SARAS
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SARÀS, MA ME PARE ’NA FREGATURA - COME I FRATELLINI MORATTI QUOTARONO LA LORO SOCIETÀ A PIAZZA AFFARI E FECERO L’AFFARONE DELLA LORO VITA (ALTRO CHE LO SCUDETTO DELL’INTER): MISERO IN TASCA NEL 2006 UN MILIARDO E 600 MILIONI, LE BANCHE 40 MLN - DAGLI ATTI DEL PROCESSO EMERGE PERÒ CHE IL PREZZO VOLUTO DAI MORATTI (ALMENO 6 € AD AZIONE) ERA CONSIDERATO TROPPO ALTO DAGLI ANALISTI - SE NE SONO ACCORTI I RISPARMIATORI, ORA IL TITOLO VALE 1,9 €. MA IL DIRITTO PENALE NON LI TUTELA, E IL PM SUGGERISCE DI FARE UN’AZIONE DI RISARCIMENTO…

Walter Galbiati per "la Repubblica"

 

«È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6». Perché il 10 maggio 2006, due giorni prima della fissazione del prezzo di Saras, l´allora capo di Jp Morgan, Federico Imbert, abbia inviato ai suoi collaboratori questa e-mail, lo si capisce dalla richiesta di archiviazione del pm Luigi Orsi per le accuse di falso in prospetto e aggiotaggio nei confronti dei banchieri di Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (Intesa Sanpaolo), advisor della società che fa capo alla famiglia Moratti nella quotazione in Borsa.

«Ci stiamo giocando tutto in queste ultime ore e non vorrei lasciare nulla di intentato», diceva Imbert. C´era il rischio che i Moratti bloccassero la quotazione, qualora avessero ritenuto il prezzo della quotazione non soddisfacente. E non era un´ipotesi remota, perché i due fratelli hanno ribadito nei loro interrogatori che la «quotazione non era una necessità» e che ritenevano la società sottovalutata. «La raffineria vale tra i 10 e i 12 miliardi di euro. Non sono un tecnico di valutazioni ma il valore di Saras al prezzo di 6 euro dà un totale di 5,3 miliardi», ha sostenuto l´ad di Saras Massimo Moratti, confortato in un verbale fotocopia dal fratello e presidente Gianmarco.

 

Del resto, non era stato facile convincere la famiglia a quotare la società. Ci avevano provato qualche anno prima gli stessi banchieri di Jp Morgan, ma senza successo, e ora si era arrivati a un passo da un traguardo storico e da uno dei più grossi affari dell´anno. Come? Lo spiega a verbale Matteo Manfredi di Banca Leonardo, il principale collaboratore di Gerardo Braggiotti, amico della famiglia Moratti e subentrato in seguito come advisor.

«Le banche - sostiene Manfredi - tendono inizialmente a invogliare l´emittente con valutazioni molto positive e, quando poi il procedimento è avviato, il cliente pensa che quelle valutazioni possano essere mantenute. Nel caso concreto, le banche (prevalentemente le due americane, Jpm e Ms) avevano rivisto al ribasso le valutazioni fatte alla fine del 2005. Non ricordo i numeri. I Moratti ci chiesero di assisterli nella gestione del rapporto con le banche, appunto... Da parte dei Moratti c´era un momento di minore fiducia nei confronti delle banche collocatrici. Spiccava, tra i temi delle iniziali discussioni, il tema della valutazione di Sarlux... C´era anche un problema di andamento dei mercati, con dei multipli che intanto erano scesi».

 

In una prima riunione (19 aprile) per fissare il prezzo, è Braggiotti a spingere sull´acceleratore. Le banche, secondo quanto dichiarato nei verbali, propongono una forchetta tra 4,6 e 5,8 euro, mentre il consulente della famiglia la alza, tra 5 e 6 euro. I responsabili del syndacate desk (Vas Pinto per Jp Morgan e Henrik Gobel di Morgan Stanley), quelli che più hanno il polso del mercato, avevano fatto notare «unanimemente che era più prudente una forchetta di prezzo più bassa in quanto era di là da venire una vera e propria formazione del libro delle domande».

 

Alla riunione decisiva quella del 12 maggio, due giorni dopo l´e-mail di Imbert, non si può più tergiversare, il prezzo deve essere fissato. La quota di azioni (il 20% del totale) destinata ai piccoli investitori è interamente sottoscritta da almeno una settimana, bisogna valutare la qualità degli istituzionali, quelli che ne capiscono, e trovare un punto di incontro con la famiglia. Non è facile, perché qualche problema c´è.

A raccontare quello che accadde è Andrea Levantini di Morgan Stanley: «Braggiotti provocatoriamente propose di fissare a 6,5 suggerendo di aumentare la quota retail dal 20% al 40%. Fu Prosdocimi (Massimo, di Caboto, ndr) a opporre a Braggiotti che aumentare l´offerta al retail avrebbe irrigidito il mercato».

 

I Moratti e Braggiotti escono dalla riunione, nel frattempo Jpm aveva proposto a Ms e Caboto 6,1 euro. Quando rientrano i Moratti hanno fatto la loro scelta: «Secondo noi il prezzo giusto è 6,2, abbiamo capito che per voi l´operazione è fattibile a 6,1. Tuttavia questa che è una bella operazione, diventa una ottima operazione a 6 euro».

Il 6 là davanti è garantito, le banche incasseranno 40 milioni di euro di commissioni, i Moratti 1,6 miliardi. Il pm ha chiesto l´archiviazione per le banche nonostante i dubbi del consulente tecnico su utili non ricorrenti, magazzino, margine di raffinazione, costi di manutenzione, valore di Sarlux elencati nel prospetto, e ha suggerito ai piccoli azionisti di intraprendere un´azione civile. Oggi il titolo vale 1,9 euro. 18-02-2011]

 

SARAS ’NA FREGATURA! - BRUTTE NOTIZIE PER MIGLIAIA DI INVESTITORI CHE NEL MAGGIO DEL 2006 HANNO AVUTO LA PESSIMA IDEA DI INVESTIRE I LORO RISPARMI NELLA SARAS DEI FRATELLI MORATTI - LO SBARCO IN BORSA DELLA SOCIETÀ PETROLIFERA SI È RISOLTO IN UN VERO DISASTRO FINANZIARIO, MA È UN DISASTRO SENZA COLPEVOLI. LO AFFERMA IL PM DI MILANO LUIGI ORSI CHE HA CHIESTO DI ARCHIVIARE L’INDAGINE

Vittorio Malagutti per "il Fatto Quotidiano"

Brutte notizie per migliaia di investitori che nel maggio del 2006 hanno avuto la pessima idea di investire i loro risparmi nella Saras dei fratelli Moratti. Lo sbarco in Borsa della società petrolifera si è risolto in un vero disastro finanziario, ma è un disastro senza colpevoli. Lo afferma il pm di Milano Luigi Orsi che ha chiesto di archiviare l'indagine penale aperta nel gennaio 2007 contro i banchieri, nove in tutto, che gestirono il collocamento dei titoli. Salvi anche i Moratti, che grazie a quella discussa operazione incassarono qualcosa come 1,7 miliardi di euro. I due imprenditori erano peraltro stati esclusi fin da principio dalla lista degli indagati.

 

"La frantumazione delle competenze non consente di identificare un autore del fatto o un nucleo di soggetti che in concorso abbiano perseguito l'effetto di quotare Saras ad un prezzo sovrastimato". Queste in estrema sintesi le conclusioni di Orsi. Insomma, il prezzo di collocamento fissato a 6 euro poteva anche essere troppo elevato rispetto al reale valore della Saras. E infatti, secondo il consulente tecnico della procura Marco Honegger i titoli Saras potevano valere al massimo 5,1 euro. Nell'operazione, però, c'era molta gente coinvolta e con responsabilità diverse.

 

Risultato: il puzzle da ricostruire è troppo complicato e quindi non si procede. Verrebbe da obiettare che i processi servono appunto a stabilire le responsabilità all'interno di un gruppo di possibili colpevoli. Ma tant'è. Tra i risparmiatori danneggiati chi se la sente può tentare una causa civile, sembra suggerire il pm, che però ritiene impossibile ottenere una condanna penale per falso in prospetto e manipolazione di mercato nei confronti dei manager delle banche d'affari che, con ruoli diversi, gestirono il collocamento. E cioè le americane Jp Morgan e Morgan Stanley con la Caboto del gruppo Intesa.

Tra i banchieri di cui è stata chiesta l'archiviazione ci sono alcuni nomi di spicco della finanza milanese come Federico Imbert, nel frattempo passato da Jp Morgan a Credit Suisse, e Galeazzo Pecori Giraldi già Morgan Stanley ora a Société Générale. All'epoca le banche avevano tutto l'interesse a tenere il prezzo di collocamento il più alto possibile perchè è sul quel prezzo che si calcolano le loro commissioni.

Bersaglio centrato, perchè in effetti l'operazione Saras si è rivelata una vera miniera d'oro. Guadagnarono tutti alla grande, salvo i risparmiatori. Oltre ai Moratti, che subito affidarono in gestione a Jp Morgan 1,1 miliardi, sul totale di 1,7 miliardi incassati, dalle carte emerge che la stessa Jp Morgan ottenne circa 28 milioni di euro mentre a Morgan Stanley andarono almeno 22 milioni.

 

Non ci sono elementi per andare avanti, dice adesso il pm Orsi. E' vero però che gli elementi raccolti dagli investigatori disegnano un quadro per certi aspetti desolante. Con Massimo Moratti che, interrogato, sostiene di "non capirci un granchè di Borsa", mentre il fratello Gianmarco scarica sulle banche la responsabilità di aver deciso il prezzo.

 

Il loro consulente Gerardo Bragiotti, da sempre ascoltato consigliere di imprenditori come gli Agnelli e Marco Tronchetti Provera, ha invece detto di aver partecipato alla discussione sul prezzo ma solo sulla scorta di dati forniti dagli istituti di credito. Colpa loro, quindi. Imbert di Jp Morgan ricorda però nel suo interrogatorio che i Moratti avrebbero voluto arrivare a 6,2 euro.

Lo scaricabarile prosegue quando si arriva alle questioni tecniche più delicate. In pratica, le indagini hanno dimostrato che il valore della Saras sarebbe stato gonfiato anche perchè nel prospetto informativo destinato ai risparmiatori non sono state evidenziate una serie di voci di bilancio importanti. Temi come la valutazione del magazzino e del margine di raffinazione, la mancata segnalazione di utili non ricorrenti e di una gran quantità di costi supplementari legati alle manutenzioni programmate. In un modo o nell'altro però banchieri, Moratti, manager della Saras chiamati in causa dal pm minimizzano il loro ruolo.

