|

|
E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla
mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime
assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a
darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :
marcobava@email.it
vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa !
Mb |
|
LA
MAPPA
DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio
di:
- visitarlo
periodicamente
- usare questa
pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
- di avere pazienza
nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE,
potrebbe essere lento.
- MARCO BAVA
fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati
finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima
diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e
omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto
responsabile.
- Questo servizio
non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e
non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
- MARCO BAVA non
potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza
derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute
dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da
ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non
consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.
QUESTO
SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb (
fondati da FIAT-IFI ed ora
http://www.laparola.net/di
RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO
NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !
se vuoi essere
informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email
ATTENZIONE !
DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI
MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I
FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO
NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare
documenti
inviatemi le vostre segnalazioni e i vostri commenti e consigli
email.
GRAZIE !
|
|
LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA
FORZA E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche
imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.
Che lo Spirito Santo porti buon senso e
serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' ! |
| LA
mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,
perche' DIO ESISTE, ANCHE SOLO per assurdo.
IL MONDO HA
BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO'
CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !
PER QUESTO IL
MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !
LA VIOLENZA
DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI
che potrebbe stare dietro a Berlusconi.
IL GOVERNO
DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI, IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO
perche' vetusto obsoleto e compromesso !
E' UN GIOCO AL
MASSACRO dell'arroganza !
SE NON CI
FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !
TU SEI UN
SOLDATO ?
COMUNICAMI cio'
pensi !
email
|
Riflessioni ....
I rapporti umani, sono tutti unici e
temporanei:
- LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E
RISPARMIO.(02.02.10)
- Se non hai via di uscita,
fermati..e dormici su.
- E' PIU' DIFFICILE
SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
- Ciascun uomo vale in funzione
delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
- Vorrei ricordare gli uomini
piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto
fare !
- LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA
MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE
PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
- PIU' I MEZZI SONO POVERI X
RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
- L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA
MORTE.
- MEGLIO NON ILLUDERE CHE
DELUDERE.
- L'ITALIA , PER COLPA DI
BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
- IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3
VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU'
POVERI ALMENO 2 VOLTE.
- LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI
DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',
QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ' CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE
E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL
10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE
CHIESE)
- la vita eterna non puo' che
esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento
di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
- SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA
VERAMENTE UNA STRADA.
- QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI
CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
- L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER
AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
- IL PRESENTE E' FIGLIO DEL
PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
- L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER
DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
-
L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E
DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
-
BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
-
GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI
TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
- IL DISASTRO
DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE
STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
- Quante
testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate
per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
-
I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI
PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI
SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)
-
L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne'
temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata
per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la
cruna di un ago ..."
-
sapere x capire (15.10.11)
-
la patrimoniale e' una 3^
tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)
L'obiettivo di
questo sito e una
critica costruttiva PER migliorare IL Mondo .
-
PACE NEL MONDO
- BENESSERE
SOCIALE
- COMUNIONE
DI TUTTI I POPOLI.
- LA
DEMOCRAZIA AZIENDALE
|
| L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA
PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI
GESU'. 15.06.09 |
| DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA
PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI
GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09) |
- GESU' HA UNA
DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7
The
InQuisitr -
La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino
di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di
Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor,
responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno
parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.
06.09.11
|
Annuncio
Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !
Cari Utenti
Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo
devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.
E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.
E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti,
vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni
concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete,
qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta
arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o
almeno non ora.
Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa
decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le
possibili alternative...
Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti
finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.
Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di
pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.
Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione
alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni,
l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il
quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare,
configurare, testare, reingegnerizzare...
Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di
tutti i vostri contenuti (file e db)
ENTRO IL 6 DICEMBRE.
Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o
nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.
Grazie,
Giuseppe - Tommaso
HelloSpace.net
io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta
creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un
nuovo sito parallelo a questo :
www.marcobava.it
|
|
IL BAVAGLIO della Fiat nei miei
confronti:
|
IN DATA ODIERNA HO
RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del
gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con
attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso
cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi
amministratori. Fatte salve iniziative
autonome anche
davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal
proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora,
veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie
tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per
tutelare le quali mi riservo iniziative
esclusive
dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09
|
|
| TEMI SUL
TAVOLO IN QUESTO MOMENTO: |
|
NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE
2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE
STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...
3) TELELAVORO
4) Commercio equo-solidale.
5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN
6 ) NO TETRAPAC |
| SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL
SUICIDIO SOSPETTO
DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore
(info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo
su questo sito , indicando il tuo nome cognome
indirizzo codice
fiscale ti verrà inviato per contrassegno che
pagherai alla consegna. |
|
TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI
EDOARDO AGNELLI come dimostra
l'articolo sotto riportato:
È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI
IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO
IL TESORO DI FAMIGLIA
Ettore Boffano
e Paolo
Griseri per "Affari&Finanza"
di "Repubblica"
È una storia di
soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione
più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e
100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che
contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con
la
madre Marella Caracciolo.
Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi
accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo
fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver
ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e
contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro,
depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto
ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".
È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di
una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel
24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se
n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80
e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi
suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a
succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.
Altri nomi e
altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio
di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John
"Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della
società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia,
la
"Giovanni Agnelli & C. Sapaz".
L'amarezza di
quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla
riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia
industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite
strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se
con scarsi risultati.
E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare".
Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione,
"Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire
nel
1999 a
Vaduz, quando
la figlia
Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi
Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese"
annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal
primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il
conte Serge de Pahlen).
"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È
la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)»,
spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una
volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti.
Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto
il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.
E sempre la
pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome
del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il
capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato
dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo
del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli.
Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di
Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da
Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I
sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe
dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero
di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande
Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.
PATTO
2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA
Ecco, è proprio
qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al
pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra
degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici
dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale,
nella procura della Repubblica di Milano.
Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che
Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e
che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto
della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha
affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in
francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner,
stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les
Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni
Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a
Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.
Anni di
reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno
consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e
Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il
controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il
giudice torinese
Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile
che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.
Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società
"Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in
mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto
è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.
Il 10 aprile
1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento
al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla
figlia e al nipote, conservando per sé
il 25 ,38.
Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per
cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona
il 25 ,4
per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta
con il 58,7.
Quando il notaio
torinese Ettore
Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della
donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli
spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver
chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo
scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il
civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore
testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti
al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei
miei diritti».
Nel frattempo, entra in possesso di un documento in
lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi
confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata
trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine
italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti",
stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di
Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su
quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a
favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia
la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere
ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio
con Lavinia Borromeo.
Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle
rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of
assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro,
105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da
Morgan Stanley
nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di
pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova
che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande
Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi
legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.
Il 27 giugno
2007, l
'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles
Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita
ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si
chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il
codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie
procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il
presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni
di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" (
la finta Opa ).
Si tratta della
clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla
società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la
raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della
Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa
sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie
dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico
proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò
che ancora manca all'eredità.
Anche questa
ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti"
gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto
la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di
compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi
legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno
rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto,
anche la nullità del patto successorio.
Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora
proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e
Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto
che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di
confermarne
la validità. Se
però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in
discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la
guida istituzionale della galassia Fiat.
Le ultime
possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura
di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di
Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni
di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.
L'escalation
giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero
dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali
ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di
una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E
sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino,
che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.
WSJ:
LA LUCE
INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un
articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla
successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo
dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la
morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato
tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un
miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi
conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».
L'articolo fa
presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron
dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere
nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta
appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo
re non ufficiale».
Secondo il
giornale,
qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal
piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista
Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova
leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di
sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino,
Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del
processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».
[19-11-2009]
|
|
grazie a Dio , non certo a Jaky, continua la ricerca
della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di
Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto, ora
il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso
che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino
alla verita'. Mb -01.10.10 |
edoardo
agnelli |
|
Mondo AGNELLI :
Cari amici,
Grazie mille per vostro aiuto con
la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e
Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in
inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA;
sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie
possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi
invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’
stato girato il video in You Tube. )
http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0
Thanks again,
Jennifer
Un libro che riporta palesi falsita'
sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con
Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad
ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta.
Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a
19 euro! www.marcobava.it |
Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo
d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha
ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb
1- A 10 ANNI DALLA
MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2-
MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI
DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME.
DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA
500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO
DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO
ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI
EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE.
INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN
VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL
MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A
SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO.
E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO
SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO.
MA NESSUNO SE LO FILA -
Michele Masneri per
Rivista Studio (www.rivistastudio.com)
"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non
sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo
racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto
di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat,
Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95),
primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di
Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista
(per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di
"bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e
marchionnismi) ci hanno abituati.
E partiamo da
Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi
cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco
identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione
fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato).
L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di
più.
Sul Foglio dell'11
febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani
(conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco
Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger,
indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato
dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha
portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a
condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in
cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta
di stringere la mano al rappresentante della Fiat".
Clark non solo
conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me
l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa,
Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che
notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase
precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà".
Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco,
più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può
chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno
giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non
proprio pentito, ma insomma...".
Sempre coi sindacati,
Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield,
volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a
ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è
vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso
e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa
tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi
presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New
York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto
alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.
Anche qui Clark spiega
una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo
molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il
presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione,
Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York.
Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi
vedere piangere.
Attenzione, però,
perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I
almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York
Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot
insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di
uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi
realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere
va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che
stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione.
"Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".
Famiglia Agnelli
Piangere va bene ma è
meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa,
"mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana,
Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010:
Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua
vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500
arancio di famiglia.
Ma Marchionne, a sua
insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori,
che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo
amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la
Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica
marchionniana).
À rebours. In fondo il
libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la
fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato.
"Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei
maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo
look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti,
conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo
è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del
gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat
i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del
midwest".
"Però in America pochi
si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno
nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per
suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando
ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente
stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel
1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.
Ma tra i ricordi
agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è
forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio
sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è
andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché
un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono
tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e
per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le
sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui
chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.
Una telefonata ad
Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue
giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le
conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante
iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue
finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi,
incredulo.
Manda qualche mail (le
password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia,
sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo
computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione:
per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente,
guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si
butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una
persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte,
con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato
così", dice alla persona di servizio.
|
| SE VUOI COMPERARE IL
LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email
all'editore (info@edizionikoine.it)
indicando che hai letto questo prezzo su questo sito , indicando il tuo
nome cognome indirizzo codice fiscale , il libro ti verrà inviato per
contrassegno che pagherai alla consegna. |
TORINO 24.09.10
GENTILE SIGNOR DIRETTORE
GENERALE RAI
CONSIDERAZIONI SULLA
TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL
23.09.10.
1)
Minoli dichiara più volte che intende fare
chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio
confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il
suicidio in quanto :
a)
dall’esame esterno effettuato dal dott.
Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale –
Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre
che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono
formulare le seguenti considerazioni:
“E’ esperienza comune
come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di
un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da
un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo)
quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o
di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione
del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza
superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque
sufficientemente profonde”
“L’arresto del corpo
nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di
tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro
movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di
sostegno”
“Nel caso di
precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi
altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello
sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su
un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi
lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei
costali procidenti nella cavità toracica”
“Le lesioni esterne
cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono
caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si
producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli
intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.
Talora la presenza di
indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da
impatto diretto contro la superficie d’arresto”
Nell’esame esterno, il
dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:
-
Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni
cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola
breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa
nasali.
Tali lesioni sono
indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso
bocconi.
-
Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta
(collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.
Cosa c’entra
l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un
fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)
-
Addome: escoriazioni multiple
L’escoriazione è
normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente
contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni
sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?
-
Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al
palmo della mano.
Può essere compatibile
con una caduta di questo tipo
-
Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio.
FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.
Come se le è
procurate? Era vestito con le maniche lunghe?
Deve esserci una
perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito
di frattura scomposta avambraccio
-
Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale
interna
Valgono le stesse
considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno
coscia presumibilmente
-
Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni
diffuse faccia mediale esterna.
Da quello che si
desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora
è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione
profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E
poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è
l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?
-
Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx.
Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.
Osso mascellare quale?
Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici
gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione
cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio
del cranio).
Direi che di materiale
ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta
dinamica della precipitazione.
b)
Il dipendente dell’autostrada non poteva
vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il
pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non
collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale
“non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice
non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la
“abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps
per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre
indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere
la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non
parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se
muore sul colpo? Da dove proveniva?
c)
Il medico Testa come fa da una foto ad
individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi
e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un
ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto
l’autopsia ?
d)
Il cranio di E.A potrebbe essere stato
colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la
foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.
e)
come mai il magistrato prima di chiudere il
caso autorizza il funerale ?
f)
io non ho mai sostenuto che E.A sia stato
buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato
forse strangolato , viste le echimosi sul collo .
g)
certo lo collana non provoca echimosi
perché un frega cadendo da 73 metri.
2)
autosuggestione non può averla il pastore
ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i
fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in
quanto :
a)
non esistono prove che abbia chiamato gli
amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?
b)
inoltre non risulta da alcun atto
d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché
proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la
possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.
c)
A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo
REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non
gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne
aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia
chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !
d)
Gelasio fa un discorso senza logica si
commenta da se !
e)
Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha
visto la buca nel terreno ?
f)
Un impatto a 150 km ora di un auto fatta
per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo
le auto senza carrozzeria sono più sicure !
g)
Certo che e possibile scavalcare il
parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era
in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se
non ne avesse avuto bisogno !
h)
Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse
aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ?
Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica
di E.A !
i)
Del tutto illogico il ragionamento di
Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3
giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso
come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di
raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!
j)
Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di
lettura opposte : Sodero dice che E.A aveva paura del dolore
fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva
farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una
terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della
pallottola di Kennedy !
k)
Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A
non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?
i.
Se lui non firma un documento non chiede un
bel nulla
ii.
Il documento lo hanno preparato legali e
notaio
iii.
Gelasio e Lupo affermano che non voleva
entrare nella Dicembre
iv.
Altro indice di superficiale faziosità di
Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi
sono tutti gli Agnelli !
v.
Come non corregge neppure l’errore
riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.
vi.
Mi domando chi preparasse a Minoli le
interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’
troppo bravo per lui ?
Concludo quindi
logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto
anzi la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi
raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e
come e quando vuole. Molte cordialita’.
MARCO BAVA
|
EDOARDO
AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di
Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca
parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli
su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per
anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un
omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle
pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.
20-09-2010]
|
|
1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO
NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A
CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA
CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI
- EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI
“ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI
PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA
APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È
STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL
MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA
L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE
LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA
NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA
UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E
CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA
Gigi Moncalvo
per "Libero"
«Adesso si mettono a confutare anche le poche
cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai
contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne
eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu
solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di
un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal
Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella
tragica mattina ci fosse un altro medico legale».
E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di
qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la
sepoltura in modo da poter portare via al più presto il
cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e
di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa
storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate
dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi
sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una
nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.
Nel dispaccio, che cita anonime «fonti
investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno
coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno
e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si
affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per
espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore»,
fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che
nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era
presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile
trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche
righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli
atti come andarono veramente le cose.
NIENTE
AUTOPSIA
- Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il
dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso
la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore
Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve
memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del
cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di
"esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve
memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a
Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».
«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo
il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di
Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere,
conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17
righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro
il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro
il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale
esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni
viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe
apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della
causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un
grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».
Quindi in due precise circostanze, di suo pugno,
sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma
di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli
importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni,
l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.
UN'ORA INVECE
DI TRE
- Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla,
addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore".
Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato
il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che
fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della
visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a
Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del
corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria
del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu
conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande
precipitazione».
Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il
primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera
mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del
cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella
memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha
impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È
davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve
lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo
sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli
inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla
"morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria
cominciare l'esame necroscopico.
Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e
il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e
i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non
poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso,
caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista
la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella
camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in
tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non
chiarisce un altro mistero.
Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico
del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché
1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in
un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a
Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero"
(Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne
chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era
stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le
15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli
inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano
problemi, era tutto chiaro».
LE STRANEZZE -
Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in
considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente
intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo
di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di
aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla
sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no?
«Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era
quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire,
se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto
consigliare l'autopsia: perché non lo fece?
«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e
sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di
strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo
era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il
cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra
ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una
stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non
c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal
libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in
servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni,
specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in
giurisprudenza.
«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto
il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in
servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il
quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a
Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni.
Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in
cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi
chiamò».
E il dottor Ellena? «Era il mio superiore
gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il
certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo
evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul
posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho
intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il
dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva
preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai
di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o
modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai
eseguita".
Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si
trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È
l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre
decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a
coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in
cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era
sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che
doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può
decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si
deve attenere a quanto il magistrato dispone».
Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è
possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni
vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più
assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni
evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza
la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i
mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un
paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in
montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».
Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in
pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei
giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In
una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati»
poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo
esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini
si infittisce ancora di più...
L'AVVOCATO
- Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita
«per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato
tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato -
evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un
"ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se
l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile
prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi
casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la
volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si
volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le
viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così
martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare
di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo
sangue.
Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli
a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare
di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un
tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla
droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia
spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre
prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci
ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel
presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da
lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul
Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la
memoria.
27-09-2010]
|
| il 17.11.12 si
terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI
nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA
ang.V.PACCHIOTTI. |
|
|
<http://rassegna.governo.it/>
.
|
DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA
DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL
DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL
PRESIDENTE DELLA CAMERA
PDF -
http://bit.ly/eTwkdL 17-01-2011]
|
|
| NON
DIMENTICARE CHE: Le informazioni
contenute in questo sito provengono
da fonti che MARCO BAVA ritiene affidabili. Ciononostante ogni lettore
deve
considerarsi responsabile per i rischi dei propri investimenti
e per l'uso che fa di queste di queste informazioni
QUESTO SITO non deve in nessun
caso essere letto
come fonte di specifici ed individualizzati consigli sulle
borse o sui mercati finanziari. Le nozioni e le opinioni qui
contenute in sono fornite come un servizio di
pura informazione.
Ognuno di voi puo' essere in grado di valutare quale
livello di
rischio sia personalmente piu' appropriato.
MARCO BAVA
|
|
IL MIO LIBRO "L'USO DELLA
TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED
ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,
e' ora disponibile presso di me
e
basta ordinarlo via email al
costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie
esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e. |
| |
ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA |
|
ciao blogger de
LaStampa.it,
come ti avevamo annunciato in Aprile, il servizio blog La
Stampa verrá chiuso a breve.
Se vuoi che il tuo blog venga migrato su TypePad, dovrai
aumentare il tuo livello d’iscrizione ad un livello a pagamento (per
ulteriori dettagli, vai su
http://www.sixapart.com/it/typepad/prezzi/index.html).
Una volta scelto il tuo livello, comunicacelo con una
mail all’indirizzo
contactit@sixapart.com prima del 23 dicembre, indicando il livello
scelto e l’URL del tuo blog. Tieni presente che poi il tuo URL diventerà
da myblog.blog.lastampa.it a myblog.typepad.com.
Altrimenti puoi esportare il contenuto del tuo blog
andando su "Blog > Parametri > Importa/Esporta" per usarlo su un’altra
piattaforma a tuo piacimento.
Ti consigliamo di avvisare i tuoi lettori che il cambiamento avverrà il
6 gennaio 2010.
Per qualsiasi ulteriore informazione, non esitare a
metterti in contatto con il nostro staff di supporto TypePad,
all’indirizzo
contactit@sixapart.com
Cordiali saluti
La Stampa e lo staff TypePad
|
| |
|
BANCO POPOLARE
FINANZIA I SEGRE, CON IL PEGNO MEDIOBANCA
M. Ger. per il "Corriere
della Sera" - Cento milioni di euro sul fronte corporate;
un conto titoli carico di azioni Mediobanca sul fronte private. Tra la
famiglia Segre e il gruppo Banco Popolare i rapporti sono assai stretti
e passano principalmente dalle controllate Popolare Novara e Popolare
Lodi. È di un mese fa la chiusura di un contratto di finanziamento da
100 milioni di euro tra l'Ipi della famiglia Segre e le due banche
popolari che contestualmente hanno ipotecato una serie di immobili del
Lingotto di Torino (parcheggi, magazzini, uffici, l'hotel 5 stelle
«Art+Tech» , ecc.).
I soldi (75
milioni erogati da Novara, il resto da Lodi) servono a rifinanziare
l'indebitamento a breve e a sostenere l'esigenza di cassa del gruppo.
Ipi era il braccio operativo di Fiat nel settore immobiliare, poi ceduto
nel 2004 all'immobiliarista Danilo Coppola e rilevato dai Segre nel
2009. Il fronte privato dei rapporti Banco Segre riguarda invece un
deposito titoli piuttosto corposo che Franca Bruna Segre gestisce alla
Popolare Novara. In quel dossier la storica commercialista di Carlo De
Benedetti avrebbe un investimento di svariati milioni di euro solo in
titoli Mediobanca. E anche quei titoli sarebbero in pegno alla banca.
15-12-2010]
|
|
I SEGRE E LA PASSIONE EFFIMERA PER I PALAZZI...
L. G. per "Il
Sole 24 Ore" - «Non li venderemo mai»,
avevano assicurato dalla famiglia Segre riferendosi ai
due prestigiosi immobili acquistati da Danilo
Coppola,uno in via Manzoni e l'altro in via
Montenapoleone, a marzo 2008. Manco a dirlo. Dopo due
anni i due palazzi sono passati dal portafoglio dei
Segre a quello della controllata Ipi. Un passaggio
tecnico, certo, se non fosse che, proprio quei due
immobili, sono stati il punto di svolta per il
salvataggio di Coppola.
Comprando quei due palazzi dall'immobiliarista per 85
milioni, i Segre hanno assicurato a Coppola, in quel
momento costretto all'angolo da Bim - la banca di cui i
Segre stessi sono soci-la liquidità necessaria per
mantenere la presenza nell'azionariato della Ipi, che
stava per chiudere un aumento di capitale da 30
milioni.Un'accortezza che allafine ha consentito a
Coppola di raccogliere ancora un po' di liquidità
quando, sempre i Segre, sono saliti al controllo di Ipi.
Chissà che ora non vendano pure quella.
07.09.10 |
I SEGRE
LASCIANO BIM. ARRIVA VENETO BANCA: OPA A 4,5 EURO, UN PARACADUTE
PER LA SIGNORA FRANCA - IL LORO CLIENTE STORICO ERA UN CERTO
CARLETTO DE BENEDETTI…
Gianluca Paolucci
per
la stampa
I Segre
lasciano Banca Intermobiliare. Dopo mesi di tensioni tra i soci
storici (i Segre da un lato e le famiglie Giovannone, Scanferlin e
D'Aguì dall'altro), a prendere le redini della situazione sarà
Veneto Banca, entrata nel 2008 con il 40% nella holding Cofito -
che controlla il 52% di Bim - e rimasta finora in una posizione
più defilata. L'operazione prevede la fusione per incorporazione
della stessa Cofito e Veneto Banca Holding. Giovannone, Scanferlin
e D'Aguì si sono già impegnati a a votare a favore della fusione,
mentre i Segre, con la loro holding Mi.mo.se. eserciteranno il
diritto di recesso a 25,6 euro per azione, con un incasso di circa
40 milioni di euro.
Una volta
completata la fusione, Veneto Banca avrà il 55% di Bim e lancerà
un'opa sul flottante al prezzo di 4,25 euro per azione in
contanti. A questo punto, Pietro D'Aguì, attualmente
amministratore delegato dell'istituto che manterrà la carica nache
dopo la fusione, acquisterà da Veneto Banca il 10% diretto in Bim
allo stesso prezzo dell'offerta, ovvero 4,25 euro per azione.
Veneto Banca si è inoltre impegnata a non scendere sotto il 50,01%
del capitale di Bim e a ripristinarne il flottante nel caso che le
adesioni all'opa superino il 90%, per far sì che l'istituto resti
quotato a piazza Affari.
L'operazione, che valorizza il 100% di Bim circa 670 milioni di
euro, è stata molto ben accolta a Piazza Affari. Il titolo,
sospeso per gran parte della seduta in attesa della nota
ufficiale, è stato scambiato solo nel finale e ha chiuso in
progresso del 4,87% a 4,2 euro. L'uscita di Franca Segre, per anni
vera «dominus» della banca, potrebbe però essere solo un
arrivederci.
Nell'ipotesi
- invero remota - di una bocciatura dell'operazione da parte delle
rispettive assemblee o di ostacoli di natura autorizzativa,
l'accordo tra Mi.mo.se e Veneto Banca prevede infatti il reintegro
di Franca e Massimo Segre nel board di Bim, con Franca nel ruolo
di presidente. Un cambio al vertice era nell'aria da tempo. Le
tensioni i dissidi tra i Segre e gli altri soci erano esplosi con
il caso di Danilo Coppola, l'immobiliarista romano cliente di Bim
e dello studio di commercialisti dei Segre, memorabilmente
definito dopo l'arresto «come un figlio» dalla signora Franca.
Dopo aver
dissentito sulla decisione della banca di escutere il pegno sulle
azioni Ipi di Danilo Coppola, l'estate scorsa la commercialista
torinese era scesa direttamente in campo con tanto di
Opa-salvagente che ha permesso a Coppola di non uscire con una
debacle totale dalla stagione dei «furbetti», con la Ipi ha tra
l'altro girato a Coppola l'area milanese di Porta Vittoria.
Adesso la
scommessa è piuttosto quanti clienti del «salottino» torinese,
magari più legati ai Segre, lasceranno Bim, che negli anni ha
avuto tra gli azionisti figure come Luca Montezemolo e Carlo De
Benedetti. Veneto Banca ha fornito ampie rassicurazioni sul
mantenimento dell'autonomia e la conferma di D'Aguì - che sarà
affiancato da Roberto Ruozi alla presidenza - va nella direzione
di fornire garanzie in questo senso alla base dei clienti, un
ricco portafoglio costruito negli anni.
Torino si
conferma invece come piazza privilegiata per Veneto Banca. Il
piccolo istituto di Montebelluna, che solo poche settimane fa ha
partecipato, tramite Ferak, all'acquisto di azioni Generali in
tandem con la Fondazione Crt e si prepara a fornire il supporto
finanziario all'operazione, con Bim diventerà infatti la decima
realtà bancaria italiana per masse amministrate, come ha ricordato
l'ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli.
[07-04-2010]
|
BANCA
INTERMOBILIARE: SOSPESA IN BORSA, ATTESA NOTA...
(Adnkronos) -
Le azioni ordinarie Banca Intermobiliare e le obbligazioni
convertibili della stessa Bim sono temporaneamente sospese dalle
negoziazioni in attesa di comunicato. Lo comunica Borsa Italiana.
9
-BANCA INTERMOBILIARE: VENETO BANCA LANCIA OPA A 4,25 EURO...
(Adnkronos) -
Veneto Banca Holding acquisira' il controllo di Banca
Intermobiliare attraverso la fusione per incorporazione di Cofito
in Veneto Banca Holding. L'istituto lancera' quindi un'Opa
obbligatoria sulle azioni Bim a 4,25 euro per azione in contanti.
14.4.10 |
M&C:
Tamburi vende il 2,3% e va al 12,7%, sale la famiglia Segre
Radiocor - Tamburi vende il 2,3% di
Management & Capitali mentre compra la Cofito della famiglia Segre. E'
quanto emerge dalle comunicazioni relative a partecipazioni rilevanti
della Consob. Nel dettaglio, Tamburi, attraverso Secontip,
ha venduto il 17 agosto parte della sua partecipazione nella societa'
scendendo dal 15,037% al 12,761% come anticipato oggi da Il Sole 24 Ore.
Piccoli acquisti, invece, per la Cofito della famiglia Segre che
proprio come Tamburi ha lanciato un'Opa sulla societa'.
La finanziaria torinese e' passata dal 5,735% al 6,011% attraverso
un'operazione datata 10 agosto. Diego Della Valle vede
salire la sua quota dal 3,630% al 4,218%, ma solo per la riduzione del
capitale di M&C, l'operazione porta infatti la data del 19 settembre
2008.
La Consob ufficializza anche l'operazione di Alessio Nati che
attraverso Alna srl ha sottoscritto un contratto per comprare il 21 agosto
il 5,272%. La data del contratto e' il 14 agosto, la stessa in cui
Sal.Oppenheim ha comunicato di aver sottoscritto un contratto per cedere
la sua quota, scendendo cosi' sotto il 2%.
3 - Volkswagen crolla
del 14% in Borsa
Sole 24 Ore - Nel giorno in cui il Qatar ha acquistato da
Porsche opzioni equivalenti al 50% delle azioni privilegiate Volkswagen,
la casa automobilistica tedesca è crollata in Borsa facendo segnare a
fine seduta -14%. A pesare sui titoli di Wolfsburg, oltre ai commenti
negativi di alcuni analisti quanto alla prevista fusione con Porsche, sono
in particolare le indiscrezioni di stampa secondo cui il Qatar avrebbe
pagato alla Porsche poco più di metà del prezzo di mercato per le azioni
ordinarie Volkswagen nell'ambito dell'operazione annunciata la scorsa
settimana.
Intanto la casa automobilistica deve fronteggiare lo sciopero dei
dipendenti nello stabilimento messicano di Puebla : in tre giorni di
protesta la fabbrica produrrà 4.500 auto in meno.
|
CRONACA DELLA FINE DEI SOGNI DI UN INGEGNERE – GIANNI TAMBURI E I
SEGRE IN LOTTA PER M&C, LA SOCIETà CHE DE BENEDETTI LANCIò NEL 2006
PER RISANARE E INVESTIRE: IN 3 ANNI CI HA SPESO 75 MLN €, ORA SPERA DI
INCASSARNE 50…
Giulio Piovaccari per
"Il Giornale"
Il primo risultato è stato di far lievitare il titolo della
Management & Capitali ai massimi dell'anno. In netta controtendenza
rispetto alla seduta negativa di Piazza Affari, il rialzo è stato del
2,78% a quota 72 centesimi di euro. Gli investitori si sono appassionati
a questa battaglia estiva che, dicono in molti, potrebbe riservare
ancora colpi di scena dopo l'Opa della famiglia Segre del 7 giugno e la
controfferta della Tamburi Investment Partners (Tip) giunta giovedì
sera.
L'ago della bilancia sarà senz'altro Carlo De Benedetti,
che lanciò il fondo nel 2006, con grandi propositi, ma che in tre anni
ha concluso giusto una manciata di operazioni, provocando qualche
perdita all'Ingegnere: fino a 25 milioni in tre anni. Il cda di M&C
si esprimerà presumibilmente tra una ventina di giorni in merito alla
contro-Opa. La posizione della società sulla prima offerta era stata
neutrale: congrua dal punto di vista dei valori di Borsa, meno se si
guarda al patrimonio netto. E azionisti lasciati liberi di aderire o
meno.
In ballo c'è il controllo del fondo di turn around: non ha attività
particolarmente ricche (le pellicole della Cuki e la partecipazione
nella società tedesca Treofan) e ha già deliberato la riduzione del
proprio capitale per restituire gran parte della cassa agli azionisti
(254 milioni su 300), avendo stabilito che non ci sono in questo momento
potenzialità di sviluppo nel breve termine.I
Ma ugualmente quel che resta fa gola, in una fase di mercato così
delicata: una sessantina di milioni di cassa (di cui comunque circa
dieci già a servizio degli investimenti esistenti) più il patrimonio.
Il valore complessivo del fondo, per ogni singola azione, è stato
stimato in quasi 12 centesimi di euro.
«Quello che c'è dentro mantiene comunque un
valore per noi» ha detto al Giornale Giovanni Tamburi.
«Non credo ci siano molti dubbi su quale offerta preferire, visto che
la nostra è già migliorativa solo nella parte in cash» spiega il
numero uno di Tips.
I Segre, attraverso Mimose, offrono
8 centesimi ad azione in contanti. Più complessa l'offerta Tip: 9
centesimi in contanti più una parte variabile in azioni, mettendo sul
piatto un premio potenziale valutabile tra il 24,35% e il 27,86%. In
pratica la prima offerta totalizza 37 milioni di euro, la seconda
potrebbe arrivare a 53.
Fin qui i numeri dell'offerta. Ma in questa storia non ci sono solo
numeri, ci sono anche un po' di «pepe» finanziario. Ci sono i Segre
(peraltro impegnati anche nell'acquisto del controllo della Ipi, la ex
immobiliare di Danilo Coppola), che mantengono con De
Benedetti consolidate relazioni «torinesi». E c'è Giovanni
Tamburi, che solo l'anno scorso era entrato nel capitale di
M&C, stringendo un patto di sindacato con l'Ingegnere.
I rapporti, a quanto di dice, non sarebbero più così buoni, come
dimostra la recente richiesta dell'ex capo della Olivetti di rompere
l'accordo con tanto di disputa legale sulle modalità della separazione.
Ma Tamburi ci tiene a precisare: «La stima e la
fiducia nei nostri soci non è mai stata in discussione. E sarebbe
sciocco pensare che un'Opa venga lanciata sulla base di screzi e non
della convenienza economica».
Qualunque cosa decida Carlo De Benedetti (che
recentemente si è detto a favore delle soluzioni di mercato) dovrebbe
chiudersi un'avventura non proprio fortunata per l'ex numero un di
Olivetti. Dal 2006, da quando M&C è sbarcata in Borsa il saldo
dell'Ingegnere è negativo.
La sottoscrizione dell'aumento di capitale iniziale e i successivi
incrementi dell partecipazione gli sono costati tra i 65 e i 75 milioni.
Entreranno invece una cinquantina di milioni con la distribuzione della
liquidità e con l'eventuale adesione a una delle due Opa. Di dividendi,
invece, in tre anni non se ne sono mai visti.
[13-07-2009]
PER QUELLO SPORCO MILIARDO DI EURO - LA CASSAZIONE HA SENTENZIATO CHE
LA SENTENZA SUL LODO MONDADORI (LA CASA EDITRICE ANDò AL CAV.) FU
COMPRATA – ORA DE BENEDETTI VUOLE IL RISARCIMENTO: 468 MLN € CHE CON
GLI INTERESSI FA 1 MILIARDO TONDO TONDO…
Rinaldo Gianola per "l'Unità"
L'istruttoria è finita. Il caso «è a sentenza», dicono gli
avvocati. Il giudice monocratico Raimondo Mesiano della decima sezione
civile del Tribunale di Milano ha ormai raccolto tutte le informazioni
necessarie per pronunciarsi, pare in tempi ormai ravvicinati (salvo
sorprese), sulla richiesta di risarcimento danni avanzata dalla Cir,
finanziaria della famiglia De Benedetti nei confronti
della Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, in merito al caso
Mondadori.
Proprio due anni fa la Cassazione aveva stabilito definitivamente la
colpevolezza degli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico,
Giovanni Acampora (che assistevano la Fininvest
nella guerra di Segrate) e del giudice Vittorio Metta: la sentenza del
1991 sul cosiddetto Lodo Mondadori che aveva tolto indebitamente la
proprietà della storica casa editrice a De Benedetti a
favore di Berlusconi era stata comprata.
I soldi della Fininvest avevano corrotto il giudice Metta. Il
proprietario della Fininvest, Silvio
Berlusconi, era uscito però dal procedimento già nel
2001, salvato da una miracolosa prescrizione. La Corte di Cassazione,
nelle motivazioni della sentenza divulgate nel luglio 2007, aveva
riconosciuto alla Cir della famiglia De Benedetti il
diritto a ottenere un risarcimento per i danni morali e patrimoniali
patiti nella vicenda Mondadori.
Le parole della Cassazione aprivano la strada alla causa civile,
sottolineando «tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto
una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione
della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei
titoli azionari».
Come quantificare il danno subito da De Benedetti?
Difficile davvero trovare una strada che possa essere per tutti quella
giusta nello stabilire l'ammontare del risarcimento. La Mondadori era
una grande casa editrice vent'anni fa, lo è a maggior ragione oggi. La
Fininvest era una holding di partecipazioni importante negli anni
Novanta, è diventata poi enormemente più ricca grazie anche allo
sviluppo della Mondadori che ha affiancato le altre partecipazioni come
Mediaset, Mediolanum, il Milan e di recente pure Mediobanca.
Per non parlare dell'effetto indotto dal Berlusconi politico.
La Cir, invece, negli scontri con Berlusconi e i suoi
alleati ha perso almeno due grandi opportunità imprenditoriali, come la
Sme (l'ex holding agroalimentare dell'Iri per la quale l'Ingegnere aveva
già definito l'acquisto prima del niet di Bettino Craxi e
amici) e appunto la Mondadori.
Naturalmente la quantificazione del danno
finale, se il giudice deciderà il risarcimento, dovrà tener ben
presente che, comunque, De Benedetti rientrò in
possesso, con la mediazione politica di Andreotti-Ciarrapico,
di Repubblica, L'Espresso e dei giornali locali della Finegil.
Gli avvocati della Cir, Elisabetta Rubini e Vincenzo
Roppo, hanno quantificato il danno in un numero preciso:
468.882.841,02 euro. Una bella somma, ma non basta. Questa cifra deve
essere adeguata agli interessi maturati e a una normale rivalutazione
monetaria, come si usa in questi casi. La somma finale, dunque, arriva a
un miliardo di euro, circa 2000 miliardi delle vecchie lire.
Un aspetto importante di questa causa civile è il fatto che i legali
di De Benedetti hanno avanzato la richiesta di
risarcimento solo nei confronti della Fininvest, la persona giuridica
che ha certamente beneficiato della sentenza che sfilò la Mondadori
alla Cir, ma hanno deciso di non citare Previti, Pacifico, Acampora e Metta, cioè i responsabili
materiali del reato sanzionato fino all'ultimo giudizio della
Cassazione.
Come mai? Il problema, a quanto si apprende, è che i condannati
risultano pressochè nullatenenti sono proprietari di poco o niente e
pare che gli avvocati della Cir non siano riusciti a ottenere nemmeno il
pagamento delle spese processuali. La sentenza nelle mani del giudice
Mesiano potrebbe rappresentare l'epilogo di una lunga guerra politica e
finanziaria della prima Repubblica, arrivata fino a oggi.
Ma non è detto che sia così. La famiglia De Benedetti,
dopo aver ottenuto con la sentenza
della Cassazione un pieno riconoscimento delle sue ragioni (la Mondadori
è andata alla Fininvest con una sentenza comprata, grazie a un giudice
corrotto), vorrebbe ottenere un risultato sul piano economico. Chi pensa
che la causa civile avviata da De Benedetti sia solo un
passo simbolico è fuori strada: la Cir punta a un ricco risarcimento
che completi così il giudizio della Corte di Cassazione.
Inoltre ci potrebbe essere un ulteriore strascico, con il
convolgimento dello Stato. Vittorio Metta è stato
condannato per un reato commesso mentre era magistrato. Il responsabile
per la condotta di Metta è lo Stato e un'eventuale
rivalsa della Cir nei confronti dell'ex sodale di Previti
chiamerebbe automaticamente in causa proprio lo Stato. E magari
toccherebbe a Berlusconi occuparsi di tutelare gli
interessi dello Stato a causa di un giudice corrotto da una sua società,
Si vedrà, ormai abbiamo visto di tutto.
Le conseguenze di una condanna della Fininvest al pagamento dei danni
patiti dalla Cir per il caso Mondadori sarebbero importanti, non solo
per l'immagine della holding famigliare di Berlusconi.
Le conseguenze potrebbe essere rilevanti anche sotto il profilo
economico in un momento così delicato in cui le proprietà di Berlusconi
devono fronteggiare anche l'annunciata separazione dalla seconda moglie
Veronica Lario.
Ma il premier, come spesso accade, potrebbe avere il colpo a
sorpresa. Perché non è abituato a farsi colpire senza reagire in
quello che ha di più caro: il portafoglio.
[15-07-2009]
QUELL’OPA VOLPINA SUL FONDO SALVA-IMPRESE M&C – DOPO (GLI
AMICI) SEGRE E (IL NEMICO) TAMBURI ARRIVA (FORSE) L’OFFERTA DI ALESSIO
NATI (GENERO DELLA MOGLIE DI DE BENEDETTI) – POSSIBILE GIOCO AL RIALZO:
E L'INGEGNERE (16%) GODE…
Francesco Manacorda
per "La Stampa"
Un affare di famiglia? Piuttosto un affare di famiglie, visto che lo
scontro per assicurarsi il controllo di Management&Capitali e
soprattutto della sua cassa che ammonta a una cinquantina di milioni,
somiglia sempre di più a un torneo che si gioca tra amici - complice
anche qualche legame di sangue - e avversari di Carlo De Benedetti. Ieri è toccato ad
Alessio Nati,
genero della moglie dell'Ingegnere, chiarire le indiscrezioni della
vigilia che lo volevano pronto a lanciare un'ennesima Opa su M&C.
La precisazione di Nati, chiesta da Consob, è che
«pur essendo in corso uno studio di fattibilità diretto a valutare
l'eventuale promozione di un'Offerta pubblica su azioni della M&C,
allo stato non è stata assunta nessuna decisione in merito alla citata
decisione, né è stato formalizzato alcun accordo». Nessun chiarimento
definitivo, quindi, tanto che M&C in Borsa non ha fatto faville,
limitandosi a un +0,35% a 0,72 euro.
Sul fondo salva-imprese che in origine avrebbe dovuto unire i destini
dello stesso De Benedetti e di Silvio Berlusconi,
e che si appresta invece adesso a distribuire ai soci una maxicedola di
62 centesimi per ripartire i fondi non utilizzati, siamo adesso a due
Opa e mezzo.
Oltre alla possibile offerta di Nati, infatti, bisogna contare l'Opa
lanciata inizialmente a 0,08 euro per azione dalla Mi.mo.se. della
famiglia Segre e la successiva controfferta in contanti e azioni della
Tamburi Investment Partners - il cui valore oscilla tra gli 0,099 e gli
0,1025 euro per ogni azione - messa sul piatto dal socio dissidente di
M&C Gianni Tamburi, che dopo appena un anno a
fianco di De Benedetti si è trovato con lui in aperto
conflitto.
Ovvio che se l'offerta che Nati sta
studiando - a quel che ha chiarito a titolo personale e senza per ora
l'impegno della quotata Investimenti & Sviluppo di cui è ad - si
dovesse concretizzare, il suo effetto immediato sarebbe quello di
sbarrare proprio la strada a Tamburi, che al momento
vincente sui Segre nel gioco dei rialzi, e sollecitare magari un
ulteriore ritocco all'insù di almeno una delle due offerte già in
campo.
La liquidità per azione della M&C è valutata attorno agli 0,13
euro al netto di un aumento di capitale da sottoscrivere per la
controllata Treofan, mentre il patrimonio per azione sarebbe attorno
agli 0,20 euro. Possibile che ci sia spazio per qualche ritocco.
Nati, sposato con Una Donà delle Rose,
figlia del primo matrimonio di Silvia Cornacchia, non
è certo ostile allo stesso De Benedetti, che negli
ultimi anni lo ha anzi seguito con attenzione. E di fatto proprio
l'Ingegnere, primo socio di M&C con oltre il 16% del capitale, è
quello che trarrà, almeno in termini quantitativi, il massimo
giovamento dalla competizione tra offerte sulla società.
Vicini a De Benedetti, ormai a differenza di Tamburi,
sono come è noto anche Franca e Massimo Segre.
E per testimoniare che il legame con i commercialisti torinesi continua
ad essere assai stretto, basta la recente nomina del nuovo
amministratore delegato dell'Ipi - la società immobiliare che faceva
capo a Danilo Coppola e che adesso è sotto Opa proprio
da parte della Mi.mo.se. - che è Vittorio Moscatelli,
manager di lontana estrazione Olivetti e tra i più stimati proprio
dall'Ingegnere.
I rapporti familiari sono tema che potrebbe tenere banco anche a
Torino. Banca Intermobiliare, nella quale ha lavorato lo stesso Nati, è
infatti tra i soggetti che starebbero seguendo da vicino il possibile
lancio della terza Opa, anche se appare prematuro e improbabile
indicarla tra i potenziali finanziatori. Ma proprio in Bim siedono,
oltre ai Segre, altre tre famiglie di soci forti - i D'Aguì,
i Giovannone e gli Scanferlin - con i
quali in passato i commercialisti hanno avuto rapporti tesi.
