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BANCA INTESA-S.PAOLO

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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla
mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime
assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a
darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :
marcobava@email.it
vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa !
Mb |
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
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Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
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|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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6 gennaio 2010.
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Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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NTESA: PER BOND
RACCOLTI ORDINI PER OLTRE 1,7 MLD, LIBRI ANCORA APERTI...
Radiocor - Le banche che stanno collocando il nuovo
bond di Intesa Sanpaolo hanno finora raccolto ordini per oltre 1,7
miliardi. Lo apprende R adiocor da fonti vicine all'operazione. Il
prestito, curato da Banca Imi, Deutsche Bank, SocGen e Nl-Bofa, e' un
biennale, a tasso fisso e dovrebbe offrire un premio di 140-145 pb sul
Midswap. L'emittente vanta come rating 'AA2' da Moody's, 'A+' da S&P 'AA-'
da Fitch.
9. INTESA SP:
GUZZETTI, MOLTO SODDISFATTI DI GESTIONE BANCA...
(Adnkronos) - La Fondazione Cariplo e' molto
soddisfatta della gestione di Intesa Sanpaolo, banca di cui e' tra i
principali azionisti. 'Siamo molto soddisfatti. La Banca dei
Territori-afferma Guzzeti a margine di una conferenza stampa a Milano -
sta andando molto bene'. La Ca' de' Sass e' una banca ben
patrimonializzata, ha una grande liquidita' che in questi momenti ha
lati positivi, ma anche negativi dal punto di vista degli impieghi.
Quanto alle sofferenze, e' una banca che sta al di sotto della media.
Sono tutti elementi per dire che siamo come azionisti soddisfatti di
come i nostri manager stanno gestendo la nostra banca'.25-01-2011]
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PIONEER: GUZZETTI,DA ITALIANO TIFO PER FUSIONE CON EURIZON...
Radiocor - Giuseppe Guzzetti presidente di Fondazione
Cariplo in occasione della presentazione dei progetti 2011 della
Fondazione si dice 'favorevole' 'all 'integrazione tra le societa' di
gestione di risparmio Pioneer (gruppo UniCredit) e Eurizon (gruppo
Intesa Sanpaolo).
'Tifo perche'
riescano a fare questa opearzione che consenta a risparmio italiano di
restare presso istituzioni italiane ha aggiunto e non c'entra il mio
essere azionista di Intesa Sanpaolo. UniCredit peraltro ha rilevato
Pioneer dall'estero e non vedo perche' dovrebbe restituirlo agli
stranieri'. Guzzetti ha poi ricordato che 'il clima all'interno del
sistema bancario italiano tra le due grandi banche (Intesa Sanpaolo e
UniCredit ndr) e' molto buono'; 'Continuiamo a predicare l'italianita' e
poi siamo disattenti, attenti', ha concluso Guzzetti.
25-01-2011]
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INTESA SP:
PASSERA, NON CERCHIAMO PARTNER PER POLO ASSICURATIVO...
(Adnkronos) - "Stiamo lavorando per realizzarlo" il
polo assicurativo che dovrebbe accorpare le societa' del Gruppo attive
nel settore. "Non cerchiamo un partner". Ad affermarlo, a margine del
comitato direttivo dell'Abi, e' l'ad di Intesa Sanpaolo Corrado Passera.
19-01-2011]
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- INTESA SP: IL 5
APRILE APPROVAZIONE DEL NUOVO PIANO...
(Adnkronos) - I consigli di gestione e di sorveglianza
di Intesa Sanpaolo si riuniranno il prossimo 5 aprile per approvare il
nuovo piano d'impresa. E' quanto emerge dal calendario finanziario
dell'istituto. Il piano verra' presentato il giorno successivo. Sempre
il 5 aprile il cds si riunira' per approvare il bilancio d'esercizio e
il bilancio consolidato dell'esercizio 2010. 20-01-2011]
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LEHMAN: ADUSBEF,
TRIBUNALE TORINO CONDANNA INTESA SANPAOLO RISARCIMENTO DI 474MILA EURO A
FAMIGLIA...
(ANSA) - Intesa Sanpaolo e' stata condannata,su richiesta
dell'avv. Cecilia Ruggeri, delegata Adusbef di Torino, a risarcire 474.000
euro una famiglia che aveva investito in titoli tossici Lehman Brothers,
'quali obbligazioni reclamizzate con il massimo dell'affidabilita', sia
dalla banca che dal Consorzio Patti Chiari dell'Abi, che al contrario
riteneva rischiosi i titoli di Stato italiani'. E' quanto informa l'Adusbef
secondo cui 'la dicitura che compariva sugli ordini di borsa delle banche
che aderivano al Consorzio Patti Chiari avrebbe determinato un autonomo
impegno dell'intermediario ad informare il cliente circa l'andamento del
livello di rischio del titolo Lehman e non era in alcun modo connesso
all'uscita del titolo Lehman dall'elenco delle obbligazioni a basso rischio
dei Patti Chiari'.11-01-2011] |
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INTESA SP:
BANCA FIDEURAM RILEVA 100% BANCA SARA...
(Adnkronos) - Banca Fideuram e Sara Assicurazioni hanno
firmato un accordo per l'acquisizione, da parte di Banca Fideuram, del
100% di Banca Sara. Lo comunicano Banca Fideuram (gruppo Intesa
Sanpaolo) e Sara Assicurazioni, in una nota congiunta. L'acquisizione di
Banca Sara "permettera' a Banca Fideuram di rafforzare la propria
leadership nel business della promozione finanziaria mentre le capacita'
distributive di Banca Sara saranno ulteriormente valorizzate grazie
all'integrazione della piattaforma industriale e commerciale di Banca
Sara in quella di Banca Fideuram".
L'operazione
"generera' per l'acquirente sinergie di costo e di ricavo. Per Sara
Assicurazioni la cessione di Banca Sara avviene a valle della decisione
del suo consiglio di amministrazione di concentrarsi sul business
assicurativo, rafforzando la propria struttura del capitale in
preparazione delle nuove norme di capitalizzazione di Solvency II". [23-12-2010]
11. INTESA SP:
ANTITRUST RIVEDE MISURE RAMO VITA, STRETTA SU GOVERNANCE...
(Adnkronos) - L'Antitrust revoca l'obbligo di vendere
Sud Polo Vita ma rafforza le prescrizioni in materia di governance per i
rappresentanti di Generali e sulla struttura distributiva della rete
Intesa Sanpaolo. La banca potra' vendere sulla sua rete esclusivamente i
propri prodotti assicurativi. Confermata la posizione dominante
collettiva con Generali nel Ramo Vita I sia nella produzione a livello
nazionale che nella distribuzione a livello provinciale.
L'Autorita' ha
deciso di rivedere le misure sul settore assicurativo del ramo vita
prescritte nel dicembre del 2006 in occasione della concentrazione tra
Banca Intesa e Sanpaolo. L'analisi condotta nel corso dell'istruttoria
ha nuovamente confermato la posizione dominante collettiva detenuta
congiuntamente da Intesa Sanpaolo e Generali nel Ramo Vita I del settore
assicurativo e l'esistenza di problemi concorrenziali nell'intero
comparto, dovuta ai legami societari e personali tra Intesa Sanpaolo e
Generali.
A fronte di tali
criticita' Intesa Sanpaolo ha presentato nuovi impegni, resi vincolanti
dall'Autorita', che li ha ritenuti adeguati ad affrontare le restrizioni
concorrenziali ancora esistenti nei mercati rilevanti. In particolare:
viene revocato l'obbligo a vendere a terzi indipendenti il c.d. Sud Polo
Vita; viene stabilito che il gruppo potra' vendere sulla sua rete
esclusivamente i propri prodotti assicurativi secondo un modello
organizzativo di integrazione verticale, che prevede il collocamento
attraverso la rete distributiva nazionale del Gruppo Intesa Sanpaolo,
inclusi i promotori, di polizze vita di Ramo I, III e V di fabbriche
prodotto controllate da Intesa Sanpaolo in via esclusiva. L'eventuale
decisione di mutare modello distributivo dovra' essere valutata
dall'Antitrust.
[23-12-2010]
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INTESA: POLO
ASSICURATIVO AL VIA, ANTITRUST HA ESAMINATO DOSSIER...
Radiocor - Tutto pronto per la nascita del polo
assicurativo del gruppo Intesa Sanpaolo da oltre 7 miliardi di premi.
L'Antitrust, a quanto appreso da Radiocor, nella riunione di questa
mattina ha dato il suo via libera all'operazione sulla base delle
condizioni di governance e industriali proposti dal gruppo bancario.22-12-2010]
5. MITTEL: BAZOLI,
CHIUDIAMO IN ROSSO MA DAREMO DIVIDENDO...
(Adnkronos) - Mittel chiude l'esercizio con i conti "in
perdita", ma distribuira' ugualmente un dividendo attingendo alle
riserve. La finanziaria di piazza Diaz ha pero' "un piano positivo" che
prevede tra l'altro un progetto di accorciamento della filiera
societaria, che "riguarda soprattutto l'acquisto di Hopa che abbiamo
fatto negli anni scorsi". A dirlo, al termine del consiglio di
amministrazione e' il presidente della Mittel Giovanni Bazoli. Il
bilancio 2009-2010, ha spiegato Bazoli, "si e' chiuso in rosso perche'
ci sono delle partite non ricorrenti". Un rosso "superiore alle attese,
perche' abbiamo voluto fare un bilancio del tutto trasparente. Ora,
pero', si volta pagina. Abbiamo un piano positivo da realizzare l'anno
prossimo, che prevede un taglio di costi importante, anche attraverso la
dismissione di personale dirigente, che ha un costo elevato".
Comunque, ha
continuato Bazoli, "e' prevista una parte costruttiva, che consentira'
di accorciare la filiera societaria di Mittel", cosa che riguarda
"soprattutto l'acquisto di Hopa", dove "oggi non siamo i soli a gestire.
Vorremmo accorciare la filiera societaria in modo da avere una
responsabilita' diretta in Hopa e nelle migliori societa' di Hopa". Alla
domanda se si stia pensando ad una fusione per incorporazione della
societa' bresciana, Bazoli replica che "e' una cosa un po' complicata,
frutto di negoziazioni in atto, ma cio' ci consentira' di ripartire per
un'altra fase del nostro sviluppo".22-12-2010]
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INTESA SANPAOLO: CR.AGRICOLE RICLASSIFICA QUOTA, -1,25 MLD IMPATTO CONTI -
QUOTAZIONE NON RIFLETTE VALORE. NO PROCEDURA DI VENDITA...
Radiocor - Il Credit Agricole Sa ha deciso di porre
fine al dispositivo che gli permetteva di essere rappresentato nel
Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo e ha quindi riclassificato
ai fini contabili la partecipazione del 4,79% nella banca italiana.
Sulla base della quotazione attuale di Intesa, l'impatto sull'utile
netto del Ca sarebbe negativo per circa 1,25 miliardi nel quarto
trimestre 2010, precisa una nota.
La decisione e'
motivata 'dalla concomitanza dei lavori portati avanti da entrambi i
gruppi sul piano strategico a medio termine e dalle comunicazioni
previste nella primavera 2011. In questo contesto, non e' sembrato
opportuno al Credit Agricole prolungare la rappresentanza nel cds di
Intesa'. Le quotazioni attuali della banca italiana, peraltro, 'non
sembrano riflettere il valore fondamentale di questo asset' e il Ca non
ha avviato alcuna procedura di vendita a breve termine della quota.17-12-2010]
|
FIDEURAM:
CDA DELIBERA OFFERTA VINCOLANTE PER BANCA SARA...
Radiocor - Il consiglio di amministrazione di Banca
Fideuram ha deliberato oggi un'offerta vincolante per Banca Sara. E'
quanto apprende Radiocor da fonti de lla controllata del gruppo Intesa
Sanpaolo. Adesso si attende la risposta di Banca Sara, istituto attivo
nella distribuzione di prodotti finanziari che conta 90 agenzie.17-12-2010] |
INTESA SP: ENTRA A
FAR PARTE DEL CROSS BORDER RENMIMBI TRADE SETTLEMENT...
(Adnkronos) - Intesa Sanpaolo ha ottenuto
l'autorizzazione a far parte del Cross Border Renmimbi Trade Settlement.
Il gruppo potra' ora effettuare operazioni cross border in Renmimbi
(Rmb), sia dall'esterno, attraverso le filiali di Hong Kong e Singapore,
sia dall'interno attraverso la filiale di Shanghai, mettendo a
disposizione della propria clientela Corporate una gamma di prodotti in
Rmb: conti correnti, incassi e pagamenti, servizi di cambio e copertura
cambio, depositi a tempo, trade finance ed emissione di bond e lettere
di credito.15-12-2010] |
INTESA: CDG
FAVOREVOLE AD ACQUISIZIONE BANCA SARA PER FIDEURAM...
Radiocor - Ultima riunione dell'anno per il consiglio
di gestione e per quello di sorveglianza di Intesa Sanpaolo che si sono
riuniti presso la sede torinese. Il consiglio di gestione, oltre a una
serie di aspetti di ordinaria amministrazione, a quanto appreso da
Radiocor, ha esaminato positivamente il progetto di acquisizione di
Banca Sara da parte della controllata Banca Fideuram. Dell'operazione si
occupera' il consiglio di amministrazione di Banca Fideuram convocato
per giovedi'. Banca Sara attiva nella distribuzione di prodotti
finanziari conta 90 agenzie con 400 promotori. 14-12-2010]
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INTESASANPAOLO: studia l'addio alla governance duale.
Incontro Passera-Draghi. (La Repubblica, pag. 29)
18-11-2010]
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. AUTOSTRADE: INTESA SANPAOLO ACQUISCE MAGGIORANZA
SOCIETA' CHE DETIENE 25,6% SERENISSIMA...
(Adnkronos) - Mario Ciaccia,
Amministratore Delegato di Biis, Banca Infrastrutture
Innovazione e Sviluppo, in rappresentanza di Intesa
Sanpaolo e Rino Mario Gambari, presidente di Invester,
hanno sottoscritto oggi l'accordo per l'acquisizione da
parte di Intesa Sanpaolo della maggioranza di Invester,
la holding che controlla indirettamente il 25.6% della
societa' autostradale Serenissima.
Intesa Sanpaolo fornira' le risorse finanziarie
necessarie per ricapitalizzare Invester e per sostenere
la concessionaria Autostrada Brescia Verona Vicenza
Padova SpA che, nei prossimi anni, sara' chiamata a
realizzare un importante programma di investimenti.Rino
Mario Gambari, spiega una nota, i continuera' ad
accompagnare il processo di crescita e di
efficientamento di Serenissima positivamente intrapreso
negli ultimi anni, in qualita' di Amministratore
Delegato della concessionaria
Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova ha approvato la
scorsa settimana i dati al 30 settembre 2010 che
evidenziano una forte crescita del Fatturato, pari a
201,6 milioni di euro, un margine operativo lordo, pari
a 99,5 milioni di euro, in crescita del 24,56% il valore
della produzione pari a 216 milioni di euro, in crescita
del 16,64% , il risultato lordo in forte crescita, pari
a 62 milioni di euro, il 71% in piu' rispetto allo
stesso periodo dello scorso anno e il risultato netto in
ascesa, pari a 40 milioni di euro
".16-11-2010]
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ANTIRICICLAGGIO ALL’ITALIANA - Intesa Sanpaolo, ma forse
altre banche allo stesso modo, sta inondando l’Italia di
lettere incredibili, che chiedono al cliente di correre
in filiale per sistemare un problema che in realtà è
della banca e non del cliente - Citando la normativa
antiriciclaggio del 2007, quindi con opinabile prontezza
rispetto alla sua entrata in vigore, la banca di Passera
e Bazoli ribalta tout court sui clienti un suo obbligo
preciso
Bankomat
per Dagospia
Banca Intesa Sanpaolo, ma forse altre banche allo stesso
modo, sta inondando l'Italia di decine o forse centinaia
di migliaia di lettere incredibili, che chiedono al
cliente di correre in filiale per sistemare un problema
che in realtà è della banca e non del cliente. Citando
la normativa antiriciclaggio del 2007, quindi con
opinabile prontezza rispetto alla sua entrata in
vigore....., la banca di Passera e Bazoli ribalta tout
court sui clienti un suo obbligo preciso.
La
normativa dice infatti che è obbligo della Banca - e
cito dalla lettera - il fatto che siano identificati con
precisione i titolari formali ed effettivi dei rapporti
bancari, avendone verificato l'identità, nonché
l'ottenere informazioni sullo scopo e sulla natura
prevista del rapporto e tenere aggiornati i relativi
dati.
"Tenuto conto che nei nostri archivi non risultano
aggiornate le informazioni relative ai rapporti da Lei
intrattenuti con la nostra Banca, La invitiamo a
mettersi in contatto sollecitamente con il Suo
Gestore..."
Et voilà. l'obbligo della banca girato al cliente. E
sollecitamente.
Letta destrattamente potrà sembrarvi una lettera
normale, in fondo vi chiedono solo di passare un attimo
in filiale. Ma seguite il filo, non è così.
Come noto nessun conto corrente in Italia viene
intestato a Pluto Pippo e Paperino, né agli stessi è
consentito operare in banca presentandosi magari con la
maschera e senza documenti in filiale, bensì tutto si
riferisce sempre e solo a persone fisiche o giuridiche,
i cui dati - accertati all'apertura del conto e ogni
volta che si va ad operare allo sportello - per
definizione sono quelli. Sono già noti alla banca e
comunque sono sempre pubblici su pubblici registri,
verificabili oggi in tempo reale grazie alle tecnologie,
per ogni dubbio che la banca avesse, pertanto chieder
conto oggi alla clientela di questi dati è ridicolo.
La persona che ha mostrato a Bankomat la lettera di
Intesa è cliente da quarant'anni della Banca, è pure
cliente del private banking, di lui sanno tutto e di più
da sempre. Giustamente ci osserva: ma come fa a sapere
la banca che non sono aggiornati i suoi dati relativi al
sottoscritto? Cosa può dire un cliente di più e di
diverso da quanto noto all'Anagrafe o alla Camera di
Commercio?
Casomai si poteva scrivere alle sole società detenute da
fiduciarie italiane o estere. E lì andremo poi a
ridere...
Non era però il caso del cliente amico che ci ha
raccontato questa storiella. Società italiana di persone
fisiche italiane, sempre le stesse da sempre e notissime
alla banca.
Ma allora non faceva prima e meglio la Banca a far sì
che ogni gestore verificasse i suoi rapporti "in
portafoglio" e poi casomai chiamasse il cliente, se e
solo se vi fossero clamorosi ammanchi di dati o strane
evidenze incoerenti sui dati pubblici verificati? E
comunque in tal caso chiedendo al cliente di collaborare
su singole e specifiche anomalie, che statisticamente
possono sempre occorrere, già individuate a cura e spese
della banca.
Comunque il cliente amico di Bankomat ha telefonato con
sollecitudine al suo gestore, che imbarazzato e
scusandosi diceva che non era la prima telefonata di
garbata protesta ricevuta, che era una lettera
circolare, e di star tranquillo che il tutto si
risolveva con una serie di moduli dichiarativi che il
Cliente doveva correre a firmare in filiale. Insiste il
Cliente: ma io sono io e la mia società vi è nota,
amministratori e soci, da una banale verifica camerale.
Cosa posso dichiararvi di diverso che voi non sappiate
già e che non sia già certificato dai pubblici registri?
Forse vorranno sapere che il cliente non sia un
narcotrafficante e che non intenda versare milioni in
contanti. Peccato che tutto questo non sia un obbligo
dei clienti: se versate milioni in contanti ne avete
tutto il diritto salvo che poi - ovviamente - la banca
lo segnala subito e da anni a chi di dovere se la cosa è
sospetta. Responsabilità totale della banca che esegue
l'operazione, in quanto come ovvio uno sul suo conto
versa tutto che vuole, salvo risponderne se altri
accerteranno che sono frutti di reato. Ma questi
obblighi informativi per fortuna già esistono da anni e
giustamente riguardano la banca, non il cliente. Una
volta accertata la sua identità allo sportello, in
quell'occasione del versamento, il resto è procedura
consolidata.
Altra simpatica curiosità del cliente: cosa vorrà mai
sapere la banca "sulla natura prevista del rapporto"?
Visto che è un normale conto corrente di una normale
società, normalmente operativo da anni con operazioni
che - come tutti dovrebbero sapere - se non fossero
lecite e normali la banca avrebbe già e da sempre
l'obbligo di non farle, analizzandole una per una quando
si effettuano. La banca vuol sapere se mai il cliente
esausto ed arrabbiato chiuderà il conto?
Per contro già ci vediamo la filiale di caserta n.xyz
che al cassiere dei casalesi chiede: "scusi, quanti
contanti pensa di versare la prossima settimana dopo il
giro del pizzo?"
A proposito: chissà se i bonifici partiti dalle banche
italiane, pare da Intesa stessa, verso Antigua ed a nome
del Signor B, hanno scatenato subito altrettanta
rigorosa sollecitudine di accertamento. Avrà egli Sig.
B. dichiarato a Passera la natura e prevedibile
evoluzione dei suoi rapporti bancari?
Già sappiamo da Bankitalia che Banca Arner era meno
fiscale con i suoi clienti. Quindi sia lode a Banca
Intesa.
Il cliente ha promesso di far vedere a Bankomat i moduli
e di raccontarci la seconda parte della storia.
Il ragionevole dubbio che alla consueta farraginosità
delle norme italiane si sia aggiunta una buona dose di
imbecillità bancaria ci rimane. 21-10-2010]
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INTESA: GUZZETTI INCONTRA VERTICI, FIDUCIA IN
EROGAZIONI STABILI...
Radiocor - 'Come azionisti di Intesa
Sanpaolo, possiamo dire che la relazione che c'e' stata
presentata oggi conferma che siamo sulla buona strada.
Siamo fiduciosi e confidiamo - grazie alla gestione del
nostro patrimonio, di cui Intesa Sanpaolo rappresenta
oggi solo una parte - di poter mantenere stabile il
livello delle erogazioni che negli ultimi anni si e'
aggirato attorno ai 200 milioni di euro'. Cosi' il
presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti,
in al termine di un incontro con i vertici di Intesa
Sanpaolo.
