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SARÀS, MA ME PARE
’NA FREGATURA - COME I FRATELLINI MORATTI QUOTARONO LA LORO SOCIETÀ A
PIAZZA AFFARI E FECERO L’AFFARONE DELLA LORO VITA (ALTRO CHE LO SCUDETTO
DELL’INTER): MISERO IN TASCA NEL 2006 UN MILIARDO E 600 MILIONI, LE
BANCHE 40 MLN - DAGLI ATTI DEL PROCESSO EMERGE PERÒ CHE IL PREZZO VOLUTO
DAI MORATTI (ALMENO 6 € AD AZIONE) ERA CONSIDERATO TROPPO ALTO DAGLI
ANALISTI - SE NE SONO ACCORTI I RISPARMIATORI, ORA IL TITOLO VALE 1,9 €.
MA IL DIRITTO PENALE NON LI TUTELA, E IL PM SUGGERISCE DI FARE UN’AZIONE
DI RISARCIMENTO…
Walter Galbiati
per "la
Repubblica"
«È vitale che
davanti al prezzo ci sia un 6». Perché il 10 maggio 2006, due giorni
prima della fissazione del prezzo di Saras, l´allora capo di Jp Morgan,
Federico Imbert, abbia inviato ai suoi collaboratori questa e-mail, lo
si capisce dalla richiesta di archiviazione del pm Luigi Orsi per le
accuse di falso in prospetto e aggiotaggio nei confronti dei banchieri
di Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (Intesa Sanpaolo), advisor della
società che fa capo alla famiglia Moratti nella quotazione in Borsa.
«Ci stiamo
giocando tutto in queste ultime ore e non vorrei lasciare nulla di
intentato», diceva Imbert. C´era il rischio che i Moratti bloccassero la
quotazione, qualora avessero ritenuto il prezzo della quotazione non
soddisfacente. E non era un´ipotesi remota, perché i due fratelli hanno
ribadito nei loro interrogatori che la «quotazione non era una
necessità» e che ritenevano la società sottovalutata. «La raffineria
vale tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Non sono un tecnico di
valutazioni ma il valore di Saras al prezzo di 6 euro dà un totale di
5,3 miliardi», ha sostenuto l´ad di Saras Massimo Moratti, confortato in
un verbale fotocopia dal fratello e presidente Gianmarco.
Del resto, non era
stato facile convincere la famiglia a quotare la società. Ci avevano
provato qualche anno prima gli stessi banchieri di Jp Morgan, ma senza
successo, e ora si era arrivati a un passo da un traguardo storico e da
uno dei più grossi affari dell´anno. Come? Lo spiega a verbale Matteo
Manfredi di Banca Leonardo, il principale collaboratore di Gerardo
Braggiotti, amico della famiglia Moratti e subentrato in seguito come
advisor.
«Le banche -
sostiene Manfredi - tendono inizialmente a invogliare l´emittente con
valutazioni molto positive e, quando poi il procedimento è avviato, il
cliente pensa che quelle valutazioni possano essere mantenute. Nel caso
concreto, le banche (prevalentemente le due americane, Jpm e Ms) avevano
rivisto al ribasso le valutazioni fatte alla fine del 2005. Non ricordo
i numeri. I Moratti ci chiesero di assisterli nella gestione del
rapporto con le banche, appunto... Da parte dei Moratti c´era un momento
di minore fiducia nei confronti delle banche collocatrici. Spiccava, tra
i temi delle iniziali discussioni, il tema della valutazione di
Sarlux... C´era anche un problema di andamento dei mercati, con dei
multipli che intanto erano scesi».
In una prima
riunione (19 aprile) per fissare il prezzo, è Braggiotti a spingere
sull´acceleratore. Le banche, secondo quanto dichiarato nei verbali,
propongono una forchetta tra 4,6 e 5,8 euro, mentre il consulente della
famiglia la alza, tra 5 e 6 euro. I responsabili del syndacate desk (Vas
Pinto per Jp Morgan e Henrik Gobel di Morgan Stanley), quelli che più
hanno il polso del mercato, avevano fatto notare «unanimemente che era
più prudente una forchetta di prezzo più bassa in quanto era di là da
venire una vera e propria formazione del libro delle domande».
Alla riunione
decisiva quella del 12 maggio, due giorni dopo l´e-mail di Imbert, non
si può più tergiversare, il prezzo deve essere fissato. La quota di
azioni (il 20% del totale) destinata ai piccoli investitori è
interamente sottoscritta da almeno una settimana, bisogna valutare la
qualità degli istituzionali, quelli che ne capiscono, e trovare un punto
di incontro con la famiglia. Non è facile, perché qualche problema c´è.
A raccontare
quello che accadde è Andrea Levantini di Morgan Stanley: «Braggiotti
provocatoriamente propose di fissare a 6,5 suggerendo di aumentare la
quota retail dal 20% al 40%. Fu Prosdocimi (Massimo, di Caboto, ndr) a
opporre a Braggiotti che aumentare l´offerta al retail avrebbe
irrigidito il mercato».
I Moratti e
Braggiotti escono dalla riunione, nel frattempo Jpm aveva proposto a Ms
e Caboto 6,1 euro. Quando rientrano i Moratti hanno fatto la loro
scelta: «Secondo noi il prezzo giusto è 6,2, abbiamo capito che per voi
l´operazione è fattibile a 6,1. Tuttavia questa che è una bella
operazione, diventa una ottima operazione a 6 euro».
