreto. «A fine dicembre finiscono le linee di credito, ma gran parte della liquidità è stata già utilizzata» spiega un documento riservato che circola fra i sindacati. Proprio fra le sigle del settore sale la tensione per i 900 dipendenti con il posto di lavoro a rischio.

Più passa il tempo e più l'occupazione è a rischio. La prossima settimana a Montecitorio dovrebbe essere discussa un'interrogazione del Popolo delle libertà sul futuro del gruppo finanziario che in Italia opera con ben 25 società distinte.

Alcune di queste, come accennato, hanno scatenato l'appetito di Intesa. La possibile discesa in campo del colosso bancario italiano, però, non convince del tutto i sindacati. Che temono sovrapposizioni - e quindi esuberi - sulle piazze di Roma e Bologna dove l'istituto di credito ha già personale in abbondanza. Sullo sfondo, i dati finanziari. Che mettono in luce un quadro assai buio. Due delle controllate, secondo prime stime non ufficiali, potrebbero chiudere il bilancio 2009 in profondo rosso: la perdita di Eunice Sim sfiorerebbe i 2,5 milioni e quella di Sedici Banca potrebbe addirittura sfondare il tetto dei 10 milioni.

Quanto a Eunice, non è chiaro se Eni possa metterci le mani in virtù di una clausola del contratto con cui il cane a sei zampe aveva ceduto l'allora Sofid Sim a Delta. Una ventina di lavoratori italiani del gruppo sanmarinese potrebbe salvarsi grazie alla spa controllata dal Tesoro.

Fari puntati, ovviamente, pure da parte degli sceriffi di Bankitalia. Che in estate aveva commissariato la società e in questi giorni ha decisamente alzato il livello di guardia. I due summit a via Nazionale della settimana scorsa si sono risolti con un nulla di fatto. Nel senso che i commissari scelti dal governatore, Mario Draghi, non hanno ancora trovato la quadra.

Sul primo inquilino di palazzo Koch sono aumentate le pressioni delle sigle: Fabi, Fisac-Cgil, Ugl Credito e Uilca hanno scritto una lettera a Bankitalia affinché cerchi un equilibrio tra gli interessi degli azionisti e salvaguardia dell'occupazione. I sindacati tentano di far leva sul recente accordo tra Repubblica Italiana e San Marino in materia di collaborazione finanziaria. In una nota congiunta le sigle hanno chiesto un «tavolo di confronto» e hanno detto «no alla liquidazione».

Ad aumentare la preoccupazione, poi, ci sono le rilevazioni sull'andamento della clientela: i depositanti, secondo alcuni appunti che circolano fra i sindacati, sarebbero in fuga con code lunghissime per prelevare i fondi dalle casse delle finanziarie Delta. Senza dimenticare gli accantonamenti per fondo rischi saliti alle stelle.

 

 

[09-12-2009]

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk