S.PAOLO INTESA
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BANCA INTESA-S.PAOLO

 

 

 

 

E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marcobava@email.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
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  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
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QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

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http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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NTESA: PER BOND RACCOLTI ORDINI PER OLTRE 1,7 MLD, LIBRI ANCORA APERTI...
Radiocor - Le banche che stanno collocando il nuovo bond di Intesa Sanpaolo hanno finora raccolto ordini per oltre 1,7 miliardi. Lo apprende R adiocor da fonti vicine all'operazione. Il prestito, curato da Banca Imi, Deutsche Bank, SocGen e Nl-Bofa, e' un biennale, a tasso fisso e dovrebbe offrire un premio di 140-145 pb sul Midswap. L'emittente vanta come rating 'AA2' da Moody's, 'A+' da S&P 'AA-' da Fitch.

 

9. INTESA SP: GUZZETTI, MOLTO SODDISFATTI DI GESTIONE BANCA...
(Adnkronos) - La Fondazione Cariplo e' molto soddisfatta della gestione di Intesa Sanpaolo, banca di cui e' tra i principali azionisti. 'Siamo molto soddisfatti. La Banca dei Territori-afferma Guzzeti a margine di una conferenza stampa a Milano - sta andando molto bene'. La Ca' de' Sass e' una banca ben patrimonializzata, ha una grande liquidita' che in questi momenti ha lati positivi, ma anche negativi dal punto di vista degli impieghi. Quanto alle sofferenze, e' una banca che sta al di sotto della media. Sono tutti elementi per dire che siamo come azionisti soddisfatti di come i nostri manager stanno gestendo la nostra banca'.25-01-2011]

 

 

PIONEER: GUZZETTI,DA ITALIANO TIFO PER FUSIONE CON EURIZON...
Radiocor - Giuseppe Guzzetti presidente di Fondazione Cariplo in occasione della presentazione dei progetti 2011 della Fondazione si dice 'favorevole' 'all 'integrazione tra le societa' di gestione di risparmio Pioneer (gruppo UniCredit) e Eurizon (gruppo Intesa Sanpaolo).

'Tifo perche' riescano a fare questa opearzione che consenta a risparmio italiano di restare presso istituzioni italiane ha aggiunto e non c'entra il mio essere azionista di Intesa Sanpaolo. UniCredit peraltro ha rilevato Pioneer dall'estero e non vedo perche' dovrebbe restituirlo agli stranieri'. Guzzetti ha poi ricordato che 'il clima all'interno del sistema bancario italiano tra le due grandi banche (Intesa Sanpaolo e UniCredit ndr) e' molto buono'; 'Continuiamo a predicare l'italianita' e poi siamo disattenti, attenti', ha concluso Guzzetti.

25-01-2011]

 

 

INTESA SP: PASSERA, NON CERCHIAMO PARTNER PER POLO ASSICURATIVO...
(Adnkronos) - "Stiamo lavorando per realizzarlo" il polo assicurativo che dovrebbe accorpare le societa' del Gruppo attive nel settore. "Non cerchiamo un partner". Ad affermarlo, a margine del comitato direttivo dell'Abi, e' l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera.

19-01-2011]

 

 

 

- INTESA SP: IL 5 APRILE APPROVAZIONE DEL NUOVO PIANO...
(Adnkronos) - I consigli di gestione e di sorveglianza di Intesa Sanpaolo si riuniranno il prossimo 5 aprile per approvare il nuovo piano d'impresa. E' quanto emerge dal calendario finanziario dell'istituto. Il piano verra' presentato il giorno successivo. Sempre il 5 aprile il cds si riunira' per approvare il bilancio d'esercizio e il bilancio consolidato dell'esercizio 2010. 20-01-2011]

 

LEHMAN: ADUSBEF, TRIBUNALE TORINO CONDANNA INTESA SANPAOLO RISARCIMENTO DI 474MILA EURO A FAMIGLIA...
(ANSA) - Intesa Sanpaolo e' stata condannata,su richiesta dell'avv. Cecilia Ruggeri, delegata Adusbef di Torino, a risarcire 474.000 euro una famiglia che aveva investito in titoli tossici Lehman Brothers, 'quali obbligazioni reclamizzate con il massimo dell'affidabilita', sia dalla banca che dal Consorzio Patti Chiari dell'Abi, che al contrario riteneva rischiosi i titoli di Stato italiani'. E' quanto informa l'Adusbef secondo cui 'la dicitura che compariva sugli ordini di borsa delle banche che aderivano al Consorzio Patti Chiari avrebbe determinato un autonomo impegno dell'intermediario ad informare il cliente circa l'andamento del livello di rischio del titolo Lehman e non era in alcun modo connesso all'uscita del titolo Lehman dall'elenco delle obbligazioni a basso rischio dei Patti Chiari'.11-01-2011]

 

 

 INTESA SP: BANCA FIDEURAM RILEVA 100% BANCA SARA...
(Adnkronos) - Banca Fideuram e Sara Assicurazioni hanno firmato un accordo per l'acquisizione, da parte di Banca Fideuram, del 100% di Banca Sara. Lo comunicano Banca Fideuram (gruppo Intesa Sanpaolo) e Sara Assicurazioni, in una nota congiunta. L'acquisizione di Banca Sara "permettera' a Banca Fideuram di rafforzare la propria leadership nel business della promozione finanziaria mentre le capacita' distributive di Banca Sara saranno ulteriormente valorizzate grazie all'integrazione della piattaforma industriale e commerciale di Banca Sara in quella di Banca Fideuram".

L'operazione "generera' per l'acquirente sinergie di costo e di ricavo. Per Sara Assicurazioni la cessione di Banca Sara avviene a valle della decisione del suo consiglio di amministrazione di concentrarsi sul business assicurativo, rafforzando la propria struttura del capitale in preparazione delle nuove norme di capitalizzazione di Solvency II". [23-12-2010]

 

11. INTESA SP: ANTITRUST RIVEDE MISURE RAMO VITA, STRETTA SU GOVERNANCE...
(Adnkronos) - L'Antitrust revoca l'obbligo di vendere Sud Polo Vita ma rafforza le prescrizioni in materia di governance per i rappresentanti di Generali e sulla struttura distributiva della rete Intesa Sanpaolo. La banca potra' vendere sulla sua rete esclusivamente i propri prodotti assicurativi. Confermata la posizione dominante collettiva con Generali nel Ramo Vita I sia nella produzione a livello nazionale che nella distribuzione a livello provinciale.

L'Autorita' ha deciso di rivedere le misure sul settore assicurativo del ramo vita prescritte nel dicembre del 2006 in occasione della concentrazione tra Banca Intesa e Sanpaolo. L'analisi condotta nel corso dell'istruttoria ha nuovamente confermato la posizione dominante collettiva detenuta congiuntamente da Intesa Sanpaolo e Generali nel Ramo Vita I del settore assicurativo e l'esistenza di problemi concorrenziali nell'intero comparto, dovuta ai legami societari e personali tra Intesa Sanpaolo e Generali.

 

A fronte di tali criticita' Intesa Sanpaolo ha presentato nuovi impegni, resi vincolanti dall'Autorita', che li ha ritenuti adeguati ad affrontare le restrizioni concorrenziali ancora esistenti nei mercati rilevanti. In particolare: viene revocato l'obbligo a vendere a terzi indipendenti il c.d. Sud Polo Vita; viene stabilito che il gruppo potra' vendere sulla sua rete esclusivamente i propri prodotti assicurativi secondo un modello organizzativo di integrazione verticale, che prevede il collocamento attraverso la rete distributiva nazionale del Gruppo Intesa Sanpaolo, inclusi i promotori, di polizze vita di Ramo I, III e V di fabbriche prodotto controllate da Intesa Sanpaolo in via esclusiva. L'eventuale decisione di mutare modello distributivo dovra' essere valutata dall'Antitrust.

 [23-12-2010]

 

 

INTESA: POLO ASSICURATIVO AL VIA, ANTITRUST HA ESAMINATO DOSSIER...
Radiocor - Tutto pronto per la nascita del polo assicurativo del gruppo Intesa Sanpaolo da oltre 7 miliardi di premi. L'Antitrust, a quanto appreso da Radiocor, nella riunione di questa mattina ha dato il suo via libera all'operazione sulla base delle condizioni di governance e industriali proposti dal gruppo bancario.22-12-2010]

 

 

5. MITTEL: BAZOLI, CHIUDIAMO IN ROSSO MA DAREMO DIVIDENDO...
(Adnkronos) - Mittel chiude l'esercizio con i conti "in perdita", ma distribuira' ugualmente un dividendo attingendo alle riserve. La finanziaria di piazza Diaz ha pero' "un piano positivo" che prevede tra l'altro un progetto di accorciamento della filiera societaria, che "riguarda soprattutto l'acquisto di Hopa che abbiamo fatto negli anni scorsi". A dirlo, al termine del consiglio di amministrazione e' il presidente della Mittel Giovanni Bazoli. Il bilancio 2009-2010, ha spiegato Bazoli, "si e' chiuso in rosso perche' ci sono delle partite non ricorrenti". Un rosso "superiore alle attese, perche' abbiamo voluto fare un bilancio del tutto trasparente. Ora, pero', si volta pagina. Abbiamo un piano positivo da realizzare l'anno prossimo, che prevede un taglio di costi importante, anche attraverso la dismissione di personale dirigente, che ha un costo elevato".

Comunque, ha continuato Bazoli, "e' prevista una parte costruttiva, che consentira' di accorciare la filiera societaria di Mittel", cosa che riguarda "soprattutto l'acquisto di Hopa", dove "oggi non siamo i soli a gestire. Vorremmo accorciare la filiera societaria in modo da avere una responsabilita' diretta in Hopa e nelle migliori societa' di Hopa". Alla domanda se si stia pensando ad una fusione per incorporazione della societa' bresciana, Bazoli replica che "e' una cosa un po' complicata, frutto di negoziazioni in atto, ma cio' ci consentira' di ripartire per un'altra fase del nostro sviluppo".22-12-2010]

 

 

INTESA SANPAOLO: CR.AGRICOLE RICLASSIFICA QUOTA, -1,25 MLD IMPATTO CONTI - QUOTAZIONE NON RIFLETTE VALORE. NO PROCEDURA DI VENDITA...
Radiocor - Il Credit Agricole Sa ha deciso di porre fine al dispositivo che gli permetteva di essere rappresentato nel Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo e ha quindi riclassificato ai fini contabili la partecipazione del 4,79% nella banca italiana. Sulla base della quotazione attuale di Intesa, l'impatto sull'utile netto del Ca sarebbe negativo per circa 1,25 miliardi nel quarto trimestre 2010, precisa una nota.

La decisione e' motivata 'dalla concomitanza dei lavori portati avanti da entrambi i gruppi sul piano strategico a medio termine e dalle comunicazioni previste nella primavera 2011. In questo contesto, non e' sembrato opportuno al Credit Agricole prolungare la rappresentanza nel cds di Intesa'. Le quotazioni attuali della banca italiana, peraltro, 'non sembrano riflettere il valore fondamentale di questo asset' e il Ca non ha avviato alcuna procedura di vendita a breve termine della quota.17-12-2010]

 

 

 

 FIDEURAM: CDA DELIBERA OFFERTA VINCOLANTE PER BANCA SARA...
Radiocor - Il consiglio di amministrazione di Banca Fideuram ha deliberato oggi un'offerta vincolante per Banca Sara. E' quanto apprende Radiocor da fonti de lla controllata del gruppo Intesa Sanpaolo. Adesso si attende la risposta di Banca Sara, istituto attivo nella distribuzione di prodotti finanziari che conta 90 agenzie.17-12-2010]

 

INTESA SP: ENTRA A FAR PARTE DEL CROSS BORDER RENMIMBI TRADE SETTLEMENT...
(Adnkronos) - Intesa Sanpaolo ha ottenuto l'autorizzazione a far parte del Cross Border Renmimbi Trade Settlement. Il gruppo potra' ora effettuare operazioni cross border in Renmimbi (Rmb), sia dall'esterno, attraverso le filiali di Hong Kong e Singapore, sia dall'interno attraverso la filiale di Shanghai, mettendo a disposizione della propria clientela Corporate una gamma di prodotti in Rmb: conti correnti, incassi e pagamenti, servizi di cambio e copertura cambio, depositi a tempo, trade finance ed emissione di bond e lettere di credito.15-12-2010]

 

INTESA: CDG FAVOREVOLE AD ACQUISIZIONE BANCA SARA PER FIDEURAM...
Radiocor - Ultima riunione dell'anno per il consiglio di gestione e per quello di sorveglianza di Intesa Sanpaolo che si sono riuniti presso la sede torinese. Il consiglio di gestione, oltre a una serie di aspetti di ordinaria amministrazione, a quanto appreso da Radiocor, ha esaminato positivamente il progetto di acquisizione di Banca Sara da parte della controllata Banca Fideuram. Dell'operazione si occupera' il consiglio di amministrazione di Banca Fideuram convocato per giovedi'. Banca Sara attiva nella distribuzione di prodotti finanziari conta 90 agenzie con 400 promotori. 14-12-2010]

 

 

INTESASANPAOLO: studia l'addio alla governance duale. Incontro Passera-Draghi. (La Repubblica, pag. 29)

18-11-2010]

 

 

. AUTOSTRADE: INTESA SANPAOLO ACQUISCE MAGGIORANZA SOCIETA' CHE DETIENE 25,6% SERENISSIMA...
(Adnkronos) - Mario Ciaccia, Amministratore Delegato di Biis, Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo, in rappresentanza di Intesa Sanpaolo e Rino Mario Gambari, presidente di Invester, hanno sottoscritto oggi l'accordo per l'acquisizione da parte di Intesa Sanpaolo della maggioranza di Invester, la holding che controlla indirettamente il 25.6% della societa' autostradale Serenissima.

 

Intesa Sanpaolo fornira' le risorse finanziarie necessarie per ricapitalizzare Invester e per sostenere la concessionaria Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova SpA che, nei prossimi anni, sara' chiamata a realizzare un importante programma di investimenti.Rino Mario Gambari, spiega una nota, i continuera' ad accompagnare il processo di crescita e di efficientamento di Serenissima positivamente intrapreso negli ultimi anni, in qualita' di Amministratore Delegato della concessionaria

Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova ha approvato la scorsa settimana i dati al 30 settembre 2010 che evidenziano una forte crescita del Fatturato, pari a 201,6 milioni di euro, un margine operativo lordo, pari a 99,5 milioni di euro, in crescita del 24,56% il valore della produzione pari a 216 milioni di euro, in crescita del 16,64% , il risultato lordo in forte crescita, pari a 62 milioni di euro, il 71% in piu' rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e il risultato netto in ascesa, pari a 40 milioni di euro

 

".16-11-2010]

 

 

ANTIRICICLAGGIO ALL’ITALIANA - Intesa Sanpaolo, ma forse altre banche allo stesso modo, sta inondando l’Italia di lettere incredibili, che chiedono al cliente di correre in filiale per sistemare un problema che in realtà è della banca e non del cliente - Citando la normativa antiriciclaggio del 2007, quindi con opinabile prontezza rispetto alla sua entrata in vigore, la banca di Passera e Bazoli ribalta tout court sui clienti un suo obbligo preciso

Bankomat per Dagospia

 

Banca Intesa Sanpaolo, ma forse altre banche allo stesso modo, sta inondando l'Italia di decine o forse centinaia di migliaia di lettere incredibili, che chiedono al cliente di correre in filiale per sistemare un problema che in realtà è della banca e non del cliente. Citando la normativa antiriciclaggio del 2007, quindi con opinabile prontezza rispetto alla sua entrata in vigore....., la banca di Passera e Bazoli ribalta tout court sui clienti un suo obbligo preciso.

La normativa dice infatti che è obbligo della Banca - e cito dalla lettera - il fatto che siano identificati con precisione i titolari formali ed effettivi dei rapporti bancari, avendone verificato l'identità, nonché l'ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura prevista del rapporto e tenere aggiornati i relativi dati.

 

"Tenuto conto che nei nostri archivi non risultano aggiornate le informazioni relative ai rapporti da Lei intrattenuti con la nostra Banca, La invitiamo a mettersi in contatto sollecitamente con il Suo Gestore..."
Et voilà. l'obbligo della banca girato al cliente. E sollecitamente.

Letta destrattamente potrà sembrarvi una lettera normale, in fondo vi chiedono solo di passare un attimo in filiale. Ma seguite il filo, non è così.

Come noto nessun conto corrente in Italia viene intestato a Pluto Pippo e Paperino, né agli stessi è consentito operare in banca presentandosi magari con la maschera e senza documenti in filiale, bensì tutto si riferisce sempre e solo a persone fisiche o giuridiche, i cui dati - accertati all'apertura del conto e ogni volta che si va ad operare allo sportello - per definizione sono quelli. Sono già noti alla banca e comunque sono sempre pubblici su pubblici registri, verificabili oggi in tempo reale grazie alle tecnologie, per ogni dubbio che la banca avesse, pertanto chieder conto oggi alla clientela di questi dati è ridicolo.

La persona che ha mostrato a Bankomat la lettera di Intesa è cliente da quarant'anni della Banca, è pure cliente del private banking, di lui sanno tutto e di più da sempre. Giustamente ci osserva: ma come fa a sapere la banca che non sono aggiornati i suoi dati relativi al sottoscritto? Cosa può dire un cliente di più e di diverso da quanto noto all'Anagrafe o alla Camera di Commercio?
Casomai si poteva scrivere alle sole società detenute da fiduciarie italiane o estere. E lì andremo poi a ridere...

 

Non era però il caso del cliente amico che ci ha raccontato questa storiella. Società italiana di persone fisiche italiane, sempre le stesse da sempre e notissime alla banca.
Ma allora non faceva prima e meglio la Banca a far sì che ogni gestore verificasse i suoi rapporti "in portafoglio" e poi casomai chiamasse il cliente, se e solo se vi fossero clamorosi ammanchi di dati o strane evidenze incoerenti sui dati pubblici verificati? E comunque in tal caso chiedendo al cliente di collaborare su singole e specifiche anomalie, che statisticamente possono sempre occorrere, già individuate a cura e spese della banca.

Comunque il cliente amico di Bankomat ha telefonato con sollecitudine al suo gestore, che imbarazzato e scusandosi diceva che non era la prima telefonata di garbata protesta ricevuta, che era una lettera circolare, e di star tranquillo che il tutto si risolveva con una serie di moduli dichiarativi che il Cliente doveva correre a firmare in filiale. Insiste il Cliente: ma io sono io e la mia società vi è nota, amministratori e soci, da una banale verifica camerale. Cosa posso dichiararvi di diverso che voi non sappiate già e che non sia già certificato dai pubblici registri?

Forse vorranno sapere che il cliente non sia un narcotrafficante e che non intenda versare milioni in contanti. Peccato che tutto questo non sia un obbligo dei clienti: se versate milioni in contanti ne avete tutto il diritto salvo che poi - ovviamente - la banca lo segnala subito e da anni a chi di dovere se la cosa è sospetta. Responsabilità totale della banca che esegue l'operazione, in quanto come ovvio uno sul suo conto versa tutto che vuole, salvo risponderne se altri accerteranno che sono frutti di reato. Ma questi obblighi informativi per fortuna già esistono da anni e giustamente riguardano la banca, non il cliente. Una volta accertata la sua identità allo sportello, in quell'occasione del versamento, il resto è procedura consolidata.

 

Altra simpatica curiosità del cliente: cosa vorrà mai sapere la banca "sulla natura prevista del rapporto"? Visto che è un normale conto corrente di una normale società, normalmente operativo da anni con operazioni che - come tutti dovrebbero sapere - se non fossero lecite e normali la banca avrebbe già e da sempre l'obbligo di non farle, analizzandole una per una quando si effettuano. La banca vuol sapere se mai il cliente esausto ed arrabbiato chiuderà il conto?

Per contro già ci vediamo la filiale di caserta n.xyz che al cassiere dei casalesi chiede: "scusi, quanti contanti pensa di versare la prossima settimana dopo il giro del pizzo?"

A proposito: chissà se i bonifici partiti dalle banche italiane, pare da Intesa stessa, verso Antigua ed a nome del Signor B, hanno scatenato subito altrettanta rigorosa sollecitudine di accertamento. Avrà egli Sig. B. dichiarato a Passera la natura e prevedibile evoluzione dei suoi rapporti bancari?

Già sappiamo da Bankitalia che Banca Arner era meno fiscale con i suoi clienti. Quindi sia lode a Banca Intesa.

Il cliente ha promesso di far vedere a Bankomat i moduli e di raccontarci la seconda parte della storia.
Il ragionevole dubbio che alla consueta farraginosità delle norme italiane si sia aggiunta una buona dose di imbecillità bancaria ci rimane.  21-10-2010]

 

 

 

INTESA: GUZZETTI INCONTRA VERTICI, FIDUCIA IN EROGAZIONI STABILI...
Radiocor - 'Come azionisti di Intesa Sanpaolo, possiamo dire che la relazione che c'e' stata presentata oggi conferma che siamo sulla buona strada. Siamo fiduciosi e confidiamo - grazie alla gestione del nostro patrimonio, di cui Intesa Sanpaolo rappresenta oggi solo una parte - di poter mantenere stabile il livello delle erogazioni che negli ultimi anni si e' aggirato attorno ai 200 milioni di euro'. Cosi' il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, in al termine di un incontro con i vertici di Intesa Sanpaolo.