Il 6 là davanti è
garantito, le banche incasseranno 40 milioni di euro di commissioni, i
Moratti 1,6 miliardi. Il pm ha chiesto l´archiviazione per le banche
nonostante i dubbi del consulente tecnico su utili non ricorrenti,
magazzino, margine di raffinazione, costi di manutenzione, valore di
Sarlux elencati nel prospetto, e ha suggerito ai piccoli azionisti di
intraprendere un´azione civile. Oggi il titolo vale 1,9 euro.
18-02-2011]
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SARAS ’NA
FREGATURA! - BRUTTE NOTIZIE PER MIGLIAIA DI INVESTITORI CHE NEL MAGGIO
DEL 2006 HANNO AVUTO LA PESSIMA IDEA DI INVESTIRE I LORO RISPARMI NELLA
SARAS DEI FRATELLI MORATTI - LO SBARCO IN BORSA DELLA SOCIETÀ
PETROLIFERA SI È RISOLTO IN UN VERO DISASTRO FINANZIARIO, MA È UN
DISASTRO SENZA COLPEVOLI. LO AFFERMA IL PM DI MILANO LUIGI ORSI CHE HA
CHIESTO DI ARCHIVIARE L’INDAGINE
Vittorio Malagutti
per "il
Fatto Quotidiano"
Brutte notizie per
migliaia di investitori che nel maggio del 2006 hanno avuto la pessima
idea di investire i loro risparmi nella Saras dei fratelli Moratti. Lo
sbarco in Borsa della società petrolifera si è risolto in un vero
disastro finanziario, ma è un disastro senza colpevoli. Lo afferma il pm
di Milano Luigi Orsi che ha chiesto di archiviare l'indagine penale
aperta nel gennaio 2007 contro i banchieri, nove in tutto, che gestirono
il collocamento dei titoli. Salvi anche i Moratti, che grazie a quella
discussa operazione incassarono qualcosa come 1,7 miliardi di euro. I
due imprenditori erano peraltro stati esclusi fin da principio dalla
lista degli indagati.
"La frantumazione
delle competenze non consente di identificare un autore del fatto o un
nucleo di soggetti che in concorso abbiano perseguito l'effetto di
quotare Saras ad un prezzo sovrastimato". Queste in estrema sintesi le
conclusioni di Orsi. Insomma, il prezzo di collocamento fissato a 6 euro
poteva anche essere troppo elevato rispetto al reale valore della Saras.
E infatti, secondo il consulente tecnico della procura Marco Honegger i
titoli Saras potevano valere al massimo 5,1 euro. Nell'operazione, però,
c'era molta gente coinvolta e con responsabilità diverse.
Risultato: il
puzzle da ricostruire è troppo complicato e quindi non si procede.
Verrebbe da obiettare che i processi servono appunto a stabilire le
responsabilità all'interno di un gruppo di possibili colpevoli. Ma
tant'è. Tra i risparmiatori danneggiati chi se la sente può tentare una
causa civile, sembra suggerire il pm, che però ritiene impossibile
ottenere una condanna penale per falso in prospetto e manipolazione di
mercato nei confronti dei manager delle banche d'affari che, con ruoli
diversi, gestirono il collocamento. E cioè le americane Jp Morgan e
Morgan Stanley con la Caboto del gruppo Intesa.
Tra i banchieri di
cui è stata chiesta l'archiviazione ci sono alcuni nomi di spicco della
finanza milanese come Federico Imbert, nel frattempo passato da Jp
Morgan a Credit Suisse, e Galeazzo Pecori Giraldi già Morgan Stanley ora
a Société Générale. All'epoca le banche avevano tutto l'interesse a
tenere il prezzo di collocamento il più alto possibile perchè è sul quel
prezzo che si calcolano le loro commissioni.
Bersaglio
centrato, perchè in effetti l'operazione Saras si è rivelata una vera
miniera d'oro. Guadagnarono tutti alla grande, salvo i risparmiatori.
Oltre ai Moratti, che subito affidarono in gestione a Jp Morgan 1,1
miliardi, sul totale di 1,7 miliardi incassati, dalle carte emerge che
la stessa Jp Morgan ottenne circa 28 milioni di euro mentre a Morgan
Stanley andarono almeno 22 milioni.
Non ci sono
elementi per andare avanti, dice adesso il pm Orsi. E' vero però che gli
elementi raccolti dagli investigatori disegnano un quadro per certi
aspetti desolante. Con Massimo Moratti che, interrogato, sostiene di
"non capirci un granchè di Borsa", mentre il fratello Gianmarco scarica
sulle banche la responsabilità di aver deciso il prezzo.
Il loro consulente
Gerardo Bragiotti, da sempre ascoltato consigliere di imprenditori come
gli Agnelli e Marco Tronchetti Provera, ha invece detto di aver
partecipato alla discussione sul prezzo ma solo sulla scorta di dati
forniti dagli istituti di credito. Colpa loro, quindi. Imbert di Jp
Morgan ricorda però nel suo interrogatorio che i Moratti avrebbero
voluto arrivare a 6,2 euro.
Lo scaricabarile
prosegue quando si arriva alle questioni tecniche più delicate. In
pratica, le indagini hanno dimostrato che il valore della Saras sarebbe
stato gonfiato anche perchè nel prospetto informativo destinato ai
risparmiatori non sono state evidenziate una serie di voci di bilancio
importanti. Temi come la valutazione del magazzino e del margine di
raffinazione, la mancata segnalazione di utili non ricorrenti e di una
gran quantità di costi supplementari legati alle manutenzioni
programmate. In un modo o nell'altro però banchieri, Moratti, manager
della Saras chiamati in causa dal pm minimizzano il loro ruolo.