E il prospetto chi l'ha scritto? Saras e i Moratti affermano di essersi solo limitati a fornire numeri tecnici alle banche. Caboto dice di avere preso atto di un lavoro altrui, mentre le banche estere avrebbero svolto un non meglio precisato "ruolo organizzativo". Insomma, nessun colpevole. E allora si archivi.21-02-2011]

 

 

- SARAS: CON GAZPROM CONTATTI PER COLLABORAZIONE INDUSTRIALE...
(Adnkronos) - Con Gazprom Neft 'esistono esclusivamente contatti preliminari per la valutazione di forme di collaborazione industriale'. A sottolinearlo in una nota e' Saras su richiesta dalla Consob e in merito a quanto oggi e' stato attribuito, da fonti di stampa, a Igor Barsukov, Capo della Divisione Refining & Petrochemicals Development di Gazprom Neft. Saras, inoltre, precisa 'di non aver ricevuto da Gazprom Neft comunicazioni aventi ad oggetto quanto attribuito a Mr.Barsukov'.

 27-01-2011]

 

 

CHI TOCCA I FRATELLI MORATTI, MUORE! - LA NOTA DELLA SARAS, VIA ANSA, AI MEZZI DI INFORMAZIONE: PROVATE A PARLATE DEL LIBRO DI MELETTI E VI PORTIAMO IN TrIBUNALE - La minaccia non è dunque per chi del testo parli bene, o per chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai fratelli Moratti. No, semplicemente i due imprenditori promettono di trascinare in giudizio chiunque solo ne parli!...

 1 - SIAMO SU SCHERZI A PARTE?
Bankomat per Dagospia

 

Bankomat non poteva non dare spazio ad un fatto grave, denunciato dal Fatto, sui vezzi dei potenti. Perché sono vezzi crescenti e devastanti, nella società della comunicazione. Ma ripensandoci, sono balle, e vi vogliamo avvisare per tempo.

Il potente minaccia preventivamente chiunque si occupi di lui, sostiene goffamente tal giornalista Meletti. Per non incorrere nei suoi strali, del potente, non di Meletti, noi invece stiamo ai fatti con scrupolo.

Ecco cosa scrive oggi sul Fatto Quotidiano il sig.Giorgio Meletti, autore per ChiareLettere di un sedicente libro inchiesta sugli ottimi Signori Moratti e sulla loro meravigliosa Saras:

 

La nota della Saras, diffusa attraverso l'agenzia Ansa, non è pubblicata sul sito della società, e per la documentazione è opportuno riportarla con tanto di titoli onorifici e lettere maiuscole: "Il dott. Gian Marco Moratti, in proprio e quale Presidente di Saras Spa, il dott. Massimo Moratti, in proprio e quale amministratore delegato di Saras Spa e Presidente di FC Internazionale Milano, hanno conferito incarico al Prof. Avv. Antonino Menne, del Foro di Milano, affinché, a tutela dei propri diritti, prontamente e senza indugio, promuova nelle opportune sedi, nei confronti dell'autore e dell'editore del medesimo libro, nonché dei mass media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto, ogni e qualsivoglia azione ritenuta a questo fine necessaria".

 

Il testo non lascia adito a dubbi. Non è detto per quali ragioni si voglia agire legalmente contro il libro, ma è netto l'avvertimento a "tutti i massmedia": è già pronta una causa per tutti coloro che ne "abbiano dato o diano spazio e risalto". La minaccia non è dunque per chi del testo parli bene, o per chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai fratelli Moratti. No, semplicemente i due imprenditori promettono di trascinare in giudizio chiunque solo ne parli.

Se quanto Meletti racconta fosse vero, ma chiaramente penso siano tutte balle, a partire dal presunto comunicato ANSA di certo farlocco, saremmo qui in presenza di una minaccia della Famiglia a chi osi criticarli. Ma guardate che non è così. Meletti si sbaglia, le cose stanno diversamente.

Innanzitutto la Famiglia avvisa prima e con scrupolo che il loro Legale è un professore e che costui si muoverà "prontamente e senza indugio". Che tradotto in italiano deve voler dire "di corsa, presto e subitissimo". Dà l'idea dell'efficienza meneghina, altro che quei perdi tempo dei giornalisti.

 

Ma aldilà del farci sapere che per Saras la prontezza è rapida e non prevede indugi, Saras soprattutto ci avvisa, caro Dago e cari Dagolettori, che anche noi dobbiamo fare attenzione a cosa scriviamo ed a cosa leggiamo.

Poi la nota di Saras, ammesso e non concesso che sia vera, a ben vedere dice solo che i Moratti se avranno motivo di lamentarsi lo faranno e se uno lo merita sarà denunciato, con la conclusione che se il Giudice lo riterrà il denunciato sarà pure condannato. La nota Saras è quindi certamente falsa per il fatto stesso di essere palesemente idiota: dice cose ovvie e inutili. Il buon Meletti non capisce e si spaventa, come tutti i giornalisti comunisti ha lo strillo facile e la sensibilità da signorina gozzaniana. Meletti, suvvia!

Ma poi, voi pensate davvero che in Italia qualche editore diventi tale o lo sia da tempo solo per poter influenzare i suoi giornalisti ed indurli a non scrivere cose sgradite? Sono cose assurde, Meletti, non siamo mica negli Stati Uniti o in Germania, per dire Paesi dove i Presidenti fanno editti bulgari contro i programmi sgraditi delle Tv di Stato. O i capitalisti invece di far bene i loro prodotti e venderli con abilità denunciano i media e gli accordi sindacali.

Comunque vorrei dare un avviso procedurale anche ai lettori di Dagobankomat: siate cauti, non leggete avidamente e senza gli opportuni accorgimenti le prime balle che un Meletti qualunque vi racconta. Prima andate all'ufficio stampa Saras, fatevi dare la loro versione scritta e firmate apposita ricevuta, fatevi invitare a Sarroch e fate un bel tour guidato. Cercate di non intervistare gli indigeni, che di cose legali capiscon poco, e solo dopo aver preso le vostre precauzioni andate in libreria per comprare, se davvero ci tenete, il libro del Meletti.

 

Poi una volta in lettura, sui passaggi potenzialmente lesivi della famiglia, annotate a mano vostri commenti del tipo "tutte cazzate", "non ci casco", "forza Inter". Sarà sintomo della vostra buona fede e della vostra capacità di lettura libera e indipendente.

Soprattutto, annotatevi la procedura di "lettura responsabile" qui consigliata da Bankomat, in apposito faldone da aggiornare ogni tre mesi, da tenersi con cura a disposizione delle Autorità e degli inviati del professore Legale della Famiglia.

Per una lettura senza rischi, seguite il protocollo, in caso il Professore Legale vi faccia causa. Sarete pronti e documentati.

Dago, ti prego, non pubblicare il mio pezzo ove ti sembrasse ironico e potenzialmente irriguardoso, hai già tante grane con i potenti...e loro non meritano che li si disturbi di continuo.

2-LA MINACCIA DEI MORATTI AI MEZZI DI INFORMAZIONE: PARLATE DEL LIBRO E VI PORTIAMO IN TRIBUNALE
Giorgio Meletti per "il Fatto Quotidiano"

Nella storia delle tecniche di pressione sulla libera stampa i fratelli Gian Marco e Massimo Moratti scrivono una pagina nuova, di cui la politica e gli addetti ai lavori dovranno occuparsi alla svelta. I due ricchi petrolieri milanesi hanno infatti introdotto, nei rapporti tra informazione e potere economico, una nuova regola che dice, in sostanza: se esce un libro sgradito, il ricco (di denaro e di relazioni influenti) può tutelarsi minacciando azioni legali a chiunque (tv, giornali, siti Internet e blog) di quel libro si azzardi solo a parlare, a citarne la semplice esistenza.

In fondo che cos'è una citazione in giudizio per una grande società petrolifera? Qualche foglio in carta da bollo riempito da un buon avvocato, con qualche lamentela anche generica del tipo "gravemente lesivo" o "contenuto denigratorio", seguita magari dalla richiesta di qualche milione di euro per danni d'immagine. Un'operazione del genere costa poche migliaia di euro, cifra trascurabile per la Saras, società petrolifera con un giro d'affari che nel 2009 ha toccato i 5.3 miliardi di euro.

 

Ma per un editore di libri, per un giornalista, per una testata giornalistica magari non floridissima, per un sito Internet amatoriale, o per una piccola radio locale un attacco del genere può rappresentare un rischio mortale. Ed è sufficiente una breve nota d'agenzia diffusa alle nove di sera per indurre a più miti consigli i soggetti deboli della libertà di stampa. Perché andarsi a cercare i guai? Il meccanismo è semplice, e può bastare a cancellare dalla scena un libro sgradito.

LA LORO STRATEGIA? LA MINACCIA
È una tecnica antica: si chiama minaccia. È una tecnica efficace: qualunque direttore di giornale e telegiornale, prima di mettere in pagina o in scaletta un servizio su un libro intitolato Nel paese dei Moratti potrebbe trasalire, e ricordarsi che si parla in termini non encomiastici di quei ricchi imprenditori il cui nome ricorre ogni volta che c'è da salvare una testata in difficoltà.

La minaccia si è concretizzata qualche sera fa con un comunicato dedicato al libro "Nel paese dei Moratti. Sarroch-Italia. Una storia ordinaria di capitalismo coloniale", scritto dall'autore di questo articolo e pubblicato due mesi e mezzo fa.

 

La nota della Saras, diffusa attraverso l'agenzia Ansa, non è pubblicata sul sito della società, e per la documentazione è opportuno riportarla con tanto di titoli onorifici e lettere maiuscole: "Il dott. Gian Marco Moratti, in proprio e quale Presidente di Saras Spa, il dott. Massimo Moratti, in proprio e quale amministratore delegato di Saras Spa e Presidente di FC Internazionale Milano, hanno conferito incarico al Prof. Avv. Antonino Menne, del Foro di Milano, affinché, a tutela dei propri diritti, prontamente e senza indugio, promuova nelle opportune sedi, nei confronti dell'autore e dell'editore del medesimo libro, nonché dei mass media che, in qualsiasi forma e sede, allo stesso abbiano dato o diano spazio e risalto, ogni e qualsivoglia azione ritenuta a questo fine necessaria".

Il testo non lascia adito a dubbi. Non è detto per quali ragioni si voglia agire legalmente contro il libro, ma è netto l'avvertimento a "tutti i mass media": è già pronta una causa per tutti coloro che ne "abbiano dato o diano spazio e risalto". La minaccia non è dunque per chi del testo parli bene, o per chi rilanci particolari contenuti ritenuti lesivi dai fratelli Moratti. No, semplicemente i due imprenditori promettono di trascinare in giudizio chiunque solo ne parli.

L'ACCUSA: OMICIDIO COLPOSO PLURIMO
Ai Moratti questo libro non è piaciuto, a quanto pare. Ma soprattutto sembra che, al di là dei contenuti, non piaccia ai proprietari della Saras il fatto stesso che si scriva un libro su di loro e sui loro affari senza autorizzazione, e che di questo volume addirittura si parli. Come se tutto ciò violasse una privacy. E come se la libertà di stampa esistesse legittimamente solo quando (e se) autorizzata dagli interessati.

