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E' mia intenzione conoscere il Vs parere sulla mia disponibilità a raccogliere delle deleghe per le prossime assemblee degli azionisti in Italia , chi e' intenzionato a darmele mi invii email cosi cominciamo a conoscerci :

marcobava@email.it

 vi aspetto se la mia iniziativa vi interessa ! Mb

 

 

LA MAPPA DI QUESTO SITO e' in continua evoluzione ed aggiornamento ti consiglio di:

  • visitarlo periodicamente
  • usare questa pagina come schermata di apertura di explorer o netscape
  • di avere pazienza nel caricamento perche' il collegamento con il DISCO VIRTUALE, potrebbe essere lento.
  • MARCO BAVA fornisce dati, notizie, approfondimenti analisi sui mercati finanziari , informazioni , valutazioni che pur con la massima diligenza e scrupolosita', possono contenere errori, imprecisioni e omissioni, di cui MARCO BAVA non puo' essere in nessun modo ritenuto responsabile.
  • Questo servizio non intende costituire una sollecitazione del pubblico risparmio, e non intende promuovere alcuna forma di investimento o speculazione..
  • MARCO BAVA non potra' essere considerato responsabile di alcuna conseguenza derivante dall'uso che l'utente fara' delle informazioni ottenute dal sito. I dati forniti agli utenti di questo sito sono da ritenersi ad esclusivo uso personale ed e' espressamente non consentito qualsiasi utilizzo di tipo commerciale.

QUESTO SITO e' nato il 05.06.2000 dal 03.09.01 si e' trasferito da ciaoweb ( fondati da FIAT-IFI ed ora http://www.laparola.net/di RUSCONI) a Tiscali perche' SONO STATO SCONNESSO SENZA ALCUN PREAVVISO NE' MOTIVO ! CHE TRISTEZZA E DELUSIONE !

se vuoi essere informato via email degli aggiornamenti scrivi a:email

ATTENZIONE !

DAL 25.03.02 ALTRI BOICOTTAGGI MI SONO STATI POSTI IN ATTO , PER CUI NON E' PIU POSSIBILE INSERIRE I FILES DEI VERBALI D'ASSEMBLEA : L'INGRESSO AI FILES ARCHIVIATI SU YAHOO NON PUO' PIÙ ESSERE PUBBLICO se avete altre difficoltà a scaricare documenti inviatemi le vostre  segnalazioni e i vostri commenti e consigli email. GRAZIE !   

 

 

 

 

LA FRAGILITA' UMANA DIMOSTRA LA FORZA  E L'ESISTENZA DI DIO: le stesse variazioni climatiche imprevedibili dimostrano l'esistenza di DIO.

Che lo Spirito Santo porti buon senso e serenita' a tutti gli uomini di buona volonta' !

 

 

LA mia CONTROINFORMAZIONE ECONOMICA  e' CONTRO I GIOCHI DI POTERE,  perche' DIO ESISTE,  ANCHE SOLO per assurdo.

IL MONDO HA BISOGNO DI DIO MA NON LO SA, E' TALMENTE CATTIVO CHE IL BENE NON PUO' CHE ESISTERE FUORI DA QUESTO MONDO E DA QUESTA VITA !

PER QUESTO IL MIO MESTIERE E' CAMBIARE IL MONDO !

LA VIOLENZA DELLA DISOCCUPAZIONE CREA LA VIOLENZA DELLA RECESSIONE, con LICIO GELLI che potrebbe stare dietro a Berlusconi. 

IL GOVERNO DEGLI ANZIANI, com'e' LICIO GELLI,  IMPEDISCE IL CAMBIAMENTO perche' vetusto obsoleto e compromesso !

E' UN GIOCO AL MASSACRO dell'arroganza !

SE NON CI FOSSERO I SOLDATI NON CI SAREBBE LA GUERRA !

TU SEI UN SOLDATO ?

COMUNICAMI cio' pensi !

email

 

 

Riflessioni ....

I rapporti umani, sono tutti unici e temporanei:

  1. LA VITA E' : PREGHIERA, LAVORO E RISPARMIO.(02.02.10)
  2. Se non hai via di uscita, fermati..e dormici su. 
  3. E' PIU'  DIFFICILE  SAPER PERDERE CHE VINCERE ....
  4. Ciascun uomo vale in funzione delle proprie idee... e degli stimoli che trova dentro di se...
  5. Vorrei ricordare gli uomini piu' per quello che hanno fatto che per quello che avrebbero potuto fare !
  6. LA VERA UMILTA' NON SI DICHIARA  MA SI DIMOSTRA, AD ESEMPIO CONTINUANDO A STUDIARE....ANCHE SE PURTROPPO L'UNIVERSITÀ' E' FINE A SE STESSA.
  7. PIU' I MEZZI SONO POVERI X RAGGIUNGERE L'OBIETTIVO, PIU' E' CAPACE CHI LO RAGGIUNGE.
  8. L'UNICO LIMITE AL PEGGIO E' LA MORTE.
  9. MEGLIO NON ILLUDERE CHE DELUDERE.
  10. L'ITALIA , PER COLPA DI BERLUSCONI STA DIVENTANDO IL PAESE DEI BALOCCHI.
  11. IL PIL CRESCE SE SI RIFA' 3 VOLTE LO STESSO TAPPETINO D'ASFALTO, MA DI FATTO SIAMO TUTTI PIU' POVERI ALMENO 2 VOLTE.
  12. LA COSTITUZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO E QUELLA ITALIANA GARANTISCONO GIA' LA LIBERTA',  QUANDO TI DICONO L'OVVIETÀ'  CHE SEI LIBERO DI SCEGLIERE  E' PERCHE' TI VOGLIONO IMPORRE LE LORO IDEE. (RIFLESSIONE DEL 10.05.09 ALLA LETTERA DEL CARDINALE POLETTO FATTA LEGGERE NELLE CHIESE)
  13. la vita eterna non puo' che esistere in quanto quella terrena non e' che un continuo superamento di prove finalizzate alla morte per la vita eterna.
  14. SOLO ALLA FINE SI SA DOVE PORTA VERAMENTE UNA STRADA.
  15. QUANDO NON SI HANNO ARGOMENTI CONCRETI SI PASSA AI LUOGHI COMUNI.
  16. L'UOMO LA NOTTE CERCA DIO PER AVERE LA SERENITA' NOTTURNA (22.11.09)
  17. IL PRESENTE E' FIGLIO DEL PASSATO E GENERA IL FUTURO.(24.12.09)
  18. L'ESERCIZIO DEL POTERE E' PER DEFINIZIONE ANDARE CONTRO NATURA (07.01.10)
  19. L’AUTO ELETTRICA FA SOLO PERDERE TEMPO E DENARO PER ARRIVARE ALL’AUTO AD IDROGENO (12.02.10)
  20. BERLUSCONI FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI (17.03.10)
  21. GESU' COME FU' TRADITO DA GIUDA , OGGI LO E' DAI TUTTI I PEDOFILI (12.04.10)
  22. IL DISASTRO DELLA PIATTAFORMA PETROLIFERA USA COSA AVREBBE PROVOCATO SE FOSSE STATA UNA CENTRALE ATOMICA ? (10.05.10)
  23. Quante testate nucleari da smantellare dovranno essere saranno utilizzate per l'uranio delle future centrali nucleari italiane ?
  24. I POTERI FORTI DELLE LAUREE HONORIS CAUSA SONO FORTI  PER CHI LI RICONOSCE COME TALI. SE NON LI SI RICONOSCE COME FORTI SAREBBERO INESISTENTI.(15.05.10)

  25. L'ostensione della Sacra Sindone non puo' essere ne' temporanea in quanto la presenza di Gesu' non lo e' , ne' riservata per i ricchi in quanto "e' piu' facile che in cammello passi per la cruna di un ago ..."

  26. sapere x capire (15.10.11)

  27. la patrimoniale e' una 3^ tassazione (redditi, iva, patrimoniale) (16.10.11)

L'obiettivo di questo sito e una critica costruttiva  PER migliorare IL Mondo .

  1. PACE NEL MONDO
  2. BENESSERE SOCIALE
  3. COMUNIONE DI TUTTI I POPOLI.
  4. LA DEMOCRAZIA AZIENDALE

 

L'ASSURDITÀ' DI QUESTO MONDO , E' LA PROVA CHE LA NOSTRA VITA E' TEMPORANEA , OLTRE ALLA TESTIMONIANZA DI GESU'. 15.06.09

 

DIO CON I PESI CI DA ANCHE LA FORZA PER SOPPORTALI, ANCHE SE QUALCUNO VORREBBE FARMI FARE LA FINE DI GIOVANNI IL BATTISTA (24.06.09)

 

- GESU' HA UNA DELLE PAGINE PIU' POPOLARI SU FACEBOOK...
http://bit.ly/qA9NM7

 

The InQuisitr - La pagina Facebook "Jesus Daily" è popolarissima e più seguita perfino di quella di Justin Bieber. Con 4 o 5 posts al giorno, le "parole di Gesù" servono a incoraggiare la gente, racconta il Dr. Aaron Tabor, responsabile della pagina. Altre due pagine Facebook cristiane fanno parte della top 20 delle pagine più visitate del social network.

06.09.11

 

 

Annuncio Importante che ha causato la nostra temporanea interruzione !

Cari Utenti

Questo e' il messaggio che non avrei mai voluto scrivere... ma purtroppo devo mettervi al corrente dei fatti: HelloSpace chiudera'.

E purtroppo non e' un pesce d'aprile fuori periodo, ma la dura verita'.

E' stato bello vederlo crescere e con esso veder crescere i vostri siti, vedere le vostre idee prendere vita, vedere i nostri impegni concretizzati in questo fantastico progetto. Ma come ben sapete, qualsiasi cosa ha un inizio ed una fine. E quella di HelloSpace sta arrivando, nonostante nessuno lo avesse immaginato (me compreso), o almeno non ora.

Non scendo nei dettagli delle motivazioni che mi hanno condotto a questa decisione, ma vi assicuro che prima di prenderla ho valutato tutte le possibili alternative...

Il nostro progetto, come ben sapete, e' nato gratuito per voi utenti finali, tuttavia ci comportava delle spese che sono via via cresciute.

Tutto questo grazie al circuito di banner adsense, che ci permetteva di pagarci le risorse necessarie per far si che HelloSpace 'vivesse'.

Cio' che e' successo e' adsense ha bannato, senza voler sentir ragione alcuna, nonostante svariate richieste di rivalutazione e di spiegazioni, l'intero dominio. Distruggendo cosi' il futuro di quel progetto per il quale abbiamo passato ore e ore, notti e notti, a programmare, configurare, testare, reingegnerizzare...

Non mi resta molto da aggiungere, se non invitarvi a fare una copia di tutti i vostri contenuti (file e db) ENTRO IL 6 DICEMBRE.

Desidero ringraziare infine tutte le persone che, in un modo o nell'altro, hanno contribuito a farci crescere.


Grazie,

Giuseppe - Tommaso

HelloSpace.net

io non so quanto tutto cio sia vero di fatto mi sta creando un disagio che ho risolto con l'apertura in contemporanea di un nuovo sito parallelo a questo :

www.marcobava.it

 

 

 

LA PIÙ GRANDE STATUA DI CRISTO AL MONDO BATTE QUELLA DI RIO DE JANEIRO
http://bbc.in/byS6sZ

 

IL BAVAGLIO della Fiat nei miei confronti:

 

IN DATA ODIERNA HO RICEVUTO: Nell'interesse di Fiat spa e delle Societa' del gruppo, vengo informato che l'avv.Anfora sta monitorando con attenzione questo sito. Secondo lo stesso sono contenuti in esso cotenuti offensivi e diffamatori verso Fiat ed i suoi amministratori. Fatte salve iniziative autonome anche davanti all'Autorita' giudiziaria, vengo diffidato dal proseguire in tale attivita' illegale"
Ho aderito alla richiesta dell'avv.Anfora, veicolata dal mio hosting, ricordando ad entrambi le mie tutele costituzionali ex art.21 della Costituzione, per tutelare le quali mi riservo iniziative esclusive dinnanzi alla Autorita' giudiziaria COMPETENTE.
Marco BAVA 10.06.09

 

TEMI SUL TAVOLO IN QUESTO MOMENTO:

 

 

NUOVO MODELLO DI SVILUPPO

1) RIUSO TOTALE

2) SATURAZIONE CON L'UTILIZZO MULTI ORARIO DELLE STRUTTURE COME UFFICI, STRADE...

3) TELELAVORO

4) Commercio equo-solidale.

5) SOSTITUZIONE DEL PETROLIO CON CHIMICA GREEN

6 ) NO TETRAPAC 

 

 

TEMI STORICI :

 

SE VUOI AVERE UNA COPIA DEL TESTAMENTO OLOGRAFO DI GIANNI AGNELLI E DELLE LETTERE DI EDOARDO AGNELLI    per aprire il sito   mio.discoremoto.virgilio.it/edoardoagnelli     clicca qui

 

Edoardo Agnelli è stato ucciso?" - Guarda il video

I VIDEO DELLE PRESENTAZIONI GIA' FATTE LI TROVI SOTTO

LA PARTE DEDICATA AD EDOARDO AGNELLI SU QUESTO SITO

SE VUOI COMPERARE IL LIBRO SUL SUICIDIO SOSPETTO

 DI EDOARDO AGNELLI A 10 euro manda email all'editore

 (info@edizionikoine.it)  indicando che hai letto questo prezzo 

su questo sito , indicando il tuo nome cognome indirizzo codice

 fiscale ti verrà inviato per contrassegno che pagherai alla consegna. 

 

TUTTO DEVE PARTIRE DALL'OMICIDIO PREMEDITATO DI EDOARDO AGNELLI     

come dimostra l'articolo sotto riportato:

È PIENA GUERRA TRA ACCUSE, SOSPETTI, RICORSI IN TRIBUNALE E CONTI CHE NON TORNANO NELLE FONDAZIONI CHE CUSTODISCONO IL TESORO DI FAMIGLIA

Ettore Boffano e Paolo Griseri per "Affari&Finanza" di "Repubblica"

È una storia di soldi, tantissimi soldi. Almeno 2 miliardi di euro secondo la versione più moderata tra quelle che propone Margherita Agnelli; un miliardo e 100 milioni a sentire invece il suo ex legale svizzero, Jean Patry, che contribuì a redigere a Ginevra il "patto successorio" del 2004 con la madre Marella Caracciolo.

Per l'Agenzia delle entrate di Torino, poi, i primi accertamenti indicano una cifra minore, non coperta però dallo "scudo fiscale": 583 milioni. Somma che Margherita non ha mai negato di aver ricevuto, ma lasciando un usufrutto di 700mila euro al mese alla madre e contestando davanti al tribunale di Torino il fatto che quel denaro, depositato all'estero su una decina di trust offshore, sia davvero tutto ciò che le spettava del tesoro personale del "Signor Fiat".

È anche la storia di una pace che non c'è mai stata, di una serenità familiare minata. E minata probabilmente ben prima di quel 24 gennaio 2003, quando all'alba Torino apprese che il "suo" Avvocato se n'era andato per sempre. Dissensi cominciati tra la fine degli anni ‘80 e l'inizio degli anni '90: Margherita e il fratello Edoardo (poi suicidatosi il 15 novembre 2000) capiscono che non saranno loro a succedere al padre alla guida della famiglia e della Fiat.

Altri nomi e altre investiture sono già pronte: quella di Giovannino Agnelli, figlio di Umberto, come amministratore, e addirittura del giovanissimo John "Jaki" Elkann, il primogenito di Margherita, come futuro titolare della società "Dicembre" e della quota del nonno nell'accomandita di famiglia, la "Giovanni Agnelli & C. Sapaz".