E il prospetto chi
l'ha scritto? Saras e i Moratti affermano di essersi solo limitati a
fornire numeri tecnici alle banche. Caboto dice di avere preso atto di
un lavoro altrui, mentre le banche estere avrebbero svolto un non meglio
precisato "ruolo organizzativo". Insomma, nessun colpevole. E allora si
archivi.21-02-2011]
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- SARAS: CON
GAZPROM CONTATTI PER COLLABORAZIONE INDUSTRIALE...
(Adnkronos) - Con Gazprom Neft 'esistono esclusivamente
contatti preliminari per la valutazione di forme di collaborazione
industriale'. A sottolinearlo in una nota e' Saras su richiesta dalla
Consob e in merito a quanto oggi e' stato attribuito, da fonti di
stampa, a Igor Barsukov, Capo della Divisione Refining & Petrochemicals
Development di Gazprom Neft. Saras, inoltre, precisa 'di non aver
ricevuto da Gazprom Neft comunicazioni aventi ad oggetto quanto
attribuito a Mr.Barsukov'.
27-01-2011]
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CHI TOCCA I
FRATELLI MORATTI, MUORE! - LA NOTA DELLA SARAS, VIA ANSA, AI MEZZI DI
INFORMAZIONE: PROVATE A PARLATE DEL LIBRO DI MELETTI E VI PORTIAMO IN
TrIBUNALE - La minaccia non è dunque per chi del testo parli bene, o per
chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai fratelli Moratti.
No, semplicemente i due imprenditori promettono di trascinare in
giudizio chiunque solo ne parli!...
1 - SIAMO SU
SCHERZI A PARTE?
Bankomat per Dagospia
Bankomat non
poteva non dare spazio ad un fatto grave, denunciato dal Fatto, sui
vezzi dei potenti. Perché sono vezzi crescenti e devastanti, nella
società della comunicazione. Ma ripensandoci, sono balle, e vi vogliamo
avvisare per tempo.
Il potente
minaccia preventivamente chiunque si occupi di lui, sostiene goffamente
tal giornalista Meletti. Per non incorrere nei suoi strali, del potente,
non di Meletti, noi invece stiamo ai fatti con scrupolo.
Ecco cosa scrive
oggi sul Fatto Quotidiano il sig.Giorgio Meletti, autore per
ChiareLettere di un sedicente libro inchiesta sugli ottimi Signori
Moratti e sulla loro meravigliosa Saras:
La nota della
Saras, diffusa attraverso l'agenzia Ansa, non è pubblicata sul sito
della società, e per la documentazione è opportuno riportarla con tanto
di titoli onorifici e lettere maiuscole: "Il dott. Gian Marco Moratti,
in proprio e quale Presidente di Saras Spa, il dott. Massimo Moratti, in
proprio e quale amministratore delegato di Saras Spa e Presidente di FC
Internazionale Milano, hanno conferito incarico al Prof. Avv. Antonino
Menne, del Foro di Milano, affinché, a tutela dei propri diritti,
prontamente e senza indugio, promuova nelle opportune sedi, nei
confronti dell'autore e dell'editore del medesimo libro, nonché dei mass
media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano
spazio e risalto, ogni e qualsivoglia azione ritenuta a questo fine
necessaria".
Il testo non
lascia adito a dubbi. Non è detto per quali ragioni si voglia agire
legalmente contro il libro, ma è netto l'avvertimento a "tutti i
massmedia": è già pronta una causa per tutti coloro che ne "abbiano dato
o diano spazio e risalto". La minaccia non è dunque per chi del testo
parli bene, o per chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai
fratelli Moratti. No, semplicemente i due imprenditori promettono di
trascinare in giudizio chiunque solo ne parli.
Se quanto Meletti
racconta fosse vero, ma chiaramente penso siano tutte balle, a partire
dal presunto comunicato ANSA di certo farlocco, saremmo qui in presenza
di una minaccia della Famiglia a chi osi criticarli. Ma guardate che non
è così. Meletti si sbaglia, le cose stanno diversamente.
Innanzitutto la
Famiglia avvisa prima e con scrupolo che il loro Legale è un professore
e che costui si muoverà "prontamente e senza indugio". Che tradotto in
italiano deve voler dire "di corsa, presto e subitissimo". Dà l'idea
dell'efficienza meneghina, altro che quei perdi tempo dei giornalisti.
Ma aldilà del
farci sapere che per Saras la prontezza è rapida e non prevede indugi,
Saras soprattutto ci avvisa, caro Dago e cari Dagolettori, che anche noi
dobbiamo fare attenzione a cosa scriviamo ed a cosa leggiamo.
Poi la nota di
Saras, ammesso e non concesso che sia vera, a ben vedere dice solo che i
Moratti se avranno motivo di lamentarsi lo faranno e se uno lo merita
sarà denunciato, con la conclusione che se il Giudice lo riterrà il
denunciato sarà pure condannato. La nota Saras è quindi certamente falsa
per il fatto stesso di essere palesemente idiota: dice cose ovvie e
inutili. Il buon Meletti non capisce e si spaventa, come tutti i
giornalisti comunisti ha lo strillo facile e la sensibilità da signorina
gozzaniana. Meletti, suvvia!
Ma poi, voi
pensate davvero che in Italia qualche editore diventi tale o lo sia da
tempo solo per poter influenzare i suoi giornalisti ed indurli a non
scrivere cose sgradite? Sono cose assurde, Meletti, non siamo mica negli
Stati Uniti o in Germania, per dire Paesi dove i Presidenti fanno editti
bulgari contro i programmi sgraditi delle Tv di Stato. O i capitalisti
invece di far bene i loro prodotti e venderli con abilità denunciano i
media e gli accordi sindacali.