Incomprensioni causate dal rapporto dei Segre con Coppola e poi superate - hanno assicurato la signora
Franca e
il figlio - anche con l'operazione su Ipi. E rapporti che adesso
potrebbero essere messi di nuovo alla prova proprio dalla vicenda
M&C.
[16-07-2009]
|
CONTRO) TENDENZA SEGRE – MERCATO SENZA CASH? 70 MLN € PER IL
51% DELL’IPI CHE FU DI COPPOLA E UN'OPA SULLA SOCIETà M&C (DE
BENEDETTI) –
Giovanni Stringa per il
"Corriereconomia" del "Corriere della Sera"
In un mercato che in molti definiscono povero di liquidità e in
un settore che in tanti dipingono a tinte fosche, oggi (è la scadenza
ufficiale) viene «staccato un assegno» da quasi 70 milioni di euro. È
la somma che la Mimose di Franca e Massimo Segre, probabilmente con il
finanziamento del Banco Popolare, versa alla Banca Intermobiliare per il
51% di Ipi, la società immobiliare che fu di Danilo Coppola.
A giorni dovrebbe essere depositato il prospetto di Opa
obbligatoria sul resto del capitale del gruppo del mattone di Porta
Vittoria a Milano e del Lingotto a Torino, per un totale di 142 milioni
di euro. L'obiettivo dei due Segre, madre e figlio, sembra essere il
delisting dell'Ipi e quindi la gestione dei progetti immobiliari.
Perché la famiglia «delle due Opa» (è appena partita un'altra
offerta, sulla M&C di Carlo De Benedetti) non crede alle Cassandre
dell'immobiliare. La tesi principale, a proposito di case e costruzioni,
è semplice: se arriverà l'inflazione che in molti temono, questa
dovrebbe però garantire al settore del mattone, bene rifugio per
eccellenza dalle svalutazioni monetarie, dei buoni tassi di crescita.
massimo
segre
Dovrebbe invece restare in Borsa l'altra società sotto Opa,
Management & Capitali, come holding di partecipazioni. Passando, a
meno di contro offerte, dal primo azionista Carlo De Benedetti alla
finanza targata Segre. È un movimento di consegne tra due famiglie che
si conoscono, e si apprezzano, da decenni. Allo studio dei
commercialisti Segre in via Valeggio a Torino, dove le impiegate
lavorano ancora in grembiule nero, Carlo de Benedetti è uno dei clienti
più importanti.
E tra i soci dell'accomandita dei De Benedetti, l'unica persona
che non fa parte della famiglia dell'Ingegnere è Franca Bruna, cognome
da nubile della Segre. «Io non ho amici e non parlo con nessuno al
telefono se non con l'Ingegnere e D'Aguì» (Pietro, l'amministratore
delegato della Bim di cui Franca Segre è presidente e azionista tramite
Cofito), aveva detto l'anno scorso la banchiera torinese, «e non ci
posso fare niente se con De Benedetti lavoro da 50 anni e andiamo
d'amore e d'accordo ».
L'importanza di essere Franca, direbbe
Oscar Wilde. Una franchezza usata anche con Danilo Coppola (al centro di
ben note disavventure finanziarie e giudiziarie), che proprio dalla Bim
aveva ottenuto cospicui finanziamenti. Sempre l'anno scorso la Segre,
pur riconoscendo gli errori fatti su Coppola, per lui aveva detto: «Mi
sembra di avere un figlio in prigione, non capisco perché uno che
ammazza la moglie dopo 15 giorni esce, e lui è dentro da due mesi».
E ancora: «Coppola ci ha portato del lavoro, qui mica facciamo la
torta o la maglia in casa; noi incassiamo commissioni». Adesso, l'Opa
in arrivo è ancora legata a Coppola, che ha ottenuto una
ristrutturazione del suo debito verso la banca torinese, oltre a una
rivalutazione borsistica del suo pacchetto Ipi. Ma, hanno precisato i
Segre in un raro intervento pubblico, una lettera a La Stampa, Coppola
non sarà il primo ad essere avvantaggiato dall'operazione, «lo saranno
invece il mercato e la Bim». E gli altri azionisti, come la Risanamento
di Luigi Zunino, anche lui con una storia da cliente Bim.
Sempre su Coppola si è arrivati, lo scorso aprile, a divergenze
tra i Segre e altre famiglie alleate storiche e azioniste di Bim tramite
Cofito: Franca e Massimo erano contrari all'escussione del 19% di Ipi in
mano all'immobiliarista.
Tra i tanti nomi che si intrecciano, direttamente o
indirettamente, con i Segre non sembra invece esserci quello del premier
Silvio Berlusconi. Eppure la possibilità c'è stata, con gli
avvicinamenti, anni fa, tra De Benedetti e Berlusconi per l'ingresso,
poi saltato, del premier in M&C.
La storia della società è poi stata quella che tutti conoscono,
dai grandi dossier esaminati all'inizio (come Alitalia), fino ai pochi
investimenti effettivamente realizzati (quattro). E alla liquidazione di
gran parte dei soldi in cassaforte (battendo comunque le performance
della concorrenza): una mossa decisa da una tormentata assemblea martedì
scorso, dove il secondo socio Giovanni Tamburi ha dato l'ok alla maxi
cedola ma non ha risparmiato critiche a De Benedetti.
Adesso la palla M&C, a meno di colpi di scena, passa ai Segre.
Che, quindi, oltre a credere nell'immobiliare, puntano anche su una
società di investimenti. Pure in questo caso, in controtendenza con il
mercato. Come, d'altronde, è in controtendenza anche il curriculum
della stessa Segre, prima donna italiana a diventare presidente di una
banca.
[15-06-2009]
|
DISECONOMY
"Saviotti salva Coppola (e i crediti del Banco).
L'istituto veronese finanzia l'offerta della famiglia Segre su Ipi e su
M&C di De Benedetti. Per tutelare le proprie
esposizioni". Bisogna leggere il pezzo di Lorenzo Dilena su
Libero Mercato (p.31) per capire che sta succedendo nelle segrete stanze
di Torino, dove s'incrociano finanza ebraica e "furbetti del
quartierino".
Nota a margine dei curatori di questa modesta rassegna: il Banco
Popolare è la prima banca ad aver preso i Tremonti bond. La catena dei
soldi quindi è la seguente: Giulietto (contribuenti)-Banco
Popolare-Segre-Coppola-De Benedetti.
Meravigliosa Italia.
Meravigliosa Italia anche quella in cui torna chi non doveva tornare.
"Scommessa Arpe su Banca Profilo "A settembre il piano
strategico". Al via ricapitalizzazione da 110 milioni di euro"
(Corriere, p.42). Reo di "lesa geronzìa", Matteo Arpe doveva
sparire dalla business community de' noantri, e invece ritorna a fare il
banchiere. In proprio, però.
Bizzarra la titolazione del Sole: "Banca Profilo, Arpe presidente.
A sorpresa il banchiere sale al vertice" (p.43). Quel "a
sorpresa" è fantastico. Cioè, Arpe caccia i soldi e chi doveva
indicare alla presidenza? Un prestanome
a colpi d’Opa S’infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza
torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim) - la battaglia che
vede i Segre CONTRO le famiglie D’Aguì, Giovannone e Scanferlin Oggetto
della contesa è l’Ipi DI Coppola...
Lorenzo Dilena per
"Libero"
S'infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese
azioniste della Banca Intermobiliare (Bim). Rimasta sottotraccia fino a
pochi giorni fa, la battaglia che vede i Segre da un lato e le famiglie D'Aguì,
Giovannone e Scanferlin dall'altro
finisce adesso a colpi d'Opa.
Oggetto della contesa è l'Ipi, la società immobiliare controllata
fino a due anni fa da Danilo Coppola (tuttora socio al
30,5%), ma finita nel frattempo nell'orbita della Bim. In campo è sceso
anche il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, pronto a finanziare
la controffensiva dei Segre con un obiettivo ben preciso: tutelare i
circa 400 milioni di euro che le società di Coppola devono
all'istituto veronese.
L'OBIETTIVO
Messi all'angolo nella gestione della Bim e in minoranza dentro la
controllante Cofito, Franca Segre e il figlio Massimo
hanno messo sul tavolo di Bim un'offerta per rilevare il 50,8%
dell'Ipi al prezzo di 1,80 euro per azione. Ossia mezzo euro in più
rispetto al prezzo dell'Opa che proprio Bim ha lanciato su Ipi e che si
conclude oggi.
FRANCA
SEGRE
La mossa ha un obiettivo chiaro: innanzitutto far andare deserta
l'Opa obbligatoria che la banca torinese ha lanciato su Ipi dopo averne
acquisito il controllo. Secondo, impedire che la società immobiliare,
proprietaria fra l'altro del Lingotto di Torino, venga ritirata dal
mercato a un prezzo stracciato.
L'offerta è stata confermata ufficialmente
da Banca Intermobiliare, che è peraltro presieduta dalla Segre.
Esaminata domenica sera dal cda di Bim, la proposta formulata da Mimose
(la finanziaria di famiglia dei Segre) è ritornata ieri pomeriggio sul
tavolo dei consiglieri dell'istituto (la riunione era ancora in corso
nel momento in Libero andava in stampa). Non senza imbarazzo: difficile
argomentare un rifiuto visto che viene offerto 1,80 euro per qualcosa
che l'istituto e le altre tre famiglie hanno acquistato a non più di
1,30 euro.
Pier
Francesco Saviotti
Nello stesso tempo - probabilmente per assicurarsi la neutralità di
un "piccolo" ma influente socio di Bim, vale a dire Carlo
De Benedetti - Mimose ha lanciato anche un'Opa su Management
& Capitali, il fondo d'investimento creato dall'Ingegnere tre anni
fa. Domenica scorsa, infatti, il cda di Mimose ha deliberato di lanciare
un'offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale sociale di
(M&C) a 0,08 euro per azione, con un esborso complessivo di 37,9
milioni di euro. L'Opa sarà lanciata dopo la distribuzione di un
dividendo di 0,62 euro per azione di M&C.
COPPOLA BRINDA
Se con quest'operazione i Segre provano a rimettere le
mani su un pezzo del mondo Bim, trasformandosi da banchieri in
immobiliaristi, va anche detto che a trarne beneficio sarebbero tutti
gli azionisti di Ipi, che si vedono valorizzate le azioni a un prezzo più
alto di quello proposto nell'Opa di Bim. Acquistando la quota in mano a
quest'ultima, infatti, Mimose sarebbe tenuta a lanciare un'offerta
obbligatoria su tutto il capitale di Ipi.
Ma c'è un azionista che più di tutti ne trarrebbe vantaggio: e
quell'azionista è Coppola, che si vedrebbe aumentare
la valorizzazione della quota da 30 a 42 milioni. Non solo: potrebbe
anche incassare più facilmente il credito di 80 milioni che vanta verso
Ipi, per un totale di 120 milioni.
Una somma che gli tornerebbe utile per chiudere con una transazione
il contenzioso fiscale con l'Agenzia delle entrate. In prospettiva,
l'immobiliarista romano potrebbe rientrare in gioco riacquistando da Ipi
l'area milanese di Porta Vittoria, riprendendo così il suo mestiere di
immobiliarista-sviluppatore, stoppato due anni fa dai guai giudiziari.
L'AFFARE IMMOBILIARE
Ma forse più dei Segre e dello stesso Coppola, è la
direzione crediti del Banco Popolare e il suo amministratore delegato
Saviotti. I debiti del gruppo Coppola verso l'istituto
veronese ammontano a circa 400 milioni, includendo anche le situazioni
che il Banco eredita da Italease. Un Coppola più
liquido è un problema in meno per il Banco. Non solo. Finanziando i Segre,
di fatto Saviotti "sposta" parte degli asset
della banca su un debitore di "standing più elevato". Con
buona pace di chi a Torino pensava di avere già in tasca l'affarone
immobiliare del decennio.
[09-06-2009]
|
DISECONOMY
"Saviotti salva Coppola (e i crediti del Banco).
L'istituto veronese finanzia l'offerta della famiglia Segre su Ipi e su
M&C di De Benedetti. Per tutelare le proprie
esposizioni". Bisogna leggere il pezzo di Lorenzo Dilena su
Libero Mercato (p.31) per capire che sta succedendo nelle segrete stanze
di Torino, dove s'incrociano finanza ebraica e "furbetti del
quartierino".
Nota a margine dei curatori di questa modesta rassegna: il Banco
Popolare è la prima banca ad aver preso i Tremonti bond. La catena dei
soldi quindi è la seguente: Giulietto (contribuenti)-Banco
Popolare-Segre-Coppola-De Benedetti.
Meravigliosa Italia.
Meravigliosa Italia anche quella in cui torna chi non doveva tornare.
"Scommessa Arpe su Banca Profilo "A settembre il piano
strategico". Al via ricapitalizzazione da 110 milioni di euro"
(Corriere, p.42). Reo di "lesa geronzìa", Matteo Arpe doveva
sparire dalla business community de' noantri, e invece ritorna a fare il
banchiere. In proprio, però.
Bizzarra la titolazione del Sole: "Banca Profilo, Arpe presidente.
A sorpresa il banchiere sale al vertice" (p.43). Quel "a
sorpresa" è fantastico. Cioè, Arpe caccia i soldi e chi doveva
indicare alla presidenza? Un prestanome
a colpi d’Opa S’infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza
torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim) - la battaglia che
vede i Segre CONTRO le famiglie D’Aguì, Giovannone e Scanferlin Oggetto
della contesa è l’Ipi DI Coppola...
Lorenzo Dilena per
"Libero"
S'infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese
azioniste della Banca Intermobiliare (Bim). Rimasta sottotraccia fino a
pochi giorni fa, la battaglia che vede i Segre da un lato e le famiglie D'Aguì,
Giovannone e Scanferlin dall'altro
finisce adesso a colpi d'Opa.
Oggetto della contesa è l'Ipi, la società immobiliare controllata
fino a due anni fa da Danilo Coppola (tuttora socio al
30,5%), ma finita nel frattempo nell'orbita della Bim. In campo è sceso
anche il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, pronto a finanziare
la controffensiva dei Segre con un obiettivo ben preciso: tutelare i
circa 400 milioni di euro che le società di Coppola devono
all'istituto veronese.
L'OBIETTIVO
Messi all'angolo nella gestione della Bim e in minoranza dentro la
controllante Cofito, Franca Segre e il figlio Massimo
hanno messo sul tavolo di Bim un'offerta per rilevare il 50,8%
dell'Ipi al prezzo di 1,80 euro per azione. Ossia mezzo euro in più
rispetto al prezzo dell'Opa che proprio Bim ha lanciato su Ipi e che si
conclude oggi.
FRANCA
SEGRE
La mossa ha un obiettivo chiaro: innanzitutto far andare deserta
l'Opa obbligatoria che la banca torinese ha lanciato su Ipi dopo averne
acquisito il controllo. Secondo, impedire che la società immobiliare,
proprietaria fra l'altro del Lingotto di Torino, venga ritirata dal
mercato a un prezzo stracciato.
L'offerta è stata confermata ufficialmente
da Banca Intermobiliare, che è peraltro presieduta dalla Segre.
Esaminata domenica sera dal cda di Bim, la proposta formulata da Mimose
(la finanziaria di famiglia dei Segre) è ritornata ieri pomeriggio sul
tavolo dei consiglieri dell'istituto (la riunione era ancora in corso
nel momento in Libero andava in stampa). Non senza imbarazzo: difficile
argomentare un rifiuto visto che viene offerto 1,80 euro per qualcosa
che l'istituto e le altre tre famiglie hanno acquistato a non più di
1,30 euro.
Pier
Francesco Saviotti
Nello stesso tempo - probabilmente per assicurarsi la neutralità di
un "piccolo" ma influente socio di Bim, vale a dire Carlo
De Benedetti - Mimose ha lanciato anche un'Opa su Management
& Capitali, il fondo d'investimento creato dall'Ingegnere tre anni
fa. Domenica scorsa, infatti, il cda di Mimose ha deliberato di lanciare
un'offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale sociale di
(M&C) a 0,08 euro per azione, con un esborso complessivo di 37,9
milioni di euro. L'Opa sarà lanciata dopo la distribuzione di un
dividendo di 0,62 euro per azione di M&C.
COPPOLA BRINDA
Se con quest'operazione i Segre provano a rimettere le
mani su un pezzo del mondo Bim, trasformandosi da banchieri in
immobiliaristi, va anche detto che a trarne beneficio sarebbero tutti
gli azionisti di Ipi, che si vedono valorizzate le azioni a un prezzo più
alto di quello proposto nell'Opa di Bim. Acquistando la quota in mano a
quest'ultima, infatti, Mimose sarebbe tenuta a lanciare un'offerta
obbligatoria su tutto il capitale di Ipi.
Ma c'è un azionista che più di tutti ne trarrebbe vantaggio: e
quell'azionista è Coppola, che si vedrebbe aumentare
la valorizzazione della quota da 30 a 42 milioni. Non solo: potrebbe
anche incassare più facilmente il credito di 80 milioni che vanta verso
Ipi, per un totale di 120 milioni.
Una somma che gli tornerebbe utile per chiudere con una transazione
il contenzioso fiscale con l'Agenzia delle entrate. In prospettiva,
l'immobiliarista romano potrebbe rientrare in gioco riacquistando da Ipi
l'area milanese di Porta Vittoria, riprendendo così il suo mestiere di
immobiliarista-sviluppatore, stoppato due anni fa dai guai giudiziari.
L'AFFARE IMMOBILIARE
Ma forse più dei Segre e dello stesso Coppola, è la
direzione crediti del Banco Popolare e il suo amministratore delegato
Saviotti. I debiti del gruppo Coppola verso l'istituto
veronese ammontano a circa 400 milioni, includendo anche le situazioni
che il Banco eredita da Italease. Un Coppola più
liquido è un problema in meno per il Banco. Non solo. Finanziando i Segre,
di fatto Saviotti "sposta" parte degli asset
della banca su un debitore di "standing più elevato". Con
buona pace di chi a Torino pensava di avere già in tasca l'affarone
immobiliare del decennio.
[09-06-2009]
|
LA MONTAGNA (DI CARTA) CHE PARTORì IL TOPOLINO – DOPO AVER PERSO IN
SARDEGNA, SORU DE “L’UNITà” NON SA CHE FARSENE (8 MLN € DI DEBITI
NEL 2008): CERCA 4 MLN PER RICAPITALIZZARE – L’AIUTO DI CGIL E PD –
10MILA RICHIESTE DI ABBONAMENTI A “IL FATTO” DI PADELLARO…
1 - L'Unità, a fine
giugno i nuovi soci...
Claudio Plazzotta per "l'Unità"
Entro la fine di giugno, quando sarà convocato un consiglio di
amministrazione della Nuova iniziativa editoriale (Nie) spa, dovranno
essere formalizzate le offerte dei nuovi soci del quotidiano L'Unità.
Servono quattro milioni di euro per ricapitalizzare, una cifra che
Renato Soru, azionista di maggioranza, non intende sborsare. La proprietà,
nella persona di Antonio Saracino, presidente e
amministratore delegato della casa editrice, si dimostra, per ora,
fiduciosa, rassicurando i dipendenti sul fatto che vi sia già un piano
preciso che porterà, a fine giugno, all'ingresso dei nuovi soci di
minoranza.
Dei quali, però, sinora, non vi è neppure l'ombra. Si è fatto il
nome di Raffaele Ranucci, senatore del Pd, che potrebbe avere interesse
a entrare nel giornale diretto da Concita De Gregorio per
manovre politiche interne in vista delle primarie e del congresso del Pd
stesso. Si è parlato pure di Marialina Marcucci (sul
Riformista del 23 maggio scorso), ex azionista di maggioranza che
avrebbe potuto convertire in azioni i crediti vantati ancora con la Nie:
«Ma il Riformista, quando si occupa dell'Unità, non è mai informato»,
ribatte piccata la Marcucci, «e io non vanto più
nessun credito con la società editrice, né intendo tornare come
azionista. Con loro ho chiuso i conti, stop».
D'altronde, come potrebbe esserci la coda per diventare soci
dell'Unità, che ha terminato il 2008 con perdite di circa otto milioni
di euro, il 2007 con un rosso di 5 milioni, il 2006 con un -1,6 milioni
e il 2005 con un -1,1 milioni? Ci sarebbe, anzi, da tenersi ben alla
larga. Se non fosse, però, per i confortanti dati di vendita e il piano
di ristrutturazione che limiterà le perdite nel 2009 e che dovrebbe
portare al pareggio nel 2010. Quanto alle vendite, gli ultimi dati
disponibili, media mobile marzo 2008-febbraio 2009, indicano 50.122
copie di diffusione, contro le 51.453 del periodo marzo 2007-febbraio
2008. Un -2,5% molto lieve rispetto ai crolli di tutti gli altri
quotidiani italiani.
Peraltro questo risultato è ancora migliore se si tiene conto che al
momento L'Unità gode di appena 922 abbonamenti pagati, mentre nel
periodo marzo 2007-febbraio 2008 gli abbonamenti pagati erano ben 4.419.
Quindi le vendite, adesso, arrivano dall'edicola, che mostra il successo
o meno di una testata.
Quanto alla riorganizzazione, è stato
firmato l'accordo tra azienda, sindacato interno e ministero del lavoro:
tra i 75 giornalisti sono stati individuati 17 esuberi, che lasceranno
il giornale tra il 2009 e il 2010 per prepensionamento. Tagliati, poi,
dallo scorso febbraio, tutti i contratti a termine e co-co.co, ovvero
una trentina di collaboratori. Chiusa la redazione della cronaca locale
di Roma, mentre restano in piedi quelle di Firenze e Bologna. Infine,
cassa integrazione a rotazione per tutti dal 1° giugno scorso, con un
effetto in busta paga pari a una diminuzione dello stipendio attorno al
20%.
Con queste misure, la perdita per il 2009 (ancora otto milioni di
euro) sarà molto ridimensionata, e per il 2010 si punta al pareggio.
Il fatto è che l'azionista Soru, dopo la sconfitta
alle elezioni regionali in Sardegna nel febbraio scorso e il ritorno in
sella alla sua Tiscali, dell'Unità non sa più che farsene. Già in
marzo era stato dato un primo ultimatum: «O si taglia o il 23 marzo
porto i libri in tribunale». L'intesa sulla ristrutturazione ha evitato
la messa in liquidazione. Ora, però, Soru pretende che il Pd trovi
nuovi soci che gli consentano di alleggerire la sua posizione nell'Unità
e di organizzare una uscita soft dal capitale di un giocattolino che non
gli serve più. Una bella sfida.
izzi
Per ora una mano è arrivata dalla Cgil, che ha investito circa 700
mila euro per realizzare, all'interno dell'Unità, quattro pagine
periodiche di informazione sulla sua attività sindacale, e che ha
comprato un piccolo pacchetto abbonamenti. Stessa cosa il Pd, che, come
le Coop, pianifica un po' di pubblicità sulle pagine del giornale della
De Gregorio. Certo, fa tanta fatica la Publikompass,
concessionaria di una testata che, in quanto politica, non attira molti
investitori. A listino, una pagina di pubblicità sull'Unità costa 75
mila euro. L'ultima pagina 90 mila euro. Listino virtuale, s'intende.
2 - E Il Fatto supera
i 10 mila abbonati...
Da "Italia Oggi" - Le prenotazioni per
abbonarsi al giornale diretto dall'ex direttore dell'Unità, Antonio
Padellaro, che uscirà a settembre, sono più di 10 mila e
crescono al ritmo di 2 mila al giorno.
[05-06-2009]
|
| |
Fuell cell a idrogeno
Pubblicata il 17/11/2009
Dalle sperimentazioni in corso in Giappone
incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a
idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity,
Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente
118 km con un kg d'idrogeno.
Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno
contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano
circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è
attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero
percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo
conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il
problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso
compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora
ingombranti e pesanti bombole.
|
|
www.ecorete.it
www.visual.paginegialle.it/
ARRIVA LA
CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori
economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra
incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a
Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger
economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.
Nato in una sera
di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico
e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il
«BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si
articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live
blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul
sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org):
un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account
Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto»
avranno la possibilità di fare domande ai relatori.
Dopo il debutto di
un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio
poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa
450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri
blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata
travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E
quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della
crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli
interventi.
Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default;
fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri
saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed
ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di
educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di
trading. |
| SAPEVI CHE
L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE DAL
POLITECNICO DI TORINO :
INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL
PROF.UGAZIO clicca qui
La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore
che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza
, si crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto ! |
Veri mostri
botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti
mutageni (cromo esavalente, diossine,
policlorobifenili).
|
|
LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN
DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’
On. Scilipoti Domenico
Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area
Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via
Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.
Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002
presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata
una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo
esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato
dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455
µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.
La sorgente principale del cromo esavalente è stata
individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché
nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.
In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente
riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e
di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump &
Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.
Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di
concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti
superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e
pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente
a valle di esso.
L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato
che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i
fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è
rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento
delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la
concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro
(ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua
di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non
è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in
sicurezza”.
La relazione tecnica in oggetto precisa che:
“L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari
per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti”
e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari
a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite
tabellare previsto per il cromo esavalente.
Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di
attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000
metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e
residenziale.
Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria
con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli
pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).
L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del
sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie
di acciaieria.
Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo
milione di metri cubi.
Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in
quantità superiore ai limiti.
Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e
considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato
pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di
tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il
valore dell'area.
E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con
la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti
dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.
Le determinazioni più recenti consistono nella
preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area
costituita dalla prevedibile estensione della situazione di
contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.
La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché
ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un
possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe
installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di
contaminazione.
La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di
carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei
vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al
fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una
adeguata protezione dell'ambiente.
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda
rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
…
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di
concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di
legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30
microgrammi/litro.
…
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:
Non era il caso di informare la popolazione, che sembra
all'oscuro di tutto?
Non conveniva bonificare l'area subito, invece di
programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?
L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi?
Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?
Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene
precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al
pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle
radiazioni ionizzanti?
Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente
nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di
inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?
|
|
Cromo esavalente nella Dora a Torino
|
In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il
Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha
parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente
trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area
dell’ex acciaieria Vitali.
Dice il Coraglia:
“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati
anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in
materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori
infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata
fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla
Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato
assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da
sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto
la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.
Ma come stanno realmente le cose?
Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo
apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di
bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.
Divisione Ambiente e Verde
Settore Ambiente e Territorio
Ufficio Bonifiche
Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3
Data: 18/09/2008 074/S147/Eh
...
La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più
contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre
2003 e maggio
2005. A
seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in
falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono
sensibilmente diminuiti, da oltre
400 a
30 microgrammi/litro.
...
Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio
Ing. Federico Saporiti
Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax
+39.011.4426562
P.S.: Il colore del cromo esavalente.
http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4
|
Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
L'inchiesta è
stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a
Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?
10.08.09
|
|