'La semestrale di Intesa Sanpaolo contiene un
accantonamento virtuale che consente la remunerazione
degli azionisti'. Cosi' a Radiocor il coordinatore della
commissione investimenti della Fondazione Cariplo,
Francesco Cesarini, a chi gli chiedeva se la fiducia
espressa dal presidente Giuseppe Guzzetti sul
mantenimento del livello delle erogazioni si basi sulla
prospettiva di distribuzione di un dividendo da parte
della partecipata. Cesarini si e' espresso al termine di
un incontro dell'ente con i vertici della banca
partecipata durante il quale, ha precisato,
l'illustrazione dell'andamento della banca si e'
limitata al primo semestre.
12-10-2010]
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TOH, CHE FINE HA FATTO TOTO? - DOPO AVER RIFILATO, IN
DUPLEX CON PASSERA, IL "PACCO" DELLA SUA INDEBITATISSIMA
AIR ONE (MAGGIOR CREDITORE BANCA INTESA DI CORRADINO) AI
"PATRIOTI" DEL CAI GUIDATI DA COLANINNO, CONTINUA A
MACINARE AFFARI E SOLDI CON ALITALIA - COME? SI è FATTO
FARE UN CONTRATTO PER APPENA 12 ANNI PER AFFITTARE GLI
AEREI ALLA COMPAGNIA DE’ NOANTRI A PREZZI
FORMIDABILI.... Gianni Dragone per "il
Sole 24 Ore"
Con la cessione di Air One alla Cai-Alitalia Carlo Toto
si è lasciato alle spalle le tribolazioni del trasporto
aereo. I conti hanno ripreso un po' fiato, i debiti sono
diminuiti, anche se non troppo, l'utile rimane modesto.
Toto però fa buoni affari dando in leasing alla
compagnia guidata da Rocco Sabelli i jet Airbus nuovi di
zecca che alcuni anni fa si era impegnato ad acquisire,
pur senza avere sufficienti capitali, grazie al credito
bancario.
Toto, 66 anni, oggi affianca alla tradizionale attività
nelle costruzioni (con appalti soprattutto dall'Anas e
dalle Autostrade dei Benetton) i piani di sviluppo nel
ferroviario, vuole espandersi nelle concessioni
autostradali comprando da Atlantia il 60% dell'abruzzese
Strada dei Parchi (di cui ha già il 40%), vuole produrre
energia eolica nel Sud d'Italia e in NordAfrica.
L'aviazione resta l'area di punta per l'imprenditore di
Chieti, con i voli privati della controllata Air One
Executive, ma soprattutto in veste di gestore di flotte,
tramite locazione e compravendita di aeroplani, grazie
al redditizio contrattone con la nuova Alitalia.
Nel dicembre 2008, mentre perfezionava la cessione di
Air One a Cai per 454,9 milioni, prezzo poi ridotto di
9,1 milioni, Toto ha costituito la società irlandese
Aircraft Purchase Fleet Ltd (Ap Fleet o Apfl) a Dublino,
dove il fisco è più leggero. E ha reinvestito 60 milioni
diventando socio, con il 5,31%, della nuova Alitalia.
Apfl acquisisce gli Airbus a debito e li riaffitta in
leasing operativo ad Alitalia. Con un bel guadagno,
secondo i bilanci di Toto. «Nel 2009 il gruppo Apfl ha
"acquistato" 10 aerei; attualmente gli aerei già locati
ad Alitalia sono 13», dice il consolidato 2009 della
Toto Spa. «Nonostante la crisi del settore aereo (...)
le performance del gruppo Apfl sono state pari a 4,7
milioni di dollari con un risultato netto sul fatturato
pari all'11%», dice la relazione al consolidato 2009.
Quest'anno, con l'affitto di più aerei, è previsto un
utile di valore superiore. La capogruppo di Toto ha
recepito nel 2009 un utile netto di 3,38 milioni di euro
dal «sub consolidato società irlandesi».
Nell'accordo quadro con Cai quest'ultima - puntualizzava
il bilancio 2008 del gruppo Toto - si è impegnata a
prendere in locazione da Apfl «gli aerei Airbus che
quest'ultima ha già acquistato o acquisterà nei prossimi
anni». Era prevista la locazione di 68 aerei modello
A320, 12 A330 e 12 A350 «ad un canone mensile che verrà
determinato, per i primi sei anni (...), dalla media dei
canoni di leasing mensili di mercato come indicati negli
ultimi due report trimestrali pubblicati da Ascend e per
un altro periodo di sei anni con la stessa modalità,
fermo restando che il canone non potrà avere un
incremento e decremento superiore al 7,5%».
Il
consolidato 2008 di Toto esponeva un impegno per Ap
Fleet di 3.571 milioni di euro «nei confronti della
società Airbus ad acquistare gli aerei che questa le
consegnerà fino al 2018». L'importo «rappresenta il
valore degli 81 aerei ancora da consegnare al 31
dicembre 2008». Un anno dopo l'impegno verso Airbus,
pari al valore dei 68 aerei ancora da consegnare a fine
2009, era di 3.103,6 milioni.
Dopo la cessione di Air One, Toto ha riacquistato dalla
Cai cespiti «non strategici» per 54,7 milioni: il 30%
della Air One Executive (di cui Toto deteneva già il
70%) e immobili. Nei voli privati nel 2009 Air One
Executive ha perso 2,37 milioni, su un fatturato in calo
del 30% a 3,9 milioni. La controllata Rail One non ha
ancora cominciato il trasporto ferroviario e resta
rosso, con una perdita netta di 1,34 milioni nel 2009,
simile a quella del 2008.
Nei conti 2009, sia della Toto Spa sia nel consolidato,
sono stati accantonati 32 milioni «a copertura di
probabili passività derivanti dall'esito negativo del
contenzioso» per effetto di quanto stabilito negli
accordi di cessione di Air One ad Alitalia, come
manleva. Accantonati ulteriori 6,15 milioni «a copertura
di contenziosi specifici contrattualmente identificati»
nella vendita di Air One.
Il
consolidato del gruppo Toto nel 2009 indica un valore
della produzione di 192,5 milioni, in netto calo
rispetto ai 968 del 2007, l'ultimo bilancio che
comprendeva Air One. I debiti lordi a fine 2009 erano
576 milioni, rispetto ai 649 del 2008 e ai 1.142 di fine
2007. I debiti verso banche erano 191 milioni nel 2009
(682 nel 2007), quelli verso altri finanziatori 275
milioni (114 nel 2007).
Il
bilancio consolidato 2009 dichiara un utile netto di
competenza di 1,94 milioni (2,83 milioni nel 2007). Il
revisore Kpmg sottolinea che il valore della produzione,
alla voce variazioni per lavori in corso, beneficia di
25,3 milioni di claims, le riserve per contenziosi negli
appalti oggetto.
01-10-2010]
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COMPAGNIA SANPAOLO: BENESSIA, SODDISFATTI PER
RISULTATI BANCA CONFERMIAMO SOSTEGNO...
(Adnkronos) -
Soddisfazione per i risultati raggiunti da Intesa
Sanpaolo nel primo semestre dell'anno e pieno sostegno
alla stabilita' della banca. Cosi' il presidente della
Compagnia di Sanpaolo, Angelo Benessia, sintetizza
l'incontro di questa mattina a Villa Abegg sulla collina
torinese, tra i vertici della banca, il presidente del
Consiglio di gestione Andrea Beltratti, il consigliere
delegato Corrado Passera e i direttori generali Gaetano
Micciche' e Marco Morelli con il Consiglio generale e il
Comitato di gestione della fondazione.
'La fondazione -ha sottolineato Benessia- ha confermato
la soddisfazione per i risultati ottenuti e il convinto
ruolo di sostegno alla stabilita' della banca. Tempo fa
-ha proseguito il presidente della compagnia- il
governatore Draghi aveva sottolineato che le fondazioni
sono garanti per la stabilita' e devono guardare al di
la' del breve termine. Noi siamo infatti investitori
sovra istituzionali che guardano al medio-lungo termine
e alla sostenibilita' dei risultati e la banca e' in
grado di assicurarceli'.
13. COMPAGNIA SANPAOLO: MIGONE E POLLIOTTO ENTRANO IN
CONSIGLIO...
(Adnkronos) -
Gian Giacomo Migone e Patrizia Polliotto sono i due
nuovi componenti del Consiglio generale della Compagnia
di Sanpaolo. Sostituiscono Bruno Manghi che si era
dimesso la scorsa estate, e suor Giuliana Galli nominata
vicepresidente della fondazione. Oggi il Consiglio
generale della compagnia, riunitosi a Villa Abegg, sulla
collina torinese ha preso atto delle nuove
nomine.27-09-2010]
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. DERIVATI - INTESA A RISCHIO...
Il tribunale di Bari ha dichiarato "radicalmente nulli"
i derivati stipulati da un'impresa pugliese con Banca
Intesa, con una motivazione senza precedenti: quei
contratti finanziari a rischio sarebbero "non meritevoli
di tutela giuridica". E quindi inefficaci, come mai
esistiti. La sentenza finale è ancora lontana, ma con
una prima ordinanza urgente il giudice Enrico Scoditti
ha bloccato tutti i futuri addebiti bancari a carico
della catena d'abbigliamento America srl.
Il
tribunale non ha contestato l'attestato bancario che
dichiarava quell'impresa "esperta in finanza", che in
genere basta a scagionare l'istituto: il problema è che
i consulenti tecnici (Calipso spa, gli stessi dei
maxi-derivati milanesi) hanno documentato che i
contratti "rinegoziati dal 2003" non servivano alla
funzione dichiarata di "ridurre i rischi dei tassi", ma
li aumentavano, garantendo alla banca "costi impliciti
del 44 per cento". Se confermata, la tesi della "nullità
strutturale" potrebbe allargarsi a centinaia di vertenze
di altre ditte private ed enti pubblici. P. B.
28.08.10 |
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INTESA SANPAOLO: MICHELI RIENTRA COME SENIOR ADVISOR DI PASSERA...
Radiocor -
Francesco Micheli, il direttore generale di Intesa Sanpaolo
uscito dal gruppo l'autunno scorso per lasciar spazio al
direttore generale Marco Morelli, torna nel gruppo bancario come
'senior advisor' del Ceo Corrado Passera. La decisione, secondo
quanto risulta a Radiocor, e' stata diffusa con un ordine di
servizio datato 7 luglio, firmato dallo stesso Passera e inviato
a tutti i dipendenti del gruppo. Micheli e' nominato Senior
advisor del Ceo su progetti trasversali, sviluppo organizzativo,
relazioni industriali, politiche delle risorse umane.
6- INTESA
SANPAOLO: LANCIA BOND 10 ANNI DA 1 MILIARDO...
Radiocor -
Intesa Sanpaolo ha in fase di lancio (previsto oggi) un eurobond
'lower Tier 2' benchmark - importo atteso di un miliardo -
decennale a tasso fisso. Lo apprende 'Il Sole 24 Ore Radiocor'
da fonti bancarie, le quali precisano che l'emittente ha dato
mandato a Banca Imi, Bnpp, Credit Suisse e Deutsche Bank di
curare l'emissione. Il prestito e' dedicato ai mercati
internazionali.
10.07.10 |
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terremoto
a banca intesa (radiocor scoop) - golpe di passera: al suo
fianco riciccia Francesco Micheli, il direttore generale di
Intesa Sanpaolo uscito dal gruppo l’autunno scorso - ora "è
nominato Senior advisor del Ceo su progetti trasversali,
sviluppo organizzativo, relazioni industriali, politiche delle
risorse umane" - dago-traduzione: corradino ha commissariato i
due direttori generali morelli e micciché - non solo: il
presidente beltratti era all’oscuro di tutto... Radiocor
-
Francesco Micheli, il direttore generale di Intesa
Sanpaolo uscito dal gruppo l'autunno scorso per lasciar spazio
al direttore generale Marco Morelli, torna nel gruppo bancario
come 'senior advisor' del Ceo Corrado Passera.
La
decisione, secondo quanto risulta a Radiocor, e' stata diffusa
con un ordine di servizio datato 7 luglio, firmato dallo stesso
Passera e inviato a tutti i dipendenti del gruppo. Micheli e'
nominato Senior advisor del Ceo su progetti trasversali,
sviluppo organizzativo, relazioni industriali, politiche delle
risorse umane. [08-07-2010]
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ITALTEL:
VENERDI' ASSEMBLEA SOCI, MANCA ANCORA L'OK DI ALCUNE
BANCHE...
Radiocor -
E' in agenda per giovedi' prossimo una riunione del consiglio di
amministrazione di Italtel a cui seguira' venerdi' l'assemblea
degli azionisti per l'approvazione del bilancio. Il via libera
dei soci presuppone che sia raggiunto l'accordo di
ristrutturazione. Mancano pero', secondo quanto risulta a
Radiocor, alcuni via libera al salvataggio del gruppo da parte
di alcune banche che hanno un limitato importo dei crediti. Si
tratta del gruppo Ubi (circa il 3% del totale), Arab Bank (1,6%)
e Banco Popolare (1,6%). I maggiori finanziatori del gruppo
UniCredit, Bpm e Ge Interbanca, invece, hanno gia' dato il via
libera a un finanziamento da 350 milioni di euro per il 93,5
dell'importo crediti delle banche. Per il salvataggio del gruppo
occorre il 100% dei si' degli istituti. I soci Telecom e Cisco
hanno dato alcune rilevanti garanzie per il futuro commerciale
del gruppo e hanno dato disponibilita' a sottoscrivere assieme
un aumento di capitale da 70 milioni.
10- GRANDI
MANOVRE SUI FUTURI VERTICI DI TELECOM... (COME TI BRUCIO
NAPO-LUCIANI)
Giovanni
Pons per "la Repubblica" - Sono già cominciate le grandi manovre
per la sostituzione dei vertici di Telecom Italia in scadenza
nell´aprile 2011. A lavorare dietro le quinte, come già avvenuto
lo scorso autunno, è sempre Cesare Geronzi che ora dalla tolda
di comando di Generali è il primo socio italiano in Telco, con
il 30,7%.
A
scalpitare per una promozione telefonica stavolta non è più
Stefano Parisi bensì Luca Luciani, ad di Tim Brasil da gennaio
2009. Luciani, famoso al popolo internet per la gaffe di
«Napoletone vincente a Waterloo», s´è presentato a Geronzi
grazie ai buoni uffici del dg Raffaele Agrusti e di suo fratello
Michelangelo, ex democristiano vicino a Martinazzoli e oggi
titolare della società Onda che fornisce a Telecom le chiavette
per i collegamenti al web.
Luciani
non ha fatto mistero di voler prendere il posto di Franco
Bernabè, magari affiancato in una posizione operativa
dall´esperto Mauro Sentinelli, guarda caso dal marzo 2009
presidente di Onda ed entrato nel cda Telecom lo scorso aprile
sostenuto dall´asse dei fratelli Agrusti. Luciani si vanta dei
buoni risultati di Tim Brasil ma non va dimenticato che fu lui
nel settembre 2008, a capo della divisione mobile di Telecom, ad
alzare le tariffe facendo perdere alla società clienti e
traffico.
Un´impasse
da cui ancor oggi non si riesce a uscire malgrado gli sforzi di
Fabrizio Bona, un ex Wind cui tocca risollevare le sorti di Tim.
Bisognerà poi vedere come procederà l´inchiesta giudiziaria
sulle sim card fasulle, che investe un periodo in cui Luciani
era responsabile della divisione incriminata. Dunque da qui ad
aprile se ne vedranno di belle nella certezza che le leve
operative di Telecom fanno gola a molti. E gli azionisti
Mediobanca, Generali e Intesa potrebbero avere visioni assai
diverse sul tema.
18.06.10 |
COMPAGNIA DI SANPAOLO: SUOR GIULIANA GALLI ELETTA
VICEPRESIDENTE...
Radiocor -
Suor Giuliana Galli e' stata eletta vicepresidente della
Compagnia di Sanpaolo. La consigliera, secondo quanto si
apprende, ha ottenuto 14 voti su 20 dal consiglio generale dopo
la fumata nera della prima votazione. 28.06.10 |
INTESA
SANPAOLO: VISITA DI BAZOLI IN FONDAZIONE CARIPLO...
(Adnkronos)
- Visita di Giovanni Bazoli stamani nella sede della Fondazione
Cariplo, uno dei principali soci di Intesa Sanpaolo. Il
presidente del consiglio di sorveglianza si e' trattenuto nella
sede, in via Manin a Milano, per circa un'ora, probabilmente a
colloquio con il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe
Guzzetti, anch'egli in sede. All'uscita, intorno alle 11.20,
Bazoli non ha rilasciato dichiarazioni.
8- A2A: CDS
NOMINA INTESA SANPAOLO ADVISOR PER EDISON E PIANO SVILUPPO
Radiocor - Intesa Sanpaolo e' l'advisor scelto ufficialmente dal
consiglio di sorveglianza di A2A per mettere a punto il piano di
sviluppo strategico e industriale, compreso ovviamente il
dossier Edison. La decisione, secondo quanto risulta a Radiocor,
e' stata presa settimana scorsa dopo una riunione dell'organo
presieduto da Graziano Tarantini. Anche il consiglio di gestione
di A2A si dotera' di un advisor: sul tema circola con insistenza
il nome di Mediobanca, ma manca tuttora una scelta ufficiale.
18.06.10 |
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INTESA
SANPAOLO: AD AGRICOLE QUASI 100 SPORTELLI TRA ROMA, MILANO E
FIRENZE
Radiocor - E' concentrato su Roma, Milano e Firenze, oltre che su
La Spezia, il pacchetto di sportelli di Intesa Sanpaolo che
passera' al Credit Agricole. L'accordo per la prevista cessione
di 150- 200 filiali, a quanto appreso da Radiocor in ambienti
finanziari, e' in dirittura d'arrivo e dopo i colloqui dei
giorni scorsi l'intenzione e' di chiudere a breve in vista del
consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo che il 22 giugno si
occupera' del dossier insieme a quello della quotazione della
controllata Banca Fideuram. Il pacchetto complessivo di
succursali destinate a passare di mano comprende i circa 80
sportelli della Cassa della Spezia ma anche 40-50 sportelli su
Roma, circa 30 su Milano e circa 20 su Firenze, oltre ad altre
filiali in via di definizione in alcune citta' dove Cariparma e'
gia' presente, per un totale di circa 180 filiali. (Chiara
Manzoni) 18.06.10 |
BAZOLI,
TREMONTI E LE REGOLE ...
Andrea Greco per "la Repubblica" - A mezz´ora da
Italia-Paraguay un pugno di arditi in Ca´ de Sass volava alto sui temi
di nuove regole e controllori per i mercati, davanti al saggio Le
autorità al tempo della crisi. Il panel, con sprezzo del pericolo, è
rimasto concentrato su temi un tempo lasciati ai tecnici (non
nell´ottica calcistica). Giovanni Bazoli ha snocciolato un decalogo, che
echeggiava il ministro Tremonti in più passaggi. «Servono nuove regole,
ma c´è anche bisogno di non troppe regole», ha detto il banchiere. E
poi: «Il dibattito sulle autorità indipendenti diventi dibattito sulla
cultura della legalità e sulle regole», per veicolare «istanze diverse
quali sviluppo sostenibile, attenzione alle disuguaglianze e
all´ambiente». Un Bazoli tremontiano o un Tremonti bazoliano, versione
"economia sociale di mercato"? Di certo Berlusconi si sarebbe annoiato.
O irritato.18.06.10 |
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INTESA SAN
PAOLO: GIUSEPPE PALLOTTA NEO DIRETTORE GENERALE CARISBO/RPT...
(Adnkronos)
- Il consiglio di amministrazione di Carisbo, su indicazione
della capogruppo Intesa Sanpaolo, ha nominato Giuseppe Pallotta
nuovo direttore generale della banca.Giuseppe Feliziani
continuera' a guidare la direzione regionale Emilia Romagna,
Marche, Abruzzo e Molise di Intesa Sanpaolo che coordina
Carisbo, Cariromagna, attiva nelle tre province romagnole, e
Banca dell'Adriatico, operativa lungo la dorsale adriatica da
Pesaro a Campobasso.
Il
nuovo assetto, con decorrenza a partire dal 14 giugno, rientra,
si legge in una nota, nel piu' generale processo di
rafforzamento dell'articolazione organizzativa della Divisione
Banca dei Territori del Gruppo Intesa Sanpaolo che prevede fra
l'altro il potenziamento dell'attivita' delle direzioni
regionali e delle banche-reti.
Pallotta, 55 anni, romano, ha coordinato in precedenza la rete
di sportelli Intesa Sanpaolo facenti capo all'Area Liguria e
Piemonte Sud ed ha sviluppato la propria carriera professionale
interamente all'interno del Gruppo.
10.06.10 |
BELTRATTI, USCITA DELLE FONDAZIONI DALLE BANCHE PUO' ESSERE
OPPORTUNITA'...
(Adnkronos) -
"Credo non
sia solo l'auspicio del presidente Benessia, ma di molte altre
fondazioni, dunque riflette un'opinione comune". Cosi' il
presidente del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo commenta
il pensiero del presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo
Benessia, che ieri nel corso di un'audizione a Palazzo Civico si
e' detto convinto che le fondazioni dovrebbero uscire dalle
banche."Credo
-ha aggiunto Beltratti a margine di un incontro con il presidente
della Provincia di Torino, Antonio Saitta- che in un'epoca in cui
le organizzazioni in generale devono focalizzarsi sempre di piu'
sul core business puo' essere un'opportunita' che le fondazioni si
dedichino con le loro risorse alla missione principale, che e' la
vicinanza con il territorio e la gestione del patrimonio
finanziario".02.06.10
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MALA INTESA
- LA TENTAZIONE DI SUOR GIULIANA: IO VICEPRESIDENTE SAN PAOLO? SE
CI SARA’ IPOTESI LA ANALIZZERO’ - CHIAMPARINO: AUSPICO CHE MANGHI
RECEDA DALLE DIMISSIONI - BENESSIA: FONDAZIONI FUORI DALLE BANCHE,
PER ME NON C’E’ CONFLITTO DI INTERESSE, DALLA PARTITA DELLE NOMINE
TORINO ESCE UN PO’ AMMACCATA…
1 - BENESSIA: RINNOVO VERTICE INTESA SANPAOLO E' STATO
PROCESSO TRASPARENTE...
(Adnkronos) - Il rinnovo degli organi di
Intesa Sanpaolo "e' stato un processo trasparente, anche se talora
increspato da difficolta' attuative, enfatizzate da una
sovraesposizione mediatica inusitata". Cosi' Angelo Benessia
vicepresidente della Compagnia di San Paolo, principale azionista
della banca, nel corso dell'audizione congiunta a Palazzo Civico
davanti alla commissione Bilancio e alla conferenza dei
capigruppo.