Comunque vorrei
dare un avviso procedurale anche ai lettori di Dagobankomat: siate
cauti, non leggete avidamente e senza gli opportuni accorgimenti le
prime balle che un Meletti qualunque vi racconta. Prima andate
all'ufficio stampa Saras, fatevi dare la loro versione scritta e firmate
apposita ricevuta, fatevi invitare a Sarroch e fate un bel tour guidato.
Cercate di non intervistare gli indigeni, che di cose legali capiscon
poco, e solo dopo aver preso le vostre precauzioni andate in libreria
per comprare, se davvero ci tenete, il libro del Meletti.
Poi una volta in
lettura, sui passaggi potenzialmente lesivi della famiglia, annotate a
mano vostri commenti del tipo "tutte cazzate", "non ci casco", "forza
Inter". Sarà sintomo della vostra buona fede e della vostra capacità di
lettura libera e indipendente.
Soprattutto,
annotatevi la procedura di "lettura responsabile" qui consigliata da
Bankomat, in apposito faldone da aggiornare ogni tre mesi, da tenersi
con cura a disposizione delle Autorità e degli inviati del professore
Legale della Famiglia.
Per una lettura
senza rischi, seguite il protocollo, in caso il Professore Legale vi
faccia causa. Sarete pronti e documentati.
Dago, ti prego,
non pubblicare il mio pezzo ove ti sembrasse ironico e potenzialmente
irriguardoso, hai già tante grane con i potenti...e loro non meritano
che li si disturbi di continuo.
2-LA MINACCIA DEI
MORATTI AI MEZZI DI INFORMAZIONE: PARLATE DEL LIBRO E VI PORTIAMO IN
TRIBUNALE
Giorgio Meletti per "il
Fatto Quotidiano"
Nella storia delle
tecniche di pressione sulla libera stampa i fratelli Gian Marco e
Massimo Moratti scrivono una pagina nuova, di cui la politica e gli
addetti ai lavori dovranno occuparsi alla svelta. I due ricchi
petrolieri milanesi hanno infatti introdotto, nei rapporti tra
informazione e potere economico, una nuova regola che dice, in sostanza:
se esce un libro sgradito, il ricco (di denaro e di relazioni influenti)
può tutelarsi minacciando azioni legali a chiunque (tv, giornali, siti
Internet e blog) di quel libro si azzardi solo a parlare, a citarne la
semplice esistenza.
In fondo che cos'è
una citazione in giudizio per una grande società petrolifera? Qualche
foglio in carta da bollo riempito da un buon avvocato, con qualche
lamentela anche generica del tipo "gravemente lesivo" o "contenuto
denigratorio", seguita magari dalla richiesta di qualche milione di euro
per danni d'immagine. Un'operazione del genere costa poche migliaia di
euro, cifra trascurabile per la Saras, società petrolifera con un giro
d'affari che nel 2009 ha toccato i 5.3 miliardi di euro.
Ma per un editore
di libri, per un giornalista, per una testata giornalistica magari non
floridissima, per un sito Internet amatoriale, o per una piccola radio
locale un attacco del genere può rappresentare un rischio mortale. Ed è
sufficiente una breve nota d'agenzia diffusa alle nove di sera per
indurre a più miti consigli i soggetti deboli della libertà di stampa.
Perché andarsi a cercare i guai? Il meccanismo è semplice, e può bastare
a cancellare dalla scena un libro sgradito.
LA LORO STRATEGIA?
LA MINACCIA
È una tecnica antica: si chiama minaccia. È una tecnica efficace:
qualunque direttore di giornale e telegiornale, prima di mettere in
pagina o in scaletta un servizio su un libro intitolato Nel paese dei
Moratti potrebbe trasalire, e ricordarsi che si parla in termini non
encomiastici di quei ricchi imprenditori il cui nome ricorre ogni volta
che c'è da salvare una testata in difficoltà.
La minaccia si è
concretizzata qualche sera fa con un comunicato dedicato al libro "Nel
paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo
coloniale", scritto dall'autore di questo articolo e pubblicato due mesi
e mezzo fa.
La nota della
Saras, diffusa attraverso l'agenzia Ansa, non è pubblicata sul sito
della società, e per la documentazione è opportuno riportarla con tanto
di titoli onorifici e lettere maiuscole: "Il dott. Gian Marco Moratti,
in proprio e quale Presidente di Saras Spa, il dott. Massimo Moratti, in
proprio e quale amministratore delegato di Saras Spa e Presidente di FC
Internazionale Milano, hanno conferito incarico al Prof. Avv. Antonino
Menne, del Foro di Milano, affinché, a tutela dei propri diritti,
prontamente e senza indugio, promuova nelle opportune sedi, nei
confronti dell'autore e dell'editore del medesimo libro, nonché dei mass
media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano
spazio e risalto, ogni e qualsivoglia azione ritenuta a questo fine
necessaria".
Il testo non
lascia adito a dubbi. Non è detto per quali ragioni si voglia agire
legalmente contro il libro, ma è netto l'avvertimento a "tutti i mass
media": è già pronta una causa per tutti coloro che ne "abbiano dato o
diano spazio e risalto". La minaccia non è dunque per chi del testo
parli bene, o per chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai
fratelli Moratti. No, semplicemente i due imprenditori promettono di
trascinare in giudizio chiunque solo ne parli.
L'ACCUSA: OMICIDIO
COLPOSO PLURIMO
Ai Moratti questo libro non è piaciuto, a quanto pare. Ma soprattutto
sembra che, al di là dei contenuti, non piaccia ai proprietari della
Saras il fatto stesso che si scriva un libro su di loro e sui loro
affari senza autorizzazione, e che di questo volume addirittura si
parli. Come se tutto ciò violasse una privacy. E come se la libertà di
stampa esistesse legittimamente solo quando (e se) autorizzata dagli
interessati.
Nel 2009 la Saras
ha chiamato in giudizio il regista Massimiliano Mazzotta, autore di un
documentario intitolato "Oil", recentemente trasmesso dal canale
televisivo CurrentTv. "Oil" affronta il tema dell'inquinamento prodotto
dalla raffineria e degli effetti sulla salute della popolazione.
E dopo l'uscita di
"Nel paese dei Moratti", prima di rivolgersi a tutti i mass media, i
tentativi di intimidazione dei Moratti sono stati diretti anche al
sindaco di Sarroch, il paese in provincia di Cagliari dove ha sede la
raffineria e dove il 26 maggio 2009 è avvenuto l'incidente costato la
vita a tre operai, da cui prende le mosse l'inchiesta, e per il quale la
stessa Saras e i suoi massimi dirigenti dovranno rispondere dell'accusa
di omicidio colposo plurimo nell'udienza preliminare fissata proprio
ieri per il 17 febbraio 2011.
Ma il libro
racconta altri momenti scomodi della parabola dei Moratti, come la
quotazione in Borsa della Saras, per la quale è in corso un'inchiesta
giudiziaria, e il flusso di denaro che dalla raffineria va a coprire le
perdite dell'Inter.
Il sindaco Mauro
Cois ha invitato l'autore del libro a presentarlo nei locali della
biblioteca comunale, a fine ottobre. Il giorno stesso, il direttore
generale della Saras, Dario Scaffardi, ha inviato una mail a tutti i
dipendenti per informarli che il libro "al netto di alcune inesattezze e
dell'utilizzo strumentale di alcune informazioni, non rende soprattutto
merito dell'impegno profuso e dei risultati che Saras ha conseguito in
oltre 40 anni di attività a favore della crescita economica e sociale
del territorio".
Di qui l'auspicio
che il sindaco avesse invitato l'autore del libro "in questo spirito",
cioè, par di capire, per fare all'autore le rimostranze a nome dei
fratelli Moratti. Non ce n'è per nessuno: editori, giornalisti,
mezzibusti, autonomie locali, istituzioni. Tutti richiamati all'ordine
da chi si crede intoccabile. 17-12-2010]
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SARAS E
L'INCHIESTA SUL COLLOCAMENTO-BEFFA...
Fa.P. per "Plus24-Il Sole 24 Ore" - Mille e settecento
milioni di incasso divisi tra Massimo e Gianmarco Moratti. Quasi 3,8
miliardi persi dagli azionisti dal quel collocamento-beffa del 2006
della Saras, su cui è aperta da tempo un'inchiesta della Procura di
Milano che vede indagati nove banchieri di Jp Morgan, Caboto e Morgan
Stanley.
Al di là di cosa
dirà l'inchiesta è in quelle due cifre, la sostanza di una delle più
cocenti delusioni del mercato che ha visto un gigantesco travaso di
denaro: i Moratti hanno incassato 1,7 miliardi, i piccoli azionisti che
hanno pagato quella cifra vantano perdite per oltre il 70% del loro
investimento iniziale. La ricchezza non si crea né si distrugge, passa
solo di mano.
06-12-2010]
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SOTTO I RIFLETTORI DEL PM MILANESE LUIGI ORSI IL
COMPORTAMENTO DEL BANCHIERE FEDERICO IMBERT
NELLA QUOTAZIONE DI SARAS. L'OPERAZIONE FU CLAMOROSA
PERCHÉ IL TITOLO DELLA SOCIETÀ DEI FRATELLI MORATTI FU
SOPRAVVALUTATO E IL GIORNO DOPO LA QUOTAZIONE CROLLÒ DEL
13%
Nei salotti della finanza milanese, dove i "porci"
romani e meridionali sono accolti senza i pregiudizi dei
"barbari" leghisti, c'è un banchiere napoletano dai
capelli ben curati e i denti forti che si chiama
Federico Imbert.
Per alcuni anni è stato responsabile per l'Italia di JP
Morgan ed è entrato in affari con Fiorani, Gnutti e
Consorte. Lo conoscono bene anche a Mediaset perché nel
2005 è stato regista del collocamento del 17% della
società, e per questa operazione è riuscito a varcare il
portone di palazzo Chigi.
Su
di lui ha scritto parole di fuoco quel diavolaccio di
Elio Lannutti, il senatore dell'"Italia dei Valori" e
presidente di Adusbef che ha pubblicato recentemente il
libro "Bankster", dove alcuni banchieri sono considerati
alla stregua di Al Capone.
Il
terribile Lannutti si è dedicato in particolare a vedere
il comportamento di Federico Imbert nella quotazione di
Saras, l'azienda petrolifera dei fratelli Moratti.
L'operazione fu clamorosa perché il titolo della società
del petrolio fu sopravvalutato e il giorno dopo la
quotazione crollò del 13%.
Adesso la vicenda è sotto i riflettori del tribunale di
Milano e del pm milanese Luigi Orsi che da una settimana
ha iniziato gli interrogatori. Si sospettano forti
irregolarità e i riflettori dei giudici si sono accesi
anche sul ruolo del banchiere napoletano che a marzo di
quest'anno ha lasciato JP Morgan ed è diventato chief
executive di Credit Suisse. Guarda caso ieri
dall'Ufficio studi di Credit Suisse è arrivato un
giudizio estremamente positivo sul titolo Saras, che ha
preso a volare in Borsa.
Pura casualità.
01,10,10 |
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SARAS – MA
CHE BIDONE (DI PETROLIO) SI RIVELA ESSERE LA QUOTAZIONE IN BORSA
DELLA SOCIETÀ DEI MORATTI bros. - CHIUSE LE INDAGINI I
RISPARMIATORI SI RITROVANO UN BUCO DA 294 MLN € - PER ORA NEL
MIRINO DEI PM I BANCHIERI CHE CURARONO L’IPO, LA MORATTI FAMILY
ANCORA FUORI DALL’INCHIESTA CHE FU UN AFFARE SOLO PER LORO E I
GIORNALI FINANZIARI CHE GRIDAVANO AL MIRACOLO
Giovanna
Lantini
per "Il
Fatto Quotidiano"
Quasi 294
milioni di euro andati in fumo. Questo il "valore dell'energia"
che si ritrovano oggi in tasca i 78.759 risparmiatori che nel
maggio del 2006 investirono complessivamente 414 milioni di euro
sulla Saras. Ovvero la società di raffinazione petrolifera della
famiglia Moratti che si apprestava ad andare in Borsa
all'insegna, appunto, de "Il valore dell'energia".
Uno slogan
che suona quasi come una beffa, proprio nei giorni, questi, in
cui si sono chiuse le indagini della Procura di Milano sul
sospetto che lo sbarco in Borsa della raffineria sarda sia
avvenuto a un prezzo gonfiato: 6 euro per azione, un valore che
il titolo Saras in quattro anni, non tutti di crisi, non ha mai
più visto (1,74 euro la chiusura in Borsa di venerdì, il 71 per
cento in meno della quotazione).
L'INDAGINE
Nel mirino
dei pm, per ora, sono finiti i nove banchieri provenienti dai
tre istituti che curarono la quotazione che portò nelle tasche
dei Moratti 1,71 miliardi di euro e in quelle delle loro banche
(Morgan Stanley, Jp Morgan e Caboto-Intesa) quasi 40 milioni di
euro in commissioni. L'indagine è stata aperta per il sospetto
di falso in prospetto informativo (il documento illustrativo
della società) e aggiotaggio.
L'indagine
per ora non ha toccato l'illustre famiglia milanese, i cui
esponenti nei giorni scorsi si sono giustificati con l'ignoranza
delle leggi della Borsa.
È
indubbio, però, che l'inchiesta rappresenta una bomba a
orologeria per il sindaco del capoluogo lombardo, Letizia
Moratti, che si trova alla vigilia della scadenza del mandato e
che un paio di mesi prima dello sbarco in Borsa della Saras si
trovava in piena campagna elettorale, ricevendo dal marito
Gianmarco un sostanzioso contributo di 1,2 milioni di euro.
Intoccata
anche la Consob di Lamberto Cardia, organo deputato a vigilare
proprio sui reati ipotizzati dai pm. Nei prossimi giorni sapremo
se alla conclusione delle indagini seguirà il rinvio a giudizio
o l'archiviazione.
Poche,
quindi, per il momento, le certezze. Tra queste, oltre al
disastro economico che l'operazione ha comportato, il fatto che
dalla stampa finanziaria, nelle settimane precedenti la
quotazione si levarono ben poche voci di allarme.
I GIORNALI
Scorrendo
le cronache specializzate dell'epoca, spiccano infatti titoli e
affermazioni come "Saras, cresce l'interesse sull'Ipo" (Sole 24
Ore) ; "Moratti: in Borsa per restare primi della classe" (Sole
24 Ore); "Saras sta già scalando l'S&P/Mib" o "Fondi esteri
innamorati della Saras" (Finanza & Mercati). E ancora: "Saras
replicherà il 2005 con i profitti gonfiati dal barile". Era solo
marzo, dovevano avere una palla di vetro miracolosa per
sbilanciarsi tanto. Ad aprile i toni salgono: "Al via l'Ipo di
Saras. Solo il 20 per cento al retail". Come dire:
risparmiatori, affrettatevi, perché vi hanno lasciato le
briciole, perché il retail sono i piccoli investitori.
Peccato
che una quota del 20 per cento da destinare a risparmiatori e
dipendenti sia considerata molto elevata, la media per i marchi
poco noti al grande pubblico è del 10 per cento. E ancora, "I
Moratti mettono a disposizione del mercato fino al 40 per cento
del capitale" (Mf Milano Finanza). Figurarsi se ne avessero
messo di più. Due settimane dopo: "La big petrolifera. Per chi
vuole investire in un'ottica di medio- lungo periodo e con una
presenza e una fama consolidata a livello mondiale, una scelta
può essere la Saras della famiglia Moratti ". Forse sarebbe
stato più appropriato parlare di ottica di lunghissimo periodo.
LA
PUBBLICITÀ
Non si
contano poi le innumerevoli allusioni alla tempistica perfetta,
visto che nell'aprile 2006 il petrolio viveva uno dei suoi
momenti più felici, salvo poi sgonfiarsi proprio alla vigilia
della quotazione della Saras, anche se alla ripresa del greggio
non è seguita la risalita del titolo.
"In questa
congiuntura è facile immaginare un esito positivo per i prossimi
debutti del settore a Piazza Affari: la Saras della famiglia
Moratti...", si legge per esempio su uno dei quattro quotidiani
della City milanese. Salvo poi correggere all'indomani
dell'esordio flop, quando il titolo precipitò dell'11 per cento
per "colpa della debolezza del mercato e del calo del greggio".
Insomma, pochi, pochissimi i dubbi e gli altolà.
Come una
notazione nascosta nel fondo di un articolo dove si segnala in
due parole che le banche autrici del prospetto avevano rapporti
d'affari ben stretti con l'azienda. Oppure un editoriale ex post
dove si accenna a dubbi dei gestori sul prezzo, dei quali però
prima del flop non si trova traccia evidente o evidenziata. Tra
i pochi dissensi, c'è il commento di un editore, Paolo Panerai
di Class, che lamenta la scarsa trasparenza dei Moratti che
all'epoca scelsero di pubblicare il prospetto sui giornali solo
in forma sintetica, per rimandare la consultazione integrale
Internet.
E qui si
tocca un nodo cruciale, perché la quotazione in Borsa di una
società è accompagnata dalla pubblicazione a pagamento
dell'importante doQcumento. Il prezzo, a seconda delle testate,
varia da 50 mila a 150 mila euro. E, sintetico o meno, la Saras
lo pubblicò su tutti giornali economico-finanziari del Paese.
Non solo.
La
raffineria dei Moratti operò una scelta piuttosto insolita per
un'azienda che non vende beni di largo consumo e che quindi sono
conosciuti dai consumatori/investitori: decise di accompagnare
la quotazione con una maxi campagna pubblicitaria corporate ,
cioè che pubblicizza l'azienda e non i prodotti, che all'ultimo
momento venne anticipata rispetto alla pianificazione iniziale.
E che, ovviamente, finì abbondantemente sulle pagine di tutti i
quotidiani e i periodici finanziari, gli stessi che in quei
giorni dovevano raccontare ai lettori e se e quanto conveniva
investire in quei titoli. Le spese complessive della quotazione
per la società ammontarono a 12 milioni di euro. Più le
commissioni. Quindi, per i giornali finanziari, la quotazione di
Saras è stato un affare. Solo per loro, però. [28-06-2010]
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- CASO SARAS GUIDO
ROSSI IN AIUTO DI JP MORGAN...
Da
"Il Giornale" - Non è possibile addebitare il reato di falso in prospetto ai
manager di JPMorgan perché non è stata la banca a firmare il
prospetto della quotazione di Saras. È questa, secondo
Radiocor, una delle tesi sostenute dal giurista Guido Rossi,
in un documento depositato dalla difesa dei manager di
JPMorgan indagati dalla Procura di Milano per i reati di falso
in prospetto e aggiotaggio, in relazione alla quotazione della
società di raffinazione petrolifera della famiglia Moratti
sbarcata a Piazza Affari nel 2006.
La consulenza di Guido Rossi,
richiesta dalla banca, fa parte della documentazione
presentata nei giorni scorsi in Procura. Il pm titolare delle
indagini, Luigi Orsi, ha iscritto nel registro degli indagati
nove persone, tutti manager e dipendenti di JPMorgan,
Morgan Stanley
e Caboto che hanno curato l'operazione. Al centro
dell'inchiesta per aggiotaggio e falso in bilancio c'è il
prezzo al quale Saras è stata collocata, pari a 6 euro per
azione, considerato troppo alto e frutto di una
sopravvalutazione.
28.02.10 |
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SARAS: PERDITA NETTA ADJUSTED DI 54,5 MLN, NESSUN
DIVIDENDO...
(Adnkronos)
- Saras chiude il 2009 con una perdita netta adjusted di 54,5
milioni di euro, in calo del 117% rispetto al risultato del
2008. Il gruppo attivo nella raffinazione, secondo i dati del
preconsuntivo
2009, ha
registrato un utile netto reported di 72,6 mln, in aumento del
17% su base annua.
Il cda proporra' all'assemblea degli azionisti di non distribuire il
dividendo per l'esercizio
2009. L
'Ebitda comparable del gruppo ammonta a 141,2 mln, in calo del
79%, mentre l'Ebit comparable e' negativo per 51,9 mln, in
calo del 110%. I ricavi registrano una flessione del 39%, a
quota 5.317 mln. La posizione finanziaria netta a fine 2009 e'
negativa per 533 mln.
SARAS: CROLLA IN PIAZZA AFFARI, -5,33%...
(Adnkronos)
- Saras precipita in Piazza Affari con -5,33% a 1,704 euro per
azione e 11,36 milioni di pezzi scambiati. Sul titolo pesa la
decisione dal cda di proporre alla prossima assemblea di non
distribuire alcun dividendo relativo all'esercizio 2009.
26.02.10
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SARà-S QUEL CHE SARà-s, MA QUESTA è UN TRUFFA – INCHIESTA SULLA
QUOTAZIONE DELLA SOCIETà DEI MORATTI: IPOTESI DI REATO PER JP MORGAN,
MORGAN STANLEY E CABOTO (GRUPPO INTESA) – CURIOSO: I MORATTI HANNO
RACCOLTO UN MILIARDO E 700 MLN € MA NON SONO INDAGATI...
Luigi Ferrarella per
il "Corriere della Sera"
«Falso in prospetto » e «aggiotaggio» sono le ipotesi di reato
per le quali una decina di manager di tre banche - Jp Morgan, Morgan
Stanley e Caboto (gruppo Intesa) - sono indagati dalla Procura di Milano
nell'inchiesta sui retroscena della quotazione nel maggio 2006 delle
azioni Saras, il colosso della raffinazione della famiglia Moratti.
Gli staff difensivi delle tre banche (come persone giuridiche non
sono indagate in base alla legge 231) sono pronti a confrontarsi con
l'indagine del pm Luigi Orsi che contesta ai banchieri
d'aver quotato a 6 euro azioni che stimavano invece valere tra i 4 e 5
euro.
Come? Ad esempio non evidenziando nel
prospetto informativo l'esistenza di una notevole componente di utili di
gruppo non ricorrenti nei dati storici; non pesando correttamente le
scorte di magazzino; non dando un'aderente rappresentazione delle
prospettive del mercato petrolifero.
La scelta, tranne al «parco buoi», avrebbe giovato a tutti: ai Moratti
(Angelo e Massimo allo stato
non sono indagati) la raccolta di un miliardo e 700 milioni di euro in
più di liquidità; a Jp Morgan la gestione patrimoniale di un miliardo
di quel denaro, nonché 40 milioni di commissioni; e 10 a testa a Morgan
Stanley e a Caboto.
Prendono dunque corpo penale le perplessità che, in diretta, alcuni
investitori istituzionali avevano espresso già in fase di prequotazione,
al punto da ridurre o persino cancellare gli ordini di acquisto. E un
peso, in attesa delle controdeduzioni difensive, hanno per ora le
impressive email sequestrate nei pc delle banche.
Come quella dove si raccomandava: «È vitale che davanti al prezzo
ci sia un 6». O quella che ragionava di come contrastare «l'idea che
la proprietà voglia solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su
altre iniziative (metti i soldi nell'Inter)».
[14-07-2009]
SARAS POMPA SANGUE - 1.7 MLD € AI MORATTI, 40 MLN € A STANLEY,
MORGAN, INTESA E PASSIVI DEL 67% PER GLI INVESTITORI - 9 FAMOSI BANCHIERI
INDAGATI (I MORATTI? NULLA) - “DICEVANO CHE C’ERA TANTA DOMANDA, COSì
HO PRENOTATO Più DEL NECESSARIO”...
Morya Longo per
"Il Sole 24
Ore"
«Le banche collocatrici ci dicevano che la domanda degli investitori
per le azioni Saras era molto abbondante e che ci sarebbe stato un forte
riparto. Noi abbiamo dunque chiesto più titoli del necessario, ma
purtroppo la domanda non si è rivelata affatto abbondante come ci
avevano fatto credere. Siamo stati quindi riempiti di azioni e per noi
è stato vero un bagno di sangue».
A parlare è il gestore di un fondo londinese, che con il
collocamento in Borsa nel 2006 dell'azienda petrolifera della famiglia Moratti
ha subìto una forte perdita. Parlando con «Il Sole-24 Ore»
il gestore chiede di restare anonimo, ma quello che racconta coincide
con la ricostruzione del Pm di Milano Luigi Orsi.
La sua inchiesta vede oggi nove indagati tra i banchieri che curarono
nel 2006 il collocamento in Borsa della Saras: anche nomi noti come
Federico Imbert e Simone Rondelli di JP Morgan , Galeazzo Pecori Giraldi
di Morgan Stanley e Massimo Prosdocimi di Caboto. Le ipotesi:
falso in prospetto e aggiotaggio informativo.
L'obiettivo della Procura è di fare luce su un collocamento in Borsa
che ha portato lauti profitti per i Moratti (1,7
miliardi di euro) e le banche (circa 40 milioni in commissioni), ma un
bagno di sangue per tanti investitori: il titolo ha perso infatti il 13%
solo nella prima seduta del 18 maggio 2006 e ad oggi segna un passivo
del 67%.
La chiave dell'inchiesta va cercata nel
prezzo di collocamento. Le tre banche attive nell'operazione - cioè JP Morgan,
Morgan Stanley e Caboto - nei giorni prima dello sbarco di Saras a Piazza Affari
avevano infatti indicato un intervallo di prezzo compreso tra i 5,25 e i
6,5 euro per azione. Ma questa forchetta - sostiene il Pm - è stata
tenuta troppo elevata falsificando il prospetto e «gonfiando» di fatto
le intenzioni d'acquisto di molti investitori.
Il Pm ritiene innanzitutto che gli utili indicati nel documento
d'offerta non corrispondevano alla realtà, perché non venivano
evidenziate le poste non ricorrenti. Ritiene poi che nel prospetto non
sia mai accennato un elemento importante: il fatto che uno stabilimento
della Saras si sarebbe dovuto fermare, poco dopo la quotazione, per
manutenzione.
«Se l'avessimo saputo - dice su questo punto il gestore londinese -
avremmo capito che il fatturato del gruppo sarebbe calato in futuro».
Secondo il Pm gli utili sono stati aumentati anche con la
contabilizzazione (fatta con i principi italiani e non con quelli
internazionali) della controllata Sarlux. Insomma: il prospetto -
secondo la Procura - non rappresentava la realtà.
Non solo. Per motivare il prezzo elevato (alla fine Saras è stata
collocata a 6 euro) le tre banche hanno anche indicato una forte domanda
da parte degli investitori. Il problema - ha scoperto il Pm - è che il
50% della domanda era per prezzi inferiori al minimo della forchetta: si
trattava dunque di investitori non disposti a comprare a quei prezzi. E
gli unici disposti ad acquistare a prezzi superiori ai 6 euro erano sei
investitori - tutti contattati da Jp Morgan - che poi
si sono in gran parte tirati indietro.
Per questi motivi, come anticipato ieri dal «Corriere della Sera»,
il Pm ha iscritto nel registro degli indagati i nove banchieri. La
battaglia legale sarà dura, perché la questione è molto complessa e
ricca di sfumature. Le banche da un lato si difendono a spada tratta:
proprio JP Morgan ieri ha dichiarato «che tutti i suoi
dipendenti hanno agito con la massima professionalità e in maniera del
tutto appropriata».
Il Pm, dal canto suo, va avanti: il 21 luglio interrogherà quattro
indagati (tra cui Imbert). Resta poi da capire la posizione dei Moratti,
attualmente non indagati. A dar forza alle accuse ci sono tante e-mail
sequestrate ai diretti interessati. Ma gli indagati diranno la loro il
21 luglio.
[16-07-2009]
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