'La semestrale di Intesa Sanpaolo contiene un accantonamento virtuale che consente la remunerazione degli azionisti'. Cosi' a Radiocor il coordinatore della commissione investimenti della Fondazione Cariplo, Francesco Cesarini, a chi gli chiedeva se la fiducia espressa dal presidente Giuseppe Guzzetti sul mantenimento del livello delle erogazioni si basi sulla prospettiva di distribuzione di un dividendo da parte della partecipata. Cesarini si e' espresso al termine di un incontro dell'ente con i vertici della banca partecipata durante il quale, ha precisato, l'illustrazione dell'andamento della banca si e' limitata al primo semestre.

 12-10-2010]

 

 

TOH, CHE FINE HA FATTO TOTO? - DOPO AVER RIFILATO, IN DUPLEX CON PASSERA, IL "PACCO" DELLA SUA INDEBITATISSIMA AIR ONE (MAGGIOR CREDITORE BANCA INTESA DI CORRADINO) AI "PATRIOTI" DEL CAI GUIDATI DA COLANINNO, CONTINUA A MACINARE AFFARI E SOLDI CON ALITALIA - COME? SI è FATTO FARE UN CONTRATTO PER APPENA 12 ANNI PER AFFITTARE GLI AEREI ALLA COMPAGNIA DE’ NOANTRI A PREZZI FORMIDABILI.... Gianni Dragone per "il Sole 24 Ore"

 

Con la cessione di Air One alla Cai-Alitalia Carlo Toto si è lasciato alle spalle le tribolazioni del trasporto aereo. I conti hanno ripreso un po' fiato, i debiti sono diminuiti, anche se non troppo, l'utile rimane modesto. Toto però fa buoni affari dando in leasing alla compagnia guidata da Rocco Sabelli i jet Airbus nuovi di zecca che alcuni anni fa si era impegnato ad acquisire, pur senza avere sufficienti capitali, grazie al credito bancario.

Toto, 66 anni, oggi affianca alla tradizionale attività nelle costruzioni (con appalti soprattutto dall'Anas e dalle Autostrade dei Benetton) i piani di sviluppo nel ferroviario, vuole espandersi nelle concessioni autostradali comprando da Atlantia il 60% dell'abruzzese Strada dei Parchi (di cui ha già il 40%), vuole produrre energia eolica nel Sud d'Italia e in NordAfrica.

L'aviazione resta l'area di punta per l'imprenditore di Chieti, con i voli privati della controllata Air One Executive, ma soprattutto in veste di gestore di flotte, tramite locazione e compravendita di aeroplani, grazie al redditizio contrattone con la nuova Alitalia.

 

Nel dicembre 2008, mentre perfezionava la cessione di Air One a Cai per 454,9 milioni, prezzo poi ridotto di 9,1 milioni, Toto ha costituito la società irlandese Aircraft Purchase Fleet Ltd (Ap Fleet o Apfl) a Dublino, dove il fisco è più leggero. E ha reinvestito 60 milioni diventando socio, con il 5,31%, della nuova Alitalia.

Apfl acquisisce gli Airbus a debito e li riaffitta in leasing operativo ad Alitalia. Con un bel guadagno, secondo i bilanci di Toto. «Nel 2009 il gruppo Apfl ha "acquistato" 10 aerei; attualmente gli aerei già locati ad Alitalia sono 13», dice il consolidato 2009 della Toto Spa. «Nonostante la crisi del settore aereo (...) le performance del gruppo Apfl sono state pari a 4,7 milioni di dollari con un risultato netto sul fatturato pari all'11%», dice la relazione al consolidato 2009. Quest'anno, con l'affitto di più aerei, è previsto un utile di valore superiore. La capogruppo di Toto ha recepito nel 2009 un utile netto di 3,38 milioni di euro dal «sub consolidato società irlandesi».

 

Nell'accordo quadro con Cai quest'ultima - puntualizzava il bilancio 2008 del gruppo Toto - si è impegnata a prendere in locazione da Apfl «gli aerei Airbus che quest'ultima ha già acquistato o acquisterà nei prossimi anni». Era prevista la locazione di 68 aerei modello A320, 12 A330 e 12 A350 «ad un canone mensile che verrà determinato, per i primi sei anni (...), dalla media dei canoni di leasing mensili di mercato come indicati negli ultimi due report trimestrali pubblicati da Ascend e per un altro periodo di sei anni con la stessa modalità, fermo restando che il canone non potrà avere un incremento e decremento superiore al 7,5%».

 

Il consolidato 2008 di Toto esponeva un impegno per Ap Fleet di 3.571 milioni di euro «nei confronti della società Airbus ad acquistare gli aerei che questa le consegnerà fino al 2018». L'importo «rappresenta il valore degli 81 aerei ancora da consegnare al 31 dicembre 2008». Un anno dopo l'impegno verso Airbus, pari al valore dei 68 aerei ancora da consegnare a fine 2009, era di 3.103,6 milioni.

Dopo la cessione di Air One, Toto ha riacquistato dalla Cai cespiti «non strategici» per 54,7 milioni: il 30% della Air One Executive (di cui Toto deteneva già il 70%) e immobili. Nei voli privati nel 2009 Air One Executive ha perso 2,37 milioni, su un fatturato in calo del 30% a 3,9 milioni. La controllata Rail One non ha ancora cominciato il trasporto ferroviario e resta rosso, con una perdita netta di 1,34 milioni nel 2009, simile a quella del 2008.

 

Nei conti 2009, sia della Toto Spa sia nel consolidato, sono stati accantonati 32 milioni «a copertura di probabili passività derivanti dall'esito negativo del contenzioso» per effetto di quanto stabilito negli accordi di cessione di Air One ad Alitalia, come manleva. Accantonati ulteriori 6,15 milioni «a copertura di contenziosi specifici contrattualmente identificati» nella vendita di Air One.

Il consolidato del gruppo Toto nel 2009 indica un valore della produzione di 192,5 milioni, in netto calo rispetto ai 968 del 2007, l'ultimo bilancio che comprendeva Air One. I debiti lordi a fine 2009 erano 576 milioni, rispetto ai 649 del 2008 e ai 1.142 di fine 2007. I debiti verso banche erano 191 milioni nel 2009 (682 nel 2007), quelli verso altri finanziatori 275 milioni (114 nel 2007).

Il bilancio consolidato 2009 dichiara un utile netto di competenza di 1,94 milioni (2,83 milioni nel 2007). Il revisore Kpmg sottolinea che il valore della produzione, alla voce variazioni per lavori in corso, beneficia di 25,3 milioni di claims, le riserve per contenziosi negli appalti oggetto.

 01-10-2010]

 

 

COMPAGNIA SANPAOLO: BENESSIA, SODDISFATTI PER RISULTATI BANCA CONFERMIAMO SOSTEGNO...
(Adnkronos) -
Soddisfazione per i risultati raggiunti da Intesa Sanpaolo nel primo semestre dell'anno e pieno sostegno alla stabilita' della banca. Cosi' il presidente della Compagnia di Sanpaolo, Angelo Benessia, sintetizza l'incontro di questa mattina a Villa Abegg sulla collina torinese, tra i vertici della banca, il presidente del Consiglio di gestione Andrea Beltratti, il consigliere delegato Corrado Passera e i direttori generali Gaetano Micciche' e Marco Morelli con il Consiglio generale e il Comitato di gestione della fondazione.

'La fondazione -ha sottolineato Benessia- ha confermato la soddisfazione per i risultati ottenuti e il convinto ruolo di sostegno alla stabilita' della banca. Tempo fa -ha proseguito il presidente della compagnia- il governatore Draghi aveva sottolineato che le fondazioni sono garanti per la stabilita' e devono guardare al di la' del breve termine. Noi siamo infatti investitori sovra istituzionali che guardano al medio-lungo termine e alla sostenibilita' dei risultati e la banca e' in grado di assicurarceli'.

 

13. COMPAGNIA SANPAOLO: MIGONE E POLLIOTTO ENTRANO IN CONSIGLIO...
(Adnkronos) -
Gian Giacomo Migone e Patrizia Polliotto sono i due nuovi componenti del Consiglio generale della Compagnia di Sanpaolo. Sostituiscono Bruno Manghi che si era dimesso la scorsa estate, e suor Giuliana Galli nominata vicepresidente della fondazione. Oggi il Consiglio generale della compagnia, riunitosi a Villa Abegg, sulla collina torinese ha preso atto delle nuove nomine.27-09-2010]

 

 

. DERIVATI - INTESA A RISCHIO...
Il tribunale di Bari ha dichiarato "radicalmente nulli" i derivati stipulati da un'impresa pugliese con Banca Intesa, con una motivazione senza precedenti: quei contratti finanziari a rischio sarebbero "non meritevoli di tutela giuridica". E quindi inefficaci, come mai esistiti. La sentenza finale è ancora lontana, ma con una prima ordinanza urgente il giudice Enrico Scoditti ha bloccato tutti i futuri addebiti bancari a carico della catena d'abbigliamento America srl.

 

Il tribunale non ha contestato l'attestato bancario che dichiarava quell'impresa "esperta in finanza", che in genere basta a scagionare l'istituto: il problema è che i consulenti tecnici (Calipso spa, gli stessi dei maxi-derivati milanesi) hanno documentato che i contratti "rinegoziati dal 2003" non servivano alla funzione dichiarata di "ridurre i rischi dei tassi", ma li aumentavano, garantendo alla banca "costi impliciti del 44 per cento". Se confermata, la tesi della "nullità strutturale" potrebbe allargarsi a centinaia di vertenze di altre ditte private ed enti pubblici. P. B.

28.08.10

 

INTESA SANPAOLO: MICHELI RIENTRA COME SENIOR ADVISOR DI PASSERA...
Radiocor - Francesco Micheli, il direttore generale di Intesa Sanpaolo uscito dal gruppo l'autunno scorso per lasciar spazio al direttore generale Marco Morelli, torna nel gruppo bancario come 'senior advisor' del Ceo Corrado Passera. La decisione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stata diffusa con un ordine di servizio datato 7 luglio, firmato dallo stesso Passera e inviato a tutti i dipendenti del gruppo. Micheli e' nominato Senior advisor del Ceo su progetti trasversali, sviluppo organizzativo, relazioni industriali, politiche delle risorse umane.

 

6- INTESA SANPAOLO: LANCIA BOND 10 ANNI DA 1 MILIARDO...
Radiocor - Intesa Sanpaolo ha in fase di lancio (previsto oggi) un eurobond 'lower Tier 2' benchmark - importo atteso di un miliardo - decennale a tasso fisso. Lo apprende 'Il Sole 24 Ore Radiocor' da fonti bancarie, le quali precisano che l'emittente ha dato mandato a Banca Imi, Bnpp, Credit Suisse e Deutsche Bank di curare l'emissione. Il prestito e' dedicato ai mercati internazionali.

10.07.10

 

terremoto a banca intesa (radiocor scoop) - golpe di passera: al suo fianco riciccia Francesco Micheli, il direttore generale di Intesa Sanpaolo uscito dal gruppo l’autunno scorso - ora "è nominato Senior advisor del Ceo su progetti trasversali, sviluppo organizzativo, relazioni industriali, politiche delle risorse umane" - dago-traduzione: corradino ha commissariato i due direttori generali morelli e micciché - non solo: il presidente beltratti era all’oscuro di tutto... Radiocor -

 

Francesco Micheli, il direttore generale di Intesa Sanpaolo uscito dal gruppo l'autunno scorso per lasciar spazio al direttore generale Marco Morelli, torna nel gruppo bancario come 'senior advisor' del Ceo Corrado Passera.

La decisione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stata diffusa con un ordine di servizio datato 7 luglio, firmato dallo stesso Passera e inviato a tutti i dipendenti del gruppo. Micheli e' nominato Senior advisor del Ceo su progetti trasversali, sviluppo organizzativo, relazioni industriali, politiche delle risorse umane. [08-07-2010]

 

 

 

ITALTEL: VENERDI' ASSEMBLEA SOCI, MANCA ANCORA L'OK DI ALCUNE BANCHE...
Radiocor - E' in agenda per giovedi' prossimo una riunione del consiglio di amministrazione di Italtel a cui seguira' venerdi' l'assemblea degli azionisti per l'approvazione del bilancio. Il via libera dei soci presuppone che sia raggiunto l'accordo di ristrutturazione. Mancano pero', secondo quanto risulta a Radiocor, alcuni via libera al salvataggio del gruppo da parte di alcune banche che hanno un limitato importo dei crediti. Si tratta del gruppo Ubi (circa il 3% del totale), Arab Bank (1,6%) e Banco Popolare (1,6%). I maggiori finanziatori del gruppo UniCredit, Bpm e Ge Interbanca, invece, hanno gia' dato il via libera a un finanziamento da 350 milioni di euro per il 93,5 dell'importo crediti delle banche. Per il salvataggio del gruppo occorre il 100% dei si' degli istituti. I soci Telecom e Cisco hanno dato alcune rilevanti garanzie per il futuro commerciale del gruppo e hanno dato disponibilita' a sottoscrivere assieme un aumento di capitale da 70 milioni.

10- GRANDI MANOVRE SUI FUTURI VERTICI DI TELECOM... (COME TI BRUCIO NAPO-LUCIANI)
Giovanni Pons per "la Repubblica" - Sono già cominciate le grandi manovre per la sostituzione dei vertici di Telecom Italia in scadenza nell´aprile 2011. A lavorare dietro le quinte, come già avvenuto lo scorso autunno, è sempre Cesare Geronzi che ora dalla tolda di comando di Generali è il primo socio italiano in Telco, con il 30,7%.

A scalpitare per una promozione telefonica stavolta non è più Stefano Parisi bensì Luca Luciani, ad di Tim Brasil da gennaio 2009. Luciani, famoso al popolo internet per la gaffe di «Napoletone vincente a Waterloo», s´è presentato a Geronzi grazie ai buoni uffici del dg Raffaele Agrusti e di suo fratello Michelangelo, ex democristiano vicino a Martinazzoli e oggi titolare della società Onda che fornisce a Telecom le chiavette per i collegamenti al web.

Luciani non ha fatto mistero di voler prendere il posto di Franco Bernabè, magari affiancato in una posizione operativa dall´esperto Mauro Sentinelli, guarda caso dal marzo 2009 presidente di Onda ed entrato nel cda Telecom lo scorso aprile sostenuto dall´asse dei fratelli Agrusti. Luciani si vanta dei buoni risultati di Tim Brasil ma non va dimenticato che fu lui nel settembre 2008, a capo della divisione mobile di Telecom, ad alzare le tariffe facendo perdere alla società clienti e traffico.

Un´impasse da cui ancor oggi non si riesce a uscire malgrado gli sforzi di Fabrizio Bona, un ex Wind cui tocca risollevare le sorti di Tim. Bisognerà poi vedere come procederà l´inchiesta giudiziaria sulle sim card fasulle, che investe un periodo in cui Luciani era responsabile della divisione incriminata. Dunque da qui ad aprile se ne vedranno di belle nella certezza che le leve operative di Telecom fanno gola a molti. E gli azionisti Mediobanca, Generali e Intesa potrebbero avere visioni assai diverse sul tema.

18.06.10

 

COMPAGNIA DI SANPAOLO: SUOR GIULIANA GALLI ELETTA VICEPRESIDENTE...
Radiocor -
Suor Giuliana Galli e' stata eletta vicepresidente della Compagnia di Sanpaolo. La consigliera, secondo quanto si apprende, ha ottenuto 14 voti su 20 dal consiglio generale dopo la fumata nera della prima votazione. 28.06.10

 

INTESA SANPAOLO: VISITA DI BAZOLI IN FONDAZIONE CARIPLO...
(Adnkronos) - Visita di Giovanni Bazoli stamani nella sede della Fondazione Cariplo, uno dei principali soci di Intesa Sanpaolo. Il presidente del consiglio di sorveglianza si e' trattenuto nella sede, in via Manin a Milano, per circa un'ora, probabilmente a colloquio con il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, anch'egli in sede. All'uscita, intorno alle 11.20, Bazoli non ha rilasciato dichiarazioni.

8- A2A: CDS NOMINA INTESA SANPAOLO ADVISOR PER EDISON E PIANO SVILUPPO
Radiocor - Intesa Sanpaolo e' l'advisor scelto ufficialmente dal consiglio di sorveglianza di A2A per mettere a punto il piano di sviluppo strategico e industriale, compreso ovviamente il dossier Edison. La decisione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stata presa settimana scorsa dopo una riunione dell'organo presieduto da Graziano Tarantini. Anche il consiglio di gestione di A2A si dotera' di un advisor: sul tema circola con insistenza il nome di Mediobanca, ma manca tuttora una scelta ufficiale.

18.06.10

 

INTESA SANPAOLO: AD AGRICOLE QUASI 100 SPORTELLI TRA ROMA, MILANO E FIRENZE
Radiocor -
E' concentrato su Roma, Milano e Firenze, oltre che su La Spezia, il pacchetto di sportelli di Intesa Sanpaolo che passera' al Credit Agricole. L'accordo per la prevista cessione di 150- 200 filiali, a quanto appreso da Radiocor in ambienti finanziari, e' in dirittura d'arrivo e dopo i colloqui dei giorni scorsi l'intenzione e' di chiudere a breve in vista del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che il 22 giugno si occupera' del dossier insieme a quello della quotazione della controllata Banca Fideuram. Il pacchetto complessivo di succursali destinate a passare di mano comprende i circa 80 sportelli della Cassa della Spezia ma anche 40-50 sportelli su Roma, circa 30 su Milano e circa 20 su Firenze, oltre ad altre filiali in via di definizione in alcune citta' dove Cariparma e' gia' presente, per un totale di circa 180 filiali. (Chiara Manzoni) 18.06.10

 

BAZOLI, TREMONTI E LE REGOLE ...
Andrea Greco per "la Repubblica" - A mezz´ora da Italia-Paraguay un pugno di arditi in Ca´ de Sass volava alto sui temi di nuove regole e controllori per i mercati, davanti al saggio Le autorità al tempo della crisi. Il panel, con sprezzo del pericolo, è rimasto concentrato su temi un tempo lasciati ai tecnici (non nell´ottica calcistica). Giovanni Bazoli ha snocciolato un decalogo, che echeggiava il ministro Tremonti in più passaggi. «Servono nuove regole, ma c´è anche bisogno di non troppe regole», ha detto il banchiere. E poi: «Il dibattito sulle autorità indipendenti diventi dibattito sulla cultura della legalità e sulle regole», per veicolare «istanze diverse quali sviluppo sostenibile, attenzione alle disuguaglianze e all´ambiente». Un Bazoli tremontiano o un Tremonti bazoliano, versione "economia sociale di mercato"? Di certo Berlusconi si sarebbe annoiato. O irritato.18.06.10

 

INTESA SAN PAOLO: GIUSEPPE PALLOTTA NEO DIRETTORE GENERALE CARISBO/RPT...
(Adnkronos) - Il consiglio di amministrazione di Carisbo, su indicazione della capogruppo Intesa Sanpaolo, ha nominato Giuseppe Pallotta nuovo direttore generale della banca.Giuseppe Feliziani continuera' a guidare la direzione regionale Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise di Intesa Sanpaolo che coordina Carisbo, Cariromagna, attiva nelle tre province romagnole, e Banca dell'Adriatico, operativa lungo la dorsale adriatica da Pesaro a Campobasso.

Il nuovo assetto, con decorrenza a partire dal 14 giugno, rientra, si legge in una nota, nel piu' generale processo di rafforzamento dell'articolazione organizzativa della Divisione Banca dei Territori del Gruppo Intesa Sanpaolo che prevede fra l'altro il potenziamento dell'attivita' delle direzioni regionali e delle banche-reti.

Pallotta, 55 anni, romano, ha coordinato in precedenza la rete di sportelli Intesa Sanpaolo facenti capo all'Area Liguria e Piemonte Sud ed ha sviluppato la propria carriera professionale interamente all'interno del Gruppo.

10.06.10

 

BELTRATTI, USCITA DELLE FONDAZIONI DALLE BANCHE PUO' ESSERE OPPORTUNITA'...
(Adnkronos) -
"Credo non sia solo l'auspicio del presidente Benessia, ma di molte altre fondazioni, dunque riflette un'opinione comune". Cosi' il presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo commenta il pensiero del presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, che ieri nel corso di un'audizione a Palazzo Civico si e' detto convinto che le fondazioni dovrebbero uscire dalle banche.

"Credo -ha aggiunto Beltratti a margine di un incontro con il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta- che in un'epoca in cui le organizzazioni in generale devono focalizzarsi sempre di piu' sul core business puo' essere un'opportunita' che le fondazioni si dedichino con le loro risorse alla missione principale, che e' la vicinanza con il territorio e la gestione del patrimonio finanziario".02.06.10

 

 

MALA INTESA - LA TENTAZIONE DI SUOR GIULIANA: IO VICEPRESIDENTE SAN PAOLO? SE CI SARA’ IPOTESI LA ANALIZZERO’ - CHIAMPARINO: AUSPICO CHE MANGHI RECEDA DALLE DIMISSIONI - BENESSIA: FONDAZIONI FUORI DALLE BANCHE, PER ME NON C’E’ CONFLITTO DI INTERESSE, DALLA PARTITA DELLE NOMINE TORINO ESCE UN PO’ AMMACCATA1 - BENESSIA: RINNOVO VERTICE INTESA SANPAOLO E' STATO PROCESSO TRASPARENTE...
(Adnkronos)
- Il rinnovo degli organi di Intesa Sanpaolo "e' stato un processo trasparente, anche se talora increspato da difficolta' attuative, enfatizzate da una sovraesposizione mediatica inusitata". Cosi' Angelo Benessia vicepresidente della Compagnia di San Paolo, principale azionista della banca, nel corso dell'audizione congiunta a Palazzo Civico davanti alla commissione Bilancio e alla conferenza dei capigruppo.