Alla
riunione partecipa anche suor Giuliana Galli, consigliere generale
della fondazione indicata dal Comune, mentre e' assente l'altro
consigliere generale sempre di indicazione comunale, Bruno Manghi
che ha presentato le sue dimissioni.
Sottolineando, poi che "i principi di stabilita', coesione tra le
fondazioni, visione di medio-lungo termine, attenzione al genere,
e alle generazioni, territorialita', sono stati tenuti presenti
dalla Compagnia, in sintonia con tutte le fondazioni azioniste
stabilita di Intesa Sanpaolo, lungo l'intero percorso progettuale
avviato da inizio d'anno con l'attenzione alla Banca dei Territori
e continuato in occasione del processo di rinnovo degli organi che
si e' recentemente concluso", Benessia ha aggiunto: "Ora i nuovi
organi della banca si sono insediati e la Compagnia, come le altre
fondazioni, continuera' a esercitare il suo ruolo di stake older
attento e vigile, senza intrusioni nella gestione".
"Guardiamo
con fiducia al futuro -ha concluso- perche' partecipiamo ad una
grande banca con un management di prim'ordine che sapra' avendo
alle spalle un forte e coeso azionariato, uscire con successo
dalla crisi sistemica ancora in atto e che sapra' soprattutto
remunerare nella giusta misura il capitale investito dagli
azionisti perche' e' questo che poi alla fine ci permette di fare
politiche di intervento sul territorio".
Suor
Giuliana GAlli
2- BENESSIA,
PER ME NON C'E' CONFLITTO DI INTERESSE
(Adnkronos) -
"Da quando
sono diventato presidente della Compagnia di SanPaolo sono uscito
dallo studio. Non ho assunto incarichi particolarmente
ingombranti, non ho tagliato quelli in corso ne' ne ho presi di
nuovi. Non ravviso situazioni di conflitto di interesse sul piano
delle opportunita'". Cosi' il presidente della compagnia di
SanPaolo Angelo Benessia, nel corso di un'audizione a Palazzo
civico ha risposto ad alcuni consiglieri comunali che ipotizzavano
conflitti di interesse tra la sua attivita' professionale e
l'incarico di presidente della fondazione torinese.
Sulla
questione e' intervenuto anche il sindaco di Torino, Sergio
Chiamparino, sottolineando che "e' chiaro che un professionista
che ha a che fare con un sistema di relazioni pubbliche e' sempre
potenzialmente a rischio di conflitti di interesse ma questo
dipende dalla sua deontologia. Non credo che con Angelo Benessia
si sia fatta una nomina in conflitto di interesse".
3 -
SANPAOLO: CHIAMPARINO, AUSPICO MANGHI RECEDA DA DIMISSIONI...
(Adnkronos)
- Un invito al consigliere generale della compagnia di Sanpaolo,
Bruno Manghi, a recedere dalle dimissioni annunciate da tempo e
formalizzate venerdi' con una lettera inviata al presidente della
Fondazione, Angelo Benessia e' stato rivolto dal sindaco di
Torino, Sergio Chiamparino nel corso di un'audizione a Palazzo
Civico.
'Mi auguro
-ha detto Chiamparino- che Bruno Manghi receda dalle dimissioni
perche' per me le differenze di opinioni non sono ragioni che
facciano venir meno la fiducia, dunque auspico che ci ripensi -ha
detto il sindaco- tuttavia, se questo non dovesse accadere il nome
del sostituto sara' deciso attraverso un confronto all'interno
dell'amministrazione comunale'.
Bruno Manghi
era stato indicato all'interno del Consiglio generale della
compagnia dal Comune di Torino, ora per procedere alla sua surroga
ci sono 90 giorni di tempo.
4 -
BENESSIA, AUSPICO FONDAZIONI FUORI DALLE BANCHE...
(Adnkronos)
- "Le
fondazioni bancarie in questo momento sono costrette ai lavori
forzati: hanno il dovere di mantenere il ruolo di stabilita' e di
garanzia del sistema bancario. Non e' un'anomalia piuttosto una
caratteristica del sistema italiano che non sara' a tempo
indeterminato". Lo ha sottolineato il presidente della Compagnia
di San Paolo, Angelo Benessia che nel corso dell'audizione in
Comune a Torino ha auspicato che le fondazioni tornino ad essere
"solo enti di utilita' sociale ed economica".
"Questo
avverra' -ha aggiunto Benessia- quando le condizioni di sistema lo
consentiranno ed e' un auspicio di tutte le fondazioni. Non
possiamo non augurarci -ha concluso- di poter restituire al
mercato il controllo e la gestione delle banche e le fondazioni
enti erogatori del terzo settore".
5 - BENESSIA,
DA PARTITA NOMINE TORINO UN PO' AMMACCATA...
(Adnkronos)
- "Temo che
Torino sia uscita un po' ammaccata perche' e' prevalsa una vivace
discordia e questo e' un peccato". Cosi' il presidente della
Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, nel corso dell'audizione
a Palazzo Civico ha risposto a chi gli domandava se al termine
della partita relativa al rinnovo dei vertici di Intesa SanPaolo,
di cui la fondazione torinese e' principale azionista, Torino
abbia vinto o perso. "Non sara' sfuggito a nessuno che anche
altrove ci siano state discussioni, tuttavia non sono emersi
all'esterno elementi in grado di indebolire il sistema".
Benessia ha
poi aggiunto che "le fratture nel sistema socio-economico torinese
ci sono e sono esplose, nessuno ne e' immune. Anche all'interno
della compagnia -ha proseguito- ci sono state divisioni
soprattutto di metodo su cui pero' poi c'e' stato un forte
ricompattamento". A chi gli chiedeva se la soluzione a cui si e'
giunti all'interno della compagnia fosse una tregua, Benessia ha
replicato: "Non si tratta di tregua perche' non c'era una guerra,
ma c'e' stato un chiarimento non ci siamo salvati da nulla perche'
non c'era alcun pericolo".
6 - SUOR
GIULIANA, IO VICEPRESIDENTE SAN PAOLO? SE CI SARA' IPOTESI LA
ANALIZZERO'...
(Adnkronos) -
"Della mia
candidatura alla vicepresidenza della Compagnia di San Paolo non
ho mai saputo nulla, sono abituata a fare solo cio' che di
concreto c'e' nella vita, pertanto, nel momento in cui dovesse
concretizzarsi questa ipotesi la analizzero'". Cosi' suor
Giuliana, consigliere generale della confederazione torinese
risponde a margine dell'audizione a Palazzo Civico a cui ha
partecipato insieme al presidente della Compagnia Angelo Benessia.
"Non ho mai
promosso nulla ne' saputo nulla -ribadisce la religiosa- le
ipotesi si analizzano in quanto a tempo modi e luoghi".
Interpellata quindi sulla vicende delle ultime settimane che hanno
coinvolto la Compagnia in riferimento al rinnovo dei vertici di
Intesa Sanpaolo, di cui la fondazione torinese e' azionista di
riferimento, suor Giuliana ha risposto: "Il disagio della
Compagnia non l'ho vissuto ho vissuto suprattutto il disagio di
questa esposizione non voluta". [24-05-2010]
Bazoli,
"l’agnello mannaro" - NEL GRANDE RISIKO DI INTESA-SAN PAOLO,
PUR DI preservare il suo potere al vertice della Ca’ de Sass,
ABRAMO HA sacrificaTO l’amico Enrico Salza E SILURATO LA
CANDIDATURA DI SINISCALCO PROMOSSA DAL SINDACO PD DI TORINO
CHIAMPARINO (UN PIACERE AL GOVERNATORE DRAGHI CHE VUOL TENERE LA
POLITICA FUORI DALLA BANCA)....
Andrea Di Biase
per "Milano
Finanza"
Anche questa
volta si è confermato come asso pigliatutto. Nonostante il
contesto politico non gli fosse certo favorevole, Giovanni Bazoli,
con la consueta maestria, è riuscito a gestire a suo favore la
grande partita di primavera sulle nomine. Dalla Rcs Quotidiani a
Intesa Sanpaolo, da Ubi Banca a Mittel, fino alla Cassa depositi e
prestiti e all'Abi, non c'è dossier sul quale il settantottenne
banchiere bresciano non abbia lasciato il segno.
Anche a
costo di essere accusato di eccessiva voracità, tanto che nei
circoli finanziari milanesi qualcuno non ha esitato a definirlo
«l'agnello mannaro». Un ossimoro volto ad affiancare l'immagine
mite e austera del Bazoli cattolico montiniano e progressista,
nonché moderno esegeta delle sacre scritture (dove ha trovato il
fondamento degli ideali di giustizia ed eguaglianza), con quella
del grande stratega del potere, abile nel tessere le proprie trame
ma anche cinico nel sacrificare i propri alleati o stringere patti
con i propri nemici.
In
particolare, l'esito della partita sulle nomine in Intesa
Sanpaolo, dove Bazoli si è speso in prima persona per «sabotare»
la candidatura a presidente del consiglio di gestione dell'ex
ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, anche a costo di
sacrificare l'amico Enrico Salza, è stata letta dai più critici
come l'ennesimo tentativo, peraltro riuscito, di preservare il suo
potere al vertice della Ca' de Sass.
In realtà,
secondo quanto appreso da Milano Finanza in ambienti vicini al
Partito democratico, questa volta Bazoli sarebbe sceso in campo
per bloccare la candidatura Siniscalco, non in virtù di un proprio
disegno personale, ma in ossequio ad una esplicita richiesta del
governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi.
Non che
l'inquilino di Palazzo Koch abbia qualcosa di personale nei
confronti di Siniscalco, che nel 2001 ne aveva preso il posto alla
direzione generale del Tesoro, e che anzi da ministro
dell'Economia è stato uno dei principali sostenitori di quella
riforma della Banca d'Italia che ha poi portato Draghi in Via
Nazionale.
Tuttavia,
l'eventuale arrivo del professore torinese alla guida del
consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo sarebbe stato
interpretato dal governatore come il segnale di un ritorno in
grande stile della politica nel governo delle banche.
Non per
niente Bazoli sarebbe stato chiamato da Draghi all'indomani
dell'intervista rilasciata a "La Repubblica" da Sergio Chiamparino
il 17 aprile scorso, nella quale il sindaco di Torino esprimeva
apprezzamento per la candidatura di Siniscalco sottolineando, allo
stesso tempo, che anche il ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti, era della sua stessa opinione.
Un
campanello d'allarme di fronte al quale Draghi si sarebbe mosso
chiedendo a Bazoli di fare muro contro l'ingerenza della politica
nella governance della prima banca italiana. Così è stato, anche
se il metodo seguito è stato forse poco ortodosso.
Nonostante
la politica fosse il nemico da arginare, Bazoli ha fatto ricorso
ai propri rapporti con alcuni esponenti di spicco del Pd (Enrico
Letta, Dario Franceschini e Piero Fassino) affinché facessero
pressione su Chiamparino e sui notabili della Compagnia di San
Paolo, a vario titolo espressione delle diverse correnti del
Partito democratico, affinché ritirassero il proprio appoggio alla
candidatura Siniscalco.
Non ce ne è
stato bisogno, visto che l'ex ministro ha preferito chiamarsi
fuori dalla corsa in tempo per non essere bruciato. L'epilogo è
noto. Per ricucire lo strappo con il presidente della Compagnia di
San Paolo, Angelo Benessia, Bazoli non ha esitato a sacrificare
Salza, indicato solo pochi giorni prima come il proprio candidato
ideale, spianando la strada all'arrivo di Andrea Beltratti alla
presidenza del consiglio di gestione.
Una nomina,
quella del professore della Bocconi, che ha contribuito a
rafforzare il rapporto tra il banchiere bresciano ed Elsa Fornero,
da poco nominata vicepresidente del consiglio di sorveglianza e
principale sostenitrice di Beltratti.
Ma questa è
stata solo una delle tante battaglie vinte da Bazoli questa
primavera. La nomina di un manager a lui strettamente legato come
il bresciano Giovanni Gorno Tempini, fino a poche settimane fa
direttore generale della «sua» Mittel, ad amministratore delegato
della Cassa depositi e prestiti, il rimpasto nella Rcs Quotidiani,
che ha visto la conferma alla presidenza di Pier Gaetano Marchetti
e l'ingresso in cda dei rappresentanti dei grandi soci pattisti,
tra cui lo stesso Bazoli, possono essere citati come altrettanti
successi del Professore.
Ma anche
l'accordo raggiunto sui vertici dell'Abi, pur non rappresentando
una vittoria di Bazoli su tutta la linea, visto che il banchiere
bresciano puntava a una riconferma, almeno per un altro anno, di
Corrado Faissola, non è certo un risultato sgradito al presidente
di Intesa Sanpaolo.
Non solo per
il legame tra il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe
Guzzetti, da sempre vicino a Bazoli, al numero uno di Mps Giuseppe
Mussari, ormai prossimo a salire sulla poltrona più alta di
Palazzo Altieri; ma anche per il ruolo che sarà ritagliato per
Faissola al vertice della federazione Abi-Ania, potenziata e
probabilmente allargata ad altre associazioni di categoria del
mondo finanziario.
Di certo,
però, a questo attivismo di Bazoli ha fatto da contraltare una
sovraesposizione del banchiere, tanto che oltre ai consueti elogi
sono cominciate a fioccare anche le prime critiche.
Non tanto
per gli obiettivi alla base delle sua azione, o per i metodi
utilizzati per raggiungerli, considerato che anche i suoi
avversari non hanno certo evitato colpi bassi; quanto per
un'ostentata «superiorità morale» dei fini, che renderebbe
accettabile anche quello che agli altri non è perdonato: le
relazioni con la politica, o con una parte di essa, a partire
dall'ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, la rete di potere
costruita nel tempo e in cui parte importante hanno anche alcuni
componenti della sua famiglia, come l'avvocato Gregorio Gitti
(marito della figlia Francesca Bazoli) o comunque vicini ad essa,
come lo stesso Gorno Tempini.
Ed è forse
anche per questo che nelle redazioni dei giornali sono cominciate
ad arrivare alcune lettere anonime con molteplici segnalazioni sui
rapporti tra Bazoli, la sua famiglia e il potere bancario e
finanziario.
Dal ruolo
dello studio Pavesi, Gitti, Verzoni (dove il genero del Professore
è uno dei tre partner) quale advisor di Intesa Sanpaolo e di Ubi
Banca, istituti di cui Bazoli è rispettivamente presidente e
consigliere di sorveglianza (oltre che componente del comitato
nomine), al ruolo della figlia Francesca quale consulente legale
del Banco di Brescia (gruppo Ubi) oltre che consigliere di
amministrazione dell'omonima fondazione.
Dall'intreccio di partecipazioni tra Mittel, Ubi, Intesa Sanpaolo
e la Carlo Tassara di Romain Zaleski, in passato generosamente
finanziata dalla Ca' de Sass, prima di finire commissariata dalla
stessa, al sempre maggior lavoro che le due banche bazoliane
offrono allo studio legale Latham Watkins, dove è managing partner
Fabio Coppola, l'altro genero del Professore (marito della
secondogenita Chiara).
Tutti veleni
che comunque, di fronte alle verifiche effettuate, trovano
puntuali conferme. Ma che, in ogni caso, non sembrano infastidire
più di tanto il Professore, come ha dimostrato, ad esempio, il
salvataggio di Fingruppo-Hopa, dove Bazoli, attaccato da alcuni
per essere venuto in soccorso all'ex «furbetto» Emilio Gnutti, è
andato avanti per la sua strada incurante delle critiche. Anche
per questo c'è chi giura che il sistema di potere messo in piedi
dal Professore durerà ancora a lungo.
[24-05-2010]
il tracollo
- "UNA BANCA ITALIANA IN PERICOLO" - UN BROKER INGLESE LANCIA
L’ALLARME E LA BORSA PERDE IL 2,43% - L’ALLARME DI PASSERA:
"Per le BANCHE “commerciali” questo è il momento peggiore,
l’incremento delle sofferenze è una dannazione e banca INTESA nel
2009 ha registrato perdite per 3,7 mld, si tratta di cifre enormi"
- INTANTO SALTA UNA CASSA DI RISPARMIO IN SPAGNA CON UN BUCO DA
2,7 MILIARDI... Francesco De Dominicis per "Libero"
La
fotografia più nitida sul sistema bancario italiano arriverà
lunedì prossimo, quando il governatore della Banca d'Italia Mario
Draghi leggerà per la quinta volta le considerazioni finali a via
Nazionale. Sui mercati finanziari, frattanto, continuano a tenere
banco le fibrillazioni.
Così,
l'auspicio degli addetti ai lavori è che l'analisi della Banca
d'Italia possa riuscire a spazzare via i timori di imminenti crac.
Ad agitare le acque c'è la Spagna con il salvataggio di Cajasur,
che potrebbe costare 2,7-3 miliardi di euro. Il crac della cassa
di risparmio andalusa ha rilanciato i timori sull'intera area
euro.
Sebbene si
tratti di una piccola banca, con asset pari allo 0,6% del sistema
bancario spagnolo, la preoccupazione diffusa è che possa trattarsi
di un nuovo capitolo delle difficoltà europee. Tensioni che sono
arrivate dentro i nostri confini, al punto che «il fallimento di
una banca italiana» è diventato, ieri, l'allarme rosso lanciato
ieri da un broker britannico, la Cmc Markets.
A far
sorgere i dubbi su un istituto della Penisola, secondo Cmc,
sarebbe l'ultimo intervento di Bankitalia. Che la scorsa settimana
ha allentato la presa sul trattamento prudenziale dei titoli dei
Paesi Ue per il calcolo del patrimonio di vigilanza dei gruppi
italiani. Gli inglesi probabilmente esagerano. Ma la Borsa
italiana, ieri in calo del 43%, pare aver dato ascolto al nuovo
allarme. E qualche segnale di preoccupazione viene fuori pure da
un rapporto dell'Abi.
Che parla di
un 2009 duro e un 2010 che si presenta anch'esso difficile. La
Confindustria del credito, comunque, sostiene che le banche
italiane, non incentrate su operazioni speculative e di trading
sui mercati che portano guadagni e alti rischi, sono solide e con
un patrimonio adeguato. La sintesi del rapporto - che di fatto è
un messaggio al ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, al lavoro
sulla manovra finanziaria - è più o meno la solita. Stiamo
zoppicando, ma sosteniamo le imprese.
Se aumenta
la pressione fiscale, tagliamo i prestiti. Ecco perché nel
tracciare il punto dei bilanci 2009 e del primo trimestre
dell'anno, l'Abi ieri è tornata ad avvisare su alcuni rischi. I
numeri parlano chiaro: le banche tricolore nel 2009 hanno visto un
calo dell'uti - le netto del 22,2% e una crescita delle rettifiche
a 20 miliardi.Calaanche la redditività, scesa dal 5,3% al 4%.
Assai
preoccupato il ceo di Intesa Sanpaolo: «Per le "commerciali"
questo è il momento peggiore, l'incremento delle sofferenze è una
dannazione - ha detto Corrado Passera - e la mia banca nel 2009 ha
registrato perdite per 3,7 mld, si tratta di cifre enormi». Il
2010 non è cominciato bene.
Tant'è che
l'onda lunga della crisi ha già colpito il primo trimestre.
Perché, secondo l'associazione presieduta da Corrado Faissola, le
banche italiane non possono beneficiare della ripresa dell'atti -
vità di trading delle rivali straniere, ma hanno scontato invece
le sofferenze delle imprese. Nei primi 3 mesi del 2010 così
l'utile netto ha subito un ribasso del 27% a fronte di una
crescita sostenuta in Francia o Germania.
Ma secondo
l'Abi, il modello operativo classico dei nostri istituti, che
destinano agli impieghi oltre il 60% dell'attivo e solo il 20%
alle attività finanziarie e si finanziano con la raccolta dal
retail, «le isola dalle turbolenze dei mercati e dal funding
all'in - grosso».
Secondo i
vertici di palazzo Altieri, i livelli di patrimonio più alti
chiesti a gran voce nel mondo per i colossi bancari, in
particolare quelli che ricorrono con spregiudicatezza alla leva
finanziaria, non sono necessari in Italia.
E pure il
Fondo monetario internazionale ha chiesto interventi. Le banche
italiane trarranno beneficio dalmiglioramento della situazione
economica, ma avranno «un elevato di rischio di credito nei
prossimi due anni». Di qui, secondo l'Fmi, la necessità di
«aumentare la propria capitalizzazione».
[25-05-2010]
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BENESSIA E SUOR GIULIANA A RAPPORTO IN COMUNE - Se la
partita delle nomine in Intesa Sanpaolo SI è chiusa MALE
(VITTORIA DEI MILANESI DI BAZOLI-PASSERA CON LA NOMINA DEL
FRAGILE BELTRATTI), ORA GLI INCAZZATI TORINESI DEL PALAZZO
CIVICO VOGLIONO DECIDERE IL DESTINO DELLA ’LORO’ COMPAGNIA
SAN PAOLO - IN FONDO, BENESSIA, COME DEL RESTO PASSERA O
BAZOLI, SONO MERI AMMINISTRATORI MICA I PROPRIETARI...
Marco Ferrando per "il
Sole 24 Ore"
A che
se ribadisce di non sentirsi «in lizza» per la
vicepresidenza della Compagnia di San Paolo, anche questa
volta Suor Giuliana Galli non verrà meno al suo dovere. E
lunedì prossimo, insieme con Angelo Benessia, si presenterà
al comune di Torino dove, apposta per loro, è stata
convocata una seduta congiunta della prima commissione e
della Conferenza dei Capigruppo.
Ordine
del giorno: l'audizione dei componenti nominati da Palazzo
civico nella fondazione bancaria. In teoria avrebbe dovuto
presentarsi anche Bruno Manghi, ma dopo aver rassegnato le
dimissioni sarà assente più che giustificato (e sollevato):
«Sono pronta a rispondere a tutte le domande», assicura con
la sua consueta, e pacata, determinazione suor Giuliana.
«Purché riguardino l'azione dell'ente in cui siedo nel campo
della promozione sociale: questo è il motivo per cui sono
stata nominata in seno alla Compagnia di San Paolo, tutto il
resto sono pettegolezzi» .Certo è che a Palazzo civico si
stanno affilando le armi, su più versanti e in modi diversi:
«Siamo curiosi, molto curiosi di sapere un sacco di cose»,
preannuncia Antonello Angeleri, consigliere leghista. E
arrabbiati? «Siamo cattolici, ci passa in fretta. Ma le
domande non mancheranno».
Chi
aveva chiesto, direttamente al sindaco, di poter parlare in
Consiglio comunale della vicenda Intesa Sanpaolo era stato
il consigliere Agostino Ghiglia (An); peccato che l'agenda
del primo cittadino, in queste settimane alquanto piena,
avesse fatto optare per un'audizione ritardata di tre
settimane.
Morale: «Anche questa volta ci troveremo a confrontarci a
babbo morto », osserva Gavino Olmeo, capogruppo dei
rutelliani di Alleanza per l'Italia, che da anni lamenta
come il Consiglio comunale sia sistematicamente emarginato
dai dibattiti che contano.
Ma
questa volta è vero fino a un certo punto. Se la partita
delle nomine in Intesa Sanpaolo è senz'altro chiusa,ce n'è
un'altra- questa volta tutta torinese - che invece è ancora
assolutamente aperta: il destino della Compagnia di San
Paolo, a partire da quello del suo presidente.
A
Palazzo civico, dove proprio ieri si è esaminato un bilancio
falcidiato dai tagli e dal patto di stabilità, c'è chi conta
di sfruttare l'audizione di lunedì prossimo per chiedere
alla fondazione di fare (ovvero di erogare) di più: «Sugli
asili nido, per esempio. O sull'estate ragazzi, su cui
avremmo un grandissimo bisogno», esemplifica Olmeo; ma c'è
anche chi punta a trasformare la seduta congiunta nel primo
processo pubblico ad Angelo Benessia, che con il nuovo
modello di governo allargato approvato la settimana scorsa
dalla fondazione di fatto è costretto a navigare a vista (e
con particolare attenzione).
Che
succederà? Suor Giuliana, che nonostante alcune divergenze
con il suo presidente lunedì prossimo siederà proprio
accanto a Benessia, è tranquilla: «Guardi, siamo in un
momento delicato. Ci sono questioni legate alla Compagnia
che, prima di diventare pubbliche, vanno ancora analizzate
al nostro interno.
Preferirei che parlassimo di quello che può fare il nostro
ente per il bene del suo territorio, il resto si vedrà più
avanti». Chissà se gli auspici di suor Giuliana, che spera
di riportare il confrontosulla maggior fondazione bancaria
cittadina sul piano dei programmi, saranno soddisfatti. Ma
la tensione resta alta: nelle scorse ore qualche consigliere
si è ritrovato lettere anonime nella casella postale, mentre
la candidatura della stessa suora avanzata da Stefano
Ambrosini - da più parti letta come un tentativo di
bruciarne le effettive potenzialità - non ha certo
contribuito a riportare il sereno. 18-05-2010]
|
PASSERA, BANCHIERI DEL TRADING NON VOGLIONO LIMITE AD INDEBITAMENTO
(Adnkronos) - 'Non si vuole un limite all'indebitamento
delle banche di investimento, perche' non si vuole una vera
distinzione fra le attivita' di trading e le attivita' di
credito, poi le conseguenze sono quelle che vediamo'. A
dirlo e' Corrado Passera, consigliere delegato di Intesa
Sanpaolo, parlando a margine del Global Business Summit
2010, organizzato dal Sole 24 Ore. A chi gli chiedeva se
fossero le lobby dei banchieri a non volere queste regole,
Passera ha risposto che 'non esistono i banchieri, esistono
i banchieri dell'economia reale e i banchieri del trading. E
i banchieri del trading queste regole non le vogliono'.
9-
PASSERA, DA CESSIONE BANCA DEPOSITARIA EFFETTO IMPORTANTE SU
CONTI DI INTESA SANPAOLO...
(Adnkronos)
- La cessione di Banca Depositaria a State Street per un
corrispettivo di 1,75 miliardi di euro e' un'operazione che
avra' un importante effetto sui conti di Intesa SanPaolo che
ha dimostrato in questo modo di rispettare gli impegni
presi. A dirlo e' Corrado Passera, consigliere delegato di
Intesa SanPaolo parlando a margine del Global Business
Summit organizzato dal Sole 24 Ore.
"E'
una super operazione -ha detto Passera- era un'attivita'
nostra non core e quindi non strategica per noi; e' una
bellissima azienda, abbiamo trovato il miglior compratore,
le condizioni sono interessanti e l'effetto sui nostri conti
e la nostra patrimonializzazione e' importante". Qualcuno
-ha aggiunto Passera- pensava che in questo caso non avremmo
rispettato gli impegni, ma come sempre li abbiamo
rispettati".
10.05.10 |
INTESA SANPAOLO: CONFERMATI CONTATTI CON HELLMAN & FRIEDMAN
PER QUOTA FIDEURAM...
(Adnkronos)-
Intesa Sanpaolo, su richiesta della Consob , conferma che
sono in corso contatti, del tutto preliminari, volti a
valutare un possibile interesse da parte del fondo di
private equity statunitense Hellman&Friedman ad effettuare
un investimento minoritario in Banca Fideuram in occasione
della prevista quotazione della stessa. Eventuali sviluppi
saranno debitamente comunicati al mercato.
MPS:
CATRICALA', DECISIONE SU SPORTELLI A INTESA IN SETTIMANA...
Radiocor - L'Antitrust decidera' 'questa settimana'
sull'operazione di cessione dei 50 sportelli del Monte dei
Paschi di Siena a Intesa Sanpaolo. Lo affer ma il presidente
dell'Antitrust, Antonio Catricala', a margine di un convegno
alla Luiss. 'Per l'ottemperanza - aggiunge Catricala' - ci
vorra' un po' piu' di tempo'. Il riferimento e'
all'ottemperanza degli impegni presi da Mps a seguito
dell'acquisizione di Antonveneta.
10.05.10 |
5 - IL PARTITO CHE VOLEVA TANTO UNA BANCA...
La Triade Bazoli-Guzzetti-Salza chiama. Enrico Letta prontamente
risponde. "Banca Intesa, l'attacco di Letta: "Il pasticcio l'ha
fatto Chiamparino". Scontro nel Pd dopo la rinuncia di
Siniscalco". Dopo il polemico passo indietro di Domingo
Siniscalco, il sindaco di Torino insiste nel denunciare
l'autoreferenzialità assoluta della Triade e la subalternità del
Pd al PMB (versione bancaria del PMU, Potere Marcio Unificato).
Lettino lo sgrida di nuovo dall'alto dell'Aspen, e allora
quello rincara la dose: "Il Pd si dimostra subalterno
culturalmente e politicamente ai gruppi di potere che rispondono
sempre e solo a se stessi. Sarà per questo che il partito è
schiacciato, che non riesce più ad avere un rapporto con la
gente, ad iniziare ad esempio dalle piccole e medie imprese?
Sarà per questo che la Lega, forse, non vuole essere
subalterna?". Già, sarà per questo?
Fondazione
Cariplo
Intanto impazza il toto-nomine a Milano e provincia
(torinese). Il Corriere delle banche (azioniste) titola:
"Intesa, consulto finale sul presidente. Spuntano Gro-Pietro e
Sapelli" (p.15). Gente fresca. Gente nuova. Gente libera. Mica
come il leghista-socialista-tremontista Siniscalco.
Poi, non paghi di aver arruolato per le interviste
perfino quel che restava di Visco, al Corriere oggi resuscitano
il mitologico Nerio Nesi (Bnl-Atlanta) e gli fanno attaccare i
perdenti sabaudi: "Nesi: "torinesità" addio. E Chiamparino non
aiuta". Ecco finalmente spiegato a che servono le pagine
economiche della grande stampa d'informazione. A rivalutare
Raiset.
BAZOLI, UNO SOBRIO. ANZI, SEMPLICE...
Infine, recuperiamo dalla Stampa di sabato lo splendido
ritrattino-santino di Elsa Fornero, la professoressa di Torino
(moglie di Mario Deaglio, editorialista del quotidiano del
Lingotto) che ha fregato Benessia e Siniscalco ed è diventata
vicepresidente di Intesa.
Le chiedono se conosca Bazoli, e lei racconta soave:
"Sono molto felice di essere vicepresidente con un presidente
come Bazoli. L'ho conosciuto qualche tempo fa in casa di
un'amica comune a Brescia. Era una domenica di pioggia, abbiamo
mangiato in cucina e ho apprezzato la sua semplicità". Di
definirlo sobrio, non se l'è sentita
10-05-10 |
MALA INTESA
- PARERI LEGALI POSITIVI, SI DECIDE OGGI SUL DOPO-SANZA -
CONSULTAZIONI IN MATTINATA TRA GUZZETTI E PASSERA - La
telenovela Intesa-Sanpaolo è, soprattutto a Torino, anche una
storia di rapporti consolidati, frequentazioni storiche,
vicinanze intellettuali che vanno in frantumi. Tra queste,
colpisce il grande gelo tra Elsa Fornero e Pietro Garibaldi....
1
- PARERI LEGALI POSITIVI, SI DECIDE OGGI SU CDG
(Adnkronos) - I pareri legali chiesti dal
presidente del cds di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli non hanno
ravvisato alcuna irregolarita' ne' alcun patto occulto nella
procedura che dovrebbe portare alla nomina del presidente del
consiglio di gestione su indicazione degli enti azionisti. Lo ha
riferito un consigliere della banca, che ha chiesto l'anonimato.
Quello sollevato due giorni fa dal consigliere Pietro Garibaldi,
ha detto il consigliere, "era un dubbio legittimo. Ora siamo
piu' confortati di agire nella legalita'. Non ci possiamo
permettere ritardi. Decidiamo oggi" sulla presidenza del
consiglio di gestione, ha concluso.
Riferendosi alle turbolenze dei mercati, il consigliere
ha notato che "i tempi richiedono molta fermezza. Non credo che
ci saranno sorprese, non ce lo possiamo permettere". Secondo il
consigliere "la banca non e' uscita bene" dal tormentato
processo di nomina del consiglio di gestione e del suo
presidente, che oggi dovrebbe arrivare a compimento.
Poco fa, intorno alle 14,50, e' arrivata in sede anche
Rosalba Casiraghi, consigliere indipendente nominato da
Assogestioni, che viene indicata come uno dei componenti del Cds
meno propensi a votare per l'economista torinese e docente
all'universita' Bocconi di Milano, Andrea Beltratti.
Il consiglio di sorveglianza che dovrebbe nominare il
consiglio di gestione e il suo presidente, dovrebbe iniziare
intorno alle 15 e terminare, secondo le indicazioni fornite da
un consigliere, intorno a meta' pomeriggio.
2
- CONSIGLIERI IN SEDE PER COLAZIONE, CONSULTAZIONI IN MATTINATA
TRA GUZZETTI E PASSERA
(Adnkronos) - Pranzo tra i consiglieri di sorveglianza di Intesa
Sanpaolo in sede prima della riunione del cds
convocata nel pomeriggio per eleggere il consiglio di gestione e
dopo il comitato nomine riunitosi in mattinata. Nella sede di
via Monte di Pieta' sono arrivati alla spicciolata alcuni
consiglieri, tra i quali
Marco Mangiagalli, Livio Torio, Gian Guido Sacchi Morsiani e i
membri del comitato nomine Riccardo Varaldo e Pietro Garibaldi.
L'economista torinese ha fatto capolino fuori dal
portone, ma alla vista dei giornalisti si e' ritratto ("No,no,
no, no", ha detto). La riunione del cds e' in agenda per le 15.
Intanto, le consultazioni sono proseguite anche in mattinata: a
quanto si apprende da fonti vicine alla situazione,
l'amministratore delegato Corrado Passera ha fatto visita
stamani, alle 8.45, al presidente della Fondazione Cariplo
Giuseppe Guzzetti.
3
- SCENDE IL GELO NELLE STANZE DELLA COMPAGNIA
Federico Monga
per "La
Stampa"
La telenovela Intesa-Sanpaolo è, soprattutto a Torino, anche una storia di rapporti consolidati,
frequentazioni storiche, vicinanze intellettuali che vanno in
frantumi. Tra queste, nelle ultime ore, colpisce il grande gelo
tra la professoressa Elsa Fornero e il professor Pietro
Garibaldi.
Uno allievo dell'altra, entrambi anime del centro studi
economico e sociale «Collegio Carlo Alberto». Mercoledì
pomeriggio, nel consiglio di sorveglianza della banca e nel
comitato nomine, le loro strade si sono, per usare un eufemismo,
divise. Garibaldi, non nuovo ad iniziative di rigore giuridico
ed economico, ha chiesto una verifica su un eventuale patto
occulto tra fondazioni in materia di nomine.
Decisione non
condivisa dalla vicepresidente che ha bollato, di fronte a molti
interlocutori, la richiesta di chiarimenti come «un infortunio
attribuibile solo a Garibaldi». Ieri i due, prima di ascoltare
la lezione al Carlo Alberto di Romano Prodi, si sono limitati a
una fredda stretta di mano proprio in quei corridoi dove è
esposto il papello dell'atto costitutivo dell'associazione ex
allievi, nata nel 1925 al noto ristorante de Il Cambio, «per
mantenere le buone relazioni contratte in Collegio».07-05-2010]
|
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1- TUTTO QUELLO
CHE AVRESTE VOLUTO SAPERE SUL PASTICCIACCIO BRUTTO DI BANCA
INTESA - 2- QUEI VERBALI CHE HANNO PRESO IL VOLO E LA DENUNCIA
"CONTRO IGNOTI" DI BENESSIA - 3- LA SERA CHE SI ATTOVAGLIARONO
ELSA FORNERO, IL MARITO MARIO DEAGLIO E BAZOLI - 4- FU LA
FORNERO A CONVINCERE ABRAMO BAZOLI AD APPOGGIARE LA CANDIDATUIRA
DI UN SUO EX ALLIEVO, OGGI PROFESSORE ALLA BOCCONI UNIVERSITY,
ANDREA BELTRATTI - 5- LA FRONDA A BENESSIA ARRIVA ANCHE DAL
PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO DI TORINO LUCA REMMERT -
CHE È POI LO ZIO DI CARLA BRUNI - DAL SOCIOLOGO BRUNO MANGHI E
DALLA FIDANZATA DI VIETTI, L’INCANTEVOLE CATERINA BIMA - 6- IERI
IL COMITATO NOMINE - CHE AVREBBE DOVUTO DESIGNARE IL NUOVO
PRESIDENTE DI BANCA INTESA AL POSTO DI ENRICO SALZA - È STATO
RINVIATO A DOMANI, VENERDÌ, IN QUANTO BAZOLI SI È RESO CONTO CHE
ERA IN ATTO UN PATTO DI SINDACATO OCCULTO -
1- DAGO-REPORT
Ieri "il presidente della Compagnia San Paolo Angelo Benessia ha
annunciato la possibilità di presentare un esposto contro ignoti
alla Procura della Repubblica per la divulgazione, su La Stampa
e sul Corriere della Sera, dei verbali del comitato di gestione
del 14 aprile che avevano rivelato come si era arrivati alla
candidatura prima di Domenico Siniscalco da solo e poi alla pari
con Andrea Beltratti (che aveva ottenuto un voto in più grazie
all'appoggio della consigliera Giuseppina Desantis) per la
presidenza del consiglio di gestione della banca conferitaria"
(La Stampa).
Bene, un "esposto contro ignoti". Anche se il pericolante
Benessia e la Torino che conta sa benissimo chi c'è dietro ai
quei verbali. Il nome che si sussurra tra gli 'addetti ai
livori' sarebbe quello di Elsa Fornero, vice presidente del
Consiglio di Sorveglianza, una volta fan del presidente uscente
Enrico Salza, oggi supporter della candidatira di un suo ex
studente, attuale professore alla Bocconi di Milano: il giovin
Andrea Beltratti.
Voci. Boatos. Indiscrezioni. Quello che è sicuro del
giallo Intesa è che la Fornero è la persona che ha convinto
Abramo Bazoli ad appoggiare la candidatura Beltratti durante una
cena in cui era attovagliato anche il marito della Fornero,
l'economista Mario Deaglio, esimio editorialista de "La Stampa".
Ma la debolezza di Benessia ha anche un'altra origine.
Chi fa la fronda al rappresentante della Fondazione San Paolo,
primo azionista di Banca Intesa con il 10%, è un grande
aficionados di Salza, l'attuale presidente della Camera di
Commercio di Torino Luca Remmert - che è poi lo zio di Carla
Bruni, essendo fratello del papà.
Ancora. Giocano un ruolo importante anti-Benessia lo
svolgono anche il sociologo Bruno Manghi e la fidanzata
dell'onorevole acchiappasottane Michele Vietti, l'incantevole
Caterina Bima, a giudizio unanime considerata il più bel notaio
di Torino e dintorni.
Ieri il comitato nomine - che avrebbe dovuto designare il
nuovo presidente di Banca Intesa - è stato rinviato a domani,
venerdì, in quanto Bazoli, dopo l'intervento di alcuni membri
del consiglio, si è reso conto che si stava perpretando un
illecito, in quanto era evidente, anche alla luce dei verbali
pubblicati dal bazoliano "Corriere" e dal deagliano "Stampa",
che era in atto un patto di sindacato occulto.
Non a caso un importantissimo studio legale sabaudo sta
studiando per verificare le probabile illegittimità di una serie
di atti che riguardano la Compagnia San Paolo, Banca Intesa e la
Cariplo stessa.
A domani, l'ardua sentenza.
2
- ECCO I VERBALI SULLA CANDIDATURA SINISCALCO - LA PROPOSTA
BENESSIA E IL «LODO FORNERO». IL RICHIAMO DI REMMERT SULLE
REGOLE
Paola Pica per il
"Corriere della Sera"
L' ex ministro del Tesoro Domenico Siniscalco alla
presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, il
professore della Bocconi Andrea Beltratti semplice consigliere.
È questa la proposta originaria avanzata da Angelo Benessia,
presidente della Compagnia di San Paolo, al comitato esecutivo
della fondazione torinese primo socio della superbanca. La
candidatura Siniscalco al posto di Enrico Salza risulta dai
verbali redatti il 14 aprile, il giorno più lungo per i vertici
della Compagnia impegnati in una maratona sette ore tra
consultazioni informali e riunione ufficiale e in un lungo
braccio di ferro sulle nomine.
Due mozioni sono state votate a maggioranza quella sera,
la prima sulla discontinuità rispetto a Salza, la seconda,
modificata in corso d' opera, con l' affiancamento di Beltratti
a quello di Siniscalco. Da Roma il leader della Lega Umberto
Bossi annunciava, nelle stesse ore, «la presa» delle banche del
Nord, condizionando il corso di una partita già complicata in
partenza e facendo della partita delle nomine della prima banca
italiana un banco di prova dell' autonomia del sistema
finanziario. Dalla dichiarazione di Bossi in poi, insomma, la
strada si è fatta più accidentata per Siniscalco, economista di
indiscusso prestigio, gradito al ministro Giulio Tremonti.
I criteri orientativi di «forte riconoscibilità, elevata
professionalità, autorevolezza» che guidano l' individuazione di
un nome da «raccomandare» alla presidenza del consiglio di
gestione, osserva Benessia, hanno portato a «una prima ipotesi
di candidatura formulata dai presidenti delle fondazioni di
Padova e di Bologna» di Emilio Ottolenghi sul quale, però, è
stata riscontrata «una contrarietà da parte del presidente della
Fondazione Cariplo», Giuseppe Guzzetti, motivata con «la
dichiarata preferenza accordata dai vertici della banca verso
una ricandidatura dell' attuale presidente».
Benessia viene invitato dalle altre fondazioni socie a
individuare un nome in grado di aggregare «il consenso più ampio
possibile». Con queste premesse, Benessia riferisce di aver
«preso contatto» con Siniscalco, il quale ha manifestato «la sua
disponibilità» assicurando di rinunciare alle altre cariche
ricoperte, la presidenza di Assogestioni e la posizione di vice
chairman in Italia di Morgan Stanley. Benessia mette in
discussione una mozione che così recita nella parte finale: «Il
Comitato, in particolare, auspica che il Prof. Siniscalco venga
selezionato e proposto per la nomina, da parte del costituendo
comitato nomine in seno al futuro consiglio di sorveglianza di
Intesa Sanpaolo, e poi eletto dal consiglio stesso alla carica
di presidente del consiglio di gestione e conseguentemente
incarica il presidente di operare al meglio, nel rispetto dei
vincoli legali e statutari, affinché tale auspicio trovi
attuazione».
La professoressa Elsa Fornero - che domani sarà eletta dall' assemblea vice di Giovanni Bazoli,
prima donna in Italia al vertice di una grande banca - giunge
«alla conclusione che la candidatura più idonea sia quella di
Beltratti». Un nome, dice, più «coerente con il disegno
complessivo: il cambiamento del modello di banca e la conferma
della fiducia al prof. Bazoli e al dott. Passera».
La candidatura di Beltratti, sottilenea Fornero, «non
potrebbe essere interpretata in alcun modo in chiave politica».
Giuseppina De Santis esprime il suo «dissenso» sulla candidatura
di Siniscalco; il vicepresidente Luca Remmert richiama «sul
metodo» e sul «rispetto dello Statuto» della banca annunciando
di non voler prendere parte alle votazione, dopo essersi già
chiamato fuori, poche ore prima, dal voto sulla sostituzione di
Salza.
Nel verbale risulta che quest' ultimo sconta «una certa
quale contrarietà», sono parole di Benessia, sull'
avvicendamento alla Banca dei Territori con la nomina del nuovo
direttore generale esterno, Marco Morelli. Il «lodo» Fornero,
gli interventi di De Santis e Remmert portano a modificare la
«mozione deliberativa» che viene emendata con l' equiparazione
delle due candidature Beltratti ottiene di fatto una prevalenza
di preferenze, sei contro cinque, considerato che De Santis si
astiene facendo mettere a verbale «di apprezzare fortemente la
candidatura Beltratti». Emmert non vota e reputa che «il ricorso
alle mozioni deliberative non rappresenti un buon metodo di
lavoro».
In chiusura Benessia ricorda la posizione del Comitato
della Compagnia «fortemente contrario all' ipotesi che la Carlo
Tassara possa concorrere al voto per l' elezione degli organi
della banca, sua principale creditrice in presenza dell' accordo
di moratoria».
NTESA
SANPAOLO: LUNGO INCONTRO TRA BAZOLI E CASIRAGHI SU NOMINE CDG...
Radiocor - Lungo incontro nel pomeriggio tra Giovanni Bazoli e
Rosalba Casiraghi sul tema del nuovo consiglio di gestione di
Intesa Sanpaolo che sara' nominato domani. Nel colloquio durato
oltre un'ora, secondo quanto risulta a Radiocor, la Casiraghi,
consigliere indipendente del Cds di Intesa espressione di
Assogestioni, ha manifestato preoccupazione per il faticoso
processo per la nomina del presidente del Cdg. La stessa
Casiraghi ha poi confermato piena fiducia al presidente Bazoli.
La giornata e' stata caratterizzata da numerosi incontri tra i
vari consiglieri e il presidente.
[06-05-2010]
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MALA INTESA - IL SUCCESSORE DI SALZA, IL TORINESE CHE SI
ABBASSò PER LUSTRARE LE PANTOFOLINE DI PASSERA & BAZOLI SARà IL
VISPO BELTRATTI, UN SABAUDO SOLO PER NASCITA, DA SEMPRE A
MILANO, PROF. ALLA BOCCONI, CON UNA ESPERIENZA QUASI NULLA IN
CAMPO MANAGERIALE, QUINDI PERFETTO PER LE GRINFIE DEL GATTO
CORRADINO E DELLA VOLPE ABRAMO - BENESSIA, RAPPRESENTANTE DEL
SAN PAOLO, CIOè IL PRIMO AZIONISTA DI INTESA, RESTA CORNUTO E
MAZZIATO...
arlotta Scozzari per "il Giornale"
Si conoscerà con ogni probabilità entro la fine della settimana il
nome di colui che andrà a sedere sulla poltrona di presidente
del consiglio di gestione di Intesa SanPaolo. Ieri, infatti, il
neo eletto consiglio di sorveglianza, che ha visto confermato
alla presidenza Giovanni Bazoli, si è riunito per nominare i due
comitati tecnici, «remunerazioni» e «nomine».
Quest'ultimo, in particolare, composto da Bazoli, i suoi
vice Elsa Fornero e Mario Bertolissi, più Pietro Garibaldi e
Riccardo Varaldo, si riunirà già tra oggi e domani per formulare
la propria proposta sulla composizione del cdg. Tale proposta
sarà sottoposta e votata dal cds, che a sua volta dovrebbe
riunirsi al più tardi venerdì, anche se ancora non è stata
stabilita una data ufficiale.
Il cds nominerà i membri del nuovo cdg di Ca' de Sass e
in particolare il suo presidente, cui saranno affiancati uno o
due vicepresidenti, e indicherà il nome del consigliere
delegato. Se in quest'ultimo caso è scontata la conferma del ceo,
Corrado Passera, lo stesso non si può dire del presidente
uscente del cdg, Enrico Salza, la cui poltrona traballa da
tempo.
In particolare da quando la Compagnia di San Paolo, primo
azionista della banca e soprattutto socio a cui spetta - sulla
base delle regole non scritte stipulate all'epoca della fusione
Intesa-SanPaolo - la designazione del presidente del cdg, aveva
deciso di proporre i nomi di Domenico Siniscalco e Andrea
Beltratti.
Sarebbe filato tutto liscio, o quasi a parte qualche
screzio tra gli azionisti di Milano e quelli di Torino, se l'ex
ministro del Tesoro la settimana scorsa non avesse deciso di
fare un passo indietro ritirandosi dalla corsa alla presidenza e
rimescolando così le carte. Siniscalco, infatti, era considerato
il candidato più forte.
Ed era stato scelto con la connivenza di poteri politici
trasversali (il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il
presidente del Piemonte Roberto Cota, il tutto condito dal
beneplacito del ministro dell'Economia, Giulio Tremonti), al
punto che la sua nomina alla presidenza del cdg sembrava ormai
quasi cosa fatta.
Così, proprio ieri, il comitato strategico dell'Ente
torinese guidato da Angelo Benessia, ha tentato di «metterci una
pezza» in una riunione durata oltre quattro ore alla quale
mancavano sia il vicepresidente Luca Remmert, sia il consigliere
Giuseppina De Santis, e ha deciso di affiancare a quello di
Beltratti il nome dell'ex manager di Intesa SanPaolo, Roberto
Firpo.
Nome che, tuttavia, sembrerebbe affiancarsi a quello del
prorettore della Bocconi come semplice componente del cdg e non
come presidente. Il candidato prescelto dalla Compagnia di San
Paolo alla presidenza resterebbe dunque Beltratti, che appare
ormai a un passo dalla nomina, anche se sembra esserci ancora
qualcuno che non esclude una riconferma in extremis di Salza.
Resta il fatto che l'uscita di scena di Siniscalco ha
rappresentato un duro colpo per Benessia, che lo aveva
sponsorizzato apertamente a vantaggio del professore della
Bocconi. Una scelta non appoggiata da molti membri di vertice
dell'ente torinese anche perché ritenuta troppo «politicizzata»,
e che per questo aveva creato numerose tensioni, poi sfociate
con l'assenza alla riunione di ieri di Remmert e De Santis.
Così, la poltrona di Benessia sembra vacillare sempre
più, tanto che già nel consiglio generale dell'Ente, anticipato
dal 19 al 12 maggio, si dice che il presidente possa essere
sfiduciato. A prendere il suo posto potrebbe essere il suo vice
Remmert, anche se c'è chi non esclude un ricambio totale dei
vertici, anche per allinearli ai nuovi poteri alla guida della
regione Piemonte.
05-05-2010]
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IL CALVARIO DI BENESSIA – IL PRESIDENTE DELLA COMPAGNIA
SAN PAOLO HA TENTATO DI RICUCIRE CON GLI UNDICI RIBELLI - UN
GIRO DI E-MAIL: “RIPENSATECI”, MA LA RICHIESTA VIENE RISPEDITA
AL MITTENTE - IL RAPPRESENTANTE DELLA FONDAZIONE SANPAOLO, PRIMA
AZIONISTA DI INTESA, UMILIATO AD ANTICIPARE AL 12 MAGGIO IL
CONSIGLIO CHIARIFICATORE: SUL TAVOLO L’AFFAIRE SINISCALCO, MA
NON SOLO
Federico
Monga
per "La
Stampa"
Le e-mail sono partite ieri mattina. Mittente il
presidente della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia.
Destinatari gli undici firmatari della lettera che chiede ai
vertici della Compagnia, dal presidente al segretario generale
Piero Gastaldo, hanno chiesto conto dell'operato di questi
ultimi mesi. La missiva elettronica suggeriva la convenienza di
una seconda lettera da parte dei "ribelli" per chiarire che la
richiesta di un consiglio generale straordinario della
fondazione è slegata dalle nomine. Il pressing di Benessia però
non è andato a buon fine.
Ha ottenuto una generica dichiarazione rilasciata
all'Ansa da Guido Groppo, Carlo Ossola, Matteo Caroli e Bruno
Manghi: «Noi non volgiamo di interferire nel processo di
designazione dei vertici della banca, che deve seguire la strada
tracciata, nel rispetto delle regole e per il bene della banca
stessa». La lettera però parla chiaro e guarda al passato e
«alla travagliata vicenda relativa al rinnovo dei vertici della
banca conferitaria» e non a quello che si sta decidendo in
queste ore a Milano.
Il presidente ha provato anche a venire anche incontro
agli undici anticipando ancora la convocazione della riunione
dal 19 al 12 maggio e includendo nell'ordine del giorno i due
punti caldi: ovvero il comportamento del presidente e del
comitato di gestione sulle nomine dei vertici di Intesa
Sanpaolo. E poi la conferma della fiducia nei vertici. Il
giocattolo però sembra rotto e i rapporti deteriorati in maniera
quasi irreparabile.
A Torino dal mondo della politica, alle associazioni,
dall'università alle imprese si fa difficoltà a trovare qualcuno
pronto a difendere Benessia. Anche il sindaco Sergio
Chiamparino, suo grande sponsor, lo ha abbandonato al giudizio
della Compagnia. Non è un mistero che gli undici firmatari della
lettera prima di procedere abbiamo chiesto appoggio, almeno
morale, ai loro mondi di riferimento.
Che la tensione sia ormai alta lo si è capito anche dal
comitato di gestione che si è tenuto nella mattinata di ieri per
«consigliare» Roberto Firpo in sostituzione «dell'indicazione»
di Domenico Siniscalco. Alla riunione non hanno partecipato il
vicepresidente Luca Remmert e la consigliera Giuseppina
Desantis, due delle voci più critiche all'interno del "consiglio
di gabinetto" della Compagnia.
I consiglieri comunque non chiederanno conto solo della
questione banca che comunque resta la più eclatante soprattutto
per come si è arrivati a questi giorni: dal nome sussurrato di
Alfonso Iozzo alla promessa con altre fondazioni, in primis
Carisbo, su Ottolenghi fino al pasticciaccio davvero brutto di
Siniscalco, mesi fa non confermato al Collegio Carlo Alberto e
poi fatto passare in un movimentato comitato esecutivo.
Sul piatto della discussione c'è soprattutto la filosofia
di gestione della Fondazione. Verrà posto l'accento sulla
differenza tra funzione di servizio e gestione solo in chiave di
potere. Benessia è accusato, come spiegano due consiglieri che
però vogliono apparire solo con gli atti pubblici, di avere un
atteggiamento negli organi della Compagnia ma anche all'interno
della struttura troppo «verticistico e poco democratico».
Sul banco delle imputazioni finirà anche la questione del
contratto put con il quale la Compagnia ha acquistato un 2%
aggiuntivo della banca e costato più di 700 milioni. Vero è che
si tratta di investimento istituzionale a lungo, quindi c'è il
tempo di recuperare, ma la fronda dei critici ora rimprovera la
mancata copertura assicurativa che avrebbe garantito il
contratto sulla caduta dei corsi di Borsa. Non è escluso che poi
si scenda anche nei dettagli di alcuni atti come la mal digerita
annessione della Fondazione dell'Arte
05-05-2010]
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12-
RCS: BAZOLI SU CAUSA RIZZOLI: "IL MIO RUOLO FU IMPEDIRE
FALLIMENTO AZIENDA"
(Adnkronos) -
Il presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo
Giovanni Bazoli torna a parlare della causa intentata da Angelo
Rizzoli Jr. per chiedere la nullita' degli atti che gli tolsero
la proprieta' della Rizzoli. "Il mio ruolo - afferma Bazoli
durante l'assemblea a Torino, rispondendo ad un azionista - fu
allora un ruolo rivolto ad evitare il fallimento della Rizzoli".
Bazoli e' tornato a definire "del tutto infondate nel merito e
inammissibili in via preliminare" le "pretese" della
controparte, poiche' la Corte di Appello di Milano, ha
ricordato, si era gia' pronunciata sulla questione nel 1996, in
senso sfavorevole alla controparte, con sentenza "passata in
giudicato".
13- ALITALIA: PASSERA, ABBIAMO CONTRIBUITO A SALVARE 14 MILA POSTI
LAVORO
(Adnkronos) -
'In Alitalia abbiamo investito 100 milioni di euro e abbiamo
contribuito a salvare 14 mila posti di lavoro'. Lo ha detto l'ad
di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che rispondendo ai soci in
assemblea ha aggiunto: 'era un'azienda praticamente fallita e
noi pensavamo che potesse essere ristrutturata come e' stata'.
REALITY INTESA
- L’arrivo di Siniscalco nel consiglio di gestione guidato da
Passera era visto nella galassia bazolian-guzzettiana come un
ulteriore smottamento di posizioni dopo l’ascesa di Cesare
Geronzi alle Generali - Così, secondo la ricostruzione del
Foglio, una volta percepita da parte guzzettiana una scarsa
intransigenza di Tremonti sul nome di Siniscalco (non c’è mai
stato un reale entusiasmo della Lega) la scelta dell’ex ministro
di ritirare la candidatura era inevitabile...
Il Foglio.it
La filosofia di
Giovanni Bazoli sta tutta in una frase scandita ieri
nell'assemblea dei soci di Intesa Sanpaolo che lo ha rieletto
presidente. A un azionista che chiedeva come la politica potesse
restare fuori dalla banca, Bazoli ha indicato nelle fondazioni
bancarie un antidoto alle mire della politica: "Le fondazioni
hanno rappresentato al meglio il necessario diaframma tra la
sfera pubblica e le aziende bancarie, intese appunto come
imprese".
Molti soci
presenti hanno letto la frase come un'indiretta e sottile
risposta a chi, a Torino, mirava a condizionare le prossime
nomine per il consiglio di gestione di Intesa, con indicazioni
interpretate come imposizioni. E' il caso di Domenico
Siniscalco, al posto di Enrico Salza, voluto dal presidente
della Compagnia di San Paolo, Angelo Benessia, e soprattutto dal
sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, con un beneplacito - in
verità mai ufficializzato - del ministro dell'Economia, Giulio
Tremonti.
Ma il
"diaframma" bazoliano ha funzionato: la Fondazione Cariplo di
Giuseppe Guzzetti ha respinto, vincendo, il tentativo dell'asse
Chiamparino-Benessia di spodestare Salza, reo di eccessiva
accondiscendenza verso il potere milanese negli equilibri del
primo gruppo creditizio. E ieri, in assemblea, sono stati notati
apprezzamenti non formali verso il banchiere torinese che ha
cofondato l'istituto frutto della fusione nel 2006 tra San Paolo
e Intesa.
Non a caso lo
stesso Salza ha rivendicato i risultati di gestione: "Il ritorno
al dividendo per il 2009 e i risultati dei due esercizi
precedenti dimostrano che il primo triennio del gruppo,
nonostante la crisi economica e finanziaria, ha segnato una fase
di crescita". Ma è stato un altro passaggio a segnare la
rivendicazione salziana della fusione anche in chiave torinese:
"Il progetto ha rivelato tutta la sua validità industriale dal
punto di vista della governance, del presidio del business e
dell'articolazione territoriale". Un'articolazione territoriale,
quindi, che non ha nuociuto al capoluogo piemontese, ha lasciato
intendere il presidente di gestione uscente.
A rivendicare
assetto e risultati della banca è stato anche il consigliere
delegato, Corrado Passera, che non ha mancato di sottolineare
come il gruppo abbia superato il periodo di crisi economica
"grazie alla solidità di questa banca che deriva in gran parte
dalla decisione saggia di mettere assieme due banche forti per
creare Intesa Sanpaolo". Musica per le orecchie di Salza.
Con la
rielezione ieri del consiglio di sorveglianza - i due vice di
Bazoli saranno Elsa Fornero (Compagnia di San Paolo) e Mario
Bertolissi (Cassa di risparmio di Padova e Rovigo) - nei
prossimi giorni sarà il comitato nomine del gruppo a proporre i
nomi per il consiglio di gestione, vero nodo da sciogliere.
Anche in questo caso le parole di ieri di Bazoli sono
inequivocabili: piena autonomia del consiglio di sorveglianza
sui nomi del consiglio di gestione.
Come dire: le
interferenze politiche non hanno sortito effetti anche perché
erano irrituali. In realtà, al di là delle disquisizioni
procedurali, la controffensiva di Guzzetti, spalleggiato da
Bazoli, ha sventato quello che ambienti milanesi definiscono un
tentativo di occupazione politica con la scusa di una maggiore
torinesità dell'istituto.
L'eventuale
arrivo di Siniscalco nel consiglio di gestione guidato da
Passera era visto nella galassia bazolian-guzzettiana come un
ulteriore smottamento di posizioni dopo l'ascesa di Cesare
Geronzi alle Generali. Così, secondo la ricostruzione del
Foglio, una volta percepita da parte guzzettiana una scarsa
intransigenza di Tremonti sul nome di Siniscalco - il ministro
dell'Economia si è voluto tirare fuori dalle baruffe torinesi -
la scelta dell'ex ministro di ritirare la candidatura era
inevitabile.
In questo modo
i rapporti di sistema intrecciati da Guzzetti con Tremonti su
diverse partite (Cassa depositi e prestiti, fondo per le pmi,
housing sociale) sono salvaguardati- secondo fonti milanesi -
anche perché su Siniscalco non c'è mai stato un reale entusiasmo
della Lega.
In verità,
secondo quanto risulta al Foglio da fonti romane, i rapporti
saranno sottoposti a una verifica. Infatti, a criticare in
particolare la strategia di Benessia è adesso il Pd che, dal
deputato Giorgio Merlo fino al responsabile regionale del Pd,
Gianfranco Morgando, chiede le dimissioni del presidente della
Compagnia San Paolo, anche in chiave antitremontiana.
01-05-2010]
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quel
"pasticciaccio" brutto di TORINO - Chiamparino si scaglia contro
il pd: "un partito subalterno ai poteri forti che sono diventati
via via sempre più autoreferenziali, piegando la politica a questo
scopo. Al punto che oggi è sempre più difficile capire chi
risponde a chi e che anzi la usano in quanto subalterna. Com´è
avvenuto nel caso di siniscalco - molti difendono la torinesità
solo per avere un titolo sui giornali, ma al primo bau bau
milanese corrono a baciare la pantofola
Salvatore
Tropea per
La Repubblica
«Abbiamo
perso». Non usa giri di parole il sindaco Sergio Chiamparino sul
«pasticciaccio» Intesa Sanpaolo. «Non c´è dubbio che è questa una
brutta pagina per Torino. Si è creata una profonda divisione nella
governance economica e anche in quella politica. E quando è così è
difficile ottenere risultati. Non esce rafforzata la città ed è
sfumata la possibilità di riequilibrio che era uno degli obiettivi
riguardo alla distribuzione dei pesi tra Torino e Milano, senza
per questo mettere in discussione la conduzione della banca».
Lei aveva
tentato di impedirlo con la candidatura Siniscalco ed è stato
accusato di avere oltrepassato i limiti consentiti alla politica.
Pensa ancora di fare qualche altra mossa?
«No. La Compagnia aveva espresso due opzioni: quella Siniscalco
sostenuta dal presidente Benessia e un´altra avanzata da alcuni
consiglieri. In quella fase io potevo e dovevo intervenire perché
sulle scelte della Compagnia potevo esprimermi. Ora ce n´è una
sola e io non metto becco. Se lo facessi, questa sì che sarebbe
una violazione indebita. Dunque ora decida il comitato».
Il suo
richiamo alle responsabilità è stato interpretato come un invito a
Benessia perché si dimetta, ma c´è chi ricorda che al posto di
presidente è arrivato col suo consenso. Dunque?
«Non penso che esistano mandati imperativi. Quanto al resto
esistono organi che possono esprimersi. C´è un consiglio generale
che è in grado di fare tutte le verifiche di responsabilità e di
fiducia. Non devo farlo io o altri».
Ha qualche
rammarico?
«Sì. Quello di avere perduto la possibilità di avere ai vertici
della maggiore banca italiana una delle figure di maggiore
prestigio. Salvo l´ex presidente della Regione Piemonte del Pdl,
Ghigo, sono stato il solo a rammaricarsi».
Perché
questa solitudine?
«Perché molti difendono la torinesità solo per avere un titolo sui
giornali, ma al primo bau bau milanese corrono a baciare la
pantofola. E questi sono più numerosi di quanto si pensi. Aggiungo
che ad essere rammaricati dovrebbero essere anche i milanesi e non
lo sono».
Un recupero
in extremis di Siniscalco?
«Quando uno si dà fuori si dà fuori. La scelta di Siniscalco non
mi è parsa una mossa tattica per farsi richiamare. Si doveva
intervenire prima. La Compagnia, quando si è verificata la
spaccatura, avrebbe dovuto agire rapidamente e cercare una
soluzione condivisa. Non lo ha fatto».
In questa
partita c´è stata un´assenza del Pd?
«Di più: quando si è espresso, lo ha fatto in totale subalternità
ad alcuni centri di potere finanziari che non sono estranei alla
politica e che anzi la usano in quanto subalterna. Com´è avvenuto
in questo caso».
A chi si
riferisce quando parla di autoreferenzialità?
«A quei centri di potere che in Italia vedono assieme finanza e
politica e che sono diventati via via sempre più autoreferenziali,
piegando la politica a questo scopo. Al punto che oggi è sempre
più difficile capire chi risponde a chi».
Ha un´idea
di come se ne possa uscire?
«Per quello che può contare ce l´ho. Non è giusto che le
Fondazioni abbiano il peso di un azionista di riferimento, devono
limitare la loro partecipazione all´1-2%. Troppo comodo lasciarle
nel ruolo attuale e poi pretendere che chi deve prendere decisioni
non risponda più alla politica. Questa è un´ipocrisia».
Crede si
possa fare?
«E´ giusto farlo. Non ha senso che le prime due banche d´Italia
siano degli ircocervi senza che si capisca di chi siano
emanazione. Le Fondazioni alienino parte dei loro patrimoni a
favore del territorio. Le banche vadano sul mercato e si
comportino come ci si comporta sul mercato».
Non teme che
quanto sta dicendo possa cambiare il suo percorso politico?
«Di certo non lo aiuta se si pensa a un percorso tra gli allori.
Anzi lo danneggia. Ma se l´impegno politico è altra cosa allora lo
aiuta. Non si può restare indifferenti di fronte al cancro che
prefigura una sorta di conflitto di interesse. Quando viene meno
il rapporto tra controllore e controllato, c´è totale mancanza di
trasparenza e responsabilità».
Come il
conflitto berlusconiano?
«Non è proprio quello ma è pur sempre un fatto grave: non si
possono autorizzare discutibili salvataggi e poi negare i
finanziamenti a chi ne ha bisogno. Un partito di sinistra, per
tornare alla politica, non deve essere subalterno, non può farsi
schiacciare su queste cose e poi lamentarsi se perde voti al Nord
o altrove».02-05-2010]
È IL
DEMOCRISTIANONE GIUSEPPE GUZZETTI, IL "NUOVO CUCCIA" L’INEDITA
ALLEANZA DEL PATRON DELLE CASSE DI RISPARMIO CON IL CARROCCIO HA
PORTATO AL MATTATOIO DEI POTERI MARCI LA CANDIDATURA DELL’INGENUO
SINISCALCO - L’IRA DEI TORINESI MATATI SI TRADUCE IN VELENOSI
DOSSIER SU BAZOLI E IL DI LUI GENERO - ORA IL “NUOVO CUCCIA”
RIUSCIRÀ CON L’AIUTO DI BAZOLI E IL CONSENSO DELLA LEGA A SALVARE
LA POLTRONA DELL’ALTRO GRANDE VECCHIO TORINESE, IL 73ENNE ENRICO
SALZA CHE I TORINESI CONTINUANO AD ACCUSARE DI AVER SVENDUTO IL
SANPAOLO AI LONGOBARDI? - -
2- È IL
DEMOCRISTANONE GIUSEPPE GUZZETTI, IL NUOVO CUCCIA. L'INEDITA
ALLEANZA DEL PATRON DELLE CASSE DI RISPARMIO CON IL CARROCCIO HA
PORTATO AL MATTATOIO LA CANDIDATURA DI SINISCALCO - L'IRA DEI
TORINESI SI TRADUCE IN VELENOSI DOSSIER SU BAZOLI E IL DI LUI
GENERO
Nelle prossime ore si dovrebbe mettere la parola fine alla penosa
telenovela per la poltrona del Consiglio di gestione di
IntesaSanPaolo.
La guerra tra i
milanesi e i sabaudi è stato uno spettacolo vietato ai minori e
del tutto inconsueto rispetto alla logica delle grandi banche dove
i problemi di governance vengono risolti dietro le quinte. A
rovinare la scena è stato soprattutto il sindaco Chiamparino che
ieri ha salutato il Papa in quella piazza San Carlo di Torino dove
ha sede il quartier generale del SanPaolo. Il politico ha avuto il
buon gusto di rivolgersi a Papa Ratzinger con le spalle voltate
rispetto alle finestre dietro le quali si sta consumando l'atto
finale di una battaglia che ha spazzato via la candidatura di
Mimmo Siniscalco.
L'ex-ministro
dell'Economia ha fatto appena in tempo a tirarsi fuori dalla
mischia, ma ha peccato di ingenuità anche lui perché non ha
sentito in tempo l'odore di bruciato. Soprattutto, il Reviglio-boy
non ha capito che i milanesi di Intesa non avevano alcuna
intenzione di prendersi in casa la sua competenza e nel falò delle
vanità Siniscalco c'è cascato come un pollo.
Eppure qualcuno
avrebbe dovuto avvertirlo che il sistema delle banche italiane è
assolutamente gerontocratico e granitico. La dimostrazione è data
dall'ardore con cui il 78enne Abramo-Bazoli ha messo i piedi tra
le gambe dei torinesi per cacciarli fuori dal terreno di gioco.
Adesso a Torino dicono peste e corna di questo bresciano che siede
nel Consiglio di sorveglianza di IntesaSanPaolo ed Ubi, due banche
che in teoria e in pratica dovrebbero farsi concorrenza.
E c'è chi
aggiunge insinuazioni pesanti sui ricchi dossier legali che in
qualche modo coinvolgerebbero i due istituti (IntesaSanPaolo e
Ubi) e sarebbero sovente assegnati al genero di Bazoli, Gregorio
Gitti, l'avvocato che gli amici di Brescia chiamano "Johnatan" per
la somiglianza a un protagonista del Grande Fratello.
Queste sono
obiezioni miserabili perché Bazoli non è uomo da cadere in errori
di piccolo cabotaggio, e non tengono conto del ruolo chiave che
accanto a lui ha avuto in tutta la vicenda un altro Grande Vecchio
che a Milano cominciano a chiamare il "nuovo Cuccia". Stiamo
parlando di Giuseppe Guzzetti, l'avvocato che presiede la Cariplo
dal 1997 e dal 2000 guida l'Associazione delle Casse di Risparmio.
Di quest'uomo,
nato a Turate (vicino a Como nel 1934), esiste un curriculum
impressionante che lo ha visto cavalcare la politica come
ex-presidente della Regione Lombardia e senatore, ma soprattutto
come il grande democristiano che insieme a Bazoli e alla finanza
bianca non ha mai rinunciato all'idea di riequilibrare lo
strapotere di Cuccia e del mondo laico.
Il giornalista
e scrittore Giancarlo Galli, nel suo libro "Nella giungla degli
gnomi", lo ha definito "un maestro nelle arti del potere...persona
rigorosa, disciplinata, in ufficio alle 6,30 del mattino, con il
volto arcigno, la ruvidità nelle relazioni umane...un timido
generoso, un Nino Bixio con famiglia perennemente alla ricerca del
suo Garibaldi". Dopo essere stato legato a Prodi tramite l'amico
Bazoli, il "Beppe" mena la danza per difendere la continuità
gerontocratica dentro IntesaSanPaolo.
L'aspetto
curioso della vicenda è rappresentato dalla simpatia che è
riuscito a riscuotere negli ultimi tempi con la Lega di Bossi, lo
stesso partito che nel '94 era sul punto di occupare la Fondazione
Cariplo. Questa inedita alleanza con il Carroccio ha portato al
mattatoio la candidatura di Siniscalco e garantisce anche
Giulietto Tremonti che nella vicenda di questi giorni è rimasto in
disparte.
Adesso si
tratta di capire se il "nuovo Cuccia" riuscirà con l'aiuto di
Bazoli e il consenso della Lega a salvare la poltrona dell'altro
Grande Vecchio torinese, Enrico Salza, un pezzo da novanta di 73
anni che i torinesi continuano ad accusare di aver svenduto il
SanPaolo ai longobardi.
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COMP.
SAN PAOLO: 13 CONSIGLIERI SU 21 CHIEDONO VERIFICA SU BENESSIA...
Radiocor -
E' pronta una lettera firmata da 13 consiglieri su 21 della
Compagnia di San Paolo, di cui e' primo firmatario Stefano
Ambrosini, rappre sentante all'interno dell'ente della Regione
Piemonte, per chiedere una verifica del rapporto di fiducia con il
presidente Angelo Benessia. Nella lettera al presidente si chiede
la convocazione del consiglio al piu' tardi il 13 maggio prossimo.
'Dobbiamo occuparci a fondo della Compagnia e della sua
ricostruzione' ha detto a Radiocor Bruno Manghi consigliere della
Compagnia di Sanpaolo e firmatario della lettera. 'Come
consigliere - ha detto Manghi - sostengo che il problema in questo
momento riguarda la Compagnia e la sua strategia.
8
- INTESA: PER CDG SPUNTA ROBERTO FIRPO CANDIDATO COMPAGNIA
SANPAOLO...
Radiocor -
Spunta Roberto Firpo, in passato manager del SanPaolo di Torino,
come candidato della Compagnia di San Paolo per il consiglio di
gestione. Firpo, secondo quanto risulta Radiocor, e' il nome su
cui punta il presidente della Compagnia, Angelo Benessia, per
affiancare il candidato unico alla presidenza Andrea Beltratti.
Nonostante la sfiducia da parte di 13 consiglieri, Benessia appare
orientato a procedere. La resa dei conti in Compagnia, secondo le
sue prime reazioni, avverra' nella riunione che ha convocato per
il 19 maggio.
Questo contrasta con la richiesta dei 13 sfiducianti che
chiedono la convocazione dell'organismo guida al piu' tardi il 13
maggio. E' chiaro che Benessia sta cercando di chiudere a suo
favore la partita con la sostituzione del presidente uscente
Enrico Salza. Gli altri, al contrario, cercano di evitare il
blitz.
9
- APPLE: NEW YORK POST, INDAGINE ANTITRUST PER ESCLUSIONE ADOBE...
(ANSA) -
Nel duello tra Apple e Adobe potrebbe a breve inserirsi
l'antitrust. Secondo quanto scrive il New York Post, che cita
fonti informate sui fatti, il dipartimento di Giustizia e la
Federal Trade Commission statunitensi starebbero discutendo per
decidere quale delle due autorità dovrà iniziare un'indagine
antitrust su Apple. Al vaglio dei regolatori ci sarebbero le nuove
politiche adottate da Cupertino per le applicazioni dedicate ad
iPhone e iPad, che escludono i software creati con alcuni
strumenti di programmazione tra cui, appunto, Flash di Adobe.
La decisione, riporta il quotidiano, sarà presa entro
alcuni giorni. Gli organismi dovranno capire se le nuove regole,
introdotte il mese scorso da Apple, sono lesive della concorrenza,
in quanto obbligano gli sviluppatori scegliere tra lo sviluppare
applicazioni che funzionano solo sui dispositivi della Mela o che
sono neutrali dal punto di vista della piattaforma, in grado cioé
di funzionare su sistemi operativi diversi come Android di Google,
Windows Mobile di Microsoft e BlackBerry di Rim.
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CHIAMPARINO, 'SANT'INTESA? IO CONTINUO
A SOSTENERE SINISCALCO'...
Radiocor - 'Io
sono d'accordo con me stesso e continuo a sostenere Domenico
Siniscalco' per la presidenza del consiglio di gestione di
Intesa Sanpaol o, in sostituzione di Enrico Salza. Lo ha detto
il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, dopo le polemiche
suscitate dalla sua presa di posizione, in seno al rinnovo
degli organismi di vertice dell'istituto
01-05-10 |
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ROSSO: "SCELTA SINISCALCO PER INTESA
SAN PAOLO ROMPE MECCANISMI STORICI"...
(Adnkronos/Labitalia)
- "Mi sembra che la scelta di Siniscalco rompa i
meccanismi storici di un San Paolo dominato dai
comunisti". Lo ha detto a LABITALIA Roberto Rosso
vicepresidente e assessore al Lavoro e Formazione
Professionale della Regione Piemonte riferendosi alla
presidenza del Consiglio di Gestione di Intesa San Paolo.
"Per fortuna -ha sottolineato- oggi c'e' un liberale che
e' stato sia con noi sia con l'altro partito, quindi una
persona trasversale a tutti gli schieramenti. Ma al di la' del
nome, la cosa che mi auguro e' che il management faccia il
banchiere anche per la gente che ci ha messo i soldi in
passato".
"E' ora di finirla -ha affermato-
che queste grandi banche italiane continuino a fregare i
cittadini italiani, facendo finta di essere banche ancora
legate al territorio e poi invece farsi i cavoli propri come
realisticamente fanno". "Sia Unicredit che Intesa
San Paolo -ha continuato Rosso- come tutte le banche italiane
hanno ancora l'epicentro del loro capitale nelle fondazioni
bancarie da cui sono originate. Rosso infine critica l'attuale
meccanismo di formazione dei vertici delle banche.
'Non sono espressi dagli enti locali,
ma si tratta di manager cooptati e autocooptati che in pratica
fanno i banchieri per vocazione divina, anziche' per
investitura popolare o per investitura del capitale che
mettono nella societa' stessa".
01.05.10 |
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INTESA
SANPAOLO: CHIAMPARINO, NESSUNA PARTE ATTIVA SU NOMINE...
Radiocor - 'Non ho avuto nessuna parte attiva, sono stato
informato come e' giusto'. Lo ha detto a Radiocor il sindaco
di Torino, Sergio Chiamparino, di ritorno in auto da
Bruxelles dopo la cancellazione dei voli per il blocco
dovuto alle ceneri del vulcano islandese. Il sindaco di
Torino ha affermato di non aver avuto alcun ruolo nelle
indicazioni che la Compagnia di Sanpaolo ha fatto per la
presidenza del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo.
'Si
vedra'. Domenico Siniscalco non mi risulta essere molto
leghista' ha detto riferendosi alla indiscrezioni di stampa
che vedono l'attuale responsabile di Morgan Stanley per
l'Italia vicino alle posizioni del ministro dell'Economia,
Giulio Tremonti, e quindi della Lega. Anzi, ha sottolineato,
Siniscalco 'e' colui che ha sostituito Giulio Tremonti al
ministero del Tesoro nel 2004. E bisogna ricordare che
Siniscalco era stato proposto proprio da Enrico Salza per
fare il sindaco di Torino'.
22.04.10 |
TUTTO SUL IL CORRIERE DELLA SERA SCIPPATO AD ANGELO RIZZOLI:
"FECE TUTTO BAZOLI" - #3- A 15 MESI DAL LORO ACQUISTO, LE
AZIONI RCS IN MANO A BAZOLI VALEVANO PIÙ DEL TRIPLO; DOPO
ALTRI 3 MESI, 7-8 VOLTE LA CIFRA INIZIALE. E QUESTO È UN
SALVATAGGIO? - #4- DOMANDA LORENZETTO: "DEL SUO PERIODO IN
FIAT, LEI RIVELÒ: "ABBIAMO PESCATO UN PAIO DI PERSONE CHE
PRENDEVANO DENARO PER PRESENTARE QUALCUNO ALL’AVVOCATO. UNO
DEI DUE L’ABBIAMO MANDATO IN GALERA, L’ALTRO ALLA CINZANO"
#5- RISPOSTA AL CETRIOLO DI CESARONE: "NON SOLO PER
PRESENTARE QUALCUNO ALL’AVVOCATO: ANCHE PER PRESENTARE
QUALCUNO A ME. VEDE IL MONDO? È INCREDIBILE..." - #6- ANCORA
LORENZETTO: "L’ALTRO, QUELLO FINITO ALLA CINZANO, AMMISE: "È
VERO, HO SBAGLIATO, PER FAVORIRE IL CONTATTO CON GIANNI
AGNELLI MI SONO FATTO DARE 80 MILIONI NEL COFANETTO VUOTO DI
UN LIBRO DI ENZO BIAGI". SI TRATTA DI MONTEZEMOLO, ATTUALE
PRESIDENTE DELLA FIAT - ROMITI REPLICA: "NON FACCIO
COMMENTI"
Stefano Lorenzetto per "Il
Giornale"
Nel
settembre del 1981, Angelo Rizzoli, proprietario del
Corriere della Sera, ricevette nel suo ufficio di Roma
la visita inaspettata di un agente segreto appassionato di
gastronomia, un uomo dall'evidente doppia identità, o forse
afflitto da sdoppiamento della personalità considerato che
firmava le recensioni dei ristoranti sull'Espresso con lo
pseudonimo Gault & Millau: Federico Umberto D'Amato, già
direttore dell'Ufficio affari riservati del ministero
dell'Interno, iscritto alla loggia P2.
Il
controverso personaggio gli disse: «Calvi la vuole vedere».
Roberto Calvi era il presidente del Banco Ambrosiano e
l'anno dopo sarebbe finito impiccato sotto il ponte dei
Frati Neri a Londra. Il 29 aprile aveva acquistato da
Rizzoli, che deteneva il 90,2% del pacchetto di controllo
dell'omonima casa editrice, il 40% delle azioni, senza però
pagare il dovuto: in tutto 150 miliardi di lire, comprensivi
di un aumento di capitale che i due avevano concordato
all'atto della compravendita.
Il
padrone del Corriere fu condotto dallo 007 gourmet
in una casa di via del Governo Vecchio, dove tale Francesco
Pazienza, che in seguito sarebbe stato gratificato nelle
cronache giudiziarie con l'appellativo di «faccendiere»,
conviveva con la sorella del produttore cinematografico
Aurelio De Laurentiis.
Lì in
effetti trovò ad attenderlo Calvi, tornato libero da poche
settimane dopo quasi tre mesi passati in galera per evasione
valutaria. Il banchiere lo aggredì con la bava alla bocca:
«Dove sono finiti i soldi della Rizzoli? Non vorrà farmi
credere che lei non sa nulla del vino veronese!».
Angelo
junior, allora soprannominato Angelone per via della stazza,
rimase interdetto. Si stava parlando dei soldi suoi, di
Rizzoli, che Calvi avrebbe dovuto versargli almeno quattro
mesi prima. In seguito tutto gli sarebbe stato tragicamente
chiaro: attraverso complicate triangolazioni fra banche
compiacenti e società di comodo con sedi in Liberia,
Svizzera, Isole del Canale, Irlanda, Panama e Bahamas,
ordite dallo stesso Calvi in combutta con i piduisti Licio
Gelli, Umberto Ortolani e Bruno Tassan Din, il malloppo era
stato dirottato su vari conti correnti, uno dei quali
battezzato pittorescamente Recioto, come il famoso vino
della Valpolicella.
Poiché
Calvi non si fidava neanche di se stesso, voleva solo
sincerarsi che l'ignaro Rizzoli non si fosse accordato col
famigerato trio Blu (Bruno, Licio, Umberto) per
fregarglielo. Lo scippo del Corriere ruota attorno a questi
150 miliardi di lire. Quelli che Calvi doveva ad Angelo
Rizzoli per il 40% delle azioni e per l'aumento di capitale.
Quelli che i quattro massimi dirigenti del Banco Ambrosiano,
Roberto Rosone, Gennaro Zanfagna, Filippo Leoni e Giacomo
Botta, avevano visto finire su conti correnti esteri in
paradisi fiscali anziché in via Solferino, ricevendo da
Calvi l'ordine perentorio di non farne parola con Rizzoli.
Quelli
che al proprietario della Rizzoli, malato di sclerosi
multipla, costarono 407 giorni di isolamento e detenzione in
cinque diverse prigioni, la spoliazione del patrimonio di
famiglia e sei processi conclusisi dopo 26 anni in
Cassazione con altrettante assoluzioni definitive per
insussistenza dei reati. Quelli che aprirono una falla nei
conti del Corriere. Quelli che consentirono a Giovanni
Bazoli, all'epoca presidente dell'Nba (Nuovo Banco
Ambrosiano) sorto dalle ceneri del vecchio Ambrosiano, oggi
Intesa Sanpaolo, di agitare lo spettro della bancarotta.
Quelli
che permisero a una cordata di salvataggio formata da Gemina
(Fiat e Mediobanca), Iniziativa Meta (Montedison), Mittel
(finanziaria bresciana facente capo allo stesso Bazoli) e
Giovanni Arvedi (imprenditore siderurgico), di appropriarsi
della seconda casa editrice d'Europa e del primo quotidiano
d'Italia per un tozzo di pane. Quelli che nessuno dei
potenziali acquirenti del Corriere si prese la
briga di capire in quale buco nero fossero stati
inghiottiti.
Neppure Cesare Romiti, dal suo osservatorio privilegiato
prima di amministratore delegato (1976-1996) e di presidente
della Fiat (1996-1998), poi di presidente della
Rizzoli-Corriere della Sera (1998-2004), e ora di
presidente d'onore della medesima Rcs Mediagroup, può
dimostrare d'aver a suo tempo indagato sulla torbida
vicenda. Ma lui, almeno, una giustificazione ce l'ha: «Fece
tutto Bazoli. Fu lui a convincere Gianni Agnelli
dell'ineluttabile dovere di partecipare all'operazione di
salvataggio del Corriere. Enrico Cuccia, presidente
di Mediobanca, e io eravamo molto scettici. Ma Bazoli
insisteva tanto. Alla fine cedemmo e, senza curarci
minimamente dei dettagli, entrammo nella cordata. Solo
leggendo la sua intervista ad Angelo Rizzoli (Il
Giornale, 21 febbraio, ndr) ho compreso fino in fondo
che cosa c'era dietro a questa vicenda».
Sembra
sincero. Gli anni - ne compirà 87 il prossimo 24 giugno -
hanno addolcito i lineamenti spigolosi del viso asimmetrico.
La risolutezza, quella è intatta. Sulla scrivania, tre
libri: Date a Cesare... Da boiardo di Stato a leader
carismatico: la vita di Cesare Romiti di Paolo Madron,
Le confessioni d'un italiano di Ippolito Nievo e un
inaspettato Facce da schiaffi di Mario Melloni,
alias Fortebraccio, il defunto corsivista dell'Unità.
Alle
pareti, tre foto (nella prima passeggia con Cuccia, nella
seconda bisbiglia qualcosa all'orecchio dell'Avvocato, nella
terza s'inchina al cospetto di Papa Wojtyla) e un cartello
che veniva appeso nelle fabbriche francesi nel XIX secolo,
un aforisma che parla il linguaggio universale dei leader e
dunque non ha bisogno di traduzioni: «Du haut en bas de l'échelle
sociale l'exemple est la plus belle forme de l'autorité».
Il 17
luglio 1974 Agnelli cedette per 24 miliardi di lire ad
Andrea Rizzoli, padre di Angelo, il 33% del Corriere e si
prese da Eugenio Scalfari, sull'Espresso, l'epiteto di
«avvocato di panna montata», in quanto sembrava che
abdicasse a un suo dovere imprenditoriale e civico. Perché
lo fece?
«Perché, presumo, Giulia Maria Crespi gli aveva comunicato
l'intenzione di vendere il suo 33% e lo stesso aveva fatto
Angelo Moratti che deteneva un altro 33%. Io arrivai in Fiat
pochi mesi dopo, a operazione già avvenuta. Ma fui ben lieto
che la vendita del Corriere si fosse conclusa. Dentro di me
esclamai: Madonna, che bella notizia! La casa
automobilistica non aveva nemmeno i quattrini per arrivare a
fine anno. Quei 24 miliardi erano una manna dal cielo».
E
perché dieci anni dopo la Fiat decise di compiere il
percorso inverso e di ricomprarsi il Corriere?
«Il
bandolo della matassa l'aveva in mano Bazoli. Un giorno
c'informò che la quota di Angelo Rizzoli era in vendita e
che sarebbe stato molto opportuno farla rilevare a
imprenditori borghesi, indipendenti, liberali, com'era nella
tradizione del Corriere. Agnelli me ne parlò, prospettandomi
la possibilità di entrare come Gemina, la società costituita
insieme con Mediobanca di cui Fiat era la principale
azionista.
Gli
obiettai: ma scusi, avvocato, siamo già in un mare di guai,
tutto ci conviene tranne che comprare dell'altra roba. Ma
vedevo che non mi dava retta. Ne parlai subito con Cuccia.
In fin dei conti ero finito a Torino su consiglio del patron
di Mediobanca».
E
Cuccia?
«Sgranò gli occhi: "Ma chi ve lo fa fare? Lasciate perdere!
I giornali sono soltanto fonte di rogne". Solo che Cuccia
subiva il fascino di Agnelli, gli dispiaceva non
accontentarlo. A sua volta Agnelli era pressato da Bazoli:
l'ingresso della Fiat nell'affare avrebbe dato un tono
all'intera operazione. Io cercavo di temporeggiare.
Bisogna tener conto che l'Avvocato aveva due grandi
passioni: i giornali e la diplomazia. A parte l'amore che
riversava sulla Stampa, lei ricorderà che fu vicino a
diventare ambasciatore dell'Italia a Washington quando nel
1976 il Pci raggiunse il massimo storico di voti. E frenarlo
nelle sue passioni era impossibile».
Così
lei si mise la cordata al collo.
«Oltre
a Gemina, dovevano farne parte solo Arvedi e la Mittel di
Bazoli. Non ho mai capito quali rapporti legassero
quest'ultimo all'industriale di Cremona, che conobbi nella
tenuta agricola di famiglia, curata con grande competenza
dalla moglie. Un uomo molto perbene, Arvedi, la cui unica
stravaganza, dal mio punto di vista, in quel momento era
rappresentata dalla pretesa di far soldi con l'acciaio,
settore che andava a rotoli. Invece all'ultimo minuto Bazoli
ci comunicò che nella cordata doveva essere inserita anche
la Montedison di Mario Schimberni. Io non avevo nulla contro
Schimberni, lo conoscevo da una vita. Ma il metodo
c'indispettì parecchio e l'accordo fu lì lì per saltare, con
mio enorme sollievo».
Invece?
«Si
scoprì che Schimberni era stato imposto a Bazoli da Bettino
Craxi. Con i politici noi non parlammo, era Bazoli a tenere
i rapporti. Ma si capiva che nel Palazzo consideravano la
Fiat il perno indispensabile del salvataggio».
Mi
faccia capire: tutti vi tiravano per la giacca, ripetendovi
il ritornello «intervenite, altrimenti la Rizzoli fallirà»,
e lei non sentì il bisogno di consultare il proprietario per
appurare come stessero effettivamente le cose?
«No.
Avevamo la parola di Bazoli. La Rizzoli era in grembo al
Nuovo Banco Ambrosiano da lui presieduto. Bazoli ci disse
che la situazione finanziaria della Rizzoli era disastrosa.
Non quella del Corriere, che andava bene: della casa
editrice in generale. E a noi tanto bastò».
Non vi
spiegò che mancavano all'appello i 150 miliardi usciti dal
vecchio Ambrosiano? Avreste perlomeno dovuto chiedere conto
di quell'ammanco ad Angelo Rizzoli, il quale vi avrebbe
spiegato che se li erano rubati Calvi e soci.
«Ci
fidammo dello scenario che ci era stato rappresentato. Col
senno di poi forse fu un errore».
Ma
quando Bazoli vi annunciò che della cordata doveva far parte
anche la Mittel, non vi parve una condizione poco elegante,
diciamo così?
«Il
ruolo che ci era stato cucito addosso era quello di
salvatori della patria. Avevamo un dovere da compiere, punto
e basta. Del resto non c'importava niente. Per cui
perfezionammo l'acquisto: a Gemina andò il 46,28%, a
Montedison il 23,14%, ad Arvedi l'11,57%, a Mittel l'11,57%,
ad altri il 7,44%».
Angelo
Rizzoli accusa Bazoli d'aver svolto tre parti nella stessa
commedia: venditore della casa editrice in quanto presidente
dell'Nba che deteneva il 40% delle azioni acquistate epperò
mai pagate dal vecchio Ambrosiano, acquirente in quanto
azionista di Mittel, arbitro in quanto fu lui a segnalare ai
commissari nominati dal tribunale la cordata interessata ad
assumere il controllo della casa editrice.
«Non
faccio commenti».
Persino Pier Domenico Gallo, uomo di fiducia del banchiere
bresciano e direttore generale dell'Nba dall'82 all'87,
riconosce in un libro che vi era «un classico problema di
conflitto d'interessi». Bazoli lo aggirò affidando
temporaneamente la presidenza della Mittel al
costituzionalista Paolo Barile. Dopodiché tornò ai vertici
di Mittel, di cui è tuttora presidente.
«Gliel'ho detto: non faccio commenti».
Mittel
acquista l'11,57% della Rizzoli pagando 708 lire per azione.
Di lì a poco ne rivende una parte a Gemina al prezzo di
2.274 lire cadauna; nel 1987 ne rivende un'altra parte al
prezzo di 5.227 lire cadauna. In altre parole, a 15 mesi dal
loro acquisto, le azioni Rizzoli in mano alla Mittel
valevano più del triplo; dopo altri tre mesi, sette-otto
volte la cifra iniziale. E questo sarebbe un salvataggio?
«Lei è
un bravo giornalista, ma io non le rispondo».
Dieci
anni dopo essere uscito dal Corriere con in tasca i 24
miliardi del suo 33%, Agnelli, attraverso Gemina e con
l'aiuto di Montedison, Arvedi e Mittel, strappa al legittimo
proprietario il 50,2% della Rizzoli. Tutti insieme pagano
circa 9 miliardi di lire. L'affare del secolo, si direbbe.
«I
fatti vanno contestualizzati. Era un periodo tremendo. La
Fiat versava in profondo rosso a causa della seconda crisi
petrolifera, non riuscivamo a vendere le auto, avevamo il
terrorismo in fabbrica, uccisioni, azzoppamenti, io stesso
rischiai d'essere rapito dalle Brigate rosse. Il prezzo
d'acquisto fu rapportato alla perdita di bilancio della
Rizzoli. L'unica preoccupazione dei salvatori della patria,
metta pure salvatori della patria fra virgolette, era di
trovare una persona che potesse rimettere a posto
l'azienda».
E lei
scelse il suo braccio destro Carlo Callieri, distaccato
dalla Fiat a fare l'amministratore delegato della Rizzoli.
In un recente dibattito alla televisione del gruppo Class
editori, Callieri ha ribadito che il prezzo pagato fu
giusto.
«Oggi
l'azione manageriale di Callieri non la ricorda più nessuno.
Ma il suo contributo fu determinante. Andò giù con la
scimitarra, licenziò, tagliò. Dopo un anno, quando per
motivi di famiglia volle lasciare Milano, la Rizzoli era
risanata. Logico che il valore dell'azienda a quel punto
risultasse superiore».
Eppure
Gallo, ex direttore generale dell'Nba, nel corso della
medesima trasmissione ha dichiarato: «Anche se io sono
assolutamente convinto della totale correttezza della
procedura di vendita, credo che la Rizzoli valesse di più».
«A me,
sparagnino di natura, i 9 miliardi sembrarono un'enormità».
Il
professor Luigi Guatri della Bocconi, che eseguì una perizia
contabile per conto del tribunale di Milano, valutò il solo
patrimonio attivo della Rizzoli 270 miliardi di lire. Quindi
Gemina avrebbe dovuto sborsare per il 46,28% come minimo 125
miliardi.
«Io
vidi solo i debiti che dovetti caricare sui conti della
Fiat. Ebbi anche una lite bonaria con Cuccia, per questo.
"Non dovevamo entrare", continuava a ripetermi».
Carlo
Scognamiglio Pasini, che voi soci nominaste presidente della
casa editrice dopo l'ingiusto arresto di Rizzoli, mi ha
detto che a suo avviso l'azienda poteva valere in quel
momento «dai 385 ai 440 miliardi di lire». Quindi Gemina
avrebbe dovuto sborsare dai 178 ai 204 miliardi.
«Ma
per l'amor di Dio! Magari ci avessero chiesto quelle cifre.
Mi sarei opposto fino all'ultimo sangue. Non l'avremmo
comprata mai e poi mai! E così ci saremmo tolti il pensiero
per sempre».
Di lì
a quattro anni il valore della Rizzoli era decuplicato:
1.000 miliardi. Tant'è vero che il 10% venduto ai francesi
di Hachette vi venne pagato 100 miliardi.
«Merito della gestione Callieri».
Rizzoli rammenta che fu costretto a subire lo scippo con un
argomento assai convincente: «O accetti di vendere a queste
condizioni oppure torni in galera e non esci più». Avendo
già passato 13 mesi agli arresti, malato di sclerosi
multipla, non ebbe scelta. Detto in altri termini: o la
borsa o la vita.
«Io
non mi occupai proprio di Rizzoli, manco lo conoscevo, ci
hanno presentati anni dopo».
Ma
Agnelli lo conosceva fin da quand'era bambino.
«Lo
so. Ho visto che Angelo Rizzoli, nell'intervista che le ha
rilasciato, ha attribuito all'Avvocato una frase molto
cruda».
«Caro
Angelo, si sa che nel mondo degli affari vige la legge della
giungla: il più forte mangia il più debole. E tu eri il più
debole». Una frase che Rizzoli si sarebbe aspettato da Totò
Riina, non dal primo gentiluomo d'Italia.
«Non è
da Agnelli. Non è nel suo stile, nella sua educazione. Io
non lo riconosco».
Rizzoli mi ha anche raccontato che, quando ebbe a lamentarsi
con lei per lo scippo del Corriere, si sentì rispondere:
«Per tutte le cose che le sono accadute, deve rivolgersi a
Bazoli».
«Non
lo ricordo. Ma è molto probabile che gli abbia risposto
così».
Bazoli
non è la stessa persona che nel giugno 2004, quando Gemina
era a corto di liquidità, fece dimettere l'amministratore
delegato della società Maurizio Romiti, suo figlio,
costringendovi a cedere il vostro 8,6% di Rcs Mediagroup?
«Mio
figlio lasciò i conti in ordine. I guai arrivarono dopo.
Fummo spinti a cedere un po' da tutti gli altri azionisti».
Chi la
pensionò?
«Il
colloquio lo ebbi con Bazoli».
La
facevo un gladiatore nato. Perché cedette?
«C'era
di mezzo mio figlio. Non volevo che pensassero chissà che
cosa...».
Ettore
Livini su Repubblica scrisse: «Strappare il Corriere a
Cesare Romiti è stato come tagliare i capelli a Sansone».
« mi
dispiacque parecchio, questo è sicuro».
Da
presidente d'onore della Rcs partecipa ancora alle vicende
della casa editrice?
«No,
non vado più. Ma non ho nemmeno gioito quando, dopo la mia
uscita, i conti sono peggiorati grazie all'ingaggio di un
nuovo amministratore delegato, Vittorio Colao, manager
bresciano di formazione McKinsey. Al contrario: ho
sofferto».
Da
quando Rizzoli fu espropriato del Corriere, il vero deus ex
machina di via Solferino, passato indenne attraverso vicende
politiche, economiche e giudiziarie, è Bazoli,
incidentalmente anche presidente della più grande banca di
questo Paese. Non le sembra una concentrazione di potere
formidabile?
«Non
le rispondo».
Rizzoli mi ha assicurato: «La Fiat e Cesare Romiti sapevano
perfettamente che i 150 miliardi non erano stati versati dal
Banco Ambrosiano alla Rizzoli».
«In
cassa non c'erano. Nessuno sapeva dove fossero finiti».
No, i
vertici dell'Ambrosiano lo sapevano benissimo, come poi
testimoniarono al processo per il crac. Lei pensò che se li
fosse fischiati Rizzoli?
«Non
pensai nulla. Quello che era stato, era stato. A noi
spettava il compito di rimboccarci le maniche e svuotare
l'acqua prima che la barca affondasse. Non ho mai dubitato,
se è questo che desidera sapere, della probità di Rizzoli.
Ingenuo fin che si vuole. Ma onesto».
Intesa
Sanpaolo, erede dell'Ambrosiano, non sarebbe tenuta a
versare a Rizzoli quanto non gli corrispose 29 anni fa?
«Questo non può domandarlo a me. Deve domandarlo a loro».
Rizzoli, forte di sei assoluzioni definitive, ha trascinato
in tribunale gli eredi della cordata che nel 1984 gli portò
via il Corriere, chiedendo la restituzione di una cifra
oscillante fra i 650 e i 750 milioni di euro.
«Ma la
cifra è scritta nella citazione?».
«Una
somma compresa tra euro 650.000.000 oppure euro 724.015.000
o la più alta che emergerà dall'istruttoria», così c'è
scritto.
«Ai
miei tempi non ero abituato a cifre tanto importanti».
Intervistato da Giovanni Minoli a Mixer, lei si attribuì una
dote: «So essere molto, ma molto cattivo». Il fatto che
Rizzoli, tuttora malato di sclerosi, in questa odissea abbia
patito un'ingiusta detenzione di 13 mesi, la morte del padre
per crepacuore mentre lui era in galera, la tragica fine
della sorella Isabellina che si gettò dalla finestra per
paura di finire in prigione, l'arresto senza motivo del
fratello Alberto e il completo saccheggio del patrimonio di
famiglia, che sentimenti suscita nell'ex uomo forte di
Gemina?
«In
confronto all'avvocato Agnelli ero molto più cattivo. Che
sentimenti suscita... Compassione è una parola che non
vorrei usare per Angelo Rizzoli. Del suicidio della sorella
non sapevo nulla, l'ho appreso leggendo l'intervista sul
Giornale. Che sentimenti suscita...». (Riflette).
Indignazione?
«No,
che cosa si vuole indignare... Altro che da indignarsi ci
sarebbe! No, direi... Impressione. E delusione. Nel nostro
Paese capitano tante di queste cose, purtroppo, e provo
delusione perché accadono».
Ci
sarebbe da dimettersi da italiani.
«Ha
ragione».
Secondo lei perché Indro Montanelli, pur essendo stimato da
Agnelli, non riuscì mai a diventare direttore del Corriere,
anzi fu licenziato da Piero Ottone e dovette fondare Il
Giornale?
«Giulia Maria Crespi s'è sempre opposta. Sono stato molto
amico di Indro. Non era solo un giornalista di eccezionale
valore. Era anche una persona di grande umanità, che si
compiaceva d'apparire duro e corrosivo con tutti, persino
con i preti, ma in realtà non lo era affatto».
Lei ha
rivelato: «Indro non morì ateo».
«È un
mio personale convincimento. Frequentandolo in privato, si
capiva bene quanto non fosse per nulla ateo. Un giorno gli
chiesi: ma tu hai mai sentito parlare di monsignor
Gianfranco Ravasi, il biblista prefetto della Biblioteca
Ambrosiana? lo leggi? ti farebbe piacere incontrarlo?
"Magari!", rispose Indro, come se non aspettasse altro. Si
conobbero a casa mia».
E lei,
dottor Romiti, che cosa andò a cercare al Cottolengo di
Torino? Suor Giuliana Galli nel 1999 mi raccontò di una sua
visita.
«Una
santa donna, molto attiva, molto colta. Da allora siamo
rimasti in contatto. Adesso vive a Moncalieri e continua a
fare del bene. Il Cottolengo era un luogo dove non sarei mai
andato. E suor Giuliana, senza dir nulla, mi ci portò
tenendomi per mano. Voleva dimostrarmi che nel Cottolengo
non c'è disperazione, c'è solo serenità. Ho dovuto darle
ragione. A un certo punto mi strinse la mano più forte:
"Senta, dottor Romiti, manca l'ultimo quarto della casa. Non
è facile. Vuole che torniamo indietro?". No, andiamo avanti,
le risposi. In una stanzetta c'erano dei bambini che
giocavano, gattonando sulla moquette. Mi venne spontaneo
sollevare da terra una bimbetta bionda, curva sul pavimento,
di cui vedevo solo i capelli da dietro. Quando l'ebbi fra le
braccia, si girò. Non è che fosse cieca: non aveva gli
occhi. Eppure era molto carina. Per due anni ho chiesto di
lei. Finché un giorno suor Giuliana mi ha avvisato che era
morta. Sarà questa la provvidenza di Dio?».
Perché
durante i funerali di Agnelli rimase in piedi nei banchi
dall'inizio alla fine, omelia compresa?
«Mi
erano tornate in mente le parole che l'Avvocato m'aveva
detto a Villar Perosa, durante una messa celebrata non
ricordo più in quale occasione: "Vede, io sono cattolico,
sono stato battezzato in questa parrocchiale, credo nella
Chiesa, ma non sono praticante. E allora, per rispetto e per
farmi perdonare, rimango sempre in piedi durante le funzioni
liturgiche". I fedeli che sedevano dietro di me erano
stizziti, volevano vedere il celebrante e le autorità. Ma io
ero lì per Agnelli».
Le
manca?
«Abbiamo vissuto insieme per un quarto di secolo, parlando
tutti i giorni. Non solo di lavoro. Discutevamo di politica,
di famiglia, di persone, di comportamenti umani. La sua
principale curiosità era capire che cosa pensava veramente
l'interlocutore che aveva dinanzi. Per me sono stati 25 anni
molti corti, sono passati troppo in fretta».
E
Cuccia le manca?
«Molto. Mi manca come può mancarti un padre o un fratello
maggiore».
Del
suo periodo in Fiat, lei rivelò: «Abbiamo pescato un paio di
persone che prendevano denaro per presentare qualcuno
all'Avvocato. Uno dei due l'abbiamo mandato in galera,
l'altro alla Cinzano».
«Non
solo per presentare qualcuno all'Avvocato: anche per
presentare qualcuno a me. Vede il mondo? È incredibile...».
L'altro, quello finito alla Cinzano, ammise: «È vero, ho
sbagliato, per favorire il contatto con Gianni Agnelli mi
sono fatto dare 80 milioni nel cofanetto vuoto di un libro
di Enzo Biagi». Si tratta di Luca Cordero di Montezemolo,
attuale presidente della Fiat.
«Non
faccio commenti».
Trent'anni fa lei licenziò in un solo giorno 14.469 operai
della Fiat. Come si dorme dopo una decisione del genere?
«Si
dorme male, male, male. In chi ha il senso della coscienza,
e io spero d'averlo, penso d'averlo, i minuti più terribili
sono quelli che passano dal momento in cui, stanco, ti metti
a letto e appoggi la testa sul cuscino e il momento in cui
ti addormenti. Sono i minuti più lunghi della tua vita. Sei
solo con te stesso e rivedi tutto ciò che hai fatto. Quella
notte per me furono ore, non minuti».
S'è
risentito quando Aldo Cazzullo del Corriere le ha citato una
stima secondo cui la Fiat avrebbe ricevuto fino a oggi dallo
Stato aiuti per 250.000 miliardi di lire: «Magari avessimo
potuto disporre di queste cifre!».
«Confermo. Ci metta dentro tutto ciò che vuole: cassa
integrazione, rottamazioni, incentivi, sgravi fiscali...
Nooo! Un conto assurdo, sbagliato».
La mia
domanda era un'altra: il principio fondante del capitalismo
non è che un'azienda deve stare in piedi sulle proprie gambe
o altrimenti deve chiudere?
«Guardi che gli incentivi si danno da sempre anche nei Paesi
del capitalismo avanzato, come gli Stati Uniti. Quando non
sono finalizzati a coprire gestioni improvvide o ruberie,
non ci vedo nulla di male. Se vanno a favore della
collettività, ben vengano».
Sì,
però bisognerebbe che le aziende li restituissero allo Stato
nel momento in cui esse tornano a macinare utili.
«E
quando un'azienda paga le tasse, che fa?».
Le
tasse le pagano anche le aziende che non godono di incentivi
statali.
«Le
aziende non sono dei proprietari».
È
confortante sentirglielo dire.
«Sono
delle persone che ci lavorano dentro, delle famiglie, dei
fornitori, dei clienti. Se un'azienda è sana ma si trova in
una difficoltà temporanea di mercato, perché non aiutarla?».
Lei è
presidente della Fondazione Italia-Cina, che ha costituito
nel 2003. A parte la concorrenza sleale, il parmigiano
contraffatto, il latte alla melamina, le condanne a morte
sommarie, l'aborto selettivo delle bambine, la repressione
in Tibet, l'inquinamento, che può venirci di buono dalla
Cina?
«Tutto. Il futuro sta da quella parte. Continuiamo a stimare
gli Usa anche se hanno fatto Guantanamo, giusto?».
A
proposito d'inquinamento. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro
dell'Ambiente nel governo Prodi, incolpò dell'emergenza
rifiuti in Campania, la Fibe del gruppo Impregilo, società
di costruzioni da lei presieduta fino al 2006, che produsse
5 milioni di tonnellate di ecoballe.
«Avrei
dovuto dare querela. Ma non ne valeva la pena. Che fine avrà
fatto Pecoraro Scanio?».
Bisognerebbe chiederlo a Gustavo Adolfo Rol, famoso
sensitivo torinese, se non fosse morto da 15 anni.
«Tipo
straordinario, Rol. Mi fece mettere nella tasca della giacca
un foglio bianco. Quando lo estrassi, era pieno di buoni
consigli scritti a mano da Vittorio Valletta (direttore
generale della Fiat dal 1921 e presidente dal 1946, ndr).
Conoscevo bene la calligrafia di Valletta: la lettera era
proprio sua».
Le
mancano i giornali?
«D'abitudine leggo solo il Corriere e La Gazzetta dello
Sport perché mi arrivano le copie omaggio. Compro La
Repubblica. I settimanali non li apro nemmeno».
Allora
non avrà letto quanto scrisse Lo Specchio della Stampa: «Tra
i manager che si rivolgono agli astronomi per saper dove
investire ci sarebbero Cesare Romiti e alcuni membri della
Consob».
«Anche
La Stampa qualche volta sbaglia. Gran giornale La Stampa!».
[20-04-2010]
|
INTESA SANPAOLO: BAZOLI, FUSIONE E' OPERA COMPIUTA...
(Adnkronos)
- La fusione tra Intesa e SanPaolo "e' un'opera compiuta.
Abbiamo svolto il compito di raggiungere la migliore
integrazione possibile". Lo ha detto il presidente del
consiglio di sorveglianza di Intesa SanPaolo, Giovanni
Bazoli, concludendo l'incontro con i dirigenti della banca
riuniti al Lingotto di Torino nel tradizionale appuntamento
che segue l'approvazione dei dati del bilancio.
Bazoli ha quindi ribadito il grande valore del progetto di
integrazione, compiuto in una fase di difficolta'
eccezionali e facendo riferimento a quanti sostengono che
dalla fusione il polo torinese ne sarebbe uscito
depotenziato ha ribadito: "mi pare di poter dire che questo
e' un tema superato, proprio perche' e' la struttura, dunque
voi, ad affermarlo e quindi non dobbiamo dare valore a voci
che vengono dall'esterno".
Bazoli ha quindi espresso a nome dei principali azionisti la
soddisfazione per come la banca ha affrontato la crisi, e
sempre in tema di azionisti, ha ricordato che il punto di
maggiore forza del gruppo e' la capacita' dei dirigenti di
gestire la banca in maniera profittevole, sottolineando la
qualita' degli azionisti che hanno saputo porsi in un'ottica
di medio e lungo termine su progetti di lungo respiro
"sapendo anche compiere rinunce e continuare a svolgere il
loro ruolo come hanno fatto fin qui". Infine, Bazoli ha
concluso che Intesa SanPaolo vuole continuare "ad essere una
banca che prosegue a richiamarsi ad alcuni valori di
riferimento che restano nel tempo".
14 -
BAZOLI, NON FACCIO COMMENTI POLITICI...
(Adnkronos)
- 'Non faccio commenti politici. Sono in banca da 28 anni e
in 28 anni non ho mai fatto dichiarazioni politiche ne' ho
mai fatto prendere alla banca decisioni influenzate dalla
politica e sono pronto a scommettere con chiunque se
qualcuno puo' smentirmi'. Cosi' il presidente del Consiglio
di sorveglianza di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli,
interpellato sui risultati elettorali, a margine
dell'incontro con i dirigenti della banca che si e' concluso
poco fa al Lingotto di Torino.
15 -
PASSERA A DIRIGENTI, CORAGGIO NELL'EROGARE CREDITO...
(Adnkronos)
- Mostrare coraggio nell'erogare credito per favorire la
crescita in una fase di obiettiva difficolta'. E' l'invito
che l'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado
Passera, ha rivolto ai dirigenti della banca riuniti al
Lingotto di Torino per il tradizionale incontro che segue
l'approvazione del bilancio. Sollecitando tutti i dirigenti
'a mostrare coraggio nell'erogazione del credito', Passera
li ha esortati ad avere come riferimento i risultati delle
imprese, i progetti, le garanzie e il rapporto di conoscenza
con il cliente, soprattutto la' dove questo e' in essere da
tempo.
01.04.10 |
|
INTESA SANPAOLO: COMPAGNIA S.PAOLO INDICA NOMI PER COMITATO
SORVEGLIANZA
(Adnkronos)
- Elsa Fornero, Pietro Garibaldi, Giulio Stefano Lubatti,
Fabio Pasquini e Gianluca Ferrero. Sono i nomi deliberati
dal Comitato di gestione della Compagnia di San Paolo,
riunitosi oggi sotto la presidenza di Angelo Benessia, che
comporranno la lista comune tra la Compagnia medesima,
Fondazione Cariplo e altri, in vista dell'assemblea di
Intesa Sanpaolo che si terra' alla fine di aprile. La
decisione e' stata presa all'unanimita'. All'elenco si
aggiungono Guido Ghisolfi, Paolo Arlandini e Giuseppe Russo.
- INTESA SANPAOLO: MEDIOFACTORING CHIUDE STABILE 2009, UTILE
50 MLN
(AGI) -
Mediofactoring Spa - societa' di factoring del Gruppo Intesa
Sanpaolo - ha chiuso il 2009 con un utile pari a circa 50
milioni di euro, sostanzialmente in linea con quello
dell'anno precedente. In una nota, la societa' che il
Consiglio di amministrazione ha esaminato ed approvato il
bilancio al 31 dicembre 2009 che evidenzia "un'importante
crescita in termini di volumi e margini". "In un contesto
fortemente recessivo e di contrazione del mercato del
factoring - si legge - la societa' ha registrato una
crescita del turnover superiore al 3% e degli impieghi medi
superiore al 21%, rispetto al 2008".
31.03.10 |
-
INTESA SANPAOLO: ENOC, IL 16 MARZO LISTE NEL CDA DI F.CARIPLO...
Radiocor -
'Non abbiamo ancora parlato di liste per Intesa Sanpaolo.
Credo che ne parleremo nel consiglio di amministrazione del 16
marzo, ma non conosc o ancora l'ordine del giorno'. Lo ha
detto a Radiocor Mariella Enoc, vicepresidente del consiglio
di amministrazione della Fondazione Cariplo, a margine del
tavolo per l'Expo.Dopo
che lunedi' il comitato di gestione della Compagnia di
Sanpaolo, primo azionista della banca, ha dato orientamento
favorevole alla costituzione di una lista delle Fondazioni per
il rinnovo dei vertici di Intesa Sanpaolo, il 16 marzo potra'
quindi affrontare l'argomento l'organo amministrativo della
fondazione lombarda, presieduto da Giuseppe Guzzetti e con
Mariella Enoc e Carlo Sangalli vice presidenti. Il cda della
Fondazione Cariplo si riunisce di abitudine ogni 15 giorni,
quindi la riunione successiva cadrebbe a ridosso della
scadenza per la presentazione delle liste. Chiara Manzoni
[12-03-2010]
|
- INTESA:
CREDIT AGRICOLE, CEDUTO LO 0,8%, QUOTA SCENDE AL 5%...
Radiocor
- Il Credit Agricole ha gia' ceduto lo 0,8% di Intesa Sanpaolo
e la quota e' scesa al 5%. Lo ha annunciato il direttore
finanziario del gruppo fr ancese, Bertrand Badre', durante la
conferenza stampa di presentazione dei conti. 'La cessione ha
avuto luogo e ora abbiamo solo il 5%', ha detto spiegando le
modalita' dell'accordo raggiunto la settimana scorsa sul
dossier Intesa.
28.02.10 |
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INTESA, TREMONTI È CON TORINO...
Andrea Di Biase per "MF"
- Il futuro di Intesa Sanpaolo finisce tra i temi della
campagna elettorale per le regionali in Piemonte. A porre la
questione della rappresentanza di Torino nella governance
della banca guidata da Corrado Passera è stato il ministro
dell'Economia, Giulio Tremonti. Parlando nel corso di
un'iniziativa elettorale a sostegno del candidato del
centrodestra alle regionali, il leghista Roberto Cota, il
titolare di Via XX Settembre si è soffermato sugli assetti
interni alla banca.
«La grande questione di Torino, per
quanto riguarda Intesa Sanpaolo», ha detto Tremonti, «è
avere una rappresentanza che sia importante e sono sicuro che
Cota avrà voce su questo argomento». La Regione Piemonte,
attualmente guidata da Mercedes Bresso (Pd), è infatti tra i
grandi elettori della Compagnia di San Paolo, che è a sua
volta il primo azionista di Ca' de Sass con il 9,8%. «Torino
ha avuto una grandissima banca», ha aggiunto il ministro, «poi
si è fusa con un'altra banca ed è nato un gigante. Per
Torino la questione è la rappresentanza e, se vincerà Cota
saprà fare sentire la sua voce nel modo giusto».
|
|
BAZOLI, A META' ANNO IL NUOVO PIANO TRIENNALE INTESA SANPAOLO...
Radiocor
- 'Adesso che abbiamo varato il budget
per il
2010, a
meta' anno pensiamo di poter varare quel piano industriale
triennale che tutte le banche, e un po' tutte le aziende, sono
in grave difficolta' a varare. Prevedere cosa avverra' tra tre
anni e' un esercizio piu' che scientifico, di carattere
aleatorio'. Lo ha detto il presidente di cds di Intesa
Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che ha anche escluso aumenti di
capitale per
la banca. Sul
collocamento in Borsa di Fideuram Bazoli ha detto: 'e' stata
rinviata solo per motivi tecnici, perche' non si riusciva a
stare nei tempi.
A me non risulta che ci siano cambiamenti di programma'. Sulle
nomine a direttore generale di Gaetano Micciche' e Marco
Morelli decise dalla banca, Bazoli ha spiegato: 'Non c'e'
nessun collegamento fra le nomine di ieri e la prossima
assemblea che dovra' rinnovare il consiglio di sorveglianza e
la presidenza, perche' poi spetta al cds la nomina del cdg. Su
tutte queste questioni che riguardano la composizione dei cons
igli, non e' stato preso alcun orientamento'.
12.02.2010 |
INTESA: VERSO SCIOGLIMENTO PATTO
GENERALI-AGRICOLE ENTRO 20 FEBBRAIO...
Radiocor - Le Generali e il Credit Agricole sono in
contatto per arrivare alla risoluzione consensuale del patto
di consultazione sulle quote in Intesa Sanpaolo entro il 20
febbraio. E' quanto si apprende da fonti finanziarie.
L'accordo di risoluzione del patto non e' pertanto contenuto
nelle memorie depositate oggi all'Antitrust. Come precisano le
fonti, il documento, presentato anche dalla compagnia
triestina all'Authority, indica che Generali e il Credit
Agricole sono 'in costante contatto' e che l'auspicio e' di
raggiungere un accordo consensuale per la dissoluzione del
patto 'quanto prima e comunque non oltre il 20 febbraio'.
L'Antitrust ha fissato la data del 22 febbraio per la
conclusione della procedura di inottemperanza avviata contro
Intesa Sanpaolo.
12.10.02
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INTESA SANPAOLO: la svolta piace ai grandi
soci (dai giornali). Torino divisa sul vice-Bazoli, fra le
candidature ipotizzate spiccano quelle di Elsa Fornero e
Alfonso Iozzo. (Il Sole 24 Ore, pag.35
12.02.10 |
INTESA
SANPAOLO: SALZA, PRONTO A CONTINUARE SE ME LO CHIEDONO
AZIONISTI...
Radiocor - Se saro' contattato dagli azionisti di Intesa
Sanpaolo 'sono pronto a continuare. Se mi chiamano sono
pronto, devono chiamarmi'. Lo ha dichiarato Enrico Salza,
presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo,
a margine del convegno 'Il Mezzogiorno nel Mediterraneo'
promosso dal Banco di Napoli. 'Sono solo interessato a
occuparmi della banca e basta', ha aggiunto Salza,
interpellato dalle indiscrezioni che ipotizzano un suo
passaggio ai vertici dell'Abi.
28.01.10
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POCA INTESA ATTORNO A INTESA...
Andrea Greco per "
la Repubblica
" - Tre mesi alla prima assemblea di Intesa Sanpaolo,
attesa quanto Inter-Milan. Le Fondazioni socie si sono viste
ieri per trovare uomini e formule comuni nel futuro triennio
della banca. Non manca
il lavoro
, si aggiorneranno in continua fino a marzo.
Poiché
per la prima volta il voto di rinnovo cariche è
proporzionale, si prevedono almeno tre liste
"amiche", per spartire meglio i 20 posti della
sorveglianza. Un´altra lista, meno amica, la studia Crédit
Agricole, in patto con Generali e in rotta con l´Antitrust
che gli intima di lasciare l´azionariato (da impegni). I
francesi, per non svalutare di un miliardo il 5,8%, mirano ad
altre proroghe, e a tornare in consiglio: pazienza la
concorrenza e la possibile multa di 500 milioni del garante a
Intesa. Tutti filati come treni, per non deludere le loro
constituency. Chi si farà più male?
[21-01-2010]
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INTESA SANPAOLO: OGGI CLOSING ACQUISTO DI 50
SPORTELLI DA MPS...
Radiocor - Accordo fatto per la cessione di 50 sportelli Mps a
Intesa San Paolo a un prezzo medio concordato di 4 milioni di euro
per filiale L'acquisizione del pacchetto di agenzie, collocate tra
Arezzo, Firenze, Siena e Grosseto, secondo quanto risulta a Il Sole
24 Ore Radiocor, sara' formalizzata nel pomeriggio. Le insegne delle
filiali cambieranno in Carifirenze. Il controvalore complessivo
dell'operazione e' di 200 milioni.
18.12.09 |
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CHIAMPARINO DELUSO DA INTESA SANPAOLO...
R.Fi. per "Il Sole 24 Ore" - Con toni più cauti rispetto
al passato, il Sindaco di Torino Sergio Chiamparino torna a
manifestare insoddisfazione per lo scarso ruolo di Torino in Intesa
Sanpaolo. «Le decisioni sulla Banca dei Territori assunte negli
accordi originari non sono stati rispettati. Il centro doveva essere
a Torino e invece progressivamente si è spostato da un'altra parte
».
Un
problema di manager? «Non è mia competenza parlare di chi farà il
presidente e l'amministratore delegato, se ci sarà un direttore
generale o meno», ha commentato ieri Chiamparino. «Non mi è
passato neppure per l'anticamera del cervello - ha aggiunto -
mettere in discussione questo o quel manager. Il tema è quello di
una banca grande player mondiale come Intesa Sanpaolo e al tempo
stesso più sensibile ai territori. Come ho detto a Bazoli, un
generale deve preoccuparsi del morale delle sue truppe e quello
delle truppe sanpaoline non è certamente molto alto».
18.12.09 |
|
ALZA A CHIAMPARINO: «I SANPAOLINI? SONO FELICI E
CONTENTI»...
Il Giornale - Si riaccende il dibattito sull'asse Milano-Torino per
Intesa Sanpaolo. L'ad Corrado Passera ed il presidente del consiglio
di gestione Enrico Salza hanno ieri replicato al sindaco di Torino
Sergio Chiamparino, secondo il quale alcune decisioni di Intesa non
hanno rispettato «gli accordi originari» e «il morale truppe
sanpaoline non è certamente molto alto». Ma non ci sono Milano e
Torino: «esiste solo Intesa Sanpaolo», ha ribattuto Passera.
Mentre le critiche di Chiamparino, secondo il torinese Salza
(intervenuto all'assemblea dei presidenti delle Camere di commercio)
sono «infondate: i "sanpaolini" non sono tristi. Anzi -
ha ribattuto - sono ben contenti e felici. Sono in grado di capirlo
più io che governo la banca».
Lo scambio di battute ha riaperto il confronto dopo che
il 25 novembre Angelo Benessia, presidente della Compagnia di
Sanpaolo (primo socio di Intesa), si era pubblicamente affidato al
presidente del consiglio di sorveglianza Giovanni Bazoli, definendo
le sue assicurazioni sulla ricerca di una soluzione concordata in
materia di governance più valide di «un intero statuto». Sullo
sfondo resta, anche in vista del rinnovo dei vertici della prossima
primavera, la ricerca di una nuova centralità da parte di Torino,
che vorrebbe forse esprimere un nuovo direttore generale.
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INTESA SANPAOLO: PATTO
AGRICOLE-GENERALI, MINIPROROGA ANTITRUST...
Dal "Corriere della Sera" - Slittano i tempi per le
memorie all'Antitrust sull'accordo Generali-Crédit Agricole
su Intesa Sanpaolo. I documenti andavano depositati presso
l'autorità entro la giornata di ieri, ma una miniproroga ha
portato la deadline al 20 dicembre. A questo punto è
possibile slittino di poco anche i tempi fissati per la
chiusura del dossier, già portati dall'Antitrust da ottobre
al 14 gennaio
2010. L
'accordo, sospeso dal Leone, consentirà comunque all'Agricole
di non portare nel conto economico 2009 la minusvalenza (circa
1,5 miliardi) sulla quota in Intesa. Andrà poi studiata una
soluzione che riceva il sì dell'authority, in assenza del
quale Trieste sembra orientata a sciogliere il patto.
12.12.09 |
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2- ABRAMO-BAZOLI CHIUDE LA PARTITA SUL NUOVO DIRETTORE
GENERALE INTESA E TAPPA LA BOCCA ALL'AVVOCATO BENESSIA - COSÌ PARLÒ
ABRAMO BAZOLI: "UN SISTEMA FONDATO SUL MERITO E COMPETIZIONE HA
CONSENTITO LE DEGENERAZIONI DEL "SUPERCAPITALISMO"
C'è poco da fare: nel tempio delle grandi banche i Grandi Sacerdoti
sono ancora i veri protagonisti. La conferma arriva da Torino dove
per settimane si è disputato sulla nomina di un nuovo direttore
generale per la Banca dei Territori di IntesaSanPaolo. La carica è
attualmente ricoperta da Francesco Micheli, ma a contestare la
poltrona si è messo di traverso Angelo Benessia, l'avvocato
torinese che ama andare in bicicletta e collezionare cariche nelle
società.
L'ultima poltrona di Benessia è la
presidenza della Compagnia di SanPaolo, azionista forte di Intesa,
dove ha preso il posto del massiccio Enrico Salza. Per settimane
l'avvocato torinese ha sgomitato con l'obiettivo di piazzare un uomo
designato dalla Fondazione. In questo modo i sabaudi pensavano di
far dimenticare lo schiaffo che dei longobardi di Intesa dopo la
fusione tra le due banche.
Quella fusione brucia ancora sulla
pelle di chi ha lavorato e costruito il successo del SanPaolo e
basta leggere l'intervista dolente che l'ex-presidente Gianni
Zandano ha concesso pochi giorni fa al quotidiano "La
Stampa" per capire il malessere nei confronti dell'invasione
longobarda.
L'artefice di quella che a Torino
considerano una ferita insanabile è stato il 72enne Enrico Salza e
la battuta che circola nei bar di piazza San Carlo è che "Salza
ha svenduto Torino per un grattacielo che rischia di diventare un
Tempio vuoto".
A chiudere la partita sul nuovo
direttore generale e a tappare la bocca all'avvocato Benessia
(protagonista di tante battaglie perse) è stato Abramo-Bazoli, il
Grande Vecchio che non ha alcuna intenzione di mettersi da parte e
di lasciare le redini della banca a Corradino Passera. Ancora una
volta il laico e liberale Salza si è trovato d'accordo con il
cattolico bresciano amico di Papa Montini.
Per capire come sia profonda
l'ispirazione etica del 77enne Bazoli bisogna rileggere il lungo
articolo che ha scritto domenica sull'"Avvenire" a
proposito del capitalismo. Non è un articolo qualunque bensì una
lectio magistralis sulla democrazia economica e la giustizia
sociale, che rappresenta il punto più alto del pensiero cattolico
democratico.
Questa sorta di enciclica dovrebbe
leggerla anche Luchino di Montezemolo che con la sua ItaliaFutura si
batte per il primato del merito. Scrive infatti Bazoli: "siamo
certi che una concezione dell'economia che assolutizzi il primato
del merito sia aderente ai principi evangelici?...e non è vero che
proprio un sistema fondato sul presupposto del merito e della
competizione ha consentito le degenerazioni del
"supercapitalismo"?".
Più che un'enciclica e una lectio
magistralis sembra il Manifesto di un vecchio rivoluzionario.
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BENESSIA PERSO NELLA NEBBIA DI TORINO: IL NUOVO DIRETTORE GENERALE
NON INTACCA I POTERI DI PASSERA
C'è un uomo che oggi non esulterà per il bilancio di
IntesaSanPaolo che Corradino Passera sottoporrà al Consiglio di
amministrazione.
È Angelo Benessia, l'avvocato che a metà dell'anno scorso
è stato nominato presidente della Compagnia di SanPaolo, il
principale azionista del Gruppo. Per questo torinese che ama la
bicicletta, le vacanze ai piedi del Monte Bianco e le frequentazioni
con i salotti della politica, non c'è motivo di gioia dopo il
ritorno sulla scena del vecchio banchiere Enrico Salza, l'uomo che
per decenni ha orientato le manovre della finanza subalpina.
Dopo la cacciata di Pietro Modiano dalla direzione generale
di IntesaSanPaolo, sembrava che Salza fosse uscito definitivamente
di scena con l'accusa di aver svenduto la
banca torinese
ai longobardi guidati dal tandem Bazoli-Passera.
Da qui l'impressione che il 68enne Benessia potesse imporre
la sua influenza costringendo il vertice di Intesa a inserire
nell'organigramma un direttore generale "pesante".
In questa operazione il candidato ideale sembrava Fabio
Gallia, l'attuale amministratore di BNL che ha posto condizioni
rigide e poi ha rifiutato di trasferirsi a Torino. Così per il
povero Benessia, che in città chiamano "BeneFiat" (per le
sue amicizie con
la Sacra Famiglia
degli Agnelli), ha dovuto ripiegare e far buon viso all'arrivo nel
Gruppo di Luciano Nebbia, attuale direttore generale della Cassa di
Risparmio di Firenze. Di lui si sa molto poco perché non è mai
andato sotto i riflettori e ha sempre camminato dietro l'ombra
massiccia di Enrico Salza.
A rallegrarsi per il suo arrivo non è soltanto
il vecchio
banchiere, ma anche Corradino Passera che con l'arrivo di Nebbia non
vede intaccati i suoi poteri.
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BARCOLLO MA NON MOLLO – INTESA SAN PAOLO DIMEZZA I BONUS MA LI
MANTIENE: 5.5 MLN € PER GLI ALTI DIRIGENTI DI CUI 750MILA € PER
PASSERA e 625MILA € PER MICHELI - utile netto 2008 a 2,5 mld €, contro
i 7,4 miliardi del 2007… -
Andrea Greco per "la
Repubblica"
Intesa Sanpaolo mantiene i bonus per i suoi manager, anche se
dimezzati rispetto all´ammontare potenziale, e a quello incassato sull´esercizio
2007. Fanno comunque 5,5 milioni di euro per gli alti dirigenti del
gruppo, di cui 750mila euro per il consigliere delegato Corrado Passera,
625mila euro per il direttore generale Francesco Micheli.
Una decisione, quella del consiglio di sorveglianza del maggiore
gruppo bancario nazionale, avvenuta «applicando rigorosamente «i
parametri di redditività, produttività, efficienza e controllo dei
rischi» stabiliti per assegnare la componente variabile che sono stati
raggiunti nella loro soglia minima.
Ma anche una decisione, in un momento così delicato per gli
istituti di credito del Paese e del mondo, che ha destato qualche
perplessità. Come quella di Pietro Garibaldi, consigliere di
sorveglianza che ha preferito astenersi nella votazione.
Il membro indipendente, secondo quanto
risulta, avrebbe preferito l´azzeramento d´ufficio dei bonus,
considerato anche il fatto che Intesa Sanpaolo ha appena fatto ricorso
all´aiuto dello Stato - sotto forma di prestito "Tremonti bond"
da 4 miliardi, quasi metà del plafond totale - per rafforzare il
patrimonio eroso dalla crisi finanziaria.
Il consiglio di gestione, e quello di sorveglianza, chiamati a
deliberare sui conti 2008, hanno comunque espresso «l´apprezzamento al
top management, per avere significativamente rafforzato il
posizionamento competitivo del gruppo». Che Intesa Sanpaolo abbia
sofferto meno di altri rivali la crisi (a partire da Unicredit, che tra
l´altro non ha distribuito bonus ai vertici, non avendo raggiunto i
suoi requisiti minimi), è un fatto.
Ma è vero altresì che l´utile netto del 2008 è sceso a 2,5
miliardi di euro, contro i 7,4 miliardi dell´anno prima (dove c´erano
3,7 miliardi di plusvalenze per la vendita di Cariparma). La Ca´ de
Sass spenderà l´8% del costo del lavoro per i bonus - circa 400
milioni - di cui metà per la componente contrattuale sugli obiettivi di
produttività destinata a impiegati e quadri. La parte restante,
dimezzata rispetto al budget, è ripartita per il 78% agli impiegati,
per il 20% ai dirigenti e per il 2% ai top manager.
Il tema dei bonus, la parte di "premio" delle
retribuzioni, è annoso, e ha già scatenato frustrazione e gesti d´ira
in America, Francia, Gran Bretagna. Lo stesso governatore Mario Draghi
ha da poco raccomandato sobrietà e legame con obiettivi di lungo
termine, in materia. Da anni bonus e stock option "stile
anglosassone" sono molto cresciuti in Italia. A un primo esame dei
bilanci 2008, tuttavia, emerge che i manager, soprattutto bancari, hanno
subito decurtazioni sensibili degli stipendi, fino al 50%. Il fenomeno
è diffuso anche nel nostro Paese, dove però la cultura retributiva
garantista, sbilanciata sulla parte fissa dello stipendio, lo attenua.
[10-04-2009]
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Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
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L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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