L'amarezza di quei giorni e gli scontri in famiglia restano coperti dalla riservatezza, più regale che borghese, abituale alla prima dinastia industriale italiana. Ma nel segreto i tentativi di risolvere una lite strisciante, che guarda già alla futura eredità, vanno avanti anche se con scarsi risultati.

E sempre inseguendo la speranza della "pace familiare". Alla pace, infatti, si ispira il nome suggestivo di una fondazione, "Colomba Bianca", che Agnelli ordina ai suoi collaboratori di costituire nel 1999 a Vaduz, quando la figlia Margherita protesta per i "tagli" che Gianluigi Gabetti, il finanziere di famiglia, ha imposto alla "lista delle spese" annuale per il mantenimento suo e degli otto figli (i tre avuti dal primo matrimonio con Alain Elkann e i cinque nati dall'unione con il conte Serge de Pahlen).

"Colomba Bianca" è dotata di 100 milioni di dollari. «È la nostra cagnotte (la mancia che al casinò si dà al croupier, ndr)», spiega Margherita al fratello Edoardo, ma poi scopre che ancora una volta la gestione dei soldi è saldamente in mano a Gabetti. Approfittando delle vacanze estive, allora, Margherita trasferisce tutto il denaro sui suoi conti, scatenando l'ira dei consulenti del padre.

E sempre la pace che non c'è, insidiata dalla tempesta, è richiamata anche nel nome del trust offshore "Alkyone", una fondazione di Vaduz che costituisce il capolavoro di ingegneria finanziaria di Gabetti e dell'«avvocato dell'Avvocato», Franzo Grande Stevens. Essa è stata fondata il 23 marzo del 2000, proprio con lo scopo di governare l'eredità di Gianni Agnelli. Il nome è una citazione dalla mitologia greca: ricorda la storia di Alcione figlia di Eolo, re dei venti. Trasformata in uccello, ottenne da Zeus che il mare si placasse per farle deporre le uova sulla spiaggia. I sofisticati statuti e regolamenti di "Alkyone" dicono che essa avrebbe dovuto conservare, fuori dalle tempeste familiari, il patrimonio estero di Gianni Agnelli. I "protector" e cioè i gestori erano Gabetti, Grande Stevens e il commercialista elvetico Siegfried Maron.

PATTO 2004 CON CUI MARELLA E MARGHERITA AGNELLI RINUNCIARONO A OGNI PRETESA

Ecco, è proprio qui, in quel "paradiso fiscale" di Vaduz inutilmente intitolato al pacifico mito di Alcione, che bisogna cercare i dettagli della "guerra degli Agnelli" in scena, da qualche mese, anche negli uffici dell'Agenzia delle Entrate subalpina e, per una storia collaterale, nella procura della Repubblica di Milano.

Così come i tre protector di "Alkyone sono le persone che Margherita indica come "gestori" del patrimonio personale del padre e che ha citato a giudizio (assieme alla madre) per ottenere il rendiconto della «vera eredità». Una saga complicata e dolorosa e che Margherita ha affidato, oltre al tribunale, anche a un libro di 345 pagine, scritto in francese da un analista belga ed ex 007 fiscale della Ue, Marc Hurner, stampato solo in 12 copie con un titolo molto esplicito: "Les Usurpateurs. L'histoire scandaleuse de la succession de Giovanni Agnelli" e, in copertina, il disegno del palazzo di famiglia che oggi a Torino, in corso Matteotti, ospita Exor.

Anni di reciproca rabbia e di scambi di lettere tra principi del foro che hanno consolidato un gelo definitivo tra Margherita, la madre e i figli John e Lapo e che, soprattutto, si sono intrecciati con l'assetto e il controllo del gruppo ExorFiat. Nella prossima primavera il giudice torinese Brunella Rosso dovrebbe pronunciare il primo verdetto, ma è possibile che il cammino mediatico della "guerra degli Agnelli" prosegua a lungo.

Cerchiamo di capire il perché. Oggi la società "Dicembre", che fa da guida all'accomandita e al gruppo, è saldamente in mano a John Elkann così come era in passato per il nonno. Questo assetto è il risultato della strategia indicata dall'Avvocato.

Il 10 aprile 1996, infatti, Gianni Agnelli è alla vigilia di un delicato intervento al cuore: cede tre quote uguali del 24,87 per cento, alla moglie, alla figlia e al nipote, conservando per sé il 25 ,38. Alla sua morte, Marella, Margherita e John salgono ciascuno al 33,33 per cento. Prima dell'apertura del testamento, però, Marella dona il 25 ,4 per cento al nipote, trasformandolo nel socio di maggioranza assoluta con il 58,7.

Quando il notaio torinese Ettore Morone legge il testamento, il 24 febbraio 2003, la notizia della donazione scatena la lite familiare. Nelle disposizioni, Agnelli spartisce solo i beni immobili in Italia: Margherita sostiene di aver chiesto conto di tutto il resto, ma di non aver ricevuto risposta. Lo scontro, soprattutto con Gabetti e Grande Stevens, si fa durissimo: il civilista della famiglia si dimette dall'incarico di esecutore testamentario e la figlia dell'Avvocato li accusa di «essersi sostituiti al padre» chiedendo per sé «e per tutti i miei figli, il ripristino dei miei diritti».

Nel frattempo, entra in possesso di un documento in lingua inglese, il "Summary of assets", che elenca i beni esteri poi confluiti in "Alkyone": 583 milioni di euro. Dopo una tormentata trattativa, il 18 febbraio 2004 Marella e la figlia, entrambe cittadine italiane residenti in Svizzera e definite nell'atto "benestanti", stipulano un patto successorio "tombale" che prevede la rinuncia di Margherita a qualsiasi ulteriore diritto sull'eredità del padre, su quella della madre e sulle donazioni compiute da entrambi i genitori a favore di John. Inoltre, cede alla madre sia la quota di "Dicembre" sia la partecipazione nell'accomandita. La pace sembra davvero essere ritornata e a settembre Margherita partecipa al matrimonio del figlio con Lavinia Borromeo.

Ma il mito di Alcione resiste poco. In cambio delle rinunce, infatti, Margherita ha ottenuto i 583 milioni del "Summary of assets", i beni immobili e la collezione d'arte. Una parte del denaro, 105 milioni, però le è versato in forma "anonima" da Morgan Stanley nell'aprile 2007 e la richiesta di informazioni su chi ha dato ordine di pagare non ha esito. Per l'erede dell'Avvocato quella sarebbe la prova che all'estero esiste altro denaro e che i gestori sono Gabetti, Grande Stevens e Maron. Una tesi sempre contestata dai tre: Margherita e i suoi legali, infatti, non sono stati in grado di indicare un mandato scritto.

Il 27 giugno 2007, l 'avvocato Girolamo Abbatescianni e il suo collega svizzero Charles Poncet avviano la causa per ottenere il rendiconto: secondo Margherita ci sarebbero altri beni da dividere. Solo in via subordinata, invece, si chiede di dichiarare nullo il patto successorio svizzero che viola il codice civile italiano. Nel corso delle udienze e delle schermaglie procedurali, la difesa di Margherita giunge anche a quantificare il presunto ammanco nel cespite ereditario. Circa un miliardo e 400 milioni di euro, frutto di quella che Marc Hurner ribbattezza "l'Opa pur rire" ( la finta Opa ).

Si tratta della clamorosa operazione finanziaria lanciata nel 1998 dall'Ifi sulla società "gemella" del Lussemburgo, "Exor Group", attraverso prima la raccolta di un maxidividendo e poi l'acquisto con un prestito della Chase Manhattan Bank. Secondo Hurner, i veri beneficiari dell'Opa sarebbero i "soci anonimi" di "Exor Group" rappresentati da fiduciarie dietro le quali potrebbe esserci, a detta dell'analista, un unico proprietario: Gianni Agnelli. L'utile di quell'operazione sarebbe ciò che ancora manca all'eredità.

Anche questa ricostruzione è sempre stata contestata in toto dai legali dei presunti" gestori" e, all'inizio dell'estate scorsa, il giudice Rosso ha respinto la richiesta degli avvocati di Margherita di ascoltare testi e di compiere accertamenti bancari. Nell'udienza di giovedì scorso, i nuovi legali di Margherita (Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone) hanno rovesciato la precedente impostazione chiedendo, oltre al rendi• conto, anche la nullità del patto successorio.

Ora il giudice dovrà decidere se questa istanza è ancora proponibile e, soprattutto, se le convenzioni giuridiche tra Italia e Svizzera le impediscano di pronunciarsi sul documento elvetico visto che, 'nel giugno scorso, Marella ha chiesto al tribunale di Ginevra di confermarne la validità. Se però fosse accolta la tesi di Margherita, allora tornerebbe in discussione tutto il sistema di donazioni che consente al figlio John la guida istituzionale della galassia Fiat.

Le ultime possibili sorprese sull'intera saga potrebbero poi venire dalla procura di Milano, che sta indagando su una querelle tra due ex legali di Margherita, Poncet ed Emanuele Gamna, e sulla maxiparcella da 25 milioni di euro percepita da quest'ultimo assieme al collega Patry.

L'escalation giudiziaria su chi potesse manovrare quelle ingenti somme alI'estero dopo la morte di Agnelli va di pari passo con le indagini fiscali ordinate quest'estate dal ministro Giulio Tremonti (c'è il rischio di una sanzione pari a tre volte i 583 milioni del "Summary of Assets"). E sarà su questi due fronti, più che ormai nella causa civile di Torino, che si giocherà il finale di partita per il tesoro dell'avvocato.

WSJ: LA LUCE INDESIDERATA SUGLI AGNELLI...
Da "Il Riformista" - Ieri il "Wall Street Journal" ha pubblicato un articolo in cui si riportano gli ultimi avvenimenti legati alla successione dell'impero economico della famiglia Agnelli. Il titolo dice: la causa, luce indesiderata sulla famiglia della Fiat. Dopo la morte dell'Avvocato, scrive il "Wsj", alla figlia Margherita è stato tenuto nascosto un patrimonio «in denaro e in beni per più di un miliardo di euro (un miliardo e mezzo di dollari) sparsi in diversi conti bancari e compagnie di investimento fuori dall'Italia».

L'articolo fa presente che Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron dicono «di essersi solo occupati degli affari di Agnelli e di non sapere nulla di presunte somme mancanti» e spiega che la vicenda «sta appassionando la nazione che una volta considerava Gianni Agnelli in suo re non ufficiale».

Secondo il giornale, qualcuno sosterrebbe che la disputa ha scalzato il nome di Agnelli dal piedistallo: «È la prova che la dinastia è finita, dice il sindacalista Giorgio Airaudo». Dopo aver ricordato che oggi la famiglia ha una nuova leadership in «mister Elkann», che non ha voluto commentare la causa di sua madre con il quotidiano, il Wsj cita anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, quando dice che «la gente al bar non parla del processo, ma di Marchionne a Detroit, e di come questo porterà lavoro».

 

[19-11-2009]

 

 

grazie a Dio , non certo a Jaky,  continua la ricerca della verità sull'omicidio di Edoardo Agnelli , iniziata con i libri di Puppo e Bernardini, il servizio de LA 7, e gli articoli di Visto,  ora il Corriere e Rai 2 , infine OGGI e Spio , continuano un percorso che con l'aiuto di Dio portera' prima di quanti molti pensino alla verita'. Mb -01.10.10

 

 

 

 edoardo agnelli

 

IL 15.11.2000 E' MORTO EDOARDO AGNELLI senza alcuna ragione VERA

E' NOTORIO CHE LA MORTE DI EDOARDO AGNELLI E' UN  MISTERO.

EDOARDO AGNELLI PER ME NON SI E SUICIDATO e non sono state fatte indagini sufficienti sulla sua morte, ad  iniziare dalla mancanza dell'autopsia. 

PERCHE' LE LETTERE DI EDOARDO: poiche' non e' stata fatta chiarezza sulla sua morte cerco di farne sulla SUA VITA.

PERCHE' era contro i giochi di potere che prima ti blandiscono, poi ti escludono , infine ti eliminano !

CLICCA QUI PER SCARICARE LE LETTERE DI EDOARDO...CADUTO NEL POSTO SBAGLIATO !

PER AVERE ALTRE INFORMAZIONI CLICCA QUI

O QUI

Se diranno che anche io mi sono suicidato non ci credete, cosi pure agli incidenti mortali ...potrebbero non essere causali e dovuti alla GRANDE vendetta.

VIDEO EDOARDO AGNELLI 1 PARTE 

 

VIDEO EDOARDO AGNELLI 2 PARTE 

 

VIDEO SU INCHIESTA GIORNALISTICA MORTE DI EDOARDO AGNELLI CHE PER ME NON SI E' SUICIDATO

 
Europa Più - 80 METRI DI MISTERO from europa più magazine on Vimeo.

 

 

 

 

Mondo AGNELLI :

Cari amici,

Grazie mille per vostro aiuto con la stesura di mio libro. Sono contenta che questa storia di Fiat e Chrysler ha visto luce. Il libro e’ uscito la settimana scorsa, in inglese. Intanto e’ disponibile a Milano nella librerie Hoepli e EGEA; sto lavorando con la distribuzione per farlo andare in piu’ librerie possibile. E sto ancora cercando la casa editrice in Italia. Intanto vi invio dei link, spero per la gioia in particolare dei torinesi (dov’e’ stato girato il video in You Tube. )

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=QLnbFthE5l0

 

 

Thanks again,

Jennifer

 

 

 

 

Un libro che riporta palesi falsita' sulla morte di Edoardo Agnelli come quella su una foto inesistente con Edoardo su un ponte fatta da non si sa chi recapitata da ignoto ad ignoti. Se fosse esistita sarebbe stata nel fascicolo dell'inchiesta. Intanto anche grazie a queste salsita' il prezzo del libro passa da 15 a 19 euro! www.marcobava.it

 

Trovo strano che esista questa foto, fuori dal fascicolo d’indagine e di cui Jennifer non ha mai parlato con me da cui ha ricevuto tutto il fascicolo e molti altri documenti ! Mb

1- A 10 ANNI DALLA MORTE DELL’AVVOCATO, UN LIBRO FA A PEZZI QUALCHE SANTINO FIAT - 2- MARPIONNE CHE PIANGE PER LO SPOT CHRYSLER? MA MI FACCIA IL PIACERE! LUI DICE SEMPRE CHE STA PER PIANGERE, MA NESSUNO L’HA MAI VISTO IN LACRIME. DI SOLITO FAR PIANGERE GLI ALTRI (CHIEDERE A LAURA SOAVE, MAMMA DELLA 500 LICENZIATA IN TRONCO O AL SINDACALISTA RON GETTELFINGER INSULTATO DALL’IMPULLOVERATO CON UNA FRASE DA SCHIAFFI: “I SINDACATI DEVONO ABITUARSI A UNA CULTURA DELLA POVERTÀ”) - 3- E POI GLI ULTIMI GIORNI DI EDOARDO, A CUI NON VIENE DATO IL NUMERO DEL CELLULARE DEL PADRE. INGRASSATO, PAZZO, GLI UNICI AMICI SONO UN ASSISTENTE SOCIALE E UN VENDITORE DI TAPPETI IRANIANO. PREOCCUPATO DI NON ARRIVARE ALLA FINE DEL MESE, LEGGE NOSTRADAMUS E AVVERTE TUTTI TRE GIORNI PRIMA, CONSEGNANDO A SUO PADRE E A UNA PERSONA DI SERVIZIO PARTICOLARMENTE CARA UNA SUA FOTO. E’ SU UN PONTE DELLA TORINO-SAVONA DA CUI SI BUTTERÀ, UN LEGGERO SORRISO. “VOGLIO ESSERE RICORDATO COSÌ”, DICE ALLA PERSONA DI SERVIZIO. MA NESSUNO SE LO FILA -

 

Michele Masneri per Rivista Studio (www.rivistastudio.com)

"A Detroit sono rimasti tutti molto stupiti leggendo il mio libro, non sapevano che in Italia si producono auto dalla fine dell'Ottocento". Lo racconta a ‘'Studio'' Jennifer Clark, corrispondente per il settore auto di Thomson-Reuters dall'Italia, fresca autrice di Mondo Agnelli: Fiat, Chrysler, and the Power of a Dynasty (Wiley & Sons editori, $29.95), primo dei volumoni in arrivo in libreria per il decennale della morte di Gianni Agnelli (2013). Il libro è bello, e forse perché non è prevista (per ora) una pubblicazione italiana, non ha i pudori a cui decenni di "bibliografiat" (copyright Marco Ferrante, maestro di agnellitudini e marchionnismi) ci hanno abituati.

E partiamo da Marchionne, figura che rimane misteriosa, monodimensionale nei suoi cliché più utilizzati - le sigarette, il superlavoro, l'equivoco identitario (l'abbraccio del centrosinistra con la definizione fassiniana di "liberaldemocratico", il ripensamento imbarazzato). L'aneddotica sindacale è una chiave interessante invece per capirne di più.

Sul Foglio dell'11 febbraio scorso, un magistrale pezzone sabbatico di Stefano Cingolani (conflitto di interessi: chi scrive collabora col Foglio, mentre Marco Ferrante è un valente Studio-so) raccontava che Ron Gettelfinger, indimenticato capo della Uaw, United Auto Workers, il sindacato dell'auto Usa, alla fine della trattativa lacrime e sangue che ha portato all'accordo Fiat-Chrysler, in cui i sindacati hanno aderito a condizioni molto peggiorative in termini di salari e di ore lavorate in cambio di una partecipazione nell'azionariato della fabbrica, "rifiuta di stringere la mano al rappresentante della Fiat".

Clark non solo conferma l'episodio ma gli dà una tridimensionalità. "Tutto vero. Me l'ha confermato Marchionne stesso. Nelle fasi più dure della trattativa, Gettelfinger e Marchionne hanno un diverbio. Marchionne, che notoriamente è un negoziatore ma non un diplomatico, dice una frase precisa: "i sindacati devono abituarsi a una cultura della povertà". Dice proprio così, "a culture of poverty". Gettelfinger diventa bianco, più che rabbia è orgoglio ferito e offesa. "Gli risponde: lei non può chiedere questo a un sindacato. A chi rappresenta operai che si stanno giocando i loro fondi pensione. Marchionne mi ha detto di essersi non proprio pentito, ma insomma...".

Sempre coi sindacati, Clark racconta che col successore di Gettelfinger, General Hollifield, volano parolacce irripetibili. Hollifield, primo afroamericano a ricoprire un posto di prestigio nell'aristocrazia sindacale americana (è vicepresidente della Uaw e delegato a trattare per la Chrysler) è grosso e aggressivo quanto Gettelfinger è azzimato e composto. La trattativa tra i due sembra un match tra scaricatori di porto. Con questi presupposti, pare un po' difficile credere alle voci (riferite dal New York Times e rimbalzate in Italia) secondo cui l'ad Fiat avrebbe pianto alla visione dello spot patriottico Chrysler a di Clint Eastwood.

Anche qui Clark spiega una sfumatura non banale. "No, non sarebbe strano. Marchionne è un uomo molto emotivo. Non sarebbe la prima volta. Per esempio, quando il presidente Obama annunciò il salvataggio Chrysler in televisione, Marchionne era in un consiglio di amministrazione di Ubs a New York. Vede la scena, si commuove e chiede di uscire dalla sala, per non farsi vedere piangere.

Attenzione, però, perché Marchionne non usa mai l'espressione "crying". Dice solo: "I almost broke down". Almost. E al passato. E a rileggere il New York Times, che racconta di come l'ad Fiat si sia commosso vedendo lo spot insieme ai suoi concessionari, anche lì si racconta come lui chiede di uscire dalla stanza, ha gli occhi lucidi. Ma nessuno lo vede poi realmente piangere. "Per lui piangere è un valore" dice Clark. Piangere va bene, perché significa tenerci molto a una cosa". Sembra sempre che stia per piangere, ma a ben vedere nessuno l'ha mai visto in azione. "Sì, è emotivo, ma non è sentimentale".

Famiglia Agnelli

Piangere va bene ma è meglio se lo fanno gli altri. Come Laura Soave, capo di Fiat Usa, "mamma" dello sbarco della 500 in America. Per la manager italiana, Marchionne organizza una strana carrambata. Salone di Los Angeles 2010: Soave decide di utilizzare per il lancio una gigantografia di una sua vecchia foto da bambina, in cui lei siede proprio nella storica 500 arancio di famiglia.

Ma Marchionne, a sua insaputa, e come un autore Rai, fa arrivare da Napoli i suoi genitori, che appaiono all'improvviso nel bel mezzo dello show. Lei piange, il suo amministratore delegato è molto soddisfatto. (Poi dopo qualche mese la Soave verrà licenziata in tronco, episodio frequente nell'epica marchionniana).

À rebours. In fondo il libro si chiama Mondo Agnelli. Incombe il decennale, tocca fare la fatidica domanda: differenze-similitudini tra Marchionne e l'Avvocato. "Marchionne è considerato molto esotico, qui. Lo era già prima, con quei maglioncini e quell'accento, ma adesso lo è ancora di più con il nuovo look barbuto. Poi fa battute, scherza con gli operai e coi giornalisti, conosce il suo potere sui media e lo esercita consapevolmente. In questo è simile all'Avvocato. Ma anche a Walter Chrysler, il fondatore del gruppo. Poi Si staglia sul grigiore. Bisogna pensare che come alla Fiat i dirigenti erano tutti torinesi, qui in Chrysler sono tutti del midwest".

"Però in America pochi si ricordano di Gianni Agnelli. Ormai le nuove generazioni non sanno nulla. Devo spiegare che l'Avvocato era amico dei Ford e dei Kennedy per suscitare qualche vago ricordo. A una presentazione a New York, quando ho detto che la Fiat è più antica della Ford, la gente era veramente stupita". Nessuno si immaginerebbe che il Senatore Giovanni Agnelli nel 1906 aprì la sua prima concessionaria americana a Manhattan, Broadway.

Ma tra i ricordi agnelliani, la parte più interessante del libro di Jennifer Clark è forse quella che riguarda gli ultimi giorni di Edoardo, il figlio sfortunato di Gianni, morto suicida nel 2000. La giornalista Reuters è andata a spulciarsi le carte della polizia torinese, perché un'inchiesta, per quanto veloce e riservata, vi fu. I dettagli sono tristi e grotteschi: Edoardo che non ha un numero privato del padre, e per parlarci deve passare a forza per il centralino di casa Agnelli; le sue ultime chiamate con il suo uomo di scorta, Gilberto Ghedini, a cui chiede piccole incombenze, come spostare l'appuntamento col dentista.

Una telefonata ad Alberto Bini, una sorta di amico-tutore che da dieci anni lo segue giornalmente dopo l'arresto per droga in Kenya nel 1990. Le conversazioni quotidiane di teologia islamica con Hussein, mercante iraniano di tappeti di stanza a Torino. È molto preoccupato per le sue finanze, cosa di cui mette al corrente il cugino Lupo Rattazzi, incredulo.

Manda qualche mail (le password dei suoi account, come ricostruisce l'indagine della polizia, sono "Amon Ra", "Sun Ra" e "Jedi"). L'ultimo file visualizzato sul suo computer è una pagina web su Nostradamus. Poi, la lenta preparazione: per tre giorni di fila, Edoardo si alza presto, si veste accuratamente, guida la sua Croma blindata fino al ponte sulla Torino-Savona da cui si butterà il 15 novembre. Tre giorni prima, consegna a suo padre e a una persona di servizio particolarmente cara una sua foto. E' su un ponte, con un vestito formale, un leggero sorriso. "Voglio essere ricordato così", dice alla persona di servizio.

 

 

AGNETA

 

 

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TORINO 24.09.10

 

GENTILE SIGNOR DIRETTORE GENERALE RAI

 

CONSIDERAZIONI SULLA TRASMISSIONE DI MINOLI LA STORIA SIAMO NOI SU “EDOARDO AGNELLI” DEL 23.09.10.

 

1)  Minoli dichiara più volte che intende fare chiarezza per chiudere il caso, ma senza un vero e proprio confronto-analisi verifica sulla compatibilità degli elementi con il suicidio in quanto :

a)  dall’esame esterno effettuato dal dott. Ellena e dopo consultazione del Manuale di Medicina Legale – Macchiarelli-Feola (che attualmente è il migliore in commercio), oltre che di altri libri di medicina legale un po’ più datati possono formulare le seguenti considerazioni:

 

“E’ esperienza comune come possano osservarsi lesioni più gravi in caso di precipitazione di un corpo di peso relativamente esiguo (ad esempio di un bambino) da un’altezza non eccessivamente elevata (1° o 2° piano di un palazzo) quando l’impatto si verifichi contro la superficie dura di un cortile o di un selciato, rispetto a quelle rilevabili in caso di precipitazione del corpo di un soggetto adulto (dunque di peso maggiore) da un’altezza superiore ai 10 metri su neve, terreni erbosi e sabbiosi o in acque sufficientemente profonde”

 

“L’arresto del corpo nella sede di impatto non è accompagnato da un arresto simultaneo di tutti gli organi interni, i quali proseguono per inerzia il loro movimento subendo lacerazioni o distacchi a livello dell’apparato di sostegno”

 

“Nel caso di precipitazioni su tutta la lunghezza del corpo (tipica delle grandi altezze), è comune la presenza di fratture costali multiple e dello sterno, fratture degli arti (monolaterali in caso di impatto al suolo su un fianco), del cranio e del bacino. Si associano invariabilmente gravi lesioni interne da decelerazione,oppure provocate da monconi ossei costali procidenti nella cavità toracica”

 

“Le lesioni esterne cutanee sono di norma di scarsa entità. Quando rilevabili sono caratterizzate da contusioni, ferite lacere e lacero-contuse che si producono soprattutto quando il corpo, nella caduta, incontra ostacoli intermedi (ringhiere, fili tesi, cornicioni, rami d’albero.

Talora la presenza di indumenti pesanti può far mancare o può attenuare le lesioni cutanee da impatto diretto contro la superficie d’arresto”

 

Nell’esame esterno, il dott. Ellena riscontrava le seguenti lesioni:

 

-       Capo: ferite diffuse al capo e al volto con lacerazioni cutanee profonde. In sede frontale sn frattura cranica con piccola breccia e fuoriuscita di modesta quantità di encefalo. Frattura ossa nasali.

Tali lesioni sono indice di una caduta con la faccia a terra, quindi con il corpo riverso bocconi.

 

-       Torace: escoriazioni multiple. Escoriazione ad impronta (collana) alla base del collo. Fratture costali multiple maggiori a sn.

Cosa c’entra l’escoriazione a collana alla base del collo? L’escoriazione è un fenomeno vitale (tentativo di strangolamento?)

 

-       Addome: escoriazioni multiple

L’escoriazione è normalmente conseguente ad uno strisciamento di un corpo contundente contro la cute. Come possono essersi formate delle escoriazioni sull’addome in un soggetto precipitato e, per di più, vestito?

 

-       Arto superiore dx: minima escoriazione al polso ed al palmo della mano.

Può essere compatibile con una caduta di questo tipo

 

-       Arto superiore sn: ferita perforante dorso avambraccio. FLC multiple alla mano sn faccia mediale esterna.

Come se le è procurate? Era vestito con le maniche lunghe?

Deve esserci una perforazione del vestito oppure la perforazione dall’interno a seguito di frattura scomposta avambraccio

 

-       Arto inferiore dx: escoriazioni diffuse faccia mediale interna

Valgono le stesse considerazioni fatte per l’addome. Oltretutto qui si parla di interno coscia presumibilmente

 

-       Arto inferiore sn: frattura femore multiple. Escoriazioni diffuse faccia mediale esterna.

Da quello che si desume sembrerebbe che il corpo sia caduto sul lato sinistro. Ma allora è caduto di faccia o di lato? Perché se è caduto di lato la lesione profonda in sede frontale sn è incompatibile con una caduta di lato. E poi com’era la frattura frontale sn? A stampo? E se era a stampo qual è l’oggetto che ha determinato tale forma di frattura?

 

-       Varie: Frattura osso mascellare. Otorragia dx. Preternaturalità del capo da frattura vertebre cervicali.

Osso mascellare quale? Destro o sinistro? L’otorragia è un segno tipico di traumi cranici gravi. Le fratture vertebrali cervicali sono segno di una precipitazione cefalica e sono associate a gravi traumi cranici (es. fratture a scoppio del cranio).

 

 

Direi che di materiale ce n’è abbastanza da chiedere a Garofalo e Testi di ricostruire l’esatta dinamica della precipitazione.

 

b)  Il dipendente dell’autostrada non poteva vedere un bel niente da sopra per il cono d’ombra del ponte , mentre il pastore poteva vedere tutto perché sotto. Solo che gli orari non collimano . Quindi un ex-carabinere indica come sua prassi professionale “non affidabili dei tesi” . Ignora che questo e’ il ruolo del giudice non dell’inquirente ? E’ per lui qual’e’ la prova scientifica ? la “abbastanza ortogonalità” fra auto e corpo ? non sa che esistono i gps per cui tale ortogonalità può essere ricreata ? Inoltre come fa a trarre indicazioni da una scena del delitto solo fotografata ? Come fa a vedere la tridimensionalità dell’impronta ? Ed analizzare il sangue? Perché non parla della terra stretta nelle mani di E.A? Come fa a raccoglierla se muore sul colpo? Da dove proveniva?

c) Il medico Testa come fa da una foto ad individuare i traumi interni ? Se cosi fosse potremmo risparmiare soldi e radiazioni ! come fa a paragonare la caduta in un aereo a quella da un ponte ? 6 mesi dopo chi e’ stato ritrovato li sotto , ha visto l’autopsia ?

d) Il cranio di E.A potrebbe essere stato colpito anche da uno dei tanti sassi presenti sul terreno, visto che la foto trasmessa ne faceva vedere proprio uno li.

e) come mai il magistrato prima di chiudere il caso autorizza il funerale ?

f)   io non ho mai sostenuto che E.A sia stato buttato giù ma che lui li non sia mai salito ma sia stato trasportato forse strangolato , viste le echimosi sul collo .

g) certo lo collana non provoca echimosi perché un frega cadendo da 73 metri.

2) autosuggestione non può averla il pastore ma solo quelli vogliono dare spiegazioni diverse al fine di ignorare i fatti , come Gelasio, Lapo, i medici interpellati e l’ex-carabiniere in quanto :

a)  non esistono prove che abbia chiamato gli amici il giorno prima , per dirgli cosa , a che ora , con che tono ?

b) inoltre non risulta da alcun atto d’indagine che in mattinata abbia sentito il padre G.A anche perché proprio il padre perche Edoardo non lo chiamasse aveva tolto la possibile selezione diretta dagli interni di Edoardo.

c) A me stesso Carlo Caracciolo editore gruppo REPUBBLICA-ESPRESSO, aveva detto che E.A gli aveva telefonato, ma non gli ho mai creduto in quanto se avesse voluto ricostruire la verità ne aveva tutti i mezzi ma non lo ha mai voluto fare nonostante io lo abbia chiesto a lui ed al suo socio De Benedetti per 10 anni !

d) Gelasio fa un discorso senza logica si commenta da se !

e) Ravera ha sbagliato altezza e peso ed ha visto la buca nel terreno ?

f)   Un impatto a 150 km ora di un auto fatta per assorbire gli urti la distrugge, il corpo umano no, allora facciamo le auto senza carrozzeria sono più sicure !

g) Certo che e possibile scavalcare il parapetto dell’’autostrada ma dipende dalla forma fisica ed E.A non era in forma fisica per farlo, se no il dr.Sodero cosa lo curava a fare se non ne avesse avuto bisogno !

h) Se E.A per scavalcare il parapetto si fosse aiutato con l’auto , come dice Sodero, come mai mancavano impronte ? Forse Testa ha una soluzione anche a questo: la lievitazione magnetica di E.A !

i)   Del tutto illogico il ragionamento di Tiziana : in preda a stato di esaltazione si butta giu’ ? con giri per 3 giorni ? e con 2 passaggi ? anche su questa stendiamo un velo pietoso come sul monologo di Lapo trasmesso senza alcuna pietà umana ! Pur di raggiungere i suoi fini Minoli da sempre non guarda in faccia a nessuno!

j)   Sodero e Gelasio poi danno 2 chiavi di lettura opposte : Sodero dice che  E.A aveva paura del dolore fisico , e pur essendo un paracadutista di getta, sapendo che poteva farsi molto male ! Infatti riesce ancora a stringere in un pugno una terra che non si e’ mai saputo da dove arriva ? Mi ricorda la tesi della pallottola di Kennedy !

k) Minoli poi afferma che non e’ vero che E.A non voleva entrare nella Dicembre e che ne chiede di farne parte ?

                                                  i.     Se lui non firma un documento non chiede un bel nulla

                                               ii.     Il documento lo hanno preparato legali e notaio

                                             iii.     Gelasio e Lupo affermano che non voleva entrare nella Dicembre

                                             iv.     Altro indice di superficiale faziosità di Minoli che non legge che la Dicembre non e’ una accomandita e non vi sono tutti gli Agnelli !

                                                v.     Come non corregge neppure l’errore riconosciuto che Romiti dal 96 al 98 era Presidente Fiat no ad.

                                             vi.     Mi domando chi preparasse a Minoli le interviste ai potenti dell’economia ! Forse ora non lo assiste piu’ troppo bravo per lui ?

 

Concludo quindi logicamente che mi sembra dimostrato che Minoli non abbia chiarito tutto anzi  la vera incompatibilità e’ fra il suicidio e gli elementi raffazzonati in modo del tutto approssimativo e confutabile gia’ sopra e come e quando vuole. Molte cordialita’.

 

 

MARCO BAVA

 

 

 EDOARDO AGNELLI? SOLO "UN CARATTERE COMPLESSO"...
Ritagliare e incorniciare la bella paginata della Stampa di Torino dedicata a Edoardo Agnelli (p.21), del quale tocca parlare solo perché giovedì va in onda un documentario di Minoli su RaiDue. Splendida la sintesi dei sommarietti. "Il giallo: per anni sono circolate ipotesi di complotti e teorie su un omicidio". "La conclusione: ma le risposte si trovano nelle pieghe personali di un carattere complesso". Ah, ecco.

20-09-2010]

 

 

1- ALL’INDOMANI DELLA PUNTATA DE "LA STORIA SIAMO NOI" DI MINOLI SCOPPIA IL FINIMONDO - "ADESSO SI METTONO A CONFUTARE ANCHE LE POCHE COSE SICURE. E TRA QUESTE CE N’É UNA CHE NESSUNO PUÒ E POTRÀ MAI CONTESTARE: L’AUTOPSIA SUL CORPO DI - EDOARDO AGNELLI NON VENNE ESEGUITA. NEL VERBALE SI PARLA DI “ESAME ESTERNO” - 2- TUTTI ERANO CONVINTI DEL SUICIDIO E NON SI PRESERO IN CONSIDERAZIONE ALTRE IPOTESI. "IL CORPO ERA APPARENTEMENTE INTATTO, A PARTE UNA FERITA ALLA NUCA" ED È STRANO PER UN CORPO DI CIRCA 120 KG DOPO UN VOLO DI 80 METRI. IL MEDICO AGGIUNGE DI AVER NOTATO UNA SOLA “STRANEZZA”: "FU DATA L’AUTORIZZAZIONE ALLA SEPOLTURA IMMEDIATAMENTE" - 3- NON ESISTE LA PROVA CHE SIA STATO GIANNI AGNELLI A “PREGARE” CHE L’AUTOPSIA NON VENISSE FATTA PROPRIO PER EVITARE DI AVERE LA CONFERMA UFFICIALE E PUBBLICA CHE SUO FIGLIO ERA UN TOSSICO-DIPENDENTE E CHE FORSE QUELLA MATTINA ERA IN PREDA ALLA DROGA

 

Gigi Moncalvo per "Libero"

 

«Adesso si mettono a confutare anche le poche cose sicure. E tra queste ce n'é una che nessuno può e potrà mai contestare: l'autopsia sul corpo di Edoardo Agnelli non venne eseguita. Misteriosamente, incredibilmente, assurdamente. Ci fu solo un sommario esame medico esterno, durato poco più di un'ora. Ed eseguito da un medico che venne chiamato dal Procuratore della Repubblica nonostante in servizio quella tragica mattina ci fosse un altro medico legale».

E, altrettanto inspiegabilmente, da parte di qualcuno c'era molta fretta per avere il nulla osta per la sepoltura in modo da poter portare via al più presto il cadavere. Fonti vicine alla famiglia - "quella vera di Edoardo e di Gianni Agnelli, e non quelle che si sono "infilate" in questa storia senza averne alcun titolo e che sono state intervistate dalla Rai" che sembra aver volutamente trascurato e ignorato chi sa echi potrebbe parlare - rispondono con indignazione a una nota dell'Ansa diffusa nel pomeriggio di ieri.

Nel dispaccio, che cita anonime «fonti investigative» - che qualcuno fa risalire a chi quel giorno coordinava e guidava le prime indagini «soprattutto dall'esterno e che in seguito ha fatto una sfolgorante carriera...» - si affermano tre cose: l'autopsia venne effettuata, lo fu «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», durò «oltre tre ore», fu un'autopsia accurata «proprio in considerazione del fatto che nulla doveva essere trascurato», all'esame autoptico era presente il Procuratore della Repubblica di Mondovì. È difficile trovare una serie di false affermazioni come in quelle poche righe. Tutto è facilmente confutabile. Vediamo, attraverso gli atti come andarono veramente le cose.

 

NIENTE AUTOPSIA - Il 23 novembre 2000, otto giorni dopo la morte di Edoardo, il dottor Mario Ellena, genovese che oggi ha 53 anni, medico presso la ASL 17 di Savigliano (Cuneo), viene convocato dal Procuratore Bausone per essere interrogato. Si limita a presentare una breve memoria "a integrazione del verbale dell'esame esterno del cadavere di Edoardo Agnelli". Nel verbale dunque si parla di "esame esterno" e non di autopsia. Il medico nella sua breve memoria, scrive di aver effettuato un primo sopralluogo a Fossano sotto il viadotto della morte «alle ore 14,30 circa».

«Terminati gli accertamenti sul posto, disponevo il trasferimento della salma presso l'obitorio comunale di Fossano al fine di effettuare l'esame esterno del cadavere, conclusosi alle 16,30». La memoria è composta di appena 17 righe: solo tre dedicate alle cause della morte, altre quattro il medico le dedica a spiegare che cosa avrebbe "visto" dentro il corpo di Edoardo se avesse eseguito l'autopsia: «L'eventuale esame autoptico avrebbe sicuramente evidenziato lesioni viscerali solo ipotizzabili dall'esame esterno, ma non avrebbe apportato nessun ulteriore elemento circa l'individuazione della causa di morte che, come già verbalizzato, è da ricondurre ad un grave trauma cranio-facciale e toracico in grande precipitato».

Quindi in due precise circostanze, di suo pugno, sotto giuramento e in una memoria scritta il Dr. Ellena afferma di aver eseguito un semplice "esame esterno". Non gli importavano altre analisi, altre prove, il prelievo di campioni, l'accertamento di eventuali sostanze nel sangue.

UN'ORA INVECE DI TRE - Il sorprendente dispaccio dell'Ansa parla, addirittura nel titolo, di un'autopsia durata "oltre tre ore". Non è vero. Lo stesso Dr. Ellena in un altro documento, stilato il 15 novembre (giorno della morte di Edoardo) - documento che fa parte del fascicolo della ASL 17 - firma l'"esito della visita necroscopica eseguita sul cadavere appartenuto in vita a Agnelli Edoardo". Il medico scrive che «l'esame esterno del corpo di Edoardo è cominciato alle 15,15 nella camera mortuaria del cimitero. La morte si ritiene risalga alle ore 11,00 e fu conseguenza di trauma cranio-facciale e toracico da grande precipitazione».

Dunque alle 14,30 il dr. Ellena ha compiuto il primo sopralluogo sotto il viadotto, poi è andato alla camera mortuaria, alle 15,15 ha cominciato l'esame esterno del cadavere, alle 16,30 - come ha scritto otto giorni dopo nella memoria consegnata in Procura - afferma di aver terminato. Ha impiegato solo un'ora e un quarto. E non "oltre tre ore". È davvero portentoso come il dr. Ellena sia riuscito nel breve lasso di tempo fra le 14,30 e le 15,15 a esaminare il corpo sotto il viadotto, stilare un primo referto, parlare con gli inquirenti, dare or- dine di trasferire il cadavere alla "morgue", salire in auto, arrivare nella camera mortuaria cominciare l'esame necroscopico.

 

Tutto è possibile ma tra il luogo della morte e il cimitero di Fossano ci vogliono almeno venti minuti di auto e i necrofori delle pompe funebri locali hanno certo corso non poco per raccogliere il cadavere con tutte le cautele del caso, caricarlo sul furgone, trasportarlo senza troppe scosse (vista la strada di campagna), scaricarlo al cimitero, portarlo nella camera mortuaria, stenderlo sul marmo e spogliarlo. Il tutto in tre quarti d'ora dal viadotto alla morgue. Il dr. Ellena non chiarisce un altro mistero.

Nel primo esame del cadavere, stilato dal medico del 118, l'altezza di Edoardo è indicata in 1,75 metri (anziché 1,90) e il peso in 80 kg (anziché 120). Ellena conferma anche in un'altra sede che non fu eseguita l'autopsia. Nell'intervista a Giuseppe Puppo, autore del libro "Ottanta metri di mistero" (Koinè Edizioni, febbraio 2009), il medico racconta che venne chiamato molto tardi («dopo l'ora di pranzo», mentre Edoardo era stato trovato prima delle undici), e arrivò sul posto verso le 15, anche se nel referto aveva scritto alle 14,30. «Gli inquirenti della Polizia mi dissero che per loro non c'erano problemi, era tutto chiaro».

 

LE STRANEZZE - Insomma tutti erano convinti del suicidio e non si presero in considerazione altre ipotesi. «Il corpo era apparentemente intatto, a parte una ferita alla nuca». Ed è strano per un corpo di circa 120 kg dopo un volo di 80 metri. Il medico aggiunge di aver notato una sola "stranezza": «Fu data l'autorizzazione alla sepoltura immediatamente». Ma l'autopsia venne eseguita o no? «Questo lo deve chiedere al Magistrato. Il mio compito era quello di eseguire un esame esterno sul cadavere e di fornire, se possibile, una diagnosi di morte». Già, ma lei avrebbe potuto consigliare l'autopsia: perché non lo fece?

«Perché gli inquirenti mi sembrarono concordi e sicuri sul suicidio e perché io non trovai proprio niente di strano, o di contrario». Il giornalista sottolinea che Edoardo era alto 1,90 ma sul referto c'era scritto 1,75 e quindi il cadavere non è stato neanche misurato: «Beh, mi sembra ininfluente. È più che probabile che si sia trattato di una stima ad occhio... È possibile che mi sia sbagliato... Ma non c'entra niente con tutto il resto, che è invece importante». Dal libro di Puppo emerge un altro particolare. Il medico legale in servizio quella mattina era Carlo Boscardini, 48 anni, specialista in medicina legale, psichiatra forense, dottore in giurisprudenza.

 

«Io non ho eseguito nessun esame e non ho visto il cadavere di Edoardo Agnelli - dice il medico -. Ero in servizio, il medico di turno viene chiamato dal magi- strato, il quale, ne può chiamare anche un altro di sua fiducia. Ero a Fossano, impegnato in colloqui sociosanitari per delle adozioni. Seppi l'accaduto da alcune telefonate, all'ora di pranzo e in cuor mio mi preparai ad essere convocato. Invece nessuno mi chiamò».

E il dottor Ellena? «Era il mio superiore gerarchico all'ASL di Savigliano. Fu lui a firmare il certificato di morte, l'esame medico legale. Avendo evidentemente saputo prima di me dell'accaduto, si precipitò sul posto e furono affidate a lui le incombenze professionali. Io ho intravisto quel certificato di morte. Qualche giorno dopo il dottor Ellena venne da me e mi sventolò i fogli che aveva preparato, chiedendomi se potevo darci un'occhiata. Mi rifiutai di farlo, dal momento che non ritenevo opportuno correggere o modificare la relazione di un'ispezione cadaverica mai eseguita".

Ma perché non fu eseguita l'autopsia? "Per ché si trattava di Edoardo Agnelli. Lo chieda al magistrato...». È l'unico che può deciderla. «In casi simili viene quasi sempre decisa, magari anche per una semplice precauzione, come a coprirsi le spalle, da parte del magistrato. Ricordo un caso in cui trovammo un suicida con la pistola in mano, dopo che si era sparato un colpo in bocca e il magistrato decise lo stesso che doveva essere eseguita l'autopsia.... Il medico legale non può decidere l'autopsia, al massimo può suggerirla, altrimenti si deve attenere a quanto il magistrato dispone».

 

Edoardo stringe- va tra le mani della terra: è possibile dopo un simile volo che ci siano ancora funzioni vitali tali da muovere le dita? «Lo escludo nella maniera più assoluta. Quel luogo, fangoso, può al massimo attutire i segni evidenti dell'impatto, ma dopo un impatto da una simile altezza la morte è immediata». Il corpo di Edoardo aveva anche i mocassini ancora ai piedi? È possibile? «È piuttosto raro. Un paio di volte ho esaminato cadaveri di persone precipitate in montagna, ebbene le abbiamo ritrovate senza scarponi nei piedi».

Il procuratore Bausone, che ha 77 anni ed è in pensione dal giugno 2008, ha sempre respinto ogni richiesta dei giornalisti di esaminare il fascicolo sulla morte di Edoardo. In una lettera scrive che «gli atti non possono essere pubblicati» poiché ancor oggi coperti dal segreto istruttorio. Noi abbiamo esaminato il fascicolo e il mistero sulla morte e sulle indagini si infittisce ancora di più...

L'AVVOCATO - Chi, dunque, ha informato l'ANSA che l'autopsia venne eseguita «per espressa volontà dell'Avvocato Agnelli», ha inventato tutto. Se l'autopsia non c'è stata - e lo abbiamo provato - evidentemente non c'era nemmeno una "espressa volontà", o un "ordine" del papà del defunto, affinché ciò avvenisse. Se l'Avvocato avesse chiesto un simile "favore" non è difficile prevedere che sarebbe stato ascoltato. Ma il problema, in questi casi, non è la volontà o meno del padre del defunto: è la volontà o meno di fare chiarezza. E c'è da ritenere che non si volessero aprire i poveri resti di Edoardo ed esaminarne le viscere, non per un rispetto per quel povero corpo non così martoriato come un simile volo farebbe pensare, ma per evitare di scoprire quali sostanze ci fossero nel suo corpo o nel suo sangue.

 

Non esiste la prova che sia stato Gianni Agnelli a "pregare" che l'autopsia non venisse fatta proprio per evitare di avere la conferma ufficiale e pubblica che suo figlio era un tossico-dipendente e che forse quella mattina era in preda alla droga. Ma le esigenze di un padre e quelle della giustizia spesso divergono e queste ultime devono, o dovrebbero, sempre prevalere. Altrimenti dieci anni dopo, «anche se John Elkann ci ha aperto tutte le porte» - come ha detto Giovanni Minoli nel presentare la puntata de "la Storia siamo noi" realizzata non da lui ma da due bravi giornalisti - si rischia di far cadere sul Nonno qualche atroce sospetto postumo, invece di onorarne la memoria.

 27-09-2010]

 

 

http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/pop/schedaVideo640480.aspx?id=759 -LA STORIA SIAMO NOI SU EDOARDO AGNELLI

 

il 17.11.12 si terrà la messa di commemorazione della morte di EDOARDO AGNELLI nella Parrocchia di S.MARIA GORETTI IN TORINO V.PIETRO COSSA ang.V.PACCHIOTTI.

 

 <http://rassegna.governo.it/> .

DOCUMENTI - ECCO IL LINK AL PDF DELLA RICHIESTA DI AUTORIZZAZIONE AD ESEGUIRE PERQUISIZIONI NEL DOMICILIO DEL DEPUTATO BERLUSCONI, INVIATA DAL PROCURATORE BRUTI LIBERATI AL PRESIDENTE DELLA CAMERA

PDF -

http://bit.ly/eTwkdL  17-01-2011]

 

 

Imposta su google : www.treasury.gov/initiatives/financial-stability/investment-programs/aifp/Pages e leggi contratto FIAT CHRYSLER

 

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MARCO BAVA

 

 

 

IL MIO LIBRO "L'USO DELLA TABELLA MB nei CASI DI PIANI INDUSTRIALI: FIAT, TELECOMITALIA ED ALTRI..." che doveva essere pubblicato da LIBRAMI-NOVARA nel 2004,  e' ora disponibile presso  di me e basta ordinarlo via email al costo di 30 euro COMPRESE SPESE DI SPEDIZIONE . Oltre al libro sulle mie esperienze assembleari prima del 1998 a 10 e.

 

  ENRICO CUCCIA ----------MARCO BAVA

 

 

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BANCO POPOLARE FINANZIA I SEGRE, CON IL PEGNO MEDIOBANCA
M. Ger. per il "Corriere della Sera" - Cento milioni di euro sul fronte corporate; un conto titoli carico di azioni Mediobanca sul fronte private. Tra la famiglia Segre e il gruppo Banco Popolare i rapporti sono assai stretti e passano principalmente dalle controllate Popolare Novara e Popolare Lodi. È di un mese fa la chiusura di un contratto di finanziamento da 100 milioni di euro tra l'Ipi della famiglia Segre e le due banche popolari che contestualmente hanno ipotecato una serie di immobili del Lingotto di Torino (parcheggi, magazzini, uffici, l'hotel 5 stelle «Art+Tech» , ecc.).

I soldi (75 milioni erogati da Novara, il resto da Lodi) servono a rifinanziare l'indebitamento a breve e a sostenere l'esigenza di cassa del gruppo. Ipi era il braccio operativo di Fiat nel settore immobiliare, poi ceduto nel 2004 all'immobiliarista Danilo Coppola e rilevato dai Segre nel 2009. Il fronte privato dei rapporti Banco Segre riguarda invece un deposito titoli piuttosto corposo che Franca Bruna Segre gestisce alla Popolare Novara. In quel dossier la storica commercialista di Carlo De Benedetti avrebbe un investimento di svariati milioni di euro solo in titoli Mediobanca. E anche quei titoli sarebbero in pegno alla banca. 15-12-2010]

 

 

 

I SEGRE E LA PASSIONE EFFIMERA PER I PALAZZI...
L. G. per "Il Sole 24 Ore" - «Non li venderemo mai», avevano assicurato dalla famiglia Segre riferendosi ai due prestigiosi immobili acquistati da Danilo Coppola,uno in via Manzoni e l'altro in via Montenapoleone, a marzo 2008. Manco a dirlo. Dopo due anni i due palazzi sono passati dal portafoglio dei Segre a quello della controllata Ipi. Un passaggio tecnico, certo, se non fosse che, proprio quei due immobili, sono stati il punto di svolta per il salvataggio di Coppola.

Comprando quei due palazzi dall'immobiliarista per 85 milioni, i Segre hanno assicurato a Coppola, in quel momento costretto all'angolo da Bim - la banca di cui i Segre stessi sono soci-la liquidità necessaria per mantenere la presenza nell'azionariato della Ipi, che stava per chiudere un aumento di capitale da 30 milioni.Un'accortezza che allafine ha consentito a Coppola di raccogliere ancora un po' di liquidità quando, sempre i Segre, sono saliti al controllo di Ipi. Chissà che ora non vendano pure quella.

07.09.10

 

 

I SEGRE LASCIANO BIM. ARRIVA VENETO BANCA: OPA A 4,5 EURO, UN PARACADUTE PER LA SIGNORA FRANCA - IL LORO CLIENTE STORICO ERA UN CERTO CARLETTO DE BENEDETTI…

Gianluca Paolucci per la stampa

I Segre lasciano Banca Intermobiliare. Dopo mesi di tensioni tra i soci storici (i Segre da un lato e le famiglie Giovannone, Scanferlin e D'Aguì dall'altro), a prendere le redini della situazione sarà Veneto Banca, entrata nel 2008 con il 40% nella holding Cofito - che controlla il 52% di Bim - e rimasta finora in una posizione più defilata. L'operazione prevede la fusione per incorporazione della stessa Cofito e Veneto Banca Holding. Giovannone, Scanferlin e D'Aguì si sono già impegnati a a votare a favore della fusione, mentre i Segre, con la loro holding Mi.mo.se. eserciteranno il diritto di recesso a 25,6 euro per azione, con un incasso di circa 40 milioni di euro.

Una volta completata la fusione, Veneto Banca avrà il 55% di Bim e lancerà un'opa sul flottante al prezzo di 4,25 euro per azione in contanti. A questo punto, Pietro D'Aguì, attualmente amministratore delegato dell'istituto che manterrà la carica nache dopo la fusione, acquisterà da Veneto Banca il 10% diretto in Bim allo stesso prezzo dell'offerta, ovvero 4,25 euro per azione. Veneto Banca si è inoltre impegnata a non scendere sotto il 50,01% del capitale di Bim e a ripristinarne il flottante nel caso che le adesioni all'opa superino il 90%, per far sì che l'istituto resti quotato a piazza Affari.

L'operazione, che valorizza il 100% di Bim circa 670 milioni di euro, è stata molto ben accolta a Piazza Affari. Il titolo, sospeso per gran parte della seduta in attesa della nota ufficiale, è stato scambiato solo nel finale e ha chiuso in progresso del 4,87% a 4,2 euro. L'uscita di Franca Segre, per anni vera «dominus» della banca, potrebbe però essere solo un arrivederci.

Nell'ipotesi - invero remota - di una bocciatura dell'operazione da parte delle rispettive assemblee o di ostacoli di natura autorizzativa, l'accordo tra Mi.mo.se e Veneto Banca prevede infatti il reintegro di Franca e Massimo Segre nel board di Bim, con Franca nel ruolo di presidente. Un cambio al vertice era nell'aria da tempo. Le tensioni i dissidi tra i Segre e gli altri soci erano esplosi con il caso di Danilo Coppola, l'immobiliarista romano cliente di Bim e dello studio di commercialisti dei Segre, memorabilmente definito dopo l'arresto «come un figlio» dalla signora Franca.

Dopo aver dissentito sulla decisione della banca di escutere il pegno sulle azioni Ipi di Danilo Coppola, l'estate scorsa la commercialista torinese era scesa direttamente in campo con tanto di Opa-salvagente che ha permesso a Coppola di non uscire con una debacle totale dalla stagione dei «furbetti», con la Ipi ha tra l'altro girato a Coppola l'area milanese di Porta Vittoria.

Adesso la scommessa è piuttosto quanti clienti del «salottino» torinese, magari più legati ai Segre, lasceranno Bim, che negli anni ha avuto tra gli azionisti figure come Luca Montezemolo e Carlo De Benedetti. Veneto Banca ha fornito ampie rassicurazioni sul mantenimento dell'autonomia e la conferma di D'Aguì - che sarà affiancato da Roberto Ruozi alla presidenza - va nella direzione di fornire garanzie in questo senso alla base dei clienti, un ricco portafoglio costruito negli anni.

Torino si conferma invece come piazza privilegiata per Veneto Banca. Il piccolo istituto di Montebelluna, che solo poche settimane fa ha partecipato, tramite Ferak, all'acquisto di azioni Generali in tandem con la Fondazione Crt e si prepara a fornire il supporto finanziario all'operazione, con Bim diventerà infatti la decima realtà bancaria italiana per masse amministrate, come ha ricordato l'ad di Veneto Banca, Vincenzo Consoli.

[07-04-2010]

 

 

 

BANCA INTERMOBILIARE: SOSPESA IN BORSA, ATTESA NOTA...
(Adnkronos) -
Le azioni ordinarie Banca Intermobiliare e le obbligazioni convertibili della stessa Bim sono temporaneamente sospese dalle negoziazioni in attesa di comunicato. Lo comunica Borsa Italiana.

9 -BANCA INTERMOBILIARE: VENETO BANCA LANCIA OPA A 4,25 EURO...
(Adnkronos) -
Veneto Banca Holding acquisira' il controllo di Banca Intermobiliare attraverso la fusione per incorporazione di Cofito in Veneto Banca Holding. L'istituto lancera' quindi un'Opa obbligatoria sulle azioni Bim a 4,25 euro per azione in contanti.

14.4.10

 

M&C: Tamburi vende il 2,3% e va al 12,7%, sale la famiglia Segre
Radiocor - Tamburi vende il 2,3% di Management & Capitali mentre compra la Cofito della famiglia Segre. E' quanto emerge dalle comunicazioni relative a partecipazioni rilevanti della Consob. Nel dettaglio, Tamburi, attraverso Secontip, ha venduto il 17 agosto parte della sua partecipazione nella societa' scendendo dal 15,037% al 12,761% come anticipato oggi da Il Sole 24 Ore.

Piccoli acquisti, invece, per la Cofito della famiglia Segre che proprio come Tamburi ha lanciato un'Opa sulla societa'. La finanziaria torinese e' passata dal 5,735% al 6,011% attraverso un'operazione datata 10 agosto. Diego Della Valle vede salire la sua quota dal 3,630% al 4,218%, ma solo per la riduzione del capitale di M&C, l'operazione porta infatti la data del 19 settembre 2008.

La Consob ufficializza anche l'operazione di Alessio Nati che attraverso Alna srl ha sottoscritto un contratto per comprare il 21 agosto il 5,272%. La data del contratto e' il 14 agosto, la stessa in cui Sal.Oppenheim ha comunicato di aver sottoscritto un contratto per cedere la sua quota, scendendo cosi' sotto il 2%.

3 - Volkswagen crolla del 14% in Borsa
Sole 24 Ore - Nel giorno in cui il Qatar ha acquistato da Porsche opzioni equivalenti al 50% delle azioni privilegiate Volkswagen, la casa automobilistica tedesca è crollata in Borsa facendo segnare a fine seduta -14%. A pesare sui titoli di Wolfsburg, oltre ai commenti negativi di alcuni analisti quanto alla prevista fusione con Porsche, sono in particolare le indiscrezioni di stampa secondo cui il Qatar avrebbe pagato alla Porsche poco più di metà del prezzo di mercato per le azioni ordinarie Volkswagen nell'ambito dell'operazione annunciata la scorsa settimana.
Intanto la casa automobilistica deve fronteggiare lo sciopero dei dipendenti nello stabilimento messicano di Puebla : in tre giorni di protesta la fabbrica produrrà 4.500 auto in meno.

 

 

 

CRONACA DELLA FINE DEI SOGNI DI UN INGEGNERE – GIANNI TAMBURI E I SEGRE IN LOTTA PER M&C, LA SOCIETà CHE DE BENEDETTI LANCIò NEL 2006 PER RISANARE E INVESTIRE: IN 3 ANNI CI HA SPESO 75 MLN €, ORA SPERA DI INCASSARNE 50…

Giulio Piovaccari per "Il Giornale"

Il primo risultato è stato di far lievitare il titolo della Management & Capitali ai massimi dell'anno. In netta controtendenza rispetto alla seduta negativa di Piazza Affari, il rialzo è stato del 2,78% a quota 72 centesimi di euro. Gli investitori si sono appassionati a questa battaglia estiva che, dicono in molti, potrebbe riservare ancora colpi di scena dopo l'Opa della famiglia Segre del 7 giugno e la controfferta della Tamburi Investment Partners (Tip) giunta giovedì sera.

L'ago della bilancia sarà senz'altro Carlo De Benedetti, che lanciò il fondo nel 2006, con grandi propositi, ma che in tre anni ha concluso giusto una manciata di operazioni, provocando qualche perdita all'Ingegnere: fino a 25 milioni in tre anni. Il cda di M&C si esprimerà presumibilmente tra una ventina di giorni in merito alla contro-Opa. La posizione della società sulla prima offerta era stata neutrale: congrua dal punto di vista dei valori di Borsa, meno se si guarda al patrimonio netto. E azionisti lasciati liberi di aderire o meno.

In ballo c'è il controllo del fondo di turn around: non ha attività particolarmente ricche (le pellicole della Cuki e la partecipazione nella società tedesca Treofan) e ha già deliberato la riduzione del proprio capitale per restituire gran parte della cassa agli azionisti (254 milioni su 300), avendo stabilito che non ci sono in questo momento potenzialità di sviluppo nel breve termine.I

Ma ugualmente quel che resta fa gola, in una fase di mercato così delicata: una sessantina di milioni di cassa (di cui comunque circa dieci già a servizio degli investimenti esistenti) più il patrimonio. Il valore complessivo del fondo, per ogni singola azione, è stato stimato in quasi 12 centesimi di euro.

«Quello che c'è dentro mantiene comunque un valore per noi» ha detto al Giornale Giovanni Tamburi. «Non credo ci siano molti dubbi su quale offerta preferire, visto che la nostra è già migliorativa solo nella parte in cash» spiega il numero uno di Tips.

I Segre, attraverso Mimose, offrono 8 centesimi ad azione in contanti. Più complessa l'offerta Tip: 9 centesimi in contanti più una parte variabile in azioni, mettendo sul piatto un premio potenziale valutabile tra il 24,35% e il 27,86%. In pratica la prima offerta totalizza 37 milioni di euro, la seconda potrebbe arrivare a 53.

Fin qui i numeri dell'offerta. Ma in questa storia non ci sono solo numeri, ci sono anche un po' di «pepe» finanziario. Ci sono i Segre (peraltro impegnati anche nell'acquisto del controllo della Ipi, la ex immobiliare di Danilo Coppola), che mantengono con De Benedetti consolidate relazioni «torinesi». E c'è Giovanni Tamburi, che solo l'anno scorso era entrato nel capitale di M&C, stringendo un patto di sindacato con l'Ingegnere.

I rapporti, a quanto di dice, non sarebbero più così buoni, come dimostra la recente richiesta dell'ex capo della Olivetti di rompere l'accordo con tanto di disputa legale sulle modalità della separazione. Ma Tamburi ci tiene a precisare: «La stima e la fiducia nei nostri soci non è mai stata in discussione. E sarebbe sciocco pensare che un'Opa venga lanciata sulla base di screzi e non della convenienza economica».

Qualunque cosa decida Carlo De Benedetti (che recentemente si è detto a favore delle soluzioni di mercato) dovrebbe chiudersi un'avventura non proprio fortunata per l'ex numero un di Olivetti. Dal 2006, da quando M&C è sbarcata in Borsa il saldo dell'Ingegnere è negativo.

La sottoscrizione dell'aumento di capitale iniziale e i successivi incrementi dell partecipazione gli sono costati tra i 65 e i 75 milioni. Entreranno invece una cinquantina di milioni con la distribuzione della liquidità e con l'eventuale adesione a una delle due Opa. Di dividendi, invece, in tre anni non se ne sono mai visti.

 
[13-07-2009]
 

PER QUELLO SPORCO MILIARDO DI EURO - LA CASSAZIONE HA SENTENZIATO CHE LA SENTENZA SUL LODO MONDADORI (LA CASA EDITRICE ANDò AL CAV.) FU COMPRATA – ORA DE BENEDETTI VUOLE IL RISARCIMENTO: 468 MLN € CHE CON GLI INTERESSI FA 1 MILIARDO TONDO TONDO…

Rinaldo Gianola per "l'Unità"

L'istruttoria è finita. Il caso «è a sentenza», dicono gli avvocati. Il giudice monocratico Raimondo Mesiano della decima sezione civile del Tribunale di Milano ha ormai raccolto tutte le informazioni necessarie per pronunciarsi, pare in tempi ormai ravvicinati (salvo sorprese), sulla richiesta di risarcimento danni avanzata dalla Cir, finanziaria della famiglia De Benedetti nei confronti della Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, in merito al caso Mondadori.

Proprio due anni fa la Cassazione aveva stabilito definitivamente la colpevolezza degli avvocati Cesare Previti, Attilio Pacifico, Giovanni Acampora (che assistevano la Fininvest
nella guerra di Segrate) e del giudice Vittorio Metta: la sentenza del 1991 sul cosiddetto Lodo Mondadori che aveva tolto indebitamente la proprietà della storica casa editrice a De Benedetti a favore di Berlusconi era stata comprata.

I soldi della Fininvest avevano corrotto il giudice Metta. Il proprietario della Fininvest, Silvio
Berlusconi, era uscito però dal procedimento già nel 2001, salvato da una miracolosa prescrizione. La Corte di Cassazione, nelle motivazioni della sentenza divulgate nel luglio 2007, aveva riconosciuto alla Cir della famiglia De Benedetti il diritto a ottenere un risarcimento per i danni morali e patrimoniali patiti nella vicenda Mondadori.

Le parole della Cassazione aprivano la strada alla causa civile, sottolineando «tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato dei titoli azionari».

Come quantificare il danno subito da De Benedetti? Difficile davvero trovare una strada che possa essere per tutti quella giusta nello stabilire l'ammontare del risarcimento. La Mondadori era una grande casa editrice vent'anni fa, lo è a maggior ragione oggi. La Fininvest era una holding di partecipazioni importante negli anni Novanta, è diventata poi enormemente più ricca grazie anche allo sviluppo della Mondadori che ha affiancato le altre partecipazioni come Mediaset, Mediolanum, il Milan e di recente pure Mediobanca.

Per non parlare dell'effetto indotto dal Berlusconi politico. La Cir, invece, negli scontri con Berlusconi e i suoi alleati ha perso almeno due grandi opportunità imprenditoriali, come la Sme (l'ex holding agroalimentare dell'Iri per la quale l'Ingegnere aveva già definito l'acquisto prima del niet di Bettino Craxi e amici) e appunto la Mondadori.

Naturalmente la quantificazione del danno finale, se il giudice deciderà il risarcimento, dovrà tener ben presente che, comunque, De Benedetti rientrò in possesso, con la mediazione politica di Andreotti-Ciarrapico, di Repubblica, L'Espresso e dei giornali locali della Finegil.

Gli avvocati della Cir, Elisabetta Rubini e Vincenzo Roppo, hanno quantificato il danno in un numero preciso: 468.882.841,02 euro. Una bella somma, ma non basta. Questa cifra deve essere adeguata agli interessi maturati e a una normale rivalutazione monetaria, come si usa in questi casi. La somma finale, dunque, arriva a un miliardo di euro, circa 2000 miliardi delle vecchie lire.

Un aspetto importante di questa causa civile è il fatto che i legali di De Benedetti hanno avanzato la richiesta di risarcimento solo nei confronti della Fininvest, la persona giuridica che ha certamente beneficiato della sentenza che sfilò la Mondadori alla Cir, ma hanno deciso di non citare Previti, Pacifico, Acampora e Metta, cioè i responsabili materiali del reato sanzionato fino all'ultimo giudizio della Cassazione.

Come mai? Il problema, a quanto si apprende, è che i condannati risultano pressochè nullatenenti sono proprietari di poco o niente e pare che gli avvocati della Cir non siano riusciti a ottenere nemmeno il pagamento delle spese processuali. La sentenza nelle mani del giudice Mesiano potrebbe rappresentare l'epilogo di una lunga guerra politica e finanziaria della prima Repubblica, arrivata fino a oggi.

Ma non è detto che sia così. La famiglia De Benedetti, dopo aver ottenuto con la sentenza
della Cassazione un pieno riconoscimento delle sue ragioni (la Mondadori è andata alla Fininvest con una sentenza comprata, grazie a un giudice corrotto), vorrebbe ottenere un risultato sul piano economico. Chi pensa che la causa civile avviata da De Benedetti sia solo un passo simbolico è fuori strada: la Cir punta a un ricco risarcimento che completi così il giudizio della Corte di Cassazione.

Inoltre ci potrebbe essere un ulteriore strascico, con il convolgimento dello Stato. Vittorio Metta è stato condannato per un reato commesso mentre era magistrato. Il responsabile
per la condotta di Metta è lo Stato e un'eventuale rivalsa della Cir nei confronti dell'ex sodale di Previti chiamerebbe automaticamente in causa proprio lo Stato. E magari toccherebbe a Berlusconi occuparsi di tutelare gli interessi dello Stato a causa di un giudice corrotto da una sua società, Si vedrà, ormai abbiamo visto di tutto.

Le conseguenze di una condanna della Fininvest al pagamento dei danni patiti dalla Cir per il caso Mondadori sarebbero importanti, non solo per l'immagine della holding famigliare di Berlusconi. Le conseguenze potrebbe essere rilevanti anche sotto il profilo economico in un momento così delicato in cui le proprietà di Berlusconi devono fronteggiare anche l'annunciata separazione dalla seconda moglie Veronica Lario.

Ma il premier, come spesso accade, potrebbe avere il colpo a sorpresa. Perché non è abituato a farsi colpire senza reagire in quello che ha di più caro: il portafoglio.

[15-07-2009]

QUELL’OPA VOLPINA SUL FONDO SALVA-IMPRESE M&C – DOPO (GLI AMICI) SEGRE E (IL NEMICO) TAMBURI ARRIVA (FORSE) L’OFFERTA DI ALESSIO NATI (GENERO DELLA MOGLIE DI DE BENEDETTI) – POSSIBILE GIOCO AL RIALZO: E L'INGEGNERE (16%) GODE…

Francesco Manacorda per "La Stampa"

Un affare di famiglia? Piuttosto un affare di famiglie, visto che lo scontro per assicurarsi il controllo di Management&Capitali e soprattutto della sua cassa che ammonta a una cinquantina di milioni, somiglia sempre di più a un torneo che si gioca tra amici - complice anche qualche legame di sangue - e avversari di Carlo De Benedetti. Ieri è toccato ad Alessio Nati, genero della moglie dell'Ingegnere, chiarire le indiscrezioni della vigilia che lo volevano pronto a lanciare un'ennesima Opa su M&C.

La precisazione di Nati, chiesta da Consob, è che «pur essendo in corso uno studio di fattibilità diretto a valutare l'eventuale promozione di un'Offerta pubblica su azioni della M&C, allo stato non è stata assunta nessuna decisione in merito alla citata decisione, né è stato formalizzato alcun accordo». Nessun chiarimento definitivo, quindi, tanto che M&C in Borsa non ha fatto faville, limitandosi a un +0,35% a 0,72 euro.

Sul fondo salva-imprese che in origine avrebbe dovuto unire i destini dello stesso De Benedetti e di Silvio Berlusconi, e che si appresta invece adesso a distribuire ai soci una maxicedola di 62 centesimi per ripartire i fondi non utilizzati, siamo adesso a due Opa e mezzo.

Oltre alla possibile offerta di Nati, infatti, bisogna contare l'Opa lanciata inizialmente a 0,08 euro per azione dalla Mi.mo.se. della famiglia Segre e la successiva controfferta in contanti e azioni della Tamburi Investment Partners - il cui valore oscilla tra gli 0,099 e gli 0,1025 euro per ogni azione - messa sul piatto dal socio dissidente di M&C Gianni Tamburi, che dopo appena un anno a fianco di De Benedetti si è trovato con lui in aperto conflitto.

Ovvio che se l'offerta che Nati sta studiando - a quel che ha chiarito a titolo personale e senza per ora l'impegno della quotata Investimenti & Sviluppo di cui è ad - si dovesse concretizzare, il suo effetto immediato sarebbe quello di sbarrare proprio la strada a Tamburi, che al momento vincente sui Segre nel gioco dei rialzi, e sollecitare magari un ulteriore ritocco all'insù di almeno una delle due offerte già in campo.

La liquidità per azione della M&C è valutata attorno agli 0,13 euro al netto di un aumento di capitale da sottoscrivere per la controllata Treofan, mentre il patrimonio per azione sarebbe attorno agli 0,20 euro. Possibile che ci sia spazio per qualche ritocco.

Nati, sposato con Una Donà delle Rose, figlia del primo matrimonio di Silvia Cornacchia, non è certo ostile allo stesso De Benedetti, che negli ultimi anni lo ha anzi seguito con attenzione. E di fatto proprio l'Ingegnere, primo socio di M&C con oltre il 16% del capitale, è quello che trarrà, almeno in termini quantitativi, il massimo giovamento dalla competizione tra offerte sulla società.

Vicini a De Benedetti, ormai a differenza di Tamburi, sono come è noto anche Franca e Massimo Segre. E per testimoniare che il legame con i commercialisti torinesi continua ad essere assai stretto, basta la recente nomina del nuovo amministratore delegato dell'Ipi - la società immobiliare che faceva capo a Danilo Coppola e che adesso è sotto Opa proprio da parte della Mi.mo.se. - che è Vittorio Moscatelli, manager di lontana estrazione Olivetti e tra i più stimati proprio dall'Ingegnere.

I rapporti familiari sono tema che potrebbe tenere banco anche a Torino. Banca Intermobiliare, nella quale ha lavorato lo stesso Nati, è infatti tra i soggetti che starebbero seguendo da vicino il possibile lancio della terza Opa, anche se appare prematuro e improbabile indicarla tra i potenziali finanziatori. Ma proprio in Bim siedono, oltre ai Segre, altre tre famiglie di soci forti - i D'Aguì, i Giovannone e gli Scanferlin - con i quali in passato i commercialisti hanno avuto rapporti tesi.

Incomprensioni causate dal rapporto dei Segre con Coppola e poi superate - hanno assicurato la signora Franca e il figlio - anche con l'operazione su Ipi. E rapporti che adesso potrebbero essere messi di nuovo alla prova proprio dalla vicenda M&C.

 
[16-07-2009]

 

 

CONTRO) TENDENZA SEGRE – MERCATO SENZA CASH? 70 MLN € PER IL 51% DELL’IPI CHE FU DI COPPOLA E UN'OPA SULLA SOCIETà M&C (DE BENEDETTI) – 

Giovanni Stringa per il "Corriereconomia" del "Corriere della Sera"

In un mercato che in molti definiscono povero di liquidità e in un settore che in tanti dipingono a tinte fosche, oggi (è la scadenza ufficiale) viene «staccato un assegno» da quasi 70 milioni di euro. È la somma che la Mimose di Franca e Massimo Segre, probabilmente con il finanziamento del Banco Popolare, versa alla Banca Intermobiliare per il 51% di Ipi, la società immobiliare che fu di Danilo Coppola.

 

A giorni dovrebbe essere depositato il prospetto di Opa obbligatoria sul resto del capitale del gruppo del mattone di Porta Vittoria a Milano e del Lingotto a Torino, per un totale di 142 milioni di euro. L'obiettivo dei due Segre, madre e figlio, sembra essere il delisting dell'Ipi e quindi la gestione dei progetti immobiliari.

Perché la famiglia «delle due Opa» (è appena partita un'altra offerta, sulla M&C di Carlo De Benedetti) non crede alle Cassandre dell'immobiliare. La tesi principale, a proposito di case e costruzioni, è semplice: se arriverà l'inflazione che in molti temono, questa dovrebbe però garantire al settore del mattone, bene rifugio per eccellenza dalle svalutazioni monetarie, dei buoni tassi di crescita.

massimo segre

Dovrebbe invece restare in Borsa l'altra società sotto Opa, Management & Capitali, come holding di partecipazioni. Passando, a meno di contro offerte, dal primo azionista Carlo De Benedetti alla finanza targata Segre. È un movimento di consegne tra due famiglie che si conoscono, e si apprezzano, da decenni. Allo studio dei commercialisti Segre in via Valeggio a Torino, dove le impiegate lavorano ancora in grembiule nero, Carlo de Benedetti è uno dei clienti più importanti.

E tra i soci dell'accomandita dei De Benedetti, l'unica persona che non fa parte della famiglia dell'Ingegnere è Franca Bruna, cognome da nubile della Segre. «Io non ho amici e non parlo con nessuno al telefono se non con l'Ingegnere e D'Aguì» (Pietro, l'amministratore delegato della Bim di cui Franca Segre è presidente e azionista tramite Cofito), aveva detto l'anno scorso la banchiera torinese, «e non ci posso fare niente se con De Benedetti lavoro da 50 anni e andiamo d'amore e d'accordo ».

 

L'importanza di essere Franca, direbbe Oscar Wilde. Una franchezza usata anche con Danilo Coppola (al centro di ben note disavventure finanziarie e giudiziarie), che proprio dalla Bim aveva ottenuto cospicui finanziamenti. Sempre l'anno scorso la Segre, pur riconoscendo gli errori fatti su Coppola, per lui aveva detto: «Mi sembra di avere un figlio in prigione, non capisco perché uno che ammazza la moglie dopo 15 giorni esce, e lui è dentro da due mesi».

E ancora: «Coppola ci ha portato del lavoro, qui mica facciamo la torta o la maglia in casa; noi incassiamo commissioni». Adesso, l'Opa in arrivo è ancora legata a Coppola, che ha ottenuto una ristrutturazione del suo debito verso la banca torinese, oltre a una rivalutazione borsistica del suo pacchetto Ipi. Ma, hanno precisato i Segre in un raro intervento pubblico, una lettera a La Stampa, Coppola non sarà il primo ad essere avvantaggiato dall'operazione, «lo saranno invece il mercato e la Bim». E gli altri azionisti, come la Risanamento di Luigi Zunino, anche lui con una storia da cliente Bim.

 

Sempre su Coppola si è arrivati, lo scorso aprile, a divergenze tra i Segre e altre famiglie alleate storiche e azioniste di Bim tramite Cofito: Franca e Massimo erano contrari all'escussione del 19% di Ipi in mano all'immobiliarista.

Tra i tanti nomi che si intrecciano, direttamente o indirettamente, con i Segre non sembra invece esserci quello del premier Silvio Berlusconi. Eppure la possibilità c'è stata, con gli avvicinamenti, anni fa, tra De Benedetti e Berlusconi per l'ingresso, poi saltato, del premier in M&C.

La storia della società è poi stata quella che tutti conoscono, dai grandi dossier esaminati all'inizio (come Alitalia), fino ai pochi investimenti effettivamente realizzati (quattro). E alla liquidazione di gran parte dei soldi in cassaforte (battendo comunque le performance della concorrenza): una mossa decisa da una tormentata assemblea martedì scorso, dove il secondo socio Giovanni Tamburi ha dato l'ok alla maxi cedola ma non ha risparmiato critiche a De Benedetti.

Adesso la palla M&C, a meno di colpi di scena, passa ai Segre. Che, quindi, oltre a credere nell'immobiliare, puntano anche su una società di investimenti. Pure in questo caso, in controtendenza con il mercato. Come, d'altronde, è in controtendenza anche il curriculum della stessa Segre, prima donna italiana a diventare presidente di una banca.

 

[15-06-2009]

 

 

 

DISECONOMY
"Saviotti salva Coppola (e i crediti del Banco). L'istituto veronese finanzia l'offerta della famiglia Segre su Ipi e su M&C di De Benedetti. Per tutelare le proprie esposizioni". Bisogna leggere il pezzo di Lorenzo Dilena su Libero Mercato (p.31) per capire che sta succedendo nelle segrete stanze di Torino, dove s'incrociano finanza ebraica e "furbetti del quartierino".

Nota a margine dei curatori di questa modesta rassegna: il Banco Popolare è la prima banca ad aver preso i Tremonti bond. La catena dei soldi quindi è la seguente: Giulietto (contribuenti)-Banco Popolare-Segre-Coppola-De Benedetti. Meravigliosa Italia.

Meravigliosa Italia anche quella in cui torna chi non doveva tornare. "Scommessa Arpe su Banca Profilo "A settembre il piano strategico". Al via ricapitalizzazione da 110 milioni di euro" (Corriere, p.42). Reo di "lesa geronzìa", Matteo Arpe doveva sparire dalla business community de' noantri, e invece ritorna a fare il banchiere. In proprio, però.

 

Bizzarra la titolazione del Sole: "Banca Profilo, Arpe presidente. A sorpresa il banchiere sale al vertice" (p.43). Quel "a sorpresa" è fantastico. Cioè, Arpe caccia i soldi e chi doveva indicare alla presidenza? Un prestanome

a colpi d’Opa S’infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim) - la battaglia che vede i Segre CONTRO le famiglie D’Aguì, Giovannone e Scanferlin Oggetto della contesa è l’Ipi DI Coppola...

Lorenzo Dilena per "Libero"

 

S'infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim). Rimasta sottotraccia fino a pochi giorni fa, la battaglia che vede i Segre da un lato e le famiglie D'Aguì, Giovannone e Scanferlin dall'altro finisce adesso a colpi d'Opa.

Oggetto della contesa è l'Ipi, la società immobiliare controllata fino a due anni fa da Danilo Coppola (tuttora socio al 30,5%), ma finita nel frattempo nell'orbita della Bim. In campo è sceso anche il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, pronto a finanziare la controffensiva dei Segre con un obiettivo ben preciso: tutelare i circa 400 milioni di euro che le società di Coppola devono all'istituto veronese.

L'OBIETTIVO
Messi all'angolo nella gestione della Bim e in minoranza dentro la controllante Cofito, Franca Segre e il figlio Massimo hanno messo sul tavolo di Bim un'offerta per rilevare il 50,8% dell'Ipi al prezzo di 1,80 euro per azione. Ossia mezzo euro in più rispetto al prezzo dell'Opa che proprio Bim ha lanciato su Ipi e che si conclude oggi.

FRANCA SEGRE

La mossa ha un obiettivo chiaro: innanzitutto far andare deserta l'Opa obbligatoria che la banca torinese ha lanciato su Ipi dopo averne acquisito il controllo. Secondo, impedire che la società immobiliare, proprietaria fra l'altro del Lingotto di Torino, venga ritirata dal mercato a un prezzo stracciato.

L'offerta è stata confermata ufficialmente da Banca Intermobiliare, che è peraltro presieduta dalla Segre. Esaminata domenica sera dal cda di Bim, la proposta formulata da Mimose (la finanziaria di famiglia dei Segre) è ritornata ieri pomeriggio sul tavolo dei consiglieri dell'istituto (la riunione era ancora in corso nel momento in Libero andava in stampa). Non senza imbarazzo: difficile argomentare un rifiuto visto che viene offerto 1,80 euro per qualcosa che l'istituto e le altre tre famiglie hanno acquistato a non più di 1,30 euro.

Pier Francesco Saviotti

Nello stesso tempo - probabilmente per assicurarsi la neutralità di un "piccolo" ma influente socio di Bim, vale a dire Carlo De Benedetti - Mimose ha lanciato anche un'Opa su Management & Capitali, il fondo d'investimento creato dall'Ingegnere tre anni fa. Domenica scorsa, infatti, il cda di Mimose ha deliberato di lanciare un'offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale sociale di (M&C) a 0,08 euro per azione, con un esborso complessivo di 37,9 milioni di euro. L'Opa sarà lanciata dopo la distribuzione di un dividendo di 0,62 euro per azione di M&C.

COPPOLA BRINDA
Se con quest'operazione i Segre provano a rimettere le mani su un pezzo del mondo Bim, trasformandosi da banchieri in immobiliaristi, va anche detto che a trarne beneficio sarebbero tutti gli azionisti di Ipi, che si vedono valorizzate le azioni a un prezzo più alto di quello proposto nell'Opa di Bim. Acquistando la quota in mano a quest'ultima, infatti, Mimose sarebbe tenuta a lanciare un'offerta obbligatoria su tutto il capitale di Ipi.

Ma c'è un azionista che più di tutti ne trarrebbe vantaggio: e quell'azionista è Coppola, che si vedrebbe aumentare la valorizzazione della quota da 30 a 42 milioni. Non solo: potrebbe anche incassare più facilmente il credito di 80 milioni che vanta verso Ipi, per un totale di 120 milioni.

Una somma che gli tornerebbe utile per chiudere con una transazione il contenzioso fiscale con l'Agenzia delle entrate. In prospettiva, l'immobiliarista romano potrebbe rientrare in gioco riacquistando da Ipi l'area milanese di Porta Vittoria, riprendendo così il suo mestiere di immobiliarista-sviluppatore, stoppato due anni fa dai guai giudiziari.

 

L'AFFARE IMMOBILIARE
Ma forse più dei Segre e dello stesso Coppola, è la direzione crediti del Banco Popolare e il suo amministratore delegato Saviotti. I debiti del gruppo Coppola verso l'istituto veronese ammontano a circa 400 milioni, includendo anche le situazioni che il Banco eredita da Italease. Un Coppola più liquido è un problema in meno per il Banco. Non solo. Finanziando i Segre, di fatto Saviotti "sposta" parte degli asset della banca su un debitore di "standing più elevato". Con buona pace di chi a Torino pensava di avere già in tasca l'affarone immobiliare del decennio.

 

 
[09-06-2009]

 

 

 

DISECONOMY
"Saviotti salva Coppola (e i crediti del Banco). L'istituto veronese finanzia l'offerta della famiglia Segre su Ipi e su M&C di De Benedetti. Per tutelare le proprie esposizioni". Bisogna leggere il pezzo di Lorenzo Dilena su Libero Mercato (p.31) per capire che sta succedendo nelle segrete stanze di Torino, dove s'incrociano finanza ebraica e "furbetti del quartierino".

Nota a margine dei curatori di questa modesta rassegna: il Banco Popolare è la prima banca ad aver preso i Tremonti bond. La catena dei soldi quindi è la seguente: Giulietto (contribuenti)-Banco Popolare-Segre-Coppola-De Benedetti. Meravigliosa Italia.

Meravigliosa Italia anche quella in cui torna chi non doveva tornare. "Scommessa Arpe su Banca Profilo "A settembre il piano strategico". Al via ricapitalizzazione da 110 milioni di euro" (Corriere, p.42). Reo di "lesa geronzìa", Matteo Arpe doveva sparire dalla business community de' noantri, e invece ritorna a fare il banchiere. In proprio, però.

 

Bizzarra la titolazione del Sole: "Banca Profilo, Arpe presidente. A sorpresa il banchiere sale al vertice" (p.43). Quel "a sorpresa" è fantastico. Cioè, Arpe caccia i soldi e chi doveva indicare alla presidenza? Un prestanome

a colpi d’Opa S’infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim) - la battaglia che vede i Segre CONTRO le famiglie D’Aguì, Giovannone e Scanferlin Oggetto della contesa è l’Ipi DI Coppola...

Lorenzo Dilena per "Libero"

 

S'infiamma lo scontro fra le famiglie della finanza torinese azioniste della Banca Intermobiliare (Bim). Rimasta sottotraccia fino a pochi giorni fa, la battaglia che vede i Segre da un lato e le famiglie D'Aguì, Giovannone e Scanferlin dall'altro finisce adesso a colpi d'Opa.

Oggetto della contesa è l'Ipi, la società immobiliare controllata fino a due anni fa da Danilo Coppola (tuttora socio al 30,5%), ma finita nel frattempo nell'orbita della Bim. In campo è sceso anche il Banco Popolare di Pier Francesco Saviotti, pronto a finanziare la controffensiva dei Segre con un obiettivo ben preciso: tutelare i circa 400 milioni di euro che le società di Coppola devono all'istituto veronese.

L'OBIETTIVO
Messi all'angolo nella gestione della Bim e in minoranza dentro la controllante Cofito, Franca Segre e il figlio Massimo hanno messo sul tavolo di Bim un'offerta per rilevare il 50,8% dell'Ipi al prezzo di 1,80 euro per azione. Ossia mezzo euro in più rispetto al prezzo dell'Opa che proprio Bim ha lanciato su Ipi e che si conclude oggi.

FRANCA SEGRE

La mossa ha un obiettivo chiaro: innanzitutto far andare deserta l'Opa obbligatoria che la banca torinese ha lanciato su Ipi dopo averne acquisito il controllo. Secondo, impedire che la società immobiliare, proprietaria fra l'altro del Lingotto di Torino, venga ritirata dal mercato a un prezzo stracciato.

L'offerta è stata confermata ufficialmente da Banca Intermobiliare, che è peraltro presieduta dalla Segre. Esaminata domenica sera dal cda di Bim, la proposta formulata da Mimose (la finanziaria di famiglia dei Segre) è ritornata ieri pomeriggio sul tavolo dei consiglieri dell'istituto (la riunione era ancora in corso nel momento in Libero andava in stampa). Non senza imbarazzo: difficile argomentare un rifiuto visto che viene offerto 1,80 euro per qualcosa che l'istituto e le altre tre famiglie hanno acquistato a non più di 1,30 euro.

Pier Francesco Saviotti

Nello stesso tempo - probabilmente per assicurarsi la neutralità di un "piccolo" ma influente socio di Bim, vale a dire Carlo De Benedetti - Mimose ha lanciato anche un'Opa su Management & Capitali, il fondo d'investimento creato dall'Ingegnere tre anni fa. Domenica scorsa, infatti, il cda di Mimose ha deliberato di lanciare un'offerta pubblica di acquisto sul 100% del capitale sociale di (M&C) a 0,08 euro per azione, con un esborso complessivo di 37,9 milioni di euro. L'Opa sarà lanciata dopo la distribuzione di un dividendo di 0,62 euro per azione di M&C.

COPPOLA BRINDA
Se con quest'operazione i Segre provano a rimettere le mani su un pezzo del mondo Bim, trasformandosi da banchieri in immobiliaristi, va anche detto che a trarne beneficio sarebbero tutti gli azionisti di Ipi, che si vedono valorizzate le azioni a un prezzo più alto di quello proposto nell'Opa di Bim. Acquistando la quota in mano a quest'ultima, infatti, Mimose sarebbe tenuta a lanciare un'offerta obbligatoria su tutto il capitale di Ipi.

Ma c'è un azionista che più di tutti ne trarrebbe vantaggio: e quell'azionista è Coppola, che si vedrebbe aumentare la valorizzazione della quota da 30 a 42 milioni. Non solo: potrebbe anche incassare più facilmente il credito di 80 milioni che vanta verso Ipi, per un totale di 120 milioni.

Una somma che gli tornerebbe utile per chiudere con una transazione il contenzioso fiscale con l'Agenzia delle entrate. In prospettiva, l'immobiliarista romano potrebbe rientrare in gioco riacquistando da Ipi l'area milanese di Porta Vittoria, riprendendo così il suo mestiere di immobiliarista-sviluppatore, stoppato due anni fa dai guai giudiziari.

 

L'AFFARE IMMOBILIARE
Ma forse più dei Segre e dello stesso Coppola, è la direzione crediti del Banco Popolare e il suo amministratore delegato Saviotti. I debiti del gruppo Coppola verso l'istituto veronese ammontano a circa 400 milioni, includendo anche le situazioni che il Banco eredita da Italease. Un Coppola più liquido è un problema in meno per il Banco. Non solo. Finanziando i Segre, di fatto Saviotti "sposta" parte degli asset della banca su un debitore di "standing più elevato". Con buona pace di chi a Torino pensava di avere già in tasca l'affarone immobiliare del decennio.

 

 
[09-06-2009]

 

 

 

LA MONTAGNA (DI CARTA) CHE PARTORì IL TOPOLINO – DOPO AVER PERSO IN SARDEGNA, SORU DE “L’UNITà” NON SA CHE FARSENE (8 MLN € DI DEBITI NEL 2008): CERCA 4 MLN PER RICAPITALIZZARE – L’AIUTO DI CGIL E PD – 10MILA RICHIESTE DI ABBONAMENTI A “IL FATTO” DI PADELLARO…

1 - L'Unità, a fine giugno i nuovi soci...
Claudio Plazzotta per "l'Unità"

 

Entro la fine di giugno, quando sarà convocato un consiglio di amministrazione della Nuova iniziativa editoriale (Nie) spa, dovranno essere formalizzate le offerte dei nuovi soci del quotidiano L'Unità. Servono quattro milioni di euro per ricapitalizzare, una cifra che Renato Soru, azionista di maggioranza, non intende sborsare. La proprietà, nella persona di Antonio Saracino, presidente e amministratore delegato della casa editrice, si dimostra, per ora, fiduciosa, rassicurando i dipendenti sul fatto che vi sia già un piano preciso che porterà, a fine giugno, all'ingresso dei nuovi soci di minoranza.

Dei quali, però, sinora, non vi è neppure l'ombra. Si è fatto il nome di Raffaele Ranucci, senatore del Pd, che potrebbe avere interesse a entrare nel giornale diretto da Concita De Gregorio per manovre politiche interne in vista delle primarie e del congresso del Pd stesso. Si è parlato pure di Marialina Marcucci (sul Riformista del 23 maggio scorso), ex azionista di maggioranza che avrebbe potuto convertire in azioni i crediti vantati ancora con la Nie: «Ma il Riformista, quando si occupa dell'Unità, non è mai informato», ribatte piccata la Marcucci, «e io non vanto più nessun credito con la società editrice, né intendo tornare come azionista. Con loro ho chiuso i conti, stop».

D'altronde, come potrebbe esserci la coda per diventare soci dell'Unità, che ha terminato il 2008 con perdite di circa otto milioni di euro, il 2007 con un rosso di 5 milioni, il 2006 con un -1,6 milioni e il 2005 con un -1,1 milioni? Ci sarebbe, anzi, da tenersi ben alla larga. Se non fosse, però, per i confortanti dati di vendita e il piano di ristrutturazione che limiterà le perdite nel 2009 e che dovrebbe portare al pareggio nel 2010. Quanto alle vendite, gli ultimi dati disponibili, media mobile marzo 2008-febbraio 2009, indicano 50.122 copie di diffusione, contro le 51.453 del periodo marzo 2007-febbraio 2008. Un -2,5% molto lieve rispetto ai crolli di tutti gli altri quotidiani italiani.

 

 

Peraltro questo risultato è ancora migliore se si tiene conto che al momento L'Unità gode di appena 922 abbonamenti pagati, mentre nel periodo marzo 2007-febbraio 2008 gli abbonamenti pagati erano ben 4.419. Quindi le vendite, adesso, arrivano dall'edicola, che mostra il successo o meno di una testata.

Quanto alla riorganizzazione, è stato firmato l'accordo tra azienda, sindacato interno e ministero del lavoro: tra i 75 giornalisti sono stati individuati 17 esuberi, che lasceranno il giornale tra il 2009 e il 2010 per prepensionamento. Tagliati, poi, dallo scorso febbraio, tutti i contratti a termine e co-co.co, ovvero una trentina di collaboratori. Chiusa la redazione della cronaca locale di Roma, mentre restano in piedi quelle di Firenze e Bologna. Infine, cassa integrazione a rotazione per tutti dal 1° giugno scorso, con un effetto in busta paga pari a una diminuzione dello stipendio attorno al 20%.

Con queste misure, la perdita per il 2009 (ancora otto milioni di euro) sarà molto ridimensionata, e per il 2010 si punta al pareggio.

Il fatto è che l'azionista Soru, dopo la sconfitta alle elezioni regionali in Sardegna nel febbraio scorso e il ritorno in sella alla sua Tiscali, dell'Unità non sa più che farsene. Già in marzo era stato dato un primo ultimatum: «O si taglia o il 23 marzo porto i libri in tribunale». L'intesa sulla ristrutturazione ha evitato la messa in liquidazione. Ora, però, Soru pretende che il Pd trovi nuovi soci che gli consentano di alleggerire la sua posizione nell'Unità e di organizzare una uscita soft dal capitale di un giocattolino che non gli serve più. Una bella sfida.

izzi

Per ora una mano è arrivata dalla Cgil, che ha investito circa 700 mila euro per realizzare, all'interno dell'Unità, quattro pagine periodiche di informazione sulla sua attività sindacale, e che ha comprato un piccolo pacchetto abbonamenti. Stessa cosa il Pd, che, come le Coop, pianifica un po' di pubblicità sulle pagine del giornale della De Gregorio. Certo, fa tanta fatica la Publikompass, concessionaria di una testata che, in quanto politica, non attira molti investitori. A listino, una pagina di pubblicità sull'Unità costa 75 mila euro. L'ultima pagina 90 mila euro. Listino virtuale, s'intende.

2 - E Il Fatto supera i 10 mila abbonati...
Da "Italia Oggi" - Le prenotazioni per abbonarsi al giornale diretto dall'ex direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, che uscirà a settembre, sono più di 10 mila e crescono al ritmo di 2 mila al giorno.

 

 
[05-06-2009]

 

 

 

SOFFIATE=WIKILEAKS   EPIDEMIE=PROMED

EYESPY.MP, IL NUOVO STRACULT BRITANNICO DEL WEB 2.0: BASTA UN TWEET E IL POLITICO BECCATO QUA E LA' E' SUBITO IN RETE
Da "nomfup.wordpress.com"

Si sono ispirati a quel sito disgraziato di Dagospia, ma hanno decisamente esagerato. Da pochi giorni in Gran Bretagna è nato su Twitter EyeSpy.MP (http://twitter.com/eyespymp)

 

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ATTENZIONE AI RISCHI DELL'EOLICO

 

RIFIUTI ED EMISSIONI 0

 

 

 

 

Fuell cell a idrogeno

120 KM CON UN CHILO

Pubblicata il 17/11/2009

Dalle sperimentazioni in corso in Giappone incominciano a delinearsi i dati di consumo delle auto con fuel cell a idrogeno. Lungo un percorso di 1.132 km, i modelli Honda FCX Clarity, Nissan X-Trail FCV e Toyota Highlander FCHV hanno percorso mediamente 118 km con un kg d'idrogeno.

Un dato promettente, tenendo conto che un chilogrammo d'idrogeno contiene quasi la stessa energia di quattro litri di benzina (che pesano circa 3 kg): in pratica, dal punto di vista energetico (sui costi è attualmente impossibile fare i conti), è come se le vetture avessero percorso 30 km con un litro benzina. Un eccellente risultato tenendo conto che i modelli in questione hanno dimensioni abbastanza elevate. Il problema, attualmente, è che per stivare la quantità d'idrogeno gassoso compresso a 700 bar necessaria a percorrere 400 km occorrono ancora ingombranti e pesanti bombole.

 

 

www.ecorete.it

 

 

www.visual.paginegialle.it/

 

ARRIVA LA CERNOBBIO DEI «BLOGGER» ECONOMICI...
(M. Ver. per il "Corriere della Sera") - La blogosfera dei commentatori economici e finanziari va offline e s'incontra in carne ed ossa, tra incontri, dibattiti e seminari: va in scena il 12 e 13 novembre a Castrocaro Terme il «BlogEconomy Day», il festival dei blogger economici, arrivato quest'anno alla seconda edizione.

Nato in una sera di fine estate 2010 da un'idea di tre blogger attivi in ambito economico e finanziario - Bimbo Alieno, Mercato Libero, Il Grande Bluff - il «BlogEconomy Day» schiera oltre venti voci indipendenti del web e si articola in un fitto calendario di incontri e sessioni di «live blogging», che da quest'anno saranno visibili in streaming video sul sito del blog fest (http://blogeconomyday.altervista.org): un'integrazione tra online e offline che si estende anche all'account Twitter aperto per l'occasione, sul quale i partecipanti «in remoto» avranno la possibilità di fare domande ai relatori.

Dopo il debutto di un anno fa ad Acqui Terme il BlogEconomy Day, e quella che all'inizio poteva apparire «una mezza follia» si è rivelata un successo, con circa 450 partecipanti in sala. «Prima sono arrivate le adesioni degli altri blogger e poi soprattutto la risposta dei nostri lettori è stata travolgente, inducendoci a tornare quest'anno a replicare l'evento». E quest'anno, seguendo le correnti dell'attualità, i mala tempora della crisi la faranno da primi attori in scena, ispirando molti degli interventi.

Tra i temi caldi ci saranno il debito pubblico e l'ipotesi di default; fornirà carburante al dibattito anche il tema dei Btp. Altri incontri saranno dedicati all'euro, al signoraggio, alle tasse, alle imprese ed ai nuovi modelli sociali possibili. Completa il programma un corso di educazione economica per ragazzi dagli 8 ai 18 anni ed una sessione di trading.

 

SAPEVI CHE L'INCENERITORE PROVOCA DANNI E MORTE CALCOLATI ECONOMICAMENTE  DAL POLITECNICO DI TORINO  :

INFORMATI VEDENDO GLI STUDI DEL PROF.UGAZIO clicca qui

La tecnica per arrivare ad ottenere il consenso sull'inceneritore che uccide non si raccoglie piu' l'immondizia si fa crescere l'emergenza , si  crea il consenso all'inceneritore ed il guaio e' fatto !

 

 

 

 

Nostra Madre Terra - Articoli

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?cat=12

 

Dai termovalorizzatori alla raccolta differenziata

http://www.rivistamissioniconsolata.it/cerca.php?azione=det&id=2548

 

Video Marco Bava Giuseppe Catizone 6 marzo 2009

http://video.google.it/videoplay?docid=-2712874453540054702&hl=it

 

 

www.comitatodoraspina3.it BONIFICHE DI SPINA 3: I DATI 2010 DELLE ACQUE E DELLE POLVERI. LA NOSTRA OPINIONE NEGATIVA SU TUTTA LA VICENDA

 

Da Roberto Topino

 

Potete visitare il mio blog e leggere un articolo di Agorà Magazine.

Cordialmente.

Roberto Topino

http://rtopino.sumaiweb.it/archives/69

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article10138&lang=it

Vi chiedo di leggerlo ! Mb

 

 

 

L'insalata di Torino
 
Veri mostri botanici, verosimilmente provocati dall'inquinamento con agenti mutageni (cromo esavalente, diossine, policlorobifenili).

Deformità simili sono state trovate in Val di Susa (diossine e PCB) e a Tezze sul Brenta (cromo esavalente).

 

http://www.facebook.com/album.php?aid=2012610&id=1618491532&l=4712b4cda3

http://www.youtube.com/watch?v=yPhvTXTgUhY

 

LA SINTESI CHE SEGUE E’ STATA REDATTA DAL DR.TOPINO IN DATA 02,03.10 PER UNA INTERPELLANZA MAI FATTA DALL’ On. Scilipoti Domenico

 

Cromo esavalente nel comprensorio della Spina 3, area Vitali, di Torino e precisamente nel quadrilatero compreso tra via Borgaro, via Verolengo, via Orvieto e corso Mortara.

 

Nel corso delle indagini ambientali, condotte nel 2002 presso la sede dell'ex acciaieria Vitali a Torino, è stata riscontrata una situazione di contaminazione dovuta alla presenza di cromo esavalente in concentrazioni eccedenti il limite di 5 µg/litro fissato dal DM 471/99 per le acque sotterranee, con un massimo pari a 455 µg/litro in corrispondenza del pozzo di monitoraggio denominato P4.

La sorgente principale del cromo esavalente è stata individuata nelle vasche di neutralizzazione e di filtrazione, nonché nell'area di terreno dove era presente la lavorazione di cromatura.

In virtù dell'elevato valore di cromo esavalente riscontrato, è stata decisa l'installazione di un sistema di pompaggio e di trattamento con solfato ferroso dell'acqua di falda, definito Pump & Treat, che, come prevedibile, ha dato risultati modesti.

Gli ultimi monitoraggi indicano che i valori di concentrazione del cromo esavalente, dal 2003 al 2005, sono rimasti superiori ai valori stabiliti dal DM 471/99 e dal DLgs 152/06 e pressoché costanti sia nell'area dello stabilimento, che immediatamente a valle di esso.

 

L’Arpa Piemonte, in data 11 settembre 2008, ha precisato che: “L'area è stata messa in sicurezza, sono stati eliminati i fanghi contaminati (ndr: anche se la domanda su dove siano finiti è rimasta senza risposta), è stato fatto un pompaggio e un trattamento delle acque, tanto che ora negli stessi punti di prelievo del 2002, la concentrazione di cromo esavalente va dai 0,5 ai 30 microgrammi/litro (ndr: tenendo presente che il limite per il cromo esavalente nell’acqua di falda è di 5 microgrammi/litro). L'area non è ancora bonificata e i dati si riferiscono alla prima fase di messa in sicurezza”.

La relazione tecnica in oggetto precisa che: “L’intervenuto obbligo del D.Lgs 4/2008 di rispettare i limiti tabellari per le acque di falda al confine del sito è ancora al vaglio degli Enti” e che “La misura massima più recente (febbraio 2008) è stata pari a 22 microgrammi al litro”, cioè oltre quattro volte il limite tabellare previsto per il cromo esavalente.

 

Il sito dell'acciaieria, fin dall'inizio del '900 sede di attività di tipo industriale siderurgico, ha una superficie di 250.000 metri quadri, che dovrebbe essere destinata ad uso pubblico e residenziale.

Tale area è risultata contaminata da scorie di acciaieria con superamento dei limiti consentiti da parte dei principali metalli pesanti (nichel, cromo e cromo esavalente).

L'inquinamento è stato riscontrato anche all'esterno del sito, dove sono stati trovati degli strati di riporto contenenti scorie di acciaieria.

Il volume delle scorie è stato stimato in circa mezzo milione di metri cubi.

Sono stati riscontrati anche altri contaminanti in quantità superiore ai limiti.

Visto l'elevato volume di scorie di acciaieria presente e considerato che il costo di conferimento in discarica è stato stimato pari a circa 80 milioni di euro (nel 2003), l'intervento di rimozione di tutta la massa dei rifiuti è stato valutato non compatibile con il valore dell'area.

E’ stato stabilito di rimandare ad un approfondimento con la SMAT la decisione di autorizzare lo scarico delle acque provenienti dal trattamento nella rete fognaria o nelle acque superficiali.

Le determinazioni più recenti consistono nella preclusione alla realizzazione di pozzi ad uso idropotabile, nell'area costituita dalla prevedibile estensione della situazione di contaminazione da cromo esavalente dopo un tempo di 50 anni.

La Provincia ha richiesto alcune integrazioni, perché ritiene che dopo lo spegnimento dell'impianto Pump & Treat, con un possibile nuovo aumento dei valori di cromo esavalente, bisognerebbe installare un pozzo di monitoraggio nel punto limite presunto di contaminazione.

La Provincia ha anche richiesto un monitoraggio di carattere permanente e la registrazione sugli strumenti urbanistici dei vincoli derivanti dal permanere di acque sotterranee contaminate, al fine di garantire nel tempo la tutela della salute pubblica ed una adeguata protezione dell'ambiente.

 

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

Le concentrazioni di cromo esavalente nella falda rimangono superiori ai limiti, cosa mai negata dalle Amministrazioni.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 – 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Il cittadino potrebbe porsi alcune domande:

Non era il caso di informare la popolazione, che sembra all'oscuro di tutto?

Non conveniva bonificare l'area subito, invece di programmare interventi di monitoraggio per 50 anni?

L'acqua e la salute delle persone non sono beni preziosi? Non valgono di più del costo stimato per la bonifica?

Perché in nessun punto dei documenti acquisiti viene precisato che il cromo esavalente è un cancerogeno di prima classe al pari del benzene, dell'amianto, delle ammine aromatiche e delle radiazioni ionizzanti?

Perché l’inchiesta sull’inquinamento da cromo esavalente nell’area in esame è stata archiviata pur sapendo che i valori di inquinamento sono risultati superiori ai limiti tabellari di legge?

 

 

 

 

Cromo esavalente nella Dora a Torino

   

In una intervista rilasciata recentemente a Radio Impronta Digitale, il Dott. Silvio Coraglia, direttore della Circoscrizione 2 di Torino, ha parlato anche della questione relativa al cancerogeno cromo esavalente trovato nella falda acquifera adiacente alla Dora Riparia nell’area dell’ex acciaieria Vitali.

Dice il Coraglia:

 

“Un ultima cosa volevo dire rispetto ad allarmismi creati anche da sedicenti esperti in materia è che questi sedicenti esperti in materia nel più recente passato hanno suscitato allarmi e timori infondati tipo ad esempio il cromo nella Dora che... anche qui era stata fatta una grossa campagna di stampa sulla possibilità di cromo sulla Dora, fatti tutti gli interventi e tutte le misurazioni si è dimostrato assolutamente inutile, quindi invito i cittadini anche a diffidare da sedicenti esperti e tecnici che tendono poi ad allarmare più del dovuto la popolazione e le persone che gli vengono a contatto”.

 

Ma come stanno realmente le cose?

Da un documento Ufficiale della Città di Torino possiamo apprendere che il cromo esavalente, al termine delle operazioni di bonifica supera ancora il limite di legge di 5 microgrammi/litro.

 

Divisione Ambiente e Verde

Settore Ambiente e Territorio

Ufficio Bonifiche

Prot n. 14532 Tit. 06 Cl. 9 - 7 Fasc. 3

Data: 18/09/2008 074/S147/Eh

 

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La messa in sicurezza di emergenza del nucleo più contaminato da cromo esavalente della falda è stata condotta fra ottobre 2003 e maggio 2005. A seguito di tale intervento i livelli di concentrazione presenti in falda, seppur sempre superiori ai limiti di legge, sono sensibilmente diminuiti, da oltre 400 a 30 microgrammi/litro.

...

 

Il Dirigente Settore Ambiente e Territorio

Ing. Federico Saporiti

 

Via Padova 29 - 10152 Torino - tel. +39.011.4426542 - fax +39.011.4426562

 

P.S.: Il colore del cromo esavalente.

http://www.youtube.com/watch?v=5kEBY1LJHa4

 

 

Cromo esavalente nella Dora - Un anno dopo
 
 
L'inchiesta è stata archiviata da un pezzo, l'acqua della Dora Riparia a Torino sembra pulita come dicono il comune e l'ARPA?

10.08.09

 

 

 

 

  Videoinforma :  www marcobava.tk