 

Nel 2009 la Saras ha chiamato in giudizio il regista Massimiliano Mazzotta, autore di un documentario intitolato "Oil", recentemente trasmesso dal canale televisivo CurrentTv. "Oil" affronta il tema dell'inquinamento prodotto dalla raffineria e degli effetti sulla salute della popolazione.

E dopo l'uscita di "Nel paese dei Moratti", prima di rivolgersi a tutti i mass media, i tentativi di intimidazione dei Moratti sono stati diretti anche al sindaco di Sarroch, il paese in provincia di Cagliari dove ha sede la raffineria e dove il 26 maggio 2009 è avvenuto l'incidente costato la vita a tre operai, da cui prende le mosse l'inchiesta, e per il quale la stessa Saras e i suoi massimi dirigenti dovranno rispondere dell'accusa di omicidio colposo plurimo nell'udienza preliminare fissata proprio ieri per il 17 febbraio 2011.

 

Ma il libro racconta altri momenti scomodi della parabola dei Moratti, come la quotazione in Borsa della Saras, per la quale è in corso un'inchiesta giudiziaria, e il flusso di denaro che dalla raffineria va a coprire le perdite dell'Inter.

Il sindaco Mauro Cois ha invitato l'autore del libro a presentarlo nei locali della biblioteca comunale, a fine ottobre. Il giorno stesso, il direttore generale della Saras, Dario Scaffardi, ha inviato una mail a tutti i dipendenti per informarli che il libro "al netto di alcune inesattezze e dell'utilizzo strumentale di alcune informazioni, non rende soprattutto merito dell'impegno profuso e dei risultati che Saras ha conseguito in oltre 40 anni di attività a favore della crescita economica e sociale del territorio".

Di qui l'auspicio che il sindaco avesse invitato l'autore del libro "in questo spirito", cioè, par di capire, per fare all'autore le rimostranze a nome dei fratelli Moratti. Non ce n'è per nessuno: editori, giornalisti, mezzibusti, autonomie locali, istituzioni. Tutti richiamati all'ordine da chi si crede intoccabile. 17-12-2010]

 

 

SARAS E L'INCHIESTA SUL COLLOCAMENTO-BEFFA...
Fa.P. per "Plus24-Il Sole 24 Ore" - Mille e settecento milioni di incasso divisi tra Massimo e Gianmarco Moratti. Quasi 3,8 miliardi persi dagli azionisti dal quel collocamento-beffa del 2006 della Saras, su cui è aperta da tempo un'inchiesta della Procura di Milano che vede indagati nove banchieri di Jp Morgan, Caboto e Morgan Stanley.

 

Al di là di cosa dirà l'inchiesta è in quelle due cifre, la sostanza di una delle più cocenti delusioni del mercato che ha visto un gigantesco travaso di denaro: i Moratti hanno incassato 1,7 miliardi, i piccoli azionisti che hanno pagato quella cifra vantano perdite per oltre il 70% del loro investimento iniziale. La ricchezza non si crea né si distrugge, passa solo di mano.

 06-12-2010]

 

 

SOTTO I RIFLETTORI DEL PM MILANESE LUIGI ORSI IL COMPORTAMENTO DEL BANCHIERE FEDERICO IMBERT NELLA QUOTAZIONE DI SARAS. L'OPERAZIONE FU CLAMOROSA PERCHÉ IL TITOLO DELLA SOCIETÀ DEI FRATELLI MORATTI FU SOPRAVVALUTATO E IL GIORNO DOPO LA QUOTAZIONE CROLLÒ DEL 13%
Nei salotti della finanza milanese, dove i "porci" romani e meridionali sono accolti senza i pregiudizi dei "barbari" leghisti, c'è un banchiere napoletano dai capelli ben curati e i denti forti che si chiama Federico Imbert.

Per alcuni anni è stato responsabile per l'Italia di JP Morgan ed è entrato in affari con Fiorani, Gnutti e Consorte. Lo conoscono bene anche a Mediaset perché nel 2005 è stato regista del collocamento del 17% della società, e per questa operazione è riuscito a varcare il portone di palazzo Chigi.

Su di lui ha scritto parole di fuoco quel diavolaccio di Elio Lannutti, il senatore dell'"Italia dei Valori" e presidente di Adusbef che ha pubblicato recentemente il libro "Bankster", dove alcuni banchieri sono considerati alla stregua di Al Capone.

 

Il terribile Lannutti si è dedicato in particolare a vedere il comportamento di Federico Imbert nella quotazione di Saras, l'azienda petrolifera dei fratelli Moratti. L'operazione fu clamorosa perché il titolo della società del petrolio fu sopravvalutato e il giorno dopo la quotazione crollò del 13%.

 

Adesso la vicenda è sotto i riflettori del tribunale di Milano e del pm milanese Luigi Orsi che da una settimana ha iniziato gli interrogatori. Si sospettano forti irregolarità e i riflettori dei giudici si sono accesi anche sul ruolo del banchiere napoletano che a marzo di quest'anno ha lasciato JP Morgan ed è diventato chief executive di Credit Suisse. Guarda caso ieri dall'Ufficio studi di Credit Suisse è arrivato un giudizio estremamente positivo sul titolo Saras, che ha preso a volare in Borsa.

Pura casualità.