 

Alla riunione partecipa anche suor Giuliana Galli, consigliere generale della fondazione indicata dal Comune, mentre e' assente l'altro consigliere generale sempre di indicazione comunale, Bruno Manghi che ha presentato le sue dimissioni.

 

Sottolineando, poi che "i principi di stabilita', coesione tra le fondazioni, visione di medio-lungo termine, attenzione al genere, e alle generazioni, territorialita', sono stati tenuti presenti dalla Compagnia, in sintonia con tutte le fondazioni azioniste stabilita di Intesa Sanpaolo, lungo l'intero percorso progettuale avviato da inizio d'anno con l'attenzione alla Banca dei Territori e continuato in occasione del processo di rinnovo degli organi che si e' recentemente concluso", Benessia ha aggiunto: "Ora i nuovi organi della banca si sono insediati e la Compagnia, come le altre fondazioni, continuera' a esercitare il suo ruolo di stake older attento e vigile, senza intrusioni nella gestione".

"Guardiamo con fiducia al futuro -ha concluso- perche' partecipiamo ad una grande banca con un management di prim'ordine che sapra' avendo alle spalle un forte e coeso azionariato, uscire con successo dalla crisi sistemica ancora in atto e che sapra' soprattutto remunerare nella giusta misura il capitale investito dagli azionisti perche' e' questo che poi alla fine ci permette di fare politiche di intervento sul territorio".

Suor Giuliana GAlli

2- BENESSIA, PER ME NON C'E' CONFLITTO DI INTERESSE
(Adnkronos) -
"Da quando sono diventato presidente della Compagnia di SanPaolo sono uscito dallo studio. Non ho assunto incarichi particolarmente ingombranti, non ho tagliato quelli in corso ne' ne ho presi di nuovi. Non ravviso situazioni di conflitto di interesse sul piano delle opportunita'". Cosi' il presidente della compagnia di SanPaolo Angelo Benessia, nel corso di un'audizione a Palazzo civico ha risposto ad alcuni consiglieri comunali che ipotizzavano conflitti di interesse tra la sua attivita' professionale e l'incarico di presidente della fondazione torinese.

 

Sulla questione e' intervenuto anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, sottolineando che "e' chiaro che un professionista che ha a che fare con un sistema di relazioni pubbliche e' sempre potenzialmente a rischio di conflitti di interesse ma questo dipende dalla sua deontologia. Non credo che con Angelo Benessia si sia fatta una nomina in conflitto di interesse".

 

3 - SANPAOLO: CHIAMPARINO, AUSPICO MANGHI RECEDA DA DIMISSIONI...
(Adnkronos)
- Un invito al consigliere generale della compagnia di Sanpaolo, Bruno Manghi, a recedere dalle dimissioni annunciate da tempo e formalizzate venerdi' con una lettera inviata al presidente della Fondazione, Angelo Benessia e' stato rivolto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino nel corso di un'audizione a Palazzo Civico.

 

'Mi auguro -ha detto Chiamparino- che Bruno Manghi receda dalle dimissioni perche' per me le differenze di opinioni non sono ragioni che facciano venir meno la fiducia, dunque auspico che ci ripensi -ha detto il sindaco- tuttavia, se questo non dovesse accadere il nome del sostituto sara' deciso attraverso un confronto all'interno dell'amministrazione comunale'.

Bruno Manghi era stato indicato all'interno del Consiglio generale della compagnia dal Comune di Torino, ora per procedere alla sua surroga ci sono 90 giorni di tempo.

 

4 - BENESSIA, AUSPICO FONDAZIONI FUORI DALLE BANCHE...
(Adnkronos)
- "Le fondazioni bancarie in questo momento sono costrette ai lavori forzati: hanno il dovere di mantenere il ruolo di stabilita' e di garanzia del sistema bancario. Non e' un'anomalia piuttosto una caratteristica del sistema italiano che non sara' a tempo indeterminato". Lo ha sottolineato il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia che nel corso dell'audizione in Comune a Torino ha auspicato che le fondazioni tornino ad essere "solo enti di utilita' sociale ed economica".

"Questo avverra' -ha aggiunto Benessia- quando le condizioni di sistema lo consentiranno ed e' un auspicio di tutte le fondazioni. Non possiamo non augurarci -ha concluso- di poter restituire al mercato il controllo e la gestione delle banche e le fondazioni enti erogatori del terzo settore".

 

5 - BENESSIA, DA PARTITA NOMINE TORINO UN PO' AMMACCATA...
(Adnkronos)
- "Temo che Torino sia uscita un po' ammaccata perche' e' prevalsa una vivace discordia e questo e' un peccato". Cosi' il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, nel corso dell'audizione a Palazzo Civico ha risposto a chi gli domandava se al termine della partita relativa al rinnovo dei vertici di Intesa SanPaolo, di cui la fondazione torinese e' principale azionista, Torino abbia vinto o perso. "Non sara' sfuggito a nessuno che anche altrove ci siano state discussioni, tuttavia non sono emersi all'esterno elementi in grado di indebolire il sistema".

Benessia ha poi aggiunto che "le fratture nel sistema socio-economico torinese ci sono e sono esplose, nessuno ne e' immune. Anche all'interno della compagnia -ha proseguito- ci sono state divisioni soprattutto di metodo su cui pero' poi c'e' stato un forte ricompattamento". A chi gli chiedeva se la soluzione a cui si e' giunti all'interno della compagnia fosse una tregua, Benessia ha replicato: "Non si tratta di tregua perche' non c'era una guerra, ma c'e' stato un chiarimento non ci siamo salvati da nulla perche' non c'era alcun pericolo".

 

6 - SUOR GIULIANA, IO VICEPRESIDENTE SAN PAOLO? SE CI SARA' IPOTESI LA ANALIZZERO'...
(Adnkronos) -
"Della mia candidatura alla vicepresidenza della Compagnia di San Paolo non ho mai saputo nulla, sono abituata a fare solo cio' che di concreto c'e' nella vita, pertanto, nel momento in cui dovesse concretizzarsi questa ipotesi la analizzero'". Cosi' suor Giuliana, consigliere generale della confederazione torinese risponde a margine dell'audizione a Palazzo Civico a cui ha partecipato insieme al presidente della Compagnia Angelo Benessia.

"Non ho mai promosso nulla ne' saputo nulla -ribadisce la religiosa- le ipotesi si analizzano in quanto a tempo modi e luoghi". Interpellata quindi sulla vicende delle ultime settimane che hanno coinvolto la Compagnia in riferimento al rinnovo dei vertici di Intesa Sanpaolo, di cui la fondazione torinese e' azionista di riferimento, suor Giuliana ha risposto: "Il disagio della Compagnia non l'ho vissuto ho vissuto suprattutto il disagio di questa esposizione non voluta". [24-05-2010]

Bazoli, "l’agnello mannaro" - NEL GRANDE RISIKO DI INTESA-SAN PAOLO, PUR DI preservare il suo potere al vertice della Ca’ de Sass, ABRAMO HA sacrificaTO l’amico Enrico Salza E SILURATO LA CANDIDATURA DI SINISCALCO PROMOSSA DAL SINDACO PD DI TORINO CHIAMPARINO (UN PIACERE AL GOVERNATORE DRAGHI CHE VUOL TENERE LA POLITICA FUORI DALLA BANCA).... Andrea Di Biase per "Milano Finanza"

 

Anche questa volta si è confermato come asso pigliatutto. Nonostante il contesto politico non gli fosse certo favorevole, Giovanni Bazoli, con la consueta maestria, è riuscito a gestire a suo favore la grande partita di primavera sulle nomine. Dalla Rcs Quotidiani a Intesa Sanpaolo, da Ubi Banca a Mittel, fino alla Cassa depositi e prestiti e all'Abi, non c'è dossier sul quale il settantottenne banchiere bresciano non abbia lasciato il segno.

 

Anche a costo di essere accusato di eccessiva voracità, tanto che nei circoli finanziari milanesi qualcuno non ha esitato a definirlo «l'agnello mannaro». Un ossimoro volto ad affiancare l'immagine mite e austera del Bazoli cattolico montiniano e progressista, nonché moderno esegeta delle sacre scritture (dove ha trovato il fondamento degli ideali di giustizia ed eguaglianza), con quella del grande stratega del potere, abile nel tessere le proprie trame ma anche cinico nel sacrificare i propri alleati o stringere patti con i propri nemici.

In particolare, l'esito della partita sulle nomine in Intesa Sanpaolo, dove Bazoli si è speso in prima persona per «sabotare» la candidatura a presidente del consiglio di gestione dell'ex ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, anche a costo di sacrificare l'amico Enrico Salza, è stata letta dai più critici come l'ennesimo tentativo, peraltro riuscito, di preservare il suo potere al vertice della Ca' de Sass.

 

In realtà, secondo quanto appreso da Milano Finanza in ambienti vicini al Partito democratico, questa volta Bazoli sarebbe sceso in campo per bloccare la candidatura Siniscalco, non in virtù di un proprio disegno personale, ma in ossequio ad una esplicita richiesta del governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.

 

Non che l'inquilino di Palazzo Koch abbia qualcosa di personale nei confronti di Siniscalco, che nel 2001 ne aveva preso il posto alla direzione generale del Tesoro, e che anzi da ministro dell'Economia è stato uno dei principali sostenitori di quella riforma della Banca d'Italia che ha poi portato Draghi in Via Nazionale.

Tuttavia, l'eventuale arrivo del professore torinese alla guida del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo sarebbe stato interpretato dal governatore come il segnale di un ritorno in grande stile della politica nel governo delle banche.

Non per niente Bazoli sarebbe stato chiamato da Draghi all'indomani dell'intervista rilasciata a "La Repubblica" da Sergio Chiamparino il 17 aprile scorso, nella quale il sindaco di Torino esprimeva apprezzamento per la candidatura di Siniscalco sottolineando, allo stesso tempo, che anche il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, era della sua stessa opinione.

 

Un campanello d'allarme di fronte al quale Draghi si sarebbe mosso chiedendo a Bazoli di fare muro contro l'ingerenza della politica nella governance della prima banca italiana. Così è stato, anche se il metodo seguito è stato forse poco ortodosso.

Nonostante la politica fosse il nemico da arginare, Bazoli ha fatto ricorso ai propri rapporti con alcuni esponenti di spicco del Pd (Enrico Letta, Dario Franceschini e Piero Fassino) affinché facessero pressione su Chiamparino e sui notabili della Compagnia di San Paolo, a vario titolo espressione delle diverse correnti del Partito democratico, affinché ritirassero il proprio appoggio alla candidatura Siniscalco.

 

Non ce ne è stato bisogno, visto che l'ex ministro ha preferito chiamarsi fuori dalla corsa in tempo per non essere bruciato. L'epilogo è noto. Per ricucire lo strappo con il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, Bazoli non ha esitato a sacrificare Salza, indicato solo pochi giorni prima come il proprio candidato ideale, spianando la strada all'arrivo di Andrea Beltratti alla presidenza del consiglio di gestione.

Una nomina, quella del professore della Bocconi, che ha contribuito a rafforzare il rapporto tra il banchiere bresciano ed Elsa Fornero, da poco nominata vicepresidente del consiglio di sorveglianza e principale sostenitrice di Beltratti.

 

Ma questa è stata solo una delle tante battaglie vinte da Bazoli questa primavera. La nomina di un manager a lui strettamente legato come il bresciano Giovanni Gorno Tempini, fino a poche settimane fa direttore generale della «sua» Mittel, ad amministratore delegato della Cassa depositi e prestiti, il rimpasto nella Rcs Quotidiani, che ha visto la conferma alla presidenza di Pier Gaetano Marchetti e l'ingresso in cda dei rappresentanti dei grandi soci pattisti, tra cui lo stesso Bazoli, possono essere citati come altrettanti successi del Professore.

Ma anche l'accordo raggiunto sui vertici dell'Abi, pur non rappresentando una vittoria di Bazoli su tutta la linea, visto che il banchiere bresciano puntava a una riconferma, almeno per un altro anno, di Corrado Faissola, non è certo un risultato sgradito al presidente di Intesa Sanpaolo.

 

Non solo per il legame tra il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, da sempre vicino a Bazoli, al numero uno di Mps Giuseppe Mussari, ormai prossimo a salire sulla poltrona più alta di Palazzo Altieri; ma anche per il ruolo che sarà ritagliato per Faissola al vertice della federazione Abi-Ania, potenziata e probabilmente allargata ad altre associazioni di categoria del mondo finanziario.

 

Di certo, però, a questo attivismo di Bazoli ha fatto da contraltare una sovraesposizione del banchiere, tanto che oltre ai consueti elogi sono cominciate a fioccare anche le prime critiche.

Non tanto per gli obiettivi alla base delle sua azione, o per i metodi utilizzati per raggiungerli, considerato che anche i suoi avversari non hanno certo evitato colpi bassi; quanto per un'ostentata «superiorità morale» dei fini, che renderebbe accettabile anche quello che agli altri non è perdonato: le relazioni con la politica, o con una parte di essa, a partire dall'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, la rete di potere costruita nel tempo e in cui parte importante hanno anche alcuni componenti della sua famiglia, come l'avvocato Gregorio Gitti (marito della figlia Francesca Bazoli) o comunque vicini ad essa, come lo stesso Gorno Tempini.

Ed è forse anche per questo che nelle redazioni dei giornali sono cominciate ad arrivare alcune lettere anonime con molteplici segnalazioni sui rapporti tra Bazoli, la sua famiglia e il potere bancario e finanziario.

Dal ruolo dello studio Pavesi, Gitti, Verzoni (dove il genero del Professore è uno dei tre partner) quale advisor di Intesa Sanpaolo e di Ubi Banca, istituti di cui Bazoli è rispettivamente presidente e consigliere di sorveglianza (oltre che componente del comitato nomine), al ruolo della figlia Francesca quale consulente legale del Banco di Brescia (gruppo Ubi) oltre che consigliere di amministrazione dell'omonima fondazione.

Dall'intreccio di partecipazioni tra Mittel, Ubi, Intesa Sanpaolo e la Carlo Tassara di Romain Zaleski, in passato generosamente finanziata dalla Ca' de Sass, prima di finire commissariata dalla stessa, al sempre maggior lavoro che le due banche bazoliane offrono allo studio legale Latham Watkins, dove è managing partner Fabio Coppola, l'altro genero del Professore (marito della secondogenita Chiara).

 

Tutti veleni che comunque, di fronte alle verifiche effettuate, trovano puntuali conferme. Ma che, in ogni caso, non sembrano infastidire più di tanto il Professore, come ha dimostrato, ad esempio, il salvataggio di Fingruppo-Hopa, dove Bazoli, attaccato da alcuni per essere venuto in soccorso all'ex «furbetto» Emilio Gnutti, è andato avanti per la sua strada incurante delle critiche. Anche per questo c'è chi giura che il sistema di potere messo in piedi dal Professore durerà ancora a lungo.

 

 

 [24-05-2010]

 

il tracollo - "UNA BANCA ITALIANA IN PERICOLO" - UN BROKER INGLESE LANCIA L’ALLARME E LA BORSA PERDE IL 2,43% - L’ALLARME DI PASSERA: "Per le BANCHE “commerciali” questo è il momento peggiore, l’incremento delle sofferenze è una dannazione e banca INTESA nel 2009 ha registrato perdite per 3,7 mld, si tratta di cifre enormi" - INTANTO SALTA UNA CASSA DI RISPARMIO IN SPAGNA CON UN BUCO DA 2,7 MILIARDI... Francesco De Dominicis per "Libero"

La fotografia più nitida sul sistema bancario italiano arriverà lunedì prossimo, quando il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi leggerà per la quinta volta le considerazioni finali a via Nazionale. Sui mercati finanziari, frattanto, continuano a tenere banco le fibrillazioni.

 

Così, l'auspicio degli addetti ai lavori è che l'analisi della Banca d'Italia possa riuscire a spazzare via i timori di imminenti crac. Ad agitare le acque c'è la Spagna con il salvataggio di Cajasur, che potrebbe costare 2,7-3 miliardi di euro. Il crac della cassa di risparmio andalusa ha rilanciato i timori sull'intera area euro.

Sebbene si tratti di una piccola banca, con asset pari allo 0,6% del sistema bancario spagnolo, la preoccupazione diffusa è che possa trattarsi di un nuovo capitolo delle difficoltà europee. Tensioni che sono arrivate dentro i nostri confini, al punto che «il fallimento di una banca italiana» è diventato, ieri, l'allarme rosso lanciato ieri da un broker britannico, la Cmc Markets.

 

A far sorgere i dubbi su un istituto della Penisola, secondo Cmc, sarebbe l'ultimo intervento di Bankitalia. Che la scorsa settimana ha allentato la presa sul trattamento prudenziale dei titoli dei Paesi Ue per il calcolo del patrimonio di vigilanza dei gruppi italiani. Gli inglesi probabilmente esagerano. Ma la Borsa italiana, ieri in calo del 43%, pare aver dato ascolto al nuovo allarme. E qualche segnale di preoccupazione viene fuori pure da un rapporto dell'Abi.

 

Che parla di un 2009 duro e un 2010 che si presenta anch'esso difficile. La Confindustria del credito, comunque, sostiene che le banche italiane, non incentrate su operazioni speculative e di trading sui mercati che portano guadagni e alti rischi, sono solide e con un patrimonio adeguato. La sintesi del rapporto - che di fatto è un messaggio al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al lavoro sulla manovra finanziaria - è più o meno la solita. Stiamo zoppicando, ma sosteniamo le imprese.

 

Se aumenta la pressione fiscale, tagliamo i prestiti. Ecco perché nel tracciare il punto dei bilanci 2009 e del primo trimestre dell'anno, l'Abi ieri è tornata ad avvisare su alcuni rischi. I numeri parlano chiaro: le banche tricolore nel 2009 hanno visto un calo dell'uti - le netto del 22,2% e una crescita delle rettifiche a 20 miliardi.Calaanche la redditività, scesa dal 5,3% al 4%.

Assai preoccupato il ceo di Intesa Sanpaolo: «Per le "commerciali" questo è il momento peggiore, l'incremento delle sofferenze è una dannazione - ha detto Corrado Passera - e la mia banca nel 2009 ha registrato perdite per 3,7 mld, si tratta di cifre enormi». Il 2010 non è cominciato bene.

 

Tant'è che l'onda lunga della crisi ha già colpito il primo trimestre. Perché, secondo l'associazione presieduta da Corrado Faissola, le banche italiane non possono beneficiare della ripresa dell'atti - vità di trading delle rivali straniere, ma hanno scontato invece le sofferenze delle imprese. Nei primi 3 mesi del 2010 così l'utile netto ha subito un ribasso del 27% a fronte di una crescita sostenuta in Francia o Germania.

Ma secondo l'Abi, il modello operativo classico dei nostri istituti, che destinano agli impieghi oltre il 60% dell'attivo e solo il 20% alle attività finanziarie e si finanziano con la raccolta dal retail, «le isola dalle turbolenze dei mercati e dal funding all'in - grosso».

 

Secondo i vertici di palazzo Altieri, i livelli di patrimonio più alti chiesti a gran voce nel mondo per i colossi bancari, in particolare quelli che ricorrono con spregiudicatezza alla leva finanziaria, non sono necessari in Italia.

E pure il Fondo monetario internazionale ha chiesto interventi. Le banche italiane trarranno beneficio dalmiglioramento della situazione economica, ma avranno «un elevato di rischio di credito nei prossimi due anni». Di qui, secondo l'Fmi, la necessità di «aumentare la propria capitalizzazione».

 [25-05-2010]

 

BENESSIA E SUOR GIULIANA A RAPPORTO IN COMUNE - Se la partita delle nomine in Intesa Sanpaolo SI è chiusa MALE (VITTORIA DEI MILANESI DI BAZOLI-PASSERA CON LA NOMINA DEL FRAGILE BELTRATTI), ORA GLI INCAZZATI TORINESI DEL PALAZZO CIVICO VOGLIONO DECIDERE IL DESTINO DELLA ’LORO’ COMPAGNIA SAN PAOLO - IN FONDO, BENESSIA, COME DEL RESTO PASSERA O BAZOLI, SONO MERI AMMINISTRATORI MICA I PROPRIETARI... Marco Ferrando per "il Sole 24 Ore"

 

A che se ribadisce di non sentirsi «in lizza» per la vicepresidenza della Compagnia di San Paolo, anche questa volta Suor Giuliana Galli non verrà meno al suo dovere. E lunedì prossimo, insieme con Angelo Benessia, si presenterà al comune di Torino dove, apposta per loro, è stata convocata una seduta congiunta della prima commissione e della Conferenza dei Capigruppo.

Ordine del giorno: l'audizione dei componenti nominati da Palazzo civico nella fondazione bancaria. In teoria avrebbe dovuto presentarsi anche Bruno Manghi, ma dopo aver rassegnato le dimissioni sarà assente più che giustificato (e sollevato): «Sono pronta a rispondere a tutte le domande», assicura con la sua consueta, e pacata, determinazione suor Giuliana.

 

«Purché riguardino l'azione dell'ente in cui siedo nel campo della promozione sociale: questo è il motivo per cui sono stata nominata in seno alla Compagnia di San Paolo, tutto il resto sono pettegolezzi» .Certo è che a Palazzo civico si stanno affilando le armi, su più versanti e in modi diversi: «Siamo curiosi, molto curiosi di sapere un sacco di cose», preannuncia Antonello Angeleri, consigliere leghista. E arrabbiati? «Siamo cattolici, ci passa in fretta. Ma le domande non mancheranno».

Chi aveva chiesto, direttamente al sindaco, di poter parlare in Consiglio comunale della vicenda Intesa Sanpaolo era stato il consigliere Agostino Ghiglia (An); peccato che l'agenda del primo cittadino, in queste settimane alquanto piena, avesse fatto optare per un'audizione ritardata di tre settimane.

 

Morale: «Anche questa volta ci troveremo a confrontarci a babbo morto », osserva Gavino Olmeo, capogruppo dei rutelliani di Alleanza per l'Italia, che da anni lamenta come il Consiglio comunale sia sistematicamente emarginato dai dibattiti che contano.

Ma questa volta è vero fino a un certo punto. Se la partita delle nomine in Intesa Sanpaolo è senz'altro chiusa,ce n'è un'altra- questa volta tutta torinese - che invece è ancora assolutamente aperta: il destino della Compagnia di San Paolo, a partire da quello del suo presidente.

 

A Palazzo civico, dove proprio ieri si è esaminato un bilancio falcidiato dai tagli e dal patto di stabilità, c'è chi conta di sfruttare l'audizione di lunedì prossimo per chiedere alla fondazione di fare (ovvero di erogare) di più: «Sugli asili nido, per esempio. O sull'estate ragazzi, su cui avremmo un grandissimo bisogno», esemplifica Olmeo; ma c'è anche chi punta a trasformare la seduta congiunta nel primo processo pubblico ad Angelo Benessia, che con il nuovo modello di governo allargato approvato la settimana scorsa dalla fondazione di fatto è costretto a navigare a vista (e con particolare attenzione).

Che succederà? Suor Giuliana, che nonostante alcune divergenze con il suo presidente lunedì prossimo siederà proprio accanto a Benessia, è tranquilla: «Guardi, siamo in un momento delicato. Ci sono questioni legate alla Compagnia che, prima di diventare pubbliche, vanno ancora analizzate al nostro interno.

Preferirei che parlassimo di quello che può fare il nostro ente per il bene del suo territorio, il resto si vedrà più avanti». Chissà se gli auspici di suor Giuliana, che spera di riportare il confrontosulla maggior fondazione bancaria cittadina sul piano dei programmi, saranno soddisfatti. Ma la tensione resta alta: nelle scorse ore qualche consigliere si è ritrovato lettere anonime nella casella postale, mentre la candidatura della stessa suora avanzata da Stefano Ambrosini - da più parti letta come un tentativo di bruciarne le effettive potenzialità - non ha certo contribuito a riportare il sereno. 18-05-2010]

 

 

PASSERA, BANCHIERI DEL TRADING NON VOGLIONO LIMITE AD INDEBITAMENTO
(Adnkronos) - 'Non si vuole un limite all'indebitamento delle banche di investimento, perche' non si vuole una vera distinzione fra le attivita' di trading e le attivita' di credito, poi le conseguenze sono quelle che vediamo'. A dirlo e' Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, parlando a margine del Global Business Summit 2010, organizzato dal Sole 24 Ore. A chi gli chiedeva se fossero le lobby dei banchieri a non volere queste regole, Passera ha risposto che 'non esistono i banchieri, esistono i banchieri dell'economia reale e i banchieri del trading. E i banchieri del trading queste regole non le vogliono'.

 

9- PASSERA, DA CESSIONE BANCA DEPOSITARIA EFFETTO IMPORTANTE SU CONTI DI INTESA SANPAOLO...
(Adnkronos) - La cessione di Banca Depositaria a State Street per un corrispettivo di 1,75 miliardi di euro e' un'operazione che avra' un importante effetto sui conti di Intesa SanPaolo che ha dimostrato in questo modo di rispettare gli impegni presi. A dirlo e' Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa SanPaolo parlando a margine del Global Business Summit organizzato dal Sole 24 Ore.

"E' una super operazione -ha detto Passera- era un'attivita' nostra non core e quindi non strategica per noi; e' una bellissima azienda, abbiamo trovato il miglior compratore, le condizioni sono interessanti e l'effetto sui nostri conti e la nostra patrimonializzazione e' importante". Qualcuno -ha aggiunto Passera- pensava che in questo caso non avremmo rispettato gli impegni, ma come sempre li abbiamo rispettati".

 

10.05.10

 

 

INTESA SANPAOLO: CONFERMATI CONTATTI CON HELLMAN & FRIEDMAN PER QUOTA FIDEURAM...
(Adnkronos)-
Intesa Sanpaolo, su richiesta della Consob , conferma che sono in corso contatti, del tutto preliminari, volti a valutare un possibile interesse da parte del fondo di private equity statunitense Hellman&Friedman ad effettuare un investimento minoritario in Banca Fideuram in occasione della prevista quotazione della stessa. Eventuali sviluppi saranno debitamente comunicati al mercato.

 

MPS: CATRICALA', DECISIONE SU SPORTELLI A INTESA IN SETTIMANA...
Radiocor - L'Antitrust decidera' 'questa settimana' sull'operazione di cessione dei 50 sportelli del Monte dei Paschi di Siena a Intesa Sanpaolo. Lo affer ma il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricala', a margine di un convegno alla Luiss. 'Per l'ottemperanza - aggiunge Catricala' - ci vorra' un po' piu' di tempo'. Il riferimento e' all'ottemperanza degli impegni presi da Mps a seguito dell'acquisizione di Antonveneta.

 

 

10.05.10

 

 

 

 

 

5 - IL PARTITO CHE VOLEVA TANTO UNA BANCA...
La Triade Bazoli-Guzzetti-Salza chiama. Enrico Letta prontamente risponde. "Banca Intesa, l'attacco di Letta: "Il pasticcio l'ha fatto Chiamparino". Scontro nel Pd dopo la rinuncia di Siniscalco". Dopo il polemico passo indietro di Domingo Siniscalco, il sindaco di Torino insiste nel denunciare l'autoreferenzialità assoluta della Triade e la subalternità del Pd al PMB (versione bancaria del PMU, Potere Marcio Unificato).

 

Lettino lo sgrida di nuovo dall'alto dell'Aspen, e allora quello rincara la dose: "Il Pd si dimostra subalterno culturalmente e politicamente ai gruppi di potere che rispondono sempre e solo a se stessi. Sarà per questo che il partito è schiacciato, che non riesce più ad avere un rapporto con la gente, ad iniziare ad esempio dalle piccole e medie imprese? Sarà per questo che la Lega, forse, non vuole essere subalterna?". Già, sarà per questo?

Fondazione Cariplo

Intanto impazza il toto-nomine a Milano e provincia (torinese). Il Corriere delle banche (azioniste) titola: "Intesa, consulto finale sul presidente. Spuntano Gro-Pietro e Sapelli" (p.15). Gente fresca. Gente nuova. Gente libera. Mica come il leghista-socialista-tremontista Siniscalco.

Poi, non paghi di aver arruolato per le interviste perfino quel che restava di Visco, al Corriere oggi resuscitano il mitologico Nerio Nesi (Bnl-Atlanta) e gli fanno attaccare i perdenti sabaudi: "Nesi: "torinesità" addio. E Chiamparino non aiuta". Ecco finalmente spiegato a che servono le pagine economiche della grande stampa d'informazione. A rivalutare Raiset.

 

 

BAZOLI, UNO SOBRIO. ANZI, SEMPLICE...
Infine, recuperiamo dalla Stampa di sabato lo splendido ritrattino-santino di Elsa Fornero, la professoressa di Torino (moglie di Mario Deaglio, editorialista del quotidiano del Lingotto) che ha fregato Benessia e Siniscalco ed è diventata vicepresidente di Intesa.

Le chiedono se conosca Bazoli, e lei racconta soave: "Sono molto felice di essere vicepresidente con un presidente come Bazoli. L'ho conosciuto qualche tempo fa in casa di un'amica comune a Brescia. Era una domenica di pioggia, abbiamo mangiato in cucina e ho apprezzato la sua semplicità". Di definirlo sobrio, non se l'è sentita

10-05-10

 

MALA INTESA - PARERI LEGALI POSITIVI, SI DECIDE OGGI SUL DOPO-SANZA - CONSULTAZIONI IN MATTINATA TRA GUZZETTI E PASSERA - La telenovela Intesa-Sanpaolo è, soprattutto a Torino, anche una storia di rapporti consolidati, frequentazioni storiche, vicinanze intellettuali che vanno in frantumi. Tra queste, colpisce il grande gelo tra Elsa Fornero e Pietro Garibaldi....

1 - PARERI LEGALI POSITIVI, SI DECIDE OGGI SU CDG
(Adnkronos) - I pareri legali chiesti dal presidente del cds di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli non hanno ravvisato alcuna irregolarita' ne' alcun patto occulto nella procedura che dovrebbe portare alla nomina del presidente del consiglio di gestione su indicazione degli enti azionisti. Lo ha riferito un consigliere della banca, che ha chiesto l'anonimato. Quello sollevato due giorni fa dal consigliere Pietro Garibaldi, ha detto il consigliere, "era un dubbio legittimo. Ora siamo piu' confortati di agire nella legalita'. Non ci possiamo permettere ritardi. Decidiamo oggi" sulla presidenza del consiglio di gestione, ha concluso.

Riferendosi alle turbolenze dei mercati, il consigliere ha notato che "i tempi richiedono molta fermezza. Non credo che ci saranno sorprese, non ce lo possiamo permettere". Secondo il consigliere "la banca non e' uscita bene" dal tormentato processo di nomina del consiglio di gestione e del suo presidente, che oggi dovrebbe arrivare a compimento.

Poco fa, intorno alle 14,50, e' arrivata in sede anche Rosalba Casiraghi, consigliere indipendente nominato da Assogestioni, che viene indicata come uno dei componenti del Cds meno propensi a votare per l'economista torinese e docente all'universita' Bocconi di Milano, Andrea Beltratti.

Il consiglio di sorveglianza che dovrebbe nominare il consiglio di gestione e il suo presidente, dovrebbe iniziare intorno alle 15 e terminare, secondo le indicazioni fornite da un consigliere, intorno a meta' pomeriggio.

2 - CONSIGLIERI IN SEDE PER COLAZIONE, CONSULTAZIONI IN MATTINATA TRA GUZZETTI E PASSERA
(Adnkronos) - Pranzo tra i consiglieri di sorveglianza di Intesa Sanpaolo in sede prima della riunione del cds
convocata nel pomeriggio per eleggere il consiglio di gestione e dopo il comitato nomine riunitosi in mattinata. Nella sede di via Monte di Pieta' sono arrivati alla spicciolata alcuni consiglieri, tra i quali
Marco Mangiagalli, Livio Torio, Gian Guido Sacchi Morsiani e i membri del comitato nomine Riccardo Varaldo e Pietro Garibaldi.

L'economista torinese ha fatto capolino fuori dal portone, ma alla vista dei giornalisti si e' ritratto ("No,no, no, no", ha detto). La riunione del cds e' in agenda per le 15. Intanto, le consultazioni sono proseguite anche in mattinata: a quanto si apprende da fonti vicine alla situazione, l'amministratore delegato Corrado Passera ha fatto visita stamani, alle 8.45, al presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti.

3 - SCENDE IL GELO NELLE STANZE DELLA COMPAGNIA
Federico Monga per "La Stampa"

La telenovela Intesa-Sanpaolo è, soprattutto a Torino, anche una storia di rapporti consolidati, frequentazioni storiche, vicinanze intellettuali che vanno in frantumi. Tra queste, nelle ultime ore, colpisce il grande gelo tra la professoressa Elsa Fornero e il professor Pietro Garibaldi.

Uno allievo dell'altra, entrambi anime del centro studi economico e sociale «Collegio Carlo Alberto». Mercoledì pomeriggio, nel consiglio di sorveglianza della banca e nel comitato nomine, le loro strade si sono, per usare un eufemismo, divise. Garibaldi, non nuovo ad iniziative di rigore giuridico ed economico, ha chiesto una verifica su un eventuale patto occulto tra fondazioni in materia di nomine.

Decisione non condivisa dalla vicepresidente che ha bollato, di fronte a molti interlocutori, la richiesta di chiarimenti come «un infortunio attribuibile solo a Garibaldi». Ieri i due, prima di ascoltare la lezione al Carlo Alberto di Romano Prodi, si sono limitati a una fredda stretta di mano proprio in quei corridoi dove è esposto il papello dell'atto costitutivo dell'associazione ex allievi, nata nel 1925 al noto ristorante de Il Cambio, «per mantenere le buone relazioni contratte in Collegio».07-05-2010]

 

1- TUTTO QUELLO CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL PASTICCIACCIO BRUTTO DI BANCA INTESA - 2- QUEI VERBALI CHE HANNO PRESO IL VOLO E LA DENUNCIA "CONTRO IGNOTI" DI BENESSIA - 3- LA SERA CHE SI ATTOVAGLIARONO ELSA FORNERO, IL MARITO MARIO DEAGLIO E BAZOLI - 4- FU LA FORNERO A CONVINCERE ABRAMO BAZOLI AD APPOGGIARE LA CANDIDATUIRA DI UN SUO EX ALLIEVO, OGGI PROFESSORE ALLA BOCCONI UNIVERSITY, ANDREA BELTRATTI - 5- LA FRONDA A BENESSIA ARRIVA ANCHE DAL PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI TORINO LUCA REMMERT - CHE È POI LO ZIO DI CARLA BRUNI - DAL SOCIOLOGO BRUNO MANGHI E DALLA FIDANZATA DI VIETTI, L’INCANTEVOLE CATERINA BIMA - 6- IERI IL COMITATO NOMINE - CHE AVREBBE DOVUTO DESIGNARE IL NUOVO PRESIDENTE DI BANCA INTESA AL POSTO DI ENRICO SALZA - È STATO RINVIATO A DOMANI, VENERDÌ, IN QUANTO BAZOLI SI È RESO CONTO CHE ERA IN ATTO UN PATTO DI SINDACATO OCCULTO -

1- DAGO-REPORT
Ieri "il presidente della Compagnia San Paolo Angelo Benessia ha annunciato la possibilità di presentare un esposto contro ignoti alla Procura della Repubblica per la divulgazione, su La Stampa e sul Corriere della Sera, dei verbali del comitato di gestione del 14 aprile che avevano rivelato come si era arrivati alla candidatura prima di Domenico Siniscalco da solo e poi alla pari con Andrea Beltratti (che aveva ottenuto un voto in più grazie all'appoggio della consigliera Giuseppina Desantis) per la presidenza del consiglio di gestione della banca conferitaria" (La Stampa).

Bene, un "esposto contro ignoti". Anche se il pericolante Benessia e la Torino che conta sa benissimo chi c'è dietro ai quei verbali. Il nome che si sussurra tra gli 'addetti ai livori' sarebbe quello di Elsa Fornero, vice presidente del Consiglio di Sorveglianza, una volta fan del presidente uscente Enrico Salza, oggi supporter della candidatira di un suo ex studente, attuale professore alla Bocconi di Milano: il giovin Andrea Beltratti.

Voci. Boatos. Indiscrezioni. Quello che è sicuro del giallo Intesa è che la Fornero è la persona che ha convinto Abramo Bazoli ad appoggiare la candidatura Beltratti durante una cena in cui era attovagliato anche il marito della Fornero, l'economista Mario Deaglio, esimio editorialista de "La Stampa".

Ma la debolezza di Benessia ha anche un'altra origine. Chi fa la fronda al rappresentante della Fondazione San Paolo, primo azionista di Banca Intesa con il 10%, è un grande aficionados di Salza, l'attuale presidente della Camera di Commercio di Torino Luca Remmert - che è poi lo zio di Carla Bruni, essendo fratello del papà.

Ancora. Giocano un ruolo importante anti-Benessia lo svolgono anche il sociologo Bruno Manghi e la fidanzata dell'onorevole acchiappasottane Michele Vietti, l'incantevole Caterina Bima, a giudizio unanime considerata il più bel notaio di Torino e dintorni.

Ieri il comitato nomine - che avrebbe dovuto designare il nuovo presidente di Banca Intesa - è stato rinviato a domani, venerdì, in quanto Bazoli, dopo l'intervento di alcuni membri del consiglio, si è reso conto che si stava perpretando un illecito, in quanto era evidente, anche alla luce dei verbali pubblicati dal bazoliano "Corriere" e dal deagliano "Stampa", che era in atto un patto di sindacato occulto.

Non a caso un importantissimo studio legale sabaudo sta studiando per verificare le probabile illegittimità di una serie di atti che riguardano la Compagnia San Paolo, Banca Intesa e la Cariplo stessa.

 

A domani, l'ardua sentenza.

2 - ECCO I VERBALI SULLA CANDIDATURA SINISCALCO - LA PROPOSTA BENESSIA E IL «LODO FORNERO». IL RICHIAMO DI REMMERT SULLE REGOLE
Paola Pica per il "Corriere della Sera"

L' ex ministro del Tesoro Domenico Siniscalco alla presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, il professore della Bocconi Andrea Beltratti semplice consigliere. È questa la proposta originaria avanzata da Angelo Benessia, presidente della Compagnia di San Paolo, al comitato esecutivo della fondazione torinese primo socio della superbanca. La candidatura Siniscalco al posto di Enrico Salza risulta dai verbali redatti il 14 aprile, il giorno più lungo per i vertici della Compagnia impegnati in una maratona sette ore tra consultazioni informali e riunione ufficiale e in un lungo braccio di ferro sulle nomine.

Due mozioni sono state votate a maggioranza quella sera, la prima sulla discontinuità rispetto a Salza, la seconda, modificata in corso d' opera, con l' affiancamento di Beltratti a quello di Siniscalco. Da Roma il leader della Lega Umberto Bossi annunciava, nelle stesse ore, «la presa» delle banche del Nord, condizionando il corso di una partita già complicata in partenza e facendo della partita delle nomine della prima banca italiana un banco di prova dell' autonomia del sistema finanziario. Dalla dichiarazione di Bossi in poi, insomma, la strada si è fatta più accidentata per Siniscalco, economista di indiscusso prestigio, gradito al ministro Giulio Tremonti.

I criteri orientativi di «forte riconoscibilità, elevata professionalità, autorevolezza» che guidano l' individuazione di un nome da «raccomandare» alla presidenza del consiglio di gestione, osserva Benessia, hanno portato a «una prima ipotesi di candidatura formulata dai presidenti delle fondazioni di Padova e di Bologna» di Emilio Ottolenghi sul quale, però, è stata riscontrata «una contrarietà da parte del presidente della Fondazione Cariplo», Giuseppe Guzzetti, motivata con «la dichiarata preferenza accordata dai vertici della banca verso una ricandidatura dell' attuale presidente».

Benessia viene invitato dalle altre fondazioni socie a individuare un nome in grado di aggregare «il consenso più ampio possibile». Con queste premesse, Benessia riferisce di aver «preso contatto» con Siniscalco, il quale ha manifestato «la sua disponibilità» assicurando di rinunciare alle altre cariche ricoperte, la presidenza di Assogestioni e la posizione di vice chairman in Italia di Morgan Stanley. Benessia mette in discussione una mozione che così recita nella parte finale: «Il Comitato, in particolare, auspica che il Prof. Siniscalco venga selezionato e proposto per la nomina, da parte del costituendo comitato nomine in seno al futuro consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, e poi eletto dal consiglio stesso alla carica di presidente del consiglio di gestione e conseguentemente incarica il presidente di operare al meglio, nel rispetto dei vincoli legali e statutari, affinché tale auspicio trovi attuazione».

La professoressa Elsa Fornero - che domani sarà eletta dall' assemblea vice di Giovanni Bazoli, prima donna in Italia al vertice di una grande banca - giunge «alla conclusione che la candidatura più idonea sia quella di Beltratti». Un nome, dice, più «coerente con il disegno complessivo: il cambiamento del modello di banca e la conferma della fiducia al prof. Bazoli e al dott. Passera».

La candidatura di Beltratti, sottilenea Fornero, «non potrebbe essere interpretata in alcun modo in chiave politica». Giuseppina De Santis esprime il suo «dissenso» sulla candidatura di Siniscalco; il vicepresidente Luca Remmert richiama «sul metodo» e sul «rispetto dello Statuto» della banca annunciando di non voler prendere parte alle votazione, dopo essersi già chiamato fuori, poche ore prima, dal voto sulla sostituzione di Salza.

Nel verbale risulta che quest' ultimo sconta «una certa quale contrarietà», sono parole di Benessia, sull' avvicendamento alla Banca dei Territori con la nomina del nuovo direttore generale esterno, Marco Morelli. Il «lodo» Fornero, gli interventi di De Santis e Remmert portano a modificare la «mozione deliberativa» che viene emendata con l' equiparazione delle due candidature Beltratti ottiene di fatto una prevalenza di preferenze, sei contro cinque, considerato che De Santis si astiene facendo mettere a verbale «di apprezzare fortemente la candidatura Beltratti». Emmert non vota e reputa che «il ricorso alle mozioni deliberative non rappresenti un buon metodo di lavoro».

In chiusura Benessia ricorda la posizione del Comitato della Compagnia «fortemente contrario all' ipotesi che la Carlo Tassara possa concorrere al voto per l' elezione degli organi della banca, sua principale creditrice in presenza dell' accordo di moratoria».

 NTESA SANPAOLO: LUNGO INCONTRO TRA BAZOLI E CASIRAGHI SU NOMINE CDG...
Radiocor - Lungo incontro nel pomeriggio tra Giovanni Bazoli e Rosalba Casiraghi sul tema del nuovo consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che sara' nominato domani. Nel colloquio durato oltre un'ora, secondo quanto risulta a Radiocor, la Casiraghi, consigliere indipendente del Cds di Intesa espressione di Assogestioni, ha manifestato preoccupazione per il faticoso processo per la nomina del presidente del Cdg. La stessa Casiraghi ha poi confermato piena fiducia al presidente Bazoli. La giornata e' stata caratterizzata da numerosi incontri tra i vari consiglieri e il presidente.

 [06-05-2010]

 

 

MALA INTESA - IL SUCCESSORE DI SALZA, IL TORINESE CHE SI ABBASSò PER LUSTRARE LE PANTOFOLINE DI PASSERA & BAZOLI SARà IL VISPO BELTRATTI, UN SABAUDO SOLO PER NASCITA, DA SEMPRE A MILANO, PROF. ALLA BOCCONI, CON UNA ESPERIENZA QUASI NULLA IN CAMPO MANAGERIALE, QUINDI PERFETTO PER LE GRINFIE DEL GATTO CORRADINO E DELLA VOLPE ABRAMO - BENESSIA, RAPPRESENTANTE DEL SAN PAOLO, CIOè IL PRIMO AZIONISTA DI INTESA, RESTA CORNUTO E MAZZIATO...

arlotta Scozzari per "il Giornale"
Si conoscerà con ogni probabilità entro la fine della settimana il nome di colui che andrà a sedere sulla poltrona di presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo. Ieri, infatti, il neo eletto consiglio di sorveglianza, che ha visto confermato alla presidenza Giovanni Bazoli, si è riunito per nominare i due comitati tecnici, «remunerazioni» e «nomine».

Quest'ultimo, in particolare, composto da Bazoli, i suoi vice Elsa Fornero e Mario Bertolissi, più Pietro Garibaldi e Riccardo Varaldo, si riunirà già tra oggi e domani per formulare la propria proposta sulla composizione del cdg. Tale proposta sarà sottoposta e votata dal cds, che a sua volta dovrebbe riunirsi al più tardi venerdì, anche se ancora non è stata stabilita una data ufficiale.

Il cds nominerà i membri del nuovo cdg di Ca' de Sass e in particolare il suo presidente, cui saranno affiancati uno o due vicepresidenti, e indicherà il nome del consigliere delegato. Se in quest'ultimo caso è scontata la conferma del ceo, Corrado Passera, lo stesso non si può dire del presidente uscente del cdg, Enrico Salza, la cui poltrona traballa da tempo.

In particolare da quando la Compagnia di San Paolo, primo azionista della banca e soprattutto socio a cui spetta - sulla base delle regole non scritte stipulate all'epoca della fusione Intesa-SanPaolo - la designazione del presidente del cdg, aveva deciso di proporre i nomi di Domenico Siniscalco e Andrea Beltratti.

Sarebbe filato tutto liscio, o quasi a parte qualche screzio tra gli azionisti di Milano e quelli di Torino, se l'ex ministro del Tesoro la settimana scorsa non avesse deciso di fare un passo indietro ritirandosi dalla corsa alla presidenza e rimescolando così le carte. Siniscalco, infatti, era considerato il candidato più forte.

Ed era stato scelto con la connivenza di poteri politici trasversali (il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente del Piemonte Roberto Cota, il tutto condito dal beneplacito del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti), al punto che la sua nomina alla presidenza del cdg sembrava ormai quasi cosa fatta.

Così, proprio ieri, il comitato strategico dell'Ente torinese guidato da Angelo Benessia, ha tentato di «metterci una pezza» in una riunione durata oltre quattro ore alla quale mancavano sia il vicepresidente Luca Remmert, sia il consigliere Giuseppina De Santis, e ha deciso di affiancare a quello di Beltratti il nome dell'ex manager di Intesa SanPaolo, Roberto Firpo.

Nome che, tuttavia, sembrerebbe affiancarsi a quello del prorettore della Bocconi come semplice componente del cdg e non come presidente. Il candidato prescelto dalla Compagnia di San Paolo alla presidenza resterebbe dunque Beltratti, che appare ormai a un passo dalla nomina, anche se sembra esserci ancora qualcuno che non esclude una riconferma in extremis di Salza.

Resta il fatto che l'uscita di scena di Siniscalco ha rappresentato un duro colpo per Benessia, che lo aveva sponsorizzato apertamente a vantaggio del professore della Bocconi. Una scelta non appoggiata da molti membri di vertice dell'ente torinese anche perché ritenuta troppo «politicizzata», e che per questo aveva creato numerose tensioni, poi sfociate con l'assenza alla riunione di ieri di Remmert e De Santis.

Così, la poltrona di Benessia sembra vacillare sempre più, tanto che già nel consiglio generale dell'Ente, anticipato dal 19 al 12 maggio, si dice che il presidente possa essere sfiduciato. A prendere il suo posto potrebbe essere il suo vice Remmert, anche se c'è chi non esclude un ricambio totale dei vertici, anche per allinearli ai nuovi poteri alla guida della regione Piemonte.

05-05-2010]

 

 

IL CALVARIO DI BENESSIA – IL PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA SAN PAOLO HA TENTATO DI RICUCIRE CON GLI UNDICI RIBELLI - UN GIRO DI E-MAIL: “RIPENSATECI”, MA LA RICHIESTA VIENE RISPEDITA AL MITTENTE - IL RAPPRESENTANTE DELLA FONDAZIONE SANPAOLO, PRIMA AZIONISTA DI INTESA, UMILIATO AD ANTICIPARE AL 12 MAGGIO IL CONSIGLIO CHIARIFICATORE: SUL TAVOLO L’AFFAIRE SINISCALCO, MA NON SOLO

Federico Monga per "La Stampa"

Le e-mail sono partite ieri mattina. Mittente il presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia. Destinatari gli undici firmatari della lettera che chiede ai vertici della Compagnia, dal presidente al segretario generale Piero Gastaldo, hanno chiesto conto dell'operato di questi ultimi mesi. La missiva elettronica suggeriva la convenienza di una seconda lettera da parte dei "ribelli" per chiarire che la richiesta di un consiglio generale straordinario della fondazione è slegata dalle nomine. Il pressing di Benessia però non è andato a buon fine.

Ha ottenuto una generica dichiarazione rilasciata all'Ansa da Guido Groppo, Carlo Ossola, Matteo Caroli e Bruno Manghi: «Noi non volgiamo di interferire nel processo di designazione dei vertici della banca, che deve seguire la strada tracciata, nel rispetto delle regole e per il bene della banca stessa». La lettera però parla chiaro e guarda al passato e «alla travagliata vicenda relativa al rinnovo dei vertici della banca conferitaria» e non a quello che si sta decidendo in queste ore a Milano.

Il presidente ha provato anche a venire anche incontro agli undici anticipando ancora la convocazione della riunione dal 19 al 12 maggio e includendo nell'ordine del giorno i due punti caldi: ovvero il comportamento del presidente e del comitato di gestione sulle nomine dei vertici di Intesa Sanpaolo. E poi la conferma della fiducia nei vertici. Il giocattolo però sembra rotto e i rapporti deteriorati in maniera quasi irreparabile.

A Torino dal mondo della politica, alle associazioni, dall'università alle imprese si fa difficoltà a trovare qualcuno pronto a difendere Benessia. Anche il sindaco Sergio Chiamparino, suo grande sponsor, lo ha abbandonato al giudizio della Compagnia. Non è un mistero che gli undici firmatari della lettera prima di procedere abbiamo chiesto appoggio, almeno morale, ai loro mondi di riferimento.

Che la tensione sia ormai alta lo si è capito anche dal comitato di gestione che si è tenuto nella mattinata di ieri per «consigliare» Roberto Firpo in sostituzione «dell'indicazione» di Domenico Siniscalco. Alla riunione non hanno partecipato il vicepresidente Luca Remmert e la consigliera Giuseppina Desantis, due delle voci più critiche all'interno del "consiglio di gabinetto" della Compagnia.

I consiglieri comunque non chiederanno conto solo della questione banca che comunque resta la più eclatante soprattutto per come si è arrivati a questi giorni: dal nome sussurrato di Alfonso Iozzo alla promessa con altre fondazioni, in primis Carisbo, su Ottolenghi fino al pasticciaccio davvero brutto di Siniscalco, mesi fa non confermato al Collegio Carlo Alberto e poi fatto passare in un movimentato comitato esecutivo.

Sul piatto della discussione c'è soprattutto la filosofia di gestione della Fondazione. Verrà posto l'accento sulla differenza tra funzione di servizio e gestione solo in chiave di potere. Benessia è accusato, come spiegano due consiglieri che però vogliono apparire solo con gli atti pubblici, di avere un atteggiamento negli organi della Compagnia ma anche all'interno della struttura troppo «verticistico e poco democratico».

Sul banco delle imputazioni finirà anche la questione del contratto put con il quale la Compagnia ha acquistato un 2% aggiuntivo della banca e costato più di 700 milioni. Vero è che si tratta di investimento istituzionale a lungo, quindi c'è il tempo di recuperare, ma la fronda dei critici ora rimprovera la mancata copertura assicurativa che avrebbe garantito il contratto sulla caduta dei corsi di Borsa. Non è escluso che poi si scenda anche nei dettagli di alcuni atti come la mal digerita annessione della Fondazione dell'Arte

05-05-2010]

 

 

12- RCS: BAZOLI SU CAUSA RIZZOLI: "IL MIO RUOLO FU IMPEDIRE FALLIMENTO AZIENDA"
(Adnkronos) -
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli torna a parlare della causa intentata da Angelo Rizzoli Jr. per chiedere la nullita' degli atti che gli tolsero la proprieta' della Rizzoli. "Il mio ruolo - afferma Bazoli durante l'assemblea a Torino, rispondendo ad un azionista - fu allora un ruolo rivolto ad evitare il fallimento della Rizzoli". Bazoli e' tornato a definire "del tutto infondate nel merito e inammissibili in via preliminare" le "pretese" della controparte, poiche' la Corte di Appello di Milano, ha ricordato, si era gia' pronunciata sulla questione nel 1996, in senso sfavorevole alla controparte, con sentenza "passata in giudicato".

 

13- ALITALIA: PASSERA, ABBIAMO CONTRIBUITO A SALVARE 14 MILA POSTI LAVORO
(Adnkronos) -
'In Alitalia abbiamo investito 100 milioni di euro e abbiamo contribuito a salvare 14 mila posti di lavoro'. Lo ha detto l'ad di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che rispondendo ai soci in assemblea ha aggiunto: 'era un'azienda praticamente fallita e noi pensavamo che potesse essere ristrutturata come e' stata'.

REALITY INTESA - L’arrivo di Siniscalco nel consiglio di gestione guidato da Passera era visto nella galassia bazolian-guzzettiana come un ulteriore smottamento di posizioni dopo l’ascesa di Cesare Geronzi alle Generali - Così, secondo la ricostruzione del Foglio, una volta percepita da parte guzzettiana una scarsa intransigenza di Tremonti sul nome di Siniscalco (non c’è mai stato un reale entusiasmo della Lega) la scelta dell’ex ministro di ritirare la candidatura era inevitabile...

Il Foglio.it

La filosofia di Giovanni Bazoli sta tutta in una frase scandita ieri nell'assemblea dei soci di Intesa Sanpaolo che lo ha rieletto presidente. A un azionista che chiedeva come la politica potesse restare fuori dalla banca, Bazoli ha indicato nelle fondazioni bancarie un antidoto alle mire della politica: "Le fondazioni hanno rappresentato al meglio il necessario diaframma tra la sfera pubblica e le aziende bancarie, intese appunto come imprese".

 

Molti soci presenti hanno letto la frase come un'indiretta e sottile risposta a chi, a Torino, mirava a condizionare le prossime nomine per il consiglio di gestione di Intesa, con indicazioni interpretate come imposizioni. E' il caso di Domenico Siniscalco, al posto di Enrico Salza, voluto dal presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, e soprattutto dal sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, con un beneplacito - in verità mai ufficializzato - del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.

 

Ma il "diaframma" bazoliano ha funzionato: la Fondazione Cariplo di Giuseppe Guzzetti ha respinto, vincendo, il tentativo dell'asse Chiamparino-Benessia di spodestare Salza, reo di eccessiva accondiscendenza verso il potere milanese negli equilibri del primo gruppo creditizio. E ieri, in assemblea, sono stati notati apprezzamenti non formali verso il banchiere torinese che ha cofondato l'istituto frutto della fusione nel 2006 tra San Paolo e Intesa.

 

Non a caso lo stesso Salza ha rivendicato i risultati di gestione: "Il ritorno al dividendo per il 2009 e i risultati dei due esercizi precedenti dimostrano che il primo triennio del gruppo, nonostante la crisi economica e finanziaria, ha segnato una fase di crescita". Ma è stato un altro passaggio a segnare la rivendicazione salziana della fusione anche in chiave torinese: "Il progetto ha rivelato tutta la sua validità industriale dal punto di vista della governance, del presidio del business e dell'articolazione territoriale". Un'articolazione territoriale, quindi, che non ha nuociuto al capoluogo piemontese, ha lasciato intendere il presidente di gestione uscente.

A rivendicare assetto e risultati della banca è stato anche il consigliere delegato, Corrado Passera, che non ha mancato di sottolineare come il gruppo abbia superato il periodo di crisi economica "grazie alla solidità di questa banca che deriva in gran parte dalla decisione saggia di mettere assieme due banche forti per creare Intesa Sanpaolo". Musica per le orecchie di Salza.

Con la rielezione ieri del consiglio di sorveglianza - i due vice di Bazoli saranno Elsa Fornero (Compagnia di San Paolo) e Mario Bertolissi (Cassa di risparmio di Padova e Rovigo) - nei prossimi giorni sarà il comitato nomine del gruppo a proporre i nomi per il consiglio di gestione, vero nodo da sciogliere. Anche in questo caso le parole di ieri di Bazoli sono inequivocabili: piena autonomia del consiglio di sorveglianza sui nomi del consiglio di gestione.

 

Come dire: le interferenze politiche non hanno sortito effetti anche perché erano irrituali. In realtà, al di là delle disquisizioni procedurali, la controffensiva di Guzzetti, spalleggiato da Bazoli, ha sventato quello che ambienti milanesi definiscono un tentativo di occupazione politica con la scusa di una maggiore torinesità dell'istituto.

 

L'eventuale arrivo di Siniscalco nel consiglio di gestione guidato da Passera era visto nella galassia bazolian-guzzettiana come un ulteriore smottamento di posizioni dopo l'ascesa di Cesare Geronzi alle Generali. Così, secondo la ricostruzione del Foglio, una volta percepita da parte guzzettiana una scarsa intransigenza di Tremonti sul nome di Siniscalco - il ministro dell'Economia si è voluto tirare fuori dalle baruffe torinesi - la scelta dell'ex ministro di ritirare la candidatura era inevitabile.

 

In questo modo i rapporti di sistema intrecciati da Guzzetti con Tremonti su diverse partite (Cassa depositi e prestiti, fondo per le pmi, housing sociale) sono salvaguardati- secondo fonti milanesi - anche perché su Siniscalco non c'è mai stato un reale entusiasmo della Lega.

In verità, secondo quanto risulta al Foglio da fonti romane, i rapporti saranno sottoposti a una verifica. Infatti, a criticare in particolare la strategia di Benessia è adesso il Pd che, dal deputato Giorgio Merlo fino al responsabile regionale del Pd, Gianfranco Morgando, chiede le dimissioni del presidente della Compagnia San Paolo, anche in chiave antitremontiana. 01-05-2010]

 

 

quel "pasticciaccio" brutto di TORINO - Chiamparino si scaglia contro il pd: "un partito subalterno ai poteri forti che sono diventati via via sempre più autoreferenziali, piegando la politica a questo scopo. Al punto che oggi è sempre più difficile capire chi risponde a chi e che anzi la usano in quanto subalterna. Com´è avvenuto nel caso di siniscalco - molti difendono la torinesità solo per avere un titolo sui giornali, ma al primo bau bau milanese corrono a baciare la pantofola

Salvatore Tropea per La Repubblica

«Abbiamo perso». Non usa giri di parole il sindaco Sergio Chiamparino sul «pasticciaccio» Intesa Sanpaolo. «Non c´è dubbio che è questa una brutta pagina per Torino. Si è creata una profonda divisione nella governance economica e anche in quella politica. E quando è così è difficile ottenere risultati. Non esce rafforzata la città ed è sfumata la possibilità di riequilibrio che era uno degli obiettivi riguardo alla distribuzione dei pesi tra Torino e Milano, senza per questo mettere in discussione la conduzione della banca».

 

Lei aveva tentato di impedirlo con la candidatura Siniscalco ed è stato accusato di avere oltrepassato i limiti consentiti alla politica. Pensa ancora di fare qualche altra mossa?
«No. La Compagnia aveva espresso due opzioni: quella Siniscalco sostenuta dal presidente Benessia e un´altra avanzata da alcuni consiglieri. In quella fase io potevo e dovevo intervenire perché sulle scelte della Compagnia potevo esprimermi. Ora ce n´è una sola e io non metto becco. Se lo facessi, questa sì che sarebbe una violazione indebita. Dunque ora decida il comitato».

Il suo richiamo alle responsabilità è stato interpretato come un invito a Benessia perché si dimetta, ma c´è chi ricorda che al posto di presidente è arrivato col suo consenso. Dunque?
«Non penso che esistano mandati imperativi. Quanto al resto esistono organi che possono esprimersi. C´è un consiglio generale che è in grado di fare tutte le verifiche di responsabilità e di fiducia. Non devo farlo io o altri».

 

Ha qualche rammarico?
«Sì. Quello di avere perduto la possibilità di avere ai vertici della maggiore banca italiana una delle figure di maggiore prestigio. Salvo l´ex presidente della Regione Piemonte del Pdl, Ghigo, sono stato il solo a rammaricarsi».

 

Perché questa solitudine?
«Perché molti difendono la torinesità solo per avere un titolo sui giornali, ma al primo bau bau milanese corrono a baciare la pantofola. E questi sono più numerosi di quanto si pensi. Aggiungo che ad essere rammaricati dovrebbero essere anche i milanesi e non lo sono».

Un recupero in extremis di Siniscalco?
«Quando uno si dà fuori si dà fuori. La scelta di Siniscalco non mi è parsa una mossa tattica per farsi richiamare. Si doveva intervenire prima. La Compagnia, quando si è verificata la spaccatura, avrebbe dovuto agire rapidamente e cercare una soluzione condivisa. Non lo ha fatto».

In questa partita c´è stata un´assenza del Pd?
«Di più: quando si è espresso, lo ha fatto in totale subalternità ad alcuni centri di potere finanziari che non sono estranei alla politica e che anzi la usano in quanto subalterna. Com´è avvenuto in questo caso».

A chi si riferisce quando parla di autoreferenzialità?
«A quei centri di potere che in Italia vedono assieme finanza e politica e che sono diventati via via sempre più autoreferenziali, piegando la politica a questo scopo. Al punto che oggi è sempre più difficile capire chi risponde a chi».

 

Ha un´idea di come se ne possa uscire?
«Per quello che può contare ce l´ho. Non è giusto che le Fondazioni abbiano il peso di un azionista di riferimento, devono limitare la loro partecipazione all´1-2%. Troppo comodo lasciarle nel ruolo attuale e poi pretendere che chi deve prendere decisioni non risponda più alla politica. Questa è un´ipocrisia».

Crede si possa fare?
«E´ giusto farlo. Non ha senso che le prime due banche d´Italia siano degli ircocervi senza che si capisca di chi siano emanazione. Le Fondazioni alienino parte dei loro patrimoni a favore del territorio. Le banche vadano sul mercato e si comportino come ci si comporta sul mercato».

 

Non teme che quanto sta dicendo possa cambiare il suo percorso politico?
«Di certo non lo aiuta se si pensa a un percorso tra gli allori. Anzi lo danneggia. Ma se l´impegno politico è altra cosa allora lo aiuta. Non si può restare indifferenti di fronte al cancro che prefigura una sorta di conflitto di interesse. Quando viene meno il rapporto tra controllore e controllato, c´è totale mancanza di trasparenza e responsabilità».

Come il conflitto berlusconiano?
«Non è proprio quello ma è pur sempre un fatto grave: non si possono autorizzare discutibili salvataggi e poi negare i finanziamenti a chi ne ha bisogno. Un partito di sinistra, per tornare alla politica, non deve essere subalterno, non può farsi schiacciare su queste cose e poi lamentarsi se perde voti al Nord o altrove».02-05-2010]

È IL DEMOCRISTIANONE GIUSEPPE GUZZETTI, IL "NUOVO CUCCIA" L’INEDITA ALLEANZA DEL PATRON DELLE CASSE DI RISPARMIO CON IL CARROCCIO HA PORTATO AL MATTATOIO DEI POTERI MARCI LA CANDIDATURA DELL’INGENUO SINISCALCO - L’IRA DEI TORINESI MATATI SI TRADUCE IN VELENOSI DOSSIER SU BAZOLI E IL DI LUI GENERO - ORA IL “NUOVO CUCCIA” RIUSCIRÀ CON L’AIUTO DI BAZOLI E IL CONSENSO DELLA LEGA A SALVARE LA POLTRONA DELL’ALTRO GRANDE VECCHIO TORINESE, IL 73ENNE ENRICO SALZA CHE I TORINESI CONTINUANO AD ACCUSARE DI AVER SVENDUTO IL SANPAOLO AI LONGOBARDI? - -

2- È IL DEMOCRISTANONE GIUSEPPE GUZZETTI, IL NUOVO CUCCIA. L'INEDITA ALLEANZA DEL PATRON DELLE CASSE DI RISPARMIO CON IL CARROCCIO HA PORTATO AL MATTATOIO LA CANDIDATURA DI SINISCALCO - L'IRA DEI TORINESI SI TRADUCE IN VELENOSI DOSSIER SU BAZOLI E IL DI LUI GENERO
Nelle prossime ore si dovrebbe mettere la parola fine alla penosa telenovela per la poltrona del Consiglio di gestione di IntesaSanPaolo.

 

La guerra tra i milanesi e i sabaudi è stato uno spettacolo vietato ai minori e del tutto inconsueto rispetto alla logica delle grandi banche dove i problemi di governance vengono risolti dietro le quinte. A rovinare la scena è stato soprattutto il sindaco Chiamparino che ieri ha salutato il Papa in quella piazza San Carlo di Torino dove ha sede il quartier generale del SanPaolo. Il politico ha avuto il buon gusto di rivolgersi a Papa Ratzinger con le spalle voltate rispetto alle finestre dietro le quali si sta consumando l'atto finale di una battaglia che ha spazzato via la candidatura di Mimmo Siniscalco.

 

L'ex-ministro dell'Economia ha fatto appena in tempo a tirarsi fuori dalla mischia, ma ha peccato di ingenuità anche lui perché non ha sentito in tempo l'odore di bruciato. Soprattutto, il Reviglio-boy non ha capito che i milanesi di Intesa non avevano alcuna intenzione di prendersi in casa la sua competenza e nel falò delle vanità Siniscalco c'è cascato come un pollo.

Eppure qualcuno avrebbe dovuto avvertirlo che il sistema delle banche italiane è assolutamente gerontocratico e granitico. La dimostrazione è data dall'ardore con cui il 78enne Abramo-Bazoli ha messo i piedi tra le gambe dei torinesi per cacciarli fuori dal terreno di gioco. Adesso a Torino dicono peste e corna di questo bresciano che siede nel Consiglio di sorveglianza di IntesaSanPaolo ed Ubi, due banche che in teoria e in pratica dovrebbero farsi concorrenza.

 

E c'è chi aggiunge insinuazioni pesanti sui ricchi dossier legali che in qualche modo coinvolgerebbero i due istituti (IntesaSanPaolo e Ubi) e sarebbero sovente assegnati al genero di Bazoli, Gregorio Gitti, l'avvocato che gli amici di Brescia chiamano "Johnatan" per la somiglianza a un protagonista del Grande Fratello.

Queste sono obiezioni miserabili perché Bazoli non è uomo da cadere in errori di piccolo cabotaggio, e non tengono conto del ruolo chiave che accanto a lui ha avuto in tutta la vicenda un altro Grande Vecchio che a Milano cominciano a chiamare il "nuovo Cuccia". Stiamo parlando di Giuseppe Guzzetti, l'avvocato che presiede la Cariplo dal 1997 e dal 2000 guida l'Associazione delle Casse di Risparmio.

 

Di quest'uomo, nato a Turate (vicino a Como nel 1934), esiste un curriculum impressionante che lo ha visto cavalcare la politica come ex-presidente della Regione Lombardia e senatore, ma soprattutto come il grande democristiano che insieme a Bazoli e alla finanza bianca non ha mai rinunciato all'idea di riequilibrare lo strapotere di Cuccia e del mondo laico.

Il giornalista e scrittore Giancarlo Galli, nel suo libro "Nella giungla degli gnomi", lo ha definito "un maestro nelle arti del potere...persona rigorosa, disciplinata, in ufficio alle 6,30 del mattino, con il volto arcigno, la ruvidità nelle relazioni umane...un timido generoso, un Nino Bixio con famiglia perennemente alla ricerca del suo Garibaldi". Dopo essere stato legato a Prodi tramite l'amico Bazoli, il "Beppe" mena la danza per difendere la continuità gerontocratica dentro IntesaSanPaolo.

L'aspetto curioso della vicenda è rappresentato dalla simpatia che è riuscito a riscuotere negli ultimi tempi con la Lega di Bossi, lo stesso partito che nel '94 era sul punto di occupare la Fondazione Cariplo. Questa inedita alleanza con il Carroccio ha portato al mattatoio la candidatura di Siniscalco e garantisce anche Giulietto Tremonti che nella vicenda di questi giorni è rimasto in disparte.

 

Adesso si tratta di capire se il "nuovo Cuccia" riuscirà con l'aiuto di Bazoli e il consenso della Lega a salvare la poltrona dell'altro Grande Vecchio torinese, Enrico Salza, un pezzo da novanta di 73 anni che i torinesi continuano ad accusare di aver svenduto il SanPaolo ai longobardi.

 

 

COMP. SAN PAOLO: 13 CONSIGLIERI SU 21 CHIEDONO VERIFICA SU BENESSIA...
Radiocor -
E' pronta una lettera firmata da 13 consiglieri su 21 della Compagnia di San Paolo, di cui e' primo firmatario Stefano Ambrosini, rappre sentante all'interno dell'ente della Regione Piemonte, per chiedere una verifica del rapporto di fiducia con il presidente Angelo Benessia. Nella lettera al presidente si chiede la convocazione del consiglio al piu' tardi il 13 maggio prossimo. 'Dobbiamo occuparci a fondo della Compagnia e della sua ricostruzione' ha detto a Radiocor Bruno Manghi consigliere della Compagnia di Sanpaolo e firmatario della lettera. 'Come consigliere - ha detto Manghi - sostengo che il problema in questo momento riguarda la Compagnia e la sua strategia.

 

8 - INTESA: PER CDG SPUNTA ROBERTO FIRPO CANDIDATO COMPAGNIA SANPAOLO...
Radiocor -
Spunta Roberto Firpo, in passato manager del SanPaolo di Torino, come candidato della Compagnia di San Paolo per il consiglio di gestione. Firpo, secondo quanto risulta Radiocor, e' il nome su cui punta il presidente della Compagnia, Angelo Benessia, per affiancare il candidato unico alla presidenza Andrea Beltratti. Nonostante la sfiducia da parte di 13 consiglieri, Benessia appare orientato a procedere. La resa dei conti in Compagnia, secondo le sue prime reazioni, avverra' nella riunione che ha convocato per il 19 maggio.

Questo contrasta con la richiesta dei 13 sfiducianti che chiedono la convocazione dell'organismo guida al piu' tardi il 13 maggio. E' chiaro che Benessia sta cercando di chiudere a suo favore la partita con la sostituzione del presidente uscente Enrico Salza. Gli altri, al contrario, cercano di evitare il blitz.

 

9 - APPLE: NEW YORK POST, INDAGINE ANTITRUST PER ESCLUSIONE ADOBE...
(ANSA) -
Nel duello tra Apple e Adobe potrebbe a breve inserirsi l'antitrust. Secondo quanto scrive il New York Post, che cita fonti informate sui fatti, il dipartimento di Giustizia e la Federal Trade Commission statunitensi starebbero discutendo per decidere quale delle due autorità dovrà iniziare un'indagine antitrust su Apple. Al vaglio dei regolatori ci sarebbero le nuove politiche adottate da Cupertino per le applicazioni dedicate ad iPhone e iPad, che escludono i software creati con alcuni strumenti di programmazione tra cui, appunto, Flash di Adobe.

La decisione, riporta il quotidiano, sarà presa entro alcuni giorni. Gli organismi dovranno capire se le nuove regole, introdotte il mese scorso da Apple, sono lesive della concorrenza, in quanto obbligano gli sviluppatori scegliere tra lo sviluppare applicazioni che funzionano solo sui dispositivi della Mela o che sono neutrali dal punto di vista della piattaforma, in grado cioé di funzionare su sistemi operativi diversi come Android di Google, Windows Mobile di Microsoft e BlackBerry di Rim.

 

 

 

CHIAMPARINO, 'SANT'INTESA? IO CONTINUO A SOSTENERE SINISCALCO'...
Radiocor - 'Io sono d'accordo con me stesso e continuo a sostenere Domenico Siniscalco' per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaol o, in sostituzione di Enrico Salza. Lo ha detto il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, dopo le polemiche suscitate dalla sua presa di posizione, in seno al rinnovo degli organismi di vertice dell'istituto 01-05-10

 

ROSSO: "SCELTA SINISCALCO PER INTESA SAN PAOLO ROMPE MECCANISMI STORICI"...
(Adnkronos/Labitalia) - "Mi sembra che la scelta di Siniscalco rompa i meccanismi storici di un San Paolo dominato dai comunisti". Lo ha detto a LABITALIA Roberto Rosso vicepresidente e assessore al Lavoro e Formazione Professionale della Regione Piemonte riferendosi alla presidenza del Consiglio di Gestione di Intesa San Paolo. "Per fortuna -ha sottolineato- oggi c'e' un liberale che e' stato sia con noi sia con l'altro partito, quindi una persona trasversale a tutti gli schieramenti. Ma al di la' del nome, la cosa che mi auguro e' che il management faccia il banchiere anche per la gente che ci ha messo i soldi in passato".

"E' ora di finirla -ha affermato- che queste grandi banche italiane continuino a fregare i cittadini italiani, facendo finta di essere banche ancora legate al territorio e poi invece farsi i cavoli propri come realisticamente fanno". "Sia Unicredit che Intesa San Paolo -ha continuato Rosso- come tutte le banche italiane hanno ancora l'epicentro del loro capitale nelle fondazioni bancarie da cui sono originate. Rosso infine critica l'attuale meccanismo di formazione dei vertici delle banche.

 

'Non sono espressi dagli enti locali, ma si tratta di manager cooptati e autocooptati che in pratica fanno i banchieri per vocazione divina, anziche' per investitura popolare o per investitura del capitale che mettono nella societa' stessa".

01.05.10

 

INTESA SANPAOLO: CHIAMPARINO, NESSUNA PARTE ATTIVA SU NOMINE...
Radiocor - 'Non ho avuto nessuna parte attiva, sono stato informato come e' giusto'. Lo ha detto a Radiocor il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, di ritorno in auto da Bruxelles dopo la cancellazione dei voli per il blocco dovuto alle ceneri del vulcano islandese. Il sindaco di Torino ha affermato di non aver avuto alcun ruolo nelle indicazioni che la Compagnia di Sanpaolo ha fatto per la presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.

'Si vedra'. Domenico Siniscalco non mi risulta essere molto leghista' ha detto riferendosi alla indiscrezioni di stampa che vedono l'attuale responsabile di Morgan Stanley per l'Italia vicino alle posizioni del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e quindi della Lega. Anzi, ha sottolineato, Siniscalco 'e' colui che ha sostituito Giulio Tremonti al ministero del Tesoro nel 2004. E bisogna ricordare che Siniscalco era stato proposto proprio da Enrico Salza per fare il sindaco di Torino'.

22.04.10

 

TUTTO SUL IL CORRIERE DELLA SERA SCIPPATO AD ANGELO RIZZOLI: "FECE TUTTO BAZOLI" - #3- A 15 MESI DAL LORO ACQUISTO, LE AZIONI RCS IN MANO A BAZOLI VALEVANO PIÙ DEL TRIPLO; DOPO ALTRI 3 MESI, 7-8 VOLTE LA CIFRA INIZIALE. E QUESTO È UN SALVATAGGIO? - #4- DOMANDA LORENZETTO: "DEL SUO PERIODO IN FIAT, LEI RIVELÒ: "ABBIAMO PESCATO UN PAIO DI PERSONE CHE PRENDEVANO DENARO PER PRESENTARE QUALCUNO ALL’AVVOCATO. UNO DEI DUE L’ABBIAMO MANDATO IN GALERA, L’ALTRO ALLA CINZANO" #5- RISPOSTA AL CETRIOLO DI CESARONE: "NON SOLO PER PRESENTARE QUALCUNO ALL’AVVOCATO: ANCHE PER PRESENTARE QUALCUNO A ME. VEDE IL MONDO? È INCREDIBILE..." - #6- ANCORA LORENZETTO: "L’ALTRO, QUELLO FINITO ALLA CINZANO, AMMISE: "È VERO, HO SBAGLIATO, PER FAVORIRE IL CONTATTO CON GIANNI AGNELLI MI SONO FATTO DARE 80 MILIONI NEL COFANETTO VUOTO DI UN LIBRO DI ENZO BIAGI". SI TRATTA DI MONTEZEMOLO, ATTUALE PRESIDENTE DELLA FIAT - ROMITI REPLICA: "NON FACCIO COMMENTI"

 

Stefano Lorenzetto per "Il Giornale"

 

 

Nel settembre del 1981, Angelo Rizzoli, proprietario del Corriere della Sera, ricevette nel suo ufficio di Roma la visita inaspettata di un agente segreto appassionato di gastronomia, un uomo dall'evidente doppia identità, o forse afflitto da sdoppiamento della personalità considerato che firmava le recensioni dei ristoranti sull'Espresso con lo pseudonimo Gault & Millau: Federico Umberto D'Amato, già direttore dell'Ufficio affari riservati del ministero dell'Interno, iscritto alla loggia P2.

 

Il controverso personaggio gli disse: «Calvi la vuole vedere». Roberto Calvi era il presidente del Banco Ambrosiano e l'anno dopo sarebbe finito impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Il 29 aprile aveva acquistato da Rizzoli, che deteneva il 90,2% del pacchetto di controllo dell'omonima casa editrice, il 40% delle azioni, senza però pagare il dovuto: in tutto 150 miliardi di lire, comprensivi di un aumento di capitale che i due avevano concordato all'atto della compravendita.

 

Il padrone del Corriere fu condotto dallo 007 gourmet in una casa di via del Governo Vecchio, dove tale Francesco Pazienza, che in seguito sarebbe stato gratificato nelle cronache giudiziarie con l'appellativo di «faccendiere», conviveva con la sorella del produttore cinematografico Aurelio De Laurentiis.

Lì in effetti trovò ad attenderlo Calvi, tornato libero da poche settimane dopo quasi tre mesi passati in galera per evasione valutaria. Il banchiere lo aggredì con la bava alla bocca: «Dove sono finiti i soldi della Rizzoli? Non vorrà farmi credere che lei non sa nulla del vino veronese!».

 

Angelo junior, allora soprannominato Angelone per via della stazza, rimase interdetto. Si stava parlando dei soldi suoi, di Rizzoli, che Calvi avrebbe dovuto versargli almeno quattro mesi prima. In seguito tutto gli sarebbe stato tragicamente chiaro: attraverso complicate triangolazioni fra banche compiacenti e società di comodo con sedi in Liberia, Svizzera, Isole del Canale, Irlanda, Panama e Bahamas, ordite dallo stesso Calvi in combutta con i piduisti Licio Gelli, Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din, il malloppo era stato dirottato su vari conti correnti, uno dei quali battezzato pittorescamente Recioto, come il famoso vino della Valpolicella.

 

Poiché Calvi non si fidava neanche di se stesso, voleva solo sincerarsi che l'ignaro Rizzoli non si fosse accordato col famigerato trio Blu (Bruno, Licio, Umberto) per fregarglielo. Lo scippo del Corriere ruota attorno a questi 150 miliardi di lire. Quelli che Calvi doveva ad Angelo Rizzoli per il 40% delle azioni e per l'aumento di capitale. Quelli che i quattro massimi dirigenti del Banco Ambrosiano, Roberto Rosone, Gennaro Zanfagna, Filippo Leoni e Giacomo Botta, avevano visto finire su conti correnti esteri in paradisi fiscali anziché in via Solferino, ricevendo da Calvi l'ordine perentorio di non farne parola con Rizzoli.

 

Quelli che al proprietario della Rizzoli, malato di sclerosi multipla, costarono 407 giorni di isolamento e detenzione in cinque diverse prigioni, la spoliazione del patrimonio di famiglia e sei processi conclusisi dopo 26 anni in Cassazione con altrettante assoluzioni definitive per insussistenza dei reati. Quelli che aprirono una falla nei conti del Corriere. Quelli che consentirono a Giovanni Bazoli, all'epoca presidente dell'Nba (Nuovo Banco Ambrosiano) sorto dalle ceneri del vecchio Ambrosiano, oggi Intesa Sanpaolo, di agitare lo spettro della bancarotta.

 

Quelli che permisero a una cordata di salvataggio formata da Gemina (Fiat e Mediobanca), Iniziativa Meta (Montedison), Mittel (finanziaria bresciana facente capo allo stesso Bazoli) e Giovanni Arvedi (imprenditore siderurgico), di appropriarsi della seconda casa editrice d'Europa e del primo quotidiano d'Italia per un tozzo di pane. Quelli che nessuno dei potenziali acquirenti del Corriere si prese la briga di capire in quale buco nero fossero stati inghiottiti.

 

Neppure Cesare Romiti, dal suo osservatorio privilegiato prima di amministratore delegato (1976-1996) e di presidente della Fiat (1996-1998), poi di presidente della Rizzoli-Corriere della Sera (1998-2004), e ora di presidente d'onore della medesima Rcs Mediagroup, può dimostrare d'aver a suo tempo indagato sulla torbida vicenda. Ma lui, almeno, una giustificazione ce l'ha: «Fece tutto Bazoli. Fu lui a convincere Gianni Agnelli dell'ineluttabile dovere di partecipare all'operazione di salvataggio del Corriere. Enrico Cuccia, presidente di Mediobanca, e io eravamo molto scettici. Ma Bazoli insisteva tanto. Alla fine cedemmo e, senza curarci minimamente dei dettagli, entrammo nella cordata. Solo leggendo la sua intervista ad Angelo Rizzoli (Il Giornale, 21 febbraio, ndr) ho compreso fino in fondo che cosa c'era dietro a questa vicenda».

Sembra sincero. Gli anni - ne compirà 87 il prossimo 24 giugno - hanno addolcito i lineamenti spigolosi del viso asimmetrico. La risolutezza, quella è intatta. Sulla scrivania, tre libri: Date a Cesare... Da boiardo di Stato a leader carismatico: la vita di Cesare Romiti di Paolo Madron, Le confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo e un inaspettato Facce da schiaffi di Mario Melloni, alias Fortebraccio, il defunto corsivista dell'Unità.

 

Alle pareti, tre foto (nella prima passeggia con Cuccia, nella seconda bisbiglia qualcosa all'orecchio dell'Avvocato, nella terza s'inchina al cospetto di Papa Wojtyla) e un cartello che veniva appeso nelle fabbriche francesi nel XIX secolo, un aforisma che parla il linguaggio universale dei leader e dunque non ha bisogno di traduzioni: «Du haut en bas de l'échelle sociale l'exemple est la plus belle forme de l'autorité».

Il 17 luglio 1974 Agnelli cedette per 24 miliardi di lire ad Andrea Rizzoli, padre di Angelo, il 33% del Corriere e si prese da Eugenio Scalfari, sull'Espresso, l'epiteto di «avvocato di panna montata», in quanto sembrava che abdicasse a un suo dovere imprenditoriale e civico. Perché lo fece?

«Perché, presumo, Giulia Maria Crespi gli aveva comunicato l'intenzione di vendere il suo 33% e lo stesso aveva fatto Angelo Moratti che deteneva un altro 33%. Io arrivai in Fiat pochi mesi dopo, a operazione già avvenuta. Ma fui ben lieto che la vendita del Corriere si fosse conclusa. Dentro di me esclamai: Madonna, che bella notizia! La casa automobilistica non aveva nemmeno i quattrini per arrivare a fine anno. Quei 24 miliardi erano una manna dal cielo».

 

E perché dieci anni dopo la Fiat decise di compiere il percorso inverso e di ricomprarsi il Corriere? 

«Il bandolo della matassa l'aveva in mano Bazoli. Un giorno c'informò che la quota di Angelo Rizzoli era in vendita e che sarebbe stato molto opportuno farla rilevare a imprenditori borghesi, indipendenti, liberali, com'era nella tradizione del Corriere. Agnelli me ne parlò, prospettandomi la possibilità di entrare come Gemina, la società costituita insieme con Mediobanca di cui Fiat era la principale azionista.

Gli obiettai: ma scusi, avvocato, siamo già in un mare di guai, tutto ci conviene tranne che comprare dell'altra roba. Ma vedevo che non mi dava retta. Ne parlai subito con Cuccia. In fin dei conti ero finito a Torino su consiglio del patron di Mediobanca».

E Cuccia? 

 

«Sgranò gli occhi: "Ma chi ve lo fa fare? Lasciate perdere! I giornali sono soltanto fonte di rogne". Solo che Cuccia subiva il fascino di Agnelli, gli dispiaceva non accontentarlo. A sua volta Agnelli era pressato da Bazoli: l'ingresso della Fiat nell'affare avrebbe dato un tono all'intera operazione. Io cercavo di temporeggiare.

Bisogna tener conto che l'Avvocato aveva due grandi passioni: i giornali e la diplomazia. A parte l'amore che riversava sulla Stampa, lei ricorderà che fu vicino a diventare ambasciatore dell'Italia a Washington quando nel 1976 il Pci raggiunse il massimo storico di voti. E frenarlo nelle sue passioni era impossibile».

 

Così lei si mise la cordata al collo.

«Oltre a Gemina, dovevano farne parte solo Arvedi e la Mittel di Bazoli. Non ho mai capito quali rapporti legassero quest'ultimo all'industriale di Cremona, che conobbi nella tenuta agricola di famiglia, curata con grande competenza dalla moglie. Un uomo molto perbene, Arvedi, la cui unica stravaganza, dal mio punto di vista, in quel momento era rappresentata dalla pretesa di far soldi con l'acciaio, settore che andava a rotoli. Invece all'ultimo minuto Bazoli ci comunicò che nella cordata doveva essere inserita anche la Montedison di Mario Schimberni. Io non avevo nulla contro Schimberni, lo conoscevo da una vita. Ma il metodo c'indispettì parecchio e l'accordo fu lì lì per saltare, con mio enorme sollievo».

 

Invece?

«Si scoprì che Schimberni era stato imposto a Bazoli da Bettino Craxi. Con i politici noi non parlammo, era Bazoli a tenere i rapporti. Ma si capiva che nel Palazzo consideravano la Fiat il perno indispensabile del salvataggio».

Mi faccia capire: tutti vi tiravano per la giacca, ripetendovi il ritornello «intervenite, altrimenti la Rizzoli fallirà», e lei non sentì il bisogno di consultare il proprietario per appurare come stessero effettivamente le cose?

«No. Avevamo la parola di Bazoli. La Rizzoli era in grembo al Nuovo Banco Ambrosiano da lui presieduto. Bazoli ci disse che la situazione finanziaria della Rizzoli era disastrosa. Non quella del Corriere, che andava bene: della casa editrice in generale. E a noi tanto bastò».

Non vi spiegò che mancavano all'appello i 150 miliardi usciti dal vecchio Ambrosiano? Avreste perlomeno dovuto chiedere conto di quell'ammanco ad Angelo Rizzoli, il quale vi avrebbe spiegato che se li erano rubati Calvi e soci.

«Ci fidammo dello scenario che ci era stato rappresentato. Col senno di poi forse fu un errore».

 

Ma quando Bazoli vi annunciò che della cordata doveva far parte anche la Mittel, non vi parve una condizione poco elegante, diciamo così?

«Il ruolo che ci era stato cucito addosso era quello di salvatori della patria. Avevamo un dovere da compiere, punto e basta. Del resto non c'importava niente. Per cui perfezionammo l'acquisto: a Gemina andò il 46,28%, a Montedison il 23,14%, ad Arvedi l'11,57%, a Mittel l'11,57%, ad altri il 7,44%».

Angelo Rizzoli accusa Bazoli d'aver svolto tre parti nella stessa commedia: venditore della casa editrice in quanto presidente dell'Nba che deteneva il 40% delle azioni acquistate epperò mai pagate dal vecchio Ambrosiano, acquirente in quanto azionista di Mittel, arbitro in quanto fu lui a segnalare ai commissari nominati dal tribunale la cordata interessata ad assumere il controllo della casa editrice.

«Non faccio commenti».

Persino Pier Domenico Gallo, uomo di fiducia del banchiere bresciano e direttore generale dell'Nba dall'82 all'87, riconosce in un libro che vi era «un classico problema di conflitto d'interessi». Bazoli lo aggirò affidando temporaneamente la presidenza della Mittel al costituzionalista Paolo Barile. Dopodiché tornò ai vertici di Mittel, di cui è tuttora presidente.

 

«Gliel'ho detto: non faccio commenti».

Mittel acquista l'11,57% della Rizzoli pagando 708 lire per azione. Di lì a poco ne rivende una parte a Gemina al prezzo di 2.274 lire cadauna; nel 1987 ne rivende un'altra parte al prezzo di 5.227 lire cadauna. In altre parole, a 15 mesi dal loro acquisto, le azioni Rizzoli in mano alla Mittel valevano più del triplo; dopo altri tre mesi, sette-otto volte la cifra iniziale. E questo sarebbe un salvataggio?

«Lei è un bravo giornalista, ma io non le rispondo».

 

Dieci anni dopo essere uscito dal Corriere con in tasca i 24 miliardi del suo 33%, Agnelli, attraverso Gemina e con l'aiuto di Montedison, Arvedi e Mittel, strappa al legittimo proprietario il 50,2% della Rizzoli. Tutti insieme pagano circa 9 miliardi di lire. L'affare del secolo, si direbbe.

«I fatti vanno contestualizzati. Era un periodo tremendo. La Fiat versava in profondo rosso a causa della seconda crisi petrolifera, non riuscivamo a vendere le auto, avevamo il terrorismo in fabbrica, uccisioni, azzoppamenti, io stesso rischiai d'essere rapito dalle Brigate rosse. Il prezzo d'acquisto fu rapportato alla perdita di bilancio della Rizzoli. L'unica preoccupazione dei salvatori della patria, metta pure salvatori della patria fra virgolette, era di trovare una persona che potesse rimettere a posto l'azienda».

E lei scelse il suo braccio destro Carlo Callieri, distaccato dalla Fiat a fare l'amministratore delegato della Rizzoli. In un recente dibattito alla televisione del gruppo Class editori, Callieri ha ribadito che il prezzo pagato fu giusto.

«Oggi l'azione manageriale di Callieri non la ricorda più nessuno. Ma il suo contributo fu determinante. Andò giù con la scimitarra, licenziò, tagliò. Dopo un anno, quando per motivi di famiglia volle lasciare Milano, la Rizzoli era risanata. Logico che il valore dell'azienda a quel punto risultasse superiore».

Eppure Gallo, ex direttore generale dell'Nba, nel corso della medesima trasmissione ha dichiarato: «Anche se io sono assolutamente convinto della totale correttezza della procedura di vendita, credo che la Rizzoli valesse di più».

 

«A me, sparagnino di natura, i 9 miliardi sembrarono un'enormità».

Il professor Luigi Guatri della Bocconi, che eseguì una perizia contabile per conto del tribunale di Milano, valutò il solo patrimonio attivo della Rizzoli 270 miliardi di lire. Quindi Gemina avrebbe dovuto sborsare per il 46,28% come minimo 125 miliardi.

«Io vidi solo i debiti che dovetti caricare sui conti della Fiat. Ebbi anche una lite bonaria con Cuccia, per questo. "Non dovevamo entrare", continuava a ripetermi».

Carlo Scognamiglio Pasini, che voi soci nominaste presidente della casa editrice dopo l'ingiusto arresto di Rizzoli, mi ha detto che a suo avviso l'azienda poteva valere in quel momento «dai 385 ai 440 miliardi di lire». Quindi Gemina avrebbe dovuto sborsare dai 178 ai 204 miliardi.

«Ma per l'amor di Dio! Magari ci avessero chiesto quelle cifre. Mi sarei opposto fino all'ultimo sangue. Non l'avremmo comprata mai e poi mai! E così ci saremmo tolti il pensiero per sempre».

Di lì a quattro anni il valore della Rizzoli era decuplicato: 1.000 miliardi. Tant'è vero che il 10% venduto ai francesi di Hachette vi venne pagato 100 miliardi.

 

«Merito della gestione Callieri».

Rizzoli rammenta che fu costretto a subire lo scippo con un argomento assai convincente: «O accetti di vendere a queste condizioni oppure torni in galera e non esci più». Avendo già passato 13 mesi agli arresti, malato di sclerosi multipla, non ebbe scelta. Detto in altri termini: o la borsa o la vita.

«Io non mi occupai proprio di Rizzoli, manco lo conoscevo, ci hanno presentati anni dopo».

Ma Agnelli lo conosceva fin da quand'era bambino.

«Lo so. Ho visto che Angelo Rizzoli, nell'intervista che le ha rilasciato, ha attribuito all'Avvocato una frase molto cruda».

«Caro Angelo, si sa che nel mondo degli affari vige la legge della giungla: il più forte mangia il più debole. E tu eri il più debole». Una frase che Rizzoli si sarebbe aspettato da Totò Riina, non dal primo gentiluomo d'Italia.

 

«Non è da Agnelli. Non è nel suo stile, nella sua educazione. Io non lo riconosco».

Rizzoli mi ha anche raccontato che, quando ebbe a lamentarsi con lei per lo scippo del Corriere, si sentì rispondere: «Per tutte le cose che le sono accadute, deve rivolgersi a Bazoli».

«Non lo ricordo. Ma è molto probabile che gli abbia risposto così».

Bazoli non è la stessa persona che nel giugno 2004, quando Gemina era a corto di liquidità, fece dimettere l'amministratore delegato della società Maurizio Romiti, suo figlio, costringendovi a cedere il vostro 8,6% di Rcs Mediagroup?

«Mio figlio lasciò i conti in ordine. I guai arrivarono dopo. Fummo spinti a cedere un po' da tutti gli altri azionisti».

Chi la pensionò?

«Il colloquio lo ebbi con Bazoli».

La facevo un gladiatore nato. Perché cedette?

«C'era di mezzo mio figlio. Non volevo che pensassero chissà che cosa...».

Ettore Livini su Repubblica scrisse: «Strappare il Corriere a Cesare Romiti è stato come tagliare i capelli a Sansone».

 

« mi dispiacque parecchio, questo è sicuro».

Da presidente d'onore della Rcs partecipa ancora alle vicende della casa editrice?

«No, non vado più. Ma non ho nemmeno gioito quando, dopo la mia uscita, i conti sono peggiorati grazie all'ingaggio di un nuovo amministratore delegato, Vittorio Colao, manager bresciano di formazione McKinsey. Al contrario: ho sofferto».

Da quando Rizzoli fu espropriato del Corriere, il vero deus ex machina di via Solferino, passato indenne attraverso vicende politiche, economiche e giudiziarie, è Bazoli, incidentalmente anche presidente della più grande banca di questo Paese. Non le sembra una concentrazione di potere formidabile?

«Non le rispondo».

Rizzoli mi ha assicurato: «La Fiat e Cesare Romiti sapevano perfettamente che i 150 miliardi non erano stati versati dal Banco Ambrosiano alla Rizzoli».

«In cassa non c'erano. Nessuno sapeva dove fossero finiti».

No, i vertici dell'Ambrosiano lo sapevano benissimo, come poi testimoniarono al processo per il crac. Lei pensò che se li fosse fischiati Rizzoli?

«Non pensai nulla. Quello che era stato, era stato. A noi spettava il compito di rimboccarci le maniche e svuotare l'acqua prima che la barca affondasse. Non ho mai dubitato, se è questo che desidera sapere, della probità di Rizzoli. Ingenuo fin che si vuole. Ma onesto».

Intesa Sanpaolo, erede dell'Ambrosiano, non sarebbe tenuta a versare a Rizzoli quanto non gli corrispose 29 anni fa?

«Questo non può domandarlo a me. Deve domandarlo a loro».

Rizzoli, forte di sei assoluzioni definitive, ha trascinato in tribunale gli eredi della cordata che nel 1984 gli portò via il Corriere, chiedendo la restituzione di una cifra oscillante fra i 650 e i 750 milioni di euro.

«Ma la cifra è scritta nella citazione?».

«Una somma compresa tra euro 650.000.000 oppure euro 724.015.000 o la più alta che emergerà dall'istruttoria», così c'è scritto.

«Ai miei tempi non ero abituato a cifre tanto importanti».

Intervistato da Giovanni Minoli a Mixer, lei si attribuì una dote: «So essere molto, ma molto cattivo». Il fatto che Rizzoli, tuttora malato di sclerosi, in questa odissea abbia patito un'ingiusta detenzione di 13 mesi, la morte del padre per crepacuore mentre lui era in galera, la tragica fine della sorella Isabellina che si gettò dalla finestra per paura di finire in prigione, l'arresto senza motivo del fratello Alberto e il completo saccheggio del patrimonio di famiglia, che sentimenti suscita nell'ex uomo forte di Gemina?

«In confronto all'avvocato Agnelli ero molto più cattivo. Che sentimenti suscita... Compassione è una parola che non vorrei usare per Angelo Rizzoli. Del suicidio della sorella non sapevo nulla, l'ho appreso leggendo l'intervista sul Giornale. Che sentimenti suscita...». (Riflette).

Indignazione? 

«No, che cosa si vuole indignare... Altro che da indignarsi ci sarebbe! No, direi... Impressione. E delusione. Nel nostro Paese capitano tante di queste cose, purtroppo, e provo delusione perché accadono».

Ci sarebbe da dimettersi da italiani.

«Ha ragione».

Secondo lei perché Indro Montanelli, pur essendo stimato da Agnelli, non riuscì mai a diventare direttore del Corriere, anzi fu licenziato da Piero Ottone e dovette fondare Il Giornale?

«Giulia Maria Crespi s'è sempre opposta. Sono stato molto amico di Indro. Non era solo un giornalista di eccezionale valore. Era anche una persona di grande umanità, che si compiaceva d'apparire duro e corrosivo con tutti, persino con i preti, ma in realtà non lo era affatto».

Lei ha rivelato: «Indro non morì ateo».

«È un mio personale convincimento. Frequentandolo in privato, si capiva bene quanto non fosse per nulla ateo. Un giorno gli chiesi: ma tu hai mai sentito parlare di monsignor Gianfranco Ravasi, il biblista prefetto della Biblioteca Ambrosiana? lo leggi? ti farebbe piacere incontrarlo? "Magari!", rispose Indro, come se non aspettasse altro. Si conobbero a casa mia».

E lei, dottor Romiti, che cosa andò a cercare al Cottolengo di Torino? Suor Giuliana Galli nel 1999 mi raccontò di una sua visita.

«Una santa donna, molto attiva, molto colta. Da allora siamo rimasti in contatto. Adesso vive a Moncalieri e continua a fare del bene. Il Cottolengo era un luogo dove non sarei mai andato. E suor Giuliana, senza dir nulla, mi ci portò tenendomi per mano. Voleva dimostrarmi che nel Cottolengo non c'è disperazione, c'è solo serenità. Ho dovuto darle ragione. A un certo punto mi strinse la mano più forte: "Senta, dottor Romiti, manca l'ultimo quarto della casa. Non è facile. Vuole che torniamo indietro?". No, andiamo avanti, le risposi. In una stanzetta c'erano dei bambini che giocavano, gattonando sulla moquette. Mi venne spontaneo sollevare da terra una bimbetta bionda, curva sul pavimento, di cui vedevo solo i capelli da dietro. Quando l'ebbi fra le braccia, si girò. Non è che fosse cieca: non aveva gli occhi. Eppure era molto carina. Per due anni ho chiesto di lei. Finché un giorno suor Giuliana mi ha avvisato che era morta. Sarà questa la provvidenza di Dio?».

Perché durante i funerali di Agnelli rimase in piedi nei banchi dall'inizio alla fine, omelia compresa?

«Mi erano tornate in mente le parole che l'Avvocato m'aveva detto a Villar Perosa, durante una messa celebrata non ricordo più in quale occasione: "Vede, io sono cattolico, sono stato battezzato in questa parrocchiale, credo nella Chiesa, ma non sono praticante. E allora, per rispetto e per farmi perdonare, rimango sempre in piedi durante le funzioni liturgiche". I fedeli che sedevano dietro di me erano stizziti, volevano vedere il celebrante e le autorità. Ma io ero lì per Agnelli».

Le manca?

«Abbiamo vissuto insieme per un quarto di secolo, parlando tutti i giorni. Non solo di lavoro. Discutevamo di politica, di famiglia, di persone, di comportamenti umani. La sua principale curiosità era capire che cosa pensava veramente l'interlocutore che aveva dinanzi. Per me sono stati 25 anni molti corti, sono passati troppo in fretta».

E Cuccia le manca?

«Molto. Mi manca come può mancarti un padre o un fratello maggiore».

Del suo periodo in Fiat, lei rivelò: «Abbiamo pescato un paio di persone che prendevano denaro per presentare qualcuno all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera, l'altro alla Cinzano».

 «Non solo per presentare qualcuno all'Avvocato: anche per presentare qualcuno a me. Vede il mondo? È incredibile...».

L'altro, quello finito alla Cinzano, ammise: «È vero, ho sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi sono fatto dare 80 milioni nel cofanetto vuoto di un libro di Enzo Biagi». Si tratta di Luca Cordero di Montezemolo, attuale presidente della Fiat.

«Non faccio commenti».

Trent'anni fa lei licenziò in un solo giorno 14.469 operai della Fiat. Come si dorme dopo una decisione del genere?

«Si dorme male, male, male. In chi ha il senso della coscienza, e io spero d'averlo, penso d'averlo, i minuti più terribili sono quelli che passano dal momento in cui, stanco, ti metti a letto e appoggi la testa sul cuscino e il momento in cui ti addormenti. Sono i minuti più lunghi della tua vita. Sei solo con te stesso e rivedi tutto ciò che hai fatto. Quella notte per me furono ore, non minuti».

S'è risentito quando Aldo Cazzullo del Corriere le ha citato una stima secondo cui la Fiat avrebbe ricevuto fino a oggi dallo Stato aiuti per 250.000 miliardi di lire: «Magari avessimo potuto disporre di queste cifre!».

«Confermo. Ci metta dentro tutto ciò che vuole: cassa integrazione, rottamazioni, incentivi, sgravi fiscali... Nooo! Un conto assurdo, sbagliato».

La mia domanda era un'altra: il principio fondante del capitalismo non è che un'azienda deve stare in piedi sulle proprie gambe o altrimenti deve chiudere?

«Guardi che gli incentivi si danno da sempre anche nei Paesi del capitalismo avanzato, come gli Stati Uniti. Quando non sono finalizzati a coprire gestioni improvvide o ruberie, non ci vedo nulla di male. Se vanno a favore della collettività, ben vengano».

Sì, però bisognerebbe che le aziende li restituissero allo Stato nel momento in cui esse tornano a macinare utili.

«E quando un'azienda paga le tasse, che fa?».

Le tasse le pagano anche le aziende che non godono di incentivi statali.

«Le aziende non sono dei proprietari».

È confortante sentirglielo dire.

«Sono delle persone che ci lavorano dentro, delle famiglie, dei fornitori, dei clienti. Se un'azienda è sana ma si trova in una difficoltà temporanea di mercato, perché non aiutarla?».

Lei è presidente della Fondazione Italia-Cina, che ha costituito nel 2003. A parte la concorrenza sleale, il parmigiano contraffatto, il latte alla melamina, le condanne a morte sommarie, l'aborto selettivo delle bambine, la repressione in Tibet, l'inquinamento, che può venirci di buono dalla Cina?

«Tutto. Il futuro sta da quella parte. Continuiamo a stimare gli Usa anche se hanno fatto Guantanamo, giusto?».

A proposito d'inquinamento. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell'Ambiente nel governo Prodi, incolpò dell'emergenza rifiuti in Campania, la Fibe del gruppo Impregilo, società di costruzioni da lei presieduta fino al 2006, che produsse 5 milioni di tonnellate di ecoballe.

«Avrei dovuto dare querela. Ma non ne valeva la pena. Che fine avrà fatto Pecoraro Scanio?».

Bisognerebbe chiederlo a Gustavo Adolfo Rol, famoso sensitivo torinese, se non fosse morto da 15 anni.

«Tipo straordinario, Rol. Mi fece mettere nella tasca della giacca un foglio bianco. Quando lo estrassi, era pieno di buoni consigli scritti a mano da Vittorio Valletta (direttore generale della Fiat dal 1921 e presidente dal 1946, ndr). Conoscevo bene la calligrafia di Valletta: la lettera era proprio sua».

Le mancano i giornali?

«D'abitudine leggo solo il Corriere e La Gazzetta dello Sport perché mi arrivano le copie omaggio. Compro La Repubblica. I settimanali non li apro nemmeno».

Allora non avrà letto quanto scrisse Lo Specchio della Stampa: «Tra i manager che si rivolgono agli astronomi per saper dove investire ci sarebbero Cesare Romiti e alcuni membri della Consob».

«Anche La Stampa qualche volta sbaglia. Gran giornale La Stampa!».

 [20-04-2010]

 

INTESA SANPAOLO: BAZOLI, FUSIONE E' OPERA COMPIUTA...
(Adnkronos) - La fusione tra Intesa e SanPaolo "e' un'opera compiuta. Abbiamo svolto il compito di raggiungere la migliore integrazione possibile". Lo ha detto il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, Giovanni Bazoli, concludendo l'incontro con i dirigenti della banca riuniti al Lingotto di Torino nel tradizionale appuntamento che segue l'approvazione dei dati del bilancio.

Bazoli ha quindi ribadito il grande valore del progetto di integrazione, compiuto in una fase di difficolta' eccezionali e facendo riferimento a quanti sostengono che dalla fusione il polo torinese ne sarebbe uscito depotenziato ha ribadito: "mi pare di poter dire che questo e' un tema superato, proprio perche' e' la struttura, dunque voi, ad affermarlo e quindi non dobbiamo dare valore a voci che vengono dall'esterno".

Bazoli ha quindi espresso a nome dei principali azionisti la soddisfazione per come la banca ha affrontato la crisi, e sempre in tema di azionisti, ha ricordato che il punto di maggiore forza del gruppo e' la capacita' dei dirigenti di gestire la banca in maniera profittevole, sottolineando la qualita' degli azionisti che hanno saputo porsi in un'ottica di medio e lungo termine su progetti di lungo respiro "sapendo anche compiere rinunce e continuare a svolgere il loro ruolo come hanno fatto fin qui". Infine, Bazoli ha concluso che Intesa SanPaolo vuole continuare "ad essere una banca che prosegue a richiamarsi ad alcuni valori di riferimento che restano nel tempo".

14 - BAZOLI, NON FACCIO COMMENTI POLITICI...
(Adnkronos) - 'Non faccio commenti politici. Sono in banca da 28 anni e in 28 anni non ho mai fatto dichiarazioni politiche ne' ho mai fatto prendere alla banca decisioni influenzate dalla politica e sono pronto a scommettere con chiunque se qualcuno puo' smentirmi'. Cosi' il presidente del Consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, interpellato sui risultati elettorali, a margine dell'incontro con i dirigenti della banca che si e' concluso poco fa al Lingotto di Torino.

