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E' mia intenzione dare la mia disponibilità a
raccogliere le deleghe per le prossime assemblee degli azionisti
in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi
cominciamo a conoscerci :
ideeconomiche@pec.it
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LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
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LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
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Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
| CRISTO RESUSCITA PER
TUTTI GLI UOMINI DI VOLONTA' NON PER QUELLI DELLO SPRECO PER NUOVI STADI
O SPONSORIZZAZIONI DI 35 MILIONI DI EURO PAGATI DALLE PAUSE NEGATE AGLI
OPERAI ! La storia del ricco epulone non ha insegnato nulla perché chi e
morto non può tornare per avvisare i parenti ! Mb 05.04.12 |
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
LIBRi
SULL’OMICIDIO DI EDOARDO AGNELLI
www.detsortelam.dk
www.facebook.com/people/Magnus-Erik-Scherman/716268208
ANTONIO
PARISI -I MISTERI DEGLI AGNELLI - EDIT-ALIBERTI-
|
Continua la saga della famiglia ne "I misteri di Casa Agnelli".
Il
giornalista Antonio Parisi, esce con l'ultimo pamphlet sulla
famiglia più importante d'Italia, proponendo una serie di
curiosità ed informazioni inedite
Per
dieci anni è stato lasciato credere che su Edoardo Agnelli,
precipitato da un cavalcavia di ottanta metri, a Fossano,
sull'Autostrada Torino - Savona, fosse stata svolta una regolare
autopsia.
Anonime
“fonti investigative” tentarono in più occasioni di
screditare il giornalista Antonio Parisi che raccontava
un’altra versione. Eppure non era vero, perché nessuna autopsia
fu mai fatta.
Ora
Parisi, nostro collaboratore, tenta di ricostruire ciò che
accadde quel giorno in un’inchiesta tagliente e inquietante,
pubblicando nel libro “I Misteri di Casa Agnelli”, per la
prima volta documenti ufficiali, verbali e rapporti, ma anche
raccogliendo testimonianze preziose e che Panorama di questa
settimana presenta.
Perché
la verità è che sulla morte, ma anche sulla vita, dell’uomo
destinato a ereditare il più grande capitale industriale
italiano, si intrecciano ancora tanti misteri. Non gli unici
però che riguardano la famiglia Agnelli.
Passando dalla fondazione della Fiat, all’acquisizione
del quotidiano “La Stampa”, dalla scomparsa precoce dei
rampolli al suicidio in una clinica psichiatrica di Giorgio
Agnelli (fratello minore dell’Avvocato), dallo scandalo
di Lapo Elkann, fino alla lite giudiziaria tra gli eredi,
Antonio Parisi sviscera i retroscena di una dinastia che,
nel bene o nel male, ha dominato la scena del Novecento italiano
assai più di politici e governanti.
Il
volume edito per "I Tipi", di Aliberti Editore, presenta
sia nel testo che nelle vastissime note, una miniera di gustose
e di introvabili notizie sulla dinastia industriale più
importante d’Italia.
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Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
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TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
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IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
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esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
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ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
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ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
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Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
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scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
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andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
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Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
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- SBIRRO BUONO
SBIRRO CATTIVO...
(il senso del Corriere per le liste) Fiorenza Sarzanini, giustamente,
s'incazza per come ieri Repubblica si è rivenduta come nuova la solita
Lista Anemone. E allora oggi il Corriere si vendica con la storia di don
Bancomat: "Don Evaldo, i conti Ior. Così copriva Anemone" (p. 11). E va
bene. Ma non si riesce a capire perché, quando Donna Fiorenza arriva ai
beneficiari delle ristrutturazioni a spese del contribuente, citi
Antonio Manganelli e non Gianni De Gennaro; il generale della Finanza
Paolo Poletti e non il superspione prefetto Cavaliere Nicola. E senza
fare distinzioni tra alloggi di servizio (ristrutturazioni legittime se
non eccessivamente onerose) e case di parenti e amiche. Se però sta solo
tutelando le fonti, allora chapeau!
7 - MA LE FATTURE
DI SCIABOLETTA LE PAGANO I SERVIZI?...
"Casa Scajola, le fatture del Sisde. Lavori di ristrutturazione sotto la
lente della Guardia di Finanza. In sei fatture per la base Sisde di
Piazza Zama, i lavori per la casa di Via del Fagutale. Ecco il fax con
il quale Anemone bloccò la casa di Scajola al Colosseo". Il Secolo XI2
si ricorda che Sciaboletta, in fondo, era un politico ligure. 03-02-2011]
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SERVIZI E
SERVIZIETTI, TUTTI QUANTI AI GIARDINETTI! - UN PATTO BIPARTISAN
D’ALEMA-LETTA-DE GENNARO (CON L’OK DI TREMONTI), PER PENSIONARE OLTRE
500 AGENTI SEGRETI FA INCAZZARE GLI 007 ITALIANI CHE SEGUENDO LA MODA
ITALIANA FANNO RICORSO AL TAR - PERSINO LA CIA FA SAPERE CHE NON
GRADISCE - MA VISTO CHE TANTI SOLDI NON SI RISPARMIANO (ANZI, IL BUDGET
CRESCE), COSA NASCONDE IL MAGGIORE SPOIL SYSTEM MAI PRATICATO CONTRO IL
SETTORE DELLA SICUREZZA NAZIONALE E INTERNAZIONALE?... Fosca
Bincher (Franco Bechis) per "Libero"
La data non è
ancora stata fissata. Ma probabilmente entro il prossimo mese di marzo
la prima sezione del Tar del Lazio dovrà decidere nel merito della più
incredibile causa sindacale che sia mai stata avviata. Da una parte 250
dirigenti e agenti dei servizi segreti italiani, difesi dal professore
Francesco Castiello. Dall'altra parte il direttore del Dis, Gianni De
Gennaro rappresentato dalla presidenza del Consiglio dei ministri. In
mezzo a loro un dpcm segreto, pubblicato solo per incomprensibile
sintesi in Gazzetta ufficiale.
Non è noto chi
l'abbia firmato, ma è ben noto dentro i Dis, l'Aisi e l'Aise (i tre
servizi segreti nati dalla riforma del 2007) quale ne sia il contenuto e
chi i reali proponenti. Il decreto è stato concepito dallo stesso De
Gennaro, che ne ha portato la prima bozza al presidente del Copasir,
Massimo D'Alema per averne l'imprimatur. Contiene quello che per quasi
tutti i dipendenti dei servizi è stato letto come uno "spoil system" e
che formalmente è un atto di prepensionamento che riguarda da luglio
prossimo in poche finestre ben550 dipendenti dei servizi, alcuni anche
con funzioni apicali.
È conosciuto
all'interno con la formula 57-20-40. Perché manda obbligatoriamente in
pensione tutti gli 007 che abbiano compiuto 57 anni, o abbiano 40 anni
di contributi versati o almeno 20 anni di rapporto di lavoro con i
servizi. A che serve questo maxi-prepensionamento? Formalmente a ridurre
la spesa dei servizi segreti italiani in tempo di crisi. Ma secondo i
dipendenti ad effettuare un sostanziale spoil system.
È evidente che chi
ha 20 anni di lavoro dietro le spalle non è legato agli attuali
direttori di Dis, Aisi e Aise. Che avrebbero voglia di mettere al loro
posto uomini di propria fiducia.
IL SÌ DI MAX
Per questo De Gennaro ha chiesto per primo l'assenso di D'Alema. Poi ha
incontrato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti che ha dato il suo
beneplacito un po' distratto: "se tagliate spese, a me va sempre bene".
Infine con i due imprimatur è approdato a palazzo Chigi a farsi
controfirmare il decreto da Gianni Letta. Qui non è stata una
passeggiata, perché non pochi sono stati i timori avanzati dal
sottosegretario alla presidenza del Consiglio, compresi quelli sulla
legittimità stessa dell'atto.
Ma dopo un po' di
incontri il via libera è arrivato anche da lì. A quel punto chi rischia
di essere mandato a casa non è rimasto con le mani in mano.
PAROLA AGLI
AVVOCATI
Uno dopo l'altro sono andati a bussare alla porta del professor
Castiello, uno dei massimi esperti di diritto amministrativo militare.
Alle fine sono diventati 250 e per loro è stato presentato al Tar del
Lazio, prima sezione, il ricorso contro il dpcm. Qualche giorno fa il
loro avvocato ha presentato istanza di acquisizione del contenuto
integrale del dpcm, che al momento risulta segretato.
I nomi dei
ricorrenti- per decisione del Tar- non sono indicati visto il mestiere
che fanno. Ma secondo alcune indiscrezioni fra loro ci sarebbero alcuni
dei dirigenti più importanti dei servizi. Nel ricorso fanno presente che
la formazione di un vero 007 può durare anche tre lustri e che in questo
modo si allontanano dal servizio gli uomini più esperti.
A palazzo Chigi è
perfino arrivata una protesta formale della Cia, che ha rapporti
consolidati di lavoro con alcuni di loro. Nel merito gli 007 in attesa
di epurazione contestano il riferimento alla riforma Brunetta per il
loro allontanamento e soprattutto la decisione successiva al dpcm di
inserire in finanziaria un aumento di 78 milioni di euro per i servizi
segreti con possibilità di procedere a 200 nuove assunzioni. Se il
prepensionamento serviva a risparmiare, i conti finali dunque non
tornano perché il budget aumenta.
Ma è chiaro a
tutti- anche al Tar che dovrebbe prendere la decisione prima
dell'apertura della finestra pensionistica di luglio- che qui il tema
non sia di finanza pubblica: a giudizio è uno spoil system per la prima
volta applicato al settore più delicato dello Stato: quello della
sicurezza nazionale e internazionale.
02-02-2011]
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. RENATO FARINA
NEL DIRETTIVO GRUPPO CAMERA...
(ANSA) - Renato Farina è stato chiamato a far parte del direttivo del
gruppo del Pdl. Lo rende noto un Comunicato della Presidenza del gruppo
Pdl di Montecitorio.
18-01-2011]
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CONOSCO I MIEI
POLLARI - L’APPELLO CONFERMA IL PRIMO GRADO, L’EX DIRETTORE DEL SISMI E
IL SUO NUMERO DUE, MARCO MANCINI, PROSCIOLTI DALL’ACCUSA DI SEQUESTEO
PER ABU OMAR. SONO INGIUDICABILI - PER UN VIZIO DI FORMA STRALCIATA LA
POSIZIONE DEGLI EX AGENTI CIA: PER LORO IL PROCESSO RICOMINCIA…
IL POLLARI DELLA
SITUAZIONE
1 - ABU OMAR:
POLLARI E MANCINI PROSCIOLTI IN APPELLO...
(ANSA) - La Corte d'appello di Milano ha prosciolto
l'ex direttore del Sismi Nicolò Pollari e l'ex numero due del servizio
segreto Marco Mancini, imputati per il sequestro dell'ex imam Abu Omar,
confermando la sentenza di primo grado.
2 - CORTE APPELLO
STRALCIA POSIZIONE 3 EX AGENTI CIA...
(ANSA) - I giudici della terza corte d'appello di
Milano hanno stralciato la posizione di tre agenti della Cia, in
particolare l'ex capo del servizio segreto statunitense in Italia, Jeff
Castelli, che figurano tra i 33 imputati, accanto all'ex direttore del
Sismi Nicolò Pollari e al funzionario del servizio segreto militare
Marco Mancini, nel processo di secondo grado sulla vicenda del sequestro
di Abu Omar.
La corte ha
accolto l'eccezione sollevata da uno dei difensori che ha rilevato come
le notifiche degli atti avvenute nell'ambito del procedimento di secondo
grado fossero irregolari, in quanto i tre erano stati prosciolti dal
tribunale con il non luogo a procedere perché coperti dall'immunità
diplomatica.
Secondo il legale,
l'avvocato Alessia Sorgato, gli atti sono stati notificati in modo
'irrituale' e cioé "come prevede la norma sui latitanti". Il sostituto
procuratore generale Piero De Petris ha poi chiesto e ottenuto di
stralciare la posizione dei tre, per i quali il processo d'appello
dovrebbe ricominciare. Lo stesso pg, nel corso del processo, aveva
chiesto dodici anni di carcere per Jeff Castelli. 15-12-2010]
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POLLARI
INGIUDICABILE. MARONI ANCHE...
"Abu Omar e il segreto di Stato. Pollari non giudicabile. La Corte
d'Appello di Milano conferma il giudizio del Tribunale. Verdetto
identico per Mancini. Cia, pene più dure" (Corriere, p. 26). Tutto
merito di Romano Prodi e Silvio Berlusconi, uniti giusto da Nick
Pollari. Poi passa il Giornale e sentenzia: "Il processo ai capi degli
007 non si doveva fare". Lo dice Luca Fazzo e quindi avrà ragione lui.
Intanto fioriscono
le puttanate sui disordini di martedì. Si illustra la Finocchiaro, a
caccia di infiltrati. Si illustra quel genio di Cirielli, che vuole
inquisire il finanziere che ha perso la pistola perché non l'ha usata.
Per il Pd, "Maroni deve chiarire" (Stampa, p. 10), ma Zio Bobina ha già
chiarito ieri con la Sarzanini sul Corriere e quindi oggi spazio alle
seconde linee. Con il sotto-seghetario Mantovano che ordina: "Basta
speculazioni. Il nulla dietro le violenze" (Stampa, p. 10).
16-12-2010]
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10 - THE WALL STREET JOURNAL
ARRIVANO I RIVALI DI WIKILEAKS
http://on.wsj.com/avuEvN
- 4
fuoriusciti dal gruppo di Assange fondano un nuovo sito che
riveli i segreti di governi e aziende, mettendosi in diretta
concorrenza con il loro ex capo.
IL
SALVATAGGIO DI FANNIE MAE E FREDDY MAC POTREBBE COSTARE 685
MLD $
http://on.wsj.com/9EDsEC
05-11-2010]
|
ASSALTO AD ASSANGE - PARLA L’EDITORE DI WIKILEAKS:
“L´abuso più grande alla libertà di stampa è la guerra
raccontata dai giornalisti. Giornalisti che si rendono
corresponsabili della guerra non facendo domande,
abdicando alla propria integrità e appiattendosi
vigliaccamente sulle fonti governative - I MIEI
PRINCIPALI NEMICI SONO IL PENTAGONO E LE BANCHE - UN
RISCHIO PER LA MIA VITA C’È, PICCOLO MA NON
INSIGNIFICANTE - IL FUTURO DELL’INFORMAZIONE È A UN
BIVIO”… Joseba Elola per "El Paìs"
Traduzione di Fabio Galimberti per "la
Repubblica"
Julian Assange vive in un universo di segreti, e dunque
non poteva non essere segreto anche l´incontro con
l´uomo che è diventato un grande nemico del potentissimo
Pentagono. L´uomo che ha fondato un sito web nel
dicembre del 2006 è anche l´incubo di grandi banche,
multinazionali e governi.
Ho
letto un titolo che le metteva in bocca questa frase:
«Sono un giornalista militante». È vero?
«Io sono un editore. E in quanto editore sono anche il
direttore e il portavoce della mia, della nostra,
pubblicazione. Ho a che fare con il giornalismo da
quando avevo 25 anni, quando partecipai alla stesura del
libro Underground, e attualmente, considerando lo stato
di impotenza del giornalismo, mi sembrerebbe offensivo
essere chiamato giornalista».
Perché?
«Per gli abusi del giornalismo».
A
che abusi si riferisce?
«L´abuso più grande è la guerra raccontata dai
giornalisti. Giornalisti che si rendono corresponsabili
della guerra non facendo domande, abdicando alla propria
integrità e appiattendosi vigliaccamente sulle fonti
governative».
Qual è in questo momento il suo peggior nemico?
«Dal punto di vista delle risorse impegnate per starci
addosso, l´esercito degli Stati Uniti».
Quali altri nemici ha?
«Le banche. La maggior parte degli attacchi legali che
abbiamo ricevuto viene dalle banche. Siamo stati
attaccati anche dalla Cina, quando avevamo diffuso del
materiale che criticava certe attività del Governo di
Pechino. Siamo stati attaccati anche da culti, sette che
commettono abusi, come la Chiesa di Scientology, i
mormoni...».
Questi suoi nemici la inducono a temere per la sua vita?
«Qualcuno, come Daniel Ellsberg, l´uomo che nel 1971
svelò i documenti del Pentagono sulla guerra del
Vietnam, sostiene che la mia vita è in pericolo».
E
lei che cosa pensa?
«Credo che un rischio ci sia, piccolo ma non
insignificante. C´è un rischio serio che venga
processato e arrestato. Stanno cercando di montare un
caso di spionaggio contro di me e altri membri
dell´organizzazione».
La
sua decisione di pubblicare i nomi degli informatori
afgani, quando ha reso pubblici i documenti
sull´Afghanistan, ha sollevato un polverone... Pensa di
aver commesso un errore?
«Pubblicando 76.000 documenti riservati sui 90.000 di
cui siamo in possesso, ci sono molte cose di cui
parlare. Quei documenti hanno rivelato ora, data, luogo
e circostanze della morte di circa 20.000 persone. Punto
e basta. Nei due mesi trascorsi da quando è stato
pubblicato quel materiale, per quanto ne sappiamo nessun
civile afgano è stato danneggiato dalla pubblicazione
dei documenti».
Alan Rusbridger, il direttore del Guardian, dice che i
media tradizionali hanno abbandonato il giornalismo di
inchiesta perché costa molto ed è poco sexy. È
d´accordo?
«Sì, lo hanno abbandonato quasi completamente, questo è
sicuro. Il prezzo che paghi è caro: ti crea dei nemici,
ti obbliga a sostenere dei costi per prevenire attacchi
giudiziari. Io credo che ci sia domanda di giornalismo
d´inchiesta da parte dei lettori, ma il costo a parola
in rapporto ad altre forme di giornalismo è alto,
specialmente per il giornalismo sovvenzionato da
interessi particolari».
pentagono
sat
Le
cose cambieranno? La rivoluzione digitale e iniziative
come WikiLeaks produrranno giornalismo indipendente?
«Possiamo andare nelle due direzioni. Forse arriveremo a
un sistema con un maggior controllo giudiziario e
accordi internazionali per reprimere la libertà di
stampa, o forse andremo verso un nuovo standard in cui
la gente si aspetta e pretende un´informazione più
aggressiva rispetto al potere; e un contesto commerciale
che renda redditizie inchieste di questo genere; e un
contesto legale che le protegga».
È
ottimista a questo proposito?
«Siamo a un bivio fra questi due scenari futuri. Per
questo è così importante e così interessante far parte
di questo progetto. Con le nostre azioni di oggi stiamo
determinando il destino del contesto mediatico
internazionale dei prossimi anni».
27-10-2010] |
|
-
Potrebbe essere interessante sapere che il fratello di
Fabrizio Alfano, portavoce del Presidente della Camera
Gianfranco Fini, si chiama Andrea e lavora nei servizi
segreti, presso l'AISI di Piazza Zama.
Anche le
spie italiane hanno un blog. Si tratta di:
http://silendo.splinder.com . In particolare
segnaliamo alcuni post contenuti nel blog come:
"Cavaliere vice Direttore dell'AISI", "La Class Action
delle Spie italiane", "Oltre 500 agenti dei Servizi
prepensionati in un triennio" oppure "A proposito della
Commissione Granata".
I commenti contenuti sono espressione genuina delle spie
di casa nostra e rendono un immagine veritiera
dell'ambiente. Alcuni appaiono surreali, altri un po'
inquietanti e sovversivi, altri ancora sono semplice e
triste espressione dell'italian style. 31.10.10 |
|
1-
C’È UN FILO ROSSO-SANGUE CHE LEGA LORENZO NARRACCI, ALTO
FUNZIONARIO DEI SERVIZI, PASSATO ORA DALL’AISI AL DIS DI
DE GENNARO, AD ALCUNI DEGLI ATTENTATI PIÙ MISTERIOSI
D’ITALIA: DALLE STRAGI FALCONE-BORSELLINO ALLA BOMBA PER
COSTANZO - 2- BRACCIO DESTRO DI CONTRADA, ANCOR PRIMA DI
ESSERE RICONOSCIUTO DA SPATUZZA, VIENE TIRATO IN BALLO
DA MASSIMO CIANCIMINO. NEI SUOI RICORDI C’È L’AGENTE
SEGRETO E IL FAMIGERATO “SIGNOR FRANCO”, LA CUI IDENTITÀ
È ANCORA IGNOTA, SEBBENE FOSSE FREQUENTATORE ABITUALE
DELLA CASA DELL’EX SINDACO VITO - 3- NEL MAGGIO DEL ’93,
QUANDO UNA BOMBA ESPLODE IN VIA FAURO, SI PARLA DI
ATTENTATO FALLITO A MAURIZIO COSTANZO. QUALCUNO
SOSTIENE, PERÒ, CHE L’OBIETTIVO FOSSE LA CASA DI
NARRACCI CHE SI TROVA A POCHI METRI DALL’ESPLOSIONE
Cristiana Mangani
per "Il
Messaggero"
C'è un filo comune che lega Lorenzo Narracci, alto
funzionario dei Servizi segreti, ad alcuni degli
attentati più misteriosi d'Italia: la strage di Capaci,
l'uccisione di Borsellino, la bomba in via Fauro.
Braccio destro di Bruno Contrada, nell'attività di
intelligence degli anni '90 a Palermo, ancor prima di
essere riconosciuto da Gaspare Spatuzza, viene tirato in
ballo da Massimo Ciancimino.
Nei suoi ricordi c'è l'agente segreto e il famigerato
"signor Franco", la cui identità è ancora ignota,
sebbene fosse frequentatore abituale della casa dell'ex
sindaco Vito. Spatuzza lo riconosce come «persona
esterna a Cosa Nostra», e dice di averlo visto
partecipare alle fasi preparatorie dell'attentato a
Paolo Borsellino.
Di
lui, del funzionario ancora in servizio, passato ora
dall'Aisi al Dis di Gianni De Gennaro, si era già
occupato il procuratore La Barbera per la strage di
Capaci. Ma sono almeno tre gli episodi oscuri che lo
riguarderebbero.
Il
primo è legato proprio all'attentato nel quale persero
la vita il giudice Falcone, la moglie e gli agenti della
scorta. Sulla collinetta dove Brusca e gli altri mafiosi
si erano appostati per azionare la bomba, viene trovato
un biglietto: «Guasto numero 2-portare assistenza
settore numero 2. Gus, via In Selci numero 26, via
Pacinotti».
Di
seguito, un numero di cellulare: 0337/806133, quello di
Narracci. La Gus, Gestione unificata servizi, è una
società di copertura dei servizi ed è in via In Selci, a
Roma, mentre in via Pacinotti, a Palermo, c'è la
Telecom. Il giorno della strage di via D'Amelio, invece,
Narracci è in barca al largo di Palermo, insieme con
Contrada.
Dalle indagini sui tabulati telefonici emerge che, dopo
appena cento secondi dall'esplosione, Contrada telefona
alla sede palermitana del Sisde, che di domenica è
sempre chiusa. Poi i due arrivano sul posto.
E
ancora: nel maggio del '93, quando una bomba esplode in
via Fauro, si parla di attentato fallito a Maurizio
Costanzo. Qualcuno sostiene, però, che l'obiettivo fosse
un altro: l'appartamento di Narracci che si trova a
pochi metri dall'esplosione.
[28-10-2010]
|
|
AL
JAZEERA SVELA NUOVI DOSSIER DI WIKILEAKS ED E’ SUBITO
MATTATOIO DI STRAGI E TORTURE - DALL’INIZIO DEL
CONFLITTO IN IRAQ NEL 2003 FINO AL 2009 SONO MORTE PIÙ
DI 109.000 PERSONE DI CUI OLTRE LA METÀ, 66.000, ERANO
CIVILI. DI QUESTI ULTIMI BEN 15MILA HANNO PERSO LA VITA
IN INCIDENTI DI CUI FINORA NON SI SAPEVA NULLA E CHE
NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI SONO ASCRIVIBILI AI
MILITARI IRACHENI. WASHINGTON AVEVA SEMPRE NEGATO DI
DISPORRE DI UNA CONTABILITÀ DELLE VITTIME IN IRAQ. E TRA
I DOCUMENTI SPUNTA LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DELLO
007 ITALIANO NICOLA CALIPARI -
1-
MATTATOIO DI STRAGI E TORTURE
La Stampa.it
La
bomba di Wikileaks è esplosa sull'Iraq, con la
pubblicazione di 400mila documenti secretati da cui
emergono torture sistematiche praticate dalle truppe di
Baghdad, migliaia di casi di vittime civili, gli aiuti
forniti dall'Iran alle milizie sciite. Dai file apparsi
subito dopo sul sito di Julian Assange, si apprende che
dall'inizio del conflitto in Iraq nel 2003 fino al 2009
sono morte più di 109.000 persone di cui oltre la metà,
66.000, erano civili. Di questi ultimi ben 15mila hanno
perso la vita in incidenti di cui finora non si sapeva
nulla e che nella maggior parte dei casi sono
ascrivibili ai militari iracheni, ha riferito il gruppo
londinese Iraq Body Count. Washington aveva sempre
negato di disporre di una contabilità delle vittime in
Iraq.
Le
reazioni della Casa Bianca
Nel racconto dell'orrore quotidiano della guerra
emergono storie imbarazzanti per gli Usa che potrebbero
avere effetti imprevedibili sulle elezioni di Mid-Term
del 2 novembre. Anzitutto la copertura delle torture
praticate dai militari iracheni, ma anche tantissime le
uccisioni di civili ai posti di blocco americani, 681
tra cui donne incinte e bambini. Dai file emergono le
scomode verità sull'Iran. In particolare per quanto
riguarda il tipo di supporto fornito alle milizie
sciite, ma anche ad altri gruppi ribelli. Il ruolo
dell'Iran porta direttamente al coinvolgimento delle
Guardie Rivoluzionarie Islamiche.
Il
Pentagono sotto assedio
A finire sul banco degli imputati il segretario
americano alla Difesa, Robert Gates, che ha dichiarato
che i circa 70 mila documenti riservati
sull'Afghanistan, non contengono informazioni importanti
anche se possono danneggiare gli afghani che aiutano gli
Stati Uniti.
Le
ombre su Baghdad
Nel tritacarne c'è pure Al Maliki. I responsabili
principali delle stragi, secondo quanto emerge dalla
documentazione, sono i soldati iracheni, su cui cade il
fardello delle reiterate violenze compiute nei confronti
di prigionieri in loro custodia. Almeno sei detenuti, se
non di più, sono morti mentre erano in stato di
detenzione per le percosse ricevute: i prigionieri
venivano costantemente frustati, percossi e maltrattati.
Almeno in un caso gli americani hanno avuto il sospetto
che a un detenuto iracheno fossero state amputate le
dita e disciolte nell'acido. I documenti di Wikileaks -
afferma Al Jazira - «rivelano che gli Stati Uniti erano
al corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo
Stato (iracheno)». Su alcuni episodi, afferma il New
York Times, sono state svolte indagini da parte
americana, ma nella maggior parte dei casi le
segnalazioni dei soldati sono state ignorate.
liberazioni
ostaggi iraq corriere
La
condanna della Clinton
La fuga di notizie è stata condannata dal Segretario di
Stato americano, Hillary Clinton, secondo cui c'è il
rischio di mettere in pericolo «la vita dei soldati e
dei civili americani e dei loro alleati». Accusa
respinta da Assange, secondo cui nei rapporti non c'è
«nessuna informazione che possa rivelarsi pericolosa per
nessuno». Da parte sua, il governo iracheno ha fatto
sapere che i documenti non contengono «nessuna
sorpresa».
2-
AL JAZEERA SVELA NUOVI DOSSIER DI WIKILEAKS: "IN IRAQ CI
SONO STATE STRAGI DI CIVILI AI POSTI DI BLOCCO
SORVEGLIATI DAI SOLDATI USA". E TRA I DOCUMENTI SPUNTA
LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DELLO 007 ITALIANO NICOLA
CALIPARI
Francesca Caferri per
La Repubblica
Fu
una telefonata dell´uomo di al Qaeda responsabile della
maggior parte dei rapimenti in Iraq, a indirizzare sulla
macchina che portava Giuliana Sgrena e Nicola Calipari
all´aeroporto di Bagdad il fuoco dei soldati americani e
a provocare la morte di Nicola Calipari. È questa la
rivelazione più scottante e dolorosa che riguarda
l´Italia che si trova nei documenti di WikiLeaks
anticipati ieri sera da Al Jazeera.
I
file messi in onda - e in rete - dalla tv del Qatar
raccontano l´interrogatorio - apparentemente da parte
dei servizi segreti giordani - di un certo Sheik Husain,
definito «ex leader della cellula di Bagdad di Al Qaeda,
responsabile della maggior parte dei rapimenti di
stranieri in Iraq». L´uomo, dopo il suo arresto, avrebbe
rivelato ai servizi segreti giordani che per la
liberazione della giornalista italiana sarebbe stato
pagato un riscatto di 500mila dollari.
E
che lui stesso, una volta incassato il denaro, avrebbe
chiamato il ministero dell´Interno iracheno e fornito
una dritta (tip nel testo). Nella macchina che andava
verso l´aeroporto c´era dell´esplosivo pronto ad
esplodere: per questo i soldati americani l´avrebbero
fatta saltare in aria. Nella ricostruzione c´è però un
particolare che non torna: la macchina nei files viene
definita una "bleu chevy celebrity", una vecchia
Chevrolet blu: ma l´auto su cui viaggiavano la Sgrena e
Nicola Calipari era una Corolla Bianca.
Il
particolare dovrà ora essere chiarito, ma la
ricostruzione che emerge dai documenti americani getta
comunque una luce nuova sulla morte dell´agente dei
servizi segreti italiani. Il documento sottolinea che le
informazioni sono state confermate da «fonti
indipendenti», ma l´affidabilità non è stata verificata.
Ma
le versioni su quanto accaduto sono sempre state
differenti fra Italia e Usa. Secondo quanto riferito
alla procura di Roma che ha messo sotto inchiesta il
mitragliere americano Mario Lozano dalla giornalista del
Manifesto Giuliana Sgrena, l´auto sulla quale viaggiava
con Calipari guidata dal maggiore dei carabinieri Andrea
Carpani non sarebbe stata avvertita del posto di blocco.
Dopo una curva, la Toyota Corolla è stata investita da
un fascio di luce che li ha accecati. Subito dopo la
vettura è stata centrata da centinaia di proiettili. La
sparatoria, secondo l´autista, è durata circa 15
secondi. Giuliana Sgrena aveva assicurato che non c´era
alcun posto di blocco e che i soldati Usa non avevano
fatto segnali per intimare l´alt.
Diversa la versione degli americana diffusa
ufficialmente il primo maggio del 2005. Stando alla
versione dell´esercito Usa, l´auto sulla quale si
trovavano i tre italiani viaggiava ai cento chilometri
all´ora con i fario spenti. Quando i soldati del
ceck-point 541 l´hanno intercettata, avrebbero seguito
la procedura delle 4 S che prevede alcune procedure per
intimare l´alt.
Alcuni proiettili sparati per avvertimento, tuttavia,
sarebbero rimbalzati accidentalmente da terra contro la
vettura, colpendo alla testa Calipari che nel frattempo
s´era buttato sulla Sgrena per proteggerla. Stando alla
versione delle autorità americane, la miorte di Calipari
sulla Route Irish sarebbe stato soltanto un «tragico
incidente».
L´8 maggio 2007, tuttavia, il Tg5 trasmette in esclusiva
un video con alcune immagini immediatamente successive
alla sparatoria, un video girato dallo stesso
mitragliere Usa che ha aperto il fuoco con il suo
telefonino. Quelle immagini avrebbe contraddetto la
versione ufficiale statunitense: la Toyota aveva le luci
accese. La ricostruzione usa fino a quel momento invece
aveva riferito che la macchina viaggiava senza
illuminazione come avviene in genere
3-
L'ULTIMA SFIDA DEL SITO WIKILEAKS
Francesco Semprini per La Stampa
E'
stato definito il più imponente dossier di documenti
militari riservati che sia mai stato pubblicato e
riguarda argomenti scottanti della guerra in Iraq. Tra
questi un report del governo americano secondo cui
dall'inizio del conflitto in Iraq, e sino alla fine del
2009 sono morte oltre 109.000 persone, di cui 66.081
civili. Lo rivelano i documenti segreti di Wikileaks,
pubblicati dal sito del britannico Guardian ripreso da
altri media internazionali.
I
dossier, quasi 400 mila rapporti raccolti tra gli
ambienti militari americani, sembrano esser stati
passati a Wikileaks dallo stesso analista
dell'intelligence militare Bradley Manning che avrebbe
già dato al sito «tutto segreti» di Julian Assange una
buona fetta di 90 mila documenti sulla guerra in
Afghanistan. Ad aver ricevuto quei documenti sono stati
l'emittente televisiva panaraba Al Jazeera e altri media
tra cui il Guardian che ha pubblicato online un primo
resoconto delle rivelazioni. Tra i 109.000 morti, oltre
i 66.081 civili, ci sono 23.984 persone classificate
come «nemici», 15.196 membri delle forze di sicurezze
irachene e 3.771 tra soldati Usa e delle forze alleate.
Altre rivelazioni riguardano «numerosi casi di tortura
praticati da poliziotti e soldati iracheni nei confronti
di prigionieri iracheni», mentre gli Usa «erano al
corrente del ricorso alla tortura autorizzato dallo
Stato (iracheno), ma hanno ordinato alle loro truppe di
non intervenire». Inoltre, ha aggiunto Al Jazeera,
«centinaia di civili sono stati uccisi durante il
conflitto ai checkpoints dell'esercito americano». I
dossier di Wikileaks sull'Iraq sono usciti sulla rete
Internet perché l'emittente qatariota ha rotto
l'embargo, secondo quanto detto dagli stessi gestori di
Wikileaks su Twitter. I documenti erano stati passati a
un gruppo di media internazionali in vista di una
conferenza stampa del sito di intelligence prevista per
oggi a Londra. I documenti, quasi 400.000 rapporti sul
campo dell'Esercito americano, sono quanto resta della
prima «tranche» di 90 mila documenti pubblicati dal sito
a fine luglio. Al Jazeera ha avuto accesso ai documenti
per le ultime dieci settimane.
Tra i media che hanno avuto acceso ai dossier c'é il
britannico Guardian che ha pubblicato online un primo
resoconto delle rivelazioni.Ancora una volta la fuga di
informazioni passata per il portale di Wikileaks ha
creato polemiche. Il segretario di Stato americano
Hillary Clinton ha condannato «nel modo più chiaro» la
decisione del sito di pubblicare una serie di documenti
segreti sulla guerra in Iraq.
La
Clinton ha detto di «opporsi alla pubblicazione di
qualsiasi documento che possa mettere a repentaglio la
nostra sicurezza e quella di coloro che lavorano insieme
a noi». Il segretario di Stato nella mattinata di ieri
aveva detto di non voler entrare nel dettaglio dei
documenti che il sito Wikileaks intende pubblicare nelle
prossime ore. «Ho la ferma convinzione che si debba
condannare nel modo più chiaro la diffusione di tutte le
informazioni, da parte di individui o di organizzazioni,
che possano mettere a rischio la vita dei soldati e dei
civili degli Stati Uniti e dei loro alleati», ha detto
la Clinton durante una conferenza stampa col collega
pachistano Shah Mehmood Qureshi.23-10-2010]
|
|
WIKILEAKS RIVELA CHE LA CACCIA ALLE ARMI DI DISTRUZIONE
DI MASSA IN IRAQ è CONTINUATA NEGLI ANNI - CON RISULTATI
SORPRENDENTI
http://bit.ly/dr1lzw
-
Sebbene in quantità limitata, i militari hanno trovato
vari laboratori e depositi di armi chimiche e
batteriologiche
30.10.10 |
|
LA
TRAPPOLA MORTALE IN CUI CADDE CALIPARI FU OPERA DEGLI
USA O DI AL QAEDA? - LE RIVELAZIONI DI WIKILEAKS SULLA
MORTE DEL NOSTRO AGENTE CONFERMANO LA SCELTA DEL GOVERNO
BERLUSCONI DI LASCIAR FUORI GLI USA DALLA LIBERAZIONE
DELLA SGRENA E DI SBORSARE 500 MILA DOLLARI DI RISCATTO
- INCASSATI I SOLDI, IL TERRORISTA SHEIK HUSAIN
“INFORMA” GLI AMERICANI CHE UN’AUTO CON ESPLOSIVO A
BORDO È DIRETTA VERSO L’AEROPORTO - SGRENA IL ROSARIO:
"GLI USA NON AGISCONO PER UNA SOFFIATA DI AL QAEDA"…
1
- CALIPARI E IL SILENZIO DEGLI STATI UNITI: DALLE CARTE
NUOVA LUCE SULLA "TRAPPOLA" - LA PROCURA DI ROMA
ACQUISISCE IL REPORT SULL´OMICIDIO - PER I SERVIZI LA
FONTE "È ATTENDIBILE"...
Carlo Bonini per "la
Repubblica"
Dei 400 mila file iracheni svelati da WikiLeaks, la nota
di intelligence del 1 novembre 2005, con numero di serie
(U) IIR6110052206-x000D-(SEC//REL MCFI), non servirà a
rianimare il processo per la morte di Nicola Calipari
(la Cassazione ha definitivamente sancito, per "difetto
di giurisdizione" del nostro Paese, l´improcedibilità
dell´accusa di omicidio nei confronti dell´uomo che lo
uccise, l´ex mitragliere dell´esercito americano Mario
Lozano).
Arricchirà di un ulteriore pezzo di carta l´istruttoria
tutt´ora aperta della Procura di Roma sui responsabili
del sequestro di Giuliana Sgrena (il Ros dei
carabinieri, ieri, ha acquisito il report in rete e lo
trasmetterà domani al Procuratore aggiunto Pietro
Saviotti e al sostituto Erminio Amelio). Ma, per un
giorno almeno, quelle 11 righe di dispaccio che
raccontano come la Toyota Corolla su cui viaggiavano
Nicola Calipari e Giuliana Sgrena verso l´aeroporto di
Bagdad venne indicata dai sequestratori della
giornalista come "un´autobomba", ridanno forza e
legittimità agli interrogativi sulla verità monca della
notte del 4 marzo 2005.
Tornano ad ingrassare il fondato sospetto che Roma e
Washington, cinque anni fa, decisero di chiudere il caso
rinunciando reciprocamente alla discovery di
informazioni cruciali su quanto accaduto nei giorni e
nelle ore precedenti «l´azione di fuoco letale» al
check-point mobile 541.
Il
30 aprile del 2005, le due commissioni di inchiesta -
italiana e americana - chiusero il loro lavoro con due
relazioni autonome e inconciliabili. Eppure concordi
nell´isolare l´episodio del check-point 541 dal suo
contesto. Sessantasette cartelle il rapporto italiano;
42 quello americano.
Scriveva Washington: la responsabilità di quanto
accaduto è in «due circostanze». La prima: «Il signor
Andrea Carpani (l´agente del Sismi alla guida della
Toyota ndr) guidava troppo veloce, era impegnato in
troppe cose che lo distraevano, compreso guidare e
contemporaneamente parlare al telefono, viaggiare su una
strada bagnata, prestare l´orecchio a possibili minacce,
provare a raggiungere l´aeroporto più velocemente
possibile, in un´atmosfera di intensa eccitazione
all´interno della macchina» (pagina 36 del rapporto
conclusivo).
La
seconda: «Il mancato coordinamento con le forze
americane (e dunque la mancata comunicazione della
presenza della Sgrena sulla Toyota e del tragitto che
l´auto avrebbe seguito per raggiungere l´aeroporto ndr)
fu una scelta consapevole degli italiani che ritenevano
il recupero dell´ostaggio questione attinente
l´interesse nazionale» (pagina 42).
Scriveva Roma: Calipari muore perché la macchina su cui
viaggia, «per altro a velocità moderata», non ha neppure
il tempo di realizzare di essere finita nel cono di
controllo di un check-point, privo come è «di
segnaletica idonea ad avvertire il traffico in arrivo»
(pagina 55 del rapporto). E ancora: Calipari muore
perché quel check-point «è stato disposto con carente
attenzione (non è stata tracciata, tra la linea di
allarme e quella di allerta, la linea di arresto)»,
perché i soldati che lo presidiano hanno ricevuto un
«addestramento scarso» e, soprattutto, «sono carichi di
«stress» dovuto all´equivoco sulla durata della loro
missione» (pagina 26 e seguenti del rapporto).
La
nota svelata da WikiLeaks ha dunque il pregio di
restituire un briciolo di contesto a quella notte.
Propone una spiegazione ragionevole (la segnalazione
generica di un´autobomba in circolazione) al perché il
check-point 541 venne mantenuto in posizione per un
tempo incongruo e decise l´uso repentino della "forza
letale".
Conferma, ammesso ce ne fosse bisogno, come uno dei
presupposti del dramma fu la scelta presa a Roma dal
Sismi e da Palazzo Chigi di tacere all´esercito
americano le modalità di arrivo in aeroporto della
Sgrena, con la conseguenza di essere tagliati fuori dal
flusso di informazioni di intelligence sul terreno
(particolarmente intense, quella notte del 4 marzo, per
lo spostamento via terra dell´allora ambasciatore
americano a Baghdad Negroponte).
C´è di più: quel pezzo di carta - almeno se si deve
stare al giudizio che oggi ne danno qualificate fonti
investigative che hanno lavorato alla ricostruzione dei
fatti del 4 marzo 2005, come pure a un dettaglio
dell´intervista a Giuliana Sgrena che leggete in queste
pagine - appare «attendibile» per almeno «tre buone
ragioni», anche lì dove la "fonte" dell´intelligence,
Sheik Husain, sbaglia nel dare conto del tipo di
macchina su cui viaggiava la giornalista (lui parla di
una Chevrolet, mentre si trattava di una Toyota).
La
prima: è stato accertato in questi cinque anni, dalle
autorità irachene, come dalla Procura di Roma, il ruolo
cruciale svolto da Sheik Husain nel sequestro della
Sgrena come in quello della francese Florence Aubenas e
della giornalista americana Jill Carroll. La "fonte",
insomma, conosce ciò di cui parla.
La
seconda: la liberazione della Sgrena - è un fatto
assodato - fu pagata con un riscatto in denaro.
«Cinquecentomila dollari», secondo Husain e la nota di
intelligence. «Tra 1 e 2 milioni di dollari», per quanto
ha potuto accertare la Procura di Roma con una delle
ultime rogatorie a Baghdad. La terza: nel sequestro,
come riconosce la Sgrena, una Chevrolet potrebbe esserci
stata. «Potrebbe essere la prima macchina su cui mi
hanno trasportato».
2
- GIULIANA SGRENA: "GLI USA NON AGISCONO PER UNA
SOFFIATA DI AL QAEDA" - "LA VERITÀ È ANCORA LONTANA NON
CI SPARARONO PER ERRORE"...
Francesca Caferri per "la
Repubblica"
Perplessità e un po´ di delusione. Giuliana Sgrena
accoglie così le rivelazioni che i documenti del
Pentagono diffusi da WikiLeaks sul suo caso.
Perché delusa?
«Perché mi pare che questa nuova ricostruzione combaci
più con la prima versione data dagli americani piuttosto
che rivelare cose nuove: all´inizio dissero che temevano
che la nostra fosse un´autobomba e che per questo
avevano sparato. Sostanzialmente ora le carte
riaffermano questo: io speravo che ci fossero elementi
diversi. Ma per me prima di tutto è importante che si
torni a parlare di Nicola Calipari».
Quali sono le sue perplessità?
«L´indicazione di Sheik Husein come capo di Al Qaeda mi
lascia perplessa: ho parlato con lui così come avevano
fatto molte altre persone. Mi viene difficile pensare
che un capo di Al Qaeda fosse così accessibile. E l´idea
che degli americani sparino per una soffiata arrivata da
un capo di Al Qaeda è discutibile».
Questa potrebbe essere l´ultima puntata dell´inchiesta
sul suo sequestro e sulla morte di Nicola Calipari.
«Sì, se non usciranno altre testimonianze, e a questo
punto mi pare difficile, sarà l´ultima puntata. Rimango
male perché ho sempre sperato che la verità venisse
fuori: io non cambio idea, non penso che ci abbiano
sparato per errore. Ora abbiamo solo delle verità
parziali e discutibili da cui non si può dedurre con
esattezza cosa è successo. Avrei sperato che nei files
ancora segreti ci fosse qualcosa che aprisse una strada
invece di chiuderla».
Nel documento si parla di una Chevrolet blu, lei
viaggiava su una Corolla bianca: la discrepanza a suo
modo inficia il racconto?
«È una stranezza, ma forse era una Chevrolet blu la
prima macchina dove mi hanno trasportato. Ero bendata,
non potevo vedere».
[25-10-2010]
|
|
ASSALTO AD ASSANGE - JULIAN, CHE SI AUTOPROCLAMA “IL
CUORE, L´ANIMA, IL FONDATORE, IL FILOSOFO, IL PORTAVOCE,
ETC.” DI WIKILEAKS, SI SENTE BRACCATO DAGLI USA (E DAL
SUO EGO, PROBABILMENTE) - È COSTRETTO A TRAVESTIRSI E
USARE CELLULARI CRIPTATI - SE PER MOLTI È UN EROE, I
DETRATTORI, ANCHE NEL SUO MOVIMENTO, METTONO IN GUARDIA:
AVER RIVELATO I NOMI DEI COLLABORATORI AFGHANI E
IRACHENI EQUIVALE ALLA LORO CONDANNA A MORTE
John f. Burns e Ravi Somaiya per il "New York Times"
Traduzione di Anna Bissanti per "la
Repubblica"
Julian Assange si sposta come un uomo braccato. In un
rumoroso ristorante etiope del modesto quartiere
londinese di Paddington, abbassa la voce in modo che si
oda appena un sussurro quando parla, e lo fa per eludere
le agenzie d´intelligence occidentali di cui ha paura.
Esige che il suo seguito di fedelissimi utilizzi costosi
telefoni cellulari criptati, e cambia il suo con la
stessa frequenza con la quale chiunque altro cambia
camicia. Si registra negli alberghi con false
generalità, si tinge spesso i capelli, dorme su divani
ma anche per terra, utilizza solo contanti e nessuna
carta di credito.
«Proseguendo con determinazione lungo questo cammino,
senza fare compromessi, mi sono ritrovato in una
situazione alquanto insolita» ci ha raccontato Assange
incontrandoci. Un appuntamento al quale si presenta con
il suo entourage di giovani tra i quali un regista
incaricato di documentare eventuali spiacevoli sorprese.
Dopo aver pubblicato documenti segreti riguardanti la
guerra in Iraq, il fondatore di WikiLeaks considera le
prossime settimane tra le più pericolose. Molte cose
sono cambiate dal 2006, quando l´australiano mise a
frutto la sua esperienza di hacker informatico per
creare il sito. Ormai non sono soltanto i governi a
denunciarlo: alcuni dei suoi stessi colleghi lo stanno
abbandonando perché sembra avere poca consapevolezza che
i segreti digitali che rivela possono costare molto cari
in termini di vite umane.
Numerosi membri di WikiLeaks affermano che la
pubblicazione dei documenti afgani è stata presa dal
solo Assange, senza che si procedesse neppure a
cancellare i nomi delle fonti dell´intelligence afgana
delle truppe della Nato. Durante l´intervista Assange
dice che «quando si arriva al punto di aver voglia ogni
tanto di ritrovarsi in cella per potersi leggere in
santa pace un libro dalla mattina alla sera, si palesa
l´idea che forse la situazione è diventata più
stressante che piacevole».
Dietro alle ansie di Assange vi è una profonda
incertezza su quello che gli Usa e i loro alleati
potrebbero fare. Fonti del Pentagono e del Dipartimento
della Giustizia hanno detto che stanno prendendo in
considerazione l´idea di valutare il suo operato in
virtù delle leggi sullo spionaggio del 1917. Alla fine
di settembre, Assange si è trasferito da Stoccolma a
Berlino.
Una delle valigie che aveva consegnato al check-in è
scomparsa. Conteneva tre laptop cifrati. Assange
sospetta che siano stati intercettati. Dalla Germania si
è poi trasferito a Londra. Per Assange ha perso fascino
persino l´Islanda, un paese con un´ampia libertà di
espressione, ma facilmente influenzabile da Washington.
Assange è sotto tiro anche dall´interno di WikiLeaks, ma
lui si ritiene assolutamente indispensabile: «Io sono il
cuore e l´anima di questa organizzazione. Ne sono il
fondatore, il filosofo, il portavoce, colui che le ha
dato la sua impronta originale, l´organizzatore, il
finanziatore e tutto il resto». I detrattori lo accusano
anche di volersi vendicare degli Stati Uniti. Lui dice
che l´America ha una società sempre più militarizzata,
che costituisce una minaccia alla democrazia.
Oltretutto, afferma, «noi siamo stati attaccati dagli
Stati Uniti, quindi siamo costretti ad assumere una
posizione nella quale dobbiamo difenderci».
Anche chi mette in discussione la sua leadership
riconosce che l´intricata rete finanziaria ed
elettronica usata da WikiLeaks per proteggersi dipende
in tutto e per tutto dal suo fondatore. Se Assange è
sorretto da questo suo senso di una missione da
compiere, tra i suoi seguaci fedeli si sta insinuando il
dubbio. Il futuro di Assange pare a rischio. Il suo
visto per la Gran Bretagna scadrà l´anno prossimo.
Quando al crepuscolo ha lasciato il ristorante londinese
per allontanarsi, ha rifiutato di dire dove si stesse
recando. L´uomo che ha messo alcune delle istituzioni
più potenti al mondo sotto i riflettori internazionali e
sotto il suo diretto controllo, era ancora una volta in
fuga.
25-10-2010]
|
|
OBAMA BUM! LADEN - NON DITE AL BANANA CHE IL PIANO
D’ATTACCO DI AL QAEDA ALL’EUROPA È STATO SVENTATO GRAZIE
ALLE TELEFONATE ASCOLTATE DALLA GCHQ, LA SUPER SEGRETA
AGENZIA BRITANNICA SPECIALIZZATA IN SORVEGLIANZA
ELETTRONICA (USA GLI STESSI SATELLITI DELL’AMERICANA
NSA) - LE ’IMPRONTE VOCALI’ HANNO PERMESSO DI
IDENTIFICARE ALCUNI TERRORISTI E ANTICIPARNE I PIANI -
L’ALLARME NON È FINITO E LA FUGA DI NOTIZIE PEGGIORA LE
COSE: “NON SIAMO CERTI DI AVERE MESSO FUORI GIOCO QUESTA
OPERAZIONE
1
- IL PIANO D´ATTACCO "STILE MUMBAI" SVELATO NELLE
TELEFONATE INTERCETTATE...
Enrico Franceschini per "la
Repubblica"
Tutti conoscono le impronte digitali. Meno note, ma
ugualmente importanti per identificare un sospetto di un
crimine, sono le "impronte vocali": ossia il tono, il
timbro, l´accento con cui parla una persona. Ed è
proprio grazie a questo tipo di tracce che il General
Communication Headquarters (Gchq), l´agenzia più segreta
dello spionaggio britannico, che si occupa della
sorveglianza elettronica, ha scoperto il piano per un
attacco "stile Mumbai" contro città europee da parte di
una cellula terroristica legata ad Al Qaeda in Pakistan.
Dal suo quartier generale di Cheltenham, cittadina più
nota per le terme e le corse dei cavalli, nella contea
di Gloucester, a nord-ovest di Londra, lo spionaggio
elettronico di Sua Maestà ha ascoltato telefonate fra
musulmani britannici che si addestravano in un campo di
Al Qaeda, vicino al confine tra Afghanistan e Pakistan,
e loro amici, familiari o complici nel Regno Unito. Le
voci sono state confrontate con le impronte vocali
dell´immenso archivio del Gchq.
In
questo modo è stato possibile identificare i soggetti
che parlavano, e tramite loro risalire ad altre persone
coinvolte nelle telefonate. Verificato chi erano e che
cosa orchestravano, lo spionaggio britannico ha fornito
alla Cia le coordinate da cui provenivano le telefonate;
e dopo non molto tempo un drone, uno degli aerei senza
pilota usati con crescente successo nella lotta al
terrorismo, ha sparato una salva di missili sul campo di
addestramento di al Qaeda.
Rivelato da fonti dell´intelligence al Sunday Times, il
ruolo del Gchq nelle operazioni contro Al Qaeda in
Afghanistan e Pakistan sembra dunque molto più
importante di quanto si sapesse. Il servizio di
spionaggio elettronico britannico, in virtù di un
accordo con gli Stati Uniti, usufruisce dei satelliti di
cui si serve anche la Nsa, la National Security Agency,
l´agenzia che fa lo stesso lavoro per gli Usa.
«E´ una collaborazione che sta dando buoni frutti», dice
una fonte al giornale londinese. Nel caso in questione,
le antenne dello spionaggio hanno individuato le voci di
una ventina di musulmani britannici presenti nel campo
di Al Qaeda. Svariati di loro avevano un accento della
zona di Rochdale e di città delle Midlands.
Poco per volta, le impronte vocali hanno permesso di
identificarne alcuni. E ascoltandoli è emerso il piano
per colpire varie città in Europa con attacchi di
terroristi armati di mitra e granate, nello stile
dell´attentato di Mumbay, la vecchia Bombay dell´India
coloniale, che fece 160 morti e centinaia di feriti nel
2008.
«Il Gchq è oggi in prima linea nella lotta al terrorismo
di matrice islamica», commenta Richard Aldrich, uno
storico dell´intelligente britannica.
Le
intercettazioni sono un mezzo nuovo e altamente
sofisticato nella guerra contro Al Qaeda. Ma il fatto
che il piano sia stato rivelato ai media viene
considerato un danno dai dirigenti dello spionaggio
occidentale. «Non siamo certi di avere messo fuori gioco
questa operazione», afferma un fonte a Londra.
Per questo ieri, confermando l´allarme dato da
Washington, il Foreign Office ha avvertito i cittadini
britannici che si trovano in Francia e Germania a stare
in guardia, segnalando il crescente pericolo di un
attacco in quei due paesi, così come in altri e nella
stessa Londra, dove la City, ovvero le istituzioni
finanziarie, è giudicata tra i possibili obiettivi.
2
- ANCHE PRAGA RAFFORZA I CONTROLLI...
Da "La
Stampa" - Anche le autorità di Praga hanno
rafforzato le misure di sicurezza, in seguito
all'avvertimento lanciato da Washington ai viaggiatori
americani in Europa. «Non prendiamo queste informazioni
alla leggera. Abbiamo adottato misure preventive per la
sicurezza dei viaggiatori», ha detto il vice-ministro
dell'interno, Michal Moroz, alla tv pubblica Ct.
Il
vice-ministro ha precisato che la sicurezza è stata
rafforzata tra l'altro all'aeroporto internazionale di
Praga, anche se non risultano minacce specifiche contro
la Repubblica ceca. Così è stato scelto un avvertimento
di livello inferiore rispetto al «travel warning»«,
l'allarme che sconsiglia agli americani di recarsi in
Paesi considerati pericolosi, come Afghanistan, Iran ed
Iraq, o anche Israele, Congo e Somalia. [04-10-2010]
|
|
- ENERGIA A PROVA DI SPIA...
C'è l'azienda cinese che infiltra una spia camuffata da
addetto alle pulizie, e quella russa che s'insinua nel
sistema informatico. L'Aisi, il servizio segreto interno
controllato dal Dipartimento per la sicurezza diretto da
Gianni De Gennaro, ha scoperto cento aziende, tra cui
Finmeccanica, a rischio intrusione da parte di agenti
esteri a caccia di know-how italiano: industria
militare, ricerca medica, energia, biotecnologie. È
stato informato, attraverso il Copasir, il
sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni
Letta. Per i vertici delle aziende sotto tutela l'Aisi
ha creato un numero verde riservato che aiuti a
riconoscere "i sintomi di possibili minacce" e a
"effettuare attività di controspionaggio". M. D. B.
01.10.10 |
|
cose mai viste: GLI 007 SCRIVONO UNA LETTERA AI
CONDOMINI DI VIA de-GRADOLI - Le barbe finte che
dialogano con un comitato di residenti. Di più: il capo
dei servizi segreti Giorgio Piccirillo che, sulla via
Gradoli dei misteri e degli scandali (dal caso Moro al
videoricatto a Marrazzo), sceglie di dire una parola
definitiva in una sede tutt’altro che istituzionale
Fabrizio Peronaci per il "Corriere
della Sera"
Il
carteggio è senza precedenti. Le barbe finte che
dialogano con un comitato di residenti. Di più: il capo
dei servizi segreti che, sulla via Gradoli dei misteri e
degli scandali (dal caso Moro al videoricatto a
Marrazzo), sceglie di dire una parola definitiva in una
sede tutt'altro che istituzionale.
«Questa Agenzia non ha alcun interesse in quella via».
La formula è lapidaria, perentoria. É stato il generale
Giorgio Piccirillo, direttore dell'Aisi (ex Sisde), a
usarla nel più irrituale dei modi. Non di fronte a un
ministro, o al Copasir, ma in una lettera con
l'intestazione «Agenzia Informazioni e Sicurezza
Interna» inviata all'«egregio signor» Carlo Maria Mosco,
praticante avvocato di 42 anni, presidente del comitato
via Gradoli.
Quando quest'ultimo ha visto sotto casa l'auto civetta
dei servizi arrivata per consegnargli la busta, è
trasecolato. Non credeva ai suoi occhi. Era stato lo
stesso Mosco, a luglio, a rivolgersi all'Aisi come
extrema ratio, dopo anni di petizioni e sit-in per
chiedere interventi contro il degrado.
Non ci pensava più, a quella richiesta, il portavoce
degli abitanti esasperati dalla presenza di centinaia di
immigrati che vivono negli scantinati di molti stabili,
alcuni dei quali costruiti e avuti in gestione dal Sisde
per decenni. «Quelli hanno le bocche cucite, figurarsi
se rispondono...».
E
invece... «Con riferimento alla sua raccomandata -
scrive il prefetto Piccirillo - le comunico che tutte le
notizie afferenti le vicende di via Gradoli sono state
partecipate ai competenti Organi Istituzionali...». Poi
la secca smentita su presunti «interessi in quella via»
e una precisazione: impossibile dare altre informazioni
in quanto «alcune richieste non attengono le competenze
dell'Agenzia» e poi perché «le norme in materia mi
impediscono di fornirLe indicazioni sull'attività e
l'Organizzazione di questo Organismo». Va bene essere
dialoganti, insomma, ma non esageriamo.
La
missiva del capo dell'intelligence è stata salutata come
un trionfo nella stradina alla periferia nord di Roma in
subbuglio per lo spaccio di droga, il viavai di clienti,
i cattivi odori dalle cantine, il rischio di esplosioni
di bombole a gas. Una delle domande era: «Corrisponde al
vero che i transessuali sono per lo più informatori dei
servizi segreti?». Visto il tenore della risposta,
adesso la gente si è tranquillizzata.
«
Possiamo concludere che il degrado e la mancata
riqualificazione - ragiona Mosco - non possono essere
più imputati ad apparati occulti dello Stato, ma
all'inerzia dell'amministrazione». Il comitato, che in
estate ha fatto installare un cancello all'inizio della
strada, critica in particolare «il disinteresse del
Campidoglio» e «gli interessi degli speculatori», vale a
dire i proprietari di immobili che hanno affittato le
cantine a cifre altissime, fino a 600 euro al mese,
trasformando una zona residenziale in una favela.
Sembrano dunque sfumare, per la prima volta dal
sequestro Moro in poi, i fantasmi dei servizi segreti
aleggianti su uno dei toponimi chiave della storia
repubblicana. Il «caso via Gradoli» derubricato a quello
di una strada «sfortunata», abitata da troppi stranieri?
Presto per dirlo. Alcuni giorni fa - forse non
casualmente, visto il retroscena - le forze dell'ordine,
con un blitz all'alba, hanno ispezionato decine di
locali.
«É
un primo passo, ma non sufficiente - incalza Mosco,
l'uomo che ha fatto uscire allo scoperto gli 007 -. Noi
continueremo a batterci per l'immediata esecuzione delle
28 ordinanze di sgombero dei seminterrati e perché molte
altre, un centinaio, ne vengano emesse. Il nostro
interlocutore a questo punto è uno solo: il sindaco
Alemanno. E intanto grazie della risposta, generale
Piccirillo».20-09-2010]
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L MISTERO DI
VIA DE-GRADOLI! – NON SOLO NATALÌ: AL FAMIGERATO CIVICO 96 C’È UN
APPARTAMENTO DI PROPRIETÀ DELL SOCIETÀ LUSSEMBURGHESE “ESQUILINE
S.A” - “IL MISTERIOSO TRANS CHE CI ABITAVA SPARISCE POCHI GIORNI
DOPO L’ESPLOSIONE DELLO SCANDALO M’ARRAZZO” – ALE-DANNO SOTTO IL
TIRO DEL PD: “CHE STRANO, DUE PROFESSIONISTI E UN PERSONAGGIO
PSEUDO-POLITICO VICINI AL SINDACO SI DEDICANO A SPECULAZIONI
IMMOBILIARI SU UN APPARTAMENTO ATTORNO AL QUALE RUOTA LA STORIA
PIÙ TORBIDA AVVENUTA NEGLI ULTIMI ANNI NEL LAZIO”...
Fabrizio Peronaci per "Il Corriere della Sera - Roma"
Al contrario
degli altri - Natalie, Jennifer, la povera Brenda, tutti dalla
quarta in su - questo ha un fisico minuto. Un metro e 65, capelli
neri, jeans attillati. Si affacciava nell'atrio di via Gradoli 96
per ricevere i clienti - chissà quali uomini potenti, furtivi,
imbarazzati - e poi si chiudeva alle spalle la porta dell'interno
7a, edificio I, scala B. Via Gradoli: spunta un altro trans dagli
inconfessabili segreti nella palazzina dei misteri d'Italia, dal
caso Moro all'affaire Marrazzo.
GRADOLI
Quel viado
in servizio fino allo scorso ottobre, all'epoca dell'esplosione
dello scandalo che ha travolto l'ex governatore, all'improvviso è
sparito. Ha cambiato quartiere se non città. Messo in fuga dal
circuito mediatico-giudiziario.
Ma c'è una
traccia su questo nuovo personaggio che il Comitato dei residenti,
infuriato per il degrado e la presenza di malavita, ha continuato
a seguire. E che adesso, anche alla luce delle rivelazioni sui
proprietari dell'appartamento preso in affitto da Natalie (due
manager nominati dal Comune e Bruno Agresti, candidato
pro-Alemanno alle elezioni del 2008), intende portare alla luce:
«Quell'appartamento che ora è vuoto e che domani sarà aperto
dall'ufficiale giudiziario per un debito di 12 mila euro con il
condominio - racconta Carlo Maria Mosco, uno dei portavoce del
Comitato - ha una proprietà dai contorni sorprendenti.
Attraverso
un complicato gioco di scatole cinesi, infatti, si arriva alla
Esquiline s.a., società con sede in Lussemburgo». In estrema
sintesi, la storia del monolocale per incontri hard è questa:
dall'immobiliare «C1» si transita per la società «I», controllata
dalla finanziaria «F», a sua volta nella disponibilità di un'altra
immobiliare che chiameremo «C2», la quale, infine, è al 50% della
«Esquiline».
E adesso
attenzione alle date: il misterioso transessuale locatore dei
lussemburghesi sparisce pochi giorni dopo l'esplosione dello
scandalo, quando Marrazzo e Natalie sono su tutti i giornali e nei
tg. Un caso? I residenti se lo chiedono: «Di certo c'è che la
rovina di questa strada, con centinaia di scantinati abusivi dati
a stranieri, è proprio la scarsa trasparenza delle proprietà».
E intanto,
sul fronte dell'altro famoso appartamento di via Gradoli 96,
quello dell'interno 2 affittato a Natalie dalla «Todini & Cuomo»,
piovono prese di posizione.
Ieri il
consigliere comunale del Pd Athos de Luca ha annunciato un «se non
ritenga necessario, trattandosi di persone di sua fiducia, un
chiarimento pubblico sui rapporti del dott. Andrea Todini, sindaco
di "Roma Entrate", e Giannantonio Cuomo, sindaco di "Zetema", con
il trans Natalie, anche alla luce del mutamento di nome e sede
della società al'indomani della vicenda Marrazzo».
«E'
quantomeno strano - rileva un altro consigliere pd, Massimiliano
Valeriani - che due professionisti e un personaggio
pseudo-politico vicini al sindaco si siano dedicati a speculazioni
immobiliari su un appartamento attorno al quale ruota la storia
più torbida avvenuta negli ultimi anni nel Lazio».24-05-2010]
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POLLI
& POLLARI – INTERVISTA ALL’EX CAPO DEL SISMI: “SONO ESTRANEO
ALLA VICENDA ABU OMAR. È DIMOSTRATO IN ATTI FORMALI IN
POSSESSO DEL GOVERNO” – IL SEGRETO DI STATO BIPARTISAN
BANANA & PRODI BLOCCÒ TUTTO, MA IL PM SPATARO CHIESE 13 ANNI
– "Ho chiesto di essere affrancato dai vincoli del segreto
di Stato per difendermi, ma mi è stato vietato. Ho chiesto
il sequestro giudiziario degli atti che avrebbero dimostrato
la mia innocenza, ma non l’ho ottenuto. Di più non posso
fare" - “LA CONDANNA DEGLI AGENTI AMERICANI NON CREA
PROBLEMI CON GLI USARodolfo
Casadei
per "Tempi",
in edicola domani
«Io
rispetto la legge mio malgrado. Io non posso violare la
legge, né supplire a compiti di trasparenza che non mi
competono». È questa l'ultima linea insuperabile
dell'autodifesa di Nicolò Pollari, generale della Finanza ex
direttore del Sismi per il quale nel settembre scorso il
pubblico ministero Armando Spataro chiese 13 anni di carcere
per presunto coinvolgimento nell'extraordinary rendition di
Abu Omar, l'imam egiziano rapito a Milano nel 2003 da una
squadra di agenti della Cia, oggi serenamente residente nel
nativo Egitto.
Il
segreto di Stato, apposto dai governi Prodi e Berlusconi e
confermato dalla Corte costituzionale, ha fatto sì che il
tribunale di Milano non potesse esprimersi sulla richiesta
del pm. Ma il generale non appare affatto confortato da
questa conclusione della vicenda: «Privare una persona della
libertà è un reato, una cosa come il rapimento di Abu Omar
io non posso accettarla né moralmente, né legalmente»,
dichiara alla presentazione milanese di "Pakistan, il
santuario di Al-Qaida", il libro di Gian Micalessin di cui
Pollari ha scritto la prefazione.
«Ho
chiesto di essere affrancato dai vincoli del segreto di
Stato per difendermi, ma mi è stato vietato. Ho chiesto il
sequestro giudiziario degli atti che avrebbero dimostrato la
mia innocenza, ma non l'ho ottenuto. Di più non posso fare»,
dice sfidando l'indignata incredulità di un gruppo di
persone venute per contestarlo allo spazio Mondadori di via
Marghera dove si svolge la presentazione.
Accetta di rilasciare un'intervista a 'Tempi' leggendo la
quale ci si fa un'idea del personaggio: non più direttore
del Sismi da tre anni e mezzo (oggi è consigliere di Stato a
Palazzo Chigi), Pollari continua a comportarsi come un alto
dirigente dello Stato che del dovere della riservatezza ha
fatto un imperativo, anche al prezzo di lasciar aleggiare
intorno a sé una nuvola di sospetto e di incontrare ad ogni
pubblica uscita qualcuno che mette in dubbio la sua
onorabilità.
Generale Pollari, lei è d'accordo con la tesi di fondo del
libro di Gian Micalessin, cioè che con un'operazione di
spionaggio e disinformazione durata trentacinque anni i
servizi segreti pakistani hanno sottratto all'Occidente i
segreti e le tecnologie nucleari pur spacciandosi per
alleato nella guerra ai sovietici in Afghanistan, e che
anche dopo l'11 settembre 2001 importanti settori dei
servizi segreti pakistani hanno continuato a proteggere al
Qaeda e i talebani?
Non posso essere d'accordo o in disaccordo su questioni che,
se le conoscessi, sarebbero oggetto di un segreto che dovrei
tutelare. Perché investirebbero conoscenze di cui non
disporrei a titolo personale. Quello che posso dire con
sicurezza è che il mondo delle istituzioni e dei servizi
segreti pakistani è immerso in un contesto caratterizzato
dalla presenza di elementi fondamentalisti.
Quanto
è minaccioso quello che sta accadendo in Pakistan per noi
che viviamo in Italia? Potrebbe domani un immigrato
terrorista addestrato nel Waziristan tentare di far
esplodere un'autobomba in una piazza italiana, così come un
immigrato naturalizzato ha cercato di far esplodere un
furgone imbottito di esplosivo in Times Square a New York?
Sicuramente è possibile, in linea teorica. Ma così come può
accadere in qualunque altra parte del mondo.
Dal
suo punto di vista di osservatore esterno, il sistema di
sicurezza italiano è in grado di prevenire attacchi
terroristici organizzati all'esterno del nostro paese?
Dobbiamo sentirci sicuri o dobbiamo essere molto
preoccupati?
Il sistema italiano è potenzialmente in grado di difendersi.
Naturalmente occorre mantenere una soglia di attenzione
molto alta e occorre che le autorità deputate a questo tipo
di attività non perdano la tensione, siano sensibilizzate e
sensibilizzino i pubblici poteri in modo tale che il
controllo non venga mai meno.
Quanto
è importante la solidarietà degli alleati nell'efficacia
della prevenzione? Il fatto che agenti di un paese amico
come gli Stati Uniti siano stati condannati da un tribunale
italiano può incidere sul livello di sicurezza del nostro
paese?
Io non credo che possa incidere. Certamente la
collaborazione è importantissima fra servizi di vari paesi,
perché l'interscambio informativo è la base della
conoscenza.
Dopo
il 2007 il sistema dei servizi segreti italiani è stato
riformato. Qualcuno s'è lamentato che troppi agenti siano
stati pensionati, e che questo potrebbe coincidere con una
diminuzione della capacità di intelligence della struttura.
Qualcuno ha parlato addirittura di «smantellamento delle
reti di informatori». Lei è d'accordo con questa critica?
Mi astengo dal dare giudizi. Non so da cosa traggano
alimento queste valutazioni, anche perché l'organizzazione
interna dei servizi è ordinariamente non conosciuta e non
conoscibile. Quindi io non so come si possano fare questo
genere di valutazioni, sulle quali non mi esprimo.
Un
tema di polemica costante è il cosiddetto "dossieraggio" da
parte dei servizi. È davvero indispensabile per i servizi
disporre di dossier sulle personalità pubbliche? Come si
distinguono le schedature legali da quelle illegali?
I servizi non devono schedare nessuno, tanto meno il
pubblico. I servizi devono avere contezza di quello che
avviene circa fatti, situazioni e circostanze coerenti con
il loro mandato. Per quanto mi riguarda posso
tranquillamente assicurarle che, per quanto è a mia
conoscenza, mai nessun soggetto è stato schedato al di fuori
di fatti, circostanze e situazioni che la legge prevede che
vengano presi in considerazione.
Le
extraordinary renditions sono avvenute in molti paesi, ma
solo in alcuni hanno causato procedimenti giudiziari,
conclusi con condanne oltre che con assoluzioni talvolta
dovute all'apposizione del segreto di Stato. Che ne pensa?
Io sono culturalmente e ideologicamente contrario a
operazioni di questo tipo. Lo sono sempre stato, non è che
pervengo a questa conclusione perché qualche tempo fa sono
avvenuti determinati fatti. Evidentemente lei mi fa questa
domanda perché in questi anni si è parlato a lungo di un
procedimento in corso che ha coinvolto anche il mio servizio
e la mia persona.
Io le
confermo quello che ho detto all'autorità giudiziaria, e
cioè che il mio servizio e la mia persona sono assolutamente
estranee a questa vicenda. E ciò è dimostrato "per tabulas",
cioè in atti scritti formali recanti date certe in possesso
del governo, che può ampiamente testimoniare la veridicità
di quel che io dico. 19-05-2010]
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MOSSAD?
MEJO DI UN FILM! – DOPO L’UCCISIONE A DUBAI DEL LEADER DI
HAMAS, OCCHI PUNTATI SUI METODI DEGLI 007 ISRAELIANI – IL
LORO CAPO MEIR DAGAN, HA IL COMPITO DI RITARDARE LA
COSTRUZIONE DELL’ATOMICA IRANIANA – DA QUANDO E’ IN
CARICA, I DELITTI MISTERIOSI, I RAPIMENTI, LE FUGHE E I
SABOTAGGI A TEHERAN SI SUSSEGUONO CON MICIDIALE
DETERMINAZIONE…
Pino Buongiorno con Renato Coen da Gerusalemme
per "Panorama"
Da Tel Aviv, aeroporto Ben Gurion, a
Roma Fiumicino con un volo El Al, classe economica. Da qui,
dopo un'attesa passata a gironzolare fra i duty free shop e il
bar-ristorante che prepara panini e pizze, a Dubai con un
Boeing 777 della compagnia Emirates. Solo 19 ore
all'appuntamento con la «preda», fissato per le 20.30 del 19
gennaio, fuso orario degli Emirati arabi uniti.
Sono passati dall'aeroporto Leonardo
da Vinci tre membri del commando del Mossad, individuati dalla
polizia di Dubai attraverso le telecamere a circuito chiuso
dopo l'assassinio di Mahmoud Al Mabhouh, 49 anni, originario
del campo profughi di Jabalya, il principale procacciatore di
razzi e missili del gruppo Hamas.
La polizia italiana ha impiegato non
più di mezz'ora per confermare alle autorità degli Emirati
la notizia. Ma nessuno dei tre ha usato un passaporto
italiano. Come pure nessuno degli altri 15 componenti, fra cui
due donne, della squadra d'azione denominata Kidon
(baionetta), appartenenti alla divisione operativa Cesarea,
che, perfettamente truccati, hanno presentato ai servizi di
frontiera passaporti britannici (ben otto), irlandesi,
tedeschi e francesi.
Al comando di un brigadiere generale
del sesto dipartimento del Mossad (quello delle operazioni
speciali), si sono divisi in quattro gruppi da quattro. Il
primo incaricato di individuare l'obiettivo e di seguirlo
passo passo. Il secondo di predisporre gli strumenti
tecnologici necessari: dall'intercettazione delle telefonate
alla copia della chiave elettronica della camera d'albergo.
Il terzo delle comunicazioni con sim
austriache e il quarto di organizzare la fuga dal luogo del
delitto. I due rimanenti agenti della cellula Kidon si sono
incaricati di iniettare un potente veleno che ha stroncato il
cuore del comandante palestinese, da tempo nel mirino del
Mossad per i suoi contatti con i Pasdaran iraniani che gli
vendevano armi.
È stata un'esecuzione nel puro stile
del Mossad, secondo gli esperti israeliani e internazionali,
contro i target di una lunga lista che si rinnova settimana
dopo settimana: i capi palestinesi delle organizzazioni
estremiste di Hamas e della Jihad islamica, i leader politici
e militari del movimento libanese Hezbollah, gli scienziati
nucleari iraniani e i generali dei Pasdaran o del Mukhabarat
siriano (il servizio segreto di Damasco).
Mai nessuna ammissione di
responsabilità, ma nemmeno un improbabile diniego. Sempre e
solo la formula classica: «Non ci sono prove che possano
incolpare Israele», come ha ripetuto, un mese dopo
l'omicidio, anche il ministro degli Esteri israeliano Avigdor
Lieberman ai colleghi dell'Ue che lo hanno convocato a
Bruxelles per protestare contro l'uso dei passaporti europei
con l'identità rubata a normali cittadini israeliani dalla
doppia nazionalità.
Molti credono che l'operazione di
Dubai sia stata un mezzo fallimento perché gli agenti sono
stati immortalati dalle telecamere, ma chi si nascondeva
davvero dietro quei volti? Qualcuno potrà mai individuare i
membri del commando? Nel frattempo, però, l'obiettivo è
stato eliminato. E gli agenti sono tornati a casa sani e
salvi. Ci sarebbe da festeggiare.
Tuttavia chiuso nel suo modesto
ufficio nel quartier generale del Mossad, su un colle alla
periferia nord di Tel Aviv, Meir Dagan, 65 anni, il decimo
direttore nella storia del servizio segreto estero dello Stato
d'Israele (fondato nel 1948), non ha festeggiato il successo
dell'operazione di Dubai. Com'è sua abitudine fin da quando
fu nominato nell'agosto del 2002 dal suo mentore, l'ex premier
Ariel Sharon.
Pipa in mano, ha solo alzato lo
sguardo verso una vecchia foto in bianco e nero che campeggia
dietro la scrivania. È quella di suo nonno, ebreo russo,
rinchiuso in un campo di concentramento, sotto la minaccia di
un fucile puntato da un ufficiale delle SS.
«Dobbiamo essere forti, usare il
cervello e difendere noi stessi in modo tale che l'Olocausto
non si possa mai più ripetere» ha giurato a se stesso per
l'ennesima volta, secondo quello che riferiscono i
collaboratori più fidati.
In Israele, per la stragrande maggioranza dell'opinione
pubblica, Dagan, di cui si conoscono tre passioni (la cucina
italiana, la pittura e l'uccisione dei terroristi), è un
supereroe: «l'uomo con il coltello fra i denti», secondo la
definizione affibbiatagli dal suo ex compagno d'armi Sharon.
Pochi osano criticarlo per i metodi brutali che continua a
usare e che, di volta in volta, provocano contraccolpi
diplomatici al governo di Gerusalemme.
Ma nessuno dei primi ministri che si
sono succeduti (da Sharon a Ehud Olmert fino a Benjamin
Netanyahu) lo ha mai contraddetto. Anzi. Lo stesso Netanyahu
ha approvato, secondo la prassi ormai consolidata, la campagna
di omicidi mirati finendo per rinnovare ancora l'incarico a
Dagan, che si avvia a battere tutti i record di permanenza al
vertice del Mossad.
Chi lo conosce bene, come Yossi Melman,
l'esperto di sicurezza nazionale del quotidiano Haaretz, tenta
invece di sfatare il mito: «Dagan non è assolutamente un
superman o un assassino impietoso» dichiara il giornalista
israeliano a Panorama. «È un uomo assolutamente normale.
Anzi è alquanto banale e non è nemmeno un genio dei servizi
segreti. È certamente vero che è un tipo duro e molto
creativo. Ma non ha rivoluzionato il Mossad: ha impiegato ben
tre anni per capire bene come dovesse agire e per abituarsi a
comandare una macchina così imponente. Poi, è riuscito a
passare all'azione ottenendo anche ottimi risultati».
È uno di quei boss che o si amano o
si detestano. Sotto la sua direzione 200 fra alti funzionari,
fra cui il numero due dell'agenzia spionistica, e semplici
agenti operativi (katsas), si sono dimessi per incompatibilità
di carattere. Di contro, tutti gli altri 1.200, di cui un
terzo donne, alle sue dipendenze lo venerano pur sapendo di
dover dare molto e pretendere assai poco. L'unico metro di
giudizio è l'efficienza.
«Da quando Dagan dirige l'istituzione
ha rinnovato l'aura che il nome che il Mossad generava in
tutto il Medio oriente» ha detto di lui Alon Ben David, un ex
analista dell'intelligence israeliana, commentando alla radio
militare le ultime imprese.
In questi ultimi otto anni non ci sono
stati clamorosi fallimenti, come quello che provocò le
dimissioni del maggiore generale Danny Yatom nel 1997 dopo il
tentato omicidio di un altro obiettivo eccellente: il capo
politico di Hamas, Khaled Meshaal, avvelenato ad Amman da due
«baionette» israeliane, poi catturate dalla polizia
giordana.
In cambio della loro liberazione, una
donna del Mossad è volata nella capitale della Giordania per
iniettare a Meshaal l'antidoto. Né c'è stato l'immobilismo
operativo che ha caratterizzato la gestione del «british»
Ephraim Halevy (1998-2002), il quale prediligeva
l'intelligence alle operazioni sporche e i cocktail degli
ambasciatori alle attività clandestine.
Il siberiano Meir Dagan, nato nella
glaciale Novosibirsk, ha cominciato a reclutare meno analisti
e più uomini di mano, di diverse nazionalità, che sono stati
infiltrati nei paesi più difficili, come la Siria, secondo il
modello delle unità delle forze armate Duvdevanim (ciliegie),
costituite su impulso anche di Dagan, 20 anni fa, quando era
un generale dell'esercito.
La sua prima operazione nota è quella
che nel settembre 2007 portò alla distruzione del sito
nucleare siriano di Deir Al Zour, sulla base di informazioni
raccolte dagli infiltrati del Mossad. Quella più spettacolare
è avvenuta nel febbraio 2008 con la decapitazione (nel senso
letterale del termine) del comandante in capo dell'ala
militare di Hezbollah Imad Mughniyeh, ucciso dall'esplosione
del suo Suv Pajero in piena Damasco, all'uscita dal quartier
generale dei servizi segreti.
Nemmeno sei mesi dopo, un'altra
cellula Kidon, venuta dal mare, ha colpito al cuore
l'establishment militare siriano. Il generale Mohammed
Suleiman, considerato il punto di raccordo con il programma
nucleare nord-coreano e siriano, si stava rilassando nel
giardino della sua villa in riva al Mediterraneo quando è
stato ammazzato da un cecchino a bordo di uno yacht che
veleggiava di fronte alla residenza.
Le missioni ad alto rischio non hanno
mai scoraggiato Dagan. Da quando il governo israeliano gli ha
dato come compito principale quello di ritardare la
costruzione della bomba atomica dell'Iran i delitti
misteriosi, i rapimenti, le fughe e i sabotaggi a Teheran si
susseguono con micidiale determinazione.
Nel febbraio 2007 è stato soffocato
dal gas, mentre dormiva nel suo letto nella capitale iraniana,
il fisico nucleare Ardeshire Hassanpour. Il 12 gennaio di
quest'anno un altro scienziato atomico, Massoud Ali Mohammad,
è saltato in aria davanti alla sua abitazione. Altri generali
dei Pasdaran sono morti in circostanze mai accertate a bordo
di pullmini o di elicotteri esplosi.
Non meno puntuali sono stati i colpi
messi a segno in Svizzera e in Germania dove gli 007 del
Mossad, con la collaborazione della Cia, hanno agganciato
trafficanti di armi e li hanno convinti a sabotare le
spedizioni di materiali ultra-sofisticati destinati ai
progetti nucleari degli ayatollah. «Così gli iraniani hanno
perso un paio di anni nella costruzione della bomba» rivela
un ispettore dell'agenzia atomica di Vienna.
Per Dagan è ancora poco. Gli occhi
impauriti del nonno che vigila alle sue spalle continuano a
ricordargli un altro tipo di Olocausto e un'altra generazione
di Hitler.
[02-03-2010] |
MICA POLLO
IL POLLARI! - "IL FATTO" RICOSTRUISCE LA
TRIANGOLAZIONE DON VERZé-POLLARI-POMPA - DUE AFFARI CON IL S.
RAFFAELE - IL PRIMO PUBBLICO: PER FARE LA SEDE SEGRETA DEL
SISMI SPESE 10 MLN € PER L’ACQUISTO DI UN IMMOBILE DEL DON
CARO A SILVIO – POLLARI SI È preso POI LA VILLA ACCANTO
(CON PISCINA) svenduta PER SOLI 500MILA €…
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
Non è più possibile girarsi
dall'altra parte. La magistratura romana e il Copasir, il
Comitato di controllo dei servizi segreti devono accendere un
faro sugli affari del Sismi con i "raffaeliani", gli
uomini di don Luigi Verzé che hanno scalato le istituzioni.
Personaggi come l'ex funzionario del
Sismi Pio Pompa, che dopo aver servito per anni la causa del
prete-manager ha continuato a lavorare per il sacerdote amico
di Berlusconi anche dagli uffici del servizio segreto militare
diretto allora da Nicolò Pollari.
Ma anche ministri come Ferruccio
Fazio, che a don Verzé deve molto, e ha firmato nel 2009 un
decreto che ha permesso al suo ex datore di lavoro di
incassare 9 milioni di euro. "il Fatto Quotidiano"
ha già raccontato il 31 dicembre 2009 la storia di
"villa Pollari", la sontuosa magione acquistata nel
2005, quando Pollari era in carica, per un prezzo stracciato
(500 mila euro) dal San Raffaele.
Ora, dopo avere consultato gli atti
dell'ufficio del Sismi diretto da Pio Pompa, "il Fatto
Quotidiano" è in grado di ricostruire l'intera vicenda,
che aveva interessato i pm milanesi e che è stata
approfondita in parte anche a Roma.
Il pm capitolino Saviotti ha chiesto
al Sismi di spiegare gli appunti sequestrati a Pompa nel suo
ufficio sugli affari immobiliari tra il San Raffaele e il
Sismi. Pompa li aveva scritti nel 2001 quando vergava dossier
su giornalisti e magistrati che potevano minacciare il
premier. Il Sismi ha risposto a Saviotti confermando
l'esistenza di un contratto di affitto stipulato nel 2001 per
un complesso immobiliare in via Chianesi 3, a Roma, zona
Eur-Mostacciano.
Alla luce di questo elemento, fornito
dall'attuale vertice del Sismi (nominato da Romano Prodi), si
può dire senza tema di smentita che il generale Nicolò
Pollari, quando comandava il Sismi, dopo essere stato
raccomandato per quella poltrona da don Verzé e dal suo fido
Pompa, ha fatto due affari con il San Raffaele: il primo
pubblico nella qualità di capo del Sismi e il secondo
privato. Il San Raffaele aveva comprato nel 1994 due complessi
residenziali a Mostacciano.
Uno più grande composto di due
villini è stato affittato al Sismi di Pollari nel dicembre
2001 per farne la sede segreta della divisione economica del
servizio . Il canone di 10 milioni di vecchie lire mensili non
è esorbitante ma si spiega nell'ottica (dichiarata da Pompa
in un appunto scritto a don Verzé) di una cooperazione tra i
"raffaeliani" e i "Pollariani" per
sviluppare il "business" del San Raffaele.
dallo Stato
Poi c'era una seconda villa, più
"piccola" (ma comunque dotata oggi - dopo la
ristrutturazione - di 24,5 vani catastali su quattro livelli
con parco e piscina) che è stata ceduta dallo stesso San
Raffaele nel luglio 2005 a Pollari e alla moglie,
privatamente, per 500 mi-la euro, meno della metà del prezzo
di acquisto. Ora "il Fatto Quotidiano" ha scoperto
anche cosa hanno fatto i "raffaeliani" della villa
più grande, quella affittata al Sismi dal 2001 al 2007.
Il 21 luglio del 2009 il San Raffaele
ha venduto i tre villini all'IFO, l'ente regionale che
gestisce l'ospedale Regina Elena che si trova lì accanto. Il
prezzo è di 9 milioni più imposte.
E' vero che quando Pollari compra
allega all'atto una perizia con foto che dimostrano il cattivo
stato dell'immobile abbandonato mentre la villa più grande è
stata tenuta come un gioiellino per sei anni a spese dei
contribuenti, ma la differenza di valutazione è davvero
difficile da spiegare. Villa Pollari dal 1995 al 2005 dimezza
il suo valore.Quella dell'Ifo comprata con i soldi pubblici
invece lo raddoppia dal 1994 al 2009. Questa storia dovrebbe
esser chiarita dalle autorità anche per ché è densa di
conflitti di interessi per i troppi Raffaeliani coinvolti.
I milioni pubblici per comprare la
villa più grande di don Verzé sono stati messi a
disposizione dal ministero della salute con un decreto firmato
nel marzo scorso dall'attuale ministro Ferruccio Fazio, che è
un "raffaeliano" di ferro. Quando è stato nominato
nel 2008 a capo della Sanità (prima sottosegretario e ora
ministro) era direttore dei servizi di medicina nucleare e di
radioterapia al San Raffaele di Milano, presidente del
Consorzio del Laboratorio del San Raffaele di Cefalù.
Socio della Tecnodim che ha sede nel
San Raffaele e si occupa di progettare reparti avanzati (anche
nel settore della Tomografia). Il ministero precisa che
"l'iter amministrativo per l'acquisto delle villette era
cominciato nel 2004 con un decreto ministeriale che stanziava
7,2 milioni di euro per ‘acquisto immobili e terreni
confinanti con l'Ifo per funzioni di supporto all'attività
ospedaliera del San Gallicano'".
Allora però la terza villetta non era
stata ceduta ancora a Nicolò Pollari, chissà se i 7 milioni
comprendevano anche quella. Comunque altri 11,5 milioni erano
stati stanziati per ristrutturare l'ospedale mentre nel
decreto firmato da Ferruccio Fazio i soldi per le villette
aumentano a 10,2 milioni, mentre quelli per la
ristrutturazione dimiuiscono nettamente e compaiono 4 milioni
per comprare una macchina per tomoterapia, una cura della
quale Fazio al San Raffaele è stato un pionere.
Le carte però sono a posto. Spiegano
al ministero della salute che la rimodulazione del
finanziamento è stata chiesta dal direttore generale dell'Ifo,
Francesco Bevere, nominato da Piero Marrazzo. Quanto al prezzo
pagato: "nella documentazione trasmesa dall'Ifo è citata
la perizia dell'Agenzia del Territorio di Roma del 13 gennaio
2009 che giudica congruo il prezzo di 9 milioni".
Il Fatto ha chiesto all'ufficio stampa
e al direttore generale dell'Ifo perché una regione con un
disavanzo come quello laziale, abbia deciso di comprare due
villette (non due sale operatorie) spendendo 10 milioni di
euro. Ma non abbiamo avuto risposta. Comunque, forte della
richiesta e della perizia inviatagli dall'Ifo, il 26 marzo del
2009 il sottosegretario Ferruccio Fazio ha stanziato 10
milioni e 260 mila euro (poi utilizzati al 95 per cento) per
pagare due ville al suo ex datore di lavoro.
Pompa, preveggente, scriveva a don
Verzé nell'estate del 2001, per convincere il prete amico di
Berlusconi a perorare la nomina dell'amico Pollari a capo del
Sismi. "Caro Presidente, Le invio un report inerente le
iniziative sulle quali potremo intervenire, con maggiore e
puntuale efficacia, immediatamente dopo la nomina dell'amico
N." (Pollari Ndr). Al punto 1 c'era la possibilità di
far nominare Ferruccio Fazio nella potentissima commissione
sui farmaci. Purtroppo il tentativo dei raffaeliani fallì.
Nessuno poteva immaginare allora che Fazio sarebbe tornato
utile per il punto 3 del programma di Pompa. Lì si parlava
della villa di Mostacciano e della creazione del centro Sismi,
in affitto, in quei locali. Cosa puntualmente accaduta.
[12-01-2010]
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POMPA 'STO
LUTTWAK! - Dalle carte sequestrate nel "covo del
Sismi" di via Nazionale diretto da Pio Pompa si scopre
che per le sue analisi Luttwak è stato retribuito COME UN
NABABBO (5 mila euro al giorno, 50 mila euro al mese, spese
escluse) dal Sismi diretto da Pollari, attraverso la Apri Spa
di Luciano Monti - E POI A "PORTA A PORTA" SPArava
le sue cazzate...
Marco Lillo per Il
Fatto
"Caro Edward". Si apre così
una lettera di Pio Pompa al consulente americano dei servizi
segreti. Ma l'autore della missiva, l'ex funzionario del
servizio segreto militare Pio Pompa, avrebbe fatto meglio a
iniziare con un "Carissimo" vista l'entità dei
compensi strappati ai contribuenti italiani da questo
professore nato in Romania, passato da Palermo e cresciuto tra
Londra e gli Stati Uniti a cornflakes e intelligence.
Luttwak è famoso per le sue
comparsate a Porta a Porta, dove con l'accento da telecronista
di football americano imitato perfettamente da Corrado
Guzzanti rifila ai telespettatori concetti indigesti sulla
guerra necessaria e sui terroristi da sterminare. Dalle carte
sequestrate nel "covo del Sismi" di via Nazionale
diretto da Pio Pompa si scopre che per le sue analisi Luttwak
è stato retribuito profumatamente dal Sismi diretto da Nicolò
Pollari, attraverso la Apri Spa di Luciano Monti.
Nella sua lettera, che dovrebbe
risalire al settembre 2002, Pompa propone al "caro
Edward" un contratto da nababbo: "a) impegno minimo
di dieci giornate al mese per un importo di 5 mila euro al
giorno, spese escluse, pari a complessive 50 mila euro al
mese; b) la collaborazione avrà la durata di 12 mesi, a far
data dalla sottoscrizione del contratto, per un importo
annuale di 600 mila euro; c) le spese attinenti le attività
da svolgere, debitamente concordate, saranno rimborsate a
parte dietro presentazione della relativa
documentazione".
Luttwak ha raccontato in un'intervista
a Claudio Gatti del Sole 24 ore nel novembre del 2008:
"Lavoravo con Pompa per Apri e Apri lavorava per il
Sismi". A leggere le mail sequestrate a Pompa però si
coglie un esempio negativo delle ricadute del rapporto
Luttwak-Sismi sulla manipolazione dei media. Tutto si svolge
nelle ore immediatamente seguenti la strage di Nassirya del 12
novembre 2003. Muoiono 28 persone, 18 italiani. L'Italia è
scossa e e si raccoglie intorno al salotto di Vespa. Luttwak
è invitato insieme a Franco Frattini, allora ministro degli
Esteri.
L'illustre politologo indipendente (in
realtà strapagato dal Sismi e quindi dal Governo) si esibisce
in questo numero acrobatico per connettere Al Qaeda alla
sinistra antagonista. Ecco quello che milioni di italiani
hanno sentito quella sera.
Luttwak: "Un amico qui a Roma che
ha un figlio che guarda internet ha fatto presente che ci sono
siti italiani fatti da italiani che parlano di resistenza e
aizzano attacchi contro la coalizione. Ci sono
Nuovimondimedia.it , Informationguerrilla.org .
Questi dicono 'andate in Iraq, lottate, uccidete la coalizione
e gli italiani'".
Vespa frena: "Luttwak, abbiamo cliccato non è venuto
niente e lei, Frattini, che fa conferma?". Il ministro
accende lo sguardo accigliato da busto marmoreo: "C'erano
certo".
Vespa: "C'erano?".
Frattini: "Ma li hanno
cancellati, sono scomparsi".
Vespa: "No, scusi eh, prima che
li cancellassero esistevano? Lei testimonia che
esistevano?".
Frattini: "Non li ho guardati ma
noi sapevamo che esistevano".
Leggendo le mail sequestrate si
capisce chi è la fonte che ha spinto il politologo a dire la
balla spaziale. Pompa scrive a Luttwak: "Come richiesto
ti invio i contenuti dei siti web riguardanti la tua presenza
a Porta a Porta". Così l'amico americano scopre che
l'associazione Nuovimondi annuncia querela. Luttwak è
terrorizzato: il 20 e poi il 23 novembre scrive ossessivamente
a quella che sembra essere la sua fonte: "Visto querela
dai siti gradirei copie loro pagine offensive".
Purtroppo per lui quelle pagine non
esistono. Il 24 novembre torna alla carica: "est
possibile recuperare le loro pagine aggressive prima di
Nassirya?". Da Pompa arriva solo un link su Osama che non
c'entra nulla. Luttwak insiste il 26 novembre: "Ho
bisogno dei testi precedenti dei siti, cioé quando
celebravano la resistenza".Antonio Imparato di Nuovimondi
racconta: "Abbiamo fatto querela perché era un fatto
totalmente inventato ed era particolarmente grave perché
pubblicizzato sull'onda emotiva dell'attentato di Nassirya.
Non so come è finita".
È interessante il ruolo di Apri.
Questa società di consulenza ha fatturato 2,8 milioni di euro
nel 2008 ed è diretta da Luciano Monti, in quel periodo
presidente di Assoconsult, aderente a Confindustria. Pompa
vanta con Apri un rapporto di ferro. La sua fidatissima
segretaria trentenne, che poi sarà assunta al Sismi, è stata
una dipendente Apri e ha raccontato che Pompa stesso aveva una
stanza nella sede Apri di Piazza Esedra.
A leggere il carteggio tra Pompa e
Luttwak, Apri funzionava come una cassa dei servizi per i
consulenti.
In un appunto di Pompa, sequestrato
dalla Digos, si legge l'elenco delle attività svolte da Apri.
In particolare nell'appunto di Pompa si cita il think tank
composto oltre che dal politologo americano e dai dirigenti di
Apri Monti e Orvieto, da altri esperti vicini al Governo come
il generale Carlo Jean e il commercialista Enrico Vitali,
partner dello studio tributario fondato da Giulio Tremonti.
Il report descrive 15 incontri sui
seguenti temi: emergenza nazionale, flussi migratori e
finanziari, organizzazioni islamiche e sviluppi del settore
aerospaziale. A differenza degli informatori come il
giornalista Renato Farina pagati direttamente dalla
"Casa" (come dimostrano le ricevute sopra pubblicate
e controfirmate con il nome in codice "Betulla"), i
consulenti prestavano la loro opera a Apri.
A un certo punto però il giocattolo
si rompe. Pompa segnala a Pollari nel 2003: "L'assoluta
non veridicità, come dimostrato dalla quasi totale assenza di
prodotti a supporto, delle giornate lavorative imputate al
capoprogetto, prof. Luciano Monti e al suo collaboratore dott.
Piero Orvieto, rispettivamente n. 41 e 50 giornate che
sarebbero state effettuate nel bimestre novembre-dicembre 2002
per un importo complessivo di 131.495 euro".
Per Pompa, Apri chiede 2 milioni di
euro perché interpreta a modo suo la convenzione del 2002. Ma
il Sismi non vuole pagare tanto. A cascata Apri blocca i
pagamenti a Luttwak che fa causa e tempesta Monti e Pompa di
mail sempre più dure. Alla fine Pompa gli propone di chiudere
accettando "solo" 142 mila euro, "a cui vanno
aggiunte quelle non ancora pagate da Monti". Chissà se
il "Caro Edward" ha accettato.
[11-01-2010]
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SISMI, CHE SILENZIO! - COME PRODI,
MEJO DI PRODI, BERLUSCONI mette il segreto di Stato sulla
natura dei rapporti con Telecom dell’ex numero tre del
controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la
Procura di Milano chiedeva il processo per il dossieraggio
illegale contestatogli in concorso con l’ex vertice della
divisione Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, e
altri 34 indagati...
Luigi Ferrarella per Corriere
della Sera
Il presidente del Consiglio mette il segreto di Stato sulla
natura dei rapporti con Telecom dell'ex numero tre del
controspionaggio militare Sismi, Marco Mancini, di cui la
Procura di Milano chiedeva il processo per il dossieraggio
illegale contestatogli in concorso con l'ex vertice della
divisione Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, e
altri 34 indagati.
Silvio Berlusconi lo fa in una lettera di risposta al giudice
dell'udienza preliminare Mariolina Panasiti, che il 13
novembre scorso aveva attivato la procedura di «interpello»
di Palazzo Chigi, prevista per legge ogni qual volta un
imputato (come Mancini in questo caso) prospetti di non
potersi difendere se non violando un asserito segreto di Stato
sul contesto delle vicende oggetto di accertamento giudiziario
l premier Silvio Berlusconi ha dunque «confermato»
l'esistenza di segreto di Stato sulle circostanze che Mancini,
ex braccio destro del generale Niccolò Pollari, aveva addotto
nel suo interrogatorio al giudice, e che il gip Panasiti non
aveva riassunto ma integralmente sottoposto a Palazzo Chigi
attraverso la trasmissione degli atti dell'udienza.
Quel giorno Mancini, accusato di associazione a delinquere,
corruzione e rivelazione di notizie di cui sia vietata la
divulgazione, aveva opposto il segreto di Stato a quasi ogni
domanda rivoltagli: sui rapporti con l'allora capo della
Security di Telecom e Pirelli, Giuliano Tavaroli, che tre mesi
fa ha chiesto di patteggiare 4 anni e 6 mesi; con il maggior
fornitore di notizie per i dossier, e cioè l'investigatore
privato fiorentino, Emanuele Cipriani, indagato al quale
brucia il sequestro di 14 milioni di euro; con l'investigatore
privato americano John Spinelli, ex agente Cia che vuole
patteggiare 3 anni; con l'ex giornalista di Famiglia
cristiana, Guglielmo Sasinini, e l'ex ufficiale dei
carabinieri Angelo Jannone, entrambi nello staff di Tavaroli.
In più, e a sorpresa, quando la difesa di Cipriani gli aveva
chiesto se avesse mai intrattenuto rapporti con Marco
Tronchetti Provera, all'epoca dei fatti presidente e maggiore
azionista di Telecom ma mai indagato dalla Procura, Mancini
aveva nuovamente risposto «segreto di Stato»: affermazione
alla quale aveva fatto seguito un comunicato
dell'imprenditore, che affermava «di non aver mai avuto
rapporti con il signor Mancini».
In aula l'ex 007 nutriva questa raffica di richiami al «segreto
di Stato» con la premessa di non aver commesso i reati
imputatigli, e in particolare di non aver attinto dagli
archivi del controspionaggio militare notizie poi «rivendute»
alla squadra Tavaroli-Cipriani: ma aggiungeva che, per
dimostrarlo, avrebbe dovuto parlare degli «assetti
organizzativi del Sismi», dei «contatti legittimi e di
natura istituzionale» con esponenti della Security di Telecom
e Pirelli «nell'ambito di rapporti con fonti sotto copertura»,
di alcune «direttive» ricevute in proposito dai superiori.
E non poteva farlo - lamentava Mancini al giudice - perché la
Corte Costituzionale, nella sentenza 106 dell'11 marzo 2009,
aveva esteso ai pubblici ufficiali «anche indagati o imputati»
(quindi come lui) il divieto di violare il segreto di Stato
sugli «assetti organizzativi e operativi» del Sismi.
Non c'è segreto di Stato, gli obiettavano i pm
Napoleone-Piacente-Civardi, per i quali «l'imputazione a
Mancini esula da rapporti istituzionali eventualmente
intrattenuti con Cipriani e Tavaroli» perché «non riguarda
la divulgazione di fatti coperti da segreto di Stato, bensì
unicamente la compravendita che Mancini avrebbe fatto delle
informazioni patrimonio di sue conoscenze professionali» nel
Sismi.
Ora la risposta di Berlusconi è arrivata: il segreto di Stato
invocato da Mancini c'è. Con tre conseguenze. La prima è
giudiziaria e quasi certa per Mancini, che già nel processo
per il concorso del Sismi nel sequestro Cia dell'imam Abu
Omar, grazie al segreto di Stato anche lì opposto (insieme a
Pollari) e anche lì confermato da Palazzo Chigi,
il 3
novembre 2009 è stato prosciolto per improcedibilità e
dunque sottratto alla richiesta di 10 anni di carcere avanzata
dai pm (13 per Pollari): ora, nel processo Telecom, Mancini
vede allontanarsi la prospettiva di un proprio rinvio a
giudizio, e invece avvicinarsi anche qui un altro
proscioglimento per «non luogo a procedere».
La seconda è sempre giudiziaria ma più incerta, e concerne il
destino processuale dei coimputati di Mancini, che hanno in
comune alcune ma non tutte le accuse, e che magari avevano
appena fatto scelte (come quella di chiedere il
patteggiamento) ora spiazzate dall'apposizione del segreto di
Stato.
La terza è invece extragiudiziaria: ed è il senso più generale
degli interrogativi sulla natura dei rapporti - ora
formalmente attestati dall'apposizione di segreto di Stato da
parte di Palazzo Chigi - tra segmenti del controspionaggio
militare e importanti funzioni aziendali (come la Security) di
una grande società privata, cruciale nel delicatissimo
settore delle telecomunicazioni.
E' la seconda volta in poche settimane che la Presidenza del
Consiglio conferma un segreto di Stato opposto ai magistrati
da indagati appartenenti al Sismi. E' infatti appena accaduto
anche a Perugia, dove Palazzo Chigi ha avallato le
prospettazioni del generale Pollari sull '«archivio» di Pio
Pompa, cioè sul complesso delle informazioni che il
consulente del Sismi, poi assunto nel servizio segreto
militare, raccolse nell'ufficio di via Nazionale sul conto di
magistrati, giornalisti, politici: materiale ritenuto dalla
Procura umbra illecito perché realizzato «facendo uso di
somme, risorse umane e materiali del Servizio utilizzati per
scopi palesemente diversi da quelli istituzionali».
[05-01-2010]
SISMI,
CHE POMPA! - dal 2001 al 2006 POLLARI & POMPA non avevaNO
di meglio da fare che raccogliere informazioni contro PRODI,
futuro rivale del Cavaliere - Fa impressione leggere uno
schema che accomuna il faccendiere socialista protagonista di
Mani pulite, Ferdinando Mach di Palmstein, al capo della
Polizia dell’epoca Gianni De Gennaro...
Marco Lillo per "il
Fatto Quotidiano"
Dossier
su Romano Prodi e Gianni De Gennaro, schemi improbabili sulle
relazioni tra il capo della Polizia e alcuni manager
chiacchierati e centinaia di pagine tratte da atti giudiziari
e documenti raccattati su Internet per mettere in cattiva luce
l'ex premier del centrosinistra.
Dalle
carte dell'inchiesta di Perugia contro l'ex capo del Sismi
Nicolò Pollari e contro il suo fido collaboratore, Pio Pompa,
appena chiusa dal pm di Perugia Sergio Sottani con una
richiesta di rinvio a giudizio per peculato e altri reati
minori, si scopre il retrobottega del Sismi. Era questo il
modo di procedere del servizio segreto militare, negli anni in
cui era diretto da Nicolò Pollari.
Durante
la precedente era Berlusconiana (dal 2001 al 2006) il Sismi
non aveva di meglio da fare che raccogliere informazioni
contro il futuro rivale del Cavaliere. Il duo Pollari-Pompa
aveva messo in piedi, con i soldi pubblici, una macchina
diffamatoria in grado di mettere in circolo tanto fango per
chiunque si opponesse al Cavaliere o comunque non fosse prono
ai suoi voleri.
La legge
che disciplina il servizio segreto militare è chiara:
"Il Sismi assolve a tutti i compiti informativi e di
sicurezza per la difesa sul piano militare dell'indipendenza e
dell'integrità dello Stato da ogni pericolo, minaccia o
aggressione. Ai fini suddetti il Sismi svolge funzioni di
controspionaggio". Punto.
Tra i
compiti del servizio non figura il monitoraggio degli affari
giudiziari del rivale del premier né i legami personali del
capo della Polizia. Eppure di questo si occupavano in via
Nazionale Pompa e la sua fedelissima segretaria Jenny. Finora
si conoscevano vagamente i contenuti di questi dossier.
Il Fatto
Quotidiano ha visionato l'intero archivio e ne vien fuori uno
scenario inquietante del quale si sarebbe dovuto occupare con
ben altra attenzione il Copasir. Invece il Comitato
parlamentare che dovrebbe tutelare i cittadini dalle
deviazioni del servizio, nella precedente legislatura non è
riuscito nemmeno a stilare una relazione critica su questo uso
politico e partigiano di un'istituzione così delicata.
Fa
impressione per esempio leggere nel "reperto Fc-5"
sequestrato dalla Digos in via Nazionale uno schema che
accomuna il faccendiere socialista protagonista di Mani
pulite, Ferdinando Mach di Palmstein, al capo della Polizia
dell'epoca Gianni De Gennaro.
Anche
perché a unire l'attuale capo dei servizi segreti a questo
mondo a lui così lontano,
secondo il
grafico in questione, sarebbero due personaggi tutt'altro che
secondari: Luciano Scipione (già indagato e poi assolto per
lo scandalo della cooperazione negli anni novanta) e Luciano
Pucci, un ex manager Telecom che dopo essere stato consulente
del ministero dell'interno è ora a capo della Seicos, la
società di Finmeccanica in pole position per rilevare il
grande business delle intercettazioni telefoniche.
Tra le
carte sequestrate nel 2006 nell'ufficio di via Nazionale che
secondo i pm milanesi provavano le attività abusive svolte in
via Nazionale, oltre a quelle su De Gennaro, molte
riguardavano Romano Prodi. I dossier risalivano al 2003 e
miravano a mettere in cattiva luce il futuro rivale di
Berlusconi su due vecchie vicende: Telekom Serbia e il caso
Cirio-Bertolli-De Rica.
La
cessione del polo alimentare pubblico nell'epoca in cui Prodi
era presidente dell'Iri, era stato oggetto di un'inchiesta
chiusa con un'archiviazione nel 1999. Ma Pompa conservava
tutti gli atti giudiziari che potevano imbarazzare il
professore, reperiti chissà come.
Proprio
il 5 maggio del 2003 Silvio Berlusconi aveva attaccato il suo
futuro rivale sulla cessione della Cirio nell'aula del
processo Sme, durante la sua audizione. E Prodi era stato
costretto a pubblicare sul sito dell'Ue una replica
(conservata nell'archivio di via Nazionale). L'altra
operazione nel mirino del Sismi era l'acquisizione della
società serba di telecomunicazioni, avvenuta quando Prodi era
presidente del consiglio nel 1997, e al centro di un'inchiesta
giornalistica pubblicata da Repubblica nel 2001.
Quando
era stato assunto con la benedizione di Berlusconi, nello
staff del capo del Sismi come consulente, nel novembre 2001,
Pompa aveva scritto al Cavaliere: "Voglio impegnarmi a
fondo nella tutela e difesa della straordinaria missione che
scandisce la Sua esistenza. Sarò, se lei vorrà anche il Suo
uomo fedele e leale". Non c'è da stupirsi poi se questo
funzionario che si proclama servo di chi lo ha assunto e non
servitore dello Stato, raccoglie dossier contro Prodi sul caso
Telekom Serbia.
A
stupire è invece il metodo. Giornali amici, servizi deviati e
commissioni parlamentari si muovano come un sol uomo per
infangare i rivali del Cavaliere. Nel febbraio del 2002
"Libero", diretto da Vittorio Feltri apre a tutta
pagina con il titolo: "Milosevic parla, l'Ulivo
trema". Pompa prende spunto dall'editoriale di Renato
Farina (consulente retribuito dal servizio) per scrivere:
"Non a caso l'editorialista sottolinea di volersi
riferire agli affari intrattenuti con l'ex presidente ‘dagli
italiani e più precisamente dal governo Prodi'.
Governo
di cui faceva parte "Carlo Azeglio Ciampi, il quale è
materialmente il ministro che versò i denari". Pompa
cita l'"asse Prodi-Micheli" per poi elencare i
manager Stet al centro dell'Affaire. Manager che poi
ovviamente saranno tutti convocati dalla commissione
parlamentare diretta dal centrodestra.
Pompa già
allora dettava la linea: "I vertici di Stet International
e della Telecom, da indiscrezioni, risultavano informati che
il contratto corrispondeva formalmente a 1.500 miliardi mentre
di fatto ne sarebbero stati versati 2.500". Tutte cifre
poi smentite dalle inchieste. Ma buone per far girare il
ventilatore della calunnia.
[08-01-2010]
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Videoinforma : www marcobava.it
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
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www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
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LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
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Cromo esavalente nella Dora a Torino
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In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
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Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
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Votare SI
per affermare il prevalere dell’interesse pubblico su quello privato di
una minoranza armata
Votare SI
per proteggere specie a rischio di estinzione affinché possano essere
ancora viste dalle future generazioni
Votare SI
per restituire a tutti i cittadini la gioia di frequentare in sicurezza
la domenica boschi, monti, campagne, aree naturali senza il rischio di
essere impallinati
Votare SI
per contenere l’attività venatoria all’interno di regole più severe e
meno contrastanti con l’interesse generale
Votare SI
per contrastare gli eccessi dell’attività venatoria
Votare SI
perché la fauna selvatica è un patrimonio di tutti che merita di essere
preservato
Le ragioni del SI
www.referendumcaccia.it .
A breve avremo la data!
Per favore fa circolare il messaggio tra le tue amiche ed i tuoi amici
piemontesi! |
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