01,10,10

 

SARAS – MA CHE BIDONE (DI PETROLIO) SI RIVELA ESSERE LA QUOTAZIONE IN BORSA DELLA SOCIETÀ DEI MORATTI bros. - CHIUSE LE INDAGINI I RISPARMIATORI SI RITROVANO UN BUCO DA 294 MLN € - PER ORA NEL MIRINO DEI PM I BANCHIERI CHE CURARONO L’IPO, LA MORATTI FAMILY ANCORA FUORI DALL’INCHIESTA CHE FU UN AFFARE SOLO PER LORO E I GIORNALI FINANZIARI CHE GRIDAVANO AL MIRACOLO

 

Giovanna Lantini per "Il Fatto Quotidiano"

Quasi 294 milioni di euro andati in fumo. Questo il "valore dell'energia" che si ritrovano oggi in tasca i 78.759 risparmiatori che nel maggio del 2006 investirono complessivamente 414 milioni di euro sulla Saras. Ovvero la società di raffinazione petrolifera della famiglia Moratti che si apprestava ad andare in Borsa all'insegna, appunto, de "Il valore dell'energia".

 

Uno slogan che suona quasi come una beffa, proprio nei giorni, questi, in cui si sono chiuse le indagini della Procura di Milano sul sospetto che lo sbarco in Borsa della raffineria sarda sia avvenuto a un prezzo gonfiato: 6 euro per azione, un valore che il titolo Saras in quattro anni, non tutti di crisi, non ha mai più visto (1,74 euro la chiusura in Borsa di venerdì, il 71 per cento in meno della quotazione).

 

L'INDAGINE
Nel mirino dei pm, per ora, sono finiti i nove banchieri provenienti dai tre istituti che curarono la quotazione che portò nelle tasche dei Moratti 1,71 miliardi di euro e in quelle delle loro banche (Morgan Stanley, Jp Morgan e Caboto-Intesa) quasi 40 milioni di euro in commissioni. L'indagine è stata aperta per il sospetto di falso in prospetto informativo (il documento illustrativo della società) e aggiotaggio.

L'indagine per ora non ha toccato l'illustre famiglia milanese, i cui esponenti nei giorni scorsi si sono giustificati con l'ignoranza delle leggi della Borsa.

 

È indubbio, però, che l'inchiesta rappresenta una bomba a orologeria per il sindaco del capoluogo lombardo, Letizia Moratti, che si trova alla vigilia della scadenza del mandato e che un paio di mesi prima dello sbarco in Borsa della Saras si trovava in piena campagna elettorale, ricevendo dal marito Gianmarco un sostanzioso contributo di 1,2 milioni di euro.

Intoccata anche la Consob di Lamberto Cardia, organo deputato a vigilare proprio sui reati ipotizzati dai pm. Nei prossimi giorni sapremo se alla conclusione delle indagini seguirà il rinvio a giudizio o l'archiviazione.

Poche, quindi, per il momento, le certezze. Tra queste, oltre al disastro economico che l'operazione ha comportato, il fatto che dalla stampa finanziaria, nelle settimane precedenti la quotazione si levarono ben poche voci di allarme.

I GIORNALI
Scorrendo le cronache specializzate dell'epoca, spiccano infatti titoli e affermazioni come "Saras, cresce l'interesse sull'Ipo" (Sole 24 Ore) ; "Moratti: in Borsa per restare primi della classe" (Sole 24 Ore); "Saras sta già scalando l'S&P/Mib" o "Fondi esteri innamorati della Saras" (Finanza & Mercati). E ancora: "Saras replicherà il 2005 con i profitti gonfiati dal barile". Era solo marzo, dovevano avere una palla di vetro miracolosa per sbilanciarsi tanto. Ad aprile i toni salgono: "Al via l'Ipo di Saras. Solo il 20 per cento al retail". Come dire: risparmiatori, affrettatevi, perché vi hanno lasciato le briciole, perché il retail sono i piccoli investitori.

 

Peccato che una quota del 20 per cento da destinare a risparmiatori e dipendenti sia considerata molto elevata, la media per i marchi poco noti al grande pubblico è del 10 per cento. E ancora, "I Moratti mettono a disposizione del mercato fino al 40 per cento del capitale" (Mf Milano Finanza). Figurarsi se ne avessero messo di più. Due settimane dopo: "La big petrolifera. Per chi vuole investire in un'ottica di medio- lungo periodo e con una presenza e una fama consolidata a livello mondiale, una scelta può essere la Saras della famiglia Moratti ". Forse sarebbe stato più appropriato parlare di ottica di lunghissimo periodo.

LA PUBBLICITÀ
Non si contano poi le innumerevoli allusioni alla tempistica perfetta, visto che nell'aprile 2006 il petrolio viveva uno dei suoi momenti più felici, salvo poi sgonfiarsi proprio alla vigilia della quotazione della Saras, anche se alla ripresa del greggio non è seguita la risalita del titolo.

"In questa congiuntura è facile immaginare un esito positivo per i prossimi debutti del settore a Piazza Affari: la Saras della famiglia Moratti...", si legge per esempio su uno dei quattro quotidiani della City milanese. Salvo poi correggere all'indomani dell'esordio flop, quando il titolo precipitò dell'11 per cento per "colpa della debolezza del mercato e del calo del greggio". Insomma, pochi, pochissimi i dubbi e gli altolà.

Come una notazione nascosta nel fondo di un articolo dove si segnala in due parole che le banche autrici del prospetto avevano rapporti d'affari ben stretti con l'azienda. Oppure un editoriale ex post dove si accenna a dubbi dei gestori sul prezzo, dei quali però prima del flop non si trova traccia evidente o evidenziata. Tra i pochi dissensi, c'è il commento di un editore, Paolo Panerai di Class, che lamenta la scarsa trasparenza dei Moratti che all'epoca scelsero di pubblicare il prospetto sui giornali solo in forma sintetica, per rimandare la consultazione integrale Internet.

 

E qui si tocca un nodo cruciale, perché la quotazione in Borsa di una società è accompagnata dalla pubblicazione a pagamento dell'importante doQcumento. Il prezzo, a seconda delle testate, varia da 50 mila a 150 mila euro. E, sintetico o meno, la Saras lo pubblicò su tutti giornali economico-finanziari del Paese. Non solo.

La raffineria dei Moratti operò una scelta piuttosto insolita per un'azienda che non vende beni di largo consumo e che quindi sono conosciuti dai consumatori/investitori: decise di accompagnare la quotazione con una maxi campagna pubblicitaria corporate , cioè che pubblicizza l'azienda e non i prodotti, che all'ultimo momento venne anticipata rispetto alla pianificazione iniziale. E che, ovviamente, finì abbondantemente sulle pagine di tutti i quotidiani e i periodici finanziari, gli stessi che in quei giorni dovevano raccontare ai lettori e se e quanto conveniva investire in quei titoli. Le spese complessive della quotazione per la società ammontarono a 12 milioni di euro. Più le commissioni. Quindi, per i giornali finanziari, la quotazione di Saras è stato un affare. Solo per loro, però. [28-06-2010]

 

- CASO SARAS GUIDO ROSSI IN AIUTO DI JP MORGAN...
Da "Il Giornale"
- Non è possibile addebitare il reato di falso in prospetto ai manager di JPMorgan perché non è stata la banca a firmare il prospetto della quotazione di Saras. È questa, secondo Radiocor, una delle tesi sostenute dal giurista Guido Rossi, in un documento depositato dalla difesa dei manager di JPMorgan indagati dalla Procura di Milano per i reati di falso in prospetto e aggiotaggio, in relazione alla quotazione della società di raffinazione petrolifera della famiglia Moratti sbarcata a Piazza Affari nel 2006.

 

La consulenza di Guido Rossi, richiesta dalla banca, fa parte della documentazione presentata nei giorni scorsi in Procura. Il pm titolare delle indagini, Luigi Orsi, ha iscritto nel registro degli indagati nove persone, tutti manager e dipendenti di JPMorgan, Morgan Stanley e Caboto che hanno curato l'operazione. Al centro dell'inchiesta per aggiotaggio e falso in bilancio c'è il prezzo al quale Saras è stata collocata, pari a 6 euro per azione, considerato troppo alto e frutto di una sopravvalutazione.

28.02.10

 

SARAS: PERDITA NETTA ADJUSTED DI 54,5 MLN, NESSUN DIVIDENDO...
(Adnkronos) - Saras chiude il 2009 con una perdita netta adjusted di 54,5 milioni di euro, in calo del 117% rispetto al risultato del 2008. Il gruppo attivo nella raffinazione, secondo i dati del preconsuntivo 2009, ha registrato un utile netto reported di 72,6 mln, in aumento del 17% su base annua.

Il cda proporra' all'assemblea degli azionisti di non distribuire il dividendo per l'esercizio 2009. L 'Ebitda comparable del gruppo ammonta a 141,2 mln, in calo del 79%, mentre l'Ebit comparable e' negativo per 51,9 mln, in calo del 110%. I ricavi registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 mln. La posizione finanziaria netta a fine 2009 e' negativa per 533 mln.

SARAS: CROLLA IN PIAZZA AFFARI, -5,33%...
(Adnkronos) - Saras precipita in Piazza Affari con -5,33% a 1,704 euro per azione e 11,36 milioni di pezzi scambiati. Sul titolo pesa la decisione dal cda di proporre alla prossima assemblea di non distribuire alcun dividendo relativo all'esercizio 2009.

26.02.10

 

SARà-S QUEL CHE SARà-s, MA QUESTA è UN TRUFFA – INCHIESTA SULLA QUOTAZIONE DELLA SOCIETà DEI MORATTI: IPOTESI DI REATO PER JP MORGAN, MORGAN STANLEY E CABOTO (GRUPPO INTESA) – CURIOSO: I MORATTI HANNO RACCOLTO UN MILIARDO E 700 MLN € MA NON SONO INDAGATI...

Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

«Falso in prospetto » e «aggiotaggio» sono le ipotesi di reato per le quali una decina di manager di tre banche - Jp Morgan, Morgan Stanley e Caboto (gruppo Intesa) - sono indagati dalla Procura di Milano nell'inchiesta sui retroscena della quotazione nel maggio 2006 delle azioni Saras, il colosso della raffinazione della famiglia Moratti.

Gli staff difensivi delle tre banche (come persone giuridiche non sono indagate in base alla legge 231) sono pronti a confrontarsi con l'indagine del pm Luigi Orsi che contesta ai banchieri d'aver quotato a 6 euro azioni che stimavano invece valere tra i 4 e 5 euro.

Come? Ad esempio non evidenziando nel prospetto informativo l'esistenza di una notevole componente di utili di gruppo non ricorrenti nei dati storici; non pesando correttamente le scorte di magazzino; non dando un'aderente rappresentazione delle prospettive del mercato petrolifero.

La scelta, tranne al «parco buoi», avrebbe giovato a tutti: ai Moratti (Angelo e Massimo allo stato non sono indagati) la raccolta di un miliardo e 700 milioni di euro in più di liquidità; a Jp Morgan la gestione patrimoniale di un miliardo di quel denaro, nonché 40 milioni di commissioni; e 10 a testa a Morgan Stanley e a Caboto.

Prendono dunque corpo penale le perplessità che, in diretta, alcuni investitori istituzionali avevano espresso già in fase di prequotazione, al punto da ridurre o persino cancellare gli ordini di acquisto. E un peso, in attesa delle controdeduzioni difensive, hanno per ora le impressive email sequestrate nei pc delle banche.

Come quella dove si raccomandava: «È vitale che davanti al prezzo ci sia un 6». O quella che ragionava di come contrastare «l'idea che la proprietà voglia solo fare cassa, prestando il fianco a critiche su altre iniziative (metti i soldi nell'Inter)».

 
[14-07-2009]

SARAS POMPA SANGUE - 1.7 MLD € AI MORATTI, 40 MLN € A STANLEY, MORGAN, INTESA E PASSIVI DEL 67% PER GLI INVESTITORI - 9 FAMOSI BANCHIERI INDAGATI (I MORATTI? NULLA) - “DICEVANO CHE C’ERA TANTA DOMANDA, COSì HO PRENOTATO Più DEL NECESSARIO”...

Morya Longo per "Il Sole 24 Ore"

«Le banche collocatrici ci dicevano che la domanda degli investitori per le azioni Saras era molto abbondante e che ci sarebbe stato un forte riparto. Noi abbiamo dunque chiesto più titoli del necessario, ma purtroppo la domanda non si è rivelata affatto abbondante come ci avevano fatto credere. Siamo stati quindi riempiti di azioni e per noi è stato vero un bagno di sangue».

A parlare è il gestore di un fondo londinese, che con il collocamento in Borsa nel 2006 dell'azienda petrolifera della famiglia Moratti ha subìto una forte perdita. Parlando con «Il Sole-24 Ore» il gestore chiede di restare anonimo, ma quello che racconta coincide con la ricostruzione del Pm di Milano Luigi Orsi.

La sua inchiesta vede oggi nove indagati tra i banchieri che curarono nel 2006 il collocamento in Borsa della Saras: anche nomi noti come Federico Imbert e Simone Rondelli di JP Morgan , Galeazzo Pecori Giraldi di Morgan Stanley e Massimo Prosdocimi di Caboto. Le ipotesi: falso in prospetto e aggiotaggio informativo.

L'obiettivo della Procura è di fare luce su un collocamento in Borsa che ha portato lauti profitti per i Moratti (1,7 miliardi di euro) e le banche (circa 40 milioni in commissioni), ma un bagno di sangue per tanti investitori: il titolo ha perso infatti il 13% solo nella prima seduta del 18 maggio 2006 e ad oggi segna un passivo del 67%.

La chiave dell'inchiesta va cercata nel prezzo di collocamento. Le tre banche attive nell'operazione - cioè JP Morgan, Morgan Stanley e Caboto - nei giorni prima dello sbarco di Saras a Piazza Affari avevano infatti indicato un intervallo di prezzo compreso tra i 5,25 e i 6,5 euro per azione. Ma questa forchetta - sostiene il Pm - è stata tenuta troppo elevata falsificando il prospetto e «gonfiando» di fatto le intenzioni d'acquisto di molti investitori.

Il Pm ritiene innanzitutto che gli utili indicati nel documento d'offerta non corrispondevano alla realtà, perché non venivano evidenziate le poste non ricorrenti. Ritiene poi che nel prospetto non sia mai accennato un elemento importante: il fatto che uno stabilimento della Saras si sarebbe dovuto fermare, poco dopo la quotazione, per manutenzione.

«Se l'avessimo saputo - dice su questo punto il gestore londinese - avremmo capito che il fatturato del gruppo sarebbe calato in futuro». Secondo il Pm gli utili sono stati aumentati anche con la contabilizzazione (fatta con i principi italiani e non con quelli internazionali) della controllata Sarlux. Insomma: il prospetto - secondo la Procura - non rappresentava la realtà.

Non solo. Per motivare il prezzo elevato (alla fine Saras è stata collocata a 6 euro) le tre banche hanno anche indicato una forte domanda da parte degli investitori. Il problema - ha scoperto il Pm - è che il 50% della domanda era per prezzi inferiori al minimo della forchetta: si trattava dunque di investitori non disposti a comprare a quei prezzi. E gli unici disposti ad acquistare a prezzi superiori ai 6 euro erano sei investitori - tutti contattati da Jp Morgan - che poi si sono in gran parte tirati indietro.

Per questi motivi, come anticipato ieri dal «Corriere della Sera», il Pm ha iscritto nel registro degli indagati i nove banchieri. La battaglia legale sarà dura, perché la questione è molto complessa e ricca di sfumature. Le banche da un lato si difendono a spada tratta: proprio JP Morgan ieri ha dichiarato «che tutti i suoi dipendenti hanno agito con la massima professionalità e in maniera del tutto appropriata».

Il Pm, dal canto suo, va avanti: il 21 luglio interrogherà quattro indagati (tra cui Imbert). Resta poi da capire la posizione dei Moratti, attualmente non indagati. A dar forza alle accuse ci sono tante e-mail sequestrate ai diretti interessati. Ma gli indagati diranno la loro il 21 luglio.

 
[16-07-2009]
 

Mb

  Videoinforma :  www marcobava.tk