15 - PASSERA A DIRIGENTI, CORAGGIO NELL'EROGARE CREDITO...
(Adnkronos) - Mostrare coraggio nell'erogare credito per favorire la crescita in una fase di obiettiva difficolta'. E' l'invito che l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, ha rivolto ai dirigenti della banca riuniti al Lingotto di Torino per il tradizionale incontro che segue l'approvazione del bilancio. Sollecitando tutti i dirigenti 'a mostrare coraggio nell'erogazione del credito', Passera li ha esortati ad avere come riferimento i risultati delle imprese, i progetti, le garanzie e il rapporto di conoscenza con il cliente, soprattutto la' dove questo e' in essere da tempo.

01.04.10

 

 

INTESA SANPAOLO: COMPAGNIA S.PAOLO INDICA NOMI PER COMITATO SORVEGLIANZA
(Adnkronos)
- Elsa Fornero, Pietro Garibaldi, Giulio Stefano Lubatti, Fabio Pasquini e Gianluca Ferrero. Sono i nomi deliberati dal Comitato di gestione della Compagnia di San Paolo, riunitosi oggi sotto la presidenza di Angelo Benessia, che comporranno la lista comune tra la Compagnia medesima, Fondazione Cariplo e altri, in vista dell'assemblea di Intesa Sanpaolo che si terra' alla fine di aprile. La decisione e' stata presa all'unanimita'. All'elenco si aggiungono Guido Ghisolfi, Paolo Arlandini e Giuseppe Russo.

- INTESA SANPAOLO: MEDIOFACTORING CHIUDE STABILE 2009, UTILE 50 MLN
(AGI) -
Mediofactoring Spa - societa' di factoring del Gruppo Intesa Sanpaolo - ha chiuso il 2009 con un utile pari a circa 50 milioni di euro, sostanzialmente in linea con quello dell'anno precedente. In una nota, la societa' che il Consiglio di amministrazione ha esaminato ed approvato il bilancio al 31 dicembre 2009 che evidenzia "un'importante crescita in termini di volumi e margini". "In un contesto fortemente recessivo e di contrazione del mercato del factoring - si legge - la societa' ha registrato una crescita del turnover superiore al 3% e degli impieghi medi superiore al 21%, rispetto al 2008".

31.03.10

 

- INTESA SANPAOLO: ENOC, IL 16 MARZO LISTE NEL CDA DI F.CARIPLO...
Radiocor -
'Non abbiamo ancora parlato di liste per Intesa Sanpaolo. Credo che ne parleremo nel consiglio di amministrazione del 16 marzo, ma non conosc o ancora l'ordine del giorno'. Lo ha detto a Radiocor Mariella Enoc, vicepresidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Cariplo, a margine del tavolo per l'Expo.

Dopo che lunedi' il comitato di gestione della Compagnia di Sanpaolo, primo azionista della banca, ha dato orientamento favorevole alla costituzione di una lista delle Fondazioni per il rinnovo dei vertici di Intesa Sanpaolo, il 16 marzo potra' quindi affrontare l'argomento l'organo amministrativo della fondazione lombarda, presieduto da Giuseppe Guzzetti e con Mariella Enoc e Carlo Sangalli vice presidenti. Il cda della Fondazione Cariplo si riunisce di abitudine ogni 15 giorni, quindi la riunione successiva cadrebbe a ridosso della scadenza per la presentazione delle liste. Chiara Manzoni

[12-03-2010]

 

 

- INTESA: CREDIT AGRICOLE, CEDUTO LO 0,8%, QUOTA SCENDE AL 5%...
Radiocor - Il Credit Agricole ha gia' ceduto lo 0,8% di Intesa Sanpaolo e la quota e' scesa al 5%. Lo ha annunciato il direttore finanziario del gruppo fr ancese, Bertrand Badre', durante la conferenza stampa di presentazione dei conti. 'La cessione ha avuto luogo e ora abbiamo solo il 5%', ha detto spiegando le modalita' dell'accordo raggiunto la settimana scorsa sul dossier Intesa. 28.02.10

 

INTESA, TREMONTI È CON TORINO...
Andrea Di Biase per "MF" - Il futuro di Intesa Sanpaolo finisce tra i temi della campagna elettorale per le regionali in Piemonte. A porre la questione della rappresentanza di Torino nella governance della banca guidata da Corrado Passera è stato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Parlando nel corso di un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato del centrodestra alle regionali, il leghista Roberto Cota, il titolare di Via XX Settembre si è soffermato sugli assetti interni alla banca.

«La grande questione di Torino, per quanto riguarda Intesa Sanpaolo», ha detto Tremonti, «è avere una rappresentanza che sia importante e sono sicuro che Cota avrà voce su questo argomento». La Regione Piemonte, attualmente guidata da Mercedes Bresso (Pd), è infatti tra i grandi elettori della Compagnia di San Paolo, che è a sua volta il primo azionista di Ca' de Sass con il 9,8%. «Torino ha avuto una grandissima banca», ha aggiunto il ministro, «poi si è fusa con un'altra banca ed è nato un gigante. Per Torino la questione è la rappresentanza e, se vincerà Cota saprà fare sentire la sua voce nel modo giusto».  

 

 

BAZOLI, A META' ANNO IL NUOVO PIANO TRIENNALE INTESA SANPAOLO...
Radiocor -
'Adesso che abbiamo varato il budget per il 2010, a meta' anno pensiamo di poter varare quel piano industriale triennale che tutte le banche, e un po' tutte le aziende, sono in grave difficolta' a varare. Prevedere cosa avverra' tra tre anni e' un esercizio piu' che scientifico, di carattere aleatorio'. Lo ha detto il presidente di cds di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che ha anche escluso aumenti di capitale per la banca. Sul collocamento in Borsa di Fideuram Bazoli ha detto: 'e' stata rinviata solo per motivi tecnici, perche' non si riusciva a stare nei tempi.

 

A me non risulta che ci siano cambiamenti di programma'. Sulle nomine a direttore generale di Gaetano Micciche' e Marco Morelli decise dalla banca, Bazoli ha spiegato: 'Non c'e' nessun collegamento fra le nomine di ieri e la prossima assemblea che dovra' rinnovare il consiglio di sorveglianza e la presidenza, perche' poi spetta al cds la nomina del cdg. Su tutte queste questioni che riguardano la composizione dei cons igli, non e' stato preso alcun orientamento'.  

12.02.2010

 

INTESA: VERSO SCIOGLIMENTO PATTO GENERALI-AGRICOLE ENTRO 20 FEBBRAIO...
Radiocor -
Le Generali e il Credit Agricole sono in contatto per arrivare alla risoluzione consensuale del patto di consultazione sulle quote in Intesa Sanpaolo entro il 20 febbraio. E' quanto si apprende da fonti finanziarie. L'accordo di risoluzione del patto non e' pertanto contenuto nelle memorie depositate oggi all'Antitrust. Come precisano le fonti, il documento, presentato anche dalla compagnia triestina all'Authority, indica che Generali e il Credit Agricole sono 'in costante contatto' e che l'auspicio e' di raggiungere un accordo consensuale per la dissoluzione del patto 'quanto prima e comunque non oltre il 20 febbraio'. L'Antitrust ha fissato la data del 22 febbraio per la conclusione della procedura di inottemperanza avviata contro Intesa Sanpaolo.

12.10.02

 

 

INTESA SANPAOLO: la svolta piace ai grandi soci (dai giornali). Torino divisa sul vice-Bazoli, fra le candidature ipotizzate spiccano quelle di Elsa Fornero e Alfonso Iozzo. (Il Sole 24 Ore, pag.35

12.02.10

 

INTESA SANPAOLO: SALZA, PRONTO A CONTINUARE SE ME LO CHIEDONO AZIONISTI...
Radiocor - Se saro' contattato dagli azionisti di Intesa Sanpaolo 'sono pronto a continuare. Se mi chiamano sono pronto, devono chiamarmi'. Lo ha dichiarato Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, a margine del convegno 'Il Mezzogiorno nel Mediterraneo' promosso dal Banco di Napoli. 'Sono solo interessato a occuparmi della banca e basta', ha aggiunto Salza, interpellato dalle indiscrezioni che ipotizzano un suo passaggio ai vertici dell'Abi. 28.01.10

 

POCA INTESA ATTORNO A INTESA...
Andrea Greco per " la Repubblica " - Tre mesi alla prima assemblea di Intesa Sanpaolo, attesa quanto Inter-Milan. Le Fondazioni socie si sono viste ieri per trovare uomini e formule comuni nel futuro triennio della banca. Non manca il lavoro , si aggiorneranno in continua fino a marzo.

Poiché per la prima volta il voto di rinnovo cariche è proporzionale, si prevedono almeno tre liste "amiche", per spartire meglio i 20 posti della sorveglianza. Un´altra lista, meno amica, la studia Crédit Agricole, in patto con Generali e in rotta con l´Antitrust che gli intima di lasciare l´azionariato (da impegni). I francesi, per non svalutare di un miliardo il 5,8%, mirano ad altre proroghe, e a tornare in consiglio: pazienza la concorrenza e la possibile multa di 500 milioni del garante a Intesa. Tutti filati come treni, per non deludere le loro constituency. Chi si farà più male?

[21-01-2010]  

 

 

INTESA SANPAOLO: OGGI CLOSING ACQUISTO DI 50 SPORTELLI DA MPS...
Radiocor - Accordo fatto per la cessione di 50 sportelli Mps a Intesa San Paolo a un prezzo medio concordato di 4 milioni di euro per filiale L'acquisizione del pacchetto di agenzie, collocate tra Arezzo, Firenze, Siena e Grosseto, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore Radiocor, sara' formalizzata nel pomeriggio. Le insegne delle filiali cambieranno in Carifirenze. Il controvalore complessivo dell'operazione e' di 200 milioni.  

18.12.09

 

CHIAMPARINO DELUSO DA INTESA SANPAOLO...
R.Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Con toni più cauti rispetto al passato, il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino torna a manifestare insoddisfazione per lo scarso ruolo di Torino in Intesa Sanpaolo. «Le decisioni sulla Banca dei Territori assunte negli accordi originari non sono stati rispettati. Il centro doveva essere a Torino e invece progressivamente si è spostato da un'altra parte ».

Un problema di manager? «Non è mia competenza parlare di chi farà il presidente e l'amministratore delegato, se ci sarà un direttore generale o meno», ha commentato ieri Chiamparino. «Non mi è passato neppure per l'anticamera del cervello - ha aggiunto - mettere in discussione questo o quel manager. Il tema è quello di una banca grande player mondiale come Intesa Sanpaolo e al tempo stesso più sensibile ai territori. Come ho detto a Bazoli, un generale deve preoccuparsi del morale delle sue truppe e quello delle truppe sanpaoline non è certamente molto alto».  

18.12.09

 

ALZA A CHIAMPARINO: «I SANPAOLINI? SONO FELICI E CONTENTI»...
Il Giornale - Si riaccende il dibattito sull'asse Milano-Torino per Intesa Sanpaolo. L'ad Corrado Passera ed il presidente del consiglio di gestione Enrico Salza hanno ieri replicato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, secondo il quale alcune decisioni di Intesa non hanno rispettato «gli accordi originari» e «il morale truppe sanpaoline non è certamente molto alto». Ma non ci sono Milano e Torino: «esiste solo Intesa Sanpaolo», ha ribattuto Passera. Mentre le critiche di Chiamparino, secondo il torinese Salza (intervenuto all'assemblea dei presidenti delle Camere di commercio) sono «infondate: i "sanpaolini" non sono tristi. Anzi - ha ribattuto - sono ben contenti e felici. Sono in grado di capirlo più io che governo la banca».

Lo scambio di battute ha riaperto il confronto dopo che il 25 novembre Angelo Benessia, presidente della Compagnia di Sanpaolo (primo socio di Intesa), si era pubblicamente affidato al presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, definendo le sue assicurazioni sulla ricerca di una soluzione concordata in materia di governance più valide di «un intero statuto». Sullo sfondo resta, anche in vista del rinnovo dei vertici della prossima primavera, la ricerca di una nuova centralità da parte di Torino, che vorrebbe forse esprimere un nuovo direttore generale.  

 

 

INTESA SANPAOLO: PATTO AGRICOLE-GENERALI, MINIPROROGA ANTITRUST...
Dal "Corriere della Sera" - Slittano i tempi per le memorie all'Antitrust sull'accordo Generali-Crédit Agricole su Intesa Sanpaolo. I documenti andavano depositati presso l'autorità entro la giornata di ieri, ma una miniproroga ha portato la deadline al 20 dicembre. A questo punto è possibile slittino di poco anche i tempi fissati per la chiusura del dossier, già portati dall'Antitrust da ottobre al 14 gennaio 2010. L 'accordo, sospeso dal Leone, consentirà comunque all'Agricole di non portare nel conto economico 2009 la minusvalenza (circa 1,5 miliardi) sulla quota in Intesa. Andrà poi studiata una soluzione che riceva il sì dell'authority, in assenza del quale Trieste sembra orientata a sciogliere il patto.  

12.12.09

 

 



2- ABRAMO-BAZOLI CHIUDE LA PARTITA SUL NUOVO DIRETTORE GENERALE INTESA E TAPPA LA BOCCA ALL'AVVOCATO BENESSIA - COSÌ PARLÒ ABRAMO BAZOLI: "UN SISTEMA FONDATO SUL MERITO E COMPETIZIONE HA CONSENTITO LE DEGENERAZIONI DEL "SUPERCAPITALISMO"
C'è poco da fare: nel tempio delle grandi banche i Grandi Sacerdoti sono ancora i veri protagonisti. La conferma arriva da Torino dove per settimane si è disputato sulla nomina di un nuovo direttore generale per la Banca dei Territori di IntesaSanPaolo. La carica è attualmente ricoperta da Francesco Micheli, ma a contestare la poltrona si è messo di traverso Angelo Benessia, l'avvocato torinese che ama andare in bicicletta e collezionare cariche nelle società.

 

L'ultima poltrona di Benessia è la presidenza della Compagnia di SanPaolo, azionista forte di Intesa, dove ha preso il posto del massiccio Enrico Salza. Per settimane l'avvocato torinese ha sgomitato con l'obiettivo di piazzare un uomo designato dalla Fondazione. In questo modo i sabaudi pensavano di far dimenticare lo schiaffo che dei longobardi di Intesa dopo la fusione tra le due banche.

Quella fusione brucia ancora sulla pelle di chi ha lavorato e costruito il successo del SanPaolo e basta leggere l'intervista dolente che l'ex-presidente Gianni Zandano ha concesso pochi giorni fa al quotidiano "La Stampa" per capire il malessere nei confronti dell'invasione longobarda.

 

L'artefice di quella che a Torino considerano una ferita insanabile è stato il 72enne Enrico Salza e la battuta che circola nei bar di piazza San Carlo è che "Salza ha svenduto Torino per un grattacielo che rischia di diventare un Tempio vuoto".

A chiudere la partita sul nuovo direttore generale e a tappare la bocca all'avvocato Benessia (protagonista di tante battaglie perse) è stato Abramo-Bazoli, il Grande Vecchio che non ha alcuna intenzione di mettersi da parte e di lasciare le redini della banca a Corradino Passera. Ancora una volta il laico e liberale Salza si è trovato d'accordo con il cattolico bresciano amico di Papa Montini.

Per capire come sia profonda l'ispirazione etica del 77enne Bazoli bisogna rileggere il lungo articolo che ha scritto domenica sull'"Avvenire" a proposito del capitalismo. Non è un articolo qualunque bensì una lectio magistralis sulla democrazia economica e la giustizia sociale, che rappresenta il punto più alto del pensiero cattolico democratico.

Questa sorta di enciclica dovrebbe leggerla anche Luchino di Montezemolo che con la sua ItaliaFutura si batte per il primato del merito. Scrive infatti Bazoli: "siamo certi che una concezione dell'economia che assolutizzi il primato del merito sia aderente ai principi evangelici?...e non è vero che proprio un sistema fondato sul presupposto del merito e della competizione ha consentito le degenerazioni del "supercapitalismo"?".

Più che un'enciclica e una lectio magistralis sembra il Manifesto di un vecchio rivoluzionario.  

 

 

BENESSIA PERSO NELLA NEBBIA DI TORINO: IL NUOVO DIRETTORE GENERALE NON INTACCA I POTERI DI PASSERA
C'è un uomo che oggi non esulterà per il bilancio di IntesaSanPaolo che Corradino Passera sottoporrà al Consiglio di amministrazione.

 

È Angelo Benessia, l'avvocato che a metà dell'anno scorso è stato nominato presidente della Compagnia di SanPaolo, il principale azionista del Gruppo. Per questo torinese che ama la bicicletta, le vacanze ai piedi del Monte Bianco e le frequentazioni con i salotti della politica, non c'è motivo di gioia dopo il ritorno sulla scena del vecchio banchiere Enrico Salza, l'uomo che per decenni ha orientato le manovre della finanza subalpina.

Dopo la cacciata di Pietro Modiano dalla direzione generale di IntesaSanPaolo, sembrava che Salza fosse uscito definitivamente di scena con l'accusa di aver svenduto la banca torinese ai longobardi guidati dal tandem Bazoli-Passera.

Da qui l'impressione che il 68enne Benessia potesse imporre la sua influenza costringendo il vertice di Intesa a inserire nell'organigramma un direttore generale "pesante".

In questa operazione il candidato ideale sembrava Fabio Gallia, l'attuale amministratore di BNL che ha posto condizioni rigide e poi ha rifiutato di trasferirsi a Torino. Così per il povero Benessia, che in città chiamano "BeneFiat" (per le sue amicizie con la Sacra Famiglia degli Agnelli), ha dovuto ripiegare e far buon viso all'arrivo nel Gruppo di Luciano Nebbia, attuale direttore generale della Cassa di Risparmio di Firenze. Di lui si sa molto poco perché non è mai andato sotto i riflettori e ha sempre camminato dietro l'ombra massiccia di Enrico Salza.

 

A rallegrarsi per il suo arrivo non è soltanto il vecchio banchiere, ma anche Corradino Passera che con l'arrivo di Nebbia non vede intaccati i suoi poteri.  

 

 

 

BARCOLLO MA NON MOLLO – INTESA SAN PAOLO DIMEZZA I BONUS MA LI MANTIENE: 5.5 MLN € PER GLI ALTI DIRIGENTI DI CUI 750MILA € PER PASSERA e 625MILA € PER MICHELI - utile netto 2008 a 2,5 mld €, contro i 7,4 miliardi del 2007… -

Andrea Greco per "la Repubblica"

Intesa Sanpaolo mantiene i bonus per i suoi manager, anche se dimezzati rispetto all´ammontare potenziale, e a quello incassato sull´esercizio 2007. Fanno comunque 5,5 milioni di euro per gli alti dirigenti del gruppo, di cui 750mila euro per il consigliere delegato Corrado Passera, 625mila euro per il direttore generale Francesco Micheli.

 

Una decisione, quella del consiglio di sorveglianza del maggiore gruppo bancario nazionale, avvenuta «applicando rigorosamente «i parametri di redditività, produttività, efficienza e controllo dei rischi» stabiliti per assegnare la componente variabile che sono stati raggiunti nella loro soglia minima.

Ma anche una decisione, in un momento così delicato per gli istituti di credito del Paese e del mondo, che ha destato qualche perplessità. Come quella di Pietro Garibaldi, consigliere di sorveglianza che ha preferito astenersi nella votazione.

Il membro indipendente, secondo quanto risulta, avrebbe preferito l´azzeramento d´ufficio dei bonus, considerato anche il fatto che Intesa Sanpaolo ha appena fatto ricorso all´aiuto dello Stato - sotto forma di prestito "Tremonti bond" da 4 miliardi, quasi metà del plafond totale - per rafforzare il patrimonio eroso dalla crisi finanziaria.

Il consiglio di gestione, e quello di sorveglianza, chiamati a deliberare sui conti 2008, hanno comunque espresso «l´apprezzamento al top management, per avere significativamente rafforzato il posizionamento competitivo del gruppo». Che Intesa Sanpaolo abbia sofferto meno di altri rivali la crisi (a partire da Unicredit, che tra l´altro non ha distribuito bonus ai vertici, non avendo raggiunto i suoi requisiti minimi), è un fatto.

 

Ma è vero altresì che l´utile netto del 2008 è sceso a 2,5 miliardi di euro, contro i 7,4 miliardi dell´anno prima (dove c´erano 3,7 miliardi di plusvalenze per la vendita di Cariparma). La Ca´ de Sass spenderà l´8% del costo del lavoro per i bonus - circa 400 milioni - di cui metà per la componente contrattuale sugli obiettivi di produttività destinata a impiegati e quadri. La parte restante, dimezzata rispetto al budget, è ripartita per il 78% agli impiegati, per il 20% ai dirigenti e per il 2% ai top manager.

Il tema dei bonus, la parte di "premio" delle retribuzioni, è annoso, e ha già scatenato frustrazione e gesti d´ira in America, Francia, Gran Bretagna. Lo stesso governatore Mario Draghi ha da poco raccomandato sobrietà e legame con obiettivi di lungo termine, in materia. Da anni bonus e stock option "stile anglosassone" sono molto cresciuti in Italia. A un primo esame dei bilanci 2008, tuttavia, emerge che i manager, soprattutto bancari, hanno subito decurtazioni sensibili degli stipendi, fino al 50%. Il fenomeno è diffuso anche nel nostro Paese, dove però la cultura retributiva garantista, sbilanciata sulla parte fissa dello stipendio, lo attenua.

 

 
[10-04-2009]

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

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ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

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Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

...

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk